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Full text of "Rivista italiana di numismatica e scienze affini"

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>ìmo V. 1892 Fase. I. ^- 



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QBUCLiHRaST 



1 9TOR, UNOX AHD 

DI 






IVISTA ITALIANA 



NUMISMATICA 



DIBETTA DA 



FRANCESCO ed ERCOLE GNECCHI 

E DA DN 

CONSTGUO DI BUDAZIONE 



MILANO 

^ LodOTÌco Felice Cogliati, Tipografo- Editore 

) , Tla Pantano, S. 26 

^ ' ^ ^ 1892 



SOMMARIO 



I < I 



MEMORIE E DISSERTAZIONI. 

Gnecchi Francesco. Appunti di Numismatica Bomana. — N. XXI. Contribuzioni 

al Corpfi8 Numorum. E. Collezione Ercole Gnecchi a Milano (2 Tav.) . . Fag, 11 
Lattes Elia. Postilla alPiscrizione etrusca del Semisse Romano d^ Arezzo . . » 41 
Grnecchi Ercole. Appunti di Numismatica Italiana. — V. 1 Luigini di Giulia 
Centurioni Serra principessa di Campi (Fig.) — VI. Un mezzo Testone di 
Francesco Gonzaga marchese di Castiglione (Fig.) — VII. Un obolo inedito 
di Ponzone (Fig.) — Vili. Uno zecchino di Leone X per Ravenna (Fig.) — 

IX. Un mezzo grosso di Paolo III per Camerino (Fig.) > 45 

Gavazzi Giuseppe. Grosso inedito di Gian Galeazzo Visconti per Verona (Fig) . > 67 
Morsolin Bernardo. Una medaglia di Alfonsina Orsini (Fig.) . ...» 71 
Capobianchi Vincenzo. Pesi proporzionali desunti dai documenti della Libra 

Romana, Merovingia e di Carlo Magno (1 Tav.) ^ 79 

Tagliabile Emilio. TarifiPa monetaria mesolcinese > 115 

Luppi Costantino. Vite di Illustri Numismatici Italiani. — XI. Giorgio Viani . » 119 



CRONACA. 

Necrologie. Camillo Brambilla (Ritratto). — Giulio Minervini. — Matteo Camera. 

Francesco Reale. — Giovanni Fraccia. — Giuseppe Bertolotti. — Alfonso de Schodt > 129 

Bibliografia. Vallier 6r., Sigillographie de l'Ordre des Chartreux et Numismatique 
de S. Bruno (C. Brambilla). — B, Lagumina^ Studi sulla numismatica arabo- 
normanna di Sicilia (A. G. Sambon). — O, Foresto, Le Monete delle Zecche 
di Salerno (A. G. Sambon). — A. de Schodt, La numismatique romaine dans 
ses rapporta avec P art oratoire (F. G.). — Bis-Paquot, Repertoire annuaire 
general des Collectionneurs (F. G.). — Ao|j.ttpog, 'Avofpaf "^ , ecc. (8. A,). — 
Zay, Histoire monétaire des Colonies fran9aise8 (S. A.). — Periodici, ecc. . > 187 

Notizie varie. Società Numismatica Italiana. — Il Ripostiglio di Gratasoglio. — 
Falsificazioni moderne. — Ai raccoglitori di monete romane. — InsegnameDto 
di numismatica. — Ripostiglio di monete siciliane. — Ritrovamento di Gambolò » 156 



TAVOLE. 

Tavola I e n. Monete romane inedite. 

> ^^ Ili/Pesi proporzionali della libra romana, ecc. 



RIVISTA ITALIANA 



DI 



NUMISMATICA 



J 

RIVISTA ITALIANA 



NUMISMATICA 

niRRTT.V DA 

FRANCSSCO ed ERCOLE GNECGHI 



OONSIOUO DI REDAZIONE 



Amxo Qi;iNTo — 1892 



itILAXO 

lrf)ilurk'0 Fulice Coglintl, Tlp(>{;rarii-E(li(iin> 

Vili l'iintano, N. 'Jij 



hif 



TUE NKW TORK 
PluLlC LIDUARY 



I 



AHTOR. I.I:N0X AND 
TII.DKN FOINDATIONS 

R l:4s I- 



PROPRIETÀ. LETTERARIA 



Tip. L. F. Cogliati - Sez. nel Pio Istituto pei Figli della Provridenza. 



CONSIGLIO DI REDAZIONE 

^el 1892 



-^58E^ 



GNEOCHI Cav. Francesco j 
GNECCHI Cav. Ercole } ^*'^^^^^^^'- 

AMBBOSOLI Doti. Solone, Conservatore del Regio Gabinetto 
Namismatico di Brera. 

Tl'RA M'RTT JiA Nob. Comm. Camillo. 

GAVAZZI Cav. Giuseppe. 

MABIOTTI Cav. Dott. Giovanni, Direttore del R. Museo di Anti- 
chità di Parma. 

MILANI Cav. Prof. Luigi Adriano , Direttore del R. Museo Ar- 
cheologico di Firenze. 

MOTTA Ing. Emilio, Bibliotecario della Trivulziana. 

PAPADOPOLI Conte Comm. Nicolò, Senatore del Regno. 

ROSSI Dott. Umberto, Conservatore del Museo Nazionale di Firenze. 

SALINAS Comm. Prof. Antonino, Direttore del Museo Nazionale 
di Palermo. 

SAMBON Arturo Giulio. 

SANTONI Can.^ Prof. Milziade, Direttore della Valentiniaua di 
Camerino. 

VISCONTI March. Carlo Ermes, Conservatore del Museo Arti- 
stico Municipale di Milano. 

Luppi Cav. Prof. Costantino, Segretario, 



FASCICOLO I 



FASCICOLO I. 



APPUNTI 



DI 



NUMISMATICA ROMANA 



XXI. 
CONTRIBUZIONI AL CORPUS NUMORUM 

■ 

E. — COLLEZIONE ERCOLE GNECCHI A MILANO 



A qiialcheduno, il quale abbia udito parlare, o 
in qualche modo sia stato informato delle nostre 
private collezioni, potrà parere errato o almeno strano 
il nome che figura in testa a questa memoria ; sa- 
pendo come quello dei due fratelli che s'è dedicato 
specialmente alla collezione romana non sia V indi- 
cato quassù, sibbene il sottoscritto. Eppure l'una 
cosa non esclude l'altra, e l' indicazione non è errata 
e neppure strana. 

Come, accanto alla serie romana dell'uno, sorse 
a poco a poco una collezione di monete e medaglie 
milanesi, ed una di medaglie e memorie del risor- 
gimento italiano, cosi alla collezione medioevale del- 
l'altro, fecero contorno una di monete greche , una 
di romane.... e qualche altra ancora , senza parlare 
d'una numerosissima serie d'Autografi. 



12 FRANCESCO GNECCHI 



Per quanto l'odierno racccoglitore s' imponga ge- 
neralmente una specialità — e ben a ragione, che al- 
trimenti nessun privato potrebbe ne finanziariamente 
né intellettualmente arrivare a formarsi una colle- 
zione degna di considerazione — pure è raro il caso 
che presto o tardi non sia attratto a fare qualche 
leggera infrazione alla regola impostasi e ad invadere 
poco o molto qualche campo diverso dal proprio. 

Talvolta è lo scopo di studio che ve lo spinge 
— giacché nessun mezzo migliore di studiare una 
serie che farne una collezione — talvolta la sem- 
plice curiosità o il desiderio di una variante agli 
studii consueti, talvolta infine una combinazione for- 
tuita, quella per esempio di un piccolo nucleo pri- 
mitivo, di cui si venga per caso in possesso ; fatto 
sta che è frequentissimo il caso in cui, intorno alla 
collezione principale, una o più altre piccole colle- 
zioni nascano a guisa di rampolli, che alle volte 
possono anche prosperare. 

Ciò avvenne della Collezione Romana, che ora 
prendo in esame. Sorta per la combinazione di pa- 
recchie delle cause accennate accanto alla collezione 
delle monete medioevali Italiane , ampliata a poco 
a poco, di mano in mano che si presentavano favo- 
revoli occasioni, raggiunse ormai un' importanza nu- 
merica di oltre 4000 pezzi, metà in argento e metà 
in bronzo, oltre ad un centinaio e mezzo d'aurei. Né 
solo il numero dei pezzi , ma ben anco la rarità e 
la bella conservazione di molti fra questi le asse- 
gnano un posto distinto fra le collezioni private; ma 
nostro compito qui é unicamente quello di conside- 
rarla sotto l'aspetto delle numerose monete inedite 
o varianti, che vi si contengono, alcune delle quali 
veramente degne d'essere illustrate, come ne giudi- 
cheranno i lettori della Rivista. 



• • • • 

• • • •• 

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• •• • 

• • • 



COLLEZIONE ERCOLE GNECCHI A MILANO 13 



DRUSO e TIBERIO. 

1. Denaro. — Prima del N. 1 di Cohen. 

^ — DRVSVS CAES TI AVG F COS 

Testa nuda di Druso a sinistra. 
9? — TI CAES AVG P M TR (in monogramma) p XXX 
Testa laureata di Tiberio a destra. (Anno 28 d. C). 

(Tav. I, N. 1.). 

Di questo raro denaro sono conosciuti due soli 
tipi, uno colla tribunizia podestà XXXIV e V altro 
colla XXXV. Tali almeno li dà il Cohen e tali fu- 
rono i due o tre esemplari, che mi passarono per le 
mani. Il Vaillant (e lo accenna in una nota anche 
il Cohen) dà il denaro di Druso e Tiberio con 
TR P XXV, in luogo di XXXV ; ma il Vaillant non è 
sempre modello d'esattezza, e per citare un solo 
esempio basti dire che accompagna la descrizione 
del dritto di questo denaro con un disegno avente 
la leggenda errata TIBERIVS AVG-, in luogo della cor- 
retta : TI CAES AVG, data nel testo. 

Il denaro essendo assai raro, il più delle volte 
ci si offre in esemplari molto guasti e di difficile 
lettura. Da ciò può essere venuta V interpretazione 
di Vaillant TR P XXV come anche l'errore dell' inci- 
sore nella leggenda relativa a Tiberio. Inclinerei 
perciò a credere la dizione del Vaillant errata. 

L'esemplare ora descritto, di fabbrica piuttosto 
barbara come tutti gli altri, e certamente non co- 
niato in Roma, è di buonissima conservazione, e il 
numero della podestà tribunizia XXX , cadendo nel 
punto più chiaro della leggenda, è indiscutibile. Del 
resto, per quanto anteriore agli altri, (meno quello 
di Vaillant, dato che realmente esista) sarebbe del 
pari postumo , Druso essendo morto l' anno 23 del- 
l'era volgare. 



14 FRANCESCO GNECCHI 



Se poi è vero, come accenna il Cohen, che i de- 
nari colla testa di Druso furono battati da Tiberio 
quasi in riparazione dell'assassinio del figlio, procu- 
rato col veleno da Sejano e Li villa , bisogna am- 
mettere che tal delitto sia stato scoperto non due 
lustri, ma un solo lustro dopo la morte dello stesso 
Druso. 

OALBA. 

2. Grmi Bronzo. — I>opo Coh. 138. 

^ — SER GALBA IMP CAES AVG TR P 

Testa laureata a destra. 

^ — LIBERI AVG R XL S C 

La Libertà a sinistra, col berretto e un lungo scettro. 

(Tav. T, N. 2). 

3. Medio Bronzo. — I^opo Coh. 143. 

^ — IMP SER SVLPIC GALBA CAES AVG TR P 

Testa laureata a destra. 

^ — LIBERTAS PVBLICA S C 

La Libertà a sinistra col berretto e lo scettro. 

4. Gran Bronzo. — I>opo Coh. 156. 

^ — SER SVLPI GALBA IMP CAESAR AVG P M TR P 

Busto laureato a sinistra, col paludamento. 

9/ — LIBERTAS RESTITVTA S C 

Qalba togato a sinistra in atto di rialzare Roma che 
gli sta davanti inginocchiata ; dietro, Minerva in abito 
militare armata di scudo. 

(Tav. I, N. 3). 

5. Medio Bronzo. — I^opo Coh. 168. 

i& — IMP SER GALBA CAE AVG TR P 

Testa laureata a destra. 

'^ — PAX AVGVST S C 

La Pace a sinistra con un ramo e una cornucopia. 



COLLEZIONE ERCOLE GNECCHI A MILANO 15 

6. Medio Bronzo. — I>opo Coh. 244. 

/B' — IMP SER GALBA CAESAR AVG TR P 

Testa nuda a destra. 
9 — VESTA (air esergo) S C 

Vesta seduta a sinistra col palladio e una patera. 

VESPASIANO. 

7. Gran Bronzo. — l>opo Ooh. 340. 

ÌB" — IMP CAES VESPAS AVG P M TR P P P COS III 

Testa laureata a destra. 

T^ — PAX AVGVSTI S C 

La Pace a sinistra con un ramo d'ulivo e la cornucopia. 

8. Medio Bronzo. — Dopo Coh. 239. 

^ — CAES VESPASIAN IMP P P TR P COS II 

Testa laureata a destra. 

?/ — AEQVITAS AVGVSTI 

L' Equità a sinistra colle bilance e un' asta. 

DOMITILLA. 

9. Denaro. — l^opo Coh. 4. 

/B' — DIVA DOMITILLA AVGVSTA 

Busto a destra colla pettinatura a coda. 

V^ TR POT IMP II COS Vili DES Villi 

La Fortuna a sinistra con un timone e una cornucopia. 

Il denaro è suberato ed evi dente mente ibrido. 
Il rovescio appartiene a Domiziano, ed è dell'anno 82 
dell'era volgare. 

TITO. 

10. Medio Bronzo. — r>opo Coh. 182. 

/B' — IMP T CAES VESP AVG P M TR P COS Vili 
Testa laureata a sinistra. 

9I — GENI (sic) P R S C 

Genio seminudo a sinistra con una patera e una cor- 
nucopia. Alla sua destra un^ara accesa. 



16 FRANCESCO GNECCHI 



11. Medio Bronzo. — I>opo Coh. 248. 

^' — T CAESAR IMP COS III GENS 

Testa laureata a sinistra. 

^ - S C 

La Speranza clie cammina a sinistra portando un fiore 
e sostenendosi la veste. 



TRAIANO. 

12. Gran Broyizo. — l^opo Coh. 377. 

^' — IMP NERVA CAES TRAIAN AVCj GERM P M 

Testa laureata a destra. 

^ — se (alPesergo). 

Traiano su di un palco a destra, accompagnato dal 
prefetto del pretorio, con un lungo scettro e colla 
destra alzata in atto di arringare tre soldati, di cui 
quello davanti porta lo scudo e il parazonio, e gli 
altri due, insegne militari. 

(Tav. I, N. 4). 

I tipi delle monete di Traiano sono cosi gene- 
ralmente conosciuti, che il trovarne uno nuovo è cosa 
assai difficile. Pure il bronzo ora descritto merita 
veramente il titolo di nuovo e per varii riguardi. 
Prima di tutto per essere anepigrafo, fornito cioè 
delle sole lettere S C, ciò che non accade di trovare in 
nessun altro grande o medio bronzo di Traiano. Nella 
numerosissima serie delle monete di bronzo di Traiano 
non si conoscono se non alcuni piccoli bronzi por- 
tanti le sole lettere S C. In secondo luogo per il 
tipo, il quale rappresenta 1' allocuzione imperatoria. 

Le monete relative alla allocuzione mancavano 
sotto Traiano, e, mentre sotto altri imperatori, come 
Nerva suo predecessore e Adriano suo successore, 
sono sempre accompagnate dalla leggenda APLOCVTIO, 
qui invece la leggenda manca ; quantunque il tipo 
rappresentato sia precisamente quello dell'allocuzione. 



COLLEZIONE ERCOLE CHECCHI A MILANO 17 

da non confondersi con quello deiracclamazìone im- 
peratoria ovvio nelle monete di Trajano W. 

Le monete dell'acclamazione rappresentano sem- 
pre Trajano seduto su di un palco posto a sinistra, 
mentre il nostro bronzo ce lo rappresenta in piedi 
a destra, precisamente come nelle simili monete d'al- 
locuzione sopracitate di Nerva e d'Adriano. 

Questa moneta veramente nuova ed interessan- 
tissima si può esser sicuri che appartiene al primo 
anno del regno di Trajano (98 d. C), e ne è prova 
sia la leggenda della testa, come la fabbrica alquanto 
rozza che rammenta ancora la monetazione di Nerva. 
Essa proviene da una piccolissima collezione affatto 
inconcludente , nella quale , nessuno certamente 
avrebbe immaginato che esistesse una moneta man- 
cante alle collezioni più cospicue del mondo ! 

ADRIANO. 

13. Aureo. — Dopo Coh. 60. 

ÌB' — HADRIANVS AV<j COS III P P 

Testa d'Adriano a destra. 

^ — ADVENTVI AVG ITALIAE 

Adriano rivolto a destra, alza la mano destra verso 
l'Italia, che gli sta di fronte con una cornucopia e 
in atto di versare una patera su di un' ara inghir- 
landata e accesa che sta in mezzo a loro. 

14. Medaglione di Bronzo. — l^opo il N. 68 del Supplemento. 

^ — HADRIANVS AV& COS III P P 

Basto laureato a sinistra col paludamento. 

5» — COS III P P (in caratteri piccolissimi a destra). 
Silvano ignudo col capo coronato, i sandali ai piedi, e 
il mantello svolazzante, che cammina a destra verso 



(1) Yedansi i diversi bronzi portanti le leggende imperator vii, 
vili e vini. 



18 FRANCESCO GNECCHI 



r ingresso di un tempio, traendosi dietro un ariete e 
tenendo nella sinistra la verga (pedum). Davanti al- 
l' ingresso del tempio un'ara accesa, ai piedi della 
quale un pollo. A sinistra un albero. 

Diam. mill. 41. Peso gr. 46.500. 

(Tav. I, N. 7). 

Questo medaglione non è che una varietà (pel 
busto a sinistra) di quello descritto al N. 68 del sup- 
plemento al Cohen, il quale, quantunque apparte- 
nente a quel famoso amatore di belle monete che 
era il sig. Prospero Dupré, pare non fosse che di 
mediocre conservazione, se dobbiamo giudicare dal- 
l' incisione (tav. Ili del supplemento), dove manca 
la leggenda del rovescio e dove il pollo venne 
trasformato in un cagnolino. L' esemplare ora de- 
scritto è un perfetto fior di conio, e so non vi esi- 
stessero alcune macchie d' ossido sarebbe una vera 
perfezione. 

16. Medaglione di Bronzo. — I>opo Coh. 553. 

ÌB' — HADRIANVS AVGVSTVS 

Busto laureato a destra col paludamento. 

9 — SPQRANFF HADRIANO AVGVSTO P P {Senatus 
populusque romamis annum faustwn felicem Hadriano 
Augusto patri patriae) in quattro righe in una corona 
di quercia. 

Diam. mill. 39. Peso gr. 44. 

(Tav. I, N. 5). 

Una simile moneta (simile pel rovescio ma col 
busto nudo) è data dal Cohen in quella categoria 
speciale che formò al regno d'Adriano, sotto il titolo 
di Gran Bronzi senza S C,ì quali poi nella seconda edi- 
zione vennero messi neirunica serie, e segnati dubita- 
tivamente Petit médaillon ou grand hronze . Difatti, se si 
deve giudicare dal disegno che se ne dà (diam. 34 mill.), 
anche senza conoscerne il peso, si deve giudicare la 



COLLEZIONE ERCOLE GNECCHI A MILANO 19 

moneta del Gabinetto di Francia un semplice Se- 
sterzio o Gran Bronzo ; mentre il diametro di 39 mil- 
limetri dell'esemplare ora descritto, il peso di 44 gr., 
ossia di doppio sesterzio, e il grande rilievo non la- 
sciano dubbio alcuno sulla sua classificazione fra i 
medaglioni. 

16. Medio Bronzo. — Dopo Coh. 932. 

^ — IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AV(t 

Basto laureato a destra col paludamento. 

?/ — IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG. 

Busto laureato a destra col paludamento e la corazza. 

17. Gran Bronzo. — l^opo Coh. 1008. 

^ — IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AV(t P M TR P 
COS III. 

Busto laureato a destra col paludamento e la corazza. 

^ — PIETATI AVGVSTI S C 

La Pietà a destra con un vaso da profumo, in atto dì 
riversarlo su di un'ara inghirlandata e accesa. 

18. Medio Bronzo. — I>opo Coh. 1108. 

^' — HADRIANVS AV&VSTVS 

Testa laureata a destra. 

^ — SALVS AVGVSTI COS III S C 

La Salute a sinistra con uno scettro, in atto di nutrire 
un serpente che si svolge da un'ara. 

19. Gran Bronzo. — Complemento del N. 1159. 

^ — HADRIANVS AVG COS III 

Busto a destra col paludamento. Testa nuda. 

T^ — VOTA PVBL S C (all'esergo). 

Adriano togato e velato rivolto a sinistra in atto di 
versare una patera su di un tripode vicino a cui un 
fanciullo con un vaso nella destra e il simpulo nella 
sinistra. Dopo questi un vittimarlo sta abbattendo un 
toro. Nel secondo piano due suonatori di tibia. 

(Tav. I, N. 6). 



20 



FRANCESCO GNECCHI 



Questo rarissimo e bellissimo bronzo, uno dei 
più belli del regno d'Adriano, è piuttosto accennato 
che descritto dal Cohen ; il quale riporta pochi cenni 
del rovescio forniti dal Vaillant, senza darne il diritto. 
Ne abbiamo perciò completata la descrizione e ne 
diamo anche la riproduzione alla tavola, trattandosi 
non solo d'uno dei più rari bronzi d'Adriano, ma di 
un insigne monumento d'arte. Il rovescio di questo 
bronzo, copiato fedelmente o imitato con piccole va- 
rianti, servì di prototipo a moltissimi medaglioni dei 
successori d'Adriano. Per fortunata combinazione poi 
l'esemplare (che è l'unico ora conosciuto) è di eccel- 
lente conservazione e coperto di splendida patina 
verde-smeraldo. 

ANTONINO PIO. 

20. Medio Bronzo. — Dopo Coh. 600. 

i& — ANTONINVS AVG PIVS P P TR P XXI 

Testa radiata a destra. 

?/ — FORTVNA OPSEQVENS CCS III S C 

La Fortuna a sinistra con un timone appoggiato a un 

globo e una cornucopia. 

(Anno 158 d. C). 

21. Medaglione di Bronzo. — I^opo Coh. 409. 

i& — ANTONINVS AVCj PIVS P P TR P 

Busto nudo a destra col paludamento. 

9> — Anepigrafo. — Giove fanciullo seduto sulla capra 
Amaltea a destra. Davanti, un'ara ornata da un basso- 
rilievo raffigurante un'aquila. Dietro, l'ara un albero. 

Diam. mill. 38. Peso gr. 45. 

Questo medaglione è una semplice varietà (pel 
busto nudo e paludato) del medaglione descritto al 
N. 409 e appartenente al Gabinetto di Francia. Sfor- 
tunatamente i due medaglioni sono di cattiva con- 
servazione e cessano di essere leggibili nella seconda 



COLLEZIONE ERCOLE GNECCHI A MILANO 21 



metà della leggenda del diritto. Le poche lettere 
di più che si leggono nel nostro esemplare non- sono 
sufficienti a fissarne la data. 

22. Medio Bronzo. — l>opo Coh. 710. 

/B' — ANTONINVS AVG PIVS P P TR F^ COS IMI 

Testa laureata a destra. 

?( — PIETAS AVG S C 

La Pietà a sinistra con una patera. 

23. Gran Bronzo ? — Dopo Coh. 986. 

^ — ANTONINVS AVG PIVS P P TR P COS IMI 

Testa laureata a destra. 
9» — Anepigrafo. — Diana in piedi a destra con una 
lancia nella destra e nella sinistra un piccolo cervo. 
Diam. milL 35. Peso gr. 32. 

(Tav. II, N. 1). 

Molti medaglioni, alcuni aurei e pochissimi medi 
bronzi di Antonino sono anepigrafi. Di gran bronzi 
nessuno è conosciuto dal Cohen, e uno solo prove- 
niente dal ripostiglio d'Atene, venuto in luce nel 
1886 e appartenente alla mia collezione, venne da 
me illustrato nel V di questi Appunti {Riv. It. di 
Num.y 1888, fase' II). Questo sarebbe dunque il secondo 
Gran Bronzo anepigi*afo. È naturale la dimanda : 
Perchè classificarlo fra i Gran Bronzi e non fra i 
Medaglioni, essendo privo delle iniziali S C? E io 
rispondo, come già dissi quando diedi la descrizione 
dell'altro, pure privo delle iniziali S C: perchè il ri- 
lievo e il tipo della fabbricazione sono quelli di un 
gran bronzo e non quelli di un medaglione. Aggiun- 
gerò di più che anche il peso corrisponde precisa- 
mente a quello di un gran bronzo di belle dimensioni 
e di eccellente conservazione, come è questo, di 
Antonino Pio. Ci sono certi caratteri che non si 
possono descrivere a parole; ma che pure risaltano 



22 FRANCESCO GNECCHI 



a un occhio esperimentato e pei quali si distingue 
senz'altro un Gran Bronzo da un Medaglione. 

Ad ogni modo, di questi rari bronzi, che non 
si sa precisamente in quale categoria collocare, è 
bene tener nota, perchè potranno forse apportare 
qualche po' di luce alla quistione, tuttora avvolta in 
un certo mistero, del medaglione romano, e non voglio 
per ora pregiudicare la questione, riserbandomi di 
ritornarvi fra breve. 

24. Gran Bronzo. — I^opo Cohen 797. 

ÌB' — AVRELIVS CAESAR ANTONINI AVG PII FIL 

Testa nuda e giovanile a destra. 

^ — VIRTVS S C (nel campo) TR P XV COS II (in giro). 
Il Valore a sinistra col parazonio e un' asta, il piede 
destro appoggiato sn di un elmo. 

(Anno 161 d. C ). 

SETTIMIO SEVERO. 

26. Gran Bronzo. — I>opo Coh. 647. 

/B' — L SEPTIMIVS SEVERVS PIVS AVG 

Busto laureato a destra col paludamento. 

1^ — VICTORIAE AVO-© S C 

Vittoria in biga veloce a destra. 

Questo rovescio non è conosciuto che nel mezzo 
bronzo (Coh. 647). Una particolarità poi notevole nel 
gran bronzo descritto è il suo grande diametro 
(mill. 35) e il suo peso eccezionale (gr. 32,500), che 
lo farebbero ritenere equivalente o a due sesterzi , 
se prendiamo come base i gran bronzi più leggeri 
di Settimio Severo, alcuni dei quali non pesano più 
di 17 grammi, o almeno a un sesterzio e mezzo, se 
calcoliamo la media dei gran bronzi di S. Severo a 
poco meno di 24 grammi. 



COLLEZIONE ERCOLE GNECCHI A MILANO 27 



CARACALLA. 

26. Medio Bronzo. — Dopo Coh. 447. 

^ — ANTONINVS PIVS AVG GERM 

Basto radiato a destra col paludamento. 

9^ — P M TR P XVII IMP III COS IMI P P S C 

Marte in abito militare a sinistra, il piede destro su di 

un elmo, con un ramo e un'asta rovesciata. 

(Anno 214 d. C). 

27. Gran Bronzo. — Dopo Coh. 493. 

,B' - M AVR ANTONINVS PIVS AVG &ERM MAX 

Basto laureato a destra col paludamento e la corazza. 

?/ — P M TR P XX IMP III COS INI P P S C 

Leone radiato che cammina a sinistra con un fulmine 

nelle fauci. 

(Anno 217 d. C). 
(Tav. II, N. 3). 

Il titolo MAXIMVS è rarissimo sui bronzi di Ca- 
racalla. Non vi si incontra che due o tre volte. 

ELAOABALG. 

28. Gran Bronzo. — Dopo Coh. 200. 

^ — IMP CAES M AVREL ANTONINVS AVG, 

Busto laureato a destra col paludamento e la corazza. 

9? — P M TR P ini COS III s e 

Elagabalo in abito pontificale a sinistra con una patera 
e un ramo di cipresso (o di palma) , sacrificante su 
di un'ara inghirlandata e accesa. 

(Tav. II, N. 2). 

Quantunque questo bronzo non presenti alcuna 
particolarità degna di nota, s'è creduto bene ripro- 
durlo nella tavola, perchè, stante la sua straordinaria 
conservazione e finitezza di lavoro, mostra i dettagli 
degli abiti pontificali forse meglio di qualunque altro, 



24 FRANCESCO GNECCHI 



MASSUflNO I. 

29. Medio Bronzo. — Dopo Coh. 95. 

^ — IMP MAXIMINVS PIVS AV<j 

Busto radiato a destra col paludamento. 

^ — VICTORIA GERMANICA S C 

Vittoria a sinistra con una corona e una palma. 

FILIPPO PADRE. 

30. Gran Bronzo. — Dopo Ooh. 213. 

/B' — IMP M IVL PHILIPPVS AV<j 

Busto laureato a destra col paludamento. 

^ — VOTIS DECENNALIBVS S C, in corona d'alloro. 

VALERIANO PADRE. 

31. Antoniniano. — Dopo Coh. 42. 

/B" — IMP C P LIC VALERIANVS AV& 

Busto radiato a destra col paludamento e la corazza. 

?/ — FELICITAS AV&G 

La Felicità volta a sinistra con un lungo caduceo e 

una cornucopia. 

32. Antoniniano. — Dopo Coh. 86. 

^ — VALERIANVS P F AV<j 

Busto radiato a destra col paludamento. 

^ — ORIENS AVG 

Il Sole corrente a destra colla destra alzata e un fla- 
gello nella sinistra. 

GALLIENO. 

33. Antoniniano. — Dopo Coh. 34. 

^ ~ GALLIENVS AVG 

Busto radiato a destra col paludamento. 

^ — AEQVITAS AV<j 

L'Equità a sinistra colle bilancio e la oornucopia. Al- 
l' esergo S P Q R 



COLLEZIONE ERCOLE GNECCHI A MILANO 25 



34. Antoniniano. — I>opo Ooh. 118. 

^ — GALLIENVS AVO 

Busto radiato e corazzato a destra. 

^ — FELICI AVG 
La Felicità a sinistra con un lungo caduceo e una cor- 
nucopia. 

36. Antoniniano. — Dopo Coh. 128. 

^' — IMP GALLIENVS AVG 

Busto radiato e corazzato a destra. 

?( — FIDES MILITVM 

Aquila spiegata a sinistra su di un globo fra due in- 
segne militari. 

36. Antoniniano. — I^opo Coh. 167. 

^ — GALLIENVS AVG 

Busto radiato a destra col paludamento. 

9I — FORTVNA AVG 

La Fortuna a sinistra con una patera e la cornucopia. 
AU'esergo S P Q R 

La Fortuna nelle monete di Gallieno è costan- 
temente accompagnata dall' appellativo di REDVX. 
Compare su questo antoniniano per la prima ed unica 
volta con quello d' AVGVSTA. Noterò di più come la 
patera non sia uno dei soliti attributi della Fortuna, 
quali il caduceo, la cornucopia e il timone di nave. 

37. Antoniniano, — l>opo Coh. 176. 

^^ — IMP GALLIENVS AVG 

Busto radiato a destra col paludamento suiromero sin. 

^ — FORTVNA REDVX 

La Fortuna seduta a sinistra con un timone appoggiato 
a un globo e una cornucopia. 

38. Antoniniano. — Dopo Coh. 182. 

:& — GALLIENVS AVG 
Busto radiato a destra col paludamento e la corazza. 



26 FRANCESCO GNl.CCHI 



9/ — GENIVS AVG 

Il G-enio a sinistra col modio in testa e con una cor- 
nucopia, in atto di versare una patera su di un'ara 
accesa. 

39. Antoniniano. — I>opo Coh. 184. 

/B' — GALLIENVS AVG 

Testa radiata a sinistra. 

9 — GENIVS AVG 

Genio seminudo con una patera e una cornucopia. Al- 

resergo una palma. 

40. Antoniniano. — Dopo Coh. 19S. 

^^ — GALLI ENVS AVG 

Testa radiata a destra. 

^ - INDVLGENT AVG 

L' Indulgenza seduta a sinistra colla destra distesa e 
con uno scettro. All'esergo D. 

41. Antoniniano. — I>opo Coh. 204. 

^ — GALLIENVS AVG 
Testa radiata a destra. 

?( - lOVI CONS AVG 

Capra a sinistra. Air esergo I. 

42. Antoniniano. — Bopo Coh. 218. 

^ — GALLIENVS AVG 

Busto radiato a destra col paludamento. 

^ — lOVI CONSERVAI 

Giove ignudo volto a sinistra con un globo, uno scettro 
e il mantello sulla spalla sinistra. All'esergo PXV. 

43. Antoniniano. — I>'>po Coh. 231. 

^ — GALLIENVS P F AVG 

Busto radiato e corazzato a destra. 

^ — lOVI STATORI 

Giove ignudo di fronte col fulmine e lo scettro, 



«» 



COI.LICZSONE IvUCOLE GNKCCHI A MILANO 27 



44. Antoniniano. — T>o^o Coh. 269. 

^ — GALLIENVS AVG 

Basfco radiato e corazzato a sinistra, armato di lancia 

e scudo. 

^ — LEG I ADI VI P VI F 

Capricorno corrente a destra. 

45. Antoniniano. — I^opo Coh. 846. 

^ — GALLIENVS AVG 

Basto radiato e corazzato a destra. 

^ — LVNA LVCIFERA 

Diana colla mezzaluna in testa e la sciarpa svolaz- 
zante, a destra , tenendo colle due mani una torcia 
accesa. 

46. Antoniniano. — I>opo Coh. 348. 

/B' — GALLIENVS AVG 

Testa radiata a destra. 

T^ — MARS VLTOR 
Marte ignudo e galeato, che cammina a destra armato di 
lancia e scudo. All'esergo una palma. 

47. Antoniniano. — I>opo Coh. B57. 

^^ — IMP GALLIENVS AVG 

Busto radiato e corazzato a destra. 

^ — MARTI PROPVG 

Marte in abito militare , a destra ', con un' asta e un 
vessillo. 

48. Antoniniano. — Bopo Coh. 379. 

^^ — IMP C P LIC GALLIENVS P F AVG 

Busto radiato a destra con paludamento e corazza. 

?/ — ORIENS AVG 

Broma (?) turrita, rivolta a destra, presenta una corona 
a Gallieno in abito militare e armato di lancia 
— Tra i due, al disopra, un'altra corona. 

49. Antoniniano. — I>opo Coh. B91. 

^' — IMP GALLIENVS AVG 

Busto radiato e corazzato a destra. 



28 FRANCESCO GNECCHI . 



9/ — PAX AVO 

La Pace a sinistra con un ramo e uno scettro trasver- 
sale. Nel campo V. 

50. Antoniniano. — I>opo Coh. 503. 

^ — GALLIENVS AVO 

Busto radiato a destra col paludamento. 

9I — .8ALVS AVG 

La Salute a destra in atto di nutrire il serpente. Al- 
l' esergo S P Q R. 

51. Antoniniano. — Dopo Coh. 629. 

^ — &ALLIENVS AVG 
Testa radiata a sinistra. 

9I — SOLI INVICTO 

. Il sole radiato a destra colla destra alzata e con un 
frustino. 

62. Antoniniano. — I>opo Coh. 557. 

^ — GALLIENVS AVO 

Busto radiato e corazzato a destra. 

9/ — VICT AET AVO 

Vittoria che cammina a destra con una corona e una 
palma. 

53. Antoniniano. — l^opo Coh. 635. 

/B' — IMP C P LIC GALLIENVS P F AVG 

Busto radiato e corazzato a destra. 

9/ — VICTORIAE AVGG IT GERM 

Vittoria a sinistra con una corona e una palma. Ai 
suoi piedi un prigioniero seduto e legato. 

54. Medio Bronzo. — I>opo Coh. 858. 

^' — IMP e P LIC GALLIENVS P F AVG 

Busto laureato e corazzato a destra. 

9/ — VIRTVS AVGG S C 

Il Valore militare a sinistra , appoggiato al proprio 
scudo e con un'asta rovesciata. 



COLLEZIONE ERCOLE CHECCHI A MILANO 29 



AURELIANO. 

66. Aureo. — I>opo Coh. 6. 

/B* — IMP C L DOM AVRELIANVS AVO 

Basto radiato e corazzato a destra. 

^ — CONCORDIA AVO 

La Concordia sedata a sinistra, con nna patera e ana 
doppia comacopia. 

66. Antoniniano. — I>opo Coh. 177. 

(^ — AVRELIANVS AVO 

Basto radiato e corazzato a destra, 

5' — RESTITVTOR ORBIS 

Donna in piedi, a destra, che presenta nna corona ad 
Aareliano in piedi, in abito militare , il qaale tiene 
nn'asta. Nel campo, fra le dae figaro, una stella. 

TACITO. 

67. AntoninioMO. — I^opo Coh. 66. 

7^ — IMP C M CL TACITVS AVO 

Testa madiata a destra. 

?/ — LAETITIA FVND 

L' Allegrezza a sinistra con ana corona e un' àncora. 

FLORIANO. 

68. Antoniniano. — I>opo Coh. 17. 

/B' — IMP C M ANN FLORIANVs AVO 

Busto radiato a destra col paludamento e la corazza. 
9/ — CLEMENTIA TEMP 

La Clemenza a sinistra colle gambe incrociate e con 
un lungo scettro, appoggiata a una colonna. 

69. Antoniniano. — I>opo Coh. 60. 

^' — IMP C M ANN FLORIANVS AVO- 

Busto radiato e corazzato a destra. 

^ — PROVI DEN DEOR 

La Fede a destra fra due insegne ; di fronte ad essa il 
Sole seminudo con un globo e la destra alzata. In 
mezzo a loro una stella. 



30 FRANCESCO GNECCHl 



PROBO. 

60. Medio Bronzo. '— I>opo Coh. 656. 

^ — IMP PROBVS AVG 

Basto laureato e corazzato a destra collo scettro. 

^ — VICTORIA AVG 

Vittoria a sinistra con una corona e una palma. 

NUMERIANO. 

61. Antoniniano. — I>opo Coh. 49. 

^^ — IMP C NVMERIANVS P F AVG 

Busto radiato a destra col paludamento e la corazza. 

9/ — PIETAS AVGG 

Mercurio seminudo a sinistra con una borsa e un 
caduceo. 

CARINO. 

62. Antoniniano. — I>opo Coh. 60. 

3^ — IMP C M AVR CARINVS P F AVG 

Busto radiato a destra col paludamento e la corazza. 

^ — FIDES MILIT 

La Fede militare a sinistra con due insegne. 

DIOCLEZIANO. 

63. Antoniniano. — Dopo Coh. 225. 

^^ — IMP C VAL DIOCLETIANVS AVG 

Busto radiato e corazzato a destra. 

^ — lOVI CONSERVAT 

Giove ignudo a sinistra, col mantello dietro le spalle, 
con un fulmine e lo scettro. 

64. Quinario di bronzo. — 33opo Coh. 249. 

^ - IMP DIOCLETIANVS AVG 

Busto laureato a destra colla corazza. 

9I — lOVI CONSERVAT AVG 

Giove ignudo a destra, collo scettro e i fulmini. Ai 
suoi piedi un'aquila con una corona nel rostro. 



r.OLLEZlONli ERCOLE GNECCHI A MILANO 31 



MASSIMIANO ERCULEO. 

65. Aureo. — I>opo Coh. 39. 

/B' — MAXIMIANVS AVG 

Testa laureata a destra. 

5/ — HERCVLI CON AVSS 

Ercole ignudo di fronte, appoggiato alla clava, con un 
pomo e la pelle del leone sul braccio sinistro. Nel 
campo una stella. AU'esergo ALE. 

(Tav. II, N. 4). 

La sigla della zecca d'Alessandria, comune nello 
monete di bronzo di Massimiano Erculeo, è estre- 
mamente rara su quelle d'oro e d'argento. Non co- 
nosco nessun denaro d' argento che la porti , e un 
solo aureo è ricordato dal Cohen, riportato dall'an- 
tico catalogo del Q-abinetto di Francia (Cohen, N. 62). 
Notevole è anche la ortografia AVSS invece di AVGG-, 
che mi pare nuova in quest' epoca, mentre diventa 
comune più tardi. 

66. Aureo. — I>opo Coh. 77. 

^ — MAXIMIANVS P F AVG 

Testa laureata a destra. 

^ — PROVIDENTIA AVGG 

Porta di campo aperta sormontata da tre pinacoli o 
torricelle. Al secondo piano due pinacoli e fra questi 
tre merli. 

(Tav. II, N. 5). 

67. Medio Bronzo. — Bopo Coh. 189. 

i& — IMP MAXIMIANVS P F AVG 

Testa laureata a destra. 

^ — FIDES MILITVM 

La Fede militare di fronte, rivolta a sinistra, con du^ 
insegne, una per ciascuna mano. 



32 FRANCESCO GNECCHI 



CARAUSIO. 

68. Piccolo Bronzo. — I>opo Coh. 96. 

^ — CARAVSIVS AVO 

Busto coU'elmo radiato a sinistra e armato d'asta. 

T^ — FORTVNA AVG 

La Fortuna in piedi volta a sinistra, con un timone 
nella destra e un corno d'abbondanza nella sinistra. 
All'esergo MI (?) 

69. Piccolo Bronzo. — l^opo Coh. 164. 

^^ — IMP C CARAVSIVS P AVG 

Busto radiato e paludato a destra. 

^ — PAX AVG 

La Pace in piedi a sinistra, tenendo un ramo d'olivo, 
e uno scettro diritto. Nel campo ai due lati S C. 

70. Piccolo Bronzo. — I>opo Coh. 177. 

/B' — IMP C CARAVSIVS P F AVG 

Busto radiato e paludato a destra. 

^ — PAX AVG 

La Pace in piedi volta a sinistra, tenendo un ramo di 
ulivo e uno scettro trasversale. Ai due lati nel campo 
S P. AU'esergo MLXXI. 

71. Piccolo Bronzo. — I>opo Coh. 188. 

^' — IMP C CARAVSIVS PRIN AVG 

Busto radiato e paludato a destra. 

?( — PAX AVGGG 

La Pace in piedi a sinistra tenendo un ramo d' olivo 
e uno scettro trasversale. Nel campo, ai lati della 
figura, S P. AU'esergo C. 

(Tav. n, N. 6). 

In questo piccolo bronzo sono notevoli le leg- 
gende, tanto nel diritto, come nel rovescio. La prima 
per la qualifica di PRIN (PRINCEPS) assolutamente 
unica sulle monete di Carausio, il quale alle solite 
iniziali P F {Piits Felice^ supponendo che abbia con- 



COLLEZIONE ERCOLE GNECCHI k MILANO 33 

tinuata la tradizione dei predecessori), non aggiunge 
nelle monete che assai raramente l'epiteto di INVICTVS, 
espresso con INV (Coh. 200), con IN (Coh. 46,156) o 
con un semplice I (Coh. 158 188). Anzi V esistenza 
di questo epiteto in parecchie monete di Carausio 
potrebbe dar luogo ad una variante nell'interpreta- 
zione delle lettere PRIN del nostro piccolo bronzo. 
Queste quattro lettere, invece che appartenere a una 
sola parola e leggersi quindi come le prime lettere 
di PRINCEPS, potrebbero essere divise due a due (PR 
IN) e interpretarsi per le prime lettere delle due 
parole PRINCEPS INVICTVS. 

La leggenda poi del rovescio PAX AVGVSTORVM, 
espressa coU'abbreviazione AV&&& si riferisce eviden- 
temente alla pace conclusa da Carausio cogli impe- 
ratori Massimiano Erculeo e Diocleziano, e il nostro 
bronzo va collocato con altri pochi esprimenti il me- 
desimo fatto storico colle leggende HILARITAS AV&GG, 
LAETITU AVGGG e PROVID AV&GG, ai quali tutti serve 
storicamente di illustrazione (dimostrando quali siano 
i tre imperatori cui si accenna col triplice G- in 
AVGGG) il piccolo bronzo unico del Museo Britannico, 
nel quale a un rovescio simile al nostro accompagnato 
dalla medesima leggenda PAX AVGGG corrispondono 
nel diritto le teste accollate dei tre imperatori Cci- 
rausio, Massimiano Erculeo e Diocleziano colla leg- 
genda: CARÀVSIVS ET FRATRES SVI. 

72. Piccolo Bronzo. — I^opo Coh. 211. 

^' — IMP CARAVSIVS 

Busto radiato e paludato a destra. 

'^ — ROMANO RENOVA 

La Lupa a destra che allatta Romolo e Remo. All' e- 
sergo R S R. 

(Tipo barbaro). 



34 FRANCESCO GNKCCHI 



73. Piccolo Bronzo. — I^opo Coh. 276. 

^ - IMP CfcRAVSIVS P F AVG 

Basto laureato e paludato a destra. 

9/ — VOTVM PVBLIC 

Ara accesa, nella quale la leggenda in quattro linee : 

MVL TIS XX IMP. Airesergo R S R. 

(Tav. II, N. 7). 

Questo rovescio è sconosciuto nelle monete di 
bronzo di Carausio, e riproduce invece esattamente 
il tipo del denaro d' argento descritto dal Cohen 
al N. 50. 

COSTANZO CLORO. 

74. Denaro. — ^opo Coh. 50. 

^ — CONSTA NTIVS N C 

Busto laureato e corazzato a destra. 

^ — VICTORIA S/RMAT 

Quattro soldati che sagrificano sopra un tripode, davanti 
alla porta d' un campo. All'esergo una clava. 

76. Medio Bronzo. — Dopo Coh. 227. 

^ — CONSTANTIVS NOB CAES 

Testa laureata a destra. 

?( — SAC MON VRB AVGG ET CAESS NN 

La Moneta in piedi a sinistra, tenendo una bilancia e 
una cornucopia. All' esergo Rv-/T. 

GALERIO MASSIMIANO. 

76- Aureo. — I^opo Coh. 20. 

^ — MAXIMIANVS NOB CAES 
Testa laureata a destra. 

^ — PRINCIPI IVVENTVTIS 

Galerio Massimiano in abito militare a sinistra, con un 
globo e uno scettro. Dietro a lui due insegne. Nel 
campo ^, all'esergo • SM * SD • 

(Tav. n, N. 8). 



COLLEZIONE ERCOLE GNECCHI A MILANO 35 

77. P. Bronzo Quinario. — ^opo Coh. 152. 

^' — MAXIMIANVS NOB CAEÌS 

Basto laureato a destra col paludamento. 

?/ — PRINCIPI IVVENTVTIS 

Galerio in abito militare a destra , con un' asta nella 
destra e un globo nella sinistra. 

IfiASSIMlNO DAZA. 

78. Quinario di Bronzo. — Dopo Coh. 134. 

^ — MAXIMINVS NOB CAES 

Busto laureato a destra col paludamento e la corazza. 

T^ — PRINCIPI IVVENTVT 

Massimino in abito militare che cammina a destra con 
un'asta e un globo. 

COSTANTINO MAGNO. 

79. Aureo. — l>opo Cob. 76. 

^' — CONSTANTINVS P F AVO- 

Testa laureata a destra. 

9 - PERPETVA FELICITAS 

Costantino in abito militare a destra, con uno scettro. 
Davanti a lui uno de' suoi figli pure in abito militare 
con un trofeo, in atto di sollevare una donna (Costan- 
tinopoli?) inginocchiata. All' esergo SIRM. 

(Tav. II, N. 9). 

La leggenda PERPETVA FELICITAS non figurava 
ancora fra le leggende delle monete romane, compa- 
rendo per la prima volta su questo interessante aureo 
di Costantino. E, come è nuova la leggenda, sembrami 
nuova la rappresentazione, la quale potrebbe anche 
darsi che sia da interpretare differentemente da 
quello che ho fatto io ; ma, accordando la rappre- 
sentazione colla leggenda, mi parve che il significato 
più ovvio fosse quello dell' imperatore con uno dei 
suoi figli, il primo coli' emblema del comando, il 
secondo con quello della vittoria, che offrono per- 



36 FRANCESCO GNECCHl 



petua felicità alla rivale di Roma, divenuta la capi- 
tale dell'impero. L'aureo dovrebbe perciò essere stato 
battuto verso l'anno 330, in cui avvenne il trasferi- 
mento della capitale da Roma a Costantinopoli. 

CRISPO. 

80. Aureo. — I>opo Coh. 16. 

/B' — • FL IVL CRISPVS NOB CAES 

Busto laureato e paludato a sinistra. 

9Ì — VICTORIA CRISPI CAES 

La Vittoria, seduta a destra su di una corazza, scrive 
VOT X su uno scudo che le presenta un genietto 
alato. All'esergo SIRM. 

(Tav. II, N. 10). 

n rovescio di quest'aureo, nuovo per tipo e leg- 
genda fra le monete di Crispo, fa riscontro ad alcuni 
simili rovesci, che troviamo sugli aurei del fratello Co- 
stantino II e colla leggenda VICTORIA CONSTANTIN! CAES. 

COSTANZO II. 

81. Aureo. — I>opo Coh. 73. 

^^ — D N CONSTANTIVS NOB CAES 

Busto a d. col paludamento e la corazza. Testa nuda. 

T^ - GLORIA REIPVBLICAE 

Broma galeata seduta di fronte e Costantinopoli turrita 
volta a sinistra, col piede appoggiato su di una prora 
di nave, sostengono insieme uno scudo colla leggenda: 
VÓTIS V. Airesergo SMANB • 

(Tav. II, N. 11). 

Su nessuno dei molti aurei di Costanzo II al 
tipo di Roma e Costantinopoli, come quello ora de- 
scritto, troviamo ricordati i voti quinquennali. Molte 
monete d'oro e d'argento di quest' imperatore sono 
dedicate ai voti X, XX, XXV, XXX e XXXX, ma i quin- 
quennali appaiono qui per la prima volta. 



COLLEZIONE ERCOLE GNECCH[ A MILANO 37 



COSTANTE L 

82. Aureo. — Dopo Coh. 63. 

/ly — FL IVL CONSTANS PERP AV& 
Busto diademato a destra col paludamento e la corazza. 

^ — VICTORIA AVGVSTORVM 
Vittoria seminuda seduta su di una corazza, a destra, 
in atto di scrivere VOT V MVLT X su di uno scudo 
presentatole da un genietto alato. 

VALENTE. 

83. Aureo. — Dopo Coh. 52. 

/B' — D N VALENS P F AVO 

Busto diad. e corazzato a sinistra. Nella destra tiene 
un oggetto indistinto , nella sinistra uno scettro (?). 

^ — VOTA PVBLICA 
Valente e Valentiniano nimbati, seduti di fronte , te- 
nendo ciascuno nella destra un papiro (?), nella si- 
nistra uno scettro. La sigla SMNE posta all'esergo è 
frammezzata da due prigionieri inginoccliiati 1' uno 
contro l'altro colle mani legate dietro al dorso, ed è 
cosi disposta : S; prigioniero a destra, MN (in mono- 
gramma), prigioniero a sinistra, E. 

ORAZIANO. 

84. Denaro. — I>opo Coh. 16. 

^' — D N GRATI ANVS AVGG AVG 

Busto diademato a destra col paludamento e la corazza. 

5I — GLORIA NVVI (sic invece di NOVI) SAECVLI 

Graziano a sinistra col labaro e appoggiato allo scudo. 
All'esergo TCON. 

Questo tipo, non comune in bronzo, deve essere 
certamente assai raro in argento, perchè Cohen non 
ha trovato da citare che un unico esemplare della 
collezione Gosselin, dandone anzi il solo rovescio. 

La strana ed enigmatica leggenda AVGG AVG 



38 FRANCESCO GNECCHl 



è una di quelle che si prestano a svariate interpreta- 
zioni e gli eruditi non mancarono di torturarsi intorno 
ad essa V ingegno, proponendone parecchie basate 
sulla storia e sulla genealogia dell' imperatore. Mi 
guarderò bene dal richiamare tutta la storia di tale 
disputa, che durò molto tempo come le altre di questo 
genere, le quali non possono esser risolte se non colla 
induzione. Non lubet ejus dissidii hisioria scribere , 
.dice Eckhel; ma, semplicemente riassumendo, ac- 
cennerò come, dopo d'aver eliminato le interpretazioni 
meno persuasive , come Augustissimus Augicstus , — 
Augusti Germanus Aicgiislus — Augusti Genitv^ Au- 
gusttcs e altre simili , i più recenti numismatici, se- 
guendo Eckhel, scelsero come le migliori queste due : 

Augustorum Aicgtcsttis — Augusti Gener Augustus, 
e si fermarono di preferenza a quest'ultima, che ram- 
menta il matrimonio di Q-raziano colla figlia di 
Costanzo II. 

In quanto a me, io mi fermerei invece assai più 
volentieri alla prima , per la ragione che è la più 
semplice. Bisogna premettere che le leggende delle 
monete furono incise per essere intese da tutti e quindi 
anche dal popolo, tanto è vero che la leggenda in di- 
scorso è rarissima sulle monete d'oro e d'argento e 
meno rara invece su quelle di bronzo. Posto tale 
principio, sembra assai poco naturale che le lettere 
si debbano dividere a guisa d'indovinello e che il 
cervello debba lambiccarsi per trovare significati che 
possano in qualche modo correre colla storia. L'ab- 
breviazione AVGG la troviamo mille volte nelle mo- 
nete romane e s' è sempre letta per AVGVSTORVM. 
Perchè dovremmo darvi su questa sola moneta un 
significato differente dal solito e inteso da tutti? 

Certo che la preferenza a tale lettura non la 
accorderei pel motivo della punteggiatura addotta 
dal Beauvais, il quale pretende debbasi cosi leggere e 



COLLEZIONE ERCOLE CHECCHI A MILANO 89 

non altrimenti , essendo scritto AVO»© • AVO con un 
punto fra le due abbreviazioni. Con buona pace del 
signor Beauvais e di chi V ha seguito, non credo 
che tale punteggiatura abbia mai esistito fuorché 
nella fervida immaginazione di chi voleva trovare 
una prova materiale di ciò che aveva in mente di 
dimostrare. Nò su questo denaro, nò su alcun' altra 
moneta di Graziano , come su nessuna contempo- 
ranea, si trova punteggiatura di sorta. 

La ragione della preferenza, sta semplicemente 
nell'accennata dall'uso comune, accordandosi al quale 
ben raramente si sbaglia. Eppure anche a questa in- 
terpretazione di Augvstorum Aiifficstics, che a taluno 
può sembrare indubbia, qualche opposizione si può 
fare, ed è che il significato letterale o dirò assoluto 
ne riesce poco chiaro ; e se si volesse trovarvi quasi 
un riscontro nelle leggende REX REG-NANTIVM, Bx^jO^tu; 
BaL<ji\&ù^ , che circondano il busto del Cristo sulle 
monete bizantine, sarebbe stato certamente troppo 
ardito per l'imperatore Graziano , il quale avrebbe 
dovuto ritenere assurdo l'intitolarsi l'Augusto degli 
Augusti , quasi che gli altri due Augusti, che con- 
temporaneamente si dividevano l'impero del mondo 
romano, fossero suoi vassalli. Se invece di AVGVSTORVM 
AVGVSTVS si leggesse AVGVSTORVM AVGVSTISSIMVS il 
più Augusto degli Augusti, quella certa supremazia, 
cui Graziano pare volesse alludere al primo giun- 
gere al potere (poiché questo e non altro è certa- 
mente il significato dell' èra nuova accennata nel 
rovescio, GLORIA NOVI SAECVLI), sarebbe assai più feli- 
cemente resa. — La preminenza, quantùnque abba- 
stanza chiaramente affermata, non invaderebbe così 
il campo degli altri due regnanti e non ne offende- 
rebbe troppo apertamente le suscettibilità. 

Ma, facendo di nuovo valere l'argomento della 
semplicità e dell'uso comune — che è sempre l'ar* 



40 FRANCESCO GNECCHI 



gomento più forte — , come abbiamo accettato di 
interpretare AV&G- per AV&VSTORVM , dobbiamo del 
pari e con più forte ragione accettare l'interpreta- 
zione d'AVG- per AVG-VSTVS, perchè sempre cosi usato 
nell'estesissimo uso comune stabilito da secoli, 

E del resto bisogna considerare che si tratta di 
leggere una abbreviazione, la quale, se fu chiara, 
come è a supporsi, pei contemporanei , non lo può 
essere del pari per noi troppo lontani posteri ; e a 
chi una delle due ultime interpretazioni proposte 
non garbasse, resta sempre la scelta fra le vecchie.... 
o anche la libertà di trovarne una nuovissima! 

Altra particolarità filologica o grafologica , che 
forwe merita di non essere trascurata in questa mo- 
neta, è la dizione NVVI per NOVI del rovescio. Potrebbe 
essere un semplice errore dell'incisore e allora senza 
alcuna importanza ; ma potrebbe anche darsi che 
la trasformazione dell' O in V fosse, quantunque rara- 
mente, ammessa in quell'epoca. Ai filologi il decidere. 

86. Terzo di Soldo d*oro. — r>opo Coh. 25. 

/B' — D N GRATI ANVS P F AVO- 

Busto diademato a destra col paludamento. 

^ — VICTORIA AVG-VSTORVM 

Vittoria che passa a sinistra con una corona e una 
palma. All'esergo TROB. 

Questo tipo , comune sotto altri imperatori, è 
rarissimo fra le monete di Graziano, e sarebbe anzi 
unico in oro. Cohen non dà che un denaro con 
questo tipo , riportandolo incompletamente (ossia 
senza il diritto), da d'Ennery. 

Francesco Gnecchi, 



POSTILLA 

ALL'ISCRIZIONE ETRUSCÀ DEL SENI8SE ROHASO 

D' AEEZZO 



L'iscrizione etrusca del semisse romano sestan- 
tario, trovato 1' anno 1890 in Arezzo, presso la ne- 
cropoli del poggio del Sole W: 

^^|/lV:^^fl (-1 diritto) 

W 3 1 3 V M > (*i '^'>^«««i«) 

deve leggersi, a parer mio : 

Criuepeue Areuizies. 

Essa trova cosi riscontro, sotto il rispetto ono- 
mastico, p. es. nell'epitafio chiusino : 

eansi'Zu\/nis' (Fabretti, tav. XXXII, 837); 

epitafio di un lautni^ ossia, circa, 'liberto', secondochè 
questa parola è tradotta latinamente in due bilingui 
(Fab,, 794, bis; Gamurrini, tav. Vili, 719) — come 
dimostrarono il Deecke (Bezzenberger's Beitr., Ili, 
p. 309), e il Pauli (Etrusk. Stud., IV, p. 11, 66), col 
confronto dell'altro epitafio, esso ancora di Chiusi : 

%ansi: Petrus': lanini: (Fab., Terzo Supplem., 232). 



(1) Gamurrini» di un semisse di Roìna con etrusche iscrizioni, in 
qneste Rir, It. di Num., IV, p. 821-324. 



42 ELIA LATTES 



Toma perciò probabile che un lautni sia stato 
altresì il personaggio del semisse ; e ben conviene 
infatti il suo nome, quale a me sembra, a tale ma- 
niera d' uomo. Di quello ritrovo , il primo termine 
(CHicepetce) sopra il coperchio d'un ossuario del museo 
di Firenze : 

Arni. S[t]epmi \ Kr[u]ipuus (Pab., tav. XXIII, 213); 

la cui lezione riesce cosi assicurata, dovechè finora 
ondeggiavasi appunto in riguardo all'ultima parola, 
a cagione dell'incerta forma del terzo elemento, che 
l'artefice verosimilmente sbagliò e poi corresse. — 
Quanto al secondo termine {Areuizies) della nostra 
epìgrafe, tra i personaggi menzionati nell'iscrizione 
celtica di Novara, è Anarevis'eos;noixìQ che, dal Flechia 
in poi, tutti considerarono composto della preposi- 
zione arir e di Are-vis^eos (cfr. Are-morica, Are-late^ ecc.) : 
ora codesto semplice Arevis'eos, sino al presente sol- 
tanto conghietturato, s' ha appunto , se ben vedo , 
in Areuizies, con z per s, come p. es. nell'etr. Cazi 
di una bilingue (Fab., 460) per Cdssius del testo la- 
tino corrispondente , o come nell' Utuze di due sca- 
rabei etruschi , uno di Bolsena (Fab., 2094 bis A) , 
l'altro di Chiusi (Fab., 483 bis), per -oSuddei? (i). 

Fu adunque Areuizie, il padrone o patrono , a 
dir così, di Criuepeue, un Gallo. Egli trova nell'etrusca 
epigrafia numerosi compagni: Cale (Fab., 254, 894, 
2682 , Gam. , 147 , 219) ; Calec (Fab. , 2072) ; Cales 



(1) Per Viu di Crìyxepeue rimpetto all'ti di Krxxipuus^ cfr. p. es. Par- 
Pianti» Fab. Ili, 871 eoa PartMnm^ 367 sg., Tìucuntnal Gam. 694 con Ta- 
cun/tn^a' Fab. 1172, evitìvn'os^ nell'iscrizione di Magliano, p. es. con Velhi- 
na^xkras^ Fab. 1914 A 6.20 ; per Ve (Criuepeue) rimpetto aìVi (Kruìpuua), 
cfr. p. es. EcMun Fab., 2520 per laowv , Menerva Fab. 1019 ecc. con lai. 
Minerva, Leene nella bilingue Fab. 268 con lat. Licinù — Scrive del 
resto il Gamurrini (p. 828) : u Si può ben supporre che il ve, col rima- 



E. LATTES - POSTILLA ALL'iSCRIZIONE ETRUSCA, ECC. 4S 



(Gam., 668) ; Calie (Gam., 220) ; Calis' (Fab., 2099) , 
CaUs (Gam., 746); Calia (Fab., 625, Gam., 148); Callia 
(Fab., in SuppL, 110, 111, = Gam., 149, 160), Calesa 
(Fab., 119), Cbfe^'i (Fab., 346) ; poi Celtas... (Fab., 2321), 
Kel^uaX (Fab., 1318) , Celtruil (Fab., 1014 bis) e Cel 
tacual o Celtaltcal (Fab., 112, Gloss., 821); infine, per 
quant'io so, Avilerec (Fab., 2304), cioè, se ben vedo, 
Aulercus. Trova questi compagni sopratutto intomo a 
Chiusi (Cale^ Calia^ Callia^ Calesa, Celtnal^ forse Cfe/- 
tacttal), di dove, secondo la tradizione , sarebbe ve- 
nuto a' Galli r invito di varcar TApennino ; gli Au- 
lerci poi, già si ricordano fra i seguaci di Belloveso, 
e ad essi anzi rannoderebbesi il nome stesso di Medio- 
lanum. Ma piacerà forse in ispecial modo ai romanologi 
la presenza, che sarebbe cosi documentata dal nostro 
semisse, di Celti in Arezzo ; giacché essi c'insegnano, 
che si danno a al versante mediterraneo dell' Apen- 
nino, in una sezione del vero territorio etrusco, cioè 
nella regione arezio-perugina, dei cospicui caratteri 
gallo-italici o emiliani rj (2). 

Elia Lattes. 



nere più distaccato dell'altre lettere, sia Positato prenome di ve per vele 
(veliuà) D. Se qaindi il distacco è sensibile, e tale da doversene tener 
conto , preferirà forse taluno, sia per tale motivo , sia per la cacofonia, 
qnale a noi pare snoni, della parola Criuepeue, di dividere Criu&pe-Ue; 
e sarà, o Ue(l) Criuepe , col prenome posposto , come nella bilingue di 
Pesaro e come in tante epigrafi deir£truria meridionale; oppure: Criisepe 
di Aremtie, pur sempre stando ferme le cose sopra osservate. Si confron- 
tino : Fab. 1149, Uel per Vel, 700 ter Uelus per Velus, ecc. ; Fab. 249, 
L. Pupuni I lautni \ Anainià' \ Veru^ ecc.; Fab. 1896, LarfU Befris' | 
Spurinoi^ lau{tni). A me, tuttavia, più arride, per ora, la lezione pro- 
posta qui sopra. 

(2) Ascoli, Arch. gloUoU ital. II, p. 452, cfr. 448-458. 



APPUNTI 



DI 



NUMISMATICA ITALIANA 



V. 



I LUIGINI 

DI GIULIA CENTURIONI SERRA 

PRINCIPESSA DI CAMPI 

(1668-1669). 



Nel quarto fascicolo 1890 di questa Rivista ho 
pubblicato tre luigini di Giulia Centurioni, coniati 
a Campi 0). Questi luigini , prima d' allora affatto 
sconosciuti, provenivano, come accennai, dal celebre 
ripostiglio di Andros , scoperto nel settembre del- 
l'anno 1889. 

Chi ha qualche pratica di ripostigli, sa che 
questi ben rado giungono intatti nelle mani degli 
amatori, specie quando si tratta di considerevoli 
quantità di monete, e ciò per varie cause che non 
è qui il caso di indagare. Così avvenne che, avendo 



(1) Tre luigini inediti di Campii (Rit\ ifaLdinum,, Anno III, 1890, 
pag. 533-5^12). 



4U ERCOLE GVECCSt 

io in seguito fatto nuovi acquisti di quelle monete, 
vi trovai parecchi altri esemplari del luìgìno di 
Campi, fra cui alcuni varianti dai tre descrìtti, tanto 
da poterne mettere insieme complessivamente undici 
varietà. 

Trattandosi di una zecca rara e poco conosciuta, 
ho creduto opportuno il tener nota delle varianti 
di un luigino di cui l'OUvieri, nella sua Monografia 
su quella zecca (2) , deplora di non aver potuto ve- 
dere un solo esemplare, malgrado le indagini da lui 
fatte nei varii musei d'Europa. 

Alla descrizione dei luigini farò seguire qualche 
osservazione sul loro peso, che ho potuto megUo 
controllare, disponendo di varì esemplari, e sul loro 
titolo, pel quale ho fatto eseguire qualche assaggio. 



1. LUIGINO. — (gr. 1.100-1.800. — Tìt. 488). 
^ — IVLiA • M • PRINCIP CAMP ■ Busto di donna a destra. 
Sotto il busto, un punto (3). 



(2) Olivibri a, Moneta e Sigilli dei Principi Centurioni- Scotti che 
aerbansi nella £. Università ed in altre collezioni di Genotia. Ivi, 1862, 
in 8», piig. 27. 

(3) KoR credo del tutto inutile comprendere nella descrizione anche 
i punti, le rosene, le stellette ed altri segni che si trovano su qneati lai- 
gini, tanto pia che nei contratti di zecca , pubblicati dall' Olivieri nel- 
l'opera oitatA, si parla talvolta dell'obbligo di porre nn oontraaaegno 
snlle monete. Qnesti piccoli eegni dnnqne, che ai ritengono general- 
ment« capricci dell' incisore, potrebbero forse in seguito, colla scorta di 
qualche nuovo dooamento, farci conoacere il nome dello eecchiere o del- 
l'inoisore, o fora'anohe quello delle varie officina che lavoravano con- 
(«mporaneamente nella giurisdizione di Campi. 



I LUIGIKI DI GIDLIA CENTURIONI SERSA 47 

^ — CENTVPLV ■ OERMINAB • Stemma coronato coi tre 
gigli di Francia, sopra i quali il lambello a tre pen- 
denti. Ài due lati dello stemma, la data 16-68. Sotto 
lo stemma, una stelletta. 

[ {E. Onseeki. Tre Lnìgini inediti di GampL Bit. italiana di Xum., 
ISSO, pag. B36). 

2. LTnOINO. — (gr. 1.800 — 1700). 
^ — Come il precedente. 
^ — CEHTVPLVM • GERMINABV. Come il precedente. 



S. LUIGINO. — (gr. 1.700-2.800. — Tit. 438). 
^ — IVLIA ■ M • PRINCIP ■ CAMPI • Busto di donna a 

destra. Sotto il busto, un punto. 
?/ — CENTVPLV ■ OERMINAB. Stemma coronato coi tre ■ 
gigli e il lambello come nei precedenti. Ài lati dello 
stemma, 16-68. Sotto lo stemma, una stelletta. 

4. LUIGINO. — (gr. 1. 800-2. 300. — Tit. 472). 

Variante del precedente. 
^ — Sopra lo stemma , un punto fra due rosette ; sotto 
lo stemma, una rosetta. 

5. LUIGINO. — (gr. 1. 900). 

Seconda variante del N. 3. 
T^ — Sopra lo stemma, un punto &a due stellette ; sotto 
lo stemma, una stelletta. 

fi. LUIGINO. — (gt. 1. 800-2. 600. — Tit 428). 
Terza variante del N. 3. 
?/ — CEHTVPLVM ■ &ERMINABV • Sopra lo stemma, un 
punto fra due rosette; sotto lo stemma una rosetta. 
{E. GnecchL Op. cit., pag. BS7> 



48 



7. LUIGINO. — (gr. 1.500-1.700. — Tit. 488). 
i& — IVLIA ■ M ■ PRINCP (sic) CAMPI. Busto come nei 

precedenti. 
9 - CENTVPLV ■ &ERMINAB • Stemma e data e. s. Due 
stellette sopra lo stemma, e una sotto. 



a LUIGINO. — (gr. 2. 200-2. 400). 
i& — IVLIA ■ M • PRINCIP ■ CAMI - (sic). Busto come nei 

precedenti. Sotto il busto, un punto. 
^ — CEt^TVPLVM ■ &ERMINABV. Stemma e. s. , e ai lati 
16-68. Sotto lo stemma, una stelletta. 



9. LUIGINO. ~ {gr. 1. 6O0-2. 200). 

^ — IVLIA ■ M • PRINCIP ■ CIAMP ■ (sic) Busto e. s. 
9 — CENTVPLV ■ &ERMINAB ■ Stemma e data e. s. Sotto 
lo stemma, una stelletta. ^ 

10. LUIGINO. — (gr. 1. 700-2. 400. — Tit. 429). 
^ — Come il precedente. 

'^ — CENTVPLVM ■ &ERMINABV • Stemma e data e. s. 
Sopra lo stemma , un punto fra due rosette ; sotto lo 
stemma, una rosetta. 

Questi sbagli di leggenda, che ritroviamo nei 
tre ultimi luigini descritti, (PRINCP — CAMI ~ CIAMP), 
e di cui non mancano esempì in monete di altre 
zecche , possono essere casuali e dipendenti dal- 



I LUIGINI DI GIULIA CENTURIONI SERRA 49 

l'ignoranza o dalla negligenza dell'incisore. È però 
lecito supporre che le storpiature di un nome 
di zecca così breve e semplice non dipendano dal 
caso, ma abbiano la loro ragione nella prudenza e 
nella circospezione dei principi Centurioni, i quali, 
dopo aver per un po' di tempo coniato i loro luigini 
col nome esatto e intero di Campi , potrebbero 
aver imitato gli altri fabbricatori di luigini, pre- 
scrìvendo in qualche contratto che il nome della zecca 
non figurasse così chiaro come per l' addietro, ma 
potesse confondersi con qualche altro nome. È già 
sorprendente che buona parte dei luigini dì Campi 
portino per intiero il nome del luogo d'origine, mentre 
chi conosce le contraffazioni del luigino di Dombes, 
praticate nelle zecche di Tassarolo , Fosdinovo , 
Loano, Torriglia, Arquata, ecc., sa benissimo che quasi 
tutte portano i nomi del principe e della zecca, se- 
gnati colle sole iniziali, o almeno abbreviati, e più 
spesso, in loro vece, non hanno che un semplice motto 
r indicazione della bontà della moneta , talché 
oggi i numismatici devono accontentarsi di conget- 
tore e stillarsi il cervello per attribuirle ad una 
zecca piuttosto che ad un' altra. 



11. LUIGINO. — (gr. I. 800). 
^ — IVLIA ■ M ■ PRINCIP ■ CAMPI ■ Mezzo busto di donna 

a destra. Sotto il busto, una rosetta. 
I(i — P...RA OERMINAT BON {Vlura germinai bona?) 
Stemma coronato coi tre gigli di Francia, e il lambello 
a tre pendenti. Ai Iati dello stemma 16-69. AU'esergo, 4. 
(E. Gfueehi. Op. cit,, pag. 537). 



50 ERCOLE GNECCHI 



Non mi fu possibile trovare un altro esemplare 
di questo luigino, l'unico dell' anno 1669, e che di- 
versifica dagli altri pel motto del rovescio e per l'in- 
dicazione 4, che certamente è il segno della bontà 
del luigino, ossia di oncte quattro. 

Nei numerosi contratti stipulati dal principe 
G. B. Centurione co' suoi zecchieri, per la battitura 
di luigini od ottavelti W, troviamo spesso fatta men- 
zione del titolo prescritto per essi. Nel primo con- 
tratto, citato dall'Olivieri, in data 31 agosto 1668, 
conchiuso fra il Principe o Giovanni e Lorenzo padre 
e figlio Massaure, parlandosi dei luigini, i locatori 
si obbligano a batterli della istessa bontà e qualità^ 
che sogliono battere tutte le altre zecche dei Principi 
circonvicini o stranieri, e così al presente e in avvenire 
della bontà da sei, quando così faccino e continuino le 
dette altre zecche, et in evento che da due o tre di 
esse Zecche si battesse di bontà di minor somma, ci 
sarà lecito farli dell' istessa qualità e bontà. 

Colla condizione di basarsi sull' operato delle 
altre zecche , tanto il principe Centurione , quanto 
i locatori, avevano, come si suol dire, le spalle al 
muro, e potevano a lor talento diminuire la bontà 
dell'argento, giacché essi non potevano ignorare che 
in quel tempo, e anzi già da qualche anno, nelle 
zecche dei Principi circonvicini, si coniavano luigini 
della bontà di cinque once, di quattro, e financo di 
tre (6). 

Infatti poco dopo, ossia il 6 dicembre di quello 
stesso anno 1668, il Principe Centurione conchiudeva 
col sig. Luciano Centurione un contratto sociale per 



(4) Olivieri, Op. cit, pag. 21-61. 

(5) Vedi gli assaggi prodotti nel mio appunto // tesoro di Andros. 
{Riv. ita!, di num., 1890, pag. 135-U4). 



J LUIGINI DI GIULIA CENTURIONI SERRA 51 

la battitura di 60.000 ottavetti, nel quale si prescri- 
veva eh* essi fossero di bontà di cinque con però il 
solito rimedio^ non ommettendo però la clausola che, 
se in appresso le altre Zecche battessero di meno bontà 
si debba far lo stesso per la suddetta semina con ri- 
durre alla rata li prezzi e le altre cose secondo il con- 
sueto (^). 

Ma le riduzioni sulla bontà di quelle monete non 
finiscono qui. In un nuovo contratto sociale fra il 
Principe Centurione e il sig. Giuseppe Maria De-Fer- 
rari, in data 24 dicembre 1668, per la battitura di 
altri 60.000 ottavetti, si fissa che detti ottavetti siano 
di bontà di quattro .... dedottone però il solito rimedio 
di uno sino in due denari e sempre colla facoltà di 
ridurre nuovamente queir intrinseco a norma di 
quanto facessero gli altri C^). 

I sei luìgini da me fatti assaggiare, e che stanno 
fra i 428 e i 488 millesimi di fino, dovrebbero ap- 
partenere ai primi contratti di battitura, giacché il 
loro titolo si aggira fra le cinque e le sei once, 
mentre è ragionevole supporre che quelli battuti in 
seguito non saranno stati di bontà superiore a quella 
prescritta. Da questi assaggi intanto, confrontati con 
quelli eseguiti sugli altri luigini del ripostiglio di 
Andros, possiamo dedurre che, fra tutti gli imitatori 
e contraffattori del luigino di Dombes, i Principi 
Centurioni furono tra i più onesti. Fatta eccezione 
del luigino di Trevo ux, nessuno degli altri arriva 
alla bontà dei luigini di Campi N. 1 e 7 (mill. 488), 
e due soli sorpassano quella degli altri quattro. 

Nel mio precedente appunto sui tre luigini 
di Campi, avevo fatto osservare la straordinaria 



(6) Olivieri, Op. cit, pag. 80. 
(7; Olivieri, Op. cit, pag. 32. 



52 ERCOLE GNECCHI 



differenza di peso fra quelle tre monete (gr. 1.100, 
1.800, 2.300), mentre quello degli altri luigini è molto 
più regolare. Ora, da un esame praticato sopra un 
numero maggiore d'esemplari, questa irregolarità di 
peso risulta maggiore e più evidente, andando da 
gr. 1.100 a gr. 2,700. Le cause di ciò vanno cercate, 
come dissi, nella fretta degli zecchieri, i quali do- 
vevano a brevi intei'valli fornire enormi quantità 
di tali monete. Questa fretta appare evidentis- 
sima al solo esaminare questi luigini, che fra tutti 
quelli del ripostiglio sono i più rozzi per fattura e 
per irregolarità di coniazione. Essi poi, a differenza 
degli altri, sono di due o tre tipi ben distinti ed 
evidentemente appartengono a diverse zecche. Sap- 
piamo dai citati documenti che il Principe Centu- 
rione, uno dei più attivi fabbricatori di luigini, nei 
soli anni 1668 e 1669, aveva attivato ben tre offi- 
cine monetarie in Campi e varie altre in luoghi di 
sua giurisdizione, come Gorreto, Catabiasco, ecc. 
Oltre a ciò , come si trova più volte ripetuto nei 
detti contratti, questi luigini erano esclusivamente 
destinati al Levante, e più propriamente ai porti 
della Turchia, dove pare che quelle popolazioni non 
fossero use esercitare minuto controllo né sul peso 
né sul titolo di quelle monete. Nulla quindi di più 
naturale che i fabbricatori dei luigini, non avendo 
altro interesse che quello di produrli in grande 
quantità, non fossero troppo scrupolosi sulla preci- 
sione del peso. 



VI. 
UN MEZZO TESTONE 

DI FRANCESCO GONZAGA 

MARCHESE DI CASTIQLIONE. 
(1594). 



Le monete di Francesco Gonzaga, marchese e 
poi principe di Castiglione , sono poche e rare, ab- 
benchè, come risulta da documenti, egli abbia fatto 
lavorare quella zecca per lo spazio di oltre venti 
anni. 

Ottenuto nel 1593, per la morte del fratello 
Rodolfo, il Marchesato di Castiglione, Francesco ne 
riaperse tosto la zecca, battendo pel primo buone mo- 
nete in oro e in argento, come ne fa fede una iscri- 
zione da lui posta nel luogo stesso della zecca, e che 
troviamo riportata dall' Affò nella descrizione delle 
monete dei Gonzaga di Castiglione e Solferino. Ri- 
leviamo da essa, come sotto il governo di Fran- 
cesco, moneta aurea et argentea ctcdt coepit anno dni 
MDLXxxxirr, die xxi iunii W. 

Se però le monete di Francesco Gonzaga sono 
generalmente rare, altrettanto più rare sono, al dire 
dell'Affò, quelle di qxiesf epoca (ossia col solo titolo 
di marchese) coniate in sì preziosi metalli. Egli in- 



(1) Affò Ireneo, Le monete d£ Gcnzaghi Principi di Castiglione delle 
Stiviate e Signori di Solferino. — Zanetti, Nuova raccolta, ecc. Tomo III, 
pag. 197. 



ERCOLE GNECCHI 



fatti non ne cita che tre, una in argento e due di 
lega. Tutte le altre monete, da lui e da altri pub- 
blicate, portano il titolo di Principe e sono quindi 
posteriori al 1609, nel quale anno il Marchesato di 
Castiglione fu elevato al grado di Principato. 

Nella mia collezione possiedo una moneta in 
argento inedita di Francesco Gonzaga, coniata in 
questa zecca. Essa porta la data del 1594, ed è perciò 
una delle prime monete da lui battute. Eccola : 



(Peso gr. 4630). 
^ — FRANC • OON ■ S ■ R ■ I P • MAR • CAS ■ MI • 

(Franciscus Gonzaga, Sacri Romani hnperii Princeps, 
Marchio Castillionis Tertius). Mezzo basto corazzato 
del Marcheae a destra : testa nuda. 
9^ - ET - TIBI • DA80 ■ CLAVES • REGNI ■ CE {lorum). 
Il Redentore in piedi a s., volto a d., colla sinistra al- 
zata in atto di ammaestrare S. Pietro ohe se ne sta 
gennAasso davanti a lui, tenendo nella sinistra le chiavi. 
All' esergo : 1594. 

(Tanto nel diritto che nel rovescio, le parola e le iniziali sono fram- 
mezzate da piccoli triangoli, eopra i quali sia nn pnnto). 

La leggenda e la rappresentazione del rovescio 
sono imitate esattamente da quelle di alcune monete 
dei pontefici Gregorio XIII e Sisto V. S. Pietro, del 
resto, era uno dei Santi protettori della famigHa 
Gonzaga e lo vediamo riprodotto su varie monete 
di Mantova, Bozzolo, Novellara e Guastalla. 



UN MEZZO TESTONE DI FRANCESCO GONZAGA 55 

Questa moneta, opera senza dubbio di valente 
incisore, è di buonissimo argento, e pel suo tipo e pel 
suo peso, non esito a chiamarla un mezzo testone. 

La zecca di Castiglione, durante il dominio di 
Rodolfo Gonzaga, era caduta molto in basso per la 
gran copia di falsificazioni d'ogni genere, le quali 
attirarono sull'autore una quantità di processi e di 
scomuniche, dandogli una triste celebrità. 

Suo fratello Francesco, come osserva giustamente 
il Kunz, 0-2) tt quantunque non affatto mondo del 
a peccato delle adulterazioni, occupa un posto più 
tt decoroso nei fasti della moneta, ed alcuni egregi 
tt pezzi d'oro e d'argento, e qualche impronta origi- 
ni naie, inducono a credere possa essere stato il primo 
a fra questi signori che esercitò legalmente il diritto 
tt della zecca. ^ 

L'asserzione del Kunz trova una conferma in 
questa nuova moneta testé riprodotta, e che per 
arte e per bontà dell'intrinseco è una delle migliori 
che s'incontrano nella serie delle monete di Casti- 
glione. 



(2) Kunz Carlo, // Museo Bottacin annesso alla Civica Biblioteca e 
Museo di Padova. {PeriocL di num. e sfrag., Voi. I, pag. 266). 



vn. 



UN OBOLO INEDITO DI PONZONE. 



Giovanni, Marchese di Monferrato, discendente 
diretto dal celebre Marchese Aleramo, morendo senza 
figli, lasciava, con suo testamento 18 gennaio 1305, 
il suo possesso alla sorella Violante, moglie di An- 
dronico Paleologo, imperatore di Costantinopoli. Essa 
destinò quello stato al suo secondogenito Teodoro, 
il quale, essendo allora di soli quattordici anni, sa- 
puto che Manfredo di Saluzzo, altro discendente 
diretto del Marchese Aleramo, accampava diritti alla 
successione di Giovanni, e già si disponeva a pren- 
dere le armi, parti sollecitamente da Costantinopoli 
e giunto a Casale, prese possesso del Monferrato, 
mettendosi subito in guerra, non solo contro il Mar- 
chese di Saluzzo, ma ben anche contro i Conti di 
Provenza, e quelli di Savoia, che minacciavano di 
invadere il suo possesso. Frattanto, per dar segno di 
sovranità, e certo d'averne il diritto per essere figlio 
dell'imperatore greco, aveva aperto una zecca in Chi- 
vasso, battendo monete in suo nome, quale marchese 
del Monferrato. 

Vedendo ciò, i marchesi di Saluzzo, di Dogliani, 
di Ivrea, di Incisa , di Cortemiglia, di Ponzone, ecc., 
tutti ugualmente discendenti dal Marchese Aleramo, 
ritennero aver il medesimo diritto di Teodoro, e di 
propria autorità coniarono monete col nome dei loro 
possessi. Ma qualche anno dopo, l' imperatore En- 



UN OBOLO INEDITO I>I PONZONE 57 



rico Vn, opn sua grida 7 novembre 1310 W, proibiva 
nominatamente le monete di questi marchesi, com- 
prese quelle di Chivasso, perchè battute in feudo im- 
periale, senza l'autorizzazione del loro sovrano, « e 
a tale decreto ebbe istantaneo effetto, 99 nota V il- 
lustre D. Promis W a poiché ad eccezione di quelle 
u dei Marchesi di Monferrato che continuarono a la- 
tt vorame forse per avere a tale effetto ottenuto da 
tt Cesare una concessione a noi sinora ignota, tutte le 
u altre zecche vennero immantinente chiuse, comprese 
u due non nominate nell'anzidetta gridj,, cioè quelle 
u dei marchesi di Saluzzo e del Signore di Dogliani, 
tt ambidue del medesimo casato e tutti dello stesso 
« stipite degli avanti nominati, e questo probabil- 
u mente perchè tali monete furono emesse in si pic- 
tt colo numero da rimaner ignote al fisco imperiale, n 

Per tale motivo, le monete di queste zecche e di 
quest'epoca, che nella accennata grida sono specificate 
coi nomi di marchesani, tyrallini e russmt\ sono tutte 
rare ; anzi qualcuna di tali zecche non è conosciuta 
che per un solo tipo di moneta; fra queste è Ponzone. 

-Morel-Fatio pubblicava pel primo un matapane 
di questa zecca aleramica W. La stessa moneta fu 
ripubblicata nel 1888 dall'egregio dott. Solone Ambro- 
soli nella descrizione di un ripostiglio di monete ita- 



(1) Vedi Ciampi S., Notizie della vita letteraria e degli scritti numis- 
matici di Giorgio Viani. Firenze, 1817, in-8°, pag. 24-25. Qneata grida è 
l»ure riportata dal Gazzera , a pag. 65 , de' suoi Discorsi intorno alle 
zecche e ad alcune rare monete degli antichi tnarchesi di Ceva, Incisa e 
del Carretto. 

(2) Monete di zecche italiane inedite o cotrette. Memoria terza, Torino, 
1871 ; in-4, pag. 89. 

(8) Monnaies de Corteniiglia et de Ponzone. (Revite helge^ 1865, pag. 438- 
442). Nello stesso articolo Tantore pubblica un matapane anonimo, colla 
leggenda Comes s . Martin . mar, e propone di attribuirla ai Conti di 
San Martino del Canavese; attribuzione contestata dal Promis. 



s 



00 ERCOLE GNECCHI 



liane medioovali W; in quella medesima pubblicazione 
r autore faceva conoscere tre matapani colla leg- 
genda: HER : E] • CVR — HER • J • CVISR — HENR ) • CVINR, 
attribuendoli ad Enrico e Corrado Marchesi di Novello 
e Millesimo^ e quindi probabilmente alla zecca di 
Ponzone (^). 

In ogni modo la sola moneta, finora conosciuta, 
col nome di Ponzone, e quindi di indiscutibile attri- 
buzione, è il matapane pubblicato dal Morel-Fatio, e 
riprodotto dall' Ambrosoli. 

Poco tempo fa ebbi la ventura d'acquistare per 
la mia collezione una nuova moneta col nome di 
questa zecca. Dessa è un obolo, ossia metà dell'm- 
periale piccolo. Eccone la descrizione : 





(Peso gr. 0. 270). 

^ — In giro + MARCHIO • Nel campo, fra un giro di 
perline e disposte a triangolo, le lettere N • E • S • Nel 
mezzo un punto. 
9» — + D • PVNCONO • Croce, fra un giro di perline. 

Anche quest'obolo, al pari del matapane di Pon- 
zone sopracitato, è moneta anonima e consorziale, 
non portando il nome de' suoi autori, ma solo l'indi- 
cazione di MARCHIONES. Essa fu dunque battuta da 
due più marchesi di quella giurisdizione. 



(4) // ripostif/h'o di Lurate- Abbate. {Riv. IL di Num., Anno I, 188S, 
pag. 18-22). 

(5) Domenico Promis, {Monete di zecche italiane inedite o corrette. 
Meni, III, Torino, 1871; in-4, pag. 38-44), pubblicava due matapani con- 
simili, ma avendo letto su di un esemplare : hen .j .cvht ., Io attribuiva 
u Cortemiglia. 



UN OBOLO INKDITO DI PONZONE 59 

Nella accennata grida dell'imperatore Enrico VII, 
fra l'enumerazione delle varie monete delle zecche 
aleramiche poste al bando, non troviamo nominati 
gli oboli. Può darsi che queste monetine, per la loro 
piccolezza e pel loro tipo affatto simile a quello 
degli oboli della zecca d'Asti (^), siano sfuggite ai- 
rocchio vigile del fisco. 

Questa monetina infatti è in tutto simile agli 
oboli astigiani, e può facilmente confondersi con 
quelli. 

Pare anche probabile che questi oboli di Pon- 
zone si battessero alla stessa legge di quelli di Asti. 
Sappiamo che il comune di Asti, ottenuto nel 1140 
dall' imperatore Corrado II il diritto di coniare mo- 
neta, poco tempo dopo, cominciò a battere grossi, 
denari e oboli^ basandosi sul peso e sulla bontà di 
quelli della zecca di Milano. Ciò appare anche da 
un prospetto che ci dà il Promis, nella sua citata 
opera sulla zecca d'Asti C^). . Troviamo colà segnato 
l'obolo d'Asti col peso di gr. 0. 400 e a 245 mille- 
simi di fino. Come nota però l'autore, la moneta di 
Asti fu in seguito alterata nella bontà, e da altri 
esami praticati su oboli, di tipo alquanto posteriore, 
ne furono trovati del peso di gr. 0.300, e alla bontà 
di 205 millesimi di fino. 

Il nostro obolo di Ponzone, battuto fra il 1305 
e il 1310, si avvicina di molto agli oboli d'Asti, al- 
meno per quanto riguarda il peso (gr. 0. 270). 11 ti- 
tolo però, è evidentemente bassissimo, e non arriva 
forse a un decimo di fino. 

Fra le zecche così dette aleramiche, sopra men- 
zionate, un'altra volle imitare l'obolo d'Asti. Dome- 



(6) Vedi Promis D., Monete della zecca d^Asti, Tav. I, N. 3. 

(7) Vedi a p«g. 20. 



60 ERCOLE GNECCHI 



nico Promis, in una sua Memoria del 1866 (^), pub- 
blica un obolo anonimo dei Marchesi di Cortemiglia, 
di tipo identico al mio. L' autore ne dà il peso in 
gr. 0.267; e ne giudica la bontà a denari 1, ossia 
millesimi 87. È probabile che tutti gli altri preten- 
denti all'eredità di Aleramo, abbiano coniato questo 
tipo di moneta, e che un giorno si possa conoscerne 
la serie completa. 



(8) D. Promis, Monete inedite del Piemonte» SuppUwento. Torino, 
1866; in-4, pag. 26; tav. IV, 35. 



UNO ZECCHINO DI LEONE X PER EAVENNA 
(1517-1521). 



3* — LEO • X • PONT ■ M ■ Scado a testa dì cavallo ooUo 
stemma Medici. In alto le obìavi incrociate, eopra le 
qaali il triregno. Abbasso, ai lati dello stemma, due 
armette ; a sinistra quella della Chiesa di Bavenna, a 
destra quella del Card. Fiesohi. 

^ — S ■ APO ■ AR ■ RAVE ■ 8. Apollinare in piedi di faccia 
in abito sacerdotale e mitrato. Tiene il pastorale nella 
sinistra, e ha la destra alzata in atto di benedire. 
(Peso gr. 3. 450). 

Il Fioravanti, lo Scilla, lo Zanetti, l'Argelati, il 
Cinagli, ecc., ci hanno fatto conoscere alcuni tipi di 
monete battute da Leone X a Ravenna, ma tutte 
in argento. 

Lo zecchino, testé descrìtto, ed esistente nella 
mia collezione, è finora la sola moneta d' oro cono- 
sciuta di Leone X per Ravenna; è inedita, e, ch*ìo mi 
sappia, non ne esistono altri esemplari, 

n Card. Nicolò Fieschi, il cui stemma figura 
nel dirìtto accanto a quello della Chiesa di Ra- 



G2 ERCOLE GNECCHI 



venna, eletto nel 1616 Arcivescovo di Ravenna, 
aveva ottenuto da Leone X, come attesta il Fabri 
nelle sue Sagre Memorie di Ravenna, u un privilegio 
a amplissimo confirmatorio di quanti insino all' ora 
tt i passati Pontefici e Imperatori alla Chiesa nostra 
u avean concessi W. n In quel privilegio, datato da 
Roma li 18 sett. 1517, è fatta speciale menzione del 
diritto di batter moneta, colla espressa condiziono 
quod moneta praedicta sit ligae per Cameram Aposto- 
licom iam Ì7i Vrhe^ guam in aliis Eomanae Ecclcsiae 
locfs, ordinatae. 

Il Cardinal Fieschi pertanto riaperse la zecca 
nel Palazzo Arcivescovile; ed era ben naturalo che, 
come a quel- tempo tutte le zecche delle città 
appartenenti al dominio della Chiesa, quali Pesaro, 
Ancona , Perugia , Fuligno , Camerino , Modena , 
Parma, ecc. battevano moneta, non solo in argento 
e rame, ma benanco in oro, così anche Ravenna non 
dovesse starsene indietro delle altre. Il Card. Fieschi 
anzi, interpretando in modo assai largo il detto pri- 
vilegio, e ben sapendo in quale alto onore fosse sempre 
stata tenuta presso i pontefici la Chiesa di Ravenna, 
fece di più. Dopo aver coniato, come vedemmo, mo- 
nete in oro e in argento, col nome e le armi di 
Leone X, limitandosi a farvi incidere il suo stemma 
vicino a quello di Ravenna, in due altre monete di 
bassa lega, soppressi totalmente il nome e le armi 
del pontefice, vi fece coniare, da un lato, il suo proprio 
stemma colla leggenda : N • CAR • FLISCVS ; e dall'altro 
lo stemma della Chiesa di Ravenna, colle parole ; 
ECCLESIE RAVENE e ANTIQVE RAVENE (2). Cosi egli, 



(1) Fabri Girolamo, Le sagre memorie di Ravenna antica, Ve- 
nezia 1664, in-8, pag. 540. 

(2) Fabri, Op. cit., pag. 541. — Zanetti, Nuova raccolta delle monete, 
ecc. Tomo II, pag. 418, in nota. — Bblliki V., De monetis Italiae, etc. dis- 
serfaffo II, pag. 123. — Cinaglt. Ij^ì Movete dei Papi, pag. 88, N. 189. 



UNO ZECCHINO DI LEONE X PER RAVENNA G3 



con esempio affatto nuovo nella serie delle monete 
pontificie , s' era sottratto alla diretta dipendenza 
del papa, ed aveva, in certo qual modo , creato 
monete autònome della Chiesa di Ravenna; dico au- 
ionome, non trovandosi in quelle due monete alcuna 
parola, alcun simbolo che si riferisca alla Signoria 
pontificia, mentre è noto che fino a quel tempo gli 
arcivescovi, i legati, i governatori pontifici non ave- 
vano mai messo sulle monete il loro nome in luogo 
di quello dèi pontefice ; ma solo vi avevano fatto 
incidere, accanto allo stemma della città, quello 
della loro famiglia. Che se qualche volta manca in 
tali monete il nome del papa, vi vediamo però sempre 
in sua vece lo stemma papale o almeno le Chiavi 
col Triregno. 

Un solo esempio da paragonarsi a questo ce 
lo offre il contemporaneo Cardinal Giulio, de' Me- 
dici (poi papa Clemente VII), il quale, governando 
a nome del papa Leone X la città di Fabriano, vi 
battè alcune monetine col solo suo nome e stemma, e 
con quelli della città W. Queste due eccezioni non sa- 
premmo spiegarle se non colla straordinaria potenza 
e grandezza a cui questi due Cardinali (e specialmente 
il secondo) erano saliti durante il pontificato di 
Leone X, talché s'erano creduto lecito ciò che niun 
altro fino a quel tempo aveva ardito di fare. 



(3) Ramelli Camillo, D^lla zecca fabrianess ; con giunte e corre- 
zioni di A. R. Caucich, pag. 17-18 ; tav. annessa, N. 2 e 4. — Caucich A. R., 
Monete inedite, corrsite o rare, (BM, di mini. ital. Anno II, pag. 12-13 , 
l)ag. 20). — T. Gentili di Rovellone, BÌ una monefu iwAita di papa 
ClemefUf. VII e della zecca di Fabriano nel a^colo XVI, (Bull, di num. 
e sfrag, di Camerino. Voi. I, pag. 41-53). 



IX. 



UN MEZZO GROSSO DI PAOLO III 



PER CAMERINO. 



Il Ch.mo Monsignor M. Santoni, nella sua bella 
Monografìa sulle monete di Camerino (0, parlando a 
pag. 58 delle monete ivi battute da papa Paolo III, 
riporta, togliendolo dal Garampi, un documento di 
quel pontefice, relativo a quella zecca, pubblicato 
nel 1539, ossia appena egli ebbe ridotto Camerino 
sotto il dominio della Chiesa. Eccolo : 

Anno 1539. Capitoli della zecca di Camerino per 
anni 5. — Battinsi scudi d'oro da 22 carati, taglio 
100 per libbra. —^S PAVLVS CAMERINI. — 9/ Arme. — 
Mezzi grossi papali di fino onde il. i, di peso denari 
1. 13 126, al taglio 186 per libbra. — ^ VENANTIVS 
MARTYR PROTECTOR CAMERINI. Effìgie del Santo. — 
5* Arme. — Bajocchi papali di fino onde 9. 18, taglio 
930 per libbra. — ^ S VENANTIVS CAMERINI. Mezza 
figura. — 9 Arme. — Qtiattrini papali di fino denari 20, 
taglio 440 per libra. — ^ S ANSOVINO. — ^ Arme. 

a Di quest'atto w — aggiunge il citato autore — 
u non apparisce il nome dello zecchiere che ottenne 



(1) Santoni Milziade, Della zecca e delle monete di Camerino. Fi- 
renze, 1875, in-B, con 6 tavole. 



VH MEZZO GROSSO DI PAOLO III PER CAMERINO o5 

u la concessione ; ma gli scudi d'oro, i bajocchi o 
u bajocchelle d'argento, e i quattrini di mistura fu- 
a rono certo battuti ; se lo fossero parimenti i mezzi 
u ffrossi, possiamo dubitarne, non essendone giunto 
u alcuno a nostra cognizione, né degli autori che 
u largamente trattarono di siffatte monete C^). » 

Ora, a completare la serie delle monete di 
Paolo III battute a Camerino e indicate nel citato 
documento, sono in grado di presentare ai miei let- 
tori il seguente mezzo grosso, recentemente scoperto 
ed entrato nella mìa collezione. 



(Peso gr. 1. 250). 

^ — • PAVLVS • III ■ PONT • MAX ■ Stemma Farnese 
sormontato dal triregno colle chiavi. 

9/ — + S ■ VENAN • MARTI ■ CAMARI • P {ro(ec/Of). Il 
Santo in piedi di prospetto. Ha il vessillo nella deatra 
e sostiene colla sinistra la città. A destra, nel campo, la 
oi&a M - Bt chiasa in un circolo a foggia di cuore e 
sormontato dalla croce. 

Secondo il citato documento, questi mezzi grossi 
papali dovevano essere di fino onde 11. 1, di peso 
denari 1. 13 Ì26, al taglio di 186 per libbra. Il loro ti- 
tolo era dunque di 917 millesimi di fino e il peso 



(2) Saverio Scilla, aella sua Breve notizia delle monete pontificie 
antiche moderne, ecc., trattando, a pag. 231, della rarità delle singole 
monete di Paolo III, aggiunge: Sono rari % Mezzi grossi di S. Venanzio, 
Nella desorizione poi delle monete di quel pontefice l'autore non pub- 
blica alena tipo di tali monete. 



66 E. GNECCHI - UN MEZZO GROSSO DI PAOLO 111 



di gr. 1.823. La sensibile differenza fra questo peso 
e quello del mio esemplare, die è di gr. 1. 250, è 
dovuta totalmente al deplorevole stato di conser- 
vazione della moneta, la quale è tosata, alquanto 
mancante da un lato, e in genere consunta per 
l'uso fattone. 

La sigla M • B, che vediamo nel rovescio e che 
non si riscontra in alcun' altra moneta di questo 
pontefice, è assai probabilmente quella dell'incisore, 
il cui nome ci è tuttora ignoto. 

Ercole Gnecchi. 



GROSSO INEDITO 



GIAN GALEAZZO VISCONTI PER VERONA 



Non ricordo bene donde questo pezzo mi sia 
venuto. È certamente uno dei primi acquisti della 
mìa collezione. Nemmeno mi consfca sìa stato pubbli- 
cato finora W. 

Dal metallo che, assaggiato, sembra essere ar- 
gento puro, e dal peso di due grammi e ventitré 
centigrammi lo giudico un grosao. 

Salve le varianti indispensabili a qualificare altra 
città è lo stessissimo dì quello descritto nelle Monete 
di Milano (Gian Galeazzo Visconti, n, 6, tav. VTII, n. 4) 
che pure possiedo (2). Ebbi quindi tutto l' agio di 
raffrontare i due esemplari. Per meglio spiegarmi 
riproduco qui le due monete, segnando con n. 1 il 
grosso veronese, col n. 2 il milauese. 



(1) Il Sig. Chv. Ercole Onecchì ne possiede un esemplare del peso 
di grammi 2^. 

(2) Le AfoneU di Milano ae iadicttno il peso grammi 2,40, Il mio Ab, 
grammi 2,26 ed alla pietra fa riscootrato di argento fino. 



68 



GIUSEPPE GAVAZZI 



In diritto è la stessa biscia accostata da G Z 
incorniciata da quattro archetti disposti in croce 
entro un cordone circolare. In rovescio la medesima 
figura seduta di vescovo mitrato, nimbato, amman- 
tato, col pastorale nella mano sinistra ; solo che lo 
staffile, che è nella destra di Sant'Ambrogio, manca 
(come di ragione) a San Zenone. Nell'una e nell'altra 
la leggenda consta di venticinque lettere di caratteri 
identici : 



Per Verona + • COMES • VIRTVTVM • D • MLI • VE- 
RONE • & C • 

Per Milano + • COMES • VIRTVTVM • D • MEDIO- 

LANI -AC* 

Come si vede , soltanto nove lettere vennero 
scambiate : MLI • VERONE del n. 1 sostituito a MEDIO- 
LANI del n. 2. Nei due rovesci le iscrizioni variano 
in relazione al soggetto. Milano ha S • AMBROSI 
MEDIOLAN, e Verona: S • ZENVS (sic) • • VERONA, Essendo 
questa di dodici lettere e quella di sedici ripartite 
in giusta metà ai lati dei Santi, convenne compiere 
gli spazi con borchie intercalate fra le parole. E lo 
zecchiere , che non sarà stato un latinista , ed al 
quale forse il nome di S. Zenone riesciva nuovo 
pensò bene dargli la desinenza us come per AM- 
BROSIVS. Se l'ortografia ne scapitava, la simmetria e 
l'uniformità ci avrebbero guadagnato. Probabilmente 
per ciò, in luogo di DE VERONA, come in tutte le altre 
monete veronesi dopo il nome del Santo, l'incisore, 
preoccupato, come pare, della simmetria, pensò bene 
sopprimere la particella de per far riescire sei lettere 
per lato di San Zenone, come sono otto per Sant'Am- 
brogio. più probabilmente ancora , siccome nelle 
monete milanesi è scritto sempre MEDIOLANI o MEDIO- 
LANVM e mai DE MEDIOLANO, fu seguito in questa cir- 
costanza l'uso milanese anche per Verona. 



GROSSO INEDITO DI GIAN GALEAZZO VISCONTI PER VERONA G9 



Ora, sovrapponendo per così dire, diritto a diritto 
e rovescio a rovescio dei due grossi rappresentati 
nella tavola, vediamo una tale coincidenza in tutti i 
loro dettagli e specialmente nelle pieghe dei palu- 
damenti pontificali da fare ragionevolmente supporre 
che gli stessi punzoni abbiano servito per tutt'e 
due. Nel conio del veronese però il pugno chiuso 
di S. Ambrogio fu visibilmente ritoccato per farne 
una palma semiaperta per San Zenone. 

La sorprendente rassomiglianza dei due grossi 
che abbiamo riscontrato, la dicitura insolita per 
Verona e l'ortografia scorretta del nome di S. Zenone 
mi inducono a pensare semmai il veronese non sia 
stato coniato, o fors' anco addirittura battuto in 
Milano. 

Che Gìangaleazzo Visconti intendesse uniformare 
la monetazione pei suoi differenti domini, alla mila- 
nese, ne abbiamo altri esempì nei denari di Padova 
di Verona fatti sul preciso modello di Milano, e 
nel soldo descritto nelle Monete di Milano (Gian Ga- 
leazzo Visconti n. 10 e 11). simile in tutto ad altro 
per Verona, nel quale pure le figure dei due Santi 
diversificano in nulla, nemmeno neUe pieghe dell'ab- 
bigliamento; tranne lo staffile in mano di S. Am- 
brogio e mancante a San Zeno. Dev'essere quindi il 
medesimo punzone riformato nel conio. — Il Sesino 
di Milano ha pur esatto riscontro con altro di Ve- 
rona. Produrrò infine il pegione milanese con croce 
in diritto e Sant'Ambrogio in rovescio {Gnecchi^ 6 7) 
similìssimo al veronese, che come quello ha due 
varianti : la croce e là biscia precedenti le iscrizioni 
del diritto. Chi desidera convincersene non ha che 
consultare il Litta alla famiglia Visconti o il bell'ar- 
ticolo di Adriano do Longpérier apparso nella Revue 
Numtsmatiqtce di Parigi anno 1859, sulle monete 
del conte di Virtù. 



70 G. GAVAZZI - GROSSO INEDITO DI GIAN GALEAZZO VISCONTI, ECC. 

Tutto ciò dimostrerebbe la corrispondenza della 
monetazione del nostro Visconti per Milano e per 
Verona nel grosso, nel pegione e nei loro spezzati, 
come è pure di Padova pel denaro. Forse anche, se 
non tutte, parte delle monete delle città soggette a lui 
(Siena eccettuata) sarebbero state coniate in luogo con 
punzoni milanesi, seppure non sono semplicemente 
un prodotto della zecca di Milano. Ed in questa 
opinione mi conferma la mancanza di moneta pavese 
di Giangaleazzo. 

Sarebbe però desiderabile trovare qualche do- 
cumento in appoggio del mio supposto, documento 
che altri più addentro in queste cose forse conosce- 
ranno, e che, se così fosse, farebbero bene rendere 
di pubblica ragione. 

Giuseppe Gavazzi. 



UNA MEDAGLIA 
ALFONSINA ORSINI 



Il Litta, a corredo del molto, ch'egli dice sulla 
famiglia de' Medici , riproduce per il bulino le im- 
pronte d' un buon numei'o di medaglie , coniate in 
onore anche di donne, entrate a far parte, come che 
si voglia, dell'insigne casato W. E un numero mag- 
giore , restringendosi ai due soli secoli XV e XVI , 
ne registra e illustra l'Armand nella sua opera ma- 
gistrale Les Médailleurs Italiem C^). Ma né le tavole 



fi) Litta, Famiglie c«M»-i, v. De Medici. 

(2) Lea Médailleurs Italiane dea XV* et XVI' aihlea. Parìe, 1883-87. 



72 BERNARDO MORSOLIN 



deir uno , né i volumi dell' altro fan cenno di una 
medaglia in onore di Alfonsina Orsini, di cui si am- 
mira un bell'esemplare nel Museo Civico di Vicenza. 
La sua dimensione è di millimetri cinquantasei per 
sessantadue. D'Alfonsina vi è raffigurato non il sem- 
plice busto , ma ben mezza la persona e in forma 
alquanto più rilevata che non si soglia comune- 
mente nelle medaglie. L' insieme , volto a diritta, 
arieggia a un non so che di dignitoso e d'austero. La 
testa è coperta d' un drappo , che discende dopo le 
spalle , le cui pieghe , magistralmente foggiate , la- 
sciano intravvedere l'acconciatura delle chiome, sfug- 
genti furtivamente dal lembo, lungo la guancia ed 
il collo. Il seno, molto rilevato, è chiuso da una ca- 
micia di lino finissima , stretto da una petturina a 
ricamo, sopra alla quale allacciasi il busto , adorno 
agli orli di due liste a trapunto. La manica della por- 
zione del braccio, che pur fa parte al rilievo, è non 
angusta, ma larga e foggiata a ricche pieghe. La 
posa dell'insieme è di matrona non giovane, ma di 
età alquanto provetta, a cui gli anni nulla han però 
tolto della primitiva bellezza. Vi si legge all'ingiro : 
— ALFONSINA VRSINIA. — La medaglia difetta del 
rovescio. 



* * 



Ho detto che Alfonsina apparteneva al casato 
de' Medici. Figlia di Roberto Orsini, conte, secondo 
alcuni, di Tagliacozzo e d'Alba (^) o signore, secondo 
altri, di Parcentro e Oppido W, vi entrava nel 1487, 



(3) LiTTA, Famiglie cel^i. De Medici. 

(4) Idem, op. cit. Orsini. 



UNA MEDAGLIA DI ALFONSINA ORSINI 73 



moglie di Pietro , il primogenito di Lorenzo il Ma- 
gnifico. Le sue nozze si celebrarono in Napoli alla 
presenza della corte reale, vivente anche il suocero, 
arbitro allora più che mai delle sorti d'Italia. Le donne 
del casato degli Orsini non erano nuove nella famiglia 
do' Medici. Figlia di Giacomo Orsini v' era già en- 
trata da parecchi anni la suocera Clarice, moglie a 
Lorenzo il Magnifico e madre di Pietro , morta il 
1488. Alfonsina recava in dote Castel sant' Angelo 
presso Tivoli e si aveva poi da' Fiorentini il lago di 
Fucecchio (^). Le fazioni , in cui partivansi i citta- 
dini in Firenze, e la parte seguita dalla nuova famiglia, 
nella quale era entrata, non le impedirono di mostrarsi 
devota al Savonarola , che vi commoveva a suo ta- 
lento gli animi de' popolani. Dicesi anzi ch'essa vi si 
lasciasse vincere talvolta dal generale entusiasmo sino 
al delirio (^). Mutate le sorti de' Medici con la venuta 
di Carlo Vili di Francia , s' accompagnò nell' esilio 
al marito, profugo a Bologna, a Venezia , a Siena , 
ad Arezzo , a Roma ed altrove. E nell' esilio non 
ismise, secondo il Nardi, di sollecitarne il ritomo in 
Firenze, orgogliosa com'era che si riacquistasse da 
lui il perduto potere W. 

Non è questo il luogo di raccontare come nes- 
suno de' parecchi tentativi e nemmen l'ultimo, spal- 
leggiato da' Veneziani e dal Duca Valentino , fosse 
coronato da felice successo. Gioverà piuttosto ricor- 
dare che Pietro, deluso nelle sue speranze, si pose 
agli stipendi de' Francesi, co' quali prese parte alla 
battaglia del Garigliano, combattuta contro gli Spa- 
gnuoli , capitanati da Consalvo di Cordova , il 28 



(5) Idem, op. cit. De Medici. 

(6) Idem, op. e loo. cit. 

(7) Nardi, Istorie della città di Firenze, Voi. I, lib. I , pag. 32. Fi- 
renze, 1868. 



IO 



r» 



4 BERNARDO MORSOLIN 



dicembre 1503. Ma la rotta, toccata dairarmi fran- 
cesi in quella memoranda giornata , gli riusciva 
fatale. Narrano gli storici eh' egli perisse alle foci 
del Garigliano, e propriamente a bordo d'una nave, 
carica soverchiamente di quattro grossi cannoni , 
ch'egli s'affaticava di sottrarre alla preda del vinci- 
tore. Il Valeriani racconta invece che, rotto l'esercito 
francese, si rifugiasse in fretta e in furia a Gaeta, dove 
aveva già fermata stanza con la famiglia , e che 
salito sur una nave per riparare altrove, naufragasse 
con molti altri nel porto di quella stessa città in 
vista d'Alfonsina sua moglie (®). 

Perduto il marito nell' età di appena trentatrè 
anni , Alfonsina perseverò nella via dell' esilio. In 
Fi renze ella aveva dato in luce , vivente ancora il 
suocero, due figli, Clarice e Lorenzo. E con LorcDzo, 
nato il 13 settembre 1492 , e con Clarice prese a 
dimorare, per quanto è dato conoscere, in Roma. La 
morte di Pietro, in uggia a' suoi concittadini per la sua 
malaugurata condotta con Carlo Vili di Francia, parve 
ammollire gli animi de' Fiorentini, avversi al casato 
de' Medici. È, almeno, un fatto che ad Alfonsina non 
fu vietato di rientrare in Firenze e di farvi valere 
i propri diritti, in ciò che concerneva la dote , sui 
beni del defunto marito. È anzi fama ch'ella ponesse 
r opera sua a disporre gli umori de' cittadini in 
favore degli esuli. Vero è che Lorenzo , allevato da 
lei, fu poi bandito, siccome ribelle, dalla città; ma 
non vuoisi perciò disconoscere che a lei fu dato di 



(8) Jo. PiERii Valeriani, De Literatorum Infelicitate, Lib. II, pag. 133, 
Hemelstadii, 1664. 



UNA MEDÀGLIA DI ALFONSINA ORSINI 75 

conchiudere le nozze di Clarice, sua figlia, con quel 
Filippo Strozzi, ch'ebbe a finire, più che trentanni 
dopo, assai tragicamente la vita ; non vuoisi disco- 
noscere che quelle nozze passarono in Firenze quasi 
inavvertite e non furono sturbate che assai legger- 
mente dai magistrati della città W. 

La vita d'Alfonsina in Roma corse, puossi dire, 
nella oscurità sino al 1512 , quando a' Medici si 
riaprivano le porte di Firenze. Ma, donna , al dir 
del Giovio , di virile prudenza , in quella oscurità 
non si lasciava da lei di tener d'occhio gli umori 
de' Fiorentini e di caldeggiare le sorti della famiglia. 
Ad Alfonsina e non ad altri vuoisi indirizzata una 
lettera del 16 settembre 1512, con la quale Nic- 
colò Machiavelli dava ragguaglio della caduta del 
Gonfaloniere Pier Sederini e di quanto s' era fatto 
in favore de' Medici (^^). Fu allora ch'ella ritornò in 
Firenze e vi diede prova d'una operosità senza pari, 
scrivendo ora a Roma e ora al campo di Lombardia, 
procacciando , come s' esprimeva Filippo Strozzi in 
una lettera del 31 agosto 1515 , u riputazione allo 
a Stato, animo agli amici e timore agli avversi » e 
facendo, a dir breve , a quell' offizio che ad altra 
tt donna sarebbe impossibile , a pochi uomini 
tt facile w (^^). 

A Firenze non si tolse, se cosi si può dire, un 
istante dal fianco del figlio. Sollecita com'era della po- 
tenza della famiglia, di nulla preoccupavasi, quanto 



(9) EoscoB, Vita di Leone X, Voi. Ili, cap. VH, § XV. Milano 1816. 

(10) ViLLARi, Nicolò Machiavelli e i suoi teinpi, Voi. II, Lib. 1, C. XV, 
pag. 108. Firenze 1887. 

(11) Ferrai, Lorenzino de* Medici, cap. I, pag. 8. Milano, 1891. 



76 BERNARDO MORSOLIN 



della vita di lui, di complessione né robusta, né sana. 
Del che dette prova specialmente nel giugno del 
1514, quando facevansi in Firenze i preparativi di 
certe feste, istituite da Lorenzo il Magnifico, ed ella 
commetteva a Baldassare da Pescia di dissuaderlo 
per lettere dàll'eserci tarsi nelle giostre, dall' indossare 
gravi armature e dal correre su grossi cavalli. Insi- 
steva cioè perchè pensasse quali de' Medici avessero 
giostrato in antico: pensasse che quando giostrava 
Pietro di Cosimo , n' erano al mondo ancora il fra- 
tello ed il padre, preposto al governo della città; 
che se Lorenzo il Magnifico aveva preso parte a 
uguali esercizi, l'aveva fatto quando vivevano ancora 
il padre, che pur governava la città, e il fratello 
Griuliano ; che Pietro, il padre di lui aveva pur gio- 
strato, viventi due fratelli e due figliuoli, ma non 
senza biasimo. Voleva riflettesse inoltre ohe la via, 
battuta da lui, era troppo pericolosa per ciò, che si 
riferiva al casato, non trovandovisi a rappresentarlo 
ch'egli solo, giovane ancora e inesperto, e Giuliano di 
malferma salute, celibi entrambi. Esortavalo da ultimo 
a contentarsi di starsene spettatore, a curar la propria 
salute, e a pigliarsi pensiero dell' avvenire deUa fa- 
miglia. E questi savi ammonimenti faceva ella 
comunicare a Lorenzo, oppressa da grande passione 
e quasi con le lagrime agli occhi e con tutte quelle 
preghiere, che sa fare una madre (^^. 

Con sì fatte preoccupazioni dell'animo intomo 
all'avvenire de' Medici, era naturale ch'ella vagheg- 
giasse Dio sa quali parentadi e derivasse dalla viva 
opposizione di lei se non si potè mandare ad effetto 
il matrimonio, già patteggiato co* Sederini, tra la 



(12) EosooE, Op. cit, Voi. V, cap. XII, § XI e voi. VI. Appendice , 
n. CXV. Milano, 1816 e 1817. 



UNA MEDAGLIA DI ALFONSINA ORSINI 77 

figlia di Grianvittorio e il giovane Lorenzo C^^); era 
naturale che, malcontenta del tacito e incerto prin- 
cipato di Firenze , al quale ella avrebbe , secondo 
alcuni, eccitato e, secondo altri, sconsigliato il figliuolo 
dal fermarvi speranza alcuna al momento della ri- 
nunzia di Giuliano (^*), si facesse a promuovere presso 
il cognato Leone X l'impresa d'Urbino contro Fran- 
cesco Maria della Rovere (^^). E in Urbino , succe- 
duto a Giuliano il figlio Lorenzo, non lasciò di spa- 
droneggiare un istante, sola ed unica, quasi, in una 
corte frequentata da gentiluomini e abbellita spesso 
dalla presenza delle più amabili donne d'allora, tra 
le quali la figlia Clarice , la Lucrezia , moglie di 
Jacopo Sai viali, e la Clementina de' Pazzi, lodata per 
la sua bellezza ne' Ritratti del Trissino (i^). 



Alfonsina moriva in Roma, di flusso di sangue, il 
7 febbraio del 1520, diciassette anni dopo il marito, 
nato il 1471. Ignorasi quale fosse allora l'età sua. A chi 
consideri però che Lorenzo, nato nel 1492, era stato 
preceduto da Clarice, non parrà certo inverosimile il 
pensare che la nascita di lei si scostasse di poco dalla 
nascita di Pietro. Sicché, se alla morte del marito non 
toccava la cinquantina, è a credere vi si avvicinasse, 
per lo meno, d'assai. E le sembianze, quaU si danno 
a divedere nella medaglia, di cui si parla, non son 
certo di donna che non abbia varcato la quarantina. 
Ond' è a credere , mi pare , che non darebbe in 
fallo chi pensasse che la medaglia fosse coniata in 



(18) VlLLARI, Op. oit., Voi. II, lib. I, cap. XVI, pag. 202. Firenze, 1831. 
(14) Nardi, Op. oit Voi. II, lib. VI, pag. 88, nota. Firenze 1858. 
(16) LiTTA, Op. cit. De Medici e Orsini, 
(16) Fbrrai, Op. e loc. cìt. 



78 B. MORSOLIN - UNA MEDAGLIA DI ALFONSINA ORSINI 

qualcuno degli otto anni che Alfonsina sopravviveva 
al ritorno de' Medici in Firenze; di quegli otto anni 
cioè, che son corsi tra il 1512 e il 1520. 

Si sa che il soggiorno di lei partivasi, particolar- 
mente in quel periodo di tempo, tra Roma, Urbino 
e Firenze. E in Roma, dove accorrevano gli artisti, 
allettati dalla munificenza di Leqne X, o in Firenze, 
feconda allora più che mai d'artefici insigni , usciti 
dalle scuole specialmente del Pollaiuolò e di Ni- 
colò Fiorentino, o forse in Urbino, dove il culto dello 
arti ebbe pure a fiorire, come sotto i Montefeltro e 
il Della Rovere, cosi sotto i Medici, è a credere si 
commettesse e lavorasse V impronta, che, pur difet- 
tando le prove, atte a definire, come che si voglia, 
r autore, accusa il punzone d'una mano maestra. 

Vicenza, Gennaio 1892, 

Bernardo Morsolin. 



PESI PROPORZIONALI 

DESUNTI DAI DOCUMENTI 

DELLA 

LIBRA ROMANA, MEROVINGIA E DI CARLO MAGNO 



L 



Sopra nessun altro argomento della numismatica me- 
dioevale ì pareri dei dotti furono tanto discordi quanto sul 
vero peso intrinseco della libra instituita da Carlo Magno, 
e sulle fasi per le quali passò la trasformazione del vecchio 
nel nuovo sistema monetario. Varie furono le cagioni di 
queste discordanze: primieramente la poca chiarezza dei 
documenti in materia di peso : secondariamente l'insuffi- 
cienza del trovato per le ricerche troppo limitate : infine 
l'incerto e variante risultato ottenuto dal peso intrinseco 
dei singoli denari d'argento, unico mezzo dal quale venne 
finora desunto il peso della nuova libra di Carlo Magno. 

L'importanza di questo argomento mi spinse a trat- 
tarne nuovamente con nuovo metodo, cioè, non ripercor- 
rendo la incerta e già tanto esplorata via del peso dei 
denari, ma indagando nuovamente e più accuratamente 
i documenti dai quali poteva solo emergere qualche lume. 

Credere che la libra romana, alla quale tanto eransi 
abituati tutti i popoli, fosse andata in oblio per quella 
nuova di Carlo Magno è errore. La libra romana seguitò 
ovunque ad essere usata egualmente , ed un sicuro in- 
di/io l'abbiamo nella necessità del suo ritorno. Se la 



80 VINCENZO CAPOBIàNCHI 

nuova libra di Carlo Magno eccedè nel peso la romana, 
con una minor quantità di once se ne aveva l'equiva- 
lenza: se il denaro carolino fu più pesante di quello 
romano, per ogni soldo o libra di conto troviamo che 
se ne dava una minor quantità; e fu precisamente in 
questo modo del tutto eccezionale che durante quella ri- 
forma la libra romana sopravvisse e seguitò ad essere usata. 
Le ricerche di queste proporzioni nei documenti, ed 
il dimostrare la esistenza di queste, spesso o anzi quasi 
sempre espresse quando trattasi di moneta, formano il 
tema del presente ragionamento. 



Due fasi risultano dai documenti italici del passaggio 
dal vecchio sistema in uso sotto i longobardi nel nuovo 
sistema monetario franco. La prima di queste fasi è de- 
terminata dalla cessazione del soldo d'oro mediante la 
sostituzione del denaro d'argento, 12 dei quali formarono 
il soldo e 240 la libra romana in argento. La seconda 
fase è nella cessazione del precedente denaro per. quello 
nuovo istituito da Carlo Magno, 12 dei quali denari egual- 
mente costituivano un soldo e 240 la nuova libra : questo 
nuovo denaro in origine fu detto ancora denaro grosso^ 
perchè aveva maggior peso e valore di quello precedente. 

Divenuto Carlo Magno signore d'Italia nell'anno 774, 
colla disfatta di Desiderio, non cambiò immediatamente 
il sistema monetario, perchè trascorsero otto anni circa 
prima che il denaro d'argento fosse introdotto nella Lom- 
bardia (782) (1), e ventitre, in Lucca (797); (^J anzi in 



(1) FuMAaALT.!, Codice diphm» Sant'Ambrosiano^ p. 49, nota 8. L'aa- 
tore osserva che il Docum. XVI delPanno 781 ò l'altimo in cui siano 
tuttavia menzionati i soldi e tremissi d'oro. 

(2) Barsogchini, Delle vicende della zecca lucchese sotto Carlo Magno 
e sua stirpe in Italia. Memorie e documenti per servire alla storia di 
Lacca. T. IX, p. 53. 



PESI PROPORZIONALI DESUNTI DAI DOCUMENTI, ECC. 81 

quest'ultima città, col nome di Carlo Magno, furono co- 
niati, fino a quell'epoca, tremissi d'oro di tipo e di peso 
eguali a quei di Desiderio (3), emergendo da questo fatto 
che nessuna legge fino allora imponeva all'Italia il cam- 
biamento della moneta. Non apparisce cosi per il secondo 
e più recente cambiamento del nuovo sistema carolino 
che fu regolato invece da una legge generale, la quale 
determinava il tipo ed il peso delle monete, ed in seguito 
stabiliva ancora il luogo in cui dovevano esser coniate. 

Che la coniazione della nuova moneta fosse regolata 
da una legge generale, ce lo dimostrano i contratti, anche 
colà ove i pagamenti erano facoltativi, con moneta di 
qualsiasi delle tre officine italiche, cioè di Pavia, di Milano 
e di Lucca (C Denarios grossi et expendivilis de moneta 
de Papia et Mediolano seu Lucana y>. 

I romani Pontefici dovettero andare esenti da questa 
legge generale, perchè la zecca di Roma rimase sempre 
in loro potere e sotto la giurisdizione loro, e le monete 
che ivi si coniarono, benché fossero secondo la prescrizione 
stabilita dalla nuova legge, non ebbero corso comulativo 
come quelle delle suddette officine collegate, rimanendo per 
uso del solo ducato romano. Questo fatto verrebbe a con- 
fermare in parte l'opinione di coloro che negano ai re di 
Francia l'assoluta autorità sopra Roma, da molti pretesa. 

L'introduzione della nuova legge carolina per Lucca e 
Roma avvenne immediatamente dopo l'anno 800 coU'inco- 
ronazione e proclamazione di Carlo Magno ad imperatore 
dei romani (^): mentre in Milano e in Pavia era in uso 
già da qualche anno (796) (p). 



(B) Memorie e Docamenti per servire alla storia di Lucca. T. ]X. 
Tav. Ili, n. 11 e 12 e Tav. IV, n. 1 e 2. 

(4) Vedansi i documenti lucchesi dopo Panno 800, più oltre riportati, 
e le monete di Leone III papa, sulle quali il nome di Carlo è seguito 
dal titolo di imperatore. — Promis, Monete dei romani ^pontefici avanti il 
mille. Tav. I, n. 11 e 12 e Tav. II, n. 1. 

(5) Fumagalli, Op. cit. , pag. 96, doc. XXIIL Ann. 796: e red- 
€ damus Ubi Erminald aut ad iuis heretes argento dinarim nonagenta 



II 



82 VINCENZO CAP03IANCHI 



Allorché la nuova legge carolina andò in vigore in 
Italia, accadde quello che accader suole sempre ed ovunque 
quando un nuovo sistema va in uso, vogliamo dire, che 
si seguitò a stabilire contratti e far pagamenti a libre 
romane, ragguagliandole con i nuovi denari carolini. E sic- 
come questi eccedevano in valore, in luogo di dodici, quan- 
tità che formar doveva il soldo in argento, se ne computava 
e dava un numero minore che equivalesse il soldo romano. 
Importantissimo esempio di questo fatto mi apparve in 
un documento dell'anno 816, nel regesto farfense, ove 
Ansidruda figlia di Rodiperto, vendendo alcuni suoi beni 
al monastero di Farfa, confessa aver ricevuto <r prò supra- 
a scriptis rebus omnibuff qualiter superius legitur^ a te 
a domine ingoalde abbas^ uel a parte monasterii^ idest 

d ARGENTI [SOLIDOS] CXX ANA NOVEM DENARIORVM PER 
<t SOLIDVM DE MONETA SANCTI PETRI FINITVM PRETIVM 

<r sicut etc. (^) 3>. 

Che i soldi di questa convenzione fossero quei 
romani, o meglio computati alla romana, me ne assi- 
curava un altro atto contemporaneo dello stesso regesto 
di Farfa. Nell'anno 819, certo Giovanni Sculdahis da 
Spoleto domanda in usufrutto ed ottiene dal suddetto 
monastero i beni appartenenti a suo cognato Leone ed 



« legidimus bonus mediolanenses aut ticinenses, Acto Mediólani, > Per 
r illustrazione di quest' importante formola monetaria rimandiamo il 
lettore alle stesse seguenti osservazioni, che noi faremo sulle formole 
dei documenti lucchesi dopo Tanno 800, dalle quali apprendiamo che 90 
denari carolini formavano il nuovo equivalente di mezza lihra a com- 
putazione romana, e che alla costituzione sociale delle zecche di Milano 
e Pavia, che questo documento ci fa conoscere già avvenuta al 796, fa 
unita ancora Lucca, ma dopo l'800. 

(6) Regesto di Farfa, Voi. II, Docum. 219 , p. 179. Sulla denomina- 
zione generica solidus argenti ^ dobbiamo osservare come questa fosse 
usata per indicare una quantità indeterminata di denari d' argento, es- 
sendovi stati soldi da 4, da 9, da 12, da 3) e da 40 denari, de^ quali il 
più usato fu quello di 12 denari derivante dal soldo di peso 24^ parte 
o mezza oncia della libra romana di 12 once. Il soldo di peso dopo la 
riforma franca venne a corrispondere alla 20^ parte della libra. 



PESI PROPORZIONALI DESUNTI DAI DOCUMENTI, ECC. 83 

a sua sorella Tota, obbligandosi, per non adempimento dei 
patti stabiliti nel contratto, a pagare per multa a solidos 
franciscos CC W d, cbe erano quei soldi da 12 denari 
nuovi, i quali, avendo maggior valore di quei romani, 
erano perciò detti francesi o alla francese. 

Non rimaneva più dubbio cbe la libra romana 
avesse seguitato a rimanere in uso contemporaneamente 
alla nuova libra francese. 

Questa prima osservazione mi fu di guida ad altre 
e potei così facilmente ritrovare, che la maggior parte 
delle somme in quel periodo determinate in viiij denari 
e multipli fino alla concorrenza di 180 denari, erano 
soldi e libre computati alla romana, e che per brevità 
di formola e per maggiore intelligenza delle somme stesse 
venivano in quel modo indicate , mentre per i soldi e 
libre computati alla francese occorreva dichiarare che i 
soldi erano i:^gionati a 12 e le libre a 240 denari; di- 
chiarazioni che sarebbero state inutili, qualora fosse stata 
in uso una sola computazione. 

Innumerevoli me ne apparvero ovunque gli esempi, 
ma i più opportuni e chiari li rinvenni nelle pergamene 
lucchesi, cioè negli atti stipulati immediatamente dopo 
l'anno 800, epoca nella quale andò in vigore in Lucca 
la legge carolina. Questi atti per ordine di data sono i 
seguenti : 

Anno 801/ in ottobre. Deusdedi, prete e custode della 
chiesa di S. Salvatore» posta in Bussolanio» riceve dal prete 
Gumberto, rettore di S. Colombiano, il diritto di manutenzione 
della chiesa di S. Pietro, che appartiene a S. Colombiano, e 
dei beni di detta chiesa posti in Castiglione, pagando per 
annua pensione (C idest decem et odo dinarios grossi, boni^ 
a expendivili, etc. (8) x). Dieciotto denari grossi, così detti i 



(7) Op. cit. Voi. II, p. 196. 

(8) Memorie e Documenti per servire aUa storia del Ducato di Lucca, 
T. IV, Docnm. II, p. 4, App. 



84 VINCENZO CAPOBIANCHI 



nuovi denari francesi, costituivano l'equivalente di due soldi 
romani. 

Anno 803, ai 23 di luglio. Guaseramo prende in locazione 
una casa da Àlperto, chierico rettore del monastero di S. Pietro 
Somaldi, coU'obbligo di dare al detto monastero d per omnes 
(( annos quatrajentas et quinque dinari boni mundi grossi (9) j). 
Quarantacinque denari costituivano cinque solidi romani» ra- 
gionando il solido a nove denari. 

Anno 805, in giugno. Gariperto parmigiano vende a Jacopo 
vescovo di Lucca i suoi beni posti nel distretto di Parma 
presso il fiume Taro per il prezzo a: argentum solid. quadra- 
(( ginta quinque, ana duodecim den. prò solid, (10) j). Quaran- 
tacinque solidi alla francese , di dodici denari a soldo, erano 
corrispondenti a tre libre a ponderazione romana di quindici 
soldi a libra. 

Anno 807, ai 27 di ottobre. Tamperto prete dà a livello 
la chiesa di 8. Benedetto di Villa, con tutti i suoi beni già 
offerti al Volto Santo, coir obligo « ad part& prefate EccL 
<3C S. Salvat. censum dare et persolvere... per omne kal, octubris 
(C quadraginta et quinque denarios honos mundos grossos expen- 
a: dibilis tantum {^^) }> cinque solidi romani. 

Anno 807, in agosto. Alberto chierico cede una sua chiesa 
a favore di Valprando prete , con patto che d per singulog 
(L annos in natale Sancti Reguli,,, reddere debeas decem solidos 
ce argento de bonos denarios mundos, grossos expendiviles, ana 
<c duodecim denarios prò solido (J2) j). Mezza libra francese. 

Anno 808, in luglio. Valprando, prete rettore di S. Maria 
di Sesto, allivella vari beni a Deusdedi per l'annua corrisposta 
(( hoc est argento solid, quindecim ana duodecim denarios bonos 
(( expendiviles rationatos per sing. solidos (13) }>. 180 denari, 
è l'equivalente di una libra romana. 



(9) Op. cit. T. V, Part. Il, Docum. CCCX, p. 184. 

(10) Op. cit. T. V, Part. U, Docum. CCOXIX, p. 190. 

(11) Op. cit. T. V, Part. II, Docum. GCGXLVIII, p. 207. 

(12) Muratori, Antiq, ital. Tom. II, col. 775. 

(13) Memorie e Documenti per servire all'istoria del Ducato di Lucca. 
Tom. V, Part. II, Docum. CCCLVII, p. 213. 



PESI PROPORZIONALI DESUNTI DAI DOCUMENTI, ECC. 85 

Anno 809, ai 10 di ottobre. Alperto chierico riceve a li- 
vello da Jacopo, vescovo di Lucca, la corte di Tocciano nei 
confinì della città di Saona, con altri beni spettanti al vesco- 
vato di S. Martino, obbligandosi a semper in kalendis mensis 
ce octubri ipsum censum media libra argenti reddere, idest bonos 
<£ denarios numerum centum viginti tantum (1^) 7>. Mezza libra 
francese. 

Anno 813, primo di luglio. Amiprando del qd. Walfredo 
prende a livello dal chierico Gunfredo rettore di S. Michele 
Arcangelo, del luogo di Cipriano, quelle terre e beni, che a 
detta chiesa offrì già il qd. Peredeo vescovo di Lucca, coU'obbligo 
di pagare ogni anno ce argentum denarios novem bonus de mu- 
<C neta de Papia, et de Mediolano seo de Luca (15) );>. Nove de- 
nari carolini costituivano il solido romano: questa formola è 
la più completa che si abbia, essendovi dichiarata Tuniformità 
di valore della moneta che contemporaneamente battevasi nelle 
tre officine; quest'uniformità nell'anno 796 era estesa solamente 
alle zecche di Pavia e di Milano, come più sopra fu già veduto. 

Anno 814. 
<t solidos duodecim quot sunt Denarios Grossi et expendivilis 
a de moneta de Papia et Mediolano seu Lucana duodecim de- 
a narios rationati per singulos solidos (16) ». Dodici solidi 
francesi eguali a sedici solidi romani. 

Non meno dimostrative pel nostro argomento furono 
le valutazioni del soldo d'oro. Dalla proporzione ottenuta 
nel soldo in argento da 12 a 9 denari, il soldo d'oro che 
aveva il prezzo invariabile, e che prima della riforma 
di Carlo Magno valeva 40 denari d'argento, doveva tro- 
varsi corrispondente a 30 dei nuovi denari. 

n soldo d'oro corse in Italia per più lungo periodo 
che non fa nelle Gallie ove aveva cessato all'epoca di 
Pipino. Delle zecche d'Italia quella di Benevento seguitò 



(14) Op. oit, T. IV, Docum. XV, p. 21. 

(15) Op. cit, T. IV, Part. II, App. di Docum., pag. 19. 

(16) Caru-Bubbi, Delle Monete e delV Istituzione delle zecche d^ Italia. 
Tom. n, p. 46 e 147. 



86 VINCENZO CAPOBIANCHl 



a coniare soldi d'oro ancora dopo Tanno 800, ed i più 
accreditati furono quei denominati mancusi (cum signo 
manus cusi) (l'^; dal contrassegno della mano che primie- 
ramente vi era stampato e che li distingueva dai soldi 
d'oro lucani stellati che avevano invece una stella. 



(17) Non si ha notizia certa delPetimologia della voce Mancusus o 
Mancosiis, e varie sono le opinioni dei dotti sull'origine di questa. Il 
Carli ritenne che i Soldi d'oro Mancosi, quasi tnancanii, fossero monete 
del Basso Impero calanti dal giusto peso del Soldo; e siccome il valore 
del Soldo d'oro fu di 40 denari d'argento, fossero detti Mancosi quelli 
di 80, i quali formavano solamente tre quarti del valore del Soldo d'oro. 
(Vedi Zaneti'i, Nuova raccolta delle Monete e Zecche d^ Italia. T. IV, 
p. 101). Il Zanetti credette invece che fossero denominati inanu cusi 
(Zanetti, Op. cit. T. II, p. 377) ossia : « coniati a mano, come i Zecchini 
« Veneziani, piuttoatochè per esaere mancanti^ cioè di mitwr peso, e di 
€ minor bontà degli antecedenti soldi, perchè la voce mancante per ispie- 
« gare diminuzione a que* tempi non era in uso, > Altri lo hanno creduto 
peso misura e non moneta, ed altri infine l'uno e l'altra, a seconda 
dei paesi e dell'epoche. 

Nulla si oppone al poter dire che il soldo d'oro Mancuso fosse mo- 
neta reale e che in Italia principiasse ad aver corso, trovandosi quivi 
le notizie più antiche. In un documento dell'Abazia di Sesto in Friuli 
se ne fa menzione all'anno 778. (Vedi Zanetti, Op. cit. Monete di Faenza. 
T. II, p. 374 nota (a) persolvere XX mancoseos auri...): e nel regesto 
farfense principia ad apparire al 787, contemporaneamente al soldo 
d'oro lucano. 

Prima che le zecche italiche fossero messe sul sistema del nuovo 
peso carolino, il soldo d'oro mancuso era già in corso in Italia, avendo 
quasi sostituito il primitivo Soldo d'oro; seguitò ad aver corso durante 
la riforma di Carlo Magno, ed è allora che fu tassato a 80 denari della 
nuova moneta d'argento, tassazione che appare per la prima volta in 
un documento veronese dell'816. In seguito, allorché ne cessò nelle zecche 
italiche la coniazione, il soldo d'oro mancuso fu convertito nel proprio 
equivalente, ottenendo perciò il nome di Mancuso d'argento, valuta ideale 
e di conto che denotava la somma collettiva di 30 denari. 

Escluso adunque che la voce Mancusus possa significare mancanza 
o mancante, esaminar devesi se quella voce possa invece derivare da 
manu cusi. L'etimologia di Mancosus o Mancusus da manu cusi, cioè 
coniati a mano, secondo il Zanetti come i Zecchini Veneziani, è etimo- 
logia ma senza significato. Tutte le monete allora e poi furono appros- 
simativamente coniate nella medesima maniera, né l'esser coniati a mano 
in altra guisa, dar poteva contrassegno tale da formarne una specie 



PESI PROPORZIONALI DESUNTI DAI DOCUMENTI, ECC. 87 



Il soldo d'oro mancuso ebbe grandissimo credito in 
Italia prima deirSOO, seguitandovi a correre di poi, fin- 
tantoché, cessatane definitivamente la battitura e scom- 



differente e dai soldi d^oro propriamente detti, e da qaelli lucani che 
avevano corso contemporaneamente. 

Tutte le denominazioni date in quell'epoca e posteriormente ai soldi 
d'oro hanno avuto derivazione o dal nome della zecca, o da contrassegni 
particolari che li distinguevano, ovvero dai nomi dei Principi che li 
coniarono. 

Nella voce Mancosus o Mancustts non possiamo ritrovarvi, né il nome 
di una zecca o città, nò il nome di un Principe, ma solamente ricono- 
scervi quello di un contrassegno o rappresentanza speciale che lo fece 
distinguere dagli altri soldi d'oro, non potendosi supporre che questi 
soldi formassero un'eccezione dall'uso che n'era prevalso. 

Mancoso o Mancuso è voce dell'Italia meridionale, ed oggidì ancora 
vi sono comunissimi i cognomi. Nel napolitano Mancose sono le mani 
(D'Ambra, Vocah Napolitano- Toscano)] in Sicilia Mancusu è colui che 
adopra la mano sinistra (Mortillaro, Nuovo Diz. Siciliano-Italiano), e 
Mancosu in Sardegna ha eguale significato (Spano, Vocab. Sardo- Italiano). 
Fu precisamente dal contrassegno di una mano che ebbe origine la de- 
nominazione MancusuSf cioè solidus cum signo tnaniM cusus. 

Il segno della mano appare di fatto per la prima volta sopra i soldi 
e tremissi d' oro di Costantino V Copronimo e Leone IV, 751-775, co- 
niati nella zecca di Roma (Sabatier, Description Générales des Monnaies 
Byzantities, T. Il, p. GÌ et PI. XL, n. 22 et 23 — Saulcy, Essai de claS' 
sification des Monnaies Byzantines. Atlas, T. XIV, n. 2), ove, fra i busti 
dei due Augusti, in alto, vedesi una mano rovesciata ed aperta, che ivi 
rappresenta la mano dell'Onnipotente. -Nostra Tavola, n. 2 e 3). La de- 
nominazione Mancusus ed il relativo segno dovettero passare contem- 
poraneamente alla zecca di Benevento, come ne fanno fede i Soldi e 
Tremissi d' oro di Liutprando Duca ivi battuti, su' quali, nel rovescio a 
lato della croce, vedesi una mano aperta volta in alto, che quivi però 
è contrassegno. Nello stesso modo che allora furono detti stellati, quei 
' soldi lucani d'oro che portarono una stella per segno, vennero deno- 
minati soldi mancusi, quei di Benevento che ebbero il contrassegno della 
mano. La voce Mancusus dovè generalizzarsi ancora fuori d'Italia, per 
indicare , sembra certo , i soldi d' oro italiani o quei coniati a somi- 
glianza di quelli, ed abbenchè il segno della mano non si trovi più 
neanche sopra gli altri che seguitarono a coniarsi in Benevento, purnon- 
dìmeno furono egualmente detti Mancusi, essendo del medesimo tipo, 
titolo e peso dei primitivi. Tralasciatasi verso l'anno 850 la coniazione 
dei soldi d'oro ancora nella zecca di Benevento, il soldo mancuso fu 
convertito in valuta di conto ed equivalente a 30 denari, e perciò fu 



88 VINCENZO CAP06IANCHI 



parsa la moneta effettiva, venne convertito in valuta ideale 
corrispondente a 30 denari d' argento e perciò detto 
mancuso (Vargento. 



detto ManciMO d'argento, vaiata usitatissima nel Bacato romano nel corso 
del X secolo, ed è precisamente, in qaesto periodo, che sopra i denari 
d'argento dei romani Pontefici fa riprodotto il contrassegno della mano. 
(Promis, Monete dei romani Pontefici avanti il mille. Tav. VI, n. B, 6; 
Tav. Vili, n. 9 e 10, e nostra Tavola dimostrativa nameri 6, 7, 8 e 9) 
come può vedersi sai denari battati in Roma da Benedetto IV, 900-903, 
e da Giovanni XII, 955-964 (Reg. Sublacen. p. 163, 29 genn. ann. 913 
e in argento mancosos numero xxx > loco cit. p. 104 , 1 settem. ann. 927 
€ in argento mancoaos hmu>8 nouos qualis prò tempore hierint numerum 
sex. prò unoqmque inancoso ana denariis xxx. > Loco cit. p. 176 , 26 
marzo ann. 949: « in argento mancosos numero xl. Per unoqttemque 
maneoso denarios xxx bonos et optimo exmeratos etc. >) 

La voce Mancosus e la sna cifra namerica sono giante fino a noi 
ed oggidì, nel vernacolo romanesco pei contratti di alcani generi, si nsa 
per indicare il namero xxx: un Mengoso (sic) di allodole vuol dire 
precisamente trenta allodole. 



Le due rarissime monete attribuite a Liutprando duca e che ripro- 
duciamo nella Tavola dimostrativa, n. 4 e 5, fecero parte di un ricco 
ripostiglio discoperto nella città di Benevento verso Panno 1878. Il di- 
segno del soldo d'oro è tolto dall'esemplare da me posseduto ; altro 
esemplare eguale trovavasi nella celebre collezione già appartenuta 
all'illustre Numismatico cav. Giancarlo Rossi e da lui descritto, per la 
prima volta, nel suo catalogo di vendita « Roma 1880, n. 349. > Il di- 
segno del Tremisse è preso dall'esemplare che conservasi presso il 
sig. Francesco Martinetti, che gentilmente me ne favori il calco. 

Qaesto importante tesoro ha dato tutte le varietà dei soldi d'oro e 
Tremissi di soldo coniati in Benevento da Komoaldo I a Liutprando. 

E ben noto come questi Duchi facessero coniare i loro soldi ad 
imitazione di quei di Giustiniano II, alterandone il nome che nelle pri- 
mitive contraffazioni vedesi completo ed in seguito ridotto alle sole let- 
tere IINVS, INVS ed infine VS, facendo porre però, sul rovescio, le 
iniziali dei proprt nomi E, G, L, ovvero A che vogliono significare Ro- 
mualdo, Gisolfo, Liutprando ed Arichi. Il Soldo e Tremisse d'oro che 
qui pubblichiamo non portano alcuna iniziale ed in luogo di quella ve- 
desi una mano aperta per segno. 

11 Tremisse non presenta altre varietà; il Soldo però ne ha una 
molto caratteristica ed è che il busto di Giustiniaoo, ha disegno e foggia 
differente degli altri Soldi, però è eguale a quello del Soldo d'oro di 



^ESI PROPORZIONALI DESUNTI DAI DOCUMENTI, ECC. 89 

Per la nuova legge carolina il soldo d'oro mancuso^ 
col quale erano costituiti in gran parte i censi, venne 
equiparato colla nuova moneta e fu tassato allora per la 
prima volta a 30 dei naovi denari. 

Il primo e più antico esempio di questa nuova tas- 
sazione appare neir816 in un decreto di Ludovico il Pio 
ove queir Augusto, riconfermando il censo che i mo- 
naci di S. Zeno di Verona pagavano annualmente , già 
dall'epoca di Carlo Magno al Vescovo di quella città, 
ne determinava la nuova equivalenza <L aut mancusos 
a viginti aut quinquaginta solidos argenti (18) j); rag- 
guaglio che veniva a corrispondere precisamente a 30 
denari per ciascun soldo mancuso. 

Il documento però che meglio di ogni altro ci de- 
terminò il ragguaglio fra il soldo d'oro e la vecchia e 
nuova computazione della libra d'argento, è il seguente. 

Nella celebre raccolta dei trattati fra i Dogi di Ve- 
nezia e gli Imperatori (argomento di discussione per tutti 
coloro che si occuparono della moneta veneziana) avvene 
uno, il più antico di tali trattati attribuito all'imperatore 
Lotario I, colla data del febbraio 840, dal quale si ap- 
prenderebbe che sei soldi niancusi equivalevano allora una 
libra o lira veneziana (i^). 



Liatprando che conservasi nel regio medagliere di Torino, che fa pub- 
blicato dallMllastre nummografo Domenico Promis {Monete di Zecche 
italiane inedite e corrette, Torino 1867, p. 31) e che sul rovescio porta 
la iniziale L. (Liutprando). 

Nel nostro soldo d'oro, come in qaello del regio gabinetto, il busto 
di Giustiniano, oltre il braccio destro sollevato, colla cui mano sorregge 
un globo crucigero, tiene un rotolo colla mano sinistra, varietà che non 
rincontriamo nei soldi d'oro degli precedenti Duchi : ed è per tale speciale 
rassomiglianza che possiamo attribuire questo soldo d'oro a Liutprando. 

Il titolo dell'oro è della bontà di j^, ed il peso medio di grammi 
4 circa, per ciascun soldo. 

(18) Ughelu, Italia Sacra, Edit. Venetiis 1720, T. V, col. 705. 

(19) RoMANiNy Storia documentata di Venezia. Voi. I , p. 301 : « Vo- 
« lumua , ut prò sex inane, solid. ah uno homine sacrarneiituvi reci- 
€ piatur, et si plus fuerit usque ad duodecim mane, duorum hominum 



u 



90 VINCENZO CAPOBIANCHI 



Questo trattato, la data del quale è inesatta, e nel 
quale gli anni del regno di Lotario I non corrispondono 
al febbraio 840, fu impugnato dal S. Quintino che volle 
dimostrarlo apocrifo o almeno interpolato (20), ma fu di- 
feso dal Romanin (21) ed in seguito dal Papadopoli (2^) che 
si studiò di dimostrarne l'autenticità, non potendosi cre- 
dere che un documento riportato nella celebre raccolta 
dei patti del liber blancus (23) compilata da Andrea Dan- 
dolo nel 1344, circostanza che ignorò il S. Quintino, fosse 
stato ad arte alterato. Il Papadopoli è d'avviso che l'ori- 
ginale di tal documento guasto fin dal tempo in cui se 
ne fece la trascrizione, fosse il motivo degli errori che 
s'incontrano particolarmente nei primi versi, e della man- 
canza dell'ultima parte, essendo sempre il principio ed il 
fine di un foglio più facili ad essere guastati. 

Fra le ragioni adotte dal S. Quintino e riconosciute 
dal Papadopoli vi sarebbe l'assomiglianza che questo di- 
ploma ha con quello di Ottone II del 983, e con altri del 
X secolo : però la più importante delle loro osservazioni 
consiste nel fatto che nell'accennato documento si hanno 
i soldi mancusi, dei quali non si parla nei documenti ve- 
neziani se non nel X secolo, e le lire veneziane, delle quali 
nessun documento fa parola prima del trattato di Beren- 
gario II del 953, ove esiste lo stesso paragrafo. 

Per queste ragioni il Papadopoli, ammettendone Tau- 



€ juramentum sit aatisfactuin , et ita usque ad duodecim lihras veneti- 
« corurn semper addendum per duodecim electos juratores perveniate ut 
« quante sint libre, tanti sint et juratores. Nam si ultra duodecim lihrarum 
« questio fuerit juratores ultra duodecim non excedant. » 

(20) Giulio di S. Quintino, Osservazioni critiche intomo alla origine 
ed alla antichità della moneta veneziana. Torino, 1847, p. 27, 

(21) EoMANiN, Op. cit., Voi. I, p. 351. 

(22) Papadopoli, Sulle origini della veneta zecca. Venezia, 1882, p. 23 
e seguenti. 

(23) Lihei' hlancm, Liber albus, Libri pactorum, pubblicati da Taffel 
e Thomas, Monaco 1855. 



PESI PROPORZIONALI DESUNTI DAI DOCUMENTI, ECC. 91 

tenticità, crede possa formarsi V ipotesi che questo docu- 
mento fosse stato dal copista messo fuori di posto e ma- 
lamente letto, potendo appartenere invece a Lotario II 
figlio di Ugo di Provenza, che venne in Italia nel 926 e 
fu dal padre associato al potere nel 931. 

Non ammettendo discussione l'esistenza delle scorre- 
zioni di dizione e di date nel surriferito documento, scor- 
rezioni che sovente si verificano nelle copie e particolar- 
mente in quelle, come questa, tratte da un originale 
mancante e guasto ed in epoca relativamente remota, noi 
ci limiteremo solo a fare qualche osservazione sulle specie 
delle monete dedotte in quel trattato. 

Se mancano documenti di Venezia, nei quali si i)arli 
di soldi mancusi prima della metà del X secolo, questa 
non è a mio avviso valida ragione per dover credere che 
non vi abbiano avuto corso prima di quell'epoca. Il soldo 
mancuso in tutta Italia nel X secolo era valuta ideale, 
quindi se come tale usavasi allora in Venezia, ciò deno- 
tava che primieramente vi aveva avuto corso come mo- 
neta effettiva. Il soldo mancuso d^oro fu in grandissimo 
credito in Italia anteriormente all'anno 800, prima cioè 
che vi principiasse la coniazione della moneta d'argento 
ed allora era detto solidus mancusus auri^ era corrente 
tuttavia in Verona nell'SlG , come teste vedemmo , ed 
ivi per la prima volta trovasi tassato a 30 denari caro- 
lini, e dal testo del decreto sappiamo che quel censo di 
20 soldi mancusi i monaci di S. Zeno lo corrisponde- 
vano già dall'epoca di Carlo Magno. Questo stesso censo 
nell'anno 1014 fu da Enrico II riconfermato, ma colla 
speciale ingiunzione che il vescovo di quella città non do- 
vesse più molestare i monaci, ne ripetere da loro nisi 
tantum quod antiquitus staiutum est in festivitate S. Ze- 
nonisj aut mancusos viginti aut solidos quinquaginta (24) ; 



(24) Muratori, Anti€[. Hai, Tom. II, col. 800. 



92 VINCENZO CAPOBIANCHI 



e l'esigenze da parte del vescovo dovettero avere origine 
perchè, essendo in Italia da lungo tempo cessata la legge 
carolina sul peso e sulla moneta, egli probabilmente ri- 
chiedeva il primitivo prezzo del soldo mancuso in 40 
denari romani d'argento. 

Queste osservazioni debbono farci conoscere la natura 
di tali atti , i quali, abbenchè venissero rinnovati sotto 
diversi imperatori, pur nondimeno le somme in cui erano 
costituiti i censi ed i privilegi rimanevano quasi sempre 
nella primitiva moneta, benché da lunghissimo tempo avesse 
cessato di correre; e se neir816 in Verona se ne stabiliva 
e dava l'equivalenza nella nuova moneta, ciò voleva signi- 
ficare che d'allora in Italia il soldo mancuso d'oro prin- 
cipiava a diminuire per esser sostituito dalla nuova mo- 
neta dei denari d'argento. 

Riguardo alla moneta veneziana, della quale nessun 
documento fa parola prima del trattato di Berengario II 
nel 953, noi unicamente chiediamo: è egli vero che nel trat- 
tato in questione intendasi di moneta o piuttosto di libre 
computate alla veneziana? A me sembra che in quest'ultimo 
modo debba intendersi quella formola monetaria, perchè 
l'equivalenza di sei soldi mancusi non è di 240 denari, 
quanti richiedevansi allora per una libra carolina , ma 
bensì di soli 180, che, come già vedemmo, costituiva in- 
vece il prezzo della libra romana in argento, la quale, 
per distinguerla dalla francese o carolina, che contempo- 
raneamente era in uso colà, dovette esser detta libra ve- 
netica. 

È nostro avviso adunque che quella formola mone- 
taria, nel suddetto trattato , non solo possa spettare al- 
l' epoca di Lotario I , ma , come la formola del docu- 
mento veronese dell'SlG, colla quale ha grande analogia, 
si riferisca ad altro trattato più antico, ove le somme 
erano determinate nella sola moneta primieramente cor- 
rente, cioè nei soldi mancusi d^oro. Durante la riforma 
di Carlo Magno vi si dovette aggiungere 1' equivalenza 



PESI PROPORZIONALI DESUNTI DAI DOCUMENTI, ECC. 93 

nella nuova moneta dei denari d'argento^ rimanendo quella 
formola cosi sino a Berengario II ed Ottone I ; però nelle 
rinnovazioni dei trattati di questi imperatori degli anni 
953 e 967, il pagamento della nuova contribuzione imposta 
ai veneziani è invece fissato in denari pavesi ed imperiali 
che costituivano la moneta corrente d'allora. Nel trattato 
di Ottone II del 983 fu ripetuta infine la stessa prece- 
dente formola, ma senza la voce mancusi (25), e tutte 
le somme sono ivi equiparate e dichiarate in denari ve- 
nezianij avendo in quell'epoca Venezia costituito la propria 
officina. 

Da queste osservazioni possiamo dedurre le seguenti 
conclusioni : 

1.'' La libra carolina, o francej^e, fu di un terzo 
preciso più pesante della libra romana, corrispondendo 
a 16 once di quella libra. 

2.** Diminuendo di un quarto il peso e la quantità 
dei denari che costituivano la libra carolina, si aveva 
l'equivalente della libra romana. 

3.° Sei soldi d' oro formavano il cambio di una 
libra romana d'argento, tagliata in 240 denari romani 
eguali a 180 denari carolini. 

4."* Otto soldi d' oro equivalevano ad una libra 
d'argento a peso carolino, tagliata in 240 denari carolini. 



II. 



Dovrà certo sembrare inopportuno che per trattare 
un argomento di numismatica francese, sul quale esistono 
insigni documenti, io abbia anteposto documenti italiani. 



(25) Carlt-Rubbt, Delle monete e dell'istituzione delle zeccìie d'Italia, 
T. I, p. 121. < Volumua ut prò una libra denariorum vel uno homine 
« sacramentutn fiat: et si usque ad duodecim lihras Veneticorum deno' 
€ rioruin^ duodecim electi iuratores addantur; nam si ultra XII libra 8 
< quaestio facta fuerit iuratores ultra XII non acced^nt. > 



94 VINCENZO CAPOBIANCHI 



Qaesta preferenza ebbe origine dal fatto, che i documenti 
italiani, negletti da coloro che trattarono l' importante 
argomento della trasformazione del sistema monetario 
franco sotto Pipino e Carlo Magno, furono quelli dai 
quali ottenni le prime dimostrazioni sulla proporzione 
del peso della libra di Carlo Magno. Da questi docu- 
menti potei meglio conoscere quale importanza avessero 
le tassazioni del soldo d' oro, che potei ordinare, e per 
mezzo di esse tenterò di confutare le teorie dei due più 
celebri e recenti scrittori di numismatica francesi, Guérard 
e de Barthélemy. 

Il Guérard ritiene che due furono le libre in uso 
nelle Gallie: primieramente la libra romana del peso di 
grani francesi 6144(2^), ossia digrammi 326,30: questa 
libra fu usata sotto i merovingi, sotto Pipino e parte 
del regno di Carlo Magno: la seconda libra fu quella 
istituita da Carlo Magno, di un quarto pia grave della 
libra romana e corrispondente al peso di grani 7680 
eguali a grammi 408 (2*^). 

Secondo questo scrittore una libra romana d'argento 
di grammi 326,30, sotto gli ultimi merovingi era divisa 
in 25 soldi, ossia 300 denari : ciascun soldo componevasi 
di 12 denari, ed il denaro pesava grani 20^, ossia 
grammo 1,088. Questa stessa libra, nell'anno 755 fu 
da Pipino nuovamente divisa in 22 solidi , con 264 
denari, aumentando questa nuova divisione il denaro a 
grani 23 ^ ossia a grammo 1, 236 (28). Carlo Magno 
all'anno 779, sostituiva alla libra romana la sua nuova 



(26) Allorquando parlasi di grano, deve intendersi di quello francese 
poids de mare corrispondente a grammo 0,053115. Vedi Martini, Manuale 
di metrologia^ p. 473. 

(^7) B. GuÉEURD, Du systhne monetaire des Franca som lee deux 
premières Racea. Revue de la numiematique frangaise. Blois 1837, p. 406 
e seguenti. 

(28) Sulla tavola della riduzione dei pesi del Guérard, per errore di 
cifra, è scritto 1 gr. 275, in luogo di 1 gr. 286. 



PESI PROPORZIONALI DESUNTI DAI DOCUMENTI, ECC. 95 

libra, elevandola al peso di grammi 408, divise per la 
prima volta questa libra in 20 soldi , ossia 240 denari, 
ciascuno dei quali denari aveva il peso di grani 32, ossia 
di grammo 1,700(28). 

La teoria del de Barthélemy differisce da quella del 
Guérard in un punto essenziale, cioè, che all'anno 779, 
in luogo della nuova libra carolina di grammi 408, pro- 
posta dal Guérard, seguirebbe invece una terza e nuova 
divisione della primitiva libra di grammi 326,30, quella 
in 20 soldi con 240 denari : questa divisione porterebbe un 
nuovo denaro, più forte dei due precedenti, del peso di 
grani 25-^, ossia di grammo 1,36. 

Il de Barthélemy ritiene però che dall'anno 774 al 
814 il peso probabile dei denari di Carlo Magno sia di 
grani 32, anticipando così di cinque anni la riforma di 
Carlo Magno dall'epoca stabilita dal Guérard (29). 

Dai calcoli del Guérard e del de Barthélemy risulta 
però un fatto concorde, quello cioè, che la libra carolina 
dovette essere di un quarto più pesante della libra romana 



(29) Incoerenza di data esiste neUa teoria del de Barthélemy, ed è : 
se dall'anno 774 al 814 farono in nso i denari di grani 82 (grammo l,700j 
i quali costi taiscono la serie dei denari della nnova libra di Carlo Magno 
di grammi 408; come accadeva poi che nel 779 i denari pesassero 
grani 25 6[10, e la libra fosse quella stessa (di grammi 826,30) che Pipino 
nel 755 divise in 22 soldi ? Abbenchè la data 774 sia stata cosi riportata 
ancora dal Gariel, (nelPintroduzione della sua opera Lea monnaiea royalea 
de Franee aoua la race carolingienne, première partie, p. 10) pur nondi- 
meno riteniamo esservi errore tipografico e doversi probabilmente inten- 
dere 784. Il testo del de Barthélemy è il seguente. « En 779, d'un texte 
« eonnu par les actes du concile d'Herstal^ il resuite que la livre d*argent 
€ éiait de 20 soiés ; que le denier pesait alora 25 graina GjlO^ que le aau 
« ae coìnpoaait de 12 denterà, N'oublions pas que, aous Pepin, la livre était 

< de 22 aoua. 

€ Il est permia de croire que, juaqu'en 774, Charlemagne continua le 
e ayathtne monéiaire de aon pire, peut-étre en modifiant quelque peu lea 
€ iypea; lea deniera de ce roi, de 768 h 774, doivent done former une 

< aérie peaant 27 (sic) graina 27ii00 (leggasi 23 graina 27tl00); de 774 
« juaqu'en 814 le poida probable est de 32 graina (1 g.' 707 (sic) leggasi 
« 1 g.' 700). > Vedi Charletnagne par Vétault, p. 488, 490 e 491. 



96 VINCENZO CAPOBIANCHI 



nel rapporto da 12 a 15 once (^), mentre la proporzione 
ottenuta da noi coi documenti italiani fu invece di un 
terzo preciso, da 12 a 16 once. 



Cessata nelle officine monetarie franche la coniatura 
del soldo d'oro per esser sostituita definitivamente da 
quella della moneta d'argento, principiata sotto gli ultimi 
merovingi, Pipino, nei nuovi capitolari delle sue leggi 
pubblicate nell'anno 755, ordinò, che da una libra d'ar- 
gento non dovessero essere tagliati più di 22 soldi di 
moneta C^^), mentre 25 ne erano tagliati sotto i mero- 
vingi (32), Per questa nuova divisione della libra che au- 
mentava il valore del denaro d' argento, (perchè 264 e 
non più 300 denari venivano tagliati da una stessa libra) 
e per la cessazione del soldo d' oro ne derivò che per 
soddisfare i censi, i privilegi e le ammende penali, co- 
stituiti in soldi d'orOj se ne dovette dare l'equivalente 
nella nuova moneta d'argento, che fu stabilito allora in 
40 denari per soldo. 

Questo soldo, del valore di 40 denari, dovè principiare 
ad usarsi immantinente colla nuova legge di Pipino, ebbe 
un periodo determinato e formò la nuova tassazione della 
legge salica (33). Sull'epoca della cessazione di questo soldo 



(SO) B. GuÉRARD, Op. cit., p. 422. < . . . . la livre de Charlemagne était 
€ de 240 fois 32 grains ou de 7680 graina, Ohservons que ce poids de 
« 7680 grains assigné par nona h la livre tiouvelle, est j uste le poids de la 
« livre ancienne renforcée d'un quart,- > 

(3J)Balutius, Gap. Pippini regis ann, 755A,^. 167. — D. Bouquet, 
T. V, p. 641. 

(82) B. GuÉRARD, Op. cit., p. 420. e Sous les rois de la première race^ 
« la faille fùt de 25 sols dans la livre d^ argent .... trecenti tamen 

« NUMMI ANTIQUAM VIGINTI ET QUINQUE SOLIDORUM EFFICIUNT LIBRAM. » 

(33) Balutius, Gap. leg. salic. ann. 778, T. II, Gap. V. « Si quia 

< porcelluin furaverit qui sine maire vivere potest quadraginta denariis 

< qui faciunt solidum unum cupabilis judicetur, » 



PESI PROPORZIONALI DESUNTI DAI DOCUMENTI, ECC. 97 

il Gnérard dice che fin verso Tanno 800 proseguiva in 
uso negli atti pubblici, ed Inchemaro arcivescovo di Reims, 
nella vita del beato Remigio, riferisce che il soldo di 40 
denari cessava ai tempi di Carlo Magno, fatto che viene 
confermato coU'abolizione definitiva di quel soldo nella 
legge salica, ordinata nel 801 (^). 

Questo soldo terminava adunque colla nuova legge 
carolina, perchè essendo nuovamente aumentato il valore 
del denaro d'argento, non più 40, come osservammo sui 
documenti italiani, ma un numero minore occorreva per 
formare quel soldo. 

Questa valutazione del soldo in 40 denari, alla quale 
i numismatici non diedero valore, assegnandogli eziandio 
un periodo che non gli appartiene (quello merovingio), ci 
guida ora a conoscere che quella libra da Pipino nel 765 
divisa in 22 soldi , non è la libra romana di 12 once, 
ma bensì un'altra di un decimo più pesante, perchè non 
è corrispondente a sei soldi d'oro o di quaranta denari, 
prezzo della libra romana in argento, ma a sei soldi e 
sei decimi di soldo, coi quali si ha invece il peso di once 
romane IS -^. 

Per la qual cosa non due libre per l'argento furono 
in quel periodo in uso nelle Gallie, come il Guérard ed 
il de Barthélemy proponevano, ma bensì tre con i se- 
guenti proporzionali pesi. 

1.^ La libra divisa da Pipino nel 755 in 22 soldi, 
tagliata in 264 denari, equivalente a sei soldi di 40 de- 
nari e sei decimi di soldo, e del peso di once romane 
13-.^. Con questa nuova divisione di questa libra 
(già in uso sotto gli ultimi merovingi ed allora tagliata 
in 300 denari) ebbe principio il periodo del soldo di 
40 denari. 

2.^ La libra descritta nel testo del concilio d'Herstal 



(34) Balutius, Capilul. ann. 801. Tit, XV, 

i3 



98 VINCENZO CAPOBIANCHI 



del 779 (^^), (periodo della valutazione del soldo in 40 de- 
nari) di due soldi, di quei di 12 denari, più debole della 
libra precedente, divisa in 20 dei medesimi soldi, tagliata 
in 240 dei stessi denari e del valore di sei soldi di 40 
denari. Questa libra è la medesima che fu usata in Italia 
prima e durante la riforma carolina del peso di 12 once 
romane. 

3.** La nuova libra di Carlo Magno, colla quale 
ebbe termine il periodo del soldo di 40 denari , divisa 
come la precedente in 20 soldi e tagliata in 240 denari 
a peso carolino. Questa libra per l'argento fu corrispon- 
dente al prezzo di 8 soldi d'oro o di 30 denari carolini 
ed al peso di 16 once romane. 

Una primitiva e più antica riforma dei pesi ebbe 
luogo nelle Gallie sotto gli ultimi merovingi, probabil- 
mente allorquando principiò la coniazione delle saighe o 
denari d' argento. Alla libra romana di 24 soldi i^^) fu 
sostituita una più pesante di 25, e di fatto, se noi pren- 
diamo 300 denari merovingi del peso Guérard di grammo 



(35) Balutius, Op. cit. Decretale precum, ann. 779. 

< Unusquisque Epiacopus, aut Abbas, vel Abatissa qui hoc facete 
€ poteste libram donet de argento, aut valentem in elemosinam ; Mediocres 
« vero mediani libram; Minor es Solidea quinque. 

« Comites fortiores libram unain de argento , aut valentem doryetU in 
« elemosinam. Mediocres mediam libram, > 

« Vassatus dominicus de casatis ducentis mediam libram^ de casatis 
« centum solidos quinque, de casatis quinquaginta unciam unam, et di- 
« midiam. » 

€ Et faciant biduanas atque eorum homines in eorum casatis, vel qui 
« hoc facere possuni. » 

« Et qui redimere ipsas biduanas voluerit; fortiores Coìnites uncias 
« tres ; Mediocres denarios triginta, Minores solidum unum. » 

(36j Un campione in ferro battuto di libra romana del VII od 
Vili secolo, posseduto dal chiarissimo prof. cav. Costantino Corvisieri 
di Roma, sopra un lato porta inciso in lettere romane la cifra nume- 
rica XX * mi indicante la quantità dei solidi che formavano allora la 
libra romana. Questo campione rende il peso di grammi BI7, peso leg- 
germente diminuito per ossidazione del metallo. 



PESI PROPORZIONALI DESUNTI DAI DOCUMENTI, ECC. 99 

1,151 (quantità che formava quella libra) noi avremo 
grammi 345,30, che il Guérard, senza valide ragioni, ri- 
duceva a grammi 326,30, che era il peso attribuito da 
molti scienziati alla libra romana i^^O. 

Assunto Pipino al trono di Francia (752) nulla cambiò 
del sistema monetario merovingio fino all'anno 755 in cui 
promulgava a Vernon le sue nuove leggi, ordinando per 
la moneta, che da una libra d'argento a peso, che era la 
medesima libra usata sotto i merovingi, non fossero ta- 
gliati più di 22 soldi (264 denari) , che di questi 22 
soldi , uno fosse ritenuto dal monetiere per diritto di 
monetaggio, ed i residuali 21 soldi venis9ero restituiti al 
proprietario dell'argento. « De moneta constituimus simi- 
a /iter, ut amplius non habeat in libra pensante nisi vi- 
e ginti duo jolidosy et de ipsis viginti duobus solidis mone- 
a: tarius habeat solidum unum et illos alios reddat, i> (38). 

Inesplicabile senza dubbio sarebbe stata questa nuova 
divisione della libra che non era ne decimale né duode- 
cimale, se non avesse avuto lo scopo e l'utilità di potervi 
contemporaneamente computare due differenti libre, la 
merovingia divisa in 22 soldi e tagliata in 264 denari e 
la libra romana in 20 dei medesimi soldi e 240 dei 
stessi denari. Che la libra romana (per due soldi più de- 
bole della libra merovingia e del valore di 6 soldi di 40 
denari) abbia corso nelle Gallie da Pipino fino all'epoca 
della riforma di Carlo Magno, ci è incontestabilmente di- 
mostrato dal testo della decretale d' Herstal del 779, pe- 
riodo del soldo di 40 denari, e dalla nuova tassazione 
della legge salica, si quis alterum a leporem clamaverit 5) 

DUCENTIS QUADRAGINTA DENARIIS, QUI FACIUNT SOLIDOS 

SEX, cupabilis judicetur (39) ; per il qual fatto ci è per- 



(37) Guérard, Op. cit. p. 412. « Le denier mérovingien quiphe de fait 
21 grains 2i3 (1 gramme 151) doitpeser 20 grains 48il00 {1 grammeOSS), 
(88) Balutius, Capitul. I, p. 167; D. Bouquet, T. V, p. 641. 
(39) Balutius, Capital, legis salicae ann. 798. Cap. lY. 



4Ì4123K 



100 VINCENZO CAPOBUNCHI 



messo di credere che la libra romana, durante quella 
prima riforma, sia rimasta sempre in uso, e perciò da 
Pipino fri saggiamente compresa nella nuova divisione 
della libra merovingia, colla qual divisione se ne poteva 
ottenere la giusta proporzione che sicuramente mancava 
colla precedente in 25 soldi e 300 denari, e siccome per 
questa nuova divisione la libra romana diveniva decimale 
o duodecimale , divisa cioè in 20 soldi e contempora- 
neamente in 12 once, aumentando di un decimo gli uni 
e le altre si aveva V equivalenza della libra merovingia, 
in 22 soldi ed in once 13 i^y romani. Che la libra 
merovingia debba avere avuto la divisione in once 13 -^ , 
non solo se ne avrebbe una prova indiretta nella seconda 
divisione in 22 soldi , non decimale né duodecimale, ma 
ancora se ne ha una prova diretta osservando che col 
denaro, sola unità monetaria d'allora, non potè vasi avere 
la suddivisione completa dell'oncia che computandola a 
20 denari. 

Il Guérard errò adunque dicendo che la libra della 
decretale d' Herstal del 779 , divisa in 20 soldi e con- 
temporaneamente in 12 once, fu la libra istituita da Carlo 
Magno, come egualmente errò il de Barthélemy creden- 
dola libra merovingia a cui fosse stata data una nuova 
divisione, la qual divisione avrebbe dovuto portare im- 
mancabilmente una perturbazione nelle valute di quel pe- 
riodo, primieramente coll'esistenza di una nuova serie di 
denari più pesanti de' precedenti, che il Guérard aveva 
già dimostrato non sussistere (4^^), secondariamente col 
cambiamento del prezzo del soldo d'oro che, per questa 



(40) Guérard, Op. cit. p. 422. e Set/Uement on tire d'un capitulaire 
« de l'an 779, la preuve qu* à celie epoque la diviaion de la livre en 20 

< sola était déjà en usage, Cette division, qui partegait la livre en 240 
€ deniersj aurait dà produire de deniers de 25 graina 3^5 si la livre 

< eiU conserve son poids de 6144 grains; mmis les seconda denterà de Char- 

< lemagne, au lieu depeaer 25 graina 3i5ypèaent, ordinairement, 32 graina. > 



PESI PROPORZIONALI DESUNTI DAI DOCUMENTI, ECC. 101 

nuova divisione della libra, la quale aumentava nuova- 
mente il valore del denaro d'argento, da 40 denari 
avrebbe dovuto discendere a 36 ^ , de' quali fatti non si 
ha poi traccia veruna nei documenti. 

La divisione perciò della libra in 20 soldi ed il nuovo 
peso istituito da Carlo Magno sono due fatti del tutto 
separati, fra quali si frappone il periodo del soldo di 40 
denari, nel qual periodo nessun cambiamento avvenne nel 
sistema monetario franco. Questo periodo, che il Guérard 
ed il de Barthélemy soppressero completamente, ebbe 
principio al 755 coi capitolari di Pipino e terminò colla 
nuova legge di Carlo Magno, alla quale, per la moneta, 
senza dubbio si riferisce l'editto di Francfort del 794, 
nelle parole « De denariis autem certissime sciaHs nostrum 
a. edictum quod in omni loco , in omni civitate et in 
<t omni emptorio similiter vadant isti novi denariij et ac- 
(L cipiantur ab omnibus. Si autem nominis nostri nomisma 
^ habent et mero sunt argento^ pleniter pensantes W. d 
Il Gariel ritiene che la data 794 sia quella dell'emissione 
dei denari colla leggenda circolare e col monogramma 
reale, al quale la voce nomisma deve riferirsi C^'^J. Questi 
denari di fatto costituiscono la serie di quei più pesanti 
nei quali il Guérard ritrovava il peso di grani 32, peso 
di un terzo maggiore degli altri battuti da Pipino dopo 
l'anno 755, e da Carlo Magno prima della riforma, i 
quali gli diedero grani 24 circa (^8)^ e che noi abbiamo 
potuto determÌ4iare in grani proporzionali 24 precisi: le 



(41) Pertz, Leges, I, p. 72. Balutius, Capital. I, p. 263. D. Bouquet, 
V, 651. 

(42) E. Gariel, Les tnonnaies royales de France sous la race caro- 
lingienne^ p. 22, nota 1. 

(43) Guérard, Op. cit., p. 413 e 414. Deìix esplces de denterà furent 
en usagé sous le roi Pépin, Fune du poids de 21 grains 2i3 fprima del 755) 
et l'autre du poids de 24 oraims environ. Sous Charlemagne on recon- 

NAIT AUSSI DEUX ESPÈGES DB DENIERS; LA PREMIÈRE SE COMPOSE DE 

DENISR8 PBSANT DE 23 A 24 GRAINS : et la secondc de ceux qui en pèsent 32. 



102 VINCENZO CAPOBIANCHI 



proporzioni di queste due serie di denari corrispondono 
a punto con i due prezzi del soldo d'oro, cioè che 40t 
denari del sistema di Pipino di grani 24, erano eguali a 
30 denari di quei del sistema di Carlo Magno di grani 32. 

La data 794, benché con qualche ritardo, concorda 
bene coli' epoca nella quale la legge carolina andava in 
vigore in Italia, cioè coiranno 796 per Pavia e Milano 
e con rSOl per Lucca e Roma, ed ancora concorda bene 
coU'anno 801 in cui Carlo Magno aboliva nella legge 
salica il soldo di 40 denari, mentre avanzando la riforma 
carolina al 774, come proponeva il de Barthélemy, o al 
779 secondo il Gruérard , verrebbe a mancare quell' in- 
tervallo di tempo in cui ebbe corso in Italia la libra ro- 
mana divisa in 20 soldi, che ivi precedette quella isti- 
tuita da Carlo Magno. 

Carlo Magno, colla sua nuova riforma formò il vasto 
concetto di avere in tutti i suoi domini un unico peso 
ed una sola moneta ; egli, perciò, il peso della sua nuova 
libra lo elevò di un terzo sulla romana, cosicché, diminuendo 
di un quarto il numero delle once o dei denari, se ne 
aveva l'equivalenza. 

Questa proporzione, che permetteva con gli stessi 
denari il ponderare contemporaneamente due differenti 
libre, portò il medesimo resultato della divisione di Pipino 
facendo rimanere sempre in uso la libra romana, alla 
quale i popoli erano tradizionalmente abituati, e nei quali 
l'idea, il nome della libra carolina destava necessariamente 
l'idea della libra romana, più un terzo di questa libra 
stessa. E così, la. libra carolina, invece di essere la misura 
tipo, diveniva la misurata, e restava come tipo la libra ro- 
mana. Ed è perciò che in documenti brettoni della metà del 
IX secolo trovansi menzionati ed usati i solidi karolisci C^^), 



(44) Gartalaire de PAbbaye de Redon en Bretagne, publié par 
M. AuRÉLiBN DB CouRSON, p. 65, Ann. 865, 10 jul. < Eaec carta indicat 
« atqtte conservai quod pignorava Duil, filius Rivelen^ et homo illius no^ 



PESI PROPORZIONALI DESUNTI DAI DOCUMENTI, ECC. 103 

ed egualmente li ritrovammo in documenti italiani ma 
colla denominazione di solidi francisciy i quali soldi avendo 
maggior valore di quei romani, contemporaneamente in 
corso, per intelligenza delle somme, conveniva o dichiarare 
che quei soldi erano ragionati a 12 denari, come quasi 
sempre ritroviamo sui documenti italiani di quel periodo, 
oppure indicarli con quelle speciali denominazioni. 

Allorquando, sul declinare del XI secolo, fu intro- 
dotto in Francia il nuovo peso del marco di 8 once, la 
libra romana era già da lunghissimo tempo ritornata 
definitivamente in uso, cosichè il marco venne a corri- 
spondere a due terze parti della libra di 12 once, ma in 
un peso rinforzato, detto trecense o poids de mare. 

Più tardi due di questi marchi formarono definiti- 
vamente la nuova libra francese, di 16 once trecensi, ed 
abbencbè questa libra nessun rapporto abbia coli' antica 
libra (;arolina, ne come divisione, ne come peso effettivo, 
perchè quella fu divisa in 20 soldi e 12 once karolisci , 
eguali a 16 once romane, mentre la nuova libra francese 
ebbe invece 26 soldi , ed otto denari trecensi, e la divi- 
sione ed il peso di 16 once egualmente trecensi, ])urnon- 
dimeno la nuova libra francese fu la restituzione dell'antica 
libra carolina , perchè V elemento della formazione in 
16 once fu comune ad entrambi le libre. 

Possiamo perciò riassumere la teoria da noi proposta, 
nel seguente tenore. 

Due furono le riforme, per le quali si effettuò la tra- 
sformazione del vecchio nel nuovo sistema franco del peso 
e della moneta. La prima riforma ebbe luogo sotto gli ul- 
timi merovingi ; la seconda fu quella di Carlo Magno. Du- 
rante queste due riforme e l'intervallo fra Tuna e l'altra. 



« mine Catlouuen^ Salinam quae oocatur Salin- Permei, aiiam in plebe 
< Uuerran, in villa que vocatur Alli, prò XX, solidis Karoliscis, » 
Loco cit. p. 90, anno circiter 844, e quousque redderet ilice XX, solidoe 
« Karoliacoe, » 



104 VINCENZO CAPOBIANCHI 



la libra romana rimase costantemente in uso, sopravvivendo 
ad entrambe quelle riforme. Il concetto di Pipino, colla 
nuova divisione della libra merovingia in 22 soldi, fu di 
restituire la libra romana più utile a quei popoli : il concetto 
di Carlo Magno fu invece di avere un nuovo peso, che 
fosse proprio, ed una nuova moneta. 

La divisione in 240 parti della libra romana d'argento 
della quale si è creduto Carlo Magno l'inventore, e che 
noi abbiamo ritrovato spettare a Pipino, non fu una no- 
vità essendo l'antica divisione di quella libra. Un decreto 
di Giustiniano I imperatore ci fa conoscere che cinque 
soldi d'oro formavano il cambio di una libra d'argento (45) ; 
il soldo d' oro valeva 24 silique argentee o 48 mezze 
silique^ 5X48, sommano 240; sei soldi erano tagliati 
da un'oncia e 72 da una libra romana d'oro i^). Il soldo 
d'oro italico o gallico, nell'VIII secolo, era inferiore al 
soldo d'oro imperiale e sei ne occorrevano, come vedemmo, 
ad equivalere una libra romana d'argento, cosichè valeva 
precisamente 40 mezze silique del soldo imperiale, che 
erano i 40 denari che per la nuova divisione data da 
Pipino nell'anno 755 alla libra d'argento formarono il 
nuovo prezzo di quel soldo d'oro; sette tagliavansi da 
un'oncia i^'O ed 84 da una libra romana d'oro. 

Queste osservazioni debbono ben convincerci sull'im- 
portanza delle valutazioni del soldo d'oro nei tre periodi 
per determinare le proporzioni del peso delle tre libre. 
Il valore del soldo d'oro, essendo invariabile, doveva per 
conseguenza variare il numero dei denari che ne costi- 



(45) Leg. X, 78, e Jubeamu8 ut prò argenti summa^ quam quia thesauris 
€ fuerat illaturus, inferendi auri accipiat facultatetn, ita ut prò aingulis 
€ libris argenti quinos solidos accipiat, > 

(46) Cod. Teod. Lib. VII, tit. XXIV. Lib. I de oblat. vot. < quoiie- 
« scumque certa summa aolidorum prò tituli quantitate debetur^ et auri 
« massa irasmittitur in septuaginta duos solidos libra feratur accepto. » 

(47) Diego, De Gomitibus BarcinoD. Lib. II, cap. 58. Ivi si riferisce 
che 7000 mancusi costituivano il peso di 1000 once d'oro, per cai 84 for- 
mavano una libra. F. Du-Cange sotto la voce Mancusus. 



PESI PROPORZIONALI DESUNTI DAI DOCUMENTI, ECC. 105 

tuiva il prezzo equivalente, secondo che questi erano ta- 
gliati o sul sistema merovingio, o di Pipino, ovvero di 
Carlo Magno. 

Il Guérard ed il de Barthélemy non tennero verun 
conto di queste valutazioni, servendosi e del peso ottenuto 
dai denari, che riuscì debole, e di quello di grammi 326,30 
assegnato alla libra romana; essi dovettero perciò soppri- 
mere quella libra del valore di sei soldi di 40 denari, ag- 
giustando nel luogo di quella la libra merovingia, che 
era di un decimo più pesante, e così da quella alla libra 
di Carlo Magno, ebbero la proporzione di 12 a 15 once, 
che era poi la medesima proporzione, fra quelle due libre, 
da noi più precisamente determinata da 13 ^^ a 16 
once: mentre coi pesi deboli ma proporzionali, di grani 24 
per il denaro del sistema di Pipino, e grani 32 per quello 
di Carlo Magno, avrebbero avuto grammi 306 per la libra 
romana : grammi 336 -^ per la libra merovingia : 
grammi 408 per quella di Carlo Magno, e così la pro- 
porzione fra 12 a 16 once, fra la libra romana e quella 
di Carlo Magno, egualmente ci era resultato dai documenti 
italiani. 



CONCLUSIONE. 

Coi pesi proporzionali ottenuti dai documenti, l'arduo 
problema dei pesi effettivi delle tre differenti libre è ri- 
dotto al solo peso della libra romana, che aumentato di 
un decimo dovrebbe dare il peso della libra merovingia, 
aumentato di un terzo, quello della libra di Carlo Magno. 

Sul peso effettivo dell'antica libra romana, che costi- 
tuisce il punto essenziale della nostra teoria, sono alquanto 
discordi i pareri degli scienzati, facendolo oscillare fra 
grammi 327 e 321 circa, ne è improbabile che questa 
varietà possa derivare in parte dall'epoca alla quale cia- 
scuno di loro rivolse le ricerche, potendo ben essere che 



106 VINCENZO CAPOBIANCHl 



col decadere dell'impero il peso della libra romana abbia 
diminuito alquanto del primitivo originario peso. 

Il Mommsen assegna alla libra romana antica il peso 
di grammi 327,45: Le Blanc, Bureau de la Malie, Le- 
tronne, Guérard e de Barthélemy, grammi 326,30: Rome 
de risle, il Fossati i^^) ed il Promis la ritrovarono in- 
vece di grammi 321,238, e noi riteniamo che per la 
decadente epoca di cui trattasi, quest'ultimo peso di 
grammi 321,238, possa essere appunto quello della libra 
romana neirVIII secolo, avendolo ritrovato eguale, non 
solo, in un raro exagium in bronzo di libra romana del 
IX secolo di perfetta conservazione, ora posseduto dall' il- 
lustre archeologo romano Costantino Corvisieri (4'^), ma 
perchè questo stesso specifico peso ci è dato dal Guérard 
con 84 soldi merovingi d'oro (^^), che costituivano allora 
la libra romana. 

Proponendo noi adunque per la libra romana del- 
l' Vili secolo il peso probabile di grammi 321,238, si 
avrebbero grammi 353,3618 per la libra merovingia e 
grammi 428,317 per la libra di Carlo Magno: perciò il 
denaro merovingio, e di Pipino prima dell'anno 755 -^ 
di 353,3618 dovrebbe pesare grammo 1,1778: il denaro 
nuovo di Pipino e quello di Carlo Magno prima del- 
l' anno 794 , -air di 353,3618 e -^Ic di 321,238 avrebbe 



(48) Fossati , De ratione Nummorum , Ponderam et Mensurarum 
in Gallis sub primae et secundae stirpis regibas. Memorie della reale 
Accademia di Torino^ T. V, p. 161 e seguenti. 

(49) Questo Exagium della libra romana, del quale riproduciamo il 
dbegno jiella nostra tavola dimostrativa n. 1, ha forma rotonda e due 
lati pieni. Sopra un lato, alla foggia dei denari carolini del IX secolo 
ò inciso in giro la leggenda LEO . nemr . men . ; nel campo vedonsi 
scanalature concentriche nel cui mezzo st* una piccola appendice. Ec- 
cetto il nome proprio LEO e la parola abbreviata men . che significare 
deve mensuratìì^ il rimanente è di oscura interpretazione. Questo Exagium 
rende il peso di grammi 321, 250. 

(50) Guérard, Op. cit. , II table des poids dea monnaies. Le Sol 
d'or mérovengien pése grains 72 «= 3 g/ 824. 



PESI PROPORZIONALI DESUNTI DAI DOCUMENTI, ECC. 107 

il peso di grammo 1,33849: quello di Carlo Magno dopo 
Tanno 794 -3^0 di 428,317, peserebbe infine gram. 1,78465. 

Il Fossati, confutando la teoria del Guérard, ritrovò 
che il peso di grammo 1,700, assegnato da questo scrit- 
tore, al denaro carolino, e perciò di grammi 408, alla 
libra di Carlo Magno, erano deboli. Il Fossati, osservando 
più attentamente il peso dei denari carolini, ritrovò che 
alcuni di questi giungevano fino a grani 35, ossia a 
grammi 1,8590 : egli perciò ne deduceva che il vero peso del 
denaro carolino dovrebbe essere di grani 34, ossia di 
gr .mi 1,80588: del soldo, di grani 408, ossia gr.mi 21,67046 : 
della libra infine, di grani 8160, ossiadi grammi 433,41636. 

Noi, a quanto disse il Fossati, aggiùngeremo inoltre 
che il peso dei denari di Ludovico il Fio, escluso dal 
Guérard pei suoi calcoli, debba essere invece quello da 
cui si possa con più precisione determinare il vero peso 
della libra carolina, perchè la coniazione della moneta 
d'argento, sotto questo Imperatore divenuta più abbondante , 
fu regolata inoltre da severe disposizioni, già principiate 
ad emanarsi da Carlo Magno, che ci fanno giustamente 
supporre errori e frodi dei precedenti monetieri, e giu- 
stificare cosi il più vantaggioso peso che in generale 
danno i denari di Ludovico il Pio in confronto di quei 
di Carlo Magno. 

I pesi che il Gariel ci ha dato dei ricchi ripostigli 
di denari di Ludovico il Pio, discoperti nel nostro secolo, 
ci confermano validamente in quanto noi proponemmo 
nel quesito sul peso intrinseco della libra di Carlo Magno : e 
sul peso di questi , il Gariel ci fa osservare, che « les 
<t monnaies d fleur de coin^ elles-mémesy ont perdu une 
« par He de leur poids primitif (^^) ì>. 



(51) E. Gariel, Les monnaies royales de France sous la race earolin* 
gienne. Première partie, p. 4. 



108 



VINCENZO CAPOBIANCHI 



PESO DEI DENARI DI LODOVICO IL PIO 



RIPOSTIGLIO DI BELVEZET 

DISCOPERTO NEL 1886 (1). 



7 denari con BITYRIGES, peso medio d*ognano, grani 34 ossia grammi 1,8059 



8 


» 


VIENNA, 


> 


> 




321/2 




1,7262 


8 


» 


ARELATTM, 


» 


> 




33 




1,7530 


9 


^ 


BABCINONA, 


> 


> 




32 




1,700 


10 


» 


NARBONA, 


» 


» 




32 




1,700 


11 


» 


METALLYM, 


» 


> 




321/2 




1,7262 


13 


> 


PARlSll, 


» 


» 




31 




1,6460 


17 


> 


MEDIOLANYM, 


» 


> 




331/2 


_ • 


1,7793 


34 


> 


TENECIAS, 


» 


» 




32 




1,700 


40 


» 


PAPIA, 


» 


» 




33 




1,7530 


47 


» 


MASSILIA, 


» 


> 




281/2 




1,5137 



RIPOSTIGLIO DI VEUILLIN 

DISCOPERTO NEL 1871 (2). 

20 denari a Hor di conio, pesati ìnsiome, hanno dato grammi 34,800, ossia 
grammo 1,7400 per ciascun denaro. 



(1) E. Gariel, Op. cit., pag. 66 e 67. 

(2) Op. cit. pag. 60, nota 1. 



PESI PROPORZIONALI DESUNTI DAI DOCUMENTI, ECC. 



109 



TAVOLE DI CONFRONTO 

FRA i NOSTRI PESI E QUELLI DEL GUÉRARD 

PER LE MONETE d' ARGENTO 



DELLA PRIMA E SECONDA DINASTIA FRANCA 



I. 



Periodo del Soldo d'oro (Solidus auri) prima dell'aano 755. 
Libra merovingia d'argento tagliata in 300 denari e divisa in 25 Soldi . 



1 

Dmui 


PESO IN GRAMMI 


OSSERVAZIONI 


nostro peso 


p«8o Gaérard 


1 

2 

3 

4 

5 

6 

7 

8 

9 

10 

11 

12 


1, 17787 

2, 33574 

3,53861 

4, 71148 

5,88935 

7, 06722 

8,24509 

9, 42296 

10, 60083 

11, 77870 

12, 95657 

14, 13444 


1,15100 

2, 30200 

3, 45300 

4, 60400 

5, 75500 

6, 90600 

8, 05700 

9, 20800 

10, 35900 

11,51000 

12, 60100 

13, 81200 


Denaro merovingio, nnità 
monetaria e 300^ parte della 
libra merovingia d'argento. 

Soldo di 12 denari, vaiata 
di conto. 



110 



VINCKNZO CAPOBIANCHI 



-zr- 



I. 



Soldi 


PESO IN 


ORAlfHI 


/lOQPDir j 7r/> VT 


1 

2 
3 


noatro peso 


PMO Guérard 


\JaOMkMt W Jk ìbX \ITIA 


14, 13444 
28, 26888 
42, 40332 


13, 81200 
27, 62400 
41,43600 


Soldo morovÌDgio di 12 de- 
nari, 25^ parte della libra me- 
rovingia d'argento. 


4 


56, 53776 


55, 24800 




5 


70, 67236 


69,06000 




6 


84, 80680 


82, 87200 




7 


98, 94124 


96, 68400 




8 


113,07568 


110, 49600 




9 


127, 21012 


124, 30800 




10 


141, 34472 


138, 12000 




11 


155, 47916 


151, 93200 




12 


169, 61360 


165, 74400 




13 


183. 74804 


179, 55600 




14 


197, 88248 


193, 36800 




15 


212, 01708 


207, 18000 




16 


226, 15152 


220, 99200 


• 


17 


240, 28596 


234, 80400 




18 


254, 42040 


248, 61600 




19 


268, 55484 


262,42800 




20 


282, 68944 ' 


276, 24000 




21 


296, 82388 


290, 05200 




22 


310, 95832 


303,86400 




23 


325, 09276 


317, 67600 




24 


339, 22720 


331, 48800 




25 


353, 36180 


345,30000 


Libra merovingia d*argento, 
tagliata in 300 denari e divisa 
in 25 Soldi. 



PESI PROPORZIONALI DESUNTI DAI DOCUMENTI, ECC. 



IH 



n. 



Perìodo del Soldo di 40 denari, dall'anno 755 all'anno 794. 

libra merovìngia d' argento divisa da Pipino in 22 Soldi, corrispon- 
dente a sei Soldi di 40 denari e sei decimi di Soldo e libra romana 
formata di 20 dei medesimi Soldi e del valore perciò di sei Soldi 
di 40 denari. 





Den&rì 


PESO IN 


OBAUMI 








DOttro pflM> 


pe.0 Guérard 


USSòJSiii rAZIOm 


1 
2 
3 
4 


1,33849 
2,67698 
4, 01547 
5, 35396 


1,23600 
2, 47200 
3,70800 . 
4,94400 


9 

Denaro dol sistema di Fi- 
pino 40* parte del Soldo d'oro, 
264* parte della libra mero- 
vingia d'argento e 240* parto 
della libra romana d'argento. 




5 


6, 69245 


6, 18000 






6 


8,03094 


7, 41600 






7 


9,36943 


8,65200 






8 


10,70792 


9,88800 






9 


12, 04641 


11, 12400 






10 


13, 38490 


12,36000 






11 


14, 72339 


13, 59600 






12 


16, 06188 


14, 83200 


Soldo di 12 denari. 



112 



VINCENZO CAPOBIANCHI 



n. 







PESO DJ 


ORAMMI 




s 


Once 






/'kCOPDITJ 7 r/> T^ T 


ce 


romane 






UOoJSii rA.JaIUM 


1 




nostro peso 


peso Guérard 




0,60 


16,06188 


14, 83200 


Soldo del sistema di Pi- 


2 


1,20 


32, 12376 


29, 66400 


pino 20* parte della libra 
romana d'argento e 22* della 


3 


1,80 


48, 18564 


44, 49600 


libra merovingia d'argento. 


4 


2,40 


64, 24752 


59, 32800 




5 


3,00 


80, 30950 


74, 16000 




6 


3,60 


96, 37138 


88, 99200 




7 


4,20 


112, 43326 


103, 82400 




8 


4,80 


128, 49514 


118, 65600 




9 


5,40 


144, 55702 


133, 48800 




10 


6,00 


160, 61900 


14S, 32000 




11 


6,60 


176, 68088 


163, 15000 




12 


7,20 


192, 74276 


177, 98200 




13 


7,80 


208, 80464 


192, 81400 




14 


8,40 


224, 86652 


207, 64600 




15 


9,00 


240, 92850 


222, 47800 




16 


9,60 


256, 99038 


237, 31000 




17 


10,20 


273, 05226 


252, 14200 




18 


10,80 


289, 11414 


266, 97400 




19 


11,40 


305, 17602 


281,80600 




20 


12,00 


321, 23800 


296, 63600 


Libra romana. 


21 


12,60 


837, 29988 


311,46800 




22 


13,20 


353, 36180 


326, 30000 


Libra merovingia. 



PESI PROPORZIONALI DESUNTI DAI DOCUMENTI, ECC. 



113 



III. 



Periodo del Soldo dì 30 denari, dopo Tanno 794. 

Libra di Cario Magno di un terzo pia pesante della libra romana, 
divisa in 20 Soldi carolisci, ed equivalente ad otto Soldi di 30 de- 
nari carolisci. 



Deniiri 
carolisci 


PESO IN GRAMMI 


• OSSERVAZIONI 


nostro peso 


peso Quéraid 


1 

2 

3 

4 

5 

6 

7 

8 

9 

10 

11 

12 


1, 78465 

3, 56930 

5,35396 

7, 13861 

8, 92326 

10, 70792 

12, 49257 

14, 27722 

16, 06188 

17, 84653 

19, 63118 

21,41584 

1 
1 


1, 70000 
3, 40000 
5,10000 
6, 80000 
8,50000 
10, 20000 

n, 90000 

13, 60000 
15, 30000 
17,00000 
18, 70000 
20, 40000 


Denaro carolisco di un terzo 
più pesante del denaro dei si- 
stema di Pipino, 2-iO^ parto 
della libra carolisca d'arguuto. 

Soldo romano ognale a novo 
denari carolisci. 

Soldo carolisco di nn terzo 
più pesante del Soldo romano. 

1 



i5 



114 



V. CAPOBUNCHI. - PESI PROPORZIONALI, ECC. 



III. 



1 

l 

2 


Once 
carolisee 


PESO IN 


GRAMMI 


08SEBrj.ZlONI 


nostro peso 


pMO Guérard 


0,60 
1,20 


21, 41584 
42,83168 


20,40000 
40,80000 


Soldo carolisco 20* parte 
della libra carolisca. 


3 


1,80 


64, 24752 


61, 20000 




4 


2,40 


85, 66336 


81,60000 




5 


3,00 


107, 07933 


101. 97500 




6 


3,60 


128, 49517 


122, 37500 




7 


4,20 


149, 91101 


142, 77500 




8 


4.80 


171, 32685 


163, 17500 




9 


5.40 


192, 74269 


183, 57500 




10 


6,00 


214, 15866 


203, 95000 




11 


6.60 


235, 57450 


224, 35000 




12 


7,20 


256, 99034 


244, 75000 




13 


7,80 


278, 40618 


265, 15000 




14 


8,40 


299, 82202 


285, 55000 




15 
16 

17 


9,00 

9,60 

10,20 


321, 23800 
342, 65384 
364, 06963 


305, 92500 
326, 32500 
346, 72500 


Libra romana d'argento 
del valore di 180 denari ca- 
rolisci ed eguale a 6 Soldi 
di 30 denari carolisci. 


18 


10,80 


385, 48552 


367, 12500 




19 


11,40 


406, 90136 


387, 52500 




20 


12,00 


428, 31733 


407, 90000 


Libra carolisca in argento 
di nn terzo più pesante delia 
libra romana. 

1 



Rama, 30 settembre 1891. 



Vincenzo Capobianchi. 



TARIFFA MONETARIA 



MESOLCINESE 



Da tempo immemorabile, tenevasi annualmente, nella 
Valle Mesolcina, una fiera nel mese d'ottobre, durante la set- 
timana in cui cade il giorno di S. Gallo , epperciò detta 
a fiera di S. Gallo ». 

Essa aveva luogo nel borgo di Roveredo, ove i mon- 
tanari conducevano il loro bestiame, le pelli, i latticini, il 
miele, per comperare granaglie e tessuti dai mercatanti ac- 
corsivi (1). La grida che in tale occasione si pubblicava 
diceva che a ogni persona li possa con le loro robe et mer- 
tt cantie liberamente et expeditamente venire et da quella 
a ritornare , ognia impedimento cosi reale come personale 
u al tutto cessante n (2). 

Liberatasi la Valle Mesolcina dal dominio dei Tri- 
vulzio (1649), la zecca di Roveredo restò chiusa, regolandosi 
il corso delle monete su quello della Lega Grigia. Il tipo 
principale fu dapprima la Lira imperiale, poi l«i Terzola , 
indi il Fiorino di Beno e da ultimo, come unità, vediamo 
una ipotetica moneta d' argento, detta lira mesolcinese , 
divisa in 20 soldi e 12 denari. 

Ogni anno, durante la fiera di S. Gallo, i Magistrati 



(1) E. Taoliabue, Dazi del seicento. In Boll. St della Svizzera It. 
Belliazona, 1890, Fase. 12. — Porta le tasse che pagavano i mercanti 
concorrenti a tal fiera. 

(2) Gride per la fiera di S. Gallo in Mesolcina. Manoscritti del se- 
colo XVI. — Archivio Trivulzio. — Fendo Mesocco. Cart. 12, 



116 EMILIO TAGLIABUE 



dovevan pubblicare il corso delle monete. Tale corso re- 
stava sino alla nuova grida. 

Gli Statuti Vallerani dicevano infatti: 

GAP. 40 PER LA GRIDA DELLA FERA DI S.to GALLO. 

u LX Item è Statuito che ogni Ano alla Fera di 
u S.^ Gallo il Magistrato deve far cri dar il prezzo del danaro 
a e secondo la crida deve gouernarsi e occorendo in detta 
u Fera qualche caso Civile li Signori Giudici di tutte quatro 
u le Squadre , che vi si troueranno devono concorrere al 
u giuditio e non in altro modo n (3). 

Quest'uso si conservò sin airintroduzione nei Grigioni 
del sistema monetario decimale. 

Diamo una di queste tariffe , togliendola da un liber- 
colo d'interesse locale W, ed ora quasi irreperibile. Essa è 
relativamente recente; servirà però a far conoscere il va- 
lore che aveva la lira Mesolcinese nel nostro secolo. 

Come si vedrà, sono in questa tariffa elencate molte 
monete estere; ma giova notare che la Valle, mettendo al 
S. Bernardino, serviva di transito al commercio interna- 
zionale e che gran parte degli abitanti emigravano o in 
cerca di lavoro o al servizio militare, per cui i più svariati 
tipi di monete avevano corso nella Mesolcina. 



(3) Legge civile e criminale Mesolcinese delPanno 1645 mss. del 
secolo XVII presso noi. Codice cartaceo. 

(4) Il Mesolcinese — Giornaliere statistico — Manuale periodico. Per 
Tanno della Salate 1837. — Lugano^ 1836, Tip. Veladini, — vi si trova un 
calendario e 1' elenco di tutti gli officiali e magistrati della Mesolcina, 
alcuni buoni precetti agrari e delle Profezie e dei segreti che ci fan 
dubitare Tautore fosse un mattoide. Eccone una : u Figlio dell'uomo che 
vedi tu ? Un leone ferito a morte ruggisce orrendamente per la foresta. 
Un altro colpo ha atterrato più migliaia d'insetti. Fra questo l'ancora 
Ha rotto il canape ; la pietra già tante volte dai Muratori ripudiata e 
divenuta fondamentale. E fortunato chi avrà intese in cuor suo tutte le 
parole di questa profezia. » Confessiamo la nostra ignoranza, non ne 
abbiaino compreso una jota. 



TARIFFA MONETARIA MESOLCINESE 



117 



TARIFFA 

DEL DENARO PER LA VALLE MESOLOINA 

ORDINATA dall'illustrissimo CONSIGLIO GENERALE IN ROVEREDO 

li 26 Ottóbre 1836 (5). 



MON£T£ D'ORO. 

Confederaz. (6) 

Svizzera Armetta di diversi Cantoni . . 

Francia Luigi d'oro vecchio e nuovo . . 

n Pezzo da 40 franchi 

TI w n 20 n 

Bologna Doppia vecchia 

Parma Doppia e sua metà in proporzione 

Genova Doppia da lire 96 e suoi spezzati 

in proporzione 

Savoia Doppia nuova e vecchia e sua meta 

in proporzione 

Piemonte Pezzo da 40 franchi e sua metà 

in proporzione 

Roma Doppia e sua metà in proporzione 

Spagna Quadrupla e suoi spezzati in pro- 
porzione 

n Pezzetta 

Austria Sovrano vecchio e nuovo e sua 

metà in proporzione .... 
n Pezzo da 40 lire austriache . . 

« « n 20 n n 

Milano Zecchino 

n Zecchino di diversi principi com- 

preso quello di Roma, Bologna 

ed Olanda 

Italia Pezzo da 40 lire italiaue . . . 

T» n 71 20 w ry ... 



CORSO g 


di Coir» 


di 


caaton. 


ICsioloina 


Fior. 


X. 


Lir. 


s. 


D. 


13 


40 


40 


— 


— 


18 


40 


40 


— 


— 


23 


12 


69 


— 




11 


3G 


34 


10 


— 


9 


50 


29 


10 


— 


12 


36 


36 


15 


— 


40 


— 


136 


— 


— 


16 


12 


49 


— 


— 


23 


12 


69 


^_ 


OT^ 


9 


50 


29 


10 





47 


, 


140 


.i_ 


^_ 


3 


— 


8 


15 





20 


_^ 


60 


.^ 


_^ 


20 


— 


60 


— 





10 


— 


30 


— 


—— 


6 


45 


19 


15 


^— 


6 


45 


19 


15 




23 


12 


69 


— 





11 


86 


34 


10 






(5) Il Consiglio Giurisdizionale e Generale della Valle era composto 
dei Consoli e Magistrati di tutte le vicinanze della Yalle.- 

(6) Il fiorino di Coirà dividevasi in 60 crucigeri o kreutzer. Esso era 
moneta d'argento. 



118 



EMILIO TAGLIABUE 



MONETE D'ARGENTO. 

ConfederaZs 

Svizzera Tallero di diversi Cantoni e sua 
metà e quarto in proporzione. 
Tallero di giusto peso .... 
Pezzo da 6 franclii e suoi spezzati 
Pezzo da 5 lire italiane e suoi 

spezzati in proporzione . . . 
Scudo, metà e spezzati .... 
Scudo della Madonna da Paoli 10 
e saoi spezzati in proporzione 

Ducato 

Pisis e sua metà in proporzione 
Scudo e spezzati in proporzione 
Pezza nuova di 5 lire e spezzati 
Pezza nuova e vecchia con colonne 
e globi e suoi spezzati in prop. 
Scudo di Fiandra detto Crocione 

e spezzati in proporzione . . 
Pezzo nuovo di lire 6 austriache, 
e diversi talleri di convenzione 

e suoi spezzati 

Pezzo da 20 Garantani detto Svan- 

zigher, biozeri 35 

Tallero di convenzione .... 
n Scado con scettro e spada volgar- 
mente detto Crocione .... 
Cani, Tic. Tallero di Fr. 4 Svizzeri e spez- 
zati in proporzione 

D Pezzo da soldi 8, biozeri, 4 . . 

Griggioni Pezzo da Bazzi 5 

n n da un Bazzo 

n Biozeri 6 per 5 soldi 



Francia 

n 

Italia 



Milano 
Bologna 

Panna 

Firenze 

Savoia 

Piemonte 

Spagna 

Austria 



ìì 



Baviera 



COKSO 



di Coir* 

OA&tOS. 



di 

ICaiolelu 



Fior. 

3 
3 
2 

2 
2 

3 
2 
3 
4 
2 



X. Lira S. 



20 
20 
53 

53 
36 



54 

8 

53 



20 



30 



20 

24 
8 

26 
5 
5 



9 
9 
8 

8 

7 

8 
8 
9 
11 
8 

8 

9 



8 

1 

8 



10 
1 



15 
12 
10 

10 
10 

15 

15 

2 

10 

16 

15 



15 

9 
15 

15 



8 
5 
5 
5 



D. 



u Per le monete d'oro sino al valore del luigi d'oro sarà tollerato il 
calo di due grani, per quelle di maggior valore grani tre : eccedendo poi 
il calo a queste fissazioni, sarà facoltativo ad ognuno di ricevere le 
valuti calanti coll'abbuono di soldi 5 per ciascun grano calante dal peso 
intero. 

tt Tutte le monete erose ed in genere non nominate nella presente 
tariffa sono dichiarate fuori di corso, n 

Emilio Tagliabue. 



VITE 

DI 

ILLUSTRI NUMISMATICI ITALIANI 



XI. 

GIORGIO VIANI 



Non ultimo della schiera degli illustri numismatici, che 
onorarono l'Italia alla fine del secolo passato e in principio 
di questo, fa Giorgio Viani. Egli nacque alla Spezia da 
Stefano Viani e Laura Federici V anno 1762. Mandato per 
tempo alla scuola, mostrò fin dall'adolescenza ingegno pronto 
e versatile, idoneo ad ogni specie di studi. Nel fiore della 
giovinezza fu preso da singolare amore per le umane let- 
tere, e sotto l' influsso di recenti letture de' più celebrati 
poeti nazionali, all'età di ventidue anni si volse con entu- 
siasmo alla poesia, e di tale suo genio diede un Saggio in 
un libretto pubblicato in Finale nel 1784 colla falsa data 
di Londra, cui tenne dietro un secondo, impresso in Lucca 
nel 1785, colla data di Berlino, sotto il titolo di Glicera. 
Ma nel poetico arringo, in cui s' era messo, il lavoro che 
suscitò qualche rumore intorno al suo nome, misto al plauso 
de' suoi concittadini, fu il Socrate, specie di dramma satirico, 
che scrisse nel 1788 in collaborazione con due suoi amici, 
Gasparo Mollo e Gasparo Sauli. In questo dramma il nostro 
poeta non ebbe di mira di fare atto irriverente verso l'Al- 
fieri, ma solo di mettere in ridicolo e di pungere gli infelici 
imitatori del grande tragico italiano, allora vivente, i quali, 
esagerando il suo modo di scrivere, in versi duri e stentati 



120 e. Luppi 



componevano e stampavano drammi e tragedie che pochi 
leggevano e nessuno rappresentava. — Accortosi però di 
non aver sortito da natura estro tale da gareggiare coi 
poeti più eletti del suo tempo, abbandonò presto gli ameni 
studi e la poesia per volgersi con ardore a quelli più severi 
della storia e dell'erudizione. Dedicossi dapprima alla Di- 
plomazia, poi, quasi esclusivamente, alla Numismatica me- 
dioevale. Già da tempo aveva concepito il vasto disegno di 
completare la grand-opera di Q-uid' Antonio Zanetti, correg- 
gendone gli errori, ed arricchendola di nuove aggiunte, per 
dotare anche l'Italia di una storia compiuta delle sue zecche 
e delle sue monete. A tal fine aperse un'attivissima corri- 
spondenza coi più dotti cultori di tal genere di studi in 
tutta la penisola, e studiando con passione nelle opere che 
si andavano allora di mano in mano pubblicando anche in 
Italia, e più specialmente in quelle del celebrato Gianri- 
naldo Carli, andava sempre più addestrandosi in tali disci- 
pline ; in pari tempo non si stancava mai di frugare in 
archivi pubblici e privati, e di scoprire sempre nuove me- 
morie e documenti da servire alla sua colossale impresa. 
Sebbene di modeste fortune, non esitò di eccitare banchieri, 
negozianti ed amici a fare incetta per suo conto d' ogni 
sorta di monete italiane, a tal segno che per questa sua 
smania di raccogliere ed accumulare più che poteva quei 
costosi materiali per la sua opera, andò incontro a spese 
per lui enormi, e superiori ai mezzi dei quali poteva di- 
sporre, accresciute ancor più dall' avarizia di speculatori 
avidi disonesti, che talune monete, sia pure rarissime, 
non gli vendevano che a prezzi elevatissimi ed esorbitanti, 
talché il povero Viani ne sentiva disagio, e più d'una volta 
lo ridussero in tali angustie economiche da provocare sdegno 
e compassione ne' suoi veri amici e in tutti gli onesti che 
l'aiutavano nella sua nobile impresa. 

Neil' esame di que' piccoli monumenti della passat-a 
grandezza italiana, il Viani era si scrupoloso ed esatto, che 
soleva rispondere a chi ne faceva le meraviglie, oh' egli, 
sebbene avesse perduto un occhio, con quell' altro che gli 
rimaneva, ci vedeva meglio di que' che li avevano tutti e 
due. Nello studio che faceva delle monete nulla sfuggiva 



VITE DI ILLUSTRI NUMISMATICI ITALIANI 121 



al SUO attento esame, ed al suo acume ; il peso, il valore 
intrinseco, quello di tariffa, la lega, l'aggio, la bellezza del 
conio, nulla lasciava inosservato, riproducendone poi col 
disegno le impronte con rara fedeltà e gusto artistico. Non 
è meraviglia dunque cte la sua perizia in questo campo 
di studi si diffondesse mano mano da un capo all'altro della 
penisola ed acquistasse tanto credito ed autorità, che governi 
d'Italia, ministri di finanze, direttori di zecche, e grandi 
negozianti si rivolgessero a lui per consultarlo nelle più 
ardue questioni monetarie. — Da tutto questo complesso 
d'informazioni, di ricerche, di studi, il Viani in pochi anni 
aveva acquistato tanta pratica e tali cognizioni, che nessuno 
avrebbe potuto imputare di temerità il suo divisamente 
d' illustrare storicamente e scientificamente il complicato 
intrecciarsi di tanti sistemi che si riscontra per più di un 
millenio nella storia monetale delle diverse città italiane. 
Vivissima pertanto era l'aspettazione dei dotti italiani, 
quando finalmente nei primi anni del nostro secolo, cioè 
nel 1808, comparve in Pisa colle stampe di Prospero E.a- 
nieri, con quattordici belle tavole incise, il primo volume 
delle Memorie della faiw^glia Cybo e delle Monete di Massa 
di Lunigiana, L' autore dedicò quel suo primo lavoro Al- 
l' Altezza Imperiale di Elisa sorella delV Augusto Imperatore 
dei Francesi Napoleone 7, Principessa di Lucca e Piombino, 
sua protettrice, e che per quell' opera gli aveva agevolato 
l'accesso e le indagini negli archivi segreti di Lucca, e 
della Toscana. — Il pubblico erudito, alla comparsa di quel 
libro, si accertò che le sue speranze non sarebbero deluse, 
e da quel primo saggio i cultori della scienza monetale 
presentirono ab ungue leonem, e come la patria nostra 
avesse ormai trovato in lui un insigne numismatico degno 
di continuare 1' opera immortale di Guid' Antonio Zanetti. 
A questo volume il Viani avea promesso di far seguire un 
secondo, che doveva contenere diplomi preziosi e documenti 
rari, fin' allora sconosciuti; ma quello, con grave danno dei 
nostri studi, causa la morte inaspettata del suo autore, ri- 
mase inedito. Solo si ha dal Ciampi l'elenco de' documenti 
già dal Viani preparati per la stampa, sotto il titolo di Ap- 
pendice ai Diplomi e Monumenti citati nelle Memorie della 

i6 



122 e. Luppi 

Famiglia Cybo e delle Monete di Massa di Lunigiana, a pa- 
gina 16 e 17 della sua Biografia. Mentre il Viani attendeva 
al paziente lavoro delle giunte e correzioni all'opera dello Za- 
netti, di quando in quando pubblicava altri scritti minori, tra 
i quali è da citarsi per importanza la monografia della Zecca 
e Monete di Pistoja stesa per richiesta del Ciampi, e da 
questo inserta nel suo volume delle Notizie inedite della 
Sacrestia pistoiese^ dei begli arredi del Campo Santo pisano 
e d'altre opere di disegno, dal sec. XII al XV, pubblicato 
in Firenze nel 1800. Questa monografia, qualche anno dopo, 
fu ripubblicata a parte in un volumetto stampato in Pisa 
nel 1813 col titolo: Della Zecca e delle Monete di Pistoja, 
Lettera di Giorgio Viani con una Memoria sullo stesso 
argomento del Dottore Viììccnzo Borghini, Lo scritto del 
Viani fu variamente discusso, e provocò una garbata con- 
futazione in un opuscolo divenuto rarissimo , intitolato : 
Lettera di Lodovico Costa al sig. Giorgio Viani intorno 
alla Zecca ed alle Monete di Pistoja, stampato a Torino nel 
1814 coi tipi di Domenico Pane. Il Ciampi, uno dei più 
ferventi ammiratori del Viani, ne assunse la Difesa postuma 
nella Vita, che scrisse del nostro autore, dalla pag. 18 alla 46. 
A tanta rinomanza era salito il Viani coir autorità de' suoi 
scritti, che volendo TAccademia di Lucca raccogliere tutte 
le memorie concernenti la storia generale di quella città e 
de' suoi dominii, a lui affidò Tincarico delTillustrazione di 
quella Zecca. Tale compito entrava appunto nel piano del- 
l'Opera, cui aveva consacrato i più begli anni della sua 
vita. A tale scopo, è noto come si desse ogni cura di rac- 
cogliere monete , documenti e notizie. Sventuratamente 
queste ultime, alla morte dell'Autore, andarono disperse ed 
in gran parte irreparabilmente smarrite. Il Viani intanto 
era giunto al suo 64 anno di vita, quando fu sorpreso da 
violenta malattia. Lottò invano contro la morte, e senten- 
dosi d'ora in ora mancare, chiese ed ottenne i religiosi 
conforti: fece testamento, e con un ultimo sforzo scese dal 
letto ed aperta la scrivania, rimandò dei fogli ad alcuni 
amici, scrivendo in quelli con mano moribonda : Giorgio 
Viani saluta, restituisce e muore. Indi ricoricatosi, la notte 
del 2 dicembre 1816, esalò l'estremo sospiro. 



VITE DI ILLUSTRI NUMISMATICI ITALIANI 123 



Grande fu il dolore de' suoi amici ed ammiratori, tosto 
clie giunse loro la notizia della sua morte. Dispose per 
testamento che il suo Museo fosse venduto: lasciò i suoi 
scritti all' amico Kanieri Zucclielli ; il suo carteggio lette- 
rario e numismatico all'altro suo amico Sebastiano Ciampi. 
Fu sepolto nella Chiesa di San Frediano di Pisa. 

Il Viani fu socio dell'Accademia Colombaria di Firenze, 
dell'Etrusca di Cortona, e della Scientiiico-Letteraria delle 
Alpi Apuane; socio corrispondente dell'Ateneo italiano, del- 
l'Accademia Napoleone di Lucca, e della Società Pistojese 
di scienze, lettere ed arti; Pastore Arcade di Koma, della 
Colonia Ligustica e della Colonia Alfea ; Vice-Presidente 
della Deputazione sulla conservazione dei monumenti di 
Scienze e di Arti del Dipartimento del Mediterraneo. 



Questi cenni biografici farono tratti da : 
Notizie della vita letteraria e degli scritti numismatici di Giorgio 
Viani. Firenze, 1817 ; in-8. — Michaud, Biographie universelle an-- 
cienne et moderne. Tome, quarante-troisième , pag. 278-279. — 
Emilio De Tipaldo, Biografia degli italiani illustri nelle scienze, 
lettere ed arti. Voi. Ili, 1836; pag. 105-115. — Dizionario univer- 
sale storico-mitologico-geografico, compilato per ciira di Angelo Fava. 
Torino, 1856. Parte terza, pag. 2378. 

C. LUPPI. 



Opero Dninisinaticlie a stampa di Giorgio Viani. 

1. Memorie della Famiglia Cybo e delle monete di Massa di Lunigiana. 
Pisa, 1808, in.4. 

• 2. Memorie d'una Moneta inedita della Repubblica di Pisa. Pisa, 1809. 

• 3. Altra come sopra pubblicata nell'opera: Pisa illustrata nelle arti del 

disegno da Alessandro Morrona. Livorno, Tomo I, pag. 476. 

4. Lettera intorno alle Monete ed alla Zecca di Pistoja. Pisa, 1813; in-8. 

5. Ristretto di un'opera numismatica di S. E. il sig. Conte Gian Fran- 

cesco Galeani Napione. Firenze, 1813; in-8. 

• 6. Moneta della zecca di Villa di Chiesa, detta volgarmente Iglesias. 

Posta in appendice alla Notizie della vita letteraria e degli scritti 
numismatici di Giorgio Viani per Sebastiano Ciampi. Firenze, 1817; 
in-8, a png. 55-57). 



VILLA DI CHIESA 

DETTA VOLGARMENTE JGLESIAS(y). 



Questa rara e preziosa moneta d'argento si trova nella 
mia collezione, e serve di prova sicura per aggiungere una 
nuova Zecca al catalogo di quelle già pubblicate dai Mo- 
netografi fino al presente. Tiene da una parte nel campo una 
Croce nel mezzo a due circoli concentrici, nel primo dei quali 
dopo una piccola croce si legge: FACTA IN VILLA ECCLESIE; 
e nel secondo, dopo simile piccola croce: P -COM • PISANO; 
cioè, FACTA IN VILLA ECCLESIE PRO COMVNI PISANO. 

Dall'altra parte si vede l'Aquila coronata sopra un ca- 
pitello con un piccol fiore, o frutto sotto il rostro , e in- 
torno la leggenda : FEDERIC • IMPERATOR • cioè FEDERICVS 
IMPERATOR. Il suo peso è di grani 35 fiorentini, simile in 
circa a quello dei Grossi pisani. 

Egli è dunque manifesto che in Villa di Chiesa, nel- 
l'isola di Sardegna, fu aperta la zecca, e che vi furon bat- 
tute monete ; ma non è cosa ugualmente facile il poter fis- 
sare l'epoca di questa Zecca e della suddetta moneta. Sap- 
piamo che la potente Bepubblica Pisana dominò pel corso 



(1) Riteniamo far cosa grata ai Lettori della Rivista pubblicando in 
appendice a questo cenno biografico di Giorgio Viani le aue 8 Uemorìe 
numismatiche qui retro segnato con un asttriaeo. Queste memorie eono 
divenute oramai pressoché introvabili. La prima dì queste, sa Vilìa di 
Chiesa, fu iuserta quasi in appendice dal dotto Abate Sebastiano Ciampi 
nelle sue Notizie della vita letteraria e degli tcritti numismatici di 
Giorgio Viani. Firenze, 1817, in-8, pag. 55-57. 



Vite di illustri numismatici italiani 125 

di tre secoli in Sardegna ; e quantunque in questo spazio 
di tempo varie sieno state le vicende da lei sofferte, ora in 
parte , ora in tutta vi si mantenne costantemente in pos- 
sesso ; finche nel 1324 ne restò totalmente spogliata dalle 
armi vittoriose di Giacomo re di Sardegna. Villa di Chiesa 
fu uno de' luoghi che fece maggior resistenza, e degli ultimi 
abbandonati dai Pisani. (V. Tronci, Memorie storiche della 
città di Pisa, pag. 313). Il sig. Cappellano Ranieri Zucchelli, 
mio particolare amico ed erudito antiquario, mi ha fatto 
osservare un istrumento celebrato in Pisa sotto il giorno 6 
di gennaio 1314, in cui Bello Alliata ed alcuni di sua fa- 
miglia costituiscono procuratore Lippe Alliata , ad esigere 
da Neri da Eiglione , e da Andrea Masucchi commoranti 
nel castello di Castro , ovvero nella Villa di Chiesa, tutto 
quello di cui essi erano loro debitori , e a vendere tutte 
quelle parti che hanno in argentaria Ville Ecclesie de Sa?*- 
iiinia. Se Argentaria significò lo stesso che zecca^ può dedur- 
sene che prima del 1314 era aperta la Zecca di villa di Chiesa. 

Colo Martello figlio del Q. Morgiane Martelli, abitatore 
della Villa di Chiesa di Sigerro, confessa d'aver ricevuto in 
prestito da Neri del Q. Bacciomeo da Eiglione lire dugento 
denariorum aqiiilinorum minutorum. Fatto nella Villa di 
Chiesa di Sigerro nella ruga de' Mercanti, sotto dì 15 de- 
cembre 1315, Indizione XIII, per rogito di Ser Duodo, figlio 
del Q. Ser Giunta Soldani Notare, ecc. 

Non solo in questo, ma anche in molti altri contratti 
fatti in Sardegna, si contratta sempre con moneta dena-^ 
riorum aquilinorum miniUorum ; dal che se ne potrebbe 
inferire, che queste monete si chiamassero denari aquilini 
fìiintiti (2). 

G. VlANI. 



(2) Altre notizie ha il Sig. Ab. Zucchelli per confermar questa zecca. 



MEMORIE SOPRA DUE MONETE INEDITE 

DELL! KEPUBBLIGl DI P1S& (1). 



^' — + BONAC • DE PALVDE ■ PIS ■ POT • CBonac- 
cursus de Palude Pisanorum PoteslcsJ. — Aq^uila 
coronata sopra mezza nave ; e sotto, leone rampante. 

9" — PI — SE - Madonna sedente col Divin Figliuolo 
in braccio ; e campana dal lato diritto. 

Questa preziosa moneta di argento, ignota ai Moneto- 
grafi, e forse unica fino al presente, appartiene alla Itepnb- 
blica di Pisa. La singolare sua rarità consiste nel diritto, 
ove all'intorno si vede il nome di Buonaccorso da Palude, 
e al di sotto l'arme del medesimo espressa in un leone i 
pante, non essendovi esempio, ohe nelle monete delle Ke- 
pubbliche toscane sieno stati mai posti i nomi ed i segni 
dei Oonsoli, Podestà, Capitani, o altri capi di esse. Si noti 
ancora che l'Aquila, quale formava lo stemma della città di' 
Pisa, invece del solito capitello, come si vede nei Sigilli e 
nelle monete, tiene sotto gli artigli una mezza nave ; il che 
potrebbe essere allusivo alle imprese marittime del sud- 
detto Buonaccorso. Il rovescio colla Madonna e colla figura 
della campana, segno del Presidente della Zecca, è comune. 

Abbiamo dalla storia e dai pubblici monumenti , che 
Buonaccorso da Palude, nomo insigne per la sua virtù e 



(1) Qnestft Metnm'ia fa pubblicata la prima volta in Pisa nel 1809 e 
stampata in foglio volante, e nel 1812 venne ripubblicata in Livorno 
nel primo volarne della Pisa iìlusfrata di Alessandro da Morrona, a 
pag. 474-416; tav. HI, n. 1. 



VITE DI ILLUSTnl NUMISMATICI ITALIANI 127 

per la sua dottrina , fu Podestà di Piaa negli anni 1242 , 
1243 e 1244 : oomandò due volte la flotta di quella Repubblica : 
venne spedito dall' Imperatore Federico II ia Garfagnana 
per distaccarla dalla parte Quelfa e ridurla alla Ghibellina 
nel 1249 : e restò ucciso in quella Provincia per insinua- 
zione dei Lucchesi nel 1260. Al che si può adesso aggiun- 
gere essere cosa manifesta che nel tempo del suo governo 
ebbe qnesto personaggio una straordinaria autorità o par- 
ticolare considerazione, giacche, per arbitrario potere o per 
facoltà concessagli, esercitò il sovrano diritto di far coniare 
monete col proprio nome e collo stemma di sua famiglia. 
Fu trovata la presente moneta sotterra in un campo 
contiguo alle mura di Pisa nel 1809 , e si acquistò dal 
Signor Tommaso da Paùle o Palude, di detta Città, Ìl quale 
si pregia di essere della medesima chiarissima stirpe del 
nominato Buonaccorso. Il titolo del metallo è ottimo, ed il 
peso di grani 24 e mezzo fiorentini. 

G. VlANl. 



^ — BONAC ■ DE PALVDE PIS ■ POT - (Banaccx^rsus 
de Palude Pisanorum PolestasJ. — Aquila coronata 
sopra mezza nave ; e sotto, leone rampante fra le due 
lettere F. — I. 

5" — PI — SE ■ Madonna sedente col Divin Figliuolo 
in braccio : e campana dal lato diritto. 

Nell'anno 1809 ad istanza di un degno e rispettabile 
amico fu da me illustrata una moneta di argento della Be> 
pubblica di Pisa col nome del Podestà Buonaccorso da 



(1) Questa Memoria fa inserta nell'opera sopra citata del UorronB, 
tomo I, pag. 476418; Ur. Ili, n. 2. 



128 e. LUPPI - VITE DI ILLUSTRI NUMISMATICI ITALIANI 

Palude. Dissi allora, che tale mone ha, non solo era preziosa 
e rarissima, non essendovi esempio che le antiche Repub- 
bliche toscane abbiano permesso ai loro Consoli, Capitani, 
Podestà, e altri simili Capi di coniare monete col proprio 
nome e stemma , ma che forse poteva credersi unica , non 
essendo stata osservata l'eguale nei pubblici e privati Musei. 
Contro ogni mia aspettativa, altra ne fu scoperta nel luogo 
medesimo ove trovossi la prima, la quale, essendo di conio 
alquanto diverso, merita di essere pubblicata e conosciuta 
dagli amatori delle cose antiche d'Italia. 

Nel diritto di questa moneta si vede, come nell' altra, 
un'Aquila coronata sopra un rostro di nave colle medesime 
parole all'intorno : ma il leoncino rampante, che resta al di 
sotto e forma l'arme della famiglia da Palude, è in mezzo 
alle due lettere F. I., le quali non esistono nella prima. Non 
sarà difficile 1' interpretazione di queste lettere quando si 
rifletta, che in quasi tutte le antiche monete della Repub- 
blica di Pisa si legge il nome dell' Imperatore Federico I, 
il quale, con diploma del 25 di agosto 1155, le confermò il 
privilegio della zecca. Le due lettere F. I non sono dunque, 
a mio giudizio, che 1' abbreviazione della solita leggenda 
FEDERICVS IMPERATOR , e fanno vedere , che Buonaccorso 
da Palude volle indicare in tal modo , che la moneta col 
suo nome era simile a quella della Repubblica, oppure 
esternò un atto di gratitudine a Federico II, da cui fu sin- 
golarmente onorato e protetto. Il rovescio, colla Madonna e 
col segno della campana, è perfettamente eguale a quello 
dell'altra, eccettuata qualche piccola differenza nella fattura 
della seggiola ove riposa la Vergine col Bambino in braccio. 

Se fu grande l'ammirazione con cui venne accolta dalla 
Repubblica Letteraria la prima moneta del celebre Podestà 
pisano, non minore sarà quella che farà nascere la pubbli- 
cazione della seconda. In fatti si l'una che l'altra, nell'atto 
che illustrano una chiarissima ed antica famiglia, la quale 
esiste tuttora in Pisa, fanno epoca nella storia della Mo- 
netazione toscana , e meritano un luogo distinto nei più 
scelti e doviziosi Musei. 

Questa moneta alquanto logora fu da me acquistata nel 
1810, è di ottimo argento, e pesa grani 24 fiorentini. 

G. VlANI. 



-^^ 



I 
I I > 



NECROLOGIE 



CAMILLO BRAMBILLA. 

La mattina del giorno 3 marzo oorr. terminava in 
Pavia la sna lunga, operosissima vita il nob. Commendatore 
Camillo Brambilla^ Membro del Consiglio di Redazione 
della nostra Rivista. Fu uno dei cittadini di Pavia fra i 
più distinti per integrità di carattere, per saviezza di po- 
litica, per profondità di studii. 

Era nato a Pavia il 27 Febbraio 1809, da Giuseppe e da 
Maria Baronessa Erben. Laureato in Giurisprudenza nel 1828, 
entrò alunno di concetto negli ufficii di Governo a Milano. 
Compiuti gli anni di alunnato passò, quale Segretario 
provvisorio, all' Amministrazione del Civico Ospitale di 
S. Matteo in Pavia, e dopo aver fatto colà breve sosta, 
neir Aprile 1836, fu nominato Aggiunto soprannumerario 
presso la Delegazione in Pavia. Nominato poi Relatore 
Prov. a Mantova, ottenne, dopo alcuni anni, di fare il 
cambio col Relatore Prov, di Pavia (al quale diede a tale 
scopo un rilevante indennizzo). Rimase in tale impiego 
fino al 1849, epoca in cui il Governo austriaco, in puni- 
zione per la parte presa al movimento liberale politico, che 
precedette e fece seguito alle cinque giornate di Milano, 
lo traslocò senza avanzamento, ancora a Mantova. Chiesta 
la pensione, che gli fu rifiutata, Camillo Brambilla diede 
le dimissioni dall' impiego e dalla carica di Scudiere del- 
l'Imperatore, di cui era investito fino dal 1838. 

Fu poi: Consigliere Comunale dal 1860 al 1891, in cui 
diede le dimissioni perchè rieletto a minoranza. — Consi- 
gliere Provinciale dal 1862 al 1868. — Deputato Provinciale 
dal 1863 al 1868. — Vice Presidente del Consiglio Pro- 
vinciale nel 1864. — Amministratore del Collegio Ghislieri 

»7 



130 NECROLOGIE 



nel 1858. Rimasto solo nell' Amministrazione, fu nominato 
Commissario Governativo, ma egli declinò V incarico. — 
Amm.'® e Presidente della P. 0. d'Industria dal* 1863 fino 
alla sua morte. — Membro distinto delle commissioni pel 
soccorso ai danneggiati dalle innondazioni, 1867-1868. — 
Per qualche tempo, Ispettore degli Soavi e Monumenti. — 
Presidente, fino alla sua morte, della Società per la conser- 
vazione dei Monumenti dell'Arte Cristiana. — Fu membro 
di molte accademie scientifiche e insignito ripetutamente 
di onorificenze, come appare dal seguente elenco: Cavaliere 
dei SS. Maurizio e Lazzaro, 1860. — Membro efiettivo della 
Società Italiana di Archeologia e Belle Arti di Milano, 1863. 
— Ufficiale della Corona d'Italia, 1867. — Socio corrisp. 
della E. Accademia Raffaello di Urbino, 1872. — Socio della 
Società Storica di Milano , 1874. — Socio onorario con 
medaglia di I classe della Società emulatoria di Scienze 
ed Arti in Italia , 1874. — Membro della commiss, per la 
Storia dell'Università di Pavia, 1876. — Socio corrisp. della 
Accademia Fisio-Medico-Statistica di Milano, 1878. — Membro 
della Società Francese di Archeologia per la conserva- 
zione e descrizione dei Monumenti Storici, 1879. — Membro 
effettivo della Deputaz. di Storia Patria di Torino, 1880. — 
Membro eff*ett. della Società Ital. d'Igiene di Milano, 1880. — 
Socio corrisp. del R. Ist. Lombardo di Scienze e lettere, di Mi- 
lano, 1884. — Membro onorario della Società R. di Numis. del 
Belgio, 1888. — Commendatore della Corona d'Italia, 1889. 

La Numismatica fu la sua passione predominante. Da 
molti anni raccoglieva e, morendo, lasciò alla sua nativa 
Pavia una insigne collezione di monete medioevali italiane, 
contenente la importantissima serie delle Monete Pavesi, 
la più ricca che si conosca. 

Ma la passione del raccoglitore non fu disgiunta da 
quella dello studioso, e numeroso è l'elenco, quale lo diamo 
qui in seguito, delle sue pubblicazioni numismatiche, fra 
cui la principale è l'illustrazione delle Mortele di Pavia. 

Della nostra Rivista fu uno dei più caldi propugnatori 
e Membro del Consiglio di Redazione fino dall' origine ; 
anzi, fu per collaborarvi che si decise a rioccuparsi degli 
studii numismatici già da parecchi anni abbandonati. In 



NECROLOGIE 131 



questo medesimo fascicolo, che porta la sua necrologia, si 
pubblica il suo ultimo scritto, l'accurata recensione del 
libro del Vallier, scritta a letto nell'ultimo mese di vifea, 
durante quella malattia, cbe la sua robustissima fibra gli 
permetteva di credere facilmente superabile. — Dolente di 
non potere, per tale malattia, assistere all' ultima seduta 
del Consiglio di Redazione, in cui si decideva la forma- 
zione della Società Numismatica, vi aderiva col massimo 
slancio e mandava i più caldi voti pel suo avvenire. 

Ci facciamo quindi interpreti di parecchi dei nostri 
colleghi e non crediamo d' errare associandovi anche i 
lontani, nell'esprimere a nome di tutti il più vivo ramma- 
rico per la perdita di un uomo tanto egregio. • 

BibUografia Numismatica di CAMILLO BRAMBILLA. 

Moneta di Ardoino re d'Italia, battuta in Milano. {Rivista della NumiS" 
nuUica antica 6 moderna, Voi. I, Fascicolo IV, 1866, pag, 822-837, 
Tav. VI, 13). 

Iq qnesto importante articolo, Paatore fa conoscere il secondo esem- 
plare . del denaro milanese di Ardoino, variante nel monogramma, da 
quello pubblicato l'anno precedente nella stessa Rivista dall' Avv. Ber- 
tolotti. 

Alcune annotazioni numismatiche, Pavia, 1867; in-4, con una tavola. 

Sotto questo titolo modesto TAutore pubblica in 12 interessanti mo- 
nografie, altrettante monete inedite o varianti da quelle pubblicate. Cite- 
remo fra le più importanti le Memorie II e III, che illustrano due 
Tremissi di Astolfo, attribuiti uno a Pavia, l'altro a Ravenna, 

Altre annotazioni numismatiche, Pavia, 1870, in-4, con una tavola foto- 
grafica, e due tavole incise. 

Sono altre dodici importanti memorie, che fanno seguito alle prece- 
denti. Kella prima, l'autore descrive il ripostiglio di Zenone, composto 
di 49 soldi d' oro romani dei bassi tempi, con varianti inedite; nella 
seconda, un soldo d'oro unico di Zenone coll'esergo conobry; nelle altre 
ci fa conoscere buon numero di importanti monete italiane inedite. Ci- 
tiamo, fra le più importanti, la moneta in argento^del Comune di Ales- 
sandria, e il quattrino della j^nma Repubblica milanese. 

Le due tavole incise annesse a queste monografìe, come quelle delle 
precedenti, sono opera egregia del Kunz. 

Monete di Pavia raccolte ed ordinatamente dichiarate. Con 12 tavole. 

E l'opera principale del Brambilla, l'unica illustrazione completa di 
questa importante zecca italiana. Essa riassume tutto quanto fu scritto 



182 NECROLOGIE 



sa qaesta zecca fino ad oggi. L'opera è distesa in dodici capitoli e tratta 
la storia delPofficina pavese dalP epoca romana fino a Carlo Y, sotto il 
triplice aspetto storico, economico ed artistico, ed è corredata da non 
pochi documenti nuovi. 

Le numerose monete inedite piibbiicate dalP autore sono tolte in 
gran parte dalla sua stessa collezione, la quale, per la parte che riguarda 
Pavia, è certamente la più bella e completa fra tutte le collezioni pubbliche 
e private. Egli non trascurò però le altre raccolte, e un buon contingente 
gli fornirono quelle pubbliche di Milano, Roma, Torino, Pavia, Parma, 
molte private italiane, nonché qualcuna estera. 

L'opera è arricchita di 12 magnifiche tavole, opera del Kane. 

Tremisse di Rofari, re dei Longobardi^ nel Museo civico di Brescia. — 
DìAcatc pavese o fiorino W oro di Filippo Maria Visconti Conte di 
Pavia, Ivi, 1887; in-4 con una tav. 

Sono due interessanti monografie, che fanno appendice all'opera sulle 
Monete di Pavia. Nella prima, l'autore restituisce a Rotari re dei Lon- 
gobardi, il celebre tremisse del Museo di Brescia, sul quale avevano 
discusso a lungo il San Quintino ed altri numismatici, proponendo varie 
attribuzioni. 

Nella seconda, pubblica il fiorino d' oro di Filippo Maria Visconti 
Conte di Pavia, L' importante moneta, trovata in quell' anno 1887 , è 
finora unica^ e si trova nella sua collezione. 

Due ripostigli di monete^ battute dal cadere del Secolo XII ai primi anni 
del XIV, {Bullettino di numisìnatica e sfragistica di Camerino^ 1887, 
. Voi. in, pag. 93-103). 

É una interessante e ragionata descrizione di due ripostigli, composti 
in gran parte di denari e denari mezzani delle zecche di Pavia^ Brescia^ 
Mantova^ Cremona^ Asti, Milano, Genova, Parma, Como, ecc. 

Le monete più importanti del ripostiglio sono due imperiali di Ga- 
leazzo Visconti per Piacenza, dei quali si conoscono pochissimi esemplari. 

Tremisse inedito al nome di Desiderio, re dei Longobardi, Pavia, 1888, in-4. 

In questo importantissimo studio, che forma una seconda Appendice 
all'opera sulle Monete di Pavia, l'Autore descrive un tremisse affatto 
inedito e sconosciuto col nome di Desiderio, e colla leggenda fla.via 
siDRio, proponendone, dopo molte considerazioni storiche, filologiche ed 
epigrafiche^ l'attribuzione alla città di SUTBI (Sutrium, Sudrium). 

La zecca di Pontestura? {Rivista italiana di Numismatica, Anno IV, 
Fase. I-II, pag. 167-161). 

In questo piccolo lavoro, il primo pubblicato nella presente Rivista, 
l'Autore distrugge con validi argomenti l'attribuzione alla zecca di Pon- 
testura, proposta dal Maggiora- Vergano, di una monetina già pubblicata 
dal Promis, come appartenente alia zecca di Casale. — Dopo tale pub- 
blicazione viene confermata la giusta attribuzione fatta dal Promis, e 
il nome di Pontestura fu cancelli^to dal novero delle zecche italiane. 



NECROLOGIE 133 



Monete italiane inedite nella Collezione Brambilla a Pavia {Rivieta Italiana 
di Numismatica. Anno IV, Fase. IV, pag. 431-467). 

Il Gh jno Autore si proponeva di pubblicare mano mano, nella nostra 
Rivista^ tutte le monete inedite della sua Collezione, acquistate dopo la 
pubblicazione delle sue Annotazioni. Questo primo saggio doveva sgra- 
ziatamente essere anche l'ultimo! Sono otto appunti che illustralo al- 
trettante monete inedite di Cremona, Casale, Mantova, Sabbioneta, Boz- 
zolo e Spoleto. 

1 disegni che precedono i singoli appunti, sono opera del Kunz, 
lavori postumi del compianto incisore. 

La Direzione. 



GIULIO MINERVINL 

Nella notte del 18 Novembre 1891 moriva in Boma, 
per paralisi cardiaca, il Gomm. Giulio Minervini. Fa ar- 
cheologo insigne, ottimo bibliotecario e autorevole illustra- 
tore di Pompei. 

Napoleone III volle commettere a lui la traduzione 
della sua Vita di Giulio Cesare^ e lo creò Commendatore 
della Legione d'onore, mentre governi, sovrani ed accademici 
facevano a gara nel colmarlo di distinzioni e di onorificenze. 

— Il Minervini si era con amore dedicato agli studi di 
archeologia. Restano di lui molti lavori, fra i quali ci li- 
mitiamo a citare i seguenti, che trattano di numismatica 
classica: Prefazione agli Estratti numismatici rinvenuti fra 
i manoscritti inediti di F. M. Avellino (in Annali di num. 
di Fiorelli, 1851) — Monete sa^mitiche recentemente scoperte 
(in Bull. arch. 7iapol., Anno IH, pag. 130) — Monete di 
Cuma {Ibid. Nuova serie, anno I, pag. 166, e anno II, pag. 124) 

— Monete di Capua (Ibid. Anno II, pag. 124) — Monete di 
Napoli {Ibid. Anno IV, pag. 66) — Monumenti antichi ine- 
diti possedvii da Raffaele Barone (Napoli, 1862) — Intorno 
le medaglie delVaniica Dalvon (Napoli, 1862) — Saggio di 

osservazioni numismatiche (Napoli, 1866). 

E. G. 



/ 



134 NECROLOGIE 



MATTEO CAMERA. 

Il 2 die. 1891 moriva il Cav. MtUteo Camera di Amalfi, 
appassionato e dotto cultore degli studi storici ed archeo- 
logici. Pubblicò parecchi lavori importanti sulla storia delle 
Provincie meridionali d'Italia, specialmente sulla sua città 
nativa, e con accurate e pazienti indagini, corresse le ine- 
sattezze della storia amalfitana del Pansa e ne colmò le lacune. 

Il Camera si occupò pure della numismatica medio- 
evale del mezzodì d'Italia, ed a lui dobbiamo l'importante 
scoperta di un denaro, del XIII secolo, coll'iscrizione civitas 
AMALFIA ; di una monetina interessantissima di Gaeta coi 
nomi di Giovanni e Marino consoli ; per non dire di altret- 
tante inedite da lui pubblicate e che furono argomento di 
speciali monografie. Egli comunicò pure parecchie notizie 
allo Spinelli, il quale, nella prefazione della sua opera Mo- 
nete cufiche, ecc., fa cenno di questa efficace cooperazione. 

Di più, nei suoi lavori storici : Gli Annali delle due 
Sicilie — Annali Storico-dipi, di Amalfi — Giovanni I 
e Carlo III di Durazzo, trovansi importanti cenni numisma- 
tici, e, sebbene, alle volte, egli accetti troppo facilmente in- 
duzioni e dubbie notizie di antichi scrittori, nondimeno in 
quei lavori potrà ^attingere un prezioso contingente chi 
vorrà occuparsi di questa parte della numismatica italiana, 
sinora cosi poco conosciuta. 

Il Camera lascia una preziosa raccolta di documenti 

relativi alla Storia napoletana. 

A. G. S. 



FRANCESCO REALE. 



Il 22 febbr. scorso, a Pavia sua patria, moriva Francesco 
JRealCf custode della Pinacoteca Malaspina, appassionato rac- 
coglitore di oggetti d'arte ed anche di medaglie. Lasciò la 
sua collezione al Civico Museo della città natale. 



NECROLOGIE 135 



GIOVANNI FRACGIA. 

Il giorno 3 gennaio scorso moriva in Cagliari il .cava- 
liere Giovanni Fraccia, nato in Palermo nel 1824. Dedi- 
catosi per tempo agli studi antiquarii, si occupò principal- 
mente delle antichità sicule, ebbe varii incarichi governativi 
relativamente a scavi e monumenti antichi, e fu, dal 1870 
al 1873, direttore del Museo di Palermo. Nel 1879 veniva 
nominato direttore del Museo di Cagliari. — I suoi lavori 
numismatici si riferiscono tutti ad antiche monete della 
Sicilia, e furono poi riunite sotto il titolo di: Aìitiche monete 
Siciliane pubblicate pel primo dal Cav. Giovanni Fraccia , 
nel periodico il Buonarroti di Eoma, nel 1889 e 1890, E 
spiacevole che il carattere battagliero dell'Autore abbia so- 
vente impresso ai suoi scritti scientifici un'impronta di pole- 
mica troppo personale. 

P. G. 



GIUSEPPE BERTOLOTTI. 

Il giorno 23 scorso febb. alle 6 1][2 pom. moriva l'Av- 
vocato Giuseppe Beì^lottt, il nestore dei collezionisti 
milanesi. Raccoglieva da oltre quarant'anni e possedeva una 
delle più belle serie di monete milanesi, oltre ad una discreta 
collezione di romane. Lasciò le seguenti Memorie numi- 
smatiche, colle quali faceva conoscere tre importanti monete 
milanesi, ch'egli ebbe pel primo la fortuna di possedere : 
Ulusirazione di un denaro d^argento inedito di Rodolfo di 
Borgogna Re d*Italia (1864) — Denaro milanese di Ardoino 
Re d'Italia (1864) — Di un denaro d'argento battuto in Mi- 
lano da Berengario II ed Adalberto (1873) — Nel 1887 poi 
pubblicava: Di un curioso denaro di Pavia conialo in 
Milano dall'Imperatore dei Romani Ottone I, associato 

al figlio Ottone II, Re d'Italia. 

E. G. 



186 NECROLOGIE 



ALFONSO DE SGHODT. 

Il giorno 16 febbraio scorso cessava di vivere a Bru- 
xelles, neir età di 65 anni , Alfonso Fedéle Benedetto 
Costaniino de Schodi, Commendatore di più ordini, Diret- 
tore generale del Registro e Demanio, presidente della 
Società Numismatica del Belgio dal 1887 al 1889. Quan- 
tunque fino da giovane fosse raccoglitore di monete, (pos- 
sedeva una collezione universale di circa 16000 pezzi), allo 
studio della Numismatica non si dedicò se non tardi, oc- 
cupandosi della serie romana, e più specialmente delle 
tessere e dei gettoni del Belgio ; anzi in questa partita era 
riconosciuto quale autorità. Il suo primo lavoro, Méreaux 
de bienfaisnnce, ecclésiastiques et religieux de la ville de 
Bruges^ appariva nella Revue Belge del 1873, e il più ap- 
prezzato è quello che porta per titolo : Les jetons de la 
Ville et de la chàtellenie de Courtrai^ pubblicato pure nella 
Revue Belge del 1889, — Lungo sarebbe enumerare tutti i 
suoi lavori numismatici , il cui indice fino al 1889 , può 
leggersi nella nostra Guida Numismatica, II Edizione, p. 180 
e 181. L'ultima sua memoria è quella presentata al Con- 
gresso di Bruxelles, di cui si dà un resoconto nel presente 
fascicolo della Rivista. 

F. G. 



BIBLIOGRAFIA 



LIBRI NUOVI. 

ITallier G., Sigillographie de V Ordre des Chartreux, et Numis- 
matique de Saint Bruno. Montreuil sur Mer, 1891. Pagg. XXVI- 
509. LIV Planches, et figures dans le texte. 

Da tempo sapevano gli studiosi di numismatica e di 
archelogia, come il Signor Gustavo Vallier di Grenoble, ad 
essi ben noto per vari ed eruditi lavori , attendesse a dili- 
genti ed estese ricercbe , senza risparmio di viaggi e di 
corrispondenze , onde riunire gli elementi di una da lui 
divisata monografia di quanto sotto i rapporti della sfragi- 
stica e della numismatica fosse per presentare di rimarche- 
vole ed istruttivo la Corporazione dei Certosini. Quella 
insigne Corporazione, cioè , la cui sede originaria e prin- 
cipale è appunto nella diocesi di Grenoble , a non molta 
distanza da tale cospicua città, in luogo già denominato 
nell'antico dialetto locale Chartreuse mutato nel miglior 
linguaggio francese in Chartreuse , e latinamente in Car- 
tusia, poi rimasto a generale indicazione dell'Ordine, e delle 
varie sue sedi. L'importante suo lavoro fu ora compiuto dal 
Signor Vallier, e messo alla luce in un magnifico volume, 
che si ha soddisfazione moltissima di poter segnalare ai 
lettori della Rivista. 

La Corporazione dei Certosini dall'epoca della sua isti- 
tuzione ad opera di S. Brunone, e di Sant'Ugo nel secolo XI, 
ha avuto si esteso sviluppo, e spiegata tale attività da ve- 
dersene moltiplicate le sedi in ogni parte d' Europa. Reg- 
gevasi, come ancora si regge, colle antiche regole di San 
Benedetto, ma il lavoro assiduo della mente ed anche il ma- 
is 



' 



138 BIBLIOGRAFIA 



teriale erano il vincolo assoluto cui legavansi que' monaci 
nella tranquilla solitudine delle separate loro celle, e di 
essi col tempo venne costituendosi una fama per tal modo 
favorevole e solidamente stabilita, che oltre il numero delle 
sedi, poterono vantarne la ricchezza e la sontuosità. Non 
poche sedi assunsero infatti per estensione e decoro di edi- 
fici, per lavori d' arte raccolti e favoriti, forma ed impor- 
tanza di monumenti insigni, ed onorevolissimi pei luoghi 
che ebbero ad accoglierli. 

Il Vallier ci presenta disposta cronologicamente dal 
1084 (Grenoble) al 1873 (Parkminster) la serie di duecento- 
settanta sedi della Corporazione Certosina ; ne accenna, oltre 
Tanno della istituzione , anche i diversi nomi , non senza 
speciali ricordi storici, quando ve n'era opportunità. 

Per centoquaranta otto di dette sedi il nostro autore ha 
potuto riunire, secondo lo speciale suo scopo , le impronte 
dei sigilli adoperati nei loro atti pubblici e privati, e cosi 
formare un seguito di ben quattrocento ottanta sigilli, che 
ci offre egregiamente riprodotti nelle numerose sue tavole 
ad opera del valente artista Signor M. G. Lavalette di 
Bruxelles. 

Quando si rammenti che le case, o sedi dei seguaci di 
S. Brunone trovavansi aperte e sparse in ogni regione di 
Europa , e che la loro vita, sebbene diversa per epoca e 
durata, pure abbraccia un periodo complessivo di otto se- 
coli, molte essendo tuttodì in fiorente esercizio, sarà ovvio 
il rilevare a quante utilissime considerazioni, a quanti in- 
teressanti confronti possa offrir argomento quella ricca serie 
di sigilli , sia per la forma ed il modo delle rappresenta- 
zioni , che vi sono impresse , sia per V arte con cui sono 
lavorati. 

Tale ricchissima scorta di materiale permette di con- 
trapporre e confrontare fra. loro i prodotti artistici di di- 
verse regioni in una stessa epoca, e con non minore utilità 
acconsente di seguire il graduale progresso artistico in uno 
stesso paese, finché esso sia effettivo, oppure si arresti, od 
accenni peggio che ad arida sosta. 

La Grande Certosa di Grenoble da sola ha fornito al 
Vallier trentatre diversi sigilli , che vi furono in uso da^l 



BIBLIOGRAFIA 139 



1367 al 1783 , fra i quali alcuni distintissimi per la loro 
perfezione (Tav. I e II); la Certosa di Parigi ne sommi- 
nistrò tredici, che rapportano agli anni 1278 , 1367 , e giù 
venendo al 1783 (Tav. XI e XII); Londra oflFre per la sua 
Certosa l'impronta di un sigillo del secolo XV di un lavoro 
magnifico per finezza e carattere (Tav. XXIII) ; della Cer- 
tosa di Colonia si presenta un bellissimo sigillo, di cui la 
matrice in argento esiste nel museo di quella città , e che 
è lavoro al certo non posteriore alla prima metà del 
secolo XV (Tav. XXI). 

Trentanove sono gV Istituti Certosini aperti in Italia , 
che troviamo ricordati dal Vallier, e di diciotto fra essi 
abbiamo le impronte di sigilli dei quali fecero uso. Merite- 
voli di particolare considerazione per lavoro artistico pre- 
sentansi quelli della Certosa Firentina di S. Lorenzo del 
secolo XV; di Pesio pure dello stesso secolo; di Milano e 
di Mantova di epoca posteriore. Anche per la Certosa di 
Pavia il Vallier ha raccolto vari sigilli , che se non emer- 
gono per antichità , pure sono abbastanza pregevoli dal 
lato del lavoro, e riescono poi di speciale interesse col ram- 
mentare una delle più ricche e monumentali Case rette 
dall'Ordine Certosino, e la cui fondazione devesi al primo 
duca di Milano Giovanni Galeazzo Visconti. Il nostro autore 
ha avuto pur cura di accennare all'importanza della Cer- 
tosa di Pavia, col ricordare il ricchissimo dono, che questa 
faceva alla Grande Certosa di Grenoble nell'anno 1676, di 
un grandioso altare, che sebbene manomesso e modificato, 
ancora esiste nella cattedrale di quella città, e porta l'iscri- 
zione originaria: 

CAR . PAPIENSIS . MVNVS 

MAGNE . CAR . MATKI . SVE . ANN . DNI . 

MDLXXVI 

Il Vallier, discorrendo della Certosa di Montreuil, dalla 
cui tipografia, dipendente dalla Certosa di Grenoble, è uscito 
lo splendido volume di cui ci occupiamo, ha rilevato, che 
sino dal secolo XVI, nella stessa Grande Certosa era attiva 
l'arte tipografica, e che avrebbe potuto enumerare ben quin- 
dici case di Certosini, le quali erano in possesso di carat- 



140 BIBLIOGRAFIA 



teri tipografici, e ne facevano uso. Piacemi aggiungere che 
la Certosa di Pavia, sino dal 1660, veniva autorizzata dal 
Priore della Grande Certosa , e dal Capitolo generale del- 
l'Ordine a mettere a stampa tutti i libri d'uso nella sacra 
liturgia, con ampio privilegio per tutte le Case dell'Ordine, 
come da Patente del 28 agosto 15G0, che trovo riferita a capo 
di un Missale secundum ordineni Cariusiensium , impresso 
In CartvLsia Papié Monachorum cura, 1661. Di questo Mes- 
sale ha esemplare la Biblioteca civica Bonetta , ed altro 
esiste nella Biblioteca della Università di Pavia. 

In serie speciale , e distinta dalla parte strettamente 
sfragistica, il Vallier ci presenta col titolo di Numismatica 
di San Brunone , novanta impronte , che per la maggior 
parte sono di medaglie cosi dette di divozione , quali so- 
glionsi, o si solevano distribuire dalle corporazioni religiose, 
e che a simiglianza dei sigilli appartenendo a vari tempi, 
ed a diverse regioni, possono colla scorta delle apposte op- 
portune ed erudite notizie aprir adito a proficui confronti. 

Fanno notevole eccezione in quella serie di impronte 
nove pezzi fra medaglie e monete al nome di Papa Ales- 
sandro Vili, il quale amò riprodurre ripetutamente il nome 
e l'effigie di San Brunone fondatore dell'Ordine Certosino, 
a cui il Calendario della Chiesa assegna il giorno 6 ottobre, 
correndo il quale, nell' anno 1689, lo stesso pontefice era 
stato elevato al sommo suo ufficio. 

Le esposte sommarie indicazioni possono, io spero, es- 
sere sufficienti a formare un concetto dell'estensione, e della 
relativa importanza del lavoro a cui il Vallier si è dedi- 
cato con amore costante, e con tale paziente insistenza da 
potersi ben dire attinta all'esempio dei benemeriti ascritti 
all'Ordine preso ad argomento della divisata e ben compiuta 
illustrazione. Ma oltre le doti della costanza nel proposito, 
e dell'opera paziente per raggiungerlo, credo che nel nostro 
autore debbansi riconoscere e commendare la vasta e spe- 
ciale erudizione, e l'ordine tenuto nel disporre la mole dei 
materiali, quali seppe in tanti anni , e da ogni parte rac- 
cogliere, 

C. Brambilla. 



BIBLIOGRAFIA 141 



Can. D. Lagnmina, Studi sulla numismatica arabo-normanna 
. di Sicilia. Palermo, 1891. 

E già parecchio tempo che si va dimostrando che l'opera 
dello Spinelli , Monete cufiche battute da principi longo- 
baì^di, normanni e svevi nel regno delle due Sicilie è in 
gran parte erronea ; ma ninno sinora si è occupato di pro- 
posito di correggerne le dubbie o false interpretazioni, e, 
solo l'Amari, nella sua Storia de* Musulmani di Sicilia j ne 
aveva, qua e là, fatto qualche appunto più o meno vago. 
Il Can. B, Lagumina, consigliato già dallo stesso Amari, 
si accinse con molto interesse a questa difficile impresa 
e pubblicava teste un primo ed interessante saggio dei 
suoi studi. 

Importante è la scoperta del tareno di Roberto Gui- 
scardo. L' autore addimostra del Guiscardo una monetina 
che sinora venne attribuita dal Morfcillaro e dallo Spinelli 
a Ruggiero re. E coniata nel 464 dell'Egira, che corse dal 
29 sett. 1071 al 16 sett. 1072 dell'E. V., l'anno cioè in cui, 
secondo i documenti pubblicati dall'Amari, Palermo si rese 
ai due fratelli Roberto e Ruggiero. Il Lagumina ha letto 
sul rovescio di questa moneta : Per comando — di Roberto 
duca — Illustrissimo Re — di Sicilia , ed argomenta che 
Roberto, nell' ebbrezza dell' importante vittoria , avesse as- 
sunto il titolo di Re , che li per li avrà dovuto smettere 
per efficaci rimostranze del Pontefice. Dubito però che tale 
interpretazione sia perfettamente esatta, perchè non posso 
ammettere che il Guiscardo abbia assunto il titolo di re e 
specialmente nel modo e nelle condizioni suggerite dal 
Lagumina. Farmi anzi, che quanto sappiamo del Guiscardo 
ne conduca ad escludere assolutamente questo titolo regio. 

Interessantissima è la preziosa indicazione u Battuto 
in Amalfi n che il Lagumina ebbe la fortuna di leggere 
su di un ruba di Guglielmo II. L' autore , basandosi su 
questo tareno amalfitano da lui scoverto e sulla speciale 
determinazione di alcuni tari amalfitani menzionati in un 
documento del 1112 dell'Archivio Cavense: in quibus crux 
efformata pareat^ stabili i due tipi seguenti per la Zecca 
Amalfitana. 



142 BIBLIOGRAFIA 



1. /B' e 9* — Campo: In centro, punto; sopra, una pic- 

cola croce. Leggende : contraffazioni di quelle dei 
moezzini. 

2. ^ — Campo : Nel centro : R; 9' — Campo: Nel centro 

croce Leggende de' moezzini. 

Questo secondo tipo viene attribuito dall' A. a Rug- 
giero II conte e poi Re di Sicilia. 

Il Lagumina ignora però il tari amalfitano da me pub- 
blicato nella Rivista italiana di numismatica che reca, as- 
sieme agli sformati caratteri arabici, l'epigrafe S • ANDREAS, 
preceduta dalla croce di S. Andrea, e seguita poi dalle 
lettere SALRN* Curioso ed interessante monumento, che do- 
vette certamente essere impresso ad Amalfi, e che si può, 
con probabilità, assegnare a quel Mansone III che, nel 981, 
riusci ad impossessarsi del principato salernitano. In quel 
mio opuscoletto, parlando dei tari amalfitani colla croce, 
menzionati nel documento del 1112 dell' Arch. Cavense, at- 
tribuii già ad Amalfi i due tari riportati dall'Engel nelle 
Recherches sur la Numismatique des Normands de Sicile et 
d'Italie a Tav. III Nr. 34 e 36. Prima dei due tipi indicati 
dal Lagumina, fu dunque coniato ad Amalfi un tareno senza 
il distintivo della croce (ed è naturale, trattandosi di imi- 
tazioni, che dovevano, da principio, simulando i tipi arabici, 
confondersi colle monete dei Musulmani), sul quale, nella 
speciale occasione della conquista del principato salernitano, 
comparve il nome dell'Apostolo, patrono di Amalfi, ed il 
nome della città soggetta. 

Il Lagumina dice di non conoscere alcun tareno di 
Enrico VI , che possa attribuirsi ad Amalfi; ma io non 
esito ad attribuire a quella città, in seguito agli indizi 
forniti dal tareno amalfitano del Museo Nazionale di Pa- 
lermo, il grazioso tareno di Enrico VI, di cui un esemplare 
è nella mia collezione ed un secondo conservasi nel Regio 
Gabinetto di Copenaghen. 



BIBLIOGRAFIA 143 



Tareno di largo stampo. ^^ — * HEINRICVS • SEXTVS. 
Busto deirimperatore di prospetto ; a destra, stella. 

9Ì — * ROMANORVM • IMPERATOR. Croce con globetti 
alle estremità. Oro basso. 

Dei tari di Federico II, sarebbero Amalfitani, i Nr. 1, 2 
e 3 della Tav. XX, ed i Nr. 1 e 2 della XXI dell'opera dello 
Spinelli, e di lui farò conoscere per la prima volta il tareno 
coniato nel 1221 (1) che da una parte ha, nel giro FEDERICVS 
ed al centro XflPerator^ ed al ^ REX - SICILIE ed al centro 
la croce amalfitana. 

L'emissione del 1221 durò pochissimo, poiché, secondo 
ne ricorda, nella sua cronaca, il notaio Riccardo di San 
Germano, fu abolito del tutto il tari amalfitano nel 1222. 

Riporterò brevemente le modifiche che il Lagumina 
fa alle attribuzioni dello Spinelli, indicando i numeri del- 
l'opera di questi. Sono di Ruggiero re e non di Guglielmo I 
e II i Nr. 250-256, 265-267, 270-275, 277-288, 306, 307, 309, 
313, 315, 316, 318, 328, 396-404, 407, 408, 410-417 , 419-430 . 
435, 760, 764, 781, 78Ì-787. 

Sono di Guglielmo I e non di Guglielmo II e III i 
Nr. 310-312, 314, 320, 332, 395, 405, 409, 418, 431-433, 436, 
438, 439-445, 493, 788. Sono di Guglielmo II e non di Gu- 
glielmo I i Nr. 268, 405, 409, 432, 433, 439-445. Sono di Gu- 
glielmo III e non di Guglielmo I o II i Nr. 344, 446-51, 782. 

E da sperare che il Lagumina, continuando nelle sue 
ricerche, si avvalga de' tanti monumenti siculi che conser- 
vansi nelle provincie continentali del mezzodì d'Italia, e 
che riveda accuratamente la collezione del Tafuri, di cui 
la parte cufica fu ceduta, credo, al Museo municipale di Bari. 

A. G. Sambon. 



(1) Federico assanse il titolo imperiale il 22 novembre 1220. 



144 BIBLIOGRAFIA 



P. Foreslo Gaetano, Le monete delle zecche di Salerno. — 
Ivi, 1891. 

Trovatisi in questa monografia alcuni tipi nuovi ed 
importanti. Non possiamo però accettare la maggior parte 
delle attribuzioni date dall'autore, perchè le monete inedite 
pubblicate in questo lavoro sono, in gran parte, esemplari 
ripercossi, con diversi coni, le due o magari le tre volte, 
di cui le epigrafi o monche o stranamente confuse non pos- 
sono dar luogo ad alcuna attribuzione sicura. 

Le monete coniate nelF Italia meridionale dal VII al 
Xn secolo offrono grandissima difficoltà, appunto perchè 
cosi spesso ripercosse le une colle altre. Per classificarle è 
necessario confrontare parecchi esemplari, così da poter de- 
terminare esattamente quale è il tipo ripercosso, e quale 
è quello che vi fu nuovamente impresso. Il Foresio, però, 
nel pubblicare questi riconì della sua collezione, ha fatto 
opera utile ; poiché sarà cosi possibile, per altri, di con- 
frontare con questi i propri esemplari , e, se da una parte 
il frequente riconio rende difficile lo studio di queste mo- 
nete, d'altra banda può essere, in molte occasioni, di con- 
siderevole aiuto ad una classifica cronologica de' diversi tipi. 

Daremo una rapida scorsa alle tavole del Foresio, de- 
scrivendo le monete più importanti e segnalando quelle 
di cui ci pare o erronea o, per lo meno, dubbia l' inter- 
pretazione. 

Tav. L — Il Nr. 6 non è di Sicone, ma di Stefano II duca 
di Napoli (v. Riv. It. Num. A. Sambon, Mon, del Due, 
Napoletano)] i Nr. 18, 20 e 24 non sono né di Gtiaimario 
né di Gisulfo; sono normanni ed hanno sempre al 
diritto RVQ- • DVX. 

Il Nr. 26 (Descr. 48) non è di Mansone III, né di 
Amalfi^ è moneta di Gaeta ed anteriore al 981. 

Dei Nr. 10, 23, 26 e 27 non si può tenere alcun conto 
perché riconi confusi ; il N. 28 è un esemplare scon- 
servato del solito follare col MANSO • VIC • E • DVX • che 
il Fusco credeva di Amalfi e di Mansone IV, ed il 



BIBLIOGRAFIA 145 



Lazzari e lo Spinelli ritennero coniato da Mansone III, 
allorché s'impadronì di Salerno. 

Tav. IL — I Nr. 31 e 35 sono due esemplari sconservati del 
follare di Mansone, della Collezione Santangelo (Napoli), 
pubblicato dal Bonucci negli Annali di 7iumismatica 
del Fiorelli. I Nr. 33 e 34 sono confasi riconì d' im- 
possibile attribuzione. 

I Nr. 36, 37 e 38 non possono attribuirsi a Drogone. 
Lo stile di queste monete è assai simile a quello delle 
capuane del principe Roberto II, di Anfuso, ecc., e credo 
non andar lungi dal vero nell'assegnarne alcune a Gu- 
glielmo, cui il padre, Ruggiero re, dette nel 1144 il 
principato di Capua. L' Engel lesse infatti su una di 
queste monete Q-LIE e su di un mio esemplare leggesi 
GLIE M. Per il Nr. 36, su cui si potrebbe leggere PR 
(inceps) Ck?{uaé) ovvero {Jor) DA • CAP, si confronti il 
sigillo edito dall'Engel a tav. II, N. 7, sul quale è ri- 
prodotto lo stesso tipo. 

II Nr. 39 non è di Roberto Guiscardo. Le lettere che 
il Foresio ha creduto vedere sul rovescio non sono che 
gli ornati di un tempio che egli ha fatto disegnare 
capovolto. Neppure il Nr. 40; può attribuirsi a Ro- 
berto Guiscardo, essendo moneta comunissima che, in 
esemplari più completi, reca l'epigrafe ROGERIVS RX, da 
una parte, e SCS • STHEPANVS dall'altra. L' Engel la, 
pubblica a Nr. 49 (pag. 40); ma anche egli sbagliò, pa- 
rendogli dall'incompleto UNV, che si vedeva su di un 
suo esemplare, poter trarne SCS • lANVARIVS. I Nr. 41, 
43, 44, 45, 46 e 48, attribuiti a Roberto Guiscardo, sono 
confusi riconì di cui non si può tener conto alcuno, 
Il Nr. 47 è d' incerta attribuzione, ma lo credo del 
duca Guglielmo. Il Nr. 61 è un tipo sinora sconosciuto. 
Eccone la descrizione: Follavo. ^ Busto del duca a d, 
?/ ROGE — RIVS — DVX. 

Tav. III. — I Nr. 63, 64 e 6B sono riconì di follar! di Ruggiero 
su monete anonime religiose di Costantinopoli. Il Nr. 69 

»9 



146 BIBLIOGRAFIA 



è una variante del Nr. 17 (p. 27) dell'opera di Engel. Le 
altre monete di questa tavola sono già conosciute e 
non inedite, come segna l'autore. 

Tav. IV, — Questa tavola va notata per alcune monete in- 
certe sinora sconosciute. Posseggo un esemplare simile 
a quello del Nr. 106 e posso quindi darne una descri- 
zione più esatta. 

^ — Leone che solleva una delle zampe anteriori 

e si batte il fianco colla coda. 
5Ì — SICNVM VICTORIE. Attorno ad una croce. 

Interessante pure è il Nr. 112 che ha da ciascun lato 
il busto di un principe, colle iscrizioni L^t^S DEO © 
GLORIA. Questa moneta fu certamente emessa contem- 
poraneamente a quelle riportate dall'Engel e che hanno 
la scritta: DEO - GRATI AS. L'Engel le assegna al dodi- 
cesimo secolo. 

Il Nr. 116 non è dell'Italia meridionale; assai pro- 
babilmente é monetina dei possedimenti veneziani. I 
Nr. 117, 118 e 119 sono pure assai interessanti e cu- 
riosi. Il Foresio li attribuisce erroneamente a Ho tari. (!) 
Posseggo diversi esemplari di questi tipi, dai quali 
rilevo che sui IJ» ^^^ N. 118 e 119, (troppo confusi negli 
esemplari del Foresio, perchè se ne capisca nulla) v'è 

l'epigrafe MENSE • OCTVBR. 

A. G. Sambon. 



Alph. tlo Schtidt, La Xmnismatique Romaine dans ses rapports 
avec VArt Oratoire. 

Quantunque il Volume delle Memorie presentate al 
Congresso Numismatico di Bruxelles non sia ancora pub- 
blicato, dalla cortesia dell'Autore abbiamo ricevuto l'estratto 
di questa memoria, che non esitiamo a giudicare fra le più 
importanti presentate al Congresso stesso, relativamente 
alla Numismatica classica. E, come tale, ci pare valga la 
pena d' esaminarla con qualche ponderazione, facendovi 
anche qualche critica. 



BIBLIOGRAFIA 147 



La memoria è uno studio piuttosto filologico che nu- 
mismatico. Prendendo a pretesto le monete romane oflFrenti 
il tipo dell'Allocuzione, l'Autore ci descrive uno dopo l'altro 
i diversi imperatori da Pompeo a Costantino nelle loro 
qualità oratorie, dimostrando quanto fosse tenuta in pregio 
l'eloquenza presso i Romani, e quanta parte l'arte oratoria 
abbia sempre avuto nella storia di Roma imperiale. 

Alla lunga serie delle monete d'Allocuzione, paziente- 
mente e diligentemente raccolte e citate dall'Autore, ci 
permetteremo di fare un leggero appunto ; osservando come 
in essa furono inavvertitamente collocate alcune monete, 
le quali, quantunque offrano una certa analogia di tipo con 
quelle d'Allocuzione, pure a tal fatto non si riferiscono. Le 
quattro monete citate al regno di Trajano non rappresentano 
già l'imperatore in atto d'arringare i soldati, bensi i soldati 
in atto d'acclamare Trajano imperatore per la settima, per 
la ottava e per la nona volta (IMPERATOR VII, Vili e Villi). 
I tipi s' assomigliano alquanto ; ma i fatti rappresentati 
sono ben differenti, e le monete dovremo chiamarle d'Ac- 
clamazione non già d' Allocuzione. Del resto nessuna mo- 
neta d'Allocuzione ora finora conosciuta sotto il regno di 
Trajano; la prima e l'unica viene pubblicata in questo stesso 
fascicolo della Rivista. (Vedi Appunti di Numismatica Ro- 
mana, XXI, moneta N. 12 e Tav. I, N. 4). 

L'Autore passa in erudita rassegna i diversi cambiamenti, 
avvenuti nella latina scrittura, quali risultano dalle iponete ; 
raddoppiamenti di consonanti, cambiamenti di vocali, con- 
trazioni, abbreviazioni, dittonghi, ecc., ecc. Se però tutto è 
esatto ciò che è di fatto ed è documentato dalle monete o 
dagli scritti antichi, non possiamo dire che altrettanto sia ac- 
cettabile senza discussione ciò che è semplicemente frutto 
dell'induzione. Citiamo l'asserzione che i latini pronuncias- 
sero il e duro, ossia come il k. L'asserzione non è suffragata 
da alcuna prova (nò vale quella che il e alle volte si scam- 
biava col k davanti alla vocale a, come p. es. Kariis per 
Carus , essendo ben diverso il caso davanti alle vocali e 
o 2). Noi Italiani, che, come i figli primogeniti , o come i 
più stretti in parentela cogli antichi romani , ci vantiamo 
con qualche ragione d'essere i più fedeli continuatori della 



148 BIBLIOGRAFIA 



pronuncia latina, non potremo mai persuaderci che a Boma 
si pronunciasse Kesar e Kikero ! — Siamo sempre nel 
campo dell'induzione e sarà ben difficile clie possiamo mai 
conoscere con sicurezza l'antica pronuncia romana; ma se 
possiamo però assicurare con tutta certezza che i latini non 
pronunciavano la loro lingua come la storpiano i francesi, 
gl'inglesi ed i tedeschi, abbiamo una grandissima probabilità 
che la pronunciassero, salvo pochissime varianti, come la 
pronunciamo attualmente noi in Italia ; che quindi il e sia 
sempre stato il e italiano, e che ab antiquo si dicesse 
Cesar e Ciccì^o^ precisamente come pronunciamo noi. 

F. G. 



RIshPaqaot, Repertoire annuaire general des Collectionneurs de 
la France et de Vétranger, — Première année. 

Il titolo di questo annuario, che si presenta per la 
prima volta, è molto generale ; ma non lo è altrettanto la 
materia contenuta, la quale riguarda per due buoni terzi 
o quasi per tre quarti la Francia, restringendo tutto il resto 
dei due mondi nel poco che avanza. 

Gli è cosi che mentre la Francia e principalmente la città 
di Parigi è assai bene rappresentata nelle sue collezioni di 
vario genere, tutte le altre nazioni vi figurano in modo 
assolutamente inadeguato, pure facendo la parte necessaria 
alla prevalenza che deve avere la nazione nella quale e 
nella cui lingua il libro è scritto. E lo squilibrio non è solo 
nella distribuzione geografica, ma anche e più in quello 
delle materie; anzi, se abbiamo fatto cenno nella Rivista 
Numismatica di questo libro, il cui interesse dovrebbe es- 
sere molto più esteso, gli è perchè la Numismatica vi rap- 
presenta, per i paesi che non sono la Francia, una prepon- 
deranza cosi decisa, che dal nostro punto di vista potremmo 
forse desiderarla tale , ma che è ben lungi dall' essere la 
verità. 

I generi delle collezioni essendo rappresentati con segni 
grafici in quest'annuario, chi percorre coll'occhio le pagine 
dedicate all'estero, non può non rimanere colpito dal nu- 
mero immenso di medagliette rappresentanti le collezioni 



BIBLIOGRAFIA 149 



numismatiche. Sono parecchie le pagine in cui vengono indi- 
cati oltre a venti raccoglitori numismatici, e nessun altro. 
In quelle , che non Sono completamente numismatiche , vi 
figura timidamente qualche bibliofilo o filatelico perso sempre 
nell'abbondanza e nella prevalenza assoluta dei numismatici. 
Ma la ragione di tale squilibrio? E presto detta. Per i rac- 
coglitori di tutto il mondo, fuori della Francia, s'è creduto 
potesse bastare il riportare in compendio la nostra Guida 
Numismatica; col che, ossia dicendo la verità, ma solo in 
parte, l'autore ielV Annuaire ha attribuito alla Numismatica 
un'estensione e un' importanza a cui nessuno ha certo so- 
gnato ch'essa potesse e dovesse aspirare. 

Per dare un solo esempio abbastanza eloquente, a Boma 
fra i 64 collezionisti citati, più della metà ossia 34, lo sono di 
monete o medaglie (tolti appunto dalla Guida sopracitata). 
^Raccoglitori di quadri invece... nessuno! I quadri a Boma 
non si citano che incidentalmente in mezzo a cento altri 
oggetti presso due antiquarii! 

L' Annuaire dunque potrà essere eccellente per la 
Francia; ma è assolutamente nullo per i raccoglitor' che 
si interessano di qualche altra parte dell'orbe terracqueo.... 
a meno che siano numismatici ! 

F. a. 



*Avaypa<pTi t3v vofxwjjxaTcov tTI; xuptcoc 'EXXàSo;, 0;cò 'Iwàvvou II. 
AàfXTcpou. — 'A^Tivr.fftv, 1891. 

Sotto questo titolo , il Sìg. Lambros di Àteue si propone di 
pubblicare una illustrazione delle monete antiche appartenenti alla 
Grecia propria, trattando le diverse regioni in modo che T opera 
riesca divisa in quattro volami, indipendenti l'uno dall'altro. 

Il terzo volume è uscito testé, e comprende il Peloponneso. 
Le descrizioni sono precedute da brevi cenni sulle città cui si 
riferiscono le monete, ed i tipi principali sono riprodotti in 16 bel- 
lissime tavole eseguite nel rinomato stabilimento Brunner di 
Winterthur. 

Se il pubblico farà buon viso all'opera intrapresa dal Signor 
Lambros, l'autore ha intenzione di far seguire ad essa la descri- 
zione delle monete della Tracia e della Macedonia. 

S. A. 



150 BIBLIOGRAFIA 



Zay (E.), Histoìre monétaire des Colonies frangaiscs d'après les do- 
cuments officiels, — Paris, Montorier, 1B92. — (Un voi. in-8 gr., 
di 380 pag., con 278 fig. intercalate nel testo). 

Stadio coscienzioso ed interessante, in un campo che per gran 
parte era rimasto sinora inesplorato. Infatti, oltre al darci Ja trat- 
tazione documentata delle monete coloniali battute in Francia e 
di quelle emesse regolarmente in alcune colonie fornite di zecca, 
il Sig. Zay ha classificato un gran numero di quelle bizzarre mo- 
nete di necessità, alle quali si ricorreva in altre colonie sprovviste 
di officina propria , e specialmente nelle Antille , ritagliando mo- 
nete straniere ed imprimendovi svariati contrassegni. 

S. A. 



Belazioni 8 agosto e 4 novembre 1652 dei provveditori in zecca al 
doge di Venezia bu due domande per ottenere la consegna dell'ampolla 
contenente il liquido chiamato anima d^oro, con il permesso di provarlo 
per convertire l'argento in oro. Venezia, Ferrari, Kirchmayr e Scozzi , 
1891 in-8, pp. 14. 

Ambiveri L., Granchi archeologici. Come fu giudicato da taluni dotti 
un mezzo grosso piacentino di Corrado II. [Nella Strenna pel 1892 u II 
Piacentino istruito nelle cose della sua patria n, a p. 79-82]. 

Palazzi Zoile, Collezione di monete antiche, medioevali, moderne, 
in num. di 240O. Foligno, Salvati, 1891. 

Prosdocimi A,^ Di un ripostiglio di monete romane scoperto in Este 
nel poligono del tiro a segno nazionale il 9 marzo 1891 , con ili. Kate , 
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ISlQ'Torino, 1889 [1892]. A pp. 626-648 u Notizie sulle monete e sui 
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la direction de M. Leon Say). Nancy, Berger-Levrault et C, in-8 gr. a 
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miremont (i?. Serruré). — Livrea nouveaux. — Revue de 
Bevaes. — Lectures diverses. — Livres en preparation. — 
Les musées. — Les faussaires. — Les trouvailles. — Les 
Ventes. — Necrologie. — Monnaies et livres de Numisma- 
tique en vente aux prix marquós. 



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sac. SaniOf Lettere di Benedetto Giovio. [A pag. 227-229; lettera all'Al- 
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Dell'impresa araldica dei tre anelli intrecciati concessa da Francesco Sforza 
a parecchie famiglie patrizie milanesi. [Esame di una monetina di Ga- 
brino Fondulo, signore di Cremona, che viceversa non è di Gabriele 
Fondulo ma di Francesco SforzA!]. 

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Bulletin de Gorrespondance Hellénique, V, 8, 4: Lambroa , 

Comptes Rendus des séances de PAcadémie des inscrip- 
tions, t. XrVy septembre-octobre 1891 : Schlumherger Guatavey Une mon- 
naie byzantine inèdite portant les effigies de Tempereur iconoclaste Théo- 
phile, de sa femme Théodora, des ses trois premiòres fiUes, Thécla, Anna, 
Anastasio. 

Revue des études Juives, t. XXIII, n. 45, luglio-settembre 1891 : 
Sehtoah MoTae^ Les médailles de la collection Strauss. 

Mafcasin pittoresque , 81 ottobre 1891 : Chahouillet Anatole, Mé- 
daille du prince Flavio Orsini. 



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reich-Ungam, XV, 1: Pick, Das Monument von Adam-Klissi auf 
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20 



154 BIBLIOGRAFIA 



Zeitschrift der deutschen morgenl&ndischen Gesellschaft, 

XLV, 2 : Peftsch, Verzeichniss der aas Fleischers Nacblass der deatschen 
morgenlaadischen Gesellschaft ùberkommenen Mùnzen. 

Hirth's Fopmenschatz , n. 10: Tav. 146. Italische Schaumùnzen 
von Vittor Pisano, 

Ausland, 61, 6: Andriesaen^ Mtknzen und andere Tausoliinittel in 
Afrika. 

Jahrbiicher des Vereins von Alterthumsfreunden im 

Rheinlande, fase. 90 : Joseph Paul, Ber bonner Denarfand von 1890 , 
vergraben am 1042, con ili. 

niustrirte Zeitung, Lipsia, n. 2529, 19 dicembre 1801 : Die Me- 
daille der diesjàhrigen Internationalen Kanstauestellung in Berlin. 



The Academy, n. 1017 : Smith^ Indian numismatica. 
The Indian Antiquary, settembre 1891 : Hultzseh, The Ooins of 
ths Kings of Yijaya-Nagar. 



NOTIZIE VARIE 



Società Numismatioa Italiana. — Quod era in votis è 
finalmente un fatto compiuto. Abbiamo una Società di Nu- 
mismatica Italiana. — Preconizzata, desiderata e auspicata 
da tanto tempo, la Società Numismatica Italiana ebbe final- 
mente il suo inizio. Il Consiglio di Sedazione della Rivista^ 
nel!' ultima sua seduta del giorno 11 scorso febbraio, 
giudicando che i tempi fossero ormai maturi per tale 
istituzione , decise di attuarla , facendosene promotore. 
Mandò ai principali cultori della numismatica in Italia una 
circolare firmata da tutti i suoi membri — gli assenti si 
affrettarono ad annuire calorosamente alla deliberazione — 
e in pochi giorni raccolse un numero sufficiente di firme 
per poter dichiarare costituita la Società. 

Si verificò per tal modo un caso forse nuovo e certo 
non comune negli annali delle Società e delle [Riviste scien- 
tifiche. In linea generale sono quelle che creano queste. 
Qui invece fu dal seno della Rivista che usci la Società ; 
ma se le due istituzioni dovranno per qualche tempo pro- 
cedere parallelamente, ognuna per la propria via , e se la 
nuova Società, sorta con principii molto modesti, dovrà, in 
proporzione dei mezzi, limitare assai la sua sfera d'azione, 
noi non dubitiamo che in un non lontano avvenire il de- 
siderato connubio potrà aver luogo, e le due istituzioni si 
fonderanno in una sola. Gli attuali proprietari della Rivista, 
come ebbero già a dichiarare quando l'assunsero, saranno 
lieti, appena il momento sia venuto, di confidarla alla So- 
cietà, allo scopo non solo di darle una base più larga, ma 
ben anco di garantirle un assetto definitivo e una vita 
meglio assicurata all'infuori d'ogni contingenza privata. 



156 NOTIZIE VARIE 



L' invito alla nuova Società essendo partito da un 
grappo di persone che rappresentano tutte le diverse Re- 
gioni d'Italia, è lecito sperare che tutti i cultori della nu- 
mismatica sparsi nella penisola , e qualcheduno anche al 
di fuori , vorranno in breve aderire generosamente alla 
nuova Società , e questo Io diciamo per quelli a cui non 
fosse pervenuta la prima circolare, come pei pochi che non 
vi hanno ancora risposto. 

La Sede provvisoria della Società è per ora stabilita 
presso la Direzione della Rivista Italiana di Numismatica, 
(Milano, Via Filodrammatici, 10), dove tutti potranno far 
ricapito, sia per le adesioni, sia per doni di qualunque genere 
che volessero offrire alla Società, e di cui si darà un rego- 
lare elenco, come pure per qualunque informazione. 

E con questo terminiamo la cronaca, cedendo d'ora in- 
nanzi la parola agli Atti della Società, che verranno rego- 
larmente pubblicati nella Rivista, 

Milano, 1 Marzo 1892. 

La Direzione. 

n Ripostiglio di Gratasoglio. — Sulla fine dello scorso 
anno 1891, a Gratasoglio, piccolo paese nelle vicinanze di 
Milano suir antica strada che da questa città conduce a 
Pavia, si rinvenne un tesoretto di trentatre monete, dieci 
in oro, e ventitre d'argento. 

Ebbi la rara fortuna di poter acquistare intatto tutto 
il piccolo ripostiglio prima che andasse, come al solito, 
disperso ; ed eccone la descrizione in ordine cronologico : 

1244-1812 Pisa Eep. — Federico I Imp. — Zecohino . . Esemp. N. 1 

1180-1315 Firenze Rep. — Fiorino d'oro n ni 

1466-1476 Milano — Galeazzo Maria Sforza — Bacato d'oro n ni 

n n n Testone . . « « 2 

1458-1490 Ungheria — Mattia Corvino — Zecchino . 
1483-1498 Francia — Carlo Vili — Scudo d'oro . . 
1494-1600 MilaiW — Lodovico Maria Sforza — Testone 

1503 Roma — Pio IH — Zecchino 

1507 Norimberga — Scudo d'oro 



n ni 

n ni 

n ni 

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n ni 



n 



Testone n ni 



NOTIZIE VARIE 157 



1515-1522 Francia — Francesco I — Scudo d'oro . , . Esemp. N. 1 

1515 Moietta — Massimiliano Imp. — Zecchino . . . n ni 

1522-1585 Milano — Francesco II Sforza — Testone . . . «« ni 
1528-1532 Messerano — Lodovico e Pier Luca Fieschi — 

Scudo d'oro n ni 

Testoni (Contromarcati) n n S 

1520-1528 Borgotaro — Sinibaldo Fieschi — Testone (Contr.) n ni 

1529-1533 Desana — Gio. Bart. Tizzone — Testone (Contr.) n n 8 

n Una falsificazione dell'epoca n ni 
Bellimona (In libsriate aumua) — Testone (Contr.) » nò 

ToUle: 10 d'oro, 23 d'argento. 

Come si vede, queste monete ci portano agli ultimi 
anni dell' ultimo e sfortunato Duca Francesco II Sforza, 
quando il Ducato di Milano, devastato e impoverito da 
guerre continue fra i Francesi e gli Spagnuoli, che si con- 
tendevano il primato, era invaso da bande armate d'ogni 
paese e nazione. 

La varietà di monete estere e nazionali del ripostiglio 
sono uno specchio di quei tempi d'invasione. 

Fra le monete, nulla di veramente nuovo per la Nu- 
mismatica. 

Oltre però ad averci dato esemplari di grande rarità, 
come lo Zecchino di Pio III per Roma, lo Zecchino di 
Massimiliano per Modena e il Testone di Sinibaldo Fieschi 
per Borgotaro, quel tesoretto ci fornisce forse una prova 
maggiore che il Testone {In liberiate sumus) abbia ad 
essere attribuito a Bellinzona. 

In un esemplare conservatissimo, che ho venduto al- 
l' egregio Signor Enrico Osnago , si vede evidentemente 
che il genio a cavallo porta nella mano sinistra un pomo 
e nella diritta due freccio. Lo stesso Signore mi fece poi os- 
servare che la piccola croce, che divide la leggenda del 
rovescio, è fatta in modo da formare la lettera B. 

Un altro fatto che dà pregio al ripostìglio e che forse 
merita di essere studiato, è quello che quasi tutti i Testoni 
di Messerano, di Borgotaro, di Desana e anche i cinque di 
Bellinzona portano una contromarca colla testa di un santo, 
probabilmente S. Ambrogio, mentre l'unico Testone per 



158 NOTIZIE VARIE 



Milano della stessa epoca, cioè quello di Francesco II Sforza, 
è senza contromarca. Non avrebbe forse servito questo 
segno a dare corso legale o forzoso nel nostro Ducato alle 
monete di altri Principi di peso e titolo inferiore? 

Ing. Carlo Clerici. 

Falsifloazioni moderne. — Un raccoglitore milanese ci 
mostrò, qualche tempo fa, uno zecchino di Ferdinando II 
Gonzaga, Principe di Castiglione (1680-1723). Quella mo- 
neta sarebbe affatto inedita e sconosciuta. Eccone la de- 
scrizione : 

/B' — * FERO ♦ll*S*R*l*E* CASTILIONIS * P • 

Nel campo, in un cerchio di perline, le iniziali ^G* (sic), 
sormontate da corona. 

9! — B • ALOYSIVS • GON • PATR • CAST • 

S. Luigi in piedi di prospetto. Ha un giglio nella si- 
nistra, e colla destra accenna ad una corona posta 
a' suoi piedi. 

Al primo vederla, abbiamo subito riconosciuto in quella 
moneta una falsificazione moderna, opera dei soliti fabbri- 
catori, di cui abbiamo varie volte raccontate le gesta. La 
falsità della moneta si palesa facilmente dal suo disegno 
rozzo, ingenuo, stentato, mentre le monete di Ferdinando II, 
coniate a Castiglione , sono tutte pregievoli per l'arte , e 
ci dimostrano che colà lavoravano abilissimi incisori. Non 
è quindi neppure supponibile che le monete d'oro, ossia 
quelle di maggior importanza, fossero affidate ad artisti di 
minor vaglia. 

E poi, più che l'assenza dell'arte, notiamo in questa mo- 
neta, la sua, per dir cosi, perfetta modernità, specialmente nei 
caratteri della leggenda. Essa certamente fu fatta da un in- 
cisore solito a fare medagliette sacre , timbri e sigilli , il 
quale, non avendo alcuna pratica della numismatica antica, 
non potè cambiare la manOj e produsse una moneta, che ha 
tutta l'aria di un gettone, di una marca da giuoco. Se ciò 
non bastasse , per provare la falsità della moneta , accen- 
neremo come, quasi contemporaneamente alla comparsa di 



NOTIZIE VARIE 159 



questa moneta d'oro , ne venne fuori un' altra simile in 
argento. Confrontate le due monete, le trovammo perfetta- 
mente identiche , tanto che indubitabilmente esse proven- 
gono dal medesimo conio. 

Questo caso aumenta a più doppi il sospetto, dato ohe 
un intelligente possa ancora dubitare della falsità di 
quelle due monete. Sarebbe infatti un caso molto strano 
trovare un tipo di zecchino di quell'epoca riprodotto esat- 
tamente in argento , e più strano ancora il trovare due 
monete di conio affatto identico. Il fatto si spiega subito. 
I bricconi, dopo aver dato al nostro amatore la moneta in 
oro, non potendo più dargliene una seconda, per non susci- 
tare i suoi sospetti, pensarono di creare un' altra moneta , 
e gliene diedero una in argento. Se 1' amatore avesse mo- 
strato il desiderio di avere lo stesso tipo in rame, in pochi 
giorni sarebbe stato servito. 

Pur troppo dunque i nostri falsari non accennano a 
volerla finire con questo loro vergognoso mestiere. Fortu- 
natamente la loro abilità è molto limitata, e i prodotti della 
loro industria non possono ingannare che gli amatori no- 
vizii e inesperti. Noi ci rivolgiamo quindi a questi ultimi, 
permettendoci di dar loro un consiglio. Quando viene loro 
recata qualche moneta di grande rarità, non si fidino del 
loro occhio ; ma prima di sborsare una somma di qualche 
importanza, facciano vedere la moneta a qualche vecchio 
amatore, o a qualche intelligente numismatico. In tal modo 
si risparmieranno spesso una inutile delusione. 

La Direzione. 

Ai raoooglitori di monete romane. — Il sottoscritto in- 
teressa la compiacenza dei raccoglitori di Monete Romane 
a volergli trasmettere la descrizione e i pesi dei bronzi 
imperiali eccedenti il peso normale, ossia la descrizione 
(o il semplice riferimento al Numero del Cohen) e il peso 
dei Gran Bronzi battuti su disco da medaglione, e dei 
Medii Bronzi battuti su disco di Gran Bronzo. — Accetterà 
volentieri anche le proposte di tali pezzi da chi desiderasse 

venderli. Francesco Gnecchi 

Via Filodrammatici, 10. Milano, 



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RIVISTA ITALIANA DI NUMISMATICA 

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FRAlCtSCO GIECCEI.- Nonsh Rmane inedite 

nella Csllezione ERCOLE OIECCHI a Milana 






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HiVlSTA ITALIANA DI NUMISMATICA 



TRAICESCO CHECCHI.- Monete Remane inedita 
nella CelleziDna ERCOIi CIErCHI a Milano 



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RIVISTA ITALUM DI NUMISMATICA 



EXAGIUM di libra romana del I\ Secolo 
del peso dì grammi S^l,250 



SOLDI D' ORO 
DETTI MANCUSI o MANCOSl 

Constantino V Copronimo e Leone W suo Tiglio 751-775 
Liutprando principe di Benevento 751-758 




DANARI D'ARGENTO MANCUSI 
Benedetto IV papa 900-903 



Giovanni TU papa 955-964 



V. CAPOBUNCHI. 
Pesi proporzionali nella libra romana, meroTinsIn e di Carlo Magno. 

(Anno V - fate. I] 



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SOCIETÀ NUMISMATICA 



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ITALIANA 



'—j^^ — « 

H ricapito della Società è provvisoriamente presso la 
Direzione della RIVISTA ITALIAfJA DI NUMISMATICA 

Via Filodrammatici» IM". IO 

dove devono essere dirette le adesioni, le corrispondenze, 
i doni, ecc. ecc. 

Contributo annuale i. 20. — Per gli abbonati alla Rivista i. 15. 

liMmpegrno è triennale. 




I pagamenti delle quote sociali o delle somme sottoscritte si 
fanno presso l'Editore L. F. OOGLIATI, Via Pantano, N. 26. 



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IL GOLLEZIONISTA 

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Autografi , Francobolli , Quadri , Numismatica , Oggetti 
d'arte, Antichità, Armi, Pizzi, Stampe, Libri antichi, ecc. 



ORGANO DELLA PUBBLIGITI UNIVERSALE 



Abbonamento annuo L 2. 



TARIFFA DELLE INSERZIONI: 



1 Pagina 
1/2 « 



L. *0 — À 1/4 Pagina L. 5 — 

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APPENA PUBBLICATO: ± 

FRANCESCO 6NECCHI 



PRONTUARIO DEI PREZZI 

PER LE MONETE DELLA REPUBBLICA ROMANA 



Guida del Raccoglitore delle monete Consolari, nella quale 
sono indicati i prezzi massimi e minimi per le monete delle 
181 antiche famiglie di Roma e dei 415 monetarii, che co- 
niarono moneta durante la Repubblica Romana. 

Preszo Li. 1è. 

\ BiToIgere le coBunissioni all'Editore L. F. OO&LUTI j 

^ Milano, Via Pantano, 26. 

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PERITI IN MONETE E MEDAGLIE 

53f Sue de SicfieHeu 
PAKIQI 

Compra e vendita di monete e medaglie 

d'ogni paese 
Organizzazione di vendite al pubblico incanto 

Redazione di cataloghi 
di Monete e di Libri sulla Numismatica ^nJ 




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6. 



7. - 

8. - 

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11. - 



12. 
13. 



MEDAGLIA DEL RINASCIMENTO. 

Maria Austr. reg. boem. Caroli V imp. f. Busto a s. 
9 Consodatio rerum domina. Figura di donna a s. 
Tiene nella mano diritta tre ramoscelli e nella mano si- 
nistra due corone (e non un libro come dubitativamente 
indica Armand) sec. ed. voi. II, pag. 237. Esemplare bellis- 
simo in bronzo con perfetta doratura dell'epoca. D. 63 L. 150 — 

MONETE DEL RIP0STI8LI0 DI DRATASODLIO. 

BOLOGNA. Leo papa deei/mus* stemma "^ Boìiia docet. 

figura di S. Pietro, due armette. Bellini, voi. II, pag. 26, 30. 

Zecchino L. 50 — 

DESANA. Jo. Bari. Tlcio. co. Deci. vie. imp. Aquila. 

T^ Sanctus Alexander, il santo in piedi. B.ossi 1046. 

Testone n 20 — 

Id. Variante nella leggenda n 20 — 

MESSERANO. lAid. & P. Luca. Mise. Lava. co. m. d. 

Aquila. ^ 8anlu8 Teonesttis Mar. Santo a cavallo. 

Promis. Tav. II, 1. Contromarcato .... Testone n 16 — 

Id. Variante nella leggenda e senza contromarca . » 10 — 

MILANO. G. Ma. 8f. Vicecmnea. dtuc. Mli. v. Ritratto 

a d. 1^ P. p. Angle, etc. Cimiero. Gneochi. Tav. XIII, 7. 

Ducato d'oro n 

Id. Testone. Gnecchi. Tav. XIV, 1 r) 

Id. Francesco II Sforza. Testone. Gnecchi. T. XXIII, 1 n 

NORIMBERGA. Moneta, quis. d. Nuriberg. 1607. Aquila 

5^ Sanctus Laurentius. il santo in piedi. Ducato d'oro n 

PISA. Federicus. Tmperator. Aquila coronata T^ Protege 

Virgo. Pia. Madonna col bambino di fronte, nel campo 

una stelletta. Rossi, 3643 (bucata) .... Zecchino n 60 — 

ROMA. PtM«. papa, tertius. stemma. 1^ Sanctus Petrus 

Alma Roma. Navicella con S. Pietro. Rossi, 3876. 

Zecchino tj 1000 — 

TOURS. Carlo VIII. Scudo d'oro y^ 26 — 

UNGHERIA. Mattia Corvino, Ducato d'oro . . . . n 20 — 



50 

5 

60 

20 



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CONSIGLIO DI REDAZIONE 



1892 



-^88E^ 



GNEOCHI Cav. Fbancrsco 
GNEOOHI Cav. Ercole 



Direttori. 



AMBEOSOLI Dott. Solone, Conservatore del Eegio Gabinetto Numismatico 

di Brera. 
GAVAZZI Cav. Giuseppe. 
MAEIOTTI Cav. Dott. Giovanni, Direttore del E. ' Museo di Antichità di 

Parma. 
MILANI Cav. Prof. Luigi Adriano, Direttore del E. Museo Archeologico di 

Firenze. 
MOTTA Ing. Emilio, Bibliotecario della Trivulziana. 
PAPADOPOLI Comm. Conte Nicolò, Senatore del Eegno. 
BOSSI Oav. Dott. Umberto, Conservatore del Museo Nazionale di Firenze. 
* SALINAS Comm. Prof. Antonino, Direttore del Museo Nazionale di Palermo. 
SAMBON Arturo G. 

SANTONI Can.*^ Prof. Milziade, Direttore della Valentiniana di Camerino. 
VISCONTI March. Carlo Ermes, Conservatore del Museo Artistico Municipale 

di Milano. 

Loppi Cav. Prof. Costantino, Segy^etario. 



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AVVERTENZA 



I manoscritti destinati alla pubblicazione e qualsiasi corrispondenza 
relativa alla redazione della Rivista devono essere spediti all' indirizzo : 
Cavm JPraneesco Chnecdhi, Milano, Via FUodrammatici, 10. 



I manoscritti non si restituiscono. 



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RIVISTA ITALIANA DI NUMISMATICA 



PATTI D'ASSOCIAZIONE. 

La Rivista si pubblica in fascicoli trimestrali in modo da 
formare in fin d'anno un volume di circa 500 pagine, con 
tavole, e illustrazioni intercalate nel testo. 

Associazione annuale per l'Italia L. 20 

Idem, per l'Estero (Stati Unione Postale) ... 77 22 
Per tutti i paesi fuori dell'Unione, le spese * postali in più. 

Chi non disdice l'Associazione alla Rivista prima del 31 dicembre s'intende associato 
anche per Tanno seguente. Per gli Associati che, dopo ricevuto il S* fascicolo dell'an- 
nata, non avessero ancora soddisfatto l'importo, l'Amministrazione prowederà all'incasso 
per mezzo di tratta assono postale. 

Un fascicolo di saggio a richiesta. 

Annata L 1888, pagine 512 con .12 tavole 

> IL 1889, » 602 » 8 tavole 

» IIL 1890, > 612 » 12 tavole > L. SO 

» IV. 1891, > 554 * 18 tavolo 

Le sole annate 1888 e 1891 ciascuna » «© 

Le annate 1889 e 1890 non si danno separatamente. 



DIEEZIONE E REDAZIONE della Rivista presso il Cav. Francesco Gnecchi , 
Via Filodrammatici, 10. Milano. 

AMMINISTRAZIONE presso l'Editore L. F. Cogliati, Via Pantano, 26. Milano, 

I Collaboratori della Rivista, riceveranno 25 estratti di ciascun articolo pubbliAto, purché, 
contemporaneamente all'invio del manoscritto, ne facciano richiesta alla Direzione. 



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NEI FOGLI COLORATI ANNESSI ALLA Rivista. 





per I fase. 


per a fase. 


per 3 fase. 


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L. 20 


L. 85 


L. 46 


L. 50 


Mezza pagina 


» 10 


> 18 


» 25 


» 80 


Quarto di pagina 


> 5 


» 10 


» 15 


» 80 



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BAnno V. 1892 Fase. II. 
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RIVISTA ITALIANA 



NUMISMATIC 



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DIRETTA DA 



FRANCESCO ed ERCOLE GNECCHI 

E DA UN 

CONSIGLIO DI UEDAZIONB 



MILiNO 

Lodovico Felice Cogliati, Tipografo- Editore 

via Pantano. N. 2S 



SOMMARIO 



I » » 



MEMORIE E DISSERTAZIONI. 



Gnocchi Francesco. Appanti di Numismatica Romana. — N. XXII. Scavi di Roma 
nel 1891. Medaglione di Severo Alessandro e Giulia Mammea (Fig). — XXIII. Numi 

plumbei. (1 Tav.) Pag, 

Gabriel Ettore. Poche osservazioni sul denaro di L. Mommi (Fig.) 
Papadopoli Nicolò. Il Bimetallismo a Venezia nel Medio Evo .... 
Morsolin Bernardo. Tre medaglie in onore di Frate Giovanni da Vicenza (Fig.) 
Poma Cesare. Di una monetina inedita della zecca di Messerano (Fig.) 

Gomandini Alfredo. Medaglie Italiane del 1890 

Luppi Costantino. Vite di Illustri Numismatici Italiani. — XII. Giulio Corderò 
di S. Quintino 



175 



215 
219 



CRONACA. 



Bibliografia. Arthur J. Evana, Syracusan u Medallions n and tbìre engravers in the 
light of recent finds (A. G. S.). — Wattcich Wroth, Catalogne of the Greek 
coinè of Mysia edited by E. Stuart Poole L. L. D. (F. G.). — Congrès inter- 
national de Numismatique. Memoires et Comptes rendus des séances (F. G.) — 
Demole Eugbie, Histoire monétaire de Genève de 1792 à 1848 (E. G.). — Fé- 
nouicif ecc. ...•.•••■.•.... 

Notizie varie. Premio per medaglie. — Monete rinvenute nelle vicinanze di Fano. 
— Ripostiglio d'Aurei romani in Calabria. — Bipostiglio di monete consolari 
in Sicilia. — Vendite pubbliche di Monete a Milano. — Ai raccoglitori di 
Monete Romane. — Premio Ducbalais — In memoriam 

Atti della Società Numismatica Italiana 



246 



259 
267 



TAVOLE. 



Tavola IV. Numi plumbei. 

n V. Medaglie Italiane del 1890. 



FASCICOLO II. 



APPUNTI 

DI 

NUMISMATICA ROMANA 



xxn. 

SOAVI DI ROMA NEL 1891. 
MEDAGLIONE DI SEVERO ALESSANDRO E GIULIA MAIIIMEA. 



Quando lo scorso anno diedi la descrizione delle 
novità numismaticlie portate in luce dagli scavi di 
Homa nel 1890 , prevedevo che la messe non sa- 
rebbe stata tanto abbondante nel 1891. Le previ- 
sioni non fallirono , ed era naturale. Gli scavi im- 
mensamente diminuiti dovevano portare una grande 
diminuzione di ritrovamenti , e per quanto attento 
a ricercare le novità, una sola si presentò nel me- 
daglione di cui dò qui in testa la riproduzione. In 
compenso però il pezzo è della conservazione più 



164 FRANCESCO GNECCHI 



perfetta. Appartiene alla famiglia di Severo Ales- 
sandro e rappresenta il suo busto affrontato a quello 
di Giulia Mammea. Il rovescio è nuovo fra i grandi 
medaglioni di Severo Alessandro, ma ha un riscontro 
in un piccolo medaglione o medio bronzo apparte- 
nente al Museo Britannico e descritto al N. 19 di 
Cohen, il quale si può anzi dire che ne sia una ri- 
produzione in piccole dimensioni, — La data del- 
l'anno 231 (TR P X) riferisce evidentemente , come 
altre monete di queir imperatore colla leggenda 
PROFECTIO , il rovescio del nostro medaglione alla 
partenza dell'imperatore per la Persia, quando vi si 
recava a debellare Artaserse. 

Eccone la descrizione : 

Medaglione a due metalli. — Peso gr. 48 ; Diam. mill. 36. 

^ — IMP SEV ALEXANDER AV& IVLIA MAMEA AVG 
MATER AVG 

Busti affrontati dell' imperatore laureato e paludato a 
destra, e dell'iinperatrice diademata a sinistra. 

9? — PROF AVG (air esergo) PONTIF MAX TR P X COS 
III P P (in giro). 

L'imperatore cavalcante a destra colla lancia, preceduto 
dalla Vittoria e seguito da un milite armato di lancia. 
Nel secondo piano si vedono due insegne e un altro 
milite. 



XXIIL 



NUMI PLUMBEI. 



Fra i numismatici della fine del secolo scorso 
e del principio del presente, s'è fatto un gran bat- 
tagliare per decidere se veramente Tantichità abbia 
avuto o no una vera moneta di piombo. 

I grammatici frugarono le biblioteche, citarono 
passi d' antichi autori e principalmente alcuni di 
Plauto e di Marziale, in cui figurano questi numi 
plumbei; e chi sosteneva doversi l'aggettivo plumbetis 
intendere in senso proprio , chi invece in senso al- 
legorico. 

Non ripeterò qui, perchè sono già ripetute in 
troppi altri luoghi, né le citazioni di Plauto e di 
Marziale, né il successivo rimbeccarsi del Giulio Lipsie, 
delPigoria, del Molinet, del Baudelot, del Bimard 
e finalmente del Picoroni e del Garrucci. La con- 
clusione della lunga battaglia si fu — come a noi 
ora pare naturalissimo — che le citazioni degli au- 
tori latini dovessero prendersi in senso allegorico , 
che il numus plumòeics dei romani non indicasse 
una speciale e reale moneta ; ma fosse semplice- 
mente un modo di dire, press'a poco equivalente al- 
l'espressione vile moneta dei nostri giorni ; e che quindi 
vera moneta di piombo non abbia mai esistito nel 
mondo romano, quantunque di tali monete abbiano 
dimostrato l'esistenza nell'antico Egitto, nelle Gallie, 
in Numidia e forse a Siracusa , il Longpérier (^), il 

(1) Répue Numismatique, 1861, pag. 268 e seg. e pag. 407 e seg. 



166 FRANCESCO GNECCHI 



Lenormant (2), il Garrucci (3), il Mùller (^), il Six (&), 
il Ponton d'Amócourt (^), il Feuardent C^) e altri 
ancora. 

Fin qui nulla di notevole, se non un soverchio 
spargimento d' inchiostro per una questione, che si 
sarebbe potuta sciogliere assai più brevemente ; ma 
lo strano sta in questo, che tutta la battaglia venne 
impegnata e combattuta a proposito di quei piombi 
romani numerosissimi , nei quali sono cosi marcati 
i caratteri di tessere, che nessuno oggi penserebbe a 
supporre che abbiano mai potuto servire di moneta. Di 
quei veri numi-plumbei, o piombi-monete, che io ho 
inteso indicare col titolo del presente Appunto, nep- 
pure uno mi pare fosse conosciuto dagli autori citati. 
Per non parlare che dei due, che si occuparono per gli 
ultimi specialmente dei piombi romani, il Ficoroni (^) 
e il Garrucci W, ambedue descrivono qualche migliaio 
di piombi, ma in tutta quella congerie non ne trovo 
uno solo, che esca dalla categoria dei sigilli o delle 
tessere. La quistione si aggirò dunque per circa un 
secolo intorno ad una vana ombra; mentre avrebbe 
appena avuto ragione di essere quando avesse preso 
in considerazione i piombi di cui intendo oggi 
discorrere , i quali sono ben differenti dalie tessere 
e dai sigilli; e ad essi soli propriamente si può 



(2) La Monnaie dans Vaniiquité, Voi. I, pag. 207 e seg. 

(8) Revue Numismatiqutt, 1862, pag. 412 e seg. 

(4) Numtsmatique de ^ancienne Afrique, Tomo III, pag. 19 e 31. 

(6) Numi8inati€ Chronicle n, 8., Tomo XV, pag. 88 e seg. 

(6) Revue Numisinatique, 1863, pag. 81 e 1862, pag. 167. — Annuaire 
de la Société franqaise de Numismatique, 1873-74, pag. 118. 

(7) Collection Demetrio, Egypte ancienne, pag. 388-335. 

(8) I Piombi antichi, — Opera di Francesco de Ficoroni dedicata alla 
Santità di Nostro Signore Papa Benedetto XIV, Roma, mdccxl. 

(9) / Piombi antichi raccolti dall' Eminentissimo Principe II Cardi- 
nale Ludovico Altieri, ordinati e descritti da Raffaele Garrucci Z). C D. G,, 
Koma, 1847. 



NUMI PLUMBEI 107 



applicare l'appellativo di numi plumbei, salvo vedere 
poi in qual senso tale denominazione sia da inten- 
dersi. Certo sono più rari degli altri , e forse non 
vennero in luce che in questi ultimi tempi. I grandi 
scavi di Roma e, più che altro, i lavori per la siste- 
mazione del Tevere ne hanno portato recentemente 
in luce una grande quantità, e in questi ultimi anni 
ne ho potuto mettere insieme alcune centinaia; mentre, 
come essi furono completamente sconosciuti agli au- 
tori, che finora si occuparono di piombi antichi, man- 
cano in tutte le vecchie collezioni. 

Questi piombi sono imitazioni o, più propria- 
mente, riproduzioni di antiche monete e specialmente 
di denari della Repubblica romana , senza riguardo 
ad epoca (1^); ma ve n'ha anche buon numero che 
riproduce monete d' argento , e alcuna anche di 
bronzo dell' impero (i^), cosicché a loro si conviene 
veramente il titolo fin qui usato a torto di numi 
plumbei. 

Si presentano in generale anneriti dal tempo, 
ma perfettamente conservati, se provenienti dal Te- 
vere, mentre invece sono coperti di polvere bianca 
d'ossido e più o meno ossidati e scomposti anche al- 
l'interno, se provenienti dalla terra (^2), in molti casi 
la decomposizione è giunta a tal punto da rendere 
quasi irreconoscibile la loro essenza metallica, e Tos- 
sido li ha talmente penetrati, raggiungendone lo 
parti più interne, che al semplice toccarli vanno in 



(10) Ve ne sono che riproducono i più antichi denari repubblicani 
venendo giù fino all'epoca d'Angusto. 

(11) Quelli da me ritrovati si estendono da Augusto fino alla fine 
del terzo secolo. 

(12) I piombi riprodotti sulla tavola IV, unita a questa memoria, 
sono tutti provenienti dal fiume , eccettuati i due medii bronzi repub- 
blicani, i quali rappresentano quanto di meglio conservato si trova fra 
i piombi provenienti dalla terra. 



168 FRANCESCO GNECCHI 



frantumi o si riducono in polvere, come fossero di 
fragile argilla, — Perciò la quasi totalità di tali 
piombi provenienti dalla terra va perduta, e questo è 
uno dei motivi per cui tanto più numerosi appajono 
quelli provenienti dal fiume in confronto ai primi. 
L'interesse della questione sta nel determinare 
la destinazione originaria di questi piombi-monete, 
e mi pare non si possa uscire dalle seguenti cate- 
gorie , fra le quali procederemo per via d' elimi- 
nazione : 

a) Prove di zecca. 

b) Tessere. 

e) Monete genuine. 

d) Anime di monete falsificate. 

e) Monete false. 

a) Da parecchi numismatici li ho intesi classi- 
ficare per prove di zecca. A me pare che si pote- 
vano forse ritenere per tali quando il loro numero 
era tanto esiguo; ma ora che tanti ne vennero in 
luce, davvero mi sembra che il loro numero sia una 
seria obbiezione a tale classificazione. Può darsi, 
anzi avviene sempre, che qualche prova di zecca 
venga smarrita e quindi conservata alla posterità; 
ma queste prove costituiscono sempre un genere 
molto raro e quasi eccezionale, e non saprei assolu- 
tamente spiegarmi la troppo grande abbondanza di 
prove riproducenti monete così antiche come i primi 
denari della repubblica romana. Data la possibilità 
e anzi la probabilità che le prove dei conii nelle zec- ' 
che ufficiali di Roma sì facessero in piombo, questo 
non spiegherebbe perchè tali prove si buttassero poi 
nel fiume. Era troppo naturale che il medesimo 
piombo si dovesse conservare o per altre prove suc- 
cessive o per altri usi. E se non si può ammettere 



NUMt PLUMBEI 1G9 



che tali prove venissero ufficialmente gettate nel 
fiunie, chi avrebbe avuto interesse a gettarvele? 

Né questa è la sola ragione per negare che fos- 
sero prove di zecca. Altra fortissima ne troviamo 
esaminando i piombi. Tra quelli da me raccolti ne 
posseggo uno riproducente il denaro di Giuba II 
battuto in Mauritania, e un altro riproducente un 
Medaglione asiatico di M. Antonio. Ambedue sono 
dati nella tavola. 

Se qualcheduno vorrà ritenere battuto a Roma il 
denaro di Giuba IT, il quale, pel tipo della moneta, 
potrebbe forse attribuirsi piuttosto alla zecca di 
Roma che non a una zecca africana, tale ragione 
non vale assolutamente pel Medaglione di M. Antonio ; 
il quale, dato che fosse prova di zecca, come mai 
avrebbe potuto finire nel Tevere? Il viaggio sarebbe 
stato decisamente troppo lungo, e se pel commer- 
cio potevano venire a Roma le monete dell'Asia, non si 
vede proprio come ci potesse venire una prova di nes- 
sun valore. Certo non può essere esclusa la possibi- 
lità di un tale viaggio, perchè nelle vicissitudini 
umane tutto è possibile ciò che non urta coH'assurdo ; 
ma, conveniamone, ciò non è affatto naturale, e dove si 
deve procedere per induzione, non è permesso ammet- 
tere simili casi straordinarii ed eccezionali. 

b) Come Tessere, è troppo ovvio che lo Stato 
non avrebbe mai permesso di fabbricarne coi conii 
dello monete correnti. Vi sono, e in numero grandis- 
simo, piombi romani che devono aver avuto Tufficio 
di tessere. Tali sono appunto quelli raccolti e de- 
scritti dai cit3,ti Ficoroni e Garrucci; ma questi sono 
di una fabbrica e dì un tipo affatto differente da quelli 
di cui ci occupiamo. Rotonde, quadrate o d'altre forme 
diverse portano Ietterò, parole, numeri, simboli o 
rappresentazioni che nulla hanno a che fare colle 

33 



170 FRANCESCO GNECCHI 



monete ; ed oltre alla varietà delle forme, hanno pesi 
e dimensioni svariatissime, e, in una parola, è impos- 
sibile che vengano confuse colle monete, né quindi 
coi piombi-monete di cui ci occupiamo, a quella 
stessa guisa che le tessere medioevali e moderne 
hanno un carattere affatto dissimile dalle monete 
contemporanee, il che del resto è troppo naturale 
perchè ci sia bisogno d'essere spiegato, e d'insistervi 
più lungamente. 

e) Lo stesso ragionamento vale per escludere 
l'ipotesi che i piombi ìd discorso fossero monete gè- 
nuine. Prima di tutto monete genuine di piombo non 
ne conosciamo ne nel fatto né nel diritto, ossia né 
ci rimasero di cotali monete — provato che siano 
tali — né sappiamo d'alcuna legge che mai le avesse 
autorizzate. E poi, dato anche e non concesso che 
vere monete di piombo avessero mai esistito a Roma, 
é ovvio che sarebbero state confezionate con conii 
differenti da quelli usati per gli altri metalli e segna- 
tamente da quelli usati per l'argento, con cui pote- 
vano più facilmente confondersi. 

d) Di anime di monete falsificate ne conosciamo 
di ferro e più specialmente di rame, sulle quali era 
applicata una sottile lastrina d'argento, formando 
cosi le cosidette monete foderate o suberate, comu- 
nissime nella serie romana più che in qualunque 
altra e segnatamente nella serie repubblicana. 

Ma, oltreché V anima non riceveva mai l'impronta 
del conio cosi esatta come la vediamo in questi 
piombi (motivo per cui ritengo veri piccoli bronzi 
quelli che incominciando dall'epoca di Antonino Pio 
si estendono fino a quella di Alessandro Severo , 
riproducendo esattamente i denari d'argento (i^)), non 



(13) Vedi Appunti N. IX. — Rivista Italiana di Numismatica, 1888. 



I NUMI PLUMBEI 171 

f 

I ^ 

abbiamo alcun esempio di denari foderati di piombo, 
probabilmente, perchè il piombo, per essere troppo 
molle, non si prestava a tale ufficio. 

Dato poi anche, per quanto sembri poco pro- 
babile , che ci fossero state falsificazioni coli' anima 
di piombo, ce ne sarebbero rimaste in tutti gli stadii 
di conservazione, ossia con tutta la lamina d'argento, 
oppure con una sola parte di essa ; ma non è asso- 
lutamente ammissibile che ci siano state conservate 
unicamente le anime completamente spoglie. 

E poi, non sono i soli denari d'argento che ripro- 
ducono questi piombi, bensì anche monete repub- 
blicane e imperiali di bronzo, e qui la teoria non 
reggerebbe più in nessun modo. 

Avendo escluso una dopo l'altra quattro delle 
categorie, non ci rimane che fermarci alla quinta, 
quella delle monete false, la quale sembra essere 
l'unica che ne spieghi razionalmente l'esistenza. 

Nuove, le monete di piombo simulavano benis- 
simo le monete nuove d' argento ; ossidate — e il 
piombo si ossida presto — assumevano quel colore 
neutro^ che moltissimo assomiglia all'argento usato^ 
e potevano anche confondersi colle varie tinte del 
bronzo in circolazione. 

Il piombo poi è il metallo che meglio si pre- 
stava alla falsificazione pel suo grave peso, e poteva 
allettare molto i falsificatori per la facilità sia di 
stamparvi le impronte con un conio di poca durezza 
formato sulle monete correnti, o anche per essere 
fuso in forme preparate colle stesse. Ci sono rimaste 
abbastanza numerose le forme in argilla di monete 
del in secolo (io ne posseggo alcune di Massimino 
Daza, Costantino Magno, Costantino II, Crispo, etc.) 
nella quale o falsificatori privati o fors'anche qualche 
officina monetaria, a risparmio di tempo, colava il 
bronzo, per fame monete, che entravano poi in cir- 



172 FRANCESCO GNECCHI 



colazione. Ora l'operazione riesciva molto più facile 
col piombo. 

Esaminando attentamente le monete di piombo, 
paro veramente di poter concludere che, se una 
buona parte di esse furono coniate, altre furono 
prodotte colla fusione; e nulla osta a che si adope- 
rassero i due sistemi. Quello però che si rileva cer- 
tamente è che i conii o gli stampi adoperati per 
l'una o per l'altra operazione non erano fabbricati 
ex novo, e non erano incisi appositamente; ma 
semplicemente riprodotti sulle monete in corso, che 
capitavano alla mano (^^) e quindi d'ogni conservazione. 
Alcuni si vedono improntati su monete nuove a fior 
di conio, altri invece su pezzi di mediocre o cattiva 
conservazione. Né si può ammettere che la corro- 
sione di molti piombi, possa essere la conseguenza 
della lunga circolazione. Prima di tutto perchè non 
possono averne avuta una molta lunga, e dal mo- 
mento che venivano riconosciuti falsi, erano buttati 
via, e poi perchè il loro stato presente lascia abba- 
stanza chiaramente trasparire il loro stato originario, 
come un'impronta d'una moneta, in qualunque modo 
fatta, lascia vedere lo stato della moneta da cui fu 
tolta. In altre parole molti piombi sono per sé stessi 
di buonissima conservazione, sono cioè a un dipresso 
allo stato in cui furono originariamente prodotti, 
ma evidentemente il conio originario non riprodu- 
ceva che un'impronta molto stanca. E di questo si 
può avere un'idea abbastanza chiara, osservando la 
tav. IV, in cui è riprodotto un certo numero di 
piombi a diversi gradi di conservazione. 



(14) Ed ò per tato considerazione che non mi sono curato di dare 
un elenco specificato di tutti i pezzi ritrovati , non parendomi potesse 
presentare alcun interesse. 



NUMI PLUMBEI 173 



Di più — e questo è un argomento assai valido — 
sono parecchi i piombi che, riproducendo un denaro 
repubblicano, riproducono colla medesima fedeltà 
alcuni di quei contrassegni, che troviamo tanto fre- 
quentemente sui denari d'argento, e tali contrassegni 
sono sempre più numerosi sui piombi riproducenti 
monete sciupate, che non su quelli stampati su mo- 
nete a fior di conio, precisamente come avviene colle 
monete genuine. Ora chi vorrà asserire che i con- 
trassegni di garanzia potessero essere apposti alle 
monete di piombo? Se alcuna di queste fosse capi- 
tata fra le mani di un controllore, questi se ne 
sarebbe subito accorto e l'avrebbe immediatamente 
scartata. 

I piombi contrassegnati sono dunque la prova 
definitiva che essi non potevano essere altro che 
monete false, riprodotte sulle genuine. 

Una certa maggiore difficoltà s'incontra a spie- 
gare piombi riproducenti monete di bronzo; ma la 
difficoltà, non è insormontabile, se si considera che 
grande era la differenza di valore fra il bronzo e 
il piombo, e grande la facilità di fabbricare tali con- 
traffazioni, mentre il piombo presto ossidato prende 
quella tinta neutra o nerastra, che può benissimo 
confondersi colle variate tinte delle monete di bronzo 
da lungo tempo in circolazione. 

Concludendo dunque, tutti i piombi antichi ri- 
producenti monete non si possono considerare altri- 
menti che come monete false. 

Francesco GtìNf.cchi. 



POCHE OSSERVAZIONI 

SUL DENARO DI L-MEMMI- 



La gente Memmia, come molte famiglie ro- 
mane, si vantava di discendere da illustri antenati, 
rannodandosi ad uno degli eroi die, scampati all'ec- 
cidio di Troia con Enea, sarebber venuti a fermare 
stanza nel Lazio. A questa pretensione dei Memmii 
accenna nel seguente verso Virgilio, 

u mox Italus Mnesiheus, genus a quo nomine Memmi n (') 

il quale, nel suo poema, più volte cita Mnesteo 
(Menesteo) troiano (2). L' etimologia che i Memmii 
davano del loro nome non occorre neppure osservare 
se aia esatta dal lato filologico ; ma è noto esser co- 
mune a molte famiglie romane il vezzo di rannodare 
il loro nome a quellp di qualche dio od eroe che 



(1) Aen. V, ni. 

(2) Id. IV, 288;, V, 507; IX, 779, 78t,812; XH, 127. Qn unto al nome 
UneslJieDs o UenesthetiB t. Db Wit, Onmnasticon s. v. Mneatheus. 



176 ETTORE CABRICI 



suonasse presso a poco lo stesso, pur di vantare 
un'origine soprannaturale (^). Menesteo troiano non 
è che uno dei tanti eroi di cui è stato circondato 
Enea dalla leggenda italica e al quale si rannoda- 
vano i Memmii, non altrimenti che la gens Sergia 
si rannodava a Sergestus W, la Clueniia a Cloanthus (^) , 
la Gegania a Gyas (6), la Caecilia a Caecus W, la 
Cloidia a Cloulius <S), tutti compagni di Enea. Queste 
etimologie astruse ed immaginarie , di cui è piena 
l'antichità, per quanto false, altrettanto sono indi- 
spensabili a sapersi, per ricostituire la storia delle 
famiglie romane, come nel caso presente dei Memmii, 
fra i quali L. Memmius, oratore di fama a tempo 
'delle lotte di Mario e Siila W, e magistrato mone- 
tale nel 660 (94 a. C), impresse sul suo denaro un 
tipo che è rimasto finora inesplicato. 

Menesteo in Virgilio ò un illustre troiano della 
stirpe di Àssaraco (^^), discendente da Venere, la quale 
i Memmii consideravano loro progenitrice, come ci 
attesta Lucrezio nell' esordio del suo poema che 
dedicò a L. Memmio (^i), nonché il denaro di L • MEMMI • 
GAL -(12) e quello di L • C • MEMIES • L • F • GAL (13). Può 



(3) Per non uscire dalla serie delle famiglie romane, i cui nomi si 
leggono sulle monete della repubblica, cfr. Babelon, Monnaies de la 
Réptiblique romaine sulla origine delle seguenti famiglie rAnnia, Autia, 
Antonia, Fonteja, Mamilia, ecc. 

(4) Aen. V, 121. 

(5) Id. V, 122. 

(6) Serv. ad. Aen. V, 117. 

(7) Festus, 8. V. Caeculus. 

(8) Id. 6. V. Cioelia. 

(9) Cic, Brut XXXVI, 136; LXXXIX, 804. 

(10) Aen. XII, 127. 

(11) Lucrezio dedicò il suo poema a L. Memmio figlio di C. Memmio, 
e in esso fa intendere che questi considerava Venere come protettrice 
della sua famìglia: De ver. nat., I, 27. 

(12) Bab. Memrnia, n. 2. 

(13) Id. id. n. 8. 



POCHE OSSERVAZIONI SUL DENARO DI L. MEMMI 177 

quindi tenersi per indubitato, da chiunque abbia 
conoscenza di numismatica della repubblica romana 
e sappia quali intimi legami passino fra i tipi delle 
monete e la storia delle famiglie dei monetieri, che 
la spiegazione del denaro di L. IVIemmio debbasi 
rintracciare nella leggenda trojana, pigliando come 
punto di partenza il verso citato di Virgilio. E noto 
altresì quanto ci tenessero i magistrati monetali a 
lasciar sulle monete, da essi coniate, un segno qua- 
lunque del loro passaggio per quella magistratura, 
consistente dapprima in simboli, poscia in mono- 
grammi composti dalle iniziali del loro Home o co- 
gnome, più tardi in ricordi storici o leggendari delle 
loro famiglie, i quali spesso erano simulacri degli dei 
venerati con particolar culto nelle città, donde erano 
usciti i primi loro antenati, o degli eroi fondatori di 
esse. I monetieri della gens Cormtficiay Mettia, Papia^ 
Procilia, Rosela^ Thoria impressero sui denari, por- 
tanti il loro nome, l'immagine di Juno Sospita, che 
aveva un celebre santuario a Lanuvium, di cui di- 
cevansi originarie le loro famiglie. I Dioscuri, sui 
denari coniati dai monetieri della Fortiera e della 
Sidpicia^ provano la discendenza di queste genti da 
Tusculum; come Venere per la Julia e Valeria Lu- 
perca per la Valeria accennano rispettivamente ad 
una origine troiana ed etrusca. Inoltre i monetieri 
della gente Claudia colla Vittoria in quadriga, della 
Gelila con Marte e Nerio, in quadriga, della Tituria 
colla testa di T. Tazio, e così via, vollero tatti 
alludere alla loro origine sabina. Or bene, venendo 
alla moneta di L. Memmio, esaminiamola attenta- 
mente : essa al diritto ha una testa giovanile imberbe 
con corona che pare di quercia; al rovescio i Dioscuri 
in piedi, di faccia, tenenti i loro cavalli per la briglia. 
Nella presente memoria non seguiremo l'ordine, che 
pare il più naturale, cioè d'illustrare prima il tipo 

23 



178 ETTORE CABRICI 



del diritto, poi quello del rovescio; ma viceversa, a 
noi importa muovere dal tipo del rovescio, perchè 
l'altro riceve luce da esso. 



II. 



Tranne la prova indiretta di Lucrezio e la pre- 
cisa affermazione di Virgilio circa l'origine troiana 
dei Memmii , la letteratura latina anteriore a Vir- 
gilio non fa menzione di Menesteo compagno di 
Enea (^^). Abbondanti invece , sia presso gli autori 
greci, sia presso i latini, sono i passi che ci ricordano 
il suo omonimo ateniese. Fra i tanti eroi dell' età 
leggendaria la Grecia cantava il nome di Menesteo, 
re di Atene , figlio di Peteo e discendente dal ma- 
gnanimo Eretteo (^^). Era egli uno dei personaggi più 
popolari, il cui nome, insieme a quello di Menelao, 
di Agamennone, di Ulisse, di Achille.... era rimasto 
nella coscienza dei greci come rappresentante del- 
l'Ellenismo , come degno campione , in cui questo 
popolo vedeva personificata la lotta tremenda della 
Grecia coli' Asia, lotta conosciuta generalmente sotto 
il nome di guerra troiana. Eroe egji stesso , discen- 
deva da una progenie di valorosi ed illustri perso- 
naggi, primo dei quali fu Eretteo , re di Atene ; e 
da Orneo, figlio di questo , era fama che traesse il 
nome, a dir di Pausahia , il comune di *Opv£xi nel- 
l'Argolide (^^). Non meno eccellente degli altri ca- 



(14) Fra gli scrittori latini posteriori a Virgilio, solo Igino fa cenno 
(li Menestoo troiano, compagno di Enea ne' suoi viaggi. Non sappiamo 
donde traesse la notizia di una finta battaglia navale, data da Enea nel 
tempo che dimorò presso Aceste, in Sicilia, nella quale Menesteo si se- 
gnalò e si ebbe in premio una corazza. (Hygin. fab. CCLXXIII;. 

ri6) Apollodoro, III, 10. 

(16) Pausania, II, 26, 5, 



POCHE OSSERVAZIONI SUL DENARO DI L. MEMMI 179 

pitani greci nell'arte della guerra, figura nelV Iliade 
Menesteo, a capo di cinquanta navi ateniesi : per lui 
Omero ha lusinghiere parole. Non eravi che Ne- 
store al mondo , il quale uguagliar lo potesse nel- 
l'arte di schierar fanti e cavalli C^*^) , arte che tanto 
giovò ad Atene, quando Eumolpo, figlio di Nettuno, 
assaliva gli Ateniesi coi Traci (i^), e per la quale 
ottenne da Filostrato il titolo di TaxTtxwTaTo; tcSv pa<rt- 
yimC^^). Giusta una tradizione riferitaci da Pausania C-^), 
egli avrebbe salpato per Troia dal porto del Pireo in- 
sieme ad Acamante e Demofonte (2i), e sarebbe stato 
uno dei primi a salire nel cavallo insieme a Menelao, 
Ulisse, Stendo, Diomede, Filottete, Anticlo (^). La 
sua vita è una serie di atti gloriosi e magnanimi : sotto 
le mura di Troia la sua schiera è in prima fila a com- 
battere (23) ; egli si scontra con Ettore e lo ferisce alla 
coscia (2^); torna in patria ove è accolto festosamente 
dagli ateniesi W^ ed è uno dei giudici del parricida 
Oreste (26). Ma ad onta che avesse l'antichità una 
così chiara idea delle imprese di questo eroe, discordi 
sono gli scrittori sulla sua fine: vi è chi scrive, e 
fra questi Plutarco, che dopo la- guerra troiana tor- 
nasse in Atene ove finì i suoi giorni (2^); Eustazio 
invece afferma che fosse esiliato dai suoi concitta- 
dini (28); Eusebio narra che reduce dalla guerra di 



(17) //. n, 552. 

(18) Alcidam. in Orai. Att. II, p. 200. 

(19) Fhilostr., Hei'oica, II, 16. 

(20) Paus., I, 1, 2. 

(21) LiSYMAGH. in MUller, Histor. gr. 

(22) QuiNT. Smyrn. XII, 317. 

(23) Il Xin, 690 ; DiCT. Cre r., I, 14. 

(24) Dares, ?:IX. 

(26) DicT. Cret., vi, 2. 

(26) Id. VI, 4. 

(27) Plut, Thes., XIX. 

(28) EcKHEL, Numi Vet, p. 203. 



180 ETTORE CABRICI 



Troia, morisse nell'isola di Melos (^). Questa dispa- 
rità di opinioni è importante per noi, attestandoci 
quanto grande fosse la popolarità dell'eroe Menesteo, 
il quale è chiaro come in seguito dovesse avere un 
culto. Ed infatti, quale eroe ateniese, era venerato 
in Atene, ove Pausania ci attesta di aver visto, fra 
i monumenti che adornavano la via dei Propilei 
sull'Acropoli, il cavallo Durio, dagli ateniesi costruito 
in memoria del cavallo troiano, dondo erano in atto 
di venir fuori Menesteo e Teucro, seguiti dai figli 
di Teseo (^^). Il suo nome era misto a parole di lode 
in una delle tre iscrizioni, dagli ateniesi poste presso 
le tre erme, erette in onore di Cimone; onde risulta 
che quel popolo andasse superbo di vantare in lui 
il suo rappresentante nella guerra di Troia (^0. Eb- 
bene, in quella iscrizione son ripetute le lodi che 
gli fa Omero, le quali bastavano, più che ogni altra, 
ad inorgoglire l'animo di ciascun ateniese. 

Ma il culto dell' eroe Menesteo non era circo- 
scritto negli angusti limiti della sua città natale ; 
che anzi era esteso per tutta la Grecia, e tre città 
lo riconoscevano lor fondatore. La prima per impor- 
tanza era 'EXata, città nell'Eolide, da tutti gli scrittori 
greci e latini, che ne parlano, decantata pel suo 
porto, stazione delle navi di Pergamo (^2)j la seconda 
era Sc541etium nel Bruttium, detta ai tempi di Stra- 
bene Scylacium, che die nome al golfo da cui era 
bagnato il suo territorio (^^); la terza Gades, in Ispagna. 



(29) EcKHEL, Numi Vet., p. 203. 

(30) Paus., J, 23, 9. 

(31) Plut., Cimo, Vir. 

(32) Steph. Byz. s. V. ^KWa, Strah. Geogr. Xll, G22; XIII, G15 e 622; 
*Plin. Nat. Hist. v^ 31, 1, et passim. Una moneta di questa città, del 

tempo di M. Aurelio, ha il nome del suo fondatore (EckheIì Doct. II 
p. 494). Essa è riprodotta in Numi vct, p. 203, tab. XII n. 6. 

(33) Strau. Groijì\ VI, 261. 



POCHI:: OSSERVAZIONI SUL DENARO DI L. MEMMI 181 

Non sappiamo con certezza se questa colonia fosse 
fondata da Menesteo, poiché non ci resta nessuna 
testimonianza diretta; ma possiamo jtrgomentarlo da 
due passi. L' uno è di Filostrato ed è il seguente : 

xal (X.T1V 3cal 'EXXinvtxo'i; elvai ^a<jt zi ràSstpa, xxl T^atSeue^Sai tÒv 
r.jxeSawòv Todirov • àcTZT^tGHo^i, yoOv 'AGrivatou; 'EXXr.voìv [xà^taTa /tal 

Mevetr&si tc? 'AQvivxCtov ©uav (34); l'altro passo è tratto dagli 
Scholia di Tucidide, ove in una enumerazione di 
vali fondatori di città greche, fra Teucro che andò 
in Cipro, Filottete che fondò Malachia, Diomede che 
colonizzò le isole Aip'jpvJSat, è citato Menesteo che. 

Otto tJSv (-.riCSiS v (èx^XrjGef;), el; 'ip-noiav (òl^Uzto) (35). 

Da questi cenni degli scrittori greci intorno al 
loro eroe Menesteo risulta chiaro, che il culto di 
Menesteo ateniese dovesse essere diffuso e popolare 
non solo in Grecia, ma anche nell' Asia Minore, 
neir Italia e nella Spagna, e che invece Menesteo 
troiano, non conosciuto dai greci, divenisse noto solo 
pel poema di Virgilio. È appunto la diffusione del 
culto di Menesteo ateniese nei paesi d' occidente, 
quella su cui poggio la mia congettura, circa la pos- 
sibilità di uno scambio avvenuto fra i due eroi omo- 
nimi, alla quale debbo ricorrere per darmi ragione 
del tipo del rovescio di questa moneta. La spiega- 
zione di qualche archeologo che riconobbe nella testa 
del diritto V imagine di Apollo, supponendo che vi 
fosse stata impressa per rimembranza di splendidi 
giuochi apollinei, celebrati dagli antenati di Memmio, 
è una di quelle solite congetture che non hanno 
alcun fondamento, a cui spesso si ricorre in man- 
canza di notizie (^). Non meno inesatta è l'altra del 
Cavcdoni, il quale, leggendo in una lettera di Cice- 



(84) PniLosTK. Vita ApolL, \\ 4. 

(35) Thuc, ScImI, I, 12. 

(36) Riccio, Manin t'a. 



182 ETTORE CABRICI 



roneC^"^) u C. Memmius Gemellus » dove tutt'i codici 
hanno « C. Maenius Gemellus w si spiega agevolmente 
il rovescio di questo denaro, col supporre che il me- 
netiere avesse il cognome Gemellus i^). 

Il voler trovare in Troia tracce del culto dei 
Dioscuri per ispiegare il rovescio- della nostra mo- 
neta, è opera vana; in Isparta nacque la loro leggenda 
donde si diramò per tutta la Grecia, nò sono mai 
associati ad eroi troiani nei monumenti, e resta 
perciò unica la notizia di Plinio i^^y e di Claudiano (^) 
riguardante un dipinto di Parrasio con Enea, Castore 
o Polluce. Per tali ragioni converrà rinunziare ad 
una spiegazione plausibile, ovvero ricorrere ad altre 
congetture. E qui osservo che la spiegazione si pre- 
senta facile e spontanea a chi legga la storia di 
Menesteo ateniese, che è intrecciata con quella dei 
Dioscuri. 

Narra Plutarco che, essendo Teseo re di Atene, 
Menesteo, il quale si studiava di guadagnarsi il favor 
della plebe, incitava i più potenti, che già da gran 
tempo mal comportavano Teseo. Mentr' egli faceva 
questi maneggi, aggiunse grande impulso alla se- 
dizione la guerra mossa dai Tindaridi, che soprav- 
vennero, e alcuni dicono, senza esitazione, che soprav- 
vennero 'persuadi da lui. Da principio non facevano 
ingiuria veruna, ma richiedevan solamente la sorella 
rapita da Teseo^ e rispondendo loro quei ch'erano 
nella città, di non saper neppure dov' ella fosse, si 



(37) Cic, Faw. XIII, 19. 

(88) Riccio, Memmia, n. 8; ma il Mommsen (a Borgh. Oeuvt\ T. I, 
p. 162) osserva: u Les mannscrits de Ciceron portent C. MsBnius Gemellus, 
u ce qui a tonte Vapparence d'ètre la bonne ]e9on; C. Memmins n^est 
tt antre cbosf qa'ane conjectare assez mal avisée r. 

(39) Flin. XXXV, 86, 10. u Parrhasias pinxit in eadem tabula Aeneara, 
Gastorem, et FoUacem. n 

(40) Claud. Eidt/l VII, 38. 



POCHE OSSERVAZIONI SUL DENARO DI L. MEMMI 183 

volsero a far guerra. Insistendo i Tindaridi, un tal 
Academo disse loro che Elena era tenuta prigioniera 
in Afidna. I Dioscuri assalirono quella città e presero 
Elena. Presa Afidna ed essendo perciò pieni di ti- 
more gli ateniesi, Menosteo persuase il popolo di rice- 
vere nella città e di accogliere amichevolmente i Tin- 
daridi, siccome quelli che avevano guerra solamente 
con Teseo W. Delle relazioni fra Menesteo e i Tin- 
daridi fa cenno anche Aelianus C^^)^ il quale ammira 
la gratitudine di quello verso questi che gli avevano 
offerto, com'egli dice, il trono di Atene. Era troppo 
accentuata questa relazione, perchè fosse ignorata in 
quei paesi ove il culto di Menesteo era diffuso, e, 
per conseguenza, anche in Roma. 

Mi preme ora mostrare quali fossero le ragioni 
che favorirono e resero possibile lo scambio fra Teroo 
troiano e V eroe ateniese, avvenuto, a mio parere, 
nella famiglia dei Memmii, spiegando cosi la contrad- 
dizione fra le fonti letterarie, le quali fanno menzione 
di un Menesteo troiano progenitore dei Memmii, e 
i tipi della presente moneta, che fanno pensare in- 
dubbiamente a Menesteo ateniese. È proprio di ogni 
popolo cercare le origini sue in personaggi leggen- 
dari e soprannaturali. Le famiglie romane facevano 
a gara, per così dire, a chi vantasse un'origine divina; 
di qui false etimologie dei loro nomi o cognomi , 
identificazioni astruse ed immaginarie di eroi e di- 
vinità di un paese con eroi e divinità di un altro, 
ed infine leggende d'ogni genere. È di somma im- 
portanza un passo di Cicerone (^^) ove leggesi che 
le orazioni funebri degli uomini iUustri, fatte dai 
loro discendenti e dai clienti delle loro famiglie. 



(41) Plut. Thes, XVIII, 19; Paus. Ili, 18, 5. 

(42) Ablian, Var. HisU IV, 5. 
v43) Chr. Or. 68. 



184 ETTORE CABRICI 



erano ispirate piuttosto dalla vanagloria che dalla 
verità « scripta sunt in its quae facta non sunt; falsi 
triumphi; plures consulatus ; genera etiam falsa, n La 
leggenda di Menesteo troiano dovette, fin dai tempi 
di Ennio, essere divulgata fra i Memmii e durare 
forse fino ad età inoltrata, quando seguì la fusione 
delle due mitologie, greca e romana. Questa ipotesi 
trova una conferma nella considerazione che i Memmii 
non acquistarono importanza storica, che nel 538 
d. E,., fino al quale anno giacquero nell'oscurità, 
senza che qualche illustre personaggio, di quella 
famiglia potesse difi'ondere e consolidare la primitiva 
tradizione della loro origine. Dobbiamo scendere al 
667 d. R. perchè la storia faccia menzione la prima 
volta di un Memmio, oratore noto a tempo delle 
lotte fra Mario e Siila (^^), Da questo tempo, come 
dicevo, la gente dei Memmii comincia a diventare 
illustre: vanno ricordati L. Memmio, che militò sotto 
il comando di Pompeo in Sicilia (672 d. R.) (*^) e 
fu questore in Ispagna nella guerra contro Sertorio 
(677 d. R.) (^6), e il fratello Gaio, anch'egli questore 
in Ispagna nello stesso anno, pretore nel 696, pro- 
pretore di Bitinia il 697 W, e finalmente imperator (^). 
Ma già prima di questo tempo era seguita la con- 
fusione dell'eroe troiano coll'eroe ateniese nella serie 
dei Memmii a noi incogniti. Varie furono le cause 
di questa fusione. 

La civiltà romana si lasciò talmente penetrare 
dalle infiltrazioni del genio greco, che i romani si 
sentivano più orgogliosi di discendere da antenati 



(44) V. nota. 9. 

(45) Plut., Pmnp,, XI. 

(46) Ci( ., p. Baìhy II, 5. 

(47) Catull., Carm, X, 28. 

(48) Eiscontra il danaro del figlio di lui, ove egli ha il titolo di 
u imperator »i. Babelon, Meminia. n. 10. 



POCHE OSSERVAZIONI SUL DENARO DI L. MEMMI 185 



greci, che dai Sabini, da T. Tazio e dalla banda di 
Romolo o dall'Ercole italico. Catone il vecchio, che 
visse in un tempo in cui le antiche tradizioni ge- 
nealogiche non avevano ancora niente perduto della 
loro veridicità primitiva, sappiamo che nel II e III 
libro delle u Origines n aveva raccolto importanti 
notizie sugli Etruschi, i Volsci, i Latini, i Sabini 
ed altri popoli italici e connesse le favole di Diomede, 
di Ulisse e di altri eroi greci alle antiche tradizioni 
italiche. A sviluppare questa tendenza dello spirito 
romano influirono grandemente le opere degli scrit- 
tori. La più importante fu quella di Varrone intitolata 
a Antiquitates rerum humanaram et divinarum w 
nella quale, mentre si propose di essere un antiquario 
ed un erudito, voUe farla da filosofo e da teologo, 
accomodando le credenze religiose alle esigenze del suo 
secolo. Il suo metodo etimologico, assai ardito, che 
noi conosciamo pe' suoi libri « De lingua latina « 
egli lo applicò nel parlare della origine di Roma, 
fondendo insieme la storia della Grecia e del Lazio. 
Cosi egli, col non rimanere estraneo ai pregiudizi 
del secolo, pose l'opera sua per accrescerli. Dionigi 
d'Alicarnasso nella sua storia non mirò ad altro, che 
a provare di essere i romani dei veri greci, esser 
Roma una città greca per lingua, costumi, religione. 
Con questi ed altri scritti, di cui si conservano pochi 
frammenti, e talvolta appena il titolo (^9), la lettera- 
tura esercitò un grande influsso sulle leggende gè- 
nealo^che delle famiglie romane, e i greci, i quali 
erano in gran numero a Roma in qualità di schiavi 
o maestri o parassiti o retori o grammatici, per 
sentimento di vanità o per orgoglio di stirpe, fecero 
penetrare nelle tradizioni romane l'elemento greco. 



(49) In AuR. ViCT. Or, g, r. 15, trovasi citato un libro di Sex. Gellius 
u OaiGO G. BoMANAB ri del quale non si possiede alcun frammento. 



186 ETTORE CABRICI 



In molte famiglie però non si fece strada questo 
nuovo spirito, e rimasero inalterate le loro leggende 
di origine italica ; i Fabii riconoscevano V Ercole 
italico per loro capostipite ; i Fontei Fonte, figlio di 
Giano; i Marcii Anco Marzio....; altri pretendevano 
discendere da geni nazionali. Ma, in generale, le 
greche genealogie ebbero il sopravvento, specie in 
tutta la serie delle pretese famiglie troiane, che ve- 
nivano distinte coli' appellativo di aenades (^) o di 
troiugenae ^^i). 

Avendo trovato in Roma tanto favore questo 
leggende genealogiche di origine greca, favorite dai 
poeti e dagli storici, e fondate sopra semplici nomi 
che servono di punto d' unione, è naturale che, da 
una parte lo spirito greco, il quale aveva invaso ogni 
romano, dall'altra l'opera del tempo, favorissero un 
involontario scambio dei due eroi leggendari nella 
gens Memmia, e con sintesi ardita si favoleggiasse 
non più di due Menestei, 1' uno troiano, l'altro ate- 
niese, ma di un solo, al quale, riconoscendosi l'origine 
troiana, si attribuisse una parte della leggenda del- 
l'altro, cioè quella relativa ai Dioscuri. E in questa 
fusione ebbe anche gran parte il crescente diffon- 
dersi del culto di Menosteo ateniese in occidente, 
come sopra ho accennato. Nessun caso analogo, che 
io mi sappia, riscontrasi nella storia delle altre fa- 
miglie di origine troiana, poiché nessuno fra i com- 
pagni d' Enea, a noi noti, ha somiglianza di nome 
con qualche eroe greco. Per la Memmia lo scambio 
era tanto naturale e spontaneo, attesa la tendenza 
delle famiglie romane alle origini greche, che doveva 
certamente seguire; inoltre Monesteo troiano e Me- 
nesteo ateniese avevano preso parte alla medesima 



(50) luL. Caes., apud. Ovid. Mct. XV, 804; Auo. apud OviD. Pont 1, 1, 35. 

(51) Il'VEN. I, 99. 



POCHE OSSERVAZIONI SUL DENARO DI L. MEMMI 187 



impresa, quale fa la guerra di Troia. Correva poi 
una importante leggenda in Roma, tramandataci da 
Aurelio Vittore (^2)^ \^ quale dovette favorire tale 
identificazione. Eccone il testo: u ....ferunt Creusam 
u Erechtei regis Atheniensium filiam speciosissimam, 
a stupratam ab Apolline enixam puerum, eumque 
tt Delphos olim educandum esse missum, ipsam vero 
tt a patre , istarum rerum nescio , Xipeho cuidam 
tt corniti collocatam. Ex qua cum ille pater non 
u posset exsistere, Delphos eum petiisse ad consu- 
u lendura oraculum, quomodo pater fieri posset. Tum 
« illi deum respondisse ut quem postero die obviam 
tt habuisset, eum sibi adoptaret. Itaque supra dictum 
tt puerum, qui ex Apolline genitus erat, obviam illi 
tt fuisse, eumque adoptatum. Cum adolevisset non 
tt contentum patrio regno, cum magna classe in 
« Italiam devenisse ; occupato monte, urbem ibidem 
IL instituisse, eamque ex suo nomine laniculum co- 
tt gnominasse. w Da quali fonti Aurelio Vittore abbia 
tratto questa favola, non si sa, ma qualunque sia 
la sua origine, doveva essere divulgata in Roma, 
perchè egli al principio usa il verbo ferunt; e Tesser 
venuto in Italia un discendente di Eretteo e proge- 
nitore di Menesteo ateniese, proprio sul Gianicolo 
ad abitare, era questo un motivo che dava appiglio 
ai Memmii. Un' analoga identificazione di due eroi, 
ben più arbitraria, avvenne nella leggenda della fon- 
dazione di Taranto. Questa città ebbe nome dall'eroe 
Taras, uno dei coloni cretesi che la fondarono, e più 
tardi vi giunse una colonia di Spartani, dalla piccola 
città di Amicle, condotta da Falanto Amicleo. Nar- 
rasi che nel recarsi a Taranto, per ordine dell' ora- 
colo di Delfo, Falanto coi suoi sia naufragato e che 
un delfino l'abbia deposto sulla spiaggia di Taranto. 



(52) Orio. G. K. 2. 



188 ETTORE GABRICI 



I coloni greci di questa città in seguito , memori 
del beneficio ricevuto, mandarono doni ad Apollo 
delfico, fra' quali anche un gruppo rappresentante il 
re Opi morto (^^), con accanto V eroe Taranto, lo 
spartano Falanto e non lungi da lui il delfino che 
lo aveva salvato (^*). E qui osserva il Garrucci (^^) 
u come mai Aristotile potè dire che tipo solenne 
del nummo tarentino è l'eroe Taranto, figlio di Net- 
tuno, che cavalca il delfino? (^) ^^ Nel donativo che 
i Tjarentini mandarono a Delfo, non era accanto a 
Taranto, ma presso Falanto, il delfino ; e la tradi- 
zione che narra di Falanto salvato dal naufragio per 
opera di un delfino, non racconta dell'eroe figlio di 
Nettuno, che approdasse a Taranto cavalcando un 
delfino. Bisogna dunque ritenere che i Tarentini 
attribuissero a Taranto quell' avventura che si nar- 
rava di Falanto, forse per ripetere la loro origine 
da Nettuno. 

Abbiamo cosi accennato alle ragioni che possi- 
bilmente concorsero nel fare che alla leggenda pri- 
mitiva di Menesteo troiano si sovrapponesse, anzi 
subentrasse affatto col tempo quella di Menesteo 
ateniese. Ma la prima non scomparve^ giammai, sib- 
bene fu arricchita di particolari dall'altra e ne subì 
quasi r innesto, senza venire alterata : e se al prin- 
cipio di tale innesto potevansi ancora entrambe se- 
paratamente distinguere in Roma, alla fine della 
Repubblica erasi di esso talmente perduta la memoria 
che le due leggende più non si distinguevano, né 
si rintracciava chiaramente la nazionalità di Menesteo 
ateniese. Le testimonianze di Virgilio e di Lucrezio, 



(53) Opi era re degli Iapigi che aveva aiutato i Feucezii ai danni 
dei Tarentini; ma era morto in battaglia. 

(54) Paus., X, 13. 

(55) Garrucci, Moti. delVItah ani, Part. II, pag. 121. 

(56) PoLLUX, IX, 80. 



POCHE OSSERVAZIONI SUL DENARO DI L. MEMMI 189 

circa i Memmii mettono in chiaro il mio ragiona- 
mento. Lucrezio, invero, nella dedica del suo poema 
a C. Memmio, mostra di avere una vaga notizia dell'ori- 
gine dei Memmii e non si estende a parlare di Me- 
nesteo, come sarebbe stato necessario in quel caso: 
laddove Virgilio, che ebbe cura ed interesse di rac- 
cogliere dalla bocca del popolo o dai libri quante 
favole correvano sull'origine delle famiglie romane 
rannodantisi ad Enea, da uomo dotto ci parla di 
Menesteo troiano, mettendo le cose nei loro termini. 

Per compendiare adunque diciamo, che il tipo 
del rovescio di questo denaro riceve luce dalla ipo- 
tesi che l'eroe troiano sia stato col tempo confuso 
con l'eroe ateniese, e solo cosi si spiega la rappre- 
sentanza dei Dioscuri al rovescio. 

Si osservi inoltre che il tipo dei Gemelli su 
questo denaro non è il tipo comune a tutt' i primi 
denari romani anonimi o con simboli e iniziah. 
L. Memmio coniò in un' epoca in cui già era stato 
alterato il tipo primitivo e sostituito da quadrighe 
o bighe di divinità o anche da ricordi famigliari. 
Se i niviri preposti alla zecca nel VII secolo con- 
servano ancora l'immagine dei Dioscuri al rovescio, 
egli è per rispetto alla trjadizione , ma sopratutto 
perchè questi dei hanno importanza nella storia 
delle loro famiglie o ricordano un fatto di qualche 
loro illustre antenato. La gente Quinctia conserva il 
tipo ufficiale, ma sotto i piedi dei cavalli di Castore 
e Polluce imprime uno scudo macedonico, al quale 
era affidata la memoria dello splendido trionfo di 
T. Quinzio Flaminino su Perseo e della dedica da 
lui fatta ai Gemelli nel tempio di Delfi, consistente 
in due scudi d' argento. A. Postumiics Albintcs, col 
rappresentare sul suo denaro i due giovani eroi nel- 
l'atto di abbeverare i loro cavalli alla fonte Juturna, 
volle perpetuare la ricordanza della famosa battaglia 



190 ETTORE CABRICI 



al lago Regillo, vinta dai Romani sotto il comando 
del dittatore A. Postumio Albino. Era questa una 
lieta ricordanza che rendeva orgogliosi i successori 
del dittatore. Infatti il suo trionfo assicurava la li- 
bertà e introduceva a Roma due nuovi dei che pro- 
tessero sempre i romani y^'^). I loro busti sul denaro 
di L. Servius Sulpiciiis Rufus accennano alla vittoria 
riportata sui latini da Servius Sulpicius e alla libe- 
razione di Tuscolo, antica patria dei Dioscuri. C. Se?*- 
veilius torna al tipo originario , ma alquanto lo al- 
tera, forse pel suo cognome Geminus, avuto da pa- 
recchi suoi antenati, a partire da P. Servilius Geminus, 
console il 502 i^). Se dunque ogni volta, dopo l'abo- 
lizione del tipo primitivo sui denari, la presenza dei 
Dioscuri sulle monete romane trova una ragione 
storica, possiamo ammettere che L. Memmio abbia 
voluto lasciarci anche lui sul suo unico denaro un 
ricordo della sua remota ed illustre discendenza. 



III. 



Osserva il Riccio che la testa giovanile imberbe 
del diritto di questo denaro ha una pinguedine tutta 
propria, la quale u non si ravvisa in altri denari di 
famiglie romane; (^^) ri ma questo suo giudizio è 
facile a confutarsi. Uno dei caratteri che fa distin- 
guere alcune volte le monete della zecca di Roma 



(57) Dopo la battaglia al lago HegillOf il loro carattere in Horoa è 
quello di due divinità guerriere; non vi è, per cosi dire, guerra impor- 
tante, dove i Dioacuri non appariscano per assicurare la viltoria ai Ro- 
mani od annunziarla. Cfr, Cic. De n. d. III, 5; Fior, III, 3, 20. 

(58) Per altri esempi consulta Albert, Le eulte de Castor et Pollux 
en Italie, p. 7t>, 77, 78. 

(59) Riccio, Memmiaf 8, 



POCHE OSSERVAZIONI SUL DENARO DI L. MEUMl 191 

da quelle delle zecche di città greche è la inesatta 
esecuzione del lavoro, la quale rivela un' arte non 
avanzata. Una certa pinguedine del viso è caratte- 
ristica di molte figure impresse sulle monete romane, 
e si scorge a prima vista nella faccia di Apollo che 
ricorre sui denari di C. Considius Paetus, di P. Clodius 
Turrinus, di Q. Caepio Brutus, di Pomponius Musa, 
di Scribonius Libo, di L. Flaminius Cilo. Vero è che 
essa sulla moneta di L. Memmio e molto esagerata ; 
ma se si ammette che questi esercitò V ufficio di 
triumviro monetale insieme con Mn. Aquilius e Fla- 
minius Cilo, i cui denari peccano della stessa im- 
perfezione, più che tutti gli altri citati (^^), non si 
esiterà a dire che rincisore, per poca esperienza nel 
disegnare o per dare alle figure carattere di arcaismo 
si compiacesse di esagerare le proporzioni del volto (^i). 
Ciò premesso, credo potersi dimostrare che la testa 
del diritto sul denaro di Memmio, sìa di Apollo, 
tenuto conto delle seguenti considerazioni. Fra i 
personaggi della gens Memmia, che non sono in 
iscarso numero, ne trovo citato uno di cogaome 
Apollinaris (^2) . ^ siccome i romani si compiacevano 

di ricercare V etimologia dei loro nomi o cognomi 
nei nomi degli dei o degli eroi, non è improbabile 
l'ipotesi che il cognome ApoUinaris, il quale distin- 
gueva un ramo della gente Memmia, derivasse da 
qualche particolare culto che essa esercitava in onore 
di Apollo. 



(60) n Cavedoni invece {Ripostigli, p. 191) uni in un sol collegio 
monetale C. Fonteio, col bifronte imberbe, L. Memmio e L. Valerio 
Fiacco con Marte tropeoforo per la singolare somiglianza di stile, che 
passa fra i loro denari. 

(61) E qui ricordo che sai quincuz di Lacera f Babelon, Clciss, chronol.t 
n. 41) è impressa la testa di Apollo, d'una piuguedine estranea alla fini- 
tezza dello stile greco. 

(62) Borghesi, Oeuvr. Vili, p. 393, 



192 ETTORE CABRICI 



È dì somma impoiianza al caso nostro una no- 
tizia che traggo da Isidoro (^) circa una tal Memmia, 
sacerdotessa di Apollo, la prima a comporre inni in 
onore di questo dio e delle Muse, già fin dall'età di 
Ennio. Sul nome di lei però discordano le lezioni dei 
codici: alcuni hanno Mnemia (^), altri Memmia (^). 
Ma se vogliamo stare ai secondi, avremo una ra- 
gione di più a confermare la nostra dimostrazione, 
osservando che Tinno della sacerdotessa Memmia 
potrebbe da una parte attestarci l'esistenza, anteriore 
ad essa, di un culto ad Apollo nella sua famiglia, e 
dall'altra l'importanza e l'incremento che questo 
dovette acquistare in seguito per opera di lei (6^). 
Se il tipo del diritto di questo denaro, il cognome 
Apolltnarts, la notizia di Isidoro ci rivelano un culto 
speciale esercitato dalla gente Memmia verso Apollo 
quale divinità protettrice; il verso di Virgilio, che 
abbiamo segnato come punto di partenza, ci dà ra- 
gione di questo culto. Quali divinità potevano i 
Memmii venerare con ispecial culto, in memoria della 
loro origine troiana? Delle due l'una: o Venere o 
Apollo, entrambi numi tutelari d'Ilio. Questa città 
coi suoi eroi era posta sotto la particolare protezione 
di Apollo, il quale ne guardava lo stato ed era legato 
di peculiare affetto ad alcune prosapie, come ad 
esempio a quella dei Pantoidi; egli vendica Ettore 
per l'onta di Achille e porta nel suo tempio Enea 
ferito C^"^). Del culto poi di Venere in Troia va fatta 



(63) IsiD. Orig. I, 38, 17. 

(64) Id. id. ediz. Areval, 

(65) Id. id. edif. Lindem, 

(66) I discendenti dovettero serbare memoria deUa sacerdotessa 
Memmia, come i Claadii ben ricordavano, anche negli aitimi tempi della 
repubblica, la vergine vestale Claudia Quinta, che riesci a far entrare 
in Koma la statua di Cibele trasportata da Pessinunte (v. B abelo m 
Claudia, n. 12, 13). 

v67) V. Curtius Star, gr. I, pag. 74. 



POCHE 0SSERVA2J0N1 SUL DENARO DI L. MEMMI 193 

appena menzione. Or bene, se l'esistenza di un culto 
dei Memmii per Venere è attestata apertamente dai 
denari di L. Memmt. Gal e di L. C. Memies. L. F. Gal, 
può anche ammettersi che accanto a questa dea si 
venerasse da quella gente anche Apollo, la cui testa 
forma il tipo del diritto del nostro denaro. 

Essa, oltre ad avere una pinguedine, la quale fé 
astenere i numismatici dal dichiararla di Apollo , è 
cinta da una corolla che pare di quercia. Una testa 
di Apollo con simile corona vedesi sopra una bel- 
lissima e rara moneta di Catania, descritta con esat- 
tezza soltanto dall' Eckhel (^) , ed è sicuro che sia 
la testa di Apollo dalle lunghe chiome, perchè sotto 
leggesi AnoAAON (6^). La rappresentazione di Apollo 
con corona di quercia è unica nelle due citate mo- 
nete. Se non che essa non resta il solo esempio di 
attribuzione inesatta nella storia del tipo di Apollo. 
Sappiamo quanta comunanza di attributi avessero 
nella primitiva concezione Giove ed Apollo, due di- 
vinità nelle quali acquistò forma il concetto del 
cielo sereno e sgombro di nubi, e come talvolta Giove 
fosse rappresentato in sembianza di Apollo, imberbe, 
questi in sembianza di Giove, barbato, collo scettro 
e sedente come lui. Lo Z£r2 eaaanios che veneravasi 
in Sicilia e la cui immagine è sulle monete di Si- 
racusa C'^), non accenna forse ad una medesima ed 



(68) EcKBEL (Z). N, V. Tomo /, pag. 203j cosi la descrive : Caput iuve- 
nile adversam promissis crinibns et corona qaerna redimitum, inxta 
arcua, in imo AUOAAQN, inde XOIKEQN T^ KATANAI2N.... Cfr. Fox, 
Engravings of unpubliahed or rare greek coinSy Part. I, pi. Ili, 80. Qaesti 
e PHead, leggono però XOIPIQN. 

(69) Né può sospettarsi che AUOAAQN sia il nome abbreviato del- 
l'artista Apollon {Ì08)y poiché il nome che leggesi a sinistra della testa, 
quello è certamente dell'artista. Non so capire perché il Torremuzza la 
dichiarasse testa femminile e I'Hbad {Catal, B, M. Sicily^ n. 84) non 
faccia proprio cenno della corona. 

(70) Head, Coins of Syracuse, 

i5 



194 ETTORE CABRICI 



unica concezione primitiva delle due divinità che 
rese possibile lo scambio e , quasi direi , la fusione 
dei due tipi? Or se Apollo fu rappresentato talvolta 
colla barba, lo scettro, il fulmine, tutti attributi di 
Giove, non sarà certamente estraneo alle consuetu- 
dini greche e romane trovare un Apollo con corona 
di quercia: specie quando abbiamo una conferma in- 
discutibile nella citata moneta di Catania. Un Apollo 
con corona di pino in una dipintura murale di 
Pompei C^); un altro con corona di edera C^^) usata 
nelle processioni dionisiache, e le figure di questo dio 
con ramo di mirto sopra alcune monete C^^) costitui- 
scono altrettante eccezioni nella storia del suo tipo 
e provano di conserva con l'Apollo di Catania e della 
nostra moneta che esso tipo andò soggetto a qualche 
lieve mutamento per influenza di leggende locali. 
Potremmo noi quindi ignorare qualche particolare 
leggenda dei Merami, la quale abbia determinato il 
tipo di Apollo con corona di quercia. Giova per altro 
tener presente che Apollo il quale si ebbe in Italia 
il soprannome di Veiovis e che aveva un tempio tra 
TArx e il Capitolium fin dai più antichi tempi di 
Roma, è coronato di alloro sui denari di Mn. Fon- 
teius C^^), di quercia su quelli che portano segnati i 
nomi di Vergilius, Gargilius, Ogulnius C^^). 

Bastino ora questi brevi argomenti per sostenere 
la nostra ipotesi circa la testa imberbe della moneta 
in questione, il che verrà in seguito più esattamente 
dimostrato. 



(71) OvERBECK, Apollon p. 448; Atlas, Taf. XXV, N.« 12. 

(72) Id. id. p, 452; Atlas; 2\if. XXV, N. 13. 

(73) Vah.l. Num. Imp. arg, p. 27 ; num. aer. p. 74, 96. Schol. Nicand. 
Ther. v. 613. 

(74) Babelon, Fonteia, n. 9, 12. 

(76) Id. Gargilia^ n. 1, 2 ; Ogulnia^ n. 1. 2 ; Vergilia, n. 1. 



POCHE OSSERVAZIONI SUL DENARO DI L. MEMMI 195 



IV. 



Anche facendo astrazione dalla storia della gens 
Memmia, l'unione di Apollo e i Dioscuri è frequente 
sui monumenti numismatici. Nello studiare una mo- 
neta, quella che prima ci deve venire in aiuto, è 
la storia della famiglia o della città a cui essa si 
riferisce. Ma non sempre la storia basta ad illustrare 
entrambe le facce; molte volte il tipo del rovescio 
trae luce dal tipo del diritto ed è in corrispondenza 
con esso. Per citare qualche esempio fra i monetieri 
romani, giova ricordare il denaro di C. Postumitcs 
Ta (At?)j che è coverto al diritto dal busto di Diana, 
alla faccia opposta, da uno degli attributi di questa 
dea, il cane; e quello del denaro di Q. Pomponius 
Rufus colla testa di Giove al diritto e 1' aquila al 
rovescio, e cosi via. Nei quali casi il rovescio della 
moneta è in istretta dipendenza da quello della faccia 
opposta. Ciò premesso, possiamo noi rintracciare una 
relazione fra ì tipi del denaro in questione? Nulla 
di più facile. Le relazioni dei Dioscuri con Apollo 
si possono studiare nella leggenda della loro vita. 
Essi rapirono e fecero loro spose le due figlie di 
Leucippo, a nome Phoebe e Hilaeira. Ora, secondo 
Fautore dei canti ciprit, Phoebe e Hilaeira erano 
figlie di Apollo C*^). Da ciò risulta, e da altri indizii, 
che Leucippo, u l'eroe dei bianchi corsieri w, è in 
realtà identico ad Apollo, di cui il suo nome non è 
che un epiteto f^'^). E inoltre Elena, l'avvenente sorella 



(76) Paus., Ili, 16, 1. 

(77) Decuarmb, Myihologie gr, p. 606 n. 8. Sul trono di Apollo ad 
Amicle era scolpito questo ratto. (Plin., HisU nat, XXXV, 40). 



196 ETTORE CABRICI 



dei Dioscuri, presso Euripide, è rapita da Apollo che 
l'avrebbe menata seco nell'Olimpo C^^). 

Ma non bisogna ricorrere a queste sparse notizie 
per istudiare i rapporti fra queste divinità nel mondo 
antico ; una più ampia conferma è dato ricercarla 
nel loro carattere astronomico. Dal giorno in cui, 
secondo la leggenda, Castore e Polluce salvarono il 
naviglio di Argo assalito da una fiera tempesta presso 
le coste della Tracia, la Grecia rappresentava i Gre- 
melli sempre con in capo la stella che gli Argonauti 
avevano visto brillare sulla testa dei loro compagni. 
Gli artisti non si dimenticavano mai di figurarla 
sulla fronte e sull'elmo conico delle statue di questi 
dei e i marinai del Mediterraneo ravvisavano sempre 
nelle fiamme fosforescenti, che oggi si chiamano 
fuochi di S. Elmo, la presenza dei Dioscuri protet- 
tori. A questi fuochi, assimilati ad astri mobili, do- 
vettero Castore e Polluce il loro carattere di divi- 
nità astronomiche, che loro venne in parte anche 
dalla leggenda, la quale può interpretarsi in un senso 
astronomico. Dal momento che escon fuori dall'uovo 
di Leda, simboleggiante la notte unentesi al dio del 
gioirne. Zeus, per generare i due astri rischiaratori 
del mondo, fino al momento che abitano a vicenda 
l'Olimpo, Castore e Polluce appaiono sempre come 
due divinità essenzialmente luminose. Tutti gli epi- 
sodi della loro vita, tutti i personaggi che si trovan 
loro associati, sembran essere la traduzione e la per- 
sonificazione di fenomeni naturali della luce : Phoebe 
è tt la luminosa >? (901^10) ; Leucippo è l' a eroe dai bian- 
chi corsieri » (Xsj)có:uwSo;) ; Ida e Linceo, i fidanzati 
delle figliuole di Leucippo sono i chiaroveggenti. Per 
questa loro natura si trovano frequentemente asHO- 
ciati ai Cabiri sopra un gran numero di specchi 



(78) EuRiP., Ch'est, 1629 e seg. e Sckol. 1682. 



POCHE OSSERVAZIONI SOL DENARO DI L. MEMMl 197 

* 

etruschi (7^), e a Vulcano loro padre, tutte divinità 
del fuoco. Ma a preferenza d'ogni altro sono accanto 
ad Apollo, col quale vengono talvolta identificati, 
fino ai più tardi tempi dell'impero. Sulle monete 
imperiali dell' Asia niente di più frequente che 
l'unione di queste divinità con Apollo; ora questo 
è figurato al diritto e i Gemelli stanno al rovescio 
coi loro attributi , ora sulle monete di Filippo 
padre e figlio, di Gordiano Pio, di Gallieno, Apollo 
tiene per mano e sorregge col suo braccio uno dei 
Gemelli. 

Un gran numero di monete autonome dell' Italia 
meridionale e della Sicilia associano i Dioscuri ad 
Apollo, ed è notevole che nella maggior parte' di 
esse il diritto sia occupato dalla testa di Apollo, il 
rovescio dai Gemelli o a cavallo o in piedi, ma sempre 
coi loro berretti conici e gli astri. Nuceria, Tarentum, 
Paestum, Locris, Rhegium, Catana, Messana, Syra- 
cusae, Tyndaris ci porgono esempi abbondanti della 
costante unione di queste divinità, le quali avevano 
un'affinità indiscutibile; e sono sufficienti a compro- 
vare anche un^ altra volta che i tipi della nostra 
moneta siano quali li abbiamo descritti : maggior- 
mente poi quando si pensi che di tale unione non 
manca un qualche esempio nella stessa numismatica 
romania, la quale nel denaro di A. Albtmcs S. F. ci 
addita la via per la spiegazione della moneta di 
L. Memmius. 



(79) Instit. Archeologico. Annali 1841 p. 234. Inghikami, Monam. 
etnischi, II, pag. 482 e s. tav. 40. Gerhard, Etruskischb Spiegel CCLV. 
Id. LVr, ecc. 

Dott. Ettore Gabrici. 



IL BIMETiLLISHO A VENEZIA 



NEL MEDIO EVO 



Alcuni fenomeni economici i quali ci sembrano 
nuovi, perchè in questo momento si dibattono sotto 
i nostri occhi e ci fanno sentire le loro dolorose con- 
seguenze , non datano da jeri , ma anzi in tutti i 
teìnpi hanno agitato e tormentato l'umanità, perchè 
traggono le loro origini dalle leggi di natura, le 
quali sono immutabili, tanto nel campo fisico che 
nel morale e, date le stesse circostanze, producono 
analoghi effetti. Per esempio, l'oro e l'argento furono 
adottati da tempo immemorabile per servire alla 
rappresentazione del valore ed alla circolazione del 
denaro, ed i governanti tutti cercarono di stabilire 
un rapporto fisso e perpetuo fra i due metalli. Sic- 
come però non vi può essere proporzione stabile nella 
produzione di tali preziose materie, ora 1' una, ora 
l'altra fa difetto ed aumenta il pregio della più rara 
a pregiudizio dell'altra, alterando il rapporto presta- 
bilito con danno degli interessi pubblici e privati , 
tanto più sensibile quanto l'epoca e la nazione ove il 
fenomeno avviene sono più prospere e quanto più 
numerose sono le transazioni commerciali ed il movi- 
mento del numerario. 

In tutti i tempi, di cui ci rimangono memorie 
scritte, troviamo le traccie di simili perturbazioni ed 



200 NICOLÒ PAPADOPOLI 



è interessante per la storia ed anche per la scienza 
studiare le vicende ed esaminare i provvedimenti 
messi in opera dai governi a seconda dei tempi e dei 
criteri ritenuti più saggi ed opportuni in quel mo- 
mento. Perciò mi proposi di far conoscere quali funmo 
i sistemi coi quali nel medio-evo si cercò di porre 
rimedio ad alcuni, se non a tutti gli inconvenienti 
della circolazione dei due metalli in Venezia, città 
che divenne potente e prosperosa solo per il com- 
mercio. Gli uomini che dirigevano la cosa pubblica 
erano nati e cresciuti in mezzo agli affari della 
mercanzia e della navigazione , onde recavano in 
tutte le loro deliberazioni un grande senso pratico 
ed una conoscenza profonda delle cose commerciali 
e delle vicende della circolazione. Vediamo adunque 
come storicamente procedessero gli avvenimenti, come 
man mano che si presentavano gli inconvenienti e 
si fàcevan sentire gli effetti perniciosi dello squilibrio 
del valore dei due metalli, i mercanti trovassero 
provvedimenti atti a tutelare i loro interessi ed 
impedire maggiori danni, e come il governo appro- 
vasse queste misure dopo averne constatato la equità 
ed il pratico funzionamento. 

Venezia, posta fra l'occidente e l'oriente, ebbe dal 
primo il sistema monetario, fondato da Carlo Magno, 
ma nei suoi frequenti contatti coU'oriente comprese 
le necessità del commercio e della circolazione del 
numerario, per cui introdusse nella moneta alcuni 
miglioramenti, che penetrarono più tardi nel rima- 
nente d'Europa. Il progresso più antico ed importante 
fu la coniazione del grosso d'argento (1202), con cui 
essa offri una moneta più pesante e più fina in sostitu- 
zione dei denari assai deteriorati dall'originario valore, 
differenti di peso e di bontà, incomodi a maneggiarsi. 
La varietà e l' incertezza del valore , aggravate da 
molte falsificazioni, recavano non poco danno al 



I 

I IL BIMETALLISMO A VENEZIA NEL MEDIO EVO 201 



commercio, per cui la istituzione di una nuova mo- 
neta più comoda, dove la zecca si mantenne fedele 
al titolo ed al peso stabilito, fu un vero progresso 
nel quale Venezia ebbe il vanto di precedere gli 
altri stati. La conquista di Costantinopoli (1204), che 
mise nelle mani dei Veneziani una considerevole 
massa di argento, favorì in modo straordinario la 
diffusione del grosso, tanto in Italia che in Oriente, 
in modo tale ch'esso era divenuto la moneta comune 
con cui si faceva la massima parte delle transazioni 
commerciali. Questo ci è provato dalle numerose imi- 
tazioni dell' idea ed anche del tipo e dalla memoria 
del nome che vive ancora oggi, dopo tanti secoli 
dacché il grosso è scomparso. 

Questa nuova moneta, che aveva le due qualità 
più apprezzate da ognuno, la stabilità e la diffusione, 
fu preferita a tutte le altre nelle transazioni che 
dovevano avere effetto a distanza di tempo e di 
luogo, ma siccome il grosso non era facile a con- 
teggiarsi colle altre monetazioni usate sin' allora, si 
creò una nuova lira, la quale aveva per base e per 
unità il grosso invece del denaro. 

Duo quindi furono le lire usate a Venezia. L'una 
e r altra erano divise in venti soldi, ed ogni soldo 
composto di dodici denari ; ma mentre nella lira 
dei denari piccoli la prima unità era il denaro pic- 
colo, nella nuova lira, detta Lira dei grossi^ questo 
posto era tenuto dal grosso, che perciò era detto 
denaro grosso e dodici di tali monete formavano il 
soldo dei grossi. Così la Lira dei piccoli corrispondeva 
ad una massa d' argento eguale a quella contenuta 
in 240 piccoli, mentre la iJra dei grossi^ era ugual(3 
ad una massa d'argento pari a quella contenuta* da 
240 grossi ; ma siccome i denari piccoli variarono 
di peso e di intrinseco, mentre i grossi rimasero 
per lunga pezza sempre uguali, questa nuova lira 

3Ò 



202 NICOLÒ PAPADOPOLl 



di maggior valore sempre costante, fu preferita dallo 
Stato, dal grande commercio ed in tutte quelle con- 
trattazioni, nelle quali era importante convenire e 
conservare memoria esatta dell' intrinseco determi- 
nato: invece il mercato giornaliero ed il piccolo 
commercio adoperavano di solito la lira di piccoli 
e la sua suddivisione più comoda e più popolare. 

n rapporto fra la lira di grossi e la lira di 
piccoli, coiTÌsponde naturalmente a quello esistente 
fra il denaro grosso ed il denaro piccolo, per cui 
originariamente la prima lira valeva 26 delle se- 
conde, ma quando aumentarono i piccoli contenuti 
in un grosso, aumentarono anche le lire di piccoli 
equivalenti ad una lira di grossi, per cui quest'ultima 
sali nel 1270 a 28 e nel 1282 a 32 lire di piccoli. 
Era però questo un aumento solo apparente e di 
numero, perchè in proporzione della maggiore quan- 
tità di lire di piccoli corrispondenti alla lira di grossi, 
esse diminuivano il loro intrinseco valore. 

Quando fu istituito il primo ducato d'oro (1284), 
esso fu ragguagliato a 18 grossi, con una proporzione 
fra l'oro e l'argento come 1 : 10 6jlO: nel 1328, 
quando il ducato fu equiparato a 24 grossi, questa 
proporzione si trovò elevata come 1 : 14, con note- 
vole vantaggio dell' oro sull' argento. Da questo rag- 
guaglio nacque un modo facile e pronto di conteg- 
giare la lira di grossi, che incontrò cosi grande 
favore nel pubblico, da resistere a tutte le mutazioni 
successive, di guisa che la lira di grossi divenne 
sinonimo di 10 ducati. Difatti il ducato corrispon- 
dendo a 24 grossi, si calcolava due soldi di grossi, 
e cosi ogni soldo di grossi era mezzo ducato, e 
10 ducati formavano la lira uguale a 240 grossi effet- 
tivi. Questa comodità ebbe un' influenza decisiva sulla 
vita della lira di grossi e sul modo di calcolarla in 
moneta d'oro; ne ?^,bbiamo la prova in quel librq 



IL BIMETALLISMO \ VENEZIA NEL MEDIO EVO 203 



prezioso per le notizie commerciali e monetarie del 
secolo XIV che è u La pratica della mercatura del 
Pegolotti W. » In più capitoli di quell'opera sono 
ragguagliati a 24 soldi di grossi il ducato di Venezia 
ed il fiorino di Firenze, monete che tenute uguali 
per il peso e la bontà servivano come moneta univer- 
sale nei commerci coi paesi lontani. Verso la metà 
del secolo XIV, per rimediare ad altri inconvenienti 
monetari, sui quali toma inutile fermarsi, il grosso 
fu elevato al valore di 4 soldi, o, per esprimermi più 
esattamente, il valore del soldo fu diminuito sino ad 
un quarto del grosso. Questo mutamento portò una 
notevole alterazione nel modo di valutare la lira di 
grossi, giacché il grosso si divideva in 32 piccoli, e 
quindi la lira di grossi era valutata 32 lire di pic- 
coli, mentre i 240 grossi effettivi ed i loro equiva- 
lenti 10 ducati, erano arrivati al valore di 48 lire di 
piccoli. Siccome la coniazione del grosso erasi in 
quest'epoca rallentata, poi arrestata, ne venne per 
conseguenza che si formarono due differenti qualità 
di lire di grossi, secondo che si prendeva per base 
il ducato ovvero il piccolo. Infatti numerando 32 pic- 
coli per grosso, 7680 piccoli, ossia 32 lire di piccoli, 
formavano una lira di grossi in argento ; ma se in- 
vece si prendevano i 10 ducati equivalenti alla lira 
di grossi, si aggiungeva a 48 lire di piccoli in oro, 
perchè ogni grosso era stato colla nuova disposizione 
valutato 16 piccoli più di prima. Ne venne quindi 
un singolare fenomeno : due lire di eguale origine e 
con eguale suddivisione, ma di differente valore, di 
cui una aveva ideale il grosso, di minore intrinseco 
del reale ; 1' altra aveva il pìccolo maggiore dell' ef- 



(1) Frajvcbsco Baldugci PBOOLOTn, La predica della Mercatura^ Lis- 
bona e Lacca, 1766. 



204 NICOLÒ PAPADOt>OLl 



fettivo, e quindi esso pure immaginario. Il decreto 
del 3 maggio 1379(2), qJ^q ordina nuovamente la co- 
niazione del grosso, abbandonata da alcuni lustri, ce 
ne offre una chiara dimostrazione. In esso si stabi- 
lisce che ogni marca d'argento dia il reddito di 15 
soldi di grossi ; ora con questo ragguaglio i grossi 
del secondo tipo (Andrea Contarini) non dovrebbero 
pesare se non poco più di 25 grani, perchè da una 
marca si avrebbe dovuto tagliare 180 pezzi. Invece 
i grossi di queir epoca pesano oltre 38 grani, e ciò 
vuol dire che da una marca si fabbricavano solo 
120 pezzi, e quindi i grossi usati nel conteggio 
della parte sono ideali e corrispondono alla lira di 
grossi in argento del valore di 32 lire di piccoli, 
mentre i grossi fabbricati in zecca appartengono alla 
lira più pesante e cioè a quella di 48 lire di pìccoli. 
A conferma di ciò troviamo nelle memorie di zecca 
che le lire di grossi valevano nel 1408, 32 lire di 
piccoli et a oro lire 48. 

Queste due specie di lira di grossi non potevano 
esistere nello stesso tempo e nello stesso luogo, e cosi 
quella in argento scompariva ben presto, sostituita 
dall'altra lira più antica, che aveva pure come base 
il piccolo e che da esso si nominava, perchè nelle mi- 
nute contrattazioni era più conosciuta e più comoda. 
Invece la lira di grossi in oro acquistava sempre più 
importanza e diffusione, cosi che nei documenti pub- 
blici del secolo XV si parla quasi esclusivamente di 
lire di grossi e di ducati d' oro, anohe nelle paghe 
dei funzionari dello Stato. Le guerre e le difficoltà, 
finanziarie del tempo di Francesco Foscari fecero 
aumentare il pregio della buona moneta, cosicché il 
ducato salì a 100 soldi, poi a 120 e fiaalmente a 124. 



(2) Misti Senato, Registro XXXVI, C. 75. 



IL BIMETALLISMO A VENEZIA NEL MEDIO EVO 205 

Questo valore si conservò stazionario per molti anni e 
fu considerato l' equivalente normale del ducato, 
onde rimase come moneta convenzionale quando la 
moneta d'oro effettiv^r, avendo aumentato di prezzo, 
prese il nome di zecchino. 

Nel 1472 fu decretata la lira, bella moneta di 
ottimo argento, colla testa del doge Nicolò Tron^ dal 
quale prese il nome ; lo mutò più tardi in quello di 
Mocenigo allorquando fu proibito al' principe di met- 
tere il suo ritratto sulla moneta. Fu cosi che V an- 
tichissima lira di piccoU, esistente solo di nome e 
come riunione di 20 soldi o 240 denari, fu per la 
prima volta rappresentata in moneta effettiva. Colla 
stessa bontà e con un peso proporzionalmente mi- 
nore, la zecca continuò a battere i soldi, ma non i 
grossi, i quali però si conservarono nelle abitudini po- 
polari, anzi il grosso fu sempre considerato equivalente 
a 4 soldi, per cui il ducato si ragguagliava a grossi 
31 a moneta^ perchè si pagava con 124 soldi d'ar- 
gento effettivi. 

La lira di grossi intanto conservava intatto il 
suo antico valore e cioè si calcolava pari a dieci 
ducati d'oro ; ogni ducato si divideva in 24 grossi 
ed ogni grosso in 32 piccoli, monete queste che non 
esistevano materialmente e che erano dette grossi 
a oro^ piccoli a oro^ per distinguerle da quelle di 
egual nome che si usavano nella lira di piccoli. 

Questo regime monetario che conservava il 
principio di due monete affatto distinte, l'una in oro, 
l'altra in argento , si mantenne in vigore per ben 
lungo tempo, anche quando le oscillazioni del mer- 
cato portarono nuovi cambiamenti nel valore delle 
specie metalliche. Le opere di Domenico Manzoni (^) 



(8) Domenico Manzoni Or.TEaoiNO, Quaderno doppio col suo giornale 
novamente composto et diligentissimamente ordinato secondo il costume 



206 NICOLÒ PAPADOPOLI 



e di Alvise Casanova W, che danno le regole e gli 
esempi per tenere i libri commerciali colla scrit- 
tura doppia secondo il modo, di Venezia, mostrano 
chiaramente che entrambe queste maniere di conteg- 
giare si usarono per tutto il secolo XVI. Questi due 
autori ci insegnano che la lira di piccoli era adoperata 
dal volgo, dai bottegai e dai piccoli negozianti costretti 
a registrare una grande quantità di partite di poco va- 
lore, mentre lo Stato ed il grande commercio tenevano 
le scritture in lire di grossi ed in ducati d'oro. Cosi 
pure sappiamo da essi che le cifre arabiche erano usate 
nei conteggi comuni e di poca importanza, mentre 
nei libri più autorevoli si adoperavano le figure del- 
l'abaco antico detto imperiale, ossia le cifre che noi 
chiamiamo romane, perchè i legami con cui si scri- 
vevano in quel tempo erano fatti in modo da impedire 
i cambiamenti e le correzioni. 

Così nella Venezia del medio evo si intendeva il 
bimetallismo e si assegnava all'oro ed all'argento un 
compito diverso nella circolazione monetaria. Di 
tempo in tempo nascevano gravi difficoltà per l'aggio 
e per le oscillazioni nei valori delle monete, ma il 
sistema veneziano aveva il vantaggio di tenere in 
onore e in circolazione tutta la massa metallica di- 
sponibile e di impedire che a quello dei due metalli, 
che diminuiva di pregio per maggiore produzione, 
si aggiungesse il discredito di una limitata circo- 
lazione. 

Non è mia intenzióne di entrare nemmeno di 
straforo nella vasta e complicata questione della 



di Venetia. Venezia, Gomiti da Trino 1540 e 1563; — idem, Libro mer- 
cantile ordinato col sao Giornale et alfabeto per tener conti doppi al 
modo di Venetia. V^ezia, Gomin da Trino, 1666 e 1673. 

(4) Alvise Casanova Cittadin veneziano, Specchio Incidissimo, eie, 
Venezia, Comin da Trino 1668. 



IL BIMETALLISMO A VENEZIA NEL MEDIO EVO 207 

circolazione monetaria, che si dibatte oggi fra gli 
economisti d' Europa e d' America, ma credo di 
fare opera non inutile, portando a cognizione degli 
studiosi il frutto dell'esperienza fatta durante secoli 
presso un popolo eminentemente commerciale il cui 
governo ebbe fama di accortezza e di rettitudine 
esemplari. 

Noi possiamo trarre non pochi utili insegnamenti 
dalla storia delle città marinare e commerciali, come 
Venezia, Genova, Pisa e Firenze, che formano una 
delle più splendide glorie d'Italia. Questi comuni, sorti 
da umili origini in tempi di desolante barbarie , 
riuscirono ad elevarsi alle più nobili altezze, me- 
diante l'ardire, la perseveranza e la virtù dei loro 
abitatori. Qui vediamo il commercio, già disprezzato 
per antica tradizione e per pregiudizio del tempo, 
elevato agli onori del governo ; qui troviamo le traccie 
più antiche delle moderne istituzioni commerciali 
come la cambiale, la banca e la scrittura doppia. 

Questo pensiero mi conforta e mi dimostra che 
la Numismatica non deve confinarsi fra le scienze 
(li pura speculazione archeologica o di sterile abbel- 
limento, ma può, per mezzo della conoscenza del pas- 
sato, essere feconda di insegnamenti utili per la so- 
luzione di pratiche difficoltà, che si riproducono at- 
traverso lo spazio ed il tempo. 

Nicolò Papadopoli. 



TRE MEDAGLIE 

IN ONORE 

DI FRATE GIOVANNI DA VICENZA 



Scrivendo di Camillo Mariani, io annovoravo tra 
le sette medaglie, modellate dalla sua mano, quella di 
frate Giovanni da Vicenza W, il famoso domenicano, 
che nelle pianure di Paquara , a poche miglia da 
Verona, affratellava con l'eloquenza della sua parola 
i guelfi e i ghibellini, non dirò di Lombardia, ma di 
tutta quasi l'Italia. DÌ quella medaglia io non avevt> 
però sott" occhio nessun esemplare né sapevo quale 
Collezione, o quale Museo ne fosse in possesso. All;i 
descrizione, ch'io ne porgevo, erami pòrto modo, come 
pure ho avvertito, dal fac-simile edito dal Mazzuc- 
clielli (2) e dalla classica opera dell'Armand sugi' in- 
cisori italiani di medaglie ne' secoli XV e XVI (3). 



(1) Rivitta Ifaliaiia di Numismatica, Audo IV, fase. I-II, peg. ITS. 
Milano, 1891. 

(2) MusMum MatzucekeUianiun, Tom. I, pag, 35, tav. VI, n. 1. Ve- 
netiia, 1761. 

(8) Armand, Lea Médailleurs Italtens àes qwnzihfte et xtizihne sìM'-^, 
Tom. II, pag IO, n. 16. Paris, 18S3. 



210 BERNARDO MORSOLIN 

Ma rArmand , che pure avea percorso V Europa e 
tenuto conto delle medaglie da lui vedute, non fa 
cenno d'alcun esemplare, che gli cadesse sott'occhio. 
Ne parla, invece, sull'autorità del Mazzucchelli , di- 
scordando da lui in un accessorio di poco momento. 
Vi differisce cioè nel qualificare l'arnese, circondato 
di fiamme, scolpito nel rovescio, qualificandolo non 
un elmo, quale parve al Mazzucchelli, ma un globo. 
Dall'insieme apparisce che con la medaglia siasi vo- 
luto commemorare non tanto il nome del celebre 
frate, quanto il fatto più strepitoso della sua vita, 
vale a dire la pace di Paquara. 

Ora devo dire che la medaglia, coniata in onore 
di frate Giovanni da Vicenza, illustrata dal Mazzuc- 
chelli e dall' Armand , non è la sola. Contempora- 
neamente al Mazzucchelli faceva parola di un'altra, 
posseduta dal conte Lodovico da Schio, il Calvi, un 
erudito raccoglitore di notizie copiose sugli scrit- 
tori vicentini. Ma la descrizione, ch'egli ne dà, non 
è cosi particolareggiata da togliere motivo a qualsiasi 
desiderio. Il Calvi non accenna ne alla dimensione, 
né alla posa del busto nel diritto. Del diritto reca la 
sola leggenda : - F • IOANN • SCLEDVS • VICENT • ORD • 
PRAEDICAT. - Quanto al rovescio , riferisce che vi si 
rappresentava una Paco, seduta, avente fra le mani 
una torcia inversa, in atto di appiccar fuoco ad alcuni 
attrezzi militari, prossimi a due figure in piedi, la 
Discordia e la Guerra, con all' ingiro la leggenda 
- PACEM • MEAM • DO - VOBIS. - 

La notizia, lasciata , come che si voglia , dal 

Calvi W , non è sfuggita al Magrini , che di frate 
Giovanni da Schio scriveva alcuni cenni, volge oltre 



(4) Calvi, Biblioteca degli Scrittori Vicentini j Tom. I, pag. 35. Vi- 
cenza, 1772, 



TRE MEDAGLIE IN ONORE DI FRATE GIOVANNI DA VICENZA 211 



un mezzo secolo W, non è sfuggita a Carlo Sutter, 
un bravo giovane alemanno , che ne dettava con 
intelletto d'amore e pubblicava nel 1891 un dotto 
lavoro (^). Ma il Magrini, pur citando T autorità del 
Calvi , non ne riferisce con tutta esattezza la de- 
scrizione : non fa parola cioè delle due figure in 
piedi, la Discordia e la Guerra, che vi sarebbero rap- 
presentate nel rovescio. Dichiara , invece , frainten- 
dendo, a quanto pare, l'espressione del Calvi, che la 
donna seduta che ha tra le mani la face arrovesciata, 
calca col pie la Discordia. 

La notizia del Calvi mi ha messo , com' era 
naturale , nell' animo il desiderio delle indagini , 
le quali non approdarono però del tutto a buon 
porto. Ho cercato indarno cioè presso i discen- 
denti di fra Giovanni l'esemplare della medaglia, 
che doveva possedere , oltre un secolo fa , il conte 
Lodovico da Schio. Ma non tutto è riuscito a 
vuoto. Al conte Almerigo da Schio io devo la co- 
noscenza d'una terza medaglia, posseduta dal com- 
mendatore Antonio Toaldi, deputato al Parlamento 
d'Italia. È la medaglia , che io tengo sott' occhio e 
della quale m'è grato poter dare il fac-simile. Il dia- 
onetro non è di quarant'otto millimetri, qual è quello 
della illustrata dal Mazzucchelli e dall' Armand iV^ ma 
di soli quarantaquattro. Il diritto reca il busto del 
celebre frate , volto ugualmente a destra , vestito 
dell'abito deirOrdine , col mento sbarbato e con la 
testa scoperta e rasa, quasi per intero, all'infuori di 



(5) Magrini , Notizie su fra Giovanni da Schio , pag. 51 , nota 20. 
Padova, 1842. 

(6) Sutter, Joann von Vicenza, und die italieniscJie Friedenshetoegung 
itn Jahre 1233, p. 162, Freiburg i. B., 1891. 

(7) Nello scritto sa Camillo Mariani coniatore di medaglie è data la 
dimensione in ceniinietri. Leggasi invece millimetri, E lo sbaglio, che si 
ripete per la dimensione di qualche altra medaglia ivi descritta e che 
vuol esser corretto con la sostituzione di millimetri a centimetri. 



212 BERNARDO MORSOLIN 



una piccola corona circolare di capelli assai corti. Se 
vi ha differenza, sta questa nella leggenda. In luogo 
di : - IOANES • SCLEDVS • VICENTINVS • ORDINIS • PRÀEDIC • - 
vi si legge : - F • JOAN • SCLEDVS • VICENT • ORDINIS • 

PRÀEDICATORVM. - 

Differente del tutto è , invece , il rovescio. In 

questo non si raffigura già il capo, o il globo , cir- 
condato di fiamme , ma una donna , seduta, in co- 
moda veste, con berretto in testa, il viso volto a si- 
nistra o tra le mani una face arrovesciata , in atto 
di reprimerne e spegnerne la fiamma. Che per quella 
figura di donna si rappresenti la pace , non è , mi 
pare, nemmeno a dubitare , quando si avverta che, 
da presso i piedi, le sporgono, a destra , un arnese 
rurale e delle spighe, simboli dell'agricoltura, biso- 
gnosa , sopratutto , della pace. La leggenda è pur 
desunta dal Vangelo di San Giovanni : ma al motto : 
PACEM • RELINQVO • VOBIS • scolpito nel rovescio della 
medaglia, già nota, s'è sostituito l'altro, che vi segue 
immediatamente: - PACEM • MEAM • DO • VOBIS • - È il 
testo, quale risulta dalle due leggende, d'onde, a testi- 
monianza degli scrittori contemporanei , ebbe a 
prender le mosse il sermone, che dovea fruttare quasi 
prodigiosamente la pace di Paquara. 

Che la medaglia, di cui dò il fac-simile, sia ri- 
masta, sino ad ora, sconosciuta, non credo. 11 Calvi 
dichiara d'aver avuto nelle mani, oltre la posseduta 
dal conte Lodovico da Schio, l'esemplare di un'altra, 
custodito nell'Archivio de' Domenicani di Santa Co- 
rona in Vicenza. Nulla fa pensare ch'essa potesse 
essere la illustrata dal Mazzucchelli e dall' Armand. 
Lo deduco dalla testimonianza stessa del Calvi, che, 
citando in suffragio della sua testimonianza l'autorità 
di Michelangelo Zorzi, un altro erudito vicentino del 
tempo, il quale l'aveva pure veduta, si fa a dichiararla 
w poco diversa " da quella , che custodivasi presso 



TRE MEDAGLIE IN ONORE Df FRATE GIOVANNI DA VICENZA 213 



il conte da Schio (^). Il che non si potrebbe dir cer- 
tamente della riprodotta dal Mazzucchelli ; dove, a 
non parlar che del solo rovescio, la differenza è assai 
notevole e per il motto - PACEM • RELINQVO • VOBIS • ; 
in luogo dell'altro : - PACEM • MEAM • DO • VOBIS - e per 
il globo od elmo, circondato di fiamme, in luogo della 
donna seduta con la face inversa. Ben vuoisi giudicare 
differenza di poco rilievo quella, che corre tra il ro- 
vescio della medaglia, posseduta già dal conte Lodo- 
vico da Schio, e il rovescio della presente, recando 
entrambe la stessa leggenda e lo stesso concetto 
simbolico, meno sviluppato nell'una, dove non s'ha 
che r unica donna seduta , più diffuso nell' altra , in 
cui alla figura seduta stanno dappresso le altre due, 
rappresentanti la Guerra e la Discordia. 

La medaglia, illustrata dal Mazzucchelli e dal- 
l'Armand, non è adunque la sola, che siasi coniata in 
onore di frate Giovanni da Schio. Ad essa è forza ag- 
giungere le due, ricordate dal Calvi, d'una delle quali 
vuoisi riputare , come ho detto, 1' esemplare , eh' io 
tengo sott' occhio. Ma da questo fatto zampilla na- 
turalmente un sospetto ; mi sorge il dubbio cioè di 
non aver colto, forse, nel segno, quando attribuivo al 
Mariani la medaglia , illustrata dal Mazzucchelli e 
dall' Armand. Il mio giudizio fonda vasi allora sulle 
parole del Gualdo, le quali non sono cosi esplicite e 
chiare da determinare siccome lavoro del Mariani , 
r una piuttosto che l' altra medaglia W. Stando 
però a' diritti sarebbe forza convenire che l' in- 
sieme e la posa del busto accusino il lavoro d' una 
identica mano. Diversi del tutto, cosi nella leggenda, 
come nelle figure siniboliche , si presentano, invece, 
i rovesci. Ma questo non toglie che vi si assomigli 



(8} Calvi, Op. cit., pag. 27. Vicenza, 1772. 

(9) Rivista Italiana di Numismatica, Anno III, pag. 112, Milano, 1891. 



214 BERNARDO MORSOLIN 



il concetto e che tutte e tre le medaglie alludano 
per esso, cora'anco per il senso delle leggende, alla 
nota pace di Paquara. Né le parole del Grualilo , 
che annoverava tra le medaglie del suo Museo le 
coniate dal Mariani, escludono che il detto artefice 
ne facesse più d'una, « Le sue opere presso di me, 
sono in medaglie, v'è detto, pulitissime ?? ; le quali 
rappresentano « Aulo Cecina capitano generale di 
Vitellio , Gallo poeta vicentino , Palemone oratore , 
Alferisio conte di Vicenza, Alberto Marano Vicario 
imperiale , Giovanni da Schio , oratore , Girolamo 
Gualdo Cavaliere e Protonotario Apostolico w (lO). 
Tenuto conto di tutto questo e segnatamente del- 
l'identità de' busti, perchè non si potrebbe ritenere 
che non una, ma tutte e tre le medaglie uscissero 
dal punzone del Mariani? 

Ho già avvertito altrove che intimo e mecenate 
del Mariani, di cui ebbe a piangere la morte con 
un sentito epitaffio, fu Paolo Gualdo, l'amico del 
Galilei e del Tassoni, che ne fa onorata menzione 
nella u Secchia Rapita, w Ed ora devo aggiungere 
che un erudito vicentino, morto a mezzo circa il 
secolo decimottavo, accennando alla medaglia, nel 
cui rovescio si rappresentavano le tre figure della 
Pace, della Discordia e della Guerra, riferiva l'opi- 
nione ch'essa si fosse coniata a per opera di Paolo 
ed Emilio fratelli Gualdi ??. (^0 E il Paolo è appunto 
lo zio di quel Girolamo Gualdo, che del Mariani 
dichiarava, non saprei ben dire, se la medaglia, o le 
medaglie del suo Museo in Vicenza. 

Bernardo Morsolin. 



(10) Rivista Italiana di Numismatica, Anno III, loc. cit. 

(11) Claudio da Santa Maria, Scrittori Vicentini, Msc. nella Biblio- 
teca Comunale di Vicenza. 



i 



DI UNA MONETINA INEDITA 



DELLA ZECCA DI MESSERANO 



(l) 




Frugando ranno passato in Gaglianioo entro un gruppo 
di vecchie monete fuori corso, già stavo per pentirmi del- 
l'inutile fatica, quando mi cadde sott'occhio una monetina 
che, non ostante la cattiva conservazione e la piccolezza 
del modulo, destò la mia attenzione. Infatti non tardai ad 
accorgermi che essa apparteneva alla zecca di Messerano. 
Per ciò solo essa era d'un certo pregio; questo poi diveniva 
maggiore dopoché, avendola inutilmente cercata nel Promis 
e nel Morel-Fatio, constatai eh' era tutt'ora inedita. — La 
monetazione dei Fieschi e Ferrero-Fieschi -si trova descritta 
ed illustrata con somma erudizione ed inarrivabile chiarezza 
nella classica opera di Domenico Promis sulle Monete delle 
zecche di Messerano e Crevacuore dei Fieschi e Ferrerò (^)\ 
anzi per quanto riguarda le coniazioni d'oro e d'argento, 
il lavoro del Promis può ritenersi pressoché completo, tanto 
che in 16 anni dalla pubblicazione di esso non vi si pote- 



(1) Questo articoletto ò tolto dal giornale di Biella: L*Eco d^ll^ In- 
dustria, Anno XXII, N. 92, e, pubblicandolo, ne rendiamo le dovute 
grazie all'autore il Prof. Cesare Poma, il quale gentilmente ci accordava 
di riprodurlo nella nostra Rivista. (N. della K.) 

(2) Torino, 1869, e Hem. della E. Accademia delle Scienze, serie II, 
tomo XXIV, 



216 CESARE POMA 



rono fare che scarsissime aggiunte. La descrizione invece 
delle coniazioni di biglione e di rami minuto è lontana 
dall' esservi altrettanto completa, sia che quando 1' illustre 
numismatico torinese pubblicava il suo insigne lavoro non 
ne fosse ancora nota che una piccola parte, sia che nella 
innumerevole varietà dei tipi il Promis s' attenesse delibe- 
ratamente al sistema di non pubblicare che i principali. 

A questa deficienza riparò in parte il Morel-Fatio, il 
quale nel l'illustrare le zecche dei Cantoni Svizzeri, pubblicò 
pure molte contraffazioni e imitazioni di monete svizzere 
dovute alle piccole zecche feudali del Piemonte, tra le quali 
anche alcune di rame e di biglione delle zecche di Messe- 
rano e Crevacuore. È noto come durante i secoli XVI e 
XVII i Fieschi ed i Ferrerò in questi due loro feudi, i 
Tizzoni a Desana, i Doria, i Malaspina, gli Spinola ne' feudi 
imperiali del Genovesato e di Lunigiana e altri nobili 
signori esercitassero l'arte del falso monetario, usando 
contraffare le monete migliori e più in corso ne' maggiori 
Stati d'Italia e d' Oltre monti, e farne grossissime emis- 
sioni a titolo più basso, a lega più scadente e a peso in- 
feriore, con la quale operazione, che oggidì tradurrebbe 
davanti le Corti d'Assise chi vi si applicasse, realizzavano 
ingenti guadagni. 

Ma anche dopo il Morel-Fatio rimangono inedite molte 
varietà di tipi editi e parecchi tipi nuovi di monete di 
rame messeranesi: ed io stesso ne posseggo un certo numero. 
La monetina, di cui m'accingo alla pubblicazione, non è di 
quelle che o per la nobiltà del metallo o per la bellezza 
del conio o per la rarità o per la bontà della conservazione 
fanno la gioia dei numismatici e degli amatori: si sa che 
al giorno d'oggi la fortuna di trovare alcuna di tali monete 
che sia tutt'ora inedita va facendosi sempre più rara ; ma 
non è perciò da disprezzarsi il 7nenu fretin perchè contri- 
buisce ugualmente alla conoscenza della numismatica e della 
storia e perchè senza di esso riuscirebbe sempre incompleta 
la descrizione di qualsiasi zecca. 

Avverto che il tipo della monetina che passo a descri- 
vere è affatto nuovo nella serie delle monete di rame di 
Messerano, 



DI UNA MONETINA INEDITA DELLA ZECCA DI MESSERANO 217 

a Monetina di rame, portante sul lato diritto il busto 
del principe volto a destra ed in giro (FRA)NCISCV(S) ; e 
nel rovescio una croce con V estremità di oadaun braccio 
fogliata e bipartita e sormontata da un punto, ed in giro 
la leggenda NON • NO • DO—. Pesa grammi 0,46. tì 

L'appartenenza di questa monetasi deduce dalla leggenda 
del rovescio, che deve completarsi: non nobis. Domine, sed 
nojnini tuo da gloriam^ ed era il motto di Ferrerò Fieschi (3). 
Il nome che si legge sul diritto, ce la fa assegnare con 
tutta sicurezza a Francesco Ferrero-Fieschi che fu principe 
di Messerano e marchese di Crevacuore dal 1684 al 1629. 
Il principe essendo nato nel 1576 e la sua effigie su questa 
moneta indicando età già matura, dobbiamo ritenerla co- 
niata non prima probabilmente del 1610. 

Questa breve notizia fa parte d' un più lungo articolo 
su Alarne varietà inedite di monete appartenenti a zecche 
signorili o feudali del Piemonte destinato per una Rivista 
numismatica: ma ritenni non inopportuno di pubblicare su 
un giornale biellese la monetina di Francesco Filiberto, per 
due motivi; primo, perchè fu battuta nella zecca d'un paese 
che ora fa parte del circondario di Biella. (4); secondo, 



(3) Qaesto motto era comune anche ad un' altra famiglia patrizia 
biellese: i Fantoni. Nel piccolo Museo di antichi monumenti biellesi, 
che il compianto Quintino Sella aveva iniziato sotto uno dei porticati 
della Scuola Professionale, è una lapide sepolcrale di forma quadrata la 
quale porta scritto sull'orlo in basso : avgv . fantonvs . siBt . et . post . e 
sugli altri tre lati la leggenda non nobis domine | sed nomini tuo \ da 
OLORIAM. In mezzo evvi lo stemma della famiglia Fantoni, ma di esso 
non si distingue più che lo scudo accartocciato e sormontato da cimiero 
nel quale lo stemma propriamente detto era racchiuso. Si rileva però 
dal Consegnamento del 1614 (Arch. camerale di Torino) che i Fantoni 
portavano a d'azzurro con un leone d'oro, qual tiene con le zampe una 
lancia con banderuola d' argento. Cimiero, un leone nascente tenente 
una lancia simile. Col motto sopra: Non nobis Domine^ aed nomine tuo 
da gloriam. n 

(4) Durante la signoria di Francesco Filiberto lavorò anche la zecca 
di Crevacuore. Non rimanendo alcun dato per distinguere se la descritta 
monetina sia stata coniata piuttosto in una che in altra delle due zecche, 
l'attribuii a Messerano, essendosi sempre in questa lavorato senza l' in- 
termittenza della zecca di Crevacuore. 

38 



218 CESARE POMA 



perchè fu rinvenuta nel Biellese; e come corollario di questi 
due, per un terzo motivo, per risvegliare V attenzione dei 
raccoglitori e degli amatori, non essendo impossibile che 
dove si rinvenne una moneta di Messerano, se ne rinven- 
gano altre. Se le specie d' oro e d' argento erano destinate 
alFesportazione, quelle di rame correvano nello Stato dei 

• 

Ferrerò e nelle terre finitime soggette a Casa Savoia. Il 
nostro circondario, che comprende le terre che già furono 
dei Ferrerò, può quindi aver conservato qualche residuo 
delle copiose emissioni degli antichi signori di Messerano 
e Crevacuore. 



Cesare Poma. 



MEDAGLIE ITALIANE DEL 1890 



I. 



L' indugio involontario nel riferire delle medaglie ita- 
liane del 1890, è compensato dalla larga messe clie — con 
Toci&,ggioT tempo dinanzi a noi — abbiamo potuto raccogliere. 



« 



Le medaglie cbe prime troviamo nel 1890 sono quelle 
relative alla morte del valoroso principe Amedeo di Savoia, 
duca d'Aosta, fratello di Sua Maestà, avvenuta in Torino il 
18 gennaio 1890, dopo breve decorso di malattia polmonare, 
annunciatasi con le forme dell'insidiosa influenza. 

Le medaglie che si riferiscono a questo lutto della fa- 
miglia Scale e della Patria sono le sei seguenti: 

1. — Diam. mm. 66. 

^ — In giro, in cerchio rilevato, nella metà superiore, 
fra due crocette: AMEDEO DI SAVOIA DUCA D'AOSTA. 
In giro nella parte inferiore dello stesso cerchio rile- 
vato: MORTO A TORINO XVIII GENNAIO MDCCCXC Nel 
campo la testa nuda, a sinistra, del principe, e sotto 
di essa: L. Eisel e figlio, Torino. 

9» — In giro, in cerchio rilevato: OMAGGIO E RICORDO 
DEL MUNIFICO PRINCIPE. Nel campo, in alto, fra nubi, 
a destra, il santuario di Superga, sormontato dalla stelhi 
d'Italia raggiante. Nel mezzo del campo l'aquila reale 
di Savoia, spiegata, di prospetto, volta col rostro a de- 



220 ALFREDO COMANDINI 



stra, e poggiando su rami d'alloro e di querela intrec- 
ciati con spada e col gran collare del supremo ordine 
dell'Annunziata. 

Questa medaglia fu eseguita in Torino, e messa in 
commercio a L. B per ogni esemplare in rame dagl' incisori 
Eisel, padre e figlio. 

2. — Diam. mm. 65. 

/B' — Busto del principe Amedeo di prospetto, un poco 
a destra, in uniforme da generale con collare dell'An- 
nunziata e decorazioni, testa nuda. Nel taglio del busto 
a sinistra: Giov. Vaqnetti fece in Boma, 1890. 

9/ — Nel campo, in tredici righe: ALLA MEMORIA — DI 
AMEDEO DI SAVOIA DUCA D'AOSTA — NATO À TO- 
RINO IL 30 DI MÀGGIO 1845 - PER L'INDIPENDENZA 
D'ITALIA - COMBATTE' DA PRODE A MONTECROCE 

— ELETTO RE DAGLI SPAGNOLI — DEPOSE CON DI- 
GNITÀ' LA CORONA — SDEGNANDO DI MACCHIARLA 
NELLA GUERRA CIVILE — ESEMPIO DI FRATERNA CON- 
CORDIA — PARTECIPO' COL RE UMBERTO I — Al PE- 
RICOLI DEI CONTAGI E ALLE CURE PER L'ESERCITO 

— TUTTA LA NAZIONE LO PIANSE — QUANDO MORI' 
A TORINO IL 18 DI GENNAIO 1890. In basso: Marco 
Tabarrini dettò. 

Questa medaglia fu incisa in S.oma e fatta coniare in 
Firenze, dall'esimio incisore Cav. Giovanni Vagnetti, che 
ne mise vari esemplari di bronzo in commercio, a L. 10. 

3. Diam. mm. 58. 

;£y — In giro, ai lati: AMEDEO DI SAVOIA — DUCA 
D'AOSTA. Busto a destra in uniforme da generale, con 
collare dell'Annunziata e decorazioni, testa nuda. Sotto 
al busto: G. 0' Connel coniò, A. Farnesi fece. Più sotto 
MDCCCXLV — MDCCCXC fdnte della nascita e della 
morie del principej. 

ì^ — Nel campo in sei righe : Al CONGIUNTI DESTINI — 
DELLA STIRPE E DELLA PATRIA — FEDELMENTE SERVI 

— PRINCIPE SOLDATO — RE CAVALIERE - DEGNO 
FIGLIO DEL RE LIBERATORE D'ITALIA. 



MEDAGLIE ITALIANE DEL 1890 221 



Questa medaglia (Tav. V, n. 10) fa eseguita con molta 
cura, e con effetto di molta rassomiglianza nel ritratto del 
principe, dall'incisore Adolfo di Nicola Farnesi di Lucca, e 
fa messa in commercio, in rame, a L. 5 l'esemplare. 

4. Diam. mm. 60. 

^^ — In giro, ai lati: AMEDEO DI SAVOIA — DUCA 
D'AOSTA. Busto di prospetto, un poco a destra, in uni- 
forme da generale, col collare dell'Annunziata e deco- 
razioni, testa nuda. Nel taglio del busto a sinistra: 
L. Giorgi p. 

1^ — Corona di due rami di alloro e di quercia, aperti 
in alto, intrecciati e annodati in basso. Nel campo in 
otto righe: NATO A TORINO — IL XXX MAG&IO 
MDCCCXLV - VI MORIVA NEL XVIII GIORNO - DEL 
MDCCCXC — AL DOLORE D'ITALIA — PARTECIPO' LA 
SPAGNA - OVE CON LUI RIFULSE - IL NOME DI SA- 
VOIA. 

Questa medaglia, dal ritratto molto rassomigliante, fu 
incisa in Firenze dal prof. Luigi Giorgi, che la mise, in 
limitato numero di esemplari di bronco, in commercio al 
prezzo di L. 10. 

6. Diam. mm. 41. 
^ — In giro, su due righe concentriche: AMEDEO DI 
SAVOIA DUCA D'AOSTA, NATO A TORINO 30 MAGGIO 
1845 MORTO IVI IL 18 GENNAIO 1890 -~ RICORDO 
DEL VALOROSO INTREPIDO E FILANTROPICO PRINCIPE 
24 GIUGNO 1890. Nel campo testa nuda a sinis. del 
principe; e sotto di essa: L. Eisel e figlio. In basso 
piccolo fregio. 
9» — In giro , su due righe concentriche : AUSPICE 
« SEMPRE AVANTI SAVOIA r^ COMITATO PERMANENTE 
NAZ.'* PER LE ONORANZE ALLA FAMIGLIA REALE — 
COL CONCORSO DELLE SOCIETÀ' OPERAIE, DELL'ESER- 
CITO E CITTADINI DI TUTTA ITALIA. Nel campo, corona 
di due rami di alloro e di quercia, aperti in alto, fra 
i quali la stella d'Italia raggiante, ed intrecciati e an- 



222 ALFREDO COMANDINE 



nodati da nastro in basso. Dentro la corona, in quattro 
righe: CUSTOZA — MADRID — BUSCA — NAPOLI. 

Questa medaglia, nel diritto della quale il ritratto del 
principe è lo stesso che vedesi nella medaglia descritta al 
n. 1, fu eseguita del pari dagli Eisel in Torino, in occasione 
del pellegrinaggio a Superga, alla tomba del principe, delle 
società patriottiche e militari di Torino nell'anniversario 
della battaglia di Custoza (24 giugno 1866), nella quale 
giornata il principe combattè valorosamente, ed a Monte- 
croce rimase ferito. 

6. Diam. mm. 213 {Medaglione senza rovescici). 

Nel campo, in medaglione ovale, dentro ghirlanda d'alloro 
busto nudo di prospetto, an poco a destra; e nel campo, 
a sinistra, in monogramma G. C. In giro, in cerchio ri- 
levato, ai lati: AMEDEO DI SAVOIA — DUCA D'AOSTA. 
In alto stella d'Italia. Intorno al medaglione, formanti 
contorno, a sinistra la figura simbolica della Lealtà, 
ai cui piedi di prospetto, coricato un leone ; ed a de- 
stra la figura simbolica del Valore ai cui piedi, fra 
ramo di quercia, una testa di dragone abbattuto. In 
alto, corona reale, al disopra della quale lambello 
svolazzante portante incuse le due date : 30 M Atr. 1845 
— 18 GEN. 1890; nell'esergo, in fregio, stemma sabaudo. 

Questo medaglione, gittate in bronzo, fu modellato in 
cera dal valente artista milanese signor Giovanni Gassina, 
del quale nelle medaglie del 1889 descrivemmo, in questa 
stessa Rivista un medaglione consimile portante l'effigie del- 
l'abate Rosmini. Del medaglione ne furono fatti 40 esemplari, 
in commercio al prezzo di 15 lire ciascuno ; e dei primi 
esemplari l'autore fece omaggio gradito al Be ed al principe 
Emanuele Filiberto duca d'Aosta. 

* « 

Il 20 febbraio 1890 celebravasi in Roma dalla Brigata 
Aosta (6 e 6 reggimento fanteria) il secondo centenario 
dalla sua formazione. Dal 1690 in poi questi due reggimenti 



MEDAGLIE ITALIANE DEL 1890 223 



ebbero sempre comuni le vicende della guerra; e il nome 
della Brigata Aosta figura in tutte le battaglie per Tunità 
e per la indipendenza d'Italia. 

Per questa festa militare, celebrata specialmente in 
Soma dove la brigata aveva sede, fu pubblicata una bella 
storia della Brigata ; e fu coniata la seguente medaglia, che 
fra quelle del 1890 prende il numero 

7. Diam. mm. 69. 

^' — In giro ai lati: UMBERTO I — RE D' ITALIA. Testa 

nuda a sin. Sotto: Speranza. 
9 — Stella d'Italia in alto; e in dodici righe, nel campo: 
LA BRIGATA AOSTA — CHE DALLE ALPI GRAIE — OVE 
EBBE ORIGINE E NOME — PORTO' PER DUE SECOLI — 
GLORIOSA E SENZA MACCHIA — LA SUA BANDIERA — 
IN TUTTE LE GUERRE ITALICHE — CELEBRA — A ROMA 
— IL SUO SECONDO CENTENARIO — IL XX FEBBRAIO 
MDCCCXC. 

Questa medaglia fu eseguita dal cav. Speranza, primo 
incisore della regia zecca di B»oma, dove la medaglia fu 
coniata. Fu spedita in dono alle famiglie dei militari della 
Brigata che lasciarono la vita combattendo per la patria 
indipendenza, ed ai superstiti che riportarono in guerra 
ferite, od alle famiglie loro. A pagamento (lire 2,60 in 
bronzo, e lire 15 in argento) fu spedita a quanti avendo 
appartenuto alla Brigata ne fecero richiesta. Della me- 
daglia furono presentati due esemplari — uno in argento 
ed uno in bronzo — a Sua Maestà il giorno 4 marzo da 
una commissione composta cosi : maggior generale Mocenni, 
comandante la Brigata, presidente; cav. Tornaghi, colon- 
nello del 5.' fanteria; cav. Valleris maggiore del B.® e pre- 
sidente del comitato per le feste centenarie ; cav. Bianchi, 
capitano del 5.^ Altri esemplari furono presentati alla prin- 
cipessa Letizia, vedova, ed al nuovo duca d' Aosta, prin- 
cipe Emanuele Filiberto, figlio del defunto principe Amedeo, 
che alla brigata Aosta appartenne per cinque anni; al 
principe ereditario Vittorio Emanuele, appartenente alla 
brigata come tenente colonnello del 5.^ reggimento ; al mi- 



1 



224 ALFREDO COMANDINI 



nistro per la guerra, ten. gen. Bertele Viale; al capo di 
sbato maggiore dell' esercito, ten. gen. Cosenz; ed al ten. 
gen. Pallavicini, comandante il IX corpo d'esercito (Roma). 






Un' altra festa militare è ricordata dalla medaglia 
seguente : 

8. — Diam. mm. 68. 

/£>" — In alto, stella d'Italia. In giro, ai lati: UMBERTO I 
— VITTORIO AMEDEO II. Busti accollati a destra dei due 
sovrani, in uniforme militare, teste nude. Sotto, sorreg- 
gendo i busti, lo stemma reale di Savoia, fra due nodi 
d'amore. Nel campo a sinistra: Johnson. Milano. 

Jjà — In alto, aquila reale di Savoia, coronata in raggi, 
spiegata a sinistra ; e in quattro righe, nella parte su- 
periore del campo : A MEMORIA CHE IN QUESTO ANNO 
1890 — IL REGGIMENTO NIZZA CAVALLERIA - CONTA 
DUE SECOLI DI VITA SACRATA — Al SUOI RE ED ALLA 
PATRIA. Nella metà inferiore del campo una carica a 
sinistra di dragoni Nizza. Neil' esergo, targa accartoc- 
ciata, sormontata da elmo fra quattro lancie incrociate, 
e portante le date : 1690 — 1890. Nel campo a sin. 
PoQLiAGHi MOD.; e a destra: Cappuccio ino. 

Di questa medaglia veramente ammirevole, (Tav. V, n. 3) 
l' idea sommaria della composizione venne data dalla com- 
missione del reggimento Nizza incaricata di provvedere ai fe- 
steggiamenti ; e venne poi svolta e perfezionata, ed in molti 
punti modificata dal pittore Pogliaghi, il cui lavoro di 
modellatura trovò un valentissimo interprete nell' incisore 
Cappuccio, che la esegui nello stabilimento Johnson, dove 
venne coniata. L' epigrafe del rovescio fu dettata dal mag- 
giore cav. Galeazzo Sartirana. 

Le feste bicentenario del reggimento Nizza Cavalleria 
furono celebrate nel maggio in Milano dove il reggimento 
aveva sede; e fu notevole il Torneo dato dagli ufficiali del 
reggimento nel teatro alla Scala a beneficio della Croce 
Bossa pei feriti in guerra. 



MEDAGLIE ITALIANE DEL 1890 225 






Un'altra medaglia militare coniata nella zecca di Roma 
nel marzo 1890 fu quella presentata, in oro, al tenente gene- 
rale Enrico Cosenz. Eccola, e le inscrizioni ne danno la 
spiegazione (Tav. V, n. 6). 

9. — Diam. mm. 69. 

^ — Aquila spiegata a destra, tenendo fra gli artigli 
una targa accartocciata, sulla quale in sei linee: 1848 • 
1849 . 1859 • 1860 • 1866 • 1870 — VENEZIA • VARESE 

— S. FERMO • TRE PONTI • MILAZZO — REGGIO • VOL- 
TURNO — ROMA • in basso a destra, nel jcampo: Spe- 
ranza. 

9» In alto stella d'Italia raggiante carica della croce 
sabauda. Nel campo, in undici righe: ENRICO COSENZ — 
COMPIE — DIECI LUSTRI DI GLORIA MILITARE — IL 
1" MARZO MDCCCXC — TENENTE GENERALE — CAPO 
DI STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO — LO SERBI IDDIO 

— ALL'ESERCITO — AL RE ALLA PATRIA — GLI UFFI- 
ZIALI ~ DEL CORPO DI STATO MAGGIORE. 






Nel marzo del 90 tenne a Milano un corso di prediche 
quaresimali il celebre predicatore padre Agostino da Monte- 
feltro. Suscitò a Milano l'interesse, la curiosità, le discussioni 
che aveva suscitate altrove, e delle sue prediche nella chiesa 
di San Marco fu coniata, a ricordo, la medaglia seguente : 

10. — Diam. mm. 32. 
jD' — Busto di prospetto, in tonaca, testa nuda, in giro: 

PADRE AGOSTINO DA MONTEFELTRO. Sotto al busto , 
stelletta, fra ornati. 
9! — In cinque righe nel campo : QUARESIMALE — TENUTO 
— NELLA CHIESA DI S. MARCO — MILANO — 1890. 

Questa medaglia, eseguita dal giovane allievo incisore 
milanese Costantino Besesti, fu messa in vendita in esem- 
plari in bronzo, al prezzo di 1 lira ciascuno, dall'incisore 
Vigotti in galleria De Cristoforis. 

29 



226 ALFREDO COMANDINI 



Un'altra medaglia in onore di padre Agostino fa òoniata 
e messa in commercio a Lucca, al prezzo di L. 6 per ogni 
esemplare di bronzo, andandone il ricavo per metà a bene- 
fizio del pio ricovero per i poveri vecchi, fondato e diretto 
presso Lucca dalle piccole suore dei poveri. 

La medaglia, (Tav. Y, n. 2) eseguita dall'artista lucchese 
Adolfo di Nicola Farnesi, è la seguente: 

11. Diam. mm. 46. 

^ — Busto di prospetto, un poco a destra, del padre 
Agostino da Montefeltro, in tonaca, testa nuda. Sotto 
al busto, a sin.: A. Farnesi fece. 

9I — In sette righe nel campo: A PERENNE ONORANZA 

— DEL P. AGOSTINO DA MONTEFELTRO — E A BENE- 
FICIO — DELLE PICCOLE SUORE DEI POVERI — CON- 
SOLATRICI PIETOSE — DELLA VECCHIAIA DERELITTA 

— MDCCCLXXXX. 

* 

A Milano, il 16 marzo 1890, tenevasi l'assemblea an- 
nuale della Società per la Cremazione dei cadaveri; soda- 
lizio fondato TS febbraio 1876 dal dottor Gaetano Pini, 
e presieduto dal dottor Malachia De-Oristoforis. A questi i 
soci, per le benemerenze sue, offrivano un esemplare in 
oro della medaglia seguente (Tav. V, n. 8): 

12. — Diam. mm. 34. 

/©* — Nel campo, in cerchio di perline, su mensola ornata 
dello stemma di Milano, urna cineraria, dietro la quale 
ramo di palma. In giro alla medaglia, superiormente, 
fra due stellette: VERMIBUS EREPTI PURO CONSVMIMUR 
IGNI — ed inferiormente, in giro : INDOCTE VETITUM 
MENS RENOVATA PETIT. Nel campo, a destra L. Broogi k. 

9/ — In giro: COSTANZA VINCE I PREGIUDIZI UMANI. 
Nel campo corona di due rami di alloro, aperti in alto, 
annodati in basso; e dentro la corona, in sette righe: 
AL LORO — PRESIDENTE — D." MALACHIA — DE CRI- 
STOFORIS — I SOCI — DELLA — CREMAZIONE. In 
basso, esteriormente alla corona : 1890, 



I 



MEDAGLIE ITALIANE DEL 1890 227 

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La medaglia, finamente eseguita, fa incisa e coniata 
dall'artista Lnigi Broggi, milanese. 

* 
* * 

Lo stesso giorno 16 marzo, in Lucca inaugurayasi in 
onore di Giuseppe Mazzini un monumento, e la cerimonia 
è ricordata da questa medaglia (Tay. Y, n. 9). 

13. Diam. mm. 32. 

]& — Su corona di due rami di alloro aperti in alto, 
uniti in basso da perlina, testa nuda a sin. intomo 
alla quale, ai lati: GIUSEPPE — MAZZINI. Sotto al taglio 
del collo, a destra: Giorgi. 

9/ — Nel campo, in sei righe: PER — L'INAUGURAZIONE 
— DEL MONUMENTO — IN LUCCA — XVI MARZO — 
MDCCCXC. 

Questa medaglia fu incisa in Firenze dal lucchese 
prof. Luigi Giorgi ed ivi coniata, e fu messa in commercio. 

Il 9 febbraio 1890 l'assemblea degli azionisti della Banca 
Popolare di Bergamo proclamava benemerito della istituzione 
il cav. aw. Lorenzo Limonta, e deliberava che, come già 
per il precedente presidente cav. Cesare Ginoulhiac, venisse 
anche pel cav. Limonta coniata una medaglia d'oro, quale 
attestato di gratitudine della Banca da lui per dieci anni 
presieduta. 

La medaglia fu eseguita in Milano dall'incisore Luigi 
Broggi, adoperandosi pel diritto il conio di proprietà della 
Banca Popolare di Bergamo, stato eseguito dall'incisore 
Francesco Broggi nel 1880 e che fu allora adoperato per 
la medaglia offerta al cav. Ginoulhiac ; ed incidendosi dal 
Broggi Luigi uno speciale rovescio. La medaglia fu offerta 
al cav. Limonta nell'aprile 1890, ed eccone la descrizione : 

14. Diam. mm. 55. 

^ — La figura simbolica della Banca, stante a sinistra, 
stellata in fronte, con caduceo nella sinistra, appoggiata 



228 



ALFREDO COMANBTNt 



allo stemma di Bergamo, e porgendo con la destra 
corona d'alloro, sul capo di genietto nudo che depone 
una moneta in un salvadanaio. In giro: BANCA MUTUA 
POPOLARE DI BERG-AMO. Nel campo a destra : P. Broogi p. 
Nell'esergo: 1 GENNAIO 1880. 
T^ — Corona di due rami di alloro, aperti in alto, anno- 
dati in basso; e in undici righe, nel campo: A — Ll- 
MOiNTA AVV. CAV. LORENZO — PER DUE LUSTRI - 
ZELANTISSIMO PRESIDENTE — DELLA BANCA — IL CON- 
SIGLIO D'AMMINISTRAZIONE — IN OMAGGIO — AL 
VOTO DI BENEMERENZA — DELL'ASSEMBLEA GENERALE 
— DEI SOCI — 9 FEBBRAIO 1890. 

* * 

A Roma, nel maggio 1890, ebbe luogo una grande gara 
nazionale di tiro a segno, la quale assunse il carattere di 
una patriottica manifestazione, intervenendovi oltre ai tira- 
tori d' ogni parte d' Italia, anche numerose rappresentanze 
straniere. 

Parecchie furono le medaglie coniate in tale occasione 
sia per ricordo della gara, sia come premii ufficiali e par- 
ticolari ; e non è possibile dare qui di tutte la descrizione ; 
né tutte ci fu possibile raccoglierle. 

Descriviamo quelle che ci riusci di raccogliere: 

15. — Diam. mm. 53. 

i& — Testa galeata di Roma, a destra; e nel taglio del collo: 
Cappuccio INC. Sotto, dal mezzo a destra: 
ROMA MDCCCLXXXX. Sotto, a sin.: A. Poqliaqhi mod. 

^I — In ghirlanda fasciata di alloro e di quercia, aquila 
spiegata di prospetto, volta col rostro a sinistra, tenendo 
con gli artigli due carabine incrociate. Nello sfondo 
dischi di bersaglio e stella d' Italia. In alto, ad arco : 
TIRO A SEGNO NAZIONALE. Nel campo a sin. Johnson. 
Milano. 

Questa medaglia-ricordo (Tav. V, n. 6), vendevasi a 
Roma nel campo del tiro — ebbe meritato successo — ed 
uscì dall' officina Johnson di Milano. 



MEDAGLIE ITALIANE DEL 1890 229 

E dalla stessa officina usci la seguente, coniata nei 
tre metalli, e distribuita come premio dal ministero per 
gr interni (Tav. V, n. 4). 

16. — Diam. mm. 34. 

^ — In contorno, ghirlanda fasciata di alloro e di quercia; 
e nel campo, in cerchio di perline, l'emblema del Tiro 
a Seguo Nazionale Italiano, formato da aquila reale co- 
ronata, spiegata di prospetto, sovrapposta a due carabine 
in croce, sovrapposte a disco di bersaglio sormontato 
da corona reale, fra due rami di quercia e di alloro ; 
e poggiando l'aquila su targa col motto : PRO PATRIA * 
ET RE&E. Sotto : Johnson. Milano. 

5/ — In contorno, ghirlanda di alloro e di quercia, ter- 
minata in alto da stella d'Italia raggiante; in giro di 
perline, intorno a cerchio rilevato, la dicitura: PREMIO 
DEL MINISTERO DELL' INTERNO. Nel campo liscio : 
ROMA — MDCCCXC. 

Questa medaglia à sormontata da una corona murale, 
dal mezzo della quale parte 1' appiccagnolo con anello per 
passarvi dentro un nastro. 

Ed eccone altre due : 

17. — Diam. mm. 26 {con appiccagnolo e anellino). 

/B' — In giro, in cerchio rilevato: SOCIETÀ' DEL TIRO 
A SEGNO NAZIONALE. In basso, fra due stellette: ROMA. 
Nel campo, testa galeata a destra di Roma, in giro alla 
quale, ai lati: ROMA — INTANGIBILE; e sotto: Speranza. 

5* — In alto, stella d'Italia raggiante. Nel campo, in sei 
righe: RICORDO — Al TIRATORI DELLA — 1' GARA 
GENERALE — MAGGIO — 1890. 

Come l'epigrafe dice, questa medaglia era venduta a 
Roma come ricordo della gara; fa incisa dallo Speranza 
che, per la testina galeata di Roma, usufruì il punzone 
adoperato nel 1888 per una medaglietta ricordante la visita 
di Guglielmo II alla capitale del regno d'Italia; e fu co- 
niata in argento ed in rame nella zecca di Roma. 



230 ALFREDO COMANDIMI 



18. — Diam. mm. 52. 
^' — In giro, ai lati, su due righe: COLUI CHE LA DIFESE 
— A VISO APERTO — EMPOLI — MCCLX. Busto di Fa- 
rinata degli liberti, a sinistra, con berretto in capo. 
Sotto: CioccHETTÌ, Siena ino. 
1^ — Nel campo: GARA NAZIONALE — ROMA — PREMIO 
1890 — — In giro, superiormente, ad_ arco: SOCIETÀ* 
DEL TIRO A SEGNO; — od inferiormente , ad arco : 
MANDAMENTO DI EMPOLI. 

Per la gara generale di tiro a segno nazionale in Boma 
furono stabiliti da varii corpi amministrativi, società man- 
damentali, ecc., premi speciali. La medaglia sudescritta 
rappresenta appunto il premio speciale della Società Man- 
damentale di Empoli. La medaglia, conferita in oro, fu 
incisa in Siena dall' incisore bresciano Luigi Giocchetti, 
avente ivi laboratorio d'incisione ; ed il ritratto del Farinata, 
per la finezza del lavoro, specialmente negli ornamenti che 
ne fregiano il busto, merita lode. 



* * 

Nei mesi di maggio e giugno, per speciale iniziativa 
del conte e professore De Gubematis, fu tenuta in Firenze 
un'esposizione nazionale di lavori femminili, con concorsi 
artistici e letterari, conferenze, ecc. ; il tutto dedicato ed in- 
titolato alla problematica Beatrice Portinari di Dante. Queste 
feste per Beatrice, oltre all' aver dato occasione ad una 
gustosa polemica fra dantisti sull'esistenza e sull'essenza 
di Beatrice e sull'epoca presunta del centenario che appunto 
con tali feste si voleva celebrato, diedero occasione alla 
coniazione delle due seguenti medaglie: 

19. Diam. mm. 45. 

^ — Busto, a sinistra di Beatrice in mezzo rilievo, testa 
velata laureata, in giro ai lati : LUCE INTELLETTUAL — 
PIENA D* AMORE • Nel taglio del busto a destra : L. Giorgi p. 

5? — Nel campo, dentro ornato a fregi, il giglio fioren- 
tino. In cerchio rilevato, in giro, ad arco, in alto: 



MEDAGLIE ITALIANE DEL 1890 231 



ESPOSIZIONE BEATRICE • Sotto, in giro, ad arco, fra 
due rosette: FIRENZE MAGGIO — GIUGNO MDCCCXC • 

Questa medaglia — lavoro di una finezza veramente 
anim.irevole — fu eseguita dal cav. Luigi Giorgi più volte 
ricordato. La commissione fu data dal comitato esecutivo 
della Esposizione Beatrice; e le medaglie — distribuite a 
titolo d'onore agli espositori e concorrenti che le meritarono 
furono otto in oro, cinquanta in argento, e cento in bronzo. 
Il profilo di Beatrice, magistralmente riprodotto nel diritto^ 
fa tolto dal ritratto ideatone da Ary Scheffer. 

20. Diam. mm. 38. 

f& — Testa nuda, laureata, di prospetto, un poco a sin., 
in giro: O BEATRICE DOLCE GUIDA E CARA! sotto: 
L. QoRi E F. I. E più sotto, ad arco : FARAD • C. XXIII. 

'Sji — Nel campo, in cerchio di perline, il giglio fioren- 
tino. In alto, ad arco: RICORDO DELL'ESPOSIZIONE 
BEATRICE. Sotto, ad arco, fra due stellette: FIRENZE 
MAGGIO • GIUGNO MDCCCXC • 

Questa medaglia eseguita, col concorso del figlio, dal 
vecchio incisore fiorentino Gori, veniva venduta come ri- 
cordo dell'Esposizione Beatrice. 



* 



Oramai nelle abitudini carnevalesche italiane è avve- 
nuto uno spostamento, se pure non si vuol dire che, malgrado 
le magre risorse economiche, gl'italiani tirano a divertirsi 
tutto r anno. Fatto si è che, da qualche anno, i mesi di 
maggio e di giugno — e queste medaglie nostre lo pro- 
vano — sono prescelti per ogni maniera di feste. 

Cosi Milano , col suo gran premio del commercio 
(L. 50,000) e con altre gare sportive inaugurava il suo 
nuovo turf di San Siro ; e delle feste di maggio del 90, il 
ricordo ci è serbato dalle due medaglie seguenti: 

21. — Diam. mm. 48. 

^ — Nel campo, posto a guisa di arco, ferro da cavallo, 
ornato in alto dallo stemma di Milano, e ai lati da 



232 ALFREDO COMANDINI 



trofei di bandiere e fiori; e alla base di esso due ca- 
valieri torneanti. In alto, ad arco : FESTE DI — M A(r(jlO- 
5* — Nel campo, gruppo di sei fantini a cavallo in gara 
di corsa a destra. In alto, ad arco: GRAN PREMIO DEL 
COMMERCIO. A tergo: MILANO. 

Questa medaglia, eseguita dall'incisore milanese Don- 
zelli, venne messa in vendita, in bronzo ed in metallo 
bianco, come ricordo delle feste di maggio celebrate a 
Milano. 

22. — Diam. mm. 47. 

^ — In cerchio di perline, nel campo, stemma coronato 
di Milano, ai cui lati, orrizzontalmente, in mezzo al 
campo, divisa metà per parte, la data: MDC — CCXC; o 
sotto, a destra: Johnson. In alto, ad arco, fra due ro- 
sette: CONCORSO IPPICO. Sotto, ad arco: FESTE DI 
MAGGIO MILANO. 

9I — In giro: SOCIETÀ' ITALIANA PER LA CACCIA A 
CAVALLO. Campo, chiuso da ghirlanda d'alloro, in mezzo 
alla quale, la targa ornata di fregi: RICORDO* In basso, 
in scudetto ovale scudellato, in monogramma sormon- 
tato da corona reale: S • M • C • C • 

Questa medaglia, eseguita finamente nello stabilimento 
Johnson in Milano, fu coniata nei tre metalli, e non che 
come ricordo^ fu distribuita come premio — con speciale 
rovescio portante le indicazioni della gara, della categoria 
ed il nome dei premiati — ai cavalli vincitori nel concorso 
ippico, tenuto il 20 maggio 90 nell'Arena. 

« 

Nello stesso mese di maggio compieva i trentacinque 
anni di operosa collaborazione (come direttore) nella ditta 
industriale milanese A. Binda e C. il sig. ingegnere Fran- 
cesco Coglia; ed a lui gli azionisti offrivano, in oro, la 
seguente medaglia: 

23. — Diam. mm. 56. 

^^ — In giro ai lati: AMBROGIO — BINDA. Busto di 



MEDAGLIE ITALIANE DEL 1890 233 

prospetto, un poco a sinistra, di Ambrogio Binda, testa 
nuda. Nel campo, a destra : Johnson. 
5» — Cerchio di perline. Nel campo, in dieci righe : A 
RICORDO — DI SETTE LUSTRI — DI ONESTA INDEFESSA 
-- COLLABORAZIONE — DELL'INGEGNERE — FRAN- 
CESCO COGLIA — GLI AZIONISTI — DELLA DITTA 
A. BINDA E C. — DEDICANO MDCCCXC. 

Questa medaglia fu eseguita nello stabilimento Johnson 
di Milano, ed il ritratto del Binda che campeggia nel diritto 
fu inciso in modo eccellente e con grande effetto di rasso- 
miglianza, dal valente A. Cappuccio. 

* 

24. La domenica 18 maggio 1890 in Genova veniva reso 
solenne tributo di onoranze alla memoria dei militari pie- 
montesi stati fucilati nel giugno 1833 come partecipi ai 
moti rivoluzionari ed alle cospirazioni dei mesi anteriori, 
preparate dalla Giovaìie Italia e miranti all' indipendenza 
ed unificazione d' Italia. Tale solennità ebbe occasiqne dal 
rinvenimento delle ossa dei fucilati — Gavotti, Biglia e 
Miglio — giacenti in dimenticata ed indegna sepoltura, e 
il 18 maggio 1890 tumulate in forma solenne nel Cimitero 
monumentale di Stagliene. Per tale occasione il Consolato 
Operaio di Genova fece riprodurre dall'incisore Ferrea, nel 
modulo di mm. 40 di diametro, la grande medaglia che per 
i martiri della Giovane Italia del 1833, del 1834 e del 1844 
Mazzini fece incidere in Londra nel 1845. 



« 

Il 1 giugno in Vercelli veniva inaugurato un monumento 
in onore di Giuseppe Garibaldi, e la patriottica festa è ri- 
cordata da questa medaglia: 

26. — Diam. mm. 38. 

^ — Nel campo, busto di Garibaldi a sin., testa nuda, 
e sotto a destra: Q. Sambonet. In giro, ad arco: 

3o 



234 ALFREDO COM ANDINI 



INAUGURAZIONE MONUMENTO G. GARIBALDI. Sotto, fra 
due rosette: 1 GIUGNO 1890. 
]^ — Nel campo, in cerchio di perline, fra due rami di 
alloro, stemma civico di Vercelli, e in giro: COMITATO 
PERMANENTE DELLE SOCIETÀ' M. S. — VERCELLI. 

Questa làedaglia fu incisa in Milano dal Donzelli, e 
fu distribuita alle rappresentanze ed agli speciali invitati 
intervenuti in Vercelli all' inaugurazione del monumento a 
Garibaldi. 






Pel giugno del 1890 radunavansi in Trento, a congresso, 
i rappresentanti di quella società Pro Patria che aveva per 
programma, nelle provincie italiane appartenenti alla mo- 
narchia Austriaca, di propugnare tutti gì' interessi della na- 
zionalità italiana contrastati dalla nazionalità tedesca e 
slava, e specialmente la difesa della lingua italiana. 

In ricordo del congresso fu coniata questa medaglia : 

26. Diam. mm. 38. 

ÌB', — In gruppo gli stemmi delle cinque provincie ita- 
liane: Trento (nel mezzo) Trieste (in alto a sinistra), 
Gorizia (in basso a sinistra) Istria (in alto a destra), 
e Dalmazia (in basso a destra). 

1^- — In quattro righe nel campo: ||| CONGRESSO — 
PRO PATRIA - TRENTO — GIUGNO 1890 • 

Questa medaglia (Tav. V, n. 7) fu incisa e coniata in 
Milano dall'incisore Luigi Broggi. Subito dopo il congresso, 
la società Pro Patria fu disciolta nelle provincie italiane 
soggette all'Austria, e la medaglia (della quale furono fatti 
160 esemplari in bronzo) ha maggior pregio ricordando un'i- 
stituzione ed una manifestazione, gli oggetti ed i documenti 
relativi alle quali furono in Austria colpiti da sequestro. 

* * 

Il 26 giugno 1890 il pontefice Leone XIII riceveva in 
privata udienza monsignore Enrico Folchi vice-camerlengo, 



MEDÀGLIE ITALIANE DEL 1890 235 



commissario per l' amministrazione dei beni della Santa 
Sede, il quale, insieme al cav. Francesco Bianchi incisore 
dei sacri palazzi apostolici, presentava a Sua Santità la me- 
daglia storica annuale che viene coniata per la festiva 
ricorrenza degli apostoli Pietro e Paolo. 
La medaglia è questa: 

27. Diam. mm. 43, 

/B'. — Busto a sinistra di Leone XIII, con zucchetto, 
mezzetta e stola, In giro, ai lati: LEO XIII PON • — 
MAX • AN • XIII • sotto: P. Bianchi. 
9»- — In giro, su due righe, ad arco: TE VINDICE DEVS 
VINCULA CORRUANT AD LIBERTATEM - APOSTOLICAE — 
POTESTATIS • San Pietro, nimbato, seduto, di prospetto, 
su di un sasso al quale è incatenato, tenendo nella 
destra una chiave ed avendo la sinistra aperta ; e con 
la testa nuda rivolta a sinistra, verso il cielo. Esergo : 
A • MDCCCXC • sotto: P. Bianchi. 

La dicitura latina di questa medaglia (Tav. V, n. 1) fu 
dettata da mons. Nocella segretario dei brevi ai principi. 
Della medaglia — coniata nella regia zecca di Homa — 
furono presentati, il 27 giugno al papa trenta esemplari in 
oro ed altrettanti in argento, racchiusi in astucci con lo 
stemma pontifìcio. 

E con questa medaglia chiudiamo la prima parte di 
questa nostra rivista delle medaglie italiane del 1890. 

4 

Milano, 4 giugno 1892, 

Alfredo Comandini. 



238 e. Luppi 

per anco pronunciato i voti solenni, dovette rientrare nella 
vita secolare. Lasciato il Convento, e provvisto della modesta 
pensione concessagli, primo suo pensiero fu quello di ri- 
tornare a Roma per completare i suoi studi, e dedicarsi 
più di proposito a quelli della storia, della filologia, del- 
l' archeologia e della numismatica. Quando si senti fornita 
la mente d' un corredo sufficiente di erudizione e di cogni- 
zioni, intraprese frequenti viaggi nelle diverse città della 
penisola ad esaminare documenti, a consultare libri e me- 
morie che servissero a' suoi studi prediletti. Fra le città 
italiane, quella che lo attrasse più specialmente, fu Lucca, 
dove faceva più lunghe, dimore, e che poi considerò come 
sua seconda patria. In Lucca, nel 1815, diede alla luce il 
suo primo lavoro: Osservazioni sopra alcuni monumenti di 
belle arti nello Stato Lucchese ; cinque anni dopo (1820), in 
seguito ad una scoperta fatta, non lungi dalla città, di un 
ripostiglio di monete medioevali, pubblicò il suo secondo 
lavoro: Della zecca e delle monete dei Marchesi della To- 
scana nel decimo secolo. Fu in considerazione del merito 
di questo lavoro che TAccademia Lucchese gli fece V onore 
di accoglierlo nel numero de' suoi membri eflfettivi. D'allora 
in poi altri pregiati scritti uscirono dalla sua penna a 
Firenze e a Roma. In quest'ultima città, l'anno dopo, sot- 
topose al giudizio dei dotti le sue Considerazioni sulle mo- 
nete dei bassi teynpi, ritrovate nella tomba di San Francesco 
d^Assisi. 

Restituita la Famiglia reale di Savoja negli Stati aviti, 
il S. Quintino fece ritorno in patria, e poco dopo, (1823), 
presentò all'Accademia Reale delle Scienze in Torino due 
opuscoli, e cioè: Dell'uso dei marmi Lunesi presso gli an- 
tichi ; e Dei più antichi marmi statuari adoperati per la 
scoltura in Italia , che furono inserti nella Raccolta di 
quell'insigne Istituto, e valsero all'autore l'ammissione a 
membro di quel dotto consesso. 

Quando re Carlo Felice acquistò con 400 mila lire, la 
celebre collezione di antichità egiziane, fatta durante il 
suo lungo soggiorno in Alessandria d'Egitto, dal Cavaliere 
B. Drovetti, console generale di Francia, il S. Quintino 
fece di essa uno studio speciale, che pubblicò in Roma in 



VITE DI ILLUSTRI NUMISMATICI" ITALIANI 239 



queir anno stesso (1823), col titolo : Notizia iniovìio agli 
antichi monumenti raccolti in Egitto dall' ili. cav, Droveiii 
Console generale di Francia in quella contrada. In questo 
scritto il S. Quintino dimostrò tanta competenza, da indurre 
il Ee a nominarlo Conservatore di.quella splendida raccolta, 
e il S. Quintino, per corrispondere al grande onore che gli 
era venuto, a più ampia illustrazione del Museo affidato 
alle sue cure, approfondi maggiormente i suoi studi e, spe- 
cializzandoli, pubblicò una dopo l'altra le seguenti disser- 
tazioni; 1.* Osservazioni intorno all'età ed alla persona 
rappresentata dal maggiore colosso del R. Museo egizio di 
Torino (1824); — 2.* Interpretazione e confronto di una 
iscrizione bilingue elle sta sopra la cassa di una mummia 
egiziana nel R. Museo di Torino (1824); — 3.* Descrizione 
delle medaglie imperiali Alessandrine inedite del R. Museo 
di Torino (1824); — 4.* Sull'uso, cui erano destinati i mo- 
numenti egiziani detti comunemente scarabei (1825); — 
6.* Saggio sopra il sistema dei numeri presso gli antichi 
Egiziani (1820) ; — 6.^ DescìHzioni delle medaglie dei Nómi, 
ossia delle antiche provincie e città dell'Egitto, che si con- 
servano nel R. Museo di Torino (1832); tutte le quali dis- 
sertazioni furono stampate ed inserte negli Aiti della R. Ac- 
cademia agli anni sopra accennati. Le cure del Museo a 
lui affidato, non distolsero il- S. Quintino dalPattendere ad 
altri lavori, di che sono prova gli altri scritti che contem- 
poraneamente ai precedenti andava di mano in mano pub- 
blicando, e cioè: Osservazioni intorno ai monumenti dell'an- 
tica colonia di Libarna, presso Serravalle, in vai di Seri- 
Tia(1824); — Recensio numorum veteruni, qui apud ha^redcs 
CI. Viri Equitis Ab. Joan. Baptislce Incisa e comitibus Sci. 
Stephani Augustce Taurinorum asservantur : additis nonnuU 
lorum anedoctorum vel prcestantiorum numismatum descrip- 
tionibus (1826); — Dell' italiana architettura durante la domi- 
nazione dei Longobat'di. Quest'ultima dissertazione venne 
stampata in Brescia nel 1829, e fu premiata dall'Ateneo di 
quella città, che onorò l'autore coli' iscriverlo a suo membro 
corrispondente. 

Carlo Alberto di Carignano, successo a re Carlo Felice 
il 27 aprile 1831, tosto che le cure dello Stato gli permisero 



240 e. Luppi 

di occuparsi de' pubblici Istituti letterari e scientifici, e 
del loro miglioramento, trovò opportuno di riunire il Museo 
egiziano a quello delle antichità greco-romane della Er. Uni- 
versità, e pose il S. Quintino in istato di riposo. Allora 
questi, trovatosi libero di sé, e preceduto da bella fama, 
diede più largo sfogo alla sua antica passione pei viaggi , 
senza tralasciare tuttavia di dare alla luce altri saggi pre- 
giati della sua vasta e multiforme erudizione. Una scoperta 
d'antichi oggetti fatta in Torino negli anni 1830, 31 e 32 
gli diede occasione di scrivere l'opuscolo : Ricerche intorno 
ad alcune cose antiche disotterrate in Torino. L'altra sco- 
perta d'un tesoro di monete longobarde d'oro e d'argento 
lo richiamò potentemente all'antico *genio per lo studio 
delle monete antiche e segnatamente delle medioevali, e 
gli diede occasione di leggere all'Accademia Pontaniana 
di Napoli (1834) un discorso: Sulla moneta dei Longobardi 
in Italia nei secoli VI, VII ed Vili. L'anno seguente (1835) 
all'Accademia di Lucca, indotto in errore da una medaglia, 
che volle illustrare, lesse all'Accademia Lucchese una dis- 
sertazione : Delle medaglie di Giunia Donata, moglie di 
M. Cassianio Postumo tiranno e signore delle Gallie; ma 
presto riconobbe l' abbaglio di cui fu causa un cattivo 
esemplare d'una medaglia di Giulia Domna, e lo confessò 
francamente. Ma nel 1836, quasi avesse voluto prendere la 
rivincita di quell'involontario errore, diede alle stampe in 
Lucca l'eruditissima dissertazione: Della istituzione delle 
zecche dei marchesi di Saluzzo. 

L'anno dopo (1837) intraprese un viaggio a Marsiglia 
per iscoprire in quegli archivi, documenti e memorie relative 
ad alcune zecche rarissime del Piemonte, e il frutto delle sue 
ricerche stampò in quell'anno stesso nel giornale di Torino, 
il Subalpino: Notizie sopra alcune monete battute in Piemonte 
dai Conti di Provenza co W indicazione di una serie di docu- 
menti dei secoli XIII e XIV attenenti ai domini degli stessi 
Conti in quella contrada. A queste notizie tennero dietro 
nel 1838 i Cenni intorno al commercio de^ Lucchesi co' Geno- 
vesi nel XII e XIII secolo. Ma non è da credere che solo 
l'erudizione antica e la numismatica assorbissero fin qui 
tutta l'attività del S. Quintino; egli fra questi gravi argomenti 



VITE DI ILLUSTRI NUMISMATICI ITALIANI 241 



ne infcramezzava d'altra specie, e le misure lucchesi, i pozzi 
trivellali di Germania, la lignite di Chambóry, la manifattura 
dei cappelli, i vasi vinari ed altri oggetti aucora, relativi 
all'agricoltura ed airindustria fece oggetto de' suoi studi e 
delle sue riflessioni. Dopo il 1838 il S. Quintino non si 
occupò che di numismatica. 

Incaricato dall'Accademia lucchese di redigere la storia 
della zecca di quella illustre città, dovette uscire nuovamente 
d'Italia, condursi in Francia e fare lunghe ricerche nelle 
biblioteche e nelle collezioni numismatiche più rinomate, 
specialmente di Parigi. Mentre però accudiva con tutta 
l'anima a quelle faticose indagini, trovò ancora lena di pub- 
blicare nella Revue niimismatique de Blois del 1841 una 
Notice sur les monyiaies des princes de Salerne^ et sur celles 
de Grimoald due de Bénévent; e negli anni seguenti le Lezioni 
intorno ad argomenti numismatici, e cioè: — 1.** Notizia ed 
osservazioni sopra alcune monete, finora non conosciute, bat- 
tute in Pavia da Arduino marchese d* Ivrea e re d'Italia; — 
2.** Della parte dovuta agli italiani nello studio delle monete 
battute nel corso dei secoli XIII e XIV nelle province dell'im- 
pero greco in Europa, col tipo dei denari tornesi, ed ambedue 
queste dissertazioni furono inserte negli Atti dell' Accad. di 
Torino nel 1842. Fu solo nel 1844 che apparve in Lucca, nel 
tomo XI delle Memorie e Documenti per la storia di quella 
città , il primo saggio dell' opera cui aveva diretto i suoi 
maggiori studi, col titolo: Della zecca e delle monete di Lucca 
nei secoli di mezzo. Discorsi di Giulio di S. Quintino socio 
ordinario della R. Accad. lucchese, corredati da cinque belle 
tavole in rame. Mentre l'infaticabile scrittore proseguiva 
la redazione di questa opera, che doveva essere per lui la 
più importante, volle concorrere con altro lavoro al premio 
di numismatica bandito dal R. Istituto di Francia, nel 1846 
e a questo intento pubblicò un dotto ragionamento sulle 
Monete dell'imperatore Giustiniano II, corredato di nove 
tavole in rame dedicandolo al principe de' numismatici 
italiani, Bartolomeo Borghesi. Questa che riusci la sua 
migliore opera, ottenne, insieme col plauso degli eruditi 
nostrali e stranieri, la vaeuzionQ très-honorable di quel celebre 
Istituto, e avrebbe potuto anche conseguire il premio, se 

3i 



242 e. Luppi 

non fosse apparsa, in quell'anno stesso, in Francia l'opera 
non meno erudita e meritévole di G. B. Duchalais Sur les 
mèdailles gaxdoises faisant partie des colleciions de la biblio- 
thèque royale. 

Proseguendo a registrare in ordine cronologico le altre 
opere numismatiche edite da S. Quintino , non è da pas- 
sare sotto silenzio l'opuscolo importantissimo anche pei 
numismatici francesi, e cioè le Monete del decimo e deU 
V undecimo secolo scoperte nei dintorni di Roma nel 1843 
inserto, come il precedente, nelle Memorie della B. Acca- 
demia di Torino, e cioè il primo nel tomo Vili (1846); il 
secondo nel tomo X (1846) della seconda serie. Né qui 
ancora s'arrestò l'opera del S. Quintino ; nel 1847 lesse alla 
stessa Accademia le sue dotte Osservazioni critiche intorno 
all'origine ed antichità della moneta veneziana^ (Atti della 
B. Accademia di Torino, tomo X, serie II), e finalmente i 
Discorsi sopra argomenti spettanti a monete coniate in Italia 
nei secoli XIV e XVII, in cui diede preziose notizie sulle 
monete battute in Seborga dai monaci benedettini di S. Ono- 
rato di Lerino; su di un tornese inedito di Filippo di Savoia 
principe d'Acaja; e su alcune monete coniate nei secoli XIV 
e XVII dai marchesi Dei-Carretto in Cortemiglia ed in Rodi. 
(Atti della R. Accad. ibidem). 

Ultimo lavoro di questo insigne erudito furono le 
Osservazioni critiche sopra alcuni particolari delle storie 
del Piemonte e della Liguria nelV undecimo e dodicesimo 
secolo (1861 al 1854). 

In tutti gli scritti del S. Quintino i dotti ammirano 
un'erudizione vasta e variata, una critica profonda e uno 
stile sempre corretto. Tante fatiche avevan logorato, non lo 
spirito, ma le fibre di questo infaticabile archeologo, e gli 
tolsero la lena di continuare 1' opera, che per lui doveva 
essere la principale, per la quale aveva assunto uno speciale 
impegno, e che gli fu forza lasciare imperfetta, l' illustra- 
zione della zecca di Lucca. In breve si trovò condotto in 
tale spossatezza di corpo, che non potè a meno di rivolgere 
il suo pensiero alla morte che sentiva avvicinarsi. Aveva 
toccato già l'ottantesimo anno di sua vita; nessuna ma- 
lattia lo colse, ma fu prostrato da uu languore che mano 



VITE DI ILLUSTRI NUMISMATICI ITALIANI 243 

mano andava crescendo, finché fu tolto ai viventi, in To- 
rino, in 19 settembre 18B7. 

Per più estese notizie intorno la vita e le opere del S. Quin- 
tino veggansi : Manno. Opera cinquantenaria della R. Società di 
Storia Patria, pag. 256. — Memorie e documenti per servire alla Storia 
di Lucca, Voi. XIII, parte I, pag. CXXVI, 13. — Baruffi G. F. // 
Cav. Giulio Corderò di S. Quintino. Notizia biografica, (Annali della 
R. Società d'Agricoltura. Torino 1858; XI, 1-13). — Cerri D. Giulio 
JPaolo dei Conti di S. Quintino. Palermo 1858; in-4 di pag. 32. 
(Estratto dal giornale : La Scienza e la Letteratura). — Tet- 
toni L. Nella Vita di Luigi Cibrario. Torino, 1872 ; pag. 802. — 
Promis D. Giulio di S. Quintino. Torino 1857; in-8. (Estratto della 
Gazzetta piemontese). Idem , (Revue Numismatique. Paris 1857 , 
N. S, II, pag. 375). — Supplemento perenne alP Enciclopedia popo^ 
lare. Torino 1872 ; VI, 573. 

C. Luppi. 



BIBLIOGRAFIA 



LIBRI NUOVI. 

ApthiiP J. Evans, Syraciisan u Medallioìis » and their engravers 
in the light of recepii finds (Estratto dal Numismatic Cronicle) 
London 1892. 

L'Evaus ha avuto occasione di studiare accuratamente 
i numerosi ripostigli che di recente Ron venuti a luce in 
Sicilia e quello specialmente importante che si rinvenne a 
principio dell'anno passato a santa Maria di Licodia presso 
Catania. 

E, in questo lavoro, dai nuovi indizi, trae motivo di 
accurata e coscienziosa classifica delle monete siracusane 
del V e IV secolo a. C. e vien minuziosamente illustrando 
l'importanza storica dei vari tipi e quanto concerne la 
produzione e il valore artistico di quei stupendi coni sira- 
cusani. 

Il dottor Weil nel suo lavoro a Nomi d'artisti su mo- 
nete Sicule T) ritenne i decadrammi di Eveneto anteriori a 
quelli di Kimone, e l'Head, nei pochi cenni che dedicò a 
questi graziosi cimelii dell'arte antica, si accostò pure a 
tale opinione. L'Evans, invece, rivendica la priorità a Ei- 
mone, addimostrando che il decàdramma riportato dall'Head 
a tav. IV, n. 6, precede di sei anni circa il primo di Eve- 
neto. E, con sicuri confronti, con intelligentissimo esame 
dei dettagli artistici, cogli importanti indizi comparativi 
dei ripostigli, analizza l'operato dei due artisti rivali. Eve- 
neto e Kimone, determinando quale rispettivamente ne sia 
il valore, quanta l'originalità di ciascuno. 

Il primo conio inciso da Eveneto è da riferirsi verso 
il 425-420 a. C. e lascia molto addietro per vigoria e spi- 
gliatezza di disegno, quanto erasi prodotto in quel turno, 
nella zecca siracusana. Eveneto si recò poi a Catania e 



246 BIBLIOGRAFIA 



forse anche a Segesta. A Catania lavorò per parecchi anni 
e, certo, non è chi ignori il magnifico tetradramma sul cai 
rovescio la Vittoria reca la tavoletta col nome EYAIN, a mi- 
nutissimi caratteri, o la dramma, parimenti firmata colla 
testa della divinità fluviale ed al rovescio la ninfa sul 
cigno. Divampata la guerra tra Catania e Siracusa, Ev-eneto 
fu costretto rimanere a Catania e non potè far ritorno a 
Siracusa se non nei 409 a. C, quando, cioò, fu conchiusa 
la pace fra le due città e, difatti, in quell'anno o a prin- 
cipio del susseguente. Eveneto riappare a Siracusa quale 
incisore dei coni per la rinnovata monetazione aurea. In- 
tanto tra il 413 e il 412 viene coniato il decadramma e 
Kimone ne incide il primo conio, dappoiché l'Evans addi- 
mostra con efficaci argomenti che il decadramma, coniato 
già 60 anni innanzi, in occasione del trionfo riportato da 
Gelone sui Cartaginesi, ricomparve a celebrare altro trionfo 
siracusano, in seguito alla disfatta degli ateniesi, ed in 
intima relazione coi nuovi giuochi istituiti allora (18 set- 
tembre 412) e detti assinari a perenne ricordo della gola 
ove ebbe l'ultimo crollo la baldanza ateniese. Giova il 
ricordare che il prof. Salinas aveva già fatto cenno di un 
tetradramma commemorativo della vittoria riportata dai Si- 
racusani sulla flotta ateniese, essendo su quel tetradramma 
espresso il trionfo siracusano mediante una vittoria con 
aplustre nella destra. Il primo decadramma di Kimone è ab- 
bastanza raro. La testa della ninfa Aretusa è a rilievo molto 
basso ed è tratta evidentemente da un modello ben diverso 
da quello di cui si servi Kimone per i tipi susseguenti, in 
cui si compiacque rappresentare la ninfa con tratti severi ed 
altieri resi più energici da un altissimo rilievo. L' Evans 
richiama l'attenzione sulla singolare somiglianza che questo 
secondo tipo del Kimone coniato sino dal 410 a. C. e lo 
stupendo tetradramma con testa prospiciente (409 a. C.) 
hanno coi didrammi campani colla testa prospiciente e quelli 
del periodo di transizione colla testa di profilo. Sono tali i 
punti di contatto tra questi didrammi e i lavori di Kimone, 
che l'Evans è indotto a credere sieno da ricercarsi da 
quelle parti i principii della carriera artistica di Kimone; 
ed in appoggio di questa sua congettura rintraccia l'operato 



tilBLlOGRAFlA 247 



di questo artista innanzi all'epoca che fu impiegato nella 
zecca siracusana. E vediamo, cosi, che lavorò a Metaponto, 
essendo firmato da lui un grazioso di dramma di quella 
città (Qarrucci, tav. CHI, fìg. 16) e che lavorò pure prima 
di venire a Siracusa, per parecchie città calcidiche di Sicilia. 
Di lui, siccome già avvertirono il Gardner ed il Poole, è 
il magnifico tetradramma messinese coU'iscrizione PEAAPIÀZ, 
sui diversi esemplari del quale vedonsi traccio del nome 

KIMHN. 

Verso il 406 Kimono incideva un terzo conio del de- 
cadramma, apponendo il nome sul delfino che sta sotto il 
collo della ninfa, e nel contempo Eveneto compiva il suo 
primo medaglione colla graziosa testa di Persefone. L'Evans 
rinvenne poi, nel ripostiglio di S. Maria Licodia, un nuovo 
decadramma eh' egli crede di quest' anno medesimo e di 
nuovo artista. Questo decadramma differisce sensibilmente 
da quelli sinora conosciuti e specialmente nel rovescio dove 
ò assai diversa la mossa dei cavalli. Mentre negli altri 
decadrammi vediamo espressi ancora gli sforzi della corsa, 
qui, invece, i cavalli son trattenuti a redini tese, dinnanzi 
alla meta. Àll'esergo trovasi, al disopra dei premi, in grandi 
lettere, l'AGAÀ, mentre di solito si vede a caratteri molto 
più minuti, al disotto delle armi. L'impercettibile hK o N( 
che l'Evans ed il Poole credono vedere àll'esergo di questo 
decadramma, ò molto dubbio e potrebbe dipendere assai fa- 
cilmente da lieve corrosione della superficie, tanto più che 
il lavoro si può benissimo attribuire ad Eveneto. 

Sia come si voglia, 1' Evans ha ben ragione nel rite- 
nerlo tra i migliori coni Siracusani. Altro conio sul deca- 
dramma fu lavorato da Kimono verso il 403 ed Eveneto 
incise nel 385 il bellissimo tipo colla firma EYAINETOY. 
Neil' esaminare attentamente il ripostiglio di S. Maria di 
Licodia l'Evans osservò che la maggior parte dei decadrammi 
più recenti accusavano dei coni o rotti o talmente ossidati 
che spesso, per la ruggine accumulatasi negli interstizi, 
mancavano i contorni precisi del disegno. Egli ne trae di 
conseguenza che dal 385 al 360 furono continuate le emis- 
sioni cogli antichi coni. 

L^Evans riporta inoltre un sardonico finamente inciso 



248 BIBLIUGRAFIA 



in cui è ripetuto fedelmente il rovescio dell'aureo da lOOlitre 
di Eveneto. L'incisione di questa gemma, a tocchi sicuri e 
decisi, pare sia da assegnarsi verso la fine del V secolo o 
al principio del IV, e TEvans avverte che potrebbe anche 
esser di Eveneto stesso, poiché i coni da lui incisi tradi- 
scono evidentemente una mano cui è consueta l'incisione 
a punta di diamante. L' Evans connette questa graziosa 
gemma ad una serie interessante di anelli con tipi civici 
che dovevano servire ad uffici di Stato; ve n'ha di Gela 
coi simboli della città e l' iscrizione FEAAZ, di Selinunto, 
di Napoli e via dicendo. Dell'importanza che ebbero i lavori 
di Eveneto e di Kimone, discorre a lungo, esaminando ac- 
curatamente le diverse riproduzioni sia sulle monete, sia 
su altre produzioni artistiche. Riproduzioni de' medaglioni 
di Eveneto si vedono pure su terrecotte campane su cui 
furono eseguite spesso a mezzo di stampiglia ricavata sulla 
moneta stessa. Queste terrecotte, di cui si continuava ancora 
la fabbricazione durante il III secolo a. C, simulavano 
mercè la patina di cui erano rivestite, coppe d'argento e 
sembrano riferirsi ad originali siracusani proprio di argento 
in cui erano incastonati medaglioni di Eveneto. L' Evans 
chiude questo lavoro colla ristampa di una sua monografia 
su nomi di artisti su monete sicule, o non ancora decifrati 
o non ravvisati ancora sui tipi da lui pubblicati. Il nome 
di un Kimone su di un tetradramma di Imera, emesso verso 
il 45 a. C. sarebbe interessantissimo; ma avemmo agio di 
esaminare quel tetradramma e pensiamo che di tracce cosi 
sbiadite, come quelle che appaiono su quella moneta, non 
si può cosi decisamente tener conto. Graziosissimo è il te- 
tradramma di Camarina, colla testa imberbe d'Ercole, che 
ha, presso al mento, la tavoletta col nome EZA-KEI (TIAAZ)* 
Il lavoro dell' Evans del resto abbraccia un campo 
abbastanza vasto, e in occasione della siracusana, discorre 
di molte altre zecche sicule ; vogliamo sperare che l'autore 
continui alacremente questi studi e dia mano possibilmente 
ad un lavoro complessivo sulle monete sicule. 

A. G. S. 



BIBLIOGRAFIA 249 



IWArivich H^roÉh, Catalogne of the Greek coins of Mysia edited 
bìj R, Stuart Paole L. L. D. Londra, 1892 (1). 

Un nuovo volume dei Cataloghi del Museo Britannico, 
destinati alla serie greca, è dedicato all'illustrazione numis- 
matica della Misia. E compilato, come altri precedenti, dal 
Sig. Warwich Wroth , capo del dipartimento delle monete 
greche, ed edito dal Direttore S. Reginald Stuart Poole. 

La numismatica greca è una scienza cosi complessa 
e piena ancora di problemi, che la compilazione di un ca- 
talogo è un lavoro tutt'altro che semplice. Basta leggere la 
dotta prefazione, che l'autore ha scritto in testa al vo- 
lume, per vedere quante difficoltà di attribuzione e di crono- 
logia si siano dovute vincere, alle quali portarono luce i 
molti lavori pubblicati da eminenti numismatici da Mionnet 
ad oggi. Il catalogo dunque va considerato come una vera 
monografia delle monete della Misia e principalmente delle 
importantissime città di Cizico, Parlo, Lampsaco, Apol- 
lonia e Pergamo , incominciando da 6 secoli avanti 1' era 
volgare fino al finire della dominazione romana. — L'opera 
è corredata da 25 accuratissime tavole in eliotipia. 

Nel 1890 (2), annunciando il Voi. XXI dei Cataloghi del 
Museo Britannico dedicato alle Monete greche del Ponto, 
della Paflagonia, della Bitinia e del Bosforo, accennavamo 
al desiderio che tale catalogo fosse accompagnato da una 
carta geografica della plaga comprendente le città , di cui 
si descrivevano le monete. Il nuovo Catalogo è corredato 
appunto da una utilissima carta , colle ventiquattro città 
della Misia, di cui si conoscono monete. — Se in tale in- 
novazione ha avuto un po' di parte l'espressione del nostro 
desiderio, ce ne rallegriamo , e ci incoraggiamo ad espri- 
merne due altri. Il primo, che già abbiamo veduto espresso 



(1) Mandato in dono alla Rivista (presented by the trustees of 
British Mnsenm) V aprile 1892. 

(2) Rivista Italiana di Numismatica, Anno III, pag. 159. 



.1? 



250 BIBLIOGRAFIA 



in altra recensione d' uno dei precedenti cataloghi del 
Maseo Britannico, riguarda la riproduzione delle leggende. 
In questi cataloghi s' è adottato il sistema di riprodurle 
materialmente come si leggono sulle monete. Ora ognun sa 
come, non solo le leggende delle antiche monete siano gene- 
ralmente scritte tutte di seguito, senza che un maggiore in- 
tervallo o un punto o un segno qualunque indichi il distacco 
tra una parola e 1' altra ; ma come anche bene spesso tali 
leggende siano, per le esigenze del disegno, rappresentate 
tagliate qua e là dove capita, occorrendo, a metà di una 
parola ; dimodoché molte volte rimangono oscure, o per lo 
meno richiedono uno studio speciale per decifrarle. Siccome, 
1' essere le leggende tagliate dal disegno piuttosto in un 
punto che in un altro, non à cosa che abbia in so alcuna 
importanza scientifica, tanto che alle volte due medesime 
monete, prodotte da conio differente , offrono una diversa 
distribuzione di lettere , non sarebbe più comodo e più 
razionale di riprodurle non come sono materialmente sul- 
l'esemplare che si descrive, ma a norma del significato che 
debbono avere? Per citare un solo esempio, invece di 
scrivere: AKTOKPAKAICA PATPAIANAAPIANON non sarebbe 
più chiaro: AKTOKPA KAICAP A TPAlAN AAPIANON? 

Il Cohen ha adottato questo sistema per le monete 
romane e ci pare sarebbe consigliabile anche per le greche. 

L'ultimo desiderio, che ci permettiamo d'esprimere, sa- 
rebbe quello che, oltre alle finche indicanti il metallo, il 
diametro e il peso delle monete, ce ne fosse un'altra indi- 
cante il grado di rarità. Né diciamo questo nel senso com- 
merciale ; la maggiore o minore rarità d' una moneta ha 
sempre anche un interesse scientifico, indicando approssi- 
mativamente il numero maggiore o minore d'esemplari che 
furono coniati. 

Questi cataloghi del Museo Britannico, compilati con 
tanta scienza, tanta cura, tanta nitidezza, rappresentano il 
risultato ultimo degli studi fatti finora sulla numismatica 
greca, e, corredati, come sono, da bellissime tavole e da abbon- 
danti indici, restano il più prezioso manuale pei raccoglitori 
di queste serie. Da ciò il rammarico che non siano una de- 
scrizione universale, ma quella di un solo museo, il quale, per 



• • 



BIBLIOGRAFIA 251 



quanto straordinariamente ricco, non lo può essere del pari 
in tutte le serie (B)^ ne può comprendere esemplari di tutte le 
monete conosciute. 

F. G. 



Congrès intemational de Numismatique, Memoires et Comptes rendus 
dea séances, Bruxelles, 1891. 

I Segretari del Congresso di Bruxelles, Signori G. Cumont 
e A. De Witte, incaricati della pubblicazione delle memorie 
presentate al Congresso e dei resoconti delle sedute, ven- 
nero a capo della loro impresa, col Volume di cui prendiamo 
a discorrere. — È un grosso Volume di circa 700 pagine 
nel formato della Revue Belge, con parecchie tavole e disegni. 
Contiene dapprima la Lista dei Membri del Congresso, poi 
il resoconto delle sedute, poi gli indirizzi delle varie Società 
sorelle, e della nostra Rivista, che allora rappresentava in 
germe la Società Italiana, poi una storia della B. Società 
Belga, scritta dal barone Felice Bethune ; e, dopo tutto questo 
a guisa di prefazione, seguono in ordine alfabetico degli 
autori le 42 Memorie presentate al Congresso ; — otto di 
queste trattano di Numismatica antica, e di queste, sette 
sono dedicate alla Numismatica romana, e una sola alla 
greca, quella dell'illustre numismatico Ernesto Babelon, 
— La Vittoria sulle monete d*oro d^ Alessandro il Grande, — 
in cui dimostra come il simbolo che tiene la Vittoria, 
finora giudicato l'armatura o il sostegno di un trofeo, sia 
invece un emblema navale e precisamente la Stylis, Ventitre 
memorie sono per la Namismatica medioevale e moderna, 
cinque per le Medaglie, una pei gettoni, due per la sfra- 
gistica, quattro infine per argomenti generali riguardanti la 
numismatica. 



(3) Lo stesso autore deplora nella prefaiione (pag. XVII) che una 
serie del quarto periodo della coniazione di Gizioo sia male rappresen- 
tata nel Museo Britannico. 



252 filBLIOGKAFlA 



Troppo lungo sarebbe T esaminare ad una ad una le 
memorie, e d'altronde d'alcune abbiamo già parlato; altre 
— le italiane — le abbiamo quasi completamente ripro- 
dotte nella Ricista. Ci basterà dire ohe buon numero d'esse 
sono importanti, recando nuova luce alla scienza, e che nel 
suo complesso il Volume fa molto onore a ohi ha organiz- 
zato il Congresso Numismatico di Bruxelles, che vi ha dato 
occasione, e del quale rimane l'imperituro monumento. 

Siccome però un resoconto deve prima di tutto essere 
sincero, non ci esimeremo dal rilevare un difetto che, secondo 
il nostro modo di vedere, vi troviamo. 

Alcune fra le memorie non sono pubblicate in extenso 
come la grande maggioranza, ma date semplicemente nel 
riassunto francese destinato ad esser letto al Congresso; ciò 
produce uno squilibrio, che tosto appare all' occhio di chi 
prende ad esaminare il Volume. — Ma non è solo per 
riguardo all'euritmia del lavoro, che troviamo a ridire sul 
sistema adottato. Gli è che una memoria scientifica dovrebbe 
essere letta dallo studioso nella forma e nella integrità in 
cui l'autore ha creduto di stenderla — tale almeno è certa- 
mente T intenzione dell'autore — mentre il riassunto che 
talvolta l'accompagna, e che può essere sufficiente ad accen- 
narne verbalmente l'argomento a un pubblico consesso, non 
può in alcun modo sostituirla. Difalti, le memorie pub- 
blicate riassuntivamente riuscirono estremamente povere e 
monche, e lasciano troppo il desiderio d'essere lette nella 
loro integrità. 

Una nota posta infine all'indice avvisa come appunto di 
parecchie delle memorie italiane non si dia che il riassunto, 
accennando al fatto ch'esse furono presentate al Congresso 
in un fascicolo a stampa; ma non abbiamo potuto afferrare 
il criterio per cui alcune di esse furono pubblicate per esteso 
ed altre no. 

F. G. 



BI6LI0GRAK1A 



253 



Weniole Eu||*ène, His taire monétaire de Genève de 1792 à 1848, 
Genève, 1892; in-4®, con 6 tav. 

Con questo volume, che fa seguito a quello pubblicato 
nel 1887 (>), l'egregio numismatico ginevrino ha portato a 
compimento la descrizione deirofficina monetaria di Ginevra. 
Questa seconda parte comprende la storia di quella zecca 
dalla Rivoluzione francese fino al 181-8, ossia all'epoca in cui 
la nuova Costituzione federale tolse a vari" Cantoni svizzeri 
il diritto di batter moneta, per riunirlo nelle mani del 
potere centrale. Il lavoro è diviso in quattro parti: la prima 
comprende la storia delle monete ginevrine battute dal 1792 
fino alla riunione alla Francia, nel 1793; la seconda tratta 
dell' officina monetaria stabilita dal governo francese a 
Ginevra; la terza fa la storia delle monete emesse dal 1813 
al 1838 col sistema del fiorino, e dal 1838 al 1848 sulla 
tase del franco; la quarta infine dà la descrizione gene- 
rale di tutte le monete di Ginevra dal 1792 al 1848. 

Questo è a mio avviso il metodo migliore per compi- 
lare la monografia di una zecca; esso è nel medesimo 
tempo scientifico e pratico, e riesce utile tanto allo studioso, 
quanto al semplice raccoglitore, che vupl classificare le sue 
monete colla guida di un libro. Il lavoro è arricchito di 
buona copia di documenti e di tabelle, che illustrano sotto 
ogni rapporto le varie emissioni di monete, che si succe- 
dettero nel breve periodo dal 1792 al 1848. 

La descrizione delle monete è molto esatta e minuziosa, 
e sempre corredata delle indicazioni riguardanti il peso, il 
modulo e la Collezione in cui trovansi le singole monete. 

L'opera infine è provveduta di sei tavole egregiamente 
incise, ohe danno tutti i tipi delle monete. 

Se tutti i Cantoni svizzeri avessero una illustrazione 
come questa, sarebbe di molto agevolato il compito di 
alcuni egregi numismatici svizzeri, che si propongono di 
compilare una descrizione generale di tutte le monete del 
loro paese. E. G. 



(1) Demone Euuène, Histoire monétaire ile Genhe de 15S5 à 1792, 
Genève, 1887, in-4°, con 9 tavole. 



254 BIBLIOGRAFIA 



Rizzini dottor P,, Illastrazione dei Civici Musei di Brescia. Parte II. 
Medaglie (Serie ItaliaDa, secoli XV a XYIII). Brescia, tip. Apollonio, 
1892, in-8, pp. 228, con 8 tavole. 

De sigillis et nummis ad Neapolitanam dncatnm pertinentibns 
Mantissa. Con 1 tav. [in Capcisso Bart, Monumenta ad Neapolitani Dn- 
catus historiam pertinentia, voi. II, parte IL Napoli, 1892, a pp. 243 seg.] 

Fareaio p, Gae., benedettino cassinese. Le monete delle zecche di 
Salerno. Parte I (I longobardi, principi di Salerno; i dnchi di Amalfi» 
i duchi normanni di Salerno, e le incerte). Salerno, tip. del Commercio^ 
A. Volpe e C, 1891, in-4, pag. 43 con 4 tavole. 



Lavoix Henri, Catalogne des monnaies musnlmanes de la Biblio- 
tfaèqne nationale (Espagne et Afriqne). Paris, impr. nationale, in-8. 
pp. XLVii-677 et 11 pi. 

Pierre de Vaissière, La déconverte à Augsbonrg des instmmentB 
mécaniqnes dn monnayage moderne et lenr importation en France en 
1560, d'apròs les dépèches de Charles de Marillac, ambassadeur de France. 
Montpellier, imp. Bicard, in-8, pp. 29. 

CoUection d'assiguats et des billets patriotiqnes des commnnes de 
Franco (1791-1794), avec les prix de vento fizés à chaque billet. (Cata- 
logne). Paris, Latellier, 1892, in- 18, pp. 12. 

Laveleye E. (de). La monnaie et le bimetallismo International. Paris, 
Alcan, in-18, pp. 348-xviii (seconda edizione). 

Stanley Jevons (W.), La Monnaie. Paris, Alcan, in-8, 1892 (qnarta 
edizione). 

Bagehot (W.), Lombard-Street on Le Marche financier en Angleterre 
in-18. Paris, Alcan. 

Belfort A. (de), Description generale des monnaies mérovingiennes, 
par ordre alphabétiqae des ateliers. Pnbliée d^après les notes manuscrites 
de M. le Vicomte de Ponton d'Amecourt. Voi. I. Paris, 1892, in-8 gr. 
illustrato. 

Poydenot Henry, Tronvaille d'un anreas de Vitellina à Baigorry 
(Basses-Pyrònòes) in-8, pp. 8. Bayonne, impr. Lasserre, 1891. 



Menadier L, Deutsche Milnzen. Gesammelte Anfsfitze znr Geschichte 
des deutschen Miinzwesens. I Band, in-8 gr., pp. xx-260, ili. Wten, 
A. Holder, 1892. 

Ettinger M., Einfiuss der Goldw&hrung auf das Einkommen der 
Bevolkernngsclassen and des Staates. Wien, Breitenstein, 1892, in-8 gr. 



Reichenbach Auguste, Die Eeichenbach^sche MUnz-nnd Medaillen- 
sammlnng, nach den Verstorbenen Besitzers Anfzeichnnngen zasammen- 
gestellt von A. B. Die Nenzeit. 5 Theil, gr.-8. Dresden, W. Baeosch, 1892 
pp. iv-50 et 1 tav. 



BIBLIOGRAFIA 255 



Nutzel Heinrich, Mùnzen der Basaliden, nebst einem Abriss der 
Gesohichte dieser jemenischen Dynastie, in-8, pp. 80. (Dissertazione 
inaagarale dell' Universi t& di Jena) 1892. 

Aus Dresdener Sammlungen, Festgruss dem 5. Vereinstage deatscher 
Mùnzfbrscher , dargebracht von der namismatischen Gesellsohaft za 
Dresden. Dresden, 1891, in-8, fig. 

Séhratz W,, Ans der Sammlang Schratz-Regensbarg. Fùnfzig Re- 
gensbnrger ond Erlanger Medaillen, Mùnzen nnd Marken. In-8, Re- 
genahurg, 1891. 

Gebert'NUrnberg C. F., Die Gedenk-Miinzon mit dem Bilde oder 
Namen dea Prinzregenten Laitpold von Bayern. NUniberg, Scbrag, in-4, 
pp. 20 e ili. 

Mittbeìlangen der bayeriscben namismatiscben Gesellschaft. ix (1890). 
MUnchefit Franz, in-8, pp. xi-61 et 80 tav. 

Sehwalbach C, Die neaesten deutscben Tbaler, Doppelthaler and 
Doppel Galden. Beschrieben. Mit 8 Lichtdrack-Tafeln. 4 Aaflage, in-4 gr. 
iY-39. pp. Leipzig, Zschiesche e Koder, 1892. 

Soetbeer Dr. Adf,, Litteratarnacbweis ùber Geld-und Mùnzwesen, 
insbesondere iiber den Wàhrangsstreit 1871-1891. Mit geschicbtl. and 
statist. Erl&aterungen. Berlin, Fattkammer et Mùblbrecbt, 1892, in-8 gr., 
pp. v-322. 

Abhandlangen zar classischen Altertbams-Wissenscbaft. Wilhelm 
von Christ zum 60. Gebartstag dargebracht von seinen Schùlern. MUn- 
chen, Beck, 1891, in-8 gr. [Contiene: Oskar Hey, Zam Verfall der rò- 
mischen Monztypik in der spateren Eaiserzeit]. 



Tableaa des monnaies d'argent ayant coars legai dans l' Union mo- 
nétaire latine. Genève, R. Burkbardt, 1892. 

Roumieux Ch,, Description d*une 5.* sèrie de 109 médailles gene- 
voises inédites salvie de 4 planches (12 fig.). Genève' Bdle, H. Georg, 1892, 
in-8, pp. 45. 

Jecklin Fritz , Katalog der Alterthams-Sammlang im Rfitischen 
Maseam za Ghar. Chur, Gengel, 1892, in- 16 [a pp. 24-70: MUnzsammlung , 
con 1 tavola; a pp. 71-82, Denkmiinzen and Medaillen]. 



Hauberfff Gallands Myntvaesen. In-8. Kopenhagen, 1891. 

/. Ghalib Edhem, Essai Me namismatique seldjoakide. Catalogae des 
monnaies seldjonk. et des monnaies de qaelqaes aatres dynasties de 
PAsie Mineare de la Collection de l'Aatear: Description, histoire, me- 
trologie, etc. Conatantinople, 1309 (1892) in-8 gr., avec 5 planohes pho- 
totyp. (Opera in lingaa turca). 

Campaner y Fuertea A., Indicador mannal de Nnmismàtica espa- 
nola. Palma de Mallorca, Golomar y Salas, in-8, pp. xiV-576. 



250 BIBLIOGRAFIA 



PERIODICI. 

Annuaire (le Nìimiamatiqaey Gennaio-Aprile 1892. 

Ilermcrel /. Numismatique Lorraine. — Heiss A., Etude 
sur la dómence de la reine Jeanne de Castille, ecc. — Bel- 
fovt A. {de), Monnaies mórovingiennes- — Cronaca. 



Mevtie NiimÌ8niaiiqìief I Trimestre 1892. 

Schhimberger G., Une monnaie d'or byzantine inèdite 
portant les effigies de Tempereur Theophile, de sa femme 
et de ses filles. — Ferray E., Le trésor militaire d'Evreux. 
— Marchéville M. (de), Louis X le Hutin a-t-il frappé des 
gros tournois? - Blanchet J. A., Monnaies inódites ou peu 
connues de la Chersonèse Taurique et de la Moesie. — 
SaX'Cobourg (Prince de), Monnaies grècques inédites ou peu 
connues de la Phrygie et de la Carie. — Cronaca. 



Meviie Suisae de Numismaiique, I fascicolo 1892. 

Jnwyler Adolf, I Oberst Alois znr Gilgen, goldene 
Hochzeit, 1861. Betheiligung der Luzerner am Feldzug der 
Verbiindeten Màchte gegen Napoleon I, 1815. — Caviezel 
Hartmann, Verzeichniss der im raetischen Museum zu Chur 
aufbewahrten Mùnz-Prage-Stempel-Stòcke und Walzen. — 
Hallev G. E. (von), Schweizerisches Mùnz-und Medaillen 
Cabinet, (seguito). — Vallentin /?., Du mode de nomi- 
nation des prévóts généraux de la Monnaie d'Avignon. — 
Blanchet J, A,, Ecu d'or inédit des trois cantons. — Gxiil- 
laumet'Vaucher J., Ancienne monnaie brésilienne. 



Mevue belge de Jfiifnismciiique, I fascicolo 1892. 

Roest Th., Essai de classification des monnaies du 
comtó puis duché de Gueldre (seguito). — Rouyer J., Points 
divers de l'histoire métallique des Pays-Bas (seguito e fine). 



BIBLIOGRAFIA 257 



— Lemaire V., Étude sur les prooédés de fabrication des 
monnaies anciennes. — Alvtn Fred., Leopold Wiener graveur 
en médailles et son oeuvre. — Necrologie. — Miscellanea. 



BtUletin de Ifumiafìuittqtie, Marzo 1892. 

La Monnaie bilingue de Minoussinsk (E. Drouin). — 
La trouvaille de Carmona — Monnaies visigotbes — Jetons 
et méreaux rares ou inódits (R. Serrure) — Bibliografia, 
vendite, ecc. 



ArchiTio storico lombardo, fase. I, 1892: Romano prof. Gia- 
cinto, Camillo Brambilla. (Necrologia). 

Atti e memorie della società siciliana per la storia patria. Anno 1891 
fase. I-II: Lagumina B,, Studi sulla numismatica arabo-normanna di 
Sicilia. 

Arte e Storia, num. 5, 9, 10 e seg., 1892: AdemoUo, Monete del- 
Vevo Bomano raccolte nella Provincia di Grosseto nell'ultimo quin- 
quennio 1887-91. 

Archivio storico dell'arte, I, 1892: Malaguzzi Francesco, I Pa- 
rolari da Reggio e una medaglia di Pastorino da Reggio. 

Archivio storico Napoletano, fase. I, 1892, p. 194-200 e 101- 
194: Sambon A, G., Recensione del Lagumina. Studi sulla Numismatica 
Arabo- Normanna di Sicilia. — d. Recensione dei lavori Sambon, com- 
parsi nella Riv, It, di Numismatica. 

Oiornale degli Economisti, Roma, aprile 1892: La situazione 
del mercato monetario. 



Revue des études juives, ottobre-dicembre 1891: Gudemant, 
Les médailles de la Gollection Strauss. 

Bulletin archéologique du Comité des travaux historiques, 

n. 2, 1891: Bahelon, Une monnaie de Massinissa. 

Revue SCientiflque, n. io, 1892 (Paris): Qhaver, Les mines d'or 
de l'Afrique australe. 

Mémoires de la Société des antiquaires de Picardie, 

sèrie 4, t. I (Anciens 1891): Charlier, Effets dans une paroisse de cam- 
pagne, en Picardie, du décri des espòces monétaires et la création des 
billets de banque, 1712-1725. 

Acadómie des Inscriptions et Belles - Lettres , Comptes 

Rendusy novembre -décembre 1891: Helhig W., Sur un coin-matrice an- 
tique trouvé auprès de Civita Castellana. 

Bulletin de la Société d' études des Hautes-Alpes , n. 2 , 
avril 1892: Vallentin Roger, Observations sur le monnayage des évéques 
de Gkp. 

33 



258 BIBLIOGRAFIA 



Revue d'economie politique, febbraio 1892: Menger Ch., La 
monnaie mesnre de valeur. 



Zeitscfarift fùr oesterreichische Qymnasien, xlii, fase 12: 

Kubitacheck J. W,, Erlaaterangen za einer fiir den Schalgebraach ausge- 
wahlten Sammlang galvanoplastisoher Abdrùcke antiker Mùnztypen. 



Prometheus, n. 26, 1892: Hìrach, TJeber marokkaniscbe Kapfer- 
miinzen. 

Allgemeine Zeitung, di Monaco, Beiloge n. 74 (1892): Ltisehin 
von Ebengreuth A,, Eine Silberkrise im 14. Jabrbondert. 

Ulustrierte Zeitung, Lipsia, n. 2544, 2 aprile 1892: Eine Comeniaa 
Denkmùnze. 

Naturwissenschaftlische Wochensohrift, n. 7, 1892: Gold- 

artiges Silber. 

Berichte ùber die Verhandlungen der k. s&chsiBchen 
Gesellschaft der vrissensoliaften. (Pbilologiscb-historische Classe) 

1891, n. 2-3. (Lipsia, 1892): Roacher (jan.) Ueber die Reiterstatue Jal 
Caesar's auf dem Forum Jaliam and den Ticico^ Bpoxónoo; einer Manze 
dea Gordianus Pias von Nikaia (Bitbynien). — Schneider, Goldtypen 
dea Ostens in Griecbischer Kanst. 

Mittheilungen des Oberhessischen Qeschichtsvereins in 

Giessen, N. Folge, Band 8, 1892: Kletoitz, Alte Miinzst&tte bei Giessen 

Mittheilungen des Vereins fdr Geschichte der Stadt Meis- 

sen, voi. 2, fase. IV: Bentel Georg, Ans der Kipper-und Wipper Zeit. 
L'art pratique, dell' Hlrth di Monaco, 1892, livraison I, tav. 6: 
Médaille de l'empereur Maximilien II, roi de Hongrie et de Bobème. 
Trayail allemand de Pan 1568. 

Quartalbliitter des histor. Vereins fUr das Grossherzog- 

thum Hessen, Neues Folge, Bd. I, n. 4: Miinzfand in Mainz. 

Neues lausitzisches Magazin, LXVII, 2: Scheuner R., Die 
Bracteatenfande in der Oberlansitz. Mit Abbildang. 



Musée neuchàteloiSy 1892. n. 2: Petipierre-Steiger, Les anciennes 
monnaies dn canton de Neuchàtel. 

Mòmoires et documents de la Société d'histoire et d'archeologie 
de Genève, t. II, Cahier I, (1892): Deìfwle E», Histoire monétaire de 
Genève de 1792 à 1848. Av. 6 planches. 



Boletin de la Real Academia de la Historia, di Madrid, di- 
cembre 1391 : (7. Pujol y Campa, Numismàtica antigas de Aragón. 



NOTIZIE VARIE 



Premio per medaglie. — La E. Accademia di Belle Arti 
in Milano ha bandito il seguente concorso, sul quale rivol- 
giamo l'attenzione dei nostri incisori: 

PREMIO SPECIALE 

PER MBDAGLIB 0TTENX7TE DA CONII d' ACCIAIO INCISI A MANO. 

Una persona benemerita, che desidera mantenere per 
ora 1' incognito, ha destinato la somma di L. 1000 (mille) 
per un premio da conferirsi da quest' Accademia per un 
concorso, fri» g;li arilsii italiani viventi, di medaglie 
ottenute da conii d'acciaio incisi a mano. 

DISCIPLINE. 

I concorrenti dovranno consegnare le loro medaglie 
air Ispettore-Economo di quest' Accademia non più tardi 
delle ore 4 pom. del giorno 30 settembre t9l09. Non si 

ammettono giustificazioni sul ritardo a questo termine, e 
l'Accademia non si incarica di ritirare le opere, quantunque 
ad essa dirette, ne dagli uffici delle ferrovie, né dalle do- 
gane. I concorrenti che desiderassero conservare l'anonimo 
dovranno anche consegnare un cartellino con epigrafe e 
ripeterla sopra una busta suggellata, contenente nell'interno 
il loro nome, cognome e domicilio. 

Sono ammesse al Concorso le medaglie di qualsiasi sog- 
getto di commissione pubblica o privata, oppure eseguite 
per iniziativa dell'artista, purché in esse campeggi almeno 
una figura od un ritratto artisticamente eseguito e siano 
tali medaglie ottenute da conii d'acciaio incisi a mano 
ed eseguite nel triennio 1890-92, . . 

Non si ammetterà al Concorso alcun lavoro ottenuto 



260 NOTIZIE VARIE 



con mezzi meccanici, chimici, o con altri sistemi e, che 
quindi non sia lavoro d'Incisione n mano. 

Nessun artista potrà concorrere al premio con più di 
un'opera. 

La medaglia presentata al Concorso dovrà essere un'o- 
pera originale eseguita dal concorrente e non copia di 
altre medaglie. 

Della medaglia per il Concorso si dovranno presentare 
due esemplari, che verranno restituiti dopo il giudizio. 
Della medaglia premiata, l' autore, oltre ai predetti due 
esemplari da trattenersi dall'Accademia, dovrà consegnarne 
un terzo per il R. Gabinetto Numismatico. 

Il premio verrà aggiudicato da una Commissione esa- 
minatrice composta da uno scultore e da un pittore, dal Se- 
gretario della B. Accademia di Belle Arti, da uno studioso 
di storia dell'Arte, dal Direttore del E. Gabinetto Numis- 
matico e da un incisore di conii di medaglie. 



Le medaglie presentate al concorso saranno 
esposte in una vetrina eseguita espressamente e donata alla 
B. Accademia dal signor Francesco Grazioli. 

Milano, 10 Marzo 1892. 



Il Presidente 

E. Visconti Venosta. 



H Segretario 
Giulio Carotti. 



Monete rinvenute nelle vicinanze di Fano. — Nell'ese- 
guire alcuni lavori campestri in un fondo rustico, denomi- 
nato Forcole, posto sulla sinistra della via Flaminia a tre 
chilometri da Fano , di proprietà del nobil uomo Duca 
Astorre di Montevecchio Benedetti, vennero alla luce avanzi 
di fabbricati e sepolcri romani, insieme a una ingente 
quantità di ruderi, materiali e stoviglie frammentate e 
oggetti in bronzo. La confusione, in cui giacevano questi 
avanzi nel terreno in discorso, fanno supporre escavazioni 
precedenti; e, specialmente i sepolcri, presentavano traccio 
non dubbie di manomissione. Il proprietario si die la mas- 



NOTIZIE VARIE 261 



sima cura di sorvegliare e far sorvegliare i lavori, perchò 
gli oggetti trovati non andassero dispersi , e mise quindi 
a mia disposizione le monete rinvenute per classificarle. 

Ho creduto darne una breve descrizione , non perchè 
vi siano pezzi di molta importanza, ma perchà il serbarne 
memoria potrà essere utile a chi voglia studiare la topo- 
grafia storica delle nostre località. 

Monete Consolari incerte. 

Asse di gr. 43 

Asse con astro al rovescio. Babelon T. 1, p. 60 n. 26. 

Semtsse con mezzaluna al rovescio, ivi 

Denaro foderato illeggibile 

Vittoriato tipo solito 

Vittoriato (?) Dr. Pegaso. — Rv. Vittoria che corona un trofeo. 

71 Pezzi di assi e frazioni di assi di conservazioni diverse. 

Monete di Famiglie. 

■ 

Calpurnia. Denaro Babelon N. 11 

Cassia. Asse n n 5 

Cloulia. Quinario .• » n2 

Furia. Asse » ni 

Herennia. Denaro » ni 

Mamilia. Denaro foderato n ni 

Rubria. Quinario n né 

Salvia. Medio Bronzo t) né 

Valeria. Medio Bronzo n r? 24 

Monete Imperiali. 

Augusto. Medio Bronzo. Cohen 1* ediz. n. 272. 

Augusto. Medio Bronzo coloniale di Bilbilis. 

Id. e Agrippa. M. B. coniato a Nimes, diviso verticalmente. 

Agrippa. M. B. Cohen N. 3 ; tre esemplari. 

Druso Cesare. M. B. Cohen N. 2. 

Claudio I. M. B., Cohen N. 73. 

Vespasiano. G. B, Cohen N. 367. 



262 NOTIZIE VARIE 



Vespasiano M. B. Cohen N. 422. 

Id. M. B. Cohen N. 450 (Variante nella leggenda al diritto). 

Traiano. M. B. Cohen N. 300. 

Adriano. 2 M. B. sconservati. 

Antonino. M. B. Cohen N. 606. 

M. Aurelio. Q. B. Cohen N. 427. 

Claudio II Gotico. P. B. Cohen N. 268. 

Costantino I. P. B. 

Costantino IL P. B. 

10 M. B. sconseryati. 

13 P. B. e Quinari sconservati. 

A queste monete vanno aggiunti 15 pezzi di cattiva 
conservazione, divisi per metà, come il medio bronzo di 
Augusto e Agrippa. Evidentemente questi nummi furono 
tagliati a scopo votivo. 

Evvi pure una piccola moneta in bronzo di Teano (Cam- 
pania) : ^ — Testa di Pallade ; ^ — Gallo e astro: TIAN. 

Infine due medagliette di divozione, una moneta me- 
dioevale di mistura, un sesino di Francesco Maria II Duca 
di Urbino, unÀ moneta veneta di rame pel Levante , e un 
quattrino di Benedetto XIY. 

La prevalenza delle monete rinvenute è del periodo 
Bepubblicano e dell'alto Impero. 

Le poche monete del basso Impero, le pochissime mo- 
derne e la mancanza di quelle del periodo che va dagli 
Antonini a Claudio II, dimostrano che la località (forse un 
sobborgo o vico dell' antica città) venne devastata in una 
delle prime invasioni barbariche , e tracce evidenti d' in- 
cendio lo confermano. Ma non ò questo il luogo di pro- 
nunciare giudizii in proposito : altri potrà farlo studiando 
meglio gli oggetti rinvenuti, tenendo conto delle altre sco- 
perte fatte nei dintorni, e cercando di farne delle altre. 

Mi è bensì di compiacimento annunziare che l'egregio 
proprietario ha liberalmente disposto che queste monete 
insieme a tutti gli altri oggetti trovati vengano depositate 
nell'Archivio Municipale di Fano, ove esistono altri avanzi 
di antichità. . G. C. 



NOTIZIE VAUIE 263 



Ripostiglio d'Aurei romani in Calabria. — Nello scorso 
Aprile vennero trovati nelle vicinanze di Monteleone Ca- 
labria 73 aurei romani. Trovandomi colà di passaggio potei 
vederli, ma non acquistarli, né più mi fu possibile saperne 
qualche cosa. 

Ho potufco prendere qualche annotazione, che mi basta 
a dame una descrizione, se non rigorosamente esatta, almeno 
molto approssimativa. — Vi si trovano adunque 7 Aurei 
d'Antonia (i due tipi), 6 colle due teste d'Augusto e Cali- 
gola, e d' Agrippina e Caligola, 4 di Nerone Druso (i due 
tipi) uno di Q-alba, uno di Vitellio, uno di Nerone e Agrip- 
pina, uno d'Augusto e Tiberio, uno di Tito, uno di Vespa- 
siano, due di Domiziano, due Quinarii di Tiberio, e infine 
le rimanenti 24 rappresentano tipi comuni d' Augusto e 
Tiberio. 

Il bel tesoretto era nascosto in un rozzo vaso di terra. Le 
monete sono in generale di bella conservazione. F. G. 

Ripostiglio di Monete Consolari in Sicilia. — Un im- 
portantissimo ripostiglio di monete consolari venne ritrovato 
o verso la fine dello scorso anno o al principio dell' anno 
corrente, credo nell'interno della Sicilia. — Difficile è sempre 
conoscere quale sia il luogo dove un ripostiglio viene 
trovato, come pure la sua importanza. Da quanto però mi 
fa dato raccogliere e dalla parte che mi fu dato vedere, 
(circa 2000 pezzi) credo poter affermare che si tratta di un 
ricco ripostiglio di 8 o 10 mila pezzi, buona parte del 
quale à ancora nelle mani del misterioso e fortunato ritro- 
vatore. Il ripostiglio fu nascosto in epoca recente, ossia 
quattro o cinque lustri avanti l'era volgare, contenendovisi 
in grande abbondanza i denari di Sesto Pompeo Magno, 
poi quelli coi nomi di Sempronio Gracco, M. Barbazio, 
Cocceio Nerva, L. Cornelio Balbo, Q. Nasidio, M. Servilio, 
Stazio Murco, L. Sestio, L. Plaetorio Cestiano, ecc., ecc. 

La conservazione è in generale molto buona, e sono 
spiacente di non poterne dare che un cenno fuggevole a 
memoria dopo una semplice visita, mentre il ripostiglio 
meriterebbe un esame ben più accurato. Ma davanti alle 
eccessive esigenze dei proprietarii, convenne in questo caso. 



264 NOTIZIE VARIE 



oome nel precedente degli aurei romani, rinunciare all'in- 
teresse della scienza, tanto più che il ripostiglio sarebbe 
ormai impossibile ricostituirlo nella sua totalità. F. G. 



pubbliche di Monete a Milano. — Durante il 
primo semestre dell'anno corrente ebbero luogo a Milano 
due vendite pubbliche di Monete. La prima fu quella del 
Conte M.*** di monete greche, romane ed italiane, tenuta 
dall'impresa Sambon il 4 Aprile e giorni seguenti. La col- 
lezione che si presentava non era molto importante e il 
concorso fu specialmente di piccoli amatori, cosicché le 
monete di poca entità e le conservazioni mediocri raggiun- 
sero comparativamente prezzi superiori a quelli delle poche 
vere belle conservazioni che vi si contenevano. 

La seconda fu quella della Collezione del fu Amilcare 
Ancona, tenuta dall'impresa Pertusi il 3 maggio e giorni 
consecutivi nei nuovi locali di via Dante. Fatta e disfatta 
più volte dal proprietario, questa collezione numismatica 
non aveva più molte attrattive per grandi raccoglitori, e 
furono anche qui i piccoli che poterono a prezzi molto 
ragionevoli aumentare le proprie raccolte. 

Crediamo quindi inutile citare i prezzi sia dell'una che 
dell'altra, che, meno pochissimi, non potrebbero servire 
di base. La Direzione. 

Ai racooglitori di Monete Romane. — Il sottoscritto, 
mentre ringrazia cordialmente i Signori direttori di Musei 
e i privati raccoglitori, che risposero premurosamente al 
suo ultimo appello circa i bronzi eccedenti il peso normale, 
i quali formeranno il tema di un prossimo studio, si ri- 
volge nuovamente alla cortesia loro e degli altri raccoglitori 
di monete romane, interessandoli a fornirgli le descrizioni 
dei bronzi privi delle lettere S C da Augusto ad Adriano, 
non descritti nell'opera di Cohen. Questi bronzi non sono 
certo comuni; ma è probabile che parecchi esistano inav- 
vertiti nelle collezioni. 

Francesco Gnecchi. 

Via Filodrammatici, io, Milano. 



NOTIZIE VARIE 2G5 



Premio Duohalais. — L'accademia delle Iscrizioni e 
belle lettere ha decretato il premio Dachalais (num. del 
M. Evo) a Ad. Blanchet per la sua u Numismatique du 
moyen Age, n 

In memoriam. — Il giorno 12 corr. giugno, nella Bi- 
blioteca Nazionale (Braidense) di Milano, s' inaugurò un 
basto al compianto Comm. Ghiron, già prefetto della Bi- 
blioteca stessa. 

Isaia Ghiron, com'è noto, coltivò pure gli studi numis- 
matici, e la nostra Rivista lo annoverò tra i suoi fondatori, 
come lo ebbe consigliere sino alla immatura di lui morte. 



34 



ATTI 



DBLLA 

SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



Prima Adunanza dei Soci. 
H Aprile i892. 

Un invito del Gomitato promotore, diramato ai sotto- 
scrittori, indiceva la prima Adunanza pel giorno 11 di 
Aprile 1892 al tocco, presso la Direzione della Rivista Ita- 
liana di NumismcUica (via Filodrammatici , 10) , per discu- 
tere il seguento ordine del giorno : 

I. Comunicazioni delle adesioni e dei doni pervenuti. 
IL Approvazione dello Statuto. 
m. Concorso Numismatico. 
IV. Nomina delle cariche sociali. 

Vi intervenivano i Signori : Ambrosoli , Ballarati , Ca- 
soretti , Gavazzi , Gnecchi E. , Gnecchi P. , Luppi , Maraz- 
Zani, Motta, Papadopoli, Batti, Bomussi, Buggero, Sani. 

I. — Il Gav. Francesco Gnecclii, assunta per desiderio 
dei Soci, la presidenza provvisoria, apre la seduta, annun- 
ciando la costituzione definitiva della Società e dando let- 
tura dell' elenco delle adesioni pervenuto , in tosta alle 
qaali figura il nome di S. A. B. il Principe ereditario, ac- 
colto coi segni della massima simpatia e devozione. 

Neil' adunanza del Comitato promotore s'era deciso di 
dichiarare costituita la Società quando si avessero 40 ade- 
sioni ; ora questo numero è raggiunto ed anzi leggermente 
sorpassato. 



2G8 



ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



Ecco Telenco dei Soci: 



1. S. A. R. IL Principe di Napoli . 


Roma 


2. Ambrosoli Dott. Solone .... 


Milano 


3. Arcari Cav. Dott. Francesco 


Cremona 


4. Ballarati Cap.^ Amedeo .... 


Sacconago 


6. Bertoldi Antonio 


Venezia 


6. Brambilla nob. Comm. Camillo . 


Pavia 


7. Gagnola nob. Carlo 


Milano 


8. Casoretti Carlo 


n 


9. Castellani Giaseppe 


Fano 


10. Ciani Ing. Giorgio 


Trento 


11. Comandini Dott. Alfredo .... 


Milano 


12. De Lazara Conte Antonio .... 


Padova 


13. Fasella Comm. Carlo 


Milano 


14. Fiorasi Cap.* Gaetano 


Aquila 


16. Gavazzi Cav. Giaseppe 


Milano 


16. Gneccbi Cav. Ercole 


w 


17. Gnocchi Cav. Francesco .... 


1» 


18. Johnson Cav. Federico .... 


n 


19. Marazzani Visconti Terzi Conte Lodovico 


Piacenza 


20. Marietti Cav. Giovanni .... 


Parma 


21. Maselli Avv. Giaseppe 


Acquaviva 


22. Miari Conte Falcio Laigi 


Venezia 


23. Milani Cav. Prof. L. Adriano 


Firenze 


24. Morsolin Prof. Ab. Bernardo . . . . 


Vicenza 


25. Motta Ing. Emilio 


Milano 


26. Malazzani Conte Lodovico 


Tre viglio 


27. Padovan Cav. Vincenzo 


Venezia 


28. Papadopoli Conte Comm. Nicolò 


n 


29. Picozzi Dott. Francesco . . . . . 


Lodi 


30. Ratti Dott. Laigi 


Milano 


31. Remassi Dott. Carlo 


n 


32. Rossi Cav. Dott. Umberto 


Firenze 


33. Raggerò Cav. Col.* Giaseppe . . . . 


Cremona 


34. Salinas Prof. Comm. Antonino . . . . 


Palermo 


35. Sani Aldo 


Milano 


36. Santoni Can.* Prof. Milziade . . . . 


Camerino 


37. Sambon Arturo Gialio 


Napoli 


38. Sessa Rodolfo 


Milano 


39. Sormani Andreani Conte Lorenzo 


n 


40. Stefani Federico 


Venezia 


41. Tatti Ing. Paolo 


Milano 


42. Visconti March. Carlo Ermes 


n 



ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



269 



Questi primi 42 Soci sono dichiarati Fondatori della 
Società. 

Le offerte, sia in denaro a fondo perduto, sia in libri, 
pervennero già copiose alla Società , fino prima della sua 
definitiva costituzione. 

Offersero in denaro : 

S. A. R. Il Principe di Napoli . 
Ambrosoli Dott. Solone . 
Ballarati Cap. Amedeo . 
Brambilla nob. Comm. Camillo 
Cuttica de Cassine Marchesa Maura 
G-aro vaglio Cav. Alfonso. 
Gavazzi Cav. Giuseppe . 
Gnecchi Cav. Ercole 
Gnocchi Cav. Francesco . 
Gnecchi Comm. Ing. Giuseppe 
Jolinson Cav. Federico 
Maselli Aw. Giuseppe . 
Papadopoli Conte Comm. Nicolò . 
Salinas Comm. Prof. Antonino 
Seasa Bodolfo 



L. 


500 


n 


100 


T) 


20 


n 


60 


n 


200 


77 


10 


77 


100 


n 


500 


77 


500 


77 


200 


77 


200 


77 


10 


77 


500 


n 


50 


71 


100 



L. 3040 



In libri : 



Enrico Osnaoo. — Benaven, Le Caissier Italien ; Camozzi, Ca* 
talogo del Risorgimento Italiano ; Amln*osoli, Zecche Italiane ; 
Tini, Storia della moneta ; Catalogo della Collezione Bossi. 

Francesco ed Ercole Qnbcchi. — Le loro pubblicazioni numis- 
matiche: Le Monete di Milano; le Monete dei Trivnlzio ; 
Saggio di Bibliografia ; Qaida Numismatica 1' e 2* edizione ; 
Rivista Italiana di Numismatica 1890-1891. 

Francesco Gnecchi. — RevueBelge de Numismatique 1876-189J ; 

Cataloghi diversi. 
Ercole Gnecchi. — Cinagli, Le Monete dei Papi. 

SoLONE Ambrosoli. — Le sue pubblicazioni numismatiche ; Gaz- 
zetta numismatica di Como , completa ; Rivista Italiana di 
Numismatica, 1888-1889; Le Zecche Italiane rappresentate 
nella sua Collezione. 



270 ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 

Nicolò Papadopoli. — Le sue pubblicazioni nnmismatìche. 

Costantino Luppi. — Le sae pabblicazioni namismatiche , più 
parecchi cataloghi. 

Francesco Malaguzzi Valeri. — Notizie di Artisti Reggiani 
(1800-1600). 

Damiano Muoni. — Le sue pubblicazioni numismatiche ; La Zecca 
di Milano; Elenco delle zecche d'Italia; Cenni storici sopra 
Calcio ed Antignate, ecc. ecc. 

Ortensio Yitalini. — Bullettino di Numismatica e Sfragistica 
(Camerino) Anno II e III ; Tariffa delle monete pontificie se- 
condo Tordine del Cinagli. 

Emilio Motta. — Eugène Demole^ Histoire monétaire de Genève 
de 1792 à 1848. Tomo II; varie piccole pubblicazioni. 

A norma della prima circolare d'invito (confermata poi 
dall'Art XI dello Statato) vengono dall'Assemblea dichia- 
rati benemeriti della Società 

• 

S. A. B. Il Principe di Napoli 
Ambrosoli Dott. Solone 
Cuttioa de Cassine Marchesa Manra 
Gneoohi Cav. Ercole 
Gnocchi Cav. Francesco 
Ghieoohi Comm. Ing. Giuseppe 
Johnson Cav. Federico 
Papadopoli Conte Comm. Nicolò. 

n. — Si passa quindi alla discussione dello schema di 
Statuto provvisorio il quale viene approvato nella forma 
in cui si unisce come allegato a questo verbale, colla espli- 
cita dichiarazione ohe diverrà definitivo quando, nell'epoca 
più prossima che sarà possibile , la Società sia fusa colla 
Rivista Numismatica^ alla qual'epoca vi saranno introdotte 
tutte le modificazioni che fossero del caso. 

m. — La proposta messa innanzi dal Comitato pro- 
motore, di iniziare i lavori della Società con un Concorso 
numismatico è accolta molto favorevolmente da tutti i Soci, 
specialmente dopo alcune osservazioni del Presidente sul- 



ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 271 

r opportunità di non istomare nel primo anno i pochi fondi 
sociali per una sede, che sarebbe per ora di assai scarsa utilità, 
convergendoli invece a favorire quello che dovrebbe essere 
uno dei precipui obbiettivi della Società , la Illustrazione 
generale delle Zecche italiane , opera, grandiosa e comples- 
siva , alla quale non si potrà addivenire senza un lungo 
lavoro preparatorio e individuale. 

La proposta viene dunque concretata nel seguente Or- 
dine del giorno votato all'unanimità: 

OONOOESO DI NUMISMATICA, 

a) La Società Komismatioa Italiana, nella sua sedata inau- 
gurale del giorno 11 aprile 1892, ha deliberato di bandire un Con* 
corso per la migliore Uluatrazione di una o pm zecche italiane^ o 
anche solo di un periodo di una zecca maggiore^ purchò tale illu- 
strazione porti nuova luce alla scienza. 

h) Il Concorso è aperto ai numismatici d'ogni paese, ma i 
lavori devono essere scritti in italiano o in francese. 

e) I concorrenti presenteranno i loro lavori anonimi entro 
l'Aprile 1898, alla Presidenza della Società Numismatica Italiana, 
muniti di un motto e della relativa scheda suggellata col nome 
dell'autore. La sola scheda del vincitore verrà aperta. Le altre 
saranno rese suggellate oppure distrutte, dopo trascorso un anno. 

d) I lavori verranno giudicati da una Commissione di tre 
membri eletti dal Consiglio direttivo della Società. 

e) L'autore del lavoro che dalla Commissione esaminatrice 
della Società verrà giudicato il migliore, riceverà un premio di 600 
lire, più cento esemplari del lavoro medesimo, stampato coi carat- 
teri della Rivista Italiana di Numismatica, nella quale sarà pub- 
blicato. 

f) n premio potrà anche essere diviso fra due concorrenti, 
o non aggiudicato affatto, a giudizio della Commissione. 

Si lascia completa libertà ai concorrenti, circa il modo di con;i-> 
pilare le monografie. 

rV. — Per ultimo si procede per schede segrete alla 
nomina delle cariche sociali. Gli scrutatori, Sigg. Sani e 
Casoretti, ne proclamano il risultato come segue : 



272 ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 

Presidente 

Conte Comm. Nicolò Papadopoli, Senatore del Reggio. 

Vice-Presidenti 

Cav. Francesoo Gnocchi 
Cay. Ercole Gnocchi. 

Consiglieri 

Dott. Solone Ambrosoli, Conservatore del R. Gab. Num, 

di Brera. 
Gay. Giuseppe Gavazzi. 

Ing. Emilio Motta, Bibliotecario della Trivulziana. 
Dott. Umberto Bo^si, Conservatore del Museo Nazionale di 

Firenze. 
G. Arturo Sambon. 
March. Carlo Ermes Visconti, Direttore del Museo Artistico 

Municipale di Milano. 

Il Consiglio poi nomina a proprio Segretario e Biblio- 
tecario della Società il Prof. Costantino Luppi , e affida al 
Consigliere Cav. Gavazzi la carica di Tesoriere. 

La seduta è quindi sciolta alle ore 4. 



STATUTO PROVVISORIO 

DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



I. 

Col giorno 11 Aprile 1892 è fondata in Milano una Società 
scientifica, col titolo: Società Italiana di Numismatica. 

II. 

Scopo della Società è quello di accrescere, agevolare e dìiFon- 
dere gli studi relativi alle monete, alle medaglie ed ai sigilli. 

III. 

La Società ha, fino a nuove disposizioni, la sua sede provvi- 
soria presso la Direzione della Rivinta Italiana di Numismatica, 
Via Filodrammatici, 10, Milano. 

IV. 

La Società si compone di un numero indefinito di Soci. Tutti 
gli uffici sono gratuiti e conferiti ai soli Soci. 

I Soci destinati a sostenere una funzione nel Consiglio Diret- 
tivo sono eletti in assemblea generale a scrutinio segreto ed a 
maggioranza assoluta di voti. E fatta facoltà al Consiglio direttivo 
di assumere un segretario con piccolo stipendio. 

V. 

II Consiglio Direttivo si compone di: 

1 Presidente 

2 Vice-Presidenti 

6 Consiglieri, ad uno de' quali viene deferita la carica di 
Tesoriere. 

Tutti i Membri del Consiglio hanno voto deliberativo. 

Il Consiglio Direttivo ò radunato dal Presidente per trattare 
gli affari ordinari della Società, ed è legale se presenti almeno 
cinque membri. A parità di voti prevale quello del Presidente. Le 
sue deliberazioni sono esecutive. 

35 



274: ATTI DELLA S0C1£TÀ NUMISMATICA ITALIANA 



VI. 

Il Presidente rappresenta la Società, convoca le adananze e ne 
dirige le discussioni ; veglia alla osservanza dello Statuto, firma gli 
atti d'ufficio e le corrispondenze. Dura in carica tre anni. 

I Vice-Presidenti lo suppliscono in ordine di anzianità. Durano 
pure in carica tre anni. 

Dei Consiglieri si rinnovano annualmente due, estratti a sorte 
nel primo anno, poi per ordine di anzianità. 

Tutti sono rieleggibili. 

In caso di sostituzione straordinaria d'un Membro del Con- 
siglio, il socio eletto sottentra in luogo e stato del cessante. 

VII. 

II Segretario custodisce gli atti della Società, stende i verbali 
delle adunanze consigliari, come delle generali; funge da Biblio- 
tecario e custodisce i libri mandati in dono o acquistati dalla 
Società, come pure il Medagliere che coi doni si andrà formando 
in seno alla Società medesima, e ne tiene in corrente il catalogo. 

I soli Soci possono valersi sia dei libri, come del medagliere. 

VIII. 

II Tesoriere cura la riscossione del contributo dei Soci ed ogni 
altro provento della Società ; firma le quitanze, paga le spese stan- 
ziata dal Consiglio Direttivo o dalle assemblee generali ; tiene un 
registro di entrata e di uscita; compila i bilanci preventivi e 
consuntivi. 

IX. 

La Società pubblicherà i suoi atti nella Rivista Italiana di 
Numismatica. 

X. 

Le proposte per l'ammissione di nuovi Soci si fanno con let- 
tera firmata da due Soci alla Presidenza. Il Consiglio, nella sua 
prossima adunanza, decide sulP ammissione dei candidati ì cai 
nomi figurino nell'ordine del giorno. 

XI. 

Ogni Socio contribuisce L. 20 ogni anno. L'obbligo sociale é 
per un triennio. Il Socio che nel settembre del terzo anno non 
dichiara in iscritto di uscire dalla Società, rimane obbligato per 
un altro triennio. 



ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITAUANA. 275 



Gli abbonati alla Rivista Italiana di Numismatica pagheranno 
sole L. 15 annuali. 

Il Socio che, scorgo Panno, non ha versato U ano contributo 
sociale, vi è invitato dal Presidente, e se nel successivo trimestre 
non si pone in regola, si ritiene rinunciante di fatto e di diritto 
alla Società, la quale si riserva l'esercizio delle azioni e ragioni 
sociali per il conseguimento del suo credito. 

Chi offre alla Società un dono di almeno 200 lire in denaro, 
in libri, o in monete, medaglie, sigilli o altro interessante la Società, 
sia in una sol volta come ripartitamente, e considerato come bene- 
merito. Quelli che diedero la loro adesione alla Società a tutto l'il 
Aprile 1892, giorno della prima adunanza, restano Soci fondatori. 

XII. 

Una sola adunanza annuale è obbligatoria: le altre sono la- 
sciate in facoltà del Presidente. Nella seduta annuale, da tenersi 
nei primi tre mesi dell'anno, saranno presentati i conti consun- 
tivi dell'anno finito ed i preventivi di quello incominciato. 

Per la legalità delle adunanze è necessaria la presenza di al- 
meno un quinto dei soci. Dopo però passata un'ora dalla convo- 
cazione, l'assemblea viene tenuta, qualunque sia il numero dei Soci, 
e le deliberazioni sono valide ed obbligano tutti i Soci. 

Sono ammesse le rappresentanze per procura. Ciascun Socio 
può rappresentarne un altro. 

Ogni Socio può chiedere che siano messe all'ordine del giorno 
proposte di sua iniziativa, purché presentate almeno 15 giorni 
prima della seduta. 

Il Presidente è in obbligo di convocare l'adunanza dei Soci 
quante volte siane richiesto per iscritto, con ragioni motivate, da 
cinque di essi. 

XIII. 

Pei cambiamenti a questo Statuto Provvisorio occorreranno i 
due terzi dei voti dei Soci presenti all'adunanza. 

XIV. 

Un apposito regolamento stabilisce le norme per la pratica 
attuazione del presente Statuto. 

XV (transitorio). 

Le deliberazioni relative allo scioglimento della Società s'in- 
seriranno nello Statuto definitivo. 



-AV- 



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(Anno V - Fase. Il) 



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RIVISTA ITALIANA DI MUMISMATICA 



A. COMANDINI.- Medaglie italiane del 1890 
Aimo V ■ PASO, n 



SOCIETÀ NUMISMATICA 

ITALIANA 



Il ricapito della Società è provvisoriamente presso la 
Direzione della RIVISTA ITALIANA DI NUMISMATICA 

Via Filodrammatici» N". IO 

dOTe devono essere dirette le adesioni, le corrispondenze, 
i doni, eco. eco. 

Contributo annuale L. 20. — Per gli abbonati alla Rivista Z. 15. 

li' Impegno è triennale. 



I pagamenti delle quote sociali o delle somme sottoscritte si 
fanno presso l'Editore L. F. COGLIATI, Via Pantano, N. 26. 

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sono indicati i prezzi massimi minimi per le monete delle 
181 antiche famiglie di Roma e dei 415 monetarii, che co- 
niarono moneta durante la Repubblica Romana. 

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1892 



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QNECCHI Cav. Francesco 
GNECOHI Oav. Ercole 



Direttori. 



lMBBOSOLI Dott. SoLoìTE, Conservatore del Eegio Gabinetto Numismatico 

di Brera. 
GAVAZZI Cav. Giuseppe. 
lEIOTTI Cav. Dott. Giovanni, Direttore del R. Museo di Antichità di 

Parma. 
[LANI Cav. Prof. Luiai Adriano, Direttore del E. Museo Archeologico di 

Firenze. 
!OTTA Ing. Emilio, Bibliotecario della Trivulziana. 
^APADOPOLI Comm. Conte Nicolò, Senatore del Regno. 
iOSSI Oav. Dott. Umberto, Conservatore del Museo Nazionale di Firenze. 
IALINA S Comm. Prof. Antonino, Direttore del Museo Nazionale di Palermo. 
lAMBON Dott. Arturo G. 

lANTONI Can.*^ Prof. Milziade, Direttore della Valentiniana di Camerino. 
[.VISCONTI March. Carlo Ermes, Conservatore del Museo Artistico Municipale 

di Milano. 

Loppi Cav. Prof. Costantino, Segretario, 



AVVERTENZA 



I manoscritti destinati alla pubblicazione e qualsiasi corrispondenza 
relativa alla redazione della Rivista devono essere spediti all' indirizzo : 
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Le annate 1889 e 1890 non si danno separatamente. 

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• » • 



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W--- 



^nno V. 1892 Fase. III. 



RIVISTA ITALIANA 



NUMISMATICA 



FRANCESCO ed ERCOLE GNECCHl 



E DA UN 

CONSIGUO DI REDAZIONE 



MILANO 

Lodovico Pelìce Cogliati, Tipografo-Editore 

via Pantano. S, 26 

1892 



SOMMARIO 



MEMORIE E DISSERTAZIONI. 

Gnocchi Francesco. Appunti di Numismatica Eomana. — N. XXIY. Classifica- 
zione del Bronzo imperiale. — N. XXV. Il Medaglione Senatorio (3 Tav.) . Pag. 2S 

Papadopoli Nicolò. Francesco Foscari e le sue monete (1 Tav.) ... 

Sambon Arturo G. Di alcune monete inedite di Alfonso I e Ferdinando I re d 

Napoli e di due ofàcine monetarie del Napoletano finora sconosciate (Fig.) . > MI 

Morsolin Bernardo. Medaglia in onore di Giuseppe da Porto . » 351 

Castellani Giuseppe. Medaglia del Porto di Fano (Fig.) 



CRONACA. 

Necrologie. Carlo Prayer (E. G.). — Gabriello Cherubini 

Bibliografia. A. Lode, Les Monnaies anonymes des Comtes de Savoie (Fr. Marchand). 
— H. Cohen, Déscription bistorique des monnaies frappées sous l'empire Romain 
(La Direzione). — Henri de la Tour , Atlas de monnaies gauloises (E. 6). — 
Catalogo de la Colleccion de Monedas y Medallas de Manuel Yidal Quadras 
y Ramon de Barcellona (F. G). — 0. Vitalini, Le monete battute nel pontifi- 
cato di Pio IX e nell'interregno della Repubblica Romana (E. G.). — Ale- 
xandre Bouikowski'Glinka , Recueil special de grandes curiosités inèdites ou 
peu connues dans le cbamp de l'Archeologie, de la Numismatique et de l'Épi- 
graphie (L. D.). — Periodici, ecc 

Notizie varie. Doni pervenuti alla Società Italiana di Numismatica. — Soppres- 
sione definitiva della Zecca di Milano. — Monete milanesi inedite. — La So- 
cietà Italiana di Numismatica, ecc ' . 



TAVOLE. 



Tavola VI-VII-VIII. Il Medaglione Senatorio, 
n IX, Monete di Francesco Foscari. 



FASCICOLO III. 



APPUNTI 

DI 

NUMISMATICA ROMANA 



XXIV. 
CLASSIFICAZIONE 

DEL BRONZO IMPERIALE 



I. 



È ben raro che le classi o categorie, nelle quali 
una scienza qualunque si suddivide, siano così nette 
e precise, che tutta la materia vi si abbia a collocare 
completamento, e che tutti gli individui, che essa 
scienza riflette, possano trovare ciascuno il loro posto 
in questa o in quella, senza dubbi e senza esitazione. 
Un dato numero d'individui entra a formare una 
categoria, un altro numero ne forma una seconda, 
e cosi via ; ma ne rimangono quasi sempre taluni, 
i quali, partecipando un poco dell' una e un poco 
dell'altra, restano per qualche motivo esclusi dall'una 
e dall'altra, perchè in nessuna vi possono stare a 
loro agio, e vengono per conseguenza collocati or 
qua or là, a seconda che uno vi riconosce la preva- 
lenza d' un carattere piuttosto che di un altro. Qiò 



280 FRANCESCO GNECCHI 



proviene da due cause; o che le categorie sono 
male stabilite, o che la scienza non è abbastanza 
studiata. Solo quando una scienza arriva al punto di 
elevarsi dalle cognizioni speciali alle idee generali , 
può determinare con giusto criterio i veri caratteri, 
secondo i quali le categorie si debbono stabilire; e 
la netta divisione di queste e il loro completamento 
camminano sempre di pari passo col progredire della 
scienza stessa ; mentre il numero degli individui , 
che restano vaganti e incerti, va di mano in mano 
scemando fino ad essere completamente annullato ; 
il che rappresenta la perfezione. 

La scienza numismatica, come parecchie altre, 
è ben lontana da questo punto ; e , relativamente 
alla serie romana, uno dei quesiti , che aspetta an- 
cora una soluzione soddisfacente è la classificazione 
della monetazione imperiale di bronzo. Ormai però 
mi sembra che gli studii (e riconosciamone il merito 
principale al Dott. Federico Kenner (0) siano arrivati 
al punto da rischiarare sufficientemente questa ma- 
teria, e possano consigliare a stabilire una prima 
divisione di categorie diversa e più razionale di 
quella che è stata fin qui in vigore. 



II. 



Incominciamo ad esaminare quale sia la divi- 
sione attualmente adottata pel bronzo imperiale, e 
vedremo facilmente come i criterii che la stabilirono 
non siano tali da rispondere scientificamente ai di- 
versi problemi, che si presentano, e quanto per con- 



(1) Vedi il sao articolo Der Rofnische Medaillon nella Numismatische 
Zeitachrift del 1887, e la traduzione in qaesta Rivista nel 1889. 



CLASSIFICAZIONE DEL BRONZO IMPERIALE 281 

segiienza essa riesca, al caso pratico , incompleta e 
insuflSciente.' 

La prima e grande divisione del bronzo imperiale 
venne originariamente stabilita ed è oggi ancora 
mantenuta nelle due categorie delle Monete e dei 
Medaglioni. 

Ed eccoci addirittura davanti ad una categoria 
certa e ad un'altra incerta; o per meglio spiegarmi, 
davanti ad una, di cui si intende bene il significato, 
e ad un' altra, che non ha se non un significato 
molto vago e indeterminato. Che una parte ed anzi 
una grandissima parte del bronzo coniato che ci 
rimane dei romani fosse veramente moneta^ nessuno 
dubita, e si può anche asserire con piena certezza 
che tutti i pezzi collocati in questa categoria erano 
positivamente monete ; quantunque ne rimangano 
sempre alcuni, che non riesce egualmente facile il 
determinare se in questa categoria debbano entrare 
o meno. Ma che poi altri pezzi ci fossero e quali, 
che dalla categoria delle monete dovessero essere 
esclusi, per formarne un' altra a parte, è ciò che 
nessuno potè mai con sicurezza affermare, e che 
quindi diede luogo a tante incertezze, a tanti ten- 
tennamenti. Chi ha potuto mai assicurare che Me- 
daglioni, nel senso che sempre s' è dato a questa 
parola, ossia di medaglie non aventi ufficio di moneta 
e con altro scopo non per anco precisato, siano 
veramente esistiti? E poi qual era il limite preciso 
che segnava la differenza fra codesto medaglione e 
la moneta ? Nessuno l'ha mai segnato con esattezza, 
nessuno ne ha mai dato una definizione precisa, e 
dal non essersi mai bene stabilito il significato della 
parola, vennero le molte dispute che si sono fatte 
sulla cosa , — come del resto avviene in tutte le 
questioni, in cui i termini non furono posti con pre- 
cisione — ; dalla medesima incertezza primitiva 



282 FRANCESCO GNECCHI 



nacquero tutte le successive confusioni, perchè nulla 
di più naturale che andare di errore in errore quando 
si parte da un primo punto sbagliato. 

Vaio la pena di accennare ancora una volta i 
caratteri, ai quali si dovrebbe riconoscere un Meda- 
glione, nel senso volgare della parola, per vedere di 
portare un po' di luce, se non nella questione del- 
l' essenza del medaglione, che ora non ci tocca se 
non indirettamente, e che però in certo modo viene 
illuminata di riflesso, almeno nell'altra più positiva, 
che trattiamo, della classificazione del bronzo im- 
periale. 

Questi caratteri mi pare si possano ridurre a tre: 

I. Mancanza delle lettere S C. 
II. Dimensioni superiori a quelle del gran 
bronzo. 

ni. Arte e rilievo superiori a quelli della 
moneta comune di bronzo. 

Ora, se quest'ultimo requisito si riscontra sempre 
o quasi sempre, gli altri due sono tutt'altro che co- 
stanti. Parecchi pezzi, aventi tutti gli altri caratteri 
del medaglione, hanno pure le lettere S C, e molti 
poi sono quelli che hanno dimensioni inferiori al 
gran bronzo comune, ed eguali o molto simili a 
quelle del medio bronzo, principalmente al tempo 
d'Adriano e d'Antonino Pio. 

Lo stesso Cohen, colla grandissima pratica che 
aveva, e che gli è generalmente riconosciuta, non 
è riuscito a classificare molti pezzi di bronzo e dovette 
più volte ricorrere nella sua Descrizione Generale 
alle frasi dubitative: u Petit Médaillon ou M. 7?., Me- 
daillon ou G. B. n Talora, riconoscendovi più i caratteri 
del Gran Bronzo che quelli del Medaglione, si servì 
della frase incerta e poco precisa: u G. B. frappé 
sur un flan de Médaillon n ed altre volte, vedendo 



CLASSIFICAZIONE DEL BRONZO IMPERIALE 283 



emergere piuttosto i caratteri del Medaglione che 
non quelli del Gran Bronzo comune, disse: u Vrai 
Médaillon malgré les lettres S. C. « 

Sono frasi che a un dipresso si equivalgono e 
tutte vogliono dive che il pezzo in questione rappre- 
senta un problema insoluto. Noto qui per debito di 
giustizia che queste frasi o alcune di esse le ho 
adoperate anch' io nella descrizione di alcune monete 
inedite, — il lettore probabilmente non se ne ricorda, 
ed è mio dovere il rammentarlo; — ma ciò non vuol 
dir altro se non che anch' io ero nell'incertezza e 
probabilmente nell' errore, mentre posteriori rifles- 
sioni mi hanno fatto vedere la cosa sotto un aspetto 
più chiaro. 

Del resto, comunque sia delle frasi impiegate, 
queste dimostrano chiaramente come la vecchia di- 
visione in Monete e Medaglioni sia tutt' altro che 
precisa e ben definita, e come fra queste due cate- 
gorie rimangano sempre alcuni pezzi dubbiosi e 
oscillanti, perchè, partecipanti dei caratteri della 
prima come di quelli della seconda. 



III. 



Abbandonando dunque tale divisione, che ab- 
biamo veduto insufficiente e inadeguata, non resta 
che provarci a partire dall' altra più razionale, cui 
abbiamo accennato. Né certo è una novità tale di- 
visione. Conosciuta già, per quanto non adottata 
anticamente , essa venne recentemente esposta e 
precisata dal Dott. Federico Kenner ; e la novità sta 
solo neir applicarla alla classificazione del bronzo 
imperiale. Trascurando le apparenze esteriori, a cui 
unicamente si informava la vecchia, divisione, la 



2S4 FRANCESCO GNECCHI 



nuova non si cura che del carattere intrinseco, se- 
gnando così la vera storia della monetazione di 
bronzo. 

Si sa come da Augusto in poi, ritenuta la moneta- 
zione dell'oro e dell'argento di diritto imperiale, quella 
del bronzo venisse dichiarata di spettanza del Senato, 
e lo dimostra chiaramente l'immensa maggioranza 
dei Bronzi romani portanti le lettere S • C . (Senatus 
Consulto) sigle dell' Autorità Senatoria. Ciò non toglie 
però che di quando in quando anche l' imperatore 
coniasse moneta di Bronzo e ce lo attestano quelle, 
per quanto poco numerose in confronto alle prime, che 
sono prive delle dette lettere S • C • — Ecco dunque se- 
gnata la prima grande divisione del Bronzo dell'impero 
romano. battuto dal Senato (colle lettere S • C • ) o 
battuto direttamente dall'Imperatore (senza le lettere 
S '.C •) e quindi Monetazione Senatoria e Monetazione 
Imperatoria. Questa prima e grande divisione si inizia 
col principio dell'impero e dura fino a Gallieno, fino 
cioè che dura la monetazione del Senato, separando 
il fiume della monetazione di bronzo romano in due 
grandi canali, uno larghissimo, l'altro assai stretto, 
ma sempre paralleli e sempre assai ben distinti; 
neir uno o nell' altro dei quali vedremo come vadano 
a prender posto tutti i bronzi, siano essi chiamati 
monete o medaglioni ; nel primo quelli coniati per 
ordine del Senato, nel secondo quelli coniati diret- 
tamente per ordine .dell'Imperatore. 



IV. 



E se qui non giova, ricordare particolarmente 
la prima di questa serie troppo nota, come quella 
che rappresenta nella sua quasi totalità la moneta- 



CLASSIFICAZIONE DEL BRONZO IMPERIALE 285 

zione di bronzo romano, non sarà fuori del caso il 
ricordare almeno sommariamente la seconda, sia 
perchè crediamo che uno studio speciale su ciò non 
sia mai stato fatto, sia perchè il medaglione, il quale, 
come vedremo non ne fu che un brillante episodio, 
ha per gran tempo sviata l'attenzione dal resto della 
monetazione imperatoria, la quale, perchè assai poco 
numerosa, venne nel suo principio e fino all'apparire 
del Medaglione confusa colla senatoria. 

La serie delle monete coniate direttamente dal- 
l'imperatore incomincia fino dal principio dell'impero. 
Lo stesso Augusto, che accorda al Senato il diritto 
e la giurisdizione sulla moneta di bronzo, conia 
monete direttamente nei tre moduli (2). Segue Tiberio 
con pochi sesterzi (i soli che portino la sua testa) e 
alcuni dupondii, poi Agrippina con sesterzi, Caligola 
con sesterzi e dupondii, Claudio con pochi dupondii 
e assi. Sotto il regno di Nerone la monetazione impe- 
ratoria di bronzo prende il suo massimo sviluppo e 
relativamente abbondanti sono le sue monete nei 
tre moduli. Di Galba abbiamo sesterzi e dupondii , 
più numerosi i primi che i secondi ; di Vitelli o un 
unico sesterzio. Vespasiano , Tito e Domiziano si 
limitano a coniare qualche raro sesterzio , pochi 
dupondii (di cui uno col rovescio del caduceo fra 
due cornucopie è comune a tutti e tre) ed alcuni 
piccoli bronzi. Nerva non conia moneta propria 
di bronzo. Traiano la riprende in piccolissime pro- 
porzioni, e i suoi sesterzi o gran bronzi, come tutte 
le monete precedenti, non si scostano ancora me- 
nomamente dal tipo senatorio, e da queste non si 
distinguono se non per la mancanza delle lettere 



(2) Conviene però notare come probabilmente latte le monete di 
Angusto senza s.c, gran parte di quelle de' suoi snccessori, Tiberio 
e Caligola e tutte quelle di Claudio, furono battute fuori di Roma. 

37 



286 



FRANCESCO GNECCHl 



S • C • (3), motivo per cui, come s' è accemiato più 
sopra, tale monetazione venne confusa con quella 
del Senato. 

È solamente sotto Adriano che la monetazione 
dell'imperatore si modifica e assume una fisionomia 
speciale. Tale cambiamento però si operò con una 
certa lentezza, e del passaggio una traccia doveva 
rimanere, come rimase di fatti, nella storia monetaria. 
Natura non facit saltus, e il vecchio adagio s'è veri- 
ficato anche in questa circostanza. 

Di Adriano abbiamo parecchi gran bronzi senza 
S • C • di fabbrica e tipo e peso perfettamente identici 
a quelli senatori, bronzi che fanno continuazione a 
quelli di Cah'gola, di Nerone, di Trajano. Il Cohen 
anzi , trovandone a questo regno un numero supe- 
riore a quello dei regni precedenti, si decise a farne 
una serie a parte, segnando quasi una transizione 
tra il Gran bronzo e il Medaglione (Vedi Cohen 
dal N. 566 al N. 576) W. E difatti una vera transi- 
zione si possono considerare, essendo evidente nella 
loro serie il graduale passaggio dall'uno all'altro 
tipo. Crederei anzi che tali pezzi potrebbero con 
molta approssimazione classificarsi cronologicamente, 
a seconda dell'accentuarsi del rilievo e del progredire 



(3) Tre soli sono i bronzi che ci restano di Traiano senza le lettere 
s . e . e che Cohen classifica per Medaglioni ; ma il primo di essi (Coh. 296j 
è dato per tale pel solo motivo che l'esemplare da lui descritto è ornato 
di cerchio ornamentale , mentre ha il tipo e le dimensioni di un gran 
bronzo ordinario. A^li altri due (Coh. 207 e 298) privi di tal cerchio fa 
seguire l'annotazione u Ce médailUm est plutot un grand bronze sana les 
lettres s . e . n il che significa che tutti e tre sono affatto simili ai gran 
bronzi battuti dal Senato. Un quarto, che pare ha la perfetta apparenza 
di un gran bronzo senatorio, venne ultimamente ad arricchire la mia 
collezione, e ne darò a suo tempo la descrizione. . 

(4) Nella II Ediz. del Cohen questi pezzi vengono confusi nella serie 
generale come agli altri regni, sotto l'incerta denominazione: MeéUMglione 
Gran Bronzo, 



CLASSIFICAZIONE DEL BRONZO IMPERIALE 287 

dell'arte. Scostandosi man mano dal tipo comune 
del gran bronzo senatorio, essi si accostano a poco 
a poco a quello del medaglione, finché ne raggiun- 
gono tutta la perfezione. E ciò è naturale e facil- 
mente spiegabile. Siamo al punto culminante del 
potere e della gloria dell'impero, all'apogeo dell'arte, 
e questa è messa al servizio della monetazione im- 
periale. Si aumentano le dimensioni dei pezzi, mo- 
strando una decisa preferenza pei multipli, si coniano 
i medaglioni a due metalli, come si amano e si 
adottano appunto in questo tempo le statue di marmo 
policromo e le incrostazioni a diversi marmi ; si porta 
insomma, come in tutto il resto, la perfezione e la 
magnificenza anche in questo particolare della grande 
vita pubblica di Roma. 

Quantunque però il cambiamento del tipo si 
sia operato sotto il regno d'Adriano, troviamo 
ancora eccezionalmente sotto quello d'Antonino Pio 
qualche esempio di bronzo imperatorio, che conserva 
il vecchio tipo del Senato. Il Cohen non ne conosce 
alcuno, neppure nella seconda edizione, e i due soli 
finora conosciuti videro la luce in questa Rivista. 
Quando descrissi il primo nel 1889 (5) non pensavo 
ancora alla questione, che ci occupa, o non vidi come 
il bronzo descritto vi potesse aver relazione ; perciò, 
seguendo la vecchia divisione, lo classificai sempli- 
cemente come Gr. B., rilevando solo il suo essere ane- 
pigrafo, ossia mancante delle lettere SC. — Quanto 
al secondo (^), rimasi dubbioso come classificarlo; ma 
poi, trovandovi tutti i caratteri esteriori del Gran 
Bronzo, lo collocai in questa categoria, riservandomi 
di ritornare sulla questione. 



(5) Rimata Italiana di Numismatica, Anno II : Appunti di Numis- 
matica Romana, I, N. 8. 

(6) Detta. - Anno IV: Appunti di Numismatica Romana, XXI F, N. 82. 



288 FRANCESCO 6NECCHI 



Il momento di ritornarvi è venuto , e mi pare 
che il problema sia ora sciolto in modo soddisfacente. 
Questi due bronzi vanno a collocarsi nella serie im- 
peratoria, come ultimo esempio del tipo senatorio. 

Levate queste due eccezioni, da Adriano in poi, 
sotto i suoi successori e principalmente sotto Com- 
modo, si seguono i medaglioni più o meno ricchi, arti- 
stici, grandiosi, fregiati di cerchio ornamentale, e la 
moneta dell'Imperatore si stacca completamente e 
per sempre da quella del Senato. 

Ma la trasformazione operata da Adriano e 
mantenuta dai suoi successori nel tipo della mone- 
tazione imperatoria ne cambia forse Tessenza? Non 
mi pare. Tutte le monetazioni subiscono e riflettono 
gli alti e bassi dell'ambiente sociale in cui vengono 
prodotte, e un miglioramento nell' arte , come un 
aumento nel peso della moneta imperatoria, nulla 
tolgono alla continuità di questa serie, la quale va 
considerata nella sua essenza, non già nelle sue ap- 
parenze esteriori. L'apparire dunque dei cosi detti 
medaglioni all' epoca d'Adriano e il loro perpetuarsi, 
trasformandosi a norma dei tempi e più o meno 
seguendo l' andamento della monetazione ordinaria 
senatoria, non è, come più sopra s'è detto, se non un 
episodio nella lunga storia della serie imperatoria. 



V. 



Se però i medaglioni o multipli imperatorii, 
come quelli più appariscenti e più numerosi, fu- 
rono i primi ed anzi i soli, che destarono l' inte- 
resse e lo studio, nel fatto essi non sono che una 
imitazione, migliorata più tardi sotto l'aspetto arti- 
stico, di quelli del Senato; i quali, per quanto a noi 



CLASSIFICAZIONE DEL BRONZO IMPERIALE 289 

consta, possono vantare la priorità, avendo incomin- 
ciato sotto Augusto stesso, mentre, degli altri, il più 
antico che ci rimane appartiene a Caligola. 

Una anomalia avvenne nello studio di ambedue 
le serie, essendosi presa in considerazione una sola 
parte di ciascheduna. Come nella serie imperatoria, 
fermatasi V attenzione ai Medaglioni da Adriano in 
avanti, si trascurò tutto il resto; riguardo alla serie 
senatoria , si studiarono le monete semplici, tra- 
scurando i multipli, sia perchè molto scarsi, sia 
perchè in nulla differenti dalle monete semplici se 
non nel peso. È cosi che questi bronzi, pochi di 
numero, ma non perciò meno importanti, i quali, 
portando le lettere S C, hanno un peso assai supe- 
riore (e di solito rappresentano il doppio sesterzio 
o il doppio dupondio) non trovarono finora una sede 
fissa e non vennero classificati se non vagamente e 
indecisamente, o furono semplicemente accennati 
quali oggetti di curiosità. — Ora sono appunto 
questi pezzi quelli cui accennavamo più sopra, e 
che colla nuova divisione, vanno a collocarsi natu- 
ralmente al loro posto nella serie Senatoria. 

Se si vuole conservare a questi multipli 1' ap- 
pellativo ormai tradizionale di Medaglioni lo si con- 
servi pure; ma si chiamino Medaglioni Senatori ^ e 
si stabilisca per i medesimi una serie TO, come s'è 
fatto per i medaglioni imperatorii, ai quali fanno 
riscontro. 



(7) Vedi Appunto segaente N. XXV, 



290 FRANCESCO GNECCHI 



VI. 



Ricapitolando dunque quanto sopra s'è detto, 
abbandonando la vieta e falsa divisione in Monete 
e Medaglioni^ e, prendendo la cosa da un punto più 
alto e più razionale, si istituisca la prima grande 
divisione fi'a il Bronzo senatorio e il Bronzo im- 
peratorio. Tanto nel primo come nel secondo avremo 
bronzi dei tre moduli ordinari, Gran Bronzo, Medio 
Bronzo e Piccolo Bronzo, rispettivamente equivalenti 
al Sesterzio, al Dupondio e all'Asse, e dei moduli 
superiori o multipli, i quali potranno, volendo, con- 
tinuarsi a chiamare Medaglioni. Nella serie senatoria 
dominerà il numero, la varietà e l'abbondanza dei 
moduli comuni; la sèrie imperatoria invece, cammi- 
nando da principio, per quanto assai meno numerosa, 
parallela ed eguale nella forma all' altra, brillerà 
da Adriano in poi per l'arte e pei moduli pesanti. 
Ma, quello che maggiormente importa, nessuna mo- 
neta resterà esclusa dall'una o dall'altra serie, ciascuna 
moneta invece nell' una o nell' ?tltra troverà il suo 
posto opportuno. 

Nella prima saranno compresi tutti quei bronzi 
che furono fin qui chiamati Gran Bronzi battuti sti 
disco da medaglione, o Medii Bro7%zi battuti su disco 
da Gran Bronzo, purché abbiano le iniziali S C ; nella 
seconda tutti quelli indistintamente che, qualunque 
sia la loro apparenza e il loro modulo, sono privi di 
tali iniziali. — E sarà lecito chiamare perfetta la nuova 
divisione, la quale tutto comprende e nulla esclude. 



XXV. 



IL MEDAGLIONE SENATORIO 



SAGGIO DI UNA PRIMA S K R I E. 



Come corollario di quanto si è esposto nel pre- 
cedente Appunto, segue che in una nuova descrizione 
generale delle monete romane si debba istituire 
la Serie dei Medaglioni Senatoìn^ ossia dei multipli 
delle monete senatoxie, che faccia riscontro a quella 
dei Medaglioni imperiali. — Ma quali sono questi 
multipli? Quando incomincia una moneta a poter 
essere considerata come multiplo? Ecco un problema, 
che in teoria può sembrare molto semplice, ma che 
invece nella pratica offre difficoltà e complicazioni 
non lievi. I bronzi senatori romani, pesati a uno 
a uno, presentano una gradazione indefinita di pesi 
diversi ; e, per citare un solo esempio, avendo pesati 
circa 600 Gtan Bronzi d'Antonino Pio, trovai una 
scala progressiva che dai 16 grammi va fino ai 
grammi 32,50. Pochissimi scendono vicino al peso 
minimo, come pochissimi s'innalzano verso il massimo ; 
ma, oscillando fra questi lontanissimi estremi, il nu- 
mero dei pezzi va sempre aumentando di mano in 
mano che si avvicinano al peso medio, il quale si 
può calcolare a poco meno di 25 grammi e mezzo. 
Il Kenner colla sua teoria eminentemente tedesca 
molto fine ed anzi forse troppo sottile, nella grada- 
zione di tali pesi ha trovato non solo la monetazione 
leggera e la pesante, ma ha stabilito la graduatoria 



292 FRANCESCO GNECCHI 



dei pesi a seconda degli assi e anche dei mezzi assi 
che in tali differenti pesi si possono riscontrare, e 
dà, nel suo articolo sul medaglione Romano, la serio 
dei Gran Bronzi pesanti 5 Assi, 5 1{2 assi, 6 assi, 
7 assi, 7 1[2 assi, 8 assi, eco. Ma se ciò può star bene 
in teoria e riesce ammirabile a ohi lo osserva nelle 
tabelle, quando si viene al lato pratico della questione, 
nasce spontanea la domanda se è ammissibile che 
tante sottili e sottilissime distinzioni si potessero 
fare. Nel commercio comune pare logico ammettere 
che tanto valesse un sesterzio leggero come uno 
pesante, tanto un dupondio leggero come uno pesante, 
che altrimenti sarebbe necessario supporre che gli 
antichi romani dovessero andare costantemente prov- 
visti di una bilancia, il che confina coU'assurdo. Perchè 
infine bisogna considerare che non si tratta dell'oro 
o dell'argento, bensì del bronzo, il quale, durante il 
periodo imperiale, non era più, come alcuni secoli ad- 
dietro, il tipo monetario, vero rappresentante del va- 
lore; ma semplice moneta divisionaria e di valore 
convenzionale, come lo è ai giorni nostri, fatta unica- 
mente pei piccoli saldi e per le spicciole e giornaliere 
contrattazioni. E bisogna anche tener conto della 
relativa imperfezione nella apprestazione dei ton- 
dini per le monete di bronzo, sia che questi venis- 
sero fusi prima d'essere coniati, come generalmente 
si ritiene, sia che venissero tagliati da verghe, come 
certamente in qualche epoca si fece (e lo dimostrerò 
in una prossima memoria). Ammessa però l'irrego- 
larità necessaria dei pesi entro certi limiti, e ammesse 
le differenze anche grandi, che possono esistere e 
tollerarsi fra le monete dello stesso valore, v'hanno 
sempre alcuni pezzi, che decisamente offrono un peso 
fuori del comune, e sono appunto quei pezzi, i quali 
fin qui furono battezzati, in mancanza di una deno- 
minazione più precisa, per u Medii bronzi battuti in 



IL MEDAGLIONE SENATOniO 293 

*^^^^~ ■ fc»^>^— ■»■ ■■»■■ ■■■■ .i^ ■■ M ■ Il — ^^» II^^^^IM ■^——1^^»— I III ^^^1^^—^_^.M ■ n 

disco da Gran Bronzo ri oppure u Gra^i Bronzi battuti 
su disco da Medaglione n Sono quei pozzi che rap- 
presentano un peso e quindi un valore doppio o 
pressoché doppio del comune e sono questi, che 
chiamerei volentieri Medaglioni Senatori, ossia mul- 
tipli delle monete senatorie. — Ve ne sono anche 
alcuni che superano il doppio, ma dal doppio o circa 
da questo limite (data la tolleranza necessaria, come 
s'ebbe ad osservare) partirei per chiamarli Meda- 
glioni. 

Da molto tempo qualcheduno di questi pezzi 
più forti dei comuni esisteva nella mia collezione, 
ora non saprei più dire se acquistato a caso insieme 
ad altri, oppure appositamente come pezzo di qualche 
interesse. Essendomi replicatamente dimandato cosa 
potessero essere, senza potermi dare una spiegazione 
soddisfacente, li conservavo come semplici curiosici 
numismatiche, quali, a dir vero, erano e sono tuttora 
considerati in tutte le altre collezioni, salvo che vi 
stiano completamente ignorati. Una volta finalmente 
mi balenò l'idea che potessero essere multipli o, con 
parola più recente, piéforts , o infine medaglioni del 
Senato, e, riflettendovi, tale idea a poco a poco per me 
diventò certezza. Mi diedi allora attorno per racco- 
glierne una serie ; ma l'impresa non era facile, essendo 
questi pezzi assai più rari dei medaglioni imperatorii. 
Unendo però i miei a quelli di parecchie altre colle- 
zioni pubbliche (Q) e private di cui ho avuto comunica- 



(8) Fra qaeste vi figurano, complebAtnente o qaasi, il Gabinetto di 
Francia, di Vienna, di Berlino e di Milano, e sono felice di rendere pub- 
bliche grazie ai Signori Direttori di questi Musei, che gentilmente mi 
favorirono le chieste informazioni. Sono poi spiacente di non poter darò 
qnelli del Museo di Londra, della cui serie romana non è ancora redatto 
il Cat4ilogo e d' altri musei d' Italia tuttora giacenti in un deplorevole 
abbandono. 

3S 



294 FRANCESCO GNECCHt 



zione, mercè la gentile cooperazione d'alcuni amici W, 
posso offrirne oltre a una settantina, rappresentanti 
trenta nomi diversi, come primo abbozzo di questa 
nuova serie. Essa si verrà a poco poco completando, 
di mano in mano che i raccoglitori vorranno far co- 
noscere quelli da loro posseduti. 

Dai pesi segnati a ciascun pezzo e meglio ancora 
dal prospetto, che precede la descrizione, nel quale, 
allato al peso medio approssimativo del sesterzio e 
del dupondio sotto i diversi imperatori, ho segnato i 
pesi dei pezzi descritti, appare chiaramente come essi 
in generale rappresentino molto approssimativamente 
il doppio della moneta originaria, doppio Dupondio 
o doppio Sesterzio. Alcuni vi arrivano esuberante- 
mente, pochissimi, in via eccezionale, rappresentano 
un multiplo molto superiore al doppio. Questi si 
riscontrano principalmente fra i dupondii, e gli esempi 
più forti li abbiamo nel pezzo di Tiberio (N". 7), che 
rappresenta almeno 6 dupondii, in quello d'Augusto 
(N. 1), che ne rappresenta 5, e nell'altro di Nerone, 
(N. 1 1), che ne rappresenta da 4 a 5. Ma la massima 
parte non arriva che a stento, a rappresentare il 
doppio peso della moneta semplice; fatto che del 
resto non è speciale al caso nostro, ma che si veri- 
fica costantemente in tutte le monetazioni e in tutte* 
le epoche, incominciando dall' asse romano il quale 
non raggiunge mai il peso delle 12 once, che do- 
vrebbe rappresentare. 

Certo che la necessità di appoggiarsi unicamente 
al peso (e qual altro elemento vi potrebbe essere di 
distinzione fra due monete battute cogli identici 
coni?) costituisce il punto nero della questione; 



(9) Ringrazio cordialmente i Sigg. \[. Montaga di Londra, Feaardent, 
Mowat e Quérin di Parigi, Stettiner di Boma, Sambon di Napoli, che mi 
fornirono preziosi dati sui pezzi delle loro collezioni, o d'altre. 



IL MEDAGLIONE SENATORIO 295 

perchè la linea di demarcazione fra un semplice 
sesterzio di peso molto eccedente e uno doppio di 
peso molto calante è talvolta cosi poco avvertibile, 
che le due categorie si intrecciano e si confondono, 
cosicché riesce impossibile dichiarare con sicurezza 
se un pezzo sia semplice oppure doppio. Parecchi 
casi di tal genere mi si sono presentati, e ho perciò 
ricorso a un punto interrogativo per contraddistin- 
guere nella descrizione i pezzi dubbiosi; anzi alcuni 
di questi li ho appositamente riprodotti nelle tavole, 
onde ognuno possa per se stesso giudicare anche 
coll'occhio del pezzo controverso. 

Giova però avvertire che pochissimi di questi 
si incontrano durante l'alto impero (fra quelli da me 
descritti se ne 4;rovano duo soli, uno d'Adriano e 
uno d'Antonino Pio, ambedue appartenenti al Museo 
di Berlino) mentre si fanno assai più abbondanti 
all'avvicinarsi del terzo secolo, all'epoca di Gallieno, 
nella monetazione del quale ognuno sa come si ri- 
scontri una straordinaria anomalia di pesi in tutti i 
metalli e specialmente nel bronzo. 

Per quanto riguarda la parte tecnica, ossia la 
fabbricazione materiale dei Medaglioni Senatori, essa 
non si scosta per nulla da quella dei bronzi comuni. 
Nella quasi totalità, essi sono anzi battuti coi me- 
desimi conii che servivano per Gran Bronzi o per 
Medii Bronzi comuni, e solo eccezionalmente se ne 
trovano alcuni , pei quali furono apprestati conii 
speciali, esempio il Medaglione di Faustina juniore 
descritto al N. 27 e quello di Severo Alessandro, 
al N. 49. 



296 



FRANCESCO GNECCHI 



PROSPETTO DEI PESI. 





Peso Medio 


W a. • »■ ^ 1 


Peso Medio 


Multipli 


^^ tf% n ■ 1 


approtwi- 


Multipli del 


approssima» 


del 


Pillili 


niBtivo 


Sesterzio 


tivo 






del a. B. 




Del M. B 


Dupondio 


Augasto .... 


gr. 28 


gr. 39 


pr.l2 


gr. 69 (da 5) 


Livia 


m • 


• • • • 


> 1?,5 


» 24 


Agrippa .... 


• • 




» 12 


» 27.5. 


Tiberio .... 


• • 




> 12 


» 71 (da 6) 
26,05-19,63 


Agrippina Madre 


» 25 


» ? 






Caligola. . . . 


■ • 




» 12 


» 29-22 


Nerone .... 






> 12 


» 62 (da 4 
o da 6) 


Vespasiano . . . 


» 26 


» 40,6 






Trajano .... 


' » 26 


> 60 


• 




Adriano .... 


» 26 


> 45-29,46 






Domiziano . . . 


> 26,5 


> 78-54-50,5- 
88,726 






Elio 


» 25 


> 83 






Antonino Fio . . 


> 26,5 


» 42,5.33,75- 
30,05 






M. Aurelio . . . 


> 25,5 


» 49,5 


> 12 


^ 21 


Faustina junior e. 


» 25 


> 42-35,5 


» 12 


» 20 


Lucio Vero. . . 


» 25 


y 37 






Commodo . . . 


» 25 


> 36 






Settimio Severo . 


> 25 


» 32,5 






Giulia Domna. . 


> 25 


9 43-42,5 






Caracalla . . . 


y 25 


» 4644-44-48,1 




^%.^^ 






43-36,3-36 


> 11.5 


» 22 


Elagabalo . . . 


* 25 


» 35 






Sev. Alessandro . 


» 20 


» 61.434JG-35,6 










34,6 


» 11.5 


> 24 


Filippo Padre . 


» 19 


> 29,6-29,4 






Filippo Figlio . 


> 19 


> 33,1 






Trebon. Gallo. . 


> i9 


> 27,7 






Trajano Decio . 


. 19 

1 

1 


» 63-6148,7-46 
45-42-41,6- 
41,3-40,138,6- 
37,8-36,6-34,9- 
31,6-31-80,7- 
30-29,4-27,9- 
27,8-25,2 






Etruscilla . . . 


1 » 19 


» 42-40,1-40-39 
-34-aS.6.29 






Valeriano . . . 


> 18 


» 31,3-30,6-28,1 
24-22,6-21 




1 


Gallieno. . . . 


» 18 


» 31-27,7-26,7- 
21,36 




1 


Salonina. . . . 


> 17,5 


> 27,7-25,5 




1 
1 



IL MEDAGLIONE SENATORIO 297 



DESCRIZIONE 

DI UNA PRIMA SERIE DI MEDAGLIONI SeNATORÌ. 



AUGUSTO. 

1. Peso: grammi 59 (da 6 dupondii). 

^ — DIVVS AV&VSTVS PATER 
Testa radiata a sinistra. 

9i — se Aquila colle ali spiegate su di un globo, volta 
a destra. 
Coh. 282. M. B. Gabinetto di Francia, 

Un esemplare simile esisteva anche nella collezione Gréan (Cata- 
logo N. 643). 

2. gr. 39 (doppio sesterzio). 

^^ — OB CIVIS SERVATOS Corona di quercia fra due 
rami d'alloro. 

9/ — C &4LLIVS C F LVPERCVS III VIR AAA F F • Nel 
campo S C 
• Coh. 427. a. B. Gabinetto di Francia. 

Il Gabinetto Montigny possedeva nn esemplare simile. 

LIVIA. 

3. gr. 24 (doppio dupondio). 

^ — IVSTITIA Busto diademato di Livia a destra. 
9 — TI CAESAR DIVI AVO- P M TR P XXII II • Nel 
campo S C (anno 22 d. C). 

Coh. 2. M. B. Gabinetto di Francia. 

AORIPPA. 

4. gr. 27,60 (doppio dupondio). 

/B' — M AGRIPPA L F COS III 

Testa a sinistra colla corona rostrata. 



298 FRANCESCO GNECCHI 



9( — se Nettuno di fronte rivolto a sinistra con un 
delfino e il tridente. (anno 27-12 a. C). 

Coh. 3. M. B. Coli. Qnecchi a Milano. 

(Tav. VI, N. 1). 

Cohen alla descrizione di questo Medio Bronzo d'Agrippa aggiunge 
la nota: Cette médaille frappée sur flan de tnédaillon a paru à la tènie 
Fontana en 1860, Non so se si tratti d^ un altro esemplare o dell'iden- 
tico ora descritto. 

TIBERIO. 

6. gr. 25 (doppio dupondio). 

^^ — TI CAESAR DIVI AV© F AV&VST IMP Vili 

Testa laureata a destra. 

'^ — MODERATIONI S C 

Busto della Clemenza di fronte nel centro di uno scudo. 

Airintorno una corona d'alloro. (anno 21 d. C.) 

Coh. 24. M. B. Coli. Gnecchi a Milano. 

Nel Catalogo Hedervar si dà la descrizione e il disegno d'un meda- 
glione con questo rovescio e con una variante nella leggenda del dritto 
(TI CAESAR DIVI AVO F AVGVSTVs). Mi pare lecito supporre che si tratti 
semplicemente di un pezzo battuto su disco superiore al comune, ossia 
di un doppio dupondio. 

Quanto alla varietà della leggenda è assai probabile che sia un 
errore, e non sono rare simili inesattezze in quel catalogo. 

Nel Catalogo della Collezione Campana venduta a Londra nel 1846 
figura anche un bronzo di Tiberio col rovescio clembntiab coniato su 
disco superiore al comune. 

6. gr. 19,63 (doppio dupondio). 

^^ — TI CAESAR DIVI AV& F AV&VST IMP Vili 

Testa laureata a sinistra. 

?/ PONTIF MAX TRIBVN POTEST XXXIIX 

Nel campo S C (anno 36 d. C.) 

Coh. 28 M. B. Gabinetto di Francia. 

7. gr. 71 (da 6 dupondii). 

iiy - TI CAESAR DIVI AVG F AVGVST IMP Vili 

Testa laureata a sinistra. 



IL MEDAGLIONE SENATORIO 299 



?/ — PONTIF MAXIM TRIBVN POTEST XXXVII 

Caduceo alato fra le lettere S C (Anno 36 d. C.) 

Coh. 31. M. B. Coli. Gnecchi a Milano. 

(Tav. VI, N. 3). 

8. gr, 26, 06 (doppio dupondio) 

^^ — TI CAESAR DIVI AV& F AVGVST IMP Vili 

Testa nuda a sinistra. 

^ — PONTIF MAXIM TRFBVN POTEST XXXVII 

Nel campo S C- (anno 36 d. C.) 

Coh. 32. M, B. Gabinetto di Francia. 

AGRIPPINA MADRE. 

9. gr. ? (doppio sesterzio?). 

/B' — AGRIPPINA M F MAT C CAESARIS AVGVSTI 

Busto a destra. 

T^ — S P Q R MEMORIAE AGRIPPINAE 

Carpento tirato da due mule a sinistra. 
Coh. 1. G. B. Coli, già Blacas. 

Qaesto pezzo esistenfce già nella Collezione del Daca di Blacas è 
ora passato al Museo Britannico. Qaantanqne me ne manchi il peso, 
stando alla dicitura del Cohen (frappé sur flan de médaillon) mi pare 
lecito giadicarlo nn doppio sesterzio. 

CALIGOLA. 

10. gr. 22,29 (doppio dupondio). 

^ — C CAESAR DIVI AVG PRON AVG P M TR P IMI 

P P Testa nuda a sinistra. 

9» — VESTA S C Vesta velata seduta a sinistra con 
una patera e un'asta. (anno 40 d. C.) 

Coh. 27 M. B. Coli. Montagu a Londra. 

NERONE. 

11. gr. 62 (da 4 o da 6 dupondii). 

^' — NERO CLAVD CAESAR AVG GER P M TR P IMP P P 

Testa laureata a destra. Sotto, un globo. 



300 FRANCESCO GNECCHI 



?( — SECVRITAS AVGVSTI S C 

La Sicurezza seduta a destra davanti a un' ara accesa, 
presso cui una torcia infiammata. Tiene un' asta 
nella sinistra, sostenendosi il capo colla destra, il cui 
gomito è appoggiato alla sedia. AU'esergo II. 
Coh. 266 var. (per l'esergo) M. B. Gabinetto di Fraocia. 

La sigla II alTesergo dimostra come veramente per coniare questo 
multiplo si sia adoperato il conio del dapondio. 

VESPASIANO. 

12. gr. 40,60 (doppio sesterzio). 

^ — IMP CAES VESPAS AV& P M TR P P P COS llll 

Testa laureata a destra. 
]^ — se Vespasiano in una quadriga a destra collo 
scettro e un ramo. (anno 71 d. C.) 

Coh. 434. G. B. Gabinetto di Francia. 

DOMIZIANO. 

13. gr. 78 (da tre sesterzi). 

ÌB" — CAES DIVI AVG VESP F DOMITIAN COS VII 

Testa laureata a destra. (Marca del Museo Estense). 
T^ — se Pallade a destra armata di scudo, in atto 
di lanciare un giavellotto, (anno 80 o 81 d. C.) 
Coh. 430 G. B. Gabinetto di Brera. 

(Tav. VI, N. 2). 

NB. Questo bronzo è cerchiato. 

14. gr. 60,60 (doppio sesterzio). 

^ — IMP CAES DOMITIAN AV& &ERM COS XI 

Busto laureato a destra coll'egida (marca del Museo 
Estense). 
5* — se Vittoria a destra col piede su di un elmo, 
in atto di scrivere DE GERM su di uno scudo attac- 
cato ad un trofeo formato d*armi germaniche. Ap- 
piedi del trofeo la Germania piangente seduta su di 
uno scudo (anno 86 d. C.) 
Coh. 463. G, B. Gabinetto di Brera. 



IL MEDAGLIONE SENATORIO SOI 



15. gr. 38,725 (doppio sesterzio). 

^. — CAES DIVI AV& VESP F DOMITIAN COS • VII 

Testa laureata a destra. 

9'- — S C La Speranza a sinistra, (anno 80 o 81 d. C). 
Coh. 424. G. B. Museo di Napoli. 

16. gr. 54 (doppio sesterzio). 

^ — IMP CAES DOMIT AV& &ERM COS XII CENS PER 

P P Testa laureata a destra coll'egida. 
^ — se Domiziano al galoppo a destra con uno scudo 
germanico, in atto di colpire colla lancia un Germano, 
che cade difendendosi collo scudo (anno 86 a. C). 
Coh. 473, var. (per l'egida) G. B. Coli. Gnecchi a Milano. 

(Tav. VI, N. 5). 

TRAIANO. 

17. gr. 50 (doppio sesterzio). 

:& — IMP CAES NERVAE TRAIANO AVG &ER DAC P M 

TR P COS V P P Testa laureata a destra. 
9I — ALIM ITAL (airesergo) S P Q R OPTIMO PRINCIPI 

(in giro) S C Traiano seduto a sinistra su di una 
sedia curule, con uno scettro sormontato da un'aquila, 
stende la mano a una donna diademata, che gli sta 
dinanzi con un bambino in collo e un altro per mano. 

(anno 104-110 d, C). 
Coh. 303, var. G. B. Coli. Gnecchi a Milano. 

Posseggo nella mia collezione un altro esemplare simile, battuto 
su disco comune di Gran Bronzo, ma ridotto al peso di 50 gr. 
mediante un cerchio ornamentale, che vi si vede applicato anti- 
camente. 

18. gr. ? (doppio sesterzio ?) 

^ — IMP NERVA CAES TRAIAN AV© GERM P M Busto 
laureato a destra, col paludamento sulla spalla si- 
nistra. 

9» — TR POT COS II S • C • Roma Nicefora seduta a si- 
nistra su di una corazza, il piede destro su di un 

39 



302 FRANCESCO GNECCHI 



elmo, la sinistra sul parazonio. Dietro a lei due scudi 
oblunghi e uno rotondo. (anno 98 d. C-). 

già Coli. Tyszkiewicz a Parigi. 

NB. Questo bronzo, sconosciuto a Cohen, viene pubblicato nella 
seconda Edizione (N. 615) e dato come medaglione. Il modale è 
segnato come il N. 10 della scala di Mionnet e corrisponde quindi 
precisamente a quello del gran bronzo. La collezione del Conte 
Tyszkiewicz, a cui apparteneva, fu venduta dieci anni sono, e non 
mi fu possibile rintracciare ove il pezzo descritto oggi si trovi. 
Ma dalle dimensioni e dalle lettere S C mi pare lecito argomentare 
che si tratta precisamente d^un medaglione senatorio e assai pro- 
babilmente d'un doppio sesterzio. 



ADRIANO. 

19. gr. 29.46 (doppio sesterzio?) 

iiy — IMP CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AV& Busto 
laureato a destra. 

9 — LIBERTAS RESTITVTA (all'esergo) PONT MAX TR 

FOT COS III (in giro) S C. Adriano seduto su di un 
palco a sinistra tende la mano a una donna, che sta 
appiedi del palco e che gli presenta un bambino, 
che ha in collo, e un altro che tiene per mano. 
Coh. 965, var. (come l'esemplare citato della Collezione 
Gonzales) G. B. Gabinetto di Berlino. 

(Tav. VI, N. 4). 

20. gr.? (doppio sesterzio?) 

^^ — IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AV& 

Busto laureato a sinistra col paludamento e la corazza. 

9/ — P M TR P COS III S C 

Troia a destra in atto d'allattare i suoi piccoli ; dietro, 
il fico Biuminale. 
Coh. 650. Med. Museo Britannico. 

NB. Cohen descrive questo Bronzo fra i medaglioni, aggiungen- 
dovi la nota : Vrai inédaillon tìtalgré les lettres s e. E evidente che 
si tratta di un Medaglione Senatorio e lo registro volontieri, 
anche non conoscendone il peso perchè il nome d* Adriano non 
ò d'altronde rappresentato in questa serie che pel bronzo pre- 
cedente, il cui peso lascia dubbio se veramente sia da consi- 
derarsi come un doppio sesterzio. 



IL MKDAGLIONE SENATORIO 803 



ELIO. 

21. gr. 33 (doppio sesterzio). 

iiy — L AELIVS CAESAR. Basto nudo a sinistra col 

paludamento. 
9/ — PANNONIA (nel campo) TR POT COS II (alUingiro) 
S C« — I^a Pannonia turrita di fronte rivolta a si- 
nistra. Tiene colla destra un Vessillo e si solleva la 
veste colla sinistra. 
Coh. 40 G. B. Medagliere Fiorentino. 

IL Cohen, descrivendo un esemplare di questo bronzo appartenente 
al Museo Britannico, aggiunge: fabrique de Médaiìlon, 

ANTONINO PIO. 

22. gr. 30.05 (doppio sesterzio) ? 

^ — DI WS ANTONINVS Testa nuda a destra. 
^ — CONSECRATIO S C Rogo a quattro piani, sul 
quale Antonino in quadriga. 
Coh. 617. G. B. Gabinetto di Berlino. 

(Tav. VI, N. G). 

23. gr. 33.76 (doppio sesterzio). 

^' — ANTONINVS AV© PIVS P P TR COS III Testa lau- 
reata a destra. 

9^ — LIBERALITAS AVO II (leggenda poco visibile) S C 

Antonino seduto sa di un palco a sinistiu e davanti . 

a lui la Liberalità con una tessera e una cornucopia. 

Al basso un uomo che tende le mani. 

(anno 14ai43 d. C.) 

Coh. 660. G. B. Gabinetto di Berlino. 

24. gr. 42.60 (doppio sesterzio). 

^ — IMP CAES T AEL HADR ANTONINVS AVG PIVS P P 

Testa laureata a destra. 

91 — TR POT XV COS IMI S C Antonino a cavallo a 
sinistra colla destra alzata e col parazonio. 

(anno 162 d. C). 
Coh. 916. G. B. Gabinetto di Francia. 



304 FRANCESCO CHECCHI 



M. AURELIO. 

25. gr. 49.50 (doppio sesterzio). 

i& — ÀVRELIVS CÀESAR AVG PII F Busto nudo a destra 
col paludamento. 

^ — TR POT XV (in giro) COS III (all'esergo) S C 
M. Aurelio in quadriga lenta a sinistra con uno 
scettro terminato da un'aquila, (anno 161 d. C.) 
Coh. 714, G. B. Coli. Gnecchi a Milano. 

Un esemplare simile a questo esisteva nella collezione Blacas, e 
si troverà quindi presentemente ai Museo Britannico. 

26. gr. 21 (doppio dupondio). 

^ — M AVREL ANTONINVS AVG Testa laureata a destra. 
9^ — TR P XXXIIII IMP X COS IH P P S C La lupa coi 
gemelli a destra in una grotta, (anno 180 d. C.) 
Coh. 782. M. B. Coli. A. Guérin a Parigi. 

FAUSTINA FIGLIA. 

27. gr. 36.50 (doppio sesterzio). 

^ — FAVSTINA AVG ANTONINI AVG PII F Busto a destra. 
I^ — se (all'esergo). Tempio rotondo a quattro colonne, 
davanti al quale tre uomini e tre Vestali, accompa- 
gnate da un fanciullo, sacrificanti su di un tripode. 
Coh. 101.' Med. Gabinetto di Brera e di Francia. 

(Tav. VII, N. 1.) 

NB. Il Cohen, descrivendo questo bronzo, lo colloca fra i meda- 
glioni e aggiunge in nota Vrai médaillon malgré les lettres s e. 
Certamente è un vero medaglione ; ma non nel senso che l'inten- 
deva Cohen, bensì nel senso di medaglione Senatorio. Ad ogni 
modo bisogna notare come questo sia uno dei pochi medaglioni 
senatori, che si scostano dal comune tipo del gran bronzo 
assumendo Paspetto veramente di medaglione, e questa fu la 
ragione che indusse Cohen a collocarlo e classificarlo come 
sopra SI disse. 

28. gr. 42 (doppio sesterzio). 

,!->' — FAVSTINA AVGVSTA Testa a destra. 



IL MEDAGLIONE SENATORIO 305 



9 — DIANZI LVCIF S C. Diana a sinistra con una torcia 
accesa, che tiene colle due mani. 
Coh. 164. G. B. -Coli. Gnocchi a Milano. 

(Tav. VII, N. 2). 

29. gr. 20 (doppio dupondio). 

^ — FAVSTINÀ AVGVSTA. Busto a destra. 

5^ — VENERI VICTRICI S C- Venere seminuda a destra 
trattiene Marte ignudo e galeato, armato di scudo e 
di parazonio. 
Coh. 226. M. B. Coli. Gnecchi a Milano. 



LUCIO VERO. 

30. gr. 37,00 (doppio sesterzio). 

/B' — L AVREL VERVS AVG ARMENIACVS 

Busto laureato a destra. 

:^ TR P llll IMP II CCS II S C 

Vittoria a destra, che scrive VIC AVG su di uno scudo 
attaccato a un palmizio. (anno 164 d. 0.) 

Coh. 217. G. B. Coli. Gnecchi a Milano. 

GOMMODO. 

31. gr. 36.20 (doppio sesterzio). 

^' — M COMMODVS ANTONINVS AVG PIVS 

Testa laureata a destra. 

9? — TR P Vili IMP VI CCS IMI P P S C 

Vittoria, che cammina a destra, tenendo un trofeo 
colle due mani (anno 183 d. C.) 
Coh. 810 G. B. Gabinetto di Vienna. 

SETTIMIO SEVERO. 

32. gr. 32,60 (doppio sesterzio?) 

^ — \. SEPTIMIVS SEVERVS PIVS AVG 

Busto laureato a destra col paludamento. 



306 FRANCESCO GNECCHl 



9 - VICTORIAE AVG& S C 

Vittoria in biga veloce a destra. 
Ined. dopo Coh. 6i7. Coli. Ercole Gnecchi a Milano. 

Ho descritto questo bronzo nella illustrazione delle inedite della 
Coli. Ercole Gnecchi data nel I fascicolo della Rivista in questo mede- 
simo anno 1892 (N. 25) , avvertendone fino d'allora il grande diametro 
(mi 1. 35) e il peso eccezionale, che me lo faceva ritenere equivalente a 
un doppio sesterzio, prendendo come base il peso minimo dei G. Bronzi 
di Settimio Severo, o a un sesterzio e mezzo, calcolandone il peso medio. 

GIULIA DOMNA. 

33. gr. 43 (doppio sesterzio). 

^ IVLIA PIA FELIX AVG. Busto diademato a destra 

(marca del Museo Estense). 
9> — VESTA S C. Quattro Vestali accompagnate da 
due ragazzi sacrificanti sopra un'ara accesa davanti 
a un tempio a quattro colonne e a cupola rotonda, 
neir interno del quale ai vede la statua di Vesta 
seduta. In alto una statua. 
Coh. 205 G. B. Gabinetto di Brera. 

(Tav. VII, N. 3). 

34. gr. 42,60 (doppio sesterzio). 

?y — IVLIA AVGVSTA. Busto a destra. 
9> — VESTA MATER S C- Sei Vestali sacrificanti sopra 
di un'ara accesa, davanti a un tempio, come nel pre- 
cedente: (a due metalli). 
Coh. 208. G. B. Gabinetto di Brera. 

(Tav. VII, N. 4). 

CARAGALLA. 

36. gr. 46 (doppio sesterzio). 

^' — M AVREL ANTONINVS PIVS AVG BRIT- 

Busto laureato a destra col paludamento e la corazza. 

9^ — P M TR P XVI COS IMI P P S C 

Serapide a sinistra col sistro in testa, colla destra 
alzata e uno scettro trasversale, (anno 213 d. C.) 
Inedito dopo Coh. 431. Coli. Gnecchi a Milano. 

(Tav. VII, N. 5). 



IL MEDAGLIONE SANATORIO 307 



36. gr- 43,10 (doppio sesterzio). 

ly — M AVREL ANTONINVS PIVS AVG BRIT 

Tesfca laureata a destra. 

9 — P M TR P XVI IMP II COS INI P P S C 

Caracalla in quadriga lenta a destra con uno scettro, 
coronato dalla Vittoria, che gli sta dietro. 

(anno 213 d. C). 
Coh. 436. G. B. Gabinetto di Vienna. 



37. gr. 44 (doppio sesterzio). 

B' - M AVR ANTONINVS PIVS FELIX AVG- 

Busto laureato a destra col paludame)ito. 

9' — P M TR P XVII IMP III COS INI P P S C 

Caracalla su di un palco collocato a sinistra e scor- 
tato da due personaggi tiene allocuzione a tre soldati. 

(anno 214 d. C.) 
Coh. 455. G. B. Coli. Gnecchi a Milano. 

(Tav. VII N. 6). 

38. gr. 44 (doppio sesterzio). 

ÌB" — M AVREL ANTONINVS PIVS AVG GERM. 

Busto laureato a destra col paludamento e la corazza. 

!>' — P M TR P XVIII IMP III COS INI P P S C 

Esculapio di fronte rivolto a sinistra, con un bastone, 
intorno al quale è attorcigliato il serpente. A sinistra 
Telesforo avviluppato nel mantello; a destra un globo. 

(anno 215 d. C.) 
Coh. 464. G. B. Gabinetto di Francia. 

39. gr. 36 (doppio sesterzio). 

^ — M AVR ANTONINVS PIVS AVG GERM MAX Busto 
laureato a destra col paludamento e la corazza. 

9' — P M TR P XVIII IMP Ili COS llll P P S C Caracalla 
al galoppo a destra calpestando un nemico. 

(anno 215 d. C). 
Coh. 473. G. B. Gabinetto di Brera. 



308 FRANCESCO GNECCHI 



40. gr. 43 (doppio sesterzio). 

/B' — M AVREL ANTONINVS PIVS AVG Testa imberbe e 

laureata a destra coll'egida. 
^ — PONTI F TR P X COS II S C Trireme diretta a 
sinistra con sette rematori, un pilota e un comandante 

(anno 207 d. C). 
Coh. 604. G. B. Coli. Gnecchi a Milano. 

(Tav. Vin, N. 1). 

41. gr. 22 (doppio dupondio). 

^^ — M AVR ANTONINVS CAES Busto giovanile e pa- 
ludato a destra. Testa nuda. 
9I — SEVERI AVG PII FIL S. C. Istromenti da saerifizio. 
Coh. 663. M. B. Coli. R. Mowat a Parigi. 

42. gr. 36,30 (doppio sesterzio). 

^' — M AVREL ANTONINVS PIVS AVG Busto laureato 
a destra col paludamento. 

9f — VIRTVS AVGVSTOR S C Roma seduta a sinistra 
e appoggiata a uno scudo con una Vittoria e il pa- 
razonio. (anno 211 d. C). 

Coli. 684, G. B. var. Gabinetto di Berlino. 

ELAGABALG. 

43. gr. 30,60 (doppio sesterzio). 

^ — IMP CAES M AVR ANTONINVS PIVS AVG Busto 

laureato a destra col paludamento e la corazza. 
■^ — FIDES EXERCITVS S C La Fede militare seduta 
a sinistra con un'aquila e un'insegna. Davanti a lei 
un'altra insegna. 
Coh. 162 (Cohen però non dà la leggenda del dritto) G-. B. 

Coli. A. Guérin a Parigi. 

Un esemplare simile è al gabinetto di Francia, dato da Mionnet 
per medaglione (Vedi Nota del Cohen a pag. 5B4 del Voi. ITI). 

SEVERO ALESSANDRO. 

44. gr. 36 (doppio sesterzio). 

/B' — IMP SEV ALEXANDER AVG Busto laureato a destra. 



IL MEDAGLIONE SENATORIO 309 



91 — LIBERÀLITAS AVGVSTI llll S C Congiario (anno 228 
circa d. C). 
Coh. 286. G. B. Gabinetto di Francia. 

45. gr. 51 (doppio sesterzio). 

^ — IMP SEV ALEXANDER AVG Busto laureato a destra. 

9^ — P M TR P Vili COS III P P S C Alessandro in 
quadriga lenta a destra con uno scettro terminato da 
un'aquila. (anno 229 d. 0.). 

Coh. 368. G. B. Gabinetto di Francia. 

46. gr. 34.60 (doppio sesterzio). 

/B' — IMP SEV ALEXANDER PIVS AVG Busto laureato 

a destra. 
9I — P M TR P X COS III P P S C II Sole radiato a 

sinistra colla destra alzata e con un globo (anno 231 

d. C). 
Coh. 378. G. B. Gabinetto di Vienna. 

47. gr. 24 (doppio dupondio). 

,B' — IMP CAES M AVR SEV ALEXANDER AVG Busto 
laureato a destra col paludamento. 

9' — PONT MAX TR P III COS P P S C La Felicità (?) 
seduta a sinistra col palladio e uno scettro sormon- 
tato da un'aquila. (anno 224 d. C). 
Inedito dopo Coh. 413. M. B. Coli. Gnecchi a Milano. 

48. gr. 35,50 (doppio sesterzio). 

i& — IMP CAES M AVR SEV ALEXANDER AVG Busto 

laureato e paludato a destra. 
!>' — PONTIF MAX TR P V COS II P P S C Le Terme. 

(anno 226 d. C). 
Coh. 418. G. B. Gabinetto di Vienna. 

49. gr. 43 (doppio sesterzio). 

iy — IMP SEV ALEXANDER AVG Busto laureato e co- 
razzato a destra col paludamento sulla spalla. 

40 



310 FKANCESCO GNECCHI 



V^ — PROFECTIO AVGVSTI S C Alessandro a cavallo 
a destra, preceduto dalla Vittoria (anno 231 d. C). 
Coli. 424, var. (per la corazza) G. B. 

Coli. Gneccbi a Milano. 
(Tav. Vin, N. 2). 

NB. Dopo il medaglione senatorio di Faustina, descritto al nu- 
mero 27, questo è il secondo, per cui mi pare non si sia adope- 
rato il conio del gran bronzo, ma si sia ricorso a nn conio 
speciale sia pel dritto che pel rovescio. Il busto di Severo Ales- 
sandro sui grandi bronzi, quantunque lo si trovi molte volto col 
paludamento e talvolta anche con la corazza, non è mai cosi svi- 
luppato come nel doppio sesterzio descritto, in cui appare quasi 
a mezza figura. Anche il rovescio presenta un rilievo superiore 
a quello del comune gran bronzo. 

GORDIANO PIO. 

50. gr. 41,60 (doppio sesterzio). 

.ly — IMP GORDIANVS PIVS FELIX AVG Basto laureato 

a destra. 
,iy — ADLOCVTIO AVGVSTI S C Gordiano su di un palco 
collocato a sinistra in atto d'arringare tre soldati. 
Coh. 211. G. B. Gabinetto di Brera. 

(Tav. Vili, N. 3). 

51. gr. 39 (doppio sesterzio). 

(fy — IMP CAES M ANT GORDIANVS AVG Busto lau- 
reato a destra. 

1^ — CONCORDIA AVG S C La Concordia seduta a si- 
nistra con una patera e una doppia cornucopia. 
Coh. 222. G. B. Gabinetto di Brera. 

52. gr. 31,70 (doppio sesterzio). 

B" — IMP CAES M ANT GORDIANVS AVG Busto lau- 
reato a destra col paludamento. 
^ — FIDES MILITVM S C La Fede militare a sinistra 
con un'insegna e uno scettro obliquo. 
Coh. 231. G. B. Gabinetto di Vienna. 

NB. Un bronzo simile a questo è disegnato nel Catalogo del Museo 
Albani e presentato quale medaglione. Probabilmente, come 



IL MEDAGLIONI*: SENATORIO 311 



osserva il Cohen, non si tratta che di un doppio sesterzio, simile 
a quello ora descritto, a cui furono levate le lettere s e. (Vedi 
Coh. N. 182). 

63. gr. 29,60 (frusto) (doppio sesterzio). 

;fy — IMP GORDIANVS PIVS PEL ÀVG 

Busto laureato a destra. 

^ — lOVI STATORI S C 

Giove ignudo di fronte, volto a destra con uno 
scettro e i fulmini. 

Coh. 240. G. B. Gabinetto di Brera. 

64. gr. 35,60 (doppio sesterzio). 

^' — IMP GORDIÀNVS PIVS FEL AVG. 

Busto laureato a destra col paludamento. 

1^ — P M TR P IMI COS II P P S C 

Gordiano in abito militare a destra con uno scettro 
trasversale e un globo (anno 241 d. C). 
Coh. 293. G. B. Coli. Gnocchi a Milano. 

FILIPPO PADRE. 

65. gr. 29,40 (doppio sesterzio). 

B' - IMP M IVL PHILIPPVS AVG. 

Busto laureato a destra col paludamento. 

1> — ANNONA AV(t& S C L* Abbondanza a sinistra con 
tre spighe e una cornucopia. Ai suoi piedi il modio 
pieno di spighe, 
(^oh. N. 131 var. G. B. Gabinetto di Vienna. 

66. gr. 29,60 (doppio sesterzio). 

^^ — IMP M IVL PHILIPPVS AVG 

Busto laureato a sinistra col paludamento. 

5/ — LAET FVNDATA S C- L'Allegrezza a sinistra con 
una patera e un timone. 
Inedito, simile a Coh. 163. G. B. 

Coli. Stettiner a Roma. 



312 



FRANCESCO GNECCHI 



FILIPPO FIGLIO. 

67. gr. 33,10 (doppio sesterzio). 

^ly — M IVL PHILIPPVS CÀES 

Busto a destra col paludamento, testa nuda. 

9' — PRINCIPI IVVENT S C 

Filippo in abito militare, che cammina a destra con 
un'asta e un globo. 
Coh. 66. G. B. Gabinetto di Vienna. 

TRAIANO DECIO. 

58. gr. 61 48,7 46 45 42 41,5 41,3 38,6 37,8 35,6 34,9 31,6 

31 29,4 25,2 (Sesterzio doppio, triplo, quadruplo, ecc.). 

^B' — IMP C M Q TRAIÀNVS DECIVS ÀVG. Busto laureato 
a destra colla corazza, oppure col paludamento e la 
corazza, talvolta visto per di dietro. 

^ — FELICITAS SAECVLI S C- La Felicità a sinistra 
con un lungo caduceo e una cornucopia. 
Coh. 57. Med. In tutte le collezioni. 

59. gr. 27,90. (doppio sesterzio) 

,1^ - IMP C M Q TRAIÀNVS DECIVS AVG (o MES?) 

Busto laureato e corazzato a destra. 

T^ — LIBERALITAS AVG S C Traiano Decio e Erennio 
seduti su di un palco a sinistra. Davanti, la Libe- 
ralità, con una tessera e una cornucopia , e un cit- 
tadino, che sale il palco. 
Coh. 69. Med. Gabinetto di Vienna. 

60. gr. 27,80 (doppio sesterzio). 

^ - IMP CAES C MESS Q DECIO TRAI AVG 

Busto laureato a destra col paludamento. 
9^ — PAX AVGVSTI S C. La Pace a sinistra con un 
ramo d'ulivo e uno scettro trasversale. 
Coh. 100 G. B. Gabinetto di Vienna. 

61. gr. 63 40,10 30,70 30. (Sesterzio doppio, triplo, qua- 

druplo, ecc.). 

^^ - IMP C Q TRAIÀNVS DECIVS AVG Busto radiato 
e corazzato a destra. 



IL MEDAGLIONE SENATORIO 313 

9» — VICTORIA AVG S C Vittoria corrente a sinistra 
con una corona e una palma. 

Coli. Brera, Vienna, Gnecchi, ecc. 
Coh. 61. Med. Tav. Vili, N. 5. 

ETRUSCILLA. 

62. gr. 42 40,10 40 39 34 33,B 29. (Sesterzio doppio, triplo, 

quadruplo, ecc.). 

ÌB' - HERENNIA ETRVSCILLA AVG. 

Busto diademato a destra colla mezzaluna. 
5^ — PVDICITIA AV& S C La Pudicizia seduta a sinistra 
in atto di coprirsi la faccia col velo e con un scettro. 
Coh. 18 Med. Coli. Brera, Vienna, Gnecchi, ecc. 

Il medaglione senatorio di Traiano Decio col rovescio feligitas 
SAECVLI è il più comune di tutti, e si trova in tutte le collezioni. Seguono 
poi, in ordine di rarità, V altro dello stesso Trajano Decio col rovescio 
VICTORIA AVO e quello di Etruscilla col rovescio pvdicitia avo, i quali 
pure si trovano assai frequentemente; cosicché, mentre molti altri d'altri 
imperatori, per essere rarissimi, quantunque di peso equivalenti a questi, 
^^'^Sgi^oi'o all'attenzione degli studiosi e furono considerati quali pezzi 
eccezionali , questi di Traiano Decio e d' Etruscilla sono generalmente 
conosciuti e furono anzi sempre classificati col nome di Medaglioni, mal- 
grado le lettere s e. Anche Cohen li dà come tali, come dà qu.eIlo col 
rovescio libbralitas avo del Gabinetto di Vienna; e non saprei vera- 
mente perchè non abbia usato lo stesso trattamento all'altro col rovescio 
PAX AVovsTi pure del Gabinetto di Vienna. Ciò fa vedere una volta di 
più la confusione che dominava nella classificazione di questi pezzi. 

TREBONIANO GALLO. 

63. gr. 27,70 (doppio sesterzio). 

^ — IMP CAES C VIBIVS TREBONIANVS &ALLVS ÀVG 

Basto laureato a destra col paludamento. 

9^ — IVNONI MARTIALI S C- Tempio rotondo a quattro 
colonne; in mezzo la statua di Giunone assisa di 
fronte. 
Coh. 96. G-. B. Gabinetto di Vienna. 

VALERIANG. 

64. gr. 21. (doppio sesterzio?) 

^' — IMP C P LIC VALERIANVS AVG Busto laureato a 
destra col paludamento e la corazza. 



314 FRANCESCO GNECCHI 



'^ — CONCORDIA EXERCIT S C La Concordia a sini- 
stra con una patera e una doppia cornucopia. 
Coh. 184. var. G. B. Gabinetto di Berlino. 

65. gr. 30.60. (doppio sesterzio). 

/B' — IMP C P LIC VALERIANVS P F AVG Basto laureato 
e corazzato a destra. 

91 — ORIENS AVGG S C H Sole radiato a sinistra 
colla destra alzata e col flagello. 
Coh. 201. var. G. B. Gabinetto di Vienna. 

66. gr. 31.30. (doppio sesterzio). 

^' — IMP C P LIC VALERIANVS P F AVG Busto laureato 
a destra col paludamento. 

1^ — VICTORIA AVGG S C Vittoria a sinistra con una 
corona e una palma. 
Coh. 213. G. B. Gabinetto di Vienna. 

67. gr. 22.60. (doppio sesterzio?). 

f^ — IMP C P LIC VALERIANVS AV& Busto laureato a 
destra. 

T^ — VICTORIA AVGG S C Vittoria a sinistra con una 
corona e una palma. 
Coh. 214. G. B. Gabinetto di Brera. 

68. gr. 28.10. (doppio sesterzio?). 

?^ - m? C ? LIC VALERIANVS AVG Busto laureato e 
corazzato a destra. 

9^ — VICTORIA AVG-G- S C. Vittoria a sinistra appog- 
giata allo scudo e con una palma. 
Coh. 216. G. B. Gabinetto di Vienna. 

69. gr. 24. (doppio sesterzio?) 

^ — IMP C P LIC VALERIANVS P F AVG Bust*) laureato 
e corazzato a destra. 



IL MEDAGLIONE SENATORIO 315 



O 



9 "~ VICTORIA GERM S C Vittoria a sinistra con una 
corona e una palma. Ai suoi piedi un Germano se- 
duto, colle mani legate dietro il dorso. 
Inedito (simile al M. B. Coh. 221). G. B. 

Coli. Gnecchi a Milano. 
(Tav. Vili, N. 4). 

GALLIENO. 

70. gr. 21.35. (doppio sesterzio ?). 

^' — IMP C P LIC GALLIENVS AVG 

Busto laureato e corazzato a destra. 

9 — FIDES MILITVM S C 

La Fede militare a sinistra con due insegne. 

Coh. 759 G. B. var. Gabiaetto dì Berlino. 

(Tav. Vni, N. 6). 

71. gr. 27.70. (doppio sesterzio). 

/B" - IMP C P LIC GALLIENVS P F AV(t 

Busto laureato e corazzato a destra. 

9' - FIDES MILITVM S C 

La Fede militare a sinistra con due insegne. 

Coh. 760. G. B. Gabinetto di Vienna. 

72. gr. 31.00 (doppio sesterzio). 

,^ — IMP GALLIENVS P F AVG GERM 

Busto laureato e corazzato a destra. 

9I — LIBERALITAS AVG III S C 

La Liberalità a sinistra con una tessera e una cor- 
nucopia. 
Coh. 781. G. B. var. Gabinetto di Vienna. 

73. gr. 26. (doppio sesterzio). 

B' — IMP GALLIENVS AVG 

Busto laureato (quasi a mezza figura) a sinistra col 
paludamento e la corazza. 

^ — PAX AVG S C 

La Pace a sinistra con un ramo d'ulivo e uno scettro 
trasversale. 
Inedito dopo 799. G. B. Coli. Gnecchi a Milano. 



31G F. GNECCHI - IL MEDAGLIONE SENATORIO 



74. gr. 26.70 (doppio sesterzio). 

^ — IMP GALLIENVS P F AVG 

Busto laureato a destra col paludamento. 

$/ - VICTORIA AVG III S C 

Vittoria che cammina a sinistra con una corona e 

una palma. 
Coh. 834. G. B. Gabinetto di Vienna. 

SALONINA. 

76. gr. 25.BO (doppio sesterzio). 

/B' — CORNELIA SALONINA AVG 

Busto diademato a destra. 

^ — PVDICITIA S C 

La Pudicizia seduta a sinistra, che si rialza il velo 
e tiene uno scettro. 
Coh. 116. G. B. Gabinetto di Vienna. 

Il Medagliere Fiorentino possiede questo stesso bronzo del peso di 
grammi 20. 

76, gr. 27.70. (doppio sesterzio), 

^ — CORNELIA SALONINA AVG 

Busto diademato a destra. 

^ — VESTA S C 

Vesta seduta a sinistra con una patera e uno scettro 
trasversale. 
Coh. 123. G. B. Gabinetto di Vienna. 

Francesco Gnecciu. 



Francesco Foscari e le sae monete 

(1423-1467) 



F^B^^WiP^"*— *^ ff ■ «•■ '%^ 



Con lunga e contrastata elezione fu croato dogo 
Francesco Foscari che tenne il seggio ducale por 
ben trentaquattro anni in una delle epoche più av- 
venturose della nostra repubblica. Si avverarono 
così i timori del prudente predecessore : V ingrandi- 
mento dei possessi in terraferma costò a Venezia 
dure lotte e penosi sacrifici, di cui si sentirono per 
lungo tempo le conseguenze nelle finanze e nella 
prosperità dello stato. Non si può, senza ingiustizia, 
darne tutta la colpa al doge Foscari, il quale aveva 
energia ed avvedutezza non comuni e sentiva alta- 
mente di sé e della repubblica, ma conviene attri- 
buirne gran parte ai principi vicini, ambiziosi e 
senza fede, ed alle condizioni generali dell'Italia in 
quei tempi tristissimi. Filippo Visconti agognava il 
dominio di tutta la penisola e le due repubbliche 
di Firenze e di Venezia dovettero allearsi per difon- 



(1) Questo articolo fa parte della importantissima illustrazione delle 
Monete di Venezia, al quale il Ch.mo Autore attende da parecchi anni, 
e il cui primo volume (dalle origini fino a Nicolò Tron) uscirà verso la 
fine del corrente anno. (N. d. D.). 



4' 



318 



NICOLO PAPADOPOLI 



dere la loro libertà contro il nemico comune. Aspre 
ed accanite lotte si pugnarono sui campi di Lom- 
bardia, sotto il comando dei più illustri capitani di 
ventura, con varia vicenda; più volte fu segnata la 
pace, ma si riprese poco dopo la guerra, e solo dopo 
la morte del Duca Filippo i Veneziani poterono 
concludere una pace durevole colla cessione definitiva 
di Cremona, oltre a Brescia e Bergamo ottenute nei 
precedenti trattati. 

Gli sforzi fatti nelle lunghe guerre d' Italia 
impedirono di tutelare validamente gli interessi ve- 
neziani in levante, dove i Turchi si avanzavano mi- 
nacciosi molestando continuamente V impero greco 
ed i principi cristiani. Nel 1430 presero Salonicco, 
di cui gli abitanti s'erano dati pochi anni prima a 
Venezia, e nel 1453, dopo una memorabile difesa, en- 
trarono in Costantinopoli con gravissimo danno del 
commercio e dell' influenza dei Veneziani che non 
avevano potuto recare efficace soccorso ai Greci per 
r abbandono di tutte le potenze europee e per la 
mancanza di forze militari ed economiche stremate 
nelle guerre d'occidente. 

Gli ultimi anni del vecchio doge furono ama- 
reggiati da sventure e dolori, e principalmente dalla 
condanna a morte del figlio Jacopo, che si era reso 
colpevole di gravi infrazioni alle leggi dello stato. 
Finalmente la deposizione dal dogado, consigliata 
da crudele ragione di stato o da altri motivi assai 
difficili, a distanza di secoli, ad apprezzarsi, affrettò 
la fine di quel principe elettivo, che aveva avuto più 
lungo regno. 

Quanto alla zecca pochi fatti importanti sono 
da notare in questo periodo , meno forse che in 
altri regni più brevi, ma più calmi. Relativamente 
al più prezioso dei metalli non si conoscono che 
due soli documenti : un decreto del 18 settembre 



FRANCESCO FOSCARI E LE SUE MONETE 319 

1453 (2) con cui il Senato delibera di eleggere tre no- 
bili per istudìare e proporre quelle misure che credes- 
sero più utili ad aumentare il concorso e la coniazione 
dell'oro, ed una legge del 1 dicembre 1454 W, colla 
quale il Maggior Consiglio incarica il Senato di fare 
aU' ufficio del saggio dell' oro quelle riforme che 
stimasse convenienti a mantenere il ducato in quella 
perfezione, per la quale è reputato in tutto il mondo. 
Non havvi memoria che gli studi ordinati e le pro- 
poste, che dovevano esserne la conseguenza, abbiano 
avuto un pratico risultamento, anzi è da ritenere 
che nessun provvedimento sia stato adottato, non 
trovandosene traccia nel Capitolare dei massari all'oro. 
Dalle considerazioni che precedono il decreto 18 set- 
tembre 1453, in cui è detto che la quantità dell'oro 
portato in zecca era minima, mentre abbondantissimo 
era l'argento che si coniava in moneta, si può fa- 
cilmente argomentare che gli inconvenienti lamentati 
dipendevano dall'abbondanza del ricavo delle miniere 
d' argento, mentre era scarso il prodotto di quelle 
d'oro. Non era quindi in potere dei savi consultori 
della repubblica rimuovere le cause di questo feno- 
meno economico, mentre abbassando continuamente 
e progressivamente il valore dell'argento si otteneva 
d' impedire l' esportazione della ricercatissima mo- 
neta d'oro. 

Alcuni provvedimenti troviamo quindi in questo 
senso e, prime in ordine di data, due parti sancite 
dal Senato nel giorno 9 luglio 1429; nella prima W 
si ordina che coli' argento del quarto che i mercanti 



(2) R. Archivio di Stato. Senato, Terra reg. Ili, carte 79. 

(3) Ivi. Maggior Consiglio, registro Orsa, carte 191. 

(4) Ivi. Senato,, VLi^ii reg. LVII , e. 126 t. — Capitolare delle 
Brocche, carte 24 t. — Capitolare dei Massari air argento,carte 64 t.. 



S20 NICOLÒ PAPADOPOLI 



avevano obbligo di consegnare alla zecca per farne 
moneta, debbano essere coniati soldi della forma 
usata e due nuove monete, V una da 8, V altra da 
2 soldi\ in uguali proporzioni, e cioè un terzo di 
ogai qualità. Il grosso da 4 soldi viene mantenuto, 
ed i mercanti possono farne coniare per la Scria e 
per gli altri paesi del levante col rimanente del- 
l' argento, dopo francato l'obbligo del quarto. Si le 
nuove che le antiche monete dovevano avere la lega 
o la bontà usata fino allora e andare al taglio di 
lire 31 per marca, ed in modo che 104 soldi vales- 
sero un ducato, aggiungendo calde raccomandazioni 
per l'esattezza del peso e della fabbricazione. Tale 
decreto, motivato dalla invasione di monete forastiere 
nelle nuove provincie di Brescia e Bergamo, prescrive 
che le monete da 1, da 2 e da 8 soldi sieno spedite 
in quei territori, conservando i grossi per i commerci 
doirOriente. È questa la ragione per cui nei ripostigli 
che si rinvengono nella terraferma, dove la Repub- 
blica estendeva i suoi possessi, troviamo più facil- 
mente i grossoni ed i pezzi da uno e da due soldi, 
mentre i grossi vengono ai raccoglitori dai ritrova- 
menti fatti in Oriente. 

La seconda parte presa in quel giorno (^) revocava 
la deliberazione 4 gennaio 1419 (1420)^ nella quale 
si abolivano tutte le restrizioni e si permetteva di 
vendere 1' argento in qualsiasi luogo ed a qualsiasi 
persona, e richiamava in vigore l'antica legge 28 set- 
tembre 1374, la quale ordinava che tutto l'argento 
condotto a Venezia fosse venduto a campanella a 
llialto. 



(5) R. Archivio di Stato. Senato, Misti reg. LVII, carte 126 t. — 
Capitolare delle Brocche, carte 25. — Capitolare dei Massari alPargonto, 
carte 65 t. 



FRANCESCO FOSCARI E LE SUE MONETE 321 



Nel 1442, 24 maggio (^), quando più grande era 
il bisogno di denari a cagione delle guerre, si ordina 
che ogni marca di argento posta in zecca debba 
pagare due grossi per indennizzare le spese per la 
fusione e per le altre operazioni. Nel 15 gennaio 1443 
(1444) W si rinnovano le prescrizioni per la vendita 
dell'argento, emanate nel 1429, minacciando, a quelli 
che contravvenissero, la perdita del metallo, da di- 
viderai fra i denunciatori ed il Comune. Con decreto 
del 23 gennaio dello stesso anno (^) il Senato porta 
il taglio della moneta a 34 lire per marca, con 
nuova e sensibile diminuzione , determinando che 
si stampino soldi, e non grossoni, né altre monete: 
la quale disposizione, trovata troppo gravosa per i 
lavoranti della zecca, si modifica nel giorno dopo, 
24 gennaio (9), deliberando che una terza parte sia 
ridotta in grossi da 4 soldi, e gli altri due terzi in 
soldi, ferme le altre disposizioni. L'aumento del taglio 
induceva naturalmente i mercanti a portare in zecca 
r antica moneta più pesante, per avere la nuova e 
lucrare la differenza; per cui nel 2 febbraio 1443 
(1444) (^^), ottenevano che si abolisse il pagamento 
dei 2 grossi per marca, in quanto si trattasse dei 
grossoni e di altre vecchie monete, e, per evitare i 
lamentati ritardi nella consegna delle nuove monete 



.X* 



(6) R. Archivio di Stato. Senato, Terra reg. I, carte 67 t. — Capi- 
tolare delle Brocche, carte 29 t. 

(7) R. Archivio di Stato. Senato, Terra reg. I, carte 113 t. — Capi- 
tolare delle Brocche, carte 29 t. — Capitolare dei Massari all' argento, 
carte 67. 

(8) R. Archivio di Stato. Senato, Terra reg. I, carie 114 t. — Capi- 
tolare delle Brocche, carte 30. 

(9) R. Archivio di Stato. Senato, Terra reg. I, carte 115. — Capi- 
tolare delle Brocche, carte 30 t. 

(10) R. Archivio di Stato. Senato, Terra reg. I, carte 116 t. — Ca- 
pitolare delle Brocche, carte 30 t. 



322 NICOLÒ PAPADOPOM 



lavorate, fa accordato che V argento fosse ridotto 
metà in soldi, metà in grossi. Non bastando per 
questa trasformazione il termine fissato da prima a 
tutto aprile, fu prorogato nel 26 giugno (^^) fino a 
tutto agosto dello stesso anno. 

I bisogni delle esauste finanze fecero ricorrere a 
frequenti emissioni di monete di bassa lega, le quali 
davano alla zecca non pochi guadagni, destinati ad al- 
leviare le spese delle guerre lunghe e costose. I pezzi 
di questo genere, abbondantissimi anche oggi , col 
nome di Francesco Foscari , sono vari di tipo e di 
peso, per cui viene naturale il sospetto che sieno stati 
creati per località e monetazioni differenti; ma sic- 
come non hanno alcun segno che chiarisca V attri- 
buzione, non si seppe fin'ora trovare una soddisfacente 
spiegazione. Su ciò le cronache e le storie sono mute, 
ond'è necessario ricorrere ai documenti, che in que- 
st'epoca si susseguono numerosi e ordinati. 

Nei primi anni del dogado del Foscari non havvi 
alcun cenno di moneta minuta, per cui è probabile 
si continuasse la coniazione dei piccoli e dei tornasi 
col peso e col titolo usato precedentemente. 

Solo nel 22 febbraio 1441 (1442) (12), si trova il 
primo decreto del Senato, il quale delibera di dimi- 
nuire r intrinseco dei piccoli, che si battono in zecca 
per Brescia, Bergamo, Verona e Vicenza, sub diversis 
staìnpis secundum cursum locorum essondo necessario, 
per la strettezza della guerra, far denaro in tutti i 
modi onesti. Quasi a giustificazione si osserva che 
quelle provincie sono invase da moneta del ducato 
di Milano detta Sesino che di sopra è imbianchita, 



(11) R. Archivio di Stato. Senaio, Terra reg. I, carte 134. — Capi- 
lare delle Brocche, carte 30 t. 

(12) R. Archivio di Stato. Senato, Terra reg. I, e. 69 t. — Capitolare 
delle Brocche, carte 29. — Capitolare dei Massari all'argento, cart« 66 



FRANCESCO FOSCARI E LE SUE MONETE 323 



ma del resto è tutta rame, e, per sostituirla, si or- 
dina che i bagattini colle stampe usate per Bergamo , 
Brescia, Verona^ Vicenza e Venezia, contengano 1{18 
parte di argento, invece di 1|9 come avevano pre- 
cedentemente. 

Il 24 maggio dello stesso anno 1442 (^3) osser- 
vando il Senato che , provveduto per Bergamo , 
Brescia, Verona e Vicenza, nulla sia espresso per 
Padova, Treviso ed altre terre, determina che i mas- 
sari della moneta d'argento mittere debeant Paduam, 
Taroisium, et ad alias terrai nostras a 'parie terre et 
in patriam Foro Julii^ i bagattini che vengono usati 
in tali siti, fatti colla lega fissata precedentemente, 
e stabilisce che i rettori delle provinole debbano in 
ogni pagamento dare, per ogni ducato, almeno cinque 
soldi di tali monetine, e tutti gli utili sì di questa 
che della precedente fabbricazione debbano essere 
mandati allo Sforza, che comandava le armi vene- 
ziane in Lombardia, per gli stipendi delle truppe. 
Con decreto dello stesso giorno 0-^) s' incaricano i 
governatóri delle entrate di riscuotere dalle provincie 
l'equivalente dei piccoli spediti e di rifondere alla 
zecca il capitale esborsato, destinando l'utile allo 
spese di guerra. 

Questi provvedimenti confermano che la stessa 
lega era adoperata per le diverse monetine, che con 
tipi variati si usavano nelle provincie: bisogna dunque 
ricercare nel solo peso a quali lire corrispondano i 
denari coniati in quell'epoca. A Padova ed a Treviso 
erasi sempre adoperata la stessa lira che a Ve- 
nezia, e quindi i piccoli o denari veneziani avevano 



(13) R Archivio di Stato. Senato, Terra reg. I, e. 67 t. — Capitolare 
delle Brocche, carte 29. 

(14) R. Archivio di Stato. Senato, Terra reg. T, e. 67 t. — Capitolare 
delle Brocche, carte 29 t. 



324 NICOLÒ PAPADOPOLl 



corso Ì3i tutti quei territori, nei quali era anche 
comune la tradizione della forma concav:a o scifata. 
Infatti, tra gli esemplari che si conservano nei me- 
daglieri, alcuni sono di buon aspetto ed hanno la 
consueta quantità d' argento, altri invece sono neri 
e di lavorazione negletta. I primi sono quelli coniati 
avanti il decreto, gli altri colla nuova lega più 
scadente, ma tutti hanno lo stesso peso che supera 
di poco i quattro grani e non raggiunge i 4 1^2. A 
Verona e Vicenza correva invece la lira veronese, 
la quale, come fu detto precedentemente, valeva un 
terzo di più della veneziana, e quindi per quelle Pro- 
vincie si continuavano a coniare i denari colla croce 
a lunghe braccia, che divide a due a due le lettere 
deir iscrizione, simili a quelli per la prima volta co- 
niati da Michele Steno, che pesano scarsi 6 grani. 
I territori di Brescia e della Lombardia veneziana 
usavano la lira imperiale , doppia della veneziana , 
come rilevasi anche da un documento poc'anzi rife- 
rito, e quindi ad essi deve attribuirsi quel 'piccolo 
assai comune che da un lato ha il leone accosciato 
senza iscrizione e dall' altro, fra le braccia della 
croce, le lettere F F D V, il cui peso, abbastanza va- 
riabile fra pezzo e pezzo , ha però una media di 
8 grani e 1[2. E questa la prima volta che nei do- 
cumenti veneziani s' incontra la parola hagattino , 
che invece a Padova è adoperato sino dall' ultimo 
quarto del secolo XIII (^^^ ed a Treviso anche prima, 
e precisamente nel decreto 7 settembre 1317, incui^ 
si ordina la coniazione del piccolo ossia bagattino (^^). 



(15) Vergi G. B., Belle monete di Padova^ in Zanetti G-. A., JSdora 
raccolta di zecche e monete d^Italia, Tomo IH, pag. 374. BftUNACCl J., De 
re ^um moria Patavinorumf pag. 46. 

(LG) AzzoNi AvoGAiio, /]?. Delle monete di Trevigi^ in Zanetti G. A., 
^Hova raccolta, eie. Tomo IV. 



KRANCESCO FOSCA RI E LE SUE MONETE 325 



Il Pegolottì, riportando i cambi ed i prezzi della 
piazza di Venezia, li traduce sempre in lire e soldi 
di grossi, lire e soldi di piccoli o denari, ma non 
nomina mai i bagattini tranne quando fa il ragguaglio 
fra la moneta friulana e la veneziana (cap. XXXIII), 
dove parla di bagattini piccioli di Venezia. In tal 
modo quell'esattissimo scrittore di usi commerciali, 
mostra che i bagattini ed i denari erano bensì una 
stessa cosa, ma che il nome di bagattino era ado- 
perato nelle vicine provincie, non a Venezia. 

Anche a Venezia se ne parla per la prima volta 
quando si tratta di coniare i piccoli per la terra- 
ferma. Senza occuparmi dell'origine di questa parola, 
né della sua etimologia, osservo solo che in Lom- 
bardia si usa tutt'ora bagai per dinotare un essere 
singolarmente piccolo, io^a^/e per significare un valore 
minimo, e nel giuoco del tarocco si chiama hagatto 
la carta più piccola; Je quali voci tutte hanno la 
radice comune con bagaftella^ parola usata in italiano 
ed in francese. 

Alla data del 18 luglio 1442 C^"^), e cioè pochi 
mesi dopo i provvedimenti relativi alla moneta mi- 
nuta per le provincie della parte di terra troviamo 
inscritto, nel libro riguardante le faccende del mare, 
un decreto del Senato che ordina la coniazione di 
quattrini e mezzi quattrini per Ravenna, secondo la 
lega ed il modello presentato dai massari dell'argento, 
e prescrive al provveditore di Ravenna, di adoperare, 
in tutti i pagamenti fatti in quei territori, tali mo- 
nete nella misura di un cinque per cento. 

Il Lazari nella piccola moneta col nome di 
Ravenna e coU' immagine di S. Apollinare, credette 



(17) R. Archivio di Stato. Senato, Mar. reg. I, e. 106. — Capitolare 
delle Brocche, carte 29 t. 



43 



326 KICOLÒ PAPADOPOLI 



vedere il quattrino coniato in quest' epoca. Però 
nelle sue memorie, che conservo manoscritte, egli 
giustamente si ricrede, osservando che la fattura di 
questo pezzo, perfettamente uguale a quello coniato 
per Rovigo, li mostra entrambi incisi dalla stessa 
mano e battuti nella stessa epoca , che per Rovigo 
non si può anticipare dal 1484, seconda occupazione 
di quella città. Aggiungerò che non sarebbe naturale 
che la zecca di Venezia, soltanto in questo caso per 
Ravenna, avesse messo il Santo protettore ed il nome 
della città, uso introdotto soltanto più tardi, e che 
il volume ed il peso di tale monetina non permettono 
di supporre un mezzo quattrino, che sarebbe riuscito 
troppo piccolo e troppo leggero. D' altronde la lira 
ed il quattrino di Ravenna erano uguali a quelli 
adoperati nelle città di Rimini, Pesaro ed altre vicine; 
ma i quattrini di quel tempo e di quei luoghi sono 
più pesanti e stanno fra i 14 ed i 16 grani. Crederei 
piuttosto riconoscere il quattrino decretato sotto 
Francesco Foscari in quel rarissimo nummo, che ha 
da un lato la croce ornata e dall'altra il leone ram- 
pante senza ali, colla banderuola fra le zampe an- 
teriori, il cui peso si avvicina assai a quello dei 
quattrini battuti nella città della Romagna ed è tale 
da permettere la coniazione di un mezzo quattrino 
di sufficiente volume. 

Il quattrino a Ravenna e nelle Romagna valeva 
due denari piccioh della lira usata in quelle provincie, 
come dimostra lo Zanetti, per cui il mezzo quattrino 
era uguale alla 1^240 parte della lira. Sembrami poterlo 
identificare in quella moneta esistente nel Museo di 
S. Marco, che Lazari credette un tornese. Siccome 
più tardi si sono ritrovati degli esemplari del vero 
tornese di Francesco Foscari è di Cristoforo Moro, 
con la solita croce, non si può ammettere che la 
zecca abbia lasciato un tipo antico e popolare, come 



FRANCESCO FOSCARI E LE SUE MONETE 327 



quello del tornese, per riprenderlo più tardi. Un 
esemplare meglio conservato , che da poco è stato 
acquistato dalla raccolta Bottacin, mi fa credere, 
tanto j'per V aspetto , quanto per il peso di circa 
7 grani , eh' esso sia il mezzo quattrino desiderato. 
Resta ancora da interpretare una singolare mo- 
netina assai comune, avente sul diritto una croce 
patente col nome del doge e sul rovescio un leoncino 
e le sole lettere S M. Essa è tanto tenue, tanto leg- 
gera, che riesce difficile a comprendersi come abbia 
potuto essere praticamente adoperata. Ne troviamo 
la spiegazione in un decreto dei Pregadi del 21 
giugno 1446 (IQ), che abolisce V antico modello dei 
piccoli ed ordina una nuova stampa, la cui scelta 
affida al Collegio, ma colla stessa lega e colla stessa 
bontà. Lo scopo di questo cambiamento era quello 
di liberarsi da molte falsificazioni che infestavano il 
paese, e, sebbene non sia espresso, è facile intendere 
che si tratta di quei piccoli scodellati, che si conia- 
vano per Venezia, e che avevano corso nei territori 
vicini di Padova e di Treviso ; infatti questi denaretti 
hanno lo stesso intrinseco e lo stesso peso dei pre- 
cedenti denari scodellati, sebbene seguano la tendenza 
comune delle monete di quest'epoca, e cioè vadano 
insensibilmente scapitando nel peso, dacché si cor- 
cava dì aumentare quant'era possibile il largo gua- 
dagno, che la fobbricazione recava al pubblico erario, 
essendo lo stato travagliato da bisogni sempre cre- 
scenti. Così finisce e scompare una delle più antiche 
monete veneziane, che era stata la prima base della 
nostra monetazione ; ma il piccolo nummo chiamato 
a sostituirla era destinato a breve vita, perchè la 



(18) R. Archivio di Stato. Senato, Terra reg. I, e. 195. — Capitolare 
delle Brocche, carte 81. 



328 NICOLÒ PAPADOPOLI 



sua esiguità conduceva naturalmente ad adoprare 
il puro rame, come avvenne più tardi. 

Nel 18 dicembre 1453 C^^) il Senato ordina alla 
zecca di coniare colla massima sollecitudine, per la 
somma di 20,000 ducati, quattrini y da 4 piccoli l'uno, 
i quali sieno spesi in tutto lo stato, ad eccezione 
della città di Venezia, proibendo però di eccedere 
quella somma senza autorizzazione dello stesso Con- 
siglio. Tali quattrini si trovano assai facilmente anche 
oggi, ed hanno sul diritto la croce col nome del 
doge o sul rovescio un leone rampante senza ali, 
che tiene nelle zampe anteriori la spada. Servivano 
utilmente per avere una comune moneta nei conteggi 
delle varie hre adoperate nella terra ferma veneziana, 
giacche a Padova ed a Treviso valevano quattro 
piccoli e con tre pezzi si aveva il soldo veneziano ; 
a Verona ed a Vicenza il quattrino valeva tre denari 
(li quella lira e quattro quattrini formavano un soldo 
veroiioso. La comodità di tali monete era tanto ap- 
prezzata che la Comunità di Veirona nel 1493 (^O)^ e 
quella di Vicenza nel 1498 (^i) chiesero al Consiglio 
dei Dieci di far coniare in zecca quattrini da tre al 
marchetto ed oboli da nove al marchette, per servire 
alle minuto contrattazioni. A Brescia gli stessi quat- 
trini avevano un valore doppio del bagattino o denaro 
locale, per cui si dicevano quattri ni- duini, nome che 
viene adoperato in un decreto del 29 agosto 1458, di 
cui parleremo più tardi, ed in un contratto conchiuso 
in Collegio (19 ottobre 1474) (^2), per la vendita di 



(19) R. Archivio di Stato. Senato, Terra reg. Ili, e. 92. — Capitolare 
delle Brocche, carte 34. 

(20) R. Archivio di Stato. Consiglio dei dieci. Misti reg. XXVI, e. 3. 

(21) Ivi. Consiglio dei dieci. Misti, reg. XXVII, e. 183, t. 

(22) Ivi. Capitolare delle Brocche, e. 44. 



FRANCESCO FOSCARI E LE SUE MONETE 329 



monete fuori d'uso a certo Antonio Agostini, a cui 
restava vietato di spenderle, conti'atto in cui sono spe- 
cificati i quattrini duini da Brescia ed i Rizzoli vecchi 
dal lion, le qual monede non se passino in alchuna 
parte del mondo spender. 

Data cosi soddisfacente spiegazione di pressoché 
tutte le moneto di bassa lega, che portano il nome 
di Francesco Foscari, una sola ci resta da chiarire, 
ed è quella lavorata accuratamente, che da un lato 
reca la testa del Santo Evangelista e dall'altro una 
croce accantonata da quattro punti triangolari, la 
quale esiste anche col nome di Tomaso Mocenigo, 
per cui ne ho già parlato nel capitolo che riguarda 
quel doge. Sia per l'epoca in cui fu introdotto questo 
tipo, sia per non poterlo ad altra regione attribuire, 
sospettai che questo denaro sia stato coniato per la 
provincia del Friuli, conquistata dai veneziani pre- 
cisamente ai tempi di Tomaso Mocenigo. Il decreto 
24 maggio 1442, riferito più sopra, ordina che i 
Masseri nostri della mone da de largento mandare de- 
hiano a padoa, trevixo e ale altre tere nostre da parte 
de tera et in la patria del frinì di bagalini, i qual 
vien spesi m li diti luogi. Tale dizione sembra con- 
fermare che si coniassero anche pel Friuli bagattini 
dì una stampa speciale, avendo quella provincia una 
monetazione differente da quella usata a Padova ed 
a Treviso : altrimenti il decreto avrebbe semplice- 
mente ordinata la coniazione e la spedizione di un 
solo tipo di denari, sapendosi che la stessa lira era 
adoperata a Venezia, Padova e Treviso, e che alle 
monete speciali di Verona e Vicenza , di Brescia e 
Bergamo, erasi provveduto coll'altro decreto 22 feb- 
braio 1441 (1442). 

Cosi abbondanti e ripetuti emissioni di monete 
scadenti, il cui pregio era di gran lunga inferiore al 
valore ed al ragguaglio colle principali d'oro e d'ar- 



330 NJCOLÒ PAPADOPOLI 



gento, recavano non pochi danni al commercio ed 
a tutti i cittadini, producendo, fra gli altri inconve- 
nienti, anche quello di incoraggiare le imitazioni e 
le falsificazioni. In tale epoca ai volgari falsificatori, 
che esistettero sempre, si aggiungevano alcuni prin- 
cipi e governi, i quali non avevano scrupolo di co- 
piare i tipi più conosciuti e più pregiati e di ripro- 
durli con lievi modificazioni in metallo scadente , 
ricavando non iscarso guadagno da tale disonesta 
operazione. Il ducato ed il grosso veneziano erano 
stati co})iati in Italia ed in levante, ma era ben più 
facile imitare piccole monetine di fabbricazione molto 
trascurata, approfittando della negligenza che si os- 
serva nel pubblico di tutti i tempi, nelle cose di poco 
valore. Infatti il Senato si preoccupa dei piccoli falsi 
che infestano il paese, ordinando nel 7 maggio 1446 (^) 
a tutti i cittadini di presentarli alle autorità, per 
essere indennizzati del solo valore del rame, e chi 
avesse piccoli falsi e non li denunciasse deve perderli. 
Visto che gli altri rimedi non sono sufficienti ad 
estirpare il male, si decide di cambiare il tipo dei 
denari veneziani, come abbiamo raccontato più sopra 
prescrivendo a tutti di portare agli ufficiali della zecca 
i piccoli .della vecchia forma, per avere in cambio 
quelli nuovamente coniati (2*). Pochi mesi dopo , 
9 settembre 1446, si minacciano pene e multe a chi 
introduce monete false nello stato, con proibizione di 
far grazia, ed il decreto (^) parla principalmente di 
soldi e di piccoli. Finalmente nel 15 dicembre 1454 



(23) R. Archivio di Stato. Senato, Terra reg. I, carte 190, — Capi- 
tolare delle Brocche, carte 80 t. 

(24) R. Archivio di Stato. Senato, Terra reg. I, carte 195. — Capi- 
tolare delle Brocche, carte 31 (21 giugno 1446). 

(25) R. Archivio di Stato. Senato^ Terra reg. II, carte 2. — Capito- 
lare delle Brocche, carte 31 tergo. 



FRANCESCO FOSCARl E LE SUE MONETE 331 

il Senato (^\ trovando troppo miti e non adequate 
alla colpa le punizioni sino allora comminate, estende 
anche a quelli, che portano o fanno portare dall'estero 
monete false, le pene stabilite per i falsificatori, che 
non erano certamente leggere, giacché si trattava 
della perdita della mano destra e di tutti e due gli 
occhi, oltre a multe gravissime, alle quali uaa parte 
era devoluta ai denunciatori. 

Collo stesso scopo il Senato (28 agosto 1447) 
sancisce una legge (^'^) secondo la quale gli intaglia- 
tori deUa zecca devono essere cittadini originari 
di Venezia, per isfuggire il pericolo che i coni pos- 
sano cadere nelle mani dei signori forestieri, che 
imitano le monete veneziane, e poco tempo dopo 
(29 novembre 1447), essendo vacante il posto del- 
l'intagliatore delle stampe delle monete d'argento, per 
la morte di Gerolamo Sesto, il Collegio prescrive (^8) 
che la elezione debba farsi assieme dagli ufficiali della 
moneta dell'argento con quelli della moneta d'oro, 
tanto in questo caso, quanto in quello che mancasse 
il maestro delle stampe dell'oro. 

Indipendentemente dalle falsificazioni i danni 
causati da sì grande copia di monete inferiori erano 
tanti e cosi manifesti, che il Senato più volte ne fu 
compreso e sospese la coniazione dell'uno o dell'altro 
genere di monetine, quando troppo si era abusato 
di questo ripiego finanziario. Ma si tornava a ricor- 
rervi sotto la pressione delle necessità di una guerra 
lunga e dispendiosa, sostenuta da truppe di ventura, 



(26) B. Archivio di Stato. Avo j aria del Cornun^f Daliberazioni del 
Maggior Consiglio, registro C. 11, carte 61. — Capitolare dei Massari 
all'argento» e. 68. 

(27) II. Archivio di Stato. Senato, Terra reg. Il, e. 43. — Capitolare 
delle Brocche, carte 31 t. — Capitolare dei Massari all'argento, carte 67 t. 

(28) B. Archivio di Stato. Collegio, Notatorio reg. XVI, carte 66. — 
Capitolare delle Brocche, carte 31 tergo. 



332 NICOLÒ PAPADOPOLI 



che smungeva le finanze dello Stato e le risorse del 
paese. Per esempio nel 23 novembre 1443, dopo 
segnata la pace, sperandosi tempi più tranquilli, si 
proibisce la coniazione di piccoli per Brescia, Padova 
ed altro terre (-^), ma nel 13 marzo 1447 , quando 
più urgente era il bisogno di denaro, si ordina ai 
massari dell'argento di fabbricare tremila marche di 
piccoli per Brescia, per ricavare 3500 ducati di uti- 
lità, che sono destinate agli armamenti (^)- Nel 
25 settembre 1451 si sospende nuovamente la fab- 
bricazione di piccoli poi Brescia (^^), e nel 12 no- 
vembre successivo (32) si ordina alla zecca di far 
uscire in qualsiasi modo i piccoli di Brescia , già 
pronti e che non si possono spedire costà per la 
proibizione fatta, consegnando il ricavato all'arsenale 
per provviste di guerra, ma nel 29 dicembre dello 
stesso anno si delibera la coniazione di 7000 ducati 
di piccoli da Brescia^ non ostante tutti gli ordini 
contrari (^3). Nei 18 settembre 1463 il Senato proi- 
bisce agli ufiìciali della zecca di coniare piccoli da 
Venezia (^) sotto pena di 200 ducati di multa da 
infliggersi dagli Avogadori del Comune : tre giorni 
dopo questo provvedimento viene sospeso per ordine 
della Signoria i^^) finche sia completata la somma 
di 18,000 lire di tali denari decretata nel 22 agosto 



(29) R. Archivio di Stato. Senato, Terra reg. I, carte 111. — Capi- 
tolare delle Brocche, carte 29 tergo. 

(30) R. Archivio di Stato. Senalo, Terra rag. II, carte 24 t. — Ca- 
pitolare delle Brocche, carte 31. 

(31) R. Archivio di Stato. Senato, Terra reg. Ili, carte 2. — Capi- 
lare delle Brocche, carte 33. 

(32) R. Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 33. 

(33) R. Archivio di Stato. Senato^ Terra reg. Ili, carte 18. — Capi- 
tolare delle Brocche, carte 33 t. 

(34) R. Archivio di Stato. Senato, Terra reg. Ili, carte 79. — Capi- 
tolare delle Brocche, carte 33 t. 

(35) R. Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 34. 



FRANCESCO FOSCARI E LE SUE MONETE 3S3 



precedente (^^), il cui ricavato doveva essere conse- 
gnato air arsenale per V armamento di cinquanta 
galere. 

Giunte le cose a questo punto vi si ingerisce 
il Maggior Consiglio, il quale in una legge del 
16 marzo 1456 (^'^) osserva che nel tempo della guerra, 
e per le necessità delle terre e per le molte spese, 
furono ordinati e coniati nella zecca quattrini e 
piccoli di varia sorte, e si sono continuati a coniare 
anche dopo la pace, ed ora sodo talmente moltipli- 
cati che nella terraferma sembra che non vi sia 
altra moneta se non di rame, e comincia ad esserne 
infestata anche la città, ciò che è causa di questioni, 
di confusioni e di altri gravi inconvenienti. Per cui 
proibisce agli uflBciali della zecca di coniare quattrini 
o piccoli senza il permesso dello stesso Maggior 
Consiglio, minacciando la privazione deirufficio, pene 
pecuniarie e personali, agli ufficiali ed agli stampa- 
tori che contravvenissero a questi ordini. 

Nel 20 febbraio successivo 1456 (1457) (^), es- 
sendovi circa 2500 marche di rame legato colFargento 
giacente in zecca con danno del Comune, il Maggior 
Consiglio ordina di fabbricare quattrini con quella 
pasta e di adoperare in preparativi di guerra la 
utilità risultante, calcolata in 1500 ducati, e ciò solo 
per la materia esistente e non più, rimanendo ferme 
le disposizioni e le pene stabilite dal precedente 
decreto. 

Con siffatti provvedimenti si chiude questo pe- 
riodo importante di storia numismatica veneziana. 



(36) R. Archivio di Stato. Capitolare dello Brocche, carte 33 t. 

(37) R. Archiviò di Stato. Maggior Consiglio, rag. Regina, e. 5 t. — 
Capitolare dei Massari airargento, carte 69. 

(88) R. Archivio di Stato. Maggior Consiglio, reg. Regina, e. 10 t 

43 



334 NICOLÒ PAPADOPDLI 



Per lungo tempo non si coniarono più dalla nostra 
zecca moneto di bassa lega, se non nella quantità 
strettamente necessaria ai bisogni. 



^rONETE DI FJIANCESCO FOSCARI. 

1. Ducato. — Oro, titolo 1,000: peso grani veneti 68 52jgt 

(grammi 3,669). 
iiy — S. Marco porge il vessillo al doge FRAC • FOSCARI, 

lungo Tasta DVX, dietro il Santo • S • M • VENETI 
Ijl — Il Redentore benedicente in un' aureola elittica 

cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra 

• SIT • T • XPE • DAT • Q' • TV REGIS • ISTE • DVCAT^ • 

Tav. IX, N. 1. 

2. Varietà. — Nel ^^ FRAC • FVSCARI • 

3. Grossone da 8 soldi. — Argento, titolo 0,949 (peggio 60) : 

peso grani veneti 69 45[ioo (grammi 3,076). 

jy — Il doge in piedi volto a sinistra , tiene con ambe 
le mani l'asta di un orifiamma ed è chiuso in un 
cerchio di perline, oltre il quale sporge la banderuola 
volta a destra • FRANCISCVS • FOSCARI DVX 

]Ji — S. Marco di fronte , mezza figura , cinto il capo 
d'aureola, tiene il Vangelo colla mano sinistra, e colla 
destrabenedice: un cerchio di perline divide dall'iscri- 
zione + . SANCTVS • MARCVS • VENETI • 

Tav. IX, N. 2. 

4. Varietà. — ^ — Il doge in ginocchio, volto a sinistra. 

tiene con ambe le mani l'asta di un orifiamma, la cui 
banderuola, volta a destra, divide l' iscrizione. Il dia- 
metro della moneta è minore e manca il cerchio di 
perline FRANCISCVS • FOSCARI..,. VX • 



FRANCESCO FOSCARI E LE SUE MONETE 335 

5/ — S. Marco di fronte , come sopra , manca il cerchio 

di perline. 

Tav. IX, N. 3. 

L'esemplare del Maseo Correr, solo conosciuto, è bucato e consu- 
mato dall'uso, per cui non pesa che grani veneti 55 (grammi 2,846). 

6. Grosso GrosseUo. — Argento, titolo 0,949: peso grani 
veneti 30 92[ioo (grammi 1,600), legge 6 febbraio 1420-21; 
grani veneti 29 72[io3 (grammi 1,638) , legge 9 luglio 
1429 e grani veneti 2710[ioo (grammi 1,402) legge 22 
gennaio 1443-44. 

/ly — S. Marco porge il vessillo al doge FRA • FOSCARI, 
lungo r asta DVX, a destra • S • M • VENETI • nel campo, 
tra le figure e l'iscrizione, le iniziali del massaro. 

51 — 11 Redentore in trono + TIBI LAVS 7 • GLORIA 

Tav. IX, N. 4. 

Iniziali dei massari: 

AP BS DI DZ FL LG LL MB MM ML MP NB NC 
NF ZB ZZ. 

6. Mezzo Grosso (2 soldi). — Argento , titolo 0,949 : peso 

grani veneti 14B6[ioo (grammi 0,769). 
^ — Il doge in piedi, volto a sinistra, tiene con ambe 
le mani un vessillo, la cui banderuola svolazza a destra 

• FRA • FOSC ARI • DVX 

9» — S. Marco di fronte, mezza figura, con aureola, tiene 
il Vangelo con la mano sinistra e colla destra bene- 
dice . S • MARC' VENETI • 

Tav. IX, N. 5. 

• 

7. Soldino. Argento, titolo 0,949: peso grani veneti 7 73^100 

(grammi 0,400), legge 6 febbraio 1420-21 ; grani veneti 
7 43[ioo (grammi 0,384), legge 9 luglio 1429 e grani 
veneti 6 '7'7[i(X) (grammi 0,360) legge 23 gennaio 1443-44. 

^ — Il doge in piedi tiene con ambe le mani il vessillo 
FRA • FOSCA RI • DVX , nel campo dietro alla figura 
del doge le iniziali del massaro una sopra l'altra. 

^ — Leone accosciato sulle zampe posteriori , tiene 
colle anteriori il Vangelo: la iscrizione ò qualche 



336 NICOLÒ PAPADOPOLI 



volta divisa da un leggero cerchietto, che manca com- 
pletamente in altri esemplari HH • S * MÀRCVS * VENETI - 

Tav. IX, N. 6. 

Iniziali dei massari : 

BDEF F FGKMMMMNNN NN RZ 
SIPLMVMQBLMPBGDFVBB 

Z Z 
L Z 

8. Piccolo o denaro. — Mistura, titolo 0,111 e 0,055 : peso 

grani veneti 4 80[io3 (grammi 0,248) : scodellato. 

^ — Croce in un cerchio + FRAC • FO DVX 
"^ — Croce in un cerchio + co MARCV ^ 

Tav. IX, N. 7. 

9. — Varietà — ^' — * FRA • FO • DVX 

9I — * • co . MARCVc/> • 

Per la negligenza degli stampatori della zecca, 1 piccoli di questo 
doge, sono talvolta incasi da un lato, tal altra mancano di ogni impres- 
sione snl rovescio. 

10. Piccolo denarOj nuovo tipo. — Mistura, titolo 0,055: 
peso grani veneti 4 1[2 (grammi 0,232) circa. 

jy — Croce patente in un cerchio + • FRA • FO • DVX • 
'^ — Leone nimbato, senza ali, rampante a sinistra nel 
campo S ' ' M 

Tav. IX, N. 8. 

11. Quattrino per la terraferma (4 denari). — Mistura , ti- 
tolo 0,055: peso grani veneti 18 (grammi 0,931) circa. 

^. — Croce patente, colle braccia divise longitudinal- 
mente in tre compartì, quello di mezzo di perline, il 
tutto chiuso in un circolo, attorno 

+ . FRA • FOSCARI • DVX • 

1^. — Leone rampante, nimbato, senz' ali, che tiene la 
spada nella zampa destra anteriore, volgendosi a sinistra, 
chiuso in un circolo Hh • S * MARCVS * VENETI * 

Tav. IX, N. 9. 



FRANCESCO FOSCARI E LE SUE MONETE S37 

12. — Varietà. — Nel '^ Croce colle estremità ornate di 
ricci, simile al ^ del n. 13. 

Tav. IX, N. 10. 

13. — Quattrino per Ravenna (due piccioli), — Mistura , 
titolo 0,065: peso grani veneti 12 (grammi 0,621). 

/B'. — Croce colle estremità ornate di ricci, chiusa in un 
circolo + - FRA • FOSCARI • DVX • 

^ — Leone rampante, nimbato, senz'ali, volto a sinistra, 
con un orifiamma nelle zampe anteriori la cui bande- 
ruola esce dal circolo che separa l'iscrizione S * MARCVS * 

VENETI 

Tav. IX, N. 11. 
Giibinetto di S. M. Torino. 
Museo Brittamìico. 

Conte Antonio de Lazzara — Padova. ^ 

I tre esemplari conosci a ti sono consumati e quindi deficienti di peso. 

14. — Mezzo Quattrino per Ravenna (picciolo). — Mistura, 
titolo 0,055: peso grani veneti 7 Ip (grammi 0,388). 

^ — Leone colle estremità ornate di ricci, in un cerchio 

+ . FRA • FOSCARI • DVX • 

1^ — Leone accosciato, col Vangelo tra le zampe ante- 
riori, in un cerchio * • S • MARCVS • VENETI • 

Tav. IX, N. 12. 

B. Biblioteca e Maseo di S. Marco. 
Museo Bottacin. Padova. 

16. — Piccolo o Bagattino per Brescia. — Mistura, titolo 0,111 
e 0,066: peso grani veneti 9 (grammi 1,466) circa. 

/B^ — Croce a braccia uguali, accantonata dalle quattro 

lettere F F D V 
^ — Leone accosciato, che tiene il Vangelo tra le zampe 

anteriori, senza iscrizione. 

Tav. IX, N. 13. 

16. Piccolo o Bagattino per Verona e Vicenza. — Mistura, ti- 
tolo 0,111 e 0,066; peso grani veneti 6 98jioo (gr."' 0,309), 

^ — Croce a braccia uguali , accantonata da quattro 



338 NICOLÒ PAPADOPOLl 



anellini : le estremità delle braccia dividono l' iscri- 
zione FR AF OD VX 
9;' — Testa di S. Marco in un cerchio + • S • M • VENETI • 

Tav. IX, N. 14. 

17. — Varietà. — Nel ^' FA FO S-D VX 

18. — Piccolo o Bagattino pel Friuli (?) — Mistura, ti- 
tolo 0,055: peso grani veneti 11 (grammi 0,569). 

^ — Croce accantonata da quattro punti triangolari in 
forma di raggi, entro un cerchio, attorno ^ • FRAC • 

FOS • DVX • 

9» — Busto di S, Marco, con aureola di puntini in un 
cerchio, attorno * • S • MARCVS • 

Tav. IX, N. 16. 

Museo Correr. 

19. — Toìmesello. — Mistura, titolo 0,111 e 0,055; peso 
grani veneti 14 (grammi 0,724). 

^ — Croce patente * • FRAC FOSCARI • DVX • 
^ — Leone accosciato , col Vangelo tra le zampe ante- 
riori * VEXILIFER • VENECIA4 

Tav. IX, N. 16. 

Nicolò Papadopoli. 



FRANCESCO FOSCARI E LE SUE MONETE 339 



OpBPe cbe traUaào delle monete di Foscapl. 



Muratori L. A. — AntiquUaies italicw medii mvi. Mediolani , 1738-42. 
Tomo II, Dlasert. XXVII, col. 650 652, n. XVI, ed in Argelati, F., 

Db moneiis Italicce^ etc. Mediolani, 1750-59. Parte I, pag. 48 e 49 , 
tav. XXXVIII, n. XVI. 
Schiavini F. — Observationes in venetos nummos , etc. in Argelati , 

Parte I, pag. 233 e 287, n. II. 
Carli Rubri G. R. — DilU monete e delP istituzione delle zecche d^ Italia, 

Aja, 1751. Tomo I, pag. 420, Tav. VI n. VI e X. 
BelIìINI V. — Dell'antica lira ferrares j di marcheaini, ecc. Ferrariee, 1754, 

pag. 6, nota 1. 
— — De monetis Italim medii cevi ^ etc. Dissert. L Ferrariee, 1755, 

pag. 104, 105 e 109 n. XXVII, XXVIII, XXIX, XXX ed in Arge- 
lati, Parte V , pag. 30 t. e 32 t. , n. XXVII , XXVIII , XXIX e 

XXX. — Dissert. IJ. Ferrarise, 1767, pag. 133-135, n. IV, V e VI. 
Duval et FrOlich — Monnoies en or qui eomposent une des differentes 

parile du cabinet de S. M. VEmpereur, Vienna, 1759, pag. 276. 
GradenigoG. a. — Indice delle monete d'Italia raccolte ed tlluairate, in 

Zanetti G. A., Nuova raccolta delle monete e zeccJie d'Italia, Bologna, 

1775-89. Tomo lì, pag. 176-178, n. LXXXIII, LXXXIV, LXXXV, 

LXXXVI, LXXXVII, LXXXVIII, LXXXIX, XC, XCI, XCII, XCIII, 

XGIV, XCV, XCVI e XCVII. 
Terzi B. — Osservazioni sopra alcum monete inedite d' Italia, Padova, 

18(»8, pag. 26-30, tav. II, n. 12. 
Appel J. — Repertoriuin zur Mimkwids des Mittelalters und der neuern 

Zeit. Wien, 1820-29. Voi. Ili, pag. 1127-1123, n. 3943, 3944, 3945, 

3916 3947 e 3948. 
Manin L. — Esame ragionato sul libro ddìe monete dei Vetieziani, ecc. 

— Esercitazioni scientifiche e letterarie dslV Ateneo^ ecc. Venezia, 1827, 

pag. 180, n. 11 della tavola. 
Gegerfelt (von) H. G. — Numi ducum reipublicce venetcr in numophj- 

lacio academico Upsaliensis, Upsalice, 1839, pag. 9. 
Zox A. — Cenni istorici intorno alla mone*a veneziana, — Venezia e le 

sue Lagune. Venezia, 18 47, pag. 25, 31, 34-36, tav. I, n. 14. 
SciiWEiTZER F. — Serie delle monete e medaglie d'Aquileja e di Venezia. 

Trieste, 1848-62. Voi. II, pag. 29 e 30 (n. 322 a 373), e tavola. 
LiAZARi V. — Le monete dei possedimenti veneziani di oltremare e di 

terraferma. Venezia, 1852, pag. 72, 136-137 e 144-147, tav. VI, n. 30 

e tav, XIV, n. 70, 



340 N. PAPADOPOLI • FRANCESCO FOSCARI E LE SUE MONETE 

KuNZ C. — Primo catalogo degli oggetti di Numistnatica. Venezia, 1855, 
pag. 9 e 10. 

Ohlandiki G. — Catalogo di una serie di monete dei dogi veneti^ ecc. 
Portogruaro, 1855, pag. 7. 

Biografia dei Dogi^ ecc. Venezia, 1855 e 1857. — Doge LXV. 

Numismatica Veneta^ ecc. Venezia, 1854 e 1863. — Doge LXV. 

Padovan V. E Cecchetti B. — Sommario della Nummografia veneziana, 
Venezia, 1866, pag. 20-21, 85 e 96. 

Wachter (von) C. — Versuch einer sgstetnatischen Beschreibung der F*- 
nezianer MUmen nach ihren Tgpen. — Numismatische Zeitschrift <, 
Wien, Voi. Ili, 1871, pag. 228-233 254-255. Voi. V, 1873, pag. 207-210. 
Voi. XI, 1879 pag. 130 e 158. 

ScHLUMBERGER O. — Numismatique de V Orient latin, Paris , 1878, pa- 
gina 474, tav. XVIII, n. 10. 

Padovan V. — Le monete della Repubblica veneta^ ecc., Venezia, 1879, 
pag. 23-25 e 124. — Le monete dei Veneziani^ Sommario^ Archivio 
Veneto, Tomo XII, pag. 103-104, Tomo XIII, pag. 147, Tomo XXI, 
pag. 136 e Tomo XXII pag. 292 — terza edizione 1881, pag. 19-20, 
89, 335 e 356. 



DI ALCUNE MONETE INEDITE 

DI 

ALFONSO I E FERDINANDO I 

RE DI NAPOLI 

E DI DUE OFFICINE MONETARIE DEL NAPOLETANO 

SINORA SCONOSCIUTE 



ZECCA DI GAETA. 



La prima moneta, che Alfonso I fece coniare nel 
Napoletano, fu V Alfonsino d'oro. S' ignorava, finora, 
l'epoca precisa in cui fu impresso, per la prima volta; 
e solo, per testimonianza del Summonte, e a mezzo 
del tipo e della leggenda, era manifesto che aveva 
dovuto essere emesso, quando ancora contendevano 
Renato ed Alfonso. 

Ecco ora una serie di notizie e di documenti 
che ci dà i più minuti e precisi ragguagli di questa 
moneta. Faremo così conoscere Tanno in cui fu co- 
niata; la zecca in cui venne costantemente lavorata, 
sino al tempo in cui Napoli si arreso alle fortunate 
armi dell'Aragonese ; i nomi del maestro della zecca 
e degli artisti che ne lavorarono i conii ed altro che 
abbiamo pensato opportuno. 

La prima notizia che abbiamo, è di certo De Lello, 
nativo di Gaeta, di cui ci resta una cronaca, dettata 
verso la fine del XV secolo, e trascritta da un anonimo 
veneziano. In quella parte di detta cronaca, dove si 



44 



342 ARTURO G. SAMBON 



parla degli eventi seguiti verso il 1436 o 1437 
si legge questo: 

u Vene poi a questi tempi una grandissima fame 
« in la Barbaria et convenivasi fornir per la via 
u dela Cicilia, chi voleva trazer grano per condur 
u in Barbaria over in altro luoco, Re Alfonso, per 
a haver denari per acquistar lo resto de lo reame, 
tt che puochi ne haveva in quel tempo, facevali 
a pagare una dobla per star veneziano: zoe de tal 
u mesura che non era più che el star venetiano. Et 
u per dita via fu asomato grande quantità di doble 
tt et portate a Re Alfonso a Gaeta. El qtml li fece 
u stampir in nova moneta chiamata Alfonsini de pretio 
u y^7io ducato et mezzo luno. Et questi sono i priini 
u Alfonsini che el fece battere et lui incoronato a ca- 
u vallo con una spada nuda in mano, che ozi a questo 
tt mileximo del nostro segnore iesu Christo 1481 asai 
« se ne trova W. » 

Troviamo poi, nelle cedole della Tesoreria ara- 
gonese che, nell'anno 1441, l'orafo Guido d'Antonio 
fu nominato direttore della zecca di Gaeta (2). Ma 
più importante ancora è la notizia d' un privilegio, 
dell' anno 1437 , con cui si concede a certo Paolo 
do Roma , orefice , l' ufficio di incisore de' conii 
della regia zecca. In questo stesso privilegio è, 
poi , altra concessione , di gran lunga maggiore 
e che addimostra l' importanza di questo artista ; 
poiché gli si concede nientemeno la facoltà di 



(1) Questa cronaca del De Lello si pubblica ora n^W Archivio Storico 
per le Provincie napoletane dal mio chiar. amico Prof. G. De Blasiiii. 

(2) Cedole Aragonesi, Anno 1441, f. 60. Item Recebi de mestre Gaido 
de Antonjo argenter del Senyor Rey e mestre de fer moneda. Il re (per 
S200 ducHti) li ha fet arrendament de la secha de la civitat de Gajeta 
a temps de dos anys que comencera a correr lo premier dia del mes de 
janer; e di nuovo a f. 200: Guido d'Antonio viestre de Seca de la Civitat 
de Gaieta. 



su ALCUNE MONETE INEDITE DI ALFONSO I, ECC. 343 

apporre il proprio marchio a tutti gli argenti lavo- 
rati nel Reame (^). 31 Minieri-Riccio, nel suo articolo : 
Alcuni fatti di Alfonso /, ed il chiar."° N. Barone, nel 
suo studio: Le cedole della Tesoreria aragonese; rac- 
colsero parecchie notizie di questo artista, che fu- 
rono riassunte dal Filangieri, nell' Indice degli Arte- 
fici^ ecc. annesso all'opera: Documenti per la Storia, 
le arti e le industrie delle provincie napoletane. Queste 
notizie però terminano all'anno 1442 ; mentre, nello 
spoglio delle cedole, ho trovato menzione di questo 
artista, anche negli anni seguenti ; l'ultima notizia di 
lui, che mi è venuta sott'occhio, è dell'anno 1448 W. 
Riassumendo dunque queste notizie, sappiamo che 
Paolo de Roma era milanese ; che, sin dal 1437 , 
trovavasi a Gaeta, alla corte aragonese ; che in quel- 
l'anno, u in considerazione della sua abilità » gli 
fu data speciale concessione, vita durante, di con- 
trollare, previo adeguato compenso, la lega dell'ar- 
gento lavorato nel reame da qualsiasi orefice, ap- 
ponendo o facendo apporre il proprio marchio sugli 
oggetti di quel metallo, e che, nel 1442, segui la corte 
a Napoli , e continuò quivi a lavorare pel sovrano 
aragonese, sin oltre l'anno 1448. Da queste notizie 
traspare altresì che Paolo de Roma era spesso coadiu- 
vato, ne' suoi lavori, dall'orefice Guido d'Antonio. Di 
questo artista si trova anche menzione sin dal 1437 
e, come già dicemmo, nel 1441 fu nominato maestro 
della zecca di Gaeta. Sappiamo che anch'egli incise 
i conii per la zecca, poiché nella notizia che lo ri- 
guarda , nelle cedole del 1441, è detto: Guido de 



(3) ScuuLZ, DenhnaUr der Kunst des Mittelalters in Untet'itaUm, 
Dresda 1860, Voi. II, p. 136 e 137. 

(4) Cedola di quelPanno fol. 26 t. agosto 1448. Mestre Gaide d'An- 
tonio e mostre Paolo de Boma argenterà sono pagati per certe vexelis 
d' argenU 



344 ARTURO G. SAMBON 



Antonjo argentar del Senyor Rey e mestre de fer 
moneda. 

Nel documento che abbiamo accennato poc'anzi, 
e che riguarda Toretìce Paolo de Roma, dicesi che 
lui solo aveva il diritto di intagliare i conii delle 
monete; ma, evidentemente, il nostro Guido d'Antonio, 
sarà stato incaricato spesso dallo stesso Paolo, di 
coadiuvarlo o sostituirlo in questa carica. 

Nel 1442 anche Guido d'Antonio segui a Napoli 
la corte aragonese. D'altra parte, venuta Napoli in 
potere di Alfonso, nel giugno del 1442, trasportossi 
qui la zecca, ed in un libro dell'Archivio di Napoli, 
intitolato: Quatemtis tocius pecunie facte et liberate 
Neapolis tam aureo quam argenteo A. M'CCOXXXX'If 
troviamo annotata la prima emissione della zecca 
napoletana: a dì XXX de ottufro fo liberata de AU 
fonzine doro boni de piso et de lega, pezzi novecento- 
quarantatre (^). 

Alcuni alfonsini recano l' iniziale del nome del 
maestro di zecca. Tra gli esemplari da me raccolti, 
ve n' ha due con tali lettere ; uno con un S, che 
può indicare , tanto il nome di Francesco Sinier , 
quanto quello di Salvatore de Miraballis ; V altro 
con un B. E da avvertire che nessun maestro della 
zecca napoletana, sotto Alfonso I , ebbe nome o co- 
gnome colla B iniziale ; poiché , dalle notizie che 
ho trovato nei registri della Camera della Som- 
maria all'Archivio di Stato di Napoli , risulta che 
non vi furono altri maestri della zecca napoletana 
oltre i seguenti : Jacopo Pipemo (1442-1450) Fran- 
cesco Sinier (1450-1455) , Salvatore de Miraballis 
(1455-1459). 

Questo alfonsino, colla sigla B, potrebbe quindi 



(5) Fusco, Annali di Numisìnatica di G. Fiorelli. 



su ALCUNE MONETE INEDITE DI ALFONSO I, ECC. 345 

attribuirsi alla zecca di Gaeta , poiché , probabil- 
mente , quel B indica il predecessore di Guido di 
Antonio, che dal 1437 al 1441 diresse la zecca di 
Gaeta. 

Rimane cosi dimostrato; che Alfonso I, nel 1437, 
istituì a Gaeta la regia zecca , coniandovi, sin da 
quell' anno, gli alfonsini d' oro ; che quegli alfonsini 
che recano la sigla B possono ritenersi di Gaeta, es- 
sendo, quella lettera, iniziale del nome del primo 
maestro della zecca di Gaeta, il quale, nel 1441, fu 
surrogato da Guido d'Antonio; che gli orefici, Paolo 
de Roma, e Guido d'Antonio, incisero i conii dell'al- 
fonsino d' oro e finalmente che nel 1442 , venuta 
Napoli in potere di Alfonso , fu definitivamente 
chiusa questa zecca provvisoria di Gaeta. 



LA CELLA ED IL REALE DI ALFONSO I 

CONIATI AD Aquila. 



G. M. Fusco, per il primo, pubblicò il carlino di 
Alfonso, coniato ad Aquila W. Il Lazari, nel ripub- 
blicare quella moneta , nel suo pregevole lavoro : 
Zecche d' Abruzzo , ricordò la concessione della 
aquilana, fatta da Alfonso al Conte di Monto rio , 
Ludovico di Camponesco, con facoltà di battervi 



(6) G. M. Fusco, Intoì'iio ad alcune monete aragonesi, Tav. I, n. 1. 



346 ARTURO G. SAMBON 



carlini, mezzi carlini^ trentini e bajocchi. Questa con- 
cessione fu fatta nell'ottobre del 1442. Ma nei re- 
gistri della Camera della Sommaria nell'Archivio di 
Stato di Napoli C') rinvenni, oltre ad un riassunto di 
questa concessione del 1442, una seconda concessione 
del 1443 , che modifica la prima, e , finalmente , 
una cessione,» da parte del Montorio, de' suoi dritti 
sulla zecca , fatta ad Alfonso , nel 1451 , con pro- 
messa di pecuniario compenso. 

Credo inutile trascrivere qui questi tre docu- 
menti; basterà darne un sunto, soffermandoci spe- 
cialmente sulle notizie che riguardano le inedite 
monete che descriviamo più giù. 

Ludovico di Camponesco, Conte di Montorio, 
aveva grande possanza negli Abruzzi , e contribuì 
molto a che la città di Aquila fosse ridotta all'ub- 
bidienza dell'Aragonese. Alfonso, tra i capitoli che 
concesse alla città, annoverò il privilegio della zecca, 
ed il Conte di Montorio si affrettò a chiedere al 
sovrano che gliene cedesse la prerogativa. Alfonso, 
che molto doveva al Montorio, accondiscese ; e, nel- 
l'ottobre del 1442 furono redatte le condizioni, cui il 
Conte doveva attenersi, nell'esercizio di quel dritto. 
Gli si dava , cioè , facoltà di coniare carlini, mezzi 
carlini, trentini e bajocchi della stessa lega di quelli 
coniati nella zecca di Napoli ; ed il Camponesco, con 
questa concessione, coniò di fatti i carlini (pubblicati 
dal Fusco e dal Lazari) ed i trentini ossia celle che 
descriveremo più giù. 

Però, nell'aprile del 1443, Alfonso modificò le 
condizioni del primo privilegio, e die al Camponesco 
ordino formale di fondere le celle, e di smettere 
il conio di qualsiasi moneta straniera al reame (pe- 



rì) Comune 4, f. 21. 






su ALCUNE UONETE INEDITE DI 



cunìa extema). Nello stesso tempo dava facoltà al 
Camponesco di coniare, ad Aquila, qualsiasi specie 
monetale della zecca di Napoli , e segnatamente i 
carlini o gigliati ed i nuovi aragonesi. Più giù 
descrivo due diversi esemplari di questo reale o 
aragonese, della zecca Aquilana. 

Finalmente, come già abbiamo detto, nel 1461, 
Alfonso, pensando fosse assai meglio rivendicasse a 
sé ogni diritto sulla zecca Aquilana, se ne fece 
fare rinuncia dal Conte di Montorio , facendogli 
assegno vitale d'annui ducati 400. Premesse queste 
notizie, esaminiamo ora le nuove monete aquilane 
da noi rinvenute. 

E prima diremo della cella, o trentino, così detta 
perchè pari a 30 denari , che fu coniata come già 
abbiamo dimostrato, tra il 6 ottobre 1442 ed il 
6 aprile 1443. Il breve periodo in cui furono 
coniate queste celle, e l' ordine emanato da Alfonso 
per la loro fusione, ne spiegano sufficientemente la 
rarità. Ciò nonostante ve ne sono due nella collezione 
di mio padre, e due nel Medagliere del Museo Na- 
zionale di Napoli. 



Esaminando attentamente i diversi esemplari 
di questa moneta , ho trovato che l' epigrafe del 
diritto era divisa a mezzo da un piccolo emblema, 
in forma di montagna, con cinque rialzi ; e questo 
emblema è appunto 1' arme de' Camponeschi , che 
hanno in campo d' argento cinque monti a-zzurri. 



348 



ARTURO G. SAMBON 



Per maggior chiarezza do qui il disegno di questo 
stemma. 




Il Camponesco, adunque, non si contentò dei 
vantaggi pecuniarii del dritto concessogli da Alfonso, 
ma volle altresì, con ambizioso pensiero, che la mo- 
neta aquilana recasse manifesto segno della sua pos- 
sanza, e fosse fregiata del suo stemma. Fu questo 
il primo esempio di uno stemma di feudatario, sulla 
moneta napoletana; e conosciamo soltanto altri due 
esempì simili durante il dominio aragonese; amendue 
su moneta di Atri ; il primo, pur troppo naturale, è 
fornito dai bolognini del ribelle Giosia d'Acquaviva, 
il secondo ha invece maggior simiglianza col ca^o 
nostro, ess'endo quello dei doppi bolognini di Matteo 
di Capua, coniati tra il 1462 ed il 1464. 

Veniamo ora al reale^ coniato nella zecca di 
Aquila dopo Taprile del 1443. Il reale, anche detto 
aragonese o grossone, fu coniato per un lungo periodo 
di tempo in Ispagna; ed il tipo adottato da Alfonso, 
è assai simigliante a quello delle monete di Gio- 
vanni I d'Aragona e di Errico III. Il suo valore 
era di tre cinquine, ossia di grani 7 1^2. Trascrivo 
qui le notizie che ci dà, di questa moneta, un ano- 
nimo veneziano, in una Descrizione del Regno di 
Napoli, scritta nel 1444 (Foucard, Arch, Storico Na- 



su ALCUNE UONETE INEDITE DI ALFONSO I, ECC. 34d 

poletano, anno II) Lo grossom, Ragonese vale XV tor- 
nise che seria marchiti sete e mezo (il marchetto era 
eguale al gra.no). Ma proprio è corno seria el grossom 
da Venezia e XIV grossom Ragonese vale el ducato 
veneciano. Nel 1443 la zecca di Aquila cominciò a 
coniare questa moneta che coniavasi pure in Si- 
cilia, a Napoli e , come dimostreremo in sèguito, 
anche a Lanciano. Posso produrre due diversi esem- 
plari, usciti dalla zecca di Aquila; il primo ha, a 
mezzo dell'epigrafe del dritto, il distintivo della zecca, 
un'aquila; il secondo ha solo lo stemma del Conte 
di Montorio. 




Della prima moneta conosco un solo esemplare 
ch'è neUa collezione del chiarissimo D. M. Vidal. 
Quadras di Barcellona; della seconda conosco invece 
tre esemplari ; uno nella collezione di mìo padre , 
e due nel Medagliere del Museo Nazionale. 



350 ARTCRO G. SAMBON 



ZECCA DI LANCIANO 
(Abruzzo Citeriore). 



Questa zecca è stata sinora ignorata affatto. 
Però le notizie, da me rinvenute ne' registri della 
Camera della Sommaria, addimostrano che non era 
di minore importanza dell'aquilana. Riporto qui un 
privilegio agli ufficiali della zecca di Lanciano, con- 
cesso da Alfonso addì 15 ottobre del 1444. 

u Pro domino Francisco Sinier Magistro probe 
a Siclarum Regni Sicilie. 

tt Franciscus etc. et presidentes etc. magni- 

tt fico viro domino Mactheo puiades militi generali 

u thesaurario necnon Capitaneis Universitatibus et 

tt singularibus personis Magistrisque Siclarum huius 

u Regni Sicilie citra farum et signanter in Terra 

a lanzani consti tu tis et consti tuendis et aliis ad 

tt quos spectat et spectabit presentesque perve- 

tt nerint presentibus et futuris amicis nostris ca- 

u rissimis salutem. Vidimus regias licteras , parvo 

u regio sigillo munitas propriaque regia manu sub- 

u scriptas tenoris et continentie subsequentis. Al- 

a fonsus Dei gratia Rex Aragonum Sicilie citra 

u et ultra farum etc. Spectabilibus Magnificis nobi- 

u libus et Egregiis Viris Capitaneis Universitatibus 

u et singularibus personis Magistrisque Siclaimm 

u huius Regni nostri Sicilie citra farum et presertim 



su ALCUNE MONETE INEDITE DI ALFONSO I, ECC. 351 

tt in Terra lanzani constitutis et constituendis et 
« aliis ad quos spectat et present^s fuerint presentate 
tt consiliariis et fidelibus nostris dilectis gratiam et 
tt bonam voluntatem. Scire vos volumus quod per 
tt nobilem et dilectum consiliarium et Uscerium Ar- 
tt morum nostrum Franciscum Sinier militem Ma- 
tt gistrum Prove Siclarum Regni prediate Sicilie 
tt fuiinus supplicati quod actento quod his superio- 
tt ribus diebus fuerunt certa capitula et provvisiones 
tt per nostros predecessores, Monetariis, cuditoribus 
tt et aliis officialibus Side Civitatis nostre Neapolis 
tt confirmata concessa et data quibus Ipsi multis 
tt prerogativis et gratiis fruuntur et gaudent consi- 
tt milem gratiam monetariis et oflBcialibus side pre- 
tt diete terre lanzani concedere dignaremur cum 
« minoris non sint condicionis et in consimili mini- 
tt storio elaborent. Nos vero supplicationibus fami- 
a liarium et domesticorum nostrorum presertim Justis 
« gratiose admissis premaxime quia concessionem 
« monetariis et officialibus diete Civitatis Neapolis 
« ut predicitur factam monetariis aliis et officialibus 
« omnium huius Regni Siclarum fructuosam esse 
tt putamus et sic fuit nostre intencionis, tenore pre- 
u sentis predicta capitula seu provisiones cum con- 
a similibus gratiis prerogativis favoribus et aliis 
« quibus eadem concessa fuere monetariis, cuditoribus 
u et aliis officialibus Side Civitatis Neapolis conce- 
tt dimus in presentiarum Universis et singulis cudi- 
tt toribus, monetariis et aliis officialibus quarum- 
u cumque dicti Rogai Siclarum et presertim diete 
a Terre lanzani. Que quidem capitula et provisiones 
a licet hic non inserantur haberi volumus prò insertis 
tt et specifico declaratis et consi milem vim obtinere 
tt volumus ac si in presentibus nostiis licteris inserta 
tt essent. Volumus tamen quod omnes et quicumque 
u jffioiales et ministri predictarum Siclarum ponantur 



352 ARTURO G. SAMBON 



u eligantur et nominentur in dicto oflScio exercendo 
u per dictum Magistrum prove seu eius in dictis 
a siclis locumtenentes et non per alios officiales seu 
tt personas et hii tales electi et nominati predictis 
u gratiis, prerogativis, favoribus, et aliis in dictis 
u officiis contentis fruantur et gaudeant. Alii vero 
u minime potiantur eisdem. Et quia Magister prove 
u predictus in Sicla diete Civitatis Neapolis viginti 
u quatuor uncias habet prò suo salario, volumus 
tt quod alias viginti quatuor uncias in Sicla ipsius 
u terre habeat, adeo ut ipse maxima cum affectione 
« in dicto officio exercendo prout hactenus fecit se 
tt habeat, quas quidem viginti quatuor uncias sibi 
tt de primis Introytibus aut Juribus diete side per 
u vos magistros Side et alios officiales diete Side 
a ad quos pertineat solvi volumus et Jubemus Con- 
tt trarium minime facendo prò quanto gratia nostra 
tt vobis cara est et penam mille unciarum cupitis 
tt evitare. Datum Neapoli die XV octobris octave 
« Indictionis M^COCC^XXXX^IIIP. w Segue rescritto 
per l'esecuzione del Regio mandato (®). 

Da questo documento si rileva che la zecca di 
Lanciano era stata aperta prima del 1444 , e che 
non era molto da meno di quella di Napoli. A 
questa importanza della zecca di Lanciano , di cui 
ora, per la prima volta, si dà notizia, accenna assai 
chiaramente il documento stesso. 

Nel repertorio, poi, de' Registri Comune delia- 
Camera della Sommaria, trovasi altra indicazione di 
questa zecca, che si riferisce ad un registro di cui 
non è più traccia. L' annotazione è la seguente, 
e sembra appunto del 1443 o 1444: Zecca di moneta 



(S) Archivio di Stato di Napoli, Privilègi delia Sommaria, yol. 8, 
£ 43 t. e 44. 



su ALCUNE MONETE INEDITE DI ALFONSO J, ECC. 353 

che si fa in Lanzano nominata aragonese e che 
ci è molta lega^ V ordinazione al Gubernatore che la 
faccia fare conforme li alfonsini nella zecca di Napoli. 

Nel medagliere del Museo Nazionale v'ha un 
reale, che si potrebbe attribuire a Lanciano. Per 
mala ventura, non essendo di buona conservazione, 
non posso essere proprio sicuro di questa attri- 
buzione. Nel mezzo dell'epigrafe è un simbolo simile 
molto ad una lancia ti'a due stelle; ma, ripeto, questo 
esemplare è troppo logoro perchè so no possa, con 
certezza, tenere conto. 

Lo stemma di Lanciano consiste appunto di una 
lancia tra due stelle. Si trova cosi delineato, in 
raccolte di stemmi, sin dal XVII secolo, e tutto induce 
a credere che fosse foggiato di questi stessi elementi, 
nel XV secolo. Credo però, ora che ho avuto 
l'opportunità di richiamare l'attenzione su questa, 
zecca, mercè gli inediti documenti da me prodotti, 
che non tarderà a venir fuori qualche esemplare 
più completo, col distintivo della zecca ; poiché le 
emissioni della zecca di Lanciano hanno dovuto es- 
sere moltissime e, dato anche il caso che , su tutte 
le emissioni, non si sia apposto il segno particolare 
della zecca, nullameno parecchie avranno dovuto 
esseme contrassegnate. Tutte le zecche minori ap- 
ponevano sulla moneta il simbolo della città ; 
non solo per propria iniziativa , o per vanitosa 
dimostrazione dell' importante prerogativa ; ma per 
garanzia altresì della lega e del peso della moneta 
emessa. Il piccolo distintivo della zecca sarà sinora 
facilmente sfuggito all' osservazione , perchè si è 
creduto sempre che questi reali fossero stati coniati 
solo nella zecca napoletana. 



354 ARTURO G. SAMBON 



IL CORONATO DI FERDINANDO I IN ORO. 

Rinvenni, nell'Archivio di Stato di Milano W, un 
documento abbastanza interessante per la storia na- 
poletana. È la relazione fatta, dagli oratori ducali, al 
Duca di Milano, sull'incoronazione di Ferdinando I 
a Barletta. Tra i minuti particolari di quella de- 
scrizione, si fa menzione di una moneta d'oro, fatta 
coniare da Ferdinando per quell' occasione, assieme 
al coronato d'argento, di cui avanza cosi gran numero 
di esemplari. Credo inutile riportare qui l'intero do- 
cumento, poiché verrà pubblicato, fra breve, dal mio 
amico, il Marchese Nunziante, che si occupa de' primi 
anni di Ferdinando I d' Aragona. Recherò dunque 
solo la notizia che riguarda la moneta, coniata in 
queir occasione. 

Dopo aver minutamente narrato tutti i parti- 
colari dell' incoronazione , Francesco Cusano , sog- 
giunge : a finita la mesya fece poi essa M.ta dare a 
« tuti ambassatori et prelati una moneta doro picola 
u fatta fare per Sua M.ta che valle uno ducato et 
u mezo et focene dare dargento a tuti li astanti. » 
Al ritorno poi dalla Messa, le moneto d'argento 
furono lanciate al popolo. Ora dobbiamo noi sup- 
porre che Ferdinando , nei primi anni del suo 
regno, (egli fece coniare il ducato d'oro per la 
prima volta nel 1465) abbia continuata la moneta 
del padre, l'alfonsino d'oro cioè, del valore di un 
ducato e mezzo , facendovi incidere il disegnetto 
della sua incoronazione ; o, piuttosto, che qui non si 



(9) Corr. colle potenze estere ^ Napoli, anno 1459. 



su ALCUNE MONETE INEDITE DI ALFONSO I, ECC. 355 

tratti, se non di pochi esemplari in oro, tratti dal 
conio per l'argento, per essere presentati ai diversi 
ambasciatori o prelati? Sono proclive più a questa 
seconda ipotesi , malgrado che il Cusano , nel dirci 
che questa moneta valeva un ducato e mezzo , 
sembri evidentemente accennare al fatto che essa 
poteva correre come moneta. Sia come si voglia, è 
certo che col conio inciso da Francesco Liparolo, 
che rappresenta Ferdinando, incoronato dal Legato 
pontificio. Cardinale Orsino, furono impressi parecchi 
esemplari in oro, e non è difficile che, un giorno o 
r altro , se n' abbia a trovare qualcuno. Abbiamo 
notizia di altre monete, coniata in qualche speciale 
occasione, di cui un esemplare in oro fu offerto al 
Sovrano. Il Fusco, nel pubblicare la graziosa monetina 
di Ferdinando il Cattolico, col trofeo al riverso, ri- 
cordò anche il fatto, che il Maestro della Zecca, 
Gian Carlo Tramontano, offri al Re ed alla Regina 
due esemplari in oro; ma qui il caso è diverso, poiché, 
non solo il Cusano ci avverte che la moneta fu ta- 
gliata proprio al valore dell'alfonsino, ma che se ne 
coniarono moltissimi esemplari, da dare agli amba- 
sciatori milanesi, veneziani, a quelli del Re d'Ara- 
gona, al Tesoriere del Papa, al Cardinale Orsino, e 
ad altri prelati o importanti personaggi. Però si 
potrebbe pensare che fosse proprio moneta , nel 
caso solo che il tipo non fosse perfettamente si- 
mile a quello dell'argento. Mi pare, invece, di poter 
dedurre dalle parole del Cusano, che le due monete 
fossero di tipo perfettamente eguale. D'altra parte 
la mancanza di moneta aurea di Ferdinando, sino 
all'anno 1465, vien sufi! cien temente spiegata dalla 
sovrabbondanza degli alfonsini. 

Arturo G. Sambon. 



MEDAGLIA 

IN ONORE DI 

GIUSEPPE DA PORTO 



Il conte Guardino Colleoni donava nel 1891 
al Civico Museo di Vicenza una medaglia in bronzo, 
assai rara, della dimensione di cinquantadue milli- 
metri. Nel diritto è raflagurato il busto, volto a destra, 
d'un individuo nel pieno della virilità, col capo sco- 
perto, la fronte ampia, i capelli e la barba corti e 
ricciuti, vestito d' una roba, che, vorrebbesi qualifi- 
care una toga. La leggenda, che vi corre all'ingiro, 
dice: lOSEPH • PORTVS - COMES ■ VINCENTIE • Il rovescio 
reca la sola Àquila imperiale, sormontata dalla co- 
rona, senza nessuna scritta. 



2^3 E:-?S"4PIjO MOPSOLIS 



4: « 



Giuseppe Porto, o meglio Da Porto, usciva da quel 
]iatrizio casato vicentino, la cui nobiltà molto antica 
si onora d'una serie d'uomini illustri nelle scienze, 
nello lettere e nelle armi. Tra i pia insigni, vissuti 
nel secolo XVI, voglionsi segnalare: Leonardo, il cui 
nome va raccomandato ancora a un rarissimo scritto 
sui pesi , sulle misure e sulle monete degli antichi 
romani ; Luigi, l'autore delle Lettere storiche e della 
Giulietta e Romeo; e Ippolito, il fortunato guerriero 
agli stipendi di Carlo V, ch'ebbe la destrezza di far 
prigioniero, nel 1547, Gianfederico, duca di Sassonia. 
Di parecchi individui della famiglia parla con copia 
di particolari il Marzari, storico vicentino del se- 
colo XVI : ma del conte Giuseppe , a cui fu pure 
contemporaneo, non fa nemmeno parola W. Eppure 
il conte Giuseppe fu de' cittadini più attivi , che 
promovessero nel secolo XVI lo splendor di Vicenza. 

Dell' anno della nascita di lui nessuno ha la- 
sciato notizia alcuna. L'iscrizione, incisa sulla pietra 
sepolcrale della Chiesa , oggidì sconsecrata , di San 
Biagio, recava soltanto l'anno della morte, avvenxita 
l'S novembre del 1580 (2). Ma questo millesimo basta 
a sfatare il giudizio del conte Giovanni Da Schio, che 
fissava le prove della rara operosità dell'egregio pa- 
trizio all'ultimo ventennio del secolo XVI (^). E chiaro 
che il valente erudito confondeva insieme più indi- 
vidui d' identico nome, appartenenti allo stesso ca- 
sato, moltiplicatosi già al tempo di cui si parla, in 



(1) Marzari, Historia di Vicenza, Lib. IL Vicenza, 1590. 

(2) Bakbarano, Historia Eccìesiasiica di Viceitza, Lib. V, png. 139. 
Vicenza 1761. — Faccioli, Musaeum Lapidarium, Pars I, pag, 205, 
n. 80. Vicentiae, 1776. 

(3) Da Schio, Memorabili, Msc. nella Biblioteca Comunale in Vicenza. 



MEDAGLIA IN ONORE DI GIUSEPPE DA PORTO 359 

parecchie famiglie. Il nome del conte Giuseppe, figlio 
di Girolamo W, associasi, del resto, la prima volta ai 
ricordi di uno spettacolo, dato nel 1539 entro l'ampio 
cortile del suo palazzo, residenza oggidì del conte Col- 
leoni, per opera della Compagnia della Calza sur un 
teatro di legno, architettato dal Sodio (^); incontrasi 
quindi sul frontone del palazzo, eretto da lui in Vi- 
cenza su disegno del Palladio nel 1552 (^); appare 
tra i fondatori dell' Accademia Olimpica , istituita 
nel 1555 dal fiore dei letterati vicentini W; s'anno- 
vera tra i cittadini preposti nel 1565 alla direzione 
degli apparecchi immaginati dal Palladio, in occa- 
sione di pubbliche feste (^); leggevasi fino al 1834 
sur un caminetto murato in una stanza del suo 
palazzo palladiano nel 1572 , ott'anni avanti la 
morte (9). Mecenate d'artisti, il Da Porto fu largo 
di protezione al Palladio, al Riccio, a Paolo Vero- 
nese , al Zelotti e al Vittoria , eh' esercitarono per 
lui la sesta, lo scalpello e il pennello C^^). 



Dir^ in quale anno si coniasse veramente la 
medaglia, non è cosa, di cui s'abbian le prove. Che 
il Da Porto morisse nel 1580, non v'ha, come s'è 



(4) Magrini, Memorie su Andrea Palladio, pag. 294. Padova, 1845. 

(5) Beccanuvoli, Tutte le donne vicentine vedove, maritate e donzelle. 
15S9. — Magrini, op. cit., pag. 15 e pag. x, nota 22. 

(6) Magrini, op. cit., pag. 296. 

(7) Magrini, Il Teatro Olimpico, Padova, 1847. 

(8) Da Schio, op. cit. — Magrini, Memorie intorno Andrea Palladio, 
pag. 70. 

(9) Da Schio, op. cit. — Tornieri, Descrizione delle architetture, 
pitture e sculture di Vicenza, P. II. Vicenza, 1779. 

(10) Tornieri, op. cit., pag. 86. — Da Schio, op. cit. — Magrini, 
op. cit., pag. 830. 



360 BERNARDO MORSOLIK 



veduto, alcun dubbio. Né il fatto dello spettacolo, 
datosi sul teatro, architettato dal Serlio, lascia ugual- 
mente dubitare che nel 1539 fosse già uscito dagli 
anni dell'adolescenza, per non dire anche della gio- 
vinezza. Il che fa ragionevolmente congetturare che 
la nascita dovesse risalire all'entrare del secolo XVI, 
o, se vuoisi, all'ultimo scorcio del secolo XV. Questo 
fatto e le sembianze del busto, che rivelano come 
ho detto, un uomo nel pieno della virilità, non 
bastano però a far indovinare in che tempo si co- 
niasse la medaglia. 

Ho già detto che il rovescio reca 1' aquila ina- 
periale con l'ali aperte, sormontata dalla corona. Di 
primo tratto parrebbe quasi che quell'emblema do- 
vesse essere lo stemma della famiglia. ì^uUa di men 
vero. L' Aquila e il titolo di conte , scolpito nella 
leggenda del diritto, ricordano invece un fatto non 
indegno di nota, compiutosi nel 1532. Sanno tutti che 
l'imperatore Carlo V, tenendo il patto, stretto con 
Clemente VII il 1530 nella solenne incoronazione a 
Bologna, moveva il novembre del 1532 da Vienna 
in Italia. Nel passaggio a traverso il Vicentino 
in trattene vasi, co m'ebbi altra volta ad avvertire, in 
Sandrigo presso i Sesso e poi in Montecchio Maggiore, 
ospite dei Gualdo. In quell'occasione conferiva il 
titolo di conte a parecchie delle patrìzie famiglie di 
Vicenza (1^). Fu tra queste la famiglia dei Da Porto, il 
cui diploma è dato da Bologna il 14 dicembre 1532. 
Tra i privilegi, concessi a ciascun individuo, era quello 
d'innestare all'arma di famiglia l'aquila bicipite con 
l'ali aperte 0-^). Tutto fa credere pertanto che la me- 



(11) B. MoRSOLiN, Un episodio della vita di Carlo V. Venezia, 1884, 
(Archivio Veneto, Serie H, Tom. XXVII, p. II). 

(12) u Concedimns et impartimar, ut dimidiam aqailam bìcipitem co- 
u loris nigri alis expansis in aureo, seu croceo campo snpra haereditaria et 



MEDAGLIA IN ONORE DI GIUSEPPE DA PORTO 361 

doglia in onore di Giuseppe da Porto si riferisca 
cosi nella leggenda del diritto, come nell' emblema 
del rovescio, al diploma imperiale. 

Io so bene che il privilegio del 1532 fece mon- 
tare in tanta boria i nuovi Conti da provocare , in 
capo a quattro anni, due solenni deliberazioni, prese 
nel Consiglio della Città, Tuna il 27 maggio del 1536, 
l'altra il 17 giugno successivo, per la prima delle quali 
vieta vasi a ciascuno ed a tutti d'assumere il nuovo 
titolo, e modificavasi per la seconda quel rigore, con- 
cedendosene l'uso a quelli, che ne avevano avuto, in 
precedenza, il privilegio da' Principi esteri : ma non 
mi è noto che il conte Giuseppe Da Porto seguisse 
in questo l'esempio degli agnati Francesco, collate- 
rale della Repubblica di Venezia, e Leonardo, il 
celebre autore del trattato sulle monete, sui pesi e 
sulle misure dell' antica Roma, i quali rinunzia- 
vano entrambi, nel 1536, per so e discendenti al 
privilegio imperiale, e ne avevano lodi dall' austera 
Signoria di Venezia (i^). E quand'anche si potesse 
sospettare che il Conte Giuseppe rinunziasse, come 
Francesco o Leonardo, al privilegio imperiale, man- 
cherebbe di certo ogni argomento a provare che la 
medaglia s'improntasse entro lo spazio di quattro 
anni corsi tra il 1532 e il 1536. Buone ragioni trag- 
gono, invece, a congetturare che il conio si lavorasse 
alcuni anni più tardi. 

Della medaglia non fanno cenno alcuno né gli 
scrittori di cose vicentine, nò i genealogisti dei 
Da Porto. La conoscenza è dovuta interamente al 



tt gentilitia arma et ìnsignia vostra deferre et gestare possitis et valeatis. 
u Dat. Bononiae die xiv roensis decembris, anno Dni 1532 n. TomasinI) 
Genealogie Vicentine^ Msc. in B. C. 

(13) lus Municipale Vicentinwn , pag. 364 e segg. Vicentiae, 1705. 



362 BERNARDO MORSOLIN 



caso. Fu scoperta, cioè, durante il ristauro del palazzo 
del conte Colleoni in uno di quegli anni , che cor- 
sero tra il 1850 e il 1860. Del fatto s' han due ri- 
cordi, l'uno in una carta di famiglia, che avvolgeva 
la medaglia , T altro nei Memorabili del conte Gio- 
vanni Da Schio. Ma de' due non è pieno l'accordo. 
La residenza del conte Colleoni, eh' è la stessa 
del conte Giuseppe Da Porto , si compone di due 
palazzi, l'uno di stile archiacuto, sorto di certo negli 
ultimi decenni del secolo XV, l'altro di stile classico, 
eretto dopo il 1650 su disegno del Palladio. E i due pa- 
lazzi porgono appunto argomento al disaccordo. Nella 
cartel di famiglia è detto che la scoperta si è fatta 
neir atrio del palazzo d' architettura archiacuta (^^) ; 
nello scritto del conte Giovanni Da Schio, che di- 
chiara d' aver veduta e anche moltiplicata la me- 
daglia co' piombi, si dice che fu dissotterrata nei 
fondamenti del palazzo palladiano C^^). E dal sito della 
scoperta il dott'uomo argomentava l'origine e il pos- 
sessore dell' edificio, testimoniati d'altra parte non 
tanto da due scrittori contemporanei, il Palladio (^^) 
e il Vasari (i'^), quanto dalla iscrizione , che si può 
leggere tuttora sul frontone del palazzo (^^) e dal- 
l'altra incisa già sul caminetto e distrutta, come s'è 
pure avvertito , nel 1834 (^^). E 1' esempio di tra- 
mandare il tempo o, se vuoisi, anche V anno della 



(14) Ecco le parole testuali : u Questa medaglia venne trovata nel 
ristauro dell'atrio gotico n. 

(15) tt Histaurandosi le fondamenta (del palazzo palladiano) fa tro- 
u vata una medaglia, che ricordava l'origine e il proprietario del loco. Io 
u la vidi e moltiplicai co' piombi n. Da Schio, op. cit. Msc. in B. C. 
Dei piombi fatti fare dal conte Da Schio ne conserva un esemplare 
anche il Museo Civico di Vicenza. 

(16) Palladio, / quattro libri delV Architettura. Venezia, 1769. 

(17) Vasari, Opere, Toro. VII, pag. 527. Firenze 1831. 

(18) Magrini, Op. cit. pag. 76 e xxiv, nota 47. 

(19) Da Schio, op. cit. e loc. cit. 



MEDAGLIA IN ONORE DI GIUSEPPE DA PORTO 363 

costruzione degli edifizii , non dirò medioevali , ma 
palladiani, per mezzo delle medaglie non doveva 
esser nuovo. Ciò che s'ebbe a scoprire nel palazzo 
del Conte Giuseppe da Porto, erasi incontrato, in 
antecedenza, ne' palazzi de' Valmarana, de' Civenna, 
ora Trissino, in Vicenza, e de' Muzani a Rettorgole 
per il disseppellimento di tre medaglie, l'una con 
l'effigie d'Isabella Nogarola, vedova di Luigi Val- 
marana (^), la seconda con la leggenda in memoria 
della famiglia Civenna (2^), la terza col busto di 
Claudio Muzani e i relativi millesimi, in cui furono 
gettati i singoli edifici! (22). Sicché non dovrebbe, mi 
pare, cogliere in fallo chi fissasse la fattura del 
conio a mezzo circa il secolo XVI, quando si diede 
mano, come s'è detto, all'edifizio. Sembrano avvalo- 
rare siffatta congettura le sembianze del busto, che 
rappresentano un uomo nel fiore della virilità, quale 
doveva essere allora il Da Porto, morto, giova ripe- 
terlo, nel 1680. 



« 4: 



Che il conio, anche logoro alquanto com'è, ac- 
cusi il punzone d'una mano valente, non è, mi pare, 
nemmeno da mettere in dubbio : tanto è ben con- 
dotto il rilievo dell' insieme e il profilo. Ma ciò 
non basta a determinare chi ne fosse 1' artefice. Io 
non ho certo alcun argomento per crederne autore 
il Cavino di Padova , il cui fare parrebbe rivelar- 
visi dal raffronto con un esemplare, che tengo sot- 



(20) Magrini, op. cit. pag. zxiv, nota 47. 

(21) Id., op. cit., pag. II. 

(22) Id., op. cit., pag. 28é. 



364 6. MORSOLIN - MEDAGLIA IN ONORE DI GIUSEPPE DA PORTO 



t'occhio, d'una medaglia in onore di Giovanni Bat- 
taglini, illustrata dall' Armand (^3), custodito nel Museo 
Civico di Vicenza ; ne so se il Da Porto possa es- 
sersi giovato de' bravi artefici, fiorenti allora in Ve- 
rona e in Venezia, che pur rappresentavano in me- 
daglie altri Vicentini (2*). Che se pur si volesse rin- 
tracciarne l'autore in Vicenza, dovrebbesi escludere, 
mi pare, Valerio Belli, già morto a 78 anni nel 1546. 
Potrebbe, invece, cogliere nel segno chi fermasse il 
pensiero su qualcuno degli allievi, usciti dalla scuola 
di lui, Lodovico Chiericati cioè, Arcivescovo d' Anti- 
vari e Primate della Serbia, o su quel Giorgio Ca- 
pobianco, orefice insigne, che fece stupire con le 
sue invenzioni maravigliose lo stesso Cardano; e 
chi si risovvenisse che in Vicenza cercavano allora 
ricovero e lavoro artefici d'altre città, quali il Forni 
e il padre di Camillo Mariani (2^). 

Vicenza, Giugno 1892, 

Bernardo Morsolin. 



(23) Armand, op. cit., part. I, pag. 278. 

(24) Id.. op. cit., p. I, pag. 126 e seg. e pag. 129 e segg. 

(25) Marzari, op. cit., Lib. IL 



MEDAGLIA 

DEL PORTO DI FANO 



L'illustrazione di naa medaglia già edita può ugual- 
mente interessare quando contribuisca a conservare la me- 
moria di persone e di cose che altrimenti resterebbero se- 
polte neir oblio e porga occasione a raccogliere le sparse 
notizie che di esse rimangono. 

Quegli che chiedesse ai buoni Fanesi di oggigiorno 
dove è, o per lo meno dove era il Porto Borghese del quale 
si riporta la figura nel rovescio della medaglia che mi pro- 
pongo d' illustrare, sentirebbe rispondersi : non lo sappiamo. 
3e pure qualcuno non sarà messo sulla via dai pochi 
avanzi della loggia che serbano ancora gì' incavi dove a 
lettere di bronzo era scritto : PORTVS BOIfG-HESIVS. 

£ toccò a noi, in tanto conto si tiene la memoria dei 
tempi e delle cose andate, toccò a noi pochi anni or sono 



3C6 GIUSEPPE CASTELLANI 



vedere, a cura del così detto Genio Civile, restaurato bar- 
baramente il parapetto della piazzetta de' Marinai che forma 
l'attico della loggia sottoposta, sopprimendone la balaustrata 
e sostituendola con un muro ripieno che tolse non poco 
alla leggiadria dell' edifizio. E ciò non ostante i reclami 
dell'egregio amico Prof. Oreste Antognoni allora Ispettore 
degli scavi e monumenti che voleva fosse almeno conservata 
V antica forma a quest' ultimo avanzo del porto Borghese, 
di questa fabbrica grandiosa dove i Fanesi di allora profu- 
sero somme ingenti, indebitandosi fino agli occhi, grazie 
alla indulgenza di Paolo V, Pontefice che legò la sua me- 
moria a molte opere monumentali. 



* « 



La necessità di avere un porto s' impose sempre e 
s'impone tuttora alla città di Fano. Posta com'ò al punto 
dove la Via Flaminia, partendo da Eoma, tocca l'Adriatico, 
essa ne ò lo scalo naturale e ne costituisce la più pronta 
comunicazione col Levante e Venezia. Questa ragione che 
ora, mercè le ferrovie, ha perduto alquanto del suo valore, 
e la prospettiva di vivi commerci, indussero il Comune a 
spendere largamente perchè le navi potessero avervi accesso 
facile e rifugio sicuro. Mancano notizie precise della esistenza 
di un porto all'epoca romana; però da un passo di Vi travio (1) 
si può dedurre che le navi potevano approdare facilmente 
a Fano come a Pesaro e ad Ancona. Gli storici locali (2) 
lasciarono scritto che il porto chiamavasi Augusto perchè 
fu costruito allorquando Augusto recinse di nuove mura 
e adornò di splendidi edifizi la Colonia Giulia Fanestre. 



(1) Architettura, Lib. 2. 

(2) NoLFi Vincenzo, DelU fiotizié iatoriche della Città di Fano, 
ras. neir Archivio Comunale. — Negosanti Pietro, Compendio delVHistorie 
delia Città di FanOj ma. nell'Archivio sndci. — Amiani Piermaria, Me' 
morie isteriche della Città di Fano. Fano, Qiaseppe Leonardi 1751. 



MEDAGLIA DEL PORTO DI FANO 367 

Dalle lapidi antiche (3) sappiamo della esistenza nella 
Colonia Fanese del Collegio dei Dendrofori specialmente 
destinati a fornire i legnami e a risarcire le navi. Vi 
erano anche le corporazioni o collegi dei Centenari o fab- 
bricanti di stoffe, dei lintiari o fabbricanti delle tele di 
lino, dei fabbri, e quello dei Mercuriali; quindi industria 
speciale marittima, e industrie e commerci vivissimi cui era 
certamente necessario un porto per potere importare ed 
esportare con facilità le materie prime e i manufatti. L'A- 
miani (^) parla di un restauro fatto con considerabile spesa 
al porto di Augusto al tempo degli imperatori Graziano e 
Yalentiniano. Non so donde egli abbia tratto questa notizia: 
la cosa però à verosimile, visto che sotto quegli Imperatori 
fu restaurata la Via Flaminia (5). Certamente un porto oravi 
e di non piccola importanza commerciale nel 952 , poichà 
sappiamo che in quell'anno il Doge Veneto Candiano spedi 
a Fano sette navi cariche di merci sotto la condotta del 
proprio figliuolo che invece se ne fuggi con esse in Levante, 
cagionando tale dolore al Padre che ne mori di crepacuore (6). 
Anche nel 1140 il Doge di Venezia Pelano approdò a Fano 
con molte galere in aiuto della città minacciata dalla lega 
di Pesaro, Fossombrone e Senigallia appoggiata pure dai 
Ravennati f^). 

E, venendo a tempi meno remoti, troviamo infinite 
notizie relative a studi e spese fatte per restaurare il porto 
o fondarlo di nuovo in punti diversi. 

Nel 1421 Pandolfo Malatesta impose una colletta per 
la costruzione del porto affidata a certo M. Giovanni Inge- 
gnere (8). Però nel 1466 il porto allora fatto era già reso 



(8) G-ASPAROLi Francesco, Li marmi eruditi di Fano raccolti e de- 
scritti, ms. di mia proprietà. — Amiani, T. II, appendice, 

(4) Tomo I, pag. 43. 

(6) BiLLi Alessandro, Cippo Mllliario Fanestre inedito. Estratto dal- 
l' £?/tcic^/76Ìia Contemporanea di Fano, 1855. — Masbtti Luigi, Anticìie 
Colonne Milliari della Via Flaminia da Cantiano a Rimini ^ Fano, 
Tip. V. Pasqnalis, 1879. 

(6) Ahiani, Tomo I, pag. 119. 

(7) Idem, Tomo I, pag. 140. 

(8) Iflem, Tomo I, pag. 851. 



368 GIUSEPPE CASTELLANI 



inservibile e il 12 ottobre fu deliberato di costruirlo di 
nuovo all'Arzilla (9). Tale costruzione venne intrapresa sol- 
tanto nel 1476 alli 8 di agosto. Nel 1477 i lavori furono 
visitati da un tal Jacomo Ingegnere da Ohioggia e prose- 
guirono fino al 1481 ; furono poi ripresi nel 1486 e 1488. 
Ma la conformazione della spiaggia rendeva e rende tuttora 
difficile il mantenervi un porto qualsiasi quando questi non 
abbia una difesa che valga ad arrestare i detriti e le ghiaie 
rotolate dal Metauro che i venti di Levante spingono inces- 
santemente ad interrirne la bocca (10). Questa difficoltà volle 
risolversi in modi diversi e a seconda del parere di uomini 
sia pure insigui nelF idraulica, ma che male potevano ac- 
conciare le loro teoriche alla realtà delle cose , mentre 
una soluzione forse la si sarebbe avuta e la si potrebbe 
avere raccogliendo il tesoro di osservazioni fatte dai pra- 
tici e aiutando la natura invece di porle ostacoli inutili. 
Dalle somme ingenti finora spese nelle varie costruzioni 
del porto si sarebbe potuto ottenere come risultato la 
formazione di un seno semi-naturale che potrebbe por- 
gere sufficiente sicurezza alle navi. Il fatto sta che anche 
il porto costruito alUArzilla con gravissima spesa, 7nagna 
inipcnsa, come lasciò scritto Antonio Oostanzi che fu uno 
dei soprastanti a detta fabbrica (H), nel 1491 era reso presso 
che inservibile, tanto che in detto anno si fecero nuovi 
lavori più vicino alla città e nel 1495 il Consiglio generale 
deliberava alli 24 di agosto di condurre al porto 1* acqua 
del Metauro per mezzo di una grandiosa condottura sot- 
terranea che venne cominciata a costruire a circa quattor- 
dici chilometri dalla città e che esiste tutt'ora, servendo a 



(9) Ho tolto qaeste notizie dal Sommario dagli Atti Consigliari 
dal 1398 al 1741^ esistente nelP Archivio Municipale, Sezione Amiaci 
K. 4, e dallo Spoglio incompUto della Segreteria Comunale di Fano nella 
stessa sezione al N. 6. 

(10) De Cuppis Pompilio, Sulla Fisica Generale del Bacino di Fano. 
Nella Rivista delle Marche e delV Umbria, 1866, Distribuz. V, pag. 709 
e seguenti. 

(11) OviDius, de Fastis cum diiobus Commentariis, Venetiis, Mcccc- 
lAXXVix, car. 148. 



MEDAGLIA DEL PORTO DI FANO 369 



portare l'acqua al molino della Sacca e veniie chiamata la 
Traforata. Tale opera non venne proseguita perchè la spesa 
sarebbe stata addirittura enorme: e cosi nel 1497 si facevano 
ancora dei lavori all'Arzilla. 

Nel 1666 Pietro Cilla da Venezia, architetto chiamato 
dal Consiglio fin dal 1663, fece un progetto di Porto e vennero 
quindi Sabba Martino da Quintavalle e il fratello di Aluvigi 
architetti a riconoscere i siti per procedere al nuovo la- 
voro. Intanto per provvedere ai mezzi il Comune aumentava 
l'imbottato e si faceva prestare denaro e legnami dall'am- 
ministrazione della Pia Azienda del Ponte. Il 30 di Giugno 
il Comune fece celebrare un officio di messe nella Chiesa 
di S. Salvatore per propiziarsi Iddio, essendosi in quel giorno 
cominciato il lavoro del Porto e il taglio dei pali nella 
Selva del Ponte : il 7 di settembre dopo un' altra messa 
solenne al Duomo, cui assista il Magistrato e il Consiglio, 
si die principio a porre i pali all'Arzilla. Ma l'aiuto divino 
invocato colle solenni cerimonie ecclesiastiche mancò anco 
a questa nuova fabbrica che in breve ebbe la sorte delle altre. 

Quindi nuovi progetti, nuovi studi, e istanze alla Corte 
£omana. Il Cardinale Rusticucci Fanese tanto si adoprò 
che fece incaricare nel 1591 Lorio Lori architetto della 
Camera di Boma di fare un nuovo progetto e si tolse l' im- 
pegno di ottenere dal Papa nel 1696 la facoltà di spendere 
in tale opera venticinquemila scudi: ma le preoccupazioni 
destate dal male contagioso che imperversava in Lombardia 
fecero rimettere la cosa ad altro tempo (12). 

Quando Clemente VIII, che era nato a Fano, passò 
nel 1698 dalla sua patria per recarsi a Ferrara non man- 
carono i rappresentanti del Comune di palesargli a il solito 
desiderio e l'antica inclinazione della città di porre mano 
alla fabbrica del Porto n (13). Egli accolse l' istanza incari- 
cando Don Mario Farnese di riferirgli in proposito, e, 
siccome il referto fu favorevole, destinò per architetto il 
celebre Giovanni Fontana. Ma non doveva toccare al pontifi- 



cia) AmiaM, T. II, pag. 289. 
(18) Idem, ib. pag. 244. 



370 GIUSEPPE CASTELLANI 



cato di Clemente Vili la gloria o la sventura, come meglio 
aggrada, di far gettar via al pubblico di Fano parecchie 
decine di migliaia di scudi nella fabbrica del porto e le 
ragioni le riporterò colle parole stesse dello storico Amiani : 
u Nel mentre, che medita vasi V incominciamento del Porto, 
comparvero ordini di Boma al nostro Consiglio trasmessi 
con lettera di Mafifeo o Matteo Barberini Chierico di Camera, 
colle quali s' incaricava di por mano alla fabbrica del Ba- 
luardo, altre volte disegnata fuori la porta di S. Leonardo, 
per cui spedivasi a questa volta l'architetto Giovanni Fon- 
tana da Ferrara. Ma, o fosse la mancanza del denaro, o 
fosse la sopraggiunta disgrazia della peste, che nella Lom- 
bardia faceva grande strage, per cui i Magistrati dovettero 
attendere con assidui provvedimenti e con guardie a spen- 
dere il denaro per la salvezza della città, non fu in que- 
st'anno (1600) né l'una, né l'altra di quest'opere pubbliche 
incominciata. Tanto più si raffreddarono i vogliosi del porto 
a por mano a quell' opera , perchè fattosi il ripartimento 
della guerra da Roma intrapresa per ricuperare il Ducato 
di Ferrara, toccarono a Fano milleduecento scudi da pagarsi 
in capo all'anno al Tesoriere della Marca; oltredichò in tale 
occasione si vide ciò, che in casi simili nascer suole nelle 
città ; la diversità de' pareri tra i cittadini, i quali tutto giorno 
nuove idee rappresentavano intorno al Porto n'impedì ap- 
punto l'esecuzione: una parte di essi per una lettera scritta 
al Consiglio da Cesare Porta, il quale spacciavasi architetto 
della Corte Imperiale, desiderava il Porto all'imboccatura 
del fiume Arzilla. Al contrario Boma col parere degli In- 
gegneri romani comandava, che si fabbricasse vicino alla 
città, anzi sotto la Bocca, e questo sentimento era il più 
accetto al Pubblico: con tali dispareri il Consiglio final- 
mente rivoltossi all'esercizio delle opere pie n (14). E cosi 
invece del porto fabbricaronsi chiese e conventi! 



(14) Idem, ib. pag. 246. 



MEDAGLIA DEL PORTO DI FANO 371 



ft 
* « 



Con questa rapidissima rassegna siam giunti all'epoca 
nella quale cominciò ad incarnarsi V idea del Porto che col 
nome di Borghese, doveva poi costruirsi. Per qualche anno 
il pubblico Fanese fu distolto dall'occuparsi del porto senza 
però perderlo di vista; di modo che quando nel 1610 una 
forte inondazione distrusse i molini, il Comune, che ne ri- 
traeva largo utile, si accinse a fare un canale o Vallato 
che conducesse l'acqua del Metauro fino in città pel servizio 
dei molini da rifarsi e per introdurla nel nuovo porto. 
Nel 1612 lo scavo del canale era quasi compiuto , ma 
essendovi dei dubbi sulla giusta sua livellazione e sulla 
possibilità che le acque vi scorressero, fu inviato a Fano 
Girolamo Rainaldi da Ferrara (15) architetto del Popolo 
Sromano coli' incarico di eseguire la livellazione del Val- 
lato, di architettare i nuovi molini e sopratutto di occu- 
parsi del porto. L'invio di questo architetto, al quale si 
deve il progetto e la costruzione del Porto Borghese, si 
ottenne ad istanza di Galeotto Uffreducci da Fano, cameriere 
segreto del Papa. 

Ho nominato Galeotto Uffreducci che ha parte princi- 
palissima in questo negozio del porto e credo opportuno 
dirne qualcosa. 

Nacque egli nel 1666 in Fano da Giuseppe Uffreducci 
discendente dalla nobile famiglia omonima che ebbe già la 



(IB) L'Amiani lo dice da Ferrara : in varie iscrizioni e atti è detto 
Komano : anche il Gantù nell'indice di uomini illustri, unito alla Storia 
Uìiiversaìe nel volume della Cronologia , lo dice Romano e vissuto dal 
1570 al 1656. Fu buon architetto e la molteplicità delle opere da lui con- 
dotte meriterebbe forse uno studio. Dopo costruito il Porto Borghese 
fa anche al servizio del Duca di Parma. Sono disegno del Hainaldi, in 
Homa : la facciata di S. Maria Maggiore, l'aitar maggiore della Cappella 
Paolina, la facciata di S. Andrea della Valle e l'aitar maggiore di S. Gi- 
rolamo della Carità; in Bologna: le volte di S. Petronio e la chiesa di 
S. Lucia, ora Palestra Ginnastica. 



372 GIUSEPPE CASTELLANI 



signoria di Fermo. Fa col Nunzio Pontificio in Francia e 
coirambasciatore Veneto a Costantinopoli: poscia entrò nella 
casa del Cardinale Borghese, che poi divenne Papa col 
nome di Paolo V. Da questo fu fatto cameriere segreto e 
Canonico di S. Maria Maggiore e tenuto caro sommamente 
tanto che ne ottenne molti favori e privilegi pel suo paese 
natale. L' ab. Evaristo Francolini raccolse alcune notizie 
intorno all' Uffreducci (16) senza però accennare affatto alla 
sua maggiore benemerenza verso la patria, quella cioè di 
avere ottenuta la costruzione del porto. Giova qui ricordare 
una curiosa leggenda tramandataci dal Qasparoli (17). Quando 
rUffreducci trovavasi a Costantinopoli un a Indovino arabo 
gli predisse che un cardinale, il di cui Arme era composto 
di un drago e di un' aquila, doveva esser Papa e far lui 
grande di ricchezza e di dignità : onde considerando che 
questi poteva essere il Cardinale Borghese pose ogni sua 
industria per entrare nella di lui corte, come gli sortì fe- 
licemente. 71 

L'Uffreducci istituì sei benefizi nella Cattedrale di Fano 
dove una iscrizione commemorativa posta sotto il suo ri- 
tratto a cura del nipote Giuseppe ne ricorda la vita e le 
larghezze. Morì nel 1643 e fu sepolto a Roma in S. Maria 
Maggiore, dove pure lo ricorda una iscrizione (18), 

Nel carteggio conservato nell' Archivio Comunale di 
Fano mancano- disgraziatamente le lettere dell' Uffreducci 
dalle quali avremmo potuto trarre molte notizie e certa- 



(16) Cenni biografici delVAhbaie Galeotto Uffreducci Fanese Canonico 
di S, Maria Maggiore in Ronia di Evaristo Ab, Francolini, Fano coi 
tipi di Giovanni Lana 1857. 

(17) Gasparoli Francesco, Le glorie di Fano abbozzate negli illustri 
suoi Cittadini et esposte ai propri figli per emulazione e stintolo alla virtù. 
Ma. nell'Archivio Municipale, Sez. Aniiani N. 39,- pag. 102. 

(18) Ambedue queste iscrizioni sono riportate dal Francolini nellV 
puscolo succitato e credo inutile riprodurle. Riporto invece V iscrizione 
onoraria ohe lo ricorda nella Tav. VI, àeìValbo Albriziano della Colonia 
Fanese che conservo presso dime: Galeot. Uffreducci, post multa itinera 
cum nuncio apostolic, in Gallia , cum veneto oratore in Bizantio, inter 
primos cubicul. e numero participantium , D, Marie Majoris Basilica' 
canonicus, patr, cathlis opt, mer, obiit Bomae an, 1643 detati9 anno 77, 



MEDAGLIA DEL PORTO DI FANO 373 



mente di non poco interesse. In compenso, per una combi- 
nazione fortunata vi si trovano due volumi di lettere 
originali indirizzategli dal Comune con molti documenti e 
varie annotazioni di suo pugno e qui ebbi a spigolare lar- 
gamente come si vedrà (19), 






Dissi che il Rinaldi o Rainaldi fa inviato a Fano per 
la interposizione dell* Uffreducci : infatti appena giuntovi 
egli scrive airUJffreducci rendendogli conto delle accoglienze 
fattegli dal Magistrato, della visita fatta al Vallato dove 
a di già passa dentro Tacqua n e soggiungendo : 

« Circa al Porto ho visto un sito tanto bello che pare che la 
€ natura l'habbia fatto per un teatro da edificarvi il Porto , dove 
€ vi ho disegniate un uovo capace e sicuro et con fondo in ma- 
€ niera che vi potranno entrare anco le G-alere bisogniando , et 

< saria di tanto utile non solo a qaesta Città, ma ancora da qui 
€ fino a Roma perchè la strada Flaminia dà decapo qui : hora sto 

< facendo le piante et il scannaglio della spesa e subito che sarrò 
€ a Roma verrò da Lei a* dargli conto del tutto.... » 

A tergo di questa lettera datata li 27 maggio 1612 
r Uflfreducci annota : 

€ Lessi questa lettera a N. S. che ne senti gusto grande et 

< mi disse sentiamo prima la relazione del Architetto et poi or- 
« dinaremo che si facci il porto. » 

Ed egli non perdette tempo, ma scrisse subito al Ma- 
gistrato di proporre in Consiglio la costruzione del porto 



(19) Uno di questi volumi venne compreso dall'egregio Mons. Zongbi 
nel riordinamento dell' archivio antico di Fano tra i registri al N. 24. 
Vedi : Mons. Aurelio Zonghi, Repertorio delV antico Archivio Comunale 
di Fano. Fano, Tipografia Sonciniana 1888 a pag. SU. L' altro volume 
lo rinvenni nel Carteggio e precisamente tra le minute di lettere al 
N. 4 descritto nel sudd. repertorio a pag. 375. Questo volume è stato 
scucito e manca di molte lettere. 

48 



374 GIUSEPPE CASTELLANI 



suggerendo di denominarlo Porto Borghese a fine d'ingra- 
ziarsi maggiormente il Pontefice. Il Consiglio prese tale 
deliberazione li 7 di giugno con grandi acclamazioni es- 
sendo sorti in piedi tutti i Consiglieri gridanti : placet, 
placet (20). Il 16 di giugno la Comunità inviò all' UflEreduoci 
il disegno del porto ed egli a tergo annota: 

€ La Città mi manda li disegai del porto del Breccioli e 
« quello dei molini da farsi nella Città del Rainaldi.... mi manda 
« anche il disegno del Porto di Gir,"*» Rainaldi et dice ch'io 
« debba impetrare da N. S. le tre gratis per fare il Porto ; ma io 
« otterrò quello che il magistrato mai pensò per maggior bene- 

< ficio della Patria. » 

Con successiva lettera del 29 luglio la Comunità gli 
scrive circa le varianti arrecate alla località e al disegno 
del porto e ancbe qui apprendiamo da un'annotazione del- 
l' TJffreducci cbe a il parere fu di N. S. et del Card. Serra 
tt che il Porto si facesse sotto le mura acciò il moschetto 
u lo potesse guardare, n 

E finalmente il 4 di agosto egli scrive al Magistrato 
una lettera per dire che ha superato tutti gli ostacoli e 
quindi il Porto può considerarsi corjje cosa fatta. Riproduco 
la lettera nella sua integrità perchè da essa apprendiamo ciò 
che si chiedeva e come fece 1' UflEreduoci ad ottenerlo (21): 

€ Te Daum laudamas , faranno cantare con una process."*' 
€ gen.le , et con una Messa solenne prò gratiar. actione con 
€ campane, trombe , tamburi et tiri d'artiglieria; et la sera per 
« una volta tanto li soliti fuochi nella Piazza per una tanta gr.a 
« ottenuta dalla S> di N. S." che la nostra Città possi fare il 

< Porto con li assignam.^ che al suo luogo dirò. Io quando 
« considero, che la Patria nostra bavera tra pochi mesi un Porto, 
€ trasecolo , et per allegrezza non capisco in me med."*» Ve- 

< nerdi informai in persona et doi Prelati della Congr.ne 

« che mi restavano d'informare ; et per assicurare tanto maggior^ 
€ mente il neg.^ procurai che nella Congreg.'** si disse la pro- 



(20) Atti del Consìglio 7 Giugno 1618 e letUsra del Magistrato al- 
l' TJffreducci. 

(21) Si conserva copia di questa lettera nel voi, 24 dei reg. e. 289. 



MEDAGLIA DEL PORTO DI FANO 375 

< posta di trovare il modo da fare il Porto a Fano già deliberato 
« nella Cong.°® de Cam.^^ che si facci con particip.°® et consenso 

< di N. S. : fu discorso lungam.*® et variam.*® et in fine fu con- 
« eluso, che la Cam/^ Ap.lica non haveva il modo da farlo nò con- 

< veniva per ciò agravare lo stato. Ma qn.do si lesse poi il 
« Mem.^® in nome della n.ra Città esibendosi di farlo lei tutta la 
« Gong."® concorse a dare la comodità , et a farci tutte le gratie 
« adimandate nel Mem^ che sono la Panetteria, il denaro de- 
€ corso per gli Utensili de' Corsi, et quella portione che ci tocca 

< applicata al pagam.^ de frutti delli 32{m scudi che in altra 

< man/^ non potevamo mai liberarci, et in q.sto modo non bave- 
re remo che fare con la Provincia della Marca: Havemo doi emo- 
« lum.** del Archivio et della foglietta et ritornaremo il pub.*=° 

< n.ro P.rone delle tratte ciò è delli 17 boi."' per rubbio. Si compu- 
« teranno tutti q.sti utili et q.l che mancherà poi per compim.^ 

< delli 1700 se. per li frutti delli 32 [m se. haveremo da N. S." 

< tanta tratta delli grani della n.ra Com.tà. Per 1' estintione una 

< proroga di 32 anni sopra il dan/^ della fabrica. In questo modo 

< la n.ra Città non viene agravata nò nel q.no della carne' nò in 
« cosa nissuna ma reintegrata di quel e' haveva perso. Se da 
« prin.pio havessimo offerto alli Cam.^ di volere fare noi il Porto, 
« il neg.^ non caminava cosi, che ci haverebbono dato le leggi a 

< modo loro. Intendo che Plnstrom. si facci tra il n.ro pub.^<* et il 
« Bainaldi acciò in ogni tempo la Città n.ra possi mostrare il 
« suo D.nio. 

« Mandarano adunque una facoltà libera in pers.°* del Signor 
€ Amb.," Signor Agente et mia per poter fare tutto q.llo bisc- 
he gnerà : Daranno conto a N. S/^ dell' allegrezza fatta et lo rin- 
« gratiarano di cosi bella gr.a, il med.™° faranno con l'Ill.mi B(or- 
« ghese) , e Serra come anco col Sig. Santarelli degno di ogni 
« gran dimostrazione: Il Sig. Amb.'^® si ò portato valorosam.^ con 
€ molta diligenza et con grand.°^^ affetto , et il med.™^ ha fatto il 
« n.ro S.' Agente (22) ' 



4i Si come il Porto sarà d'utile et di rip.°« al pub.*^** et al pri- 

€ vate n.ro, cosi ciascheduno deverebbe fare allegrezza in casa sua 

« con mettere i lumi alle finestre et fare aparire la Città n.ra tutta 

€ gioconda et risplendente: La Cong.ne idopo haver aprovato et 

€ concesso qn.to si ò adimandato ha voluto per tanto maggìorm.^ 

€ favorire la Città n.ra rimettere 1' essecuzione et ogni altra cosa 

€ nella persona del S. Card.^® Serra per il carico che tiene di 



(22) Ambasciatore del Comune era il Capitano Pandólfo Carrara e 
Agente Gregario Amiani. 



376 GIUSEPPE CASTELLANI 



« Thes." Gen.*^ per poter fare passare li chirografi da N. 8. et 

< come qaello c'ha portato q.to neg.^ dal pr.pio che sono hormai 

< tre anni insino al fine. Laus Deo et li bacio le mani che il Si- 
« gnore Iddio li feliciti. Di Boma alli 4 d'Agosto 1612. 

€ D. VV. SS."« U.^ IH." 

€ Umili. "^ Servo 
€ Galeotto Uffreddcci ». 

La notizia portata da questa lettera fa accolta in paese 
con giubilo grandissimo e il Consiglio votò 1' erezione di 
una statua di bronzo a Paolo V. Giacomo Einalducci, che 
era già stato ambasciatore del Comune a Roma, cosi ne 
scriveva air Ufifreducci li 9 agosto (23) : 

< . . . . non so dirle altro se non il gusto eh' ha sentito la 

< Città tutta della rissolutione del porto con 1' aiuto per trovare 

< il denaro et ogniuno fa a gara di lodare la bontà et benignità 
« di N. Sig.^ di cosi segnalata gratia et in conseguenza l' amore 
<( di V. S. E,.™* verso la sua patria, che di questo negotio è stato 
€ il primo motore et 1' ha ridotto con molta patientia nel ter- 

< mine che si trova al p.nte. Papa Clemente ch'era nato in questa 
« città eh' era in obligo di fare qualche servitio di rilievo , non 
« fece niente rispetto a quello ch'ha fatto Paolo V in diverse oc- 
€ casioni , et con questa g.ra del porto ha obbligato di maniera 
« tutti che ne terranno perpetua memoria.... » « Questi mercanti di 

< Pesaro sono in gran scattura (?) per la rissolutione del porto, 
€ et di già molti cominciano a pensare a' casi loro et di trasmi- 
se grare a questa volta: questi giorni adietro s' è fatto un gran 
« scaricare di pali per il porto di Pesaro. Qui si fa un novo ma- 
« gazzino di legname da un tal Vignola mercante ricco con dis- 
€ piacere dei paesani. Hoggi -ho inteso che s'ò preso in affitto la 
« casa per il Rinaldi che è quella di Paolo del Theologo altre 
« volte del sig. Pompilio Cuppis.... > 






Le cose erano spinte con tutta rapidità, le difficoltà 
finanziarie più gravi erano rimosse, le due Congregazioni 
dei Camerali e del Buon governo avevano dato voto favo- 



(23) Reg. 24, e. 239. 



MEDAGLIA DEL PORTO DI FANO 377 

revole, ma riJjffreducoi non aveva finito il suo compito perchè 
altre difficoltà ed opposizioni per parte delle città vicine 
e specialmente di Ancona, sorsero ad ostacolare l'impresa. 
E da prima comparve uno scritto di Tarquinio Pinauro 
o Pinaoro Anconitano di cui una copia manoscritta trovasi 
tra le lettere indirizzate airUffreducci. È intitolato : Parere 
di Tarquinio Pinaoro Anconitano - scritto - a Mons. Negusanti 
Beferendario Apostolico - per il Porto e traffico mercantile 
disegnato farsi nella - Città di Fano sua patria, - e porta 
la sottoscrizione: Di casa in Roma li xvii di ottobre 1612. 
Con questo suo parere il Pinaoro cerca di dimostrare V inu- 
tilità e il danno della costruzione di un porto a Fano. 
Perchè dirigesse questo scritto a Cristoforo Negusanti (24) 
Ponente di Consulta e Referendario apostolico è ignoto. 
Il fatto è che il Pubblico Fanese ricorse subito, 4 no- 
vembe 1612, all'Uffreducci che al solito fa questa annota- 
zione a tergo della lettera: / 

< La Città mi scrive della scrittura fatta dal Pinauro Anco- 
« nitano che mi diede da sudare perchè oltre le buone ragioni sue 

< apparentìssime era fomentata da p.sona e' haveria polso : con 
« tutto ciò superai ogni cosa ed altre difficoltà che non voglio 

< dire, nò meno l' ho scritto mai al Mag.to. » 

La persona e' haveria polso si sussurrava fosse il Duca 
d' Urbino che vedeva di mal occhio la costruzione di un 
porto a Fano a scapito di quello di Pesaro. Appena queste 
voci giunsero all'orecchio del Duca egli scrisse a un con- 
sigliere Emilio, che non so chi sia, una lettera per giusti- 
ficarsi di questo dubbio. Questa lettera originale trovasi nel 
carteggio deinjfireducci e credo opportuno riprodurla perchè 
sommamente onorifica per l'Uffreducci stesso della cui be- 
nevolenza sembra fosse desideroso il Duca (25): 



(24) Cristoforo Negusanti viveva in Roma insieme all'Uffreducci ed 
era anch'esso Cameriere secreto di Paolo V, e Referendario utriusque 
signaturcB, Il Pinauro gli avrà indirizzato il suo scritto sperando forse 
in qualche sua gelosia con V Uffreducci , ma nulla ci fa credere che il 
Negusanti si prestasse a intralciare V opera dell' Uffredncci. 

(25) Beg. 24, in fine. 



378 GIUSEPPE CASTELLANI 



€ IL DUCA D'URBINO 

€ Molto Mag.*^** dilett.*"® n.ro. Si è inteso che in Fano si va 
€ assai pubblio.'* dicendo che alcune scritture uscite fuori per dis- 

< suadere la fabbrica di quel porto sono state fatte d' ord.* o al- 
€ meno con saputa fixa^ il che n'ò dispiaciuto infinitam.^ parendoci 
« che si voglia dipingere per persona interessata chi con q.ste vie 
« cerchi d' impedire gli utili d'altri, e partic.** quelli di q.Ua Città, 

< il cui benef.** è desiderato da noi come il proprio n.ro. Per tanto 
« vogliamo che siate con l'abbate Uffreducci dell'amorevolezza del 
€ quale sappiamo quanto posiamo prometterci, con dirli che se 
« havesse inteso cosa alcuna del soprad.^ si assicuri sopra la 
« parola n.ra esser falsiss,^ poiché desideriamo infinitam.^ che il 

< desid.^ e la speranza di quei cittadini habbia intiero effetto se 

< bene dubitiamo assai del contrario, essendo q.l sito tale, che 
€ per simili cose sarebbe necess.^ di pensare a i moli perfetti, la 
€ spesa de' quali si sa dove ascenda, ma a questo tocca di pensare 
« ad altri. A noi dispiace di non poterceli aiutare con le cose di 
€ qua come faressimo se non havessimo per le mani il rifacim.^ 
« del Porto di Pesaro come sapete, a che ci troviamo non per 
« molta speranza, che ci sia di far cosa buona ; ma per non lasciar 

< mem.^ che nei di n.ri sia affatto andato in rovina e che non 

< habbiamo procurato di lasciarlo almeno come fu lasciato a noi: 
€ Tutto questo direte all'abb.® acciò se n'havesse sentito parlare nel 
« modo toccato da principio sappia la pura verità; et sentendone 
€ parlar di nuovo ne faccia cortesia d' affermare ciò che da noi 

< se ne dice, che affermava il vero , e si pre vaglia di noi come 
« può liberam.^ fare : State sano. Di Castel d.*« a 10 di Nov.* 1612 

« V.ro. Fran ~ M. II. 
fuori 

€ Al molto mag.'^^^ dilett."® n.ro II Cons." 

« Emilio. 
« Roma ». 



Non ostante questa lettera l' Uffreducci consigliò il 
Comune a inviare due ambasciatori al Duca per dimostrargli 
che il porto a Fano non era una novità e questi ne ripor- 
tarono altra lettera piena di benevolenza. 

Ma non finirono qui le difficoltà. Ancona non poteva 
rassegnarsi a vedere costruito a Fano un porto che poteva 
toglierle qualcosa e giocò l'ultima carta toccando un tasto 



MEDAGLIA DEL PORTO DI FANO 379 

sensibile assai per la corte romana e per tutti in genere i 
governi, quello fiscale e finanziario. 

€ Mons. Lancilotto » (è rUffreducci che scrive questo dietro 
alla copia del Memoriale che consegnò egli stesso al Papa) 
« Gov.re di Ancona scrisse come fece anche la Città a N. S. che 
€ il Porto di Fano darebbe danno alle dogane di quella Città et 
« già li doganieri cominciavano a parlare di diffalchi : queste 
« lettere havevano messo sossopra tutto il negotio per l' interesse 
€ della Camera Apostolica e' ha li assegnamenti d' Ancona per il 
« Monte Pio ricuperato et per altri monti ancora : ond' io mi ri- 
€ scisi dare il presente memoriale a N. S. che lo lesse tutto in 

< mia presenza nelle stanze di Giulio 2® in Belvedere dove era 
« andato dopo pranzo : piacque tanto il memj® a S. B.°® che di suo 

< pugno fece il rescritto al Card> Serra: et insomma q.^ mem.^* è 
« stato causa che si è fatto il Porto a Fano. Laus Deo. > 

Il Memoriale veramente non è un capolavoro, ma sic- 
come ribatte bene le ragioni accampate contro la nuova 
fabbrica e, o bene o male scritto, raggiunse lo scopo per 
cui fu redatto, giustizia vuole che lo si riproduca : 

€ Beat*^ P.re, 

€ La Città di Fano desidera far il Porto per introdurre un 
«e poco di neg ® per benef.** di quella gioventù otiosa, et per assi- 
de curarsi dalli contrabandi che ne segue la liberat.® da' Comm." 
« sopra i fraudi che rovinano la povera contadinesca che se ne 
« fuggi poi in altri stati lasciando inculte le possessioni con danno 
« notabilissimo de' privati. Non intende la d.* Città di ricever 

< altri vascelli che quelli che ricevono li porti di Senigaglia et 
€ di Pesaro dove hoggi fanno scala tutte le mercanzie che ven- 
« gono da Venetia a Roma per esser luogo più vicino in quel 
« mare Adriatico a £>oma, da Fano in poi, ch'è il più vicino di 
« tutti gl'altri luoghi, et per fuggire ancora il pericolo di 60 miglia 
« di mare che sono da Pesaro in Ancona, che in un hora si leva 
« la fortuna in quel mare. Il Porto di Fano non darà mai danno a 

< quello d'Ancona di un quattrino ne per le mercanti e che si ca- 
« ricano a Venetia per Roma né per quelle che vengono di Le- 
« vanto et in spetie di Bagusi. Se si carica alle volte a Venezia 
€ qualche mercantia per Ancona è per servitio di Ancona terri- 
« torio et della Marca solamente, et in questo caso ancorali Porto 

< di Fano non darà mai danno a quello d'Ancona, quale si non 
« viene danneggiato da quello di Sinigaglia più vicino 15 miglia 
€ di quello di Fano, eccettuatone li contrabandi de' grani , molto 



380 GIUSEPPE CASTELLANI 



€ meno lo danneggia a Fano. Se la S> V." vorrà certificarsi di 

< questa verità potrà ordinare che si mandi alla Dogana , che si 

< pigli informatione da^ mercanti che fanno venir roha di Venetia 

< et dalli mulatieri che giungono ogni ora in Roma che delli 100 li 
€ 90 vengono da Pesaro con mercantie di Venetia et passano con 

< li muli carichi sotto le mura di Fano. D'Ancona a Berna si paga 
« maggior condutta che non si fa da Pesaro a Roma et meno si 

< pagarà da Fano a Roma. Le mercantie di Levante faranno 
€ sempre scala in Ancona et per la bontà del Porto capace di 

< ricever navi et altri vascelli grossi et per trovarsi Ancona prima 
« di Fano si che il Porto Borghese non incommoderà nò danneg- 
« giara mai quello d'Ancona d'un quattrino. Insomma il Porto di 
« Fano tanto danneggiarà il Porto d'Ancona come fa hoggi quello 
« di Pesaro come è stato benissimo considerato dalle Sacre 
€ Cong.°* de' Cam." et de bone Reg.°« Et in caso che per fortuna 
« altro accidente capitasse nel Porto Borghese Vascello di Le- 

< vanto la Città di Fano sia tenuta di dire al p.rone del Vascello 
« che se il carico è per Ancona debba andare a fare la sua scala 
« in quella Città. Quando non si facesse il Porto a Fano sarebbe 
« grandissimo danno di quella Città c'ha speso per condur l'acqua 
« del Me taro IT^m. scudi *la qual spesa sarebbe stata frustatriva 
« inutile et dannosa perchè non comportava fare una tanta spesa 

< per li molini solamente. 

€ 17 novembre 1612, 

€ Galeotto TJpfreducci >. 

Letto questo memoriale il Papa di suo pugno vi scrisse: 
a Al Card. Serra perchè ne parli con N. S. al quale pare 
a che la città di Fano abbia levato ogni difficoltà, n E dopo 
questo rescritto non era vi luogo a dubitare ulteriormente 
che il Porto non si sarebbe fatto. Era troppo chiara ed 
esplicita la volontà del Sovrano perchè altri si attentasse 
a fare nuove osservazioni. Con tutto ciò qualche accenno 
ad altre ostilità più o meno velate lo troviamo nelle pre- 
ziose annotazioni che l'Uffreducoi faceva sulle lettere a lai 
dirette. A tergo di una lettera del Comune delli 16 di- 
cembre 1612 scrive: 

< La Città loda che io non habbia contradetto nella Congre- 
« gazione alli architetti. Il ripiego e' havevo acciò si facesse in 
« tutti i modi il Porto a Fano era la parola ferma havuta dal 

< S.' Roberto Primo Dep."« et Thes." Sec.*« di N. S. che voleva 
€ fare tutta la spesa di sua borsa et voleva godere per 20 anni 



MEDAGLIA DEL PORTO DI FANO 381 



^ il Porto, o vero che la Città lo rimborsasse un tanto l'anno con- 

< tentandosi per li frutti Futile del Porto detrattone quel ch'oggi 
« cava la Città dalli suoi datii et gabelle, et mai lo scrissi a Fano, 
« nò meno ne parlai con persona vivente. » 

E a tergo di altra lettera del 23 dicembre : 

< Il Bargoni non approvava il Porto per il med."*® interesse 
« accennato da me nel 2^ libro (che manca) et dimostrava mo- 
« versi per benef.^ dela Camera, ma *li messi al pelo il Maderni 
^ che lo chiari benissimo in tutte due le sessioni fatte inanzi al 

< al S.' Card> Serra che voleva v' intervenissi io sempre : la 

< causa non voglio dire per rispetto di N. S.™ che me V ha 
« prohibito. > 

Poi venne qualche dissenso col capitano Pandolfo Car- 
rara mandato Ambasciatore dal Pubblico di Fano a Roma 
perchè pareva airUffreducci che egli tirasse le cose in lungo 
per aver agio di stare a Roma a spese del a povero pub- 
blico rj per sbrigare i negozi suoi particolari. Il fatto sta 
che r istromento col quale venne appaltata l' intera costru- 
zione del porto all'architetto Rinaldi fu stipolato li 16 gen- 
naio 1613 e il 25 stesso mese fu stipolato l'altro istromento 
col quale si contraeva un debito di 32 luoghi del Monte 
delle Comunità per la fabbrica stessa (26). 

Subito dopo il Rinaldi si portò a Fano e pose mano 
ai lavori. 



* 



Ai deputati e al Comune impazienti e solleciti di veder 
compiuto il porto pareva oho i lavori andassero assai per 
le lunghe e ne fecero sovente lamento a Roma al Cardi- 
nale Serra. Ai primi di luglio i lavori erano soltanto ed 
appena iniziati a detta del Comune e il Rinaldi a sua giu- 



(26) Lettere di Pandolfo Carrara nell'Archivio Comunale di Fano. 
Carteggio Ambasciatori ed Oratori, buQta 15. 



49 



382 GIUSEPPE CASTELLANI 



stifìcazione indirizzò al Cardinale una lettera lunghissima 
che si conserva nel carteggio del porto (27). Questo documénto 
è ricco di notizie curiose e interessanti e vai la pena di 
riprodurlo anche per la sua originalità : 

///."**' et i2.""» Sr et P.ron mio Col.,"^ 

« Ho ricevuto una lettera di V. S. 111.™* nella quale mi scrive 
<? che l'opera del Porto doro&e et che da un poco di cavameoto 

< in fuora del resto sta come quando io mi partii di costi et che 

< li SS." Deputati si dolgono che non si lavori. In risposta darrò 

< ragguaglio a V. S. Ill.ma del tutto e vedrà che non si dorme. Il 
« cavamento è fatto, tutto spianato al paro dell'acqua con maggior 
« profondità di quello che si era presupposto , et non solo si è 
« trovata l'acqua al piano del mare, ma tre palmi prima. Quanto 
« al far delle provisioni, se io havesse speso a conto della Città 
« haverrei concluso subbito il tutto, a qual si voglia prezzo , ma 
« perchè va a conto mio mi bisogna assottigliare la borsa , et 
« questa opera non è in Roma che in doi giorni si trovarla tutto 
«< quello che si vele, fu poi risoluto di mandarmi tanto tardo che 
« in cosi poco tempo non si è possuto far tutte le prò visioni. 
« Questi SS." sono usati a fabricare un paro di stanze, et quando 
« hanno fatto provisione d'una fossa di calce et una cotta de mat- 
« toni hanno fatto ogni cosa, ed il simile si pensano che si possa 
« fare di questo Porto. Ma V. S. Ill.ma si assicuri che finirò 
« l'opera nel tempo promesso, perchè condotte che sono le materie 
<( subbito si pongono in opera et non vi sono agetti né lavori 
« di stucco, ma solo muri massicci. Delle provisioni sono fatte 

< l'infra.tte : et p.* fatto fare a Ravenna un instrom.*® da scolare 

< Tacqua dalli fondamenti, et ordinatone un'altro; un partito di 
« 300 carri di calcina dieci miglia lontano , et doi altri partiti 
« quindici miglia lontano , et di già si è condotta al porto una 
« gran fossa piena, et se ne va cocendo dell'altra ; si sono appal- 

< tati tutti li mattoni che bisognano et già ne sono cotti doi for- 
« naci e si vanno cocendo dell! altri quali sono viciniss.°^^ al porto 

< et nisi tempo da ponerli in opera li farò condurre p.chè di 

< presente m' impedirla il luogho delle provisione : ho comprato 
« quantità d' arbori e fattone far travi, tavoli et travicelli da far 
« ponti p. li fondamenti , et si son fatte doi grande cappanne p. 

< li operarli, et queste cose non si trovano a comprare alli ma- 
« gazzini ; et hanno pur veduto che sono doi mesi che dentro e 
« fuori della mia Casa non si fd altro che segare e squadrare 



(27) Carteggio del Porto. Busta I, N. 101. 



MEDAGLIA DEL PORTO DI FANO 383 



« legni. Ho fatto condarre da Rimini tatti li picconi, pale, mazze 
« et altri ferram." p. tutto il bisognio. Suòbito che venne la reso- 
^ luzione che si ponga in opera la pietra del monte Soriano sot- 

< t'acqua, ho appaltata tutta la pietrara la megliore, et si cava et 

< si conduce. Ho anco stabilito con li scarpellini il prezzo della 
« scarpellatura et si lavora et se ne fatta una mostra di tre file 
« al porto quale riesce belliss.™* Et ogni prencipio ha delle dif- 

< ficoltà e massime a questa pietra qual si conduce p. una calata 
« tanto erta, che li bovi non vi possono resistere et ho supplicato 
« li vicini et fattili pregare dalli SS." Deputati che mi diano un 

< passo p. un stradello nella lor possessione con pagargli quanto 

< volevano, et non s' è possuto far niente et uno de' SS." Depu- 
« tati mi ha detto che non ci pensi et che io facci fare delle sliscie 
« di modo che m'é bisognato a mie spese far accomodare la d.^ ca- 
« lata con mazze di ferro et altro con molt^ fatica et ho anco 
« fatte le d.*® sliscie altrim." li bovi non posse vano condurre la 
« d.^ pietra, et a tutte queste cose ci ha voluto del tempo. Di più 

< havevo di necessità di doi barche p. doi giorni p. piantare quattro 

< pali in mare et ne pregai li padroni con pagargli quanto vole- 
re vano, mi hanno tenuto un pezzo in parola che me le haveriano 
« prestate, et p.chè le barche erano del proprio del Grillo et deli 

< parenti, insoma li SS." Deputati me intimorno un decreto fatto 

< nella loro congregaz.°^ che io dovesse provedermi di barche a 

< Pesaro o a Senigaglia et io feci subbito Y ubedientia ma non si 
« è possuto far niente, et sapevano benissimo loro che dal Stato di 

< S. A. non si puoi sperare un sospiro p. servitio del Porto di Fano, 
« et gli dissi che il simile credo che loro farriano p. il porto di 

< Pesaro, et uno di loro mi rispose che farriano ogni cortesia p. 

< servizio di S. A. , ma intanto p. servizio di N. S. et p. loro 

< proprio interesse non si è possuto haver niente con li denari 

< di modo che mi è bisognato far fare una barca a Ravenna et 

< in tutte le cose mi bisogna far cosi. Il p. giorno che arrivai a 

< Fano mi vennero incontro trombe et tamburri, et mi furono of- 
¥ forti da tutti li miracoli, e poi la va cosi. Mi diedero una casa 

< che all'incontro vi erano tre froUoni di fornaii, et sotto un ferrare, 
« et incontro alla camera la stalla della posta con le montagne di 

< stabio, con le sboccate parole delli vetturini tre hore avanti giorno, 

< et a capo del mio letto un muro sottile dove vi era attaccata la sina- 
« goga delli Hebrei. Ho fatto tante volte instanza d'un altra casa et 
« mai è stato ordine, et se ho voluta altra casa mi ha bisognato 
« con infiniti stenti sborsar del mio se. 70 e pigliar una casa tra 

< li christiani a ragione di se. 50 di questa moneta, et mi hanno 
« detto di restituirmi quanto pagavano p. quell'altra casa ma non 
« si è mni visto niente, come anco del farmi esente dala macina del 
« grano per gli operarii, mi fecero scrivere a V. S. IH.™* che haver- 
« riano data soddisfatione et non ho veduto niente. Hora V. S. 111.™** 



dB4 GIUSEPPE CASTELLANI 



€ consideri se mi fanno venir voglia di starci volentieri. Quanto 
« alli pali havevo fatto il partito delli zappini ma li SS." Deputati 
« mi dissero risolatam.^ che non ci volevano altro che la Rovere 
« et li capitoli non mi sforzano a questo. Hora che si sono pian- 
ge tati li pali per saggio è subbito comparso uno homo da Gin- 

< goli molto tempo desiderato et portato da molti di Fano, et non 
« so p.chò, al quale gli diedi la nota delli pali acciò in essa mi 

< desse l'adimandita del prezzo. Li SS." Deputati fecero subb.^ una 
« Oongregaz.°^ et mi chiamorno , dove mi dissero che era venuto 
« quest'homo et offeriva bona robba e haveria fatto buon partito, 
€ et io gli risposi che mi piaceva ma che ancora non mi haveva 
€ data la risposta alla mia domanda, loro mi dissero che Thaveva 
« data et uno di essi me ne mostrò la copia, dove che a me parve 
« cosa strana che altri havessero da fare li fatti della mia borsa 
« senza che io ne sappia niente. Et l'offerta era di se. 2 di pavoli 

< il palo condotti a lumicino et altri cinque ne dimandava un 

< altro della portatura sino a Fano, et li voleva consegniamo una 
« parte a 7bre 1614 et il resto a 7bre 1615 di maniera che erano 

< 6 mesi dapoi il mio tempo , et io gli resposi che il prezzo è il 

< tempo non facevano p. me et non si fece altro. Li SS." Depu- 
« tati trattorno tra di loro che il mercante deputi per suo homo 
« uno che trattava per lui, et p. me si deputasse uno delli SS" De- 
« putati et quel che essi dichiaravano io ci dovesse stare , et mi 
« vennero subito a trovar tre di loro con proporme questo par- 

< tito, et che il mercante se ne contentava, et io gli resposi che 

< non ne volevo far niente et gli offersi undici baiocchi il piede 

< che di tanto havevo fatto partito delli zappini. Et p.chè non ho 
« accettato il partito loro, si partirono desgustati et gli soggiunsi 
« che poiché loro volevano fare il partito mi sgravassero dalli 

< Capitoli la partita delli pali e poi gli pigliassero a che prezzo 

< volevano. Hora questa moderna nota delli pali l' ho mandata a 

< Venetia, in Schiavonia, a Ferrara, in tre luoghi della Marca, in 
€ Ancona et in Begnio , nelli quali luoghi ho tenuto correspon- 
€ denze, et chi me farà meglior partito a quello strengerò , et se 
« non havesse trattato in più luoghi haverrei fatto errore a attac- 
4c carme col primo , et non fuggie Phora poiché delli pali non 
« ven'ò quella prescia che vi è nelli muri che hanno da far presa, 
€ ma il palo subbito piantato ha fatta la sua presa, et in tre mesi 
« e mezzo al più si pongono tutti in opera. L'altre monitione s'at- 
« tendono a condurre al Porto da più bande , et se non mi fos- 

< sere legate le mani nelli capitoli che nel raccolto e nelle ven- 
« demmie potesse comandare all' opere , si farria più , et quelli 
« pochi che vengono bisognia haverli con gran preghiere ; ma 
« passati questi giorni si darrà dentro et p.chè V opera venghi 

< megliore di quanti no sono in questo golfo, sono andato a Ve- 
« netia p. finire di vedere tutti li porti e trattare per pali, ferra- 



MEDAGLIA DEL PORTO DI FANO 385 

« menti et ìnstromenti da cavar sott'acqua, ot in sette giorni mi 

« sono spedito et tra tanto 1' opera è andata avanti p.chò vi ho 

« lasciato mio fr.llo a sollecitarla il quale l'ho levato da Ferrara 

< dove era soprastante alla fortezza acciò assista a quest' opera. 
« Et se di quanto ho scritto V. S. 111."* vorrà chiarirsi si è il vero 
« la supp.^^ (sen'ò servita) di mandare questa medema lettera alli 
« SS." Deputati che da essi sentirà se vi è cosa in contrario. Però 

< V. S. Ili.™» non deffidi di me p.chè ho più fretta io de ritornare 
« a Roma che li fanesi de veder fenito il porto, et si assicuri che 

< in tutto quello che mi sono obbligato , voglio che in ogni cosa 
« vi si trovi avvantaggio, et p. fine la supp.^^ a escusarmi della 
« lungha diceria di questa littera ma p. disingannare V. S. 111.™» 
« d'ogni cosa che gli è stato scritto, non potevo scrivere manco ; 

< cosi che prego il S.® Dio che conceda a V. S. IH.™» ogni con- 
« tento et a me pacientia con tanti SS." Deputati. 

€ Di Fano li il Luglio Ì6i3. 

€ Di V. S. 111.™» et R.™» 

humiliss.™° et obbligatiss.™® ser.* 

€ HlERONIMO BaINALDI. » 

Non tutte le cose dette dal Rinaldi erano completa- 
mente vere. Il cavamente del porto, ad esempio, non poteva 
essere già fatto, dal momento che soltanto ai 20 di no- 
vembre del 1613 usci il seguente editto relativo al suo 
cavamente. 

< Douendosi finire il cauamento del Porto Borghese, che si 
« fa di nuouo in terra ferma nella Città di Fano , vna parte da 
« cauarsi sopra acqua e d'altra sotto, e in oltre da cauarsi dentro 
« il mare tra le palificate sotto acqua ; si notifica a tutti quelli che 
« voranno attendere a detto cauamento, che si vogliano ritrouare 
« per tutto li venticinque di Decembre prossimo a Fano , douè 
« dall' Architetto di detto Porto gli sarà mostrato il tutto ; E chi 

< farà meglior partito gli resterà la ditta opera , dando però 
« sigurtà idonea. 

« Dat. in Fano, li 20 Novembre Ì6i3, > 

La stampa di questo editto e l' intaglio dello stemma 
del Cardinal Serra fatto da un Maestro Antonio orefice 
costarono scudi uno e novantacinque baiocchi (28), Tra paren- 



(28) Fabbrica del Porto, N. 2. È un piccolo quaderno cosi intitolato: 
Addi 20 aettemh'e 1613. In questo libro sarà notato da me Castriiccio 



J 



386 GIUSEPPE CASTELLANI 



tesi osservo che questo intaglio non è certo un gran bel la- 
voro. Comunque il Rinaldi si giustificasse pel momento, non 
riusci meno vera l'accusa d'imperizia poi che egli si accinse 
alla costruzione di un porto senza tener conto delle circo- 
stanze e condizioni di cose che potevano rendere inservibile 
l'opera sua come di fatto a poca distanza di tempo la 
resero. Artisticamente , prospetticamente e tecnicamente 
anche se vuoisi, astrazion fatta dalle circostanze di cui non 
si tenne conto , il porto era bello e poteva soddisfare le 
giuste esigenze del Pubblico che si era impegnato in una 
spesa soverchiante di tanto le proprie forze. 

Per dare un' idea della figura e dimensioni del porto 
costruito dal Rinaldi ne riporterò la descrizione datane da 
un contemporaneo, Pietro Negosanti nel suo: Compendio 
delVUistorie della Città di Fano (29) : 

« bora stando sotto il felicissimo Pontificato della 

« Santità di N. Sig.^ Papa Paolo V gode (la città di Fano) sicura 



— Caatr,^* tutti li denari ehé si spenderanno a — minuto p. bolettini dèi 
Rainaldi architetto — si in eavam*" del Porto come in tutte V altre — 
rchbe p. d," servitto. La notizia di questa spesa trovasi a pag. 12 in questi 
termini : E addì d.* (16 9bre) pag.*^ al stampatore che ha stampato Veditti 
et M," Ant/> orefice per haver i.tagliato Varma d,l S. Card. Serra da stam- 
pare i d,* editti g.** trentanove, se, 1»95* • Siccome qui non è indicato 
che lo stampatore sia di fuori, cosi può ritenersi che gli editti siano 
stampati a Fano e la notizia diventa di molto interesse per la storia 
delle officine tipografiche fanesi. Il Gay. Luigi Masetti nelle Memorie 
sulla Biblioteca Comunale di Fano denominata Federiciana. Fano, tipo- 
grafia Lana 1875^ in una nota a pag. 18 dà l'elenco dei Tipografi che 
lavorarono a Fano e al N. 8 pone Pietro Farri nel 1590. Ora si conoscono 
edizioni del Farri stampate a Fano fino al 1612, nel quale anno comin- 
ciano anche stampe del medesimo colla data di Venezia. Vedi : Dott. Al- 
fredo Margutti, Pietro Farri tipografo veneto e le origini della Tipo- 
grafia Sinigagliese. Osimo, stamperia di V, Rossi, 1887. E dal 1612 al 1672 
non si hanno notizie edite finora di altri tipografi. Per cui l'editto di cui 
è parola sarebbe uscito da una officina finora ignota o da quella del Farri 
medesimo che pur tornando a Venezia potrebbe aver lasciato materiale 
e operai anche a Fano come in quel tempo facevano molti impressori. 
(29) Una copia di questo Compendio trovasi al Registro 24, Archivio 
Comunale di Fano che contiene, come abbiam detto di sopra, le lettere 
dirette dal Comune alPUffreducci. 



MRDaGLIA del porto Di FANO 387 



« et tranqailla pace et ia questa traaqaillità ha ottenuto per gratia 
« speciale da questo S.™<* Poatefioe licenza et facoltà di poter edi- 
« ficare un nuovo porto a perpetua memoria di Sua Beat."® con 
4( titolo di Porto Borghese, di meravigliosa bellezza in forma ovata 
« circondato di grosse et ben fondate mura sino alla riva del mare, 
« con sua debita et proporzionata scarpa, di lunghezza di canne 
« 108 e di larghezza di canne 18 1(2 con due grossissime e for- 
« tissime palificate in mare che si congiungono con dette mura e 
« s'estendono fora in mare circa 70 canne traversando tanto la 
« drittura del canale del porto sin che lo copra dalle fortune del 
« mare voltando la lor bocca a tutta tramontana e parte di maestro, 
« dove si è trovato nelle maggiori secche d'estate palmi 12 d'acqua 
« et col medemo tondo si è cavato tutto il porto. Sopra le dette 
« muraglie vi ha uno scalone di pietra d' Istria per commodità 
« delio sbarco delle mercanzie et a canto a esso, palmi doi e mezzo 
« più elevati , vi è pure intorno un stradone larghissimo silicato 

< di mattoni in cortello per condutta di dette mercantie alli ya- 
« scelli nel quale vi sono compartite buon numero di colonnette 
« della medesima pietra d' Istria per legarvi i vascelli che sono 
« in porto; dopo il quale stradone vi è una bella cortina di mu- 
4c raglia fatta a scarpa per tenere il terrapieno che vi sta a torno 
« che con l'altezza dell'altra muraglia sudetta ascende all' altezza 
« di palmi 30 et per mantenere il detto fondo tanto nel Porto 
« quanto nella sua bocca vi si è condotto un ramo del fiume Me- 
« tauro, dopo che ha servito alli molini dentro la Città si fa gon- 
« fiare indietro con gran raccolta et etiandio con palmi sedici 
« di caduta dentro di tre chiaviconi viene a sboccare per essi 
« con tanta furia in detto Porto e Canale al paro del fondo di 
« essi che vengano a mantenere sempre escavato il detto fondo; 
« et la detta acqua se gli dà per via di Sarracinesche mentre 
« viene chiara et quando li venti da terra mandano il moto del 
« mare in fuori che essendosi fatto il fondo di detto Porto e Ca- 
« naie con il declivo verso il mare tanto più detta acqua va con 

< velocità. 

« Fuori delle mura di detto Porto lontano da esso palmi venti 

< vi è edificata una stanza dove vi sgorgano vene d'acqua dolcis- 

< sime chiare e fresche le quali si alzano et calano secondo il 
« flusso e reflusso di quelle del Porto : et quest' acqua si è rac- 
« colta assieme per servitio di far acqua per li vascelli per esser 
« vene che non mancano mai. 

« Di più per commodità del commercio di detto Porto si e 
« fatta al capo di esso alla strada Flaminia una logia di doi navate 
4C al pari di detto Porto ; con cinque archi di facciata et sopra a 
«( essa vi sta una grandissima piazza unita con detta strada con 
« una balaustrata per parrapetto verso il Porto acciò tutti li pas- 
« seggieri da detta pia^^za che soprastà di vista a tutto il Porto 



388 GIUSEPPE CASTELLANI 



< Io possino godere tatto in una occhiata; et per calare a detta 
€ loggia vi sono doi scale a cordone amplissime a semicircolo ; vi 
<( sono ancora a torno a esso porto repartite quattro altre scale 

< doi a cordone e doi a scalini, dalie quali si cala pure a detto 

< Porto ; et al suddetto canale del porto dalla parte di ponente 

< vi è il scalo da poter tirar fuori li Vascelli che hanno bisogno 

< d'accomodamenti ; atorno poi al detto terrapieno vi sono stra- 

< doni larghissimi per commodità di carrozze, et per condurre dal 

< Porto alla Città tutte le mercantie. 

< Il detto Porto non ha dentro di esso fiume che gli possa 
« far pianara con travagliargli li vascelli che vi stanno dentro , 
€ ne anco far corrente alla bocca che gli renda difficile l'ingresso 
€ a essi vascelli, però si giudica che sarà un porto sicurissimo da 

< pigliar con ogni facilità la sua bocca et è quieto dentro come 
« un stagno et non solo sarà diifeso dalle fortune del mare ma 

< anco dalli venti per essere esso circondato da muri e terra- 

< pieni si alti a torno, come si è detto/ 

€ Quanto al suo commercio . si spera sarà di molto concorso 

< per essere non solo delle sudette qualità ma anco per essere il 
« sito dove è il diritto della scala di Roma , Umbria, parte della 

< Marca e Toscana. 

€ E tutto col disegno et construttione di Geronimo Rainaldi 
€ Romano Architetto dell'inclito Popolo Romano in spatio d'anni 
« quattro in cinque » 

Il Rinaldi doveva consegnare il porto costruito nel 
termine di due anni e invece ci badò quattro o cinque anni, 
come dice il Negosanti e come appare dai reclami fatti alla 
Corte Romana dal Comune di Fano perchè l'architetto non 
si atteneva ai patti stipulati. Soltanto agli 8 settembre 1616 
il porto fu aperto e primo ad entrarvi fu Paron Vincenzo 
Moreri da Chioggia. Il Consiglio eresse una Chiesa (30) in 
onore della Vergine per ringraziar Dio del completamento 
del porto e qualche anno dopo fece causa all' architetto 
perchè il porto veniva interrito. 

La spesa raggiunse i 60 mila scudi, somma davvero 
ingente per quei tempi e per un piccolo paese come Fano. 
Tenuto conto del costo dei materiali e della mano d'opera, 
equivale a più di 400 mila lire di nostra moneta (31), spesa 



(80) Chiesa che esiste tuttora ed è la parrocchiale del Porto. 

(81) Basti accennare che il cavamento fu appaltato a paoli 8 la canna 
cuba ossia a poco più di cinque centesimi il m.c, mentre ora costa cen« 



MEDAGLIA DEL PORTO DI FANO 389 



che il Comune di Fano oggi non solo non potrebbe fare, 
ma nemmeno pensarci. Eppure quei buoni vecchi coli' idea 
di giovare al paese e di chiamarlo quasi a nuova vita non 
si peritarono di farla, disgraziatamente con successo non pari 
all'ardimento. 

Il porto ad ogni modo si fece e non è fuori di luogo 
averne conservata e 'divulgata la memoria insieme alla 
medaglia ohe finora lo ricordava a pochissimi. 



* * 



« Come vedemmo, nel primo slancio di gratitudine entu- 
siasta, i Fanesi avevano votata Terezione di una statua di 
bronzo a Paolo V : V idea generosa sbolli di fronte alle 
difficoltà prosastiche ma inesorabili della finanza e si ridusse 
a più modeste proporzioni. Anche qui V Uffreducci soccorse 
alla mancanza d'idee (non di buona volontà) dei reggitori 
della pubblica cosa, suggerendo loro di far coniare una 
medaglia da gettarsi nelle fondamenta del nuovo manufatto. 
E infatti li 16 febbraio 1613 il Consiglio generale ringra- 
ziando r Uffreducci del suo suggerimento delibera di far 
coniare una medaglia da gettarsi nelle fondamenta del porto 
proiit fieri solet in similibtis edificiis piibblicis a perpetua 
memoria del pontefice Paolo V, dandone Tincarico al predetto 
abbate Uffreducci e rimettendosi al giudizio e prudenza dello 
stesso circa alla qualità, al modo, alla forma e al numero. 
L'Uffreducci commise subito l'opera al Sanquirico, che 
era uno dei migliori incisori del suo tempo, e chiese al 
Rinaldi il disegno del porto per poterlo riprodurre nel 
rovescio. Egli glielo inviò con lettera del 14 marzo 1613 
raccomandandosi: u che lo faccia persona che distingua 
u bene il tutto et cerchi di fare che ne siano a ordine che 



tesimi 80 il m.c, e i pali furono pagati in media 35 paoli Tuno, mentre 
ora costano L. 40 circa. Tenendo conto di queste cifre si vedrà che non 
ho esagerato ragguagliando la spesa a 400,000 lire ossia non raddop- 
piando nemmeno l'effettiva spesa sostenuta. 



5o 



r>90 GIUSEPPE CASTELLANI 



a per il prenoipio d'Aprile si possine inviare qua, perchè 
u avanti ohe passi fuora tutto il d.** mese d' aprile voglio 
u con l'aiuto del S/* Dio mettere la p.* pietra . . . . n 

La premura del Rinaldi era proprio fuori di luogo 
perchè, come vedremo, la prima pietra fu posta un anno 
più tardi. 

Ai 13 di giugno il Comune ringrazia TUffreducci della 
notizia datagli che la forma della medaglia era compiuta 
od era riuscita di soddisfazione del Papa. 

Ed eccoci alla quistione finanziaria. Il Comune, che 
votava allegramente spese colossali come quella del porto 
o quella di una statua in bronzo, all'atto pratico si trovava 
imbarazzato per trovare i pochi scudi necessari a pagare 
la medaglia. E alli 7 di luglio, nello scrivere all'Uffreducci 
che mandi quanto prima le medaglie perchè si sta per dar 
principio ai fondamenti, soggiunge: 

< . . . . per questo effetto basterà che siano di puro metallo 
€ senza inargentarle. Dell'altre poi da donarsi a S. S.^ et altri ci 
€ riportiamo alla prudenza sua se le parerà di farle inargentare o 

< no, non restando però di dirle in q.^ proposito che (p. quanto 

< ci dice il S.*^ Bainaldi Architetto) il Popolo Romano med.^ nella 

< fabbrica fatta ultimam.^ ha donato a N. S. le medaglie di bronzo 

< schietto et da S. S.^ è stato assai commendato questo modo. Ohe 
€ quando a Lei cosi paresse sarebbe di molto risparmio all'erario 

< del nostro povero pubblico grandemente esausto. » 

Pei denari necessari il Consiglio il giorno stesso aveva 
autorizzato i signori Priori a valersi di 27 scudi lucrati 
nella vendita dei luoghi di Monte avuti pel porto e a pre- 
levare il resto dal fondo delle spese straordinarie. Intanto 
il Comune pregava l' Uffreducci a significargli a quanto 
ascenderebbe la spesa totale. L' Uffreducci a mezzo di An- 
tonio Negosanti fece sapere che la spesa ascendeva a qua- 
ranta scudi, ma che non si potevano per ora toccare i 27 
scudi sui quali si faceva conto e il Comune di rimando 
pregava 1' Uffreducci a a non voler abbandonare per questo 
u l'impresa ma seguitarla alegramente, che bora che si sa 
u la quantità della spesa non mancaremo procurare di trovar 
tt modo di bavere il denaro e rimetterlo quanto prima sarà 



MEDAGLIA DEL PORTO DI FANO 391 



a possibile, n E infatti il 22 agosto il Depositario del Comune 
pagò a Giuseppe Uffreducoi quaranta scudi perchè li trasmet- 
tesse allo zio Galeotto, ciò ohe egli fece poco tempo dopo. In- 
tanto il Comune si raccomandava che le medaglie venissero 
spedite subito per a gittarle in quel poco di fondamento 
u che si sta per fare per prova, n 

Le medaglie arrivarono finalmente il 21 novembre e il 
Magistrato Comunale ne scrisse all' Uffreducci cosi : 

« Mentre eravamo in Consiglio aspettando il numero , il 
« S/ Giuseppe ci ha mandato la scattola con le medaglie e con 
« quella occasione le habbiamo fatto vedere a tutti i consiglieri 
« che v'erano, che è stata cosa di molto gusto. Ne ringraziamo 
< infinitamente l' amorevolezza di V. S. B,.^^ et non mancaremo 
« distribuirle secondo l'avviso suo. » 

Qui la mancanza delle lettere deirUffreducci è proprio 
da lamentarsi, perchè avremmo potuto sapere il numero 
preciso degli esemplari e quindi il loro costo e la distri- 
buzione che ne venne fatta ; se ve ne furono in oro e in 
argento o soltanto dorate e inargentate. Le notizie locali 
portano a credere, come vedremo, che ve ne fosse qualcuna 
di argento, ma non sono certo pervenute fino a noi, mentre 
una dorata appartenente alla Collezione Hirsch di Monaco 
fu venduta a Milano nel 1888 (32). 






La medaglia riprodotta in testa a questo articolo da un 
bellissimo esemplare originale della mia collezione ha un dia- 
metro di 68 millimetri. Al dritto ewi il busto del pontefice 
con camauro e mezzetta volto a destra con la leggenda cir- 
colare: PAVLVS • V • BVROHESIVS • RO • PONT • MAX • A • D • 



(82) Impresa di vendita in Italia di Giulio Sambon. Catalogo della 
Collezione Hirsch di Monaco. Milano, Tip. Luigi di Giacomo Pirola 1888, 
pag. 172, N. 2677. 



392 GIUSEPPE CASTELLANI 



MDCXIIi • P * IX * Sotto il busto, a caratteri piccoli, il nome 
deirartisfca: pavl . sanqvir . Al rovescio è riprodotto il disegno 
avolo d'uccello della darsena e del canale d'accesso che sbocca 
sul mare : sul davanti o campo inferiore della medaglia è 
disegnato una porta con bastioni accennante alle mura della 
città. La leggenda circolare è: * PORTV • BVR&HESIO • A • 
FVNDAMEN • EXTRVCTO • Nel campo superiore in due linee 
il nome della città: COL • IVL • FANESTRIS • 

Altro esemplare simile a questo si conserva nelPArchivio 
Municipale di Fano : quello della Collezione Hirsch citato 
di sopra era pure identico e identica è la descrizione che 
ne dà TAmiani (33). 

Il Venuti (34) invece descrive due medaglie che diver- 
sificano alquanto. La prima ha il busto del Pontefice a capo 
nudo con piviale : la leggenda del dritto e la leggenda e 
rappresentazione del rovescio sono identiche a quelle de- 
scritte. L'altra ha il busto del Pontefice col camauro come 
nel nostro; la leggenda invece ò : PAVLVS V • BVRGHESIVS • 
ROM • PONT • MAX • AN • IX • Nel rovescio evvi il disegno 
del porto senza le mura: la leggenda circolare è: COLONIA • 
IVLIA • FANESTRIS • e nel campo : PORTVS • BVR&HESIVS • 

Anche il diametro di queste due medaglie non corri- 
sponderebbe perchè il Venuti le assegna al suo modulo 2 
che è di 64 millimetri : ciò forse dipende dal non aver 
moduli intermedi tra il 2 ed il 3 che è di 61 millimetri. 
Sarebbe invece interessante conoscere se il disegno del 
porto di questa seconda medaglia sia uguale a quello da 
me riprodotto. 

Il disegno, come vedemmo, fu dato dal [Rinaldi stesso 
fin dai principi del lavoro ed esso non riproduce che le 
linee generali e rudimentali dell' opera. Da ciò si deduce 
che tutti i miglioramenti, e specialmente la loggia, furono 
introdotti in seguito a completare l' idea primitiva più mo- 



(33) Tom. II, pag. 258. 

(34) Numismata Emnanorum Pontificum praestantiora a Martino V 
ad Benedictum X/Fper BoDULPmNUM Venuti Cortonensetn auctaae illu- 
strata. RomeB MDCGXLiv, Ex Typographia Jo. Baptistae Bernabò et Josepbi 
Lazzarini: pag. 213 N. XXIII e XXIV. 



MEDAGLIA DEL PORTO DI FANO 393 

desta e semplice. lafatti se la loggia era in progetto, sarebbe 
stato naturale di farla figurare nella medaglia dove avrebbe 
fatto assai baon effetto contribuendo a dare all'insieme un 
aspetto grandioso e monumentale. 

Pochissime rappresentazioni grafiche, o per meglio dire 
nessuna dettagliata e precisa è giunta ìnsino a noi dell'opera 
del Rinaldi per giudicare se il rovescio della medaglia la 
riproduce esattamente. Tuttavia in una stampa raffigurante 



la Città di Fano, che io possiedo e che non so a qual libro 
abbia appartenuto (36) e che dovrebbe rimontare ai primi 
anni del secolo scorso, e' è la veduta del porto che so- 
miglia molto al disegno della medaglia e ho quindi creduto 
opportuno riprodurla. Attualmente poi del Porto Borghese 
non resta, come dicevo in principio di questo articolo, ohe 
la loggia ora chiusa e adibita ad uso di magazzeno. La 
darsena venne ristretta per dar luogo al porto e al canale co- 



(96) Le dimensioni di questa stampa mi fanno supporre che possa 
apparteoere a nn' opera storica e geogratica edita a Venezia nel secolo 
scorso di cui io posseggo qualche volnmo. 



394 GIUSEPPE CASTELLANI 



struito nel primo quarto del secolo scorso. Sulla fronte della 
Loggia sonvi gli stemmi di Paolo V, del Cardinale Bor- 
ghese e del Cardinale Serra. Sul fregio a grandi caratteri 
sta scritto: PORTVS BOROHESIVS. I due pilastri di mezzo 
hanno sul capitello, quello a destra, lo stemma di Mons. Cuc- 
cino Governatore di Pano e 1' iscrizione : M. A. Cuccinus, 
Romanus, ut. S, R. Guber.; quello a sinistra, V arma del 
Comune e la scritta: Senatus Populusqne Fanester, 

Neir interno della loggia havvi un altro stemma di 
Paolo V e una iscrizione che ricorda il completamento del 
Porto nel 1619 (36). 



* 
* * 



La cerimonia della posizione della prima pietra tante 
volte annunziata come imminente non ebbe luogo che il 
31 maggio 1614. Questo ritardo mi fa credere che non si 
trattasse più della prima pietra del porto ma bensì della 
loggia. E questo è confermato dal Q-asparoli (37) il quale, 
riportando l'iscrizione incisa in una lamina di piombo posta 
nei fondamenti, dice : 

€ Nelli fondamenti del porto, cioè sotto \\ secondo pilone dalla 

< parte della Città fu sepolta una cassetta con diverse medaglie 

< d'argento e di bronzo, alcane delle quali dorate, coU'effigie di 

< Paolo V e dall'altra il disegno della Darsena che fa fatta in quel 

< tempo (ma del 17.... nel riattam.^ della Darsena non fu rinvenuta 
€ la d.* csissa, se pure non fosse nascosta) et una lastra di piombo 
€ con questa iscrizione. » 



(36) LUscrizione non ò pubblicata da alcano e siccome ora è nascosta 
agli sguardi del pubblico, sarà opportuno riprodarla qui: Pauli quinti 
P. M. munificentia, portum Burghesium, navibus nautiaque refugium et 
mercemoniis emporium S. P. Q. F. anno salutis MDCXIX. M. Ani, Cuc- 
cino Gub. Mutio Raynaldutio Con,, Vincentio Bertotio, Jeanne Lanceo, 
Francisco Borgogellio priorib. Nolfus NolfiuSj iidem Vinceniius et Mutius, 
Franciscus Palatiua et Nicolaus Schacchius V^viri electi pomterunt. Hier 
Raynaldo Roin. Architecto. 

(37) Li marmi eruditi di Fano. 



MEDAGLIA DEL PORTO DI FANO 39; 



II secondo pilone non può essere che quello della loggia 
perchè il porto era circondato di mura e non di archi : è 
vero altresì ohe era impossibile che nel riattamento della 
darsena si avessero a trovare le medaglie poste sotto la 
loggia. Ma il buon Gasparoli nella smania di raccogliere 
notizie non badava tanto a collegarle logicamente tra di 
loro e non si preoccupava di qualche piccola contradizione. 

Come dissi più sopra, dalle parole dell' Amiani (38) e da 
quelle del Gasparoli pare assodato che qualcuna delle me- 
daglie fosse in argento. Quanto alla cassetta in cui furono 
riposte dallo stesso registro, ove vedemmo annotata la spesa 
di stampa dell'editto, apprendiamo che si spese uno scudo 
per 4 pezzi di pietra d'Istria lavorata da mettere le medaglie. 
Da ciò possiamo dedurre che la prima pietra era fatta di 
4 pezzi di pietra entro ai quali furono poste le medaglie e 
la lastra di piombo. 

Dobbiamo esser grati al Gasparoli di averci conservata 
la iscrizione di questa, che qui riporto, perchè ci dà la re- 
lazione della cerimonia ' che dal nostro storico (39) viene 
descritta come imponente : D. 0. M. Paulo V, Burghesio 
Pont, opt. Max sedente, Thomas Lapius Florentinus Epis 
Fanen, assistenlibiis Laureto Martano Spoletino Ref. Apos, 
Giibernatore, Livio Pontirolo Forolivien. praetore, Mtctio 
Rainaldutio Gonfalonerio, Hyeronimo Gambetello, Antonio 
Raynaldutio, Paterniano Passaro, Josepho Uffreduccio Prio- 
ribus, Petro Dominico Constantio, Nolfo Nolfio^ Pandulfo 
Carrario, Castruccio Castracani et Vincentio Bertotio prae- 
fectis^ ac Hyeronimo Rainaldo Architecto, Portus Borghesii 
primum lapidem demore benedictum, praecedentibus, pub- 
blicis ad Deum praecibus, in fundamento posuit. Anno 
D. MDCXIIII. 

A chi si voglia raffigurare alla mente lo spettacolo di 
questa cerimonia, esso deve apparire sicuramente grandioso. 
Dopo le solenni preci e la Messa con scelta musica celebrata 
al Duomo tutto il clero co' suoi più ricchi paludamenti, il 



(88) Loc. cit. 

(39) T. II, pag. 257. 



396 G. CASTELLANI - MEDAGLIA DEL PORTO DI FANO 



Magistrato del Comune con i severi costumi di cui abbiamo 
ancora i campioni nell'Archivio Comunale, col pittoresco 
corteggio dei donzelli, famigli e trombetti nelle loro assise 
smaglianti; i consiglieri ossia tutti i nobili di Fano vestiti 
collo sfarzo del seicento, il Governatore anch'esso col cor- 
teggio dei suoi famigliari e bargelli, il Pretore o Giudice, 
le milizie cittadine e immensa folla di popolo si recarono 
processionalmente al nuovo porto dove il Vescovo pose la 
prima pietra nelle fondamenta tra il rombo delle artiglierie 
della fortezza, il suono dei sacri bronzi, lo squillar delle 
trombe e V applauso degli astanti ai quali tutti sorrideva 
quasi il miraggio di una vita novella di prosperità dal lavoro 
che si intraprendeva con auspici cosi solenni. Nel fondo 
del quadro campeggiano le colline fanesi u popolate di case 
e d' uliveti v e dorate dal sole fecondo di maggio.... 

E fermiamoci qui, che purtroppo il più bello del Porto 
Borghese fu questa cerimonia alla quale tennero dietro le 
più amare disillusioni. Di essa restò la memoria negli scritti 
e nella tradizione, mentre del porto non rimase che un debito 
ingente che fu pagato con continui e gravi sacrifici. 

Riandando queste memorie, che pur qualcosa ci serbano 
di glorie passate, chissà non sorga nella mente dei presenti 
il desiderio di rivolgersi ad opere le quali tornino a van- 
taggio del paese che, pur troppo da allora ad oggi, ha 
ancora perduto molto del suo splendore e della sua ricchezza. 

Giuseppe Castellani. 



NECROLOGIE 



CARLO PRAYER. 

Sabato, giorno 13 Agosto scorso, dopo brevissima ma- 
lattia, è morto a 67 anni, Carlo Prayer^ capitano in ritiro, 
antico patriota, e appassionato raccoglitore di numismatica. 

Nato a Milano nel 1825 , studiò pittura. Giovanissimo 
ancora, assieme al fratello Giulio Giuseppe, si imbarcava 
per l'America su la stessa nave di Giuseppe Garibaldi, del 
quale i due milanesi furono fedeli e valorosi seguaci, accap- 
parrandosi la confidenza dell'eroe. 

Ferventi di amor patrio e di affetto fraterno, insieme 
combatterono in tutte le guerre dell'indipendenza dal 1818 
al 1861 ; bastava un cenno di Garibaldi perchè accorressero. 
Nel 59 erano in Spagna, reduci da un lungo viaggio nelle 
Americhe; ricevettero una riga del loro capitano e senza 
indugi furono in Piemonte, ambedue dopo il 60 passarono 
nell'esercito regolare, e i due prodi soldati che mai in oltre 
quindici anni di perigliose vicissitudini, si erano distaccati, 
ottennero di servire nello stesso reggimento. Durante la 
campagna del bringantaggio, incorporati nel le"" fanteria, 
amendue capitani, l'uno comandante la 13**, l'altro la 14^ com- 
pagnia, diedero prova, oltre che di valore, di energia ed 
abnegazione; in un conflitto coi briganti, Giulio Giuseppe 
cadde. Allora Carlo chiese il ritiro e si ridusse a Genova 
dove si dedicò ai suoi favoriti studi della storia dell'arte, 
e fra i numismatici italiani s'acquistò buon nome. Appas- 
sionato dilettante di pittura, i quadri suoi donava agli amici, 
oppure consacrava l'opera sua alle chiese dei villaggi delle 
nostre Prealpi, ove compiacevasi passare i mesi estivi, ador- 
nandole di pregevoli affreschi. 

Da parecchi anni era tornato a vivere nella sua Milano, 
ove aveva riannodato le antiche relazioni. Anima mite, di 

5i 



398 NECROLOGIE 



singolare modestia, d'un delicato riserbo nel tratto, in lui 
non si tradiva l'antico uomo d'armi, che pure erasi acqui- 
stato medaglie al valore. 

Aveva cominciato a raccogliere nel 1865 in Sicilia, e 
possedeva monete greche, romane ed italiane medioevali. 
Fra le romane, aveva una speciale predilezione per le monete 
di Marco Aurelio, l'imperatore filosofo e, artista com'era e 
appassionato pel bello, egli faceva una collezione special- 
mente sotto l'aspetto dell' arte. E collegando la collezione 
numismatica con altre di disegni di primari artisti, di 
miniature in pergamena , di impronte di medaglie e di 
cammei, s'era prefisso lo scopo di riunire una serie di 
esemplari atti a rappresentare la storia dell'arte figurativa 
dall' epoca greco-romana, passando pel Medio Evo e pel 
Rinascimento, fino a' nostri giorni, 

E. G. 



GABRIELLO CHERUBINI. 

Il giorno 30 Marzo pp. 1892 moriva in Atri, sua patria, 
il Cav. Prof. Gabriello Cherubini, Nato il 2 ottobre 1817 , 
s'era dato per tempo a studiare con amore e con rara per- 
tinacia tutto quanto riguarda la storia di Atri e del suo 
territorio. Aveva a tal'uopo radunato una importante col- 
lezione di libri , opere d' arte, documenti , monete, sigilli , 
oggetti d'ogni genere atti ad illustrare tanti punti contro- 
versi della storia abruzzese. Cominciò quindi una serie di 
pubblicazioni archeologiche, che resero chiaro il suo nome, 
non solo in Italia, ma anche all' estero. Ebbe dal governo 
la nomina di Regio Ispettore degli Scavi e monumenti, e 
fa membro di varie Accademie italiane ed estere. 

Fra le molte sue pubblicazioni, sono a notarsi alcuni 
lavori di numismatica italiana medioevale pubblicati nel 
Periodico di numismatica e sfragistica di Firenze, e nella 
Rivista abruzzese. 



BIBLIOGRAFIA 



LIBRI NUOVI. 

Les Monnaies anonymes des Comtes de Savoie, par A. Ladé, prìvat 
dooent à V TJniversitó de Genève , viceprésident de la Sociétó 
Suisse de Numismatiqae. Genève, 1892. 

Les lecteurs de la Rivista Italiana di Numismatica, qui 
ne sont pas abonnés à la Reviie de la Société Suisse de 
Numisìnatique, n'ont pas eu connaissance de Varticle , que 
vient de publier le Dr. Ladó , sur les monnaies anonymes 
des Oomtes de Savoie. Les conclusions de Tauteur, savam- 
ment déduites, sont tout-à-faib neuves , efc, à raison méme 
de ce caracbère , sollicitent 1' examen des spécialistes qui 
sont en communauté d'étude avec lui. La discussion de ses 
idées n'a rien qui lui dóplaise ; il me semble méme la 
désirer, convaincu que d'une mélóe amicale , où V on n'a 
d'autres armes que des objections et des réponses, la vóritó 
ne pent manquer de se faire jour. Et qui sait si ses dé- 
ductions, soumises à ce critèrium, ne viendront pas dófini- 
tivement grossir le patrimoine de la science. O'est dono 
un appel à la publicitó de la Rivista Italiana et aux sa- 
vants qui la lisent, qui me fait ócrire ces ligi^s. 

Ceux qui ont ótudió la numismatique de la Savoie con- 
naissent ces monnaies, toutes gothiques et d'un style par- 
ticulier, sur l'attribution desquelles , l'absence , non de le- 
gende, mais d'une initiale ou d'un nom princier , a laissó 
subsister des doutes. On les divise en deux typea. Le 
premier, peu commun , se rattache au genre des quarts ; 
il porte au droit FERT entre deux traits doubles , et, au 



400 bibuoguafia 



revers, une croix formée de quatre lacs d'amour. Le second, 
qui est très rare , doit étre classe panni les viennois , 
c'est-à-dire les pièces de 16 au gros de Savoie. Il se dis- 
tingue du précédent par un lacs d'amour à l'avers et une 
croix de St. Maurice au champ du revers. D. Promis les a 
déorits et figurés, celui-là, dans les Monete dei Reali di Sa- 
voia, pi. V, fig. 4, et celui-ci, dans les Monete inedite del 
Piemonte , pi. I, fig. 10 , les attribuant 1' un et l'autre au 
comte Amédée Vili et à l'ordonnance de 1405. 

Quelques variantes inédites, ébant venues récemment 
compléter la coUection du Dr. Ladé, ont attirò son atten- 
tion. Après les avoir sérieusament observées, ilareconnu que 
quarts et viennois, tràs resseinblants quant à leur facture 
generale, doivent provenir d'un méme atelier, d' un mSme 
maitre, peut-étre d'un méme graveur et remonter à la méme 
epoque. 

Mais quelle est cotte epoque? Plusieurs raisons vont à 
l'encontre de l'avis de Promis. Tout d'abord, en ce qui re- 
garde les quarts , leur analogie frappante avec les quarts, 
signés, d' Amédée d'Achaìe, comte de Piémont , frappés en 
vertu d'ordrcB formels sur le modèle de ceux de la branche 
ainée, les font déjà antérieurs à 1402 , date de la mort de 
ce priuce. Nous avons ensuite les ordonnances. Parmi les 
six que ToQ possedè, publiées par Amédée Vili, de son 
avènement à la date précitée , celles de 1392 et de 1393 , 
pour l' atelier d' Avigliane, parlent seules de quarts, où 
nous pouvons reconnaitre nos anonymes , et, si nous con- 
sultons leur valeur intrinsèque , 328 milliòmes , qui , tous 
décomptes faits, peuvent se réduire à 4 deniers 12 grains, 
on retro uve là les chiffres prescrits , soit par l' ordon- 
nance de 1398, soit par celles d' Amédée VII et les derniòres 
d' Amédée VI. 

La variante de viennois , sur laquelle a travaillé le 
Dr. Ladé, Tautorise à préciser encore. Le poids en est de 
0.5S et le ti tre de 218 millièmes. Or, aucune pièce de cette 
Tiatnrt^ entre celles que décrivent les ordonnances de 1383 
à 1405, ne répond à ces données, tandis que le ti tre effectif 
(le 218 millièmes, équivalant à peu prèa au titre officici de 
2 deuiei's 18 grains, est presque en accord complet avec les 



BIBLIOGRAFIA 401 



viennois d'Amédée VI , émis à 2 deniers 15 grains et à 3 
deniers. 

Ces considérations amènent natarellement l'anteur à 
supposer que les espèces monétaires , objet de son étude, 
ont été frappées vers la fin du règne de ce prince, de 1369 
à 1377, pendant qu'il gérait la tutelle du jeune comte de 
Piémonfc, et, probablement, de 1370 à 1376. 

Vous vous demanderez sans doute pourquoi , au lieu 
de repudìer Tanonymat, les qaarts étalent en toutes lettres 
et, pour la première foia, ce mot FERT, si gros de mystère. 

On n'ignore pas qu'avant 1384 , les Comtes de Savoie 
ne saivaient aucun systéme, dans Témission de leurs mon- 
naies- Non-seulement les espèces n'avaient pas de rapport 
entre elles, mais chacane variait exbrémement de nom et 
de qualitè. Le Comte Verd essaya de mettre un peu d'ordre 
dans cette anarchie. Pour y arri ver, il réduisit à un type 
nnique les diverses variétós de quarts, qu'il appela quart 
de gros ou simplement quart, nom qui indiquait clairement 
leur rapport de valeur avec le gros. Bien de plus naturel, 
semble-t-il, que d'inserire sur les monnaies ainsi régularisées, 
FERTO, dont FERT est Tabrógé, et qui, dans la basse lati- 
nité du Moyen àge , à toujours désigné un quart d'unite 
monétaire. 

L'innovation dut etre remarquée. Les beaux discoureurs 
de l'epoque, très portés aux jeux d'esprit, s'exercèrent à ce 
propos. On lut : Fortilwlo ejufi lìhodum tenuil, et la Cour, 
séduite par la flatterie, adopta ce terme barbare pour devise. 

Tel est, en substanc, l'opascule du Dr. Ladé. La thèse 
est bien établie ; le raisonnement est serre , précis, calculé 
méme, si je puis ainsi dire, car les chiffres abondent. On y 
constate la clarbé et la méthode , qualitès habituelles du 
savant genevois , et , comme toujours , une connaissance 
profonde de la numismatique des princes de Savoie. Elle 
peut contrarier vos sentiments; vous la lirez néanmoins 
avec intérét. 

Mais, me direz-vous, que faut-il penser des hypothèses 
auxquelles cette étude nous conduit? 

Mr. A. P., de Ghambóry , accepte la première, c'est-à, 
dire 1' attribution au Comte Verd des pièces anonymes ; je 



402 BIBLIOGRAFIA 



orois que son avis sera gónéralement parfcagé. Mr. M.-P., de 
Genève , ne se prononoe pas. Quant à Tinterprétation du 
mot FERT, Tun et Tautre se refusent à suivre l'auteur sur 
le terrain où il s'est place, u S41 est exact, déclare en parti- 
culier celui-ci , que l'on voit quelqaefois sur les monnaies 
la désignation de la valeur de la pièce , en legende, il est 
sans exemple qu'elle occupo le champ. n 

Et cependant si, telle qu'elle est présentée, l'explication 
du Dr. Ladó surprend a première vue , róflexion faite , 
elle parait assez naturelle ; car , après tout , il y a eu un 
preteste à Fadoption de cotte devise, et colui qui nous est 
donne céans est d'autant plus heureux , qu'il laisse sub- 
si s ter entières les interprétations dans lesquelles se sont 
toujours complus les historiens de la maison de Savoie. 

Sans e tre en mesure, pour le moment, de prendre parti 
pour ou contro dans la question, je pla9erai néanmoins ici 
deux observations. 

Bon gre mal gre on s'est obstiné, jusqu'à ce jour, à ne 
voir dans les quatre lettres mystérieuses de FERT) quo de 
simples initiales. Maintes fois je me suis domande pourquoi, 
puisque, dans le monde héraldique, à part la fantaisie de 
Tempereur Maximilien I, on ne rencontre pas, que je sache, 
r exemple d' une seule devise ainsi composée. L' idée d'y 
trouver un mot unique , d' interprótation difficile , j'en 
conviens, me parait dono de beaucoup la meilleure. 

D'un autre coté, les quarts du prince d'Achaìe, frappés 
à 1' imitation de ceux de Savoie, dont nous avons parie, 
portent en fasce PRIN au lieu de FERT. Or si FERT est 
réellement l' abrégé de FERTO^ on ne s' explique pas bien 
ce changement. Il importait sans doute de distinguer les uns 
des autres, mais con90Ìt-on que la différence pùt consister 
précisément, dans la substitution d' un ti tre personnel à 
l'énoncé de la valeur, inscrit sur ceux-ci en caractères tels 
et d' une fa^on si apparente, qu' il constitue, en quelque 
sorte, la pièce essentielle de l'avers. 

C est ma petite difficulté ; si la réflexion et 1' étude 
m'en révèleront d'autres, je l'ignoro. 

Voilà ce que j'avais à dire de la recente publication 
du vlce-président de la Société Suisse de Numismatique. 



BIBLIOGRAFIA 403 



Maintenaut le champ est ouvert. Daignènt ces quelques 
lignea provoquer, de la part des savants compétents , une 
controverse que le Dr. Ladé, je le répète, appelle de tous 
ses voeux. 

yaramòon, le 18 aoùt 1892. 

Frédéric Marghand 

Associa CORRESPONDANT 
DE LA SOCIÉTÉ DES AnTIQUAIRES DE FrANCE. 



Cohen , Description historique des monnaies frappées sous 
Vempire Bomain, — 2' edizione. Parigi , RoUin et Feuardent , 
1880-1892. 



Della seconda edizione del Oolien, incominciata nel 1880, 
usci nello scorso Luglio l'ottavo ed ultimo volume. L'opera 
grandiosa è dunque intera dinanzi al pubblico, il quale è 
in diritto d' esprimere la propria opinione e di giudicare 
se e quanto la seconda edizione sia riescita superiore alla 
prima. 

Questa seconda edizione, iniziata dallo stesso Cohen, 
veniva poi, dopo la sua morte, avvenuta nel 1880 stesso, ossia 
dopo la pubblicazione del solo primo volume , continuata 
dai signori Bollin et Feuardent. Essa aveva , come tutte 
le seconde edizioni di opere scientifiche , il doppio scopo 
di sopperire alle richieste della prima esaurita, e di mi- 
gliorarla dove ce n'era bisogno , correggerla (correzioni ce 
ne sono sempre da fare in simili lavori) e ampliarla col 
materiale venuto in luce dappoi. 

Il primo scopo, non v'ha luogo a discussione, fu com- 
pletamente raggiunto. Molti amatori di monete romane sono 
sorti da trent'anni in poi e anche quelli, che già erano for- 
niti della prima edizione, era naturale che dovessero pure 
provvedersi della seconda. 

La discussione può invece farsi suU' altro scopo , il 
quale , trattandosi di un' opera tanto importante , e che 
dovrebbe servire di base alla classificazione di tutte le 



404 BIBLIOGRAFIA 



raccolte romane, deve essere analizzato da una critica rigo- 
rosa e sincera. 

Le innovazioni introdotte si riassumono nelle seguenti : 

1.^ Numero maggiore di monete descritte nella serie 
propriamente detta imperiale, aggiuntavi la descrizione di 
quelle coloniali. 

2.^ Fusione in una sola serie delle monete e dei me- 
daglioni dei tre metalli, mentre le serie della prima edizione 
erano quattro; ossia i medaglioni formavano una serie e le 
monete un'altra, e ognuna di queste aveva una sottodivi- 
sione pei metalli, comprendendo la prima l'oro e l'argento 
e la seconda il bronzo. 

3.** Soppressione delle tavole, adottando invece l'in- 
tercalazione delle illustrazioni nel testo. 

Quanto alle monete descritte, era naturale che la seconda 
edizione dovesse contenerne un numero assai superiore 
della prima. Circa trent' anni di ricerche dovevano au- 
mentare sensibilmente il contingente delle monete cono- 
sciute, e difatti le monete descritte, da circa 25000, che erano 
nella prima edizione, salgono a circa 30000 nella seconda. 
Vi venne poi aggiunta la vastissima serie delle monete 
coloniali, e di questo lungo e paziente lavoro va tenuto conto 
e data ampia lode al Cohen che la iniziò e ai suoi suc- 
cessori, che la continuarono. Vi venne anche meglio svi- 
luppata la serie dei contomiati e delle tessere , meglio 
completata la tavola alfabetica delle leggende imperiali, e 
creata di nuovo quella delle leggende coloniali. 

È sul secondo punto principalmente ed anche sul 
terzo che ci permetteremo di fare , con tutto il riguardo 
per gli illustri autori e con tutta la deferenza loro dovuta, 
alcune osservazioni. La fusione di tutta quanta la mone- 
tazione romana in una sola serie ad alcuni pare un 
vantaggio , ad altri uno svantaggio , ,e noi siamo fra 
questi ultimi. Qualcheduno potrà obbiettare che la qui- 
stione è semplicemente di gusto e quindi poco discutibile. 
Ma a noi pare che sia assai più grave e che si tratti 
non solo di gusto , ma ben anco di chiarezza, e la chia- 
rea;za è una delle principali prerogative in un' opera di 



BIBLIOGRAFIA 405 



questo genere, che deve sopratutto essere pratica. Le divi- 
sioni della prima edizione rendono le ricerche più facili, più 
spiccie , mentre la fusione di tutte le serie in una , intro- 
dotta nella seconda, può ingenerare facilmente confusione ; 
e la confusione, facile in chi consulta il libro, non ha ri- 
sparmiato neppure chi lo ha compilato. Potrei citare troppo 
numerosi esempì di inesattezze prodotte in gran parte dalle 
soverchie abbreviazioni, dai troppi richiami pei dritti o pei 
rovesci ai numeri precedenti; conseguenze inevitabili di un 
sistema che produce un enorme affastellamento di monete, 
simili nei diversi moduli, e nei diversi metalli. Se quindi • 
furono corrette molte — non tutte — le inesattezze della 
prima edizione, ne furono però aggiunte molte altre dipen- 
denti in gran parte dal sistema della serie unica. Si deve 
poi oltre a ciò considerare , che un catalogo cosi copioso 
come è quello del Cohen non è fatto solamente per clas- 
sificare le collezioni o per ricercare se un dato pezzo è pub- 
blicato o meno. Bene spesso occorre il caso di fare qualche 
ispezione generale sulle monete di una data categoria o di 
un dato metallo, ed è in questi casi specialmente che si è 
costretti a deplorare il sistema della serie unica e a desi- 
derare quello delle serie divise. 

Si fa valere V economia di spazio che si ottiene , 
riunendo le serie. Ciò è vero finche si tratta delle monete, 
le quali sono sovente ripetute nei tre metalli (tolta però 
la variante costituita perennemente dall'esservi e dal non 
esservi le iniziali S C) ; ina i medaglioni — ed ora vorrei dire 
la monetazione imperatoria completa; ma di ciò non si 
parlava allora e la cosa sarà probabilmente da adottarsi 
quando si penserà alla terza edizione — i medaglioni di- 
cevamo, avendo rappresentazioni e leggende nella grandis- 
sima maggioranza diverse da quelle delle monete, non 
offrono neppure la meschina economia di spazio, che ci 
pare sia la sola ragione che militò in favore della serie 
unica e la fece prevalere. Il Cohen veramente nella sua 
prefazione chiama questo nuovo ordine più logico e più 
serrato; e noi lo vogliamo ammettere; ma quando per la 
chiarezza si sacrifica — e ben a ragione — Tordine crono- 
logico alFalfabetico, ci pare che meglio valga fare il sacri- 
si 



406 



BIBLIOGRAFIA 



ficio completo della logica, per raggiangere il meglio pos- 
sibile lo scopo supremo della chiarezza; e questo è il 
motivo che ci fa preferire l' antica divisione. Aggiunge- 
remo anzi, che, se un cambiamento si volesse fare alla 
prima edizione, noi lo vorremmo in senso contrario a 
quello che venne fa.tto, dividendo cioè anche V oro dal- 
l' argento. Ci sbaglieremo, ma abbiamo la convinzione che 
quando fra qualche tempo si penserà alla terza edizione 
(definitiva ?), si ritornerà all' antico e la si farà piuttosto 
sulla prima che sulla seconda. Perciò abbiamo sempre pre- 
.ferito partire da quella e non da questa nella pubblicazione 
delle monete romane inedite o varianti. 

Bimane il terzo punto. Ammettiamo senza difficoltà 
che la questione delle tavole o delle figure intercalate nel 
testo può essere unicamente di gusto e noi non oseremmo 
davvero pronunciarci in un senso piuttosto che neir altro, 
trovando che ambedue i sistemi hanno il loro lato buono; 
anzi, se dovessimo dichiarare una preferenza, sarebbe per 
r intercalazione nel testo, come mezzo più sicuro e imme- 
diato di mettere sottocchio al lettore le monete descritte. 
Ma, tolta la questione teorica, e venendo al lato pratico 
della cosa, nessuno credo vorrà negare che le tavole della 
prima edizione siano incomparabilmente superiori alle figure 
intercalate nella seconda, ed è questo che davvero non 
sappiamo perdonare agli editori, come ci pare poco perdo- 
nabile la generale negligenza tipografica dell' opera. Un 
lavoro come questo, edito a Parigi, che interessa tutto il 
mondo, meritava certamente anche una veste esteriore più 
accurata, e doveva riuscire anche materialmente superiore 
alla prima edizione, mentre invece è questa che brilla al 
suo confronto. 

Ci sarebbero poi diverse osservazioni di dettaglio che 
si potrebbero fare all' opera dei successori di Cohen, ina 
ci condurrebbero troppo per le lunghe. Ne faremo una sola 
per concludere, circa ai prezzi mercantili. Questi, come è 
detto nella prefazione, dovrebbero rappresentare i prezzi cor- 
renti; ma francamente ci pare di poter osservare che, mentre 
non furono ribassati quelli di monete, che, per rinvenimento 
di copiosi ripostigli divennero assai più comuni di prima 



BIBLIOGRAFIA 407 



(alcuni di questi furono anzi rialzati e non ne vediamo 
proprio la ragione), cosi i prezzi di alcuni pezzi rarissimi 
sono troppo al disotto del vero. Ohi per es. vorrebbe cedere 
tutti i medaglioni d'oro ai prezzi segnati? Il compratore 
sarebbe sempre pronto. 

La Direzione. 



Att(is de monnaies gauloises^ préparé par la Commission de topo- 
graphie des Gaules et public sous les auspices du Ministère de 
l'instruction publique par Henri de l/l Tour. Paris, 1892, ìq4. 

Per dare una idea esatta dell' origine e delle vicende 
di questo splendido Atlante , crediamo bene riportare un 
brano di quanto è detto nelle notizie premessevi a guisa 
di Prefazione dal Sig. H. de La Tour, incaricato della de- 
finitiva pubblicazione del lavoro. 

tf Nel 1876, sotto il ministero del Sig. "Waddington, la 
tt Commissione topografica della G-allia decise di pubblicare 
a un Catalogo generale delle monete galliche. A questo 
tt scopo essa scelse nel suo seno una Sotto-commissione, 
tt composta dei Sigg. de Saulcy, C. Robert, e A. de Bar- 
tt thólemy, ai quali furono poi aggiunti i Sigg. CLabouillet 
tt e Muret. L'opera doveva comporsi di due parti ; la prima 
tt esclusivamente consacrata alla descrizione delle monete 
tt galliche del Gabinetto di Francia ; la seconda , alla de- 
tt scrizione dei pezzi i quali, non esistendo in quel museo, 
tt si sarebbero trovati nelle collezioni pubbliche e private 
tt della Francia e deirestero. Un atlante generale doveva 
tt completare e illustrare questa doppia pubblicazione. 

tf La Commissione di topografia della Gallia fu di- 
tt sciolta nel 1883 , prima che il lavoro fosse terminato. I 
tf Sigg. Chabouillet e Muret restarono i due soli incaricati 
tt di continuare la pubblicazione della prima parte, ossia del 
tt Catalogo delle monete galliche della Biblioteca Nazionale. 
tt La seconda parte era rimasta allo stato di progetto. Quanto 
tt all'Atlante, il lavoro era già molto inoltrato; la Gommis- 



408 BIBLIOGRAFIA 



u sione aveva già fatto incidere la maggior parte delle 
u tavole. 

tt Scopo della Commissione — quello di mettere nelle 
u mani dei dotti un Corptcs della numismatica gallica — ò 
u chiaramente indicato dalla scelta stessa dei pezzi , che 
u compongono quest'Atlante, e che appartengono alle colle- 
u zioni più svariate ; si può anzi affermare che questo scopo 
a fu press'a poco raggiunto, giacche non vi è, per cosi dire, 
u, un solo tipo importante che non vi sia rappresentato. 

a Sfortunatamente Topera preparata con tanta cura, re- 
u stava incompiuta ; due dei principali collaboratori , i si- 
a gnori Robert e Muret morivano in quest' intervallo di 
a tempo, e il Sig. De Barthólemy, assorbito da altri lavori, 
u non poteva continuare la sua valida collaborazione ; anche 
tt l'incisore Dardel , colpito da malattia , non poteva più 
a dedicare l'opera sua al compimento delle tavole, n 

Fu allora che il Ministro dell'Istruzione Pubblica, in- 
caricò il Signor Henri de la Tour di portare a ter- 
mine e pubblicare quest' opera. Le tavole predisposte per 
l'Atlante sommavano a cinquantacinque, ma queste non re- 
cavano che il disegno delle monete, senza alcun titolo, senza 
numeri , senza riferimenti. Tutte queste ulteriori indica- 
zioni si devono dunque al sapere e al paziente e solerte 
lavoro del de la Tour, il quale, non potendo più giovarsi 
degli studi già intrapresi dai numismatici, che 1' avevano 
preceduto, dovette attendere tutto solo al lungo e difficile 
lavoro. Il de la Tour credette superfluo di descrivere ad 
una ad una le monete delle tavole, giacché la maggior parte 
di quelle monete, appartenendo alla collezione della Biblio- 
teca nazionale, erano già state descritte nel Catalogo delle 
monete galliche di quel museo pubblicato dal Muret fino 
dal 1889, e le altre poche si trovavano pressoché tutte de- 
scritte in altre opere facili a trovarsi. Egli prese dunque 
quel Catalogo come base del lavoro, e confrontando i varii 
disegni cogli originali, collocò ad ogni moneta i numeri di 
riferimento a quelli del Catalogo della Biblioteca Nazionale 
e a quelli di altre cinque o sei collezioni dove esistono 
tipi non posseduti da quel Museo. 

Queste Tavole ammirabilmente incise dal valente bu- 



BIBLIOGRAFIA 409 



lino del Dardel, unite al Catalogo delle monete galliche 
della Biblioteca Nazionale e a qualche altra opera, formano 
dunque una illustrazione completa della Serie delle monete 
galliche, e gli studiosi saranno ben grati al Sig. de la Tour, 
il quale , dando vita e compimento a questo Atlante , ha 
reso un vero servigio alla scienza. 

L' Atlante è infine preceduto da un Indice generale 
della materia , la qual« permette di ricorrere con uguale 
facilità alle tavole dell'Atlante, e al Catalogo della Biblio- 
teca Nazionale. 

Questo Indice delle materie contiene inoltre, poste ai 
singoli numeri, in forma di note, tutte le rettifiche neces- 
sarie alle inesattezze e agli- errori materiali avvenuti tanto 
nel disegno delle monete , che nel testo ; togliendo quindi 
le poche imperfezioni ohe restavano e nell'uno e nell'altro. 

E. G. 



Catalogo de la Colleccion de Monedas y Medallas de Manuel Vidal 
Quadras y Ramon de Barcellona, Barcellona, 1892, 4 voi. in-4. 

Il Catalogo d'una collezione redatto dal proprietario e 
non a scopo di vendita , è una rarità ai giorni nostri , in 
cui i cataloghi non si fanno se non per la vendita delle 
collezioni , la quale succede il più sovente alla morte del 
proprietario. Bisognerebbe quindi tener nota di quello della 
collezione Vidal Quadras y Bamon a semplice titolo di cu- 
riosità, quand'anche non lo meritasse per sé stesso e pei 
suoi grandi pregi intrinseci. — La collezione di Don Manuel 
Vidal Quadras y Ramon di Barcellona , incominciata da 
oltre mezzo secolo, ò considerata come la più importante 
fra le collezioni private della Spagna, ed è una collezione 
eminentemente spagnuola, comprendendo, con circa 15 mila 
pezzi, tutte le serie numismatiche della penisola iberica , 
incominciando dalle monete Puniche e passando per le 
Greche, le Iberiche, le Bilingui, le Latine, quelle della Re- 
pubblica e dell'Impero Romano, le Visigote, le Carolingie, 



400 BlBLIOGnAPlA 



revers, une croix formée de quatre laos d'amour. Le second, 
qui esfc tràs rare , doit étre olassé parmi les vieunois , 
c'est-à-dire les pièces de 16 au gros de Savoie. Il se dis- 
tingue du précédent par un laos d'amour à l'avers et une 
croix de St. Maurice au champ du revers. D. Promis les a 
déorits et figurés, celui-là, dans les Monete dei Reali di Sa- 
voia, pL V, fig. 4, et celui-ci, dans les Monete inedite del 
Piemonte , pi. I, fig. 10 , les attribuant 1' un et l'autre au 
comte Amédée Vili et à l'ordonnance de 1405. 

Quelques variantes inédites , ébant venues récemment 
compléter la coUection du Dr. Ladé, ont attirò son atten- 
tion. Après les avoir sérieusament observées, il a reconnu que 
quarts et viennois, très resseinblancs quant à leur facture 
generale, doivent provenir d'un méme atelier, d' un méme 
maitre, peut-étre d'un méme graveur et remonter à la méme 
epoque. 

Mais quelle est cotte epoque? Plusieurs raisons vont à 
l'encontre de l'avis de Promis. Tout d'abord, en ce qui re- 
garde les quarts , leur analogie frappante avec les quarts, 
signés, d' Amédée d'Aohaìe, comte de Piémont , frappés en 
verku d'ordres formels sur le modèle de ceux de la branche 
ainée, les font déjà antérieurs à 1402, date de la morb de 
ce pritice. Nous avons ensuite les ordonnances. Parmi les 
8Ìx que V OM possedè, publiées par Amédée Vili, de son 
avànement à la date précitée , celles de 1392 et de 1393 , 
pour 1' atelier d' Avigliane, parlent seules de quarts, où 
nous pouvons reconnaitre nos anonymes , et, si nous con- 
sultons leur valeur intrinsèque , 328 milliòmes , qui ^ tous 
décomptes faits, peuvent se réduire à 4 deniers 12 grains, 
on retrouve là les chiffres prescrits , soit par l' ordon- 
nance de 1393, soit par celles d' Amédée VII et les derniàres 
d' Amédée VI. 

La variante de viennois , sur laquelle a travaillé le 
Dr. Ladé, Tautorise à préciser enoore. Le poids en est de 
0,5S et le tibre de 218 millièmes. Or, aucune pièce de cotte 
riafcnro, elitre celles que décrivent les ordonnances de 1383 
a 1405, ne répond a ces données, tandis que le ti tre eflfectif 
(le 218 millièmes, équivalant à pen prèa au titre officici de 
2 deniers 18 grains. est presque en accord complet avec les 



BIBLIOGRAFIA 401 



viennois d'Amédée VI , émis à 2 deniers 16 grains et à 3 
denierR. 

Ces considérations amènent natareUement l'anteur à 
snpposer que les espèces monétaires , objet de son étude, 
ont étó frappées vers la fin du règne de ce prince, de 1369 
à 1377, pendant qu'il gérait la tutelle du jeune comte de 
Piémont, efc, probablement, de 1370 à 1376. 

Yous vous demanderez sans doute pourquoi , au lieu 
de répudier l'anonymat, les quarts étalent en toutes lettres 
et, pour la première foia, ce mot FERT, si gres de mystère. 

On n'ignore pas qu'avant 1384, les Comtes de Savoie 
ne saivaient aucan systéme, dans l'émission de leurs mon- 
naies. Non-seulement les espèces n'avaient pas de rapport 
entro elles, mais chaoune variait extrèmement de nom et 
de qualité. Le Comte Verd essaya de raettre un peu d'ordre 
dans cotte anarchie. Pour y arriver, il réduisit a un type 
unique les diverses variétés de quarts, qu'il appela quart 
de gros ou simplement quart, nom qui indiquait clairement 
leur rapport de valeur avec le gros. Bien de plus naturel, 
semble-t-il, que d4nscrire sur les monnaies ainsi régularisées, 
FERTO, donò FERT est Tabrógé, et qui, dans la basse lati- 
nité du Moyen àge , à toujours désigné un quart d'unito 
monétaire. ' 

L'innovation dut éfcre remarquóe. Les beaux discoureurs 
de l'epoque, très portés aux jeux d'esprit, s'exercèrent à ce 
propos. On lut : Forlilu<io eju^ lihodum tenuti, et la Cour, 
séduite par la flatterie, adopta ce terme barbare pour devise. 

Tel est, en substanc^, l'opuscule du Dr. Ladé. La thèse 
est bien établie ; le raisonnement est serre , précis, calculé 
méme, si je puis ainsi dire, car les chiffres abondent. On y 
constate la clarbé et la méthode , qualités habituelles du 
savant genevois , et , comme toujours , une connaissance 
profonde de la numismatique des princes de Savoie. Elle 
peut contrarier vos sentiments; vous la lirez néanmoins 
avec intérét. 

Mais, me direz-vous, que faut-il penser des hypothèses 
auxquelles cette étude nous conduit? 

Mr. A. P., de Ohambéry , accepte la première, c'est-à. 
dire 1' attribution au Comte Verd des pièces anonymes ; je 



402 BIBLIOGRAFIA 



orois que son avis sera génóralement partagé. Mr. M.-P., de 
Genève , ne se prononce pas. Quant à l'interprétation da 
mot FERT, Vxxn et Tautre se refusent à suivre l'auteur sur 
le terrain où il s'est place, u S'il est exact, déclare en parti- 
culier celui-oi , que Ton voit quelquefois sur les monnaies 
]a désignation de la valeur de la pièce , en legende, il est 
sans exemple qu'elle occupe le champ. v 

Et cependant si, telle qu'elle est prósentóe, l'explication 
du Dr. Ladé surprend a première vue , réflexion faite , 
elle parait assez natnrelle ; car , après tout , il y a eu un 
prétexte à Tadoption de cette devise, et celni qui nous est 
donne céans est d'autant plus heureux , qu'il laisse sub- 
sister entières les interprétations dans lesquelles se sont 
toujours complus les historiens de la maison de Savoie. 

Sans étre en mesure, pour le moment, de prendre parti 
pour ou contre dans la question, je pla9erai néanmoins ici 
deux observations. 

Bon gre mal gre on s'est obstiné, jusqu'à ce jour, à ne 
voir dans les quatre lettres mystérieuses de FERT? que de 
simples initiales. Maintes fois je me suis demandé pourquoi, 
puisque, dans le monde héraldique, à part la fantaisie de 
l'empereur Maximilien I, on ne rencontre pas, que je sache, 
r exemple d' une seule devise ainsi composée. L' idée d'y 
trouver un mot unique , d' interprétation difficile , j'en 
conviens, me parait dono de beaucoup la meiUeure. 

D'un autre coté, les quarts du prince d'Achaìe, frappés 
à 1' imitation de ceux de Savoie, dont nous avons parie, 
portent en fasce PRIN au lieu de FERT. Or si FERT ©st 
réellement l' abrégé de FERTO, on ne s' explique pas bien 
ce changement. Il importait sans doute de distinguer les uns 
des autres, mais con90Ìt-on que la différence pùt consister 
précisément, dans la substitution d' un titre personnel à 
l'énonoé de la valeur, inscrit sur oeux-ci en oaractères tels 
et d' une fa^on si apparente, qu' il constitue, en quelque 
sorte, la pièce essentielle de Tavers. 

C est ma petite difficulté ; si la réflexion et 1' étude 
m'en révèleront d'autres, je l'ignore. 

Voilà ce que j'avais à dire de la recente publication 
du vice-président de la Société Suisse de Numismatique. 



BIBLIOGRAFIA 403 



Maintenant le champ est ouvert. Daignent ces quelques 
lignes provoquer, de la part des savants compétents , une 
controverse que le Dr. Ladé, je le répète, appelle de tous 
ses voeux. 

y^aramòon, le 18 aoùt 1892. 

Frédérig Marchand 

AsSOClé CORRESPONDANT 
DE LA SOCIÉTÉ DES AnTIQUAIRES DE FrANCE. 



Cohen , BescripHon historique des tnonnaies frappées sous 
Vempire Romain. — 2' edizione. Parigi , RoUin et Feuardent , 
1880-1892. 



Della seconda edizione del Cohen, incominciata nel 1880, 
usci nello scorso Luglio l'ottavo ed ultimo volume. L'opera 
grandiosa è dunque intera dinanzi al pubblico, il quale è 
in diritto d' esprimere la propria opinione e di giudicare 
se e quanto la seconda edizione sia riescita superiore alla 
prima. 

Questa seconda edizione, iniziata dallo stesso Cohen, 
veniva poi, dopo la sua morte, avvenuta nel 1880 stesso, ossia 
dopo la pubblicazione del solo primo volume , continuata 
dai signori Bollin et Feuardent. Essa aveva , come tutte 
le seconde edizioni di opere scientifiche , il doppio scopo 
di sopperire alle richieste della prima esaurita, e di mi- 
gliorarla dove ce n'era bisogno , correggerla (correzioni ce 
ne sono sempre da fare in simili lavori) e ampliarla col 
materiale venuto in luce dappoi. 

Il primo scopo, non v'ha luogo a discussione, fu com- 
pletamente raggiunto. Molti amatori di monete romane sono 
sorti da trent'anni in poi e anche quelli, che già erano for- 
niti della prima edizione, era naturale che dovessero pure 
provvedersi della seconda. 

La discussione può invece farsi suU' altro scopo , il 
quale , trattandosi di un' opera tanto importante , e che 
dovrebbe servire di base alla classificazione di tutte le 



404 BIBLIOGRAFIA 



raccolte romane, deve essere analizzato da una critica rigo- 
rosa e sincera. 

Le innovazioni introdotte si riassumono nelle seguenti : 

1.^ Numero maggiore di monete descritte nella serie 
propriamente detta imperiale, aggiuntavi la descrizione di 
quelle coloniali. 

2.^ Fusione in una sola serie delle monete e dei me- 
daglioni dei tre metalli, mentre le serie della prima edizione 
erano quattro; ossia i medaglioni formavano una serie e le 
monete un'altra, e ognuna di queste aveva una sottodivi- 
sione pei metalli, comprendendo la prima l'oro e l'argento 
e la seconda il bronzo. 

3.** Soppressione delle tavole, adottando invece l'in- 
tercalazione delle illustrazioni nel testo. 

Quanto alle monete descritte, era naturale che la seconda 
edizione dovesse contenerne un numero assai superiore 
della prima. Circa trent' anni di ricerche dovevano au- 
mentare sensibilmente il contingente delle monete cono- 
sciute, e difatti le monete descritte, da circa 25000, che erano 
nella prima edizione, salgono a circa 30000 nella seconda. 
Vi venne poi aggiunta la vastissima serie delle monete 
coloniali, e di questo lungo e paziente lavoro va tenuto conto 
e data ampia lode al Cohen che la iniziò e ai suoi suc- 
cessori, che la continuarono. Vi venne anche meglio svi- 
luppata la serie dei contomiati e delle tessere , meglio 
completata la tavola alfabetica delle leggende imperiali, e 
creata di nuovo quella delle leggende coloniali. 

E sul secondo punto principalmente ed anche sul 
terzo che ci permetteremo di fare , con tutto il riguardo 
per gli illustri autori e con tutta la deferenza loro dovuta, 
alcune osservazioni. La fusione di tutta quanta la mone- 
tazione romana in una sola serie ad alcuni pare un 
vantaggio , ad altri uno svantaggio , ,e noi siamo fra 
questi ultimi. Qualcheduno potrà obbiettare che la qui- 
stione è semplicemente di gusto e quindi poco discutibile. 
Ma a noi pare che sia assai più grave e che si tratti 
non solo di gusto , ma ben anco di chiarezza, e la chia- 
re2;za è una delle principali prerogative in un' opera di 



BIBLIOGRAFIA 405 



questo genere, che deve sopratutto essere pratica. Le divi- 
sioni della prima edizione rendono le ricerche più facili, più 
spiccie , mentre la fusione di tutte le serie in una , intro- 
dotta nella seconda, può ingenerare facilmente confusione ; 
e la confusione, facile in chi consulta il libro, non ha ri- 
sparmiato neppure chi lo ha compilato. Potrei citare troppo 
numerosi esempì di inesattezze prodotte in gran parte dalle 
soverchie abbreviazioni, dai troppi richiami pei dritti o pei 
rovesci ai numeri precedenti; conseguenze inevitabili di un 
sistema che produce un enorme affastellamento di monete, 
simili nei diversi moduli, e nei diversi metalli. Se quindi • 
furono corrette molte — non tutte — le inesattezze della 
prima edizione, ne furono però aggiunte molte altre dipen- 
denti in gran parte dal sistema della serie unica. Si deve 
poi oltre a ciò considerare , che un catalogo così copioso 
come è quello del Cohen non è fatto solamente per clas- 
sificare le collezioni o per ricercare se un dato pezzo è pub- 
blicato o meno. Bene spesso occorre il caso di fare qualche 
ispezione generale sulle monete di una data categoria o di 
un dato metallo, ed è in questi casi specialmente che si è 
costretti a deplorare il sistema della serie unica e a desi- 
derare quello delle serie divise. 

Si fa valere l' economia di spazio che si ottiene , 
riunendo le serie. Ciò è vero finche si tratta delle monete, 
le quali sono sovente ripetute nei tre metalli (tolta però 
la variante costituita perennemente dalPesservi e dal non 
esservi le iniziali S C) ; nia i medaglioni — ed ora vorrei dire 
la monetazione imperatoria completa; ma di ciò non si 
parlava allora e la cosa sarà probabilmente da adottarsi 
quando si penserà alla terza edizione — i medaglioni di- 
cevamo, avendo rappresentazioni e leggende nella grandis- 
sima maggioranza diverse da quelle delle monete, non 
offrono neppure la meschina economia di spazio, che ci 
pare sia la sola ragione che militò in favore della serie 
unica e la fece prevalere. Il Cohen veramente nella sua 
prefazione chiama questo nuovo ordine più logico e più 
serrato; e noi lo vogliamo ammettere; ma quando per la 
chiarezza si sacrifica — e ben a ragione — l'ordine crono- 
logico all'alfabetico, ci pare che meglio valga fare il sacri- 
si 



406 BIBLIOGRAFIA 



ficio completo della logica, per raggiungere il meglio pos- 
sibile lo scopo supremo della chiarezza; e questo è il 
motivo che ci fa preferire V antica divisione. Aggiunge- 
remo anzi, che, se un cambiamento si volesse fare alla 
prima edizione, noi lo vorremmo in senso contrario a 
quello che venne fatto, dividendo cioè anche V oro dal- 
l' argento. Ci sbaglieremo, ma abbiamo la convinzione che 
quando fra qualche tempo si penserà alla terza edizione 
(definitiva ?), si ritornerà all' antico e la si farà piuttosto 
sulla prima che sulla seconda. Perciò abbiamo sempre pre- 
. ferito partire da quella e non da questa nella pubblicazione 
delle monete romane inedite o varianti. 

Rimane il terzo punto. Ammettiamo senza difficoltà 
che la questione delle tavole o delle figure intercalate nel 
testo può essere unicamente di gusto e noi non oseremmo 
davvero pronunciarci in un senso piuttosto che nell* altro, 
trovando che ambedue i sistemi hanno il loro lato buono ; 
anzi, se dovessimo dichiarare una preferenza, sarebbe per 
V intercalazione nel testo, come mezzo più sicuro e imme- 
diato di mettere sottocchio al lettore le monete descritte. 
Ma, tolta la questione teorica, e venendo al lato pratico 
della cosa, nessuno credo vorrà negare che le tavole della 
prima edizione siano incomparabilmente superiori alle figure 
intercalate nella seconda, ed è questo che davvero non 
sappiamo perdonare agli editori, come ci pare poco perdo- 
nabile la generale negligenza tipografica dell' opera. Un 
lavoro come questo, edito a Parigi, che interessa tutto il 
mondo, meritava certamente anche una veste esteriore più 
accurata, e doveva riuscire anche materialmente superiore 
alla prima edizione, mentre invece è questa che brilla al 
suo confronto. 

Ci sarebbero poi diverse osservazioni di dettaglio che 
si potrebbero fare all' opera dei successori di Cohen, ma 
ci condurrebbero troppo per le lunghe. Ne faremo una sola 
per concludere, circa ai prezzi mercantili. Questi, come è 
detto nella prefazione, dovrebbero rappresentare i prezzi cor- 
renti; ma francamente ci pare di poter osservare che, mentre 
non furono ribassati quelli di monete, che, per rinvenimento 
di copiosi ripostigli divennero assai più comuni di prima 



BIBLIOGRAFIA 407 



(alcuni di questi furono anzi rialzati e non ne vediamo 
proprio la ragione), cosi i prezzi di alcuni pezzi rarissimi 
sono troppo al disotto del vero. Ohi per es. vorrebbe cedere 
tutti i medaglioni d'oro ai prezzi segnati? Il compratore 
sarebbe sempre pronto. 

La Direzione. 



Atlas de monnaies gauloises^ prepara par la Gommission de topo- 
graphie des Gaules et publié soas les auspioes du Ministère de 
rinstruction publique par Henri de la. Tour. Paris, 1892, ìn-4. 

Per dare una idea esatta dell' origine e delle vicende 
di questo splendido Atlante , crediamo bene riportare un 
brano di quanto è detto nelle notizie premessevi a guisa 
di Prefazione dal Sig. H. de La Tour, incaricato della de- 
finitiva pubblicazione del lavoro. 

a Nel 1876, sotto il ministero del Sig. "Waddington, la 
tt Commissione topografica della Gallia decise di pubblicare 
tt un Catalogo generale delle monete gallicbe. A questo 
tt scopo essa scelse nel suo seno una Sotto-commissione, 
tt composta dei Sigg. de Saulcy, C. Robert , e A. de Bar- 
tt thélemy, ai quali furono poi aggiunti i Sigg. Chabouillet 
u e Muret. L'opera doveva comporsi di due parti ; la prima 
tt esclusivamente consacrata alla descrizione delle monete 
tt galliche del Gabinetto di Francia ; la seconda , alla de- 
u scrizione dei pezzi i quali, non esistendo in quel museo, 
tt si sarebbero trovati nelle collezioni pubbliche e private 
tt della Francia e dell'estero. Un atlante generale doveva 
tt completare e illustrare questa doppia pubblicazione. 

tt La Commissione di topografia della Gallia fu di- 
tt sciolta nel 1883 , prima che il lavoro fosse terminato. I 
tf Sigg. Chabouillet e Muret restarono i due soli incaricati 
tt di continuare la pubblicazione della prima parte, ossia del 
tt Catalogo delle monete galliche della Biblioteca Nazionale. 
tt La seconda parte era rimasta allo stato di progetto. Quanto 
tt all'Atlante, il lavoro era già molto inoltrato; la Gommis- 



408 BIBLIOGRAFIA 



u sione aveva già fatto incidere la maggior parte delle 
u tavole. 

tt Scopo della Oommissione — quello di mettere nelle 
u mani dei dotti un Corpus della numismatica gallica — è 
tt chiaramente indicato dalla scelta stessa dei pezzi , ohe 
a compongono quest'Atlante, e che appartengono alle coUe- 
u zioni più svariate ; si può anzi affermare che questo scopo 
a fu press'a poco raggiunto, giacché non vi è, per cosi dire, 
tt un solo tipo importante che non vi sia rappresentato. 

u Sfortunatamente T opera preparata con tanta cura, re- 
u stava incompiuta ; due dei principali collaboratori , i si- 
tt gnori Robert e Muret morivano in quest' intervallo di 
u tempo, e il Sig. De Barthélemy, assorbito da altri lavori, 
tt non poteva continuare la sua valida collaborazione ; anche 
tt l'incisore Dardel , colpito da malattia , non poteva più 
tt dedicare l'opera sua al compimento delle tavole. » 

Fu allora che il Ministro dell'Istruzione Pubblica, in- 
caricò il Signor Henri de la Tour di portare a ter- 
mine e pubblicare quest' opera. Le tavole predisposte per 
l'Atlante sommavano a cinquantacinque, ma queste non re- 
cavano che il disegno delle monete, senza alcun titolo, senza 
numeri , senza riferimenti. Tutte queste ulteriori indica- 
zioni si devono dunque al sapere e al paziente e solerte 
lavoro del de la Tour, il quale, non potendo più giovarsi 
degli studi già intrapresi dai numismatici, che 1' avevano 
preceduto, dovette attendere tutto solo al lungo e difficile 
lavoro. Il de la Tour credette superfluo di descrivere ad 
una ad una le monete delle tavole, giacché la maggior parte 
di quelle monete, appartenendo alla collezione della Biblio- 
teca nazionale, erano già state descritte nel Catalogo delle 
monete galliche di quel museo pubblicato dal Muret fino 
dal 1889, e le altre poche si trovavano pressoché tutte de- 
scritte in altre opere facili a trovarsi. Egli prese dunque 
quel Catalogo come base del lavoro, e confrontando i varii 
disegni cogli originali, collocò ad ogni moneta i numeri di 
riferimento a quelli del Catalogo della Biblioteca Nazionale 
e a quelli di altre cinque o sei collezioni dove esistono 
tipi non posseduti da quel Museo. 

Queste Tavole ammirabilmente incise dal valente bu- 



BIBLIOGRAFIA 409 



lino del Dardel, unite al Catalogo delle monete galliche 
della Biblioteca Nazionale e a qualche altra opera, formano 
dunque una illustrazione completa della Serie delle monete 
galliche, e gli studiosi saranno ben grati al Sig. de la Tour, 
il quale , dando vita e compimento a questo Atlante , ha 
reso un vero servigio alla scienza. 

L' Atlante è infine preceduto da un Indice generale 
della materia , la quale permette di ricorrere con uguale 
facilità alle tavole dell'Atlante, e al Catalogo della Biblio- 
teca Nazionale. 

Questo Indice delle materie contiene inoltre, poste ai 
singoli numeri, in forma di note, tutte le rettifiche neces- 
sarie alle inesattezze e agli -errori materiali avvenuti tanto 
nel disegno delle monete , che nel testo ; togliendo quindi 
le poche imperfezioni che restavano e nell'uno e nell'altro. 

E. G. 



Catalogo de la Golleccion de Monedas y Medallas de Manuel Vidal 
Quadrai y Ramon de Barcellona. Barcellona, 1892, 4 voi. in -4. 

Il Catalogo d'una collezione redatto dal proprietario e 
non a scopo di vendita , e una rarità ai giorni nostri , in 
cui i cataloghi non si fanno se non per la vendita delle 
collezioni , la quale succede il più sovente alla morte del 
proprietario. Bisognerebbe quindi tener nota di quello della 
collezione Vidal Quadras y Ramon a semplice titolo di cu- 
riosità, quand'anche non lo meritasse per sé stesso e pei 
suoi grandi pregi intrinseci. — La collezione di Don Manuel 
Vidal Quadras y Ramon di Barcellona , incominciata da 
oltre mezzo secolo, è considerata come la più importante 
fra le collezioni private della Spagna, ed è una collezione 
eminentemente spagnuola, comprendendo, con circa 15 mila 
pezzi, tutte le serie numismatiche della penisola iberica , 
incominciando dalle monete Puniche e passando per le 
Greche, le Iberiche, le Bilingui, le Latine, quelle della Re- 
pubblica e dell'Impero Romano, le Visigote, le Carolingie, 



400 BIBLIOGRAFIA 



revers, nne croix formóe de quatre laos d'amour. Le second, 
qui est très rare , doit étre classe parmi les viennois , 
c'esfc-à-dire les pièces de 16 au gros de Savoie. Il se dis- 
tingue du précédent par un lacs d'amour a l'avers et une 
croix de St. Maurice au champ du revers. D. Promis les a 
décrits et figurés, celui-là, dans les Monete dei Reali di Sa- 
voia, pi. V, fig. 4, et celui-ci, dans les Sfottete inedite del 
Piemonte , pi. I, fig. 10 , les attribuant 1' un et l'autre au 
oomte Amédóe Vili et à Tordonnance de 1405. 

Quelques variantes inédites, étant venues récemment 
compléter la collection du Dr. Ladé, ont attiré son atten- 
tion. Après les avoir serieusament observées, il a reconnu qne 
quarts et viennois, très resse tnblancs quant à leur £acture 
generale, doivent provenir d'un métne atelier, d' un méme 
maitre, peub-étre d'un méme graveur et remonter à la méme 
epoque. 

Mais quelle est cotte epoque? Plusieurs raisons vont à 
l'encontre de l'avis de Promis. Tout d'abord, en ce qui re- 
garde les quarts , leur analogie frappante avec les quarts, 
signés, d'Amédée d'AchaYe, comte de Piémont, frappés en 
vertu d'ordres formels sur le modèle de ceux de la branche 
ainée, les font déjà antérieurs à 1402, date de la mort de 
ce prince. Nous avons ensuite les ordonnances. Parmi les 
six que V OR possedè, publiées par Amedeo Vili, de son 
avènement à la date précitée , celles de 1392 et de 1393 , 
pour 1' atelier d' Avigliane, parlent seules de quarts, où 
nous pouvons reconnaitre nos anonymes , et, si nous con- 
sultons leur valeur intrinsèque , 328 millièmes , qui ^ tous 
décomptes faits, peuvent se réduire à 4 deniers 12 grains, 
on retrouve là les chiffres prescrits , soit par l' ordon- 
nance de 1393, soit par celles d'Amédée VII et les dernières 
d'Amédée VI. 

La variante de viennois , sur laquelle a travaillé le 
Dr. Ladé, Tautorise à préciser encore. Le poids en est de 
0,5S et le titre de 218 millièmes. Or, aucune pièce de cette 
nature, entre celles que déorivent les ordonnances de 1383 
a 1405, ne répond k ces données, tandis que le titre effectif 
de 218 millièmes, équivalant a peu près au titre officici de 
2 deniers 18 grains, est presque en accord complet avec les 



BIBLIOGRAFIA 401 



vlennois d'Amédée VI , émis à 2 deniers 16 grains et à 3 
denierR. 

Ces considérations amènent nature!] ement l'auteur à 
supposer que les espèces monétaires , objet de son étude, 
ont été frappées vera la fin du règne de ce prinoe, de 1369 
à 1377, pendant qu'il gérait la tutelle da jeune comte de 
Piómont, et, probablement, de 1370 a 1376. 

Vous V0U8 demanderez sans doute pourqnoi , au lieu 
de répudier ranonymat, les qaarts étalent en toutes lettres 
et, pour la première fois, ce mot FERT, si gros de mystère. 

On n'ignore pas qu'avant 1384, les Comtes de Savoie 
ne saivaient aucun systéme, dans l'émission de leurs mon- 
naies. Non-seulement les espèces n'avaient pasi de rapport 
entro elles, mais chacune variait extrétnement de nom et 
de qnalité. Le Oomte Verd essaya de raettre un peu d'ordre 
dans cotte anarchie. Pour y arriver, il réduisit à un type 
unique les diverses variétés de quarts, qu'il appela quart 
de gros ou simplement quart, nom qui indiquait clairement 
leur rapport de valeur avec le gros. Bien de plus naturel, 
semble-t-il, que d'inserire sur les monnaies ainsi régularisées, 
FERTO, dont FERT est l'abrégé, et qui, dans la basse lati- 
nité du Moyen àge , a toujours désigné un quart d'unite 
mone taire. 

L'inno va tion dut otre remarquée. Les beaux discoureurs 
de l'epoque, très portés aux jeux d'esprit, s'exercèrent à ce 
propos. On lut: Forlilii'io ejus- Rhodum tenute, et la Cour, 
séduite par la flatterie, adopta ce terme barbare pour devise. 

Tel est, en substanc^, l'opascule du Dr. Ladé. La thèse 
est bien établie ; le raisonnement est serre , précis, calculé 
méme, si je puis ainsi dire, car les chiffres abondent. On y 
constate la clarté et la méthode , qualités habituelles du 
savant genevois , et , comme toujours , une connaissance 
profonde de la numismatique des princes de Savoie. Elle 
peut contrarier vos sentiments; vous la lirez néanmoins 
avec intérét. 

Mais, me direz-vous, que faut-il penser des hypothèses 
auxquelles cotte étude nous conduit? 

Mr. A. P., de Ohambéry , accepte la première, c'est-à, 
dire 1' attribution au Comte Verd des pièces anonymes ; je 



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orois que son avìs sera généralement partagé. Mr. M.-P., de 
Genève , ne se prononce pas. Quant à Finterprétation da 
mot FERI, l'tin et Tautre se refusent à suivre l'auteur sur 
le terrain où il s'est place, u S41 est exact, déclare en parti- 
culier celui-oi , que l'on volt quelquefois sur les monnaies 
la désignation de la valeur de la pièce , en legende, il est 
sans exemple qu'elle oocupe le champ. n 

Et cependant si, telle qu'elle est présentée, l'explication 
du Dr. Ladé surprend à première vue , réflexion faite , 
elle parait assez naturelle ; car , après tout , il y a eu un 
prétexte à l'adoption de cette devise, et celui qui nous est 
donne céans est d'autant plus heureux , qu'il laisse sub- 
si s ter entières les interprétations dans lesquelles se soni 
toujours complus les historiens de la maison de Savoie. 

Sans e tre en mesure, pour le moment, de prendre parti 
pour ou contre dans la question, je pla9erai néanmoins ici 
deux observations. 

Bon gre mal gre on s'est obstiné, jusqu'à ce jour, à ne 
voir dans les quatre lettres mystèrieuses de FERT} que de 
simples initiales. Maintes fois je me suis domande pourquoi, 
puisque, dans le monde héraldique, à part la fantaisie de 
l'empereur Maximilien I, on ne rencontre pas, que je sache, 
r exemple d' une seule devise ainsi composée. L' idée d'y 
trouver un mot unique , d' interprétation difficile , j'en 
conviens, me parait dono de beaucoup la meiUeure. 

D'un autre còte, les quarts du prince d'Acbaìe, frappés 
à 1' imitation de ceux de Savoie, dont nous avons parie, 
portent en fasce PRIN au lieu de FERT. Or si FERT ©st 
réellement V abrégé de FERTO} on ne s' explique pas bien 
ce changement. Il importait sans doute de distinguer les uns 
des autres, mais con90Ìt-on que la différence pùt consister 
précisément, dans la substitution d' un titre personnel à 
l'énoncé de la valeur, inscrit sur ceux-ci en caractères tels 
et d' une fa^on si apparente, qu' il constitue, en quelque 
sorte, la pièce essentielle de l'avers. 

C est ma petite diffìculté ; si la réflexion et 1' étude 
m'en révèleront d'autres, je l'ignoro. 

Voilà ce que j'avais à dire de la recente publication 
du vice-président de la Sooiété Suisse de Numismatique. 



BIBLIOGRAFIA 403 



Maintenant le champ est ouvert. Daignent ces quelques 
lignes provoqaer, de la part des savants compétents , une 
controverse que le Dr. Ladé, je le rópète, appelle de tous 
ses voeux. 

y^arambon, le 18 aoùt 1892. 

Frédérig Marchand 

AsSOCli CORRESPONDANT 
DE LA SoCIÌTÉ DEa AnTIQUAIRES DE FrANCE. 



. Cohen , Description historique des monnaies frappées sous 
Vempire Romain. — 2' edizione. Parigi , Rollin et Feuardent , 
1880-1892. 



Della seconda edizione del Cohen, incominciata nel 1880, 
usci nello scorso Luglio l'ottavo ed ultimo volume. L'opera 
grandiosa è dunque intera dinanzi al pubblico, il quale è 
in diritto d' esprimere la propria opinione e di giudicare 
se e quanto la seconda edizione sia riescita superiore alla 
prima. 

Questa seconda edizione, iniziata dallo stesso Cohen, 
veniva poi, dopo la sua morte, avvenuta nel 1880 stesso, ossia 
dopo la pubblicazione del solo primo volume , continuata 
dai signori Bollin et Feuardent. Essa aveva , come tutte 
le seconde edizioni di opere scientifiche , il doppio scopo 
di sopperire alle richieste della prima esaurita, e di mi- 
gliorarla dove ce n'era bisogno , correggerla (correzioni ce 
ne sono sempre da fare in simili lavori) e ampliarla col 
materiale venuto in luce dappoi. 

Il primo scopo, non v'ha luogo a discussione, fu com- 
pletamente raggiunto. Molti amatori di monete romane sono 
sorti da trent'anni in poi e anche quelli, che già erano for- 
niti della prima edizione, era naturale che dovessero pure 
provvedersi della seconda. 

La discussione può invece farsi suU' altro scopo , il 
quale , trattandosi di un' opera tanto importante , e che 
dovrebbe servire di base alla classificazione di tutte le 



404 BIBLIOGRAFIA 



raccolte romane, deve essere analizzato da aua critica rigo- 
rosa e sincera. 

Le innovazioni introdotte si riassumono nelle seguenti : 

1.° Numero maggiore di monete descritte nella serie 
propriamente detta imperiale, aggiuntavi la descrizione di 
quelle coloniali. 

2.^ Fusione in una sola serie delle monete e dei me- 
daglioni dei tre metalli, mentre le serie della prima edizione 
erano quattro; ossia i medaglioni formavano una serie e le 
monete un'altra, e ognuna di queste aveva una sottodivi- 
sione pei metalli, comprendendo la prima l'oro e l'argento 
e la seconda il bronzo. 

3.** Soppressione delle tavole, adottando invece l'in- 
tercalazione delle illustrazioni nel testo. 

Quanto alle monete descritte, era naturale che la seconda 
edizione dovesse contenerne un numero assai superiore 
della prima. Circa trent' anni di ricerche dovevano au- 
mentare sensibilmente il contingente delle monete cono- 
sciute, e difatti le monete descritte, da circa 25000, che erano 
nella prima edizione, salgono a circa 30000 nella seconda. 
Vi venne poi aggiunta la vastissima serie delle monete 
coloniali, e di questo lungo e paziente lavoro va tenuto conto 
e data ampia lode al Cohen che la iniziò e ai suoi suc- 
cessori, ohe la continuarono. Vi venne anche meglio svi- 
luppata la serie dei contomiati e delle tessere , meglio 
completata la tavola alfabetica delle leggende imperiali, e 
creata di nuovo quella delle leggende coloniali. 

E sul secondo punto principalmente ed anche sul 
terzo che ci permetteremo di fare , con tutto il riguardo 
per gli illustri autori e con tutta la deferenza loro dovuta, 
alcune osservazioni. La fusione di tutta quanta la mone- 
tazione romana in una sola serie ad alcuni pare un 
vantaggio , ad altri uno svantaggio , ,e noi siamo fra 
questi ultimi. Qualcheduno potrà obbiettare che la qui- 
stione è semplicemente di gusto e quindi poco discutibile. 
Ma a noi pare che sia assai più grave e che si tratti 
non solo di gusto , ma ben anco di chiarezza, e la chia- 
rezza è una delle principali prerogative in un' opera di 



BIBLIOGRAFIA 405 



questo genere, che deve sopratutfco essere pratica. Le divi- 
sioni della prima edizione rendono le ricerche più facili, più 
spiccie , mentre la fusione di tutte le serie in una , intro- 
dotta nella seconda, può ingenerare facilmente confusione ; 
e la confusione, facile in chi consulta il libro, non ha ri- 
sparmiato neppure chi lo ha compilato. Potrei citare troppo 
numerosi esempì di inesattezze prodotte in graii parte dalle 
soverchie abbreviazioni, dai troppi richiami pei dritti o pei 
rovesci ai numeri precedenti ; conseguenze inevitabili di un 
sistema che produce un enorme affastellamento di monete, 
simili nei diversi moduli, e nei diversi metalli. Se quindi 
furono corrette molte — non tutte — le inesattezze della 
prima edizione, ne furono però aggiunte molte altre dipen- 
denti in gran parte dal sistema della serie unica. Si deve 
poi oltre a ciò considerare , che un catalogo così copioso 
come è quello del Cohen non è fatto solamente per clas- 
sificare le collezioni o per ricercare se un dato pezzo è pub- 
blicato o meno. Bene spesso occorre il caso di fare qualche 
ispezione generale sulle monete di una data categoria o di 
un dato metallo, ed à in questi casi specialmente che si è 
costretti a deplorare il sistema della serie unica e a desi- 
derare quello delle serie divise. 

Si fa valere l' economia di spazio che si ottiene , 
riunendo le serie. Ciò è vero finche si tratta delle monete, 
le quali sono sovente ripetute nei tre metalli (tolta però 
la variante costituita perennemente dalVesservi e dal non 
esservi le iniziali S C) ; iJCia i medaglioni — ed ora vorrei dire 
la monetazione imperatoria completa; ma di ciò non si 
parlava allora e la cosa sarà probabilmente da adottarsi 
quando si penserà alla terza edizione — i medaglioni di- 
cevamo, avendo rappresentazioni e leggende nella grandis- 
sima maggioranza diverse da quelle delle monete, non 
offrono neppure la meschina economia di spazio, che ci 
pare sia la sola ragione che militò in favore della serie 
unica e la fece prevalere. Il Cohen veramente nella sua 
prefazione chiama questo nuovo ordine più logico e più 
serrato; e noi lo vogliamo ammettere; ma quando per la 
chiarezza si sacrifica — e ben a ragione — Tordine crono- 
logico air alfabetico, ci pare che meglio valga fare il sacri- 

53 



406 BIBLIOGRAFIA 



ficio completo della logica, per raggiungere il meglio pos- 
sibile lo scopo supremo della chiarezza; e questo è il 
motivo che ci fa preferire V antica divisione. Aggiunge- 
remo anzi, che, se un cambiamento si volesse fare alla 
prima edizione, noi lo vorremmo in senso contrario a 
quello che venne fa.tto, dividendo cioè anche 1* oro dal- 
l' argento. Ci sbaglieremo, ma abbiamo la convinzione che 
quando fra qualche tempo si penserà alla terza edizione 
(definitiva ?), si ritornerà all' antico e la si farà piuttosto 
sulla prima che sulla seconda. Perciò abbiamo sempre pre- 
. ferito partire da quella e non da questa nella pubblicazione 
delle monete romane inedite o varianti. 

Bimane il terzo punto. Ammettiamo senza difficoltà 
che la questione delle tavole o delle figure intercalate nel 
testo può essere unicamente di gusto e noi non oseremmo 
davvero pronunciarci in un senso piuttosto che neir altro, 
trovando che ambedue i sistemi hanno il loro lato buono ; 
anzi, se dovessimo dichiarare una preferenza, sarebbe per 
r intercalazione nel testo, come mezzo più sicuro e imme- 
diato di mettere sottocchio al lettore le monete descritte. 
Ma, tolta la questione teorica, e venendo al lato pratico 
della cosa, nessuno credo vorrà negare che le tavole della 
prima edizione siano incomparabilmente superiori alle figure 
intercalate nella seconda, ed è questo che davvero non 
sappiamo perdonare agli editori, come ci pare poco perdo- 
nabile la generale negligenza tipografica dell' opera. Un 
lavoro come questo, edito a Parigi, che interessa tutto il 
mondo, meritava certamente anche una veste esteriore più 
accurata, e doveva riuscire anche materialmente superiore 
alla prima edizione, mentre invece è questa che brilla al 
suo confronto. 

Ci sarebbero poi diverse osservazioni di dettaglio che 
si potrebbero fare all' opera dei successori di Cohen, ma 
ci condurrebbero troppo per le lunghe. Ne faremo una sola 
per concludere, circa ai prezzi mercantili. Questi, come è 
detto nella prefazione, dovrebbero rappresentare i prezzi cor- 
renti; ma francamente ci pare di poter osservare che, mentre 
non furono ribassati quelli di monete, che, per rinvenimento 
di copiosi ripostigli divennero assai più comuni di prima 



BIBLIOGRAKIA 407 



(alcuni di questi furono anzi rialzati e non ne vediamo 
proprio la ragione), cosi i prezzi di alcuni pezzi rarissimi 
sono troppo al disotto del vero. Chi per es. vorrebbe cedere 
tutti i medaglioni d'oro ai prezzi segnati? Il compratore 
sarebbe sempre pronto. 

La Direzione. 



Atlas de monnaies gauhises^ préparé par la Oommission de topo- 
graphie des Gaules et public sous les auspices da Ministère de 
l'instraction publique par Henri de la Tour. Paris, 1892, in4. 

Per dare una idea esatta dell' origine e delle vicende 
di questo splendido Atlante , crediamo bene riportare un 
brano di quanto è detto nelle notizie premessevi a guisa 
di Prefazione dal Sig. H. de La Tour , incaricato della de- 
finitiva pubblicazione del lavoro. 

a Nel 1876, sotto il ministero del Sig. "Waddington, la 
tt Commissione topografica della Gallia decise di pubblicare 
u un Catalogo generale delle monete gallicbe. A questo 
tt scopo essa scelse nel suo seno una Sotto-commissione, 
tt composta dei Sigg. de Saulcy, C. Robert , e A. de Bar- 
tf thélemy, ai quali furono poi aggiunti i Sigg. Chabouillet 
u e Muret. L'opera doveva comporsi di due parti ; la prima 
tt esclusivamente consacrata alla descrizione delle monete 
tt galliche del Gabinetto di Francia ; la seconda , alla de- 
tt scrizione dei pezzi i quali, non esistendo in quel museo, 
tt si sarebbero trovati nelle collezioni pubbliche e private 
tf della Francia e dell'estero. Un atlante generale doveva 
tt completare e illustrare questa doppia pubblicazione. 

tt La Commissione di topografia della Gallia fu di- 
tt sciolta nel 1883 , prima che il lavoro fosse terminato. I 
^ Sigg. Chabouillet e Muret restarono i due soli incaricati 
tt di continuare la pubblicazione della prima parte, ossia del 
tt Catalogo delle monete galliche della Biblioteca Nazionale. 
tt La seconda parte era rimasta allo stato di progetto. Quanto 
tt all'Atlante, il lavoro era già molto inoltrato; la Gommis- 



RIVISTA ITALIANA DI NUMISMATICA 






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N. l'APADOPOLl -IVantesco Foscd 



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SOCIETÀ NUMISMATICA 

ITALIANA 

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Il ricapito della Società è provvisoriamente presso la 
Direzione della RIVISTA ITALIANA DI NUMISMATICA 

Via Filodrammatici» N. IO 

dove devono essere dirette le adesioni, le corrispondenze, 
i doni, ecc. ecc. 

Contributo annuale L. 20. — Per gli abbonati alla Rivista L. 15. 

L'impegno è triennale* 



I pagamenti delle quote scoiali o delle somme sottoscritte si 
fenno presso l'Editore L. F. COGLIATI, Via Pantano, N. 26. 

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sono indicati i prezzi massimi e minimi per le monete delle 
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niarono moneta durante la Repubblica Romana. 




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RiTolgere le commissioni all'Editore L. F. OOGLIATI 

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coglitori e gli studiosi di numismatica, presentandosi una facile 
occasione per arricchire le loro collezioni. 

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L'Hotel de Ventes G. Sangiorgi riceve commissioni per le 
suddette vendite. 



U Hotel de Ventes G. Sangiorgi effettua vendite di qual- 
siasi collezione artistica , per conto di privati , accetta oggetti in 
deposito per la vendita all'asta ed all' amichevole, anche facendo 
anticipi sui medesimi. 



CONSIGLIO DI REDAZIONE 



1892 



-^588^ 



GNECOHI Cav. Fkancesco 
GNECOHI Cav. Ercole 



Direttori. 



AMBEOSOLI Dott. Solonb, Conservatore del Eegio Gabinetto Numismatico 

di Brera. 
•GAVAZZI Cav. Giuseppe. 
;MAEIOTTI Cav. Dott. Giovanni, Direttore del E. Museo di Antichità di 

Parma. 
iMILANI Cav. Prof. Luigi Adriano, Direttore del E. Miuseo Archeologico di 

.Firenze. 
MOTTA Ing. Emilio, Bibliotecario della Trivulziana. 
PAPADOPOLI Comm. Conte Nicolò, Senatore del Regno. 
HOSSI Cav. Dott. Umberto, Conservatore del Museo Nazionale di Firenze. 
SALINAS Comm. Prof. Antonino, Direttore del Museo Nazionale di Palermo. 
SAMBON Dott. Arturo G. 

SANTONI Can.** Prof. Milziade, Direttore della Valentiniana di Camerino. 
yiSCONTI March. Carlo Ermes, Conservatore del Museo Artistico Miinicipale 

di Milano. 

I 

Luppi Cav. Prof. Costantino, Segretario. 



AVVERTENZA 



I manoscritti destinati alla pubblicazione e qualsiasi corrispondenza 
relativa alla redazione della Rivista devono essere spediti air indirizzo : 
Cav» Francesco Gnecchi, Milano, Via Filodrammatici, 10. 



I manoscritti non si restituiscono. 



RIVISTA ITALIANA DI NUMISMATICA 



PATTI D'ASSOCIAZIONE. 

La Rivista si pubblica in fascicoli trimestrali in modo àx 
formare in fin d' anno un volume di circa 500 pagine , coi 
tavole, e illustrazioni intercalate nel testo. 

Associazione annuale per l'Italia L. 20 

Idem, per l'Estero (Stati Unione Postale) ... « 22 
Per tutti i paesi fuori deirUnione, le spese postali in più. \ 

Chi non disdice TAssociazione alla Eivista prima del 31 dicembre s'intende associai 
anche per Fanno seguente. Per gli Associati che, dopo ricevuto il S* fascicolo dell'ai 
nata, non avessero ancora soddisfatto l'importo, l'Amministrazione provvederà all'incass 
per mezzo di tratta o assegno postale. 

Un fascicolo di saggio a richiesta, 

I ♦ I 

Annata L 1888, pagine 512 con 12 tavole 

» //. 1889, > 602 » 8 tavole 

> IH. 1890, > 612 > 12 tavole > L. »© 

» IV. 1891, > 554 > 18 tavolo 

Le sole annate 1888 e 1891 ciascuna > «O 

Le annate 1889 e 1890 non si danno separatamente. 

DIREZIONE E REDAZIONE della Rivista presso il Cav. Francesco Qnecchi j 
Via Filodrammatici, 10. Milano. 

AMMINISTRAZIONE presso l'Editore L. P. Cogliati, Via Pantano, 26. Milai 

I Collaboratori della Rivista, riceveranno 25 estratti di ciascun articolo pubblicato, purcl 
contemporaneamonte alPinvio del manoscritto, no facciano richiesta alla Direziono. 



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NEI FOGLI COLORATI ANNESSI ALLA Rivista. 



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» 18 


» 25 


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Quarto di pagina 


» 6 


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» 15 


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Gli associati alla Rivista avranno lo sconto del 20 O/q 



Anno V. 1892 Fase. IV. 



RIVISTA ITALIANA 



NUMISMATICA 



DIRETTA DA 



FRANCESCO ed ERCOLE GNECCHI 

E DA ON 

CONSIGLIO DI SEDAZIONE 



MILANO 

Lodovico Felice Cogliati, Tipografo- Editore 

via Pantano. H. 26 



SOMMARIO 



I » ■ 



MEMORIE E DISSERTAZIONI. 

Gnecchi Francesco. Appunti di Numismatica Bromana. — N. XXVI. Serie del 

bronzo imperatorio (1 Tav.) Pa^. 423 

AmbrOBOli Solone. Di un gran bronzo inedito del Nomo Tanite (Fig.) . » 467 
Ruggero Giuseppe. Annotazioni Naraisraaticbe Genovesi. — Ultimi minati e 

loro multipli anepigrafi (Fig.) » 471 

Rossi Umberto. Gian Marco e Gian Battista Cavalli ^ 4SI 

— — Gride relative al corso delle monete milanesi in Reggio d'Emilia » 487 

Morsolin Bernardo* Medaglia in onore di Fra Domenico da Pescia (Fig.) . . » 493 

CRONACA. 

Bibliografia. Reg. Stuart Poole , Catalogne of the coins of Alexandria and the 
Nomes. — Barclay V, Head, Catalogne of the greek coins of Jonia (F. G.). — 
Falchi Isidoro, Vetulonia e la sua Necropoli antichissima (S. A.). — Il Museo 
Archeologico e Numismatico di Livorno (8. A.). — Fumagalli (r. , Biblioteca 
etiopica (S. A.). — Motta Emilio, Il museo di un letterato milanese del Seicento. 
— Un triens signé par un monétaire mérovingien inconnu jusqu'à ce jour. — 
Periodici Pag 501 

Notizie varie. Note numismatiche di un viaggio ad Atene e Costantinopoli. — 
Premio per medaglie. — Falsificazioni di gran bronzi romani. — Corso di Nu- 
mismatica. — Aforismi numismatici ^ 516 

Atti della Società numismatica italiana. — Statuto Definitivo . . . . > 527 i 

MISCELLANEA. 

Collaboratori della Rivista per l'anno 1892 Pag, 535 

Elenco degù Associati per l'anno 1892 » 587 

Indice metodico dell'annata 1892 > 543 

TAVOLE. 

Tavola X. Serie del bronzo imperatorio. 



411 



FASCICOLO IV. 



APPUNTI 



DI 



NUMISMATICA ROMANA 



XXVI. 
SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO 

all' INFUORI DEI MEDAGLIONI 

(gran bronzo, medio bronzo e piccolo bronzo 
coniato direttamente dall'imperatore) 



Trattando della classificazione del Bronzo im- 
periale (Appunti di Num, Rom. N. XXIV), abbiamo 
osservato come le due serie, in cui originariamente 
si divide la monetazione del Bronzo romano, ossia 
quella del Senato e quella emanante direttamente dal- 
l'Imperatore, siano state non solo confuse fra di loro , 
ma ambedue studiate e descritte incompletamento. 

Della prima, solo la parte rappresentata dalle 
monete semplici ebbe una vastissima ed esauriente 
descrizione, mentre venivano trascurati i pezzi mul- 
tipli. Della seconda invece gli studiosi non ricerca- 
rono che i multipli più numerosi e più appariscenti, 
trascurando i semplici o frammischiandone confusa- 
mente le descrizioni con quelle della monetazione 
senatoria. Il che ha la sua spiegazione in ciò che, 
mentre nella serie senatoria i multipli non rappre- 



424 FRANCESCO GNFXCHI 



sentano che una estrema minoranza, nella serie 
imperatoria sono questi invece, che hanno un grande 
sopravvento sia per numero che per bellezza di 
tipo e maestà di forme. Ma spiegazione non vuol dire 
giustificazione ; e, come abbiamo tentato di colmare 
il primo vuoto, abbozzando una prima serie di Meda- 
glioni o Multipli Senatori (Appunto N. XXV), non è 
forse opera sciupata il riunire anche la serie delle 
monete semplici imperatorie, gran bronzi, medii 
bronzi e piccoli bronzi senza S C, di cui non abbiamo 
dato che un cenno rapido e molto incompleto nella 
citata memoria. 

Prima di tutto essa potrà fornire un'idea com- 
plessiva di questa monetazione, ed è solamente dalle 
vedute generali che le osservazioni generali possono 
scaturire; e poi persistiamo a vedere tanto logica 
la divisione del bronzo imperiale secondo che essa 
proviene dall'Imperatore oppure dal Senato, che 
non è male insistervi, onde abbia ad essere definitiva- 
mente adottata, Repetita jiwant. 






S' intende che la descrizione è limitata unica- 
mente alle monete semplici, (grandi, medii o piccoli 
bronzi), coniate in Roma, con esclusione assoluta 
delle multiple, ossia di quelle riconosciute sotto il 
nome di Medaglioni, e già perfettamente conosciute. 

Come s'è osservato nella precedente memoria, 
dalle origini e fino a tutto il regno di Trajano, le 
monete imperatorie, sia semplici che multiple, non 
offrono alcuna differenza di fabbrica con quelle se- 
natorie, e questo è il principale motivo per cui le 
poche multiple fino a quest'epoca furono trascurate ; e 
il titolo di medaglione, accordato da qualche vecchio 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 425 



autore ad alcuna di esse, venne poi revocato dagli 
autori successivi, come vedremo a luogo opportuno W. 
È solo sotto il regno d' Adriano, che la monetazione 
imperatoria assume un tipo speciale per le monete 
multiple ; il che non toglie che la stessa continuasse 
ancora per molto tempo ed anzi finché durò la 
moneta senatoria, a mantenere più o meno il tipo 
comune per le semplici, nelle piccole proporzioni 
in cui questo venivano prodotte. Perciò la nostra 
serie, iniziata con Caligola, invece che finire con 
Adriano, si protrae fino a Gallieno, dopo il quale 
la monetazione del Senato non appare che eccezio- 
nalmente ancora sotto Postumo, per cessare poi to- 
talmente. 

Le monete prive dell' S C anteriormente a Ca- 
ligola restano escluse per essere tutte coniate fuori 
di Roma; e per lo stesso motivo lo sono parimenti 
tutte quelle degli imperatori seguenti dal cui tipo 
o dalle cui leggende appaja che furono coniate in 
Gallia, in Ispagna, in Siria o in qualunque altra 
provincia e quindi sotto l'impero di legge differente. 
Certo che la divisione netta e sicura fra la produ- 
zione della zecca di Roma e quella di alcune officine 
forastiere non è sempre facile, e può darsi che qualche 
errore sia incorso, il quale potrà essere in seguito 
rettificato. Ad ogni modo abbiamo abbondato nel- 
l'omettere tutte quelle monete, che offrono qualche 
dubbio sul luogo della loro coniazione. 






Oltre però alle monete coniate fuori di Roma, 
altre esclusioni più numerose abbiamo dovuto fare, 



(1) Vedi la nota al Bronzo di Caligola N. 2. 



426 FRANCESCO GNECCHI 



principalmente nelle monete dell'ultimo modulo. Esi- 
stono di queste alcune intere serie, delle quali non 
solo non è ancora bene determinato il luogo di 
fabbricazione, ma talora neppure l'epoca dell'emis- 
sione né il preciso ufficio a cui erano destinate, e 
queste naturalmente dovevano essere escluse. 

La prima che ci si presenta è quella formata dai 
numerosi piccoli e piccolissimi bronzi, che general- 
mente s'attribuiscono all'epoca di Domiziano, alcuni 
dei quali portano le lettere S C, mentre altri ne sono 
privi. — Dal tipo sembra probabilissimo che questi 
bronzi siano stati battuti in Roma; ma erano essi 
vera moneta, oppure tessere o qualche cosa di simile? 
La straordinaria oscillazione dei pesi per pezzi del 
medesimo tipo, e i tipi stessi, scostantisi assai da 
quelli delle monete comuni, possono dar luogo a 
diverse supposizioni, che non è qui opportuno di 
discutere. 

Una seconda serie ci si presenta sotto il regno di 
Trajano e d'Adriano e consta di quei piccoli bronzi che 
portano le leggende METALLI VLPIANI, METALLI VLPIANI 
DELM, METALLI VLPIANI PANN, DARDANICI, ecc. Furono 
essi coniati in Roma o nelle provinole Danubiane, in 
cui esistevano le miniere? Furono essi coniati vera- 
mente col metallo proveniente da quelle miniere? 
Erano essi vera moneta o semplicemente tessere de- 
stinate a pagare gli scavatori delle miniere stesse, op- 
pure non erano che medaglie commemorative della 
scoperta di giacimenti metallici e dell' inaugurazione 
di lavori in una data miniera? Lo stato attuale della 
scienza non è in grado di rispondere a tali dimande, 
e il problema rimane per ora insoluto. 

Una terza serie assai più numerosa e più pro- 
lungata delle precedenti è quella costituita dai 
bronzi battuti coi conii dell'argento, la quale, in- 
cominciando verso il regno d'Antonino, si protrae 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 427 

fino verso l'epoca di Severo Alessandro. Cohen sup- 
pone che questi bronzi non siano altro che l'anima 
di denari d'argento foderati. Noi abbiamo esposto 
una opinione diversa (^) e vi persistiamo. Ma, siccome 
questa serie da una parte è troppo poco nota, non 
essendone stato descritto che un piccolissimo numero, 
(Cohen non dà che quelli del Gabinetto di Francia), 
dall'altra, facendo un lavoro improbo e probabilmente 
inutile di ricerca nelle collezioni pubbliche e private, 
si formerebbe una serie infinita, eguagliante forse 
quella dell' argento ; lasciamo anche questa fuori 
dalla nostra descrizione, ammettendo però che, quando 
sia consentito che essa rappresenti una serie di mo- 
nete di bronzo senza S C, vi dovrebbe essere compresa 
in blocco. 

Un'ultima serie, finalmente, è quella dei piccoli 
bronzi di Gallieno, o diremo più precisamente del- 
l'epoca di Gallieno. Le numerosissime monete di 
piccolo modulo di quest'epoca (incominciando da 
Valeriane padre), che si presentano sotto 1' aspetto 
ora d' argento di lega più o meno bassa, ora di puro 
bronzo, vengono generalmente confuse in una sola 
categoria dubitativa sotto la denominazione di Pic- 
colo Bronzo o Mistura. Ma, quantunque la lega delle 
monete d'argento sia talora tanto bassa da renderne 
la distinzione con quelle di bronzo estremamente 
diflBcile, pure è evidente che la distinzione deve sus- 
sistere fra le monete d'argento (qualunque ne sia la 
lega) e quelle di bronzo. Anche qui però si entre- 
rebbe in un tale ginepraio di dubbii e di diflBcoltà, 
che meglio vale lasciar da parte anche questa nu- 
merosissima serie, la quale ha una certa analogia con 
quella dei piccoli bronzi del secolo precedente, ne 



(2) V. in questa Rivista, « Appunti di Num. Bom., N. IV, 



428 FRANCESCO GNECCHI 



è in certo modo la continuazione, e meriterebbe in- 
sieme a quella uno studio speciale. 






I tipi dei rovesci nella monetazione imperatoria, 
quali ci rimangono dopo le fatte esclusioni, non sono 
molto numerosi, e per la massima parte riguardano 
le Divinità o Semi-Divinità e la persona degli Impe- 
ratori o delle Auguste. Le altre rappresentazioni si 
possono riguardare quasi come eccezionali. 

in fatto delle prime, abbiamo anzitutto il sommo 
Giove in varii modi raffigurato {Traiano^ Adriano, 
Antonino Pio, Marc' Aurelio, Commodo ^ Salomno), la 
triade di Giove con Pallade e Giunone o rappresen- 
tata colle loro figure, oppure simbolicamente col- 
TAquila, la Civetta e il Pavone (Adriano^ Antonino), 
Ercole {Adriano, Commodo, Gallieno), Apollo {Trebo- 
niano Gallo^ Volusiano, Gallieno), Venere [Adriano, 
Faustina, Lucilla), Vesta {Adriano, Giulia Domna), 
Cerere {Nerone, Adriano), Pallade guerriera {Domi- 
ziano, Adriano, Antoni?io Pio, Commodo), Minerva 
medica {M. Aurelio), Diana {Adriano, Ant07iino Pio, 
Gallieno), Iside {Adriano, Faustina giovane), Esculapio 
{Adriano, Antonino), poi Romolo {Adriano), la Lupa 
e la Troja {Adriano, Antonino e Salonino). 

Per ciò che riguarda la persona dell' imperatore, 
il fatto maggiormente ripetuto ò il conferimento 
della corona civica. È con questo anzi che incomincia 
la serie sotto Caligola, e il fatto è poi ricordato con 
varietà di leggende, sotto Galba, Vitellio, Vespasiano 
Tito, Traiano (3) ed Adriano. Nerone si fa rappresen- 



(3) Al Cohen, che nella serie di Trajano ha classificato come meda- 
glioni i tre bronzi privi delle lettere s e (N. 296, 297, 298), è sfuggito 
questo della corona civica, E la mancanza delle lettere s e pare non sia 



i 



SERIE DEL BROiNZO IMPERATORIO, ECC. 429 

— — ■ ■ - ■ - ■ — 

taro in varii atteggiamenti, ora a cavallo in corsa, 
ora in abito femminile, travestito da Apollo, in atto 
di cantare accompagnandosi colla lira. — Nel Con- 
giario, facendo distribuzione al popolo, sono rappre- 
sentati Nerone^ Severo Alessandro y i dite Filippi, Va- 
leriano e Gallieno; in atto d'allocuzione ai soldati, 
Caligola^ Nerone^ Adriano, Valeriano e Gallieno. A 
cavallo in atto di pacificatori o di ingresso solenne 
Traiano, Commodo ^ Severo Alessandro^ Gordiano Pio^ 
i due Filippi, Treboniano Gallo^ Voltcsiano, Valeriano, 
Gallieno e Salonino ; in quadriga trionfale, Domi- 
ziano, Severo Alessandro e Gordiano Pio e Gallieno. 
Adriano e M. Aurelio li vediamo in attitudine di 
caccia o di giuochi; Antonino Pio, Settimio Severo, 
Caracalla, Severo Alessandro e Gallieno sacrificanti ; 
Adriano fra le insegne militari ; Filippo giovane e Sa- 
lonino quali principi della gioventù. 

Le Auguste sono ricordate per lo più coi mas- 
simi onori loro accordati, il Carpento {Agrippina e 
Faustina), la biga d' elefanti (Faustina) o la Consa- 
crazione (Mariniana), la quale pel solo Salonino fra 



mai stata avvertita nei molti bronzi anteriori, incominciando da Caligola. 
Forse fu ammesso o sottinteso che le lettere s P Q R, che sempre vi si 
leggono, ne fossero una specie di surrogato. Ma non lo sono punto, perchò 
tali iniziali si riferiscono al fatto del conferimento della corona civica al- 
l' imperatore da parte del Popolo e del Senato; ma non hanno alcuna 
attinenza colla coniazione della moneta. Tanto è vero che quando una 
volta una simile moneta viene coniata dal Senato, porta le solite sigle 
s e. (Vedi i bronzi di Trajano descritti al N. 508, 509 e 510) e del resto 
gli altri numerosissimi bronzi senatori di Traiano colla leggenda s P Q R 
OPTIMO PRINCIPI non mancano mai delP s e. 

Lo stesso ragionamento valga per le monete colla leggenda ex S. c, 
che troviamo sotto Galba e Faustina madre. Tale leggenda, come nel 
caso precedente, è riferibile al conferimento della corona civica (Galba) 
o agli onori decretati per la Consacrazione (Faustina); ma non già alla 
coniazione della moneta, la quale, quando è d'emissione del Senato, porta 
le sigle s e in aggiunta alla leggenda EX s G o senatvs consvlto, come 
p. es. nel G. B. di Marciana, 

55 



43(0 FRANCESCO GNECCHI 



i Cesari e gli Augusti, è ricordata su moneta non 
senatoria. 

Queste le rappresentazioni principali e più fre- 
quenti. Restano alcune altre monete con Roma (Ne- 
rone, Traiano), colla Sicilia (Adriano), colla Dacia 
(Traiano), con alcuni monumenti (Nerone, Adriano, 
Caracalla, Severo Alessandro), colla Vittoria (Vespa- 
siano, Commodo, Sev. Alessandro, Gallie^io), con una 
trireme (Nerone, Lucio Vero, Gordiano), con un'aquila 
romana (Nerone), colle quattro Stagioni (Anioniìio 
e Commodo), cogli attributi di Ercole (Commodo), 
cogli istromenti da sacrificio (Commodo, Salonino), 
con qualche simbolo, fra cui predominante il Ca- 
duceo (Vespasiaìio , Tito, Domizia7io, Adriano, A7itO' 
nino Pio), con allusioni militari (Sev. Alessandro, 
Giulia Mammea), con voti o saluti dell'Esercito, del 
Senato e del Popolo (Gallieno). In fine il tipo delle 
tre Monete, il più comune sui medaglioni, figura 
pure ripetutamente sulle monete semplici impera- 
torie, incominciando da Elagabalo e dalle sue donne 
fino a Gallieno. 

Le rappresentazioni, che mancano quasi com- 
pletamente nei bronzi coniati direttamente dall'Im- 
peratore, sono le personificazioni delle Deità astratte 
Abundantia, Pietas, Fecunditas, Pax, Salics, ecc., le 
quali formano invece la maggioranza non solo sui 
bronzi senatori, ma anche sulle monete d'oro e d'ar- 
gento, e costituiscono una delle caratteristiche della 
monetazione romana. Sulla moneta semplice impera- 
toria, queste rappresentazioni sono affatto eccezionali 
nei primi duo secoli, e non è che più tardi che, 
quantunque sempre rare, pure appaiono meno ec- 
cezionalmente. 

Come bronzi imperatorii riguardanti essenzial- 
mente la persona dell'Imperatore o delle Auguste 
vanno considerati tutti (meno una sola eccezione) 



ì 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 431 



quelli che portano due teste, una per ciascun lato, 
siano esse di due Imperatori, siano di un Imperatore 
e d'un'Augusta, siano infine quelli abbastanza curiosi, 
ma abbastanza numerosi per non poterli giudicare 
il prodotto d' un errore o d' uno scherzo isolato, che 
portano la medesima testa ripetuta sui due lati della 
moneta, per lo più con ornamentazione e leggenda 
variate ; ma alle volte anche perfettamente simili in 
tutto. Questi bronzi a due teste sono sempre man- 
canti delle lettere S C e quindi emesse direttamente 
dall'imperatore. La sola eccezione si verifica nei 
bronzi colle teste di Antonino Pio e M. Aurelio, i 
quali portano le lettere S C ; e difatti, come di emis- 
sione del Senato, sono comuni, mentre gli altri sono 
tutti rari o rarissimi. 

Sono pure tutte imperatorie le monete che, 
incominciando colla famiglia di Settimio Severo, 
portano tre teste d' Imperatori, Cesari od Auguste, 
e quasi tutte quelle che hanno due teste al dritto 
e una rappresentazione al rovescio. 



♦ 
« « 



La maggior parte delle monete che costituiscono 
la nostra serie imperatoria si trovano già descritte 
nelle pubblicazioni esistenti, e riassunte nel cata- 
logo generale Cohen; tutto sta a sceverarle dalle 
senatorie con cui sono confuse W. Alcune incom- 



(4) E tale scelta non è sempre facile, perchè parecchie monete, che 
dalle descrizioni risulterebbero mancanti delle lettere s e, in realtà non 
lo sono. Diverse sono citate dai vecchi autori (Museo Tiepolo, Tanini, 
Vaillant, ecc.), i quali, nelle loro descrizioni, omettono costantemente le 
lettere s e, non perchè mandi ino realmente, ma perchè le sottintendono 
nelle monete coniate dal Senato. In qualche altra poi ebbi campo a ve- 



: 



432 FRANCESCO GNECCHI 



pletamente descritte abbiamo potuto completare con 
migliori esemplari, alcune altre poche inedite e com- 
parse dappoi, abbiamo potuto aggiungere, e cosi 
questa serie riescirà assai più completa di quella 
che abbiamo tracciata pei multipli senatorii. Quella 
non era che un principio o un abbozzo ; questa invece 
riassume press'a poco quanto è conosciuto al giorno 
d'oggi in tale specialità, almeno per ciò che riguarda 
il gi'ande e il medio bronzo. Quanto al piccolo bronzo, 
vi si potrà forse fare un' aggiunta importante, quando 
saranno sciolte e chiarite completamente le diverse 
questioni cui abbiamo più sopra accennato. 

Per non andar troppo per le lunghe, e anche 
per maggior semplicità e chiarezza, abbiamo trascu- 
rato le piccole varianti di leggende, di teste e di 
date, limitandoci ad accennarle ove del caso e non 
dando la descrizione che dei varii tipi, i quali non 
sono molti, come si può vedere dal prospetto che 
precede la descrizione, e la maggior parte dei quali 
si ripetono sotto più imperatori. 

Quando alla serie delle monete semplici qui de- 
scritta si aggiungessero i medaglioni o i multipli (di 
cui la serie è già completamente stabilita), si avrà 
la serie completa della monetazione imperatoria di 
bronzo. 



rifìcare che tale omissione è una semplice svista, o venne prodotta dalla 
sconservAzione della moneta. Sono perciò parecchie quelle che figurano 
senza s e nel Cohen, ma che noi non abbiamo creduto di far figurare 
nella nostra serie, talora perchè non avevamo prova dell'esattezza della 
descrizione, talora anche perche ne abbiamo potuto avere del contrario. 



PEOSPETTO NUMERICO DEI TIPI DI ROVESCIO. 






G. 


B. 


M. 


B. 


P. B. 


Totale 


Caligola 


N. 


2 


N. 


2 


N. . 


N. 4 


Claudio 


n 


1 


■ 


. 


. . 


n 4 


Nerone 


n 


6 


n 


6 


n 8 


11 14 


Galba 


n 


2 


lì 


1 


• ( 


n 3 


Vitellio 


t) 


1 


• 


. 


• • 


V 1 


Vespasiano 


n 


2 


n 


2 


n 1 


n 5 


Tito 






n 


4 
3 


w 2 
n 2 


n 6 

a 6; 


Domiziano 


n 


1 


Traiano 


n 


5 


r» 


2 




n 7 


Adriano 


n 


21 


n 


8 


a 5 


n 34 


i Adriano e Sabina 






n 
fi 


1 
9 


^ i 


n 1 
n 12 


Antonino Pio 


n 


2 


Faustina madre 


n 


2 


fi 


1 




n 1 


Antonino Pio e Adriano 


. 


• 


n 


1 




n 2 


Antonino e Faustina madre .... 


n 


1 


n 


1 




n 2 




n 


1 


n 


1 




n 2 


M. Aurelio 






n 


5 
1 


» 1 


n 6 
n 1 




• 


• 


M. Aurelio, Faustina e Commodo . 


• 


■ 


n 


1 




n 1 








fi 


7 




n 7 


M. Aurelio e Lucio Vero 


n 


1 


11 


1 




n 2 




f) 


1 


• 


• 




• • 


Annio Vero e Commodo 


Ti 


1 


• 


• 




• • 










2 

1 
7 


11 2 
11 4 


» 2 
» 3' 
n 18 


Lucilla 




Commodo 


n 


2 


Settimio Severo 


n 


1 


• 


■ 




lì 1 








• 


1 




n 1 
n 1 


S. Severo e Giulia 


n 




Severo, Caracalla e Plautilla .... 


fi 




• 


. 




n 1 


Severo, Giulia e Geta 


rt 




• 


• 




n 1 




n 




n 


2 




n. 3 


Caracalla e Plautilla 


n 




• 


• 




» 1 




n 




• 


• 




n 1 


Giulia Paola 


n 




• 


• 




« 1 


Aquilia Severa 


n 




n 


1 




n 2 


Giulia Mesa 


1» 




• 


• 




n 1 


Severo Alessandro 


n 


3 


n 


9 


n 1 


n 13 


Sev. Alessandro e Orbiana 




• 


n 


1 




n 1 


Sev. Alessandro e Giulia Mammea . 




• 


n 


7 




fi 7 


Orbiana 






w 
n 
w 
n 


1 
6 
8 
1 




• • 
« 6 
fi 3 
11 1 


Giulia Mammea 




Gordiano Pio 




Filippo padre 




Filippo padre e Otacilla 




. 


w 


2 




n 2 


Filippo padre e Filippo figlio . . . 


n 


1 


n 


3 




n 4 


Filippo padre e figlio con Otacilla . . 


n 


1 


n 


2 




w 3 


Etruscilla 






n 
n 
n 


1 
1 
1 




n 1 
n 1 
fi 1 


Treboniano Gallo 




Treb. Gallo e Volusiano 




• 


Volusiano 








1 
B 




« 1 
« 3 


Valeriano padre e Gallieno .... 




• 


Mariniana 








1 
22 




» 1 
11 27 


Gallieno 


n 


5 


Gallieno o Saloni na 


n 


1 


n 


2 




« 3 


1 Salonina 






n 
n 


1 
3 




n 1 

11 5 


1 Salonino 


n 


2 



434 FRANCESCO .GNECCHI 



DESCRIZIONE DELLE MONETE 



CALIGOLA. 

1. D. : e CAESAR AVO GERMANICVS PON M TR POT. Testa laureata 
a sinistra. — R. : adlocvt COH. Caligola su di un palco in 
atto d' arringare cinque soldati. (Anno 37 d. C). 

G. B. Coh. 10. (Tav. X, N. 1). 

Variante per la data (tr p hi e mi, anno 40 e 41 d. C). V. Cohen 
N. 11 e 12. 

2. D. ; e CAESAR AVG GERMANICVS PON M TR POT. Testa laureata 
a sinistra. — R. ispqrppob cives servatos in una corona 
di quercia. (Anno 37 d. C). (Tav. X, N. 2). 

G. B. Coh. 22. 

Cohen, descrivendo questo hronzo, aggiunge in nota: u Le Médaillon 
u du Cabinet des Médailles avec ce revers cité par Mionnet, et estimò 
u 300 fcs, n'est qu'un grand hronze frappé sur un flan de Médaillon n Con 
buona pace del signor Cohen, e, malgrado la nessuna importanza che 
egli annette a questo pezzo, che egli giudica nulla più che un pezzo 
qualunque battuto per combinazione su di un disco più grande, per noi 
rappresenta invece un pezzo d' importanza capitale, essendo nientemeno 
che il nestore dei medaglioni imperatorii. Dato che i medaglioni non 
sono che i multipli delle monete imperatorie, questo non solo è un vero 
medaglione ; ma è importantissimo per essere il primo della serie, il più 
antico da noi conosciuto; ed era Mionnet che aveva ragione. 

3. D. : Anepigrafo. Testa nuda di Caligola a sinistra entro una 
corona. — R. : e CAESAR germanicvs imp intorno al campo nel 
quale si legge: pont MAXIM TRIBVN potest cos. 

M. B. Coh. 28. 

4. D. : e CAESAR GERMANICI P M AGRIPPAE N. Testa nuda a si- 
nistra. — R. : DIVI AVG PRON AVGVST GERMANICVS intorno al 
campo, nel quale si legge : poNT MAX TR POTEST COS. 

M. B. Coh. 29. 

Questi due rarissimi bronzi (Num. 3 e 4) conosciuti solamente per 
due esemplari^ che fecero parte della collezione Herpin, e di cui si 



J 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 435 

ignora l'attuale esistenza, presentano un tipo che si scosta alquanto dal 
comune. Tuttavia abbiamo seguito il Cohen, che li colloca nella serie 
romana. 

AGRIPPINA MADRE. 

1. D. : AGRIPPINA M F MAT C CAESARIS AVGVSTl. Busto a destra. 

— R. : S P Q R MEMORIAE AGRIPPINAE. Carpento a sinistra tirato 
da due mule. 
G. B. Coh, 1. 

Questo bronzo è postumo, perciò T abbiamo cronologicamente collo- 
cato dopo quelli di Caligola. Anche di questo esiste il pezzo multiplo o 
medaglione, il quale per errore venne da noi collocato nella Serie Sena- 
toria (V. Appunto precedenti N. 9). 

CLAUDIO. 

1. D. : TI CLAVDIVS CAESAR AVG P M TR P IMP P P. Testa lau- 
reata a destra. — R. : EX S e P P OB CIVES SERVATOS in una 
corona di quercia. (Anno 41 d. C). 

G. B. Coh. 77. Var. (senza P p) Coh. 78. 

NERONE. 

1. D. : IMP NERO CAESAR AVG PONT MAX TR POT PP. Testa lau- 
reata a destra. — R. : ADLOCVT COH. Nerone su di un palco a 
sinistra, accompagnato dal Prefetto del Pretorio, in atto d'arrin- 
gare tre soldati, davanti a un tempio a otto colonne. 

G. B. Coh. 75. 
Varietà nel dritto. V. Coh. 76 e 77 e suppl. 7, 8. 

2. D. : NERO CLAVDIVS CAESAR AVG GERM P M TR P IMP P P. Busto 

laureato a destra coir egida. — R. ; annona avgvsti ceres. 
Cerere seduta a sinistra con una torcia e delle spighe. Da- 
vanti a lei l'Abhondanza colla cornucopia. Fra le due un'ara 
accesa, e nello sfondo una nave. 
G. B. Coh. 84. 
Esistono parecchie varianti nel dritto Coh. 85 e segg. 

3. D. : nero CLAVDIVS CAESAR AVG GER P M TR P IMP P p. Testa 
laureata a destra. — R. : CERTAMEN QVINQ ROM CONS. Ta- 



436 FRANCESCO GNECCHI 



vola da giuoco ornata d' un bassorilievo rappresentante due 
grifoni. Sopra di esso un vaso j una corona , una palma e la 
lettera s. Sotto un disco. 
P. B. Coh. 109. 

4. D. : NERO CLADD CAESAR AVO GERM P M TR P IMP P P. Testa 

laureata a sinistra. — R. : GONG II DAT POP R. Nerone seduto 
su di un palco collocato a sinistra. Sullo stesso piano un 
uomo seduto, che fa distribuzione a un altro che sale i gra- 
dini, al basso dei quali sta un fanciullo. Dietro l'uomo seduto 
la statua di Fallade, davanti la Liberalità. 
Q. B. Coh. 113. 

Esistono parecchie varianti nel dritto. V. Coh. 114 e segg. e sappi. 17. 

5. D. : NERO CLAVD CLAVDIVS CAESAR AVG GERM P M TR P IMP 

L^_ P P. Busto laureato a destra coli' egida. — R. : decvrsio. Ne- 
rone galoppante a destra preceduto e seguito da due soldati, 
dì cui quello davanti porta un' insegna. 
G. B. Coh. 132. 



6. D. : Medesima leggenda. Testa laureata a sinistra. — E.: Lo 
stesso, ma il soldato che sta davanti porta un vessillo. 

G. B. Coh. 133. (Tav. X, N. 3). 

7. D. : IMP NERO CAESAR AVG GERM. Testa laureata a destra. 
— R. : IMP NERO CAESAR AVG GERM. Testa laureata a sinistra. 

M. B. Coh. 146 e var. 147. 

8. D.: NERO CLAVDIVS CAESAR AVG GERM. Elmo SU di una colonna. 
Dietro un'asta. A destra 1' egida. — R. : PON M TR P IMP P P. 
Ramo d'ulivo. 

P. B. Coh. 198. 

9. D. : NERO CLAVDIVS CAESAR AVG GERMANIO. Testa nuda a si- 
nistra. — R. : PONTIF MAX TR P IMP P P. Nerone laureato a 
destra in abito femminile, in atto di cantare accompagnandosi 
colla lira. 

M. B. Coh. 204. 

Varianti nelle leggende V. Cohen N. 205 e segg. e suppl. N. 34. Ane- 
pigrafi al rovescio Coh. 278 e suppl. 58. 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 437 



10. D. : NERO CLAVD GAESAR AVG GRM (sic). Testa nuda a destra. 

— R. : ROMA. Roma seduta a sinistra su di una corazza col 
parazonio, il piede destro appoggiato su di un elmo. 

P. B. Coh. II ediz. 272. 

11. D. : NERO CLAVDIVS CAESAR AVG GERM P M TR P IMP P P. 

Testa nuda a destra. — B. : Anepigrafo. Roma come nel pre- 
cedente. 
M. B. Coh. II ediz. 353. 

12. D. : NERO CLAVD CAESAR AVG GERM P M TR P IMP PP. Testa 

laureata a destra. — R. : Anepigrafo. Il Macello. 
M. B. Coli. 276 e var. 277. 

13. D : NERO CLAVD CAESAR AVG QER P M TR P IMP P P. Testa 

radiata a destra. — R. : Anepigrafo. Aquila romana fra due 
insegne. 
M. B. Coh. II ediz. 358. 

14. D. : IMP NERO CAESAR AVG P MAX TR p P P. Testa laureata 
a sinistra. Sotto un globo. R. : — Anepigrafo. Nave a vela con 
dei rematori diretta a sinistra. 

M. B. Coh. suppl. 59. 

GALBA. 

1. D. : SER GALBA IMP CAESAR AVG TR P. Testa laureata a sini- 
stra. — R. : EX s e OB CIVES SERVATOS in una corona di 
quercia. 

G. B. Coh. 122 e var. 123, 124. 

2. D. : SER GALBA IMP CAESAR AVG TR P. Busto laureato a destra. 

— R. : S P Q R OB CIV SER in una corona di quercia. 

G. B. Coh. 233, e varianti Coh. 235, 236, 237, 238, 240, 241, 
suppl. 69, 70 ed altri. 

3. La medesima moneta. 

M. B. Coh. 234 e var. 239, 252, suppl. 71 ecc. 

VITELLIO. 

1. D. : A VITELLIVS GERMANicvs p M TR p. Testa laureata a 
destra. — R. : s p Q R OB CIV SER in una corona di quercia. 
G. B. Coh. 90. 

56 



438 FRANCESCO GNECCHI 



VESPASIANO. 

« 

1. D, : IMP CAESAR VESPASUN AVO. Testa laureata a destra. 

— R. : FON MAX TR FOT P F COS V GENS, Caduceo alato fra 
due cornucopie. (Anno 74 d. C). 

M. B. Coh. 365. Var. nel dritto Coh. 366. 

2. D. : IMF CAESAR VESFASIAN AVQVST. Testa laureata a destra. 

— R. : PONTIF MAX ? TR P COS VII CENS. Vittoria a sinistra con 
una corona e una palma. (Anno 76 d. C). 

P. B. Coh. 367. 

3. D. ; IMF CAESAR VESFASIANVS AVO P M T P F P COS II DES III. 

Testa laureata a destra. — R. : S F Q R ADSERTORl LIBERTA- 
TIS PABLICAE in una corona d' alloro. (Anno 70 d. C). 
G. B. Coh. 462. 
Variante colla data dell'anno 71. V. Coh. 463, 464. 

4. D. : IMF CAESAR VESFASIANVS AVG F M T P P F COS III. Testa 

laureata a destra. — R. : s F Q R OB Civ SER in una corona 
di quercia. (Anno 71 d. C). 
G. B. Coh. 465, e varianti colla medesima data dell'anno 71 op- 
pure con quella del 77 o 78 N. 467, 468, 469. 

5. D. : IMP CAESAR VESF AVO F MT P COS lill CENS. Testa lau- 
reata a destra. — R. : s F Q R OB CIV SER in una corona di 
quercia. (Anno 72 o 73 d. C). 

M. B. Coh. 466. 

TITO. 

1. D. : IMP T CAES VESP AVO F M TR F COS VIII. Testa laureata 
a sinistra. — R. : Ripetizione del dritto. (Anno 80 d. C). 

M. B. Coh. 185. 

2. D. : T CAES IMP FONT. Testa laureata a destra. — R. : fon MAX 
TR POT F P COS V CENS. Caduceo alato fra due cornucopie. 
(Anno 76 d. C). 

M. B. Coh. 210. 

3. D. : T CAES IMP. Testa laureata a destra. — R. : FON TR POT. 
Caduceo alato. 

P. B. Coh. 211. 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 439 



4. D. : T CAES IMP PON TR p COS II GENS. Testa radiata a destra. 

— R. : S P Q R OB CIV SER in una corona di quercia. 
M. B. Coh. 286. 

5. D. : T CAES IMP PONT. Testa laureata a destra. — R. : TR POT 
COS III CENSOR. Caduceo alato fra dae cornucopie. (A. 74 d. C). 

M. B. Coh. 287 e var. Coh. 288, 289. 

6. D. : T CAES IMP. Testa laureata a destra. — R, : VESP PON 
TR p. Caduceo alato. 

P. B. Coh. 290. 

DOMIZIANO. 

1. D. : CAESAR AVGVSTI P. Testa di Domiziano a sinistra. — 
R. : DOMITIANVS COS II. Caduceo alato. (Anno 73 d. C). 

M. B. Coh. 317. 

2. D. : CAES AVQ F. Testa di Domiziano a sinistra. — R. : DOMIT 
COS II. Caduceo alato. (Anno 73 d. C). 

P. B. Coh. 318. 

3. D. : DOMITIANVS AVQVSTVS. Testa laureata a destra. — R. : GER- 
MANICVS COS XVI. Domiziano in quadriga lenta a sinistra. 
(Anno 92-94 d. C). 

M. B. Coh. 353. 

4. D. : IMP CAES DIVI VESP P DOMITIAN AVQ P M. Testa laureata 
a destra. — R. : Ripetizione del dritto. 

M. B. Coh. 667. 

6. D. : IMP DOMIT AVQ GERM. Busto galeato di Pallade a destra. 

— R. ; IO IO TRIVMP. Ulivo. 
P. B. Coh. 358. 

6. D. : IMP CAES DIVI VESP P DOMIT AVO GERM COS XI. BustO 

laureato a destra coli' egida. — R. : Anepigrafo. Pallade seduta. 
G. B. Coh. suppl. 98. (Vendita Hobler). 

TRAIANO. 

1. D. : IMP CAES NERVAE TRAIANO AVG GER DAC P M TR P COS 

V P P. Basto laureato a sinistra col paludamento e la corazza. 



1 

1 



440 FRANCESCO GNECCHI 



— R. : ADVENTVS AVG (in alto) S P Q R OPT PRINCIPI (al- 

l'esergo). Traiano a cavallo a destra in abito militare e con 
un'asta, preceduto dalla Felicità con un caduceo e una cor- 
nucopia, e seguito da tre militi. (Anno. 104-110 d. C). 
G. B. Coh. 296 (dato come medaglione). 

2. D.: IMP CAES NERVAE TRAIANO AVG GER DAC P M TR POT COS 

VI P P. Busto radiato a destra. — R. : DA GAP (all' esergo) 
s P Q R OPTIMO PRINCIPI (in giro). La Dacia ignuda colle 
mani legate inginocchiata a destra su un mucchio d' armi. 
(Anno 112-117 d. C). 
M. B. Coh. 34. 

Cohen dà incompletamente questo bronzo al N. 34 del supplemento. 
— V. Gazzetta Numismatica di Como, 1886. Monete e Medaglioni Eo- 
mani inediti nella collezione Gnecchi a Milano, III Serie, Num. 09. 

3. D. : IMP CABS NERVAE TRAIANO AVO GERM DAC P M TR P COS 

V P P. Busto laureato a destra. — R. : Ripetizione di diritto., 
M. B. Coh. 851. 

4. D. : IMP CAES NEPVA TRAIAN AVG GERM P M. Busto laureato 
a destra. — R. : s P Q R OB CIV SER in una corona di quercia. 

G. B. Coh. 402. 

6. D. IMP CAES NERVA TRAIAN AVG GERM P M. Busto laureato a 
destra. — R. : TR POT cos il. Roma galeata seduta a sinistra 
su di una corazza con una piccola Vittoria e il parazonio. 
Dietro di lei due scudi oblunghi e uno rotondo. 
G. B. Inedito. Coli. Gnecchi a Milano. (Tav. X, N. 6). 

NB. Questo bronzo, quantunque abbia tutta l'apparenza esteriore di 
una moneta senatoria, come tutte le monete imperatorie di quest'epoca, 
ò però di una fattura molto fine e d'uno stile superiore a quello del 
tipo comune. 

6. D. : IMP CAES NERVAE TRAIANO AVG GER DAC P M TR P COS 

VI (?) P P. Busto laureato a destra. — R. : Anepigrafo. Giove 
tra Fallade e Giunone ; a terra una civetta, un' aquila e un 
pavone. 
G. B. Coh. 297. (Dato come medaglione). 

7. D. : IMP CAES NERVAE TRAIANO AVG GER DAC P M TR P COS 

V P P. Busto laureato a destra. — R. : Anepigrafo. Testa di 
Giove Ammone a destra. (Anno 104-110 d. C). 
G. B. Coh. 298. (Dato come medaglione). 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 441 



ADRIANO. 

1. D. : HADRIANVS AVQVSTVS P P. Testa laureata a destra. — 
E. : AELIANA PINCENSIA in una corona d^ alloro. 

P. B. e P. B. Quin. Coh. 644-655. 

2. D. : HADRIANVS AVG COS III P P. Busto laureato a destra col 
paludamento* — R. : coH praetor (all'esergo). Adriano su di 
un palco a destra accompagnato dal Prefetto del Pretorio, in 
atto d'arringare tre soldati armati da scudo. Un sesto perso- 
naggio è fra l'imperatore e i soldati, visto per di dietro e 
tiene la spada (o le verghe). 

M. B. Coh. 695. V. Gazzetta Numismatica di Como. Memoria 
cit. N. 127. 

3. D. : HADRINNVS AVG COS III p p. Testa laureata a destra. — 
B. : COHORT PRAETO (pare che s e manchino). Adriano su di 
un palco eretto a destra, accompagnato dal Prefetto del Pre- 
torio, in atto d'arringare tre soldati e un capo. Il soldato che 
sta nel mezzo tiene un cavallo per la briglia. 

G. B. Coh. suppl. 78. 

4. D. : HADRIANVS AVGVSTVS. Busto laureato a destra col palu- 
damento. — R. : COS III. Ercole ignudo a destra, appoggiato 
alla clava, colla pelle del leone e un ramo. 

Q. B. Coh. 566. 

5. D. : HADRIANVS AVGVSTVS. Busto laureato a destra. — R.: COS 
III. Civetta su di un' egida, aquila su di un fulmine e pavone. 

G. B. Coh. 569 e Var. V. Gazzetta Numismatica di Como, Mem. 
cit. N. 121. 

6. D. : HADRIANVS AVGVSTVS. Busto laureato a destra. — R. : COS 
III. La Lupa a destra con Romolo e Remo. 

G. B. Coh. 570. 

7. D. : HADRIANVS AVGVSTVS. Testa laureata a destra. — R. : COS 
III. Ammasso d' armi. 

G. B. Coh. Suppl. 82. 

KB. Non è ben sicuro se le lettere s e manchino veramente a questo 
bronzo. 



442 FRANCESCO GNECCHI 



8. D. : HADRIANVS AvavSTV^S P P. Testa laureata a destra. — 
B. : COS III. La Salate seminuda a sinistra appoggia la sinistra 
sulla spalla d'Esculapio, che tiene un bastone con un serpente 
attorcigliato a cui la Salute offre a mangiare. A destra una 
colonna con una statua. 

G. B. Coh. II Ed. 372. 

9. La stessa moneta (con testa radiata a destra). 
M. B. Coh. n Ed. 373. 

10. D. : HADRIANVS AVGVSTVS. Testa laureata a destra. — E. : cos 
III. Diana a destra coU'arco e la freccia. 

G. B. Inedito (tipo del N. 717 di Cohen). Coli. Gnocchi a Milano. 

(Tav. X, N. 4). 

11. D. : HADRIANVS AVGVSTVS. Testa radiata a destra. — R.: cos 
III. Medio con cinque spighe. 

P. B. Coh. suppl. 83. 

12. D. : HADRIANVS AVGVSTVS. Busto nudo a sinistra col palu- 
damento. — E. : cos III P P. Adriano a sinistra fra cinque 
insegne militari colla destra alzata e con un'asta. 

G. B. Coh. II Ed. N. 490. 

13. D.: HADRIANVS AVGVSTVS. Busto laureato a destra. — K: cos 
HI P P. Adriano al galoppo a sinistra col manto svolazzante, 
in atto di trafiggere colla lancia un cinghiale. 

G. B. Coh. 667 e var. 668. 

14. D. : HADRIANVS AVGVSTVS. Busto laureato a destra col pa- 
ludamento. — Bi. : cos III P P. Ercole ignudo sedato a destra 
su di una rupe colla clava e la pelle del Leone. Ai suoi piedi 
una testa di cinghiale. 

M. B. Coh. 763. 

16. D. : HADRIANVS AVGVSTVS. Testa laureata a destra. — R.: cos 

III P P. Mezzaluna e sette stelle. 
M. B. Coh. 760. 

16. D. : HADRIANVS AVGVSTVS. Testa laureata a destra. — R.: cos 

III P P. Caduceo. 
P. B. Coh. suppl. 86. 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 443 



17. D. ; HADRIANVS AVG COS III P P. Busto nudo a destra colla 
corazza. — R. : exerc britannicvs. Adriano a cavallo a destra 
in atto d'arringare quattro soldati. 

G. B. Coh. 784. 

18. D. : HADRIANVS AVQVSTVS. Basto laureato a destra con pa- 
ludamento e corazza. — R. : HADRIANVS AVGVSTVS. Busto lau- 
reato a destra. 

M. B. Coh. 917. Var. 918, 919, 920, 921, e suppl. 103. 

19. D. : HADRIANVS AVG COS III p P. Busto laureato a destra 
col paludamento. — R. : lovi CONSERVATORI. Giove ignudo di 
fronte stende il suo manto e il fulmine colla destra sopra 
Adriano. Colla sinistra tiene uno scettro. 

G. B. Coh. 571. 

20. D. : HADRIANVS AVGVSTVS p p. Busto laureato a destra. — 
R. : lOVl OPTIMO MAXIMO S P Q R in una corona di quercia. 
All'esergo cos III. 

G. B. Coh. B72. 

21. D. : IMP CASSAR TRAIAN HADRIANVS AVG. Busto laureato a 
destra col paludamento. — R. : p M TR P cos il. Busto ga- 
leato di Pallade a destra coli' egida. 

P. B. Coh. 1007. 

22. D. IMP CAESAR TRAIAN HADRIAN AVG. Busto laureato a de- 
stra col paludamento e la corazza. — R. : p M TR cos III. 
Cerere a sinistra con due spighe e una torcia. 

G. B. Coh. 1011. 

23. La stessa moneta (testa radiata a destra). 
M. B. Coh. 1012. 

24. D. : HADRIANVS AVGVSTVS. Testa laureata. — R. : providentia 
AVGVSTI cos III. Donna a sinistra in veste corta con un ferro 
d'aratro e un rastrello. 

M. B. Coh. 1043, 

25. D.: HADRIANVS AVGVSTVS. Busto laureato a destra col pa- 
ludamento. — R.: ROMVLO CONDITORI. Romolo corrente a de- 
stra con un'asta e un trofeo. 

G. B. Coh. 573. 



444 FRANCESCO GNECCHI 



26. D. : HADRIANVS AVO COS III P P. Basto nudo a destra. — 
B*. : SICILIA. La Triqaetra colla testa di Medusa nel centro. 
Sotto il mostro Scilla, a sinistra due o tre figure, a destra il 
faro di Messina? 

G. B. Coh. 1141. 
L'esemplare del Gabinetto di Francia è cosi male conservato che 
non si potrebbe assicurare se le lettere s C manchino veramente. 

27. D. HADRIANVS AVQVSTVS. Busto nudo a destra col paluda- 
mento. — R. ISPQRANFF HADRIANO AVG P P in una co- 
rona di quercia. 

G. B. Coh. 574. 

28. D. : HADRIANVS AVO COS III P P. Testa nuda a destra. — 
R. : VENERI QENETRICI. Venere di fronte rivolta a sinistra con 
un trofeo e appoggiata allo scudo collocato sopra di un elmo. 

G. B. Coh. II Ed. 1446. 

NB. Quantunque Cohen dia questo bronzo come un medaglione, dal 
disegno che se ne offre, mi parrebbe più giusto classificarlo fra i G. B. 
che non hanno ancora il tipo di medaglione. 

29. D. : HADRIANVS AVG COS III P P. Busto laureato a sinistra 
colla corazza. — B. : vesta. Vesta seduta a sinistra col pal- 
ladio e lo scettro. 

G. B. Coh. 556. 

l^B. Questo bronzo è dato come medaglione nella prima Edizione. 
Nella seconda invece come gran bronzo e mi pare con maggior ragione. 

SO. D. : HADRIANVS AVOVSTVS PP. Busto laureato a destra col 
paludamento e la corazza. — R. : VIRTVTI avgvsti. Adriano 
galoppante a destra in atto di lanciare un giavellotto contro 
un leone corrente. 

G. B. Coh. 1158. 

31. D. : HADRIANVS AVG COS III p p. Busto nudo a destra col 
paludamento. — R. : Anepigrafo. Giove seduto fra Pallade e 
Giunone. Al di sopra un'aquila. 

G. B. Coh. 575. 

32. D. : HADRIANVS AVG COS III p p. Busto nudo a destra col 
paludamento. — R. : Anepigrafo. Fonte a sette archi ornati 
da statue. 

G. B. Coh. 576. 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 445 



33. D. : HADRlANVS AVO COS III P P. Testa laureata. — R. Ane- 
pigrafo. La Salate in atto di nutrire un serpente attorcigliato 
attorno a un albero e appoggiato a un'ara, sulla quale si legge : 
SALVS. 

M. B. Coh. Suppl. 127. 

34. D. : HADRlANVS AVO COS III P p. Busto laureato a destra col 
paludamento. — R. : Anepigrafo. Iside a sinistra. A sinistra 
un tempio (i*), a destra una civetta su di una rupe. Nello sfondo 
un bastimento. 

M. B. Coh. 1161. 

ADRIANO E SABINA. 

1. D. : HADRlANVS AVQVSTVS. Testa nuda a destra. — R. : sabina 

AVGVSTA. Busto diademato a destra. 
M. B. Coh. 1. Var. 2 a 6. Suppl. 2 ed altre. 

ANTONINO PIO, 

1. D. : antoninvs aV(> pivs pp tr p xviii. Testa laureata a 
destra. — R. : cos in. Giove fanciullo sulla capra Amaltea. 
(Anno 155 d. C). 

M. B. Coh. 531. 

2. D. : antoninvs avo pivs p p tr p. Testa laureata a destra. 

— R. : COS III. Diana cacciatrice corrente a destra con un cane. 
Dietro a lei un albero. (Anno 145 d. C). 

M. B. Coh. 532. 

3. D. : ANTONINVS AVO PIVS P P TR P XXII. Testa laureata a 
sinistra. — R. : cos mi. Le quattro Stagioni rappresentate da 
quattro fanciulli. (Anno 159 d. C). 

M. B. Coh. 541. 
Forse questo tipo esiste anche in gran bronzo, come descritto incom- 
pletamente da Yaillant (Y. Cohen 540). 

4. D. : ANTONINVS AVO PIVS P p TR P XI. Testa radiata a destra. 

— R. : COS un. Aquila su di un fulmine tra una civetta su di 
un elmo e un pavone. (Anno 148 d. C). 

M. B. Coh. 573. 



446 



FRANCESCO GNECCHI 



6. D. : ANTONINVS AVG PlVS P P. Testa laureata a destra o a 
sinistra. — E. : TR POT COS II (senza SO?) Pallade che cam- 
mina a destra collo scudo e lanciando un giavellotto. 

M. B. Coh. suppl. 103 e 104. 

6. D. : ANTONINVS Ava Pivs p P. Testa laureata a destra. — 
B.. : TR POT COS II. Caduceo alato attraversato da una clava. 

P. B. Coh. 873. 

7. D. : ANTONINVS AVG PIVS p p IMP II. Testa radiata a destra. 

— R. : TR POT XXI COS mi. Troja sdraiata, a destra, con* sei 
piccoli. (Anno 158 d. C). 

M. B. Coh. 953. 

8. D. : ANTONINVS AVa PIVS p p. Testa laureata a destra. — 
R. : TR POT XXIII COS mi. Figura imherbe seminuda a sinistra 
con un serpente, e colla destra al petto. (Anno 161 d. C). 

M. B. Coh. 968. 

9. D. : IMP T AEL CAES HADR ANTONINVS AVG PIVS. BustO lau- 
reato a destra col paludamento. — R. : Anepigrafo. La Salute 
a destra in atto di nutrire un serpente attorcigliato intorno ad 
un albero e appoggiato ad un'ara inghirlandata, sulla quale si 

legge: SALVS. 
M. B. Sconosciuto a Cohen. Gabinetto di Brera. V. F. Qnecchi, 
Dullettino Numismatico^ Sfragistico di Camerino^ anno 1884, N. 82. 

10. D. : ANTONINVS AVG PIVS P P TR P XII. Testa laureata a destra. 

— R. : Anepigrafo, (o VOTA all' esergo ?) Antonino a destra 
sacrificante su di un'ara davanti a un tempio tetrastilo. Da- 
vanti a lui due persone. 

M. B. Coh. 971. 

11. D. : ANTONINVS AVG PIVS p p TR P. Testa laureata a destra. 

— R. : Anepigrafo. Diana cacciatrice di fronte volta a sinistra, 
offre a mangiare con una patera a un'antilope, che a lei si 
rivolge. Alla destra un tronco d'albero, cui sono appese le 
spoglie d'un cervo. 

G. B. Sconosciuto a Cohen. 
Coli. F. Gnecchi a Milano. V. Appunti di Numismatica Romana^ L 
N. 8. Riv. Jt. di Num., anno 1889. 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 447 



12. D. : ANTONINVS AVa PIVS P P TR P COS III. Testa laureata a 
destra. — E». : Anepigrafo. Diana a destra con una lancia 
nella destra e un piccolo cervo nella sinistra. 

G-. B. Sconosciuto a Cohen. 

Coli. E. Gnecclii a Milano. V. Appunti di Numismatica Romana, 
XXI. N. 23. Eiv. It. di Num., anno 1892. 

ANTONINO PIO E ADRIANO. 

1. D. : iMP T AELIVS CAESAR ANTONINVS. Busto nudo d'Antonino 
a destra col paludamento. — R : HADRIANVS AVG COS III pp. 
Busto nudo d'Adriano a destra col paludamento. (A. 138 d. C). 

M. B. Coh. 1. Var. Coh. 2. 

FAUSTINA MADRE. 

1. D. : DIVA AVGVSTA PAVSTINA. Busto a destra. — R. : ex s e. 
Eaustina con una torcia in una biga d'elefanti. 

G. B. Coh. 230 e var. 231. 

2. D. : DIVA AVGVSTA PAVSTINA. Busto a destra. — R. : ex s c. 
Carpento tirato da due mule. 

G. B. Coh. 232 e var. 233. 

3. D. : PAVSTINA AVGVSTA. Busto a destra. -— R. : Anepigrafo. 
Venere (o la Concordia ?) a destra con un'asta e una colomba. 

M. B. Coh. 284. 



ANTONINO PIO E FAUSTINA MADRE. 

1. D. : ANTONINVS AVG PIVS P P TR P COS III. Testa laureata 
di Antonino a destra. — R. : DIVA AVGVSTA PAVSTINA. Busto 
di Faustina a destra. (Anno 140-143 d. C). 

G. B. Coh. 2 e var. 3. 

2. D. : ANTONINVS AVG .... Testa nuda d' Antonino a destra. 
— R. : PAVSTINA AVG ANTONINI AVG PII P P. Busto di Fau- 
stina a destra. 

M. B. Coh. 8. 



448 FRANCESCO GNECCHI 



ANTONINO PIO E FAUSTINA GIOVANE. 

1. D. : ANTONINVS AVG PIVS P P TR P XII. Testa laureata d'An- 
tonino a destra. — R. : pavstinae avo pii avo fil. Basto 
nudo di Faustina giovane a destra. 

G. B. Coh. 1. 

2. La stessa moneta. 
M. B. Coh. 2. 

MARG'AURELIO. 

1. D. : M ANTONINVS AVGVSTVS. Testa laureata a destra. — 
B. : GOS III. Testa laureata di Giove a destra. 

M. B. Coh. 447. 

2. La stessa moneta. 
P. B. Coh. 448, 449. 

3. AVRELIVS CAESAR AVG PII P. Busto nudo e giovanile a sini- 
stra. — E». : TR P III cos II. Genio alato seduto su di un leone 
che cammina a destra. (Anno 149 d. C). 

M. B. Coh. 741. 

4. D. : AVRELIVS CAESAR ANTONINI AVG PII FIL. Busto nudo gio- 
vanile a destra col paludamento. — R. : TR P HI COS IL Uomo 
nudo con un globo e una bacchetta, presso di un' ara, dietro 
la quale sta la Pietà colle mani alzate. (Anno 149 d. C). 

M. B. Coh. 742. 

6. D. : M ANTONINVS AVG ARMENIACVS P M. Busto a destra col 
paludamento e la corazza. — R. : TR P XIX IMP II COS III. 
Minerva medica galeata seduta a sinistra e appoggiata col go- 
mito sinistro alla spalliera della sedia in atto d'offrire un pomo 
al serpente d' Igea, attorcigliato intorno ad un albero. Dietro 
a lei uno scudo e su questo una civetta. (Anno 165. d. C). 

M. B. Sconosciuto a Cohen. 

Coli. F. Gnecchi a Milano. V. Appunti di Numismatica Romana^ XVII. 
Eh. Hai, di Num., anno 1891. 

6. D. : AVRELIVS CAESAR AVG PII F. Testa nuda giovanile a destra. 

— Bi. : Anepigrafo. M. Aurelio galoppante a destra con una 

insegna. 
M. Coh. 819. 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 449 



M. AURELIO E FAUSTINA GIOVANE. 

1. D. : AVRELIVS CAESAR AVG Pli F. Testa nuda di M. Aurelio a 
destra. — R. : pavstinae avgvstae. Busto di Faustina gio- 
vane a destra. 

M. B. Coh. suppl. 1 e var. Coh. 1. 

BIARC AURELIO E GOBfMODO. 

1. D. : M ANTONINVS AVG GERM TR P XXIX. Busto laureato di 
M. Aurelio a destra col paludamento. — R. : L AVREL COMMODVS 
CAES AYG FIL GERM. Busto nudo di Commodo giovane a de- 
stra col paludamento. (Anno 175 d. 0.). 

G. B Coh. Suppl. 1. 

M. AURELIO 
FAUSTINA GIOVANE E GOBfMODO. 

1. D. : M ANTONINVS AVG GERM SARM TR P XXXI. Testa radiata 

di M. Aurelio. — R. : FAVSTINAE AVG PII AVG F COMMOD CAES 

FIL AVG. Teste affrontate di Faustina e di Oommodo. 
M. B. Ooh. 1. • 

FAUSTINA GIOVANE. 

1. D. : favstina avgvsta. Busto a destra. — R. : Ripetizione 
del dritto. 

M. B. Ooh. 159. 

2. D. : FAVSTINAE AVG PII AVG FIL. Busto a sinistra. — R. : venvs. 
Venere a destra in atto di coprirsi col velo e con un pomo. 

M. B. Coh. II Édiz. N. 259. 

3. FAVSTINA AVGVSTA. Busto a sinistra. — R. : Anepigrafo. Ve- 
nere (o la Concordia) con un lungo scettro nella destra e una 
colomha nella sinistra. 

M. B. Sconosciuto a Cohen. Gabinetto di Brera. V. P. Gnocchi, 
Bollettino Numismatico- Sfragistico di Camerino, Anno 1884, N. 102. 

4. D. : FAVSTINA AVGVSTA. Busto a destra. — R. : Anepigrafo. 
Iside Farla che cammina a destra col velo svolazzante e il 
sistro. Dietro un faro, davanti una nave colla vela spiegata. 

M. B. Coh. 245. 



450 FRANCESCO GNECCHl 



6. D. : FAVSTINA AVG PII AVG FIL. Testa di Faustina. — R. : Ane- 
pigrafo. Iside col fiore di loto sul capo, col sistro e uno 
scettro, su di un cane corrente. 

M. B. Coh. 246. 

6. D. : FAVSTINA AVG PII AVG FIL. Busto a destra. — R. : Ane- 
pigrafo. Pavone di faccia volto a destra colla coda spiegata. 

M. B. Coh. 247. 

7. D. : FAVSTINA AVGVSTA. Busto a sinistra. — R. : Anepigrafo. 
Iside a sinistra col fior di loto in testa e il sistro in mano, 
rivolta a sinistra. Ai suoi piedi un pavone e un leone. 

M. B. Coh. suppl. 33. 

Posseggo nella mia collezione un esemplare mal conservato di questa 
moneta nel cui rovescio piuttosto che un'Iside parmi vedere una Gin- 
none, e a' suoi piedi un pavone e una civetta. 

M. AURELIO E LUCIO VERO. 

1. D. : M AVR ANTONINVS AVG IMP XXII Testa di M. Aurelio. — 

R. : . . . . Testa di L. Vero. 

G. B. Coh. 3. 

• 
2» D. : CAES M AVREL ANTONINVS AVG cos III. Busto laureato di 

M. Aurelio a destra col paludamento. — R. : IMP CAES L AVREL 
VERVS AVG. Busto laureato di L. Vero a destra col palu- 
damento. 
M. B. Coh. 4. 

ANNIO VERO E GOMMODO. 

1. D. : ANNIVS VERVS CAES ANTONINI AVG FIL. Busto nudo di Annio 
Vero a sinistra col paludamento. — R. : COMMODVS CAES AN- 
TONINI AVG FIL, Busto nudo di Commodo fanciullo a destra 
col paludamento. 

LUCIO VERO. 

1. D.: IMP CAES M AVRELIVS VERVS AVG. Testa laureata a destra. 

— R. : FELIC AVG TR P III (in giro) COS II (airesergo). Tri- 

ceme con vela spiegata e quattro rematori, diretta a destra. 

(Anno 163 d. C). 
M. B. Sconosciuto a Cohen. 

Coli. Gnecchi a Milano. V. Gazzetta Numismatica di Como^ 1886. 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 451 



2. D. ; Testa laureata di Vero a destra. Leggenda consunta. — 

R. : La medesima testa. Leggenda consunta. 
M. B. Coli. 242. 

LUCILLA. 

1. D. : LUCILLAE AVG ANTONINI AVG F. Busto a destra. — R. : Ri- 
petizione del diritto. 

M. B. Coh. 67. 

2. D. : LVCILLA AVGVSTA. Busto a destra. — R : PVDICITIA. La 
Pudicizia seduta a sinistra. 

M. B. Coh. 75. 

3. D. : LUCILLAE AVG M ANTONINI AVG P. Busto a destra. — 
R. : VENVS VICTRIX. Venere a sinistra con una Vittoria e ap- 
poggiata ad uno scudo collocato su di un elmo. 

P. B. Coh. 91. 

COMMODO. 

1. D.: COMMODO CAES AVG FIL GRRM SARM. Busto nudo giovanile 
a destra. — R. : Medesima leggenda. Testa o busto a destra. 

M. B. Coh. 471, e var. 547 e 605. 

2. D. : L AEL AVREL COMM AVG p FEL. Tests^ laureata a destra. 
— HERCVLI ROMANO AVG. Ercole ignudo di fronte. Appoggia 
la destra sulla clava, e colla sinistra tiene sospeso per un 
piede il leone ucciso. 

M. B. Coh. suppl. 23. 

3. D. : L AVREL COM M AVG P FEL. Testa laureata a destra. — 
R. : IO M SPONSOR SEC AVG (all' ingiro) cos VI p p. Giove a 
sinistra col fulmine posa la destra sulla spalla di Commodo 
che tiene un globo e uno scettro e si rivolge a lui. 

G. B. Inedito. Coli. F. Gnecchi a Milano. (Tav. X, N. 6.). 
Questo bronzo è identico (salvo la mancanza delle lettere s e) a 
quello descritto al N. 555 di Cohen. 

4. D. : L AEL AVREL cOxMM AVG p FEL. Busto a destra coperto 
dalla pelle del leone. — R. : P D. Arco e faretra, la pelle del 
leone sospesa alla clava e Tridente. (Anno 190 e 192 d. C). 

M. B. Coh. 633. 



452 



FRANCESCO GNECCHl 



5. D. : COMMODO CAES AVO PIL GKRM SARM. Busto a destra col 
paladamento. — B. : pietas aVQ. Istromenti da sacrificio. 

P. B. Coh. 637. 

6. D. : L AEL AVREL COMM AVO P FEL. Busto laureato a destra. 
— R : p M TR P XVII IMP vili cos VII PP. Commodo a sini- 
stra sacrificante su di unWa. In faccia a lai la Pelicità o la 
Face e un vittimarlo che conduce un toro. 

M. B. Coh. 697. 

7. D. : COMMODVS gaes avg fil. Busto nudo e giovanile a destra 
col paludamento e la corazza. — R. : PONTIF. Coltello da sa- 
crificatore, cranio di bue, berretto e simpulo. 

M. B. Coh. 698. 

8. D. : AEL AVREL COMM AVG P FEL. Busto laureato a destra. — 
R. : TEMPORVM FELiciTAS. Le quattro Sragioni rappresentato 
da quattro fanciulli. 

M. B. Coh. 7B8. 

9. D. : IMP CAES L AVREL COMMODVS GERM SARM. BustO giova- 
nile e laureato a destra col paludamento e la corazza. — 
B. : TR POT COS. Vittoria che cammina a sinistra con una co- 
rona e una palma. (Anno 177 d. C). 

P. B. Coh. 760. 

10. D. : Medesima leggenda. Busto laureato a destra col palu- 
damento. — R. : TR POT II COS. La Salute a sinistra con uno 
scettro in atto di nutrire un serpente che si svolge da un'ara. 
(Anno 117 d. C). 

P. B. Coh. 762. 

11. D. : M COMMODVS ANTONINVS AVG Pivs. Testa laureata a de- 
stra. — R. : TR P villi IMP VI COS HI P P. Pallade che cam- 
mina a destra collo scudo in atto di lanciare un giavellotto. 
Ai suoi piedi una civetta. (Anno 184 d. C.) 

P. B. Cohen 832. 

12. D.: L AVREL COMMODVS AVG GERM SARM. Busto giovane lau- 
reato a destra con paludamento e corazza. — R. : Anepigrafo (?) 

Dioscoro col suo cavallo ; a sinistra una Vittoria, 
G. B. Coh. 866. 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 453 



13. D. : COMMODVS ant avg f. Basto come il precedente. — 
R.: Anepigrafo. Quadriga al passo a destra. (Anno 175 d. C). 
M. B. Coh. 867. 

SETTIMIO SEVERO. 

1. D. : L SEPT SEVERVS PIVS AVG. Testa laureata a destra. — 

— R. : CONCORDIAE AVGG. Severo e Caracalla sacrificanti sopra 
di un'ara, e ciascuno coronati da una Vittoria. Dietro l'ara la 
Concordia. 

G. B. Coh. 492. 
Quantunque sia impossibile verificare se veramente questo bronzo, 
conosciuto solo per un esemplare appartenuto già a una raccolta ora 
dispersa, sia veramente senza le lettere s e, lo si può però argomentare 
con un certo fondamento dal tipo, che si riproduce parecchie volte fra 
le monete imperatorie. 

GIULIA DOMNA. 

1. D. : IVLIA PIA FELIX AVG. Busto diademato a sinistra. — 
R. : VESTA. Sei Vestali accompagnate da due fanciulli, sacrifi- 
canti davanti a un tempio. 

M. B. Coh. snppl. 15. 

SETTIMIO SEVERO E GIULIA DOMNA. 

1. D. : L SEPT SEV PERT AVG IMP. . . . Busto laureato a destra, 

— R. : IVLIA PIA FELIX AVO. Busto diademato a destra, 
G. B. Coh. 4. 

SETT. SEVERO, CARACALLA E PLAUTILLA. 

1. D. : SEPTiMivs SEVERVS PERTINAX AVG. Busto a destra col 
capo coperto della pelle di leone. — R. : ANTONINVS AVGV- 
STVS PLAVTILLA AVGVSTA PONT TR P V COS. Busti affrontati 
di Caracalla giovane laureato e di Flautilla. (Anno 202 d. C). 

G. B. Coh. 1. 

GIULIA DOMNA 
SETT. SEVERO E GETA. 

1. D. : IVLIA PIA FELIX AVG. Busto diademato di Giulia a destra. 

— R, : AETERNIT IMPERI. Busti affrontati di S, Severo lau- 
reato e di Geta a testa nuda, 

G. B. Coh. suppl. 1. 

58 



FRANCESCO CHECCHI 



CARACALLA. 

1. D. : ANTONFNVS Pivs PONT TR P VI. Bosto giovanile laureato 
e paludato a deatra, — R.: INDVLGENTIA AVGQ IN CARTH. La 
Dea Celeste dì Cartagine seduta sa di un leone corrente a 
destra; dietro una rupe da cui sgorga una fonte. 

G. B. Coh. 407. (Bibl. di S. Marco a Venezia). 

2. La stessa moneta. 
M. B. Coh. 408. 

3. D. : ANTONINTS PIVS AVO. Busto imberbe laureato a destra col 
paludamento. — R. : TRAIECTVS (all' esergo) PONTIP TR P XII 
cos HI. Ponte su cui passano delle figure a piedi o a cavallo. 
Sotto tre barche. 

M. B. Coh. 568. 

CARACALLA E PLAUTILLA. 

1. D.: M AVREL ANTONINTS PI78 AYG. Testa di Caracalla. — 

R. : PLAVTILLA AVQVSTA. Testa di Plautina. 
G. B. Coh. 4 (dal Museo Tiepolo). 

ELAOABALO. 

I, D. : IMP CAES M AVR ANTONINVS PIVS AVO. Basto laureato a 
destra col paludamento e la corazza. — R. : AEQVITAS AVavSTl, 
Lo tre Monete, ciascuna colle bilancie e la coruacopia. Ài loro 
piedi dei mucchi di metallo. 

G. B. Coh. 160. 

GIULIA-PAOLA. 

I.D. : IVLIA PAVLA AvavsTA Busto diademato a ainiatra. — 
R. : AEQVITAS PVliLlCA. Le tre Monete come nel precedente. 
G. B. Coh. 11. Var. con aeqvitati pvblicae. Coh. 12. 

AQUILIA SEVERA. 

1. D. : IVLIA AQviLiA SEVERA AVO. Basto diademato a destra. 
— E.: Come il precedente. 

G. B. Coh. 4. 

2. D. : IVLIA AQViLiA SEVERA AVO. Busto a destra. — R. : con- 
cordia. Aquilia a destra porge la mano ad Elagabalo. Fra 
loro la Concordia, che li abbraccia entrambi. 

, B. Coh. 3. 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 



455 



GIULIA MESA. 

1. D. : IVLIA MAESA AVGVSTA. Busto diademato a sinistra. — 

R. : AEQViTAS PVBLICA. Le tre Monete come nei precedenti, 
a. B. Ooh. 22. 

SEVERO ALESSANDRO. 

1. D. : IMP SEV ALEXANDER AVO. Busto laureato a destra col pa- 
ludamento. — R. : ADL0C7TI0 AVGVSTI cos III p p. Alessandro 
con due altri personaggi in atto d'arringare tre soldati. 

M. B. Coh. suppl. 14. 

2. D. : . . . — R.: concordia ayovstorvm. Alessandro e Giulia 
Mammea che si danno la mano. 

a. B. Coh. 262 (da Mionnet). 

3. D. : iMP SEV ALEXANDE.i AVO. Busto laureato a destra. — 
R. : FIDES MILITVM. Alessandro in abito militare rivolto a de- 
stra e con un lungo scettro in atto di versare una patera su 
di un'ara, e coronato dal Valore militare che gli sta di dietro 
con uno scudo. Davanti a lui Giove ignudo col mantello dietro 
le spalle col fulmine nella destra e lo scettro nella sinistra. 

M. B. Sconosciuto a Cohen. Coli. F. Gnocchi a Milano. 
(Cohen dà questa moneta con s e. Y. N. 256). (Tav. X, N. 7). 

4. D.: IMP CAES M AVR SEV ALEXANDER AVO. Busto laureato a 
destra col paludamento. — R. : lovi VLTORI P M TR P ili COS 

pp Tempio con porticato, nel centro del quale si vede la 
statua di Giove. (Anno 224 d. C). 
M. B. Coh. 269. 

5. D. : IMP CAES M AVR SEV ALEXANDER AVO. Busto laureato a 
destra col paludamento e la corazza. — R. : LIB AVO ili (al- 
Pesergo) PONTIF max TR P v COS II P P. (air intomo). Tipo 
del Congiario. (Anno 226. d. C). 

M. B. Coh. 272. 

6. D. : Medesima leggenda. Busto a destra col paludamento. — 
R. : LIBERALITAS AVGVSTI li. Congiario. (Anno 224 d. C). 

M. B. Coh. 279. 

7. D, : Come il precedente. — R. : p m TR P v COS li p p. Le 
Terme d'Alessandro. (Anno 226 d. C). 

M. B. Coh. 333. 



456 FRANCESCO GNECCHI 



8. D. : IMP SEV ALEXANDER AVG. Basto laureato a destra. — 
R. : P M TR P vili COS III P P. Alessandro con un ramo e ac- 
compagnato dalla Vittoria in quadriga di fronte diretta a si- 
nistra. I cavalli di destra e di sinistra sono condotti da due 
soldati. Al secondo piano tre soldati. (Anno 229 d. C). 

M. B. Coh. 370. 

9. D.: IMP CAES M AVR SEV ALEXANDER AVG. Busto laureato a 
destra col paludamento. — R. : PONTIF MAX TR P V COS II 
p p. Le Terme. (Anno 226 d. C). 

a. B. Coh. 418. 

10. D.: IMP e M AVR SEV ALEXANDER AVO. Busto laureato a destra 
col paludamento. — R.: PONTIP max TR P VII COS II P P. Roma 
seduta a sinistra con una Vittoria e un'asta. Dietro uno scudo. 
(Anno 228 d. C). 

P. B. Coh. II Ed. N. 483. 

11. D.: IMP ALEXANDER PIVS AVO. Busto laureato a destra col palu- 
damento. — R. : PROPECTIO AVGVSTI. Alessandro a cavallo a si- 
nistra, preceduto dalla Vittoria e seguito da due soldati. 

M. B. Coh. II Ed. N. 494. 

12. D.: IMP ALEXANDER PIVS AVO. Busto come sopra. — R. : spes 
PVBLICA. Alessandro laureato a destra accompagnato da due 
soldati, riceve una Vittoria da un personaggio che si presenta 
sotto le spoglie della Speranza. 

M. B. Coh. suppl. 22. 

13. D.: IMP ALEXANDER PIVS AVO. Busto laureato a destra col 
paludamento e la corazza. — R.: VICTORIA AVOVSTI. Alessandro 
a cavallo a destra, in atto di lanciare un giavellotto, prece- 
duto dalla Vittoria e seguito da un soldato; davanti a lui un 
prigioniero seduto. 

G. B. Coh. II Ed. N. 673. 

SEV. ALESSANDRO E ORBIANA. 

1. D. : IMP SEV ALEXAND SALL BARE ORBIAN AVG. Teste affron- 
tate di S. Alessandro e di Orbiana. — R. : CONCORDIA AVGV- 
STORVM. Alessandro e Orbiana che si danno la mano. 

M. B. Coh. 3. 



J 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 457 



SEV. ALESSANDRO E GIULIA MAMME A. 

1. D. : IMP SEV ALEX AND AVO IVLIA MAMAEA MATER AVG. Ba- 
sti affrontati di Alessandro laureato e Mammea diademata. — 
R.:adlogvtio avgvsti cos ih p p. Tipo deirAUocuzione. 

M. B. Coh. 14. 

2. D. : Simile al precedente. — R. : pelicitas perpetva avg. 
Mammea seduta a sinistra e davanti a lei due donne in piedi, 
una delle quali le presenta un globo. Dietro Mammea la Feli- 
cità col caduceo. 

M. B. Coh. 15. 

3. D. : Simile ai precedenti. —- R. : felicitas temporvm. Ales- 
sandro seduto a sinistra su di una sedia curùle con un globo 
e un libro, incoronato da una Vittoria. Davanti a lui la Feli- 
cità e al secondo piano altra figura femminile. 

M. B. Coh. 16. 

4. D. : Simile ai precedenti. — R. : pides militvm. Alessandro 
in abito militare e con un un'asta a destra, sacrificante su di 
un tripode e coronato dal Valore militare. In faccia a lui 
Giove ignudo col fulmine e lo scettro. Al secondo piano un'in- 
segna militare. 

M. B. Coh. 17. 

6. D. : Simile ai precedenti. — R. : p M TR P viin cos in p p. 
Alessandro seduto a sinistra con una Vittoria e uno scettro 
coronato da una Vittoria che gli sta dietro. Davanti a lui un- 
soldato che posa su di un cippo uno scudo colla leggenda 
VOT X. (Anno 230 d. C). 

M. B. Coh. 18. 

6. D. ; Simile ai precedenti. — R. : prof AVQ (all'esergo) PONTIF 
MAX TR P X COS III P P. (all' ingiro). Alessandro in abito mi- 
litare a cavallo a destra, preceduto dalla Vittoria e seguito 
da un soldato. Al secondo piano due insegne. 

M. B. Coh. 19. 

7. D. : Simile ai precedenti. — R. : romae aeternae. Alessandro 
a sinistra accompagnato da un soldato e sacrificante su di 



458 FRANCESCO GNECCHI 



un'ara davanti a un tempio a due colonne, nel mezzo del quale 
sì vede una statua. In faccia a lui due flamini. 
M. B. Coh. 20. 

ORBIANA. 

1. D. : SALL BARBiA ORBIANA AVG. Busto diademato a destra. — 
R. : CONCORDIA AVGVSTORVM. Alessandro e Orbiana, che si danno 
la mano. 

M: B. Coh. II Ediz. N. 7. 

GIULIA MAMMEA. 

1. D. : ivLiA MAMAEA AVGVSTA. Busto diademato a sinistra. — 
R. : FELiaxAS perpetva. Tipo descritto al N. 2 di Sev. Ales- 
sandro e Mammea. 

M. B. Coh. 40. 

2. D. : Come il precedente. — R. : mater avg et castrorvm. 
Mammea seduta a sinistra con un globo (?) e appoggiata a 
una cornucopia. Dietro lei un'aquila legionaria e un'insegna. 
Davanti la Pietà a sinistra presso di un'ara accesa con una 
scattola di profumi. 

M. B. Coh. 64. 

3. D. Come i precedenti. — R. : mater castrorvm. Mammea se- 
duta : davanti a lei due insegne ; di dietro una figura in piedi. 

M. B. Coh. 55. 

4. D. : — R. : matri castrorvm. Mammea seduta è 

davanti a lei tre insegne. 

M. B. Coh. 56 (da Vaillant). 

5. D. : — R. : temporvm FELiaTAS. La Felicità a sini- 
stra con una patera e un'asta, tra una donna che tiene un'asta 
trasversale, e un'altra che tiene una cornucopia. 

M. B. Coh. 67 (da Vaillant). 

6. D. : iVLiA MAMAEA AVGVSTA. Busto diademato a sinistra. — 
R. : temporvm felicitas. Mammea seduta a sinistra con una 
patera e uno scettro ; davanti una donna con uno scettro ; dì 
dietro la Felicità col caduceo. 

M. B. Coh. 58. 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 459 



GORDIANO PIO. 

1. D. : iMP GORDiANVS Pivs FEL AVG. Busto laureato a sinistra 
col paludamento e la corazza. — R. : pontifex max tr p mi 
cos II p p. Gordiano in quadriga lenta a sinistra con uno scettro 
e un ramo, insieme a una Vittoria che lo incorona. Due sol- 
dati accompagnano i cavalli. (Anno 241 d. C). 

M. B. Coh. 305. Var. 306 e 307. (Tav. X, N. 8). 

2. D. : iMP GORDiANVs PIVS FEL AVG. Busto laureato a destra. — 
R. : TRAiECTvs AVG. Trireme diretta a destra coli' imperatore, 
(o il capitano ?) cinque rematori e quattro soldati. 

M. B. Coh. 323 e var. 324. 

3. D. : Come il precedente. — R. : Victoria avg. Tempio rotondo 
tetrastilo con iscrizione greca sul frontone e colla statua di 
Marte nel mezzo. A destra G-ordiano velato sacrifica su di 
un'ara, accompagnato da un personaggio. A sinistra un vitti- 
marlo che abbatte un toro. 

M. B. Coh. 333. 

FILIPPO PADRE. 

1. D. : iMP M ivL PHiLippvs AVG. Busto radiato a destra. — R.: li- 

BERALiTAS AVGG IH. Tipo del Congiario. 
M. B. Coh. 160. 

FILIPPO PADRE E OTACILLA. 

1. D. : M IVL PIHLIPPVS AVG. Busto laureato di Filippo a destra. 

— R. : MARCIA OTACiL SEVERA AVG. Busto d'OtaciUa diademato 
a destra. 

M. B. Coh. 5 e var. Coh. 6. 

2. D. : CONCORDIA AVGG. Busti affrontati di Filippo e d' Otacilla. 

— R. : . . . . Donna in piedi con un'asta. 
M. B. Coh. 17. 

FILIPPO PADRE E FILIPPO FIGLIO. 

1. D. : CONCORDIA AVGVSTORVM. Busti affrontati di Filippo padre 
laureato e di Filippo figlio a testa nuda. — R. : adventvs 



460 FRANCESCO GNECCHI 



AVGG. I due Filippi a cavallo a sinistra, preceduti dalla Vit- 
toria e seguiti da due soldati. Al secondo piano un' insegna e 
uno stendardo. 
M. B. Coh. 6. 

2. D. : iMP M ivL PHiLiPPVs AVO cos II. Busto laureato di Filippo 
padre a destra. — R. imp m ivl philippvs avo. Busto laureato 
di Filippo figlio a destra. 

G. B. Coh. 7. 

3. La stessa moneta in due varianti. 
M. B. Coh. 8 e 9. 

4. D.: M ivl philippvs nobil caes. Busto nudo di Filippo figlio a 
destra col paludamento. — R. : pietas avgvstorvm. Busti af- 
frontati di Filippo padre laureato e di Filippo figlio nudo. 

M. B. Coh. 1 (pag. 227). 

FILIPPO PADRE, FILIPPO FIGLIO 

E OTACILLA. 

1. D. : MARCIA OTAciL SEVERA AVG. Busto diademato d'Otacilla a 
destra. — R. : pietas avgvstorvm. Busti affrontati di Filippo 
padre laureato e Filippo figlio a testa nuda. 

M. B. Coh. 3 (pag. 215). 

2. La stessa moneta. 

G. B. Coh. 4 (dal Museo Tiepolo). 

3. D. : M IVL PHILIPPVS nobil caes. Busto nudo di Filippo figlio 
a destra. — R. : concordia avgvstorvm. Busti affrontati di 
Filippo padre laureato e di Otacilla diademata. 

M. B. Coh. 3 (pag. 228). 

ETRUSCILLA. 

1. D. : herennia etrvscilla avg. Busto diademato a destra. — 
R. : pvDiciTiA AVGVSTAE. EtrusciUa seduta a sinistra con uno 
scettro in atto di coprirsi il viso col velo. Davanti a lei la 
Salute che nutre un serpente, di dietro la Felicità col cadu- 
ceo, appoggiata ad una colonna. 

M, B. Coh. 27. 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 461 



TREBONIANO GALLO. 

1. D. : iMP CAE e viB TREB GALLVs AVG. Busto radiato a destra. 

— Ri : ARNAZi. Apollo ignudo di fronte su di una montagna 

con un ramo d'alloro e un arco. 
M. B. Coh. 87. 

TREB. GALLO E VOLUSIANO. 

1. D. : CONCORDIA AVGVSTORVM. Busti laureati ed affrontati di 
Treb. Gallo e di Volusiano. — R. : adventvs avgg. I due im- 
peratori cavalcanti a sinistra preceduti dalla Vittoria e seguiti 
da un soldato. 

M, B. Coh. 5. 

VOLUSIANO. 

1. D. : IMP e viB VOLVSIANO AVG. Busto laureato a destra. — 
R. : ARNAzi. Tipo descritto a Treboniano Gallo. 

G. B. Coh. 89. 

2. La stessa moneta. 
M. B. Coh. 90. 

VALERIANO PADRE E GALLIENO. 

1. D. : CONCORDIA AVGVSTORVM. Busti affrontati, laureati e palu- 
dati da Valeriano e Gallieno. — R. : adlocvtio avgvstorvm. 
Tipo delPAllocuzione. 

M. B. Coh. 5. 

2. D. : Come il precendente. — R. : adventvs avgg. Tipo de- 
scritto a Treb. Gallo e Volusiano. 

M. B. Coh. 6. 

3. D. : Come il precedente. — R. : liberalitas avgg i. Tipo del 
Congiario. 

M. B. Coh. 7 e var. Coh. 8 (liberalitas avgg ii?) 

MARINIANA. 

1. D. : DIVAE marinianae. Busto velato a destra. — R. : conse- 

CRATio. Pavone che vola a sinistra trasportando Mariniana. 
M. B. Coh. 18. 

59 



462 



FRANCESCO GNECCHI 



GALLIENO. 

1. D. : iMP e p LIO GALLiENvs AVG. Busto laureato a destra col 
paludamento. — B. : adventvs avgg. Q-allieno e Valeriane a 
cavallo. Tipo solito. 

M. B. Ooh. 736. 

2. D. : Come il precedente. — B. : aeqvitas avg. L'Eq[mtà a si- 
nistra colle bilancio e la cornucopia. 

M. B. Ooh. 737. 

3. D. : IMF GALLIENVS AVG CON. Busto lauToato. Dietro Pegaso. — 
B. : ALACRiTATi. Pegaso volante a destra. 

M. B. Coh. 738. 

4. D. : GALLIENVS AVG. Busto radiato e corazzato a destra. — 
R. : APOLLO CONSER. ApoUo ignudo a sinistra con un ramo di 
alloro e appoggiato alla lira. 

M. B. Coh. 745. 

6. D.: iMP e p LiciN GALLIENVS p F AVG. Tcsta laureata. — 

R. ; coHORT PRAET PRINCIPI syo in una corona d'alloro. 
G. B. Coh. 746. 

6. D. : iMP e p Lic GALLIENVS AVG. Busto laufeato a destra col 
paludamento. — R. : diana felix. Diana che cammina a destra 
con un arco e alzando la mano destra. Ai suoi piedi un cervo. 

G. B. Coh. 763. 

7. D.: iMP GALLIENVS AVG. Busto laureato e 'corazzato a destra. 
— R. : FIDES MiLiTVM. La Fede militare di fronte con due 
insegne. 

M. B. Inedito. Coli. F. Gnocchi. Milano. 

8. D. : GALLIENVS AVG. — Busto radiato a destra. — R. : fidei 
PRAET. Gallieno a sinistra con una palma e una cornucopia. 
A sinistra unMnsegna. 

G. B. Coh. 798 (da Pembroke), 

9. D. : GALLIENVS AVG. Testa laureata a sinistra. — B. : fides 
MiLiTVM in una corona d'alloro. 

M. B. Coh. Suppl. 86, 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 463 



10. D. : GALLiENVS p F AVG. Testa laureata a destra. — R. : mo- 
neta AVG. Le tre Monete. Tipo solito. 

G. B. Coh. 786 e var. 786. Con avgg Coh. 787, 788, 789. 

11. D. : GALLiENVM AVG p R. Basto laureato a destra col paluda- 
mento. — R. : ob conservationem salvtis. La Salute a destra 
in atto di nutrire un serpente. 

M. B. Coh, 790 e var. 791 (ob conservationem salvtis avgg). 

12. D. : GALLIENVM AVG SENATVS. Busto laureato a sinistra col 
paludamento. — R. : ob libertatem receptam. La Libertà a 
sinistra col berretto e uno scettro trasversale. 

M. B. Coh. 792. 

13. D. : Simile al prec. — R. : ob reddit libert. Medesimo tipo. 
M. B. Coh. 793. 

14. D. : IMP GALLIENVS AVG. Busto radiato a destra col paluda- 
mento. — R. : PAX AETERNA AVG. La Paco a sinistra con un 
ramo d'ulivo e uno scettro trasversale. 

M. B. Coh. 798. 

16. D:: IMP GALLIENVS AVG cos II. Tcsta laureata a destra. — 
R. : p M TR p V cos III p p. Gallieno a sinistra sacrificante su 
di un'ara. In faccia a lui un vittimano che abbatte un toro. 

M. B. Coh. 810. 

16. D.: GALLIENVM AVG SENATVS. Busto laureato a sinistra col 
manto imperiale. R. : p m tr p xii cos vi pp, Gallieno in qua- 
driga lenta a sinistra (a. 264 d. C). 

M. B. Coh. II Ediz. 841. 

17. D. : GALLIENVS AVG. Busto laureato a destra col paludamento. 
— R. : SECVRiTAs AVG. La Sicurezza a sinistra con uno scettro 
e appoggiata a una colonna. 

M. B. Coh. 818. 

18. D. : GALLIENVS AVG. Tcsta radiata a destra. — R. : secvrit 
PERPET. La Sicurezza a sinistra con uno scettro e appoggiata 
a una colonna. Nel campo h. 



464 FRANCESCO GNECCHI 



M. B. Sconosciuto a Cohen. Coli. F. Gnecchi a Milano. V. Gaz- 
zetta Num. di Como, 1886. Mem. cit. N. 300. 
NB. Qaesto medio bronzo sembra battuto col conio dell'argento. 

19. D. : GALLiENvs p F AVO. Testa laureata. — R. : s p q r 
OPTIMO PRINCIPI in una corona d'alloro. 

Oc. B. Coh. 823. 

20. La stessa moneta. 
M. B. Coh. Suppl. 94. 

21. iMP GALLIENVS p AVO. Busto laureato a destra col paludamento 
— R. : TEMPORVM FELiciTAS. La Felicità a sinistra col caduceo 
e la cornucopia. 

M. B. Sconosciuto a Cohen. Coli. Gnecchi. V. Gazzetta Num, 
di Como. 1886. — Mem. cit. Ne 290, (Tav. X, N. 9). 

22. D. : GALLiENVM AVO SENATVS. Bttsto laureato a sinistra colla 
clamide. — R. : tr p xii e vi p p. Gallieno in quadriga a si- 
nistra collo scettro. 

M. B. Coh. 826. 

« 

23. D. : GALLIENVS p F AVG. Testa laureata a destra. — R. : Vic- 
toria AVG ih. Vittoria che cammina a sinistra con una co- 
rona e una palma. 

M. B. Coh. II, Ed. 1126. 

24. D. : IMP e p Lic GALLIENVS p F AVG. Busto laureato e co- 
razzato a destra. — R. : Victoria avgg. Vittoria a sinistra. 

M. B. Inedito Coli. P. Gnecchi. 

25. D. : GALLIENVS p F AVG GERM, Busto laureato e corazzato a 
sinistra armato di lancia e scudo. — R. : Victoria germanica. 
Gallieno a sinistra coronato dalla Vittoria. A ciascun lato del- 
l' imperatore un prigioniero seduto a terra. 

M. B. Coh. 8B0. 

26. D.: IMP GALLIENVS p F GERM. Busto laureato a' destra. — 
R. : viRTvs GALLiENi AVG. Ercole di fronte rivolto a sinistra eoa 
un ramo nella destra, la clava alzata e la pelle del leone nella 
sinistra. 

M. B. Inedito. F, Gnecchi. 



SERIE DEL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 465 



27. D. : iMP e p LIO GALLiENVs AVG. Basto laureato a destra col 
paludamento. — R. : voxis decennalibvs in una corona di 
alloro. 

M. B. Sconosciuto a Cohen. Coli. Gnecchi. V. Gazzetta Num. di 
Como, 1886. Mem. cit. N. 301. 

SALONINA. 

1. D. ; SALONINA AVG. Busto diademato a destra. — R. ; ivno re- 
gina. Giunone a sinistra con una patera e uno scettro tra- 
sversale. 

M. B. Cohen 111. 

2. D. : coRN SALONINA AVG. Busto diademato a destra. — R.: pv- 
DiciTiA AVG. La Pudicizia seduta a sinistra. 

M.' B. Inedito. Coli. F. Gnocchi. 



GALLIENO E SALONINA. 

1. D. : CONCORDIA AVGVSTORVM. Busti affrontati di Gallieno e Sa- 
lonina. — R. : adventvs avg. Gallieno e Salonino a cavallo. 
Tipo solito. 

M. B. Coh. 11 (e G. B? Ooh. 12). 

2. D. : viRTvs AVGvsTL Testa di Gallieno coll'elmo. — R. : salo- 
NiNA AVG. Busto di Salouiua. 

M. B. Coh. U (e G. B. 13). 

3. D. : Testa di Gallieno. — R. : Cornelia salonina 

AVGVSTA. Testa di Salonina. 

G. B. Coh. 13. 

SALONINO. 

1. D. : DIVI caesari valeriano. Testa nuda a destra. — R. : con- 
SECRATio. Aquila che vola a destra trasportando Salonino al 
cielo. 

M. Coh. 67. 



' 



466 F. GNECCHI • SERIE DBL BRONZO IMPERATORIO, ECC. 



2. D. : PIETAS SAECVLi. Busto nudo di Salonino a destra col pa- 
Indamento. — R. : lovi exorienti. Qioye sulla capra Amaltea 
a sinistra. 

G. B. Coh. 68. 

3. D. : p e L VALERIANVS NOB c. Basto nndo a destra col paln- 
damento. — B. : pietas avgg. Istromenti da sacrificio. 

M. B. Coh. 69. 

4. D. : P e L VALERIANVS N C BustO C. S. — B. ! PRINCIPI IWENT. 

Salonino a sinistra con un globo e un'asta rovesciata. 
M. B. Ooh. 74 e var. 78, 79. 

5. ]). : SPES PVBLICA. Basto di Salonino a destra. — B. : salvs 

VRfiis. La Lupa coi gemelli a sinistra. 
G. B. Inedito. 

Milano^ Novembre 1892. 



Francesco Gnecchi, 



DI UN GRAN BRONZO INEDITO 



NOMO TANITE 



I monumenti numismatici olie ci rimangono dei 
diversi Nómi o prefetture in cui si divideva l'Egitto 
antico, 3ono, in genere, assai scarsi e preziosi. A 
questa scarsità di monumenti, per vero dire, non 
corrisponde la scarsità della bibliografia, che una 
lunga schiera di autori trattò di proposito quali' in- 
teressantissimo argomento W, e molti altri lo trattar 



(1) TòcHON d'Anhect (J. F.), Reeherehea historique» et géographiques 
sur ha vtédaillea dea nomea ou préfectures de l'ÉgypU. Paria, 1822, 

San Quintino (Gt. di), Degerizione delle medaglie dei Nómi oaeìa delle 
anlick» protende e città dell' Egitto, che si conservoTvo nel R. Museo di 
Torino. Ivi, 1832. 



468 SOLONE AMBROSQLI 



rono in via incidentale ; di maniera che le monete 
dei Nómi si trovano edite o ricordate in un gran 
numero di pubblicazioni, sia d'indole scientifica sia 
d'indole meramente descrittiva. 

Nessun autore tuttavia, eh' io mi sappia, ha 
dato notizia sinora della seguente moneta, che la 
molta cortesia di un egregio nostro connazionale, il 
Dott. Giuseppe Bosso, già residente per vari anni al 
Cairo, mi concede di pubblicare: 

Gran Bronzo. Diam. mm. 34 (mod. 9-10 di Mionnet). 

^ - [AYT] TPAIA C€B [AAKIK] ' 
Testa laureata di Traiano, a destra. 

^ — [TlANCITHC NOMOC L IB 

Figura imberbe stante, di fronte, in abito militare e 



BiRCH (Samuel), Researchea relative to tJie connection of the deities 
represented upon the coins of Egyptian Nomes with the Egyptian Pan^ 
theon (in: Numismatic Chronicle, voi. II). London, 1839-40. 

Lenormant (Ch.), Musée dea antiquités égyptiennes. Paris, 1841. 

Parthet (G.), Die GaumUnzen Aegyptens (in: Beitrage zur alteren 
MUnzkunde, herausgegeben von M. Pinder und J. Friedlaender, Band I). 
Berlin, 1851. 

Langlois (Victor), Numismaiique des nomes d' Égypte sous V adfni- 
nistration roinaine, Paris, 1852. 

ScHLEDEHAUS (A.) , AegypUsche NomoS'MUnzen (in : Munzstudien , 
herausgegeben von H. Grote, II). Leipzig, 1862. 

Friedlaender (J.), (in: Berliner Bldtter filr MUtiz-, Siegel- und 
Wappenkundéi), Berlin, 1868. 

Feuardent (F.), Monnaies deft noines ou préfectures de V Égypte (in : 
Égypte ancienne^ voi. II). Paris, 1873. 

w 

De Kougé (V.^« Jacques), Monnaies des nomes de V Égypte (in : Berne 
numismatique, Nouv. sèrie. Tome XV). Paris, 1874. 

Idem, Description de quelques monnaies nouvelles des nomes d'^ Égypte 
(in : Annuaire de la Società frangaise de Numis^natique). Paris, 1882. 

Frcehner ( W.), Le nome sur les monnaies d'Égypte (in : Ann, de la 
Soc, fr, de Num.). Paris, 1890. 

De Bougé fJ.), Les personnages sur les monnaies des nomes (in : 
Ann. de la Soc. fr. de Num.), Paris, 1891. 



DI UN GRAN BRONZO INEDITO DEL NÓMO TANITE 469 

oon paludamento, imbracciando lo scado colla destra 
e reggendo colla manca un trofeo. A sinistra un'ara 
da cui si eleva la fiamma. 

(Collezione Bosso). 

Come si vede, la leggenda è sgraziatamente sciu- 
pata là dove appunto importerebbe che fosse più 
chiara e distinta, cioè al principio del nome stesso 
del Nomo. Ciò che si legge in modo indiscutibile 
non è infatti che la terminazione NEITHC, la quale 
tuttavia non può convenire che a due soli Nómi 
d'Egitto, cioè al Tanite od al Tinite. 

Ma un esame accuratissimo della moneta con- 
duce ad intravvedere, prima del NCITHC, le traccie di 
un'alfa, preceduta alla sua volta, sembra, da un tau ; 
e, se il tau è incerto e affatto nebuloso, l'altra lettera, 
sotto alcuni angoli di luce, diventa leggibile per 
alfa, quasi con piena sicurezza, e ad ogni modo non 
può leggersi assolutamente per iota, ciò che esclude 
l'attribuzione al Nomo Tinite. 

Il gran bronzo della Collezione Bosso dovrebbe 
quindi appartenere al Nomo Tanite; e tale attribu- 
zione sembra evidente ed inoppugnabile al chia- 
rissimo Prof. Postolacca, insigne conoscitore della 
numismatica dei Nómi egiziani, al cui autorevole 
giudicio ebbi la fortuna di poter ricorrere durante 
un mio recente soggiorno in Atene. 

La figura stante, che spicca nel rovescio, sarebbe, 
se non m'inganno, il dio Horo, sotto la forma di 
a Horo vittorioso w, assimilato a Marte dai Greci (2). 

Il dio è rappresentato nel nostro gran bronzo 
sotto l'aspetto di un giovane imberbe, in costume 



(2) n dio Horo assume forme svariatissime a seconda dei diversi 
calti locali, talché i Greci, imbarazzati da queste continue trasformazioni, 
lo assimilarono, talvolta a Marte, tal altra ad Apollo, ad Ercole, ad Anteo. 



60 



470 S. AMBROSOLI ■ DI UN GRAN BRON'ZO INEDITO DEL NOMO TANITE 



militare, come su altre monete dei Nómi ^3)^ ed il 
trofeo lo caratterizza eloquenteniente per u Horo 
vittorioso w. Il Nomo Tanite ed il Nomo Setroite 
erano stati formati dallo smembramento dell'antico 
No pio Khent-abet^ la cui divinità principale era ap- 
punto tt Horo vittorioso n W; u aicssi les emblèmes 
de ce dieu n — osserva il visconto De Rougé — 
u se rencontrent'ils sur les momiaies des deux nomes 
a 2^osfén'eurs ^ (0). 

Si potrà forse obbiettare che la grafia TAN€ITHC 
ò nuova, leggendosi sulle altre monete di questo 
Nomo conosciute sinora: TANITHC; ma il Nomo Mem- 
lìte ci offre esempio di una simile doppia grafia: 
M€N<t)ITHC e M€N<t)€ITHC. 

Mi pare quindi che vi siano elementi più .elio 
a sufficienza per attribuire al Nomo Tanite il gran 
bronzo della Collezione Bosso. 

Ad ogni modo, spero di non aver fatto cosa 
inutile col pubblicare una moneta che sembra asso- 
lutamente inedita fra la serie dei Nómi, e eh' è pre- 
gevole anche per la non comune inscrizione della 
parola NOMOC, pregevole poi sopratutto per la straor- 
dinaria sua rarità, non avendosi notizia che di un 
altro solo esemplare, assai sciupato, il quale si con- 
serva nel Gabinetto Numismatico del Museo Britan- 
nico, come risulta da una cortese comunicazione di 
quell'illustre Direttore Sig. Stuart Poole. 

Ottobre 1892. 

Solone Ambrosoli. 



(3) De Rougé (J.), Monnaies des noines, etc. (Rev. num,, 1874), p. 48. 

(4) Idem, op. cit., p. 42-44. 

(5) Idem, op. cit., p. 44. 



ANNOTAZIONI NUMISMATICHE GENOVESI 



XXI. 



ULTIMI MINUTI E LOBO MULTIPLI ANEPIGBAFL 








Avendo cominciato dai minuti la serie di queste 
mie Annotazioni sebbene non mi sia limitato a queste 
sole monete, confesso tuttavia il mio compiacimento 
ogni qual volta mi si presenti l'opportunità di ritor- 
nare su questo argomento. 

Non mi fu dato per ora di aggiungere qualche 
cosa di importante per la serie antica. A quella in- 
vece dei minuti dei Dogi biennali col castello dei 
quali conoscevamo le sigle LB, IV, HP ed IZ (i), posso 
aggiungerne uno colla sigla B&, che perciò dovrebbe 
trovar posto dopo il n. 1153 delle Tavole Genovesi 



(1) Tavole descrittive Mie monete della zecca di (renova dal 1139 al 
1814. Genova, 1B91, nn. 1192-95, 1341-45, 1363 e 1410. 



472 GIUSEPPE RUGGERO 



all'anno 1661, quantunque non si abbia dai docu- 
menti conosciuti, il nome del soprastante corrispon- 
dente a queste iniziali. 

n nuovo tipo della Vergine è impresso dopo il 
1638 anche sui denarìni, e la prima volta che se ne 
ha notizia, è nel catalogo Wellenheim (2). In seguito 
n' ebbi anch'io un esemplare del peso di gr. 0,69 ed 
a quanto pare di rame puro, che ho descritto e di- 
segnato nelle Tavole W. Non avendo conoscenza di 
altri esemplari o varianti, sembra vami che fossero 
questi i soli ed ultimi rappresentanti del minuto con 
leggenda, quando in questi ultimi tempi me ne ca- 
pitò un altro con tali caratteri da farlo riconoscere 
per meno antico. Infatti tanto il busto della Vergine 
quanto le lettere sono più piccole, e le stelle che 
nei primi sono intercalate nella leggenda, vengono 
sostituite in questo da semplici punti. Sebbene que- 
st'ultimo si palesi evidentemente meno antico del- 
l'altro, pure non vorrei credere che questa monetina 
possa aver continuato per molto tempo ancora, con- 
siderandone la rarità in confronto di quelle prece- 
denti col castello, e dei denarini anepigrafi dei quali 
dirò in seguito. In ogni modo è da deplorarsi che 
manchino i documenti relativi di quest'epoca. 

Ma indipendentemente dalla maggiore o minor 
durata del minuto colla Madonna, questa specie di 
moneta non ebbe fine con questo tipo, ma si tra- 
smutò in quel denarino senza leggenda già riportato 
da diversi autori e descritto nelle nostre Tavole W. 



(2) Catahgue de la grande CoUeetion de mannaies et tuéd. de mr. WeUl 
de Wellenheim. Vienna, 1844-46, n. 2628. 

(3) Pag. 164, D. 1663 e Tavola V, n. 60. 

(4) Benavbn, Le Caissier Italien, Lione, 17S7-8S: Tav. 126, n. 60. 
— DeecrizUme di Genova e del Oenoveeaio, Genova 1846 ; alla Tavola 
namismatioa annessa n. 57. *- Tavole Oenoveai n. 2147. 



ANNOTAZIONI NUMISMATICHE GENOVESI 473 

Di questo, non sarà fuor di luogo ripetere qui la de- 
scrizione unitamente ai multipli suoi, che per mag- 
gior comodità del lettore ho disegnato in capo alla 
presente. 

1. ;& D • 1 — 9/ Croce isolata V. Fig. 1. 

2. ^' D • 2 — :^ V 7ì (6). „ rj 2. 

3, ^ 2. — 9 7? n (6). 77 V 3. 

4. ^ 3. — :^ 77 77 (7). „ „ 4. 

L'assegnazione cronologica come si trova nelle 
tavole Genovesi non va presa quale verità assolu- 
tamente provata, ma un indizio importante la con- 
ferma per Tanno 1751, anno che V Avignone aveva 
segnato per queste monete. Il lettore avrà forse posto 
mente alla nota nella colonna delle osservazioni, a 
pag. 237, relativa alla coniazione di nuova moneta 
da denari 2 in seguito alla scarsità d'argento. Il 
pezzo adunque da due denari, non fa mai usato 
prima di quell' anno, ma avendosi due tipi della 
moneta, cioè quello colla inziale D, e l'altro senza 
iniziale, non si può asserire con certezza quale sia 
il più antico, cioè coniato nel 1751 : tuttavia per 
analogia del tipo, risulta evidente che il minuto 
con Di deve essere stato coniato posteriormente a 
quella data. 

Circa alla provenienza della nota in margine, l'A- 
vignone deve averla riportata dall' Acinelli W il quale 



(6) Bbnaven, Tav. 126, n. 49. — Descrizioìte di Genova, etc., n. 56. — 
Tavole Genovesi nn. 2146 e 2146. Di questo da dae, si ha un'altra varietà 
colle lettere più grandi. 

(6) Tavole Genovesi n. 2141. 

(7) Descrizione di Genova, etc, Tavola annessa n. 55. — Tavole Ge- 
novesi n. 2143. 

(8) Compendio della storia di Genova, etc.^ Ediz. originale, Lipsia 1750. 



474 GIUSEPPE RUGGERO 



a pag. 355 del Tomo li scriveva: u Ond'è clic que- 
tt sfanno 1751, correndo l'indizione di Genova 13, 
tt per la scarsezza d'argento fu stampata in Genova 
tt una nuova moneta di rame da denari duo. cioè 
u una sesta parte di soldo, etc. » Non trovai docu- 
menti a conferma di questa notizia, ma l'asserzione 
dell' Acinelli non perde della sua importanza per 
questo, come quella che è testimonianza di uno 
scrittore sincrono. Per chi volesse convincersi, colla 
ispezione delle Tavole, della citata penuria d'argento 
in queir anno , gli sarà facile , poiché vedrà sin 
dal 1720 cessare quella ricca e continuata emissione 
dei buoni scudi larghi e stretti e dei loro spezzati: 
nel 1722 vedrà comparire per poco tempo un pezzo 
da 24 soldi e della metà sua al titolo di 860: poi 
qualche raro scudo stretto: scendendo verso il 1745, 
vedrà come si rimediasse coll'emissione delle madon- 
nine a 833 ; ma l'argento scompare definitivamente 
al 1749, per non ritornare che alla fine del secolo 
cogli scudi di S. Giovanni a 890. 

Dalla differenza fra queste monete, consistente 
nella cifra accompagnata oppur no dalla iniziale D, 
nasce spontanea la domanda se possano esistere il 
minuto senza D ed il da tre colla iniziale, monete 
che completerebbero le due serie, delle quali dovrebbe 
aversi per più antica quella coU'iniziale perchè meno 
semplice. Il non conoscersi ancora queste monete dai 
raccoglitori non esclude che siano state coniate : 
aspettiamo dunque che vengano fuori in seguito. 

Dovrei ora trattare del peso ; cosa difficile, perchè 
non conoscendo quello legale, non ci rimane che 
quello degli esemplari esistenti, sul quale si deve 
procedere con molta circospezione. Non ho avuto a 
mia disposizione un gran numero di esemplari per 
formare le medie, ma tuttavia abbastanza per averne 
dati sufficienti e dedurne risultati ohe mi sembrano 



ANNOTAZIONI NUMISMATICHE GENOVESI 475 

concludenti : beninteso che ho scartato quelli troppo 
consunti, e qualche altro che per essere coniato 
sopra un tondino più grosso, raggiungeva un peso 
eccezionale. Orbene, i pezzi da D 1 e D 2 mi hanno 
dato la media pel denaro di gr. 0,65, mentre quelli 
senza iniziale e colla sola cifra, raggiunsero a mala 
pena la media di gr. 0,45. 

Volendo confrontare questi pesi con quelli di 
epoche diverse dei Dogi biennali, potremo farlo be- 
nissimo, avendo i pesi legali di emissione tanto per 
la seconda metà del XVI, quanto per la stessa del 
XVITI secolo. Nel 1672 il peso dei minuti doveva 
essere di gr. 0,499, nel 1682 di 0,471, nel 1590 di 
0,447 e nel 1602 di 0,432 W. Infatti i minuti col 
castello pesati in buon numero, scartando i meno 
conservati, mi hanno dato una mèdia in peso di 
gr. 0,45, che combina appunto colla media dei pesi 
legali : e conviene ricordare che questi minuti hanno 
ancora un titolo, quantunque di soli 41 mm. Viene 
poi quello colla Vergine dopo del 1638 che pesa 
gr. 0,69, non tenendo conto del secondo esemplare 
meno conservato che pesa molto meno ; e questo 
aumento in peso devesi all'abolizione della lega, anzi 
credo che il peso legale debba essere maggiore, ciò 
che potremo forse verificare con migliori esemplari. 

In seguito, forse anche prima del 1670, si coniò 
un grosso pezzo in ramo da 12 denari colla metà 
ed il quarto, con leggende sulle due faccie (i^), mo- 
nete abolite poco dopo 0-^) e che danno la media 



(9) Desimoni, Sui denari minuti, ©te. in Giornale ligustico a. IX- 1882, 
p. 224-225. • 

(10) V. Tavole Genovesi, nn. 1768 e 1778-80. 

(11) Il Desimoni, colla consneta cortesia, mi dà notizia di una tal 
proibizione avvenuta in data 21 gennaio 1671, della quale trova cenno 
in un ms. dell'Avignone, 



476 GIUSEPPE RUGGERO 



pel denaro in gr. 0,75. Qui entrano in serie le mo- 
netine colla iniziale D del 1751, col peso del minato 
di gr. 0,65, seguite da quelle colla sola cifra che 
danno la media di gr. 0,45. 

Finalmente abbiamo quella coniazione conti- 
nuata dal 1768 al 1797 dei pezzi da denari 4, col- 
Tarme al ^' ed il valore tra due rami al ^f, nume- 
rosa di esemplari e di leggiere varianti che danno 
una media di gr. 0,40 pel denaro. Ed infatti l'ordine 
di emissione in data 19 febbraio 1768 ne fissa il 
taglio a 192 per libbra, che equivale a gr. 1,649, 
cioè a 0,412 per denaro. 

Questi pesi in continua decrescenza, confermano 
la precedenza di emissione dei pezzi colla iniziale 
su quella degli altri colla sola cifra, già indicata 
dalla minor semplicità di tipo. 

Poiché il denarino anepigrafo mi condusse ne- 
cessariamente a toccare dei suoi multipli da due e 
da tre, trovo che qui cade opportuno di rilevare una 
inesattezza incorsa in una importante pubblicazione 
di pochi anni addietro, quella del Barone Fursef^^), 
nella quale viene attribuito a Malta il nostro pezzo 
da denari tre. E poiché mi piace dare a Cesare ciò 
che è di Cesare ed al Rizzini ciò che è del Rizzini, 
dirò che fu per V appunto questo dotto amico, il 
Direttore di quel Museo Bresciano che egli imprese 
ad illustrare con tanto amore, con tanto studio e 
tanta accuratezza, il quale mi fece avvertito di quel- 
l'errore del Furse facile a passare inosservato, essendo 
fuori del corpo dell'opera. Figura infatti nell'appen- 
dice a pag. 394 con altre quattro marche, tutte 
appartenenti alla raccolta di Mons. Taggiasco, e 



(12) Furse E. H. Mémoires numismatiques de VOrdre Souverain de 
S. Jean de Jéruaalem, Roma II Ed. 1889. 



ANNOTAZIONI NUMISMATICHE GENOVESI 477 



vien reputata tanto rara da assegnarle il valore di 
100 lire. 

Non vedo molto chiaramente quali criteri ab- 
biano potuto indurre il Ch. autore e forse anche 
Mons. Taggiasco, a questa involontaria sottrazione 
dalla serie Genovese di una monetina molto comune 
da noi, per convertirla in un raro cimelio dell'Ordine 
di S. Giovanni. Non la forma della croce, che per 
l'epoca cui l'impronta mostra di appartenere, non 
si ha più altra croce per 1' Ordine che quella cosi 
detta Maltese, cioè colle braccia a coda di rondine. 
Rimane adunque quella sola e lontana analogia della 
cifra 3 nel campo, con quella dei pezzi in rame da 
tre piccioli di sei Gran Maestri che dal 1582 vanno 
fino al 1657. Queste monetine che tutti i raccogli- 
tori conoscono benissimo, con leggenda dalle due 
parti, hanno da un lato il campo inquartato dell'ordine 
e del G. Maestro, e dall'altra la cifra 3 nel mezzo: 
analogia che fu senza dubbio causa dell'errore. Oltre 
alla mancanza delle leggende e dell'arme, per cui non 
si credette bene di innalzare alla dignità di moneta 
il nostro pezzo, ma relegarlo tra le marche, vi è 
anche un' altra differenza. La forma del 3 ha uno 
spiccato carattere tutto suo per le maggiori propor- 
zioni della metà superiore, e per l' allargamento 
triangolare del braccio, che la distingue da quella 
dei 3 piccioli Maltesi. Giova pur anche avvertire 
che la serie monetaria dell' Ordine non offre prece- 
denti di monete anepigrafi, mentre la Genovese ne 
ha esempi perfino nel tipo della Madonna (^^), senza 
contare iDl,eiD2e specialmente quello del 2 
senza il D ; e se l' autore avesse avuto conoscenza 
dell'opera Descrizione di Genova e del Genovesato 



(13) V. Tavole Genovesi, n. 2142. — Benavbn, T. 126 n. 48, etc. 

ÒI 



478 GIUSEPPE RCGGERO 

del 1846, vi avrebbe trovato il disegno della moneta 
stessa. Per ultimo, la rarità esagerata data dal Farse 
al nostro pezzo da 3 denari, è una controprova dello 
errore di attribuzione, considerando quanto sia co- 
mune nel nostro territorio ligure. 

Era conveniente questa rivendicazione trattan- 
dosi di una monetina cosi modesta? Per me il 
maggior o minor valore di un pezzo non deve in- 
fluire sulla questione. Il vedere la stessa moneta de- 
scritta o disegnata in opere illustrative di zecche 
diverse, può ingenerare il dubbio che queste irre- 
golarità di minor conto facciano riscontro ad ine- 
sattezze di importanza maggiore. In conseguenza io 
credo che incumba ad ognuno l'obbligo di de- 
nunziarle. 

Ho accennato più d'una volta al poco conto in 
cui erano tenuti i denarini dai raccoglitori, per modo 
che anche i meno rari mancavano nelle collezioni, 
e pochissimi furono coloro che si occuparono a de- 
cifrare qualche volta le loro leggende abbreviate. 
Ora non voglio tralasciare di far nota una circo- 
stanza che riguarda queste monete, che se non ba- 
sterà a rialzarne il pregio, resterà a titolo di cu- 
riosità numismatica. Questi infimi individui della 
nostra serie metallica, ebbero anch'essi al pari dei 
loro maggiori multipli nei metalli nobili, l' onore 
delle falsificazioni. Non potrei asserire che i falsifi- 
catori siansi occupati dei denarini dopo che si ta- 
gliarono nel rame schietto, non rimanendo loro che 
la sola differenza di peso; ma quando potevano avere 
un piccolo lucro sulla infinitesima parte di argento 
che dovea entrare nella loro lega, non trascurarono 
di farlo. 

Fra i minuti del Doge XXVI e dei seguenti, 
ne ho alcuni che si direbbero di rame puro: tra 
quelli del Governatore Agostino Adorno, ne trovai 



ANNOTAZIONI NUMISMATICHE GENOVESI 479 

qualcuno d'una lega giallastra come di ottone, dunque 
indubbiamente falso. Né mi pareva impossibile in- 
fatti che i falsificatori avessero approfittato della 
gran quantità che se ne dovette coniare sotto l'A- 
dorno, per mettere in circolazione i prodotti della 
loro colpevole industria. Ma un documento del 12 ot- 
tobre 1462 ^1^) ci conferma che venivano falsificati 
anche i minuti. Il documento citato, è relativo alla 
cussione di moneta argentea spicciola u cum preter 
u aureos et grossos argenteos, nulla prope inveniatur 
a in tota urbe moneta quam nummorum minutorum, 
tt qui etiam adulterinis permixti sunt. « 



Cremona, Ottoh-e 1892. 



G. Ruggero. 



(14) Archivio di Stato, Diversarum Communis lanue, reg. 79, 574. 



Gian Marco e Gian Battista Cavalli 



A complemento del lavoro su Gian Marco Ca- 
valli pubblicato nel primo anno della Rivista, credo 
opportuno far seguire altre notizie, che mi sono state 
comunicate in questi ultimi tempi e che mi sembrano 
molto interessanti per la vita di lui. Con esse abbiamo 
finalmente i materiali per riconoscere parecchi dei 
suoi lavori, e uno studio ulteriore sulle monete dei 
Gonzaga potrà stabilire in modo certo quanta parte 
egli abbia avuto nelle produzioni della zecca man- 
tovana. 

Il documento principale, che mi fu favorito dal 
cav. Stefano Davari , direttore dell'Archivio , è una 
lettera dell' imperatore Massimiliano al marchese 
Francesco, la quale ci svela il nome del medaglista 
anonimo mantovano, che lavorò nel 1506 alla zecca 
di Hall nel Tirolo (^) e che è appunto Gian Marco 
Cavalli. 

La lettera è la seguente : 

u Maximilianns divina favente clementia Bomanorum 
u Eex semper Augustus ac Hungarie, Dalmatie, Croatie, eto. 
u Eex, Aroidux Austrie, eto. 



(1) ScHNEiDBR, Di un medaglista anonimo mantovano delVanno 1506, 
in questa Rivista, anno III, pag. 101. 1\ signor Schneider ebbe in comu- 
nicazione la lettera di cui si tratta fin dal marzo 1890; mi pare quindi 
di non mancare alle regole di convenienza pubblicandola io oggi dopo 
oltre due anni da che egli ne ebbe cognizione. 



482 UMBERTO ROSSI 



u Illustris princeps et oonsanguinee dilecte. — Usi 
u nano siimus fideli nostro Magistro Joanne Marco de Ca- 
u vallis, qui se in suo opere penitus ad vota et voluntatem 
u nostrani prestitit. Quare eum spetialibus graciis et pro- 
u motionibus amplectimur , et ipsum iam in patriam re- 
u deuntem tue dilectioni obnixe commendamus. Hortando 
u ut eum vostri intuitu gratiose et favorabiliter commissum 
a habere et tractare velit. In eo nobis dilectio tua rem gratam 
u efdciet singulari gratia recognoscendam. Datum in opido 
u nostro Insprugh, vigesima sexta die mensis Junij, anno de- 
ci mini millesimo quingentesimo sexto, Hegni nostri romani 
a vigesimo primo, Hungarie vero decimo septimo annis n. 

a Commissio D. Kegis etc. v, 

(fuori) 

u 111. Francisco Marchioni Mantue principi et consan- 
u guineo nostro dilecto. v (2). 

Questa commendatizia che il Cavalli deve aver 
portato in persona al marchese Francesco ci mostra 
come r imperatore fosse rimasto molto soddisfatto 
dell' opera dell' artista mantovano : e veramente le 
monete e la medaglia pubblicate dal sig. Schneider 
possono stare a pari con le più belle cose di quel- 
l'epoca. La lettera fissa la durata del soggiorno di 
Gian Marco in Tirolo che fu solo di quattro mesi ; 
ed è anche il documento di più recente data che 
abbiamo intomo a lui W. 

Sul Cavalli scultore nulla di nuovo si è trovato 
negli archivii : però non è da tacersi che altri ar- 



(2) Archivio Gonzaga di Mantova, mb. E, II, 2. 

(3) Le altime notizie che avevo riportato di lai risalivano al 1504, 
nel qnal anno era stato testimonio al testamento di Andrea Mantegna. 
Egli non può esser nato dopo il 1454 perchò nel 1479 faceva parte del 
Consiglio degli Ottanta di Viadana, e doveva essere maggiorenne. 



J 



GIAN MARCO E GIAN BATTISTA CAVALLI 483 

gomenti sono venuti a confermare l' ipotesi già da 
me accennata che il busto di Andrea Mantegna sia 
opera sua. 

Il Museo di Berlino acquistò tempo fa un busto 
in bronzo di Battista Spagnoli, frate carmelitano e 
celebre poeta latino, più noto sotto il nome di Bat- 
tista Mantovano. Esso appare lavoro dello stesso 
artista che esegui quello di Mantegna e al pari di 
questo è foggiato col busto in bassorilievo , perchè 
doveva essere applicato similmente sopra un disco 
di porfido. Ora fra le poesie del Carmelita havvi il 
seguente epigramma che si riferisce forse ad una 
medaglia, forse ad un piccolo busto in oro del mar- 
chese Francesco Gonzaga, eseguito dal Cavalli : 

u Ad Maroum Gaballum nobìlem fictorem 
u Ipse neo est fictus, vivit Franciscus in auro ; 
tt Quod, si fiotum, opus, Marce Gaballe, tuum hoo n (4). 

Non è improbabile che queste lodi al Cavalli , 
quatìi sconosciuto fuori di Mantova e poco dopo af- 
fatto dimenticato, siano un attestato di riconoscenza 
del poeta per il ritratto che l'artista gli aveva fatto. 
E notisi che il busto deve essere stato fuso durante 
la vita di fra Battista (f 1516), poiché dopo la sua 
morte si trattò di fargli un monumento con una 
statua di bronzo che poi non venne altrimenti posto 
in esecuzione (^). 

Giambattista CavalU fu forse figlio ^di Gian 
Marco, e su di lui ho trovato due documenti che ce 
lo mostrano incisore di monete per tre zecche di- 



(4) Opef*a Baptistoé Mantuani^ Antnerpiae, 1576. Tomo III, 816. 

(5) BoDB, Die hronzehUsté dea Battista Spagnoli, nel Jahrbueh der 
Koniglich Pre^ssischen kunstammlunyen, 1890, 



484 UMBERTO ROSSI 



verse. Il primo è una lettera a lui diretta dal mar- 
chese Federico Gonzaga con cui lo sollecitava a con- 
segnare certi conii : 

u Jo. Baptista. — Havemo più volte dimandato al 
a Grana nostro maistro de la zeccha che voglia hormai far 
u stampire le monete col David : ne ha sempre condncto in 
a longo , mo' ne chiarise che è mancato per te , che non 
u l'hai mai finita, donde havemo presa admiratione che si 
u poco conto tenete de le cose nostre, tanto più che inten- 
a demo fate altre stampe per la zeccha di Parma. Dispia* 
a cene che preponi altri a noi, però dicemo che mandi su- 
u bito la predetta stampa de David et che non lassi man- 
u care le altre stampe necessarie alla nostra zeccha et cosi 
u le aspettamo. Sta sano. 

u Da Mantua, xii julij 1623 r) (6). 

Giambattista è dunque l'autore della bella mo- 
neta col Davide, di cui dò per ora la descrizione : 

^^ — FÉ • Il • MAR • MANTVAE • V • 

Busto a sinistra. 

9 — &LORIAM • AFFERTE • DOMINO • 

Davide seduto a sinistra suonando la lira e coronato 
dalla Vittoria; davanti a lui la fionda e la spada, e 
sotto il piede sinistro la testa di Golia. 

E probabilmente è suo lavoro anche la medaglia 
con lo stesso soggetto e le stesse iscrizioni pubbli- 
cata dal Litta f^) e descritta dall' Armand (^). 

Il Grana nominato nella lettera è il medaglista 
mantovano Gian Francesco Roberti , che sui primi 



(6) Archivio Gonzaga di Mantova. Copialettere del marchese, lib. 277. 

(7) Litta, Famiglie celebri d* Italia: Chnzaga, n. 19. 

(8) Ahmand, Lea tnédailleura italiem, II, 156, 4. 



J 



GIAN MA.RCO E GIAN BATTISTA CAVALLI 485 

del cinquecento cambiò cognome e si fece chiamare 
Della Grana. 

L' altro documento è una lettera dello stesso. 
Giambattista, che riguarda alcuni lavori fatti da lui 
per la zecca di Reggio: 

a Alli magnifici signori superiori de la Oiecha di Eegio 
tt in Begio. 

u Magnifici signori superiori. 

u Essendo venuto da me uno maestro Nicola Signorotto 
u per haver la ponzonaria del scudo di Begio, la quale me 
a fu lassata inter li mani da maestro Pandolfo per haverlo 
a servito et reconzata detta ponzonaria per non essere 
a bona da cazar. Si che io ho aspettato per non havere hauto 
u la satisfatione mia sin al presente et hora non havendo 
Li cognitione del detto maestro Nicola , qual dice essere 
a maestro di ciecha lie in Hegio, mando uno messo a posta 
ti acciò che V. S. receda dicti dui ponzoni, uno de Christo, 
a l'altro de Tarma de la Comunità. Cosi V. S. se dignarano 
a remandarne risposta de la receputa. No altro di continuo 
u recomando a V. S. Dat. in Pomponesco, a di primo ze- 
t; naro 1641. 

u Jo. Battista Cavallo d (9). 

La zecca di Reggio era stata fin dal 1532 data 
in appalto a Girolamo- della Penna e a Pandolfo 
Cervi, ferraresi, che avevano battuto monete d'ar- 
gento e di mistura ; e continuò a stare aperta con 
varie intermittenze fino al 1537, essendone maestro 
il solo Cervi, che è quello nominato nella lettera 
riportata di sopra. Sebbene sia detto orefice in di- 
versi documenti, non pare che sapesse fabbricare le 
stampe da se, perchè dovè rivolgersi al Cavalli, che 



(9) Archivio comunale di Begg'io. Registri di lettere dd annum. 



486 U. ROSSI - GIAN MARCO E GIAN BATTISTA CAVALLI 

godeva certo grande fama nella sua arte ; e questi 
gli fece i conii per lo scudo d' oro, col notissimo 
tipo del Cristo con la croce e il motto Ctiius cruore 
sanati sumiis e dall'altro lato l'arme di Reggio con 
la qualifica Regii Lombardie. La battitura di questi 
scudi, che continuò con lo stesso tipo per tutto il 
ducato di Ercole II, cominciò quindi almeno nel 1536, 
e il merito dell'invenzione dei conii è tutta del 
Cavalli. 

Un'altra circostanza apparisce vera anche per 
altri documenti: nel 1540 la zecca di Reggio fu 
appaltata ad Alberto Signore tti ed a Nicolò suo 
figlio per un anno, contratto prolungabile a bene- 
placito delle parti (^^) : due anni dopo questi era an- 
cora maestro di zecca. 

Umberto Rossi. 



(10) Archivio comunale di Reggio. Provvigioni ad annum. 



GRIDE RELATIVE 



AL CORSO DELLE MONETE MILANESI 



IN REGGIO D'EMILIA 



Nell'archivio di Reggio esistono molti documenti 
dell'epoca in cui la città era soggetta al dominio 
dei Visconti, e fra essi parecchi si riferiscono a mo- 
nete e al loro corso; ne ho trascelti tre che mi 
sembrano di qualche importanza, tanto più che la 
storia della monetazione viscontea non è ancora 
conosciuta esattamente. 

Prima in data è una grida di Regina della Scala, 
moglie di Barnabò Visconti, sul peso e sul valore 
dei fiorini d'oro inviata al podestà, di Reggio. 

u Regina de la Schala, eto. 

tt Fecimus quendam ordinem adnotari supra pondera 
a florenorum, quem volumus in oivitate nostra Eegii servari 
u debere, ac etiam in aliis civitatibus et terris nostrìs. Ut 
u pondus dictorum florenorum oonservetur in ipsis nostris 
u civitatibus et terris prout in Mediolano servatur. — Datum 
u Mediolani, xiiij februarii, Mccclxxxiiij. 

u Ordoc servandus supra pondere florenorum in oivitate 
u et terris Domini est ut infra, videlicet. 

a Quod constituatur unus officialis ad ponderandum 
u florenos, qui non sit oampsor nec mercator, qui omnes 
a florenos quos expendi continget in civitatibus et terris 
:ì predictis, iuste et dilligenter penset et sigillet ut pen- 



488 UMBERTO ROSSI 



u santur et sìgillantur in Mediolano, et hoc cum balanziis 
u et campionibus iustis et bonis ad rectum pensum Medio- 
u lani, et potestas Begii deputet unum ex iudicibus et 
u collateralibus suis ad inquirendum cum diligentia si 
u balanzie et campioni sunt iusti et qui procedat centra 
u quoscumque quoa inveniet contrafecisse et eos condem- 
u pnet iuxta ordinem qui dabitur super hoc per potesta- 
tt tem, reflferendarium et deputatos super intratas Eegii, 
u et qui floreni expendantur ut expenduntur in Mediolano, 
a videlicet: 

u Primo. Floreni fiorentini, januensis, papinus, ducatus 
u mediolanensis, papiensis bonus prò bono S. xxxij. 

a Item fiorenus florentinus de medio grano S. xxxj 
.. den. viiij. 

u Item fiorenus fiorentinus de uno grano S. xxxj den. vj. 

u Item fiorenus savonensis bonus S. xxxj den. vj. 

a Item fiorenus savonensis de medio grano S. xxxj 
ti den. iij. 

(fuori) 

u Nobili viro potestati, refferendario et deputatis super 
u intratis nostris Begli n (1). 



Sembra da questo documento che i fiorini di 
Savona fossero di minor bontà degli altri, e il popolo 
ne era tanto persuaso che non voleva riceverli : due 
anni prima si era dovuto fare una grida con cui si 
minacciavano multe severe a chi avesse osato dire 
che i suddetti fiorini non eran buoni e non li avesse 
accettati secondo la tariffa ^). 

La seconda è una grida con cui Bamabò ab- 
bassa il corso dei grossi e sesini: 



(1) Archivio comuDale di Beggio. ProwigioDi ad annum. 

(2) Arch. sadd. Provvigioni, 1872, 28 ottobre. 



J 



GRIDE RELATIVE AL CORSO DELLE MONETE MILANESI 489 

w 

m Dominus Mediolani, Imperialis Vioarius generalis. 

tt Ad evitandum dampna plurima que secuntur subdiofcis 
a nostris oocaxione monete argenti nuno curentis, reduximus 
ti monetam ipsam ad precia contenta in orida quam vobis 
u mittiraus presentibus introclusam. Volentes et mandantes 
u vobis quatenus cridam ipsam statim fieri faciatis in Ci- 
u vitate et episcopatu Regii et in ipsa contenta prò quolibet 
a observari. — Datum Mediolani, primo octubris Mcoclxxxiij. 

f'/ìtorij 

u Nobili militi domino potestati nec non refferendariis 
u et deputatis supra intratis civitatis nostre Regii. 

u Mandato Magnifici et ex. domini domini Mediolani etc. 
u Imperialis vicarius generalis, fiat crida quod intentionis 
Ci prefati domini est et vult quod de cetero omnes illi grossi 
a et sexini novi tam fabricati nomine prefati Magnifici 
a domini et condam bone memorie Magnifici domini domini 
u Galeazii, quam illustris principis domini comitis Virtutum 
u filii sui clarissimi: ab hodierna die in antea non expen- 
a dantur ncque recipiantur nisi solummodo ad computum 
tt imperialium deoemocto prò quolibet grosso et imperialium 
a quatuor prò quolibet sixino. Et prò dicto precio unus- 
u quisque tam nomine camere prefati domini, quam qua- 
u rumcumque personarum comunitatis et singularum per- 
u sonarum suppositarum dominio prefati domini, de cetero 
tt teneantur dare et recipere de dictis grossis et sexinis prò 
tt dictis quantitatibus imperialium sub pena indignationis 
tt prefati domini nostri, non obstantibus aliquibus cridis, 
tt literis seu ordinamentis prefati domini in contrarium. 

a Item quod non sit aliqua persona cuiuscumque oon- 
tt ditionis vel status qui de dieta moneta grosorum vel 
tt sexinorum de cetero audeat vel presumat incidere seu 
tt fondere, nec de ipsa prò incidendo seu fondendo emere, 
tt seu extra teritorium prefati domini exportare prò fondendo 
tt vel incidendo ut supra sub aliquo colore, sub pena indi- 
tt guationis prefati domini et amissionis dictem onete n (3). 



(3) Archivio comunale di Beggio. Provvigioni ad annwn. 



490 UMBERLO ROSSI 



Dair ultima disposizione risulta chiaro che il 
valore tariflfato delle monete era inferiore a quello 
reale del metallo: e infatti da altre gride appare 
che i grossi allora valevano ventiquattro imperiali 
e i sesini, sei: perciò si minacciavano pene rigorose 
a chi le avesse tagliate o fuse per venderle con 
guadagno fuori di stato. Questo è un esempio carat- 
teristico della tirannide di Barnabò che non rifug- 
giva da alcun mezzo per far denaro aumentando 
con questa trovata il prodotto delle gabelle ; nello 
stesso tempo faceva un dispetto al nipote, di cui 
agognava il dominio. È notevole che nella grida si 
nominano le monete battute da lui in unione al 
fratello Galeazzo e quelle di Gian Galeazzo, ma non 
quelle di Galeazzo solo W. Questo, per quanto di 
non grande importanza potrebbe essere un argo- 
mento in favore dell' opinione di coloro che non am- 
mettono che Galeazzo abbia coniato moneta col solo 
suo nome. 

L'ultima grida è anche più interessante, perchè 
risolve un dubbio su certe monete di Barnabò. 

tt Dominus Mediolani ac Comes Virtutum ac imperiallis 
u vicarius generallis. 

. a Volumus ut hys vixis proclamationem sen cridam 
tt intromissi tenoris publioe fieri faoiatis in civitate et 
a districtu nostris Begli, in loois, vicis, terris et contratis 
u ubi et in quibus talles et similles crìde fieri solent. Data 
u Mediolani, die v lunii Mccolxxxviij. 

tt Lucetus et Montanarìus. 

u Fiat Grida ex parte lUustris principia ao magnifici 
tt et exoelsi domini Domini Mediolani et comitis Virtutum 
tt Imperialis Vicarii generalis. 



(4) È vero che non si conoscono grossi di Galeazzo, ma i sesini sono 
comunissimi. 



GRIDE RELATIVE AL CORSO DELLE MONETE MILANESI 491 

u Quod non sit aliqua persona ouiusvìs sifc status, 
u gradas, habitus vel conditionis que audeat neo presumat 
u deinceps expendere, reoipere, seu traffigare ob aliquam 
a causam aliquos grossos nec sexinos, videlicet grossos 
u solitos expendi prò imperialibus xxiiij prò quolibet et 
u sexinos consuetos expendi prò imperialibus sex de stampa 
a quondam domini Bernabovis, videlicet de D • B formarum 
u presentibus incluxarum (5), nisi prò eo quod valebunt 
u tamquam argentum ruptum, et prò argento rupto, sub 
u pena arbitrio prefaoti domini aufferenda. Oum hoc sit 
a quod intenctionis et propositi prefacti domini est quod 
u cursus ipsorum grossorum et sexiuorum predicti stampi 
u sit penitus extinctus ubillibet super territorio suo, liceat 
a tamen unicuique habitanti de ipsis ipsos grossos et se- 
a xinos memorati stampi vendere prò suo libito voluntatis 
u et specialiter officialibus eiusdem domini deputatis super 
(1 fabrica monete Mediolani, qui de ipsis grossis et sexinis 
u dabunt differentibus sibi de ipsis iustum pretium se- 
u oundum quod valebunt prò argento, ut predioitur, rupto. 

("fuorij 

tt Nobilli viro potestati et referendario nostris Regii n (6). 

Ognun vede che qui si tratta di quelle curiose 
monete di Barnabò, da molti credute tessere, perchè 
si staccano nel tipo da tutte le altre monete me- 
dioevali, e che i signori Gnecchi hanno pubblicato 
l'una come un pestone l'altra come un soldo W. La 
grida li designa chiaramente come grossi e sesini; 
né deve far maraviglia che la maggior moneta possa 
essere stata creduta un pegione, perchè la differenza 
fra questi che valevano un soldo e mezzo e i grossi 



(5) Neil' originale della lettera vi è un vero e proprio fac-simile 
delle iniziali di Barnabò gotiche, col segno d'abbreviazione. 

(6) Archivio comunale di Reggio. Registro di lettere ad annum, 

(7) Gneccui, Le vwnete di Milano: Barnabò, nn. 11, 12 e 18. 



492 UMBERTO ROSSI -GRIDE RELATIVE, ECC. 



che ne valevano due, non consisteva nel peso, noia 
nel titolo ; il sesino invece è un po' più pesante degli 
altri cliO correvano allora, anche dello stesso Bar- 
nabò ; ma può darsi che sia di bontà inferiore. Cosi 
è spiegata anche la grande rarità di queste monete 
che dovettero scomparire in breve tempo dalla cir- 
colazione dietro il bando assoluto dato loro da Grian 
Galeazzo. 



Umberto Rossi. 



MEDAGLIA 

IN ONORE DI 

FRA DOMENICO DA PESCIA 



Nel Museo Civico dì Vicenza si conserva una 
medaglia in bronzo, senza rovescio, del diametro di 
68 millimetri, non priva di certa importanza storica 
e artistica. Il diritto rappresenta il busto d'un frate 
domenicano, volto a sinistra. La testa, dalla fronte 
aperta un po' rugosa, dal mento col pizzo, dall'aria 
profondamente pensosa, è coperta dal cappuccio della 
cocolla di san Bomenico , non cosi però che vi si 
nasconda l'orecchio. La leggenda, che vi sta incisa 
all'ingiro, non ìndica più che il nome del rappreseu- 



494 BERNARDO HORSOLIK 



tato e il giorno, il mese e l'anno della morte. Vi si 
legge cioè : F • DOMINICVS • A • PISCIA • OB • 23 • MAY 
. 1497 . Io non so se la medaglia sia nota ; devo 
però dichiarare che d'essa ho cercato indamo alcun 
cenno nell'opera classica dell' Armand intorno ai co- 
niatori di medaglie nei secoli XV e XVI iu Italia W. 






Di frate Domenico da Pescia non è nuovo il 
nome nella storia. La sua famiglia chiamavasi dei 
Buonvicini. Domenicano nel convento di S. Marco 
in Firenze , fu do' più caldi , per non dire il più 
Cialde ammiratore di frate Girolamo Savonarola. 
u Compagno w a lui u indivisibile nelle fatiche del- 
l' apostolato , nelle glorie , nei dolori , nei trionfi , 
nel patibolo, era, scrive il Padre Vincenzo Marchese, 
una di quelle anime semplici, affettuose, facili alle 
impressioni e capaci di qualunque sacrifizio, lo quali 
passano sulla terra senza punto addarsi, o cono- 
scersi di questa portentosa natura umana, e già de- 
stinate vittime dei tristi w (2). È nota la fine ch'egli 
ha fletto il 23 maggio del 1498 e la dispersione 
delle sue ceneri insieme con quelle del Savonarola 
e di fra Silvestro Marufiì da Firenze nella cor- 
rente dell'Arno. Del Buonvicini gli storici ricordano 
con ammirazione la singolare intrepidezza , onde 
salì il palco e offerse il collo ài capestro del car- 
nefice. Neil' universale scompiglio il buon frate 



(1) Armand, Lea MédailUurs Itali&ns des qutmième et seizihne sihies. 
Paris, 1882-1887. 

(2) Marchese, Scvitii Varii, voi. I, pag. 143. Firenze, 18G0, 



MEDAGLIA IN ONORE DI FRA DOMENICO DA PESCIA 495 

non s' avvedeva , come scrive il ViUari , di nulla ; 
sicché 

Parea che a danza e non a morte andasse (3). 

I Piagnoni non cessarono di venerarne la memoria, 
quale d' un martire e di tributare a lui , come a 
fra Silvestro , il culto stesso , che tributavasi al 
Savonarola. 






Il ViUari ricorda che in onore de' tre domenicani 
tt vennero coniate medaglie e incise imagini , che 
da tutti i devoti erano ricercate e mantenute na- 
scoste » W. Il che non deve destar maraviglia, quando 
si pensi che tra i seguaci del Savonarola erano dei 
più fervidi u Baccio della Porta e Lorenzo di Credi, 
rarissimi dipintori ; Baccio da Montelupo , insigne 
scultore ; Sandro Botticelli, che ne scrisse la vita, w 
ora perduta, u pittore e niellatore ; il Cronaca , ar- 
chitetto ; tutta la famiglia dei Robbia , illustri pla- 
sticatori ; il Baldini, incisore ; Giovanni dalle Cor- 
niole, intagliatore in gemme ; Eustachio e Bettuccio 
miniatori » (^), ed altri. Ora io non dirò dei ritratti, 
che si son fatti, di Girolamo Savonarola: ben mi 
giova ricordare che in onore di lui furono coniate 
non una, ma più medaglie, di taluna delle quali fa 
cenno anche il Vasari. L' Armand ne registra e il- 
lustra ben sette varie di dimensioni e di valore arti- 



(3) ViLLARi, Storia di Girolamo Savonarola , voi. II , cap. XI. Fi- 
renze, 1859. 

(4) ViLLARi, op. cit. e loc. cit. 

(5) Mauchesb, op. cit , voi. I, pag. 205. Firenze, 1860. 



496 BeRNARDO MORSOLIN 



stico, ma conformi affatto di coacetto. Di due, griii- 
cisori sono anonimi: d^una, si credette autore, per un 
inomento, il celebre Giovanni dalle Corniole, la quale 
sarebbe uscita, invece, secondo il Milanesi, dal pun- 
zone d'uno dei Dalla Robbia, e probabilmente di quel- 
l'Ambrogio, assai valente nella plastica, che nel 1495 
vestiva l'abito di san Domenico per mano del Sa- 
vonarola. Vorrebbesi anzi che da lui si foggiassero 
anche le altre quattro (^^. 



4* if: 



Ho detto che fra Domenico , ammirato per il 
coraggio, onde si fece incontro al martirio, b' ebbe 
nell'anime dei Piagnoni un culto, se non pari, certo 
indiviso da quello del maestro ; e che anche di lui, 
come del Maruffi, si sono incìse immagini e coniate 
medaglie, che per timore degli Arrabbiati si tenevan 
nascoste. E di queste è a credere sia la medaglia , 
di cui si parla, la quale nella squisitezza del lavoro 
accusa, non v'ha dubbio, la mano d'un artefice pro- 
vetto. Dire chi esso fosse, non è dato di certo ; come 
non è dato additare, tranne che per congetture, gli 
incisori delle medaglie del Savonarola. Mi giova 
anzi notare che una medaglia in onore di quest'ul- 
timo, della dimensione di 62 millimetri, si custodisce 
anche nel Museo di Vicenza. 

È la stessa , che è riportata dal Mazzuc- 
chelli C^), dal Friedlaender W e dal Trésor de Nu- 



(6) Armand, op. cit., part. I, pag. 106 e 106, p. II, pag. 46, p. IH, 
33, 109, 170. Paris, 1882-1887. 

(7) Mazzucchei.u, Musaeum, toni. I, tav. xxYiii, n. 8. Veiietiis, 1761. 

(8) I. Friedlaender, Die italieMÌschen Schaumunzmt de$ fuvfzehnten 
Jarhundet'ta, BerlÌD, 1880-1882. 



mk:daglu in onore di fra Giovanni da pescia 497 

mìsmatique et de Glyptique {^) \ e che rArmand, 
suffragato dal giudizio illuminato di Gaetano Mila- 
nesi, reputa lavoro d'uno dei Dalla Robbia e proba-^ 
bilmente di frate Ambrogio. Rappresentasi nel di- 
ritto il busto di Girolamo , volto a sinistra , vestito 
dell'abito di san Domenico con la leggenda: HIERO- 

NYMVS • SAVO • FER • VIR • DOCTISS • ORDINIS • PREDI- 
CHARVM. È scolpita nel rovescio una mano, armata di 

pugnale, ch'esce da una nuvola e minaccia la città 
di Firenze, con all'ingiro la scritta: GLADIVS • DOMINI 
SVP • TERAM • CITO • ET • VELOCITER • (^0). Alla medaglia 
del Savonarola si assomiglia di molto il diritto di 
quella del Buonvicini , cosi per la posa del busto , 
come per la forma del vestito e la natura del la- 
voro. Sicché mi parrebbe cosa né irragionevole, né 
presuntuosa pensare, eh' essa possa riputarsi lavoro 
d'una medesima mano. Vorrei dedurle anche dalla 
venerazione, che al Savonarola e ai due compagni 
di supplizio s' ebbe a prestare a lungo nel con- 
vento di S. Marco in Firenze e segnatamente dai 
testimioni oculari delle virtù di ciascuno dei tre. E 
dei testimoni oculari fu, non v'ha dubbio, frate Am- 
brogio, che venne tratto alla vita religiosa dalla parola 
affascinatrice e dall'esempio eloquente del Savona- 
rola, e dev'esserne stato, per quanto è dato conget- 
turare, dei seguaci più ardenti. 

Che frate Ambrogio Della Robbia, o l'artefice, 
qualunque egli fosse, delle medaglie in onore del 
Savonarola, si conoscesse gran fatto di lettere, non 



(9) Médiàlles couléea et ciselées en Italie, I, xv , I. II. xxxi. Paris, 
1834-1886. 

(10) Armand. op. cit., p. T, pag. 105. 



498 BERNARDO MORSOLIN 



pare. L' imperìzia è testimoniata , non fosse altro , 
dalle due leggende, del diritto, cioè, e del rovescio, 
dove l'ortografia specialmente lascia un qualche de- 
siderio. E un desiderio lascia pure la leggenda, che 
circonda il busto di fra Domenico da Pescia. Vi si 
sorprende cioè uno sbaglio nel millesimo. Il sup- 
plizio dei tre Domenicani si consumò il 23 maggio, 
non del 1497 , come vi si legge , ma del 1498, Di 
questo sbaglio non vuoisi però fare un conto mag- 
giore di quello, ch'esso si merita. È ciò che si sor- 
prende non di rado anche nelle date di documenti 
autentici, e che torna facile a correggersi o per il 
contenuto, o col mezzo d'altri documenti. Dirò inoltre 
che la leggenda non è in rilievo, ma incisa. Il che 
può anche far credere eh' essa .vi si incidesse non 
contemporaneamente al busto, ma in età posteriore, 
quando sbollite già le animosità degli Arrabbiati , 
dei Compagnacci e dei Palleschi , e sbandito l'an- 
tico timore, che costringe vanii , come si è detto , a 
tener nascosti i ricordi artistici dei tre martiri, po- 
tevano professarne con fronte libera il culto. Dato 
pertanto , come sembrerebbe ragionevole a cre- 
dersi , un corso più o meno lungo di anni tra 
il faci mento del busto e l'incisione delle lettere , 
condotta , se vuoisi , anche per altra mano , non 
è, mi pare, da maravigliare, se si scambiava, usando 
unicamente della memoria, il 1498 col 1497. Mara- 
viglia sarebbe, invece, se lo sbaglio si riferisse al 
giorno del supplizio, il cui anniversario celebravasi 
costantemente con mesta cerimonia. I Piagnoni , 
cessate le persecuzioni, presero , u non più peritosi 
o sfidati, ma baldi e sicuri », a rialzare a gli altari 
al loro Profeta >?, a parlare a di miracoli, di visioni 
e di profezie avverate » e a minacciare i divini ca- 
stighi ai loro nemici. Poi traevano , scrive il Mar- 
chese, » al luogo del supplizio di fra Girolamo e dei 



MEDAGLIA IN ONORE DI FRA DOMENICO DA PESCIA 499 

compagni, vi spargevano e frondi e fiori, vi deposi- 
tavano eletti carmi, lo bagnavano delle loro lagrime, 
v'imprimevano affettuosi baci e giuravano di man- 
tenerne, fin che loro bastasse la vita , inviolato il 
culto e la dottrina. E tutti gli anni, al ritomo del 
feral giorno 23 maggio , la stessa tenera e poetica 
dimostrazione d'affetto si ripeteva da' nepoti, che la 
continuarono per il corso di sopra due secoli W «. 






Dopo le congetture, non irragionevoli, mi pare, 
che sonosi esposte, a me non resta che dare il fac- 
simile d'una medaglia non senza valore per la storia 
e pregio per l'arte, avventurato oltre ogni dire , se 
altri, rifacendosi sull'argomento, varrà a diradare per 
intero le tenebre, in mezzo alle quali ho cercato di 
gettare , come che si voglia , un qualche barlume 
di luce. 

Vicenza, Giugno 1892. 

Bernardo Morsolin. 



(11) Marchese, Scritti varii^ voi. I: Il Convento di S. Marco in 
Firenze, lib. HI, pag. 307. Firenze, 1860. 



BIBLIOGRAFIA 



LIBRI NUOVI. 



Reg^. SluarÉ Poole, Catalogne of the coins of Aleauzfuiria and 
the Nomes. — 1892. 

Bapciay V. Head, Catalogue of the greeck coins ofJonia, — 1892. 

Il Museo Britannioo non è solamente il più cospicuo 
del mondo per la massa e la qualità degli oggetti ivi rao- 
coltif ma, ciò che meglio vale, è il più attivo, il più utile, 
e diremo il più vivo per gli studii che gli egregi conser- 
vatori vi fanno e per le pubblicazioni che ne seguono. A 
brevissimo intervallo furono quest' anno pubblicati due 
nuovi cataloghi delle collezioni numismatiche , uno per le 
monete d'Alessandria, l'altro per quelle della Jonia. 

La serie delle monete imperiali d'Alessandria, conservata 
al Museo Britannico, è importantissima, di poco inferiore 
alla famosa della collezione Di Demetrio, ora al Museo 
d'Atene, che è ritenuta la prima del mondo. 11 catalogo 
quindi per questa parte si può considerare quasi una de- 
scrizione generale della zecca; e importantissima è l'intro- 
duzione, nella quale il Direttore, Sig. Beginaldo Stuart 
Poole, ci dà una splendida monografia della zecca d'Ales- 
sandria sia sotto il rapporto cronologico-storico , sia sotto 
quello dei tipi i quali formano infatti l'oggetto più meri- 
tevole di studio nella monetazione Alessandrina, e che sono 
sviluppati con tutta la desiderabile ampiezza. — Anche le 
82 nitidissime tavole che accompagnano il Catalogo non 
furono disposte cronologicamente come di solito ; ma con 

ei4 



502 BIBLIOGRAFIA 



felice innovazione pel caso speciale, lo furono invece in 
ordine dei tipi rappresentati al rovescio delle monete ; 
sistema che serve mirabilmente a rendere famigliari le 
numerosissime personificazioni, deità e rappresentazioni di 
cui ò ricca la serie egiziana. 

La parte che riguarda i Nomi non è certo esauriente 
come quella riguardante la zecca d'Alessandria, e ciò di- 
pende dall'essere questa serie dei Nomi relativamente assai 
deficiente al Museo Britannico. 

« 
• « 

Nel secondo Catalogo il Signor Barclay Head ci offre 
la serie delle monete greche della Dodecapoli Jonica. La 
dotta prefazione si addentra nelle delicate e complicate 
questioni di attribuzioni, di pesi, di sistemi di cronologia e 
metrologia delle primitive monete della Jonia; e l'autore, pure 
lasciandone parecchie in sospeso o sciolte in modo dubita- 
tivo, si appalesa sempre come uno dei più profondi cono- 
scitori di questa difficilissima materia. — L'uso del catalogo 
poi è assai facilitato dal corredo di sette copiosi indici 
cosi distribuiti: I. Geografico. — IL Tipi. — IIL Simboli e 
contromarche. — IV. Re e reggenti; nomi di Magistrati 
su monete autonome e su monete imperiali. — V. Nomi di 
Magistrati romani. — VI. Nomi di incisori. — VII. Iscri- 
zioni notevoli. 

Il volume è corredato da una carta geografica della 
Jonia e da 39 tavole in Eliotipia disposte per città in 
ordine cronologico. 

P. G. 



Falchi (Isidoro), Veluhnia e la sua Necropoli antichissima. — 
Firenze, coi tipi dei Successori Le Mounier. — (Un voi. in-4, di 
pag. 317, con 19 tav., delle quali una di monete). 

In quest'opera, nella quale il Cav. Falchi, benemerito 
e indefesso ricercatore delle ruine e antichità di Vetulonia, 



BIBLIOGRAFIA 503 



rende conto degli scavi da lui intrapresi e condotti con 
esito sorprendente (basti V accennare alla scoperta , fatta 
nello scorso anno, del grande ipogèo , simile ai cosidetti 
tesauri degli Atridi che Schliemann restituì alla luce a 
Micene), l'autore consacra un capitolo alla numismatica ve- 
tuloniense , di cui egli ebbe già a trattare in una lettura 
all' Istituto Imperiale Archeologico Germanico ed in un 
esteso articolo pubblicato nelVAnnuaire de la Société fran- 
gaise de Numismatique. 

Com'ò noto, l'interpretazione, l'attribuzione e l'ordina- 
mento cronologico delle monete etruscbe hanno suscitato 
molte discussioni ; e vediamo, ad esempio, che fra Mommsen, 
Fabretti, Gamurrini, Deecke, Head, vi è dissidio intorno a 
varii punti. Alcune fra tali monete, tuttavia, per ciò che ri- 
guarda l'attribuzione, non lasciano alcun dubbio sulla zecca 
da cui sono uscite , poiché recano inscritto o per disteso 
in modo più o meno abbreviato il nome della città : Ve- 
lathri (Volterra), Pupluna (Populonia), Tla, TI (Telamone). 

A Yetulonia erano già state attribuite dal Passeri , da 
Eckhel, dal Lanzi, monete che non le appartenevano ; quelle 
veramente di Yetulonia recano spesso la leggenda VoM^ se- 
gnata a caratteri minuti, è vero, ma perfettamente distinti 
su alcuni dei molti esemplari in bronzo che il Cav. Falchi 
ha ritrovati e raccolti sul luogo. 

Altrettanto non si può dire per le scarse monete d'ar- 
gento che si rinvennero a Yetulonia ; esse non recano l'in- 
dicazione della zecca, ma quella soltanto del valore, sono a 
rovescio liscio come quelle di Populonia ; e la ragione 
principale per cui l'autore le assegna a Yetulonia si ò che 

quivi soltanto furono ritrovate. 

S. A. 



// Museo Archeologico e Numismatico di Livorno , illustrato dal 
Prof. Pio Mantovani. — Livorno , G. Meucci , 1892. — (Un 
voi. in-4, di pag. XI-140, con 17 tav. lit., delle quali la XIV è 
di monete livornesi). ^ 

L'origine del Museo di Livorno è recentissima ; l'inizio 
delle collezioni che lo compongono si deve alla donazione 



504 BIBLIOGRAFIA 



fatta al Munloipio nel 1883 dal* benemerito Gommend. En- 
rico Ghiellini. 

La parte numismatica, sinora, non ha molta impor- 
tanza ; si tratta di circa 2000 monete, cosi suddivise : 

SsaiB ANTICA. 

Monete greche e italiche non romane. 
» egizie dei Tolomei .... 
» romane dell'epoca repabblicana 
» * dell'Impero . . 

» » dell'Impero d'Oriente. 

Sbrib mbdioevalb b modbrna 9 281 583 



ORO 


ARG. 


BR. 





20 


126 


». 


2 


20 


— 


64 


«5 





25 


88B 


^_ 


.1.^ 


73 



Alla raccolta delle monete livornesi vengono dedicate 
cure speciali; un capitolo del volume di cui parliamo è 
riservato appunto a quest'argomento. Vi si premettono al- 
cuni cenni storici intorno alle monete di Livorno in ge- 
nerale; poi si dà l'elenco e la descrizione di quelle possedute 
dal Museo, e che, in riassunto, sono le seguenti : 

Ferdinando II, pezza della rosa, del 1665. 

» ^ quaHo di pezza della rona, id. (2 es). 

Cosimo III, unghero, del 1675. 

T> » pezza d*oro della rosa, del 1717 e del 1718 (3 es. , con 

differ. di conii). 
> y> tollero col porto, del 1680, 1683, 1685, 1687, 1688 (2 es.), 

1692, 1694, 1697, 1698, 1699, 1702, 1703, 1704. 
» » tollero collo stemma, del 1707 (3 es.), 1711, 1712 (4 es., 

con diff. di conii), 1717 (2 es.). 
» » tnezzo tollero colla nave, del 1683 (2 es., con diff. di conii). 
» » quarto di tollero, del 1683. 
» » pezza della rosa, del 1681, 1697, 1701 (2 es.), 1703, 1707, 

1718 (2 es.). 
» » fftezza pezza della rosa, del 1697 (2 es.). 
GiANGASTONB, tollero collo stemma, del 1723. 

Il volume, stampato con lusso, è dedicato a S. A. R. il 
Principe di Napoli, cui veniva ofiPerto a nome della Giunta 
Municipale nello scorso agosto, inaugurandosi in Livorno 
il monumento a "Re Vittorio Emanuele. 

S. A. 



BIBLIOGRAFIA 505 



PuMai^iillI (G.), Biblioteca etiopica. Catalogo descrittivo e ragio- 
nato degli scritti pubblicati dalla invenzione della stampa 
fino a tutto il 1891 intorno alla Etiopia e regioni limitrofe. 
— Milano, U. Hoepli. 

In questa recentissima pubblioazione del solerte Biblio- 
tecario della Nazionale Braidense, fra le molte sezioni nelle 
quali r autore ha opportunamente ripartito il ricco mate- 
riale da lui raccolto, troviamo una suddivisione dedicata 
alla numismatica. Vi sono diligentemente radunate le in- 
dicazioni bibliografiche relative alla storia monetale del- 
l'Etiopia, e in particolare alla illustrazione delle monete 
coniate dai re della dinastia axumita (nella regione che 
corrisponde alla moderna Abissinia). 

Questi scarsi monumenti numismatici, — dicp 1' Head 
nella sua Historia numorum, — consistono in piccole mo- 
nete d'oro e di bronzo , con leggende dapprima in carat- 
teri greci o piuttosto greco-copti, più tardi in caratteri etio- 
pici; e spesso scorrette e frammiste a parole inintelligibili. 
Eccone alcuni esempi: 

À4>IAAC BACIAEYC — AZCOMITCON 

BICIAIMHAH. 
* BAC * CIN * BAX * ACA — 

* lAN * AA4> * ECON * BIC 
*** AIHB BACIA6Y, ecc. 

Per lo stile, per la fabbrica , e principalmente per la 
presenza della croce nelle leggende , si argomenta che le 
monete di Axum siano posteriori alla venuta di G. C. , senza 
che riesca possibile d'altra parte di stabilire con certezza 
la data della loro coniazione, per la scarsezza delle notizie 
cronologiche pervenute sino a noi intorno a quella dinastia. 

Quanto alle altre indicazioni numismatiche , 1' elenco 
del Fumagalli (in armonia col programma ch'egli si era 
tracciato, e ch'è riassunto nel titolo stesso dell' opera) , si 
estende anche a tempi più recenti, sino ad accennare alla 
moneta speciale per la Colonia Eritrea. 

S. A. 



506 BIBLIOGRAFIA 



■olia (Batllio), // mtiseo di un letterato milanese del Seicento. 
— Bellinzoaa, 1892. — (Nozze Salvjoni-Taveggia). 

Per le nozze dell'amico suo Dott. Carlo Salvioni, Prof, di Let- 
teratare Neo-latine all'Uaiveriità di Pavia, il nostro collaboratore 
E. Motta, Bibliotecario della Trivulziana, ha dato alle stampe un 
opascolo curioso ed interessante, intorno alle collezioni di monete 
e medaglie, rarità d'arte, mss. e libri figurati, ch'erano stati rac- 
colti dal Canonico Valeri. 

Di questo letterato , cosi scrive il Forcella nella prefazione 
alla voluminosa ed ormai compiuta sua opera sulle iscrizioni mi- 
lanesi: tt Nato in Milano intorno alPanno 1572 da Oio. Pietro Va- 
leri, e da Francesca Eleonora Ouasconi, appartenne alla milizia 
ecclesiastica, e cessò di vivere il 4 agosto 1651, nella Canonica di 
S. Maria della Scala, di anni 79 e 7 mesi. Fu dottore in ambe le 
leggi, profondo conoscitore della latinità classica e cultore della 
poesia latina. Scrisse opere legali , storiche , archeologiche e poe- 
tiche, ma nessuna di queste vide la luce. Il cardinale Francesco 
Sforza, duca di Fiano, lo ebbe a segretario, e il re Filippo IV gli 
conferi nel 1027 il canonicato nella regia ducal basilica di Santa 
Maria della Scala » (*}. 

La Trìvalziana cuBtodisoe un codice autografo del Valeri, con- 
teaottte l' inventario del museo da lui posseduto , ed il Motta ne 
trascrive e ne pubblica una parte, con accenni anche a monete e 
medaglie. 



Un triens tigne par un monétaire mérovingien inconnu jusqu'à ce 
jour, et frappé dans un atelier nouveau, par le V^ B. de Jonghe. 
— Bruxelles, 1892. (Estr. dalla Revue belge de Numismatique). 

Terzo di soldo , colla leggenda gas — trono(vo) nel diritto 
{Ckutro novo), e CHARivLFOM(onetario) nel rovescio (Chariulfo tno- 
netario)* Fu trovato ne' dintorni di Langres (Dipart. dell'Alta 
Marna), e non ha riscontro neppure fra la incomparabile serie 
merovingia del Gabinetto Nazionale di Parigi. L'erudito Presidente 
della Società belga di Numismatica, in questo suo breve scritto, 
attribuisce questa moneta, dubitativamente ma tuttavia con ragioni 
assai plausibili, a Novurn-Castrum nel Limosino. 



(*) Iscrizioni délU ehiese e degli altri edifici di Milano dal secolo VITI 
ai giorni nostri, raccolte da Vincenzo Forcella per cura della Società 
Storica Lombarda. — (Voi. I, pag. VI). 



BIBLIOGRAFIA 507 



VUalini 0., Sapplemento alle monete dei papi descritte in tavole 
sinottiche dal dott. Angelo Cin'agli, compilato per le monete battnte nel 
pontificato di Pio IX e neirinterregno della Bepabblica Bomana. Ca- 
merino^ Savini, 1892, in-4 fig., pp. 7J-21. 

TéssUr A^ La zecca di Veneiia. Venezia, Cordella, 1892, in-16, p. 8. 

Chiaiso F., Saggio dell'oro e dell'argento : studio sulle monete e sui 
corpi che pia devono essere noti agli assaggiatori. Genova^ Pio Qaggero 
già dei Tribunali, 1892, in.8, p. 194 

(Jabella G^ Catalogo delle monete e medaglie genovesi di proprietà 
degli eredi del fu cav. avv. Gaetano Avignone. Ornava, stab. tip. Qeno- 
vese, 1892, in-8, p. 28. 

Elenco degli oggetti etruschi e di monete romane imperiali, conso- 
lari e familiari, (di proprietà dell'arciprete Francesco Mandati in S. Ca- 
sciano dei Bagni). Poggibonsi-Flrenze, stab. tip. Cappelli, 1891, 1-8, p. 12. 

Museo archeologico e numismatico di Livorno , illustrato dal pro- 
fessor Pio Mantovani. Livorno, Meucci, 1892, in-4, pp. xi-142. 

Prou ilf.. Le monogramme du Christ et la Croix sur les- monnaies 
mérovingiennes. Rome, 1892, in-8, pp. 15 (Extrait des Mélangea G. B. 
de Rosei). 

Lagumina can. BarL, Catalogo delie monete arabe esistenti nella 
biblioteca comunale di Palermo. Palermo, stab. tip. Virzi, 1892, in-8, 
p. xiij, 284, con 4 tavole. 



F. de Sauley, Becneil de documents rélatifs à l'histoire des mon- 
naies frappées par les rois de Franco depuis Philippe II jusqu'à Francois I. 
Tomes II, III, lY. Parie, Boll in et Feuardent. 

Blanchet J. Adrien, Etndes de numismatique. Voi. I. Parie, BoUin 
et Feuardent, 1892, in-8, pp. S26. 

Skarzynaki 8., Le Bimetallismo trait d'union intemational. Paris, 
Guillaumin, 1892, in-d, pp. 109. 

Ainardel G,, La fin de la monnaie de Narbonne. Narbonne, Cailliard, 
1892, in-8, pp. 17. (Extr. du Bulletin de la Commission archéologique de 
Karbonne), • 

Blanchet J. Adrien, La Monnaie du Vicomte de Castelbon (1871-1878). 
Dax, Labàque, in-8, pp. 10. 



Catàlogo de la Colección de monedas y medallas de Manuel Vidal 
Quadras y Bamón, de Barcellona. Tomos I-I 7. Barcellona, A. Lopez, 
Bobert, 1892, in-4 mayor. 

Campaner y Fuertes Alvaro, Indicador manual de la Numismatica 
espanda. Madrid- Barcelona, 1891, in-8, pp. 676. 

Catàlogo de monedas aràbigas y espafiolas quo se oonservan en el 
Museo Arquedógico Nacional, publicado siendo director del mismo 
D. Juan de Dios de la Bada y Delgado. Madrid, Est. tip. de Fortanet, 
1892, in-4. 



508 BIBLIOGRAFIA 



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Cowperihwait Jl, Money, Silver and Finance: London, 1892, in-8. 

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dardes. Cambridge, University Press, 1892, in-8. 

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2 edit. London, G.U, in-8, pp. 180. 



I m I 



PERIODICI. 



Numismattache ZeUschrift. Wlen, 1891. 

Dr. /. von Schlosser, Eleinasiatische uud thrakische 
Miinzbilder der Kaiserzeit. (u Tipi monetarii dell'Asia Mi- 
nore e della Tracia all'epoca imperiale 77). 

Monete greche del Gabinetto Imperiale di Vienna, ordinate 
per tipi. Non tutte, — osserva l'autore, — sono inedite ; alcune si 
trovano in Mionnet, ma per lo più con attribuzione erronea, op- 
pure mal descritte; altre sono state pubblicate in modo cosi in- 
sufficiente da sembrare opportuno di ripubblicarle ora coi nuovi 
procedimenti tecnici (l' articolo del Dott. Schlosser è corredato 
infatti di due tavole in fototipia, egregiamente eseguite). 

Dr. B. Pick, Inedita der Sammlung Mandi in Badapest. 
(u Monete inedite della Collezione Mandi a Badapest. Con- 
tributi alla Numismatica greca dell'epoca imperiale n). 

Erudito articolo, in cui il Dott. Pick, giovane ma valente pro- 
fessore dell'Università di Zurigo, illustra buon numero di monete 



BIBLIOGRAFIA 509 



appartenenti ad una raocolta privata di Badapest , le quali pro- 
vengono per la massima parte da un ripostiglio scoperto in Bu- 
menia, e spettano a diverse città della Mesia e della Tracia (pe- 
riodo d'emissione: da Settimio Severo a Filippo). 

Dr. B. Pick, Zwei neue Medaillons von Thyateira. 
(a Due nuovi medaglioni di Tiatira r)}. 

La serie numismatica di questa città della Lidia era già ricca 
dì tipi interessanti, ma i due medaglioni descritti dal Prof. Pick, 
trovati in Ungheria o nella Slavonia, gettano nuova luce sul culto 
locale di Tiatira. Secondo l'autore, la divinità che vi si vede rap- 
presentata è u Elio Tirimneo n , ricordato anche in un' iscrizione 
di Tiatira [Corptts Inscr, Qraec, n. 3500), nella quale si accenna 
al suo sacerdote (t^p^'^c toj irpoicirop):: 6so5 'HXioo IltiOio') 'AicóXXcovo^ 
Top()JLyaioo). Elio insomma con gli attributi del dio locale Tirimno , 
cui si allude in un'altra iscrizione di Tiatira, nominandovisi il 
sacerdote Wj «pondtopo^ Bto5 Topi{i.voa (C. /. G., n. 3497). 

Dr. J. Hampel, Ein Mùuzfund aus Bregetio. (u Ripo- 
stiglio scoperto a Bregetio t). 

Aurei di Numeriano e di Diocleziano, denarii di quest'ultimo 
imperatore e di Costanzo Cloro, medaglioni d'oro, inediti (due), di 
Massimiano Erculeo, denarii dello stesso e di Galerio Valerio 
Massimiano. 

Dr. Fr. Kenner , Naohtrag zu dem Mùnzfunde aus 
Bregetio. (u Appendice al Ripostiglio di Bregetio n). 

Altri due medaglioni d^oro, della stessa provenienza, l'uno di 
Massimiano Erculeo, l'altro di Diocleziano. 

M. Bahrfeldt, Ueber die Mùnzen der ròmisohen Repu- 
blik in der grossherzoglich badisohen Mùnzsammlung zu 
Karlsrube. (u Le monete della Repubblica Romana nella 
Collezione numismatica granducale badese a Carlsruhe »). 

Rassegna delle 500 monete repubblicane romane che appar- 
tengono a^ quella raccolta; qualcuna di esse è notevole per singo- 
larità, come ad esempio un donarlo di Turpiliano (Petronia), di 
buono stile, ma con leggenda alterata. 

A proposito del denario di M. Sergio Silo (Sergia, Bàbelon, 1), 
il Capit. Bahrfeldt osserva che ve ne sono di due conii , i quali 
si distinguono l'uno dall' altro per la differente grandezza della 
testa della dea Roma. 

L'articolo si chiude con una tabella di contromarche o con- 
trassegni; e coU'elenco delle monete, per ordine alfabetico delle 
famiglie. 

65 



510 BIBLIOGRAFIA 



Tra i denarii della Oalpurnia ve n'ò ano ohe reca, non im- 
presse come contromarca, gibbone leggermente graffite, le let- 
tere NN. L'aatore ricorda i pochi esempì analoghi , e fra gli altri 
quello del semisse di Boma con iscrizioni etrasche, di cai parla- 
rono i eh. Qamarrini e Lattes nella nostra Rivista, 

Dr. /. Scholz, Berioht ilber eine Anzahl beim Baae 
des kunsthistorischen Hofmuseams ausgegrabener Mduzen. 
(u Belazione intorno ad un oerfco numero di monete venute 
alla luce nei lavori di costruzione del Museo imperiale per 
la Storia dell'Arte »). 

Dagentosessanta monete, per la massima parte imperiali ro- 
mane; non ])resentano interesse numismatico, ma sono assai im- 
portanti per la storia locale di Vienna, come risulta dalle dedu- 
zioni topografiche dell'autore. 

Dr. K. Domanig, Der Fund zu Thomasberg. (u II ripo- 
stiglio di Thomasberg 9)). 

Conteneva, oltre ad un migliaio di monete del XIII e XIV 
secolo, principalmente austriache e bavaresi. 

Dr. A. Nagl, Zum Werthverhaltniss zwischen Q-old und 
Silber im XIV. Jahrhundert. (« Sul rapporto fra V oro e 
l'argenta nel sec. XIV n), 

Considerazioni sulla crisi monetaria di Firenze verso la metà 
del sec. XIV (cfr. Giovanni Villani : u Nel detto anno 1345. ha- 
uendo in Firenze grande difetto, e nulla moneta dargento, se non 
la moneta da quattro, che tutte le monete dargento si fondieno, e 
portauansi oltre mare, ecc. ecc. »). 

'Dr. A, Nagl, Ueber eine Mailànder Goldmùnze nacli 
dem Typus des Venetianer Dukatens. (u Di una moneta 
milanese in oro, al tipo dello zecchino veneziano n). 

Cfr. gli zecchini di Scio, pubblicati da Schlumberger {Numis- 
matique de VOrient Latin) e da Lambros (Mtoatfivua yo{^lafLaTx tSv 

A'jyaotùìy t^; XìO'j). 

Dr. Arnold Busson, Ein Mtlnzfand im Kirchthurmknopf 
zu Sterzing in Tirol. (u Un ripostiglio nella palla del cam- 
panile di Sterzing in Tirolo rì). 

Si tratta d'una cinquantina di monete tedesche, svizzere e po- 
lacche, per la massima parte del sec. XVI; il pezzo più notevole 
è un kreuzer di Ooslar (Germania del Nord) al tipo de' tirolini, 
circostanza singolare per una zecca cosi remota. 



BIBLIOGRAFIA 511 



Eduard Fiala, Das MfLnzwesen der Grafen Schlik, II. 
(tt La monetazione dei Conti Schlick 77). 

Monete boeme, battate in varie zecche. Gli Schlick avevano 
ricevato dall'imperatore l'in vestitara^ della contea di Bassano, e ne 
portavano il titolo. 

Alle monete fa séguito un'appendice di medaglie (e placchette) 
in argento ed in oro, in bronzo, rame, piombo, stagno, ferro, ecc. 
Tre tavole litogr. corredano Tarticolo. 

E. Forchheimer, Der Thaler des Ftlrsten Karl Eusebius 
von Liechtenstein, (u II tallero del Principe Carlo Eusebio 
di Liechtenstein tì). 

Pezzo di straordinaria rarità, anzi probabilmente anice , pos- 
seduto dal principe Ernesto di Windischgràtz. 

Th^ Stenzel, Scitene Anhaltische Mtìnzen und Medaillen 
aus der Ballenstedter Sammlung im herzoglichen Mùnz- 
kabinet zu Dessau. (u Monete e medaglie rare, provenienti 
dalla Collezione Ballenstedt e conservate nel Gabinetto Nu- 
mismatico ducale di Dessau d). 

Il Dr. Stenzel aveva già pubblicato, molti anni or sono , una 
descrizione delle monete e medaglie dell' Anhalt; il presente arti- 
colo è un complemento di quel lavoro. 

Dr. Fr. Kenner, Die Mùnzen und Medaillen im k. k. 
kunsthistorischen Hofmuseum. (u Le monete e medaglie nel 
Museo imperiale per la Storia dell'Arte n). 

Com'è noto, le differenti collezioni imperiali di oggetti d'arte, 
che si trovavano disseminate sinora nei vari musei di Vienna, sono 
state riunite non ha guari in un nuovo e splendido Museo , il 
quale, benché di recentissima apertura, forma già la più possente 
attrattiva della metropoli austriaca. 

Per ciò che riguarda la sezione numismatica , è da notare 
anzitutto che le monete e medaglie esposte per saggio in vetrine 
furono riordinate con criteri moderni, e grandemente accresciute 
in confronto al saggio che se ne vedeva nell'antico Gabinetto , e 
ch'era stato immaginato ed introdotto per la prima volta, innanzi 
la metà di questo secolo, dall'allora Direttore Arneth, con pensiero 
che pei suoi tempi era stato una felice innovazione , imitata poi 
altrove. Il presente articolo dell' attuale Direttore Dott. Kenner , 
— (ben conosciuto anche dai lettori della Rivista per il magistrale 
suo studio sul tt Medaglione romano » , che abbiamo tentato di 
riassumere nel voi. II di questo periodico), — dà ragione appunto 
dei criteri che presiedettero al nuovo ordinamento ed ampliamento, 



512 BIBLIOGRAFIA 



intrattenendosi in particolare sulle medaglie , fuse e coniate, le 
quali furono esposte in modo da rappresentare la storia e le suc- 
cessive modificazioni di questi interessanti monumenti artistici. 

Dr. K. Schalk, Nationaldkonomie und Numismatik in 
ihren Wechselbezieliangeii. (a L'Economia politica e la Nu- 
mismatica nelle loro relazioni reciproche n). 

Articolo inteso a porre in luce le molteplici attinente fra la 
Numismatica e PEconomia politica, rilevando gli errori nei quali 
sono caduti molti egregi economisti per aver trascurato di ricor- 
rere alle nozioni positive di Numismatica, clie si attingono dallo 
studio diretto delle monete stesse, o almeno de' pi& autorevoli scrit- 
tori di questa scienza. 

L' autore è d'avviso che uno de' motivi principali per cui la 
Numismatica ò spesso dimenticata o tenuta in poco conto dai dotti, 
sia la circostanza che dessa non forma parte degl'insegnamenti 
universitari, ed invoca quindi la creazione di una cattedra appo- 
sita, almeno nell'Università di Vienna. 

Bibliografia. — Rendiconto annuale della Società Nu- 
mismatica Viennese. — Otto tavole d'illustrazioni. 

Solone àmbrosoli. 



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vingien inconnu jusqu'à ce jour. — Roest Th. M., Essai de 
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— Delbehe Aug., Monnaies grecques et médailles modernes. 

— Lemaire V., Les procédés de fabrication des monnaies 
et médailles depuis la Renaissance. — WerveToe N. Van , 
Deux monnaies laxemboargeoises de Henri VII et Jean 
l'aveugle. — Aloin Fred., Lóopold Wiener, graveur en mé- 
dailles et son oeuvre. — Necrologie. — Bibliografia. — 
Miscellanea. 



ICevue Ifuìnismattque, II e III fase. 1892. 

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le Cabinet des Médailles. — Villaret E., Numismatique 
japonaise. — Heiss Aloiss, Coup d'oeil sur l'étt actuel de 



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Médaille du Grand Condó. — Blanchet J, A,, Jeton du 
XVIP siècle aux types des monnaies de Ohio. — Bàbelon E., 
Lea monnaies aramóennes de la Oappadoce. — Vogùé Mar, de. 
Note sur quelques monnaies des rois d'Édesse. — Svo- 
roìios J"., Monnaie inedite de la Oyréna'ique. — Schwab, Mé- 
dailles et amulettes à légendes hébra'iques conservées au 
Cabinet des Médailles. — Rondot Natalis, Les graveurs de 
la monnaie de Troyes du XIP au XVIIP siècle. — Bà- 
belon E,, Les Monnaies des Satrapes dans l' empire des 
Perses Achéménides. — Rouger J., Théophraste Renando t. 
— Oronaca. — Necrologia. — Bibliografia. 



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of Oyprus. — Montagu -ff., Find of Groats at Wallingford. 

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Jetons rares ou inédites. — Castellane (Conte di), Différent 
d' un maitre particulier de la Monnaie d' Àngers sous 
Louis XI. — Serrure R., Móreaux de Warneton et d*Ath. — ' 
Libri nuovi. — Vendite. — Notizie, ecc. eoo. 



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christliche Bleisiegel des Museo Nazionale zn Neapel. Con ili. 

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Witte^ Un denier inédit de i'emperear Henri IL frappé à Naanar (10^2-1024). 



Boletin de la Real Aoademia de la Historia, maggio-giugno 

1892: Coderà Fr.^ Tesoro de monedas àrabes, descubierto en Alhama de 
Granada. — Fita F, Numismatica espanola. 

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cuestion monetaria. 



Jahrbuch der kunsthistorischen Sammlungen dea Aller- 
h6ch8ten Kaiserhauses, voi. XIII, p. 55 seg. : Kennsr Fr., Leone 
Leonis Medaillen fùr den kaiserlichen Hof. Con 8o eliotipie. 

Archeografo triestino, XVIII, fasci, 1892: Puschi A,, Scoperte 

archeologiche (ritrovamenti numismatici). 

Archaeolog.-epigraph. Mittheilungen aus Oesterreich- 

Ungam, XY, 2 : Pick Z>., D. Monument von Adam-Klissi aaf Mùnzen 
von Tomis. 



Rom&nische Revue, Vili, fase. 5«: Das Mùnzen und Antiqait& 
tencabinet an der Universit&t Czsrnowitz. 



The Magazine of Art, dicembre 1891 : Alvin Fr., The Brothera 
"Wiener: Modaliists. Con ili. 

journal of the Asiatic Society of Bengal, voi. LX, P. J, 

n. I-III: Oliver, The coins of the Chaghatai Mogbals. 



NOTIZIE VARIE 



Note numismatiche di un viaggio ad Atene e Costantinopoli. 

Da una relazione che il nostro collega Dott. Solone Ambrosoli ha diretta 
al Ministero della Pubblica Istruzione intomo ad un viaggio ad 
Atene e Costantinopoli, da lui intrapreso nella decorsa primavera, 
togliamo i seguenti brani, d'interesse numismatico. 

* * 

u L* isola di Corfù, se tiene forse lo scettro fra le terre 
greohe per la bellezza del paesaggio e per la lussureggiante 
vegetazione, d'altra parte ò povera di monumenti, e la sua 
capitale non vanta musei o collezioni pubbliche di oggetti 
che interessino la storia o l'arte. Mi limitai quindi a visitare, 
nella città di Gorfà stessa, la raccolta privata di monete 
corciresi autonome del Sig. Aristide Spiridione Varuccas. 
Questa ristretta raccolta, alla quale il Sig. Varuccas attende 
da oltre ventanni, contiene alcune varietà pregevoli, e più 
d' un esemplare che si distingue per la squisita conser- 
vazione 

a S' intende che, durante il mio soggiorno in Atene, 
nulla trascurai di attinente agli studi numismatici; e che, 
quantunque non incaricato di veruna missione ufficiale, 
stimai mio stretto dovere di visitare, come del resto era 
mio vivo desiderio, le relative collezioni pubbliche e private ; 
in primo luogo, e ripetutamente, quella del Gabinetto Na- 
zionale, dove fui ricevuto con ogni cortesia dal nuovo 
Direttore Sig. Giovanni N. Svoronos, ben conosciuto per 
le sue pregiate pubblicazioni. 

tt La suppellettile scientifica del Gabinetto Nazionale 



NOTIZIE VARIE 517 



(magnificamente installato nel più splendido edificio della 
nuova Atene, TAccademia delle Scienze) consta di diverse 
grandi serie. La prima à la cospicua collezione nazionale 
propriamente detta, accresciuta ora di oltre ventimila pezzi 
dalla Società Archeologica di Atene. La seconda è la col- 
lezione numismatica che appartiene all' Università, e che 
si suddivide nella raccolta Murasi (di cui si ha il catalogo 
a stampa) e in un' altra raccolta di monete scelte. La 
terza è la celebre collezione Giovanni di Demetrio (mo- 
nete deir Egitto antico) , che sinora era custodita nel 
Museo della Società Archeologica e che avrebbe dovuto 
rimanere unita alle altre antichità donate dal Sig. Demetrio, 
ma che per intromissione del Sig. Svoronos fu recentemente 
stralciata per aggregarla al Gabinetto, in seguito ad appo- 
sita disposizione del donatore, legalizzata da un decreto 
reale. E da notare che, al dono originario, il Sig. Demetrio 
aggiunse generosamente nuovi doni preziosissimi, talché il 
supplemento sorpassa quasi, per alcuni riguardi, il nucleo 
primitivo, e la 2* edizione del catalogo (ora in preparazione) 
riuscirà di supremo interesse per la scienza. 

u II Gabinetto possiede pure una superba serie di me- 
daglie russe in argento ed in oro, provenienti da un dono 
che i fratelli Zosimas, greci stabiliti in Bussia, fecero alla 
patria nei primi tempi dell' indipendenza ellenica. 

u, I doni, del resto, com'è bel vanto della Grecia, con- 
tinuano ad affluire anche a quell'istituto; cosi, p. es., l'at- 
tuale Presidente del Consiglio de' Ministri, Carilao Tricupis, 
ha donato non ha guari la propria collezione di monete, 
specialmente ateniesi e dell' Acarnania. 

u Oltre al Gabinetto Nazionale, visitai in Atene la 
raccolta numismatica dei Sigg. fratelli Dionigi e Giovanni 
Lambros, formata dal defunto loro padre Paolo Lambros, 
e ben nota anche in Italia per la sua straordinaria impor- 
tanza relativamente ad alcune nostre zecche medioevali ; 
— quella vastissima del Prof. Atanasio Russopulo (monete 
greche e romane), che è doviziosa in particolar modo nella 
serie ateniese, nonché nelle serie dell'Asia Minore ; — quella 
ora appartenente alla distintissima Sig.*" Sofia Schliemann, 
vedova del celebre esploratore (monete greche e romane) ; — 

66 



518 NOTIZIE VARIE 



quella del Sig. Giovanni Solon (specialmente monete del- 
l'Asia Minore), ecc. 

a Ebbi occasione, infine, di far conoscenza con altri 
numismatici o studiosi, quali il dotto e venerando Pro- 
fessor Achille Postolacca, già Direttore del Gabinetto ; il 
Sig. Alessandro Meletopulo, del Pireo, possessore di una 
notevolissima raccolta di monete greche, ecc 

« 
* * 

u Al Museo d'antichità di Tchinili-Eiosk (in Costanti- 
nopoli) è unito anche un Gabinetto Numismatico, non an- 
cora completamente ordinato, intorno al quale ebbi le se- 
guenti notizie dalla compiacenza dello stesso Direttore 
(S. E. Hamdy-Bey), cui ero stato raccomandato dall'Amba- 
sciata d'Italia. 

u Quando Hamdy-Bey fu chiamato a dirigere i Musei 
Imperiali, trovò giacente una gran quantità di monete d'oro, 

m 

argento e bronzo (circa 28,000 pezzi) , accumulate alla rin- 
fusa. Egli pensò di costituire con esse un Gabinetto , ed 
incaricò due numismatici , Macr idi-Pascià e Achmed-Bey 
(attuale Conservatore) di intraprendere la classificazione 
sistematica, intorno alla quale lavorarono per tre anni, riu- 
scendo a catalogare le monete greche, romane e dei Parti. 
Vi sono anche molte monete bizantine ed islamitiche già 
separate ma non ancora classificate, essendo stati interrotti 
provvisoriamente i lavori, per circostanze imprevedute. Ad 
ogni modo, Hamdy-Bey spera che alla fine del venturo 
anno 1893 si possa aprire al pubblico la collezione greca e 
romana. Il Gabinetto si accresce continuamente per ritrovi 
di ripostigli; un recente ordine imperiale dispone che siano 
aggregate ad esso anche le diverse centinaia di monete d'oro 
che si conservano presso il Ministero degl'Interni. De' nume- 
rosi duplicati esistenti a Tchinili-Eiosk verrà redatto uà 
elenco per procedere a cambi o vendite. 

u Durante il mio soggiorno a Costantinopoli, per cortese 
intromissione di S. E. il Comm. Bessman, allora Ambascia- 
tore d'Italia colà, mi fu dato di esaminare minutamente la 
pregevolissima collezione di monete greche radunata da una 



NOTIZIE VARIR 519 



gentildonna egregia, la Principessa di Mavrocordato, consorte 
air Ambasciatore di S. M. Ellenica 



* 
» * 



a Nel ritorno, mi soflfermai a Belgrado, dove visitai il 
nascente Museo nel palazzo dell'Università. Esso ò diretto 
dal chiaro archeologo Prof. Michele Valtrovic, che con somma 
affabilità mi diede conto delU origine e dello sviluppo della 
collezione affidata alle intelligenti sue cure. Questa si è 
costituita per via di doni e di ritrovamenti, e comprende 
alcuni oggetti interessantissimi, come, a cagiou d'esempio, 
delle collane d'oro massiccio, di lavoro barbarico, composte 
di perline che si suppone potessero servire ad uso monetale; 
delle barre d'argento contromarcate, oppure con leggende 
punteggiate (pubblicate da Mommsen); eco. 

u La numismatica occupa un posto abbastanza ragguar- 
devole nel Museo di Belgrado, talché si vagheggia l'idea 
di organizzare un vero Gabinetto; e allora si procederà anche 
a proposte di cambi, essendovi gran numero di duplicati 
disponibili. 

u Oltre ad una collezione di monete imperiali romane 
(specialmente di Traiano, frequentissime ne' ritrovi monetali 
in Serbia) e bizantine, il Museo possiede, fra l'altro, una 
bella serie di monete serbe (esposta quasi intieramente in 
vetrine), ed una raccolta di impronte di medaglie che si 
riferiscono alla storia guerresca di Belgrado. Le zecche di 
Cattare e Itagusa, che interessano si dawicino la nostra 
numismatica, sono assai ben rappresentate nel Museo. 

u Aggiungerò, infine, che il direttore del Museo stesso, 
Prof. Valtrovic, è anche il redattore del periodico Starinar 
u (L'Antiquario) n, organo della Società Archeologica Serba, 
nel quale la numismatica ha talora una parte notevole. 



* 
» • 



u Fra la modesta capitale della Serbia e la superba 
metropoli dell'Ungheria, che in poco più di un ventennio 
si è trasformata da città di provincia in città mondiale, il 
contrasto non potrebb'essere più caratteristico. A Budapest 



520 NOTIZIE VARIE 



infatti, gV istituti scientifici sono organizzati su basi gran- 
diose, ed il ricco G-abinetto Numismatico non forma che un 
reparto della Sezione delle Antichità del Museo Nazionale 
diretto dall'illustre scienziato e patriota Francesco Pulszky. 
Questi ebbe la bontà di presentarmi e raccomandarmi al 
eh. Prof. Giuseppe Hampel , che insegna archeologia in 
quella R. Università ed è Conservatore-Capo del Gabinetto 
Numismatico, di cui il Dott. Kuzsinszky ed il Dott. Róthy 
sono Conserva tori- Aggiunti, il primo per la parte antica, il 
secondo per la parte medioevale e moderna e per la serie 
speciale ungherese. 

a La cortesissima accoglienza avuta mi rese possibile 
di darmi conto sommariamente della vasta suppellettile 
scientifica contenuta nel Gabinetto, quantunque per circo- 
stanze sfavorevoli (sopratutto per la inopportunità della mia 
visita, procedendosi in quei giorni ai preparativi per le 
grandi feste pel 25.* anniversario dell' incoronazione del Se 
d'Ungheria) mi dovessi limitare ad un esame affrettato. 

u II Gabinetto raccoglie particolarmente i monumenti 
numismatici trovati in paese, e suo vanto principale è la 
serie preziosissima delle monete barbare trovate appunto 
in Ungheria; sono circa tre migliaia di pezzi importantis- 
simi, in parte imitazioni di tipi greci e delle consolari 
romane. La serie delle monete ungheresi medioevali e mo- 
derne, poi, è strabocchevolmente doviziosa, e dopo l'acquisto 
della sezione relativa della Collezione Montenuovo è divenuta 
la prima nel suo genere. Notevole è anche la raccolta delle 
medaglie ungheresi; le più belle fra esse sono esposte in 
vetrina, assieme ad una collezione sfragistica e ad un saggio 
della monetazione ungherese e transilvana, ecc., ecc. n 

Premio per medaglie. — Nel fase. II del corr. anno 
(pag. 259-260), abbiamo pubblicato il concorso bandito dalla 
E. Accademia di Belle Arti in Milano , per Medaglie otte- 
mete da conti d' acciaio incisi a mano. Il premio era di 
L. 1000 (mille) , generosamente destinate da una persona 
benemerita , che desidera mantenere per ora l' incognito. 
Termine della consegna, il 80 settembre u. se. I concorrenti 
furono tre ; le medaglie vennero esposte al pubblico nelle 



NOTIZIE VARIE 521 



sale dell'Accademia, entro artistica vetrina eseguita espres- 
samente e donata dal noto incisore milanese Signor Fran- 
cesco Grazioli. 

Il 26 ottobre si radunò la Commissione giudicatrice del 
concorso , composta dei Sigg. : Bertini Prof. Comm. Giu- 
seppe, Biganzoli Filippo , Garetti Dott. Cav. Giulio , De 
Castro Prof. Cav. Giovanni, Grazioli Francesco predetto, e 
Ambrosoli Dott. Solone, che fungeva da Segretario. 

Per la molta cortesia della on. Presidenza dell' Acca- 
demia, possiamo pubblicare il seguente estratto dal verbale 
della Commissione : 

u Riconosciuto, dalla ispezione dei relativi documenti, 
che le medaglie presentate al concorso furono eseguite nelle 
condizioni richieste dal programma , la Commissione pro- 
cede all'esame delle medaglie inviate dai tre concorrenti , 
ed è d'accordo nel raccogliere i suoi suffragi sulla medaglia 
ad Ubaldino Peruzzi (presentata dal concorrente N. 2), tro- 
vando questa commendevole per sentimento artistico, per 
larghezza di stile, per vigoria ed efficacia di caratteristica, 
mentre, sotto l'apparenza di una geniale sprezzatura, la ese- 
cuzione è corretta ed accurata sino ne' particolari , con 
abili accorgimenti per la ricerca dell' effetto , e ciò sempre 
rispettando le esigenze tecniche speciali della coniazione. 

u La Commissione decide quindi ad unanimità di pro- 
porre per il premio l'autore di detta medaglia Sig. Italo Ya- 
GNETTi, di Firenze, domiciliato in Boma. n 

Il Consiglio Accademico, accogliendo la proposta della 
Commissione , conferi al Sig. Italo Vagnetti il premio di 
lire mille. 

Falsificazioni di gran bronzi romani (1). — Nella Numis- 
malie Chronicle di Londra , il Sig. Grueber dà 1' allarme 
per la comparsa di una sarie di falsificazioni, ch'egli asse- 
risce si vadano fabbricando in Italia. Trattasi, per quanto 
se ne sa finora , unicamente di gran bronzi romani. Nella 



(1) Di qaesie falsificazioni ha già dato un cenno la Rivista^ in una 
Corrispondenza da Rotna pubblicata nel IV fascicolo dello scorso anno 
1891 (Vedi pag. 538). 



522 NOTIZIE VARIE 



scorsa primavera, il Sig. Evans , presidente della Società 
Numismatica Londinese, ricevette dall'Italia un gran bronzo 
di Tranquillina, per il quale si domandava un prezzo rile- 
vante, essendo rarissime le monete di bronzo di quell'impe- 
ratrice. A prima vista, la moneta sembrava perfettamente 
genuina. La forma delle lettere era soddisfacente, la patina, 
verde-scura, pareva antica, ed il tipo del rovescio era ben 
eseguito ; ma ciò che rendeva sospetta la moneta era la 
fattura del busto nel diritto. Era poco rilevato , special- 
mente verso il basso, e la capigliatura aveva tutto il fare 
d'una medaglia fusa del Cinquecento, che fosse stata accu- 
ratamente ritoccata al bulino. S'intende da se cbe il signor 
Evans riconobbe tosto che si trattava d'una falsificazione , 
e la rimandò alla persona che gliene proponeva l'acquisto. 
Il secondo pezzo che fece la sua comparsa fu un gran 
bronzo di Britannico, una delle monete più rare della serie 
romana. Esso era esattamente eguale per lo stile e la fat- 
tura alla moneta di Tranquillina, e quantunque alcuni che 
lo videro fossero proclivi dapprima a crederlo autentico, 
generalmente fu ritenuto per una falsificazione. 

Il mistero è stato chiarito non ha guari, in modo ab- 
bastanza curioso. Al Sig. Wallis, del Museo di South Ken- 
sington , durante un suo recente soggiorno in Napoli , fu 
mostrato da un amico un gran bronzo dell' imperatrice 
Didia Clara , che questi diceva di aver acquistato per un 
prezzo piuttosto basso , ma della cui autenticità non era 
ben sicuro , quantunque la patina sembrasse buona. E ag- 
giunse : u Su questo punto, potrò venir in chiaro fra poco, 
perchè il venditore me ne porterà alcuni altri 77. Di li a 
qualche giorno, infatti, il venditore si ripresenta, e questa 
volta portando con sé una ventina di pezzi, fra i quali vi 
erano varii duplicati precisi della moneta di Didia Clara 
comperata prima. Allora cessò ogni dubbio sulla falsità di 
tutte quelle monete; e, in séguito a diligenti indagini, l'a- 
mico del Sig. Wallis riusci a sapere ch'erano state fabbricate 
in Napoli stessa o nei dintorni. I conii adoperati per bat- 
tere queste monete sono di fattura moderna, e probabilmente 
eseguiti con qualche nuovo procedimento meccanico , che 
permette di ottenere copie esatte dell'oggetto originale. Nel 



NOTIZIE VARIE 



523 



caso poi che V originale presenti qualche imperfezione , si 
ritoccano i conii , come s' è visto per la capigliatura di 
Tranquillina. Quanto al metallo, si dice che i falsificatori 
si servano di gran bronzi autentici, ma di nessun valore, 
e cosi , riconiandoli , ottengano l' apparenza della patina 
antica. 

Corso di Numismatica. — Nel p. v. gennaio, il Dottor 
Solone Ambrosoli, libero docente presso la B. Accademia 
Scientifioo-Letteraria di Milano, darà principio al suo corso 
di Numismatica. Le lezioni saranno pubbliche , e si ter- 
ranno il venerdì dalle 10 alle 11 ant., nella sala del Gabi- 
netto di Brera. 

Aforismi numismatici. — Un giornaletto settimanale 
eclettico di Milano, che s' intitola // Bene, pubblicò nel 
1891-92, sotto il titolo di Conversazioni numismatiche, alcuni 
articoli elementari, inviati da Roma e firmati col pseudonimo 
di Perlinaoc, i quali possono formare una specie di manna- 
letto popolare di numismatica generale. Col N. 33 dello 
scorso Agosto si dava Tultimo capitolo, ossia la conclusione 
delle dette conversazioni, la quale riassume quasi a guisa 
di Catechismo numismatico, una serie di precetti e di afo- 
rismi, in cui à riassunto il risultato di una lunga esperienza. 
Accordiamo a questo breve capitolo un posticino fra le 
Notizie Varie, parendoci che, quantunque il vecchio Per- 
tinax lo abbia scritto come chiusa del suo trattato molto 
elementare, dedicato ai raccoglitori novelli, qualche inte- 
resse può offrirlo anche ai lettori della nostra Rioisia. 



I. 

I piaceri umani sono tutti più 
o meno presto esauribili; quello 
del raccoglitore fa una splen- 
dida eccezione a questa regola 
generale. 



II. 



I piaceri sono sempre più in- 
tensi quanto più costano fatica 
a raggiungerli , e quanto più 
lunga è la strada che vi conduce. 



III. 

Ohi inizia una collezione, si 
guardi bene dall'acquistarne una 
bella e fatta. Ne perderebbe ben 
presto il gusto. 

IV. 

I desideri devono essere pro- 
porzionati alle forze di ciascuno. 
Chi troppo desidera, non gode 
neppure il poco che gli ò dato 
raggiungere. 



524 



NOTIZIE VARIE 



V. 

La pazienza deve essere una 
delle doli indispensabili del rac- 
coglitore. Ohi non è paziente ri- 
nunci addirittura alle collezioni. 

VI. 

Chi vuole assolutamente un 
dato oggetto, riesce ad averlo, ma 
è certo di pagarlo caro. Chi vuol 
comperarlo bene, non abbia mai 
premura e aspetti che gli venga 
offerto. — Sia però nello stesso 
tempo disposto a vederselo por- 
tato via da un compratore più 
generoso. 

VII. 

Una certa diffidenza ò dote 
indispensabile pel raccoglitore, 
e sarà bene non dimenticare mai 
il vecchio adagio: Fidarsi è bene, 
non fidarsi è meglio. 

Vili. 

Fra le varie collezioni, quella 
delle monete ò la più solida , 
quella che meno deperisce , e 
quella che maggiormente acqui- 
sta pregio col tempo. 

IX. 

Quasi tutte le monete rare fu- 
rono falsificate e lo furono molte 
anche fra le comuni. Quindi la 
prudenza e la circospezione negli 
acquisti non saranno mai troppe, 
e converrà tener sempre bene 
aperti gli occhi, dovendosi so- 
vente lottare con chi mette in 
opera tutta la propria abilità per 
ingannare. 

X. 

Svariatissimi sono i generi di 
falsificazioni. Alcune monete sono 
completamente false , ossia fu- 
rono coniate o fuse in tempi 
posteriori. Altre sono semplice- 
mente falsificate. Talora a una 



moneta genuina venne cambiato 
il nome, talora due monete pure 
genuine furono segate a metà e 
colle due metà riunite si forma- 
rono monete non mai viste e che 
non esistettero mai. 

XI. 

Una norma precisa per giù- 
dicare le monete false è impos- 
sibile darla. Non v' ha che la 
lunga pratica , corroborata da 
qualche sbaglio pagato di borsa, 
che valga a procurare a poco a 
poco queir occhio esperto che, 
senza ragionamenti, decide del- 
l'autenticità delle monete. 

XII. 

Una regola costante è quella 
che le monete rare non devono 
nel loro aspetto per nulla diffe- 
rire dalle comuni. Quelle false 
falsificate hanno sempre , nei 
tipi, nei caratteri , nella patina, 
nel metallo, un certo aspetto che 
si scosta da quello comune delle 
monete genuine. 

XIII. 

Al primo presentarsi di una 
moneta rara è buona regola di 
immaginarsela addirittura falcia, 
e non recedere da questo primo 
giudizio, se non quando tutti gli 
argomenti vi persuadano a cam- 
biare opinione. 

XIV. 

Finché non avete pratica suffi- 
ciente per giudicare sicuramente 
coi vostri occhi, non fate affari 
con gente di dubbia fede.... e 
se ve ne asterrete anche in se- 
guito , non avrete mai a pen« 
tirvene. 

XV. 

Non pretendete d'essere infal- 
libili. La scuola tutti l'hanno a 
pagare, e se alle volte vi capi- 



NOTIZIE VARIE 



525 



tasse d'acquistare un pezzo falso, 
in luogo di scoraggiarvi, mette- 
telo in conto dell'esperienza per 
l'avvenire. 

XVI. 

Non abbiate mai premura pei 
pezzi comuni. Li troverete sem- 
pre. Ma invece abbiate a tempo 
opportuno il coraggio necessario 
quando l' occasione vi presenta 
quei pezzi, che capitano una sola 
volta nella vita. 

XVII. 

Come il negoziante, per essere 
buon negoziante, non deve essere 
raccoglitore, cosi il raccoglitore, 
per essere vero raccoglitore , 
non deve essere negoziante. 

xviir. 

Il raccoglitore deve per neces- 
sità cedere in cambio o vendere, 
che vale lo stesso, i suoi dupli- 
cati — e non è effetto che di un 
vano pregiudizio il non volerli 
cedere a denaro ; — ma deve 
avere la fermezza di non cedere 
nessuna moneta della collezione 
a nessun prezzo, nò per nessun 
cambio, anche trattandosi di ri- 
ceverne altra di maggior valore. 
La vendita o il cambio potreb- 
bero essere una volta conve- 
nienti, ma è assai pericoloso il 
derogare al principio. 

XIX. 

Quando avrete a realizzare una 
collezione, tenete bene a mente 
che avrete sempre a perdere sui 
pezzi comuni e di cattiva conser- 
vazione; mentre invece vi sarà 
tutta la probabilità di guada- 
gnare su quelli di esimia rarità 
e di conservazione eccezionale. 

XX. 

Una collezione universale non 
potrà mai avere un gran valore. 



Lo potrà invece avere, assoluta- 
mente o relativamente, una spe- 
ciale, la quale naturalmente costa 
di più. Un raccoglitore interro- 
gato perchè facesse la collezione 
universale, rispose : perchè non 
sono abbastanza ricco per fame 
una speciale. 

XXI. 

Economizzate su una moneta 
di lusso, ma acquistate tutti i 
libri che si riferiscono al ramo 
da voi prescelto. 

xxn. 

Non calcolate che i vostri figli 
abbiano a continuare la vostra 
collezione. E troppo difficile che 
il figlio abbia le inclinazioni del 
padre, e non giova farsi tali il- 
lusioni. Non avviene un caso in 
cento di un poeta figlio di poeta 
e di un raccoglitore figlio di un 
raccoglitore 

XXIII. 

Le collezioni private sono irre- 
vocabilmente destinate ad essere 
disperse, e le monete, dopo aver 
errato per secoli in questa e in 
quella collezione, non trovano 
posa se non nelle collezioni 
pubbliche. 

XXIV. 

Non vi ha al mondo collezione 
completa né fra le private né 
fra le pubbliche. E non v'ha 
piccola collezione che non con- 
tenga qualche pezzo desiderato 
dalle più insigni. 

XXV. 

Non essendovi al mondo colle- 
zione completa, qualche lacuna 
da riempiere vi rimarrà sempre, 
e questo ò appunto ciò che forma 
la durata e la continuità del pia- 
cere pel raccoglitore. 



67 



ATTI 



SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



Seconda Adunanza dei Soci. 

8 Dicembre 18^2. 

JJ Assemblea è tenuta al tocco nei nuovi locali della 
Società, Piazza del Duomo N. 20, per la trattazione del se- 
guente ordine del giorno : 

1. Proposta relativa alV assunzione della Rivista Ita- 
liana di Numismatica per parte della Società. 

2. Approvazione dello Statuto definitivo della Società, 
nel caso che sia accettata la proposta di cui sopra. 

3. Comunicazioni sidV andamento della Società. 

Sono presenti i Signori : Conte Comm. Papadopoli, Pre- 
sidente, Cav. Francesco ed Ercole Qnecchi, Vice Presidenti, 
Dott. Solone Ambrosoli, Ing. Emilio Motta, Dott. G. Arturo 
Sambon, March. Carlo Ermes Visconti, Consiglieri, oltre un 
buon numero di Soci. 

I. — Il Presidente, dopo un breve riassunto dell'anda- 
mento della Società nei suoi primi mesi di vita, durante 
i quali si acquistarono 5 nuovi Soci, passa alla trattazione 
dell'importante ordine del giorno, il quale porta in primo 
luogo Tassunzione della Rivista per parte della Società , e 
il conseguente cambiamento dello Statuto provvisorio. 

I Sigg. Fratelli Gnocchi dichiarano d'essere disposti a 
cedere la Rivista alla Società, mettendo la sola condizione 



523 ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 

che le sia assicurata la vita finanziaria per un cerfco pe- 
riodo, e pure rimanendone alla Direzione come per lo in- 
nanzi. — Il Presidente ed i Vice Presidenti assumono in 
conto proprio tale garanzia, e si offrono a colmare il de&cit 
della pubblicazione, deficit ohe, si può sperare, andrà man 
mano diminuendo per poi scomparire affatto coli' aumentare 
dei Soci. Con questo la Rivista passa definitivamente alla 
Società, e ne diventa il suo organo ufficiale. 

II. — Si fa in seguito la discussione del nuovo Statuto 
definitivo , il quale viene articolo per articolo approvato 
con lievi modificazioni, quale era stato proposto dal Con- 
siglio, nella forma in cui viene in seguito riprodotto. 

III. — Il segretario dà lettura dei nuovi doni perve- 
nuti alla Società, dal settembre ul dicembre, ossia : 

Blanohet F. Adrien : 

Tomo I della sua pubblicazione Etudes Numismatiques. 
Parigi, 1892. . 

Santoni Hons. Hilsiade: 

Bazzi e Santoni , Vade-mecum del raccoglitore di inonete 
italiane. Camerino , 1886 , in-8. — Santoni M. , Della 
zecca e delle monete di Camerino. Firenze, 1876, in-8. 
— Detto, Del coordinamento necessario alle nurìimo- 
teche italiane. Camerino. — Diamilla, Memorie Numis- 
matiche. Roma, 1847, in-4. — Pila-Carocci, Della zecca 
e delle monete di Spoleto. Camerino, 1884, in-8. 

Titalim Gay. Ortensio : 

La sua recente pubblicazione Le monete battute nel ponti- 
ficato di Pio IX e nell'interregno della Repubblica 
Romana. Soma, 1892, in f. 

Gneoohi Gay. Ercole: 

Mionnet, Déscription des Médailles antiques grecques et 
romaines. Paris, 1822. (Il voi. I e quello delle tavole). 
— - Ghiron I., Monete Arabiche del Gabinetto Numisma- 
tico di Milano. Ivi, 1878, in-4. — Eossi, Scudo romano 
del sacco di Roma. Ivi, 1886, in-8. — N. 6 cataloghi 
per vendite di monete. 



ATTI DfclLLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 529 

Onecohi Gav. Francesco: 

N. 25 cataloghi per vendite di monete. — N. 26 estratti 
della R. L di Numismatica. 

N N.: 

Argelati, De Monetis Ifaliae. Mediolani, 1760-69, in-4. N. 6 
volumi. — N. 600 monete varie in rame e bronzo. 

Motta Ing. £miIio : 

Liebenau Th. , Eine M'ùnzgenossenschaft der Urschweiz , 
1548-1552. Basel, 1887. — Mayor Jacques , Notice des 
médaillons et modèles d'Antoine Bovy exposés dans les 
locaiix de V Ecole municipale d'art. Genève, 1891. — 
Geigy Dr. Alfred, Haldenstein uud Schauenstein^Rei- 
chenau und ihre MiXnzprdgungen. Basel, 1889. — Osnaghi 
Natale, Proposta di nuova moneta italica desunta dalla 
francese modificata. Milano , 1860. — Luschin Dr. A., 
Die Rollbatzen. Ein Beitrag zur numismatischen Etymo- 
logie. Wien, 1880. — TracLsel Dr. 0. F., Numismatique 
episcopale lausannoise. Fribourg, 1879. — Due cataloghi 
di vendite di monete. 

Maraszani Visconti-Tersi Conte Lodovico : 

Pedrasi Paolo , / Cesari in argento raccolti nel Farnese 
Museo. Parma, 1701-1704, 3 voi. in f. 

Onecchi Francesco ed Ercole : 

Ilevue Numismatique. Anno 1889-90-91-92. — Revue Belge 
de Numismatique. Anno 1892. — Reoue Suisse de Numis- 
matique. Anno 1891-92. 

IV. — Il Presidente annuncia poi ai convenuti che, in 
seguito a votazione tenutasi nel Consiglio Direttivo, nel 
giorno 22 Novembre p. p., furono ammessi quali nuovi Soci: 
Enrico Butti di Milano; A.vy. E fisio Pischedda ài Oristano; 
e che fu proclamato Benemerito il Sig. Enrico Osnago di 
Milano. 

Da ultimo si delibera che, non compiendosi colla fine 
del 1892 che il primo periodo transitorio della Società, le 
cariche sociali abbiano a ritenersi continuative, e si com- 
putino cioè come incominciate col principio del 1893 con 



530 ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 

cui avrà vigore il nuovo Statuto definitivo. — Il Consiglio 
rimane quindi composto anche per Tanno 1893, come segue : 

Presidente 

Conte Comm. Nicolò Papadopoli, Senatore del Regno 

Vice-Presidenti 

Cav. Francesco Gnecchi 
Cav. Ercole Gnecchi. 

Consiglieri 

Dott. Solone Ambrosoli, Conservatore del R. Gabinetto Nwnismutico 
di Brera, 

Cav. G-iuseppe Gavazzi, 

Ing. Emilio Motta, Bibliotecario della Trivulziana, 

Dott. Umberto Eossi, Conservatore del Museo Nazionale di Firenze. 

Dott. G. Arturo Sambon. 

March. Carlo Ermes Visconti, Direttore del Museo Artistico Muni- 
cipale di Milano. 

Segretario e Bibliotecario : Cav. Prof. Costantino Luppi. 
Tesoriere: Cav. Ginseppe Gavazzi. 

La seduta è quindi sciolta alle ore 4 pom. 



STATUTO 

DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



Approvato daW Assemblea getieraìe dei Soci 
il giorno 8 dicembre 1892, 



T. 

Col giorno li Aprile 1892 è fondata in Milano nna Società scien- 
tifica, col titolo: Società Nuniiamatica Italiana, 

II. 

Scopo della Società è quello di promaovere, agevolare e diffondere 
gli studi relativi alle monete, alle medaglie ed ai sigilli. 

III. 

La Società pubblica la Rivinta Italiana di "Sumianiaticay nelln quale 
inserisce anche i suoi Atti. 

IV. 

La Società si compone di un numero illimitato di Soci, e questi si 
dividono in 

a) Soci effettivi, 

b) Soci corrispondenti. 

V. 

I Soci effettivi pagano L 30 annuali. Ricevono la Rivista e le pub- 
blicazioni ordinarie della Società, e hanno diritto di frequentare lesale 
sociali e di usare della Biblioteca e delle Collezioni a norma del 
Regolamento. Hanno voto deliberativo nelle assemblee, e fra essi viene 
scelto il Consiglio direttivo, come alPArt. XII. I Soci effettivi sono i soli 
oomproprietar! delle attività sociali. 



532 STATUTO DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



VI. 

I Soci corrispondenti italiani e stranieri pagano L. 20 annuali. 
Ricevono la Rivista e hanno diritto di frequentare le sale sociali e di 
usarvi della Biblioteca e delle Collezioni a norma del regolamento. 
Possono intervenire alle assemblee, ma non hanno voto deliberativo. 

VII. 

Non possono essere Soci corrispondenti quelli che abitano la città 
dove ha sede la Società. Viceversa chi risiede altrove può essere Socio 
effettivo o corrispondente. 

Vili. 

L'obbligo per tutti i Soci è triennale. Il Socio che nel Settembre del 
terzo anno non dichiara in iscritto di voler uscire dalla Società, rimane 
obbligato per un altro triennio. 

II rifinto a pagare la propria quota dopo due avvertimenti della 
Presidenza è considerato come una dimissione, senza pregiudizio dei diritti 
della Società al ricupero di quanto le è dovuto. 

IX. 

Chi offre alla Società un dono di almeno 200 lire in denaro, in libri 
o in monete, medaglie, sigilli od altro interessante la Società, sia in una 
sola volta che ripartitamente, è considerato come Benemerito. 

Quelli che diedero la loro adesione prima dell' 11 febbraio 1892 , 
giorno della costituzione della Società, sono Soci Fondatori. 

X. 

Le proposte per nuove ammissioni si fanno con lettera controfirmata 
da due Soci alla Presidenza. Il Consiglio, nella sua prima adunanza 
delibera sul!' ammissione dei candidati, i cui nomi figurino all' Ordine 
del Giorno. 

XT. 

I Soci destinati a sostenere una fnnzione nel Consiglio Direttivo 
sono eletti in assemblea generale a scrutinio segreto ed a maggioranza 
assoluta di voti. È fatta facoltà al Consiglio Direttivo di assumere un 
segretario. Tutte le cariche sociali sono gratuite, meno quella di Segretario, 
il quale potrà essere retribuito. 



STATUTO DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



533 



XII. 

Il Consiglio Direttivo si compone di: 

1 Presidente 

2 Vice-Presidenti 

6 Consiglieri, ad nno de' quali viene deferita la carica di Tesoriere. 

Tutti i Membri del Consiglio hanno voto deliberativo. 

Il Consiglio Direttivo è radunato dal Presidente per trattare gli af- 
fari ordinari della Società, ed è legale se predienti almeno cinque membri. 
A parità di voti prevale quello del Presidente. Le deliberazioni del 
Consiglio sono esecutive. 

xin. 

Il Presidente rappresenta la Società, convoca le assemblee dei Soci 
e le adunanze del Consiglio Direttivo e ne dirige le discussioni ; veglia 
alla osservanza dello Statuto, all'economia della proprietà sociale, firma 
gli atti d'ufficio e le corrispondenze. Dura in carica tre anni. 

I Vice presidenti lo suppliscono in ordine di anzianità. Dorano pure 
in carica tre anni. 

Dei Consiglieri si rinnovano annualmente due , estratti a sorte nei 
primi due anni, poi per ordine di anzianità. 

Tutti sono rieleggibili. 

In caso di sostituzione straordinaria d'un Membro del Consiglio, il 
socio eletto sottentra in luogo e stato del cessante. 

XIV. 

II Segretario custodisce gli atti della Società, stende i verbali delle 
adunanze consigliari, come delle generali; funge da Bibliotecario e cu- 
stodisce i libri mandati in dono o acqnistati dalla Società , come pure 
il Medagliere che coi doni si andrà formando in seno alla Società me- 
desima, e ne tiene in corrente i relativi cataloghi e inventarii. Coadiuva 
la Direzione della Rivista per correzione di bozze, compilazioni di sunti, 
sommarli, ecc. 

I soli Soci possono valersi sia dei libri, che del medagliere, a norma 
del Regolamento. 

XV. 

II Tesoriere cura la riscossione del contributo dei Soci e di ogni altro 
provento della Società ; firma le quitanze, paga le spese stanziate dal 
Consiglio Direttivo o dalle assemblee generali ; tiene un registro di en- 
trata e di uscita ; compila i bilanci preventivi e consuntivi. 

68 



534 STATUTO DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



XVI. 

n Consiglio nomina nel suo seno la Direzione della Biviata, e paò 
<ig€n^ogarsi alcani altri soci per formare con qnesti il Comitato di Reda- 
zione della stessa, il quale funzionerà a norma del vigente regolamento. 

XVIL 

Una sola assemblea dei Soci ò obbligatoria ogni anno; le altre sono 
lasciate in facoltà del Presidente. Nella assemblea annuale , da tenersi 
nei primi tre mesi dell'anno, saranno presentati i conti consuntivi del- 
l'anno finito ed i preventivi di quello incominciato. 

Per la legalità delle assemblee è necessaria la presenza di almeno 
un quinto dei soci effettivi. Dopo però passata un'ora dalla convocazione, 
l'assemblea viene tenuta, qualunque sia il numero dei Soci, e le delibe- 
razioni sono valide ed obbligano tutti i Soci. 

Sono ammesse le rappresentanze per procura. Ciascun Socio può 
rappresentarne un altro. 

Ogni Socio può chiedere che siano messe all'ordine del giorno pro- 
poste di sua iniziativa, purché presentate almeno 15 giorni prima del- 
l'assemblea. 

n Presidente è in obbligo di convocare i Soci quante volte siane 
richiesto per iscritto, con ragioni motivate, da cinque di essi. 

xvni. 

La Società non potrà esser Rciolta che sopra dimanda scritta di al- 
meno 1x8 dei Soci effettivi, e la decisione di scioglimento dovrà essere presa 
in Assemblea generale, convocata a questo scopo un mese innanzi, colla 
maggioranza di 4^6 dei votanti. 

Votato lo scioglimento , l' attivo depurato , la Biblioteca , le colle- 
zioni, ecc., resteranno proprietà dei Soci effettivi inscritti a quell'epoca, 
e questi decideranno a maggioranza di voti sulla loro destinazione. 

XIX. 

Nessuna modificazione potrà essere fatta a questo Statuto, se non 
sarà presentata dal consiglio direttivo o per iscritto da almeno 1(3 dei 
Soci effettivi e approvata in Assemblea generale con 2[8 dei voti presenti. 



I » I 



COLLABORATORI DELLA RIVISTA 

NELL'ANNO 1892 



Memorie e Dissertazioni. 

Ambrosoli Solone 
Capobianchi Vincenzo 
Castellani Giuseppe 
GoMANDiNi Alfredo 
Gabrici Ettore 
Gavazzi Giuseppe 
Gnbgghi Ercole 
Gnbcchi Francesco 
Lattes Elia 
Luppi Costantino 
MoRSOLiN Bernardo 
Motta Emilio 
Papadopoli Nicolò 
Poma Cesare 
Bossi Umberto 
Buggero Giuseppe 
Sambon Arturo G. 
Tagliabue Emilio. 

Cronaca. 

Ambrosoli Solone 
Brambilla Camillo 
Clerici Carlo 
Gnecchi Ercole 
Gnecchi Francesco 
Marchand Frederic 
Sambon A. G. 



ELENCO DEGLI ASSOCIATI 



ALLA. 

RIVISTA ITALIANA DI NUMISMATICA 

PER L»A.NNO 1892 



■iJJlr- 



cop: 



Cinco. 



S. A. R. IL Principe di Napoli 

Adriani Prof. Comm. Dott. G. B. E., Ispettore degli Scavi e 

Monumenti di Antichità. — Oherasco . 
Agostini Ing. Agostino. — Milano 
Ambrosoli Dott. Solone , Conservatore del E. Gabinetto Numis 

matico di Brera. — Milano .... 
Averara Avv. Manifesto. — Lodi, 
Bagatti-Valsecchi Nob. Cav. Fausto. — Milano . 
Bahrfeldt Max. — BastaU (Baden) 
Ballarati Magg. Amedeo. — Sacconago 
Bartolini Cav. Luigi. — Trevi .... 
Bartolo (Di) Prof. Francesco, Conservatore del Museo 

Catania 

Basilea, — Sodété Suisse de Numismatique 
Beltrami Luca, Architetto. — Milano. 
Bergamaschi Prof. Giovanni, Conservatore del Civico 

Orenwna 

Berlino, — Zeitschrift fiir Numismatih 
Bignami Cav. Giulio. — Roma .... 
Bocca Fratelli, Librai. — Torino, 
Bologna. — Biblioteca Municipale 

Bonomi Enrico. — Legnago 

Bosso Dott. Giuseppe. — Cairo (Egitto) 
Boston. — American Journal of Archeologi/ 

» — American Journal of Numismatics , 
Boyne William. — Firenze 



Museo. 



538 ELENCO DEGLI ASSOCIATI PER l\nNO 1892 

coni 
Brambilla Nob. Gomm. Camillo. — Pavia 

Briganti Gav. Bellino. — Osimo 

Brockhaus F. A., Libraio. — Lipsia 

Bruxelles. — Retfue belge de Numistturiique .... 

Butti Alfonso. — Milano 

Cagliari. — Begio Museo di Antichitìi 

Cahn E. Adolph. — Francoforte sul Meno 

Gamozzi YertoTa Gomm. G. B. Sen. del Begno. — Bergamo 

Gamuccini Barone G. B. — Boma 

Gapo Dott. Tomaso. — Boma 

Gapobiancbi Gav. Prof. Vincenzo. — Boma 

Gaprotti Giuseppe. — AUnate 

Garpinoni Michele. — Brescia 

Castellani Bag. Giuseppe. — Fano 

Catania. — Biblioteca ITniTersitaria 

Gerrato Giacinto. — Torino 

Giani Dott. Giorgio, Conservatore del Museo Civico — Trento . 

Cini Aw. Tito. — Montevarchi 

Comandini Dott. Alfredo. ~ Boma 

Como. — Municipio 

» — Museo Civico 

Gunha (Da) Dott. Giuseppe Gerson. — Bombay .... 
D'Angelo Domenico fu Antonio, Libraio. — Beggio^Galabria 

Dattarì Aw. Alberto. — Cairo (Egitto) 

Demole Dott. Eugenio, Conservatore del Gabinetto Numismatico. 

— Ginevra ... 

Dessi Vincenzo. — Sassari 

Doimo Savo. — Spalato 

Duprìez Baimondo. — Bruxelles 

Engel Dott. Arturo. — Parigi 

Fascila Gomm. Carlo, Direttore della B. Zecca. — Milano 
Fiorasi Capitano Gaetano. — Scuola di Guerra. — Torino. 
Firenze. — Archivio Storico Italiano 

> — Biblioteca Biccardiana 

Foa Alessandro. — Torino 

Fermenti Giuseppe. — Milano 

Franchi Carlo (ditta di A. Vismara, Libraio). — Como 
Furchheim Federico, Libraio. — Napoli 



ELENCO DEGLI ASSOCIATI PER L*ANNO 1892 



539 



COPIE 

Gaggino G. e C. — Singapore 

Garda Antonio. — ValenM (Spi^a) . . ' . 

Garovaglio Gav. Dott. Alfonso. — Laveno sapra Menaggio (Como) 

Gavazzi Gav. Giuseppe. — Milano 

Geigy Dott. Alfredo. — Basilea 

Genova. — Biblioteca Givica 

» — Giornale ligustico 

Gentili di Bovellone Gente Tarquinio. — San Severino 

Georg. H., Libraio. — Ginevra 

Gnocchi Garlo. — Milano 

Gnocchi Gesare. — Milano 

Gnocchi Ing. Gomm. Giuseppe. — Milano 

Gnocchi Marco. — Milano 

Gnocchi Vittorio. — Milano 

Grossi Gualtiero, Bibliotecario dell'Oliveriana. — Pesaro . 
Hamburger L. e L. — Francoforte sul Meno .... 

Hess Adolfo. — Francoforte sul Meno 

Hoepli Gomm. Ulrico, Libraio-Editore. — Milano 

Jacobson Ew. — Mosca 

Jatta Giulio. ~ Bhvo di Puglia 

Johnson Gay. Stefano. — Milano 

Lamberti Policarpo. — Savona 

Lambros Gio. Paolo. — Atene 

Landolina di Bigilifi Barone Francesco. — Palermo . 

Lazara (De) Gonte Antonio. — Padova 

Leone Gav. Gamillo. — Vercelli 

Lippi Baffaele. — Biecari 

Loescher Ermanno, Libraio. — Botna 

Loescher Ermanno, Libraio. — Torino 

Londra. — The Numismatic Chronicle 

Luppi Gav. Prof. Gostantino. — Milano 

Mantova. — Biblioteca Comunale 

Mariam Giuseppe. — Milano 

Marignoli March. Gomm. Filippo, Sen. del Segno. — Boma 

Marsiglia. — Biblioteca Givica 

Maselli Avv. Giuseppe. — Aquaviva 

Milani Prof. Gav. Luigi Adriano, Direttore del R. Museo Archeo- 
logico. — Firenze 1 



540 



ELENCO DEGLI ASSOCIATI PER l'aNNO 1892 



ceni 



Milano. — Archivio Civico di S. Carpoforo 
» — Archivio Storico Lombardo 
» — Biblioteca Ambrosiana 

> — Circolo Fotografico Lombardo 
» — Circolo Alessandro Manzoni 
» — Direzione della R. Zecca . 
» — R. Biblioteca Braidense 

> — R. Gabinetto Numismatico di Brera. 
Mirenghi Avv. Michele, Presidente della Commissione 

Provinciale. — Bari 

Modena, — Regia Biblioteca Estense . 
Mojana (De) Conte Avv. Alberto. — Milano 

Montagli H. — Londra 

Morsolin Ab. Prof. Bernardo. — Direttore del Museo 

Vicenea * . 

Motta Ing. Emilio. — Milano 

Mulazzani Conte Lodovico. — Treviglio 

Napoli. — Archivio storico per le provincie napoletane 

!> — Direzione dei RR. Musei di Antichità 
Nervegna Giuseppe. — Brindisi . 
Neustatter Emilio. — Monaco (Baviera) 
Nutt Davide, Libraio. — Londra. 
Osio Magg. Generale Comm. Egidio. ~ Roma 
Osnago Enrico. — Milano .... 
Padoa Cav. Vittorio. — Firenze . 
Papadopoli Conte Comm. Nicolò, Sen. del Regno 
Parazzoli Antonio. — Cairo (Ej:^itto) . 
Parigi. — Polyhihìion 

» — JRevue Numismatique . 

» — Società fran^aise de numismatique 
Parma. — R. Museo di Antichità 
Pasi Avv. Adolfo. — Bologna . 
Pasinati Francesco. — Boma 
Pavia. — Biblioteca Civica Bonetta . 
Peelman Giulio e C. — Parigi . 
Perini Quintilio. — Trento .... 
Persiani Avv. Raffaele. — Chieti 
Piacenza. — Biblioteca pubblica Passerini-Landi 



del 



Museo 



Civico. — 



— Venezia 



ELENCO DEGLI ASSOCIATI PER l'aNNO 1892 



541 



COF 

Picozzi Dott. PraDcesco. — Lodi 

Pisano Cav. Dott. G. B. — Genova 

Pischedda Aw. EMo. — Oristano 

PoUeri Francesco fu Luigi. — Genova 

Prayer Carlo. — Milano 

Batti Dott. Luigi. — Milano 

Bivani Giuseppe, Direttore del Civico Museo di Archeologia. — 

Ferrara 

Bizzini Dott. Prospero, Direttore del Museo Civico. — Brescia 
Bizzoli Luigi, Conservatore del Museo Bottacin. ~ Padova 
Boma. — Archivio della Società romana di storia patria. 

» — Biblioteca della B. Accademia dei Lincei . 

» — Direzione della B. Zecca 

Bossi Dott. Umberto, Conservatore del Museo Nazionale. — Firenze 
Buggero Cav. Giuseppe, Tenente Colonello. — Pijgzighettone 
Salinas Comm. Prof. Antonino, Direttore del Museo Nazionale. 

— Palermo 

Sambon Cav. Giulio. — Firenae 

Sangiorgi G. — Boma 

Santoni Can. Milziade, Direttore della Yalentiniana. — Camerino 

Savini Paolo. — Milano 

Scarpa Dott. Ettore. — Treviso 

Seletti Aw. Emilio. — Milano 

Serazzi Aw. Pietro. — Novara 

Serrure B. e C. — Parigi 

Sessa Bodolfo. — Milano 

Sormani Andreani Conte Lorenzo. — Milano .... 
Sozzani Ing. Vincenzo. — Tromello (Lomellina) .... 
Spalato. — Bollettino di Archeologia e Storia .... 

Spigardi Arturo. — Firenae 

Spink S. M. — Londra 

Stettiner Cav. Pietro. — Boma 

Tatti Ing. Paolo. — Milano 

Tolstoj Conte Giovanni. — Pietroburgo 

Torino. — Begio Museo di Antichità 

» — B. Biblioteca Nazionale 

Torrequadra Conte Bogadeo. — Bitonto 

Trento. — Biblioteca Comunale 

69 



542 ELENCO DEGLI ASSOCIATI PER l'aNNO 1892 



coph 
Trieste. — Museo Civico di Antichità 

Trivulzio Principe Gian Giacomo. — Milano .... 

Trùbner K. J., Libraio. — Strasburgo 

Turati Conte Emilio. — Milano 

Valton Prospero. — Parigi 

Van Schoor Carlo. — Bruxelles 

Van Trigt Q. A., Libraio. — Bruxelles 

Varese. — Museo Patrio . . • 

Varisco Sac. Achille. — Monza 

Venesda. — Archivio Veneto 

» -— Ateneo Veneto 

» — B. Bibliotèca Marciana 

> — Museo Civico 

Verona. — Biblioteca Comunale 

Vidal Quadras y Bamòn Emanuele. — Barcellona 

Vienna, — Gabinetto Num. e di Antichità della Casa Imperiale 

» — Numismatiseìie Zeitschrift 

Vigano Gaetano. — Desio 

Virzi Ig. — Palermo 

Visconti March. Carlo Ermes. — Milano 

Vitalini Cav. Ortensio. — Boma 

Volterra. — Museo e Biblioteca Guarnacci 

Wesener F. J. — Monaco (Baviera) 

Witte (De) Alfonso. — Bruxelles. ...... 

Woringer D. — Basilea 

Zitelli Pietro. - Scio (Turchia) 



INDICE METODICO DELL'ANNATA 1892 



NUMISMATICA ANTICA. 

(Memorie e Dissertazioni). 

Appunti di Numismatica Bomana. Francesco Gnecghi 
XXI. Contribuzioni al Corpus Numorum. E. Collezione 

Ercole Gnocchi a Milano . 
XXII. Scavi di Boma nel 1891 

XXIII. Numi plumbei .... 

XXIV. Classificazione del Bronzo imperiale 
XXV. Il Medaglione Senatorio . 

XXYI. Serie del Bronzo Imperatorio. 

Postilla airiscrìzione etrusca del Semisse romano d'Arezzo 

Elia Lattes . . ... 

Poche osservazioni sul denaro di L. Mommi. Ettore Gabrici 
Di un gran bronzo inedito del Nomo Tanite. Solo^e Am- 

BROSOLI 

(Notizie Varie). 

Bitrovamento di monete siciliane 

Bitrovamento di monete romane a Gambolò 
Monete ritrovate nelle vicinanze di Fano. (G. Castellani) 
Bipostiglio d'aurei romani in Calabria. (F. G.). 
Bipostiglio di monete consolari in Sicilia. (F. G.) . 
Vendite pubbliche a Milano. (La Dir.) .... 

NUMISMATICA MEDIOEVALE. 

(Memorie e Dissertazioni). 

Appunti di Numismatica Italiana. Ercole Gnecchi : 
V. I Luigini di Giulia Centurioni Serra, Principessa 

di Campi 

VI. Un mezzo Testone di Francesco Gonzaga, Marchese 
di Castiglione 



''Pag. 






Pag. 



11 
168 
165 
279 
291 
428 

41 
175 

467 

160 
160 
260 
268 
268 
264 



Pag. 45 



53 



544 INDICE METODICO DELL*ANNATA 1892 

VII. TJn obolo inedito di Ponzone Pag. 56 

Vili. Uno zecchino di Leone X per Ravenna . » 61 

IX. Un mezzo grosso di Paolo ITI per Camerino . . » 64 

Grosso inedito di Oian Galeazzo per Verona. Gius. Gavazzi » 67 
Pesi proporzionali dedotti dalla libbra romana, merovingia 

e di Carlomagno. Vincenzo Capobianchi ...» 79 

Tariffa monetaria mesolcinese. Emilio Ta'^iLiabue . » 115 
Il Bimetallismo a Venezia nel Medio Evo. Nicolò Pa- 

PADOPOLI » 199 

Di una monetina inedita della zecca di Messerano. Ce- 
sare Poma » 215 

Francesco Foscari e le sue monete. Nicolò Papadopoli. * 317 
Di alcun» monete inedite di Alfonso I e Ferdinando I re 
di Napoli e di due officine monetarie del Napoletano 
finora sconosciute. Arturo G. Sambon : 
a) Zecca di Gaeta ........ 341 

li) La Cella ed il Beale d'Alfonso I coniati ad Aquila » 345 

e) Zecca di Lanciano » 350 

6) n Coronato di Ferdinando I in oro . . » 354 
Annotazioni Numismatiche Genovesi. Giuseppe Buggero : 
XXI. Ultimi minuti e loro multipli anepigrafi ...» 471 
Gride relative al corso delle monete milanesi in Beggio 

d'Emilia. Umberto Bossi > 487 

(Notizie Varie). 

Il ripostiglio di Grattasoglio (C. Clerici). . . Pag. 156 

Falsificazioni moderne (La Direzione) . . » 158 

MEDAGLIE. 

Una medaglia di Alfonsina Orsini. Bernardo Morsolin Pag. 71 
Tre medaglie in onore di frate Giovanni da Vicenza. Ber- 
nardo Morsolin > 209 

Medaglia in onore di Giuseppe da Porto. B. Morsolin . » 357 

Medaglia in onore di fra Domenico da Poscia. B. Morsolin » 493 

Medaglia del Porto di Fano. Giuseppe Castellani . » 365 

Gian Marco e Gian Battista Cavalli. Umberto Bossi . » 481 

Medaglie italiane del 1890. Alfredo Comandini . . » 219 



INDICE METODICO DELL* ANNATA 1892 545 

BIBLIOGRAFIA. 

(Opere Ndmismatiche). 

Barclay Head F., Catalogue of the greek coins of Jonia 

1892. (P. G.) Pag. 501 

BoutkowsM (Glinka A), Recueil special des grandes ciirio- 

sitós ìnédìtes ou peu conoues dans le champde TAr- 

chéologie, de la Numismatique et de TEpigraphie (L. D.) » 412 
Catalogo de la CoUecion de Monedas y Medallas de Manuel 

Vidal Quadras y Ramon de Barcellona (P. Q.) . . » 409 
Cohen (H.), Description historiqae des uDLonnaies frappées 

soiis Tempire romain. (La Direzione) ...» 403 
Congrès International de Numismatique 1891. (P. G.) . » 291 
De la Tour (H), Atlas de monnaies gauloises. (E. G.) . » 417 
Demole (Eugène), Ilistoire monétaire de Genève de 1791 

a 1848. (E. G.) » 253 

Evans (Arthur), Syracusan Medaillons and their engravers 

in the light of recent fonds. (A. G. S.) . . . » 243 
Falchi (I.), Yetulonia e la sua necropoli antichissima (S. A.) » 512 
Foresio (G.J, Le monete delle zecche di Salerno (A. G. S.) » 144 
Fumagalli 6^., Biblioteca Etiopica. Milano, 1892 (S. A.). » 505 
Jonghe (Y. de B), Un triens signé par un mon^taire mé- 

roYÌngien inconnu jusqu'à ce jour .... » 506 
Lode (A.), Les monnaies anonymes des Comtes de Savoie 

(P. Marchand) . . , » 399 

Lagumina (B.), Studt sulla Numismatica arabo-normanna 

di Sicilia. (A. G. Sambon) » 141 

Lamhros (J. P.), Avaxp?*"*) '^'^^ vojjttopiAT ov t/j^ xopltu^ *KX- 

Xddoc Ò1CÒ 'Icodiwoo n. Adfiicpoo (^S. A.). ...» 149 

Motta (E.), Il Museo d'un letterato milanese del seicento » 506 
Museo (II) Archeologico e Numismatico di Livorno. (S. A.) » 503 
Bis Paquot, Kepertoire annuaire general des GoUection- 

neurs de la Franco et de TEtranger. (P. G.) . . > 148 
Schodt (A. De), La Numismatique romaine dans ses rap- 

ports avec l'art oratoire. (P. G.) » 146 

Vallier (G.) , Sigillographie de Tordre des Chartreux , et 

Numismatique de S. Bruno. (C. Brambili^a) . » 137 

Vitalini (0), Le monete battute nel Pontificato di Pio IX 

e neirinterregno della Repubblica Romana. (E. G.) . » 411 



546 



INDICE METODICO DELL* ANNATA 1892 



Warwich (Wroth), Catalogue of the Greek coins of Mysia 
edited by B. Stuart Poole. (P. G.) . . . . 

Zay (E.), Histoire niooétaire dea Colonies Fran^aisos d*après 
les documenta ufficiels. (S. A.) 

Pubblicazioni diverse. Ptig. 150, 254, 507. 

Periodici di Nomismatica. 

Numismatic Ghronicle, pag, 415, 51S. — Bevue Numisma- 
tiqoe, pag. 152, 256, 512. — Revue Suisse de Numis- 
matique, pag. 152, 256, 414. — Annuaire de Numis- 
matique, pag, 152, 256, 414. — Revue Belge de 
Numismatique, pag. 256, 418, 512. — Zeitschrift far 
Numismatik, pag. 414. — Numismatische Zeitschrift, 
pag, 508. — Bulletin de Numismatique , pag, 153 , 
257, 415, 513. 

Articoli numismatici in Periodici diversi, pag, 153, 257, 513. 



Pag, 249 



» 150 



NECROLOGIE 



Bei-tolotti Giuseppe (E. G.) 
Brambilla Camillo (La Direzione) 
Camera Matteo (A. G. S.) . 
Cherubini Gabriello (E. G.) 
Praccia Giovanni (P. G.) . 
Minervini Giulio (E. G.) . 
Prayer Carlo (E. G.) . 
Beale Francesco . 
De Schodt Alfonso (P. G.). 



MISCELLANEA 

Vite di illustri Numismatici Italiani. C. Luppi : 

XI. Giorgio Viani 

XII. Giulio Corderò di S. Quintino . 
Insegnamento di Numismatica . 

Premio per Medaglie 

Premio Duchàlais 

In memoriam 

Soppressione definitiva della zecca di Milano 



Pag. 135 

» 129 

» 134 

» 898 

» 135 

» 133 

» 397 

» 134 

» 136 



Pag. 119 

» 237 

» 160 

259 e 520 

> 265 

» 265 

» 417 



INDICE METODICO DELL* ANNATA 1892 547 

Note Nnmismatdche di un viaggio ad Atene e Costantino- 
poli. (Solone Ambrosoli) Pctg. 516 

Corso di Numismatica » 523 

Aforismi numismatici * . » 523 

Collaboratori della Rivista nell'anno 1892. ...» 535 
Indice degli Associati alla Rivista per l'anno 1892 . » 537 

Atti e Memorie della Società Numismaiica Italiana. 

Società Numismatica Italiana (La Direzione). . Pag. 155 

Prima adunanza dei Soci » 267 

Statuto provvisorio » 273 

Doni alla Società ......... 416 

Seconda adunanza dei Soci » 527 

Statuto definitivo > 531 



I » I 



Finito di stampare il 31 Dicembre 1892. 



Lodovico Felice Cogliati, Gerente responsabile. 



Iwov M9a RIVISTA ITALIANA DI NUMIS 



F-' GNECCHI -Appml, d, Numismatica Rom. 
SERIE DEL BRONZO IMPERATCI 
ANNO V-FASC. IV 



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■t/^ 



La Sede della Società Numismatica Italiana è in MILANO , 
Piazza del Duomo, 20. 



CONTRIBUTO ANNUALE. 



Soci effettivi. 
Soci corrispondenti 



L. 80 
. 20 



Tutti i Soci indistintamente ricevono la Rivista Italiana di Nu- 
mismatica. 



Chiedere lo Statuto al Segretario della Società Prof. Costan- 
tino Luppi, Piazza del Duomo, 20 - Milano. 



Il convegno settimanale dei Soci nelle sale sociali (Piazza del 
luomo, 2,0), è fissato al Giovedì dalle 2 alle 4 pom. 



i 



=C: 



^ 



MONETE E MEDAGLIE 

IN VENDITA PRESSO LA SEDE 

DELLA 

SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 

(Piazza del Duomo, 20) 




Tutti i Soci hanno il diritto di depositare presso il Segretario , nelle sale 
sociali, monete o medaglie destinate alla vendita , le quali saranno pubblicate ' 
nel foglio- colorato della Rivista, o su di uno speciale Bollettino, senza nome 
del depositante, col prezzo che questi vi avrà fissato, netto pel compratore. 

Sull'incasso verrà trattenuto al depositante, a vantaggio della Società, la 
provvigione del io ^\o. 

Le monete per la vendita dovranno rimanere in deposito per tre mesi dopo 
la pubblicazione del relativo Catalogo, e la Società, dopo questo termine, avrà 
diritto di ritornare al proprietario le monete invenduta 

Le spese di posta e di rimborso sono a carico del compratore. 



MONETE ITALIANE. 

I. Bozzolo. Giulio Cesare Gonzaga, 
principe (1593-1609). Scudo d' oro. — 

R. I . e . PRINC . BOZZVLI — SAC . Q . ROM . 

I . Guerriero in piedi a s. — R. marchio 
. D . . . . co . p . Stemma coronato cir- 
condato da altri piccoli stemmi. Oro 
C. 2 L. 



500 



2. Genova. Dogi biennali (1666). Da 8 
reali. — D. dvx * et • gvb * reip * genv • 
Stemma. In alto : 16 - 66. — R. San 
Giorgio a cavallo a d. che ferisce il 
drago. Arg. C. 2 . . . . „ 

D* Stmontf Tav. descritt. delle mon. di Genova, 
B. 1733. 

3. Monza. Estore Visconti (1412-1413). — 

D. • HESTQR . VICECOMES MOD. . . . C. 

Biscia in cornice quadrilobata, con ai 

lati H . E. — R. S . AMBROSIVS - NOSTER. Il 

Santo seduto collo staffile e il pasto- 
rale. Arg. C. 2 . . . . „ 

4. Altro esemplare e. s. con qualche va- 
rietà. Arg. C. 2 . . . . „ 

5. Nyon. Amedeo Vili (1391-1439). Grosso 

- D. + AMEDEVS e . DVX : SABAVDIE. Scudo 

colla croce di Savoia chiuso in cornice 
quadrilobata. — R. + chab : in : ital : 
MAR : PRiN. Croce chiusa in cornice qua- 
drilobata. Arg. C. 2 

6. Orciano. Tomaso degli Albi zzi e Bar- 
bara Quirini (1791). Scudo o medaglia. 

D. THOMAS . ORCIANI . F . T . R . S . I . MAR- 
CHIO . VN . CR . Bo . coM 6*. Busto giova- 



40 



30 



30 



If 



3» 



3» 



nile a s. col capo scoperto. — R. prò 
xiMA . FISICA . FINIS . MDccxcL Stemma 
coronato e sormontato da un cigno colle 
ali aperte. Arg. Ci. . . L. 70 

7. Savoja. Carlo Emanuele I, duca (1580- 
1630). Doppio scudo d'oro. — D. car . 
EM . D . G . DVX . SAB . p . PED. Busto in ar- 
matura a d. col capo scoperto. — R. in 

. TE . DOMINE . CONFIDO . I581 . N. Scudo 

coronato. Oro p 

8. — Vitt. Amedeo II e Maria Giovanna 
Battista tutrice e reggente. (1675-84). 
Mezza doppia. — D. mar . 10 . bap . vie 
. AM . u . D . G . Dvc . SAB. Busti accollati 

ad.— R. PRINCI . PEDEM . REGES . CYPRI 

. 1676. Stemma coronato. Oro . ^ 

9. Scio. Martino e Benedetto II Zaccaria 
Signori (1314). Grosso. — D. + civitas . 
SYi . M . 3 . B . ZA. Castello con 5 torri 
esterne e 3 interne chiuso in circolo di 
perline. — R. + servorvm . impatoris. 
Croce patente accantonata da quattro 
crocette. Arg. Ci. . : , 

ScMumbérger^ pag. 16 del SuppL tav. XXI, io. 

10. — Filippo Maria Visconti, Duca 
di Milano (?42i-i436). Zecchino. ~ 
D. D . ME . DioLAN. Il Duca inginocchiato 
riceve il vessillo da S. Pietro. A tergo 
del santo s . petrvs. Lungo l' asta dd 
vessillo DVX. — R. srr . T . xpe dat . qtv 
- regis ISTE DVC A. Il Salvatore in un'au- 
reola elittica, con 5 stellette a d. e 4 
a s. Bucato. Oro. C. 1-2 .. , 

Scklumbtrgtr, p. 420. — Lambros, Mélang:es, 11^ 19, 



«5 



DENARI ROMANI E 
II. Alliena, Babelon, i L. 



12. Antia 

13. Egnatia 

14. lUNIA 
16. LlVINEIA 

17. mussidia 

18. Neria 

19. poblicia 

30. POMPEIA 

21. 

22. 

33- 
24. 

25. pomponia 

26. Sempronia 



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CONSOLARI. 
80 F.D.C, per L. 70 

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IO C. 2 „ „ 4 

IO C. 2 ,1 V 6 

20 F.D.C. „ „ 20 

5 ^' I » »» 4 

12 F.D.C. „ „ 12 

12 „ „ „ 12 

4 C. I „ „ 4 

30 F.D.C. „ „ 30 

30 C. 2 „ „ 6 

30 C. I „ „ 16 

15 F.D.C. „ „ 12 

15 C. 2 „ „ 4 

12 C. 2 „ „ 4 

12 F.D.C. „ „ 12 



27. Sepullia Babelon i L. 8 C. i per L. 6 

28. Sestia „ I » 30 F.D.C. „ „ 30 

29. Valeria „ 16 „ 6 C. i „ „ 6 

30. » » 18 » IO C. I „ „ IO 

31. V0CONIA „ i„i2C. 2 „ „ 7 



DENARI ROMANI IMPERIALI. 
32. G. Ces. e AuG., Cohen, i L. 30 C. i L. 15 



33. Augusto 


» 


52 


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6C, 1 „ 6 


34 


» 


252 


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5 sub. „ 2 


35. Ottone 


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12 


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12C. I „ 7 


36. » 


» 


20 


» 


30 „ „ 15 


37. Vespasiano 


n 


510 


» 


3 » » 2 


38. DOMITILLA 


n 


3 


n 


400 „ „ 225 


39. Tito 


n 


132 


II 


IO „ „ 6 


40. Massimo 


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1881, con 8 tav. fotog. L. 6. 
Cantoni A., Catalogo della collezione di A. Cantoni (monete italiane, estere, 

romane, greche e medaglie). Milano, 1887, in-8 con 3 tav. L. 2. 
DiAMiLLA Demetrio , Memorie numismatiche per Y anno 1847. Anno primo. 

Roma, 1847, in-4 con 7 tav. ine. L. io. 
Francesco ed Ercole Gnecchi, Le monete dei Trivulzio descritte ed illustrate 

con 13 tavole a fotoincisione sistema Turati. Milano, 1887, in-4. L. io. 
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Spoleto. — Ermeneutica e cronologia della monetazione romana. Milano, 

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imperiali romane, medioevali italiane. 

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coglitori e gli studiosi di numismatica, presentandosi una facile 
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suddette vendite. 



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n IO - f 1/8 » 



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V 



TORINO — Piazza Tutorio Emanuele I, N. 10 — TORINO 






CONSIGLIO DI REDAZIONE 



1892 



"♦B88^ 



GNECCHI Cav. Pbancesco 
GNECOHI Gav. Ebcolk 



Direttori. 



AMBROSOLI Dott. Solone, Conservatore del Eegio Gabinetto Numismatico 

di Brera. 
GAVAZZI Cav. Giuseppe. 
MAEIOTTI Cav. Dott. Giovanni, Direttore del E. Museo di Antichità di 

Parma. 
MILANI Cav. Prof. Luigi Adriano, Direttore del E. Museo Archeologico di 

Firenze. 
MOTTA Ing. Emilio, Bibliotecario della Trivulziana. 
PAPADOPOLI Comm. Conte Nicolò, Senatore del Eegno. 
EOSSI Cav. Dott. Umberto, Conservatore del Museo Nazionale di Firenze. 
SALINAS Comm. Prof. Antonino, Direttore del Museo Nazionale di Palermo. 
SAMBON Dott. Arturo G. 

SANTONI Can.° Prof. Milziade, Direttore della Valentiniana di Camerino. 
VISCONTI March. Carlo Ermes, Conservatore del Museo Artistico Municipale 

di Milano. 

Luppi Cav. Prof. Costantino, Segretario. 



AVVERTENZA 



I manoscritti destinati alla pubblicazione e qualsiasi corrispondenza 
relativa alla redazione della Rìvisla devono essere spediti ali* indirizzo : 
Cav. Francesco €hieccfi9\ Mllaìio, Via FUodramnuxiici, 10. 



I manoscritti non si restituiscono. 



RIVISTA ITALIANA DI NUMISMATICA 



PATTI D'ÀSSÒCIAZIONE. 

La Rivista si pubblica in fascicoli trimestrali in modo da | 
formare in fin d' anno un volume di circa 500 pagine , con 
tavole, e illustrazioni intercalate nel testo. 

Associazione annuale per V Italia L- 20 

Idem, per l'Estero (Stati Unione Postale) ... « 22 
Per tutti i paesi fuori dell'Unione, le spese postali in più. 

Chi non disdice l'Associazione alla Rivista prima del 31 dicembre s'intende associato 
anche per V anno seguente. Per gli Associati che, dopo ricevuto il 8* fascicolo dell'an- 
nata, non avessero ancora soddisfatto Timporto, TAmmlmstrazione provvederk airiuca^ 
per mezzo di tratta o assegno postale. 

Un fascicolo di saggio a richiesta. 



I m • 



Annata L 1888, pagine 512 con 12 tavole 
» IL 1889, » 602 > 8 tavole 



> IIL 1890, > 612 .3^ 12 tavole ' ^' ** 

» IV, 1891, > 554 » 18 tavole 

Le sole annate 1888 e 1891 ciascuna » «O 

Le annate 1889 e 1890 non si danno separatamente. 

DIREZIONE E REDAZIONE della Rivista presso il Cav. Francesco Gnecchi, 
Via Filodramniaticiy 10, Milano» 

AMMINISTRAZIONE presso l'Editore L. F. Cogliati, Via Pantano, 26, 3Iilm. 

I Collaboratori della Eitista, riceveranno 25 estratti di ciascun articolo pubblicato, purché, 
contemporaneamonte all'invio del manoscritto, ne faccianp richiesta alla Direziono. 



INSERZIONI DI PUBBLICITÀ 

NEI FOGLI COLORATI ANNESSI ALLA Rivista, 

per I fase. per 2 fase. per 3 fase. per 4 fase. 

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Mezza pagina » 10 » 18 » 25 » 30 

Quarto di pagina >5 »10 »15 »20 



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