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RIVISTA ITALIANA 



DI 



NUMISMATICA 

E SCIENZE AFFINI 



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RIVISTA ITALIANA 

DI 

NUMISMATICA 

E SCIENZE AFFINI 

PUBBLICATA PER CURA DELLA 

SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 

E DIRETTA DA 

FRANCESCO ed ERCOLE GNECCHI 



ANNO XIII - 1900 - VOL. XIII 




Milano 

Tip.-Editrice L. F. Cogliati 

Corso P Romana, N. 17 
I9OO. 



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Are- v* i "> » 4- 







PROPRIETÀ LETTERARIA 



Tip, L F, Coglimi ■ Se*, nel Pio Istituto pei Fiffli della Provvidenza. 



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SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



Presidente Onorario 

S. A. R. IL PRINCIPE DI NAPOLI 

Presidente 

Conte Comm. NICOLÒ PAPADOPOLI 

Senatore del Regno. 

Vice -Presidenti 

GNECCHI Cav. Uff. Francesco — GNECCHI Cav. Uff. Ercole. 

Consiglieri 

AMBROSOLI Dott. Cav. Solone, Conservatore del R. Gabinetto Numisma- 
tico di Brera e Libero docente di Numism. presso la R. Accad. 
Scient-Lett. in Milano (Bibliotecario della Società). 

GAVAZZI Cav. Giuseppe. 

MOTTA Ing. Emilio, Bibliotecario della Trivulziana. 

RICCI Dott. Serafino, Conservatore-aggiunto nel R. Gabinetto Numisma- 
tico di Brera in Milano (Vice-bibliotecario della Società). 

RUGGERO Comm. Col. Giuseppe. 

VISCONTI March. Carlo Ermes. 

Angelo Maria Cornelio, Segretario. 



CONSIGLIO DI REDAZIONE DELLA RIVISTA PEL 1900. 

Gnecchi Francesco e Gnecchi Ercole Direttori — Ambrosoli Solone 

Gavazzi Giuseppe — Motta Emilio — Papadopoli C. Nicolò 

Ricci Serafino — Visconti M. Carlo Ermes. 



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FASCICOLO I. 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 



(Continuazione: Vedi Fase. Ili, 1899) 



B. Mezzi pezzi. 

Essi corrispondono proprio alla metà dei pezzi interi 
sopraccennati, tanto per la grandezza del tondino, quanto per 
il peso. Esemplari d'argento di lega non mi sono venuti a 
conoscenza. 

Della rappresentazione del rovescio esistono due va- 
rianti: a) con quadriga a sin.; tipo comune. 

b) Quadriga a dr., conosciuta solo in due esemplari. 

In entrambe le varianti sta la leggenda ROMA nelPesergo, 
ma non è posta fra linee. 



Variante A. Babelon, I, pag. 22, n. 25. 
Tav. I, n. 18 (Bahrfeldt). 



I. 


— 3.42 Parigi (Luynes). 


2. 

3- 
4- 


- 340 „ 

- 3.35 Borghesi. 

- 3.26 Vaticano. 


5- 
6. 


— 3.22 Borghesi. 

— 3.21 Parigi. 


7- 
& 


- 3-i8 . 

— 3.18 Museo Kircheriano. 


9- 

IO. 

11. 
12. 


— 3.15 Lagoy. 

— 3.13 Parigi. 
-3.13 „ (Luynes). 

— 3.12 Sibilio. 


13- 


— 3.12 Vaticano. 


1+ 


— 3.09 Ailly. 


l 5- 


- 3«>5 » 



N. 1-17: secondo F Ailly, 
Recherches, I, pag. 178-179, 
1, e 2, varianti. 

N. 3 e 5 Borghesi, ac- 
quistati all'asta (Catal. 1893, 
pag. no, n. 1399) dal Bi- 
gnami; ora nel museo Ca- 
pitolino. 

N. 8 non c'è più. 

N. 9, 12, 16, scomparsi. 



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12 M. BAHRFELDT 



16. — 2.98 di buonissima conservazione. Sibilio. 

17. — 2.90 „ „ Vaticano. 



18 

19. 
20, 
21 

22, 

23 
24 

2 5 
26 
27 
28. 
29 
3° 

31 
32 

33 
34 
35 
36. 
37 
38. 
39 



A questi posso aggiùngere ancóra: 

— 3.37 di buonissima conservazione. Museo Britannico. 

— 3.35 di buona „ Gotha. 

— 3-35 d| splendida „ A j Haeberlin . 

— 3.35 di buonissima „ ) 

— 3-34 Berlino, Catal III, 1, pag. 168, n. 42. 

— 3.34 di buonissima conservazione. Lobbecke. 

— 3.34 » » Copenhagen. 

— 3.33 „ „ Museo Britannico. 

— 3.32 Berlino, n. 41. 

— 33° » n ; 39. 

— 3.28 di buonissima conservazione. Philipsen. 

— 3.27 di ottima conservazione. Bahrfeldt. 

— 3.26 di splendida „ Haeberlin , comperato 

in Arezzo. 

— 3.24 di buona conservazione. Museo Britannico, 

— 3.23 di splendida „ Haeberlin. 

— 3.17 di buona „ v. Kaufmann. 

— 3.17 quasi a fior di conio. Annover, Museo Kestner. 

— 3.15 di buona conservazione. Aja. 

- 3.13 Torino. Calai. Fabretti, pag. io, n. 220. 

— 3.04 di buonissima conservazione. Haeberlin. 

— 3.01 Torino, n. 221. 

— 3.00 di buona conservazione. Imhoof-Blumer. 



Vatianle B. Manca presso il Babelon. 

Quadriga a dr. — nel resto come la variante A. 

Che abbiamo da fare con un mezzo pezzo, e non con 
un pezzo intero alquanto ridotto, lo mostra il disegno presso 
TAruLV (Recherches, I, tav. 46, n. 3). 

Questo esemplare, che per lungo tempo fu l'unico rap- 
presentante noto della variante con la quadriga sul diritto, 
pesa, secondo l'Ailly (pag. 179), solo gr. 2.22, e si trova ora a 
Parigi. Un altro esemplare è posseduto dal Museo Britannico, 
pesa gr. 2.40, ed è di buona conservazione, proveniente dalla 
collezione Northwick, venduta nell'anno 1860 in Londra. 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 13 



18. Elettro. Babelon, I, pag. 23, n. 26. 

Giovane testa bifronte fem- Giove in quadriga corrente 
minile, coronata di spighe, a dr. e posta su piccola base; 
Cerchio di perline. nella sinistra lo scettro, nella 

dr. alzata il fulmine. Dietro, 
una piccola Vittoria, che guar- 
da la quadriga. Cerchio sem- 
plice. Anepigrafa. 

Il metallo di questa moneta è sempre l'elettro; -pezzi 
di oro puro non si presentano, anche se il colore della su- 
perficie dei singoli esemplari lo facesse supporre. Noi però 
non siamo esattamente informati del rapporto di lega dell'oro 
all'argento in queste monete, e ci mancano inoltre quasi intera- 
mente ricerche esatte circa il titolo dell'oro, almeno per quanto 
finora mi consta. K. B. Hoffmann non ha pur troppo esteso a 
questa serie di monete le sue ricerche sui vari rapporti di 
lega delle monete di elettro per mezzo del peso specifico 
(Cfr. Wiener numistn. Zeitschrift, XVI e XVII, pag. 1 e segg.)(0. 
Solamente in un articolo di Fr. Hultsch, nella Zettschrift 
fùr Numistnatik, XI, pag. 161-66, si trova una prova dì lega 
di due esemplari di questa moneta d'elettro del Gabinetto 
di Berlino (2). 

L'Ailly nelle sue Recherches (I, pag. 189) elenca 21 
pezzi, dei quali varia il peso fra gr. 3.10 e 2.58. È notevole 
questa differenza, e qui si tratta senza dubbio di una conia- 
zione temporanea, durata poco, poiché l'Ailly, che è sempre 
così diligente, riproduce a tav. 46, n. 4, solamente un conio, 
e giunge poi a pag. 188 (voi. I) alla medesima conclusione. 

Io ripeto qui l'elenco dei suoi pesi, avvertendo che un 
gran numero dei pezzi, da lui pesati, ora sono irreperibili. 



(1) K. B. Hofmann, Beitràge zur Geschichte der antiken Legirungen. 
In Numism. Zettschrift, XVI, pag. 1-57. 

Lo stesso, Zur Geschichte der antiken Legirungen. In Numism. 
Zeitschrift, XVII, pag. 1-50. 

(2) Fr. Hultsch. Annàhernde Bestimmung der Mischungsverhàltnisse 
einiger Elektronmùnzen. In Zeitschrift fùr Numismatik, XI, pag. 161-66. 



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14 M. BAHRFELDT 



i. — 3.10 Parigi (Ailly). 15. — 2.73 Museo Kircher. no 

2. — 3.00 Rollin. 16. — 2.72 Parigi (Ailly). 

3. — 2.94 „ 17. — 2.72 Depoletti. 

4. — 2.92 Parigi (Ailly). 18. — 2.70 Vienna. 

5. — 2.87 Rollin. 19. — 2.64 di perfetta con- 

6. — 2.85 Vienna. servaz. Museo 
. 7. — 2.85 Parigi (Luynes). Kircheriano. 

8. — 2.85 Rollin. 20. — 2.63 di perfetta con- 

9. — 2.84 Capranesi. servaz. Parigi 
io. — 2.83 Parigi. (Ailly), 

i). — 2.82 Rollin. 2i. — 2.58 di perfetta con- 

12. — 2.81 v servaz. Parigi 

13. — 2.80 Vaticano. (Luynes). 

14. - 2.79 

Non sono più visibili certamente i nn. 9 e 17. I nn. 15 
e 19 del Museo Kircheriano vi mancano. Il Garrucci nota 
come provenienti dal Kircheriano (pag. 65, n. 17) due esem- 
plari, l'uno di gr. 3.20 e l'altro di gr. 2.60. Non so se fra 
quelli esemplari ci siano notati pesi differenti di pezzi identici. 
Sta il fatto -che la collezione citata ora non possiede più 
simili monete. 

22. — 2.97 26. — 2.66 

23. — 2.91 27. - 2.65 

24. — 2.81 28. — 2.61 

25. — 2.70 

Vidi questi sette esemplari nell' anno 1875 a Parigi, 
presso Rollin e Feuardent. Che l'uno o l'altro di questi 
pezzi sia identico con quelli citati dall'Ailly, come provenienti 
dalla proprietà Rollin, può essere. Ma bisogna pur conside- 
rare che le osservazioni dell'Ailly furono fatte venticinque 
anni fa, e che d' allora all' anno 1875 devono esser suben- 
trate certamente delle mutazioni nello stato di questa notis- 
sima casa di commercio. 

Posso citare inoltre, provenienti da altre collezioni, i pezzi: 

29. — 3 00 di buonissima conservazione. Lóbbecke. 

30. — 2.98 „ n Museo Britannico, 

(Northwick). 

31. — 2.95 di buona conservaz. Museo Britannico (Knight). 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 15 

32. — 2.95 di mediocre conservazione. Gotha. 

33. — 2.85 di buona conservazione, ma alquanto guasto. 

Berlino, Catal. Ili, i, pag. 166, n. n, * verosi- 
milmente alto il titolo dell'argento. „ 

34. — 2.85 Weber (Amburgo). 

35. — 2.84 di splendida conservazione. Imhoof-Blumer. 

36. — 2.79 di buonissima „ v. Kaufmann. 

37. — 2.78 di splendida „ Haeberlin, dalla col- 

lezione Montagu, Catalogo 1896, pag. 1, n. 1, 
con figura a tav. I, n. 1. — La testa bifronte fa 
quasi l'impressione di una testa maschile. Ven- 
duto per 40 franchi. 

38. — 2.78 di buonissima conservazione. Museo Britannico. 

(Blacas). 

39. •— 2.78 di buonissima conservazione. Museo Britannico. 

40. — 2.77 di buona conservazione. Berlino, n. io. 

41. — 2.74 di ottima conservazione. Già nella collezione Hae- 

berlin, ceduto ad A. Hess. Nachf. in Francoforte 
al Meno. 

42. — 2.72 Torino. Catalogo Fabretti, pag. 11, n. 223. 

43. — 2.66 di buona conservazione. Museo Britannico. 

44. — 2.60 di buonissima „ Copenhagen. 

I due esemplari del R. Gabinetto Numismatico di Ber- 
lino, nn. 33 e 40, non contengono, secondo Fr. Hultsch, 
che 29 % d'oro e 71 % d'argento. 

Intorno alla coniazione di questa moneta e alla loro 
origine sarà trattato più innanzi nel riassunto complessivo. 

19. N Pezzo intero. Babelon, I, pag. 23, n. 27. 

Testa bifronte di giovane Due guerrieri, a capo sco- 
imberbe, coronato d'alloro, perto, toccano con le loro 
Cerchio di perline. spade un porcellino tenuto da 

un terzo giovane, inginoc- 
chiato fra loro e guardante 
a dr. all' insù. Il guerriero a 
sin. è barbuto , porta solo 
un'armatura cinta al busto, e 



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l6 M. BAHRFELDT 



con la sin. si appoggia alla 
sua lunga lancia. L'altro 
guerriero, imberbe, porta so- 
pra l'armatura una corazza, e 
tiene nella sin. il fodero della 
spada e la lancia rivolta al- 
l' ingiù. Neil' esergo la leg- 
genda ROMA 

Tav. I, n. 19 (Bologna). 

1. - 6.89 Weber. 

2. — 6.87 di splendida conservazione. Museo Britannico, 

Synopsis, tav. 44, n. 7 ; lo stesso anche presso 
B. V. Head, Historia numorum, pag. 29, n. 11, 
e Svoronos, "I<JTcop£a t<3v vopjpiàTwv, tav. I, n. 12, 
e ved. comunicazione del Sig. Grueber. Prove- 
niente dalla collezione Blacas, secondo I'Ailly, 
Recherches, I, pag. 192, pesa gr. 6.81 ; secondo 
il Mommsen, traduz. IV, pag. 17, n. 6, tav. 17, 
n. 6, pesa gr. 6.86, ed è distinto con la frase 
u or pale. „ 

3. — 6.85 di ottima conservazione. Firenze. 

4. — 6.85 bel pezzo. Una volta della collezione Hoffmann; 

Catalogo dell'anno 1898, pag. 5, n. 47. Devo 
l'indicazione del peso al sig. dott. W. Froehner 
in Parigi. Forse è l'esemplare Montagu (sotto 
al n. io). Sconosciuto il luogo ove ora si trova. 
Fu portato in sèguito alla vendita a 270 franchi. 

5. — 6.86 Parigi (Luynes). 

6. — 6.85 Parigi. 

7. — 6.82 Dupré. 

8. - 6.78 Rollin. 

9. - 6.72 Parigi (Ailly). Questi cinque pezzi nn. 59 furono 

citati dall' Ailly, Recherches, I, pag. 192-193, 
tav. 47, n. 1-4. Dove sia l'esemplare Dupré, 
non si sa, quello di Rollin è quello che ora 
appartiene alla collezione Imhoof-Blumer, n. 17. 
Gli esemplari di Parigi furono citati dal 
Mommsen nel Mùnzwesen a pag. 260, traduzione 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 



17 



IO. — 



I, pag. 371, del peso di gr. 6.86 e 6.82, com- 
putati secondo le indicazioni dal Letronne, 
Considér. gènér., pag. 73. 

6.84 di ottima conservazione. Una volta apparteneva 
alla raccolta Montagu, Catalogo del 1896, 
pag. 1, n. 2, tav. 1, n. 2, ignoto il luogo ove 
si trova; forse è l'esemplare più tardo dello 
Hoffmann: ved. sopra il n. 4. 

6.84 di buona conservazione. Collez. di Fr. Gnecchi, 
rappresentato in Monete romane (Manuali 
Hoepli), pag. 35, n. 18; Monetazione romana^ 
Ginevra, 1897, tav. IX, n. 2. — Antico fondo. 

6.83 di buonissima conservazione. Bologna, Museo 
civico, Collezione universitaria. Piccolo foro 
sotto la testa bifronte. 

6.83 di ottima conservazione. Già Borghesi. Copia 
illustrata nel Catalogo di vendita del 1881, 
tav. 1, n. 1400, dell' anno 1893, nel testo a 
pag. no. Comperò le monete Capo in Roma 
per 720 lire. Sconosciuto il luogo ove si tro 
vava. Borghesi diede per peso gr. 6.80; cfr 



n. — 



12. 



13- - 



14- 
15- 



16. 

17- 



18. - 



Genarelli, Intorno un aureo, ecc. Roma 
1841 ; e Diamilla, Memorie numismatiche, I 
1847, pag. 33. Dietro loro anche il Mommsen 
Mùnzwesen, pag. 260; Traduzione I, pag. 371 
L'Ailly invece ha gr. 6.83 di peso. 

6.82 Vienna. 

6.82 Museo Britannico ; secondo il Mommsen, traduz. 
I, pag. 371, confermato dal Sig. Grueber. Fa 
parte della collezione Payne-Knigt. 

6.80 di ottima conservazione. Torino, Catalogo Fa- 
bretti, pag. n, n. 222. 

6.80 di ottima conservazione. Imhoof-Blumer; da circa 
trentanni fu comperato dal Rollin e Feuardent 
in Parigi. Forse identico al n. 8. 

6.76 di ottima conservazione. Berlino, Catalogo , III, 1, 
pag. 166, n. 8, tav. VII, n. 105. Un forellino 
sotto il capo; proveniente dalla collezione di 
von Rauch. 



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l8 M. BAHRFELDT 



19. — 6.72 Un tempo trovavasi a Marsiglia, secondo il Gar- 

rucci, pag. 65, n. 14, disegno a tav. 79, n. 14 
scorretto. Foro abbastanza grande a destra del 
capo. Rubato. 

20. — 6.60 di splendida conservazione. Una volta apparte- 

neva alla collezione del conte D.***, Catalogo 
di vendita 1889; pag. 22, n. 130, tav. Ili, n. 130. 
Venduto per 445 franchi. Sconosciuto il luogo, 
ove si trova. 

21. — ? di ottima conservazione. Una volta faceva parte 

della collezione Bunbury. Catalogo 1895, pag. 4, 
n. 46, tav. I, n. 1. Fu inalzato da Rollin a 14 
lire sterline e io shellings. Sconosciuto il luogo 
ove si trova. 

Peso medio di 20 esemplari, gr. 6.81. 

Il Riccio, Catalogo, pag. 11, n. 1 e 2, cita due esemplari 
della sua collezione di 8 o 7 trappesi, o di gr. 6.93 e 6.24. 
Siccome questi pesi, espressi in perfetti trappesi, certamente 
sono solo numeri approssimativi, io li ho sopra tralasciati. 
Vi è una riproduzione fedele presso Riccip, Catalogo, tav. I, 
pag. 21 ; i cataloghi conte D.***, Borghesi, Bunbury e Montagu 
confermano che tutti questi pezzi, di cui ignoro il luogo ove 
si trovano, non sono identici fra loro. 

20. N Mezzo pezzo. Babelon, I, pag. 23, n. 28. 

Come il pezzo intero pre- Come sopra, ma nella leg- 
cedente. genda appare costantemente À 

per A, per quello che la forma 
delle lettere, poco esatta, per* 
metta di riconoscere. 

l ' ~~ 3-5° di ottima conservazione. Originariamente della 
collezione Ponton d'Amécourt (Catalogo 1887, 
tav. I, n. 1), la quale passò per 415 franchi in 
possesso di Montagu, alla cui vendita (Catalogo 
1896, pag. 1, n. 3, tav. I, n. 3) fu portata a 
fr. 420. È sconosciuto il luogo ove si trova. 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 19 

2. — 3.45 di ottima conservazione. Già collezione Hoffmann, 

Catalogo 1898, pag. 5, n. 48. Peso avuto per 
communicazione del dott. W. Froehner. In ven- 
dita per 320 franchi; rimase sconosciuto il luogo 
ove la moneta sia andata a finire. Proveniva 
dalla collezione Bunbury, Catalogo 1895, pag. 4, 
n. 47, alla cui asta fu acquistata per 13 lire 
sterline e io shellings, da Hoffmann. 

3. — 3.42 di ottima conservazione. Nel 1897 in possesso 

del P. Stettiner in Roma. 

4. — 3.42 di ottima conservazione. Berlino, Catalogo, III, 1, 

pag. 166, n. 9. 

5. — 3.42 di perfetta conservazione. Aja. 

6. — 3.41 „ „ Museo Britannico. Non 

identico al n. 11. 

7. — 3.40 di ottima conservazione. Fr. Gnecchi, Moneta- 

zione romana, tav. IX, n. 3. Antico fondo. 

8. — 3.40 Weber. 

9. — 3.41 Dupré. 
io. — 3.40 Parigi. 
11. — 3.40 Blacas. 

I2 « ~~ 3-39 di ottima conservazione. Borghesi. 
*3- ~~ 3-37 Vaticano. 

14. — 3.35 Parigi. Pei numeri 9-14 ved. PAilly nelle sue 

Recherches, I, pag. 193, tav. 47, n. 5, ed Ap- 
pendice, pag. 226, tav. 49, n. 3. Ove trovasi 
ora l'esemplare Dupré è ignoto. Quello della 
collezione Blacas non è, secondo la lista del 
Mommsen (traduz. IV, pag. XXXVII), passato 
nel Museo Britannico. Intorno air esemplare 
Borghesi, si confronti la letteratura sopraccitata 
a pag. 17, circa il pezzo intero. È illustrato 
nel Catalogo di vendita del 1881 a tav. I, n. 1401, 
in quello del 1893 a pag. m, che lo portò a 
lire 390 di prezzo. Fu comperato da Capo in 
Roma, e pagato 600 lire. È ignoto dove ora sia. 

15. — 3.36 Secondo il Garrucci, tav. 79, n. 15, pag. 65, n. 15, 

nel Museo Kircheriano, ma ora vi manca. 
Peso medio di 15 esemplari ,'gr. 3.41. 



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20 M. BAHRFELDT 



Babelon, I, pag. 24 dice coniati questi due pezzi d'oro 
nell'anno di Roma 543 (211 a. C): à foccasion de la prise 
de possession definitive de la Campanie par les Romains et 
de la réconciliation qui /ut sanctionnée après Vexpulsion des 
Cartharginois. 

Che queste monete siano notevolmente più antiche, si 
dichiara meglio sotto a pag. 27. 

21. ST Col segno numerale XXX, ved. Babelon, I, pag. 24. 

Testa bifronte, come nel La medesima rappresen- 
pezzo intero n. 19; sotto, XXX tanza del pezzo intero, ROMA 
Cerchio di perline. 

Tav. I, n. 20 (Vaticano) e n. 21 (Weber). 

1. — 4.49 di buonissima conservazione. Weber, dalla colle- 

zione Ponton d'Amécourt, Catalogo, tav. I, n. 2. 

2. — 4.47 di buonissima conservazione. Museo Britannico. 

3. — 4.46 „ „ Vaticano. 

Sulla gradazione di autenticità di questa moneta, con- 
fronta più innanzi nel lavoro. 

22. N Col segno *X, ved. Babelon, I, pag. 25, n. 29. 

Testa di Marte barbata e Aquila con ali spiegate, di 

galeata a dr., al collo qualche mezzo a dr., tenente negli ar- 

lembo del vestito. Dietro, il tigli il fulmine. Sotto, ROMA, 

segno *X, cerchio di perline, anche con A 

L'Ailly, nelle sue Recherches, II, pag. 92, cita 19 esem- 
plari di peso fra i gr. 3.39 e 3.28, in media gr. 3.33. Della 
maggior parte di questi pezzi non si può fissare il luogo ove 
si trovino; ripeto qui il peso degli altri: 

Senza simbolo. 

I - ~* 3-39 di splendida conservazione. Borghesi, più tardi 

Bignami, ora* collezione del Campidoglio. 
2 « -~ 3-39 di splendida conservaz. Parigi, Ailly. 
3- - 3-38 » n Parigi. 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 21 

4. — 3.35 Vaticano. 

5. — 3.32 di splendida conservazione. Parigi. 

A questi posso aggiungere i seguenti pesi: 

6. — 3.42 di buonissima conservazione. Berlino, Catalogo, 

III, 1, pag. 165, n. 1, con la lettera A 

7. — 3.41 di ottima conservazione. Museo Britannico (della 

collezione Wigan). 

8. ~ 34° di buonissima conservazione. Lòbbecke. 

9. — 3.36 „ „ Museo Britannico. 

Dalla collezione Blacas. Cfr. Mommsen, Traduz. 

IV, pag. 30; Synopsis, tav. 44, n. 6. 

10. — 3.36 di ottima conservazione. Vienna. 

11. — 3.36 di splendida „ Glasgow, collez. Hunter, 

Catalogo Macdonald, I, pag. 49, n. 1, tav. IV, 
n. 3, con A 

12 - — 336 di splendida conservaz. Copenhagen, con A 

13- - 336 » „ Six. 

14- - 3-35 » » AJa. 

r 5- ~"~ 3-35 di buonissima conservaz. Berlino, n. 2, con A 
16. — 3.35 Weber. 

17- - 3.34 ) 

18. — 3.34 > di splendida conservazione. Haeberlin. 

19- - 3-34 ) 

2 °- ~~ 3-33 di ottima conservazione. Vienna. 

21. — 3.33 „ „ Torino, Catalogo Fa- 

bretti, pag. 11, n. 224. 

22. — 3.33 di buonissima conservazione. Karlsruhe. 

23. — 3.32 di ottima conservazione. Vienna. . 

Su questi pezzi d'oro appaiono simboli, come si vedono 
spesso molto numerosi sulle più antiche monete coniate della 
Repubblica, e appunto: àncora, bastone, punta di lancia e 
pentagono, tutti sul rovescio. 

Babelon cita inoltre corona e stella, ma questo è un 
errore o uno scambio, derivato certamente dalle indicazioni 
più incerte del Riccio, Monete familiari, pag. 267, Catalogo, 
pag. 11. 



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22 



M. BAHRFELDT 



a) Simbolo àncora. 



8 
9 

io, 
il 



— 3-37 Parigi (Luynes). 

— 3.36 Rollin. 
~ 3-35 Parigi. 

— 3-34 n (Ailly). 

— 3.34 Museo Kircher. no 



Secondo I'Ailly, Recher- 
ches, II, pag. 251, tav. 68, n. 1. 

Non si conosce dove sia il 
n. 2; il n. 5 ora vi manca. 

— 3.38 di splendida conservazione. Imhoof-Blumer. % 

— 3-36 di buonissima conservazione. Berlino, Catalogo, 
III, 1, pag. 165, n. 3, con A 

— 3.35 di buona conservazione. Copenhagen. 

— 3.34 „ „ Museo Britannico (dal- 
l'asta Trattle). 

— 3.30 a fior di conio. Gotha. 

— 329 di buonissima conservazione. Vaticano. 

Presso Riccio, Catalogo, tav. I, n. 22 sta una buona 
copia in rilievo. 



b) Simbolo bastone. 

1 - — 336 Parigi (Ailly). Recherches, II, pag. 451, tav. 86, 
n. 1; pare però che ora vi manchi. 

2. — - 3.34 di buona conservazione. Museo Britannico (Blacas). 
Mommsen, traduzione IV, tav. 23, n. 11, e ripe- 
tuto da Garrucci, tav. 79, n. 2. 
— ? Collezione Montagu. Catalogo di vendita 1896, 
pag. 2, n. 5; pur troppo ne manca la riprodu- 
zione. Fu venduto per 91 franchi, ma non si 
sa dove sia andato a finire. 

Sono conosciuti solo questi tre esemplari. 



3- 



e) Simbolo pentagono. 

l - ~~ 3-35 di splendida conservazione. Già nel Borghesi, 
secondo TAilly, Recherches ',11, pag. 530, tav. 92, 
n. io. Catalogo di vendita dell'anno 1893, pag. 109, 
n. 1391, con illustrazione. Il pezzo fu acquistato 
da L. Hamburger per 95 lire, ed entrò nella 
Collezione Montagu. Si confronti il catalogo di 



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I. — 



LE MONETE ROMANO-CAMPANE 23 

vendita di costoro dell'anno 1896, pag. 2, n. 6, 
con ottima riproduzione a tav. I, n. 6. Acqui- 
stato dal Rollin e Feuardent per fr. 115, non 
si sa, però, dove sia andato a finire. 
2. — 3.31 di buonissima conservazione. Museo Britannico 
(forse della collezione Northwick). 

d) Simbolo punta di lancia. 

3.34 Parigi (Ailly), Recherches, II, pag. 412, tav. 82, 
n. 13. A quel che pare, non è più esistente. 

• 23. N Col segno XXXX Babelon, I, pag. 25, n. 30. 

Come sopra, ma dietro il Come sopra, 
capo di Marte c'è il segno 
numerale XXXX 

1. — 2.26 di buonissima conservazione. Borghesi, Catalogo 

di vendita dell'anno 1881, pag. 112, n. 1393, 
tav. I; idem Catalogo di vendita dell'anno 1893, 
pag. no, n. 1393, con illustrazione nel testo; 
comperato da L. Hamburger per 265 lire, ed 
entrò nella collezione Montagu {Catalogo di 
vendita dell' anno 1896, pag. 2, n. 7, tav. I, 
n. 7), fu acquistato per fr. 365 dal Rollin e 
Feuardent. Non si sa dove sia andato a finire. 

,. , ,., \ Cfr. Ailly, Recher- 

2. — 2.25 di splendida conservaz. J . TT 

Parigi (Luynes). ( v * yo 

3. - 2.23 Parigi (Ailly). ( 53 ' n# 3 ' 

r u J \ Il n. 4 non si sa 

4. — 2.20 Cohen. 1 , . 

/ dove sia. 

5. — 2.24 di buonissima conservaz. Berlino, Catalogo, HI, 

i f pag. 166, n. 5, dalla collezione v. Rauch. 

6. — 2.23 di perfetta conservaz. Museo Britannico. 

7. — 2.23 Weber. 

8. — 2.22 Museo Britannico, dalla collezione Blacas. Cfr. 

Mommsen, Mùnzwesen, trad. voi. IV, pag. 30, 
n. 11-13, tav. 23, n. 12. 

9. — 2.20 Museo Kircheriano; ora manca. 



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24 M. BAHRFELDT 



io. — ? di splendida conservazione. Catalogo Ponton 
d'AMÉcouRT, 1887, pag. 1, n. 4, con una buo- 
nissima illustrazione a tav. I, n. 4. Ne è sco- 
nosciuta la provenienza, e il luogo ove si trova. 
Fu venduto per fr. 305. 

La serie col segno XXXX in proporzione con quella coi 
segni *X e XX fu coniata rarissimamente, e si trova solo 
molto raramente nelle collezioni. Pezzi con simboli non sono 
conosciuti. 

24. À 7 Con XX, ved. Babelon, I, pag. 26, n. 31. 

Come sopra, ma dietro la Come sopra, 
testa di Marte vi è il segno XX 

1. — 1.13 di buonissima conservazione. Borghesi, Catalogo 

di vendita dell'anno 1893, pag. no, n. 1394, 
con illustrazione nel testo. Fu comperato per 
59 lire da Martinetti, ma le sue collezioni 
ereditarie sono inaccessibili. 

2. — 1.12 Parigi (Luynes). \ 

3. — 1. 13 Parigi (Ailly). I Secondo TAilly, II, pag. 93, 

4. — i.n n n I tav. 53, n. 4. Inoltre sono ora 

5. — 1.10 Parigi. \ perduti i pezzi: Rollin, i.n, 

6. — 1.07 „ l Museo Kirch., 1.12 e 1.09, 

7. — 1.10 Vaticano. ] Bellet, 1.09. 

8. - 1.08 / 

9. — 1. 15 a fior di conio. Gotha, 
io. — 1.13 Weber. 

n. — 1.13 di ottima conservazione. Six. 

12. — 1. 12 ) 

__ e Berlino, Catalogo, III, 1, pag. 166, n. 6-7. 

14. — i.u di ottima conservazione. Vienna. 

15. — i.n Glasgow, collez. Hunter, pag. 50, n. 2. 

16. — i.n di perfetta conservaz. Aja. 

17. — 1. 11 „ „ Copenhagen. 

18. — 1. 11 „ „ Museo Britannico. 

19. - 1.10 „ „ (Blacas). 

20. — 1.10 „ n Philipsen. 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 25 

21. — 1.10 di splendida conservazione. Imhoof-Blumer. 

22. — 1.05 di ottima n Vienna. 

Non è stato fin' ora osservato che su questa monetina 
appare il simbolo della spiga sul rovescio a sin., dietro il nome. 
Tav. I, n. 22 (Sarti). 

Fu attratta la mia attenzione dal Catalogo della colle- 
zione Walcher von Molthein (Vienna 1895), e un gesso che 
mi fu mandato confermò la osservazione dell'autore; in 
séguito, poi, mi furono noti alcuni altri esemplari di questa 
rara variante. 

1. — 1. 12 di buona conservazione. Walcher von Molthein, 

Catalogo, pag. 7, n. 67. 

2. — 1.10 di ottima conservazione. Bologna, Collezione 

dell'Università nel museo Civico. 

3. — 1.09 di buonissima conservazione; è del Bignami, ed 

ora appartiene alla collezione Capitolina. Un 
forellino a dr. della testa. 

4. — 1.06 di buonissima conservazione. Haeberlin. 

5. - 1.02 ,, „ Sarti. 

La leggenda Roma mostra diverse forme di lettera per 
tutti i tre nominali. Si vede prima di tutto A, poi A, spesso 
anche A, e sui pezzi col segno XX si trova anche A La lettera 
O è molto piccola ©, spesso quasi una punteggiatura. 

Un fatto degno di nota è il presentarsi frequente di 
esemplari foderati fra queste monete d'oro, il nucleo di 
esse, però, consiste di tutti i tipi d'argento che mi sono 
divenuti noti, mentre la riproduzione di Mordi, tav. Roma 1, 
n. VI è indicata con >E. 

Pezzi suberati con +X senza simboli. 

1. — 2.29 di buona conservazione. Bahrfeldt, oro pallido. 

2 - """" x -93 di ottima „ Bahrfeldt, oro giallo- 

oscuro. Entrambi i pezzi furono comperati in 
Parigi dal Rollin e Feuardent (1876-1878). Per 
uno si confronti il Catalogne d'une collection de 
médailles romaines. s.'a., pag. 8, n. 80. 



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20 M. BAHRFELDT 



3. — ? Borghesi, Catalogo del 1893, pag. 109, n. 1392 bis. 
Fu comperato da L. Hamburger. Non si co- 
nosce dove sia. 

Simili come sopra, col simbolo Àncora. 

r. — 2.31 Berlino, Catalogo, III, 1, pag. 165, n. 4. Prove- 
niente dalla collezione Rtìhle von Lilienstern. 
Oro pallido. 

2. — 2.30 di ottima conservazione. Bahrfeldt, comperato in 

Parigi da Rollin e Feuardent (1878). Oro giallo- 
oscuro. 

3. — 2.30 Museo Kestner nell'Annover. 

Non vi sono pezzi foderati con il segno XXXX; così 
pure pezzi con XX. 

1. — 0.59 pezzo alquanto danneggiato. Bahrfeldt, comperato 

da Rollin e Feuardent in Parigi (1875). 
2 - "~ °-95 Coli. Dannenberg in Berlino. 

3. — 0.80 di buona conservazione. Haeberlin. 

4. — ? von Rauch, Mittheil. der Berliner num. Gesellsch., 

Ili, pag. 287, e Calai, di Berlino, III, 1, pag. 165. 
Non si sa dove sia. 

Sull'uso dei pezzi foderati si confronti in generale la mia 
dissertazione " Le monete suberate del periodo della Repub- 
blica romana „ nella Wiener num. Zeitschr., voi. XVI (1884), 
pag. 309-366. 

11 tipo u aquila volante col fulmine negli artigli n (così 
e non altrimenti è da spiegare la posizione dell'aquila), 
ritorna frequente su monete della Media e Bassa Italia in 
tutti e tre i metalli. Basterà ricordare i pezzi dell'autonoma 
coniazione di Capua, ved. Garrucci, tav. 86, n. 21-22; tav. 87, 
n. 16-17; meno a tav. 86, n. 33; inoltre quelli di Atella, tav. 88, 
n. 8; Larino, tav. 90, n. 32, anche di Graxa nell'Apulia, tav. 96, 
n. 6, e 21-22. 

Il Babelon vede il prototipo di questa rappresentanza nel 
conio dei piccoli ori di Taranto con la testa di Apollo; così il 
Garrucci, tav. ioo, n. 61 ; molto più somigliante però trovo 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 27 

il conio dell'elegante pezzo d'argento di Alba ; ved. Garrucci, 
tav. 82, n. 18. 

Egli pone questa coniazione dell'oro in Capua primiera- 
mente nell'anno 537 di Roma (217 a. C); ma soprattutto 
nell'anno 550 di Roma (204 a. C), e, usa come mezzo di 
prova, perciò che egli si associa a Fr. Lenormant, La mon- 
naie dans l'antiquité, II, pag. 289, il pezzo col simbolo bastone. 
Il bastone [scipio] allude a Scipione l'Africano, che batte 
la moneta in forza del suo ufficio militare, quando egli in 
Campania, negli anni 550 di Roma (204 a. C), preparava la 
spedizione d'Africa. Io non posso condividere affatto questa 
opinione; ritengo questi pezzi d'oro per pezzi notevolmente 
più antichi del 537 di Roma (217 a. C), ben contemporanei 
con la moneta di argento introdotta nell' anno 486 di Roma 
(268 a. C.)i ed usciti direttamente dalla zecca della capitale. 

In un mio lavoro quasi finito sulla coniazione romana 
dell'oro fino ad Augusto, tratterò a fondo l'argomento. 

25. M Didramma, Babelon, I, pag. 26, n. 32. 

Testa galeata di Marte gio- Cavallo libero, galoppante 
vane a dr., con barbula a fé- a dr., sopra c'è la clava, sotto 
dine; dietro, una clava. Cer- il ventre del cavallo ROMA 
chio di perline. Il terreno è indicato da breve 

riga. Cerchio semplice. 
Tav. I, n. 23 (Bahrfeldt). 

Il Babelon qui e nella descrizione del seguente pezzo 
nomina erroneamente u téte imberbe „; manca inoltre sulle 
sue figure l'indicazione del terreno. 

1. — 6.77 Già nel Museo Kircheriano, secondo il Garrucci, 

pag. 60, tav. 77, n. 7. 

2. — 6.72 Berlino, Catalogo, III, 1, pag. 170, n. 75. 

3. — 6.70 id., n. 76. 

4. — 6.65 di buonissima conservazione. Imhoof-Blumer. 

5. — 6.64 di buona conservaz. Collezione Seyffer, Catalogo, 

1892, II, pag. 2, n. 13; non si sa dove si trovi. 

6. — 6.63 di buonissima conservazione. Haeberlin. 

7. — 6.62 „ „ Bahrfeldt. 



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28 



M. BAHRFELDT 



8, 

9 
io 
il 

12 

14 

*5 

16, 



6.6i di buonissima conservazione. Museo Britannico. 
6.6o di buona „ Lóbbecke. 

6.59 Torino, Catalogo Fabretti, pag. 7, n. 153. 
6.53 Weber. 

6.51 Glasgow, coli. Hunter, pag. 51, n. 16. 
6.48 di buonissima conservazione. Haeberlin. 
6.40 Garrucci, 1. e; collezione propria. 
6.36 pezzo ossidato. Berlino, n. 74. 
6.29 di discreta conservazione. Museo Britannico. 
Peso medio di n. 14 esemplari, gr. 6.60. 



Di questa didramma il Dott. Haeberlin possiede un 
esemplare suberato di gr. 5.58, di buonissima conservazione. 



26. /E Un quarto di litra. Babelon, I, pag. 26, n. 33. 



Come il 
precedente. 

1. - 3-70 



2. 

3- 

4- 

5 
6 

r 
a 

9 

IO 

1 1 

J2, 

l 3 

H 

T 5 
16, 

■7 
18, 

19 



3-53 
348 
347 
343 
3.35 
3-3o 

3-27 
3.26 

3- 2 4 
3.21 

3i7 
3.16 

3-J5 
3-i 1 
3.10 

3.10 

307 
2.95 



pezzo d'argento Come sopra. 

Già nel Museo Kircheriano, secondo il Garrucci, 
pag. 60, n. 8. Sulla riproduzione a tav. 77, n. 8 
manca l'indicazione del terreno, 
di buonissima conservaz. Museo Britannico, 
di discreta „ Bahrfeldt. 

di buona „ Haeberlin. 

„ „ Museo Britannico. 

„ „ Philipsen. 

„ „ Haeberlin. 

Berlino, Catalogo, III, 1, pag. 170, n. 80. 
Torino, Catalogo Fabretti, pag. 7, n. 154. 
Glasgow, collezione Hunter, pag. 51, n. 17. 
di buonissima conservaz. Copenhagen. 

Aja. 



di buona „ 

Berlino, n. 79. 
Berlino, n. 78. 
di discreta conservaz. 
di buona „ 

Berlino, n. 77. 
Torino, n. 155. 



Amsterdam. 



Lóbbecke. 
Gotha. 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 29 

20 — 2.93 Torino, n. 156. 

21. — 2.91 di discreta conservazione. Bahrfeldt. 

22. — 2.56 „ „ Museo Britannico. 
2 3- — 2 -55 Torino, n; 157. 

24. — 2.55 di buona conservaz. Gotha. 

25. - 2.34 Weber. 

26. — 2.30 di buonissima conservazione. Imhoof-Blumer. 

Peso medio di 26 esemplari, gr. 3.08. 

Il Babelon nota come peso gr. 3.16 — 2.85: ma questo 
fu sorpassato per la maggior parte dei pezzi citati prece- 
dentemente. 

27. M Didramma. Babelon, I, pag. 27, n. 34. 

Testa galeata di Marte gio- Protome di cavallo imbri- 

vane con piccole fedine. Sulla gliato a dr., dietro, un fal- 

calotta dell'elmo un grifo cor- cetto, sotto, la leggenda ROMA 

rente a dr. Cerchio di perline. Cerchio semplice. 

Il Babelon dice anche qui erroneamente u téte imberbe. n 
Tav. I, n. 24 (Haeberlin). 

1. — 6.77 Già nel Museo Kircheriano, secondo il Garrucci, 

pag. 60, n. 9, tav. 77, n. 9. 

2. — 6.71 di buonissima conservaz. Lóbbecke. 

3. — 6.71 di splendida „ Museo Britannico. 

4. — 6.70 di buonissima „ Lóbbecke. 

5. — 6.69 „ „ Museo civico di Win- 

terthur. 

6. — 6.68 di buonissima conservaz. Haeberlin. 

7. — 6.67 „ „ Museo Britannico, Syn- 

opsis, tav. 33, n. io: B. V. Head, Historia 
numorum, pag. 29, n. 12, e Svoronos, ì<JTwp£a 
tc5v vo(Jtt(j(jt.àT(tìv, tav. I, n. 11. 
8.,— 6.67 a fior di conio. Annover, Museo Kestner. 
9. — 6.67 di ottima conservaz. Museo Britannico, 
io. — 6.66 Torino, Catalogo Fabretti, pag. 7, n. 159. 
11. — 6.63 Berlino, Catalogo, III, 1, pag. 171, n. 83, tav. VII, 
n. 108. 



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} 



30 M. BAHRFELDT 



12. — 6.61 di buonissima conservazione. ImhoofBlumer. 

13. — 6.61 „ „ Museo Britannico 

(Blacas), cfr. Mommsen, Traduz., voi. IV, pag. 17, 
tav. 17, n. 4. 

14. — 6.61 Torino, n. 160. 

15. •— 6.59 di buona conservazione. Aja. 

16. — 6.58 Torino, n. 161. 

x 7 • ~~ 6.56 di buonissima conservazione. Glasgow, collez. 

Hunter, pag. 51, n. 14, tav, IV, n. 6. 
18. — 6.54 di buona conservaz. di Dio. 
x 9- ~ 6.54 Glasgow, n. 15. 

20. — 6.54 di buonissima conservaz. Museo Britannico. 

21. — 6.48 di buona „ Haeberlin. 

22. — 6.48 „ „ Thorvaldsen, con A, in 

Roma. 

23. — 6.42 di buona conservazione. Haeberlin. 

24. — 6.42 Berlino, n. 81. 

2 5- "" 6.30 di buona conservaz. Gotha. 

26. — 6.26 Berlino, n. 84. 

2 7- "~ 5^3 pezzo ossidato. Berlino, n. 82. 

La media di 26 esemplari è di gr. 6.58. Nessun esemplare 
raggiunge il peso di 7 grammi, indicato dal Babelon. 

28. M Dramma. Non si trova presso Babelon. 

Come il pezzo intero pre- Come sopra, 
cedente, però senza il grifo 
sulla calotta dell'elmo. 

Tav. I, n. 25 (Vienna). 

Presso il Babelon manca il mezzo pezzo d'argento, appar- 
tenente alla serie del pezzo intero sopra descritto. Egli cita 
solo il pezzo di bronzo qui seguente sotto il n. 29: 

1. — 3.94 di discreta conservazione. Museo Britannico. 

2 - ~~ 3-35 di buonissima „ Vienna. 

3- — 3-3° di mediocre „ Gotha. 

4. — 3.29 di buona „ Haeberlin. 

5. — 3.28 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 



6. — 3,28 Già nel Museo Kircheriano, secondo il Garrucci, 

pag. 60, n. io, tav. 77, n. io. 

7. — 3.22 di buonissima conservaz. Sarti. 

8. — 3.21 Berlino, Catalogo, III, 1, pag. 171, n. 85. 

9. — 3.15 di cattiva conservazione. Gotha. 

io. — 3.10 di buonissima „ - Imhoof-Blumer. 

11. — 3.09 di discreta „ Haeberlin. 

12. — 3.08 Torino, Catalogo Fabretti, pag. 7, n. 162. 

13. — 3.08 di buona conservazione. Copenhagen. 

14. — 3.02 Torino, n. 163. 

15. — 2.98 di discreta conservaz. Museo Britannico. 

16. — 2.88 di buona » » * 

Peso medio di 16 esemplari, gr. 3.21. 



29. /E Quarto di litra. Babelon, I, pag. 27, n. 35. 

Come il mezzo pezzo pre- Come sopra, 
cedente. 



1 
2, 

3 

4 

5 
6, 

7 
8, 

9 
io, 

11 
12 

13 

15 
16, 

17 
18. 



— 4.10 di buonissima conservaz. Gotha. 

— 3.63 Berlino, Catalogo, IH, 1, pa£. 171, n. 86. 

— 3.62 di buonissima conservaz. Haeberlin. 

— 3.60 di buona „ Gotha. 

— 3.55 di perfetta „ Bahrfeldt. 

— 3-5I Berlino, n. 89. 

— 3.50 di buona conservaz. Lóbbecke. 

— 3.40 „ „ Haeberlin. 

— 3.37 Berlino, n. 87. 

— 3.37 Torino, Catalogo Fabretti, pag. 8, n. 164. 

— 3.35 di mediocre conservaz. Gotha. 

— 3.31 di ottima „ Bahrfeldt. 

— 3.29 di perfetta „ Haeberlin. 

— 3.27 di buona „ „ 



3.23 di mediocre n „ 

3.21 di ottima „ Aja. 

3.21 di buona „ Museo Britannico. 

3.20 Museo Kircheriano, secondo il Garrucci, pag. 60, 
n. 11, tav. 77, n. 11. 
19. — 3.T8 Weber. 



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32 M. BAHRFELDT 



20 





3.18 di buona conservazione. 


Museo Britannico. 


21 


. — 


3,10 di ottima „ 


Bahrfeldt. 


22 





3.10 Torino, n. 165. 




23 


— 


3.09 di buonissima conservaz. Annover, Museo Kestner. 


24 


— 


3.08 di perfetta conservazione. 


Haeberlin. 


2 5 


— 


3.07 di buona ' „ 


n 


26 


. — 


3.05 di ottima „ 


Imhoof-Blumer. 


27 


— 


3.03 di buonissima „ 


Museo Britannico. 


28 


— 


2.98 di buona „ 


Haeberlin. 


29 


— 


2.95 » » 


Museo Britannico. 


30 


. — 


2.84 di buonissima „ ) 
2.79 di buona „ ) 


Haeberlin. 


31 


. 




32 


. — 


2.78 Torino, n. 166. 




33 


. — - 


2.77 di buonissima conservaz. 


Haeberlin. 


34 


. — 


2.77 Torino, n. 167. 


• 


35 


— 


2.72 di buona conservazione. ) 
2.70 „ ) 


Bahrfeldt. 


36 


, — 




37 


— - 


2.70 di mediocre „ 


Gotha. 


38 


— 


2.68 Berlino, n. 88. 




39 


— 


2.67 „ n. 89. 




40 


— 


2.66 di buonissima conservaz. 


Museo Britannico. 


4i 


— 


2.60 „ „ 


Philipsen. 


42 


. — 


2.49 v. Renner, Griech. Munzen, II, pag. 71, n. 843. 


43 


— 


2.47 di discreta conservazione. 


Aja. 


44 


— 


24° n » 


Lòbbecke. 


45- 


— 


2.35 di perfetta „ 


Bahrfeldt. 


46. 


— 


17.45 di buona „ 


Vienna; peso collet- 



tivo di 6 esemplari. 
47. — 2.20 di buona conservazione. Aja. 

Peso medio di 47 esemplari, gr. 3.043. 

11 prezzo fissato dal Babelon in otto franchi è molto alto. 

30. .R (suberato). Didramma. Manca presso Babelon. 

Testa galeata di Marte im- Protome di cavallo imbri- 
berbe (o di Minerva?) a dr. gliato a dr., dietro, un falcetto, 
Cerchio di perline. sotto, ROMANO Cerchio sem- 

plice. 
Tav. I, n. 27. 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 33 



1. — 5.68 di buona conservazione. Haeberlin, subera to. 

Questa moneta interessante, sull'autenticità della quale 
non pronuncio il menomo dubbio, è per me una nuova prova 
della coniazione contemporanea dei pezzi grandi d'argento 
con la leggenda ROMA e ROMANO. 

31. M Un quinto di dramma: Babelon, I, pag. 27, n. 36. 

Testa galeata di Marte bar- Protome di cavallo imbri- 

buto a dr., è incerto se dietro gliato a dr., stante su piccola 

vi sia un ramo di quercia, base. A sin. una spiga con 

Cerchio di perline. due foglie, a dr. ROMANO 

Tav. I, n. 26. 

Questa monetina fu resa nota dal Fiorelli, Annali di 
numismatica, I, pag. 23, tav. I, n. 9, come proveniente dalla 
collezione San Giorgio e da quel tempo sparita. Nel Museo 
Nazionale di Napoli, dove forse il pezzo è andato a finire, 
perchè San Giorgio era direttore del Museo, ora non si 
trova; tuttavia è segnato nel catalogo di vendita della sua 
collezione, Parigi 1869. Alla pubblicazione del Fiorelli risal- 
gono tutte le altre pubblicazioni susseguenti. 

La riproduzione del Garrucci, tav. 77, n. 18 ripete fedel- 
mente il disegno degli Annali, non così il Babelon, I, pag. 27, 
n. 36, che prende la spiga per una palma, e, corrispondente- 
mente a questo, cambia il primitivo disegno. 

La grande somiglianza di questa monetina con il pezzo 
d'argento citato sopra al n. 1 (Babelon, n. 4), induce il 
Garrucci, (Sylloge, pag. 49, n. 19) secondo le sue Mon. 
dell'Italia antica, pag. 60, n. 18, a supporre che la leggenda 
invece di ROMA anche qui abbia interamente ROMANO, e che 
l'ultima sillaba sia caduta solo per la piccolezza del tondino. 
Un secondo esemplare divenuto noto lo autorizza, anche in 
vista del peso, a giudicarlo di circa gr. 0.65, perchè ne era 
rimasta una nota corrispondente di Fiorelli (0. La copia 



(1) Sambon, Recherches, pag. 124, nota a dice: Cette pièce unique 
pesati exactement, d'avant d'etre nettoyée, gr % o.yo, ce qui donne à croire 
qu'elle représentait i/,ó de didrachme. 



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34 M. BAHRFELDT 



che è data a tav. I, n. 26 del secondo esemplare, ormai 
divenuto noto, è dovuta al Sig. Dott. Imhoof-Blumer, il quale 
vide l'originale in Parigi una trentina d'anni fa, presso Rollin 
e Feuardent, ma dovette declinare la compera per la sua 
richiesta troppo forte. 

Il pezzo pesa gr. 0.65, mostra intera la leggenda ROMANO, 
ha pur la spiga dietro la protome di cavallo, che, per il suo 
stile particolare, pare il gran pezzo d'argento, ma non si può 
riconoscere con sicurezza se, come su quell'esemplare, così 
su questo, dietro il capo di Marte, si trovi un ramo di quercia. 

La pertinenza eguale dei due pezzi monetari è fuori 
d'ogni dubbio. 

Forse il pezzo piccolo è un decimo del grande, poiché 
i pesi combinano. Pur troppo è sconosciuto il luogo dove si 
trova questo esemplare. 

32. M Didramma. Babelon, I, pag. 28, n. 37. 

Testa d'Apollo cinto di co- Cavallo libero corrente a 
rona d'alloro, a dr! Cerchio sin., su un terreno indicato 
di perline. da una breve striscia. Sopra 

il dorso ROMA Cerchio sem- 
plice. 

1. — 6.80 di buonissima conservaz. Lòbbecke. 

2. — - 6.77 Museo Kircher., secondo il Garrucci, pag. 60, 

n. 4, tav. 77, n. 4. 

3. — 6.70 di buona conservaz. Gotha. 

4. — 6.66 Berlino, Catalogo, III, 1, pag. 169, n. 54. 

5. — 6.66 „ n. 56. 

6. — 6.66 Torino, Catalogo Fabretti, pag. 7, n. 147. 

7. — 6.62 di buonissima conservaz. Haeberlin. 

8. — 6.62 di buona „ Glasgow, coli. Hunter, 

pag. 50, n. 9, tav. IV, n. 5. 

9. — 6.61 di buonissima conservaz. Haeberlin. 

io. — 6.60 „ „ Imhoof-Blumer. 

11. — 6.60 Berlino, n. 55. 

12. — 6.60 di buonissima conservaz. Lòbbecke. 
J 3- — 6 -57 n » Haeberlin. 
14. - 6.56 „ n Aja. 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 35 

15. — 651 di buonissima conservaz. Copenhagen. 

16. — 6.50 „ „ Haeberlin. 

17. — 6.50 Berlino, n. 57. 

18. — 6.46 di ottima conservaz. Museo Britannico, Synopsis, 

tav. 33, n. 9. 
Peso medio di 18 esemplari, gr. 6.56. 

Von Rauch indica nella Zeitschr. fur Namism., I, pag. 37, 
n. 18 il titolo d'argento di 980/1000 per un pezzo d'argento 
così descritto: u Campania; Diritto: Testa d'Apollo — Ro- 
vescio: Cavallo. „ Siccome il peso della moneta è indicato 
con 6.20 gr., suppongo che qui sia citato un esemplare della 
didramma sopradescritta, e non quello più pesante con 
ROMANO e con la stella sopra il cavallo. 

33. M Dramma. Babelon, I, pag. 28, n. 38. 

Come il pezzo intero pre- Come sopra, 
cedente. 

1. — 3.28 Museo Kircheriano, secondo il Garrucci, pag. 60, 

n. 5, tav. 77, n. 5. 

2. — 3.27 di buona conservaz. Lòbbecke. 

3. — 3.21 Torino, Catalogo Fabretti, pag. 7, n. 148. 

4. — 3.18 Berlino, CataL III, 1, pag. 169, n. 58. 

5. - 3.16 „ n. 59. 

6. — 3-14 di buona conservazione. Haeberlin. 

7. — 3.12 „ „ Lòbbecke. 

8. — 2.90 di discreta „ Copenhagen. 

Peso medio di 7 esemplari, gr. 3.19. 

Devo qui citare una moneta esistente nella collezione 
torinese, {Catalogo Fabretti, pag. 7, n. 149), per la quale 
non trovo alcuna esatta spiegazione. 

Testa laureata di Apollo a Cavallo corrente a sin., 
dr. sotto ROMA 

Arg., gr. 2.73. 

Qui e' è pertanto la esatta descrizione del pezzo di 
bronzo che tosto seguirà. Non può essere ammesso scambio 



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36 M. BAHRFELDT 



con quello, poiché ambedue le serie sono separatamente 
citate, e dalla nota diligenza e sicurezza del Fabretti pare 
anche questo escluso. D'altra parte non credo affatto alla 
presenza di mezzi pezzi d'argento di questo conio, poiché 
noi possediamo già la metà col tipo del pezzo intero. Si può 
solo ammettere che qui, per caso, come spesso accade nella 
numismatica del periodo moderno, sia stato coniato un pezzo 
d'argento col bollo di un quarto di litra. Tutte le domande e 
le preghiere rivolte alla Direzione del R. Museo d'Antichità 
in Torino per avere dilucidazione su questa moneta rima- 
sero senza risposta, essendo il Museo nel periodo del riordi- 
namento scientifico delle sue collezioni per l'Esposizione di 
Torino; m'è quindi impossibile finora una spiegazione. 

34. /E Quarto di litra. Babelon, I, pag. 28, n. 39. 

Come il mezzo pezzo pre- Cavallo frenato corrente a 
cedente. sin.; sotto il ventre ROMA; 

il terreno è indicato da una 
breve striscia. Cerchio sem- 
plice. 
Nel disegno del Babelon manca l'accenno del terreno. 
Tav. I, n. 28 (Bahrfeldt). 

*- — 3-95 di perfetta conservaz. Museo Britannico. 
2 « " 3-75 di splendida „ Bahrfeldt. 

3. - 3.70 Museo Kircher., secondo Garrucci, pag. 60, n. 6, 

tav. 77, n. 6. 

4, — 3.62 Berlino, Catalogo, III, 1, pag. 170, n. 66. 
5- — 3.55 pezzo ossidato. Annover, Museo Kestner. 

— 3.48 Torino. CataL Fabretti, pag. 7, n. 150. 
7* — 345 Weber. 

& ^- 3-38 di buona conservaz. Bahrfeldt. 

— 3.31 Berlino, n. 61. 
- 3.30 di buona conservazione. Bahrfeldt. 
' 3- 2 7 » „ Museo Britannico. 

— 3.27 di buonissima „ Aja. 

— 3.25 Torino, Calai, n. 151. 

— 3.21 di buona conservazione. Bahrfeldt. 



9 

io 
ti 

12 
13 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 



37 



15- 





3.21 


Glasgow, collez. Hunter 


, pag. 50, n. io. 


16. 


— 


320 


di buona conservazione. 


Museo Britannico. 


17- 


— 


3.18 di perfetta 


» 


Haeberlin. 


18. 


— 


3.18 di buonissima 


» 


n 


19- 


— 


3.16 di buonissima 


conservazione. Annover, Muse 








Kestner. 






20. 


— 


315 


di buona conservazione. 


i Haeberlin. 


21. 


— 


3.10 


di splendida 


n 


22. 


— 


3.10 


Berlino, n. 65. 






33- 


— 


3.06 di buonissima 


conservaz 


. Aja. 


24. 


— 


305 


n 


n 


Imlìoof-Blumer. 


2 5- 





3-04 


» 


»» 


> Amsterdam. 


26. 


— 


303 


di buona 


tf 




27. 


— 


3.01 


di buonissima 


tf 


Di Dio. 


28. 


— 


3.00 


di buona 


„ 


Bahrfeldt. 


29. 


— 


3.00 


di buonissima 


»; 


Haeberlin. 


3°- 


- 


3.00 


n 


n 


Copenhagen. 


3i- 


— 


2.99 


n 


» 


Philipsen. 


32- 


— 


2.98 


di buona 


» 


Museo Britannico. 


33- 


— 


2.97 


di buonissima 


*t 


Haeberlin. 


34- 


— 


2.94 


» 


»; 


Copenhagen. 


35- 


— 


2.92 


di buona 


»; 


Museo Britannicu. 


36. 


— 


2.89 


n 


w 


Haeberlin. 


37- 


— 


2.88 di buonissima 


» 


n 


38. 


— 


2.87 


n 


» 


n 


39- 


— 


285 


di discreta 


» 


Bahrfeldt. 


40. 


— 


2.78 


di buona 


» 


Haeberlin. 


41. 


— 


2.77 


» 


n 


n 


42. 


~ 


2.73 


von Renner, Griech. Munzen, II, pag. 71, n, E 


43- 


— 


2.72 


Berlino, n. 60. 






44- 


— 


2.69 


di buonissima 


conservaz 


. Lòbbecke. 


45- 


— 


2.68 di cattiva conservaz. A 


nnover, Museo Kestnen 


46. 


— 


2.63 


di ottima conservazione. Bahrfeldt. 


47- 


— 


2.60 di buonissima 


;; 


n 


48. 


— 


2.56 Glasgow, coli.. 


•Hunter, pag. 50, n. 11. 


49. 


— 


2.52 


Berlino, n. 62. 






5°- 


— 


2.42 


von Renner, n 


• 845. 




5*- 


— 


2.41 


Torino, n. 152 






52. 


— 


2.25 


Berlino, n. 63. 










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3« 



M. BAHRFELDT 



53. — 2.20 Berlino, n. 64. 

54. — 1.63 di buona conservazione. Bahrfeldt. 

Peso medio di 54 esemplari, gr. 3.00. 

Secondo il von Renner (Griech. Mùnzen, II, pag. 71, 
n. 844) si trova su questo esemplare (sopra, n. 42) dinanzi 
al collo dell'Apollo un preteso •, che è dichiarato come 
segno del valore. Si tratta qui senza dubbio solo di un 
eventuale inalzamento del metallo o della patina, perchè su 
questo pezzo da quarto di litra mancano del tutto segni di 
valore. 

35. AE Mezzo pezzo con la lettera £ Babelon, I, pag. 28, n. 40. 

Testa di giovane Ercole a Pegaso volante a dr., sopra, 

dr., coperto della pelle di la lettera £, sotto, ROMA 

leone, al collo la clava, di- Cerchio semplice, 
nanzi, V Cerchio di perline. 





1. 
2. 



3- - 



(Berlino). 

3.63 Torino, Catalogo Fabretti, pag. 38, n. 626. 

3.47 di ottima conservazione. Berlino, Catalogo, III, 1, 
pag. 173, n. 117, con riproduzione, nella quale 
il V davanti il capo manca, ma è invece pre- 
sente sull'originale. 

3.27 di buona conservazione. Parigi, proveniente dalla 
collezione Ailly, Recherches, II, pag. 680, tav. 
104, n. 18. 
Garrucci, pag. 69, n. 6, tav. ti, n. 6, secondo 
l'esemplare della collezione Sambon. Non si sa 
dove trovarlo. 
5. — 2.80 di discreta conservaz. Bignami (coli. Capitolina). 

Di questa moneta oltremodo rara non mi sono noti altri 
esemplari. Il Babelon indica qui come peso gr. 7.68, ma per 



_ ? 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 39 



la moneta susseguente gr. 3.17. Qui senza dubbio v'è 
stato uno scambio, fors' anche uno sbaglio di scrittura e di 
stampa, perchè PAilly nota gr. 3.27 come peso del suo 
esemplare. 

L'5 è adottato come segno della mezz'oncia, e certo a 
ragione; ma qual'è il pezzo corrispondente intero? Forse è 
la moneta descritta dopo (Babelon, n. 41), quantunque il 
segno della zecca V{uceria) manca, che porta la semiuncia. 
I pesi però combinano bene. Il n. 40 dà in media 3.29 gr., 
mentre il n. 41 in trentasei esemplari raggiunge gr. 6.23 
di media. 

Il supplemento dell' ► in Lucerla va bene, anche la rap- 
presentazione che se ne discosta non fa sorgere alcun dubbio ; 
però i coni di questa zecca nella loro ricchezza presentano 
numerose anomalie. 

Ma il Babelon ha posto erroneamente queste monete 
sotto l'elenco delle monete romano-campane; mentre non vi 
appartengono. 

36. SE Pezzo intero (mezza litra?). Babelon, I, pag. 29, n. 41. 

Testa di Ercole giovane a Pegaso volante a dr.; di 

dr. con la pelle leonina, al sopra, una clava, sotto ROMA 

collo la clava. Cerchio di per- Cerchio semplice, 
line. 



1 
2 

3 

4 

5 
6 

7 
8 

9 
io 

11 

12 



— 7.91 Glasgow, coli. Hunter, pag. 51, n. 26. 

— 7.81 di ottima conservazione. Aja. 

— 7.69 di bellissima conservazione. Annover, Museo 

Kestner. 

— 7.65 di buona conservaz. Vienna. 

— 7.60 Parigi (1875). 

— 7.47 di buona conservazione. Bahrfeldt. 

— 7.14 Berlino, Catalogo, III, 1, pag. 173, n. 114. 

— 7.03 di buona conservazione. Bahrfeldt. 

— 6.96 di perfetta „ Imhoof-Blumer. 

— 6.87 von Renner, Griech. Munzen, II, pag. 71, n. 846. 

— 6.80 Glasgow, coli. Hunter, n. 27. 

— - 6.80 Museo Kircheriano, secondo il Garrucci, pag. 60, 
n. 12, tav. 77, n. 12. 



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40 M. BAHRFELDT 



13 

H 

15 
16, 

17 
18. 

19 
20 
21 
22, 

23 
24 



2 5 
26. 

27 

28, 

29, 

30 

31 

32 

33 
34 
35 
36 



— 6.80 di buona conservaz. Seyffer, Calai., 1892, II, 

pag. 2, n. 17. 

— 6.75 Berlino, n. 113. 

— 6.65 di buona conservaz. Haeberlin. 

— 6.62 „ „ Amsterdam. 

— 6.52 Berlino, n. 115. 

— 6.42 di buonissima conservaz. Museo Britannico. 

— 6.29 di mediocre „ ,, „ 

— 6.04 di buonissima „ Copenhagen. 

— 6.00 di buona „ Haeberlin. 

— 5-92 .„ „ Aja. 

— 5.80 di buonissima „ Oxford. 

— 5.72 „ „ Pesaro, Olivieri, Della 

fondazione di Pesaro, pubblicato solamente un 
esemplare di 6 denari = gr. 7.07. Perciò ri- 
trovai nel 1897 i due pezzi qui notati. 

— 5.71 di buona conservazione. Haeberlin. 

— 5.66 „ „ Bahrfeldt. 

— 5-5° » n Gotha. 

— 5.38 di buonissima „ Lòbbecke. 

— 5.38 di buona „ Philipsen. 

~ 5 ' 44 t Weber. 



— 543 

— 5.31 Torino, Catalogo Fabretti, pag. io, n. 207. 

— 4.76 di buona conservazione. Aja. 

— 4.72 di discreta „ Pesaro. 

— 4.21 di buonissima „ Weber (Londra). 
- 4.08 ossidato. Berlino, n. 116. 

Peso medio di 36 esemplari, gr. 6.23. 

Un tale esemplare, riconiato in un triente della zecca 
di Canosa con CA, si trova a Berlino. Cfr. Friedlaender, nella 
Zeitschrifl fiir Numismatik, IV, pag. 344, e IX, pag. 81. 

37. /E Oliavo di litra. Babelon, I, pag. 29, n. 42. 

Testa di Minerva galeata Cane a dr., guardante in 

a dr. (paranuca rialzato, alto, che eleva la zampa an 

con nastri scendenti), di cui tenore sinistra. Neil' esergo 

le estremità, piegate sul di- ROMA 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 



4' 



nanzi, finiscono in una testa 
di grifo. Cerchio di perline. 

Oltre A nella leggenda del rovescio si presentano di rado 
anche A e A, ma spesso M con le aste diritte invece di M con 
le aste oblique. V. von Renner descrive nelle Griech. Munzen, 
II, pag. 71, n. 849-50 il tipo del rovescio nel seguente modo 
u Hund im Anstand, den 1. Vorderfuss erhebend „. Ma non si 
tratta di alcun cane a fermo, certamente l'autore non è caccia- 
tore! Si deve piuttosto pensare che il cane stia davanti ad 
una persona, a lui chiedendo qualche cosa. 



1 
2. 

3 

4 

5 
6 

7 
8. 

9 

io. 

11 
12 

13 

15 
16, 

17 
18 

19 
20. 
21 
22 

2 3 
24 

2 5 
26. 

27 



— 2.70 di buonissima conservaz. Philipsen. 



— 2, 

— 2, 

— 2, 



09 n n » 

14 Berlino, Catalogo^ III, 1, pag. 175, n. 130. 

04 di buona conservazione. Glasgow, coli. Hunter, 

pag. 52, n. 34, tav. IV, n. 9. 
99 di buona conservazione. Amsterdam. 
98 di perfetta „ 



Imhoof-Blumer. 

Haeberlin. 

Aja. 

Haeberlin. 

Aja. 



98 „ „ 

,97 di buona „ 

,97 di perfetta „ 

.97 di buona „ 

93 Berlino, n. 131. 

,90 di buona conservazione. Gotha. 

9° » » » 

88 Berlino, n. 138. 

85 Annover, Museo Kestner. 

85 di buona conservazione. Museo Britannico. 

84 di buonissima „ Bahrfeldt. 

82 Torino, Catalogo Fabretti, pag. io, n. 208. 

79 di mediocre conservaz. Bahrfeldt. 

78 A Berlino, n. 140. 

78 di mediocre conservaz. 

75 di buonissima „ 



75 » n 

74 

73 ff » 

71 Berlino, n. 136. 

70 von Renner, Griech. Munzen, II, pag. 71, n. 849 



Amsterdam. 
Haeberlin. 
Museo Britannico. 
A Bahrfeldt. 
Haeberlin. 



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42 


• 

M. BAHRFELDT 




28. - ] 


[.70 di buona conservazione. 


Gotha. 


29. - 1 


[.66 Berlino, n. 139. 




3o. - i 


r.66 di buona conservazione. 


Aja. 


3i- - i 


^4 


Haeberlin. 


32. - 1 


[.63 Berlino, n. 133. 




33- - i 


[.62 von Renner, op. cit, n. 


850. 


34- - 


[.62 di buona conservazione. 


Museo Britannico. 


35- - 


t.58 di buonissima „ \ 




36. i 


[ 5 6 n n ( 


Haeberlin. 


37- ~ 


[-56 . n \ 




38. - 


r*$6 „ „ ) 




39- - 


[,56 Berlino, n. 134. 




40. 


[.56 di buona conservazione. 


Museo Britannico. 


41. - - i 


' "55 » n 


Bahrfeldt. 


42. - ! 


[.53 Berlino, n. 129. 




43- ~ 1 


[.52 Berlino, n. 137. 




44- - 1 


r.51 Ànnover, Museo Kestner. 


45- - 1 


r.50 di buona conservazione. 


Aja. 


46. - 1 


[48 di buonissima „ 


» 


47- - ■ 1 


43 di discreta conservazione. Museo Britannico. 


48. - ! 


.37 di buonissima „ 


Aja. 


49. - ! 


r.31 di buona „ 


n 


50. - 


r47 Lobbecke. 




5»- - 1 


[.47 di buonissima conserva2 


:. Haeberlin. 


52. - 1 


146 di discreta „ 


Bahrfeldt. 


53- - 1 


45 di splendida ,, 


Imhoof-Blumer. 


54- - J 


41 A Torino, n. 209. 




55- - « 


[40 Weber. 




56.- 1 


.39 di buonissima conservaz 


. Bahrfeldt. 


57- - ) 


[.38 di buona „ 


Haeberlin. 


58. - 1 


'■38 ■ 


Bahrfeldt. 


59- " ■ 


r.36 l'orino, n. 2ro. 




60. - 1 


[,34 Berlino, n. 135. 




6l. - ! 


t.29 Anno ver, Museo Kestner. 


62. 


[.28 di buona conservazione. 


Haeberlin. 


63. ~ 1 


r< 2 4 


Bahrfeldt. 


64. ■ . 


r.20 Ànnover. Museo Kestner. 


65. : 


ci 7 Lobbecke. 





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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 



43 



66. — 1.17 Berlino, n. 132. 

67. — 1.15 di buona conservazione. Bahrfeldt. 

Peso medio di 67 esemplari, gr. 1.65. 

38. /E Mezz'oncia. Babelon, 1, pag. 30, n. 43. 



Testa femminile turrita a 
dr., con orecchini, collana di 
perle e veste al collo. Cerchio 
di perline. 



1. 

2 
3 

4 

5 
6 

7 

a 

9 

IO 

II 

12 

13 
14 

16. 

17 
18 

19 

20, 

21 
22 

23 

24 



Fanciullo nudo galoppante 
su cavallo a dr., tiene nella 
destra una frusta. Sotto il 
cavallo ROMA Cerchio sem* 
plice. 

— 8.20 Mus. Kircher., secondo il Garrucci, pag. 62, n. io, 
tav. 78, n. io. 

— 7.98 di buonissima conservaz. Museo Britannico. 
— - 7.77 Parigi (Ailly), Recherches, II, pag. 237, tav. 67, 

n. 8-9. 

— 7.22 ossidato. Bahrfeldt. 

— 7.01 di buona conservazione. Gotha. 

— 6.92 di discreta „ Philipsen. 

— 6.61 di buonissima „ Haeberlin. 

— 6.54 Glasgow, coli. Hunter, pag. 52, n. 35. 

— 6.54 di perfetta conservazione. Thorvaldsen. 

— 6.52 di buonissima „ Aja. 

— 6.52 „ „ Copenhagen. 

— 6.51 Berlino, Catalogo, III, 1, pag. 175, n. 145. 

— 6.49 Parigi (Ailly). 

— 6.48 Berlino, n. 141. 

— 6.41 di discreta conservazione. Bahrfeldt. 

— 6.41 „ „ Aja. 

— 6.40 di buonissima „ Haeberlin. 

— 6.36 Berlino, n. 143. 

— 6.34 di buona conservazione. 

— 6.31 

— 6.28 \ 

— 6.07 > Parigi (Ailly). 

— 6.01 ) 

— 6.15 di buona conservazione. 

25. — 6.00 di buonissima , ; 

26. — 5.98 Berlino, n. 146. 



Haeberlin. 



Gotha. 
Lòbbecke. 



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1 



44 



M. BAHRFELDT 



2 7 
28 
29, 
30 
31 
32 
33 

34 
35 
36. 
37 
38. 

39 
40 

4i 
42 

43 



5.82 di buonissima conservaz. Imhoof-Blumer. 

5.81 di buona „ Aja. 

5.77 Parigi (Ailly). 

5.67 Berlino, n. 142. 

5.63 di ottima conservaz. Annover, Museo Kestner. 

5.56 Parigi (Ailly). 

5.53 di perfetta conservazione. Bahrfeldt. 

5.51 di discreta „ 



Imhoof-Blumer. 
Bahrfeldt. 
Aja. 
Haeberlin. 



5.45 di buona 
5.44 di ottima 
5.41 di buonissima 

540 

5.34 Berlino, n. 144. 

4.99 di buonissima conservaz. Museo Britannico. 

4.98 Parigi (Ailly). 

4.93 Weber. 

4.62 di mediocre conservaz. Bahrfeldt. È riconiato, 

ma non è riconoscibile la moneta antica. 
4.34 di buonissima conservaz. Museo Britannico. 

Peso medio di 42 esemplari, gr. 6.10. 

Tutte le rappresentanze di questa semiuncia non sono 
ben fatte nei particolari, come non lo sono quelle presso 
TAiUy. Io ripeto quindi qui dal Catalogo del /?. Medagliere 
di Berlino (III, 1, pag. 175) il disegno datovi: 



44- - 




(Berlino). 
Di questa mezz'oncia conosciamo parecchie riconiazioni : 

a) Moneta nuova: Triente della zecca secondaria di 
CAnosa. Si confronti Riccio, Monete di Lucerà, pag. 4, nota 14; 
Catalogo , pag. 11 e 17; Ailly, Recherches> II, pag. 634-35 e 
Mommsen, Mimzwesen, pag. 181, nota 45. Quivi, però, è notata 
la moneta originaria erroneamente come triente, e fu copiata 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 45 



dal Blacas, traduz. voi. I, pag. 190-1, nota 4, senza con- 
trollarla. 

b) Moneta nuova: Pezzo in bronzo di Velecha. Diritto: 
Testa radiata — - Rovescio: Protome di cavallo; nel Gabinetto 
Numismatico di Berlino, gr. 6.85. Confronta Friedlaender, 
Annali dell 9 Istituto 1846, pag. 150, tav. agg. F; Oskische 
Munzen, pag. 17; Annali di Nunt., I, pag. 122, tav. I, n. 3, 
e Wiener Numism. Zeitschr., I, pag. 258 e segg., tav. X, n. 2. 
Inoltre ved. anche Zeitschrift fùr Nunt., XIX, pag. 82; 
Garrucci, pag. 90, n. 12; tav. 88, n. 12; dovè l'antico tipo 
non fu riconosciuto, ma erroneamente descritto come u cignale 
che corre a destra. „ 

Il Dressel, nel Catalogo di Berlino, III, 1, pag. 165, 
opina giusta la supposizione fin qui accolta che la moneta 
di Velecha sia stata l'originaria, e la moneta campana sia il 
nuovo tipo riconiato; ma credo debba esser invertito il caso, 
che, cioè, la moneta campana sia essa l'originaria. 

e) Moneta nuova: Sestante romano con il simbolo dell'asta 
sul rovescio. Ved. Ailly, Recherches, II, pag. 460, tav. 87, n. 1 1. 
Gabinetto numismatico di Parigi, gr. 4.96. 

39. M Mezzo pezzo con S Babilon, I, pag. 30, n. 44. 

Testa galeata di giovane Cavaliere galoppante a sin., 
imberbe a dr., l'espressione a capo scoperto, con la destra 
del volto è virile. Sotto il alzata, e specie di ciarpa svo- 
collo la lettera V Cerchio di lazzante. Sotto il cavallo la 
perline. lettera T, nel campo a destra 

S, nelPesergo ROMA Cerchio 
semplice. 
Tav. I, n. 30 (Bignami). 

Questa moneta e quella seguente, descritta dal Babelon 
sotto il n. 45, non appartengono certamente alle così dette 
monete romano-campane, ma sono uscite dalle zecche àpule 
di Vuceria e leanum. 

Non posso comprendere perchè il Babelon qui stralci 
fuori questi due pezzi, invece di trattare tutta la serie; perciò 
occorre ora riprenderne l'esame. 



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46 M. BAHRFELDT 



Del pezzo d'argento, che abbiamo sotto gli occhi, ed è 
molto raro, mi sono noti solo i pochi esemplari seguenti: 

1. — 1.30 di mediocre conservaz. Parigi, già nella collezione 

d'AiLLY, Recherches, II, pag. 693, tav. 106, n. 7. 

2. — 1.30 di ottima conservaz. Già della collez. Borghese; 

illustrato nel Catalogo di vendita dell'anno 1893, 
pag. 108, n. 1374, acquistato dal Bignami; ora 
fa parte della collezione sul Campidoglio. 

3. ■ 1.23 di discreta conservazione. Appartenente già alla 

collezione di Quelen, Catalogo 1888, pag. 1, 
n. 8; ora presso Haeberlin. 

4. - * 1.22 di mediocre conservazione. Vienna. 

5. - 0.98 di conservaz. molto mediocre. Ved. Riccio, Mon. 

di Lucerà, pag. 20, n. 15, tav. IV, n. 15; Catalogo^ 
pag. 25, n. 1 ; tav. Ili, n. 19; Catalogo di vendita 
1868, pag. 5, n. 78. 

Questa moneta fu comperata a suo tempo in Ruvo, nel- 
TÀpulia, ma ora non si sa dove si trovi. Secondo il Riccio, 
è copiata dal Sambon, Recherches, tav. XVI, n. 27. 

Ritengo che il capo sul diritto non sia quello di Minerva, 
ma, per l'espressione sua maschile, indichi quello di Marte. 
Tutte le rappresentazioni date fin qui del rovescio sono errate: 
sulla riproduzione dell'Ailly manca la fascia svolazzante e 
il cavaliere porta un cappello a punta. La copia del Babelon, 
essendo quella fedele dell'Ailly, perciò appunto è errata. 
Riccio {Mon. di Lucerà, tav. IV, n. 15) rappresenta il cava- 
liere con mantello svolazzante, e pone erroneamente sul 
diritto L per k, e sul rovescio À per A nel nome. Tutto il 
disegno è troppo abbellito, perchè, di fatto, il pezzo era di 
conservazione molto deficiente, come ci mostra chiaramente 
la copia in galvanoplastica nel Catalogo, tav. Ili, n. 19. Non 
meno errato è il disegno presso il Garrucci, tav. 81 , n. 8, che 
dovrebbe rappresentare l'esemplare di Vienna. Egli fa anche 
molta confusione nel testo a pag. 69, n. 8, poiché, ponendo il 
peso di gr.o.go per l'esemplare di Vienna, confonde l'esemplare 
del Riccio con quello della collezione Ailly, e scrive À per A 

Al tempo della pubblicazione del Ròmischen Munzwesen 
era conosciuto solo l'esemplare Riccio, in cui, per la sua 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 47 

cattiva conservazione, non si può riconoscere il S a destra 
del cavaliere C 1 ). Così poteva il Mommsen a pag. 489, nota 
52, dire " Ein Sesterz tnuss diese Munze trotz des mangelnden 
Wertszeichens wohl setti, da das Gepràge sie als Hàlfte des 
Quittars bezeichnet. Das Gewicht passt, kann aber in diesem 
Falle naturlich nicht entscheiden. „ 

Ma invece il peso non va, come ora ci insegna il ma- 
teriale numismatico aumentato. Un pezzo conservato abba- 
stanza bene ed uno mediocremente pesano ognuno gr. 1.30. 
Dobbiamo però elevare il peso normale a gr. 1.50, e questo 
condurrebbe, considerata la moneta un sesterzio, ad un 
denaro di 6 grammi, mentre con 1.30 si viene a un denaro 
di gr. 5.20. 

Perciò si deve rinunciare alla designazione di questa mo- 
neta come un sesterzio. Mi sono domandato a lungo quale 
fosse il significato della lettera S, se esso fosse soprattutto un 

segno del valore, o piuttosto, come il segno fa sul vittoriato 
e sul quinario con <k o «R, volesse designare il nome di un 
magistrato. 

Michele Soutzo si esprime in questo senso nella sua 
Introduction (II parte, pag. 32 ( 2 )), ma io invece ho abbando- 
nato questa ipotesi, innanzitutto per considerazione del segno 
S sul mezzo vittoriato con \ff, che non può dichiararsi altro 
che con semis, cioè la metà di tutto il pezzo, poi anche per 
considerazione dei pezzi di rame qui sotto descritti, e in 
stretta relazione con il pezzo d'argento, i quali portano tutti 
segni di valore. Così anche il S deve essere un segno di valore. 

Ciò che assolutamente si deve escludere è la denomi- 
nazione di semivittoriato dato, secondo l'Ailly, alla moneta. 
Il vittoriato ha il suo nome dal conio, e questo tipo resta 
invariabile, tanto per il pezzo intero, quanto per la sua metà, 
per tutto il tempo in cui furono coniate queste serie di monete. 



(1) È stato da tutti trascurato il fatto che già nel Museo Hedervar 
(li, pag. 6, n. 36, tav. famiL arg., n. 2) è stato descritto un pezzo 
simile, e in sostanza già riprodotto bene, anche con la lettera S dietro 
il cavaliere. 

(2) Ved. Introduction à Vétude des monnaies de F Italie antique, II 
parte, Parigi, 1889, pag. 321 a la marque S .... parait ètre plutòt la 
première lettre du nom de l'atelier, qu'une indication de valeur. „ 



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48 M. BAHRFELDT 



40. /E Sestante. Babelon, I, pag. 31, n. 45. 

Testa muliebre galeata (Mi- I Dioscuri galoppanti a dr. 
nervo) a dr. Sotto il collo i pileati, con specie di ciarpe 
segni • • Nel campo dinanzi, svolazzanti, le destre alzate, 
la lettera V Cerchio di per- e le lancie appoggiate all'o- 
line, mero. Sotto i cavalli, T; nelPe- 

sergo ROMA Cerchio semplice. 
Tav. I, n. 31 (Vienna). 

La rappresentanza del rovescio non fu ben riconosciuta 
dal Babelon. Egli dice u Les Dtoscures.... tenant leurs glaives 
élevés de la main droite; „ e così di fatto appare, se si giudica 
dalla copia; ma questa non è riuscita. 

La spada, che si è creduta di porre nella mano del 
dioscuro susseguente, non è che la lancia piegata all'indietro 
del dioscuro che precede. Entrambi i dioscuri stendono il 
loro braccio destro in modo simile a quello del cavaliere sopra 
il pezzo d'argento sopradescritto al n. 39. Il Babelon offre 
la sua riproduzione copiata dall'AiLLY, Recherches ì II, tav. 106, 
n. 8, che certamente non è bella, e può dar occasione ad 
errori, ma nel testo, a pag. 696, l'Ailly dice: le bras droit 
tendu en avanti la haste suspendu transversalement a leur 
coté gauche, la pointe en haut. 

Esatta è sotto questo rispetto la copia del Garrucci, 
tav. 81, n. io; solo io credo che, come sulla monetina d'argento 
n. 39, così anche qui non sia il mantello che svolazzi all'in- 
dietro, ma semplicemente una ciarpa o cinta. 

L'esemplare da me riprodotto a tav. I, n. 30, pur troppo 
non è ben conservato, ma non ne ho uno migliore a mia di- 
sposizione; però esso mostra chiaramente le lancie e la ciarpa 
svolazzante. La sostituzione della lettera À per A presso il 
Garrucci nella sua descrizione e nella sua figura è errata. 

Il tipo del rovescio ritorna somigliante su monete d'ar- 
gento del Bruzio (Garrucci, tav. 124, n. 12). 

1. — 13.53 di buona conservazione. Pesaro. 

2. — n.99 

Parigi, secondo l' A ill y, Recherches, II, pag. 694. 



3. — 10.16 

4. - 9.17 

5- ~ 7-97 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 49 

6. — - 11. 21 di mediocre conservazione. Vienna. 

7 — 7 ^O J 

8 — 7 00 > ^ erlino ' Catalogo, III, pag. 194, tutte e tre 

io ( di mediocre conservazione. 
9. — 6.84 ) 

io. — 8.60 di discreta conservazione. Museo Kircheriano, 

dove ora pure si trova. 

11. — 9.80 di mediocre conservazione, già presso Riccio è 

eguale a 11 Trappesi; riproduzione nel Cata- 
logo, tav. V, n. 5, pag. 16, n. 17; il disegno in 
Mon. di Lucerà, tav. Ili, n. 4 è imperfetto; 
quanto alla rappresentanza del rovescio. Non 
si sa dove oggi si trovi. 

12. — 9.07 logoro, veduto da me sul mercato monetario di 

Parigi nell'anno 1897. 

Mommsen dà errato nel Mùnzwesen (pag. 489) il conio 
del diritto, dicendo : Weiblicher Kopf mit phrygischem Helm, 
che fu dal Blacas nella sua traduzione (voi. II, pag. 229) ri- 
prodotto senza controllo : Téle.... avec le casque a cimier ter- 
mine en bec d'oiseau. Qui si tratta piuttosto di elmo corinzio 
con lungo cimiero. 

Il Babelon trascura completamente l'uncia, che corri- 
sponde a questo sestante; ma io l'aggiungo qui alle mie 
osservazioni per darne completa la serie. 

41. /E Uncia. Manca nel Babelon. 

Testa femminile a dr... ga- Un dioscuro che si slancia 
leata, con elmo frigio, di cui con lancia diritta alquanto ab- 
la cima va a finire in un capo bassata a dr. , coperto col 
di grifo. Sotto il collo la let- cappello pileato e col man- 
tera V, dietro il capo • Cer- tello svolazzante. Sotto il ca- 
chio di perline. vallo la lettera T; dietro • ; 

neir esergo ROMA Cerchio 
semplice. 
Tav. I, n. 31 (Berlino). 

Questa moneta molto rara fu fatta conoscere per la prima 
volta da Avellino, Bull. archeoL napoletano, III, pag. 67 e 
segg., tav. Ili, n. 4, ripetuto da Riccio in Monete di Lucerà, 



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SO M. BAHRFELDT 



pag, 18, n, 6. La sua riproduzione a tav. IH, n. 6, è intera- 
mente riuscita, fino al porre À per A nella parola Roma. 
Un altro esemplare che, secondo il Fiorelli, avrebbe la 
lettera X sotto il cavallo, fu da lui pubblicato nelle sue Osser- 
vazioni sopra talune monete rare t pag. 6, tav. I, n. 6, della 
collezione Rafffaele Milano. Il pezzo era di cattivissima con- 
servazione ; da ciò si comprende la lezione errata del X per 
Y\ e i dubbi, che già TAilly esternò su questo, erano del 
tutto giustificati. Egli stesso possedeva due esemplari mal 
conservati, perciò anche la sua riproduzione a tav. 106, n. 9 
è del tutto insufficiente; inoltre confonde a pag. 695 le 
citazioni sopramenzionate dell'Avellino e del Fiorelli, e com- 
puta erroneamente l'indicazione del peso del primo. Non 
sono fedeli nemmeno le copie delle due monete presso Gar- 
rucci, tav, 81, n. u e 12. 

1. — 4,54 ) di cattiva conservazione. Parigi. Ailly, Re- 

2. — 4.29 ) cherches, II, pag. 695. 

3- ~~ 4-5° Avellino (= 5 Trappesi, 1 Acino). 
4. - 4 48 

5^ - 4*59 



\ ^j — r j — --j — j- 

i consunto. Berlino, Catalogo, III, 1, pag. 194. 



Come entrambi gli esemplari di Berlino dimostrano, si 
danno di queste uncie due coni diversi per la collocazione della 
lettera T sul rovescio. La lettera T sta sul primo presso alle 
gambe posteriori, sull'altro più vicino alle gambe anteriori, 
in ogni modo è solamente un T, ma non un X 

42, /E Mezz'oncia. Manca presso il Babelon. 

Le teste dei Dioscuri accol- I due destrieri dei Dioscuri, 
late r con cappelli pileati coro- a quel che pare, imbrigliati, 
nati, a di\, una stella sopra correnti a dr., con una stella 
ciascuno. Nel campo a sin. la sul capo di ciascuno. Neil' e- 
lettera T Cerchio di perline, sergo V 

Tav. I, n. 32 (Imhoof-Blumer). 

k — 2.47 Museo Kircher., secondo T Ailly, Recherches, II, 

pag. 696, n. 1. 
2, — 2.25 di buona conservaz. Imhoof-Blumer. 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 



3. — 2.18 Riccio (=2 Trappesi, 9 Acini), Moti, di Lucerà, 

pag. 19, n. 8, tav. IV, n. 8. 

4. — 2.07 di mediocre conservaz. Berlino, Catalogo, III, i t 

pag. 194, n. 25. 

L'esemplare chiarissimo dell' Imhoof-Blumer rettifica le 
descrizioni insufficienti di questa moneta essenzialmente rara. 
Il Garrucci non ricorda (pag. 70, n. 13) secondo qual esem- 
plare abbia dato la sua descrizione; anche la figura sua a 
tav. 81, n. 13, non è completamente esatta. 

43. M Un quinto di dramma. Babelon, I, pag. 32, nota 1* 

Testa bifronte di giovane Cavallo libero galoppante 
imberbe, coronata d'alloro, a dr., sotto, ROMA II terreno 
Cerchio di perline. non è indicato. Cerchio sem- 

plice. 
Tav. I, n. 29 (Napoli). 

Il Babelon pone in dubbio a pag. 32, nota 1, l'esistenza 
di questa moneta, della quale erano stati ricordati due 
esemplari nella letteratura numismatica; V uno, citato dal 
Mommsen (Munzwesen, pag. 257, traduz., voi. I, pag. 368, n, 4) 
della collezione B. Friedlànder, non si trova nel monetiere 
di Berlino, nel quale passò un tempo questa collezione. L'ahn» 
esemplare è del Museo Nazionale di Napoli (collezione 
Santangelo), e fu fatto conoscere brevemente dal Garrucci 
(Sylloge inscript, latin., pag. 47, n. 7), che poi riproduce nelle 
Monete dell'Italia antica, pag. 65, tav. 78, n. 24, un'ampia 
descrizione e un disegno, che il Babelon non conosceva 
ancóra, perchè apparve dopo l'edizione della sua Descripiion. 

Il Babelon ritiene la moneta come un esemplare consunto 
e mal letto di conio siracusano, descritto dal Mionnet r 
Descript, génér., I, pag. 303, n. 820 e 821 W. 

Ma la moneta esiste davvero. Il prof. G. de Petra mi 
mandò un calco dell'esemplare di Napoli, di cui dò qui una 
riproduzione a tav. I, n. 29. Il pezzo pesa gr. 0.96, non e 



(1) Diritto: u ITPAKOSIQN, Doublé téte imberbe voilée „ - Rovescici ; 
" Cheval en course à gauche. „ 



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52 M. BAHRFELDT 



di una conservazione speciale, ma ci permette di riconoscere 
che noi abbiamo da fare con una moneta autentica, che costi- 
tuisce il pezzo corrispondente alla monetina d'argento con 
la testa di cavallo, come sopra al n. 31 (Babelon, pag. 27, 
n. 36), e senza dubbio corrisponde a un decimo del pezzo 
intero del Babelon (pag. io, n. 4). 

La fine del capitolo del Babelon " Monnaies romano- 
rampaniennes „ è formato da cinque bronzi che non hanno 
relazione alcuna con i pezzi finora trattati. Babelon stesso 
dice a pag. 32: Nous les avons groupés ici, parce qu'ils rìont 
pa$ été émis dans l'atelier du Capitole, et que leurs types 
anormaux les rattachent plutòt à la sèrie romano-catnpanienne. 

Questo però non è il caso, perchè per la medesima ra- 
gione avrebbero dovuto essere citati molti altri pezzi della 
lunga serie di monete con tipi inusati e anormali, dei quali 
danno alcuni saggi TAilly nelle Recherches, II, tav. 57 e 65, 
e il Garrucci, tav. 80. 

Siccome però sono stati accolti dal Babelon, possiamo 
qui far seguire alcune osservazioni critiche: 

44. /€ Babelon, I, pag. 31, n. 46. 

La figura della moneta è una copia presa dall'AiLLY, 
Recherckes, II, tav. 65, n. 8; anche il Garrucci l'ha presa 
dalTAilly, ma ha dimenticato il segno del valore S sul ro- 
vescio. Del resto, innanzitutto, non si tratta qui di una moneta 
romana. Leggendo i fogli di F. Millingen, Considérations sur 
la numismatique de F ancienne Italie 1841-44, fui sorpreso di 
trovare la moneta di Uxtntum, riprodotta a tav. II, n. 8, così 
somigliante alla moneta precedente. 

Qui, come là, sul diritto, la testa femminile galeata è volta 
a dr. t sul rovescio v' è la figura stante, col braccio destro 
appoggiato alla clava, nel campo dinanzi, al medesimo posto 
dell'altra moneta, il gran segno del valore S, e dietro le 
leggende OIAN, e rispettivamente dall'altra parte ROMA 

Per confermare o eliminare il mio dubbio, che anche la 
moneta Babelon, n. 46 sia uno di questi tali esemplari mal 
conservati di Uxentum, chiesi ed ottenni da Parigi un calco 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 53 

dell'esemplare dell'Ailly. Come si può scorgere dalla figura a 
tav. I, n. 34, si tratta certamente di una moneta di Uxentum (0. 
L'Ailly si era lasciato ingannare dallo stato di insufficiente 
conservazione del pezzo, e aveva letto il resto della leggenda 
OIÀN invece di ROMA Oltre a ciò, lo stile deve aver contri- 
buito (cosa che nel calco non si può giudicar bene), a rendere 
più plausibile l'ultima leggenda. Per confermare questa mia 
opinione, dò appunto per confronto nella tav. I, n. 35 la 
copia di un esemplare mal conservato della moneta d'Uxento 
dell' I. R. Gabinetto di Vienna. La identità della testa di Mi- 
nerva è perfetta, non meno la rappresentanza del rovescio, 
poiché anche sull'originale del disegno delPAilly e del Ba- 
belon si possono vedere a sinistra, sull'orlo, le traccie del 
ramo che la copia a tav. I, n. 36 di un bellissimo esemplare 
del Gabinetto di Vienna mostra chiaramente. 

Quindi bisogna escludere non solo di qui, ma anche so- 
prattutto dalle serie delle monete romane il n. 46 del Babelon. 

45. /E Babelon, I, pag. 31, n. 47. 

Anche questa moneta è una copia tolta dall'AiLLY, Re- 
cherches, II, tav. 65, n. 17. Pezzi con rappresentanza simile 
del rovescio furono descritti da A. de Belfort nel" Annuaire 
de la Soc. franf. de Numism., voi. XVI (1892), pag. 178-179, 
copiati a tav. VII, n. 12 e 13. Il Garrucci riproduce l'esem- 
plare delPAilly, e a pag. 68 descrive la testa come quella 
di Lucio Vero! Belfort la interpreta invece come quella di 
Numa Pompilio. 

La fantasia giuoca la sua gran parte in tutte queste 
determinazioni; il pezzo, come può convincersi dalla copia 
qui data a tav. I, n. 37, è così malamente conservato, che, 
senza uno speciale sforzo, non si può trovare una certa ras- 
somiglianza con alcuna persona maschile barbata! Inoltre è 
molto discutibile se qui non sia piuttosto rappresentata la testa 
bifronte di Giano, come è il caso per un esemplare della 
collezione Bignami (al Campidoglio), e per altri pezzi simili 
di questo genere. 



(1) Pezzi analoghi vi sono anche- presso il Garrucci a tav. 97, n. 13; 
cfr. il Catalogo di Berlino, III, 1, pag. 311, n. 10-12, ed altri. 



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54 M. BAHRFELDT 



46. /E Babelon, I, pag. 31, n. 48. 

E riprodotto secondo la figura delPAiLLY, Recherches, II, 
tav. 65, n. 16; ora si trova certamente al Gabinetto di 
Parigi. Pensai dapprima ad una riconiazione, pure la rappre- 
sentanza è chiara, come appare dalla copia a tav. I, n. 38. 
È fatta dietro un calco inviatomi dal signor de la Tour. 
Certamente il pezzo non è così ben conservato come ha 
l'apparenza di esserlo, secondo il disegno del Babelon, la 
parola ROMA non vi si può riconoscere se non a fatica. Io 
pongo la moneta alla fine della Repubblica. 

47. /E Babelon, I, pag. 32, n. 49. 

Questa moneta non del tutto comune, quantunque sia 
valutata dal Babelon solo due franchi, è citata più volte nella 
letteratura. Ne fu copiato già un esemplare nel Thesaurus 
Morellianus, tav. Roma, I, n. V. L'Ailly ne cita tre esemplari 
della sua raccolta nelle Recherches, II, pag. 230, tav. 65, 
n. 19-20, ch'egli attribuisce al tempo di Domiziano. 

11 Cohen (Méd. impér., 2 a ediz., voi. Vili, pag. 271, n. 44) 
crede che questi e altri simili pezzi siano stati coniati nel 
periodo d'interregno, che successe alla morte di Nerone. 11 
Garrucci ripete a tav. 80, n. io una delle copie dell' Ailly, 
senza entrare in questione; A. de Belfort in fine riproduce 
r\e\V Annuaire, voi. XVI, 1892, tav. VII, n. 7, un esemplare 
del Gabinetto numismatico di Monaco. Quello della collezione 
Borghesi (Catalogo di vendita del 1893, n. 1496), acquistato 
dal Bignami, si trova ora nel Museo Capitolino a Roma. 

1-3 36 \ 

2. - 1.99 > Parigi, dalla collezione d'Ailly. 

3. — 1.20 ) 

4. — 3.16 di mediocre conserv. Bignami (Museo Capitolino). 

5. — ? Monaco. 

48. /E Lincia. Babelon, I, pag. 32, n. 50. 

Testa galeata di Minerva Duplice corno d'abbondan- 
a dr., dietro il segno • Cer- za; nel campo a sin. ROMA 
chio di perline. Cerchio semplice. 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 55 

La stessa uncia, che qui appare nel Babelon sotto la 
rubrica delle monete romano-campane, tassata due franchi, 
si trova citata pure nel voi. I, pag. 410, n. 37, dell'opera 
del Babelon, sotto la serie delle monete di L. Siila, tassata 
quattro franchi! La moneta è molto rara; io non ne conosco 
che i seguenti esemplari: 

1. — 4.92 Parigi (Ailly). 

2. — 4.85 Vaticano. 

3. — 4.72 già Borghesi; ora Bignami, nel Museo Capitolino. 

4. — 4.30 di mediocre conservazione. Gotha. 

5. — 4.28 di buona „ Berlino. 

6. — 4.08 „ „ Copenhagen. 

_ , ) Bahrfeldt, dalla col- 

jf _ 39 ? " " * [ lez. Tafuri, Catalogo 

* 37 " " ) Roma, 1879, n. 2904. 

9. — 3.68 di bella „ Parigi (Ailly). 

io. — 1.84 di mediocre „ Copenhagen. 

Peso medio di questi io esemplari, gr. 3.94; il che ci dà 
quasi esatto il peso di un asse sestantario. 

Questa moneta appartiene per la forma e per il peso 
alla coniazióne regolare, della capitale, e ad un gruppo di 
monete di conio eguale, trattato dall' Ailly nelle Recherches, 
II, tav. 77, n. 1, 9-11, pag. 342, 353 e segg. L'asse ripro- 
dotto a tav. 77, n. 4, qui citato di sfuggita, mi sembra molto 
sospetto. Esso è precisamente nello stile con cui è fatto il 
corno d'abbondanza, così simile soprattutto agli assi di Copia 
(Garrucci, tav. 107, n. 29), che sarei per supporre ch'egli 
avesse preso in isbaglio un pezzo mal conservato, come ho 
dimostrato sopra per il Babelon, I, pag. 31, n. 46. 



III. OSSERVAZIONI E CONCLUSIONI. 

Sottoposto l'elenco delle monete del Babelon nella parte 
precedente ad un'accurata revisione, passo ora ad alcune 



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56 M. BAHRFELDT 



osservazioni sulla pertinenza dei singoli pezzi, intorno al 
tempo e al luogo della loro coniazione. 

Dall'elenco delle monete assegnate dal Babelon alla serie 
romano-campana bisogna escludere, perchè non vi apparten- 
gono, le seguenti: 

NumJ 13 e 14 — Pesante asse librale con toro gradiente, 
sopra, la lettera V o il caduceo; pezzo fuso prima del 437 
dì Roma (317 a. C). 

Num. 1 [5-21 e n. 43 — Monete appartenenti ad una sola 
serie, coniata su piede romano e comprendente il triente, il 
quadrante, il sestante, Yuncia e la mezza uncia. 

Num." 22 — E da eliminare, non esistendo. 

Num,' 29-31 — Monete d'oro coi segni del valore *X, 
XXXX e XX; coniazione della capitale. 

Num, 1 44 e 45, oltre ai num.' 40 e 41, rappresentanti di 
una copiosa coniazione della zecca mezzo autonoma di Yuceria, 
sola, o in unione con un'altra zecca, quella di Jeate. 

Num.' 46-49 — Coniazioni che non appartengono a questo 
perìodo, ma sono di tutt'altro tempo: verosimilmente anzi 
trattasi non di monete, ma di marche e tessere. 

Num, 50 — Uncia romana di coniazione regolare della 
capitale. 

La caratteristica delle rimanenti monete con ROMANO e 
ROMA sta in ciò, ch'esse non hanno affatto segni di valore. 

Delle monete con ROMÀNO noi possediamo in argento 
quattro, in rame solo tre specie. Che la monetina d'argento 
Babelon, n. 36 (cfr. sopra n. 31), sia intimamente connessa 
con il pezzo intero n. 4, si rileva senza dubbio dall'identità 
del conio; forse è da considerare come un decimo del 
pezzo intero. 

I pezzi di bronzo sono coniati di peso molto disuguale ; 
ma si può supporre, come fu spiegato già a suo tempo, che 
Ì pezzi con la protome di cavallo debbano essere quotati 6 gr., 
quelli con il leone circa 12 gr. Perciò si dovrebbero calco- 
larle per litre mezze e intere. Quanto al terzo pezzo di bronzo, 
quello con l'aquila seduta, noi ne conosciamo solo pochi 
esemplari, tutti molto usati, i quali hanno perciò subito una 
considerevole perdita di peso. Non v* è dunque nulla di 
strano nel riconoscere in questa moneta un pezzo da due litre. 




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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 



57 



La questione se questi tre pezzi formino una serie sola 
non si può decidere affatto, come non si può determinare 
con quali pezzi d'argento si debbano porre in relazione. Che 
il pezzo intero e il mezzo pezzo litrale siano fra loro in 
relazione, mi sembra di riconoscerlo fuor d'ogni dubbio dalla 
loro enorme quantità contemporanea, nelle Aquae Apollinares 
(pezzi 1156 e 916), e fu ammesso anche dal Mommsen nel 
suo Mùnzwesen, pag. 212, traduz. francese, I, pag. 262. D'altra 
parte, a collegare coi due pezzi litrali citati il terzo gran 
pezzo litrale non osta menomamente il fatto che quest'ultimo 
manca nella serie della stipe tributata, poiché la sua grande 
rarità ne spiega sufficientemente la sua mancanza. Il K, che 
vi appare nell' esergo del rovescio, non si può reintegrare 
che in K(apua), e questo luogo sarebbe, se uniamo tutte e tre 
le specie, anche la patria degli altri due. 

Per l'identità del tipo del rovescio si unisce di solito i 
nn. 4 e 5 del Babelon; né vi sono gravi argomenti in contrario. 
D'altra parte, però, siccome il gran pezzo d'argento n. 4 è 
l'unico con la leggenda ROMANO, al quale appartenga un pezzo 
divisionario d'argento (cioè il n. 36 del Babelon), si è natu- 
ralmente indotti ad unire con l'argento i tre pezzi di bronzo. 

Più facile è la ricostruzione della serie per le monete 
con ROMA Sono da considerare i seguenti pezzi: 



TIPI 



Pezzi 



Diritto 



Rovescio interi 



Testa 
di Marte 

Testa 
di Marte 



Testa 
di Apollo 

Testa 
di Giano 



Cavallo 



Protome 
di cavallo 



Cavallo 
Quadriga 




B. 32 

B . 34 j manca nel 
Bab.; ma e- 
j siste, cfr. so- 
pra al n. 28. 

B . 37 I B . 38 , B . 39 

I ' 

B . 23 ' B . 25 ! - 



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58 M. BAHRFELDT 



Cosicché rimarrebbero solo da collocare in serie i piccoli 
bronzi, Babelon n. 42, e il pezzo d'argento sopraccitato alla 
pag. 51, n. 43, erroneamente creduto non esistente dal Ba- 
belon. Quest'ultimo fu segnato dal Garrucci, Sylloge, pag. 47, 
rispettivamente in Monete dell'Italia antica, pag. 65, n. 24, 
collegato col quadrigato, e come decimo dello stesso, nell'ul- 
timo luogo indicato come una hecte. Lo indusse a ciò senza 
dubbio l'identità del conio del diritto, della testa bifronte. 
Ma io non posso condividere la sua opinione, poiché, siccome 
la metà nel conio corrisponde al pezzo intero, così un altro 
pezzo divisionario non potrebbe presentare alcuna variante 
nel tipo, e sarebbe indicato al rovescio anche con la quadriga. 
Se però le monete siano da unire col Babelon, n. 32-33 
o 3739, non posso dire: io per conto mio inclino all'ultima 
opinione. 

Per il collocamento in serie della piccola moneta del 
Babelon n. 42, manca ogni punto d'appoggio. Si potrebbe 
collegare per l'uguaglianza del diritto con il pezzo d'argento 
del Babelon. n. 7, ma questo ha per leggenda ROMANO, 
mentre quello porta la leggenda ROMA Entrambe le forme 
riposano, come io dimostrerò più innanzi, non già su una 
differenza cronologica, ma puramente su una differenza 
locale ; sarebbe veramente strano se entrambe le forme 
contemporaneamente dovessero essere ascritte al medesimo 
luogo. Io non posso dare una risposta circa la distribuzione 
delle monete in classi, ma potrei indicarla dietro la ugua- 
glianza dei tipi con Yaes grave, dalla serie con la ruota 
(Garrucci, tav. 39 e 40), dove appare la medesima testa 
sull'Asse e sui suoi nominali più elevati, e il cane in una 
posa eguale nel quadrante. Il loro peso li fa considerare 
eguali alla metà degli altri pezzi di rame che hanno ROMA, 
i quali in media pesano circa gr. 3.5. Ma tutte queste mo- 
nete di bronzo sono state coniate molto disugualmente, e i 
pesi offrono quindi un dato d'appoggiò solo in senso molto 
relativo, poiché la maggior parte dei pezzi a me noti è ora 
coperta di patina, e quindi in parte certamente si può rico- 
noscervi un mutamento abbastanza considerevole nel suo 
peso originario. 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 



59 



Babelon 



PEZZI CONIATI 

Diritto , Rovescio 



Limiti 
di peso 



PESO MEDIO 



gr. 



di un oerio 
numero di pezzi 



33 
35 
39 
42 



Testa 
di Marte 

Testa 
di Marte 

Testa 
di Apollo 

Testa 
di Minerva 



Cavallo 

Protome 
di cavallo 

Cavallo 
Cane 



3.70 - 2.30 
4.10 — 2.20 

3.95 ~ 1-63 
2.70- 1. 15 



3.08 

3.04 
3.00 

1.65 



26 

47 
54 
67 



Quale valore rappresentino quelle monete di rame che 
mancano interamente dell'indicazione, non è quindi perfetta- 
mente sicuro. Ma probabilmente il rapporto vicendevole fra 
l'uno e l'altro pezzo era quale si può riconoscere dallo 
specchietto seguente: 













Bab. 33, 




Babelon 

N.r 


TIPI 

del Rovescio 


Bab. io 
Aquila 


Bab. 9 
Leone 


Bab. 5 

Protome 
di cavallo 


35.39 

Cavallo 

a dr., 

Protome di 

cav. a dr., 

Cav. a sin. 


Bab. 42 
Cane 


io 


Aquila 


1 


2 


4 


8 


16 


9 


Leone 


1 

a 


1 


2 


4 


8 


5 


Protome 
di cavallo 


1 
~4~ 


1 

a 


1 


2 


4 


33 


Cavallo a dr. 












35 


Protome di 
cavallo a dr. 


L I 

} IT 


1 . 
4 


1 

a 


1 


2 


39 


Cavallo a sin. 












42 


Cane 


I 
~i6~ 


1 


1 
4 


1 

! a 


1 



Frattanto così, salvo melioril 



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ÓO M. BAHRFELDT 



Le opinioni di tutti i recenti scrittori intorno alla crono- 
logia di queste monete fanno capo più o meno tutte alle 
conclusioni del Mommsen nel suo Ròm. Munzwesen, pag. 114 
e segg., 212 e segg., 340 e segg., e così di sèguito. I capisaldi 
di quelle conclusioni, riassunti in poche linee, sono i seguenti: 

Inizio della coniazione dopo l'anno 416 di Roma (338 a. C.) 
e, s'intende, coi pezzi che portano la leggenda ROMÀNO; 
coniazione dell' argento secondo il solito piede campano, 
quindi coniazione delle didramme del peso fino a gr. 7.41, 
e coniazione parallela delle litre di rame relative, coi loro 
multipli e i sottomultipli; mutamento seriore del sistema 
monetario, e più rigoroso adattamento al peso romano per 
le monete di valore, delle quali quelle d'argento pare siano 
coniate al peso normale di 6 scrupoli, cioè gr. 6.82. Per il 
rame si mantiene il sistema campano, che fino allora vigeva. 
Qui poniamo quindi tutte le monete segnate con ROMA 

Il Mommsen {Ròm. Munzwesen, Nachtràge, pag. 857; 
traduzione francese I, pag. 166-7, nota *)> fondandosi sul 
ripostiglio di Morino, sul quale alla fine del lavoro ritornerò, 
crede di dover specialmente rilevare che i pezzi con la 
leggenda ROMANO siano più antichi, e quindi coetanei, per 
così dire, e contemporanei dell'ars grave. 

Anche il Babelon ritiene i pezzi con la leggenda ROMANO 
più antichi, e fa durare la loro coniazione dall'anno 412 
all'anno 437 di Roma (342-317 a. C.)- Egli pone l'introduzione 
del conio delle monete con la leggenda ROMA Tanno 437 
di Roma (317 a. C), e lo fa cessare circa Tanno 543 di Roma 
(211 a. C). Però egli non riconosce tutte queste monete 
come il prodotto dell'attività della zecca di Capua, e di altri 
comuni campani, ma invece le ritiene tutte insieme senza 
eccezione " des monnaies militaires frappées par les généraux 
en campagne, pour la solde des troupes „, e senza dubbio 
per lo più in Capua stessa. 

Più innanzi egli dice a pag. XXXI: * Lémission des 
monnaies de la sèrie romano-campanienne a dù ètre assez 
irrégulière, au milieu des guerres incessantes qui ont suivi 
Ventrée des Romains en Campanie et en Apulie; elle doit 
correspondre au besoin d'argent plus ou moins pressant, 
suivant les circonstances, qui sollicitait les généraux. „ Infine 



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le Monete romano-campane 6i 

a pag. XXXII: u .... Mais la guerre finte ou transportée sur un 
autre théàtre, l'émission des monnaies militaires en Campanie 
n'avait plus de raison cTètre „ (e ciò circa l'anno 543 di Roma, 
cioè Tanno 211 a. C.)- Ma le sue conclusioni non sono 
esenti da contraddizioni. Per es., secondo la pag. XXX, i 
piccoli pezzi d'oro con il segno del valore *X e simili sono 
coniati dai generali, che stavano nella Campania contro An- 
nibale; secondo, invece, la pag. XXXI erano coniati in Roma 
stessa. Quivi dice inoltre coniati i quadrigati colla testa bi- 
fronte ! 

Alle opinioni del Mommsen si associa lo Hultsch nella 
sua Griech. u. ròm. Metrologie, 2 a edizione, 1882, pag. 677; 
a quelle del Babelon invece Michele Soutzo nella sua In- 
troduclion, più volte già citata, a pag. 21-33, il quale rileva 
e afferma esplicitamente più volte la coniazione di tutte queste 
monete (anche i pezzi grossi quadrati con l'aquila sul fulmine, 
e al rovescio un Pegaso e la leggenda ROMÀNOM) come 
monnaies militaires. 

Secondo il Babelon, il peso dei pezzi interi d'argento con 
la leggenda ROMÀNO oscilla fra i gr. 740 e i gr. 7.20, quello 
dei pezzi con la leggenda ROMA è un po' meno elevato e 
sale di rado a gr. 6. 

Rileviamo ora i risultati che ci vengono offerti dalle 
monete stesse. Alle osservazioni critiche che ho fatto prece- 
dere intorno al catalogo del Babelon, ho aggiunto un gran 
numero di pesi certi, tratti da monete vedute e studiate 
realmente, in numero maggiore di quello che mai finora si 
ebbe a disposizione. Perciò le conclusioni che io ne ho tratte 
possono essere certo ritenute come ben fondate: 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 63 

Dalla rassegna precedente emerge in primo luogo indub- 
biamente il fatto che non tutti i pezzi con la leggenda ROMÀNO 
sono più pesanti di quelli con la leggenda ROMA, e che la 
frase citata dal Babelon in questo complesso generale non 
riesce esatta. 

I pezzi del Babelon, n. 4 e 6, anche se singoli pezzi 
scendono sotto a gr. 7, in media però portano un peso che 
uguaglia quello delle dramme focesi di gr. 7.28, che fu la 
base della coniazione campana d'argento più antica. La me- 
desima conclusione si deve trarre dal n. 8 del Babelon, 
quantunque il peso medio si limiti a gr. 6.99. Il n. 7, però 
con la Vittoria mostra un peso sensibilmente minore, tanto 
ne' pezzi singoli, quanto anche nel peso medio, che è, senza 
dubbio, minor di quelli di tutte le serie con la leggenda ROMA. 
Quindi è tolto con ciò l'appoggio principale all'opinione 
finora generalmente accettata che le monete con la leggenda 
ROMANO siano le più antiche, solo perchè sono le più pesanti. 

I pesi delle varie serie d'argento con la leggenda ROMA 
sono invece di un mirabile accordo fra loro, poiché in media 
oscillano solamente fra i gr. 6.54 e i gr. 6.62, e la medesima 
uguaglianza di peso si vede anche nei mezzi pezzi raramente 
coniati. Questa uniformità nel peso dei pezzi con la leggenda 
ROMA, che nel complesso stanno al di sotto di 7 grammi, 
mentre gli esemplari più pesanti con la leggenda ROMANO 
raggiungono gli 8 gr., pare appunto che induca a credere 
che tutte queste monete non seguono un piede monetario 
solo ed unico. A spiegazione di questo fatto si può ammettere 
che tutti i pezzi dovessero corrispondere alle antiche pesanti 
didramme; e che, solo dietro voluta riduzione di peso, fossero 
preparati più leggeri, o fors' anche perchè condizioni locali 
diverse vi contribuivano. Noi però teniamo piuttosto come 
certo il fatto che tale differenza sia stata causata dall'influenza 
di Roma, che si rese potente, dopoché la Campania entrò in 
relazioni più strette di dipendenza da Roma, e dovette influire 
anche sulle relazioni monetarie della Campania, che furono 
alterate. 

Le zecche campane, tenendosi ben ligie al sistema delle 
dramme, giungevano, per adattamento al peso romano, ad 
una diminuzione delle dramme, quali erano state fin' allora, 



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64 M. BAHRFELDT 



e coniavano la libbra di gr. 327, divisa in 96 dramme a gr. 3.405 
ciascuna, o in 48 didramme a gr. 6.81 l'una. Questi pesi 
corrispondono a tre, e rispettivamente a sei scrupoli, e quindi 
rappresentano l'accordo col sistema ponderano romano. 

Questo si riferisce quindi ai pezzi sopra ricordati dal 
Babelon, n. 7, 32-33, 34, 3738 e 23. Se accanto a questo il 
sistema focese delle pesanti didramme continuava, anche 
sotto la dominazione romana, in singoli comuni, come in 
quelli che coniavano i tipi dei n. 4, 6, e anche 8 del Babelon, 
è questa una prova maggiore per dimostrare quanto poca 
violenza fosse esercitata da Roma delle interne istituzioni 
de* suoi sudditi. 

Non si deve però da questo inferire che sul principio si 
sia coniato secondo il piede delle pesanti didramme, e poi 
per la prima volta si sia coniato nel peso ridotto e conve- 
niente al romano, poiché, se si considera questa coniazione 
dell'argento nel suo insieme, ne risulta certamente il fatto 
che noi abbiamo da fare qui con una monetazione introdotta 
subitaneamente e impensatamente. Non si può dimostrare 
affatto che in principio siano stati coniati i pezzi più pesanti, e 
poscia i più leggeri, che inoltre la coniazione monetaria con 
la leggenda ROMÀNO abbia preceduto quella con la leggenda 
ROMA. Invece la coniazione di tutte otto le classi viene in- 
trodotta per lo meno quasi contemporaneamente, è in tutto 
omogenea, poco copiosa e poco duratura, con l'eccezione 
solo pei pezzi che hanno la quadriga e la leggenda ROMA 
incusa, intorno alla coniazione dei quali, che fu continuata 
anche con le condizioni mutate, vengo ora a parlare con 
maggior ampiezza. 

Le monete con le leggende ROMÀNO e ROMA sono 
perciò da distinguere non già secondo il tempo, ma secondo 
il luogo. 

D'altra parte, oltre questa coniazione d'argento, inco- 
minciata contemporaneamente, sta il fatto della cessazione 
immediata della monetazione delle monete librali non ro- 
mane. Bisogna considerare le monete d'argento, di cui parlai, 
come quelle che continuano la serie dell' aes grave della 
Media Italia, e soprattutto delle così dette sei serie connesse. 
Si potrebbe fors' anche collegare la moneta d'argento con 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 65 



la testa di Marte (al rovescio il cavallo galoppante ; da ambe 
le parti una clava ; Babelon, n. 32), alla seconda serie librale 
con il simbolo della clava da ambe le parti (Garrucci, tav. 35) ; 
la moneta d'argento con la testa di Marte (al rovescio pro- 
tome di cavallo, dietro arpa) alla quarta serie librale con 
Tarpa da una parte sola (Garrucci, tav. 36); ma non è 
assolutamente necessario il ritenere che i comuni, i quali 
fondevano le monete librali, passando alla coniazione dell'ar- 
gento, abbiamo ritenuto i tipi antichi e non piuttosto li 
abbiano completamente mutati. 

Pertanto, come ho già esposto più sopra, non si deve 
solo dalla somiglianza dei tipi trarre alcuna conseguenza, 
sia quanto alla pertinenza dei pezzi, sia quanto alla loro 
collocazione topografica. Oltre a ciò, non è affatto certo che 
tutti i comuni, i quali coniavano le monete d'argento qui 
trattate, debbano aver prima fuso del rame librale. 

Qui si dovrebbe innanzi tutto seguire la determinazione 
più esatta della patria delle diverse serie dell'ai grave, per 
riconoscere quali di questi pezzi si debbano considerare come 
precursori della monetazione dell'argento, la cui sede di 
coniazione difficilmente si può ricercare all' infuori del Lazio 
e della Campania. Però, per ora, tale questione mi trarrebbe 
troppo in lungo, e precorrerebbe innanzitutto un esteso lavoro 
del mio amico dott. Haeberlin, di Francoforte sul Meno, in- 
torno BÌYaes grave, lavoro che si attende prestissimo. 

La connessione già notata fra le monete d' argento 
romano-campane e Vaes grave e relative questioni che ne 
derivano, formarono l'argomento delle molte discussioni, 
tanto in un viaggio numismatico per l'Italia fatto insieme 
col dott. Haeberlin nell'anno 1897, quanto nella nostra cor- 
rispondenza privata che ne seguì. 

L'aggiudicazione delle monete romano-campane a singoli 
comuni sta in contraddizione con la spiegazione, altrettanto 
comoda quanto errata, di tutti questi pezzi, quale fu data dal 
Babelon e dal Soutzo, i quali sostennero che quei pezzi fossero 
des monnaies militaires. „ E dico spiegazione comoda, per- 
chè in tal modo molto semplice ogni questione vien troncata 
e sciolta circa l'origine speciale delle singole classi di monete 
dei singoli comuni, poi perchè non si tratta più della conia- 



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66 M. BAHRFELDT 



zione di singole città, ma della fusione di monete, e del batter 
moneta da parte dei generali, i quali potevano far coniare 
nella loro zecca ambulante connessa al quartiere generale, 
or qua or là, le medesime monete. 

Qui ho riferito le parole dello Haeberlin, che mi scrisse 
il io ottobre 1898 anche ciò che segue, che condivido pie- 
namente. 

1. * Quando Roma fuse i bronzi librali, un certo altro 
numero dei comuni fuse anche i bronzi librali, parte secondo 
il piede latino, parte secondo il greco, indipendentemente da 
Roma, e godendo della medesima autonomia. „ 

2. u Quando Roma abbandonava il piede librale, dove- 
vano i comuni necessariamente seguirla. Era il tempo in cui 
essi venivano tutti sotto la giurisdizione romana: in parte 
cessarono di coniar monete, in parte coniarono argento, sotto 
la soprintendenza di Roma. Questa coniazione deir argento 
sotto la dominazione romana si estese anche fuori del terri- 
torio librale propriamente detto, si estese al sud e special- 
mente fino a Capua. Le monete campane non sono monete 
romane di generali, ma monete di città, sotto il protettorato 
di Roma, verosimilmente di quelle che hanno la civitas sine 
suffragio. „ 

Certamente fa meraviglia che, quando cessò la fusione 
dei bronzi librali nei comuni sottomessi a Roma, e si passò 
alla coniazione dell'argento, non fosse Roma stessa parimenti 
passata alla coniazione dell'argento, ma solo rimanesse fedele 
alla coniazione del bronzo, fondesse i suoi assi e sottomultipli 
di un peso costantemente diminuente, arrestasse quella 
riduzione pure periodicamente e per breve tempo, e final- 
mente introducesse nelT anno 486 di Roma (248 a. C.) la 
moneta d'argento anche nella zecca della capitale. Ma d'altra 
parte bisogna tener per fermo questo che l'opinione di una 
coniazione dell'argento già precedente in Roma stessa, 'non 
è del tutto insostenibile. 

Come rappresentante di questa coniazione dell'argento, 
presumibilmente più antica nella città di Roma, può ritenere 
il quadrigatus già sopra esattamente descritto, con la testa 
bifronte giovanile, di cui si fissò il peso medio nella serie che ha 
ROMA incusa in grammi 6.54, da un gran numero di esemplari. 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 67 



Nel tempo recente è l'Ailly che più d' ogni altro si 
dichiara favorevole alla coniazione nella capitale di questo 
u nummus de la Répubblique „ nelle sue Recherches, voi. I, 
pag. 141-180. Egli fu indotto a questa conclusione dal fatto 
singolare sopraccitato che Roma non passò anch' essa alla 
coniazione dell'argento, quando le città sottoposte al suo 
impero introdussero la fusione delle monete librali. Inoltre 
fu un argomento di fatto per lui la circostanza che Trajano 
abbia restituito tale nummus. Ma questo non concluderebbe 
nulla, perchè ha il solo fine di porre chiaramente sott'occhio 
al pubblico, per mezzo di una serie di monete restituite, alcuni 
tipi sterrici classici. Se si crede al tempo di Trajano di dover 
nel pezzo riconoscere un denaro romano antico, la cosa è 
scusabile, poiché i metrologhi romani conducono ad effetto 
ben altre cose, come è noto, affatto diverse fra loro. 

Il Garrucci, nella Civiltà Cattolica (fascicolo 746, del 16 
luglio 1881, pag. 220 e segg.) tratta di quest'argomento, che 
ripubblica poi nelle sue Monete dell 'Italia antica, pag. 62 e 
segg., seguendo in tutto le conclusioni dell'Ailly. 

Anche il Babelon si' associa all'opinione medesima: u les 
pièces avec la tète de Janus et le quadrige de Jupiter.... pour- 
raient étre aussi bien les premiers produits de Vatelier du 
Capitole. „ Egli però non ricordava d' essersi contraddetto 
con le sue stesse spiegazioni intorno all'introduzione del 
denaro, esposte poche pagine prima (voi. I, pag. XVIII sopra). 

Il Milani, infine, crede, nella sua dissertazione fantastica, 
sotto tanti rispetti, sull'US rude, signatum, etc. (pag. 28), 
che i pezzi con leggenda incusa siano stati coniati in Roma, 
quelli con leggenda rilevata coniati in Capua! 

Io ritengo che questa classe di monete siano coniate 
esclusivamente in Capua, nelle medesime condizioni degli 
altri pezzi, che con la leggenda ROMANO e ROMA erano 
coniati nelle altre città. Solo che non posso vedere questa 
coniazione qui riuscita in aggiunta al bronzo librale ante- 
riormente fuso; poiché sarebbe quasi come se pensassimo, 
per analogia di tipi, i succedanei dell' asse con la figura 
bicipite da un lato, e Mercurio dall'altro. I pezzi con Roma 
incusa sono i più antichi, e furono coniati esclusivamente 
tanto a lungo quanto durò la coniazione delle altre monete 



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68 M. BAHRFELDT 



d'argento romano-campane. Questa coniazione però ebbe fine 
con l'introduzione della valuta d'argento in Roma, e della 
coniazione del denaro e del vittoriato nell'anno 486 di Roma 
(268 a. C). 

Con questo s' accorda benissimo la condizione stessa 
delle monete, e ciò che sopra ho detto intorno la durata di 
questa coniazione. 

Il Babelon è in errore quando nel voi. I, pag. XXXII, 
fa continuare la coniazione delle dramme romano-campane 
fino all'anno 543 di Roma (211 a. C). Solo la didramma con 
la quadriga in Capua fa eccezione, poiché ella fu continuata 
ancóra dopo il 486 di Roma (268 a. C), ed entra d'allora in 
poi in rapporti fissi con la coniazione della capitale. 

La concordanza di entrambe le coniazioni si può rico- 
noscere anche da segni esteriori. Come col quadrigatus, così 
nel denaro più antico c'è la leggenda incusa, che tosto lascia 
il posto zWécriture mixte e alla leggenda in rilievo, proprio 
così come noi vediamo nel quadrigatus più tardo, che fu infatti 
coniato con l'ultima forma di scrittura, pare, incominciando 
poco dopo l'introduzione del denaro. Che Roma non troncasse 
bruscamente questa coniazione capuana, come del resto po- 
teva senz' altro fare , bisogna spiegarlo ammettendo una 
concessione benevola. Cioè si lasciava alla città la possibilità 
di soddisfare al bisogno locale dei mezzi di pagamento con 
un'emissione propria, ristretta, permettendo così un cespite 
di entrata, quale fu sempre in ogni tempo considerata la 
coniazione di monete. 

Che d' altra parte Roma abbia pensato a provvedere 
alla circolazione monetaria in quegli stessi paesi della Media 
e Bassa Italia, di cui erano state chiuse le zecche, ne ho 
la prova nella coniazione dei vittoriatù II doppio vittoriato, 
di cui è conosciuta solo una copia nel Gabinetto numismatico 
di Parigi di gr. 6.37 , forma il pezzo corrispondente al 
quadrigatus^ cioè la didramma romano-campana; mentre il 
vittoriato, che mostra pure la proprietà della leggenda 
incusa nei pezzi più antichi, corrisponde al mezzo pezzo, cioè 
alla dramma. Vedo che questo concetto fu toccato solo dal 
Soutzo, Introduction, II, pag. 27 ; noi siamo venuti entrambi, 
indipendentemente l'uno dall'altro, a questa conclusione. 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 69 



Che il vittoriato non sia stato introdotto per la prima 
volta Tanno 526 di Roma (228 a. C), ma molto prima, dopo 
la fntroduzione del denaro, Tanno 486 di Roma (268 a. C); 
che abbia fatto parte della coniazione romana dell'argento, 
e che sia stato coniato sino alla fine gloriosa della guerra 
annibalica, lo dimostrai già da anni, nella Zeitschrift fur 
Numismatik, V, pag. 38, contro Topinione allora universal- 
mente accettata. Il Mommsen nelle sue Numismatische Notizen 
(Sitzungsberichte der Berliner Akademie 1883, pag. 1155, 
che pur troppo sono poco note) aderì alla mia dimostra- 
zione. 

Tuttavia poca strada fecero le mie spiegazioni, e spe- 
cialmente il Babelon, il Garrucci ed altri si attengono ancóra 
all'opinione antica, messa fuori pel primo dal Borghesi, sopra 
la coniazione del vittoriato. Anche Topinione espressa poi 
dal B. v. Head nella sua Historia Numorum, pag. 28, è 
del tutto insostenibile. 

Per questa ragione appunto prendo occasione da ciò 
per trattare in modo esauriente la questione del vittoriato, 
ed ora farò brevemente noto il risultato delle mie ricerche. 

Se l'influenza romana sulle relazioni di peso delle di- 
dramme romano-campane si è esercitata, si deve ammettere . 
di conseguenza che in questo periodo di tempo, cioè quando 
ebbe luogo T introduzione del denaro, siasi anche introdotto 
per legge un rapporto costante di valore tra il quadrigato e 
il denaro, e di qui è breve il passo senza dubbio ad ammet- 
tere che questi grandi pezzi d'argento, il quadrigato e il 
doppio vittoriato, ormai dovessero essere portati a sei scru- 
poli, e i mezzi pezzi a tre scrupoli, stando in rapporto col 
denaro come 6 a 4. S' aggiunga inoltre che il quadrigato 
con leggenda in rilievo, di buon stile, pare abbia peso alquanto 
minore di quello che ha ROMA incusa. 

Le lunghe dimostrazioni del Mommsen nel suo Mùnzwesen 
(pag. 343-44; traduz. ne francese, III, pag, 229) intorno alTequi- 
pollenza del quadrigato col denaro e alla tariffa inferiore del 
primo sono del tutto insufficienti, e si fondano in gran parte 
ancóra su quella restituzione di Trajano, che portò il qua- 
drigato al peso e al diametro del denaro. 



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70 M. BAHRFELDT 



L'accettazione di una tariffa così inferiore al valore non 
avrebbe avuto senso; necessaria sua conseguenza sarebbe 
stata la subitanea scomparsa dei quadrigati dal commercio 
e la loro fusione, il che sarebbesi più semplicemente e facil- 
mente ottenuto per mezzo di un divieto di coniazione, come 
più tardi avvenne. 

Esistevano a Roma, come troviamo più volte nella mo- 
netazione di altri popoli, due sistemi monetari paralleli, l'uno 
col denaro di 4 scrupoli come unità monetaria, riconosciuto 
pel commercio interno del territorio fin allora romano, e del 
tutto di origine nazionale; l'altro sviluppatosi dall'antica co- 
niazione delle dramme, diffusissima e quindi utilissima so- 
prattutto pel commercio straniero, sistema rappresentato da 
quadrigati e da vittoriati del peso di 6 e 3 scrupoli. Quanto 
più la potenza romana si estendeva, tanto maggiore era la 
diffusione del denaro, e tanto più perdeva valore l'altro sistema 
monetario. Più tardi cessa la coniazione del quadrigato, più 
tardi ancóra quella del vittoriato, e, dopo la guerra contro 
Annibale con. esito felice, si diffonde il denaro, come sola 
moneta in uso nelle regioni d'Italia soggette al dominio 
romano. Così, e non altrimenti, deve essersi svolta in Roma 
durante il III secolo a. C. la monetazione romana! 

Il quadrigatus fu coniato dall' anno 486 di Roma (268 
a. C.) in poi, con leggenda in rilievo, e, per quello che pos- 
siamo argomentare dai pezzi a noi rimasti, in contorno rile- 
vato; quindi in tutto corrispondente al denaro. La coniazione 
dei pezzi divisori si mantiene tanto per l'uno quanto per 
l'altro pezzo in proporzioni modeste, quella invece del mezzo 
quadrigato vien ben presto a mancare. 

Sul denaro, come pure sul vittoriato e sul quadrigato si 
vedono simboli; in entrambi i sistemi entra come conseguenza 
dei gravi torbidi di guerra e dello stato finanziario che ne 
deriva una riduzione del peso delle monete; si riconosce 
inoltre nella coniazione delle monete campane l'uso di una 
lega sempre più mista, che la distingue dalla coniazione 
della capitale. 

La condizione stessa delle cose induceva a fissare per 
legge un regolamento sul piede monetario. 

La riduzione dell'argento, già di fatto avvenuta, fu circa 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 71 

Tanno 513 di Roma (241 a. C.) fissata per legge to; il denaro, 
diminuito della settima parte, invece di l /^ la libbra com'era 
fin allora coniato, diventò coniato del peso di Va* la libbra. 
Allora si fanno 112 pezzi del vittoriato, invece di 96 la libbra t 
e si diffonde contemporaneamente la sua coniazione, mentre 
dall' altra parte cessa quella interamente guasta e confusa 
dei quadrigati! 

La coniazione del bronzo romano-campano è in relazione 
intima con quella dell'argento, ed è molto- verosimile che, 
cessata questa con l'introduzione del denaro romano (486 
di Roma = 268 a. C.) fosse anche quest' altra del bronzo 
giunta alla sua fine. 

I rinvenimenti di monete ci permettono di conchiudere 
che il rame con la leggenda ROMANO e ROMA, il quale, senza 
restrizione, è usato come moneta corrente locale in un circolo 
ristretto, non fu più coniato dopo Tanno 486 della Città. Forse 
allora lo sostituirono in Capua le monete di bronzo con segni 
di valore e con le leggende in lingua osca DnN>l, che il Fried- 
laender nelle sue Oskische Munzen (tav. I e II, n. 2-7) ha 
classificate, il pezzo monetale maggiore di quelli porta esat- 
tamente il tipo del quadrigato d'argento ( 2 ). 

Ci restano alcune osservazioni da fare sulla coniazione 
dell'oro, di cui sono descritti i tipi rappresentati ai nn. 19, 
20, 21 e 18 (Babelon, nn. 26, 27 e 28). 

Mentre, secondo il Babelon, I, pag. 24, come è stato 
sopraccennato a pag. 20, questi pezzi d* oro furono coniati 
nell'anno 543 di Roma (211 a. C), TAilly nelle sue Recherches, 
I, pag. 182, pare ponga il principio della loro coniazione 
circa Tanno 358 di Roma (396 a. C), perchè egli li ritiene 
contemporanei al quadrigatus, e fa risalire quindi Tintrodu- 
zione di questo a un prodotto monetario della capitale. 

Ora il Mommsen, in Ròm. Mùnzwesen, pag. 213, n. 341, 
fissa la introduzione della moneta d'oro nel periodo che dice 



(1) Cfr. Bahrfeldt — Samwer: Geschichte des àlteren ròmischat 
Mùnzwesens bis etwa 200 v. Chr. Vienna, 1893, P a g* I ^5 e se gg« 

(2) Faccio seguire in fine un cenno generale intorno ai pochi ritro- 
vamenti avvenuti. 



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72 M. BAHRFELDT 



essere, secondo lui, il secondo della coniazione romano- 
campana, cioè nel periodo dei pezzi d'argento con la leggenda 
ROMA, e del peso tassato a circa 6 scrupoli romani. 

I pezzi d' oro nn. 19 e 20 sono contemporanei alle 
didramme romano-campane, voglio dire a tutte le didramme, 
anche a quelle che portano la leggenda ROMANO, poiché 
sussiste la contemporaneità anche di queste. Esse non potreb- 
bero essere state coniate altro che in Capua, la città capitale 
della Campania. La testa di Giano è tolta dal tipo del qua- 
diìgatits d'argento, o piuttosto tanto l'uno, quanto l'altro 
tipo possono essere sorti da uno stesso indirizzo di idee. 

Come tutte le monete romano-campane, anche gli aurei 
mancano del segno del valore. Ma non si deve da questa 
mancanza dedurre che il rapporto tra oro e argento non sia 
stato fissato con determinata tariffa: mi pare fuori di dubbio 
T ammettere che 1' aureus avesse il peso fissatogli dalla di- 
dramma, e il mezzo aureus quello fissatogli dalla dramma W. 

Questo particolare parla in favore di una tariffa legale di 
entrambi i metalli, non nel senso di una doppia valutazione 
(perchè il numero dei pezzi d'oro è troppo esiguo in con- 
fronto di quelli d'argento); ma nel senso che nel pezzo d'oro 
si creò un multiplo comodo del pezzo d'argento. Questo 
multiplo» corrispondentemente al noto sistema basato sulla 
dodicesima parte della libbra, dev'essere stato un multiplo 
proporzionale a tale sistema, e risponderebbe molto bene 
alla nostra teoria del rapporto dei valori dei metalli, ammet- 
tendo Vaureus duodecuplo della didramma, e il mezzo aureo 
duodecuplo della dramma; cosicché Y aureus varrebbe 24 
dramme, 4 aurei sarebbero eguali ad una libbra d'argento. 

Così nel modo più semplice la moneta d'oro s'adatta al 
sistema monetario d'allora. 

La fine della coniazione di questi pezzi d'oro coincide 
con la cessazione della vera e propria monetazione romano- 



(1) Nulla prova in contrario il fatto che i pesi della didramma e 
àiìWaurcus non s'accordino fra loro interamente. La monetazione del 
metallo più nobile, Toro, è molto esatta, come lo dimostra uno sguardo 
più sopra, dove trattasi dei pezzi d'oro; mentre invece il peso dell'ar- 
gento è sottoposto a varie oscillazioni. 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 73 



campana, cioè con l'introduzione della moneta d'argento in 
Roma Tanno 486 di Roma (268 a. C), ed è del tutto invero- 
simile che, anche dopo Tanno 486 di Roma (268 a. C), accanto 
ai quadrigati con leggenda in rilievo, sia stato coniato Vaureus. 
In Roma stessa si presentarono immediatamente, o sùbito 
dopo, al suo posto, delle monete d'oro, contrassegnate con le 
indicazioni di valore ^X, XXXX e XX, su cui ritornerò più innanzi. 

Intorno poi alla questione che cosa ci rappresenti il tipo 
dei rovesci di queste monete d'oro, risponderò citando anche 
per questo le parole dello Haeberlin, che mi scrisse su 
questo argomento le parole seguenti : 

* L'Ailly (Recherches, I, pag. 190) vede nel guerriero 
stante a dr. il Romano, in quello stante a sin. il Campano, 
i quali, sopra un animale da sacrificio tenuto da un terzo 
Campano, 'conchiudono un'alleanza. „ Non c'è opposizione 
da fare; ma la spiegazione non mi soddisfa. 

Non posso comprendere come si sia potuto enfatica- 
mente festeggiare in monete preziose una sottomissione di 
certo non accolta favorevolmente, specialmente perchè, còme 
sopra fu già detto, Roma si asteneva da ogni tentativo di 
coercizione circa questa monetazione, e garantiva piena li- 
bertà anche in riguardo delle rappresentanze sulle monéte. 
Ma qualche cosa di diverso non sarebbe stato impossibile. 
Siccome, oltre le otto serie di didramme d'argento del si- 
stema campano, noi possediamo la sola serie di monete d'oro, 
così è possibile che T aureo fosse considerato come una 
moneta d'oro fabbricata in Capua, comune per il computo 
ai vari municipi, la quale moneta prendeva il tipo del diritto 
dalle monete della capitale, mentre nel rovescio alludeva 
appunto a questa alleanza, che non s'era per nessuna guisa 
indebolita per la convenzione monetaria. Chi fa risalire questo 
ricordo al tempo d'allora, può nel tipo del rovescio trovare 
un'allusione a un fatto storico, ma non mai agli ultimi fatti 
passati, ch'erano così dolorosi per il sentimento nazionale 
dei vinti. 

Vengo ora a parlare della moneta singolare in oro, di 
conio eguale, ma con il segno del valore XXX sul diritto, di 
cui sopra al n. 21. 



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74 



M. BAHRFELDT 



Uno degli esemplari conosciuti era posseduto dal com- 
merciante di monete Sibilio di Roma, che, verso la metà 
del secolo, lo vendette alla collezione vaticana, ove ora si 
trova. 

Il Sig. Sibilio si rivolse al Borghesi per udir la sua 
opinione intorno la moneta, di cui egli poi, senza aver nelle 
mani né l'originale, né il gesso, tratta in due lettere, di cui la 
prima è datata il 31 luglio 1840. Queste lettere sono stam- 
pate abbreviate negli scritti minori di A. Gennarelli: Intorno 
un aureo di Flav. Val. Severo ed una sextuìa doro, monete 
urbiche. Roma, 1841, e in esteso solo da D. Diamilla, nelle 
sue Memorie numismatiche 1847, pag. 33-36, e infine tradotte 
in francese nell'AiLLY, Recherches , I, pag. 194, nota 2. 
La riproduzione del Gennarelli non è interamente riuscita; 
egli dà A invece di A; quella del Riccio in Mon. fam. t 
tav. 67, n. 8, come tutte le figure di questo autore, non as- 
somiglia affatto, e conseguentemente non assomiglia la copia 
del Cohen, Mon. cons., tav. 44, n. io. 

È relativamente buona la riproduzione che c'è nelPAiLLY, 
Recherches, I, tav. 47, n. 6; ma lascia anche quella a desi- 
derare nei particolari, perchè, p. es., rappresenta l'uomo 
stante a sin. imberbe, mentre sull'originale esso porta chia- 
ramente una lunga barba a pizzo, simile a quella che si vede 
pure sui pezzi d'oro. L'Ailly descrive le monete come false; 
con lui s'accorda il Babelon (I, pag. 24), mentre il Mommsen 
in Munzwesen, pag. 214 e 260, traduz. I, pag. 266 e 371, 
nonché i suoi successori ne sostengono l'autenticità. 

Ora, nei tempi moderni, è venuto a nostra conoscenza 
un secondo esemplare di questa singolare moneta d'oro. Fu 
reso noto nel Catalogo Ponton d'AMÉcouRT (1887, pag. 1, 
n. 2, tav. I, n. 2), e giunse al prezzo di Fr. 1 150, in possesso 
del console Weber di Amburgo, al quale sono molto tenuto 
per un gesso che mi spedì. 

Entrambi i pezzi sono di conio differente l'uno dall'altro, 
tanto nel diritto, quanto nel rovescio, condizione questa non 
senza importanza per lo scioglimento della questione se la 
moneta sia o non sia falsa. 

Io potrei qui sùbito ripetere ciò che lo Haeberlin mi 
scrisse su queste monete in una lettera del 17 febbraio 1899. 



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I.E MONETE -ROMANO-CAMPANE 75 



u Io ho esauriti tutti i modi immaginabili di calcolo per 
sapere a quale delle trenta unità monetarie d'argento si debba 
riferire il numero XXX; ma nessuno raggiunge un risultato 
verosimile. 

* D'ambe le parti della moneta è uguale il conio a quello 
già sopra osservato dei pezzi d'oro; questo pezzo non po- 
trebbe essere sorto, se non fosse genuino, in nessun altro 
rapporto con l'argento di quelli; cioè deve appartenere con 
gli altri pezzi al sistema campano delle dramme. Ora, se si 
moltiplica per dodici il pezzo, che noi poniamo per brevità 
col peso normale di gr. 4.50, si giunge al peso dell'argento 
in 12 X 4.50 = gr. 54, e, se si divide quest'ultimo numero 
per 30, si ottiene un 'pezzo d'argento di gr. 1.82, unità mo- 
netaria che certo non esisteva, molto meno poi in Campania. 
Se d'altra parte si moltiplicano dramme 30 per gr. 3.415, si 
ha per risultato un peso d'argento di gr. 102 15, in relazione 
al quale ciascun pezzo d'oro del peso di gr. 4.54 sta come 
1 : 22 . 4, una proporzione che non esistette mai. 

u È escluso che il segno numerale induca nella supposi- 
zione che si tratti di una specie di monete estera; quanto 
all'opinione del Mommsen (pag. 214), che si debba ricondursi 
all' asse librale, non occorre neanche confutarla, allo stato 
presente della ricerca. 

u Molto naturale era la questione posta in Campo dal 
Borghesi nella sua prima lettera a Sibilio, se prima del 
numero XXX non ci potesse stare anche il segno *, con che 
egli esce nell'opinione che si tratti, oltrecchè del pezzo di 
sesterzio XX, XXXX, e *X da 1, 2 e 3 scrupoli, anche del 
pezzo da sesterzio +XXX di 4 scrupoli. Stando sulla negativa 
circa questa questione, il Borghesi rinuncia alla spiegazione 
del numero XXX, e io sono giunto alla medesima conclusione 
in sèguito ad un mio esame della questione; ma, dopoché 
l'Ailly dichiarò giustamente, a mio parere, falso l'esemplare 
vaticano, mi sono indotto a rifare l'esame sull'autenticità di 
quel secondo esemplare conosciuto, quale si vede dall'ottima 
sua riproduzione nel Catalogo Ponton d'AMÉcouRT, tav. I, n. 2. 

a Ma trovo ora che, non solo le ragioni già sollevate 
dall'Ailly contro l'esemplare vaticano, ma anche altre consi- 
derazioni me ne fanno senza dubbio rilevare la falsità. 



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fé M. BAHRFELDT 



* Voglio qui alludere alla finezza nei lineamenti delle 
teste di Giano, finezza che in queste monete non appare mai; 
e specialmente nei nasi appuntiti, nel mento sporgente a 
punta. Se si confronta la morbidezza invece dei lineamenti 
di tutti gli aurei campani già copiati (p. es. ved. qui tav. I, 
n, 19 e Catalogo Ponton d'AMÉcouRT, tav. I, n. 1 ; Montagu, 
tav. I, n. 2 e 3; Berlino, IH, 1; tav. VII, n. 105; Bunbury, 
tav. I, n. 1; Head - Svoronos, 'I<JT(t>p£a twv vofU9[x.àTb>v, tav. I, 
n> 12), mi sembra fuor di dubbio che noi abbiamo da fare, 
quanto ai pezzi col segno XXX, con un lavoro artistico, che 
è estraneo affatto alle morbide forme dell'arte campana. 

* Il rovescio del secondo esemplare ripete in modo carat- 
teristico ciò che già dall' Ailly nelle Recherches, I, pag. 197 
era stato biasimato intorno al pezzo vaticano, specialmente 
la posa teatrale del guerriero volto all' indietro, che sta in 
piedi a dr., il quale in tutti gli altri esemplari analoghi d'oro è 
invece alquanto inclinato, con quella graziosa flessione del 
capo che ha verso il gruppo di mezzo. Anche sul rovescio 
sorprende sfavorevolmente la rozzezza del disegno e della 
leggenda. 

É Se io riunisco tutte queste considerazioni, non posso a 
meno di venire nella convinzione che il pezzo d'oro col 
segno XXX sia una vera e propria falsificazione, anzi una 
delle così dette impossibili, cioè di quelle che, astrazione 
fatta dai criteri di tecnica e di stile, non possono più sostenersi 
per qualche errore (come qui, p. es., l'uso del segno di valore 
XXX, che è estraneo al sistema campano), errore reale che si 
scopre e cade dinanzi allo stato più progredito della scienza. „ 

Desidererei infine di esprimere ancóra un mio pensiero 
su questa moneta, che possa trattarsi, cioè, di qualche moneta 
d'oro di credito, forse indicante trenta dramme, ma material- 
mente inferiore al valore da essa rappresentato. Anche Roma 
aveva senza dubbio coniato denaro di credito, la cui conia- 
zione però non era concessa ai sudditi, specialmente le mo- 
nete in oro, mentre potrebbero forse formare un'eccezione 
i quadrigati di lega in argento! 

Dò a tav. I, n. 20 e 21 copia dei due pezzi, affinchè il 
lettore possa da sé formarsene un criterio. Nella parte so- 
stanziale della questione sono d'accordo con le precedenti 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 77 

dichiarazioni dello Haeberlin. Non è possibile riuscire ad una 
qualsiasi spiegazione ammissibile del segno di valore XXX, 
quantunque però io non possa senz' altro capacitarmi che 
l'esemplare di Weber sia da ritenere falso, senza alcuna 
restrizione. 

I due pezzi a noi conosciuti non sono fra loro uguali 
di conio; può quindi un falsario essersi data la pena e la 
spesa di preparare parecchi coni? Non possono esser sorti 
alla luce parecchi esemplari, e non avrebbero quindi ottenuto 
i falsari un guadagno? W. 

Ponton d'Amécourt ritenne l'esemplare Weber come 
autentico, senza restrizione alcuna; all'asta dell'anno 1887, a 
Parigi, non disse parola che lo rendesse dubbio; Rollin e 
Feuardent, come direttori dell'asta, vendettero la moneta per 
vera, e H. Hoffmann, per incarico di Weber, la comperò 
come vera, e parecchi concorrenti presero parte air inalza- 
mento del suo prezzo; insomma vi è un complesso di fatti 
importanti, che ci consigliano a non far getto della moneta 
come una semplice falsificazione. 

Non vidi che molti anni fa l' esemplare del Vaticano 
nell'originale; non sono quindi in grado di dare oggi un 
giudizio in proposito. 

Rimane ora infine da trattare della moneta di elettro, 
di cui s'è parlato al n. 18, con il capo bifronte e la quadriga, 
senza alcun'altra leggenda. Che questi pezzi debbano esserci 
anche in oro, è un errore; la loro proporzione di lega mo- 
netaria ufficiale non è conosciuta, il loro peso oscilla fra 
gr. 3.10 e gr. 2.58; il peso medio di 37 esemplari ammonta 
a gr. 2.80. 

II Mommsen ritiene (pag. 213) che questi pezzi siano 
stati coniati e calcolati sulla base normale di scrupoli 2 •£- 
= gr. 2.84, perchè egli, sull' autorità di Plinio {Historia 
naturalis., XXXIII, 4, 80), ammette qui una lega del 20 %, che 
avrebbe un nucleo d'oro di 2 scrupoli. Ma tutto questo suo 



(1) B. V. Head {Historia numòrum, pag. 28-29) considera le monete 
come tali per autentiche, ma dice alla nota 1*: The only specimen 0/ 
this coiti which 1 have seen, that in the British Museum, is false. 



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78 M. BAHRFELDT 



computo è stato fatto solo per poter aggiungere la moneta 
al sistema da lui esposto. 

Io escludo la moneta d'elettro senza la leggenda ROMA, 
soprattutto dalla coniazione romano-campana. A questo si- 
stema non può appartenere, né è anche possibile, una certa 
specie di monete che manca della leggenda ROMA. Il Babelon, 
( [ f pag, 23, n. 26) fa coniare questa moneta nell'anno 478 di 
Roma (276 a. C), quando i Romani presero Reggio; perchè 
il suo diritto somiglia alquanto a certe monete di Reggio. 
Ma la concordanza fra i tipi (cfr. Garrucci, tav. 114, n. 28, 
tav, 115, n. 12-13) è ora in sé stessa troppo lontana per ser- 
virsene da sola come argomento molto convincente. 

Io vorrei, malgrado la opposizione del Babelon (l, 
pag, XXX, nota 5) condividere perciò l'opinione di B. V. Head, 
che in queste monete vede il prodotto dell'attività monetaria 
d'Annibale durante il soggiorno in Italia, e specialmente in 
Capua, negli anni 216-21 1 a. C. Egli dimostra questa opinione 
in un modo per me molto convincente nella Numismatic 
Chroi itele, 1884, pag. 220-224, co ' suo articolo: Coins struck by 
Hannihal in Italy (0. La sua opinione si fonda infatti sul- 
l'identità nel metallo, nel peso, nello stile e nella fabbrica delle 
monete in questione con quelle di Cartagine di quel tempo. 
Egli avrebbe potuto meglio convalidare la sua prova coll'ar- 
gomento della mancanza di leggenda nella moneta. 

Che questa moneta d'elettro d'allora in poi sia trattata 
sempre come moneta coniata sotto l'influenza romana, è 
questo un fatto che si fonda sui tipi di ambe le parti, cioè 
il capo bifronte e la quadriga, le antiche rappresentanze della 
coniazione romano-campana. Se non che, appunto perchè 
queste monete portano i tipi così noti di quelli di Capua, 
ma oltracciò mancano di leggenda, io ritengo che esse non 
siano state coniate sotto l'influenza romana, ma in Capua da 
Annibale stesso, il quale, con astuta premeditazione, scelse a 
bella posta quei tipi. 

Non conosco, pur troppo, luoghi di provenienza di queste 
monete d'elettro. 



(1) È brevemente ripetuto Particole) nella Historia numorum, pag. 28. 



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LE MONETE ROMANO CAMPANE 79 



IV. APPENDICE. 

Elenoo dei ripostigli di monete. 

a) Ripostiglio di Morino, fra Sora e Avezzano, nella regione 
dei Marsi. Fu indicato dal Garrucci nel Bullettino del- 
l'Istituto archeologico 1860, pag. 132-139, di poi citato dal 
Mommsen in un'appendice al suo Ròmisches Mùnzwesen> 
P a ff- 857 e se SSi traduzione del Blacàs, I, pag. 166. 

Il ripostiglio fu disperso, una parte pervenne nella 
collezione Garrucci, come appare da notizie inserite occa- 
sionalmente nelle sue Monete del? Italia antica; si confronti 
piti sopra. 

Il Garrucci fa rilevare giustamente che il tesoro ha 
un'importanza u veramente grandissima. „ È però imperdo- 
nabile eh' egli abbia fatto una descrizione così superficiale 
del ripostiglio; manca il numero dei pezzi, sono insufficienti 
le indicazioni sullo stato di conservazione, incerte o non 
estese a tutte le serie. 

Il ripostiglio contiene pezzi in bronzo delle seguenti 
zecche : 

1. Arpi — Toro e cavallo. Garrucci , 

tav. 93, n. 22 molto logoro 

2. Napoli — Toro con faccia umana. Gar- 

rucci, tav. 85, n. 29 . . . logoro 

3. Compulteria — Simile. Garr., tav. 88, n. 13 

e 14 

4. Cales — Simile. Garr., tav. 83, n. 15 . ? 

5. Suessa — Simile. Garr., tav. 82, n. 39 . ? 

6. Romano- Campana — Pro tome di cavallo, 

ROMÀNO (sopra n. 3) . . . logoro 

7. Idem — Leone, (n. 7) n 

8. Idem — Protome di cavallo, ROMA (n. 29) „ 

9. Idem — Cavallo, (n. 34) ? 

io. Idem — Pegaso, (n. 36) ? 

11. Idem — Cane, (n. 37) ? 



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8o M. BAHRFELDT 



12. Esernia — Testa di Vulcano e biga. Gar- 

rucci, tav. 90, n. 19 e segg. ? 

13. Suessa — Gallo. Garrucci, tav. 83, n. 1. nuovo 

14. Teano — Simile. Garr., tav. 83, n. 12 . n 

15. Cales — Simile. Garr., tav. 83, n. 17 . 9 

16. Roma — Sestanti unciali, senza indica- 

zione del valore tutti nuovi 

Il Mommsen scrive a pag. 857 intorno al rinvenimento 
le seguenti parole: 

* Dieser Fund bestatigt vollstàndig die im Texte auf- 
gestellten chronologischen Annahmen. Das Gewicht weist 
den stempelfrischen mehr als uncialen Sextans vor das Jahr 
537. d. Stadt (217 v. Chr.) f oder, da bei der Unsicherheit 
der kleinen Theilmunzen und dem Mangel des Werthzeichens 
doch Vorsicht nóthig ist, mit Sicherheit wenigstens in das 
sechste Jahrhundert. In dessen Anfang setzten wir die Mtlnzen 
mit dem Hahn und vor diese Gruppe diejenige mit dem 
Stier. Es stimmt weiter mit der Beschaffenheit des Fundes, 
dass die Milnzen mit ROMÀNO und die mit ROMA und dem 
Pferdekopf unter den rómisch-campanischen die altesten 
und noch aus der Schwerkupferepoche sind, wogegen die 
sp&teren mit ROMA dem Ende des funften und der ersten 
H&lfte des sechsten Jahrhunderts angehòren. Ob aus dem 
Zusammenfinden dieser KupferstQcke mit ròmischen Sextan- 
ten geschlossen werden darf, dass die gewóhnliche campa- 
nische Kupfermtinze dem Sextans gleich stand, bleibt dahin 
gestellt; denkbar ist solche Gleichung allerdings. „ 

[n primo luogo non mi è comprensibile la conclusione 
ricavata dalle citazioni imperfette del grado di conservazione 
delle monete, poiché le serie nn< 6, 7 e 8, dovrebbero es- 
sere le più antiche e precedere quelle nn. 9, io, 11, poiché 
per queste ultime manca nel Garrucci un'indicazione sopra- 
tutto della loro conservazione. 

Inoltre cade l'intera ricostruzione cronologica del Momm- 
sen, che si appoggia ai pretesi sestanti romani, abbondante- 
mente unciali e recentissimi, poiché queste monete non sono 
sestanti, ma semionde. Esse appartengono ad un asse di circa 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 



8l 



150 grammi, che pare sia sorto in Roma circa il 450 di Roma 
(304 a. .C.) come ho già dimostrato a pag. 435 del fase. Ili 
dell'anno scorso di questa Rivista. 

Prima di questo tempo devono essere state coniate le 
monete romano-campane di bronzo, certamente già da una 
serie d'anni, perchè esse sono già usate in commercio. 

Fra i pezzi con la testa di cavallo n. 6, pare siansi tro- 
vati di quelli con leggenda corrotta. 



b) Ripostiglio della Basilicata (1860) secondo il Sambon 
(Recherches, pag. 32), contiene didrammi di 

usati poco usati 

1. Tarento — Garrucci, tav. 99, n. 9-10. molti — 

2. Napoli — Garr., tav. 84, n. 34 e segg. „ — 

3. Rom.'campane— Vittoria (sopra n. 5) — alcuni 

4. idem — Cavallo ( „ „ 25) — „ 

5. idem - idem ( „ ,,32) — „ 

6. idem —Protome di cavallo( „ „ 27) — „ 
Mancano ulteriori particolari su questo ripostiglio. 

e) Ripostiglio del 1862, di provenienza sconosciuta, secondo 
il Sambon, pag. 33 e segg. 



1. Arpi — Toro e cavallo 

2. Esernia — „ con faccia umana 

3. Cales — simile 

4. Suessa — „ 

5. Napoli — 

6. Aquino — Gallo 

7. Cales — „ 

8. Suessa — „ 

9. Suessa — Mercurio ed Ercole (Garr., 

tav. 82, n. 35) 

10. Esernia — Capo di Vulcano e biga. 

(Garr. tav. 80, n. 19 e segg.) 

11. Cosa — Capo di Marte, protome di 

cavallo. (Garr., tav. 82, 
n. 23-24) 

12. Romano-campana — Protome di cavallo. 

ROMANO (sopra n. 5) 



logoro alquanto usati 

alcuni — 

— 2 

— molti 

moltis. 101 moltis. rai 

— alcuni 

— moltis. mi 

? ? 



alcuni 



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82 



M- BAHRFELDT 



13. Idem — Leone (sopra n. 9) motós/" alcuni 

14, Idem — Capo di Apollo, cavallo (so- 

pra n. 34) -, 

d) Ripostiglio a Castagneto (Cotnuni di Teramo, Piceno), se- 
condo G. de Petra, Notizie degli Scavi, 1896, pag. 65-66. 

Monete fuse. 

f. Asse — Garrucci, tav. 34, n. 1 

2. Triente — 9 9 38, n. 3 

3. Idem — w 9 37, n. 3 

4. Sestante — „ n 35, n. 5 senza clava 

5. Semisse romano — Tav. 28, n. 3 

6. Triente w — Tav. 28, n. 4 

Monete coniate. 

7. Sestante romano — Garr., tav. 78, n. 11 2 

8. Lincia relativa — 5 

9. Semiuncia idem — n „ 78, n. 12 13 
io. Quarluncia 1 

1 1. Monete romano-campane — Protome di cavallo RO- 

MANO. Garr., tav. 77, n. 20 1 

12. Idem — Leone. Garr., tav. 77, n. 23 e segg. 2 

13. Napoli — Toro con faccia umana 5 



e) Ripostiglio di Carife (Provincia di Avellino, Apulia; se- 
condo G. de Petra, Notizie degli Scavi 1896, pag. 210-21 1). 

Si rinvennero in due vasi 126 monete, ma pur troppo non 
è indicato se le serie siano distinte o mischiate; ve n'erano 
17 monete fuse, 86 di bronzo coniate, 13 pezzi d'argento. 

Monete fuse. 

Numero dei pea 
I 
2 
2 
I 
I 



%. Semisse 


— Garr., 


tav. 34, n. 2 


2. Quadranti 


■ » 


» » n 4 


3. Sestante 


~~~ » 


» n » 5 


4. Uncia 


n 


» » » O 


g. Sestante 


n 


» 35. » 5 senza clava 


6. Uncia 


» 


„ 40, „ io sema segno di Talora 



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LE MONETE ROMANO-CAMPANE 



83 



Nura. dei pazzi 

7. Triente — Garr., tav. 39, n. 3 1 

8. Idem - „ „ 37, „ 3 1 

9. Quadrante — ,, „ „ „ 4 4 

io. Sestante — „ „ „ 5 1 

11. Idem — „ „ 40, „ 5 2 

Argento. 

12. Phistelia — Dramma. Garr., tav. 89, n. 24 . 1 

13. Neapolis — Didramma. „ „ 84, „ 34 . 2 

14. Tarentum — Dramma. „ „ 98, „ 11 2 

15. Heraclea - „ „ „ 101, „ 23-24 3+2 , 

16. Thurium — „ „ 106, v 27-28 2+1 

Bronzi coniati. 

17. Aquilonia — Garr., tav. 90, n. 25 1 

18. Napoli - „ „ 85, „ 31 e 36 . . 404-2 

19. ^fr/* — „ „ 93, „ 20 e 22 . . . 9^-17 

20. Idem — Non c'è in Garrucci. — Toro a sin., 

cavallo a sin 1 

21. Salapia — Garr., tav. 93, n. 3334 .... 2 

22. Brindisi — „ „ 96, „ 31 1 

23. Roma semiuhcia — * Tav. 78, n. 12 .... . 5 

24. Romano campana — Testa d'Apollo, Cavallo (so- 

pra n. 34). . . • 1 

25. Monete dei Mamertini — Testa di Marte, Aquila 

sul fulmine 2 

26. Idem — Testa di Marte, Toro a sinistra 1 

27. Siracusa — Testa di Proserpina, Delfino ... 1 

28. Gerone I — Cavaliere a dr 1 

f) Ripostiglio di Tortoreto. (Provincia di Teramo, Piceno) 
secondo G. de Petra in Notizie degli scavi 1896, pa- 
gina 366-68. 

Del ripostiglio furono comperati per la pubblica colle- 
zione di Teramo 247 pezzi, certo la parte maggiore del 
ripostiglio stesso. I particolari del ritrovamento sono scono- 
sciuti. Dall'esame dei nn. 17-20 ho gravissimi dubbi che tutti i 
pezzi in verità non siano tolti ad uno e medesimo ritrovamento, 
o che piuttosto non siano una casuale mistura. 



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84 



M. BAHRFELDT 



Monete fuse. 

Num. dei petti 

i. Uncia — Garr., tav. 29, n. 3 1 

2. „ — » n 44» » 6 1 

3- » — » *. 3 6 » « 6 l 

4- » ~ » n 37» » 6 * 

5. „ — Astragalo e un punto (•) Al 1$ pure 

astragalo 1 

6. „ — Garr., tav. 40, n. 12 (?) 1 

Bronzi coniati. 

7. Romano-campana — Leone (vedi sopra n. 7) . . 1 

8. Idem — Testa d'Apollo, cavallo (n. 34). ... 2 

9. Idem — Testa di Marte, protome di cavallo (n. 29) 1 
io. Idem — Testa di Ercole, Pegaso e clava (n. 36) 2 

11. Idem — Semiuncia, cavaliere (n. 38) ... . 1 

12. Sestante romano — Garr., tav. 78, n. 11 . . . 27 

13. Uncia relativa — 37 

14. Semiuncia — Garr., tav. 78, n. 12 . . .104 

15. Quarto di oncia — 2 

16. Quadrante sestantario — 2 

17. Semisse unciale — 2 

18. Triente — 7 

19. Semisse — Con V 1 

20. Sestante — Con' CA 1 

21. Rimini — Garr., tav. 82, n. 26 . .' . . . . l 

22. Cosa — „ „ » „ 2324 1+1 

23. Cales - „ 83, „ 15-17 1+1 

24. Teanum — „ „ „ „ 11 1 

25. Neapolis — ., „ 85, „ 30 con II e >l . . 8-|-i 

26. -<4r/>*' — Garr., tav. 93, n. 22 2 

27. Salapia — „ „ „ „ 25(7) 1 

28. Panormus —Testa di Cerere; al I? cavallo e palma 1 

Pezzi irreconoscibili • 19 

Manca pur troppo pei ripostigli d, e ed f ogni indica- 
zione sullo stato di conservazione e sul peso dei singoli pezzi. 

Breslavia 1&99. 

M. Bahrfeldt. 

(Traduzione dal tedesco del dott. SERAFINO RlCCl). 



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RIPOSTIGLI MONETALI DELLA SICILIA 



i. — Ripostiglio di Siracusa. 

In sul finire dell' aprile a. e. due ragazzi che 
andavano cercando sotto le pietre e nei cavi della 
roccia delle lumachelle s' imbatterono, in sul margine 
meridionale dell'Aerodina alta, sopra il vecchio ci- 
mitero di Siracusa, in un tesoretto di monete d'ar- 
gento, il quale non mi riuscì di saper bene, se fosse 
chiuso in un vasetto fittile, oppure nascosto in una 
cavità rocciosa; certo è però, che esso giaceva a 
fior terra. Il tesoretto, diviso fra le famiglie degli 
scopritori, come suole accadere in simili circostanze, 
fu dapprima gelosamente celato, e poi venduto a 
spizzico ed alla spicciolata. Io ebbi la ventura di 
esaminare un gruppo di 128 pezzi, che si diceva 
costituisse la metà circa del tesoretto, e poi ebbi 
per le mani altre piccole partite di monete; sicché 
dall'insieme concorde delle informazioni mi risulte- 
rebbe, che il ripostiglio doveva contenere poco meno 
di 300 pezzi. Di quelli da me esaminati offro qui un 
catalogo sommario. 

1-3. MACEDONIA. Alessandro Magno. 

<& — Testa di Eracle giovane, coperta della pelle leonina, 
volta a d. 

9 — Giove aetoforo seduto a sin. con lungo scettro; da- 
vanti alle ginocchia Sp^nn, di dietro leggenda verticale 
AAEHANAPoY. 



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86 PAOLO ORSI 



Di due esemplari non vidi che calchi imperfetti; 
il terzo, quello qui più minutamente descritto, è un 
tetradramma largo (d. mm. 31, peso gr. 16.2) al- 
quanto consunto nel rovescio. Si sa che la moneta- 
zione argentea di questo tipo ha avuto un corso 
lunghissimo di oltre un secolo e mezzo (334 a dopo 
200); prendendo a guida le sette classi fissate dal 
Mtìller W, attribuisco il nostro pezzo alla quinta ca- 
tegoria, che abbraccia il periodo 250-200. 

4 -12. Antigono Gonatas (277-239). Vi sono molte difficoltà 
nel distinguere le monete di Antigono Gonatas, da 
quelle del suo successore A. Doson (229-220); Tlrnhoof- 
Blumer attribuisce senz'altro tutti i pezzi d'argento al 
primo dei due principi. I pezzi del ripostiglio siracusano 
sono tutte varianti dello stesso tetradramma ( 2 ): 

/& — Scudo macedone nel cui centro testa di Pan cornuto 

con pedum sulla spalla. 
I? — Atena Alkis, in stile arcaico; verticalmente leggenda 

BAIIAEQI ANTiroNoY 

Sigle: KT, K>, 6*1, M, W (tre), TI 

Simbolo: elmo cristato. 

Di due altri Antigoni, di questo tipo, ho visto 
calchi deficenti. Stato di conservazione: buono e 
buonissimo. 

13-125. SICILIA. Filistide moglie di Jerone IL 

?& — Testa di Filistide velata a sin., di dietro simbolo. 
J$ - Quadriga a d.: BÀIIAIIIAI <t>IAIITIAoI. Sigla e 
simbolo. 

Pezzo da 16 litre. Varietà di simboli e sigle: 

a)3¥ — Corona. 

^ — Quadr. al passo, sopra cui •!• (2). 

(1) Numismatique d'Alexandre le Grand. Copenhagen, 1855 — Head, 
Historia numorum, pag. 200. 

(2) Riproduzioni in Head, Hisi. num., p. 203, fig. 146 — Macdonald, 
Greek coins in the Hunterian colleclion of Glascow, tav. XXIII, 19. 




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RIPOSTIGLI MONETALI DELLA SICILIA 87 

b)& - Stella. 
9 — Quadr. al passo, sopra cui * davanti K (i). 

e) & — Spighetta. 
IJJ — Quadr. in corsa, sopra cui Kl (i). 

a)(& — Spighetta; in pochi fiaccola. 
9 — Quadr. in corsa, di sopra v, davanti i cavalli KIZ, 
sotto spiga (109) (0. 

La grande maggioranza è dunque costituita dalla 
varietà d; tutti i pezzi sono di squisita conservazione, 
tanto che si potrebbero dire fior di conio, sopratutto 
per il rovescio di ammirabile freschezza ; pochissimi 
sono logori su di una faccia, ma non per circola- 
zione, sibene perchè nel giacimento secolare sotterra 
vennero a trovarsi contro le pareti rocciose, soffren- 
done delle leggere erosioni; si direbbe che la gran 
maggioranza di codesti pezzi da 16 litre non sieno 
stati mai in circolazione. 

126- 149. Filistide. Pezzi da 5 litre. 

ì& — Testa velata. 
R) — Biga e leggenda. 

Varietà : 

a)l& — Testa a s. di dietro corona. 
R} — Biga a d. al passo, sopra MI (2). 



(1) La presenza della spiga nel tipo più ovvio delle monete di Fi- 
listide non ha bisogno di grande sforzo per venire esattamente intesa 
e spiegata. È una chiara allusione alla straordinaria ricchezza di grano 
del regno di Jerone II, ricchezza che permetteva non solo la esuberante 
alimentazione della popolazione, ma una esportazione su larga scala; 
basti ricordare le larghe donazioni di grano fatte da Jerone a Roma 
(237), a Rodi (ol. 138), e ad Atene (Holm, Geschichte Sicìliens, III voi., 
p. 34-35), ed i granai u horrea pubblica „ (Livio, XXIV, 21), grandis- 
simi e muniti, da lui costruiti in Ortygia ; infine la lex Hieronica (rap- 
porti fra lo stato e gli agricoltori), per dimostrare come questo principe 
illuminato avesse cotanto favorito l'agricoltura nell'isola, che per altri due 
secoli essa fu detta u nutricem plebis Romanae „ (Cicerone, Verr., II, 5). 



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88 PAOLO ORSI 



b) B* — Testa a s. di dietro corona. 
Rj — Biga a d. al passo, davanti •)• (3). 

e ) ti? — Testa a s. di dietro palma. 
B) — Biga in corsa a d., davanti E (4). 

ti) D' — Testa a s. di dietro palma. 

Ri — Biga in corsa a s., davanti E (11). 

Aggiungansi 3 esemplari del tipo d senza sigla 
visibile, perchè sconservati. 

La conservazione è varia; in nessuno ottima, 
in parecchi buona, in tutti si hanno segni di circo- 
lazione e di usura ; parecchi alterati per la giacitura 
sotterra. 

149 162. Jeronimo (216-215). Pezzi da io litre. 

t& — Testa a sin. 

3) — Doppio fulmine BÀIIAEoI | IEPONYMoY. Sigla. 

Varietà: 

a)Bf — Testa a s. con ricciolino davanti l'orecchio. 
B) - Sigla A0 (2). 

b) & — Testa a s. con ricciolino davanti l'orecchio. 
RJ - Sigla MI (1). 

e) £¥ — Testa a s. senza ricciolino. 
# Sigla A0 (5). 

d)i& — Testa a s.; dietro la testa >l 
9 - Sigla Kl (3). 

é)& — Come e. 
$ - Sigla MI (2). 

f)t& — Come e. 
$ Sigla Ifl (1). 

g)0 — Come e. 
H - IA (1). 

Conservazione uniforme, buona. 



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RIPOSTIGLI MONETALI DELLA SICILIA 89 



* • 

È dunque un totale di 162 pezzi esaminati; ho 
poi la certezza assoluta che parecchie altre diecine 
di 16-litre di Filistide vennero vendute in piccoli 
lotti da una delle parti; e poi conviene aggiungere 
un' altra trentina di pezzi dispersi nei primi giorni 
della scoperta, per cui arriveremo facilmente ai 300 
indicati prima W. 

Quanto alla composizione del ripostiglio, esso 
risulta formato in minima parte di grossi pezzi ma- 
cedoni, a prevalenza di monete siracusane di Fili- 
stide e Jeronimo; la massa precipua Filistide, pezzi 
da 16 litre, rappresentanti, come si sa, la moneta 
argentea corrente sotto Jerone II, che li emise su 
larga scala verso la metà e la secondajmetà^del 
suo regno ( 2 ) ; in fatti i grossi pezzi da 32 litre, col 
suo nome, sono di tale rarità, da doversi considerare 
per medaglioni. 

Che da Alessandro in poi l'argento macedone, 
diffuso del resto in tanta parte del mondo greco, 
avesse corso anche in Sicilia, si deduce da non in- 
frequenti pezzi sporadici e da qualche ripostiglio. 
Assai più avremmo a dire, se i ripostigli non sfug- 
gissero quasi sempre al controllo del numismatico; 
io ho notizia di un tesoretto rinvenuto sotto il pa- 
vimento di una casa della sconosciuta città di Serra 
Orlando presso Aidone (Herbita?), nel quale erano 
rappresentate molte diecine di tetradrammi d'Ales- 
sandro ed un solo Filippo. 

L'esame cronologico dei pezzi si può così rias- 
sumere : i tre Alessandri e gli Antigoni costituiscono 



(1) Al momento di rivedere le ultime bozze apprendo che i da 
16 litre erano almeno un centinaio di più del mio primo calcolo, quindi 
il ripostiglio ammonterebbe almeno a 400 pezzi. 

(2) Head, Coins 0/ Syracuse, p. 66. 



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90 PAOLO ORSI 



il nucleo più antico del ripostiglio; ma da esso si 
discosta di poco la massa prevalente delle Filistidi; 
il materiale recenziore è fornito dai Jeronimi. Se 
badassimo al solo criterio della conservazione, le mo- 
nete più giovani si direbbero i da 16 li tre di Fili— 
stide, quasi tutti ruspi; ma i 15 e più Jeronimi hanno 
un valore decisivo e segnano l'epoca del nascondi- 
mento del tesoretto nel terzultimo lustro del secolo. 
Che questo abbia avuto luogo quando i Romani 
presero nel 212 la città è più che probabile: i cit- 
tadini di Acradina, stretti per mare e per terra, vi- 
dero davanti le loro mura sulla terrazza dell'Epipole 
per parecchi giorni minacciose le legioni di Marcello, 
senza speranza di scampo (Livio, XXV, 26); e pochi 
giorni dopo il loro quartiere fu preso e messo a 
sacco; « (Achradina) diripienda militi data est * 
(o. e. 31). Fu nei giorni di trepidazione, precedenti 
l'assalto finale, che il peculio colle ruspe Filistidi, 
gelosamente custodite per molti anni, andò a finire 
in un pertugio della roccia, donde, sfuggito per 21 
secoli agli occhi di tutti, ci venne per un mero caso 
restituito. 



2. — Ripostiglio di Lioata. 

Solo poche parole mi è dato di esporre su 
questo tesoretto; nella primavera dell'anno corrente 
fu rinvenuto presso Licata un gruzzolo di circa 
190 monete di argento, di cui vidi una buona parte 
presso un antiquario di Catania. Sono tutti pezzi 
usciti dalla zecca di Cartagine nel periodo circa 
241-218 l 1 ). 



v ij Head, Historia, p. 740. 



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RIPOSTIGLI MONETALI DELLA SICILIA 91 

fi? — Testa di Persefone a sinistra. 

9/ — Cavallo stante a destra sormontato dal disco solare 
con due serpenti urei, più sovente da un disco radiato» 
Diam. mm. 1820, peso gram. 3, 2 - 3, 7, conservazione 
varia dal fior di conio alla mediocrità. Tutti i pezzi ri- 
petono lo stesso tipo, con un certo numero di variazioni 
nell'acconciatura della chioma, e neir emblema del Ptì; 
talora sotto il cavallo vi è un cerchiello. Il loro valore 
è quello di una dramma di piede fenicio, del peso media 
di gram. 3, 8. 

Siccome Y emissione di tali dramme, coi loro 
multipli, viene assegnata al periodo che intercede 
fra la prima e la seconda guerra punica, ne d'altra 
parte è credibile che nella provincia romana dì Si- 
cilia, costituita nel 241, avesse corso legale su larga 
scala il numerario cartaginese, estremamente raro 
nelle parti orientali dell'isola, costituenti il regno di 
Jerone, così tutto induce a credere che il peculio di 
Licata sia stato importato durante la seconda guerra 
punica, quando i Cartaginesi sbarcati in forza sulla 
costa meridionale (circa 213), fecero centro delle loro 
operazioni Agrigento, la cui presa avvenuta nel 210 
pose fine per sempre all'intervento punico ed alla 
libertà greca. Una delle tante piccole fazioni di quella 
guerra, durata quattro anni, avrà provocato il na- 
scondimento del tesoretto. 

Siracusa, 20 luglio 1899. 

Paolo Orsi 

Direttore del R. Museo Archeologico. 



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LE MEDAGLIE DEI CAPI DI GUARDIA 

DELLA 

MISERICORDIA DI FIRENZE « 



La tradizione vuole che il popolano Piero di Luca Borsi, 
nella prima metà del secolo decimoterzo, fosse il fondatore 
di questa Pia Istituzione la quale ebbe, sino dai suoi primordi, 
per principale scopo: 

di portare gratuitamente i malati poveri agli Spedali, 
di recare soccorso a chiunque venga colto da malore 

o da disgrazia fuori della propria abitazione, 

di assistere e di cambiare di letto, pure gratuitamente, 

gli ammalati gravi di qualunque condizione. 

Sino dal suo principio questa Confraternita ebbe per 
santi protettori la Beata Vergine e Tobia ai quali in epoca 
posteriore fu aggiunto San Sebastiano Martire. 



(i) Scrissero in questo secolo, della Misericordia: 

a) Land ini Placido, Istoria dell'Oratorio e detta Venerabile Arcicon- 
fraternità di Santa Maria della Misericordia della città di Firenze. Accre- 
sciuta, corretta e con note illustrata dall'abate Pietro Pillori, con brevi 
cenni sulle altre compagnie simili istituite in Toscana. Firenze, Carto- 
leria Peratoner, 1843. 

b) Passerini Luigi, Storia degli Stabilimenti di Beneficenza e d'Istru- 
zione Elementare gratuita della città di Firenze. Firenze, Tipografia Le 
Monnier, 1853. 

e) Bianchi Celestino, La Compagnia della Misericordia di Firenze. 
Cenni storici. Estratti dai numeri 28 e 29 dello Spettatore, cogli statuti 
e coi regolamenti della Venerabile Arciconfraternita e con alcune no- 
tevoli aggiunte — A Firenze percossa dal morbo, terzine di Emilio Frul- 
lani. Firenze, Tip. Barbera, Bianchi e C, Via Faenza, n. 4765-1855. 



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94 ARTURO SPIGARDI 



Il sodalizio detto Corpo Generale si compone di settan- 
tadue Capi di Guardia ai quali vengono ascritti un numero 
illimitato di Soci, che non hanno alcuna ingerenza nell'Am- 
ministrazione, ma vengono aggregati alla Società pel com- 
pimento delle opere di misericordia. 

Tali ascritti si dividono in quattro categorie: 

Giornanti Effettivi 
Aggiunti 
„ Buonevoglie 

„ Stracciafogli. 

Chiunque abbia i requisiti voluti dallo Statuto Sociale, 
sia ecclesiastico o secolare, può far parte della Confraternita. 

I Giornanti Effettivi sono limitati a centonovantasei, cioè 
centosettantacinque secolari e ventuno sacerdoti, ed essendo 
loro stretto obbligo di prestare servizio in un giorno della 
settimana, così il servizio giornaliero viene fatto da venti- 
cinque secolari e da tre sacerdoti. 

I posti vacanti che avvengono in questa categoria, in se- 
guito a decesso od a collocamento a riposo degli inscritti, 
sono coperti dai Giornanti Aggiunti, i quali provengono 
dalla categoria degli Stracciafogli, scelti fra coloro che du- 
rante un periodo non superiore di diciotto mesi si sono resi 
meritevoli di tale avanzamento per lo zelo addimostrato nel- 
l'adempimento dei propri doveri. 

I Giornanti Buonevoglie non hanno alcun obbligo di 
servizio. 

Come si è detto più sopra, il Corpo Generale della Con- 
fraternita si compone di settantadue Capi di Guardia e cioè: 

io Prelati 

24 Nobili o Statuali 

20 Sacerdoti 

28 Artisti o Grembiuli. 

Nel proprio seno nomina il Magistrato composto di do- 
dici membri ed i Conservatori, di otto membri. 

II posto di Capo di Guardia viene conferito per elezione 
ed è a vita. 



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LE MEDAGLIE DEI CAPI DI GUARDIA, ECC. 95 

A concorrervi basta per le due prime classi la loro qua- 
lità di Prelati e di Nobili e per le altre due è stabilito che, 
ai Giornanti Effettivi, dopo sette od otto anni di tirocinio in 
tale categoria, è in loro facoltà di farne domanda la quale, 
tosto che se ne è reso vacante il posto, viene discussa ed 
approvata in seduta del Corpo Generale. 

Siccome ai Capi di Guardia incombe l'obbligo, per una 
volta sola, di sostenere per un terzo alla spesa che occorre 
per festeggiare solennemente il Patrono della Confraternita 
San Sebastiano, così è lasciata libera la volontà, a chi ne ha 
i requisiti, di volere o meno coprire tale carica. 

Le cariche principali della Confraternita sono: 

il Provveditore 

il Sotto-Provveditore 

il Cassiere 

il Cancelliere o Notaio 

il Computista. 

Il 20 Gennaio di ogni anno ricorre la festa di San Se- 
bastiano, e nel mese precedente vengono annunziati i Fe- 
stajoli, cioè coloro che debbono, come si disse più sopra, 
sostenere le spese della festa. La scelta viene fatta per an- 
zianità e per ciascuna classe (i). 

In tale circostanza è consuetudine antica dei Festajoli di 
porgere, ai confratelli Capi di Guardia, ai due primi Gior- 
nanti secolari ed al primo sacerdote di ciascun giorno, un 
ricordo e nel 1869 cominciò l'uso di fare coniare una medaglia 
la quale reca nel rovescio il nome del Festajolo o dei Fe- 
stajoli, e nel diritto, meno due eccezioni, l'effigie del santo 
Patrono. 

Come si vedrà nella descrizione delle medaglie, non tutti 
i Festajoli furono del parere di coniare medaglie, perchè vi 
sono non poche interruzioni, che furono sostituite da stampe 
o da grandi fotografie rappresentanti generalmente il Santo 
festeggiato. 



(i) Però qui giova notare che gli Arcivescovi, il Re ed i Principi, 
quando tocca il loro turno, essi da soli ne sono i Festajoli e ne sosten- 
gono per intero la spesa. 



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96 ARTURO SPIGARDI 



Ecco pertanto la descrizione delle medaglie coniate a 
tutt'oggi e per ordine cronologico: 

1869. 

1. Diam. mm. 46. 

& - S. SEBASTIANO MARTIRE. Nel campo, limitato da un 
circolo, San Sebastiano ritto in piedi, legato all' albero 
e col corpo trafitto da freccie. In alto a sinistra un an- 
gelo fra raggi. In basso, esternamente al circolo e fra 

una rosetta: l. gori incise. 

(Vedi Tav. II, n. 1). 

9> — Corona di due rami di alloro e di palma, intrecciati e 
annodati in basso. Nel campo in sei righe: Al CONFRA- 
TELLI - CAPI DI GUARDIA - MONSIGNOR AMERIGO 
BARSI - DON FERDINANDO PICCINI - PELLEGRINO NIC- 
COLI - L'ANNO 1869. 
Coli. Salari in bronzo. — Coli. Spigardi in metallo bianco. 

1870. 

2. Diam. mm. 52. 

(B* — Anepigrafo. San Sebastiano in ginocchio col corpo e 
la testa inclinati a sinistra, trafitto da una freccia e col 
polso sinistro legato ad un tronco d'albero. A destra 
elmo, scudo e corazza. Esergo: pieroni inc. 

(Vedi Tav. II, n. 2). 

1$ - Nel campo in sette righe: Al CONFRATELLI — CAPI 
DI GUARDIA - IL CANONICO - VINC. ROSSELLI DEL 
TURCO - DON NICCOLA CARBONI - EMILIO SANTA- 
RELLI — L'ANNO MDCCCLXX. 

Coli. Salari in bronzo e in metallo bianco. 
„ Spigardi 
„ Franciolini in bronzo (1). 



(1) La collezione di medaglie, relative al nostro Risorgimento del 
Sig, Leopoldo Franciolini, iniziata da pochi anni, è composta di oltre 
3000 pezzi, fra i quali si trovano non poche rarità. 



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LE MEDAGLIE DEI CAPI DI GUARDIA, ECC. 97 



1871. 

3. Diam. mm. 55. 

i& — Anepigrafo. San Sebastiano supino colla testa pog- 
giata sulla corazza e col petto trafitto da una freccia. In 
fondo, veduta della via Appia. Sulla linea dell'esergo a 
sinistra: À. PIERONI F. Nell'esergo su due linee: À TEMP. 
S. SEBASTIANI 5. M - AD BOVILLAS. Sotto, corona a 
cinque punte con due piccoli rami di palma. 

(Vedi Tav. Il, n. 3). 

Itì — Nel campo in sette righe: Al CONFRATELLI — CAPI 

DI GUARDIA - IL CANONICO - CONTE FERD.° CAP 

PONI - DON GIO. BATTA CAMBI - ANGIOLO CAPPELLI 

- L'ANNO MDCCCLXXI. 

Coli. Salari in bronzo. — Coli. Spigardi in bronzo. 
Coli. Franciolini in bronzo. 

1872. 

4. Diam. mm. 43. 

& — In alto ed in linea curva: VIA APPIA RESTITUTA 
San Sebastiano supino colla testa poggiata sulla corazza 
e col corpo trafitto da varie freccie. In fondo veduta 
della via Appia. Nell'esergo su tre righe: A TEMP • S • SE- 
BASTIANI • x • M • — AD BOVILLAS — b. zaccagnini fecit 

(Vedi Tav. II, n. 4), 

R) — Corona di due rami di alloro e di palma, intrecciati e 
annodati in basso. Nel campo in sette righe: Al CON- 
FRATELLI - CAPI DI GUARDIA - IL CAV. GIACOMO - 
DE MARCH. TOLOMEI BIFFI - AUGUSTO MOLINARI - 
FRANCESCO CHELLINI - L'ÀN. MDCCCLXXII. 

Coli. Salari in bronzo. — Coli. Spigardi in bronzo. 
Coli. Franciolini in bronzo. 

1880. 

5. Diam. mm. 46. 
<B* — Come al n. 1. 

Itì — Corona di due rami di alloro e di palma, intrecciati e 
annodati in basso. Nel campo in sei righe: Al CAPI DI 



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98 ARTURO SPIGARDI 



GUÀRDIA - I CONFRATELLI - COMM. SEN. CARLO FENZI 

- SÀC CESARE SALARI - CAV. RAFFAELLO CONTI - 

LÀ. MDCCCLXXX. 

Coli. Salari in bronzo e in metallo bianco. 
w Spigardi in metallo bianco. — Coli. Franciolini in bronzo. 

1885. 

6. Diam. mm. 57. 

B j — Anepigrafo. San Sebastiano legato ed appoggiato col 
dorso ad un tronco d'albero e col petto trafitto da una 
freccia. Ha la testa inclinata sulla spalla sinistra ed il 
corpo abbandonato e seduto sulla gamba destra ripie- 
gata. Esergo: l. Giorgi f. 

(Vedi Tav. II, n. 5). 

1? — Nel campo in nove righe: AUSPICE - UMBERTO I RE 

D' ITALIA - NELLA FESTIVITÀ' - DI - SEBASTIANO 

MARTIRE - PATRONO - DEL SODALIZI O DELLA MISE- 

RtCORDIÀ - IN FIRENZE - XX GENNAIO MDCCCLXXXV. 

Coli. Salari in argento. — Coli. Spigardi in bronzo. 
Franciolini in bronzo. 

S, M t il Re fece dono a tutti i confratelli Capi di Guardia 
di un esemplare in argento, ai due primi Giornanti ed al 
primo Sacerdote di ciascun giorno, di un esemplare in bronzo. 

1886. 

7. Diam. mm. 52. 
j& — Come al n. 2. 

lì — Nel campo in sette righe: Al CONFRATELLI - CAPI 
DI GUARDIA — IL CANONICO - MONS. VIC G. FRAN- 
CESCO LORENZI - DON GIOV. BATTISTA TAJUTI - 
NOTARO NICCOLA NENCIONI - L'ANNO MDCCCLXXXVI. 
Coli Salari in bronzo. — Coli. Spigardi in bronzo. 
fl Franciolini in bronzo. 

1887. 

8. Diam. mm. 55. 

B* — Anepigrafo. Busto a destra, testa nuda, di Piero Borsi. 



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LE MEDAGLIE DEI CAPI DI GUARDIA, ECC. 99 

Sotto a sinistra: amalia duprè mod. A destra: luigi 

GORI INC. 

(Vedi Tav. Il, n. 6). 

$ — Nel campo in undici righe: LA PIETÀ' DEL POPOLANO 
- PIERO DI LUCA BORSI - ISPIRATRICE DEL CITTA- 
DINO SODALIZIO — INSIGNE PER MISERICORDIA - 
CELEBRANO GLORIA FIORENTINA - I PREPOSTI AL- 
L'ANNUALE FESTIVITÀ 1 - DEL MARTIRE PATRONO - 
PEL 1887 — FRANCESCO GHERARDI DEL TURCO - 
ANTONINO CIARDI - PROF. EMILIO BECHI. 

Coli. Salari in bronzo. — Coli. Spigardi in bronzo. 
„ Franciolini in bronzo. 

I Festajoli con gentile pensiero vollero perpetuare con 
questa medaglia l'effigie del fondatore della Misericordia, la 
quale effigie fu modellata dalla figlia dell'illustre Duprè, con- 
sorte al Cav. Antonino Ciardi, uno dei Festajoli ed attuale 
Provveditore della Confraternita, togliendola da un quadro 
ad olio esistente nei locali della Misericordia. 

1888. 

9. Diam. mm. 52. 

]& — Come al n. 2. 

R} — Corona di due rami di alloro e di palma, intrecciati e 
annodati in basso. Nel campo in otto righe: Al CONFRA- 
TELLI - CAPI DI GUARDIA - IL MARCHESE - FILIPPO 
ONORATO -DUFOUR BERTE - TITO BENEDETTINI - 
STEFANO PANZANI - L'ANNO - MDCCCLXXXVIII 

Coli. Salari in bronzo. — Coli. Spigardi in metallo bianco. 
„ Franciolini in bronzo. 



1889. 

- io. Diam. mm. 55. 

& — Come al n. 3. 

^ — Nel campo in sette righe: Al CONFRATELLI - CAPI 
DI GUARDIA - IL CANONICO - MONS. ENRICO PEC- 



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IOO ARTURO SPIGARDI 

CIOLI - PRIORE RAFFAELLO ANGIOLI - ENRICO VE- 
RITÀ' - L'ANNO MDCCCLXXXIX 

Coli. Salari in bronzo. — Coli. Spigardi in bronzo. 
, ; Franciolini in bronzo. 

1890. 

il. Diam. mm. 53. 
£? — Anepigrafo. Busto di faccia di San Sebastiano, con lo 
sguardo leggermente volto in alto e col collo trafitto da 
parte a parte da una freccia. A sinistra : e. gori f. 

(Vedi Tav. II, n. 7.) 

^ — Nel campo in nove righe: Al CONFRATELLI - CAPI 
DI GUARDIA - IL MARCHESE LUIGI RIDOLFI - IL CA- 
NONICO ROMEO ROMEI - ANTONIO BERNARDI DELLA 
ROSA - PREPOSTI ALLA FESTA - DEL MARTIRE PA- 
TRONO - PER L'ANNO - MDCCCXC 
Coli. Salari in bronzo. — Coli. Spigardi in bronzo. 
„ Franciolini in bronzo. 

1891. 

12. Diam. mm. 46. 
& — Come al n. 1. 

R) — Corona di due rami di alloro e di palma, intrecciati e 
annodati in basso. Nel campo in sette righe: Al CON- 
FRATELLI - CAPI DI GUARDIA - L'ARCIPRETE - BER- 
NARDINO CHECCUCCI - CURATO RAFFAELLO LOTTI - 
ANDREA CASINI — L'ANNO MDCCCXCI. 
Coli. Salari in bronzo. — Coli. Spigardi in bronzo. 
„ Franciolini in bronzo. 

1894. 

13. Diam. mm. 53. 

& — BEATI MISERICORDES. Gesù Cristo seduto di prospetto 
col capo radiato. Nel taglio: luigi gori e figlio inc. 

(Vedi Tav. II, n. 8). 

IJf — Corona di due rami di alloro e di palma, intrecciati e 
annodatf in basso. Nel campo in sette righe: ÀI CON- 



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LE MEDAGLIE DEI CAPI DI GUARDIA, ECC. IOI 

FRATELLI — CAPI DI GUARDIA - DELLA - MISERI- 
CORDIA ^ IL — CARDINALE BAUSA — 1894 

Coli. Salari in bronzo. — Coli. Spigardi in bronzo. 

1895. 

14. Diam. mm. 60. 

<& — Anepigrafo. Mezza figura in alto rilievo di San Seba- 
stiano legato all'albero col petto trafitto da una freccia. 
A sinistra: l. Giorgi fece. 

(Vedi Tav. Il, n. 9). 

$ - Nel campo in otto righe: EMANUELE FILIBERTO DI SA- 
VOIA - DUCA D'AOSTA - NELLA FESTIVITÀ' - DI — 
S. SEBASTIANO MARTIRE - Al - CONFRATELLI CAPI 
GUARDIA - XX GENNAIO MDCCCXCV. Sotto, in linea 
curva: off. di lor. gori coniò. 
Coli. Salari in bronzo. — Coli. Spigardi in bronzo. 

1900. 

15. Diam. mm. 60. 

$¥ — Anepigrafo. San Sebastiano legato, appoggiato e se- 
duto ai piedi dell'albero col petto trafitto da una freccia. 
In fondo paesaggio. Esergo: l. Giorgi f. 

(Vedi Tav. Il, n. IO). 

R) — Nel campo, entro giro di perline e in nove righe: 
VITTORIO EMANUELE DI SAVOIA - PRINCIPE DI NAPOLI 

- NELLA FESTIVITÀ' - DI SAN SEBASTIANO MARTIRE 

- PATRONO - DELL' ÀRCICONFRÀTERNITÀ - DELLA 
MISERICORDIA - DI FIRENZE - XX GENNAIO MDCCCC 

Coli. Salari in argento. — Coli. Spigardi in bronzo. 

Questa medaglia, distaccandosi come tipo dalle prece- 
denti, è una creazione originale (come lo sono i n. 6 e 14) 
del distinto incisore Prof. Luigi Giorgi, e rilevano la sua ben 
conosciuta valentia, nota da altra parte per altri egregi lavori. 



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PROSPETTO 

delle medaglie coniate nei diversi metalli. 



Anno 


Argento 


Bronzo 


Metallo 
bianco 


Totale 


1869 










1870 










1871 










J872 










1880 










1885 


160. 


40 


— 


200 


1886 


— 


151 


— 


l 5 l 


1887 


— 


165 


— 


165 


1888 


IO 


135 


62 


207 


18S9 


— 


157 


— 


157 


1890 


IO 


M5 


— 


155 


1891 


2 


190 


— 


192 


1894 


20 


x 5° 


— 


170 


*895 


22 


140 


— 


162 


1900 


IOO | 


60 


— 


160 



Questi dati, sul numero degli esemplari coniati, mi fu- 
rono gentilmente forniti dal Sig. Luigi Gori incisore e dai 
successori della Ditta Lorenzo Gori coniatori. 

Le ricerche riescirono negative per quanto riguarda ai 

primi cinque anni. 

Ritengo opportuno parlare anche delle medaglie che la 
Direzione della Misericordia ha assegnato ed assegna tuttora 
a quei Giornanti che maggiormente si distinsero e si distin- 
guono nelle opere di carità. 

1882. 

a. Diam. mm. 41. 
& — Anepigrafo. Stemma della Misericordia di Firenze, sor- 
montato da corona reale. Scudo spaccato: nella parte 
superiore: Croce con raggi fra le cifre gotiche F M in 
campo bianco; nella parte inferiore: Giglio di Firenze in 

campo azzurro. 

(Vedi Tav. Il, n. 11). 



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LE MEDAGLIE DEI CAPI DI GUARDIA, ECC. 103 



9 — Corona di due rami di alloro e di palma, intrecciati e 

annodati in basso. Nel campo in due righe: SERVIZIO 

NOTTURNO Sotto: targhetta. 

(Vedi Tav. II, n. 12), 

Questa medaglia, istituita nel 1882, servì per un decennio 
a ricompensare quei Giornanti che prestarono servizio not- 
turno durante un periodo di cinque anni. Il servizio notturno 
consiste nel dover stare, una volta al mese, durante la notte, 
nei locali della Confraternita per le chiamate del caso. 

In detto decennio ne furono distribuite una cinquantina 
e soltanto in argento. 

Nella targhetta del rovescio veniva inciso a bulino il 
millesimo. 

1890. 

b. Diam. mm. 41. 
& — Come alla lettera a. 
9 - SERVIZIO STRAORDINARIO Giro di perline. Campo 

liscio. Sotto piccolo fregio. 

Creata in detto anno questa medaglia, previa incisione 
nel campo del rovescio del nome e cognome del titolare, ve- 
niva distribuita in bronzo a quei Giornanti che nel primo 
anno di servizio straordinario, cioè fuori del servizio che loro 
spettava settimanalmente, avevano raggiunto duecento punti 
di merito W. 

Un esemplare in argento spettava a coloro che avevano 
compiuto un quinquennio di servizio nelle condizioni di cut 
sopra. 

1892. 

e. Diam. mm. 41. 
& — Come alla lettera a. 
9 ~ SERVIZIO NOTTURNO Giro di perline. Campo liscio. 

Sotto piccolo fregio. 



(1) Si ottiene un punto per un servizio di qua d'Arno, due per un 
servizio di là del detto fiume (riva sinistra) e tre a cinque punti per un 
servizio oltre la vecchia cinta della città a seconda della distanza* 



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104 ARTURO SPIGARDI 



In questo anno si ritenne opportuno, per questo servi- 
zio, di abbandonare il vecchio tipo del 1882 e di addottare 
il presente, modificando anche le norme che ne regolavano 
la distribuzione. 

A quei Giornanti che per cinque anni prestarono servizio 
notturno veniva dato loro un diploma, al decimo la suddetta 
medaglia in bronzo ed al quindicesimo anno un esemplare in 
argento, sempre previa incisione nel rovescio del nome e 
cognome del titolare. 

Non si sa come lo stemma riprodotto nel conio delle sud- 
dette medaglie, venisse inciso con un errore araldico di non 
poca importanza. 

Difatti lo Statuto della Misericordia, all'art. 6.° riporta, 
che lo stemma deve essere : Croce rossa sorgente in campo 
azzurro, di mezzo alle gotiche cifre F M e quello di Firenze 
è giglio rosso in campo bianco. 

A cura dell'egregio attuale Sig. Provveditore fu corretto 
il conio nel dicembre scorso. 

Per cui si dovranno aggiungere alle tre medaglie di 
premio superiormente descritte, altri due tipi in tutto eguali 
a quelli descritti alle lettere b, e, varianti soltanto nello stemma 
corretto (Vedi Tav. II, n. 13) e che saranno distribuiti dal 
1900 in avanti, mantenendo ferme le stesse norme che ne 
regolavano la distribuzione. 

Prima di terminare qnesto lavoro, mi è grato rivolgere 
una parola di ringraziamento all'Ili. Sig. Cav. Antonino Ciardi- 
Duprè, al Sig. Ab. Cesare Salari Cappellano della Lauren- 
ziana e Capo di Guardia della Misericordia ed all'amico mio 
Sig. Alessandro Gaeta, Giornante Aggiunto, i quali mi fu- 
rono larghi di aiuto e di consiglio. 

Firenze, jo gennaio 1900. 

Arturo Spigardi. 



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ZECCHINO DI FRANCESCO GONZAGA 

Principe di Castiglione delle Stiviere 




■ jy* 




Il ch.° Conte Nicolò Papadopoli, in questa stessa 
Rivista (an. VI, pag. 307), pubblicò un rarissimo. zec- 
chino, o scudo d'oro, come egli lo chiama, di Fran- 
cesco Gonzaga, primo principe e terzo Marchese di 
Castiglione delle Stiviere. Recherà meraviglia che 
ora io ne descriva un altro esemplare, con tali varietà 
da far supporre che quelle monete fossero coniate 
su diversi punzoni, in gran copia; mentre dalla te- 
stimonianza degli scrittori, e più dal fatto medesimo, 
vanno considerate, quali sono in effetto, di prima 
rarità; come che furono battute più per ostentazione 
dei titoli ed onori ricevuti, che per scopo commer- 
ciale ed economico. 

Il nostro Francesco succeduto al fratello Ro- 
dolfo (1593) ebbe dall'imperatore Rodolfo li nel 1612 
il titolo di Principe di Castiglione; e fin dal 1602 
aveva anche ottenuto Medole, coir appellativo di 
Marchesato. Per commemorare tali fausti avveni- 
menti, ed insieme per esercitare il privilegio di co- 
niare metalli nobili, e di far mostra della decorazione 
del toson d'oro, nei suoi ultimi quattro anni di vita 
(1612-16) fece battere nella sua zecca qualche pezzo in 
oro. Si valse dell'opera del valente incisore Gaspare 
Mola, o meglio Molo, come egli stesso si firma nelle 



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IOÓ O. VITALINI - ZECCHINO DI FRANCESCO GONZAGA, ECC. 

medaglie, il quale lavorò eziandio per i Gonzaga di 
Mantova e Guastalla, e quel che poi lo rese viemag- 
giormente celebre, eseguì nella zecca di Roma meda- 
glie e monete dal Pontificato di Urbano Vili in poi. 
Lasciando di ripetere quanto delle altre pezze 
d'oro hanno scritto e raccolto ultimamente il Papa- 
dopoli e l'Agostini (S/. di Cast, delle Stiv. Brescia 1895), 
mi tratterrò solo intorno allo zecchino di cui ho pre- 
messa la impronta tratta dallo splendido esemplare 
entrato testé a far parte della ricca nummoteca italica 
di S. A. R. l'Augusto Principe di Napoli, che si è 
benignato permettermi di farlo conoscere, in questa 
Rivista, agli amatori di cimeli siffatti. 

& — Busto del Principe a destra, testa nuda, e collare alla 
spagnola. FRAN : D : G : PRINCEPS : CÀSTION 

9 — Stemma coronato dei Gonzaga; vale a dire di argento 
alla croce rossa accantonata da quattro aquile nere, per 
concessione deir Imperatore Sigismondo: sul tutto, scu- 
detto inquartato: il primo e quarto di rosso al leone 
rampante, concesso da Carlo IV di Boemia: nel secondo 
fasciato d'oro e di nero, antica arma dei Gonzaga, nel 
terzo di oro alla testa di bufalo con anello in bocca, per 
la Casa di Pernestein da cui discendeva donna Bibiana 
consorte del Principe Francesco. Lo stemma è contor- 
nato dalla collana del toson d'oro, ricevuto da Filippo III 
di Spagna con la iscrizione: MARCHIO ME DVLARVM:E:C 
Diametro 2o mm , peso gr. 3.21. 

Le principali varianti collo scudo pubblicato dal 
Conte Papadopoli, sono in questo, oltre all'eccesso 
di peso, la parola princeps e Castion, invece di princ 
e Castioni: e nel Bjt Medularum invece di Medular. 
Il vello del tosone in quello sta fra M - E, in questo 
tra ME-DV. 

Appena occorre accennare, dopo le osservazioni 
dei Sig. ri F. ni Gnecchi nella Bibliografia Numismatica 
a proposito di Medole, che nessun dubbio può cadere 
sull'attribuzione di questo zecchino a Castiglione, e 
non al feudo di Medole che mai ebbe officina monetaria. 

O. VlTALINI. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 

(Continuazione: Vedi Fase. IV, 1899) 



SEDE VACANTE. 

[Card. Paluzzo Altieri Camerlengo]. 
(1691). 




1. Due giuliù 

& — SEDE VACANTE — 1691 • G C G. Chiavi e padiglione. 
Due armette, della Città e del Card. Benedetto Panfili. 
S) — S • PETRON • DE BONON • nell'esergo * XX * (Bajocchi). 
Il Santo inginocchiato; in basso la città. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 6.15* 

Scilla, pag. 108, n. 8. — Cinagli, n. 6. 

2. Mura/ola da 2 baiocchi, 

& — SEDE VACANTE — 1691. Chiavi e padiglione. Due 

armette, della Città e del Card. Benedetto Panfili. 
9 — DA RECTA SAPERE • ROMA. Il Santo in piedi. 

Cibagli, n. 12. Arg. 

Quantunque questa moneta porti nel R. il nome di roma, pure Tar- 
metta del D. è quella della Città di Bologna. 

3. Idem. 

«EK - C. s. 

$ - S • PETRONIVS DE BON. Il Santo in piedi. 

Coli. Malagola. Bologna. Arg., gr. 1.55. 



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Io8 FRANCESCO MAL AGUZZI 



INNOCENZO XII PAPA. 

[Antonio Pignatelli di Napoli], 
(1691-1700). 

1. Scudo da 8 giulii. 

& — * INNOCENTIVS * XII * PON * M * Arma sormontata 

dalle chiavi decussate. 
I}J — * BONONIA * DOCET * Croce ornata, con ai lati 1692. 
Due armette, del Card. Benedetto Panfili e della Città. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 24.21. 

2. Mezzo scudo di 4 giulii. 

& - INNOCENTIVS • XII • PON • MAX. Arma. Sigle : G • C • G • 
$ — BONONIA • DOCET • — Croce ornata, con ai lati 16-92. 
Due armette, della Città e del Card. Benedetto Panfili. 
Sotto: 40. 
Museo Civ. di Boi. Coli. delTUniv. Arg., gr. 12,12. 

Cinagli, n. 52. 

3. Mezzo scudo da 4 giulii o 40 baiocchi. 

Simile al precedente, senza le sigle. 

Schultheisz, pag. 104, n. 3027. — Cinagli, n. 53 Arg. 

4. Testone. 

& - INNOCENT • XII • PON • MAX • Ritratto. Sigle: T • B • 
1$ - BONONIA DOCET • MDCC. Arma della Città. Sigle: 
GC G- 

Scilla, p^g. 116, n. J02. — Cinagli, n. 72. Arg. 

5. Idem. 

& — INNOCENT • XII • PONT • MAX • Ritratto. Sigle: T B. 
9/ - BONONIA DOCETÀD-MDCC Arma della Città. 
Sigle: G-C-G- 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 9.03. 

Salvaggi, M. S. f pag. ni, n. 3054. — Cinagli, n. 73. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA IO9 



6. Due giulii. 

& — INNOCENTIVS XII • PO • M • Arma. Due annette, della 

Città e del Card. Benedetto Panfili. 
B} — * BONONIA DOCET * — 1691. Leoncino con bandiera, 

in cui LIBERI". Sigle: G-CG- e 20 (Bajocchi). 

Museo Civ. di Boi. Coli. delTUniv. Arg., gr. 6.09. 

Cinagli, n. 74. 




7. Idem. 

& — INNOCEN - XII • P - M • — 1692. Arma. Due armette, 
della Città e del Card. Benedetto Panfili. 

9/ — BONONIA • DOCET • Leoncino con bandiera. Sigle: G- 
C • G, e 20 (Bajocchi). 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 6.12. 

Scilla, pag. 109, n. 18. — Cinagli, n. 75. 

8. Idem. 

Simile al precedente, con INNOCENTIVS XII - PO - M • 

Scilla, pag. 109, n. 12. — Cinagli, n. 76. Arg. 

9. Idem. 

& — INNOCEN • XII • P • M ' Arma. Due armette, della Città 
e del Card. Ferdinando d'Adda. Sigle: T-B- 

1^ — BONONIA DOCET. Leoncino con bandiera. Sigle : G • 
C • G, e 20 (Bajocchi). 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 5.92. 

Scilla, pag. 116, n. 103. — Cinagli, n. 77. 

io. Tessera (?) 
& - INNOCENTIVS -XII- PONT • M. Ritratto. 



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HO FRANCESCO MALAGUZZI 



R) - Nel campo BONO I NI I ENSES in tre righe. Sigle nel- 
Tesergo : G • B. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 2.70. 

Coli. Bellini di Osimo. — Cinagli, n. 98. 

11. Grosso o Madonnina da 6 batocchi. 

^ — BONONIA • DOCET • — 1692. Arma inquartata della 

Città. 
IjS - PRAESIDIVM • ET • DECVS • La Madonna di S. Luca. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.68. 

Salvaggi, M. S.j pag. 63, n. 1. — Cinagli, n. 126. 

12. Muraiola da 2 bajocchù 

tT - INNOCENTIVS XII • PON • M • Ritratto. 

li S • PETRONIVS* DE BON. Il Santo in piedi. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.38. 

Cinagli, n. 153. 

13. Variante: nel & — PO in luogo di PON. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

14. Idem. 

Simile al n. 12, con INNOCEN • XII • P • M. 

Coli. Deminicis. — Cinagli, n. 154. Arg. 

15. Idem. 

Simile al n. 12, con PONT • M. 

Scilla, pag. 173, n. 40. — Cinagli, n. 155. Arg. 

16. Idem. 

& - INNO • XII • P • M • Ritratto. 

9 - S • PETRONIVS DE BON • Il Santo in piedi. 

Cinagli, n. 156. Arg. 

17. Idem. 

Simile al precedente, con INNO • XII • P • (senza la lettera M). 
Coli, Deminicis. — Cinagli, n. 157. Arg. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA III 



18. Muraiola da 2 baiocchi. 

Simile al n. 16, con PONT • M. 

Cinagli, n. 158. Arg. 

19. Mezzo bolognino. 

& — BONONIA • DOCET. Arma inquartata della Città. 
1$ — • MEZO (sic) BOLOGNINO • Leone in mezza figura 
sporgente da un cartello in cui 1691. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 7.11. 

Cinagli, n. 177. 

20. Idem. 

Simile al precedente, coiranno 1692. 

Coli. Deminicis. — Cinagli, n. 178. Rame, gr. 6.42. 

21. Idem. 

& - BONONIA • DOCET • Arma inquartata della Città, con ** 
$ — MEZO • BOLOGNINO. Leone in mezza figura e. s., e 
nel cartello di gigli e stellette 1692. 
Coli. Kolb in Roma. — Cinagli, n. 179. Rame. 

22. Idem. 

& - BONONIA DOCET. Arma inquartata della Città. 
R) — MEZO BOLOGNINO- Leone in mezza figura sorgente 
da un cartello in cui 1693. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 6.30. 

Salvàggi, M. S., pag. 63, n. 2. — Cinagli, n. 180. 

23. Idem. 

Simile al precedente, con * * * BONONIA DOCET. 

Coli. Deminicis. — Cinagli, n. 181. Rame. 

24. Idem. 

Simile al precedente, coiranno 1697, ma senza le stellette. 
Salvàggi, M. S., pag. 63, n. 3. — Cinagli, n. 182. Rame. 

25. Variante del precedente: nel R) — MEZO (sic). 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame. 



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I 



112 



FRANCESCO MALAGUZZI 



26. Messo bolognino. 

Simile al precedente, coiranno 1699. 
Musto Civ, di Boi. Coli. Univ. 
Cina gli, n, 183. 



Rame, gr. 6.68. 



27. Quattrino. 

B' - - BONO | NIÀ I DOCET I 1691 in quattro righe 
Bj — Leoncino rampante con vessillo. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. 

Cinagli, n. 230. 



Rame. 



28. Idem. 

Simile al precedente, coiranno 1692. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. 
Onagu, n, 231. 

29. Idem. 

Simile al precedente, coiranno 1693. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. 
Cimagli, n. 232. 

30. Idem. 

Simile al precedente, coiranno 1694. 
Musco Civ. di Boi. Coli. Univ. 

ClNAGLT, H. 233. 



Rame, gr. 2.23. 



Rame, gr. 2.02. 



Rame. 



31. Idem. 

& - BONGNIÀ DOCET in ghirlanda. 

^ ~* 169V (sic). Leoncino rampante con vessillo. 

Cinaou, ti. 234. Rame. 



32, Variante: con 1695 nel 9- 
Coli. Malagola. Bologna. 

33. Idem. 

& BONONIA DOCET • 1696. 

yi - Leoncino rampante con vessillo. 
Museo Civ, di Boi. Coli. Univ. 

ClNAGLÌ, U. 235. 



Rame.» 



Rame, gr. 2.25. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 



"3 



34. Quattrino. 

Simile al precedente, coiranno 1697. 
Museo Civ. di Boi Coli Palagi. 
Cimagli, n. 236. 

35. Idem. 

Simile al precedente, coiranno 1699. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. 
Cinagli, n. 237. 



Rame, 



Rame. 



SEDE VACANTE. 

[Card. Gio. Battista Spinola Camerlengo]. 
(1700). 




1. Due gittlii. 

& - * SEDE • VACANTE • 1700 * Chiavi e padiglione. Due 

annette, della Città e del Card. Ferdinando d'Adda. 
9 - S • PETRON • DE BONO • - XX (Bajocchi). Il Santo in- 
ginocchiato, con pastorale nella s. e la città. 
Museo Civ. di Boi. Coli, dell' Univ. Arg., gr. 5.83. 

Scilla, pag. 117, n. 7. — Cinagli, n. 7. 

2. Muraiola da 2 baiocchi. 

& - SEDE VACANTE. — 1700 - Gonfalone con chiavi 
decussate. Due armette, della Città e del Card. Ferdi- 
nando d'Adda. 
S) - S • PETRONIVS DE BON. Il Santo in piedi. 

Museo Civ. di Boi. Coli. dell'Uni v. Arg., gr. 1.60. 

Cinagli, n. io. . 

15 



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114 FRANCESCO MALAGUZZI 



3. Quattrino. 

& - BONO | * NIA * I DOCET I • - 1700. 

Ijl — Leoncino con vessillo. 

Museo Civ. di Boi. Coli. dell'Univ. Rame, gr. 1.95. 

Cinagli, n. 11. 



CLEMENTE XI PAPA. 

[Gio. Francesco Albani di Urbino]. 
(1 700-1 721). 

1. Due scudi d'oro. 

& - CLEMENS XI PONT • M • Arma del pontefice. 
ty — BONONIA DOCET- Croce ornata, con ai lati 17-13. 
Due armette, della Città e del Card. Legato Lorenzo 
Casoni. Sigle : C • F. 
Scilla, pag. 155, n. 24. — Cinagli, n. 16. Oro. 

2. Idem. 

& - *• CLEMENS* XI PONT*M* Arme. 
Bj) - * BONONIA * DOCET * Croce ornata, con ai lati 17-14. 
Due armette, della Città e del Card. Agostino Cusani. 
Sigle : C • F. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Oro, gr. 6.59, diam. 0.025 Va 
Scilla, pag. 395, n. 27. — Cinagli, n. 17. — Benaven, I, n. 32. 

3. Idem. 

i& - CLEMENS XI PON • MAX • Arma- 

§/ — BONONIA DOCET. Croce ornata. Due armette, della 

Città e dei Card. Agostino Cusani. 

Bonneville, pag. 107, tav. Il, n. 12. — Cinagli, n. 18. Oro. 

4. Scudo d'oro. 

& - CLEMENS XI • PONT • M • Arma. 

9 — BONONIA* DOCET. Croce ornata, con ai lati 17-13- 
Due armette, della Città e del Card. Legato Lorenzo 
Casoni. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Oro, gr. 3.31. 

Scilla, pag. 155, n. 23. — Benaven, XXXII, n, 2. — Cinagli, n. 40. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA II5 





5. Scudo da So baiocchi. 

& — CLEMENS * XI * PONT * MAX * Arma. Sigle : * C • F * 
9 — BONONIA * DOCET. Croce ornata, con ai lati 17-12. 
Due annette, della Città e del Card. Lorenzo Casoni. 
Sotto * 80 * 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 24.52. 

Scilla, pag. 126, n. 115, pag. 396. — Benaven, XXXIII, n. 15. 
Cinagli, n. 79. 

6. Idem. 

Simile al precedente, coiranno 17-13. 

Schultheisz, pag. 116, n. 3074. — Cinagli, n. 80. Arg. 

7. Mezzo scudo da 40 baiocchi. 

& - * CLEMENS * XI ** PONT* MAX. Arma. Sigle: C&F- 
Bj) - $ BONONIA * DOCET $ Croce ornata, con ai lati 17-12. 
Due armette, della Città e del Card. Lorenzo Caspni. 
Sotto ®*40*® 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. T2.I5. 

Scilla, pag. 126, n. 116, pag. 396. — Cinagli, n. 98. 

8. Idem. 

Simile al precedente, senza il millesimo. 

Benaven, XXXIV, n. 22. — Cinagli, n. 99. Arg. 

9. Due giulii. 

& - CLEMENS XI P • MAX • Arma. Due armette, della Città 
e del Card. d'Adda. 



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Il6 FRANCESCO MAL AGUZZI 



1$ — BONONIA DOCET • 1702. Leone con bandiera, in cui 
LIBER. Sigle: SV. Nell'esergo 20 (Bajocchi). 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 6.13. 

Scilla, pag. 118, n. 16. — Benaven, XXX VII, n. 38. — Cinagli, n. 139. 
s . v . — Ferdinando di Sant' Urbano incisore. 

io. Due giuliù 

& - CLEMENS XI P • M • Arma. Due armette, della Città e 

del Card. d'Adda. Sigle: TB- 
1$ — BONONIA DOCET. Leone rampante con bandiera. 
Sigle: G. B. Sotto XX (Bajocchi). 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 6.20. 

Scilla, pag. 118, n. 17. — Cinagli, n. 140. 

11. Idem. 

& — CLEMENS XI P • M • sotto T • B. Arma. Due armette, 
della Città e del Card. d'Adda. 

1$ — * BONONIA * * DOCET * Leone rampante con ban- 
diera, in cui LIBER. Sigle : G\ B. Sotto XX (Bajocchi). 
Museo Civ. di Boi. Coli, dell' Univ. Arg., gr. 6.00. 

Cinagli, n. 141. 

12. Idem. 

& - CLEMENS XI P • MAX • Arma. Due armette, della Città 

e del Card. Lorenzo Casoni. 
$ - BONONIA DOCET • - 1712 — Leone rampante con 
bandiera. Sotto 20 (Bajocchi). 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

Scilla, pag. 120, n. 114, pag. 396. — Cinagli, n. 142. 

13. Idem. 

& - CLEMENS **** XI *PON*M. Arma del Pontefice. 

Due armette, della Città e del Card. Lorenzo Casoni. 
1$ — BONONIA* DOCET* — 1712* Leone rampante con 

bandiera, in cui LIBER. Sigle: C- F. Sotto 20. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 6.08. 

Coli. Kolb in Roma. — Cinagli, n. 143. 

14. Idem. 
P - C. s. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA II7 



l£ — C. s. con le Sigle G • G • 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 6.08. 

Cinagli, n. 144. 

15. Madonnina da 6 baiocchi. 

jy - BONONIA DOCET • 1.702. Arma inquartata della Città 

fra due rami di palma. 
$ - PRAESIDIVM • ET • DECVS. La Madonna detta di S. Luca. 

Museo Civ. di Boi. Coli. dell'Univ. Arg., gr. 1.88. 

Cinagli, n. 228. 

16. Idem. 

Simile alla precedente, coiranno 1709. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.65. 

Cinagli, n. 229. 

17. Madonnina. 

& - * BONONIA * DOCET * — 1713. Arma inquartata della 

Città. 

$ ~ PR/ESIDIVM • ET • DECVS. La Madonna detta di S. Luca. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 1.65. 

Salvaggi, M. S., pag. 65, n. 12. — Cinagli, 11. 230. 

18. Idem. 

Simile alla precedente, coiranno 1714. Sigle : C • F nel <&. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.65. 

Coli. Chigi in Roma. — Cinagli, n. 231. 

19. Idem. 

Simile in tutto alla precedente, coiranno 1718. 

Coli. Deminicis. — Cinagli, n. 232. Arg. 

20. Idem. 

Simile alle precedenti, coiranno 1719, ma senza le sigle. 
Coli. Malagola. — Cinagli, n. 233. Arg. 

21. Muraiola da 8 baiocchi. 

& - *CLEMENS* XI* PONTE* MAX* Ritratto con camauro. 
9 - S • PETRONIVS BONON • PROT • Il Santo seduto sopra 



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Tl8 FRANCESCO MALAGUZZI 



le nuvole, colla città in mano, e dietro un puttino col 

pastorale. 

Museo Civ. di Boi. Coli. delTUniv. Arg., gr. 5.10. 

Cinagu, n, 267. 

22. Muraiola da 4 baiocchi. 

& CLEMENS XI PONT • A • XI (sic). Ritratto con camauro. 
All'esergo 1709. 

S • PETRONIVS • BONON • PROT • Figura del Santo di 
prospetto con ai piedi la città. AlPesergo UH (Bajocchi). 
Benaver, XX XIX, n. 59. — Cinagli, n. 275. Arg. 

23. Idem, 

& CLEMENS *XI * PONT* MAX* Ritratto a s. con 
camauro. Sigle: C • F. All'esergo «1709* 

R) S PETRONIVS * BONON * PROT. AU'esergo UH. Figura 
del Santo seduto benedicente. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 3.42. 

Cibagli, n, 276, 
■ 

24. Idem. 

Simile alla precedente, ma col busto a d. 

Museo Civ. di Boi. Coli. delTUniv. Arg., gr. 3.42. 

Cimagli, ti. 277. 

25. Idem, 

Simile al n. 23, con PONT • M e Tanno 1710. 

Clvaglt, il 278. Arg. 

26. Idem* 

Simile al n. 23» con PONTF (sic) e l'anno 1710. Con BONO • 
PRO nel 0l. 
Salvaggi, M. S., pag. 66, n. 27. — Cinagli, n. 280. Arg. 

27. Idem. 

& CLEMEN-XI- PONT- M -(1710) C. s. 
- S ■ PETRONIVS • BON • PRO • UH • C. s. 
Museo Civ. di Boi. Coli. dcll'Univ. Arg., gr. 3.25. 

Clvagu, n, 281. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA II9 



28. Variante: con PON- o PONTM- del 1712. 
Cinagli, n. 282, 283. Arg. 

29. Idem. 

& - CLEMENS * XI * PONT * MA sotto 1710. Busto del 

Pontefice con camauro e stola. 
9 - S * PETRONIVS BONON * PROT sotto UH. Figura di 

S. Petronio in piedi, benedicente: sotto la città. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 2.72. 

30. Idem. 

& - CLEMENS* XI* PONT* MAX #-1713* Ritratto con 

camauro. Sigle : C • F. 
R) - S* PETRONIVS* BONON* PROT* Il Santo in piedi, 

benedicente. AH'esergo UH (Bajocchi). 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg. 

Coli. Malagola. — Cinagli, n. 284. 

31. Idem. 

Simile alla precedente, con PONT • M nel & e BON • PROT • nel 9- 

Coli. Tambroni Armaroli di Macerata. Arg. 

Cinagli, n. 285. 

32. Idem. 

Simile al n. 30, con P • MAX • 

Cinagli, n. 286. Arg. 

33. Idem. 

Simile al n. 30, con PONT • MAX • e senza le sigle. 

Museo Civ. di Boi. Coli. dell'Università. Arg. 

Cinagli, n. 287. 

34. Idem. 

Simile al n. 30, con PONT • M • e BONO • PRO • 

Salvaggi, M. S., pag. 66, n. 31. — Cinagli, n. 288. Arg. 

35. Idem. 

Simile al n. 30, senza UH nell'esergo del rovescio. 

Cinagli, n. 289, 290. Arg. 



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120 FRANCESCO MALAGUZZI 



36. Muraiola da 4 baiocchi. 

& — CLEMENS * XI * PONT * M * — 1714 * Ritratto con 

camauro. Sotto C F. 
ty - S * PETRONIVS * BON * PROT * Il Santo in piedi. 
AH'esergo llll. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 3.09. 

Scilla, pag. 174, n. 29. — Cinagli, n. 291. 

37. Idem. 

Simile alla precedente, con BONO • PRO • nel 9- 

Cinagu, n. 292, 293. Arg. 

38. Due varianti: simili, dell'anno 1715 e con BON- PROT- 

e BONO PRO- Sigle: C • F. 
Cinagli, n. 294, 295. Arg. 

39. Idem. 

& - CLEMENS XI PONT • M •- 1716 • Ritratto con camauro. 

Sigle: C-F. 
B) - S • PETRONIVS • BONO • PRO • Il Santo in piedi. All'e- 

sergo llll (Bajocchi). 
Cinagli, n. 296. Arg. 

40. Idem. 

Simile alla precedente, colle Sigle C-F nel 9- 

Cinagli, n. 297. Arg. 

41. Idem* 

& — CLEMENS * XI * PONT * MAX. Ritratto a sinistra con 

camauro. 
9 - S • PETRONIVS * BONON • PROT • Il Santo seduto col 

pastorale e la Città a* piedi. AH'esergo llll. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 2.96. 

Cinagli, n. 298. 

11 binagli per abbaglio mette nel rovescio S. Pietro seduto. 

42. Idem. 

Simile alla precedente, ma senza il numero llll nel 9- 
Benaven, XXXIX, n. 60. — Cinagli, n. 299. Arg. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 121 



43. Idem. 

Simile al n. 41, con BONO PROT. Il Santo inginocchiato. 

Museo Civ. di Boi. Coli. dell'Università. Arg., gr. 2.73. 

Scilla, pag. 174, n. 24. — Cinagli, n. 300, 301. 

44. Idem. 

,& - CLEMENS XI PONTM» Ritratto con camauro. Sigle: C-F. 
$ - S • PETRONIVS BONO • PRO • 11 Santo in piedi. 
Cinagli, p. 302. Arg. 

45. Idem. 

& - P* MAX* 1715. Sotto C F e. s. 

# — S * PETRONIVS * BON * PROT. Neiresergo UH e. s. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 8.80. 

46. Muratola da 2 baiocchi. 

& — CLEMENS XI PONT • M • - 1710. Ritratto con camauro. 

1$ - S- PETRONIVS BONON • PROTECT • Il Santo in piedi. 

Benaven, XL, n. 69. — Cinagli, n. 331. Arg. 

47. Idem. 

& — C. s. con MAX e senza anno. 

9 — C. s. con PROT in luogo di PROTECT • 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.50. 

48. Idem. 

Simile alla precedente, con al 9 — S • PETRONI f BQNON • 
PROT • Il Santo in piedi. AlPesergo 2 (Bajoccjii). 
Coli. Kolb in Roma. — Cinagli, n. 332. Arg. 

49. Idem. 

jy - CLEMENS XI PONTF (sic) • MAX • - 1710. Ritratto con 

camauro. 
I§ - S • PETRONIVS • BONO « PRO • Il Santo in piedi. 
Salvaggi, M. S., pag. 68, n. 45. — Cinagli, n. 333. Arg. 

50. Idem. 

& - CLEMENS * XI * PONT * MAX * — 1712. Ritratto con 
camauro. 

16 



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122 FRANCESCO MALAGUZ2I 



L 



9 _ S * PETRONIVS BONO * PRO * Il Santo benedicente, in 
piedi. Sotto 2. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.62. 

Cinagu, n. 334. 

51 É Muraiola da 2 baiocchi. 

Simile alla precedente, con BON • PROT. 

Cimagli, n. 335. Arg., gr. 1.60. 

52» Idem. 

Simile al n. 50, con PON • M • — 1713. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. - Cinagli, n. 336. Arg. 

53- Jdem. 
Simile al n. 50, con PON • M • - 1714 e le sigle C • F. 
Cinagli, n. 337. Af g- 

54. Due varianti: simili, coiranno 1715 e le sigle C • F. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. e coli. Malagola. Arg.., gr. 1.50. 
Cinagu, n. 339. 

55. Idem. 

— CLEMENS XI PONT • M • Ritratto con camauro. 
ty _ s . PETRONIVS • BONON • PROTECT • Il Santo in piedi. 
Cinagli, n. 340. Arg. 

56. Idem. 

Simile alla precedente, con BONON • PROT e nell'esergo 2. 
Cinagli, n. 341. Arg. 

57. Idem. 

& - CLEMENS XI PONT • MAX. Ritratto corf camauro. 
ty _ s , PETRONIVS BON • PRO • Il Santo in piedi. 

Coli. Bellini di Osimo. - Cinagli, n. 342. Arg. 

58. Idem. 

&* CLEMEN (sic) • XI • PO • MAX • Ritratto con camauro. 
Sotto 2. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 



123 



fy - S • PETRONI • BONO • PROTE • Il Santo in piedi. 
Salvaggi, M. S v pag. 68, n. 52. — Cinagli, n. 343. Arg, 

59. Idem. 

B* — CLEMENS XI • PONT • MA (o PON • M). Ritratto con 

camauro. 
9 — S • PETRONIVS DE BON • Il Santo in piedi. 

Cinagli, n. 344, 345. Arg. 

60. Idem. 

& — CLEM • XI • PONT • MAX • Ritratto con camauro. Sotto 2. 
Iti - S • PETRONIVS BONON • PRO • Il Santo in piedi. 
Coli. Kolb in Roma. — Cinagli, n. 346. Arg. 

61. Mezzo bolognino. 

& - BONONIA « * DOCET * Arma inquartata della Città* 
p - MEZO (sic) * BOLOGNINO * - (1709). Leone in mezza 
figura, sporgente da un cartello, in cui il millesimo 1709. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 7.20. 

Cinagli, n. 399. 

62. Idem. 

Simile al precedente, coiranno 1711. 

Cinagli, n. 400. Rame. 

63. Idem. 

Simile, coiranno 1712. 

Gab. di Brera. — Biondelli, Mon. ponti/, ined., n. 47. Rame, 



64. Idem. 

Simile, coiranno 1713. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. 
Cinagli, n. 401. 

65. Idem. 

Simile, coiranno 1714. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. 
Cinagli, n. 402. 



Rame, gr. 6.73» 



Rame, gr. 7.62. 



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124 



FRANCESCO MALAGUZZI 



66. Mezzo bolognino. 

Simile, coiranno 1715. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. 

67, Idem. 

Simile, coiranno 1716. 
Cimagli, n. 403. 



Rame, gr. 6.95. 



Rame. 



68. Idem. 

B" - BONONIÀ#*DÒCET. Arma inquartata della Città. 
I§ — * MEZZO * BOLOGNINO * Leone rampante. Sotto, car- 
tello, in cui 1716. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 6.53. 

Ossagli, n. 404. 

69. Idem. 

Simile al precedente, con MEZO, e Tanno 1718. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 7.1 1. 

Ci n agli, n. 405. 

70. Idem. 

Simile al precedente, (MEZO) coiranno 1719. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 6.55. 

ClNAGLl, n. 406. 



71. Idem. 

Simile al n, 68, coiranno 1719. 

Museo Civ. di Boi. — Cinagli, n. 407. 



72. Idem. 

Simile al n, 68, coiranno 1720. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. 
Coli, Malagola. Bologna. 



Rame. 



Rame, gr. 6.28. 



73. Idem. 

— BONONIA DOCET -A Arma inquartata della Città. 

]£ _ MEZZO BOLOGNINO. Simile coiranno 1721. 

Coli Kolb in Roma. — Cinagli, n. 408. Rame. 



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LA ZECCA DT BOLOGNA 



125 



74. Quattrino. 

& - BONO I NIA * I DOCET. - Nell'esergo 1709 in corona 

con perline. 

R} — Leoncino rampante a s. con bandiera. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 2*2 1, 

Cinaglt, n. 464. 

75. Idem. 

Simili degli anni 1711, 1712, 1713, 1714, 1716, 1718, 1719. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame. 

76. Variante i a : con 1712 entro giro di foglie. 

Rame. 

77. Variante 2 a : con 1712 entro giro di lineette. 
Coli. Malagola. Bologna. Rame* 

78. Variante 3 a : con 1712 entro ghirlanda di quercia. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 1,68, 

79. Idem. 

& - BONONIA DOCET. - 1715 in cartella. 
9 — Leoncino rampante con bandiera. 

Cinaglt, n. 469. Rame. 



SEDE VACANTE. 

[Card. Annibale Albani Camerlengo]. 

(1721). 







1. Mezzo scudo da 4 giulii. 
& — • SEDE • VACANTE • Gonfalone e Chiavi decussate. Due 



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I2Ó 



FRANCESCO MALAGUZZI 



armette, della Città e del Card. Legato Curzio Origo. 
Sigle: A B. 
IjS - 9 BONONIA ® DOCET ® 1721 » Croce ornata, inferior- 
mente: * 40 * (Bajocchi). 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 12.22. 

Benaver XXXIV, n. 23. — Cinagli, n. 3. 



INNOCENZO XIII. 

{Michelangelo Conti dei Duchi di Poli, Rom.]. 

(1721-24). 

1. Scudo da 8 giulii. 

— INNOCENTIVS ** XIII * PON * MAX* Arma del Papa. 

Sotto: *80* 
IJf — * BONONIA * DOCET * Croce ornata, con ai lati 17-21. 
Due armette, della Città e del Card. Curzio Origo. 
Sigle: À- fi- 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 24.46. 
Benaver XXXIII, n. 16. — Cinagli, n. 4. 

2. idem, 

Simile al precedente, con PONT • M • 

Cinagli, n. 5. Arg. 

3* Idem, 

& - **riHNOCENTIVS XIII * PON * M ** Arma. Sigle: «A B.* 

tjf — * BONONIA* DOCET* Croce ornata, con ai lati* 17-21.* 

Due armette, della Città e del Card. Tommaso Ruffo. 

Museo Civ. di Boi. Coli Univ. Arg., gr. 24.25. 

Coli. Chigi in Roma. — Cinagli, n. 6. 

4. Idem. 

!>' * INNOCENT* XIII * PONTE * MAX (tre stellette). Infe- 
riormente sigle: A * B. Arma del Pontefice. 
Bj — * BONONIA * DOCET * Croce ornata, con ai lati 17-22. 
Due armette, della Città e del Card. Tommaso Ruffo. 
Sotto: 80. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 24.30. 

Musen di Vienna, pag. 14, n. 1. — Cinagli, n. 7. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA I27 



5. Scudo da 8 giulii. 

Simile al precedente, coiranno 17-23. 

Museo Civ. di Boi. Coli, dell' Univ. Arg., gr. 24.13. 

Cinagu, n. 8. 

6. Idem. 

Simile al n. 4, colle Sigle: À-B e coiranno 17-24. 

Coli. Chigi in Roma. — Cinagli, n. 9. Arg. 

7. Mezzo scudo da 4 giulii. 

& - * INNOCENTIVS ** XIII * PONT* M* Arma. Sigle: A *B. 

$ — * BONONIA * DOCET * 1721 * Croce ornata. Due ar- 

mette, della Città e del Card. Curzio Origo. Sotto: * 40 * 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 12.18. 

Benaven, XXXIV, n. 24. — Cinagli, n. 13. 

8. Idem. 

& — * INNOCENTIVS (quattro stellette) XIII * PONT * M * 

Arma. Sigle: *A*B. * 
R} — * BONONIA * DOCET * Croce ornata, con ai lati * 1 7-21 * 
Due armette, della Città e del Card. Tommaso Ruffo. 
Sotto: 40. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 12.23. 

Benaven, XXXIV, n. 25. — Cinagli, n. 14. 

9. Idem. 

Simile al precedente, coiranno 17-22. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 15. Arg. 

io. Idem. 

Simile al precedente, con P • M • nel &. 

Cinagli, n. 16. Arg. 

11. Idem. 

& - INNOCENTIVS (quattro stellette) XIII*P*MAX- Arma. 

Sigle: #À*B.* 
^ — BONONIA * DOCET * Croce ornata e 17-23. Due ar- 
mette, della Città e del Card. Ruffo. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 12.05. 

Coli. Kolb in Roma. — Cinagli, n. 17. 



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ì 



128 



FRANCESCO MALAGUZZI 




12, Testone. 

,B' - INNOCENTIVS * XIII * PON * M * Ritratto con camauro. 

Sotto le sigle: A*B. 
Hi BONONIA DOCET • 1721. Arma inquartata della Città, 
fra un ramo di palma e uno d'alloro ; sopra, testa di leone. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 918. 

Benaven, XXXVII, n. 36. — Cinagli, n. 21. 

13, Due giulii. 

& INNOCENTIVS XIII • PON • MAX • Arma. Due armette, 

della Città e del Card. Tommaso Ruffo. 
E) - BONONIA • DOCET • 1721 • Leone rampante a s. con 
bandiera, in cui LIBER. Sotto: 20. AlPesergo, le Sigle; A* B. 
Benaven, XXXVII, n. 39. — Cinagli, n. 22. Arg. 

14, Idem. 

& - - INNOCEN (due stellette) • XIII * P * M * Arma. Due ar- 
mette e. s. Sigla: A- B. 
9 — Simile al precedente, coiranno 1722. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 6.00. 

Cinagli, n. 23. 

15, Idem. 

Simile al precedente, coiranno 1723. 

Cinagli, n. 24. Arg. 

16, Idem. 

Simile al precedente, con INNOCENT • nel & e senza l'indi- 
cazione del valore nel i?. 
ColL Chigi. - Cinagli, n. 25. .Arg. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 129 



17. Due giulii. 

Simile al precedente, coiranno 1724. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

18. Madonnina. 

& — * BONONIÀ * DOCET. * 1722. * Arma inquartata della 

Città fra due rami di palma. Sotto, le Sigle : A • B. 
9/ - PRAESIDIVM • ET • DECVS • La Madonna detta di S. Luca. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.75. 

Benaven, XXXVIII, n. 50. — Cinagli, n. 38. 

19. Idem. 

Simile alla precedente, coiranno 1723. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

20. Muraiola da 4 baiocchi. 

& — INNOCEN • XIII • P • M • 1721. Ritratto con camauro. 

Sotto: A. B. 
Itì - S • PETRONIVS • BONON • PROTE. Il Santo in piedi. 
AH'esergo fili (Bajocchi). 
Cinagli, n. 43, 44. Arg. 

21. Idem. 

& - INNOCENTIVS* XIII PON*M* 1721. Sotto: À*B. 
Hj - S * PETRONIVS * BON * PROTE * Nell'esergo UH. Il 
Santo in piedi benedicente: sotto, la città. 
Museo Civ. di Boll. Coli. Univ. Arg., gr. 2.53. 

22. Variante: con INNOCEN nel &. 

Stessa coli. Arg., gr. 2.80. 

23. Idem. 

Jf — INNOCENT * XIII * P M*1722. Ritratto con camauro. 

Sotto: À*B. 
9 - S * PETRONIVS * BON * PROTE * Il Santo in piedi. 
AH'esergo IMI (Bajocchi) o senza questo numero. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 3.17. 

Cinagli, n. 45, 46. 



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1 



I30 FRANCESCO MALAGUZZI 



24. Muraiola da 4 baiocchi. 

1 >' 1NN0CENT * XIII *. P * MAX * 1723. * Ritratto con ca- 
mauro. Sotto le Sigle:. * A * B. 
HI - S* PETRONIVS* BON* PROTE* Il Santo in piedi. 

Museo Civ. di|Bol. Coli. Univ. Arg., gr. 2.72. 

Benaven, XXXIX, n. 61. - Cinagli, n. 47. 

25, Idem. 

Simile alla precedente, con INNOCEN • XIII • P • M • e Fanno 
1724. Senza le sigle. 
GMétitii n. 48. Arg. 

26. Idem. 

Simile alla precedente, con PONT • M • e le Sigle A. B. nel P 
e il numero IMI nell'esergo del I?. 
ClHAGM, n. 49. Ar 8- 

27, Muraiola da 2 baiocchi. 

B* - 1NN0CENT * XIII * P * M * 1721. Ritratto con camauro. 

Sigle: À*B. 
FU — S ■ PETRONIVS * BON * PROT * Il Santo in piedi. 
Benaven, XL, n. 70. - Osagli, n. 50. Arg., gr. 1.58. 

28, Idem. 

Simile alla precedente, colla cifra 2 (Bajocchi) nell'esergo dell?. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. - Onagli, n. 51. Arg., gr. 1.58. 

29. Variante: con PROTE nel 9. 

Stessa coli. Ar 8- 

30. Idem. 

Simile alla precedente, con BONON • PROTE. Senza la cifra 2. 
Onagli, n. 52, 53. Ar 8' 

31, Idem. 

& INNOCENTIVS XIII • P • MAX • 1722. Ritratto con ca- 
mauro. 

S • PETRONIVS BON • PROTE. Il Santo in piedi. Sotto: 2. 

CtNAtiLi, n. 54. * Ar 8- 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 131 



32. Muraiola da 2 baiocchi. 

& — INNOCEN • XIII • P • M • 1722. Ritratto e. s. Sigle: A • B. 
R} — C. s., senza la cifra. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 55. Arg. 

33. Idem. 

& — INNOCENT XIII • P • M • 1722. Busto a s. 
R) - S • PETRONIVS • BON • PROTE • Il Santo in piedi di 
prospetto. A* suoi piedi la Città. Nel campo a d. A • B • 
Gabinetto di Brera. Arg. 

BlONDELLT, Mofl. Potiti/, ÌH€(Ì., Ti. 48. 

34. Idem. 

Simile alla precedente, con INNOCEN e Tanno 1724 nel & 
e senza le sigle nel Tu- 
onagli, n. 56. Arg. 

35. Idem. 

& - C. s. 

9 - S • PETRONIS (sic) * BON * PROTÉ * Il Santo in piedi. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.38. 

Cinagli, n. 57. 

36. Mezzo bolognino. 

& — BONONIA * DOCET • Arma inquartata della Città. 
fy - * MEZZO * BOLOGNINO due stellette. Leone rampante. 
Sotto, un cartello col millesimo 1721* 

Museo Civ. <\i Boi. Rame, n. 6.75. 

Coli. dell'Università. — Cinagli, n. 69. 

37. Variante: senza data. 

Stessa coli. Rame. 

38. Idem. 

Simile al precedente, coiranno 1722, e colle sigle A • B • al 9. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 70. Rame. 

39. Idem. 

Simile al precedente, coiranno 1723, senza le sigle. 
Museo Civ. di Boi. ColL Univ. Rame, gr. 6.32. 

Cinagli, n. 71. 



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133 



FRANCESCO MALAGUZZI 



40. Mezzo bolognino. 

Simile al precedente, coiranno 1724. 
Cimagli, n. 72. 

41. Quattrino. 

St - BONO I NIA ì DOCET • 1723. 

U — Leoncino rampante. 

Museo Civ. di Boi. 

Collez. dell'Università. - Cinagli, n. 84. 

42. Idem. 

Simile al precedente, con 1721 o 1722. 

Coli. Malagola. Bologna. 



Rame. 



Rame, gr. 2.00. 



Rame. 



SEDE VACANTE. 

[Card. Annibale Albani Camerlengo]. 

(1724)- 

1 , Scudo da 8 giuliù 

Sf ;: SEDE * VACANTE * 1724 * Gonfalone colle chiavi. 

Due armette, della Città e del Card. Tommaso Ruffo. 

Sotto, le sigle: A • B. 
li) > BONONIA * DOCET * Croce gigliata. Inferiormente 

* 80 * 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 24.21. 

Benaven, XXXIII, n. 17. — Cinagli, n. 3. 



"/"/*, 




/ 



2. Due gmlii. 

& - SEDE VACANTE ■ 1724. Gonfalone con chiavi. Due 
armette, della Città e del Card. Ruffo. 






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LA ZECCA DI BOLOGNA 133 

9 — BONONIA DOCET • Leone rampante col vessillo in cui 

è scritto LIBER. Sotto: 20; nell'esergo le sigle: À • B. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 6.2 1. 

Benaven, XXXVII, n. 40. — Cinagli, n. 6. 

3. Muraiola da 4 baiocchi. 

& - SEDE* VACANTE* ANO (sic)* 1724. Gonfalone e chiavi 
decussate. Due annette, una della Città e l' altra del 
Card. Ruffo. 

1$ — S * PETRONIVS * BON * PROTE * Il Santo in piedi 
benedicente. Nell'esergo le sigle : A • B • 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 2.76. 

Benaven, XXXIX. — Cinagli, n. 8. 

4. Idem. 

Simile alla precedente, con SEDE VACANTE • 1724 colle 
sigle: A* B. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 3.39. 

Cinagli, n. 9. 

5. Idem. 

Simile, senza le sigle. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 3.16. 

Cinagli, n. io. 

6. Muraiola da 2 baiocchi. 

& — SEDE * VACANTE. Gonfalone e chiavi. Due armette, 
della Città e del Card. Ruffo. Nell'esergo: 1724. 

9 .- S # • PETRONIVS * BON * PROT • Il Santo in piedi be- 
nedicente. Inferiormente la città indicata per le sole due 
torri. Nell'esergo le sigle : A • B • 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.46. 

Benaven, XL, n. 71. — Cinagli, n. 11. 

7. Idem. 

Simile, senza le sigle. 

Cinagli, n. 12. Arg. 



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134 FRANCESCO MALAGUZZI 






BENEDETTO XIII PAPA. 

[Pier Francesco Orsini Romano]. 
(1724 1730). 




j. Due giuhi. 

W - BENEDICTVS - XIII • P • M • 1724. Due annette, della 

Città e del Card. Tommaso Ruffo. 
^ - BONOMIA * DOCET. Leone rampante col vessillo, in 
cui LIBER, Sigle: A-B e 20 (Bajocchi). 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 6.04. 

Benaven, XXXVII, n. 41. — Cinagli, n. 8. 

2. Idem. 

Simile al precedente, coiranno 1726. 

Coli, Chigi in Roma. — Cinagli, n. 9. Arg. 

3. Idem, 

BENEDICI * XIII * P • M • Arme. Due armette, della 

Città e del Card. Giorgio Spinola. 
$ BONONIA DOCET • !'*•. Leone rampante, col vessillo 
in cui L1BER Sigle: M • P e la cifra * 20 ♦ 
Museo Civ. di Boi. Coli. dell'Università. Arg., gr. 6.05. 

Cinagli, n, io. 

4. Muraiola da 4 baiocchi. 

& - BENEDICTVS * XIII * P * M * 1724. Ritratto con ca- 
mauro, 
9 - S • PETRONIVS * BON * PROTE II Santo in piedi. 

Museo Civ, dì Boi, Coli. Univ. Arg., gr. 2.98. 

Salvaggi, M. S v pag. 79, n. 26. — Cinagli, n. 35. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA I35 



5. Muraiola da 4 baiocchi. 

Simile alla precedente, coiranno 1728. 

Cinagli, n. 36. Arg. 

6. Idem. 

Simile, collo stesso anno e le sigle A. B nell'esergo del <B\ 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 2.78. 

Benaven, XXXIX, n. 63. — Cinagli, n. 37. 

7. Idem. 

& — BENEDICTVS * XIII *P*M*1 729. Ritratto con camauro. 

Sotto le sigle : M • P. 
9 - S • PETRONIVS • BON • PROTECTOR. Il Santo in piedi 
benedicente. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 2.94. 

Salvaggi, M. S v pag. 79, n. 28. — Cinagli, n. 38. 

8. Idem. 

& - BENEDICTVS XIII • PONT • M • 1729 • Ritratto col ca- 
mauro. Sotto : À • P. 
9 ~ S- PETRONIVS BONPROTETOR(sic). Il Santo in piedi. 
Salvaggi, M. S v pag. 79, n. 29. — Cinagli, n. 39. Arg. 

9. Idem. 

& - BENEDICTVS * XIII * P * M * 1730. Ritratto e. s. Sigle: 

AP. 
$ - S • PETRONIVS * BON * PROTECTOR. Il Santo in piedi. 
Cinagli, n. 40. Arg., gr. 3.20. 

io. Idem. 

Simile al precedente, con BON • PROTETOR (sic). 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 41. Arg. 

11. Muraiola da 2 baiocchi. 

& - BENEDICTVS * XIII * . . . . 724. Sotto: A B. Ritratto e. s. 

9 — BON # PROTE. Figura e. s. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.18. 



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136 



FRANCESCO MALAGUZZI 



12. Muraiola da 2 baiocchi. 

&* - BE XIII • P • M • 1725. Ritratto òon camauro. 

$ - S * PETROMVS * BON * PROT * Il Santo in piedi be- 
nedicente: sotto, la città. Sigle: M*P. 

Museo Civ. di Boi. Arg., gr. 1.67. 

Coli, dell'Università. — Cinagli, n. 42. 

13. Idem. 

& - BEMEDICTVS XIII • P • M • - 1728. Ritratto con camauro. 

Sigle: A-B. 
^ - S ■ PETRONIVS • BON • PROTE. Il Santo in piedi. Sotto : 2. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 3.00. 

Bewaven, XL, n. 72. — Cinagli, n. 43» 

14. Idem, 

Simile al precedente, con le sigle À • P e solo PROTECTOR. 
Cinagli, n. 44. Arg. 

15. Mezzo bolognino o mezzo baiocco. 

& — BONONIÀ * DOCET. Arma inquartata della Città. 
Kì - MEZZO * BOLOGNINO. Neil' esergo A • B. Leoncino 
sporgente da un cartello in cui 1724. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 7.60. 

Coli. Malagola. 

16. Idem, 

Simile al precedente, coiranno 1725. 

Cimagli, n. 74. Rame. 

17. Idem, 

Simile, coiranno 1726. 

Museo Civ, di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 7.41. 

Cinagli, n. 75. 

18. Idem. 

Simile, coll'anno 1727. 

Museo Civ. di Boi. ColL Univ. Rame, gr. 6.95. 

Cjnagli, n. 76. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 



137 



19. Mezzo bolognino mezzo baiocco. 

Simile, coiranno 1728. 

Museo Civ. di Boll. Coli. Univ. 
Cinagli, n. 77. 



Rame, gr. 6.38. 



20. Idem. 

Simile, coiranno 1729. Sigle : M P nel R). 
Museo Civ. di Boi. 
Cinagli, n. 78. 

21. Idem. 

Simile, coiranno 1780. 
Cinagli, n. 79. 

22. Quattrino. 

<& - BONONIA DOCET- 1724. 

1$ — Leoncino rampante con vessillo. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. 
Cinagli, n. 99. 

23. Idem. 

Simili degli anni 1725, 1726, 1727, 1729. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. 
Coli. Malagola. Bologna. 



Rame. 



-"' Rame. 



Rame, gr. 2.1 1. 



Rame, gr. 1.90. 
[Continua). 



18 



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NECROLOGIA 



ARSENIO CRESPELLANI. 




Il 14 marzo u. se. mo- 
riva in Modena il bene- 
merito archeol. e numis. 
A vv. Cav. Arsenio Cre- 
spellarli, Presidente di 
quella R. Deputazione 
di Storia patria, Reg- 
gente la Galleria ed 
il Medagliere Estense, 
Ispettore degli Scavi, 
Direttore del Museo Ci- 
vico, membro di varie 
accademie scientifiche, e 
socio della nostra So- 
cietà sin dalla fondazione 
di essa. 

Nato a Modena il 14 
die. 1828 da una distinta 
famiglia , si laureò in 
leggi ma non esercitò 



l'avvocatura, dedicandosi invece agli studi storici, archeolo- 
gici e numismatici, verso i quali lo traeva una forte pro- 
pensione. 

L'elenco degli scritti da lui pubblicati è assai copioso; 
d'indole strettamente numismatica sono i tre seguenti : 

La Zecca di Modena nei periodi Comunale ed Estense, 
corredata di tavole e documenti. — Modena (Vincenzi), 1884. 
— (In-4, di pag. VI-377, con *7 tav »)« 



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1 4° NECROLOGIA 



Conti e punzoni numismatici della R. Biblioteca Estense. 
Modena (Soc. Tip.), 1887. — (In-4, di pag. LIX99, con 2 tav.). 
- Estr, dalle Memorie della R. Accad. di Scienze, lett. ed arti 
di Modena, serie II, voi. V, sez. d'arti. 

Medaglie Estensi ed Austro-Estensi edite ed illustrate. 
Modena (Soc. Tip.), 1893. — (^ n '4» di pag. 178, con 92 incis.). 

L'opera sulla Zecca di Modena va per le mani di tutti; 
intorno al bel volume sulle Medaglie Estensi ed Austro- Estensi 
tu riferito diffusamente in questa stessa Rivista (1). 

Alcune notizie numismatiche, in particolar modo intorno 
a conii e medaglie di artisti modenesi, ci sono date dal 
Crespella ni nella sua Guida al Museo Civico di Modena, da 
lui riordinato e diretto (Mod. 1897). 

Nella lunga sua carriera scientifica, l'Avv. Arsenio Cre- 
spellani aveva saputo conquistarsi quella stima e quella 
simpatia generale, che testé avevano trovato la loro estrin- 
secazione nelle feste con cui la città di Modena celebrò il 
40 anniversario dalla fondazione di quella Deputazione di 
Storia patria. 

Per la molta cortesia del eh. Cav. Alessandro Giuseppe 
Spinelli, siamo in grado di fregiare queste poche righe col 
ritratto del compianto numismatico modenese. 



(i) Auiim VII (1894), a pag. 129 e 251-53. 

S. A. 



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VARIETÀ 



Concorso Gneccht di Numismatica classica. — In 

base alla decisione presa dal Consiglio della nostra Società 
nella sua tornata del io Aprile 1899, essendosi col presente 
fascicolo, posto termine alla pubblicazione degli articoli di 
Numismatica classica presentati nel triennio 189798 e 99, il 
concorso si ritiene definitivamente chiuso. Come è noto, l'ag- 
giudicazione del premio venne affidata fino da quando fu 
bandito il concorso stesso, ai Signori direttori dei Musei di 
Parigi, Londra, Berlino, Vienna e Milano, i quali saranno 
ora pregati di volere gentilmente dare il loro verdetto, che 
speriamo poter comunicare nel fascicolo di Giugno. 

La Direzione. 

La . Collezione Imhoof-Blumer. — Leggiamo nella 
Numismatic Circular dello scorso febbraio che il governo 
germanico ha acquistato pel gabinetto di Berlino l'insigne 
collezione di monete greche del dott. F. Imhoof-Blumer di 
Winterthur. Tale collezione comprende circa 30000 monete 
greche, e, messa insieme dalle amorose e erudite cure che 
T eruditissimo proprietario vi dedicò per molti e molti anni 
e, diremo anche, dai forti mezzi di cui poteva disporre, 
contiene gran numero di rarità di primo ordine e di pezzi 
straordinariamente rimarchevoli per bellezza di stile e di 
conservazione. Il gabinetto imperiale di Berlino può quindi 
vantare una delle più splendide serie di monete greche e 
rivaleggiare cogli altri primissimi gabinetti d* Europa. Il 
prezzo pagato fu di 600000 franchi. 

Ripostiglio di monete del Sec. XV e XVI. — 

Togliamo dall' Allgemeine Schweizer Zeitung di Basilea : 
* Qualche tempo fa, un contadino dei dintorni di Rue 



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142 VARIETÀ 

(Cant. di Friburgo), trovò fra le radici d'un abete sradicato 
dall'uragano, un vaso di zinco che conteneva circa 500 
monete d'oro e d'argento. Esse appartenevano quasi tutte 
ai Sec. XV e XVI, e si distinguevano per eccellente conser- 
vazione. Alcune erano di Berna e Friburgo, coi santi Vincenzo 
e Nicolò, altre del Card. Matteo Schinner, di re Carlo Vili, 
e degli Sforza di Milano „. 

Vendita Rusconi. — Nella Galleria Sangiorgi di Roma 
avrà luogo il 30 prossimo Aprile la vendita al pubblico incanto 
della collezione di "monete romane appartenente al Cav. F. Ru- 
sconi di G.*** La collezione consta di 1588 numeri compren- 
denti circa 200 aurei, 2500 monete d' argento e altrettante 
di bronzo. Tra le consolari citeremo gli aurei delle famiglie 
Cassia, Cornelia, Domitia, Durmia, Mussidia e Petronia, i 
denari dell'Assia, della Minatia e della Numitoria e un pezzo 
di bronzo quadrilatero col gallo. Tra le imperiali, gli aurei 
di Pompeo, Antillo, Plotina, Elio, Commodo, Domna, Gallieno, 
Onoria e Romolo Augustolo, e non mancano le rarità anche 
nell'argento e nel bronzo. 

Chi fra i raccoglitori non avesse ricevuto il catalogo e 
lo desiderasse ne faccia richiesta alla Galleria Sangiorgi, 
Palazzo Borghese a Roma. 

Manuale Gtiecchi a 3fonete Romane. „ — La prima 
edizione essendo completamente esaurita, nel prossimo 
Maggio l'Editore Hoepli pubblicherà la 2 a edizione di questo 
Manuale riveduta, corretta ed ampliata dell'Autore. 



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ATTI 



DELLA 

SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



Seduta del Consiglio, 20 Marzo 1900. 
(Estratto dai Verbali). 

La seduta è aperta alle ore 15 nella sala del Castello. 

I. Vengono ammessi ed eletti ad unanimità: 

A soci effettivi: il Sig. r Mario San Rome e il Cav. 
Prof. Francesco Novati, Presidente della Società Storica 
Lombarda. (Ambedue proposti dal Dott. Cav. Solone Ambro- 
soli e dal Cav. Uff. Francesco Gnecchi). 

A soci corrispondenti: Ing. Cav. G. Fantaguzzi di Asti, 
presentato dal Dott. Cav. S. Ambrosoli e dal Sig. r G. Grillo. 
Sig. Giacinto Ceruti, presentato dal Prof. Serafino Ricci e 
dal Sig. r G. Grillo. 

II. È approvata la composizione del 2. fascicolo della 
Rivista. 

III. Il Segretario dà lettura dei seguenti doni pervenuti 
alla Società: 

Gnecchi Cav. Uff. Ercole. 
Due conii di medaglie e 17 monete varie in argento e bronzo. 

Gnecchi Cav. Uff. Francesco. 
Annales de la Societé d'Archeologie de Bruxelles. Annata 1899, 
O. Archeologo Portugués. Annata 1899. 

Osnago Enrico. 

N. 20 monete d'argento di zecche italiane medioevali e moderne, 
fra cui: 

Ferrara — Ercole II, testone raro. 
Lodi — Grosso autonomo. 



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144 ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 

Milano — Lodovico il Bavaro (Soldo). Gnecchi, n. 2. 

Giovanni Visconti (Sesino). » » 4. 

Francesco II Sforza (Testone). » » g. 

Carlo V |Da soldi dieci). » » 23. 

La seduta è levata alle ore 16 %. 



Finito dì stampare il 31 marzo 1900. 

H*t*4«**4r+»*I1 ******** IttH HMHMM II MM I M tl H WH 

Martelli Achille, Gerente responsabile. 



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RIVISTA ITALIANA DI NUMISMATICA 
Anno XIII, 1900. Tav. I. 





21 






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28 










35 







2 5 





30 



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24 



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3Ì^P 






37 




36 



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BAHRFKLDT. — Le monete romano -campane. 



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RIVISTA ITALIANA DI NUMISMATICA 



Anno XIII - 1900. 



Tav. II. 







io 




13 



ARTURO SPIGARDI - Le Medaglie dei Capi di Guardia nella Misericordia di Firenze. 



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FASCICOLO IL 



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APPUNTI 

DI 

NUMISMATICA ROMANA 



L. 
1 BRONZI QUADRILATERI DELLA REPUBBLICA 

E LA MONETA PRIVATA DEI ROMANI. 
(Tav. HI) (•). 

S' è studiato lungamente sui curiosi pezzi qua- 
drilateri di bronzo che l'antica civiltà romana ci ha 
tramandati ; ne hanno scritto i PP. Marchi e Tessieri, 
il P. Garrucci, il Sambon, il Chierici, il Pigorini, il 
Milani e molti altri eruditi, eppure non si è ancora 
arrivati a poterli con sicurezza classificare, e nep- 
pure si riuscì a determinarne con sicurezza l'epoca 
dell'emissione. 

Furono per gran tempo ritenuti anteriori al- 
l'asse librale, e la loro forma, certo più primitiva di 
quella lenticolare, pareva conferir loro tale aureola 
di arcaicità da farli ritenere dell'epoca dei Re. 



(*) Quantunque non indispensabile per questa memoria, ho creduto 
bene riprodurre alla tav. n. Ili un pezzo quadrilatero, noto come tipo, 
ma sconosciuto come esemplare. Sono pezzi così rari, che la conoscenza 
di un nuovo esemplare genuino è sempre prezioso per gli studiosi. 
Quello riprodotto alla tav. n. Ili e appartenente già da parecchi anni 
alla mia collezione, venne ritrovato a Roma nel maggio 1887 negli scavi 
che si fecero per la sistemazione del Tevere. Il suo peso è di 1000 grammi 
ossia è uno dei più leggeri conosciuti, la media degli altri pezzi simili 
aggirandosi intorno ai gr. 1600. Tale scarsità di peso è certamente da 
attribuirsi in parte alla consunzione che il pezzo subì non tanto forse 
per la circolazione, quanto per la corrosione del terreno in cui stette 
per lunghi secoli sepolto. 



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148 FRANCESCO GNECCHI 



Ma un esame più approfondito dell'arte che 
essi presentano e delle figurazioni che vi si trovano 
impresse, persuasero in seguito gli eruditi che a 
quei pezzi va assegnata un'epoca assai più recente. 
Essi appartengono certamente all'epoca repubblicana, 
non solo; ma apparvero più tardi della moneta de- 
cemvirale e probabilmente sono in parte contempo- 
ranei all'introduzione dell'argento (anno 268 a. C.), 
in parte posteriori. Ciò è ora ammesso senza di- 
scussione ; ma ciò appunto rende più difficile la spie- 
gazione della loro essenza, ossia rende più compli- 
cato il problema se essi fossero o meno vera moneta 
e quindi se appartengano o no alla numismatica. 

V'ha chi nei pezzi quadrilateri volle vedere 
semplicemente dei pesi, e credo bene per prima cosa 
sbarazzare il terreno da questa ipotesi, la quale non 
mi pare possa essere seriamente sostenuta. In primo 
luogo gli emblemi che vi troviamo rappresentati non 
hanno col peso alcuna relazione, mentre sappiamo 
quanto gli antichi tenessero alla concordanza fra il 
simbolo e ciò che intendevano simboleggiare. In 
secondo luogo poi, l'indicazione del peso ossia del 
valore vi manca assolutamente. Tale indicazione 
avrebbe dovuto essere data o dai simboli o da numeri, 
oppure dai due elementi insieme, come avviene per la 
monetazione repubblicana di bronzo, dove il valore 
di ciascun pezzo è chiaramente segnato non solo 
dalla cifra I indicante Tasse o dai globetti indicante 
le oncie; ma ancora dai tipi rappresentati e costan- 
temente ripetuti sulle monete di un dato valore. 
Sui pezzi quadrilateri invece noi non troviamo alcuna 
indicazione di valore; nessuna cifra mai, ne alcun 
altro segno, e per dippiù simboli svariatissimi su 
pezzi che suppergiù, ossia, salvo le naturali oscilla- 
zioni provenienti dalla fusione, presentano tutti il me- 
desimo peso. 



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I BRONZI QUADRILATERI DELLA REPUBBLICA, ECC. I49 

Nulla dunque si può immaginare in più aperta 
contraddizione coli' ipotesi che quei pezzi possano 
essere stati dei pesi, ipotesi che a me pare poco 
meno che assurda, - (basterebbe guardare quanto 
sono diversi i veri pesi che l'antichità ci ha traman- 
dato!) — e che quindi metto da parte insieme all'altra, 
che chiamerò ingenua, di chi li vorrebbe considerare 
semplicemente come masselli di metallo da fondere. 
In tal caso quale ragione d'essere avrebbero avuto 
le impronte, che pure ne costituiscono tanta parte, 
riassumendo tutta l'arte del tempo? 

Resta quindi evidente, non foss'altro per esclu- 
sione, che i pezzi quadrilateri non potevano essere 
che moneta. Ma qui precisamente è necessaria una 
prudente e importante distinzione. 

Chi li ammise come moneta, corse troppo e andò 
al di là del vero, assegnando loro, a norma del loro 
peso approssimantesi più o meno a quello di quattro 
o cinque assi librali, il nome di quadrassi e di quin- 
cussi. Tale affermazione era basata su due false suppo- 
sizioni. La prima era quella di considerare i pezzi qua- 
drilateri come contemporanei dell'asse librale, la se- 
conda quella di ritenerli suoi multipli, collegati cioè col 
sistema monetario decemvirale e quindi essi stessi mo- 
neta ufficiale dello Stato. È naturale che da due pre- 
messe erronee dovesse nascere, come appunto nacque, 
un equivoco, in seguito al quale non fu mai possibile 
dare una ragione plausibile dell'esistenza di questi 
pezzi quadrati frammisti alla monetazione lenticolare. 

Ma le cose invece si chiariscono e il fatto riesce 
logicamente spiegato, quando si faccia la debita di- 
stinzione fra la moneta ufficiale dello Stato e la mo- 
neta privata, tenendo conto che quest'ultima, non solo 
aveva preceduto l'altra, ma, — dato il nesso strettissimo 
che nel sistema monetario romano esisteva fra i due 
elementi peso e valore, i quali quasi si confondevano 



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I50 FRANCESCO GNECCHI 



l'uno coll'altro, — continuava a mantenere il suo corso 
regolare e legale collateralmente alla moneta ufficiale. 

Malgrado tale coesistenza però, la distinzione fra 
Tuna e l'altra moneta era netta e decisa. 

È cosa notissima come caratteristica essenziale 
della moneta romana ufficiale fosse l'impronta della 
divinità. La moneta era ritenuta come cosa sacra e 
lo Stato vi imprimeva il carattere ufficiale coll'effigie 
di Giano, di Giove, di Minerva, di Ercole, di Marte 
o di Roma, tanto che nessuna delle monete decemvi- 
rati di bronzo, come di tutte le susseguenti riduzioni, 
uscì dalle officine di Roma senza l'impronta di una 
divinità. Anche le prime monete d'oro portano la 
testa di Marte e così pure nella monetazione d'argento 
non è che al decadere della Repubblica che l'effigie 
umana sostituisce l'effigie divina. 

Ora i pezzi quadrilateri ci si presentano sotto 
ben altro aspetto, mancando di questo carattere es- 
senziale. Non troviamo in essi che rappresentazioni 
simboliche, il Bove, l'Elefante, l'Aquila, i Polli au- 
gurali, il Tripode, il Tridente, la Spada e così via; 
mentre la Divinità vi è assolutamente esclusa. 

Il fatto è molto significante, anzi decisivo; tanto 
decisivo che per esso si designano nettamente le 
due categorie di moneta ufficiale e di moneta non 
ufficiale o privata, e i pezzi quadrilateri, esclusi dalla 
prima pel carattere delle loro impronte, vengono 
necessariamente ad appartenere alla seconda. 

Se a taluno il carattere delle impronte non 
paresse prova sufficiente a quanto asseriamo, un'altra 
prova possiamo offrire nella loro stessa forma, perchè 
quando lo Stato volle emettere dei pezzi multipli 
della propria moneta fuse il dupondio, il tripondio 
e il decusse, sempre ben inteso coli' effigie della 
Divinità; ma sempre conservando la forma lentico- 
lare delle monete semplici. Conclusione, questi pezzi, 



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I BRONZI QUADRILATERI DELLA REPUBBLICA, ECC. 151 

formavano in certo modo la continuazione degli an- 
tichi pezzi di Aes signatum i quali indubbiamente co- 
stituivano la moneta primitiva e privata dei Romani. 
La moneta Decemvirale era stata la prima ufficiale, 
la quale non veniva a sostituire la moneta privata, ma 
vi si aggiungeva. L'antico bronzo privato, sia rude, 
sia segnato, continuava ad aver corso anche dopo 
l'emissione della moneta ufficiale, ed anzi all'antica 
moneta privata si aggiungevano le emissioni della 
nuova — migliorata a seconda dei tempi — coi pezzi 
quadrilateri in discorso, i quali al par dei primi ave- 
vano corso secondo il loro peso precisamente come 
lo continuava ad avere Toro in verghe: loco mercis. 
È anzi ragionevole supporre che la forma quadrilatera 
(che sarebbe stata assai poco spiegabile in una sola 
parte dei multipli della monetazione ufficiale) fosse 
dallo Stato imposta alla monetazione privata per to- 
gliere ogni motivo di confusione con quella ufficiale. 

Una delle destinazioni piti comuni dei pezzi qua- 
drilateri sembra essere stata quella di ex voto offerti 
alle divinità nelle occasioni solenni di una Vittoria 
di un sacrificio o simili. Ciò sembra lecito argomentar 
dal fatto che i più importanti ripostigli di questi 
pezzi come quelli di Vicarello e di Vulci costituivano 
appunto delle stipi sacre. Ciò però non toglie che 
tali pezzi servissero per tutte le altre abituali con- 
trattazioni. Mentre lo stato continuava rigidamente e 
invariabilmente la sua emissione di moneta di bronzo 
coi tipi primitivi, il privato incline sempre alle com- 
memorazioni, si sbizzarriva a rappresentare sui pezzi 
abbandonati al suo capriccio simboli ed emblemi 
ricordanti vittorie, voti, fasti, felici avvenimenti o 
altre circostanze della vita pubblica romana, nelle 
forme che lo stato consentiva. 

Alcuno potrebbe osservare che non è assoluta- 
mente provato che i pezzi quadrilateri fossero fusi a 



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I52 FRANCESCO GNECCHI 



Roma e che invece potevano essere anche stati fusi in 
altre città italiche, nelle monetazioni delle quali l'em- 
blema sacro non era di consuetudine come a Roma. 
Può darsi che non tutti fossero di emissione romana; 
ma, dal momento che quello coli' Aquila e il Pegaso e 
la leggenda ROMANOM, si afferma decisamente di Roma, 
riesce indifferente pel caso nostro che qualcheduno 
degli altri potesse anche avere origine extra romana. 

Quanto al valore di ciascun pezzo, come si disse 
più sopra, la denominazione di quadrassi o quincussi 
è affatto arbitraria e va quindi abbandonata. Assai 
probabilmente in origine essi avranno avuto un rap- 
porto colla moneta ufficiale, e al momento della loro 
emissione il loro valore sarà stato quello di un nu- 
mero determinato di assi; ma a noi, non essendoci 
nota con precisione l'epoca della loro emissione, e 
troppe incertezze esistendo ancora sul peso dell'asse 
nelle diverse epoche, mancano i dati per determinare 
tale valore e allo stato attuale della scienza ogni 
discussione su tale argomento cade nel vuoto. 

Ogni pezzo valeva semplicemente quello che 
dava il suo peso. Se per un supposto valeva io o 15 
assi al momento dell'emissione, il suo valore crebbe 
poi a 20, 30 o più in epoche posteriori, di mano in 
mano che il peso ufficiale dell'asse andava scemando. 
Non essendo altro che un valore metallico, non po- 
teva a meno di subire tutte le oscillazioni e le va- 
riazioni del mercato monetario. 

Appartengono dunque alla Numismatica i pezzi 
quadrilateri? Vi restano esclusi quando per Numisma- 
tica si voglia intendere la sola monetazione ufficiale; 
ma vi sono compresi quando nella Numismatica, presa 
in senso più largo, vi si include tutto ciò che era mezzo 
di scambio, e come avviene nel fatto, dal momento 
che vi si comprende YAes rude e VAes signatum. 



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LI. 
ALCUNE MONETE REPUBBLICANE 



VARIANTI O RISTABILITE. 



Trovare ancora oggi qualche cosa di nuovo, non 
fosse che una semplice variante, nella serie delle 
monete repubblicane è tale ardua impresa da para- 
gonarsi a quella di chi volesse trovare un nuovo 
commento a un verso di Dante. Come i mille com- 
mentatori della Divina Commedia stillarono i loro cer- 
velli per trovarvi tutto quanto il fiero ghibellino ci 
aveva messo e anche 'tutto quello che certo non aveva 
mai sognato di metterci; così nel vasto campo della 
numismatica repubblicana romana, dopo i primi mie- 
titori, passarono numerosissimi e valenti spigolatori, 
i quali armati di pazienza certosina e muniti d'occhi 
di lince, andarono frugando tutti gli angoli più ri- 
posti per raccorgliervi i chicchi abbandonati. E la 
mania del trovare fu tale, che bene spesso misto al 
buon frumento fu raccolto anche qualche cattivo 
seme, che altri poi si dovette assumere l'incarico di 
scernere e di eliminare. 

Malgrado sì accurata ricerca, qualche piccola 
cosa sfuggì anche ai più abili ricercatori e così oggi, 
dopo quattro anni che non tocco quest'argomento, 
posso presentare due monete che aspirano a pren- 
dere il loro posto nella serie quali varianti, e a 
due altre restituire quello che loro ingiustamente fu 
tolto. 



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154 FRANCESCO GNECCHI 



DENARO DELLA CORNUFICIA 

Dopo Babelon, N. 2. 

fi? — Testa di Cerere coronata di spighe a destra. 

9 - QCORNVFICI AVGVR IMP. Quinto Cornuficio in 
toga velato da pontefice e col lituo, coronato da Giu- 
none Sospita che sta a destra. 

Il rovescio è quello solito dei denari della Cornuficia. 
Al dritto la testa di Cerere sta a destra; mentre nel tipo 
solito, descritto da Babelon al N. 2 è a sinistra. 

Noto che il mio esemplare è suberato, il che però non 
equivale a dire che sia una privata falsificazione dell'epoca 
e perciò il prodotto di un artefice poco esperto. Sappiamo 
come, nella serie repubblicana specialmente, molte monete 
suberate provengono dalle officine dello stato, e talvolta un 
esemplare suberato non è che l'indicazione dell' esistenza 
d'una data moneta in puro argento. Ho l'occasione di dare 
un esempio di questo fatto in questo medesimo articolo, a 
proposito del denaro di Terenzio Varrone. 

DENARO DELLA MESCINIA. 

Varietà Babelon, N. 5. 

& - I - O • M - S • P • Q • R • V • S • PR • S • IMP • CAE • QVOD • 
PER EV - R • P • IN ÀMP • AT • Q • TR • ÀN • S • E • Uovi 
optimo maximo senatus populusque romanus vota stiscepta 
prò salute imperatoris Caesaris quod per eum respublica 
in ampliore atque tranquilliore statu est). Leggenda in 
sette linee nel campo, contornata da una corona di 
quercia. 
1? — L-MESCINIVS IIIVIR- Cippo, nel quale in cinque linee 
la leggenda: IMP CAES AVGV COMM CONS (Imperatori 
Caesari Augusti) communi consensu). Nel campo, ai lati 
del cippo S C. 

Va osservato nel dritto che la corona che circonda la 
leggenda non è d'alloro ma di quercia e ciò non solo nel- 
l'esemplare ora descritto, ma in tutti (almeno in tutti quelli 
che ebbi campo d'esaminare) gli esemplari di questa rara 



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ALCUNE MONETE REPUBBLICANE, ECC. 155 

moneta. Questa osservazione è sfuggita anche all'occhio in- 
dagatore dell'amico Bahrfeldt, e del resto la corona civica è 
più consentanea per una moneta emessa dal senato essendo 
la tipica corona che figura in tutte le monete di bronzo che 
portano la leggenda OB CIVES SERVATOS. 

NelP esemplare descrito poi, al rovescio, manca il co- 
gnome RVFVS. 

ASSE DELLA MINUCIA. 

Dopo Babelon, N. 3. 
i& — Testa di Giano Bifronte; al disopra I. 
1$ — Prora di nave a destra, davanti alla quale I. In alto 
C • AVO (Caius Augurinus); in basso ROMA. 

Peso gr. 17,500. 

Questo asse viene a completare la serie del Bronzo, di 
di C. Minucio Augurino di cui Babelon descrive tutti gli 
altri pezzi, Semisse, Triente, Quadrante, Sestante e Oncia. 
Il pezzo però non è nuovo. Pubblicato da Cohen (famiglia 
Minucia N. 8), venne poi omesso da Babelon e il perchè m'è 
ignoto. Forse l'esemplare descritto, ma non citato da Cohen, 
non fu noto o non fu potuto controllare da Babelon, o forse 
Cohen l'ha pubblicato come una supposizione (dato che 
esistevano le frazioni, doveva esistere anche Passe) e Babelon 
giustamente non volle sottoscrivere a tale supposito, senza 
la prova materiale. Quale infine sia la ragione dell'omissione 
io non so ; ma, possedendo ora un esemplare di questo asse 
(il quale del resto non può certamente essere ritenuto comune 
come parve supporlo il Cohen), credo . sia giusto di ristabilirlo 
come moneta realmente esistente e che ha il diritto di essere 
presa in considerazione e di entrare, in capo della serie di 
bronzo di C. Minucio Augurino a completarla. 

Non è la prima volta che la critica riuscì a provar false 
o non esistenti e a sopprimere quindi dal Corpus Numorum 
per insufficienza di prove alcune monete che qualche autore 
vi aveva introdotto senza curarsi di documentarle. Ma non 
è neppure la prima volta che una critica posteriore, adducendo 
le prove perdute o dimenticate, intervenne a ristabilirle. E 
questo è il nostro caso per Tasse della Minucia, come pel 
denaro seguente. 



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156 FRANCESCO GNECCHI 



DENARO DELLA TERENTIA 

Dopo Babelon, N. 15. 
£¥ — VARRÒ PROQ. Busto diademato e barbuto di Giove 

Terminale a destra. 
J§ — Ripetizione del dritto. 

Cohen descrisse questa moneta (famiglia Terentia, N. 15, 
Tav, XXXIX, Terentia 5). Babelon descrive la stessa moneta 
e ne dà anche il disegno, facendovi però seguire la nota: 
1 Cohen a décrit en outre la pièce dont nous donnons ici le 
u dessin; (e che è precisamente quella da me descritta) ce 

* n'est qu'une monnaie fourrée et hybride formée du droit du 
ri denier N. 15 (denaro che offre al rovescio lo scettro fra 

* l'Aquila e il delfino) répété de nouveau au revers. „ 

Ammesso che l'esemplare descritto da Cohen fosse su- 
berato, Babelon aveva tutte le ragioni di osservarlo, come 
ho creduto mio dovere di farlo più su io stesso pel denaro 
della Cornuficia; ma l'esemplare che oggi io presento è di 
puro argento e credo quindi che abbia il diritto di rivivere e 
di figurare fra le monete di M. Terenzio Varrone. L'essere il 
medesimo tipo ripetuto sulle due faccie della moneta non lo 
credo indizio sufficiente per far credere a quello che si dice 
un errore di zecca, ciò che d'altronde non si può neppure 
assolutamente escludere finché un solo esemplare è cono- 
sciuto. Esempì molto simili, se non identici, si possono citare 
sia nella serie repubblicana, sia nell'imperiale. Fra le famiglie 
repubblicane l'Appuleia e la Vibia hanno alcune monete i 
cui tipi sono gli stessi pel dritto e pel rovescio e solo la 
leggenda cambia o, per dir più precisamente, non è ripetuta; 
ma incomincia da un lato e termina sull'altro. Nella serie 
imperiale poi basterà citare i bronzi di Tito, di Trajano e 
d'Adriano, dove teste e leggende sono ripetute su ambo i 
lati. Nulla osta quindi a ritenere che anche Terenzio Varrone 
abbia coniato un denaro ripetendo la stessa effigie sui due 
lati, e che anzi sia forse stato il primo a darne l'esempio. 

Francesco Gnecchi. 



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INTORNO 
all'ADOPTIO di ADRIANO 

IMPERATORE 



Note di Storia e Numismatica 



Dione Cassio (Xiphil. LXIX, i) comincia il racconto del 
regno di Adriano con una insinuazione maligna, la quale, 
raccolta dagli antichi e ripetuta da pressoché tutti gli storici 
moderni ( J ), finì con l'assodarsi in stabile accusa: Adriano 
non sarebbe stato realmente adottato da Traiano morente» 
ma l'adozione di lui sarebbe stata finta da Plotina ad Adriano 
legata da relazioni d'amore. 

Quanto c'è di vero in questa antica accusa? 

Non è questione nuova. Ne trattarono incidentalmente 
Dodwell ( 2 ) ed Eckhel (3); di proposito — in una speciale 
memoria — V abate Belley (4). Ma non può dirsi resoluta. 



(1) Cfr. Tillemont, Hist. des emp. II, p. 266; Eckhel, Dori* Num. 
Vet. VI, p. 473-74; Mazzolem, Comrn. in Num. Mus. Pis. Park I, p. 26; 
Serviez, Les imperatrices Ront. Paris, 1744, Tom. II, Piotine; Crfvier, 
Hist. des emp. Rom. Paris, 1819, Tom. IV, p. 332; Vannucci, Storia 
dell'Italia antica. Firenze, 1864, IV, p. 398; Ampère, V emp. Rom, à 
Rome. Paris, 1867, Tom. II, p. 187; Dierauer, Beitràge zu eintr krì* 
tischen Geschichte Trajans, p. 184-185, in Bùddinger, Untersuch. zitr Ràm, 
kaisergesch., 2. Leipzig, 1869; Champagny, Les Antonins. Paris, 1875, I, 
p. 388 sq.; De La Berge, Essai sur le regne de Trajan, Paris, 1877, 
p. 189; Zeller, Les emp. Rom. Paris, 1883, p. 231, etc. 

(2) Dodwell, Praelectiones Academ. in Se ho la Histor. Camdtn. 
Oxonii, 1692, XVI. 

(3) Eckhel, Doct. Num. Vet. VI, p. 474. 

(4) Belley, Dissertation sur l'adoption cTHadrien par IWmptrrttr 
Trajan in Mém. de Litter. tirés des registres de l'Acad. dts Itisi r/pf. et 
Belles Lettres, Tom. XXIV, p. 89-104. 



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158 GUIDO CAMOZZI 



Dodwell sentì la poca sincerità ch'era nella notizia di 
Dione, e tentò di sfatare l'accusa: ma, piuttosto che accredi- 
tare, compromise la bontà dell'opinion propria; perocché la 
difese con argomenti ai quali la critica meglio illuminata dei 
tempi di poi potè dare una troppo facile smentita. L'abate 
Belley, al contrario, fascinato dall'autorità dell'antico storico, 
non intese che ad escogitar argomenti che acquistassero fede 
al racconto di lui: ma furono argomenti scarsi di numero e 
di valore. Eckhel accolse, senza far sua la questione, le 
conclusioni di Belley, pago di trovarne la conferma in un 
singolare monumento numismatico, della cui genuinità non 
seppe o non volle dubitare. 

Il più recente biografo di Adriano (Schiller, Geschichte 
d. Ròm. Kaiserzeit, Erst. Band, 2. Teil p. 612 sq.) risolleva 
qualche dubbio sulla attendibilità dell'accusa: ma poiché egli 
non lo conforta che ripetendo le affrettate osservazioni d'in- 
dole generale già altra volta fatte dal Duruy (Hìst. des Rom., 
Tom. V, p. 4-6. Paris, 1883) (0, noi, cui uno studio paziente 
della vita di Adriano ha riaffacciato varie volte gli stessi 
dubbi, abbiamo creduto opportuno di esaminar la questione 
ancora una volta, proponendoci larghezza maggiore di quanta 
non sia nelle pagine dello Schiller e nel tempo stesso minore 
prevenzione di giudizio che non si ritrovi in quelle di Belley 
e di Eckhel. 



Tutto il racconto che Dione ha lasciato dell'impero di 
Adriano si manifesta inspirato da un innegabile senso di 
antipatia. Di qui una prima ragione per andar molto cauti 
nell' accoglierne i dati quando questi tendano a porre in 
cattiva luce V imperatore. La maligna affermazione con la 
quale esso racconto si apre, quantunque voglia imporsi a la 



(1) Negarono fede, in tutto o in parte, al racconto di Dione — pur 
astenendosi da un esame diligente e minuto della questione — anche 
Merivale {The Romans under the empire, VII, 412); Center wall {Spari. 
Vita Hadriani commenta illustrata in Upsala Universitels-Arsskri/t. Upsala, 
1869, p. 52) e Gregorovius {Der Kaiser Hadrian. Stuttgart, 1884, p. 30). 



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INTORNO ALL ADOPTIO DI ADRIANO IMPERATORE I59 

fede di chi legge con una insolita cura nel precisare gli 
elementi e le ragioni dell'accusa, parmi, per la stessa insi- 
stenza con la quale l'autore sopra vi indugia, sospetta. E 
quand' anche volessimo giudicare Dione in -buona fede, il 
modo oncT egli ci mostra originata la diceria, lascierebbe 
sempre legittimamente pensare ad un pettegolezzo fatto in 
famiglia (0 o tutt'al più malignato nella stessa corte imperiale. 

Sparziano, quantunque delle due fonti cui attinse una 
appaia manifestamente esser stata sfavorevole ad Adriano ( 2 ), 
non può dirsi abbia ripetuto l'accusa; perocché le parole con 
le quali si chiude il capo IV della sua biografia [frequens 
sane opinio.... fessa voce loquebatur] hanno tutta l'apparenza 
di una glossa (cfr. l'ediz. Peter, p. 7): la troviamo bensì 
ripetuta in Eutropio (Vili, 6) Aurelio Vittore (Caes, 13) e in 
Cedreno (ed. Bonn., Tom. I, p. 438); ma chi può far fede che 
nel racconto di questi non sia direttamente o indirettamente 
derivata dallo stesso Dione? (3). 

Intralasciando gli argomenti intrinseci troppo scarsi e 
mal sicuri, se noi vediamo di formarci rispetto ad essa accusa 



(1) Afferma Dione (1. e.) di aver avuto notizia di tutta la supposta 
trama da Aproniano, suo padre, il quale u t-rjc KtXixta? £p£ac tcàvta xà 
xax' aòtòv èjisjxa9"f|X8t oa?pd>s „. — Se l'5p£as vuol qui riferirsi ai tempi 
della successione di Adriano (117 d. C), come Belley (op. e, p. 93) ed 
altri mostrano di credere, la notizia è falsa, perocché Aproniano non 
fu prefetto della Cilicia che sotto Marco Commodo nel 183 d. C. (cfr. 
Reimar a q. 1. e Tillemont, Hisi. des emp. t II, pp. 206, 430). Se invece 
il passo esige la interpretazione rabberciata da Tillemont (sempre in- 
teso il valentuomo a scagionare d'ogni pecca gli antichi autori ! cfr. 1. e, 
p. 206) la testimonianza invocata da Dione diventa sospetta o perde 
almeno gran parte del suo valore. Quanta fede potevano infatti meritare 
le malignità sussurrate a 70 anni o quasi di distanza dall'avvenimento 
in questione? E perchè se ne sarebbe continuato a parlare con tanto 
livore? 

(2) Cfr. J. Durr * Die Reisen des Kaisers Hadrian „. Wien, 188 1, 
p. 83 : Quellenanalyse von Spari. Vii. Hadr., 5-14. 

(3) Eutropio ed Aurelio Vittore — e modernamente anche l'Am- 
père (o. e, Tom. II, p. 187) — risparmiano a Plotina 1' accusa di lpu>- 
ttx-qs (ptXtac. Quanto poi a Cedreno, è notevole ch'egli, in un altro passo 
(p. 249 B ed. Bonn), dà la adozione di Adriano come legittimamente e 
realmente avvenuta: &vfyjx«t &s Tpatavò? 'ASpiavòv xòv yxp.$pbv rcp<?£tip:* 
aójxtvoc PaotXta "„. 



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IÓO GUIDO CAMOZZI 



una personale opinione, desumendola da un esame sereno 
di quanti fatti della vita di Adfiano possano determinarne 
una conferma o una smentita, non sarà chi non convenga 
ch'essa fu da i moderni storici troppo corrivamente ripetuta 
e riaffermata. Checché ne dica Dione, il quale maligna anche 
intorno i precedenti rapporti di Traiano con Adriano, deve 
questi aver goduto sempre tutta intera la stima dell'impe- 
ratore. Così soltanto si spiegano e l'affidamento ch'egli ebbe 
delle cariche di maggior fiducia e gì* insolitamente rapidi 
avanzamenti di lui nella militare carriera (0 e la costante 
benevola famigliarità onde fu nella corte imperiale trattato. 
Quanto la tradizione ha conservato di Plotina (si vedano gli 
alti elogi che della sua virtù lasciò scritti Plinio, Paneg., 83) 
sfata il sospetto che tanto favore derivasse ad Adriano da 
colpevoli relazioni con l'imperatrice, e porta la smentita 
moralmente più autorevole a la bassa insinuazione di Dione ( 2 ). 
Che Plotina abbia amato Adriano di onesta amicizia, prova 
il culto pietoso ond'egli, dopo morta, la venerò costante- 
mente (3) ; e che questa disinteressata affezione abbia potuto 
agire su l'animo del marito in favore di lui, non oseremmo 
negare: ma ci parrebbe di fare un torto troppo grave al 



{1) Vedasi in Mommsen (C. I. L., Ili, n. 550) il cursus honorum di 
Adriano: anche cfr. 'ApxaioXo-p.x-J) tyiqji.tpi<: A. 1862, Tav. XXII ed Henzen 
" Ittacnsione onoraria di Adriano „ in Ann. deli' Ist. di Corrisp. ArchcoL, 
1862, p. 137-60. 

(3) Lo stesso Dione, in altro luogo delle istorie, ha per Plotina 
parole come queste: u xal o5ta> y éaorfyv (Plotina) Sta wìotjc rqc ^?X^ 
8t7jf a T tv l7jdW M&6f" av iR'W'opÉav o^ùv „ (Dione, LXVIII, 5). E Plinio (Fa- 
Htg, 83} ne loda in particolar modo la castità e la pudicizia, per le quali 
la disse degna di esser sola trascelta a le nozze di un pontefice mas- 
simo, Cfr. le monete inscritte ara pvdic (Eckhel, VI, p. 465; Cohen, 
I ed., IT voi., p. 91, n. 5, 6) e gli aurei, esibenti il tipo di Vesta, pubblicati 
da F, Gnecchi a Appunti di Num. Rom. „ in Riv. Hai. di Num., 1888, 
I, p. 146. 

(3) Cfr. Spart., Vit. Hadr.y 12; Dione, LXIX, io. Quando essa 
mori (129 a. C? cfr. Tillemont, Hist. des emp. % II, p. 242) fu da Adriano 
consacrata e chiamata madre : divae plotinae avgvsti matri (cfr. le 
monete in Eckhel, VI, p. 466; Cohen, I ed., II voi., p. 91, n. 7-8; p. 92, 
n. 2: e le iscrizioni in Orelli 3744, 3794). Adriano, dal canto suo, era 
stato sempre considerato da Plotina come à-rad-òv téxvov (cfr. la lettera 
di Plotina ad Adriano pubblicata da Mommsen in Zeitschrift der Savigny- 



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INTORNO ALL ADOPTIO DI ADRIANO IMPERATORE l6l 



buon senso di Traiano, la cui condotta politica fu altrettanto 
accorta quanto indipendente, qualora lo dovessimo pietosa- 
mente considerar come vittima di intrighi d'alcova. 

Traiano sarebbe stato adunque favorevole ad Adriano 
anche indipendentemente da ogni pressione di Plotina (*): e 
ad Adriano deve aver senza dubbio pensato come a non 
indegno successore nell'impero fin da parecchi anni avanti 
la sua morte. 

Di ciò noi troviamo in parecchi passi di Sparziano una 
decisa conferma. Pur non facendo conto degli atti — a dir 
vero, non sempre troppo corretti (cfr. Spart, Vii. Hadr., 3, 4) 
— coi quali Adriano venne sempre più obbligandosi la be- 
nevolenza del principe e guadagnando nella intimità dei 
rapporti, né degli stretti legami di parentela e di amicizia 
che univano la famiglia sua a quella di lui (Spart., 1. e, 1), 
non scarsi argomenti restano di ben più grave significato 
per ritenere che Traiano gli mantenesse inalterato il proprio 
favore così da sentirsi, una volta giunto agli estremi della 
vita, moralmente impegnato a sceglierlo come suo successore. 

Già fin dal tempo delle sue nozze con Sabina, quantunque 
queste fossero avvenute Traiano leviter VQlente (Spart., Vii. 



Stiftung, XII, p. 152). — Fu venerata sotto T imagine di Giunone, di 
Venere, di Cerere (cfr. Gori, Praef. ad Columb. Aug. Liberi., p. XXIII). 
La moneta edita da Buonarroti, esibente nel rovescio Cibele coi linea- 
menti di Plotina sopra un carro aggiogato a leoni, non merita fede: 
ina una gemma del Borioni {Collectanea Antiq. Rom n p. 47, Tav. 66) 
nella quale l'imperatrice è rappresentata col capo ornato di gemme 
combinate in forma di corona per modo da ricordare la corona turrita 
solitamente ricorrente sul capo di Berecintia, lascia credere che Plotina 
venisse onorata anche sotto la imagine di questa dea. — Anche narra 
Dione che Adriano, cosa probabilmente insolita ne* costumi dell'impero, 
per nove giorni ne portasse il lutto, e scrivesse versi in lode di lei, e 
le innalzasse un tempio. Se questo debba identificarsi (Greppo, Mem, 
sur les voyages de l'emp. Hadrien. Paris, 1842, p. 82-83; Durr, Die Reisen 
d. k. Hadrian^ p. 36, n. 152) o no (Perrot, Letires sur Nismes et le 
Midi, etc. I, p. 44, 272) con la basilica che, secondo Sparziano (Hadr. 12), 
l'imperatore le avrebbe eretto a Nemausus, esamineremo in altro luogo. 
(1) Molto diversamente pensa invece C. Peter (Geschichte Roms., 
III, p. 170-171. Halle, 1869) il quale, pur non facendo conto delle accuse 
di Dione, crede tuttavia che Plotina abbia estorto a Traiano nolente la 
adoptio di Adriano. 



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IÓ2 GUIDO CAMOZZI 



Hadr., 2), l'intimità di Adriano con l'imperatore era cresciuta 
a tal segno da lasciargli accarezzar la speranza di una futura 
adozione. Passato poi rapidamente per le più elevate magi- 
strature dello Stato e copertosi di gloria nslla seconda spe- 
dizione dacica, adamante gemma quam Traianus a Nerva 
acceperai donatus, ebbe nuovo e più positivo argomento di 
fidare d'essere scelto a la successione (Spart, Vit. Hadr., 3). 
Fatto console per la prima volta {consul suffectus) nel 109 (0 
in compenso de' segnalati servigi da lui resi nella legazione 
di Pannonia, a Sura comperit adoptandum se a Traiano esse 
e però ab amicis Traiani contemni desiti ac neglegi (Spart., 
Vit. Hadr., 3). E come Licinio Sura, a la cui amicizia e be- 
nevola intercessione pare abbia tanto dovuto, morì, egli fu 
surrogato nell'ufficio di questo fido ministro dell'imperatore; 
ed elaborando allora i discorsi di Traiano al Senato e larga 
parte assumendosi nel disbrigo delle pubbliche cose Traiani 
ei familiaritas crebuit (Spart., Vit. Hadr., 3), così che, aiutato 
Plotina, potè ottenere il pokto di legato al tempo della spedi- 
zione partica. — La scoperta di certe mene politiche di Palma 
e Celso gli ottenne, al dire di Sparziano {Vit. Hadr., 4), una 
quasi formale promessa della sua futura adozione: la quale egli 
dovette ormai giudicare assolutamente sicura (totam prae- 
sumptionem adoptionis emeruit; Spart., Vit. Hadr., 4) quando 
nel 117 egli si vide designato per la seconda volta console ( 2 ). 



(1) Cfr. Mommsen, Uebersicht der Consulti 96-117 in Hermes, III, 
p. 136; Aschbach J., Die Consti/afe der rómischen Kaiser, etc. in Sitzunsb. 
der k. Akad. d. Wiss. in Wien, XXXVI, p. 312; Marini, Atti e Monum. 
dei fratelli Arvali, I, 143. 

(2) Dione (LXIX> 1) vuol far credere che Adriano fosse allora 
designato soltanto consul suffectus, creandosi così un argomento molto 
opportuno per dar credito alla accusa da lui raccolta (cfr. Reimar a q. 1.). 
Ma la notizia risente della tendenziosità di tutto il passo; ed è recisa- 
mente smentita da quanto si legge in Sparziano {Vit. Hadr. 4), il quale 
afferma che appunto da questa designatio — ch'egli intende a console 
effettivo — potè Adriano derivare la immediata certezza dell'adozione 
(cfr. Haakh nella R. Encycl. del Pauly, III, 1029-1045; Dodwell, o. c, 
p. 461-479; Durr, Die Reisen d. k. Hadrian, p. 11, n. 27). — La designa- 
zione a questo secondo consolato cade, secondo Panvinio (Comm. in 
fasios f p. 219), nel gennaio del 117. Cfr. Mommsen et Marcquardt, Man. 
des Antiq. Rom. II, 113, 244, 258; 111, 105; V, 404 sq.; Aschbach, o. c, p. 313. 



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INTORNO ALl'aDOPTIO DI ADRIANO IMPERATORE 163 

Per quanto rapido, questo cenno della carriera politica 
di Adriano e dei rapporti suoi con l'imperatore persuade- 
rebbe per sé solo ad accogliere con estrema diffidenza la 
notizia che la adozione di lui sia stata una peccaminosa fin- 
zione di Plotina. Se poi pensiamo a le condizioni nelle quali 
Traiano, movendo gravemente infermo, in quello stesso anno 
in cui gli aveva concesso l'onore del consolato, a la volta 
d'Italia, lasciava lui — di cui non poteva ignorare gli avidi 
desideri e le grandi speranze — a governare la Siria; a 
capo cioè di un esercito forte, pronto a rivendicar con la 
violenza quei diritti a la successione ch'egli per avventura 
non avesse con libero atto voluto riconoscere; sentiamo quasi 
una necessità di rigettare senza ambagi l'accusa. 

Si legge nel passo di Sparziano (Vit. Hadr., 4) che 
dichiarammo spurio essersi affermato da alcuni * Traiano 
animi fuisse ut Neratium Priscum non Hadrianum succes- 
sore™ relinqueret „ e da altri che u exemplo Alexandri 
Macedonis sine certo successore moreretur „ affinchè il Senato 
fosse libero di affidare il governo a chi meglio gli fosse 
piaciuto. La prima di queste due intenzioni si esclude di per 
sé stessa in grazia della inverisimiglianza sua; essendoché 
Nerazio Prisco non s'impacciò mai di cose politiche, né alcun 
titolo lo poteva raccomandare all'impero se non la grande 
cultura giuridica onde rimase per lungo tempo il suo nome 
famoso: ma se si fosse avverata la seconda, io penso che 
forse la moderna critica anziché sforzarsi di acquistar credito 
a l'accusa di Dione, si sarebbe affannata a ricercare le se- 
grete ragioni di un atto che sarebbe parso in perfetta con- 
traddizione con tutta la condotta politica di Traiano; perocché, 
come sarebbe strano supporre ch'egli, dopo aver per tutta 
la vita raccolta la sua fiducia e le sue mire in Adriano, 
deliberasse morendo di affidar la successione ad un altro, — 
così sarebbe altrettanto ingiusto pensare che il buon senso 
politico di lui non presentisse il facile pericolo di una guerra 
civile cui la mancanza di una successione immediata avrebbe 
indubbiamente avventurato lo Stato. 

Io non so quanta fede meritino le parole di Dione (LXIX, 
1), secondo le quali l'atto notificante al Senato la adoptio di 
Adriano, anziché essere soscritto dall'imperatore, sarebbe 



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164 GUIDO CAMOZZI 



stato segnato da Plotina : ma, pur accogliendole come sincere, 
non saprei ravvisarvi un argomento abbastanza persuasivo 
della simulata adozione. Piuttosto propenderei a credere che 
da una tale circostanza appunto — se debba considerarsi 
come realmente avvenuta — abbia avuto origine tutto quanto 
il pettegolezzo che lo storico raccoglie; e che, meglio che 
una prova, debba vedersi in essa una determinante dell'ac- 
cusa. Ed invero, che Plotina abbia segnato di suo pugno la 
partecipazione al Senato della adozione di Adriano, è circo- 
stanza che non può far nascere verun sospetto quando si 
pensi a le condizioni di salute decisamente disperate in cui 
sappiamo aver Traiano vissuto i suoi ultimi giorni in Seli- 
nunte. Il male che già lo doveva aver colto prima dell'assedio 
di Atra (vedasi l'emissione dell'anno 1 15-1 16 col tipo della 
SÀLVS ÀVQ Cohen, n. 332; cfr. L. A. Milani, Di alcuni ripostigli 
di monete romane. Studi di cronologia e Storia in Mus. ital. 
di Ant. class., II, 1), né abbandonato durante la campagna 
del 116 (Dione, LXVIII, 33), lo deve aver stretto inesorabil- 
mente durante il viaggio di ritorno in Italia se, giunto a 
Selinunte, rinunciò ad ogni ansia di avvicinarsi alla patria. 
Ond'è che noi siamo autorizzati a supporre ch'egli fosse 
allora ridotto oramai a tali estremi da essere nella impossi- 
bilità di compiere un atto pur così semplice quale quello che 
in vece sua avrebbe compiuto Plotina. La notizia che ci dà 
Dione non è adunque per sé stessa inverosimile: ma ciò che 
assolutamente non regge ad un sereno giudizio è il maligno 
significato, è il valore di accusa che lo storico le vuol attri- 
buire. La quiete generale infatti con cui tutto l'impero assi- 
stette al politico mutamento e la ossequente premura con 
la quale il Senato riconobbe il nuovo imperatore, danno 
ragione di credere che la legittimità di quella successione 
fosse nella coscienza di tutti. 

Quanto l'anonimo glossatore del testo di Sparziano (Vit. 
Hadr., 4, ed. Peter) ed Eutropio (Vili, 6) hanno fantasticando 
aggiunto di proprio alla originaria accusa di Dione, non mette 
conto di essere rilevato. Giova piuttosto osservare che, stando 
al racconto di quest'ultimo, Plotina ci appare in una tale 
sicurezza della legalità dell'atto ch'ella compie da escludere 
il dubbio che ad esso la determinasse un personale senti- 



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INTORNO ALi/aDOPTIO DI ADRIANO IMPERATORE 165 



mento di benevolenza verso Adriano soltanto incoraggiato 
da la persuasione di interpretare un desiderio vagamente 
espresso dal morente marito; e da rinsaldare, al contrario, 
la convinzione che Traiano avesse già innanzi deliberata 
quella successione in una forma, se non definitiva ( r ), almeno 
così pubblica ed esplicita che Plotina, partecipandola ufficial- 
mente al Senato, si sentisse al riparo da ogni sorta di sospetti 
e di accuse. 



Il principale argomento onde Belley si valse per soste- 
nere la sincerità delle notizie di Dione è una singolare 
moneta, già un tempo della Bibl. Nazionale di Parigi e mo- 
dernamente irreperibile. Fu descritta così: 




JHK v" 

& - IMPCÀESNER-TRÀIÀN-OPTIMÀVGGERMDAC 

Testa di Traiano laureata. 

£) — HADRIANO TRAIANO CAESARI Testa di Adriano 

laureata. 

Aureo fa). 



(1) Non so con quanta ragione l'illustratore del Museo Capito/irto 
abbia potuto ravvisare in un bassorilievo sepolcrale la cerimonia testa- 
mentaria delYadoptio di Adriano (Museo Capii. Tom. IV, Tav. XX). 

(2) Contrariamente a Belley (o. e.) e ad Eckhel (D. N. V. t VI, 473), 
Cohen, così nella i a (Suppl., p. 132, n. 3) come nella 2 a edizione (li, 
p. 246, n. 5) considera come diritto della moneta il lato di essa che dà 
la testa di Adriano : e forse con ragione, se si badi al maggior formato 
de* caratteri della leggenda e se si pensi che l'aureo fu destinato a 
pubblicare un fatto che più direttamente si riferiva ad Adriano che a 
Traiano. La fisonomia di Adriano è identica a quella ch'egli presenta 
nelle monete del primo suo anno di regno. 

Cohen (li ed., p. 246) dà alla moneta in questione il valure di 
mille lire! 



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i 



l66 GUIDO CAMOZZI 



Eckhel non la conobbe de visti, come non la conobbe 
Cohen : ma Y abate Belley e la vide e la pubblicò e la 
dichiarò ripetutamente (cfr. la citata memoria) di una genui- 
nità e di una antichità incontestabili. Troppo invero, perchè 
noi, pur associandoci all' illustre prof. Milani (o. e.) nel desi- 
derarne una conferma, si osi negarle la nostra fede in modo 
reciso. 

Ma, se accogliamo la testimonianza del documento, non 
gli assegnamo però lo stesso significato e lo stesso valore 
che gli attribuirono Belley ed Eckhel. Alcune delle singola- 
rità e delle stranezze che l'uno e l'altro notarono in questo 
aureo (*) noi non ce le possiamo né ce le vogliamo dissi- 
mulare: ma le giustifichiamo con una ipotesi meno obbediente 
a la falsa tradizione di Dione che non sia quella fantasticata 
da Belley e timidamente accolta da Eckhel. 

L'assenza del titolo DI WS nella leggenda riferibile a 
Traiano e il contenuto stesso di quella riferibile ad Adriano 
escludono in modo deciso che la moneta sia stata emessa 
posteriormente a la morte del primo. E se coniata antece- 
dentemente, è illusoria la necessità che Belley ed Eckhel si 
creano di porne la coniazione nel triduum che decorse dal 
giorno in cui Adriano ebbe partecipata la adoptio a quello 



(i) Ecco come la questione sollevata da Belley è stringatamente 
ripetuta da Eckhel (D. N. V., VI, p. 474): Utrum velis.... seu vivo Traiano 
seu mortuo signatura (hunc numum) statuas, inier malleum et incudem 
deprehensus es medius. Sin mortuo... cur abest titulus divi?... et cur Ha- 
drianus, qui ntox intellecta Traiani morie Augustum sese dixit, adhuc 
dicitur caesar ? Sin vivo, qua ratione intra triduum feriri potuit /tic numus } 
cum constet, Trajanum, postea quam Hadrianum principio Augusti V. C. 
870 in exiremo suo morbo adoptavit, post triduum excessisse ? Cur deinde 
abest titulus parthici quo Trajanum iam anno praecedente in omnibus 
suts numis usum novimus? Denique cur peccatur in nominum ordine, 
quando Hadrianus adoptatus dicendus fuerat traianvs hadrianvs non 
hadrianvs traianvs? Haec paradoxti impulere Belley um, ut crederet, 
Plotinam, quam constai omnes adhibuisse machinas, ut ab aegroto marito 
Hadriani sui adoptionem extorqueret, sic ut teste Dione crederetur efiam, 
totum hoc adoptionis negotium ab uxore inscio Traiano fuisse peractum, 
Plotinam, inquam, vivo adhuc, sed languente marito numos similes fur- 
tive cusos sparsisse inscripto Hadriani Caesaris nomine ut vere a Traiano 
adoptatus crederetur. 



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INTORNO ALL'ADOPTIO DI ADRIANO IMPERATORE 167 

in cui ebbe notizia della morte del padre suo adottivo; è 
illusoria perchè non Adriano in Antiochia, ma la zecca impe- 
riale a Selinunte deve aver battuto quest'aureo W; e lo deve 
aver battuto, secondochè ne pensiamo noi, immediatamente 
dopo che la adoptio fu pronunciata ; prima quindi che l'adot- 
tato la potesse conoscere. — - Adriano era lontano, e anche 
più lontana Roma. Quando e a l'uno e a l'altra sarebbe 
arrivata la partecipazione ufficiale di essa? Le condizioni 
disperate di Traiano ne facevano prevedere imminente la 
morte. Il caso urgeva. L'imperatore poteva mancare da un 
momento a l'altro; poteva morire prima che la scelta del 
suo successore fosse risaputa dal Senato e da Adriano stesso. 
Non forse era prudente preparare l'opinion pubblica a questa 
scelta? diffonderne, nel più rapido modo possibile, l'aspet- 
tazione? prevenire il pericolo di una probabile interruzione* 
di governo? E Plotina (perchè dovremmo credere agisse 
furtivamente e contro l'intenzione del marito?) provvede con 
questa speciale coniazione di aurei. Il monetarius ì nella pre- 
cipitazione dell' opera sua, piglia un vecchio stampo delle 
monete di Traiano ( 2 ), se ne serve per una delle faccie della 
moneta nuova e per l'altra improvvisa il conio che Belley 
ci ha fatto conoscere. Che importa se nella titolatura riferi- 
bile a Traiano manca PÀRTHICVS? se in quella riferibile 
ad Adriano la successione de' nomi non è rigorosamente 
esatta?... La fretta con la quale egli ha compiuto l'ordine 
ricevuto giustifica gli errori commessi. La moneta d'al- 
tronde dice quello che era importante dicesse, — che cioè 
l'imperatore morente ha delegato la potestà imperiale ad 
Adriano. 

Una particolarità della quale Belley ed Eckhel sembrano 
aver fatto poco conto, assume qui un significato molto impor- 
tante. La testa di Adriano nell'aureo in questione è laureata. 



(1) Eckhel e Belley, attribuendone la coniazione ad un clandestino 
maneggio di Plotina, vengono implicitamente a riconoscere la necessità 
della cosa: e però cadono in contraddizione. 

(2) E precisamente il conio che aveva servito pel diritto di certi 
aurei battuti nel 116, nei quali il titolo parthicvs fa parte della leggenda 
del rovescio (Cfr. Eckhel, D. N. V., Tom. VI, p. 438 B). 



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l68 GUIDO CAMOZZ1 



E noi sappiamo che la corona d'alloro fu sempre — * senza 
eccezioni — l'emblema caratteristico ed esclusivo del principe 
regnante. Non mai ne usarono i correggenti, se non dopo 
aver ottenuto il titolo d'imperatore: non mai la portarono i 
detentori della potestà tribunicia, e tanto meno la ebbero i 
semplici principi, se si eccettui Domiziano, che fu assimilato 
a suo fratello rispetto a tutti gli onori (*). L'aureo di cui 
parliamo costituisce adunque una eccezione molto singolare : 
così singolare che potrebbe farci rinascere il dubbio dell'au- 
tenticità sua, se noi non ravvisassimo in essa la ragione 
stessa, per così dire, della sua emissione. 

Infatti è la corona laureata, non il semplice titolo di 
CÀESÀR che annuncia qui, nell'aureo in discorso, l'acquisito 
diritto e la compiuta designazione di Adriano all'impero. 
Meglio: — non la moneta, simulando una precedente nomina 
a CÀESÀR, vorrebbe persuadere la legittimità di una futura 
adozione, come interpretarono Eckhel e Belley; ma, esibendo 
la testa di Adriano laureata, lo annuncia già investito della 
potestà imperiale. 

In altre parole : il cognomen CÀESÀR non può qui consi- 
derarsi come titolo presuntivo dell' adoptio; sì, non è che 
conseguenza dell' adoptio stessa. Perocché sotto i primi di- 
scendenti di Nerva esso mantiene ancora il valore che aveva 
avuto nel primo periodo dell'impero, è ancora cioè da con- 
siderarsi come un semplice distintivo o del principe regnante, 
che lo ha derivato per tradizione da lo stesso fondatore 
dell'impero, o dei membri patrizi della sua famiglia ai quali 



(i) Cfr. Mommsen, Staatsrecht (II, p. 66 della III ed. frane. Paris, 1892). 
Troviamo la corona d'alloro, oltreché nelle monete de' principi regnanti, • 
anche in quelle commemorative di qualche prossimo parente defunto. 
Ed il fatto può spiegarsi pensando che pei defunti si poteva facilmente 
ammettere una assimilazione col sovrano che non si sarebbe ammessa 
per un vivo (cfr. Mommsen, o. c, p. 100, n. 1). Ma non si conoscono 
altre eccezioni. E quando con Caracalla (cfr. Mommsen, Ròm. Munzw,, 
p. 782, Eckhel, D. N. V n VII, 220) cominciano le monete di conio im- 
periale a corona radiata, i Cesari fanno uso di questa, ma non mai di 
quella d'alloro : infatti Balbino e Pupieno Augusti appaiono su le mo- 
nete laureati, nel tempo stesso che Gordiano semplicemente Caesar vi 
appare radiato. 



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INTORNO ALL'ADOPTIO DI ADRIANO IMPERATORE 169 

può esser concesso senza importare verun diritto alla suc- 
cessione. Il primo che gli abbia dato un valore ed un signi- 
ficato nuovo, il primo che nella attribuzione di esso abbia 
deliberatamente involto un vero e proprio diritto a la suc- 
cessione fu bensì Adriano, ma nelle adozioni delle quali fu 
parte attiva egli stesso: cioè di Elio prima, di Antonino 
poi (0. 

Stando le cose a questo modo, all'aureo non può essere 
attribuito il significato specioso che Belley ed Eckhel gli 
attribuirono. Il simulare una precedente nomina di Adriano 
a CÀESÀR non avrebbe giovato per nulla a Plotina, perocché 
non fosse ancora in questo titolo verun significato di desi- 
gnazione all'impero; né, ciò che è più, la opportunità di una 
tale finzione avrebbe potuto affacciarsi alla mente di lei, 
perocché Puso non avesse ancora sanzionato all'attribuzione 
di esso quel particolare valore che doveva assumere soltanto 
in tempi più tardi. 

Può ancora, se queste nostre osservazioni son giuste, 
la moneta di cui s' è parlato esser interpretata nel modo col 
quale la vollero interpretare Eckhel e Belley? può essa 
ancora invocarsi a documentare il racconto di Dione? O non 



(1) Mommsen (o. e, ed. cit. Tom. V, p. 453, n. 1), scrive: u I bio- 
grafi imperiali sentono bene la differenza eh* è tra l'antico e il nuovo 
valore del nome Caesar, ma essi la definiscono malamente ponendo 
la linea di distinzione alcune volte esattamente a l'adozione da Adriano 
fatta di Elio, altre volte erroneamente a quella da Traiano fatta 
di Adriano. Vittore fa la seconda cosa (Caes., 13, 11): u Adscito.... ad 
imperium Hadriano.... abhinc divisa nomina Caesarum atque Augusti, 
inductumque in rem publicam, uti duo seu plures summae poteniiae, dis- 
similes cognomento ac pot estate dispari sint. „ Egli pare aver confuso 
l'adozione di cui Adriano fu il soggetto passivo con quella da lui stesso 
compiuta. Al contrario la relazione dei biografo di Lucius, e. 2 (cfr. eie 
Vita Veri, I) è esatta circa i punti essenziali : * Quem sibi Hadrianus.... 
adoptavit. Nihil habet in sua vita memorabile nisi quod primus tantum 
Caesar est appellatus non testamento, ut antea solebat (senza dubbio è 
fatta allusione a 1' adozione di Augusto) neque eo modo, quo Traianus 
est adoptatus, sed eo prope genere, quo nostris temporibus a vestra clementia 
(si tratta di Diocleziano e Massimiano) Maximianus et Constantius 
Caesares dicti sunt quasi quidam principum filii veri et designati augustae 
majestatis heredes. 



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170 GUIDO CAMOZZI 



piuttosto i dati ch'essa ci presenta si ritorcono contro le 
argomentazioni di quelli e smentiscono l'accusa di questo? 0). 

Milano, febbraio 1900. 

Guido Camozzi. 



(1) Liebe (Gotha Num., cap. VII, n. X, p. 255) cita e dichiara 
falsificazione di tarda età un aureo dal quale apparirebbe aver Adriano 
ottenuto il titolo di Augustus durante il consolato V dì Traiano. Non 
vai la pena di prenderlo in esame. 



Abbiamo pubblicato ben volontieri, per le erudite ed interessanti 
considerazioni che vi sono svolte, questo studio dell' egregio Dott Ca- 
mozzi, ma per parte nostra non rinunciamo a fare le più ampie riserve 
sull'autenticità dell'aureo in discorso. 

Nota della Direzione. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 

(Continuazione: Vedi Fase. I, 1900) 



SEDE VACANTE. 

[Card. Annibale Albani Camerlengo]. 

(i73°)- 




i t Due giulii. 

& — * SEDE * VACANTE • Sotto: M • P. Gonfalone e chiavi 
decussate. Due armette, della Città e del Card, Giulio 
Spinola. 

9 — BONONIA DOCET • 1730. Leone rampante con vessillo 

in cui LIBER. Sotto: 20 (Bajocchi). 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 6.12, 

Benaven, XXXVII, n. 42. — Cinagli, n. 3. 

2. Muraiola da 4 baiocchi. 

& — SEDE VACANTE • Gonfalone e chiavi. Due armette, 
della Città e del Card. Giorgio Spinola. Sotto, le Sigle; 
M-P- All'esergo: 1730. 

Itì - S • PETRONIVS BON • PROTECTOR • Il Santo in piedi. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr, 3.15. 

Benaven, XXXIX, n. 64. — Cinagli, n. 5. 

3. Muraiola da 2 baiocchi. 

& — SEDE * VACANTE. Gonfalone e chiavi. Due armette, 
della Città e del Card. Giorgio Spinola. All'esergo: 1730. 



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1 



I72 FRANCESCO MALAGUZZI 



9/ — S * PETRONIVS * BON * PROT * Il Santo in piedi. 
AH'esergo le sigle: P*M. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.55. 

Benaven, XL, n. 73. — Cinagli, n. 6. 



CLEMENTE XII PAPA. 

[Lorenzo Corsini di Firenze]. 

(1730-1740). 

1. Zecchino. 

& — ZECCHINO. Gonfalone e chiavi decussate. Due armette, 
della Città e del Card. Gio. Batta Spinola (in una fascia 
ZECCHINO). 

ty — BONONIÀ • DOCET • 1737. Leone rampante col vessillo, 
in cui LIBER. 
Cinagli, n. io. Oro, gr. 3.50. 

2. Idem. 

Simile, senza la fascia. 

Museo Civ. di Boi. Coli. dell'Università. Oro, gr. 3.50. 

Cinagli, n. 11. 

3. Idem. 

Simile al precedente, senza la fascia, coiranno 1738. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 12. Oro. 

4. Idem. 

i& — In alto ZECCHINO. Gonfalone e chiavi, con sovrapposti 
due scudi accostati, coll'arma del Card. Spinola. 

£) - BONONIA - DOCET • 1738. Leone rampante a s. col 
vessillo, in cui LIBER. 
Museo di Vienna, pag. 286, n, 3. Oro. 

5. Scudo doro. 

& - CLEMENS*XII*P*M*1732. Arma del Pontefice. 
ty - BONONIA * DOCET • - M • P. Croce ornata. Due armette, 
della Città e del Card. Girolamo Grimaldi. 
Museo Civ. di Boi Coli. Univ. — Cinagli, n. 22. Oro, gr. 3.28. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 173 



6. Scudo d'oro. 

<& - CLEMENS XII • P • M • Arma. 

9 — BONONIA DOCET* Croce ornata, con ai lati: 17-36. 
Due armette, della Città e del Card. Gio. Battista Spi- 
nola. Sotto le sigle : M • P • 
Benaven, XXXII, n. 3. — Cinagli, n. 23. Oro, gr. 3.25. 

7. Variante: colle sigle anche nel I§ e stellette tra le parole. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Oro, gr. 3.25. 

8. Idem. 

& - CLEMENS XII- P-M- Arma. Sotto: EL- 
R) — Simile al precedente, coiranno 1736. 

Cinagli, n. 24. Oro. 

9. Due giulii. 

P' — CLEMENS * XII *P* MAX* 1732. Arma. Due armette, 
della Città e del Card. Girolamo Grimaldi. 

R) — * BONONIA * * DOCET • Leone rampante col vessillo, 
in cui LIBER. Sotto: 20 e le sigle: M • P. 

Museo Civ. eli Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 6.00. 

Benaven, XXXVII, n. 43. — Cinagli, n. 75. 



JX 



io. Idem. 

& — CLEMENS XII * PON * M * Arme. Due armette, della 

Città e del Card. Girolamo Grimaldi. 
9 — * BONONIA * DOCET * 1733. Leone rampante col 

vessillo, in cui LIBER. Sotto: 20 e le sigle: M • P. 

Museo Civ. di Boi. Coli. dell'Università. Arg., gr. 6.16. 

Cinagli, n. 76. 



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174 FRANCESCO MALAGUZZI 



il. Due giulii. 

Simile al precedente, coiranno 1734 e nel i& l'annetta del 

Card. G. B. Spinola. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 6.03. 

Cinagli, n. 77. 

12. Da cinque bolognini. 

& — #CLEMENS#XII-P-M-Ritrattocontriregno.Sotto:B-5. 
9 ~ BONONIA • DOCET. Arma inquartata della Città. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.44. 

Cinagli, n. 194. 

13* Idem. 

Simile al precedente, col triregno, senza il ritratto per difetto 
di conio. 
Salvaggi, M. S., pag. 89, n. 120. — Cinagli, n. 195. Arg. 

14. Idem. 

& — CLEMENS XII • P • M • Ritratto col triregno. 

1? — BONONIA • DOCET • Arma inquartata della Città. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 1.40. 

Benaven, XXXVIII, n. 51. — Cinagli, n. 196. 

15» Idem. 

ì& — BONONIA DOCET. Chiavi decussate e triregno. Sotto: 

# B * 5* 
I§ — Senza leggenda. Arma inquartata della Città. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.40. 

Benaven, XXXVIII, n. 52. — Cinagli, n. 197. 

r6. Idem. 

& - BONONIA DOCE (sic) DOCET • Chiavi decussate e 

triregno. 
IjJ — Senza leggenda. Arma inquartata, e. s. 

Cinagli, n. 198. Arg. 

17, Idem. 

3' — Senza leggenda. Arma inquartata della Città. 
9 - CINQVE BOLOGNINI • 1736 entro cartello. 

Benaven, XXXVIII, n. 33. — Cinagli, n. 199. Arg. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 175 



18. Da cinque bolognini. 

Simile al precedente, coiranno 1735. 

Coli. Malagola. Bologna. Arg. 

19. Idem. 

& — Arma inquartata della Città. Sigle : M • P. 

^ - CINQVE • BOLOGNINI • 1786 entro cartella, e. s, 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg. gr. 1.47. 

Cinagli, n. 200. 



20. Variante: senza sigle. 



Arg, 



21. Idem. 

Simile al precedente, coiranno 1737. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 201. Arg, 

22. Idem. 

& — Arma inquartata della Città. 

9 - CINQVE I BOLOGNI I NI I 1738 in quattro righe entro 

ghirlanda di palme. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gn 1.33. 

Cinagli, n. 202. 

23. Idem. 

Simile al precedente, coiranno 1739. 

Stessa Coli. — Cinagli, n. 203. Arg, 

24. Idem. 

Simile al precedente, coiranno 1740. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg, 

25. Mezzo grosso. 

!& — BONO I NIA I DOCET in tre righe in corona di lauro. 

Sotto, armetta della Città. 
9 — S • PETRONIVS. Busto nimbato del Santo. 

Museo Civ. di BoL Coli. Palagi. Arg., gr. 1.02. 

Salvaggi, M. S., pag. 89, n. 125. — Cinagli, n. 209. 



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176 FRANCESCO MALAGUZZI 



26. Muraiola da 16 baiocchi. 

IT - CLEMENS ■ XIIP-M- 1736. Ritratto con camauro. Sotto 

le sigle: M - P. 
m - S - PETRO < BON • PROTEO. Il Santo in piedi benedi- 
cente» Nell'esergo 16. 

Museo Civ, di Boi. Coli. dell'Università. Arg., gr. 12.02. 

Cimagli» ru 210* 

27. Muraiola da 4 baiocchi. 

& CLEMENS * XII* P*M* 1730* Ritratto con camauro. 
Sotto le sigle: M. P. 

- S * PETRONIVS * BON * PROT * Il Santo in piedi be- 
nedicente. 

Museo Civ. di Boi. Coli, di Boi. Arg., gr. 3.12. 

Benaver XXX, n. 65. — Cinagli, n. 212. 

28. Idem. 

Simile alla precedente, coiranno 1731. 

Museo Civ, di Boi. Coli. Univ. Arg. 

29. Idem. 

1& CLEMENS XII-PON-MAX- 1734 (con o senza le sigle 

M. P). Ritratto con camauro. 
ÌJi S ■ PETRONIVS • PROT. Il Santo in piedi. 

Museo Civ, di Bologna. Arg. 

30. Idem, 

CLEMENS XII • P • M • A- 1734. Sotto M-P. Ritratto e. s. 
S * PETRON ■ B • PROTECT. Il Santo in piedi benedicente. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. . Arg., gr. 2.84. 

31. Variante: del 1734 con MAX nel ^eS. PETRONIVS 

* BON * PROT nel 9. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg. 

32. Idem. 

CLEMENS - XII • P • M • 1735. Ritratto con camauro. 
Sotto: M p. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 177 



R) - S • PETRONIVS PR • BONONDE • Il Santo in piedi be- 
nedicente. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 2.70. 

Salvaggi, M. S., pag. 89, n. 130. — Cinagli, n. 217. 

33. Muraiola da 4 batocchi. 

& — • CLEMENS • XII • P • M • 1736. Ritratto con camauro. 
9 — S • PETRONIU (sic) • PR • BONONI/E. Il Santo in piedi 
benedicente. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 3.06. 

Cinagli, n. 218. 

34. Idem. 

& — C. s. coiranno 1737- Sigle: M*P* Ritratto e. s. 
9 — S-PETRONIUS(sic) BON PRO. Il Santo in piedi bene- 
dicente. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 2.92. 

Cinagli, n. 219. 

35. Idem. 

Simile alla precedente, con P • MAX • e senza il millesimo, e 
con PETRON • PROT. 

Cinagli, n. 220, 221. Arg. 

36. Muraiola da 2 baiocchi. 

& — CLEMENS*XII*P*M*1731. Ritratto con camauro. 

Sigle: MP. 
^ — S * PETRONIVS * BON * PROT. Il Santo in piedi. 
Cinagli, n. 226. Arg., gr. 1.50. 

37. Idem. 

Simile alla precedente, con P • MAX. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg. 

Cinagli, n. 227. 

38. Idem. 

Simile, coiranno 1732, senza le sigle, e con BON • PROTE. 
Cinagli, n. 228. Arg. 

«3 



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I78 FRANCESCO MALAGUZZI 



39. Muratola da 2 baiocchi. 

Simile, coiranno 1734, con PON • MAX • P • M • e le sigle: M P 
e nel % - BON - PROT. 
Cibagli, n. 229, 230. Arg. 

40. Idem. 

Bt - CLEMENS XII - P • M • 1735. Ritratto con camauro. 
IJI S PETRONI « BON • PR • Il Santo in piedi benedicente. 
3oi Coli. Univ. Arg., gr. 1.46. 

OSAGLI, n- 2£t. 

41. Idem. 

Simile, coiranno 1736. 

Stessa Coli. - Cesagli, 232. Arg. 

42. Idem. 

Simile, coiranno 1737. 

Cijsagu, a, 23^. Arg. 

43. Idem. 

Simile, coU'anno 1737, colla sigla M, e con BON • PRO. 
QxAGLif n. 234- Arg. 

44. Idem. 

& - CLEMENS XII • PONT MAX. Ritratto. 

S-PETRONIVS BONONPROT. Il Santo e. s. 
Coli. Estense. Arg. 

45. Mezzft botùgnùio. 

# BONOMIA * * DOCET * Anna inquartata della Città. 
- MEZZO eOLOONINO • Mezzo Leone rampante, tenente 
un cartello, in cui 1730. 

Museo Qv. di Boi, Coli. Univ. Rame, gr. 6.22. 

Cibagli, d. 289- 

46» Idem. 

Simili degli anni 1731, 1732, 1733, 1734, 1736, 1737, 1738, 
1739. 

Museo Civ. di Bòi Coli. Univ. — Cinagu, n. 292-298. Rame. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA fjQ 



47. Mezzo bolognino. 

Simili, con MEZO, o MEZZO degli anni 1734*1738, 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Ram<-. 

48. Idem. 

Simile, coiranno 1739. 

Coli. Malagola. Bologna. Rame» 

49. Quattrino. 

& — BONONIA DOCET • 1734 e sopra tre stellette. 
9 — Leoncino rampante con vessillo. 

Rame. 

50. Idem. 

Simili degli anni dal 1735 al 1739. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame. 

Cinagli, n. 335, 336, 337, 338, 339. 



SEDE VACANTE. 

[Card. Annibale Albani Camerlengo |. 

(1740). 

1. Zecchino. 

& — SEDE VÀC Padiglione e chiavi, con ai lati 17-40. Due 
armette, della Città e del Card. Gio. Battista Spinola. 

Itì - BON • DOCET • ZECCHINO. Leone rampante con ban- 
diera, in cui LIBER. 

Museo Civ. di Boi. App. alla Coli. Palagi. Oro, gr. 3.50. 

Benaven, XXXII, n. 7. - Cinagli, n. 4. 
Bonneville, pag. 107, I, n. 1. 

2. Idem. 

& — SEDE • VAC • Chiavi e gonfalone con ai lati 17-40. Due 
stemmi sovrapposti ed accoppiati, della Città e del 
Card. Spinola. 

H - BONON • DOCET - ZECCHINO <**• Leone rampante a 
s. col vessillo. 
Museo di Vienna, pag. 286, n. 3. Oro, 



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i 



l8o FRANCESCO MALAGUZZI 



BENEDETTO XIV PAPA. 

[Prospero Lambertini Bolognese]. 

(1740-1758). 

t. Doblone. 

BENEDICI • XIV • P • M • BONON • A • XVII • Busto del 

Pontefice a d. con camauro, mozzetta e stola. 
9 — VNVM ! OMNIVM VOTVM I SALVS I PRINCIPIS I S • P • 

Q « B » scritto nel campo in 5 righe. 

Museo Civ. di BoL Coli. dell'Uni versi tà. Oro, gr. 37.25. 

Cimagli, n. 1, 

2. Due zecchini. 

& - - BENEDICTVS • XIV • P • M • BON • A • Il • Ritratto con 

camauro. 
Itì — PATRI PATRI/E Figura di Felsina in piedi, con elmo, 

scudo ed un vessillo, in cui LIB • Ai lati: S • C. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Oro, gr. 6.97. 

Benaver, XXXII, n. 5. — Morelli, V, n. 6. 

BoKNEVILLEj pag. IO7, I, 2. — ClNAGLI, n. 5. 

3. Zecchino. 

& — BENEDICTVS • XIV • P • M • BON • A • Il • Ritratto a sin. 

con camauro. 

H — PATRI PATRDE • Simile al precedente. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Oro, gr. 347. 

Benaven, XXXII, n. 8. — Morelli, V, n. 7. 
Bqnneville, pag. 107, I, n. 2. — Cinagli, n. 28. 

4. Idem. 

<£¥ ~- Gonfalone e chiavi. Due armette, della Città e del 
cardinale Giorgio Doria. In una fascia in alto ZECCHINO. 

HI — BONONIÀ- DOCET • 1746. Leone rampante a s. con 
bandiera in cui LI BER. 
Coli. Kolb in Roma. — Cinagli, n. 39. Oro, gr. 3.05 

5. Scudo doro. 

B* - BENED1C • XIV • P • M • Arma. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 



181 



T? — BONONIA DOCET- Croce ornata, con ai lati 17-51- 
Due armette, della Città e del Card. Giorgio Doria. 
All'esergo : • M • P • 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro, gr\ 3,21. 

Benaven, XXXII, n. 4. — Cinagli, n. 30. 

6. Scudo da 9 giulii. 

& - BENEDICTVS XIV P • M • BONONIENSIS • Arma. 
W - BONONIA DOCET. Croce ornata. Due armette, della 
Città e del Card. Giulio Alberoni. Inferiormente: 1740. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. r gr P 24,02. 

Benaven, XXXIII, n. 18. — Cinagli, n. 56. 



ut-//* 







7. Idem. 

& — BENEDICTVS • XIV • P • M • ET • ARCH • BON • Ritratto 

con camauro. 
R) - Un ornato, PASTORI I ET I PRINCIPI I SENATVS I 
BONONIENSIS I MDCCXLI in sei righe. Altro ornato. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg v , gr. 24.05. 

Museo di Vienna, pag. 15, n. 1. 
Benaven, XXXIII, n. 19. — Cinagli, n. 57. 

8. Idem. 

P - BENEDICT - XIV - P • M - BONON • A • XVII ■ Busto con 

camauro a d. 
K - VNVM I OMNIVM VOTVM I SALVS I PRINCIPIS * J $ • f • 
Q • B • Scritto nell'area in cinque righe. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg. ( gr, 21. pj. 

Benaven, XXXIV, n. 20. — Cinagli, n. 58. 



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7 82 FRANCESCO MALAGUZZI 



9. Scudo da g giulii. 

X¥ — C s. Ritratto con camauro. 

PATRIA ì ET I SCIENTIARVM I INSTITVTO I MÀGNIFICE 
I ÀVCTO— l S • P • Q • B • nel campo in sette righe. 

Museo Civ. di BoU Coli. Univ. Arg., gr. 23.98. 

Benaven, XXXIV r n. 21. — Cinagli, n. 59. 

io. Giulio o Bianco. 

& BENEOICTVS XIV P • MAX • Ritratto con camauro. 

itì BONONIA ■ MAT • STVDIORVM • Leone che con una 
zampa tiene Tarma della Città, e còli' altra il vessillo, 
in cui LIBERT. Sotto: 12 (Bajocchi) e 1740. 

Cinagu, n. 77. Arg. 

1 1. Idem. 

Simile al precedente, con MATER • LIBERTA e Tanno 1742. 

Ben a yen, XXX VII f, n. 46. — Cinagli, n. 78. Arg., gr. 3.30. 

12. Variante: con MAT ■ STUDIORVM. 

Museo Civ. di Boi, Coli. Univ. Arg., gr. 3.33. 

13. Giulio. 

& - BENEDIC • XIV • P • MAX (• P • M •) BONON • Ritratto con 
camauro, 

BONON \ A OOCET — 1743. Leone rampante con ves- 
sillo, in cui LIBER. Sotto: 12. 

Ci^agu, n. 79, Arg. 

14. Idem. 

Simile al precedente, dell'anno 1743 con BENEDIC • XIV • P • 
M - BONON nel ^, e nel R) - BONONIA DOCET • 1743-12 

C fi- 
Museo Civ. di Boi Coli. Univ. Arg., gr. 3.50. 

15. Idem. 

Simili, degli anni 1745, 1749, 1754. Sette varietà. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 80-86. Arg. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 183 



16. Grosso. 

& — Arma inquartata di Bologna. 

9 — CINQVE I BOLOGNI I NI • I 1740 in quattro righe in 
ghirlanda di palme. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1,23. 

Cinagli, n. 238. 

17. Idem. 

Simili, degli anni 1741, 1742, 1743, 1744, 174*, 1746, 1747, 
1749, 1753, 1755, 1758. Undici varietà. 
Musco Civ. di Boi. Coli Univ. Arg. 

18. Idem. 

& — Arma inquartata di Bologna. 
9< - BONONIA DOCET1758 in ghirlanda di palme. 
Cinagli, n. 249. . Arg, 

Questo Grosso può egualmente appartenere alla Sede Vacante del 
x 758> quanto a Clemente XIII. 

19. Idem. 

& — Arma inquartata della Città. 
9 — BONONIA DOCET- Chiavi e triregno. Sotto: B 5. 
Coli. Chigi in Roma. — Cinagli, n. 250. Arg. 

20. Muraiola da 4 baiocchi. 

& - BENEDICTVS • XIV • P • M • BONON Ali. Ritratto con 
camauro. 

9 - S * PETRONIVS * BON * PROTEC * Il Santo in piedi 
benedicente. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 2^6. 

Salvaggi, M. S., pag. 103, n. 160. — Cinagli, n. 288. 

21. Idem. 

& - BENEDICTVS - XIV • P • M • 1744. Ritratto con camauro. 
1^ - S • PETRONIVS • BONON • PROT. Il Santo in piedi be- 
nedicente. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 2.85. 

Benaven, XXXIX, n. 66. — Cinagli, n. 289. 



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164 FRANCESCO MALAGUZZI 



22. Muraiola da 4 baiocchi. 

Simili, degli anni 1745, 1746, 1747, 1748, 1750, 1754. 

Museo Civ, di Boi. Coli. Univ. — Cinagu, n. 290-295. Arg. 

23. Muraiola da 2 baiocchi. 

& - - BENEDIC XIV • P • M • 1742. Ritratto. 

■ SPETRONBON-PR- Il Santo in piedi. 

Museo Gv- di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.42. 

Salvaggj, M. S v pag. 103, n. 168. — Cinagli, n. 302. 

24. idem. 

Simili, degli anni 1743, 1744, con S • PETRONIVS • BONON • 
PROT- 
Osagli, ri. 303, 304. Arg. 

25. Idem. 

Simili, degli anni 1744 e 1746, con S • PETRON • BON • PROT • 

Museo Civ, dì Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.57. 

Iìesaven, XL P 11. 75. — Cinagli, n. 305, 307. 

26. Quattro baiocchi. 

& QVATTRO BAIOCCHI. 

1$ BENED* XIV 1748. Chiavi decussate e legate. 

Coli. Malagola. Bologna. Rame. 

27. Due baiocchi. 

.B 1 DVE BAIOCCHI. 

Ffl BENED. XIV. Chiavi. 

Coli Malagola, Bologna. Rame. 

28. Baiocco. 

& BONONIA MÀTER. Il leone. 

9 STVDIORVM. Chiavi e triregno. 

S al v aggi, ftf. S.j pag. 103, n. 176. — Cinagli, n. 308. Rame. 

29. Mezzo bolognino. 

BONONIA * * DOCET • Arma inquartata della Città. 
MEZO (sic) BOLOGNINO 1740- Leone rampante. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 450. Rame, gr. 5.78. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 185 



30. Mezzo bolognino. 

Simili, con MEZO, o MEZZO degli anni 1741, 1742, 1743, 
1744, 1745, - 1747, - 1753, - 1755, 1756. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 451-460. Rame* 

31. Quattrino. 

& — BONO I NIA | DOCET in tre righe; nell' esergo 1740. 
1$ — Leone rampante con vessillo. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 1.52. 

Benaven, XLT, n. 82. — Cinagli, n. 599. 

32. Idem. 

Simili, degli anni dal 1741 al 1757 senza lacune. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 600-616. Rame. 



CLEMENTE XIII PAPA. 

[Carlo Rezzonico di Venezia]. 

(1758-1769). 




1. Giulio o Bianco. 

& — CLEM • XIII • P • M - AN • I. Ritratto con camauro, 
R) — BONON • DOCET • 1759. Leone rampante col vessillo, 
in cui LIBER- Sotto: 12 (Bolognini). 
Salvaggi, M. S., pag. 117, n. 36. — Cinagli, n. 53. Arg. 

2. Giulio. 

& - CLEMENS • XIII • P • M • Ritratto. 
$ - BONONIA DOCET • 1759. C. s. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 54. Arg., gr. 3*20. 



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l86 FRANCESCO MALAGUZZI 



3. Giulio. 

Simile, dell'anno 1760, con CLEME • 

Museo Cìv. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 55. Arg. 

4. Idem. 

& - CLEM * XIII * P • M • AN • I • Ritratto con camauro. 
Bj C. s. coiranno 1761. 

Benaver, XXXVJII, n. 47. — Cinagli, n. 56. Arg. 

5. Idem. 

Simile, coiranno 1762. 

Cinagli, il 57. Arg. 

6. Idem. 

Simili, con CLEME • o CLEMEN • e BONON • o BONO • DOCET, 
degli anni dal 1762 al 1768. 

Museo Cìv. di BoL Coli. Univ. — Cinagli, n. 58-66. Arg. 

7- Grosso, 

,& Scudetto con Arma inquartata della Città. 

$ - CINQVE I BOLOGNI I NI I • 1765 in quattro righe, in 

ghirlanda di palme (o in cartella). 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.42. 

Cinagli, u. 79. 

8, Idem. 

Simile, coiranno 1769. 

Cinagli, n. 81. Arg. 



SEDE VACANTE. 

ICard. Carlo Rezzonico Camerlengo]. 

(1769). 

1. Mezzo scudo da 40 baiocchi. 

B' * SEDE * VACANTE * (1769) • Padiglione e chiavi. Due 
annette, della Città e del Card. Legato Palla vicini. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 187 



9 — * BONONIA * DOCET * Croce ornata. Inferiormente le 
sigle: *M -P* 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 12.13. 

Benaven, XXXIV. — Cinagli, n. 3. 

m.p Sigle dell' incisore. Il Cinagli mette nel R. di questa moneta 
il valore di 40 (Bajocchi) che non vi si trova. 



CLEMENTE XIV. 
[Gio. Vincenzo Antonio Ganganelli di S. Angelo in Vado]. 

(1769-1774). 




1. Zecchino. 

& — In alto ZECCHINO. Padiglione e chiavi. Due annette, 

della Città e del Card. Branciforte. 
9 — BONONIA DOCET • 1771 • Leone rampante col vessillo, 
in cui LIBER. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro, gr. 3.50. 

Benaven, XXXII, n. 9. — Bonneville, pag. 107, I, n. 4. 
Cinagli, n. 8. 

2. Scudo. 

& - CLEMENS • XIV PONT • M • A • I • Arme. Nell'esergo: 1769. 
$ ~ BONONIA * DOCET. Croce gigliata raggiante. Due 

armette, della Città e del Card. Lazzaro Pallavicini. 

Inferiormente M • P • 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg. 

Benaven, XXXIV, n. 27. — Cinagli, n. 15. 

3. Variante del precedente con: #1769* 
Benaven, XXXIV, n. 28. — Cinagli, n. 16. Arg. 



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FRANCESCO MALAGUZZI 



4. Scado, 

& - CLEMENS • XIV PONT • MAX • A • V • Arma. All' esergo: 

# 1773 * e le iniziali M • P • 
9 - * BONONIÀ * DOCET # Croce gigliata. Due armette, 

delta Città e del Card. Antonio Branciforte e tre stellette. 
Museo Civ, di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 17. Arg. 

5. Idem, 

Simile al precedente, senza le iniziali M • P • 

Cinagli, n. 18. Arg. 

6. Giulio o Bianco. 

& - CLEME XIV • P • M • Ritratto a d. con camauro. 
HI — BONO ■ DOCET • 1773. Leone con bandiera, in cui LIBE. 
Inferiormente: 12 (Bolognini). 

Museo Cìv. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 3.48. 

Benaver XXXVIII, n. 48. — Cinagli, n. 29. 

7. Grosso. 

& Arma inquartata della Città. 
9 CINQVE BOLOGNINI • 1769. 

Cinagli, n. 37. Arg. 

8. Idem, 

Simile al precedente, con scudetto dell'arma, d'altra forma. 
Coli, dell 1 Università. — Cinagli, n. 38. Arg. 

g. Idem* 

- Arma inquartata della Città. 

9 CINQVE | BOLOGNI I NI | 1771 in quattro righe in 
ghirlanda d'alloro. 

Museo Civ, di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.31. 

Benaver XXXVIII, n. 54. — Cinagli, n. 39. 

io. Idem. 

Simile, colTiscrizione del R} in ghirlanda di palme. 

Museo Civ, di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 40. Arg. 



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LA ZECCA^DI BOLOGNA 189 



II. GrOSSO. 

Simile, coli' iscrizione del 9 in una targa. 

Cinagli, n. 41. Arg. 



SEDE VACANTE. 

[Card. Carlo Rezzonigo Camerlengo]. 

(I774-I775)- 




1. Scudo da 80 baiocchi. 

1>' - *SED*VÀC#MDCCLXXV* Gonfalone con chiavi de- 
cussate. Due annette, della Città e del Card. Legato 
Antonio Branciforte. 
9 — S-PETRON- PROT- BON • Il Santo inginocchiato, con 
mitra e pastorale. AH'esergo: *80* 
Museo Civ. di BoL Coli. Univ. Arg., gr. 2T.04. 

Benaven, XXXV, n. 29. — Cinagli, n. 3. 



PIO VI PAPA. 

[Gio. Angelo Braschi di Cesena]. 

(1775-1796). 

1. Dieci zecchini. 

fY - PIVS • VI • PONT • MAX • AN • XII • Arme del Papa colla 

tiara e le chiavi decussate. 
1$ - S • PETRON • BON • PROT • AN • 1786. San Pietro seduto 



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19° FRANCESCO MALA GUZZI 



fra le nubi. Due ar mette, della Città e del Card. Andrea 

Archetti, AH'esergo: ZECCH • 10. 
Museo Civ É di Boi. Coli. Palagi. Oro, gr. 34.30. 

Benaver XXXII «/a, n. 11 1 /ó. — Cinagli, n. 1. 

2. Dieci zecchini. 

ì& -- PIVS VI • PONT • MAX • AN • XII • Arme. Sigle: PTÀD. 
Ptì — C. s,, coiranno 1787. 

Museo Civ. di Boi. App. alla Coli. Palagi. Oro, gr. 34.20. 

Bomye ville, pag. 107, I, n. 6. — Cinagli, n. 2. 

3. Quattro doppie. 

B' - piVS VI • PONT • MAX • AN • XI. Un giglio fiorito. NellV 

sergo : 4 • DOP. 
$ - BONON • DOCET • 1786. Due armi, della Città e del 

Card» Andrea Archetti. 
BnNNEViLLE, pag. 107, II, n. 16. — Cinagli, n. 3. Oro. 

4. Idem. 

PIVS • VI • PONT • MAX • A • XIII • Giglio fiorito. NelFe- 

sergo : * 4 • DOP • 
9 — C. s,, nell'esergo: ^1787* 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro r gr. 22.00. 

Benaven, XXXII '/a, n. 14 7 5 . 

Bonneville, pag. 107, II, n. 17. — Cinagli, n. 4. 

5. Cinque zecchini. 

f W - piVS ■ VI • PONT • MAX • AN • XIII • Arma. Sotto : - & - P ■ 
9 — S ■ PETRON • BON • PROT • 1787 • Il Santo seduto fra le 
nubi. Sotto due armette, della Città e del Card. Archetti. 
All'esergo: ZECCH 5- 

Museo Civ. di Boll. Coli. Palagi. Oro, gr» 17,10. 

Benaver XXXII */a, n. 11 */g. 
Bonneville, pag. 107, I, n. 7. — Cinagli, n. 5. 

g . p = Iniziali di Gaetano Pignoni incisore bolognese. 

6. Due doppie. 

- PIVS VI • PONT • MAXIM • Il giglio fiorite). Nell'esergo: 
P 60 (Paoli sessanta). 



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LA ZECCA DI BOLOGNA I91 



9 - BONON • DOCET • Due armette, della Città e del Car- 
dinale Ignazio Boncompagni Legato. All' esergo: 17*78- 
Benaven, XXXII, n. 12. — Cinagli, n. 7. Oro. 

7. Due doppie. 

& — C. s., nell'esergo : P • 60. 

I? — BONON -DOCET- entro cartella in alto. Due armette, 

e. s. All'esergo: *1780* 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro, gr. 11.00. 

Bonneville, pag. 107, II, n. 13. — Cinagli, n. 8. 

8. Idem. 

Simile, coiranno 1781. 

Stessa coli. Oro. 

g. Idem. 

& - PIVS VI • PONT • MAXIM • Il giglio fiorito. AH'esergo: 
<y • P • fra tre stellette. 

R} - BONON • DOCET • Due armette, della Città e del Car- 
dinale Andrea Archetti. AlPesergo: *1786* 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro, gr. 11.00. 

Cinagli, n. 9. 

io. Idem. 

& — C. s., con all'esergo: 1786- 

$ — C. s., con all'esergo le iniziali Or • P • 

Cinagli, n. io. Oro. 

11. Idem. 

& - PIVS VI • PONT • MAXIMVS • Il giglio. All'esergo: 1786. 
9 - C. s. 

Cinagli, n. 11. Oro. 

12. Idem. 

& — C. s., con all'esergo : <j • P • 
9 — C. s., con all'esergo: 1786. 

Cinagli, n. 12. Oro. 



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FRANCESCO MALAGUZZ1 



13. Due doppie. 

PIVS VI PONT • MAXIM • Giglio. All'esergo: 1787. 
$ - C s t( con all'esergo: Gr?* 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 13. Oro. 

14. Idem. 

ir PIVS VI - PONT • MAX • A • XIII • Giglio. All'esergo: 1787. 
K} - C. s.| con all'esergo : 2 • DOP • 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro. 

Benaven, XXXII x /a, n. 14 V5. — Cinagli, n. 14. 

BoNNEVILLE, pag. IO7, II, II. l8. 

15. Idem. 

Simile al precedente, colle Armette di forma rotonda. 
Cinagli, n. t> Oro. 

16. Idem. 

$¥ — Come il n. 14. 

9 BONON • DOC ET • Due armette, della Città e del Car- 
dinale Andrea Archetti. AH'esergo: G- P. 
Dariér, XVII, ru 4. — Cinagli, n. 16. Oro. 

17. Idem. 

& PIVS VI- PONT MAXIMVS- Giglio. All'esergo:* 1796* 
9 BON ■ DOCET • Due armette, della Città e del Cardi- 
nale Ippolito Antonio Vincenti. All'esergo: 2 -DOP* 
Musco Cìv\ di Boi, Coli. Palagi. — Cinagli, n. 17. Oro, gr. 11.00. 

18. Dm zecchini. 

& - PIVS ■ VI - PONT • M • Arma. 

S - PETRON • BON • PROT • 1786. S. Petronio seduto fra 
le nubi. Due armette, della Città e del Card. Andrea 

Archetti. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro, gr. 6.20. 

Bonneville, pag. 107, I, n. 3. — Cinagli, n. 18. 

19. Idem. l 
& - C s. 

S ■ PETRON BO • PROT • 1786. C. s. 

Cinagli, n. 19, Oro. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 193 



20. Due zecchini. 

Simile al precedente, con S • PETRO • 

Cinagli, n. 20. Oro. 

21. Idem. 

Simile al precedente, con S • PETRO • BO, e Tanno 1787. 

BENAVEN, XXXII Va, n. Il «/a. — ClNAGLI, II. 21. Oro. 

22. Doppia. 

& - PIVS VI • PONT • MAXrM • Giglio. AlTesergo: 1778. 

R) — BON • DOCET • Due armette, della Città e del Cardi- 
nale Ignazio Boncompagni Legato. All' esergo : P • 30 
(Paoli trenta). 

BONNEVILLE, pag. IO7, II, II. 14 — ClNAGLI, II. 47. Oro. 

23. Idem. 

Simile alla precedente, con BONON. 

Benaven, XXXII, n. 13. — Cinagli, n. 48. Oro. 

24. Idem. 

Simile alla precedente, con BON e Tanno 1779. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro, gr. 5.50*. 

Cinagli, n. 49. 

25. Idem. 

Simile alla precedente, colTanno 1780. 

Cinagli, n. 50. Oro. 

26. Idem. 

& - PIVS • VI • PONT • MAX • Giglio fiorito. AlTesergo : • 1785 • 
9 — BON • DOCET • in alto in cartella. Due armette, della 
Città e del Card. Andrea Archetti. AlTesergo: -P«80* 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 51. Oro, gr. 5.50. 

27. Idem. 

<& — C. s., colTanno 1786. 

9» — C. s., colle iniziali G • P in luogo di P • 30. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro, gr. 5.48. 

Cinagli, n. 52. 

35 



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194 FRANCESCO MALAGUZZI 



28* Doppia. 

Simile alla precedente, con MÀXIM • e collo stesso anno. 

Cimagli, ri. 53. Oro. 

29. Idem. 

& - PIVS VI - PONT • MAX • Giglio. AU'esergo: G - P • 

1$ — BON- DOCET* Simile alla precedente. AU'esergo: 1786* 

Cinagli, n. 54, Oro. 

30. Idem, 

Simile alla precedente, con BONON : e collo stesso anno- 

C IN AGLI , IL 55. Oro. 

31. Idem, 

& - PIVS VI PONT • MAXIM • Giglio. Alì'esergo: 1787. 
1$ — BONON ■ DOCET • Due armette, della Città e del Car- 
dinale Andrea Archetti. All'esergo: J ■ DOP. 

Cibagli, n. 57. Oro. 

32. Idem. 

& — C. s. 

$ — BONON- DOCET. C. s. con all'esergo le iniziali &P* 
Museo Civ. di Boi» Coli. Palagi. Oro. 

33. Idem. 

Simile alla precedente, con BON • e collo stesso anno. 
Benaver XXXII Va, n. 14 3/5. Oro. 

BONKEVILLE, pag. Io8, II, II. 19. — ClNAGLI, ti. 5&€o. 

34. Idem. 

Simile, colle iniziali G- • P • nel & e Tanno 1787 al Bi). 
Cinagu, n. 61. Oro. 

35. Idem. 

Simile al n, 31, coiranno 1788. 

CiNAGLij il 62. Oro. 

36. Idem. 

Simile al n, 31, coiranno 1788 e all'esergo del R) — &- p* 
Oragli, n, 63, Oro. 



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J 



LA ZECCA DI BOLOGNA 195 



37. Doppia. 

Simile al n. 31, coiranno 1789. 

Cinagli, n. 64. Oro. 

38. Idem. 

& - PIVS VI • PONT • MAXIM • Giglio. All'esergo: G-p- 
9 — -BON-DOCET- Due annette, e. s. All'esergo: 1790. 
Museo Civ. di Boi. ColL Palagi. — Cinagli, n. 65. Oro. 

39. Idem. 

Simili alla precedente, cogli anni 1791, 1792, 1794, 1795 
nel 1& e le iniziali & • P • nel 9f- 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro, gr. 5,52. 

Cinagli, n. 66-71. 

40. Zecchino. 

& - PIVS VI • PONT • M • - 1778. Arme. 
9 — BONONI/E PATRONVS. Il Santo in piedi. Due armette r 
della Città e del Card. Ignazio Boncompagni. 
Cinagli, n. 81. Oro. 

41. Idem. 

Simile, con BONONI/E PROTECT del 1779, 1780 o BONONIÀ 
PROTEC e il Santo seduto. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro. 

Benaven, XXXII, n. io. — Bonneville, pag. 107, I, n. g. 
Cinagli, n. 83-85. 

42. Idem. 

& - PIVS VI • PONT • M • - 17U0 (sic). Arma. 
R) — BONONI/E PROTECT. Il Santo in piedi, e le due ar- 
mette e. s. 
Cinagli, n. 86. Oro. 

43. Idem. 

& — PIVS VI • PONT • M • Arma con due ramoscelli di alloro 

ai lati. 
9 - BONONI/E PROT • - 1787. Figura di S. Petronio in 



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196 FRANCESCO MALAGUZZI 



piedi. Due armette, della Città e del Card. Andrea 

Archetti, 
Cinagli, n. 87, Oro. 

44. Zecchino, 

Simile, senza i due rami d'alloro, senz'anno e con BONONI/E 
PROJECT nel ti). 

Cali. Bfxliwi di Osimo. — Cinagli, n. 88. Oro. 

45. Idem. 

&> . . pivs . SEXTVS • PONT • MAX • AN • Vili. Ritratto a d. con 

berrettino. 
\§ ÀDVENTVS OPTIMI • PRINCIPIS • Nell'esergo: BONONIA 
■ 1782. Tempietto rotondo. Due armette, della Città e 
del Card. Ignazio Boncompagni. 

Museo Civ. di Boi. Coli Palagi. Oro, gr. 3.20, 

Benaver XXXII, n. 11. — Cinagli, n. 89. 
Bonneville, pag. 107, I, n. 5. - Morelli, n. 5, 11. 

46. Idem. 

& PIVS VI - PONT • M • Arma. Due armette, della Città e 

del Card. Ignazio Boncompagni. 

1$ S • PETRON 1 B • PROT • — 1778. Il Santo seduto fra le 

nuvole. Sotto: PH • BAL • 

Oro. 

ru , bai. - s= Filippo Balugani incisore bolognese. 

47. idem, 

t jy PiVS VI ■ PONT • M • Arma. Due armette, della Città e 

del Card. Andrea Archetti. 
9 S ■ PETRON ■ B • PROT • - 1786 - Il Santo seduto fra 

le nubi. 
Benaven, XXXII i/t, n. 11 3/3- — Cinagli, n. 91. Oro. 

48. Idem. 

Simile, coiranno 1787. 

Race, di Tav, mon. Venezia, 1796. Bologna, n. 2. Oro. 

49. Idem* 

,ìy — Come il n. 47. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 197 



1$ - S • PETRON • BO • PROT • 1786 e. s. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro. 

Morelli, n. 4, 12. — Cinagli, n. 92. 

50. Zecchino. 

Come il n. 47, con 8 • PETRO • B • PROT • — 1786. 

Cinagli, n. 93. Oro. 

51. Idem. 

& - PIVS VI • PONT • M • Arma. 

^ - S • PETRON • BON • PROT • - 1786. Il Santo in piedi. 
Due annette, della Città e del Card. Archetti, 
Cinagli, n. 94. Oro. 

52. Idem. 

& - C. s. 

9 — BONONI/E PROT • 1787. Il Santo e armette, e. s. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro* 

53. Mezza doppia. 

& - PIVS VI • PONT • MAXIM • Giglio. All'esergo: 1778. 
ty — BONONIA DOCET • In alto un nastro svolazzante. Due 

armette, della Città e del Card. Ignazio Boncompagni, 

Airesergo:-P*15 (Paoli quindici). 
Benaven, XXXII, n. 14. — Cinagli, n. 105. Oro. 

54. Idem. 

Simili, cogli anni 1778, 1779, 1780. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro, gr. 2.60. 

BONNEVILLE, pag. IO7, II, II. 15. — ClNAGLI, n. IOÓ-I09. 

55. Idem. 

P - PIVS • VI • PONT • MAXIM • Giglio. All'esergo: 1786. 

?! — BON • DOCET • Due armette, della Città e del Cardi- 
nale Andrea Archetti. Nell'esergo: <* • P (Gaetano Pignoni). 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro, gr. 2.75. 



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I98 FRANCISCO MALAGUZZ1 



56. Mezza doppia. 

Simili, con BON • o BONON • e cogli anni 1787, 1788, 1790, 
1791, 1792. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro. 

Benaven, XXXII «/a, n. 14 4/5. 
Coli, di tav. mon. Venezia, 1796. Bologna, n. 1. 
Bonneville, pag. 108, II, n. 20. — Cimagli, n. 111-115. 

57. Mezzo zecchino. 

& - PIVS • VI • PONT • MAX • Arma. 

R) - S • PETRO • BON • PROT • Il Santo seduto fra le nubi. 
Due armette, della Città e del Card. Archetti. Iniziali: G-P. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro. 

58. Idem. 

Simile al precedente, con S • PETRON • 

Benaven, XXXII >/«, n- 11 5/6. Oro. 

Bonneville, pag. 106, I, n. io. — Cinagli, n. 118 e 119. 

59. Idem. 

<& - PIVS VI • PONT • MAX • Arma. 

£} - PETR (sic) • BON • PRO • — 1786. Senza le iniziali del- 
l' incisore. S. Petronio fra le nubi. Due armette, della 
Città e del Card. Archetti. 
Morelli, n. 7, 5. — Cinagli, n. 120. Oro, 

60. Scudo. 

& — PIVS VIPONMÀXÀNIII- Arme inquartata. Sotto: 
1777. 

9 ~ S • PETRONIVS BON • PROT. Il Santo in piedi, di pro- 
spetto. Due armette, della Città e di Mons. Mariano 
d'Aquino Vicelegato. All'esergo: 100 (Bajocchi). 

Museo Civ. di BoL Coli. Univ. Arg., gr. 26.32. 

Benaven, XXXVI, n. 32. 

Cinagli, n. 126. — Bonneville, pag. 108, III, n. 1. 

61. Variante: con IDI nel &. 

Stessa coli. Arg. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 199 



62. Scudo. 

Simile, con PON • M • e ANNO • III • (Due varietà). 

Salvaggi, M. S., pag. 125, n. 42. — Cinagli, n. 127, 128. Arg. 

63. Idem. 

Simile, coiranno 1777 e l'annetta della Città e del Cardi- 
nale Ignazio Boncompagni. 

Race, di tav. mon. Venezia, 1796. Bologna, n. 3. Arg. 

Cinagli, n. 129. 

64. Idem. 

Simili, cogli anni 1778 e 1780 e AN • VI. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

Cinagli, n. 130, 131. 

65. Idem. 

& — PIVS • VI • PON • - MAX • AN • III ® Scudo ovale inquar- 
tato, sormontato dalle chiavi e dalla tiara. 

Itì - S • PETRONIIS (sic) BON • PROT • Il Santo in piedi. Due 
armette, della Città e del Card. I. Boncompagni. All'è- 
sergo: 1776. 
Darier, tav. XL1X, n. 1. Arg. 

66. Idem. 

& — PIVS VI • PONT • MAX • Arma semplice. 

9 — S • PETRONIVS BONON • PROT. Il Santo in piedi. All'e- 

sergo: 100. 

Coli. Bellini di Osimo. — Cinagli, n. 132. Arg. 

67. Idem. 

& — PIVS VI • PONT • MAX • - 1795. Arme. Due armette, 

della Città e del Card. Archetti. 
9 — C. s. Il Santo seduto fra le nuvole. Sotto, la Città dì 

Bologna. All'esergo: 100. 
Cinagli, n. 133. Arg. 

68. Idem. 

Simile, senza il 100 nell'esergo del R). 

Cinagli, n. 134. Arg. 



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200 FRANCESCO MAL AG UZZI 



69. Scudo. 

& - * PIVS * VI * PONT * MAX * AN * Vili. Ritratto a d. con 

berrettino. Sotto : P • T. 
R) - ADVENTVS * OPTIMI * PRINCIPIS * Neil' esergo: BO- 
NONIA • 1782. 100. Tempietto rotondo. Due annette, 
della Città e del Card. Boncompagni. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg,, gr. 26.00. 

Benaven, XXXVI, n. 33. — Cinagli, n. 135. 
Bonneville, pag. 108, III, n. 6. 

p . t . =- Pietro Tadolini incisore. 

70. Variante: senza il 100 e con SEXTVS nel & in luogo 

di VI. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 26.50. 

71. Idem. 

& - POPVLVS ET SENATVS BONON- Arme inquartata della 

Città. All'esergo: P • 10 - 1795. 
R) - PR)ESIDIVM ET DECVS. La Vergine detta di S. Luca 
fra le nubi. Sotto, la Città di Bologna. 
Bonneville, pag. 108, III, n. 9. — Cinagli, n. 136. Arg. 

p.io n Paoli 10. . 

72. Idem. 

& - POPVLVS ET SENATVS BONON -Arma inquartata della 
Città con due rami d'alloro ai lati. All'esergo: P« 10- 1796. 
$ - PR>ESIDIVM** ET* DECVS* C. s. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 29.10. 

Cinagli, n. 137 (*). 

73. Idem. 

Simile al precedente, con all'esergo del rovescio la Città e 

un alberello a s. e un colle a d. e • BON • DOCET. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 138. Arg. 



(*) Queste monete senza indicazione della sovranità papale e col 
motto popvlvs et senatvs . bonon potrebbero essere, almeno quelle del 
1796 e 1797, dei periodi transitori di libertà a incominciare dall'arrivo 
dei Francesi, prima della proclamazione della Repubblica Cispadana. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 201 



74. Scudo. 

Simile, con i rami d'alloro nel diritto, senza le note del 
valore e senza Tanno. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

75. Variante: colla data sola in numeri romani nel j¥. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

76. Idem. 

Simile, senza l'iscrizione all'esergo. 

Cinagli, n. 139. Arg. 

77. Idem. 

Simile al precedente, con BON • in luogo di BONON • 
Cinagli, n. 140. Arg. 

78. Idem. 

& — POPVLVS ET SENATVS BON • Arma inquartata della 

Città. AU'esergo: P • 10 • 1797. 
9 — PR/ESIDIVM ET DECVS. La Madonna detta di S. Luca. 
AU'esergo: BON • DOCET. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

79. Idem. 

& - C. s. 

R} — C. s., meno che nell'esergo v' è la Città senza il motto. 

Coli. Malagola. Bologna. 

Bonneville, pag. 108, III, n. 8. — Cinagli, n. 141. Arg. 

80. Idem. 

& - POPVLVS ET SENATVS * BON * Arma inquartata della 
Città fra due rami d'alloro. AU'esergo: P* IO* 1797. 

ìfi - PR/ESIDIVM * - * ET * DECVS. La Madonna e. s. Sotto, 
la Città. AU'esergo, un tempietto rotondo. 
Darier, tav. XLIX, n. 5. Arg. 

81. Idem. 

P - COMMVNITAS (sic) • ET • SENATVS • BONON • Arme in- 
quartata del Comune. Sotto: 1796. 
§/ - PR^SIDIVM ET DECVS. La Madonna detta di S. Luca 



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FRANCESCO MALAGUZZI 



fra le nubi. Sotto, la Città di Bologna. AH'esergo: BON- 
DOCET. 
Coli Chigi. - Cinagli, n. 142. Arg. 

82. Scudo. 

È? - COMVNITÀS * ET • SENATVS • BONON • Arma inquartata 
della Città, Airesergo: #*-MDCCXCVI* 

l? PR>ESIDIVM * * ET * DECVS * La Madonna detta di 
S. Luca fra le nubi. Sotto, la Città di Bologna. AH'e- 
sergo: BON DOCET. 
Museo Civ. di Boi Coli. Univ. — Cinagli, n. 143. Arg., gr. 28.70. 

83, Idem. 

Simile, con mmm** alPesergo del diritto. 

Cinagli, il 144. Arg. 

84. Idem. 

& POPVLVS ET SENATVS * BON * Arma inquartata della 

Città. AlKesergo: 1796. 
1^ PR^ESIDIVM *-* ET * DECVS. La Madonna e. s.; a lato, 

un alberello. Sotto, la Città. AH'esergo, tempietto rotondo. 

Coli. Malagola* Bologna. Arg. 

85. Scudo da So baiocchi. 

& PIVS * VI # PQN * * MAX * A * I * Arma inquartata 
della Città, Sotto: 1775. 

S ■ PETRON * PROT * BON * Il Santo inginocchiato. 
AH'esergo : * 80 * 

Museo Civ. di BòL Coli. Univ. Arg., gr. 10.67. 

Coli. Chigi* — Cinagli, n. 145. 

86, Idem. 

£>' PIVS VI ■ PON • MAX • A • I • Arma e. s. 

- S PETRONJVS BON -PROT- Il Santo inginocchiato. 
AH'esergo: * 80 * 
Benaver XXXV* n. 30. — Cinagli, n. 146. Arg. 

87, Idem, 

PIVS VI ■ PON • MAX • ANNO • IVBILÀEI. Arma inquartata 
della Città, sormontata dalle chiavi e della tiara. Sotto 
17-15. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 203 



R) — C. s. Il Santo seduto. AH'esergo : 80. Nel campo a d. 
le iniziali F • B • 

Benaven, XXXV, n. 31. — Cinagli, n. 147. Arg. 

f.b — i Iniziali di Filippo Balugani incisore. 

88. Mezzo scudo. 

& - PIVS VI • PON • MAX • A • IMI • Arme. Sotto: 17-78. 

9 - S • PETRONIVS BONONI/E PROT • Il Santo seduto fra 
le nubi. Due armette, una della Città, l'altra del Cardi- 
nale Ignazio Boncompagni. AH'esergo : F-B — 50. 
Benaven, XXXVI, n. 34. — Cinagli, n. 162. Arg, 

89. Idem. 

Simile, con F-B; FB«F; ed anche F • BÀL. 

Cinagli, n. 163-166. Arg. 

90. Idem. 

& - PIVS SEXTVS PONT- M-AN- III. Arma. 
R) — S • PETRONIVS BONONI/E PROT. Il Santo in piedi. Due 
armette e. s. 
Reichel, pag. 193, n. 1254. — Cinagli, pag. 456, n. 113. Arg. 

91. Idem. 

& - PIVS VI-PONT-MAX-AN-IV- Arma. Sotto: 1778. 
R) — S • PETRONIVS BONONI/E PROT • Il Santo fra le nubi. 
Due armette e. s. AH'esergo : F • BAL — 50. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 167. Arg., gr. 13.04. 

92. Variante : colle sigle F • E • F nel R). 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 13.00. 

93. Idem. 

Simile, con AN • IV e 1780, per errore in luogo di AN ■ VI. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 168. Arg., gr. 12,50. 

94. Idem. 

& - PIVS VI • PONT • MAX • Arma. Due armette e. s. AH'e- 
sergo: 1784. 

R) — S • PETRONIVS BONON • PROT • Il Santo seduto fra le 
nubi; sotto, la Città. AH'esergo: 50. 
Benaven, XXXVI, n. 35 V* — Cinagli, n. 169. Arg. 



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204 FRANCESCO MALAGUZZI 



95. Mezzo scudo. 

& — PIVS * SEXTVS * PONT ♦ MAX * ÀN * Vili. Ritratto con 

berrettino. Sotto, le iniziali : P • T. 
9 — ÀDVENTVS * OPTIMI * PRINCIPIS * Tempio rotondo. 
Due armette, della Città e del Card. Legato Boncom- 
pagni. All' esergo: BONONIA • 1782, e più sotto * 50 * 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 13.22. 

Benaven, XXXVI, n. 35. — Bonneville, pag. 108, III, n. 7. 
Cinagli, n. 172. 

96. Idem. 

& - PIVS VI • PONT • MAX • Arma. Due armette, della Città 
e del Card. Legato Andrea Archetti. All'esergo: 1775. 

£} - S • PETRONIVS BONON • PROT • Il Santo seduto fra le 
nuvole; sotto, la Città. All'esergo: 50. 
Cinagu, n. 170. Arg. 

97. Idem. 

Simile, del 1784 e lo stemma del Card. Boncompagni nel B* 
e 1785 collo stemma Archetti. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

98. Idem. 

Simile al n. 96, coiranno 1795. 

Cinagu, n. 171. Arg. 

99. Idem. 

& — POPVLVS • ET • SENATVS • BONON • Arma inquartata 
della Città, con due rami d'alloro ai lati. Air esergo: 
P • 5 • - 1796. 

$ - PR/ESIDIVM • ET • DECVS. La Madonna detta di S. Luca. 
Sotto, la Città di Bologna. 
Museo Civ. di Boi. ColL Palagi. — Cinagli, n. 173. Arg., gr. 14.70. 

100. Idem. 

Simile, del 1797. 

Stessa coli. Arg., gr. 1.48. 

101. Idem. 

Simile, con BON • e coiranno 1797. 

Cinagli, n. 174 e 175. Arg. 

{Continua). 



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ANCORA 

DELLE MONETE GETTATE AL POPOLO 

NEL SOLENNE INGRESSO IN BOLOGNA DI GIULIO II 

l'anno 1506 



Da oltre tre secoli i Cronisti e Numismatici, che ebbero 
occasione di far parola, o pur cenno, delle due monete fatte 
coniare da Giulio II pel solenne suo ingresso in Bologna, 
dopo la fuga del Bentivoglio, tutti ad una voce affermarono 
ch'esse furono coniate da Francesco Francia; e ciò sulla 
fede del Vasari, che primo propalò tale notizia sull'errata 
asserzione ch'ei tenne continuamente mentre ch'e 9 visse la zecca 
di Bologna e fece le stampe di tutti i con; per quella, net 
tempo che i Bentivogli reggevano: e poi che se riandarono 
ancora, ecc., mentre risulta da autentico documento del nostro 
Archivio di Stato (0, ch'ei fu ammesso incisore dei conii 
nella nostra Zecca solo il 19 novembre del 1508; cioè due 
anni appresso la caduta del Bentivoglio. E vennegli in tale 
circostanza assegnata dalla Camera la straordinaria provvi- 
sione di 50 ducati d'oro per le due stampe di Giulio II, la- 
sciando in appresso al Maestro della Zecca il soddisfarlo per 
gli altri conii che avrebbe eseguito; la quale particolarità 
addimostra evidentemente il Francia eletto allora di fresco a 
coniatore della nostra zecca; ufficio al quale senza dubbio 
l'aveva additato l'eccellenza delle monete bentivolesche da 
lui incise. 

Fino dall'anno 1857, in un mio articolo sui primordii 
della nostra zecca ( 2 ), rimarcai quest'errore dello storico 



(1) Partitorum, Voi. XIII, pag. 154. 

(2) Albo a memoria dell* augusta presenza di Pio IX in Bologna 
l'estate del 1857. Seconda edizione. Bologna, 1858, in-8, pag. 119- 132, 



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20Ó LUIGI' FRATI 



aretino, la cui autorità aveva tratto in inganno quanti scrittori 
ebbero di poi a parlare di queste monete. 

Più tardi richiesto dal sig. Cav. Morbio di alcuni schia- 
rimenti sopra monete di Bologna, fra le quali erano comprese 
le due in discorso, lo avvertii che togliesse l'inciso conio del 
Francia f 1 ). * È questo un errore, gli scrissi, in cui è caduto 
M il Vasari, e dietro a lui quanti hanno parlato di questa ra- 
* rissima moneta, non che del grosso colla medesima epi- 
" grafe; „ e sommariamente gì' indicai le ragioni che si op- 
pongono a siffatta attribuzione; e innanzi tutto l'improbabilità 
che il Francia, carattere ingenuo, tanto affezionato al Ben- 
ti voglio e da lui tanto riamato e protetto, si fosse acconciato 
spontaneamente, e non per obbligo d'ufficio, a condurre 
un'opera, che tornava a perpetuo disdoro del medesimo; e 
più inverosimile ancora che in otto giorni, quanti ne corsero 
dalla fuga di Giovanni II all'ingresso del Pontefice, potesse 
eseguire quattro conii e far stampare siffatte monete pel va- 
lore di tremila ducati; e mi riserbai di riparlarne più diste- 
samente, riportando ad un tempo in apposita tavola le due 
monete controverse raffrontate alle due senza dubbio di mano 
del Francia, appena fosse il nostro Comune venuto in possesso 
del Medagliere Palagi, già Schiassi, nel quale conservasi il 
Grosso, forse unico, colla leggenda Bon. p. Jul. II a tirano 
liberata. Malgrado la sommaria sposizione di tali ragioni il 
Morbio se ne mostrò pienamente persuaso, avendo poco 
appresso fatto carico al Prof. Biondelli di avere ripetuto 
Terrore del Vasari, dicendogli: che così opinavasi un giorno, 
non più oggi che " il cav. Luigi Frati ha provato a tutta 
" evidenza, che non è lavoro di quel grande artista, e che 
ù Vasari mostra di non averlo veduto e di avere confuso in 
" una sola due distinte monete. „ 

Solo nel 1883 attenni la promessa da lungo tempo data, 
pubblicando negli Atti e Memorie della R. Deputazione di 
Storia Patria per le provincie di Romagna, Serie 3% pag. 474 
una Memoria sulle monete gettate al popolo nel solenne in- 
gresso in Bologna di Giulio II per la cacciata di Giovanni II 
Ben ti voglio, corredata di una tavola colle due monete d'in- 



(1) Mokbio, Opere storico-numismatiche. Bologna, 1870, in-8, pag. 340. 



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ANCORA DELLE MONETE GETTATE AL POPOLO, ECC. 207 

cisore controverso in una alle due incise senza dubbio da 
Francesco Francia, dal cui confronto anche l'occhio meno 
esperto può convincersi della molta disparità di lavoro che 
passa fra le une e le altre. Questa Memoria dietro richiesta 
fattane dall'illustre Direzione della Rivista numismatica ita- 
liana fu ripubblicata nel Voi. X, 1897, pag. 49-63; richiesta 
alla quale aderii di buon grado, ritenendo ben fatto dare alla 
mia rettificazione la maggiore pubblicità possibile per distrug- 
gere un errore sì inveterato. 

Intanto il dotto Alfredo Armand, che stava per metter 
mano al terzo volume della sua opera: Les Médaittenrs ita* 
liens, il quale nel tomo I, pag. 104 aveva egli pure, rispetto 
queste due monete, ripetuto l'attribuzione del Vasari, venuto 
a contezza della correzione da me fatta, l'adottò interamente 
in questi termini (0: 

MONNAIES DE FRANCIA. 

Après les monnaies de Bentivoglio, l'ordre chronologique 
amènerait, dans la liste des ouvrages de Francia, les monnaies 
de Jules li. Les premières en date seraient le ducat d'or et le 
bolognino d'argent jetés au peuple lors de l'entrée du Pape 
en Bologne en 1506. Au dire de Vasari, ces pièces étaient 
l'ouvrage de Francia. M. le docteur Louis Frati, le savant 
directeur du Museo civico de Bologne, à qui nous devons 
de prècieuses Communications a démontré d'une manière 
qui nous semble irréfutable que ces monnaies ne pouvaient 
appartenir à Francia. 

Riuscito a distruggere, come ritengo, l'antico errore di- 
vulgato dal Vasari, mi spetta ora il debito di correggerne 
altro sorto di fresco sulle medesime monete, prima che metta 
radice. Pare che l'avverso destino, che sospinse a ruina la 
Signoria de' Bentivogli, implacabile contro essa ne perseguiti 
perfino le monete coniate a perpetuarne la memoria della 
caduta. 

Nel Voi. XII, pag. 218-222 di questa Rivista numismatica 
il sig. Conte Francesco Malaguzzi ha riportato sotto Giulio li 



(1) Armand. Op. cit, tom. Ili, pag. 30. 



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208 LUIGI FRATI 



fra diversità di specie e di tipi cinque monete colla leggenda: 
BOH • P fVL il A TIRANO LIBERAT • mentre dal seguente 
passo del Diario del Cerimoniere Paride Grassi, al quale il 
Pontefice diede incarico di far. coniare le dette Monete, si 
parla solo di due: liaque statuti, ut de utroque numisniate trs'a 
utilità* quae consignavit il/a die inter populum dispergendo 
D. J vanni Gozzadino bononiensi qui tunc erat Clericus fiscalis 
et Datarius aposiolkus (*). 

Esaminiamo paratamente le cinque varietà riportate dal 
sig. Conte Malaguzzi. La prima è il Ducato d'oro riportato 
a pag, 218, 

2. Ducato {Zecchino). 

& IVLIVS • Il - PONT • MAX- Stemma colla Rovere, sormon- 
tato dalle chiavi e dalla tiara. 

BON ? j»IVL>ATI-RANO LIBERAT- S. Pietro in piedi 

di prospetto. 
Coli, di Brera. Oro, d. 0,023, gr. 3,44. 

E qui innanzi tutto devo avvertire che il disegno ripor- 
tato a pag, 220 tra la moneta n. 12 e n. 13 che rappresenta 
il ducato d'oro tratto dall'esemplare del nostro Museo Civico 
avevasi a premettere alla descrizione, che se ne dà a pag.208. 

Prosegue il Malaguzzi: 

3, Variante: R) BON -2 • IVL • A • TIRANO • LIBERA . e. s. 

Museo Cìv. di Boi. Coli. Univ. Oro. 

Questa variante non esiste punto. Io ed il chiarissimo 
mìo Collega prof. Hrizio abbiamo esaminato scrupolosamente 
1 «lue esemplari quello del Municipio e l'altro dell'Università, 
ed entrambi sono egualissimi, del medesimo peso del primo 
sopra descritto; per cui le cinque varianti rimangono quattro. 

A pag. 220: 

13, Giulio. 

Il sig. Conte riporta un Giulio, appiccicandovi, come 
sopra si è detto, il disegno del ducato. 



li) Frati Lutei, Le due spedizioni militari di Giulio li, tratte dal 
Diario iii Paride Grassi, pag. 86. 



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ANCORA DELLE MONETE GETTATE AL POPOLO, ECC. 209 

& — IVLIVS • Il • - PONT • MAX • Arma. 
R) - BON • JP • IVL • ATI — RÀNO LIBERAT • S. Pietro in piedi 
di prospetto. 

Museo. Civ. Coli. Palagi Arg. 

Coli. Schiassi. — Litta, Bentivoglio, n. 26. 

Non so dove il sig. Conte abbia tratto questo Giulio 
affatto sconosciuto. Egli cita la collezione Palagi del Museo 
Civico la quale possiede bensì il Grosso, di cui parleremo 
fra breve, ma nessuna moneta con questa leggenda che possa 
ritenersi un Giulio. Egli cita inoltre la Collezione Schiassi, 
mentre nella Dissertazione di lui (De Moneta bononicnsù 
pag. 38), l'appella manifestamente Grosso, e ne riporta il 
peso di carati 7, pari a gr. 1,30, che è appunto il peso del 
Grosso. Cita ancora il Litta, che appella tanto il numero 25, 
come il n. 26 col nome generico di moneta. Se il sig. Conte 
avesse aggiunto alla descrizione di questa nuova moneta 
anche il peso si sarebbe accorto senza dubbio del preso 
equivoco. 

Una delle prime cure di Giulio II, appena assunto il 
Pontificato, fu di richiamare le monete alle migliorie de' suoi 
predecessori. Fra queste accrebbe il peso del Carlino, cosi 
chiamato da Carlo d'Angiò, riportandolo al peso di gr. 4,30 
circa, e dal suo nome fu poscia chiamato Giulio. — Eliminata 
anche questa moneta le quattro varianti restano tre. Prose- 
guiamo la rassegna: 

A pag. 222: 

23. Grosso. 
& - IVLIVS • Il • PONT • MAX • Arma. 

1$ - BON • P • IVL • A • TIRANO • LIBERAT • S. Pietro in piedi. 
Schiassi, pag. 38, n. 4. - Cinagli, pag. 73, tav. II, n. 9. Arg. 

La descrizione di questa moneta, se non unica, certo 
rarissima, manca della rispettiva impronta, che il sig. Conte 
trasse dal nostro esemplare, e che dovette senza dubbio 
essere spedita a Milano, dove fu ommessa non so per quale 
ragione. La leggenda del rovescio è precisamente BON ■ ,P ■ 
IVL • A TI • • • O LIBERATA. S. Pietro stante di prospetto. Manca 
l'indicazione del diametro e del peso, che qui si aggiugne. 
Diam. m. 0,020, p. gr. 1,30. 



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2IO LUIGI FRATI 



Segue: 

24. Mezzo grosso. 

& — IVLIVS • Il • PONT • MAX • Arma. 

R) - BON • P • IVL • A TIRANO LIBERATA • S. Petronio seduto. 
Coli. Bellini di Osimo. — Cinagli, n. 65. Arg. 

Suir autorità del Cinagli riporta il sig. Conte Mal aguzzi 
questa moneta. Io dubitando assai dell' esistenza di essa, 
stante l'autorevole testimonianza di Paride Grassi, che parla 
di due monete e non di tre, feci molte ricerche allorché 
pubblicai la prima volta la Memoria sull'erronea attribuzione 
del Vasari sopraccennata, per conoscere quale destino avesse 
avuta la Collezione del Bellini; e scongiurai il fortunato 
possessore di essa moneta, se esisteva, a darmene contezza. 
Ma non mi fu dato di averne il minimo sentore. A scemar 
fede a questa terza moneta colla leggenda : BON • P • IVL • A 
TIRANO LIBERATA, si aggiugne anche il tipo del rovescio 
dato dal Cinagli rappresentante S. Pietro seduto, atteggia- 
mento affatto nuovo nella iconografia della zecca bolognese; 
la quale novità avrà forse indotto il sig. Conte a scambiar 
S. Pietro in S. Petronio. 

Omettendo da ultimo di far notare l'improbabilità di aver 
fatto coniare una moneta da spargere sotto i passi della folla, 
così minuta del peso di centigrammi 65, atta più ad essere 
smarrita che raccolta, conchiuderò raffermando essere due 
sole le monete sparse al popolo nell'ingresso di Giulio II in 
Bologna, come l'autorevole suo Cerimoniere Paride Grassi, 
che le aveva fatto coniare, ci ha lasciato scritto (1). 

Luigi Frati. 



(1) Questa istessissima illazione e testimonianza ha allegato il sig. 
Conte Malaguzzi, laddove parla la prima volta delle monete gettate al 
popolo da Giulio II, dicendo (Voi. XI, pag. 76): * Il cerimoniere Paride 
u Grassi, che le fece coniare, non parla nel suo Diario che di due sole 
* de utroque numismate, e ci toglie il dubbio che ne fossero state sparse 
" altre. „ Reca pertanto sorpresa la manifesta contraddizione, in cui 
egli è caduto, riportando poco appresso (Voi. XII, pag. 218-222) a cinque, 
fra specie e varietà, le due monete in discorso. 



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Medaglie Fanesi 



i. 

IL CARDINALE RUSTICUCCI. 

Nato in Cartoceto nel Gennaio del 1537 da famiglia 
ascritta alla nobiltà fanese, Girolamo Rusticucci, giovanissimo 
fu fatto segretario particolare del Cardinale Michele Ghislieri. 
Salito questi al papato col nome di Pio V, non solo man 
tenne il Rusticucci nell' ufficio di segretario, ma volle anche 
affidargli le mansioni del Cardinale Bonelli durante la sua 
legazione ai principi cristiani per organizzare la lega contro 
i Turchi. Quattr'anni circa dopo la sua assunzione al pon- 
tificato, il 17 Maggio del 1570, Pio V riconoscendo " i 
" meriti della somma fedeltà sua esperimentata, della bontà 
u della vita, delle perpetue fatiche et diligenze poste a 
u servizio di Dio „ (0 elevò il Rusticucci al Cardinalato 
all'età di 33 anni. Altrettanti ne visse il Rusticucci nell'altis- 
sima dignità non ismentendo mai le preziose qualità che ve 
lo avevano condotto. 

Rese egli segnalati servigi alla Chiesa perchè fu uno dei 
sette Cardinali deputati dal Papa a stabilire le condizioni 
della lega tra le potenze cristiane contro i Turchi: era anzi 
quello cui faceva capo il comandante delle forze pontificie 
per affari della più alta importanza e delicatezza ( 2 ). Questo 



(1) Catena Girolamo, Vita del Gloriosissimo Papa Pio V. Mantova, 
Osanna, 1587, in-4, a pag. 19. 

(2) V. Catena sudd. e Guglielmotti Alberto, Marcantonio Colonna 
alla Battaglia di Lepanto. Firenze, Le Monnier, 1862, in-8. Questi a 
pag. 180 riporta una lettera in cifra del Colonna al Rusticucci, e a pag. 245 
una lettera del Colonna al Papa nella quale parla del Rusticucci come 
intermediario per ottenere una grazia. 



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212 G. CASTELLANI 



fatto indusse forse l'Albrizzi (*) nell'errore di credere che il 
Rusticucci fosse mandato come legato ai Re di Francia, 
Spagna e Portogallo per la lega, mentre invece tale speciale 
legazione fu sostenuta, come vedemmo, dal Cardinale Ales- 
sandrino, 

Narra il Roseo che a tale era giunta la confidenza 
del Papa nel Rusticucci che, solo fra tutti, lo faceva assistere 
alle udienze private e segrete che esso dava agli Ambascia- 
tori delle potenze cristiane ogni venerdì: cosa, soggiunge, 
che non sì ha memoria sia stata fatta da alcun pontefice 
nemmeno co* propri fratelli e nipoti ( 2 ). 

Né, dopo la morte di Pio V, venne meno al Rusticucci 
la fiducia e l'affetto dei Pontefici suoi successori. Questi lo 
ebbero tutti egualmente caro, anzi, Sisto V, trovando forse 
in lui, creatura di Pio V, purità di costume, risolutezza e 
severità ne 1 criteri di governo, armonizzanti con le sue idee, 
lo elevò al grado di proprio Vicario. In questa carica di 
Vice-Papa durò il Rusticucci fino alla morte che avvenne il 
14 Giugno del 1603. 

Le ricche prebende e i Vescovati di Senigallia prima, di 
Albano e di Porto poi, diedero al nostro Cardinale rendite 
larghissime; ma egli, virtuoso e modesto, pur mantenendosi 
col decoro richiesto dall'altissimo grado, largheggiò in bene- 
ficenze. Costruì il palazzo che diede e dà tuttora il suo nome 
alla piazza che serve quasi di vestibolo all'immensa piazza 
del Vaticano: rifece quasi da' fondamenti la Chiesa di S. Su- 
sanna, suo titolo cardinalizio, sulla cui facciata si legge anche 
oggi il suo nome. 

Queste opere e il quadro del Barocci donato alla Chiesa 
Collegiata della sua terra natale lo mostrano protettore delle 
arti; la dedica a lui fatta dal conterraneo Camillo Flavi dei 
a Libri di Meteorologia di Aristotile „ parafrasati dal padre 
suo Giovan Battista, e da Francesco Dionigi della " Devota 
rappresentazione de' Martirj di S. Cristina „ e del a Decame- 



(1) Quadro Storico-Topografico della Città di Fano. Manoscritto, 
Tav, IV, n. XVI1L 

(2) Delfo Istorie del mondo di M. Mambrino Roseo da Fabriano. 
Volarne secondo della Terza Parte. Venezia, Franceschi, 1592, pag. 98. 






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MEDAGLIE FANESI 



213 



rone spirituale „ ricorda la sua benevolenza pei cultori delle 
lettere 0). E in queste, nella conoscenza di molte lingue, 
nelle discipline filosofiche e teologiche, e sopratutto nell'arte 
e nella scienza difficilissima del governare, fu versatissimo. 

Non so a quale artista si debba la medaglia che lo ri- 
corda: il disegno non ne è del tutto scorretto, però l'esem- 
plare da me posseduto, l'unico che io conosca, lascia molto a 
desiderare per l'esecuzione. È fusa in bronzo del diametro 
di 48 millimetri. Al dritto ha il busto volto a destra con 
mozzetta e berretta cardinalizia e la leggenda: HIER * CARD ■ 
RVSTICVCIVS • Al rovescio un cavallo alato rampante a si- 
nistra con una delle zampe posteriori poggiata su tre monti: 
sul terreno piante fiorite; in giro: ÀTTINGÀM • VEL ■ NON ■ 
ÀGGREDIÀR • (Tav. IV, 1). 

Nessuna allusione alle molte cariche sostenute, nessuna 
agli edifizi eretti in Roma, nessun indizio dell'occasione o 
delle persone per cui o da cui fu fatta gettare la medaglia. 

Il rovescio riproduce lo stemma gentilizio della famiglia 
Rusticucci, il motto però non accompagna lo stemma stesso 
né sui sigilli, né sulla porta di Cartoceto dove invece sono 
le parole: Praesidium patriaeque decus: non lo ricorda nem- 
meno Giov. Andrea Palazzi ne' suoi * Discorsi sopra le Im- 
prese „ dove pure fa cenno del Pegaso o cavallo alato dei 
Rusticucci ( 2 ). 

Questo cavallo ispirò a tal Vincenzo Robardo poeta di 
que' tempi di decadenza alcuni distici riportati da Giovanni 
Palazzo (3) che possono servire d'esempio, se non di bei 
versi, di molta adulazione: 

Pegasus anguicomi saliens e sanguine monstri 
Victor Abantiades ut tulit ense caput, 



(1) Biblioteca Picena, articoli Flavi Giambattista e Dionigi Francesco. 
Quest'ultimo nella dedica del u Decamerone Spirituale n Venezia, Varisco, 
1594, in-4, parla dei * segnalati favori e benefici ricevuti. „ 

(2) / Discorsi di M. Gio. Andrea Palazzi, sopra l'Imprese. Bologna, 
Benacci, 1575, in-8, pag. 76. 

(3) Fasti Cardinalium omnium Sanctae Romanae Ecclesia**, nuriorr 
Jo. Palatio, /. V. D. Venezia, Bencardi, 1701, Volumi 5 in-fol., Voi, IH, 
col. 522. 



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214 G * CASTELLANI 



Alarum tenue sublatus in aere nixu 

Fecit, ut Aonii curreret unda jugi. 
In quoque ne vani caperes monumenta caballi 

Imbutus sanctis moribus Astra petis. 
Morìbus astra petis, faciensque per aera gyros 

Omnibus ut populis conspiciendus eas, 
Elicis astricomo latices venerandus Olympo, 

Queis sua raortales crimina foeda lavent. 
Euge Pater, te rite choro comitantur ovanti 

Agmina sidereis in tua junge choris. 

E il Palazzo stesso fa seguire lo stemma dalle parole 
d'Isaia: Coelum sedes mea, terra scabellum pedum meorum. 

Tornando al motto, la singolarità di questo potrebbe far 
credere che la medaglia corrispondesse all'elevazione del 
Rusticucci alla dignità cardinalizia, e allora potrebbe essere 
che la medaglia fosse stata fatta gettare dal Rusticucci stesso 
per regalarne i famigliari e gli amici. In tal caso però il motto 
non peccherebbe di soverchia modestia e male si adatterebbe 
con le virtù del soggetto rappresentato. A quell'epoca poi 
un altro Rusticucci, Domizio, era zecchiero a Fano; pos- 
siamo benissimo pensare che egli abbia voluto ricordare un 
avvenimento di tanto lustro alla propria famiglia con la me- 
daglia ora descritta. 



II. 

GIROLAMO RAINALDL 

Pubblicai qualche anno fa in questa stessa Rivista ( J ) una 
medaglia del Porto di Fano con l'effigie di Paolo V, me- 
daglia fatta coniare dal Comune di Fano in attestato di gra- 
titudine al Pontefice e per deporne degli esemplari nelle 
fondamenta del nuovo edifizio. 

Dissi allora che il porto fu aperto solo nel 1616 sebbene 
per le convenzioni stabilite colParchitetto questi avrebbe do- 



(1) Anno V, 1892, Fase. III. Medaglia del Porto di Fano. 



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MEDAGLIE FANESI 21 _s 



vuto consegnarlo entro il gennaio dell' anno precedente. 
Questa notizia viene confermata dalla medaglia che pubblico 
adesso e che ricorda appunto l'apertura del Porta Borghese 
ed ha l'effigie del Rainaldi. 

Il diametro della medaglia è di 60 millimetri: al dritto 
avvi il busto del Rainaldi a testa nuda, volto a sinistra con la 
leggenda attorno: HIER • RAYNALDVS • ROM • POP ■ ROM - AR- 
CHITECT • MDCXVI • Il rovescio è identico a quello della me- 
daglia del porto già pubblicata: varia la leggenda circolare 
che suona così: PORTV • BVRGHESIO • BENE • ET ■ FELICITER * 
FACTO • (Tav. IV, 2). 

L'esemplare da me posseduto è fuso ed è anche poco 
ben conservato: ciò non ostante si vede che il busto fu con- 
dotto da mano maestra, il volto è espressivo, il rilievo tondeg- 
giante. L'altra medaglia era opera di Paolo Sanquirico; se 
questa fu parimenti opera sua, come si può facilmente con- 
getturare, è certo che l'incisore riuscì a superare sé stesso, 
evitando quel non so che di secchezza che si avverte in 
quella nella figura del Papa. 

Se poi la medaglia sia stata fatta gettare dal Comune o dal 
Rainaldi medesimo, è difficile stabilire. Inclino perù più alla 
seconda ipotesi che alla prima perchè dissi già, parlando del- 
l'altra medaglia, che si erano molto raffreddati gli entusiasmi 
de' cittadini pel Rainaldi a cagione della lungaggine de' lavori. 

Nella leggenda del dritto il Rainaldi è detto romano e 
architetto del Popolo Romano ossia del Comune dì Roma. 

Nacque egli infatti in Roma nel 1570 di Adriano pittore 
e architetto e fu l'ultimo di tre figli che esercitarono tutti, e 
con lode, l'architettura. Il Ticozzi (0 racconta un aneddoto 
dal quale avrebbe avuto origine la fortuna di Girolamo. 
Domenico Fontana, di cui egli era allievo, ebbe commissione 
da Sisto V, di fare il disegno di una nuova chiesa da erigersi 
in Montalto. Il Fontana dette incarico al Rainaldi di prepararlo 
e quando fu fatto lo portò al Papa cui piacque assai. Allora, 



(1) Dizionario degli Architetti, Scultori, Pittori, Intaglia tori in rame 
ed in pietra. Coniatori di Medaglie, Musaicisti, Niellatoti, Intarsiatori 
d'ogni Età e d'ogni Nazione di Stefano Ticozzi. Milano, Schicpatti, 1830. 
Tom. Ili, pag. 215. 



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2l6 G* CASTELLANI 



con sincerità e generosità non comune, disse al Pontefice che 
il disegno non era opera sua, ma bensì di un giovinetto ro- 
mano suo allievo. E così l'esecuzione del lavoro fu affidata 
all'autore del disegno. 

Sia che nella costruzione della Chiesa di Montalto avesse 
dato prova dì abilità non comune, o sia per altro motivo, il 
fatto sta che da allora non mancarono più al Rainaldi com- 
missioni e lavori in Roma e fuori. Ebbe l'ufficio di architetto 
del comune di Roma e lavorò al compimento del Campi- 
doglio. L'Amianì ( T l lo dice Architetto anche della Camera 
Apostolica. Nel 1610 fece i disegni dell'addobbo di S. Pietro 
per la canonizzazione di S. Carlo Borromeo. Dal 1612 al 1616 
fu in Fano pe 1 lavori de' Mulini e del Porto e forse dovette 
tornarvi anche appresso: il suo nome trovasi in una lapide 
murata nel 1619 ( 2 ). Andò in seguito a Parma e Piacenza 
per le fabbriche de* Farnese. Dal 1623 al 1626 fece in Bo- 
logna la Chiesa di S. Lucia ora Palestra Ginnastica e le volte 
di S. Petronio (3). Fu col fratello Giovanni Battista a Ferrara 
a dirìgere i lavori di fortificazione e ciò fu prima della sua 
venuta in Fano. 

A Roma poi e ne 1 dintorni sono numerose le fabbriche 
dovute a lui. Ricorderò la facciata e l'altare della cappella 
Paolina in S. Maria Maggiore, la facciata di S. Andrea della 
Valle» l'aitar Maggiore di S. Andrea della Carità, la casa 
professa de' Gesuiti e il palazzo Panfili in piazza Navona (4). 
A Frascati la Villa Taverna di Casa Borghese: a Terni il 
ponte sulla Nera: a Caprarola la Chiesa degli Scalzi. 

Giunsero fino a noi alcuni suoi lavori d'intaglio. 

Chiuse la vita operosissima nel 1655, lasciando un figlio, 
Carlo, architetto esso pure di buona fama. 



(r) MtrHùrit Istorie fa- deità Città di Fano. Fano, Leonardi, 1751. 
Tujti* II* 

(2) L'ir, il mio articolo < itato: pag. 394 in nota. 

(3) Rica Corrano, Guida di Bologna. Ivi, Zanichelli, 1886, pagg. 18 
e ó& 

(4) TicoK/r, \oc. rit Pf Guida di Roma. 



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MEDAGLIE FANESI 21 7 



III. 

POMPEO MANCINI. 

Nel 1826 vide la luce in Pesaro pei tipi di Annesio No- 
bili una u Illustrazione dell'Arco di Augusto in Fano dell'in- 
gegnere Pompeo Mancini con una Lettera Archeologica del 
signor Bartolomeo Borghesi al signor marchese Antaldo 
Antaldi „ di 30 pagine in foglio con sette tavole. Il Mancini 
ingegnere in capo della Delegazione Apostolica di Pesaro era 
stato incaricato dal cardinale Camerlengo fin dal Maggio del 
1823 di fare un esatto disegno del così detto arco di Au- 
gusto in Fano e una perizia dei lavori necessari alla con- 
servazione dell'insigne monumento. In quell'occasione esaminò 
e misurò esattamente gli avanzi della bella costruzione ro- 
mana, ne scoprì, per quanto era possibile, le parti coperte 
dagli edifizi addossativi in seguito, e praticò anche uno scavo 
per trovare l'antico piano stradale che rinvenne a 64 centi- 
metri sotto il selciato d'allora. Credette poi opportuno render 
pubblico il risultato dell'esame accurato che aveva fatto, ac- 
compagnandolo con una lettera del celebre Borghesi e con 
l'esatta iconografia dell'edifizio nello stato presente e secondo 
una ricostruzione ideale. 

Tale lavoro a non bastevolmente conosciuto nella repub- 
blica delle lettere e delle arti „ com'ebbe a dire il conte Ste- 
fano Tomani Amiani nella sua M Guida di Fano „ (0 è fatta 
con molta coscienza e precisione ed è fino ad ora la mi- 
gliore illustrazione, specialmente grafica, del bel monumento 
romano che ha già la sua piccola bibliografia ( 2 )- Però il 



(1) Guida Storica Artistica di Fano compilata ed esposta da Stefano 
Tomani Ami anl Manoscritto posseduto dal signor conte Gregorio Amiani. 

(2) Senza contare quelli che ne parlarono per incidenza o per ri- 
ferirne le iscrizioni, oltre alla • Illustrazione „ del Mancini alla quale 
fa seguito una " Lettera Archeologica del signor Bartolomeo Borghesi 
al signor marchese Antaldo Antaldi „ conosco le seguenti pubblicazioni 
sull'Arco di Augusto : 

Dissertazione critico- lapidaria sopra Cantico Arco di Fano inalzato 
all'lmperadore Cesare Augusto. Fano, Leonardi, 1772, in-4. Sebbene ano- 
ai 



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21 8 G. CASTELLANI 



Mancini sostenne l' idea che il loggiato superiore dell'arco o 
porta e del quale non rimangono che pochi avanzi, fosse la- 
voro posteriore al secolo di Augusto e fatto sotto Costantino. 
Di ciò il riprese il Poletti e dopo il Poletti il Clarke C 1 ). A 
questo proposito posso aggiungere che Y idea del Poletti e 
cioè che tanto la parte inferiore quanto la superiore siano 
contemporanee è generalmente accettata e io ebbi occasione 
di sentirla sostenuta ed approvata da molti dei più distinti 
cultori dell'Archeologia classica tra i quali il comm. Edoardo 
Brizio e il comm. Felice Barnabei. Il Poletti nella sua re- 
censione del lavoro del Mancini mosse anche altri appunti e 
fece altri rilievi sulla maggiore o minore giustezza di alcune 
sue deduzioni. 

È certo però che l'illustrazione del Mancini riuscì gra- 
dita alla cittadinanza, e il Comune, rendendosi interprete del 
sentimento generale, deliberò di far coniare la medaglia che 
ora descrivo e di cui un esemplare in oro dell' intrinseco 
valore di dieci zecchini fu offerto al Mancini medesimo. 

La medaglia» di cui possiedo un esemplare in bronzo 
proveniente dalla collezione del marchese Durazzo, ha un 
diametro di 45 millimetri. Al dritto evvi lo stemma Comunale 
di Fano sormontato dalla corona e dal padiglione con le 
chiavi simbolo della potestà ecclesiastica, in giro corre la 
leggenda : >ERE PVBLICO AN • DNI • ClDDCCCXXVlI, sotto lo 
stemma in piccolissimo carattere si legge: g.cerbara.f. Il 
campo del rovescio è tutto occupato da una iscrizione divisa 
in sei linee che suona così: POMPElo MANCINO I QVOD 



nima, questa dissertazione si deve a Pietro Maria Amiani, come dissi 
nella Bibliografia Storica Fanese. 

A leandri Alessandro, Memoria Isterica sull'Arco di Augusto esi- 
stente nella Cititi di Fano. In " Nuova Raccolta d'opuscoli. „ Venezia, 
£785, iiwa. 

Come ci Giuseppe, Delle Antichità di Fano della Fortuna. Nel tomo IX 
delle * Antichità Picene. v Fermo, 1790, in-fol., con tav. 

Poletti Luigi, Intorno all'Arco di Augusto in Fano. Ragionamento. 
Roma, stamperìa del " Giornale arcadico ,, 1827, con tav. 

Masktti Celestino, L'Arco d'Augusto in Fano. Roma, 1840, figur. 

Poggi Francesco, Origini e Antichità di Fano. Fano, Società Tipo- 
grafica Cooperativa, 1895, in-8. 

(1) Non cu nosco lo scritto del Clarke che trovo citato dal Poggi. 



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MEDAGLIE FATESI £19 



I PORTAM ÀVGVSTEÀM | INSIG • PATR • MONVM • I EDITO 
SCRIP • ILLVSTRÀV • I CIVITAS FANESTRIS. 

Il dono, onorifico sommamente pel Mancini, lo è altret- 
tanto per la rappresentanza comunale, a capo della quale era 
allora il cav. Michelangelo Borgogelli, la quale diede prova non 
solo di avere saputo apprezzare convenientemente un lavoro 
che tornava a decoro della città, ma altresì di molta delicatezza 
nello scegliere il modo più acconcio di rimunerarne l'autore. 

Non mancano esempì antecedenti e posteriori di medaglie 
onorarie decretate dal Comune o dalla cittadinanza fanese ; 
credo bene farne menzione qui perchè, mancandomi le me- 
daglie, non posso farne precisa e separata descrizione. 

Nel 1755 Almorò od Ermolao Albrizzi fondò in Fano 
una colonia del suo " Istituto Universale Albriziano n che era 
una specie di accademia destinata a raccogliere e illustrare 
le memorie locali. In tale occasione presentava il ■ Quadra 
storico-topografico „ da lui compilato e il magistrata rilasciò 
con * Decreto onorifico una medaglia.... iscritta sul rovescio : 
" Vetustum Phanum olim Fortunae Metauro multorum ctade 
44 laureato, ad Fanum gloriae erectum ab Hermolao Atbriiìo y 
44 et ob suorutn Fastus eximie congestos, et vindicatos. S r P, Q« F. 
44 Idibus Augusti, ijjj „ (*). 

Nel 1867 il teatro della Fortuna si apriva ad uno spet* 
tacolo teatrale di prim' ordine mercè il concorso disinteres- 
sato di quattro sommi artisti di canto, Marcellma Lotti 
Dellasanta, Costanza Nantier, Enrico Tamberlich e Davide 
Squarcia. A ciascuno degli artisti fu donata una medaglia 
d'oro portante nel diritto lo stemma comunale, il nome del- 
l'artista e: FANO RICONOSCENTE: nel campo del rovescio 
c'era questa iscrizione in sette linee: SOVRANO DELL'ARTE 
I DEDICANDO IL CANTO I A PUBBLICA BENEFICENZA 
IL SERTO I DI NUOVA GLORIA I ADORNAVA | AGOSTO 
1867, e in giro erano i titoli dei melodrammi rappresentati: 
GUGLIELMO TELL • TROVATORE E BALLO IN MASCHERA Pi 



(1) Insigne Scientiarum Artiumque universum lnstitutum Àibritianttm»* 
Origo et incrementum. Foglio a stampa del 1759. 

(2) Tomani Amiani Stefano, Del Teatro Antico della Fortuna in Fano 
e della sua Riedificazione, Monografia. Sanseverino Marche, 1867, in-S, con 
tav. a pag. 90. 



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220 G. CASTELLANI 



Da ultimo, nel 1874, il conte Pompeo Gherardi dedicava 
a Fano sua patria la a Vita di Raffaello Sanzio n dettata da 
lui con intelletto d'amore perchè la sua vita fu interamente 
consacrata alla gloria di Raffaello e a risvegliarne la venera- 
zione e il culto nella patria che a lui deve se l'effigie del 
grande pittore sorge ora, ricordo e speranza di gloria, sulla 
piazza del maraviglioso palazzo de' suoi duchi. Il Municipio 
di Fano, a capo del quale era allora l'avv. G. Angelo Ga- 
brielli, in attestato di gradimento del gentile pensiero, offrì 
al Gherardi una medaglia d'oro. 

Chiudo la lunga digressione per tornare a Pompeo Man- 
cini al quale fu decretata la medaglia descritta. Era egli fer- 
rarese, ma come ingegnere capo della Provincia visse a lungo 
in Pesaro, dove eresse parecchi edifizi tra i quali notevoli i 
pubblici lavatoi e la pescheria monumentale. Ricostituì su 
nuove basi l'Accademia Agraria e oltre all'illustrazione del- 
l'Arco di Augusto sopra ricordata lasciò anche un a Cenno 
biografico intorno a Giovanni Branca „ e * L'Imperiale, villa 
de' Sforzeschi e Rovereschi „ (*). 

Non contento di aver affidato il proprio nome alle opere, 
volle affidarlo anche al cuore de' pesaresi istituendo col suo 
testamento due borse di studio per le Scienze e le Belle Arti 
da conferirsi a due giovani preferibilmente appartenenti alla 
sua famiglia. Morì nel 1856 nell'età di 76 anni e fu sepolto 
nella chiesa di S. Francesco di Paola ( 2 ). 



IV. 

CARLO FERRI. 

Il conte Stefano Tomani Amiani pubblicava nel dicembre 
del 1852 una lettera diretta al conte Camillo Marcolini nella 
quale ricordava le virtù e le principali vicende della vita del 
conte Carlo Ferri che * Fano intera ammirò come fiore di 



(1) Pubblicati in Pesaro pel Nobili, il primo nel 1841 e il secondo 
con tavole nel 1844, 

(2) Vanzolini, Guida di Pesaro, passim. 



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MEDAGLIE FANESI 221 



senno, di probità e di cortesia „ (*). Tra i documenti che 
seguono il suo scritto è primo il testo della proposta fatta 
dal Gonfaloniere e dagli Anziani al Consiglio Comunale di 
Perugia e da questo votata per decretare al Ferri una me- 
daglia d'oro del valore di trenta zecchini. La medaglia fu 
incisa dal valente artista Fabris di Udine e non ne furono 
coniati che pochi esemplari in argento e in bronzo. 

Ha un diametro di 57 mm. Al dritto c'è V effigie a testa 
nuda del Ferri volta a destra e la leggenda circolare: KAROLVS 
FERRI PERVSIN/E PROVINCI/E PR/ESES, sotto in piccoli carat- 
teri: a . fabris vtin . scvlp. Il rovescio porta il Grifo, stemma 
del comune Perugino, volto a destra e la leggenda circo- 
lare: CONSERVATORI • PRINCIPIS • VRBIS • PROPVGNÀTORI • 
PERVSI A • AVGVSTA • AH'esergo : m . dccc . xxxm . 

Artisticamente questa medaglia ha molto valore per la 
franchezza e finezza dell'incisione e per la somiglianza del 
ritratto del Ferri a detta di chi il conobbe. 

Quali le ragioni che indussero la rappresentanza del 
Comune di Perugia a decretare tale onorificenza al Ferri? 

La proposta votata dal Consiglio Comunale di Perugia, 
pure contenendo le più grandi lodi del Ferri, non esce dalle 
generali e non ci dà larga e dettagliata contezza dell'opera 
sua. Essa suona così: 

Signori, 

Se vi fu mai occasione nella quale i Magistrati di questa 
Città intesero a lodare e raccomandare alla memoria dei 
posteri quei benemeriti, che coll'opera e coir ingegno adope- 
rarono pel suo vantaggio e splendore, le premure, le solle- 
citudini e gli offici di ogni maniera esercitati a suo favore 
dall'onorando Prelato Monsig. Carlo dei Conti Ferri nostro 
prestantissimo Delegato, ne offrono oggi una amplissima e 
luminosissima. 

Quel sentimento di ossequiosa gratitudine che tutti 
comprende gli animi dei Perugini, è quello che impegna i 
Rappresentanti del Comune a dimostrare, per quanto è da 



(1) Per lo anniversario dei Con fé Cario Ferri Lederà necrologica 
scritta da Stefano Tomani Amiani ai Conte Camillo Marco/ini con alcuni 
documenti illustrativi. Fano, pei tipi di Giovanni Lana, V Dicembre 
MDCCCLII, in-8, di pagg. 48. 



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222 G. CASTELLANI 



loro, all'egregio Preside la espressione della pubblica rico- 
noscenza, che valga a far fede ai presenti ed ai futuri di 
quanto è debitrice quest'antica e nobilissima Patria all'illu- 
minato e sagace zelo ed avvedimento del benemerito Prelato, 
il quale nel sostenere le parti del Principe, ha validamente 
difeso la Città e i Cittadini, Il perchè i sottoscritti Gonfalo- 
niere e Anziani interpreti dei voti della Città tutta hanno 
unanimi deliberato, che a perpetuare la memoria dei distinti 
ricevuti benefici in onore dell'esimio Delegato, sia coniata 
una medaglia d'oro in un lato della quale, ecc. 

Perugia nella Residenza del Magistrato, 2 Marzo, iSjj. 

Cav. Lodovico Baldeschi Gonfaloniere, Lodovico Ancajani 
Anziano, Felice di Montesperello anz., Alessandro 
Avv. Monti anz., Pier Leone Ticchioni anz., Niccola 
Adriani anz., Gio. Battista Monaldi anz. 

Però in questo documento abbiamo un accenno alla 
benemerenza vera e grande del Ferri che, in tempi difficili 
di rivolte e di repressioni, dimostrò fermezza d'animo e, 
virtù più difficile ancora, moderazione. Né le particolarità 
sono molto più diffuse nella u Lettera Necrologica „ del 
Conte Amiani che, pure essendo un vero elogio del Ferri, 
fu scritta in tempi in cui non era permesso di dire intera la 
verità su certi argomenti. Tuttavia le notizie dateci dalPA- 
miani e dal Bonazzi nella * Storia di Perugia „ (*) ci danno 
un* idea abbastanza chiara del procedere del Ferri che ci 
appare veramente degno dell'insolito onore decretatogli dai 
Perugini. 

Sui primi giorni del pontificato di Gregorio XVI un 
soffio procelloso di agitazione sconvolse lo stato pontificio. 
La città di Perugia fu l'ultima a muoversi: una lettera circo- 
lare della Segreteria di Stato ai Delegati Apostolici e alle 
altre autorità ordinante Y armamento di tutti i devoti allo 
stato per impedire o reprimere la ribellione giunse il 14 
Febbraio del 1831 e fu cagione dello scoppio immediato della 
rivoluzione. Infatti, sebbene il Ferri non desse corso alle 
istruzioni contenute nella lettera e anzi facesse rimostranze 



(1) Storia di Perugia dalle origini al 1860 per Luigi Bonazzi. Perugia, 
Tipografìa di Vincenzo Santucci, 1875, Tomi due, in-3. 



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MEDAGLIE FANESI 223 



a Roma, tenendola intanto celata, pure ne ebbero notizia i 
capi della Guardia Nazionale che la sera stessa si presenta- 
rono al Ferri intimandogli di deporre la sua autorità. Cedette 
egli all'ingiunzione quando i capi delle armi gli ebbero dichia- 
rato per iscritto sul loro onore di non avere mezzi sufficienti 
a reprimere la rivolta. Non si allontanò da Perugia durante 
il breve periodo del Governo provvisorio e vi rimase rispet- 
tato e onorato da tutti; segno evidente della rettitudine con 
cui aveva esercitato il suo ufficio. Questo suo rimanere fu 
somma ventura pei cittadini di Perugia perchè quando, dopo 
le famose convenzioni col Cardinale Benvenuti, il comitato 
provvisorio di Governo non si sentì in grado di continuare 
nel suo mandato, egli riassunse il suo ufficio risparmiando 
le repressioni fedifraghe che contristarono le altre città, e 
contribuendo col suo prestigio alla pacificazione degli animi. 
E certamente egli era in buona fede quando con notificazione 
del 30 Marzo annunziò u la riconciliazione del S. Padre coi 
ribelli „ t rivolse parole d'incoraggiamento ai deboli che 
avevano potuto illudersi per un momento, e consigliò i 
cittadini alla tranquillità sotto il restaurato governo legittimo, 
moderato e pacifico (*). 

Che egli fosse in buona fede lo dimostra il fatto che la 
sua condotta fu denunziata alla Corte Pontificia di debolezza 
e quasi di connivenza. L'accusa non era lieve e poteva anche 
avere fondamento apparente di verità se si pensa che Gian 
Lorenzo Ferri e Cristoforo Ferri, zio l'uno e l'altro fratello 
di Carlo, letterati celebratissimi ambidue, appartenevano a 
quella scuola Pesarese i cui sentimenti patriottici vennero 
rivendicati dal Polidori ( 2 ) e i cui componenti si vuole fos- 
sero affigliati alla Carboneria (3). Il Ferri, puro di ogni 
intenzione men che retta, si scolpò luminosamente e, alle 
offerte di cariche importanti con cui si voleva mascherare 



(1) Debbo la conoscenza di questo proclama e di altre notizie all'a- 
mico carissimo Luigi Grilli professore nella R. Scuola Tecnica di Perugia. 

(2) Nella Prefazione a Versi e Lettere dì Costanza Monti Perticati 
e Odi di Achille Monti. Firenze, Felice Le Monnier, 1860, in-8 picc. 

(3) Degli Spiriti e delle Forme nella Poesia di Giacomo Leopardi 
considerazioni di Giosuè Carducci. Le tre Canzoni Patriotiche di Giacomo 
Leopardi. Bologna, Ditta Nicola Zanichelli, 1898, in-8, a pag. 129. 



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224 G * CASTELLANI 



il suo richiamo da Perugia, rispose rifiutando e insistendo 
per tornare al suo posto. E vi tornò, e il suo ritorno fu 
nuova ventura pei Perugini perchè ritardò lo scoppio delle 
ire vendicative dei bigotti dello Stato che si erano fatti suoi 
accusatori nella speranza di vederlo rimosso e sostituito con 
altri che avesse usato maniere di governo più conformi alle 
loro idee. La cittadinanza voleva accoglierlo con manifesta- 
zioni di giubilo alle quali si sottrasse entrando in città di 
notte e all'insaputa di tutti. In questa occasione diede un'altra 
prova luminosa della moderazione del suo carattere distrug- 
gendo sotto gli occhi de' suoi accusatori le prove delle 
calunnie appostegli, il giudicare delle quali era stato a lui 
affidato. 

Però le amarezze provate e la morte del fratello Cristo- 
foro avvenuta nel Febbraio del 1832, lo indussero a rinunziare 
al suo ufficio e alla carriera prelatizia per ritirarsi a vita 
privata in Fano dove condusse in moglie la Contessa Lucrezia 
Castracane degli Antelminelli e dove visse fino al 5 Dicembre 
del 1851. 



G. Castellani. 



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ARTISTI ALLA ZECCA DEI PRINCIPI DA CARRARA 



NICOLÒ E NERIO COMPAGNI 

DA FIRENZE. 

A chi esamini le monete battute a Padova durante la 
dominazione carrarese e anche precedentemente è dato ri- 
scontrare non pochi segni caratteristici, i quali variano col 
variare di quelle. Di essi ho fatto accenno in un mio lavoro 
parlando, per esempio, dei grossi aquilini (*). E come questi, 
così quasi tutte le monete dei principi da Carrara portano, o 
sul diritto, o sul rovescio, o anche spessissimo sopra ambedue 
le faccie, dei puntini, delle rosette, dei trifogli o delle piccole 
stelle, che stanno accanto alla crocetta da cui principia l'iscri- 
zione, oppure ne dividono le parole. 

Detti segni, senza dubbio, devono essere stati propri 
dell'artista che lavorava alla zecca. La prova palese ci è 
offerta dalla tecnica stessa, con cui la moneta è eseguita : essa 
è costante in quelle monete che hanno gli stessi contrassegni, 
mentre muta in quelle, che presentano contrassegni differenti, 
I denari piccoli di Francesco I e di Francesco II da Carrara 
non per altro si distinguono che per i segni dello zecchiere ( 2 ), 
Così la medaglia attribuita a Francesco il Vecchio, che porta 
il motto u Rex regum et dominus dominantium „ ha contri- 
buito a determinare l'epoca di un bagarino esclusivamente 
per il segno della rosa, che è improntato sopra una faccia 
di ambedue questi pezzi (3). 

Con Iacopo II si comincia ad aver sulle monete, ma perù 
non sopra tutte, qualche cosa di più importante e carat* 



(1) Rizzoli Luigi jun., Nuovo contributo alla numismatica padovana 
in " Riv. Ital. di Num. „ anno 1897, P a g» 6 - 

(2) Rizzoli, lav. cit., pag. 8. 

(3) Rizzoli, lav, cit., pag. 11 e 12. 



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226 LUIGI RIZZOLI JUN. 



teristico, che non sia il solo contrassegno, di cui ho fatto 
menzione. 

Forse per esserne stato costretto dal principe a garanzia 
della bontà della moneta, o meglio per soddisfare ad un legit- 
timo orgoglio, l'artista incisore appose sopra uno dei lati 
di essa l'iniziale del suo nome. Non tutte però le iniziali 
hanno potuto essere interpretate in causa della mancanza dei 
documenti. Al P, per es., che si riscontra sul carrarino di 
Iacopo II col S. Prosdocimo (*), non si seppe fino ad ora 
trovare il nome corrispondente. Lo stesso Verci, il quale 
disse di aver visto molte altre monete del medesimo principe 
nei vari Musei degli eruditi con lettere diverse del P dal 
lato del Santo ( 2 ), quantunque non fosse riuscito a darne 
l'interpretazione, pure non aveva esitato a dichiararle * varia- 
zioni del conio o sia dello zecchiere „ (3). 

Anche la maggior parte delle monete di Francesco il 
Vecchio si trova contrassegnata con sigle varie. Sul rovescio 
di un carrarino col S. Prosdocimo (4) vi sono ai lati del Santo 
le due iniziali B e Z. Alla prima delle quali dovrebbe corri- 
spondere o il nome di un certo Brocardo, maestro di zecca del 
suddetto principe fin dal 1378, o quello di Borromeo de' Bor- 
romei pure maestro di zecca nel 1387 (5). Allo Z non saprei 
se dare l'interpretazione di un nome proprio di persona per 
il Brocardo, o meglio per l'uno e per l'altro quello di Zecchae, 
vale a dire: Brocardus o Borromeus Zecchae sottintendendo 
magister ( 6 ). 

Sul rovescio di un altro carrarino col S. Prosdocimo 



(1) Zanetti Guid' Antonio, Nuova raccolta delle monete e zecche 
d'Italia. Bologna, 1783, voi. Ili, tav. XX, n. 12. 

(2) Nel Museo Bottacin, annesso al civico di Padova, si trova un 
prezioso carrarino di Iacopo II, il quale porta alla destra del Santo un 
nitido trifoglio. 

(3) Verci Giambattista, Delle monete di Padova nella u Raccolta cit. „ 
dello Zanetti, voi. Ili, pag. 392. 

(4) Zanetti, op. cit., tav. XXI, n. 19. 

(5) Brunatii Joannis, De re nummaria patavinorum. Venetiis, 1744, 
Pasquali, pag. 141-142. 

(6) Tale ipotesi quantunque non sia ammessa da qualche numisma- 
tico, pure non so capacitarmi di abbandonarla, tenuto conto della vero- 
simiglianza con cui si|presenta. 



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ARTISTI ALLA ZECCA DEI PRINCIPI DA CARRARA, ECC. 227 

benedicente sta improntata l'iniziale P (i). A questa dovreb- 
besi, a mio avviso, far corrispondere il nome di Pietro dal- 
l'Olio, che fu maestro di zecca nel 1396 ( 2 ), cioè durante la 
signoria del Novello di Carrara. È vero che non abbiamo o 
non conosciamo documenti che ricordino il nome di detto 
artista, quale maestro della zecca di Francesco il Vecchio; 
però è ammissibile che egli vi abbia lavorato, non essendo la 
data riportata dal documento molto posteriore al dominio di 
questo principe. 

Il P poi del carrarino di Francesco II (3) deve essere 
dunque senza dubbio interpretato col .nome dello zecchiere 
Pietro daWOlio. 

Lo Z, che è impresso sul rovescio di un altro carrarino 
dello stesso principe (4), significa il nome di Zuanne dall'Ar- 
gento, maestro di zecca nell'anno 1398 (5). 

Anche l'iniziale /, secondo l'opinione del Kunz (6), do- 
vrebbe ricordare il nome dello stesso incisore, indicandone la 
forma latina, cioè: Ioannes ab Ariento. Di fatto i piccoli anellini 
che stanno accanto alle parole della leggenda e la tecnica com- 
plessiva con cui è trattato un altro carrarino di Francesco II 
da Carrara (7) evidentemente dimostrano che le monete 
contrassegnate dallo Z, dalla I, e dallo Z rovesciato ( 8 ) sono 
opera del medesimo artefice. 

Tali sono state adunque le interpretazioni che si sono 
potute dare fino ad ora a molte sigle, che contraddistinguono 
le monete carraresi. Ed ecco due altri documenti, rimasti ignoti 
agli studiosi, gettare nuova luce sulla zecca di Francesco il 
Vecchio. Essi ricordano il nome di due valenti artisti toscani, 
i quali pure, secondo la consuetudine, hanno impresso le ini- 
ziali del loro nome su molte monete. Detti artisti sono Nicolò 
e Nerio Compagni figli del fu Bartolomeo da Firenze. 



(1) Zanetti, op. cit., tav. XXI, n. 20. 

(2) Brunatii, op. cit., pag. 142 e 143. 

(3) Zanetti, op. e voi. cit., tav. XXI, n. 26. 

(4) Zanetti, op. e voi. cit., tav. XXI, n. 27. 

(5) Brunatii, op. cit., pag. 144. 

(6) Kunz Carlo, Il museo Bottacin annesso alla civica biblioteca e 
museo di Padova. Firenze, 187 1, Ricci, pag. 64. 

(7-8) Gli esemplari collo Z rovesciato e colla / si trovano nella ricca 
serie numismatica padovana, spettante al Museo Bottacin. 



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228 LUIGI RIZZOLI JUN. 



Il carrarino col S. Prosdocimo, che ai lati del santo porta 
le sigle N ed / (*), deve essere attribuito al primo dei due 
incisori ricordati, Nicolò Compagni lavorò alla zecca di Pa- 
dova, secondo l'attestano gli istrumenti del notaio Bandino 
de 1 Brazzi, negli anni 1381 e 1382 ( 2 ). 

Il carrarese col S. Daniele, sul rovescio del quale al 
lato destro del Santo sta l'iniziale N, limitata superiormente 
ed inferiormente da tre piccoli anelli disposti a triangolo (3), 
deve invece attribuirsi ad ambedue i fratelli Nicolò e Nerio 
Compagni, i quali, per aver avuto tutti e due il nome incomin- 
ciante da N t devono aver usato di questa sola sigla, quale 
contrassegno comune. Assieme lavorarono alla zecca di 
Francesco il Vecchio da Carrara nell'anno 1382 (4); e quan- 
tunque nell'atto notarile, recante questa data, si faccia men- 
zione dei soli carrarini, pur tuttavia non è da dubitare che 
quegli artisti abbiano battuto altri tipi di monete, come il 
carrarese con il S. Daniele, ora ricordato. 

Procedendo poi per via di confronti, basati esclusiva- 
mente sull'arte, riesce agevole determinare il nome degli in- 
cisori di altre interessantissime monete, che mancano di con- 
trassegno. E non senza ragione si dovrà dire che il ducato 
d'oro (5) dì Francesco il Vecchio appartiene agli stessi artisti 
Compagni. La perfetta somiglianza della sua lavorazione con 
quella della precedente moneta, portante l'iniziale N, si rileva 
ol trecche dalla forma della cartella gotica entro cui sta lo 
stemma dei da Carrara, anche dagli anellini che dividono le 
parole dell'iscrizione, La finitezza poi del lavoro, che rende 
tanto il carrarese con il S. Daniele quanto il ducato opere 
artistiche pregievolissime, concorre ad avvalorare l'esposta 
mia opinione. 

Così dicasi del carrarino col S. Daniele ( 6 ), la fine arte 
del quale caratterizza l'opera dei fratelli Compagni, non ri- 
sultando per nulla inferiore a quella delle due monete ora 



(1) Zanetti, op* e fav* cit., n. 18. 

(2) Doc. I e II. 

(3) Zanetti, op. £ tav. cit, n. 17. 

(4) Doc\ II. 

(5) Zanetti, op. e fav. cit., n. 17. 

(6) Zanetti, op. € ìav. cit., n. 21. 



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ARTISTI ALLA ZECCA DEI PRINCIPI DA CARRARA, ECC, 229 

nominate. Così dicasi di altre monete, come per es., del quat- 
trino colla santa Giustina, il quale è contrassegnato da un 
piccolo anello con un puntino nel centro. 

Con queste ultime interpretazioni restano soltanto poche 
monete, delle quali non si conoscono gli artisti che le lavo- 
rarono. Tra queste devesi ricordare principalmente il carra- 
rese col S. Prosdocimo di Francesco il Vecchio, il quale 
porta alla destra del santo l'iniziale F(tk Tale sigla non solo 
non venne mai interpretata, ma neanche osservata dai dili- 
genti studiosi della nostra numismatica ( 2 ). 

Possano ora altri più fortunati di me, colla scorta di 
nuovi documenti, colmare le rimanenti lacune e dare in tal 
modo completa la serie degli artisti, che lavorarono alla zecca 
dei principi di Carrara. 

Luigi Rizzoli jun. 



(1) Nel Museo Bottacin se ne trovano due varietà. 

(2) È notevole il fatto che gli esemplari recante la lettera F Soni) 
di bassa lega, mentre quelli che ne sono privi sono di puro argento e 
di più bella fattura. Probabilmente i primi vennero battuti durante la 
guerra di Chioggia o poco appresso. 



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SIGLE 

che si trovano sulle monete carraresi e loro interpretazione 



' Sigla 


Nome della moneta 
f 


Nome del principe 

i „ 


Nome dell'incisore 


P 


carrarino 


Iacopo II 


ignoto ! 


«r 


i 


n 


n 


BZ 


n 


Francesco I 


i 

Brocardo Zuanne o 
Borromeo de' Bor- 
romei (?) 


F 


carrarese 


» 


ignoto 


N 


w 


» 


Nicolò e Nerio Com- , 
pagni i 


NI 


carrarino 


• 


Nicolò Compagni 


P 


» 


i 


Pietro dall'Olio (?) ! 


1 


M 


Francesco II 


Ioannes ab Ariento 1 


Z 


i 


» 


Zuanne dall'Argento 


s 


n 


» 


t> » » 


p 

• 


n 


9 


Pietro dall'Olio 


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ARTISTI ALLA ZECCA DEI PRINCIPI DA CARRARA, ECC. 231 



DOCUMENTO I (i). 

(Ex tomo III instrumentorum Bandirti q. m Angeli de Branzis 
notS Patavini (1376-1382) — Carta 257 e sgg.). 

In Christi nomine amen. Anno eiusdem nativitatis Millesimo 
Trecentesimo Octuagesimo primo. Indictione IHI die Lune vigesìnio 
octavo mensis januarii Padue in cancellarla magnifici domini Infra- 
scripti, presentibus honorabilibus et sapientibus viris domino Ar- 
sendino de Arsendis de Furlivio, domino Antonio de Zechis de 
Montecalerio vicario infrascripti domini, domino Valerano de Lam- 
bardis de Scitomio et domino Iacobo Turcheto omnibus legum 
doctoribus, nec non nob. viro Checho de Leone et circumspecto et 
prudente viro ser Francisco Turcheto testibus vocatis rogatis et alù's. 

Ibique nob. vir Lodovicus Paradisius qm. domini Pagani factor 
et negotiorum gestor magnifici et excelsi domini domini Francisci 
de Carraria Pad. filii qm. recolende memorie magnifici domini 
Iacobi de Carraria, et eius vice et nomine ex parte una, et Nicolaus 
qm. Bartholomei de Florentia nunc Padue habitans ex alia. Super 
facto monete cudende et laborande (2) per ipsum Nicolaum in 
civitate Padue, ad hec pacta et conventiones insimul pervenerunt. 

Primo quod prò cudendo et cudi faciendo nionetam predictam 
dictus Nicolaus a curia Magnifici domini Francisci de Carraria 



NB. — Devo alla somma cortesia del Prof. Vittorio Lazzarini se ho 
potuto pubblicare tali documenti. Egli dopo averne trovata la copia 
manoscritta in un volume della nostra biblioteca civica, me ne ha data 
subito gentile comunicazione, della quale gli rendo le più sentite grazie. 

(1) L'edizione del presente documento e del seguente venne da me 
fatta di su le minute originali custodite nell'archivio notarile di Padova, 

(2) È noto che ben poche furono le zecche italiane di questo tempo, 
le quali abbiano impresso dei segni o delle iniziali sulle loro monete. 
Ne hanno fatta eccezione con Venezia, i Principi di Savoia, le repub- 
bliche di Genova e di Firenze, le Romagne che le improntarono solo 
più tardi, e Padova che aveva seguito il sistema monetario veneziano. 
Però se sulle monete di Venezia si trovano le iniziali dei sovraintendenti 
alla zecca, su quelle di Padova si trovano invece le iniziali degli artisti, 
come lo provano, oltre la tecnica di cui ho parlato, anche le parole di 
questo documento u super facto monete cudende et laborande per ipsitnt 
Nicolaum. „ Si deve inoltre tener conto, che tutti i nomi degli incisori, 
risultanti dai documenti riportati dal Brunacci e dal Verci, trovano essi 
solamente riscontro nelle iniziali impresse sulle monete dei signori di 
Padova. 



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232 LUIGI RIZZOLI JUN. 



predicti habeat et habere debeat quolibet mense marcas mille argenti 
vel plures si fuerlt opus, Quod argentum esse debeat in soldinis 
vmetfc et hungarts (i). Qui debeant ponderari et recoqui, et ex 
ipsrs extrahi debeant falsi, et loco illorum falsorum restituì debeant 
dicto Nicolao totidem legales et boni. Quod quidem argentum labo- 
rari debeat in moneta carrarenorum his modo et forma, videlicet 
quod dìctì carrareni, seu moneta carrarenorum sint et esse debeant 
ad ligarn de carratis 64 minus fino prò qualibet marca. 



(i) Se i! Carrarese comandava che l'argento da battersi per far sua 
moneta fosse u in soldinis venttis et hungarts „ ciò significa in primo 
luogo: che le piccole monete d'argento veneziane ed ungheresi erano 
così abbondanti in Padova da renderne necessaria l'abolizione; secon- 
dariamente che le suddette monete forestiere erano di buona lega e tale 
da assicurare degli utili colla loro coniazione in moneta padovana di 
lega più bassa. E di ciò fa quasi fede la deliberazione presa nel 1378 
(guerra di Chioggia} dalla repubblica di Venezia di bandire la nuova 
moneta padovanaj la quale era * cum magna ut i tifate nosirorum ini mi- 
Cora m et damno terre nostre p (vedi doc. I del mio " Nuovo contributo 
aita numismatica padovana tt già citato). Che abbiano poi sempre ab- 
bondato i soldini veneziani nella nostra città, come in altre terre, si 
deduce dalla terminazione veneta della Quarantia del 12 sett. 1369, in 
cui si lamenta la scarsità della moneta d'oro e d'argento, che * se ne 
va all'estero appena coniata, mentre resta in paese solo la vile e cattiva „ 
(Pàpadopoli N. p Le monete di Venezia. Venezia, 1893, pag. 207). Perciò 
venne deliberata dal Senato una coniazione di soldini di nuovo tipo e 
di lega più bassa I19 die. 1369) e più tardi (4 maggio 1379) una nuova 
coniazione ( Papadqpoli N^ op. ai,, pag. 207-208). Si capisce quindi come 
dei soldini del doge Contarmi, del quale si coniarono tre differènti tipi 
(pure ora tutti comunissimi)! circolasse un numero esuberante special- 
mente a Padova, città limitrofa a Venezia. 

Quanto poi alle monete ungheresi devesi ritenere che i soldini, ri- 
cordati dal documento, siano stati di Lodovico I, re d'Ungheria dal 1342 
al 1382, E non solo questa data, che comprende un grande periodo della 
signoria carrarese, ma anche t rapporti d'amicizia, che hanno legato il 
re Lodovico a Francesco il Vecchio da Carrara, valgono a rassicurar- 
cene. Nelle ristrettezze economiche in cui versava il Carrarese causa 
le contìnue lotte colla repubblica veneta, si sa che egli venne aiutato 
dalla maestà del re d'Ungheria con tre carri di verghe d'oro e d'argento, 
che poi furono tramutate in moneta padovana (Gatari, C/ironica patavina 
in Rt'r, Ita!. Script, Medio! 3 ni, 1730, pag. 255). Si sa inoltre che per ben 
tre volte gli Ungheresi vennero in aiuto dei Padovani contro le armi 
delia repubblica veneta. Non è fuor di luogo dunque supporre che in 
tali occasioni le milizie del re Lodovico abbiano portato nel nostro 
territorio anche buona quantità della loro moneta ed in ispecie di quella 
minuta più necessaria alle piccole spese. 



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ARTISTI ALLA ZECCA DEI PRINCIPI DA CARRARA, ECC. 233 

Item quod dictus Nicolaus habeat et habere debeat de remedio 
ad dictam ligam prò quaque marca carratos quatuor quoad minus 
et carratos quatuor quoad plus. Ita quod plus computetur in minus 
tt minus computetur in plus. 

Item quod de supradictis carrarenis vadant soldi 19 denari i 6 
prò quaque libra, videlicet libre 23 soldi 8 prò qualibet marca. Et 
de remedio habeat ipse Nicolaus denarium medium, scilicet soldum 
unum prò qualibet marca in pluri et soldum unum in minori. Quod 
quidem remedium debeat levari et poni de signoratico, secunduni 
quod respondebit supradicta moneta in dicto remedio soldi unius 
prò marca. 

Item quod si dieta moneta exiret terminos supradictos, quod 
ipsa debeat fundi expensis et callo dicti Nicolai. 

Item quod si dictum argentum deterius erit quam dieta liga, 
quod dictus Nicolaus omnibus suis expensis debeat argentum ipsuni 
ad dictam ligam reducere absque eo quod aliquid sibi debeat retici 
vel resarciri. Et si melioramentum aliquod esse in dicto argento, 
quod illud melioramentum sit et esse debeat dicti Nicolai. 

Item quod dictus Nicolaus habeat et habere debeat domum 
grandem in qua erat solita cudi moneta prò usu et habitatione sua et 
familie sue, sine aliqua pensione usque ad terminum infrascriptum, 

Item quod dictus Nicolaus habere debeat quoad usum tantum 
paria duo bilanciarum et marcos duos. Unum scilicet spezatum, 
sive divisum et aliud integrum marcarum 20, qui et que soliti erant 
esse ad servitium diete monete. Quas res ipse Nicolaus diligenter 
custodire teneatur, et illas dicto factori in fine infrascripti termini 
consignare, absque eo, quod de eis Nicolaus aliquid vel redditi] m 
ullum solvere teneatur. 

Item quod omnes et singuli laborantes, Magistri et operarli, 
qui erunt ad servitium et magisterium monete, sint exempti, liberi 
et immunes ab omni factione comunis populi, prò eo tempore quo 
servient ibi (1). 

Item quod dictus Nicolaus teneatur et debeat computare sibi 
dictum argentum, ut semper sibi dandum libras 21 soldos 12 par- 
vorum prò qualibet marca, et ita reddere et solvere suprascripto 
factori, vel alii nomine ipsius magnifici domini de supradicta moneta 
carrarenorum libras 21 soldos 12 parvorum prò qualibet marca. 

Item quod dictus Nicolaus teneatur et debeat et ita dicto factori 



(1) Fra i vari privilegi concessi ai maestri ed agli operai della zecca 
vi era anche l'esonero di prestare al comune quei servigi (Jacfionm), 
che erano d'obbligo per gli altri cittadini. 



3^ 



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234 LUIGI RIZZOLI JUN. 



dicto nomine recipienti promisit et promitit dare et consigliare dicto 
magnifico domino prò signorati co diete monete soldos vigiliti duos 
denarios sex parvorum prò qualibet marca et plus et minus soldum 
unum secundum quod dieta moneta respondebit in reraedio ponderis 
quoad plus, et rjuoad minus prout in suprascripto quinto capitulo 
contìnetun 

hem quod si per factorem vel officiales prefati magnifici domini 
nostri dabuntur dicto Nicolao soldini veneti cum signo banderie(i) 
vel carrareni veteres, nitidi et exemptis falsis, quod dictus Nicolaus 
debeat tllos computare sibi pretium supradictutn, videlicet libras 21 
soldos 12 prò quaque marca, et similiter dicto factori restituere et 
dare de dieta moneta carrarenorum libras 21 soldos 12 parvorum 
prò quaque marca. Et de signoratico dare solvere et consegnare 
teneatur dicto factori dicto nomine seu aliis ipsius magnifici domini 
officiai ibus soldos 24 denarios 6 parvorum et plus et minus soldum 
unum secundum quod respondebit dieta moneta in remedio pon- 
deris, prout in quarto capitulo continetur. 

Item quod Nicolaus non possit aut debeat per se vel alium 
cudere vel cudi Tacere monetas de argento alicuius alterius quam 
prefati magnifici domini nostri. 

Item postquam dieta moneta examinata et visa fuerit, et cognito 
quod ipsa sit bona, justa et recta de liga et pondere, in presentia 
officialium eiegejìdorum et deputandorum ad hoc, et fecta per eos 
deliberatione monete predicte, quod dictus Nicolaus de dieta moneta 
li ber et absolutus sit. 

Item quod conducta diete monete intelligatur, sit et duret per 
unum annum proximum venturum incoandura die et millesimo su- 
pradictis. Et predieta omnia et singula promiserunt dictus factor 



{1) Per soldini veneti a cum signo banderie n si devono intendere 
i soliti soldini di Andrea Contarini, di cui ho parlato. Essi avevano, se 
della prima emissione, il doge inginocchiato, che tiene con le mani il 
vessillo (banderia) e nel rov.: il leone rampante con l'o rifiamma; se 
della seconda, il doge in piedi che tiene con le mani il vessillo, e nel 
rov. : il leone accosciato sulle zampe posteriori, che tiene il vangelo, ecc.; 
se della terza, il doge in piedi che tiene con le mani il vessillo e nel 
campo, dinanzi al doge, una stella; nel rov.: eguale rappresentazione 
dei soldini della seconda emissione (Papadopoli N., op. cit, tav. XII, 
un. n, 12 e 13). 

Dovevasi inoltre adoperare per la coniazione a soldini nitidi „ cioè 
di buona conservazione, " ixtmptis fàisis „, come quelli che essendo 
di lega più bassa non potevano apportare l'utile fissato nei capitoli del 
contralto. 



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ARTISTI ALLA ZECCA t>EI PRINCIPI DA CARRARA, ECC. 235 

dicto nomine ex una parte et Nicolaus per se et suos heredes ex 
alia per solemnem stipulationém, una pars alii et altera alteri facere, 
observare et effectualiter ademplire et non contrafacere, vel venire 
aliqua ratione vel causa de jure vel de facto in pena librarum 
centum parvorum, solemni stipulatione in singulis capitulis huius 
contractus premissa, tocies comittenda et cum effectu esigenda per 
partem predictam attendentem a parte non attendente quocies 
confectura fuerit, et ipsa soluta vel non, nihilominus predieta atten- 
dere teneatur et contractus iste in sua permaneat roboris firmitate. 

Pro quibus omnibus et singulis firmiter attendendis et obser- 
vandis predicte partes sibi ad invicem una penes alteram et altera 
penes alteram, videlicet pars predicta non attendens penes partem 
predictam attendentem obligaverunt se et omnia sua bona mobilia 
et immobilia, presentia et futura. Et quod prò predictis dictus 
Nicolaus possit et debeat realiter et personaliter convenir^ forbaniri 
et de suis bonis tenuta accipi semel et pluries usque ad plenariam 
satisfacionem omnium predictorum. Constituens se soluturum omnia 
et singula supradicta Padue, Vincentie, Verone, Ferrane, Mantue, 
Mutine, Venetiis et Tarvisii, Florentie, Pisis, Pistorii, Luce et Senis 
et generaliter ubique locorum et terrarum, ubi repertus et conventus 
esset, quamvis ibidem domicilium non haberet, constituens se ibidem 
domicilium et larem habere. Et renuntiavit omnibus feriis, diebus 
ferialibus, statutis et ordinibus ac reformationibus consiliorum factis 
et fiendis per comunem Padue et quamlibet aliam civitatem, castrum 
et locum. Et omni remedio appellationis, supplicationis et nullitatis, 
benefitio restitutionis in integrum et privilegio fori renunciavit per 
pactum speciale et expressum. 

Cui quidem Nicolao presenti, volenti et consentienti ac predicta 
omnia et singula vera esse sponte, et ex certa scientia confitenti, 
ego Bandinus notarius et judex ordinarius infrascriptus, auctoritate 
mihi concessa, et quam mihi licuit et licet ex forma capituli statu- 
torum comunis Florentie de guarentisia loquentium precepi, et 
mandavi per guarentisiam nomine Iuramenti quatenus predicta 
omnia et singula faciat, attendat et observet, in omnibus et per 
omnia prout superius premissum continetur et scriptum est. 



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236 LUIGI RIZZOLI JUN. 



DOCUMENTO II (1). 

[Ex tomo HI in&trumentorutn Bandini de Brazzis not. Patavini 
(1376-1382) — Caria jój e sgg.). 

In Christi nomine amen. Anno eiusdem nativitatis Millesimo 
Trecentesimo Octuagesimo secundo. Indictione quarta die dominico 
secando inensis marcii padue in curtivo infrascripti magnifici domini 
in camera massarii infrascripti Manfredi Crescentii, presentibus 
nobilibus et circumspectis viris Naymerio Comite q. domini Alberti 
de Comitibus de contrata Scalone de Padua, Iohanne Paresino q. 
domìni Mediicornitis de contrata S. Lucie et Manfredo q. Crescentii 
de contrata S. Urbani, omnibus civibus paduanis testibus. 

Ibique nob. vir Ludoìcus Paradisius q. domini Pagani civis 
paduanus tanquam factoret negotiorum gestor magnifici et excelsi 
domini domini Francisci de Carraria Padue fìlli q. recolende me- 
morie magnifici domini lacobi de Carraria et eius vice et nomine 
ex una parte, et Nicolaus ac Nerius fratres et filii q. Bartholomei 
Compagni cives Floreiuie, habitatores presentialiter Padue in con- 
trata S. Laurencii ex alia, super facto monete, ipsius magnifici 
domini Francisci de Carraria Padue, cudende et laborande per ipsos 
fratres in civitate Padue ad hec pacta conventiones et transactiones 
insimul convenerunt. 

Primo quod prò cudendo et cudi faciendo monetam predictam 
antedicti Magnifici domini Francisci de Carraria, Luysius (2) factor 
predictus leneatur et debeat tradere et as signare predictis Nicolao 
et Merio stngulo mense usque ad terminum infrascriptum marcas 
septingentas argenti, quod quidem argentum sit et esse debeat ad 
ligam de earratis 64 minus fino prò quaque marca. Et predictum 
argentum dicti Nicolaus et Nerius teneantur et debeant laborare 
seu fa e e re la bora ri in monetis carrarenorum modo et forma infra- 
scripds. 

ltem quod dicti carrareni seu moneta carrarenorum sint et esse 
debeant ad ligam de carratis 64 minus fino prò qualibet marca. Et 
de remedio habeat dieta liga carratos quatuor in minori et carratos 
quatuor in pluri. 

Item quod dicti carrareni vadant de sol. 19 den. 6 prò qualibet 
marca, scilicet Hb. 23 sol- 8 prò qualibet marca. Et de remedio 
habeant dicti Nicolaus et Nerius ad dictum.... medium carrarenorum 



(j) Nell'Archivio notarile di Padova, 
(a) Lnysius sta per Ludoicus. 




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ARTISTI ALLA ZECCA DEI PRINCIPI DA CARRARA, ECC. 237 

in pluri et medium in minori prò qualibet marca. Quod quidem 
remedium debeat poni et levari de signoratico secundum quod 
respondebit ad pondus moneta predicta. 

Item quod si predicta moneta excederet supradictam forma m, 
quod ipsa debeat fundi et liquefieri expensis et callo supradictorum 
Nicolai et Neri. 

Item quod dicti Nicolaus et Nerius possint et valeant, eisque 
liceat conducere et ponere inter civitatem Padue crociolos et 
bianchumentum oportunum et oportunos prò cudendo supradictas 
monetas absque solutione alicuius dacii vel gabelle. 

Item quod prò cudendo et cudi faciendo dictas monetas dictus 
Luysius factor predictus teneatur et debeat dictis Nicolao et Nevio 
tradere et concedere domum magnam consuetam ad servitium. diete 
monete, et paria duo billanciarum et duos marcos ad ponderandum 
ponderis marcarum 36 absque solutione alicuius affictus, vel predi, 
de dictis domo et rebus. Quas quidem res teneantur in fine dicti 
termini consignare et reddere dicto factori. Et quod quilibet qui 
erit ad servitium diete monete sit liber et immunis ab omni factione 
populi comunis Padue. 

Item quod nullus laborans ad dictam monetam possit particula- 
riter capi in dieta domo monete prò debitis singularium personarum. 

Item quod dicti Nicolaus et Neri teneantur et debeant dare et 
solvere dicto factori dicto nomine et ipsi magnifico domino libras 21, 
soldos 12 parvorum prò qualibet marca carrarenorum quam cudent. 

Item quod dicti Nicolaus et Neri teneantur et debeant dare et 
solvere dicto Luysio dicto nomine et ipsi magnifico domino prò 
signoratico soldos 21 prò qualibet marca carrarenorum quam cudent. 

Item quod dicti Nicolaus et Neri non possint, nec valeant, nec 
audeant, vel presumant cudere vel cudi facere prò eis vel aliis 
monetam aliquam nisi illam magnifici domini predicti. 

Item quod visa et examinata moneta predicta et cognito per 
officiales et cives èlectos ad hoc, quod sit bona, justa et recta de 
pondere et liga, quod predicti Nicolaus et Neri de ipsa moneta 
liberi et absoluti sint. 

Item quod conducta diete monete inteligatur, sit et duret per 
unum annum proximum venturum incoatum die primo mensis 
februarii elapsi. 

Et predicta omnia et singula promiserunt dicti Luysius factor 
dicto nomine et Nicolaus et Nerius uterque ipsorum in solidum per 
se et suos heredes alia per solepnen stipulationem una pars alteri 
et altera alteri et observare et effectualiter adimplere et non con- 
trafacere vel venire aliqua ratione vel causa de jure, vel de facto 



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938 LUIGI RIZZOLI JUN. 



in pena librarum centum parvorum solepni stipulatane in singulis 
capitulis huius contractus premissa totiens coramittenda et ad 
effectum exigenda per partem predictam attendentem a parte non 
attendente quociens contrafactum fuerit et ipsa soluta, vel non, 
nihilominus predicta attendens teneatur et contractus iste in sua 
permaneat roborìs firmitate, prò quibus omnibus et singulis firmiter 
attendendis et observandis predicte partes sibi ad invicem una 
penes alterarci et altera penes alteram videlicet pars predicta non 
attendens penes partem predictam attendentem obligaverunt se dictis 
nomini bus et omnia sua bona mobilia et immobilia, presentia et 
futura et quod prò predictis predicti Nicolaus et Nerius et uterque 
ipsorum in solidum possint et debeant realiter et personaliter 
convenirla forbanirì et ex suis bonis tenuta accipi semel et pluries 
usque ad plenariam satisfacionem omnium predictorum, constituentes 
se soluturos omnia et singula suprascripta Padue, Vincentie, Verone, 
Ferrane, Mantue, Mutine, Venetiis et Tarvisii, Florentie, Pisis et 
Pistoriis, Luce et Senis et generaliter ubique locorum et terrarum 
ubi reperti et conventi essent, quamvis ibidem domicilium non 
haberent, constituentes se ibidem domicilium et larem habere, et 
rénunciaverunt omnibus feriis, diebus feriatis, statutis ordinamentis 
ac reformationibus consiliorum factis et fiendis per Comune Padue 
et quamlibet aliam civitatem, et locum, et castrum, et omni remedio 
appellationis, supplicationis et nullitatis, beneficio restitutionis in 
integrum et privilegio fori, epistole divi Adriani, nove et veteri 
constitutioni de duobus aut pluribus mensibus debendis, et beneficio 
divìdendarum acttonum, omnique alii suo iuri tacito et expresso 
sibi con tra hoc competenti et competituro, ac legi jurisdicenti, 
videlicet generalem renunciationem non valere nisi precesserit 
specialis, rénunciaverunt per pactum speciale et expressum. Quibus 
quidem Nicolao et Nerio ibi presentibus volentibus et consentien- 
tibus, ac predicta omnia et singula vera esse sponte et ex certa 
srientia confitentibus ego Bandinus notarius et judex ordinarius 
infrascriptus, autoritate mihi concessa que mihi licuit et licet ex 
forma capituli statutorum comunis Florentie de guarentixia loquen- 
tìum precepi et mandavi per guarentisiam nomine iuramenti qua- 
tenus predicta omnia et singula faciant, attendant et observent in 
omnibus et per omnia prout superius promiserunt, continetur et 
scriptum est 



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l- 



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NECROLOGIA 



BERNARDO MORSOLIN. 

Il 14 dicembre u. se. moriva in Vicenza il Prof* Bernardo 
Morsolin, da molti anni collaboratore del nostro periodico, 
e già ben conosciuto per numerosi altri scritti intorno ad 
argomenti storico-letterari. 

Nato a Gambugliano (Vicenza) il 1834, si ordinò sacer- 
dote il 1858, ed entrò nell'insegnamento, di cui fece sempre 
poi parte, da ultimo in qualità di preside di Liceo. Gli estremi 
anni di questo valente scrittore ed ottimo cittadino furono 
purtroppo tormentosi per un'implacabile malattia. 

Ecco l'elenco degli articoli pubblicati dal Prof Morso! in 
nella presente Rivista: 

Lodovico Chiericati. — Girolamo Gualdo. — Giacomo 
Bannissio (con eliotipia). — Isabella Sesso (con eliot). — (In 
Riv. Ital. di Nutn., anno III, 1890). 

Camillo Mariani coniatore di medaglie (con fotoincisione). 
— Una medaglia di Carlo J^(con fotoinc). — - (Ivi, a. IV, 1891). 

Una medaglia di Alfonsina Orsini (con fotoincis.). — 
Tre medaglie in onore di frate Giovanni da Vicenza (con 
fotoincis.). — Medaglia in onore di Giuseppe Da Porto (con 
fotoincis.). — Medaglia in onore di fra Domenico da Pescia 
(con fotoincis.). — (Ivi, a. V, 1892). 

Medaglia di Giovanni di Girolamo in onore di Gian Bar* 
tolomeo a" Ar tignano (con tavola in eliotipia). — Due medaglie 
vicentine inedite. — (Ivi, a. VI, 1893). 

Una medaglia satirica del secolo XVI. — Medaglia in 
onore di Marsiglio da Carrara il Seniore (con fotoincis.) . — 
Medaglia in onore di Nicolò Quinto. — (Ivi, a. Vili, 1895). 



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24O NECROLOGIA 



Una medaglia satirica di Cantillo Mariani. — Medaglie 
in onore di Callisto Terzo e del Cardinale Ippolito secondo 
d'Este (con fotoincis.). — Medaglie commemorative coniate 
durante il dogato di Pasquale Cicogna (1585-1595). — (Ivi, 
a. IX, 1896). 



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BIBLIOGRAFIA 



LIBRI NUOVI E PUBBLICAZIONI. 



Elenco delle monete nazionali ed estere aventi corso legale nel 
regno. D. R. 8 febbraio 1900, n. 95. Milano, Soc. editr. libraria, 1900 
[Collezione legislativa * portafoglio „ n. 136]. 

Catalogo della collezione Stevens; monete ed oggetti antichi. Napoli, 
tip. Napoletana, 1899, in-8, pp. (125). 

Catalogo di monete antiche vendibili presso Rodolfo Ratto in Ge- 
nova; n. 6, parte I e II (1899-1900). Genova, stab. tip. fratelli Pagano, 
1900, in-8 fig., pp. (23) (32). 

Primi elementi di numismatica generale. Milano, soc. edit. Sonzogno, 
1899, in-16 fig., pp. 62 (* Biblioteca del popolo „ n. 283). 

Eusebio (aw. Ludovico}, Compendio di metrologia universale (mo- 
nete, pesi, misure moderne) e vocabolario metrologico (monete, pesi, 
misure antiche e moderne). Torino, tip. Unione tipografico-editrice, 1900, 
in-8 fig., pp. 78 (Estr. dal u Calendario settimanale „ 1900). 

Bertana (ing. EnrJ, Giorcelli (doti. Gius.J e Valerani (dott. Flavio), 
Monete e medaglie dell'Istituto Leardi di Casale Monferrato, classificate 
per stati e secondo l'ordine cronologico: supplemento. Casale Monferrato, 
tip. Casalese fratelli Tarditi, 1899, in-4, pp. 43. 

* Comandini (Alfredo), Marengo 1800, 14 giugno 1900. Numero unico, 
fol. ili. Milano, Antonio Vallardi editore [Marengo nelle monete: IL 
* marengo „ di Marengo]. 



Royaumonty Napoléon faux monnayeur. Paris, Davy, 1899, in-8, pp.33. 

B lane he t (Adrien), Les Trèsors de monnaies romaines et les inva- 
sions germaniques en Gaule. Paris, Leroux, 1900, in-8, pp. IX-333. 

Cadoux (G.), Les finances de la ville de Paris de 1798 à 1900, suivi 
d'un Essai de statistique comparative etc. Paris, Berger Levrault, 1900, 
in-8, pp. VIIl-823. 

Ameh, L'or aux Indes orientales néerlandaises. Étude sur l'état 
actuel de l'industrie aurifere. Batavia, G. Kolf & C, in-8, pp. 51. 

Amardel (G,), Les Marques monétaires d'Alane II et de Théodoric. 
Narbonne, impr. Caillard, 1899 (Extr. du " Bulletin de la Commission 
archéologique de Narbonne „), in-8, pp. 14. 

3' 



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242 BIBLIOGRAFIA 



Dewamin (E), Cent ans de numismatique francaise, de 1789 à 1889, 
ou A. B. C de la numismatique moderne, à l'usage des historiens, 
archéologues, numismates, numismatistes, collectionneurs, bibliophiles 
et amateurs. III Atlas. Première partie.: Numeraire pour la France 
continentale. Paris, Larger, in-4, pp. XIII et 93 pi. 

Bergh (Léop, van der), Catalogue descriptif des monnaies, méreaux, 
jetons et médail!es frappés à Malines ou ayant trait à son histoire. L 
Malines, Godenne, in-8, pp. 87 et fig. 



Bahrftldt (M.), Beitràge zur Munzgeschichte der Stadt Hameln. 
Berlin, A. Weyl, in-8 lex, pp. 12. 

Bahrfeldt (dr Emil), Das Mftnz u. Geldwesen der Furstenthtimer 
Hohenzollern. Berlin, A. Weyl, 1900, in-8 gr., pp. VI [-184 mit Abbigli. 
& 11 Lichtdruck-Tafeln. 

Lertnann (Wilk.) % Athenatypen auf griech. Munzen. Beitràge zur 
Geschichte der Athena in der Kunst Mùnchen, Beck, 1900, 

Sievikmg (HeinrJ, Genueser Finanzwesen mit besonderer Berttck- 
sichtigung der Casa di S. Giorgio. Freiburg »/ B> Mohr, in-8, pp. XV-259 
[ Volkswirthschaftliche Abhandlungen der Badischen Hochschulen, III, 3]. 

Helfferich (Karl), Studien uber Geld- und Bankwesen. Berlin, I. Gut- 
tentag, 1900. 

Iversen (L), Denkmùnzen auf Personen, die in den Ostseeprovinzen 
geboren sind, oder gewirkt haben. SJ Petersburg, K. L. Ricker in 
Kommission, 1900, fol., pp. III-167, m. Abbildgn. u. 29 lithogr. Tafln. 

Cohn (S.), Die Finanzen des deutschen Reiches seit seiner Begrtln- 
dung. In den Grundzttgen dargestellt. Berlin, I. Guttentag, 1900, in-8, 
pp. 240. 

Kòberlin (Alfr.), Frankische Munzverhaltnisse im Ausgange des 
Mittelalters (Programma Nuovo Ginnasio di Bamberg), in-8, pp. 52, 1899. 

Schwarz (O.) & Struta (G.), Der Staatshaushalt und die Finanzen 
Preussens. Unter BenQtzung amtlicher Quellen. Bd. I. Berlin, I. Gut- 
tentag, 1900, lex, in-8. 

Schriften des Vereins zum Schutz der deutschen Goldwahrung. I. Bd. 
in-8 gr. Berlin, I. Guttentag, 1900. 

Friedensburg (FJ, Nachtràge u. Berichtigungen zu Schlesiens Munz- 
geschichte im Mittelalter. Berlin, A. Weyl, 1900, in-8 gr., pp. 36 & 2 
Lichtdruck-Tfln. 



Slern (RobJ, Das neue CoursblatU Wegweiser zur Berechnung, der 
in den officiellen Cours-blattern von Wien, Prag u. Triest notirten 
Effecten und Devisen. Auf Grund der durch die Einfuhrung der 
Kronenwahrung ganzlich geanderten Notirungsartcn. Wien, L. Weiss, 
1900, in-8, pp. 98. 

Festschrift fiir Otto Benndorf., Zu scinem 60 Geburtstage gewidmet 



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BIBLIOGRAFIA 243 



Wien, Hòlder, 1898* in-4 ttl. [Imhoof-Blumer (F.), Die Pragorte der 
Abbatter, Epikteter, Grimenothyriten und Temenothyriten], 

Lusckin von Ebengreuth (Arnold), Die Chronologie der Wiener 
Pfennige des 13. u. 14 Iahr. Wien, Gerold, 1899, in-8, pp. 68 u. 2 tav. 
(Extr. " Sitzungsberìchte der k. Akademie der Wissenschaften n y 



Basler MQnzen und Medaillen, 1899. Katalog der Basler Munzen 
und Medaillen der im hìstor. Museum zu Basel deponierten Ewig'schen 
Sammlung von Alfred Geigy. Mit 44 Taf. in Lichtdruck von H. Speiser. 
Basel, Historisches Museum, 1899, in-8, pp. XVII-171 [" Historisches 
Museum „, Katalog, n. II]. 

Californien unmittelbar vor und nach der Entdeckung des Goldes. 
Em Beitrag zur Jubilàumsfeier der Goldentdeckung und zur Kulturge- 
schrchte CaKforniens. Zùrich, E. Speidel, 1900, in-8, pp. 318. 



Hollander (L HJ, The fin ancia! history of Baltimore. Baltimore, 
Iohns Hopkins Press, in-8, pp, XVI-397. 

Milkr (H. A.), Money and bimetallism. London, Putnam, m-8, 
pp. IX-30& 

Hill (G. FJ, Handbook of greek and roman coins. London, Macmillan 
and C. 

E. M. 



PERIODICI. 

Oazette numismatique frang&ise, dirigée par Fernand Mazerolle. 
Paris, Vve R. Serrare, Dépositaire, 19, Rue des Petits-Champs» — 
(E. Bertrand, Imprimeur-Éditeur, Chalon-sur-Saòne). 

Troisième arniée. — 1899. — 3 e livraison. 

Mazerolle (F.). Raymond Serrure {1862-1890). Biographie et biblio- 
graphie numismatique [Con ritratto in fototipia]. — Cumont (G.)- Jeions 
de Jean Gelucwis oh Lucwis, maitre particulier de la Monnaie de Brabant 
à Anvers (1478-1481) [Con dis.]. — Jolivot (C). Jetons de J.-L. de Goyon- 
Matignon, due de Valentinois, prince de Monaco [Si tratta di una conia- 
zione di gettoni, che dev'essere stata eseguita nella zecca di Parigi il 
1733, per conto del principe di Monaco, senza che se ne conosca sinora 
nessun prodotto effettivo. L'interessante Journal de la Monnaie des 
Médailles, che il Sig. Mazerolle va spogliando, com* è noto, nella Gazette, 
si ferma al 1726; e per conseguenza non può gettare alcuna luce su 



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244 BIBLIOGRAFIA 



questo punto della storia metallica monegasca. Il eh. autore delle Mé~ 
dailles et monnaies de Monaco rivolge quindi a tutti gli amatori e racco- 
glitori di gettoni Y invito di comunicargli le notizie che eventualmente 
fossero in grado di fornirgli intorno a questo argomento]. — Mazerolle. 
Le Journal de la Monnaie des Medailles (1607-1726) [Continuaz. — I nn; 1060 
e 1082 sono gettoni di Carlo II Gonzaga, duca di Nevers]. — Planche- 
nault (A.). Les jetons angevins. — Denise (H.). Compie rendu [A. de 
Foville, memore de l'Institut, directeur des Monnaies et Medailles, 
Rappori au Ministre des Finances. — Da questa relazione apprendiamo 
che il rinnovellamento dei tipi monetari in Francia è ormai pressoché 
compiuto/Furono coniati dei nuovi pezzi in oro da io e da 20 franchi; 
dei pezzi in arg. da 2 fr., da un fr. e da 50 centes.; poi la serie completa 
del bronzo. Resterebbero da coniare i pezzi da 100, da 50 e da 5 fr. in 
òro, e i pezzi in arg. da 5 fr. e da 20 centes. I primi sono d'uso così 
poco frequente da giustificare il ritardo nella loro emissione; quanto ai 
secondi, i pezzi da 5 fr. in arg., non si possono battere, in forza della 
Convenzione fra gli Stati latini, e le monetuccie da 20 centes. hanno 
una circolazione limitatissima; per queste ultime vi è poi il progetto di 
sostituirle con monete di nichelio. La relazione del Sig. de Foville ci 
fa sapere inoltre che nello scorso anno la Russia, il Marocco, l'Abissinia, 
e anche il minuscolo Principato di Liechtenstein, ricorsero all' opera 
della Zecca parigina. Il grande sviluppo che ha assunto presentemente 
l'arte della medaglia in Francia, si rispecchia anche nell'attività di 
quell'onicina, dalla quale escono le medaglie ufficiali. Questa preziosa 
pubblicazione del Direttore della Zecca di Parigi è corredata di tavole 
sinottiche, nelle quali si presentano le coniazioni delle monete francesi, 
ripartite secondo gli anni, i tipi e le zecche, dalla legge di Germinale 
dell'anno XI in poi]. — Villenoisy (F. de). Compie rendu [Blanchet, Les 
trésors de monnaies romaines et les invasions germaniques en Gaule (*)]. 

— Forrer (L.). Correspondance anglaise [Il giubileo di Sir John Evans. 

— La medaglia al Sig. Babelon. — La Numismatic Chronicle e la Numism. 
Circular. — Il nuovo voi. di catalogo del Museo Brit. : Galatia, Cappadocia 
and Syria, redatto dal Sig. Wroth, e il voi. I del " catalogo del Museo 
Hunter di Glasgovia, redatto dal Prof. Macdonald. — La monografia 
del Dott. Nelson sulle monete dell'isola di Man. Questa piccola isola, 
situata fra l'Inghilterra e l'Irlanda, ha una storia propria, e una nu- 
mismatica affatto particolare. L'arme dell'isola è una triscele, ma con 
gambali e sproni. — Le medaglie esposte alla Royal Academy. Il 
Sig. Forrer fa notare che a quest'esposizione medaglistica hanno inviato 
lavori molti giovani artisti di sesso femminile. — La celebre collezione 
Marlborough di gemme e pietre incise, venduta all'asta coli' intervento 
dei principali Musei d'Europa e degli Stati Uniti. Gli acquisti più note- 
voli furono fatti dal Museo Brit. e da quello di Boston. Una magnifica 
sardonice con l'effigie di Claudio imperatore fu pagata 95.000 franchi; 



(*) V. la recensione nel precedente fase, della Rivista, a pag. 577-85. 



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BIBLIOGRAFIA 245 



il famoso cammeo coi busti di Didio Giuliano e di Manlia Scandi! 
passò in proprietà del Museo Brit. per 82.500 fr. Tra i pezzi più ammi- 
rabili figurava un cammeo del Rinascimento (testa di Focione), lavoro 
di Alessandro Cesati, che Vasari, nel suo commento sulle opere di 
quell'artista, dichiara essere il non plus ultra della Glittica; anch' esso 
è ora divenuto proprietà del Museo Brit La vendita produsse un totale 
di circa 800.000 fr.; l'ultimo proprietario della collezione l'aveva acqui- 
stata * in blocco „, nel 1875 per la tenue moneta di 900.000 fr.] — Les 
périodiques. — Nouvelles diverses [La morte di Raimondo Serrure, del 
valente medaglista Daniel-Dupuis, e del Sig. Allard, Direttore onorario 
della Zecca di Brusselles. — Il Congresso Internaz. di Numismatica. — 
I concorsi della Società Belga. Il termine ultimo per prender parte a 
quello di Numism. romana è il 31 die. del corr. anno. — Un premio 
dell' Accad. delle se. morali e polit, conferito al Sig. Denise per la 
memoria da lui presentata col titolo : Influence sur les prix de Vabondance 
ou de la rareté des métaux précieux, — L'Accad. Naz. di Bordeaux 
assegna il gr. premio Lagrange (1.200 fr.) al Sig. A. de Fayolle, per 
il suo importante lavoro sul medaglista Bertrando Andrieu. Il lavoro 
sarà dato fra breve alle stampe. — Comunicazione del Sig. Jolivot, 
intorno ad un terzo di scudo d'argento, benissimo conservato, del prin- 
cipe Onorato III di Monaco, pezzo sconosciuto sinora in metallo fine. 
È di conio eguale alla moneta in mistura, da 3 soldi, riprodotta nell'opera 
del Prof. G. Rossi al num. 42 della tav. VIII]. 

1899. — 4 e livraison. 

Mazerolle. L.-E. Mouchon. Biographie et catalogue de son ceuvre 
[Con ritratto e 2 tav. in fototipia, rappresentanti medaglie e placchette. 
— L'incisore Sig. Mouchon è nato a Parigi il 1843. Si dedicò partico- 
larmente all'incisione tipografica in acciaio, bronzo e legno; un gran 
numero di biglietti di banca e francobolli francesi e stranieri sono opera 
sua. Oltre a questi lavori speciali, il Sig. Mouchon si è dedicato all'ore- 
ficeria, agli smalti, alle rilegature, e persino alla confezione di libri 
intieri, dei quali incise i caratteri, le tavole e i fregi. È per tal modo 
ch'egli ha riprodotto scrupolosamente il livre d'heures di Simone Vostre, 
eh' è considerato come il capolavoro dell'arte tipografica francese del XV 
secolo. Gli è soltanto dal 1886 che il Sig. Mouchon si è accostato all'in- 
cisione delle medaglie; nell'anno successivo egli esponeva al Salon, e 
nel 1888 otteneva un terzo premio, inizio delle numerose onorificenze 
che consegui più tardi]. — De Witte (A.). Le jeton d'étrennes pour 
t'année 177 j aux Pays-Bas autrichiens [Con fig. nel testo]. — Mazerolle. 
Le Journal de la Monnaie des Médailles (1697-1726) [Continuaz. e fine 
di quest'importante lavoro], — Planchenault. Les jetons angevins 
[Continuaz. — Con 2 tav.]. — Denise. La discussion de la tot de Germina/ 
an XI [• Quantunque modificata in molte sue parti, n — osserva il 
Sig. Denise — a la legge di germinale dell'anno XI rimane ancora, dopo 
u cento anni d'esistenza, la base del sistema monetario francese. La sua 



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2+6 BIBLIOGRAFIA 



" discussione davanti alle Camere diede origine a utili rapporti e ad 
u interessanti discussioni, di cui ci fu conservato il testo. L'interesse 
" di questi documenti dal punto di vista storico, e gì' insegnamenti che 
" se ne possono trarre anche oggidì, ci hanno suggerito di radunarli e 
" di metterli integralmente sotto gli occhi dei nostri lettori. „ 1 docu- 
menti che il Sig. Denise incomincia a pubblicare in questo fascicolo 
della Gazett* presentano infatti una innegabile importanza storica ed 
economica, mentre riescono anche un'evocazione interessante e carat- 
teristica dal lato della forma]. — Lo stesso. Chronique monétaire [Dati 
statistici sulle coniazioni eseguite alla Zecca di Parigi durante il 1899]. 
— L*8 périodiques. — Nouvelles diverses [La morte del Sig. Massimino 
Deloche, membro dell' Accad. delle Iscriz. e Belle lettere; archeologo e 
numismatico, autore di numerosi scritti sulle monete merovingie. Era 
nato nel 1817* — Il Sig. A. Arnauné, direttore del personale al Mini- 
stero delle Finanze, è nominato Direttore della Zecca di Parigi, in 
sostituzione del Sig. A. de Foville, nominato alla Corte dei Conti. — 
11 Sig. Maurizio Prou, bibliotecario al Gabinetto Numismatico, è chia- 
mato alla cattedra di Diplomatica neWÉco/e des Charles. Il Sig. Jean de 
Foville è nominato Aggiunto nel Gabinetto Numismatico]. 

S. A. 



Dizionario illustrato di Pedagogia, voi. Ili, fase. XLI, p. 71-73: 
Ambrosoli (S.), Numismatica. 

Rivista di storia antica, fase. IV, a. IV, 31 dicembre 18991: Rizzo 
(G.\ Le tavole finanziarie di Tauromenio. — Lo s fesso, Una nuova 
iscrizione finanziaria scoperta in Taormina. 

Rivista di storia antica, a. V, fase. I, 1900: Rizzo (G.), Le tavole 
finanziarie di Tauromenio. 

Bollettino della R. Deputazione di storia patria per l'Umbria, 
a. VI, fase. I, 1900: Bellucci {Ada), Ultimo periodo della zecca di Perugia. 

Atti e Memorie della R. Deputazione di storia patria per le 
Provincie di Romagna, s. III, voi. XVII, fase. IV- VI, 1899-1900: Salvioni 
{G* B.), Sul valore della lira bolognese (continuazione vedi voi. XVI, 
p. 328-380). [XI li. Provvedimenti monetarii dal 1393 al 1402. La conia- 
zione dei quattrini (importante per le coniazioni viscontee in Bologna 
ed i ragguagli dei quattrini ed altre monete dell'epoca). XIV. Incendio 
della zecca, 1428, i° agosto, Ubicazione della zecca. Le convenzioni eoa 
Elena a Sala. Appunti su Bornio da Sala e la sua famiglia. Altre me- 
morie della zecca distrutta nel 1428. XV. Ancora dell' ubicazione della 
zecca. Le notizie dell' Alidosi e del Guidicini. Instabilità della zecca 
nella prima metà del secolo XV. Una zecca in via degli Orefici nel 1462. 
La zecca di Giovanni II Bentivoglio. L'ultima zecca provvisoria di 
Bologna. XVI. Ubicazione della zecca bolognese prima del 1428. Rias* 
sunto e conclusione dell'argomento]. 



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BIBLIOGRAFIA 247 



Atti e Memorie della R. Deputazione di storia patria di Modena, 
serie IV, voi. IX, 1899: CrtspeUani (Arsenio), Scavi del Modenese, 1896- 
97. Relazione [cfr. p. 274 segg. : Monete medioevali dal 1522 al 1559 
scoperte in Montefestino, con tav.]. 

Giornale storico e letterario della Liguria, a. I, fase. IMIL, 1900 : 
Poggi (Vittorio), Un favorito di Giulio II [medaglia di Gerolamo Arsago * 
milanese, preposto della Mirandola, poi vescovo di Nizza, 151 1]. 

Bollettino del Museo Civico di Padova, a. II, n. 11-12: Rizzoli (L\ 
I sigilli nel Museo Bottacin. 

Rivista internazionale di scienze sociali, n. 88 (Roma, 1900): Lo- 
ritti, La riforma monetaria nel Giappone. 

Giornale illustrato dell'Esposizione Umbra (Perugia), suppl. del 
16 ottobre 1899: Bellucci (Ada), Ultime monete delle zecche umbre. 

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XX, fase. MI, 1900: Capobianchi (V.\ Les Caroli Pondus conservés en 
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una medaglia. Con ili. [per l'unione del ducato di Modena e Reggio al 
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mérovingiens de la région agenaise. — Massip (L.), A propos du triens 
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monnayeurs. 

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la raonnaie de Toulouse; pièces inédites 1465- 1483. 

Revue politique et parlamentaire, n. 79, 1900: Lévy, Achèvement 
de notre réforme monétaire: l'étalon d'or. 

Revue historique et archéologique du Maine, t. XLVII, I«re H V r.: 
DUudonné (A.\ Les trésors de monnaies romaines et les invasions 
germaniques [estratti dal libro del Blanchet concernenti il dipartimento 
della Sarthe]. 

BULLETIN DE LA SoCIÉTÉ DES ANTIQUAIRES DE L'OUEST, t. XX, 1899, 

4 e trimèstre.: Ducrocq, Les nouveaux types monétaires de la France 
rapprochés, pour l'un d'eux, des monnaies gauloises (sur le coq pré- 
tendu gaulois). 

MÉMOIRES DE L'ACADÉMIE DES SCIENCES, LETTRES ET BEAUX-ARTS DE 

Marseille, années 189699 (Marseille, Barlatier, 1900, in- 8) : Blancard (L.) t 
Le Florin de Ceva en Provence; Sur les monnaies du Roi René; 
Décroissance simultanee de TAs et du Pan-Liang; Sur les livres de 



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248 BIBLIOGRAFIA 



Marseille et d'Avignon et les marcs de ces villes et de Provence; Le 
Libelle et le téronce d'argent ont effectivement couru à Rome au III 
siede av. J. C; De la simultaneité d'émission des deniers romains aux 
marques de io et 16 as; Note sur le grand et le petit tal e ri t grec; 
Iconographie des m orinai es du trésor d'Auriol acquises par le Cabinet 
des mèdailles de Marseille. 

BULLETIN DE LA SoClÉTÉ ARCHÉOLOGIQUE ET H1STORIQUE DE l'Or- 

léakais, 2* trimestre: Desnoyers, Médaille trouvée au Campo, dei Fiori 
à Rome. 

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Jahrbuch fOr Gesetzgebung, Verwaltung u. Volkswirtschaft im 
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E. M* 



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RIVISTA ITALIANA DI NUMISMATICA 

Anno XIII - 1900. Tav. III. 





Francesco Gnecchi - / Bronzi quadrilateri e la moneta privata dei Romani. 



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Goosle 



STA». MENOTTI B«»SANI « C - MILANO 



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VARIETÀ 



Medaglia dell'Anno Santo, — Il 22 dicembre 1899 
furono presentati al Papa tre esemplari in modulo grande, 
uno d'oro, l'altro d'argento e il terzo di bronzo, della me- 
daglia commemorativa dell'Anno Santo. Questa medaglia di 
finissimo conio reca sul diritto l'effigie di Leone XIII, ed al- 
l' ingiro il suo nome coiranno 22 di pontificato, e sul rovescio 
la Porta Santa, sormontata da una nuvoletta, d'onde esce 
in mezza figura con le braccia e le palme aperte il Reden- 
tore in atto d'invito e di protezione. In giro ha l'epigrafe: 
Venite ad me omnes. — Haec est porta Domini. Sotto la 
porta in minutissime lettere c'è la data: MCM. Il conio è 
del prof. Bianchi. In sèguito se ne coniarono moltissime di 
varii metalli ed anche di varii moduli. 



Ancora la Medaglia di Morgagni. — Nel fase. II 
dello se. a. della Rivista, a pag. 312-13, abbiamo annunciato 
la coniazione di un certo numero d'esemplari della bellissima 
medaglia di Morgagni col dritto inciso dal Pieroni di Firenze, 
e con un nuovo rovescio, che ricorda la presentazione di un 
busto marmoreo del celebre anatomico forlivese, fatta dagl'I- 
taliani alla Scuola Medica dell'Ospedale di S. Tommaso in 
Londra (1899). 

Su quest'argomento siamo ritornati anche nel fase. III 
successivo, a pag. 456. 

A parziale modifica di quanto abbiamo pubblicato, ren- 
diamo noto ora che, in séguito ad accordi intervenuti fra il 
Sig. Dott. Soffiantini, benemerito presidente del Comitato, e 
il Sig. Ing. Carlo Clerici di Milano (Via Giulini, 7), si e 
stabilito di limitare la coniazione della detta medaglia a cento 
esemplari. Dedotti da questo numero gli esemplari ritirati 



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252 VARIETÀ 

dal Comitato, i rimanenti saranno messi in commercio dal 
Sig. Ing. Clerici, con apposita circolare. 

Intorno alla solenne cerimonia scientifica di Londra, è 
uscita colà non ha guari una relazione assai interessante, 
stampata in italiano e adorna di una finissima fotoincisione, 
che riproduce il busto offerto alla scuola londinese. 



Finito di stampare il 30 giugno 1900. 

M IWWHMMHWWW MMtMMI II IMM>MH I M>> I MWMIMIMMMHMMMHH W tMI»MMMHMH WI HI>MtHHMtMWt i 

Martelli Achille, Gerente responsabile. 



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FASCICOLO III. 



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APPUNTI 

DI 

NUMISMATICA ROMANA 



LIL 

ANCORA SULLA TEORIA MONETARIA 

DEI MEDAGLIONI DI BRONZO. 

(in risposta a un articolo del Sic A. Blanchet). 

Riesce di solito uggioso per chi scrive come per 
chi legge il ritornare più volte sullo stesso argo- 
mento.. Meno male però che questa volta non sarà 
per ripetere cose già dette, come accade quando chi 
ha scritto non s'è abbastanza bene spiegato o chi 
legge non ha abbastanza ben capito. Scrittore e let- 
tore si sono perfettamente capiti...; ma il primo non 
è riuscito a convincere il secondo, il quale prende 
a considerare la questione sotto un nuovo punto di 
vista, e adduce per combattere la teoria del primo, 
un fatto nuovo, o per lo meno finora non avvertito. 

Questo esordio è provocato da un articoletto del 
chiarissimo Sig. A. Blanchet, inserito nel Bulletin 
cri/ique, con cui, contrariamente a quanto tentai di 
dimostrare (Vedi R. I. di N., 1892), egli vorrebbe 
negare il carattere di moneta ai medaglioni di 
bronzo, accordandolo solamente a quelli d'oro e 
d' argento. 

Che la polemica avrebbe avuto un seguito e che 
io non mi sarei dato per vinto, ma avrei accettata 
la discussione, lo previde anche il Sig. De Witte, il 



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2^8 FRANCESCO G.NKCCH! 



quale, dando nel fascicolo III della Revite Belge del- 
l' anno corrente un breve resoconto all' articoletto in 
questione, scrive: « C'est là une théorie nouvelle 
(cosa ci trovi di nuovo veramente non vedo....) qui 
« sera sans doute combattue par M. Gnecchi. „ 

E diffatti eccomi qui a combattere la più o meno 
nuova teoria, fortunato di potermi valere di un' arma 
nuova che lo stesso Sig. Blanchet mi fornisce. È 
anzi raro che il caso si presti così bene per ado- 
perare come difesa l'arma che vorrebbe offendere. 

L' articoletto dell' A. Blanchet, in forma di lettera 
al Sig. A. di Barthélemy è inserito in un periodico 
non numismatico e d'altronde è così breve, che ho 
pensato opportuno , dietro permesso gentilmente 
accordatomi dall'autore, di riportarlo integralmente. 
Difficilmente si potrebbe in minor numero di parole 
informarne con esattezza chi non lo ha letto, onde 
possa seguire le contro-osservazioni che intendo farvi, 
sempre col dovuto rispetto e coli' inalterata stima 
che mi lega al chiarissimo scrittore. 

Ecco la lettera: 

A Monsieur A. de Barthélemy, président de l'Académie des 
Inscriptions et Belles-Lettres. 

Cher et honoré maitre, 

Vous m'avez demandò il y a quelques années mon opinion 
au sujet dtt caractère monétaire attribué par certains auteurs 
aux médaillons romains en bronze ( r ). J'avais riserve ma 



(i) M. Fr. Gnecchi a redige plusieurs mémoires pour soutenir cette 
thèorie (Voy. Riv. Hai. di Nnmism., 1892), et il la considère comme inat- 
taquable, car il a écrit dans un manuel assez récent: u Ma ormai la 
" questione si può considerare felicemente risolta nel senso che i Meda- 
" glioni altro non sono che multipli di monete, e che erano monete 
u essi stessi. „ (Monete romane, i8q6, p. 87). Un des arguments présentés 
par M. Gnecchi en faveur de son opinion est que les médaillons ont 
souvent le mème degré d'usure que les monnaies. On peut répondre 
que les piedforts du moyen-àge son souvent frustes; et cepedant on ne 
saurait soutenir qu'ils ont cicculé' comme monnaies. 



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ANCORA SULLA TEORIA MONETARIA, ECC. 259 



réponse, car les recherches que je poursuivais a cette epoque 
ifétaient pas complètement terminces. 

Permeltez-moi de vous communiquer aujourd'hni les ré- 
sultats de Venquéte que fai conduite dans le but de répondre 
a la question suivante: Les médaillons romains cn bronze 
ont-ils circuir comme les monnaies? 

Des recherches relatives à plus de 900 trouvailles de 
monnaies des empereurs romains m'ont fait connaitre les faits 
que je vais énumérer. 

i° Au Veillon (Vendée), au milieu des nombreuses mon- 
naies qui composaient le trésor, on recueillit un mèdaillon cn 
bronze d'Alexandre Sevère et de Julia Mamcea, d'une conser- 
vation irréprochable et orné d'un entourage ( 2 ). 

2 A. Vertillum (Vertault, Cóte-cTOr), on a irouvc un 
mèdaillon en bronze de L. Verus, dont u la legende en ca- 
ractères grecs et romains est malheureusement incomplète. „ 
Un troUf pratiqué a la partie supérieure t servait à suspendre 
ce mèdaillon (3). 

j° Dans le département du Var (sans indication précise), 
on a trouvè un vase en plomb, décoré de deux gladiateurs 
en relief, rempli de monnaies en bronze du Haut-Empire et 
contenant aussi un beau mèdaillon de Marc Aurèle et des 
poids en plomb avec poignée en fer (4). 

4 Près de Lusigny (arr. de Moulins, AllierJ, dans une 
trouvaille de grands bronzes des empereurs compris entre 
Vespasien et Septime Sevère, ily avait un mèdaillon de Trajan 
frappé d'un seul cote (5). 

f A Saint-Bonnet (a un kilomètre de Moulins, Allier), 
on a découvert recemment un vase en terre contenant 85 



(2) Le revers de ce mèdaillon portait Pinscription Romae JEternae, 
voy. B. Fillon, Rev. Numism., ^857, p. 69; Poitou et Vendée, art. Le 
Veillon, p. 6; Annuaire de la Soc. d' emula/, de la Vendée, t. Ili, 1856, 
p. 204 et 205. 

(3) Bull, de la Soc. archéol. et histor. du Chàtillonnais, 189T, n.° io, 
p. 709. Le revers du mèdaillon représente L. Verus et Marc Aurèle se 
donnant la main. 

(4) Rei', archéol., t. VI, 1849, p. 122. — Je tiens à exprimer des doutes 
au sujet de cette trouvaille. En particulier, le * vase en plomb „ me 
paralt suspect. 

(5) Annuaire de la Soc. fr. de Numismatique, t. IV, 1873, p. 346. 



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2ÓO FRANCESCO GNECCHI 



grands bronzes doni un Lucius Verus frappé sur un flan 
exceptionnel de 36 grammes ( 6 ). 

On est déjà frappé du très petit nombre de trouvailles 
de monnaies fournissant aussi un médaillon. Maintenant, 
examinons séparément chacun des cas précités. 

Le mtdaillon du Veillon riètait certainement pas consìdcré 
comme une monnaie, car il est orné cTun entourage. Celui de 
Vertillum, frappé probablement dans une ville grecque, a certai- 
nement été porte aussi comme parure. La trouvaille du diparte- 
ment du Var peut fiaraitre suspecie. Le médaillon de Tra/an, 
recueilli a Lusigny t est frappé et un seul coté; il n y a donc pas 
le caractère essentiel de la monnaie ordinaire. Enfin la pièce 
de Lucius Verus provenant de la cachette de Saint-Bonnet est 
regardée comme un grand bronze. Ce rCest pas a propremenl 
parler un médaillon et il rentre dans la catégorie des pièces 
lourdes que fai considérées comme des essais monétaires (7). 

Ainsi donc, la prisence de médaillons en bronze dans 
les trouvailles de monnaies romaines est absolument excep- 
tionnelle. 

Au contraire, si nous examinotis les pièces en or et en 
argent, auxqueUes on donne généralement le noni de mi tari- 
lons f a cause de leur poids et de leur module, suflrieurs à 
ceux des monnaies ordinaires, on constate la prisence de ces 
pièces dans de nombreux trisors. Citons les trouvailles faites 
dans les localités suivantes: La Condamine (près de Monaco) ($), 
Helleville (près de Cherbourg) (9), Velp (près d'Arnhcm, 
Gueldre) ( I0 ), Trèves («), Lengerich, (Hanovre) ( I2 ), Poitou 



(6) Bull, de Numism., t. VI, mars 1899, p. 22. 

(7) Adrien Blanchet, Essais monétaires romains, dans la Rev. numism., 
1896, p. 231 et suiv. 

(8) Médaillon en qr de Gallien et huit aurei. (Voy. R. Mowat, dans 
les Mém. de la Soc. des Antiqu. de France % t. XL, 1880, p. 160). 

(9) Six médaillons et huit aurei de la dynastie constantinienne (Rev. 
numism., 1858, p. 279). 

(io) Médaillons et aurei depuis les fìls de Constantin jusqu'au V c siècle 
(Rev. numism.) 1883, p. 81). 

(11) Médaillons et monnaies en or et en argent de l'epoque de Con- 
stantin (Chifflet, Anastasis Childerici regis, 1655, P* z&S)- 

(12) Médaillon en argent de Constance II et monnaies en or et en ar- 
gent du IV r siècle (Mommsen-Blacas-de Witte, Hist. Monn. rom. t t. Ili, 
P- 130- 



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ANCORA SULLA TFORIA MONETARIA, ECC. 2ÓI 



{locatiti nuWerminic) (*3), East Harptree (près de Bristol, 
Angle ter re) (14), Holwell (près de Taunton, Angleterré) (15). 

// risulte de ces constatations que les médaillons en or 
et en argent soni bien des monnaies, aitisi que Findique le 
poids (généralement un multiple exact de celui de /'aureus 
ou du denier). 

Au contraire, les médaillons en bronze soni rencontrés iso- 
lément dans presque ious les cas connus. On trouve un me 
daillon en bronze d'Antonin le Pieux dans un tombeau ro- 
main près dAppilly (canton de Noyon) (16); dans une tombe, 
a Clémence d'Ambel (arr. de Gap), on recueille un médailloti 
de Carin au revers des trois monnaies ( x 7). Des médaillons 
d*Hadrien soni trouvés isolément à Reims ( l8 ), et prés de 
Dourdan ( l 9). 

Le médaillon unique de Tetricus ftls f conserve aujourcChuì 
au Musée de Grenoble, a été recueilli isolément a Andancettc 
(/sére) (2°), et le médaillon unique de Viciorin n'a fait partii 
d*aucun trésor ( 2I ). 

A Rome, on a trouvé beaucoup de médaillons en bronze. 
Citons textuellement la phrase suivante: u On se trouvait près 
de F emplacement du camp des Prétoriens et c'est ce qui ex- 



(13) Deux médaillons et vingt-huit sous d'or de Valentinien I* à Arca- 
dius (Ch. Robert, dans la Rev. nutnism., 1866, p. m). 

(14) Quinze médaillons et 1481 monnaies en argent de Constantin I** 
à Gratien (J. Evans, dans le Num. Chronicle, 1888, p. 22 à 47), 

(15) Trente-trois médaillons et 285 monnaies en argent depuis Cons* 
tance II jusqu'à Honorius (Num. Chronic/e, 1888, p. 23 et 24). — Pour 
tous les trésors énumérés ci-dessus, voy. aussi Adrien Blanchet, Les 
trésors de monnaies romaines et les invasions germaniques en Gaule, 
Paris, 1900, gr. in-8. 

(16) Graves, Notice archéol. sur le départ. de fOise, 1856, p. 161; 
Em. Woillez, Reperì, archéol. du départ. de l'Oise, 1862, col. 142. Ce 
médaillon, au revers de Cybèle, dans un char traine par quatre lions, 
était dans un cadre d'ivoire. Il s'agit peut-etre du médaillon remar* 
quable conserve aujourd'hui au Cabinet de Berlin (Cohen, 2 édit, 
n.° 1139). 

(17) J. Roman, Reperì, archéol. du départ. des Hautes-Alpes, 1888, 
col. 145. 

(18) Rev. numism., 1895, p. 97. 

(19) Adrien Blanchet, dans la Rev. numism., 1890, p. 385. 

(20) J. de Witte, Rech. sur les cmpcreurs qui ont régné dans le Gaules, 
1868, p. 181, pi. XLV, 4. 

(21) F. Liénard, Archeologie de la Meuse, t. Ili, pi. XL, f. 15, p. 27; 
trouvó à Baàlon, aver un médaillon (?) de Postume, en 1809. 

3t 



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2Ó2 FRANCESCO GNECCHI 



plique le nombre incroyable de médaillons romains qu'on y 
découvrit n (22). 

Ces paroles ne signifient pas qtte les médaillons ont été 
trouvés cn une seide fois; mais il faut retenir ce fait que Ics 
médaillons en bronze étaient largement répandus parmi les 
soldafs. Nous savons dn reste que beaucoup de ces monu- 
ntcttts étainit encastrés dans les enscignes militaires ( 2 3). 

Tris soni les réstdtats de mon enquètc. Vous voyez quils 
ili soni pas favorables a la u théorir mone fair e „ des médail- 
lons en bronze. 

Vcuillez croire t chcr et honorc maitre, a mon sinceri di- 
vmimienL 

Adrien Blanchet. 



Come si vede, il Sig. Blanchot appoggia le sue 
argomentazioni sul fatto che, mentre i medaglioni 
d'oro e d'argento furono spesso trovati in ripostigli 
frammisti alle monete semplici, pochissimi fra quelli 
di bronzo ebbero tale origine; ma quasi tutti vennero 
trovati isolatamente; e cita come eccezioni, alcuna 
delle quali anzi eccepibile, pochi ripostigli di monete 
di bronzo nei quali, venne ritrovato anche qualche 
medaglione. 

La lista veramente non è tanto copiosa nei due 
casi da poter formare una base seria di ragiona- 
mento (su 900 rispostigli esaminati, otto soli sono 
citati in appoggio alla sua teoria) ed io potrei anche 
facilmente aumentarla; ma non me ne curo, perchè 
non vedo che un caso di più o di meno possa avere 
gran peso, e d'altronde io non intendo punto Con- 



fai Compie Michel Tyskiewicz, dans la Rev. archéol., 1897, *• h 
pa^:. 368. — Le Cabinet de France possedè aujourd'hui un certain nom- 
bre de bcaux médaillons en bronze qui ont fait partie de la collection 
fnrméc par te compte Tyskiewicz en Italie. 

(23} Conjecturc de Le Beau et de l'abbé Barthélemy, Menu de 
CAtfui. des hiscr., t. XXXV, p. 299. Ci". Vv. Lenormant, La Mannaie 
dans VAniiqu.) t. 1, 1878, p 18, et dans la Gazeitc des òeaux-arts, mai 
1877, L XY\ p, 445 et 446. 



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ANCORA SUI. I- \ T: OKIA MvNlTAKIA, ICC. 263 

testare il fatto. L' accetto anzi volontieri quale esposto 
dal Sig. Blanchet, che cioè è più frequente nell' oro 
e nell'argento che non nel bronzo il caso di ripo- 
stigli misti di monete e medaglioni. Solo mi riservo 
di discuterne la conclusione; ma prima di arrivarci 
mi si permetta che a questo fatto, che ritengo vero, 
ne aggiunga altri due non meno veri. 

i.° I medaglioni di bronzo sono immensamente 
più rari in proporzione delle monete semplici che 
non quelli d'oro e d'argento. Per esprimermi con 
una cifra, direi che se, ad esempio, si trova un me 
daglione fra diecimila monete di metallo nobile, uno 
di bronzo invece si troverà appena fra cento mila. 

2. Delle monete d'oro e d'argento la maggior 
parte proviene da. rispostigli, mentre i ripostigli di 
monete di bronzo sono relativamente rari, e la più 
grande parte della massa enorme di monete di 
bronzo proviene da ritrovamenti isolati. È princi- 
palmente dal suolo di Roma " e dall' agro romano che 
una straordinaria quantità di bronzi viene continua- 
mente in luce, e chi si diverte a frequentare il 
mercato di Campo dei Fiori a Roma, vi trova ogni 
martedì una nuova messe di monete di bronzo re- 
centemente trovate. La più gran parte, non occorre 
dirlo, è robaccia che fa numero e nulla più; ma dal 
nostro punto di vista rappresenta una ingente quan- 
tità di monete trovate isolatamente nel terreno, ed 
è ben raro che si senta parlare d'un ripostiglio. 
Rarissimamente poi, poche volte l'anno, accade che, 
in mezzo alla congerie, faceva capolino qualche me- 
daglione, sempre trovato isolatamente come le altre 
monete di bronzo. 

Ammessi ora questi due fatti, l'eccessiva rarità 
dei medaglioni di bronzo in confronto alle monete 
semplici e il modo in cui vengono generalmente tro- 



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264 FRANCESCO GNECCH1 



vate le monete, quelle d'oro e d'argento in ripo- 
stiglio, « 1 1 ielle di bronzo isolate, pei medaglioni ne 
segue precisamente il fatto accennato dal Sig. Blan- 
chet, che « la présence des medaillons en bronze 
« dans le trouvailles des monnaies romaines est ab- 
« solument exceptionelle. » Solo che dal fatto così 
concordemente ammesso, ben differente è la conclu- 
sione a cui noi due arriviamo. 

Il Sig. Blanchet conclude la sua lettera dicendo: 
a Tels sont les resultats de mon enquéte. Vous vo- 
ti yez, qu'il ne sont pas favorables à la théorie mo- 
ti nétaire des medaillons en bronze. » 

Io invece conchiudo la mia confutazione dicendo: 
La mirabile correlazione che esiste fra il modo di 
ritrovamento, sia nei metalli nobili che nel bronzo, 
fra le monete e i rispettivi medaglioni è una nuova 
prova che nessuna differenza essenziale esiste fra la 
natura di questi e di quelle. Se cioè i medaglioni 
d' oro e d' argento seguono, dirò, il destino postumo 
delle monete d'oro e d'argento, trovandosi spesso 
in ripostigli, e i medaglioni di bronzo seguono quello 
delle monete di bronzo, venendo in luce per lo piti 
isolati, ciò vuol dire che medaglioni e monete ebbero 
comune il destino (o qui dirò meglio la destinazione) 
anche durante la loro vita. E se quindi la teoria 
monetaria è accettata pei medaglioni d'oro e d'ar- 
gento, non c'è proprio ragione per non accettarla 
anche per quelli di bronzo, nel fatto accennato, il 
quale ne è anzi una nuova prova, alla quale, lo 
confesso, io non avevo mai pensato; ma che sono 
felicissimo mi sia stata offerta dal mio illustre av- 
versario, 

Certamente questa prova non avrebbe da sola 
forza sufiìcente per essere decisiva ; ma ne acquista 
(prendendo la questione dal lato, dirò, materiale) 
unita a quella già portata della conservazione, che 



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ANCORA SULLA TEORIA MONETARIA, LCC. 265 

a me pare importantissima e alla quale bisogna che 
ritorni un istante prima di chiudere questo breve 
articolo, invitatovi dallo stesso Sig. Blanchet. Nella 
prima nota alla sua lettera (vedi pag. 258), per to- 
gliere valore alla mia argomentazione, egli osserva: 
u On peitt repondre que les piedforts du moyen-àge 
soni souvent fmstes; et cependant on ne saurait sonlenir 
qn'ils ont circidé comme monnates. » - E perchè non 
lo si potrebbe e non lo si dovrebbe sostenere? In 
Italia sappiamo certamente che i piedforts ebbero 
corso di moneta. Non potrei asserire con eguale 
sicurezza che così fosse anche negli altri paesi ; ma 
lo argomento per analogia. Nessuna ragione mi pare 
vi si opponga e tutto anzi porta a crederlo, essendo 
i loro pesi multipli delle monete e la loro media 
conservazione eguale a quella delle monete; e quindi, 
sempre per analogia, anche questo parmi un argo- 
mento a favore della teoria monetaria dei medaglioni 
romani. 

S. Maurizio (Iìngauina) Luglio iqoo 

Francesco Gnecchi. 



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APPUNTI 

r>i 

NUMISMATICA ALESSANDRINA 



Alla vigilia di dare alla luce il catalogo della 
mia collezione 

" NUMI AUGG. ALBXANDRINI „ 

e, volendo lasciare a quel libro, l'aspetto di un sem- 
plice catalogo senza entrare in materia aperta a 
discussione, mi valgo dell'ospitalità concessami dalla 
Direzione della Rivista Italiana di Numismatica, onde 
aprire una serie d'Appunti, per stabilire certi dati 
ancora rimasti incerti, o da altri differentemente 
interpretati e nello stesso tempo giustificare certe 
classificazioni da me seguite e che differiscono da 
quelle di altri autori. 

Cairo. 

G. Dattari. 



I. 
Sulla denominazione " Serie Alessandrina. „ 

Non saprei come meglio aprire questa Rubrica, 
che principiando dalla questione, dove furono battute 
le monete che sono comunemente indicate sotto la 



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268 G. DATTARl 



denominazione di « Serie Alessandrina » e se tale 
denominazione sia giusta. 

Quanto a me, se ho intitolato il mio catalogo 

NUMI AUGG. ALEXANDRINI 

gli è semplicemente, che ho creduto bene mantenere 
la denominazione con cui quella serie è universal- 
mente conosciuta; ma non che io abbia la convinzione 
che tutte le monete che noi chiamiamo alessandrine 
siano state veramente battute in Alessandria. 

Non ho certamente con quest'articolo la pretesa 
di convincere i numismatici che la denominazione 
suddetta non sia la giusta; giacche non ho prove 
evidenti da mettere sotto i loro occhi; ma ho però 
creduto fare cosa utile, narrando come mi pervennero 
le monete che oggi formano la mia collezione, e 
dando nel medesimo tempo le mie impressioni, che 
sono quelle fondate suir esperienza acquistata nel 
raccoglierle. 

Delle 7000 monete circa che oggi formano la 
mia collezione da Augusto a Domizio Domiziano, 
feci i primi acquisti agl'ultimi dell'anno 1891, cioè 
meno di nove or sono. Stupirà come in sì breve 
spazio di tempo, io abbia potuto riunire un numero 
così considerevole di monete di questa serie ; quando, 
lasciando pure ogni paragone con quello di altre 
collezioni pubbliche o private, si consideri che il 
Mionnet < T ), compreso il supplemento, ne descrive 
circa 4700; per cui non mi si taccierà di esagerazione 
se dico che, durante questi nove anni, due terzi delle 
monete rinvenute in Egitto passarono per le mie mani. 

Duolmi non essere in grado di dare i nomi delle 
località ove queste monete furono rinvenute ; perchè 



(1) Descript ion des Médailìes antiques Grecques et Romaines, tome VI, 
et supplement n. 9. 



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APPUNTI DI NUMISMATICA ALESSANDRINA 269 

se dovessi dare i nomi quali me li riferivano i 
commercianti da cui le comprai, indurrei i numisma- 
tici in errore e non farei che complicare la questione. 
Il mercante arabo non dirà mai la vera località ove 
trovò o acquistò una moneta o un'altra qualunque 
antichità, per paura della concorrenza; pure, cono- 
scendo i commercianti, sappiamo a un dipresso quali 
distretti ciascuno percorra ; per cui sono in grado di 
dire quali monete pervennero dal Basso, dal Medio 
o dall'Alto Egitto. 

La massima parte delle monete mi vennero dal 
Delta e dalla provincia del Faioum; in minori quan- 
tità dal Medio e Alto Egitto; in piccolissime da 
Alessandria e dintorni. 

Il Delta dà monete di tutte le epoche e di tutti 
i metalli; ma più specialmente bronzi della serie 
alessandrina; buon numero di monete tolemaiche 
(dei primi tempi) d'argento e di bronzo, ed un buon 
numero di monete d'oro romane dell'alto e del basso 
impero. Pochi sono i ripostigli di follis, e sovente 
in piccole quantità si trovano monete greche d'ar- 
gento (Arcaiche). 

Il Faioum per molti anni fornì alla numismatica 
più d'ogni altra provincia. È là che si rinvennero a 
più riprese e in quantità considerevoli i belli otto- 
drammi in oro di Arsinoe, è di là che ci pervennero 
in grandi quantità monete tolemaiche in argento 
(specialmente delle ultime epoche). È di là che sovente 
ci giungono ripostigli ciascuno composti di io a 15 
mila follis. L'alto Egitto contribuisce discretamente 
in monete tolemaiche d'argento e grandi quantità 
in bronzo; della serie Alessandrina le monete in 
mistura sono abbondanti, mentre quelle in bronzo lo 
sono molto meno e tutte in istato di conservazione 
così misera che su ripostigli di 3000 pezzi, appena 
il 5°/ è in condizione da poter offrire le leggende 

35 



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270 G. DATTARI 



e le date. Farò notare come dalla città di Coft per- 
vengono grandi quantità di monete alessandrine in 
mistura da Nerone a Trajano Decio. L'Alto Egitto, 
dà in quantità monete romane di bronzo da Aure- 
liano fino alla fine dell'Impero e per la più parte di 
bellissima conservazione. 

Ad Alessandria invece poco si trova! Rari sono 
i ripostigli rinvenuti e che io mi sappia, mai ne furono 
trovati ne in argento né in mistura. 

Le monete trovate in quella città e dintorni sono 
rinvenute alla spicciolata, di tutte le epoche, a partire 
dall'epoca greca, fino all'araba. Per lo più sono in 
bronzo e di piccolo modulo (scarsissimi sono i Grandi 
Bronzi) rare quelle d'argento e rarissime quelle d'oro. 
Così, mentre noi diamo a queste monete il nome di 
u Alessandrine „ è proprio la città di Alessandria e 
i suoi dintorni la località che dà il minore contingente. 

Non di rado ebbi la fortuna di venire in possesso 
di ripostigli intieri; tra questi, due specialmente richia- 
marono la mia attenzione. It primo era composto di 
circa 650 Grandi Bronzi, provenienti dal Basso Egitto, 
ed erano alle effigi di Traiano, Adriano e Antonino Pio. 
Le monete all'effigie dei due primi Imperatori erano 
fruste, quelle di Antonino tutte di bellissima conser- 
vazione. Il secondo ripostiglio contava circa 3000 
Grandi Bronzi e qualche medio, provenienti pure dal 
Basso Egitto; questi portavano l'effigi, di Galba, 
Ottone, Vitellio, Vespasiano, Domiziano e Traiano, e 
in questo pure, le monete appartenenti ai primi cinque 
Imperatori erano fruste, quelle di Traiano di bellissima 
conservazione. Ma fra le monete migliori dei due ri- 
postigli, notai che queste in gran parte erano difettose 
nel conio, oppure la data era quasi invisibile, e talvolta 
sbagliata e taluna moneta era doppiamente battuta. 
Per di più si verificava talora il caso che due monete 
benché appartenenti allo stesso imperatore e portanti 



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APPUNTI DI NUMISMATICA ALESSANDRINA 27I 

la stessa data, ed aventi un rovescio eguale e dello 
stesso modulo, differissero nel peso, così che una 
pesava la metà dell'altra. Ben di sovente le leggende 
erano errate oppure cominciavano da destra invece 
che da sinistra e contenevano delle lettere rovesciate 
come per esempio V90ONINCOTNÀ À1K1VIVVV. Rara- 
mente, ma pure qualche volta, le date sono sbagliate. 

Tutto ciò parrebbe far supporre che ambedue 
quei ripostigli appartenessero a qualche officina 
monetaria, specialmente il secondo le cui monete 
all'effigie di Traiano, benché di buona conservazione, 
erano forse state scartate e messe colle fruste per 
essere rifuse. 

Tanto un ripostiglio che l'altro non potevano 
essere opera di falsari poiché non è ammissibile che 
questi si fossero serviti di monete buone e in corso, 
per fabbricarne di false. 

Passiamo ora alle monete di mistura. Di queste 
se ne trovano il* cui metallo è rossiccio al punto che 
diversi autori le confusero e le classificarono col 
bronzo. Questo metallo è compatto, lucente, ha il 
suono squillante e, se ossidato, è. facile a pulirsi, 
mentre altre monete di metallo bianco color piombo, 
sono porose, opache, non hanno suono e, se ossidate, 
sono difficilissime a pulirsi. 

Da ciò si vede che due erano le leghe del me- 
tallo che si usavano in Egitto ed è difficile spiegare 
come un' unica zecca avesse potuto battere monete 
nello stesso anno di due differenti leghe. Conviene 
notare che la quantità dell'argento contenuto è eguale 
nelle monete di color rossiccio e in quelle di color 
bianco. 

Osserverò un fatto curioso e non raro. Mi av- 
venne più volte di venire in possesso di ripostigli 
composti di piti migliaia di pezzi, contenenti tutti 
gli imperatori da Nerone (dall'anno LIB (12)) fino ai 



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272 G. DATTARI 



primi anni di Antonino. Ebbene tutte quelle monete, 
benché battute in un periodo di circa novanta anni, 
erano tutte di lega che chiamerò rossiccia e tutte nel 
medesimo stato di conservazione! Come pure talvolta 
venni in possesso di ripostigli contenenti quasi tutti 
gli imperatori da i primi anni di Nerone fino a Lucio 
Vero; questi erano composti esclusivamente di mo- 
nete di metallo bianco e di una stessa buona conser- 
vazione! Altri ripostigli, e questi in massima parte, 
contenevano le due leghe, e le conservazioni erano 
differenti. 

I ripostigli in metallo rossiccio mi pervennero 
dall'Alto Egitto, mentre non ne ebbi mai alcuno dal 
Faioum o dal Basso Egitto se non misto con monete 
di metallo bianco. La maggior parte poi dei ripostigli 
provenienti dal Faioum erano intieramente di me- 
tallo bianco. 

Queste monete di mistura sono piti uniformi nel 
modulo e nel peso, le leggende raramente sono sba- 
gliate, e Parte in generale è anche piti raffinata. 

Dal regno di Eliogabolo le monete in bronzo 
quasi cessano e quelle di mistura sono di una lega più 
bassa di quelle fino allora battute; ma tutte uniformi, 
cosicché vi si scorge facilmente una piti accurata 
sorveglianza nella fabbricazione ed i difetti che ho 
più sopra accennato non sono che rare eccezioni. 
Questa uniformità di monetazione dura bene spiccata 
fino ai tempi di Claudio II. Da Aureliano si ricomincia 
a vedere qualche disuguaglianza che si accentua molto 
più nei primi dieci anni del regno di Diocleziano. Nei 
ripostigli di quest' ultima epoca pervenutimi dall'Alto 
Egitto e dal Faioum, le leggende escono bene spesso 
per la metà fuori del contorno, e talvolta sono total- 
mente fuori: mentre in generale le monete di quel- 
l'epoca sono bene battute. Non escluderei che quelle 
monete irregolari potessero essere monete falsificate. 



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APPUNTI DI NUMISMATICA ALESSANDRINA 273 

Come spiegare il fatto che le monete dei primi 
tempi da Augusto a Commodo sono così disuguali 
tra loro per ogni singolo regno, mentre invece da 
Eliogabolo in poi 1' uniformità di esse è evidente al 
punto da far supporre che escano tutte da una stessa 
zecca? 

Pure degno di nota è il fatto che dall'anno io mo 
di Domiziano fino alla fine del suo regno le monete 
in bronzo (di mistura dopo Tanno 8 non se ne co- 
noscono) sono di uno stile ammirevole, da fare quasi 
sopporre che non sieno state battute in Egitto ma 
bensì a Roma giacché a quelle molto rassomigliano, 
tanto che perfino il contorno prende una forma che 
si avvicina a quello delle monete romane. 

Questa nuova arte modificata in peggio si man- 
tiene fino ai primi quattro anni del regno di Traiano, 
mentre da quell'epoca fino all'ottavo anno di Adriano 
le monete ritornano all'arte primitiva; ma il nono 
anno di Adriano l'arte, benché inferiore a quelle di 
Domiziano, è nuovamente migliorata, l'uniformità 
prevale e questo dura fino al terzo anno di Antonino. 

Come si spiega dunque che, a certe date epoche 
sotto uno stesso Imperatore, le monete sono uniformi 
mentre in altre sono tanto disuguali le une dalle altre? 

Stando ai rovesci con i loro infiniti tipi è ben 
vero, come dice il Poole (0 a pag. XXIX, che si 
riferiscono alla mitologia alessandrina; benché ag- 
giungerò che molti tipi sono del tutto locali, in mi- 
norità è vero; ma ve ne sono. Però non so se la 
conseguenza che ne deduce il Poole, che cioè tutte 
le monete furono battute in Alessandria, sia abba- 
stanza provata poiché, essendo quella città la sede 
del Prefetto, se altre zecche esistevano in Egitto, 
era naturale che da Alessandria dovessero per queste 



(i) Catalogne ot the Coins of Alexandria und the nome. 



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274 G. DATTARI 



emanare gli ordini e con questi la lista dei tipi e dei 
rovesci che si dovevano battere, e nessuna meraviglia 
quindi che tutte le zecche subissero anche pei rovesci 
T influenza alessandrina. 

La deficienza d'informazioni precise a riguardo 
della zecca ove furono coniate le monete in Egitto 
si fa sentire pure nella serie dei Tolomei; ciò non 
ostante in questa i numismatici sono d'accordo 
nell'assegnare a diverse differenti epoche dei Lagidi 
diverse zecche per l'Egitto; tanto da classificare 
quasi con sicurezza quelle monete secondo i mono- 
grammi o lettere che portano, ad Alessandria, a 
Tolemai nella Tebaide, a Dafne, oppure a Menfi. 

Sulle monete di Cleopatra VII si scorgono le 
lettere indicanti Alessandria e Menfi, Sulle prime mo- 
nete di Augusto e di Livia coniate in Egitto ritroviamo 
le medesime lettere ; e così è chiaro che, almeno nei 
primi anni dell'occupazione romana, le monete sono 
state battute in due località. Benché, come ho detto 
sopra, le lettere e i monogrammi indichino zecche 
differenti esistite in Egitto ai tempi dei Lagidi, le 
monete portanti quelle lettere e quei monogrammi 
sono in piccolissimo numero. 

Mentre la serie dei Lagidi è così grandiosa giusto 
appunto per la quantità di zecche in cui vuoisi che 
le monete fossero battute, noi troviamo che l'Egitto 
sede dei Lagidi non avrebbe battuto moneta che a 
piccoli intervalli e in piccole quantità ed anzi la città 
fondata da Alessandro, stando ai monogrammi delle 
sue monete e di quelle dei suoi discendenti, non 
avrebbe battuto moneta affatto. 

Mi sono forse dipartito dall'oggetto di quest'arti- 
colo ; ma ho voluto fare notare quanto la questione 
della zecca di Alessandria o dell'Egitto sia complicata; 
ma a poco a poco è sperabile che si riesca a fare 
la luce. 



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APPUNTI DI NUMISMATICA ALESSANDRINA 275 

Frattanto, riassumendo quanto ho detto finora 
sulla questione se le monete così chiamate Alessan- 
drine furono tutte battute in Alessandria, si possono 
almeno formulare le seguenti dimande: 

i.° Come avviene che ad Alessandria e dintorni 
non si trovino mai ripostigli di monete in mistura e 
che i Grandi Bronzi siano così rari, mentre che le 
monete della terza e specialmente della quarta gran- 
dezza si trovano in Alessandria più in abbondanza 
che in ogni altra parte dell'Egitto? (notisi che della 
quarta grandezza se ne trovano a principiare dalle 
Tolemaiche). 

2. Come avviene che le monete di mistura fino 
ai tempi di Commodo fossero di due differenti leghe 
di metallo, e che nella stessa epoca le monete, spe- 
cialmente in bronzo, fossero così disuguali le une dalle 
altre e con tutti i difetti che ho sopra accennato, 
mentre da Eliogabolo in poi le monete singolarmente 
per ogni Imperatore, hanno un' unica lega e sono 
tutte uniformi come appunto si conviene a monete 
uscite da una sola e medesima zecca? 

Come ho detto da principio, non intendevo avere 
ragioni tali da convincere il lettore; ma spero che 
i particolari che ho dato potranno essere utili a chi 
intendesse approfondire la questione, se la denomi- 
nazione di a Monete Alessandrine » sia giusta! 



II. 

Le date sulle monete d'Augusto 
e 1 introduzione del nuovo Calendario. 

Lipsius nel suo « Uber einige Beruhrungspunkte 
der aegyptischen griechschen und ròmischen Cronologie », 
conclude che l'introduzione del nuovo calendario 



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276 G. DATTARI 



avvenne con molta probabilità l'anno 5, A. C. ma, 
in tutti i casi non prima dell'anno 8, A. C. 

Questo importante punto fu lasciato oscuro o 
piuttosto imbrogliato dagli antichi storici. A noi re- 
stano però le monete, le quali, esaminate attentamente 
ed imparzialmente, parmi possano dare abbastanza 
luce da stabilire che l'introduzione del nuovo Calen- 
dario avvenne in Alessandria il 29 Agosto dell'anno 
8 A. C. 

Le monete alessandrine battute per Augusto, 
possono dividersi in tre gruppi. 

Quelle del primo gruppo sono simili, per modulo, 
spessore, lega del metallo e tipo del rovescio, a quelle 
di Cleopatra VII, e portano al diritto la testa nuda 
d'Augusto e la leggenda GEOYYIOY ed al rovescio 
quella di KAIIAPOI AYTOKPATOPOI. 

L'anno 29, A. C. Ottavio di ritorno a Roma 
dall'Egitto, riceve il trionfo e con questo il titolo 
d'Imperator (AYTOKPATOPOI), per cui le monete di 
questo primo gruppo furono battute tra l'anno 29 
ed il 27, A. C. e non, come asserisce il Poole, tra il 
30 e il 27, A. C. 

Quelle del secondo gruppo, sono totalmente 
trasformate; lo spessore è minore, il modulo varia 
tra 27 e 9 mill., i tipi simili alle monete romane della 
stessa epoca e la lega differente: portano al diritto 
la testa d'Augusto laureata; talvolta tanto al diritto 
come al rovescio portano un tipo, ma differente, e la 
leggenda da una parte KAllAP, dall'altra IEBAITOI. 

Nel gennaio dell'anno 27, A. C. Ottavio ricevette 
il titolo d'Augustus (iebaitoi), per cui le monete di 
questo secondo gruppo furono battute tra l'anno 27 
e l'anno 8, A. C. Quelle del terzo gruppo sono simili 
a quelle del secondo, con la differenza che portano 
la data dell'anno in cui furono battute. 

Il Dott. Friedlander, basandosi sopra una moneta 



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APPUNTI DI NUMISMATICA ALESSANDRINA 277 

. . 7* __ 

d'Augusto oggi nel gabinetto di Berlino, portante la 
data LMt (anno 46), concludeva che le monete per 
questo imperatore, computavano le date dall'anno 
del triumvirato (43, A. C). Il Poole invece trovava piti 
semplice computarle dall'era alessandrina (30, A. C.). 

Come ho detto, in procinto di pubblicare il cata- 
logo della mia collezione di monete imperiali, greche, 
alessandrine, e dovendo perciò classificare le monete 
, d'Augusto, trovai il compito piuttosto arduo poiché 
la moneta di Berlino con la data LM<r inceppava ogni 
via che prendevo onde arrivare ad una classificazione 
soddisfacente. Fu allora che mi decisi rivolgermi 
all'egregio Sig. Professore Enrico Dressel, Direttore 
del Gabinetto di Berlino, onde, se possibile, mi favo- 
risse un'impronta di detta moneta; ed egli con la sua 
solita premura e gentilezza non tardò a mandarmela' 
accompagnata da una lettera, nella quale il chiaro 
Professore emetteva un dubbio, che cioè IV letta dal 
Friedlander e dal Von Sallet, fosse invece un B male 
riuscito. Difatti fu con somma soddisfazione che mi 
accertai, che la moneta in questione, anziché portare 
la data LM<r, porta LMB (anno 42). Quantunque, come 
osserva anche il Professore Dressel, il B sia male 
fatto; pure quel segno è assai meglio interpretato 
per un B che non per una 7 o un r. 

Sicuri dunque che questa data LM<r (anno 46) può 
essere totalmente eliminata, rimane da discutere la 
teoria del Poole. 

Tanto il Friedlander quanto il Poole basarono le 
loro teorie, facendo punto di partenza, uno dall'anno 
del triumvirato, l'altro dall'era alessandrina. 

Perchè non dall'anno che Ottavio fu fatto Au- 
gustus (IEBAITOI)? 

Gli Alessandrini fino dai tempi dei Tolemei 
usavano porre le date sopra le monete (data dell'anno 
di regno del re sotto il quale furono battute) e questo 

36 



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278 G. DATTARI 



uso lo ritroviamo per sicuro riadottato da Tiberio 
fino alla tetrarchia. Perchè avrebbero deviato dal 
sistema primitivo? 

Se le monete del primo gruppo non portano data, 
gli è perchè nemmeno sotto Cleopatra VII (e raramente 
sotto i Tolomei), il numerario di bronzo portava data. 

Se le monete del secondo gruppo parimenti non 
portano data, fa duopo ricordarsi che in quell'epoca 
eranvi due ère in Alessandria, quella d'Azio o Aziaca 
che ebbe origine dopo la battaglia d'Azio, i cui anni 
erano vaghi, e l'èra degl'Augusti che ebbe origine 
da che Ottavio ricevette il titolo d'Augusto; ma, né 
l'una né l'altra furono impiegate nell'uso civile, per 
cui sarebbe stato difficile porre una data che fosse 
da tutti riconosciuta. 

Le monete del terzo gruppo, come ho detto da 
principio, portano una data, e la prima che ritro- 
viamo è l'anno 20 (k). Augusto l'anno 8, A. C. decretò 
la rettificazione del calendario Giuliano, e questo 
anno era il 20™ da che ricevette il titolo d'Augusto; 
avendo egli ricevuto questo titolo nel gennaio del- 
l'anno 27 A. C. Il primo anno di regno alessandrino 
finì il 28 d'Agosto. 

Sembra cosa assai naturale che gli Alessandrini 
nell'anno 27, avendo rettificato il calendario ed avendo 
finalmente una data da tutti riconosciuta, sieno ritor- 
nati al sistema che solo trentadue anni avanti quella 
data avevano abbandonato (ma, come ho dimostrato, 
per forza maggiore), e, ponendo la data sulle monete 
d'Augusto, abbiano preso per punto di partenza l'anno 
in cui fu fatto Augusto. 

Augusto, essendo morto il 19 d'Agosto dell'anno 
14, D. C, avrebbe regnato in Egitto 41 anni. Il che 
può far sorgere la dimanda, come si abbiano monete 
di lui e di Livia portanti la data LMB (anno 42)? 

Credo che sia faqile spiegarlo. La morte d'Au- 



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APPUNTI DI NUMISMATICA ALESSANDRINA 279 

gusto essendo avvenuta, come si è detto, il 19 
d'Agosto, era umanamente impossibile che la nuova 
giungesse in Alessandria nei 9 giorni che separavano 
quella data dall'anno nuovo (29 Agosto), e le monete 
portanti la data LMB furono, con tutta probabilità, 
battute prima che la nuova giungesse in Alessandria, 
e ciò doveva essere qualche giorno dopo il i° del- 
l'anno. È per questo stesso motivo che manchiamo 
delle monete di Tiberio portanti la data LA (anno i°). 

Riassumiamo dunque. Secondo il Friedlander 
avremmo una lacuna di 23 anni di date mancanti. 
Secondo il Pooie, di quattro anni per Augusto e di 
tre per Tiberio. 

In seguito alla dimostrazione ora data, non man- 
cherebbe nessuna data per Augusto, e solo gli anni 
2 e 3 per Tiberio. Queste due date può avvenire 
che s' abbiano a trovare un giorno, ma anche senza 
ciò, la cronologia d'Augusto non cambierebbe. D'al- 
tronde sotto Tiberio debbono essere occorse delle 
modificazioni nella zecca alessandrina; il che, del 
resto non interessa questo articolo. 

Deve dunque ammettersi a pura combinazione 
che l'anno 8, A. C, anno del decreto della rettifica- 
zione del calendario, si trovino le prime monete 
portanti date, oppure è permesso ammettere che col 
principiare del nuovo calendario sia stato pure deciso 
di ritornare al sistema delle monete datate? 

E queste date dobbiamo ammettere che si com- 
putino dall'era che ricordava agli egiziani il giorno 
delia perduta indipendenza? oppure che si volesse 
con la data ricordare, come fecero sotto i Toiomei, 
gli anni di regno di ciascun imperatore? 

Io credo che si possa con qualche ragione 
concludere: 

i.° Il nuovo calendario ebbe principio in Ales- 
sandria l'anno 8, A. C. 



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380 G. DATTARI 



2. Le monete d'Augusto computano le date 
dall'anno in cui Ottavio fu fatto Augusto; 27, A. C. 



IH. 
Monete attribuite a Drusus junior. 

Il Mionnet a pag. 51 dice: 
DRUSUS junior. 

N. 59 Sans legende, Téte lauree (à ce qu'il parait) de Drusus. 
9 — LAO an 39 au milieu d'une Couronne Civique Al 6 (a). 

(a) Cette médaille est suspecte, je crois qu'elle était de Livie, mais 
qu'elle a été refaite. 

Il Poole a pag. 5 dice: 

DRUSUS TIBERII FIL. 

N. 35 Head of Drusus r, laur. 

1$ — Wreath of oak enclosing date LM. Size 6. 

Possiedo nella mia collezione cinque simili mo- 
nete che, stando ai citati autori, dovrebbero essere 
classificate a Druso juniore. 

Malgrado la grande autorità dei due numisma- 
tici, mi permetto di non seguirli in tale classifica- 
zione, giacché non posso rendermi ragione del perchè 
tanto il Mionnet quanto il Poole furono indotti ad 
attribuire le dette monete a Druso juniore. 

Dò qui l'impronta del diritto di una delle monete 
che possiedo, le altre essendo di cattiva conservazione. 




N. 73. 



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APPUNTI DI NUMISMATICA ALESSANDRINA 28l 



Come si vede dalle mie due impronte e dalle 
descrizioni fatte dal Mionnet N. 59, e dal Poole N. 35, 
sono anepigrafi, per cui la loro classificazione non 
può essere fatta che dalla rassomiglianza dell'effigie 
che portano ed in buona parte dalla storia. Non 
credo che l'effigie sia stata la ragione per cui i due 
autori attribuirono quelle monete a Druso juniore; 
però sono persuaso che appunto in causa dell'effigie, 
non le attribuirono ad Augusto, la differenza essendo 
troppo marcata, e comparate queste monete con 
quelle di Augusto, si direbbe che non gli apparten- 
gono, ma che debbono rappresentare qualche altro 
principe. 

L'iconografia delle monete alessandrine lascia 
a desiderare in tutti i tempi ma, molto piti nel primo 
anno di regno di ciascun Imperatore; e questo non 
stupirà considerando come per la lontananza che 
separava Roma da Alessandria, la notizia dell'avve- 
nimento al trono del nuovo Imperatore giungesse 
prima che vi potesse giungere l'effigie, sia sotto 
la forma di una moneta, sia sotto quella di un busto. 
Al principio di ogni regno quindi la zecca di Ales- 
sandria non si faceva scrupolo di emettere monete 
all'effigie del nuovo Imperatore modificando più o 
meno l'effigie dell'Imperatore precedente. 

Non è dunque dall' effigie che le monete in 
questione possono essere state con sicurezza attri- 
buite a Druso juniore anziché ad un altro principe, 
giacche l'effigie di queste non rassomiglia all'effigie 
di Druso juniore che si vede sulle monete romane 
e nemmeno rassomiglia a quelle di altri principi 
pure della serie romana; per cui bisogna ricorrere 
alla storia. 

Escludiamo la moneta descritta dal Mionnet al 
N. 59, giacche egli stesso mette in dubbio l'auten- 
ticità di essa; atteniamoci unicamente a quella del 



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282 G. D ATT ARI 



Poole (N. 35), che tanto per il modulo come per la 
data sembra essere la medesima della mia N. 73 di 
cui ho dato l'impronta. 

Le date che noi troviamo sopra queste monete 
sono LM e LMÀ, anni 40 e 41 del regno d'Augusto 
che, a seconda di quanto ho dimostrato nel secondo 
Appunto, equivalgono agli anni di Roma 766 e 767 
o anni A. D. 13 e 14. 

Queste date possono bene convenire a Druso 
juniore che morì nel 766 di Roma o A. D. 13. Esami- 
niamo cosa dice la storia per questo principe, e cosa 
abbia egli fatto da meritare che nell'anno 766 fosse 
battuta moneta alla di lui effigie? 

Nel 764 egli è nominato questore, console nel 
767 e ricevette il trionfo nel 773, ossia 8 anni dopo 
la data che portano le monete alessandrine a lui 
attribuite. Roma stessa non battè monete per questo 
principe che nel 774, ossia dopo il trionfo e quando 
fu fatto console per la seconda volta: come mai 
poteva Alessandria battergli monete otto anni prima 
che io avesse fatto Roma? 

Nessuna moneta della serie romana battuta per 
ordine dei Senato, nessuna di quelle restituite da Tito 
o Domiziano, nessuna della serie Coloniale porta la 
testa di Druso juniore laureata. Perchè la zecca di 
Alessandria avrebbe fatto differentemente da tutte le 
altre? 

Augusto aveva successivamente adottato Cajo 
Lucio, Nerone Druso: ma, essendo questi morti 
prematuramente, adottò Agrippa e Tiberio e avendo 
relegato il primo nell' isola di Plahasia, non rimaneva 
che Tiberio. 

Druso juniore, nell'epoca di cui ci occupiamo, non 
aveva altro merito che ài essere nipote di Augusto; 
ma se questa ragione avesse bastato per battere 
monete alla di lui effigie non si vede il motivo 



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APPUNTI DI NUMISMATICA ALESSANDRINA 283 

perchè non ne sieno state battute per gli adottati 
d'Augusto che con più forte ragione avevano diritto 
a tale onore. 

Passiamo ora all'esame degli altri principi a cui 
possono essere attribuite quelle monete. 

Caio Cesare muore nel 757 A. D. 4. 

Lucio Cesare muore nel 755 A. D. 2. 

Nerone Druso, benché figlio adottivo di Augusto 
ed istituito di lui successore, muore nel 745. 

Non possono dunque appartenere a nessuno 
dei tre. 

Agrippa essendo stato inviato in esilio nell'isola 
di Planasia nel 760 A. D. 7, è inutile ogni discus- 
sione sul suo nome. 

Germanico che adottato da Tiberio per ordine 
di Augusto, nel 763 A. D. io viene onorato del trionfo; 
ma la mancanza assoluta di monete battute in Roma 
in quell'epoca per questo principe, non dà diritto a 
congetture possibili. 

Tiberio, come ho detto, adottato nello stesso 
tempo che Agrippa Cesare, è l'unico al quale le mo- 
nete in questione si possano con probabilità attribuire. 

Prima dell' epoca che ora e' interessa Tiberio 
aveva già ricevuto i più grandi onori cui un cittadino 
romano poteva aspirare; dopo una tregua di otto 
anni passati in Rodi, ritorna in Roma e con egual 
successo di prima combatte e sottomette diversi po- 
poli, tanto che nel 763 A. D. io il senato fa battere 
monete alla di lui effigie (Cohen, N. 28 e le 14 che 
seguono), in alcune delle quali al pari d'Augusto è 
laureato. 

Nel 766 A. D. 13 i consoli a Roma fecero una 
legge per la quale Tiberio avrebbe amministrato le 
Provincie congiuntamente con Augusto, e questo 
in quell'occasione gli conferisce di nuovo la potenza 
tribunizia e Roma batte moneta alla di lui effigie con 



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284 G. DATTARI 



la testa laureata (Cohen, N. 53) e un'altra pure battuta 
sotto Augusto, in quello stesso anno, portante al 
rovescio la testa di Tiberio laureata (Cohen, N. 1, 
Regno di Tiberio). Queste due monete portano per 
data l'anno 766, A. D. 13, proprio quello che ora 
ci occupa ed equivale alla data Alessandrina LM 
(anno 40). 

Non è certo dall'effigie delle monete in questione 
che esse si possono attribuire a Tiberio; ma ho già 
spiegato come la zecca di Alessandria poco si curasse 
della rassomiglianza, più specialmente in questo caso. 
Giunta forse la notizia da Roma che Tiberio avrebbe 
amministrate le provincie congiuntamente a Augusto, 
ciò che in qualche maniera lo faceva divenire collega 
d'Augusto e saputo che Roma avrebbe battuto monete 
alla di lui effigie, Alessandria volle secondare Roma 
modificando l'effigie d'Augusto. 

Da quanto ho fin qui esposto, credo potere 
riassumere e con qualche probabilità stabilire* che 
le monete in questione non appartengono a Druso 
juniore. 

i.° Per la mancanza di monete battute in Roma 
per questo principe prima del 774 A. D. 21. 

2. Per la mancanza in qualunque serie di monete 
battute per questo principe che portino la testa 
laureata. 

3. La storia, per quanto si è veduto, nulla dà 
a intravvedere del conferimento di tale onore a Druso 
juniore né ad altro dei principi che abbiamo passati 
in rassegna. 

Possono invece con qualche probabilità essere 
attribuite a Tiberio per i seguenti motivi: 

i.° Roma nel 763 e nel 766 batte monete alla di 
lui effigie, quest'ultime portanti precisamente la stessa 
data che ritroviamo sopra le monete alessandrine. 



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APPUNTI DI NUMISMATICA ALESSANDRINA 385 

2. Perchè alcune di queste al pari di quelle 
portano la testa laureata. 

3. La storia di questo principe ci dà diritto a 
tale supposizione. 

Questa è la conclusione che se ne può trarre, 
se le dette monete devono essere attribuite ad un 
principe dei tempi d'Augusto, a meno che, osservando 
bene l'iconografia delle monete d'Augusto battute 
in Alessandria, e pur trovando strano che i monetari 
alessandrini intendessero onorare un principe che 
non regnava battendogli monete anepigrafi e punto 
a lui rassomiglianti, le dette monete non siano a 
ritenersi appartenenti ad Augusto stesso. 

Come ho detto da buon principio, la differenza 
dei tipi del diritto di queste monete è assai marcata 
per non esservi la testa d'Augusto, per cui nel mio 
catalogo ho creduto bene, al pari del Mionnet e dei 
Poole, di non classificarle al regno d'Augusto; però 
non le ho, come loro, classificate a Druso juniore; 
ma bensì a Tiberio Cesare. 

(Continua). 

G. Dattari. 



37 



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Goosle 




LA ZECCA DI BOLOGNA 

(Continuazione: Vedi Fase. II, 1900) 



102. Testone. 

& - PIVS • VI • PON • MAX • AN • III * Ritratto con berrettino. 

Sotto: 30. 
9/ — *BONONIÀ**DOCET 1777* Arma inquartata della 
Città. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 7.98. 

Benaven, XXXVII, n. 37. — Bonneville, pag. 108, III, n. 4. 
Cinagli, n. 185. 

9 

103. Idem. 

& - PIVS VI • PONT • MAX • AN • IV • Ritratto e. s. 
9 - BONONIA • DOCET 1778. Arma e. s. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 186. Arg. 

104. Idem. 

Simile al precedente, cogli anni 1779, 1785 e senza AN • IV 
nel p\ 

Stessa coli. — Cinagli, n. 187, 188. Arg., gr. 7.90. 

105. Idem. 

Simile, del 1786 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

106. Idem. 

Simile, dell'anno 1786, colle iniziali & • P • nell'esergo al R). 
Tav. mon. Venezia, 1796. Bologna, n. 5. Arg. 

Cinagli, n. 189. 

G . p . « Iniziali di Gaetano Pignoni incisore. 



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388 FRANCESCO MALAGUZZI 

107. Testone. 

Simile, dell'anno 1792, senza iniziali. 

Cinagli, n. 190. Arg. 

108. Idem. 

& — PIVS • SEXTVS • PONT • MAX • ÀN • Vili • Ritratto con 
berrettino. 

3) - ÀDVENTVS • OPTIMI • PRINCIPIS. Tempietto rotondo. 

Due armette, della Città e del Cardinale Ignazio Bon- 

compagni. All'esergo: BONONIA -1782 e più sotto: 30. 

Musco Civ. di BoL Coli. Univ. Arg., gr. 8.00. 

Benaven, XXXVII, n. 37 1/3. — Cinagli, 11. 191. 

109. Piastra. 

& - PIVS VI • PON • M • Arma. Due armette, della Città e 

di Monsignor D'Aquino Vicelegato. 
9 — BONONIA • DOCET • 1777. Leone col vessillo, in cui 

LIBERT. Sotto: 20. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 232. Arg. 

no. Idem. 

Simile alla precedente, con PIVS • VI • • PONT • M • 

Museo Civ. di BoL Coli. Univ. Arg., gr. 5.16. 

Benaven, XXXVII f n. 44. — Cinagli, n. 233 e 234. 

in. Idem. 

& - PIVS VI • PONT • M • Arma inquartata della Città e del 

Card. Ignazio Boncompagni Legato. 
R) — BONONIA DOCET • 1778. Leone con bandiera, in cui 
LIBERTAS. Sotto: 20. All'esergo: FB- (Due varietà). 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi — Cinagli, n. 235. Arg. 

f . b . =- Iniziali di Filippo Balugani incisore. 

112. Idem. 

P - C. s. 

R) — BONON • DOCET • 1777 • Leone con bandiera, in cui 

LIBERTAS. Sotto: 20. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 5.31. 

Bonneville, pag. 108, III, n. 5. — Cinagli, n. 236. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 



289 



113. Piastra. 

Simili, cogli anni 1778, 1779, 1780 e colle iniziali F • B • 
(Cinque varietà). 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. e Palagi. Arg. 

Cinagli, n. 237-241. 

Race, di tav. mon. Venezia, 1796. Bologna, n. 6. # 

114. Idem. 

& — PIVS VI • PONT • M • Arma. Due armette, della Città e 

del Card. Legato Andrea Archetti. 
B) — BONON • DOCET • 1786. Leone col vessillo. AH'esergo: 

FU- 
CINAGLI, n. 242. Arg. 

115. Idem. 

Simili, cogli anni 1787, 1793. 

Musco Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Clnagli, n. 243-244. Arg. 

116. Paolo 

& — PIVS • VI • P • M • 1781. Arme. Due armette, della Città 
e del Card. Legato Ignazio Boncompagni. AH'esergo: io. 

9 — PRAESID • ET • DECVS • BONON • La Madonna detta di 
S. Luca (colla V. coronata e coronato il Bambino). 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 2.60. 

Cinagli, n. 246. 

117. Idem. 

Simile al precedente, colla sola V. coronata. 

Benaven, XXXVII, n. 45. — Cinagli, n. 247. Arg. 

118. Idem. 

& - C. s. 

9 - PRAESID • ET DECVS BON • La Madonna di S. Luca 
senza corona. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 2.63. 

Coli. Chigi. — Cinagli, n. 248. 



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29° FRANCESCO MALAGUZZI 



119. Paolo. 

& - PIVS-VI-P- 11*1785. Arme ed armette e. s. All'e- 

sergo: 10. 
Ri — Come al n. 116. 

Museo Civ, di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 2.58. 

120. Idem. 

Simile, con PR/ESID e BON. 

Cinagli, n, 249-250. Arg. 

Race, di tav. mon. Venezia, 1796. Bologna, n. 7. 

121. idem. 

^ - PIVS Vi ■ P ■ M ■ 1786. Arma. Due armette, della Città 
e del Card- Andrea Archetti. All'esergo: 10. 

1$ — PRAESID ET DECVS • BON • La Madonna di S. Luca, 
colla V. e col B. coronati. 
Museo Civ. di BoL Coli. Palagi. — Cinagli, n. 251. Arg. 

122. Bianco (da 12 bolognini). 

,& PIVS - VI - PON • MAX • Ritratto del Pontefice a d. 
P - BONOMIA ■ DOCET — 1795. Leone con bandiera. 
Sotto: 12. 

Museo Civ. di Boi. Còli. Univ. Arg., gr. 3.30. 

Salvaggi, M. S.j pag> 130, n. 112. — Cinagli, n. 252. 

123. Da cinque bolognini. 

£¥ — Arma inquartata della Città, 

9 — CINQVE BOLOGNINI • 1777 in ghirlanda di palme. 

Museo Civ. di BoL Coli. Palagi. Arg., gr. 1.42. 

Cjnagli, n. 270* 

124. Idem. 

B' piVS VI ■ PONT • MAXIM • Il giglio. All'esergo: B • 5 • 
ìjt — Arma inquartata della Città. Sotto: 17-77. 

Cina gli, n* 271, Arg. 

125. Idem. 

Simile ai precedente, coiranno 17-78. 

Musco Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 1.25. 

Benaver XXXVIII, n. 56. — Cinagli, 11. 272. 
Race, di tav* mon, Venezia, 1796. Bologna, n. 8. 




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LA ZECCA DI BOLOGNA 291 



126. Variante: collo stemma a targa appuntata. 
Coli. Malagola. Bologna. Arg. 

127. Da cinque bolognìni. 

Simili ai precedenti, cogli anni 17-79, 17-80. 

Cinagli, n. 273-275. Arg. 

128. Idem. 

& - PIVS VI P -MAX. Arma. Sotto: B • 5. 
9 — 1780. Arma inquartata della Città. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 276. Arg. 

129. Idem. 

& — PIVS • VI • PONT * MAXIM * Giglio. Sotto: B • 5 * 
9 — 1783. Arma inquartata e. s. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.27. 

Benaven, XXXVIII, n. 57. — Cinagli, n. 277. 

130. Idem. 

& - PIVSVIPMAX- Arma. Sotto: *B*5 * 
9 - S • PETRON • BON • PROT * 1778 * Mezzo busto del 
Santo mitrato. Sotto, le iniziali F • B. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.38. 

Benaven, XXXVIII, n. 55. — Cinagli, n. 278. 

f.b — Filippo Balugani incisore. 

131. Idem. 

& - PIVS * VI * PONT * MAXIM * Giglio. Sotto : * B * 5 * 

9 - S • PETRON • BON • PROT • - 1796. Mezzo busto 9. s, 

Cinagli, n. 279. Arg. 

132. Idem. 

& - PIVS VI • PONT • MAXIM. Arma- Sotto: B • 5. 
9 - S • PETRON • BON • PROT • 1796. Mezzo busto del Santo 
mitrato. Sotto le iniziali F • B • 

Salvaggi, M. S., pag. 131, n. 133. — Cinagli, n. 280. Arg. 
f . b . =: Francesco Barattini incisore. 



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292 FRANCESCO MALAGUZZI 



133- Muraiola da 4 baiocchi. 

& - PIVS # VI # PONT # MAX * ÀN * IMI. Ritratto con ber- 

rettine. Sotto : * B * 4 * 
Hj) - S ■ PETRONIVS - BON - PROT • 1778. Il Santo in piedi 

con mitra e pastorale. Sotto, la Città. 

Musco Civ. di Boi. Coi], Palagi. Arg., gr. 3.54. 

Ci N AGLI, TI. 349, 

134. Idem* 
Simile dello stesso anno, con B • in luogo di BON • 

Musco Cìv. di BoL Coli Univ. Arg. 

Benaver XXXIX, ti. 67. — Cinagli, n. 350. 

135- idem. 

& * PIVS - VJ * PON MAX • Chiavi decussate e legate. 

Sotto: B IMI 
R) — Come il n. 133. 

Musco Civ* di BoL Coli. Univ. Arg., gr. 3.10. 

136, Variante: con B- in luogo di BON* 

Museo Civ. di BoL Coli. Univ. Arg. 

Benaven, XXXIX, n. 68. — Cinagli, n. 351 e 352. 

137. Idem. 

& - PIVS * VI* PONT* MAX *ÀN*IIII. Ritratto con ber- 
rettino. Sotto: B#4- 
5/ - S - PETRONIVS B * PROT • - 1779. Il Santo, e la Città 
e. s. 

Musco Civ + di Boi. Coli, Univ, Arg., gr. 3.53. 

S al v aggi, M. S«, pag. i35j n. 172. — Cinagli, n. 353. 

138. Idem. 

& PIVS VI 1 PONT ■ MAX - Ritratto con berrettino. 
R) — S* PETRONIVS B PROT -1785. Il Santo in piedi con 
mitra e pastorale. Sotto, la Città. All'esergo: B • *. 

Musco Civ. di BoL Coli. Palagi. Arg. 

139, Variante: del precedente con BON nel 9- 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 293 



140. Muraiola da 4 baiocchi. 

Simili, degli anni 1786, 1789. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 354-355. Arg t 

141. Idem. 

i& - PIVS • VI • PONT • MAX • Ritratto con berrettino. Sotto: 

1789. 
R} - S • PETRONIVS • BON • PROT • C. s. (senza la nota del 
valore). 
Cinagli, n. 356. Arg. 

142. Idem. 

Simili, degli anni 1790, 1791, 1793, 1794, con S • PETRON • 
B • PROT • 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg. 

143. Idem. 

& - PIVS • VI • PONT • MAXIM • Ritratto con berrettino. 
ty - S • PETRON BON • PROT • — 1795. Il Santo in piedi, 
con mitra e pastorale. Sotto, la Città. 
Stessa coli. Arg., gr. 3^0. 

144. Idem. 

Simile, dell'anno 1796, con B • PROT. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 3.47, 

Cinagli, n. 360. 

145. Idem. 

& - PIVS SEXTVS 1777 e chiavi dee. e legate. 
9 - QVATTRO BAIOCCHI. 

Coli. Malagola. Bologna. Arg* 

146. Idem. 
Simile, del 1793. 

Coli. Malagola. Bologna. Arg. 

147. Muraiola da 2 baiocchi. 

& — PIVS VI •PONT- MAX- 1778- Ritratto con berrettino. 

3* 



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294 FRANCESCO MALAGUZZI 



1$ - S • PETRON • BON • PROT. Il Santo in piedi. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.48. 

Benaven, XL, n. 76. — Cinagli, n. 366. 

148. Muraiola da 2 batocchi. 

Simile, del 1779. 

Stessa coli. Arg. 

149. Idem. 

Simili, con S • PETRONIVS, degli anni 1784, 1785, 1786, 1789, 
1790, 1795 (Sei varietà). 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

Cinagli, n. 367-372. 

150. Idem. 

Simili, degli anni 1787 e 1794 senza S- PETRONIVS. 

Coli. Malagola. Bologna. Arg. 

151. Idem. 

Simili, degli anni 1788, 1792, 179S. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg. 

152. Idem. 

i& - PI VS- VI PONT MAX -1796. Busto a d. 
1*1 - S • PETRON • BON • PROT • Il Santo in piedi di prospetto. 
A' suoi piedi a s. la città di Bologna. 
Gabinetto di Brera. Arg. 

153. Variante: nel IJf — B per BON e 1795. 
Museo Civ. di BoL Coli. Univ. Arg., gr. 3.21. 
Biondelli, Mon. ponti/, ined., n. 49. 

154. Due baiocchi. 

- PIVS SEXTVS 1777. Chiavi decussate. 
1$ - DVE BAIOCCHI. 

Coli. Malagola. Bologna. Rame. 

155- Idem. 

- PIVS • SEXTVS • PONTIFEX • MÀXIMVS • MDCCXCV in 

cinque righe. Stella in alto, una rosa fra due stelle in fondo. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 295 



R} — BONONIÀ • DOCET • Leone rampante, che si sostiene 
sopra un solo piede. All'esergo: BAIOCCHI 2. 
Museo Civ. di BoL Coli. Univ. Rame, gr. 20.48. 

Coli. DEMINICIS. — ClNAGLI, II. 523. 

156. Due baiocchi. 

& - PIVS I * SEXTVS * I * PONTIFEX * I * MAXIMVS * I * 

MDCCXCVI I in cinque righe. Stellette intorno alla leg- 
genda; una rosa fra due stelle in fondo. 
9 — * BONONIÀ ** DOCET * Leone rampante. A H'esergo: 
BAIOCCHI 2. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 524. Rame, gr. 17.58. 

157. Baiocco. 

& - BONONIÀ • MATER Leone" rampante. Sotto: GF- 
1$ — STVDIORVM • Chiavi decussate e legate. Sopra, una 
corona. 
Benaven, XL, n. 77. — Cinagli, n. 578. Rame. 

158. Idem. 

& - BONONIÀ • MATER • Leone rampante. 

R} — STVDIORVM • Triregno e chiavi decussate. 

Salvaggi, M. S., pag. 136, n. 190. — Cinagli, n. 379. Rame. 

159. Idem. 

& — * PIVS * VI * PONT * MAX * ANN * VI * Il giglio entro 

ghirlanda d'alloro. All'esergo: *1780* 
^ - * BONONIÀ* DOCET* -*BÀIOCCO* Due armette, 

della Città e del Card. Ignazio Boncompagni. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 561. Rame, gr. 1245I 

160. Idem. 

Simile al precedente, con BONON • DOCET. 

Benaven, XLI, n. 78. Rame. 

161. Variante: senza la ghirlanda nel &. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Coli. Malagola. Bologna. Rame. 
Tre varietà. Cinagli, n. 562-564. 

Il Benaven al n. 78 della tav. XLI, non porta la leggenda baiocco. 



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296 FRANCESCO MA LAG UZZI 



162. Baiocco. 

& - PIVS VI • PON • MAX • AN • VI • 1781 in cinque righe 
entro ghirlanda d'alloro, e con stellette ai lati d'ogni riga. 

$ - # BONON • DOCET # Due armi, della Città e del 
Card. Boncompagni. AlPesergo: * BAIOCCO # 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 11.16. 

163* Idem. 

Simile dello stesso anno, con ANN • VI • 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame. 

164. Variante: nel R) - BONONIA. 

Stessa cnll. — Benaven, XLI, n. 79. Rame. 

Tre varietà. Cinagli, n. 365-367. 

165. Idem. 

P - PIVS I • VI • PONT I * MAX * I ANN • X • I 1784 in cinque 

righe entro ghirlanda di vite. 
9 — # BAIOCCO # Due armi, della Città e del Card. Ignazio 
Boncompagni. 

Rame, gr. 11.72. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Due varietà nel num. delle stellette. 
Bkxavem, XLI, n. 79 '/a. — Cinagli, n. 568-570. 

166. Idem. 

& - * PIUS (sic)* | *SEXTVS* I PONTIFEX I MAXIMVS I 
MDCCXCV entro un giro di stellette. A1P esergo, sotto 
il millesimo * # * 

y — * BONONIA *# DOCET * Leone rampante. AlPesergo: 
BAIOCCO 1, e *** 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame. 

167. Variante: con BAIOCCO, senza Ti. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 10.20. 

Cinagli, n. 571-572. 

168. Idem. 

Simile, del 1796. 

Stessa coli. Rame. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 297 



169. Baiocco. 

& - BONONIÀ MATER. Leone rampante. 
9* — STVDIORVM. Chiavi decussate; e sopra, una corona. 
Coli. dell'Università. — Cinagli, n. 573. Rame. 

170. Mezzo baiocco. 

& - PIVS VI • PONT • MAX • AN • VII • 1781 in ghirlanda d'al- 
loro con * nell'area. 

9 — ME2ZO BÀI-BONDOCET- Due armi, della Città e 
del Card. Ignazio Boncompagni. 
Cinagli, n. 503. * Rame, 

171. Idem. 

& - PIVS VI • PONT MAXIMVS • ANNO VII • 1781. 
1$ - MEZZO BAIOCCO. Due armi e. s. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Rame. 

Coli. Deminicis. — Cinagli, n. 600. 

172. Idem. 

1> - * PIVS * I VI * PONT * I MAXIM * I * ANNO * VII * I * 

1781 * in 5 righe in ghirlanda d'alloro con * nell'area. 
^ - * MEZZO* BAIOCCO* Due armi e, s. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 5.97. 

173. Variante: con MAX • AN • VII • nel B*. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame. 

Benaven, XLI, n. 81. — Cinagli, n. 601-602. 

174. Idem. 

i& — Come il precedente. 

$ - MEZZO * BA * BON * DOCET e. s. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 6.35. 

Cinagli, n. 603. 

175. Idem. 

& - PIVS VI • PONT • MAX • AN • X • 1784 in ghirlanda dì 

alloro con * nell'area. 
$ - C s. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Rame. 



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Qg8 FRANCESCO MALAGUZZI 



176. Variante del preced. : con À*X* nel i&. 
Benaven, XLI, n. 8i »/ a . — Cinagli, n. 604-605. Rame. 

177. Mezzo baiocco. 

& - I * PIVS * I VI • PONT • I MAX • À • X • I * 1784 * in ghir- 
landa d'alloro con * nell'area. 
9 - BON * DOCET * MEZZO * BAI * Due armi, della Città 
e del Card. Ignazio Boncompagni. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 5.45. 

Cinagli, n. 606. 

178. Variante i a : con undici stellette nel &. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame. 

179. Variante 2*: senza il BON «DOCET nel 1$. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame. 

Cinagli (errato), 684 e 685. 

180. Idem. 

& - PIVS** I SEXTVS** I PONTIFEX** | MÀXIMVS * | 

MDCCXCVI in 5 righe. All'esergo, sotto il millesimo * * * 
|P — * BONONIA * * DOCET * Leone rampante. All'esergo : 
M • BAJ (sic). 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 5.64. 

Cinagli, n. 607. 

181. Variante: senza le stellette nel giro del R} e M-BAI 

all'esergo. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 608. Rame. 

182. Quattrino. 

&* - PIVS • VI • • PONT • M • Arme. 

Rj - BONO I NIA I DOCET I 1778 in quattro righe in ghir- 
landa inanellata, o di fiordaliso, o di meandri, ecc. con 
tre stellette, o con un giglio fra due stellette. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 2.31. 

Sei varietà. Stessa collez. — Cinagli, n. 641-646. 

183. Idem. 

Simile al precedente coiranno 1779. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 1.95. 

Sette varietà. — Cinagli, n. 647-653. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 999 



184. Quattrino. 

Simile al precedente, coiranno 1784. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinque varietà. Rame. 

Benaven, XLI, n. 83 y 2 . — Cinagli, n. 654-658. 

185. Idem. 

Simile al precedente, con 178V (sic) in ghirlanda di fiorda- 
liso con * * * 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 2.15. 

Cinagli, n. 659. 

186. Idem. 

& - PIVS SEXTVS PONTIFEX MÀXIMVS. Neil' area : 

QVATTRINO, con sotto * * * 
£) — BONON • DOCET • — 1795. Leoncino rampante. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame. 

187. Idem. 

Simile, coiranno 1796 (Tre varietà). 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 1.74. 

Cinagli, n. 660-662. 

188. Mezzo quattrino. 

& — BONON • DOCET. Leoncino rampante. 
Hj) - # MEZZO I QVAT • RINO | 1796 in tre righe. Sotto ** * 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 659. Rame. 

189. Bolognino. 

& — 1788. Scudo, in cui un'aquila coronata. 
9 - VN BOLOGNINO in cartello. Un giglio. 

Coli. Deminicis. — Cinagli, n. 663, e tav. Ili, n. 6 (*). Rame. 



(*) A questo tempo appartengono alcune tessere di poca importanza 
e forse una moneta di rame che porta nel D. — zecca | pontificia | di 
Bologna e nel R. — moneta coniata colle nuove macchine (nella App. 
alla Coli. Palagi. Museo Civ. di Boi.). 



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3°° 



FRANCESCO MALAGUZZI 



REPUBBLICA CISPADANA. 
d797). 

1. Da 20 lire. 

& - REPVBLICA • CISPADANA • ANNO • PRIM • Turcasso con 

armi e bandiere decussate. All'esergo: 1797. 
t> - PRyESIDIVM ET • DECVS • Mezza figura della Ma- 
donna col Bambino; sopra, una nuvola. Sotto: BONONIA. 
Cat. Rossi, tav. II, n. 503 (rarissima). Oro, gr. 4.20. 

2. Saggio. 

Simile al precedente. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Rame. 



REPUBBLICA CISALPINA. 
(1797). 

1. Due carlini. 

& - COMVNITAS • ET • SENATVS • BONON. Arma inquartata 

della città di Bologna. 
FB - DVE I CARLINI I BOLOGNE I SI in quattro righe entro 
ghirlanda d'alloro. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 5.54. 

Cinaglt, n. 3 2 3-324- 

2. Carlino. 

W - C. s. 

FC - VN I CARLINO I BOLOGNE I SE in quattro righe entro 
ghirlanda d'alloro. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 2.73. 

Cinagli, n. 340. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 3OI 



REGNO D'ITALIA. 
(1805-1814). 

1. Cinque lire. 

& - NAPOLEONE IMPERATORE E RE. Sotto: 1808 B fra 
una piccola coppa e un ramoscello di quercia. Testa 
nuda di Napoleone a d. 

1$ — REGNO D'ITALIA. Sotto: 5 LIRE. Arme imperiale. Nel 
taglio DIO PROTEGGE L' ITALIA. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 25.02. 

2. Idem. 

Simili, degli anni dal 1809 al 1818. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

3. Due lire. 

f¥ — C. s. con 1808 B. 

$ — C. s. con 2 LIRE. Nel taglio della moneta # DIO 
PROTEGGE L'ITALIA a lettere incavate. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 9.91. 

4. Idem. 

Simili, degli anni 1809 al 1813. 

Arg. 

5. Una lira. 

& — C. s. con 1808 B. Nel taglio le stellette sono rilevate, 
ty — C. s. con 1 LIRA. Nel taglio solo una serie di stellette. 

Arg., gr. 4^9. 

6. Idem. 

Simili, degli anni 1809 al 1813. 

Arg. 

7. Mezza lira. 

& — C. s. 1808. 

Ili — C. s. con 10 SOLDI. Sotto: B. Nel mezzo corona d'I 

talia. Nel taglio stellette incavate. 

Arg., gr. 2.49. 

39 



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,V- -■ FRANCESCO MALAGUZZI 



8. Mezza lira. 

Simili, degli anni 1809 al 1813. 

Arg. 

9, Cinque soldi. 

& — C s. 1808. 

R} — C s. con 5 SOLDI. Sotto: B. Nel mezzo corona d'Italia. 

Arg., gr. 1^5. 
io, Idem. 

Simili, degli anni 1809 al 1818. 

Arg. 

11. Soldo, 

£¥ — C. s. 1807. Testa a sinistra. 

R) - C. s. SOLDO. Sotto: B. Corona d'Italia. 

Museo Civ, di BoL Coli. Univ. Rame, gr. 10.40. 

12. idem* 

Simili, degli anni 1808 al 1818. 

Rame. 

13- Tre centesimi. 

& - C. s. 1807. 

ìfi — C. s, 3-CENTESIMI. Sotto: B. Corona d'Italia. 

Rame. 
14. Idem, 

Simili, con testa a cL del 1808 al 1818. 

Museo Civ. dì Boi. Coli. Univ. e Palagi. Rame, gr. 6.23. 

15» Centesimo. 

& - C. s. 1807. 

Bj - C s. CENTESIMO. Sotto: B. Corona d'Italia. 

Rame, gr. 3.15. 
Leggera variante. Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. 

16. Idem. 

Simili, degli anni 1808 al 1818. 

Rame. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 303 



PIO VII PAPA. 

[Barnaba Chiaramonti di Cesena]. 

(1800-1823). 

1. Doppia. 

& - PIVS -VII • PONT • M A • XVI • Arma. Sotto: B (Bononia). 
9 - PRINCEPS ÀPOSTOLORVM • Figura di S. Pietro fra le 
nubi benedicente. Cifra: (MT in monogramma). 

C in agli, n. io. Oro. 

2. Idem. 

Simile alla precedente, dell'anno XVII, senza la cifra. 

Oro, gr. 5.68. 

3. Idem. 

Simile al n. 2, colla cifra. 

Museo Civ. dì Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 11. Oro. 

4. Idem. 

Simile al n. 2, coiranno XXI. 

Cinagli, n. 14. Oro. 

5. Idem. 

Simile al n. 2, coiranno XXII. 

Cinagli, n. 15. prò, 

6. Scudo. 

& - PIVS VII P • M • A • XVII • Arme con ai lati due rami 

d'olivo. Cifra: (MT in monogramma). 
9 - AVXILIVM DE SANCTO - 1816. La Chiesa. Sotto: B * 

(Bononia). (MT in monogramma). Sulla grossezza; IN 

TERRA PAX. 

Museo Civ. di Boll. Coli. Palagi. Arg., gr. 3640. 

Cinagli, n. 25. 

7. Idem. 

Simile, con al rovescio • 1817 * B. 

Cibagli, n. 26. Arg. 



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304 FRANCESCO MALAGUZZI 



8. Scudo. 

& — PIVS VII P • M • A • XVIII • Arme e. s. 
9 - AVXILIVM DE SANCTO •• 1818 • B • La Chiesa. Cifra: 
(MT in monogramma). Sulla grossezza: IN TERRA PAX. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cimagli, n. 27. Arg. 

9. Mezzo scudo. 

& - PIVS VII P • M • A • XVII. Arme e. s. 
9 — AVXILIVM DE SANCTO- 1816 • B • (Bononia). La Chiesa. 
Cifra: (MT in monogr.). Sulla grossezza: IN TERRA PAX. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 13.50. 

Cinagli, n. 32. 

io. Due giuliù 

&* - C. s. 

R) - AVXILIVM DE SANCTO •• 1816- B- (Bononia). La Chiesa. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 5.30. 

Cinagli, n. 35. 

11. Idem. 

& - C. s. 

3) - AVXILIVM DE SANCTO •• 1818 •• B • La chiesa. Cifra: 
(MT in monogramma). 

Due varietà. Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

Cinagli, 11. 36, 37. 

12. Idem. 

& — C. s., coiranno XVIII. 

9 - AVXILIVM DE SANCTO • 1816 • B • C. s. 

Cinagli, n. 38. Arg. 

a . xviii e 1816 è anacronismo. 

13. Idem. 

& - C. s. 

9 - AVXILIVM DE SANCTO • • 1818 • B • C. s. 

Cinagli, eu 39. Arg. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 305 



14. Giulio o Paolo. 

& — PIVS VII P • M • A XVIII- Arma. Cifra: (MT in monogr.) 
9 - C. s. 1817. 

Cinagli, n. 40. Arg. 

15. Mezzo paolo. 

& - PIVS VII P • M • A • XVI • Arma. 

£) - PAVPERI t PORRIGE I MANVM I MDCCCXVI • - B - in 
ghirlanda d'olivo, e tre stellette. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr. 1.45. 

Cinagli, n. 42. 

16. Idem. 

& - PIVS VII - P • M • A • VII • Arma. 

£) - PAVPERI PORRIGE MANVM • MDCCCXVI - B • C. s. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 43. Arg. 

17. Idem. 

Simile, coiranno MDCCCXVII — B in ghirlanda d'alloro, e 
senza le stellette. 
Cinagli, n. 44. Arg. 

18. Baiocco. 

& - PIVS SEPTIMVS PONTIFEX MAXIMVS MDCCCXVI - B • 

(Bononia). Tre testine di moretti. 
1^ - PONTIFICATVS ANNO XVII. Arma. All'esergo: BAIOCCO. 
Cinagli, n. 51. Rame. 

19. Idem. 

Simile, con XVI nel ^. 

Coli. Malagola. Bologna. Rame. 

20. Mezzo baiocco. 

& - PIVS SEPTIMVS PONTIFEX MAXIMVS • MDCCCXVI - B. 

In alto, tre stellette. 
S) - PONTIFICAT • ANNO XVI- Arma. All'esergo: M • BAI • 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 5.62. 

Cinagli, n. 56. 



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306 



FRANCESCO MALAGUZZI 



21. Mezzo baiocco. 

& - C s. 

3) ~ PONTIFICAI ANNO XVII- Arma. AH' esergo: M • BAI. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 5.62. 

Cinagli, n. 59. 

22. Idem. 

Simile, del MDCCCXXII • B. 

Rame. 

23. Quattrino. 

& - PIVS | SEPTIMVS I PONTIFEX I MAXIMVS I • MDCCCXVI 

— B (Bononia) in sei righe. In alto, tre stellette. 
9 ~ PONTIFICAI • ANNO XVI • Arma. All'esergo: QVATTRINO. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 2.41. 

Cinagli, n. 69. 

24. Idem. 

& - PIVS VII • AN • XVI • Arma. 

fy - VN QVATTRINO MDCCCXVI -B in quattro righe. 

Museo Civ. di Boi. Coli. dell'Università. Rame, gr. 2.32. 

Cinagli, n. 70. 

25. Idem. 

& - PIVS SEPTIMVS PONTIFEX MAXIMVS • All' esergo : 

MDCCCXXI. Sotto: B. 
# - PONTIFICAI- ANNO XXII. Arma. AH'esergo: QVATTRINO. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Rame, gr. 2.43. 

Cinagli, n. 73. 



26. Idem. 
Simile, del MDCCCXXII. 



Rame. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 307 



SEDE VACANTE. 

[Bartolomeo Pacca Card. Camerlengo]. 

(1823). 

i. Doppia. 

i& - SEDE VACANTE MDCCCXXIII. Arma del Card Bartolo- 
meo Pacca con padiglione e chiavi. In alto, lo Spirito Santo. 
fy — PRINCEPS APOSTOLORVM. La Chiesa sedente fra le 
nubi. AlFesergo: B. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 2. Oro, gr. 5.18. 

2. Scudo. 

& — Come il precedente. 

^ - AVXILIVM DE SANCTO. La Chiesa sedente fra le nubi. 
Sotto: B* (Bononia). Nello spessore: IN TERRA PAX. 

Cinagli, n. 4, Arg. 

3. Variante: con B nell'esergo anche del f¥. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

4. Mezzo scudo. 

& — SEDE VACANTE MDCCCXXIII. Arma e. s. In alto, lo 
Spirito Santo. In fondo, due ramoscelli di quercia. 

ty — AVXILIVM DE SANCTO. La Chiesa e. s. Sotto: B- Sullo 
spessore: IN TERRA PAX. 

Cinagli, n. 5. Arg., gr. 13.11, 

5. Variante: senza i ramoscelli. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg. 

6. Due giulii. 

P - §EDE VACANTE MDCCCXXIII. Arma del Card, e, s. In 
alto, lo Spirito Santo. In fondo, due ramoscelli di quercia. 

9 — AVXILIVM DE SANCTO. La Chiesa sedente fra le nubi. 
Sotto: B. 
Cinagli, 11. 6. Arg., gr. 5.20. 

7. Variante: senza i ramoscelli. 

Museo Civ. di Boi ColL Palagi. Arg. 



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308 FRANCESCO MALAGUZZI 



LEONE XII PAPA. 

[Annibale della Genga di Spoleto]. 
(1823-1829). 

1. Doppia, 

& — LEO XII P • M • A* Il • Arma con ai lati due rami di olivo. 

9 - PRINCEPS APOSTOLORVM • S. Pietro seduto fra le 

nubi. AH'esergo: B* (Bononia). Iniziali: <y-C. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi — Cinagli, n. 6. Oro, gr. 5.45. 

(g.c = Giuseppe Cerbara incisore). 

2. Scudo. 

& — LEO XII PON • MAX • ANNO II • Ritratto con berrettino. 
Sotto: G- CERBARA F. 

1$ - AVXILIVM DE SANCTO. La Chiesa sedente fra le nubi. 
In alto: l'occhio divino. Sotto: CERBARA — 1825 • B 
(Bononia). Sullo spessore: IN TERRA PAX. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 8. Arg., gr. 26.43. 

3. Idem. 

Simile al precedente, con ANNO III e 1826. 

Cinagli, n. io. Arg. 

4. Mezzo baiocco. 

& — LEO XII PON • MAX • ANNO I. Arma, con ai lati inferior- 
mente due ramoscelli d'alloro. Sotto: B. 
9 - MEZZO BAIOCCO ROM. -1824 in ghirlanda d'alloro. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 11. Rame, gr. 5.57. 

5. Quattrino. 

i& — Come il precedente. 

$ - QVATTRINO I ROMANO I -1824 in tre righe in ghir- 
landa d'alloro. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, 11. 16. Rame, gr. 2.65. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 309 



SEDE VACANTE. 

[Pier Francesco Galleffi Card. Camerlengo]. 
(1829). 

1. Doppia. 

& - SEDE VACANTE MDCCCXXIX. Arma del Card. Pier 
Francesco Galleffi, con padiglione e chiavi. In alto, lo 
Spirito Santo. 
9 - PRINCEPS APOSTOLORVM. San Pietro seduto fra le 
nubi. All' esergo: B (Bononia). Cifra (<y C intrecciati). 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 2. Oro, gr. 5.30. 
(g e — Giuseppe Cerbara incisore). 

2. Scudo. 

J¥ — Come il precedente. 

^ - AVXILIVM DE SANCTO. La Chiesa sedente fra le nubi. 

AH' esergo: B e «y C intrecciati). Sullo spessore: IN 

TERRA PAX. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 4* Arg., gr. 26.40. 

3. Mezzo scudo. 

Simile al precedente. 

Cinagli, n. 6. Arg. 



PIO Vili PAPA. 

[Francesco Saverio Castiglioni di Cingoli]. 
(1829-1830). 

1. Scudo. 

& - PIVS Vili PONT • MAX • ANNO I - 1830 - Ritratto con 

berrettino. Sotto: <y. VOIGT. 
K - ISTI SVNT PATRES TVI VERIQVE PÀSTORES. I Santi 

Pietro e Paolo in piedi, di prospetto. All'esergo: B. 
Museo Civ. di BoU Coli. Univ. — Cinagli, n. 2. Arg., gr. 26.51. 



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1 






3IO FRANCESCO MALAGUZZI 



2. Mezzo baiocco. 

& - PIVS Vili PONT • MAX • ANNO I. Arma. All' esergo: B 

e le iniziali G C 
K - MEZZO ] BAIOCCO I ROMANO I 1829 in quattro righe 

in ghirlanda d'alloro con una stelletta. 
Museo Cìv. di Boh Coli. Univ. — Cinagli, n. 6. Rame, gr. 629. 



SEDE VACANTE. 

[Pier Francesco Galleffi Card. Camerlengo]. 
(1830). 

1. Scudo. 

& - SEDE VACANTE MDCCCXXX • Arma del Card. Galleffi, 
con chiavi e padiglione. NIC CERBARA (Incisore). 

§1 - VENI LVMEN CORDI VM. Lo Spirito Santo con splendori 
e lingue di fuoco. Sotto: B (Bononia). 
Museo Civ. dì BoL Coli. Palagi. — Cinagli, n. 3. Arg., gr. 26.21. 

2. Testone, 

<& - SEDE VACANTE HOCCCXXX. Arma e. s. Air esergo: 

B - N ■ C- 
H - VENI LVMEN CORDIVM. Lo Spirito Sarto e. s. AlTe- 

sergo: BAJ - 30. 
Museo Cìv. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 5. Arg*, gr. 7^2. 



GREGORIO XVI PAPA. 

[Mauro Cappellari di Belluno]. 

(1831-1846). 

1. Da dieci scudi. 

& - &REGORIVS « XVJ • PON • MAX • AN • V. Ritratto con ber- 
rettino* All'esergo: B (Bononia) e le iniziali N-C. 
£) - 10-SCVDI-1835 in ghirlanda d'olivo. 

Museo Civ É di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 2. Oro, gr. 17.50. 

(n , e = Nicolò Cerbara incisore). 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 3II 



2. Da dieci scudù 

Simile, con AN • X • nel & e 1840 nel 1$. 

Cinagli, n. 12. Oro. 

3. Idem. 

Simile, con AN • XI nel ©* e 1841 nel 1$. 

Cinagli, n. 15. Oro. 

4. Idem. 

Simile, con 18,42 nel §J. 

Cinagli, n. 17. Oro. 

5. Idem. 

Simile, con AN • XII nel & e 1842 nel 1$. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro. 

6. Da cinque scudi. 

& - GREGORIVS XVI PON • MAX • AN • V. Ritratto con ber- 
rettino. AH'esergo: B e le iniziali N«C. Due rosette in fondo, 
ty - 5-SCVDI-183B in ghirlanda d'olivo. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 25. Oro. 

7. Idem. 

Simile, con A • XI nel & e 1841 nel 1$. 

Cinagli, n. 36. Oro. 

8. Idem. 

Simile, con A • XII nel <& e 1842 nel 9- 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 38. Oro, gr. 8.68. 

9. Idem. 

Simile, con A • XIII nel & e 1843 nel $f. 

Cinagli, n. 40. Oro. 

io. Doppia. 

& - GREGOmVS • XVI • POM • MAX • AN • III • Ritratto con 
berrettino* All'esergo: B — 1834; sotto, due rosette. 



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312 FRANCESCO MALAGUZZI 



9 - TV • REM • TVERE • PVBLICAM. Statua di S. Pietro se- 
dente. AU'esergo: DOPPIA. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, il 44. Oro, gr. 5.48. 

11. Da scudi 2jo. 

& - GREGOR • XVI • PON • M • AN • V- Ritratto con berrettino. 

AlTesergo: B e le iniziali N C Sotto: ®&® 
ty — SCVDI — 2.50 — 1836 in ghirlanda d'olivo. 

Cinagli, n. 47. Oro. 

12.' Idem. 

Simile, con AN • VI e ® & nel & e 1836 nel 9. 

Cinagli, n. 49, Oro. 

13. Idem. 

Simile, con AN • X nel f? e 1840 nel 9- 

Cinagli, n. 53. Oro, 

14. Idem. 

Simile, con A • XII nel & e 1842 nel 9. 

Cinagli, n. 56. Oro. 

15. Idem. 

Simile, con A • XIII nel & e 1843 nel 1$. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 57. Oro, gr. 4.30. 

16. Idem. 

Simile, con A • XV nel & e 1845 nel »}. 

Cinagli, n. 59. Oro. 

17. Idem. 

Simile, con A XVI nel & e 1846 nel 9- 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro. 

18. Scudo. 

& - GREGORIVS • XVI PON • MAX ■ AN • I • Ritratto a sinistra 
con berrettino. Sotto: NIC CERBARA 1881. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 313 



9/ - LVMEN AD REVELATIONEM GENTIVM • La presenta- 
zione di N. S. al tempio. AlTesergo B (Bononia). 
Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. — Cinagli, n. 62. Arg., gr. 26.50. 

19. Scudo. 

Simile, con À * III e 1838 nel i&. 

Cinagli, n. 64. Arg. 

20. Idem. 

& — GREGORIVS XVI • PONT • MAX A V. Ritratto e. s. 

Sotto: B e CERBARA. 
9 ~ SCVDO — 1885 in ghirlanda d'olivo. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 67. Arg. 

21. Idem. 

Simile, con A • Vili nel & e 1888 nel 9». 

Cinagli, n. 71. Arg. 

22. Mezzo scudo. 

& - GREGORIVS XVI PON • MAX • A • Il • — 1882. Ritratto 

con berrettino. Sotto: N. CERBARA. 
R) — S • ROMVALDVS AB • CAMAL. Il Santo inginocchiato col 

crocifisso in mano; un teschio sopra un masso. All'è- 

sergo : B — BAJ. 50. 
Museo Civ. di BoL Coli. Univ. — Cinagli, n. 84. Arg., gr. 13.20. 

23. Idem. 

& - GREGORIVS XVI PON • MAX • A • VI • Ritratto con ber- 
rettino. AH'esergo: B. Iniziali: N. C. 
Bj - 50 - BAJOCCHI - 1836 in ghirlanda d'olivo. 

Museo Gv. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 88. Arg. 

24. Idem. 

Simile, con A • VII nel & e 1837 nel $. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 89. Arg. 

25. Idem. 

Simile, con AN • X nel & e 1840 nel 1$. 

Cinagli, n. 90. Arg. 



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3H FRANCESCO MALAGUZZI 



26. Mezzo scudo. 

Simile, con À • XI nel & e 1841 nel R). 

Cinagli, n. 91. Arg. 

27. Testone. 

& - GREGORIVS XVI PON • MAX • A • VI • Ritratto con ber- 

rettino. All'esergo: B e le iniziali N. C. 

K - SO — BAIOCCHI — 1836 in ghirlanda d'olivo. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 8.22. 

Cinagli, n. 98. 

28. Due giulii. 

& - GREOOR • XVI PON • M • AN • V • Ritratto con berrettino. 

All'esergo: B e le iniziali N. C 
1$ - 20 - BAIOCCHI - 1835 in ghirlanda d'olivo. 

Cinagli, n. 105. Arg. 

29. Idem. 

Simile, coll'anno 1886. 

Cinagli, n. 107. Arg. 

30. Idem. 

Simile, con A • Vili nel & e 1838 nel R). 

Museo Civ. di BoL Coli. Palagi. Arg., gr. 5.60. 

Cinagli, n. hi. 

31. Idem. 

Simile, con A • X nel & e 1840 nel 9. 

Cinagli, n. 113. Arg. 

32. Idem, 

Simile, con A • XI • nel & e 1841 nel f?. 

Cinagli, n. 115. Arg. 

33. Idem. 

Simile, con A • XII nel & e 1842 nel 1$. 

Cinagli, n. 117. • Arg. 

34. Idem. 

Simile, con A • XIV nel & e 1844 nel 9. 

Cinagli, n. 119. Arg. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 315 



35. Due giulii. 

Simile, con À • XV nel & e 1845 nel R}. 

Musco Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

36. Giulto o Paolo. 

<& - GREGOR • XVI PON • M • AN • VI Arme con due rosette 

in fondo. 

9» — 10 — BAIOCCHI — 1886 — B in ghirlanda d'olivo. 

Musco Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 2.70. 

Cinagli, n. 123. 

37. Variante: con A «VI. 

Cinagli, n. 124. Arg. 

38. Idem. 

Simile, con AN • IX nel & e 1889 nel $. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 126. Arg. 

39. Idem. 

Simile, con AN • XI nel & e 1841-1842 nel 9. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 129-131. Arg. 

40. Giulio. 

& - GREGOR • XVI PON • M • A • XII. Arma, con due rosette 

in fondo. 
9 _ 10 - BAIOCCHI - 1842 - B in ghirlanda d'olivo. 

Cinagli, n. 134. _ Arg, 

41. Idem. 

Simile, con A • XIII nel & e 1843 nel #. 

Cinagli, n. 135. Arg. 

42. Idem. 

Simile, con A • XIV nel & e 1844 nel 9. 

Questi ultimi due in Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

Cinagli, n. 136. 

43. Grosso o mezzo Paolo. 

& - GREGOR • XVI PON • MAX • A • VI • Arma con due rosette 
in fondo. 



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3 IO FRANCESCO MAL AGUZZI 



1$ - 5 - BAIOCCHI - 1836 — B in ghirlanda d'olivo. 
Musco Civ. di BoL Coli Palagi. Arg., gr, i 30. 

CtNAGLl, II. I39. 

44. Grosso o mezzo Paolo. 

Simile, con A ■ X nel & e 1840 nel BgL 

Museo Civ. di BoL App, alla coli. Palagi. Arg. 

CinaglIj n. 141. 

45. Idem. m 

Simile, con A ■ XI nel W e 1841 e 1848 nel 9. 

Del 1841, Musco Civ. App. alla coli Palagi. Arg. 

Off agli, n. / 1 1-146. 

46. Idem. 

Simile, con A » XII nel & e 1842 nel 9. 

Museo Civ. di BoL Coli, Palagi. — Cinagli, n. 148. Arg. 

47. Idem. 

Simile, con A - XIII nel & e 1843 e 1844 nel $. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. Arg., gr, t-30, 

Ci ha cu, n. 150-152, 

48. Idem. 

Simile, con A • XIV nel & e 1844 nel B$. 

Cinagli, n, 155, Arg* 

49. Idem, 

Simile, con AN 1 XIV nel & e 1844 nel $. 

Cimagli, n. 156. Arg. 

50. Idem. 

Simile, con AN * XV nel & e 1845 nel 9, 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. - Cinagli, n. 158, Arg. 

51. Idem. 

Simile, con A - XV nel & e 1845 nel 9- 

Cimagli, n. 159. Arg. 



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! 



LA ZECCA DI BOLOGNA 



317 



52. Baiocco. 

& - GREGORIVS XVI PONT • MAX • AN • V. Arma. Sotto: B. 
Bj} — BAIOCCO — 1885 in ghirlanda d'olivo. 

Ci n agli, n. 164. Rame. 

53. Idem. 

& - GRE&ORIVS • XVI PONT • MAX • A • VI. Arma. Sotto: B 
^ — BAIOCCO — 1886 in ghirlanda d'olivo. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagu, n. 166. Rame. 

54. Idem. 

Simile, con A • VII nel & e 1837 nel 1$. 

Museo Civ. di Boi Coli. Univ. Rame, gr. 10.05. 

Cinaglt, n. 168. 



55. Idem. 

Simile, con A • Vili nel & e 1888 nel £). 
Cinagli, n. 170. 



56. Idem. 

Simile, con A • IX nel & e 1889 nel 9». 

Cinagli, n. 173. 

57. Idem. 

Simile, con A-X nel & e 1840 e 1841 nel 

Cinagu, n. 175, 176. 

58. Idem. 

Simile, con A • XI nel fr e 1841 nel 1$. 

Cinagli, n. 178. 

59. Idem. 

Simile, con A • XII nel & e 1842 nel 9. 
Cinagli, n. 181. 

60. Idem. 
Simile, del 1843. 



Rame. 



Rame. 



Rame. 



Rame. 



Rame. 



Rame. 



41 



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3*8 FRANCESCO MALAGU2Z1 



61. Baiòcco. 

Simile, con A -XIV nel & e 1844 nel K. 

CtNAGLi, n. 187. Rame. 

62. Idem, 

Simile, con A - XV nel & e 1845 nel 9, 

Cimagli, n. 189. Rame, 

Questi ultimi tre nel Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi, 

63. Mezzo baiocco. 

& - GRE&ORIVS • XVI PONT • MAX -AN- III- Arma, Sotto: B. 

9 - MEZZO I BAIOCCO I ROMANO f 1833 in quattro righe 

in ghirlanda di lauro. Sotto: * 

Museo Civ* di Boi. Coli. Univ. Rame, gr, 6,19. 

Cinagli, n, 191. 

64. Idem. 

Simile, con A ■ IV nel & e 1884 nel % 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cenagli, n. 192. Rame. 

65. Idem. 

Simile, con AN V nel & e 1885 nel 9, 

Cinàm.i, n. 194. Rame. 

66. Idem. 

Simile, con A ■ VI nel <& e 1836 nel 9- 

Museo Civ. di BoL Coli. Palagi. — Cinagli, n, 196. Rame, 

67. Idem. 

Simile» con A - VII nel ]& e 1837 nel 9 (Due varietà). 
Museo Civ, di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n, toS r 199, Rame. 

68. Idem. 

& — GRE&ORIVS XVI PONT • MAX > A ■ Vili * Arma. Sotto: B. 
1$ - MEZZO BAIOCCO 1888 in ghirlanda d'olivo. 

Cinagli, n. 201, Rame. 

69. Idem, 

Simile, con A • IX nel i& e 1839 nel 9- 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cimagli, n. 203. Rame. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 



319 



70. Mezzo baiocco. 

Simile, con A • X nel & e 1840 nel Bj). 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagli, n. 206. 



71. Idem. 

Simile, con AN • X nel & e 1840 nel 9». 
Cinagli, n. 207. 

72. Idem. 

Simile, con A • XII nel & e 1842 nel ty. 

Cinagli, n. 210. 

73. Idem. 

Simile, con A • XIII nel ]& e 1843 nel 9. 
Cinagli, n. 212. 

74. Idem. 

Simile, con A • XIV nel & e 1844 nel 1$. 
Cinagli, n. 214. 

75. Idem. 

Simile, con A • XV nel & e 1845 nel 9. 
Cinagu, n. 216. 



Rame. 



Rame. 



Rame. 



Rame. 



Rame. 



Rame. 



76. Quattrino. 

& - GREGORIVS XVI PONT • MAX • A • VI • Arma. Sotto: B. 
9 — QVATTRINO scritto in semicircolo. Nell'area 1836 in 
ghirlanda d'olivo. 
Cinagu, n. 220. Rame. 



77. Idem. 

Simile, con A • IX nel & e 1889 nel 1$. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. 
Cinagli, n. 223. 



Rame, gr. 2.10. 



78. Idem. 

Simile, con A • X nel & e 1840 nel 1$. 

MuseoCiv. di Boi. Coli. Palagi. — Cinagu, n. 229. 



Rame. 



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320 



FRANCESCO MAL AGUZZI 



79. Quattrino. 

Simile, con A * XIV nel & e 1844 nel H . 
Museo Civ. di Boi* Coli. Palagi* 
Onagli, \\. 231, 



Rame, 



{Continua), 



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Carzie per Cipro 

ooniate dai veneziani nel 1515 e 1518 



Nel corso di alcune ricerche agli Archivi di Stato 
mi venne fatto di trovare un decreto del Consiglio 
dei Dieci, il quale nel 24 Ottobre 1515 (*) ordinava 
al suo Camerlengo di far coniare in zecca mille du- 
cati di carzie con 122 carati d'argento per marca 
de la stampa simile a quella de le carzie vecchie per 
mandarle al Reggimento ( 2 ) di Cipro, che aveva fatto 
domanda di quella moneta minuta per i bisogni delle 
popolazioni povere dell'isola. Non conoscendo alcuna 
moneta dell'epoca che corrispondesse a tali indica- 
zioni, rimasi alquanto perplesso e sospettai che il 
decreto non avesse avuto per allora esecuzione : ma 
anche questo dubbio scomparve, leggendo una Ducale 
del 29 Luglio 1518 (3) diretta ai Rettori di Cipro, 
colla quale, in seguito alle loro domande ed infor- 
mazioni, conformi a quelle dei loro predecessori 
nell'ufficio, e che tutte segnalavano una grande ne- 



(1) Archivio di Stato. Cons. dei Dieci e giunta. Misti Reg. : XXXIX, 
p. I, e. 32. 

(2) La repubblica di Venezia mandava in tutte le Provincie, città 
e possessi, alcuni patrizii incaricati dell' amministrazione civile e militare. 
Questi magistrati secondo la loro importanza e la tradizione dei luoghi 
si dicevano Provveditori, Conti, Luogotenenti, Baili, Visdomini, Capitani, 
Castellani, etc. e con termine generale Rettori e l'insieme delle cariche 
civili e militari che rappresentavano il governo centrale si chiamava 
Reggimento. 

(3) Archivio di Stato. Cons. dei Dieci e giunta. Misti Reg.: XL1I, e. 71 1. 



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322 NICOLÒ PAPADOPOLI 



cessità di carzie, si ordinava di coniare nell'isola le 
desiderate monetine de la stampa solita. A tale scopo 
si mandavano da Venezia i conii e si determinava 
che la quantità di argento da porsi nella lega fosse 
tale che, computate le spese di fattura, la Signoria 
non avesse né utile ne perdita nella operazione. Si 
raccomandava ai Rettori di chiamare alcuni genti- 
luomini residenti neir isola per la sorveglianza, e di 
ordinare il lavoro in modo, che corrispondesse alle 
intenzioni ed ai desideri del governo. Per il momento, 
e sino a nuovo ordine, non si dovevano coniare carzie 
per una somma superiore a 2000 ducati, ma nel 12 
Gennaio successivo (*), ad istanza dei Rettori, si decre- 
tava una nuova emissione di 4000 ducati in carzie. 

La differenza fra la dicitura del primo decreto, 
che parla di carzie simili alle vecchie, e quella del 
secondo, che le definisce della stampa solita, mostra 
che la fabbricazione era stata intrapresa subito dopo 
il decreto del 1515, e che a Cipro si trattava solo 
di continuare l'opera incominciata: ma, se ciò non 
bastasse, abbiamo la risposta di Zaccaria Barbaro 
ai provveditori della Zecca nel 15 Marzo 1553 < 2 ), 
quando si studiava e si preparava la nuova emissione 
di carzie decretate nel Giugno di quell'anno e che 
portano il nome del doge M. Ant. Trevisan, nella 
quale è detto: « Alche io rispondo che, non solamente 
« sarà comodo, anci necessario per esser uenute le 
« carcie uecchie a meno et desfate et per tal cause 
a ho in tesso che altre uolte el regimento ne facea 
« bater.... » 

Acquistata così la convinzione che le monetine, 
contemplate dai decreti del 1515 e 1518, erano state 
battute, non solo a Venezia, ma anche a Cipro in 



(1) Archivio di Stato. Cons. dei Dieci e giunta. Misti Reg.: XLII, e. 154. 
(a) „ . Comuni X, filza 59- 



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CARZIE PER CIPRO, ECC. 323 

tale quantità da non poter supporre che tutte sieno 
perdute, resta a trovare quale sia.il nummo, ignoto 
agli studiosi od erroneamente classificato, a cui 
possano corrispondere le circostanze di tempo e le 
indicazioni abbastanza precise dei documenti citati. 

La base della monetazione del regno di Cipro 
era Viperpero, che fu adoperato anche dai veneziani 
nelle contabilità di quell'isola, ma che da molti anni 
non si coniava più, ed era diventato una moneta 
prettamente ideale. Esso si divideva in 24 carati, 
ossia 48 denari; ma i carati non furono mai una 
moneta effettiva e si coniavano solo grossi d'argento 
e denari di mistura che valevano mezzo carato. Il 
popolo chiamava carzia (x a P T #* da x*** * rame) questa 
ultima frazione della moneta nazionale, perchè con- 
teneva più rame che argento: forse essa assunse 
questo nome dal fatto, narrato dai cronisti, che Gia- 
como II si servì del rame delle caldaje dei bagni 
pubblici per fabbricare una notevole quantità di 
sesini e denari. 

I denari di Enrico II e di Ugo IV, come quelli 
di Giacomo I e di Giano, hanno da un lato il leone 
rampante dei Lusignano e dall'altro una croce pa- 
tente, ora semplice, ora accompagnata da bisanti. 
Mancano i denari degli ultimi sovrani che regnarono 
a Cipro, od almeno essi non sono giunti sino a noi; 
però non possiamo allontanarci da questo tipo per 
cercare le carzie coniate dai veneziani nel primo 
quarto del secolo XVI, perchè anche quelle battute 
più tardi da M. A. Trevisan e dai suoi successori 
non se ne distaccano sensibilmente, e mostrano lo 
spirito di conservazione che animava il governo 
veneto in fatto di tipi monetari. 

Dopo queste brevi ed ovvie considerazioni, mi 
sembra di poter riconoscere con tutta sicurezza le 
monete desiderate in quelle anonime che Lambros 



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1 



3^4 NICOLÒ PAPADOPOLI 



per la prima volta ha fatto conoscere, elencandole 
dopo quelle dei Re di Cipro 0). Esse recano da un 
lato il leone rampante dei Lusignano coir iscrizione 
S ■ DH * chlPRff e dall'altro la croce di Gerusalemme 
colle parole S • D« • IGRVZÀL«M, e somigliano parti- 
colarmente ad un denaro del re Giano, che al pari 
di esse, ha la croce patente accompagnata da quattro 
crocette, mentre il vero stemma di Gerusalemme 
dovrebbe portare la croce potenziata. Lambros non 
crede di poter attribuire questi denari a Giovanni II 
od ai suoi successori, ma ritiene che possano essere 



r 



jy 



stati bàttuti dà Pietro I o da Pietro II. Schlumberger ( 2 ) 
si acconcia all'opinione espressa da Lambros, ma 
non può nascondere una certa titubanza, la quale si 
manifesta colla domanda se la lettera S, da cui co- 
mincia l'iscrizione, non potesse indicare Signoria o 
Secrela, vocaboli che a me sembra non possano 
convenire a Pietro I ed a Pietro II, che non 
avevano alcuna ragione di nascondere il loro nome 
e il titolo di Re. 

Manca a me il mezzo e l'opportunità di fare 
uno studio accurato sul diametro e sul peso dei 
denari cipriotti nelle diverse epoche, ma, esaminando 

(i) II. A a flit pò e, Avéx& ot «* vojuojiata to5 jAeoatumxoò BaaiXtioo f§c 
Kóicpau. Venezia 1873, pag. 46, tav. H, 0, n. 95, 96, 97, 98 e Atene 1876 
col] a traduzione francese Monnaies inédites du Royaume de Chypre au 
moyen àge t pag. 46 e 42-43, tav. H, 8, n. 95, 96, 97 e 98. 

(2) Schlumherger, Numìsmatique de Orient Latin. Paris 1878, p. 204- 
205j tav* Vili, n» 2. 




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CAfcZIE PER CIPRO, ECC. 32$ 

i disegni eseguiti colla solita fedeltà ed esattezza da 
C. Kunz sopra esemplari fornitigli da P. Lambros, 
posso rilevare che quelli di Enrico e di Ugo sareb- 
bero i più grandi, quelli di Giacomo e di Giano di 
poco inferiori e ancora minori, benché di poco quelli 
anonimi, per cui, seguendo un criterio quasi infalli- 
bile, sopra tutto nelle monete di appunto e di poco 
valore, secondo il quale i pezzi di maggior peso sono 
più antichi e quelli più piccoli e più leggeri sono 
più recenti, si deve ritenere i denari anonimi poste- 
riori a quelli dei Re. 

Ma l'argomento più importante, per me, sta nella 
mancanza di ogni indicazione della autorità regia. 
Quanto alla lettera s credo poterla interpretare come 
Signum, o stemma, perchè osservo che il nome di 
Cipro si trova scritto dalla parte del Leone e quello 
di Gerusalemme da quello della Croce W ; e così mi 
pare di vedere interpretato ed eseguito fedelmente 
l'ordine del supremo Consiglio, che voleva le nuove 
carzie simili alle vecchie. 

Nicolò Papadopoli. 



(i) Qualche raro esemplare ha da tutte e due le parti il nome di Ge- 
rusalemme ; ma evidentemente si tratta di una negligenza dell' incisore. 



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Le Monete dWncona 

DURANTE LA DOMINAZIONE FRANCESE 

(i799) 



È un fatto curioso che alle volte le notizie di 
tempi vicini siano meno note e più difficili a rintrac- 
ciarsi di quelle di tempi più remoti. E tale fatto si 
verifica sovente quando si tratta di numismatica. 
Negli ultimi anni del secolo decimottavo, in Italia e 
propriamente nell'ex-Stato Pontificio, fiorirono nume- 
rose zecche di cui non solo ora sono molto rari i 
prodotti, ma si sono anche perdute le memorie. 

Il Cinagli nella sua opera colossale ci diede bensì 
i tipi principali delle monete allora emesse, ma, per 
l'indole puramente descrittiva del suo lavoro, si li- 
mitò, quando gli si presentò l'occasione, a dare no- 
tizie sommarie e fuggevoli delle zecche, tanto che 
dopo di lui egregi e dotti scrittori misero perfino in 
dubbio l'esistenza di tali officine attribuendone i pro- 
dotti a quella sola di Roma. Ebbi occasione altra 
volta di parlare di ciò e credo che ora non vi sia 
più alcun dubbio sulla reale ed effettiva esistenza di 
tali zecche dopo i documenti da me pubblicati W. 
Esaminando il periodo corrispondente di attività della 
zecca di Ancona ho dovuto convincermi di un altro 



(1) Vedi l'articolo: La zecca di Fano nel ijgj in u Rivista Italiana 
di Numismatica „ Anno II, 1889, pag. 381, e più estesamente in " La 
zecca di Fano „ in Rivista suddetta, Anno XI 1, 1899, pag. 135, 364 e segg. 



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3^8 G. CASTELLANI 



fatto e cioè che molti dei prodotti attribuiti alla zecca 
di Roma appartengono invece ad altre zecche della 
provincia tra le quali una appunto è quella di An- 
cona. Ciò fu constatato anche dal De-Minicis (Cenni 
storta e Numismatici di Fermo, pag. no) che rivendicò 
a Fermo alcune monete che si ritenevano coniate a 
Roma e in ciò fu seguito anche dal Cinagli (pag. 405, 
nota 1). 

Quest'ultimo descrivendo uno scudo e un mezzo 
scudo di Pio VI (n. 125 e 161) disse in nota che tali 
monete erano state coniate in Ancona nel 1799 da 
Luigi Severi romano, nella soppressa Chiesa colle- 
giata di S. Maria della Piazza, e ciò sulla fede di 
Andrea Ragni che era stato addetto alla zecca. Il 
Leoni {Ancona Illustrata, pag. 376) ci aveva già dato 
somigliante notizia ma con poche parole. Né il cro- 
nista contemporaneo Camillo Albertini, i cui volumi 
manoscritti si conservano nella civica Biblioteca 
Anconitana, disse altro in proposito. 

Per fortuna però nel Museo Nazionale di Ancona 
si conserva una raccolta di coni che appartengono 
alla Collezione Comunale di antichità incorporata in 
detto Museo. Sono essi in numero di trentadue e 
portano non poca luce sull'argomento come apparirà 
subito dalla descrizione che segue. 

1. Nel campo pianta di giglio a tre rami fioriti, a sinistra: A. 

In giro da sinistra: FLORET IN DOMO DOMINI. Esergo: 
1793. 
Diritto della doppia d'oro. Manca al Cinagli. Il conio è 
marcato con quattro stelle grandi e quattro più piccole. 

2. Nel campo S. Pietro con aureola e la destra alzata. 

In giro da sinistra: ÀPOSTOLOR PRINCEPS. Armetta 
neir esergo. 
Rovescio della doppia d'oro. Cinagli, n. 35. Marca 
quattro stelle. 

3. Stemma Braschi con triregno circondato di raggi, e 



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LE MONETE D ANCONA, ECC. 329 

chiavi, sotto due rami d'alloro. In giro da sinistra: 
PIVS SEXTVS PONT • M • A • VI. 
Diritto dello scudo o piastra. Cinagli, n. 121, 122, 125. 
Marca, tre stelle. 

4. Simile senza raggi attorno al triregno e sotto ai due 

rami d'alloro: G • H. 
Diritto dello scudo. Cinagli, n. 124. Nessuna marca. 

5. Simile senza raggi e senza le iniziali delP incisore. 
Diritto dello scudo. Cinagli, n. 123, dove però gli u 

hanno la forma di vocale. Nessuna marca. 

6. 7. La Religione o la Chiesa sulle nubi tra splendori; la 

destra in alto con le chiavi, con la sinistra addita un 
tempio: sotto, armetta. In giro da sinistra: AuXILluM 
DE SANCTO 1780. 
Rovescio dello scudo. Cinagli, 122 e 123. Nessuna marca. 

8. Figura simile al precedente : nel campo sotto il braccio 

destro: A. Leggenda. AVXILIVM DE SANCTO 1780. 
Rovescio dello scudo. Cinagli, 125. Nessuna marca. 

9. Stemma Braschi in scudo moderno con chiavi e tri- 

regno: sotto: T • M. In giro da sinistra: PIVS SEXTVS 

PON-M A XXII. 
Diritto del mezzo scudo. Cinagli, 160 e 161. Marca, 

quattro stelle, 
io. Figura della Religione come ai N.* 6, 7 e 8. In giro da 

sinistra: AVXILIVM DE SANCTO 1796. Armetta. 
Rovescio del mezzo scudo. Cinagli, 160. Marca, quattro 

stelle. 

11. Simile al precedente. Nel campo sotto il braccio destro 

della figura: A. Data: 1778. 
Rovescio del mezzo scudo. Cinagli, 161. Marca, lettere 
illeggibili. 

12. Stemma con chiavi e triregno. In giro da sinistra: PIVS 

SEXTVS PONT • M • A • XXII. 
Diritto del Testone. Manca al Cinagli. Marca, quattro 
stelle grandi e quattro più piccole. 

13. Simile al precedente; sotto lo stemma: T • M. 
Diritto del Testone. Cinagli, 183. Nessuna marca. 

14. Simile. PIVS SEXT. PONT- MA- VI. Sotto lo stemma: TM. 
Diritto del Testone. Manca al Cinagli. Marca quattro stelle. 



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330 G. CASTELLANI 



15. S, Pietro e S. Andrea: in alto splendori: esergo, ar- 

metta e ai lati: 17 86. In giro da sinistra: SÀNCTVS 
PETRVS SÀNCTVS ANDREAS. 
Rovescio del Testone. Cinagli, 178 e 179. Marca, quattro 
stelle. 

16. Simile, varia la data: 17 96- 

Rovescio del Testone. Cinagli, 183. Nessuna marca. 

17. Stemma Braschi inquartato con triregno e chiavi. In 

giro da sinistra : PIVS • VI • PONT. MAX • ANNO • I. 
Diritto dei due Giuli o Papetto. Cinagli, 193. Marche, 
quattro stelle e quattro segni che somigliano al r greco. 

18. La Religione tra le nubi, tiene con la destra le chiavi 

e con la sinistra un tempio. Nel campo sotto il braccio 
destro : A. In giro da sinistra : ÀVXILIVM DE SA NCTO 
1775. 
Rovescio dei due Giuli o papetto. Cinagli, 192, 193, 
senza l'À nel campo. Marca, quattro stelle. 

19. 20. 21. 22. Nel campo fascio consolare con lancia, scure e 

pileo. In giro da sinistra : REPROM. ANCONA. Entro 
cerchio di trattine. 
Diritto dei due baiocchi. Cinagli, 36. Marche, uno quattro 
stelle, gli altri nulla. 

23. Simile senza il cerchio di trattine, incisione poco pro- 

fonda. 
Diritto dei due baiocchi. Manca al Cinagli. Marca, G T. 

24. 25. 26. 27. Nel campo, in tre linee, entro cerchio di trat- 

tine: DVE I BAIOC I CHI. 
Rovescio de* due baiocchi. Cinagli, 36. Marche, in uno 
una stella, nulla negli altri. 

28. Simile senza il cerchio di trattine, incisione poco profonda. 
Rovescio de* due baiocchi. Manca nel Cinagli. Marca, 

una stella. 

29. Nel campo fascio consolare con lancia, scure e pileo, a 

sinistra: A, sotto: T. ... In giro da sinistra: REPVBBLICA 
ROMANA. 
Diritto dei due baiocchi. Cinagli, 39. Nessuna marca. 

30. 31. Nel campo in tre linee entro due rami di quercia: 

DVE I BAIOC I CHI. 
Rovescio de' due baiocchi, Cinagli, 39. Nessuna marca. 



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LE MONÉTE D ANCONA, ECC. 3JI 

32. Simile, la leggenda è entro due rami d'alloro. 

Rovescio de* due baiocchi. Manca al Cinagli. Nessuna 
marca. 

Tra questi coni troviamo tutti quelli delle mo- 
nete finora attribuite alla zecca di Ancona perchè 
ne portano il nome o l'iniziale, possiamo dunque 
con ragione ritenere che anche gli altri non si tro- 
vino qui casualmente ma abbiano fatto parte della 
dotazione della zecca Anconitana: altri due di essi 
infatti, i n. 1 e 18, portano la stessa iniziale A che 
guidò il Cinagli ad assegnare lo scudo e il mezzo 
scudo all'officina di Ancona. 

Tutti i coni, ad eccezióne di quelli delle monete 
di rame da due baiocchi, sono di monete pontificie, 
potrebbe quindi sorger dubbio sull'epoca della emis- 
sione che il Cinagli e il Leoni, come abbiam visto, 
assegnano al periodo repubblicano e precisamente 
al 1799. La concessione di zecca fatta dal Pontefice 
Pio VI alle famiglie Miletti e Benincasa di Ancona 
concerneva soltanto le monete di rame come afferma 
lo stesso Miletti in una sua lettera del 4 Dicembre 
1808 (Archivio Comunale di Ancona, fase. 3435). 
Tra i coni conservati nel Museo anconitano mancano 
appunto quelli dei Sanpietrini, dei due baiocchi e del 
baiocco (Cinagli, n. 441, 442, 522, 556, 557, 558), 
uniche monete di emissione pontificia e possiamo 
quindi concludere che quelli che vi si trovano *sono 
quelli appunto della emissione repubblicana del 1799. 
Mancherebbe soltanto il dritto dei due baiocchi (Ci- 
nagli, n. 37 e 38) colle iniziali A P dell'incisore: 
questo potrebbe essere stato sottratto o smarrito, 
quando non se ne voglia attribuire la battitura alla 
zecca di Fermo, essendo fermano e avendo lavorato 
per quella officina l'incisore Andronico Perpenti (cfr. 
De Minicis, op. cit, pag. 107, n. 2). 



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33^ G. CASTELLANI 



Le monete corrispondenti ai coni descritti sono 
tutte rare. Non ho potuto estendere le mie ricerche 
a molti Musei, ma posso riassumere le osservazioni 
fatte come appresso. 

La doppia d'oro, coni i e 2, non si è trovata 
e non fu descritta da alcuno. Gli scudi d'argento, 
coni 3 e 5 pel dritto, 6 e 7 pel rovescio, descritti 
dal Cinagli si trovano non raramente, bisognerebbe 
però esaminarli e confrontarli esattamente coi coni, 
potendo trattarsi benissimo di varietà battute nella 
zecca di Roma. Lo scudo, coni, 4 pel dritto, 6 e 7 
pel rovescio, descritto dal Cinagli è rarissimo come 
x rilevò anche il Vitalini [Tariffa delle monete pontificie, 
nota pp). L'altro scudo, coni 3 e 8, pure noto al 
Cinagli è anch'esso rarissimo: ne apparve un'esem- 
plare nella vendita Paulucci nel 1896. Del mezzo 
scudo, coni 9 e io, Cinagli 160, esistono esemplari 
ma anche per questi occorrerebbe un esatto confronto 
coi coni per vedere se si tratta di varietà emesse 
dalla zecca di Roma. Invece del mezzo scudo, coni 
9 e 11, Cinagli 161, conosco un solo esemplare molto 
logoro nel Museo di Ancona. Questa moneta presenta 
un anacronismo, rilevato anche dal Cinagli, tra Tanno 
del dritto e il millesimo del rovescio. I testoni col 
dritto 12 e 14 furono sconosciuti al Cinagli e io non 
so se ve ne siano esemplari. Nemmeno conosco 
esemplari del papetto, coni 17 e 18, che rimase ignoto 
pure al Cinagli. Sono invece abbastanza comuni le 
monete da due baiocchi rispondenti ai coni 19, 20, 
21, 22 pel dritto, 24, 25, 26, 27 pel rovescio, 29 dritto, 
30 e 31 rovescio; non conosco affatto quelle rispon- 
denti ai coni 23 dritto, 28 e 32 rovescio. 

Non si creda per altro che il non trovarsi alcune 
di queste monete voglia dire che non siano state 
mai coniate. Per la doppia d'oro, ad esempio, il Leoni 
ci racconta che molti voti della Madonna di S. Ciriaco 



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LE MONETE D ANCONA, ECC. 333 

furono convertiti in doppie prima che fossero venduti 
all'asta pubblica quelli adorni di pietre preziose (op. 
cit., pag. 386). 

La rarità, le anomalie e gli anacronismi delle 
monete rispondenti ai coni del Museo anconitano 
appariranno giustificati pensando che desse vanno 
collocate tra le monete ossidionali o di necessità, 
come indica il periodo stesso della loro emissione 
accennato dal Cinagli e dal Leoni, e come apparirà 
anche meglio da quanto dirò in appresso. 



* 



Visto che monumenti e memorie concordavano 
nell' assicurarci dell'attività della Zecca Anconitana 
nel periodo Repubblicano, pensai che, data la poca 
distanza di tempo, un secolo appena, che da esso ci 
separa, non dovesse essere difficile trovare notizie 
precise della zecca negli archivi tra le carte di allora. 
Ma non fu così. Le mie ricerche limitate all'archivio 
Comunale di Ancona dettero ben magri risultati. 
Forse se l'Archivio Governativo fosse accessibile agli 
-studiosi e convenientemente ordinato, queste notizie 
potrebbero completarsi, ma nello stato presente delle 
cose è impossibile fare ricerche utili nell'ammasso 
di carte che ingombrano le soffitte del Palazzo di Giu- 
stizia e quindi ho creduto riassumere qui senz'altro 
brevemente quanto ho trovato che, sebben poco, 
pure serve a portare un po' di luce sul periodo che 
stiamo esaminando. 

Il 21 Novembre 1808 il Prefetto del Dipartimento 
del Metauro chiedeva al Podestà di Ancona tre colle- 
zioni delle monete ivi coniate a cominciare dal 1786: 
il Podestà si rivolse a Miletto Miletti che era stato 
proprietario della zecca e ne ebbe in risposta che 

43 



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334 6 - CASTELLAMI 



le monete essendo state ritirate tutte dalla circola- 
zione sotto il governo di Pio VII non era possibile 
mettere insieme le chieste collezioni. È notevole come 
a così poca distanza di tempo né il Miletti ne il 
Podestà ricordassero la coniazione avvenuta all'epoca 
della Repubblica, perchè il Miletti parla soltanto delle 
monete di rame per la cui battitura era stata data 
concessione da Pio VI alle famiglie Benincasa e Mi- 
letti, concessione di cui dice di unire copia che però 
non si trova nella posizione. A una richiesta succes- 
siva per sapere quali oggetti di pertinenza delle 
zecche esistessero ancora, il Miletti risponde, 9 Di- 
cembre 1808, che non esisteva più nulla perchè tutti 
gli attrezzi erano stati venduti a de' forastieri di cui 
non aveva più memoria (Arch. Com. di Ancona, 
fase. 3435 e 3436). 

Due anni appresso, il 31 Ottobre 18 io, la pre- 
fettura domandò di nuovo al Podestà se esistevano 
torchi o macchine per coniare monete. Il Podestà 
incaricò i Commissari di polizia delle relative ricerche 
e allora si venne a sapere che presso tal Pietro Pucci 
c'erano due torchi o macchine da coniar monete, di 
spettanza del signor Luigi Severi romano. La pre- 
fettura precisò le domande di notizie circa tale mac- 
china e, a mezzo del Podestà, il Commissario rispose 
che la macchina o torchio esistente presso il Pucci 
era atta a coniare monete dalla grandezza di quelle 
da una lira fino a quelle della grandezza di cinque 
lire e quindi qualsiasi specie di monete all' infuori 
delle piccolissime da un centesimo ; che aveva servito 
a coniare fino a ventiquattromiia piastre al tempo della 
Repubblica Romana sotto il Generale Monnier; che 
non aveva coni perchè era stata smontata dopo il 
cambiamento di governo ; infine che, per servir me- 
glio, dovrebbe avere al di sotto una pietra in luogo 
del legno (Arch. cit, fase. 3437). 



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LE MONETE D ANCONA, ECC. 335 

Ho premesso queste notizie posteriori all'epoca 
di cui parliamo per dimostrare come appena dopo 
dieci anni si fosse quasi del tutto perduta memoria 
dell'attività della zecca, e perchè ci mettono sulla 
via di rintracciare e ordinare quelle che ci vennero 
conservate. 

Dal Miletti abbiamo appreso che la famiglia sua 
e quella de' Benincasa ebbero da Pio VI il privilegio 
di coniar moneta di rame. Questo avvenne forse nel 
1796 e la zecca allora aperta dovette chiudersi ai 
primi del 1797, infatti non si conoscono monete 
pontificie di rame coniate in Ancona con questa data. 

Ancona, per l'armistizio di Bologna del 26 Giu- 
gno 1796, era stata ceduta alla Francia fino alla pace 
del continente ; ma, violato l'armistizio dal pontefice 
ad istigazione forse dell'Austria, e vista l'inutilità 
della resistenza, la piazza si rende a' francesi e 
Bonaparte vi entra il io Febbraio 1797, proclama 
decaduto il governo pontificio e affida la somma delle 
cose a una Municipalità composta di quindici membri. 
Il 22 dello stesso mese di Febbraio, 4 Ventoso anno V, 
l'amministrazione generale delle contribuzioni e fi- 
nanze d'Italia, fissando il contributo del Comune di 
Ancona in scudi duemila al mese, soggiungeva: « La 
u zecca resta a voi e sarà vostra cura di renderla 
u vantaggiosa e utile non perdendo giammai di vista 
« che l'alterazione della moneta è uno dei più terri- 
« bili disastri della sorte pubblica » (Arch. cit, 2947). 
La predica uscita da un pulpito poco accreditato 
era perfettamente inutile perchè la Municipalità non 
coniò moneta e anzi con risoluzione del 1 Marzo, 
11 Ventoso, ordinò di togliere i sigilli apposti alla 
zecca e di lasciar libero il locale al cittadino Miletti 
« purché non conii moneta di sorta alcuna e restino 
« sigillati i torchi per non farne alcun uso » (Arch. 
cit^ 2916, car. 14, 15). La Repubblica Anconitana 



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336 G. CASTELLANI 



succeduta al governo provvisorio municipale il 17 
Novembre, non fece uso della zecca sebbene gli 
ambasciatori o deputati Cippitelli e Abbondanza ne 
parlino nelle loro lettere da Milano. 

Il 28 Febbraio 1798 la Repubblica Anconitana 
fu incorporata alla Repubblica Romana: questa si 
occupò subito della moneta. Una prima legge del 8 
Pratile anno VI, 27 Maggio 1798, autorizzava il Mi- 
nistro delle Finanze a far battere ne' diversi stabili- 
menti della Repubblica le monete di rame da uno e 
da due baiocchi. Questa legge però non ebbe esecu- 
zione in Ancona; in Perugia l'ebbe, ma più tardi 
quando un decreto de' Commissari dell' 11 Glaciale, 
1 Dicembre, autorizzò il Consolato a far coniare 
nella zecca di Perugia madonnine e scudi da dieci 
paoli, valendosi per questi delle argenterie delle 
Chiese esistenti nelle casse de' Questori. 

Intanto il bisogno di mezzo circolante si faceva 
sentire più imperioso e un nuovo decreto del 9 pio- 
voso, 28 Gennaio 1799, dispose, in esecuzione della 
legge su citata, che oltre la zecca di Roma vi fossero 
altre due zecche aperte e che in conseguenza quella 
di Perugia restasse in attività e vi si mettesse al 
più presto possibile quella di Ancona. Queste due 
zecche non potranno battere che monete di rame da 
uno e da due baiocchi, com'era stabilito dalla legge; 
saranno organizzate provvisoriamente dalle Ammini- 
strazioni centrali come erano prima della loro chiu- 
sura; tutte le altre zecche saranno chiuse e nessuna 
autorità potrà permettere ai particolari di battere 
moneta. Ma questa volta pure la zecca di Ancona 
non potè funzionare, sebbene esista una risoluzione 
dell'Amministrazione del 28 piovoso anno VII, 16 
Febbraio 1799, con la quale il cittadino Stefano 
Benincasa veniva « incaricato di dare all'Ammini- 
m strazione tutte le istruzioni e i lumi che potrà 



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LE MONETE D ANCONA, ECC. 337 

« raccogliere sull'oggetto della nuova zecca da eri- 
« gersi in conformità delle lettere del Ministro delle 
u Finanze » (Arch. cit., 2920, pag. 100). 

Il decreto avea preparato il terreno a ciò che 
diventava una necessità, l'appalto delle zecche. Infatti, 
con Legge del 3 Germile anno VII, 23 Marzo 1799, 
la fabbricazione della moneta veniva affittata al cit* 
tadino Sozzi per tre anni. 

I considerando che precedono la legge spiegano 
troppo bene il perchè essa fosse diventata, come ho 
detto, una necessità, e quindi il perchè del non essere 
stata attivata la zecca in Ancona, per tralasciarli. 
L' importanza e necessità, essi dicono, di rimpiazzare 
le monete d'oro e d'argento che il concorso di molte 
circostanze ha fatto sparire dalla circolazione: l'im- 
possibilità del Governo di rimpiazzare il numerario 
facendolo fabbricare per suo conto per la perdita 
che avrebbe nell'acquisto o provvista de' metalli, e 
d'altronde il guadagno non lieve che si può trarre 
dalla coniazione anche e sopratutto come utilizza- 
zione del metallo delle campane, inducono il Governo 
ad accettare l'offerta del Sozzi che chiede l'affitto 
della moneta per tre anni. Egli o i suoi consoci si 
obbligano a coniare centomila scudi d'oro e d'argento 
nel primo anno, duecentomila nel secondo e trecen- 
tomila nel terzo, inoltre almeno cinquecentomila scudi 
all'anno di lega di rame e metallo delle campane 
pagando il quattro per cento per le monete di puro 
rame, il dodici per cento per quelle di lega di rame 
e metallo di campane in parti uguali, e il quindici 
per cento per quelle di lega con un sol terzo di 
rame. Al Sozzi sarà data facoltà di es trarre ventimila 
rubbia di grano dai porti della Repubblica sull'Adria- 
tico e saranno fornite duemilioni e cinquecentomila 
libbre di metallo al prezzo corrente. 

Questa legge ebbe sollecita esecuzione; infatti 



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338 G. CASTELLANI 



una circolare del Ministro delle Finanze del 9 Germile 
ne dà l'annunzio all'Amministrazione centrale del 
Metauro disponendo l'immediata chiusura di tutte le 
zecche esistenti. Un'altra lettera con la stessa data 
avverte che il cittadino Severi si reca in Ancona 
quale rappresentante dell'appaltatore per attivare la 
zecca e invita l'Amministrazione a prendere con lui 
gli opportuni accordi per la destinazione all'uopo di 
un locale nazionale (Arch. cit., 2929, 25). 

Dai documenti che sono a mia cognizione qui 
apparisce un cambiamento nel nome dell'appaltatore: 
invece del Sozzi è il Lavaggi, surrogato non so se 
per cessione o per essere socio. Il fatto è che una 
lettera del Ministro delle Finanze del 16 Germile, 
5 Aprile, invita l'Amministrazione a ritirare dai pro- 
prietari delle antiche zecche i coni e gì' istromenti 
che è « inutile o almeno sospetto e anzi pericoloso » 
rimangano presso di loro, perchè oggi la zecca fu 
affittata al cittadino Lavaggi (loc. cit., 26). 

Il bisogno di provvedere moneta incalzava e 
l'appaltatore aveva interesse d'iniziare subito la co- 
niazione. Troviamo quindi un primo ordine del 3 
Fiorile, 22 Aprile, di consegnare a Luigi Severi 
rappresentante del Lavaggi una parte delle campane 
superflue delle chiese tuttora esistenti per assorti- 
mento della zecca e per uso della coniazione (loc. 
cit., 28). La fretta, come si vede, era grande perchè 
veniva ordinata la consegna del metallo quando non 
era ancora fissato un locale per la zecca. Questo fu 
scelto definitivamente con delibera dell'Amministra- 
zione del 6 Fiorile o 25 Aprile, ratificata con decreto 
del Consolato del 27 Fiorile o 16 Maggio (loc. cit, 
29). Premesso che il locale della soppressa Chiesa 
collegiata di S. Maria della Piazza nella quale l'affit- 
tuario della zecca ha già intrapresi i necessari lavori 
di adattamento, sembra il più atto allo scopo e che 



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LE MONETE D ANCONA, ECC. 



339 



le condizioni del tesoro pubblico non permettono di 
ridurla a Dogana come era stato precedentemente 
stabilito, il decreto ordina al cittadino Severi di 
attivare provvisoriamente la zecca in detta chiesa che 
verrà ridotta a Dogana quando sarà cessata la ne- 
cessità della coniazione provvisoria. 

Quando questo decreto pervenne in Ancona la 
coniazione forse era già cominciata se vogliamo cre- 
dere al Leoni che fissa l'epoca del cominciamento 
della zecca alla fine di Germile (op. cit, pag. 376). 

Intanto l'Amministrazione centrale del Metauro, 
approvando il 19 Fiorile gli ordini di consegna delle 
campane, aveva nominato ispettore della zecca il 
cittadino Lorenzo Pulini e avea invitata la Munici- 
palità a destinarne un altro da parte sua che fu 
Celestino Grati, nominato il 23 dello stesso mese 
(Arch. cit., 2920, 2905). 

I provvedimenti si succedevano con rapidità 
vertiginosa seguendo il crescere del bisogno che 
divenne addirittura necessità in questi giorni ne' qual 
Ancona veniva assediata: il 18 Maggio la flotta Russo 
Turca forte di otto navi cominciò il fuoco e il blocco 

Mentre cominciava l'assedio si vede che gì' Ispet 
tori non sapevano come adempiere all'incarico rice 
vuto e chiesero istruzioni alla Centrale che le diede 
loro il 30 Fiorile o 19 Maggio in questi termini: 

I. Dovranno gl'Ispettori alla zecca esaminare se la qualità 
della lega dei metalli da monetarsi corrisponda agl'impegni 
che verso il Governo si sono contratti dagl'intraprenditori. 

II. Dovranno esaminare se lo scudo sia del giusto peso 
fissato dal Governo. 

III. A tale oggetto prenderanno cognizione del contratto 
stabilito fra la Nazione e il Cittadino Lavaggi intraprenditore 
generale. 

IV. Prenderanno cognizione altresì del contratto Severi 
intraprenditore della zecca Anconitana col cittadino Lavaggi. 



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340 G. CASTELLANI 



V. Terranno esatto registro delle coniazioni che gior- 
nalmente si fanno tanto in moneta di rame, che in moneta 
(foro e di argento (Arch. cit, 2920, pag. 257-58). 

Questo documento, mentre ci assicura del co- 
minciamento della coniazione e delle qualità dei 
metalli coniati, confermando largamente la notizia 
data dal Leoni e dal Cinagli, è anche l'ultimo di 
carattere ufficiale che mi sia capitato circa la zecca. 

Nel fascicolo 3047 dell'Archivio più volte ricor- 
dato si conserva una lettera dei Deputati della zecca 
che erano, Giovan Battista Nembrini-Gonzaga, Luigi 
Martelli e Angelo Giomagli, e costituivano quindi 
una commissione diversa dagl' Ispettori. Questa let- 
tera del 7 Vendemmiale anno Vili, 29 Settembre 
1799, è diretta all'Amministrazione Temporanea 
istituita durante l'assedio dal Generale Monnier, alla 
quale vien resa ragione del rallentamento o sospen- 
sione del lavoro della zecca prodotto dalla mancanza 
di verga, che a sua volta derivava dalla mancanza 
di legna adatta all'alimentazione della fornace di 
fusione de' metalli. Contiene acclusa altra lettera del 
fonditore Carlo Casali che dichiara di non poter 
proseguire il lavoro per la ragione indicata. Oltre a 
questo documento, in detto fascicolo c'è una ricevuta 
dello zecchiere Severi, in data 18 Vendemmiale, io 
Ottobre, per scudi 38.64 in moneta di rame che 
dichiara di avere ricevuti in rimborso di altrettanti 
spesi quanto a scudi 28.35 ne' giornalieri e quanto 
a scudi 10.29 * n spese diverse occorse perule conia- 
zioni della moneta eseguite d'ordine e per "conto 
dell'Amministrazione Temporanea. Dunque lo zec- 
chiero Severi, oltre che per conto proprio, coniò 
moneta per conto dell'amministrazione e forse anche 
per conto de' privati come parrebbe stando al Leoni 
(op. cit., pag. 386, nota 3). Sembra che questa rice- 



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LE MONETE D ANCONA, ECC. 34I 

vuta rappresenti una liquidazione di conti dopo la 
quale la zecca rimase inattiva per la mancanza ap- 
punto di legna da fuoco, mancanza che dovette essere 
gravissima, ricordandoci il Leoni che furono bruciati 
perfino i castelli delle campane e ridotte a legna da 
ardere le vecchie barche. L'assedio durava da cinque 
mesi e si protrasse ancora per un altro mese air in- 
circa poiché la capitolazione fu segnata il io No- 
vembre successivo. 

Sebbene i documenti da me raccolti e breve- 
mente riassunti non possano darci l'intera storia 
della zecca Anconitana nel periodo dell'assedio glo- 
rioso (*) sostenuto dalle truppe repubblicane francesi 
comandate dal Monnier contro i Russi, i Turchi, gli 
Austriaci e gl'insorti, pure sembrami che dal loro 
insieme rimanga abbastanza chiarito quanto il Leoni 
e il Cinagli avevano appena accennato, e possa ri- 
tenersi pienamente assodato: 

Che la zecca di Ancona coniò monete d'oro e 
d'argento, e di rame e bronzo, le prime con coni 
pontifici forse perchè fossero accettate più facilmente 
nella circolazione, le altre con coni repubblicani: 
che, alle monete di Pio VI notate dal Cinagli come 
coniate in Ancona devono aggiungersi tutte quelle 
corrispondenti ai coni che si conservano ancora nel 
Museo Nazionale di Ancona: che infine tutti i prodotti 
di questa emissione entrano nella classe speciale delle 
monete ossidionali perchè, sebbene dipendano da 
provvedimenti legislativi anteriori, pure non vennero 
in luce che durante l'assedio. 

Giuseppe Castellani. 



(1) Questo epiteto di glorioso viene spontaneo al leggerne le me- 
morie scritte da autori ostili ai Francesi quali TAlbertini e il Leoni, il 
quale ultimo si esprime così: tt La difesa d'Ancona operata dal Gene- 
u rale Monnier è uno dei più bei fatti di guerra che illustrato abbia gli 
* ultimi periodi del secolo XVIII. „ 



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OPERE NUMISMATICHE 

DI 

CARLO KUNZ 



(Conti filiazione: Vedi Fase. I, 1899). 



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IL MUSEO BOTTACIN 

ANNESSO ALLA CIVICA BIBLIOTECA E MUSEO DI PADOVA 



IL PARMIGIANO 
Parma. 

Più fortunata di molte altre città italiane, ebbe nel P. Ire- 
neo Affò un illustratore dotto, diligente, perspicace, della sua 
zecca. Il tempo in cui egli scrisse fu sopra tutti notevole 
per nobile gara di eletti ingegni che predilessero lo studio 
della patria numismatica, a cui ora vediamo nuovamente 
rivolta la mente di tanti eruditi scrittori, i quali, pigliando 
le mosse là dove quei sommi si arrestarono, accennano di 
voler seriamente e degnamente continuare l'opera da essi 
iniziata. L'esimio sig. commendatore Michele Lopez, che in 
questo stesso periodico espone con tanto corredo di soda 
dottrina, le aggiunte alla storia della zecca parmigiana di 
quel suo predecessore, ne è la più bella prova. Lieto di avere 
nei due illustri bibliotecari, direttori dell'insigne museo par- 
migiano, maestri di tanto valore pello studio delle monete 
uscite da questa zecca, passo senz'altro ad accennare quelle 
più notevoli cose di essa che osservai nel museo di Padova. 

Le monete già raccolte sono settanta. L'epoca del do- 
minio degli imperatori tedeschi figura pei denari di Filippo 
di Svevia e di Ottone IV, per un grosso ed un denaro di 
Federico II. Evvi il bel grosso imitante queHi della prima 
repubblica milanese, sul quale i parmigiani vollero raffigu- 
rato il loro protettore S. Ilario, secondo Fili. sig. commen- 
datore Lopez, battuto fra Tanno 1269 ed il 1299* Le monete 
di re Giovanni, di Barnabò Visconti e di Francesco Sforza, 
quasi tutte di recentissimo scuoprimento e rarissime, man- 
cano. Altre se ne troveranno al certo in avvenire dei molti 
signori che dominarono questa città e degli intervalli di libertà 
fra l'uno e l'altro, fino al tempo in cui s'acquietò definitiva- 



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34*> CARLO KUNZ 



mente alla signoria dei Pontefici, ed il lodato sig. Commen- 
datore ne porgerà al certo belle notizie in proposito. 

Non poche sono le monete dei Pontefici, talune coi loro 
nomi, altre senza. Le anonime, se si eccettui un mezzo giulio 
attribuito a Clemente VII, non offrono alcuna rarità, ma sì 
le altre, e ne farò qualche cenno percorrendo la serie ponti- 
fìcia, la quale, come dissi nel preambolo, è tutta ordinata in 
apposito stipo. 

Con Pier Luigi Farnese, figlio di Paolo III, che lo infeudò 
nel possesso di Parma, ha principio una nuova èra per questa 
città e peli a sua zecca. Egli stesso non vi fece lavorare mo- 
nete, ma su quelle che battè a Novara affermò i suoi nuovi 
titoli di duca di Parma e di Piacenza. Già prima aveva egli 
esercitato tale diritto quale duca di Castro. 

Questa città è parte d'altro gruppo di zecche, ma gio- 
vandomi esaurire le ragioni di questo capo stipite, noterò 
cinque essere le monete del museo uscite dalla sua officina. 
Non offrono novità, ma è raro il doppio baiocchetto, unico 
pezzo che serbi ricordo delle fattezze di Pier Luigi. 

Le monete farnesiane più osservabili sono una lira, un 
giulio, coli' anno 1556, che non leggesi in quello recato 
dall' Affò, ed una parpagliuola, del duca Ottavio: un mezzo 
dìtcatone ed una lira colla incoronazione della Vergine, di 
Alessandro; un ducatene colla Madonna della Steccata ed 
uno scudo col comprotettore S. Vitale, di Odoardo; uno scudo 
simile, un testone ed un quarantano, di Ranuccio II. 

Non hanno pregio di rarità quelle dei duchi borbonici, 
ma sarebbe notevole il pezzo da cinque lire, dell'anno 1832, 
della duchessa Maria Luigia, se fama non mente che per 
esso, in momenti di strettezze, siasi fatto sacrifizio della culla 
del re di Roma, dono della città di Parigi. 

Ultimo della serie è lo scudo da cinque lire del giovane 
duca Roberto, sotto la reggenza della madre, rimasto allo 
stadio di progetto. 

Piacenza. 

Il Poggiali, che nelle sue Memorie storiche di Piacenza 
offeriva in due tavole alcune monete di questa città, anteriori 



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IL MUSEO BOTTACIN 347 



al dominio di casa Farnese, prometteva divulgare più copiosa 
serie di esse, ma non trovo ch'egli abbia ciò fatto. L'Affò, in 
più luoghi della dotta sua illustrazione della. zecca di Parma, 
toccò per incidenza di quella di Piacenza, ma non volle 
trattarne particolarmente, sebbene la comunanza di sorti 
ch'ebbero le due città per lunghi periodi della loro storia 
dovesse essergli forte eccitamento a farlo. Forsechè un de- 
licato riguardo lo dissuase di calcare un campo eh' erasi 
riserbato di coltivare il proposto piacentino. La storia della 
zecca e delle monete di Piacenza è adunque ancora un de- 
siderio, il quale speriamo sarà presto ampiamente soddisfatto. 
Ce ne affida il nobile scrittore, il quale, coi due dottissimi 
saggi sulla moneta parmigiana di Barnabò Visconti e sulle 
parpagliuole piacentine, mostrò con quale larghezza di vedute 
e con quanto corredo di studi egli tenda a dotare la sua 
città e T Italia di opera sommamente desiderata W. Fino a 
che ciò avvenga, giovi raccogliere le sparse fronde che mo- 
strano come anche questo albero della italiana numismatica 
sia cresciuto nobilissimo e rigoglioso pel corso di molti secoli. 
E speriamo, la singolare scoperta del tremisse di re Desi- 
derio, che rivelò la esistenza di una zecca piacentina tanto 
tempo innanzi ai privilegi di Arrigo IV e di Corrado II, sia 
seguita da altre di speciale interesse. 

Fra le quaranta monete di questa officina, facendo astra- 
zione da quelle dei Pontefici, del gabinetto che vado inter- 
rogando, fermarono la mia attenzione le seguenti. Il quattrino 
di Giovanni da Vignate, fatto ad imitazione di alcune monete 
degli ultimi Visconti di Milano; altro quattrino ì il quale, 
quantunque porti il segno del dominio pontificio, per le let- 
tere C. P. che vi sono sovrabattute, credo potersi assegnare 
al Comune che ve le avrà fatte imprimere in qualche inter- 
vallo di libertà (Tav. V, n. i); un mezzo scudo (Tav. V, 
n. 2) ed un bel testone di Ottavio Farnese, simile questo ad 
alcuni suoi doppioni in oro e ad un testone con altre iniziali 



(1) Una recente pubblicazione sullo stemma di Piacenza accenna 
soltanto per incidenza a qualche moneta, ma è nuova conferma del 
vasto sapere e degli alti intendimenti dell'illustre sig. conte Bernardo 
Pailastrelli, 



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348 CARLO KCNZ 



di zecchiere, descritto da Madai (Tav. V, n. 3); un doppione 
dell'anno 1595, ed un ducatene del 1591, del duca Alessandro; 
un doppione del 1631, uno scudo col Santo a cavallo, ed un 
ducaionc col Santo ritto, in tariffe venete contemporanee 
denominato banderiola, del duca Odoardo; uno scudo che 
mostra come il grande pezzo d'oro del Museo Imperiale di 
Vienna sia stato battuto coi coni dell'argento (Tav. V, n. 4), 
ed un testone, del secondo Ranuccio; una lira di Francesco I 
col santo Francesco Saverio (Tav. V, n. 5) (0. 

I sesmi della imperatrice Maria Teresa e di Don Filippo 
di Borbone sono forse le sole loro monete uscite da questa 
zecca (Tav É V» n. 6 e 7). Il secondo mostra come tali monete 
si lavorassero, tagliandole, dopo la battitura, da una piastra 
sulla quale erano punzonati più pezzi ; singolare artifizio che 
ora si imita per le marche postali. Inezia che farà sorridere 
i cortesi leggitori; ma non deve forse il numismatico notare 
tutto come fa il naturalista? 

Ometto altre monetine dei Farnesi e dei Borboni quan- 
tunque inedite ( 2 ). 

Bardi e Compiano. 

Dopoché il Poggiali, nelle lodate sue Memorie di Pia- 
cenza, ebbe riportate in quattro tavole le figure di alcune 
monete e medaglie dei Landi, restava che alcuno raccogliesse 
io ispeciale monografia le memorie storiche e numismatiche 
delle terre di Val di Taro e Val di Ceno. A ciò provvide 
mirabilmente il chiarissimo dottore Luigi Pigorini, il quale sì 
degnamente sopraintende alla direzione del regio museo 
parmense, e giovane d'anni è già una delle più belle glorie 

(1) Probabilmente la moneta battuta nel 1703, la quale, come nuova 
td insolita e non mai più coniata per V addietro } fu subito richiamata alla 
tesoreria {Affò in Zanetti, tomo V, pag. 315). 

(2) li n. 8 della tavola offre un quattrino fatto a somiglianza di 
taluni di Milano dell'imperatore Carlo V. Fu spesso attribuito a Pia- 
cenza, perchè nel Santo raffigurato, sebbene sotto parvenze che non 
gli corrispondono, si volle scorgere il Santo Antonino, ma l'esistenza 
d'altro consimile, colla leggenda: san.antonivs sembra infermare la 
ipotesi. Invadi iauio un ammaestramento su tale proposito. 



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IL MUSEO BOTTACIN 349 



dell'Italia. Onore a lui che seppe sì bene corrispondere alle 
speranze dell'illustre suo predecessore e maestro, che rivolto 
con tutte le forze dell'animo e della mente agli studi i più 
severi ed indefessi, porge nobile esempio alla nuova gene- 
razione, dalla quale il paese attende la riconquista dell'antico 
primato di coltura e di potenza. 

Quella monografia è lavoro sì dotto, accurato e completo 
che dispensa da qualunque accenno al fatto delle tre zecche 
di questa regione. Non restami adunque che di notare come 
la officina più antica, quella di Borgotaro, non sia per anco 
rappresentata in questo museo, e temo passerà lunga stagione 
innanzi che lo sia, avvegnaché, la sola moneta che di essa 
esista, il testone di Sinibaldo Fieschi, abbia vanto di somma 
rarità. 

Cinque sono le monete del principe Federico Landi, 
battute in Bardi ed in Compiano: il pregevole ducatene e 
quattro sesini. 



Soragna. 

È allo stesso encomiato dottore Pigorini che dobbiamo 
le diligenti notizie numismatiche e sfragistiche che riguardano 
i Meli-Lupi, marchesi di Soragna. Dal diploma dell'imperatore 
Giuseppe I, ch'egli riporta, apparisce evidente la concessione 
a favore del marchese Gian Paolo Maria IV pella erezione 
di una zecca in Soragna, per la battitura d' ogni sorta di 
monete, come dagli unici coni dello zecchino risulta che 
soltanto il suo successore, il marchese Nicolò, venti anni 
dopo, mostrò velleità di approfittare di quel privilegio. È 
strano ch'egli non l'abbia fatto intieramente, e non sia andato 
più in là di quei coni, mentre tanto decoro aggiungeva pur 
quella concessione al suo nobile casato. L'illustre scienziato 
non porge schiarimenti in proposito, ma dichiara di non 
sapere come andassero le faccende della cusione e che delle 
monete del tempo non ve n' ha alcuna. Ora, sarò io tacciato 
di troppo ardire, se, a fronte di tanta dottrina e positiva 
cognizione dei fatti, oserò esporre un mio dubbio? La maniera 
d'intaglio di quello zecchino non autorizzerebbe per avven- 

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350 CARLO KUNZ 



tura la credenza che sia stato eseguito in qualche zecca 
lontana, forse in quella di Vienna? E il modo della conces- 
sione, con esclusione della effigie del feudatario e la prescri- 
zione dell'aquila imperiale, alla quale fa riscontro la leggenda 
che accenna alla protezione cesarea, non sarebbe forse stato 
trovato poco lusinghiero e motivo per cui non fu dato intiero 
sviluppo a quel progetto? 

Il museo padovano serba una prova in rame di tale 
zecchino. 



IL MODENESE 
Ferrara. 

Questa città ebbe per sì lunga stagione comuni le sorti 
politiche, sotto il dominio dei principi di casa d* Este, con 
Modena e Reggio, che mi sarà perdonato se ne tratto in 
questa suddivisione, tanto più che per ora sorvolerò l'epoca 
della sua zecca in cui ella ubbidì ai Pontefici. 

La dissertazione sulla lira marchesana, ed il trattato 
delle monete di Ferrara di Vincenzo Bellini sono opere 
dottissime e diligentissime per ogni riguardo, e manterranno 
imperitura la fama dello illustre nummografo. Così la tarda 
età non avesse troncato il piano da lui concepito di una 
storia delle monete dei Gonzaghi, che avremmo in essa altro 
monumento della sua singolare dottrina. Alcune delle cose 
sfuggite alle indefesse sue ricerche furono raccolte ed illu" 
strate dai chiarissimi Mayr e Gaiani, e molto più ci sarà dato 
dal dottissimo signor Giuseppe canonico Antonella direttore 
onorario di quel museo, il quale ne promette una nuova 
monografia della zecca ferrarese. Dunque il risveglio per 
codesto studio delle patrie monete appare sempre più accer- 
tato, come era ben da prevedere, fra questo risorgere del 
paese, che intende rifarsi grande con tutti i mezzi, non ultimo 
dei quali deve essere quello della evocazione e venerazione 
delle memorie del tempo che fu. 



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IL MUSSO BOTTACIN 351 



Fra le quaranta monete ferraresi-estensi del nostro museo 
sembranmi degne di menzione le seguenti, lavorate tutte oon 
arte squisita: 

Un grossetto di Borso, anteriore all' anno 1452 in cui 
dall'imperatore Federico III ottenne il titolo ducale; l'aquilino 
dal liocorno, ed il testone che al rovescio offre un simulacro 
equestre, del duca Ercole I. Il fatto singolare, rilevato dall'e- 
simio signor comm. Promis, d'altro conio, alquanto differente, 
di tale rovescio, impiegato simultaneamente nella zecca di 
Crevacuore dall'artista che ideollo, per un testone del conte 
Pier Luca Fieschi, mostra una volta di più come gli artefici 
d'allora, ad esempio dei capitani, passassero di sovente con 
armi e bagaglio, da uno ad altro signore. Dello stesso duca 
non sono spregevoli una idra, due diamanti ed una masenetta. 
Alfonso I porge il doppio zecchino col Sansone, la bellissima 
mezza lira colla Maddalena ai piedi del Salvatore, ed il raro 
pezzo colla cifra del nome di G. Cristo, che Bellini disse 
essere un da cinque soldi, ma che al peso sembra essere 
piuttosto del pari un da dieci, o mezza lira. Ercole II ha uno 
scudo d'oro, uno stupendo esemplare del testone col gruppo 
di sette Santi, che l'egregio Mayr disse opera di Girolamo 
Leopardi, ed è senza dubbio uno dei più perfetti lavori del 
bulino; un testone coll'allegoria della pazienza, quale vedesi 
rappresentata in un quadro di Cecchino Salviati della Galleria 
Pitti, ed un bianco colla giustizia. Fra i pezzi del secondo 
Alfonso primeggia un ongaro. 

Modena. 

Modena e Reggio sono intimamente collegate nella loro 
storia più ancora ch'esse noi siano con Ferrara. La letteratura 
delle loro zecche e l'icnografia delle monete che ne uscirono 
sono a ben poca cosa, per cui sarebbe assai opportuno che 
qualche dotto se ne pigliasse lo incarco. Il subbietto è di 
sommo interesse, le monete numerose, di tipi vaghi e svariati, 
e molte sono lavorate con egregio magistero. Ci è noto come 
l'encomiato signor dottore Pigorini, rivolta già la mente alla 
illustrazione della zecca di Reggio, avesse anche dato prin- 
cipio d'esecuzione al lavoro. Se le moltiplici sue cure e gli 



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2S^ CARLO KUNZ 



importanti e svariati studi ai quali attende gliene lasciano 

modo, non abbandoni il progetto, lo estenda anzi, compren- 
dendovi anche la storia della zecca di Modena* E questo un 
voto sincerissimo del più umile fra ì suoi ammiratori. 

Le monete più notevoli battute in questa zecca dai prin- 
cipi d'Este, sono: Un grosso del marchese Azone; un grosso 
col Santo Geminiano assiso in cattedra» del duca Alfonso II, 
al quale credo spetti anche un paolo od aquilotto anonimo; 
un ongaro, un ducatene dalla speranza, dell'anno 1605, una 
gius tuta da venti bolognini colla forza personificata, quale è 
descritta dal Gradenigo (Tav. VI, n P i), un cavallotto da sei 
soldi col Santo protettore ritto, ed altro col Santo assiso, 
tutte del duca Cesare. 

Il mai abbastanza lodato signor comm. Promis, che si 
di sovente ho la fortuna d'incontrare, guida della retta vìa, 
in questa mia peregrinazione» pubblicò, non ha molto, una 
singolare e gentile moneta che da un lato offre il nome e 
Tarme di Virginia de' Medici, moglie di questo duca, e 
dall'altro Tarme degli Estensi, retta da due genietti paciferi. 
Dal modo dell 1 intaglio e dal disegno dello scudo medìceo, 
quell'illustre dedusse sia stata lavorata nella zecca di Firenze. 
Le ragioni sono appieno convincenti per quel pezzo, ma forse 
non sono applicabili ad un giulio consimile di questo museo, 
del quale porgo il disegno (Tav. VI, n. 2). L'arme medicea 
vi è di poco diversa da quella, ma il nome del duca Cesare 
che vedesi sul primo lato, che qui sarebbe il principale, e 
l'ornamento dello scudo estense, in tutto simile a quello di un 
di lui tallero di Modena, mi fanno supporre non sia forse questa 
moneta pure uscita dalla officina modenese* Volendo badare 
a quanto scrisse il Zanetti, sarebbe, al pari d'altri consimili 
pezzi, lavorati nelle zecche di Mantova e di Firenze (ossivero 
di Parma?), uno dei giulì a due armi, coniati pel Levante* 

Il duca Francesco I offre un pezzo da quattro doppie 
colla nave, fatto verosimilmente coi coni di un mezzo duca- 
tone; un ducatone di pari impronto, dell'anno 1633; un mezzo 
scudo da bolognini 51 Va (Tav. VI, n. 3), e due differenti 
giusiine da venti bolognini, col Santo Evangelista di Patmos. 

Allorché nell'anno 1630 la peste desolò gli Stati Estensi, 
si diede principio alla coniazione delle monete in oro ed in 



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IL MUSEO BOTTACIN 353 



argento colla immagine della Madonna della Ghiaia di Reggio. 
Della numerosa serie di cotali madonnine cinque ne trovai, 
due testoni e tre mezzi testoni. Le sigle dei massari e la 
maniera dell'intaglio, uniformi alle monete di Modena di 
questo duca, mostrano che furono lavorate in questa zecca. 

Siano ancora ricordati quattro pezzj di vario valore che 
segnano l'occupazione di questa città dalle armi di Lodo- 
vico XIV re di Francia, negli anni 1703 a 1706, ed uno scudo 
del duca Francesco HI, dell'anno 1739, già dall'anonimo autore 
dello studio sulle monete di Reggio denominato rara avis. 

Sono lavorati con qualche eleganza, ma di poca rarità, 
un trip/ice scudo, uno scudo ed un tallero del terzo Ercole, 
i quali, con alcuni suoi bolognini e soldt) sono le ultime mo- 
nete di questa officina. 

Reggio. 

Di poco posteriore alla zecca di Modena è quella di 
Reggio, e le sue monete, sincrone a quelle, offrono poche 
differenze nei nomi che portano inscritti, per la massima 
parte di principi di casa d'Este. Le teste di alcune palesano 
molta valentia artistica, ma i tipi vi sono meno numerosi e 
svariati che in quelle di Modena. 

Sarebbe inopportuno ch'io mi soffermassi pella questione 
dei grossi primitivi, alcuni dei quali, anche secondo il Bellini, 
recherebbero la iniziale del vescovo Enrico, contemporaneo 
del marchese Azone. Passo quindi ai pezzi di maggior mo- 
mento osservati nel medagliere padovano. 

Un grossetto di Ercole I, nel quale il Muratori volle 
scorgere una pira, ed il Bellini un turibolo, offre invece 
l'impresa della macina da grano, a mano, che vedesi sovra 
un soldo di Ferrara dello stesso duca. Nuovo e bello è il tipo 
di un grossetto del duca Alfonso I, con un' aquila che al 
proprio aquilotto insegna fissare il sole (Tav. VI, n. 4). Fra 
le tredici monete del secondo Ercole si distinguono un mezzo 
testone dell'anno 1556 (Tav. VI, n. 5), un paolo col martire 
San Crisanto, ed un cavallotto colla biga che raggiunge 
la meta. 

Sono numerosi gli scudi d'oro di questa città che, al 



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354 CARLO KUNZ 



rovescio della sua arme, offrono Gesù Cristo versante il 
proprio sangue entro un calice. Alcuni portano un millesimo, 
altri ne sono privi. Vi ha chi li crede battuti in tempo di 
torbidi e d'interruzione dell'autorità di Alfonso I, ma le molte 
varietà che offrono nel disegno, nella forma degli ornamenti 
dello scudo e nelle date, dovrebbero far escludere tale opi- 
nione. Né ha, parmi, maggior fondamento quella dell'ili, 
sig. R. Chalon, che molti di cotali scudi sieno contraffazioni 
operate nella Fiandra. Più verosimilmente furono battuti dai 
legittimi signori di Reggio, dei quali pur si hanno altre monete 
anonime, di questa e delle altre loro officine. Assegno ad 
Ercole II due di questo museo privi di millesimo, ed uno 
coiranno 1567 ad Alfonso II, del quale ve n'ha anche col- 
Panno 1560. 

Con Alfonso II cessò di lavorare la zecca di Reggio. 

Brescello. 

Riassumendo quanto stava sparso in varie opere, raddi- 
rizzando qualche erronea opinione, ed aggiungendo belle 
notizie storiche e documenti, il sig. dott. Remigio Crespellani 
diede forma all'ottima memoria su Brescello e sulla zecca 
apertavi dal duca Alfonso IL 

L'illustre signor dottore Vincenzo Promis, nel tesoro di 
erudizione che s'intitola: Tavole sinottiche delle monete ita- 
liane, non ammette per questa officina il pezzo del quale il 
sommo Cavedoni fece conoscere il solo conio del rovescio, 
perchè di forma che accenna ad epoca più antica ed a tipo 
brabantese. Accogliamo ossequienti l'insegnamento, e se 
aggiungiamo che il prototipo di quella moneta si trovi anche 
in certi soldi dei burgravi di Norimberga, della fine del se- 
colo XIV, è unicamente per constatare che anche perciò la 
imitazione, se tale fosse, sarebbe anteriore alle notizie sicure 
della zecca brescellese. Giovi inoltre aggiungere come in 
quei soldi norimberghesi, i quali, a giudicare dal grande 
numero che ancora ne esiste, devono avere avuto corso per 
lungo tempo, il lato principale sia occupato da un'aquila, la 
quale è anche l'arme più antica e principale della illustre 
casa d'Este. 



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IL MUSEO BOTTACIN 355 



Siami concesso di rilevare un errore di poco momento 
incorso al chiariss. signor Olivieri, per colpa del disegnatore, 
allorché dichiarò il prezioso scudo d'oro posseduto dal nobile 
sig. cav. di Gropello, sul quale leggesi veramente dni, anziché 
dmt, per cui non regge la interpretazione dominus terrae. 

Il giulio è la sola moneta che serba questo museo, ma 
in sì tenue novero di cose di tanta rarità può per intanto 
bastare. 

Massa Lombarda. 

Onde esaurire la parte dei principi estensi, antecipo, 
come feci per Ferrara, un cenno sulla zecca esercitata in 
questa terra da Francesco d'Este, figlio del duca Alfonso I, 
per concessione dell'imperatore Ferdinando I. 

Bella ed interessante per varietà e vaghezza di coni è 
la serie delle monete ch'egli vi fece battere in tutti i metalli. 
Le vecchie tariffe, le dissertazioni del Bellini, la memoria del 
Brunacci, ecc., non danno ragione di tutte. Ve ne sono altre 
ancora delle quali non si hanno i disegni e di alcune nemmeno 
le descrizioni, ond'è che farebbe opera assai desiderata chi 
imprendesse la storia di questa effimera officina, già promessa 
dallo Zanetti. 

Essendo di molta rarità tutte le monete che ne uscirono, 
anche il possesso di due sole può dirsi bastevole. Sono il 
paolo coll'apostolo ensifero, ed il sesino dall'aquila, fatto ad 
imitazione di alcuni di Ferrara. 

Mirandola. 

La illustre famiglia Pico, che vanta quel prodigio di 
dottrina e di memoria che fu il conte Giovanni, meraviglia 
del suo tempo, signoreggiando questa città vi esercitò il 
privilegio sovrano della moneta, per quella stessa autorità 
imperiale che due secoli dopo la concessione dichiaravala 
ribelle e decaduta. 

Anche di questa zecca l'ottimo Zanetti, tanto versato e 
volenteroso, ci avrebbe lasciata la storia, se la vita sua non 
fosse stata sì breve. Vi supplì in parte il Litta, ma oltreché 



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35*> CARLO KUNZ 



egli non pubblicò che i nudi disegni delle monete mirando- 
Iesi, non diede nemmeno tutto, perchè ignorò molti pezzi, 
particolarmente talleri, che trovansi descritti in opere tede- 
sche (*). Resta adunque un alloro da cogliere anche in questa 
aiuola della numismatica italiana, e vogliamo sperare che a 
quest'ora già alcuno vi abbia pósto mente. 

Sufficiente, avvegnaché siano trenta, è il numero delle 
monete di questa serie. Il conte Gian Francesco offre un 
ducato coll'arme, un quattrino colla Vergine ed altro quattrino 
inedito (Tav. VI, n. 6). Se Galeotto II, che fu galeotto davvero, 
non ha cose rare, ben si distinguono fra i pezzi di suo figlio, 
Lodovico II, il paolo ed il mezzo paolo col Santo Posidonio, 
e fra quelli del buon principe Alessandro I un tallero dell'anno 
1622, che manca alle tavole del Litta, ma è raffigurato nel 
catalogo del gabinetto imperiale; un testone coli' arme; un 
anselmino da 20 soldi col nominato Santo; un fiorino con- 
traffatto ad alcuni del Brabante denominati solz in tariffe 
contemporanee di colà (Tav. VI, n. 7) ; una mezza lira collo 
stesso Santo assiso; una parpaglioni con Santa Caterina, 
soltanto in parte simile a quella del Litta, ed altra parpagliola 
col Santo d'Assisi, imitata su quelle di Casale, che, per l'anno 
1618 che porta impresso, mostra errata l'attribuzione dell'e- 
simio geneologista ad Alessandro II (Tav. VI, n. 8), ed un 
inedito quattrino (Tav. VI, n. 9). È di poca rarità il testone 
dell'anno 1669 del duca Alessandro II, ma pregevole la sua 
lira colla Santa Agata, fatta con evidente imitazione di quelle 
di Mantova colla Santa Lucia. 



Correggio. 

Se il dottore Girolamo Colleoni, che in sullo scorcio 
dell'ultimo secolo avea incominciato a scrivere le memorie 



(1) Chi tratterà di questa zecca e delle sue monete dovrà aggiun- 
gere ai nomi dei signori anche quello di Galeotto III, figlio primogenito 
di Lodovico, del quale evvi uno scudo d'oro che non può lasciare dubbio 
pella attribuzione, perchè offre la leggenda : galeotvs . picvs . in . mir . 
con . q . dns, a differenza di quello di Galeotto II, che porta la nota 
numerale II. 



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IL MUSEO BOTTACIN 357 



della zecca della sua città, distratto da altre cure e rapito 
troppo presto alla vita, non potè proseguire il suo lavoro ; 
se il suo concittadino, il dottore Michele Antonioli, che mostrò 
volerlo condurre a buon fine, coir aiuto dello Zanetti, non 
seppe perseverare dopo la costui morte, doppiamente fatale, 
perchè, oltre all'avere troncate le promesse ch'ei fece per 
conto proprio, tolse a coloro che da lui attingevano consiglio 
ed aiuto di cooperare a quella generale illustrazione delle 
officine monetali d' Italia eh* era scopo precipuo de* suoi 
desideri e della geniale sua operosità; se l'insigne autore 
delle Famiglie celebri d'Italia, contrariato dalla perdita dei 
disegni e delle monete correggesche, non potè dare che tre 
soli ongari; il piano tante volte iniziato ben ebbe compimento 
in questi giorni per merito del sig. cav. Quirino Bigi, altro 
illustre correggese, che volle rendere paghi i voti del suo 
luogo natio e dei numerosi cultori della disciplina nummaria. 
Per tal modo hanno fine i rammarichi, e resta ampiamente 
smentita la fallace asserzione di uno scrittore C 1 ), essere 
codesta zecca rimasta nella oscurità che meritava, perchè 
diede impulso o pretesto alla rovina dell'ultimo principe di 
Correggio. La storia non si cancella per ostentato silenzio, 
oltreché, se l'abuso delle contraffazioni, troppo comune in 
quel tempo, fu largamente esercitato dai Signori di questa 
città, essi meritarono d'altra parte lode, avvegnaché fossero 
valorosi e promotori de' buoni studi, la loro corte convegno 
di eletti ingegni, e lo stesso condannato Siro fosse più scon- 
sigliato e dappoco che tristo. 

Dell'opera del sig. cav. Bigi ebbi contezza mentre era 
già alle stampe, per la precedente Continuazione > Tarticoletto 
sulla zecca di Correggio, assieme ai seguenti, a compimento 
dei cenni sulle monete del Modenese. Il lieve contrattempo 
che mi obbligò a dimezzare quel brano di rassegna, rifare 
l'articolo e sopprimere il maggior numero dei quindici disegni 
di monete, fino a quel punto inedite, del Museo Bottacin, fu 
largamente compensato dalla evitata riproduzione di cose or 
fatte pubbliche, e dalla soddisfazione che mi arrecò quel dotto 



(1) Giulio Varilli : Girolamo Colleoni, nelle Biografie degli Italiani 
illustri del Tipaldo. 

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35^ CARLO KUNZ 



volume, che lessi di botto con piacere pari al profitto. Chi 
conosce la difficoltà che vi ha di rendere conto di tutto in 
opere di siffatta paziente erudizione, non farà carico all'illustre 
autore per qualche lieve menda, ma dacché egli stesso ne 
porge il modo, siami concesso di confermare i suoi dubbi 
pel tallero segnato col numero 30, il quale infatti non spetta 
a Correggio, ma sibbene a Neuss, città della Provincia Renana 
della Prussia, fra Dusseldorf e Colonia. A San Quirino (forse 
non il titolare di Correggio?), che n'è protettore, vi è dedi- 
cata la cattedrale, uno dei più rimarchevoli monumenti archi- 
tettonici del secolo XIII di quella regione. 

Rimossi i disegni che ora non gioverebbe più riportare, 
restami tuttavia ancora da raggruzzolare fra le ventiquattro 
monete di questa officina che serba il Museo. Sorpassando 
qualche pezzo che non offre che semplici varianti da quelli 
pubblicati dall' egregio Cavaliere , come ad esempio tre , 
dissimili, di quei minori dalle tre armi, destinati a fingere 
certi da tre baizen dei Cantoni riuniti di Uri, Svitto e Un- 
dervald, ecco quanto non trovai nel suo volume: Un quattrino 
anonimo allo stampo di certuni di Lucca (Tav. VII, n. 1); un 
testone simulante un conio di Strasburgo (Tav. VII, n. 2), ed 
un fiorino di stampo barbantese (Tav. VII, n. 3), dell'ultimo 
principe. Aggiungo il disegno della tessera, soltanto descritta 
dall' encomiato autore, fatta per uso degli invitati alla rappre- 
sentazione del Pastor Fido del poeta ferrarese, alla corte di 
Siro, trentasei anni dopo la prima comparsa della famosa 
pastorale in Torino (Tav. VII, n. 4). Ometto un sigillo spet- 
tante a non so quale dei Correggeschi. È in ferro, con lunga 
impugnatura, tutto di un pezzo. L'arme coronata, inquartata 
di due aquile e due leoni, collo scudetto dalla fascia nel 
centro, vi è sostenuta da due rami di palma ed attorniata 
dal motto: celi Giberto regina dedit, allusivo ad un favo- 
loso aneddoto sulla origine dell'arme più antica di questa 
famiglia, narrato da Rinaldo Corso nella vita di Giberto terzo. 

Fissata ora, mercè l'opera del sig. cav. Bigi, l'attenzione 
degli studiosi ricercatori sulle monete di questa serie, teniamo 
per férmo che molte altre ne compariranno e saranno divul- 
gate, a maggiore dimostrazione della grande attività, più o 
meno legale, della officina correggese, nel non lungo periodo 



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IL MUSEO BOTTACIN 3$9 



di circa ottanta anni ch'ebbe a durare. Già in opere anteriori 
ne troviamo descritte alcune che non vi figurano, in ispecialità 
talleri. Uno di essi, rappresentato anche in vecchie tariffe 
colla strana denominazione di Daldre de Origenes, fu riportato 
con ottimo commento dall'ili, sig. R. Chalon. Il sig. A. Morel- 
Fatio, non meno benemerito della numismatica italiana, ac- 
cennò il possesso di un pezzo fatto ad imitazione dei quarti 
da sette al soldo, fabbricati a Chambery dal 1584 al 1586, 
per ordine del duca Carlo Emanuele, e l'esempio di tante 
contraffazioni uscite da questa zecca inviterà all'esame delle 
monete incerte, e sospette che riposano nei gabinetti. Con- 
traffazione dei quattrini chiavarmi di Bologna, simile a quella 
di Novellara che ho riportato, parmi poi dover essere l'ultima 
moneta descritta dal chiarissimo autore, ch'ora sarà nostra 
guida per lo studio ulteriore di quest'ordine di cose. Intanto, 
poiché avanzami luogo sulla tavola, uscirò per poco dal 
museo che mi occupa, per innestare due pezzi inediti, 
altrove osservati. 

11 primo è un mezzo tallero della ricca collezione del 
nobile sig. conte N. Papadopoli, il quale, colla consueta inco- 
raggiante sua bontà, mi concesse di renderlo palese (Tav. VII, 
n. 5). Come vedesi è la metà del tallero da ottanta soldi, 
descritto dallo Zanetti, e pòrto dal sig. cavaliere Bigi al n. 34, 
fatto con parziale imitazione di alcuni dei vescovi di Sali- 
sburgo. Quel tallero non manca al museo padovano. 

Del Reale Gabinetto di Monaco è il secondo pezzo, che 
sembra essere un mezzo testone, perchè di molto più leggiero 
del soprarecato consimile testone d'impronto strasburghese 
(Tav. VII, n. 6). 



Massa di Lunigiana. 

La memoria della famiglia Cybo e delle monete di Massa 
di Lunigiana, di Giorgio Viani, è una delle più pregevoli 
opere di nummografia italiana. L'autore palesò in essa vasta 
erudizione, somma diligenza ed accuratezza e perfetto pos- 
sesso dell'argomento. Fu grave iattura che morisse di soli 
cinquantaquattro anni, perchè avrebbe fatto progredire di 



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360 CARLO KUNZ 



molto la dottrina delle zecche d'Italia, proseguendo, come 
aveva ideato, l'impresa dello Zanetti. 

Il chiarissimo A. Olivieri erasi proposto di pubblicare 
la seconda parte di quelle memorie della famiglia Cybo. 
Gioverebbe che non solo ciò si facesse, ma si pubblicassero 
anche gli altri scritti numismatici del Viani che esistevano 
presso il signor Ranieri Zucchelli, col corredo di quelle note 
ed aggiunte che il progresso avvenuto nella scienza negli 
ultimi cinquanta anni renderebbe necessarie. Molta parte delle 
notizie ed osservazioni raccolte dal Viani avranno forse 
oggidì meno valore, ma vi saranno puranco.cose di grande 
interesse: l'elenco che ne lasciò il Ciampi solletica grande- 
mente la curiosità e giustifica questo nostro desiderio. 

Quanto siano belli e multiformi i prodotti usciti da questa 
zecca, nel breve tempo della sua operosità, mostrano le 
tavole, forse troppo regolari, del Viani, e quanto siano per 
la massima parte rari è noto a tutti quelli che ne fanno 
ricerca. Il possesso di quindici pezzi può adunque dirsi 
soddisfacente. Del principe Alberico I evvi il mezzo ducatone 
palesato dall'illustre signor marchese Angelo Remedi; un 
da quattro bolognini coli' incude ; una cervia da tre bologninì, 
ed otto altri minori monete, fra cui meritano essere additate 
una crazia differente da quelle del Viani, perchè ostendente 
lo spino secco (Tav. VII, n. 7), ed un quattrino del pari 
sfuggito al diligente scrittore (Tav. VII, n. 8). 

Il secondo Alberico ha ben tre luigini da otto bolognini, 
coli' arme. 

Non mancano le quattro facili monete della duchessa 
Maria Beatrice, lavorate nella zecca di Milano. 

Tresana. 

La dissertazione sulle zecche della Lunigiana fu fatal- 
mente l'ultimo lavoro dal benemerito Zanetti dato alle stampe. 
In essa espose quanto era a sua cognizione sulla presunta 
zecca vescovile di Luni, e su quelle dei Malaspina di Tresana 
e di Fosdinovo. 

Delle poche e preziose monete battute dai marchesi di 
Tresana nel breve esercizio di questa officina, quattro ne 



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IL MUSEO BOTTACIN 361 



trovai nel Museo: due quattrini di Guglielmo I e due caval- 
lotti di Francesco Guglielmo. Corrispondono a quelli del 
nominato autore, ma piacemi riportare uno dei quattrini, 
perchè, di ottima conservazione, serve a completare le leg- 
gende colà incomplete (Tav. VII, n. 9). 

Fosdinovo. 

Di questa zecca d'altro ramo dei Malaspina, aperta dopo 
che con Guglielmo II rimase estinto quello di Tresana, e 
ch'ebbe a durare soli cinque anni, il Zanetti produsse poche 
e rarissime monete, che non sono le sole. Correndo in quel 
tempo, nelle zecche vicine della Liguria, la moda delle 
contraffazioni dei luigini di Trèvoux, vollesi anche in questa 
fare altrettanto, battendovi numerosi ottavetti a quello stampo, 
sia coi nomi o titoli della marchesana Maria Maddalena, 
moglie del marchese Pasquale Malaspina, sia con leggende 
allusive all'arme di questi. Della prima specie ne riportarono 
alcuni il Viani, il Mantellier ed il Poey-d'Avant, e di uno 
esponeva più giusta interpretazione l'illustre signor marchese 
A. Remedi. Alla seconda categoria spettano due descritti 
dal Mantellier, che portano i motti: inter spinas cervlea 
florent, ed in spines cervlea florent, ed altro colla leg- 
genda: Lilia spinas qvis dicet, che può vedersi nell'opera 
del Poey-d'Avant, come avverte il chiarissimo sig. dottore 
Vincenzo Promis. 

Il Museo Bottacin vanta il possesso dal luigino divulgato 
dal Viani nelle memorie della famiglia Cybo. 

{Continua). Carlo Kunz. 



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VARIETÀ 



& M. Vittorio Emanuele III Presidente Onorario 
della Società Numismatica Italiana. — La Presidenza 
della Società e la Direzione della Rivista hanno il piacere 
di partecipare ai Soci che S. M. il Re d'Italia ha cortese- 
mente accettato di conservare la Presidenza Onoraria della 
nostra Società, assunta già come Principe Ereditario (*). 

Aggiudicazione del premio per il Concorso clas- 
sico. — I nostri lettori sanno che i Sigg. Fratelli Francesco 
ed Ercole Gnecchi bandirono nell'anno 1897 un Concorso fra 
gli autori delle memorie più importanti di Numismatica clas- 
sica che la Rivista avrebbe pubblicato nel triennio 1897-98-99. 
Il programma e le modalità del Concorso si possono leggere 
in-extenso nel fase. II dell'annata X della Rivista medesima, 
a pag. 25960. 

Ora possiamo annunciare che in séguito al verdetto del 
Giurì incaricato di esaminare i lavori pubblicati nel detto 
triennio dal nostro periodico, il premio fu diviso in due parti: 
L. 1000 al Sig. Col. M. Bahrfeldt per la sua vasta mono- 
grafia sulle monete romano-campane, e L. 500 al Sig. /. N. 
Svoronos per l'ingegnoso suo studio sulle tessere ateniesi. 

Il Giurì espresse poi il proprio rammarico perchè le 
condizioni tassative del programma di concorso gli abbiano 
vietato di assegnare una porzione di premio anche al 
Dott. Ettore Gàbrici, per il suo pregevole articolo sulla 
Cronologia delle monete di Nerone. 

Collezione Numismatico-Sfragistica Padovana. — 

La collezione Numismatico-Sfragistica Rizzoli venne ultima- 



(•) Vedasi qui avanti a pag. 371 negli Atti della 5. N. L Seduta 
straordinaria del Consiglio, 12 Settembre. 



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ùfite U nomare ineroyable di «| 

Touvrit m («X 

Cts fiarofes ne stguifieni pai 

en um $*uU fois; mais ti ] 

rdnìii ms en bronz* tiaunt targi 

/r/a/.*; JVous s.wùìis du reste qui 

ents èttrient cncasfres dttns trs 

Teff smti Ics résuitats de mtrn] 
r sani frns favvraMrs à fa * 
ns en hronze. 

i/fez ermre, eher ri A» 
mentati* 



Come si vede» il Sig- 
rgotnen fazioni sul fallo che, 
r oro e d'argento furon* 
'annuisti alle monete >ein| 
i bronzo ebbero tale origlia 
ovati isolatamente; e cita 
elle quali anzi eccepibile, p 
i bronzo nei quali, venne ritr 
ledaglione. 

La lista veramente non fcl 
asi da poter formare una hi 
yento su 900 rispostigli csad 
itati in appoggio alla sua tcoi] 
icilmente aumentarla; ma nor 
on vedo che un caso di piti 
ran peso, e d'altronde io noi 



(22) Compie Michel Tvslùewk*. 4*utì 
*£• 368, - Le Cabinet 
re de hraux méijajllona 1 
nnce par Ir compi- 

{23} Conjccturc de Le Be^v 
Ama. drs IttstK, t XXXV, p, »> 
ms VAutiqu; t. I, 18781, p 18* e! diit»& 
577. t XV f p. 445 et 446, 



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Prestante Onorario 

F'*'** - La Presenza 
fmstn hanno u p . flccre 

[Re d Italia ha cortese- 
residenza Onoraria della 
nncipe Ereditario fi 

ìper il Concorso eia», 
1 Sigg. Fratelli Francesco 
lo 1897 un Concorso fra 

«nti di Numismatica clas- 
1° nel tr 'ennio 1897.98-99. 
jcorso si possono leggere 

della /?«'«•/« medesima, 

séguito al verdetto de] 
'ori pubblicati nel detto 
io fu diviso in due parti: 
per la sua vasta mono- 
J, e L. 500 al Sig. y. X 

lio sulle tessere ateniesi. 

io rammarico perchè II- 
di concorso gli abbiano 
5 di premio anche al 

pregevole articolo sulla 



ine 



frogistiea Padonuta. — 
stica Rizzoli venne 




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364 VARIETÀ 

mente acquistata dal Museo Bottacin di Padova pel quale 
era specialmente indicata essendo detta collezione formata 
di pezzi attinenti quasi esclusivamente alla città di Padova. 
Sono in tutto 852, comprendenti, monete, medaglie, sigilli, 
tessere e ponzoni, di cui ben 540 entrano come nuovi incre- 
menti nel già ricco Museo. Un cenno dell'acquisto con cata- 
logo riassuntivo venne dato nei N. 5 e 6 del u Bollettino 
del Museo Civico di Padova „ anno corrente. 

u Monete Montane. „ — Edita da Ulrico Hoepli e coi 
tipi dello Stabilimento Cogliati, è uscita la seconda edizione 
riveduta, corretta ed ampliata del Manuale elementare * Mo- 
nete Romane „ di Francesco Gnecchi. Pagine XXVII-3Ó7, con 
25 Tavole e 90 figure nel testo. 



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ATTI 



DELLA 

SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



Seduta del Consiglio 2 Giugno 1900. 
(Estratto dai Verbali). 

La Seduta è aperta alle ore 13 nella Sala del Castello. 

I. Il Vice-Presidente, Cav. Uff. Francesco Gnecchi, legge 
la Relazione sull'andamento della Società durante il 1899, 
da presentarsi all'Assemblea Generale dei Soci. È approvata. 

II. Il Segretario, Sig. Angelo Cornelio, presenta il Bi- 
lancio Consuntivo del 1899. Dopo breve discussione, è 
approvato. 

HI. Si stabilisce di indire l'Assemblea Generale dei Soci 
pel giorno 20 Giugno corr., col seguente ordine del giorno: 

i.° Relazione morale-finanziario della Società durante il 1899. 

2. Bilancio Consuntivo 1899. 

3. Nomina delle Cariche Sociali pel 1900-1901. 

IV. Viene discussa ed approvata la formazione del III 
fascicolo della Rivista. 

La seduta è levata alle ore 14 Va. 



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366 ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



Assemblea Generale dei Soci 20 Giugno 1900. 

L'Assemblea è convocata nella Sala Sociale del Castello 
e aperta alle 13 l j 2 . 

Sono presenti i due Vice-Presidenti Cav. Francesco ed 
Ercole Gnecchi, tre Consiglieri e parecchi Soci. 

Il Vice-Presidente, Cav. Francesco Gnecchi, legge la 
relazione sull'andamento morale e finanziario della Società 
durante il 1899. La riportiamo qui per intero: 



Egregi Colleghi, 

Se è vero che nelle cose umane tutto ciò che viene da 
un lento e progressivo sviluppo, più facilmente si consolida, 
acquista robustezza, vitalità, e si fa più atto a vincere le 
difficoltà che incontra, noi possiamo a buon diritto rallegrarci 
che la nostra Società, avendo ne* suoi otto anni di vita 
continuato a seguire con lentezza sì, ma con costanza, la sua 
linea ascendente, ha ormai il suo avvenire assicurato, e può 
dire d'essersi guadagnato un posto decoroso in mezzo alle 
varie istituzioni consorelle. 

Veramente il vostro Consiglio avrebbe desiderato che 
questo moto ascendente, questo progresso fossero stati più 
sensibili, e fece dal canto suo ogni sforzo per allargare la 
propaganda e trovare nuovi aderenti all'opera nostra; ma 
purtroppo i cultori degli studi numismatici da noi sono rari 
e quelli che furono creati per iniziativa della nostra Società, 
sono ancora troppo giovani per poter, alla loro volta, eserci- 
tare un'utile influenza. Sono però semi gettati, che a loro 
tempo fruttificheranno, e l'azione del nostro Sodalizio non 
sarà certo stata inutile per V incremento in Italia di questo 
importante ramo dell'Archeologia, un tempo già in gran fiore 
nella nostra patria. 

Anche nello scorso anno 1899 l'opera nostra non fu 
infruttuosa e valgano a dimostrarlo i pochi cenni, che sotto- 
poniamo alla vostra attenzione. 



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ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 367 



Soci. 

Alla fine della scorsa annata 1899, il numero dei nostri 
Soci ammontava a 94, di cui 43 Effettivi e 51 Corrispondenti; 
gli Associati alla Rivista erano 132. Queste cifre segnano un 
piccolo aumento su quello dell'anno precedente, aumento che 
ci lusinghiamo andrà mano mano crescendo, tanto da poter 
ridurre il nostro Bilancio al desiderato pareggio, meta che 
pur troppo vediamo ancora alquanto lontana. 

Biblioteca e Medagliere. 

La nostra Biblioteca, alla fine del 1899 contava : N. 548 
volami e 737 opuscoli. 

Il Medagliere era così composto: 

Oro Argento Bronzo, ecc. Vetro Totale 

Monete N. io N. 481 N. 2493 N. 448 N. 3432 
Medaglie n - „ 12 „ 309 „ - „ 3 21 

Totale N. 3753 

Uno fra i più generosi donatori di monete fu il Sig. Gian- 
nino Datiari del Cairo, già benemerito per altri doni fatti 
negli scorsi anni. Segnaliamo di buon grado il suo nome per 
debito di riconoscenza, nella speranza che il suo esempio 
trovi degli imitatori fra quanti si interessano all'incremento 
della nostra Società. 



Rivista. 

Gli Articoli, inviati specialmente dall'Estero pel Concorso 
classico, mantennero anche nel 1899 abbondante la materia 
al nostro Periodico, il quale, per poterli esaurire entro il 
termine prefisso, dovette aumentare di oltre 100 pagine il 
volume dell'annata, cosa che, crediamo, sarà riuscita gradita 
ai nostri Soci ed abbonati. Ma se questi Articoli hanno avuto 
per effetto di aumentare le proporzioni della nostra Rivista, 
hanno pur contribuito a darle credito, e farla meglio apprez- 
zare per la loro bontà intrinseca, essendo i loro autori, per 
la maggior parte, già conosciuti e stimati all'estero. L'esito 
dunque del nostro Concorso non poteva riuscire più lusin- 
ghiero, tanto più se lo consideriamo in rapporto ad altri 
concorsi aperti da Società congeneri, e che andarono deserti 
per mancanza di concorrenti. Ci spiace solo di non poter ora 



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368 ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



far nota ai Soci l'aggiudicazione del Premio, essendosi solo 
nel primo fascicolo dell'anno corrente esaurita la pubblica- 
zione degli Articoli, e non avendo peranco ricevuto il Ver- 
detto del giurì. 

Quanto alla produzione di lavori numismatici dei nostri 
autori italiani nel 1899, questi non si limitarono ai lavori 
pubblicati nella Rivista. Ben sette Articoli dei nostri autori 
furono presentati al Congresso Internazionale di Numismatica, 
tenutosi a Parigi nel Giugno di quest' anno, figurando de- 
corosamente fra i lavori offerti in queir occasione dalle 
altre nazioni. Questi articoli saranno poi ripubblicati sulla 
Rivista, insieme ad altri che non giunsero in tempo per 
essere presentati a quel Congresso, e che teniamo già pronti 
per la stampa. Fra questi notiamo con piacere qualche lavoro 
di giovani numismatici, che fanno le loro prime armi e che 
promettono di far onore alla Società che ha dato loro il 
primo impulso. 



Bilancio. 
Ecco ora il Bilancio Consuntivo 1899. 

Rimanenze attive del 1898. 



Libretto Cassa di Risparmio L. 583 16 

Quote da riscuotere » 420 — 



L. 1003 16 



Entrate dell'anno. 

Quote di soci ed abbonati alla Rivista . . L. 3240 — 
Offerta del Conte Comm. N. Papadopoli . » 500 — 
Simile dei Cav. Uff. F. ed E. Gnecchi . . » 500 — 

L. 4240 — 
Residui passivi. 
Anticipazioni quote di soci ed abbonati pel 1900 . . L. 160 — 



L. 54°3 l6 



Rimanenze passive del 1898. 
Anticipazioni quote di soci ed abbonati pel 1899 . . L. 140 — 



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ATTI DELLA S0C1BTA NUMISMATICA ITALIANA 369 

Rimanenze passive 1898 come retro L. 140 — 
Spese del 1899. 

Stampa Rivista ed accessori L. 3800 — 

Fotoincisioni ed eliotipie » 627 — 

Fitto locale nel Castello Sforzesco . . . » . 250 — 

Al Custode dell' Ufficio » 100 — 

Spese di segreteria » 100 — 

» postali e diverse » 44 1 6 

L. 4921 16 
Rimanenze attivk at. 1899. 

Libretto Cassa di Risparmio L. 20 — 

Quote da riscuotere n 322 — 

L. 343 ~ 
L. 5403 16 

Dimostrazione. 

Attività in principio d'esercizio L. 1003 16 

Passività » 140 — 

L. 863 16 

Attività in fine d'esercizio L. 342 — 

Passività » 160 — 

L. 182 — 

Diminuzione di Patrimonio L. 681 16 

Rendite dell'anno L. 4240 — 

Spese » 4921 16 

Disavanzo L. 681 16 



I nostri Soci saranno certamente impressionati dal disa- 
vanzo di L. 681.16, verificatosi nello scorso anno, disavanzo 
che da lungo tempo non si notò mai in simili proporzioni 
nei nostri Bilanci. Le spese dell'annata si mantennero, come 
nel 1898, nei limiti più ristretti imposti dalla necessità del 
Bilancio ; l'unica causa del disavanzo va ricercata nella spesa 
di stampa della Rivista, la quale, come già si disse, in causa 
dei numerosi e lunghi articoli del Concorso classico, dovette 
raggiungere le 624 pagine. Ora, cessata questa circostanza, 
il vostro Consiglio, vedrà di , ridurre il Periodico alle sue 
proporzioni normali, risparmiando una spesa troppo gravosa 
pei nostri mezzi. 



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370 ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 

Non possiamo però chiudere questi brevi cenni senza 
rivolgere un nuovo e caldo appello a quanti si interessano 

al nostro Sodalizio, perchè s'adoperino a tutto potere per 
aumentare la scarsa falange dei nostri Soci: è questo l'unico 
mezzo per avvicinarci a quel pareggio che è nei nostri voti, 
e che solo può assicurare e rendere duratura la vita della 
nostra Istituzione, che ci sta tanto a cuore. 

La Relazione e il Bilancio Consuntivo 1899 sono approvati 
ad unanimità. 

Sì passa da ultimo alla nomina delle cariche sociali» 
Scadono per anzianità i Sigg.: Cav. Colonnello Giuseppe 
Ruggero e Cav. Dott. Salone Amor oso/i 

Fatta la votazione, i suddetti Signori risultano rieletti 
ad unanimità. 

In seguito alle nomine fatte dal consiglio direttivo, ven- 
gono confermate le cariche sociali in corso, le quali restano 
dunque per Tanno 1900: 

Presidente Onorario. 
S. A, R. il Principe di Nàpoli. 

Presidente. 

Conte Comm, Nicolò Pafadopoli, Senatore del Regno. 

Vice-Presidenti. 

Cav, Uff. Francesco Gnecchi. 
Cav, Uff. Ercole Gnecchi. 

Consiglieri: 

Ambrosoli Cav. Dott. Solone. 
Gavazzi Cav. Giuseppe. 
Motta Ing* Emilio. 
Ricci Dott. Serafino. 
Ruggero Cav* Col. Giuseppe. 
Visconti March* Carlo Ermes. 

La seduta è levata alle ore 15 J L 




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ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 37 1 



Seduta straordinaria del Consiglio 12 Settembre 1900. 

Il Consiglio è straordinariamente convocato e si raduna 
nella Sala del Castello. 

Il Vicepresidente Cav. Francesco Gnecchi comunica 
come, in seguito al tristissimo avvenimento del 29 Luglio 
scorso, la Presidenza, facendosi interprete del Consiglio e 
della intera società, abbia inviato l'espressione del più pro- 
fondo cordoglio al nostro Augusto Presidente Onorario e 
come da questi abbia ricevuto cortesissima risposta. 

Il Cav. Dott. Ambrosoli annuncia d'avere nella stessa 
occasione inviato un telegramma, anche a nome della Dire- 
zione del R. Gabinetto numismatico di Milano, a cui pure 
la cortese risposta non si fece attendere. 

Il Vice-Presidente poi partecipa d'avere a suo tempo 
sollecitato l'onore che la Presidenza Onoraria fosse conser- 
vata anche dopo Pavvenimento al trono di S. M. Vittorio 
Emanuele III, ed ha il piacere di comunicare la risposta avuta 
da S. E. il Ministro della Real Casa, il Generale Ponzio Vaglia 
in data 9 corrente e precisamente nei termini seguenti: 
* S. M. mi ha deferito l'incarico bene accetto di partecipare 
" col mezzo di Vossignoria alla Società Numismatica Italiana 
u che di buon grado conferma al Sodalizio la Presidenza 
tt Onoraria accolta da Principe Ereditario, esternando il più 
u fervido augurio per le sorti avvenire dell'Istituzione. „ 

La comunicazione è accolta colla massima gratitudine e 
col più grande entusiasmo da tutto il Consiglio, il quale 
dall' altissimo onore e dalle gentili parole che lo accompa- 
gnano si sente incoraggiato e spronato a fare ogni suo 
possibile perchè la Società ne abbia ad essere veramente 
degna. 

Senz'altro la seduta è sciolta. 



Finito di stampare il 30 settembre 1900. 
Martelli Achille, Gerente responsabile. 



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RIVISTA ITALIANA DI NUMISMATICA. 



Anno XIII, 1900. 



Tav. V. 




C. KUNZ. - Il Musco Sottacili. 



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Goosle 



8t«b. Menotti Bimani e C. — Milano. 



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RIVISTA ITALIANA DI NUMISMATICA. 
Anno XIII, 1900. Tav. VI. 









C. KUNZ. - Il Musco Sottacili. 



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St*b. Menotti B**tanl e C. — Milano 



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RIVISTA ITALIANA DI NUMISMATICA. 



Anno XIII, 1900. 



Tav. VII. 





C. KUNZ. — Il Musco Sottacili. 



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Goosle 



t»b. Menotti BaaaanJ • C. — Milano. 



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FASCICOLO IV. 



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_ 



APPUNTI 

DI 

NUMISMATICA ALESSANDRINA 



(Continuazione: Vedi Fase. Ili, 1900) 

IV. 
Monete attribuite- a Germanico. 

Per quanto è a me noto, le sole monete attribuite 
a Germanico sono le due che il Poole nel suo ca- 
talogo descrive, ai N. 1 63, 64: 

& — r E Testa nuda di Germanico a d. 

I§ — J . Dentro una corona di quercia. Modulo, 6. 

Nello stesso catalogo il Poole a pag. 7 classifica 
a Tiberio la moneta seguente: 

N. 60 Testa nuda di Tiberio a d. 

R) — J ! Dentro una corona di quercia. Modulo, 6. 

Come si vede la differenza tra le tre monete 
descritte al N. 63, 64 ed al 60 consiste unicamente 
nelle lettere r E che portano le prime, mentre l'altra 
è anepigrafa. 

Il Mionnet al N. 62 e il Feuardent (*) al N. 581 
classificano a Tiberio e descrivono ciascuno una mo- 
neta simile al N. 63 del Poole. 



(1) Numismatique de l'EgypU Ancienne, deuxième partie, Domination 
Romaine. 



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376 



G. DATTAR1 



Io posseggo nella mia collezione le tre monete 
di cui do qui sotto le impronte e la descrizione: 




N, 94- 





N* 94 A, N. 94 b. 

N. 94 I [E] Testa nuda *di Tiberio a d. 
9 — , A Dentro una corona di quercia. 

N. 94 a [I] E Testa simile. 
Ej — ^ a Come sopra. 

N. 94 b I [E] Testa simile. 
Rj — - i Come sopra. 

ed appartengono a Tiberio, 

Il Mionnet al N. 68 ne descrive un'altra: 

— Testa nuda di Tiberio a d. davanti, E. 



9 - 



T I 

L E 



Dentro una corona. 



Nel catalogo del Museo Numismatico Lavy, oggi 
appartenente alla R, Accademia delle scienze di 
Torino, al N. 3370 si descrive la moneta seguente: 

^B 1 — X E Testa nuda di Tiberio a d. 
Ftì — TI LE Formando due linee in una corona di quercia 
M 3 '/* 

Circa le monete di cui ho dato V impronta farò 
notare che nel N. 94 della lettera E del diritto non è 



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APPUNTI DI NUMISMATICA ALESSANDRINA $77 

visibile che la linea superiore, nel N. 94 a la lettera I 
è appena visibile (male coniata), e nel N. 94 b la lettera 
I rassomiglia un E e manca la lettera E, rimasta 
fuori del contorno; però non esito un momento a 
dire che tutte e tre appartengono a Tiberio. 

Nel N. 68 del Mionnet portante davanti la testa 
la lettera E, è fuori di dubbio che l'altra lettera dietro 
la testa o è rimasta fuori del contorno, oppure è 
consunta ; e, benché questa lettera debba essere stata 
enigmatica per il Mionnet (non conoscendo le monete 
portanti IE al diritto), ciò non ostante non ha esitato 
a classificarla a Tiberio, il che avrà fatto per la 
rassomiglianza di quella testa con le altre monete 
di Tiberio. Per quanto l'iconografia delle monete 
alessandrine possa essere difettosa, nell'anno 4 ales- 
sandrino di Tiberio questi aveva 60 anni, mentre 
Germanico ne aveva 26, per cui dovrebbe esserci 
una notevole differenza nelle effigi che per sicuro 
non poteva sfuggire al Mionnet. 

La leggenda TE, secondo il Poole abbreviazione 
di Germanico, sarebbe nuova e non mai incontrata 
sulle monete di questa serie. I monetari Alessandrini 
sulle monete di Tiberio, se fecero il diritto anepi- 
grafo, misero il nome di Tiberio al rovescio ora 
scrivendolo per intiero, TIBEPIOY, oppure abbreviato 
TIBE, e questo a seconda del modulo della moneta, 
e, se non si accontentarono di abbreviare il nome 
di Tiberio che era l'imperatore che regnava, con le 
sole lettere Ti, molto meno lo avrebbero fatto per 
un principe di minore importanza. 

La moneta che ora ci occupa è una prova di 
ciò; giacche, avendo abbreviato il nome di Tiberio al 
rovescio della moneta con TI, per dimostrare che 
quelle due lettere si riferivano a Tiberio, misero sul 
diritto IE cioè TlBEPios xebastos; mentre, quando 
scrissero sia TIBEPIOY che TIBE, non videro la neces- 



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37$ <»• DATTARI 



sita di mettervi se o sebaetos. Per cui credo che per 
il momento non esistano monete all'effigie di Ger- 
manico per la serie alessandrina e che tanto il 
N. 63 e 64 del Poole, che il 62 del Mionnet ed il 581 
del Feuardent sieno monete di cattiva conservazione 
nelle quali le lettere del diritto sono scomparse. Per 
conseguenza le due monete che il Poole ha attribuito 
a Germanico appartengono a Tiberio e la leggenda 
TE deve essere invece IE, abbreviazione di ZEBAZTOl. 



V. 
Regno di Caligola, 

Fino ad oggi, per quanto è a mia conoscenza, 
non furono descritte monete pel regno di Caligola 
battute in Alessandria. 

Il Poole a pag. XXX dell'introduzione dice: 

No Coins /or « CALIGULA » 

Nello stesso catalogo a pagina 5, classifica la 
moneta N. 34 a « Caius Caesar », (Augusti nepos), 
e la descrive: 

$¥ — Testa di Caius a d., davanti l\ 

9 — QY Luna crescente, corna in su (dimensione, mill. 45). 

Venni io pure in possesso della monetina di cui 
dò il disegno e la descrizione: 



# ® 



N. 108. 
& — Busto del Sole radiato a d. dietro L, davanti I". 
*$ — O Y Luna crescente, corna in su (dimensione, mill. 45). 



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APPUNTI DI NUMISMATICA ALESSANDRINA 379 

Come si vede, queste due monete hanno comune 
il tipo del diritto e del rovescio e il modulo. 

Dico tipo comune anche il diritto quantunque, 
come si vede dalla mia descrizione, io classifichi il 
busto come la raffigurazione del « Sole ». Difatti 
quel busto non è di un imperatore; ma bensì di una 
divinità, e i capelli cascanti a ciocche sopra le spalle 
non lasciano alcun dubbio che siamo in presenza di. 
Helios, tipo che ritroviamo riprodotto sopra le 
monete di questa serie fino a Diocleziano e colleghi. 

Il signor Poole, tanto scrupoloso nella descri- 
zione delle monete, omette di dirci come sia la testa 
di Caio del N. 34, se nuda, come si conviene a un 
Cesare, oppure radiata. 

Le due monete hanno pure di comune la lettera T; 
di più la mia porta la lettera L (per anno). 

La lettera r della moneta N. 34 descritta dal 
Poole non può essere che la lettera numerale r (3 ): 
la moneta portando al rovescio il nome di TAIOV 
per intiero, non si può ammettere che la detta lettera 
r del diritto voglia essa pure accennare al nome di 
Caio; dunque al pari della mia deve significare la 
data r (anno 3 ). 

Le monete di quell'epoca in generale sono male 
battute, e, come nella mia, la parte superiore della 
lettera numerale r è rimasta fuori del contorno; così 
il N. 34 descritto dal Poole ha la lettera L (per anno) 
rimasta intieramente fuori. È quindi a ritenersi che 
la detta moneta sia di cattiva conservazione, tanto 
che il Poole non potette scorgere né la corona radiata 
né la lettera L. 

Malgrado ciò, non posso arrivare a vedere la 
ragione che indusse il Poole a classificare il N. 34 
a Caio nipote di Augusto. La lettera r, come ho 
detto, essendo numerale non può appartenergli, stante 
che, se delle monete furono battute per Caio nipote 



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380 G. DATTARI 



d'Augusto, devono portare delle date alte e, come 
ognun sa, non si conoscono fino ad oggi monete 
d'Augusto che portino date minori dell'anno 20 (L K). 
Per cui quella moneta N. 34 del Poole al pari della 
mia deve appartenere a Caio « Caligola. » 

Prima di accingermi a dare pubblicazione a 
questa moneta di Caligola, mi permisi di comunicare 
le mie idee al Chiarissimo Professore Enrico Dressel 
conservatore del Museo di Berlino, il quale gentil- 
mente mi rispose : « La piccola moneta alessandrina 
che ella descrive esiste anche qui (in 2 esemplari 
male conservati) ed è attribuita a Caligola; l'attri- 
buzione a quest'imperatore è dunque certa. » 

Passerò ora a descrivere altre monete che 
posseggo e che si possono attribuire a questo stesso 
imperatore. 




N. 109. 

ffy — Busto del Sole radiato a d. 
1$ — Luna crescente, corna in su, sopra LB (anno 2). 
Collezione Demetrio, N. 3598. * 

Credo sarebbe tediare il lettore se mi prolun- 
gassi a dimostrare che questa moneta pure appartiene 
a Caligola. Il conio è perfettamente eguale al N. i. 
I tipi del diritto e del rovescio sono identici, la sola 
differenza consiste nella data che questa porta al 
rovescio, anno 2°, invece del 3 , e nella mancanza 
del nome di Caius. 




N. no. 

F* — Testa di Zeus Ammon (Giove) a d. 
9 — Aquila rivolta a d., dietro L, davanti B. 



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APPUNTI DI NUMISMATICA ALESSANDRINA 381 




N. III. 



]& — Serpente Uraeus eretto a s. 

9 — Serpente Agathodaemon eretto a d., data? 




N. 112. 

& — Ibis che cammina a d. 

1$ — Coccodrillo a s. f disco sopra la testa, sopra L, sotto V. 




N. 113. 

i& — Uccello? a s., davanti un ramo? 

I§ — Bue Apis ad., tra le corna un disco, sopra LB. 

Queste quattro monete è con una certa riserva 
che le assegnerei a Caligola. I conii dei N. no, ni 
sono identici come fabbricazione ai N. 108 e 109; il 
N. 112 è di fabbricazione più barbara; ma anche 
molto ossidato e riesce perciò difficile pronunciarsi 
con certezza. 

Avendo già provato come la moneta N. 108 
debba indubitamente essere attribuita a Caligola, e 
portando questa il Sole al diritto, la Luna al rovescio, 
si può ragionevolmente congetturare che Caligola 
non avesse voluto che le sue monete portassero la 
sua effigie. 

È bene notare come il diritto di queste monete 
sia in rapporto con il rovescio, cioè: il Sole e la 
Luna, Zeus e l'Aquila, Serpente Agathodaemon 

49 



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3$2 G. DATTARI 



(maschio) e Serpente Uraeus (femmina), l'Ibis e il 
Coccodrillo; per il N. 113 non potrei dire esattamente 
quale rapporto abbia l'Uccello (chiamato Ibis dal 
Feuardent N. 1 3601, 3602 e Phoenix (Numidiaucrane) 
dal Poole (N. 1 2632, 34, 5, 6, 7); ma per sicuro quel- 
l'uccello non rappresenta né l'Ibis, né il Phoenix; 
deve invece rappresentare l'Ardea bubulcus comu- 
nemente chiamato dagl'Arabi « Aboughirdan » e dai 
Francesi « Guarde Boeufs » uccello che vediamo 
oggigiorno vivere in buona armonia con i bovi e 
buffali, spesso riposandosi sopra la loro groppa; ed 
in questo caso pure il diritto di questa moneta sa- 
rebbe in rapporto con il rovescio. Non resta ora che 
esaminare il tipo delle lettere numerali e le date. 

Essendo Caligola salito al trono nel marzo 37, 
A. D. e stato assassinato nel gennaio 41, le date LA (1) 
LB (2) Lr (3) gli si convengano benissimo. 

Oltre le ragioni che ho già citato per provare 
che queste monete possono appartenere a Caligola 
dirò di più che la forma delle lettere numerali tanto 
della moneta N. no come quella N. 113 si convengono 
a quei tempi. Il B ha sempre la pancia inferiore quasi 
triangolare e questa forma si ritrova immancabil- 
mente nelle monete d'Augusto, Tiberio e Claudio e 
sparisce dopo i primi anni del regno d'Adriano, per 
cui coincide con quelle che dice il Poole a pag. 337, 
quando classifica quelle monete, « Coins without 
Names of Emperors » e le attribuisce al secondo 
secolo di Cristo. 

Se le mie attribuzioni sieno giuste o no, qualche 
nuova moneta che ci verrà alla luce, potrà provare il 
contrario di quanto ho detto, oppure lo affermerà; ma 
indubbiamente la monetina N. 1, benché piccola, viene 
a colmare quella unica ma grande lacuna che fino 
ad oggi esisteva nella serie Imperiale alessandrina. 



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APPUNTI DI NUMISMATICA ALESSANDRINA 383 



VI. 

Le monete di Claudio I 
ool rovesoio di Messalina. 

Al momento in cui scrivo quest'appunto, il mio 
Catalogo è in corso di stampa e la pagina ove sono 
descritte queste monete è già tirata. Duolmi dovere 
accennare ad un errore che ho commesso nel dare 
la descrizione dei NJ 119 al 130 tutte portanti al 
rovescio lo stesso tipo come il disegno qui sotto : 




119. 

Messalina in piedi a s.; velata, colla destra stesa tiene due 
piccole figure (suoi figli), ecc. 

Le prime due monete, cioè a dire il 119 e 120, 
portano al diritto la data LA (anno primo). Claudio 
salì al trono il 25 Gennaio A. D. 41, di Roma 794; 
il primo anno di regno alessandino finì il 29 Agosto 
(anno bisestile) A. D. 41, mentre che, secondo la storia, 
Britannico nacque solo nell'A. D. 42, di Roma 795, 
per cui una delle due figure portate sulla mano da 
Messalina non può essere quella di Britannico. 

Questo stesso errore fu commesso dal Feuardent 
a pag. 22 che descrive la moneta simile alla mia 119 

" Tenant de la droite deux petites figures debout (Britannicus 
et Octavia) „. 

A sua volta il Poole a pag. 9 descrive quello 
stesso rovescio dell'anno LB. 

u Holds two small figures, two of her children „. 



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Li 



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3*4 



G. DATTAR1 



Supporre che gli storici si sieno sbagliati nell'as- 
segnare la nascita di Britannico all'anno 795 anziché 
al 794 non lo credo, poiché in questa serie abbiamo 
la moneta seguente: 




N. ira 

Due cornucopie intrecciate; sopra a ciascuna, una testa 
(Ottavia e Antonia figlia di Claudio), tra loro un busto 
a d. (Britannico). 

Questa moneta porta al diritto La data dell'anno 
Lr (3), L'anno terzo di Claudio ebbe principio in 
Alessandria il 29 Agosto À. D. 42, di Roma 795, e 
niente di più probabile che questa moneta sia giu- 
stamente stata battuta in commemorazione della na- 
scita di Britannico ed anzi con qualche probabilità si 
può ammettere che Britannico sia nato tra il 29 
Agosto ed il 31 Dicembre A. D. 42, di Roma 795, 

Per cui, fino a prove contrarie, il rovescio della 
moneta N. 119 e quelli fino al 130 dovrebbero essere 
descritti: 

R) — Messalina in piedi a s. velata, colla destra stesa tiene 
due piccole figure. 



VIL 

Classificazione delie Monete 
di Vespasiano e di Tito. 

(Tàv. Vili), 

Nella serie Alessandrina due differenti classifi- 
cazioni sono usate per questi regni, e le distinguerò 
tra loro, chiamandole Classificazione antica e Classi- 
ficazione del Poole. 



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APPUNTI DI NUMISMATICA ALESSANDRINA 385 

Quest'ultimo, a pag. XIII dell' introduzione, ha 
eloquentemente dimostrato con argomenti scientifici 
e con l'aiuto della storia, le ragioni che lo indussero 
a dare al regno di Vespasiano tutte le monete por- 
tanti la leggenda, 

AYT TIT OAAYI OYEXriÀXIÀNOY KÀIX 

anzi che a Tito; classificazione del tutto contraria a 
quella finora adottata. 

Per quanto è a me noto, non tutti i numismatici 
e collezionisti sono disposti ad accettare la teoria del 
Poole. Per quanto riguarda il mio catalogo, non ho 
esitato un istante a seguire la nuova classificazione 
e con quest'appunto tengo a giustificare questo mio 
modo di vedere, trattando la questione con criteri 
pratici, i quali condurranno alle stesse conclusioni 
del Poole. 

Farò da prima osservare che, dopo l'anno III 
di Vespasiano, non furono battute monete di mistura, 
eccetto qualche raro pezzo portante al rovescio la 
testa di Tito; e così pare che, dopo l'anno IX, si 
cessò di battere anche le monete di bronzo. 

Se dunque le monete che l'antico sistema as- 
segna a Tito, gli appartenessero veramente, biso- 
gnerebbe concludere che Tito, essendo salito al 
potere il 23 di Giugno, la zecca che da due anni 
non funzionava affatto e forse era chiusa, si riaprisse, 
e febbrilmente nel breve spazio di un mese e mezzo 
(la nuova della morte di Vespasiano e l'investitura 
di Tito, non poteva giungere in Alessandria prima 
della metà di Luglio) battesse una assai grande 
quantità di numerario dei due metalli, i cui tipi del 
rovescio erano simili a quelli delle monete dei primi 
anni del regno di Vespasiano. Quindi, passati i quaran- 
tacinque giorni che separavano quella data dall'anno 
nuovo, pare rientrasse la calma ed avvenisse un 



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386 G. DATTARI 



repentino cambiamento; si cessasse cioè di battere 
moneta di bronzo emettendosi solo qualche raro pezzo 
di mistura, coi tipi dei rovesci, simili a quelli delle 
monete in bronzo degli ultimi anni di Vespasiano. 

Ora questi repentini cambiamenti sono contrari 
alla regola. Nerone fece battere un'immensa quantità 
di monete in mistura, talché oggidì in ogni ripostiglio 
che viene alla luce le monete in mistura coll'effigie 
di Nerone ammontano a più del terzo, mentre pochis- 
sime ed assai rare sono le di lui monete di bronzo. 

Tra la morte di Nerone e l'assunzione di Vespa- 
siano al trono, non passarono che circa quattro mesi 
(Vespasiano fu proclamato imperatore in Alessandria 
il i° Luglio 69). 

Nei primi anni del regno di Vespasiano, appa- 
risce che furono battute monete di mistura in abba- 
stanza grandi quantità, ma non tanto quanto era 
avvenuto sotto Nerone; però il numerario di bronzo 
aumentò considerabilmente; quando, il quarto anno, 
con molta probabilità, stante la straordinaria quan- 
tità di numerario in mistura emesso sotto Nerone, 
si cessò di battere moneta in quel metallo, si 
aumentò in grandi quantità la produzione del nume- 
rario in bronzo e questo fino all'anno IX, quando la 
zecca cessò totalmente di battere moneta. Asceso 
Tito al trono, la zecca si riapre e dal piccolo numero 
di monete che si ritrovano del II e III anno di Tito è 
lecito arguire che poco produsse in mistura e niente 
affatto in bronzo. Appena quattordici giorni dell'anno 
nuovo (IV) erano passati che Tito morì, per cui è 
assai probabile che monete all'effigie di Tito portanti 
quella data non sieno mai state battute. 

Succeduto al trono Domiziano, la zecca continua 
ad essere poco produttiva e di questo fanno fede le 
rare monete in mistura e in bronzo che si ritrovano. 
Con l'VIII anno si cessò di battere monete in mistura 



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APPUNTI DI NUMISMATICA ALESSANDRINA 387 

e poco dopo, cioè il X anno, si vede apparire un'assai 
grande quantità di bronzi di bello stile i quali non 
lasciano dubbio che una riforma radicale del sistema 
della zecca aveva avuto luogo; cosa che forse era 
in via di studio già dai tempi di Vespasiano. 

Come si vede, se le monete in questione appar- 
tenessero a Tito, noi avremmo un' eccezione alla 
regola sull'andamento che la zecca aveva seguito 
dai tempi di Tiberio e che continuò poi fino ad 
Antonino Pio. 

Nelle monete in mistura che ora ci occupano, la 
posizione delle date è nel campo del diritto e lo 
stesso ritroviamo su quelle di Vespasiano, sistema 
d'altra parte adottato da Nerone, negli ultimi anni; 
mentre sulle monete che ambo i sistemi di classifica- 
zione assegnano a Tito, le date sono invariabilmente 
sul campo del rovescio. Per cui anche in questo caso, 
se le monete in questione fossero di Tito, sarebbero 
un'eccezione alla regola. 

È necessario per il mio argomento di restituire 
al proprio regno certe monete che nei cataloghi che 
hanno preceduto il mio, furono classificate erronea- 
mente all'uno o all'altro Imperatore. All'anno IV di 
Tito furono attribuite da Mionnet le monete di bronzo 
descritte ai Numeri 367 a 371 e da Feuardent le 
monete pure di bronzo descritte ai numeri 832 e 833. 

Per una strana combinazione che non potrei 
spiegare, tanto un'autore che l'altro diedero per 
quelle monete la leggenda seguente: 

AYT TIT OAAYI OYEITTAXIANOI 

Ora io credo che tale leggenda non possa essere 
corretta, poiché non è ammissibile che i monetari 
abbiano omesso il titolo di KAII e molto meno quello 
di IEB, titoli che portano le monete degli anni prece- 
denti, e senza alcuna esitanza dico che quelle monete 



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388 G. DATTARI 



anziché portare la data dell' anno IV (LA), devono 
appartenere all'anno I (LA) e la leggenda ricostituita 

AYT TIT OAAYI OYEITTÀ2IÀNO[YKÀII] 

Il Poole classifica il N. 239 a Vespasiano; ma, 
dalle lettere che egli ha messo tra le parentesi, 
apparisce chiaro che quella moneta è di cattiva 
conservazione, e mentre egli ricostituiva la leggenda, 

AYT[OKKAIZZEBA] OYEZTTAZIANOY ZEB 

secondo me, dovrebbe essere: 

ÀYT[OKTITOYKÀIZ] OYEZTTAZIANOY ZEB 

e appartenere a Tito. 

Questa rettificazione è necessaria, atteso che, 
come ho detto più sopra, le monete di Vespasiano 
in mistura portano le date dalla parte del diritto e 
questo non è il caso del N. 239 la cui data è al 
rovescio ; di più dirò che sul rovescio del 293 havvi 
una stella, simbolo che non si trova sulle monete 
di Vespasiano, ma bensì sovente su quelle di Tito. 

È un fatto indiscutibile che tutti gli autori che 
scrissero prima di Eckhel W furono indotti in errore 
dal nome " TIT w e senza curarsi d'altro classifica- 
rono quelle monete a Tito. 

L' Eckhel, al quale niente sfuggiva, a pag. 58 
fa notare le differenti leggende descritte dai diversi 
autori e, tratto in errore dalle monete dell'anno IV 
di Tito, pubblicate da Zoega, conclude con delle 
congetture giustissime, data la mancanza di monu- 
menti che gli potessero indicare la via di sciogliere 
il problema altrimenti, e lascia quelle monete clas- 
sificate a Tito. 

Il Mionnet che scrisse dopo di lui e che pubblicò 
le monete descritte da Zofcga basandosi sulla disser- 



(1) Doctrina numorum veterutn, etc. Parte I, volume IV. 



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APPUNTI DI NUMISMATICA ALESSANDRINA 389 

tazione dell' Eckhel, a pag. 36 del supplemento, 
accompagna i NJ 69 e 70 con la nota seguente: 

(a) Nous avons déjà décrit ce médaillon; mais il est à 
remarquer qu'il fut frappé sous Vespasien, Tan 8 de son 
regne, qui fut de dix ans; et que le suivant, avec les mémes 
tétes et l'an 2 du coté de celle de Titus, a été frappé sous 
le règne de Titus. 

Quanto al N. 70 del Mionnet, classificato da 
Zoega all'anno II (LB) di Tito, o ne fu male letta la 
data, oppure la moneta era male conservata; ma 
senza dubbio deve appartenere all'anno Vili (LH) e 
perciò niente di sorprendente che il Mionnet trovasse 
che le teste raffigurate su quella moneta fossero 
eguali a quelle del N. 69. 

Il Feuardent a pag. 39, N. 820 descrive una 
moneta fino allora inedita ; la fortuna gli aveva arriso 
e a tanti altri meriti poteva aggiungere quello di avere 
risolto il problema accennato dall' immortale Eckhel. 

È chiaro che non poco fu l'imbarazzo del Feuar- 
dent per classificare quella moneta a Tito e ce lo 
spiega la nota seguente posta a tergo del N. 820 e 
che suona simile a quella del Mionnet: 

u Cette bizarre monnaie, portant deux fois la téte de 
Titus, a dù ètre frappée au^moraent de la mort de Vespasien. 
Les Alexandrins, si flatteurs d'ordinaire, ont dù se surpasser 
en frais d'imagination pour faire émettre cette pièce; d'un 
coté, la téte de Titus est assez jeune; de Tautre, celui portant 
la date et le titre d'AyTOKPÀTflI ; le type de la physionomie 
resserable aux portraits de Vespasien représenté sur les 
N.° 8 816 et 817. 

Le monnayéur a tenu, sans doute, à donner au fils les 
traits vénérés du pére. Il est mérae probable qu'il s'est 
contente de refaire seulement la legènde, en se servant des 
coins de Pan 8 du règne de Vespasien (N. 08 816 et 817) „. 

Con tutto il dovuto rispetto e la stima che ho 
per la scienza del Sig. Feuardent, al cui confronto non 



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39° 



G, DATTARl 



sono che un semplice seolaruccio, mi sia permesso 
di dire che quella sua nota è talmente confusa da 
intravedere che gli iu ispirata dalla nota del Mionnet 
Per schiarire il punto sollevato dalla nota del 
Feuardent come per l'interesse di maggiore chiarezza 
è d'uopo ricorrere alle fisionomie dei ritratti rappre- 
sentati sopra le monete e per evitare una confusione 
che può derivare nel fare menzione dei numeri dei 
diversi cataloghi che dovrò citare, come per la ne- 
cessità di mettere sotto all'occhio del lettore i diversi 
tipi delle teste, do qui sotto un quadro con i numeri 
delle monete descritte nei diversi cataloghi, le quali 
corrispondono ai numeri delle medesime monete della 
mia collezione, per cui in avvenire citerò i numeri 
del mio catalogo, le cui impronte si trovano all'an- 
nessa tavola. 



Mionnet 


Feuardent 


Po a] e 


Datteri 


" " 


820 


221 


343 






222 . 


344 




*8i 7 


1 
ì 


345 


• 


8:6 


223 


345 à/i - 


347, 69, 70 Sup. 


818 


225 


347 
422 

425 
426 

427 



{*) Nella descrizione dell T 8i7 sembra sia simile la mia 344 — 
sulla tavola è simile la mia N. 345. 

Da prima farò osservare come il Feuardent è 
scivolato tn un' inesattezza nella descrizione oppure 
nel dare l'impronta che figura sulla tavola XVI, 



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APPUNTI DI NUMISMATICA ALESSANDRINA 39I 

Descrivendo il N. 343 (numero del mio catalogo) egli 
dice che il tipo della fisionomia è il ritratto di Vespa- 
siano rappresentato sui numeri 344 e 345; mentre sulla 
tavola T impronta è semplicemente una testa invece 
di un busto corazzato; ciò è importante, attesoché 
con simile inesattezza siamo privi totalmente del tipo 
che egli con la nota richiama alla nostra attenzione; 
di più, la moneta la cui impronta figura sulla tavola, 
manca tutt' affatto alla descrizione del testo. 

Quindi egli passa a dire che i monetari si sono 
contentati di rifare solamente la leggenda servendosi 
dei conii dell' anno Vili del regno di Vespasiano 
(N. 1 344 e 345); ma sfortunatamente i coni delle 
monete N. 344 e 344 bis non sono dell'anno Vili, 
ma bensì dell'anno IL 

Come si vede, non si sa a che attenersi; se il 
Mionnet nella sua nota dice che la fisionomia della 
testa del N. 70 è simile al 347, come ho fatto vedere, 
non si sbagliava, poiché erano due monete eguali. Il 
caso del Feuardent è differente; nel diritto del N. 343 
la fisionomia della testa ha molta rassomiglianza con 
Vitellio, più che con Vespasiano e la testa del ro- 
vescio ha qualche rassomiglianza con la testa del 
diritto più che con quella di Tito; mentre nella moneta 
dell'anno Vili, N. 347 tanto il diritto che il rovescio 
sono le teste caratteristiche di Vespasiano e di Tito 
rispettivamente. 

La pratica vale più che la teorica, e come ho già 
fatto osservare a più riprese negli appunti precedenti, 
vale a dire in generale nelle monete del primo anno 
di un regno, la fisionomia dell'imperatore è somi- 
gliante a quella del suo predecessore. Un'occhio 
pratico di monete Alessandrine non esita un istante 
a riconoscere che nelle monete di Vespasiano N. 343 
e 344 la fisionomia del diritto somiglia a quella del 
N. 340 di Vitellio, e, benché il N. 343 sia dell'anno I 



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392 G. DATTARt 

e il 344 del II, ambedue debbono essere state coniate 
prima che giungessero ad Alessandria i veri ritratti 
dell' Imperatore e del Cesare. Ritratti che non pote- 
vano giungervi prima del Gennaio 70, poiché Ve- 
spasiano fu proclamato Imperatore a Roma il 21 
Dicembre 69; quindi, quando furono ricevuti i veri 
ritratti, la zecca battè la moneta N. 345 e 345 bis 
pure dell'anno li ma, come si vede dall'impronta, le 
fisionomie sono quelle tanto caratteristiche di Vespa- 
siano e di Tito. 

I monetari Alessandrini, al giungere della nuova 
dell'avvenimento di Tito al trono, non avendo un 
ritratto recente di Tito, batterono le prime monete 
dell'anno II con l'effigie simile a quella battuta al 
rovescio delle monete dell'anno IX di Vespasiano 
(vedi N. 352) e questa somiglianza non può sfuggire 
ad un occhio pratico. Nella fisionomia della testa 
sulla moneta N. 426 si scorge un qualche ritocco 
ed un'idea più vecchia di quella che è rappresentata 
sul N. 422 e ciò per la buona ragione che i monetari 
si resero conto che Tito era allora più vecchio di 
tre anni di quando fu battuta la moneta N. 352; 
mentre, dopo giunto il ritratto di Tito, batterono 
le monete N. 425 e 427, ambedue dell'anno III, la 
cui fisionomia è simile alle monete romane del- 
l'epoca. 

Dunque, per quanto riguarda il lato delle fisio- 
nomie delle teste sulle monete, se quelle in questione 
portanti la data dell'anno I (LA) gli appartenessero, 
la fisionomia di Tito doveva per lo meno essere 
ornile a quella che si trova sui NJ 422 o 426. 

Con questo credo potere concludere che le mo- 
nete là cui leggenda è 

AYT TIT *AÀYI OYEITTAIIÀNOY KAII 

non possono appartenere a Tito. 



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APPUNTI DI NUMISMATICA ALESSANDRINA 303 

i.° Per la poco probabilità che la zecca avesse 
il tempo materiale di battere tanta moneta nel breve 
spazio di 45 giorni. 

2. Per la sconcordanza dei tipi dei rovesci 
di quelle monete con i tipi delle monete battute 
l'anno II e III. 

3. Quelle monete sarebbero un' eccezione alla 
regola con cui i monetari Alessandrini batterono 
moneta dai tempi di Tiberio fino a dopo Antonino Pio. 

4. Altra eccezione alla regola nella disposizione 
delle date, poiché le monete in questione la portano 
al diritto, mentre che quelle di Tito sono sempre al 
rovescio. 

5. Le fisionomie di quelle teste non lasciano 
alcun dubbio che gli appartengano. 

6.° Avendo restituito in quest'appunto ai loro 
rispettivi regni quelle poche monete, le quali come 
erano classificate allora, facevano eccezione alle re- 
gole da me esposte, con ciò sparisce ogni contra- 
dizione ai miei argomenti. 

Io credo quindi aver raggiunto per altra via 
le medesime conclusioni del Poole e poi essermi 
giustificato per averlo seguito nella nuova classifi- 
cazione. 

G. Dattari. 



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LA NUMISMATICA 

E LE SCIENZE ARCHEOLOGICHE ED ECONOMICHE 



RICERCHE E CONFRONTI. 

Una questione importantissima per i cultori della scienza 
numismatica s'impone allo studio, in sèguito a varie pubbli- 
cazioni e a vari indirizzi di ricerche e di opinioni, che spo- 
sterebbero di molto il campo, il fine, il metodo degli studi 
numismatici, e che devono quindi attrarre l'attenzione, spe- 
cialmente dei collaboratori e dei lettori della nostra Rivista. 

I vari indirizzi e le varie opinioni sopraccennate si pos- 
sono ridurre a due fondamentali: i° l'indirizzo che continua la 
scuola tipologica e artistica delle monete, specialmente greche 
ed italo-greche, del Poole, dello Head, del Gardner, dell'Imhoof- 
Blumer, e fa capo in Italia all'illustre direttore del R. Museo 
etrusco di Firenze e degli scavi in Etruria, il prof. L. A. Milani; 
2 l'indirizzo che continua la scuola economica del Boeck, 
del Mommsen e del Babelon, e che fa capo in Italia ai chh. 
miei amici dottori Gabrici e Patroni, del R. Museo di Napoli. 

Per quelli fra i lettori che non sono al corrente delle 
ultime pubblicazioni degli autori sopraccitati, esporrò succin- 
tamente le loro opinioni e il risultato delle loro ricerche, che, in 
quanto schiudono nuovi orizzonti alle scienze numismatiche, 
rappresentano senza dubbio un progresso, ma potrebbero dar 
luogo per molti ad equivoci, a incertezze ed a confusioni. 

Chiaro è il concetto che espone il Milani nei suoi prin- 
cipali lavori numismatici 0), e certo lodevolissimo il suo 



(i) L. A. Milani: Ripostiglio della Venera in Memorie della R. Acca- 
demia dei Lincei, voi. IV. Roma, Salviucci, 1880. — Di alcuni ripostigli 
di monete romane: Studi di cronologia e storia in Museo italiano di 
antichità classica, II, pag. 81, 88 e seg. — u Aes rude, signatum „ e 
* grave „ rinvenuto alla Bruna presso Spoleto; ermeneutica e cronologia 
della primitiva monetazione romana. Milano, Cogliati, 1891. — Museo 
topografico dell' Etruria. Firenze-Roma, Bencini, 1898. — Studi e materiali 
di Archeologia e Numismatica. Firenze, Seeber, 1899. Puntata I. 



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396 SERAFINO RICCI 



proposito : u col connubio, com* egli dice, dell' archeologia 
dell'arte con la numismatica tipologica, con la metrologia, 
la religione e la mitologia italica e la storia „, iniziare una 
u nuova scuola italiana storico-archeologica „, che porti nella 
ricerca scientifica il contributo di nuove idee e di nuovi fatti, 
" traendo profitto dalla specializzazione degli studi e mirando 
a quella sintesi, di cui si sente ormai il bisogno, e alla quale 
il progresso della scienza via via conduce „. 

Se questo vasto campo di studio abbraccia, come si vede, 
tutte le discipline dell'archeologia, la numismatica vi prende 
pure gran parte, sia come scienza a sé, sia principalmente 
dal punto di vista delle ricerche archeologiche, storiche e 
cronologiche. Si comprende inoltre che la numismatica, 
secondo il eh. Milani, non debba più ristringersi a conside- 
rare le monete semplicemente quali " oggetti da museo „, 
come definì, a scanso di equivoci, il eh. dott. Ambrosoli, nel 
suo recente libro sulle Monete greche ( l ); ma invece consideri 
anche il lato artistico e iconografico delle monete. Così, per 
mezzo dell'analisi tipologica di queste, si può giungere, come 
egli giunse, p. es., illustrando l'importantissimo tesoro della 
Bruna, a dimostrare che già la primitiva monetazione del 
bronzo e dell'argento dei Romani è lo specchio più fedele ed 
eloquente della loro storia, e che nel tempo in cui non esiste- 
vano la stampa ed i giornali ', il popolo romano, eminentemente 
pratico, trovò che la moneta, fatta per lo scambio, poteva a 
lui servire di mezzo per la divulgazione rapida ed ufficiale 
di tutti i suoi fasti religiosi, militari, politici e civili ( a ). 



(1) S. Ambrosoli, Monete greche. Milano, Hoepli, 1898. Ved. l'intro- 
duzione al lettore, pag. XI, ove, per dare un* idea esatta della numisma- 
tica greca, scrive: — mi sono limitato a considerare le monete come 
veramente le considera (checché se ne creda) il numismatico di profes- 
sione, cioè, per così esprimermi, come * oggetti da museo „. — E per 
il fine pratico di un Manuale elementare questo va bene. 

(2) L. A. Milani, Aes rude, signatum e grave, op. cit., pag. 4. Questo 
concetto elevato e profondo della moneta, specie nei riguardi della re- 
ligione, dimostrerà meglio il eh. Milani nella Puntata II dei suoi Studi 
e materiali di archeologia e numismatica già citati, ove parlerà della 
religione etrusca e romana in relazione con le scoperte del Foro romano. 
Già egli ne diede un saggio nella tornata del 20 Maggio passato all'Ac- 
cademia dei Lincei, nella quale lesse la memoria Locus sacer, mundus 
e tempium di Fiesole e Roma, 



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LA NUMISMATICA E LE SCIENZE ARCHEOLOGICHE, ECC. 397 

Nessuno negherà che, qualora l'archeologo, o lo storico 
o il numismatico stesso assorgano dallo studio immediato ed 
esclusivo delle monete, dalla loro pratica interpretazione ai 
problemi scientifici più ardui, e qualora non sostituiscano la 
loro opinione soggettiva e le loro ipotesi mal sicure al risul- 
tato chiaro ed esatto dei fatti, la scienza numismatica non 
può che dare e trarre reciprocamente vantaggio dalle inda- 
gini storiche e artistiche, che intorno alle sue monete si 
possano fare. Chi poi ha una coltura così estesa e profonda, 
archeologica e artistica, filologica e storica quale ha il Milani, 
può senza dubbio, qualora non sdruccioli nella ipercritica 
e nel preconcetto di voler tutto spiegare ad ogni costo, 
giungere a risultati soddisfacenti, a vere scoperte scientifiche 
di rapporti nuovi tra fatti storici e sociali, che finora pareva 
non dovessero esistere (*). 

L'indagine poi del valore artistico della moneta occupò 
già le menti di molti illustri numismatici, quali recentemente 
il Gardner, Tlrnhoof-Blumer, il Babelon, il Blanchet, e fu 
presa in considerazione anche recentemente al Congresso 
internazionale di Numismatica, che ne fece argomento dell'un- 
decima tesi da trattare al Congresso, ed accolse favorevol- 
mente la mia modesta dissertazione sull'Arte greca nella 
numismatica della Repubblica romana ( 2 ), che è l'introduzione 



(1) Una critica esauriente delle opere del prof. Milani, non solo 
richiederebbe una competenza di molto superiore alla mia, ma mi par- 
rebbe inoltre ancora prematura, essendo opportuno che tutto o quasi 
il vasto concetto dell' illustre autore sia concretato ed esposto, appunto 
perchè sotto molti rispetti presenta delle indiscutibili e apprezzabili 
verità scientifiche. Io posso dire solo questo per ora, che quanto il 
Milani ha già pubblicato nel campo archeologico-numismatico è tale da 
ottenergli alla fine un risultato scientifico adeguato ai suoi meriti e ai 
suoi studi profondi e geniali. 

(2) Così era formulata la n a tesi del Congresso: Rechercher l'influence 
des types monétaires grecs sur ceux de la République rontaine. E nel 
Compie rendu sommaire del Congresso sopraccitato leggo : u M. Serafino 
Ricci, conservateur adjoint au Cabinet Brera, à Milan, envoie un mémoire 
important, redige en italien, et intitulé Vari grec dans la numismatique 
de la République romaine. Son travail, qui est une réponse à la onzième 
question du programme, fait entrevoir qu'il y eut plusieurs influences 
grecques, venues soit par Tintermédiaire des Etrusques, soit par les 
artistes grecs eux mémes. L'auteur a tenté de préciser les époques et les 
caractères de* ces influences successives „. La dissertazione sarà pubbli- 
cata fra poco negli Alli del Congresso intemaz. di numismatica a Parigi. 

5* 



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398 SERAFINO RICCI 



ad un lavoro più profondo sui rapporti fra l'archeologia 
dell'arte e la numismatica classica, di cui sto preparando i 
materiali. 

Era ovvio del resto, che col progresso degli studi della 
numismatica da un lato, dell'arte classica dall'altro gli ar- 
cheologi, gli artisti e i numismatici non rinvenissero relazioni 
nuove tra le due discipline e ne rilevassero i punti di contatto 
e di confronto. Si incominciò a studiare i ritratti dei perso- 
naggi eternati sulle monete e l'esempio dato dall' Imhoof- 
Blumer nei suoi Portraitkópfe auf rómischen Mùnzen der 
Republik und der Kaiserzeit trovò e trova tuttora imitatori W. 

Si studiarono i rovesci di alcune serie di monete greche 
e romane, specialmente imperiali per osservare quali gruppi 
e statue dell'antichità classica in bronzo o in marmo fossero 
riprodotti sulle monete, o per continuazione di tradizione 
classica locale o per ragioni artistiche, e già le opere del- 
TOverbeck e del Collignon sulla storia della scultura greca 
non trascurano tale argomento di confronto e di studio. Il 
Donaldson diede esempio magistrale del modo di far servire 
le monete ad illustrazione dei monumenti, e talora anche dei 
particolari architettonici dell'Eliade e di Roma, e non è ancora 
esaurito l'argomento ( 2 ). 

Alcuni altri scelsero un periodo di monetazione special- 
mente famoso per l'arte con cui fu condotto, e ne fecero tema 
di ricerche profonde; come, p. es., fece il Pennisi per la 
serie numismatica greco-sicula (3). E trattarono molti scrittori 
degli artisti e dell'acconciatura dei capelli, e dell'arte sicula 
in particolare, come pure della greca in generale (4). 



(1) Oltre l'impulso dato allo studio dei ritratti rappresentati sulle 
monete dal Bernoulli nella sua lkonographie, dal Roscher, dal Bau- 
mcister, dal Daremberg e Saglio nei loro rispettivi dizionari, ved. Ca- 
millo Serafini, L arte nei ritratti della moneta romana repubblicana in 
Bnìkltino della Commissione archeologica comunale di Roma, 1897. 

(2) Ved. Donaldson, Architectura numismatica, Londra, 1859. 

(3) Salvatore Pennisi, L'arte nella numismatica greco-sicula. Aci- 
reale, 1898 in Atti dell'Accademia degli Zelanti, voi. X. 

(4) C. Farcinet, Collections vendéennes; les monnaies artistiques de 
rancienne Grece in Revue du Bas Poitou, III fascicolo, 1895. 

Arthur Evans, Syracusan medaillons and their engravers in the 
Ughi of recent finds, with observations òn the chronology and historical 



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LA NUMISMATICA E LE SCIENZE ARCHEOLOGICHE, ECC. 399 

Altri scrittori, seguendo l'esempio deirimhoof-Blumer di 
fermare l'attenzione su un tipo e di studiarlo in tutte le 
collezioni e serie numismatiche che lo rappresentano W, 
prepararono recentemente lavori speciali o sui tipi di divinità, 
quali, p. es., quelli d'Athena per cura del Lermann (2), o su 
un dato capolavoro d'arte, come, p. es., l'Habich sullo Hermes 
Diskobolos (3). 



Ma, se la scuola storico-archeologica del Milani e degli 
altri valorosi non può che conferire dignità e importanza alla 
numismatica, servendosene per l'illustrazione dei monumenti 
e dei costumi d' un tempo, porta seco anche chiarezza di 
metodo e di fine, come si può vedere, del resto, nei lavori 
di questo genere dell' Evans, dello Svoronos, del Du Chastel 
de la Howarderie, del Serafini e di altri minori. Non così può 
dirsi della scuola economica applicata alla numismatica, cioè 
quella che studia la numismatica come un'enciclopedia eco- 
nomica, e crede che le monete e le medaglie non siano che 
segni distintivi del valore e della ricchezza, e l'esponente 
economico e sociale di una data età, specialmente quando 
questa è antica. 

Non intendo dire con ciò che i seguaci di questa scuola 
siano nell'errore; poiché non si dovrebbe a rigore prescindere, 
studiando numismatica, dal valore economico della moneta. 



occasions 0/ the Syracusan coin — types of the / and 4 centuries B. C. 
Londra, 1892. Cfr., pure del medesimo autore sulla Numismatic Chro- 
nicle lo studio: Some new artists' signatures on sicilian coins. — Octav 
Erbiceano, Sicilische Kunst auf Munzen. Erlangen, 1892 (Dissertazione 
inaugurale dell'Università). — Alberic Conte Du Chastel de la Howar- 
derie, Syracuse, ses monnaies d'argent et d'or au point de vue artistique. 
— La coiffure antique et ses développements successifs. Londra, Spink, 1898. 

(1) Imhoof-Blumer, Die Flugelgestalten der Athena und Nike auf 
Munzen. Vienna, 1871. 

(2) Wilhl. Lermann, Athenatypen auf griechischen Munzen. Beitràge 
zur Geschichte der Athena in der Kunst. Monaco, Beck, 1900. 

(3) G. Habich, Hermes Diskobolos auf Munzen in Journal Interna- 
tional grec, 1899. 



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400 SERAFINO RICCI 



I trattatisti qual più qual meno l'accennano, e anche recen- 
tissimamente il eh. cav. Francesco Gnecchi, nella Nomencla- 
tura delle sue Monete romane ( x ), afferma che la * Numisma- 
tica è la scienza, che ha per oggetto lo studio delle monete 
sotto l'aspetto storico, artistico, iconografico ed economico „. 
Ma, all'atto pratico, il suo Manuale non parla mai delle monete 
dal lato economico, perchè non poteva parlarne, senza entrare 
in una discussione spinosa, già difficilissima pei competenti, 
e quindi sproporzionata al grado di coltura della maggior 
parte dei lettori: così non ne parla mai, anzi l'esclude, il 
eh. dott. Ambrosoli, tanto nel suo Manuale di Numismatica, 
quanto nell'altro più recente delle Monete greche. L'Ambro- 
soli, nelPescludere lo studio della moneta dal lato economico, 
implicitamente ne ammette l'importanza, ma non la vuole 
riconoscere per lo studio diretto e pratico delle monete, pel 
quale la Numismatica fa scienza a sé. Egli pertanto considera 
nella sua definizione la Numismatica quale scienza che ha 
per oggetto le monete di tutti i tempi e di tutti i popoli, 
considerate sotto l'aspetto storico ed artistico, ed aggiunge: 
u Da questa definizione si potrà arguire che non sono di 
competenza della Numismatica propriamente detta le que- 
stioni strettamente tecniche ed economiche relative alla fab- 
bricazione della moneta, alla sua composizione chimica, alle 
oscillazioni del suo peso, e specialmente del suo valore in 
rapporto colla merce, e simili, questioni le quali appartengono 
infatti al dominio di altre discipline, come la Tecnologia 
monetaria, la Metrologia, l'Economia politica, ecc. — quan- 
tunque tali discipline abbiano un' innegabile attinenza colla 
Numismatica, e a vicenda possano fornire ad essa e riceverne 
luce ed alimento „ (2). 

Nel suo ultimo Manuale delle Monete greche pare ch'egli 
voglia di proposito escludere la considerazione del lato econo- 
mico delle monete, perchè nella definizione della Numismatica 
accenna di nuovo soltanto al lato storico ed artistico delle 
monete stesse. Ma è chiaro d'altra parte che l'Ambrosoli lascia 



(1) Fr. Gnecchi, Monete romane. Milano, Hoepli, 2* ediz., 1900, pag. 61. 

(2) S. Ambrosoli, Manuale di Numismatica. Milano, Hoepli, 2» ediz., 
1895, Pag. 1-2. 



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LA NUMISMATICA E LE SCIENZE ARCHEOLOGICHE, ECC. 4OI 

in disparte lo studio economico delle monete, perchè sarebbe 
troppo difficile e allontanerebbe l'attenzione del lettore prin- 
cipiante dal vero fine che deve prefiggersi, come conoscitore 
e raccoglitore pratico di monete e medaglie; cioè il sapere 
praticamente distinguere le singole monete, saperle collocare 
in una collezione, conoscerne il valore intrinseco e storico 
per la compra e vendita e per i cambi. Infatti l'Ambrosoli 
mette tosto in guardia lo studioso dal ginepraio in cui le 
ricerche economiche lo lancerebbero. * Nella Numismatica 
greca — egli scrive — ci si affaccia anzitutto una quistione, 
trascurata un tempo per mancanza di dati concludenti, ma 
studiata oggi invece con ardore da insigni scienziati, vale 
a dire la quistione dei diversi sistemi monetari che avevano 
vigore nell'antichità, la ricerca delle loro origini e derivazioni, 
del modo e delle vie per cui si propagarono presso i diversi 
popoli. 

* Questo studio è particolarmente basato sul peso (poiché 
le monete greche non recano quasi mai indicazione di valore), 
ed è uno studio importantissimo, ma irto di grandi difficoltà, 
ed in molti punti tuttora incerto ed oscuro. Esso poi s'in- 
treccia colle più ardue indagini della Metrologia propriamente 
detta, cioè colle quistioni, che si riferiscono ai sistemi ponde- 
rali usati dai popoli della più remota antichità, prima ancora 
dell'invenzione della moneta. Ora, siccome la Metrologia, a 
detta degli stessi suoi più illustri e benemeriti cultori, pre- 
senta ancora molti dubbi, e spesso è costretta a tenersi paga 
di semplici ipotesi, per quanto plausibili, e siccome quest'or- 
dine di ricerche, in ultima analisi, giova alla storia del com- 
mercio e delle vicende economiche dei popoli dell'antichità 
più che alla Numismatica propriamente e ristrettamente 
parlando, basterà allo scopo generale di questo libriccino il 
prendere nota del sistema monetario attico, ch'era il più 
diffuso „ (1). 

È dunque naturale che, se l'Ambrosoli è costretto a far ciò 
per ragioni pratiche e didattiche, egli non intende di disprez- 
zare la ricerca sul valore metrologico, finanziario ed economico 
della moneta, ricerca che richiede lunga e profonda prepa- 



(1) S. Ambrosou, Monete greche. Milano, Hoepli, 1898, pag. 2-3. 



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402 SERAFINO RICCI 



razione, e si limita spesso a discussioni più o meno conclusive, 
ma è di somma importanza per tutte le questioni che hanno 
per base la moneta, e che ricevono luce dalla considerazione 
dell'aumento o della diminuzione della ricchezza nelle nazioni. 



Essendo una collezione di monete una riunione des 
preuves parlantes de certains faits, des monuments fixes et 
indubitables de Pancienne histoire, come dice il La Bruyère, 
e dando essa — come conferma l'illustre Babelon — la plus 
complète et la plus fidile évocation du passe que nous procu- 
rent les sciences historiques ( x ), nessun campo è più vasto, 
nessun mezzo è più sicuro della scienza numismatica per 
studiare una gran varietà di problemi. E li studiarono più 
gli stranieri che non noi italiani, perchè noi abbiamo avuto 
il torto di chiuderci in un esclusivismo troppo ristretto, 
staccandoci dallo studio dell'economia. Giustamente lo osserva 
il nostro Francesco Gnecchi, il quale sostiene che la numisma- 
tica senza lo studio delle scienze economiche è sterile e 
perde gran parte del suo interesse e della sua importanza 
in faccia a coloro, che, accontentandosi dell'apparenza, cre- 
dono che tutto lo studio della numismatica si limiti all'osser- 
vazione più o meno superficiale delle monete e delle medaglie. 
Rileva il Gnecchi che i nostri vecchi autori studiavano anche 
la parte economica, che ora è da noi a torto trascurata, e 
loda perciò il Babelon ( 2 ), che consacrò un intero libro allo 
studio della moneta, considerata sotto il rispetto economico 
e storico (3). 

E appunto il Babelon, che nell'altro lavoro citato e in 
altri ancora non meno profondi e geniali dimostrò i rapporti 
intimi della scienza numismatica con la storia, l'epigrafia, la 
geografia, la cronologia, la mitologia, l'iconografia, Parchitet- 



(i) Ved. E. Babelon, De l'utilité scienti fique des collections des mon- 
naies anciennes in Rivista italiana di Numismatica, 1897, pag. 383 e segg. 

(2) Ved. in Rivista italiana di Numismatica, 1897, pag. 418. 

(3) E. Babelon, Les origines de la monnaie considirées au point de 
vue économique et historique. Parigi, Didot, 1897. 



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La numismatica e le scienze archeologiche, ecc. 403 

tura, la scultura, la storia dell'arte, egli prova chiaramente 
con quest'ultimo suo lavoro che la numismatica è non solo: 
l'une des bases fondamentales de l'archeologie, e 1 est aussi 
l'une des sources les plus fécondes des annales de Revolution 
économique des sociétés civilisées (0. 

Del resto l'opera del Babelon rispecchia tutto un indi- 
rizzo di studi economici e finanziari coltivati in quest' ultima 
decina di anni sporadicamente, e all' estero specialmente, 
ma indicanti almeno un risveglio recente in questo ramo 
scientifico. Ettinger, Prou, Baugas, Poinsard, Zani, Rossi 
si occuparono della questione monetaria in rapporto con 
la questione sociale ( 2 ); Reinach, Zuckerkandl, Seidler, 
Grunwald, Arnauné, Schaube e dei nostri il Desimoni e il 
Lorini studiarono la numismatica in relazione con l'oscilla- 
mento fra l'oro e l'argento, e intorno al credito e al cambio 
antico e moderno (3). Altri trattarono del valore della moneta, 



(1) E. Babelon, op. cit, introduzione, pag. 1. — Giova ricordare i 
titoli dei capitoli di quest'opera importante: 1, Le troc et les premiers 
étalons de valeur; 2, lingots et ustensiles tnétàlliques employés cotnme 
monnaie; 3, les premiers essais monétaires; Période de la monnaie privée; 
4, les premiers essais monétaires; la monnaie garantie par l'état; 5, les 
traditions de l'antiquité relative à Pinvention de la monnaie; 6, l'or et 
l'argent dans l'antiquité; 7, les rapports de l'or à l'argent chez les anciens; 
8, la monnaie auxiliaire dans l'antiquité. 

(2) M. Ettinger, Einfluss der Goldwàhrung auf das Einkommen der 
Bevólkerungsclassen und des Staates. Wien, Breitenstein, 1892. — 
M. Prou, La numismatique et l'histoire de la civilisation (Revue de 
l'enseignement secondaire et supérieur 1893 dicembre). — P. Baugas, 
La question monétaire et la baisse de valeur du metal argent (Revue 
catholique des institutions et du droit, janvier 1894). — J- Poinsard, La 
question monétaire considérée dans ses rapports avec la condition sociale 
des divers pays et avec les crises économiques. Parigi, Giard et Brière, 
1894. — B. Zani, La questione monetaria in relazione con la questione 
sociale (Atti e Memorie della R. Accademia Virgiliana di Mantova) 1895. 
— A. Rossi, La questione monetaria nei suoi rapporti con l'agricoltura 
italiana (Bibliot. popolare dell'Italia agrìcola). 

(3) Th. Reinach, De la valeur proportionnelle de l'or et de l'argent 
dans tantiquité grecque (Rev. Numismatique fran^. I, 1893). — Rob. 
Zuckerkandl, La mesure des transformations de la valeur de la monnaie 
(Revue d'economie politique, marzo 1894). — Ernst Seidler, Die Schwan- 
kungen des Geldwertes und die juristische Lehre von dem Jnhalte der 
Geldschulden (JahrbQcher far Nationaloìkonomie und Statistik, III, 



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404 SERAFINO RICCI 



tanto nei secoli antichi quanto nel nostro, e dei vari sistemi 
monetari coi prezzi delle singole monete: altri infine ne 
prendono argomento per svolgere la questione del mono- 
metallismo e del bimetallismo. 

Ma dove la numismatica, senza spogliarsi interamente 
del suo carattere storico e archeologico, tratta di questioni 
vitali e per la conoscenza profonda del mondo antico, e per 
i confronti tra le istituzioni pubbliche dei Greci e dei Romani 
e quelle medìoevali e moderne, è nell'esame delle questioni 
specialmente dei sistemi monetari dell'uso antico medioevale 
e moderno. Terreno in parte vergine questo, che, se fosse 
opportunamente e su vasta scala coltivato, darebbe frutti 
meravigliosi. Lehmann dichiarò la base dei sistemi monetari 
antichi riposta nel sistema di peso babilonese arcaico IO. 
Gdtze ci trattò delle barre d'argento della collezione dello 
Schlìemann, importantissime per la storia della monetazione 
più antica! 2 ); THalbherr ci fa conoscere un'epigrafe impor- 
tante per la coniazione a Creta (3). Della riforma solontana 
trattarono prima il Nissen e poi lo Hill (4); e del sistema 



voi. VI), fase, V, 1892}. — M. dott. Grunwald, Gtschichte des italienischen 
Zwangkurses und der Wiederhersiellung der Valuta (Finanz-Arehìv, XI 
Jahrgang, Voi. 1, 1894), — A. àrnauné, La monnaie, le crédit et k 
change* Parigi, 1894* — A, Schaube, Sfudittm Mtr Gtschichte des aliesten 
Camhium (Jahrbucher far Nationalolkonomie, III serie, voi. X, fase, IV, 
1895). — Cor Nt Lio Desi moni. La moneta té il rapporto dell'oro all'argento* 
Roma, 1695- — Eteocle Lorlni, Eintge Bemerkungen vòer das Finanz- 
ttnd Mìtnxwesen Italiem (1892-1895) Torino, Loescher, 1896. — Idem. — 
La moneta e il principio del costo comparativo. Torino, Loescher r 1900, 
Cfr. l'altra sua opera: Credito capitalistico e moneta nazionale. Milano, 
Hoepli, X-205. 

(r) C, Lehmann, Das aitbabyionische Maass tmd Gewichtsystem ah 
Grand lag* der anttken Gemìchis^Mnlnz- und Alaasssysteme. Leida, 1893. 

(2) G5tze, Die troyanischen Silberbarren der Schliemannsammtungen. 
Veci. GlobaSj 71° voi., 1897. 

(3) F. Halbjjeur, An ìmportant inscription for the history of coinage 
in Creta (Journal internata d'ArchcoL et Numismatique, diretto dal 
eh, dott. Svoronos). 

(4) FL Nissen, Die Miinzreform Sotons (Rhein, Mus., XLIX, 1894). 
— G. F. Hill, Soton*s Reform of the attic Standard (The numism. 
Chronide, serie III, n. 68 (1897), 



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LA NUMISMATICA E LE SCIENZE ARCHEOLOGICHE, ECC. 405 

monetario delfico del IV secolo si occupò Teodoro Reinach 0), 
E se dal mondo orientale e greco passiamo al romano, osser- 
viamo che il Falchi studiò l'usura in Roma nel V e IV secolo 
a. C, e lo stesso Reinach ci presentò ( 2 ) il frutto delle sue 
ricerche in una crisi monetaria del IH secolo d. C. Il Bredif 
indagò le attribuzioni di finanza del Senato della Repubblica 
romana (3), e della monetazione imperiale trattarono il Soutzo, 
il Gabriel e il Blanchet (4). Per quella medievale e moderna 
mi limiterò a citare il Winter, che trattò dell'interesse mone- 
tario in genere (5), il Sarlo e il Salvioni che trattarono del 
sistema monetario in una data provincia nel secolo IX (6), 
mentre lo Hertrich preferì rivolgere la sua attenzione sulle 
teorie monetarie nel sec. XIV (7), il Caucich, che nella sua 
opera magistrale sulla istituzione delle officine monetarie 
italiane iniziò il collocamento delle monete ( 8 ) per serie 
geografica e topografica non per zecche, come si fa tuttora t 
e quindi seguì un ordinamento più logico e più storico, lodato 



(1) Th. Reinach, Observation sur le sy stèrne monétaire delphique du 
IV siede (Bull, de correspond. hellen. 1896). 

(2) I. Falchi, L'usura in Roma nel IV e V secolo a. C. Prato, 
Vestri, 1890. 

(3) F. Brédif, Attributions financières du sènat romain sous la Ri- 
publique. Parigi, Rousseau, 1894. 

(4) M. G. Soutzo, Uber Wert-und Gewichtsverhàltnisse der rómischm 
Kaisermunzen in Revue Numismatique, 1898, II p. 231-250; NI p. 478-487. 
— E. Gabrici, Contributo alla storia delle monete romane da Augusto a 
Domiziano (Atti della Reale Accad. di archeol., lett. e belle arti eli 
Napoli, 1897-98, voi. XIX). — A. Blanchet, Recherches sur la circulaiioti 
de la monnaie en or sous les empereurs romains. Bruxelles, Revue Belge 
de numism.y 1899. — Les iresors de nwnnaies romaines et les invasione 
germaniques en Gaule. Parigi, Leroux, 1899. 

(5) !• Winter, Zur Geschichtè des Zinzfusses im Mittelalter (Zeitschnft 
f. Social u. Wirthschaftsgeschichte, voi. IV, fase. II, 1896). 

(6) F. Sarlo, Sistema monetario in Puglia nel secolo IX durante la 
dominazione bizantina (Arte e Storia, 1894). — G. B. Salvioni, Sul va- 
lore della lira bolognese (Atti e Memorie della R. Deputaz. di Storia 
patria per le Romagne, serie III, voi. XVII, fase. 1V-VI). 

(7) H. Hertrich, Les ihéories monetaires au XIV* sitcle, Nicolas 
Oresmc. Lione, Legendre, 1898. 

(8) Guido Caucich, Notizie storiche intorno alla insti tuzione delle 
officine irjonetcrie italiane. Firenze, 1895. 

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406 SERAFINO RICCI 



e messo già in pratica nella sua bella collezione milanese 
dal eh, cav. Gavazzi, ma irto di difficoltà pei profani della 
storia, e perciò non atto a divenire popolare. 

L'opera del Caucich, la quale mostra quanto sia elemen- 
tare e formale la distribuzione delle monete italiane per 
zecche, sta degnamente insieme con i lavori del Mazzi, del 
Mulazzani d'indole economica ( x ); dello stesso Gavazzi prelo- 
dato sul fiorino d'oro di G. Visconti ( 2 ), del eh. ing. Motta 
intorno ai documenti visconteo-sforzeschi (3). La scuola ita- 
liana continua le sue buone tradizioni con le profonde ricerche 
dell'Àmbrosoli suW Ambrosino d'oro (4) e del Papadopoli sulla 
monetazione e sulla zecca veneta, di cui egli va ricostruendo 
la storia con osservazione costante, paziente ed acuta (5), ed 
avrà poi degno complemento nell'opera colossale dell'Au- 
gusto Nostro Sovrano e Presidente Onorario, S. M. Vittorio 
Emanuele III, complemento, cioè, in quel magistrale Corpus 
nummornm, alla pubblicazione del quale le saggie cure del 
Regno non porteranno — ne abbiamo fede — impedimento 
alcuno, e che sarà documento imperituro della scienza nu- 
mismatica dell'Italia e insieme del suo Re. 



Questo elenco bibliografico parrà ad alcuni una digres- 
sione inopportuna, ma ho desiderato anzi di aggiungerlo per 

(1) Ang. Mazzi, La convenzione monetaria del 12 f 4 e il denaro impe- 
riate di Bergamo nel secolo XllL Bergamo, Pagnonceili, 1882. — Giov. 
Mulazzani, Studi economici sulle monete di Milano (Riv. ital. di Numism., 
I (1888), pag. 41 e segg.; 299 e segg.). 

(3) G, Gavazzi, Ricerca del fiorino d'oro di G. Visconti (Riv. cit., I 
(i888) t pag. 411 e segg.). 

(3) E. Motta, Documenti visconteo-sforzeschi per la storia della zecca 
di Milano (Riv. cit., 1895). 

(4) S. Ambrosoli, U Ambrosino d'oro nell'opera Ambrosiana. Milano, 
Cogliati, [897. 

(5) N, Papadopoli. Oltre gli innumerevoli opuscoli, nei quali illustra 
i documenti relativi alla zecca di Venezia ch'egli va ritrovando negli 
Archivi, basti citare l'opera magistrale del nostro Presidente effettivo: 
Le monete di Venezia descritte ed illustrate coi disegni di C. Kunz. Parte I: 
Dalle origini a Cristoforo Moro. Venezia, Ongania, 1893. 



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LA NUMISMATICA E LE SCIENZE ARCHEOLOGICHE, ECC. 407 

provare il nostro assunto, che, cioè, non si può negare 
l'importanza degli studi economici come complemento di 
progresso delle stesse discipline numismatiche. 

Ma con questo non intendo di dimostrare che la numi- 
smatica sia scienza economica, e quindi un ramo della socio- 
logia e dell'economia politica: essa è scienza indipendente, 
ma riceve luce e norma dalle scienze economiche, ed ha 
relazione con l'economia come ne ha con la storia, con 
l'archeologia e con altre scienze affini. 

Senonchè il lavoro citato del Babelon, e quel risveglio 
salutare che si sta compiendo intorno alla scienza numisma- 
tica indusse i miei ottimi colleghi di Napoli, dott. Patroni e 
prof. Gabrici, a spostare addirittura la numismatica dalla sede 
in cui è stata sinora, per farne una disciplina puramente 
economica e sociale. 

Io non ho qui il proposito di demolire le opinioni dei 
miei bravi colleghi, innanzi tutto perchè mi sono amici, e poi 
perchè, anche se fossero avversari, non sarebbe giusto il 
confutarne le opinioni prima ch'essi abbiano posto a cono- 
scenza del pubblico quali armi valide di difesa siano le loro, 
cioè tutte le loro plausibili ragioni. Oggi io mi limito a notare 
la novità, come un sintomo di un mutamento, di uno sposta- 
mento che potrebbe essere pericoloso, perchè, qualora fosse 
tradotto nella pratica, potrebbe presentare quel lato debole, 
non da tutti condiviso, che non si presenta forse ad uno 
studio superficiale della cosa. 

10 vi accennai già a suo tempo in principio dell'anno, 
parlando del metodo sperimentale nelle discipline archeolo- 
giche 00, ma ora desidero di discuterne più ampiamente, col 
fine di presentare chiari i termini della questione ai lettori. 

11 Patroni ne tratta in un suo lavoro di prolusione al 
corso libero di archeologia presso la R. Università di Napoli, 
e così si esprime: " S'intende come ragionevolmente dall'ar- 
cheologia si sia separata la numismatica. 1 monumenti che 



(i) Serafino Ricci, Del metodo sperimentale nelle discipline archeolo- 
giche. Prolusione al corso libero di archeologia e storia dell'arte presso 
la R. Accademia Scientifica Letteraria di Milano. Firenze, Rassegna 
Nazionale, 1900. 



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408 SERAFINO RICCI 



ne sono l'oggetto, cioè le monete, non corrispondono imme- 
diatamente a nessun fine né pratico, né etico, ma sono il 
sostituto legale di una valuta in genere, la quale sola era 
veramente adoperabile nell'uso pratico; sono il risultato di 
una convenzione economica. La natura intima della moneta 
non si rivela né nella figura, né nella leggenda, ma nel valore. 

a Mentre il tipo non fa che seguire l'evoluzione delle 
arti figurative, e la leggenda quella dell'epigrafia, la moneta 
ha una evoluzione sua propria, che corrisponde a variazioni 
di valori, e queste sottostanno a leggi economiche, lo studio 
delle quali è affatto estraneo ai procedimenti ed ai fini dell'ar- 
cheologia. 

1 Ciò non toglie che nella moneta si possa considerare 
il lato archeologico, né che la numismatica, anche con i suoi 
mezzi speciali, possa riuscire utile sussidio air archeologia. 

" Ma la numismatica ha oltrepassata la sua fase archeo- 
logica, quando si limitava alla descrizione, trascurando il 
peso * ( T ). 

E dopo questa grave dichiarazione, che non manca di 
interesse e richiede studio e riflessione, il Patroni chiarisce 
meglio il suo concetto in una Nota, che credo indispensabile 
di riprodurre per intero: 

" L'amico E. Gabrici, da quel valente cultore di numi- 
smatica che egli è, richiama la mia attenzione sul recente 
libro del Babelon Les origìnes de la montiate, in cui, senza 
che io Io sospettassi, già si schiudevano alla numismatica 
gli orizzonti economici. Avverto però che la teoria sostenuta 
dal Babelon, di un valore intrinseco che dovrebbe esser 
proprio della buona moneta, non infirma le mie idee, né fa 
variare la natura specifica della scienza numismatica. Prescin- 
dendo dalla teoria in sé stessa, alla quale pur si potrebbero 
fare numerose obiezioni, a niuno verrà in mente che le belle 
monete, dai coni eseguiti splendidamente in officine di veri 
artisti» fossero ricevute solo in vista della loro trasformazione 
possibile in metallo puro e dell'uso di questo : ciò non ebbe 
e non ha riscontro nella pratica. Rimane perciò che la vera 



(i) G. Patroni, Di una nuova orientazione dell'archeologia nel più 
recente movimento scientifico. Roma, Rendiconti Accademia Lincei, 1899. 



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LA NUMISMATICA E LE SCIENZE ARCHEOLOGICHE, ECC. 409 

moneta, a differenza di quei monumenti che sono oggetto 
dell'archeologia, non ha uso pratico diretto ed immediato „ (*). 

A ragione- il Patroni cita il Gabrici su questo argomento, 
poiché questi ne fece materia speciale di un suo lavoro 
presentato al Congresso internazionale di Numismatica di 
Parigi. Ma io non posso ancora studiare le ragioni contenute 
in quel lavoro, perchè non ho ancora fra le mani né il 
volume del Congresso, né un estratto del suo articolo. 

Questo, però, essendo stato riassunto nel Compie rendu 
sommaire del Congresso stesso, non riesce di contenuto 
oscuro. u M. Ettore Gabrici, conservateur adjoint au musée 
de Naples, a envoyé un mémoire intitulé: Le róle de la nu- 
mismatiqiie dans le mouvemenl scienlifique conlemporain. Se 
pla^ant au point de vue philosophique, l'auteur propose de 
considérer la numismatique comme dépendant, non de l'ar- 
cheologie, mais de l'economie politique. Ainsi considérée, la 
numismatique donnera, comme science auxiliaire de Thistoire, 
des résultats plus féconds que ceux obtenus jusqu'à ce 
jour „ (2). 

Basta questo riassunto per comprendere nettamente i 
concetti dell'autore, di fare della numismatica un ramo del- 
l'economia politica, togliendola dal computo delle discipline 
archeologiche, o dal novero delle discipline a sé. Innanzi 
tutto la numismatica non si deve togliere completamente 
dalle discipline archeologiche, come non si deve toglierla 
completamente dalle discipline economiche perchè essa tiene 
e delle une e delle altre. 

Qui bisogna piuttosto distinguere la questione sotto due 
aspetti; il teorico e scientifico da un lato, il pratico e com- 
merciale dall' altro. Scientificamente parlando, non si può 
escludere il dato economico dallo studio della numismatica, 



(r) Ved. G. Patroni, op. cit., pag. 18, nota 1. Su tutte queste opinioni 
faccio molte riserve, poiché credo che, approvato il conio di una data 
moneta e ammesso nel corso, il valore artistico alla moneta non poteva 
certo alterarne il valore monetario, ed era un dato trascurabile, che 
solo la nostra coltura archeologica fa rilevare più tardi, indipendente- 
mente dal valore che la moneta anticamente aveva nell'uso. 

(2) Exposition universelle internationale de 1900 Congrès international 
de numismatique, Paris, imprimerie nationale, 1900. 



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4IO SERAFINO RICCI 



come non si può trascurare in questo studio l'elemento 
storico, artistico, iconografico, bibliografico e simili. Ma, se 
dalla teoria passiamo alla pratica, non possiamo assoluta- 
mente immaginarci la numismatica divenuta una scienza 
sociale ed economica, né può rendersi possibile uè effettuabile 
la distribuzione delle monete in un modo completamente 
diverso da quello ormai accettato e riconosciuto abbastanza 
facile e pratico. 

In attesa pertanto della pubblicazione del lavoro del 
Gabrici, ci limitiamo a preparare bene il lettore alla questione, 
cercando di dimostrare la difficoltà di qualsiasi spostamento 
della scienza numismatica, di qualsiasi alterazione nell'ordi- 
namento attuale di questa disciplina» 

Il Cabrici risponde con le sue dimostrazioni a una specie 
di domanda indiretta che si faceva il Patroni nel lavoro 
citato in un altro brano, che contiene queste espressioni: 

11 Un'altra immensa provincia, la numismatica, non è 
stata veramente ceduta ad alcuna scienza, perchè ancora 
non esiste un organismo scientifìeo diverso dall'ar- 
cheologia che sia preparato ad accoglierla; ma intanto 
si è distaccata, ha proclamata la propria indipendenza, e fa 
da sé tt . 

Il Cabrici vorrebbe dunque eedere la numismatica 
alla economia politica, come l'organismo scientifìeo 
più atto ad accoglierla. 

* 

Distinguiamo pertanto la numismatica autonoma, come 
scienza a sé, dalla numismatica ancella delle altre discipline. 
Se la consideriamo in questo ultimo senso, tanto può essere 
ceduta ali 1 economia politica quanto alla storia, p. es,, o alle 
antichità classiche, che non meno dell' economia politica in* 
vadono il suo campo, poiché in realtà riconosce di essere a 
tutte debitrice di qualche sua parte, 

Ma se consideriamo la numismatica in sé, con leggi sue e 
fine proprio, come Io stesso Patroni ammette, essa ben diffi- 
cilmente potrebbe acconciarsi agli usi e agli ordini di una 
consorella qualsiasi» 



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LA NUMISMATICA E LE SCIENZE ARCHEOLOGICHE, ECC. 4II 

u II dominio della Numismatica — scrive TAmbrosoli 
in una sua pregiata prolusione al corso di Numismatica (0 — 
consta, per così dire, di cento e cento sparse provincie, le 
quali nessuno si cura di radunare in un corpo solo, perchè 
da un lato la sterminata quantità dei monumenti suggerisce 
spontanea la convenienza di limitarsi ad una classe partico- 
lare, dall'altra lo studio dei monumenti medesimi è spesso 
considerato come mezzo, non come scopo.... „ 

E soggiunge poi il mio illustre direttore che è difficile 
impresa e quasi impossibile " il separare la teorica dalla 
pratica; anzi, separandola, si incorre in gravissimi pericoli, 
si rischia di architettare deduzioni e sistemi campati in aria, 
perchè il punto di partenza, il punto essenziale, l'autenti- 
cità dei monumenti, checché se ne dica, rimane di spet- 
tanza della pratica „ (ved. op. cit., pag. 7 dell'estratto). 

Ora, l'economia politica come può occuparsi dell' auten- 
ticità delle monete? e quale criterio distributivo può essa sug- 
gerire alla numismatica più sicuro e universalmente accettato 
di quelli finora e tuttora seguiti? Si potrebbe in modo chiaro 
e costante far dipendere quella gran congerie di monete e 
di medaglie da un criterio di distribuzione economica? E quale 
potrebbe esser questo? Non si sono fatti ripetuti tentativi di 
rendere più logicamente e storicamente ordinate le serie di 
monete, classificandole cronologicamente, e non si è dovuto 
rinunciarvi? Infatti, la serie consolare, p. es., è distribuita per 
famiglie, ogentes dei tr esviri ntonetales; distribuzione illogica e 
contraria allo sviluppo progressivo dei vari conii della Repub- 
blica romana, quale scientificamente ricostruì il Babelon (»), 

Se dalla serie consolare passiamo all'imperiale, non è 
illogico che la serie cronologica degli imperatori romani, per 
la sola ragione dei moduli diversi delle monete, sia suddivisa 
in quattro parti o classi? E questa ragione dei moduli è 
scientifica, o è una ragione pratica? E semplicemente una 
ragione pratica, poiché, tolte le quattro classi delle monete 



(1) S. Ambrosoli, Della numismatica come scienza autonoma. Prolu- 
sione al corso libero di Numismatica presso la R. Accademia Scientifica 
Letteraria in Milano. Milano, Cogliati, 1893. V. Rivista ibidem. 

(2) Ved. E. Babelon, Description hisiorique et chronologique des 
monnaies de la Republique romaine. Parigi, 1885, 2 voi. 



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412 SERAFINO RICCI 



imperiali, non vi sarebbe più una norma fissa di grandezza 
per le tavolette degli stipi. Così un'altra ragione pratica, 
quella del metallo, influì sulle prime pubblicazioni delle mo- 
nete imperiali: P. es., la prima edizione del Cohen ha notati 
gli aurei e i denari divisi dai medaglioni, e questi dai grandi, 
dai medi e dai piccoli bronzi. E la disposizione delle zecche 
italiane non è forse una divisione formale, che toglie alla 
moneta molto del suo vero valore storico? La zecca è un'offi- 
cina, la cui importanza talora dipende da una accidentalità, 
quella di essere più o meno rappresentata, quindi le monete 
ordinate per zecche non rispondono al vero loro ufficio nella 
storia, poiché, essendo la coniazione delle monete prerogativa 
dello Stato, le monete delle varie zecche dovrebbero essere 
distribuite per Stato, e, per entro a ogni singolo Stato, in 
ordine cronologico dei domini e dei fatti. 

Eppure una distribuzione simile non fu mai attuata, perchè 
non è attuabile, e cozza contro necessità pratiche che bisogna 
curare, se si vuole rendere più facili le ricerche e più agevole 
lo studio anche ai profani della storia, poiché l'ordinamento 
statuale, in cui si dovrebbe contemplare anche i mutamenti 
di territorio e di dominio dei singoli stati rappresentati nelle 
collezioni, farebbe presupporre innanzitutto in chi ordina un 
medagliere delle cognizioni storiche ed archeologiche che non 
si possono facilmente trovare riunite in una sola persona, e 
che nop si possono pretendere in ogni raccoglitore o anti- 
quario, che spesso manca di una seria coltura generale. 

E se dalle monete romane a noi più vicine risaliamo 
anche alle greche, non è ormai inteso fra i numismatici 
che le monete dei re dei vari stati ellenici e asiatici siano 
disposte nel medagliere dopo quelle autonome o urbiche? 
E con ciò non si è fatta astrazione da ogni considerazione 
cronologica, che formerebbe invece la base d'una distribu- 
zione puramente storica delle monete appartenenti ai mede- 
simi stati ellenici? 

L'oggetto archeologico che predomina nella moneta ci 
si impone, e non possiamo assolutamente farne astrazione. 
Bene dichiarò quindi l'Ambrosoli nell'introduzione al Manuale 
delle monete gì eche ch'egli, per quel Manuale, si limitava a 
considerare le monete come oggetti da museo. 



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LA NUMISMATICA E LE SCIENZE ARCHEOLOGICHE, ECC. 413 

A tutta prima pare esagerato il suo esclusivismo, ma poi, 
pensandoci, si vede che gli fu imposto dall'indole pratica 
del Manuale stesso e dal carattere, per così dire, archeologico 
della scienza numismatica classica, e da quello museografico 
della numismatica medievale e moderna. 

Ora dal carattere archeologico sopraccitato della moneta 
difficilmente si potrà fare astrazione per la numismatica clas- 
sica greco-romana, come non si potrà interamente prescindere 
dall'arte, dall'araldica, dal metodo delle collezioni antiquarie 
per la numismatica medievale e moderna. 

Noi potremo studiare i problemi economici e sociali ai 
quali dà origine la moneta, vista la loro importanza e consi- 
derate le relazioni strette che intercedono tra la scienza 
numismatica e le scienze finanziarie ed economiche; ma non 
potremo mai sostituire all'ordinamento delle collezioni ormai 
tradizionale e riconosciuto nella pratica come il migliore, 
quello economico, che per natura sua è incerto e oscillante 
nella classificazione e nello studio delle monete, nonché difficile 
ad essere rinvenuto e studiato in tutti i suoi rapporti e per 
tutti i suoi gradi. Infatti il Babelon ha scritto un libro intero 
per riordinare cronologicamente tutte le monete consolari, ma 
queste ancora oggi si classificano per famiglie; nella seconda 
edizione del Cohen tutte le monete imperiali romane di 
qualsiasi metallo e modulo sono raggruppate storicamente* e 
cronologicamente sotto i singoli imperatori, ma si continua 
a disporre nei medaglieri prima gli aurei e i denari, poi i 
grandi, poi i medi e infine i piccoli bronzi, e a parte i me- 
daglioni e i conformati, e via dicendo. Ciò che è sancito dalla 
pratica e dalla natura dell'oggetto numismatico propriamente 
detto non è stato ancora, e verosimilmente non sarà mai 
distrutto dal progresso delle discipline affini alla numismatica, 
perchè dovrà obbedire alle leggi stabili, inflessibili della mo- 
neta stessa, quali furono da una secolare esperienza ricono- 
sciute migliori. 

Non si tratta quindi di un nuovo organismo scientifico 
diverso dall' archeologia che sia preparato ad accogliere la 
numismatica, a meno che non consideriamo questo organismo 
solo scientificamente, prescindendo dall'applicazione sua alla 
distribuzione delle monete nei medaglieri. Poiché in quest'ul- 

53 



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414 SERAFINO RICCI 



timo caso la numismatica non può formare un organismo 
diverso da quello speciale in cui, essa considerata in senso 
proprio, si chiude con mezzi e fini suoi propri. Sono questi 
la determinazione della natura, della qualità, dello stato di 
conservazione delle monete, la loro descrizione scientifica, la 
ricerca dell'autenticità, l'identificazione e la spiegazione sto- 
rica, archeologica ed economica delle monete e delle medaglie, 
in cui, come dice bene l'Ambrosoli nella Prolusione citata, * a 
tate scopo la scienza pura non basta, si richiede assoluta- 
mente il concorso della pratica „ , indispensabile per * la 
evidente necessità ed il fermo proposito di trovare il mezzo 
di dominare dall'alto questa massa apparentemente confusa 
di nozioni, invece di rimanerne oppressi e sopraffatti „. 

Per questa ragione talora, anzi spesse volte il fine pratico 
prende il sopravvento su quello puramente scientifico, ideale 
o per così dire contemplativo, e perciò due distinti indirizzi 
si vanno perpetuando. E come per la serie delle monete 
repubblicane, o consolari vi è la distribuzione pratica per 
genfrs o famiglie, disposte in ordine alfabetico, che offre modo 
anche a chi non è competente di consultare un catalogo e 
vedervi i prezzi corrispondenti alle monete, ma accanto a 
questa distribuzione vi è l'altra storica, cronologica, determi- 
nata e illustrata dal Babelon, così vi può essere la scienza 
numismatica distribuita praticamente per regioni, per metallo, 
per forma, ma anche quella per la quale il numismatico, 
partendo dal concetto economico, o storico, o artistico si vada 
architettando nella mente sua un sistema ordinato di mone- 
tazione, che corrisponda in realtà ai concetti economici e 
sociali, obbedendo ai quali le singole monete furono coniate 
ed usate in un dato periodo. 

Il più difficile sta nel rinvenire questo ordinamento 
economico, questo organismo nuovo e costante entro l'orbita 
del quale la monetazione si svolse da minore a maggiore 
perfezione. Ed è appunto la difficoltà, riconosciuta anche dagli 
scienziati in queste ricerche, che esclude a priori ogni orien- 
tazione della scienza numismatica in quel indirizzo. 

Concluderò con le parole con le quali discussi già le opi- 
nioni del Patroni nella mia Prolusione sopraccitata: u Nessuno 
può negare il carattere storico e antiquario della moneta in se 



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LA NUMISMATICA E LE SCIENZE ARCHEOLOGICHE, ECC. 415 



stessa. Il Patroni, secondo me, è sviato da un anacronismo 
strano: egli considera la moneta come era e valeva quando 
uscì dalla zecca corrispettiva, non quella che noi ora vediamo 
più o meno conservata dopo tanti secoli, per la quale facciamo 
di solito astrazione dal valore intrinseco che aveva al suo 
tempo, per badare al valore storico che assume, non solo pel 
metallo e pel peso, ma per la rappresentanza, per la sua 
patina ben conservata, per il valore insomma che ha come 
cimelio d'antichità. In quel valore storico e artistico risiede 
appunto il valore archeologico della moneta, la quale indiscu- 
tibilmente per ciò solo rimane e rimarrà sempre un oggetto 
archeologico, o antiquario, e, se noi lo consideriamo non solo 
nella serie di una collezione numismatica, ma anche nei ripo- 
stigli e nei ritrovamenti vari che vengono in luce dagli scavi 
fortuiti o sistematici, in mezzo agli altri oggetti più o meno 
preziosi, allora la moneta è oggetto specialmente, esclusiva- 
mente archeologico, e talora l'unico mezzo prezioso, perchè 
datato, per conoscere l'età dei monumenti in mezzo ai quali 
si siano rinvenute per caso delle monete ,,. 

Attendiamo pertanto il momento in cui i problemi econo- 
mici, che il peso e il valore delle varie monete possono susci- 
tare, siano risolti in modo così perfetto da essere presi come 
regola direttiva e fondamentale di una qualsiasi classifica- 
zione: allora ragioneremo meglio; attendiamo che il nostro 
bravo dott. Gabrici ci illumini sui mezzi pratici atti a spostare 
così radicalmente i capisaldi della scienza numismatica, e ci 
additi questi mezzi non solo per la numismatica classica, alla 
quale si limita il dott. Patroni, ma anche per la numismatica 
medievale e moderna. Per ora, fino a nuove prove, non c'è 
che concludere più che il noto * torniamo all'antico „, l'altro 
motto non meno energico e vero: * hic manebimus optime „. 

Intanto la questione è posta nei suoi giusti termini ed è 
aperta la discussione : ho fiducia che altri più competenti di 
me riescano a trattarla in modo esauriente e soddisfacente 
per tutti. 

Milano, novembre 1000. 

Serafino Ricci. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 

(Continuazione: Vedi Fase' III, 1900) 



PIO IX PAPA 

[G10. Maria Mastai Ferretti di Sinigaglia]. 

(1846- 1870). 

1. Da j scudù 

B* - PIVS • IX • PONT • MAX ANNO I. Ritratto con berrettino. 

Sotto: B e le iniziali N. C 
R) — 5 I SCVDI I 1846 * in tre righe in ghirlanda d'alloro. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro, gr. 8.72. 

Vitalini: Suppl. al Ci n agli, n. 5. — Cinagli, n. 2. 

2. Da scudi 2 fo. 

& — PIVS IX PON • MAX • AN ■ IX. Ritratto con berrettino. 
$ — SCVDI — 2,50 — 1854 - B in ghirlanda d'alloro. 
Vitalini, n. 15. Oro. 

3. Idem. 

Simile, del 1856 e con AN X nel &. 

Coli. Malagola. Bologna. Oro, 

4. Idem. 

Simile, con AN • XII nel & e 1857 nel 1$. 

Vitalini, n. 24. Oro. 

5. Idem. 

Simile, con AN • XIII nel & e 1858-1859 nel 9. 

Oro, gr. 4.30, 
Con 1859 in App. alla Coli. Palagi. — Vitalini, n. 27, 29. 



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4 1 ** FRANCESCO MALAGU2ZI 



6. Scudo d'oro. 

-. PIVS • IX • PON • MAX • AN Vili • Ritratto a s. con ber- 
rettino. Sotto: B • L • 
9 - 1 - SCVDO - 1853 (B) in ghirlanda d'alloro. Sotto B. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Oro, gr. 1.70. 

Vitalini, n. 39, 41. 

b. z. = Bonfiglio Zaccagnini, incisore. 

7. Scudo. 

& - PIVS IX PONT • MAX • ANNO I. Ritratto con berrettino. 

Sotto: NIC. CERBARA. 
9 — SCVDO — 1846 in due rami d'alloro legati con un 

nastro. Sotto: B. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 26.80. 

Vitalini, n. 79. — Cinagli, n. 14. 

8. Idem. 

Simile, con ANNO II nel & e 1847 nel 9. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

Vitalini, n. 81. — Cinagli, n. 6. 

9. Idem. 

Simile, con AN • Vili nel & e 1853 nel 1$. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Vitalini, n. 88. Arg. 

io. Idem. 

Simile, con ANN • IX nel & e 1854 nel 1$. 

Vitalini, n. 90. Arg. 

11. Mezzo scudo. 

& - PIVS IX PONT -MAX -ANNO IX. Ritratto con berrettino. 

Sotto: una rosetta N. C. 
$ - 50 - BAIOCCHI - 1854 - B - in due rami d'alloro 
legati con nastro. 
Vitalini, n. 96. Arg. 

12. Idem. 

Simile, con ANNO X nel & e 1856 nel 9. 

Vitalini, n. 97. Arg. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 



419 



13. Mezzo scudo. 

Simile, con ANN • XII nel & e 1857 nel 9. 

Vitalini, n. 98. Arg. 

14. Papetto (lira: 20 soldi). 

& - PIVS IX PONT • MAX • AN • III • Ritratto con berrettino. 

Sotto: N. CER8ARA. 

9 — 20 - BAIOCCHI - 1849 - B in corona d'alloro. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 5.20. 

Vitalini, n. 103. 

15. Idem. 

Simile, con AN • XII nel & e 1858 nel I§ (VOIGT). 

Vitalini, n. 112. Arg. 

16. Variante: senza il VOIGT nel §f. 

Coli. Malagola. Bologna. Arg. 

17. Idem. 

Simile, con AN • XIII VOIGT nel & e 1859 nel 9. 

Vitalini, n. 116. Arg. 

18. Giulio o Paolo. 

& - PIVS IX PON • MAX • ANNO I. Arma. Sotto, due rosette. 
9 - 10 - BAIOCCHI - 1847 in corona d'alloro. Sotto : B. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 2.40. 

Vitalini, n. 131. — Covagli, n. 7, tav. IV, n. 13. 

19. Idem. 

Simile, con ANNO II nel & e 1847 nel 1$. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg., gr. 2.39. 

Vitalini, n. 133. 

20. Idem. 

Simile, con ANNO II nel & e 1848 nel I?. 

Vitalini, n. 135. Arg. 

21. Idem. 

& - PIVS IX PON • MAX • AN • III. Arma. Sotto, due rosette. 



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420 FRANCESCO MALAGUZZI 



9 - 10 - BAIOCCHI - 1848 in corona d'alloro. Sotto: B. 
Vitalini, n. 137. Arg. 

22. Giulio o Paolo. 

Simile, con AN • XIII nel & e 1858 nel R). 

Vitalini, n. 158. Arg. 

23. Idem. 

Simile, del 1859. 

App. alla Coli. Palagi. Arg. 

24. Grosso o Grosseto. 

& - PIVS IX PON- MAX -ANNO I. Arma. 

# - 5 — BAIOCCHI - 1847 in corona d'alloro. Sotto: B. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

Vitalini, n. 160. — Cinagli, n. 9, tav. IV, n. 14. 

25. Idem. 

Simile, con AN • XIII nel & e 1858-1859 nel 1$. 

Museo Civ. di Boi. App. alla Coli. Palagi Arg., gr. 2.50. 

Vitalini, n. 174 e 176. 

26. Da j baiocchi. 

& - PIVS IX PONT • MAXIMVS ANNO • IV. Arma, con sotto 

due rami d'alloro. Sigle: N. C. 
9 — 5 - BAIOCCHI 1849 in corona d'alloro. Sotto: B. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Vitalini, n. 218. Arg. 

27. Variante: senza le sigle N. C. nel J*\ 

Coli. Estense. Arg. 

28. Idem. 

Simile, con ANN • IV e ANN • V nel & e 1850 nel I§. 

Vitalini, n. 220, 221. Arg. 

29. Idem. 

Simile, con ANNO V nel e 1850 o 1851 nel $f. 

Vitalini, n. 223, 225. Arg. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 42 1 



30. Da j baiocchi. 

Simile, con ANNO VI nel & e 1851 o 1852 nel 1$. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

Vitalini, n. 227, 22 9- 

31. Idem. 

Simile, con ANN • VII nel & e 1852 o 1858 nel 9L 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Arg. 

Vitalini, n. 231, 233. 

32. Idem. 

Simile, con ANN • Vili nel e 1858 nel #. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Vitalini, n. 235. Arg. 

33. Idem. 

Simile, con ANNO IX nel ,©' e 1854 nel Ri. 

Vitalini, n. 238. Arg. 

34. Idem. 

Simile, con ANNO XIII del 1859. 

Museo Civ. di Boi. App. alla Coli. Palagi. Arg. 

35. Da 2 baiocchi. 

& - PIVS IX PON • MAX • AN • III. Arma. Sotto: N. C 

19 — 2 - BAIOCCHI - 1848 in corona d'alloro. Sotto: B. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Rame, gr. 19.42. 

Vitalini, n. 240. 

36. Idem. 

& - PIVS IX PON • MAX AN- III. Arma. Sotto: N. C. 
fy - 2 - BAIOCCHI - 1849 in ghirlanda d'alloro. Sotto: B. 
Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. - Vitalini, n. 241. Rame. 

37. Idem. 

Simile, con AN • IV nel & e 1849 o 1850 nel R). 

Vitalini, n. 243, 245. Rame. 

38. Variante: senza le sigle N. C nel &. 

Coli. Estense. Rame. 

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422 FRANCESCO MALAGUZZ1 



39. Da 2 baiocchi. 

Simile, con ANNO V nel & e 1850 nel 1$. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Vitalini, n. 247. Rame. 

40. Idem. 

Simile, con ANNO V. N. C nel & e 1850 nel R). 

Vitalini, n. 248. Rame. 

41. Idem. 

Simile, con ANNO V nel & e 1851 nel I$- 

Vitalini, n. 250. Rame. 

42. Idem. 

Simile, con ANN • VI nel & e 1851 <> 1852 nel R}. 

Museo Civ. di Boi. App. alla Coli. Palagi. Rame. 

Vitalini, n. 252, 253. 

43. Idem. 

Simile, con AN • VII nel & e 1853 nel £». 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Vitalini, n. 258. Rame. 

44. Baiocco. 

B* - PIVS IX PON • MAX • ANN • I. Arma. Sotto: N.C. 
9 - BAIOCCO - 1846-1847 in ghirlanda d'alloro. Sotto: B. 
Vitalini, n. 261, 263. — Cinagli, n. 12. Rame. 

45. Idem. 

Simile, con ANN • III nel & e 1848 nel 9. 

Vitalini, n. 267. Rame. 

46. Idem. 

& - PIVS IX PONT MAX ANNO IV- Arma. Sotto: N. C 

1$ — 1 — BAIOCCO - 1850 in ghirlanda d'alloro. Sotto : B. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Vitalini, n. 271. Rame. 

47. Idem. 

Simile, con ANN • V nel & e 1851 nel 9. 

Vitalini, n. 274. Rame. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 423 



48. Baiocco. 

Simile, con ANN • VI nel B' e 1851 nel R). 

Vitalini, n. 276. Rame. 

49. Idem. 

Simile, del 1852. 

Questi due ultimi in Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Rame. 

50. Idem. 

& - PIVS IX PONT • MAX ANNO VI. Arma. 
9 — 1 - BAIOCCO — 1852 in ghirlanda d'alloro. Sotto: B. 
Vitalini, il 278. Rame. 

51. Mezzo baiocco. 

& - PIVS IX • PON • MAX • ANNO II. Arma con due rami 

d'alloro. Sotto: N. C 
9 - MEZZO - BAIOCCO - 1847 in ghirlanda d' alloro. 

Sotto: B. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Rame, gr. 4.60. 

Vitalini, n. 282, 283 (con n. a). — Cinagli, n. 14, tav. IV, n. 16. 

52. Idem. 

Simile, con ANN UN. C. nel i& e 1848 nel £». 

Vitalini, n. 285. Rame. 

53. Idem. 

Simile, con AN • IMI nel & e 1849 nel $. 

Vitalini, il 289. Rame. 

54. Idem. 

Simili, colle parole MEZZO BAIOCCO dal 1850 fino al 1859 
incluso. 
Coli. Malagola. Bologna. Rame. 

55. Idem. 

iy - PIVS IX PONT MAX ANN IV. Arma. Sotto: N. C 

3) — 5 BAIOCCO — 1850 - in corona d'alloro. Sotto: B. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. Rame, gr. 5.00. 

Vitalini, n. 292. 



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4^4 FRANCESCO MALAGUZZ1 



56. Mezzo baiocco. 

Simile, con ANNO V nel & e 1850 nel K). 

Vitalini, n. 295. Rame. 

57. Idem. 

Simile, con ANN • VI nel & e 1851 nel 1$. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Palagi. — Vitalini, n. 299. Rame. 

58. Idem. 

Simile, con ANN • V nel & e 1852 nel 9. 

Vitalini, n. 300. Rame. 

59. Quattrino. 

& - PIVS IX PONT • MAX • AN • IX. Arma. Sotto: B. L. 
9 - 1 - QVATTRINO - 1854 - B in corona d'alloro. 
Vitalini, n. 302. Rame. 



REPUBBLICA ROMANA. 
(1849). 

1. Quattro baiocchi. 

& — DIO E POPOLO. Aquila ad ali aperte sul fascio entro 
corona. In fondo B. 

9 — 4 BAIOCCHI, intorno la leggenda REPVBBLICA ROMANA 
* 1849 * 

Coli. Malagola. Bologna. Arg., gr. 1.95. 

2. Tre baiocchi. 

Come il preced. colla leggenda nel 9 — 8 BAIOCCHI. 

Coli. Malagola. Bologna. Rame. 

3. Mezzo baiocco. 

Come i due preced. colla leggenda: 5 BAIOCCO. 

Museo Civ. di Boi. Coli. Univ. * Rame. 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 425 



PROVE DI ZECCA. 

1. Oro. 

& - VITTORIO EMANUELE II 1860. Ritratto a s. Nell'e- 

sergo: D. B. 
1$ - REGIE PROVINCIE DELL'EMILIA. In mezzo L. 20 entro 
corona. Sotto: B. 
App. alla Coli. Palagi. Oro, gr. 6.40. 

2. Idem. 

& - C. s. 

9 - C. s. L. 10. 

App. alla Coli. Palagi. Oro, gr. 3.20. 

3. Cinque lire. 

]& — C. s. Nell'esergo: Ferraris. 

9 - DIO PROTEGGE L'ITALIA Nell'esergo: L. 5. BOLOGNA. 

App. alla Coli. Palagi. Arg., gr. 25.00. 

4. Due lire. 

B' — VITTORIO EMANUELE II 1859. Ritratto a d. 
19 - DIO PROTEGGE L'ITALIA L. 2. Stemma d'Italia. 
Nell'esergo: BOLOGNA. 
App. alla Coli. Palagi. Arg., gr. io. 

5. Lira. 

& - C. s. 1859. 
9 - C. s. L. 1 B. 

App. alla Coli. Palagi. Arg., gr. 5. 

6. Mezza lira. 

& - C. s. 

9 — C. s. C. 50 B. 

App. alla Coli. Palagi. Arg., gr. 2.50. 



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426 FRANCESCO MALAGUZZI 



7. Da 40 centesimi. 

& - ESPERIMENTO * BOLOGNA * Moneta composta di un 
dischetto d'argento nel mezzo con lo stemma di Savoia 
e un anello di rame intorno. 

9 — * Centesimi * e nel mezzo 40. In fondo 1860. 
Coli. Malagola. Bologna. Gr. 5.00. 

8. Idem. 

C. s. da 20 centesimi. 
Coli. Malagola. Bologna. 

9. Variante: col Leone rampante in luogo dello stemma. 
Coli. Malagola. Bologna. Gr. 2.55. 

io. Variante: nel & nel mezzo lo stemma di Savoia. 

Gr. 2.50, 
ti. Idem. 

- * ESPERIMENTO * BOLOGNA. Stemma e. s. 
9 — N : 5 entro corona. 
Coli. Malagola. Bologna. 

12. Soldo. 

& - VITTORIO EMANUELE II RE D'ITALIA. Ritratto. Nell'e- 

sergo: Ferraris. 
9 — 5 CENTESIMI 1861 sormontato dalla stella d'Italia 

entro corona di lauro e di quercia. Sotto B (Bologna). 
Coli. Malagola. Bologna. 



MONETE PONTIFICIE 

DI TEMPO INCERTO. 

1. Grosso (?) 

& — BONON ADVOCA C. Leone rampante con vessillo. 

9 - SÀNTVS (sic) • PETRVS. Due chiavi decussate, sormon- 
tate dal triregno. 
Coli. Demlnicis. — Cinagli, pag. 429, n. 41. Arg. 



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LA ZECCA OI BOLOGNA 437 



2. Grosso (?) 

/B' — S • PETRONIVS. Figura mitrata con pastorale nella s. 

e la Città nella d. 
§f — DE BONONIÀ. Due chiavi decussate. 

Beloni, Diss. Ili, pag. 71, n. 8. — Cinagli, pag. 429, n. 42. Arg. 

3. Mezzo grosso. 

& - S- PETRONIVS. Il Santo in piedi e. s. 
§f — DE • BO • NO • NIÀ • Due chiavi decussate e legate. 
Bellini, Diss. I, pag. 57, n. io. — Cinagli, pag. 429, n. 43. Arg. 

4. Idem. 

& - S • PETRONIVS • Il Santo seduto, colla Città sul gi- 
nocchio d. 
5» — DE BONONIÀ. Chiavi decussate, sormontate dal triregno* 
Coli. Demimcis. — Cinagli, pag. 429, n. 44. Arg. 

5. Quattrino. 

& — S • PETRONIVS. Il Santo in piedi. 
I§ — + + DE • BO • NO • NIÀ • Chiavi decussate in mezzo. 
Schiassi, pag. 34, n. 7. — Cinagli, pag. 429, n. 45. Arg. 

6. Idem. 

& - S • PETRONIVS • Il Santo, mitrato in piedi, colla Città 

in mano. 
9 — + DE BONONIÀ. Chiavi decussate e legate nell'area 

(la + è posta tra due gamberi). 
Bellini, Diss. I, pag. io, n. 3. — Cinagli, pag. 429, n. 46. Arg. 

7. Idem. 

<& - S • PETRONIVS. Il Santo in piedi, mitrato, colla Città 

in mano. 
9 — + DE BONO • NIÀ • Chiavi decussate e legate nell'area 
(la * è posta fra due api). 
Bellini, Diss. I, pag. io, n. 3. — Cinagli, pag. 429, n. 47. Arg. 

8. Idem. 

& — S • PETRONIVS. Il Santo in piedi, mitrato, colla Città 
nella s., in atto di benedire. 



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4^8 FRANCESCO «ALAGUZZt 



1$ — #+*DE BO-NONIÀ* Chiavi decussate e legate nell'area. 
Bellini, Diss. lì, pag. 20, ti. 12. — Qnagll, pag, 429, il 48. Arg* 

g* Qua/inno. 

& - S- PETRONIVS • Il Santo, colla Città nella s, in atto 

di benedire. 
9 — Rosa + Rosa DE BO - NO ■ NIÀ ■ Chiavi decussate e 

legate nell'area. 

Bellini, Diss. Il, pag, 20, n. 13, — Cimagli, pag. 429, n. 49. Arg. 

io, Idem. 

&* — S, PETRONIVS. Il Santo in piedi, mitrato, colla Città 

nella s, in atto di benedire. 
9 — DE BO - NO ■ NIÀ ■ Chiavi decussate e sormontate dal 

triregno. 

Bellini, Dlss, II, pag< 22, n. 23. Arg. 

Zanettè, tomo II, pag. 77, il 16. — Cimagli, pag. 420, il 50. 

1 1 . Idem. 

& - S ■ PETRONIVS. II Santo e. s. 

^f — - »f * DE BO - NO * NI < À. Chiavi decussate e legate 
neir area. 
Zanetti, tomo II, pag. 77, il 7, — Cimagli, pag, 429, il 51. Arg. 

12* Idem. 

& — S 1 PETRONIVS ■ Il Santo e. s, 

Fjl — Chiavette decussate e legate, DE ■ BO - NO * NI * À • 
Arma della Città fra due rose, 
Zanetti, tomo II, pag. 77» n. ai, — Cinagli, pag. 429, n É 52. Arg. 



TEMPO INCERTO, 

f< Argento. 

& - S ■ PETRONIVS. Il Santo e. s. 

R} — DE BONONJÀ Chiavi decussate, sormontate dal tri- 
regno. 
Coli, Deminicis. — Oh agli, pag, 429, n. 54, Arg* 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 429 



2. Argento. 

& - S • PETRONIVS. Mezza figura del Santo. 
$ - C. s. 

Coli. Deminicis. — Cinagli, pag. 429, n. 55. Ar^ 

3. Idem, 

& — S • PETRONIVS. Il Santo seduto, col pastorale nella s. 

e la Città sul ginocchio d. 
1$ - C. s. 

Coli. Deminicis. — Cinagli, pag. 429, n. 56. Arg. 

4. Idem. 

& — SANTVS (sic) PETRVS. San Petronio, mitrato, col pa- 
storale, e la Città in mano. 

1$ — BON PROTET (sic). Chiavi decussate, sormontate 

dal triregno. 
Piccolissima. — Cinagli, pag. 429, n. 57. Arg, 

5« Idem. 

& — SÀNT (sic) • PETRVS • S. Petronio seduto, mitrato col 

pastorale e la Città in mano. 
9 — BONIS (sic) PROTETO. Chiavi decussate, sormontate 

dal triregno. 
Piccolissima. — Cinagli, pag. 429, n. 58. Arg. 

6. Idem. 

& — SÀNTVS (sic) PETRVS. S. Petronio seduto, con pasto- 
rale nella s. e la Città sul ginocchio d. 
9 — DE BONONIA C Chiavi decussate, sormontate dal tri- 
regno. 
Coli. Deminicis. — Cinagli, pag. 429, n. 59. Arg. 

7. Idem. 

& — S* PETRVS. S. Petronio seduto, con pastorale nella s. 

e la Città sul ginocchio d. 
9 — BON • PROTETO (sic) .... Chiavi decussate, sormontate 

e. s. 
Coli. Deminicis. — Cinagli, pag. 430, n. 60. Arg, 

55 



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430 FRANCESCO MALAGUZZl 



8. Argento. 

- C s. 

^1 — S - PETRVS- S. Petronio seduto, con mitra e pastorale 
e la Città sul ginocchio d. 
Coli. Dewinicis. - Cimagli, pag, 430, n, 63. Arg- 

9. Idem. 

ff - BONONIA MATER. S. Petronio in piedi. 
9 ~ STVDIORVM- Chiavi decussate e triregno. 

Co IL Desinici s. — Cina gli, pag- 430, n. 64. Arg. 

io. Quattrino* 

X? — SEDE > VÀCÀN 'MD.... Padiglione e chiavi decussate, 
p — S ■ . . . . Figura di un Santo in piedi. 

ColL Ostinici^ — CrsAGU, pag. 430, n, 65* Arg- 

ii. Idem. 

& - SEDE VÀCÀN. Chiavi decussate. 
R} — S ■ PETRONIVS ... Il Santo seduto. 

Coli. Demi Mas, — Cimagli, pag. 430, n, 66, Arg. 

12, Idem. 

— Senza leggenda. Padiglione e chiavi decussate. 
|B - BONONIA 

Zanetti, toni. I, pag. 78, n, 30, — Cimagli, pag. 430^ n. 67. Àrg. 



ANONIME. 
1. Quattrino. 

m 

£¥ — + • BO - NO * NI • e nel mezzo -A* 
Bj — + MATER ■ STVD e nel mezzo ORVM colle lettere di- 
sposte in croce intorno ad un punto centrale* 

Manca la lettera 1 in stvdiorvh, Arg, 

Bellini, Diss. II, pag, 24, n. 9, 



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LA ZECCA DI BOLOGNA 43 1 



2. Quattrino. 

& - + ® BO $ NO * NI ® e nel mezzo A- 
fy - + MATER • STVDI e nel mezzo ORVM colle lettere di- 
sposte in croce intorno ad un punto centrale. 
Bellini, Diss. II, pag. 24, n. io. Arg. 

3. Bolognino. 

& — + • BO • NO • NI • e nel mezzo A- 
9 — ' + DO— CET • Leone rampante a s. col vessillo. 
Bellini, Diss. II, pag. 25, n. 22 e pag. 22, n. XXII. Arg. 

4. Piccolo. 

& — • • • BONONIA. Stemma della Città. 
1$ — -DO— CET* Leone rampante a s. col vessillo. 
Bellini, Diss. II, pag. 25, n. 24. Arg. 

F. Malàguzzi- Valeri. 



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Un forte bianco attribuito ad Amedeo VI di Savoia 



Esiste, nella mia limitatissima raccolta, una mo- 
netuccia di bassa lega che credo inedita. Mi pregio 
pertanto darne il disegno e la descrizione. 




£ grande gotica, fra giro di perline, * Q€(t)//// OOQ^jS. 

Fiore a 4 petali. 
1$ — Croce attraversante accantonata da 4 grossi punti. 

SA I BA I VD I Iff Stesso fiore del diritto. 

Esemplare mal conservato e tosato. Peso, gr. 0.820. 

Secondo il mio debole parere, crederei che 
questa moneta debba essere stata coniata intorno a 
quel periodo di tempo in cui Amedeo VI conte di 
Savoia era sotto la tutela di Lodovico II signore 
di Vaud e di Amedeo conte del Genevese. 

Difatti, confrontando questo pezzo con altri di 
conio posteriore e attribuiti allo stesso principe, vi 
ho riscontrato una tal analogia nella forma delle 
lettere componenti la leggenda da indurmi, anche 
per altre ragioni che più sotto verrò esponendo, a 
perseverare nel mio asserto. 

Non so se esistano ordini di battitura di questo 
conte prima dell'anno 1349; in ogni caso, nessuno, 
prima di quest'epoca ed anche dopo, mi è noto si 
riferisca alla moneta di cui è questione. Ma anche 



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434 G - FERRATO 



se non esistessero questi ordini, è improbabile che i 
tutori abbiano lasciato inoperose per 6 anni le tante 
zecche, che trovavansi in attività sotto Aimone. 

Prendendo quindi una via di mezzo (la man- 
canza di documenti ufficiali non lascia aperta che la 
sola via delle congetture) dirò che ; o per le molte 
vertenze che la Casa di Savoia aveva coi vicini e 
più specialmente col Re di Francia, riguardo al ma- 
trimonio del Conte con l'erede Borgognona o per 
altre cause alle quali forse non erano estranei gli 
stessi tutori W, non siasi curata l'organizzazione mo- 
netaria del pupillo, creando nuovi tipi come sempre 
usa vasi da oltre un secolo in questa illustre Casa, 
ma bensì si continuasse pel bisogno del paese a fare 
emissioni di monete secondo il sistema usato dal 
defunto conte, magari peggiorandole. 

Mi conforta poi nella mia idea, cioè che la 
moneta da me posseduta sia stata emessa durante 
la minore età di Amedeo VI, questa prova di fatto. 

Sulle monete a tutt'oggi conosciute come spet- 
tanti ad Amedeo VII conte di Savoia e sopra quelle 
del suo successore non si vedono più i bisanti che 
accompagnano la croce. Invece, del Conte Verde, 
posso citare come una reminiscenza forse del ge- 
nere di monetazione usato nei primordi del suo 
regno, il rarissimo denaro anonimo, coniato a San 
Maurizio d'Agauno, dato dal de Pina ( 2 ) ad Amedeo IV, 
da R. Blanchet (3) ad Aimone, e che in ultimo venne 



(i) Lodovico II di Vaud, approfittando della carica concessagli, 
usurpava i diritti che solo spettavano al suo pupillo, coniando per suo 
conto nella lontana zecca di Pietra Castello nel Bugey monete imitate 
a quelle francesi. Revue Numismatique, 1850. Lettre de M. Soret, ecc. 

(2) Le marquis de Pina, Notice sur les piecès frappées dans les 
environs du Lac Léman, nella Revue Numismatique, Blois, 1838. 

(3) Rodolphe Blanchet, Mémoire sur les monnaies des pays voisins 
du Léman, nelle Mémoires et Documenls, pubi, par la Soc. d'hist de la 
Suisse Rom., 1853. 



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UN FORTE BIANCO ATTRIBUITO AD AMEDEO VI DI SAVOIA 435 

definitivamente dal Dott. A. Ladé W attribuito ad 
Amedeo VI. 

Questo denaro, come la presente mia mone- 
tuccia, ha la croce accantonata da 4 grossi punti; 
colla differenza che sul denaro la croce non è attra- 
versante. Nelle stesse condizioni del suddetto denaro 
anonimo, posso ancora citare il bianco dozzino de- 
scritto dal Comm. D. Promis come appartenente allo 
stesso Principe ( 2 ). 

Quei 4 Bisanti che accompagnano la croce at- 
traversante sulla mia moneta, la indicano per uno 
di quei forti bianchi, di cui sei ne occorrevano per 
fare il sezzino, e dodici formavano il dozzino (a). 

Esso è dunque identico per tipo ai pezzi di 
eguale valore, coniati da Aimone ad imitazione del 
tipo inglese già così in voga nel secolo XIII, e che 
trovansi descritti dai chiarissimi Sigg. D. Promis (4) 
e A. Perrin fe). 

Questo forte bianco, la cui esistenza fa pure 
supporre quella dei suoi multipli e del sottomultiplo, 
l'obolo, deve essere stato coniato nella zecca di 
Chambéry, e per opera di Bartolomeo Alfani, che 
già, col padre suo Aldebrando, lavorato aveva per 
Aimone. 

Questa nuova mia ipotesi si fonda sul fatto 
che nell'Ottobre 1343 trovo costui aver pagato, come 
maestro di detta zecca, al tesoriere generale lire 
ottanta di viennesi escucellati, per dritto dovuto sopra 
battitura di tali monete ( 6 >. 



(1) Doct. A. Ladé, Contribution a la numismatique des comtes de 
Savoie, nella Revue Suisse de Numismatique, 1894. 

(2) Le monete dei Reali di Savoia, 1841, voi. II, tav. compi. 3', n. 2. 

(3) Promis D., op. cit., voi. I, pag. 87. 

(4) Op. cit, voi. II, tav. III, n. 6. 

(5) Musée Départ. de Chambéry, Médailler de Savoie, pag. 120-121, 
n. 36. 

(6) Promis D., op. cit, voi. I, pag. 91. 



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436 G. CERRATO 



Benché r illustre Promis supponga che questa 
somma sborsata dall' Alfani fosse l'effetto di un or- 
dine anteriore, mi è lecito parimenti credere che 
questi viennesi siano stati coniati per Amedeo Vi 
in principio del suo regno. 

Data quindi questa probabilità, viene spontaneo 
il supporre che altre specie di monete siano pure 
state lavorate da questo maestro, e non tra le ul- 
time vi potrebbe essere l'emissione la cui moneta, 
che forma il tema di questo scrittarello, è per ora 
l'unico esemplare conosciuto. 

Mi viene un dubbio. Quel fiore a 4 petali posto 
in fine di leggenda sulle due faccie del mio pezzo, 
e che per quanto io mi sappia non è mai apparso 
su altra moneta sabauda, non sarebbe esso la marca 
usata come zecchiero dal maestro Alfani? 

Capisco benissimo che per avvalorare le pro- 
prie osservazioni ci vogliono sode ragioni corrobo- 
rate da validi documenti che pur troppo io non sono 
in grado di presentare; né quindi pretendo di aver 
ragione. Cito soltanto alcune mie impressioni avute 
nello studiare questo piccolo nummo, lasciando per 
altro ai Lettori di fare quell'apprezzamento che cre- 
deranno, lieto se questo mio scritto potrà provo- 
care da altri di me più competenti una concreta 
soluzione. 

Prima di prendere congedo dai Lettori della 
Rivista darò pure il disegno di altra mia monetina. 




È un forte coniato in Asti per Emanuele Fili- 
berto, vivente il padre suo Carlo II, quando cioè 
questa zecca era appaltata al Mulazzi. Esso fu già 



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UN FORTE BIANCO ATTRIBUITO AD AMEDEO VI DI SAVOIA 437 



edito dal mai troppo lodato Comm. D. Promis (0; 
né io mi permetterei ripubblicarlo, se il mio esem- 
plare non presentasse una notevole variante nella 
leggenda. 

* E • PHILIBERTVS • DE • SABA Stemma col lambello. 
9 — * P • PEDEMONCIVM - C • AST Nodo fra due rose. 

Esemplare mediocremente conservato. Peso, gr. 0.705. Bassa lega. 

È la prima volta, io credo, che su monete di 
Casa Savoia trovasi così espressa la qualifica di 
Principe di Piemonte. 

Novembre 1900. 

G. Cerrato. 



(1) Promis D., Monete della zecca d'Asti. Torino, MDCCCLI11, 
tav. VII, n. 5. 



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TARIFFE VENEZIANE DEL SECOLO XVI 

CON DISEGNI DI MONETE 



L' invenzione della stampa rese innumerevoli 
benefici all'umanità, non solo per la diffusione dell'i- 
struzione e per la conoscenza delle opere scientifiche 
e letterarie, ma pur anche per la facilità e prontezza 
con cui divenne possibile far noto al pubblico tutto 
ciò che ad esso premeva sapere, o che ad altri interes- 
sava fargli conoscere. Le autorità usarono ben presto 
del nuovo ritrovato per spargere in ogni dove la no- 
tizia delle leggi e degli ordini che prima dovevano 
essere pubblicati col mezzo imperfetto della lettura 
fatta da banditori ufficiali in luoghi determinati da 
antiche consuetudini, e nei provvedimenti che avevano 
di mira la circolazione monetaria si ebbe il vantaggio 
di poter presentare i disegni delle monete, cosa che 
sarebbe stata impossibile senza l'arte della stampa. 

Alla fine del secolo XV e durante gran parte 
del XVI, 1' aumentata civiltà e le facilitate relazioni 
fra i popoli, avevano prodotto in molti luoghi, e spe- 
cialmente nelle città commerciali e nei porti di mare, 
grande confusione e varietà di monete di tutti i paesi 
che circolavano assieme, diverse di tipi, di valore e 
di qualità. Gli stati più importanti e meglio organiz- 
zati facevano ogni sforzo per mantenere una sana 
circolazione con pezzi di titolo giusto e di peso sicuro 
e costante: ma i piccoli principi e gli stati meno 
prosperosi imitavano i tipi piti reputati e conosciuti, 
lucrando nel titolo e nel peso, approfittando dell'igno- 
ranza delle popolazioni e della difficoltà di potersi 



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44<> NICOLÒ PAPADOPOLI 



assicurare delle differenze esistenti fra le buone e le 
cattive monete. Non è quindi da meravigliarsi se in 
tutti i paesi troviamo leggi ed ordinanze, che proibi- 
scono l'introduzione di monete estere, che ne limitano 
il valore e che minacciano pene gravi non solo ai 
falsificatori, ma anche a coloro che portano dal di 
fuori monete scadenti e le diffondono nello stato. 

Più degli altri paesi soffriva l'Italia, invasa da 
eserciti stranieri che sul suo suolo si contendevano 
il primato ed avevano distrutte le sue libertà, concul- 
cata la sua indipendenza. Venezia prospera e potente 
al sorgere del secolo XVI, che difendeva validamente 
il confine orientale della penisola, era stata condotta 
all' orlo della rovina dalla lega funesta stretta a Cam- 
bray fra Giulio II, l'imperatore ed i re di Francia e di 
Spagna. Con uno sforzo supremo era riuscita a salvare 
l'indipendenza nella lotta ineguale, ma la guerra lunga 
e dispendiosa aveva lasciato ferite profonde nel suo 
organismo, e se ne risentirono principalmente le 
condizioni economiche dello stato e dei cittadini. 

Effetto naturale del disagio economico fu la 
scomparsa di tutto il numerario buono di conio ve- 
neziano, sostituito da monete forestiere scadenti, 
valutate ad un prezzo superiore all'intrinseco. Marino 
Sanuto, che diligentemente raccoglieva nei suoi diarii 
tutti gli avvenimenti della città e del governo, colle 
sue osservazioni ripetute ci presenta un quadro 
abbastanza vivo dei mali della circolazione e dei 
lamenti del pubblico. Egli nota al i Febbraio 1514 
m. v. « È da saper: per questa guerra, è venuto 
« che non si vede troppa moneda veneziana, ma 
« bezi (0 assaissimi et altre monede forestiere. Le 



(1) I beai erano monete tedesche di argento misto a rame che 
correvano a Venezia per mezzo soldo ed erano preferiti per la loro 
comodità in confronto dei mezzanini veneziani di ottimo argento, ma 
piccolissimi e quindi poco facili a maneggiarsi. 



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TARIFFE VENEZIANE DEL SECOLO XVI 44 1 

« nostre li inimici e altri le toleno et le disfanno, et 
« fa bater questa altra moneda, come ho dito; ducati 
a non si vede » (0 e nel 30 Aprile 1515: « Ancora 
u voglio scriver una cossa notanda, che in questa 
« terra non si vede troppo moneda venitiana e oro 
u niuno venitian, et pochissimi forestieri; quelle 
« monede core, sono bezi numero infinito, et moncde 
u tedesche da soldi 3 et 6 di valuta l'una, et monede 
u milanese di soldi 4 et soldi 8, la più pnrte false. 
u Etiari di bezi molte sono falsificate » e malinconi- 
camente aggiunge: « questo fanno le guerre n ( 2 > e 
più tardi 6 Gennaio 1516 m. w: « Non voglio restar 
« di scriver, come per queste guerre, cussi, come 
u prima non si spendeva si non monede venetia ne, 
u mocenigi e marzeli, e pur bezi per esser comode 
a monede, cussi al presente non si spende altro che 
a monede forestiere » (3); e nel 23 Ottobre dello 
stesso anno: « in questo tempo a Venexia e per le 
a terre nostre non si spendeva altra moneda che 
u forestiera, né si vedeva truni et mocenigi ne manco 
a marceli, perchè di oro non se ne parla n (4), Invano 
il governo ordinava che le monete corressero come 
prima della guerra, e che nelle casse pubbliche il 
ducato si valutasse a 6 lire e 4 soldi, e non più W; 
ciò non impediva che la moneta buona emigrasse od 
aumentasse di valore, essendo sostituita dalla fore- 
stiera di minor pregio. Appena le necessità piti 
imperiose ebbero lasciato un poco di tranquillità, il 
Consiglio dei Dieci se ne occupò seriamente; vari 
furono i provvedimenti discussi per rimediare ai mali 



(1) Marino Sanuto, Diarti. Venezia, 1879-1900, tomo XIXj col. 41$. 

(2) Marino Sanuto, op. cit., tomo XX, col. 155. 

(3) » » » » XXIII, col. 425. 

(4) n n n n XXV, Col. 39. 

(5) n » » . XXIII, COl. 496, 



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442 NICOLÒ PAPADOPOLI 



della circolazione (0, e nel 16 Ottobre 1517 ( 2 > si 
deliberò di ridurre il peso delle monete d'argento, 
ricavando da una marca lire 39 soldi 2, invece di 
lire 36 Va, come si faceva dalla riforma del 1472 in 
poi, misura imposta dalla diminuita importazione 
dell'argento e dal conseguente aumento di prezzo in 
confronto coli' oro. 

Quanto poi alle monete forestiere che infesta- 
vano il mercato, la discussione fu assai animata in 
consiglio, ma prevalse il parere di proibirne la cir- 
colazione, sostenuto da Luca Tron, capo dei Dieci, 
che parlò sette volte ed ottenne il bando pubblicato 
a Rialto nel 16 Dicembre 1517 (3). La grida suscitò 
grandissimi lagni, perchè tutti possedevano soltanto 
monete delle specie vietate, ond' è che il Consiglio 
dei Dieci, visto il malcontento ed il danno che ne 
avrebbe sofferto la parte povera della popolazione, 
sospese l'esecuzione (4) del decreto, e fatte saggiare 
in zecca le monete incriminate, determinò, in relazione 
a tale prova, il valore che ad esse si doveva attri- 
buire, per il quale potevano essere spese e ricevute. 
Ordinò pure « che sia fatto metter in stampa sopra 
« charte le forme et sorte de diete monede per 
u intelligentia de tutti » (5). Il decreto coi disegni 
delle monete fu pubblicato e diffuso a Venezia ed 
in tutta la terraferma ( 6 ). Racconta il Sanuto a questo 
proposito : « a di 22 Fu fato a Rialto la crida 



(1) Marino Sanuto, op. cit., tomo XXV, col. 40. 

(2) R. Archivio di Stato, Consiglio dei Dieci e Giunta. Misti Reg. XLl, 
e 115. 

(3) Marino Sanuto, op. cit, tomo XXV, col. 134. 

(4) » * n XXV, col. I35-I37. 

(5) R. Archivio di Stato, Consiglio dei Dieci e Giunta. Misti Reg. XLl, 
e. 144 e seg. 

(6) Archivio del Luogotenente di Udine. Ducali, Reg. Xlll, e. 36* 
— Ducale del 23 Dicembre 1517. Tariffa di monete stampata per ordine 
del Consiglio dei X. 



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TARIFFE VENEZIANE DEL SECOLO XVI 443 

u dil precio di le monede justa la parte presa a di 
« 18 nel Consejo di X con la Zonta, e per tutto si 

* vendeva dita stampa con le monede depente, et a 
u quello è sta posto, qual si vendeva soldi uno Tuna 
a con gran furia, la qual cosa è gran confusion » (0. 
Ho avuta la fortuna di poter trovare una di queste 
stampe, che era rimasta nascosta per lunghi anni fra 
le pagine di un vecchio libro. Essa non ha alcun 
titolo generale od intestazione, come si può vedere 
nella riproduzione eliotipica, reca disegnate alquanto 
rozzamente, ma con molta evidenza, 32 monete d'ar- 
gento basso o mistura che si dividono in tre cate- 
gorie; sulla prima colonna di dieci monete si legge: 
u Le infrascritte monede che se spendevano per soldi 

* otto Tuna se debino spender a li precii infrascritti » 
e presso ad ogni disegno è indicato il valore fissato 
dal nuovo decreto, che varia tra 6 ed 8 soldi. Ven- 
gono poscia 15 altre monete, che occupano una co- 
lonna e mezza, e sono quelle che si spendevano per 
6 soldi, prezzo che viene variamente ridotto fra 5 
e 6 soldi; finalmente l'ultima serie di sole 7 monetine, 
che si spendevano per tre soldi, formano la metà 
della terza colónna; due di esse sono conservate al 
prezzo di 3 soldi, e le altre cinque sono ribassate a 
soldi 2 7 a . 

Sul rovescio della pagina vi è il testo delle parti 
prese nel Consiglio dei Dieci colla giunta nel 18 
Dicembre 151 7, dove assieme alla provenienza, vi è 
una descrizione delle monete, breve, ma assai chiara, 
fatta per completare quelle notizie che avevano in- 
teresse per il pubblico e che possono anche oggi 
dare qualche lume allo studioso. Rileviamo da questo 
elenco che la maggior parte di tali monete sono della 
Lombardia, del Piemonte, di Bologna, ovvero tede- 



(1) Marino Sanuto, op. cit., tomo XXV, col. 159, 160. 



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444 NICOLÒ PAPADOPOLI 



sche, sotto il qual nome si intendono le imperiali e 
quelle di altri principi germanici. 

I provvedimenti del 151 7 e quelli del 1519, che 
ebbero il risultato di portare il ducato a L. 6, 
soldi 16 (0 non valsero a ricondurre l'ordine nella 
circolazione, anzi le frequenti discussioni nei Consigli 
e le molte deliberazioni su tale argomento mostrano 
chiaramente che essa era sempre deficiente e disor- 
dinata. Finalmente nel Settembre 1525, dopo molti 
studi e dibattiti si elevò il prezzo del mocenigo a 
24 soldi, del marcello a 12 soldi ed in conseguenza 
anche quello del ducato a L. 7, soldi 4. Contempo- 
raneamente fu ordinata la coniazione di pezzi da 2, 4 
e 6 soldi, che favorita da una larga importazione 
d'argento, facilitò il cambio e piti tardi la proibizione 
di tutte le monete forestiere; misure queste che ri- 
condussero l'ordine e la calma in sì importante e 
delicata materia. A turbarle venne intanto l'aumento 
di prezzo dell'oro, e troviamo, in data 12 Gennaio 1543 
m. v. ( 2 ), un decreto col quale il Consiglio dei Dieci 
ordinava di valutare il ducato veneziano sì Cecchin 
come vecchio a L. 7, soldi 12 e lo scudo a L 6, 
soldi 16. Si permetteva, per il prezzo di L. 6, soldi 15, 
la circolazione degli scudi forestieri di buon metallo, 
che per una precedente deliberazione dovevano es- 
sere portati in zecca e cambiati al giusto valore: si 
deliberava, nello stesso tempo, che le monete d'oro 
giudicate scadenti, sieno fatte stampar in carta e 
rimangano del tutto bandite. 

Nel 19 Settembre 1547 <3\ osservandosi che il 
rapporto fra le monete d'oro e quelle d'argento non 
era giusto, si diminuisce il prezzo del ducato che nel 



(t) Dal 1472 il ducato d'oro valeva L. 6 e 4 soldi. 

(2) R. Archivio di Stato, Consiglio dei Dieci e Giunta. Z*cca I, e. 4*. 

(3) , » . ■ , . , I, e. 61. 



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TARIFFE VENEZIANE DEL SECOLO XVI 445 

1545 era stato elevato a L. 7, soldi 17, e lo si riduce 
a sole L. 7, soldi 14, valutando in proporzione lo 
scudo veneziano e le monete d'oro forestiere. Nello 
stesso tempo si ordina ai provveditori in zecca di 
far saggiare ogni due mesi gli scudi esteri, mettendo 
in carta quelli di cui si proibisce la circolazione. 

Angelo Zon (*) cita le tariffe a stampa del 1543 
e 1547, ed Emanuele Cicogna- le nomina nella sua 
bibliografia, ma non sono riuscito a vederle né a 
sapere ove si trovino, per cui non conosco né la loro 
forma né quali monete esse riproducano.. 

Allo scopo di sollevare dal molto lavoro i Prov- 
veditori in zecca, e di sorvegliare efficacemente la 
circolazione monetaria, il Consiglio dei Dieci istituiva 
nel 19 Settembre 1551 W i Provveditori sopra ori e 
monete, coli' incarico speciale di vigilare sulla esatta 
osservanza degli ordini del Consiglio, e nel 22 dello 
stesso mese (3) deliberava, che gli scudi forestieri che 
saranno fatti stampar in carta dai Provveditori sopra 
ori e monete sieno accettati dagli uffici pubblici e 
dai particolari al prezzo di 6 lire e 14 soldi, e gli 
altri restino del tutto banditi. Di questa stampa esiste 
un solo esemplare conosciuto, che si conserva nella 
Biblioteca di S. Marco in un volume dove sono 
raccolte leggi criminali veneziane (4). Al solo vederla 
si deve convenire, che i nuovi Provveditori si sono 
sdebitati dell' incarico avuto con molta diligenza e 
buon gusto. In testa del foglio vi è il leone andante, 
volto a sinistra chiuso in un rettangolo, ai lati del 
quale sta scritta la data del decreto che ivi è indicata 
24 (invece di 22) Settembre MDLI, sotto si legge la 
solita intestazione prescritta per le pubblicazioni 



(1) Venezia e le sue lagune. Volume I, Parte II, pag. 45. 

(2) R. Archivio di Stato, Cons. dei Dieci e Giunta. Zecca I, e. 126 e seg. 

(3) * n * » • „ n * * 1,0.108*. 

(4) R. Biblioteca di S. Marco. Mss. Classe VII, n. 1231. 



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. 44*> NICOLÒ PAPADOPOL1 



degli ordini d?i magistrati: II Serenissimo Principe 
fa saper et è deliberalion dello Illustriss. Conseglio di 
X con la Zonta. Segue il testo del decreto coi prezzi 
del ducato veneziano e degli altri ducati e fiorini 
forestieri; è poscia indicato in L. 6 soldi 16 il valore 
dello scudo d'oro veneziano, ed in L. 6 soldi 14 quello 
degli scudi forestieri di cui è permessa la circolazione 
e riportato il disegno: sono 2r scudi presso che 
tutti italiani posti su tre colonne che riproducono 
con esattezza ed eleganza questa moneta assai diffusa 
in quel tempo, e che si coniava nelle zecche più 
importanti della penisola. Tutti gli altri scudi d'oro 
sono banditi, del pari che le monete d'argento fore- 
stiere, tranne i bezzi vecchi e le monete da due soldi 
coli' aquila; tali disposizioni assieme alle sanzioni pe- 
nali formano il rimanente del decreto, che è riportato 
integralmente sotto ai disegni degli scudi forestieri. 

Non sembra però che i provvedimenti addottati 
nel 1551 abbiano avuto risultati utili e durevoli, 
perchè il Consiglio dei Dieci, lamentando il disordine 
e la inosservanza delle leggi che regolano l'impor- 
tante materia, rinnovava nel 16 Novembre 1554 (0 la 
proibizione di spendere monete d'argento forestiere, 
colle solite limitate eccezioni, e nel di dopo ( 2 ) prov- 
vedeva parimente alle monete d'oro, confermando la 
parte del 1551, ammettendo alla circolazione solo gli 
scudi permessi allora e ridrodotti nella tavola stam- 
pata in quell' anno , coli' esclusione degli altri. Le 
monete coniate di poi devono essere saggiate, e se- 
condo l'intrinseco si deve regolarne il trattamento, 
che deve essere fatto conoscere al pubblico con una 
nuova stampa. 

Si ordina poi a tutti coloro che possedono mo- 



(1) R. Archivio di Stato, Cons. dei Dieci e Giunta. Zecca I, e. 169. 

( a ) n » » n n n » I, C. 170 e Seg. 



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TARIFFE VENEZIANE DEL SECOLO XVI 447 

nete d'oro e d'argento proibite, di portarle ai due 
banchetti che devono essere istituiti a S. Marco e 
Rialto, con appositi ed esperti incaricati, i quali da- 
ranno in cambio buone monete veneziane, al giusto 
valore, secondo i saggi ed i pesi che si faranno in 
zecca per cura dei Provveditori. Ad essi è pure 
affidato di far eseguire una stampa, con l' indicazione 
di tali pesi e valori, che deve essere spedita a tutti 
i Rettori delle città e luoghi dello stato. Le monete 
ritirate devono essere immediatamente tagliate e 
spedite alla zecca, che deve fabbricare con quel 
metallo scudi d'oro e mezzi scudi, mocenighi, mar- 
celli e pezzi da 6, 4 e 2 soldi. 

Le due tavole stampate, per ottemperare agli 
ordini del supremo magistrato, esistono nella mia rac- 
colta. L'una reca la àata del XX Novembre MDLIIII 
e sotto il leone andante, a destra, chiuso in un rettan- 
golo si legge: 

Il mocenigo venetian pesa caratti 31 grani 2 

il marcello pesa caratti 15 grani 3 

un caratto d'argento de marcello et mocenigo vai p. 9. 

« Le infrascritte sono monede prohibide per le leggi 
« dell' Illust. Cons. di X del peso, et valuta come 
« qui sotto ». 

Segue la nota delle specie di cui è vietata la 
circolazione, prima d'ogni altra i Toleri d'ogni stampa 
ed al posto d'onore, quasi in centro della tavola, è ri- 
prodotto un bel tallero di Ferdinando I re dei Romani, 
cui fa seguito un mezzo ed un quarto di scudo di 
Carlo V e sotto nella parte centrale tre monetine di 
Bologna. A sinistra sono disposti in tre colonne 
21 disegni di monete d'argento tutte dell'Italia cen- 
trale e della valle del Pò, a destra 18 scudi d'oro 
proibiti, quasi tutti italiani. Questa certamente ò la 
tavola preparata per i banchetti che a S. Marco ed 



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448 NICOLÒ PAPADOPOU 



a Rialto dovevano cambiare le specie vietate e spe- 
dita ai Rettori, affinchè la stessa operazione fosse 
eseguita nelle provincie. Infatti presso ad ogni disegno 
è segnato il peso esatto che la moneta deve avere, ed 
il valore per il quale deve essere apprezzata. 

Di questa tavola esistono a Venezia altri esemplari 
che mostrano di appartenere a diverse edizioni, perchè 
se i disegni delle monete sono gli stessi, variano i 
caratteri delle leggende ed altre particolarità. Uno di 
essi si trova al R. Archivio di Stato, nel codice 207 
della Miscellanea ; è alquanto malandato, le incisioni 
però sono più fresche, la vignetta del leone meno 
lunga, al basso del meditullio delle due ultime co- 
lonne di monete si legge Andrea Spinelli, sotto a 
a cui un ramo di palma s' intreccia ad altro di olivo. 
L' altro esemplare si conserva al Museo Correr, ove 
Vincenzo Lazari raccolse in un volume tutte le stampe 
che si riferiscono alla zecca ed alle monete veneziane. 
Non differisce dal mio esemplare qui riprodotto se 
non per qualche varietà nei caratteri delle intesta- 
zioni, e per un errore di stampa nel peso del mar- 
cello. Sotto alle due colonne degli scudi d'oro ban- 
diti vi è la scritta Per Andrea Spinelli aF insegna 
della Corona à San Zulian. Queste piccole varietà 
ci indicano che molte copie furono stampate di questa 
tariffa, alcune per uso dei magistrati, altre per essere 
vendute al pubblico, ma il nome segnato in due 
esemplari ci fa nascere il fondato sospetto che l'au- 
tore degli intagli sia Andrea Spinelli, celebre inci- 
sore della zecca in quel tempo. 

L'altra tavola impressa nel 1554, sotto il leone 
andante, a destra, mostra una sacra immagine, e più 
basso due rami legati. A sinistra reca i disegni degli 
scudi d'oro forestieri da esser spesi per L. 6, soldi 14, 
a destra quelli banditi secondo le parti dell' Illustris- 
simo Consiglio de X. 



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TARIFFE VENEZIANE DEL SECOLO XVI 449 

A sinistra sono 32 pezzi italiani ed esteri, a 
destra gli stessi 18 della tavola precedente. Osservo 
che due scudi, l'uno di Siena, l'altro di Carlo II di 
Savoja, i quali nella tariffa del 1551 si potevano 
spendere per L. 6, soldi 14, sono invece banditi nel 
1554. In questa ultima serie si vede lo scudo di 
Gio. Ant. Faletti Conte di Benevello, la qual cosa 
ci dimostra che, sebbene oggi introvabile, esso aveva 
corso in quei tempi non solo in Germania ed in 
Fiandra, ma anche nei paesi che non erano sotto 
lo scettro di Carlo V. 

L'abbondante importazione d'argento rese facile 
la coniazione di mocenighi, marcelli e di altre mi- 
nori monete, desiderate nel decreto del 16 Novem- 
bre 1554, anzi la grande quantità di metallo esistente 
in zecca, tanto per conto dei privati che della Si- 
gnoria, Ridusse il Consiglio dei Dieci nel 1562 ad 
ordinare una moneta grossa del valore di 124 soldi, 
che fu il ducato d'argento. 

Naturalmente Toro aumentava di prezzo nello 
stesso tempo, ed il 3 per cento di aggio nei zecchini 
era divenuto normale anche nei conti dello Stato e 
della zecca. Allo scopo di porre un rimedio a questo 
stato di cose, un decreto del 17 Marzo 1564 (0 al- 
zava il valore del ducato d'oro sino a lire 8 ed in 
proporzione quello degli ungheri e dei fiorini, degli 
scudi veneziani e forestieri, vietando l'aggio e qual- 
siasi aumento sul prezzo fissato. 

Anche questa ordinanza venne stampata in fogli 
volanti coi disegni delle monete, e due esemplari 
variati se ne conservano nel prezioso volume del 
Museo Correr, di cui ho già parlato. L'uno, del quale 
unisco la riproduzione, contiene intiero il decreto e 
nella parte centrale, dopo la data, ha una vignetta 



(1) R. Archivio di Stato, Consiglio dei Dieci e Giunta. Zecca II, e. 150*. 



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45° NICOLÒ PAPADOPOLI 



dove è rappresentata Venezia sotto le forme di una 
matrona in trono, coronata dalla forza e dalla giu- 
stizia, sotto il testo, colle disposizioni relative ai 
ducati, ongari, fiorini e crociati; nella colonna di 
sinistra segue la parte colle parole « Li scudi veni- 
u tiani di peso, et quelli, che sono così buoni come 
« gli venitiani, d'oro, et di peso, che sono delle stampe 
« infrascritte debbono nell'avvenire correre a lire sei 
« soldi 18 l'uno » sotto questa leggenda si trovano i 
disegni di quattro scudi francesi e di 14 italiani; a 
sinistra, continuando il decreto si legge « Li altri 
« scudi forestieri permessi dalle leze di questo con- 
« seglio, et che sono di peso, che sono delle stampe 
« infrascritte debbano esser spesi a lire sei soldi se- 
« dese l'uno ». Sotto 20 scudi italiani ed esteri, più 
basso la chiusa col ricordo delle pene e le attestazioni 
delle pubblicazioni fatte a S. Marco ed a Rialto. 

L'altro esemplare, invece della vignetta centrale, 
mostra il solito leone andante a sinistra chiuso in 
un rettangolo, ha qualche varietà nella stampa e 
manca di quella parte del decreto che sta sotto ai 
disegni degli scudi inferiori. Tutte e due recano in 
fine: in Venetia appresso Gìo. Antonio Bindoni, a 
S. Luca in cale dei fuseri. 

Ecco quanto ho potuto raccogliere su questo 
importante argomento che merita l'attenzione degli 
studiosi, perchè fa fede del giudizio dei contemporanei 
sulla parte più vitale della moneta, che è l' intrinseco 
valore, e per chiudere mi rivolgo a tutti i bibliote- 
cari, raccoglitori e studiosi che conoscessero qualche 
altra tariffa veneziana, con disegni di monete a me 
ignota, ovvero che avessero notizie di quelle del 1543 
e 1547 che non ho potuto vedere, pregandoli di 
farmi avere quelle informazioni che valessero a 
completare il mio lavoro. 

Nicolò Papadopoli. 



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A proposito di una medaglia attribuita a Ferdinando III 

Granduca di Toscana 



Nella Dispensa N. 14, testé uscita della pregie- 
vole opera: L'Italia nei Cento Anni del secolo XIX 
giorno per giorno illustrata, edita dal Vallardi é di- 
retta da Alfredo Comandini, si scorge a pag. 771 
T impronta di una medaglia del 1815, attribuita a 
Ferdinando III Granduca di Toscana, per la visita 
fatta alla zecca di Firenze. 

Per delucidazione di quanto dirò in appresso, 
ne dò qui la descrizione tolta dall'impronta predetta: 

& - . SEMPRE SI ABBELLA • Nel campo Giglio fiorentino. 

9 - Nel campo in dodici linee: S. A. I. R - L'ARCIDVCA - 
GRAN PRINCIPE - DI TOSCANA — ONORA - DI SVA 
PRESENZA - LE OFFICINE - DELLA GRANDVCALE - 
ZECCA - QVESTO DI - 14 FEBBRAIO - 1815. 

Da una lettera della R. Segreteria di Finanze 
diretta al Direttore della R. Zecca e che qui sotto 
trascrivo integralmente, si rileva che la suddetta 
medaglia va assegnata all'Arciduca Leopoldo, figlio 
di Ferdinando III, che alla morte di questi, avvenuta 
il 18 Giugno 1824, salì al soglio granducale col 
nome di Leopoldo IL ( 

IlLmo Sig. Sig. P.ne Coltn.o (0 

Sua Altezza Imperiale e Reale Nostro Signore per mezzo 
di biglietto della Sua Segreteria Intima in data di ieri, si è 



(1.) Questo documento fu copiato dall'originale esistente nella Filza 9 
delle: Notizie, ordini e decreti della R. Zecca, nell'Archivio di Stato in 
Firenze. 



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45^ ARTURO SPIGAR DI 



degnato di ordinare che sia contestato a V. S. Ill.ma ed agli j 

altri Impiegati in codesta R. Zecca, il Sovrano Suo aggra- I 

dimento, per la prova di zelo e di devozione data, in occasione 
della visita fatta nel giorno indicato a codesto stabilimento 
dal Suo Augusto Figlio V Arciduca Leopoldo, e che nel tempo 
medesimo Ella debba abbuonare al Cassiere a forma della 
qui annessa nota, la spesa occorsa per l'impressione delle 
nuove medaglie battute in quel riscontro. 

Incaricato di parteciparle questo ben meritato attestato 
della Sovrana benignità e clemenza, t adempisco colla mag- 
giore soddisfazione e frattanto col più distinto ossequio 

Di V. S. IlLma 
Dalla R. Segreteria di Finanze li ij Febbraio iSij 

V.* L. Frullani. 

Sig. Direttore della R. Zecca. Dev. Obbl: Ser.' 

Luigi Poirot. 

Da altri documenti che tralascio per brevità ho 
potuto riscontrare che di tale medaglia ne furono 
coniati soltanto nove esemplari in argento e che 
T incisione fu eseguita da Carlo Siries. 

Firenze, 20 Ottobre 1900. 

Arturo SpigaRdi. 



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Li Scudje, debbano cffer (ptifi, a lire fei iòidi fatele Funo. 



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BIBLIOGRAFIA 



LIBRI NUOVI E PUBBLICAZIONI. 

Hill (George Francis). Catalogue of the greek coins of Lycaonia, 
Isauria and Cilicia. — London, printed by order of the trustees, 
1900, CXXXI, 296, with one map and forty plates. 

La ricca e splendida collezione dei cataloghi del Museo 
Britannico si è accresciuta in quest'anno di un altro de' suoi 
nitidi e poderosi volumi, ciascuno dei quali segna un pro- 
gresso nella scienza numismatica ed aggiunge un nuovo 
titolo di benemerenza a quelli già numerosi degli illustri 
direttori del British Museum. 

Il sig. Hill, addetto alla Sezione Numismatica di quel 
Museo, e già noto per un ottimo manuale sulle monete greche 
e romane (1), ci presenta in un bel volume il Catalogo delle 
monete greche esistenti nel Museo Britannico, che apparten- 
gono alla Licaonia, all' Isauria e alla Cilicia. 

Ma il suo lavoro non è un semplice catalogo, bensì una 
vera ed esauriente opera scientifica sulla monetazione greca 
di quelle provincie, un lavoro numismatico e storico insieme, 
che dà un concetto esatto e completo dell'attività economica 
e commerciale di quei popoli antichi. 

E quasi peyr guidare lo studioso alla sufficiente prepara- 
zione geografica e storica, l'autore in una diffusa introduzione, 
che forma la prima parte del libro, ci dà un prospetto chiaro 
della distribuzione topografica delle tre regioni sopraccitate. 
Precede quello della Licaonia divisa nell'elenco delle città 
del xoivóv AuxaovCac, che dalle monete del tempo di Antonino 
Pio risulta già organizzato a quel tempo e comprendente 
tutte le città già prima incluse, meno La o die e a Combusta, che 



(1) Ved. Rivista Hai di Num., 1899, fase. IV, pag. 585. 



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454 BIBLIOGRAFIA 



probabilmente continuò ad appartenere alla Galazia, ed 
escluse le città di Icontum, Lystra e Parlate, che facevano 
parte delle colonie. 

Segue alla Licaonia l'Isauria e a questa la Cilicia divisa 
in Tracheia e Pedias. La Tracheia contiene le città verso 
i confini della Panfilia, quelle della costa da Cibyra ad 
Anemurium, la costa da là al Fiume Calycadnus, le città interne 
della Cetis, e le città della costa dal Calycadnus al Fiume 
Lamus. Segue la storia della monetazione nella Cilicia Pedias, 
divisa in tre distretti, per così dire, quello occidentale con 
Soli-Pompeiopolis e Tarsus, quello comprendente la valle del 
Pyramus con Flaviopolis, Malhts ed altre località, e il distretto 
orientale con Issus ed Alexandria. 

Chiude la serie delle città della Cilicia quella dei suoi 
re, e una carta geografica molto chiara, della Licaonia, della 
Isauria e della Cilicia, preparata dal sig. Shawe, sulla guida 
di quella grande del Kiepert, che accompagna l'opera fonda- 
mentale alla quale ricorse spesso anche lo Hill, i Reisen in 
Kilikien dei dottori Heberdey e Wilhelm (Vienna, 1896). 
Altre opere consultate per questa prima parte dell'opera dal 
sig. Hill sono YInvenlaire della Collezione Waddington del 
Babelon (Parigi, 1898), le carte geografiche dello Sterrett, 
inserite nel voi. Ili dei Papers of the American School (1888), 
quelle del Ramsay e dello Hogarth nei Supplementi Papers 
of the Royal Geographical Society, 1890-1891, voi. III. Anche 
F. Sarre, nel suo lavoro Reisen in Kleinasien, Berlino, 1896, 
e G. C. Anderson nel Journal of hellenic Studies XIX (1899) 
furono di aiuto allo Hill nella compilazione della parte 
geografica e topografica del lavoro. 

A questa prima parte, che è d'introduzione, segue la 
seconda parte propriamente numismatica, il Catalogne of 
coins, distribuito esso pure nell'ordine medesimo dell'intro- 
duzione, e contenente quindi la descrizione di tutte le monete 
che il Museo Britannico possiede della Licaonia, dell' Isauria e 
della Cilicia. Segue un elenco delle incerte (uncertains coins), 
e, siccome ancora alcuni tipi monetari, e di questi alcuni 
importanti, mancano alle collezioni del Museo, vi è a parte 
il prospetto delle monete mancanti, di cui gli esemplari 
migliori sono mostrati a tav. 40 {coins noi in the British 



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BIBLIOGRAFIA 455 



Museutn). L'esattezza e la diligenza scrupolosa del dettato, 
la proprietà e chiarezza delle espressioni e dei segni conven- 
zionali, la nitidezza tipografica di tutto il catalogo invitano 
lo studioso lettore e tosto ne conquistano l'animo. 

Non credo che si possa ottenere di più in questa parte 
scientifica del lavoro. Ogni provincia è divisa per città e per 
entro ad ogni città sono descritte, come il solito, le monete 
coniate prima della dominazione imperiale romana e quelle 
coniate dopo; dove si può determinare la data di ogni singola 
moneta, l'indicazione di essa segue a fianco della descrizione 
del diritto e del rovescio di ogni moneta; dove questo non 
è possibile, vi è citato prima della descrizione il periodo 
cronologico nei termini del quale è inclusa la coniazione della 
moneta. 

Ogni indicazione che possa dar luce sulla qualità, sulla 
provenienza, suir illustrazione delle varie monete è aggiunta 
o tra parentesi quadre, se trattasi di citazione di provenienza, 
o a pie pagina, se trattasi di citazione illustrativa. La coope- 
razione magistrale aggiunta alla revisione definitiva del cata- 
logo da parte dello Head e del Warwick Wroth danno 
garanzia ancor maggiore del grado di esattezza e di chiarezza 
a cui è giunto questo Catalogo, come tutti gli altri dell'ottima 
serie britannica. Lo stesso Head in una brevissima prefazione 
ci avverte di ogni particolare, anche circa l'uso degli inches 
e dei tenths in cui è dato il diametro delle monete, nonché 
degli english grains, nei quali ne è notato il peso: opportune 
tavole di ragguaglio alla fine del volume agevolano la ridu- 
zione di queste misure nei soliti grammi e millimetri usati 
da noi. 

Ma tutto questo tesoro di lavoro minuto ed esatto a poco 
servirebbe senza il complemento delle tavole e degli indici, 
che sono il segreto pratico di queste opere di consultazione. 

Le tavole, tutte ben riuscite, sono in numero di quaranta, 
ed esclusa l'ultima, che contiene, come si è detto, i tipi delle 
monete non possedute dal Museo Britannico, rappresentano 
tutta la monetazione delle tre grandi provincie dell'Asia, 
quale si può studiare presso quel Museo. 

Queste tavole meglio di ogni altra spiegazione mostrano 
vari lati della vita religiosa, politica, guerresca di quei popoli, 



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45^ BIBLIOGRAFIA 



che portano in sé l'avvenire, per così dire, degli studi storici 
dell' antichità. Infatti, mentre le antichità greche e romane 
sono abbastanza ben conosciute, ancora molte incognite pre- 
sentano questi popoli dell'Asia, prima e dopo la dominazione 
romana, specialmente nei rapporti religiosi e civili. 

La serie di queste tavole illustrative delle monete della 
Licaonia, della Isauria e della Cilicia è una delle più interes- 
santi, e contiene dei pezzi veramente degni di nota, che tanto 
nel periodo anteriore all'Impero romano, quanto nel periodo 
imperiale si staccano per bontà di stile e di esecuzione da quel 
carattere piuttosto rozzo, impacciato e goffo della maggior 
parte delle monete asiatiche. 

Innanzitutto dal lato mitologico e religioso ognun sa 
che i tipi delle monete dell'Asia Minore in generale e della 
Cilicia in particolare offrono ancora problemi di primo ordine 
agli studiosi, come ben disse anche il nostro Gabrici nella sua 
recensione al Catalogne of the greek coins 0/ Galatia , 
Cappadocia and Syria (*), per la rappresentanza di tante 
divinità, i cui attributi non sono i soliti attributi delle divinità 
del mondo greco e romano. Le monete di Tarso, nella Cilicia 
offrono specialmente, coi loro piramidal baetyl, conical baetyl 
with two handles at top, materia a considerazioni profonde 
sul significato cosmogonico e astronomico della moneta 
dell'Asia Minore nel tempo preromano, e furono già spiegate 
ed illustrate dall' illustre prof. Milani, col suo solito ricchissimo 
corredo di citazioni e di confronti a proposito della sua Nota 
esegetica sulla stele di Amrit (2). 

La serie più importante delle monete di Tarso per 
le questioni mitologico-religiose è quella rappresentante il 
Baaltars, o Baal di Tarso, nome del dio di Tarso che si legge 
nelle iscrizioni aramee dei nummi prealessandrini e alessan- 
drini, col rovescio del leone in lotta col toro, quale simbolo 
siderale di Baaltars ed emblema di Tarso (Catalogne, tav. XXX- 
XXXI). Talora si ha Baaltars parificato al Giove Olimpico 
aetoforo delle monete di Alessandro Magno, sul rovescio 



(1) Ved. Rivista italiana di Numismatica, 1899, fase. II, pag. 267 e seg. 

(2) Ved. in Studi e materiali di archeologia e numismatica, Firenze, 
Seeber, 1899. Voi. I, puntata I, pag. 44 e segg. 



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BIBLIOGRAFIA 457 



. delle quali gli è coatrapposto il leone Con sotto un astro, per 
meglio indicare, osserva il Milani, che quest'animale è simbolo 
siderico del figlio di Giove, ossia di Ercole, come è simbolo 
siderico nella destra protesa di Giove sulle monete di An- 
tioco Vili di Siria ( l ) e su quelle di Mileto per indicare il 
culto di Apollo solare ( a ). 

Oltre a un profondo sentimento della verità queste 
nostre tavole del Catalogo dello Hill ci rivelano quel senti- 
mento della natura che già l' Imhoof-Blumer aveva fatto 
notare nel suo bel lavoro intorno alle piante e agli animali 
rappresentati sulle monete (3). 

Così sono degne di nota alcune movenze molto vive nei 
cavalli rappresentati a tavola IX e X su monete attribuite a 
Celenderis, dalla seconda metà del V secolo fino al periodo 
imperiale romano ; splendido il n. 9 della tav. X, quantunque 
di stile artistico piuttosto tardo. Le monete più recenti di 
Mallus (tav. XVI, 8-13) portano delle figure di cigni veramente 
ben fatte e sono del IV secolo circa prima di C. Particolare 
se non esclusiva a Soli è la frequente rappresentanza di quei 
magnifici grappoli di uva talora accentrati in un quadrato 
incuso, che vedonsi a tavole XXV e XXVI, e interessantis- 
sima pei confronti con gruppi marmorei di tempo tardo ed 
esistenti in Italia la rappresentanza del leone che assale e 
atterra un cervo su monete di Tarso (tav. XXX, 1-8) (4), da 
confrontare per la sua interpretazione con le altre rappre- 
sentanze del leone sopraccitate (ved. tav. XXX, 9-13; XXXI, 
1-7) le quali sarebbero per il Six di origine cipriota (5). 

Un'arte ancor più fina di quella che sia limitata all'imi- 
tazione degli animali rileviamo nella rappresentazione di tipi 
ideali e di ritratti. 

In alcuni fra i tipi ideali vi è il proposito di imitare opere 



(1) Babelon, Rois de Syrie, tav. XXIV, 17, 18; XXV, 2, 3. 

(2) Catalogue of the greek coins 0/ the British Museum, Jonia, tav. XXI. 

(3) Imhoof-Blumer — Keller, Tier und Pflanzenbilder auf Mùnzen 
und Gemmen des k /assise hen Altertums. Lipsia, 1889. 

(4) Ved. S. Rica, La rappresentazione degli animali nell'arte classica 
in Arte italiana decorativa e industriale. Anno IX (1900), n. 2 e n. 3; 
tav. n. 5 e 6. 

(5) Ved. Six, Numismatic Chronicle, 1884. 



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458 BIBLIOGRAFIA 



d'arte già note nell'antichità, o per lo meno tipi ormai tradi- 
zionali, di bellezza non comune, quale p. es., Asklepios e 
Hygieia a tav. IV, 5 su monete imperiali di Aegae, il gruppo 
delle tre Grazie su monete di Tarsus a tav. XXXVI-XXXVII, 
del tempo di Massimino. Le fatiche di Ercole, Cronos, 
Sarapis, Triptolemos, Thyche Panthea, il fiume Cydnus, 
la personificazione del Koinoboulion e del gruppo delle Boulé 
col Demos rendono la serie di queste monete, e specialmente 
quelle di Tarsus, di un interesse mitologico e iconografico 
veramente degno di studio, e fanno delle tavole del Catalogo 
Hill uno dei sussidi più validi per l'archeologo e per l'artista, 
oltrecchè per il numismatico. 

Particolarmente belli per naturalezza e slancio di posa 
e di espressione sono i tipi delle monete di Isaura (tav. II, 
io, it), Adana (III, 1, 3), Aegeae (IH, 11-13; IV, 2, 3, 4), Mallus. 
(XVII, 7), Nagidus (XIX-XX). 

Fra i ritratti non si deve tacere che ve ne sono alcuni 
degli imperatori degni di competere con quelli romani; così 
il Caracalla di Isaura (II, 11); vari tipi di imperatori e di 
imperatrici di Aegeae, Alexandria e Anazarbus (V, passim), 
il Domiziano e la Domizia di Anazarbus (VI, 1); la testa di 
Satrapo con tiara persiana di Mallus (XVII, 9); Claudio I 
imperatore con Giove al rovescio, di Mopsos (XVIII, 4); le 
teste di Pompeo, di Crisippo, di Arato, di Filemone su mo- 
nete di Soli (XXVII, 2, 3, 4); l'Antinoo di Tarso (XXXIV, 
8) con il rovescio della pantera che si appoggia al tirso, ed 
altre parecchie. 

Non ultimo pregio del Catalogo dello Hill sono quelli 

indici copiosi che completano la ricerca dello studioso in tutti 

i cataloghi del Museo Britannico. Il nostro Catalogo della 

Licaonia, Isauria e Cilicia ne ha ben sette, quello geografico, 

quello dei tipi monetari, l'elenco dei membri delle famiglie 

imperiali, la serie dei simboli, l'elenco delle contromarche, il 

prospetto cronologico, quello dei re e dei capi, dei nomi dei 

magistrati sulle monete autonome e dei magistrati locali sulle 

monete imperiali; infine l'elenco dei magistrati roma.ni, degli 

incisori delle monete e quello delle leggende maggiormente 

degne di nota. 

Serafino Ricci, 

vi ce- bibliotecario. 



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BIBLIOGRAFIA 459 



Répertoire general de Médaillistique par Paul Ch. Stroehlin. — 
Ginevra. 

Il solerte e attivo Presidente della Società Numismatica 
Svizzera ha dato mano nello scorso giugno a una pubblica- 
zione di nuovo genere, ossia a una specie di Dizionario 
generale di Medaglistica, opera nella quale ogni medaglia 
viene diffusamente e minutamente descritta in tutti i suoi 
particolari. La novità della pubblicazione consiste in ciò che, 
invece d'essere fatta a libro o a fascicoli, come tutte le pub- 
blicazioni simile di genere numismatico o affine, è invece fatta 
a schede indipendenti, dimodoché le aggiunte sono sempre 
possibili e la disposizione può essere fatta a piacere di cia- 
scuno. La pubblicazione è fatta per dispense di 25 schede e 
le dispense dovrebbero essere dodici per anno; ed incomincia 
colle Medaglie a ritratto del periodo moderno e contemporaneo. 

Come si vede dalla semplice enunciazione che ne ho fatto, 
è un'opera che può assumere una straordinaria estensione, 
vista la voga che le medaglie hanno avuto nei tempi passati 
e che vanno riprendendo ai nostri giorni; e il modo con cui 
fu ideata a schede separate e indipendenti permetterà di 
continuarla indefinitamente, formando sempre un tutto omo- 
geneo, senza i supplementi che bene spesso sorpassano e di 
non poco il volume dell'opera primitiva e riescono sempre 
incomodissimi per la consultazione. 

È l'opera destinata a diventare il Vademecum di tutti 
i raccoglitori di medaglie, scopo che sarebbe ancora meglio 
raggiunto se l'autore avesse completato il lavoro descrittivo 
colla riproduzione almeno dei pezzi più importanti. 

F. G. 



Perlai (Q.). Le medaglie e le decorazioni della Repubblica di San 
Marino. — Londra, 1900, Spink & Son. 

Alla dissertazione sulle monete della Repubblica di San 
Marino il Sig. Quintilio Perini, nella u Numismatic circular n 
dell'Aprile 1900, ha fatto seguire uno studio sulle medaglie 
e decorazioni della stessa Repubblica. 



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460 BIBLIOGRAFIA 



L'importanza di questa seconda parte è dovuta all'ori- 
ginalità del lavoro, utile complemento a quanto si riferisce 
alla numismatica sanmariniana. 

Nel primo dei tre capitoli che compongono la diligente 
monografia sono assai bene illustrate le medaglie comme- 
morative ed onorarie, coniate o per pubblico decreto o per 
volontà dei cittadini. Nel secondo, troviamo precise no- 
tizie sulle istituzioni dell'ordine equestre e delle medaglie 
al valore militare e al merito civile. Nel terzo capitolo è ri- 
cordata la medaglia di studio, deliberata dal Consiglio So- 
vrano nel 1823 e rinnovata con arte migliore dall'incisore 
L. Gori nel 1873. Inutile il dire che di tutti i pezzi vi è fatta 
dall'autore un'esatta descrizione e ne sono riprodotti i tipi 
relativi. Il lavoro perciò può riuscire interessante non solo 
ai numismatici, ma anche ai semplici cultori delle memorie 
storiche della gloriosa piccola Repubblica. 

L. Rizzoli jun. 



Simonis (D r Mieti). L'art du médailleur en Belgique. — Contri- 
butions à Vètude de son histoire depuis l'avènement de Charles 
le Téméraire au duchi de Bour gogne jusqu'au milieu du XVI* 
siede. — Bruxelles, Librairie numismatique de Ch. Dupriez, 
26, Piace de Brouckère. — (Un bel voi. in-4, con tavole). 

Il Belgio, e i Paesi Bassi in genere, hanno occupato ed 
occupano tuttora un posto privilegiato nella Numismatica e 
nella Medaglistica; già nei Sec. XVI e XVII quelle industri 
e pingui città formicolavano di appassionati raccoglitori, e 
questi rivolgevano le loro cure non solo alle monete antiche 
ma anche alle medaglie contemporanee. I loro scrittori spe- 
ciali diedero tuttavia un'importanza preponderante e quasi 
esclusiva alla Storia, negligendo spesso il lato artistico sino 
a non tener conto dei nomi di medaglisti segnati sulle me- 
daglie stesse. 

È soltanto da circa cinquant'anni, ossia dalla fondazione 
della R. Società Belga di Numismatica, — osserva il Dott. Si- 
monis, — che lo studio dell'arte del medaglista fu seriamente 
intrapreso. C.-P. Serrure trasse dall' obblio un medaglista 



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BIBLIOGRAFIA 461 



neerlandese poco noto, Michele Mercator; Picqué, Chalon e 
altri fecero conoscere un certo numero di medaglie inedite; 
Pinchart, infine, frugò in quegli archivi nazionali e ne ricavò 
un vero tesoro di documenti che concernono artisti belgi e 
stranieri. Il suo libro, cui toglie però molto interesse la cir- 
costanza d'esser privo d'ogni corredo d'illustrazioni, trovò 
un erudito continuatore nel Sig. Picqué; ma questi, alla sua 
volta, si limitò a pubblicare e commentare le medaglie esi- 
stenti nella collezione governativa a lui affidata. 

Rimane ancora molto da mietere adunque in questo 
campo, — conchiude il Dott. Simonis, — il quale si propone 
di recare il proprio contributo all'elaborazione di un'opera 
completa e definitiva. 

La storia dell'arte della medaglia nel Belgio (e nei Paesi 
Bassi), può dividersi a di lui avviso in quattro periodi: il 
primo, eh' è il periodo italiano o straniero, si estende dal 
regno di Carlo il Temerario sino alla fine del Sec. XV; il 
secondo, che l'autore vorrebbe intitolare periodo poetico o 
letterario, comprende la prima metà del Sec. XVI; il terzo, 
o periodo dei grandi artisti, la seconda metà dello stesso 
secolo; il quarto, infine, o periodo professionale, comprende 
i Sec. XVII e XVIII sino alla venuta del celebre Van Berckel, 
epoca in cui la medaglia artistica, al pari dell'incisione dei 
conii monetarii, diviene una professione, un privilegio, un 
retaggio, per così dire, di talune famiglie. 

Il volume che abbiamo sottocchio tratta soltanto dei 
primi due periodi. 

Le medaglie del periodo italiano sono quelle che recano 
l'effigie di Carlo il Temerario e di Antonio di Borgogna, le 
medaglie per le nozze di Massimiliano e di Maria di Borgogna ; 
quella coi ritratti di Carlo e di suo genero Massimiliano, ecc. 

Le medaglie del secondo periodo sarebbero opera di 
medaglisti dilettanti, come il pittore Metsys, il poeta Jean 
Second, ed altri artisti o letterati, dai quali appunto l'autore 
intitolerebbe il periodo medesimo. 

Il bel volume del Dott. Simonis costituisce senza dubbio 
un notevole tentativo, che ci piace tanto più di segnalare in 
quanto che interessa, indirettamente ma in molti punti, anche 
la Medaglistica italiana. 

59 



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462 BIBLIOGRAFIA 



Pick (Behrendt). Contomiaten. 

Nella grande Real-Encyclopàdie der classùchen Alter- 
tumswissenchaft di Pauly-Wissowa, il eh. Conservatore del 
Gabinetto Numismatico di Gotha ha pubblicato testé un ar- 
ticolo abbastanza esteso, eh* è come una succosa monografia 
sull'interessante argomento dei " contorniati. n Dopo una 
descrizione generica di questa categoria di monumenti mo- 
netiformi, e alcune considerazioni sui soggetti che rappre- 
sentano, il Prof. Pick esamina la quistione dell'epoca cui 
appartengono i contorniati; e quella infine, tanto discussa, 
dello scopo cui servivano, per conchiudere accostandosi alle 
ipotesi emesse da Fròhner e da Francesco Gnecchi. 

S. A. 



•«• Nel prossimo fascicolo daremo notizia di altri libri 
ed opuscoli pervenutici durante il corrente anno. "•• 



Comandini (Alfredo), U Italia nei cento anni del secolo XIX, giorno 
per giorno illustrata. Dispense X-XVI, 1811-1816. Milano, Antonio Val- 
lardi, 1900. Sempre predominante la parte illustrativa numismatica. 

Labriola (A. Fr.), Discussioni teoriche su alcuni punti della dottrina 
della moneta. Roma, E. Loescher, in-8, pp. 141. 

Catalogo di monete antiche e moderne in vendita nella casa G. Mar- 
chio e N. Majer in Venezia. Serie III, n. 24 (Monete greche, consolari, 
bizantine, oselle della repubblica veneta e piombi). Venezia, stab. tip. P. Na- 
rotovich & G. Scarabellin, 1900, in-8, pp. 71. 

Catalogo di monete antiche vendibili presso Rodolfo Ratto in Genova, 
n. 6, parte II (1899-1900). Genova, tip. F. m Pagano, 1900, in-8 fig., pp. 162. 

Catalogue de monnaies de la republique romaine qui seront vendues 
après la collection de F. Rusconi di G. (Galerie Sangiorgi, Rome). Città 
di Castello, S. Lapi, 1900, in-8, pp. 24. 

Cortellini (Nereo), Primi elementi di numismatica generale. Milano, 
Società edit. Sonzogno, 1899, hw6, pp. 62 [Recens. in " Rivista storica 
italiana „ settembre-ottobre, 1900, pp. 323-24]. 

Catalogo della collezione Stevens; monete ed oggetti antichi. Napoli, 
tip. Napoletana, in-8, pp. 125. 

Gnecchi (Francesco), Monete romane: manuale elementare, 2* edi- 
zione riveduta, corretta ed ampliata. Milano, U. Hoepli, 1900, in-16 fig., 
pp. xxvij-367 con 25 tav. [* Manuali Hoepli „]. Recensioni in Wochm- 
schri/t fur klassische Philologie, XVII, n. 38, e in Litterarisches Cen~ 
tralblatt di Lipsia n. 27, 1900. 

Studi Eporediesi di B. Vesme, E. Durando, A. Tallone, C. Patrucco 
'(" Biblioteca della Società storica subalpina „ VII). Pinerolo, Chian- 
tore, 1900 — Durando (E.), Vita cittadina e privata nel M. Evo in Ivrea 
[Moneta corrente in Ivrea, cambiatori, cassieri, prestatori, usurai]. 



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Trachsel (D. r C. F.) f Franciscus Petrarcha nuncius apud Rempu- 
blicam Venetam pax fecit cum Januensis. Médaille originale et authen- 
tique du XIV e siècle jusqu'ici inèdite modelée par Memmi dit Maitre 
Simon de Sienne. Lausanne, 1900, imp. Bridel. in-8, pp. 14. 



Fairon (E.), Une nouvelle Hypothèse sur la * Ratio Castrensis , 
et sur la " Ratio Thesaurorum. n (Extr. du Musée Belge), Louvain, 
Ch. Pieters, in-8, pp. 7. 

Simonis (I.), L'art du médailleur en Belgique. Contribution à Pétude 
de son histoire dépuis Tavénement de Charles le Téméraire au duché 
de Bourgogne jusqu'au milieu du XVI C siècle. Bruxelles, Ch. Dupriez, 
in-4, pp. 144 et io pi. 

Dompierre de Chaufepiè (H. J. de), Les médaiiles et plaquettes mo- 
dernes. I, II. Harlem, H. Kleinmann, fol. pp. 20 et 15 pi. 

Polienov (A. D.), Monetnyi vopros [La questione monetaria]. Afoskva, 
Kutchnerev, in-8, pp. 368. 



Markham (C. A.), Handbook to french Hall Marks on Gold and 
Silver Piate. London, Gibbings, in-8, pp. 72 e 431 fig. 

Wroth (IV.), Catalogue of the Greek Coins of Galatia, Cappadocm, 
and Syria. London, British Museum, in-8, pp. 237. 

Watson (D. K.), History of American coinage. New- York, Putnam's 
Sons, in-8, pp. xix-278. 

E. M. 



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BIBLIOGRAFIA 465 



PERIODICI. 

Revue Numismatique, dirigée par A. de Barthélemy, G. Schlum- 
berger, E. Babelon (Secrétaire de la Rédaction: J.-A. Blanchet). 
Paris, chez Rollin et Feuardent; 4, rue de Louvois. 

Quatrième sèrie. — Tome troisième. — Quatrième trimestre 1899. 

Rostovtsew (M.) et Prou (M.). Catalogue des plombs antiques de 
la Bibliothèque nationale [Continuaz. — Tessere con cifre ; con ritratti ; 
con rappresentazioni diverse (mitologiche; di personaggi indeterminati; 
d'animali; di oggetti; di ornamenti); tessere egizie; tessere greche; 
piombi monetiformi; monete in piombo (saggi monetali, falsificazioni 
antiche e moderne) ; amuleti ; piombi con leggende fenicie]. — Maurice 
(J.). L'atelier monétaire de Rome pendant la période constantinienne (joó- 
337) [Contin. e fine. — Con tavola]. — Mély (F. de). Les deniers de 
Judas dans la tradition du moyen àge [Per la massima parte, sono 
antiche monete di Rodi. Questo fatto, osserva il Sig. De Mély, si può 
spiegare per la somiglinza del nome di queir isola con quello di Erode]. 
— Fabre (J.). Les billets de confiance émis pendant la guerre de 1870-71 
[Contin. — Con 2 tav.]. — Mélanges et documents [Notizia postuma del 
Sig. Fabre intorno alla riscossione del censo apostolico in Germania 
nel 1291]. — Chronique [Il Congresso di Parigi (programma). — 11 
Premio Bordin, conferito dall'Accademia delle Belle Arti di Parigi (una 
medaglia di 2000 fr. al Sig. Roger Marx per la sua opera : Les Médail- 
leurs francais depuis rySp, e una 2.* med. di 1000 fr. al Sig. Henri de 
La "Tour per il suo catal. dei gettoni della Biblioteca naz.] — Necro- 
logie [Raimondo Serrure. — Il medaglista Daniele Dupuis]. — Bulletin 
bibliographique [Castellani, Notizie di Pietro da Fano medaglista']. — 
Périodiques. — Procès-verbaux de la Società Francaise de Numismatique. 

Tome quatrième. — Premier trimestre 1900. 

Babelon (E.). Le faux prophète Alexandre d*Abonotichos [Con tavola 
e con disegni nel testo]. — Dieudonné (A.). Médaillon de bronze de Lydie 
[Con disegni). — Rouvier (J.). Le monnayage alexandrin d'Arados. - 
Prout et Rostovtsew. Catalogue des plombs du moyen àge et de P epoque 
moderne de la Bibliothèque nationale [Forma la continuaz. del Catal. 
des plombs antiques. — Bolle bizantine, con 2 tav.]. — Bordeaux (P.). 
La pièce de 40 sols de Strasbourg, frappée à la Monna te de Paris, et la 
fin du monnayage autonome de VAlsace [Con disegno]. — Fabre. Les 
billets de confiance émis pendant la guerre de 1870-71 [Contin.]. — Mé- 
langes et documents [Notizia del Sig. Blanchet intorno ad un ripostiglio 
di monete galliche. — Con disegni]. — Chronique [Recenti scoperte di 
ripostigli. Notevole il rinvenimento di un'anfora contenente circa 5400 



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466 BIBLIOGRAFIA 



monete romane, ad Agincourt nell'Oise. Nella massima parte queste 
monete erano grandi bronzi, da Galba a Postumo. — La Biblioteca Naz. 
di Parigi ha fatto acquisto della parte inedita delle opere numism. di 
Sestini, autografa, e intitolata: Musei Hedervarii in Hungaria descriptio 
numorum veterum urbium, populorum, nunc curis secundis castigata, 
necnon multis aliis numis anecdotis vel parum cognitis aucta. Il tomo I 
comprende le monete della Rep. Rom. e le imperiali in oro da Giulio 
Cesare ad Emanuele II Paleologo; il tomo II le rimanenti mon. imper. 
da G. Cesare a Giulia Domna; il III quelle da Caracalla a Costantino 
Magno; il IV quelle da Costantino alla fine dell'Impero d'Oriente. — Le 
nuove monete francesi. — Le medaglie presidenziali (sono di due sorta; 
Tuna, detta del Congresso, è la med. commemorativa dell'elezione del 
Presidente della Repubblica; l'altra è coniata per ordine della Dire- 
zione delle Belle Arti). — Il Sig. Maurice Prou abbandona il Gab. 
Numism. di Parigi, essendo stato nominato professore all' tt École des 
Chartes. „ Il Sig. J. de Foville è nomin. aggiunto presso il Gabinetto 
medesimo. — Al Sig. Babelon è stata conferita la croce della Legion 
d'Onore], — Bulletin bibliographique. — Périodiques. — Procès-Verbaux 
de la Soc. Frane, de Numismatique. 

Deuxième trimestre 1900. 

Dieudonné (A.). Monnaies grecques récemment acquises par le Ca- 
binet des Mèdailles [Con tavola]. — Rouvier. Le monnayage alexandrin 
d'Arados [Continuaz. e fine. — Con dis.]. — Prou et Rostovtsew. 
Calai, des plombs du m. àge et de V epoque mod. de la Bibl. nat. [Contin. 

— Bolle bizantine; bolle pontificie (NN. 950*994); sigilli dei sovrani ca- 
rolingi; sigilli francesi; sigilli dei re di Castiglia; bolle venete (di Lo- 
renzo Tiepolo e di Cristof. Moro); sigilli dell'Oriente Latino; piombi 
del commercio, medioevali e moderni; tessere medioev. e mod.; piombi 
indeterminati; piombi arabi. — Con 2 tav.]. — Mowat (R.). Note 
d'onomastique romaine: Valérien; Régalien. — Fabre. Les billets de 
confiance émis pendant la guerre de iSyo-yr [Contin. — Con tavola]. 

— Reinach (Th.). Pontica [Con disegni]. — Mélanges et documents 
[Inventario del mobilio e degli strumenti della zecca di Bourges, nel 
XVI secolo]. — Chronique [Numismatica dell' India antica. — Le 
pubblicaz. del Sig. Blancard. — Il Museo Lavigerie di San Luigi a 
Cartagine. - 11 corso di Numismatica del Sig. Blancard all' a École 
des Chartes. „ Nelle tre prime lezioni, il eh. professore ha studiato 
quest'anno le monete romane di Costantino, quelle dei re Franchi e 
degli altri re barbari. Il programma del corso abbraccia l'intera 
Num. francese sino alla fine del Sec. XV. — La medaglia della Zecca 
di Parigi. Rappresenta un torchio monetale con diversi strumenti 
accessorii. Al torchio è addossato un genio, che tiene una fiaccola 
nella dr. Intorno si legge: monnaie de paris. Il rov. è anepigrafe, e 
reca la figura della Storia che traccia la data 1900 su di un libro so- 
stenuto da un genietto. — Le collez. num. all'Esposiz. Univ.]. — Né- 



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BIBLIOGRAFIA 467 



crologie [Massimino Deloche. — Giampietro Six] — Bulletin bibliogra- 
phique. — Procès-verbaux de la Soc. Frane, de Nuntismatique. 

Troisième trimestre 1900. 

Tacchella (D. E.). Monnaies inédites de Cabyle et de Mesembria sur 
la Mer Egèe [Con disegni]. — Maurice (J.). L'atelier monétaire de Tar- 
ragone pendant la période constantinienne [Con 2 tav.]. — Rostovtsew 
et Prou. Supplément au catalogne des plombs antiques de la Bibliothèque 
nationale [Con tavola]. — Deloche (M.). Un triens mèrovingien inédit 
avec la legende campaniac [Con disegni]. — Fabre. Les billfts de con- 
fiance, etc. [Con tavola]. - Mélanges et documents [Monete galliche. Con 
disegni]. — Chronique [Il Congresso Internaz. di Numismatica a Parigi. 
Con fotoincisione della placchetta commemorativa. Essa è l'ultimo lavoro 
del compianto medaglista Dupuis,' rappresenta la Numismatica, sotto la 
forma di una giovane donna intenta ad esaminare una moneta; il rov. 
reca un torchio monetale, con la leggenda: Congrès International de 
Numismatique, juin 1900. — Le collez. num. all'Esposiz. univ. — La me- 
daglia dello Scià di Persia. Questa med., lavoro di A. Patey, fu coniata 
a Parigi il 7 agosto, alla presenza del sovrano medesimo. È in oro, ha 
36 millim. di diametro, e rappresenta Muzaffer-ed-Din, a mezza figura, 
con la testa rivolta di tre quarti a sinistra. L'altro lato della med. ha 
Tarme della Persia con la data 1318 dell'Egira, che corrisponde al- 
l'anno 1900 dell' E. V.]. — Bulletin bibliographique [Bahrfeldt, Le mo- 
nete romano-campane (Trad. dal ted. per cura di Serafino Ricci)]. — Pé- 
riodiques. — Procès-verbaux de la Soc. Frane, de Numismatique. 

Gazette numismatique frangaise, dirigée par Fernand Mazerolle. 
Paris, Vve R. Serrure, Dépositaire, 19, Rue des Petits-Champs. — 
(E. Bertrand, Imprimeur-Éditeur, Chalon-sur-Saòne). 

Quatrième année. — 1900. — i re livraison. 

De Fayolle (A.). Recherches sur Bertrand Andrieu, de Bordeaux, 
graveur en médailles (1761-1822). Sa vie, son oeuvre [Col ritratto del ce- 
lebre medaglista e con 2 tav. di medaglie. — L'Andrieu nacque a Bor- 
deaux il 4 nov. 1761, da un modesto bottaio. Sin da giovinetto mani- 
festò un'aperta vocazione per la carriera artistica; frequentò i corsi 
dell'Accademia nella sua città nativa, e fu allievo del valente incisore 
Lavau, artista così coscienzioso che una volta impiegò dieci anni nel- 
l'incidere un sigillo rappresentante la testa giovanile d'Ercole, un vero 
capolavoro! Nel 1786, Andrieu si trasferì a Parigi, entrando come al- 
lievo nello studio del medaglista Gatteaux. Già nel 1789, il giovane ar- 
tista bordolese produceva la famosa medaglia per la Presa della Ba- 
stiglia, lavoro di un'estrema finitezza, che incontrò un vero successo, 
destando l'invidia di altri incisori e dando origine a molte imitazioni. 
A questa medaglia tennero dietro: quella per la Festa della Federa- 
zione, per l'Arrivo di Luigi XVI a Parigi; e più tardi un saggio dello 



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468 BIBLIOGRAFIA 

scudo da 6 livres, la medaglia della Libertà con la leggenda: Ih ont su 
la défendre et mourir avec elle, allusiva a Marat e ad altri rivoluzionari, ecc. 
Incise egualmente una quantità di piccole figure per gli * assegnati „ : 
gemetti, divinità, galli, bilance, ecc , nonché degli ex-libris. Si devono 
pure a lui le illustrazioni della pregiatissima edizione del Virgilio ese- 
guita dai Firmin Didot Nel 1798, Andrieu invia al Salon un quadro di 
medaglie; ripetendo poi gl'invii ogni due o tre anni, sino al 1819, fra 
l'ammirazione di tutti gl'intelligenti. Nel 1800, il nostro artista eseguisce 
la mirabile medaglia di Marengo, che fu qualificata come tt il trionfo 
della Glitto grafìa moderna „. A questo proposito, il Sig. Johanet così 
si esprime: * Nella medaglia per la Battaglia di Marengo, il busto del 
" Primo Console, una bellissima testa, in cui Déja Napoleoni perfait sous 

* Bonaparte, poggia su di un rettangolo di 31 millimetri di lunghezza 
u per 16 d'altezza. In uno spazio così piccolo, Andrieu ha trovato il 
" mezzo di rappresentare la battaglia con quella moltiplicala di parti- 

* colari che un artista potrebbe permettersi in un quadro di quattro 

* metri quadrati. Senza l'aiuto della lente, vi si possono seguire le pe- 

* ripezie del combattimento. Sarebbe un lavoro unico nel suo genere 
u se lo stesso Andrieu non avesse inciso la medaglia per il ristabili- 

* mento della statua di Enrico IV, medaglia cui compete la palma degli 

* infinitamente piccoli „. Dal 1802 al 1806, altre medaglie numerose at- 
testano l'abilità del grande incisore: il Passaggio del San Bernardo, il 
Ristabilimento del Culto, il Convegno dei due Imperatori, il Matrimonio 
della Principessa Stefania, il Convegno di Napoleone col Principe Luigi 
di Baden, la Pace di Presburgo, la Cattedrale di Vienna (Azioni di 
grazie per la Pace), ecc. Nel 1807 e 1808, altri capolavori: la medaglia 
per la Pace di Tilsitt, per la conquista della Slesia, quella con Napo- 
leone in costume imperiale, ecc. * Malgrado le guerre continue ., 
— dice il Sig. De Fayolle, — " Napoleone s'interessava vivamente per 
" le medaglie che si coniavano sotto il suo regno. Ogni anno, nel bi- 
" lancio nazionale s'iscriveva una certa somma destinata ai medaglieri 
a dell' Imperatore, dell' Imperatrice, e della Bibblioteca Imperiale. Nel 
u 1809, i fondi accordati a questo scopo ai due augusti sposi si eleva- 
" vano a 14,000 franchi „. Andrieu incomincia ad avvicinarsi alla vec- 
chiezza, ma la sua attività non se ne risente; al contrario, si direbbe 
ch'essa aumenti col volgere degli anni: ricorderemo le medaglie perle 

'Seconde nozze di Napoleone, per la Visita dei Sovrani di Baviera, di 
Sassonia, ecc., la Porta Saint-Martin, la Porta di Carinzia, la Battaglia 
di Sommo-Sierra, il Vaccino, ecc., ecc — L'articolo del Sig. De Fayolle 
sarà continuato]. — De Witte (A.). Le mouton du roi Jean le Bon et 
ses imitations [Con figure nel testo]. — Planchenault (A.). Les Jetons 
angevins [Con timi az.]. — Denise (A.). La discussion de la hi de Germinai 
an XI. Rapport de Lebreton [Continuaz.]. — Compie rendus. — Les pé- 
riodiques. — Nouvelles diverses [Il Congresso internaz. di Numismatica 
tenuto a Parigi, — La seconda ediz. del Manuale Gnecchi: Monete 
romane]. 



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BIBLIOGRAFIA 469 



Bulletta de numismatique. Rédaction et Expédition: Vve Raymond 
Serrure, 19, Rue des Petits-Champs, Paris. 

6 C volume. — Septième et huitième livraison. — Octobre-Décem- 
bre 1899. 

Van Bemmel (Jules). Raymond-Conslantin Serrure, Numismate [Bio- 
grafia e accurata bibliografìa. Con ritratto]. — Revue des Revues. — 
Académies et Sociétés [La medaglia conferita dalla Soc. Numism. Londi- 
nese al Sig. Babelon]. — Les nouvelles émissions [Monete olandesi. 

— Monete cretesi]. — Médailles nouvelles [Med. di Chopin]. — Les 
truuvailles. — Necrologie [J. P. Six. — Dan. Dupuis]. 

7* volume. — Première livraison. — Janvier-Février 1900. 

Maxe-Werly (L.). Un atelier de fauxmonnayeurs dans l'abbaye de 
Jandeures en 1676. — Sambon (J.). Une monnaie inèdite de Tarente. — 
Blanchet (A.). Trouvailles de monnaies. 

Deuxième livraison. — Mars-Avril 1900. 

Drouin (E.). Une monnaie bilingue indo-sassanide [Con disegno]. — 
Vivarès (J.). Unflorin d'or de Clément VI (iJ42-ijf2). - Bibliographie. 

— Lectures [Le monete del Transvaall. — Trouvailles. — Médailles 
nouvelles. — Sociétés Savantes. — Concours. — Congrès Internai, de Num. 
[Programma]. 

Troisième livraison. — Mai-Juin 1900. 

Congrès de Numismatique [Estratto della memoria di Alessandro 
del Mar (presentata al Congresso) sulla storia monetale degli stati più 
importanti del mondo antico e moderno (notizie sulla monetazione ci- 
nese)]. — L'Hotel des Monnaies à l'Exposition de 1000. — Bibliographie 
[Gnecchi, Monete romane, 2* ed.]. — Revue des Revues. — Lectures 
[Specchietto delle coniaz. eseguite nella Zecca di Parigi durante il 1899]. 

— Médailles nouvelles. — La gravure en tnéd. au Salon de 1900. — 

Quatrième livraison. — Juillet-Aoùt 1900. 

Sarriau (H.). Imitation d'un tableau de Le Brun au revers d'un jeton 
de l'église parisienne de Sainte-Madeleine-en-la-Cité [Con disegno. — Il 
dipinto cui si riferisce l'art, deve in parte la sua notorietà alla circo- 
stanza che la santa vi sia effigiata, come si crede, sotto i tratti di Ma- 
damigella de La Vallière], — Jetons à retrouver. — La numismatique 
à l'Expos. de 1000. — Trouvailles. - Bibliographie [Perini, La Rep. di 
San Marino, sue mon., med., decora*., 2. m ed]. — Médailles nouvelles. 

Cinquième et sixième livraisons. — Septembre-Octobre 1900. 

Caron (E.), Un denier de Saintes [Con disegni]. — Blanchet (A.). 
Les animaux auxiliaires de fantiquaire [Sono i piccoli mammiferi che 

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470 BIBLIOGRAFIA 



abitano sotterra, e in particolar modo le talpe. Il Sig. Blanchet ricorda 
vari casi nei quali esse furono causa indiretta della scoperta di ripo- 
stigli monetali]. — Congrès de Numismatique [Resoconto sommario, 
per cura del Sig. Blanchet], — Bibliographie. — Revue des Revues. — 
Lectures [Ancóra le monete cinesi. — 11 Museo di Lilla e l'importante suo 
acquisto della collez. Vernier de Roubaix, la più ricca d' Europa per 
le monete fiamminghe], — Médailles nouvelles [Med. commemorativa 
della fondazione di Marsiglia. — Med. per il Dott. Guyon, prof, al- 
l' u Écolc de médecine „ e membro dell' Istituto], — Trouvailles. — Ne- 
crologie [11 primo anniversario della morte così immatura di Raimondo 
Serrure]. 

Revue 8UÌ88e de numismatique, publiée par le Cornile de la Société 
suisse de numismatique, sous la direction de PAUL-Ch. Strxehlin. 
Genève, au siège de la Société, rue du Commerce, 5. 

Tome IX. — Seconde et dernière livraison. — 1900. 

Forrer (L.). Le graveur Eukleidas et ses monnaies [Con fotoincisioni 
nel testo]. — Liebenau (Th. von). Der Streit um das Leberthaler-Silber. 
Ein Beitrag zur Mùnzgeschichte des XVI. Jahrhunderts. — Ladé (A.). 
Imitation inèdite d'un pfennig uni face de tévèché de Coire [Con figura 
nel testo]. — Forrer. Un curieux document retati/ à la suppression des 
ateliers monétaires de Caen, Nantes, Tours, Poitiers, Umoges, Grenoble, 
Montpellier Riom, Bourges, Troyes, Dijon, Besancon, Metz et Amiens. — 
C. (A.). Les jeions de péage des portes et ponts de la ville de Genève [Con 
figure nel testo]. — Brandlin (F.). Etwas von den schweizerischen 
Goldslùcken. — Adrian (P.). Geschichte des schweizer. Zwanzigfranken- 
stuckes [Con tavola in eliotipia], — Forrer. Bibliographie numismatique 
du Royaume-Uni de Grande- Bretagne et Ir land e, compre nani les colonies. 
— Strcehun (P.-Ch.). Médailles suisses nouvelles [Continuazione. — Con 
fotoinc. nel testo. — Il N. p 431 è la medaglia per il Tiro Conservatore 
delle Tre Valli, a Pollegio nel Canton Ticino, sett 1899]. — Mélanges 
[Notiamo, fra l'altro, alcuni dati statistici del Dott Liebenau sull'attività 
della zecca di Lucerna nella fabbricazione delle monete ticinesi. Tre 
volte quella zecca lavorò per il Ticino: nel 1819, in cui furono coniati 
per 45,000 fr.; dal 1837 aI l8 39> coniandosi 512,000 pezzi da * tre soldi ,; 
e nel 1841-42, in cui furono battuti 242,763 pezzi da " soldi tre wt 
241,300 da u soldi sei „ e 322,300 da u denari tre „. Per la fabbricazione 
dei pezzi da * soldi tre „ s'impiegarono anche ampolle da messa, im- 
magini votive, cucchiai e forchette, benché principalmente scudi francesi 
e svanziche austriache], — Comptes rendus et notes bibliographiques 
[Perini, Numismatica italiana. — Trachsel, Die Mùnzen und Medaillen 
Graubundens. Interessa anche la Numismatica trivulziana]. — DépouiU 
lement des périodiques. — Trouvailles [Fra le molte notizie riunite sotto 
questa rubrìca, è da segnalare quella di un tesoro composto di 20,000 e 
più monete d'oro e d'argento, scoperto a Kiew in Russia. Il Sig. Markoff, 
Conservatore delle collez. numismat. del Museo imper. dell' Eremitaggio 



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BIBLIOGRAFIA 47 1 



a Pietroburgo, le ha classificate e catalogate; risultano, per circa una 
metà, monete neerlandesi della dominaz. spagnuola, vi si trova poi una 
collezione pressoché completa delle monete svedesi di Gustavo Adolfo 
e di Carlo XI. La più gran parte dei pezzi che compongono il tesoro 
di Kiew ha vanto di rarità, dimodoché quel ripostiglio rappresenta un 
valore inestimabile]. — Congrès international de Numismatique à Paris, 
les 14, is et 16 juin 1000 [Regolamento e programma]. — Société sttisse 
de numismatique : Extraits des procès-verbaux du Comité, etc. 

Revue belge de numismatique, publiée sous les auspices de la So- 
ciété Royale de numismatique. Directeurs : V*« B. de Jonghe, C le Th. 
de Limburg-Stirum et A. de Witte. — Bruxelles, J. Goemaere, Imp. 
du Roi, Édit. 

1900. — Cinquantesixième année. — Première livraison. 

Forrer (L.). Les monnaies de Cléopàtre VII Philopator, reine d'Ègypte 
(52-30 av. J.-C) [Con 2 tav., runa di monete del Gabinetto di Parigi, 
l'altra di quello di Vienna]. — Alvin (F.). Deux deniers inédits d'Oibert, 
évèque de Liége (1002-1110) [Con disegni nel testo], — Gaillard (J.). 
Deux deniers inidits de Rodolphe de Zaeringen, prince-évéque de Liége 
(1167-01) [Con disegni nel testo], — Trachsel (C.-F.). Trouvaille de 
Niederbipp, au canton de Berne [Con tavola]. — Bordeaux (P.). La nu- 
mismatique de Louis XVlll dans les provinces belges en i8rj [Con dis.]. 

— De Witte (A.). Les jetons et les médailles d'inauguration frappées par 
ordre du gouvernement general aux Pays-Bas autrichiens (1717-94) [Con- 
tinuazione]. — Maxe-Werly (L ). Benoitevaux, son pèlerinage et ses 
médailles [Contin. — Con disegni]. — Correspondance [Lettre de M. le 
comte Albéric du Chastel de la Howardries à M. le vicomte de Jonghe, 
au su/et d'une piane he de monnaies d'or de Fimpératrice Faustine. Con 
tav.]. — Mélanges. — Société roy. de Num.: Extraits des procès-verbaux. 

— Elenco delle pubblicazioni ricevute dalla Società nel 4 trim. 1899. 

Deuxième livraison. 

Forrer. Les monnaies de Cléopàtre VII [Continuaz.]. — De Jonghe 
(V u B.). Petit gros à l'écu aux quatre lions d'Arnould III, seigneur de 
Randeraih (1364-00) [Con dis.]. — Bordeaux (P.). La numismatique de 
Louis XVlll, etc. [Contin. — Con dis.]. — Vanden Broeck (E.). Numis- 
matique bruxelloise. — Deux jetons inédits de receveurs de Bruxelles 
'(XIV* siede) [Con disegni]. — De Witte. Les jetons et les médailles 
d'inauguration, etc. [Continuaz. — Con 2 tav.]. — Maxe-Werly. Benoite- 
vaux, son pèlerinage et ses médailles [Contin. — Con disegni]. — Necrologie 
[L'incisore Giacomo Wiener. — L'archeologo e numism. Massimino 
Deloche]. — Mélanges [Cenno sull'opera recentissima del D. r Simonis, 
L'art du médailleur en Belgique. Interessa anche la storia dei medaglisti 
italiani]. — Elenco delle pubblicaz ricevute dalla Soc. reale di Num. 
nel i° trim. 1900. 



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472 BIBLIOGRAFIA 



Troisièrae livraison. 

Forrkr. Les monnaies de Cléopàtre VII, etc [Contin. e fine. — Con 
dis.]. — De Jonghe. Tiers de blatte anonyme au lion frappé à Herpen 
[Con dis.]. — Papadopoli. Les plus anciens deniers ou carzie frappés par 
les Vénitiens pour Chypre (istj-i8) [Con disegno]. — De Man (M 1 * M.). 
Les dutes zélandaises à la legende u Luctor et ementor n [Con tav. — 
Curiose monete con questa leggenda in luogo di quella regolare di 
Lue f or ed emergo]. — Bordeaux. La numismatique de Louis XVII I, etc 
[Contin. — Con fotoinc], — De Chestret de Haneffe (J.). La médailk 
des hommes defeu de la ette de Liège (17J2J [Con disegno]. — De Limburg 
Stirum (T.). Jeton du seigneur de la Viehte, marèe hai de Fiandre [con 
dis.]. — Necrologie [Giulio Iversen, Conservatore-capo del Gab. Num. 
dell' Eremitaggio, a Pietroburgo], — Mélanges [Bibliografia, — Sommarli 
dei periodici]. — Soe. roy. de Num. : Extraits des proeès-verbaux. — Elenco 
delle pubblic. ricev. dalla Soc. nel 2 trim. 1900. 

Quatrième livraison. 

Maxe- Werly. Tiers de sou d'or inédits [Con disegni]* — Bordeaux. La 
numismatique de Louis XVIll, etc. [Contin. — Con disegni]. — De Witte, 
Les j'etons et les médailles d'inauguration, etc. [Contin. — Con 2 tav.]. — 
Vanden Broeck, Numismatique bruxelloise. — Jetons de prisence de la 
Société de Médecine de Bruxelles [Con disegni]. — Van Even (E.). Quel» 
ques ob servai ions sur trois médailtons attribués à Quentin Metsys. — 
Necrologie [Il conte di Marsy]. — Mélanges [Gnecchi, Monete romane, 
2 m ediz. — Bahrfeldt, Le monete romano-campane, trad. dal Dott. Seraf. 
Ricci. — La Numismatica alPEsposiz. Univ. di Parigi. — Sommarii dei 
periodici]. — Soe. roy. de Num.: Extraits des proeès-verbaux [Con di- 
segno del gettone di presenza per l'assemblea generale del i° luglio 1900. 
Questo gettone, inciso dal sig. Paolo Fisch, reca l'effigie di Lelewel] — 
Elenco dei Soci. - Pubblicazioni ricevute dalla Società durante il 
3 trim. 1900. 

Tijdschrift vanhet Koninklijken Nederlandsoh Oenootsohap 
voor Munt- en Penningkunde. — Amsterdam, G. Theod. Boni 
e figlio. 

1900. — 8* Jaargang. — i # Aflevering [Prima dispensa]. 

Verleening van den Koninklijken titel aan ons Genootschap [Confe- 
rimento del titolo di a Reale H alla Società Numismatica Neerlandese]. — 
Sassen (A.). Caret Frederik Wesselman, oud-muntmeester van Utrecht, 
bijna muntmeester van Holland [Con ritratto]. — D. M. (M.). De mid- 
delburgsche gilden in iyS/. — Zwierzina (W. K. F.). Aanvulling der 
beschrijving van de penningen geslagen aan de Kon. Fabriek van Zilver- 
werken, firma C. J. Begeer te Utrecht. — De Man (Mejuffrouw Marie). 
Een praatje over valsche munteti en valsene munters. — Bouwstqffen voor 



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BIBLIOGRAFIA 473 



tene Geschiedenis van het Nederlandsche Geld- jm Muntwezen. — Sommarli 
dei periodici che la Soc. Neerl. riceve in cambio. — Varietà. 

2 C Aflevering. — [Seconda dispensa]. 

Zwierzina. Beschrijving der Nederlandsche of op Nederlanders be- 
trekking hebbende penningen geslagen na november 1863. — De Man (M.). 
De Kosten van het bowen van een munthuis te Middelburg in 1363-66. — 
Hollestelle (A.). De twe oudste daalders. — Sassen. Muntwaarde te 
s* Hertogenbosch 1419-23. — Gemengde berichten. 

3 C Aflevering. — [Terza dispensa]. 

Zwierzina. Beschrijving der Ned. of op Nederlanders betr. hebbende 
penningen, etc. [Contin.]. — Feith (J. A.). Valsche munters gezoden. — 
De Man (M.). Aanvulling van mijn * Zeeuwsche loodjes n [Con illustr.J. 

— Stephanik (J. W.) en Zwierzina. Inhuldigings penningen 1808. Aan- 
vulling en verbeteringen [Con fotoincisioni]. — Hollestelle. Iets over 
het bepalen van Ponden en Munten. — Gemengde berichten. — Handelingen 
van de jaart. vergadering op 9 Juni 1000. 

4° Aflevering. — [Quarta dispensa]. 

Zwierzina. Beschrijving, etc. [Contin.]. — Bordeaux (P.). Un me- 
reau inédit de la Caisse d'assistance des marchands d'étoffes d'Utrecht 
[Con illustr.]. — De Man. Over gouden en zilveren munten, versiera met 
de teekens van den dierenriem. — Zwierzina. Een hulde aan Th. M. Roest 
[Medaglia in onore del compianto Sig. Roest, presidente della Soc. 
Num. Neerlandese. Con tavola in fototipia]. — Hollestelle. Het Pond 
van io Gulden Mailing en het Tournooisch van het Pond Groot vati 
io Schilden. — Gemengde Berichten [Gnecchi, Monete romane, 2/ ediz.]. 

— Vergaderingen van het Kon. Nederl. Genootschap in 1899 en 1900. — 
Ledenlijst. 

ZeitSOhrift fiir Numismatik, herausgegeben von H. Dannenberg, 
H. Dressel, J. Menadier. Berlin, Weidmannsche Buchhandlung, 1899. 

XXLL Band. - Heft 1-3. 

Weil (R.). Pisa [Nell'Elide. Con disegni]. — Dressel (H.). Numi- 
smatische Analekten. I [Il tempio di Vesta sulle monete romane. Con 
taVé e dis. — L'Aventino sur un medaglione di Antonino Pio. Con illu- 
strazioni. — EPCÙC su nionete dell'epoca costantiniana]. — StAckelberg 
(E. A.). Die Mùnzfunde zu Vindonissa [Notizia sui ripostigli monetali 
venuti in luce recentemente nella Svizzera, e in particolar modo nel 
territorio dell'antica Vindonissa, l'odierno villaggio di Windisch nel- 
l'Argovia. Questi ultimi ritrovamenti comprendono circa 2000 monete ro- 
mane di bronzo, più una ventina di denarii]. — Fiala (E.). Einiges aus 
der Mùnzstàtie Ensisheim imElsass [Notizie d'archivio]. — Von Schrótter. 
Die Mùnzpràgung in Neuenburg in den Jahren 1J13, 1J14 e iyij [Con 



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474 BIBLIOGRAFI A 



2 tav. di monete prussiane, — Com'è noto, Neuchatei appartenne per 
lungo tempo alla Prussia]. — Menadier (J.). Braunschweiger Pfennig* 
des Herzogs Lothar von Sachsen [Con tav.]. — Lo stesso. Der Bractea- 
tenfund von Trebbin [Con tav.]. — Lo stesso. Der Mùnzschatz der 
St. Michaeliskirche zu Fulda [Con tavola e numerosi disegni di monete, 
e con fotoincis. degli interessanti vasi che le contenevano]. — Dessau (H.). 
Die Familie der Kaiserin Dryaniilla. — Miscellen [Pirro Ligorio e le 
sue falsificazioni]. — Litteratur. — Necrofage [A. Chabouillet — J. P. Six. 

— W. Pertsch. — Raimondo Serrure]. — Sitzungsòerichte der Nunu 
Gesellschaft zu Berlin, i8qq. 

Mittheilungen der Bayerisohen Numismatischen Gesellschaft, 

Herausgegeben von deren Redactions-Comité (Dr. E. Merzbacher, 
H. RiEDERER, Prof. Dr. H. Rigoauer). Munchen, Selbstverlag der 
B. N. G. (In Commission bei Dr. E. Merzbacher, Maximilianspiatz, 4). 

XVIII. Jahrgang. - 1B99. 

Burkel (L. von). Sùddeutsche Halbbracteaten [Con 2 tav.]. — Pòhlmann 
(K.). Die àltesten Mùnzen der Grafen von Wertheim [Con tavola]. — 
Friedensburg (F.). Die schlesischen Mùnzen Friedrichs von der Pfalz, 
des IVinterkónigs. — Merzbacher (E.). Beitràge zur Kritik der deufschen 
Kunstmedaillen. I: Peter Ftòtner [Con tavola. — Importante contributo 
alla Medaglistica tedesca del Rinascimento]. — Lockner (G. H.). Beitràge 
zur wùrzburgischen Miinzkunde. — Lo stesso. Zur Datirung der ersten 
Groschen der Pfalzgrafen Otto Heinrich und Philipp. — Miscellen. — Li- 
teratur. 

XIX. Jahrgang. — 1900. — L Heft 

Kull (J. V.). Repertorium zur Mùnzkunde Bayerns. Erste Fortsetzung. 

Num ia matÌ8Che ZeitSOhrift, herausgegeben von der Numismatischen 

Gesellschaft in Wien, durch deren Redactions-Comité. 

XXXI Band. — Zweites Semester. — Juli-December 1899. 

Voetter (O.). Die Kupferpràgungen der diocletianischen Tetrarchie. 

— Willers (H.j. KOPH. - Markl (A.). Dos Provincialcourant unter Clou- 
dius IL Gothicus. — Willers. Ein Fund von Serrati im freien Ger- 
mani en. — Lo stesso. Ró mise he Silberbarren aus dem Britischen Museum. 

— Vulic (N.). Rómische Mùnzen von Viminacium. - Lo stesso. Ein 
Beispiel keltischer Mùnzpràgung. — Kubitschek (W.). Die salaminische 
Rechentafel. — Fiala (E.). Dte Goldpràgung der Prager MùnzstOtte im 16. 
und 17. Jahrhundert. — Bahrfeldt (M.). Braunschweig-lMneburg. Eine 
Nachlese. — Scholz (J.). Die òsterreichischen Conventions-Zwanziger. 

— Numismatische Lileratur. — Jahresbericht der num. Gesellschaft in 
Wirn. 



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BIBLIOGRAFIA 475 



Monatsblatt der numismatischen Gesellschaf t in Wien (Verant- 
wortlicher Schriftleiter: Prof. Adolf Friedrich). Universitatsplatz, 2. 

N. 197. — December 1899. 

Ordentliche Versammlung der Num. Gesell. vom 22 Nov. iSqq [Con 
lettura del Prof. Kubitschek: Griechische Ostraka aus Aegypten], — 
Mùnzenfunde. — Verschiedenes [Medaglia Lobmeyer, con fotoinc. — 
Nota del Dott. Scholz a proposito di un articolo comparso lo scorso 
anno nella nostra Rivista: Sgulmero, Monete Austriache, Napoleoniche e 
Jonico-Inglesi] . 

[N. 198] N. i, — Janner 1900. 

Ernst. Die vier Pràmien-Medaillen der Kaiserin Maria Theresia fur 
Berg- und Hùttenleute [Medaglie di premio pei minatori]. — Kubitschek. 
Ueber das altaegyptische Sleuerwesen. — Ordenti. Versamml. der Num. 
Gesell. v. 20 Dee. 1S00 [Lettura sui dipinti della Casa dei Vettii in 
Pompei]. — Verschiedenes [Medaglia offerta dalla Società Nùm. Viennese 
all' illustre Dott. Kenner. — Le monete del Principato di Liechtenstein. 
Come abbiamo già riferito altra volta, il Principe Giovanni II ha fatto 
coniar moneta per il suo minuscolo staterello; la zecca di Vienna ha 
battuto 1500 pezzi da 20 corone, 1500 da io, 5000 da 5 e 50,000 da 1 
corona. L'esecuzione artistica è dovuta allo scultore Deloye di Parigi. — 
Vendita della collezione Czikann, sotto la direzione dei Sigg. Egger]. — 
A questo numero del Monatsblatt andava unito, come supplemento in 
forma <Popuscolo, un elenco cronologico degl' imperatori romani, delle 
auguste, dei cesari e tiranni, compilato dal Prof. Friedrich e dal signor 
Voetter, con la corrispondente indicazione sommaria delle monete co- 
niate in nome di quegl' imperatori. 

N. 199. — Februar 1900. 

Jahresversammlung der num. Gestii, am. 17 Janner 1900 [Relazione 
sulla consegna della medaglia-placchetta al Dott Kenner]. — Numismat. 
Uteraiur [Sommarli di periodici, ecc], — Verschiedenes [La tragica fine 
del medaglista francese Daniele Dupuis. — Morte del medaglista Già* 
corno Wiener. — Medaglia di Krùger. — Med. dell'Università di Graz. 
Questa med., coniata in occasione del 50. anniv. di regno dell'imo. 
Frane. Giuseppe, fu eseguita in un unico esemplare, in argento, che 
venne presentato al sovrano. 11 dr. reca il busto dell'arciduca Carlo U 
fondatore dell'Univ., e il rov. una leggenda dedicatoria a Frane. Giu- 
seppe * QVI VlfrVERSITATEM GRJECENSEM «STITVTÀ MEDICORVM FACVLTATE 

coMPLEvri „, ecc. — Una medaglia coniata per ricordare l'accoglienza 
avuta due secoli or sono nel villaggio di Waldensberg, nell'Assia, da 
35 famiglie Valdesi che fuggivano la persecuzione religiosa. Questa 
medaglia storica ha nel dr. il candelliere con la nota leggenda: Lux 
lucei in teneòris e le date 1699- 1899; nel rov. si legge: En souvenir du 
deuxième centennaire de la/ondation de la colonie vaudoise de Waldensberg, 



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476 BIBLIOGRAFIA 



Fu coniata in rame, in bronzo e in alluminio, e si può acquistare dal 
pastore del villaggio medesimo. — Un ripostiglio di monete d'oro turche 
a Temesvar. Appartengono al Sec. XVI, cioè ai tempi in cui Solimano II 
intraprese la sua guerra di conquista contro l'Ungheria, assalendo ed 
espugnando quella fortezza, che rimase in potere dei Turchi per ben 
164 anni. — Mutazioni nel personale del Museo Imperiale di Vienna. 
In séguito alla collocazione a riposo del Consigl. Dott Federico Kenner, 
è nominato Direttore della Collezione di antichità il Dott. Cav. Roberto 
von Schneider. Nello stesso tempo, la Collezione numismatica del Museo 
la quale dipendeva amministrativamente sinora dalla Collezione di 
antichità, è dichiarata autonoma e affidata al Conservatore Dott Domanig 
mentre scientificamente vien retta dal Sig. Domanig stesso insieme 
all'altro Conservatore Prof. Kubitschek]. 

N. 200. — Màrz 1900. 

Nentwich (J.). Ueber die theresianische Mùnzepoche. — Ord. Vers. der 
num. Ges. vom 21 Febr. 1900. — Besprechungen [Bibliografìa. — Trachsel, 
Trouvaille à Niederbipp au Canton de Bern. Il ripostiglio conteneva 
anche dei denari di Lodovico di Savoia]. — Munzenfunde [Il grande 
ripostiglio di Fulda, descritto dal eh. Dott Menadier nella Zeitschrift 
fùr Numismatikf di Berlino]. — Verschiedenes [Una nuova medaglia col 
ritratto dell'Imperatore d'Austria, eseguita dal noto artista M arse hall. — 
La med. del Collegio dei Medici di Vienna per la celebrazione del 500. 
anniv. dalla fondaz. degli Ada Facultatis medicae. — Le nuove monete 
austriache d'arg. da 5 corone. — La med. fatta coniare dal Sig. Giulio 
Meili di Zurigo per il 400. annivers. dalla scoperta del Brasile. Ha nel 
dr. il busto dello scopritore portoghese Cabrai; nel rov. quattro stemmi 
e la dedica al Popolo Lusitano-Brasiliano]. 

N. 201. — Aprii 1900. 

Scholz. Die erste internationale Ausstellung tnoderner Medaillen in 
JVien. — Voetter (O.). xxisis und andere Siglen [Numismatica romana 
del IV Sec. — ContinuazJ. — Nentwich. Ueber die theres. M un z epoche 
[Contin. e fine]. — Ord. Vers. d. num. Gesell. am 14 Mara iooo [Il 
Sig. Perini, di Rovereto, dona alla Soc. un esempi, della med. coniata 
per l'inaugurazione del nuovo Asilo in Trento, 1899]. — Verschiedenes 
[La placchetta-ritratto del Consigl. Kenner. È lavoro di Rod. Marschall, 
e ci presenta l'effigie a dr. del eh. Numismatico, rassomigliantissima, 
con la leggenda : friedr. kenner geb. xv juli mdcccxxxiv. die numisma- 

TISCHE GESELLSCHAFT IN WIEN IH REM VEREHRTEN MITGLIEDE. Questa plaC- 

chetta è anche in vendita per il prezzo di io fiorini, presso il Sig. Teo- 
doro Rohde in Vienna, I, Schauflergasse 2]. 

N. 202. — Mai 1900. 

Ernst. Die Medailleurkunst in Oesterreich. — Trezzi (R.). Der Wiener 
Kreuzer vom Jahre 1&7J, ohne Munabuchstaben [Interessante narrazione 



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BIBLIOGRAFIA 477 



di una " rarità „ pressoché irreperibile, la quale, esaminata al lume 
della critica, si risolve in nulla, o al più in una mistificazione eseguita 
a scopo affatto estraneo alla Numismatica. In riassunto, si tratta di 
quanto segue. Il Ministero delle Finanze austriaco, sulla fine del 187 1, 
visto che Tunica zecca in attività nello Stato era ormai quella di Vienna 
il cui contrassegno, com'è noto, era la lettera a, decise che a comin- 
ciare dal 1872 si sarebbe soppresso quel distintivo. In realtà, si hanno 
poi monete del 1872 con e senza quella lettera, ma ciò dipende 
dalla circostanza che, come sempre, anche sullo scorcio del 1871 si era 
già dato mano alla coniazione per Tanno successivo. Comunque, tutte 
le monete battute a Vienna nel 1873 non hanno il segno di zecca, ad 
eccezione dei pezzi da 1 kreuzer, che lo conservano; questa circostanza 
ha avuto diverse spiegazioni, ma quello che importa è che essa è un 
fatto conosciuto e incontrastabile. Soltanto, i raccoglitori hanno creduto 
sinora che esistessero alcuni rarissimi esemplari di tale moneta nei 
quali la lettera a mancasse; ciò si spiegava col supporre che, eseguita 
la quasi totalità della coniazione, si fosse notato Terrore, e pei pochi 
pezzi che restavano da battere si fosse tolta la indicazione suddetta. 
Ora il Sig. Trezzi, in occasione del ritiro delle monete spicciole di rame, 
che ebbe luogo alla fine dello scorso 1899, potè esaminare un'ingente 
quantità di tali monete; ebbene, tra circa 80,000 pezzi da 1 kreuzer, ne 
trovò 5 dell'anno 1873, senza la lettera. Questo risultato lo colmò di 
gioia; ciò ch'era ben naturale quando si rifletta che sino allora non si 
conoscevano più di due esemplari di quel cimelio (uno nella collez. 
Rohde in Vienna, l'altro nella collez. Renotier a Parigi). Senonchè, un 
attento esame dei 5 esempi, pose in luce che tutti erano bensì privi 
della lettera a, ma che nessuno apparteneva all'anno 1873! In uno di 
essi, la cifra finale 8 era semiscomparsa perchè consunta; in un altro 
appariva sformata nella sua parte medesima, per un colpo di martello o 
d'altro strumento, a caso o a bella posta; nei rimanenti tre esemplari, 
infine, la detta cifra era stata ritoccata col bulino, più o meno felice- 
mente, ma senza dubbio allo scopo di ridurla ad un 3. Per la cortesia 
del Sig. Rohde, il Sig, Trezzi potè poi esaminare anche l'esempi, ap- 
partenente a quella collezione; e si vide ch'esso pure era ritoccato al 
bulino. Rimarrebbe il solo esempi. Renotier; ma ormai il materiale 
acquisito è sufficiente per poter supporre con ogni verosimiglianza che 
anche quello non sarà il famoso kreuzer del 1873 senza la lettera a. 
Ma a che scopo, si chiede l'autore dell'articolo, si fece quella falsifica- 
zione? Oggi possiamo ancora dirlo, risponde egli, ma fra pochi anni 
non lo saprebbe forse dir più nessuno. Verso il 1880, vi fu una forte 
scommessa, in cui si trattava di radunare, entro un termine relativa- 
mente breve, una notevole quantità di kreuzer austriaci dell'anno 1873. 
Avvenne così che, in séguito anche a notizie divulgate dai giornali, e 
ad incette di speculatori, quelle monete scomparissero quasi dalla cir- 
colazione; sinché, all'avvicinarsi della scadenza della scommessa, si 
trattava di procurarsi dei kreuzer del 1873 a qualunque costo. Nulla 
di più naturale, che in qualcuno nascesse l'idea di ritoccare dei 

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478 BIBLIOGRAFIA 



kreuzer del 1878, allora in circolazione, per farne altrettanti kreuzer 
del 1873. Tutti questi pezzi ritoccati sono naturalmente privi della let- 
tera a, perchè coniati nel 1878, ma questa circostanza non poteva avere 
alcun peso pei falsari; ciò che si cercava erano i kreuzer del 1873, 
non altro. Il Sig. Trezzi osserva giustamente che lo scopo prefisso 
sarà stato con tutta probabilità raggiunto ; com' era possibile che gli 
scommettitori, persone verosimilmente profane alla numismatica, non 
fossero ingannati da quelle monete che furono ritenute veri * kreuzer 
del 1873 senza la lettera a n da raccoglitori specialisti? Non si dimen- 
tichi che anche nell'opera del Cubasch: Die Mùnzen unter der Regierung 
Sr. Maj. des Kaisers Franz Joseph I, si parla di due credute varietà 
dei kreuzer austriaco del 1873, cioè di quella con I'a e di quella senza 
la lettera. — Abbiamo creduto che valesse la pena di riassumere l'ar- 
ticolo del Sig. Trezzi, perchè si vegga, una volta di più, quanta circo- 
spezione debba usare il numismatico nell' accogliere come autentica 
una moneta comechessia anormale o strana, e di quanta diffidenza 
debba armarsi verso certe * rarità » e * curiosità „ che potrebbero 
avere un' origine casuale come quella di cui qui si è discorso. In un 
ordine analogo d'idee, ricorderemo gli scherzi singolari che può talvolta 
produrre la ripercossione di conio; ripetute volte ci furono presentate 
monete che a prima vista si sarebbero dette nuove ed inedite, le quali 
poi, attentamente esaminate, risultarono prodotte da ibride ripercossioni 
che ne alteravano le leggende e talora persino Y effigie. A proposito 
infine di monete ritoccate o rifatte, o espressamente coniate con par- 
ticolarità irregolari, vorremmo che qualcuno, fra tanto fervore di ri- 
cerche e di studi napoleonici, riprendesse in esame la famosa lira del 
1810 colla variante natoleone, per darcene la storia genuina e docu- 
mentata]. — Ord. Vers. d. nunt. Gesell. am 11 Aprii 1900. — Num. 
Literatur [Periodici, ecc.]. — Besprechungen [Bibliografìa: Perini, Con- 
tributo alla Num. di Gorizia. — Lo stesso, La Rep. di S. Marino e le 
sue monete], — Mùnzenfunde [Ripostiglio di circa 1000 picc. br. dei 
Costantini, scoperto a Quackenheim nell'Alsazia]. — Verschitdenes 
[Nuove monete austr. ed ungheresi da 5 corone. Queste ultime sono 
coniate a Kremnitz. — La vendita della Collezione Imhoof-Blumer. 
Com'è noto, quell'insigne colle z. di mon. greche fu acquistata dal Ga- 
binetto Num. di Berlino]. 

N. 303. — Juni 1900. 

Hòfken. Ueber àttere, insòesonders ósterreichische Weihemùnztn [Let- 
tura intorno alle medaglie di divozione]. — Oreschnikow. Ein Goldstater 
des Archon Hygiainon [Trovato in Crimea, a poca distanza da Kertsch, 
l'antica Panticapeo. — Con fotoinc.]. — Num. Literatur. — Besprechungen 
[Il 5. voi di cataL della Collez. del Principe Ernesto di Windisch-Gratz, 
Contiene le mon, greche, descritte per cura del Dott. Gius. Scholz. 
* È come un'eco del buon tempo antico „ — (dice il eh. Dott Kenner 
nella sua recensione) — * questa circostanza che un rappresentante 



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BIBLIOGRAFIA 479 



u della più alta nobiltà lavori da decenni a formarsi una vasta colle- 
" zione numismatica, la quale dai primi suoi inizii sino allo stato di 
u perfezione che oggi ha raggiunto è schiettamente opera sua, e lascia 

* scorgere quindi, ben più chiaro di quel che accada di solito, il con- 

* cetto direttivo cui s'informa e secondo il quale vuol essere giudi- 
u cata. Essa tende a rappresentare, nei tipi più caratteristici, i pro- 
u dotti monetali di tutti i tempi e di tutti i popoli, con particolare ri- 
u guardo alla Storia. È ovvio che, in una raccolta guidata da questo 
" concetto direttivo, non si debba dar troppo peso alle rarità ed ai 
" pezzi straordinarii, quantunque non ne manchino nella Collez. Windisch- 
u Graz, ma piuttosto si debba procurare che il quadro riesca possibil- 
" mente completo. Gli è questo per l'appunto che conferisce un carat- 

* tere così eminentemente istruttivo alla raccolta del Principe; l'am- 
u piezza del disegno, che sta in così reciso contrasto con la tendenza 

* specializzatrice degli odierni raccoglitori, ristora co' suoi larghi oriz- 

* zonti, e costringe ad una ricapitolazione dei risultati acquisiti dagli 

* specialisti. Un altro vantaggio della Collezione, e nello stesso tempo 
" una riprova della serietà degl' intendimenti con cui venne formata, è 

* il fatto che la suppellettile scientifica ond'è costituita rimarrà descritta 

* e fissata per sempre in un voluminoso catalogo „]. — Verschiedenes 
[Nuove medaglie. — Con fotoincis. della med. coniata dalla Soc. Num. 
Viennese in memoria del Consigi . Fr. von Raimann, benemerito mem- 
bro della Soc. medesima]. 

N. 204. — Juli 1900. 

Domanig (K.). Peter Flòtner als Medailleur. — Mùnzen/unde [Un ri- 
postiglio ad Altura, nelT Istria]. — Verschiedenes [Le iniziali 1. n. su nu- 
merose medaglie di divozione bavaresi del Sec. XVIII. Stanno proba- 
bilmente ad indicare il nome di Giacomo Neuss, appartenente ad una 
famiglia di medaglisti d'Augusta. — La med. per il 70 compleanno 
del Sig. Schaffner, già direttore generale e presidente dell' Associaz. 
austr. pei prodotti chimici e metallurgici in Aussig, una delle più grandi 
imprese industriali dell'Austria. Con fotoincis.]. 

N. 205. — August 1900. 

Die Mùnzen aus Glockenmetall sur Zeit der franzòsischen Revolution 
[Interessante compendio di uno scritto di Nat. Rondot sugl'incisori di 
Lione]. — Num, Literalur. — Besprechungen [Gnecchi, Monete romane, 
2. m ediz.]. — Verschiedenes [Apertura di una nuova zecca nell'Au- 
stralia. È quella di Perth, inaugurata solennemente il 22 giugno 1899. 
Sinora vi si coniarono soltanto sterline], 

N. 206. — September 1900. 

Marken. — Munzenfunde [Un ripostiglio a Krems nella Bassa Au- 
stria. Conteneva anche alcuni zecchini veneziani del Quattrocento]. — 
Verschiedenes [Le collez. num. della Bucovina. Il Gab. Num. dell' Univ. 



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480 BIBLIOGRAFIA 



di Czernovic possiede circa 5000 mon.; ne è Conserv. il Prof. Judeich; 
il Museo della stessa città, più di 2000; la Scuola Tecn. Super., un mi- 
gliaio ; anche il Ginnasio Sup. e il Ginn. Inferiore hanno una raccolta, 
per quanto modesta; altrettanto si dica dei Ginnasii di Radautz e di 
Suczawa. A Ploska fu scoperto un abbondante ripostiglio di mon. rom., 
del secondo secolo; altri rinvenimenti numerosi, sempre di mon. rom., 
ebbero luogo in diverse altre località della Bucovina. — L'attività della 
zecca di Londra. Quella grande officina ha coniato nel 1899 la mag- 
gior quantità di moneta raggiunta sinora, vale a dire 144,823,124 
pezzi pel valore di 10,275,226 sterline. Oltre alle mon. per la madre- 
patria, ne furono coniate in ingente copia per il Canada, per Ceylan, 
per Hongkong, per la Giamaica, per l'Isola di Maurizio, per Ter- 
ranova, ecc. Dalla stessa zecca di Londra escirono 34,174 medaglie 
e 62,648 fascette, per l'esercito e l'armata. I conii delle med. son do- 
vuti al valente incisore De Saulles. È notevole che l'officina londi- 
nese, quantunque mirabilmente organizzata, non abbia potuto tener 
testa al colossale lavoro dello scorso anno: una parte dei tondini per 
le monete d'argento dj Hongkong dovette essere fabbricata a Bir- 
mingham. — La monetazione mondiale. 11 38 rendiconto annuale del 
Direttore della Zecca inglese, Sig. Seymour, ci dà le seguenti cifre che 
riassumono la quantità di moneta coniata in tutto il mondo nello scorso 
anno 1899: 

Peni Valore in sterline 

Monete d'oro 80,233,508 111,934,914 

d'argento 446,096,634 31,279,692 

„ di nichelio 100,077,990 815,566 

„ di rame e bronzo. . . 361,985,047 489*963 

Totale 988,393»*79 1 Mf5 x >>^35 

N. 207. — October 1900. 

Marken [Continuaz. e fine], — Mùnzenfunde [Un ripostiglio a Linz. 
Vi si trovarono alcune monete romane, e, circostanza notevole, assieme 
a queste un piccolo Regenbogensckùssel di ottima conservazione]. — 
Verschiedenes [Notizie del Sig. Perini di Rovereto, intorno alla med. 
fatta eseguire dall' Accad. di Treviso in occasione del centenario dalla 
nascita di Antonio Rosmini; e intorno ad una rara med. coniata per 
il tiro a segno del 1895 a Rovereto]. 

N. 208. — November 1900. 

Ernst. Zwittermùnzen mit den Bildnissen des Kaisers Frana I. und 
der Kaiserin Maria Theresia. — Num, Literatur [Sommarii di periodici]. 
— Mùnzenfunde [Con fotoinc.]. — Verschiedenes [Commissione giudi- 
catrice dei tipi monetali nel Belgio. Il Ministero belga delle Finanze, 
con decreto del 13 sett. 1899, ha nominato una Commissione apposita 
che giudicherà dei tipi monetali da adottare, dal punto di vista artì- 
stico e tecnico; vi appartiene, fra gli altri, anche il Visconte de Jonglu, 



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BIBLIOGRAFIA 4SI 



Presid. della R. Soc. Num. del Belgio. — Nuove monete della Rep. 
dell'Equatore. L'unità monetaria si chiama Sucre, dal nome del Gene- 
rale Antonio de Sucre, che liberò la sua patria dai giogo spagnuolo 
con la vittoria riportata a Pichincha il 22 maggio 1822. Il pezzo da 
io Sucre si chiama * Condor dell'Equatore „, e porta l'effigie del Ge- 
nerale suddetto. — Monete belghe con leggenda in fiammingo. Nella 
zecca di Brusselles furono coniati, nel 1899, cinque milioni di pezzi 
da un centesimo e un milione da 50 centesimi. La metà di ciascuna 
di queste due sorta di monete reca leggende in francese, l'altra metà 
le reca in fiammingo]. 

The Numi8matic Chronicle and * Journal of the Numismatic So- 
ciety „, edited by J. Evans, B. V. Head, H. A. Grueber, and E. J. 
Rapson. London, Bernard Quaritch; 15, Piccadilly. 

Third Series. - N. 75. - 1899. — Part III. 

Hill (G. F.). Oiba, Cennatis, Lalassis [Con carta topogr. e tav« in 
eliotipia]. — Maurice ( J.). Essai de classification chronologique des émis- 
sions monétaires de ? atelier d'Antioche pendant la période constantinienne 
[Con tavola]. — Lawrence (L. A.). On somt forgeries of the coins of 
Henry I and his successors [Con tavola]. — Miscellanea. 

N. 76. - 1899. - Part. IV. 

Weber (H.). On Finds of Archaic Greek Coins in Lower Egypt [Con 
2 tav.]. — Macdonald (G.). The Amphora Letters on Coins of Athens. — 
Seltmann (E. J.). Nummi Serrali and Astrai Coin Types. — Grueber 
(H. A.). A Rare Penny of Aethelred IL - Pritchard (J. E.). Bristol 
Tokens of the Sixteenth and Seventeenth Centuries [Con tavola]. — Mi- 
scellanea. — Notices of recent Numismatic Pubblications. — List of Mem- 
bers of the Numismatic Society of London, December, 1890. 

N. 77. — 1900. - Part I. 

Wroth (W.). Greek Coins acquired by the British Museum in 1800 
[Con 2 tav.]. — Grueber. Find of Roman Coins and Gold Rings at 
Sully, near Cardiff [Con tavola]. — Howorth (H. H.). Eggberht, King 
of the West Saxons and the Kent Men, and His Coins. — Miscellanea. 

N. 78. - 1900. — Part II. 

Wroth (W.). Otanes, and Phraates IV [Con fotoincisioni]. — 
Rostowzew (M.). AGPEÀ CITOT TAPCQ [Con disegni]. — Maurice (J.). 
L'Atelier monétaire de Londres (Londinium) pendant la période constan- 
tinienne [Con 2 tav.]. — Grantley (Lord). On Some Unique Anglo- 
Saxon Coins [Con disegni]. — Lawrence (L. A .). On the Half-Noble of 
the Third Coinagt of Edward III. — Lo stesso. On a Small Hoard of 
Groats of Henry VI to Henry VII [Con tavola]. — Miscellanea. — Pro- 
ceedings of the Numismatic Society, Session 1800-1000. 



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482 BIBLIOGRAFIA 



Monthly Numismatici Ciroular. Spink & Son, 17 & 18, Piccadilly, 
London, W. 

Sotto questo titolo senza pretese, di * Circolare numismatica men- 
sile „, i Sigg. Spink e Figlio, odierni rappresentanti di una casa di 
vendita di monete e medaglie fondata sin dal 1772, vanno pubblicando 
a Londra da qualche anno un periodico a fascicoli in-4 gr., il quale per 
la forma spigliata ed elegante, per la varietà e ricchezza del testo e 
delle illustrazioni, si è conquistato un posto affatto particolare tra la 
stampa numismatica contemporanea. 

Esso ha carattere non solo universale perchè abbraccia tutte le 
varie sezioni della Numismatica, ma anche internazionale per la circo- 
stanza che accoglie articoli non soltanto in inglese, ma in francese, in 
tedesco, in italiano (come diverse interessanti monografìe di piccola 
mole del nostro socio Sig. Perini di Rovereto). 

Un lavoro assai esteso ed utile, che la Circular dei Sigg. Spink va 
stampando, è un dizionario biografico dei medaglisti ed incisori di mo- 
nete, gemme e sigilli dal Cinquecento ad oggi, compilato dal Sig. L. Forrer. 

Notiamo inoltre la traduzione inglese del manuale Monete romane 
dell'ottimo nostro collega Francesco Gnecchi, eseguita dal Rev. Hands. 

S'intende che la Circular, essendo edita da una casa commerciale, 
riserva anche una larga parte dello spazio disponibile ad elenchi di 
monete e medaglie in vendita, coi prezzi segnati. Ma è giusto di ag- 
giungere che questi elenchi sono compilati con cura ed esattezza tanto 
esemplari da equivalere talora ad una specie di guida per le diverse 
serie, non esclusa la serie greca. 

Il prezzo di questo bel periodico mensile è addirittura derisorio: 
tre franchi all'anno. 

AttOvrjc *E<pY]fitplc t^jc Nofuonaxix'yjc 'ApxatoXoYtag — Journal Interna- 
tional d'Archeologie numismatique, dirige par J. N. Svoronos. 
Athènes, Barth et von Hirst, Éditeurs; rue de l'Université, 53. 

Tome deuxième. — Quatrième trimestre 1899. 

Vlasto (M. P.). Les monnaies d'or de Tarente [Con 5 tav. in fototipia]. 
— SBOPSJNOE. Bojavuaxà vofitofiaiixà C^^jiata [Con numer. illustr. nel 
testo]. 

Tome troisième. — Premier trimestre 1900. 

Dutilh (E. D. J.). Historique des collections numismaiiques du Musée 
Gréco-Romain d'Alexandrie. — EBOPQNOE. E*ópoc [Con disegni]. — Lo 
stesso. Nofitojiaxa to&v tv A'rjXy 'AQfjvauuv xXvjpoó^wv tòptQévta èv A-fjXtì) xal 
Mox6v<p. — KAETPI&THE (IL). Eiotff|ptov toò àpxaioo Gsàtpoo vrfi MrfaXoicó- 
Xsax; [Con fotoincisione]. — SBOPQNOS. Kotpavo? 6 II àpio; xal tò Kotpaveìov 
[Monete arcaiche dell'isola di Sira. — Con fotoinc.]. — Lo stesso. Tà 



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BIBLIOGRAFIA 483 



xpuaà vofuopata xwv Aaytòdìv xoò xónoo 'ApstvÓYjc i^c «friXao^Xtpoo [Con 4 
tav. in fototipia]. — Six (J.). Biographie de M. J. P. Six [Con ritratto]. 

Deuxième trimestre 1900. 

Rouvier (J). Numismatique des villes de la Phénicie. Arados [Con 2 
tav. in fotot.]. — SBOP&NOE. Nofuofiata aruxà [Nuovi acquisti del Gabin. 
di Atene]. — KUNETANTOnOTAOS (K. M.). BoSavxtaxà jioXopWpooXXa 
[Nuovi acquisti e. s.]. — Mahler (A.). Concerning art Euboian teiradrachm 
[Con tavola in fotot.]. — SBOPSJNOE. Dipi xu>v tloirr)pta»v ttòv àp^atav 
[Seconda e terza parte del suo studio sulle tessere antiche. — Con 2 
tav. in fototipia]. 

American Journal of Numismatica and " Bulletin of American 
Numismatic and Archceological Societies „. W. T. R. Marvin and 
L. H. Low, Editors. Boston (73, Federai Street). 

N. 166. — October, 1899. 

M. ( W. T. R.). The Money of Folly [Continuaz.J. - M. Medal of the 
First Lord Baltimore. — Thracian Coin-Types. — Betts (B.). Supplement 
to some Undescribed Spanish- American Proclamaiion Pieces [Con 2 tav.]. 

— The Smithsonian-Hodgkins Medal. — Cleveland (E. J.). Newly Di- 
scover ed Vernons. — New Coinage for the Netherlands. — Low (L. H.). 
Hard Times Tokens [Continuaz. — Con disegno]. — A Recent Russian 
Medal [Medaglia per l'apertura di un nuovo porto sull'Oceano Artico, 
Alexandrosk, nella penisola di Kola]. — Cleveland. The New York 
Dewey Medal [Med. per il ricevimento dell'Ammiraglio Dewey], — Fé- 
male suffrage in Ancient Athens on a Medaillon. — A Curios Find in 
Indiana. — Marwin. Masonic Medals [Contin.]. — A Zola Medal. — 
Notes and Queries. — Editorial [Proposta di una moneta internazionale. 

— I dipinti della Casa dei Vettii. — Le medaglie dell' Esposiz. di Parigi. 

— La morte di Raimondo Serrure]. 

[15 dicembre 1900]. 

Solone Ambrosoli, 

• bibliotecario. 



Atti e Rendiconti della R. Accademia di scienze e lettere degli 
Zelanti, Acireale. Anno accad. CCXXIX. Voi. X, 1899- 1900: Pennisi 
Salvatore Barone di Fioristella, L'arte nella numismatica greco-sicula — 
Papandrea Tomaso, La Tosatura delle monete in Sicilia al tempo dei 
Viceré spagnuoli. Memoria per la città di Acireale. 

Rivista di storia antica, a. V, fase. 11-111, 1900: Rizzo (G.), Le ta- 
vole finanziarie di Tauromenio. 

Archivio storico napoletano, fase. I, 1900: Bertaux (E.) t L'arco 
e la porta trionfale d'Alfonso e Ferdinando d'Aragona a Castel Nuovo 



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Ì900! *"»rcj. Lc, a . 

LAuovi. 



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484 BIBLIOGRAFIA 



[Si determina 1' opera di Pietro da Milano, il noto medaglista, come 
architetto e come scultore dell'arco trionfale (1455-1473)]. 

Rassegna Nazionale, i agosto 1900: Plebano (A.), Storia della fi- 
nanza italiana. 

Arte e Storia, n. 16 17 e segg., 1900: Spigardi (Arturo), Le me- 
daglie dei Capi di Guardia della Misericordia di Firenze. 

Bollettino del Museo Civico di Padova, n. 2-4, 1900: Rizzoli (L.jun.) t 
I sigilli del Museo Bottacin. 



Correspondant, 25 agosto 1900: Faville (A. de), Les médailles mo- 
dernes à l'Exposition. 

Revue du monde catholique, 15 agosto 1900: Bonnal de Ganges, 
Les finances de la Revolution. 

Mémi-ires de la société Éduenne (Autun), voi. XXVII: Dèe he lei te 
(Joseph), Inventaire general des monnaies antiques recueillies au Mont 
Beuvray, de 1867 à 1898. 

BULLETIN DE LA CoMMISSION ARCHÉOLOG1QUE DE NARBONNE, MI 

semestre 1900: Amardel (GJ, Les liards de France — Le Denier 
mérovingien de Narbonne — La première monnaie de Milon comte de 
Narbonne. 

Annales des sciences politiques, mai 1900: Viallate (A.) r La nou- 
velle loi monétaire des Etats-Unis (14 mars 1900) 

La Revue de Paris, 15 juin 1900: Sayous (André- A.), La bouree 
d'Amsterdam au XVII e siècle. 

Revue de l'Agenais, gennaio-febbraio 1900: Tholin (G.), Médaillon 
en plomb à l'effigie du Christ, découvert à Sainte-Livrade. 

Revue d'histoire moderne et contemporaine, luglio-agosto 1900: 
Schmidt (Ch.)y Le ròle et les attributions du * surintendant des fi- 
nances „ aux armées. Sublet de Noyers de 1632 à 1636. 

Jntermédiatre des chercheurs et curieux, 30 ottobre 1900: Mon- 
naies incuses modernes. 

Revue archéologique, voi. XXXV, luglio-agosto 1900: Perdrizet (P.) t 
Syriaca (8.° Une monnaie de Gythium trouvée à Bosra). 

Grande Encyclopédie, disp. 693-694: Toutain (J.), La Rome antique 
et moderne (complète par un long paragraphe sur la numismatique 
de Rome, du à M. r E. Babelon). 

Journal desSavants, agosto 1900: Babelon, Les gemmes antiques [a 
proposito del lavoro recente del Furtwangler sulla Storia dell'intaglio 
delle pietre preziose nell'antichità classica]. 

BULLETIN DE LA SoCIÉTÉ NlVERNAISE DES LETTRES, SCIENCES ET ARTS, 

voi. XXVIII (Nevers, Mazeron, 1900): Sarriau (H.) t État actuel de la nu- 
mismatique nivernaise. — Flamare (H. de) t Moules de monnaies romaines 
trouvées à Entrains. 

Recueil de travaux relatifs à la philologie et à l'archeologie 
égyptiennes et assyriennes, XXI 1, 4 : Maspero (GJ, Sur une pièce d'or 
singulière, de provenance égyptienne. 



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BIBLIOGRAFIA 485 



Journal des économistes, 15 agosto 1900: Combes de Lestrade, La 
Perse et son Système monétaire. 

Gazette des beaux-arts, luglio 1900: Prou (M.), Les arts à l'Expo- 
sition universelle de 1900. L'Esposition rétrospective de l'art francais: 
Les monnaies et les sceaux. 



FORSCHUNGEN ZUR BRANDENBURGISCHEN U. PREUSSISCHEN GESCHICHTE, 

13, I: Koser(R)., Die preussischen Finanzen im siebenjahrigen Kriege. 

BER1CHT DER SENCKENBERGISCHEN NATtIRFORSCHENDEN GESELLSCHAFT IN 

Frankfurt a /a«, 1900: Heynentann, Die Medaillen-Sammlung der Sen- 
ckenbergischen Naturforschenden Gesellschafl. 

Deutsche Volksstimme, I Jahrg. 2 Juniheft (1900) : Die Werthpapiere 
der Stadt Berlin. 

Sitzungsberichte dell'Accademia di Berlino, fase. XXXI, 1900: 
Schmoller, Ueber die Ausbildung einer richtigen ScheidemQnzpolitik 
vom 14-18 Jahrh. 

Sitzungsberichte der K. Preussischen Akademie derWissenschaften, 
1900: n. III-IV. Bericht Ober die griechischen Munzwerke. 

Historische Vierteljahrschrift, III, 1900, II fase: Hilliger (d. r B.), 
Studien zu mittelalterlichen Massen u. Gewichten. [1. Kolner Mark u. 
Karolingerpfund]. 

Altbayerische Monatsschrift, II, IV-V : Kull (J. V.), Zur Manzge- 
schichte der Fùrstbischofe von Freising. 

Sitzungsberichte der philosophisch-philolog. k. b. akademie der 
Wissenschaften (Mdnchen), 1900 Heft I u. II: Riggauer (H.) f Die Entwi- 
ckelung des bairischen Mflnzwesens unter den Wittelsbachern. — Christ 
(IV.), Heptas antiquarisch-philologischer Miscellen [III. gewichte von 
Tarent IV. Die Solonische MQnz-und gewichtsreform nach Aristoteles]. 



Atti I. R. Accademia degli Agiati in Rovereto, s. Ili, voi. VI, 1900, 
fase. I-III: Perini (Q.), Numismatica: Medaglia inedita di Nicolò Ma- 
druzzo, signore di Avio e Brentonico. — Le monete di Bartolomeo 11 e di 
Antonio della Scala signori di Verona. — Fiorino d'oro inedito di 
Enrico III conte di Gorizia (1338-1364). — Grosso inedito di Gian Ga- 
leazzo Visconti per Verona. 

Oesterrejchische Monatsschrift fOr den Orient, 26 Jahrg. n. 6: 
Fischer (Emil S.), Japans gegenwartiges Geldsystem, dessen Aufbau und 
die Einflussnahme auf den Handel und die Industrie des Mikadoreiches. 

Wissenschaftliche Mittheilungen aus Bosnien und der Herzego- 
vina, Bd. vi, (Wien, 1899, in-8 ilL): Truhelka (D. r C), Ueber die slavo- 
nischen Banaldenare. — Nuber (C. F.), Beitrag zur Chronologie der- 
selber slavonischen Munzen. — Celesiin (V.) t Bericht ùber eine bisher 
unbekannte SilbermOnze des Fùrsten Georg Stracimirovic (1390). 



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486 BIBLIOGRAFIA 



BULLETIN DE LA SoCIÉTÉ d'hISTOIRE ET D f ARCHEOLOGIE DE GAND , Vili, 

n. a: Diegerick (A.) t L'atelier monétaire gantois au xvi e siècle et le 
noble de Fiandre. 

Revue de l'art chrétien, settembre 1900: Germain de Maidy (L.), 
Médaille du Chrìst à inscription hébraique. 

Annales de la Société d'archeologie de Bruxelles, 1899, 11. 2; 
1900, n. 1: Serrare (R), L'imitation des types monétaires flamands du 
moyen-àge, depuis Marguerite de Constantinople jusqu'à i'avènement 
de la maison de Bourgogne — Cumont (G.) t Les méreaux du chapltre 
d'Arderlecht pendant le xvm e siècle. 



Anzeiger fQr sciiweizerische altertumskunde, n. 1, 1900: LUbenau 
( Th. von), Aus der Hinterlassenschaft des MQnzmeisters Jost Hartmann. 



Annals of the American Academy of political and social science, 
voi. XVI, n. a: Conant (Ch. A.), the law of the value of money. 

The Athenaeum, n. 3805 (1900): Brìtish Museum catalogue of Greek 
Coins. 

Journal or the Royal Asiatic Society of Great Britain and 
Ireland, luglio 1900 : Rapson (E. J.), Notes on Indian Coins and Seals. 
II, III. — Nelson-Wright (H.), Addenda to the Series of Coins of the 
Pathàn Sultàns of Dehli. — Bum (R.), Note on Indian Coins and Ins- 
criptions. 

E. M. 



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VARIETÀ 



Rinviamo dall' egregio prof. Comm. Giulio de Petra, 
direttore dei Musei e Scavi in Napoli, la seguente lettera 
che ci affrettiamo a pubblicare. 

Egregio signor Direttore, 

Nel lavoro del signor Bahrfeldt sulle monete romano-campane, 
da lei inserito nei precedenti fascicoli della sua Rivista, trovo fatte 
dall'autore, relativamente al Medagliere del Museo Nazionale di 
Napoli, talune asserzioni, le quali, perchè mi toccano assai da vi- 
cino, richiedono che io risponda pubblicamente. 

Alla pagina 416 del volume XII, anno 1899, di detta Rivista, 
a proposito di una doppia litra romano-campana, dai tipi della 
testa di Minerva e dell'aquila sul fulmine, il signor Bahrfeldt dice, 
che il Garrucci (Monete del? Italia antica, pag. 90, tav. 88, n. 6) 
pubblicò un sestante di Atella della raccolta numismatica del Museo 
Nazionale di Napoli, ripercosso sopra una doppia litra dei tipi sud- 
detti ; e poi soggiunge : « Io purtroppo non ho potuto esaurire la 
« ricerca, perchè la moneta, che ora dovrebbe essere nel Museo 
« Nazionale di Napoli, non vi è più reperibile. » 

Nel leggere questa ultima frase, io mi son domandato se il 
Bahrfeldt asserisse cosa inesatta o un fatto dolorosamente vero; 
ma non durai fatica a constatare, che la doppia litra, di cui egli 
parla, per buona fortuna trovasi ancora nel medagliere del Museo 
di Napoli, e fu descritta dal Fiorelli al numero 787 del suo catalogo 
di Monete Greche. 

E giacché egli ha richiamato la mia attenzione su quella mo- 
neta, voglio dargli agio di compiere tutta intera la sua ricerca, di- 
chiarandomi pronto, ad inviargliene, se ne sarò richiesto, un calco 
in ceralacca, sul quale potrà fare tutte le sue osservazioni. 

Alla pagina 33 del fascicolo primo di quest'anno della mede- 
sima Rivista, il Bahrfeldt afferma, che una monetina d'argento ro- 
mano-campana , della collezione San Giorgio , fu pubblicata dal 



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488 VARIETÀ 

Fiorelli nei suoi Annali di Numismatica, e poi soggiunge : • Nel 
u Museo Nazionale di Napoli, dove forse il pezzo è andato a finire, 
u perchè San Giorgio era Direttore del Museo, ora non si trova. » 
Ma come può egli affermare, che la monetina non trovasi più nel 
Museo di Napoli, quando essa non vi è mai entrata, essendo stata 
venduta all'asta pubblica a Parigi, come risulta dal catalogo di 
quella collezione, citato dallo stesso Bahrfeldt ? 

Questi, signor Direttore, sono i punti del lavoro in questione, 
che ho creduto mio dovere il chiarire, e desidero che Ella dia pub- 
blicità a questa mia lettera nella sua pregevole Rivista. 

Ringraziandola, ho l'onore di dirmi 

Devotissimo 
Giulio de Petra. 



Per un Congrego internazionale di Scienze sto- 
riche a Roma nel 1902. — Un Comitato provvisorio, del 
quale formano parte egregi scienziati, si è costituito recen- 
temente in Napoli allo scopo di radunare a Roma, nella 
primavera del 1902, un Congresso internazionale di Scienze 
storiche. 

Il Comitato ha diramato una circolare, che qui appresso 
riportiamo con vero piacere, augurandoci che anche i Nu- 
mismatici rispondano volonterosi al cortese invito, assecon- 
dando la lodevole iniziativa del Comitato medesimo. 

Radunare al principio del nuovo secolo un Congresso interna- 
zionale di scienze storiche, il quale sia come una rassegna del gran 
lavoro compiuto nel secolo che ora si chiude, e eh' è stato detto a 
ragione il secolo della storicità; e radunare questo Congresso 
nell'alma Roma, che resta pur sempre storicamente la più univer- 
sale delle città, dove, accanto alla ricchezza ed importanza dei 
monumenti del passato, gl'intervenuti troveranno non ispregevoli 
documenti dell'operosità scientifica della nuova Italia; — ecco l'idea 
che, brevemente enunciata, vogliamo sottoporre alla considerazione 
dei cultori di studi storici. 

L'utilità di un Congresso internazionale non può esser messa 
in dubbio, quando si ponga mente alle tendenze della storiografia 
moderna, la quale, superando i limiti nazionali, cerca i suoi maggiori 
sussidii nella comparazione. Gli studiosi trarranno, di certo, giova- 
mento da una larga e solenne discussione delle questioni di metodica 
e dei problemi più importanti ed intricati della storia antica e 
moderna. 



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VARIETÀ 489 



Noi non vogliamo dare contorni troppo determinati al nostro 
disegno, prima che la vaga idea esposta di sopra abbia raccolto, 
con le adesioni, le opportune osservazioni dei colleghi. Ci sembra, 
per altro, che il Congresso vagheggiato verrebbe naturalmente a 
dividersi in tre grandi sezioni: la prima delle quali consacrata 
appunto alle questioni di Metodica, per es. alle controversie, ora 
vivaci, sui fattori storici, sulla teoria della razza, sul materialismo 
storico e la storia economica, sui rapporti tra storia e sociologia, 
e sulla possibilità e l'indole di questa, e così via; la seconda, 
destinata alla Storia dell'Antichità, da suddividersi nelle classi 
di storia politica e sociale, storia del diritto, storia letteraria, storia 
dell'arte, numismatica antica, epigrafia, paletnologia, ecc., storia 
delle religioni e delle scienze, storia comparata delle lingue classiche 
e neo latine; la terza, infine, alla Storia Moderna, da suddividersi 
anch'essa nelle classi relative, al Periodo barbarico, al Feudalismo, 
ai Comuni, al Rinascimento, alla Riforma, al periodo della Rivo- 
luzione Francese, al Secolo XIX, con alcune classi speciali per la 
Storia comparata della letteratura, del diritto, delle religioni, delle 
scienze economiche, ecc., per la numismatica del Medio Evo e la 
storia dell'arte moderna. 

Saremo grati a quei colleghi che, oltre alle loro osservazioni, vor- 
ranno indicare gli argomenti delle communicazioni scientifiche, con 
le quali intenderanno contribuire a rendere proficuo il Congresso. 

Le adesioni devono dirigersi al 

Prof. Ettore Pais — Napoli, Via Caracciolo, ij. 

Siamo lieti di poter aggiungere che la surriferita circo- 
lare del Comitato raccolse tosto numerosi aderenti in ogni 
regione d'Italia; e che già nel primo elenco di essi troviamo, 
fra un centinaio e più di nomi d'eruditi, quelli dei Senatori 
Ascoli, Negri, Villari, del Barone Manno, dei Prof. 1 Chia- 
rini, Cipolla, De Gubernatis, De Ruggiero, D'Ovidio, Graf, 
Inama, Lattes, Mestica, Novati, Pigorini, Salinas, Tropea, ecc., 
di vari Deputati, Bibliotecari, Soci d'Accademie, ecc. 

E lecito quindi sperare sin d'ora che la opportunissima 
idea sia coronata da buon successo. 

Dono al Civico Museo di Lodi. — L'ex-Commissario 
distrettuale Avv. Francesco Picozzi, morendo, lasciò al Civico 
Museo di Lodi la propria raccolta numismatica. Essa consta 
di monete e medaglie, specialmente patrie. 



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49° VARltTÀ 



Un curioso ritrovamento monetale. — In una località 
del basso Friuli che non potei accertare qual fosse, scavando 
dietro una vasca, fu scoperto uno scheletro umano sotto il 
cui braccio sinistro queste tre monete d'oro: 

Una quadrupla di Ranuccio I Farnese per Piacenza, colla data 
del 1615. 

Una doppia di Filippo II Re di Spagna, per Milano, del 1593. 

Una doppia dello stesso, di zecca spagnola, completamente 
smarginata. 

Come mai i seppellitori di quel cadavere ebbero l'idea 
di seppellire con esso tre monete di considerevole valore 
intrinseco? Chi mi mostrò le tre monete mi espose questa 
congettura molto sensata ed assai verosimile; dirò meglio la 
sola ammissibile. Quel seppellimento fu in sèguito ad un 
delitto, anche per la postura dello scheletro colle braccia 
aperte e non composte come piamente si pratica. Il cadavere 
era certamente vestito e le monete cucite nella manica si- 
nistra. Disfatte le carni, disfatti i panni, rimasero le ossa, ed 
a maggior ragione dovevano rimanere dei pezzi d'oro. 

G. G. 

La Società Storica Lombarda, nell'adunanza del giorno 
16 corr. dicembre, eleggeva con voti unanimi a suo vice- 
presidente l'egregio nostro consigliere March. Carlo Ermes 
Visconti, benemerito ordinatore del Museo Artistico Munici- 
pale nel Castello Sforzesco di Milano. 

La medaglia a Luca Bettrami. — Il giorno 18 corr. 
dicembre, aveva luogo la solenne consegna della medaglia 
d'oro fatta coniare per pubbliche sottoscrizioni all'Architetto 
Luca Beltrami, l'insigne restauratore del Castello Sforzesco 
di Milano. La memoranda cerimonia si compiè nella vasta 
sede della Società Storica Lombarda nel Castello medesimo, 
per mano del Sindaco, dinanzi ad un pubblico eletto. Parla- 
rono efficacemente in quell'occasione il Sen. Porro, presidente 
del Comitato promotore, il Sindaco Dott. Mussi, il Can. 
Comm. Luigi Vitali, che pronunciò un discorso altrettanto 



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VARIETÀ 



491 





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492 VARIETÀ 

elevato pei concetti quanto splendido per la forma. Ultimo 
parlò PArch. Beltrami stesso, ringraziando per la dimostrazione 
cittadina; riassumendo per sommi capi le vicende della re- 
staurazione; ricordando a titolo di riconoscenza, uno ad uno, 
quanti con lui si adoperarono in quell'impresa; e terminando 
con modesta e commovente semplicità, col promettere di 
dedicare ciò che gli resta di vita alla risurrezione artistica 
ed intellettuale della sua città natia. 

La medaglia offerta al valoroso architetto è la seguente : 

Diam. millim. 67. 

& — + LVCAS HANNIBALIS BELTRAMI ET ELISAE MAZZVC 
CHELLI FILIVS MEDIOLANEN. ARCHITECTVS Busto a dr.; 
nel taglio: L. Secchi — mod. A C (in monogramma). 

9 — ARCIS SFORTIANAE RESTITVTORI SAPIENTI CIVES 
MEDIOLANENSES D.D.L.M. (rosetta) MCM (rosetta) In campo 
abbassato: facciata del Castello con la torre del Filarete, 
ed arme partita col biscione e la croce; sopra, ad arco: 
honos nomenqve manebvnt; sotto, in lettere minute: johksom 

Il disegno della medaglia è dovuto allo scultore Cav. Luigi 
Secchi, l'incisione al Sig. Angelo Cappuccio, la coniazione 
al rinomato Stabilimento del Cav. Johnson. 

Oltre all'esemplare in oro per l'Arch. Beltrami, ne furono 
coniati cento in bronzo, che il Cav. Johnson mise generosa- 
mente a disposizione del Comitato, per omaggi» e (in parte) 
per vendita a vantaggio dei lavori del Castello Sforzesco. 
Questi esemplari in commercio si possono acquistare al 
prezzo di L. io presso lo Stabilimento Johnson in Milano, 
Corso Porta Nuova, 15. 

Degli esemplari d'omaggio, dieci furono destinati dal 
Comitato all'Ardi. Beltrami, uno a S. M. il Re Vittorio Ema- 
nuele III, uno a S. M. la Regina Madre, uno al Sindaco di 
Milano, altri al Cav. Secchi, al Prof. A. De Marchi, ai rac- 
coglitori delle sottoscrizioni, ecc., altri infine al R. Gabinetto 
Numismatico di Brera, al Medagliere Municipale nel Castello 
Sforzesco, e alla nostra Società Numismatica. 



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ATTI 



DELLA 



SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



Seduta del Consiglio, 27 Novembre 1900. 
(Estratto dai Verbali). 

La seduta è aperta alle ore 14 nella nuova sala del 
Castello, a proposito della quale il Vice-Presidente Cav. F. 
Gnecchi dà ai convenuti i seguenti particolari: 

* Dovendosi allargare la sede della Società Storica 
44 Lombarda, nostra buona vicina, questa, allo scopo di avere 

* le sue due sale attigue e comunicanti, propose per mezzo 
u della sua Presidenza alla Presidenza nostra di cedere a noi 

* la nuova sala a nord che veniva loro offerta dal municipio, 
u in cambio di quella che era stata in origine a noi destinata 
44 e nella quale la nostra Società aveva avuto sede finora. 

u Considerando che il favore che si faceva alla Società 
44 Storica non pregiudicava per nulla gli interessi della So- 

* cietà nostra, e che anzi noi venivamo ad avere una sala 
44 egualmente capace, meglio illuminata per avere il finestrone 
44 nel centro della parete, e per di più fornita di un piccolo 

* gabinetto che poteva prestarsi magnificamente per collò- 
44 carvi il medagliere, la Presidenza non esitò e accordò il 

* desiderato cambio. Ora così la nostra sede si può dire 
44 definitiva e si sta attendendo alacremente all'ordinamento 
44 della biblioteca e delle monete. „ 

II. Viene presentato dal Dott. Ciani di Trento e dal 
Cav. S. Ambrosoli il nuovo Socio corrispondente Cav. Ant. 
Gazzoletti di Nago (Trentino) e viene ammesso all'unanimità. 

III. Si approva la composizione del 4 fase, della Rivista. 

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494 ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 

IV. Il Segretario A. M. Cornelio dà lettura dei seguenti 
doni pervenuti alla Società: 
Bordeaux Paul di Neuilly. 

77 suo lavoro: Un méreau inédit de la caisse d'assistance des 
Marchands d'étoffes d'Utrecht. Amsterdam, 1900. — La pièce de 
48 Sols de Strasbourg frappée à la Monnaie de Paris. Parigi, 1900. 

Coggiola Giulio di Torino. 

La sua pubblicazione: La zecca di Parma dal 1550 al 1560. 
Parma, 1900. 

Oneoohi Cav. Uff. Francesco. 

Annales de la Societé d'Archeologie de Bruxelles. Annata 1900. 
O. Archeologo Portugués. Annata 1900. 

Oneoohi Francesco ed Eroole. 

N. 150 Opuscoli e Cataloghi di numismatica. 
Jesurum Cav. Aido di Venezia. 

Storia dei Dogi di Venezia scritta da Cicogna, Veludo, Caffi, Casoni 
e Moschini, con 120 ritratti incisi in rame da Ant. Nani. Venezia, 
1859. Due grossi volumi. — Quattro medaglie d'argento dei 
Dogi Veneziani. 

Museo Britannico. 

Catalogue of the Greek coins of Lycaonia, Isauria and Cilicia by 
George Francis Hill M. A. Londra, 1900. 

Pefia Enrique di Buenos Ayres. 
La sua pubblicazione: Monedas y Medallas Paraguayas. 

Ricci Prof. Serafino. 
Le sue pubblicazioni: Epigrafia latina. Manuale Hoepli, 1898. — 
Le monete Romano-Campane. Traduzione da Bahrfeldt. Milano, 
1899. — Otto altri opuscoli di prolusioni, discorsi, ecc. 

Simomis Dott. Julien di Bruxelles. 
La sua pubblicazione: L'Art du Médailleur en Belgique. Bruxelles, 
1900. 

Spigardi Arturo di Firenze. 
La sua pubblicazione: Le Medaglie dei Capi della Misericordia di 
Firenze. Firenze, 1900. 

Stroehlin Paul Charles di Ginevra. 
Répértoire General de Médaillistique. Ginevra, 1900. 

Alle ore 15 l U la seduta è levata. 



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COLLABORATORI DELLA RIVISTA 
NELL'ANNO 1900 



Memorie e Dissertazioni. 

Bahrfeldt Max 
Camozzi Guido 
Cerrato Giacinto 
Dattari Giannino 
Frati Luigi 
Gnecchi Francesco 
t Kunz Carlo 
Malaguzzi Francesco 
Orsi Paolo 
Papadopoli Nicolò 
Ricci Serafino 
Rizzoli Luigi jun. 
Spigardi Arturo 
Vitalini Ortensio 

Cronaca. 

Ambrosoli Solone 
De Petra Giulio 
Gnecchi Francesco 
Motta Emilio 
Ricci Serafino 



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ELENCO DEI MEMBRI 

DELLA 

SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 

E DEGÙ 

ASSOCIATI ALLA RIVISTA 

PER L'ANNO 1900 



SOCI EFFETTIVI (•). 

1. *S. M. il Re Vittorio Emanuele IH. 

2. S. M. la Regina Elena. 

3. # Arabrosoli Dott. Cav. Solone — Milano. 

4. *Arcari Dott. Cav. Francesco — Cremona. 

5. Averara Avv. Manifesto — Lodi. 

6. ^Castellani Rag. Giuseppe — Santarcangelo (Romagna). 

7. *Ciani Dott Giorgio — Trento. 

8. Cornaggia Gian Luigi (dei Marchesi) — Milano. 

9. Dattari Giovanni — Cairo (Egitto), 
io. Dessi Vincenzo — Sassari. 

11. *Fasella Comm. Carlo — Milano. 

12. "Fiorasi Tenente Colonnello Cav. Gaetano — Casale Monferrato 

13. ^Gavazzi Cav. Giuseppe — Milano. 

14. *Gnecchi Cav. uff. Ercole — Milano. 

15. *Gnecchi Cav. uff. Francesco — Milano. 

16. Grillo Guglielmo — Milano. 

17. Hirsch Dott Jacopo — Monaco. 

18. Jesurum Aldo — Venezia. 

19. *Johnson Cav. Federico — Milano. 

20. Lazara (De) Conte Antonio — Padova. 

21. *Marazzani Visconti Terzi Conte Lodovico — Piacenza. 

22. Marietti Dott. Antonio — Milano. 



(•) I nomi segnati con asterisco sono quelli dei Soci Fondatori. 



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49^ ELENCO DEI MEMBRI DELLA SOCIETÀ, ECC. 

23. 'Mariotti Dott Coroni, Giovanni — Parma. 

24. Mattoi Edoardo — Milano. 

25. 'Miari Conte Cav. Fulcio Luigi — Venezia. 

26. 'Milani Prof. Cav. Luigi Adriano — Firenze. 

27. 'Motta Ing. Emilio — Milano. 

28. Nervegna Giuseppe — Brindisi. 

29. Novati Prof. Francesco — Milano. 

30. Pisani Dossi Nob. Comm. Alberto — Milano. 

31. Padoa Cav. Vittorio — Firenze. 

32. 'Papadopoli Conte Sen. Comm. Nicolò — Venezia. 

33. Ponti Cesare — Milano. 

34. Puschi Prof. Cav. Alberto — Trieste. 

35. 'Ratti Dott. Luigi — Milano. 

36. Ricci Prof. Serafino — Milano. 

37. Rizzoli Luigi — Padova. 

38. "Ruggero Comm. Colonnello Giuseppe — Roma. 

39. 'Salinas Comm. Prof. Antonino — Palermo. 

40. Savini Paolo — Milano. 

41. Seletti Avv. Cav. Emilio — Milano. 

42. 'Sessa Rodolfo — Milano. 

43. 'Sorniani Andreani Conte Lorenzo — Milano. 

44. 'Tatti Ing. Paolo — Milano. 

45. Traversa Francesco — Bra. 

46. 'Visconti Ermes March. Cav. Carlo — Milano. 



SOCI CORRISPONDENTI. 

1. Allara Sac. Tomaso — Schio. 

2. Adriani Prof. Comm. G. B. — Cherasco. 

3. Annoni Antonio — Milano. 

4. Balli Emilio — Locamo. 

5. Bartolo (Di) Prof. Francesco — Catania. 

6. Cahn E. Adolfo — Franco forte sul Meno. 

7. Canessa Cesare — Napoli. 

8. Cavalli Gustavo — Skófde (Svezia). 

9. Clerici Ing. Carlo — Milano. 
io. De* Ciccio Mario — Palermo. 

11. Dell'Acqua Dott. Cav. Girolamo — Pavic 



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ELENCO DEI MEMBRI DELLA SOCIETÀ, ECC. 499 

12. Foa Alessandro — Torino. 

13. Forrer L. — Chislehurst. 

14. Gallimberti Maria — Parigi. 

15. Gavazzi Dott. Carlo di Pio — Milano. 

16. Geigy Dott. Alfredo — Basilea. 

17. Hess Adolf Nachfolger — Francoforte s. M. 

18. Lamberti G. Policarpo — Savona. 

19. Lambros Giovanni Paolo — Atene. 

20. Lanzoni Giuseppe — Mantova. 

21. Leone Comm. Camillo — Vercelli. 

22. Mariani Prof. Cav. Mariano — Pavia. 

23. Morchio Cav. Giuseppe — Venezia. 

24. Nuvolari Francesco — Castel d'Ario. 

25. Oettinger Prof. S. — Nuova York. 

26. Osio Ten. Gen. Comm. Egidio — Milano. 

27. Paulucci Panciatichi Marchesa M." — Firenze. 

28. Perini Quintilio — Rovereto. 

29. Piccolomini Clementini Pietro — Siena. 

30. Pinoli Avv. Galileo — Ivrea. 

31. Pisa Cav. Ing. Giulio — Milano. 

32. *Romussi Dott. Carlo — Milano. 

33. San Rome Mario — Milano. 

34. Savo Doimo — Spalato. 

35. Schott Ettore — Trieste. 

36. Società Svizzera di Numismatica — Ginevra. 

37. Spigardi Arturo — Firenze. 

38. Spink Samuele — Londra. 

39. Stettiner Cav. Pietro — Roma. 

40. Stroehlin Paolo — Ginevra. 

41. Valerani Cav. Dott. Flavio — Casale Monferrato. 

42. Valton Prospero — Parigi. 

43. Varelli Giovanni — Napoli. 

44. Vigano Gaetano — Desio. 

45. Vitalini Cav. Ortensio — Roma. 

46. Vfcte.(De) Cav. Alfonso — Bruxelles. 

47. Zitelli Pietro — Scio. 



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500 ELENCO DEI MEMBRI DELLA SOCIETÀ, ECC. 



BENEMERITI DELLA SOCIETÀ. 

S. M. il Re Vittorio Emanuele III. 

Ambrosoli Dott. Cav. Solone. 

Glittica de Cassine Marchesa Maura. 

Dattari Giovanni. 

Gnecchi Cav. uff. Ercole. 

Gnecchi Cav. uff. Francesco. 
f Gnecchi Comm. Ing. Giuseppe. 

Johnson Cav. Federico, 
f Luppi Prof. Cav. Costantino. 

Osnago Enrico. 

Padoa Cav. Vittorio. 

Papadopoli Conte Comm. Nicolò. 



ASSOCIATI ALLA RIVISTA. 

American Journal of Archeology — Nuova York. 

American Journal of Numismatics — Boston. 

Annales de la Socie té d'Archeologie — Bruxelles. 

Archivio della Società Romana di storia patria — Roma. 

Archivio storico Italiano — Firenze. 

Archivio storico Lombardo — Milano. 

Archivio storico Napoletano — Napoli. 

Nuovo Archivio Veneto — Venezia. 

Babelon Prof. Ernesto — Parigi. 

Bagatti Valsecchi Nob. Cav. Fausto — Milano. 

Baglio Vassallo Cataldo — San Cataldo. 

Bahrfeldt Maggiore Max — Breslavia. 

Bari — Museo Provinciale. 

Bartolini Avveduti Avv. Giulio — Roma. 

Bartolini Cav. Luigi — Trevi. 

Beltrami Architetto Comm. Luca — Milano. 

Benson Sherman Frank — Brooklyn. 

Berarducci Emiliano — Roma. 



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ELENCO DEI MEMBRI DELLA SOCIETÀ» ECC. 5OI 

Beserianni Costantino — Napoli. 

Bignami Comm. Giulio — Roma. 

Bocca Fratelli — Torino (copie 3). 

Bollettino di Archeologia e Storia — Spalato. 

Bologna — Biblioteca Municipale. 

Bret Edoardo — Nintes. 

Brockhaus F. A. — Lipsia (copie 2). 

Bui lettino dell' Imp. Istituto Archeologico Germanico — Roma. 

Cagliari — Regio Museo di Antichità. 

Camozzi Vertova Conte Sen. Comm. G. B. — Bergamo. 

Camozzi Dott. Guido — Pavia. 

Camuccini Barone G. B. — Roma. 

Capobianchi Cav. Prof. Vincenzo — Roma. 

Carpinoni Michele — Brescia. 

Ceppaglia Maggiore Cav. Federico — Pesaro. 

Cerrato Giacinto — Torino. 

Cini Avv. Tito — Montevarchi. 

Clausen Carlo — Torino (copie 9). 

Como — Biblioteca Comunale. 

» — Museo Civico. 
Da Celleno P. Gius. Giacinto — Aleppo (Siria). 
Dressel Dott. Enrico — Berlino. 
Dupriez Carlo — Bruxelles. 
Dutiih G. D. J. — Cairo. 
Engel Dott. Arturo — Parigi. 
Fantaguzzi Cav. Giuseppe — Asti. 
Ferraironi Sac. Giolindo — San Ginesio (Marche). 
Ferrari Cav. Alfonso — Sinalunga. 
Ferrari A. — Livorno. 
Firenze — Biblioteca Marucelliana. 
Fioristella (Barone di) — Acireale 
Formenti Giuseppe — Milano. 
Forrer L. — Chislehurst. 
Garo vaglio Cav. Dott. Alfonso - Milano. 
Genova — Biblioteca Civica. 
Grassi Conte Antonino — Acireale. 
Guiducci Dott. Antonio — Arezzo. 
Hamburger L. e L. — Francoforte sul Meno. 
Hiersemann Carlo — Lipsia (copie 2). 
Hoepli Comm. Ulrico — Milano. 

Journal international d'Archeologie numismatique — Atene 
Kubitschek J. W. - Gratz. 

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502 ELENCO DEI MEMBRI DELLA SOCIETÀ, ECC. 

Lussemburgo — Istituto Granducale. 

Mantova — Biblioteca Comunale. 

Marsiglia — Biblioteca Civica. 

Marucci Nicola — Castel pizzuto. 

Milano — R. Gabinetto Numismatico di Brera. 

» — Biblioteca Braidense. 

n — Biblioteca Ambrosiana. 
Modena — R. Biblioteca Estense. 
Napoli — R. Museo di Antichità. 
Nilsson e Jentsch, Librai — Milana. 
Numismatic Chronicle — Londra. 
Numismatische Zeitschrift — Viennm. 
Nutt Davide — Londra (copie 2). 
Oberosler G. — Trento. 
Osnago Enrico — Milano. 
Pancera di Zoppola Conte Nicolò — Brescia. 
Parazzoli Antonio — Cairo. 
Parma — R. Museo di Antichità. 
Pavia — Museo Civico di Storia Patria. 
Peelman Giulio e C. — Parigi. 
Pesaro — Biblioteca Oliveriana. 
Piacenza — Biblioteca Passerini-Landi. 

Pietroburgo — Gabinetto Numismatico dell'Eremitaggio Imperiate. 
Polybiblion — Parigi. 
Prass Emilio — Napoli. 
Ratto Rodolfo — Genova. 
Reggio Calabria — Museo Civico. 
Retowski Prof. O. — Teodosia. 
Revue franqaise de Numismatique — Parigi. 
Riggauer Dott. Prof. Hans — Monaco di Baviera. 
Rivani Giuseppe — Ferrara. 
Rizzini Dott. Cav. Prospero — Brescia. 
Roma — R. Accademia dei Lincei. 

n — Direzione della R. Zecca. 

n — Biblioteca della Camera dÉN^eputati. 

n — Gabinetto Numismatico Vaticano. 
Sangiorgi G. — Roma. 
San Marco (Conte di) — Palermo. 
Scarpa Dott. Ettore — Treviso. 
Schoor (van) Carlo — Bruxelles. 
Seltman E. J. — Londra. 
Smithsonian Institution — Washington. 



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ELENCO DEI MEMBRI DELLA SOCIETÀ, ECC. 503 

Società Neerlandese di Numismatica — Amsterdam. 

Société d'Archeologie — Bruxelles. 

Société R. de Numismatique — Bruxelles. 

Strolin Teopisto — Schio. 

Tinti Cesare — Bologna. 

Tolstoy Conte Giovanni — Pietroburgo. 

Torino — R. Biblioteca Nazionale. 

» — R. Museo di Antichità. 
Torrequadra Rogadeo Conte Giovanni — Bitonto. 
Trento — Biblioteca Comunale. 
Vaccari Emanuele — Ferrara. 
Varisco Sac. Achille — Monza. 
Venezia — Ateneo Veneto. 

» — R. Biblioteca Marciana. 

» — Museo Civico. 

n — Ufficio regionale per la conservazione dei monumenti. 
Verona — Biblioteca Comunale. 
Vicenza — Museo Civico. 

Vienna — Gabinetto Num. di Antichità della Casa Imperiale. 
Virzì Ignazio — Palermo. 
Volterra — Museo e Biblioteca Guarnacci. 
Warwick Wroth Esq. — Londra. 
Zane Cav. Riccardo — Firenze. 
Zeitschrift /Ur Numismatik — Berlino. 
Zurigo — Biblioteca Civica. 



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ENDICE METODICO 

DELL'ANNO 1900 



NUMISMATICA ANTICA. 

(Memorie e Dissertazioni). 



• 



Le monete romano-campane (fig. e 1 tav.). M. Bahrfeldt. Pag. u 

Ripostigli monetali della Sicilia. P. Orsi . . . » 85 
Appunti di Numismatica Romana. Francesco Gnecchi: 
L. I bronzi quadrilateri della Repubblica e la moneta 

privata dei romani (1 tav.) » 147 

LI. Alcune monete repubblicane varianti o ristabilite » 153 

L1I. Ancora sulla teoria monetaria dei Medaglioni di bronzo » 257 

Intorno aM'Adoptio di Adriano imperatore (fig.). G. Camozzi » 157 

Appunti di Num. Alessandrina: I. II. III. (fig.). G. Dattari » 267 

Idem. IV. V. VI. VII. (fig. e i^tav.). » » 375 
La Numismatica e le scienze archeologiche ed economiche. 

S. Ricci » 395 

(Varietà). 

Concorso Gnecchi di Numismatica classica . . Pag. 141 

La Collezione Imhoof-BIumer » 141 

Vendita Rusconi » 142 

Manuale Gnecchi « Monete Romane ». » 142 

Aggiudicazione del Premio per il Concorso classico » 363 

Monete romane » 364 

Lettera del prof. Giulio de Petra * 487 



NUMISMATICA MEDIOEVALE E MODERNA. 

(Memorie e Dissertazioni). 

Zecchino di Francesco Gonzaga, Principe di Castiglione 

delle Stiviere (fig.). 0. Vitalini Pag. 105 

La zecca di Bologna (fig.). F. Malaguzzi. ...» 107 
n » » » .... » 171 



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INDICE METODICO DELL ANNO I9OO 



La zecca di Bologna. F. Malaguzzi . . . Pag. 387 

Ancora delle monete gettate al popolo nel solenne in- 
gresso ih Bologna di Giulio II, l'anno 1506. L. Frati » 205 

Artisti alla zecca dei principi da Carrara. Nicolò e Nerio 

Compagni da Firenze. L. Rizzoli jun. ...» 225 

Carzie per Cipro, coniate dai veneziani nel 1515 e 1518 

(fig.). N. Papadopoli » 321 

Le monete d'Ancona durante la dominazione francese 

(1799). G. Castellarti » 327 

Il museo Bottacin annessa alla civica biblioteca e museo 

di Padova (^ ta v.). C. Kunn » 345 

Un forte bianco attribuito ad Amedeo'VI di Savoia (fig.). 

G. Cerralo » 433 

Tariffe veneziane del secolo XVI (con 5 riproduz. rn 

zincografia). N. Papadopoli. » 439 

(Varietà). 

Ripostiglio di monete dei Sec. XV e XVI . Pag. 141 

Collezione Numismatico-Sfragistica Padovana . . . » 363 
Un curioso ritrovamento monetale. G. G. . * 490 

MEDAGLIE. 

Le medaglie dei Capi di Guardia della Misericordia di 

Firenze (1 tav.). A. Spigardi Pag. 93 

Medaglie fanesi (i v iav.). G. Castellani . » 211 

A proposito di una medaglia attribuita a Ferdinando III, 

Granduca di Toscana. A. Spigardi . . » 451 

(Varietà). 

Medaglia dell'Anno Santo Pag. 251 

Ancora la Medaglia di Morgagni . » 251 

La medaglia a Luca Beltrami ...» 490 

BIBLIOGRAFI*. 



Hill George Frwmis, Catalogue of the greek coinè of 

Lycaonia, Isauria and Cilicia (Serafino Ricci) . . Pag. 453 
Repertoire general de MédaiUwtkpie par P. Ch. Stroehiin 

(F. G.) » 459 



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INDICE METODICO DELL ANNO I9OO 507 

Perini Q., Le medaglie e le decorazioni della Repubblica 

di San Manno (L. Rizzoli jtm.) Pag. 459 

Simonis Julien, L'art du médailleur en Belgique . . » 460 

Pick Behrendt, Contorniaten (S. A.) » 462 

Pubblicazioni diverse . . Pag. 241, 462 

(Periodici di Numismatica). 

Gazette Num. fran^aise, pag. 243, 467. 

Revue Num. fran^aise, pag. 465. 

Bulletin de Numismatique, pag. 469. 

Revue suisse de Num,, pag. 470. 

Revue belge de Num., pag. 471. 

Tijdschrift van het K. Nederlandsch Genootschap, pag. 472. 

Zeitschrift fur Num., pag. 473. 

Mittheilungen der Bayerischen Num. Gesell., pag. 474. 

Numismatische Zeitschrift, pag. 474. 

Monatsblatt der Num. Gesell. in Wien, pag. 475. 

The Numismatic Chronicle, pag. 481. 

Monthly Num. Circular, pag. 482. 

Journal International d'Archeologie num., pag. 482. 

American Journal of Numismatics, pag. 483. 

Articoli di Numismatica in Periodici diversi, pag. 246, 483. 

NECROLOGIE. 

Crespellani Arsenio (S. A.) Pag. 139 

Morsolin Bernardo » 239 

MISCELLANEA. 

S. M. Vittorio Emanuele 111 Presidente Onorario della 

Società Numismatica italiana Pag. 363 

Per un Congresso internazionale di Scienze storiche a 

Roma nel 1902 » 488 

Dono al Civico Museo di Lodi » 489 

Lo Società Storica Lombarda . . x . . » 490 

Collaboratori della Rivista nell'anno 1900 ...» 495 
Elenco dei Membri della Società Numismatica Italiana e 

degli Associati alla Rivista per Tanno 1900 . . » 497 



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5o8 



INDICE METODICO DELL ANNO I9OO 



Atti e Memorie della Società Numismatica Italiana. 



Seduta del Consiglio 20 Marzo 1900. 
» ir n 2 Giugno 1900 

Assemblea generale dei Soci, 20 Giugno 1900. 
Seduta straordinaria del Consiglio, 12 Settembre 1900 
Seduta del Consiglio 27 Novembre 1900 . 



P<*g- *43 
" 365 

n 366 

" 371 

" 493 



Finito di stampare il 31 dicembre 1900. 

Martelli Achille, Gerente responsabile. 






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TAVOLE. 



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RIVISTA ITALIANA DI NUMISMATICA. 

Anno 1900. , ^ Tav. VHI, 




540- 




344 




345 






425 






352 



Menotti R««»*nl e C Milano. 



G. DATTARI. — Appnntl di Numismatica Alessandrina. N. YTT- n 

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