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Full text of "Rivista storica italiana"

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l^arfaart College librarg 

FROM THE 

J. HUNTINGTON WOLCOTT FUND 



Established in 1891 by Rogbr Wolcott (H. U. 1870), i; 

memory of bis father, for " the purchase of books of 

permanent value, the preference to be given to 

Works of History, Politicai Economy, and 

Sodology,'' and increased in 1901 by 

a bequest in bis will. 



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RIVISTA STORICA ITALIANA 



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RIVISTA STORICA 



ITALIANA 



PUBBLICAZIONE TRIMESTRALE 



DIRETTA 



Prof. COSTANZO RINAUDO 



CON LA COLLABORAZIONE DI MOLTI CULTORI DI STORIA PATRIA 



Volume XX (Il della S'' Serie) 



DIREZIONE 

Torino, Via Brofferio, 3 

1903 



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Alno XX, 3* S. GììABì^iitnBr^i^^ Voi. Il, fase. 1 



RIVISTA STORICA 

ITALIANA 

PUBBLICAZIONE TRIMESTRALE 

DIRETTA 

DM. 

Prof. COSTANZO RINA UDO 

CON Ì.A OOI.LABORAZIONK DI .MOLTI Cl'I.TORI DI STORIA PATRIA 





DIEEZIONE 

Torino, Via Brofferio, 3 

1903 



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JNDIOK UKLLK MATBRIE 



I. aacensioai • note bibUogvaflch*. 

). Storia generale. 

Seignobos^ La méthode histor. appi, aux scieuces soc. (Trivero) Pag. 1 

Hartmann^ Corporis chai-tarum Italiae specimen (Cipolla) . » 4 

Reclus e Brunialii^ L'Italia nella nattu*a, nella storia, ©oc. (C. R.) 7 

Caranti, La Certosa di Pesio (Rinando) ^ H 

Cketalier, Etude crìtique sur lo St\ Suairo (BoUea) . . Il 

Lotk, Le portrait de Jésus-Christ d'après le St. Suaire (id.) . * Il 

Sanna-Solaro, La S.* Sindone che si venera a Torino (id.) 11 
Oieoalier, Le Saint Siiaire de Turin (id.) . .11 

Vignoiiy Ijò liuceul de Jésus-Christ (id.) ; 11 

Chevalier^ Le St. Suaire de Torin (id.) . .. . . . » Il 

Cìiapm, Le St. Suaire photographié à Tonvers (id.) . . x 11 



2. Età preromana e romana. 

Rinando, Atlante storico. 1: 11 mondo antico (L. R.) . > 18 

Gentile e Ri^cij Trattato d'archcol. e storia dell'arte ital. ecc. (C. R.) ^ 19 
Kopp^ Antichità privato dei Romani (id.) . .10 

Hubert, Antichità pubbliche romane (id.) . . ^ 10 

RevilloHt^ Rapports hist. des Quìrites et des Égiptiens (De Sanctis) - 22 

Barbagallo, Costi tuzion. del senatus consultuiìi ultimum (id ) 23 
Ferlef^ .\baisseinent de La natalité à Rome (id.) . . .24 

Mantechi y Introd. archcol. et hist. à «Quo Vadis» (Mariani) . 25 

Allain, riine le jeune et ses héritiers (Bonino) . . >-. 2(> 

3. Alto medio evo (sec. V-XI?. 

Lowrie, Christian art and archjBology (Rinando ) . . » 30 

Vefituri^ Storia dell'arte italiana. Voi. I (id.) . . - 30 
Ohr, l)er Karolingische Gotteestaat (Cipolla) . . .33 

Salrioli, Le decime di Sicilia, e spec. di Girgenti (Guardione) y> 34 

4. Basso medio evo (sec. Xl-XV). 

Man front, Storia della marina italiana (Neri) . . . . > 3<> 

ScaraiiìHla^ Alcune antiche carte di Campobasso (Franciosi) . 42 

Atti Aslolfi^ Una pergamena del 1280 (Labruzzi) . . . -^ 43 

Eubel^ HuUarinm frauciscanum. T. V e VI (Cipolla) . * 40 
Romano, Niccolò Spinelli da Giovinazzo (Gabotto) . 
Orsi, Signorie e principati (Rinaudo) .... 



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/ 






I. 

RECENSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE 



]. STORIA GENERALE. 

CH. SEK/NOBOS, La Mèthode hLsforique a2)i)liqicèe aux sctenrcs 

mciales, Paris, Alcan, 11X)1. 

1. — La divisione del libro è qualo una mento essonzial niente 
lucida (» chiara come quella dcirA. poteva concepirò. Procedo 
anzitutto una Introduzione che tratta in preneralo del metodo 
storico in relaziono colle scienze sociali. Questa inlroduzionc» é 
lo<ricamente ripartita in tre paragrafi; di cui il primo tocca del 
metodo storico, il s(M*ond() cerca di determinare che cosa si ha 
da intendere per le parole scienze sociali, e il terzo mostra 
la necessità del metodo storico nelle scienze medesime. Poi 
seguono regolarmente le due grandi parti in cui si divide il 
lavoro: I. Il metodo storico api>licato ai documenti delle scienze 
sociali; parte ricca di ben 10 capitoli che svolgono succ(\«<siva- 
mente la teoria del documento, le precauzioni critiche, la cri- 
tica di provenienza, la critica di sincerità e d'esattezza ecc.» 
ecc.... con una chiarezza veramente degna di nota ed una fe- 
lice scelta di esempi, che Vende piana e i)iacevole la maleria in 
sé ardua ed arida, come arduo ed arido si presenta ogni tenta- 
tivo di insegnare in pura teoria ciò che sai-ebb.e tanto i)iii spiccio 
insegnare in pratica, praticando con tutte le cautelo che si vo- 
gliono insegnare Parte di cui si tratta. II. Il metodo storico 
e la storia sociale: che ccmiprende altri undici ca[jit()li. 

Il nuovo lavoro del Seignobos none punto una ripetizione» 
delP« introduzione agli studi storici» composto nel iSliT in col- 
laborazione col Langlois; nò ha cIk^ ì'ìwo ad es. col Manuale^ 
del metodo storico del Hernheim {\K di cui io stesso ebbi ad 



(1) Traduziono e adattamoiito del Ciivcllucci, Pisa. Simmmiì. ISHT. Cfr. 
Uir. Stor, iua. N. S. IJi, fase. -J." 

Rivista storica itaìiana, 3» s., n, 1. l 



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Z EECKNSIONI K NOTK BIBLIOGRAFICHK — C. TRlVERn 

occuparmi a suo tempo in questa medesima Rivista. Ma è un- 
vero libro originale, vuol essere studiato atlenlamonto, e non 
si può l'acilménte riassumere. 

Non potendo sottoporre ad una minuta analisi tutti i ca- 
pitoli del libro, chiederemo il permesso air egregio A. di esa- 
minare solo qualche punto che, per la speciale competenza dello 
scrivente, dato che ne abbia una, e per Tindole generale della 
Uivista, possa essere trattato con maggior flutto. 

K per OS. vorrei discutere la sua opinione intorno alla storia, 
per quanto oramai questa questione possa essere venuta a noia 
ai lettori della Rivista. I/A. scrive fin dalla prima pagina : «Il 
!iictodo storico è il metodo impiegato per costituire la storia; 
esso serve a determinare scientificamente i fatti storici, ecc.. 
Sembra dunque a prima vista, finche si resta nella logica for- 
male, che esista una scienza speciale, la storia, che questa 
scienza studii una certa categoria di latti, i fatti storici, ecc.. 
come vi ha una scienza dei fatti chimici o fisici, ecc..» Ma 
Tautore in seguito nega che vi sia una simile scienza, che vi 
siano dei fatti storici, i quali, osserva, non sono tali che per 
posizione, < Non vi ha carattere storico di sorta inerente ai fatti, 
non vi è di storico che il modo di conoscerli. La storia non è 
una scienza, essa non è che un procedimento di conoscenza ». 
«Parrebbe», dice ancora poco prima, «che i fatti storici pos- 
sano definirsi «i fatti passati » per opposizione ai fatti attuali», 
ecc. Ma precisamente questa opposizione è impossibile mante- 
nere in pratica.... non è che una differenza di posizione in rap- 
porto ad un osservatore dato. La Rivoluzione del 1830 è un 
fatto passato per noi, presente per quelli che Than fatta. Una 
seduta di ieri alla Camera è già un fatto passato». 

E sta bene. Ma io non so se non si potrebbe sostenere la. 
tesi che la logica formale deve andar d'accordo colla logica reale; 
e che se vi è un modo o procedimento qualsiasi di considerare 
i fatti, che possa chiamarsi « metodo storico » vuol dire che, 
non fosse che per questo, esistono « fatti storici », cioè quelli 
studiati e scelti dalla storia, e questa stessa determinazione 
finisce per avere mi valore perfettamente oggettivo. Ha ragione 
TA. di respingere la definizione puramente empirica che iden- 
tifica reggette della storia puramente e semplicemente al «pas- 
sato » ; ma, secondo me, ha torto di non vedere come sotto 
la grossolanità empirica di questa definizione si celi una 
verità scientifica. Infatti che cosa si può dire che ò passato se 



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STOlllA ORNBRALE — CIL SEI6M0B0S lì 

non ciò che è avvenuto in un determinato punto del tempo e 
dello spazio, per modo che la sua posizione rispetto ad altri 
latti del medesimo genero può venire fissata eoa precisione? 
Ora tale è per l'appunto (1) il carattere proprio dei fatti sto- 
rici, in contrapposizione con quello dei fatti di natura scienti- 
fica propriamente detti. Questi si possono staccare, per dir 
cosi, dalle circostanze determinate di tempo e di spazio, in cui 
sono avvenuti, senza tuttavia trascurare le condizioni varie in 
cui si svolsero e che possono averne detcrminata o modificata 
la natura, e si possono perciò ^ osservare direttamente » come 
ben nota il nostro A., perchè si possono appunto considerare 
sempre come «presenti» a qualsiasi spirito scientifico ami di 
studiarli, e non sono, per loro natura, come è invece dei fatti 
storici, indissolulamente legali all'epoca, al tempo in cui sono 
avvenuti, per modo che è impossibile riprodurli nella fantasia 
o nel laboratorio, ma voglicmo essere studiati sui documenti 
del tempo, nelle loro infinite relazioni di dipendenza e di 
concomitanza con altri latti storici, nella loro unica com- 
parizione. Cosi, per isi)iegarini con un esempio, se io studio 
scientificamente il fenomeno vulcanico delle eruzioni, mi varrò 
delle ossenazioni fatte dai dotti della materia, e delle mie 
l)roprie, ma per me il fenomeno è presente, è un fenomeno che 
posso collocare ideahnente in qualsiasi luogo o paese, tempo 
ed epoca. Ma se voglio studiare Teruzione del Vesuvio che 
seppellì Krcolano e Pompei, devo per forza studiarla sui docu- 
menti storici, giacché non posso fare astrazione dal tempo 
in cui avvenne, dovendo studiare quella, la storica eruzione del 
Vesuvio, e non un'altra presente o futura. Cosi altro è studiare 
dal punto di vista teorètico la dottrina del fanatismo o altra 
qualsiasi, altro studiarla storicamente. 

Certo non è questo di essere storici un carattere che certi 
fatti abbiano in modo esclusivo per modo che non possano essere 
altro che storici. Ma neppure i fatti chimici o fisici sono esclu- 
sivamente chimici o fisici. Il fatto fisico di un'aurora boreale 
]mò essere da noi considerato come un fatto estetico ad esempio. 
Ma non perciò è vero che l'Estetica n(m sia una scienza, che 
non abbia una materia, e che debba solo essere un metodo. Cosi 
tutti i fatti storici saranno anche classificabili nelle varie ca- 
t(»gorie di fatti individuali o sociali, umani o naturali, (come 



(1) Cfr. la mia Classifkax. di scicnxe. Milano, Iloepli, ISO':). 



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/l BKCBNSJOMI E NOTK BiBLlOOBÀFlCHS — C. TRIYKBO 

quello deiroruzione), morali, o politici, religiosi, scieiilifici, ar- 
tistici, ecc.. ma non cessano perciò di essere storici, di for- 
nire cioè la materia della storia generale. Il che per l'appunto 
TA. nostro soml)ra riconoscere quando parla a pag. 101 della 
istoria generale, il cui diritto all'esistenza difende e propugna: 
«L'histoire generale, e'est en ròMìè r^istob'e commune.\oi\ix 
pourquoi, lors ménie que tputes les branehes spéoiales seraient 
constituées, il reslerait toujours un rèsidu indispensable à la 
connaissance du passe: ce serait Thisloire generale....» «Son 
caractère c'est d'elre une descriplion de la rèalilè concrète (ec- 
colo Toggelto della storia, ecco la materia sua, il fatto storico) 
de raconter les actesou les avenlures de l'ensemble deshonnnes 

qui (mt forme la socielè eie » 

Da ultimo, terminerò con dire che concordo pienamente 
-con Tautore in quasi lutto il resto, specialmente in quanto 
molto acutamente scrive del materialismo economico nel capi- 
tolo XVIII (pag. '2o\)), e in ciò che della possibilità d'una 

scienza sociale dice nella bella conclusione: « laconstruc- 

tion d'une science sociale complète comporte une ètude de re- 
volution des phènomènes sociaux, c'esl-à-dlre une liisloire so- 
ciale,., elle-mème ne peut pas ètre isolèe des autreshisloires; 
-elle ne peut étre qu'un iragmeiit de l'hisloire totale des so- 
<"iétés, une branche s[)ècial(^ comme l'hisloire du droil ou du 
<.!ostume. Elle est mème plus ètroìtement lièe à l'ensemble de 
l'hisloire que ne le soni les histoires des littèralures ou des 
sciences. L'hisloire sociale est science (luxiliaire pour les 
autres histoiroi?, dans la mesure où les faits sociaux sont cause 
<les autres faits, — mesure beaucoup moins large que ne l'ont 
cru les s|)ècialisles èconomistes. Les (ails sociaux sont surlout 
les conditions nècessaires (nègatives) des autres faits: là où ils 
ne se produisent pas, les autres ne peuvent se i)r()(luire: mais 

ils ne sont qu'un supporl, non uno substructure » Parole, 

per me, d'una esattezza rigorosa. 

Camillo Tiuvkro. 

li. M. HARTMANN, Coì'poìHS chartdrmn Italiue specliiìen. 

Roma, Loescher, 1002. 

2. -- L'A. anzitutto mette in visla la nec<^ssità di compi- 
lare un Corpus chat'tarnììi Jtalide, dojx) che lo studio (Un di- 
j)lomi è ormai molto progredito. L'interesse sempre crescente 
che gli stoi'ici rivolgono allo studio delle masse popolari accresce 



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STORIA GENERALE — L. M. HARTMANN £► 

di giorno in giorno il valore da attribuirsi ai documenti di ca- 
rattere privalo. Ciascuno di questi, considerato da solo, non 
dice gran che; ma essi tutti, raccolti in un C077M.9, ritraggono 
nel modo migliore la vita intima delle popolazioni; essi ci fanno 
conoscere le loro preoccupazioni religiose e politiche, ci svelano 
le loro (condizioni sociali; essi giovano a ricostruire le genea- 
logie delle famiglie. 

Grave errore sarebbe il creden* che un tempo l'interesso 
dello storico si limitasse ai diplomi, trascurando le carte. È 
vero peraltro, che, ormai essendo di molto progredito lo studici 
degli atti diplomatici, s'impone quello delle carte private. 

Chiunque abbia pratica di questi studi conosce come il 
principale ostacolo alla pubblicazione integrale delle carte sta 
ludla loro stessa abbondanza. Pur troppo i rivolgimenti politici 
e la trascuranza di chi non ha intelligenza di queste cose fn^ero 
andare a male una quantità grande di documenti medioevali, 
e noi stessi assisliamo continuamente a quest'op(n'a di distru- 
zìcme; ciò nonostante la ricchezza dei nostri archivi pubblici e 
jjrivali è ancora assai grande. 

Dissi che lo studio delle carie diplomatiche è assai avan- 
zalo; ma non dissi ch'esso è compiuto. Se nelle carte diploma- 
tiche vogliamo includere vie bolle dei papi, il materiale ancora 
da usufruirsi è enorme. Si hanno a stampa i regesti sino alla 
morte di Clemente V. Per i papi avignonesi, V Ècole fraui-aise 
eie Rome limitasi agli atti i-irteltenti la storia di Francia, 
giacche essa si arretrò davanti all'immenso materiale conser- 
vato dagli archivi Vaticani. Siccome poi i Regesti Vaticani non 
conservano cojne di tutte le bolle, che molte tra queste si trovano 
disperse qua e la, senza che la Santa Sede ne abbia constar vata 
notizia, cosi si può comprendere quanto ancora rimanga da fare 
su questo campo sconfinato. 

Eppure lo studio delle carte pi'ivaie è ancora più addietro 
d'assai che non quello delle carte pubbliche. Urge adunque far 
qualche cosa, affinchè la scienza storica abbia a i)rogredire anche 
p<M' questo riguardo. 

Il prof. Hartmann, considerando tutto questo, vi(»ne avanti 
con un grandioso progetto, secondo il quale le diverse Società 
sloriche sparse per ogni regione d'Italia dovrebbero collegarsi 
insieme, e lavorare, sotto la direzione delTlstituto Storico Ita- 
liano, alla compilazione del Co)*piiS char((nmm lialiae. 

Lo Hartmann va tanto innanzi sir questa via, da divis- n; 



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€ RKCKNS.ONl U NOTK BIBLTOGUAFICHK — C. CIPOLLA 

non solo quale dovrebbe^ ossero il iiiotodo da seguirsi nolTedi- 
ziono, ma ancora da proporre conio si dovrebbero distribuire i 
volumi e di qual maniera fissarne Tassociazione e la vendita. 

Hartmann divide in tre periodi le carte medioevali italiane. 
Il più antico va sino alla caduta dei Longobardi (774) o alla 
coronazione di Garlomagno (800). Per questo periodo le cario 
si dovrebbero pubblicare integralmeiile, in un solo volume, di- 
sposte cronologicamente e senza riguardo a regione. Si tratter- 
rebbe adunque di rifare l'opera del Troya. 

La quesHone muta rispetto al secondo periodo, che giunge al 
1200, o alla fine degli Svevi. Qui il dolL Hartmann è d'avviso che 
l'ostacolo maggiore consista nella inutilità di riprodurre infinile 
volte le medesime formule. Vorrebbe adunque che, regione per 
regione, si costituissero dei formulari, oche quindi l'edizione dei 
documenti consistesse soltanto nello schema delle formule usate 
in ciascuno di essi, coll'aggiunta di quel poco che ogni documento 
contiene di proprio e particolare. Siccome ogni regione ha formulo 
speciali, e una particolare maniera di costruire le carte, cosi la 
distribuzione regionale dei documenti faciliterebbe d'assai l'esecu- 
zione del lavoro, lì concetto del dott. Hartmann risponde eviden- 
temente ad un princii)io scientifico rigoroso. Ma il saggio, ch'egli 
diede, riproducendo 8 documenti ravennati del sec. IX, dimostra 
pur troppo che il bandolo della matassa non è stato ancora trovato. 
I documenti pubblicati con questo sistenux sono addirittura inin- 
telligibili. Per comi)renderli è necessario da parte del lettore 
un lavoro oltremodo penoso di ricostruzione, senza che poi si 
abbia, nella ol tenui a brevità, un tale guadagno che compensi 
sia la falica, sia hi scarsa perspicuità dell'edizione. Questo 
saggio dà Ja prova evidente della deficienza del sistema di 
Harlmann, almeno nel modo in cui esso viene ora presentalo. 

Il terzo i)eriodo abbraccia le carte ])osteriori al secondo. 
Per esso, Hartmann si limita a suggerire il sistema dei regesti, 
lasciando che quelli i quali hanno si)eciale interesse per questo 
o per quell'argomento, facciano poi speciali studi. Un consiglio 
siffatto è tanto vago e indeterminato, che non agevola di ceilo 
la soluzione dell'arduo problema. 

Lo scritto del ])rof. Hartmann non sarà 1' ullima parola 
detta sopra un quesito si complicato. Ksso tuttavia dimostra 
come ormai siamo giunli, colle riccMche paleograliche e diplo- 
matiche, a tal puiìlo, che anche tale problema i)uò venir jw-o- 
posto e discusso, non senza s|)eranza di i)()ler giungere quando- 



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STOUIA OKNKUALB — S. RKCLUS B i, BRUNIALTl / 

tjhessia ad una soluzione soddisfacente. Il prof. Hartmann gode 
merilamonte molta autorità in questi studi, ed è di buon augurio 
•che lo studio di si diffìcile' problema ci venga innanzi sotto la 
prolezione del suo nome. 

Carlo Cipolla. 



K. IIEGLUS e A. BRUNIALTI, U Italia nella natura, nella storia, 
negli abitanti, nellUu'te e nella vita presente. Milano, So- 
cietà editrice libraria, 1902. 

3. — La Società editrice libraria di Milano ha in breve 
tempo intrapreso la pubblicazione di parecchie opere, fornite 
di numerose illustrazioni, che palesano l'arditezza e Tintolligenza 
-deiristituto. Basti ricordare // secolo XIX, di Hans Kraemer, 
Iax storia icnicersale della letteratura ìM Karpeles, la Biblio- 
teca (li stoì'ia ecoìioniica diretta dal prof. Pareto, e Vltalia 
curata dal Reclus e dal Rrunialti. 

Di quest'ultima opera è ora terminato il primo volume», 
ond'è possibile tracciarne il piano e rilevarne i caratteri, seb- 
bene il nome dei due autori, notissimo a tutti gli sludiosi, già 
fosse una guarentigia della buona riuscita deirimpresa. E. 
Reclus nella sua geografia universale già aveva trattato con 
particolare simpatia l'Italia, estendendosi nella descrizione assai 
più che non facciano di consueto {cW scrittori stranieri; Attilio 
Rrunialti, valente alpinista, visitatore allento e minuto di tutte 
le terre italiane, intelligente d'arti e di letlere, coltissimo in 
tutte le branche delle scienze sociali, ha ])oluto colmare molle 
lacune lasciate dair illustre sci'iltore francese, costituendo una 
opera affai lo nuova. La Casa Editrice poi ha compiuto l'im- 
presa con numerose illustrazioni di paesi, monumenti e co- 
,s|umi, e con frequenti carte geograficlie generali e locali, 
alte a far conoscere i Iratli più noU^voli delle monlagne e dei 
litorali, delle città e campagne, dei laghi e dei fiumi. 

H volume (di pagine 704 in-8" gr.) comincia con una sin- 
tesi elllcace e \\\\ inno alle bellezze incomparabili delTltalia, il 
ric^)rdo d(»lle sue glorie e sventure, della servitù e dellc^ riven- 
<iicazioni nazionali e della sua grandezza artistica, un cenno 
sulla conoscenza dell' Italia e la sua cartografìa, la i)osizione 
e i confini, il prospetto dell'Italia continentale ed insular(\ 
dei suoi popoli e dialetti i)arlali, e dell'emigrazione. 11 capi- 
tolo 2' é dedicato alle Alpi occidentali e all'alta valle del Po: 
il lei'zo alle alpi, ai laghi e alla pianura lomhai'da, comi)resi il 



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8 BBCKNSIONI E NOTE BIBLICGRAFICHK — C. K. 

Canton Ticino o il Trentino occidontalo ; il quarlo alla regione 
veneta col Trentino oricMitalo o la VoiKvJa (iiulia; il quinto 
alla riviera di Genova; il sesto airEmilia e alla Romagna; il 
sottimo alla Toscana e segna tanicM ito alla valle delTArno. Il 
metodo e Tordine sono costanti in tutti i capitoli : descrizione 
delle Alpi e delTApennino nei varii rami, onde* si compongono, 
coi valichi e altezze principali, ghiacciai e valanjz:he, vedette, 
foreste, caverne, (» laghi montani; percorso dei fiumi coi loro 
affluenti, estuari, lagune, canali naturali e artificiali; condizioni 
del elima, maremme, bonifiche, malaria, malattie dominanti, 
ij^iene; geologia, miniere, fontane ardenti e vulcani di fango, 
bagni ed acque minerali, flora e fauna alpina e apenninica, della 
gran valle padana e delle minori pianure della alla e media Italia; 
etnologia di ciascuna regione e formazione della presente popoia- 
zi(me colle lingue e dialetti parlati; cultura del suolo, prodotti agri- 
eoli, condizioni della proprietà, ecimomia e contratti agrari; in- 
dustrie manifatturiere; vie di comunicazione, porti, movimento 
della navigazione, commerci; correnti delTemigrazione; descri- 
zione* particolareggiata storica, artistica ed economica di tutte le 
città e villaggi per qualche riguardo notevoli in ciascuna delle 
r(*gioni esaminate. 

Questo lavoro amplissimo, severo ed ameno ad un tempo, 
riceve luce da tre carte, [geologica d'Italia, delta del Po, al- 
timetrica e batimetrica <ritalia] colorate e staccate dal testo; da 
99 cartine in nero illustrativo di monti, passi alpini, laghi, valli, 
porti, città e dintorni, ecc; e da 93 figure su tavole speciali ri- 
prodotte da eccellenti fotografie, in gran parto dello stabilimento 
Alinari di Firenze. 1/autorità incontestata degli autori, Tam- 
piezza, la disposizione e la forma defila materia e la ricca il- 
lustrazione artistica renderanno senza dubbio popolare L'Italia^ 
pubblicata dalla Società editrice italiana. 

G. R. 



HIA(tIO garanti. La Certosa di Pesio. Storia illustrata e 
documentata, 2 voi. Torino, Gamilla e B(M'lol(*ro, 1900. 
4. — Biagio Garanti, nato a Sozze in provincia di Ales- 
sandria nel 1837, fu uomo politico, amministratore e letterato: 
segretario della Società nazionale presieduta dal marchese (ìiorgio 
Pallavicino, e suo segretario particolare nella prodìtiatura di 
Napoli, addetto al gabinetto d(M ministri Rattazzi e Gavour, 
capodivisione al ministero di agricoltura nel 1802, deputalo al 



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STORIA GENKRALK — B. UAllASTl 1> 

parlamonto, prosidonto iMU" ainministrazioni diM canali Cavour, 
autore di parecchio opcM'o politiche, sociolop:ieho, k»tt(n*arie e .sto- 
riche. Affetto e cure speciali av(»va jmsto alki Certosa diPesio, 
trasfonnata ora in uno si)lendido stahiliniento estivo, dise- 
tjrnando di illustrarne la storia, le bellezze naturali e i prin- 
cipali nionunienti. A tal lìm», valendosi della cooperazione del 
compianto Pietro Vayra e del vah^nte storico cuneese Lorenzo 
Bertano, e frugando personalmente nelle biblioteche e negli ai*- 
chivi nazionali e forestieri, il Garanti era riuscito a raccogliere 
buona messe di cronache e documenti (» a redigere un racconto 
organico, che volle illustrato da carte, piantee tavole eleganti, 
quando morte prematura il colse il 27 marzo del 1891. 

La gentildonna, ch'eriigli stata devota compagna nei giorni 
li(»ti e Ira le amarezze degli ultimi anni , Luigia Suaut- 
Avena, volle con intelligente cura e delicatezza d'animo con- 
durre» a compimento Topera cosi gradita al suo caro consorte, 
(riovandosi dei consigli del prof, senatore (Huseppe Carle, na- 
tivo di Chiusa Pesio, e dal prof. I). G. B. Bottero, e dell'opera 
ilo] comm. Vayra, finche viss(s poi dei prof(»ssori Carlo Cipolla 
e Ferdinando Oabotto, riusci a compiiM-e l'opc^ra secondo gli 
intenti e gli scopi, che il compianto Caranti si era proposto, 
avendo egli stesso già iniziato la stampa della Memoria sto- 
rica e curato quasi per intero quella dei documenti e delle 
cronache. Gli editori Camilla (» Bertolero seppero colla ele- 
ganza dei tipi e colla finezza delh» numerose tavole dar carattere 
artistico al lavoro erudito. Onde ben può la pia gentildonna 
consolarsi nel pensiero d'avere eretto con questa pubblica- 
zione un nuovo monumento all'amato suo consorte, che avrà 
lunga durata nella memoria degli studiosi. 

La Certosa di Pesio è slata fondata nel 1173, seconda per 
tempo fra le nove del Piemonte, essendo stata preceduta d'un 
anno solo da quella di Casotto (1172), per donazione dei Gon- 
signori di Morozzo. La prima (*hiesa d(M Certosini fu l'attuale 
sotterraneo, arrestandosi al rialzo del Sanala sanctorum fino 
al principio del sec. XIV, quando la signora Audisia Mazzavacca 
l'accrebbe (ìoX Sanata saìictoratti, costruendovi poi a fianco la 
sagrestia (» alcune cappelli^ Cosi ingrandita ed abbelliti! durò 
sin verso la {\\\q del sec. XVI, quando si sopraelevarono sul- 
l'antica volta abbassata i muri antichi di tanto quanto fu me- 
stieri per J()rmare la chiesa attuale, arricchita nella prima metà 
del s(»colo successivo di stupendi dijànti e (h)ralure. La Cer- 



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10 KBCeNSIONI B MOTE BIBLIOORAFICHB — C. BINAUDO 

tosa, noi sei secoli in cui durò l'istituto monastico, ebbe a pro- 
vare un'ostilità non interrotta da part(^ degli abitanti e della 
Comunità della (Chiusa, trascendenti talora a violenze e devasta- 
zioni, fino alia soppressione ordinata dalia Commissione esecu- 
tiva statuila dal governo francese nel 1801. 

Il C, che già aveva in precedente lavóro raccolto non scarse 
notizie sulla Certosa, divenuta proprietìi della famiglia Avena, in 
quest'opera esamina e discute le cronache e i documenti per trarne 
le informazioni più autentiche, e incornicia la narrazione, che per 
sua natura sarebbe scarsa e faticosa, con la descrizione dell'amena 
valle del Pesio, con le sue vicende storiche collegate con 
quelle della Certosa, con la rai)presentazione artistica degli edi- 
lìzi e dei dipinti superstiti, e col i-acconto di episodi roman- 
zeschi, come la lotta nella 2^ metà del secolo XV di (ìiorgino 
del Pozzo contro i frati, per singolarità di casi e di audacia 
veramente eccezionale. Un' ampia e ben disegnata carta della 
valle del Pesio, 10 tavole, la pianta della Certosa rilevata per 
ordine del governo francese, e una veduta generale della Cei*- 
tosa disegnata nel 1072 coronano l'opera condegne illustrazioni. 

La parte più notevole di questa pubblicazione per gli eru- 
diti riguarda i documenti e le cronache. I documenti edili n(^l 
primo volume, consistenti in atti di donazione, vendita, rinunzia, 
cessione, transazione, divisione, e pernmta, in sentenze, scomu- 
niche, bolle pontificie ecc., sono 120, dal 1178 al 21 genn. del 1(>49, 
con dieci facsimili di documenti di vai-ie epoche. I.(» cronache, 
ohe occupano tutto il volume secondo (di pag. 494 iii-4) sono 
quattro : Chi ònica Sfephani de Cricoìo, priorìs Cavlusie, cmn. 
MCCCCXXX V: AdclUiones incerti scviploris iìi clironicaSicitiumi 
<le Crirofo ab ami, MCCCCLXVll ad ami. MCCCCLXXXIl: 
Additiones recentiores iìiceì^ti scviptovis in chronica Stephaììi 
de Criwlo ab ann. MCCCCLXXXII ad ann, MDCL: C/iro- 
nica D. DenedicU a Costaforti, ann. MDCLXXVIL cui in- 
^cribifur (ifuliis « Annaìiani Tlieoreìna cifm Pì'ioì'itm siem- 
mate domus Vallis Pisii» cjtni addit/ojùbus ftsv/ae ad ami, 
MDCCLXXXXIX. N(m s()ii()])r()[)riamente cromiche ma miscel- 
lanee; Tullima so[)rattullo, che alle notizii^ sui priori qua e là 
intarsia notizie di varia natura. Se il Caranli avesse [)()lulo cu- 
rare tutta redizione, forse avrebbe premes>;a quaiclu» considei'a- 
zione critica alla nuda raccolta dei docnnuMitì e delle cronache. 

il. HlNATOO. ■ 



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BTiUtU QENKRiLB — U. CHEVALIKR 11 

ULYSSE CHEVALIKR, Étvule critique sur Vorighie du SL Sutiìre 

de Lirey-Cìiambèry-Tarin. (Paris, A. Picard, 1900). 
ARTHUR LOTH, Le portraii de .V.-5. Jèsus-Christ d'après fé 

Saint Suairede Turin, avec reproduciionsphofographìqiies. 

(Paris, H. Oudin, 1900). 
GIAMMARIA SANNA SOLARO DELLA C. DI G., La 5. Sin- 

doncy che si veliera a Torino^ illustrata e difesa. (Torino, 

V. Bona, 1901). 
ULYSSE CHEVALIER, Le Saint Suaire de Lirey-C/tambèrih 

Turin et les dèfenseui^s de so)i authenticitè. (Paris, A. Pi- 
card, 1902). 
PAUL VIGNON, U linceul de Jesus Chvist. (Paris, 1902). 
ULYSSE CHEVALIER, Le Saint Suaire de Turin. (Edilioiis 

de rArt et VAxitel. Paris, 1902). 
HIPPOLYTE CHOPIN, Le Saint Suaire de Turin photograpìdì* 

à Venver.^. (Paris, A. Picard, 1902). 

5-11. — Alloraquando nel 1898 si faceva la solenne osten- 
sione della Sindone di Torino, e Secondo Pia, dietro autoriz- 
zazione di S. M. il Re d'Italia, la fologratiiva, ottenendo diret- 
tameiìt^ una jxKsitiva, si eouìinriò ben tosto a parlare di mira- 
colo. Le persone serie cercarono invece una spiegazione naturale 
del fenomeno, ed altre si accinsero alla ricerca storica per 
vedere se realmente il Sudario si riattaccasse al Calvario con 
lina serie ininterrotla dì documenti. Tra questi ultimi vi fu Ulisst^ 
Chevalier, che pubblicava un fascicolo di \M pagine, nelle quali 
si richiedeva: Le Saint Suaire de Turin est-il r originai ou 
une copie^ M^n*. E. Colomiatti sottoponeva questo studio ad 
una disseca/.ione canonico-leolojzica nella Recite des scienn's 
ecclesi(tstJqi(f*s di Lilla (nov.-dic. 1890); ed V. (Chevalier ribnl- 
teva facilmente, nella stessa rivista, i cavilli sollevati. Artui'o 
Loth credelte allora di i>oter con un esame della fotografa del 
Pia sfuggire ai fatti storici mossi in luce: ed il Chevalier 
riprese la penna per fare, sopra la scorta dei documenti origi- 
nali ed autentici rintracciali nella bi])li(>leca nazionale di Parigi, 
negli archivi «lei Vaticano e dii)artimenlale dell'Aube e nel C/ov- 
nicoìt Corneìii /(tntfliel, un benedettino contiMnjjoraneo alTap- 
parizione prima della Sindone, la storia della reliquia. 

Per procedere ordinatamente, (\txli da prima k^vi' ricerche 
fin nei più antichi testi relativi a Sudarìi, che abbiano un at- 
tacco con la Palestina a Costantinopoli, e trovò quasi una 
quarantina di Sindoni. Di fronte ad un numero cosi grande di 



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Ì2 RKCKNSIONI B NOTK BIBLIOGRAFICHE — L. C. BOLLICA 

reliquH» lullo vantato autentiche, il (^hevalior si decise a stu- 
(liaro lo origini e la prima appai'izioiio della Sindone Torinese, 
che l'isalo al lir>3, mentre le afierniazioni dei suoi avversari, 
che la fanno derivare dal Calvai'io, sono ipotetiche o prive 
coinpiotamonte di documenti. 

Il 20 giugno 11^53 Goffredo I di Charny, signore di Savuisy 
e di Liroy, fonda in quest'ultima località una collegiale por sei 
canonici. Il papa Innocenzo VI approva la nuova chiesa il 30 
gennaio 1354; con tre altre bollo, date nel mese successivo, 
egli la costituisce e Tarricca di diritti e di privilegi. L'anno 
stosso della sua morte (1356), il 23 maggio, Goffredo I aggiunge 
duo clausole alia sua fondazione; il 28 il vescovo di Troyes, 
Enrico di Poitiers, la conferma con elogi. Infine il 5 giugno 
1357 ad Avignone dodici vescovi le accordano una bolla d'in- 
(fulgenza. In questi otto documenti primi non sì accenna punto 
alla preziosa reliquia, che avrebbe dovuto valere certamente 
molto per dare grande fama alla giovane collegiale : ossa adunque 
non fu eretta per custodire la Sindone. Un bel giorno (foffredo I 
dona qìuinulam fìgurcun seve repraesentnfioneni Sadnrii Do- 
mini nostri Jesu C/iristi. Donde viene? Gli eredi di Goffredo I 
hanno a questo proposito due versioni: Goffredo lì dice che 
suo padre rha ricevuta in dono; Margherita, figlia di Goffredo II, 
asserisce che suo nonno Tha conquistata. Queste contraddizioni 
dei primi due eredi rivelano che essi o volevano celare la fab- 
bricazione recente del Sudario, o erano ben lungi dal saperne 
con certezza Torigine. I/ostensione della Sindone attira subito 
da tutte le parti le folle; ed il vescovo di Troyes, nella cui 
diocesi ora Liroy, od a cui non si era richiesta autorizzazione, 
tenne un consiglio di teologi, i quali gli fanno notare che gli 
evangelisti non avrebbero scordato di parlare deirimpronta del 
Salvatore, se questa fosse veramente esistita, e che del resto 
un fatto di tanta importanza non sarebbe rimasto sino allora 
ignorato: tutto questo movimento doveva essere attribuito al- 
ringordigia del decano, e finiscono per ritrovarvi una fraudem 
et qaomodo panmcs ille avtiflcialiter depictus fueraty et prò- 
hatam fuit etiam per artifìcem qui illuni depi^ixerat. Allora 
il vescovo la fa restituire al ' donatore, che la ritiene per 34 
anni, ignota a tutti. Nel 1389 Goffredo II ottiene da Pietro di 
Thury, inviato come legato a Carlo VI, l'autorizzazione di ri- 
l)oiTe la Sindone in chiesa decenti loco. Il nuovo vescovo di 
Troyes, Pietro d'Arcis, si scandalizza presto per il fasto creato 



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STORIA GENBRALK — A. LOTH It*» 

al Ionio alla reliquia e viola ai curali della sua diocesi ed ai 
predicatori di farne parola e, sotto pena di scomunica, ordina 
ai canonici di toglierla via dalla chiesa. Il decano si appella a 
Clemente VII, che con una serie di bolle ordina al vescovo di 
tacere ed al decano di esporla, ma, dtini major ìbidem conve- 
nerit poimli miiltitado, publice pointlo praedicet et dicat alta 
et intelUgWill voce, omni f rande cessaìite, quod figura seu 
7'epì(asentatfO praedicta non est rerum Sudar iiwi Domini 
nostri Jesu C/tristi, sed quaedam 2^^(^tura seu tabula facta 
in figuram seu repraesentationem Sudarli. 

Se adunque i canonici di Lirey reclamavano solo la libertà 
di esporre il Sudario e non sostennero giammai che fosse 
roriginalo, se i vescovi di Troyes, per paura che il popolo 
fosse affascinalo da idolatria por questa reliquia, si 0[)posoro 
sempre all'ostonsione, e ciò proprio nei suoi primi inizi, è 
prova certa che la Sindone di Torino non è autentica. 

Non potendo negare Tautenticità di questi documenti e di 
bolle poulilicali, le cui minute persino furono trovate nel Vali- 
cano, gli avversai-i con Mgr. T. Colomiatli sostonuoro che non 
avevano valore perchè di uii antipapa. Ma siccome Clonieìite VII 
«ra l'itemito per il vero papa e dal vescovo di Troyes e dai 
canonici di Liroy, e siccome gli atli del papa di Avignone 
come quelli d(^l papa di Roma sono conservati ugualmente in 
Vaticano, essendosi ratificati tutti gli atti dei diversi papi, cosi 
questo ap[)iglio cade di i)or sé stesso. 

Dopo questi avvenimenti, i pellegrini scordano la via di 
Lirey e la Sindone torna nell'oblio por 28 anni. Nel 1418, es- 
sendo la Francia desolata da gu(MTe civili, i canonici atlìdano 
la custodia della reliquia a Umberto conto do la Roche, genero 
di (loffrodo II, il quale, interessato a ritenerla autentica, di- 
chiai'a ai canonici interessati di ricevere ung drap oic quei 
est la ligure ou r epr esentai ioìi du Sualre (!). 

Morto Umberto de la Roche, la vedova sua, Margherita di 
Charny, 1*8 maggio 1443 è chiamata al Parlamento di DòIe dai 
canonici, perchè non vuole restituire la Sindone. Ccm cavilli 
femminili e promettendo vai'ii indenizzi pecuniari. Margherita 
si sottrae questa od altre volle all'obbligo della restituzione, e 
non paga mai la i)altuita ricompensa, si olio nel 1457 i cano- 
nici la fanno scomunicare con tutte lo formalilà solenni di 
questo atto. Maigherita dopo essere siala m^irilainaut — dove 
il venerando (Giovanni di Heinsberg, vescovo di Liegi da -40 



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j/j UKCBH810NI B NOTI BlBLlOGBiFlCHB — L. C. BOLLBA 

anni, le vieta di esporre il Sudario, su cui mi?*o artifìcio de- 
pietà è la figura di Cristo, — va alla corte del duca Luigi I 
di Savoia e di Anna di Lusignano, ai quali dona in Ghanibéry 
il Sudario, a detta del menzognero Pingone con atto 22 marzo 
J452. Nessuno però vide o discorse mai di questo documento, 
airinfuori del Fingono I... 

Margherita muore il 7 ottobre 1458 ed i canonici di Lirey 
si rivolgono al nuovo padrone del Sudario, il quale li acqueta 
promettendo il 6 febbraio 1404 una rendita annua di 50 fi-anchi 
d'oro, come indennizzo del Sanctissiminn Sudar inmy etfìgiem 
Salvatoris et Redemptoris nostri J,-C.' repraesentans ; ma iì 
14 maggio 1473, morti già Luigi I di Savoia e Amedeo IX, i 
canonici domandano ancora a Filiberto il Cacciatore i denari 
promessi, che non vennero mai (!). 

Senza tessere la storia della Sindone sino ai nostri giorni, 
TA. si limita a fissare il momento in cui incomincia ad essere 
ritenuta autentica nei documenti ufficiali. Costruita una cappella 
sontuosa nel 1460 nella fortezza di Chambéry, ivi fu posta la 
reliquia « in una cassa coperta velluto cramesino, munita cutni 
clacis argenteis denuratis ». Divenuta a poco a i)Ooo il labaro 
dei Savoia, portata in guerra come difesa, e sempre in ogni 
viaggio, arricchita di privilegi con bolle pontificie, la Sindone 
venne man mano acquistandosi in tal modo riverenza, si che 
giustamente si può dire che il suo culto fu imposto dalla casa 
di Savoia. Nel 1578, allora quando Carlo Borromeo si mosse a 
piedi da Milano per recarsi ad ammirare il Sudario, Emanuele 
Filiberto, per diminuire il viaggio pieno di disagi all'augusto 
prelato, fece portare a Torino la reliquia, promettendo al clero 
di Chambéry di restituirla subito dopo; ma da quel di in poi 
Torino non si lasciò più spogliare del prezioso acquisto. 

E per rispondere anche all'opera del Loth: Le portrait 
de N, 8, /. C d*après le Saint Suaire de Tur in avec repro- 
ductions photographiques, il Chevalier si rivolge ad un suo fidato 
amico, Ippolito Chopin, il quale, approvato da uno dei più 
grandi fisici vivente Gabriele Lippmaun, membro dell'Istituto di 
Francia, afferma che volontariamente od involontariamente per 
il valore fotogenico degli oggetti fotografati, o per il i-ovescia- 
inento dei valori fotogenici di una pittura, o per le prepara- 
zioni pancromatiche è possibile avere una negativa dove si 
dovrebbe avere una positiva ed anche viceversa. Quindi la tosi 
del Loth viene cosi scossa nelle sue basi. 



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STORIA 6ENKKALE — U. CHBVÀLISR B CHOPIN 15 

Per tagliare la testa al toro il Ghevalier esamina pure dal 
punto di vista archeologico il Cristo del Sudario e vede che 
non ha il tipo orientale, ne il garbo del 1* secolo, ne le pro- 
porzioni corrispondenti all' «equazione del bello» tracciate dal 
genio Michelangiolesco, ma tutti i caratteri del « bel Dio » della 
cattedrale d'Amiens del secolo XIV, epoca appunto in cui com- 
parve por la prima volta il Sudario!... 

Il Ghevalier propone infine un esame chimico di una por- 
zione minima della Sindone per determinare se è sangue o 
colore ciò che si vede, affinchè non si cada in errori grosso- 
lani come quando, nel 1898, si ritenne dei primi secoli del Cri- 
stianesimo una medaglia riproducente la Sindone, scoperta in 
Roma, e poi dai numismatici riconosciuta di Giovanni Antonio 
Rossi e deiretà di Pio V. 

A simili argomenti storici e scientifici, che battevano in 
breccia la credenza deirauteuticilà della Sindone, varia fu la 
risposta a seconda dei paesi, come appare dal « Le Si. Siuiire 
de Lirey-Chambèrìj' Turln et les defenseuvs de san authenticitè » 
dallo stesso Ghovalier pubblicato in principio del 1902. 

Il collegio dei Bollandisti, il miglior tribunale agiografico 
o lipsanografico, riconfermò entusiasta la sua approvazione 
per lo studio del buono storico Savoiardo. I Benedettini di Ma- 
redsous mescolarono ad una adesione senza riserve delle rifles- 
sioni analoghe a quelle dei Bollandisti. Leoi)oldo Delisle, con- 
siderato in Europa corno il Nestore dell'erudizione e la cui 
critica acuta non fu mai sorpresa in fallo, presentò V Elude 
critique del Ghevalier dXVAcadèmle des inscvlptions et ùelles- 
lettres^ che lo ricompensò con un premio di 1000 franchi, e 
tornò un anno dopo a parlarne con parole di lode sconfinala 
e neir Accademia e sul Jourìial des Savants. 

Il cardinale Parocchi, il Gesuita Hartmann Grisar, Mgr. I)u- 
chesne, E. Allain, G. Paris, P. Sabatier, Mgr. C. Bollet, l'abate 
Hondinhon, prof, di diritto canonico all'Istituto cattolico di Pa- 
rigi, A. Bruel, capo delle sezioni degli archivi nazionali di 
Parigi, P. Fournier, prof, di diritto all'università di Grenoble, 
A. Molinier, prof. aWEcole des chartes, i Padri Gesuiti dello 
Stimnien aus Maria Laacli, un'infinità di altri uomini di let- 
tere e di scienze laiche e religiose ed un numero immenso di 
rivisto e di giornali di tutti i partiti, e in prevalenza n^ligiosi, 
in Francia e in Germania, plaudirono allo studio di Ulisse^ 
Ghevalier e al suo amore forte per la verità. 



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ìi'ì KKCkNSIONl K NOTX BlBLIOGKAFiCIIK — L. C. BOLLKA 

In Italia in voce si fece la congiura dol silenzio, e sola noi 
doserU) sorse una voce, che per l'onoratezza dogli studi nostri 
avrebbe dovuto tacere. Il i)adre (riamniaria Sanna Solaro della 
Compagnia di (iesìi si erosse a paladino deirautonticità della 
Sindone con « La S,* SUndone che .si veneì'a in Torino iUìistrata 
e difesa*. Ma la poca perizia in materia di scienza storica dol 
Sanna Solaro si rivela dagli orrori grossolani di citazione, che 
il Ghevalier raccoglie nel suo opuscolo-critica delia pubblica- 
zione dol Padre Gesuita. No ricorderò alcuni: Dunod de Ghar- 
nage è detto ora Dunod, ora l)u-Chesne; Pierre d'Outreman 
diventa P. d'Autremont; Jacq. I)u Hroul, J. l)u Boul; Alph. 
Gouret, A. Curot; Wetzer, Vetzer; ì\ Patrologiae cursus coin- 
piehis del Migne, Collezione dei padri latini; Vllistoire genea- 
logique de la maison de Fraìice dol P. Ansclme, Vllistoire 
ecclesiasiìqiie ; lo Reciceil des historieìis des Croisades, la 
RecueiL,., Croisés; Bacoleon, ora Baucoleon, ora Bancoleon; 
Boda è citato secondo l'edizione del 1()12; la Chronique d^A- 
lexandì'ie secondo Baroiìius; Natalis de Vailly è trasformato 
in N. do Vally; ... Coìnpfes de Vceuvre de Veglise de Troyes, 
in Comtes,.,. etc. Lo opere di consultazione dalTA. ricordate 
sono scelte con nessun criterio: no sono tralasciate di quelle 
importantissime, indispensabili, mentre sono ricordate opere di 
nessun valore critico. Inoltre il Sanna Solaro afferma, sempli- 
(^emonte con la jìropria autorità, di nessun valore i documenti 
che contraddicono la sua tesi, quando pure non li tralascia 
addirittura: injesse una cervellotica narrazione a base di se, 
di ma' Q (li dunque per inatlaccare il Sudario di Torino al 
Calvario, senza citare un documento anteriore al l;^53, poiché 
non ne esiste alcuno. 

Il Ghevalier in questo suo opuscolo i\\ critica demolisce 
completamente tutte le ipotesi ed i cavilli del padre (gesuita e 
mosti'a come questi ncm sappia neppure tradurre dal francese 
antico, né dal francese moderno, ne dal latino, e tanto meno 
leggere i manoscritti d(»l secolo XV; e tutto ciò con esempi 
chiari ed irrefragabili, rilevando sbagli madornali di interpre- 
tazioni, leggerezza nel condannare bolle pontificie e documenti 
riconosciuti indubitatamente veri. 

Pareva omai risoluta la questione storica, quando sorso 
Paolo Vignon, vantando di dimostrare l'autenticità del Sudario 
torinese con la prova s])erimentalo. Ma la sua tesi scientifica, 
che qui non è il caso di riportar^*, non fu evidente, tanto che 



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STORIA OENBBÀLB -- H. CUOPIM 17 

VAcadènifc des sciences dì Parigi non concesso che si inscrives- 
sero nei suoi resoconti se non le note del Vignon relativo alle 
sue ricerche fisico-chimiche. 

Ed infatti, mentre U. Chevalier riassume nel Le Saint 
Saaiì'e de Turiti la storia documentata della reliquia, Ippolito 
Chopin, pubblica Le Saint SxuUre de Turin pìiotographiè n 
Veìivers; in cui prova che la fotografia di Secondo Pia non è 
quella dell'imagine del Sudario, che era esposta alla venera- 
45Ìone delle folle prima del 1534, ma quella esistente sul rovescio 
del Sudano, essendo il colore passato attraverso Timagine di 
Tin carallere tutto particolare, incomprensibile come fattura, 
ma cortamente incompleta ed inesatta, che non può dare alcuna 
idea precisa di quella esistente dal vero lato. 

Il Chopin dimostra ciò osservando che il Sudario di Be- 
«anc;on, che il Vignon i)rova essere slato copiato prima del 
1534 su quello di Lirey-Ghambéry-Torino, riproduce la mano 
sinistra di Cristo posata sulla destra: il che concorda con una 
descrizione del Sudario Torinese, ricimosciuta autentica dal 
Vignon, fatta dalle Clarisse di Chambéry incaricato di riparare 
il Sudario nel 1534, dopo un incendio che quasi lo incendiava, 
le quali scrissero: «I)u còlè de la main gaucho, la quelle est 
très bien marquée et croisée sur la droite dont elle c^ouvro la 
blessure...» Perciò la fotografìa del Pia (la controprova che 
da il corpo di Cristo in nero su un fondo più chiaro e che è 
il facsimile esalto, e non il primo clichè ^ che è la negativa 
•del Sudario) rappresenta diametralmente l'opposto di ciò che 
■era prima del 1534. 

Il Chopin trova la spiegazione di questo fatto sempre nella 
descrizione delle Clarisse, citate dal Vignon, le quali, a lavor-o 
fatto, notarono « que les imagines se voyaient par dessous 
presque aussi bien que par dessus». Ma dopo il 1534 la fodera 
•di tela d'Olanda, applicata per rinforzo dalle Clarisse, impodi 
•che si esaminasse il drappo in trasparenza o dal lato vero del 
-dipinto, poiché fu collocata da questa parte, forse perchè lo 
'Clarisse, che descrissero tanto bene il disegno, non furono 
quelle che accomodarono la reliquia, e queste, sia perchè «les 
imagines se voyaient par dessous presque aussi bien que par 
dessus», sia perchè l'altro lato era un poco danneggialo dnl- 
rincendio, ritennero più conveniente capovolgere la reliquia. 

E. Chopin conclude quindi: V che la fotografia di Secondo 
Pia rappresenta il rovescio dell'imagine del Sudario; a ciò è 
Rivista storica italiana, 3» s., n, 1. -2 



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ì^ UKCBNSIONI K NOTE DIBLIOGRAFICHR — L. C. BOLLEA 

dovuta la sfumahira-rlìo romh» inconiiìrcnsibile il processo usato 
(lai pittoiv e che costituisco pc»r Tappuuto il suo valore arti- 
stico (?): -' <"lu^ sul lato buono, il qualo non si vede, la mano 
sinistra è posala sulla destra, come videro le Clarisse dì Cham- 
béry; '^^ Che la ferita al costato è a sinistra, come la rappre- 
senta il Sudario di Besancon e come la vide il Vignon stesso, 
sebbene asserisca il contrario, poiché a pag. 96 del suo libro 
scrisse : <' dans la règions qui correspond au coté droit du corps, 
nous apercevons une tAche Ifenticulaire». (La ferita non corri- 
sponde al costato destro del corpo, poiché la fotografìa (primo 
diche) del Pia, avendo rovescUito il rovescio della tela, porta 
la ferita al posto che occupa veramente sul lato buono): 
4<* Che forse* fotografandosi Tallro lato si vedrà meglio i contorni 
del corpo, i quali testificheranno la fattura e l'epoca, e qualche 
vestigia di coloi-e ralTermerà ciò che Corrado Zantfliet disse, 
che cioè le membra erano riprodotte, come se fossero recenti 
e che le ferite e le cicatrici dei piedi, delle mani e del (^ostato 
apparivano rosse e sanguinose. 

Ippolito Chopin crede quindi di avere il diritto di dichia- 
rare che ogni discussione basata sulla fotografìa del Pia è ne- 
cessariamente inutile e vana, perchè il documento fu falsato, 
e che quindi la verità storica dal Chevalier messa in luce 
trionfa ancora sempre, fino a quando un esame del lato buono 
del Sudario non ci i)ersuaderà del contrario. 

Intanto TTlisse Chevalier scriveva in fine alTultima sua 
pubblicazione: «Tue vèrilè historique ètablie conformémcnt 
aux règles de la crilique ne saurait èlre contredite par un 
fait d'ordre scientifìque: celui-ci aura ètè mal observè». lì 
Sudario fu studiato sul lato arrovesciato: attende d'esserlo sul 
fianco vero, adunque fu mai obso'vè: ma sarà concesso un 
esame di siffatta specie^ L. C. Hollka. 

2. ETÀ PREROMANA E ROMANA. 

Atlante fiforico per ie scuole secondarie { A tlas ìàstorique pour 
les ècoles secondaires) 1^^ partie, «Le Monde Antique» 
ì\) cartes avec un rèperloire alphabétiquede tous les noms, 
par le professeur Costanzo Rinaudo, dessin de Domenico 
Locchi. Turin, lihrairie Paravia, liì02, gr. in-8 (1). 



(I) Parerchit' Riviste e (Jiornali hanno «-on lod«» ])arlata di «jiiosta prima 
jiartc (ivWAtlaule sforìro i\o[ iUn'tton' d(«lhi Kivistjt, prof. C Rinaudo^ 



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STA PRKROlfANA B ROMANA — I. GBNTILB B S. RICCI 10 

12. — Alias mamiel d'un format comniode, soigneusemont 
j^ravè, avoc Ics eaux en hleu, le figure du torrain en fìnes 
hachures de teinte pale, par conséquent très clair et très lisible; 
catte publication fait le plus grand honneur à Tauleur, à Té- 
diteur et à leurs collaboratcurs. De courtes notices sur chaque 
rarte forment par leur ensemble un résumé historique lort inté- 
rossant de Thistoire des tcmp anciens. 

L'auteur oxplique avec boaucoup de modestie, dans sa 
prèfaco, qu'il n'a pas eu la prélention de fairo oeuvre nouvelle^ 
qu'il sVst inspirò des publications analogues failes en Allemagne, 
en Angletorre et en Franco, et quo son but a été seulemont de 
l>réparer pour ronseignement secondaire des écoles italionnes 
un instrument de Iravail qui leur faisait jusqu'a prèsent défaut. 
11 y a réussi en apportant le i)lus grand soin à la sèloction des 
noms, ot on évitant la confusion des délails. 

L'atlas complet comprendra environ 60 cartes réparties en 
trois fascicules, rorrospondant à TAntiquité, au Mo^en àge et 
aux Tomps modornes. Le premier fascicule actuollement publié 
fait bion augurer de (m^ux qui suivront. Professeurs et élèves en 
lireront grand profit et nous ne doutons pas qu'il ne soit éga- 
lement apprécié, en dehors de ritalie. 

!.. R. 



I. OKXTILE e S. RICCI, Trattato generale di archeoìogia e 
storia cfeirarte italica, etrusca e ì^omana. Testo con 90 
tavole illustrative e Atlante complementare di 70 tavolo. 
:ì* edizione. Milano, Ulrico Hoepli, 1002. 

\V. KOPP, Antichità private dei Romani, Traduzione di N. 
Moreschi, con 7 incisioni. :i* ed. Milano, U. Hoepli, 1002. 

F. G. HUBERT, A7ìtichifà pubbliche 7'omane. Traduzione di A. 
Wittgens. Con 18 figure ed una pianta. Milano, Ulrico 
Hoepli, 1902. 

13. — Sono tre pubblicazioni, specialmente destinate alla 
gioventù studiosa, che concorrono alla divulgazione scientifica 
ed artistica, con intento educativo, intellettuah^ e moivnle. 



Siccome l'A. non accothi specialo n^ronsiono di quosto suo lavoro sulla 
Ki vista por rafjioni di dclicatozza «-he l'acilinontc ni <;oinpreii(loiio, l'Ammi- 
nistraziono ritiono opportuno trascrivore almeno l'aooiMino fattone da un'au- 
torovole Rivista straniera, ossia la Urnir de (ji'Hjrapkie, mA fasfioolo di 
g«*nnaio del lOO.S. 



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20 EtCENSlOKl E MOTE BIBLIOOBAFICHK — C. B. 

Il nostro compianto amico, prof. Iprinio Gentile, secondando 
' rinvilo intelligente di U. Hoepli, aveva scritto con competenza 
scientifica e grazia letteraria un Manuale di storia dell'arte ro- 
mana, illustrando il testo con un Atlante, che n'era il com- 
mentario vivo e parlante. Il prof. Serafino Ricci, assumendo 
rincarico di vegliare la 3* edizione del Trattato, si propose 
di rispettare il crit<?rio generale di disposizione del lavoro dei 
■Gentile, e ad un tempo di integrare l'opera, colmando parecchie 
lacune del testo primitivo, in gran parte rivelato dagli scavi 
-e ricerche posteriori alla 2* edizione. A tal fine molte note ap- 
pose a pie' di pagina, scrisse parecchie appendici, e a schia- 
rimento del testo e a complemento dell'Atlante aggiunse 96 ta- 
vole; rifece poi, notevolmente ampliandolo, il periodo preromano. 
Veramente non s'è rifatto l'Atlante, ripubblicandolo quale 
apparve nell'anno 1892; ma il Ricci l'ha messo in corre- 
lazione col testo della 2^ e della 3 edizione mediante un indice 
generale delle sue tavole illustrative, con citazione in due co- 
lonne delle pagine di testo corrispondenti alle tavole di entrambe 
le edizioni: separatamente ci ha pure dato l'Indice delle 9(5 
tavole nuove con l'indicazione per ciascuna della pagina che 
la contiene. 

Trattandosi di pubblicazione già nota, non è necessario 
penetrare nei particolari della materia e del metodo, ma non 
pare inopportuno ricordarne il contenuto. — - Il testo è diviso in 
tre periodi: arte italica, arte estrusca, arte romana; ciascuna 
parte è preceduta da una ricca e scelta bibliografìa, opportu- 
namente distribuita per gruppi omogenei; a tutte è premesso 
\uì indice dei periodici principali di archeologia italiani e fore- 
stieri. — L'arte italica è studiata nelle terramare, a Felsina, a 
Villanova, nelle necropoli del Lazio ed euganee-atestine, nello 
Agro chiusino e a Gorueto Tarquinia, alla Certosa e a Marza- 
botto: otto appendici discutono o chiariscono alcune particolari 
questioni. — Degli Etruschi sono distintamente descritte Tarchi- 
lettura, la plastica, la pittura, con tre appendici. — Anche 
l'arte romana è riguardata sotto il triplice aspetto architetto- 
nico, [ilaslico e pittorico, ma è studiata in tre grandi periodi 
distinti: i** dalle origini di Roma alla presa di Corinto (754- 
14(5 a. C.): 2' dalla presa di Corinto, da cui cominccia la 
massima (^Ilicacia dell'influenza greca, alla fine del 2" secolo 
dell'era crisliana (l'i(5 a. C.-102 d. C.) : T dal principio del 
»r secolo alla caduta deiriiiii>er() romano d'occidente, periodo 



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RTX preromana B romana — W. KOPP 21 

in (mi decade rarto ^reco-romana, e sorge sulle sue rovine Tarte 
cristiana (102-470 d. C). Il lavoro ha termine con un appendice 
riassuntiva degli scavi e delle scoperte recenti noi Foro romano- 

*** 

14. — DelU* Antichità private dei Romani di W. Kopp, tra- 
dotte or sono 2:^ anni dal prof. N. Moreschi, pubblica pure THoepli 
la 3' edizione, che migliora le precedenti per ordine, aggiunte, 
emendamenti e rifusioni. Ormai tutti sanno, che non è possibile 
conoscere il vero carattere di un popolo, senza penetrarne la 
vita privata quotidiana; è perciò un vero e necessario comple- 
mento della storia politica questo studio, che ci apprende la 
costituzione della famiglia romana e le relazioni fra i suoi 
membri; ci insegna quale era la casa e il vitto, quali le vesti 
e gli oggetti di uso domestico, quali le occupazioni consuete^ 
quali lo cure date airagricoltura, all'industria e al commercio, 
quali j mezzi di comunicazione, quale la coltura artislica e let- 
teraria, quali i divertimenti e i giuochi pubblici preferiti, quali 
le foste, i sepolcri, i riti funebri. E* un compendio scrolastico 
molto succoso e tratto dalle migliori fcmti. 

15. — Molto oppcu'tunamento Tedilore Hqepli aggiunse al vo- 
lume precedente l'altra opera del Kopp sulle Antichità pubblicale 
romane, aflidandone la traduzione al dott. Adolfo Wittgens del 
Ginnasio Parini di Milano : non del testo originale troppo ampio, 
ma del rifacimento compendioso curato dal prof. 1. G. Hubert. 
Promesso un breve cenno storico degli ingrandimenti della 
città di Roma e il prospetto topografico-statistico della città, l'A. 
considera le antichità pubbliche sotto due aspetti: le relazioni 
interne e le relazioni esterne dello Stato. Esamina la vita in- 
teriore, studiando gli elementi del consorzio politico, ossia la 
condizione dell'individuo rispetto alla libertas, alla civitas, e 
alla famiglia, e la posizione dei corpi politici rispetto allo Stato, 
descrivendo gli organi del potere esecutivo e del potere legi- 
slativo nei vari periodi della romana istoria (regio, republicano 
ed imperiale), e ricercando le prescrizioni e le consuetudini 
che reggevano Tamministrazione del culto, della giustizia civile 
e penale, e delle finanze. Esamina la vila esteriore, riassu- 
mendo i principii del diritto delle genti concernenti lo relazioni 
pacifiche, e intrattenendosi suirordinanionto dell'esorcito noi 



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22 BKCKNSlONl K NOTK BIBLlOGRAFICHiS — C. K. 

rari periodi storici, sul luelodo di condurre la guerra o sulle 
sue conseguenze per i Romani e per i vinti. Con questa clas- 
sificazione organica e con un'esposizione concisa e propria, 
riesce TA. nel diflìcile inlento di fornire in un breve volume 
un'idea sufficiente delle antichità pubbliche romane. 

C. R. 



EUGÈNE REVILLOUT, Les rapporta historiques et lègaiLV de,s 
Qairites et des Ègyptiens. — Paris, Maisonneuve, 1902. 

16. —La scienza impiega qualche volta molto tempo a scoprire 
la verità. Ma viene sempre il momento che la verità si la strada. 
Cosi per ciò che riguarda le dodici tavole. I critici discutevano 
se e quanto nelle leggi delle dodici tavole vi fosse d'origine 
greca. Alcuni poi credevano persino che le dodici tavole rappre- 
sentassero un accozzamento d'elementi indigeni ed ellenici spet- 
tanti a vari periodi. Quale cecità! La slela latina del sec. VII (non 
un anno di meno) scoperta nel Foro romano deve aprirci gli 
occhi. Essa è un documento tra i più convincenti dei rapporti 
tra i Quiriti e, facciano attenzione i lettori, gli Egiziani (pag. 1). 
Dopo questo documento, tanto più convincente in quanto non 
«e ne capisce nulla, solo un ipercritico potrebbe mettere in 
dubbio l'origine egiziana delle dodici tavole. Esse sono in buona 
parte — il codice di Amasi tradotto in latino. Come mai i de- 
cemviri hanno pensalo a copiare il codice di Amasi? Lo ve- 
drebbe anche un cieco. 1 Quiriti, uomini della lancia, erano un 
popolo di briganti: Amasi era un capo di briganti. Quindi le 
sue leggi, più che per gli Egiziani, parevano fatte apposta p(»I 
popolo brigantesco dei Quiriti (p. 48, 131). Pare, è vero, 
che vi sia nelle leggi romane anche qualche elemento greco: 
e difatti i decemviri hanno utilizzato le leggi di Solone. Ma 
Solone — notate bene — aveva copiato anche lui in buona 
parte il codice di Boccori (p. 117). Boccori del resto era po- 
polare in Italia (p. 6). Potrebbe darsene prova più lampante del 
vaso col nome di Boq-en-ranf scoperto a Tarquini? E di fatti 
se un viaggiatore porta in Italia un vaso cinese col nomo 
d'un imperatore della Cina in caratteri che nessuno sa leggere, 
non è questa una prova palpabile della popolarità di quel figlio 
del cielo nel bel paese? 

Documenti della somiglianza tra le leggi romane e le leggi 
egiziane se ne hanno infiniti. Uno p. es. (p. 27 segg.) è il do- 



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ETÀ PKKBOUANA E ROMANA — C. BABBAGALLO 2:i 

-cumeiito che riferisce Tadozioiie doUa figlia di Psanimeliku» 
Nit(KTÌ, fatta dalla sorella di Tahraka, Shapenap. Dopo ciò nes- 
suno potrà negare che l'adozione romana è calcala sulla egi- 
ziana- Non importa che si tratti di un'adozione tra doxme, 
mentro fin qui si riteneva che a Roma Tadozione si facesse Ira 
uomini; non importa che abbia avuto luogo davanti ad un'as- 
semblea che non pare avesse nulla a che fare con l'assemblea 
curiata. Quisquilie buone per gr ipercritici ! Ma c'è di più. In 
Egitto vi sono alienazioni di mobili e d'immobili e perfino (\ì 
uomini (p. 91 segg.) Ciò mostra all'evidenza che è d'origine 
egiziana la manclpatlo (p. 149). E' vero che i critici con la loro 
abituale sottigliezza potrebbero dire che compra e vendila si 
trova press'a poco dappertutto, ma che se si vuol dimostrare l'o- 
rigine egizia della Tnancipalio bisognerebbe dimostrare che ha 
riscontro in Egitto la caratteristica speciale della compra-ven- 
dita romana, la simulata vendillo pet* aes et ìibram e cancel- 
lare il fatto che in Egitto nella compra-vendita fa testo la dichia- 
razione del venditore, menti'e a Roma fa testo la dichiarazione 
non contraddetta del compratore {meam esse aio), differenza 
giuridicamente profondissima. Piutlosto che confutare queste 
miserabili sottigliezze, è meglio notare che anche la caratteristica 
actio sacraììienti ha in Egitto perfetto riscontro. Infatti Vactìo 
sacramenti (pag. 10 (^ seg.) importa un deposito lixtto dai due 
litiganti. Orbene in Egitto abbiamo esempio del deposito fatto 
da uno che denuncia un delitto. Come si vede, solo un ipercritico 
non s'accorgerebbe che è la stessa cosa; e poco imj)orta quel 
<5h'egli direbbe che si tratta in Egitto di causa criminale in- 
vece che di caiisa civile; che il deposito è fatto da una parte 
sola e non da tutte e due, che non vi è nulla di somigliante 
alla singolare lotta festacaria che accompagna in Roma Vactìo 
sacramenti. Ma a che darci pensiero della critica do[)0 la 
sua bancarotta ? Quale era il critico che credeva alla esistenza 
reale di Romolo? Eppure come si potrebbe ora dubitare della 
esistenza reale del fondatore di Roma, dal momento che si è 
scoperta la sua tomba nel Foro (p. 7)^ 

<T. De Sanctis. 



CORRADO BARBAaA.LLO, Della costituzionalità del <^ senafits 
consiiltum iiltimum ». Estratto dai Rendiconti deirist. 
Lombardo, serie li, voi. XXXIV, 1901. 
17. — È una bi'eve nota in risposta ad altra dello stesso argo- 



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24 RKCKNSIONI e NOTB BIBLIOOBAFICUB -^ 0. DB SAUCTIB 

mento del prof. A. De Marchi. Mi sembra che i due disputautf 
siano più d'accordo di quel r*ie non credano. 11 senutus con- 
Sìiltum xUtimum urta contro varie disposizioni di legge e contro- 
alcuni assiomi costituzionali romani. Ciò sostiene il Dott. Bar- 
bagallo, ed è diflìcile a negarsi. E* però anche difflcile negare 
che base del diritto pubblico è sempre e dovunque il principio 
salus publica suprema lex esto; e che questo principio lega- 
lizza quegli atti incostituzionali che son richiesti dalla snlus 
publica. La questione sarà di determinare se, nei vari casi in 
cui si è ricorso al se^natan consultam xiltimum, la incostitu- 
zionalità dell'atto era sanata o no dalle esigenze della salus- 
jmblica. Su questo punto i pareri saranno forse divisi come- 
erano nelTantichità; ad ogni modo la via di trovare un accordo 
non è quella di portare nella discussione le preoccupazioni po- 
litiche del giorno, come mi sembra faccia talora il Barbagallo. 

G. De Sanotis. 



JULES FEULET, Uabais-senient de la iiatalUè à Rome et la 
dé])opulatìon cles campagnes. Les rèfbrmes d'Aagu.ste^ 
Paris, Gh. Leroy, 1902. 

18. — Questo libretto non è l'opera di un erudito di professione 
e non contiene cose originali sulla popolazione romana e sullo^ 
riforme d'Augusto. Qua e là il critico severo potrebbe trovarvi 
non poco a ridire. Se p. e. vien presa sul serio a p. 02 la le- 
gislazione sacra di Numa, se si parla di popolazione senza tener 
conto del libro capitale sulla popolazione del mondo antico» 
quello del Beloch, se a p. 11 Cartagine jjer una singolare 
svista è chiamata città focese, se a p. 19 si fa un calcolo molto 
inesatto della estensione dell'ade/; publicus nel 140 av. C, più 
d'un critico potrebbe sentirsi tentato a non tener conto alcuno 
del libro. In realtà il libretto non è privo di utilità. Le osserva- 
zioni sulla diminuzione della popolazione e sui fenomeni che 
la accompagnarono sono in buona parte giuste, per quanto uno 
scienziato le avrebbe forse formulate diversamente. E vi tro- 
vano un'eco eloquente le preoccupazioni che all'alba del sec. XX 
la diminuzione delle nascite suscita in Francia nei buoni pa- 
trioti. Possano i Francesi al male che afflìgge la loro patria 
trovare rimedi migliori di quelli escogitati per Roma da Augusto. 

(t. De Sanctis. 



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KTÀ PBBBOMANA E ROMANA — 0. HARUCCHI 25- 

O. MARUGCHI, Une page (VìUstolre, Inlroducilon /ùsioriqiie 
et arc/ièologique à Quo vadis de Henryk Simihieioicz. 
Paris, P. Lethielleux," 1902. 

10. — Il eh. prof, di archeologia cristiana O. Marucchi in 
questo volaraetlo non ha intoso tare una trattazione storico-ar- 
cheologica deirargomento svolto dal grande romanziere po- 
lacco. Questo fine potrebbe ben proporsi chi, come lui, è in 
grado di vagliare la materia scientifica contenuta nel fortunato 
volume, e sarebbe forse un argomento degno dell'opera, nella 
quale sono stati cosi bene amalgamati i frutti dell'erudizione e 
della fantasia. Ma il libro del Sienkiewicz ha avuto maggiore 
fortuna di popolarità che quale lavoro serio di ricostruzione ar- 
cheologica, alla quale méta forse non tendeva l'autore. Il Ma- 
rucchi perciò si è proposto uno scopo più modesto, ma più ri- 
spondente ad un bisogno d'indole generale: la maggior parto 
dei lettori del Quo vadis non può avere una preparazione scien- 
tifica tale da poterne comprendere tutti i pregi come opera che 
dipinge un periodo storico, né esistono libri facili e alla portata 
di tutti, che possano predisporre il lettore a gustare le vivaci 
descrizioni e le scene drammatiche del romanzo, ne capire quanto 
dall'autore, con fine intendimento artistico, é lasciato nell'ombra^, 
il fondo più remoto del quadro. Un mezzo assai ovvio sarebbe 
stato quello di un'edizione critica con note esplicative. Ma ciò 
avrebbe reso molto posante una lettura già di per sé assai densa 
d'idee e sempre incalzante nell'interesse che desta; perciò il 
Marucchi ha prescelto il sistema di pubblicare a parte un com- 
plesso di notizie, relative all'ambiente storico ed agli attori del 
grande dramma. Oltre a dare le cognizioni indispensabili per la 
intelligenza del libro, vi ha posto in rilievo quale sia la parte 
veramente storica del romanzo. Alla prima categoria appar- 
tiene in special modo la topografia di Roma ai tempi di Nerone 
e le notizie intorno ai cristiani, nella seconda parte trova prin- 
cipale svolgimento una questione che dal Marucchi è stata ampia 
mente trattata in polemica col prof. Pascal, della quale anche la 
nostra Rivista ha avuto occasione di interessarsi, voglio dire 
la questione dell'incendio di Roma, dal Sienkiewicz attribuito 
alla volontà più o meno esplicita di Nerone, dal Pascal rite- 
nuto causato da' fanatici cristiani, e dai più, fra cui mi ascrivo 
anch'io, piuttosto credulo opera del caso. Le notizie sono brevi, 
elementari, come si conviene ad un libriccino destinalo più \)or 
la parte meno colta de' lettori che per la majrgioranza, cui moltculi 



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2G KKCKNSIOKI K MOTK BlBLlOaBAFICIIK — L. MABUNl 

<>sse non dovrebbero far di bisogno. Ma si coinprende come il Quo 
vadlSy poi suo intendimento propagandista, sia penetrato, magari 
nella edizione ad usum Delphini, anche là dove i. libri di storia 
e di letteratura romana non sogliono pc^netrare. 

Secondo il mio avviso si sarebbe potuto desiderare minor 
<;oncisione nella parte biografica: i personaggi del romanzo, 
oltre quelli che appartengono alla storia della Chiesa, hanno 
una (ìsionomia cosi spiccala ed un'importanza slorica maggiore 
di quella che il M. sembra aver loro assegnato, e la sublime 
creazione di Petronio, l'efìicace sebben meno verosimile pittura 
del carattere di Vinicio e la scialba figura di Ligia potevano 
suggerire a un dotto come lui qualche pagina di i>iù che non 
.sarebbe stala inetticace a ricostruire meglio la scena del romanzo. 

Lrcio iMarianf. 



KU(tÈNE ALLAIN, Pluw le jetiaii et scs Itòrltiers, tome pre- 
mier. Paris, Albert Fontemoing, 11K)1. 

20. — I/Allain, sostiluilo procuratore generale a Hèsancon, 
che lo cure dèi foro non distolgono punto dagli studi di eru- 
dizione, dopo alcune monografie intorno agli studi e all'elo- 
quenza di Plinio il giovane, raccolse in un'opera di vasta mole 
tutto il materiale pazientemente ricercato. Qui non abbiamo per 
ora che il primo volume di ben 607 pag. in 8. L'opera è de- 
dicata a M. Casimir-Perier, ex-presidente della repubblica fran- 
cese, ed è adorna di circa cento incisioni e di 15 carte. 

Dopo una breve introduzione, in cui l'autore espone il me- 
todo, il disegno, lo scopo dell'opera e dopo una minuta bibliografìa 
delle opere e degli studi fatti intorno a Plinio il giovane, esposto 
per anni il curriculum vitae del suo autore, l'AUain prende 
nella prima parte a studiare l'i^omo. E Tuomo egli in questo vo- 
lume studia: I. nella vita privata; IL nella vita pubblica; IIL 
nella carriera oratoria. Questo terzo punto non è esaurito 
nel 1° volume, ma sarà pienamente svolto e trattato nel secondo, 
destinato a studiare l'oratore e lo scrittore. Un terzo volume 
sarà dedicato allo studio di quelli che fra scrittori, oratori, uo- 
mini di Stato furono in relazione con Plinio. L'ultima parte è 
rivolta a studiare l'influenza che Plinio esercitò sull'eloquenza 
e l'epistolografìa sino agli ultimi tempi. 

Studiando Plinio, l'Allain ci porta a Como, dove Plinio or- 
fdiìo passa la fanciullezza, prima sotto la tutela di Virginio Rufa, 



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ETÀ PRBKOIIANA K ROMANA — £. ALLAIN ^ii 

uno degli uomini rari allora per nobiltà ed iadipendenza di ca- 
rattere e per austerità di vita; quindi ^sotto quella dello zio 
materno di poi suo padre adottivo. Gaio Plinio il naturalista. 
Esaminando l'educazione i)uerile del giovinetto Plinio l'Allain 
si estende in una digressione paziente sul valore delFeduca- 
zione materna e sui metodi di educazione si pubblica che pri- 
vata allora seguiti. Noto qui una volta per sempre che questo 
delle digressioni è un 'sistema dominante nel libro, e tali di- 
gressioni, sieno pur dotte e frutto di pazienti indagini, troppo 
spesso ci portano lungi dall'argomenlo e ci fanno perdere di vista 
Tautore preso a studiare. Si tratta è vero di delineare Tam- 
bionte, ma questo studio, a mio parere, non dovrebbe essere 
spezzato in tante parti: poteva bènissimo formare un capo a se, 
ma, delineato e tratteggiato questo ambiente, doveva presen- 
tarci in mezzo ad esso il protagonista del libro. 

A quindici anni Plinio prende la toga virile e si reca a Roma 
per attendere agli studi della retorica e frequenta la scuola di 
Quintiliano. E qui una digressione non breve sugli studi ret<>- 
rici e sulle condizioni della coltura di Roma ifi quel periodo. 
Nell'agosto dell'anno 79, compiuti i suoi studi, raggiunge a Mi- 
seno lo zio entrando secondo il cerimoniale d'uso e viaivU 
cmspicis nell'adolescenza. E qui l'Allain si estende a studiare la 
famiglia di Plinio e la condizione sociale di questa, a discutere sui 
matrimoni e sui figli e sull'ambiente che Plinio si crea nella ve- 
dovanza non consolata da figli, e conchiude col dire che Plinio è 
il personaggio più ragguardevole della sua famiglia, ma che nel 
complesso sociale il suo grado non è superiore a quello di un 
grasso borghese del secolo XVIII nobilitato o per lettere patenti 
o per uffici, o di un barone di Napoleone I. 

Segue lo studio sulla fortuna e liberalità di Plinio; una 
enumerazi<me arida e (redda de' suoi poteri e delle sue so- 
stanze, esaminando e discutendo sul valore dei poderi in quel- 
l'età, sulla divisione dell'Italia in undici regioni, e via via re- 
digendo il censo dell'entrata in relazione al censo equestre e 
al censo senatoriale. Ragiona quindi sull'amministrazione dei 
fondi in generale e sulle teorie di Plinio a questo riguardo, per 
estendersi poi a discutere sul testo riguardante le condizioni 
dei coltivatori, e sulle vendemmie di Plinio, presentandoci Plinio, 
quale risulta dalle sue lettere, come un solerte vignaiuolo. 
^Parlando della liberalità di Plinio sulla scorta del Friedlàn- 
<1er, esamina quale fosse il lusso di Roma in quel tempo in 



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28 RKCKN810NI B NOTK BIBL106BAFICHB — O. B. BOVINO 

relazione alla severità antica, e conchiude con un bilancio 
ordinato delle beneficenze di lui o verso la patria e verso la 
famìglia e verso gli amici. 

Proseguendo in questa ricerca rAllain dedica un capiloloai 
contubernute.s o agli amici di Plinio, raggruppandoli in due serie, 
transpadana Tuna, veneta l'altra. E qui ci sfilano dinanzi gli 
uomini più ragguardevoli del tempo: Pompeo Saturnino suo con- 
fidente e consigliere riguardo alla pubblicazione^ei suoi scritti, 
e poi Galvisio Rufo, e Sempronio Rufo, e Sestio Erucio Cloro, 
e quindi uniti nella carriera degli onori sotto Domiziano, Plinio 
e Galestrio Tirone. 

Allo studio sulla vita privata segue quello sulla vita jmb- 
blica, esaminando e discutendo le iscrizioni di Como e di Milano. 
E qui TAllain apre una digressione non certo breve sugli im- 
peratori Romani da Nerone a Traiano, sulla storia naturale di 
Plinio il vecchio, su Pattante favorito di Nerone, e, giunjo a 
Domiziano, studia quale parte ebbe Plinio nei pro<';essi in questo 
tempo famosi, quello della Vestale Cornelia e di Liciniano. Percor- 
rendo poi la carriera di Plinio ce lo presenta {lumen dici Titi 
Augusti e lo accompagna con una digressione sui flamiiia, come 
con una digressione sul decemvirato, sul tribunale militare e sul- 
Tordinaniento degli eserciti romani Io accompagna a mano a 
mano che sale i vari gradi e giunge in Siria. E qui Plinio alterna 
le occupazioni militari con lo studio della filosofia, ed era per 
questo necessaria una nuova digressione sulla filosofia, sulle ori- 
gini del cristianesimo e sulla corrispondenza fra Plinio e Traiano. 
Plinio ottiene il grado del sevirato, poi la questura, indi entra 
in senato; e qui nuova digressione sul senato, suirammissione in 
senato sotto Domiziano e sull'ordinamento di questo sotto i vari 
imperatori. La carriera di Plinio gli porge pure occasione a 
dissertare sul tribunato della plebe, sulla tesoreria militare da 
Augusto in poi, sulla tesoreria dello Stato sotto la repubblica, 
sul fiscus, sul consolato, sul ias trium filioìnmi, sul consiglia 
imperiale. Non basta ancora. Plinio è nominato curator alvei 
Tiberis et riparum et cloacariim urbis e deve seguire una 
digressione sull'amministrazione dei lavori pubblici; ottiene 
l'augurato ed ecco una digressione sull'ordinamento e sui gradi 
del sacerdozio Romano; va al governo della Bitinia e segue uno 
studio sulla ripartizione e sulla classificazione delle provincie, 
«ulle attribuzioni dei governatori e dei capi gabinetto, sulla Bi«. 
tinia, sui confini e sulle principali città. Tornando finalmente 



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ETÀ PBKBOMANA B BOMANA — B. ALLAlN 2{) 

-a Plinio esamina le riforme ed i miglioramenti che egli in- 
trodusse neiramministrazione della provincia, e studia a mano 
a mano la corrispondenza frequente con Traiano, per addentrarsi 
nella questione sui primi Cristiani e suU'Apologeticon di Ter- 
tulliano. E Tesarne non si arresta alla corrispondenza, ma si 
aggira anche intorno ai rendiconti airimporatore riguardo ad 
affari che non richiedevano risposta, ma che Traiano tuttavia 
trova troppo frequenti e anche inutili. Dal complesso però ap- 
pare che ramministrazionc di Plinio fu d'uomo onesto e di ca- 
Tattere, e che onora o lui o Timperatore che in lui ripose cosi 
larga fiducia. 

Ed eccoci di nuovo in una questione di critica; la corri- 
spondenza fra Plinio e Traiano ed i rendiconti sono essi auten- 
tici? La questione è complessa e varia secondo che in un senso 
f) neiraltro si esamina in relazione all' Apologetico di Tertulliano ; 
ina TAllain conchiude in favore deirautenticità. 

Esaurito questo argomento, TA. si volge a ricercare quali 
siano stati i prololtori, quali gli emuli, quali i protetti di Plinio, 
e qui ci vediamo innanzi una schiera numerosa d'uomini di 
t'ama intemerata, o anche fra gli emuli non appare nessuna per- 
j*ona d'animo volgare. 

In sul finire TAllain comincia a studiare la vita oratoria 
di Plinio, ma questa parte è preceduta da una digressione sulla 
retorica, sul carattere serio del popolo greco e romano, sul ro- 
tore Seneca, su Quintiliano, sui temi proposti a svolgere nello 
scuole di retorica, e si arriva ai primordi di Plinio e ai suoi 
studi preparatori per avviarsi alla carriera oratoria. 

L'esame di questo volume non ha potuto procedere molto 
organico, anche perchè il libro manca di unità. Il materiale 
raccolto è molto, troppo forse, e dalle note specialmente 
appare corno l'AUain abbia letto e studiato quanti scrittori 
in un modo o nell'altro parlarono di Plinio o dell'età sua. 
Ma se il raccogliere materiali è indizio di coscienziosa e pa- 
ziente ricerca, il disiK)rlo con ordine e tratteggiare con sobria 
precisione un determinato ambiente e in questo farci rivivere 
il personaggio preso a studiare rivela l'abilità del critico. Ora 
in questo volume né l'ambiente è delineato con storica esat- 
tezza, né la figura di Plinio ci appare con contorni notti e pre- 
cisi, come l'ampiezza dell'opera prometteva. 

(t. li. Bonino. 



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30 RECENSIONI E NOTE BIBLIOQRAPJCHB — C. RINAUDO 

3. ALTO MEDIO EVO (SEC. V-XI). 

WALTER LOWRIE, Christian art and ardKVOlogy, — New 

York, The Macmillan Company, J1X)1. 
A. VENTURI, Storta dell* arte italiana. I. Dai primordi del- 

Varte cristiana al tempo di Giustiniano. Milano, Ulrico 

Hoepli, 1901. 

QuantiuKiiie qucsli due volumi abbiano un campo ili ricerche 
e (li studi in ^ran parte comum», risalendo alla primitiva arie 
cristiana, por seguirne le vicende nello niolt(»plici sue manife- 
vlazioni sino ai primi secoli del Medio Evo, si propongono però 
intento molto diverso, e secondo la diversità dogli scopi 
vogliono essere apprezzati. Il Lowrie ha il proposito di fornire 
una guida alla visita dei monumenti della chiosa primitiva; 
il Venturi p(?r la natura d(»l periodo storico, che qui imprende 
a studiare, tratta molli argomenti identici, ma il suo campo è 
più vasto e il suo metodo informato a critica più severa, perchè 
(^gli mira ad una Storia dell'arte italiana, di cui qui nai-ra la 
fase, decorrente da Costantino a Giustiniano. 

• « 

21. — Il Lowrie ha visitato i monumenti di cui discorre, e potè 
vedere molti degli oggetti che formano l'argomento d(d suo ricco 
manuale, ad un tempo consultò una larga soriculi opere storiche, 
archeologiche e artistiche, di cui ci fornisco in appendice^ una co- 
piosa sistematica enumerazione: antichi testi illustrativi dei monu- 
menti cristiani, storie d(»gli sludi dell'arto cristiana, opere di 
(iio. Battista De Rossi, enciclopedie e riviste di archeologia 
cristiana, miscellanee, scritti didattici, opere sulle catacombe, 
sidrarchiteltura, sulla pittura, sulla scoltura, sui mosaici, sulla 
miniatura, sulle arti minori e sul vestiario. 

Fornito di questo ampio e dotto apparato, l'i^Lcregio A. i)ro- 
metto alcune considerazioni d'ordine generale sul carattere 
dell'arte cristiana primitiva, sui limiti di questo periodo, sulla 
classificazione e distribuzione dei monumenti, sullo fonti e 
sulla letteratura archeologica cristiana; indi divide in cinque 
parti il suo studio: cimiteri cristiani, architettura, pictorial 
art, arti minori, vestiario civile ed ecclesiastico. Lo catacombe 
sono descritto noi loro piani, nelle denominazioni, noi modi di 
tumulazione, nelle costruzioni, nel culto che vi si praticava, 
nelle agapi, noi rapporti colla leggo, nelle iscrizioni e anche 



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ALTO MKDIO BVO — A. VBNTDRl yìì 

nella storia dopo il quarto secolo. Nel capitolo deirarchi lettura 
la basilica forma arj4:omcnto essenziale dello studio, con qualche 
accenno alle chiese di tipo bizantino; segue la descrizione mi- 
nuta di tutto quanto ne costituisce il mobilio ; e non mancano 
notizie sulla posizione delle chiese e sui luoghi circostanti. 
Sotto il titolo di j!?ictor/ai ar^r A. comprende le pitture cristiane 
primitive, la scoltura nelle sue varie esplicazioni, i mosaici e 
le miniature. Ascrive alle arti minori i vasi eucaurislici, le 
lampade, i turiboli, i vetri, i tessuti, gli arazzi, le medaglie, 
ed altri oggetti minori. Gli oggetti di vestiario, come la tunica, 
la dalmatica, la pianeta, la clamide, la toga, il pallio, la stola, 
il manipolo, occupano Tultimo capitolo. 

Numerose illustrazioni, tratte direttamente da fotografie e 
da pregevoli collezioni artistiche, in tutto 182, non servono solo 
di ornamento, ma contribuiscono airintelligenza del testo. 



'22. — Il prof. Adolfo Venturi, uno dei più intelligenti ed operosi 
critici d'arte deiritalia moderna, e de' più valenti sostenitori 
del criterio storico per determinare il vero autore delle opere 
d'arte e anche per meglio apprezzarle, ha con Topera cosi 
nobilmente iniziala i-isolulo un grave problema : formare una 
storia delFarte poggiata sopra una savia e serena erudizione 
critica, ed esposta in modo cosi geniale da attrarre il. lettore 
anche meno competente allo studio deirarle. Se con questo 
intendimento e con questo metodo si scrivessero tutti i libri d'arte, 
facile sarebbe diffondere l'educazione artistica in tutte le classi 
sociali, senza venir meno alle esigenze della scienza. Senza dubbio 
però alla riuscita felicissima deirimi)resa contribuiscono larga- 
mente le AQ2 incisioni in fototipografìa, chiare, nitide,, eh^ganti, 
trascelte dalFA. con fino sentimento d'artista e applicate con 
dotto criterio al tosto. L'editore U. Hoépli da gran signore volle 
aggiungere tipi veramente squisiti, e carta, che dà risalto alle 
splendide incisioni. 

Del carattere scientifico del lavoro è già indizio l'estesa e 
accurata bibliografia sopra ogni argomento trattato, tanto che 
per se sola già cosliluisce per gli studiosi un pregio singolare. 
Vedasi a p. 4 la bibliografia sulla pittura delle catacombe, a 
]). 34 sulle divinità criofore (^ il buon Pastore, a p. 40 sul- 
l'arco di Costantino, a p. 84 su Prudenzio o le sue opere, a 
p. 88 sul Phisiologus <» sui bestiari, a p. 9'i sugli evaiigc^U u 



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^S2 KKCRNSIOSI B MOTE BIBLfOGKAPlCHK — C. BIMAUDO 

apcK-rifi, a i>. 100 sulle rofoiido, a p. 121 sulle basiliche, a 
p. 191 su Filostrato, a p. 192 sullo pitture del palazzo di Pam- 
diiachio, a p. 201 su Paolino da Nola, a p. 229 sui mosaici di 
Roma, a p. 279 sui mosaici di Ravenna, a p. 304 sulla minia- 
tura dei bassi tempi, a p. 3<Mi sul codice purpureo di Rossano, 
^ p. 31^r7 sulle stoffe medioevali, a p. 404 sui vetri dorati, a 
p. 420 sui sarcofagi cristiani in generale, a p. 441 sui sarcofagi 
ravennati in particolare, a p. 444 sulle colonne del ciborio di 
San Marco, a \). 45(3 sulla teca eburnea di Brescia, a p. 40() 
sulla pretesa cattedra di Massimiano, a p. 476 sulla porta di 
Santa Sabina, a p. 484 sui dittici di consoli e funzionari, a p. 497 
sui dittici profani in generale, a p. 504 sui dìttici sacri, a 
p. 512 sulle cassettine civili di avorio e sulla cattedra di San 
Pietro, a p. 532 sulle pissidi, teche e torri eburnee e sulle ta- 
volette rappresentanti la Passione nel British Museum, a p. 539 
suir industria ceramica, a p. 543 sulla numismatica dei bassi 
tempi, a p. 546 sui clipei, a p. 555 sulla croce e sull'arte del- 
rintaglio in gemme. 

Nel primo capitolo, che può considerarsi come un'introdu- 
zione al volume, analizza coi documenti dell'archeologia primi- 
tiva cristiana il rinnovamento delle arti determinato dalla nuova 
religione, penetrando nelle catacombe, e con soave linguaggio 
richiamando il dolce simbolismo primitivo e soprattutto l'imma- 
gine del Buon Pastore: indi ci presenta le fonti dell'ispirazione 
artistica in tanta parte del medio evo. A tal fine descrive la 
enciclopedia di Marciano Gapella De nuptiis ìihllologuc et 
Mercwvi e la Psyconiachia di Prudenzio, a cui l'arte attinse 
la rappresentazione simbolica delle scienze, delle arti e dello 
virtù ; il Pìiyslologufi di Taziano nelle sue varie compilazioni e 
i numerosi bestiari moralizzati, che ispirarono gli artisti nella 
decorazione delle cattedrali, e nel rappresentare innanzi alle 
porte romaniche, negli stipiti, nei capitelli, su per le arcate, lungo 
i fregi, soggetti fantasmagorici con animali di strana energia, 
spaventosi, spiranti fuoco infernale, drizzanti le ali spinose; le 
leggende pagane, rimaste nella tradizione, specialmente circa 
le Sibille, di stirpe profetica: e gli originali racconti dei van- 
geli apocrifi. Fu consigliala questa prefazione letteraria da un 
profondo pensiero; perchè prima che le arti rappresentative 
•diano figure alle immagini della fantasia dei poeti, bisogna che 
esse si riflettano attraverso le anime e si fissino colla tradizione 
orale e letteraria nella coscienza popolare. 



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ALTO MEDIO BVO — W. OHR Xì 

Nei tre cai>it()li successivi V esimio A. tratta con ordine 
parallelo deirarchitettura cristiana, della pittura e della scul- 
tura da Costantino a Giustiniano, confortando le suo afferma- 
zioni continuamente con i migliori esempi dei monumenti su- 
perstiti, 0, laddove manca od è scarso il documento, con la 
autorità dei tosti contemporanei. Due forme architettoniche si 
prestarono alle nuove esigenze: la centrale per i riti battesi- 
mali e le onoranze funebri, e la basilicale per lo riunioni dei 
fedeli nella casa del Signore; onde i battisteri, i mausolei, le 
chiese rotonde, le basiliche cristiane e le antiche aule mutate 
in chiese formano il soggetto essenziale dello studio sull'archi- 
tettura, mettendo in accurato rilievo le trasformazioni succes- 
sive delle forme architettoniche. Della pittura, poco esercitata 
dai Romain*, TA. indaga anzitutto le mutazioni subite nei bassi 
tempi dell'impero; indi largamente e genialmente s'intrattiene 
sulla pittura decorativa, sulle invenzioni letterarie e rappresen- 
tazioni pittoriche, sui musaici di Roma, di Napoli, di Milano e 
di Ravenna, sui codici e rotoli miniati, sulle stoffe istoriate e 
sui vetri dorati. Premesse alcune considerazioni sullo sconvol- 
gimento artistico nella scultura del decadente impero, il Ven- 
turi fa tesoro in questo capitolo di un copioso ed eletto matc^ 
riale da lui raccolto e nelle sue ispezioni artistiche e nei libri, 
per rappresentarci la più grande varietà di oggetti: busti, statue, 
rilievi, sarcofagi cristiani di Roma, Ravenna e altri luoghi, le 
colonne anteriori del ciborio di San Marco in Venezia, intagli 
in avorio, in osso e in legno, la teca eburnea di Brescia, la 
cattedra ravennate detta di Massimiano, la porta di Santa Sa- 
bina in Roma, dittici consolari, profani, sacri, cassettine civili 
bizantine e frammenti di altre, pissidi, teche e torri eburnee 
cristiane, lavori d'argilla, metalli battuti, filati, incisi, incro- 
stati, monete, clipei, ciste, croci, gemme, ecc. 

Auguriamo, che presto siano publicati gli altri volumi, che, 
continuati sulle orme del primo, daranno all' Italia una storia 
dell'arie veramente degna del soggetto e specchio dei progressi 
della critica storica applicatii all'arte. 

G. RlNALlK). 



W. OHR, Dar Knrolingische Gottesstaat in T/taorie unti Praj-is: 

Dìss. Lipsia, Koernet, 19()2. 

23. — É questo un nuovo tentativo fatto per comprendei'e 
quale fosse, nel pensiero dei contemporanei, la posizione giu- 
Rivìsta statica italiana, 3a s., n, 1. :* 



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V>\ KECENSIOMI B NOT« BIBLIOOUAFK UK — C. CIPOLLA 

ridica, politica e religiosa di Carlo Magno, prima (M Natale dei- 
ranno 800, di fronte al Papato. L'A. crede» che Carlo Magno si 
riguardasse quale ^vector, princeps eccleskiei^j e non soltanto 
della Chiesa Franca, ma di tutta la Chiesa. Egli infatti si occupò 
di questioni teologiche dibattute al di fuori del suo dominio. In 
lui adunque cessava ogni differenza fra l'ordine ecclesiastico e 
l'ordine civile. L'uno e T altro si unificavano in lui, e da lui 
dipendevano. Questa teoria era desunta specialmente dall'Antico 
Testamento: sicché Carlo Magno è chiamato Davide, Molchise- 
docco, etc. Tale teoria, a filo di logica, escludeva Tautorità del 
Papa, eppure anche Tautorità del Papa per tutta la Chiesa è 
riconosciuta dai Franchi stessi, in modo assolutamente esplicito. 
(]hiedesi dunque TA. come n>ai potesse ciò accadere. Debole 
assai è la spiegazione ch'egli dà di tale contraddizione. Per lui 
la contraddizione, cosi in teoria, siccome in pratica, rimase 
latente, perchè agli uomini del sec. Vili era siffattament;e incon- 
cepibile una lotta fi'a Chiesa e Stato, che non la vedevano, anche 
quando c'era, e c'era in modo patente. 

La questione comprende punti molto scabrosi ed assai di- 
simtati. Ma FA. la rende anche più difficile di quanto sia, poiché 
il concetto politico-ecclesiastico di Carlo Magno è evidentemente 
esageralo, né i passi che FA. cita, bastano, a gran tratto, per 
consolidare le sue deduzioni. Oltre a ciò FA. dimentica affatto 
di comparare questo atteggiamento del re Franco, colla tradi- 
zione degli imperatori romani dell'età cristiana, e con quanto 
avveniva nell'impero bizantino. 

Più importante che non l'opuscolo in sé panni Fappendico 
sui mìssL Contrariamente all'opinione corrente, secondo la quale 
soltanto dopo il Natale del T anno 800 furono nominali missi 
alcuni ecclesiastici di elevala dignità, egli trova dato l'officio 
predetto ad Ottone, vescovo di Salisburgo (791), nonché a.Teo- 
dolfo, vescovo di Orléans, e a Leidrado di Lione (707 j*), che 
veramente contavano fra gli ecclesiastici di maggiore autorità 
e dignità. 

Carlo Cipolla. 



GIUSEPPE SALVIOLI, Le Decime di Sicilia e specialmente 
quelle di Girgenti. Ricerche storico-giuridiche, Palernao, 
Alberto Reber, 1901. 

24. — La questione, con molta dottrina trattata dal pro- 
fessore (tiuseppe Salvioli, ha molto tenuto in agitazione gli stu- 



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ALTO UKDIO ItVO — G. SALViOLl 35 

diosi e i capi-parte della politica, che in questi ultimi tempi, si 
fecero promotori di assemblee popolari per la enunciazione di 
un voto solenne. Il prof. Salvioli con le autorità storiche la 
rileva nella sua interezza, suffragandola su quelle pergamene e 
diplomi, che, ritenuti sempre veraci, furon creduti una colonna 
granitica. Ma essi oramai cedono ad un esame minuto e rigo- 
roso, e la falsità dei medesimi è desunta con profondo razio- 
cinio. Le argomentazioni mirano a far conoscere quale sia stata 
l'indole delle decime, se domenicale o parrocchiale;, e a un tale 
esame procede anche ponendo in disparte il diploma girgentino 
del 1093, assai discutibile. Dimostra il Salvioli come non mai 
le decime girgentine furono domenicali, mancando ogni carat- 
tere su cui si fondavano le teoriche domenicali; ne poternelo 
investigare risalendo a' Normanni, i quali non si curarono di 
introdurre quel che non aveva avuto esistenza, cioè oneri spe- 
ciali fondiari. Dal che si viene a dedurre come esse decime non 
fossero che parrocchiali, avendo assunto allora i Vescovi anche 
le funzioni di parrochi. E con tale affermazione il prof. Salvioli 
illustrava e ribadiva il concetto acuto del (Gregorio, che, nelle 
Consicleì^azìoni sul Diritto Pubblico Siciliano, aveva scritto: 
« Per antichissima osservanza contemporanea allo stabilimento 
del governo normanno in Sicilia furono somministrate alle chiese 
cattedrali le decime dei fondi e delle rendite regie. Queste de- 
cime non furono che puramente ecclesiastiche >>. 

Se nel lavoro del Salvioli si scorge quella dottrina, ch'egli 
possiede si varia, singolare cosa ò il capitolo VI, in cui son 
trattati gli argonieìiti per la clominicalità; e dove, chiare 
dimostrazioni oppugnano le contrarie, sostenendo come la 
diocesi di Girgenti, pari alle altre di Sicilia, è di ìxgio jialro-- 
nato perchè fondata e dotata dal re, e non ])er la conces- 
.sione delle decime che da Ruggiero nemmeno furono date come 
dotazione beneficiaria. Egli scrive : « Quando avvenne la con- 
quista, la Sicilia non aveva parrocchie, e i. Normanni vo- 
lendo ripristinare il culto cattolico con tutta la sua efficacia, si 
accinsero a creare gli organi principali, riservando all'avvenire 
la creazione degli organi minori. Quindi anzitutto divisero il 
teiTÌtorìo siciliano in diocesi, le quali di fatti chiamarono jìar- 
rocchie, ed i parroci che in seguito furono delegati dai vescovi 
alla cura delle anime, dissero cappellani: dunque al vescovo 
appunto spettavano le decime sacramentali, come quegli che 
aveva cura d'anime e che veramente tunzionava da parroco». 



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3() BBCENSIONI B NOTE BIBLIOOBAFJCHB — F. OUARDIONB 

Se potessimo ancora dilungarci, adducendo le stesse parole 
del dotto scrittore, mostreremmo come il tema possa dirsi esau- 
rito, si che ora messa lucidamente in rilievo la dottrina e le 
speciali parti controverse, i magistrati potranno, con altezza di 
vedute, enunciare i loro responsi. F. (Uardione. 



4. BASSO MEDIO EVO (SEC. XI-XV). 

CAMILLO MANFRONI, St07^ia della marina italiana dalle 
invasioni barbariche al trattato di Ninfeo (anni di C. 
400-1261). Livorno, Giusti, 1809. 
Storia della marina itaìiaìia dal trattato di Ninfeo alla 
caduta di Costantinopoli (1261-1453), Parte L Dal trat- 
tato di Ninfeo alle nuove Crociate. Livorno, Giusti, 1902. 
25. — Importante contributo alla storia d'Italia reca questa 
opera, condotta soi)ra un largo e boa immaginato disegno, colo- 
rito con efficacia, mercè una seria, ponderata, e vastissima 
preparazione ; le cui solide fondamenta son cementate dal rigore 
di metodo storico, e dalla critica avveduta e prudente, anche 
quando i fatti non ricevono rincalzo da prove dirette e sono 
esposti per via d'ipotesi, le quali alcuna volta possono sembrare 
ardite, ma non si presentano perciò meno logicamente dedotte 
da acuto raziocinio. L'argomento assai complesso presentava 
non lievi difilcoltà cosi nella intrinseca materia, come nel modo 
di svolgerla e disciplinarla, poiché TA. si proponeva di trattare 
della marina italiana, non solo per quanto concerne gli avveni- 
menti puramente» militari, ma rifacendosi ad esporre per qual 
fruisa si determinarono e si svolsero tutte le energie marina- 
resche, il fine a cui vennero indirizzate, la potenza che no 
derivò ai popoli italiani, gli effetti onde nell'ordine economico 
e politico si vantaggiarono nel variare delle condizioni, lungo 
il coi'so dei secoli, le terre d'Italia. 

A si poderoso lavoi'o e con intenti cosi larghi nessuno si 
«ra accinto fino a qui, e perciò questo del M. assume una 
doppia inii)ortanza rispetto alla storia civile, politica e militare, 
come quello che ci mette dinanzi in un quadi'o genialmente 
rilevate le fasi varie e molteplici degli avvenimenti marinareschi, 
coordinati opportunamente allo vicende generali donde essi 
jMUOvono sovente, e ne" quali si compenetrano e si appuntano. 
Di qui la originalità dell'opera che nulla trascura di quanto 



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BASSO MRDIO EVO — C. HANFBONl 37 

può giovare ad illustrazione del soggetto, si dal lato puramente 
storico, come dal lato della tecnica per quel che concerne i 
fattori e gli strumenti della navigazione. 

La prima parte comprende un lungo periodo, perchè inco- 
minciando dalle invasioni barbariche si chiude con il trattato 
di Ninfeo, come qnello che segna un nuovo punto di partenza 
alle condizioni della marineria italiana rispetto al suo svolgi- 
mento politico ed economico, mentre i fatti che ad esso con- 
dussero determinano un radicai mutamento negli istituti, negli 
ordinamenti, nella potenzialità delle nostre città, le quali tennero 
il dominio del mare, donde le lotte inevitabili fra quelle che 
meglio e più spiccatamente rappresentarono le forze vive del- 
l'arte nautica, a fine di raggiungere Talta podestà del com- 
mercio marittimo e dei possedimenti coloniali. Sono ben nove 
secoli di storia con diligenza illustrati mercè l'indagine ac- 
curata d'ogni maniera di fonti, donde emerge la compiutezza 
doir opera nel succedersi degli eventi. 

Se è vero che il periodo dell'alto medioevo porge all'autore 
ti-oppo spesso argomento di incertezze e di scarse notizie, bi- 
sogna tuttavia convenire, che egli ha saputo e potuto ricostrurre 
con molto acume quel tanto di più sicuro e probabile gli fu 
dato rilevare in mezzo a si grande oscurità. Nelle imprese 
marittime dei barbari conquistatori d'Italia, nelle lunghe e 
diuturne lotte con l'impero d'oriente è ben giusto il riconoscere 
l'opera e la mano degli italiani, sebbene fosse ormai mancato, 
(> rimanesse attutito il sentimento nazionale per cui un popolo 
acquista nome e dignità personale. Oli abitatori delle nostre 
marine erano pur sempre figli e nipoti di coloro che avevano 
solcato le acque con tanta fortuna, e, pur' caduti in basso e in 
potere d'altrui, non poteano dimenticare ne gli esempi ne gli 
insegnamenti degli avi ; quindi allorquando ai barbari occorse ap- 
prestare armate o costrur navi, certo si giovarono de' marinai 
italiani; senza dire che ad essi, per natura e per tradizione 
rimase, più o men viva e feconda, l'opera dei commerci. Ma 
quando a poco a poco incomincia a ftìrsi strada la coscienza 
del proprio valore, allora le principali città marinare si ride- 
stano e vanno riconquistando con varia ma sicura fortuna quel 
primato che le avvia a più alti destini. Le cause di si fatto 
risveglio vengono dal M. chiaramente ricercate ed esposte ; 
e di qui con più copiosa materia entra a trattare del suo argo- 
mento, seguendo quanto è possibile l'ordine cronologico. 



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38 KECRMSIONI E NOTK BIBLIO&BAFICHB — A. NKKI 

Di questa guisa ci passano dinanzi, con efficace rilievo, lo 
varie vicende che nello svolgersi dei secoli alla marina italiana 
si attengono, poste sempre in relazione con quelle degli alti-i 
popoli, donde attingono ragione di causa e di effetto. Gampeg- 
i^iano in questo gran quadro singolarmente Amalfi da prima; 
Venezia, Genova e Pisa da poi. Nel divisare le varie fasi di 
codeste potenze marittime, non solo TA. sagace reca il contri- 
buto di nuova luce con Tesame coscienzioso ed imparziale 
delle fonti; ma se non si perita di relegare fra le leggende le 
esagerazioni di cronisti partigiani, o le fantasiose invenzioni di 
poeti, sa trarre da alcune di esse quel tanto di fondamento 
storico che riesce giovevole alla più esatta conoscenza di non 
ben chiariti particolari, o delFambiente in mezzo al quale alcuni 
fatti, ne di poco momento, si determinarono. 

Nei sedici capitoli onde, con buon criterio della economia 
l^enerale, si trova disciplinata Tanìpia materia, noi troviamo 
mantenuto in modo costante il metodo crìtico adottato dall' A., 
di guisa che ciascheduno narra e discute quel tanto di conte- 
nenza stabilito da lui nell'ordine complessivo delTopera, e vi 
adopera sempre uguale ed uniforme intendimento, il che dimostra 
come ei possieda e domini in ogni parte il suo argomento senza 
incertezze od omissioni. Se parecchi dei fatti che si riferiscono 
alla storia generale ricompaiono di necessità in queste pagine, 
essi assumono quegli atteggiamenti e quella fisonomia, onde 
nuovamente s'illustrano, in virtù delle nuove indagini e del 
materiale recente, studialo acutamente dall'autore, il quale ne 
fa discendere conseguenze e conclusioni ferme e persuasive. 
Ma Topera si arricchisce di parti assolutamente notevoli per 
originalità di trattazione. Tutto quanto, per via d'esempio, si 
riferisce alla marina dei Normanni, al suo costituirsi, allo svol- 
gersi, e al declinare riceve qui per la prima volta quel vivis- 
simo lume che fino ad ora si desiderava, e invano era altrove 
ricercato. Eppure essa è tanta parte delle vicende marinaresche 
d'Italia, ed ha cosi intime relazioni con i fatti di que' tempi 
fortunosi! Ora noi possiamo, in grazia dell'opera acuta del M., 
entrar ben addentro allo cagioni, dalle quali mossero ed ebbero 
sviluppo alcuni importanti avvenimenti rimasti o non ben chiari o 
del tutto ignorati. Del pari ci è dato veder posto in miglior luce 
e con più esatti criteri giudicato il grande contrasto fra le 
repubbliche nostre, il supremo movente delle loro alleanze, v 
il romper guerra feroce Tun l'altra fino allo sterminio. Né meii 



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BASSO lllfDIO EVO — C. MANFAONl 30 

evidenti e manifesti appariscono crii effetti di qneì gran fatto 
religioso e politico ch'ebbe nome dalle crociate; singolarmente 
ne emergono quali e quante influenze abbiano esse esercitato 
suiratteggiarsi e sullo svolgersi della marina italiana; quanta 
parte sia da attribuirsi a questa nel succedersi e nel rinnovarsi 
di quelli avvenimenti ; con quali accorgimenti le città marinare 
li secondassero; qual prò infine ne abbiano ritratto. Cosi ci è 
aperto il campo a considerare di qual guisa s'iniziarono e si 
costituirono lo colonie in oriente, per quali vie si afforzarono 
e si mantennero, come mossero e determinarono le diuturne 
rivalità, che imperversando contristarono le repubbliche nostre 
marittime, mentre Tuna cospirava airabbassamento deiraltra 
neirintonto di godere intera e indisputata la supremazia eco- 
nomico-politica per mezzo del libero dominio del maro. E di vero 
siamo scorti dalKA. con mano sicura nella congerie de* fatti 
concomitanti a considerare i principii onde provenne e a poco a 
poco si affermò, in virtù della forza materiale e degli accorgimenti 
politici, la preponderanza di Venezia, mentre (ìenova intesa a 
sbarazzarsi della molesta rivale toscana, s'apparecchia a tener 
essa a sua volta regemonia marinaresca. Ed ecco che la stella 
della prima impallidisce, e già percorre quella parabola discen- 
dente che la condurrà a vedersi, suo malgrado per forza d'eventi, 
strappato l'impero. Questo punto importante che separa nella 
storia due ben distinti periodi è il trattato di Ninfeo, con il 
quale il M. chiude la narrazione del primo volume. Egli saga- 
cemente scruta le condizioni interne ed esterne che condussero 
a quell'accordo, e su di esso si ferma a considerare i nuovi 
atleggiamenti assunti, in virtù sua, dagli Stali e dalle Repub- 
bliche, che ad esso concorsero. I quali atteggiamenti se da un 
Iato si rivelano conseguenza naturale di cause più o men remote, 
diverranno essi stessi effettori di notevolissimi avvenimenti, 
argomento delle i)arti successivo della presente istoria. 

Ecco infatti la seconda parte dell'opera, uscita nel corrente 
anno, che si apre con il racconto della lotta fra Genova e Ve- 
nezia ormai dichiarate manifestamente rivali. Lievi ed occasio- 
nali in apparenza le cause del dissidio, ma in effetto profonde 
e derivanti dalle condizioni interne ed esterne delle due repub- 
bliche. La lotta si accende subitanea, grave, ed accanita, e se 
i risultati militari non si chiariscono immediatamente favorevoli 
in tutto alla prima, essa però sa destreggiarsi in guisa da ot- 
tenere que' vantaggi che le saranno scala ad innalzarsi in breve 



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40 RBCENSIONI S NOTK BIBLIOQRAFICHK — A. NERI 

a tal virtù di potenza da costituire il suo predominio, contra- 
sistato si, ma indiscusso e ben fermo sullo cose del mare. L'acu- 
iezza dello storico ha subilo luogo di mostrarsi nel ricostrurre 
con dati certi, e illazioni plausibili, la guerra scoppiata poco 
dopo il trattalo di Ninfeo. E questa medesima sicurezza nel 
saper trarre opportuno partito dalle fonti, prive di parti- 
«'olari per lo più, spesso in contraddizione fra loro, poste 
in relazione con documenti diretti o laterali si riscontra nel 
processo e nello svolgimento del racconto, là dove in piena 
luce apparisce, quanto è consentita dalle scarse notizie, la ma- 
rina angioina ne' suoi inizi e la parte notevolissima e di capi- 
tale importanza ch'essa ebbe poi ne' successivi avvenimenti, 
ni qui muovono e si chiariscono i due periodi, capitali per la 
nostra storia, della guerra del Vespro, la quale porge ragione 
delle concomitanze onde si innesta i» si fonde coi l'atti generali^ 
i*he in ispecie con Tumiliazione di Pisa determinano la supremazia 
(Ji Genova e quindi Tinevitabile cozzo di Gurzola; epilogo del 
fiatale decadimento di Venezia, dal quale indugerà molti anni 
ancora a rilevarsi, mentre per la rivale, giunta ormai al più 
dto fastigio della potenza, incomincia la parabola discendente, 
i cui effetti, lenti ma sicuri, i casi successivi vengono man 
mano illustrando. E la lotta frattanto prosegue in diverse forme, 
si giova di tutte le industrie, assume vari atteggiamenti; ma 
tt diuturno dissidio e la tabe intestina nell'odio e nel rancore di 
parte manifestano la condizione dannosa di quelle repubbliche, 
le quali avrebbero potuto cementare una forte compagine da 
impedire l'avvento e la preponderanza straniera. 

L'A. che si era proposto di condurre il racconto di questa 
secondo volume fino alla caduta di Costantinopoli (1453), si è 
deliberato, secondo noi con ottimo consiglio, a dar fuori la 
prima parte di si fatto periodo storico; quella cioè che con le 
pratiche iniziate per le nuove crociate ed altri fatti di capitalo 
momento riferentisi alla politica di Venezia e di Genova, 
si'gna un giusto fine a se stessa, e prelude a grandi mutamenti 
eil a nuove contingenze. E' men d'un secolo di storia; ma 
denso di fatti di singolare importanza, alla conoscenza de' quali, 
IH'V ciò che riguarda peculiarmente le azioni marinai'esche, non 
?^opperivano le opere d'indole generale; e quelle particolari o 
non presentavano che una faccia, un aspetto de' singoli avve- 
nimenti, miravano ad un fine alquanto diverso da quello 
propostosi dal M. Onde a lui, per colorire il disegno dell'opera 



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• .^!J.\*--.h": 



BASSO MEDIO KYO — C. MANFBONl 41 

fondamentale a cui s'era accinto, convenne rilìirsi da capo, e 
con accurate indagini, illuminali raffronti, sapienti controlli, 
rilevare il pieno, il massiccio, secondo l'espressione muratoriana, 
dei latti, esponendoli in quella nuova luce che le prove e la 
felice intuizione gli sù^erivano. Cosi se, con pietodo costante, 
è riuscito nel primo volume a snebbiare, per quanto gli fu pos- 
sibile, certi punti restati per lungo tempo controvei-si od oscuri,, 
ora ha ricostrutto un periodo de' più momentosi nella storia 
delle repubbliche marinare italiane, raccogliendo nuova messe 
anche in que' campi che già parevano da altri mietuti. 

Le cinque appendici, con le quali si chiude il primo volume ,^ 
compiono nella parte scientifica tutto quanto ha tratto alla 
vita navale, alla tecnica, alla legislazione, all'organismo am- 
ministrativo delle colonie, e via dicendo. Ma codesta vita navale, 
se permane col succedersi dei secoli nelle sue linee generali, 
si modifica e si trasforma nelle applicazioni e nei metodi par- 
ticolari a seconda delle imprescindibili evoluzioni prodotte da 
nuovi trovati, da scoperte geografiche, da mutamenti sociali ; 
e perciò vedremo chiudersi anche il volume secondo con una 
serie di appendici di non lieve importanza. 

Giusto titolo di compiacimento ha il M. per aver con 
nuovi studi e più acuto criterio dilucidato tanta parte della 
nostra storia, la quale sarebbe monca ed incompiuta se non 
abbracciasse, come in questa opera, si largo campo nello svol- 
gimento de' fatti italiani in relazione con quelli esterni, e con 
la ragion politica predominante ne' vari periodi, e Jielle diverse 
imprese. E' lavoro nuovo, alla cui composizione non poteva 
esser atta se non una mente dotata di un esatto criterio sto- 
rico e di una indefessa operosità. Da ciò la piena competenza 
della materia, acquistata mercè lo studio di tutto quanto, più o 
men direttamente, al soggetto poteva riferirsi. 

Buono il disegno fondamentale, buona la divisione e l'eco- 
nomia delle parti, e buona altresì in generale la forma per 
semplicità e chiarezza; che se un minuto esame potrebbe forse 
dar argomento a qualche rilievo, a qualche osservazione, per 
ciò che concerne fatti particolari, oppur(» ipotesi ed opinioni 
d(*irA., e so altri documenti poli-anno consigliare od aggiunte 
(> modificazioni, le linee generali rimarranno inlatt(% e ninno 
potrà dispensai'si dal ricorrere all'opera del M., che» è una delle 
meglio pensate ed eseguile in questi ultimi anni in Italia. 

AcHiLLK Nkiu. 



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42 RECENSIONI K NOTB BIBLIOORAFICHK — P. FRANCIOSI 

CtINO SGARA.MELLA, Alcmie antiche carte di Campobasso. 

Campobasso, tip. dol «Corriere del Molise», 1901. 

20. — Fra i doeumenli rintracciali negli archivi e negli 
uffici della città di Campobasso, che potrebbero benissimo ser- 
vire col sussidio dei cronisti dell'epoca a tessere qualche mcn 
nografìa storica, ve n'è uno del 1440 rilerentesi all' esenzione 
di alcune tasse concessa da Alfonso di Aragona M" Università 
dei Campobassesi, un altro di Ferdinando I che accorda privi- 
legi a quei cittadini, ed infine un terzo del 140(5 di Carlo Vili 
a favore dei vari paesi del Molise, sotto aspetto di diploma, og^i 
esistente solo in copia presso vario famiglie private. Nel- 
Tarchivio della chiesa di S. Leonardo si trovano pure carte 
antiche concernenti per lo più donazioni, contralti, bolle pon- 
tifìcie e brevi vescovili. Altri documcMili del genere furono 
rinvenuti nelKarchivio iu»lla chic^sa della Libera, nell'archivio 
vecchio della Prefettura, in quello provinciale di Stato ed in 
quello notarile. 

Lo Scaramella inibblico sei di codesti documenti, (» pre- 
cisamente: una convenzione fra Roberto di Molise, signore 
di Campobasso e gli abitanti di questa terra suoi sudditi (i:i 
novembre 1277), da cui risulta chiaramente che fino allora i 
rapporti tra feudatari e vassalli non erano stati regolati \^0Y 
iscritto, bensì da una specie di diritto consuetudinario basato 
sulle costituzioni generali del Regno. Gli abusi e le angherie 
di Roberto spiegano la ragione dei lamenti dei Campobassesi, 
per cui si ricorre molte volte alla Curia Napolitana , onde 
vien fuori un lodo che può servire di legge per ravvenire, 
frenando i soprusi e le cupidigie del signore e importando 
riiunicia a certi pretesi diritti. Dopo ciò lo Scarameila pub- 
blica tre [)ergamene appartenenti al secolo XII riguardanti 
contratti e donativi che c^bbero luogo tra cittadini privati e 
l'antica locale chiesa di S. Giorgio, dai quali risultano parti- 
colarità certo degne di nota : come cioè Campobasso por- 
tasse il titolo di Civitas fin dal 1100; come Campobasso antica- 
mcMite non potesse chiamarsi Campus de prata, perchè questa 
denominazione nel 1175 era già applicata ad una frazione del terri- 
torio campobassano; come Campobasso passasse sotto il do- 
minio dei Signori di Molise per ragioni dotali e feudali ; come 
fossero ancora in uso in detta terra monete romane; e come 
Analmente il diritto allora in vigore nella mentovata città fosse 
il longobardo. Indi l'Autore raccolse e pubblicò cinque registri 



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BASSO MSDIO EVO — L. ATTI ASTOLFI ^'A 

tolti da alcuno pergamene del secolo XIV spettanti alla Chiesa 
di S. Giorgio, registri pieni di preziose notizie, in ispecie per 
ciò che riguarda pubbliche scuole ivi esistenti ab antico. Di 
maggior pregio si deve tener la copia (giacché Toriginale, visto 
«d esaminato dal De Atellis, bibliografo del secolo XVIII, non è più 
reperibile) dell'alto di donazione di Baranello Busso e Monte 
Yairano o Bairano coi crediti inerenti fatta da Carlo Vili ai 
Campobassani nel 1496, in compenso della parte che presero 
fletti cittadini per i Francesi nella conquista del reame di Napoli 
a danno della dinastia aragonese. 

P. Franciosi. 



LUISA ATTI ASTOLFI, Una pergamena del i280 contenente 
un codiclUo (li testdmento di Raniero da CaWoli. Roma, 
Forzani e C, 1901. 

27. — Una pergamena, posseduta attualmente dairArohivio 
ili Stato in Roma, e contenente un codicillo testamentario fatto 
ila quel Ranieri che meritò di essere chiamato da Dante onore 
della casa da Calboli, sarebbe forse lungamente rimasta presso 
che ignorata da tutti, se il dott. Romolo Brigiuti, insegnante 
nella scuola di paelografìa annessa al detto Archivio, non avesse 
richiamato su di essa Tattenzione della sua alunna, signora 
Luisa Atti Astolfi, la quale, per dare un saggio de' suoi studi, 
la ha pubblicata in fototipia, facendola precedere da accurate 
notizie storiche e da diligenti annotazioni paleografiche e diplo- 
matiche. Questo codicillo fu scritto dal notaro Simone di Valle 
Petrosola nella rocca di S. Casciano il giorno 2:i aprile 1280; 
e da esso si rivela che il cavaliere de' Galboli aveva poco prima, 
cioè il 29 marzo dello stesso anno, fatto il suo testamento, col 
ifuale lasciò erede di lotam frnam Sìiam de calbulo la moglii» 
Iinilia in vita sua, e coll'obbligo di erogare per dieci anni, 
ilecorrenli dalla sua morte, i frutti del suo fondo di Calboli a 
X>ro' deiranima di lui. CoH'atto di cui discorriamo Ranieri con- 
ferma Tantecedente, iiggiungendo che se la moglie morirà prima 
che sieno compiuti i dieci anni, ella dovrà istituire persona la 
quale, secondo il consiglio del guardiano dei frati minori di 
Gastrocaro, disponga di quei frutti a benefìcio dell'anima di 
esso Raiiiero fino al compimento del decennio. 

Fra i testimoni alFatto, oltre al guardiano frotuni 'inino)*uin 
de for litio, v'ha pure Guidone de arecio eiusdein ordinis, e 
l 'A. notato quanto poco si sa della vita di Guidone, poeta e 



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44 RKCRN810N1 E NOTS BIBLIOORAFICHK — F. LiBBUZZI 

frate gaudente, aggiungo «che un'imparziale critica del lesto 
« trovasi, scucendo ine, nel caso di non ammettere, ma neppure 
«esludere assolutamente la presunzione che il frate poeta e il 
4; frate testimonio del documento possano essere una sola por- 
«sona». Veramente io credo che i motivi per escludere la 
presunta identità sieno maggiori di numero e di peso che quei 
por ammetterla, i quali pare si riducano alla sola eguaglianza dei 
nome 'e della patria. Ma ciò menerebbe a troppo lungo discorso 1 
come anche il voler dimostrare che non giustamente, secondo 
me, l'A. accagiona (p. 9, nota) il frate, che noi secolo XVI 
scrisse il sunto dell'atto a tergo della pergamena, di avere per 
ignoranza letto Tabbreviaziono umi pam per unam peciant 
invece di imam personam; giacché parmi più verosimile che 
rautore del sunto non adoperasse la parola peciam per spiegare 
r abbreviazione jìam, bensì sostituisse il nome generico di 
peciam a quello speciale del tonimento di calbulo da lui non 
capito. Cosi pure non credo che, facendo qualche calcolo 
cronologico , non si possa giungere ad accertare se quel 
Paoluccio de' Calboli, di cui si ha il testamento fatto nel 1348, 
fosso figlio del nostro Ranieri o di un altro Ranieri pronepote 
di questo (p. 10, n. 3). 

Ma questi piccoli nei in un lavoro condotto con grande di- 
ligenza non possono punto diminuire le lodi che all'A. si deb- 
bono, e che meritamente le sono state date da persone assai 
competenti. Dobbiamo peraltro rilevare con rincrescimento che 
fra coloro che si sono dimostrati soddisfatti dello studio della 
signora A. non può annoverarsi l'anonimo autore della notizia 
ohe su di esso si legge neW Archimo della Società roìnana di 
storia patria (voi. XXIV, fase. IIl-VI, p. 537-38). Egli, dato il 
sunto dell'atto in cui dice che Iniilia deve «scegliersi un erede 
« che fino al compimento dei dieci anni faccia (1) in suffragio 
« dell'anima di lui (Raniero) tofam frnam, suam » e dopo ri- 
conosciuto che la pergamena è interessante anche perchè fra i 
tosti vi è un fra Guittone {sic) d'xArezzo, continua osservando 
che il documento « serve però solo di pretesto per una disser- 
« tazione storica e paleografica ». Se mal non mi avviso, queste 
parole farebbero credere che quel documento poteva servire 
a qualche cosa di meglio e di più completo dell'illustrazione 
fattane dall'A. Ma che cosa poteva mai farsi di più ampio e 



(1) Il testo dice debeat dare. 



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BASSO MEDIO BYO — L. ATTI ASTOLFI 45 

adatto circa un documento ancora quasi a tutti sconosciuto, 
che esaminarlo appunto nel riguardo storico e paleografico? 
Ne ci pare opportuna Tosservazione che il critico muove circ^ 
lo annotazioni paleografiche e diplomatiche «che sembrano 
« piuttosto un' accurata e minuta lezione diretta a principianti 
« (si indica persino che il p è usato a segnare pe7^/) che una 
# notizia comunicata agli studiosi ». Sostituendo alla parola le- 
zione, che evidentemente esprime cosa affatto lontana dairin- 
tenzione deli' A., quella i)iù propria di esposizione, il biasimo 
diventa una lode, giacché un'accurata e minuta esposizione 
paleografica trova opportuno luogo pur nei lavori diretti agli 
studiosi. Quanto poi all'abbreviazione p, sarebbe stato bene 
non tralasciare di avvertire che essa non viene indicata a parte, 
ma trovasi inclusa in uno spoglio di tutte le varie abbreviazioni 
usate neiratto; e però se FA., indicando il valore di ognuna 
'di queste, indicò pure che p vuol dire per, ciò punto non fece 
per impartire nessuna lezione a nessuno, bensì perchè, notando 
tutti i segni di abbreviazione del documento, non poteva omet- 
tere d'indicare anche quello, sebbene assai noto e comune. K 
poi cosa che noji può non destare qualche meraviglia il vederci 
<*he il recensore, il quale ha trovato eccessiva la spiegazione 
dell'abbreviazione p, critica l'A. perchè non ha avvertito che 
la data del documento, in cui è seguita la consuetudo bo- 
noniensis, è errata nella sostanza , essendo indicati un 2:^ 
intrante apv. e un 29 intr. marcio. Non sembra che l'avverti- 
mento sarebbe stato proprio necessario, giacché tutti sanno che 
il 23 e il 29 vengono dopo il 15. Il Du Gange pure, dopo avere 
•esposto il metodo della consuetudo bononiensis e citato il Ro- 
landino, alla variante mensis introitiis parla di un documento 
del 1340 che reca: «die vicesima quinta introitus mens. aprilis 
intitulata septimo kal mai», senza punto fermarsi a far rilevare 
Terrore evidente (1); e si noti che il Du Gange scriveva per 
insegnare, cosa che, come abbiamo già avvertito, non pare sia 
mai stata nelle intenzioni dell'autrice. 

F, Labruzzi. 



(1) Dir Canue, Glossar iuin etc. Niort, 1884-lSiS7; ad rocem. 



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/l() RECENSIONI E NOTE BlBLtOORAFlCHK — C. CIPOLLA 

G. EUBEL, Bullavium Franciscanum site Roììiaìiorum pon- 
tificum ConstltutioneSj Einstolae, Diplomata tvibus Ordì-- 
nibus Mìnoì^nif Clarissarum, Poenitentiura a Seraphìco 
Patriarca S. Francisco institutis ab eorum Oì^iginibius ad 
nostra usque tempora concessa, T. V, « Bonedicti XI, Gle- 
mentis V, Joannis XXII inonuraonta>; Rornao, typis Vati- 
canis, 1898, pp. xlii-OW. T. VI, Beaedicti XII, Glemeutis VI, 
Innocentii VI, Urbani V, (Fregorii XI dorumcnta »; 1902, 
pp. Liv-087; in fol. massimo. 

28. — A complemento degli Annales dei Minori, dovuti al 
Waddingo, il padre (Uovanni (Hacinto Sbaralea pubblicò negli 
anni 1759 e 1761 due volumi di bolle pontifìcie, eoi quali dava 
inizio al Bollano Francescano, cioè alla raccolta delle bolle ac- 
cordato dai papi ai tre Ordini Francescani, quello dei Minori, 
quello delle Glarìsse, e il Terz'Ordine. Nel 1765, cioè dopo la 
sua morte, che segui Tanno 17(>3, usci il terzo volume, da lui 
già apparecchiato. Un quarto i suoi confratelli ne pubblicarono 
nel 1708. Di li in poi la grande opera non ebbe altro seguito. 
Finalmente, ai giorni nostri il p. Bonaventura Soldatic, che fu 
trenerale dei Gonventuali dal 1879 al 1891, pensò di continuare 
le gloriose tradizioni dei suoi antichi confratelli, riprendendo 
l'indizione del Bollarlo, non senza trar partito dei materiali 
messi insieme già dallo Sbaralea e dai suoi continuatori. Al 
Soldatic successe, quale ministro generale, il p. Lorenzo Ga- 
rateili, che, rotto ogni indugio, diede valido impulso all'impresa. 
Por Tesecuzione dei suoi disegni egli si giovò delFopera dotta 
e diligentissima del p. Gorrado Eubel, pure de' Gonventuali. Il 
p. Eubel non ha bisogno di presentazioni. Oltre a numerose 
pubblicazioni di minor mole, egli stampò due volumi col titolo 
Jlierarchia catliolica, che costituiscono un prezioso supplemento 
al Gams. Ai di nostri dopo la bene auspicata apertura delTAr- 
chivio Vaticano, per merito di Leone XIII, gli studi sulle bollo 
papali ebbero un meraviglioso incremento. Tuttavia gli studi, 
che negli ultimi anni si fecero in Italia e fuori (ritalia per tale 
riguardo, riguardano in modo speciale le età più antiche, tino 
alla morte di Bonifacio Vili, seguita appena a men due anni di 
distanza da quella di Benedetto XI. Per contro il periodo della 
«cattività di Babilonia» è ancora ben lontano dall'essere suf- 
ficientemente studiato. Per questo periodo, che i)ure fu di ca- 
pitale importanza per l'Europa (se facciamo eccezione per gli 



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BASSO MEDIO BVO — C. BUBBL 47 

splendidi Regesti di Clemente V, editi dai Benedettini (l)) non 
possediamo a stampa nessuna collezione veramente importante. 
E pensare Timmensità del materiale. L'Eubel afferma che sol- 
tanto di Giovanni XXII (il cui pontificato va dal 1316 al 1334) 
l'Archivio Vaticano conserva 55 Registri con circa 00.000 bolle. 
Di fronte a tanta ricchezza, indietreggiò VÉcole fymì^aise de 
Roìne, Essa, dopo aver dato in l'orma completa i regesti dei 
papi del sec. XIII, sostò, e, lasciando l'opera vastissima, si 
limitò a pubblicare per tenore o per regesto solamente quelle 
bolle, le quali, per il loro contenuto, hanno attinenza colla 
storia di Francia (2). Senza dubbio molte pubblicazioni parziali 
si fecero, ma le grandi raccolte mancano per questo periodo. 

Ora finalmente per opera dell'Eubel abbiamo una pubbli- 
cazione di gran mole, e che illustra uno dei più complicati e 
dei più attraenti aspetti, che la vita religiosa esplicò nel sec. XIV, 
la storia dello sviluppo degli ordini francescani. Il materiale 
dall'Eubel edito nei due volumi da lui finora pubblicati , si 
estende dalla elezione di Benedetto XI (1303) alla morte di 
Gregorio XI (1377), e comprende l'enorme massa di circa 2600^ 
bolle, senza contare quelle stampate per tenore, o almeno 
riassunte nelle note, che illustrano le prime, ancorché espli- 
citamente non parlino dei Francescani. 

I regesti vaticani di Benedetto XI erano già stati pub- 
blicati dal Grandjean. Quelli del primo papa Avignonese, cioè 
di Clemente V, sono quasi per intero a stampa per opera, come 
si disse, dei Benedettini. Di li in poi TEubel non era stato pre- 
ceduto se non che dal Waddingo, senza contare alcune pubbli- 
cazioni monografiche, fra cui un posto ben distinto spetta agli 
studi assai conosciuti del Denifle e dell'Ebrle sui Fraticelli. 

Le lotte alle quali i Minoriti presero parte nel sec. XIV 
hanno veramente un alto interesse storico. La loro attività 
anzitutto si svolse, nel seno della Chiesa, col perfezionamento 
della loro organizzazione interna e colle loro relazioni, meno 
ostili che per Taddietro, ma non peraltro totalmente amichevoli. 



fi) I/Eubel accolse uol suo Uìillariuìit anche quei dociimonti che i 
Benedettini avevano integralmente stampato nello Ilegesta di Clemente V. 
E fece bene. Per il risparmio di podio pappino non si doveva rendere in- 
completa la nuova pubblicazione, o assoggettarne 1' uso alla condizione di 
avere un'altra opera a propria disposiziono. 

(2) Jean Coulo.v principiò infatti nell'ottobre 1900 la st4impa della sua 
raccolta Ijettres des Papes d'Af^igHon se rnpportant à la Fremer, iettres. 
fteerètes et ruriales du pape Jean XX! [^ Paris. 



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48 KKCENSIONI B NOTE BIBLIOGRAFICHE — C. CIPOLLA 

-col clero serolaro. Benedetto XI volle che l'ordino fosse indi- 
pendente dai vescovi (I, n. :W, bolla del 1303), ma non per 
<Iuesto riusci a sopire le questioni ch'essi avevano col clero 
secolare, sia in Francia, sia in Italia (nn. 38-9; i304). Gio- 
vanni XXII difese il Terz'Ordine contro le ingiuste opposizioni 
■di alcuni prelati (n. 354, del 1319). 

L'Ordine si diffuso di più in più, sorretto dall'entusiasmo 
popolare, giungendo ad abbracciare non solo tutta l'Europa, 
non solo il Levante cristiano, ma anche i paesi barbarici del- 
l'Oriente per mezzo delle numerose missioni. 

Nell'Inghilterra, neirirlanda, nella Scozia, nell'Europa set- 
tentrionale, in Cipro, in Gilicia, in Armenia, in Gastiglia, in Dal- 
mazia, in Germania, in Francia, in Boemia, in ogni terra 
cristiana troviamo i Minoriti. Quando, noi 1348, venne fondata la 
nuova sede vescovile di Malrek sul Mar Nero, vi si prepose un 
Minorità (II, n. 490). Le missioni sono numerosissimo, e tro- 
viamo i Minoriti predicare l'Evangelo fra Tartari, in Persia, 
in India, nella Servia, in Valacchia, in Bosnia, nell'Ungheria; 
presso i Bulgari e presso i Ruteni, come nelle terre dei Sara- 
ceni. Nel 1370 si stabilirono definitivamente le missioni france- 
scane in Russia ed in Lituania (II, n. 1098). 

Gregorio XI, nel 1371, raccomandò ai vescovi di Gnesen e 
di Cracovia i Minorili che si recavano in Russia (II, n. 1154). 
Jn Soria e in Egitto si trovano Minorili (II, n. 1411). 

Le eresie che turbarono l'Ordine, e che si allacciano colle 
dibattute questioni sulla i)ovortà di Cristo o colla setta degli Apo- 
stolici, ebbero eco profonda nel campo i)olitico. Infatti Lodovico 
il Bavaro e l'antipapa Nicolò V trovansi in legame strettissimo 
con frate Michele da Cesena, coi suoi seguaci, colle sette dei 
Beghini, dei Fraticelli e degli Spirituali. 11 i)apato si trovò in 
terribili distrette, poiché nella guerra mossagli dairimperatore 
tedesco, egli vedeva impegnata contro di sé una parte notevo- 
lissima di queirOrdine religioso, che, nel secolo precedente, 
aveva recato tanti e si validi sussidi alla Chiesa. Finalmente 
anche questo turbine procelloso passò. A poco a poco ritornò 
dovunque la pace, e i Minori ribelli si assoggettarono al papato, 
e ne riceveltoro l'assoluzione. Lo zelo religioso rifiorì per essi 
ancora una volta. Anzi non si presentò troppo di raro il caso che 
i Minoriti prestassero Topera loro personale anche nel campo 
politico, con inlenti ben difierenti da quelli, che abbiamo riscon- 
trati ai tempi del Bavaro. 



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BASSO MKDlO RVO — C. KUBfiL 49 

Questo è a grandi tratti il quadro che si svolge dinanzi al 
pensiero di chi percorre i due volumi messi insieme dal p. Eubel. 
Senza dubbio nelle sue lince generali questa storia è conosciuta, 
ma i molti particolari, coi quali essa ci si presenta qui, non sono 
sempre noti. Anche il Wadding, il quale ebbe dei documenti 
i^ntifìci una larghissima cognizione, non potè usufruire delle 
serie che a' suoi tempi, cioè nel sec. XVII, si trovavano in 
Avignone. Per questa parte adunque Topera del P. Eubel è 
totalmente nuova. 

Colle sole bolle pontificie non si può restituire, nella sua 
integrità, la storia della parte avuta dai Minoriti nella lotta del 
Bavaro; né esse bastano a ritrari'e i profili di Michele da Ce- 
sena e dei suoi seguaci. Tuttavia esse sono sufficienti a dimostrare 
la gravità del movimento, la sua estensione, la sua forza. Fin da 
quando Giovanni XXII privò fra Michele della dignità di Mi- 
nistro Generale dei Minori (I, n. 714; anno 1328), troviamo 
Ingaggiata d'ogni parte la lotta fra il Papato e i Minoriti ribelli. 
I documenti sono abbondantissimi. L'Italia centrale è la regione^ 
per la quale i documenti maggiormente spesseggiano. Mentre 
il P. Eubel pubblicava il primo dei suoi due volumi, Luigi 
Fumi stampava nel Boll, stor. Umbro, voi. IIL IV, V, la sua 
dissertazione Eretici e ribelli nell'Umbria, preziosa veramente, 
per l'abbondanza e la gravità dei documenti nuovi, ch'egli vi 
inserisce e che gettano luce larghissima su quel movimento, 
politico a un tempo e religioso, che scosse vivamente, fino 
nelle sue ultime profondità, l'anima delle popolazioni. Il Fumi 
non restrinse le sue ricerche alle bolle, ma ricorse pure ad ogni 
altra specie di documenti, donde il suo tema potesse trarre in- 
cremento (1). 

■ Talvolta anche il P. Eubel abbonda in note, erudite ed ulili, 
in cui si dichiarano meglio alcuni punti dei documenti, e se ne 
illustra il contenuto con notizie laterali. La estesa confutazione 
(1329) degli errori di fra Michele da Capua, pubblicata integral- 
mente sotto il n. 820 del voi. I, viene appunto completata, nel 
suo aspetto storico, da una lunghissima nota. 

Nell'annata 1901 della «Romische Quartalschrifl» il P. Eubel 
aveva già pubblicato alcuni curiosi documenti sopra Sofia di 



(1) Non trovo nel Bullarium del P. Eubol la lotterà (1327), agosto 
26, di Giovanni XXII ad Ugolino, aì)bate di tS. Pietro e a Matteo Ungaro 
lettore 0. M., che il Fumi stampò nel citato BnlL V, 249. 

Rivista storica italiana, *M S., n, 1. l 



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50 RSCRNSIONI K NOTK BIBLIOGRAFICHH — C. CIPOLLA 

Filippo, vedova fiorentina, che fondò un ospedale a Gerusa- 
lemme; ora la storia della custodia franroscana di Gerusalemme 
viene qui meglio dichiarata. 

Nel 1:U2 re Roberto d'Angiò e la regina Sancia (la quale 
dimostrò il più vivo affetto per le cose francescane, finche, ri- 
masta vedova, prese essa stessa il velo ) notificarono a Clemente 
VI, che dal Sultano aveano a gran prezzo ottenuto che alcuni frati 
Minori si stabilissero al Santo Sepolcro ; per il che il papa prese 
le necessarie disposizioni in argomento (II, n. 159). Di qui in poi 
la storia dei francescani in Palestina è più volte ricordata noi 
« Bullarium )► (li, n. 809 a., n/00(), n. 1406). 

Incidentalmente si incontrano in questi volumi anche alcune 
notizie di carattere preponderantemente politico. Una bolla di 
Giovanni XXII, del 1318 (I, n. 319) parla della mediazione 
tia Francia e Fiandra. Al commercio delle armi vietate col- 
r Egitto si riferisce un'altra bolla, del 1321, del medesimo 
papa (I, n. 434). Paolino da Venezia, minorità, venne mandata 
l'anno seguente a Venezia, per indurre quella repubblica ad 
astenersi dall'offendere Rimini. Nel 1372 Gregorio XI (II, n. 1195) 
ordinò a fra Tommaso, Generale dei Minoriti, di mandare un 
messo nell'Italia superiore, per mettere fine alle discordie ver- 
tenti fra il marchese di Monferrato e il vescovo di Vercelli. Il 
vescovo di Siena, Tanno medesimo, fu inviato a Genova per 
accordare quella città coi Milanesi (II, n. 1206-7). Nel 1373 
Tommaso, patriarca di Grado, ricevette l'incarico di interporsi 
fra r« Ungheria, TAustria, Venezia e i Carraresi (II, n. 1272, 
1306). Nel 1377 i Bolognesi vennero assolti e rimessi in grazia 
della Chiesa (II, n. 1491). Naturalmente non tutte queste notizie 
compaiono ora per la prima volta. Ma qui le abbiamo tutte 
insieme raccolte e ordinate. 

Grande fu adunque, nel sec. XIV, l'azione esercitata sulla 
Chiesa e sulla società civile dagli Ordini Francescani. A bene 
apprezzarla giova ancora notare che assai numerosi furono i 
Minoriti, che dalla Santa Sede vennero elevati all'episcopato. 
Specialmente nella seconda metà di quel secolo compaiono in 
abbondanza i Minoriti, distinti col titolo di maestri di teo- 
logia. Il che dimostra che anche presso di essi si diffondeva 
l'amore agli studi elevati. 

Ciascuno dei due volami chiudesi con alcune appendici. In 
fine al r volume troviamo riprodotto il ProvinciaL Orci, Fra- 
trfWì Minontni vetastisslmus, che l'Eubel aveva già pubbli- 



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BASSO MEDIO KVO — C. tlUiKL 51 

calo nel i802. ft un prezioso documonto, per la conoscenza 
(Iella diffusione deirOrdine nella prima lìietà del sec. XIV. Lo 
abbondanti annotazioni, con cui TEubel lo accompagna, e le 
identificazioni topografiche, ne rendono Tuso più agevolo, la 
calce al 1® volume, vengono stampati, togliendoli da Miscel- 
lanee dell'Archivio Vaticano, due processi per eresia. Il primo, 
assai esteso, con lunghe audizioni di testi, è del 1831, ed è 
diretto contro Andrea de Galliano, accusato di aver favorita 
fra Michele da Cesena. L'inquisito si difende bene, sicché la 
sentenza finale è di assoluzione. Noi secondo caso, Marino Man- 
chioni e i suoi soci, del Torz'Ordine, vengono processati. Il 
processo è del 1355 e termina colla condanna dei rei a perpetua 
prigionia. Insieme cogli accusati, vengono dichiarati colpiti da 
scx)munica i Valdesi, i Patarini, ecc. A questi processi, finora 
inediti, seguono le Costituzioni Generali dell'Ordine dei Minori 
I^romulgate nel 1359 nel Capitolo di Assisi. 

Il P. Eubel non cita una fonte che forse avrebbe potuta 
completare in qualche modo le bolle. Alludo alle Supidìche, le 
quali esistono nell'Archivio Vaticano, a principiare dal pontifi- 
cato di Clemente VI. Ben si sa che per l'ordinario i documenti 
raccolti in questa serie destano non grande interesse. Tuttavia vi 
si possono trovare notizie buone, tuttoché di carattere personale 
e locale. 

La fonte principalissima alla quale il P. Eubel fece ricorsa 
consiste nei Registri Vaticani. Qualche volta trasse vantaggia 
anche da altri archivi. Un documento assai notevole, ancorché 
non sconosciuto, del 1307, riguardante i processi contro i Tem- 
plari (I, n. 70) è desunto dall'originale esìstente in Assisi. 
Tuttavia le ricerche fuori deir Archivio Vaticano non furono 
molto estese. Se ne comprende facilmente il motivo. Dinanzi 
all'immensa ricchezza offerta dall'Archivio Vaticano le scarse 
notizie, che si potevano qui e colà racimolare, non avevano 
grande importanza, o almeno non controbilanciavano di certo 
l'immane lavoro della ricerca. La ricerca ei*a del resto già ab- 
bastanza ardua per l'An^hivio Vaticano, come i)Ossiamo cre- 
dere, pensando che le bolle di un solo p<mtefice, (ìiovanni XXII, 
raggiungono nei Regesti la somma immane di 00,000 incirca! 
Queste ragioni sono evidentemente gravissime. Peraltro biso- 
gnava che qui avvertisse il fatto. 

Ciascun volume si inizia coll'iiiventarìo dei documenti, 
<-olla .serie degli incipit, coH'indice analitico delle materie. Essa 



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52 RBCISNSIONI E MOTB BIBLIOGRAFICHE — C. CIPOLLA 

poi si chiude colla serie dei Minoriti elevali a prelature, fuori 
deirórdine, coirindico dei nomi dei frati, e con un indice topo- 
grafico. Non vorrei affermare che, fatta astrazione della indi- 
<*ata serie dei Minori elevati a prelature, j^^li indici siano fatti 
nel modo che meglio giova alle ricerche. Si comprende che il 
ì\ Eubel aveva le mani legate, ancorché non mi sembri che 
il sistema da lui seguito corrisponda proprio a quello dei suoi 
predecessori. Ma d'altra parte, non è men vero che un indice 
predisposto secoli addietro, con uno scopo sostanzialmente mo- 
nastico, mal può bastare agli usi più generali ai quali ora il 
P. Eubel rivolge i suoi due ponderosi volumi. È sopratutto nel 
rindice topografico che questo difetto, a mio parere, si rico- 
nosce. Ben si potrebbe dunque desiderare una maggiore abbon- 
danza di riferimenti. Xel tempo stesso vuoisi ancora avvertire 
che le divisioni e le suddivisioni, tra cui questi indici sono spez- 
zati e frastagliati, incagliano le ricerche. Vorrei augurarmi 
adunque che ai prossimi volumi venissero aggiunti indici che 
fossero veramente locupletissìmiy come un tempo si usava dire, 
e di più maneggevole uso. 

Ma questo conta assai poco. Ben è invece a rallegrarsi 
coirOrdine dei Minoi'i e col P. Eubel, che ci abbiano dato un 
<'Osi prezioso contributo per la storia della Chiesa, della società 
civile, degli studi, durante quel periodo fortunosissimo, che è 
i'ontrassegiiato dalla dimora dei papi in Avignone, dai tumulti, 
e dalle eresie sconvolgenti furiosamente l'Italia. 

Carlo Cipolla. 



(ìIACINTO ROMANO, Niccolò S/)fnefiì da Glniùmizzo, dfplo- 
'ìnatlco del secolo XIV. Napoli, Pierro e Veraldi, liX)*J, in-8, 
pp. xii-(346, con tavole. 

21). — A render conto degnamente di questo libro bisogne- 
rebbe molto i)iù spazio di quanto possa venirmene concesso dalle 
abitudini della Rivista: non mi propongo perciò di scriverne 
una recensione, ma solo di darne un cenno sommario per se- 
gnalarne» r importanza grandissima, i molli pregi e V orditura 
genei-ale, aflinchè ogni studioso non soltanto s' invogli di leg- 
gerne, ma si persuada ch'esso è ornai indispensabile a chiunque 
intenda tenersi al corrente degli studi storici italiani. Esso è 
veramente un «contributo alla storia ì)olitica e diplomatica della 
seconda metà del Trecento», ed un contributo di primo ordine. 



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BASSO MEDIO BTO — G. BOIIAKO 53 

tale da poter servire molte volte a dirittura di guida nel labi- 
rinto delle intricatissime vicende di quel tempo. 

La figura dello Spinelli, rimasta per tanto tempo immeri- 
tamente nell'ombra, cominciò a disegnarsi meglio, più cbe per 
im magro scritto di G. De Ninno, che considerò principalmente 
il giureconsulto giovinazzese, per gli studi del Jarry, del Valois, 
«lei Romano stesso e — mi si conceda il piccolo vanto — anche 
un pochino dello scrivente; ma tutte quelle erano notizie fram- 
mentarie, slej^ate : lasciavano intravedere T importanza del- 
l'uomo nell'età sua, ma erano ben lontane dal tracciarne tutta 
la molteplice e varia attività. Solo per le ricerche, ampie ed 
accurate, del Romano, anche s'egli od altri possa ancora aggiun- 
gere qualche particolare nuovo, la personalità dello Spinelli balza 
lìiori intera nella sua varietà dalle pagine di un poderoso la- 
voro, che ha questo pregio ora pur ti'oppo abbastanza raro, di 
unire alla mole del materiale raccolto la sapiente elaborazione 
e la felice esposizione di esso. 

Nato forse nel 1325, morto probabilmente nel 1396, certo 
avanti il 1309, Nicolò Spinelli, di antica ed illustre famiglia di 
(fiovinazzo in Puglia, riempi tutta V Italia e, fuori, anche la 
Provenza, della sua azione per circa tre quarti di secolo, in- 
uno dei periodi essenziali della storia nostra. Quesl' attività 
cosi gi'ande e cosi sparsa su vasto territorio, mentre porge da 
un lato facilità di trovar notizie in molte parti, rende dall'altra 
più faticose le ricerche e lascia sempre adito a trovar qualche 
novità. Il Romano, però, guidato da logica critica mirabile, ha 
potuto metter le mani, oltreché su un'antica obliata, ma note- 
volissima biografia, dovuta alla penna del secentista Matteo 
Vaira, su alcuni fondi che, a preferenza di ogni altro, dove- 
vano essere, ed apparvero veramente alla prova, ricchissimi di 
materiali sullo Spinelli, a Padova, a Bologna, nell'Archivio Va- 
licano, in quello di Marsiglia, per non accennare che i princi- 
pali. Egli ha potuto cosi non soltanto ricostrurre la vita di 
Niccolò, ma anche studiarne gli antenati, i collaterali e i di- 
scendenti, senza esagerazione ed agglomerazioni di minutezze 
inutili, ma dicendo di ogni generazione quel tanto che giova a 
compiere 11 quadro propostosi. 

Cosi un primo capitolo del libro del R. ci conduce, dalle 
origini della famiglia dello Spinelli fino al i)assaggio di lui allo 
Studio padovano (1350); indi un secondo lo considei'a come pro- 
fessore di diritto civile in quell'Università, poi in quella di Bo- 



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r>ì AECKNSIONl K N0T8 BIBLIOGKAPlCHlfi — F. OA BOTTO 

legna, e mostra la trasformazione dol giureconsulto in diplo- 
matico nel decennio I:i50-13(50. Cominciò Giovanni d'Oleggio a 
mandarlo ambasciatore all'Albornoz; poi lo sue missioni si 
moltiplicano, mentri» egli entra al servizio della regina (Uovanna 
(li Napoli e più tardi passa a quello della Chiesa. Quattro viaggi 
ad Avignone compiè Nicolò fra il 1360 ed il 1303; nel qual 
tempo fu in istrettissima relazione coirAlbornoz, il quale mostrò 
ripetute volte di apprezzarne degnamente i talenti e seppe va- 
lersi a tempo dell'opera sua (Cap. III). 

Questi rapporti fra il cardinale riorganizzatore dello Stalo 
della Chiesa ed il giureconsulto diplomatico si protrassero oltre, 
per tutto il periodo del soggiorno del primo in Italia. L' autorità 
dello Spinelli andava intanto sempre crescendo, talché nel 13<>7 
fu promosso Gran Cancelliere del Regno napolitano (Cap. IV). 
L'azione di lui in questo rilevantissimo ufficio è oggetto di lunga 
od accurata trattazione da parte del R., che lo accompagna in 
osso e nell'altra carica di siniscalco di Provenza in un capi- 
tolo (V) denso di fatti. 

Nel 1373 ha luògo una nuova riscossa angioina in Piemonte, 
capitanata dallo Spinelli con ampi mandati del Pontefice Gr(*- 
gorio XI: qui il R., narrando le imprese non più soltanto di- 
plomatiche, ma anche militari, di Nicolò, durante la guerra 
della Lega contio i Visconti e l'altra contro Firenze, fra il 1373 
ed il 1370 (Caj). VI), ha occasione di correggere parecchie cos(^ 
di storici recenti, ed io stesso sono lieto di riccmosccre che Tan- 
data dello Spinelli a (^uneo. secondochè narra il cronista antico 
del luogo, si deve ammettere come vera, anche se forse alquanto 
colorita da una tradizione omai leggendaria. Osserverò soltanto 
che questa ed altre notizie trovano soltanto la loro ragione ora 
che questo bel libro del R. gli ha dato modo di collocarle nel- 
l'insieme degli avvenimenti di quel momenjlo di storia. 

Tutta questa parte della vita dello Spinelli ch'era la men 
conosciuta, e in molti tratti ignota affatto, prima della publica- 
zione del lavoro del R., è molto interessante ; tuttavia Pimpor- 
tanza dell'azione di Nicolò negli anni successivi della sua vita, 
e l'interesse ch'egli desta nel lettore moderno, è ancora mag- 
giore. Anche qui, d'altronde, il R. ha portato largo contribuii) 
di novità degne di rilievo; sia nel capitolo (VII) in cui espone 
vari altri uffici ed incarichi avuti dallo Spinelli dall'arrivo di Gre- 
gorio XI in Roma al Congresso di Sarzana, ed esamina poi la 
parte avuta da lui nello Scisma (1377-1378); sia nel successive > 



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BASSO UKDIO EVO — P ORSI 0.> 

(Gap. vili), che discorre dell'opera di Nicolò in quel periodo 
fortunoso del regno napolitano ohe si estende dairiuizio dello 
Scisma alla catastrofe della regina Giovanna (1378-1384). 

I due ultimi capitoli del libro dol R. riguardano le relazioni 
dello Spinelli coi Visconti, o, più esattamente, la sua aziono 
al servizio di Giovan Galeazzo: è il campo franco, per cosi 
dirlo, degli studi del R., ed egli, naturalmente, vi spazia a 
tutt'agio e da maestro d'armi eccellente. Impossibile qui, come 
prima, scendere ad analisi più particolare, perchè lo spazio mi 
manca: ma il giudizio che ho portato di tutto il lavoro è, più 
che mai, applicabile a quest'ultima parte di esso. Notevole la di- 
chiarazione che il R. fa del pensiero informatore del suo libro: egli 
scelse la figura dello Spinelli come oggetto di si amoroso studio, 
perchè ne considerò l'importanza sotto un punto di vista degno di 
attenzione e di encomio. Lo Spineili ebbe a sua volta, come pen- 
siero dominante della propria vita, all'infuori dell'opera diplo- 
matica giornaliera, un altissimo concetto: la secolarizzazicme 
degli Stati della Chiesa. Questo concetto gli guadagnò la sim- 
patia del R., e, come al biografato, cosi non potrà a meno di 
attrarre al biografo la simpatia ed il plauso di chiunque si senta 
italiano- Oh, è pur tempo che la storia, severissima e criticis- 
sima nel metodo, miri però a fini più elevati che la mera e 
vuota erudizione, e che brilli fulgida in essa la coscienza civile! 

\Jn* appendice contenente alcune notizie sugli scritti e sui di- 
scendenti dello Spinelli, un centinaio di documenti ed alcune cor- 
rezioni ed aggiunte completano il volume. In una recensione 
minuta qualcosa si potrebbe aggiungere, qualche altra discu- 
tere: qui, dove sfugge ogni particolare, sarebbe appunto quel- 
l'affettazione di dottrina che dottrina non è, ma spesso cela un 
malsano desiderio di trovar biasimo là dove la verità comanda 
lode. Ed io, schietto sempre, sento il dovere che l'impressione 
di chi legga questo bnne cenno, sia che il mio animo vuol dar 
lode senza sofìstiche riserve. 

Ferdinando Gahotto. 



ORSI PIETRO, Signorie e Pìnncipati (ISOO-LjSO). Milano, 
Francesco Vallardi, 1902. 

30. — Per la seconda edizione della Storia politica d^ Italia, 
scritta da una società di professori, edita dalla Casa editrice 
dott. Francesco Vallardi, fu affidato l'arduo compito di narrare 



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50 BICSNSIONI B MOTI BIBLIOGRAFICHE — C. RINAUDO 

1(^ vicende delle Signorie e dei Principati al prof. Pietro Orsi, 
che già aveva fornito un breve riassunto dello stesso periodo 
SLÌVHistoire gènèì^ile di Lavisso e Rambaud. 

Dissi arduo compito, non per le questioni storiche ancora 
discutibili per deficienza di materiali, ornai copiosissimi, ma 
per la difficoltà di dare forma organica alla narrazione di av- 
venimenti cosi complessi, ora collegati fra di loro e ora indi- 
pendenti e svoltisi in tanta varietà di Slati. Ove prendere il 
filo conduttore attraverso la massa complicata di eventi, Viibi 
consistali, che valga di base a tutto Tedifizio? Ne l'impero» 
uè il papato, in piena decadenza politica, possono più valere di 
nucleo, attorno a cui rannodare le sparse vicende d'Italia; né 
è sorto uno Stalo tanto forte, che in certo modo accentri la 
vita della nazione; e neppure un principio dominante, tranne 
il generico della Signoria, è cosi egualmente diffuso nelle vario 
parti della penisola, da porgere un'unità ideale al racconto. 

Perciò il prof. Orsi, rinunziando all'unità organica del filo 
conduttore, ha ripartito l'ampio lavoro in dodici libri, intito 
landoli da un concetto o da un ordine di avvenimenti, che a 
lui parve predominante. Cosi denomina Ttamonto dei vecchi 
ideali gyslfo e ghibellino il periodo che 'corre dal 1300 al 1339, 
in cui assistiamo ai vani tentativi di Enrico V'II di Lussem- 
burgo e di Ludovico di Baviera per rialzare la dignità imperialo 
in Italia, alla traslazione della sede pontificia in Avignone, e 
alle prime leghe di equilibrio contro Giovanni di Boemia e gli 
Scaligeri. Democrazia e dispotisìuo intitola il periodo, che si 
estende dal 1330 al 1355; ricordando dall'una parte i moti po- 
polari di Genova, che portarono al dogato Simone Boccanegra» 
di Firenze, che condussero alla cacciata del duca d'Atene e dei 
Grandi dal governo della repubblica, di Roma, che esaltarono 
Cola di Rienzi al tribunato; e dall'altra parte richiamando il 
consolidamento della Signoria viscontea a Milano, dell' aristo- 
crazia a Venezia, del monarcato a Napoli con Roberto d'AngitV 
e Giovanna I. II libro III è detto Formazione di grandi Stati 
(1355-1377); perchè narra la restaurazione dello Stato pontificio 
per opera dei cardinali legati, i concentramenti signorili del- 
l'alta Italia, si in Piemonte come in Lombardia, il costituirsi 
delle compagnie di ventura, presto divenute veri stati militari 
nomadi. Il IV libro prende nome dallo Scisma d* occidente, 
ma non l'abbraccia per intero, estendendosi solo fino al 1399, 
mentre per necessità di cose abbraccia un complesso di fatti. 



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BASSO UBDIO BVO — P. ORSI 57 

indipendenti dallo scisma, come il tumulto dei Ciompi, la guerra 
di Ghioggia, la lotta fra Durazziani e Angioini nel Napoletano, 
gli esordi della potenza di Gian Galeazzo Visconti, le discordie 
genovesi e la sopravvenuta signoria francese. Il sogno d'un 
regno d'Italia.V^, credette potersi intitolare il breve periodo^ 
corso dal 1395 al 1414; perchè, tra le agitazioni politico-reli- 
giose dello scisma e gli intrichi complessi di svariati avveni- 
menti, gli parve eccellere l'azione di Gian Galeazzo Visconti e 
di Ladislao Durazzo, miranti, Tuno dal nord, Taltro dal sud,, 
alla conquista d' Italia. Tra la morte di Ladislao (1414) e la 
cacciata degli Albizzi da Firenze (1434) TA. colloca l'età d'ora 
dei condottieri ; invero tanto nella lotta per il regno di Napoli 
tra Giovanna II, gli Angiò di Francia e Alfonso di Aragona, 
quanto nella lotta per la supremazia nel bacino del Po tra 
Venezia e Filippo Maria Visconti la fortuna delle armi s' ap- 
poggia ai condottieri, dei quali tipici Muzio attendolo Sforza, 
Braccio da Montone, il conte di Carmagnola, omai desiosi di 
salire colle armi al principato. Il breve tratto, che va dal 1434 
al 1447, è detto Per V equilibrio imlitioo, forse senza motivo 
abbastanza plausibile; perchè infatti salienti sono pur sempre 
la continuazione delle lotte fra Angiò ed Aragona nel Regno, 
fra Venezia e Milano in Lombardia, con l'ausilio essenziale dei 
condottieri, tra cui omai rifulge Francesco Sforza ; mentre nei 
concini di Basilea e di Firenze continua a dibattersi lo scisma, 
non potuto spegnere nelle assise di Lucca e di Costanza. L'A. 
fa una sosta col libro Vili, rappresentando L' Italia verso la 
metà del secolo XV, ossia la repubblica Ambrosiana e Tinizio 
della signoria Sforzesca in Milano, i principati di Savoia, Sa- 
luzzo, Monferrato, Mantova e Ferrara, la repubbliche di Ge- 
nova e Venezia, la signoria dei Medici in Toscana, il papato 
umanista e nepotista, la dominazione aragonese in Napoli, Si- 
cilia e Sardegna. L' A. riguarda il periodo trascorso dalla pace 
di Lodi (1454) alla morte di Lorenzo il Magnifico (1492) come 
tempo di Pace e stabilità (lib. IX): non si può contestare, che 
rispetto all'età precedente la guerra sia meno frequente e gli 
Stati prendano maggiore consistenza; ma il tìtolo è forse troppo 
promettente, quando si ricordino lo lotte di Venezia col Turco 
e la guerra di Ferrara, i tentativi dei fuorusciti fiorentini e la 
congiura dei Pazzi contro i Medici, la tirannide e ruccisione 
di Galeazzo Maria Sforza, le aspre lotte dei Papi contro i signo- 
rotti e i frequenti assassinii, la congiura dei baroni napoletani. 



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'fS RECENSIONI B NOTE BIBLIOOBAFICUK — C. RINAUDO 

Il libro X è intitolato L'intervento straniero; ma in verità ne 
narra solo la prima fase, rappresentala dalla calat<^ di Carlo Vili 
e dalle spedizioni di hm^ì XII in Lombardia e nel Regno 
(1492-1504), alleato prima, nemico poi di Ferdinando il Cattolico; 
lion sono dimenticate le vicende della repubblica fiorentina col 
Savonarola e del tristo casato dei Borgia. La lotta contro 
Venezia, dalla formazione della lega di Cambrai al trattato di 
Noyon (1508-1516), occupa tutto il libro XI e gli dà nome; mentre 
il libro XII racconta la Lotta di predominio tra Fì^aixcia e 
Spagna, impersonata in Francesco I e Carlo V, dal 1516 al con- 
fjresso di Bologna e all'assedio di Firenze (1530). 

Lo schema del racconto suesposto rivela la dillicoltà di tro- 
vare ai vari periodi storici un titolo adeguato; il prof. Orsi, so non 
l*otè sempre trovare formolo sintetiche, che significassero tanta 
varietà di fatti, dimostrò però una certa genialità nel rintracciarle, 
come tentò ogni mozzo per col legare nel miglior modo possi- 
liile gli avvenimenti. Chiunque conosca la densità e la comples- 
.sità storica deir Italia noi secoli XIV e XV saprà apprezzare 
rimproba fatica sopportata o rinlelligento cura usata per sgom- 
brare le vie, sfrondare gli accessori, e mettere in vista i fatti 
e le persone, che sintetizzano la vita politica di quell'età, in cui 
si stava preparando l'Italia moderna. 

Sebbene il lavoro dell'Orsi sia ospositivo e non critico, tut- 
tavia TA. non trascurò di illustrare ciascun capitolo con anno- 
tazioni varie, dirette o alla citazione delle fonti e dei libri, che 
gli furono principalmente di scorta nel cammino, o alla ripro- 
duzione di alcuni passi caratteristici di documenti usati, o al- 
rillustrazionc di episodi appena accennati nel testo. Cosi pure, 
quantunque l'A. non pretenda propriamente ad opera d'arte, poso 
cura alla lingua e allo stilo, convinto, che da essi specialmente 
scaturisce la chiarezza, che è non solo ornamento ma condi- 
ziono essenziale della storia. C. Rinaldo. 



5. TEMPI MODERNI (1492-1789). 

CARLO CAPASSO, La j)0litica di papa Paolo III e Vltalia, 

Voi. I. Bologna, Zanichelli, 1902. 

31. — Lavoro diligente o lodato da persone competenti è 
lo studio del giovine prof. Capasso, che si potrà anche meglio 
apprezzare ad opera compiuta. 

Esaminati nell'introduzione i giudizi, in complesso punto 



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TBMPl MODCBNI — C. CAPA880 50 

favorevoli a Paolo III cinossi da sci-ittori conteniporaiioi o 
successivi, indicate le fonti edite ed inedite a cui si possono 
attingere le informazioni, riassunti i caralteii del cardinale 
Alessandro Farnese, TA. passa a discorrere del pontificato di 
Paolo III. Si potrebbe desiderare uno studio più largo sulla vita 
anteriore airelezione, ma non si può fare un appunto all'A. di 
non averne trattato in extenso, perchè tale non era il suo scopo. 

Dei tre periodi, in cui TA. divisela vita di Paolo III, ossia 
dall'elezione alla tregua di Nizza (1534-1538), dalla tregua al 
trattato di Grépy (1538-1544), e da questo alla morte del papa 
{ 1544-1549 ì, solo il primo è ai'gomento del presente volume. 

I primi atti del pontefice, sebbene volesse apparire neutrale 
tra Francia o Spagna, persuasero Carlo V della sua francofilia; 
ma presto dovette accorgersi Francesco I, che non si poteva 
lare a fidanza sopra un appoggio incondizionato di Paolo III. 
Anzi di fronte al pericolo turco e all'alleanza fianco-osmana 
si vide il papa inclinare in concessioni a Carlo V e patrocinare 
la lega cristiana ; onde fu in Francia creduto imperiale. Solo 
dopo molti maneggi il F'arnese riusci a rompere la rete in(^- 
strica||jle di raggili e di interessi, che si opponevano alla pace, 
e a indurre i due rivali al congresso di Nizza, che, se non 
ebbe i risultati, che se ne riprometteva, attestò la costanza 
del vecchio pontefice nel raggiungimento del suo scopo. L*A. 
seppe tener visibile il filo conduttore dell'opera sua attraverso 
i'venti complessi e complicatissimi, come la questione di Came- 
rino o dei Della Rovere, le vicende della spedizione di Tunisi, 
le trattative che seguirono la morte di Francesco II Sforza per 
Toccupazione del ducato di Milano, le faccende del nepotesimo 
e le turbolenze di Pier Luigi, la guei-ra di Provenza, le ripe- 
tute legazioni per la pace, le minacele di Solimano alle corti 
italiche, le pratiche per la lega ci'istiana, il convegno di Leu- 
cale, il congresso di Nizza e la tregua ivi pattuita. 

Lo sci'itto del C. non è riuscito a chiarire tutti i dubbi 
sulla politica, spesso tenebrosa ed ambigua, di Paolo III, fors'anco 
perchè non furono adoperati tutti i mezzi archivistici d'Italia (» 
fuori, specie del Vaticano, di Parigi e di Simancas; ma rap- 
presenta un passo notevole nelP illustrazione storica di quel 
pontificato ne' suoi rapporti colla condizione politica dell'Italia. 
Non è ancora possibil(\ dopo la lettura del 1** volume, afler- 
mare se sia stata provata la tesi dell'A., cioè che la politica 
di Paolo III debbasi spiegare come uno sforzo più o meno con- 



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(K) RBCBK810NI I VOTE BlBLI00B4riCUl — T. C. 

tiiìuo di mantoneiv per lo mcMio iualtorata l'osistoiito libertà 
d'Italia; ma iioii si può negare, che il congresso di Nizza otte- 
nuto dalla sua operosità politica fosse uu atto rispondente a 
tale programma, perchè costi'ingeva i due belligeranti ad un 
accordo sotto la sua sorveglianza. 

C. R. 



CARLO BERTANI, Pietro Aretino e le sae opere secondo' 
nuove indagini, Roma, Loescher, 1901 (In-8, pp. xvi-405). 

32. — Una monografìa compiuta sul Flagello dei Principiy 
che tanto ritrae nella figura e nelle opere sue dell'età ond'è 
tìglio e tanta parte ebbe negli avvenimenti anche politici con- 
temporanei, non può non interessare tutti gli studiosi, compresi 
quelli di storia civile. L'A. è un giovane animoso, che ha 
voluto, esordendo, provarsi in un'impresa assai ardua, tale 
da richiedere maggiore calma e ponderazione e maturazione. 
Tuttavia, anche cosi com'è, questo grosso volume , denso di 
fatti, grave di note, bisognoso di lima, attesta nel giovane 
scrittore una operosità non comune e una larghezza d'infor- 
mazioni degna di lode e potrà servire o a lui medesimo o 
ad altri per un'opera veramente definitiva. Non potendo qui 
addentrarmi in un esame minuto, pel quale sarebbe necessario 
discutere a lungo, rettificare ed aggiungere, mi restringerò 
a notare che il B., sebbene si dica «animato da una scru- 
« polosa devozione alla verità storica e non da int-endimenti apo- 
« logetici o paradossali > , si lascia andare ad ogni pie so- 
spinto oltre i limiti del ragionevole nel difendere e nel giustifi- 
care e nel giudicare favorevolmente e a tutti i costi gli atti e le 
parole del suo «eroe», proiettando invece una luce sinistra 
sopra i suoi avversari. Anche >rincresce che l'A., spinto dalla 
fretta, abbia sacrificato la seconda parte del suo lavoro asse- 
gnata allo studio degli scritti aretineschi, ond'è evidente la 
sproporzione fra questa parte e la prima, contenente la F«to del- 
l'Aretino. Mi preme ciononostante rilevare, a scanso di mal- 
intesi, che anche con tutti questi ed altri difetti non lievi, fra 
il presente volume e quello del Gauthiez c'è un abisso di mezzo. 

V. G. 



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TEMPI MODBRNl — K. PULRJO 01 

ETTORE PULEJO, Un umanista Siciliano della prima metà 
del sec. XVI (Claicdio Mario Aretio), Acireale, tip. del- 
TEtna, 1901 (In-8, pp. 02). 

33. — Non sappiamo perchè, mentre nel corso del suo studio 
l'A. adotta la forma italiana ArezzOy nel frontispizio adoperi 
Taltra, crudamente e inutilmente latinizzata anche nella grafia, 
a quella stessa guisa che scrive sempre Navagerio. A parte un 
cosi minuscolo particolare, va lodato il P. por avere ripreso 
questo soggetto, dandoci una completa illustrazione della vita 
e delle opere dell'umanista e patrizio siracusano, delle cui Ob- 
servantii aveva trattato sino dal 1898. L'Arezzo, votato alla 
causa spagnuola, onorato del titolo di «cronista imperiale», 
viaggiò per buona parto d'Europa, parecchi anni fu alla corte 
di Carlo V, che accompagnò in Italia al Congresso di Bologna 
del 1530, e poscia in Germania. Ritiratosi a Messina, che al- 
lora era forse il centro magj^àore della coltura Siciliana, vi 
compose lo più notevoli fra lo sue opero, o sembra morisse poco 
dopo il 1575. Datosi con grande forza agli studi classici, ai la- 
lini soltanto, dacché era un umanista a mozzo, ignaro del greco, 
dopo avere scritto prose o versi nella lingua del Lazio, accor- 
tosi, un po' tardi, a dir vero, del destino ineluttabile del vol- 
gare, si volse a studiare la nuova lingua e la letteratura d'Italia 
vecchie oramai di più che ti*e secoli, e osò proporre con lo Obser- 
vanta un suo temerario disogno di grammatica siciliana, tanto 
storicamente curioso, quanto vano e inadeguato. Di questa scrit- 
tura dell'Arezzo, come delle altre latine (carmi, Le sita Hispa- 
niae, dialoghi ecc.) il P. ci offre un' accurata disamina e un 
giudizio oquanimo, che giungo opportuno a sfrondare le esagera- 
zioni di certi apologisti antichi e moderni. Per le Canzoni, che 
di siciliano hanno poco più della forma metrica, egli accetta la 
severa sentenza di Vittorio Rossi. Ciò che scrivo del De situili- 
spaniae e delle relazioni del suo autore con la penisola iberica 
e con la consimile letteratura corografica, va aggiunto ai pre- 
gevoli Apuntes sobre viajes y viajcros por Espana y Portugal 
del nostro Farinelli, la cui conoscenza gli avrebbe giovato. 

V. G. 



GUSTAVO CAPONL Vincenzo da Filicaia e le sue opere. — 
Prato, tip. Giacchetti, 1901. (In-8, pp. 430). 
34. — E' una vera e propria monografia questa con la quale 

un giovane studioso fa le sue prime armi e, in complesso, vft- 



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r 



ItS RECENSIONI B KOTB BIBLIOGRAFICHE — Y. C. 

tiiriosamente. In una larga e, forse, troppo verbosa Prefazione si 
jiassano in esame gli studi d'indole biografica e letteraria che 
lurono pubblicati sul Filicaia. Dei cinque capitoli, ond'è formato 
il libro, il primo ne illustra la vita giovanile, con minor no- 
vità di notizie che non fosse lecito aspettarsi; il secondo tratta 
delle liriche storico-politiche in attinenza con gli avvenimenti 
che le ispirarono; il terzo discorre le relazioni, personali e 
f>i>etiche, che il Filicaia ebbe con Cristina di Svezia; nonchèle 
^ue elegie, i suoi oflici sostenuti in Volterra, in Pisa, e in 
Firenze, e la sua attività quale accademico della Crusca, del- 
r Accademia Fiorentina, degli Apatisti, dell'Arcadia, nonché al- 
(une poesie varie. La rimanente produzione letteraria (liriche 
itjorali e religiose, egloghe, carmi latini, lettere famigliari ) del 
nostro poeta offre materia al cap. IV, che si chiude con una 
bibliografìa dei codici e delle stampe delle rime. Da ultimo 
(rap. V) si considera il valore estetico del Filicaia poeta, ed in 
un'abbondante Appendice si pubblicano saggi svariati di rime, 
*I[ lettere, e di lavori inediti e un curioso RagiOìtaineniOi reci- 
tato nel 1705 alla Crusca, dove l'illustre senatore monta sui 
trampoli d'una retorica accademica fatta di secentismi, di va- 
juloquio e, non parrebbe vero, perfino di reminiscenze dantesche. 
Verso il Filicaia, cosi diversamente giudicato, l'A. si sforza 
(Tessere imparziale, fondando il proprio giudizio sopra un esame 
quanto più largo e coscienzioso gli è possibile della sua pro- 
duzione poetica, considerata in se stessa e nelle sue attinenze con 
quella anteriore e contemporanea. Lo difende bene dall'accusa 
lii plagio che con la sua critica avventata e strampalata gli 
uveva mosso il Guardione e tempera i giudizi che sulle liriche 
|iolitiche morali aveva espresso il Castellani. Rileva le deri- 
vazioni bibliche delle canzoni d'argomento politico-morale-reli- 
gioso; contro l'asserzione del Salvini, dimostra che il Filicaia, 
lungi dall'essere un imitatore di Pindaro, non ha nulla a che fare 
con la tradizione classica greco-latina, anzi è «di fatto e di 
intenzione anticlassico », mosso a ciò non da propositi estetici, 
ma dal sentimento religioso. Le derivazioni dantesche trova 
relativamente scarse in lui; assai più numerose, quelle petrar- 
rhesche, senza che per questo il Filicaia possa dirsi un petrar- 
chista nel vero senso della i)arola ; numerosissime poi le tracce 
ilei Tasso, le quali l'A. viene, come sempre, additando con gran 
fliligenza. Da questa disamina giunge alla conclusione che il 
suo poeta è quasi solo un mosaicista. Ma in questo mosaico 



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TKHPl UODBRm — AMT ▲. BKRNARDY (33^ 

avendo notato in ^ran copia i pezzi tolti dal Marini e dai suoi 
secaci, egli finisce col dare al nobii senatore fiorentino un batte- 
simo inaspettato di marinista, anzi di seguace della « maniera più 
secentistica dei Seicento > (p. 393). Nel che si accosta al Belloni, 
il cui volume vide la luce quando il suo lavoro era compiuto 
(p. 303 n.); gli si accosta, ma lo oltrepassa, anzi va, secondo 
me, troppo oltre. Vero è che dai numerosissimi riscontri, con 
tanta pazienza raccolti dal G. e che facilmente si potrebbero 
accrescere, si desume la prova più sicura che questo cultore 
dello Muse... e deirarte musiva era privo quasi affatto di in- 
dividualità artistica, di originalità schietta e profonda, era an- 
zitutto superficiale spirito e superficiale poeta. Appunto per 
questo era costretto a vivere d'accatto e di prestiti. Niuna me- 
raviglia quindi ch*egli prendesse a pieno mani dalla Bibbia e 
dal Petrarca, dal Tasso come dal Marini e dal Preti, usando 
ed abusando, con una monotonia stacchevole, di formule stereo- 
tipate; onde non lo direi marinista più che petrarchista, sebbene 
la sua debolezza e la sua superficialità lo portassero natural- 
mente a risentire di più gli influssi ancor forti del marinismo. 
Concludendo: il G. che aveva respinti come «falsi» i giu- 
dizi del Baretti, del De Sanctis e del Settembrini, è venuto a 
pronunciare una sentenza che si allontana da quelli assai meno 
di quanto egli forse non creda. 

V. G. 



AMY A. BERNARD Y, Venezia e il Turco. Firenze, Givelli, 1902. 
35. — Intorno a questo lavoro ha già pronunziato il suo- 
giudizio il Villari, il quale, pur lodandolo nel suo complesso, 
ha notato non essere esente da difetti di sostanza e di forma. 
In esso Tautrice ci rifa per sommi capi la storia della guerra 
di Venezia contro i Turchi dall'anno 1043 alla pace di Garlowitz 
del 1699, servendosi di ricerche fatte direttamente e accurata- 
mente neir Archivio di Stato di Venezia. Le condizioni in cui 
allora si trovava la Repubblica; le difilcoltà che lo venivano 
dalle gelosie dogli altri Stati e specialmente dalla Francia, alla 
cui prepotenza in Italia ossa ora ormai l'unico ostacolo; i difetti 
antichi e recenti negli uomini, negli ordini, nei disegni; le de- 
bolezze, lo viltà e gli errori militari e politici che si rivelarono 
in questa lunga guerra, pur in mezzo ad atti eroici o a lampi 
di sapienza politica; il sagrificio di Venezia agli egoistici inte- 
ressi deirAustria: tutto in questo lavoro è messo in evidenza,. 



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'•^r 



f54 BKCICNSIONI iC NOTI BIBUOGRAFICHR — O. SANGIOROIO 

:?;empre riguardo allo cause e alle consojjruenze, e tufto sufll- 
i^entemente docuniontato, quantunque» in generalo, i documenti 
siano tutti o quasi tutti attinti da fonto veneziana, e quantunque 
in certi giudizi il criterio dei tempi coda un poco il posto a 
una soverchia modernità o attualità di veduta. Certo, i fatti 
«sposti erano noti, ma non altrettanto noti erano molti episodi, 
molti parlicolari, molti rapporti tra l'uno e l'altro; cosi che la 
cognizione di essi fatti riesce più piena, più precisa, più ragio- 
nata. E in ciò Tegrogia autrico mostra una larga conoscenza 
non solo doUa storia veneziana, ma, come già osservò il Villari, 
di quella doU'intora Europa, conoscenza di cui essa si giova 
con molto acume critico, riuscendo a dare nella storia generale 
il giusto posto alla sua storta particolare. 

A. Battistella. 

E. BOTTINI-MASSA, La Sardegna fiotto il dominio spagnolo. 

Sa^jjcio stori(?o. Torino, Clausen, 11X)2. 

36. — Il barone Pallavicini, fattone Viceré, vi giunse dalla 
Sicilia il 10 luglio del 1720 con sotte battaglioni e coi dragoni 
di Piemonte, ricovette l'omaggio dei tro Stamenti, o giurò in 
nome di re Vittorio Amedeo II l'osservanza dello Statuto «au- 
gurio di più sereno di». Ma intanto la povera Sardegna aveva 
patiti i suoi trecentonovantasei anni di servitù!.... 

E' di questo melanconico e lungo periodo di vita oppressa 
e vile che l'egregio professor Bottini si occupa noi presente 
Saggio. «Saggio nel senso proprio della parola: quale mi è 
dato ( seri veci esso da Fano ) offrire dai documenti che, durante 
Tanno del mio insegnamento nel Liceo di Cagliari, potei con- 
sultare nella Biblioteca universitaria, nell'Archivio di Slato e 
noirAr(*hivio comunale di quella città. Altri, è il juio fervido 
voto, prenda a trattare più vastamente e più degnamente l'im- 
portante soggetto. E' prezzo dell'opera, ed è quasi un obbligo 
verso quella cara terra italiana che tanto ha sofferto e che pure 
tanto ha meritato della nostra unità nazionale, di cui fu, si può 
dire, la culla ». La culla, proprio non oserei ripeterlo, ma è 
corto che la Sardegna è stata la patria onoranda di molti alti 
intelletti. Simmaco, Bruno da Thoro, gli Auria, i d'Arborea, 
Alag(m, Angioy, Azuni, Tela, Manno, Spano, Martini, Villama- 
rina, Aniat, Siottopinlor, Pais, altri informino. 

Lo Studio, pregevole appunto porche lavorato sui documenti, 
va diviso in tre parti, che si conseguono, e che discorrono 



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TKMPl HODBBNl — K. BOTTINI-MASSA 65 

colla giusta misura doirocoupaziono aragonese ( 19 giugno l:i24 ) 
e della lotta per Tindipendenza dell'isola, nella metà del secolo 
XVI e nel principio del XVII secondo le relazioni dei contem- 
poranei Arquer e Garrillo, e della Sardegna direttamente sotto 
il (foverno Spagnuolo dal 1478 al 1713. I pochi anni che cor- 
s(M'o da quello del Trattato di Utrecht al- succitato 1720, risola 
dipese dall'Austria, non gran che migliore della monarchia di 
Filippo Borbone. 

Duro e desolato fu invero dal Mille al ventiquattresimo del 
1300 il prolisso periodo delle tirannidi indigene dei Giudici, 
delle gare feroci di Genova e Pisa entrambi cupide del dominio 
dell'isola e del danaro delle città, esse pure rivali fra loro e 
nemiche, e delle pretese ostinate e astiose di primazia anche 
nelle cose cicili esercitate dal Papato prei)otente in contrasto o 
d'accordo coU'Impero a sua volta provocante e rapace. La 
forza prevalse sempre in quelle età torbide su ogni diritto di 
popolo e di privati. Pochi i liberi, meno ancora gli affrancati, 
i più degli abitanti (circa centocinquantamila) erano come servi 
della gleba; e su questi e sugli affrancati gravava tutta l'im- 
posta. 1 servi venivano anzi spesse volte trattati come le bestie: 
e lo si legge nel Tola là ove è detto, per esemi)io, che il giu- 
dice Torbeno di Lazon comperato da tal Dorrubu un cavallo di 
pelo rossiccio gli cedette in cambio alcuni servi e varie terre I 
Lauti i censi che si tributavano, nolenti o spontanei, alla Chiesa 
sempre, e spesso agli Imperatori. Barbarossa, in S. Siro pavese, 
coronò di sua mano Barisene qual re di Sardegna per il dirozzo 
di quattromila marchi d'argento, fra gli applausi dei guelfi di 
Genova e le fiere lagnanze dei legati pisani, che gli rinfaccia- 
vano la mal premiata loro fedeltà ghibellina ; ed il medesimo 
Barisone si vincolava da li a pojo ^^vmiv'xhwio dì oniiitudine 
a Genova aiutatrice. Gomita 2* giudice d'Arborea, e Gonnario 2^ 
regalarono ai (Capitoli di S. Lorenzo ligure e di S. Maria in 
Pisa, chiese, vaste estensioni di coltivo e abitati, vene argenti- 
fere, miniere e armenti, pur d'esserne favoriti e protetti. Michel 
Zanche, che baratlier fu non picciol, ma sovrano, offese il buon 
nome di Enzo re di Torres e di (rallura, spadroneggiandovi 
tanto e si da ribaldo che a dir di Sardigna là neirinfei-Jio le 
male lingue degli altri rei « non si sentono slanche ». Il 1258, 
Cepolla, giudice di Cagliari, istituì per sua erede assoluta la 
Lionessa del mare. Trentotto anni dopo, il timore di perdere 
l'ultima sua autorità sulla Sardegna (e i suoi antagonisti erano 
JRivista sforna italiana, 8a s., n, 1. ."> 



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06 RKCI£NS:ONI U NOTR CIBLIOGRAFICUK — 0. SANOIORGIO 

precisamento i trioufcitori della Mcloria!) fu in Bonifacio Vili 
di tanta possanza che ne cedelte senz'altro rinvestitura a 
Giacomo li di Saragozza!... 

Da codesto giorno tristissimo, derivarono gli altri jruai che 
Sardegna pati, i^li egoismi traditori di Ugone III, le guerre in- 
testine, la signoria sanguinosa degli Aragonesi. Invano tenta- 
rono resistere allo straniero i montanari delle Barbagie, Ga- 
spare Auria e i forti che militavan con lui, e quei d'Iglesias e 
d'Alghero. Eleonora la grande, tenne invano ben alta in Ori- 
stano la sua fronte d'Italiana, e davvero ci è scarso il conforto 
del rileggere anche qui nel Bottini ch'essa morta si raccolsero 
intorno al suo feretro illustre le centoventi bandiere da lei 
conquistate agli Spagnuoli. Sanluri resistette inutilmente. Il 1477 
la peste uccise 16 mila di Sassari, \^ primogenita. Invano Leo- 
nardo d'Alagon venne sui campi di Macomer airultima sfida 
con Nicola Garros viceré, il 19 maggio 1478, qitredò de todo 
punto Sardena, e le forze e le speranze dell'isola rimasero 
alla discrezione insaziabile deìVavara pot^ertà di Catalogna, 

La terza parte ha il suo commento nella seconda, che 
infatti la precorre e la compie. Ben fece, ad ogni modo, il Bot- 
tini a ripreseutare i giudizi! che dell'isola e de' suoi tormen- 
latori espressero, nella metà del sec. XVI, Sigismondo Arquer, 
e il 1611, Martino Carrillo. Cagliaritano e protestante il primo, 
aragonese e canonico l'altro, entrambi concordano nel descri- 
vere i costumi e i difetti degli indigeni, e più gli errori e lo 
colpe dei Viceré e dei loro, ed entrambi (^onchiudono chiedendo 
ghistizia e riforme. Il secondo, anzi, afferma che ha istruiti, 
durante i sedici mesi della sua visita in nome di Filippo III, più 
di sessanta processi, alcuni dei quali eccedenti le niille pagine ; 
e «chi sa quante di quelle carte, dopo la sua partenza, resta- 
rono senza effetto, e quante disperse per gli archivi sardi e 
spagnoli, attendono ancora una sentenza!». Il primo accusa 
anche d'ignoranza i sacerdoti ^n tanto che é raro trovare fra 
essi chi intenda la lingua latina» e solo ad essi erano afTidati 
gli studii, « filtri ammirandi a far gl'ingegni ottusi ». E il Carrillo. 
e TArquer deplorano il peccato ereditario e forse indelebile dei 
Sardi di non voler far essi il proprio commercio, e lo stato 
miserevole dei campi cui difettando il capitale nulla giovavano 
la potenza del clima e la feracità naturale. Oggi ancora, se non 
vi mancano, certo vi scarseggiano « quelle classi studiose, che 
intrecciandosi al commercio, alla possidenza, all' industria^ 



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\^^^yf^yr: 



TKMPl MODKBUI — E. BOTTINI-MASSA 67 

all'agricoltura, fanno la parte più vitale dello nostre so- 
cietà (1)>. 

Importante è pertanto la parto terza, che risponde molto 
airobbietto del lavoro, di cui ripete il titolo. E' dessa perciò- 
non altro che la esposizione semplice e particolareggiata del 
malvagio e incosciente governo dei Viceré, piuttosto personaggi 
da pompa, che uomini di Stato, e requisitoria più terribile non 
si poteva senza dubbio dettare contro quei rilassati e rapaci 
non d'altro incaricati che di ostentar rigidezza, ogni cosa invece 
concedendo ai faccendieri ed ai facinorosi. Istnimenti irrespon- 
sabili di una politica tisica insieme e dionisiaca, e servi turpe- 
mente devoti al Gran Cancelero, i Viceré (eccettuatone qualche 
tempo il Yenno) non si occuparono che dello spremere inesora- 
bili e raffinati danaro e sempre oro, con queirarte del chiedere 
obbligando, nella quale gii Spagnoli furono maestri, estorcendo 
ai Bracci donativi ogni volta maggiori. L'ufficio di «Thesorer 
administrador gendral » divenne presto Tanibito e il comperato 
dai disinteressatissimi che s'affannavano, poveretti, là in Madrid 
e qui in Cagliari por el sermcio de su 'Mayestad! 

Non è che il popolo sardo non alzasse a tratti unanime la 
sua voce a domandare equità e a protestare contro gli abusi e 
le violenze, ma le querele, ahimè, non avevano ascolto mai, o 
se ottenevano qualche volta un simulacro di risposta questa 
era un rimbrotto sprezzante e peggio un rincrudimento di 
angherie e dispotismi. Al Governo ed ai suoi satelliti te- 
nevan bordone i nobili, appastati allo scoglio come i polipi. 
I militari, immuni essi pure da ogni sorte d'imposte, salvo 
s'intende la contribuzione al famoso donativo regio, traltavan 
risola alla guisa bruta degli Angioini in Sicilia. Dei cleri, 
il vero e il coniugato (che denominavansi clerici coniugati co- 
loro che avendo portato in gioventù l'abito sacro, pur passati 
ad altra condizione e divenuti anche padri di famiglia, rima- 
nevan tuttavia sciolti da ogni peso sociale e continuavano a 
godere delle immunità ecclesiastiche), dei cleri, dico, il coniu- 
gato e il vero, é superfluo aggiungere che venivan trattati come 



(1) Così sessanta o più anni sono, Cattaneo noi mirabile Discorso 
intorno la Sardegna antica e niod<M*na « <;he non domanda fosserva acuto 
il venerando Graziadio Ascoli nella sua magnifica lotterà al Pulló su Carlo 
Cfittaneo negli studi starici, Koma, Forzani, 10(X)), oj?gi ancora, quasi 
iìU'.nxì ritocc;o» — ; e l'A. sembra non Tablìia nenmian«^o «onsultato! 



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<jH KKCKNSIONI E MOTfS B16U00KAFICHB — 0. 8ANG10R610 

l)ersonc superiori alle leggi, non solo non pativano le gabdie 
comuni ma potevano esportare i prodotti delle terre loro senza 
pagare alcuna tassa, se gli ufficiali pubblici si permettevano 
qualche lieve arbitrio a loro danno il Viceré e i magistrati si 
affrettavano a farne le scuse e a risarcirn«li, tenevano la facoltà 
di esigere prestazioni d'opera, decime, ed adem])rivi, ed al do- 
nativo essi partecipavano en tant poqua quanUtat ( ebbero a 
confessarlo j>ersino il marchese d'Aytona e il duca d'Avellano, 
entrambri viceré) che si calcola contribuissero ciascuno appena 
per il sesto di quanto gravava su ogni altro suddito non ascritto 
alla casta sacerdotale. 11 Braccio reale cioè i paesi e le cillà 
direttamente dipendenti dalla Corona, faceva a sua posta, cosi 
•come i tre arcivescovi e i quattordici vescovi, il diritto e il 
dovere; — o dovere precipuo era l'esclusione dei nazionali 
dalle cariche influenti, e la surroga della lingua catalana alla 
dolce favella di cui i Sardi vantavano già i documenti più an- 
tichi. I/inquisizione crebbe nel secolo XVII a Stato nello Stato, 
« riusci si iniqua non solo contj'o i Riformati e gli Ebrei e i 
Maomettani ma anche 'contro i Cattolici meno superstiziosi, che 
rudienza dovette per un avanzo di decoro deplorarne gli innu- 
meri eccessi e le crudeltà. Eccellente nelTarte del dominare 
dividendo, il Governo di Spagna non volle e non seppe imporre 
<illra nnità che quella del calendario di Luigi (riglio ! 

Eppure, nel loro astratto, le leggi che presiedevano alla 
vita politica ed amministrativa della Sardegna erano buone. La 
(^arta de Logu, la cui prima redazione si fa risalire al temilo 
della gloriosa J^^leonora, comminava i-aramente la pena capi- 
tale ed anche questa solo a delitto riconstatato. Non vi era 
riconosciuto l'odioso privilegio della primogenitura, ed i beni 
erano in comunione tra i coniugi che non avessero stipulazioni 
dotali. Non si potevano diseredare figli o nipoti senza una cau.sa 
legalmente {)r()vata. Anche le Pranmiatiche Reali, e le Gride 
dei Viceré, erano in teoria le attestazioni di una cura sentita- 
mente paterna della felicità e degli interessi degli amatissimi 
figliuoli. Gli Atti del Parlamento isolano, rigurgitano ancor es^si 
di provvedimenli tutti benevoli e salutari, specie i)er i derelitti 
e i [)erseguitati... « Ma che potevan le leggi, quando nessuno 
vi poneva mano, e i mali (esempi venivan dall'alto, e uello 
stesso clero, allora onnipotente, erano costumi lutt'altro che 
<vsem[)larii'»... Meritava dunque quel governo scellerato di tìniro 
ilei modo che fini, senza un compianto; e giusto scrive il Ca- 



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TBMFL MODCBNI — B. BK&TANà 6D 

rutti che runico benefìcio recato airitalia dal trattato del 1720, 
fu appunto d'averle restituita una regione ormai per governo, 
coslume e lìngua dimntata spagnuola. 

I)R. Gaetano Sangiorgio. 



K. BERTANA, Vittorio Al/ie)'i studialo biella vita, nel pen- 
siero e 7iell*arte. — Torino, E. Loescher, 1902. 

:n. — Prima d'affrontar la lettura di questo libro forte ho vo- 
luto rileggere la Vita e i GiorìUili di Vittorio Alfieri, quelle fra 
le sue tragedie ove meglio egli rappresenta se stesso e non so 
quante più prose di lui. Nessun viatico mi è parso migliore 
che questo a giudicare rettamente d'un libro, ove un critico 
audace, possente della sua dottrina e della perspicacia sua, più 
possente ancora per un amore intenso alla verità, par quasi si 
diletti a denudare dinanzi a noi un eroe, che noi e per la 
«uggestione che ci viene dalle opere di hii e per quello (^he di 
lui i padri nostri avevano creduto, non vedevamo più se non 
attravej-so i nimbi di gloria che lo volavano agli occhi nostri. 

E cercavo anch'io se potevo scoprire quelVe^^oe cosi co- 
nregi i fu nella realtà della vita, prima che l'ammirazione dei 
posteri lo rivestisse di quel manto, senza il quale oramai non 
lo sappiamo più pensare. Un allro dio dunque che cade? 
un'altra religione che muore ^ 

» Che a foggiare l'Alfieri in quello special modo abbia ope- 
rato potentemente l'eredità familiare, sostennero da ultimo gli 
scolari del Lombroso, e forse è vero. Ma vero è anche che 
noi di cotesti ascendenti dell'Alfieri ben poco sappiamo di 
positivo, e senza dati positivi, di castelli in aria se ne possono 
far quanti si vuole; storia non si fa. E azione suiruomo do- 
vettero esercitare anche la razza e il paese di dove venne; 
ma dall'affermare ciò a voler nell'Alfieri il più sicuro e il più 
genuino rappresentante di quella o di questo, ci corre parec- 
chio. Chi cerchi piuttosto nella Vitti Ai lui e le notizie di questa 
integri con l'altre, che più o meno larghe, secondo le circo- 
stanze, potrà da altre parti derivare, vede facihnente che fin 
dai primi anni egli portò in se le stigmate, a dir cosi, di quello 
che sarebbe più tardi divenuto: malinconica nell'uggia della 
vita monotona e solitaria la fanciullezza; egli bambino caparbio, 
invidioso spesso, orgoglioso. Lo vede anche meglio nella vita 
di collegio, dove certo i piimi studi furono pedanteschi 



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70 KKCEMSIONI K NOTE BIBLIOGRAFICHE — U. COSMO 

e inni fatti, ma di dove anche usci più colto di quello che 
non abbia voluto lasciarci credere. «Con altra educazione e 
in altro ambiente, dove più diifusa e più tenuta in pregio 
l'osse stata la cultui-a letteraria, egli si sarebbe volto fin da 
principio agli studi, e avrebbe chiesto ad essi la soddisfazione 
delle ambizioni giovanili, che non poterono subito levarsi tanto 
alto*. Poiché negli studi non le trovò, costrinse le native ten- 
denze e « corse a gran carriera lo stradone dei vizi » ; non mai 
cosi peraltro da soffocare in tutto quelle tendenze, da dimen- 
ticare interamente quegli studi. 

Ah ! que' primi viaggi giovanili deirAlfieri ! Il Bertana non 
lo segue di tappa in tappa, ch'egli non s'è proposto di raccon- 
tarne tutta la vita; ma senza abbandonarlo mai d'occhio, si 
sofferma naturalmente in que' punti, dove, come a Venezia, 
una lettera inedita o poco studiata possa illustrare qualche fatto 
nuovo; dove, come a Napoli, alcuni versi argutamente messi 
a riscontro con la Vita possano far rilevare una contraddizione: 
in tutti que' punti, i quali o con la parola stessa della Vita o 
con quella degli ambasciatori piemontesi provino evidente, che 
quando egli si mise finalmente per la carriera delle lettere, 
« l'avviamento ad essa non era stato del tutto inconscio, ed egli 
l'abbracciò con preparazione certo incompiuta, ma non cosi 
digiuno di studi e sprovveduto di cognizioni e di idee e ver- 
gine d'impressioni e di gusto, come gli piacque far credere ». 

Queste ultime pai-ole minacciano di diventare un ritornello;, 
non è però che io annniri la figura rettorica della ripetizione: 
è che esse rendono a maraviglia lo stato d'animo dell'Alfieri 
scrivente la sua biografia: non mentire no, ma la verità adat- 
tare in tal modo che cooperi a rappresentare efficacemente quel 
tipo, quale egli volle e si figurò veramente di essere. 

Non menti nemmeno, anzi tanto meno, nella storia degli amori , 
veraci: più rispondente a verità forse nel racconto del primo che 
del secondo «intoppo amoroso», e in questo, clii lo studi alla 
luce di tutti i documenti, meno simpatico di quello che egli non 
abbia tentato di apparire. Incappò in una « terza rete », ma ne 
usci probabilmente con meno forti lotte e meno disperato dolore 
che la « Vita » non racconti ; si purificò finalmente nel « degno 
amore», che doveva essere il centro spirituale della sua vita 
di poeta e di uomo, e certo egli efficacemente rappresentò in 
prosa e in versi, ma certo anche nella rappresentazione ido- 
leggiò cosi ch(* rideal tipo dell'uomo ne usci avvantaggiato. In 



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TKBIPl MODKBKl — E. BKRTANA 71 

quanto alla storia.... questa la lesse ora sui docuinouti veridici 
il Bertana. Ahimè! tristi amori d'adulterio lutti questi dell'Al- 
fieri, per tempra, per influssi letterari, per l'età in che visse in- 
capace di legittime nozze, pur qualche volta, sia pure di passata, 
vagheggiate. 

Non alzo la voce con il Monti e rimpiango che il no- 
vello Egisto abbia profanato i letti d'Anglia; prima di lui 
altri gli avevano insozzati, e, quando vivrà con lui, la bella 
Luisa, poiché non potrà spartire il regno che non possedeva 
che nel titolo, spartirà con altri che non sia lui il letto; lo 
spartirà lui morto. Che colpa airAlfieri, se pur vantandosi nella 
lapide a lei preparata, di averla «ultra res omnes diiecta» — ^ 
«et quasi mortale mimen — constanter habita — et observata », 
s'invischiò, mentre ella ammirava Ibi-se i polpacci di qualche 
suo corteggiatore, s'invischiò in qualche altro -amorazzo^ Io 
non racconto, accenno, che questo è luogo appena da ciò; 
ve^a il lettore nel Bertana i quattro capitoli ove tutta cotesta 
miseria d'uomini e di cose è posta in nuova luce; e poiché di 
miseria ho parlato, vegga anche — leggendo il capitolo sulla 
«Donazione» che de' proprii beni l'Altieri fece alla sorella, — 
se proprio non sia questa la parola, che sale spontanea a carat- 
terizzare una situazione. 

Ma grettezze e adulteri non rattristano tanto l'anima quanto 
l'amareggiano le incertezze, gli scoramenti, e, diciamo pure, 
le viltà politiche dell'Alfieri. 

La fuga di lui e dell'amica sua da Firenze il 25 marzo 
1790 all'entrar de' Francesi rammenta al Bertana Don Abbondio 
e Perpetua all'avvicinarsi dei lanzichenecchi. Troppo spietato 
forse; ma certo anche l'Alfieri non era nato con im cuor di 
leone, e meglio che di Socrate il Leopardi avrebbe potuto scri- 
vere di lui che quantunque credesse abbondare «di quel coraggir> 
che nasce dalla ragione, non par che fosse fornito bastantemente 
di quello che viene dalla natura». Nemico ostinato della tiran- 
nide, vate della libertà, passò, scrive il Bertana, la sua vita 
tremando: certo poche volte si comprende meglio che studiando 
la vita e l'opera di lui, come tra l'espressione della vita e la 
vita di chi l'esprime non è punta necessaria identità. E se noi 
ci addoloriamo del non trovarla nell'Alfieri, è solo perchè leg- 
gendo la sua vita ci eravamo abituati a prendere per realtà 
quella che non era che una semplice espressione letteraria. 

Questa incertezza, questa contraddizione non è della vita 



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72 RKCRN8I0N1 C MOTE BIBLIOGRAFICHE — U. C08H0 

solo ma anche del pensiei'o e deirarte aUìeriana: e bene il 
Bertana dopo avere niagisiralmenle mostralo quali furono i 
«Momenti e i Fattori della conversione politica di lui», può 
in un secondo eai)itolo provare che le idee politiche svolte nelle 
Pi'ose e nelle Poesie minori non formano propiio, come parve 
al Mestica, una dottrina organica, ma involgono più che l'ombra 
di qualche contraddizione. Per formar quest'organismo mancarono 
a lui gli studi profondi e insieme anche le disposizioni mentali ; stra- 
tificazioni diverse di pensiero si sovrapposero Tuna all'altra, 
conclusioni diverso cozzarono, non si fusero mai insieme. Né 
solo in politica ma anche in religione, dove però contraddizioni 
e incertezze sono senza confronto meno notevoli, e la religione 
infine è sempre per lui più che un'idealità sentimentale una 
funzione politica e da questo punto di vista viene sempre giudi- 
<'ata. In una sola cosa l'Alfieri fu sentire conseguente a se. 
stesso: nel cullo alla patria, anche se egli non sia stalo il 
piimo a scoprirla. Ma nessuno l'avena cantata o cantava con 
quella « irresistihil fiamma» onde egli la cantò; nessuno per lei, 
meglio ancora che compor prose» e versi,... cieò un tipo d'uomo 
sul quale i suoi concittadini si avessero a modellare, dal quale 
dovessero derivarti la forza alla redenzione di lei. Aver creato 
questo tipo, se anche non si ebbe penne da raggiungern(» l'al- 
tezza e non virtù di concretarlo in se, mentre pur lo si voleva 
concretare; e l'averne gli Italiani sentita reflica(*ia, potente 
elTicacia, alla redenzione del proprio paese, è tal merito che 
basta a render immortale un uomo, a far che la patria gli 
debba essere grata dell'opera sua. 

Studiato cosi l'uomo e il pensatore è facile al Bertana in- 
tendere, e intendere meglio che tanti altri non abbiano fatto, 
il poeta. Egli non s'attarda a lungo su questa parte, si lo caccia 
il lungo tema e il limite assegnatogli dalPeditore, e le cose 
che dice ci fanno spesso nascere il desiderio di quelle che 
avrebbe potuto dire; ma se non tutta l'ai'te dell'Alfieri è stu- 
diata, la genesi di lei è senza dubbio sicuramente» fermata, 
(ìenesi che ad altri è piaciuto scoprire in lui stesso; e certo 
siMiza quel suo particolare temperamento d'artista nulla di 
fecondo avrebbe potuto fare; ma gli avviamenti all'arte sua li 
ebbe dal teatro a lui antecedente o contemporaneo, specie fran- 
cese; da questo dedusse modi e forme, da questo i canoni 
onde j'egolò il proprio. Più che tutto, naturalmente, potè sopra 
di lui il Voltaire. Ma le mie sono affermazioni e quelle d(d 



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TBHPl MODBBMl — E. BBRTANÀ 73 

Berlaiia soltilissìmc analisi, sia (*he egli studi la « Vocazione e 
l'educazione del poeta tragico», sia che appunto ne mettxi in 
luco i rapporti con il « Voltaire » stesso, sia che ne corchi 
anche più riposti «Antecedenti»^, o studi come gli stati «sog- 
gettivi » di lui 4c si riflettono » nelle proprie tragodio. Vero é 
anche che in tal materia ogni riassunto é impossibile, o la virtù 
persuasiva sta tutta nella virtù analizzatrice. Quando il critico 
ha dunque affermato ch(» é rimasto persuaso, ha insiomo fatto 
rologio di queiranalisi. Che se da questa analisi risulti «come 
la realtà che le tragedie alfloriane ritraggono é il più delle 
volte affatto soggettiva: che esse sotto specie drammatiche in- 
volgono un contenuto lirico », ne viene anche la logica conse- 
j;uonza dì studiare quelle forme di poesia ove questo contenuto 
Irovò la sua naturale espressione, gli é a dire le liriche 
stesse. Alba d'un giorno nuovo, lo chiama con felice metafora 
il Bortana; e della loro luce egli illumina Tultimo capitolo del- 
l'opera sua. 

Non a caso ho scritta questa metafora : che e qui e per tutti 
i capitoli antecedenti e nell'epilogo il Bertana ha pagine come 
(la anni non é frequente di leggere tra noi, e nelle quali infi- 
nite finissime osservazioni di psicologia e d'estetica provano 
quale intenditore d'arte sia chi lo ha scritte. Vorrei poter ripor- 
tare qui la pagina (533-34) ove egli assomma il suo giudizio 
sullo scrittore: e non per la valutazione» dell'opera di questo 
soltanto, che mi pare rigorosamente esatta, ma si anche per la 
forma oiìde questa valutazione è espressa. 

L'efficacia estetica d'un libro risulta anche dall'armonia 
delle sue parti; per amor di questa pertanto non rimpiango, 
com(^ troppi ho visto fare , che il Bertana non abbia scritto 
quello che forse per un momento pensò dovesse essere l'ul- 
timo capitolo del suo libro: «la fortuna dell'Alfieri». Certo 
piacerebbe anche a me sapere, e saperlo da chi ha studiato a 
fondo l'argomento, come l'Alfieri parlò alla fantasia del Parinì, 
del Foscolo, del Byron, del Leopardi, del Carducci; quali fra le 
^'onerose anime di giovani che santamente operarono per la 
patria, trassero da lui fiamme all'ai-doi-e che li spinse ad affron- 
tare sereni, dolori, sacrifici e morti. Tutte cose bellissime e san- 
tissime, non é dubbio, ma che proprio non era questo il luogo 
(li raccontare. Ufficio del Bortana era di dirci quale fu Vittorio^ 
Alfieri nella vita e nell'opera sua : quale ap[)arve ai post(M*i 
è tutt'altra ricerca. 



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i4 KKCKNSLOMl B KOTB BIBLIOORAFICHK — U. COSMO 

Non questa è la mancanza che vieta a questo grande o 
forte e bello volume, di salire fino alle altezze del capolavoro. 
Olielo vieta il mancare di quella serena simpatia per il sop:- 
gelU) che si tratta, la quale tutto l'investe e nella quale il 
lettore si posa appagato. Il Bert^na ha fatto, non c'è dubbio, 
rigida opera di storico: le debolezze che egli ha scoperto 
neirAlfieri furono, certo, di lui;. quelle incertezze, quelle con- 
traddizioni aduggiarono, purtroppo, l'anima sua; quell'atteggia- 
lUGuU) nel quale si volle mostrare ai posteri fu « un gesto » non 
altro che un magnifico gesto di attoi-e: ma il Bertana anche 
di farci notare quelle debolezze, rilevare quelle contraddizioni, 
di additarci quel gesto si com[)iace troppo. 

Egli è un sacerdote delh\ verità, un sacerdote della mora- 
lità, non c'è dubbio: ma insieme con il sacerdote di cosi auguste 
dee a noi piacerebb<^ trovale l'uomo che perdona all'uomo i suoi 
molti peccati per il molto bene che ha fatto, per il molto che ha 
amato. Cosi il libro del Bertana rimane un libro di scienza, non ar- 
l'iva ad essere in ogni sua parte opera d'arte. Molti sorrideranno, lo 
so, della mia aft'ermazione; ma la critica non esauri.sce tutta se 
stessa nell'accertamento scicMitifico; e quando un uomo da un ar- 
gomento che molti forse credevano esaurito trae tanta luce di no- 
vità e tutto l'illumina, quando profonde tesori di arguzia e di acuzia 
analizzando versi e prose che pur tanti altri avevano studiah», 
quando dai procedimenti suoi induce sintesi che anche ai più 
scettici paiono avere acquistata fissità di scienza; allora questo 
uomo, che sprezza ogni ricerca di effetto e intanto mirabil- 
mente l'ottiene, ha diritto d'essere giudicato a un'altra stregua 
che non sia la comune. K il rimpianto che sarebbe sciocco 
quando si tratta dell'erudito, il cui officio finisce con l'accer- 
tamento della verità, diventa legittimo là dove insieme con 
l'erudito e sopra di lui trovi il critico, che ricrea dentro al suo 
cervello la vita e l'opera del poeta che ha preso a studiare. 

Umberto Cosmo. 

6. PERIODO DELLA. RIVOLUZIONE FRANCESE (1789-1815). 

OIUSEPPE GOLUCGI, La repubblica cfi Genova e la rivolu- 
zione francese. CoriHspondenze inedite degli ambasciatori 
genovesi a Parigi e presso il congresso di Rastadt. Roma, 
tip. delle Mantellate, 1902. 

38. — Giuseppe Golucci, nato a Palermo il 28 agosto 1827, 



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PKBIODO DELLA RIYOLUZlOVB FRANCESE — G. COLUCCl 75 

:addetto appena ventenne alle pubbliche ainininislrazioni del 
regno delle Due Sicilie, questore e prefetto di parecchie Pro- 
vincie nel regno d'Italia, fu anche coltissimo uomo, e in par- 
ticolar modo amante degli studi storici: l'Accademia Pontauiana 
di Napoli e le Società storiche di Genova e Palermo l'ebbero 
a loro membro. Nell'ultimo periodo della sua vita attese ad 
illustrare la storia degli ultimi anni della i-epubblica genovese, 
e a tal fine raccolse una grande copia di documenti, che la 
morte sopravvenuta il 12 dicembre 1900 gli impedi di pubblicai'e. 

Raffaello Ricci, che fu in intima consuetudine col com- 
])ianto Coluccl, anche per soddisfare al desiderio della Società 
ligure di storia patria, pubblica ora in quattro volumi i docu- 
menti, raccolti dai Colucci, e ch'egli morendo lasciava già 
."Stampati sino alla metà del quarto. Il contenuto è chiaramente 
descritto dal Ricci nella sua prefazicme. 

«Questi volumi contengono tutto il carteggio degli amba- 
sciatori genovesi a Parigi, tolto dall'archivio ligure di Stato, a 
cominciare dal 1794. Appena l'infelice Luigi XVI fu condotto 
al patibolo, la Seienissima Signoria di (Genova dichiarava al 
suo ministro plenipotenziai'io presso il Re, il magnifico Cristo- 
foro Spinola, che la sua legazione era cessala. Gli sostituiva 
Bartolomeo Boccardi, che giunse a Parigi il 26 febbraio 179'i, 
e che per l'intelligenza e lo zelo col quale coltivò l'amicizia 
fra le due Repubbliche, venne elevato nel maggio del 1796 al 
grado di ministro. I rapporti di lui occupano i primi due volumi, 
e parte del terzo e del quarto. Dal 10 luglio 1790 al 10 luglio 
1797 anche. Vincenzo Spinola sciisse da Parigi, in qualità di 
incaricato straordinario, rapporti, che sono contenuti nel terzo 
volume; dove pure sono pubblicate le lettei'e, che dal P dicembre 
1797 al 9 aprile 1798 inviò da Parigi a (teneva il cittadino 
Giuseppe Bertuccioni, deputato del Governo provvisorio della 
Repubblica Ligure; nonché quelle, che dal 24 marzo 1798 al 
10 giugno 1799 scrisse da Parigi il cittadino Lupi, inviato stra- 
ordinario e ministro plenipotenziario del Direttorio esecutivo 
della Repubblica Ligure. Queste ultime occupano anche circa 
la metà del volume quarto, il quale contiene nelle rimanenti 
pagine un nuovo carteg<rio dii)lomatico del Boccardi, dal Li 
giugno al 6 dicembre 1799. Il Boccardi, andato al congresso 
di Rastadt per sostenefrvi gl'interessi di G(»nova, fu testimone 
dell'inaudita violazione del'diritto delle genti, commessa sotto 
i suoi occhi dagli ussari austriaci nella notte del 28 aprile 1709, 



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7() BBCBK8I0!fI B KOTB BIBLIOGBAriCHB — C. B. 

quando vitrliaccanicMite assalirono o Iriicidarouo duo doi plenl- 
IMilenziari fraucesi, cho, sciolto il ronirresso, erausi f)artiti da 
Hasladt i)ei' tornare in patria. Narra il Boccardi noi suoi rap- 
porti, con arando ofìlcacia, quella s<*ena di terroro». 

Osservatori sajxaci, dovendo soddisfare un }i:ov(M-no, che 
voleva essere iulbruiato di tutto, i rappresentanti liguri non si 
occupano solo dei rapporti tra la Ropubblica loro o la trancose, 
nia investigano tutta la vita di quol (Governo tumultuoso, e di 
coloro che lo rappresentano, spini^^ondosi fino ai particolari più 
minuti. Quindi è che lo loro lettere non sono ai-ido note diplo- 
matiche, misurate e solenui, ma rappresentano uoirinsiemo un 
diaiio della vit^ politica di Pai'i^i, dalla morte di I^ui^i XVI al 
i\ dicembre 1791); un diario obiettivo e sicuro, e in alcune parti 
anche ari^uto. Questa pubblicazione fu arricchita dal Golucci di 
pregevoli note bio<i:rafìcho per alcuni dei personaj?p:i principali, 
ricordati mn rapporti. 

Da queste soumiarie indicazioni è facile rilevare di quanta 
utilità possano tornare alla storia qu<'sli docuuK^nti: elementi 
di riscontro aji:li avvenimenti traucesi narrati da altri osserva- 
tori, giudizi sulle pei'sone e sulle cose della rivoluziono, spe- 
i-anzo e illusioni del governo genovese, maneggi .per conservare 
rindipend(»nza e condotta infida d(d Direttorio, svolgimenti) di 
numerose questioni secondarie non abbastanza chiarite da altrc^ 
fonti storiche. Il pregio dei documenti apparirà meglio, non ap- 
pena saprà valersene qualche intelligente studioso della storia 
genovese. C. R. 

J. DU TEIL, Rome, Naples et le Lirecioire; armistices et 
traitès {1796-1797), Paris, Plon Nourrit, 1002. 

:59. — In questo studio, che è uno dei migliori di storia 
tliplomatica del peì'iod(> rivoluzionario, usciti recentemente, il 
Du Teil, non nuovo a simili ricerche, prende a trattare un 
argomento molto interessante e sul quale può presentare docu- 
menti nuovi e nuove considerazioni. Nella introduzione esamina 
brevemente le relazioni tra la Francia e la Santa Sede e la 
Francia e le Due Sicilie dopo l'inizio della rivoluzione: l'assas- 
sinio di Ugo Bassville da un lato, il rinvio deirambasciatore 
Mackau dall'altro inasprirono uno stato di cose, che, data la 
i-iluttanza dei due govei-ni italiani a riconoscere la nuova repu- 
blica francese, doveva infallantemente condurre a lotte ai)erte. 
Iniziatasi la cam[>agna del 170(3, il Direttorio ed il generale 



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PKBIODO DKLLA RIVOLUZIONE FRAVCRSC — J. DU TKIL é i 

Bonaparte manifestarono riguardo all*aziono politica o diplo- 
matica intendimenti affatto contrari: Bonaparte che scriveva 
«ci vuole unità di pensiero, militare, diplomatico e finan- 
ziario», ossìa mirava a raccogliere tutti i poteri nello sue 
mani, scartando i commissari del Direttorio, Saliceti o Garau. 
riasci ad imporsi o la tonda del comandante in capo dell'e- 
sorcito d'Italia divenne, in corto qual modo, il vero ufficio 
degli affari esteri del Direttorio. Tanto che Buonaparte dirà 
più tardi ( nota manoscritta apposta a S. Elena sulla p. 23 del 
1" volume della Correspondancey ediz. Panckoucke) di esser 
stato vincitore <en dépit et au mèpris des instructions du gou- 
vernement». Prezioso collaboratore di Buonaparte nell'azione 
che fin dalla primavera del 1796 si preparò ad esercitare verso 
<rli Stati deiritalia centralo e meridionale fu Gacault, figura 
finora poco studiata e che il D. T. mette in piena luce. Segro- 
lario crambasciala poi incaricato d'affari a Napoli prima e 
durante gli inizi della Rivoluzione, era stato nominato agente 
della republica a Roma nel 1793, ma risiedette quasi sempre 
a Firenze, poi fu mandato a Genova a sostituire temporanea- 
mente Villars in attesa di Faipoult. Incaricalo di seguire le 
operazioni militari all'aprirsi della campagna del 171K3 e spe- 
cialmente di trattare coi patrioti piemontesi, fu raccomandato 
da Giusepi)e Bonaparle aironni[)Otente fratello come uomo 
attivo, zelante e profondo c(moscitore dolTltalia. Ed infatti il suo 
cartoo^io col Gomitato di Salute Pubblica e col Direttorio con- 
tiene ottimi apprezzamenti, eri in particolar modo una lettera 
del 9 maggio 179i) prevede tutte lo fasi della campagna. Cosicché 
non è a stupire che il generale Bonaparte si sia valso molto 
utilmente di lui. 

(ìli armistizi imposti da Bonaparte a Roma ed a Na]K)li, 
sli[)ulati a Brescia (5 giugno), od a Bologna (23 giugno), colle 
convenzioni sussidiarie di Pistoia (21) giugno) e Firenze (1* luglio) 
formano la materia della prima parto del libro del I). T. Spiccane» 
in queste pagine, oltre allo figure di Bonaparle e di Cacault. 
quelle dell'Azara, ambasciatore spagnuolo, agonie ufficioso del 
Papa, e del principe di Belmonto, ambasciatore napoletano, sul 
quale il dotto marchese Maresca ha fornito al I). T. indicazioni 
preziose, e col suo bel libro La pace dei 1796 ira (e Dite Sì- 
cilie e la Francia (Napoli, 1887) e con altre informazioni po- 
steriori. 

L'articolo 2" deirarmislizio di Bologna r(»cava che il Papa 



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/S BKCENSIONI B NOTE BIBLIOORAFICHB — 0. ROBKBTl 

niandei-ebbe al più presto possibile un pleaipòtenziario a Pa- 
rigi per ottenere la paco definitiva dal Direttorio. Fu nominato 
a tal uopo un abate Pieracchi, già uditore del nunzio Doria e 
rettore della chiesa di Garpentras. I negoziati non approdarono 
per rintransigonza di una parto, anzi della maggioranza del 
Direttorio (RewboU, La Revellière e Barras), di cui si lece il 
portavoce Delacroix, ministro dogli affari esteri, mentre la 
j minoranza rappresentata da Garnot e Lotourneur sarebbe stata 
propensa a trattare, mettendo lo basi di una specie di concordato. 

Ebbero miglior esito lo trattative aperte poco dopo dal 
principe di Belmonte, cho ebbe però, con una logica assai 
curiosa, a sentir enumerare dal Direttorio, tra le cause che 
tlovovano consigliare il governo napoletano a ricercare Ta- 
tiiicizia della Francia, questa : che i Borboni di Napoli non 
potevano dimenticare di essere debitori del trono al sangue od 
ai tesori dei Francesi. Ed in conseguenza esorbitanti furono 
Je pretese del Direttorio, che poi venne man mano riducen- 
rlole, cosicché si addivenne alla firma del trattato il 10 ottobre. 
Ma il vero Denn ex machina fu Bonaparte, che riuscendo a far 
prevalere gli elementi moderati sugli intransigenti, ottenne, non 
f^olo il ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra la Francia 
i-' Napoli, ma che si lasciasse a lui facoltà di trattare con Roma. 

La forza parte del libro del D. T. mostra il trionfo della 
frazione ^c intransigente» del Direttorio, onde Bonaparte, privo 
tloirappoggio di Garnot, rinunzia al progotto di concordato e 
[lersegue una politica ostilo alla Santa Sode, che avrà per con- 
seguenza il trattato di Tolentino e la creazi(me delle republiche 
sorelle, la romana e la partenopea. 

Bene informato delle recenti pubblicazioni italiane del Ma- 
resca, del Casini, del Rinieri, esploratore fortunato di depositi 
di documenti finora poco consultati, come gli Archivi degli 
Affari Esteri di Parigi, il D. T. ha scritto, lo ripotiamo, un 
libro di molto valore, uno studio di storia diplomatica, forse 
(fualche volta fin troppo minuto, ma importante quanto pochi 
altri, usciti in questi ultimi anni. 

OlLSEPPE ROHKRTI. 



RAFFAELE SARRA. La risoluzione reimblicana del 1199 in 
Basilicata, frammenti di cronache inedite. Matera, F. An- 
gelelli, 1901. 

40. — Soffocata) più che dallo armi regie dalla reazione popò- 



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PERIODO DELLA RIVOLUZIONI FKAMCBSK — A. ROSSOLA 7^ 

lare, fu il movimento del 1799 nelle prò vincie napoletane, secondo 
Tacuta opinione db\ Geci, che neiremetterla invitava gli studiosi 
locali a compiere le ricerche diligenti per ritrarre le condizioni 
morali ed economiche delle varie città in quei difficili momenti. 
A questo invito ha risposto, tra gli altri, il Sarra, che da ar- 
chivi pubblici e privati traendo un complesso di notizie, neces- 
sariamente un po' frammentarie, ma utili per chi si accingerà 
a valersi della preparazione monografica per scrivere la storia 
complessiva dei fatti del 1799, ha contribuito validamente allo 
scopo. In appendice sono pubblicati frammenti di cronache ine- 
dite e brani di atti notarili, che si riferiscono specialmente a 
Matcra, allora capoluogo della Basilicata. 

Giuseppe Roberti. 



AMILCARE ROSSOLA, La battaglia di Marengo secondo i do- 
cumenti pubblicati dal prof. E. Hiiffer, Alessandria, stab. 
tip. librario G. M. Piccone, 1902. 

41. — Il prof. Ermanno Hiiffer dell'uni versità di Bonn s'è 
occupato con molta diligenza ed acume del periodo 1799-1800. 
Del secondo volume delle sue Quellen zur Geschichte cles Zeit- 
alter s der franzósischen Revolution è riportato il famoso 
rai)porto che, tre giorni dopo Marengo, il Melas mandava a 
Vienna al conte Tige, vice presidente del consiglio di guerra. 
Essendo esso noto in Italia in traduzioni erronee, il Rossola 
ritenne opportuno darne, secondo il testo fornito dairHiìtfer, 
una traduzione più esatta, e vi aggiunse, traendoli pure dal- 
rHiiffer, altri documenti importanti per lo studio della battaglia 
di Marengo, p. e. la disposizione e il piano di attacco del Melas, 
una lettera (29 giugno 1800), forse del Radetzky, ad un amico 
sulle vicende della battaglia, appunti militari sulla battaglia 
stessa per opera del Neipperg allora Maggiore. Altri brevi do- 
cumenti completano T interessante pubblicazione che ha il merito 
di mettere in grado gli studiosi, cui non fossero accessibili i 
volumi deirHiiffer, di conoscere alcune fra le principali fonti 
austriache per la storia della battaglia di Marengo. 

(t. Roberti. 



NICOLA GABIÀNI, // passaggio per Asti di Pio VII e di Na- 
poleone I descritto da Stefano Incisa. Alessandria, stab. 
Piccone, 1902. 
42. — Poco, anzi quasi nulla posseggono gli Archivi comunali 



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8() RBCRNSlONi K NOTB BIBLIOORAFICHK — 0. BOBBBTI 

di Asti sui vai-i passaggi di Pio VII e di Nai>oleoiie I per quella 
città; forluiiataineiile ce ne ha lascialo diligente e compiuta 
memoria Tabate Stefano Giuseppe Incisa della Rocchetta, in quel- 
rottimo Giornale dal 1770 al 181ì^ che si conserva manoscritto 
nella Biblioteca del Seminario. Da questa fonte veramente pre- 
ziosa trae il Gabìani lo notizie che lo interessano, corredandole 
di note e suffra^^andole di qualche documento. Le notizie fornito 
dall'Incisa sono assai minute, come so<^liono essere quelle rac- 
colte dai cronisti locali; ma di tempi, in cui la stampa periodica 
o non esisteva affatto od era necessariamente cortigiana, pia<e 
sentire più libera voce. (tiuseppe Roherti. 



7. PEItlODO DEL RlSOIlGhMENTO ITALIANO (1815-1900). 

Hecenll pubblicazioni di F. Orlando, E. Masi, G. Vicini, S. Di 
Giacomo, I. G. Isola, D. Spadoni, Fr. S. Kraus, S. Lippi, 
N. Filangieri-Fieschi-Ravaschieri, e. Gazzaniga (T. II, 
Kraemer, // secolo XIX), G. B. Francesi a, E. Ferrerò, 
(t. Graziano, G. Corsi, A. Romizi, P. Ghio. 

43. — E' nota la pubblicazione intrapresa dal sig. Filippo 
Orlando di carteggi italiani, inediti e rari, antichi e moderni, 
pc^r concorrere a completare parecchi epistolari e per salvare 
da probabile perdita molte lettere sparse. 11 4** volume della 1' 
serie (1), teste dato in luce, ccmtiene una lettera di G. Acerbi, 
S. Betti, R. Gastelvecchio, G. Giusti, Leoni, Gostanza Perticari. 
A. Ranieri, N. Tommaseo, (t. P. Vieusseux, Gherardi del 
Testa, due di L. Gerretti, quattro di V. (Gioberti, nove di Ugo 
Foscolo, dieci di G. B. Niccolini, dodici di E. Montazio, ven- 
tuna di Pietro Giordani. Sebbene non offrano novità, è bene 
averle raccolte neirinleresse generale della coltura. 

44. — La signorina Eugenia Masi, per devozione lodevole 
alla famiglia materna, raccolse e ordinò molte notizie intorno a 
Giacomo Costantino Beltrami, ardito esploratore, omai imme- 
ritamente obliato (2). Nato a Bergamo nel 1779 attese agli studi 
giuridici e fu magistrato nel regno italico; stabilitosi a Filot- 
trano (provincia d'Ancona) nel 1815, dovette esularne defini- 



(1) FiLiri'O Oklan'do, Cartegifi italiani inediti o rari, antichi e mo- 
derni^ raccolti ed annotati. 1'* serie, IV. Firenze, Dittji oclit. U. Foscolo. 1902. 

(*2) Eu(rK.\[A Masi, Qiacomo Costantino feltrami e le sue esploraxioni 
in America. Firenze, G. Harb*H"a, 1902. 



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PlERIODO DKL UISORaiMIfNTO ITALIANO — 0. YICJNl 81 

tivamento nel 1821 ; recatosi iir Toscana, poi in Francia e 
Inghilterra, passò a New-York nel gennaio del 1823. Indi hanno 
I)rincipio le sue ardite esplorazioni lungo il corso del Missis- 
sippi sino alla sorgente del fiume, attraverso il Messico dal 
mare delle Anlille alle vette delle Cordigliere, e nell'isola di 
Haiti. Nel 1829 tornava in Europa; dopo quasi cinque anni di 
dimoj'a a Parigi e tre presso Heidelberg, nel 1837 rivide l'Italia, 
ove mori nel 1855. L'A., riassunta la biografìa del Beltrami, 
analizza le suo opere sulle peregrinazioni e scoperte, le que- 
stioni geografiche relative ai viaggi del B. nei bacini del Red 
Lake Rivei' e del Mississippi, la sua fortuna come scopritore 
delle sorgenti del Mississippi e del Rio Panuco. 

/i5. — Gioacchino Vicini mccolse in un volumetto un complesso 
di notizie e documenti, che contribuiscono alla storia delle som- 
mosse contro il Governo papale nelle quattro legazioni, special- 
mente nei primi anni del pontificato di Gregorio XVI (1). De- 
scrive la condizione politica delle legazioni dopo la rivoluzione 
del i831, la riforma dei Consigli comunali ordinata dal car- 
dinale Albani nel 1832 e la resistenza di Porli, punita con un 
barbaro processo e con una feroce sentenza: richiama le gesta 
del cardinale Rivarola e il famoso libello del principe di Canosa 
contro i liberali forlivesi; fornisce notizie biografiche intorno 
a undici membri della famiglia Regnoli e a parecchie altre 
vittime del governo pontifìcio; dà in luce documenti di vario 
genere, non del tutto inediti, concernenti i moti di Bologna 
e delle Romagne negli anni fortunosi 1831 e 1832. 

40. — La penna briosa di Salvatore di Giacomo narra, prima 
che scompaia la generazione dei contemporanei e Toblio avvolga 
persone e cose, una miriade di notizie, aneddoti e curiosità 
napoletane, segnatamente sul famoso 15 maggio del 1848 (2). 
La strada di Toledo, i caffè, le mode, Ferdinando II e le due 
regine coi confessori del re, la polizia e i gendarmi, la costi- 
tuzione co' suoi effetti immediati, i giornali improvvisati for- 
niscono molto materiale descrittivo: ma il perno della pubblica- 
zione sia nel ricordo dei particolari rifiettenli l'azione delle 
barricate del 15 maggio e le sanguinose conseguenze di quella 



(i) GiOACciriNO ViciM, Lo stato politico delie quattro legazioni p la 
ifOìnmossa di Farli nel 1832 con memorie biografiche d' una famìglia 
patriottica e nuovi documenti. Bologna, Nicola Zaniolielli, 1902. 

(2) 8. Di (tiacomo, // Quarantotto. Nolixic^ aneddoti, curiosità in- 
torno al 15 maggio 1848 a Napoli. Napoli, tip. Bid^ri, I90B. 

Rivista storica italiana, a» s., ii, i. r; 



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82 KKCENSIONl R NOTK BIDUOQKAFlCUI£ — C. KINAUDO 

dolorosa gioi*nala. Il l'acconto assillilo forina rapprosoniativa 
dallo cinquanta illustrazioni, opporlunameiito scolto. 

47. — Il Bibliot(*carìo della Givico-Hcriana di Genova, 
J. G. Isola, raccolse in un fascicoletto (1) i ricordi dei fatti 
occorsi in Genova negli anni 1847-48-49, allora da lui rej^istrati. 
Veramonle dopo tanto pubblicazioni il diario, molto incompleto, 
non offro novità ; ma non è mai inutile la testimonianza del- 
Tadolescento, che da semplice e imparziale cronista notava i 
latti senza apprezzamenti. 

48. — 11 sig. Domonico Spadoni ha spigolato nelle vicende 
doirUniversilà di Macerata (2) la parte da essa presa ai moti 
nazionali o liberali dal 1831 al 1849. E' appena un cenno, ma 
invita ad uno studio più largo e completo del concorso delle 
Università italiane, contro della coltura, al risorgimento della 
nazione dal 1815 al 1870. 

49. — Raramente ci è accaduto di leggere un libro scritto 
da uno straniero, sacerdote, sul nostro Risorgimento, che di- 
mostri vera conoscènza dei fatti, dello persone e delle istitu- 
zioni ed equanimità nei giudizi; il proconcetto politico-religioso 
pur troppo ispira tutta la letteratura ecclesiastica e non piccola 
parte della laica forestiera a danno del vero. Perciò si logge 
con viva soddisfazìoho, sebbene contenga nulla di nuovo o siano 
discutibili taluni apprezzamenti, lo studio del compianto Fran- 
cesco Saverio Kraus intorno al conto di Cavour (3), di cui ha 
dato una buona traduzione italiana Diego Valbusa, con una 
fototipia e 05 incisioni. Il lavoro si compone di due parti es- 
senziali: 1* il prospetto dello condizioni politiche dell'Italia dal 
1815 al 1848, tratteggiato con sintesi felice, che non dimentica 
alcuno degli elomenti essenziali concorrenti al risorgimento 
nazionale; 2* la biografia di Camillo Cavour, mostrando come 
egli si venne formando, quali furono i suoi ideali, e come il 
destino lo abbia messo in condizione di incarnarli e farli trion- 
fare. Forse è troppo pessimista nel riguardare l'avvenire d'Italia; 
ma le ammonizioni sincere sono sempre proficue ai popoli. 

50. — Il valente archivista di Cagliari, Silvio Lippi, ha 



(1) T. (i. Isola, Diario dei fatti occorsi in Qcnova negli anni 1S47- 
4S'49. Genova, fiat. Carlini, 1902. 

(2) DoMKNico SPADOxr, L' Unirersità di Macerata nel risorgimento 
ilaliano, Fano, A. Montanari, 1902. 

(3) Fk. S. KuAis, // risorgimento d'Italia nel secolo decimonono: 
Cavour, Ma^onza, Fr. Kirchheim, 1902. 



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PCKIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO — T. KAVASCHIKRI 83 

toste dato in luce 143 lettere del barone (riusepixì Manno a 
Pietro Martini, scritte tra il 1835 e il 1860 (1). Due nomi cari 
alla Sardegna e all'Italia : il Mauno, magistrato di grande va- 
lore, primo presidente della corte di cassazione di Torino, più 
volte presidente del Senato del regno, elegante letterato e sto- 
rico dell'isola natia; il Martini, bibliotecario deirUniversità 
cagliaritana, scrittore accurato, noto specialmente per i lavori 
critici sulle pergamene di Arborea e per le illustr?izioni storiche 
(M\'d Sardegna. Queste lettere, quantunque scritte per soddisfare 
al sentimento della mutua amicizia, contengono interessanti 
informazioni suirorigine e sulPesecuzione dei lavori letterari 
del Manno e del Martini, non meno che sulla loro vita pub- 
blica, mentre sono esempio di temperanza di giudizi e di gen- 
tilezza di forma. 

51. — Con devozione e affetto figliale la contessa Teresa 
Filangieri Fieschi Ravaschieri imprese a narrare la vita del 
padre, il generale Carlo Filangieri, principe di Satriano e duca 
(li Taormina (2), valendosi dei ricchi documenti serbati nell'Ar- 
chivio del Museo civico Gaetano Filangieri, specie dei Ricordi 
militari lasciati dal padre suo. 

Nato a Napoli il 1784 dal grande autore della Scienza della legl- 
dilazione, seguì giovinetto la fortuna di Francia. Uscito ufficiale dal 
Pritaneo di Parigi partecipò ai movimenti militari sulle coste della 
Manica del 1804, alla grande campagna contro la terza coalizione 
del 1805 sotto gli ordini del generale Davoust sino alla battaglia di 
Austerlitz, alla spedizione francese nel Napoletano del 1806 che 
causò la seconda cacciata dei Borboni, alla guerra di Spagna del 
1S08, alla campagna di Russia col corpo di spedizione napoletano, 
e alle campagne d'Italia del 1814-15 con Gioacchino Murat. Alla 
restaurazione borbonica fu nominato membro del Consiglio di 
guerra, presto soppresso per trionfo dei reazionari. Non ostante 
la sua condotta militarmente riservata e corretta nei moti del 
1820-21, dopo l'occupazione austriaca, il Filangieri venne desti- 
tuito da ogni grado e onorificenza. Richiamato a corte e rein- 
tegrato nel grado da Ferdinando II nel 1830 ne segui la fortuna, 
adempiendo nel 1848-49 all'odioso incarico di sottomettere la 
Sicilia al Borbone e di riordinarla in nome suo; ond'ebbe ac- 



(l) Silvio Ltppi, Lrftere inedite del barone Giuseppe Manno a Pietro 
Martini {1SSÓ'1S66). Cagliari, tip. doU'lJnionc sarda, 190'2. 

C2) Terk-^a Filangieri Fiksciu HwASf-iiiEnT. // generale Carlo Filan- 
ifirri principe di Satriano e duca di Taormina. Milano, frat. Trcves. 1902. 



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84 RKCBNSIONl E NOTB BlBLlOORAFlCaS — C. RINAUDO 

caso d'ogni parte e poca riconoscenza dal Re, che lo collocava 
a riposo nel i8o5. Uichiamato da Francesco II, anzi da lui 
nominalo pi'esidente del Consiglio dei ministri e ministro della 
p:ucrra noi 1850, tentò invano di salvare la monarchia. La parte 
ch'egli ebbe nel governo dell'ultimo re di Napoli o la grave 
4Aà gli tolsero la possibilità di prendere parte al nuovo italo 
regno, sebbene seguisse con antico affetto di soldato la ricosti- 
I azione deiresercito; e mori nella tranquillila della lamiglia il 
iì ottobre del ÌSm. 

Il generale Carlo Filangieri ebbe pregevoli doti personali, 
ma le Ibrlunoso vicende politiche non gli a^ncessero di lasciare 
Iraccie durevoli della sua attività: non poteva per onestà di 
<'araltere rimanere un cieco servitore borbonico, e fu reietto dai 
Horbonici ; non credeva per devozione dinastica seguire ardita- 
jiiente il molo nazionale, e non piacque al rinnovato regno d'Italia. 

52. — Abbiamo annunziato nella Rivista storica II Secolo XIX 
del Kraemer, e discorso a suo tempo del volume I; ora ch'èpur 
Unita la pubblicazione del 2' volume (di pag. 850in-8gr.), sarà 
bene rilevarne il contenuto e il caratloi-e. 

Il periodo storico proso in esame si estende dal 1840 al 
J871. Lavoro del Kraemer (1), tradotto in italiano da A. Vedani, 
è la storia degli Stati e dei popoli in quel fortunoso e maraT 
viglioso trentennio: mentre ogni altro studio fu allìdato a com- 
jietenze speciali. F. Reulaux (trad. A. Vedani) tratta brevemente 
(Ielle prime esposizioni dalla parigina del 171)5 alla berlinese 
del 1844; H. Miìller (trad. P. Polli) espone le vicende della 
iotogralìa da' suoi inizi al 1874: A. Neuberger ( Irad. id.) studia 
i progressi e le applicazioni della chimica e della tisica ; F. Spechi 
( Irad. M. Rossi) la slenop:ratìa ; F. \\'alter (trad. C. Clerici) 
la nuisica; H, Klaatsch (trad. L. Bulalini) Carlo Darwin e la 
moderna dottrina della discendenza: R. Steiner (trad. G. Muoni) 
la letteratura; I). Duncker (trad. L. Dei Fogolari) le donne; 
K. Weule (trad. L. Ricci) i viaggi di esplorazione; H. Lux 
(trad. id.) l'industria e il traflico; II. Schmidt (trad. L. Dei 
Fogolari) gli scavi; G. Galland (trad. id.) la pittura e la scul- 
tura; M. Ravoth (trad. id.) l'architettura; J. Goldschmidl (trad. 
A. Vedani) la legislazione; F. Hennicke (trad. C. Bianchi) le 
[ìoste e i telegrafi. 

(1) // scroio XIX descritto ed illustrato. Storia delle riccìi^-e- politiche 
*' della, coltura^ compilata da Hans Kiìakmkk (.kI concorso di ominonti cul- 
iillurntori. Voi. II. Milano, Socit^tii editrice italiana, Ii>00-I002. 



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PKRIODO DKK. B1S0R61MBNT0 ITALIANO — H. KBAKMBR 85 

Da questa sommaria indicazione si rileva l'ampiezza del 
programma, ma anche la deficienza. Se era intendimento di 
presentare tutti gli aspetti della civiltà, conveniva estendere 
lo sguardo a molte altre scienze e attività sociali o del tutto 
dimenticale o solo parzialmente studiate ; ad es. le scienze na- 
turali (non bastando il lavoro sul Darwin e sul darwinismo), 
la geografìa nelle sue molteplici esplicazioni (costituendone un 
solo aspetto i viaggi di esplorazione), le matematiche, l'ana- 
tomia, la fisiologia, le scienze medico-chirurgiche, la filosofia, 
la pedagogia, la sociologia, la linguistica, l'agricoltura, la guerra 
e marina, le vie di comunicazione, le religioni, ecc. La man- 
canza di tante parti dello scibile e dell'azione umana lascia 
credere, che le varie monografie non siano state coordinate ad 
un principio direttivo unico, mirante ad illustrare tutta la civiltà 
del secolo XIX. 

Nel racconto del Kraemer, destinato a presentarci il movi- 
inento politico degli Stati e dei popoli nel trentennio decorso 
dal 1840 al 1870, l'Italia è quasi del tutto dimenticata; ne ha 
miglior posto nelle manifestazioni della cultura, tranne nelle 
lettere, arti e donne e nei numerosi ritratti di personaggi celebri. 
Perù il dilotto del Kraemer è largamente compensato dalla spe- 
ciale narrazione delle vicende d'Italia, aflidata al doti. E. Gaz- 
zaniga, che occupa ben dieci fascicoli, da pag. 049 a pag. 850, 
circa un quarto dell'intiero volume. Dobbiamo rallegrarci cogli 
Editori di avere assegnato un posto cosi notevole al risorgi- 
mento italiano, che attraverso le prove immature del 1848-49, la 
guerra fortunata del 1859, i moti e le annessioni italiche del 1859- 
1861, la guerra del 1866 e l'occupazione di Roma del 1870 compiva 
la sua unificazione sotto la liberale monarchia di Casa Savoia. 

Il valore caratteristico di questa pubblicazione sta nel nu- 
mero veramente straordinario delle illustrazioni: ritratti di tutti 
i personaggi per qualsiasi motivo famosi nella politica, nelle 
lettere, arti, scienze, industrie, commerci, facsimili di autografi 
e documenti svariatissimi in tutte le lingue, prospetti di fatti 
d'arme, d'assemblee, di sommosse, di feste, di funerali, ecc., 
fotografie di quadri celebri, di pubblici edifizi, chiese, monu- 
menti, vedute di città, fortezze, porti, ecc., strumenti scientifici, 
mode parigine e italiane, curiosità d'ogni genere. Innumerevoli 
sono le illustrazioni nel testo; si contano 10r> tavole staccate, 
oltre cinque fascicoli dell'Atlante contenenti altre 24 tavole più 
ampie che non avrebbero potuto unirsi al volume. 



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8() KBCKNSIONI £ NOTB BIBLIOGKAFICUB — C. RINAUDO 

53. — Uno dei primi allievi di D. Bosco, che ancora oggi 
l'orina parte del vecchio manipolo, che regge la Congregazione Sa- 
lesiana, il prof. D. G. B. Francesia, raccolse piamente tutte le no- 
tizie, che concernono la giovinezza di D. Bosco, ravviamento al 
^sacerdozio, le vicende del l'oratorio di S. Francesco di Sales, le 
relazioni di D. Bosco con le autorità politiche ed ecclesiastiche, 
la fondazione dell'ordine salesiano, la creazione de' collegi o 
degli ospizi, ristituzione delle missioni d'America, con cui si 
chiuso Tattività maravigliosa di D. Bosco (1). La narrazione, 
scritta da un testimonio devoto ed 'entusiasta, ricca di episodi 
umili, di avvenimenti semplici e modesti, e di morali riflessioni, 
è bensì avvivata dai sentimenti personali dell'A. e da un'aureola 
di misticismo, ma procede calma e serena, nella convinzione 

Che se il mondo sapesse il cuor ch'Egli ebbe, 
Assai Io loda, e più lo loderebbe. 

54. — Il prof. Ermanno Ferrerò, per incarico dell'Acca- 
demia delle scienze di Torino, presentò una breve notizia bio- 
grafica di Domenico Ferrerò, operosissimo ricercatore dei nostri 
archivii e cultore delle lettere, morto nel 1890 (2). La vita riti- 
rata del Ferrerò, estranea a tutti i pubblici uffici, potè essere 
narrata in poche pagine; ma il prof. Ferrerò aggiunse (ed è 
parte principale) la bibliografia del F. in nn. 141, con alcune 
note opportune sugli scritti più importanti. 

55. — Giuseppe Graziano, addetto alla biblioteca nazionale 
di Torino, ha dedicalo un elegante volume alla memoria del 
Re Umberto I (3). Non prelese di offrirci la storia del suo regno 
e neppure una nuova completa biografia, ma una collezione di 
dati storici, statistici e bibliografici. Il volume si compone di 
nove parti: 1. introduzione storico-bibliografica, 2. cronologia, 
3. stato di servizio militare, 4. elenco dei ministeri, 5. carità e 
mecenatismo, 6. scritti e parole, 7. medagliere, 8. onoranze fu- 
nebri ed epigrafi, 9. bibliografia. Veramente non mi parve che 
nei nn. 1, 2, 3 e 5 abbia aggiunto qualche cosa d'importante a 
quanto io aveva pubblicato nella Cronologìa italiana dal 18(H) 



(1) G. B. Francesia, Vita breve e popolare di D. Qiovanni Bosco. 
Torino, tip. salesiana, 1902. 

(2) Ermanno Fkrreho, Domenico Ferrerò . Notixia biografica e biblio- 
grafica. Torino, Carlo Clausen, 1902. 

(3) Giuseppe Graziano, Utnberto I di Savoia. Bio-bibliografia. Torino, 
0. Sacerdote, 1902. 



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PKKIODO DEL RISOBGIMKNTO ITALIANO — G. CORSI 87 

al 1896, nella Vltcì di Re Umberlo scritta nel 1809, e noi Nu- 
mero unico, edito dall' Unione liberale monarchica di Torino, in 
cui aveva esposto per ordine cronologico le beneficenze del Re 
Umberto. Cosi pure non hanno grande utilità l'elenco dei Mini- 
steri, la citazione incompleta di scritti e parole, e Tenumeraziono 
delle onoranze funebri. Offrono invece maggior interesse allo 
studioso il medagliere e la bibliografia. 

56. — Non si poteva in forma più eletta e con maggiore 
delicatezza di sentimenti e gentilezza di pensieri commemorare 
il barone Giovanni Ricasoli Firidolfi (1). Giuseppe Corsi, che 
visse accanto a lui per molti anni e ne potè apprezzare le virtù 
profonde ed attive, richiama bensi le memorie dell'antica e no- 
bile casata dei Ricasoli, dei larghi possessi e delle castella, ma 
con affetto devoto e simpatia vivamente sentita mette di pre- 
ferenza in rilievo le virtù private di Giovanni Ricasoli FiridoUi, 
nipote per madre del fiero barone Bellino e morto poco più che 
quarantenne nel 1902. Di lui ricorda la severa educazione, le 
dolci inlimità della famiglia che egli adorava, l'operosità attiva 
nella vasta azienda agricola ove fu padre ed amico dei suoi 
contadini, le cure prodigale ai piccoli Comuni della Toscana, 
specie a Gaiole, ch'egli amministrò con zelo intelligente, Tin- 
tegrità dei costumi, la larghezza delle vedute democratiche del 
severo gentiluomo, l'animo sensibile e forte ad un tempo tra 
le atroci sofferenze della malattia, che giovine lo rapi alla fa- 
miglia. Una prefazione del senatore Gaspare Finali degnamente 
serve d'introduzione ai pietosi Ricordi. 

57. — Il prof. Romizi intraprese un lavoro lungo e paziente 
con la storia del ministero della pubblica istruzione in Italia (2), 
quando si consideri che gli atti emanati da questo ministero 
dal 1848 al 1859 non furono meno di 322, e si calcolano 310 leggi 
e 177 decreti dal 1859 al 1883. Il lavoro è inoltre molto com- 
plesso, dovendosi tener d'occhio per non divenire oscuri, l'am- 
biente politico, la personalità dei ministri, le riforme nei vari 
rami deirislruzione, il movimento generale della coltura. 

Il Romizi non ha trascurato alcuno di questi elementi, 
ma per semplicità cronologica ha seguito l'azione dei singoli 
ministri, ripartendo la narrazione nei due fascicoli già pubbli- 



ci) Gii'SErpK Cowsi, // barone Gloranni Ricasoli Firidolfi. Firenze, 
O. Bàrbera, 1902. 

(2) Augusto Romiki. Storia del ministero della jìubblica istruxionc. 
Parte l--* e 2^ Milano, Albrighi, Segati e C, 1902. 



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8B RKCBNSIONl B NOTfi BIBLIOGRAFICHE — C. RIMAUDO 

iiiti in quattro periodi: 1. Il reguo di Carlo Alberto, 2. Il regno 
rli Vittorio Emanuele dal 18'j9 al i859, 3. Il periodo di transi- 
zione dal 1859 alla proclamazione del regno d'Italia, 4. Il regno 
d'Italia dal! 861 alla convenziono del 15 settembre 1804. Perciò 
ri descrive Topera di Cosare Alfieri di Sostegno, Carlo Bon- 
fompagni, Urbano Rattazzi, Vincenzo Gioberti, Felice Merlo, 
Carlo Cadorna (r periodo); Cristoforo Mameli, Pietro Gioia, L. 
C. Farini, ancora Carlo Boncompagni, Luigi Cibrario, Giovanni 
Lanza, nuovamente Carlo Cadorna (2* periodo), Gabrio Casati, 
Terenzio Mamiani (T periodo); Francesco De Sanctis, P. S. 
Mancini, Carlo Matteucci, Michele Amari (V periodo). L'accu- 
rato e minuto lavoro dimostra, che, non ostante il frequente 
rimescolio delle cose delTistruziono, prodotto dal numero stra- 
I ordinario di decreti e circolari, dal continuo cambiare di pro- 
Ltrammi e di metodi, dalla fantasmagoria nmtevole delle persone 
|ir(»poste alla direzione dell'istruzione, un grande e solido pro- 
;rresso è avvenuto dal 1848 in poi, si nelle istituzioni governa- 
live, nel numero delle scuole e degli allievi, come nella coltura 
Lienerale del paese dagli infimi gradi dell'alfabeto sino ai più 
t'Ievati della scienza in tutte le sue manifestazioni. 

58. — Dobbiamo essere grati a tutti gli scrittori, che al- 
l'estero s'adoprano per volgarizzare la conoscenza esatta del- 
ritalia moderna. Di tale natura sono le Note sull'Italia contem- 
poranea di Paolo Ghio (1), professore al Collegio libero di scienze 
sociali di Parigi. Non è il solito quadro accademico di artisti, 
l>oeti, lazzaroni e briganti, ma una seria descrizione delle nostre, 
condizioni economiche, dell'agricoltura in ciascuna delle sue 
regioni, del movimento sociale e dell'evoluzione politica e par- 
lamentare. Lo studio, non profondo ma popolare, è attinto a 
parecchie delle migliori nostre pubblicazioni recenti. Se può 
ammettersi Tintroduzione, mirante a spiegare la complessità 
iloiranima italiana con ragioni etniche, forse si poteva rinun- 
ciare al capitolo sul brigantaggio, che potrebbe far credere una 
istituzione vigorosa i pochi elementi' sporadici, che ancora tur- 
bano ogni tanto la tranquillità di qualche ri^gione. 

C. Rinaldo. 



(1) Paul Gino, Notes sur V Italie contemporainc. Paris, A. Colin, 1902. 



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II. 

SPOGLIO DKI PERIODICI 



Slenoo alfabetioo oon relativa sigla. 

1 . Afnerìean journal ofarch. (New-York) 4, 1901 e VI, 1-3, 1902 . Aja . 

2. Archivio storico Messinese (Messina) II, 3-4, 1902 . . . AsM. 

3. Archivio stor, per le prov. Napoletane (Napoli) XXVII, 2-3, 1902 AsN. 

4. Archivio stor. Siciliano (Palermo) XXVI, 3-4; XXVII, 1-2, 1902 AsS. 

5. Atti della R. Aecad, dei Lincei, Reìulie. (Roma) XI, 3-6, 1902 AaLr. 

6. AttiR. Ace. Lincei, Scavi (Roma) 1900, giugno-die, 1901, 1902, 1-5 AaL^. 

7. Atti della Soe, Ligure di storia patria (Genova) XXXIIT, 1901 AssL» 

8. Bibl. de l'école dea chartes (Paris) LXII, 5-6, 1901 e LXUI, 1-4, 1902 Bec. 

9. Boletin de la real Academia de la hist. (Madrid) XL e XIJ, 1902 Bah. 

10. Boll, della Soc, di storia patria Antin. negli Abruxxi (Teramo) 

S. 2, XIV, 1 e 2, 1902 BssA. 

11. Bollett, della Società stor. Pavese (Pavia) I, 4, 1901; II, 1-2, 1902 BssP. 

12. Bnllettino senese di storia patria (Siena) IX, 1-2, 1902 . BsS. 
V^.Bullettino storico Pistoiese {V\9,io\^)ì\\\^d02 . . . . BaP/. 

14. English (The) historical Review (Ix)ndou) 1902 .... HrE. 

15. Histor. Zeitschrift (Miinchen) LI, 2-3, IJI, 1, 2, 3, LUI, 1-2 . Hz. 
J6. Mélanges d'archeologie et d'histoire (Paris) XXII, 1-3, 1902 . Mah. 

17. Memorie dell' Aecadew ia di Tarino (Torino) S. 2, LI, 1902 . MaT. 

18. Miscellanea di storia Veneta (Venezia) S. 2, Vili, 1902 . . MV. 

19. Miscellanea storica della Valdelsa (Castelfiorentino) X, 1-2, 1902 MsV. 

20. Mittheil. d. Inst, f. òsterr. Gcschiehtsforsch. (Wien)XXin, 1902 MgiO. 
2\, Neiies Archiv (I^eipzig) 1902 Nar. 

22. Nuova Antologia (Roma) XXX VII, lùglio-ottobre, 1902 . . Na«. 

23. Nuoro Archivio Veneto (Venezia) N. S., Ili, 5-6, 1902 . NaV. 

24. Nuovo Bnllettino di archeologìa cristiana (Roma) VII, 1901 . XIh&c. 

25. Pubbliraz, del r. Istituto di Studi superiori in Firenze, sex ione 

Filosofia e Filologia (Firenze) li)02 PissF. 

2^. (Juarterlg Review iìjoììdon) 1902 Qr. 

27. Reipue des d^u.t Monde^ (Paris) 5 P., VI, 1001, die; VU-Xl, 1902Rdiii. 

28. Recite de^ queMions historique^ (Paris) XXXVII, 1S>02 . Rqh. 

29. Reme de synthèse histor ique (Paris» IV, 1-3, 1902 . . .lì»ìi, 

30. Rrruo dliìstoire de Lyon (Lyon) I, 5-6, 1902 . . . RhL. 



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90 SPÒGLIO DEI PERIODICI 

31. Reme (Vhìstoire ecclèsia stique (Louvain) III, 1-3, 1902 . . Rhe. 
^2,K€riie historiqne (Parisj IJCXVn, 1901; LXXVIII, LXXIX, 

LXXX, 1002 Rh. 

33. Jiipìsta di storia antica (Padova) VI, 3-4, 1902 . . . Rsa. 

34. Ripìsta di storia e arte della prov. di Alessandria (Alessandria) 

S. II, XI, 5-7, 1902 . .RsA. 

35. Rivista d^ Italia (Roma) V, gennaio-ottobre, 1902 . . . RI. 

36. Séances et traraux de rAcad^mie des sciences mor. et poi. (Paris) 

N. S., LVI, IQOl; liXVII, LXVm, 1902 . ;, . . Stas. 

37. Sitximgsbei'. d. bayer. Akad. d, Wiss. (Miinchen) 1902 . . SbaBa 

38. Studi e doc. dist. e diritto (Roma) XXII, 3-4, 1901; XXIII, 1-2 Sdsd. 
S9. Studi senesi (Siena) XVIII, liK)l e XIX. 1-3, 1902 .SS. 
40. 6Y«rf« s/or?c/ (Livorno) X, 1901 . . . . . .Ss*. 



1. STORIA GRNERALK. 

1. Rsh. — IV, 3, 1902. — BertHiix E., Lliistoirc de l'art et les 
<]euvres d'ari. 

2. Rah. — IV, 3, 1902. -- Xéiìopol A. D., Les sciences naturelles 
et Vhistoire, à jyropos d'un ourrage réeent [Dio Grenzen der naturwis- 
senschaftlicheu Begriffsbildung, eine.logische Eiuleitung in die historischen 
Wissenschaften, von Dr. H. Kickert]. 

3. Rah. — IV, 3, 1902. — Berr H , Les rapports de Vhistoire et 
des sciences sociales d'après M. Seignobos. 

4. Rsh. — IV, 2, 1902. — Bongle C, Xote sur la dijfèrenciation 
et le progrès. 

5. Rah. — IV, 2, 1902. — Tannery P., Mécanique [La storia della 
meccanica è ancora alla critica delle fonti]. 

6. Hs. — X. S., LII, 1, 1901. — Brede F, Etnographie und Dia- 
lektwissenschaft [Partendo dalla premessa che popolo e lingua, tribìi e 
dialetto sono correlativi, tratta spocialmente Pargomento sotto il punto di 
vista germanico e conclude che la storia della lingua è, fino ad un certo 
punto, la storia stessa del popolo]. 

7. Attili. — II, 3-4, 1902. — Rizzo G., Elenco parziale di documenti 
esistenti neWarchivio comunale di Taormina [Dal 1358 al 1803], 

8. AsS. — XXVI, 3-4, 1902. — Savagnone F. G., U pergamene 
inedite dell archivio comunale di Palermo [Completa cosi la pubblicazione 
del De Vio : Privilegia felicis urbis Panormi (1706): dei 10 docc. pub- 
blicati,. 9 appartengono ai secc. XIV e XV, Pultimo è una bolla dì Cle- 
mente X del 1670]. 

9. BsP. — II, 1-2, 1902. — Salvioni L., Dell'antico dialetto pavese 
[Alla parte fonetica e morfologica segue un lessico delle voci antiche ; e in 
appendice s'aggiungono alcuni testi]. 

10. MV. — S. 2, Vili, 1902. - Rumor S., Bibliografia statutaria 
vicentina [Comprendo (coll'appendice) 904 pubblicazioni in ordine alfabe- 
tico, dal sec. XV al XX]. 

11. BsS. — 1902. — Donati F., Piccolomiiii P., Relazione e in- 
dici (dt^l Bullettino senese di storia patria) 1S05-1901. 



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STORIA: OKSTERALE 01 

12. HaT. — S. 2. LI. 1902. — Cipolla C, Toponomastica dell' ul- 
timo residuo della colonia alto-tedesca nel Vero-nese [Sopra i ciati raccolti 
nell'occasione dell* esecuzione del nuovo catasto da 1). Domenico Bosco, 
parroco della Giazza, dov'è l'ultimo residuo della popolazione tedesca dei 
tredici comuni Veronesi]. 

13. MaV. — N. S., Ili, 5, 1902. — Barichella V., Antichità d'Ar- 
xignano [Alcuni scavi posero in luce avanzi della fondazione della chiesa 
del sec. X e una tomba del sec. XV]. 

U. mmn. — XXXVII, 734, 1902, 16 luglio. — Chimirri B., Pro Ca- 
lahria [Ricorda anche le pagine onorevoli della storia di quel nobile paese]. 

15. MaV. — X, 2, 1902. — Gherardi A., Spigolature Sangemigna- 
nesi [Dieci lettere tratte dall'archivio di Firenze, di vario argomento, no- 
tevoli: una di Taddeo, conto di Monteorgiali, capitano della Taglia Guelfa 
Toscana (129S); altre sopra una vertenza tra il comune di S. Gemignano 
e gli operai fiorentini di S.* Maria del Fiore, sopra un imprestito ad uno 
dei Medici, sopra un giubileo di colpa e pena concesso da Sisto IV ai vi- 
sitatori dell'Annunziata di Firenze; infine Tatto di omaggio al Comune di 
Fabrizio Maramaldo nel ì'ùìO]. 

16. RI. — V, 10, 1902. — Maiifrin P., Le origini di Venezia e la 
rieostruxione del campanile di San Marco [Venezia la quinta capitalo 
delle popolazioni dell' estuario dopo Aquileia, Grado, Eraclea, Metamalico, 
tenne ai danni delle città circostanti competitrici politica egoistica o non 
si fé' scrupolo di conculcarne i secolari diritti, fino a procurare il. proprio 
isolamento colla sommersione dello terre emerse circostanti, ciò ohe fu 
perpetrato dopo la guerra di (.'hioggia col pretesto di evitare il rinnovarsi 
del pericolo corso, qualora i Genovesi avessero avuto navi piatto. Meglio 
della riedificazione del campanile, che fu simbolo dell'egoismo assoluto della 
dominante, sarebbe df provvedere a risolvere gravi problemi idi-aulici che 
incombono alla laguna]. 

17. AsS. — XXVI, 3-4, e XXVII, 1-2, 1902. — Pardi G., Un Co- 
mune di Sicilia e le sue relazioni con i dominatori dell' isola sino al 
secolo XVIII [Continuazione della cronistoria di Caltagirone sotto Ludo- 
vico I (1342-55), Federico III (1355-77), Maria (1377-92), Maria e Martino 
(1392-1407), Martino il Vecchio, Ferdinando di Castiglia, Alfonso I, Gio- 
vanni II, Ferdinando II; indi sotto il dominio spagnolo di Carlo II (V), 
Filippo I (II), Filippo II (III), Filippo III (IV), Carlo III (II). Seguono 
35 docc. tra il 1256 e il 1693]. 

18. Sdsd. - XXII, 3-4, 1901 e XXIII, 1-2, 1902. — Pometti F.. 
Carte delle Abbazie -di Santa Maria di Coraxxo e di San Giuliano di 
Rocca Fallucca in Calabria (contributo alla storia degli ordini religiosi), 
lljà prima abbazia che appartenne prima ai benedettini e poi ai cistcrciensi 
V famosa pel soggiorno che vi fece Gioachino da Fiore ; la seconda forse 
fu di origino basiiiana, ma dal 1117 seguì la regola benedettina ; entrambe 
obbero notevole importanza nel sec. XII e XIII. T/A. pubblica e illustra 
XXXII docc. tratti da due codici indipendenti della Biblioteca Vaticana e 
dell'Ai-ch. Vaticano, riguardanti: donazioni, concessione di protezione apo- 
stolica, arbitrati, conferme etc. tra l'a. 1100 e l'a. 1.549]. 

19: RI. — V, 6, 1902. — Paladini C, Santi e pirati a Montecrisfo 
[Incomincia colle leggendarie avventure di S. Mamiliano, arcivescovo di 
Palermo nel sec. V, prigione dei Vandali a Cartagine, indi profugo a Ca- 
gliari e da questa città, sfuggendo alla venerazione della popolazione, al- 
l'Elba e a Montegiove, da lui battezzata Montecristo, dove compi prodigi 
contro i mostri, fondò una chiesa e un convento e dove ancor oggi è pieno 
ogni luogo delle sue memorie : ricorda David Lazzaretti che nel 1870 abitò 



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92 SPOGLIO DKl PfiBIODICI 

la irrotta di M. C. ed ivi si.tìsso molti versi in cui apj)arisoe por la prima 
volta il suo radicalismo religioso o iwlitico ; accenna a^li avanzi delle for- 
riRcazioni di Kmanuole Aj)piani, costrutte tra il 1450 e il 14<30, quando 
preteso annettere l'isola liberatisi dalla Repubblica pisana al nuovo Stato 
(li Tiombino. Infine raccoglie dalla bocca del popolo alcune tradizioni * sul 
pirata di M. C. » sul « frato di M. C. »]. 

2(). RsA. — S. 2^, XI, 7, 11X)2. — Gabiani X., iJeWantica insegna 
fi ci comune d'Asti. 

21. BsS. — Vili, 3, 1901 e IX, 1, 1902. — Bandi-Verdiani A., / 

fastelli della Val d'Orda e la Repuhlica di Siena [Premessi (^enni sulla 
probabile origino etrusca dei castelli di Val d'Orcia, ne segue le vioende 
iioirepoca longobarda, comunale, delle signorie {continua)]. 

22. MaV. — N. S., Ili, 6, 1902. — Marinelli L., I casteUi di Verona 
[Studia prima le mura della città nelle 4 epoche diverse: scaligera, anti- 
^anmicheliana, sanmichelliana e moderna-austriaca, ]>oi la costruzione e 
vicende del Castel Vecchio, del Castel San Pietro e del castello 8. FeliceJ. 

23. MaV. — X, 2, 1902. — Cloni M., // palaxxo vicariale di Cer- 
faldo [Appartenne in origine, già prima del mille, ai Conti Alberti di Prato 
di Mangona; TA. ne riferisco le vicende, i restauri fino al sec. XVIII, 
riporta un inventario del 1541]. 

24. BsP. — 1, 4, 1901. — Pavesi P., Il Broletto [Conferenza sull'o- 
dificio che conta mille e più anni]. 

2."). Mar. — XXVII, 3, 1902. — WerminghofT A., Rcise nach Itaiieu 
ini Jahre 1901. 

20. Miir. — XXVII, 3, 1902. — Schwalm J., Ueisc nach Oberitalien 
und Burgund im llerhst 1901. Mit Beilagen. 

27. Stas. — N. S., LVI, 1901, novembre. — Rodocanachi E., Les 
ìnsfitutions cominunales de Ironie nous la Papauté [Dal sec XII al XVIIj. 

•2S. BftftJI. — S. 2, XIV, 2, 1902. — Pansa G., Un'ignota edixionp 
quattrocentista degli statuti suntuarii di Aquila e brevi a^ggiunte al 
saggio critico sulle stamperie Abruxxesi [Segue V elenco delle edizioni 
Facij dal finir del soc. XVI al XVIII]. 

29. RsA. — S. 2, XI, 6, 1902. - Negri F., // santuario di Crea 
in Monferrato [Ije origini loggendai'io risalgono al sec. IV e a S. Eusebio. 
[/A. descrive la chiesa nelle sue opere d' arto e il santuario, nonché lo 
JCXI cappelle © i romitori ; seguono conni dei tre principali artisti: il Moii- 
calvo, Giovanni Tabacchetti e Nicola Tabacchetti ; termina con cenni bibliogr. J. 

30. Rah. — IV, 1, 1902. — Dnmoulin M., La race francnise; qtte- 
■itionnaire ethnographique [Interessa V Italia per lo relazioni etnografiche 
della regione francese coi Liguii, I^^tini, Italiani]. 



2. ETÀ PREROMANA E ROMANA. 
A. Topografia, epigrafia, scavi, eoo. 

31. AaS. - N. S., XXVII, 1-2, 1902. - De Gregorio G., Scoperta 
di unu iscrizione fenicia [Contiene la dedicazione a Tanit e Ba al Hamon 
♦xl ò incompleta]. 

32. Raa. — VI. 3-4, 1902. — Trapea G., Carte teotopiche della Si- 
t^ilia antica [Sono cinque carte: 1. Culti preellenici, 2. Culti dei secoli VIII 
VII. 3. Culti dei .secoli VII e VI. 4. Culti del secolo V. ò. Culti dei 
secoli IV e III, oollo fonti letterarie epigrafiche, numismatiche]. 



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KTA PRBBOMAMA E ROMANA 93 

3H. Rmh. — S. 2, XI, 6, 1902. — Chiaborelti O., Scavi in Acqui 
[rn cimitero pagano con oggetti vari nelle tombe, 8 monete descritto dall' A.]. 

34. Bah. — XL, 3 e 6, 1902. — Valrerde Perales F., Antigiiedades 
romanas y risigóticas de Baena [Una epigrafe romana, un crismon visi- 
^'otico e una statua di sacerdotessa]. 

35. B«h. — XL. 6, 1902. t- Monsalnd, Nnevas inscripcione.H ro- 
inaila» de Extremadura. 

36. Bah. — XL, 4, 1902. — hiscripcione^ romanas incditas de Gddi^. 
y Lebrija. 

37. Bah. - XL, 3, 1902. — Moraleda y Estebaii J., Mercurio de 
brande descubierto en la puebla de Montalban [Di epoca romana : ripro- 
dotto in due tavole]. 

38. Bah. — XL, 2, 1902. — Pita F., Inscripeiones romanas de la 
puebla de Montalban^ EsealoniUa y Méntrida [Quattro iscrizioni]. 

39. Bah. — XLI, 5, 1902. '^¥.F.. Monfaiichex, nvcva inseri pcion 
romana, 

40. Hall. — II, 3-4, 1902. — Troiiea G., Numismatica Mcssano- 
Mameriina [Riproduco e illustra 150 tipi delle moneto di Messina dal 493 
a. C fino alia tarda età mamertina, 210, a. C, dividendo la trattazione ii?* 
tre grandi periodi, zancleo, messaneso, mamertino]. 

41. Mah. — XXIL 1, 1902. — Merlin A., Lcs fouilhs de Dougga 
cu 1901 [Con notevoli risultati por Li tojiOgrafia della Thugga romana]. 

42. Mah. — XXII, 2-3, 1902'. — (isell S., Chronique archvologiqne 
nfricaine. Srpf tèrne rapport [1. Ai'ohéologie indigèno, 2. Archeologie pu- 
niqu<;, 3. Archeologie romaine, 4. Mu.séos]. 

43. AaLr. — S. 5, XI, 5-G, 1902. — Pì^orini L., Prime scoperte ed 
osserraxioni relatire all'età della pietra dell'Italia [Kassegna bibliogra- 
fica dello opero dalla « motallotheca di Miohelo Mercati, 1541-1593 » a quella 
di Forel F. nel 1S.j9, in (uii si parla doU'otÀ della pietra in Itulia]. 

44. AaLr. — S. 5, XL 3-4, 1902. — Pinza G., Di un sepolcro a cupola 
nel pendio del Campidoglio perso il foro romano [Prende ad esame il 
monumento a cupola nascosto al di sotto del carcere Mamertino : esclusa 
l'opinione che la costruzione avesse destinazione idraulica, appoggia la se- 
conda opinione della destinazione sepolcrale, una tomba a cupola dei Ko 
di Koma, una costruzione ciclopica]. 

45. Aal^. — 1900. giugno-dicembre. — Notixie di scari di antichità 
comunicate per ordine del ministro della pubblica istruzione [Compr(»H- 
dono le nuove scoperte in Boma e nel suburbio, in ciascuna dello undici 
regioni august^e, e nolle isole. In questi fascicoli manca solo la regione XI, 
Transpadana; delle isole è contemplata solo la Sicilia ; si aggiungono akuno 
notizie relative alle Alpes Cottilo]. 

40. AiiL^. — 1901. gonnaio-dicombre. — Notixie di scari di antichità 
comunicate per ordine del Ministero della pubblica istruzione [Riguardano 
Koma e il suburbio, tutt(» le regioni, eccetto TVIII Cisjjadana, le isole di 
Sicilia e Sardinia e le Alpes Cottivo]. 

47. AaL^. — 1902, 1-5. — Notixie di scavi di antichità comunicate 
per ordine del ministero della pubblica isfru:xione [Riguardano puro Roma 
e il suburbio, tutte le regioni, ocoetto la IX Liguria, e le isole di Sicilia 
e Sardinia]. 

48. RI. — V, 7, 1902. — Avena A., Note d'archeologia e d'arte [liO 
ultime scoperte al foro romano. I monumenti delle Marche e dell'Umbria]. 



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D'i SPOGLIO DKI PERIODICI 

49. Umn. — XXXVII, 736, 1902, 10 agosto. — Boni G., Quadrantal 
[Studia l'unità di volume e di i>oso presso i romani, desunta dalla misura 
lineare fondata sulla fraziono del passo umano, quale risulta sopratutto dai 
4ocumenti archeologici]. 

50. RI. — V, 9, 1902. - Cosenza G., La pretesa scoperta dello sche- 
letro di Plinio il naturalista [Confuta la tosi che gli sitavi. eseguiti nel 
1899 sulla riva del fiume Sarno abbiano, tra i 73 scheletri rinvenuti, ri- 
volato anche quello di Plinio, morto a Stabia noli' occasione dell* oruziono 
L-he distrusse Pompei, dimostrando ad uno ad uno infondati gli argomenti 
ìiddotti sopratutto contraddiconti alla testimonianza del nipote dell' am- 
Siìiraglio, morto bensì in quei luoghi ma poi rinvenuto e probabilmente 
sc'polto]. 

51. NbaC. — VII, 1-2, 1901. — Delattre P., Sroper te archeologiche 
ni Tunisia [So|)olcro del Conte Sebastiano, genero di Honifaoio, il geuo- 
ijile che governò l'Africa sotto Onorio e vi chiamò i Vandali]. 

52. B«h. — XL, (), 1902. — Dessan H., Le preteur L. Conieliu.^ 
Pasio [Studia una iscrizione antica trovata in Sj)agna ixt la quale si riat- 
tiiccano a quel paese uno o due membri delParistocrazia romana del 1* se- 
colo d. C. I/articolo è riprodotto dal « Bulletin Hispaniquo>]. 

53. Aja. — VI, 3, 1902. — Gilraore Williams M., Situdies in the 
ìires of roman emprc^ses. I. Julia Domna Empress [Dopo il primo 
secx)lo dell'Impero due imperatrici, (iiulia Domna e sua nipote Giulia Mammea, 
sorpassarono tutte le altre negli onori ricevuti. L' A. (esamina le monete, le 
iscrizioni votive e dedicatorie numerosissime in tutto lo parti delPImpero, 
le quali ricordano la prima come moglie di Settimio Severo conquistatore, 
rome fondatrice di una nuova dinastia, come « mater castrorum * i>or la 
*iaa presenza nello belliche spedizioni, madre del senato e della patria, pro- 
p'nitrico d'imperatori, etc. Kiccveva grandi onori nel secondo giorno dei 
liidi secolari, era tenuta (juasi in conto di chiaroveggente. Le controversie 
rntime col marito, per l'invidia del ministro Plauziano, e poi le discordi^ 
t\o'\ figli Caracalla e (Jota sono indirettamente ricordate negli accenni fre- 
ijuenti alla Concordia. Imperante Caracalla, essa è considerata nelle isori- 
ìakìHÌ come dividente col figlio gli onori imperiali, ebbe acclamazioni, di- 
stribuisca monete col i)roprio nome. Morta fu deificati]. 

B. Boatti, istituzioni, oristianesimo primitivo. 

54. Sdsd. — XXIII, 1-2, 1902. - Gatti G., Il diritto romano eh 
papirologia [A proposito dello studio bibliografico del De Ruggiero]. 

55. Mah. — XXII, 1, 1902. — Dul>ois A., Cultrs rt Dieux à Potn- 
\(jIcs [La « jmsilla Roma» di Cicerone, colonia di Cuma, conquistata dai 
Komani e divenuta dopo lo guerre puniche il grande emporio d'Italia, fu 
la città dove si trovarono mescolati il maggior numero di culti di ogni 
parte del mondo antico, le divinità varie finirono per confondersi in largo 
sincretismo. VA. esamina prima la fortuna dei culti greci portati da Cuma, 
indi quelli della conquista romana e l'introduzione dei (uilti orientali, la 
i|uale si lega alla storia commerciale della città, tanto che la storia reli- 
giosa di Pozzuoli gettai luce sulla storia del suo commercio e viceversa]. 

50. AaLr. — S. 5, 5-6, XT, 1902. — Brugi, Xuori studi sugli agrimen- 
sori romani [Aggiunte alle dottrine giuridiche degli agrimensori romani: 
un termine graccano deir«ager campanus»; fiumi ])ubblici compresi nella 
limitazione]. 

57. Ri. — V, 7, 1902. — Pitacco G., La Sulpicia Tihnlliana fSul- 
r autenticità di alcuni carmi disila poetessa conservati insieme all'opera 
tibulliana]. 



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^^y^r 



KTÀ PRKBOMàKà E ROUANA 05 

58. Rdm. — 5 P., XI, 3, 1902. — Boissier G., Lps éeoles de dccla- 
mation à Rome [La dcchimazione acquistò importanza a Roma verso la lino 
della Repubblica e al principio del governo d^Augusto, e la conservò fino 
agli ultimi giorni deirimpero; le scuole di declamazione ebbero la mas- 
sima importanza sulle lettore romane]. 

59. Rh. — LXXIX, 2, 1902. — Bouché-Leclercq A., La question 
(VOrient au temps de Cicéron [Il progetto deirannessione doli-Egitto era 
la tesi del partito democratico in Roma; già il censore Licinio Crasso nel 
^j5 a. C. Tavova palesemente dichiarato e copertamente nel 64 fa tentato 
per mezzo di una legge agraria presentata ad istigfizione del Cosare ; il par- 
tito degli Ottimati, cui apparteneva Cicerone, in voce voleva bensì che Roma 
(Mjnserva.sso i suoi diritti fondati sul testamento di Alessandro II, ma ri- 
spettasse la sovranità del Re Tolomeo il a guisa di governatore romano ; 
costui pagando con molta abilità circa 3t) milioni all'ingordigia di Cesare 
Cra.sso e Pompeo ottenne il riconoscimento di Re ma vide spogliato nel- 
l'anno 59, per un voto del senato, suo fratello sovrano di Cipro e liqui- 
datore delle ricchezze prodigiose fu Catone. Contro le mene degli irrequieti 
Alessandrini il debole Tolomeo, quasi fuggitivo in Italia, fu sostituito colla 
(elevazione al trono della figlia di lui, Berenice. L'A. descris'o poi gl'intrighi 
di Tolomeo in Italia e a Roma, la lotta dei partiti e Tavventurosa restau- 
razione por opera di A. Gabinìo, proconsolo di Siria, il quale coll'appoggio 
deir onnipotente Pompeo trasgredì lo leggi e fu tuttavia assolto nel pro- 
cesso. L'infelice Re mori nel 51 a. C, confidando al popolo romano Tese- 
dizione delle sue disposizioni testamentarie: per esso fu introdotta sulla 
scena della storia Cleopatra Filopator, sposa a 17 anni di suo fratello To- 
lomeo XIV, fanciullo di 10]. 

()0. Rdm. — 5 P., VI, 1901, 1 dicembre. — BoÌ!»sier G., Le jiigement 
(ir Tacite sur les Césars [L'A. si domanda se il giudizio di Tacito sui Ce- 
sari sia giusto se abbiano ragione coloro che lo rifiutano e risalendo 
all'opinione dei contemporanei dimostra: 1° il gran favore con cui 1 opera 
tacitiana fu accolta ; 2^ la concordanza di Tacito cogli scrittori precedenti e 
anche seguenti, mentre so la tradizione riguardante i Cesari non avesse 
avuto fondamento, qualcuno sarebbe sorto a correggerla; 3° che alla de- 
scrizione nera di T. può bon aver contribuito il suo pessimismo, ma Plinio 
il giovane, che gli sta agli antipodi, concorda con lui sull' opinione verso 
gl'imjìeratori; 4'» che T. può bene aver risentito Pinfluenza della nascita, 
delPeducaziono, dei pregiudizi del suo tempo, ma non può darsi che Pam- 
biente da solo abbia ispirato a T. T invenzione dei fatti attribuiti a' Cesari, 
p(Tchò non era una società, quella in cui viveva, di avversari assoluti al 
robinie imperialo, idolatri delPantico regimo e sforzantisi a ristabilirlo a 
qualunquo costo]. 

01. Rdm. — 5 P., Vili, 2, 1902. — Boissier G., Tacite: IV. Les 
opinione polii iques dfi TVici/y?. [Esamina la questione se Tacito abbia ac- 
rfiustato le Idee repubblicano da coloro che lo circondavano o sopratutto se 
fosse egli stesso repubblicano]. 

02. SbaBa. — 1, 1901. — WQlflìn E., Zar Composition der Historien 
des Tacitus [Studia i- rapporti di Tacito con Plutarco : le concordanze delle 
vite di Galba specialmente e anche di Ottone in Plut. coi libri I e 11 di 
T. si spiegano ])iuttosto come imitazione di P. da T. che non viceversa o 
come imitazione di entrambi da Cluvio Rufo. A dimostrazione dell'indipen- 
df'nza di Tacito sta il fatto della disposizione dell'opera sua per anni e la 
divisione in due parti la famiglia Giulia o la Simiglia Flavia]. 

03. Man. — XXXVII, 734, 1902, IO luglio 1902. — Oallegari E., Il 
italotto di un* imperatrice romana [(liulia Domna, sposata nell'anno 187 a 
Settimio Severo, divise la fortuna dogli onori impei-iali (hjI marito, ma per 



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W WOOLIO DKl PKUIODICI 

Tastio dell' iiTOoonoiliahile ministro Plauziano fu sompro tenuta estranea 
alla cosa pubblica. Volle e seppe essere regina scogliendo il wanpo dello let- 
tere^ formò una corte intolletiuale irradiata dalla gentilezza della sorella 
Giulia Mesa e dello nipoti Giulia Soemia e Giulia Mammea, intx^rvenivano 
i giovani figli di G. Domna, Caracalla e G<*ta, di così opposta indole, qualche 
volta lo sfe(»sso Imperatore; intervenivano i più eletti ingegni del tempo {' 
sovra tutti primeggiava grato e favorito al P Imperatrice Filostrato : ora il 
tempo in cui, spento il periodo aureo dell'arte classica, vigoreggiava già 
la critica dell'arte e Perudizione artistica e i temi prediletti di G. Domna e 
di Filostrato erano appunto Parte oppure la religione. L^Imperatrice aveva 
I)rovocato da Settimio Severo Peditt^ del 202 contro i Cristiani, ma per so- 
stituire alcunché alle coscienze credenti, staceatiì ormai djil politeismo romano 
orientiilo. 0(;correva un edificio nuovo, s'immaginò un Cristo pagano e il van- 
gelo del paganesimo riformato si volle edificare nella vita dVipoUonio scritto 
da Filostrato, ove sonz'acoorgersene gli avversari di Gesù di Nazareth no 
accoglievano le massime. SiM)gliata del potere dopo il breve impero di Ca- 
racalla, meditò dapprima il suicidio, poi con folle impeto di riacceso orgoglio 
volle da Antiochia, dove fu da Macrino confinata, riacquistare ancora il 
jjorduto. La morte di lei sogna il principio di un'era dolorosa per la col- 
tura romana]. 

64. RI. — V, 1, 1902. — Pascal C, Il rinnovamento umano negli 
seriUori di Roma antica [In Roma nei primi secoli dell' Impero preval- 
sero due tendenze filosofiche, lo Stx)icismo e PEpicurt»ismo, col lungo coe- 
sistere, colla concessione tutta propiia della tolleranza ecclettica romana, 
finirono per avere punti di contatto e cospirarono a modificare profonda- 
mento la coscienza umana: fu un moto di pensiero che non s'arrestò din- 
nanzi a grandi problemi come quello dell' uguaglianza e libertà umana o 
della felicità; così la filosofia dalle concezioni delle discipline morali pas- 
sava a ricosti'uzioni astratte di novelli ordini sociali e mentre le classi 
dirigenti congiuravano a distruggere col silenzio gli elementi sovvertitori 
il governo era vigile a rei)rimere qualunque concreta proposta ; ma Roma 
sacra alla guerra non soddisfawn-a alla felicità agognata ; a (juesto pensiero 
ostile si aggiungeva la mistica corrente che, prestando fede agli oracoli, 
credeva in grandi mutazioni sopravvenienti e in mezzo a quella società 
aspirante al regno della giustizia, cosciente della propria rovina e sconfor- 
tata, cresceva nell'ombra una comunità cui era destinato Pavvenire]. 

65. Sdsd. — XXII, 3-4, 1901, e XXIII, 1-2, 1902. — Solazzi S.. 
Ija revoca degli atli fraudolenti [Indagini di indole storica ed esegetica in 
cui P A. studia sopratutto « Pactio Pauliana » , quindi Patto del Fraudator, 
il * consilium fraudis », la « scientia fraudis » , P«^ eventus damni » . l'attor»^ 
nel giudizio revocatone, il convenuto, l'oggetto e gli effetti delPazione re- 
vooatoria, la prescrizione dell'aziono (continua)]. 

66. Sd«d. — XXII, 3-4, 1901. — Cozza-Lnzi G., Castorio ti gio- 
vane giurisperito del secolo IV [Secondo P epit^iffio metrico <iel marmo 
sepolcrale dedicatogli dai compagni di studio]. 

67. Rsa. — VI, 3-4, 1902. — Maroni C, Uno sguardo ai fasti d^i 
prefetti al pretorio (Appunti sulla serie da Traiano a Diocleziano) [L'o- 
pera di Traiano più che quella guerresca è quella che si ispira a larghi 
ideali politici, ai ])refetti è riconosciutii un' autorità più larga e la serie 
loro anche sotto Adriano, Antonino, Marc'Aurelio è bella di nomi gloriosi : 
con Commodo si rompe Pincanto. i prefetti ridivengono ministri e la loro 
successione ha ragioni idcmtiche che quella degli Imperatori, in alcuni 
momenti assunsero ancora Patteggiamento di un Sciano, trovandosi a capo 
non solo delle milizie ma di tutti gli affari dello Stxito ; esempio : Plauziano 
unico pr. pr. di Settimio Severo etc; Alessandro Severo conferì loro il 



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ETÀ PRBKOMANA K ROMANA 1)7 

Vrado soìiatorio e detorminò bene la loro giurisdizione : ad ogni modo i 
prefetti nelle loro funzioni politiche e ^giudiziarie dis'entano soltanto i rap- 
presentanti deirhnperaton» divenuto definitivamente arbitro assoluto di tutti 
i poteri]. 

08. Sdsd. — XXIII, 1-2, 1902. — Cantarelli L.. La diocesi itali- 
ciana da Diocleziano alla fine deW Impero oceideìitale. Parto seconda: 
I ricari e il ricariat-o di Roma [I. La serie dei vicari Urbis Romae; pre- 
messe notizie sui titoli, le oompotcnze, il personale subalterno del vicarius 
l'rl)is, l'A. dà notizia di 81 vicari, più 8 vicarii incerti dMt^lia o di Roma. 
II. Il vicariato di Roma: Le regioni suburbicarie ohe formavano il vi<'a- 
riato di R. intorno al 297 erano 8. Tuscia, Campania et Samnium, Lucania 
et Bruttii, Apulia et Calabria, Flaminia et Pioenum, Sicilia, Sardinia, Cor- 
sica: per la storia di ciascuna di esse l'A. indica lo fonti, i contini, le vi- 
cende, l'elenco dei governatori (continua)]. 

fì9. NliaC. — VII. 1-2, 1901. — Lugari G. B, // nacello ^Domine 
quo radis» stilla ria Ajypia. 

70. NbaC. — VII. 1-2, 1901. — Marncclil ()., Di un antico batti- 
stero recentemente scoperto nel e imiterò apostolico di Priscilla e della 
sua iìnportawxa storica, « Studio relaliro ad una insigne memoria del- 
l'Apostolo S. Pietro in Poma con lettera di Mons. L. Duchesne fSi tratta 
precisare il luogo tra la Via Salaria e la Via Nomentana cui si riferiscono 
le tradizioni relative al ministero apostolico di S. Pietro in Roma: TA. 
anziché al cimitero Ostriano, come fin qui, ha ragione di attribuirlo in pai*te 
al cimitero di Priscilla : la cisterna e le costruzioni di])endenti scoj)orte in 
questo cimitero non sono (;he un gran battistero sotterraneo cui si potreb- 
beifì rapportare due iscrizioni del IV' secolo nella silloge di Verdun che 
ricordano un luogo venerato per la memoria delPapostolo Pietro; a questo 
'«•imiterò si riferirebbe pure il pittacium di Monza colP espressione : w ubi 
prius sedit Sanctus Petrus «: da ulteriori .scavi si attende nuova luce. 11 
Duchesne csT^'ime alcuno riserve]. 

71. llbaC. — VII, :], 1901. — Marucchì O., Di un pregevole monu- 
wr^ito di antica scultura cristiana., rincenuto negli scapi del Foro romano. 

72. miaC. — VII, .H. 1901. — Marncchi O., Di una antichissima 
testimonianza del martirio di S. Pietro in Poma [Mostra Pimportanza 
di un battistero ritrovato nel (timitoro di Pris<Mlla. Scavi nella Basilica di 
"S. .\gnese sulla via Nomentana. liavori nelle catacombe romane. Indagini 
in Chiesa dei SS. Giov. v Paolo al Celio]. 

73. llbaC. — VII, 4. UMH, — Marncchi (>., Scari nelle catacomhr 
romane: scari nella Basilica di Sant'Agnese .sulla ria Nomentana. — 
Iscrixione consolare r in renata fra i muri della Basilica di S. Valen- 

4inr) sulla ria Flaminia. 

74. llbaC. — VII, 4, 1901. — Villani 0., Iserixioni consolari riu- 
renufe a S. Paolo fuori le mura. 

75. llbaC. — VII, 4, 1901. — Marncchi ()., Ulteriori os,^erra\ioni 
sulla memoria della sede primitira di San Pietro [Collega la memoria 
della prima jjredioazione di S. Pietro col (umitero di Priscilla, centro cri- 
stiano del P secolo]. 

76. llbaC. — VII, 4, 1901. — Marncchi O., Pi un gruppo di un- 
ii che iserixioni cristiane spettanti al cimitero di Do ìu iti Ita e reeeulc- 
■mente acquistale dalla Commissione d'archeologia sacra. 

77. llbaC. — VII, 4, 1901. — AVilpert G.. Frammento d'una lapide 
-cimiteriale col busto di S. Paolo. 

Rivista storica italiana, 3a s., li, 1. 7 



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1)8 SPOGLIO DBI PERIODICI 

TS. nbaC. — VII, -L 1001. — Sojiiisidsr (1., / ìuònnmrnti e Ir me- 
ttion'c cì'istinnr <// l'rllcfn'. 

79. nbaC. — Vl[, 1-2, 1901. — Pinzai., Xotìxir niil cemetn-o cri- 
stiano (lì Bonaria presso Oif/liari e sfi Hi un ipogeo cristiano presso 
Bonorra. 

80. NbaC. — VII, :^, 1901. — Savio F., // culto di San Vittore a 
Ravenna. 

SI. NbaC. — VII. 1-2 4, 11M)2. — ('rostarosa P., Incetifario dei 
sigilli impressi sulle tegole del ietto di N.* Croce in Gerusalemme in Roma. 

82. NbaC. - ^^\\. 1-2, 1901. — Orostarosa P., Xotixie degli scari 
eseguiti nelle catacombe romane nel perioda 1900-1901. 

83. NbaC. — VLl, 1-2, 1901. — Marucchi ()., Osserraxioni sugli scari 
<h'llc catacombe roìurine. Scari fucila Chiesa di ^ Sancta Maria Antiqua^ 
nel Foro romano. Scoperta nella Basilica dei SS. (iioranni e Paolo 
sul Celio. 

84. NbaC. — VII, 1-2, 1901. — Hoiiaveiiia (r.. Figura orante con 
epitaffio della fanciulla Vencriosa nel cimitero di S. Ermete. 

85. Rhe. — III, 1, 2; :»., 1902. — Callevvaert C, Les premiers chnl- 
tiens furent'ils persécutés par édits généraur ou par mesures de policcY 
H. L'origine de la législation persécutrice. Confirmatioìi d/'^ données de 
Tertu'lien par i examen de^ autres sources [Esamina la lettera di Plinio 
a Traiano o la risposta di eostiii, da cui risulta clie la persecuzione dei 
cristiani era una forma di vero e proprio processo, fondata su leggi ante- 
riori, sulle quali Plinio domandava istruzioni, perchè non si trattava di reato 
ordinario, ma di una giurisdizione * extra ordinom», ciò che esclude asso- 
lutamente la persecuzione come applicazione di misura di i)olizia. che sa- 
lehbe stata alla portata del funzionario: aggiungi cho nella idea di Plinio, 
la professione del nome cristiano da solo costituiva il reato, non o<?correudo 
i « tlagitia nomini cohaerentia ». I/A. cerca poi di s(5oprire da quale im- 
l»eratcro fu emanato l'editto di ])ersecuziono e ritiene decisiva 1* opinione 
«li Tertulliano, il quale lo fa risalire a Nerone; esamina il valore di tale 
t<^stimonianza di fronte alle ijreoccupazioni apologetiche che po.ssono averla 
isi)irata. concludendo per la ]>erfetta conoscenza di Tertulliano in materia 
giuridica: reca alla opinione di T. il suffragio di Tacito e Svetonio e fa la 
ipotesi che la persecuzione neroniana abbia avuto' due fasi : la 1* violenta^ 
»M-cezionale. ma locale e di corta durata; la 2* rigidamente legale, ma uni- 
versale e permanente: questui avrebbe seguito a «luella con un intervallo 
probabilmente non lungo. Esamina poi !'« institutum Neronianum » secondo 
I;i testimonianza di Sulpizio Severo, la quale si riattacca probabilmonto 
come (juella di Tertulliano e Svetonio al testo dell'editto emanato poco do|)o 
l'incendio e prima della morte degli apostoli; da ultimo discute se la jUm'- 
secuzione di N(MOne siasi estosa fuori di Koma e secondo la batterà di San 
Pietro agli Efesii conclude affermativamente]. 

SG. Rhe. — IH, 2, 1902, — Voisin G., L'origine du Sgmbole <it\^ 
Apòtres [Confutando le ipotesi Vlcd Vacandard e del Chamard ( in « Kevuo 
lIistori<[ue w 1899 e 1901) V\. cen-a dimostrare che non nell'Asia Minor»*, 
]M*ima della sei)arazione degli apostoli, ma a Koma, vide la luce il simbolo, 
e non accetta Panno 120 come termine a quo, ma sarel)be stato composto 
mentre ancora vivevano Pieti-o e Paolo, onde avrebbe avuto questi due apo- 
stoli per autori). 

87. Rqh. — XXXVIT. 143, 1902. — Emioni V.. La crise montant\<tc 
\\/.\. ricerca i ]ìrecedenti storici dell'eresia predicata nella M<^sia l'iroa 
l'anno 170 e le dottrine: la (U-edenza nella fine del mondo, le teoria mo- 
rali, la rivelazione» (^ la sua evoluzione, la scala della ])erfezione nel (li vitata 



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ETÀ PKBROMANA E ROMANA 0<J 

di secondo nozze, nel rigore dei digiuni, nella severità verso i peccatori, 
nella condotta di fronte ali© persecuzioni e nell'austerità dei costumi; la 
ilivisione degli uomini in Mjirituali, psichici e materiali; la rinnovaziono 
del battesimo. Seguono cenni sullo caratteristiche teologiche del Montanismo 
sulle divisioni della setta e i suoi as'N'ersariJ. 

88. Rqh. — XXXVII, 143, 1902. — Allard P., Les gestes des Mariyrs 
romains [Confuta le conclusioni del I)ufour([ (cfr. lisi,, 1902, N. 095 )]. 

89. Rqh. — XXXVII, 142, 1902. — Resse I. M., Le.^ premiers mona- 
sth'ps de la Gaule meridionale [S. Martino, vescovo di I.igugó e vescovo 
di Tours, fu un iniziatore e propagatore della vita religiosa (;he San Bene- 
<letto in seguito organizzò, e parallela poi all'azione del patriarca di Monte- 
Cassino fu nel sud-est della (Pallia l'azione di due as('(»ti che avevano pe- 
regrinato l'Oriente: di S. Onorato a Lerin e di Cassiano a Marsiglia sul 
printfipio del sec. V. Cassiano divenne il i>rincipalo intermediario fra l'o- 
rionte e l'occidente. S. Cesario, monaco di Lerin, d(^ttò anch'egli le regole 
su«» famose. Nei cap. IIl-VUI l'A. discorre del tener di vita, degli usi e 
tlello spirito particolari ai monaci (ìalloroniani della valle del Kodano in 
«luell'epoca; buona ])art(» di quelle pratiche s'ispiravano agli usi orientali 
«''l africani; di fronte ad essi la regola benedettina mostrava la superiorità 
della sua organizzazione]. 

90. Rqh. — XXXVII, 142. 1902. — Allard P., La relìgion de 
l'Empereur Julim fi/ A. studia la ])arto intima della storia (ìell' apo- 
stata, i suoi sentimonti peisonali sulla religione, le ])ratieho del culto so- 
stituite a «luelle del Cristianesimo apostasiato, le quali erano im])rontate ad 
un ardore quasi di neofita ; straonlinaiio eia soin*atutto il numero delle 
vittime pcM sacrifici, grandissima la forza della sua superstizione. 11 2" ca- 
])itolo tratta della t(»oria di G. l'A. sulle divinità, sull'esistenza, sulle fun- 
zioni e la teoria cosmologica conforme alla platonica; nel .S<* la teologia del 
solo; nel 4'' l'interpretazione doi misteri ; infine nel 5» le teorie morali]. 

91. Mah. — XXII, 1, 1902. -i^ Diichesne L., Vaticana, Xofcs sur 
la topographìp- de Romp au wmfrn-ùxjp. [Vnticauum o Jani(uilum sembrano 
nomi di lo<'.alitii etruscho; nell'epoca dell'impero le alture trasteverine erano 
orrupate da edifìci imperiali, (uii si riattaccano i primi ricordi del Vaticano 
cristiano: là Caligola costrusse il suo circo famoso, là le scene dcd 04 e 
presso qu^d luogo la tradizione, dalla fine del 2'^ secolo, mostrava il trofeo, 
«•io<*' la tomba dell' apostolo Pietro : e in quel luogo gli architetti del 
tempo di Costantino, indotti dalla ne<*essità della tradizione precisa, eres- 
sero api)unto la basilica di S. Pietro sacrificando il (drco di Nerone, quan- 
tunque però la indi<'.ata tomba di S. Piotro non serbasse senza interruzione 
b» spoglie del principe dc^gli aj>ostoli, venerate un c^'rto tempo nelle cata- 
<"ombo sulla via Appia. Oli autori però non .sono d'accordo sulla designa- 
zione di tali luoghi santi: il I). esaminando i testi avverte ohe la Basilica 
fu sempre presentata come monumento della sepoltura di S. Pietro, non 
oome quello del suo sup]dizio. Identifica le rovine di costruzioni attorno 
alla mole Adriana colle deiìominazioni di Dalmachia e (iaianinn,, identi- 
fica nomi di luoghi in Trastevere, conìe Mica aurea^ Mons aurens]. 

02. Sdsd. — XXIII, 1-2, 1902. — Mercati G., Ai;/;/<^;?.vm. I. Il piti 
antif'o vescovo di Parma f ' ontrariamentt^ alla lista del Kusca e dcdl'AfTò, 
il riscontro di un passo dell'ariano Palladio con due ])assi della Sinodo 
romana dell'anno 878 e di un' epistola degli imperatori (oraziano e Valen- 
ti/iiano assicurano Pesistenza dol vescovo di Panna nell'ultimo terzo almeno 
d»4 sec. IV; era stato vescovo dal 374 almeno e continuava negli anni 374-79 
a jiov.rjrnjire illegittimamente un certo l'rbano, deposto in ooncilio da Papa 
I Parnaso por arianesimo o i)pr ])arteoipazione allo scisma Prsiniano]. 



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1(K) SPOGLIO DKI PERIODICI 

3. ALTO MEDIO EVO (SEC. V-XI). 

i)r^. Rqh. — XKXVII, 143, 1902. — Daux C, La profccfion apo- 
stoliquc an inoyvn (ìye (i patrimoni primitivi comuni annessi, a ciascuna 
<5liiesa pel soccorso della comunità e pei bisogni della Chiesa, s\nccrebb€ro 
.sempre più dopo l'editto di Milano tanto da creare quel lusso che attirò le 
critiche degli stessi cristiani : durante il periodo barbarico, l'uso dei deboli 
di racconiandai*si alla protezione dei ])otenti anche con sacrifìcio della liberu 
loro proprietà portò ])er analogia Tuso di cercare il patronato dei santi e 
specialmente quello del capo degli apostoli ; nel dissolversi delle monai"chi«' 
barbariche per l'acMnest^ei-si dei privilegi signorili i^u.so si generalizzò sempn* 
I)iù, e il munderburdi'tnn reale passò specialmente pei conventi direttameuti' 
al Papa; un tipo della trasformazione ed estensione di tale istituzione sa- 
rebbe il convento di Cluny. Talora le monarchie, e specialmente la germa- 
iii(;a, cer(5arono di porre un argine, ma senza mutiire, nean(;he nell'epoca 
della lotta delle investiture, sostanzialmente l'istituzione ; il l*apa difendeva 
i suoi commendati colle anni spirituali, questi corrispondevano un censo: 
fin dalla fine del V secolo il Papa S. (ìelasio aveva fatto redigere un po- 
liptico colla registrazione delle reudite delle terre appartenenti alla chiesa : 
tali registrazioni furono rinnovate i>oi fino alla forma definitiva del « liber 
censuum » nel 1192: l'A. riassume l'elenco delle chiese censitone dellr 
varie regioni d*Europa]. ^ 

94. Rh. — LXXVlJl'e LXXLX, 1902. janvier-juin. — Duinoulin M., 

Le goupernement de Théodon'r et la do m inai ioti des Ostrogoths en Italie, 
iVaprès les cnurres d'Euuodins Premesse considerazioni sulP imiwrtanzji 
capitale delle opere di E. come testimonio oculare dei fatti, i*ome letterato 
insigne e per la posizione eminente politica ed ecclesiastica, dà brevi 
cenni biografici, la datti delle princi])ali opere, ])aragonandone il valore con 
altre fonti per la storia degli Ostrogoti in Italia. Tratta quindi le priiiri- 
]»ali questioni riguardanti: 1" la con<iuista d'Italia da j)arte di Teódoricu: 
2° la natura del suo potere in cui si contemperava l'autorità di funzionario 
Imperiale e di re. (juantunque questo titolo non sia mai stato riconosciuto 
da Bisanzio: 8« la forma del governo alla romana; 4** la (jondizione della 
sua corte e dei suoi funzionari ; 5" V opera sua come restauratore dellr 
ileperite popolazioni, dei monumenti, delle lettere et(\: if i suoi rapporti 
colla chiesa di cui rispettò la libera elezione di due papi, Gelasio li e Ana- 
t^tasio II, e dove intervenne solo come giudi<'e legalmente liconosciuto »• 
invocato dalle parti come erede dei Cesari, (juando infierirono le turboleuz»' 
per lo scisma tra Lorenzo e Simmaco nel 49S. Ennodio morì prima di T. 
-e non potè riferire del periodo brutto del suo regno illuminatoj. 

95. SS. — XIX, :j, 1902. — Gtiietti L., La legauone di Rtistiro n 
Jiisaìr:io e le < Variae ^ di Cassi odoro X, 19-2-4; XL 13 [Contro l'opi- 
nione del Kohl sostiene che le epistole 22, 28. 24, debitamente esaminate 
e paragonate all' altro gnipi»o 19, 20. 21 ( consegnate all' aml)asciatore 
bizantino Pietro, che si recava a Costantinopoli, dopo l'eflerata uccisione 
di Amalasunta e la conseguente dichiarazione di guerra di (ìiustiniano vox 
trattare, a nonn» del codardo Ke Amalo, la cessione della Sicilia e occor- 
rendo di tutto il regno), non si riferiscono alla missione di Papa Agabito 
a Costantinopoli, ma a (luella del sacerdote romano Kustico, amico di Teo- 
dato, mandato da costui e da (Judeliva moglie sua pure a Costantinoj>oli 
insieme a Pietro per esprimere a (quella corte voti di pacùfic^izione]. 

90. NaV. — X. S., III. 0, 1902. — Galli R., Venexia e Roma i» 
tfiìft. Croììfica del seeolo 17 fO^'P^ ""•* larga prefazione sulle condizioai 
<leirrtalia N'(»rd-Est nel sec. VI. (!ond(»tta spe<Malmcnte sulla critica di Pn»- 
cnpio e di altre fonti coeve, l'A. esamina ancora il Cro^tieon Veiieluìiu 



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àLTO HEDIO ICVO 101 

volgarmente dotto VAltinate, trascurato dagli eruditi conio im ammassa 
informe di cose sconclusionato, da cui uscisse un racconto incomprensibile: 
già in altra memoria PA. stesso aveva dimostrato essere desso un^ amai- 
gjima di frammenti antichissimi e preziosi, malamente cuciti insieme dal- 
l'ingenuo raccoglitoi*e e tali che separati offrono per la storia di Venezia 
di Roma pagine ignorate di diversi secoli dal VI al IX. Nel nuovo studio 
esamina i frammenti che confermano V esistenza dei Franchi nel Veneto 
r attestata da Frocopio) e quelli che riferiscono il j)atto concluso tra Nar- 
sote e i Veneti marittimi per sfuggire l'ostacolo d'essi Franchi e giungere 
lungo il littorale a Ravenna. Vi hanno concordanze meravigliose coi fatti 
ohe emanano dalla critica: i frammenti sono preziosi anche per la luco 
che gettano sulle istituzioni come quella del Dux, dei « boni homines » di 
origine italiana e romana, non germanica come vuole il Davidson, etc.]. 

97. MV. — S, 2, VlJl, 1902. — Cipolla C, Note biblioyra fiche circa 
l'odierna eondixione de-gii studi oritioi sul tcMo delle opere dì Paolo 
Diacono, 

aS. HgiÒ. — XXIII, 1, 1902. — Jung J., Die Provine der * Alpes 
Appenninae * [Identifica i luoghi menzionati da Paolo Diacono nella descri- 
zione della «Nona provincia» dMtalia, la quale secondo il suo catalogo 
- in Apenninis Alpibus computatur.... in qua sunt civitates Ferroniamis et 
Afontebellium, Bobium et Urbinum necnon opi)idum quod Verona appellatur »]. 

99. B«P. — II, 1-2, 1902. — Romano G., Le due nuore epigrafi in 
S. Salratore [A proposito dell' epigrafe riguardante Paolo Diacono, TA. 
solleva dubbi sull'afl'ormaziono della nascita in Ciridale^ dello studio in 
Pavia in scuole* aperte dal Re Rachi, della monacazione a Montecassino, 
cofiuto il dominio longobardo nel 774, della morte il IS aprile 7!J9. 
Intorno alPepigi'afo di Sant'Adelaide, moglie di Lotario e di Ottone I. che 
si riferisco ad altra epigrafe del soc. XVI per la sepoltura della Santa in 
S. Salvatore, dichiara siffatta tradizione una mistificazione dei Benedettini di 
S. SalvatoreJ. 

100. BsP. — L 4, 1901. — Dell'Acqua C, / sepolcri dei Re Longo- 
bardi in Paria [iMorirono fuori di Pavia Alboino, Rachi e Desiderio. L'A. 
ricerca negli scrittori il fondamento della tradizione delle sepolture di Olefi, 
Autari (dei Duchi di Pavia durante l'interregno), di Agilulfo ed Adaloaldo. 
( Continua J]. 

101. MgiO. — XXUI, 1, 1902. — Steinacker H., Ceber das alteste 
papsiliehe Regislrruesten [U amministrazione pontificia romana e le altro 
chiese più importanti imitarono la tenuta dei registri e i libri delle copie 
dalle eancellerio degli uffici provinciali secolari, tenute secondo il modello 
deiramininistrazione centrale, per modo che le osservazioni si possono* 
estenderò alle altre e si può attribuii-e particolare valore ai caratteri cho 
si trovano uguali in diversi luoghi. L'A. studia i gruppi Avellani seguenti : 

- Die Simplicius Briefe, die Ormisda Correspoudenz, Avellana 1-50, dio 
<iuesnelliana] » . 

102. Ss. — X. 4, 1901. — Volpe G., Pisa e i Longobardi [Quando 
»* conio i Ju. siano entrati in P. con precisione non sappiamo, è inc(»rto se vi risie- 
desse un Duca, o se la città dipendesse dal Duca di Lucca. Per risolvere la 
questiono dei rapporti tra Longobardi ed Italiani (!onviene tener conto delle 
«lifTerenze locali quasi diverso per ciascuna città ; Pisa si trovava accomu- 
nata agli invasori nolPodio contro i Bizantini ed era preziosa pei traffici 
Tnarinareschi ; mancano le professioni di legge che ci permettano un com- 
puto approssimativo della proporzione dei Long, e degli indigeni ; i nomi 
ancora dopo il 1000 erano in prevalenza germanici nella città e latini 
nella campagna, onde perde piede la teoria che la lotta dei comuni contr'^t 
il f«»iitlal esimo sia un fenomeno etnico, la gara tra gli elementi sopravissi/. i 



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102 SPOGLIO DKl P£R10D1CI 

<U)Ua ciirin romana della eiritas contro la campagna, mentre è lotta eco- 
nomica. Le relazioni di Tisa con Lucca erano allora frequenti e buonf. Pisa 
non diodo Gasindi alla Cortei ma un illustre lettorato. Pietro Maestro, di- 
mentico più tardi del Re che prima Paveva onorato. A Pisa e a Lucca non 
<lovettero i mutamenti del 773 e 774 avvenire con tutta tranquillità, ma i 
fatti precisi ci sfuggono |. 

lOH. Ss. — X, 3, l'.)Ol. — Crivellucci A., Deli^ origini dello stato 
pontificio [Dissente da alcune conclusioni del volume delPabbate Duchesne: 
osserva la condizione diversa di Roma da quella di altre città che riusci- 
rono a rendersi indipendenti durante la situazione creata in Italia dall'ico- 
noclasmo, a Roma si trovavano di fronte il Duca e il Papa, l'aristocrazia 
ecclesiastica e quella militare. l^'A. studia la ribellione delPesarca Kleuteriu 
(015-618) che aspirava alla corona imperiale; Pinsurrezione più notii del- 
Pesarca Olimpio (649). Durante bi guerra di Liutprando contro gl'icono- 
clasti anche Roma elesse un proprio Duca, quando ^1 Re Longobardo invas*' 
il ducato romano il Papa s'avvicinò all'esarca Eutichio per combattere con- 
cordi un (lomune nemico, P usurjìatore Petaso. Contro 41 pericolo che du- 
rante la difesa contro i IvOngob. un patrizio divent'isso troppo potent4? in 
Roma, il Paj)a pensò di ri(M)rrere a Carlo Martello ed all'alleanza dei Franiìhi]. 

104. S». — X, 2, 1901. — Crivellneci A., Stefano pafrixio e dura 
di Noma (727-754) fRitiene che non fosso ufficiale greco ma ufficiale ro- 
mano, creato duca e ])atrizio dai romani al tempo dell'insurrezione rontro 
gli iconoclasti, e messo da parte quando il titolo di patrizio fu dal pon- 
tefice conferito a Pipino]. 

105. Sa. — X, 3. 1901. — Crivellucci A.. Xofe ad Liti, Pont. erri. 
Boni. r. Z(tch. e. ìi, I, 16 et Cod. Cor. epp. 1 et 3 \\a\ data del passo 
relativo alla rientratii del duca Trusi mondo a Spoleto]. 

106. Hx. — N. S., LUI. 2, 1902. — Wenniiighofl" A., Die Fiir sten- 
epigei der Karolingerxcit. 

107. MoiÒ. — XXIU, 1, 1902. — Slckel W., Alòerich II und der 
Kirchenstaat [Premette* una larga descrizione delle (condizioni dello stato 
della Chiesa, (quando P impero dei Carolingi tramontò. Esso mancava di 
un'organizzazione forte por la natura st(»ssa di un governo nò eretlitario. 
né elettivo, dipendente da persone di edu<iazioiie ecclesiastica e costretti 
alle cure spirituali; i [)api non avevano saputo unificare le città successi- 
mente annesse ed il più grave dualismo non meno politico che religioso 
intercedeva tra Roma e Ravenna; le milizie cittadine non erano ordinate 
<M)sì da costituire un forte appoggio allo Stato, insomma tutti i difetti del 
governo bizantino s'erano aggravati sotto il debole governo dei Papi, il 
^luale si trovava in condizioni diffìcili di fronte alla potenza fonnidabile di 
alcune famiglie, che usuqìavano come titoli gentilizi i titoli delle carich«« 
e formavano consorterie, le quali assorbivano nell'orbita dei loro interessi 
tutta» l'amministrazione. Traccia PA, la storia di quella potentissiuia di 
Teofilatto, la cui stir])e compare con lui primieramente nella storia, com«* 
una famiglia di cavalieri. Panno 901, in occasione di una assemblea di 
ufficiali tenuta dall'Imperatore Ludovico, e specialmente ti-atteggia la vita 
di Alberico IIJ. 

108. Hmiu — XXXVII, 733, 1902. 1 luglio. — Giovaniioni G., I^r- 
eenti studi sulle origini dell'architettura lombarda [A pi'oposito special- 
mente delle conclusioni del Ris^oira (nel voi. «Le origini dell' arch, lom- 
barda e delle sue principali derivazioni nei paesi d'oltr'alpe »), che non 
Parte carolingia o la bizantina abbia influito sulle costruzioni lombarde che 
incominciano ad apparire nell'alta Italia alla fine del sec. X e al principio 
dell'XI, ma la libera evoluzione dai)prima rozza, poi cosciente di elementi 
nrchitettonici italiani]. 



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BASSO MKDIO KVO l(Ki 

100. AmL. — XXXIIL 1001.'— Podestà F., // Colle di S. Andrea 
in Genova e le regioni circostanti [Studio topografico sui più cosi)icui 
monumenti v sullo principali arterie» di (ìonova juediovale, corredato da do- 
cumenti d'archivio, con immoroso tavolo illustrative]. 

110. BsP. — 1, 4, 1001. — Qniiitavalle F., Jav nomili ossa e V in- 
eeudio di Paria nell'anno 1004 ] Esamina i passi di Arnolfb, Ademaro, 
Tgono Flaviniaiio, che sembrano prest^irsi airo(iuivoco della negazione del- 
l'incendio di Pavia, quindi quelli di Bonizouo; poi esamina le varie opinioni 
de^Ii antichi e dei moderni sullo cause della sommossa: più (;he sentimento 
nazionale, la ribellione è un episodio della reaziono regia feudale contro 
Turiione del regno itali(i0 alla Oormania e la politi<;a vescovile dogli impera- 
tori sassoni. Pavia divenne i>oi vali«lo sostegno deirimj>ero solo quando questo 
si schierò, con Corrado II, osi pose di fronte alla rivoluzione vescovile: la 
sommossa scoppiò impensata, ma Arduino non ebbe parte nemmeno ad 
una congiura che (juella preparasse: Enrico II non ordinò Peccndio, ma 
non valse a frenailo: tra le conseguenze immediate fu il pronto riconosci- 
mento del govecno di Enrico da parte delle città incerte], 

111. Ss. — X, 2, 1001. — Rinaldi E., I/istifnxio?w della pia casa 
di miseri cardia in Pisa [Discorda dalPopinione del Tronci e del Morrona 
che ne pongono la fondazione alPanno IO'ìH, la pergamena su cui si fondu 
tale tradizione è evidentemente falsa, e non si può con certezza sostituire 
un'altra data: l'epigrafe del sec. XVI è del pari riproduzione della testi- 
monianza 'infondata. I/autrice fa seguire al testo (1(4 doc. apocrifo gli or- 
dinamenti dell'opera del I.SO.") e altri docc.J. 

112. Sdué, — XXtll, 1-2, 1902. —.Mercati G., La Icffrra di sotto- 
missione d'un arciprete di Parma a Pasquale II — - 1/ autore dellr 
a eoller-fanea ex opuscnlis Petri Damiani» [l)al cod. vat. lat. 4030 d(»l 
^tM.•. XI trae e pubblica la lettera di un prete. Ho ( Homodei od Omobono), 
che si sottomette al Papa P. per gli uffici di un vescovo di < nibbio che si 
potrebbe identificare con Jo. (8. (ìiovanni da Jx)di. biogi-afo di S. Pier 
Damiani ), compilatore delle collectanea]. 



4. BASSO MEDIO EVO (SEC. XI-XV). 

113. Bah. — XL, 1, 1902. — Fita P., Patrologia Latina [Il docu- 
uìeuto N. 11 in appendice é una bolla di Papa Pasquale II (23 maggio 
11 10) al Conte Raimondo Berengario ITI, felicitai ndosi per l'impresa (ielle 
Babari ; riprodotta in facsimile]. 

114. RI. — V, 8, 1002. — Artidi R., La torre e il palaxxo dei Conti 
Anguillara in Roma [La torre deve la sua origine alla rivoluzione del 
114.-*; gli Anguillara erajio parenti degli Orsini : PA, ne segue le vicende in- 
trecciantisi colle loro possessioni e col loro ])alazzo inKoma nei s(v. XIV-XVl. 
e dico quindi la storia dei ristauri di questo v- del suo stato attuale]. 

Ilo. Bs«A. — S. 2, XIV, 2, 1002. — Da Ciipis C, liegesto degli 
Orsini specialmente per quanto si riferisce al loro domi ìlio feudale negli 
Abruxxi e dei Conti Anguillara [Secondo documenti conservati nelP ar- 
i-hivio della famiglia Oi*sini e nelPanjhivio segreto Vaticano coirindi(re dei 
luoghi, delle persone e delle coso notabili. Precede un saggio sulP origine 
della famiglili Oreini e suoi rapporti con la storia del Medio Eso]. 

ID). Bah. — XLI, 4, 1002. — Fita F.. Sehastian obispo de Area- 
rica y de Orense. Sa cranica y la del Hey Alfonso III [Riproduce tra 
gli altri docc. una bolla del UGO, 11 dicembre, di Alessandro ITI], 

117. Bah. — XLI, 1-.3, 1002. — Fita F., Concilio inedito de San 
Geloni en 11 OS, Bnlas inéditas de Al ej andrò III y Iknedicto Vili. 



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lO'i SPOGLIO DRl PERIODICI 

118. R«A. — S. 2, XI, 6, 11)02. - Rossola A., Lwa rourenx ione- 
fra la città di Genora e i\ Marehrse di Mafiosa (Carrara) [Dv\ iiovembi-e 
1178, il doc. ò dato intogralmento da una copia autentica del 1(517]. 

1 19. «alò. — XXllL 4, 1902. — Thatcher O. J., Vebfr die Bedeuinug 
dvjt ìVories Torneamenium [Qiumdo primi ora monte apparve nelXJI «secolo 
significava oombattimento di nemici, ostilità, zuffa ; col tempo j)eiflottc il 
primitivo significato, e nel XIII socjolo generalmente, senipi*e noi XIV, si- 
gnificava un gioco d'armi] . 

120. HsV. — X. S., III. 5, 1902. — Rolierti M., Xuore rieerrhc. 
sopra V antica cosi itux ione del comune di Padora [La magistratura (con- 
solare dura fino al 1174, in cui i consoli furono sostituiti dal Pod(M5tÀ ; do])0 
il 1180 il comune appare gi>\ come un organismo compioto, con diritti 
soi)ra altri comtmi, con magistratura giudiziaria osocutiva. trasfonnazion»v 
della consolare cessata: VA, esamina le attribuzioni e lo forme delle vario 
mjigistraturo ai»punto sullo .scorcio del soc. XII]. 

121. B»c. — LXIII, 8-4, 1902. — Poupai-diii R., Dix-hnit Icftrrs 
invdites d'Arìionid de Lisicnx fl>i osso otto scmo diretto a Papa Al(»s- 
sandro III, riguardanti vescovi inglesi o francesi]. 

122. Mar. — XXVIl, 8, 1902. — Kehr K. X., Zar Frieden.^urì:unde 
Friedrichs i ronVenedig [Studia i caratteri diplomatici singolari del trattato]. 

128. Rqh. — XXXVll, 144, 1902. — De Vais.siére P., Nai/i^ .4f//o/MC 
<//' Padoiie et l'ari Italien [X proposito della pubblicazione di C Mandach]. 

124. RI. — V, 10, 1902. — Della Giovanna L, Rifit)ritnre roma it- 
tiche e questioni francescane- |Oiiisidora gli studi recenti e lo relazioni tra 
la religione francescana e gli ideali moderni]. 

125. B«S. — Vili, 3, 1901. — Madèra A. F., La patria e la vita 
di Cecco Angioli eri. 

126. BsS. — IX, 1, 1902. — (Casanova E., Conteggio del sec. XIIl 
in rolgare francese [Il documento riguarda due lombardi, due banchieri 
italiani stabiliti in Francia, Kenaut Barbo e Riche Dieutogart], 

127. Sb»Ba. — 2, 1901. — Gnanert H., Maisier Johan ron Toledo 
[ìjn biografia del cardinale inglese ha rapporto colla storia del papato o del 
cesarismo nel XIII sec, nonché col movimento intellettuale della fino del 
medioevo]. 

128. Bar. — XXVII, 2. 1902. — Kehi- K. A., Erganxungen \n 
Falco Don Benerent [L*A. mercè recenti sco})erte ricostruisce quasi in- 
teramente il testo originale della cronaca di Falcone, 1102-1140, impoilan- 
tissima per la storia religiosa deiritalia meridionale e nota fin qui solo 
in manoscritti incompleti. Seguo il tosto di un documento inedito di Fe- 
derico II]. 

129. Bar. — XXVII, 2. 1902. — Krahbo li., Otto's IV, erste Verspre- 
chungen an Innocenx HI. 

130. Maio. — XXIII, 8, 1902. — Hanaiier G., Dos Ber uf spodestai 
im dreixehnten Jahrhundert [Studia dapprima Fintroduziono del iiodestà. 
sul finire del XII sec^olo, nella maggior parto delle città del regno d'Italia, 
indi le caratteristiche generali, la forma delle richieste e doll'offertn dello 
persone; seguono gli elenchi dei podestii di (ìonova dal 1191 al 1257, «li 
Parma dal 1175 al 1274, di Mantova dal 1184 al 1284. \ax 8* parte tratta 
«lolla professione in so, della retribuzione, delP elezione, del giuramento, 
delle cdmpetenzo della carica, delle regole di pn»cauzione cittadine, il pul>- 
hlico, Sindacato, le istruzioni etc. \a\ 4» parto tratta del significato politiro 
delTufficio di podestà riguardo alla sua durata, riguardo allo relazioni trn 
la patria di origino del podestà e la città in cui esercitiiva la magistnituni 



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BASSO MKDIO STO 1()5- 

vU\ La ó* parte tratta delk' famiglio italiane (ilio più si illustrarono nel- 
l'esercizio della i)odesteria (i Mandelli da Milano, i Dovara da (Vomona, i 
ron-oggio e i Rossi da Parma, i Riingoni da Modena, pli Este, i Torre, i 
Pustorla da Milano, i Sommi da Cremona, i Oarbouesi o p:li Andalò da 
Bologna, gli Amati da Cremona, gli Andito da Piacenza, i Burgo da Cre- 
mona, i Chazanimichi da Bologna, i Cornazzano da Parma, i Confalonieri 
da Brescia, i Cavalcabò da Cremona, gli Enzola da Parma, i Fogliani da 
Ke.ggio, gli Inooardi da Milano, i Lupi da Soragna, i Marcellini e i Piro- 
vano da Milano, i Roberti da Reggio, i Rivoli da Bergamo, i Rusca da 
Como, i Sexo da Reggio, gli Strafa da Pavia, i Visconti da Piacenza]. 

131. BsPi. — IV, 1, 1902. — Beani G., Il Cardinal So ffrr do [(Con- 
fuso con altro dello stesso nome, suo nipote, rhe fu dopo il 1208 vescovo 
di Pistoia): di nobile famiglia indubbiamente pistx)iese; canonico della cat- 
tedrale di Pistoia prima di essere da Celestino III elotto prete cardinale di 
S.'' Prassede; scelto con Pietro di Capo da Innocenzo III a promuovere la 
c?rociata, si recò a Messina, indi a Venezia; si dove a lui il concorso otte- 
nuto non solo del Doge e dei Veneziani, ma del Marchese di Monferrato, 
del vescovo di Cremona, dell'abbate di Lucedio e di molti nobili lombardi.. 
Kletto nel frattempo dal Capitolo ravennate arcivescovo di quella sede, il 
Papa si rifiutò di convalidare reiezione; partito per POriente, fu eletto pa- 
triarca di (ìera-salemme. ma egli rifiutò l'alta carica per ragione di delica- 
tezza, perchè aveva prima rifiutato di convalidare come legato pontiticio 
un'elezione indegna fatta da quella chiesa. Malgrado i suoi sforzi la cro- 
ciata non andò secondo i desideri ; il ritorno dei due legati a Roma nel 
1205 rincrebbe assai al Papa]. 

182. B««A. — S. 2, XIV. 1, 1902. — Rivera G., La Chiesa di 
S.^ Maria del Ponte nel Comune di Tione [IjH prima memoria sicura ri- 
monta al 1209; attorno alla chiesa andò sorgendo il villaggio. Segue alla 
parte storica Pillustrazione artistica]. , 

133. BssA. — S. 2, XIV, 1, 1902. — Rivera L., L'abadia di Col- 
li mento e un<h bolla d Innofenxo 111 [Il Conte Beraido nel 1130 impetrò 
una bolla a convalidare la conferma della donazione di un suo ascendente, 
Aderisio, alP abbadia nel 1U77. \a bolla di Innocenzo ILI del 1215 a ri- 
chiesta dolio stesso abbate vvi\ inedita ed «^ data nel testo originale]. 

134. MoiÒ. — XXUl, 4, 1902. — Hampe K., Aiis vnlorenen Re^is- 
ferhanden der Pcipste Innoxeux III und fnnoxenx IV, 1. AftJt dcn letxten 
Jahrrn Inìwxe-ìix- /// [Dei 19 n^gistri del Papa Innocenzo IH mancano 
«•impiota m(?nte i volumi 4 e 17-19, perduti non prima del Pontificato di 
Urbano V e di cui però si ha qualche notizia per mezzo di rubriche rin- 
venute ]Joi. I/A. pubblica ora 14 lettere, corrispondenti alle rubriche sud- 
dette dei volumi 18 e 19 (anni 1214 e 1215) rinvenute in un codice della 
Nazionale di Parigi, contenente tra h^ altre parti lettere di una raccolta 
disordinata di Tommaso da Capua, da cui immediatamente si oltrepassa a 
documenti di registri di Innocenzo IV e da questi j)ure senza distinzione 
a lett<'re di Innocenzo III, e quindi a do<^c. dell'anno Vili dei registri di 
Onorio lllj. 

135. NaV. — X. S., Ili, 5, 1002. — Bi^caro G., // Comiinp. di Tre- 
riao e i suoi pili antichi sfatati fino al 12 IS [Continuazion<», (^fr. /i*.*/., 
J902, n. 44K: All'esame degli statuti del 1207 PA. fa seguire menzione 
delle addizioni, sbituti e postille del periodo tra il 1207 e il ì^ semestre 
1218; indi traccia la storia dei mezzi e delle difficoltà attraverso le quali 
fhi modeste origini ])orvonne il comune attrav(»rso il govca-no dei conti, del 
vescovo, dei Romano a gran potenza nel s<'c. XIII ( continua )]. 

130. il9ld. — XXIII, 3, 1902. — Willielm F., Mcinhard II ron 
Tirai tnid Heinrich II ron Tricnt \{a\ presa di possesso del gov(M'no t^MU- 



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1 



106 SPOGLIO DKl PERIODICI 

poralo dolla c^ontcì di Trento, c^oii cui nel Ì'2^]V) Ft'dtM'ico 11 voUo assicu- 
rarsi por mozzo del passagj^io di Verona la nuova via aperta attraverso If 
Chiuso Bernesi, recò per consej^uenza lunghe lotte tra i vescovi di Trento, 
cui spettava procedentemente la contea, e i conti delTirolo ch'ebbero maggior 
4X^ìo di estendere la loro potenza ai danni deUa potestà vescovile. Parti(^o- 
larmente accentuata fu la lotta tra il vescovo Egheno ed Ezcdiuo da Ro- 
mano prima, pji colla (jontessa del Tirolo e col figlio suo Meynardo II; e 
la lotta tra il successore di Egheno. Enrico II. o lo stesso Meynardo. Li 
brutta copia di un doc. redatto tra il 28 luglio ed il 18 ottobre 1280 (dato 
in appendice e già precedentemente pubblicato con errori dall'Hormayr). il 
quale appartiene alla serie dei duce, presentati al H(^ Kodolfo dal vescovo 
])er provare i proprii diritti, è ])reziosa scortxi a studiare lo vicende della 
lotta suddetta in esso riassunta]. 

1.47. MgiÒ. — XXIII, 4, li)02. — Caro G., Fin Reivhsad mirai drs 
13 Jahrhnnderts [Il sacro romano impero della nazione germanica non 
ebbe potenza marittima e quindi gli ammiragli della flotta degli Staufeu 
rappresentavano una carica degli stati ereditari, quelli di Fed. Il prende- 
vano nomo dal rogno di Sioilia. p'MÒ uno di essi Ansaldus do Mari noi 
1242 «-ambiò il titolo di ammiraglio di Sicilia in ([nello di ammiraglio del- 
l'Impero e fu quella una carica nuova istituita, occasionata dalla circn- 
shinza della impresa contro (ìenova. nella «[uah» operavano di concerto colla 
flotta siciliana, ^jnella di Pisa od alcuno t-ittà della riviera di Ponente da- 
tesi all'Impero ])er sottrarsi alla proponderante vicina, nonché funzionari 
impenali della riviera di Levante: i)(»r coordinare quelle forze era neces- 
sario un plenipotenziario imi>erialo]. 

188. Bah. — XL. 4, 1902. — Fit» F.. I). Pnlrn de Albaiaf. arxo- 
hispo de Tarragona y I). Ferrer PaUarés nbispo de Valeneia. Qìtestioìies 
eronoiógicas [Discute la data di due bolle di Gregorio IX e dà il testn 
<ìella 2*]. 

189. Bah. — XL, 5, 1902. — Fita F., Coìicilios Tarraconeunes en 
1248, 1240 y 1250 [Con un docum. ritlettente Pai)a Innocenzo IV]. 

140. MgiÒ. — XXIII, 8, 1902. — Goll I., Zìi Briinos von Olmiltx 
Bericht an Papst Lìregor X (127S). 

141. MgiÒ. — XXIII, 3, 1902. — Jordan E., Zar Ghronologie der 
Briefe der Berardus-Sammlung [Alle obbiezioni delP Otto, a proposito 
dell'edizione data dalPA. nei registri di Clemente IV, questi replica riguardo 
alla proposta cronologia delle singole lettere defila raccolta, accettando ahume 
delle conclusioni delPOtto. altre rifiutando, e conchiudo confermando a 
giustificazione del suo primo jjrocedero. che ove è possibile un mezzo per 
la chussifìcazione cronologica dei docc, questo deve unicamente cercarsi nel 
loro contenuto, non nella loro succ;essioue nel ms.]. 

142. A«S. — XXVI, 8-4. 1902. — Romano S., Un riaggio dei Conte 
di Fiandra, Guido di Dampierre, in Sicilia nel 1270 [Dai conti delle 
spese da lui fatte, esistenti negli archivi belgi e i)ubblicati dal Gaillard 
trae notizie importanti sulle vicende dell' illustre crociato seguace di Luigi IX. 
il quale, di ritorno da Tunisi nel novembre 1270. visitò Trapani ( dove il 
nuovo Re Filippo ])erdette la sorella Isabella, Regina di Navarra, ed il 
cognato Teobaldo, di lei marito). Caltavoturo, Polizzi, Nicosia, Troina. 
Messina, Catania, per passar poi in Calabria, a Nai)oli e a Roma; le no- 
tizie (;hc si desumono da quei conti interessano anche i luoghi visitati]. 

148. HaV. — N. S., Ili, 6, 1902. — Luzzato G.. La popolaxlone 
del territorio padorano nel 1281 [Dagli statuti di quelPanno che deter- 
minano le norme per la costruzione di opere idrauliche, ripartendone le 
spese fra le ville interessate, risulta che la popolazione del territorio era 



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BASSO Mb'DlO KVO 107 

tli 63.800 anime e p<»r calcoli indiretti VX, g:iun<r() a stabilirò che la po- 
polazione dolla città dominante fosse dai 27 ai HO mila abilantij. 

144. MgiÒ. - XXIIl, 1, 1902. — Schnlte A., Ein Brief (hr Stadt 
Bologna cui Kònig Rudolf vom Jahre 12^9 [Per la storia del commercio]. 

145. BsP. — II, 1-2, 1902. — Damiani A., La gitiritidixione dei 
Consoli del Collegio dei Mercanti in Paria [Studia j?li statuti della Mer- 
canzia di Pavia, ossia delP assooiazionw *:;enerale delle varie corporazioni 
della città: i più antichi stjituti del 1295, qiumdo la mercanzia probabil- 
mente! preesistente si costituì in personalità giuridica, furono successiva- 
mente riformati fino verso la fine del secolo XVlll quando le università 
ai-tigiane pavesi furono abolite. P(?rduta quasi del tutto l'antica l'unzione 
politica comunale, nel seu. XIV', la mercanzia rappresenta Porganizzazione 
economica del ceto commerciale (;he mira alla si(uirezza e floridezza del 
Traffico d'esportazione e d'iini)ortazione, a frenar le rai>presaglie, limitare i 
dazi e i pedaggi, mantenere sicure e in buon stato le vie di comunicazione 
anche fuori di Lombardia, sorvegliare i contratti, le contraffazioni etc. La 
mercanzia non distrugge la personalità dei singoli paratici. T/A. tratta nella 
parte II specialmente dei consoli, carica anil)ita, del modo di elezione e 
delle condizioni di eleggibilità: i consoli giuravano di reggere e bona fide 
sine frande * . non ])otevano rinunciane alla carica pena grave multa, du- 
ravano in carica ]n-ima mezzo anno, i)0i un anno. ]ioi due, avevano diritto 
a risjietto e a retril)uzione. avevano funzioni politiche, insieme alle esecu- 
tivo-amministrative e giudiziarie (continua}]. 

146. IIIIsV. — X, 2, 1902. — Cioui M., Vn fallimento rovimereiale 
a Caatrlfiorentino nulla fine del sec. Xlll |Un documento in appendice] . 

147. BssA. — S. 2, XIV, 1, 1902. — Pausa G., />« relaxioni cnm- 
mereiali di Sulmona con altre città d' Italia durante il aecolo XIV [I 
porti adriatici di Pescara, Vasto, Ortona e Francavilla erano già nel XII 
e XIII campo di operazioni commerciali importanti, specialmente coi Ve- 
neziani. I commerci che diedero a Sulmona splendore noi sec. XIII e XIV 
decaddero alquanto per opera degli Angioini ; tuttavia varie società sulmo- 
nesi sorsero nei primi del sec. XIV, le quali percorrevano Pltalia, special- 
mente Napoli e i principali centri delle Puglie: la più ricca e importante 
di tali società era costituita dalla famiglia dei Baldoino, forse originaria 
francese. L'A. aggiunge notizie sui banchieri, sullo scambio e conmiercio di 
vari generi, sul carattere giuridico di alcune forme; di contratti, sul com- 
mercio della cartii in Sulmona dalla fine del XIII sec. Segue in appendice 
il regesto di 82 documenti tra il 1811 e il 148;)]. 

148. MsV. — X, 2, 1902. — Gabotto F., Un principe sabaudo in 
Valdelsa nel ISOl [ÌFilip])o di Savoia, primogenito di Tomaso III, vi fu di 
passaggio nel suo viaggio a Koma per torre in isposa Isa])ella di Villehar- 
douin : il riproduce dal cont^ del Ciiierico (ìuicciardo, mastro di casa, 
le spese (-he riguardano la breve sosta a Poggibonsi e a Seitana Vecchia]. 

149. «V. — S. 2, VIII, 1902. — Vlanello E., Il connine di Chioggia 
ed i suoi Statuti politici [Attingendo a fonti inedite, e specialmente agli 
statuti politici, dopo alcuni cenni sull'origine del Comune e sul suo svol- 
gimento fino alla costituzione del podi'stà (al principio del sec. XIV) eletto 
dal Maggior Consiglio Veneziano, descrive la vita deiramininistraziono lo- 
<*ale autonoma, esaminando le funzioni, le competenze, dei vari corpi e dei 
vari ufficiali, gli ordinamenti delle arti, le tasse, i provvedimenti di pub- 
blica utilità etc.]. 

liX). H«. — X. S., LUI, 2, 4902. — Below G., Zur Geschichte der 
Hondelsbexiehungen xwischen SlidtcestdeutscMand und It alien [A j)ropo- 
sito dell'opera di Aloys Schulte sulla storia del commercio medievale della 
liermania occidentale, esclusa Venezia, l'A. move asi)re censure per le a f- 



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il)S SPOGLIO DRI PERIODICI 

hMMìuizioni jroiiorali e le conclusioni di lui. spocialincnto iiuolle rij^iiardaiiti 
In Svizzera corno paesi» di passajj^io del commercio internazionale, la poli- 
tica e(5onomica do^di absburj^liesi in quella regioni» per la gran via del 
tiottiirdo, la condizione «Ielle città imperiali, il rapporto tra il coni miccio e 
I industria dei singoli luoghi etc.]. 

i:)l. Man. — XXXVJI, 733-784. 1902, 1 e IO luglio. — Ton-aca F., 
ff vanto V deW Inferno [Tratta ancho la questiono storica relativa all'a- 
neddoto di Francesca, nonchò alh» relazioni di Dante con Paolo Malatesti» e 
hi famiglia di lui. 11 racconto del Hoccacio non è che Tultima novella dello 
scrittore certaldese e non n^^)i^ alla critica]. 

152. Man. — XXXVII, 741. 11)02. — Poreiia F., Flnrio (iioja, in- 
tintore Mia bussola moderna [Premesse notizie sulPuso dolPago calami- 
hito fatto dai Chinesi e in Europa durante il medio evo, dimostra che la 
soluzione degli inconvenienti che lo strumento nautico presentava, le mo- 
dificazioni essenziali che no formarono un istrumento nuovo, moderno, 
diverso dal primitivo, furono opera d'un amalfitano al principio del sec. XJV, 
li quale perciò meritai il titolo di inventore definitivo della bussola; infine 
che se pure si possa (devare qualche <lubbio sul nome di lui è sempre il 
p(ù convenevole denominarlo Flavio (ìioia]. 

103. RI. - V, 2, 1902. — Savj Lopez P., Arìgnonr [liassegna di 
monumenti artistici e ricordi dell'età papale]. 

ir)4. Hnn. — XXXVIl, 73(), 1902, 10 agosto. — Miiiitz K., La ra^a 
del I*rtrarca a Valchìusa [Dall'esame dei ó sistemi a volta a volta o 
snnultuneamente creati e specialmente della tesi sostenuti! recentemente 
«tal marchese di Mom^lar, conclude per l'identifieazione con la casa ( mo- 
flt^rna) che si trova sulla riva destra didla Sorga a pie della roccia all'u- 
scita del tunnel]. 

1')'). RI. — Y. 1, 11K)2. — Sicardi E., Alla rirrrca della «^Amorosa 
ii'figia » del Petrarca [(Questioni di geografia petran-hesca con appunti ai 
risultati del romanista svedese AVulft']. 

15(5. RI. — V, 7, 1902. — Farinelli A., La malinconia del Petrarca 
[Origina dalla sua debolezza e dalla sua sen.sibilità; non assurge al vero 
rrjncepimento del dolore universale, dtd dolore cosmico dei pessimisti]. 

157. Ss — X, 1, 1901. — Filippini F., Quattro documenti inediti 
relativi a Cola di Rienxo [I documenti dati integralmente segnano le vario 
disposizioni delP animo di Clemente VI verso Cola: il !« (12 sett. 1347) 
dimostra come nonostante la relazione del vicario Kaimondo, vescovo d'Or- 
vieto, sul contegno del tribuno, il 1° agosto non si decidesse ancora a 
r»mperla con «-hi era stato fino allora devoto alla Chiesa; il 2^ (15 sett.) 
indica il turbamento della curia avignonese e mezzi pacifici tentati ancora 
(lai Papa per mezzo del legato nel i-egno di Nai)oli il cardinale Bertrando 
de DeiLX ; il 3° (12 ottobre) rivela la speranza e il desiderio del Pontofico 
por un accordo con Cola e i baroni romani; il 4° (^3 dicembre) la guerra 
dichiarata]. 

158. Ss. — X, 3, 1901. — Filippini F., Cola di Rienxo e la curia 
Jrignonese [Dall'esame dello lettere e dei documenti risulta che Cola te- 
neva un doppio ordine di espressioni, uno verso il Papa che non voleva 
iFiimicnrsi troppo, l'altro verso i romani e le città italiane, cui instilLiva 
trincetti di sovranità po|)olare, di libertà politica; il Papa male informato, 
(iuuroso. fiacco, in m(»zzo alla confusione della curia avignonese, teneva 
t'ondotta conciliante con C. anche per la complicazione della questiono na- 
I Muleta na ungherese»] . 

159. BuPi, — IV, 2. 1902. — Sterzi 31., Sulla dimora di Messer 
Vino in Perugia [Confuta la conclusione del Casini che il sommo giuro- 



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BASSO MKDIO ILVO 109 

pon.siilto jùstoiese non abbia, corno si teneva i)or indubitato, lotto nello 
.studio di Perugia durante Tanno 1332, reduco da Naiioli, dove non era 
stato troppo soddisfatto della carica di lettore]. 

100. B^Pi. — IV, 3, 1902. - Zdekaner L., Dcllr Rieordanxe fa- 
migliari dei Laxxari e dei Cancellieri (1322-1378) [Con frammenti in 
volgare pistoiése intercalati al tosto e tre documenti in appendice]. 

161. BmPi. — IV, 1, 1902. — Zdekaner L., Opere d'arte senese nella 
thiesa di S. Giovanni fuor eivitas di Pistoia (1323-1349) [I rapporti 
fra Siena e Pistoia furono intimi fin dal dugento: TA. segue per la chiesa 
suaccennata i documenti specialmente pistoiesi e pubblica in appendice il 
conto dell'entrata e dell'uscita della chiesa stessa nell'anno 1349]. 

102. MaT. — S. 2, LI. 1002. — Cipolla C. Un amico di Cangrande I 
delia Scala e la sna famiglia [Pietro de Sacco, giudico, fu al servizio di 
(-angrando e Mastino II; dopo aver accennato del padre Crescimbene, della 
famiglia (luidotti e dei due fratelli, Guglielmo notaio morto prima del 
1328, e Isnardino notaio morto già nel 1.304, dice particolarmente di lui 
già ricordato in doc. del 1286: giurista e diplomatico fedele al suo signore 
tanto da ricavarne danni personali, in compenso dei quali ebbe esenzioni 
e privilegi, fu impiegato a negoziare con Bologna, poi (^ol raj)pres(MitaTito 
(li Ludovico il Bavaro, fu ambasciatore di C. (ì. a Venezia; sotto Ma- 
stino li fece ])arte di una commissione j>or esaminare se la risiujssione dello 
tasse si facesse regolarmente nel vasto territorio scaligero ; forse fu nella 
commissiono dei giuristi che atteso a rifondere gli statuti dei mercanti (1319), 
poi quelli del Comune (1328). Dalla rrcca copia di documenti conservati 
dalla famiglia Sacco, di cui PA. intercala al testo i ])iù interessanti, si ri- 
velano i vasti possessi di essa al tem])0 di Pietro, che è iscritto anche 
nella società dei creditori del comune di Verona del 1337 e del 1339: egli 
fece due testamenti nel 1330 e nel 1339; particolarmente interessante è 
Tin ventarlo dei suoi beni accuratamente illustrato. L'A. parla del figlio e 
del nipote di Pietro, delle famiglie dei fratelli di lui. aggiungendo uno 
schizzo genealogico fino al 1424. Alcuni dei documenti inserti e molte no- 
tizie della menìoria osorbit^ino dall' argomento e dall'archi vio della nobile 
famiglia per assurgere all'importanza di mat(»riali per la storia generale ve- 
ronese del sec. XlV]. 

163. MsV. — X, 1, 1902. — Dilli F., La Beata Giulia da Certaldo 
e i della Rena di Colle [Dà notizie della famiglia della Kena, dalle quali 
verrebbe ad escludere che vi appartenga la B. (>., come asserisco il Biadi, 
ed esclude pur anche la tardiva tradizione che dessa B. O. (nata nel 1319, 
i' 1367) fosse di Colle anziché di Certiildo, come conservossi nel nomo 
della siinta monaca agostiniana]. 

164. B««A. — S. 2, XIV, 2, 1902. — Celidonio G., Delle antiche 
decime Valrensi. Pai-tol: Notizie e documenti: quadro storico generate 
delie decime [Tratta della decima Ecclesiastica, della Papale^ della Kegia 
concessa dai Papi ai Principi, dol « subsidium charitativum » etc. (continua )]. 

165. Mah. — XXII, 2-3, 1902. — Samaran Oh., La iurisprudemc 
politi ficaie eii malière de droit dedépouille (ius spoti i) da^ìs la secoifde 
moitié dìi XlV siede [Il diritto in virtù del quale il pa]»a poteva, inv(»- 
cando i bisogni della (/hiesa, metter la mano sui boni d' un anjivoscovu. 
d'un vescovo, d'un abbate o d'un ecclesiastico qualsiasi che non ne avesse 
dispo.sto por testamento, o ne avesse disposto altrimenti che a scoi)0 pio, 
che morisse alla sede della curia o fuori della sua residenza, non era 
ancora definitivamente fissato sotto Clemente V. ma cominciò a generaliz- 
zarsi sotto Giovanni XXTI e (costituì nel sec. XlV una delle fonti di reu- 
dita più considerabili del tesoro jmntificio. Innocenzo VI diede istruzioni 
preciso per evitare la manomissione^ degli ornamenti ed oggetti del culto. 



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110 SPOGLIO DEI PERIODICI 

degli Jinimali iiocossnri ai lavori doi campi, doi legati ])or fabbriche di chioso 
ti por scopi pii ; Urbano V mise in pratica (juollc regole nei vari paesi della 
cristianità. In appendice 8 documenti]. 

Hj(ì. Rh. — I.XX1X, 2, 1902. — (dolomia de Cesari Rocca, La réunion 
tle la Corse à dènes [A proposito della polemica coirAssereto che opina 
essere la unione di Corsica con Genova avvenuti sotto il I)og(5 Simone 
lloccanegra (1800), il quale m» aveva preso Tìniziati va già durante il primo 
dogato per la spedizione di dottofredo Zoagli]. 

167. BssA. — S. 2, XIV, 1 e 2. 1902. — Ri vera G.. Catalogo delle 
Si- riti are appartenenti alla Con fraternità di. N'.* Maria della Pietà nel- 

I Aquila [Continuazione del regesto dal N. 140 (1871. riaprile) al N. 17<) 
\ 1888, 2 settembre)]. 

U]8. BsP. — I, 4, 1901. — Coinaiiì F., Giastixia amminititratira 
Slitto Gian Galea x\o Visconti fll diritto di ])etizione e di reclamo ai go- 
\»'rni signorili esistette fin dal tempo di 0. Galeazzo Visconti, il quale nel 
1888, con atto personale, istituiva un servizio di stato a quello scopo: altro 
traccie abbiamo di ra])presentanze di cittadini intervenienti nella tiattii- 
xione di affari di stato amministrativi]. 

169. Rsh. — IV, 1, 1902. — Petit-Dntaillis Cli., Hisfoire politinae 
de la Frante au X/F et au XV sièclò [Nella rivista storiogralica PA. 
non trascura opere che riguanlano le relazioni della Francia con altri stati e 
quindi coir Italia, specialmente Venezia, Genova, Xapoli, il Papato etc.]. 

170. Bsc. — LXIIl, 3-4, 190/ - V'alois y.^Jaeiptes de Notipion et 
ìi' réligienx de Saint-Denis [Pubblica da un codi<u> del XV sec. i fram- 
menti della relazioiu) della grande ambasciata inviata dal re e dal clero di 
Francia in Italia nell'estate 1407 per togliere gli ostacoli alPavvi<^inamento 
V abdicazione dei due Papi : identifica il cronista anonimo di S. l)ionigi 
von uno dei membri dell'ambasciata]. 

171. MgiÒ. - XXID, 4. 1902. — Krofta K., Zur Geschiehte der 
hasitischen Beneqanq, Drei Bnllen Papsi Johans XXIIl ans dem 
Jahre 1414. 

172. AsS. - N. 'S., XXVll, 1-2, 1902. — Starrabba R., Xotixie 
r,mcernenti Antonio Panorniifa Pubblica il ])rivilegio (;on cui Alfonso 
• l'Aragona conferiva al Beccadelli la carica di Gaito (alcade) della dogana 
r|i Palermo (1484) t? alcune note sul pagamento del di lui onorario; Re 
\lfonso gli fece pure donativo vitalizio del castello di Zisa, il cui ])Ossesso 

II poi confermato al figlio Antonio da Bologna che lo vtMidette nel 1489]. 
178. Rqh. — XXXVn, 148, 1902. — Sepot 31 , Le journal d'Antonio 

Morosini et sU contribution à r/tistoire de Jeanne d'Are |A proposito 
'Ii'lla pubblicazione di G. Lefévre-Pont^ilis e L. Dorez]. 

174. Bah. — XU, 4. 1902. — Ramirez de Arellaiio R., Estn4ios 
tfiogrd/icos: Pero Tafur [Verso la metà del sec. X\" viaggiò anche in Italia]. 
ftonxalo de Agora [Fu al servizio del Duca (Galeazzo Sforza all'uni vei-sità 
ili Pavia per molti anni fino al 1492]. 

17."). BsS. - Vlir, 8, 1901. - Rossi P., Pio II a Pienxa; contri- 
hato alla storia suirarte senese nel quattrocento [Conferenza]. 

176. BsP/. — IV, 8. 1902. — Beriiardy A. A., Il cardinal Teaneiise 
e la Jiepuhhlica di S, Marino. Documenti per la storia della guerra di 
i'io II contro Sigismondo Malatcsta [Il cardinale trasse la Repubblica 
buona amica degli Urbinati contro i Malatcsta e n'ebbe essa ampliamento 
di territorio. 1 sei docc. dati in appendice sono scelti tra i nunierosi con- 
siìrvati a tal riguardo nell'archivio di San Marino]. 

177. BftP/. — IV, 2, 1902. — Zacca^iiìni G.. Il cardinale di Teano 
nelle Marche secondo i lAografi ili Federico di l'rbino \W card. Xic<^olò 



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"^li^?»-; 



BASSO KEDIO EVO liÌ 

Fortegiiorri , legato di Pio II, a fianco di Federico d'I^rbiiio contro Sigi- 
smondo Malatest^ signore di Rimini, fu energico od avveduto; ma i bio- 
grafi del Duca d-Urbino, i quali come dimostra TA. mettono cai)o tutti a 
Pier Antonio Paltroni cortigiano e contemporaneo non troppo imparziale, 
giudicano malevolmente l'opera del cardinale specialmente in quel che con- 
cerne la resa del castello di Montefiore, la lunghezza delPassedio di Fano 
infine la resa di questa rocca; VA. esamina il i)rocesso di formazione di 
quei giudizi], 

178. BsP. — II, 1-2, 1902. — Mariani M., Per la storia delta zecca 
parese \Ia impoi-tante zecca pavese durò quasi un millennio, <la Totila a 
Francesco 1 Sforza: TA. re(;a alcuni do<.'(!. dal 1444 al 1457, i quali danno 
«[ualche luce suir edificio adibito ad uso zecca in Pavia, sui suoi arredi 
(notevole ò l'inventario del 1452) in fine sulla cessazione di batter monete 
nel 1452, quantunque (jontinuasse ad esistere la zecca e la corporazione dei 
zecchieri]. 

179. A«ll. — XXVn, 2, 8, 1902. — Cerone F., La polìtica orientale dC 
Alfonso di Aragona [Continuazione cfr. RsL, 1902, N. 748, Le alleanze 
africane erano completate dallo relazioni con Tunisi : sull'impero degli Haf- 
sidi ])otentissimo esercitava una pacifica egemonia, quasi protettorato, rica- 
vandone inestimabili vantaggi commerciali; era così ad Alfonso garan- 
tita la sicurezza delle suo coste da ogni aggressione barbaresca quando 
se ne fossero allontanati i soldati e la flotta ])er mettere in atto l'impresa 
cui aveva consacrato la prudenza e il 'seimo dei suoi anni maturi. Le re- 
lazioni, i negoziati, le alleanze coli' Oriente anteriori alla catastrofe inco- 
minciano colla rivendi(ìazione della sovranità sui ducati di Atene e Neopatria 
lìA 1444; la sconfitta di Warna e Ti ntrecciarsi degli aftari d'Italia, mentre 
la dinastia aragonese non era poranco consolidatii a Naj)oli, le sospesero 
sino al 1447; intanto A., in omaggio alle as])irazioni sue, mutava a po^ìo 
a i)0<'o in senso amichevole i rapporti coll'Ordine di Malta; eoi despota dei 
Komani e della Morea, potentissimo nella penisola balcanica, ambizioso, 
intrigante senza srjrupoli, ehe ambiva la sua amicizia, strinse A. nel 1451 
luralleanza, la quale più (fhe la guerra contro i Turchi considerava premio 
della vittoria il territorio dell'Impero dal despota agognato ai danni del 
fratello Costantino XII. Più sincera nello stesso anno stringeva A. alh^anza 
con Ciiorgio Castrioto, il baluardo invincibile della nazione albanese. Vane 
si succedevano a Napoli le ambascierie bizantine e quella del Duca di Bor- 
gogna, ch(^ con reboanti parole più che <50i fatti solle(nt.ava la crociata : 
A. era informati.ssimo dai suoi partigiani nella penisola balcanica, i iili 
della diplomazia europea s'intrecciavano a quei giorni intricatissimi, miste- 
riosi, sleali, aggiungeva confusione la questione della riunione della chiesa 
greca alla latina e i partiti a quel riguardo (;ontraddic<»nti. Incominciato 
l'assedio della seconda Roma, A., che aveva ben altrimenti che vigorosa 
flotta, inviò tuttavia <iuattro galere al soccorso e due noleggiò da Venezia 
per inviar soccorso di giani, nìa piuttosto a guisa di mercante die di alleato, 
ma non giunsero in temi)o. La caduta dell'Impero mutava radicalmente la 
questione orientale ed A. si accinse con circos])czione e con fede ad una 
l)oliti«'a nuova (continua)], 

ISO. Bali. — XL, 2, 1902.— Dan vita M., Tres docinncutoa inklifos 
referentes al inafri man io de los Ret/es Cafoliros^ 14fJS, 1469 y I47ff [Il 
,3® documento s'intitola : <- Carta Keal (io I). Enri(|ue IV à los .Tuiados do 
Valencia ]ìara quo obliguen a D. Fernando, r(>y de Siciliji, y sì su padre 
Don Juan li. rey de Aragón, a salir de los LV'inos de Casti Ila, y conte- 
stac'ión quo dieron dichos Jurados, 29 noviembre de 1470]. 

IBI. B*P. — II, 1-2, 1902. - Majocchi R., // introdnxiono della 
«lampa a Paria [Sono infondate le notizi«> clu^ fanno risaline la stampa in 



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112 SPOGLIO DKI PKBIODICI 

l*avia anforiorniPiito al 1472, anno in cui fu stipulato il 1® contratto |X'r 
la pubblicazione della <^ Practica » del Ferrari ( il primo de^li studiosi pa- 
vesi che abliia usato della stampa) con Filippo di J/ivagna, tipografo milji- 
neso : è naturale (-ho non si sarebl)e il Ferrari rivolto a Milano, se fosse 
esistita una stamperia nella propria città; ma nello stesso anno 1472 si 
<'0stitui in Pavia una locale offir-in'i tipografica. Parecchi documenti sono 
intercalitti testualmente dalPA. nel suo studio]. 

182. B«P/. - IV, 4, 1902. — Zdekaiier L., Un inventario delUi 
libreria capitolare di Pistoia del .ver. ^Yf [Premette cenni sulla origiiu^ 
e fortuna della biblioteca ; Pinventirio dà anche notizie sulla provenienza 
di vari codici e sull'ordinamento della libreria]. 

ÌSH. MV. — S. 2, Vili, 1902. -- Liidwiis^ (;.. Contratti fra lo stam- 
pael-or Ztian di Colonia ed i sif.oi soei r. inventario di una parte del 
toro niagnxT,.ino [La coincidenza di nuovi documenti in relazione ad unu 
già noto permette di ricavare ]>reciso notizie sulla famiglia di Zuan di 
Spira, il celebre tipografo tedesco che introdusse primo l'arte della stampa 
in Venezia, socio di Zuan de Colonia, il quale, morto il ]»rimo (1470). co- 
stituì società colla vedova di lui, Pauh\ ( figlia forse del i'ittore Antonello 
da Messina e sposa in seconde nozze a Rinaldo di Nymvvozen ), e con altri, 
fra cui Nicolò Jenson e Pien» Ugelnevmer; di tutti i pei*souaggi identificati 
con cura, dà |)articolaroggiate notizie: particolarmente importante bibUo- 
graftcamente è l'inventario del 1501, di 100 balle di libri che si trovavano 
nella bottega. I docc. in appendu'o sono in nuìnero di cinque]. 

184. Sm. — X, 1, 1901. — Comuni F. E., Spigolature fiorentine in 
Reggio e Modena [Completano i documenti dati in estratto dal Cappelli 
<• Lettere di Lorenzo De Medici » e gettano luce sulla guerra tra Sisto IV e 
i Fiorentini dopo la congiura dei Pazzi]. 

18."). Pi««F. — 1902. — Dalla Torre A., Storia dsW accademia 
Platonica di Firenx^ [Il ])oderoso volume oltre Pintroduziono che tratta 
dell'origine, formazione e critica della tradizionale A. P., delle fonti per 
la storia e sopratutto dell'epistolario ficiniano, è diviso in quattro capi- 
toli o parti : 1° Il primato accademico dell 'Italia e i primi convegni in 
Firenze: 2** L"* Achademia Fiorentina »: 3'' Introduzione del Platonismo in 
Firenze, Cosimo De' Medici e Mai-silio Ficino ; 4** L'accademia Platanica: 
Marsilio Ficino e Piero di Cosimo: attività platonica di Marsilio Ficino 
sotto liOrenzo di Piero e sue caratteristiche ; riproduzioni conscie ed inconscie 
delle forme e circostanze esteriori dell'antica accadc^mia Flatonica; gli ac- 
cademici ficiniani e loro vita accjademica]. 

186. MttV. — X, 1. 1902. — Miiaìcchi A., Alcune lettere inedite rela- 
tire alla difesa di Colle contro gli Aragonesi nel 1479 Sono 4 lettere 
fra cui una latina del dotto I/)renzo Lii)pi da Colle a liOrenzo il Magni- 
fico, in cui si danno particolareggiati ragguagli della bella difesa di due mesi 
durata dai Colligiani contro Alfonso di Calabria, già vincitore dei fiorentini 
a Poggio Imperiale (7 settembre): si rendono dovuti enc^omii al conestabile 
Veneziano Carlino che si distinse a quella difesa da cui trassero i fioren- 
tini grande vantaggio], 

187. RI. — V, 3, 1902. — De Berzeviczy A., Beatrice d'Aragona 
[Figlia di Ferrante di Napoli, a 28 anni, nel 1474, sposa a Mattia Corvino, 
il più glorioso dei Ke d'Ungheria, che aveva allora 36 anni, ne divenne 
l'oggetto delle cnire più affettuose per l'affinità del carattere, dei gusti este- 
tici, insomma dell'anima; essa fu donna illuminata e colta, collaborò o<l 
infiuì, com'era uso del tempo, assai alle azioni di governo del marito ; i>er 
lei Giovanni d'Aragona ultimo figlio di Ferrante, cardinale a 14anìii,ebbe 
a Hi anni l'arci vescovato di Strigonia in cui s'illustrò e elio passò poi per 
l'immatura morte di costui, mA 1487, al nijiote d'essa B., Ippolito d''Este. 



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TKUPl MODKRNl 113 

ili 9 anni appr.n. Grandissim.i fu \ìm- opera di B. riiitluonza della civiltà 
italiana della rinasuenza sulla ruzza Ungheria ; con lo splendore di Buda 
rinnovata gareggiava la reale dimora di Visegrado, il lusso italiano si univa 
airinclinazione ed al fasto proprio degli Ungheresi e questo si esplicava 
negli usi (capelli lunghi, barba rasata), nei divertimenti (tiri di cavalli 
sfarzosi, balli, mascherate etc): tale influenza italiana non mancava di 
]>rodurre reazione dello spirito nazionale ungherese foi-tissimo nello stesso 
He. si ha notizia di torbidi a Pest nel 140(3, diretti appunto contro gli stra- 
nieri e specialmente grjtaliani. Vi fu qualche nube tra Beatrice e Mattia, 
quando svanì la speranza di aver figli. B. si oppose a Giovanni Corvino 
Conte di llunyad, figlio naturale del marito; e la loro riconciliazione, (juando 
nel 1400 sopravvenne improvvisa la morte del gran re d'Ungheria, fu mo- 
mentanea. B. sposò L'idislao. che la dieta unglierese preferì al figlio ille- 
gittimo di Corvino, ma tale unione non riconosciuta e poi sciolta nel 15()0 
fu infeli(^e. dis]>erata. B. si ritirò a Napoli , dove assistette alla catastrofe 
di sua casa; morì ad Ischia nel 1508]. 

18S. Bm9. — IX, li, 1002. — Conimcmorarione di Francesco di Giorgio 
Martini, architetto^ pittore e scultore, senese, ricorrendo il quarto cente- 
nario dalla sua morte: Donati F., Fr. di G. M. in Siena. — Rocchi E., 
Fr. di O. Af. nelle tradix^ioni delV ingegneria ìnilitare italiana, — Rosi«i 
P. e Franchi A., Le pitture di Fr. di G. M. — Bargagli-Petrucci F., 
^V. di (r. J/., operaio dei bottini di Siena, 

ISO. BsP. — I, 4, 1001. — Sanr Ambrogio I).. SuU'ordinaxione dei 
confratelli della Concexione di S. Francesco di Milano e sull'originale 
leonardesco della « Vergine delle Rocce •■* [Togliendo ad esame Tistanza di 
G. A. De Predis e di lx»onardo a Lud. il Moro ])er la stima di lavori fatti 
pei confratelli della Concezione, e le vicende del dipinto leonardesco, esclude 
ch'esso sia la pala con ugual soggetto (esistente al J/)uvre e la constata- 
zione del dipinto di Affori togliendo «lueir asserto offre T originario delio 
riproduzioni di Parigi e Londra]. 

100. AsS. - N. S., XXVII, 1-2, 1002. — Mauceri E., l'n ignoto 
pittore siciliano del sec. XV (Pubblica un doc. del 1400 riguardante Berto 
da Messana e un contratto da lui fatto di dipingere una capinola nel duomo 
<li Monto S. Giuliano: vi è nominato anche il pittore Nicolò de Cathana]. 

101. RI. — V. 1, 1002. — Franceschi-Marini, P/V;o (/c//a Fr«jjrr.sYv/ 
e la sua opera [A proposito dolPopera di G. Waters nella collezione Bell ; 
con illustrazioni), 

102. RsA. — S. 2, XI, 7, 1002. — Astegiano L., Vna tarola del 
pittore Rufino d' Alessandria del sec, XV. 



5. TEMPI MODERNI (1492-1789). 

108. Mah. — XXII, 2-.'J, 1002. — Constant C, I)en.r manuscrifs de 
Burchard. Fragments du Diaire (14irj-140(ì}. Le Céréinonial [Ksaminand»» 
'<'>tcrnamente ed internamento un manoscn-itto vaticano, di v.m fa la storia, 
nun usufruito dal Thuasno nella sua edizione del diario conclude per la 
sua originalità ; ne rivela le parli tralasciate dalle eopie e ne dà in appcii- 
di<'e il frammento riguardante gli anni 1403-04. Così pure descrive l'A. il 
codice vaticano 50H»-Ì, «ronteneute l'originale del libro del cerimoniale dello 
stesso Burchard cho l'Eccard nel XV ìli secolo e dopo di lui il Fabricius, 
rilagen e il Thuasne davano i)er smarrito]. 

104. Bah. — XIJ, (), 1002. — Duro V, F., Xurros autògrafo^ de 
CristóòaJ Colon y rclacionc^ de Vltramar. Los publica la Duquvsa de 
Benciek ij de Alba condesa de Si meta. 

Jiicista storica italiana, 3» S., il, 1. 8 



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114 SPOGLIO DKI PERIODICI 

19.-). RftA. — S. 2, XI. 6, 1902. — L. B. o Ambrosoli S., T^ xerra 
di Valetrra [Relaziono e c(»nni pei seco. XV e XVIJ. 

190. RI. — V, 4, 1902, — Galatti G., Don Carlos e l'atavismo mor- 
boso in una stirpe regia [SiiU.i scorta dolio relazioni dogli ambasciatori 
veneti raccoglie ])rovo dei hnionìoni di patologia montale dei discondonti di 
L'arlo il Temerario e poi del ramo spagnolo della casa d'Austria fmo a 
Carlo U]. 

197. B«Pi. — IV, 2, 1902. — Santoli Q., Vnn notixia di Scipione 
Forteguerrij studente a Padova [Pubblica un documento del 1498, il «pialo 
attesta cho già allora il Carteromaco godeva fama di valente]. 

198. RI. — V, 1, 1902. — Falchi A., Leonardo musicista [Cantava 
divinamente; alla corte del Moro se non venne chiamato solo in ([ualità «U 
suonatore, superò però i musici di professione; fu profondo conoscitore ili 
leggi acustiche e compi strumenti musicali nuovi ed ingegnosi; studiò l'ar- 
monia e il contrappunto non solo superficialmente, (jome vuole il Vasari ; fu 
preannunziatore delle teorie estetiche di Cristoforo Gluk ; le leggi armoniche 
affermava anche per la pittuia nel suo trattato, e forse si potrebbe vedono 
la musica noi quadri di L., come «ihmno la trovò in quelli di Kembrandt]. 

199. RI. — V, 5, 1902. — Marinelli L., Fra Giocondo Veronese del 
secolo XVIj letterato e antiquario [Discepolo del Guarino, studiosi.ssimo 
del greco, membro deirAccadomia istituita da Aldo Manuzio a Venezia; 
jireparò edizioni di classici importantissime, fra cui primeggia quella di 
Vitruvio; raccolse oltre 2000 iscrizioni]. 

200. bs9. — IX, 1, 1902. — Rossi P., // Pinturieehio a Siena 
il50^'15J3). 

201. RhL. — T. .5, 6, 1902. — Baiix E,,. Louise dr. Saroie et Claude 
de France à Lyon, Ftude sur la jyremière régenre {lòlò-lòltì) [Xon ven- 
nero a J.iono in luglio assieme a Francesco 1 che ])artiva per la spedizione 
del Milanese, ma solo in novembre. L'A. raccoglie dal giornale di Luisa di 
Savoia, tra Taltro, notizie riguardanti il modo (^on cui fu accolto Tannuncio 
della battaglia di Marignano. Altri particolari riforentisi alPimprosii d'Italia 
e poi sul viaggio continuato dopo Lione lungo lo rive della Duraucc fino 
al 18 gennaio, in cui lo due donne s'incontrarono col He]. 

202. Mah. — XXU, 2-8, 1902.— Madelin L., U journal d'un ha- 
biiant fran^ais de Home au XVI siede: 1509-1540 (Etud^s sur le ma- 
nuserit XL11I-9S de la Bibliothèque Barberini) [Si tratta d'un anonimo, 
chierico senza dubbio e più specialmente attaccato al mondo dei cardinali 
che a quello del l)apa; ricco di notizie minute preziose riguardanti gli av- 
venimenti climatici, la vita grande e piccola di Koma dai -fasti priiiciposrhi 
ai prezzi delle derrate, i conclavi, la politica papale, la politica italiana; 
TA. le enumera tutte sobriamente]. 

203. Rb. — IJi^XVlI, 2, 1901 e IJCXVDI, 1902. —De Naveiine F.» 
Pier Luigi Farnese [I/A. narra diffusamente la vita del Principe dalla nascita 
alla congiura cho lo spense nel 1545, ordita dai nobili di Piacenza, contro 
cui aveva emanato ordinanze severe, d'accordo col governatore di Milano, 
1). Ferrante Gonzaga, il quale, mosso da Carlo V a parto dei segreti di- 
sogni, ne rinfocolava abilmente il malanimo cagionato nel F Imperatore dalla 
politica di Papa Paolo III], 

204. MV. — S. 2, Vili, 1902. — Dalla Santa G., Un trattai ista <de 
Syllabis* dimenticato [« Georgius lunensis», monaco benedettino, che una 
lettera del 1513, data in appendice, rivola autore di due libri intorno allo 
sillabe]. 

205. BmPi. — IV, 1, 1902. — (filiti A., J)i tre pitture del paìnxxo. 
comunale di Pistoia [Secondo tre documenti del 1511, 1519 e I.5l?:->]. 



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TKMPl UODKBNt 115 

206. nV. ~ S. 2, Vm, 1902. — Bonardi A., / padovani rihclU alla 
liepubbliea di Venexia {liWO-lóSO), Studio storico con appendice di 
documenti inediti [Mentro i popolani di Padova corabattevano gloriosamente 
a fianco dei soldati di Vonozia contro rimporatoro Massimiliano, molti cit- 
tiìdini della classe più elevnt^i, come gentilnomini, lettori dello Studio, membri 
KÌvì clero forse istigati dal Papa, sia per timore di saccheggi, d'incendi e di 
stragi, sia por risveglio deirantico spirito di autonomia, parteciparono a 
quel movimento ostilo che si manifestò nelle città della terraferma veneta 
dopo la battaglia di Agnadello, alPavvicinarsi degli alloati, onde la Kopub- 
blica, com*ebbe poi ripristinato il suo governo nella città, non mancò di 
trattarli severamente come ribelli. I/A. conduce il suo studio su copiose 
fonti narrative edite ed inedite, nonc!iò documenti ufficiali di <nii dà ricco 
saggio nello Xlll appendicM. Imprende la narrazione descrivendo le condi- 
zioni di Padova prima della lega di Cambray e specialmente le varie que- 
stioni che si agitarono tra la città suddita e hi dominante, lo s[)irito della 
città dopo i disastri delle armi venete ; dedica un capitolo a Leonardo Tris- 
sino che trattò la rosa della città a Massimiliano ed ebbe la massima parto 
nel governo di essa durante il dominio imperiale durato 42 giorni. Il 17 luglio 
1509 i Veneziani riacquistarono Padova dopo brevissima resistenza; i ribelli 
gentiluomini furono in parte spediti a Venezia e sostenuti in prigione, altri 
furono confinati, altri riuscirono ad evadere e rimasero fuorusciti. I prin- 
cipali colpevoli, Gian Francesco da Ponte, Alberto Tra|)olin, Bertucci Ba- 
garotto. Giacomo da l.ion, Ludovico Conte e Nicolò Sanguinazzo furono 
giu.stiziati ; Gian Francesco Mu.ssato scam]K) per miracolo alle forche ; i loro- 
l>eni furono confi.scati. Numerosi altri j)rocessi di minore importanza s'eb- 
bero cx)ntro i Padovani e misure contro i sospetti, come l'obbligo della re- 
sidenza in Venezia, e i fuoruscati, la cui causa fu sempre protetta verso 
Venezia dall'Ini peratore] . 

207. Nan. — XXXVII, 735, 1902. 1 agosto. — Palmarini J. M., Amor 
snrro e amor profano o « In fonte d'Ardcnna » [Con(?hide che l'allegoria 
del celebre quadro dipinto dal Tiziano ( nel piimo periodo in cui lavorò per 
gli Esttmsi circa il 1518-20) dovette essere suggerito dalP A riosto al Duca; 
le due figure di donne sono la stessa donna, e qu(ista è Laura Dianti, fa- 
vorita di Alfonso che divenne poi sua moglie; la tela passò al cardinal 
Borghese nel periodo in cui legato a Ferrara faceva incetta di. opere d'arte]. 

208. Ss. — X, H, 1901. — Filippini F., rnn narrazione contempo' 
rnftea della battaglia di Paria [Di Jacobo de Nei la, spagnolo, che nel 1525^ 
reggeva il collegio di .studi fondato in Bologna dal (cardinale Al ber noz; con 
alcuni particolari notevoli, come l'opinione j>revalente che Framjcsco I si 
sarebbe impadronito senza fatica anche del Regno di Napoli, la disp(»razione 
degli spagnoli assediati in P. per mancanza di munizioni, il numero delle 
forze nenìiche sproporzionato, 1' arresto di Fran<vsco I fatto da un certo 
.lacobo di Avila, soldato di cavalleria : la relazione in latino è data te- 
stualmente]. 

209. RI. — V, 8, 1902. — De Guliernati» A., Lettere amorose di 
donne a Giovanni dalle Bande Xere [ìjì virtuosa moglie Maria Salviati 
scriveva lettere affettuose quanto dignitose all'eroe medicelo che le si mo- 
strava indegno marito, in preda a vizi innominabili, comj)agno il corrotti.s- 
simo Aretino; essa aveva cura della sost^inza che quegli andava scialacquando, 
gli ricordava il tenero figlio Cosimo. Ma oltre che da lei ben altre Ietterò 
femminili riceveva il condottiero da cortigiane ])erdutamente innamorate o 
orgogliose di portare nel seno i frutti di si alto sangue, onde domandavano 
mercè jier la colpa ai traditi congiunti : fra esse ec<^ellono Fiora da Padua, 
una Antonia da Ferrara e una fiorentina Angelica V.. una Cleobula di Ce- 
s«'na e una nobildonna di Koggio. moglie di un conte (ìasj>arc, la Madonna 
Paola, al <mi nmoìv fu immischiato rAretinol. 



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11(> SPOOLIO DII PBEIODICI 

210. Bah. — XL, 1, 2, 4, 5, (ì e XLI, 1-3, 11)02. — Robert U., Phi- 
iìhcrt de CfuUon, prinre d' Grange {1502'lòHO) : iedres et docum^nt» 
[Continuazione: Dal N. llMi, il sopteuibit» 1529, al N 306, 25 gennaio 
1534, compresi anehe documenti riguardanti la morto e le onoranze. Segui' 
un supplt:mento di 11 documenti]. 

211. B«Pi. — IV, 2, 1902. — Chiti Am 11 Maramaldo nel territorio 
pistoiese [Pubblica 4 dooc. degli ultimi di luglio e 1 agosto 1530, (quando 
meditando il Ferruccio di giungere a Pistoia por appoggiarsi là alla part<' 
cancelliera, fu proc(»duto dal Maramaldo che stette in agguato a spiar V 
mosse delPav versa rio (inai doveva sconfiggere il 3 di agosto]. 

212. B«P. — li, 1-2, 1902. — Qnintavalle F., L'iiigre^so del Dura 
Alessafulro de' Medici riella lega di Bologna secondo i documenti d^l- 
l'archirio notarile di Paria[\[Ì'd lega degli st^ti italiani imposta da Carlo V 
al Papa Clemente VII nel 2° congresso di Bologna, il 27 febbraio 1533. 
insieme all'altrG trattato di 4 giorni avanti, riguardante la convocazione 
del concilio, la difesa contro i Turchi, il divorzio di Enrico Vili d'Inghil- 
terra, rimanevano estraneo Venezia, Savoia e Firenze, quest'ultima prete- 
stando solo le <5onvenionze commerciali con Francia. Nel 1534, quando il 
nuovo Papa Paolo III mostrava preoccuparsi sopra tutto e solo di ijoliticii 
nej)otistica e rifiutò di entrare al posto del predecessore nella lega, essii 
corse gravo pericolo, ma Carlo V timto brigò e f(»ce che nel gennaio del 1535 
poteva trionfalmente far annunciare al rivale Franc/csco I il rinnovamento 
della medesima : contribuì a (questo risultato il Duca Alessandro De* Medici, 
il quale sentendosi insidiato nel non ben saldo dominio dalle aspirazioni 
nepotistiche di Paolo III, dall'avversiono di Franc^esco I, sobillato da Ca- 
terina D(^' Medici a lui ostile come bastiirdo. per voto espresso dal Con- 
siglio dei 48, il 12 dicembre 1534 mandava Giacomo De' Medici a D. Antonio 
Do liCyva, ca])itano generale della lega in Pavia i)er trattare l'ingresso nella 
medesima di esso Duca e della repubblica fiorentina; l'atto fu stipulato il 
29 gennaio 1535. Nel 1536 avveniva il matrimonio tra Alessandro de M. «• 
Margherita d'Austria. In appendice 2 documenti]. 

213. Rqh. — XXXVII, 142, 1902, 1 aprile. - Hyrvoix A., Francois I 
et la première guerre de religion en Suisse (1529-1531)^ d'après la cor- 
respondance diplomatique [L'A. trattii naturalmente* anche delle relazioni 
tra gli Svizzeri e l'Italia, col Papa specialmente (cap. Ili e IV) col Duca 
<li Milano e col Duca di Savoia, sia per la questione dell'appoggio ni cjin- 
toni cattolici e del ritorno all'unità della chiesa osteggiato e temuto da 
Francesco!, sia ]>er la questione politica dell'alleanza dei cantoni con 
l'arlo V e Francesco Sforza, e ]»er gl'interessi a Ginevra del Duca Carlo III (V) 
il quale ])er la forza degli avvenimenti aveva causa (jomune con quella 
della Chiesa]. 

2U. MgiÒ. - .XXI 11, 1, 1902. — Brosch M., /ai den Confi icten 
Karls V mit Paul 111 [Trovandosi a fronte la costante mira deirimpera- 
tore di assoggettar la (iermania e Pltalia come la Spagna e grintoressi 
temporali del papato, dovevano naturalmente e ripetutamente insorgere più 
o meno scrii contlitti, poiché Punica cosa che avrebbe f)Otuto spingere i 
Papi e rimperatore compenetrato di vivo zelo cattolico ad un'azione con- 
coixle, rintei-esse della {*h\ì\ era da altri interessi sempre indebolitii e talor 
neutralizzata. Il Papa Paolo 111 nella prima metà del suo pontificato aveva 
con gnin destrezza diplomatica evitato d'inimicarsi colPImperatore e col Re 
Francesco I; Carlo V lo confermava nei suoi propositi, compiacendo lo aspi- 
razioni della casa Farnese: Pier Luigi teneva da IP Imperatore Novam e 
Ottavio aveva .sposato la figlia naturale deirim|)eratore, ma essi ritenevano 
tnli concessioni solo come pegno di più alta fortuna e quando parve loro 
Imigji l'attr'sji (1541), intrapresero un atteggiiimento aiitimperialo che t|-ovò 



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TKUTi MODERNI 117 

un'eco nolhi corte papale. L\\. esamina lo note vicende dei contrasti tra 
Paolo III e Carlo V, dal convegno di Bussoto nell'anno 1542 alla tragedia 
di Piacenza e infine alla 'morte dello stesso Pontefice]. 

215. B«o. — IJCllI, 1-2, 1902. — Omont H., Dietionnaire d'abré' 
riaiions latines publié à Brescia eri 1044 [Con facsimili]. 

216. Sdsd. - XXII, 3-4, 1901. — Tacchi- Venturi P., .^ «ore Ze«ere 
inedite di Vittoria Colonna [Le 4 lettere pubblicate dalPA. sono diretto 
ad Alfonso do Lagni e datate tra il 16 luglio 1542 e il 5 agosto 1543 dal 
convento di S.*^ Catterìna di Viterbo, dove si era ritirata per un senso di 
nobile delicatezza verso il Pontefice, noi tempo in cui duravano le contro- 
versie di costui col fratello di lei Ascanio Colonna ; apparo che l'amicizia della 
Marchesa col signor di Bassano risalisse anteriore agli anni sovra ccennati^ 
benché non risultasse dai docc. noti sin qua]. 

217. MsV. — X, 2, 1902. — Tosi CO., Capitoli sopra Varie della 
mrta a Colle [Pubblica «i capitoli reformationi » delPanno 15'48, ed al- 
cuni docc. dello stesso anno, riferentisi ai medesimi, con brevissimi cenni 
sullo persone che li compilarono]. 

218. Bs8. - IX, 1, 1902. — Petrocchi L., Massa Marittima. Car- 
teggio dall'anno 1552 al 1555 [Sono 58 lettere riguardanti lo amichevoli 
relazioni di Massa con la Repubbli(;a di Siena negli estremi aneliti della 
libertà per entrambe]. 

219. RuA. - S. 2, X, 7, 1902. — Ina lettera di Giulio Caro [Del 
l.').'36 agli anziani della città d'Alessandria per ringraziarli d'aver caldeg- 
giata la sua nomina a senatore]. 

220. Bah. — XL, 3, 1902. — De Uhagoii F. R., Desafio mtre Ro- 
drigo de Benavide y Rieardo de Merode [Pubblica una relazione mano- 
s(;ritta della Biblioteca Nazionale di Madrid sopra una sfida clamorosa corsa 
noi 1.550, per gli amori di Madama di Grammon, fra i duo nobili cavalieri 
del seguito di Filippo II nel suo viaggio reale in Fiandra, sfida cbe si ri- 
solse in modo punto tragico nello stecconato del campo chiuso di Gazzoldo 
presso Mantova, ultimo rifugio della spirante cavalleria, (uttà delle giostre 
e dei tornei, dei festini più brillanti. Segue un indice analitico alfabetico 
in cui figurano molti nomi principeschi italiani]. 

221. Bah. — XIJ., 1-3, 1902. — De Uhagoii Fr. R., Fedro Merino 
ni San Quinti n [Tra i documenti che seguono in appendice, due del 1558 
datati da Bruxelles sono di Emanuele Filiberto Duca di Savoia, in qualità 
di luogotenente, governatore e capitano generalo di S. M. Cattolica]. 

222. MsT. — S. 2, IJ, 1902. — Neri F., Federico Asinari conte di 
Camerano^ poeta del sec. XVI [Precede all'esame delle opere poetiche la 
biografìa del gentiluomo piemontese che resistette audace ad Emanuel Fili- 
berto per questioni feudali e servì poi tuttavia il suo signore in uffici im- 
j»ortanti, colle armi, nella riforma delle milizie, come diplomatico mandato 
al Duca Ottavio Farnese nel 1561, airimperatoro Massimiliano II nel 1564 
.' nel 156C fu al servizio di costui contro il Turco), a Cosimo I di recente 
<Jran Duca nel 1570; trattò noi 1575 colP Imperatore pel matrimonio di 
Emanuele Filiberto con Isabella vedova di Carlo IX di Francia o morì in 
quell'anno stesso]. 

223. NaV. - N. S., Ili, 5, 1902. — Segre A., Alcuni documenti 
nulle relaxioni ira Savoia e Venezia nel secolo XVI [Cfr. recuMisione in 
RsL, 1902, 3"]. 

224. Mah. - XXU, 1, 1902. — Samaran Ch., Letire.s inedifps da 
Cardinal d* Armagnac conservéeJì à la Bihliothf\/ue Barberini à Home 
[Sette lettere scritte in italiano e dirette al cird. Caraffa tra il IS giugno 1550 
e il 29 settembre 1557, all'epoca in cui i[uosti s'ora fatto mandare dallo 



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ilB SPOGLIO DICI PBKIODICI 

%m Paolo IV^ legato in Francia; osse riempiono lacune nella biografia del 
<",; una del 1560 a Papa Pio \\ sulle misure prese contro gli Ugonotti: 
ho ve diretto al card. Panfili (tra il 1578 e il 15H5) suo segretario e agente 
il Roma durante il soggiorno dell'Arraagnac ad Avignone], 

225. AsS. — XXVI, 3-4, 1902. — Miral>ella F. M., Al Camo per 
Jhamo in un doeumento alcame^se del 1564 [Con facsimile: l'A. rorai>e 
Uììu lancia in favore di Ciullo poeta], 

226. NaV. — N. S., Ili, 5, 1902. — Beloch G., La popolazione di 
Vciiexia nei secoli XVI ^ XVII [Esamina i risultati delle descrizioni della 
popolazione negli anni 1509, 1540, 1552, 1563, 1581, 158G, 1503, 1606-7. 
1624, 1632-8, 1642, 1655. 1670, 1696 e fa seguire un esame critico delle 
*iifre, studia la popolazione in rapporto alla condizione sociale, al sesso e 
jilPetà, secondo la circoscrizione topografica. Dal riassunto generalo risulta 
thti la popolazione di Venezia rimase in aumento costante dal principio del 
soe. XVI (120.000) al 1563 (183.000 ab.) e probabilmente fino alla peste 
del 1575-77, per poi diminuire fino alla pesto del 1630 (108.000) e risalire 
di nuovo a 139.000 abitanti, cifra che rimase stazionaria fino alla caduta 
€li?lla Repubblica, Segue una nota sulla popolazione di V. prima del 1500]. 

227. AsM. — IL 3-4. 1902. — La Corte-CJailIer G., Andreit. Calamech, 
i^f'Hltore ed architetto del sec. XVI. Memorie e documenti [Continuazione, 
tfr. Rsl ^ 1902, n. 501: I>a statua di Don Giovanni d'Austria; il campo 
dille vettovaglie; il ])alazzo arcivescovile; i lavori di S.* Maria la Porta; 
f'nsa e tempio di S, Nicolò; cliiesa di Santa Barbara; arco trionfale pel 
viceré Colonna; statua di Zanclo; S. Andrea del Duomo; palazzo e cappella 
dol principe Koccafiorita ; palazzo senatorio: chiesa di S. Giuliano; restauri 
in San Giovanni dei fiorentini e San Maiai del Piliero; alloggi militari a 
Terranuova; chiesa di S. Biagio; sculture varie in S. Domenico, S. Nicolò, 
!S.* Maria del Gesù, a Castroroale, il jiergamo del Duomo]. 

228. BsS. — LX:, 2, 1902. — Lugano P., Il Sodoma e i stioi af- 
/rrschi a iS".* Anna in Camprcna presso Pirnxu [Con documenti sulle 
reazioni del pittore vercellese coi monaci di Monte Uliveto], 

229. Or. — 392, 1902, ottobre. — Giordano Benno in Englaiid [Sulla 
Ki-ortii delle opere di Bruno e sjiecialmente degli studi del e Beyersdorff : G. 
IL und Shakespeare», «The Poems and Mas<[ue of Thomas Carew », e del 
voi * The Italian Kenaissance in England»]. 

230. Ha??. — XXXVU, 737, 1902, 1 settembre. — Tocco F„ Di un 
^ìhovo documento su Giorduno Bruno [Dalle note che il Bibliotecario di 
buint-Victor. Guglielmo Cotin, scriveva giornalmente per registrare tutte 
li' notizie fornitegli dagli uomini illustri che solevano capitare alla sua 
bililioteca; esse furono pubblicate dall' A uvray e ci rivolano notizie impor- 
tuniti non solo sul soggionio del fJ. a Parigi tni il 16 dicembre 1585 e il 
j:i tigno deiranno seguente, ma sugli studi di lui, su opere che si ignora- 
xano, sulle sue opinioni in materia di religione, sulla sua vita precedente 
i' gopratutto sulla pubblica argomentazione contro parecchi ei'rori d'Arist4>- 
tole, sostenuta il 28 e 29 maggio nel collegio di Cambra j' confutata dal Callier]. 

231. nmn, XXXVII, 734, 1902, 16 luglio. — Roberti G„ Nel cente- 
nario di due istituti di educaxione [11 Collegio dei nobili di Parma, fon- 
dato nel 1601 da Ranuccio I d'Este ed illustrato da (jaetano Capasso; o 
1 Istituto nazionale dei sordomuti di Genova fondato dal P. G, B. Assarotti 
JicI 1801 ed illustrato da Silvio Monaci], 

232. BsP/. — IV, 3, 1902. — Beaiiì G., Pompeo Rospigliosi [Lo zio 
del Pontefice Clemente IX nacque nel 1582, fu capitano di galea dei ca- 
vidieri di Malta, fatto prigione dei l>arbari di Barberia nel 1(306, scrisse al 
inire una lettera, pubblicata dall' A. facendo premure per essere liberato, 
i E-nato in patria vi compì opere meritorie; f ^ Malta nel 1662]. 



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TEMPI MODRUNI 119 

2ò».S. B«S. — VILI, 3. 1901. — Patetta F.. DaU Libro dei Segreti * 
ili Cipriano Casolani [Per la storia della medicina nei sec. XVI-XVII]. 

234. Stas. — N. S., LVEF, 9-10, 1902. — De Crue F., Les derniers 
desseiiis de Henri IV d'après iffts dépèehes inédifes du député de Genève 
à la eour de Franee [Tratta dell' atteggiamento della Svizzera di fronte 
all'alloanza franco-savoiarda ed ai progetti d'Enrico IV nel 1610]. 

235. Hx. — N. S., IJ, 2, 1901. — Mitsukuri G., Ein Beitrag %ur 
Gesehiehte der j apani see Christen in 17 Jahrhundeit [Interessala storia 
dolio missioni: leggesi in appendice con altri docc. una istanza dei cristiani 
giapponesi a Papa Paolo V, del 1" ottobre 1618, e la risposta di Paolo V 
ai precedenti, del 27 dicembre 1616J. 

236. Rdm. — 5e P., VII, 1902. 1 gennaio. 1 febbraio. — HanotanxG., 
La crise enropéenne de 162 L — I. Le problhne protestant en Europe: 
Les affaires de la Valtelline. II. Luyne» et le parti protestant en Franee 
[Quattro interessi contrari s' incontravano circa la Valtellina: \a\ casa di 
Austria sjjagnola voleva congiungere i suoi possessi del Nord con quelli 
d'Italia ; il i)rotestantesimo per mezzo dei Prigioni, signori della Valle, ten- 
tava ai^rirsi questa via ])er acquistare l'Italia alla sua parte, mentre il 
ciittolicismo tentava appunto da quella parte di sbarrargli la strada; la 
Rep. di Venezia, circondata d'ogni parto dalla casa d'Austria» rappresen- 
tava in Italia l'opposizione alla Spagna e al Papato quantunque cattolicja, 
e aspirava per quel che rigiuirda la Valtellina non solo a salvaguardarsi dal 
grande pericolo del rafforzamento spagnolo, ma di assicurarsi i)or mezzo di 
essa le comunicazioni coll'Europa settentrionale ; la Francia iiretendeva sai- 
varo lo Mata quo e l'indipendenza delle popolazioni locali. Scoppiata nel 
1620 la gran questione od occupata la Valtellina dalla S])agna, mentre i 
(irigioni invocavano le antiche alleanze, Venezia e Savoia apprestavano le 
armi, la Francia sul punto della vittoria di Luigi XllI sopra Maria De Me- 
dici a Ponts de Ce si trovò nel gran bivio di muovere guerra ai protestanti 
del sud, dandola vinta alla Spagna, o di minacciare invece la Valtellina, 
dove la Spagna non apparecchiata alla guerra, cederebbe ed allora toglie- 
n'bbesi lo scettro d'Europa alla casa di Spagna, ma i)or darlo all'Inghil- 
terra. Luynes ancora una volta era arbitro dei destini d'Europa, ma senza 
aver coscienza della gravità della decisione che a lui S])ett^va : il partito 
della guerra contro i protestanti minaccia di strappargli il favore del re, 
ed il favorito, «ibilmente circondato dal Nunzio e dalla diplomazia spagnola, 
cade nelle reti di questa. S' aggiungeva 1* imi)rontitudine dei protestanti 
francesi e dell'assemblea della Rochelle a provocare il Ke ad una nuova 
guerra civile, mentre invano l'ambasciatore veneziano rappresentava il pe- 
ncolo di Valtellina; il trattato di Madrid (25 aprile 1621) stabilisce bensì 
che la Spagna abbandonerebbe la Valtellina, ma Con clausole che ne ren- 
devano l'esecuzione illusoria: il 1*^ maggio il I\o iniziava la guerra contru 
i protestanti del sud]. 

237. Rdm. — 5e P., VII e Vili, 1902, 15 febbraio e l marzo. — Ha- 
notaux G., La genhe dvs idéen politiqne de Riehelien. liichelicn cardinal 
et premier ministre [Interessa la storia d'Italia per quanto concerne la pro- 
messa di Luynes aKichelieu di fargli ottenere il cappello (cardinalizio, mentre 
segretamente a Roma lo tradiva]. 

238. Rdm. — 5 P., Vili, 1, 1902. — Hanotaux G., Riehelieu ear- 
difuil' et premier ministre [Continua tra gli altri ^epi^odio della diplo- 
mazia francese a Roma per Pelevaziono del R. alla por])ora, ciò che avvenne 
il 5 settembre 1022; a(;cenni alla questioiu* di Valtellina]. 

2.39. HrE. — 1902, gennaio. — Hodgkiii, Riehelien and bis Poliey: 
a Contemporary dialogne [Relazione di un dialogo di provenienza ignota, 
tradotto dall'italiano, tra un francese, uno sjjagnolo e un veneziano sopra i 



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120 SPOGLIO DKl PSKIODICI 

fatti di Francia, la partenza della regina madre e del fratello del re ; il 
veneziano vi apparo partigiano del cardinale e dà spiegazione di tutti gli 
atti politici di lui]. 

240. B«P. — 11, 1 2, 1902. — Peroni B., L'assedio di Pavia nel 165Ò 
[Conti nuaz. cfr. RsL, 1902, N. 235. Il 24-25 luglio i Francesi si disposero in 
duo campi, comandati rispettivamente dal Principe Tommaso di Savoici e dal 
Duca di Modena, in guisa da cingere d*ogni parte la città difesa dal conto 
Trotti. UX. descrive particolareggiatamente le operazioni militari, i sospetti 
di tradimento nel castello, i tentativi falliti del Caracena per soccorrere gli 
assediati, gli inetti provvedimenti di Madrid, dov' era stato inviato Seba- 
stiano Uccdo etc, finché il 14 settembre trovandosi gli assediati in non 
buono condizioni si ritirarono. Seguono cenni sulla vita cittadina durante 
l'assedio, sulle cause che foofu*o fallir l'impresa ai nemici, sui ricordi e sulle 
carte delle fortificazioni del tempo]. 

241. MigO. — XXIII, 2, 1902. — Mitis v. C, Eine Fdlscìmng Cee- 
carellis inid ihrr. Nacliwìrkung [Riporta un autografo del Mabillon firmato 
pure dall'abate M. Germain del 16S(> diretto, pare, al cardinal Capisucchi 
oon cui si dimostra V evidente falsificazione di un privilegio di Ottone l 
del 17 agosto 9C2, a favore del conto Tdalrico Carpegna, e di un altro di- 
]»loma di Ottone IV con cui nel 1211 conferma ed autentica le concessioni 
<lei precedenti Imperatori a favore dei Carpegna. Sulla scorta dell'opera dol 
lìiegl si può stabilire che autore dei duo documenti è Alfonso Ceccarolli, 
il famoso fabbricatore di atti riguardanti la nobiltà romana, il quale fu 
processato e giustiziato nel 1583. In baso a quei documenti, che attestavano 
un feudo imperiale, e ad altri titoli, un secolo dopo, nel 1685, il conte 
ririco Carpegna domandava ali* imi)oratoro licopoldo il grado di Principe 
delPlmpero; per quei feudi si lottò grandemente tra l'Impero e la (^iriu 
lomana nel sec. XVI II e ancora nel soc. XIX ; Francesco I li aveva fatto 
(K^cuparo nel 1754 per deliberazione del Consiglio aulico]. 

242. Rdm. — 5 P., X, 8, 1902. — Bellaigne C, Les ppoques rfc h 
masique: la cantate et l'oratorio [L'A. fa larga parte alla musica italiana 
del seicento]. 

243. NaV. — N. S., Ili, 6, 1902. - MaiifroniC, / Francesi a Canata 
[11 Bigge sulla scorta della relazione del comandante generale della spedi- 
zione, generalo Rospigliosi, nipote del Papa Clemente IX, e di alcuni altri 
docc. rinnovò Paccusa di tradimento verso il comandante francese De Noaillos 
per Pabbandono repentino di Candia il 20 agosto 1669: PA. ricorda una 
testimonianza ira])ortanto del Verazzano, il quale riferisce nel 1645 al gran 
Duca di Toscana come i comandanti di Malta, S|>agna etc. rifiutavano di 
venire a qualunque seria impresa per timore che i Veneziani secondo i 
tristi esempi passati cercassero piuttosto di metter gli altri nella peste che 
esporre se stessi. La calunniosa fama durava dal secolo XVI, quando la 
Spagna voleva gettar su altri la responsabilità della sua condotta in mare, 
e qualche fondamento a tal fama si potrebbe trovare, risalendo al sec. X^^ 
in cui alcuni marinai veneziani acquistarono tali iTUicchie che il sangue di 
tanti valorosi, dal Barbarigo al Marcello, non riuscì a lavare neanche nel 
secolo XVII]. 

244. AsM. — li, 3-4, 1902. — La Corte-Cailler G., OV intagliatori 
(ìeir organo di S. Francesco [Sec. XVll]. — Per Luca Villamaei [lU^e- 
lebre plasticatore lasciava la patria nel 1678 compromesso dalla rivoluzione 
contro Spagna]. — Un plasticatore ignorato [Probabilmente fratello di Luca 
Villamaei], — Una riproditxionc della Cittadella in argento [Donata dal 
viceré nel 1^385 per le fc^ste della S.** Lettera]. — Un ricordo a Barelli e 
Malpighi [Xell'Ateneo messinese illustrafo dai due docenti del sec. XVII]. 
— Il Palaxxo e la Galleria Brnnaecini [Ne ricorda le vicende special- 
mente nel sec. XVII, e pubblica un inventario dei quadri del 1822]. 



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TEMPI MODBRNl 12f 

245. RsA. — S. II, XI, 7, 1902. — Giorcellì G., La tragedia di 
Bergamasco tielV Aeqiiese, parte 3* [Continuazione ofr. Rsl., 1002, N. 288 
<• 700: Ix? vicende del processo, lo rivolto ai birri, la sj)avaldoria dei col- 
pevoli {fontinua)]. 

24t). RsA. - S. 2, XI, 7, 1902. — L. B., La nobiltà d^ila famiglia 
Baeiocchi [Vennero dalla Corsica ii> Alessandria probabilmente alla fine 
del sec. XVII e vi dimorarono nolXVIll. Un documento del 17(52 comprova 
h nobiltà]. 

247. A«lll. — II, 8-4, 1902. — Arenaprimo G., Iscrix^ioni esistenti 
fiplla Cittadina (di Messina) [Del secolo XVII e X Vili]. - Francesca 
Musso « Vavvelenatriee o [Particolari della condanna a morte od esecuzione 
del 1G71]. 

248. Rdm. — 5 P., X, 3, 1902. — Branetière F., Uerreur du 
XV] II siede fl^a credenza che la questione morale ò una questione sociale : 
esiimina si>ocialmente le teorie dei filosofisti francesi]. 

249. Hs. — N. S., LI, 3, 1901. — Frìedensbiirg W., Die romische 
Knrie und die Amiahme der preussischen K'ónigswUrde dureh KurfUrst 
Friedrich III ton BrandeMirg (1701) [Tre gesuiti e un prelato vagheg- 
giavano il progetto di favorire V aspirazione delP Elettore di Brandeburgo 
alLi corona regia, ottenendo in cambio il ritorno di lui al oattolicismo, e 
qualche incoraggiamento in tal senso aveva anche dato la curia pontificia ; 
ma PA. nega, contrariamente all'opinione del I^ehmann, che ci fosse da 
parte di questa un'azione spontanea preventiva : Innocenzo XII finché visse 
.si limitò a lasciar fare ; eletto Clemente XI, questi raccomandò la massima 
atteoziono sulle negoziazioni dolPElettore a Vienna, e Patteggiamento ostile 
assunto poi si spiega colla pressione della Francia sul Pontefice, prete- 
stando gl^interessi della religione e lo scandalo ; s'aggiunse la protesta del 
gi-an Maestro delPordine Teutonico. Seguono in appendice docn;. vaticani]. 

250. RsA. — S. 2, XI, 0, 1902. — Civalierì Inviziati A., Crono- 
logia dei governatori di Alessandria nel 1700 dal manoscritto di Carlo 
(i nasco. 

251. AsN. — XXVII, 2, 3, 1902. — Schìpa M., Jl Regno di Xapoli 
rd tempo di Carlo di Borbone [L'amore dei Napoletani per l'ultimo degli 
Absburgo ora deluso miseramente dal fiscalismo dogli amministratori fore- 
stieri, specialmente spagnoli, dalla paralisi del commercio, da ogni sorta 
d'immondizie morali, peggiori di quelle del governo diretto di Spagna: 
scaddero notevolmente il potere del viceré e quella parvenza di autonomia 
che il regno aveva conservato, senza che la diminuzione dell'indipendenza 
importa.sse diminiwsione di spese amministrative ; anche il Consiglio colla- 
terale, sorto per (controllare Peperà del viceré, era scaduto nella pubblica 
opinione. 11 governo di Vienna diede tuttavia qualche cura alla difesa di 
ttTra e di mare, diede pure alcuni buoni provvedimenti e disegni econo- 
mici, quali il trattato coi Turchi nella pace di Passai*owitz per avvivare 
relazioni commerciali col regno, la fondazione del banco di San Carlo e 
della giunta del buon governo. la proposta di un nuovo catasto; diede con- 
senso alPainpliamento di Xa])oli e al miglioramento edilizio ; si fecero allora 
i primi tentativi di codificazione in mezzo alla molteplicità delle leggi, onde gli 
organismi giudiziari erano complicati. Xel libro 11 PA. riassumo la storia 
delle vi'XMide di Don Carlo jìrima del 1788, indi studia le dis])Osizioni della 
Spagna nolPimpresa con cui riconquistò il regno di Xaj)oli e Sicnlia (1788-84), 
la storia esteriore nel prin(5Ìj)io del regno di Don Carlo, i rap])orti di (costui 
<'0lla Francia, colla irnsa di >Snvoia, cogli shiti di Modena, Lucca, Venezia, 
<ienova cto., sino alla pace di Vienna (continua)]. 

'17)2. RI. — V, 4. 1902. — Bro3:iìoli;2;o G.. // Goldoni e la guerra 
[Come molti s[)iriti illuminati del suo tempo, S(*nza |)erò avere un sistema 



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122 SPOGLIO DKl PKKIODICI 

più mono filosofuo destinato a rinnovare» lo sorti doirumanità, si mostni 
di spiriti antimilitnri, ohe VX, analizza in alcuni passi dolio Momorie <* 
sopratutto in alcune conimodio fra cui: a) Tamanto militerò, 6) la j^uerni, 
<") rimpostoroj. 



C. PERIODO DELLA lUVOLUZIONE FKANCEc>E (17891815). 

253. RI. — V. 7, 1902. — Michieli A., Un arrentnriere [Tratta del- 
romiliano Giovanni Groppi, nato a Bologna noi 1751 o morto dopo il 1827]. 

254. Rqh. — XXXVII. 141, 1902, 1 gonnaio. —Pierre V., Le clcrgv 
fran^aìs dans Ics états ponti fìeauz (1789-1803 ) 'Paroifolii vosi^ovi osali 
di fronte allo ])roi)otonzo rivoluzionario furono accolti a Koma, dove alcuni 
•orano an(^he stati invitati dal Ponto(i(M' : numerosissimi vi convonnoro i proti 
tanto che rimmigraziono negli stati jmntifici del clero franc(»so fu soltanto) 
superata dalla immigrazione in Inghilterra-, quell'ospitalità potò durare mu-h' 
durante i torbidi più gravi. Tocinipaziono degli stati pontiti(;i e l'esilio del 
Papa. I ves(>'Ovi e il cloro ottenevano sujjli stati di Savoia un passaporto 
di passaggio; Venezia, Milano, Parma e Tosi^ana ])er ordine -di (?asa d'Austria 
erano cliiuso agli esiliiiti ; il Papa invoco per mozzo dei nunzi j»rovvedeva 
a proteggerli por via e ]ioi ad ac(;ogliorli con generosità; nt^l 1793 vA^nv 
anche di regolare, con 23 articoli liberali e severi ad un tempo, la forma 
eccezionale di carità, distribuendo gli ospiti e determinando i doveri dei bene- 
ficati e dei benefattori : si ])reoccupava poi specialmente di cancellare le ultime 
vestigio di giansenismo nei rifugiati. .Anche il cloro francese rifugiato ia 
altre parti, dato fondo alle riservo, ricorreva per soccorsi a Roma, che non 
si mostrava sorda e interponeva uffici vigorosi presso principi, sovrani, ve- 
scovi abbati, inviava elemosino e sussidi]. 

255. NaV. — N. S., Ili, 5. 1902. — Michieli A., Le abitaxiani dei 
Foscolo in Venexia e la data del loro arrivo [La madre del F. lasciò 
Zante prima del figlio, questi la raggiunse a Venezia ac(tompagnatovi da 
N. U. Paruta nel 1792; là fjimiglia abitò in Campo delle Gatto, nel 1799 
in Corte Friziera e successivamente in Callo dei Furlani (2399) e Callo 
Larga (4188)]. 

25(). RI. — V, 2, 1902. — Michieli A., // cittadino Vinconxo Monti 
a Venexia [Fatto il gran [lasso per cui di abate e cortigiano divenne 
giacobino, sconfessando la Basvilliana, passò nel 1797 da Roma a Bologna, 
'<love conobbe il Foscolo; nel Inglio 1797 è a Venezia allo scopo di frater- 
nizzare come rappresentante delle Romagne con quei democratici. Il cx)mi- 
tato d'istruzione di cui il Foscolo faceva parto nominò per acclamazione il 
cittadino Monti suo socio e questi pronunciò un discorso secondo le ide*» 
prodominanti, il quale vieu riprodotto dalPA. insieme ad aUjune spigolature 
dalla r«nccolt<a d(*i verbali della Società suddetta]. 

257. Sta«. — N. S., LVI, 1901. — De Haye A., Litroducfion à 
l'hintoire du general De^aix [La carrii»ra di I). come generale : a Marenjro 
come militare, ad .Alessandria come marinaio, negoziatore presso El-Arish. 
D. serviva di legame tra due eserciti rivali : quello del Reno e quello d'Italia]. 

25S. AsN. — XXVII, 2, 1902. - Croce. B.. Relazioni dei patrioti 
napoletani col Direttorio e col Consolato^ e Videa deWunità italiana 
{ITiiU'lSOl) [Continuazione, cfr. lisL, 1902, X. SOS: Di fronte agli ec- 
cessi roazioiniri. dopo la caduta della r(q3ubblica Partenoj)ea, il Paribelli e 
il Ciaia recatisi a Parigi non rimascM'o inerti; si diressero con proteste al 
Champion net, al Bonaparte stesso; e pare che gli uffici del nuovo governo 
del Consolato intimidissero la (50rto na])oletana. ondo nel gennaio 1800 f^i 
ebbero sospensioni di esecuzioni. A vendetta dei patrioti napoletani il Pa- 



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PKBlODO DBLLA KIYOLIZIONK FAANCESE i'JA 

ribelli scrisse un severo atto di accusa contro il ^oiKU'ale Mejau elio aveva 
tradito Cjìstel S. Elmo, per negligenza e premeditazione. I^ stessa penna, 
su richiesta di Bonaparte che doiK) la battaglia di Marengo meditava la 
riconquista del regno di Nai>oli, scriveva un lungo memoriale sulle condi- 
zioni sociali oconomichc politiche di quello Stato, nel quale ancora fa 
«aijolino l'idea delPunità italiana, unico mezzo per resistere all'ingordigia 
{uistriaca e alla politica inglese nel Mediterraneo. La pace di Firenze con- 
chisa da Murai includeva bensì un articolo di garanzia sui patrioti, ma fu 
ritenuto insufficiente. Il Paribelli fu nel 1802 inviato come agente diplo- 
matico a Berna, ebbe gradi militari nel regno d'Itiilia, e ])ensionato come 
colonnello da Francesco I morì nel 1847 a Milano. 11 Ciaia ritornò a Napoli 
noi 1800 e vi morì nel 1849. Seguono due appendici : a) Nuovi particolari 
sulla rivoluzione di Napoli, b) Intorno allo storico ed economista siciliano 
Saverio Scrofani]. 

259. A»ll. - XXVII, 'J-3, 1902. — Diario Napoletano dal 1799 al 18:^') 
[Continuazione dal maggio al novenibn^ 18U8J. 

260. AsS. -7 N. S., XXVII, 1-2 1902. — Romano S., / Siciliani nel 
hlntco e nella impresa Hi Malta dell'anno 1800 [In appoggio alla dimo- 
strazione deiritalianità dell'isola di Malta, dopo aver ricordato ch'essa ebb<> 
vomune sempre crolla Trinacria il governo dal tempo dei Romani a Carlo V, 
mostra la continuazione d<»lC alta sovranità conservata dai Ke di Sicilia 
jiiiche sui cavalieri gerosolimitani e come dopo il tradimento deirHom]>esch 
a Napoleone nel 1798 tutti gli sforzi dei Maltesi, degli Inglesi col Nelson. 
(It'lle altre potenze d"Euro])a e anche desi Si(;iliani guidati ,dal Fardella fu- 
rono in nome del Ke di Sicilia. e all'o scopo di restituirla airC)rdine. (^ome 
111 espressamente pattuito nella pace di Amiens, onde il dominio successivo 
flciringhilterra non ha nemmeno il diritto della con(iuista. mii solo <]uello 
(li mi'usurpazione. N. 12 docc. in appendice]. 

261. RsA. — XI, 7. 1902. — Bossola A., La battaglia di Marengo 
Ferondo i documenti pubblicati dal prof. E. Hiiffer [Traduzione di alcuni 
doco. austriaci che rivelano le cau.se della sconfitta]. 

2G2. HBn, — XXXVII, 735, 1902, 1 agosto. — Masi E., Antenati di 
Vittorio Alfieri [Dal volume «e Asti e gli Alfieri nei ricordi della villa di 
i^. Martino ': risalo nei ricordi al sec. XIII e alla parte avuta nelle lotte 
astesi contro gli Angioini]. 

263. RI. — V. 5, 1902. — Bei-tana E., Vittorio Alfieri ed il suo 
< degno amore :> dall'Sl all' Sì) [Dall'ormai famoso volume], 

264. RI. — V, 9. 1902. — Della Valle Ct.. // pensiero politico di 
l'i f torio Alfieri [Nota eome sia infondata la leggenda, accettata anche dal 

<'iohei*ti, che vede in Vitt. Alf. un forte pcwisatore politico araldo di libertà, 
il quale avrebbe gettato i semi delP Italia nuova, riconoscendo che questa 
doveva risiedere es.senzialmente nel ceto medio. Non solo V\. non fu mai 
un i)ensfitore politico, e lo confessa egli st(^sso. e lo i)rovano i suoi scritti 
ni tal materia contradditori, ma fu essenzialnuMite dominato dall'istinto ari- 
stocratico e a questo istinto si connettono sia l'ammirazione |)el governo in- 
glese e per la repubblica veneta, sia gli scritti contro la tirannide, forma di 
governo che flagella solo in (juanto non lasciava potere ai nobili ; nell'alle- 
goria di}\V Antidoto è il suo testamento |)olititto]. 

265. NaV. — N. 8.. III. 5 e 6, 1902. — Péliss*ier L. G., Canora, la 
comtesse d'Albany et le tombeau d'Alfieri [Sulla scorta di ben 27 lettere 
di A. Canova e del fratello suo, l'abbate (ìiovanni Canova, alla contessa 
d'.41bany e di costei e del Fabro, scambiate tra il 28 febbraio 1804 e il 
2.'^ dicembre 1808, tratte dalla Biblioteca di ^Iontp(dlier e da quella di 
Bassuno, intercalate testualmente, l'A. fa la storia del monumento di 
Santa Croce], 



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124 SPOGLIO DEI PEBIODiCl 

2m. Rh. — LXXVm, 1, 1902. — Marmottaii P., Lncien Bona- 
parte et Napolron ^im 1807 [I/A. ri|>orta Ietterò del vescovo d'Acqui, 
di Klis/i B., di Girolamo, i ^uali si sforzavano in ogni modo \ìov indurre 
Luciano ad ac(K>ttaro Io condizioni jroneroso deirimporatoro]. 

2f)7. Rh. — LXXIX. 2, 1002. — Marmottaii P., Lncien Bonaparie 
à Florence [Lji sua dimora a Frascati, donde teneva ottime relazioni col 
Consalvi e con Pio \'IL dava ombra a Napoleone, che gli designò per re- 
sidenza Firenze, non alieno dal prog»>tto, in caso di ravvedimento, di desti- 
nargli il regno di Ktruria, come «-orse voce a «juci giorni. Giunse a Finmzo 
il 17 aprile 180S: il me<;en{ite, amante di archeologia e belle arti, suscitò 
entusiasmi per le sut» maniere ; ebbe segreta visitji della sorella Elisa oh«^ 
l'amava teneramente; il 20 maggio s'incontrò a Bologna col fratello Giu- 
seppe, che oss(»ndo destinato a partire per la Spagna, si jìretende avesse 
missione di i)roi)orgli la suc^cessione nai)oletana; lasciò Firenze nel no- 
vembre 1808 ))er recjirsi ad abitare la sua terra di Canino, acquistata dal 
Papa, con cui (continuò ottimi rapporti. 

268. RI. — V. 1. 2, 1902. - Lnmbraao A., Napoleone I in Sani' Elena 
[Tiene specialmente conto dello memorie del chirurgo Stokoe, pubblic4ite 
dal FrémeauxJ. 

260, Ss. — X, 1, 1901. — Nicastro S., 7 Commentari della rito- 
Iasione francese di Laxxaro Papi [Intrapresi non prima del 1816 con 
nobile intento civile, coll'incoraggiamento del Giordani. Ji'A. studia le con- 
dizioni deirambiente e la prei)a razione dello scrittore, il metodo, le fonti a 
stampa pili svariate e quelle orali dei. testimoni dei fatti, le difficoltà ])er 
la stam])a, lo oppressioni della (5ensura ( con esempi coi)iosi di periodi e 
giudizi radiati dalle bozze), Taccoglienza favorevole, ec^cozion fatta per le 
critiche di Defendente Sacchi (1880), gli onori che al Papi derivarono, 
(^ompnvso il premio quinquennale dell'Accademia della Crusca. Paragona il 
l'api col Thiei*s, rhe iniziò dopo di lui la sua opera, ma la pubblicò prima 
(nel 1827), col Mignet, col Michc^let. infino col Taine; apprezza i giudizi 
del Pellet che del Vtì\n si occupò pai-ticolarmonte]. 



7. PERIODO DEL RISORGIMENTO rfALIANO (1815-1900). 

270. RI. — V, 10, 1902. — Ruffinì F., La lotta contro le congre^axioni 
in Francia [Fa anche una sobria rassegna storica della politica ecclesia- 
stica in Francia dal 1790 al 1901, essa s'intrwx-ia alla storia del papato 
ed in alcuni punti anche alla storia della politica italiana]. 

271. Rqh. — XXXVII, MI. 1902, 1 gennaio. — Feret M., Le eon- 
cordai de 1S17 : Suite de l'ambassade du Comte de Blacas : ambassade 
du Comte Portalis [Continuaz. cfr. /?.•?/„ 1902, N. 289 : Le gravi questioni che 
avevano mandato a vuoto le trattative del concordato nel 1816 non avevano 
fatto molto più esperto nel 1817 il governo francx^se, il quale non aveva saputo 
in'evedere le difficoltà contro cui andò ad urtiire, onde si vedeva nella necessità 
di riprendere le trattative diplomatiche nell'aprile; il nuovo agente Portalis 
giunse a Roma nel giugno. Nuove insistenze, nuove resistenze, infine fu 
adottato il temperamento provvisorio di ritornare al concordato del 1801 
])er cui gli arti(!oli proposti pel nuovo concordato furono lettera morta. 11 
Barone Pasquier prima e poi il Visconte di Montmorency, furono nel 1821 
e 1822 inviati a Roma per la (circoscrizione definitiva delle diocesi'. 

272. RI. — V. 1. 1902. — Torta C, Intorno a una fuga di Cnrlo 
Alberto ( marxo 1H21 ) [A Cimena, presso Chivasso, è tradizione che Carlo 
Alberto n«illa sua fuga si trattenesse a ris(4iio di esser sorpreso dalle milizie 



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PKIvIODO DEL RISOBOIMBNTO ITALIANO 



125 



lostituzionali che lo iiiso;;uivano (» cloinandasso essere ricevuto dal Conte 
di Rovel che colà st'iva nel proprio castello e implorasse grazia e appoggio 
presso Carlo Felice*]. 

278. RI. — V, 5, 1902. — Mazzatinti G., Per Piero Maroneelli 
fKeea contributo alla nota polemica riproducendo come documento degno di 
(lualehe considerazione alcuni paragrafi delle memorie inedite di M. in cui 
si afferma che il tradimento della famosa lettera, scritta al fratello, fu del 
Pirotti stesso, il sarto cui la consegnò perchè la recapitasse a Bologna; 
costui come spia la consegnò spontaneamente alla polizia, inoltre ebbe parto 
materiale a far incappare M. nei birri anziché avvertirlo di fuggire e tacque 
])0i il tutto al fratello stesso di M. i)er dar tempo alla ])olizia di Milano di 
farlo arrestare a Bologna. M. dà ragguagli sul modo con cui furono inquisiti 
egli e i suoi compagni di processo, non in baso ai fatti concreti, ma alle 
cosi dette « intenzioni » quali pretendevano grinquisitori di aver per con- 
fesse dalle risposto dei miseri a domande suggestive con doppio taglio e 
sopratutto con forma i|M)tetica]. 

274. RI. — V, 2. 19()2. — Del Cerro E., Un primo ministro cospi- 
ratore: con documenti inediti [Rifacendosi alle molteplici trame legato 
dopo il 1814 dallWiLstria nella sua larga coscienza legittimista dal K« di 
Na|X)li e da altri ai danni del restaurato dominio temporale, l'A. trova tra 
sifTiitti cospiratori ai danni del Papa anche il mite granduca di Toscana 
col suo primo ministro il Fossombroni, il quale si giovava [i)er jn-eparar 
terreno ad un suo abbozzo di rimaneggiamento d'Italia a vantaggio del- 
l'Austria e coll'annessione della Romagna alla Toscana] di un tal Giuseppe 
Valtancoli già massone e ])remiato anzi per una memoria « Dell'utilità e 
dei vantaggi della Massoneria » , poi spia confidente : i documenti della cospi- 
razione si trovano in due deposizioni del J^derchi e doU'Orselli nei processi 
politici di Romagna del 1821-22, nonché in due lettere del cardinal Spina, 
iVgato di Bologna, e del cardinal Sanseverino, legato a Forlì, pubblicate dall'A.]. 

275. Man. — XXXVll, 735, 1902, 1 agosto. — Bertini Attilii C, 
Ihie grandi amori di Bellini [Maddalena Fumaroli, che aveva com|>osto 
tante ])oesie musicate soavemente dal poco più che ventenne alunno del 
Conservatorio di S. Sebastiano a Napoli, negatagli dapprima ripetutamente 
iu sj)osa e poi rifiutata quando glie la si voleva concedere, rimase sempre 
viva nel cuore delPardente siciliano, anche quando in preda ad un altro 
grande e adultero amore con la Giuditta Turina sollevò a Milano cosi grave» 
sbandalo da invogliarlo ad accettare l'occasione di migrare a Parigi e a 
Londra. In qtu'ste città ebbe altre avventure, ma, quando nel giugno 1835 
a|>i)rese l'immatura morte della Maddalena, ebbe il triste presentimento di 
doverla seguir nel sepolcro: alle 5 pomeridiane del 23 settembre di qu(4- 
raiiiio stesso chiudeva infatti gli occhi alla luce terrena]. 

270. nmn, — XXXVII, 740, 1902. — Del Lungo I., Tommaseo e Cap- 
poni: da lettere inedite d* ottobre-novembre 1833, con due ritratti [Sono 
dit-iannove lettere che rivelano l'alta amicizia dei due uomini e specialmente 
l'affetto del T. per Firenze dond'era^ espulso e per l'Italia : egli aveva otte- 
nuto la tessera o foglio di soggiorno temporaneo in Toscana, dove i dui? 
amici continuarono ca-rteggio, conversazioni e passeggiate fuor di porta per 
IXK^o più di due mesi: il (3 febbraio 1834 il T. partiva esule ])er la Francia]. 

277. mmn. — XXXII, 741, 1902. — Del Lungo I., Jl Tommaseo e 
Firenxe [Comóiemorazione tenuta in Settignano]. 

278. RsA. — S. 2, XI, 7, 1902. — L. B., Una lettera inedita di 
Cesare Saliixxo [Del 24 marzo 1836 a Vincenzo Laiicetti accompagnando libri]. 

279. BsPi. — IV, 4, 1902. — Chiappelli L., Uiìa lettera inedita di 
^ruerraxri a N, Puccini [Datata dal forte del Falconi» a Portoferraio 5 
febbraio 1848: latria di sé e degli avvenimenti jM'r cui fu arrestato. A 



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12«> SPOGLIO DBl rERlODlCt 

Ijroposito della Commissione istituita dal Governo por la stampa e |)er la 
consulta, già da lui projKìstiì, osserva (jh'ò tardi : « Perchò 1<> sombra cho 
X strotto dagli eventi conceda meno di quello che gli eventi portano. 2° Sembra 
< (;he non abbia merito di spontaneità. 3»* Si lascia dominare invece di domi- 
<■' nare i tempi. 4'* F^a imitazione na})olitana riuscirà contagiosa. 5** Per govor- 
^ nave fortemente bisogna andare avanti non dietro il carro. E il Governo 
«mi ha messo in prigione ac^msandomi di complotto por rovesciarlo»]. 

280. RI. — V, l, 1902. — Riccio V., Un segretario di Ferdinando li 
Borbone [Don Giuseppe Caprioli, nato a Caserta nel 1794 e dedito allo stato 
ecclesiastico, già segretario di Ferdinando I o del figlio, crebbe d'importanza 
nell'intimità di Ferdinando II che nella sua tendenza all'accentramento lo 
rendeva intermediario dei suoi voleri cogli stessi ministri e quindi poten- 
tissimo; avversava l'Austria ed osò far ix»rvoniro note dignitose o tiere a 
Vienna; cadde in disgrazia per la parte avuta nella questiono degli zolfi 
(Oiringhilterra e fu sostituito da un antico comi>etitore Leopoldo Corsi; 
non valsero alte influenze ])or mitigare le decisioni di Ferdinando il quale 
immemoni dei servigi e dell'antico affetto resistè anche a Pio DC, che do[>o 
il 1848 voleva avere il (\iprioli a Roma a riordinare le finanze con promossa 
«Iella i)orpora in caso di successo]. 

281. RI. — V, 1, 1902. — Momigliano F., Antonio Vontanesi [A 
proposito del voi. di M. Calderini, ricorda l'artisi'i soldato che accoi*se a 
Afilano nel '48 e si arruolò nel 'r)9 a Torino]. 

282. BsPù — IV, 4, 1902. — Zaccagiiiiii G., Tre lettere ìneMte di 
illustri a Enrico Bindi [ìa\ 1» della poetessa Catterina Franceschi Fer- 
rucci (1857), la 2* di Niccolò Tommaseo (1840), la 3» di Raffaello Lam- 
bruschini (1850). 

283. RI. — V, 4, 1902. — Mazzini G., Lettere inedite [Undici lettene 
scritte a varii tra il 1854 e il 1858 donato dalla signora Rosa Morici vedova 
Dragone, la ([uale conservò religiosamento tutti i documenti del Comitato 
rivoluzionario napoletano di cui fu tanta parto in quegli anni]. 

284. RI. — V, 1, 1902. — Zanichelli D., L'epistolario di Giuseppe 
Maxx^ini [I» Z. fa precedere all'analisi del 1<* voi. delPepistolario un cenno 
suir essenza e sulla fortuna delle teorie di (x. Mazzini]. 

285. BmPi, — IV, 1, 1902. — Volpi G., U earte di Pietro Gontrnen 
[L'abate Contru<tci, morto nel 1859 a Firenze dove si trovava qoalo deputìto 
di Pistoia, lasciò numerosi manos(!ritti : raccolte di epigrafi, necrologio, 
discorsi accademici (su argomenti storici); scritti scx)lastici e politici; una 
rronac^i itiìliana dal febbraio 1855 all'agosto 18.59; memorie autobiografiche ; 
K'ttere d'uomini illiLstri. Si trovano nella biblioteca del Liceo di Pistoia 
<'he l'ebbe maestro]. 

286. N«. — LIU, 1, 1902. — Bloch H., Paul Seheffer-Boiekorst 

[L'illustro ricercatore e critico di documenti, maestiT) impai-eggiabile di 
metodo, il quale dedicò tanta parto allo studio della storia italiana sixMjial- 
mente per il periodo svevo, che fece in Italia lunghi soggiorni e a Monti^ 
cassino era chiamato (3on caratteristica famigliarità fra Paolo, era nato il 
25 maggio 1843, morì il 17 gennaio 1902: Ì\\. ne esamina il canitten\ 
le idee, i meriti s<5Ìentitlci]. 

287. «laT. — S. 2, LI, 1902. — Ferrerò E., Ariod^nie Fabretti: 
Notizie sulla vita e sugli scritti [Cfr. /?s/, 1902, pag. 79. Ai documeutì 
riferiti testualmente in nota s'aggiunge in api)endicA) un'*ac<Hiratn biblio- 
grafia del F.]. 

288. BsS. —IX, 1, 1902. — Casanova E., Necrologia di Celare Pax)li. 

289. AsM. — II, 3-4, 1902. — Sacca V., Saro Cucinolta poeta, 

290. mmn. — XXX VII, 730, 1902, 16 agosto. — Boutat E., Giotanni 
E/nanuel [Cenni biografici delPartista drammatii-o rapito dalla morto. 



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PERIODO DKL B1S0E61MBNT0 ITALIANO 



127 



201. Man. — XXXVII, 733, 1902, ì luglio. — Deabate G., La patria 
di Galileo Ferraris [Cenni suH'amoro deirillustrc scienziato al luogo natii> 
e sullo glorio della famiglia di lui, specialraeute su Adamo F. caduto a Bigione]. 

292. nmn. — XXXVII, 737, 1902, 1 settembre. - Guardioiie F., IC 
(renerale Enrico Coseni [Ricoi-da i titoli di gloria dai giorni in cui tenente, 
appena uscito dal collegio della Nunziatella, marciò sul Po e poi seguì Guglielmo 
Pepo a Venezia ; si copri di onore tra i difensori di Malghera ; visse poi esule in 
«ienova e nel '59 ebbe sotto Garibaldi comando di volontari; organizzò la 
3* spedizione di volontari nel 1860 e prima di sbarcare in Sicilia il 9 
luglio dirigeva ai suoi compagni d'armi delPesercito delle due Sicilie un 
vibrato proclama in cui invitava specialmente Pianai, Desauget, Negri, 
Novi, Ussani, Guillemont a insorgere; non prese parte attiva alla guerra 
del 18(56 ma invece alla presa di Koma; c^prì alti incarichi e morì nel 1894], 

293. Han. — XXXVII, 742, 1902, 16 novembre. — Scherillo M., Gae- 
tano Negri [Necrologia]. 

294. Han. — XXXVII, 739, 1902, 1 ottobre. - Fea P., Giuseppe Go- 
voiie [A proposito della pubblicazione del figlio]. 

295. Han. — XXXVII, 734, 1902, 16 luglio — Miaglia M., Giacinto 
Oallina [Caratteri dell'opera sua, rapporti coU'opera goldoniana e con quella 
di Riccardo Selvatico]. 

296. AsS. — XXVII, 1-2, 1902. — Di Martino M., Adolf Ilolm [T^ 
storico della Sicilia antica era nato a Lubecca nel 1830: alla biografia e 
airesiime delle opere segue IVlenco di scritti 21 e 37 recensioni riguardanti 
la Sicilia]. 

297. RI. — V, 5, 1902. — Zammaratio L., Nord e Sud aranti e 
dopo l'unità naxionale [Antonio Scialoia nel 1857 ])ubblicava un opuscolo 
che meno gran chiasso « i bilanci del regno di Napoli e degli Stati Sardi 
con noto e confronti » cui risjwse il Magliani difendendo le finanze napo- 
letane. 11 Nitti nel noto volume Nord e Sud trattando la coudizione eco- 
nomica del Regno delle due Sicilie nel 1860 dichiara che le imposte eranvi 
inferiori a quelle degli altri Stati, il debito pubblico tenuissimo, gP impiegati 
la metà che negli altri stati, i beni demaniali ed ecclesiastici superavano i 
beni della stessa natura negli altri stati, la moneta metallica circolante era 
2 volte superioi*e a quella dogli altri stati insieme, insomma eranvi le con- 
dizioni per la rigenerazione economica. LW. confuta le conclusioni del 
Nitti, tra le altre anche quella che il Piemonte fosse tra il '48 e il '59 
condannato necessariamente al fallimento, per l'abuso delle spese e la povertà 
delle risoi-se, ed esalta anzi la brillante politica finanziaria del Cavour]. 

208. AfrS. — XXVI, 3-4, 1902. — Pacano G., Im Sicilia elemento 
di ciciltà italiana 1. C^uarant'anni di civiltà italiana: l'A. considera il 
l)rogresso economico, intellettuale (con pai*ticolare cenno al contributo storico), 
morale, negli ordini amministrativi, negl'indirizzi di governo etc. doi)0 
il 1861]. 

299. RI. — V, 8, 1902. — Paliiml)o-Cardella G., Crispi e « i tempi 
nuoci* [Esamina l'oi>ora legislativa di F. C. dai giorni della dittatura 
incominciata col decreto di Salenii (14 maggio 1860) meravigliosa per aver 
attuato pa(ùficamente una grande rivoluzione, fino alPopei'a sua come capo 
di due ministeri, dimostrando colla citazione dei suoi discorsi, col ricordo 
della di lui cultura com'egli fosse ben altrimenti che ignaro della «[uestione 
sociale e delle aspirazioni d(4 temj)i nuovi anche quando con mano di ferro 
doveva ricondurne Tordi ne in quella sua terra dov'era sbarcato araldo di 
libertà]. 

300. RI. — V, 9, 1902. — Palamenghi-Crispi T., Antonio Mordinì 
secondo un suo carteggio inedito [11 ])atriota toscano cui inceppò soltanto 
la modestia, capitano alla difesa di N'cnezia ne fu sfrattato non senza i)roteste 
c^n Giuseppe Rovere perchè aveva sostenuto l'idea lanciata da l*iotro Maestri 
di costituii"c un governo Lombardo Veneto e <?onvo(-are un'assemblea, mentre 



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128 SPOGLIO DBl PIBIODICI 

il f^oviTiU) provvisorio non voleva orcuparsi chi» dolla difesa militare. Tx) 
lettere pubblicato e scvritte tra il 1833 e il 1850 rivelano gli spiriti reimb- 
blicani del M.: si convc^-ti quando si trattava della spedizione di Sicilia al 
nomo d'Italia e Vittorio Emanuele» ; dopo essere stato prodittatore noli' ìsola — 
e l'ultimo documento è appunto diretto in tale qualità ai segretari di Stato 
— non ricevette neppure quel collai-o dell'Annunziata che per lui avovi* 
cliiesto Garibaldi nel 18()0]. 

301. Rd9//. — V. 5. IX, 3, 1002. — Ollivier E., L'entrerue de BÌ€trri^\ 
[Si rimprovera a Napoleone HI di non aver assistito la Danimarca alPapr^^^»*^ 
della (luestione dei Ducati ma egli non poteva tenere sulPElba una poU^jJ' 
diversa da quella tenuta sul Po. Do|>o la vittoria Bismark incerto jjìm 
disposizioni dell' lmperatoi*e nel caso di complicazioni austro-prussiano, /^^^ 
venne a quella convenzione di Oastein, 14 agosto 1805, di cui Napoleone /// 
indignatissimo, perchè (aed(»va ohe la Prussia avesse garantito all'Austria il 
possesso della Venezia : solo dopo chiarito l'e^iuivoco fu possibile il convegno 
di Biarritz, il quale ben diverso da «juello di Plombières non concluso a 
nulla : una c^sa sola potè i>enetrare il Bismark, Napoleone voleva Venezia 
l)er l'Italia ; però in fondo alla politica misteriosa dell'Imperatore ora l'incer- 
tezza la quale (caratterizza il s{»condo periodo del suo governo, dal 1865, proprio 
al momento in cui la morte lapiva il De Morny]. 

302. RI. — V, 3, 1902. - Moceiiiii S., La campagna italo-et topica 
15 dicembre 1894-1 mano 1S96 L' Italia aveva vinto con fortuna Der- 
visci ed Abissini e il (ìovorno continuava a valei*si della situazione creata 
oltre il Mareb dal contegno sospetto di Menelik verso Ras Mangascià i)er 
cattivare alla sua chiusa i capi tigrini ; e, il 13-15 gennaio 1805 si fX)m- 
battè a Coatit e Ras Mangascià in ritirata raggiunto a Senafè ebbe scon- 
fìtta completa. A Roma il bilancio eritreo fu da milioni aumentato quel- 
l'anno fino a 13. In ottobre ad Adigrat, attao(^ato dai battaglioni Toselli (* 
Amelio, Mangascià potè una seconda volta ritirai*si al sud sfuggendo all'inse- 
guimento: il Toselli mandato il 24 novembi*e ad esplorare le intenzioni del 
nemico, ricevette ])are mutilato Perdine del Generale Arimondi di ritirarsi 
ad Amba Alagi od anche più indietro, onde credendo di ubbidire ad un 
ordine affrontò temerariamente forze preponderanti e cadde da eroe contro 
Ras Makonnen e 2.ó mila uomini ( 7 dicembre). 11 Ministero frattanto inviava 
rinforzi chiesti ma non cessava di raccomandare al Governatore oculatezza 
e prudenza, avvertendolo della necessità di non impegnarsi a fondo dopo 
l 'onorata capit-olazione del maggioro (lalliano a Makallè ; il Febbraio in- 
vano gl'Italiani avanzarono verso Adua sperando d'esser attaccati ; in un 
telegramma del 20 febbraio il governatore non lasciava trapelare al Mini- 
stero la gravissima dec^isione presa coi 4 generali di brigata la notte pre- 
cedente, di attaccare il nemico, in vista del vettogliamento assicurato solo 
fino al 3 marzo, e che una ritirata, consigliata dalle ragioni logistiche sa- 
rebbe stato dannosa al morale delle truppe; decisione stiani, poiché si Sii- 
peva che il nemico stesso difettjindo di viveri avrebbe dovuto venire a de- 
cisioni e il comandante aveva sempre telegrafato essei*e le posizioni degli 
Scioani fortissime e che il successo degli italiani sarebbe stato certo solo 
so fossero stati attaccati, dubbio invece so assalissero; per una fatale tra- 
sgressione del battaglione d'avanguardia della brigata Albertone, i-otto il 
contatto dei vari corpi, si ebbe il \^ marzo quella disfatta per cui più di 9000 
combattenti bianchi solo 2000 se ne raccolsero ; il temporeggiare avrebbe as- 
sicurato il trionfo finale. Invano contro Crispi e i compagni suoi dirigenti 
gridò la pubblica opinione, altri docc. diranno (;he non furono resiwnsabili 
d'aver incoraggiate espansioni e ([uando poi si svolgeva fatale l'azione fe- 
cero il loro dovere]. 

303 — m»ff. — XXXVl, 733, 1001, 1 luglio. - Orerò B. Ancora 
una parola sulla battaglia d'Adua [Confuta severamente lo conclusioni n[)0- 
logeti(^he del noto volume del Bourelly sul vinto di Abba (rarima]. 

Carlo Contessa. 



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7%*lip!prl^^'' 



III. 



JBKl KHCHNTl DI STORIA ITALIANA^^^ 



1. STOIUA GENERALE. 

A. Metodica, bibliografia, arobivii, bibliotecbe. 

1. Beandoire T., Gcnl'se de la cryptographie apostoUqitP et de V archi' 
techire rituelie da Jff" aa XVh' sièclc. 1" fase. in-S, ]». 1 à 36 avoi' 
fig. Paris, Capioraont, 1902. 

2. Bereni^n B., The slady and crificisw of ifaliait art. In-8, p. Hi4. 
lx)ndoii, Boll, 1902. 

3. Berenson B., The drawings of fiorentine painters clasiùfied and 
describcd. 2 vols. in folio. Ix)ndon, Muiiay, 1902. 

4. * Co9ta E., Archivio del comune di Saasari. In-8. p. 817 o 8 tav. 
Sas.sari, Dessi, 1902. 

5. De Stefano S., Regesti in transunto dell'archivio di S. Pietro in 
Pirrugia. In-H, p. 90. IVni^ia, Uniorio tip. coop., 1902. 

(). Ferrari A., Dixionario topografico storieo-biòliograftco dei comuni 

r frazioni del regno d' Italia. Voi. I, fas<-. 1, in-8, p. xv-l(). Milano. 

libreria oditr. nazionale. 1902. 
7. Fanchiotti G., / manoscritti italiani in Inghilterra. In-8, p. 121. 

Caserta. Marino. 1902. 
^•. (lillon F., A literary and hiographical history or bibliographical 

dictionarg of the english catholics front the breach n'ith Rome in 

1534 lo the pre^sent ti me. Voi. 5», in-8, p. 599. liOndon, Bimis and 

Oatos. 1902. 
9. * Mazzoni G., Dixionario dei principali luoghi geografici e storici 

antichi e moderni. In-Hi. p. 93. Foligno, F. Campitclli, 1898. 
10. Mever E., Zttr Theorie u. Methodik der Oeschichte. ln-8, p. viii-r)(i. 

Uallc. M. Nicmoyor, 1902. 

li. * Moschetti A. La funzione odierna dei musei civici nella vita inn- 

nicipale italiana. In-S, p. 12. Padova, Soc. tipogr. coop., 190.'). 
12. * Pellegrini A., Cenni storici sulla biblioteca comunale di Cento. 
In-8, p. (il. Lucca. Marchi, 1901. 

B. Storia della cbiesa, dell'impero, dell'arte, 

delle soienze, delle lettere, 
dell* Italia o di qualobe regione, miscellanee. 

1.^. * Autobiografia e vita de^ maggiori scrittori italiani fino al secolo 
d^cirnottavo narrate da contemporanei^ raccolte e annotate da A. So- 
i.KRTi. ln-16. p. viii-580. Milano, Albrighi, Segati e C. 1903. 

n» I libri sesnati con asterisco Ci furono mandati alla Rivista, «^ saranno 
arfronriento di $i)eciale recensione o nota l)lbliogrratìca. 

Rivista storica italiana, 3* s., Il, 1. u 



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1:^>0 LIBHl RKCENTl DI STORIA ITALIANA 

14. Cavalcasene e Orowe, Storia Mia pittura in Italia dal ser. Hai 
ser. A' 17. Voi. IX. Firenze, Suco. Le Mounier, 1902. 

1Ì3. De Simone G., Sinopsi di avrenimenti storici da epoche remotissime 
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2. ETÀ PREROMANA E ROMANA. 
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<%t 



.',u7-;^ 



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In-4, p. 88. Camerino, Marchi, 1902. 

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una breve monografia su l'antichissima AleJinm, lu-8, p. 08. Gala- 
tina, Novella, 1902. 

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p. 418. Paris, Fontenioinfr, 1903. 

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Berlin. Weidmann, 1902. 

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di S. Giusto, illustr. da E. Rais. In-8, p. 241-800. Torino, Roiix *^ 
Viarenjxo, 1903. 

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Le Monnier, 1903. 

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£TA PRBROtfANA K ROMANA 



l;^3 



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Milano, Hoepli, 190-^. 

104. Mantever (G. De), Ap-v oriifiues de la maison de Saroie cu Bour- 
gogne (910-1060). In-8, p. 3:-Ì;{. Paris, lib. Bouillon, 190:l>. 

105. Montaori G., Le origini di casa Saroia. rn-4, i>agg. 20. Napoli. 
Batelli, 1902. 

106. * Erich C, Die Grilndungsurkiinden der sicilischen Bistihner unH 
die Kirehenpolitik Oraf Rotfers l (1082-1098). In-10, p. 58. Inns- 
bruck, Wagner, 1902. 

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110. Bernardino Aquilano, B. Bernardini Aquilani Chronica frairum 
minorum observantiae, ex codice autographo, prima m edidit fr. Lto- 
NAUDL'."? Lkmmkns In-8. p. xxxix-130 2 faes. Koma, tip. Salkistiana. 
1902. 

111. * Del Iinng;o F., San Francesco alla Verna. In-8, p. 12. Prato, 
Nostri, 1902. 

112. * Durando E., Le carte deW archi rio capitolare d' Ir rea fino ni 12H0. 
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ai 1280. In-8 gr., p. 388. Pinerolo, Chiantore-Mascarclli, 1902. 

113. * Carutti D,, Supplemeufo ai « Regeata Comitum Saòandiae mar- 
chioniim in Italia ah ultima stirpis origine Ad. An. MCCLIII . 
la-8, p. 50. Torino, Paravia e C, 1902. 

114. Bertaux. E. De Gallis^ qui sec. XII f a partibus transmarinis in 
Apuliam se contnlerunt. In-8, p. 70. Paris, soc. non velie de libr. 
et d'édition. 1902. 

115. Amaducci P., Guido del Duca e la famiglia Mainardi. Iq-8, p. S4. 
Bologna, Zanichelli, 1902. 

116. Peti*occhi A., La lingua e la storia letteraria d'Italia dalle origini 
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117. Federn K., Dante and bis lime. In-8, p. 328. liOndon, lloinemanu. 1902. 

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135 



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anno 1H22 : (hscrixione e cenni, In-8, i). 31. Camerino, Savini, 190::^, 

120. La Mantia V., Testo antico delle consuetudini di Messina adottato 
in Trapani^ 1331. In-8, p. xxviii-03. Palermo, stab. tip. Gianni- 
trapani, 190::^. 

1*21. * Cipolla C. e Pelleg^ni F , Poesie minori riguardanti gli Scali- 
geri. (Bull, (loirist. stor. ital., N. -^M). In-8, p.'t^OG. Roma, Forza ni 
e C, ìim. 

l'^'i. * La Soi'sa S., Fai compagnia d'Or San ^fichelcy or r ero una pagina 
della beneficcnxa in Toscana nei sec, XIV. ln-8, p. iili). Trani, 
Vecchi. 190-^. 

123. * Palmieri A., Gli antichi Vicariati dell' Apennino bolognese. (Estr. 
dagli Atti e Moni, della Deput. di Romagna, 3' S., voi. XX) In-8, 
p. 89. Bologna, Ditta Nicola Zanichelli. 1903. 

124. * Starrakba R., Consuetudini e pripilegi della città, di Messina 
sulla fede di un codice del KV se-colo. In-4, p. xxxvi-302. Palermo, 
scuola tip. del Boccone del povero, 1902. 

125. * Mazzi A., Sulla biografia di G. Michele Alberto Carrara: ap- 
punti cronologici, In-lÒ, pagg. xix-224. Bergamo, Mariani, 1901. 

126. * Siciliano Villaiiueva L., Lo Statuto di Jolanda duchessa reggente 
di Savoia il 3 luglio 147') e l'aliennxione de' feudi nei dominii 
Sabaudi, (Estr. dalPArchivio araldicto italiano, T). Iii-S, p. 24. Palermo, 
tip. Sciarrino, 1902. 

127. * Vaccaroiie L., / principi di Saroia aftrarer.so ir Alpi nel Medio 
FJro. ln-8. p. 91. Torino, Club al])ino italiano, 1903. 

P28. A§;nelli G., // palaxio di Lodorico il Moro in Ferrara: note. In-S. 
pagg. 122, Ferrara, tip. sociale, 1902. 

* Scaramella G., Un privilegio aragonese a favore di Campobasso. 
In-8, p. i.x-10. Maddaloni, ti]», edit. La (ìalazia, 1902. 
Hiibbard E., Botticelli. In-12. Ix)ndon, Roycrofters, 1902. 
li^l. Snpiiìo J. B., Fra Angelico. Ljndon. Lemcko and Bueehner, 1902. 

132. Langton Douglas, Fra Angelico. Xew edit. revised. 111. London, 
George Bell a. Sons, 1902. 

133. Conway M., Early tuscan art froni the f/relth to the fifteenth 
Centurif's. T/3ndon. Hurst a. Blackett, 1902. 

1 34. (vUthinanii J. , Die Landschaftsmalerei dcr tos^ianischen u. umbrischen 
Kuìist ron Giotto bis Hafael. Li-8, p. vni-4.')(3 mit Abhildgii. u. 1.') 
Taf. I/M|»zig, K. W. Hierscmann, 1902. 



129. 



130. 



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{1479-1901). In-8, p. 328. Torino. Clausen, 190:.^ 
13<i. De Martino A., In quale anno Amerigo Ve.spucci rompi il suo 

primo riaggio in America, In-8, p. 73. Avellino, E. Pergola, 1902. 
137. Berwick A., ^Siruela^., Nnevos autngrafos de Crisfóìtal Colon g 

relaciones de Ultramar. ]>. 294. Madrid, 11H)2. 
13S. Epifania A., Cirio Vili di Valois a Xapoli. ln-8, j». HJl. Napoli, 

F. Giannini e figli, 1902. 
139. Viani E., 1/arrelenamento di Francesco Maria Ideila Uorere duca 

d'Urbino. In-8, p. 71. Mantova. Mondovì, 19(J2. 



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I IO. Gandini L. A., Episodio storico inedito intorno Lucrexin Borgia 

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Bologna, Zanicholli, 1002. 
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Simmonds. li)-4. London, Heinemann, 190:^. 
1 12. Cerino Canova C, Giovanni delle Bande Xere. In-8, pagg. 55. 

Napoli, M. D'Auria, 1902. 
I 18. Heyck E., Flo^renx nnd die Merlice^^r. In-8, p. 18(3. I^eipzig, V\»lhagen 

und Klasing, 1902. 
I U. SmeatonA\. The Medici and the Ifalian Renaissance. In-S, p. x-28<). 

New York, Charles Scribnor's Sons, 1901. 
1 15. Armstrong E., The Einpcror Charles V. In-8, p. 874-424. I^ondou, 

Macnnillan, 1902. 
f i<). Rezzesi P., Antonio (Cammelli detto il Pistoia: studio. In-KJ, p. 27. 

Sondrio, stai), tip. (Quadrio, 1902. 
H7. * Turri V., Machiarelli. Tn-10, p. 222. Fironze, 0. Barbara, 1902. 
US. * Del Piero A., Della cita e degli studi di (rio. Batt. Ramusio 

(Estr. dal N. Ardi. Veneto, N. S. IV, 1). In-S, p. 112. Venezia, 

Visentin!, 1902. 
! 49. Cartwriglìt Julia, Isabella d'Ecfe marchioness of Mantua 14 74-1539. 

IH. 2 vols. I^ndon, Murray, 1902. 
I "»0. * Pedrotti G., Alfonso d^i Pa^xi accademico e poeta. InS, p. 98. 

IVscia. E. Ci]»riani, 1902. 
l"»l. Hnbbard E., Leonardo, In-I2, I^ndon, Koycroftors, 1902. 
1.12. Baratta M., Leonardo da Vinci rd i problemi della terra. In-8, 

fig., pagg. xiv-318. Torino. Boooa, 1908. 
l't.-j. * Clausse G., Les San Gallo architectes, peintres, .^culpteurs, me- 

dailleurs ATt- rt XVP .sircles. Tome 8e, in-8 gr., p. 417. Paris, 

Leroux, 1902. 
i:ì4. Scott, Raphael, In-12, p. 9(>. London, Bell, 1902. 
135. Groiìau G., Aus Raphaels Jlorentiner Tafjen. In-4, p. 57 mit 18 

Taf. Berlin, B. Cassirer, 1902. 
150. * Thode H., Michelangelo und das Ende d/'r Remiissanee. I B. 

.ln-8, p. xv-488. Berlin, (ì. (irote, 1902. 

157. Pascale V., Michelangelo Buonarroti poeta. In-8, ]>. x-184. Napoli, 
tip. Novecento, 1902. 

158. Zimmeter K., Michael Angelo u. Franx Sebald Vnterberger. 
Innsbruck, AVagner, 1902. 

159. * Bargilli G., Intorno alTasaedio di Sima: L');j4'Ìj5. In-S, p. 19. 
Roma, Voghera, 190.8 

liiO. Banister F.. Andrea Palladio: hi.s Life and B'or/.-. I/indon, 'ìoor4?o 

Bell and Sons, 1902. 
ini. Leader Scott, Correggio. London, G. Bell a. Sons, 1902. 
l"32. * Lazzarini V., Pn architetto padorano del rinascimento. In-8. 

p. 10. (Estr. dal Boll, dtd Museo di Padova. V, 1-2). Padova. So*-. 

rooper. tip. 1902. 
I*t8. * Einstein L., The itnlian rcnai.^sance in England. In-8, p. 420. 

New York, The Maomilliau Co., 1902. 
1C4. * Brugi B.. Gli .scolari dello .studio di Padora nel cinquecento 

(Discorso) In-S. p. 59. Pa lova, (ilo. Batt. Kandi, 1908. 



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PERIODO DELLA RIVOLUZIONK FIlAUCESK 



137 



165. Carcereri L., Storia esterna flet concìlio di Boloynn: episodio della 
storia del concilio di Trento. lu-S, p. 06. Montevarchi, Varchi, 1902. 

lOG. Kiiì^ton Oliphaiìt T. L.. Rome and Ueforme, 2 vols., in-8. I/Oiidon^ 
Macmillan and Co., 1902. 

167. Pilli N., Alcnnt^ lettere di Niccolò Pilli giureconsulto e letterata 
pistoiese a Cosimo l granduca di Toscana, ln-8, p. 4;i. Pistoia, 

Fiori, 190-^. 

168. PeyreR., Une princesse de la Renaissance: Marguerite de France^ 
duchesse de tìerry^ duchesse de Saroie. I11-8, p. 112. Paris, libr. 
Paul, 1902. 

169. * Aleardi V. E., La stampa degli statuti di Camerino e il tipo- 
grafo Antonio Gioioso, ln-8, pagg. 4<). Camerino, Sa vini, 1902. 

170. Badiaiii A., Brevi notizie intorno aite relazioni politiche della 
Toscana colla città di Marsiglia al tempo di I erdinamh) I de' Me- 
dici, In-8, p. 72. Prato, Nutini. 1902. 

171. Ricci Riccardi A , Galileo Galilei e fra Tommaso Cacrini, In-8, 
p. xv-280. Firenze, succ. Le Monnicr, 1902. 

172. Kandini G. . Un episodio mediceo della guerra dei treni' anni IGIS'1021. 
In-16, pagg. 197. Firenze, Secber, 1901. 

173. De Simone T., // tumulto di Napoli del 1G47. In-8, p. 20. Avellino, 
E. Pergola, 1902. 

174. * Busetto N., Carlo d^' Dottori^ letterato padovano del sec. decimo- 
settimo. In- 8, p. vin-397. Cittii di Castello, Lapi, 1902. 

17."5. Berlingozzi R , Raffaello Magiotti e la sua opera scientifica net 
see. XVI [. In.8, p. 39. Montevarchi, Varchi, 1902. 

176. Malpighi M., Memorie di me M. Malpighi ai miei posteri ^ fatte 
in villa l'anno 1689. In-16. Bologna, X. "Zanichelli, 1902. 

177. Muratori L. A., Epistolario edito e. curato da M. Càmpori. II. 
(1699-1705). 111. (1706-1710). In-8, p. xv.471, x vi 432. Modena, So- 
cietà tip. modenese, 1902. 

178. * Rodocanachi E., Les infortunes d'une petite- fUle d' Henri IV^ 
Marguerite d'Orléans granduchesse de Toscane \l643'1721). ln-8, 
p. VTi-506. Paris, E. FÌammarioii, 1902. 

179. Aulico M. A., La cultura letteraria in Palermo nella prima metà 
del see. XVIH. ln-8, pagg. 3'). Palermo, tip. del Giornale di Sicilia, 1902. 

180. * Carducci G., Opere. Voi. XIII, Studi su Giuseppe Par ini. Il 
Parini minore. In-16, p. 411. Bologna, N. Zanichelli, 1903. 

181. Dengel J., Ein Bericht des Nuntius Josef Garampi iibers B'óhme 
imj. 1776. Wien, F. Kivnac, 1902. 

1S2. D^ Ancona A., Friedrich der fWosse u. die Italicner. Uebers. vou 

A. SciiNELL. Rostock, Stiller, 1902. 
183. IMplomi inediti di Carlo Emanuele IH di Savoia sulla colonia 

greca di Montresto in Sardegna, pubhlirati da A. Mocci. In-lO, 

\K 61. Sass'ari, Dessi, 1902. 



0. PERIODO DELLA RIVOLUZIONK FRANCESE (1789-1815). 

1S4. Vandal A.. L'aoènement du Bonaparte, T. ler. Jn-S, p. ix-604. 
Paris, Plon Xourrit et C, 1902. 

IHó. Montecatini G. B., De rebus in Incensi regione a Bonaparte ge^tis 
anno MDCCXCVI: relazione inedita a Girolamo LttccheJiini da 
S. Marchetti. In-8. ]). 19. Cagliari, tip. commerciale, 1902. 



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138 LIBRI BBCKNTJ DI STOBIA ITALIANA 

180. * Sorel A.. L' Europe et la revolution franca ise, 5o partie. Bomh 
parte et le Directoire. (1795-99), In-8, p. 50(). Paris, libr. Fio», IDO.'!. 

187. Gi^lioli, Naple.s in 1799. A hisiory of the rerolution of 1799 and 
the rise and fall ofthe ParthenopsanrepabUe. III. D>ndon, Murray, lOCl'J. 

188. * Rossola A., J^a battaglia di Marengo ae^ondo ì documenti pub- 
blicati dal prof, E. Uiiffer. In-8, p. 50. Alessandria, Tr. M. Piccone, 190i. 

18iK Marmottan P., Lucien Bonaparte et Napoléon en 1S07 : Lucirn 
Bonaparte à Florence en ISOS. In-8, p. 17. Paris, libr. Béranger, liXr^. 

190. Couderc de Saint-Chamant H., Napoléon: ses dernitre^ armée^. 
In-8, p. 581. Paris, libr. Flcmmarion, 1902. 

191. Freinaiix P., ìVith Napoléon al St. Helena. ln-8, p. :226. I^ndon. 
I^tno, 190-i. 

19i?. Dayot A., Napoléon raconté par l imago daprès les ftcnlpteurs, 
Ics qrarenrs et les peiiitres. In-4, p. iv-^Of) avoc grav. Paris, Ilaehettt' 
et 0.. 190::?. 

19:}. * Lacroix D., Uistoire dp Napoléon. In-18. p. viii-(i99. ili. Paris, 
libr. Garnier fròres, I90*i. 

194. Rose, J. HoUand, Life of Napoléon I. 2 voi., in-8, Macmillan. 19(t\ 

195. * Watson, T. E., Napoléon: a .sketch of his life^ oharacter, striiggks 
and achievements. In-8, London, Macmillan, 190::^. 

196. * Camon, La guerre napoleoni e mie. 2 voi. in-8 avec pian., ]>. ix-27r>. 
203. Paris, libr. Ghapelot et (\, 190:^. 

197. Wartenbnrg, Napoléon as a general. 'Z vols., in-8, p. 4SG. liondon, 
Paul, Triibner and C, 190'^. 

198. Josselyii. The true Napoléon. ln-8, London, Kussol, I9()'i. 

199. * Cappelletti L., La leggenda Napoleonica. In- 16, pagg. xiv-40'>. 
Torino, Bocca, 1903. 

200. Keniiari, Foli: tales of Napoléon. ln-8, London, Outlook C. 1902. 



7. PERIODO DEL RISOIIGIMENTO ITALIANO (1815-1902). 

201. * Kraemer H., 7/ secolo XIN descritto e illustrato. Fase. sr)-HS. 
Voi. III. p. 1-96, ili. ln-8 gr. Milano. ISoc. editr. libraria, 190JÌ. 

202. Berthelet (!., Conclavi, pontefici e cardinali nel sec. X/X. ln-8. 
p. 132. Torino, Roux e Viarengo, 1903. 

203. * Comandini A., L'Italia nei cento anni del secolo X/X giorno 
per giorno illustrata. Disp. 32-3.'). In-16, p. 433-080. Milano, Antonio 
Vallàrdi, 1902. 

204. Fenaroli G.. // primo secolo dell'ateneo di Prescia, 1802'1902- 
In-8, fig., p. 482-XLViii e 5 tav. Broscia, Apollonio, 1902.. 

20.'). * 3Iasi E., Asti e gli Alfieri nei ricordi della Villa' di S. Martino. 
ln-8 gr., p. xxv-Goi. Firenze-, Barbèra, 1903. 



N. B. Per difetto di spazio si rinvia ad altro fascicolo il compimento di 
questo elenco. 



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IV. 



NOTIZIE E COMUNICAZIONI 



Coiigresj*o internazionale di scienze storiche. — E>>so avrà luogo 
in KmìVA (bil '2 al 9 aprile inclusivi: 1' inaugurazione solenne si farà in 
(.'ampidoglio. le adunanze ordinarie si terranno nel Colle^rio romano. 

Otto sono le sezioni del (Congresso: I. Storia anti(!a; Epigrafia; Filologia 
classica e comparata. — II. Storia modioevale e moderna ; Metodica e scienze 
ausiliari. — III. Sturin delle letterature. — IV. Archeologia e numismatica ; 
Storia delle arti. — V. Storia del diritto. — VI. Storia della geografìa; 
(ìeografìa storica. — VII. Storia della filosofìa; Storia delle religioni. — 
Vili. Storia delle scienze matematiclie, fisiche, naturali e mediche. 

Ecco il testo del Hegulamento del l'ongresso: 

Art. 1. Il Congresso internazionale di scienze storiche sarà tenuto in 
Koma fra i cultori di esse scienze nella prima metà dell'aprile dell'anno 1903. 

Ai*t. 2. Per essere iscritti membri del Congresso i (^ultori delh» scienze 
storiche devono inviare l'adesione alla segreteria del Comitato unitamente? 
alla quota d'iscrizione. 

Art. 8. (ili aderenti al Congresso indicheranno la sezione o le sezioni 
nelle quali intendono iscriversi. 

Essi possono intervenire in qualunque delle sezioni del Congresso: ma 
non hanno diritto di voto che in quelle nelle quali si sono regohuniente 
iscritti, e nelle riunioni generali. 

Art. 4. 1 membri dcd Congresso, pagata la quota d'iscrizione, ri<'eve- 
raimo la tessera di liconoscimento, il i)rogramma del Congresso, i docu- 
menti per le facilitiizioni di viaggi, ecc. 

Essi hanno diritto di presentare proposte di tomi e comunicazioni (da 
sottoporsi all'approvazione della Presidenza), di prendere parte alle discus- 
sioni e di ricevere i resoconti delle sedute d(d Congresso che verranno 
])ubhlicati. 

Art. 5. r^ proposte de' temi e delle comunicazioni devono essere pre- 
sentate almeno entro il 15 febbraio 1908. 

Per lo svolgimento dtdle comunicazioni è stabilito il limite di venti 
minuti; e i membri del Congresso che prenderanno parte alla discussione 
sovra le varie questioni non potranno jiarlare che una volta sull'argumento 
stesso, e non per più di dieci minuti. 

Le coiftuninaxìoiìi non sono sottoposte» a di.scussione, la quale è riser- 
vata soltanto per i temi. 

Art. 0. In ogni adunanza si dovranno trattare unicamente gli argo- 
menti compresi nell'ordine del giorno, escludendo assolutamente <|ualsivoglia 
digressione (l'indole pei-sonale o j)oliti(^a. 

Art. 7. l>e onoranze del Congresso sono generali e speciali. 

Nelle generali si trattano h; (jnestinni attinenti a tutte le sezioni. 

Art. S. Per essere ammesso alle sedute occorre presentare la tessera. 

Art. 9. Nella prima adunanza si eleggeranno da tutti i congressisti 
presenti un presidente, quattro vicepresidenti, due segretari e quattro vice- 
segretari del Congresso. 

Ogni sezione nominerà nel proi>rio seno un [)residentc, tre vicepit^si- 
denti e tre segretari. 

Qualora la sezione debba dividersi in gruppi, ciascuno di questi sarà 
diretto da un proprio vicepresidente e ila due segretari. 



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i'iO NOTIZIE E COMUNICAZIONI 

\r\. 10. La lingua ufriciale del L'on^resso ò l'italiana; nin, voi «on- 
stHi^j iluìla presidenza, i congressisti potranno usare di altro lingue. 

Art, li. Di tutto lo comunicazioni, a cura degli autori o proponenti, 
sjuù iinnunliatamonto p'rosontato alla segreteria delle sezioni un sunto. 

Alt. 12. Di ogni adunanza del Congresso, a (nira dei S(»gretari, sarà 
tf'inito n'golare e ampio processo verbale. 

ÌAì presidenza provvedere a pubblicare tutti i verbali e i reso<x)nti 
suiniTiurt delle comuni(uizioni e delle sedute del Congresso. 

(*om;orsì a premi per opere storiche. — L'Accademia della Crusca, 
ijunlc 'uiiministratrice dolPEnte morale Luigi Maria Kezzi, ha aperto uu 
f:i)iir'utsii per tutti gli Italiani a un'opera in prosa, o letteraria, o storica, 
it i\li^rt\irii. con rassegno di lire 50()0 per quella premiata, e un eventuale 
ricijiKp<''»sa fra le lire 1000 e le 20(X) per altre che ne risultassero meri- 
Ti'volr n termine alla presentazione spirerà col 31 dicembre liK)4. 

Fra i nuovi concorsi banditi dall'Istituto lombardo, notiamo : Fonda- 
itjoiri" Ciiini, premio di lire l.')00 al miglior libro di lettura per il popoh 
ifnliftìii^ di genere storico, pubblicato dal 1 gennaio 1805 al 31 dicembre 
\\)\\l\ - Fondazione Tommasoni, ])remio di lire 601)0 ])er la migliore Storia 
ttt'iìn ifln e delle opere di Leonardo da Vinci^ scadenza il 31 dicembi-e 1905. 

l/A^'cademia di scienze, lettere ed arti di V'^erona ha prorogato al 31 
♦li<'i'iiil>rH 11103 il t(Uiuine del concorso bandito j)or una Gnidn storico- 
ttHÌs*tit'ii della città e propineia di Verona. 

Il R. Istituto Veneto conferì il premio di lire 3000 al prof. Antonio 
Mi.'dm \ìvr uno Studio critico della poesia storico-politica della repubblica 
di ì"^* m:\ia. 

I/A<^cademia dei Lincei conferì il premio reale di lire 10,000 per l'ar- 
( hroluKia a (Uierardo Gherardini, prof. dell'Università di Padova, per una 
lrifi»:n Simo di ricerche sull'archi^ologia veneta. 

1/ Airademia dello scienze di Torino ha bandito il (concorso al premio Bressa 
di titv 1*tK)n a quello scienziato, che durante il quadriennio 1901-19'»4 avrà 
ì'nttt} III più insigne ed utile scoperta, o prodotta Topora più celebre in 
fatto di scienze tisiche e matematiche, non escliLse la storia,, \ìì geografia 
1' Li statistica. 

Xtd 1903 l'Accademia delle scienze di Torino conferirà un premio di 
fiììviii/j^me Gautieri di L. 250i> all'opera di iìlosofìa, 'ìn{)\\xiia la storia deMa 
jtt^ixufm, che sarà giudicato migliore fra quelle pubbli<jate negli anni 19 H-02. 

Arcliivii e Biblioteche. — Anche l'Archivio di Sassari è stato rior- 
dinijt ^ dui suo archivista, Enrico (^osta, che in un elegante volume (l) 
reTMlM conto dell'opera sua. Disgraziatamente quell'Archivio non è «ohe 
Mri tiiucehio di ruderi appartenenti a diversi edilizi atterrati dai barbari 
fi dju Saraceni; un'accozzaglia di ferravecchi riuniti nel bugigattolo di un 
rigEjttM ri'i una raccolta di brandelli di staffe diverse, (^on cui è ben difficile 
f'^»nfi'/,iivi]?ire un abito completo». Pure il C. riuscì a rimettere ordino in 
(|ue<li* ìfliquie e a salvarle da comi)let4i ruina; egli stesso ci desc^rive !♦> 
vicend*^ dairan.-hivio sassarese attraverso i secoli con parole di dolore e di 
sihi'^fiy, Ix^ggendo la parte terza, possiamo formarci uif idea ^delP archivio 
atllull^^ ch'egli divise in due parti: l'Archivio antico (tino al 1848) e 
rVnhivio moderno (dal 1849 ai dì nostri), descrivendo minutamente il 
rnMr^'iiHto delle pergamene e la classificazione dei documenti. In appendice 
illustiii In stemma della città di Sassari e ci dà gli elenchi cronologici, con 
nut*' o schiarimenti, di autorità e funzionari dai tempi antichi ai giorni nostri. 

fi |Mof. Amedeo Pellegrini, ì)pr incarico e a spese della Commissiono 
ainiitiiiistrativa del patrimonio degli studi a Cento, raccolse in un opu- 
f^f'obj V2\ brevi cenni storici della Bibliotecja comunale di Cento, aperta al 



.li KMiho Costa, Archivio del CoiHUiie di Sassari. Sassari, Gius. Dessi, \i^>i^ 
m AM>:i)Ko PELLKdHiM, CciitU storU'ì sulla biblioteca comunale di t'enlo. Bi- 
hHùijfTtHit delle opere rare. Lucca, Alberto Marchi. VM)\. 



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MOTlZiK £ COMUNICAZIONI 



ÌM 



jHibblioo nel 182*i, v civsciuta fino a possederò 11 mila volumi. Possied*» 
un bel nmnei-o di edizioni aldine e giuntino dei sor. XVI e XVII, alcuni 
manoscritti e parecchie opere rare, di cui il prof. P. dà una succinta re- 
lazione bibliograiìca in questo opuscolo. 

Ricordi necrologici. — Gli ultimi mesi del 1001 e il 100:^ furono 
fatali ai cultori degli studi storici; a centinaia sono caduti in tutte le plaghe 
(l'Kuropa e d'.\merica; molti di (^ssi avevano atteso e attendevano ad illu- 
strare la storia d'Italia in alcuno dei suoi jjoriodi o dolio manifestazioni 
(Iella sua civiltà. Ricorderemo almeno i nomi di questi, i cui lavori saranno 
stati più volte ricordati dalla Rivista i<torica nel suo ventennio di vitii. 

Il f) dicembre 1901 moriva a Erlangen Karl von. Hf.<ìel, primogenito 
del gran filosofo; era nato in Norimberga il 7 luglio 1818. Fu uno dei 
eolia boratori dei Moìinutputa (ìcrnianifc^ Itisforica, e fece parte della dire- 
zione centrale fino da" suoi inizi. E noto agli Italiani per la sua classica 
opera Gcsckichte der StadtcrperfaAsung roii Italicn del 1847. "a cui ten- 
nero dietro Die Ordnunycn der O erediti f/keit in der florentisnheri Repii- 
hlik Die Chronik der Dino Compagni, Uebcr den /listar isc/irii IVert/i 
dir nlteren Dante-Coni menta re (Cfr. nei Seilayc xnr allyi^m. Zeitnny, 
11 die. 1901. la commemorazione di K. Fester). 

Il 80 dicembre 1901 moriva a San Kemo Fkaxz Xwkr Kkais. nato a 
Trèves noi 1840. Sacerdote appartenne al grui)po (cattolico liberale, e rilevò 
il suo spirito conciliativo nell'insegnamcMito di archeologia cristiana all'u- 
niversità di Strasburgo e di storia ecclesiastica all' Università di Frìbiu-go 
i. Br.. come uei suoi numerosi scritti, di cui jiarecchi interessano IMtalia : 
Vita di Pellegrino Rotisi: Roma sotterranea; Lettere di Benedetto XIV 
ni f^anonieo p'raneeseo Peggi a Rologna: Il risorgimento italiano e Caronr. 
(('Ir. in Histor. Jahrh., XXlll B.. 1 H.. la commem. di H. Grauei*t). 

Il 13 gennaio 190:^ moriva improvvisamente in Napoli il prof. Pa^^qit.\i,k 
Il liiELLO. Prese parte come garibaldino alle guerre (rindii)endenza, collaborò 
.» parecchi giornali, insegnò i)er molti anni storia nel liceo Vittorio Kma- 
niiele di Nai)oli. Rimangono di lui parecchi scritti di indole? storico-politica: 
// fatto di Vigliena. (jorerno e gorernati in Italia^ Ricordi e moniti. 

Il 17 gennaio moriva a Herlino Pali, vox Sohkffkti-Boiciiorst. Fu uno 
di'i più colti scrittori nella storia medioevale, collaborò ai Regesti di Boemer 
e alla collezione dei Monum. Germ. Itisi . Riguardano la storia d'Italia 
jiarcY-chi suoi studi, come Xenordnnng der Papsticahl durek Nicolaii^ I. 
A/fs Dante' s Verbannung e segnatanuMitc* i lavori sulla Cronica, di Dino 
Compagni, di cui dapprima negò affatto Pautenticità, che dopo i lavori di 
I. Del I.ungo accettò con alcune^ riserve. (Cfr. in Histor, Jakrb,, XXIll 
r>., 1 fi., la commem. di A. Meister). 

11 '^iì febbraio moriva a Ginevra Pìiakles Moril, antico ]»rofossorc alla 
Scuola dogli alti studi a Parigi, uno dei collaboratori della \^ie r/^ Cesar 
<li Xa])oleone III. uno dei fondatori e direttori della Reme critique. autore 
di parecchie opere relative alla storia romana, e segnat^imente d'uno studio 
su (ìcnere et la colonie de Vienne soiis le^ homains e d'una Memoria 
fittila contabilità delle legioni romane secondo ?tn papiro d* Egitto. 

Di appena 27 anni moriva a Napoli il 9 aprile Stanislao Fraschktti. 
pulito in bella fama fra gli storici e i critici d'arte per Poj)era sua sul 
Ihrtiini, per le monografie artistiche su / sarcofagi angioini di Santa 
C/tiara e sn la scultura del qnattroccnto a Roma. 

Il 19 luglio si spegneva dopo lunga, straziantissima malattia, che da 
pjtreechi anni lo aveva rapito agli studi ed alla (^ntteilra universitaria, il 
nostro amico e coUaborMtore Luioi .Ai.HKino FKwif.M. N;ito dal prof. Kugeni<». 
dotti.ssimo ellenista, il (5 dicembre 1S.')S, conseguì la laurea in lettere nel- 
rPriiversità di Padova nel 1880. e doi>o un anno di perfezionamento jjresso 
l'Istituto Superiore di Firenze, fu nominato |)rofe.ssore di storia nei Regi 
Lire:, e con molta lode insegnò d:ip])rima a Lucerà, poi a Cremona, indi a 



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f 'rJ NOTIZIE K COMUNICAZIONI 

l'iiiiovtL «]<)V(^ ÌM'n presto conseguì la libbra docenza (iap]>rima nella ston.i 
(i« I seo. XVI (18H4) ])0i nella storta moderiìa {ÌH^Ji)). Xel 1898, ottenuta 
iiMifc buona elejijfifibilità nel concorso alla cattedra di storia moderna, jmt 
I THiviTsità di Hologna, fu nominato professore straordinario neirUniversitii 
ili Mt'risina, dalla quale fu trasferito a quella di Padova nel 1895, dopo la 
m«irti* del suo maestro ed amico Giuseppe De Leva. Ma quando già stava 
IM r ra<;cogliere il frutto delle dotte ed assidue fatiche colla meritata promo- 
^i«MH* ^\V ordinariato^ fu colto da terribile morbo, die, turbategli le facoltà 
► tclla mente, gli impedì di raggiungere la meta agognata. Due volte parvii 
riaversi e riprese rinterrotto insegnamento, ma le speranze della famiglia. 
4n l'olleghi e degli amici riuscirono vane: abbandonati gli studi prediletti, 
\OLn tu, lincb) bi moVte venne a liberarlo da una vita della quale egli \m 
lenii «ra conscio. Del suo vivido ingegno, della 'sua dottrina, del suo assiduo 
lavoro restano, preziosa testimonianza, moltissime jmbblicazioni, comparse 
n. li Archivio Storico Italiano, negli atti del K. Istituto Veneto, nel (lior- 
nali' Storico della letteratura italiana, nella nostra Rivista, nell'Arcbivio 
stcfieo Lombardo, of^gli Atti deirAcrademia di Padova, nel Hollettino (i«'l- 
r Istituto storico italiano o stamimte a parte. — Kicorderemo le piin- 
i\\y:\\\ in ordine cronologico: Filippo Stroxxi, prigioniero degli Spa- 
Uiufoli (18S0), Cosimo de^ Medici duca di Firenxe (1K.S2), Pier Paolo 
ì'tttferio a Padova (1883), Il processo di Pier Paolo Verger io (1884-Sr)). 
ìjttere inedite di cortigiane del secolo XVI (1884), La giocincxxn 
ih' Lorenxino de' Medici ( 1884 ), Lettere inedite di Donato Giannotti 
i\x^'}). La storiografia italiana e la Società del Rinasci mento (1887). 
Lo biblioteca di i<anta Giustina a Padova (1887), La Cronaca di 
Ci tara ani da Cer menate (1889), Benxo d'Alessandria e i cronisti mi- 
ìffitfHi del sec. XIV (1889), CU Annales Mediolanenses e i cronisti 
itHif bardi (1890), ì^e Cronache di Galrano Fiamma (1890), Enrico VII 
r frt Ih'ptibblira Veneta (1891), Lare nx ino dei Medici eia Società cori i- 
itiiuiu del Cinquecento (1891), // De Sita nrbis mcdiolanensis e la chiesa 
Ambrosiana nel secolo X (.1898), // matrimonio di Ennodio (ìSdH). In 
fnn/i mento di poema storico di Pace del Friuli (189.8), Le Vitae Pon- 
hfìf'ìtm Mediolanensiuni (1894), Agnello Lavennate e il pontificale ain- 
ì>rosiano (1895), inoltre molti scritti polemici, recensioni critiche, confe- 
renze, prelezioni, etc. Alcuni dei suoi scritti, anteriori al 1892, sono raccolti 
HI \\\\ bel voliune, edito dal Drucker di Padova nel 1892, sotto il titolo .S^»'^" 
stnrù*i (C. Manfroiii). 

IVr morte subitanea e tragica moriva a Varazze il 31 luglio GaktaN'» 
Nn.ifi, d'anni ()4. (iià sindaco di Milnno. senatore del regno, amministr:i- 
y.iìv*' Operoso ed oratore eloquente, fu ancbe pensatore profondo e scrittoi»'- 
1 riicncc. Di coltura larghissima attese però di jìreferenza agli studi di fil"- 
vutia religiosa critica, scegliendo ancbe nel campo storico ad argomento ui- 
Tinm delle sue meditazioni in Ginliano l'Apostata uji tema complesso «li 
fieliiiea, filosofìa, letteratura e religione. ((?fr. in Archivio storico lombardo, 
S, 111, 36, la commem. del Xovati). 

A Domodossola moriva lo stesso mese il dott. (Giacomo Pollini, patriolta 
ili l 1H48 e del 18G6. autore della Storia di Malesro. Viaggiò in Oriento, 
raerogliendo preziose collezioni etnografiche. lasciò 750. (XKHire m benefìccnz:i. 

Jl 22 ottobre, di 83 anni, moriva a Firenze lo storico, archeologo e 
l";iti lotta AcinLLE (jennaiiellt, professore di archeologia in (luell'istituto su- 
fii norc. La sua prima pubblicaziont^ notevole Sitila moneta privìitira 
fi Ihttia risale al 1843; seguirono numerosi scritti di vario genere, tra cui 
N untano ancora ricordo nel genero storico: Mnseiim Gregari annm ex mo- 
iuuitentis Ftrnscis, Lia rio d^l Barca rdo, / lutti dello Stato Powano, 
// Ooterno pontifìcio e lo Stato Pomafio, La politica della Santa Sede 
*' ifii atti dei Buonaparte, Le srcntitre italiane durante il pontificato di 
Pf't /A', Epistolario politico toseano^ ecc. 



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NOTIZIE K COMUNICAZIONI 143 

Il 30 ottobre moriva a Paingi Et'(ìknio Mììntz (n. noi 1S48), storica 
insigne deirarto e del rinascimento itiìliano, intorno a cui s^-risse nume- 
njKe monografie. Tra queste ricordiamo : Les arts à la cour iles Papes 
pendant le XV sièrlc: Lrs précurseurs de la Renaissance; liaphael^ sa 
rie^ san trurre et son tijnps; La renaissance en Italie et en hrance à 
l'rpoque de Charles Vili: Les tapisseries du I^aphaiH au Vatican ; Leo- 
nord da Vinci ^ l'artiste, le penseur, le satani; Florence et la Toscane; 
Pétrarqtte, ses étiules d'art, san influcnce sur les artistes, ses 2fortraits 
et ceux de Laure; histoire de l'art pendant la renaissance. 

Tra i molti, che negli anni 1850 e ISfiO abbandonarono gli studi foli- 
ci'monto intrapresi por andare alla guerra e rimasero poi nella milizia, fu 
anche C-kcilio Fabrts, rocentomentc rapito all' alletto e air estimazione di 
coloro che ne conobbero la ])erKona o le opero, amico nostro e valente 
collaboratore. Fu bellVsempio della singolare versatilità dello spirito e 
•lei genio italico; mite neir animo, ma prode nella guerra; molto cólto 
e consapevole del proprio valore, ma gi-andemento modesto: agile a pas- 
sare dalla severità dello studio .storico alla genialità delPesperimento arti- 
stico: assiduo cercatore del vero, ma rifuggente dalla rigidità vana delle 
formule. I^ascia molte e varie scq-itture , la maggior parte sparse in 
rivisto od opuscoli. I.a lìivista Storica devo principalmente ricordare 
h opero di maggior mole ed im])0rtanza : cioè il manuale di Attoria gene- 
rale., il manuale di Geografia storica, la prima parte della Storia della 
Brigata Aosta, la narrazione, non ancora finita di stam])ar(\ degli Avve- 
nimenti Vi il ilari del 1S4H-4Ì) in Italia. Nacque a Firenze di famiglia 
friulana Tanno 1840; militò 42 anni, sempre nella fanteria, da soldato a 
colonnello; morì a Roma il '^0 di novembre del 1902. 

Nato a Stoccarda V 8 ottobre dtd USUì, Ermanno Scukrfu è morto a 
Koraa la notte dal 15 al 16 del j)assato gennaio. Figlio di banchiere, 
e;:li si dedicò fin dai primi anni della sua vit^i intellettuale agli studi eco- 
numici e storici, ed anrora ventinovenne pubblicò un lodato studio sul 
Pedaggio del Sund, che aggiunse luco alla luce e piacque ai maggiori 
scienziati della Germania. 11 1850 cominciò la sua grande Storia del Cotn- 
viercio, e di '-erto la fama di questa sarebbe stata universale e indiscuti- 
bile, s'egli Fa vesso condotta sino ai suoi dì. Pur troncata al tempo della 
Rivoluziono Francese, dessa resta ancora, ad ogni modo, la Storia per 
ccc^»llenza degli avventi sociali dei traffici; e pur a più di mezzo secolo 
dalla sua prima edizione mantiene la freschezza di un'opera di getto e ge- 
niale. Ermanno Scherer fu anche uomo di politica, e i)ochi furono a"* suoi 
di più amici d'Italia (G. Sangiorgio). 

E non è ancora finito Pelenco. Dovrebbero puro essere ricordati Max 
15ur)iN(fEK, celebre per i suoi lavori sulla storia universale nelP antichità o 
nel medio evo; F. KALTENnRVNXEK, professore di storia ali* università di 
Innsbruck, noto per i suoi lavori sui più antichi regesti pontificii; il ge- 
n(;rale Egidio Osio, autore d' una storia della famiglia Osio, che portò 
nuova luce sulla cronaca di Monza; AV. Martens, conosciuto per i suoi 
lavori sulla storia dei papi nel medio evo, e specialmente per uno studio 
sulla donazione di Costantino e per un libro su Gregorio VII; W. Ihnk, au- 
tore d'una celebre storia di Roma; Zangemkister, professore all' Fniversità di 
Heidelberg, illustratore dell'epigrafia e paleografia romana; il principe Giax 
«JiAcoMO TravLTLZio, uno dei fondatori della Società storica lombarda ; J. v. 
FicKER. prof. alFUniveisità d'Innsbrur-k, autore dei 4 volumi di Forscliungcn 
xnr Reicìis und Rechtsgeschichte Italiens; E. Dììmmlkk. Paul de IìA (/lavikkk, 
ZiMMERMA.NN, Matjrer, Schilleh cd altri ancora. — Il dolore di tante perdite 
«^ solo temperato dal pensiero, che alla loro vita sopravvive V efficacna fe- 
conda dello loro opere. 

Plnerolo, Tipografia Sociale. — Molino (in skimm:, gerente resjujnsaOiU'. 



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ZDiTTA 0-. 3B. DP-A*I2.-A-T7"I-A. E COMP. 

TORINO-ROMA-MILANO-FIRENZE-NAPOLT 

CARTE MURALI STORICHE D'ITALIA 

compilate dal Prof. P. RAVASIO e disegnate da D. LOOCHI 
aila scaia fii 1 : 1,000,000, tutte in tre fogli 



I. L'Italia ai tempi dei Louirnlìardi sino alla 
prima vomita doi Fraiiuiii (dall'anno 508 

al 754) 

II. L'Italia al tompo del dominio franco o dei re 
autonomi (dairanno 774 al 901) 

III. 1/ Itali a durante il predoni in io tedesco — 

Comuni (dairanno 961 al 1301) — Car- 
tina: L'Italia dal 1.-502 al 1 400 — Signorie 
e Principati 

IV. LUtalia nel 1492 .... 
V. L'Italia dal 1492 al ir)j9 — Predominio 

spagnuolo — Cartina: L'Italia dal 1748 
al 1790 — Predominio austriaco . 
VI. L'Italia nel 1798 — Cartina: Llralia nel 1800 

Vn. L'Italia dal 1809 al 1815 — Cartina: L'Italia 
pei trattati del 1815 

Vni. L'Italia durante le guerre per la sua indi- 
pendenza e unità — Annessioni del 1859 
e 1800 — Cartina: Unificazione dell'ltaliii 
dal 1860 al 1870 .... 

Queste Cartb: murali storiche rappresentano i più notevoli 
mutamenti cui andò soggetta Tltalia nelle vicende politiche. 

Nelle rarie epoche della cita politica del ìiostro Paese ogni Carta 
ritrae uno di quegli emergeuti movienti storici, in cui l'Italia trovos^i 
notevolmente mutata nelle sue dicisioni territoriali. Infine d'ognuna di 
esse v'è un indice^ che, mentre richiama i colori della stessa caria, dà 
un rapido cenno degli Siati in essa compresi. Quando poi fra Vepocn 
di una carta e quella che segue risulta una lacuna, supplisce una Cartina, 
rappresentante i mutamenti portati da nuovi trattati o da altre riecndr. 



Dimensione Sciolte Montat** 
1 teliìe 
1 cornice 


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CoMM. Prof. COSTANZO RINAUDO 



ITLIHTE STOBICO 

Compilato con larghi criteri didattici, sì da servire oi)portunamento i»'r 
•qualsiasi tosto di storia, rappresenta questo Atlante storico un vero pre- 
gresso dell'industria cartografica nazioiuile. 

È stiita testò pubblicata la Parte prima 

IL MONI>0 iVNTICO 

in 14 tavole, (^on 19 carte, che per chiarezza e nitidezza di disegno, coui»; 
per ricchezza di [>aiti<'.olari, pussono certamente compotere con le migliori 
produzioni straniere. 



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5. Tempi moderni (1492-1789). 

Capasso C.y 1a politica di papa Paolo III Tltalia (C. R.) . Pag, 58 

Beriani, Pietro Aretino e le suo opere (Gian) . . . . * 60 

Puleioy Un umanista siciliano del sec. XVI (id.) . , » 61 

Capponi^ Vincenzo da Filicaia lo sue opere (id.) . . . * 61 

Bernardi/, Venezia e il Turco ( Battistella) . . . . > 63 

Bottini-Massa, La Sardegna sotto il dom. spagnolo (Sangiorgio) ^ 64 

Bcrtana^ Vittorio Alfieri nella vita, nel ])ensicro e nell'arte (Cosmo) * 60 



(5. Periodo della rivoluzione francese (1789-1815). 

Colueci, La repubblica di Genova e la rivoluz. francese (C. R.) » 

Du Teil, Rome, Naple et le Directoire (Roberti) . . . » 

Sarra, La rivol. repubblicana iu Basilicata nel 1799 (id.) . . * 

Bossola, ÌA battaglia di Marenco (id.) » 

Gabiani^ Il passaggio per Asti di Pio VII e Napoleone I (id.) » 

7. Periodo del risorgimento italiano (1815-1900). 

Orlamlo, Carteggi italiani, l-"^ serie, IV (Rinaudo) . 
Masi, C C. Boltrami e le sue esplorazioni in America (id.) 
Vicini, Le legazioni e la sommossa di Forlì nel 1832 (id.) 
Di Oiacomo, Il quarantotto a Napoli (id.) 
Isola^ Diario dei fatti occórsi in Genova nel 1847-48-49 (id.) 
Spadoni^ L'Università di Macerata nel risorgimento (id.) 
Kraus, Il risorgimento d'Italia e Cavour (id.) . 
Lippi, liOttere inedite di Giuseppe Marmo (id.) 
Filangieri ^ Il generale Carlo Filangieri (id.) . 
Kraemer, Il secolo XIX, voi. 2" (id.). .... 
Franóesia^ Vita popolare di J). Giovanni Bosco (id.) 

Ferrerò, Domenico Perrero (id.) 

Oraxiemo, Umberto I di Savoia (id.) .... 
Corsi, Il baione Giovanni Ricasoli Firidolli (id.) 
Romixi, Storia del ministero della pubbl. istruzione (id.) 
Ghia, Notes sur Tltalie contemporaine (id.) ■ . 



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XI. SpoflTlio di 40 Riviflis nazionali e l'orestiere e di Atti e Me- 
morie di Deputazioni e Società .storiche, di Accademie di altri 
Istituti scientifici e letterari, con riassunto di 303 articoli di 
storia italiana (Carlo Contessa) . , . . . 



81) 



m. SUnco di 905 recenti puliblioaiionl di storia italiana 



129 



XV. Votisle • Couvnioasioni. — Coii^'rcsso internazionale di 
scienze storiche. — Concorsi a premi por opero storiche. — 
Archi vii e Biblioteche. — Ricordi iiocroloL'ici , . . . 



141 



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AVVISI IMPORTANTI 



La Rivista Storica italiana si pubblica in fascicoli trime- 
strali di almeno, otto fogli di stampa (pag. ia8). — Il prezzo 
annuo di abbonamento è di lire dodici per l'Italia e di franchi 
quattordici per i Paesi deirUnione postale. Ciascun fascicolo 
separato còsta L. 3,50 all'interno e fr. 4 all'estero. Gli abbo- 
namenti si prendono alla Direzione della Rivista storica ita- 
liana^ Torino^ via Brofferio^ j, e presso i principali librai 
italiani e forestieri. 

Essendosi . per errore di stampa pubblicato sulla co- 
pertina del fase. 4^ del 1902, che il prezzo d' abbonamento 
è di lire iO per T Italia invece di i2, non ostante la circolare 
spedita agli abbonati per prevenirli dell* errore, avvenne, 
che parecchi spedirono solo lire disci per l'abbonamento 
del 1903. Detti signori sono pregati di voler completare il 
prezzo dì associazione, inviando altre lire dus. 

I librai e gli abbonati diretti, che non avessero ancora 
pagato l'importo d'abbonamento pel 1902, sono pregati di 
mandarlo al più presto alla direzione della Rivista, unitamente 
air abbonamento. del corrente anno 1903. Non ricevendosi 
entro aprile il saldo del debito del 1902, si sospenderà la 
spedizione della Rivista, salvi i diritti per Tannata decorsa. 

Essendo invalsa la consuetudine di rinnovazione tacita 
dell'associazione alla Rivista, questo fascicolo viene spedito 
a tutti i signori abbonati e librai, che non abbiano esplici- 
tamente disdetto r abbonamento. Pertanto se alcuno per 
avventura non intendesse mantenere T associazione, favorisca 
respingere tosto questo fascicolo alla direzione. 

Essendo finita la compHazione dell' Indica gsnsralo dei 
18 primi volumi della Rivista, se ne comincierà tosto la 
stampa. Si spera di poter distribuire i due volumi di circa 
500 pagine ciascuno entro Tanno. Agli abbonati, che entro 
aprile dichiareranno di sottoscrivere all'Indice, questo sarà 
rilasciato a lire 15; dipoi verrà venduto a lire 25. 

La Direzione. 



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Afillo XX, 3' S. Aprile-Giugno 1803 Voi. li, fase. 2 



EIVISTA STOEICA 

ITALIANA <4": : 

PUBBLICAZIONE TRIMESTRALE 
DIRETTA 

I>AL 

Prof. COSTANZO RINAUDO 

CON LA OOLIJIBORAZIONE DI MOLTI CULTORI DI STORIA I»ATRIA 



smÈm^- 



^;3^^r<^iEv'a 






DIREZIONE 

Torino, Via Broffekio, 3 

1903 



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INDICE DKLLK 31 A T ERIK 



I. &«o«iisloiii • not» biblioiprafichc. 

1. Storia generale. 

larice, Storia del oommercio (Saiigiorgio) .... I^. 145 

Cappelletti, Storia d'Italia (0. R.) . . . . . » 149 

Garuttiy GabottOf ecc.j Studi Saluzzfrsi. <'artari, eco. (Usseglio) ^ 151 

2. Età preromana e romana. 

Carta^ Notizie sulla cittii di Atinum l^U(3aua t&fariaiii) . ^ 1*)0 

P«^^*, La Liguria munttimanoirepoca romana (De Saiictis) . » 1^1 

Wcichard, Le palais de Tibère et autres ódif. rom. do Capri (C. R ) » 102 

Secek^ Kaiser Aagustus ((.L Ferrerò) » 103 

3. Alto medio evo (sèc. V-XI). 

Voigt Diplom. d. lang. Fiirst. v. Benevento, Capua, etc. (Cipolla) * U58 

Xeuììieyer, Die Entwic. d. intorn. Rochts bis Bartolus (Brandileone)» 17<) 

4. Basso medio evo (sec. XI-XV). 

Grasso f S. Ottone Frangipane nella storia e leggenda (G. Guerrieri) » 1 7<> 

Xc/eriC. ^., Dio Urkund. d. normannisch-sicil. Kònige (Cipolla) » 178 

Sr.hmeider, Der Dux u. das Comune Venetiar. 1141-1229 (Id.) 180 

Ckonc^ Haudclsbcz. Kaiser Friedr. II zu Venedig, Pisa, eto. (Id.) » 182 

Frati, \aì prigionia del re Enzo a Bologna (Luzzatto) . » 183 

Sabatier, Actus S. Francisoi et sociorum eius (Cosmo) , 184 

— Floretum S. Francisoi Assis. (Id.) * 184 

— I Fioretti di S. Francesco (Id.) . . . . . ^184 

— S. Frane-, legenda.» veteris fragmenta (Id.) . . . - 184 
LemmenSj Documenta antiqua francescana (Id.) . . 188 
MandonnH, Régles et gouvorn. de Tordo de pa^nitentia (Id.) ^ 18t> 
D'Andermatt, Saint Franvois d'Assise (hi.) . . . > 189 
Egid'f, Relaz. delle croniche viterbesi del sec. XV (Spezi) . » 190 
Jd., IvO croniche di Viterbo di fiate Francesco d'Andrea (Id.) ^ 190 
Volpi, Ixì feste di Firenze del 1450 (Cian) ... - 192 
Agnolettif Alessandro Brac^cesi (Id.) » 192 

5. Tempi moderni (1492-1789). 

Bonardi, 1 Padovani ribeili alla rep. di Venezia (Battistella) » 198 

Pranxelores, Niccolò d'Arco (Id.) ■» 194 

Cian^ Un medaglione del rinascimento (A. Rossi) . . » 195 

Gopp.iVy Piero Strozzi neirassedio di Siena (Casanova) . 197 



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KPXBNSIOXI K NOTE BIBLIOGKAFICHE^^ 



r. 



1. STORIA GENERALE. 
R. J.AKICE, S/ffr/a del Commeì'cio. Milano, Iloopli, 1002. 

r>0. — Il Larice si (» modellato sul Gi])l)ins (elio però non 
(•ila) e sul Gons, e più sarebbe riuscik^ se avesse avuta cono- 
scenza del recente lavoro popolare di Paolo Risson. Rigoroso 
e succinto, egli ba ad ogni modo ben i-isposlo ai doveri di 
comjiilatore scienziato, e gli è cpiindi tutta dovuta la lode che 
d'ordinario si Iribula appunto a coloro che si sono sacrificali 
a scrivere i)ei- gli indotti senza i sottintesi ditlìcili e le alte 
rcttorichc dei libri d'accademia. 

Segue duiupie il nostro Lari(*e il sislema solilo della distri- 
buzione per popoli, ma li colloca lutti e ciascuno nelle tre Età, 
la Antica, la Medicva, e la M(»derna, che suddivide a sua volta 
abile e giusto in Moderna propriamenle detta e in Contempo- 
ranea. Lo segue tuttavia sc^nza i precon(*etti e le ostinazioni 
della Y(H.'chia scuola, e da sci'itlore che* osserva direltamenle e 
con animo di verità i l'ai li e le ragioni e le consegucMize loro. 
Oserei anzi iiggi ungere die qui in ([ueslo suo Saggio, egli ha 
tentato di dare alla distribuzione della materia un indirizzo più 
razionale, quello cioè dei grandi nu)nu'nti della vila dei com- 
merci nella universalità delle genli. A lai correzione avevo 
io pure già un pochino pensalo l'anno scorso, allora che 
mi [»roiK)SÌ (desiderio che i)er necessità divei'se sospesi preslo) 
di lar seguilo all'hoepliano Comnìejx'io del Mondo, con un 
Sommario di Storia (Commerciale che arieggiasse il politico del 
Balbo tanto eb)giato nel 1S88 dal Carducci. Ad un capo sul 
Commercio in genere, intendevo seguissero gli altri sull'Anti- 
chità orientale e greca e sui Tempi romani. 11 quarto capitolo 
doveva quindi discorrere del commercio nel primo medievo, 
dal 527 al 10l)(). Nel capo quinto s'aveva a tratiare colle debile 
Riri$ta storica it alia uà, :ia S., H. -2. io 



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I i() RKCKNSIONI K NOTK UIBMOGKAFICHK — G. SAXGIOUGIO 

pi'opor/ìoui (lei secondo niodievo, dal 101)1) al ÌW2. Cu\ se.slo 
capo si entrava nello studio dei caraltei'i sociali del Mondo 
moderno, cui era naturalo ne iossoro destinati altri sei, divisi 
secondo Timporlanza riconosciuta o rclììcacia dogli avventi 
morcantili, dal 1402 al ir>88, dal 1588 al Kiol, dalla taso grando 
di Croniwell al tompo illustro di (Uigliohno III, dai primi anni 
del seo. XVIII al 170:3, dal 170:3 al 1780, e dal 1780 al 1815. 

II 1:3* doveva esaminare la vita economica dai di molaiiconici 
del Trattato di Vienna a quelli consolanti di Riccardo Gobdon 
(1800). Nel 14** si aveva a trattar con equa abbondanza dei 
commerci internazionali dal 1800 al 1882 Tanno dell'apertura 
della Ferrata (tottardìca. Il lo*» era destinato alla ricerca ed 
allo studio dello molto opere o dello oi'isi dei Tempi presenti. 
Deir Avvenire (i nostri sepolcri son pieni di fati) si sarebbe 
b(Miaugurato nel K)** ed ultimo capitolo dol libro.... Beìui cof/i- 
tata si ej'Cidtfìit, "non occidunU... 

Intanto, il Lavoro larioiano merita lettori e giudici, e sovra- 
tutto vale. Per verità le Opere ohe TA. elenca siccome consul- 
tate (e qualcuna lìn troppo) sommano appena a diciotto, e 
neppure é copiosa la Bibliografìa colla quale si chiude il volume. 
.Ma Torudizione, pur limitala, è di buona lega, diretta, od essen- 
zialmente^ moderna; essa ne pesa nò distrae; e i giovani che 
scori'oranno queste treoentoventuna pagine si troveranno ad 
aver apprese senza dubitanze o senza stenti assai cose utilis- 
sime a sapersi da chi cammina sollecito su por la mastra via 
del lavoro sensibile e dei lucri. 

S'intende che la parte Contemporanea pi*epondera, ed è inlatti 
la più carezzata ed essa sola occupa un terzo del Manuale. Uno 
Sguardo generalo procedo opportuno allo studio dei varii periodi 
por i quali ò passata e sta vivendo Tumanità delToggi. A lui 
tien dietro un misurato esame dell'economia della Rivoluziono 
di Francia, degli oi-rori e più delle parecchie e lodevoli istitu- 
zioni di questa (il gran Libro dol Debito pubblico, e la creazione 
del sistema metrico decimale « già proposto in Italia da Ce.sare 
Beccaria»); del Consolato è forse troppo affermarlo il miglior 
quadrennio che la gallica abbia avuto da Enrico IV in poi; il 
Blocco fu proprio «una gigantes(?a puerilità»; e ben fa FA. a 
r-ipetero col Bocoardo che* i codici furono, se non Funico, il pre- 
cipuo merito sociale di Napoleone I. Dei Popoli Kuropei dopo il 
i8ir>, si discorre in seguito con acume, sebbene il capo pecchi 
di un aiToltauKMito che viola forse i critiM'ii delle misure, nel 



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STOKIA GENKKAIiE — K. LARIl K 147 

mentre a Iratli si cade nelle ripetizioni. IndubbianuMile il Mi- 
nistero del Goniniercio riuscì per il Piemonte, in mano a Ca- 
millo Cavour, il «Ministero della vita». Kd egli è anche certo 
che ci manca «una v(M*a, ordinata, vitjrorosa le*^islazione sociale» 
e che dobbiamo ancora invidiai-e agli amici di (Germania Veda- 
aizione nazionaley quell'educazione su cui gli stessi (iiappcmesì 
(vedi in Dumolard) essi, i barbari di 40 anni fa, hanno già basato per 
intero l 'ammodernamento dì tutta la loro istruzione pubblica e pri- 
vata. \\Y k\nQ\ÌQK{lanietroi>oU deAI'(ivv(mire\}vo{eh\{di da Antonio 
Genovesi), all'Asia, all'Africa, ed all'Oceania, son destinate una 
per una lezioni speciali ; e se le pagine che accennano all'Asia 
non sono le migliori, quelle invece che dicono del Continente 
Nero soddisfano lo storico, e ne saran lieti per i primi gli am- 
miratori di Cecil Rhodes, il forte che «con le armi e con la 
diplomazia intraprese a lavorai'e nientemeno che p(^i' la forma- 
zione di un grande Stato britannico esiendent(»si dal Capo al- 
l'Egitto». Xè i contrasti sgomentarono quell'Immenso del Pan- 
brilannismo, e non la forca auguratagli da Mark Twain ; a hn\ 
morto laggiù nella san Africa il 2(3 marzo ilKJ2, Euroi)a ha 
unanime e senza indugi decretata Pimmortalità! Bello è a sua 
volta il capitolo sull'Oceania, che del resto sarebbe riuscito 
davvero completo se l'A. avesse potuto prolìllare del « Mondo Po- 
linesiano », pubblicato non è molto da Mager, ben noto ai geografi 
per l'altro libro sul Madagascar, e dell'. «Australia» del Vossion. 
Curata è la parte Moderna, di cui soddisfacente» nel senso 
ampio è lo Sguardo di proemio. L'A. dimostra in queste poche 
pagine d'aver molto apprezzate le condizioni nuove fatte ai 
(ioverni ed alle Nazi(mi dai commerci cresciuti all'importanza 
ed alla dignità di afiari di Stato, e dall'assurgei'e delle diverse 
politiche mercantili all'altezza di scienza dell'economia inter- 
nazionale. Meno largo e spassionato è invece nel discorso in- 
torno ai Portoghesi eri al loro tanto c(mibattulo Carvalho di 
P(mibal. Degli Inglesi (n<m se ne offenda il Larice) si poteva, 
e si doveva, scriver meglio. A pag. 194 è a eoi-reggei-e lo strano 
asserto che Richelieu si sia preoccupato « assai più della vita 
economica che di quella politica» — , ed a Colbert (di cui il 
terzo B()napart(» ha edite le Mernorie) sarebbe stata doverosa 
la lode riverente che do[)o tutto la Storia non ritarda mai ai 
possenti agitatori della civiltà. \)oÀ Tedeschi e dei Russi, è a 
«lesiderare in una prossima riedTzione l'amico Larice riferisca 
con più sicura prei>arazione. 



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1 \X RI?CBNS10NI K KOTK BIBLIOGKAFJCUK — G. 8ANG10RG10 

Lodevoli nel loro comiilesso i selle eapiloli (leU'Ktà Media 
«l'eia dell'oro i)er il coniìnercio e l'indiislria ilaliana/>. K ben 
si può riaderniare cIk* luili, o quasi, (piei niilleei^nt'arini iwvom 
la ricchezza e la gloria del Ijachto felice, di questo niatTnilici» 
INIedilerraiieo in cui la patria nostra dominò colle idee (^ c(»lle 
anni (sj)ecie colle prinn») dai di di Costantino il superbo a'^li 
iìllri di Colouìbo il modesto; e se Italia ebbe nel pieno di (luci 
tempi epici abbondanza di fiorini e zecchini, cosi come piacque 
scrivere al Cernuschi, essa vaniò di conservar l'arie» squisita 
e imitata deludi scand)i, la sapienza dell'amminislrazioue e la 
tenacia dei cimenli. Nostre furono (e non crediamo di far p()nq»a 
<rai'guzia) iiosire furono le mairjiriori leg{jri che i*egolarono i 
commerci e le navigazioni, nostre le liere, nostri i primi isti- 
tuti del credilo facilitatore, nostre le |)rime prove prolìcue delle 
maestranze, nostri i progressi reali dc^U'agricoltura tanto guasta 
<lai latifondi, e non dal Papato o dalle (^orli di^jese l'imiiortaiiza 
«ecolare delle (Crociate ma intera e solo dalle giovani e gagliarde 
democrazie degli avi. Il capo sulle Crociate ò anzi tra i buoni 
il primo, ed a lui si acc(q»pia volentieri il seguente che discorre 
delle He[)ubbliche nostre e dei Municipii. (^i piace a pag. 120 
e seguenti la stima dell'A. per l'Ansa, sulle cui bandiere slava 
ricamato il famoso «mio campo è il mondo ^>. K nel capitolo 
ullimo del Medio Kvo (il cattivo proto gli ha stampato n^mo 
per undecimo) è discorso con garbo e parsimonia degli avve- 
nimenti politici, delle invenzioni e delle scopcM'Ic» del s(t. XV. 
Le scoperte» oceaniche portarono esse in parlicolai-e a risultati 
meravigliosi. «11 camix) aperto all'attività e avidità umana fu 
inunensamente esleso: il comuKM^cio marittinu) prese il so[»rav- 
vento su quello terresti-e, l'oceanico su (juello mediterraneo, 
per cui l'asse dei grandi commerci fu in Kur(q)a spostato e 
portalo verso l'Atlantico. Una vivace gara si ac(*ese fra gli 
Stati counnerciali per assicurarsi il possesso dei paesi lontani 
e il monopolio dei loro prodotti creando il sistema coloniale: 
nuove mei'ci furono riversale ad arricchii*e i mercati europei, 
e la rivoluzione monetaria avvemda poco d(qK) in Kuropa fu 
I)i-()(lona dalla grande (juantità di metalli preziosi mandati dal- 
l'America ». 

.'Vi lenjpi antichi il Larice dedica il consueto Sguardo di 
sinlesi, e tre eapiloli, l'uno per i Poi)oli Orientali, il seconde» 
jxM' i (ireci. e l'ultimo pei' gli KIrusclii e i Romani. I (ìi-eci 
furono incoidraslabilmenle irli eiedi e i continuatori dei Fonici, 



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STORIA GENERALE — L. CAPPELLETTI 140 

i mercanti divini dì Luciano, e (nessuno lo neghi) si riovdle 
111 loro stupendo ellenismo la nascita del vero coninKM'cio in 
grande e la istituzione di quella larira eeononna de^li scambi 
che ha Irovato ai di presenti il suo illustratori* geniale nel 
Bó'ckh, Sui Ronuìui edi/icalori era ad aspettarsi un discorso 
giudizioso e dotto, e TA. ce lo ha inlatti presentato egregio, 
([uale cioè que' nostri classici antenati lo niei'itavano. DelTIni- 
pero, tuttavia, si sarebbe potuto sentenziare con niinoi-o seve- 
rità, bcMichè io pure abbia sempre creduto e ci-eda ancora nel 
suo insieme nefasta e dissolvitrice la tirannide di quei Cesari. 
E là a pag. ^j9 dove è scritto che «i Romani non conobbero 
la separazione del diritto civile dal commeiriak» » il prof. La- 
rice» avrebbe mostrato il coraggio della jiersuasione militante 
aggiimgendo che quella nessuna separazione rivelava che i 
vecchi Latini erano fin d'allora pratici e sicuri come oggi gli 
Inglesi, e che omai il cami)o dei traflìci è diveiuilo si vasto e 
le relazioni Ira i negozianti di tutte le contrade della terra si 
sono si estese e rese incessanti e incalzanti, che a regolare i ra|)- 
l)oi'ti giuridici in materia di commercio, al di sopra del diritto 
nazumale de' varii Stati, è logico e indispensabile sorgano un 
diritto commerciale debile genti ed una legislazione internazio- 
nale ed universa. Questo il volo dell'attuale Scuola ecttnienlat 
del Jus positivo, che ubbidiente alle ccrUis leges che ispirano 
e guidano Tatali le attitudini deiraltività umana, invoca con- 
corde, da Levin Goldschmidt a Cesare Vivante e Maffeo Pan- 
taleoni, che una brava volta i politici autoritarii si arrendano agli 
economisti ed ai sociologi, e il diritto commerciale si ritbnda 
nel diritto civile, rimodernato (*gli pure giusta la ragione e lo 
spirito corrente. I)r. Gaetano Sangiougio. 



LICURGO CAPPELLETTI, Storia d'Italia dalla caduta deirim- 

pero romano d'occidente fino ai giorni nostri {476-1900). 

Con 48 illustrazioni di P. Gamba, (teneva, A. Donath, i9()2. 

00. — Il prof. Cappelletti, sebbene già maturo negli anni, 

dimostra tale attività in una serie di svai-iate pubblicazioni 

storiche, da meritare* gi-atitudine. Egli non intese nella maggior 

parte delle opere sue a scrivere lavori i\[ (erudizione, attinti 

agli archivi o alle fonti edite, ma piuttosto a volgarizzare i>er 

le scuole per un più largo pubblico il frutto delle migliori 

pubblicaziimi moderne. Perciò va api)rezzato secondo questo 

intcMidimento e non altrimenti. 



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ir)(> KKCttNSlOKl E NOTK CIBLIOGKAFICHE — C. K. 

Di lai naliira v ai)i)unl() la nuova Storia (ì'IkUìay ologaii- 
liMiu'iilo odila (lai I)nnalh: non osanio di fonli, uè disciKssioni 
<-rilicho, ma neppure un compendio scolaslico, bensì una lar^'a 
narrazione, che lieii conio, se non di lulli, cerio di molti (Va i 
risullali delle receuli iiidajrini, e mira airobhiellivilà dei lalli, 
,sfii(> ira et stadio, specialmenle in llalia, ove la passione po- 
lilica e reli^nosa fu sempre vivace e l'igojjrliosa. A rendere più 
cittraenle la lellura ricorse pure alle illusliazioni, divenule ornai 
parte inlei^ranle di tulli i libri moderni che aspirano ad un y^vww 
numero di lettori. 

L'inteuh» fu ollinu): [>ercliè forse in nessun paese, come in 
Italia, si sente il bisogno d'una sloi-ia nazionale, scrilla bensì 
secondo i dati della critica, ma senza il peso della erudizione, 
non parliiriana, di larjihe vedute, disi)osta con savio criterio, 
ripartila in periodi or«,^anici, nMJalla in Torma elegante e piana 
ad un hMUpo, ornala n(»n da illusi razioni raccolte comuncpie ma 
«lavvero lendenli a chiarire i fatti e i iKMsoiuiggi storici. J/ideale 
è diffìcile a raggiungersi; è però lodevole l'averlo avuto dinanzi 
agli occhi, tentandr) d'avvicinarlo. 

In una notizia co.si sintelica non è possibile scendere ad 
alcun particolare, sì per notare le lacune bibliografiche, come 
per discutere affermazioni e apprezzamenti: mi fo lecito sollanlo 
di esporre alcuni appunti <rordine generale. Anzitutto la ]iar- 
tizionc^ dell'opera non panni rispondere a ragioni intrinseche, 
che scaturendo dalla natui-a dei falli valgano a raggru[iparli 
secondo molivi organici: e quel che parmi della partizione ge- 
nerale, può talora rijielersi delle suddivisioni delle parli e stazioni. 
In secondo luogo il medio evo, so[M'al tulio dal secolo XI al XV, 
ciré periodo cosi cospicuo e fecondo dcdla vita italiana, è forse 
tropi>o compendiato: non sendwa all'egregio A. che 204 pagine 
sn 82:^ siano poche pei* un millennio di storia cosi complessa 
e attraente^ In terzo luogo le isliluzicmi, i costumi, il progresso 
economico e civile, la coltura avrebbero merilato una tratta- 
zione più larga ed esauriente, specie nel moderno indirizzo 
degli studi storici, che omai più non s'appaga de* fatti militari 
e politici, ma esige l'analisi di tulli gli altri elementi della vita 
sociale. Belle le illustrazioni, tro[»po scai'se però i^er un'opera 
di tale natura: più numerose e svariale occorrevano, e c<dlo- 
cale al loro posic». non disseminai» fra lesti diversi dalle figure, 
come accade in tulio il '^' volume. 

C. R. 



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STORIA OKNERALK — CAKUTII IT)! 

BIBLIOTKCA DELLA SOCIEÌ'À STORICA SUBALPLXA. — 
Voi. Xr A'A A7/, XIH e XV. Studi saluz/esi, Cartari, Mi- 

s(*ollanoa saliizzeso di I). Caritti, F. Gahotto, G. Roherti, 

F. Savio o altri. — Pinorolo, Chiantore-Mascarelli, 1001-li)()2. 

01 . — «L'opera della Società storica subalpina, in relaziono eoi 
«congressi storici degli antichi Stali Sardi di Terraferma, pro- 
esegue a rinnovare con memorie e documenti la storia delle sin- 
«gole città e regioni, cosi politica e religiosa, come giuridica e 
«sopratutto, civile. Dopo Piiierolo e dopo Ivrea, è ora la volta 
«di Saluzzo e del suo antico marchesato». Cosi il Presidenle, 
della Società Storica, il prof. Oahotto, nelle poche righe con cui 
presenta ai lettori i cincpie volumi, aUa cui [)ul)blicazione diede 
motivo la solenne commemorazione tenutasi in Saluzzo nel Sel- 
tembre 11X)1, del terzo centenario delTunione del Marchesato 
agli stali Sabaudi. 

Il primo di essi, che ha riiitestazione: S/adi Saluzzcsi, 
si api'C c(m una Memoria (\e\ eh"" Cxkvtvì, dal tih>lo: // Ma)'- 
cheMifo (fi Saluz:-o, Caì'lo Eimnifieìe I e il (rallalo di Lione. 
Il i)Ost() d'onore, che essa ()ccui»a, le spetta due volle: e pel 
nome* del venerando autore e perchè illustra il fallo medesimo 
che si commemorò col congresso. Non è che una Memoria 
compendiosa, che, toccale di volo le antiche conlese Ira Francia 
e Savoia per la sovranità feudale del Marchesato, fatto cenno 
della sua incorporazione alla Francia nel lo'iS, dice le costanti 
aspirazioni di Carlo Emanuele al possesso del Saiuzzese, la com- 
plicata politica e la guerra aperta per cui se no fece padrone 
nel 1588, i lunghi negoziati alternantisi con nuove riprese di 
ostilità che condussero al trattalo di Lione, i)er cui Saluzzo fu 
deflnilivamente assicurato all'Italia. Ma il breve lavoro è scritto 
in quella forma chiara elegante» e precisa, e con quella piena co- 
noscenza dell'argomento che s(mo da aspellarsi dall'illusln* sto- 
rico della diplomazia Sabauda. 

(rirsEPPE Barelli consacra una trentina di pagine a com- 
mentare una antica lapide in cui è ricordato il pinmo Conte 
(Iella regione Saiuzzese, e dimostra con buoni argomenti, che il 
Comes Ilirica non fu altrimenti un Conte CfOto, come da taluno 
fu creduto, ma un Franco secondo l'opinione già manifestata 
dal Durandi, e seguita dalla gran maggioranza. Il Conte vuoU» 
identificarsi con quell'Enrico, Duca deir//^///r/ Austria, la cui 
morte (700) fu pianta in un carme da S. Paolino d'A<iuileia, e 
prendendo le mosse da questi versi l'A., con sottili ragiona- 



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15:^ KECKXSIONI B NOTK BIBLIOGRAFICHE — L. USSI«X5LI0 

menti, diinoslra che Enrico dovcUo e^ssoi-e Conte <li Albenjra e 
(li Aj)!, oppcrciò DiK^a del Litorale che sollo i Caroh'n^i com- 
proiukn a appunlo i due Comitali e si i^slendeva anche ad Aurialo 
(Cara<j:h'(>) dove fu ti'ovata la lapide che porla inciso il nome del 
Coìne\' Illrica. Forse non mancherebbero argomenti pei- soslo- 
nere che il Duca Knrico abbia potuto essoi'e, in tempi diversi, 
conte di Api, — o di Asti — e di Alben«^-a, senza essere perciò 
Duca del lÀttorale e signore quindi delle terre Salu/.zesi : che 
l'esistenza accertata di un Knrico Duca non impcnlisce quello di 
un omonimo, modesto (]onle di Auriale.... ma ciò nulla toglie ;d- 
rimpoi'tanza della iìietuorUu il <'ui pregio maggiore sta nello 
studio che vi si fa delle circoscrizioni politico-amministrative 
deiritalia occid(Milale nei primi secoli <lel medio evo, per ve- 
nii*{» a conchiudere che Io teire saluzzesi non api)ailennero mai 
stabilmente ai Longobardi ma fecero parte del regno Franco, 
onde la conseguenza che md rioidiuamento fatto da Carlomagiio 
osse entrassero a costituire, insieme colTopposto versante delle 
Alpi e C(dla riviera Ligure il Ducalo Litns niaiis', a differenza 
d'Asli che iere parici dell'Italia Seasiria, 

Interessante e fi'ullo di [jazieuli ricerche è lo studio di C 
Datricco su Tai Fiunifjlle signorili di S< ibi zzo lino al secolo XI U 
Tulle ([uesle famiglie, fatte forse pochissime eccezioni, si deb- 
bono ricondurre a due soli stipili. Sono Anscarici, discendono 
cioè dal nolo Amedeo (ìì Moscv.zo, figlio di Anscario II, i fra- 
telli: Uberto de SalacUs (11:^5) da cui gli Ainaldi, che ebbero 
pur signoria in Scarnaligi e Lagnasco, i Merlo, i Del Bosco. 
— Ainaldo de Sdlnciis^ dal quale i Hricherasio, i Cumiana, i 
<U Pinerolo, i Monale, Fenile, Hibiana, tulli aventi diritto nel 
consorzio di Saluzzo — (Tuglielmo, progenitore del ramo di 
Villar S. Nicolò, i cui mend^ri portarono pure talvolta il nome 
di de S'iUicus, ed originarono le famiglie dei Morella, della 
Uossa e Habia. Sono invece llobaldini (poiché con (piesto nomo 
sembra convenuto di chiamar tulli i disc(Midenli di queirAlinoo, 
cliente degli Arduinici, sceso con loro in Piemonte) i Moule- 
male, i Vignolo-Valgrano, i Verzuolo, Venasca, Hrusas(M), lUisca 
che tulli ebbero diritti signorili in Saluzzo, sebbene raramenle 
ne pigliassero il titolo, e dai ({uali derivarono numerose famiglie 
nobili ({uali i Hernezzo, Fia, Mollino, Brusaporcello, Valenza, 
Ilibola, Cuala ecc. 

A stabilire tulle queste, complicatissime genealogie, e quelli 
di molli rami collaterali, assai si vale l'A. dei numerosi docii- 



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STORIA GENERALK — PATRUCCO E TIVANO 15:i 

iiHMiti che appunto in questi {giorni videro la luce, nia spesso 
ancora è costretto a ricorrere ad induzioni e supposizioni, (juasi 
sonipre abbastanza ra,i^ioiievoli e fondato, ma che, troppo so- 
venti ripetendosi, non possono a meno di lasciar cpialche in- 
certezza nelTanimo del lettore che, con non poca fatica, vada 
seiifU(MK!o l'intricato rajrionamento. Io so bene che in cpiesle cose 
è assurdo pretendere la certezza assoluta e la evidenza mate- 
matica, e che a stabilire le relazioni di discendenza e di pa- 
rentela sono ottimi indizi il ripetersi de.irli stessi nomi, Tinter- 
vento negli stessi alti, la comuni(me dei possessi ecc. ; ma non 
sempre il verificarsi d'ima di queste circostanze offre base àl)- 
bastanza sicura per edificarvi sopra tutto un sistema. Qui non 
è luojifo ad un'analisi n\inuta, cui il lavoro per la sua stessa 
natura sembra sottrarsi, ma non pan^ alKeiJ^regio A. che, ad 
esempio, troppe eccezioni subisca Tuso di ripetere n(\ìj:li ultra- 
iTcniti i nomi dell'avo materno e degli zii per potervisi sover- 
chiamente fidare, e non teme di essere» troppo corrivo quando 
annette ai Robaldini, salici, un Rodolfo di legge longobarda^ 
tlhe pot(*sse ognuno scegli<Mv la propria legge non voglio con- 
trastare, ma non è slrano che nel sec. XI un salico rinunciasse 
alla propria legge professata dalle grandi famiglie del Piem(ml(\ 
[>er seguir quella che andava in disuso i 

N(4radoperarsi ch(» faTA. per trovar i)osto nella genealogia 
d'una delle grandi schiatte^ sunnnenzionate ad ognuno ch'egli 
incontrò av(T avuto qualclu» signoria nell'agro Saluzzese durante 
i secoli XI-XIII, pare a me ravvisare talvolta un qualche sforzo, 
l'obbedienza, direi, al preconcetto che nessun'altra origine possa 
in quei tempi attribuirsi ad una famiglia nobile, mentre biso- 
gneiebbe aver presente ch(» sempre, anche ]iel periodo più 
splendido delle Mardf(\ esistettero altri signoi-i — vassi, bene- 
ficiari, gastaldi, seccmdi mitili — i cui discendenti possono 
trovarsi poi ad avere comunione di [)ossessi e <Ii giurisdizione 
coi discendenti dei Marchesi senza essere, per ciò, d'mi mede- 
simo sangue. 

Per <fuanto il desiderio mi nuiova di non esser severo a due 
giovani, Silvio e Kuancksi<) Pivaxo, che tentano i primi passi 
noi difficile canìi);> degli studi storici, non so laVcre che non 
riesc» n'i troppo chiaro n'^ trojìpo convincente il primo, quando 
in IJ^nfi eiii'uicìixizlotir. Or .srrcf tlclUi (jlehd es[)')ne, in forma 
forse troppo dogmatica, il suo avviso intorno alle condizioni 
sociali •riuridi<rhe d(ù servi. (]he esse non fossero cosi <Iisaslrose 



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x^^r-^ 



ÌZì\ RECKNSIONI K NOTK fclBLIOGRAFlCHE — L. USSEGLIO 

<i li'isli quali si coiiipiacova or non è mollo descriverla una scuola 
slorica che sembrava essersi assunto di travolgere nell'odio uo- 
Miini, cose e isliluzitmi del passato, concedo: ma neppure è 
(iVR da esagcM'are nel senso o[)p()sl(), e a me sembra esagerili 
r. quando mostra di ritenere pressoché pari le condizioni del 
vassallo villano e del servo, e non vede o respinge questa ca- 
pitale difterenza che il primo deve determinali servizi, libera- 
mente consentiti, in corrispettivo della concessione lattagli di 
un Tondo, e può, rinunziandovi, liberarsi da ogni obbligo, l'altro 
ì' vincolalo alla terra per modo da far parte della pro[)riotà. 
Or può volontariamente sciogliersi e separarsi dal fondo, e so 
(abbandona il signore ha il diritto di ricondurvelo, il famoso 
4Ìroff de sulte. Nell'atto che il P. commenta, più che Tanipol- 
pollosa frase che rende gli emancipati cives romanos, merita 
desser considerato quello che dando loro lacollà di andare ad 
aiutare dove vorranno, spezza il vincolo che li tiene legati al 
suolo. Il secondo, Francesco, in una memoria sulla Vita f/luri- 
dfca e civile i7i Salazzo sotto i Marcliesi sino al 1400, affa- 
slolla, senza altro ordine che il cronologico, molte svariate 
notizie, poche delle quali riescoiu) veramente nuove ed impor- 
lanli. E dei commenti coi quali le accompagna e le illustra, se 
alt'uni sono sagaci e oi)portuni, altri sembreranno ai colti let- 
lni-i di questi sttfdi per lo meno ingenui e supertlui. Comunque 
i due egregi giovani mostrano volontà e attitudine a fare e a 
i\\v bene, e per un primo lavoro avrebbe ugualmente torto il 
i'ritico a richiedere la perfezione, e l'Autore a pretendere la 
lode incondizionata. 

fina lapide antica nel santuario di Crissolo è il titolo di una 
erudita menu)ria di F. Savio, nella quale è dimostrato che la la- 
jiide di cui alcuni frammenti stanno ora murati nell'interno della 
cliiesa dedicata a S. Chiaffredo, non è, come generalmente si 
ni iene, la pietra che ricoperse il sepolcro di quel santo, ma 
appartiene alla (ine del secolo XV, o fu in origine collocata ai 
disopra della porla del santuario per ricordare la ricostruzione 
di questo fatta dal marchese Ludovico II; passò, dopo meno 
d'un s(»colo, a formare la soglia della porta stessa, e in quel- 
r umile ufficio i-imase (ìnchè guasta e spezzata, forse nel sac- 
cheggio che i Valdesi fecero nel 1055 del santuario, ne furono 
lini raccolti i frantumi. L'argomento non è. se si voglia, di ca- 
pilah^ importanza, ma è svolto con quell'erudizione larga e si- 
cura che è abituale nei lavori del Savio. Tulio il raGrionamerdo 



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STORIA GBKEKALK — ROGOEUO E COLOMBO 155 

l»osa lullavìa su (runa base che altri potrebbe contestare, 
l'aulonlicità della ti'aclizione [popolare che la «li S. Chiaffredo un 
martini Tebeo. Se ciò non l'osse, od havvi infatti chi lo ue^a, è 
evidente che una lapide in cui è detto avere il santo solferlo 
il martirio sotto irli impei-atori Diocleziano e Massimiano non 
potrebbe ch<» ascriversi ad un'ei)Oca abbaslanza recedile, nella 
quale» già s'era formata l'erronea tradizione. Onde verrebbe 
hcnsi afforzata l'ipotesi del S., ma p(»r uno di (piei motivi che 
troncano la via ad ogni disfpiisizionis e tornerebbe ozioso ri- 
cercare se foss(» muta o parlante una lapidi» che copriva una 
tomba mai esistila. 

Orazio Ko(T<fERo tratta iMhx :f'cca dei MfnT/ieJ^iffi Sa/ ftzzo, 
die fu istituita a Carmagnola da Ludovico II, il (pude vi si ri- 
teneva autorizzalo da un antico diploma imperiale, la cui fal- 
sila non può <'sser dubbia, e dalla conferma delle regalie avuta 
(lairhnperatore Fe(hM-ico 111; che prima di lui altri marcinosi 
abbiano conialo moneti» fu dello da parecchi ma senza atten- 
dibili [>rov(». Furono (piatirò pertanto i marchesi che batterono 
monete: Ludovico e i suoi tri» tìgli Michele Ardcmio, Francesco 
e (rabrieie, (» delle monete da ciascuno di essi coniale l'A. ci 
dà la descrizione ripioducendole anche in a[)posite tavole, e ag- 
giunge informazioni intorno ai vai-i zecchieri, ai patti che li lega- 
vano al principe, al metodo seguito per la coniazione, al rapporto 
di valore fra le monete di Saluzzo e quelle dei vicini paesi. Lo 
sludio i-ivela nel R. buona cimoscenza della numismatica non 
ni(»no che pazi(»nza di accurate l'icei'che nei documenti delPepoca. 

Ben dice (V. Colombo chi» G. Andrea Srihizzo di Casfeilar 
merita un cenno speciale» negli studi Saluzzesi allestiti pel terzo 
cent<»nari<) del trattato di Lione» e questo gli è consacralo nella 
monografìa che da lui s'intitola. Se i post(»ri hanno (»ssenzial- 
mente ad es8(»r grati al Caslellai* per le pi(»ziose notizie tra- 
mandati^ col suo Meìììoridle, scrii lo talora con una semplicità 
che pare rozz(»zza, ma da cui trasj)are la sinc(»i*ità d(»l suo 
animo, i contemporanei ebl)(»r(> ad ammirari» in lui il guerriero 
valoroso, il consigliere sagace ed alfezionato al suo pac'se e al suo 
principe. L'A., sulla scorta dello slesso Memoì^ialei} didocumenli 
pazientemente rintracciati, descrive le azioni di lui, dai giorno, in 
cui poco più che ventenne contrastava all'invasione Savoina nel 
Saluzzese, (1480-87) a quello in cui assisteva al letto di morte 
il .Marchese Ludovico II, l'ilraendosi poi gradatamente a vita 
privata, mal contento del governo della reggente Margherita, te- 



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ir»^» 



KKCENSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE — L. US^BOLIO 



stiiutiiiin, (» viUima talvolta, dei guai clic si abhattovanosul mar- 
liii'siiid, iluranto lo coiitiimc giioiTo, e proiiosticamloiu^ la dcfi- 
iiilìvn iniiiia pi'i- riiilausla politica IVaiiccsc scarnita dalla ro^^genl»' 
(* dai ^\\m li^li. Alcum» notizie sulle due mogli e la nuirieiosa 
proli' dol protag»uiista couiphMaiio rìiitorcssaiite studio. 

\ quelle stesse calauiilose vieiMide di cui il Castcdlar I*u in 
[uirte ^loricoe l(vsliinouioei richiaiìia A. Tai.i.onk con f/ff uìtliiv 
Mftnhr-si di SdÌHZZO, che è la inenioi'ia con cui si chiude il 
\i>lu(ue. i»i (\ssa ebbi già a lai* c(Mino su questa Rivista. 

Farinr» seguito i voli. XI (» XII che contengono il Cartario 
df'll"Altl»a?:ia di Statfarda, pubblicato da Gahotto, Roberti e 
Chiai TiiNR. L'antica abbazia possedeva un nuinei'o ingente «li 
dormnrdti, aiutati ora in partc^ dispersi; ma non mai nei tempi 
aiiliclii questi sono stati ordinati e traseiitti in volumi, in modo 
flacnshhure ciò che suolsi chiauiare cartario. Raccogliei'e quanto 
più pnierono di questi» antiche cart(\ nu^diaiìte pazienti ricei- 
clie in lutti i pid)hlici ai'chivi di Torino <^ in quelli ancora di 
parccrliie nobili lamiglie del Saluzz(*s(»: oi-dinarli cronologica- 
inenle» -larne la ungliort» Uv.ione, conlrontando, quando gli ori- 
ghifìli oiancavano, \o diver-sc» copie, riportando in nota le va- 
ri nuli ili qualche importanza, Cu lavoro lungo e certo nim tacile 
(Iri hi' dotti (Mlitori. Simo ben ()'i() documenti, che vanno dal 
ìiTJ al VM:^y non esscMido pai'so opportuno continuare le rac- 
rolltì pi*i !(Mnpi meno remoti. La bi*eve pretazioiu» del (ìahotto, 
«dtre ;drindicar(^ le div(M-se collezioni che si esploi-arono e il 
Mh-todo fll [)u])blieazione s(*guito, mette ancora in luce l'iuipor- 
lanzii del cartai-io, non s«do perchè otTre preziosi eUMuonli per 
r'irnsli'Ui*iv la genealogia di quasi tutte» le lamiglie signorili del 
>^i\U\/:Avst\ uia pcMchè molte indicazioni vi si trovano che sei- 
VMUd a clùarire le condizioni ecouonnclu» di quei tcMnpi lontani. 
Tua brine appendice di <>. Colombo conti(Mie 17 documenti di 
Seariiadiri, già appai-tenenti in massima parte al monastero 
tieiiediltino delle monache di S. lM(»tro in Torino, e<l ora dopo 
t'othiM-^se ricerche» riportati a salvamento nelTArchivio di Stato o 
nella liibL di S. M. Vanno dal 1)87 al J.S05, non tutti complc- 
tairierjte ìu(m1ìIì, ma tutti importanti, ed è a prender atto con 
soddi^lnicioue della [promessa cIk» la r(Mlitoi*(^ di volerli presto 
illusi rare con un api)osito studio. L'indice dei luoghi e delle 
per^nfie, accurato (» copioso, è dovuto ad A. Lkonk. 

Vn altro cartario, qurdlo dell'Abbazia di Ril*r(»ddo, l'orma 
[>ui'c il coiitiMiuto del Voi. XIII, (mì è pubblicato da S. PiV.aNo 



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STORIA GKNEHALK — G A BOTTO 157 

die s(»[»[)e lr()vai-(? iioirArch. Voscovile di Saliiz/o liitla la rac- 
colta, e^io}i'ia niente ordinala, dei documenti ^ia appartcMienti 
a KilVeddo. INon però tutti, ventrono da lui pubblicali, ma quelli 
solo aiiterioi'i al 130(), limile prefissosi, non senza ra^none, dalla 
^(H'. Stor. Subalp. per la pubblicazione dei (tartari, e sebbene 
il più antico documento non risalga che al l'il2, sono tuttavia 
\nm "W) le cai-le che Tedilore ci presenta. 

Sotto la designazioiK^ di «Miscellanea Saluzzese» viene infine 
il voi. XV che si apre con un interessantissimo studio del (Va- 
noTTo sulla a«i:ricollnra nella rep:ione Saluzzese dal secolo XL 
al XV. In questo lavoro il G. ha non solo raccolto, con il suo. 
consueto diligrente esame dì numerosi documenti, un materiale 
ricchissimo, ma sepi»^ ordinarlo cosi che ne \'wn fuori, trat- 
tato e svolto in modo simi)alico (^ chiaro, un ar«i:omenlo im- 
portantissimo all'esatta percezione delle condizioni economiche 
e sociali (lelfetà di mezzo. Lo t(M-re del Piemonte, verso il 1000 
spoiK)lal(^ ed incolte, co[»erle di estesissime selve nelle quali 
hanno tana animali selvatici e feroci, si vaiuio a poco a poco 
riducendo a coltura, in buona parte mercè Timpulso e l'esempio 
dei reli.u'iosi cisterc<Misi, che, sitrnori di vastissimi teri*itori, ne 
concedono ap[)ezzanienti a privali, mediante contralti nei par- 
ticolari diversi, ma tutti inducenti l'obblif^'o di dissodarli e col- 
tivarli. K cosi i canqM ricchi di biade e di leirumi, a:U ubert(»si 
prati, le vij^nie e irli alleni dai iri*app(di festosi van prendendo 
il luo;^^o delle paurose foreste. 

Dall'esame dep:li Statuti, specialmente, il (\. ci inse^'ua 
(piali ff>ssero i più importanti j)rodotli d(»l suolo, con quali si- 
stemi si coltivassero, (piali iirescrizioni a tutela della proiirietà 
s'introducessero, quali consuetudini, quali le.irii:i frovernassei-o 
ciò che deiragricoltura è alimento e vila, l'irrij^'azione. E poi 
ci dice del bestiame j^rasso e minuto che in gi-an co[)ia si al- 
levava nel Saluzzes(\ del commercio che se ne faceva, dei mercati, 
delle fiere in cui latticini (^ volatili, cei-eali e leirumi, ortaj^-lie 
e fruita, vini ed uva erano esposti in vendita. 

Addensati nei villag<ri e nei borirhi cinti da mura, [H'v la 
ninna sicurezza ch(^ offi-ivano le abitazioni isolale nei campi, 
vìvevano ^rli agricolloi'i, sulle cui condizioni economiche e so- 
ciali fa il (t. opportuni ratrionamenti, pur non riuscendo, e lo 
ammette, a chiarire completamente le (lueslioni cosi complesse 
e dibattute intorno alla vera essenza della servitù, dell'aldio- 
nato. del feudo lustico ne ci riuscirà forse nessuno mai, 



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\T)H RKCENSIONI li NOTK BIBMOGHAFICHK — U. US.SKGl.lO 

perchì^ il teiionicno comune a mozza Kiiropa, nelle sue lineo 
jiiincipali, ammette una rosi inlinita varietà di particolari, da 
regione a rcirione, da paese a paese, da secolo a secolo, è ii» 
una cosi costante evoluzione che sembra impossihile, dalTosser- 
VMZion(» di alcuni fatti pai'ticolari, assurgere a conclusioni sin- 
I etiche. Certo è \)oì'Ò che uo\ Saluzzc^se fin dai tempi remotis- 
simi i diversi patti ai^ricoli lilxn-amente acconseutiti dalle due 
prirti, e le carte che nettamente d(»terminano cpiali servizi e 
'[uali prestazioni il dominfJA' sia in diritto di pretendere 
nuche dai sor\\ e dai coloni, ven*j:ono a lare men triste che 
noli si creda la condizione dei rustici, e questi patti, censi, 
livelli, mezzadria, locazicme d'opeia pei lavoratori avventizi, 
^ono ingenerale larj^^hi abbastanza ed equanimi, come saggiee 
opportune le disposizioni degli Statuti a tutelare la proprietà 
ftmdiaria. Tale la C(jnclusione che si trae leggendo il dotto la- 
voro che pare a me fra i migliori del (ì. 

A completai-e il volume vengono poi : C Fedelk Savio che 
](id)blica 'iti documenti costituenti il Cartario del Monastero di 
S. Eusebio di Saluzzo, e nella prefazione, letta in una scaduta 
del Congresso, porge alcune notizie intorno a quel priorato che 
fu, attraverso a varie vicende, dipendente dall'Abazia di Cavour, 
lìijche non passò nel l'i83 a far parte della prebenda costituita 
per la nuova collegiata di Saluzzo. Tutti i documenti, uno ec- 
cettuato, appartengono all'Arch. Capitolare di Saluzzo. 

Carlo E. Patrucco stamjja le i)ìà antiche carte deltWb- 
fmZ'ia di Caramagna, che incominciando coli'atto di fondazione*, 
'irS maggio 1028, vanno, in numero di 04, (ino al 12t)5. Di essa 
buona parl(» si conserva nell'Archivio di Stato Torinese nel 
I' mazzo dell'Abazia di (]ai"amagna ; altre parecchie sono an- 
date smarrite e più non se ne ha traccia che in certi antichi 
inventari dell' Economato, dai quali il P. riproduce il breve 
n gesto p(U' alcune di esse. (* cosi pure ad un s<Mnplice regesto 
-^i limila per quelle già edite in altri cartari della Soc. Subal- 
pina (Casanova, Rifreddo, Slalfarda, (Cavour). Ne furono liuora 
inediti i più importanti tra quc^sti documenti, ed anzi se ne 
trovano nei M. IL P., nelle opere delPUghelli, del Muletti ecc. 
ma trovarli qui tutti raccolti e pubblicati con bucm metod(» cri- 
lieo può giovare allo studioso. 

In alcune notizie sulla cìiìesa di S, Ma)ùa di Ueceto, do- 
vute alla peiuia di E. Diramdo, troviamo riassunta una lunga 
*' intricata procedura svoltasi nel 1207 nelle (]urie di Torino e 



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STORIA GKNKRALK — DURANDO B ClIIATTONK 151) 

Milano tra il Monastero di Rivalla e quello di P'riiltiiaria che 
intorno ai ris[K»ltivi diritti su quella chiesa rinnovano lo con- 
tese elio già in principio dello stosso secolo XIII, e cioè ap- 
pena eretto il Santuario, ei*ano scoppiate tra loro. I/osito della 
prima lite erastato favorevole a Rivalla, che per tutto il secolo 
aveva mantonuto il possesso di Becoto; gli atti trovali dal I). non 
dicono quale fosso lo scioglimonto della seconda, dovuta a nuova 
violenta usurpazione per parte di Frultuaria. E' riprodotto in ap- 
pendice un lungo esame di testi, tatto nel 1211, che dà qualche no- 
tizia intorno ai signori di Vorzuolo e alla fondazione della chiosa, e 
«rii si accompagnano due carte di donazioni di terre alla chiosa por 
jiarti» doi Verzuolo e di Manfredo III di Saluzzo. 

I). Ghiattonk <-i narra hi costruzione della Cattedrale 
di S(Uuzzo, Questa fu voluta dal Marchese Ludovico li, cui 
l'A. non risparmia le lodi di principe illuminato, protettore 
munifico di dotti e <rartisti, degno figlio delTotà del pi-imo rina- 
scimento... ma, non dispiaccia al (]., degno figlio pure d'una 
epoca che vide innalzati a sistema di governo il tradimento, 
l'inganno e l'assassinio politico, (^onnuiquo la Cattedrale è certo 
monumento insigne di squisito sentimento d'arte, di pietà e di 
munificenza iXaì Saluzzesi, e anche di accoi'gimonto politico, 
poiché la costruzione della Cattedrale era connessa all'erezione 
della Collegiata prima, alla fondazione della Diocesi poi, e cosi 
airomancipazione dalla dipendenza occlosiaslica di Torino. 

La Cattedrale sorse nel luogo islesso in cui, certo fin dal 
sec. XII, si erigeva la jnece di S.* Maria, e dell'antico edifizio, 
che minacciava rovina, una parte — e l'A. cerca qual fosso — 
venne conservata nella nuova costruzione. Questa si iniziò nel 
IV.U, od era voluta (» decisa fin dal iW.\ quando, non senza 
jrravi contrasti, il marchese ottenne che la piexe fosse eretta 
in Collegiata, <» si dava opera a raccogliere oblazioni e contri- 
buti per l'opera monumentale che si vagheggiava. Fu condotta 
a termine — so pur mancavano ancora gli ultimi tocchi — in 
un decennio, poiché già vi si celebravano i divini ufilzi nel 
ÌkÀ)\, e se lutto il marclu^sato vi concorse, singolarmente bone- 
raorìto fu l'Arciprete Antonio Vacca, che i colloghi delegavano a 
sovrintondore alla costruzione. È a dolersi che ncm ci siano c<mser- 
vatiimnni degli artisti cui l'opc^ra insigne è dovuta. Pazic^nti ricer- 
che, si)ecialmenl(» mdrArch. capitolare, hanno i)ormossoal ('. di 
rintracciare curiosi docunK'utì, dei quali pubblica una pai-te, e (M 
d(^sumerno inhn'ossanli notizie. L. Tsskolio. 



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|t»'» KKCKNSIONI K NOTE HlBLlOGUAFlCHK — h. MARIANI 

2. KTÀ PRKROMANW K KOMAXA. 

"' U. CrUTO, Solizle storiche s-ftlUi dish'ndd citlà ili AIIuìUiì 
Lvcdììd, dal temi)i iurcrfì sì ito (ti sec. XIX. Sala Coiisi- 
liiia, Tii). De Marco, VMn. 

Ili. — Ho avuto [)\iì volle occasioiu» di notai'e di (iiianlo van- 
l,tuL:'i»> sia l'opera di alniiii sludiosi locali, che avendo agio di 
tJirroj^Hiere eoiuodaiiKMile sul posto, in molti anni di studio pa- 
/i(Mile. le noli/ie ed i nionunienli del proprio paese, danno alla 
IÌMi< alla luce il iVullo dello loi-o riceirlie, doslinalo ad essere 
elalinralo poi in opere più conqjrensive di chi ha più mezzi 
i' rninj)elenza. Il ^rnaio di (piesh» i)ul)l)licazioni sia però, oltre 
rjif nel }i:rado di culi lira non sempre elevato (hdlo scrittore, nel 
piMiln di visla lrop[)() unilaterale dal (inale questi suol metlersi. 
l'iM l(i più (piesli slndiosi credono di somma importanza ^^ene- 
vnU* alcuni falli di modesto e ristretto interesse, non compren- 
rli'fio l'inni ilità di ripuhlicare, talvolta mahs cose irià edite, ed 
wiììHv nelle considerazioni che sogliono agginngei'e ai monu- 
HxMili si credono in dovere di incominciare db oca e spesso 
il in criteri slorici (m1 airheoloj^'ici antiquati. Tali ditetti abbon- 
da mi nella monogralìa del Curio, il quale, p. e. incomincia il 
snn lavoro ron un riassunto sulla origine de' popoli, i Pelasgi 
Oli i Tin-eni, gli Klleni ed i laicani, alla cui storia i monmnenli 
di \ lilla non porgono, (inora almeno, alcun contributo; inco- 
iiunrìa la parie terza, ossia Tepigralìca, con alcune^ idee (joìe- 
rff/r, in cui è confusa la lingua osco-opica coll'el rusco e si dico 
r\ìr \v lingue anierjori alla latina furono solamente parlale e 
ni;H scritte: e gran parte del volumello ()ccu[)a un'a[)pen<lic(* 
cnMlenonle la corris^jondenza dell'autore con alcuni dotti ilaliaiii 
V --Ji^anieri, dalla quale talvolta emerge anche che questi dotti 
IH MI prendevano per moneta buona le teorie del Curio, oppure 
liiiinisiravano poca pazienza per le inlerrogazioni di lui, conio 
p, i\ le due cartoline del Alommsen! 

Nel resto del lavoro sono descritte le rovine di Alena e 
nrn|hiale le iscrizioni latine del territorio, con un commenlo 
liiK lilla troppo (elementare, tal'alli'a fantaslico, come p. e. quando 
([«ai:. n:i) vuol spiegare che Cds/d, e[)ilet() d'una donna, signi- 
Jh'hi (Ih* era nello sialo vedovile, o che il prenome Maì'cu.s ì\q- 
itnlì la nascita dell'individuo ned mese di marzo, il cognome 
StìiìiifO (t>ag. (»()) la vcH'chiaia, e cosi via dicendo. 



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ETÀ PREROMANA E KOUANA — O. POGGI 101 

Xel libro del Guiio iiiollro non si liene nessun conto di 
sludi e ricerche recenti sopra Atena, quali ad esempio gli scavi 
fattivi dal Patroni (cfr. Notizie degli Scaviy 1807, pa^;. 112, seg. 
e 1901 pag. 4i>8 segg). 

Lrcio Mauiaxk 



G. l*0(i(U, Le due Riviere ossia la TAguria mnìittinui nell'e- 
poca romana, (ìenova, Pagano, 1901. 
(>;ì. — « Ifasta è costantemente la traduzione latina di Asia 

A^'ti, nome che i Liguri davano ai loro centri.... Questo ter- 
mino era in uso a quanto paro ira tutti i popoli mediterranei, 
perchè anche gli Ateniesi chiamavano Asta la loro città.... 
L'antenna intorno alla (piale si radunavano a parlamento, a fiera, 
a lesta si chiamava sta dai Liguri e dai (ireci; il luogo dove 
si radunavano era per lo più à sta cioè airantenna ^p. 20 seg.) *. 

— «Che cosa significa Scibazii^ Io vedo in quel ha che si al- 
terna con un va la l'orma comunissima del ca, vai, vaai che 
significa la strada... Quanto al sa.,., ritengo che signilichi sulla, 
vsul. Noi Liguri diciamo tuttora sa strada [)er dire sulla strada.., 
Savati o Savadi sarebbero quelli salta ,9/?Y/^/a fpag. 01^ n. 1)». 

— « A]}Oani è parola com[)Osla di due preposizioni apo-an e 
significa lontano in sa (p. 118)». 

Queste e simili esilaranti etimoh)gie ri(Mni)iono una buona 
parte dello scritto del Poggi. Esse fanno degno riscontro a quelle 
ben note d'un maestro di scuola siciliano che s[)iega il nome 
dei Lucani dal cane (lu-cani) e quello di Larissa dalla rissa, e 
alle altre non meno note d'uno scrittore che vede il ncune 
degli Ktei da per lutto. (]on gli svarioni linguistici hanno 
una larga parte nel libro del Poggi le inesattezze sloriche. 
Vedasi la precisione con cui parla della storia della sua patria 
fp. Ilo): «Pisa e Luni furono (dai Romani) ordinate a colonie 
i' favorite, protette a danno d(ù Liguri. L'idea di una riscossa 
covava nell'animo dei Liguri, ed ogni occasione era buona per 
ìnetterli in guerra. Questa cominciò m^ll'auno 2:V,) avanti Te. v. 

1 Romani avevano cominciato a cingere in un cerchio di lerro 
l'Apennino piantandovi le loro c()Ioni(^ militari. Piacenza, Cremona 
nel territorio dei Galli funmo le prime... I Liguri che ved(»vano 
estendersi ogni giorno a lor danno Luni e Pisa, le città etrusche 
passate ai Romani, capirono dove si andava a finire e si ar- 
marono». Per apprezzare come si deve l'c^satlezza storica di 

Rirista storica itattana, *» S.. U, 2. 11 



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ìiì*2 RKCKNSIONI E NOTK BIBLICO KAFICHK — G. DK SANtTla 

*|u<'il() racconlo basto ricordare clic Pir*a non fu mai colonia 
roiiuìna, si bene cidà ledtTala; Luna non fu niai, per quanto 
?i:i[ijiianì(), città etnisca, tu una colonia dedotta in Icrrilorio tolto 
ili Liiruri nel 177. Finalmente (Cremona (» Piacenza son colonie 
rlì diritto latino dedotte nel 2[><, Tutte queste colonie son dunque 
posteriori alla l'iscossa che avrebbero causato. A p. 100 della 
Itfcalità li<i:ure di Ampclos si dice « che per essere ricordata da 
Kscliilo rimonterebbe al VII e Vili sec. avanti TE. V. », nella 
quale frase sono due erroi'i: il primo che Ampelos è ricordata 
non da Eschilo, ma da Ecateo, il secondo che una menzione 
in Hcateo od in E^chilo non ci permette di risalire più in là 
di'lla età di questi sci-iltori, della seconda metà del VI o della 
prima del V s(v. Xoiì è naturalmente il caso di stendere una 
iishi delle inesattezze» in cui cade TA. Mi contenterò di dire 
ctie sono, anche prescindendo da^li sbandi che possono essere 
allrìbuiti allo stampatore, moltissime. 

Tuttavia il libro dcd Poir^^i ha anche un certo valore. Vi 
Hotio suirandamento delle vie i-omane e sulle loro stazioni al- 
cune osservazioni l'ondate sulla conoscenza esatta dei luoghi e 
sul colpo d'occhio esercitato dalTalpinista, le quali meritano 
aHeiizione seria. Peccato però che questi liori rischino di pas- 
sare inosservati agii uomini di scienza, soffocati come sono 
dalle male erbe de.iiii errori storici e fìloloj^ici. 

<ÌAKTANO De SaNCTIS. 



WKICIIAUI) C, Le palais (ìe Tlbère el aiitves èiUlìces ronìaim 
(le C(ii)ì'i/Vì"c\{\,\YM' ^ . A. Simon. Paiis,8chleich<M' frères, 1901. 

()'!. — Elefante anche Tedizione francese, sebbc^nenon tanto 
lussuosa ([uanto la terlesca: il pi-ezzo n'è chiaro indice, 7 li lire 
la tedesca e \ la francese. 

Le ricerche jiersonali dell'Autore furono sussidiate dai pre- 
ri^ilenti lavori di Roberto Hadrawa (17<)/i), U. M. Secondo (1808), 
iNim. Romanelli (LSK)), r^. Feola (1830), R. Mangoni (18:^4), 
h\ Alvino e R. Quai-anta (1835), V. (ire^oi'ovius (1885), J. R. Mac 
Kowen eri A. Canale (1887), J. Reloch (1800), C. W. Allers (1802), 
A. Walters (1803), R. Schoner. 

Questo libro è consacrato essenzialmente alla descrizione 
«lef palazzo impei-iale, che Tiberio si era fatto costruire alPest 
dell'isola sulle allure scosciasi», detto Villa Joris:, il più vasto 
dei dodici palazzi, che secondo Tacito erano posseduti da Ti- 



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'.' ^fy^ ' 



KTÀ PREROMANA E ROMANA — OTTO SEECK 1(K^ 

hovìo iioirisola di Capri. Le ruino sono ancora ben conservalo: 
il \V. lo ha studiate ccm anioro d'archeologo o d'architetto, e, 
valendosi delle scarse indicazioni storiche che lo riguardano e 
dolio maggiori inforniazioni circa Tarchitettura romana, ha ten- 
tato una ricostituzione dell'antico palazzo, riuscendo ad un'-tcimage 
(lunt le rapport avec le vòritablo palais d'autrotbis est a pou 
pròs celui d'un roman historique à l'histoiro réelle». 

Ma, confera naturale, dalla poesia incantevole* del luogo^ 
dal delizioso paesaggio e dallo fantastiche tradizioni l'A. tu 
spinto ad estendere h» sue considerazioni. Come trattenersi dal- 
l'evocare le impressioni dell'isola incantala, ispiratrice doH'arte 
e suaditrico della mollezza! Como trascurare i residui ellenici^ 
romani, bizantini, specialmente augustei, tanto sulla marina, 
quanlo sulle allure inl(Tne dell'isola? Ond'è che l'illustrazione 
comprondo elfetlivamento quattro parti: 1*. impressioni; 2^. co- 
struzioni antiche in riva del mare; *3*. costruzioni romane a 
mezza alte/za dell'isola ; 'i". il palazzo di Tiberio. 

Oltre ai fregi e agli ornamonli accessori, ;^3 figure illustrano 
quesla pubblicazione, parecchio dello quali occupano una o due 
intere facciate, tali sono: il piano di Capri neirantichilà, la statua 
di Tiberio giovane, il porto attualo di Capri, parte della costa 
meridionale nell'antichità, la prima roccia dei Faraglioni e il pa- 
lazzo d'Augusto alla Punta Tragara, parte della costa meridionale 
dell'isola, la veduta approssimativa del palazzo d'Augusto sul 
terreno occupato dalla Certosa, il palazzo d'Augusto alla Punta 
Tnigara e altri edifìzi romani a mozza altezza dell'isola, parte 
della costa orientale col palazzo di Tiberio e il faro, la Villa Jovis 
vofluta dall'est, dal sud, dall'ovest o dal snd-ovost, e il busto di 
Tiberio iu età matura. 

C. lì. 



OTTO SEKCK, Kaiser An/justus, Biolofeld \md Leipzig, Verlag 
von Velhagon Si. Klasing, 1ÌK)2. 

05. — Più che la storia dell'i mperatoi-e Augusto, questo 
libro naira la storia di Ottaviano. Dei nove capitoli che lo 
compongono, i primi setto contengono la narrazione degli 
eventi seguiti alla, morto di Cosare, dal 44 a. C. alla battaglia 
di Azio; e gli ultimi duo un esame sonunario delle riformo 
politiche s(K*iali di Augusto. E* quindi una storia d(dlo guerre 
civili seguile alla morto di Cosain»: ciò che ne acci'esce l'ini- 



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|l>'i RKCIENSIONI K NoTb BIBLIOORAFICHK — G. FKRKERO 

|M*rtanza, peivliò quel j»en(>(U), cosi liascuralo da«rU vSlorici» 
V somniaineiilc iniporlaiiJe, ritrovandosi in osso la ra'rione 
iU*llecose ma^^triori compililo da Augusto più lardi. 

11 libro incomincia con La morie (fi Cesin^e, un capitolo 
m»! quale si liassumc la opera e si disegna la figura di Gesaiv, 
M' no racconci- la m(»rle o quol elio successe dalla mattina del 
ITi marzo sino alla seduta del SiMiato del 17. Cosare è descritto 
secondo la maniera del Mommsen, come il grande uomo che 
;nova divinato il fatai diss(»lvorsi de' partiti e la ne<'essilà di 
ibridare sulle loro rovino uu governo j>ei'sonalo: la congiura è 
r| (lindi l'oliera di un idealismo infanlilo, e i congiurati genie 
eia poc<», tranne Cassio, di cui il S. riconosco rintelligonza. 
<ilì eventi seguiti alla morie di Cesare, nello lempivstose gior- 
iKile del IT), K) e 17 marzo sono narrati succinlamente; onde 
liirso sai-ebbo a desidcM'aro una nuiggior cura di dislribuirli 
iM Ile 'i8 01-0 che corsero tra la morto del dittatore e la seduta 
del Senato. Cosi parrc^bln», ad esempio, che secondo il S. i di- 
s(*orsi di Dolabelia e di Cinna sul Foro fossero stati pronunciali 
il giorno IT) marzo: ciò che mi sombra molto dubbio. Non si 
vorio chiaro inoltro clu^ cosa avvenne il 10. 11 S. riconosco che 
('tcerono aveva ragioni^ di pr(q>oi-re, la sera <l(»l lo, ai congiu- 
rali asseiragliati sul Canqiidoglio il colpo di Stato; attribuisce 
(^«i't) il rifiuto dei congiurati a scrupoli costituzionali. Proba- 
l>il monte la cagione devo corcarsi in un sentimento meno ral- 
liiiato e più possente»: la paura. 

11 so<'(mdo capitolo € Antonio repubblicano» studia la sin- 
golare politica di Antonio noi primo mese dopo la morte di 
f:t'sare. E' noto che tutti gli storici hanno considerali i nuiue- 
insi atti favorevoli ai conservatori e ai congiurati compiuti da 
\ii(onio nei primi gioi-ni o tanto celebrati da Cicerone — la 
abolizione della dittatura, l'uccisione d'Amazìo, i riguardi al 
Sfilalo, la pace con Sosto Pompeo, etc. eie. — come tìnto per 
iii^:annare o addoi-mentarc i conservatori. US. combatte questa 
froi'ia e, a mio ciedoie, con piena ragione, dimostrando assai 
iM'ue che Antonio ora sincoro nella sua politica repubblicana 
di'i [)rimi t(Mìipi, a cui si oi-a buttato perchè spaventato dalla 
morie di Cosare e dalla nuova potenza clu» il partito cons(T- 
\ alloro pai*eva avere acquistato; afferma anzi — e in questo 
io; pare erri — che Antonio si mostrò mollo d(»bole, pei-chè. 
^r cubito dopo morto Cosare avesse raccolta una piccola milizia 
I» nceisi i coiìgim-ati, sai*eblK' slato senz'altro padi'ono dell'im- 



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^■xT"^' -:''f^' 



ETÀ PKKKOIIANA K ROMANA — 0. SkECK 105 

pero |)er sempre. Alla quale opinione si potrebbe obiettare du- 
bitando che la sijirnoria di un impero cosi grande» come il lo- 
mano potesse» conquistarsi cosi facilmente. Seguendo poi questa 
sua idea il S. nella questione del discoi^so pronunciato da An- 
tonio ai tunerali di Cesare giustamente si attiene al testo di 
Svetonio, il quale dice che il Console pronunciò solo poche 
parole, o quindi respinge come favole e invcMizioni posteriori 
dei conservatori i racconti sul discorso incendiario che Antonio 
avrebbe pronunciato, incitando la folla. 

La l'olla commise in quel giorno dei disordini spemtanea- 
inente che Antonio cercò di reprimere. Perchè dunque, dopo aver 
cominciato come repubblicano, mutò poi di nuovo politica e si 
ripose a capo dei popolari^ Secondo il S. pei- bisogno di d(^- 
naro. Il bisogno lo induce a prender denari nell'erario e ad 
abusare delle carte di Cesare, convalidate dal Senato, falsitì- 
can«lo decreti del morto: questi abusi, che gli alienano i con- 
servatori per un momento favorevoli, lo spingono a passare 
dalKaltro campo, ad atteggiarsi a vendicatore di Cesai'e, a 
iniziare quella politica di intrighi e violenze che» finisce con 
l'asscHlio di Modena e che gli antichi scrittori ci rac(*ontano 
c(jsi confusamente. 

Xon dir(»i che il libi'o de»! S. contribuisca a iischiai*are in ogni 
sua parte questa oscura confusione. Egli non si è soffermalo a 
discutere la spinosissima questione dei governi provinciali già 
deliberati da Cesare; e ammett<» senz'altro che Cesare aveva 
assegnata la Macedonia a Bruto e la Siria a (Cassio, che il Senato 
invece diede la prima ad Antonio e la seconda a Dolabella. A 
me pare invece questa affermazione molto dubbia. Cosi no» 
risultano chiari ne la data, né il contenuto, ne le ragioni della 
lex de provéncìls consukiribuSy della le,r de pevmuiatione. 
provinciarum; appena accennata è la lex jitvkUciar a q^w^^Wh. 
de niaiestate et vi; non si parla invece della lej^ agraria fli 
Lucio Antonio. Se però è dovere di osservai* questo, non no 
muoverà troppo acerbo rimprovero chi sappia che spaventevole 
imbroglio è la legislazicme di Antonio nel 44, e come male la 
raccontano gli antichi scrittori. Acuta invece e originale è Tos- 
servazione che Antonio in questi suoi man(\irgi imitò per quanto 
lK>tè il consolato di Cesare nel '59 a. C; e abile, nel racconto 
delle lotte tra Ant<mio e Ottaviano, l'uso di un passo di Floro, 
a cui poca attenzione era stata data dagli storici: che cioè 
Antonio voleva indurre Ottaviano a rinunciare alla «Medita i\\ 



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Ilio RECENSIONI K NOTE BIBLIOGRAFICHE — O. FKKKKRO 

<lt'j<ar<% perdio, ossondo sialo mosso tra i secondi erodi, no 
(ivit'bh* preso il poslo. 

Xol terzo capitolo, « La guerra di Modena», il S. lacconta 
i-it]\ brevità ma chiaramente l»1ì evonli sino alla disfatta di Aii- 
Itjiiirj sntlo Modena: riconoscendo che la condotta di Giccrono 
in qiK'sla crisi non tu nò stolta nèpa//.a come vuole il Drumaiin. 
[Ila coraggiosa e vigorosa, sebbene sfortunata. N(»l quarto capitolo 
«La vendetta di Osare* si narra la congiunzione di AiiIoiiìd 
e Lo[Mdo, la i-iconciliaziono di Antonio e di Ottaviano, la vil- 
toiia del parlilo popolare, il triumviralo, le proscrizioni, la gnerrn 
di Filiitpi: lulto assai rapidamenle, li-oppo i'apidament<» lbi*s('. 
impecia lineante la gueira di Filippi, o in modo quindi da non 
puìvv cDutenei-o vedute^ nuove. La parte migliore ne è un lini^'o 
rihai lo di Ottaviano, in cui si mette genialmente in luce il 
ctmtrasto c(»si pi-ofondo con Antonio e la si rana cimiplessità 
(U questo spii'ilo che fu, a uìio cr(Mlei-e, una delle fignre più 
siiigfdari della storia universale: meno luminosa, ma per lo 
storico più interessante, perchè meno semplice, che quella di 
<:e:?are. Noterei solo che le qualità morali sono descritlo conio 
Irnppo lisse e immobili, mentre il caratlere di Auguslo silra- 
filoriii/i continuamente e quindi devo essere studialo negli evonli: 
€ che lo qualità intellettuali mi i)aiono per oei'to rispetto esa- 
goiiilo i»or certo rispetto diminuil(\ Io non attribuirei «la 
fraiiquilla sicm-ezza nel trovar la i)ropria via» «la chiai-a iii- 
luizinne delle condizioni reali» a (juc^slo esitante, caido, quasi 
Uiuidfv uomo di Stato che tanh» volle ha mutato e riniutalo 
pnlilica dalle pi-ime violenze demagogiche alle leggi della vec- 
chiaia: e nel tempo stesso non mi so adattare a riconoscerò 
rhe iti confronto di Cesare fosse un uomo quasi mediocre o 
^viwì genialità. Como amminislralore, come diplomatico, come 
luaTieggiatoio di uomini, come ideatore e sperimenlaloro di 
L'ggL Augusto mostrò una tal versatilità, una tale ricchezza 
di ido<\ una tal tenacia e polenza di lavoro, che merita, non 
osi aule i suoi errori, di esser consichu^alo come un uomo di 
genica, non meno di Cesare». 

« La guerra di Perugia » coni iene la storia delle turbolenze 
del 'il, delle lolle tra Lucio Antonio, Fulvia, Ollaviano. A 
queste turbolenze il S. atirìbuisce la dovuta impoi'tanza: ma 
iieinmeiio nel suo libro sono riuscito a capire le (qjorazioni 
mililarì di Agrippa, Salvidieno e Ollaviano da una parte, di 
Lucio Antonio dall'allra sul (inire del *'iL I i-accimli di I)ione 



P 



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l£TA PREROMANA Jfi ROMANA — 0. SKECK 1()7 

Ca.s^5io e di Appiano sono cosi confusi e nnilili, che da essi lìon 
si può ca[>ir nulla di quello che i duo parlili volevano fai-e: e 
io né sono riuscito a inniiaginare una ipotesi che spieghi quella 
campagna, ne l'ha trovala in alcun storico, nemmeno nel Soeck. 
Socondo il S. se Antonio fosse venuto in Italia alla fine del '41 
avesse preso parte alla guerra, avrebbe potulo facilmente 
annullare Ottaviano. Perché non lo foce^ Perché, secondo il 
S. fu trattenuto ad Alessandria dai vezzi di Cleopatra e dal 
desiderio dei divertimenti: ragione adeguata per chi, comò il 
S. ha poca considerazione deirintolligenza di Antonio e lo giu- 
dica come un soldato di ventura, sensuale (» violento, più foi*- 
tiinato che abile: inadeguata invece per chi lo giudica un uomo, 
non ostante i suoi diletti, di potente intelletto e guidato non 
dalle sole passioni. 

«La caduta di Sesto Pom|)eo» è il miglior capitolo. Il S. 
osserva giustamente che, dopo il trattato di Brindisi, la opinione 
pubblica dell'Italia, già da tempo avversa ai triumviri, si fec(» 
risolutamente favorevole a Sesto Pompeo: che la memoria del 
vinto di Parsalo ridiventò popolarissima, anche in una parte 
considerevole dei Cesariani: che la ostinata gueira fatta contro 
Sesto da Ottaviano fu mal giudicata dal pid)blico e che se Sesto 
avesse avuta più energia avrebbe potuto creare grandi imba- 
razzi ai Iriunviri. Kgli giudica inolti-e, e a parer mio con ra- 
gione, che questa po[)olarità ebbe una grande iujportanza e agì 
l)0tenlemente su Ottaviano, inducendolo a mitigare il suo governo 
dispotico, a diminuir le iujpostt», a soddisfare con molteplici 
concessioni la pubblica opinione. Non ne ebbe alcuna su An- 
tonio che occui)ato nelle guerre ccmtro i Parti, si lasciò adescar 
di nuovo da Cleopatra, e la sposò nelPinvei-no del 37ii^G, dan- 
dole una parte delle provincie orientali dell' impero. Da quel 
tempo, avendo sposato Cleopatra senza ripudiare Ottavia, An- 
tonio secondo il S. ostentò in faccia al mondo una poligamia 
orientale, che doveva scandalizzare gli Italiani e che sarebbe 
un'altra prova della sua violenta stupidità. 

Sesto è vinto, le spedizioni di Antonio contro i Parti falli- 
scono, Cleopatra acquista sempre maggior signoria sullo spirito 
(\i lui, lo induce a smembrare l'impero orientale di Roma per 
accrescere i dominii dell'Egitto e dotare i suoi tìgli. La grande» 
crisi avvicina. Accettando le conclusioni del Knmiayer, il S. 
pone la fine del secondo triumvirato al 1" gennaio del '32 
considera come un colpo di Stato l'interveiìto di Ottaviano 



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108 EUCKNSIONI B NOTE BIBLIOGRAFICHK — O. PKBBKBO 

nelle discussioni del Senato al principio del '32; racconta il 
mutamento dell'opinione pubblica che avviene in Italia a mano 
a mano che Antonio affetta nella guerra, più apertamente, 
m<Kli e proposi li ambiziosi di monarca asiatico. La guerra asiatica 
non Tu secondo il S. una lotta tra la rejnibblica e la monarchia; 
ma tra il partito della monarchia ai)erta e palese, senza dissi- 
mulazioni, interamente asiatica, rappresentalo da Antonio, il 
quale» voleva anticipare di tre secoli la monarchia di Diocle- 
ziano e Costantino; e il partito della monarchia dissimulato a 
l'orme costituzionali e repubblicane, rappresentato da Ottaviano. 

Tanta lotta — ci domanderà il lettore — ■ per una semplice 
finzione^ }^on aveva (»ssa un contcMiuto piii solido? 11 S. non 
pare essersi posto questo problema. Gli ultimi due capitoli os\mì\\- 
gono le conseguenze della vittoria di Azio: un riassunto cioè 
dell'opera politica e sociale di Augusto. Il S. riconosce che il 
nome e l'idea di jyrmcéJ/M' è schiettamente latina e repubblicana, 
ma nel giudicare rinli(»ra riforma politica augustea ritorna alla 
teoria tradizionale, secondo la quale il governo di Auguslo tu 
una monarchia nascosta in finzioni repubblicane. 

Il libro non ha citazitmi di fonti, ne note e appendici cri- 
tiche: riferisce le cimclusioni dell'autore nelle questioni contro- 
verse cosi numerose, senza darne le ragioni. Ciò ne schema un 
poco l'interesse per chi studia la storia di questo tempo. E' poi 
arricchito di copiosissime illustrazioni, benissimo scelte e finis- 
simamente stampate, che ne accrescono invece il [»regio jm'i* 
l'amatore e sono di grandi» utile anche allo storico. 

OroLiEi.MO Ferrerò. 



3. ALTO MEDIO EVO (SEC. V-XI). 

CARLO VOKIT, Beìtraffe zur Diplomalih (ter langobardischen 
Far sten con Betiecent, Ca/uia nari SiHemo (Sell 77-1), 
liiaagaral Dlsseri. Oottingen, Kastnei-, 1002, pp. 73, in-'i, 
con 7 tavole. 

W. — Era necessario clu» la canc(»llei'ia d(»i principati lon- 
gobardi venisse una volta studiata. L'A. vi si applicò, col con- 
siglio e colTaiulo di Daolo Kehr, e per prepararsi i materiali 
viaggiò ritalia, facendo ricerche specialmente a Roma, a Mon- 
tecassino, ad Isernia, a Henevenlo, alla SS. Ti'inità della ('ava. 
Trovò molti originali, e si fece padrone del materiale stampalo. 



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ALTO MKDIO RVO — C. VOIGT 109 

Il frutto più sicuro e migliore di quosU studi fu l'elonco dei 
diplomi dei principi di Beiu* vento, di Salerno, di Capua, nonché 
la scelta di tipi di caratteri, ch'egli ci dà nelle tavole in fine 
alla dissertazione. Questi tipi sono disei^nati a mano, e presen- 
tano quindi i consuelì vantaggi e svantaggi di questo sistema 
di riproduzione. 

Farmi ch'egli abhia lagione quando divide, cosi sotto il 
rispello storico, come sotto il riguardo diplomatico, il suo vasto 
inat^M'iale in due parti, che si separano all'anno ^,)00. 11 ducalo 
di Benevento, dopo la morte del duca Sicardo (840) si spezzò, 
poiché se ne distaccò Salerno ; subito dopo, da Salerno si rese 
indipendente Capua. Nel 900 Atenolfo I di Capua uni nuova- 
mente Benevento al suo principato. Dopo la morte di Landolfo l\\ 
si ebbero ancoi-a due linee, Tuna delle quali dominò in Bene- 
vento e l'altra in Capua. La storia di quei territori mutò e si 
arrovigliò variamente nei tempi seguenti. Fra il 1038 e il 1047 
Guaimaro IV di Salerno fu anche principe di Capua. Finalmente 
nel sec. XI il dominio longobardo ebbe termine in Italia; Capua 
si assoggettò ai Normanni nel 10(32, e Salerno fece altrettanto 
nel 1077. La linea dei duchi di Benevento si estinse perciò in 
quest'ultimo anno. 

L'A. cerca di mettere in netto l'organizzazione della 
cancelleria, e di chiarire i caratteri estiM'ni ed interni d(ù do- 
cumenti, illustrandone anche i sigilli. Non sempre riesce a 
risultati completi, o almeno non mi pare che sempre risulti 
chiara la sua esposizione. Qualche cosa di più si potrebbe desi- 
derare rispetto ad un bellisjsimo problema ch'egli si pone, inve- 
stigando quale sia stato Tinflusso imperiale germanico, e quale 
l'influsso imperiale bizantino nella diplomatica beneventana. 
Quest'ultimo è caratterizzato dall'uso dell'inchiostro rosso; e 
il primo, dall'impiego delle lettere allungate (p. 20). Forse 
non si può dire di più: ma a tutta prima sembra che ogni 
«iesiderio non sia con ciò pienamente soddisfatto. Ad ogni modo, 
il mat(M'iale raccolto, e la stessa maniera con cui è presentato 
al lettore, sono pregi notevoli della presente dissertazione. 

Istruttiva è anche l'appendice (p. 493), in cui si studiano 
lo falsificazioni che si incontrano nei documenti inserti nella 
parte VI del Cluvniciiìn BenerenUinuììi rnonasieriì Sancfae 
SophUv, nell'edizione dell'Ughelli (t. Vili della prima edizione, 
X della seconda, curata dal Coleti). (ìià qualcosa si conosceva 
in i>roposito, ma ora l'A. c'insegna che, come parecchi docu- 



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ITO RECENSIONI K NOTB BIBLIOGBAFICHK — C. ClPOLLil 

melili sono inlorpolatì, cosi se no hanno 37 assolulaniento falsi. 
Tanto risulta dal conlronlo fra redizioiie o il codice Vati(*ano 
49:V.), conf^^iunto ad un osarne approfondito dai documenti dolì- 
cionli in quest'ultimo. 

L'A. dA conto anche del nis. Valicano 895(), dol tempo di 
Pio VI, nel quale già si trattava di questa differenza. 

A spiegare lo strano fatto, altri aveva supposto che TUghelli 
si fosse triovato del nis. ora esistente nella bihlioteca del R. Liceo 
di Benevento, in cui pure si contengono questo malaugurate 
aggiunto. Tale ms. è del seo. XVIT. Questa ipotosi fu fatta dal 
♦Sickel, nel libro che l'A. cita cosi: M, G. Urli ti, deutschm 
Kortige ti. Kaiser (I, p. (UO). Voleva accennare ai Di}f!om. 
ref/ian et imi), Germanìae, Ma. il Voi gt nega tutto ciò, perchè 
sul ms. beneventano trovò notalo: prhnum fu lucern edllum 
dairUghelli. A lui pare adunque che il ms. beneventano sia 
posteriore all'edizione doH'Ugholli e da- questa dipejida. Ma 
l)errhè rargomeiilazioiie corra, bisogna spiegare di qual mano 
è tale annotazione; senza di ciò, la prova manca. 

L'A. ricorre ad un'altra ipolesi, l'esistenza al tempo del- 
rUghelli di altro ms. che egli prese por originalo, dacché in 
capo alla sua (^dizione scrisse: origimtle habetitr inhibliothecd 
Vaticana. L'ipotesi, com'è destituita d'ogni base effettiva, cosi 
è i)or se stossa poco probabile. l*armi meglio accettabile quella 
che propose il Colei i (presso Ugholli, woiV Indiculus Anecdoto- 
rum) quando disse essere il testo foede corruptiun ex descrij/- 
toris iììsdtia. Più che di iguoranza, si tratterà naturalmente 
di mala fedo, da parte di qualcuno, che avrà avuto interesse ad 
ingannare rUgholli,.il quale, sotto il pondo di si gravi lavori, 
doVello tante volle ailìdarsi alla mano altrui. Ben si sacome. 
portale motivo, lo edizioni procurate dall'UghoUi non sempre 
siano riuscite i)orfetto. 

Quest'opuscolo potrà avere i suoi difetti. Ma, uscito, dalla 
scuola di Paolo Kohr, esso lascia trasparire lo spirito informa- 
tore di un valoroso Maestro. Carlo Cipolla. 



KARL NEUMEYER, Die (femeinrechtliche Kntirickelang f/t».v 
in terna iionalen Privat-ìmd Strafrecìits lìisBartolus. Ersles 
Stiick: Die Geltung der Starmnesìechte in Italleii. Miìnchen 
1001. J. Schwoitzer Vorlag (Arthur Sollior). Pag. vi 1-313. 
(»7. — Tutti coloro che s'erano liu qui occupati dei prin- 
cipi formulati dalla dottrina italiana, nella seconda metà del 



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-^WiflAjfit 



ALTO MEDIO KYO — K. NKUMEYKU l7l 

medioevo, circa la coìlish stdtntornm, o sia dei priiicipii re- 
golanti i rapi)orli iiitornaziniiali privali e penali, non aveano 
d'ordinario trascuralo di notai*e, che essi avevano avulo un 
precedente in (pieirli altri pi'incìpiì, che nella prima metà dol 
medioevo erano stali escogitali per l'applicazione dei diiilti 
personali vigenti nella monarchia franca. Però, se taluni si erano 
spinti fino ad affermare che qu(^sle norme avean cosliluito il 
dirilto internazionale i)rivato e penale dell'epoca (ranca, nes- 
suno s'cM-a messo di proix)sito a ricercare, se e (piale rap[)orlo 
fosse di fatto esistilo fra hi coì/fsio , sfa fa fortfm e il sìsliuna dei 
diritli personali. Kd e appunto la ricerca delle relazioni inler- 
cedenli fra i duo sistemi rarg(unento degli studii del N., il 
quale si propone di dimoslrare, che la maggior parie delle dot- 
trine enunciale su questo soggetto negli scrini di Mariolo e in 
quelli degli altri giurisli bolognesi non furono già da essi ri- 
trovale, ma vennero al Unte nelle opere d(ù Lombardisti, i quali 
le avevano escogitate iK'r Tapplicazione dei dirilli perscmali. I 
Romanisti bolognesi furono specialmente in questo campo di- 
scepoli dei Lombardisti di Pavia; e la glossa di Carlo di Tocco, 
che già parve in queste materie poco esplorala al (Papasso (nella 
introduz. al mio Ltvitto rom. ìieììe leggi norm(mne,\^.w\\), 
ha offerto alPA. abbondanti materiali ikt le sue ricerche. Le quali, 
condotte* come sono con larghissima e sicura conoscenza delle 
tonti e ispirate da lodevoli criterii storici e giuridici, hi sono 
sul)ito guadagnata un'importanza davvei-o fondamentale non solo 
pei* Pai-gomento, al quale immediatamente si riferiscono, ma 
anche, — non esito a dirlo, — per ogni trattazione di storia 
giuridica medievale in Italia. 

Per quel ch(» riguarda l'argonu^nlo diretto del suo studio, 
l'A. si i)ropone di esaminare la questione da due lati: di ri- 
ciMcare cioè anzitiUlo, se e quale connessione sia esistita fra 
il sistema dei diritti personali e quello della coUislo statutoruni, 
e indi di mettere a confronto i principii escogitati per risolvere 
i conflitti cosi dal inimo come dal sec(mdo sistema. Fattala di- 
mostrazione che i due sistemi furono in molti [)unti connessi 
tra loro, ne dovrà necessariameide derivare la connessione e 
la somiglianza delle regole fondamentali del secondo con quelle 
del primo. La parte però dell'opera sopra enunciata contiene 
soltanto la prima ricerca relativa ai rai)porti interceduti fra i 
due sistiMui: e tale ricerca vi è fatta separatamente per l'Italia 
settentrionale e centrale e per l'Italia meridionale, che, com'è 



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172 RECENSIONI E NOTI BIBLIOOKAFU'HK — F. BKANDILEONB 

ben nolo, ebbo una storia tutta sua speciale diversa da quella 
(l(»l resto della penisola. E siccome per le ij:iuste oss(»rvazioni 
l'alte dall'A., il sistema dei diritti personali non fu già, come 
da molti si ritiene, il solo ed esclusivo regolamento della vila 
f^iuridica italiana nel primo medioevo, [)Oichè esso molto sik^sso 
s'inlrec<'iò nello sU^sso tempo e negli stessi luoghi col principio 
della territorialità del diritto; cosi all'esame del vigore dei di- 
ritti personali nelle due parti <ritalia l'A. ha premesso quello 
sul vigore del diritto territoriale; il quale ebbe nell'alto me- 
dioevo quella stessa sfora di etllcacia, che poi fu propria 
degli statuti delle citlà italiane, sui quali vennero costruite le 
dottrine della colllsio statuiorum. E, come conclusione di 
([uesta duplice ricerca, egli mette in rilievo, separatamente per 
l'Italia settentrionale e media e {xu' il Mezzogiorno, i rapporti 
e le connessioni fra il sistema dei diritti personali e quello della 
cofUsio sfafu forum (pagg. 109-177 e pagg. :W3-8i;i)- 

Ora, su queste conclusioni, che costituiscono il risultalo 
utile relativo airai'gomento preso a trattare dal N., sarà op- 
portuno di dill'erire ogni giudizio a quando, pubblicatasi la con- 
tinuazione delTopera, potremo essere in grado di comprendere 
tutta la portata di simili risultali, i quali dovranno avere il 
loro necessario complemento nella dimost inazione della paren- 
tela o illiazi(me esistente fra le soluzioni romanistiche e longo- 
bardistiche dei conliitti. Il modo ampio p(»rò con cui, in questa 
parte dell'opei^a, è stata trattala la questione della personalità 
e della territorialità del diritto, attribuisce, come abbiamo già 
detto, ad essa un'importanza tutta sua propria, che si riferisce 
ad un lungo e fondamentale periodo della storia giuridica ita- 
liana. Sicché, sotto questo punto di vista, i risultati ottenuli 
dall'A. nelle sue pazienti e dotte ricerche poss<mo fin da ora 
essere oggetto di discussione. 

E se, per quanto anzi tutto si riferisce airitalia sett^Mi- 
trionale e (^entrale, l'esposizione del N. si differenzia da quelle 
che se n'eran fatte sinora, e su di ess(» si avvantaggia e \)er 
la pnH'isione, con cui i diversi fattori della vita giuridica ita- 
liana sono tenuti distinti fra loro e singolarmente studiali, e 
j)er la grande ricch(^zza di materiali editi ed inediti messi a pro- 
fìtto; non parmi che essa, nei suoi particolari non solo, ma 
anche in qualche punto di capitale importanza, possa andar 
esente da parecchie e gravi obbiezioni. Ed eccone qualcheduna 
dell'una e dell'altra specie. 



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ALTO MBDlO KVO — K. NEUMKYKK 17:1 

In varii luoghi ([>. 27 sg., 54, 107 sg.. 17:$ e 17'i, nota :M 
l'anloro ricorda un lodo genovese dol 11:^0, nel quale si [)ai*la 
di donne marifate a (Genova «socumduni usum et consuolu- 
diaeni huius terre, i, e. ad antifacluni et tortiani», che sono 
<ontrapposte a quelle maritate 4csocunKhun legem »: e costante- 
mente egli intende sotto la parola lex il diritto longobardo, 
e sotto le altre di usus et con,suetiufo terre il diritto romano, 
e parla perlìno di quarki (— niorgengabe) usata a Genova dai 
Longobardi (p. 107 sg.) Ora né l'Autore riferisce esem[ii geno- 
vesi della quarta, ne io ne conosco; mentre d'altra parte, 
come ho altrove dimostrato (Arch. giur. lxvii, 230 e 2(50 sg), 
vi sono buone ragioni i)er ritenere, che riisiis et consitetudo 
terre, riferendosi alPunione della tertia QoWanti factum, ac- 
cenni alPaggiunla consuetudinaria fatta alTistiluto romano, e 
la lex, riferendosi al solo aììtf factum, non indichi altro che il 
diritto romano. Kd oltre di ciò si deve anche tener conto di 
ciò che si legge nelle Consuetudini genov(^si: « Femina longo- 
banla vendebat et donahat res suas cui volebat sine inlerroga- 
tione> etc. 

H l'aver rift^rito al diritto longobardo non pochi luoghi di 
documenti, che [larlano semplicemente di /r,/', non solo ha avuto 
come conseguenza l'errata intei'pretazione dei documenti stessi, 
ma ha fatto anche, che, nel valutare l'importanza del diritto ro- 
mano cernie diritto personale durante Tallo medioevo, Ta. abbia 
assegnato ad esso una parte, che \um seujbi'a ris[iondente alla 
realtà (p. 135 segg.) K i)oichè, come l'autore stesso riconosce, il 
maggiore interesse, per la storia dei diritti personali in Italia, 
i<ì concentra nel contrasto fra il diritto romano ed il longobardo: 
cosi è evidente a quali conseguenze debba aver menato il non 
riccmoscere, quanta parte della vita giuridica dell'antica popo- 
lazione italiana continuò ad essere regolata col diritto romano 
nella prima metà del medioevo. K vero, che anche il compianto 
(ìiulio Ficker credette di aver dimostrato che, nell'Italia lon- 
gobarda, il vivere a legge romana fino al sec. XI avesse avuto 
una importanza molto ristretta e si fosse soltanto l'iferilo a 
poche singolarità, i>oichè, in quanto a tutto il resto, imperava 
da solo il diritto. longobardo; ma in sitTatlo argouK^nlo sembra 
che non potremo p(M*metlerci nessuna atlermazione di carattei-e 
generale, se in'ima non avremo i*ifcìllo la sloria dei singoli isti- 
tuti giuridici, e in ispecie di quelli di diritto privato, C(m me- 
todi diversi da quelli (inora seguiti, i (piali assai spesso, lascian- 



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idb^^ 



17 i RECENSIONI £ NOTE BlBLiOGHAFlCHK — F. BKANUlLKONlC 

dosi sedurre dalle apparenze, hanno vislo Tunilà lerriloriale 
lonii'obaìda anche là, dove pur ei-ano evidenti le tracce di un 
(iuah'snio personale lonirobardo e romano. 

Ed anche il quadro l'alio dalTA. delle vicende sulnle nell'l- 
. talia meridionale dai due principi! della teri-itoi-ialilà e della 
personalità del dirilto si dislingue, come (piello relativo all'I- 
talia settentrionale e media, da quanto era slato scritto finora» 
e per la completezza della trattazione, e per il modo precisa 
di concepire eri esporre \o origini e rellicacia successiva def 
due principia La distinzione di terre longobarde e terre ro- 
mane, la grande prevalenza esercitata nel Mezzogiorno dal di- 
ritto longobardo lino al secolo X, e la scarsa conoscenza che 
allora vi si ebbe delle tonti giustinianee, sono fatti, che le ri- 
cerche del N. hanno di^linitivamente messo fuori di ogni con- 
testazione e, per parte mia, credo debbano d'ora innanzi esscMe 
ritenuti come risultati acquisiti. Un pi-imo [)unto però, nel qu<ile 
io non consento ccm lui, riguarda la scarsa importanza che egli 
attribuisce alle tonti bizantine specialmente nei Ducati della 
costa occidentale, in bas(» alla considerazione che, se la lingua 
di Napoli e di Amalfi era la latina, dovraimo anche essere stalo 
latine le fonti giuridiche colà adojìerate. Perciò i ricordi della 
lex romcnui nei documenti di quei paesi non possono che ri- 
ferirsi alle compilazioni giustinianee. Ma, sc^ è vero che la lingua 
comune nei Ducati era la latina, è vero anche, che non pochi 
indizii e tracce dell'uso del greco ci sono rimasti specialmente 
per Napoli. E poi, o perchè non avrebbero potuto esservi tra- 
duzioni latine dei manuali bizantini, chi» sarebbero cosi diven- 
tati accc^ssibili ad un maggior numero di persone^ Non sappiamo 
forse che alla cosi detta Lecito Icoam del ('od. Vallicelliano, sco- 
perta dal Gonrat, fu preposta come titolo la traduzione latina- 
dell'intestazione delPEcloga isaurica, come per primo osservò 
lo Scialoja^ (Cfr. Bullet. deirist. di dir. nmi. I, 258; e vedi 
anch(^ Patella, ibid. Ili, :^0'« sg. e XII, p. XLI sgg.) Ed è possibile 
amnu^tere che chi pel primo aveva fatto quella lraduzi(me si 
fosse limitato a tradurre la sola intestazione^ CA\\ sa mai quali 
altre sorprese^ ci preparano le i-icerche in un simile campo.' 

Ma, olti'e di ciò, non mi pare nennneno che possa accet- 
tarsi il troppo rigido valore territoriale attribuito dairA. cosi 
al diritto hmgobardo come al diritto romano nei loro rispettivi 
territorii tino al secolo X inoltrato. Egli stesso riconosce che 
parecchi istituti longobardi, come ad es. la quarta, erano già 



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ALTO MEDIO EVO — K. NKUMBYKR 175 

in ({ueiropoca penetrati nello lene bizantino. Ma donde mai si 
[luò desumere, che vi avessei'o g-ià valore territoriale, o, per 
lo mono, che vi avessoi'o subito avuto un simile valore fin da 
quando erano stali colà incominciati ad usare la prima volta? 
Ciò sarebbe potuto soltanto avvenire, se quei tali istituti lon- 
jrobardi fossero stali introdotti nello contrade bizantino, da un 
momento all'altro, in forza di un atto legislativo, che li avesse 
resi obbligatorii poi* tutti gli abitanti del paes(^ Ma siccome ad 
uu tal modo d'introduzicme non c'è neanche da pensare, ne ad 
(\L:ni modo ne rimangono tracce, cosi resta come unica suppo- 
sizione vorosimilo il pensare che l'uso, por os., della quarta 
a Napoli sia stato da prima ristretto ad abitanti delle vicino 
torre longobarde recatisi colà ad abitare, e poi a mano a mano 
siasi esteso a tulli gl'indigeni. E, viceversa, quando, p. es. ve- 
diamo rislilulo romano della dolo praticato indistintamente da 
lui te lo persone delle torre longobarde, o come si può negare 
che, in un primo periodo dopo l'occupazione longobarda, quol- 
l'istiluto abbia avuto colà un'esistenza personale? Nò io credo che, 
anche in un'epoca posteriore, tutti i [)i'incipii giuridici longobardi 
siano slati per modo accetlali dagli antichi abitatori romani 
(ielle terre longobarde, da togliei'o a costoro qualsiasi possibi- 
iilà di conservare nei rapporti fra loro taluni prinoipii e pra- 
tiche di diritto romano. 11 [jrincipio della personalità del diritto 
In il portato di lutto l'insieme delle condizioni sociali e politiche 
(lol primo medioevo, e penetrò inavvertitamente da per tutto. 
Quando noi 03S, negli accoi-di cimclusi fra Benevento e Napoli, 
si promise di giudicare lo controversie fra le parli dei du(» 
paesi secuìidam legeni lìoìtianoram aut J.atìgobardorum; e 
quando, dal IKX) in poi, noi documenti salernitani relativi a por- 
i'une della vicina Amalfi si introdusse la dichiarazione iiwta 
legem et consiietudìnein nostvam liouiaìiovuni; non si fece, 
come ritiene l'A,. per le prime volte nel Mezzogiorno l'appli- 
cazione del sistema della pei-sonalità, ma bensì si riconobbe una 
condizione di coso anteriore. Del resto, pei'chè mai nel Ducalo 
beneventano il cap. 1)1 di Liulp. avrebbe dovuto iìw dal prin- 
cipio restaro senza applicazione? E, in fine, io credo che noi 
Mezzogiorno, prima dell'intluenza esercitatavi dai Limgobardisti 
settentrionali, bisogna distinguerbono fra gli stranieri, (jyar(jaììgiy 
e quelli fra gli antichi abitatori del luogo che non appartene- 
vano alla schiatta dominante ; la quale distinzione dove oss(M*e 
esistila anche nell'Italia setlentricmale <^ conti-ale prima della 



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tììì RECKNSIONI n NOTK BÌBLIOGRAFICHB — F. BRANPILKONK 

i*rìur|ui?la Irancn. K so qiiosla ìecv si cho ^Vi apparleneiiti ai 
varii popoli deiriiniKTo non polossero più, entro ì conlini di 
qiM*slo, essere riiruardati come stranieri, ciò non jìotè avveniiv 
nel Mezzo<^iorno se non assai piìi tiìrdi (» in modo indiretto. 
Delie tonti i Romani delle terre ionprobarde non avranno avula 
alrnna notizia, o Tavranno avnta sbagliala: ogni in^sso fra ta- 
liint* pratiche della loro vita ^'in ridica e i principii che le ave- 
vaiin ispirate avrà anche pointo scomparire: ma da ciò ad am- 
mollen^ che essi fossero anche in tutto e per tutto diventali 
LnjiLrohardi, e persino nelle terre di Pujjrlia {vù\ p. ISl se<:.) 
che, do[)o una non lunga signoria longobarda, ritornarono sotto 
if dominio bizantino, l'osse del tutto sparita la prati(*a di qual- 
^itm istituzione romana, ci corre molto: e non pare in o<rni 
modi» che TA. sia riuscilo a dimostrarlo. 

F. Hrandii.konk. 



4. 15ASS0 MEDIO EVO (SEC. XI-XV). 

^i.VHKlKLK (UiASSO. .S. Offoue Fraìtoipane nefla storia e 

nella legfjenfld. Ariano, Stab. tip. Appulo-lrpino, 11K)1. 

lis. — Sotto la torma elegante e sj)igliata di una ciml'erenza. 
Il chiaro A. che con molto alletto per il natio luogo va illu- 
fslr^inrto mano mano la storia della patria sua, tii alcune ri- 
cert'lie intorno a S. Ottone Frangipane, vissuto nel secolo do- 
rininsecondo, e discendente da una famiglia di Roma molto 
nnli<*a ma violenta e prepotente, come comportava l'indole dei 
lenjpi: tanto da ridurre a propria fortezza il Colosseo, e a do- 
ininHre lino all'arco di Tito e alla tori-e (]artularia sul colle 
l'alai ino. 

Dichiarata evidentemenle falsa una volula autobiogralia del 
Santo trovala in ima chiesetta rustica di Ariano, modellala 
in loinpi di molto posteriori su alcune cronache locali coll'a*;- 
gìiiiila di troppe falsità: dopo di aver discusso in poche righe 
il giusto valore sloiic» di alli-e biogralie modei*ne e antiche 
cnnii -menti S. Ott(me, conchiude che, per ora almeno, restano 
seiiijire, come i»iìi auloi'evoli, le conclusioni dei Padri Hollaii- 
disli e ruilizio che ne celebra la Chiesa. 

Tutti [>erò concorda no nel dire che il Santo, fattopi'igicmieroin 
lina ilelle tante guerriglie con)battute Ira le nobili famiglie ro- 
iiKUH' e la cittadinanza di Tusculo, liberato per opera mira- 
(■oloMi di S. Leonardo, andò (»suie da Roma, e lini eremita in 



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BASSO MEDIO EVO — O. GRASSO 177 

Ariano. Qui discute a lungo intorno agli anni (Idia nascila e della 
morte del suo Santo; dice di molti Ottoni die sarebbero vissuti nelle 
duo metà del secolo decimosecondo, ed identificando il suo con 
quell'Ottone assai miracoloso ricordato nella ci'onaca di S. (ìer- 
iiiano, ricostruisce convenientemente i Tatti, conchiudendo che 
Ottone Frangipane, usurpatore dei beni del monastero di San 
(Gregorio intorno al 1130, combattè nella Marsica, |)i-esso Ta- 
gliacozzo; e rimasto prigioniero nelle guerre Tusculane poste- 
riori al 1145, dopo varie vicende mori eremita in Ariano o 
fu venerato come Santo. 

Ariano, quando vi dimorò Ottone Frangipane, era forse la 
più forte delle città del mezzogiorno dell'Italia sotto il dominio 
dei Normanni, i quali tra i sentimenti bellicosi e i desìderii di 
conquista, ebbero sempre vivo e profondo il rispetto e l'incre- 
mento della religione: Ottone, stanco delle lotte e scampato da 
lina dura prigionia, vi trovò sicuro asilo, e vi esercitò una benefica 
missione. Santificato dopo la morte i)er unanime consenso dei 
cittadini da lui beneficati, divenne il i^rotettore di Ariano, so- 
stituendosi a S. Liberatore, che era considerato il primo Santo 
della Chiesa arianese: e il cullo crebbe senq>re, specialmente 
dopo il trafugamento delle ossa a Benevento, i)er avere le quali 
ijìsisletlero mollo gli Arianesì fino alla seconda metà del secolo 
<lecimo quinto, e i>er esse lo stesso re Alfonso d'Aragona scrisse 
la nota lettera al cardinale Antonino di S. Crysogono il 12 maggio 
ì\d'2, Nepi»uro S. Elziario conte di Ariano, morto nel 1323, che 
arricchì la chiesa arianese (li un altro santo durante il dominio 
degli Angioini, valse ad esercitare una valevole concorrenza alla 
popolarità di S. Ottone, il quale ricordò sempre nella storia del 
.suo popolo il fiorente periodo dei Normanni e i tempi nei quali 
{^li Arianesi coi loro conti dominarono su tulio il terrilorio be- 
neventano. 

K qu'esla preferenza voluta dal popolo per il suo Santo 
prediletto fece si che in Ariano ogni avvenimento storico im- 
portante fosse congiunto necessariamente al nome veneralo di 
S. Ottone Frangi[»ane, intorno al quale si crearono cui'iosissime 
leggende. 

Tutte queste, di cui ah'une sono assai graziose e non ri- 
prodotte per altri santi, sono passate in rassegna dall'A., il 
quale con molta erudizione e con acume critico assai fine cerca 
di trovare in ciascuna leggenda il giusto fondamento della ve- 
rità che l'ha ispirata. (tiovanxi (ìrKRRiKUi. 

Rivista storica itaìiaiia, :<a s., n, -2. 12 



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178 



RECESSIONI E NOTK BIBLICORAFICHE — C. CIPOLLA 



KAKL ANDUKAS KKIIR, Die Urhunden ciev Nonnannisch- 

SkùlLschen Konige, eine dlplomatisclie Untersuchang. Iiins- 

hruck, Wagner, lVK)*i, pp. xiv-512, con una carta geografira. 

TiU, — Lungamente attesa, vede ora la luco la importante 
inonngratìa che C. A. Kehr dedica ad un argomento, il quale 
interesisa assai più la storia nostra, che non la storia tedesca. 
CMitie IW. stosso l'icorda nella profazlono, n(»gli ultimi anni si 
avevano avuti alcuni lavori intorno a questo argomento. Ma 
un libi^o che si estendesse a tutto il materiale edito e inedito 
iirm sì aveva peranco. 

I/A. nel primo capit(do ci dà notizia dei libri a stampa, e 
snpi Rilutto degli archivi e delle biblioteche, dove egli trovò il 
mah riale interessante per il suo scopo. ÌSaturalniente il più ed 
il iiìOL^Iio conservasi nella Sicilia <^ nolTItalia meridionale. Ma 
iiMii ò scarso neanche ([uello di Roma e di Venezia. 

W periodo al quale si estendono le ricerche del Kehr va 
dal Il:t8 al 1108, cioè da Ruggero II sino alla morte di Co- 
^hlIì/.n, moglie di Enrici» VI. 

Non posso naturalmente seguire il Kehr nelle sue miuu- 
/jr»^e indagini. M'appago di dire ch'esse manifestamente sono 
il rìullo di studi coscienziosi. 

Principia dal ricostruire la cancelleria, dando i nomi dei 
camellieri, degli odiciali subalterni, dei notai. Mi piacque il 
vrdoj'e com'egii ci offra anche uno schizzo biografico dei prin- 
ripali fra questi personaggi, considerati in quanto la loro atti- 
vità politica o militare sia in rappoi-to colTincarico tenuto nella 
eaim lleria. I re normanni i)ossedevano un archivio, ma non 
li;nv che de' loro diplonii tenessero j-ogistri. 

ì\ KeliJ" giunse a conoscere 40(1 diplomi, de' quali 112 sono 
ciit^niienle in originale; di W l'originalità è dubbiosa (p. 43). 
K i]u jieccato ch'egli non abbia dato il catalogo, sia pure in 
foniiJi sommaria, di questi diplomi. Non è gran tempo che in 
qucsla stessa Rivista ho parlato dello studio del dot t. li. S(iiia- 
parelli sulla diplomatica di Herengario I. Allora notai che ess(v 
si chÌLideii'a col catalogo dei 15f) diplomi che di quel monarca 
ci s(Ki() pervenuti. Sia pure a costo d'ingrossare d'alquanto la 
nu\\o dell'opera, sarebbe stato buona cosa che un somigliante 
inveii lario si fosso accompagnato immediatamente all'opera di 
cui parliamo. L'utilità di ([uesla ne sarebbe riuscita di molto 
magij:iore; e i riscontri sarebbero stati d'assai facilitati. È a 
sperare che sillatlo calaloiro non si faccia molto aspettai-e. Nos- 



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BASSO MEDIO B\0 — K. A. EEHR 170 

Simo meglio del Kohr può eseguire tale lavoro, che (l(»ve riu- 
scire di grande giovamento por la nostra storia. Il lavoro del 
liehrinjx (1887), specialmente dopo le indagini dol Kehi-, puc> 
considerarsi conio invecchiato. 

Passa quindi il Kehr all'esame dei caratteri dei diplomi, 
discorrendo anzitutto dei loro caratteri estrinsooi. Parla della ma- 
teria, delle dimensioni, della scrittura. Palese è Tinflusso della 
cancelleria papale, tanto che i re normanni accettarono perfino 
la «Rota». Ben rara è la sottoscrizione autografa del nnmarca. 
Ciò si verifica soltanto per Ruggero II. Il Bresslau credeva che 
la cosa stesso molto diversamente, ma s'ingannava. Nuove cose 
il Kohr raccolse anche sui sigilli, ancorché sulla sfragistici 
normanna si possedesse sino dal 1882 un buon lavoro di EngeL 

Venendo poi a dire delle caratteristiche interne, egli discorre 
dolio vario specie dei documenti che uscivano dalla cancelleria 
Normanna, o che in qualche modo possono figurare qualiatti ve^i. 
La lettera, la costituzione, la platea (rotolo coi nomi dei pos- 
sessi di ima chiesa), non sono importanti per la diplomatica, 
in quella stessa misura come lo sono per la storia. Presso a 
poco ciò puossi ripeteiH^ anche per i patti e per i privilegi. 
Alla diplomatica appartengono invece interamente i diplomi ed 
i mandati. Di questi atti discorre diffusamente, dimostrando 
come erano composti. Rari sono in arabo; maggiore è il numero 
di quelli in greco; la maggior parte è in latino. Esi>one il Kohr 
i risultati ai quali giunse sul formulario delle singole parli di 
tali documenti. Alla storia interessa sopratutlo quello ch'egli ci 
dice intorno loroalla datazi(mo. 

Naturalmente il Kehr non può venire a minuto conclusioni 
sopra ciascuno dei diplomi normanni a noi perv(»nuti. Egli è 
costretto a studiare il materiale da un punto di vista più g(»- 
norale. E quindi rimane pur sempre qualche desiderio inappagato. 

L'ultima parte del volume tratta delle falsificazioni. Nume- 
rosi assai sono i documenti falsi, che dal Kehr vengono rag- 
gruppati , quasi sempre, a seconda della istituzione o della 
famiglia in cui favore vennero compilati. Egli ritorna quindi a 
discorrere del gruppo di diplomi per S.* Maiia di Giosafat, di 
cui egli aveva discorso altra volta. La sua prima i)ubblicaziono 
ora stata ricordata c<m lode in questa Rin'sfa (XVIII, H79). Le 
pagine che ora egli dedica allo slesso ai'g(»mento sono sfron- 
diate da molte particolarità scii^ntifìcho, che soltanto riuscivano 
opportune in un lavoi-o di carattere monografico. Si l(*gg<Mio 



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ÌK() BKCKNSIOSI K HOTE BIULIOORAFICHE — C. CIPOLLA 

4| nitidi con inajj:<ri<>ro ]a<'ililà. Il Kehi* Irova cho qiieslo ^^rupiK) 
di Telisi (liplfnni l* rnjH'ia di im luoiuicc» iiiessiiiose, del cadere 
iìrì s<H\ X[IK il qunlr ralsidcò anche altri documenli, compreso 
alcuni' Indie ]>;i|iali. 

Si lianiju anche vari diplomi fali^i, in favore di alcuno fa- 
iiiiglie, coni]H'csii qnolla dei Loflredo. II Kelir (Ksserva che il 
d(*sider'io di l'avorirr hi le lamiglia non rimase esfi-aneo neanclie 
allri ralsilicaziniie dei bhirmdl di Matteo Spinelli. 

IiJiI>orlanle assai e Tappendice, nella quale da originali o 
da e<»pie si pithlilirajio molli diplomi inediti. Sono oo atti, ma 
siccome ìli alcuni si Irovano inscurii allri documenti, cosi il 
nuinern loinlo iW tpiesli è di 02. Vanno dal 1(X»7 al 1240. Inlatli 
\\ Kelir accolse nella sua raccolta anche cinque diplomi di Fe- 
lli rico 11 (lllii^-l^'Hi). perchè si rilerisccmo a diplomi normanni. 

H Kihr \ i>ilò la Sicilia nella pi-imavera del 1808, insieme 
col ricordalo dnlL S^liiaparelli, che gli agevolò le indagini, e 
da cui ehlie anche la trascrizione di qualcuno fra i documenti 
da Ini pubblicati. 

L'opera è dedicala alla memoria del compiaido prof. Paolo 
Schelier-noiclKtrsl. la cui morte immatura lasciò tronca la tante 
4lesiderala riliisioiie \\\À regesli dello Slumpf. Questo ricordo 
geni ile serba fi» ali "il lustre maestro fa onore al giovane autore. 

Il doli. Keìir autore di questa monografìa è fratello niinore 
del prof. Paolo Kèhr, i cui studi sulle antiche bolle papali sono 
<u'iuai couiutieinente conosciuti e ammii-ati (f. Ratti in Ardì. 
Sfffr. fohiff. XXIX, 2. 401 ^gi^.). (Iaklo Cipolla. 



IL SCllMKlIiKU, ìh't' ììK.r itnd das Comune Venetiaì'um von 

llìi'fl^iHL HerliiL Kbering, p[). IJ5. 

7t». —- J/AuIrTc [ii'onde le mosse da una conclusione del 
Jx'uel, setondn il fjuale si può fissare verso il 1141 l'esistenza 
ilei Sftpieìffe\\ Savi, che insieme costituivano il Consiglio del 
doge. Crede VX, che questa conclusione sia da coordinarsi alla 
inanileslaziojie del Cutiame, Nei documenti di politica esterna, 
non meno che in ([uidli i quali si riferiscono invece alla ainmini- 
stra^Jnne interna dello Stato, troviamo di qui in poi menzionalo, 
<iuale ente priutipale, il Connine Venefiaìtwi. Esso si sosti- 
iiiisce airantico l>ogado. Il Doge, che, secondo il sistema bizan- 
linn, goileva di lai'ga anlorità, dovette a poco a poco privarsene, 
lasciando lilieni il caiapo al progresso della nuova a.ssiK'iazionc, 
al Cunuiiie. 



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BASSO MKDIO ETO — B. SCHUElDKB ÌSl 

I/A. svolge questo suo pcMisiero applicandolo alla partizione 
doirautoi'ità Ira il Dop:e e il Comune (1141-1192), airamniini- 
strazione intorna dello Stalo, all' uso del potere esecutivo, 
alle cose jriudiziarie, al commercio, alla elezione dei magistrati, 
alla politica esterna. Nel 1192 il doge non è più da rassomi- 
gliarsi airantico magistrato di questo nome. Poggio per esso 
le cose andarono negli anni seguenti, sicché basta confrontare 
la promissione dogale di Enrico Dandolo (1192) con quella di 
Jacopo Tiepolo, per comprendere come il doge aveva perduto 
per gran parte i suoi antichi diritti, cosi come era stato eso- 
nerato anche dairadompimonto dei suoi originari ottici. 

Questa è in riassunto la dissertazicme di Schmoidor. Per aflfcn- 
niarecli'essa raggiunse il suo scopo, bisognerebbe essere intera- 
monle d'accordo con lui rispetto alTautorità primitiva del doge. 
È questo un punto assai oscuro nella storia di Venezia, poiché 
in l'ondo osso comprende in se la soluzione di tutti 1 principali 
quesiti riguardanti la sua stoi'ia costituzionale. La stessa ori- 
gine delParistocrazia si connette a tale argomento. Si può 
anmioltere che il giudizio dolio Schm. sia seducente, ma forse 
era opportuno dai'gli un qualche sviluppo. E egualmente si può 
desiderare di veder meglio lumeggiato il concotto doll'unità 
originaria del Dogado. 

(iuardata l'autorità del doge sotto questo punto di vista e 
considerando poi i ragicmamenti dello Schmeider , viene il 
dubbio che la sua tosi si riduca a poco più che ad una questione 
di parole, poiché in fine sombra trattarsi soltanto di vedere 
l'impiego del vocabolo Comune, Questo tuttavia esattamente 
non è vero, poiché la parola Coìniuie non é una di quelle che 
nella storia sia stata adoperata per capriccio. Essa ha un 
significato imj)ortante. Oltre a ciò, se badiamo allo Schmeider, 
la costituzione del Comune accenna ad una disgiunzione di Ve- 
nezia città dall'antico territorio, ossia dal dogado. Si dirà forse 
che anche questa conclusione non contiene gran che di nuovo, 
poiché in fondo anche per essa valgono le considerazioni fatte 
sull'origine del Comune di Venezia. Ad ogni modo ognuno vorrà 
ammettere essere stata circostanza assai bu(ma che ci sia stato 
chi distinguesse nettamente l'aiìtico Dogado dal nuovo Comune. 
Tale distinzione può essere pi-olicua di utili applicazioni. 

Carlo Cipolla. 



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iS-2 



RKCENSIONl H NOTR BIBLIOORAFICHB — C. CIPOLLA 



11. I :[10NK, Dfc Umìfìelsbezietniuffen Kaiser Friedìicìts: II zn dm 
Si'estddten Venedlg, Pisa, Geìiova, Berlin, KlK>rinir, i>i>. l'Vi. 

TI. — Federico II si valse dei vanla^^^i che il re^nio di 
^Sicilia offriva alle cillà marinare, Pisa, (Genova, Venezia, per 
frular di adescarsele. K<rli ebbe adunque una politica niarillinia, 
r ;id essa rivolse lulta la sua attenzione fino dalla sua calala 
in Italia nel 1220. Siccome Marsiglia entrava nel raggio della 
sua influenza commerciale italiana, cosi la politica imperiale 
*si rivolse più volle anche a quel porto. I Pisani accolsero vo- 
lentieri le offerte di Federico II. che trcjvò invece, giusta il con- 
sueto, avversi i (Genovesi. Né i Veneziani furono a lui troppo 
lavt^revoli. Essi tuMavia seppero mantenei-si neutrali, in vario 
importanti occasioni, aspettando che dagli altrui contrasti si 
olii isse loro il mezzo per guadagnare. Nel Ì'2'.H (ienova entrò 
addirittura nella seconda Lega Lombarda. fiO Svevo, per coll- 
ii ol^jlanciare il grave danno, che perlai l'atto soffriva Tini pero, 
lecr ogni sforzo al fine di guadagnare i Veneziani. Anzi si uni 
¥ii\\ stesso a Venezia, e a quella città concesse (12:^2) larghi 
laiv ilegì commerciali i)ur nel l'egno di Sicilia. Ma nonostante 
qursle ed alti'e consimili larghezze, non raggiunse lo scopo. 
Venezia segui la sua strada, e lini anzi per allearsi con (ienova 
e rnl l>apa. K' notevole che nel 12:V2 Federico II, sottoiiiiso 
allo scoi)o di farsi amica Venezia il suo antico proposilo di 
l'ialzare le sorti del regno di Sicilia, guadagnando sulle conlri- 
liiizinni alle (inali venivano sotto[)osti i mercanti. La viihu'iadi 
<loitenuova (12:n), dove lo Svevo fece prigioniero il tiglio del 
doge di Venezia, ch'era podestà di Milano, non bastò a rialzare 
lo sorti deirimperatore, nella misura che questo avrebbe desi- 
deralo. Non molto dopo (12:U)) al Papa riusci fatto di alleare 
(i^Miova e Venezia. Federico ricorse allora al mezzo di accre- 
scere la flotla impei'iale, ma non li'ovò valido e sincero appoggio, 
se non che nei IMsani. Nel 12'j1 questi assalirono e vinsero la 
fU^la genovese, che trasjjortava i prelati, recantisi al concilio 
iiidelio da Gregorio IX. Anche nel I2'i'i, allorché formò il pro- 
gol lo di assalire Genova, l'imperatore venne aiutato dai Pi- 
sani, ma da essi soltanto. Venezia ispirò la pi'opria polilica al 
concetto della neutralilà.Al papa venne fatto di decidere i Geno- 
vesi ad aiutare i Lombardi contro l'imperatoi'e. Tuttavia le 
sr^rlidi quesfullimo accennarono a rial/arsi, siccome risulta dàlia 
considerazione dei falli, che immediatamente precedettero la sua 



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BASSO MEDIO EVO — L. FRATI ÌH:\ 

morte. Quesl'ullimo apprezzameli lo avrebbe bisogno di mag- 
giori prove, che non siano quelle messe innanzi dall' A, 

NeirAppendice (p. 132) TA. sostiene contro Wiiikolmann, 
che Federico li nel privilegio rilasciato ai Veneziani nell'anno 
i220, non incluse il regno di Sicilia. Infatti la frase l'egnum 
nosii'umj non si riferisce al regno siculo, ma all'impero. Questo 
risultato interessa assai all'A., poiché corrispondo alla sua teoria 
sulla politica di Federico II rispetto, quinci al regno di Sicilia, 
quindi alle città marinare. Forse qui sta la parte più intoi-es- 
santo e più nuova della dissertazione del dottor elione, che 
scrive con erudizione e iu forma precisa, ancorché non semi)re 
l'esposizione storica riesca perspicua ed interessante. La dis- 
sertazi(me merita lode, come utile contributo alia conoscenza 
di un periodo si grave i>er la storia italiana. Vincoli d'argo- 
mento traggono TA. a parlare dell'Oriento e della Palestina; 
anche qui ben si vedo come Federico II sapesse prevalersi di 
qualsiasi opportunità per dai'e addosso ai suoi nemici. 

Carlo Cipolla. 



LODOVICO FR.\TI, La prlgioriUi del Re Enzo a Bolopmi, con 

ai)pendice di documenti. IJologna, Zanichelli, ll)C)2, 1 voi. 

in-8, di pp. ir>L 

72. — Iniziata quattr'anni or sono dal Rodolico col suo 
saggio sul governo di Taddeo Pepoli, la Biblioteca S(0)'ica Bo- 
lognese, in cui lo Zanichelli, con esempio raro fra gli editoi-i 
italiani, ha aperto coraggiosamente il campo agli studiosi della 
storia locale, è già ricca di una buona serie di monografìe, 
dovute tutte all' opera diligente di giovani, come il Vitali e 
il Sorbelli, usciti dairottima scuola del prof. Fallotti. In ossa 
il Frati, che vi avea già pubblicali i suoi studi sulla Vif(f 
))vivata di Bologna dal sec, XIII al A' 17/, ristampa ora, am- 
pliato, rifuso e corredato di molli documenti, un suo lavoro 
comparso già tre anni or sono, sotto la forma modesta di un 
breve articolo, nell'Archivio Storico Italiano (1). 

Esposti in poche pagine di proemio i fatti che i)recodellero 
la prigionia, riassunte con molta diligenza e con una certa vi- 
vacità di forma le principali leggende difYuso dai cronisti contem- 
I)oranoio postei'iori al fatto, il Frati riferisce poi le poche notizie 



(1) S<TÌo IV. Voi. 2;L ISOO. pp. 'J40-2:)ÌL 



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t8'i 



RKCBNSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE — O. LUZZATTO 



>jl(>ricameiile provate sulla vita del Re sviavo in Bolo^ma e sulle 
roiulizioni l'allogli dal governo roiiiunale, e chiude il suo studio 
con la descrizione delle principali feslc l)olnirnesi in cui rimase 
mi ricoi'do d(dla prigionia famosa. 

Ueiì poco di nuovo ci ai)prendc in tutto ciò il libro del Frali, 
rhè gli stessi l'alti erano slati in gran parte narrati dal Sa- 
\ ioli nei suoi Annali e dal Blasius nel suo Koìììq Etizo. Nu(>va 
h soltanto qualche notizia sui costumi (» la pn^cisa localizza- 
Kione del carcere dell'inlclice figlio di Federico II, che il Frali, 
iiccetlando le conclusioni del Falletti, stabilisce essere una delle 
?;ale sui»eriori del palazzo del Podestà, dove ora si trova l'Ar- 
chivio Notarile». 

Non sapi)iamo perciò comprendere lo scopo della nuova 
edizione, alla quale non a.Lrgiun<i:e cerio un grande interesse la 
ricca appendice di documenti, che occupa più dei due terzi del- 
rìntero volume; in esse inlalli, oltre alla cnmaca del (rarzoni 
De Belìo Matinensi, che il Frali slesso dichiara di nessun va- 
lore storico, oltn» alle lestimonianze di cronisti c(mtem}Joranei, 
liith* a stami)a, calle poesie di re Knzo, pure stampale, troviamo 
10 documeiìti, di cui ([uattro sollanto in(Mlili o i)ubblicati incoin- 
l»letamenle, mentre tutti t^Hi altri sono già stati stampati (Minn 
una volta sollanto. 

(ilNO J.rZZATTO. 



\\ SABATIFR, Actas S. Fi'dnciscl et melomm elas, Paris, 
Fischbacher, 19()2, in-8, \). lxiii-201). 

— — Floreluijì S, Franciscl Ass. Liberawcits qui ìfalicc dici- 

tur ^ I FlOì'eUldi S. Francesco y>. Paris, P'ischbacher, 11)02. 

/ Flovetll di S. Francesco, secondo Vediz. di A, Cesari, 

riscontrati in moderne slampe per cura di R. Fornaciari. 
Firenze, Barbera, 11K)2, p. xx-'i8:H. 

— — *S'. Francisci Legendae veteris frar/ menta {juaedaaf. 

Paris, Fischbacher, 1902. (Fascicolo III degli Opuscu/es' 

de ontique Itistorique). 
LKONARDUS LKM.MKNS, Documenta antiqua franciscana. 

Ad Claras Aquas, ex typ. (]oll. S. Bonavenlurae, P.X)l-02. 

Tre opuscoli di pag. i(X>-10<)-73. 
J*. MANI)0XNI^:T, Les rè(jles et le (jouvernernent de VOrdo 

de P(vnitentia au Xf li siede. (Prem. partie Ì'2Ì'2-[ZV'\Y 

(Fase. IV degli (JjncscuJes de critique liistoì'ique). 



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BASSO MKDIO EVO — P. 8ABAT1ER 185 

P. BERNARD D'ANDKRMATT, Saint Francois d'Assise. Paiis, 
(Euvre de S. Francois dWssiso, 19(li, v. :?, di pa^. viii- 

78-70. — Nuove fonti alla vila di Irate Francesco t Nuove 
non certo, ehè nessuna è ignota agli studiosi; ma coniodit^i nuove 
(li allingere ad esse, schiarimenti nuovi di acque, se mi si 
consente la melafora, prima intorbale. E segnano Tunica via 
per la quale si può sperare che gli studi francescani mettano 
a buon (ine: pubblicare quanti più testi è possibile. Sono gli 
Adm il testo latino de' Fioretti^ Quante dubbiezze ancora: 
ina certo anche peròhè ciascuno si possa formare un'opinione 
sua o vagliare l'altrui, nulla di meglio che mettergli avanti 
questo testo. Il Sabatier non si arrischia d'affermarlo testo 
critico: che egli riproduce la lezione di due codici soltanto, 
siano pure de' migliori ; ma io non so chi altri, almeno j^er 
parecchio tempo, s'arrischiera di darla cotesta edizione ci*i- 
lica. Sono compilazioni che ugni trascrittore non ha scrupolo 
di trattare a suo modo, ciascmio toglie o aggiunge o inserisce 
secondo che meglio risponda o a' suoi intenti pii o a' suoi 
scopi partigiani. 

Si vedano i Fioretti. Nel fondo sono la volgarizzazione 
degli Actus, ma con libertà grande, sia che l'ignoto volgariz- 
zatore toscano, che certo fu toscano, avesse davanti un testo 
degli Actus che non è in tutto il presente, sia che derivasse 
(la altre fonti. Cosi capitoli de' Fioretti (37, 38, 'd, 44, 40, 
48), non hanno corrispondente negli Actus; come 22 di questi 
(non tenendo conto de' capitoli passati nelle considerazioni sulle 
stimmate) non hanno riscontro in quelli. Viceversa de' Fioretti 
il cap. 48 è derivato dalVUistoria septem tribulationum de! 
t'iareno e i cap. 41, 44, 46, e in parte il 38, si possono trovare 
nella Chronica XXIV generalium. (Gfr. Van Ortroy in A7iat. 
Bollami, XXI, 444). Bene dunque ha fatto il Sabatier stam- 
pando a parte, senza ai)parato critico, i 53 cap. di quello che 
si potrebbe diro il Floretum; se ne sazieranno le anime che 
nella ricerca storica non dimenticano la poesia, la quale è poi 
ciò che ci fa care questi» ricerche. Ma il volgarizzatore italiane^ 
traducendo ha in parte rinnovato: si confronti il meraviglioso 
capitolo Vili « Come andando \)Qv cammino Santo Francesco e 
Frate Leone, gli spose quelle cose che sono perfetta letizia » 
con il 7 degli Actus e si vedrà di quanto la parola volgare 
avanzi qu(»lla per gramìnatica. Questa pai'ola volgare è invece 



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18('» RKCBySIONI B NOTE BIBLIOGRAFICHE — U. COSMO 

l>assata tulla nel Sabatier, che per il Florctum ha (Iellata una 
prefazione come solo jsa scrivere lui: polrete non accordarvi 
in lutto quello che dice, dissentirete a volle dai criteri suoi. 
ma è pur necessario confessare che tutta l'anima umbra dei se- 
coli XIII e XIV è dai Floreiti passala in lui. Lo sa meglio d'o- 
gni altro quel valentuomo di Uaflaello Fornaciari, chedaquesla 
prefazione ha derivato lum poche notizie ad una sua garbala 
introduzioncella ad una nuova stampa de' FioreUi per il Bar- 
bera. Slampa senza pretese ci'iliche di sorta; ma agli studiosi 
per il suo formato e la sua correttezza, a, tutti i lettori ikt la 
nitidezza comoda di mollo. 

Ma quando furono scritti ^\\Acla^^ Dal 1322 al l:i28cidico 
il Sabatier; e nel (enninics a (/^eo paiono questa volta d'accordo 
i cj-itici francescani, che questa vogliono sia la data della morie 
di (iiovanni d'Alvernia, del quale, come è nolo, si discorre 
negli ultimi capitoli. 

Non s'accordano invece — e quando mai i critici si possono 
in tutto accordare i' — nel tenninas ad quem, che non tulli, 
osservano, i capitoli degli Actus sono conglobati nella [jegendn 
AnUijiia. Non è del resto diff'erejiza gi'ande, che mollo più su 
del i328 non pare ci sia forza di critico che si possa spingere. 

Né è questa per gli Actas la questione più importante: la 
questione grave è quanto d'importanza slorica essi serbino an- 
cora. Frale Ug(dino da Monte Giorgio o di Buonforle — varia 
il nome non la persona — ne è, se non in tutto, almeno in 
gran parie l'autore. Ma come anche, chi legga con animi» 
spassionalo da ogni preconcetto di scuola, come non sentire 
che il frate il quale scrive le pagine della Perfetta letìzia \m\ 
è più lo stesso uomo che racconta le estasi di Giovanni d'Al- 
vernia^ Francamente io credo qui il Sabalier abbia ragione dei 
suoi avversai'i: il ditfìcile ora è determinare quante di questo 
pagine degli Actas risalgano, e le abbia pure fra Ugolino tra- 
scritte, risalgano a frat(» Leone, come pensa il Sabatier. 

Si può bene tentar di distruggei'e tulla Fopera sua: « Pe- 
coiella di Dio», come il Santo lo chiamava, ci compare lo slesso 
dinanzi da ogni pagina dei documenti irancescani. Certo neirli 
Actns e nei Fioretti alcune cose hanno già pi*eso un colore 
legg(Midario : nessuno lo nega e il Sabalier meno che tutti: ma 
cello anche che molte volle il San Francesco che ci balza vivo 
da essi è mollo più umano di quello che ci descrivono le Le- 
gende otiiciali. Dunque più vei'o. 



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''^^" 



BASSO ÌISDIO KVO — S. FBANC. LE6BNDi£ 187 

La virlù del critico sta qui nolla discrozioiio: può dire grandi 
verità se abbia ìa virtù di formarsi a tempo, può sdi-ucciolare 
ili esatrerazioiii grandissime se voglia dalla sua teoria tiran» 
tutte lo conseguenze, spesso più apparenti, che reali. 

Ho nominato la Lefjenda Antiqua: tutti, spero, rammente- 
ranno che sotto questo titolo il ms. Vaticano '1354 racchiude 
una lunga compilazione, dove sono aggruppati gli elementi jùù 
<lisparali; il che non pare corrisponder bene alla prelazione, 
ove il disegno dt^lKopera è dal compilatore nettamente sognato. 
Questo disegno sombra invece al Sabatier si possa rinvenire 
nel ms. di Liegnilz : di qui lo studio accurato che egli ne 
ha fatto. 

Fra le altre fonti, che il compilatore cita air()i)era sua, e 
una Leffenda Velus\ la quale egli dice aver adoprato anche 
irà Bonaventura per la sua legenda nord. Ora che è questa 
IjPf/emfd Vefus^ La ^^ Celtini dirà qualcuno: ma poiché il com- 
l>:latoro riporta quei luoghi che Bonaventura non utilizzò, e 
questi d'altra parte nella 2 Celani non si trovano, ne viene, 
dice il Sabatior, che lum questa sia la Legenda Vetus. K se 
non questa, non resta allora che sia se non la Legenda :j So- 
dorum. Ma quali sono questi luoghi? il Sabati<T con industre 
accorgimento ha creduto di poterli trovare, e poiché gli ha 
trovati acconciamente gli stampa. S'accorse egli stesso però 
d'una difficoltà, ma con la sua solita abilità la risolse anche 
da se solo. Se la Leggenda di S. Francesco d'Assisi scritta 
dalli suoi Compagni, pubblicata prima dal Melchiorri e poi dal 
Civezza e dal Domenichelli, è Topera nella sua integrità, come 
va che cotesti frammenti nella Legenda non compaiono? Al 
Sabatier la risposta è facile. Quando i Tre Soci raccolsero l'opera 
propria, i primi capitoli, che raccontavano i principi della vita 
francescana, non offescTO alcuno e furono lasciati tali quali; 
por gli pltri, che esponendo i fatti dal 1219 in poi, suscitarono 
as[)r(» contese, i pareri furono vari. Alcuni risolutamente gli 
sop[jressero: altri, più moderati, s'accontentarono d'una rive-' 
ditura di bucce. Quest'edizione riveduta è quella del Melchiorri 
<• del Civezza — i capitoli pubblicati dal Sabatier sono fram- 
menti invece del testo nella sua intogrifà. Scoprire o ricostituir 
questa, sarà l'aspro officio dolio storico. Ma intanto a distrug- 
gere lo congetture del Sabatici- sorgo terribile il Van Ortroy, 
il <f«trie-f*eiìz'aHro aflR&itTia C(nne i *S'. Francisci Legendae i^f^eris 
fragaìenta quaedam sono estratti parola per parola da una 



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18g 



IthlCENSlONI E NOTE BIBLIOORAFICHR — U. COSMO 



Kxpo.sfZfOue fleìin H^'tjnki composta da Angelo Claroiio e elio 
\l\iU'Q. iiis, mOla l*ihliul(*ca di S. Isidoro. La composiziouo della 
re^^ola t* corln ]Mi>lej'iorp al 1318; che in sulla fino il Clarino 
si scn^flia cinilfd i junianatori delle ossa di P. G. Olivi, i quali 
roii iValosca l'crucia li^ disseppellirono per dai'h» al foco che lo 
stniLr^^<*ss4^ (VA'v. AìttiL Boll. XXI, 442). E il latto, bene l'ha 
nioslraln TKlirle, avvenne sicnranienle o sulla fine del lolT 
i> sul principio del '18. 

Pri'vciiiamo la risposta did Sabalier al formidabile avvor- 
sarin ; clu» i frauuiienii si trovino nel Clareno non vuol dire 
siano s<riMi da lui: possono bene, come era uso del Clareno, 
essere siali incnipi^iaii lali quali nell'opera sua. 

Xni, fj"aMcani(^nle, dc^sidereremmo una cosa: aver presto 
davanti anche In Bvtjfda del Clareno. Sino a quando tutti questi 
docmiienli nuji verranno pubblicati, e in edizioni facihnenlo 
accessibili, rosicchi' lo studioso li possa tutti confrontare, e di 
tulli gli sia concesso dt tener conto, egH rimarrà sempre peri- 
toso. Il duhhit^ ù l'ufìifa posizione che egli possa onestameiilo 
prendere, quandtj lo sh*sso fatto da una parte affermato, dal- 
Taltra viene ne^^ah» c<iti pari risolutezza. 

77. — 11 W Lenniiens, isloriografo dcdTordine e conlinua- 
lioe del \Vaddin^^ pnhblica da un codice di S. Isidoro una Vita 
lituiif At'f/ifti As\isi(if/s (^ome opera autentica di frate Leone; 

lua :d Sabalier i[n<AU' paiono pagine pdfes et insìffni/lantes 

nn rèsaìiu* ii tu tptdfìieme oa clmimèìète tltluition. Nemmeno 
al \*an ui-lroy esse lìniscono pei* piacere, ma il Lemmensnon 
si confonile per cosi |>oc<) e in un suo terzo opuscolo abilmente 
scalca tutte le ragifini dall'avversario messegli innanzi. Al- 
lora f allora biso;rna studiare spassionatamente la questione 
da capti. Pero quandii, ad esempio, il Lemmens pubblica Sane- 
ìix.yim/ Pafrir^ nostri Franciscl Intenfio JìegiiUiCy altribuon- 
ilula, secondo il suo codice, a frate Leone, e il Van Ortroy 
uKisIra di non acctrglìtTne Tautenticità, perchè S. Frcmi'Ois y 
(tjfpfiraif soius tiu Jo^f/* trop odìeux oh trop ridlcule, allora 
non si la più (!ella i*ritira storica, per quanto le si .voglia dare 
una baso dì codici e dì manoscritti. Si capisce: questo scritto 
prova tuniinosann^ntf che, anche se in qualche parte egli sbapfli, 
la Ciincezionc che di ^?, Francesco e della sua storia s'è fallo 
il Sabalier, risponde [iKjprio a verità. 

Xoji si <'apiscc ìnvete perchè il P. Lemmens non creda 
iicirautcnticilà rlclla Legemia 3 Sotùoruìiì, {\\M\m\oV Kctractìoue'i 



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"TTOF^'Tf^-^ 



BASSO MEDIO EVO — P. MANDONNET 181) 

</l' legenda antlqtfd clie ('<ì:1ì viene pubblicando rincalzaiK», anzi 
clic abbattere, la tesi del Sal)aliei'. 

Egli vuole che legenda 3 .SoclO)'um e Speculam perfec- 
lionls siano compilazioni del .sec. XIV ; ma poiché di questo 
ultimo ha trovato una redazione più semi)lice, questa, che e^^li 
c\\mì\2i Eedactio pìior, gli pare sia scritto del dugento, calcato 
come la 2 Ce/inti sugli Soipld Piurhiìu Socio^nim, di che la 
ftunosa lettera, che Leone Rullino ed Angelo mandarono nel 
1240 a Crescenzio g(Mierale dell'ordine, ci attesta per lo meno 
l'esisteìiza. Vero e che di questa lettera oggi si dubita: i ma- 
noscritti, ahimè!, hanno oramai un valore relativo. K se voi, 
prima ancora di affrontarne la lettura, siete persuasi che quanto 
il ms. afferma non ha valore, state sicuri che troverete sem- 
pre le argomentazioni p(M' provarlo. 

È l'obbieltività della storia! 

78. — A questa porta veramente \m contributo prezioso, 
con quella solidità di ai-gomeutazione (^ di documentazione che 
gli è [)ropria, il l*. Maudonnel in un suo studio su A^.v Rer/ìe\' 
et le Goiicernemenl de ì'Oìdo de Paenilenlia au XIII fiìècìe. 

Quale sia stata l'origine di questo ordine, quale il yierito 
del Mandonnel nel determinarla meglio, ho già avuto occa- 
sione di accennare parlando del Meiuoì'kde scoi>erto dal Sa- 
balior nel convento di (Capisi rano. Poiché dun((ue il Man- 
(lonnet ha pubblicato solo la prima parte del suo lavoro, e tutto 
la credere» che la seconda non abbia a tardare, mi si consenta 
di attender questa [)er riassumere i risultali delle sue ricerche. 

11 V, Mandonnet è spirito largo e molto è lecito s[)erare 
da lui. Kg*lì è credent(\ ma pn^giudizio di parte non annebbia 
la visione che ha de' l'alti: la ricerca della verità è cosi grande 
cosa chi» ad essa tutto si vuol sacrificare, anche se davanti ad 
essa debbano a volte cadere le opinioni che si sono sostenute 
con maggior ardore. Nel culto alla verità, tutti, qualunque sia 
la religione nella quale crediamo, qualunque la bandieia per 
la quale combattiamo, tutti riuniti. 

70. — Per il padre Horuardo d'Andermatt, che è i)ure tedesco 
e dovrebbe essere nutrito della coltura che è in'opria della patria 
sua, per cotesto frate inghebbiato di teologia, sgraziatamente 
non è cosi. Ogni pubblicazione che non abbia il visto della 
superiore autorità ecclesiastica, ogni scritlo che cerchi in qualche 
parte di spogliare il suo santo di quel lume soprannaturale onde 
lo si è voluto come togliere agli occhi nostri, non ha valore 



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ìii\ UECKXSIONI E X0TI5 BIBLIOGRAFICHE — U. COSMO 

jMT lui, iKnio (li ch(^ io polroi bene ili.spensanni dal ^nudicaro 
L'ijjitM'a sua: ii[K.'ra di piota non di scienza. 

Asst'M^i-a TAndornialt elio nella sua giovinezza egli lejj^fTCva 
e i ilegjjreva la vila di San Kraneosco, si compeneti-ava di essa. 
Sarà liene, rhè io ad un uomo cui i compagni suoi hanno alzalo 
a cosi alto ui!jcio — egli è minislro generale dei cappuccini — 
miti iiso negare il sentimenlo vivo della religione francescana: 
ma (|Ui^sto in arte è mono che nulla, quando egli al suo seni i- 
mcjihi nnu ha sapulo darò espj-essione. Meglio tornare agli 
Acitiii, al COìmnerHayri, allo Speculnm, ai Tre Soci, dove 
almeno iioiriiii^efuio candore di una forma bambina palpita gran 
parie ili i[iie!la elio fu veramenle la grande e buona anima 
IVancoscaiui. 

Vrro e elio allo Speculu/ti rAndormalt non tornerebbe! 
l/ha tH«bÌjliraio un protestante e perciò solo a lui puzza d'ere- 
tiru. JVMrhi* ìli verità io non so per quale altra i-agi(me egli 
non voglia *rm^r conto dello Specnluni se nou sia questa. Ohi 
ìwm doduce <*gli dal ^Vadding lunghe pagine, che Tannalista ha 
a sua volla Iralte o dallo Speculnm o dagli ^c^<.9 e dagli altri 
libi'i che rAiidi^rmalt rifiutai' Ma della dillidenza sua egli ha 
h'inalo in se slt^sso la punizione: cpiel tanto di più scialbo che 
il racconio ha assunto neiraiinalista è passato nella narrazione 
lieirAmlenuatl o le ha irrigidito ogni vita. 

La quale (ieiredizion(» tedesca e nella versione italiana, chi 
\v cercìn. si imu almeno trovare nelle belle fotografie da (biotto 
o da alili pitlnii ch(» adornano il testo: alla traduzione francosr^ 
mnnra ancho questo. Umberto Cosmo. 



IMinu» ^ i'iiilhl, Relazìoìil delle croniche viterbesidel secolo X\\ 

frtf iìf /tiro e con le fonli. In-8, pag. '2'i. 
— —, Le Croniche di Viterbo .scritte da Frate Francesco 

ì>\Am(refìA\im\di, W, Società Romana di storia patria, 11)01, 

in-K, ili )(a-\ \Ò2. 

su-Nl. — hi già, nel IIKX), TEgidi aveva pubblicalo uno 
studio iiitnriio alia leggenda accolta nelle cronache viterbesi 
suirorigine nientemeno che vitoi'boso della famiglia imperiale 
bizaulìna dei Taleologi, accennando alle varie questioni di 
oronologia di queste cronache; ora con le presenti due publi- 
ea/ioni ripi'cndt* la questione, determinandone i giusti lati e 
venendo a pralioa e sicura conclusione. 

Trai tasi di questo. Un bmm orefice viterbese, di nome 



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^f-^; -Ti- 



BASSO MEDIO EVO — P. EGIDI 11)1 

LanzìUolto, noiraiino 12i'i, subito dopo che la sua città natalo 
aveva soffeiio assedio e servitù di Federico II, cominciò ascri- 
vere memorie di le^^t!:endo o di storie intorno a Viterbo, rila- 
lendosi alle favolose e nHtolo<>:iche origini della sua patria o 
proseguendo sino alTaiino 125i. Nel secol<ì XV vennero poi tre 
cronisti, che da quelle meniorio trassero materia di nuovi 
scritti di storia viterbese e continuarono ognuno fino ai tempi 
di loro età, confessando aver ognuno attinto alla fonte genuina 
del Lanzillolto: questi tre furono: frale Francesco d* Andrea da 
Viterbo, Nicola della Tuccia e Giovanni di lazzo. Nel primo 
studio TEgidi dimostra invece che le cose passarono cosi : nes- 
suno dei tre ebbe sott'occhio, scrivendo, Toriginale del Lanzil- 
lotto: solo Francesco d'Andrea ne possedette un rifacimento 
della seconcU metà del secolo XIV credendolo genuino, lo com- 
IM^ndiò traducendolo dal latino e aggiungendovi i falli delia 
seconda metà del secolo XIII e di quasi tutto il XIV cioè dal 
l'i.Y) sino al 1:^94; il tutto ccmcordando con gli scritti di Giro- 
iniììo medico, di Cola di Cocelluzzo speziale e di altri citta- 
dini viterbesi. Di quanto poi avvenne dal 1394 sino al .1455 (e 
i>iù esattamente.... in fine ad questo dì X de luglio 1455) il 
buon frate ebbe a fonte la viva voce di un vecchio, certo 
Paolo di Perella. Nicola della Tuccia e (Giovanni di luzzo ebbero 
nelle mani il lavoro di Frate Francesco, se l'appropriarono, 
dicendosene autori, estendendo le lìotizieche il frate aveva tolto 
dal Lanzillotto, e sperando non esser mai scoperti della loro ru- 
iHM'ia. Se non che una copia dello scritto è giunta fino a notsuf- 
iiciente per ismascherare tanta impudente pirateria letterai'ia,. 
non rai*a del resto nei cronisti di tutti i tempi. 

Di qui dunque Timporlanza di avere, in questa ci'onaca di 
Viterbo scritta da Frate Francesco d'Andrea, un'edizione curala, 
precisa, fedele. Ed è appunto questo il secondo lavoro che 
jn-esenta TEgidi. Egli fu preceduto già da altri parzialmente o 
inle«rralmenle, V Orioli, V Ililber e il Cristofori;ì\m, nella prima 
parte della prefazione alle cronache, TEgidi dimostra la insuf- 
/icienza degli studi pi-ecedenti. In una seconda partt* dimostra 
la necessità di aver sott'occhi anche le altre cronache mentre 
si legge qu(dla del Frate Francesco. In una terza dice il |)oco 
che si sa di questo frate; in una quarta descrive il codice esa- 
nùnato e che si dà ora stampato; e in una quinta le norme 
se^^'uile nella stampa del testo e che sono qmdle d(»terminate 
dairislifuto storico italiano. 



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102 RECKNSIONI R NOTK BIBLIOGRAFICHK V. CI. 

Sc^^niono poi quosto Cnmichc de VìIcvìk) che l'K^idi, cmi 
pazieiìle studio di preparazione o con giovanile vijjroria di fedo 
nel difendere i meriti di un disprezzato e tradito scrittore, illuslrn 
e talora commenta. Ma commenti e illusti'azioiii sono sobri. 
severi, degni della critica on(\sta e giusta e degni di (luella 
scuola da cui l'Egidì deriva. P. Spkzi. 

liniLlKLMO VOLPI, L^ fe.^lc lìi Firenze (ìel iìoO. Nofizidfii 
nìi pociiietlo (lei sec. XV. Pistoia, libreria Pagnini, ì\^yì, 
8*J. — Le feste sono quelle con le quali nel 1450 i Fiorentini, 
ospiti del giovinetto (laleazzo Maria Sforza e deisignoridi Rimini, 
di Cari)i e di Forli, accolsero e onorarono — dal '27^ cPaprile jk!* 
più gioi'ni - papa Pio IT, clie aveva sostato nella loro città ikt 
avviarsi al congresso crociato di Mantova. 

11 poemetto in terza rima, del quale il V. ci dà una cnm- 
piuta idea, con opportuni riassunti e spigolature, si trova in un 
cod. Magliabecbiano e viene a lare il paio con quello consi- 
mile edito già dal Tartini nei A'. /. SS. Opera d'un ignoto 
cliente mediccM) — e appunto per cpiesto dedicato a Piero di C«»- 
simo — esso è, letterariamente, ben povera cosa, mentre nella 
minuta rappresentazione di giostre con balli e ai'meggerio »' 
un assai pregiato documento di costumi di quell'età, come ben 
a ragione lo giudica PA. Il quale, grazie alla sicura conoscenza 
che possiede di quella [>roduzione letteraria, annota ed illustra 
^•on garbo e dottrina il prolisso, ma importante poemetto, da 
cui Vittorio Rossi aveva tratto materia d'un belPopuscolo nu- 
ziale. Notevole fra gli altri pai'ticolari un Trionfo d'Anuuv 
con ricco seguito d'armeggiatori, che al V. suggerisce un ac- 
concio riscontro coi famosi affreschi onde pro[>rio in queli'anii'» 
Benozzo (ìozzoli ornava la Cappella de' Medici. In quella occa- 
sione Lorenzo, allora decenne, fece probabilmente la sua pr ma 
conìparsa in una festa pubblica, e le impressioni riportate al- 
leila dal [)rincipesco giovinetto non dovettero essere senza efl'clt»' 
sui gusti e sui propositi del futuro Magnilico. - V. Ci. 

RICE AfJNOLETTI, Alessandro BraccesL Coninbnto alia 
storia dell' unumes imo e della poesia volgare. — Fi- 
renze, Seeber, 11K)1. 

8:^. — Di questo umanista e rimatore, nonché notaio e can- 
€ellier Fiorentino, vissuto nella seconda metà del quattrocenl»^ 



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A. BONARDl 



193 



(14'<5-1503\ avolo del Firenzuola, figura d'uomo e di scrittore 
secondario, indubbiamente, era stato in questi ultimi anni rin- 
frescato il ricordo da parecchi studiosi, ma in modo che rima- 
neva il desiderio a maggiori e più esatte notizie. Questo de- 
siderio soddisfa in gran parte l'autrice con la presento mono- 
grafia, degna di nota per la novità delle indagini o la bontà del 
metodo, anche se alcuni punti andavano approfonditi di più e 
in generale difetlino di compiutezza bibliografica lo citazioni. La 
Sig.na Agnolelli ha saputo intrecciare insieme, opportunamente, 
la trattazione della vila e delle opere del Braccesi, della cui sva- 
riala produzione letteraria essa discorre senza lungaggini, ser- 
bando in generale la giusta misura nei giudizi, e dei molti com- 
ponimenti inediti dando copiosi saggi nel testo e nelle note, ma 
non sempre in una lezione corretta. La parte più nuova nel 
patrimonio letterario del notaio fiorentino e la più interessante 
per gli studiosi di lettere è formala da una ricca serie di poesie 
burlesche e satiriche, con le quali esso viene a schierarsi non 
indegnamente fra i migliori burchielleschi, o fra i più vivi pre- 
cursori del Herni. Ma un'altra parie di questa monografia ri- 
chiama ancor più Tattenzione dei lellori della Jìivisiu, quella 
che TA. consacra ad illustrare le auìbascieìie del Braccesi, a 
partire da quella di Siena (1491) sino all'ullima presso papa Ales- 
sandro VL Solo i documenti che della prima si conservano nel- 
l'Archivio fiorentino, parecchie centinaia di lellere, sono tali da 
meritare, come rileva giustamente TA. (p. 152), uno studio spe- 
ciale, che riuscirebbe un'utile illustrazione dei rapporti politici 
tra Firenze e Siena durante quel periodo. 

Giovi qui rammentare che, nei suoi ullinii temi)i, il Brac- 
cesi, fattosi fervente Savonaroliano, dovei le lasciare, dopo qual- 
lordici anni, la carica di cancelliere nella quale gli succ(Hleva 
Nicolò Machiavelli, che all'eroico frate si mostrò, com'è nolo, 
ostile sino alla crudeltà e all'inoriustizia. 

V. C. 



5. TEMPI MODERNI (1492-1789). 

A. BONARDl, 1 Padovani ribelU alla Repubblica di Venezia. 
1509-1530. Pagg. xvii - 298. Venezia, Tip. Emiliana, 1902. 

84. — Premesso un breve, ma accurato esame delle fonli 
veneziane e padovane alle quali attinse, e rilevato il loro di- 
verso carattere e la loro maggiore o minore attendibililà e im- 
Ritista storica italiana, Jfe» S., ir, 2. i:t 



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iiVi 



RKCEKSinKI K NOTtt BlBLlOORAFlCHE — A. BATTISTKLLA 



jKjrlaii/a, lauloro t^nliii in argomento coiraccoiinare alle con- 
fi i/ìdjii ili l'ailova i»riiHiL della lega di Cand)rai. Passa quimli 
.^li esporrò iiiimilainciih* le ragioni por lo quali, dopo la scoii- 
lilla iìvl \eìie7Ài\nÌ ad Agnadollo, si manilestò in Padova, nella 
riasso [liù ('levala disila cittadinanza piuttosto che nelle classi 
iu(V>rÌuri. IMI iHoviinen!o ostile alla Repubblica; le causo che in- 
dussero i Paiiovaiii :i persisterò nella riboUiono; la parte che in 
«[uostn dis|:^razlat<t i^fiisudio rappresentò il psoudo commissario 
iii4H*inalOt Loonaj'iio Irissino; le pratiche e lo operazioni militari 
ch'oLboro por o(!olto il riacquisto della città compiuto dai Ve- 
nozianì il 17 lii^^lio ìT^VX Più che la storia politica degli avve- 
ju inoli li, il Hniianli jiarra le vicende varie e minute della 
suliova/iono e lo rojiso)j:uenzo ch'ossa ebbe por i Padovani o 
che si 1i"asciiiaron<f (iim al trattalo di Bologna del 23 dicorabre 
152ÌJ. 1 latti [irincipali della celebre guerra, alla quale quesl'e- 
pisodii» si colle^ia, s'iiiti'avedono appena in iscorcio: epporò il 
racconto, presu ciisl a se, quasi staccato dai fatti politici geno- 
i-ali, perdo un [ìo' di'! suo carattere vero e del suo colorito. 
Ad ogni mudi» il lavnn» del Bonardi, condotto con somma dili- 
genza, con molto nt'Uhie critico e c(m lai'go e coscienzioso uso 
dei docuinenli, olirò die illustrare il suo particolare argomento, 
servo a darci un'idea esalta della politica intorna di Venezia 
in quegli anni pericolosi, e reca un notevole contributo alla 
storia, non niimra iiilìoramente chiarita, della lega diCambrai. 

A. Battistella. 



A, I*HANZKL()RKS, S/ccolò cVArco, studio biografico con alcune 

noie sulla Urica ladina del Trentino nei secoli XV e XVI. 

Pagg. 118, Treuli», Società lii). editrice trentina, 1901. 

sri. — E' un buon contributo agli studi suirumanesinio 

questo studio del Pranzolóres che ci la conoscere con ricchezza 

di particolari la vita e lo opere di Niccolò d'Arco e, indirotta- 

moide, viene a meli ere in luce le condizioni della cultura nel 

rroNlino noi secoli W e XVI o la parte ch'esso ebbe nella 

lioi'itura umanistica. I^gli seguo il suo autore dalla nascita alla 

morte (l'iTluriiii) vn Inlte lo sue varie vicende o peregrinazioni, 

oi discojTe de* suoi sludi, degli amori, della sua tiimiglia, dei 

luoghi ove por ragioni diverse ebbe a dimorare, dei suoi nunie- 

rijsi amici, ricavandi> le notizie da documeidi, da manoscritti, 

da opere auleriori, e specialmente rialle poesie del suo autore, 



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TKMPl MODKRNI — V. CIAN llj5 

ciregli riporta con multa profusione, offrendoci cosi anche no- 
tevoli saggi della sua arte e del suo valore poetico. A tutto ciò 
aggiunge un diligente catalogo critico delle opere del d'Arco e 
un accurato esame di esse, dal quale, a modo di conclusione, esce 
fuori il giudizio essere stato il d'Arco un poeta essenzialmente 
trentino ìiel senso che popolò la sua patria di fantasie e dì 
ricordi, celebrandone con affetto le naturali bellezze. Forse il 
desiderio di chiarir tutto e di confutare opinioni erronee di altri, 
in questo bel lavoro del Pranzelóres turba talvolta un i)o' l'or- 
dine cronologico e fa apparire eccessivo il corredo d'erudizione» 
irenerando in chi legge un senso di stanchezza per quelle con- 
tinue interruzioni del testo e per quelle spezzature a cui si è 
costretti dalla sovrabbondanza di note e di citazioni un pochino 
tarragìnose. Chiude il volume un elenco di documenti relativi 
ai conti d'Arco del tempo del poeta. 

A. Battistella. 



vriTOUIU GIAN, Un medaglioìie del Rinascimento — Cola f 

Bruno, niessi^iese, e le sue relazioni con Pietro Bembo h 

(1480 e. - 1542); con appendice di documenti inediti, — {1 

Firenze, Sansoni, 19(»1, pp. 102. Ih 

86. — In questo scritto, che fa parte della Biblioteca O'i- Jg 

tica della letteratura italiana, diretta da Francesco Torraca, Ì 

il chiaro Autore ha voluto, com'egli stesso dice nella Prefa- % 

zione, «narrare, con la scorta di materiali spesso nuovi, un ^ 

episodio tipico negli annali dell'emigrazione Siciliana nella i)e- j^ 

iiisola pur durante il fiorire del Rinascimento» e porre in evi- > 
denza «un caso singolarissimo di quella sodalitas morale e 
letteraria, che fu quasi un'istituzione fiorente* nella nostra 
Rinascenza. 

Di questa sodalitas il messinese Bruno ci offre, infatti, un 
esempio caratteristico ; e l'averla egli esercitata rispetto a Pietro 

Honibo, cioè ad una delle figure letterariamente più interessanti ' \ 

del Cinquecento, accresce importanza a questo studio, nel quale * ,J 

è un non piccolo riflesso dell'ambiente familiare e domestico e ^j 

per alcun iato anche intellettuale in cui il Bembo visse. iHJ 

Cosi l'A., che fin dal 1885 illustrò dottamente un decennio pi 

d(41a vita del Bembo, viene ad aggiungeie, in sostanza, un ^ 

nuovo capitolo agli studi già fatti, in quanto che il Bembo ha '^ 

questo di particolare: che non è meno, anzi quasi quasi è più ;>! 



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UM» 



RRCENSlONl IS NOTK BIBLIOQKAFICHB — A. ROSSI 



lulorossante a sUidiare in tutto quanto lo circondò, nelle rela- 
zioni niolloplici ch'obbo, o, in altri termini, com'espressiono di 
un dato ambiento socialo e letterario, che neirojìera sua stret- 
ta mente personale e nelle manifestazioni dirette del suo ingegno. 

Prendendo le mosse dal soggiorno del Bembo in Messina. 
durante il quale il Bembo conobbe, molto probabilmente alla 
scuola del Lascaris, il Bruno giovinetto, VA. determina le re- 
lazioni di buon'ora stabilitesi fra il letterato veneziano ed il 
messinese, il quale ultimo s'attaccò al primo come l'ombra al 
corpo e segui il Bembo nelle corti di Ferrara e d'Urbino, non 
che a Roma, quando quegli divenne segretario di Leone X; o 
al suo protettore, che lo onorò di costante e meritata fiducia 
e lo fece largamente provvedere di rendite ecclesiastiche, reso 
s(U'vigi importanti, particolarmente nel periodo dal 15:^1 al 15;i9. 

Notizie assai dettagliate ci dà anzi il Gian intorno a questo 
ultimo periodo, e da esse si scorge come il Bruno nella casa 
del Bembo attendesse ad uffici ed incarichi i più vari e dispa- 
rali fra loro. Egli, che sorvegliava e quasi sostituiva i fattori, 
«curando le seminagioni nelle campagne e il miglior andamento 
degli altri lavori campestri», era ad un tempo consultato in- 
torno ai lavori letterari ed ai versi che il Bembo componeva, 
e attese più volt(^ con grande zelo e cura alla revisiono ed 
all'edizione fiegli scritti bembeschi dal 1525, quando furono 
primamente stampati^ le Prose della volgar lingua, in poi. 

Da alcune lettere del Bembo, che si trovano tuttora inedite 
in un codice Chigiano e che sono del 15:58, il Gian trae anzi 
argomento a confermare lavorila di quanto Lodovico Beccadolli 
ebbe a riferire come cosa dettagli dal Bembo slesso, cioè essere 
stato Gola Bruno « la sferza delle composizioni » del suo pro- 
tettore. La fiducia del Bembo nel Bruno giunse a tal punto ch'egli, 
dopo la sua nomina a cardinale nel 1530 e la sua partenza per 
Roma, affidò alla vigilanza di Gola in Padova i figli Torquato 
ed Elena. E di quanto il Bruno fece a prò' dell'educazione di 
quelli il Gian ci dà minuto ragguaglio. Il fatto che il Bembo 
ebbe tanta stima pel Bruno e sopra tutto che non disde- 
gnò di consultare il suo protetto ne' suoi lavori letterari 
non potrebbe spiegarsi, se il Bruno fosse stato uomo privo di 
studi. Ma il Gian nel suo scritto niett^ opportunamente in 
hice, oltre airamicizia del Bruno con non pochi letterati del 
suo tempo, la cultura del messinese, desumendola da parecchi 
dati di latto, quali, per esempio, la parteavuta dal Bruno latini, 



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TEMPI MODERNI — A. COPPIKI 



107 



iieirAccadeinia degli Infiammati, Tavcr egli composto vorsi etc. 
Del suo valore letterario il Bruno, tuttavia, lasciò documenti 
originali assai scarsi, e a ben poco si riduce l'enumerazione 
(\e<^ì\ scritti che di lui ci rimangono l'atta dal Gian. 

Sacerdote nel tempio in cui il Bembo era il Nume, il Cola 
Bruno meritava di trovare chi raccogliesse in un breve scritto, 
senza le lungaggini d'una estesa monografia, che sarebbe stata 
sproporzionata all'importanza letteraria e storica del soggetto» 
le notizie rimasteci di lui; e questo lavoro di raccolta il Gian 
appunto ha compiuto con grande precisione di ricerche, valen- 
dosi anche di documenti nuovi, con abile raggruppamento dei 
iiUti studiati e, ciò che accresce il pregio dell'opera sua, con 
molto garbo di fornui. 

Agostino Rossi. 



COPRINI ANNITA, Piero Strozzi neWasseAlo di Siena. Fi- 
renze, Paravia, 1002. In-10, di pp. 201. 

87. — L'assedio di Siena è stato da molti storica narrata 
nei suoi più minuti particolari; e parecchi eruditi hanno fatto 
arj^omento di studi speciali or questo or quell'episodio di quella 
mirabile epopea. Tuttavia, nessuno aveva finora esaminato quel 
grande avvenimento in relazione coli 'opera del capitano che vi 
aveva rappresentato una gran parte, di Piero Strozzi, l'illustre 
figlio dell'infelice Filippo; ne aveva fatto rilevare l'importanza 
di lui nella difesa di quella misera città. La signorina Coppini, 
non contenta di seguire colla debita prudenza il racconto 
degli storici, ha ricercato nei documenti inediti degli Archivi 
di Siena e di Firenze la conferma, l'ampliamento o la corre- 
zione delle notizie finora accettate su quell'uomo, nel periodo 
fortunoso, che corre dalla sua venuta in Siena, nel 1553, alla 
caduta della Repubblica, nel 1555. Con lodevolissima diligenza 
no ha illustrato tutte le mosse, ne ha spiegato tutti i disegni, 
dimostrando che, se un doloroso presentimento avevano alcuni 
cittadini che la venuta dello Strozzi in Siena dovesse procurare 
la rovina della città, egli non lo giustificò colle sue gesta e se 
si verificò pur troppo, devonsene incolpare le circostanze con- 
trarie del tutto alla santa causa della libertà senese. Ne narra 
pertanto minutamente i provvedimenti in Siena; la spedizione 
in Val di Nievole, dalla quale usci, si colla fama di grande stra- 
tega, ma colla certezza che gli aiuti promessi non san^bbei'o 



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KlfCBXSlONI K NOTK B1BLI00KAF1CHK 



E. CA8AN0TÀ 



,Mi'ivali: l ' impivsa della Val di Gliiana o la sconfina di 
Mairiano ; le prolesto coiitro i suoi doirallori alla Corte di 
l'iMncia, i quali susurravauo che non pensava a salvare la 
<illàaua si bene a iniiiossessarsi dei castelli del senese. Questa 
\oce, che, riferitagli da Enrico II, molto atHisse lo Strozzi, 
aveva forse qualche fondauiento, checché dica Tegregia Autrice; 
hi quale, secondo noi, si entusiasma troppo del suo prolagt»- 
nisla e lo snatura pertanto in qualche parte, quando vuole so- 
stenere ch'egli ubbidisse in tulle le sue imprese contro Cosi ino 
d( * Modici airidealilà sublimo della libertà della patria e del- 
1 "amore della propria famiglia, mentre molti dubbi persistono che 
Hirobbero credere semplicemente ch'egli, come tutti i suoi, non 
cduibattesse in sostanza se non per ambizione delusa e desiderio 
cr»sjante di sostituirsi a quel ramo cadelto di Casa Medici, chela 
fnrluna assisteva a loro detrimenlo. 

Questa nostra opinione, però, non menoma la lode che Iri- 
luttiamo anijua e sincera all'egregia scrittrice: la quale, senza 
distrarsi in vapoi-ose considerazioni, procedendo anzi con molta 
serietà e chiarezza al proprio assunto, ha dettalo un lavoro 
clic riuscirà utile ai cultori della storia senese in particolare. 

E. Casanova. 



1UA<;10 BUl-dl, o/i scoUiri dello studio di Padova nel dir- 
quecento. — Discorso inaupurale letto neiraiila magna 
della R. Università di Padova il novembì^e 190*J. — 
Padova, Randi, 1VK);{, pagg. 51). 

S8. — Dopo un ellicace esordio, in cui TA. dimostra che 
la sloria deirUniversità deve avere interesse i>er la famiglia 
tiri professori e degli scolari come la conoscenza della loro ge- 
nealogia per le case nobili, descrive con rapidi e sicuri (occhi 
la città di Padova nel secolo XVI, il suo territorio, la sua ]>o- 
polazione divisa in ceti e in fraglie (coi'porazioni). Fino dal 
sor, XV la tassa di soldi due al mese \)ev qualsivoglia bocca 
del lerrilorio da Ire anni in su, e di lire tre per ogni carro 
fi 1 ra*o fu impiegata dalla Repubblica di Venezia per lo stii)endio 
tlei {irofessori, e rendeva dalle quarantasette alle settantamiia 
lire all'anno. Nel sec. XVI nuissimo fu il numero di mille 
scolari; quando diminuiva, i civici rettori ne informavano il 
Senato. «Varie le cause della diminuzione. Ora la mancanza di 
^ uno di quei professori al primo loco, il cui nome era richiamo 



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TEMPI MoDEKNl — B. BKUGl 



lOì) 



X- di gran numero di scolari, giudici dei maestri anello più di 
» adesso; ora la bolla di Pio IV, che costringeva i laureandi a 
» un giuramento religioso con molta prolUifà (Targula frase 
» è del i»odestà del 1500) cosa abhorita dalla Nation Alemana, 
» Auf/lesa, Giacca ed altre. Kra infatti una j'igida confessione 
» di papismo, come allora dicevasi. Assai più spopolava lo 
» Studio la peste». 

L'A. quindi raccoglie molli dati interessanti sulla vita degli 
studenti in Padova, sul costo del vitto e dell'alloggio, ecc. 
« I libri costavano meno che a l^ologna: comprati con espresso 
» patto di rivenderli al momento della partenza, li riacquistava 
» il libraio venditore. 11 calcolo del Montaigne, che lo scolai'o 
» agiato spendesse sette scudi al mese per la sua pensione e 
» sei per il valletto, corrisponde press'a poco a quello dei po- 
» desta. I quali (ponendo che, l'un per Taltro, ogni scolaro 
» spendesse cento ducati l'anno) /acevano salire a ducati cen- 
»tomila il benefìcio grande arrecato dagli studenti alla città e 
^ alU Datti delV Illustrissimo Dominio (i)ag. 12)». 

S'udivano per le vie della città parlare tutti i dialetti d'Italia 
e molte lingue straniere; difatti da tutte le regioni della peni- 
sola accorrevano studenti all'Università di Padova, mentre i 
veneti per un provvedimento della Repubblica del 1571 non 
polevano compire i loro studi che in questa Università. Da 
ollr'alpi vi venivano tedeschi, danesi, svedesi, russi, boemi, 
polacchi, ungheresi, provenzali, borgognoni, inglesi, scozzesi; 
d'oltre mare i greci. Il Brugi descrive i viaggi di questi stu- 
denti attraverso l'Europa, parla delle loro corrispondenze epi- 
stolari, facilitale da una corporazione di portitor di littere, 
che (ìoriva in Padova al principio del Cinquecento. 

Quindi l'A. passa a ricercar le cause per le quali tanti 
scolari si recavano allo Studio di Padova, dimodoché era diven- 
tato il primo d'Italia e quasi d'Europa. Prima di tutto il go- 
verno di Venezia faceva una scelta accurata degl'insegnanti, 
ch'erano fra i più dotti e famosi. «Né la Repubblica badava a 
» spendere quando il merito vi fosse: ai lettori di grido dava 
» stipendi, che, ben ponderato tutto, si possono ragguagliare a 
^ trentamila lire annue di nostra moneta. Ma il i)rofessore non 
» poteva esser pigro: nominato a tempo, e, salvo ben rare 
^^ eccezioni, con un concorrente che insegnasse la stessa materia, 
» sapeva che gli scolari avrebbero scelto e giudicato (pag. 17). 
E poi vi era il vitale nutrimento della libeilà del pensiero: 



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GooQÌe^ 



102 



KKCKNSIONI R NOTK HiBUOOBAFlCHe Y. CI. 



Sogliono poi quosto CrfmìrJic de Vi/crbo che TK^itli, cuii 
pazionle sUuiio di preparazione e con giovanile vigoria di IWIe 
nel difendoiv i niorili di un disprezzato o tradito scrittore, illusini 
e talora conmionta. Ma coninìenti e illustrazioni sono sobri, 
severi, degni della critica onesta e giusta v degni di quella 
scuola da cui TEgidi deriva. P. Spkzi. 



iirc.MKLMO VOLPI, Le feste di Firenze del lir,0. Xo/iziiuii 
uìi lioemetlo del sec. XV. Pistoia, libieria Pagnini, P,H)J. 
8'J. — L(* leste sono quelle con le quali nel l'ioO i Fiorentini. 
<>si)ili del giovinetto (Galeazzo Maria Sforza e dei signori di Rimini. 
di Carpì e di Forlì, accolsero e onorarono — dal L^.") d'aprile \r\' 
\)\\\ giorni — papa Pio H, che aveva sostiito nella loro città pei 
avviarsi al congresso crociato di Mantova. 

11 poeuìetlo in terza rima, del quale il V. ci dà una cniii- 
jjiuta idea, con opportuni riassunti e spigolature, si trova in un 
<"od. Magliabechiano e viene a lare il paio con quello consi- 
iiiile edito già dal Tartini nei R, I. SS. Opera d'un ìltiioIo 
<'liente mediceo — e a|»punloper (|ueslo dedicalo a Piero dìo*- 
siino — esso è, letterariamente, ben povera cosa, mentre nella 
minuta rapprt^sentazione di giostre con balli e arnieggerio • 
un assai pregiato documento di costumi di quell'età , come ben 
il ragione lo giudica l'A. Il (juale, grazie alla sicura conoscenza 
che })ossiede di quella i>roduzione letteraria, annota ed illustra 
con garbo v dottrina il prolisso, ma importante poemetto, 'la 
cui Vittorio Rossi aveva tratto materia d'un bell'opuscolo nu- 
ziale. Notevole Ira gli altri particolari un Trionfo d'AnuMv 
con ricco seguito d'armeggiatori, che al V. suggerisce un ac- 
<-(>ncio riscontro coi famosi afTreschi onde proprio in quell'ann» 
Benozzo (bozzoli ornava la Cappella de' Medici. In quella ocra- 
sione Lorenzo, allora decenne, fece probabilmente la sua pr ma 
comparsa in una festa i)ubblica , e le impressioni riportate al- 
lora dal principesco giovinetto non dovettero essere senza elìcn" 
sui gusti e sui propositi del futuro Magnillco. • V. Ci. 

RICE A(fNOLE'rri, Alessandro Braccesl. ConiriOfdo (ill^ 
storia del r umanesimo e della poesia volgare. — 1' 
renze, Seeber, VJOÌ. 
8:^. — Di questo umanista e rimatore, nonché notaio e can- 

cellier Fiorentino, vissuto nella seconda metà del quattrocenl" 



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TKMPl MODERNI — A. BONARDl 193 

(14l!5-150:T', avolo del Firenzuola, fìjjcura (ruoiiio e di scrillort^ 
secondario, indubbiamente, era stato in questi ultimi iwnn ria- 
Trescato il ricordo da parecchi studiosi, nui in modo che rima- 
uova il desiderio a maggiori e più esatte notizie. Uiieslo do* 
siderio soddisfa in gran parte l'autrice con la presento mono- 
grafìa, degna di nota per la novità delie indagini o la Ixmlà del 
metodo, anche se alcuni punti andavano approfondili di piti e 
in generale difettino di compiutezza bibliografica le citazioni. La 
Sig.na Agnoletti ha saputo intrecciare insieme, opporhniamenle, 
la trattazione della vita e delle opere del Braccesi, della cui sva- 
riata produzione letteraria essa discorre senza lunga^irgini, ser- 
bando in generale la giusta misura nei giudizi, e dei molli c(»m- 
poniraenti inedili dando copiosi saggi nel lesto e nelle naie, ma 
non sempre in una lezione corretta. La ])arle più rmnva nel 
patrimonio letterario del notaio fiorentino e la più iniero.ssanto 
per gli studiosi di lettere è formala da una ricca serie di poesie 
burlesche e satiriche, con le quali esso viene a schierarsi mm 
indegnamente fra i migliori burchielleschi, e fra i pili vivi (ire- 
cursori del Herni. Ma un'altra parie di questa monografia ri- 
chiama ancor più rattenzione dei lettori della Iìichì(f, i|uolla 
che FA. consacra ad illustrare le (inthascioie del Hraccesi, a 
partire da quella di Siena (1491) sino all'ultima presse» pupa Ales- 
sandro VI. Solo i documenti che della prima si conserva no nel- 
TArchivio fiorentino, parecchie centinaia di letlere, sono tali da 
meritare, come rileva giustamente l'A. (p. 152), uno studio s[io- 
ciale, che riuscirebbe un'ulile illustrazione dei rappnrli politici 
tra Firenze e Siena durante quel periodo. 

Giovi qui rammentare che, nei suoi ultimi tempi, il Brac- 
cesi, fattosi fervente Savonaroliano, dovette lasciare, flo[io (]ii;ij- 
tordici anni, la carica di cancelliere nella quale gli .sucrrdcvi* 
Nicolò Machiavelli, che all'eroico frate si mostrò, cchnì' nnl<». 
ostile sino alla crudeltà e all'inoriustizia. 

V. *:. 



5. TEMPI MODERNI (1492-1789). 

A. BONARDl, / Padovani ribelli alla Repubblica di yem*^ift, 
15(K)-1530. Pagg. xvii - 29S. Venezia, Tip. KmiliaiKi, \\m. 

84. — Premesso un breve, ma accurato esame* delle lonh 
veneziane e padovane alle quali attinse, e rilevato il Inni di- 
verso carattere e la loro maggiore o minore attendibilità e ìni- 
Rivistn storica itaìinna, 'M s., Il, i. K« 



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RECENSIONE K NOTK RlBUOGRAFlCHK 



A. BATT18TKLLA 



portanza, raiilore entra in argomento coll'acconnai-e alle con- 
dizioni di Padova prima della lega di Cambrai. Passa quimli 
ad esporre minutamente le ragioni por lo quali, dopo la scoii- 
lilla dei Veneziani ad Agnadollo, si manifestò in Padova, nella 
olasse più elevata della cittadinanza piuttosto ohe nelle classi 
inferiori, un movimento ostile alla Repubblica; le cause clic in- 
dussero i Padovani a persisterò nella riboUiono; la parte che in 
questo disgraziato episodio rappresentò il psoudo commissario 
imperiale, Leonardo Trissino; le pratiche e le operazioni militari 
ch'ebbero por eflTetto il riacquisto della città compiuto dai Ve- 
neziani il 17 luglio loOU. Più ohe la storia politica degli avve- 
nimenti, il Bonardi narra le vicende varie e minute della 
sollevazione e le conseguenze ch'ossa ebbe per i Padovani e 
che si trascinarono fino al trattato di Bologna del 23 dicembre 
1520. I fatti principali della celebre guerra, alla quale quest'e- 
pisodio si collega, s'intravedono appena in iscorcio; epporò il 
racconto, preso cosi a se, quasi staccato dai fatti politici gene- 
rali, perde un po' del suo carattere vero e del suo colorito. 
Ad ogni modo il lavoro del Bonardi, condotto con somma dili- 
genza, con molto acume critico e con largo e coscienzioso uso 
dei documenti, oltre ohe illustrare il suo particolare argomento, 
serve a darci un'idea esatta della politica interna di Venezia 
in quegli anni pericolosi, e reca un notevole contributo alla 
storia, non ancora inti(Tamente chiarita, della lega di Cambrai. 

A. Battistella. 



A. PRANZELORES, Niccoìò d'Arco, studio biografico con alcune 
note sulla lirica latina del Trentino nei secoli XV e XVI. 
Pagg. 118. Trento, Società tip. editrice trentina, 1901. 

85. — E' un buon contributo agli studi sull'umanesimo 
questo studio del Pranzelóres che ci fa conoscere con ricchezza 
di particolari la vita e lo opere di Niccolò d'Arco e, indirotta- 
mente, viene a mettere in luce le condizioni della cultura nel 
Trentino nei secoli XV e XVI o la parte ch'esso ebbe nella 
fioritura umanistica. Egli seguo il suo autore dalla nascita alla 
morte {ikl{^ìoM\) in tutte lo sue varie vicende o peregrinazioni, 
ai discorre de* suoi studi, degli amori, della sua famiglia, M 
luoghi ove per ragioni diverse ebbe a dimorare, dei suoi nume- 
rosi amici, ricavando lo notizie da documenti, da manoscritti, 
da Oliere anteriori, o specialmente dalle poesie del suo autore. 



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TKMPl MODERNI — - V. CIAN H>5 

ch'egli riporta con molta profusione, offrendoci cosi ;inrlie no- 
tevoli saggi della sua arte e del suo valore poetico. A luMiicio 
aggiunge un diligente catalogo critico delle opere del d'Arco e 
un accurato esame di esse, dal quale, a modo di conclusione, esce 
fuori il giudizio essere stato il d'Arco un poeta esseii/jalinonte 
li'entino nel sefiso che popolò la sua patria dì fantasie e dì 
ricordi, celebrandone con affetto le naturali bellezze. Vov^e il 
desiderio di chiarir tutto e di confutare opinioni erroneo di ali ri, 
in questo bel lavoro del Pranzelóres turba talvolta un pn' l'in- 
dine cronologico e fa apparire eccessivo il corredo d^eiiidiziuiie, 
generando in chi legge un senso di stanchezza per lineile con- 
tinue interruzioni del testo e per quelle spezzature a nii si t^ 
costretti dalla sovrabbondanza di note e di citazioni un ]MH'hino 
farraginose. Chiude il volume un elenco di documenli relativi 
ai conti d'Arco del tempo del poeta. 

A. Battjstkli.a. 



vrr'rOKR) GIAN, Un medaglione del Rinasci men(o — Caia 
Bruno, lìiessinese, e le sue relazioni con Pieiro lieiìdìO 
(1480 e, - 1542); con appendice di documenti hiediii, — 
Firenze, Sansoni, 19(»1, pp. 102. 

86. — In questo scritto, che fa parte della Biblioteca cri- 
tica della letteratura italiana, diretta da Francesco Torraca, 
il chiaro Autore ha voluto, com'egli stesso dice nella PniU- 
zione, «narrare, con la scorta di materiali spesso nuovi, un 
epis(xlio tipico negli annali deiremigrazione Siciliana nella jk*- 
nisola pur durante il fiorire del Rinascimento» e \mvì\' in evi- 
denza « un caso singolarissimo di quella sodalitas nioi ale e 
letteraria, che fu quasi un'istituzione fiorente» nolla nosira 
Kinascenza. 

Di questi! sodalitas il messinese Bruno ci offrt', infatti, un 
esempio caratteristico ; e l'averla egli esercitala risprttn a Pietro 
Henibo, cioè ad una delle ligure letterariamente più iniei vssanfi 
del Cinquecento, accresce importanza a questo studio, nel (juale 
è un non piccolo riflesso dell'ambiente familiare e dom(»slico e 
per alcun lato anche intellettuale in cui il Bembo visse. 

Cosi l'A., che fin dal 1885 illustrò dottamente \\\\ decennio 
della vita del Bembo, viene ad aggiungere, in sostanza, nn 
nuovo capitolo agli studi giA fatti, in quanto che il Htnnbo ha 
questo di particolare: che non è meno, anzi quasi tjnasì t- più 



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VX* RRCENSÌf^Hi IS NOTK BIBLÌOQKAFICHB — A. ROSSI 

iiilen'ssiuilo n sliHliare in tutto quanto lo circondò, nelle rela- 
zioni inoll<*i>lici clì't'bbo, o, in altri termini, com'espressiono di 
un iU\*i iinihienlo sociale e letterario, che noll'opera sua strd- 
tinneiile jiersoiuìle e nelle manitestazioni dirette del suo ingegno. 

Prc^ndendn le mosse dal soggiorno del Bombo in Messina, 
diiraiih* il qnalr il Hembo conobbe, mollo probabilmente alla 
scuola del La-^eai i^, il Bruno giovinetto, TA. determina le re- 
lazioni di IniiinOra stabilitesi fra il letterato veneziano ed il 
messinese, il r|Uii!<* ultimo s'attaccò al i)rimo come l'ombra al 
<Mirpo e sej^^yi il Hi^Hibo nelle corti di Ferrara e d'Urbino, non 
<'he a Huma, quando quegli divenne segretario di Leone X; o 
al san protei tore. c^he lo onorò di costante e meritata fiducM'a 
e lo fere lai trinn( iile provvedere di rendile ecclesiastiche, rese 
^erv[«ri inìporlanti. particolarmente nel periodo dal 1521 al 151^0. 

Nnlizie assai dettagliate ci dà anzi il Gian intorno a questo 
uUimo ]»erìodo. e da esse si scorge come il Bruno nella casa 
del HendHi allcnilrsse ad utlici ed incarichi i più vari e dispa- 
rali lìa li>in. K'^Vì, che sorvegliava e quasi sostituiva i fattori, 
*(iiraialn le setjiiiui^àoni nelle campagne e il miglior andamento 
degli allri lavori rampestri>*, era ad un tempo consultato in- 
{itviui ai lavori leMerari ed ai versi che il Bembo componeva. 
e attese più vulh' con grande zelo e cura alla revisione ed 
alTedizinne dej-li scritti bembesehi dal 1525, quando furono 
jtriiiuum'Mle sfEJiiiftale le Prose della volgar lingua, in poi. 

Da jiliimr leltei-e del Bembo, che si trovano tuttora inedite 
in un c(Hlier Chi^ijino e che sono del 15:{8, il Gian trae anzi 
argiaueiil<t a conlennare la verità di quanto Lodovico Beccadelli 
<'bbe a riferire comt^ cosa dettagli dal Bendm stesso, cioè essere 
slalr* Gola Brano «la sferza delle composizioni* del suo pro- 
tei Iure. La lìduria di l Bembo n(4 Bruno giunse a tal punto ch'egli, 
rlupo la sua nomina a cardinale nel 15::Jn e la sua partenza per 
Ht>nia. allidn nlla vigilanza di Gola in Padova i figli Torquato 
ed i:iena. K di quanto il Bruno fece a prò' deireducazione di 
quelli il ràan vi dà minuto ragguaglio. Il fatto che il Bembo 
ebbe lanla sliiiin pel Bruno e sopra tutto che non disde- 
gnò di ormsuHaie il suo proletto ne' suoi lavori letterari 
non [jolrebbe spiegarsi, se il Bruno fosse stato uomo privo di 
sludi. Ma il Gian nel suo scritto mette opportunamente in 
lur(% olire ali amici^^ia del Bruno con non pochi letterati dei 
suo lenapo, hi cultura del messinese, desumendola da parecchi 
<ialì rlì liìllo, quali, per esempio, laparteavuta dal Bruno latini, 



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TEMPI MODERNI — A. COPPIKI 



1U7 



iieir Accademia degli Infiammati, l'aver egli composto versi etc. 
Del suo valore letterario il Bruno, tuttavia, lasciò documenti 
originali assai scarsi, e a ben poco si riduce l'enumerazione 
degli scritti che di lui ci rimangono latta dal Gian. 

Sacerdote nel tempio iw cui il Bembo era il Nume, il Cola 
Bruno meritava di trovare chi raccogliesse in un breve scritto^ 
senza le lungaggini d'una estesa monografia, che sarebbe stata 
sproporzionala all'importanza letteraria e storica del soggetto» 
le notizie rimasteci di lui; e questo lavoro di raccolta il Gian 
appunto ha compiuto con grande precisione di ricerche, valen- 
dosi anche di documenti nuovi, con abile raggruppamento dei 
fatti studiati e, ciò che accresce il pregio dell'opera sua, con 
molto garbo di forma. 

Agostino Rossi. 



COPRINI ANNITA, Piero Strozzi neWassefUo di Siena. Fi- 
renze, Paravia, 1002. In-10, di pi». 201. 

87. — L'assedio di Siena è st^to da molti storici narrato 
noi suoi più minuti particolari; e parecchi eruditi hanno fatto 
argomento di studi speciali or questo or quell'episodio di quella 
mirabile epopea. Tuttavia, nessuno aveva finora esaminato quel 
grande avvenimento i\\ relazione coli 'opera del capitano che vi 
aveva rappresentato una gran parte, di Piero Strozzi, l'illustre 
figlio dell'infelice Filippo; né aveva fatto rilevare l'importanza 
di lui nella difesa di quella misera citta. La signorina Coppini, 
non contenta di seguire colla debita prudenza il racconto 
degli storici, ha ricercato nei documenti inediti degli Archivi 
di Siena e di Firenze la conferma, l'ampliamento o la corre- 
zione delle notizie finora accettate su quell'uomo, nel periodo 
fortunoso, che corre dalla sua venuta in Siena, nel 1553, alla 
caduta della Repubblica, nel 1555. Con lodevolissiina diligenza 
ne ha illustrato tutte le mosse, ne ha spiegato tutti i disegni, 
dimostrando che, se un doloroso presentimento avevano alcuni 
cittadini che la venuta dello Strozzi in Siena dovesse procurare 
la rovina della città, egli non lo giustificò colle sue gesta e se 
si verificò pur troppo, devonsene incolpare le circostanze con- 
trarie del tutto alla santa causa della libertà senese. Ne narra 
pertanto minutamente i provvedimenti in Siena; la spedizione 
in Val di Nievole, dalla quale usci, si colla fama di grande stra- 
tega, ma colla certezza che gli aiuti promessi non sarobboi-o 



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KrCKSSIONl R KOTE B1BLS0<IRÌF1CHK — E. CA8AN0TÀ 



iiiTÌvali; 1 MiijpH'sa ìMUi \\\\ di Chiana o la sconfina di 
.MurcitUiu: ìe t>n>tosh' <thiIi'(i i suoi doirallori alla Corte di 
Francia, i {[ivAl susurnivaiin rho non pensava a salvare la 
cillajiia SI honv a ini|M^ss('ssarsi ilei castelli del senese. Questa 
voce, the, rit'eri(;i;ili dn l-lniviriv 11, molto afflisse lo Stro77.i, 
aveva forst* (iiKildie luridanrenli*, checché dica Tef^re^ia Autrice; 
la fjuale. secondo iiml^ si cnlnsiasiiui troppo del suo protago- 
nista e lo siialnra peitaniii iji qualche parte, quando vuole so- 
sten(*re <'lfr^^li uUlndisse in lui (e le sue imprese contro Cosimo 
de' Medici airidealilà sìditinic della libertà della patria e del- 
rani(*re drlla jin^[M'ia lainii^lia. meni re molli dubbi persistono che 
farebbero credere senii>IÌL"enn^Hte eh"eij:li, come lutti i suoi, non 
ctniibaltesse insoslanza si^ finn f>er ambizione delusa e desiderio 
costante di sosliHiirsi a quel t'ainn cadetto di Casa Medici, che la 
fni'tuna assisteva a lont dritti mento. 

Qni'sta nnsira opiriìoiie, pr^rt'», non menoma la lode che tri- 
bntiamo ain[Ha e sijn*era airey^re^na scrittrice; la quale, senza 
distrarsi in vapcn-ose eoiisidera/ìoui, procedendo anzi con nìolta 
serietà e chiarezza al pro|>rit^ as-^iinlo, ha dettato un lavoro 
che riuscirà uìi\<>- ai cultori drtta -^triria senese in particolare. 

K. Casanova. 



HlA*:in BlU'fJt, aìi .'^rolttii (idio sitai io fU Pcutova nel Cìi> 
tliff'ceiffo. — JjìSi'oi\m ììtatf (fi* fitte letto nett^auUi magwi 
iteUd R. ritfrrr\y/n ffi Pffffora il 7ìOvemb)'e 1902. — 
l^idova, Uaiidi. li»o:i, pnj^ru^. òu. 

88. — Dopo no enìea<'e esordii), in cui l'A. dinn)stra che 
la storia dell Tni versila dr^ve avere interesse per la famiglia 
dei prolesstn'i e dej^li scolari come la conoscenza della loro tre- 
neatorsria \\vr te case mobili, dt^-^ciive con rapidi e sicuri tocchi 
la città di l*;id(jva net seetdo XVI. il suo territorio, la sua po- 
polaziorje divisa Iti ceti e in fraglie (corporazioni). Fino dal 
«e(\ XV In tassa ili soldi tkie id mese per qualsivoglia b(XTJi 
del territorio da tre noni in su, e di lire tre per o^nii carro 
ferrato fu impieL,^ata (bilia Uepubblica di Venezia per lo stipendio 
dei prufessori, e rendeva tbitte ipiarantasette alle settantamila 
lire alTanne. Xel see. XVI massimo fu il immero di mille 
scolari: quando diiniimiva. i civici rettori ne informavano il 
Senato. «Varie le cans** della diminuzione. Ora la mancanza di 
>* uno di quei profcssin*! al prltno loco, il cui nome ei-a richiamo 



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TKMPl MODERNI — B. BRUGl llH* 

» di gran numero di scolari, giudici dei luaesti-i audio jiìli di 
» adesso; oi-a la bolla di Pio IV, che costringeva i laureandi a 
» un giuramento religioso con molta proìixità (Tar^mila frase 
»è del podestà del ì^jG^) cosa abJiorila dalla Natioìì Alemana, 

* Aiìf/les(f, Giacca ed altre. Kra infatti una j'igida cniifessiono 
»di paiusmo, come allora dicevasi. Assai più sjìniifilava Ih 
» Studio la peste ». 

I/A. quindi raccoglie molti dati interessanti sulla vita itogli 
studenti in Padova, sul costo del vitto e deiralloggin, ecr, 
«I libri costavano meno che a Pologna; comprati con (sjin*sso 
» patto di rivenderli al momento della partenza, li riac^piistava 
» il libraio venditore. Il calcolo del Mtmtaigne, che Uf scolaro 
» agiato spendesse sette scudi al mese per la sua pcnsidjir e 
» sei per il valletto, corrisponde press'a [»oco a quello di^ì ]mi' 
» desta. I quali (ponendo che, Tun [^ei* Tallro, o^nii scolaro 
» spendesse cento ducati Tanno) facevano salire a ducati cen- 
» tomila il benefìcio grande arrecato dagli studenti alla lìtlà e 
y^alli Data deir Illustrissimo Dominio (pag. 12)». 

S'uflivano per le vie della città parlare tutti i dialelli d" Malia 
e molte lingue straniere; difatti da tutte le regioni tirila penì- 
sola a<*correvano studenti all'Università di Padova, meni re i 
veneti per un provvedimento della Repubblica del ir»7t non 
potevano compire i loro studi che in questa Università. [*a 
oltr'alpi vi venivano tedeschi, danesi, svedesi, russi, bnemi, 
polacchi, ungheresi, provenzali, borgognoni, inglesi, scozzesi; 
d'oltre mare i greci. Il Brugi descrive i viaggi di qiiesli stu- 
denti attraverso l'Europa, parla delle loro corrispondenzr epi- 
stolari, fticilitate da una corporazione di portitoì- di li f fere, 
che fioriva in Padova al principio del Cinquecento. 

Quindi l'A. passa a ricercar le cause per le ([unìl lauti 
scolari si recavano allo Studio di Padova, dimodoché ci a diven- 
tato il primo d'Italia e quasi d'Europa. Prima di luMo il go- 
verno (li Venezia faceva una scelta accurata degrinscLTiiaati, 
ch'erano fra i più dotti e famosi. «Né la Repubblica badava a 
» spendere quando il merito vi fosse: ai lettori di grido dava 
» stipendi, che, ben ponderato tutto, si possono ragguagliare a 

* trentamila lire annue di nostra moneta. Ma il professine non 

* poteva esser pigro: nominato a tempo, e, salvo ben raie 
>^ eccezioni, con un concorrente che insegnasse la stessa malerìa, 
» sapeva che gli scolari avrebbero scelto e giudicato ( i>ag. 17). 
E poi vi era il vitale nutrimento della libertà del ]>ejisierf>: 



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RKCENSLONI £ NOTI B1BL10ORAF1CHK — A. BONARDl 



♦[iielln lialtn'iiin llbcrias già allora passala in proverbio, per la 
(jiiaio eiiui catluli taiili vieti pregiudi/.i, che avevan rilardalo 
i |)nj^r{*ssi della scienza. Cosi, conio dimostra TA., poteron 
allora liurin' la lilosofia, la medicina e la giurisprudenza. Iiiollre 
era gaia la vita di Padova: conviti, j'appresentazioni teatrali, 
uiasclierale, *j^ìos(re, tornei non mancavano. Fra gli studenti 
stranifH i piti luimerosi erano i Tedeschi, che salirono nel periodo 
dal [TiWì al ir,:i(l al numero di i0.53(). Nel i50:{ gli studenti 
ledesclu di IfiiL^e oj-ano 200; nel 1587, :?00; nel loOT, 300. Ks- 
st^ndd ijKJÌli di essi lulerani erano chiamati a Padova dal sapere 
ch<* avrebhoni ixodulo al paro e più dei maesli'i di libertà di 
peasieio, sebbene fosse nolo che il podestà e l'inquisitore tenes- 
sero dticrbin Lili scolari. Infine taluni accon-evano allo Studio 
di pLulova pii' la lama delle ricche biblioteche claustrali e pri- 
vale di (pièslii città, e perchè potevano poi facilmente recarsi 
a V(*iiezìa e jMiietrar nella Marciana, sospiro d'ogni dotto. 

«Tulli juHi scolari erano uniti in due grandi corporazioni (» 
» Università cuii proprio rettoi'e, propri magistrali, propria gin- 

* iNr^rÌ[zioiie:'tlrì giuristi, o scolari di legge Puna; degli artigli 
»t» sriilari di lil<iso!ia, jnedicina, teologia l'altra... La Univer- 
»silà dei Lriuristi predominava per antichità, per onori, por 

* numero; vi si ascrivevano perciò alcuni pure, ai quali non 
» c'ra Jìièta \u studio delle leggi» (pag. 20). 

Ni ita l'A. (he prima di queste due grandi corporazioni 
distinte \\vv materia di studio, esistevano quelle pei' ciascuna 
nazione di stallieri, e per ciascuna città d'italiani, le quali si ri- 
dussero» a du(^ maggiori degli stranieri o ultramontani, degl'italiani 
o i itrajiuiiitaiii. Nel sec. XVI, se pure si distinguevano gU ul- 
Iramonlaiii dai cilramonlaui per trarne a vicenda il rettore, e se 
sn{>ravvivevàin> gli originari gruppi nazionali col nome di «n^^- 
zioni * non lurmavan più vere e proprie corporazioni. 

♦ Di luMe \i' nazioni si poteva dire ciò che di se slessa 
» scrìve in Imnii italiano del Cinquecento la tedesca: «Quivi si 
■* i»aeilicaui> W discordie et dilferenlie fra membri suoi; quivi 
» si celebrano quelli, che vivono degnamente et virtuosamente: 
» quivi si ri(ireudouo et tal bora si scacciano quelli che v'ivono 
» vit iosa mente et scandalosamente; quivi con pubblico denaro 
» si sovvenziono grinfimi, gli passeggieri et altre povere genti: 

* quivi si stiminìnistrano libri in ogni scienza a quelli che Jiaw/^^^ 
»bÌstjgiio: quivi rmalmenle si donano a sepoltura pubblica 't^''^ 
» quelli, elio sano in essa Natione descritti con pompa e carità'^* 



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TEyPI MODERNI — L. 8TAFFKTTI 2<)i 

Sono enumerali dal Bru^i i privilegi delle Università degli 
scolari, cioè aver propri tribunali, radunarsi a piacimento^ 
elegj^ere so(*ondo gli statuti i rettori, i consiglieri, i magistrati 
tutti non meno che i lu'ofessori, avere una propria cassa. Per 
niantoiuM-e il decoro dello Studio, por dare lauti stipendi ai 
professori non bastavano i dazi dol comune di Padova, a ciò 
destinati, ma Venezia concedeva larghe sovvenzioni. La Repub- 
blica aveva trasformato a sue spese l'ospizio od albergo del 
Ho in palazzo della Sapienza. I/A. continua mostrando, come 
per volere della Repubblica lo Studio, nella seconda metà del 
secolo XVI, s'avvia alla moderna figura d'instituto di Stato, 
pure rimanendo le antiche forme della corporazione. Per com- 
j»le(are il quadro della vita degli scolari nel Cinquecento tratta 
tlelle risse e dei tunudti, che avvenivano specialmente in oc- 
casione dell'elezioni dei loro rettori e magistrati, risse e tumulti, 
che i Padovani erano disposti a tollerare: «...l'asserzione del 
» capitano Matteo Dandolo nel 1547 essere « il celeberrimo 

)»Sludio il cuore et l'anima » di Padova «che senza esso 

> sarebbe un corpo morto», come l'altra, comune ai podestà e 
»ai cronisti del tempo, che lo Studio e l'Arte della lana fossero 
» i due ornamenti e aiuti della città, specchiavano il pensiero 
»dei padovani». 

Questo discorso, che ben colorisce la vita feconda, esube- 
rante, agitata d'una delle più famose Università del sec. XVI, 
si chiude con una serie di note, che dilucidano qualche punta 
dell'esposizione e citano le fonti edite ed inedite. Fra le ultnne 
hanno specialmente valore i documenti, tratti dall'Archivio an- 
tico dell'Università di Padova, le relazioni dei civici rettori 
sopra lo Studio, e la cronaca di Padova del Rossi (1500-1600),. 
conservate manoscritte nella biblioteca del civico Museo. 

Antonio Bonardi. 



L. STAFFETTI, Donne e castelli di Lanigluna. 1' Una sposa 
principesca del 15<X). Massa, Medici, 1902. 

89. — Sono trentotto lettere, che il buon conoscitore della 
storia <li J.unigiana e di Gasa (^ybo ha tratte dal R. Archivici 
di Massa, lettere fra il 1591 e il KMM) .scritle al Principe di 
Massa Alberico Cybo Malaspina dalla sua ligliuola Lucrezia 
sposa ad Ercole Sfondrati nipote di papa (tregorio XIV. La 
data è, per tutte, da Bella}j:io sul lago di ('omo, anzi sito a ca- 



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202 KKCKNSIOMI E NOTE BIBUOOHAFICHR — O. BlOONl 

raliere doi due rami del Lario (Bilacus?): «non vedendosi altro 

che aria et aqua mi par d'essere in uno deserto » secondo 

ch'ella scriveva al padre il 2 febbraio 1592. < Il marlollo poi 
che sento di non essere a Massa è inHnilo, si per essermi tanto 
allontanata da V. E. che pur speravo <Ii havor a vederla e ser- 
virla, come anco por la diiferentia del loco che è incredibile; 
ma credo certo che N. S. mi habbia fallo venir qua per smaltir 
la stanza di Roma, che tanto più mi par strano uscendo di là». 
II favorevole giudizio, che lo S. dà della gentilezza e bontà che 
traspira da queste lettere, può essere contermato nel lettore da 
quest'altro tratto del 18 settembre 1503: «la mia disgratia vuolo 
che le mie lettere l'anno poco buon recapito, che saranno causai 
tarmi parere alla mente di V. E. per mal creata e poco amore- 
vole, di che supplico TEcc. Vostra a non credere...., dolendomi 
assai non poter conforme al infinito desiderio mio servirla, ma 
l'assicuro bone elio in quello che mancano le forze, supplisce 
l'animo ». 

E più altro vorrei citare ti-attandosi come, ben dice lo S. 
«di quel secolo in cui... si scrivean bene anche quelle missive 
che orano lontanissime da ogni pretensione letteraria». 

La prefazione, che abbraccia circa metà deiropuscolo, ci 
fa assistere davvicino alle pratiche per il matrimonio e ci offro 
anche qualche frammento del Libico di ricordi della famiglia 
Cìjbo, che, scritto quasi tutto di pugno di Alberico, serbasi nel 
R. Archivio anzidetto e che lo S. si propone di deCr fuori in breve 
con illustrazioni e documenti. Per le notizie di casa Sfondrati lo S. 
si è valso, nella prefazione stessa, delle schede manoscritte La?*- 
6*c^// appartenenti al Museo Civico annesso alla Biblioteca governa- 
tiva di Cremona ; e dagli Elogi dell'Interiano ha trascritta curiosa 
memoria della morte di fra Gregorio da Milano, ch'era appunto 
un figlio di Lucrezia Cybo Sfondrati fattosi cappuccino e morto 
poi annegato « vicino alla spiaggia di Massa, mentre andava a 
predicare il corso quaresimale nel Duomo della città di Bastia, 
capo di tutto il regno di Corsica ». 

La garbata ed utile pubblicazione naturalmente ci fa esor- 
tare lo S. a presentarci in breve altre donne o altri castelli 
della sua dilotta Lunigiana. 

(rriDO BlOONJ. 



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TKMPl UODKRNl 



A. PELLEGRINI 



2oa 



I*ELLE(iRINI AMEDEO, Relazioni inedite di anibasciatori lac- 
chisi alla Corte di Roma (sec. XV-XVll). Roma, tip. Poli- 
glotta della S. C. de Propaganda fide, 1901. In-4, di pp. (>0. 
90. — L{\ Rivista annunziò in uno degli ultimi fascicoli le Re- 
lazioni inedite di anibasciatori lucchesi alle corti di Milano, 
Firenze, Modena, Parma, pubblicate dal medesimo editore, e no 
rilevò tutta l'importanza e tutto Tinteresse. Oggi, dando notizia 
dello Relazioni relative alla Corte di Roma, esprime ancora il suo 
compiacimento di veder venire alla luce documenti che dimo- 
slrano lutla l'acutezza della mente di coloro che li scrissero, o 
che permettono allo storico di meglio conoscere i personaggi 
dei quali si occupa e l'ambienle in mezzo al quale essi vivono 
e si muovono. Sono 14 relazioni di ambasciate, dall'I 1 luglio 
ir>85 al (3 maggio 1087, din^tte ai papi Sisto V, (ìn^gorio XIV 
Clemente Vllf, Paolo V, Cregorio XV, Urbano VII! Inno- 
cenzo X, Alessandro VII, Clemente IX, Innocenzo XI. Parecchio 
sono ambasciale d'obbedienza ; talune si riferiscono a partico- 
lari negozi della Repubblica lucchese. Ma le relazioni, cosi delle 
une come delle altre, hanno cura di ritrarre minutamente il 
carattere del pontefice regnante, di rilevare le sue simpatie e 
l»ropensioni, l'afTetto che portava alla sua famiglia e la condi- 
zione a questa creata, d'indicare i ministri alle cui mani il 
papa aveva affidato il governo dello Stato. Spesso rinvengonsi 
ancora notevoli osservazioni sulle conseguenze della politica 
pontifìcia nello stato e fuori, sui sentimenti dei prelati e del 
popolo; oltre a molte informazioni sul cerimoniale, sulle so- 
lennità celebrate, sugli avvem'menti seguiti in quel periodo di 
tempo. Tutto ciò costituisce un titolo non comune d'importanza, 
per i documenti del prof. Pellegrini ; e con lui gli studiosi deb- 
bono rallegrarsene, lodandolo dell'opera utile e buona da lui 
compiuta con questa pubblicazione. 

E. C. 



i)OMENlCO (tUERRIXI, La brigata (ìranatleri di Sardegna: 
Memorie sfoì'iche. — Torino, Roux e Viarengo, lti02. 
91. — Il contenuto storico di questo libro è efi'ettivamonto 
molto superiore a quello enunciato dal titolp, ed il concetto che 
lo informa, in relazione allo scopo propostosi dall'autore, tende 
assai i)i(i in alto di una semplice raccolta di memorie. Le 
guardie iniziano la storia organica dell'esercito che ora è italiano 
e nelle loro vicende, attraverso due secoli, si rispecchia la storia 



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*jn'i 



KEGKNSIONI E KOTE BIBLIOGRAFICHE — E. ROCCHI 



inililnre del nostro paese, quale si è svolta in queirunico 
Sl;i(n della penisola che, pjBr virtù e senno politico dei suoi 
iejjirìt<MÌ, seppe avere milizie nazionali. 

Ualle vive fonti della storia, cui l'autore ha largamenle 
atliiitu. enuM'go un altissimo concotlo, quello cioè che mollo è 
da iiji[iarare dallo studio dei nostri ordinamenti militari e M 
iììUì di ^merra combattuti negli scorsi secoli nel nostro paese. 
l/nuk)re, con quel profondo sentimento d'italianità che si rivela 
in liiLle le pagine del suo libro, e che talora giunge ad innal- 
/;m<^ i l'atti memorabili compiuti dai nostri soldati all'altezza 
drll ( [jiìpéa, ha por tal modo splendidamente raggiunto l'intento 
il filiale non ei-a solamente di illustrare le gesta della Brigata 
<iranati<TÌ di Sardegna, ma pur anche di additare una nuova 
tii4^ta agli studi militari. 

Il libro comprende due grandi parti intitolate: La Vita e 
Le 0/ir're. La prima riassume in 1(5 capitoli la stoi'ia organica 
(Iella llrigata; la seconda ne sviluppa la storia tattica. 

Nel primo capitolo Le origini, si dimostra che il Reir- 
gimento Guardie, (il primo reggimento d'ordinanza della fan- 
teria piemontese) fu crealo nel 1059, vale a dire un secolo dopo 
la riforma militare iniziata da Emanuele Filiberto e nei capi- 
lui i sin cessivi vengono rappresentati al vivo i criteri organici 
de^^li eserciti dell'epoca. 1/autore delinea c(m mano sicura Te- 
volu/ione degli ordinamenti militari durante la 2* metà del 
scroti" XVII ed il secolo XVIII, riproducendo le condizioni del 
Ue;j:jiÌHiento Guardie alla fìwe del secolo XVII; descrivendo i 
^^lanalieri dal mezzo del secolo XVIII, e ricordando le riforme 
di ViUtìrio Amedeo III. 

Da queste nitide pagine, che riassumono nei più svariali 
parlicntari la vita organica delle Guardie si apprende, tra altro, 
cuini: le cause dell'evoluzione sopraccennata siano da rintrac- 
ciarsi essenzialmente nella esperienza della guerra della suc- 
ressifuie di Spagna prima e di quella della successione d'AusUna 
dopo: come sulla fine del secolo XVII, ed ancora molto t«ni|)o 
d(qMj» l'alto ufficio dell'educazione morale del soldato fosse af- 
fidato ai sergenti, mentre agli ufficiali era riservato di inter- 
veiiìri' nelle operazioni guerresche più coU'esempio del valore 
che colla capacità tecnica; e come infine, in fatto d'idee tat- 
lìdie, prevalessero già in quell'epoca presso la fanteria pie- 
inoiih se molti di quei concetti che oggi si vanno propugnando 
quali iii*vità. 



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TRMPi MODERNI — D. OUERKINI 205 

Nelle slosse pa^j^ine è [»ost() in evidenza, a titolo di altis- 
simo onore ed a giusta rivendicazione di una <j:loria nazionale, 
essere stato Vittorio Amedeo III il primo a riconoscere quanto 
}iìii diverso da un esercito la materiale riunione di parecchi reg- 
trimenti non viventi la stessa vita materiale e morale e ad in- 
trodurre, in oniaii:gio a tale criterio, nell'esercito piemontese, 
parecchi anni avanti che non lo l'osse nel francese, l'importante 
novità organica dei comandi stabili di brigata, di cui Napo- 
leone scrisse che aveva iniziato una nuova epoca nelTarle mi- 
Jilare. Allo slesso Vittorio Amedeo* III è dallo storico della 
Brigata (hiardie rivendicato con nobilissimo intendimento il 
tentativo di ampliare l'istruzione degli uCfìciali; il quale tenta- 
tivo se falli, per forza dei teuìpi, al detto Sovrano, potè dive- 
nire realtà sotto Vittorio Emanuele I. Questi riusci infatti a 
sancire che, non più nella nobiltà dei natali, o neiranziauità di 
servizio, o nel grado, nja bensì nel maggior sapere risiede la 
ragione d'essere del comando e dell'autorità. Imi^'onta carat- 
teristica ed incancellabile lasciata dalla rivoluzione negli ordi- 
menti militari. 

Di notevole interesse storico e militare è il conlenuto della 
seconda parte: Le Opeì'e. 

Si prelude nei primi capitoli alla storia delle Thiardie col- 
rimpresa di Trino (l()r)<S), colle guerre c(mtro i Valdesi (l(3^ì3) 
e 1(58(5), colla difesa di Candia (l(M3o-()0) e colla guerra contro 
(tenova (1()72). Nel prologo della battaglia di StafTarda (1(>90) 
le guardie hanno e degnamente sostengono l'onore di essere 
le prime truppe d'ordinanza piemontesi che stanno al fuoco 
contro truppe non italiane; e come hanno iniziato la storia or- 
ganica dell'esercito, ne iniziano assai bene la storia tattica. 

Questa presenta, per parte delle (Hiardie, pagine di incom- 
I>arabile valore nel secondo pc^riodo della guerra della succes- 
sione di Spagna, alla eroica difesa della Verrua (170/i-1703) a 
Chivasso (1705) ed a Torino (17()()), dove la maggior parte del 
reggimento diede la vita o il sangue nella memoranda difessa. 

Sorvolando sui fatti d(»i primi decenni del secolo XVIII, 
l'opera delle (Hiardie torna a risplendere di luce vivissima nella 
guerra della successione d'Austria. La rude giornata di Pietra- 
lunga e la battaglia della Madonna dell'Olmo segnano due ri- 
cordi gloriosi nella storia tattica delle (Uiardie. A queste fu ri- 
servalo il posto d'onore nella battaglia dell' Assietta (17'47), nella 
spiale i difensori della tenaglia si mostrarono degni dei loro 



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*ifM) RBCBN8I0N1 K NOTK BiBLlCOKAPlCHK — K. ROCCHI 

antecessori della Wrriia e di Torino od erc^ssoi'o colla loro 
(eroica fermezza un nionuiiienlo più durevole del bronzo al 
valor italiano. 

Dopo U anni di paco vengono le dure provo dolla «guerra 
disastrosa». Le Guardie si coprono di j^^loria noi 1703 alPAu- 
Ihion; nel ITOi, sullo alpi marittime, a Cima dol Bosco, rinno- 
vano le gesta delTAssietta respingendo un nemico quattro volle 
maggiore ed uccidendogli un generale; nel 170G al Pentodi 
S. Michele sulla Corsaglia scrivono ancora una pagina di epico 
valore. Ma la saldezza doi soldati piemontesi non poteva arrestaiv 
il moto storico, o quel valoroso reggimento, che aveva super- 
iKunente costretto i francesi a volg(u-gli le spallo a Torino, al- 
TAssiotta, airAuthion, vonno sciolto per formare il nucleo 
tiella mezza brigata leggera piemonleso. 

Si ometto di accennare alle belle azioni guerresche che 
questa seppe compiere in servizio della Francia nel 179^) ed 
alTopera sempre altamente onorevole e talvolta eroica della 
Hrigata Granatieri di Sardegna a Pastrengo, a Santa Lucia, a 
(ioilo, a Gustx)za, a Milano nel 1848, a Novara nel 1849, in 
Gi'imea nel 1855-r)(), alla madonna della Scoperta nel 1859, nel- 
l'I talia centrale e meridionale nel 18<5(), a Gustoza nel 186*3. 
Tutto questo con rigore di critica, pari alla competenza tec- 
nica dell'autore, è largamente esposto nei 51 capitoli della se- 
conda parte del libro. 

Il quale oltre a presentare, come si disse in principio, l'or- 
ditura completa dolla storia militare italiana, porta impressi, 
i;i tutto le sue pagine, i caratteri di una erudizione viva ed 
originale, che rispecchia Televata e multiforme coltura dolTau- 
tore. .\umenlano pregio al libro le dotte illustrazioni intorno a 
numerose questioni di tecnologia guerresca ed all'evoluzione 
dei mezzi di difesa e di ofTesa. Basti, fra le tante ricordare la 
Bota a pag. 'i5, relativa all'origine delle granale e quella a 
pag. 93 riguardante l'impiego dei CacaUi di Frisa. 

E. Rocchi. 



6. PERIODO DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE (1789 1815). 
A[iFONSO SANSONE. Gli avvenimenti del i799 bielle Due 
Sicilie, Nuovi documenti. Palermo, Casa ed. ^<Era Nova», 
1901. In-'i picc, pp. oci.xx-505 (in Documenti per ser- 
vire alla storia di Sicilia, S. IV, voi. VII). 
92. — Il prof. Sansone, consultando i numerosi volumi della 



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PKBIODO DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE — A. SANSOKE 207 

Real Segreteria esistenti nell'An^hivio di Stato in Palermo, ha 
lx)[uìo mettere insieme una ricca raccolta di documenti, relativi 
agli avvenimenti del 171)0 nel Regno di Napoli e Sicilia, che 
pubblica divisa in cinque serie: 1. Provoedimenti per la difesa 
delia Sicilia ed il riacquisto del Regno di Napoli; 2, Registri 
(il rappreseìitanze e risoluzioni corrispondenti per gli affari 
di Stato, Giustizia ed alta polizia del Ripaì'tiniento di Napoli; 
X Risoluzioni prese nella G imita di Gommo ed eseguite per 
r/iezzo della Real Segreteria di Stato, Giustizia e Grazia; 4. 
Sentenze della Giunta di Stato in Napoli; 5. Registri diversi. 

La raccolta è preceduta da un' ampia prefazione, la quale 
«non tratta di tutti gli avvenimenti del '00 nelle Due Sicilie, 
ma svolge in particolar modo quelli che s'intrecciano coi do- 
cumenti pubblicati nel presente volume». Sarebbe quindi ingiusto 
rimproverare al S. omissioni e lacune da lui volute; se accusa 
^'li si può muovere, è appunto del contrario; poiché, avendo 
oj^ii forse concepito da principio un lavoro, che abbracciasse 
tutte quelle vicende, si diffonde nei piimi capp. (I-III, V) a 
narrare la fuga di Ferdinando IV in Sicilia, la marcia del card. 
Ruffo ecc., apprendendoci in verità poco di nuovo, benché egli 
abbia procurato «di mettere un po\ d'ordine nella discorde 
cronologia» di questi avvenimenti. Il lavoro si leg^e tuttavia 
con crescente interesse, dato lo stile rapido, ellìcace e colorito 
(lell'A., e conquista pienamente il lettore a cominciare dal 
cap. IV, nel quale è esposta la mal nota missione del giudice 
SjK'ciale nell'isola di Procida. La materia di qui innanzi è nuova 
del lutto e si appoggia su documenti irrefragabili: onde cre- 
diamo pregio dell'opera il tentarne un bn^ve riassunto. 

Proclamata nel gennaio ' 00 la Repubblica Partenopea, in 
Procida e nelle vicine isoletlc si manifestò subito un vivo fer- 
mento fra quella popolazione, che piantò gli alberi della libertà 
e si dichiarò pel nuovo governo. Ma la Corte di Palermo, che 
j)er ragioni strategiche aveva bisogno di sottometter pron- 
tamente quelle isole, inviava con pann'chie navi il commodoro 
Troubridge, che occupò facilmente» Pi-ocida e abbattè gli alberi 
della libertà, mentre la plebe si abbandonava al sacche^io. 
Il Troubridge si affrettò a chiedere al Nelson un magisti-ato 
onorevole per «giudican» quei miscredenti sopra luogo, onde 
dare qualche opportuno esempio... Otto o dieci di essi — con- 
tinuava egli — debbono essere appiccati». Ku inviato allora 
il dottor Vincenzo Speciale da Hurgio (Sicilia), giudice della 



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2()8 KKCBN8I0N1 fi MOTE BIBLIOGRAFICHE — V. LABATE 

Corle proloriaua, che, secondo una frase di Maria Carolina, 
jxisscwa per nortio severo. coH'incarico di <riudicare palatìm 
lìiodo ex abrapto cut modum belli quei repubblicani. Furono 
da lui condannati in tal modo alla pena di morte tre preti e 
diciotto secolari , « periti — egli scriveva — con terrore del 
pubblico inlero e con edificazione di lulti» (cap. IV). 

Intanto, mentre il Ruftb affrettava la sua marcia, era co- 
minciato in Xapoli uno scomposto lavorio segreto, il qualo 
^'itava tutta la città, penetrava nelle provincie e giungeva in 
Palermo, «dove s'integrava nella Corte». Questa cospirazione, 
che va sotto il nome dei Baccher, mirava ad abbattere la re- 
pubblica, a ristorare la monarchia e a sopprimere i nemici di 
•essa. Si formarono cr)si varie congreghe sotto il nome di Unioni 
realiste, divise^ in molteplici frazioni, che presero ad operare 
nei centri \)Vw popolosi di Napoli. Questo latente lavorio, secon- 
dato dalla gran massa del popolo, tramutossi presto in una 
serie di manifeslazioni, di fatti e di attentati, che provocarono 
l'arresto di alcuni dei cospiratori. Ciò però valse ad affrettare 
l'opera delle Unioìii, le quali stabilirono d'insorgere il 1' aprilo, 
ma dovettero rinviar poi al giorno 8 lo scoppio della rivolta. 
Questa,' com'è nolo, non ebbe seguito, perche fu sventata a 
tempo. L'A. confuta il « vago ed inesatto» racconto del Colletta 
« le versioni date da altri storici, {\ sulla scorta dei nuovi 
documenti, stabilisce cosi i fatti: (lerardo Baccher, tenente di 
cavalleria, quartier-mastro nel Reggimento Molitenio, frequen- 
tava la casa di Luisa San felice De Molino, «C(»lebre — scrive 
il diarista Marinc^lli — per le sue galanterie amorose >>, ed 
è fama che a lei consegnasse, svelando la congiura, un hi- 
glietto di distinzioìie (segnale di riconoscimento tra i congiu- 
rali), [jerchè se ne giovasse in caso di rivolta. Frequentava la 
stessa casa il patriota Vincenzo Coco, il quale, conosciuti, a 
mezzo della Sanfelice, i truci disegni dei realisti, scrisse, i>er 
invito di lei, di suo xmgno — cosi in una sentenza della Giunta 
di Stato — la denuncia contenente la controì'iwluzioìie ìnac- 
chinata dai Bacche)'. Il (ìoverno repubblicano operò pronlamei\te: 
il 5 aprile furono arrestati il Baccher e gli altri capi della 
congiura,e il 10 vennero fucilati 11 abitanti della Torre, che 
avevano promosso ivi un'insurrezione (cap. VI). 

Kntrate in Napoli le orde del Ruffo, l'accolta dei realisti 
scende apertamente in campo, e, seguendo i suoi istinti di 
sangue e di vendetta, si abbandona alla strage ed al saccheggio. 



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PKKIODO DKLLA RIVOLUZIONE FRANCESE — A. SANSONE 200 

L'A. riassumo brovemonle le vicende ossonziaii di questa lolla 
fratricida, noto per le narrazioni dogli storici e dei cronisti, 
aggiungendo qua e là nuovi particolari (cap. VII). 

Il 10 luglio intanto Ferdinando IV arrivava nella rada di 
Napoli, donde a bordo del Faltninante deltava le disposizioni 
per il riordinamento del Regno. Ricostituì egli la Giunta di Stato, 
già eletta dal Ruffo iìw dal 15 giugno, o nominò ancora una 
(tiunta di Governo, sotto la presidenza dello stesso cardinale 
(cap. Vili). Quest'ultima Giunta doveva attendere al riordina- 
mento completo i\i tutte le ammistrazi(mi dello Stato; lavoro 
multit'ornie, dal quale TA. saggiamente scevera i provvedimenti 
d'indole politica, riferibili alla sicurezza interna del paese ed 
alle decisioni della Giunta di Stato, ch(» era gerarchicamente 
superiore all'altra Giunta. La (ìiunta di Governo dunque — a 
giudizio del nostro A. — «provvide nei limili delle sue facoltà 
all'assetto delle Reali Segreterie, all'ordine delle provincie, ed 
ai procossi dei patrioti senza esagerazione e senza accanimento; 
inerito non poco cotesto, quando Tumanità nel re[)riinere era 
col])evole desidia e la ferocia nel |)unire titolo alle benemerenze 
del re» (cap. IX). Ben diverso fu l'operato della Giunta di Stato, 
presieduta da Felice Damiani e composta di uomini, come 
Vincenzo Speciale, i quali tutti «contavano un tristissimo pas- 
sato ». Questa Giunta, che doveva giudicare i prigionieri secondo 
il rito criminale siculo, durò in carica dall'agosto ' 99 al 
marzo 1800, nel qual tempo « comj)!, sorpassando, per eccesso 
di zelo, la norma che contempera la pena alla colpa, quello 
scempio giudiziario, che stetto, eccitatore di future riscosse, 
come ricordo incancellabile, tra le offese coscienze della bor- 
ghesia del Regno». I prigionieri di Stato, in numero di 80(K) 
furono per un dispaccio del re divisi in tre classi, la prima 
delle quali comprendeva coloro, che avevano occupato le prin- 
cipali cariche nella Repubblica, la seconda coloro che avevano 
sottoscritto il libro della Sala Pafrioflica, e la terza gl'indi- 
vidui sui quali gravavano imputazioni minori. I primi dovevano 
con processo sommario, de mandato, essoi-e condannati rigo- 
rosamente secondo le leggi, «onde l'esempio fosse più celere 
pei commessi delitti», mentre agli altri era destinato l'esilio in- 
sieme con la confìsca dei beni. I/A., tenendosi rigorosamente ai 
documenti, dà miimti ragguagli dei lavori di questa Giunta, 
«sponendo tutto con uno stile assai sobrio, poiché, egli ossena, 
«i Borboni commisero nel '99 tali crudezze da essere del tutto 
Rirista stoìHca italiana, 3a s., ii, 2. 11 



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210 UECKNSIONI K NOTfi BIBLIOORAKICUK — V. LABATE 

superfluo ricorrere ad invenzioui romanzesche per accrescerne 
la disistima tra i posteri», ed ha quindi parecchie volte occa- 
sione di confutare il Colletta, « che attinge quasi sempre il suo 
racconto a relazioni orali». — Dello vittime spente in questo 
massacro lurono cominciate nello slesso '03 quattro listo, che 
ai nostri tempi il D'Ayala, il Fortunato e il Conforti cerciirono 
di completare. Con la scorta dei nuovi documenti TA. è ora 
in grado di determiiiaro il totale dei condannati dalla Giunta 
di Stato negli anni 1790-1800, totale che ascende a 1251, e di 
formare un elenco dei condannati a morte dalla Giunta ài Stato 
in Napoli con la data della sentenza, la data deiresecuzione, 
quella della rappreseìitaìiza della Giunta di Governo e la riso- 
luzione reale per gli 80 prigionieri chiusi in Castelnuovo. Se- 
condo questo elenco furono giustiziati in Napoli e nelle Isole 
Flegree 120 individui. «In questo martirologio figurano im am- 
miraglio, sei generali, un vescovo, dodici professori d'univer- 
sità, due principi, un duca, un conte, quattro marchesi, tre 
colonnelli, sei ufficiali superiori di marina, sedici ecclesiastici, 
otto dottori in medicina , diciasette avvocati , giureconsulti, 
magistrati, poeti, letterati, quanto cioè di buono, di nobile, di 
grande eravi nelle Duo Sicilie, delle quali sono rappresentate 
quasi tutte le provincie» (cap. X). Airepurazione deiresercito 
regio e alla correzione di esso fu destinata la Giunta dei gene- 
rali, la quale sottomise a «scrutinio» gli iilficiali ed i soldati 
di terra e di mare, e giudicò «con lodevole indipendenza ed 
onesta franchezza quanti di loro erano accusati di defezione o 
di giacobinismo» (cap. XI). 

Le vicende del '99, rotto ogni freno, avevano gettato le 
Provincie neiranarchia. Ad impedire cotesti disordini furono 
spediti dei Visitatori Generali , i quali fecero subito conoscere 
la condizione veramente dei)lorevoIe del Regno. Servendosi dei 
rapporti dei Visitatori, TA. fa un quadro assai vivo di questa 
anarchia, e passa quindi a descrivere la triste condizione dei 
prigionieri di Stato, che il Governo lasciava privi di tutto e 
nudi nel cuore dell'inverno sul freddo terreno. Secondo un 
rapporto ufficiale, per citare un. solo esempio, i soldati dete- 
nuti nel Castello di S. Erasmo «per materia di Stato» avevan^v 
«positivo bisogno di passare all'ospedale por essere pieni di 
scabbia»; jna non si poteva «ciò efiottuare, se prima non fos- 
sero stali in qualche maniera vestili, essendo all'ignudo» 
(cai). XII). Il Governo però, che era sordo ai lamenti dei mi- 



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r;^vr 



PERIODO D«LLA RIVOLUZIONE FRANCESE — H. WEIL • 21 f 

seri prigionieri, largiva d'altra parie vistose ricompense ai 
briganti ed agli avvonturiori del Regno, assegnando loro du- 
cati 85.000 annui. Al Rufto fu concessa, per se e proprii eredi, 
Tannua rendita di 15.000 ducati, in tanti feudi equivalenti a di 
lui disposizione, e ricompense rilevanti ebbero tutti del suo 
seguito. Il prete Domenico Sacchinelli, a proposta dello stesso 
Ruffo, di cui fu aiutante di segreteria, ebbe J'assegno di du- 
cati 200 annui ; « assegno ch'egli ripagò poscia con le menzogne 
e le adulazioni delle sue Memorie storiche; adulazioni iniziate 
da frate Girabalo, che domandò anch'esso un compenso ai suoi 
servigi, e proseguite, non sempre, da Domenico Petromasi, il 
quale ottenne a sua volta Tufllcio di commissario di guerra 
con il grado di tenente colonnello». Fra i ricompensati è anche 
Michele Pezza, il famoso Fra Diavolo, che ottenne un assegna 
in perpetuo di 2.500 ducati annui. «La' ressa del chiedere era 
umiliante. Mendicavano sussidii, grazie e favori uomini di lettere, 
uomini di toga, nobili, ecclesiastici, soldati, artisti rinomatis- 
simi, ecc., i quali credevano trovare un facile appagamento ai 
loro bisogni, alla loro ambizione, od alla loro ingordigia nello 
sperpero allegro dei beni confiscati ai rei di Slato». E tutta 
questa grande miseria umana il S. documenta inoppugnabilmente 
nel suo lavoro (cap. XIII), recando gran contributo di partico- 
lari nuovi ed interessanti. 

Valentino Labate. 



M. H. WEIL, Le Prince Eugène et Marat. Opèìritioìis militai res, 
nègociations diploniatiqiies. Tomes troisième, quatrième, 
cinquième. Paris, A. Fcmtemoin^, \\ì02, iii-8, pp. ()95; 
(>20; 211). 

1)3. — Invece dei due volumi annunziati, altri tre consacra 
il Weil a por termine alla sua pregevolissima minuziosa opera 
sugli ultimi mesi del «bello italo regno». Mentre nel secondo 
volume, di cui fu parlalo a suo tempo (Cfr. Riv. Stor. Hai., 
^ 3' S. I, 1, p. 09), la narrazione era stata condotta fino all'H 
novembre 1813, cioè fino a quando il Viceré Eugenio, comiìiuto 
il movimento retrogrado dalla Drava all'Isonzo e dalTIsonzo 
all'Adige, si rafforza a Verona, nel terzo il racconto abbraccia 
il periodo dal 9 novembre 1813 al 4 febbraio 1814, ossia i com- 
battimenti di Galdiero, di San Michele e di Hoara, l'tMitrata di 
Murat nella coalizion(\ il suo trattato d'alleanza coll'Austria ed 



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^212 RKCBNSIONI IS NOTR BIBLIOGBA FICHU — G. EOBKETl 

il SUO anuisli/.io coU'Inj^hiUeiTa, nel quarto ci si presentano 
innanzi le vicende che preccdotlero la battaglia del Mincio, che 
Taccompagnarono e le su.sseguirono (ino allo ultime fasi della 
campagna, in cui olirò agli Austiiaci, Eugenio ebbe dinanzi i 
iS'apoletani del Murat. Il quinto volume, pur esso di mole di- 
screta, contiene coi)iosa ai)[>eudice di documenti e note giustilì- 
calive che corredano l'opera in aggiunta ai molti altri documenti 
consimili, accompagnanti i primi tre volumi. 

Come già nella prima parte dell'opera, che Tu fatta da noi ol,'- 
^^etto di analisi, alla tratta/Jone esclusivamente militare, seguente 
giorno per giorno le operazioni degli eserciti in modo da for- 
mare come « il giornale di marcia in partita doppia » della cam- 
pagna, s'intreccia, anche in questi ultimi volumi, la trattazione 
-delle vicende diplomatiche, studiate su documenti e CJ^rteggi. 
non ancora pienamente esplorati, ed illustrati con fine lavoro 
di ricostruzione storica e psicologica. 

Campeggiano infatti in quest'ultimo atte» del dramma na- 
poleonico n Italia sopra tutto due figure. Severa, calma, de- 
vota, è quella di Eugenio Beauharnais, che, con forze insufHcionti, 
lotta fino all'ultimo, fedele all'Imperatore, alla sua bandiera, ai 
suoi compagni d'arme, senza preoccupazioni d'interesse pepvso- 
iiale, tanto che, unico della parentela napoleonica, serba, piena 
e disinteressata fino alla morte, la stima e l'amicizia dei più 
potenti s vrani d'Europa. Torbida invece sotto alla sua vernico 
di irriflessiva leggerezza e consumata dalla più irrefrenabile 
ambizione appare quella di Gioachino Mlirat, che la tragedia 
del Pizzo e, per noi italiani, il sogno dell'indipendenza e 
dell'unità un momento accarezzato, circondano di una luce 
ideale. Ma chi lo segue nei tortuosi negoziati, in cui rivela 
massima incapacità come uomo di Stato, mentre si erode 
abilissimo e previdente, a chi lo vede quasi alio stesso mo- 
mento affettare devozione a Napoleone e trattare coi suoi 
più implacabili nemici, affermandosi, quanto loro, avverso al 
sistema napoleonico, a chi trovi sempre in fondo ad ogni suo 
atto di quei mesi, Tespressione dell'animosità, della gelosia, 
anzi quasi dell'odio, contro Eugenio, odio latente da tanto temiK) 
perchè lo sa, anche dopo il divorzio, cosi caro al cuore del- 
rimperatore, si offusca il ricordo del Pizzo e del proclama di 
Rimini e si delinea turpemente, senza che valga a scusarla, 
l'angoscia di quelle ore terribili per un animo debole, la sua 
fisionomia morale. 



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^.v.^T'v^ 



PKBIODO DKLLA RIVOLUZIONE FRANCESE — P. LtMMI 213 

I/antilcsi tra Eugenio e Miirat — e lo prova il titolo stessi> 
dell'opera del Weil — è por lui ragionevolmente la spiegazione 
deirandauienlo generale degli avvenimenti d'Italia dagli ultimi 
del 1813 alla priuiavora del 1814. « E' da stupire», scrive Murai 
a Fouchè in una lettera senza data, di quelle die per cura di 
Alberto Lumbroso videro la luce sulla Revue de Paris (15 ot- 
tobre 1898) «è da stupire oggi che il vice-rè sia contro di me, 
quando egli mi considera e m'ha sempre considerato come un 
ostacolo ai suoi disegni in Italia ed in Francia e quando sua 
madre mi rimprovera il divorzio i » E frequenti ricorrono negli 
atti e nelle parole di lui, le prove di questo antagonismo fatale 
che, se nocqne tanto a Napoleone, fece Murat ziuibello delle po- 
tenze coalizzate, di lord Bentinck e del Metternich e suoi agenti. 

Figura anche questa del Bentinck, che acquista molto ri- 
lievo nella bella opera del Weil, ri trovatore fortunato negli ar- 
chivi inglesi di lettere e carte notevoli. Da esse la condotta 
del Bentinck verso il Murat appare improntala a (pielTalte- 
rezza e a quella violenza, che erano il fondo del suo carattere, 
sebbene talvolta egli riesca un momento a farsi forza per sfo- 
garsi poi nel suo carteggio con Londra contro « an individuai 
whom I so entirely despise». Ed altre parecchie, come parti- 
colarmente sotto il rispetto militare, THiller e il E^ellegarde, ve- 
diamo studiate con amore e presentate sotto luce più vera. 

Dare un sunto, anche oltremodo esiguo, di volumi di tanta 
e varia mole sarebbe cosa impossibile. Contentiamoci di segna- 
larli al lettore come una delle migliori opere, veramente di 
polso, che si siano pubblicate ultimamente, e di cui si avvantaggia- 
assai, collo studio delle campagne del Primo Impero, la storia 
dei fatti politici che prepararono e accompagnarono la sua 
caduta. Giuseppe Roberti. 



FRANCESCO LEMMI, La Restaurazione Austriaca a Milano 
nel 18N. (Con appendice di documenti tratti dagli Archivi 
di Vienna, Londra, Milano, ecc.). Bologna, ditta Nicola 
Zanichelli, 1902 (pp. 510). 

04. — L'A. dichiara, nella prefazione di questo suo nuovo 
volume, che non ha preteso già «con questo modesto lavoro 
di dir cose affatto nuove o sconosciute», ma che solo ha vo- 
luto rappresentarci in una sintesi storica quanto più possibile 
esatta ed imparziale — per quanto rapida per Timportanza 



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Gpogle 



214 KKC'KNSIUNI K NOTE BIBLIOORAFICUR — D. tUÌATTUKlÉ 

dell'argomento — <iue^li avveninienli, che scossero pia special- 
lucute Milano, dalla dimpagna d'Italia ciaf 18 i3, alla Qiduia 
del Regno Italico ed alla Congiura militare. 

Premessa tanto simpatica quanto modej<la: della quale eni'- 
remmo so non volessimo far quel debito t'onlo, che FA. |iiia 
desiderare, e che è necessario al lettore, a f finche si possa ^riu- 
dicare da un giusto punto di vista quest'opera giovanilet ma 
[ponderosa, e per certi rispetti, convien dirlo subilo, notevole 
od anche pregevole. Poiché chi volesse vedere nel lavoro qiu4Ui 
che pur oggi non tornerebbe vana: la sola fatica della miiiula, 
paziente esplorazione degli Archivi di Statr» (parole un p</ 
troppo seducenti sul frontispizio dì questo volume) e dei IVmdi 
privati, avrebbe forse causa di disillusione, jjér v\ò che piò 
particolarmente riflette la prima parte : Il Regno di RììUìl 
Per questo riguardo all'A. (che anche non si nascose Fardun 
compito di una completa bibliogi'afia sul licere) non ajiparh 
ranno troppo dure queste mie parole, quand'egli jieiisi che i 
suoi sforzi di sintesi biografica nulla aggiungoou alle memorie 
del Principe Eugenio già note — da quelle del Im Casse, a 
quelle dello Schneidarwind e dello SporchiI — Rnlecedeiitemenli' 
pubblicate; e nulla tolgono, pur nella loro prioriliV, airimpor- 
tanza delle cose nuove e alla dovizia dei particolari inedili dì 
quella, che si può ornai stimare opera classica del Weil* di cui 
FA. purtroppo, non per causa sua, ebbe larda notizia, quandi^ 
già il suo volume era «sotto i torchi». 

Questo in generale pel primo capitolo, che per inerito fieli "A- 
è anche il \)\\x breve, come quello che non aveva il mnpitu 
di portare gran numero di novità. 

Ma la diligenza e lo studio del L. si dirige airinleres^e 
innegabile che presentano i fatti, che si svolsero col sorgejo 
dei partiti in Milano — subito dopo lo spegnersi delFastro Six- 
poleonico — colFinstaurazione della Reggenza, e col deOnilivi^ 
installarsi degli Austriaci. Ed è qui forse la parie più notevole 
del volume nella sufficiente ricchezza di notizie edite ed inedik*. 
per quanto non lutti i documenti siano stati sfruttali, e nelb 
dovizia dei particolari manchino ancora certi dati, che sareb- 
bero tanto necessari alla persuasiva dilucidazione di corti* 
incresciose questioni, agitantisi ancor oggi senza dclìnitìvy 
risoluzione. La quale poro non è follia sperare, se da fcmdi di 
carte private verrà un giorno emanata quella luce che h tan(<> 
desiderabile, quando non sia sufficiente quella che cerio potrebbe 



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PURIODO DELLA BlTOLUZlONt: t'RANCESS — F. LEMMI 215 

raggiare dai particolari innumeri che devono esistere sparsa- 
mente nei documenti di quegli Archivi di Stato (specie di Mi- 
lano, non ancora abbastanza esplorati) che la tardiva magna- 
nimità del Governo ha pur voluto che fossero aperti alla 
spassionata indagine degli studiosi. 

Sempre in riguardo al punto di vista onde il presente lavoro 
deve essere giudicato, basterà dire che il III cap. — La Congiura 
Militarle — ripete la sua fortuna dall'importante scoperta (fatta 
dall'A. stesso) del Diario del barone von Hiigel; ora aggiun- 
gendosi ad esso nuovi documenti, che fanno di quest'ultima 
parte — per valore di rapida sintesi, per limpidezza di narra- 
zione, per giustezza di critica — la migliore delle tre del volume. 

Delle quali la prima, dopo aver brevemente ripetuto noi 
§ l'* alcune note considerazioni su Napoleone — forse non ne- 
cessarie allo svolgersi veloce del racconto — tratta dei tenten- 
namenti del Principe Eugenio, fra la voce- della doverosa grati- 
tudine, e il vago desiderio di regno, che l'animava — più che 
per se, per la famiglia — alla resistenza contro coloro che 
prima ancora avrebbero voluto affrettare la sua abdicazione. 
L'A., che non è inesperto nel valersi di quei mezzi che dian 
colorito di novità alla narrazione, parla con evidente simpatia 
di questo sfortunato Principe, il quale, checché si dica, se fu 
valoroso capitano, non era certo capace di regnare in un mo- 
mento, in cui — mentre tramontava la fortuna deir Imperatore 
— rumoreggiava da una parte Tira e la concupiscenza del- 
l'Austria, dall'altra il tradimento di Murat. 

P'u egli troppo proclive a prestar fedo alle cabale modenesi^ 
o fu troppo ostinato in certe ripulse? O fu forse troppo a sé 
per il popolo, che puro un giorno l'aveva amato ? L'esame acuto 
delle oscillazioni della volontà di Eugenio è merito innegabile 
di questo primo capitolo, che procede svelto, spigliato, pur non 
tralasciando di scendere in difesa del Viceré, in riguardo air<ic- 
cusa di tradimento, per la sua mancata osservanza delle in- 
giunzioni di ripassar le Alpi, che TI. gli mandava. 

Il L. anche in questo si appoggia al Da Casso; noi, non 
insisterennno sul fatto — tanto più dopo l'ullima dissertazione 
del Weil — se non avessimo da far notare un documento 
narrativo, quasi sincrono, esistente negli Archivi di Stato di 
Milano, (1) dal quale apparo che cortamente «N. si lagnò perchè 

(1) Gar/e Segrete, Carbonari. — Voi. XXVJ, n. 5:)l, lott. n. 50. 
Sarà presto data di piibblitra ragione. 



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■yi^^nvrr 



216 RECENSIONI I MOTK BlBLICGKÀFlCHlt — D. CUlATTONlS 

il V[iceré] non lo abbia obbedito... e che lui è persuaso che 
senza questo lo cose non sarebbero accadute cosi... » e che più 
che il desiderio del governo por se e pei figli, potrebbe foiose 
tornare di attenuante airoporato di E. il fatto (*he egli bensì 
«a avuto l'ordine di N. di tosto venire e passare le A...» ina 
«per il momento la prima (?) parve misura ben sciocca e 
disapprovata da tutti » o avendo « incombensato lutti i capi corpi 
di anonciare ai soldati tale disposizione unanimomento si ricu- 
sarono... meno i granatieri della guardia, cosa che prova sempre 
più quanto era poco amato...». Quindi non cei'lo il tradinieiil(> 
per parte di E. ; forse un po' d'egoismo, nessuno lo nega, ma 
dato non trascurabile: Topposizione dei «capi corpi». 

Il secondo capitolo s'apre col ra(!Conto delle fazioni, che 
dividevano la cittadinanza milanese anzi il cadere del Be{/no 
Italico. Fazioni, che si possono comprendere in tre classi: 
«coloro che pur desiderando Tindipondenza del regno, avrel)- 
bero voluto darne la corona ad E. ; coloro che volevano un 
altro re qualunqucs pm^chè non fosse il principe; e infine quei 
pochi che finirono col contentarsi del ritorno sotto la dirotta 
signoria austriaca». La prima categoria decimala e invisa per 
la condotta obliqua dei ministri, giacobini pagìiotiaìitl, so- 
spettati dal popolo perchè non milanesi; la seconda quella degli 
Italici Italici puri, che si riunivano tutti nel desiderio di 
abbattere il Viceré per costituire un regno libero, indipendente, 
sotto un principe di qualsiasi nazione ed anche austriaco. Fra 
costoro — che formavano la maggioranza della nobiltà mila- 
nese — il L. tentenna nello iscrivere il Conte Federico Gonfa- 
lonieri, come quello « che non era troppo caldo per un Principe 
austriaco». AIKA. ricordo semplicemente la lettera di L. Porro, 
diretta allo stesso Conte e riportata dal Cantù (col solito poco 
decoroso sistema) (1), la quale potrebbe dilucidar la questione; 
poiché si sa che in fatto di idee politiche il Gonfalonieri non 
fu mai recisamente discorde dalPintimo amico suo, col quale 
anzi operò di comune accòrdo, come eziandio traspai'e dalla 
citata lettera: «quello che ti raccomando si è che si faccia un 
qujidro di quanto abbiamo sostenuto fino al giorno 20 aprile 
per la cattiva lega di chi ci ha governati, e che quella cattiva 
caterva di persone sia deraciné totalmente». Ancora una volta 



(1) Sarà pur noto lo strazio che ftMio questo Autoro di certo lettore 
esistonti negU Archivi di Stato di Milano. C'fr. L\ Canti', Cone. e Curò,.]). '). 



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PUBtODO DELLA RIVOLUZIONE FRANCESB — P. LKMMl 217 

l'odio solo verso le cabale poteva aniinaro questi che un giorno 
saranno i poveri disillusi, e i poveri martiri d'un' altra più 
(lo^nia e più santa rivoluzione i Non è questo apparso alla sa- 
jracia del giovane A. lieve argomento di disaminai 

Torza ed ultiuia classe i ìnaterialoni: non parliamo di loro. 
Essi videro realizzato il loro sogno mercè l'ingenua coopera- 
ziimo degli Italici: né si dica, a discolpa di questi e di quelli, 
(*he non siano state segrete intose (se non intrighi) con (Mnis- 
sari austriaci; i quali se non vennero direttamente a mostolar 
l'agitazione in Milano, certo non stettero inerti. Porro ancora 
scrive: «...a VcM'ona lui molto inccn-aggiato di cercare per ro 
Francesco d'Kste, e mi dissero che il Consiglier Baldaccl 
poieoa faro)'i}'e le nostre idee^. 

Più su ho ricordatoli 20 aprile: a questa dolorosa data il L. 
dedica qualche pagina del suo volume. Prima di lui, oltre agli 
altri, il D'Ancona aveva minutamente parlato della famosa ricola- 
zioìie degli Ombrelli, cercando con sottigliezze di argomenti di 
dimostrare puro d'ogni macchia il Conte Gonfalonieri nell'or- 
ribile assassinio del Prina. Ritorna sull'argomento il L., ma senza 
dati nuovi; e la sua discussione ci lascia poco convinti, come 
d'altronde non convinto si dichiara egli stesso. In favore del 
(Gonfalonieri potrebbero essere citati, oltre ai passi recati dal 
D'Anconii, alcuni brani di lettere che i suoi amici a lui indiriz-^ 
zavano (1), e che dimostrano quanto poco essi credessero alla 
voluta parte presa dal conte nell'atto nefasto (2i. 

Per ciò che si riferisce all'operato della Reggenza dopo 
l'assassinio del Prina non si può — parmi — che essere d'ac- 
cordo con Alessandro D'Ancona, il quale non si sonte il coraggio 
di lodare la Reggenza di avere sollecitamente abbreviato il 
procevsso e liberato «i più notorii sicarj » ... «perchè fu un 
premiar quasi i veri colpevoli, e sbrigliare la fantasia e la ma- 
lignità altrui a carico degli innocenti» (ò). Certo, che tra il dar 



(li III Archivio di Stato di Milano ne esistono un buon numero, al cit. 
voi. ed in altri. Di esso darò, fra non molto, menzione. Cfr. aneora C\ 
CantC-. op. cit., pagg. 55, e 158-154. 

(2' Per quest^argomento cfr. S. Pkllini. La sommossa di Milano del 

W aprile 1814 e la morte del Prina secondo un testimonio oculare, in 

Rivista Mensile di lettere, di storia e d'arte, diretta dal Prof Pavanello, 

('asalma*rgiore, 1900, Anno I<», IV, I, ])ag. 6; e Celkstino Biamiii, F, Con- 

falonieri e i Carbonari (R^icconto', Milano, tip. Scorza, 1868. 

(3; Cfr. A. D'Ancona. Dal 1789 al 1814, Xuofu' studi e documenti 
di Storia Italiana^ in e -V«oz?a Antologia^ Anno 38", F. 740, 10 Gen- 
naio 1903. pag. 222. 



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218 BeCKVSlONI B NOTE BIBLIOORAFICHK — D. CHIATTONB 

ragione in questo al veneralo Maestro, o ramniettore senza 
restrizione la sua tesi defensionale passa gran differenza: ma 
noi, che dai soli documenti attendiamo la luce purissima della 
verità (che spassionatamente sarà narrata) ci auguriamo che, 
come s'è detto al proposito, nuovi materiali vengano presto esu- 
mati, si che cessi ogni vana diatriba — su sole congetture ed 
ipotesi ardite — dalla quale gli arrabbiati traggon sempre ix*- 
casione di gettare ingiurie e calunnie. 

Intanto l'Austria ripiglia il suo dominio sul Lombardo-Ve- 
neto; i suoi soldati entrano in Milano sporchi, laceri, affamali: 
e il buon abate Mantovani triste, triste ne segnala Tarrivo. 
Sul Diario di questo Abate, già sfruttato dal De Castro, e su 
materiali della Biblioteca di Brera (ove è un'immensa copia di 
documenti per rargomento) il L. narra le prime vicende del 
nuovo dominio. Farei qui torto all' A. se non dicessi che è buona 
dote di questo capitolo la interessante fotografia che egli fa del 
General Pino, che qui giustamente appare (e cosi l'aveva in- 
cominciato a vedere anche il Rovella) (1) molto diverso da 
queir« illustre guerriero» che il Fabi tanto decantava. 

Ho detto chela Parte III di questo volume è importante per 
vari rispetti. Non appena l'Austria pose stabile piede nella Lom- 
bardia, incominciarono le recriminazioni dei disillusi. Il malcon- 
tento era latente in quasi tutta la cittadinanza: finché dai naturali 
attriti fra Austriaci e Italiani s'intessò segretamente la sfortu- 
nata Congiura militare. In questa terza parte l'A. fa una 
rapida storia delle diverse sette, di cui è inutile qui parlare 
dopo quanto già si è scritto in proposito, e che tutto non potè 
vedere il L., sebbene a lui non sia mancata una degna prepa- 
razione bibliografica. Oggi I. Rinierici parla a lungo del Tugend- 
bund e del Carbonarismo, e già prima di lui il Cipolla aveva 
pubblicato un importante documento (2) sull'origine di queste 
sette: origine che appare oscura ali 'A. 



(1) In una sua conferenza: * Della Lombardia alla caduta del Regm 
Italico*. Nota in qual figura buffonesca appaia quest'uomo, adi cui al 
mondo non andrà mai estinta la razza, e che per la sua stessa 8fac<-iat;i 
vanità appariva come un salvatore della patria » . Cosi pure lo stesso A. 
ha presentato questo generale in « Principio di Secolo » (e non « Fine di 
secolo» come il L. scri\"^ a pag 171. Ma queste sono sviste scusabili, come 
quelle che il D'Ancona cita nel suo articolo a pag 220 1. 

(2) Cipolla, Un documento austriaco sui massoni e sui rarbotmri. 
in «. Rassegna Nazionale » Firenze, 18Sr>, 1» agosto. CIV per ciò le oi>ere àA 
Dk l\ HoDDic, del Saint Edmk, eto otc 



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PKRIODO DEL RISORGIMKNTO ITALIANO — A. MORI LMD 

Anche di queste è qui superfluo discorrere, tanto più cho 
la ditta Gogliati annuncia un nuovo volume del Luzio sul pro- 
cesso Pellico-Maroncelli, che comprenderà numerosi e preziosi 
documenti, tra cui gli statuti della Carboneria, molti particolari 
ignoti sugli emblemi, sul gergo, sulle vendette della famosa 
società segreta. 

Gli intrighi degli agenti austriaci per discoprire le trame 
di questi congiurati sono narrati con cura dal L., e le figure 
del Gomelli e del St. Agnan poste nel degno obbrobrio. Ma [)er 
quanto questa gente inventasse per far danaro congiure su con- 
giure, non taceva, specie nell'esercito, il mormorio della som- 
mossa. Di quella sommossa, che avrebbe dovuto finalmente 
scoppiare al grido di «Costituzione! Libertà!» se i congiurati 
non si fossero lasciati maledettamente gabbare. Sono tratti al 
martirio i generali Lochi, Bellotti e gli ulliciali Brunetti e Ga- 
sparinetti col povero Rasori. Di qui s'inizia una dolorosa storia 
di tormenti e di tormentati , che ha per non ultimo epilogo i 
Processi del '21 sui quali lavora con tanta sagacia e pazienza 
il chiaro Direttore degli Archivi di Slato di Mantova, e ai 
quali si collega direttamente — a minuta sj)iegazi()ne dei fatti 
precursori — il volume del giovane prof. Lemmi, cui tribu- 
tiamo con tutto il cuore ogni nostro più vivo elogio. 

Domenico Chiattone. 



7. PERIODO DEL RfSORGLMENTO ITALIANO (1815-1900). 

Recenti pubblicazioni di A. Mori, C. Masi, D. Ricciotti-Bratti, 
G. A. Martinetti, G. Biadego, G. Negri, A. D'Ancona, 

E. PlANELL-LrnOLF, U. GOVONE. 

95. — Tra gli omaggi presentati al Congresso internazio- 
nale di scienze storiche meritano d'essere ricordati per la storia 
scientifica i Cenni storici, raccolti da Attilio Mori per incarico 
deiristiluto geografico militare, sui lavori geodetici e geograCici 
e Slille principali produzioni cartograCiche eseguite in Italia 
dalla wet'ì del sec. XVIII ai giorni nostri (1). L'esposizione 
è divisa in tre parti: 1*" dalla misura dell'arco di meridiano 
negli Stati della chiesa alla caduta di Napoleone (1750-1815); 



(1) Attilio Mori, Cenni storici sui larari geodetici e topografici e 
9ì4lle principali produzioni cartografiche eseguite in Italia dal 1760 al 
190S. Firenze, Istituto geografico militare, 1903. 



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220 RECENSIONI E NOTE BIBLIOGBAFICHK — C. RINAUDO 

2"* dalla raduta di Napoleone airunifìcaziono del re^no (181 5-1 8<)1); 
3« dairunificazione del rej^nio ai giorni nostri (180i-llK)3). Nel 
1** periodo sono ricordali i lavori del Beccaria, de^li astronomi 
di Brera, del Ricci-Zannoni, degli ingegneri geografi francesi 
neiritalia sellentrionalc e centrale e del barone De Zach; nel 
2° ì lavori deiristilulo geografico militare di Milano, del R. Of- 
ficio topografico di Napoli, dello Stato Maggiore piemontese, 
del P. Giov. Inghirami e di Alb(M*to La-Marmora; noi a^* l'opera 
deirislituto geografico militare italiano e della R. Commissione 
geodetica. 

iK5. — In occasione delle nozze d'argento Pini-Ginotti com- 
I)arvero alcune lettere inedite di G. Ar(iangoli per cura di 
G. Masi (i). È noto il professore e scrittore Giuseppe Arcan- 
geli per le notizie datoci dal Bindi, dal Tigri, dal Guasti, dal 
Chiapi>elli e dal Salvadori. Le cinque lettere ora pubblicate nulla 
aggiungono alla conoscenza dell'autore, ma con le note illu- 
strative servono a integrarne meglio la biografia. La povera 
poesia patriottica [poteva ommeltersi, perchè non ci pare segno 
di riverenza il disei)pellire meschinità letterarie, che VX. stesso 
avrebbe volentieri obliato. 

97. — II dott. Daniele Ricciotti Bratti volle narrare in un 
opuscolo i moti di Roma del 18'i8-49, valendosi esclusivamente 
della corrispondenza del dott. Gio. Batt. Castellani, rappresen- 
tante a Roma della repubblica veneta, col suo Governo (2). Non 
si ha il testo preciso del documento, come forse avrebbero pre- 
ferito gli studiosi, ma una continuata narrazione degli eventi, 
a partire dall'assunzione di Pellegrino Rossi alla presidenza del 
Consiglio sino alla caduta della repubblica sotto le armi fran- 
cesi. Veramente non ci parve di riscontrare nel carteggio del 
Castellani alcuna novità in ordine ai fatti; scarsi sono gli ap- 
prezzamenti e quasi senijn^e solo indiretti. 

08. — G. A. Martinetti in una breve nota i3) estratta dal- 
VAf'ch. sio)\ deW antico marchesato di Saluzzo (anno II, 1-4) 
ricorda un dispiacere toccato a Silvio Pellico nel 1852 per Tan- 
nunzio dato dalla Croce di Savoia del suo matrimonio con la 



(1) C. Masi, Lettere inedite di G. Arcangeli. Empoli, E. Traversaria 1908. 

(•^) Damele Ricciotti-Bratti, / nwti romani del 1848-49 dal carteggio 
d'un diplomatico del tempo. Vonezia, 0. De Bon, 1903. 

(3) <T. A Martinetti, Un'amarexxa toccata a S ih io Pellico. Saliizzo, 
Bovo e Baijcolo, 1903. 



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PKKIODO DKL BISOROIUENTO ITALIANO — BIADEOO - NEGRI - d'ANCONA 221 

marchesa di Barolo. Ei-a un canard, che però molli t^iornali 
riprodussero. Il Pellico se ne sdegnò oltre misura, e scrisse una 
lettera di smentita, che eccede l'importanza del fatto. 

99. — Abbiamo ricevuto il discorso commemorativo su Ce- 
sare Betteloni, letto in Verona lo scorso anno dal prof. Giuseppe 
Biadego (1). È un affettuoso richiamo dell'opera letteraria del 
povero Betteloni, artista afiinato dai mali fisici e dai patimenti 
morali, che soverchiando lo trassero a morte volontaria, appena 
cinquantenne, il 27 settembre del 1858. 1/ analisi diligente del 
I)ensiero poetico e della filosofia del Betteloni è accompagnata 
da preziosi documenti e da una diligente bibliografia del poeta. 

100. — Felice e gentile pensiero ebbe THoepli nel dare in 
hice la 3' edizione dei Segni dei tempi, di Gaetano Negri, a 
commemorazione dell'illustre amico ^2). Pochi libri invero riflet- 
tono più schiettamente e integralmente l'intelletto e la coscienza 
d'un Autore, come questo. 11 Negri aveva la mente aperta a 
tutte le forme del bello e del vero, e la varietà degli scritti 
raccolti in questo volume n' è la prova sintetica: gli studi o 
discorsi su Leonardo da Vinci, Alessandro Manzoni, il Tennyson 
e Gladstone richiamano V inclinazione del suo spirito verso le 
lettere e le arti; la conversazione sui Souvenirs di Ernesto 
Renan, sull'idea religiosa nella Sacrìflée del Rod e in Robert 
KLsmere della Humphrey Ward, sulla civiltà mesopotamica e 
la leggenda del diluvio universale e sul problema dello spiri- 
tismo ci ricordano la sua viva preoccupazione per le alte que- 
stioni di filosofia religiosa; la politica appare nei Prodromi 
della rivoluzione italiana e nell'esame dello studio di Octave 
(iréard su Prevost-Paradol ; come gli argomenti sociali spun- 
tano nelle Pì^evisioni del socialismOy nell' indagine sul matri- 
monio nella Sonata di Kreutzer del Tolstoi e neir elegante 
rassegna della Fatica di Angelo Mosso. 

101. — Ottimo seiTizio agli studiosi e all'educazione fecero 
i fratelli Treves, raccogliendo in un volume molti scritti di 
Alessandro D'Ancona, che dispersi in varie Riviste o in opu- 
s^*oli d'occasione diffìcilmente si sarebbero potuti rinvenire (3). 



(1) Giuseppe Biadego, Cesare Betteloni. Discorso commemorativo. Ve- 
rona, G. Franchini, 1J>02. 

(2) Gaetano Xeguk Se^ni dei tempi. Profili e boxxetti letterari, 3** ediz. 
Milano, UlricK) Hoopli, 1903. 

(.-{) Alessandro D'Ancona. Ricordi M affetti. Milano, fr. Treves, 1903. 



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2'22 KECKMSIONI K NOTi£ blBLlOGUAFlCHK — C. RINAUDO 

E roblio dì tanto gomme si dovrebbe considerare come una 
vera iattura moi'alo; porche da qualsiasi scritto del D'Ancona 
irradia sempre luce intellettuale piena d' amore. Sono i7 pre- 
ziosi documenti, rannodati in quattro gruppi: 1° in rneìèìoria 
di illtcstri italiani, e (*ontiene quattro discorsi su Giuseppe Giusti, 
Giacomo Leopardi, Vittorio Emanuele e il generale Cesare De 
Laugier; 2° ricordi di maestri, amici e discepoli, e questi 
sono Placido Cerri, Tommaso Giorgi, Enrico Frizzi, Silvestro 
Centofanti, Giacinto Casella, Mariano D'Ayala, Salvatore De 
Benedetti, Rinaldo Ruschi, Eni-ico Mayer; 3' ricordi di storia 
contemporanea con due notevoli studi, Tuno suirunità e fede- 
razione in Italia, Tallro sulla poesia e musica popolare italiana 
nel secolo XIX; 4*" ricordi autobiografici ed affetti domestici, 
ossia il suo primo delitto di slampa (studio su Tommaso Cam- 
panella) e il mesto richiamo della sua dilettissima figliola Giulia, 
appena tredicenne rapita all'amore del desolato padre. 

102. — La contessa Eleonora Pianell-Ludolf aveva pubbli- 
cato in un numero ristretto di esemplari Lettole del generale 
Pianell e Ricordi famigliari; ora ristampa in elegante edizione (i) 
il volume facendolo precedere da uno scritto inedito del gene- 
rale Pianell sul suo breve ministero in Napoli nel 1860, e se- 
guire da alcuni appunti sul viaggio fatto dal generale nel 1868 
in Germania col Cosenz, a scopo di studi militari. La narra- 
zione delle ultime vicende del regno di Francesco II, scritta a 
Parigi nel dicembre del 18()0 sotto Timpressione recente dogli 
avvenimenti, è prezioso documento di storia contemporanea, e 
offre elementi alla discussione deiraccusa spesso risollevata dai 
nemici personali del Pianell, e che gli fu causa di molte ama- 
rezze, del suo tardivo patriottismo, avendo come ministro della 
guerra di Francesco II combattuto V impresa nazionale di Ga- 
ribaldi. I ricordi del viaggio in Germania confermano l'opinione 
generale sulla seria coltura militare del Pianell, ond'egli sovra- 
stava alla maggior parte dei suoi colleghi nell'universale esti- 
mazione. Il simpatico volume del capitano Gian Giacomo Do 
Félissent, annunziato nel 4" fase, della Rivista storica del 190*i, 
rievocando le sue memorie personali, metteva in rilievo le virtù 
dell'uomo e l'azione militare e politica; in questo volume di 
lettere indirizzato dal Pianell alla nobile e devota compiigna 
della sua vita si rispecchiano dirottamente tutto le qualità eletto 



(1)7/ generale Pianell: Memorie (185U-1892). Fironzo, G. Barbèra, 1902, 



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PERIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO — U. GOYOME 223 

dol SUO ingegno e del suo cuore, montro si rivivo ne' giorni 
pili fortunosi del nostro risorgimento. A riempiere la lacuna 
tra un periodo e l'altro della corrispondenza, naturalmente so- 
spesa quando riunivansi allo stesso focolare marito e moglie, la 
Contessa Pianell ci ot!re un grazioso Diario, scritto da Lei con 
ricchezza di particolari, fresche/za di impressioni, serenità di 
giudizio, che non solo illustrano meglio la vita intemerata del 
compianto ed amato marito, ma proiettano nuovi raggi di luce 
sugli avvenimenti contemporanei. La Contessa Pianell , con 
questo volume ha eretto un monumento degno della sua devo- 
zione e dciramore suo fedele al marito, ed ha ad un tempo re- 
cato larga messe di notizie alla storia del risorgimento italiano. 

G, RlNAUDO. 

KW. — Le memorie lasciate scritte dal generale Oiuseppe 
Oovone hanno fornito al figlio l'occasione e la materia per com- 
porre un libro: il quale non è, come la bella modestia dèi ti- 
tolo induce a credere, una pura e semplice pubblicazione di 
brani tolti dal Diario del padre, ma è una concettosa scrittura 
del figlio bene documentata con frammenti delle memorie pa- 
terne (i). Tanto la scrittura quanto la documentazione hanno il 
pregio grande di una riguardosa serenità bene corrispondente 
alla signorile sobrietà della forma. — Sappiamo tutti che il nomo 
e l'opera del generale (t. Govone sono stati la mira di accuse 
spesso gravi e violente, dettate da qualche invido risentimento, 
dal cieco furore che piglia talora chi non può scolpare se e 
quindi incolpa altrui. Ma l'A. di questo libro non scende a con- 
tese : semplicemente narra, onde appaia al lettore quale uomo 
e quale soldato fosse il generale Govone e quanta buona opera 
abbia eflicacemente data alla milizia, alle guerre e alla politica 
della rinascente Italia. Dal 1848, quando il Govone andò, i)ar- 
lanientario, a intimare la resa alla fortezza di P(\schiera il cui 
acquisto è il più gaudioso sorriso di quella guerra tempestosa 
e dolorosa — fino al 186(), quando il Govone fu Tultimo, sui colli 
di Custoza, a contendere la vittoria al nemico con sagac(^ ardi- 
mento — la memoria del generale valoroso e capace è in qualche 
modo, e sempre con onore, associata ad ogni guerra italiana. 
Ma la durevole ragione di fama e di gloria per Giusei)i)e Go- 
vone è nella parte ch'egli ebbe negli avvenimenti dell'anno ISfK). 



(1) tr«EKTO OovoxE, Il generale (jiusrppp Gorone. FramunMiti di me- 
morie. Torino, Casanova, lÒUJ. 



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A 



T^^ HKCKNSIONI K NOTB BIBLIOORAFICHK — D. G. 

La missione a Boriino, prima, o la bolla aziono di comaiulo a 
capo della 0* divisione, poi, mostrano il Govono esperio ed 
onosto diplomatico, soldato animoso, ^^enerale insigne: lo mo- 
strano sovratutto caldo e acoeso di fede in mozzo, purtroppo, 
a non pochi pervasi da u:i desolante scetticismo. Gusloza è 
nome infausto; ma solo i (l(»boli dimenticano o nascondono le 
sventure e gli orrori : i Ibi-ti invoco li ricordano, perchè il 
ricordo sia sprone assiduo a meglio operare, li studiano per 
trarne ammaestramento, ne lùcorcano senza odio ma senza 
pietà lo cause, o dovunque lo trovano le scoprono. Solo cosi è 
possibile che non si rinnovino gli errori e con questi le svoii- 
lui-o. — Noi abbiamo Custoza che da trontasette anni incombe sulla 
nostra vita e ne tormenta e ne infrena assai gagliarde energie. 
E' parso e paro a molti che nella sciagurata battaglia si sia 
appalesata una ingenita manchevolezza della stirpe : questa in- 
vece ha fatte, proprio in quella giornata, magnifiche prove. 
Alcuni uomini, (non più di quattro, forse), non capaci e anzi 
indegni doiraltissimo ufficio che esercitavano (e meglio è dire: 
che avrebbero dovuto esercitare), hanno reso inutile ogni ardi- 
mento, ogni costanza, ogni virtù. La colpa, più assai che di 
quegli uomini, è però stata di un sistema : e qui sta il pericolo, 
perchè quegli uomini ora più non esistono, ma il sistema che 
li produsse può esistere ancora, o può rinascere, col medesimo 
doloroso risultato. Bene vengano perciò, e vengano presto, i 
cercatori inflessibili della verità : e la verità trovata dicano 
piena e intera, senza usare pietà alcuna, che sarebbe crudeltà 
feroce alla Patria italiana , alla fortuna della gente, all'onore 
della stirpe. — Il libro di cui qui parliamo contiene preziosi ele- 
menti per la ricostruzione invocata della verità vera; una squi- 
sita delicatezza di sentire ha reso TA. molto riguardoso, come 
so temesse che altri potesse accusarlo d'aver parlato pel padre, 
^ quindi per se : ed è bello ed è naturale negli animi nobili 
questo sentire; ma il libro è testimonio e documento: deve 
perciò essere parte essenziale e importantissima della futura 
indagine e del futuro giudizio sugli avvenimenti del iSCK) iu 
Italia, cui fino ad ora ha usurpati per sé la passione, cui è 
:già tempo che la storia rivendichi a sé. D. G. 



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II. 

SPOGLIO Dl{l PIÌKIODICI 



Blenoo alfabetico con relativa sigla. 

1. Ànnales de la ioeiété d'archeologie de Bruxelles (Bnixellos), 

XV, 1901 .... * A»aB. 

2. Annali d^ll'imiversità di Perugia (Perugia), N. S., XTI, 1902 AuP. 

3. Antologia veneta (Feltie), UT, 190'i AnV. 

4. Archivio della i*. società romana di storia patria (Roma) 
XXIV, 3-4, 1901, XXV, 1902 AssR, 

f). Archivio di psichiatria (Torino), XXI II. 1902 . . . Ap. 
<). Archivio storico italiano (Firenze), XX VI II, 4, 1901. 

XXIX, XXX, 1902 . . A»L 

7. Archivio storico lombardo (Milano), XXIX, 34, 35, 36, 1902 AsL. 

8. Archivio storico per la città e i comuni del circondario di 
Lodi (Lodi), XXI, 1902 AsL«. 

9. Ateneo veneto (Venezia), XX, voi. I e II, 1902 . . AV. 

10. Atti dell'accademia peloritana (Messina), XVl, 1901-1902 . AaPf. 

11. Atti e memorie della società istriana di archeologia e storia 
patria (Parenzo), XVU, 1901 e XVIU, 1-2, 1902 . . AsasT. 

12. Bessarione (II) (Roma), S. 2, HI, 67, 68, 69, IV, 70, 1902-3 B^. 

13. Bollettino del museo civico di Padova (Padova), V, 1902 . BmP. 

14. Bollettino storico della Svixxera italiana ( Bellinzona ) , 
XXIV, 1902 BsSI. 

15. Bulletin de la société d'études des Hautcs Alpcs (Gap), S. 3, 

XIX, 1900, XX, 1901 e XXI, 1902 ..... B»HA. 

16. Bulletin de la société nationale des antiquaires de France 

(Paris), 1901 e 1902 BsaF. 

17. Bnllettino dell'istituto storico italiano (Roma), XXIV, 1902 Bìal. 

18. Bnllettino di archeologia e storia dalmata (Spalato) XXV, 1902 

e supplemento 1902-4 . , BasD. 

19. Cieiltà (La) cattolica (Roma), S. 18, \'-MII, 1902 . . Ce. 

20. Correspondenxòlatt der We^tdeutschen Zeitschrift fì/r Qesch. 

V. Kunst (Trier-Koln), XX, 1901 e XXI, 1-8, 1902 . . Cwdz. 

21. Giornale araldico genealogico diplomatico (Bari), N. S.,1X, 
8-0, 1.301 . Ga. 

Rivista storica itaìiana, 3» S., Il, 2. 15 



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"n 



22<) SPOGLIO DKl PKttlODICl 

22. (j tornale della società asiatica italiana (Roma), XIV, 11)01 

e XV, 1902 «saL 

23. Journal asiatique (Paris) S. 9, XVII-XX, 1901 e 1902 . Ja. 

24. Limrsblat (Tiier), VII, 83, 34, 11K)1, 1902 .... Lb. 
2.'). Mflotoires et flocuments de la soriété savoiftienne d'histoire 

(Chambóry), XL, 1901 MshS. 

20. Xapoli nobilisiiima (Napoli). XI, 1-12, 1902, o XU, 1-2, 1903 Nn. 
27. Xourelle (La) rente (Paris) X. S., IX, X, 1901 o 1902 . Nr^. 

25. Periodico della società storica per la prorincia e diocesi di 
Como (Conio), 1901 o 1902 PssC. 

29. Quellen und Forschunyen ton prettss. Institttts in Rom (Koin) 

V, 1902-1903 QflP. 

30. Rassegna (La) naxionale (Firenze), CXXIV (16 marzo)- 
CXXIX, 1902 . . Rn. 

31. Recueil des iravaux relatifs à la philologie et à V archeologie 
éggptieìine et assyrienne (Paris), XXIIl, 1901 e XXIV, 1902 TphaE.l 

32. Renaissance (La) latine (Paris), II, 1, 2, 3, 1903 . . RI. 

33. Recista de Aragon (Zaragoza), 111, 1902, e IV, 1, 1903 . RAr. 

34. Reme benedici ine (Abbayo de Maredsous), XIX, 2, 3, 4, 1902 ,Rhe. 

35. Reme d'histoire diplomatique (Paris), XVI, 3-4, 1902 . Rhd. 
30. Studi italiani di filologia classica (Firenze), IX. 1901 eX, 1902 Sfcl. 

37. Studi sassaresi (Sassari), II, 1, 1902 .... SSa. 

38. Westd^utsche Zeitschrift fur Oeschichte u. Kunst (Trier), 

XXI, 1, 2, 3, 1902; ergiinzungshoft XI, 1902 . , . ZgkW. 

39. Zeitschrift d^r Savigny Stiftung fiir Rechtsgeschichte, 
(Weimar), XXIII, 1902 ZSrg. 

40. Zeitschrift fiir romanisehe Philologie ilMìe), XXVI, 1-3, 1902 Zrph. 



1. STORIA GENERALE. 

304. Atti. — S. 5, XXX, 4, 1902. - Dalla Volta R.. Sulla inter- 
pretazione economica della storia [A proposito di alcuno recenti pubbli- 
cazioni]. 

305. RAr. — III, 1902, nov.-dic; IV, 1903, gcnn. — Ribera J., * Qué 
es historia? » [A proposito degli articoli della Reme de sinthèse historique], 

300. B«HA. — S. 2, XIX, 2-4, 19()0 e XX, 1-3, 1901. — Roche C., 
Coup d'ofil historique sur Ics mathématique^ [Dal VI sec. a. 0. al sec. XIXJ. 

307. AuP. — N. S., XII, 2, 3, 4, 1902, — Miceli V„ Psicologia del 
diritto [Studia ancbe storicamente gli elementi psichici del diritto, pn^sso 
i greci, i romani, nel ijoriodo medievale e della rinascf'nza]. 

30S. Atti. — S. 5, XXIX, 1. 1902. - Pélissier L. (ì., Pnbblicaxioni 
francesi concernenti la storia (T Italia (ISVS-lHyV), 

31)9. Atti. - S. .*>. XXVIII, 4, 1901. — Otte\\t\\fk\ ¥,., Pubblicaxiùm 
degli anni ISi)!) e. lUOO {in (iermania) salUi storia medioerale italiana. 

310. AsL. — S. 3, XXIX, 3(), 1902. — K. 31., Libri di ahbrcriatnre 
[A proposiio dello studio d«'irOniont «li ì:\ù Us]., 1903, Sp., N. 21,')). 



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STORIA GENKKÀLK 227 

'MI. B««D. — XXV, 1-8, 1902. — Bulrc F., Le grmme dell'i, r. 
Muafio in ."^palato acquistate l'anno U^Ol [Continuazione: descrizione di 
lucerne fìttili, etc], 

312. BmP. V, 3-4, 9-12, 1902. — Rizzoli L., / sigilli del muse^ 
Bottucin [Continuazione cfr. Rsl, 1902, sp. n. 319]. 

313. BmP. — V, 1-12, 1902. — Acquisti del Museo Bottacin: monetCy 
medaglie e sigilli, oggetti varii. 

3J4. BaSI. — XXIV, 1-12, 1902. — Torrìani E., Catalogo dei docu- 
menti per l'Istoria della prefettura di Metidrisio e Pieve di Éalerna 
dall'anno 1500 circa all' a. 1800 tratti dall' archivio Torriani in Men- 
drisio [Continuazione dal n. 421, anno 1606 al n. 860, anno 1797. Seguo 
la seconda divisione: Borgo di Mendrisio, 76 documenti dal 1521 al 1578]. 

315. BaAF. — S. 7, I, 1902. — Martin H., Notes pour un * corptis 
iconum » du moyen àge [Accenna e riproduce un falso ritratto del Petrarca, 
ritenuto autentico dal De Nolhac, e del pari riproduce tra altri femminili 
il ritratto di Luisa di Savoia]. 

316. Gsal. — XV, 1902. — Castelli D., Catalogo dei codici ebraici 
Magliabechiani e Riecardiani. 

317. PssC — 1902. — Indici del Periodico della Società storica 
Comense, volumi I-XIII, 1878-1900. 

318. Sfol. — X, 1902. — Landi C, Codices Graeci Bybliotheeae 
Vnicersitaiis Patavina^, — Tamìlia D., Index eodicum Graecorum qui 
Roma-e in Bybliotheca nationali adservantur. — Vitelli C, De Codice 
Roncioniano scholiorum in luvenalem. — Ussani V , Codices Latini 
Bybliotheeae Universitatis Messanensis. — De Stefani E. L., / m^s, 
della « hìst. anirnalium » di Eliano — Galante L., Index eodicum 
elassicoruni latinorum qui Florentiae in bybliotheca Magliabechinna^ 
adservantur. 

319. Zrph. — XX \n, 1, 1902. — Massèra A. F., Su la genesi della 
raccolta Bartoliniana [Contributo alla storia dogli antichi canzonieri italiani], 

320. Be, — S. 2, III, 68, IV, 70, 1902-3. — Giamii S., Documenta 
relationum inter S. Sedem Apostolicam et Assyriorum orientalium seu 
Chaldaeorum eccle^iam tumjam edita tu7n majori ex parte nttnc primum 
ex Archieo Vaticano prolata noiisque historicis illustrata. Appendix II 
Synopsis hisforiae ecclesiasticae Syro-Chaldaco-Malabarensium. C. 1 De 
rebus quac acciderunt Syris (in ripa Malabarica) eorumque h istoria 
C. II. De rifu et liturgia Ecclrsiae Syro-Chaldaeo-Malabarcnsium usque 
ad annum 1099 inclusive [Versione latina del testo siriaiM) Caldeo]. 

321. Ba«D. — Supplemento, 1902-1904. — Bulle F., Arressiones et 
rorrectioncs ad Illyricum sacrum del P. D. Parlati di P. G. Colvti 
[Manoscritto inedito proveniente dal cardinale Alessandro BarnabòJ. 

322. Bft»F. — S. 7, I, 1902. — Du Teli J., Autour du Saint-Suaire 
de Lirey: documents inédits^ remarquc^ juridiqurs et esquissc généalo- 
gique [Confuta gli argomenti storici oppugnanti rautenticitu della reliquia 
torinese, dimostrando tra Taltro insussist^nto la pretosa confessione scritta 
dal pittore del XIV sec.]. 

323. Ce. — S. 18, VUI, 1255. 1902. — L'indice dei libri proibiti; 
lo svolgimento storico [Dai libri bnu^iati da S. Paolo ad Efeso all'oiigine 
della Congregazione dell'Indice e successivamente alle varie <»dizioni di 
questo fino a quella di leeone XIll]. 

324. Rlif. — XIX, 3, 4, 1002. — Berlière M.. Ij'.^ chnpUrrs ghìvnnir 
di' Vordre de St. Benoit [Continuazione e lino. ('Ir. Ksl, 1902, n. Telo : 



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:?:^S SPOGLIO DRl PUBIODICI 

J (ra]iitoli d'Inghilterra (1218-1510). di Boemia <• Moravia (l234-lT(;t<), <li 
S|»a«rna (1337-1400), di Francia (078-soc. XV); di altri paesi e specialment»» 
l'Italia. N. 7 docriimeiiti in appendice). 

32."). R«. — CXXVI e CXXVII, \9iY>. \(\ luglio-lfi ottobre. - Vitel- 
leschi P., La qucstioue religiosa presso i pofwlì Ulti ni [Ne esamina 
largiiinonte i fattori storici dalle origini fino a noij. 

326. Rfi. — rXXVf, l(H)2. 1 agosto. — Pascigli N., Le dis infezioni 
ììel passato [Conni storici dai più antichi tempi al seo. XVIIIJ. 

327. Rft. - rXXVir, 1902, l settembre. - Bruno C, Pescatori 
di Napoli [Cenni stori(^i sullo loro condizioni e sulle leggi che li riguar- 
<larono dai tempi romani ai nostri]. 

328. AsL. — S. 3. XXIX. 34, 1902. - Zaiiellì A., / porci di 
^. Antonio in Brescia [Per la storia {133r)-l.')r)7) del divieto di tenero, 
specialmente i canonici e i frati, grande copia di suini vaganti per la città 
€ minaccianti oltre Tigiciie l'incolumitÀ degli abitanti reca TA. in appen- 
dice f) documenti]. 

329. Usasi. — XVllI, 1-2, 1902. — Ive A., Quamàro o Camàro? 
(Riamerò o Cantéro'f Postilla etimologica. 

330. PssC. — XIV, f)3, 1901. — Rampoldi R., Intorno aWongiw 
€ al significato del nome « Ticino > [Esamina le varie ipotesi fra cui ha 
maggior ])robabilitn l'origine Slava con significato generico di movimento 
<li cose» materiali e attribuito ]>erciò a ])arccchi fiumi]. 

331. BsSI. — XXIV, 1-0. 1902. — Salvioni C, Noterelle di topo- 
lìomnstica mcsolcina [Ricerca di etimologie dei singoli nomi locali della 
Mcsolcina]. 

332. Usasi. - XVII. 3-4, 1901, XVIII, 1-2, 1902. — Scliìavuzzi R. 
Cenni storici sulla etnografìa dell'Istria [Xa" popolazioni rurali di imzii 
^jeltica romanizzata subirono influenze barbariche dal 109 d. C. : soggetto 
nel sec. VI ai (ioti, poi ai Bizantini e nel sec. Vili ai Franchi, patirono 
deterioramento continuo fino al sec. XI a cagione di e])idomìe, carestie etc« 
onde sottentrarono presto altro razze a colmar le lacune nella dejiopolata 
regione, specialmente gli slavo-croati nel sec. XI. Nel sec. XII rialzandosi lo 
condizioni della provincia, specialmente pei commerci, questi favorirono lo 
8t4inziai*si di forestieri ; non buone furono le coadizioni dei setJC.XIII eXlVegli 
Slavi crebbero di numero insieme però ad importazione di elomenti omogenei 
alla nazione. Di speciale interesso è lo stanziarsi di Fiorentini e Toscani 
in genere nel sec. XIV. Nella seconda metà dol 1300 compariva nuovo 
«lamento etnografico importante nelP Istria il rumeno, mentre F elemento 
tedesco spariva gradatamente dalle città costiere e l'opposto -avveniva noi 
contado. Sul finire del sec. XIV e nel XV esercitarono influenza deleteria 
le pestilenze: contribuirono alFabbandono del territorio veneto istriano nel 
sec. XV le tasse, i guasti delle guerre mentre si)eciali cin*.ostanzo favo- 
rirono nuove immigrazioni straniero. Non migliorarono le condizioni demo- 
grafiche nel sec. XVI, che provocarono provvedimenti governativi favorendo 
importazioni di stranieri morlacchi, ciprioti, napolitani, malvasioti, candioti. 
(Continrta \ 

333. HasR. - XXV, 1-2, 1902. — Rnchelliiis A.. Iter Italictm 
[Continuazione, cfr. Ksl, 1902, N. 218: Iter Neaiwlitanumj. 

B34. HasR. — XXV. 1-2, 1902. — Tomassetti G., DeUa eampagm 
romana [Continuazione: Vie Iijibi(^ana e Prenestina : esamina nelle memorie 
an^beologiche e nelle vicende, il l® tronco della via I^abicana dalla Porta 
maggiore alla moderna Torre nuova, tenuta su cui si sofferma alquanto 
iHencando do(uimcnti ignorati]. 



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STORIA OBMERALK ì^'2\} 

335. Rfi. CXXVIl, 1002, 10 ottobre. — Vegni A,, // Monte Arentino 
[Dalle leggende dolla più remota antichità ai giorni nostri]. 

330. HsL. — S. X XXIX, 34, 1902. - Salvìonì C, Xomi locali 
lombardi [Muggió, Vigevano, studi storici etimologici], 

337. Co. — S. 18, V, 1244, 1902. ^Archeologia : Memorie sacre in- 
forno alla Porta Ostiense in Roma [Alcune note del Do Rossi : da una 
iscrizione di Gregorio VII nella Chiesa di S. Saba trae elomenti i)er discor- 
nTO della Chiesa ora distrutta di « S. Salvator de Porta » . 

338. Usi. — S. 5, XXIX, 2, 1902. — Bernardy A. A., Frammenti 
Sanmarinesi e Feltresehi [Cna violazione del diritto delle genti nel 1308. 
Ajrgressioni e ruberie (sec. XV). I documenti d'mf indennità di guerra 
(sec. XV). Segnali militari e fuo(^hi d'allegria (se<^ XV). Carte del Ca- 
merlengato Saiimarinese (sec. XV). L'atto di morte del conte di Cagliostro 
(1795). Un'iscrizione malatestiana a Verucchio (144S). Archivi minori del 
Montefeltro (Sogliano al Rubicone, S. Giovanni in (lalilea, S(^orticata, Borghi, 
Montefìore, Roncofreddo, Macerata, Feltria, Sassocorvaro, Talamello, Mon- 
tcgrimano, Montocerignone, Pietracuta, Montescudo)]. 

339. H«. — XI, 8, 1902. — La Ville sur Yllon L., // Sebeto [Cenno- 
df'gli S(TÌttori antichi e moderni che hanno ricordato il fìimiicello scorrente 
presso Napoli]. 

340. BmP. — V, 7-S, 1902. — Cessi B., Per gli incendi in Padora: 
Appunti di vita padovana [Ricorda alcuni dei più terribili incendi nonc^hò 
le misure d'ordine ])ubblico per e^tinguere i medesimi e più per evitarli dal 
siv. XII alla line del XVIII]. 

341. Rif. — CXXVl, 1902, 1 luglio. — Pozzoliiii Siciliani C, I bagni 
di Casciana nelle colline pisane [Cenni storici dai tempi di Plinio il Vecchio 
fhe li. ricordò fino al sec. XIX]. 

342. Hn. — XI, 1, 1902. — Bernich E., Paesi dimenticati, Cusaìio 
Mìdri [Descrive i monumenti e vicende fino al prt^sente]. 

343. Hn. — XI, 1, 1902. — La Ville sur- Yllon L.. 7/ castello di 
Cnsalncc [Edificato forse dal conte Rainulfo normanno tra il 1024 e il 1030, 
8ubi vicende e trasformazioni fino al sec. XIX; nella Chiesa annessa è una 
madonna bizantina reputatissima e altri cimeliij. 

344. Usasi. — XVII, 3-4, 1902. — Devescovi R., 7/ castello di 
Rorigno. Saggio del rernacolo rovignese [Oltre i versi che riguardano il 
castello, altri riguardano la popolazione del territorio di Rovigo nei tempi 
antichi, altri il clima e i prodotti, Pinabissamento delPisola di Cissa nell'800 
U. C, il governo di R. dal 400 al 1283, le vicende della Chiesa, infine il 
governo di S. Marco lino al 1797; i ciipitani di mare ruvignisi in guerra]. 

345. Hn. — XI, 5, 9, 1902. ~ Bernich E., L'arie in Paglia. Il 
campanile di Soleto [Ia\ costruzione deve attribuirsi a Gian Antonio Or- 
sini (sec. XV ). Autore è ritenuto un Francesco Colaci, lec(^(»se. L'A. aggiunge 
alcuni cenni sopra altri monumenti di Solete]. — S. Xicola di Bari: 
note e rilievi [Sorta sul luogo dove sorgeva all'epoca bizantina la corte 
del Catapano, il territorio essendo regio e donato da Ruggiero figlio di 
Hoborto Guiscardo ai Baresi, il nuovo tempio venne ])Osto sotto l'immediata 
protezione del Principe e fatto imnume dalla giurisdizione ei)iscopale: TA. 
ne descrive i monumenti del se(\ XIII e XI\], 

346. Rn. — CXXV, 1902, 1 giugno. - Sparici X., Il Pantheon [Cenni 
sulle vicende del tempio dalle origini alla sepoltura di Umberto I]. 

347. UssR. - XXV, 3-4, 1902. — l/'edele P., Tabnlnrinm S. Mariae 
Novae ab an. 9S2 ad an, 1200 [Continuazione, r.k. Rsl, 1902, X. 93 : 
dal doc. LVII, 1146, 12 aprile al I.XXXIV 1161 20 sett.]. 



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230 SPOGLIO OKI PKttlODiCl 

US. Co. — S. IS, V, 1242, 1002. — Kesinuri di Chiese e di 
Mtnumenti [A. CùMiova, il palazzo dol banco di S. Gioiyio o le logge in 
piazza Caiicameiito, S. Donato, il Duomo di S. liOrenzo ; a Piaopiiza il 
Duomo; a Pavia S. Miihde, S. Pietro in Ciol d'oro, la Cattedrale]. 

349. Hi». — XII, 2, 1903. - Nitti di Vito, // tesoro di S. Xieoln 
di Buri [Ne fa la storia nel P periodo dal sec. XI al 1799 con dociuiienti. 
^^Contiì^Ha ]. 

350. ■». — XI. 7, 8, 11, HK)2. — Spinazzola V.. La Certosa di 
*V. Martino. I. Xotixie storiche della Certosa di S, Marti tw^ 1325-190n 
{Notevole tra le altre notizie storiche ed artistiche quella che riguarda la 
parte presa dai certosini alla Repubblica Partenopea; PA. si sofferma spe- 
cialmente sopra Parte ed il 000 nella Certosa. Sejfuono 3 api>endici]. 

351. Hit. — XI, 4, 1902. — Colombo A., // monastero e la ehiesa 
di Santa Maria delia Sapienza [Continuazione, cfr. Rsf . 1902, sp. N. 331». 
IV. Ija chiesa : seguonsi le vicende nei secoli XVI e XVII e numerazione 
dei monumenti artistici ; V. La scomparsa del monastero nel 1886]. 

352. Hi». — XI, 5, 1902. — Saqnella P., Il parimenio del Duomo 
di Napoli [Il primo di cui rimane traccia è del principio del sec. XIV. 
rifatto nel 1443, nel 1600, nel 1744 e nel 1837]. 

353. Hit. — XI. 6, 1ÌK)2. — Abatino G., / ruderi di un'antica cer- 
tosa calabrese [In terra di S. Bruno (Provincia di Catanzaro) rovinata per 
terremoto nel 1783: era stata fondata tra il 1093 e il 1119 passò da* Cer- 
tosini a' Cistercensi che la oedett<*ro nel 1513 a Iawi X; questi la ridiwi»' 
a^ Certosini]. 

354. Ho. — XI, 4. 1902. — MiolaA., Nelle Chiese di Napoli [CoiaU^ 
renza in cui si enumerano i principali monumenti, specialmente dal sec. XIV 
ni XVUI]. 

355. Hit. — XI, 3, 6, 7, 8, 1902. — Maresca di Serracaprìola A.. 
Battenti e decorazione di antiche porte esistenti in Napoli [Contimui- 
zione e fine : Seicento, settecento e sec, XIX]. 

356. G». — N. S., IX, 8-9, 1901. - Carrerì F. C, / Conti di 
Vahasonc in Frisili [Dal sec. XIII al XVll]. 

357. G«. — N. S , IX, 8-9, 1901. — Del Torso E., Dello stemma dei 
signori di Villalta [I Villalta nel sec. XIV andando al possesso di Capo- 
riacco aggiunsero allo stemma avito quello dei vecchi signori; nel 17(K> 
ai Villalta successero i della Torre, i quali usarono talora lo stemma vil- 
laltino senza abbandonare il proprio]. 



2. ETÀ PREROMANA E ROMANA. 

A. Archeologia, topografia, numiamatioa. 

358. Sffol. — X, 1902. — Lattea E., L'iscrizione etnisca deUa paletta 
di Padova [Conclude P illustrazione glottologica togliendo ogni dubbio che 
sia di lingua etrusca e insieme Palfabeto ne sia venetioo benché non puro. 
Opina che si tratti di documento del culto prestato dagli Etruschi ad 
Apollo Marte Sminteo e documento pure della frequenza e saldezza dello 
relazioni fra Veneti ed Etruschi]. 

359. BsaF. — 1901. — Déchelette J., Note sur un rase du Musée 

de Syracuse. 



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KTÀ PBRROMANA K ROMANA 231 

3G0. RI. — U, 2, 1903. — Gayet A., I/ile de Philae fKioorda i templi 
-costruiti da Nectiincbo o dai Tolomei, decorati da Tiberio, Caligola, Claudio, 
Adriano]. 

361. BasD. - XXV, 6, 10, 11, 12, 1902. — Bersa G., U lucerne 
futili romane di Nana conservate al Museo archeologico di S. Donato 
di Zara. 

362. BasD. — XXV, 11, 12, 1902. — Biilic F., Nomi e marche di 
fabbrica su tegoli acquistati dall'i, r. Museo in Spalato durante l'anno 
1902 [Per rarcheologia romana]. 

363. Bs»F. — 1901. — Thédenat H., <t Litui* de bronxe antiques 
(Trovati in Inghilterra]. 

364. BsaF. — 1901. — Mowat R., Cachet d'oculiste trouré à Ark^t. 

365. BsaF. — 1901. — Hom&n J., Hypocauste romain de Briancou. 

366. BmP. — V, 7-8, 1902. — Moschetti A , Cordenons F., Bela- 
xioìie degli scavi archeologici eseguiti in occasione della fabbrica del 
nuovo palaxxo detto del Gallo^ dal 2 gennaio al 23 luglio 1902 [Mosaico 
romano, un oggetto di corno di cervo, un bastone o scettro di bronzo di 
civiltà euganea, una stela funeraria, etc.]. 

367. BmP. — V, 1-2, 9-10, 1902. — Moschetti A., Lapidi romane: 
aggiunte e correzioni al Corpus [Continuazione]. 

368. Ba»F. — 1901. — Lafaye G., Mosa'iques de Villelaure [Ro- 
mani, scoperti nel 1900]. — Inscrip. latine de Montbaxin. 

369. Lb. — VU, 33, 1901, 1 febbraio. — Ritterling, Niederbieher: 
Kchsiell [La continuazione degli scavi tra il praetorium ed il lafus dextrum 
pra^4orii, relazione dei ritrovamenti fra cui una fucina da maniscalco, uno 
stabilimento di bagni, una cantina, il quartiere del conturione, ed oggetti 
varii, monete, gioielli, fìbule, etc.]. 

370. Lb. — VII, 33, 1901, 1 febbraio. - Scheller M., Faimingen 
\(j{ì scavi del 1900 rivelarono monumenti funebri romani coi soliti oggetti]. 

371. Lb. — VII, 34, 1902. -- lacobi L., Limesstrecke Grane Berg- 
Adolfseek [Aarùbergang bei Adolfseok. Kastell Feldberg. KastellCai)ersburg]. 
— Winkelmanii Fr., PfUnx. 

372. Cwtfx. — XX, 1-2, 1901. — Schumacher K., Baden: lidmischer 
ricHs und K a listati- Ansiedlung bei Riegei [Ei*a attraversato da una strada 
romana novellamente scoperta. — Korl>er, Mainx: R'òmische Orabsfein 
|Di lui soldato romano della 16* legione]. — Zang^emeister, Bingen [Sco- 
perta in una tomba di monete di Vespasiano dell'anno 71]. 

373. Cwtfa. — XX, 3-4, 1901. — Gninenwald, Speie^r: Votivstcin 
des Merhùr. — Reìnecke, Orabfeld der Spat,-Lat. periode und rom 
Begin der rbmischen Kaiserxeit von Zerf [Kreis Siiarburg]. — Riese A., 
Veber die sogen, luppiter Saillen [Influenza orientale]. 

374. Cwds. — XX, 5-6, 1901. — Heidelberg, Uòmische Funde 
[Monumenti funerarii romani, di cui quello d'un tal Vigollius alla moglie, 
■con un bassorilievo rappresentante quattro Menadi danzanti], — Korber, 
Mainx [Una tomba di bambina; una iscrizione della 10* legione «Gemina 
martia victrix »; altra iscrizione di cui restano imche parole ; un terzo avanzo 
di iscrizione appartenente ad un altare romano; parecchi oggetti romani]. 

375. Carda. — XX, 7-8, 1901. — W'orms : Entdeckung eines neuen 
Steinxeit Hockergrabfeldes bei Bermersheim . - Korber, Mainx : Miinxfund 
[15 monete romane tra gli anni 2 e 144 d. C.]. — B'óm. Inschrift [Voto 
di un Edituus Adiutorianus del 200 d. C.]. — Bodewì^, Coblenx : P lor- 



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232 bPOOLlO DEI PKKIODICI 

rUmisches [Una brocca nella scoperta di una tomba]. ^ Romisches [l'u 
cimitero di 30 sepolture con gran numero di offerte funebri, vasi, iibule, 
monete]. — Bodewig, Xiederberg-Khrenbreìtstein [Scopoita della strada 
romana che c?ollegava Nioderberg e il Keno, di condotte d'acqua e monete 
del tempo degli Antonini]. 

376. Cwdx. — XX, 1), IWl. — Tnmbiilt G., Donaueschingen: Xeu 
aitfgefundene r'òmischc Ansiedelungen auf den Gemarkungen Mettenbuch 
nnd Burgweiler. — Wagner E.. Pforxheim: Romische Gebàtide bei 
Bauschloti [Uno stabilimento di bagni e una costruzione rurale]. — IjehnnerH., 
Bonn : Xeue Ansgrabungen ini LegionAlager [Determinazione deXpretorinm; 
altare votivo innalzato a Silvano da Attiana, compagna del signifer flono- 
ratus]. — Steiner J., Xanten: Anfdechting einer Leglonsxiegelei [La 
fabbrica di mattoni s(X)perta ha i forni ben conservati e 500 mattoni circaj. 

377. Cwdz. - XXI, 1-8, 1902. — Pfaffk, Domaszewskì, Heidelberg 
[Pietre sepolcrali romane], — Helmke, Friedbcrg [Iscrizioni romane]. — 
Domaszewski, Die prineipin et armnmentaria des Lagers Pon Iaììi- 
bacsìs, — Korher, Mainx- [Iscrizioni romane]. — Rìe^e A., Einige ro- 
mische u. fruhmiitelalterliehe Ortsnamen in Moselgebiei, Waltzing 
I. P., Toìigern. — Siebourg M., Xijmegen Sammlung K. M. Kavi. 
— Rltterling, Wiesbaden [.\ro coft iscrizioni]. — Balde ^, Birkenfeld 
Bomische Ansiedelung . — Ruppersb'rgA., Mainx [Iscrizioni]. — Hettner. 
Trier. — Ritterling E., Zur Geschirhte der Hiimischen Ijegions-lager 
am y leder rhein. — Schnermans H., Decouvertes d'antiquité^ en Belgique. 

378. BsHA. — S. 3, XXI, 1, 1902. — Roman B., Objets antiqtieg 
troitpés à la Madeleine (près Ribiera) [Oltre' oggetti in silice rimontanti 
a 2000 anni a. C, e oggetti in bronzo di 200 anni a. C, si trovò la traccia 
d'una sepoltura delPepoca romana imperiale]. 

379. B«aF. — 1901. — Cagnat R., Inserì ption latine de Klamissa, 
Observation sur une inscription de Constantine. 

380. B«aF. — 1901. — Palla de Lessert C. A., 7/wc///}//oii5 /a/*^^ 
de Rome. Inscription de Duingt. Inscription de Klamissa. 

381. B«aF. — 1901. — Espéraiidien E., Inscriptiones latine^ de 
Duingt et de Lectoure. 

382. B«aF. — 1901. — Héron de Villefosso A., Autel romain 
découvert à Tongres. — SiHcs dn Mascè de Saint- Louis de Carthage. 
— Inscriptions de Carthage. — Fouilles du P. Delnttre à Carthnge. — 
lìiscr. latine de Kannaqah. ~^' Médaillon de bronxe trouré à l'Escale 
[Contenente in un verso i busti di Settimio Severo e Giulia Domna e nel- 
l'altro il grande altare di Pergamo]. — Tablettes de plomb prorenant de 
Tunisie [Tabulae execrationum, di epoca romana, probabilmente non ante- 
riori al in sec [. — Inscription de Landau- Da xinvi Ile signalée par le 
P. Delattre. — Acquisitions da département d^s antiquité.^ grecque^ ^^ 
romaines du Musée du Louvre pendant Vannée 1901. 

aS3. BsaF. — 1901. — Gauckler P., Re marque^ sur l'Odèon de 
Carthage. 

384. BaaF. — 1901. — VoinssotL, Inscriptions latines de la Mé^i^ 

385. BaaF. — S. 7, 1, 1902. — Besnier 31., Monuments figurés 
du pays des Péligniens. 

380. IlaaB. — XV, 3-4, 1901. - Munck E., Note sur la déconeerte fl^ 
V cmplacement d'une habitfition belgo-romaine à St, Sgwphorien les Mo^^- 

387. Aa»B. —XV, 1, 1901. — OnmmitG., Intaille Romaine tronrèe 
à Uccie près Bruxelles [Rappresenta la fortuna]. 



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KTA PKKROUANA K ROMANA 'J'XÌ 

3SS. BmmD. — XXV, 4-'), 9-10, 11, 1902. — Bulic F , Iscrìxìoni 
inedite Romane [Della campagna di Spalato, di Saloua e Agor Salouitaiius » 
(Klis. Clissa)]. — Borsa G., lUtrovnmcnti di iacrixioni antiahe lungo 
le mura perimetrali dell'antica Satana. — Iscrix,ioni inedite in Aheria 
[Ponti di Bridir)y Ojeerska e lader (Zara, Zadar). — Perojevic M, 
Vinisee. ( Orihocica'Bisknpija) Kod Trogira [Pubblica un'iscrizione sepol- 
irale romana] — Tucepi di Makarska. — Xarona ( Vid di Metkovic). 
— Epetium ( A'a men di Siobrec). — Salona {Sol in), — Iserixioni 
rif'Oìn poste. 

880 B««D — XX V^, 11, 1902. — Uitrocamenti riguardanti il pa- 
lano di Dioclexiano a Spalato [Cfr. Rsl. 1902, sp. n. 050]. 

H90. A«a«E. - XVIJ, 3-4, 1902. — Pogatechni^ A , I recenti srari 
nella Banilira Eufrasiana [Kiforisce sui risultati dol prof. Millet nella 
osplorazione del celebre tempio di Parenzo]. 

391. B«aF. — 1901. — Laigne L , Projet d't'tudier Iva antiqnitéji 
dalmates. — Inscription de Nesatfium. 

392. A«a«l. — XVir, 3-4, 1901. — Scliiavuzzi B. e Sticotti P., 
(ili scari di Nesaxio |Kelazione sm^cinta specialmente dejfli 0f?getti rinve- 
nuti fra cui notevole un'iscrizione della tarda etii romana che ci assicura 
della esistenza della Kepubblica XesazienseJ. 

393. Asaal — XVIII, 1-2, 1902. — Sfcicotti P., Relaxione prelimi- 
nare sugli scavi di Xesdxio [Sito e nome di Nesazio. Gli scavi del 1900 : 
avanzi di edifici, istjrizioni, ogp»tti di scavo, dintorni. Scavi del 1901 : 
trinr'ea di blocchi architettoni(;i, necropoli proromana, traccie di una civiltà 
micenea, massi cupellizzati. edifìci romani]. 

394. BaaD. — XXV, 6-8, 1902, — Bulic P., Scavi nella basilica 
rpiseopalis urbana a Salona durante Vanno 1901 [Relazione^ riguardante 
1*» i prej)arativi degli scavi ; 2® gli scavi nelle adiacenze ad Kst del batti- 
stero antico cristiano a Salona (fra l'altro frammenti epigralun del V-VI sec.) ; 
3« gli scavi nella basilica episcopalis urbana di Salona. L*A. aggiunge tre 
relazioni « traslationis S. Domìni ]>ost eversam Salonam Spalahuii trans- 
svecti * ciò che avvenne nelPanno 650] 

395. BaaD. — XXV, U, 1902. — Balie P., // sarcofago antico 
cristiano rappresentante il passaggio degli Israeliti attraverso il Mar 
Rosso liei Museo di Spalato. [Cenni sulle vicende sue dal sec. XIV]. 

396. BasD — XXV, 6, 10, 1902 — Balie F., Ritroramenti riguar- 
danti il cimitero antico criMiano di Manastirine ( Goemetcrium legis 
snnctae christianae) durante l'anno 1902. Ritrovamenti antichi a Ca- 
itllaMua [Cfr. Rsl. 1902, sp. n. 653]. 

397. Ra. — CXXIV, 1902, 16 aprile. — Giuria E, U navi romane 
del lago di Xemi: Il progetto tecnico. 

398. Lb. — VII, 33, 1901, l febbraio. — Loiibard, Wiirtfemberg : 
Obergermanischer Limes [Rinvenimento di 25 torri d'osservazione: tra le 
stazioni erano castelli intermediari]. 

390. BaaF. — 1901. — ladart H, Voies romaines des environs de, 
Reims. 

400. BsaD. — XXV, 6-8, 1902. - Balie F., Ritrovamenti risguar- 
danti la topografia urbana dell'antica Salona. Ritrovamenti antichi 
risgunrdanti la topografia sub-urbana dell'antica Salona. 

401. Aaaal. — XVJI, 3-4, 1901. — Paschi A.. * Limes italicus 
orientalis* o i Valli romani delle Giulie [Lo studio dei valli che muni- 
vano i passi alpini e accompagnato anche da quello delle antiche strade e 
stjizioni romane in quella regione. Segue una carta toj)ografica]. 



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23'l SPOGLIO DRl PKEIIODICI 

402 BsaF. — 1001. — Michon E , Tate de Constant hi du Mum 
de Belgrade. 

40'-}. Bs»F. — 1901. — Héron de VìUefosse A., Buste en hronxf 
trourc à la Capelfa di Pieenardi [Noi 1894. e venduto al Museo d«4 
I^iivio, ra])preseiita un personaggio romano degli ultimi tempi della R<>- 
pubblioa]. — Moulage de l'inscriptìon archa'ìqne du Forum offert au 
Louvre. 

404. Cwxd. — XX, 10, 1901. — Hettner, St. Wendel: Romische 
A/iinxsehatxfiéud [2721 monete in duo vasi, quasi tutte dell'epoca cjostan- 
tiniana : TA. ne dà Tolenco]. 

40.'). ZokW. — XXI, 1, 1902. — Quilliiig F. Spdtrdmische Genna- 
nengrciher bei Frankfurt [Con una tavola]. 

40(). ZokW. — XXI, 3, 1902. — Riese A., Sigillatenstempel aus Rom. 

407. ZokW. — XXI, 3, 1902. — Popp K., Dos Segment-Irnsing- 
Weìssenburg des Strassemuges Vindonissa... liojoduruìn der Peutinger- 
Tafel [Si tratta di un « lim(»s * più antico, costrutto sotto Domiziano o al 
pili tardi sotto Traiano. Il nuovo «limes» più inoltrato fu assicurato sub 
da piccolo castella e da una palizzata con torri verso Tanno 120]. 

408. ZokW. — XXI, 3, 1902. — Cramer F., Aliso sein Name und 
seine Lage [Il castello secondo Dione prende nome dall'Elìson affluente 
della Lippe: un^etimologia precisa non si può dare; e quanto alla hua 
posizione si potrebbe ricercare nel gran campo romano scoperto vicino ad 
Haltern dove la Stever si getta nella Lippe]. 

409. B«aF. — 1901. — Martin H., Remarques sur une inseription 
de Constant ine. 

410. B«»F. — 1901. — Maurice J., Monna ies de Constantin aree 
la legende Constant intana Daphne. — Signes chrétiens sur Ies mottnaies 
de Constantin. Médaillons en or du Musée de Vienne [Epoca costantiniana]. 
— Uègne^ de Maxence et du tyran Alexandre [Npta di numismatica]. — 
Monnaies représentant la consécration des empereurs. 

411. Bs9F. — S. 7, I, 1902. — Maurice J., Classi fieation ekrono- 
logique de^ émissions moìiétaires de V atelier de Trèce^ pendant la perioda 
Consta ntinienne ( 305-33 7 ) . 

412. A«a«l. — XVIIL 1-2, 1902. — Hchiavuzzi B., Monete romatie 
rinrenute negli seavi di S'e^axio 1900-1901 [Descritte in ordine crono- 
logico, dall'asse onciale 268-217 a. C. alle monete di Valente 364-378 d. C.]. 

B. IDirittOy istituzioni, amministrazione. 

413. ZSro — XXIII, r. a., 1902. — Ferrini C, Beitrdge xur 
Kenntniss de^ sog. r'ómisch-syrisehen Reehtslmche^ [Il codice siriaco deriva 
-dal greco e l'A. ne cerca le fonti]. 

414. ZSro. —XXIII, r. a.,- 1902. — Mitteia L., Romanisfisehe 
Papyrusstudien . 

415. ZSpo- — XXIII, r. a., 1902. — Wenger L , Der Eid in den 
grie^kisehen Papyrusurkunden [Studia le forme e i casi di giuramento; 
il giuramento basilico dei Tolomei ereditato dall'impei-o romano, la legisla- 
zione del giuramento, la pena dello spergiuro rimessa dai greci alla tììvì- 
nità e sotto T impero romano assimilata a quella di un crimine di lesa 
maestà se il ginramento ora sul nome di Imperatore. 

416. ZSro. — XXm, r. a., 1902. — Gradenwitz O, Resrripte auf 
Papyrus [Die festen Punite ; Inhalt des Rescripts]. 



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l£TA Pftl£KOXANA B ROMANA 2^^) 

417. ZSrg. — XXIII, r. a., 1U02. — Hellmann, Zar Terunnoloyic 
der r'òmiscìien Rer-hlsqueUrn in der Mire roti der rntcirksamheit dcr 
juristischen Thatsachen. 

418. ZSi-Q. — XXFII, r. a., H>02. — Gradeiiwitz O., Qlossirte 
Panlusreste im Zuge der Digr^tcn. 

419. ZSi>0- — XXIII. r. a., 1002. — Erman H., Noeh einmal die 
• Actiones in factum* — D. (6, 2) 1 pr. — Sind die XII Tafehi eeht? 

420. ZSpq. — XXIII, !•. a., 1902. - Fittine H, ireste einer Ifand- 
schrift des Justinianisrhe Codex mit vorace ursisehe Olossen. 

421. ZSrQ. — XXIII, r. a., 1902. - Mominseii T., Zur G cachi chte 
der Erbpacht. 

422. ZSra. - XXIII, r. a., 1002. — Hitzig H. F., Beitriige xnr 
Lehre rom Fnrtnìn. 

423. ZSrg. - XXVIII, r. a., 1002. — Gradeiiwitz O., Libcrtatem 
imponere. 

424. ZSrg. - XXIII. r. a., 1002. - Bekker E. J., reher die 
Objekte und die Kraft dcr Schuldrcrhàltniittie, Qc^chichtliehc VcberschaUy 
ron der Zeit dcr ManHsinjcktion bis in die Gegcnirart. 

425. ZSrg. — XXIII, r. a., 1002. — Leiiel C, Das Ncxum. 

426. ZSrg. — XXIII, r. a., 1002. — Mommseii T., Nexufn. 

427. ZSpo. — XXIII, r. a., 1002. — Bekkr E. J.. Xachtrag Zur 
Lehre rom Ncxum. 

428. Z9i-g. — XXIIF, r. a., 1002. — Mommsen Tli., Mancipium, 
Manceps^ J^ac9, Praedium, 

429. Z8rg. — XXIII, r. a, 1002. — Aifolter F., Nemo ipse in suo 
pP4^ulio infellegi potcst [A i)ro])osito della forniola giuridica tramandataci 
da Africano sopra la lej^islazione romana sugli S(^hiavi]. 

430. ZSi-g — XXm, r. a., 1902. - KlingmueUer ¥., Strcitfragen 
aus der rimischen Zìnsgesetxgebung [A proposito di teorie che combatte]. 

431. 9Sa. — IL 1, 1902. — Mancaleoni F., Appunti sulla <t ifisti- 
tulio ex re» [Esame e critica delle fonti]. 

432. ZgkW . — XXI, 2, 1902. — Domaszewki, Die Beneficiarerposten 
und die r/misehen Strassennefte [Le stazioni incaricate del mantenimento 
delle strade erano collocate di solito all'incontro delle strade coi corsi d'acqua, 
lie are votive dei «benéficiarii* permettono di riconoscere l'organizzazione 
e lo sviluppo delle strade romane]. 

433. Z8fg. — XXIII, r. a., 1002. — Mommsen Th., Latium maius 
[Quando il diritto municipale latino estese il diritto di cittadinanza romana 
probabilmente sotto Adriano ai « decuriones pedani » le città fortificato 
insieme al « Latium raajus » furono considerate come coionio, le altre come 
municipi i] 

434. ZSrg. — XXIII, r. a , 1002. — Mitteis L„ Operae officiale^ 
und operae fabriles [Offìciales non fabriles sono i servigi del liberto al 
patrono]. 

0. Fatti, olvlltà italioa, repubblica, impero 
cristianesimo primitivo. 

435. Co. — S. 18, V-VIII, 1241, 58. 1002. - Di alcuni criterii incerti 
nella Paletnologia^ Archeologia e Storia antica. Il criterio delle influente 



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236 SPOGLIO DKI PERIODICI 

[Conibattesi la facilità ooii cui i paletnologi, jjli archoolojri o kIì s»;rittori di 
stona antica ricorrono a influenze straniere ovvero ad importazioni per esclu- 
dere Topera d'arte che forse è locale o non ammettere minorazioni d'una tribù o 
d'un popolo straniero il quale abbia portato seco ({uella civiltà che non si riesce 
a spiegare. Come esempi si tii-ano in campo alcune questioni come quella 
doWAusa cornuta o lunata caratteristica delle terramare dell'Emilia, quella 
dei sepolcri a forno o a finestra in relazione colle migrazioni dei siculi e 
sicani. Si tratta quindi del bucchero nero e della sua provenienza in rap- 
porto colla civiltà Etnisca. S«>gue un capitolo sulPintluenza Jonica, e uu 
altro sul criteria cronologico]. 

436. hmPe. — XVI, 1901-1002. — Visalli V., Tisia nella Brexia 
[Città interna doirestrema punta calabrese, non grande ((uantunque rag- 
guardevole fortezza cui si riferiscono due testimonianze di Appiano Ales- 
sandrino e di Diodoro Siceliota, che l'A. por molti argomenti identifica col 
castello vecchio tra Meza e Calauna, borgo medievale il cui nomo deriva 
probabilmente da Colonna e di cui dice brevemente le vicende]. 

437. B«aF. — 1901. - Martha J., IjC dieu étnisqne MantHs[Vm- 
stcuza è ben altrimenti che sicura] 

438. Co. - S. 18, V, 1239, 1902. — Se i Tirreni- Et ruschi immi- 
grassero cV Asia in Italia per V Adriatico orrero per il Tirreno [Traendo 
occasione dalla lodata prolusione di Lucio Mariani sui re<^enti studi riguar- 
danti rintricata questiono etrusca, espone l'A. gli argomenti del Pottior e 
del Pais per interpretare la testimonianza di Erodoto sulla migrazione dei 
Tirreni Etruschi come avvenuta sulle coste delPAdriatico, gli argomenti 
di coloro che la interprefcmo come avvenuta sulle coste del Tirreno, e 
conclude spiegando la controversia coire<iuivoco prodotto dalla confusione 
di due migrazioni in Italia di età differenti e da punti di partenza diversi]. 

439. Sffol. — IX, 1901 — Cessi C , Leggende Sibaritiche [Studia 
le fonti donde originarono e la loro attendibilità, e ritiene che le condizioni 
particolari del periodo storico nel quale si svolsero le vicende di S., la ra- 
pidissima fortuna della città e Pimprovvisa rovina por Pantagonismo e la 
lotta con Crotone, occasione ai retori di moralizzare, abbiano occasionato 
la fioritura posteriore di tali leggende, la quale convenientemente sfrondata, 
si ridurrà la storia di S. alle proporzioni vere e reali di una città grande 
ed opulenta in periodo avanzato di civiltà]. 

440. Sffol. — IX, 1901. — Dal Pane F., Sopra la fonte di un perito 
di Arnohio \Ia favola sulPorigino divina di Servio Tullio per cui A. cita 
Fiacco (dranis F. ) è invece attinta direttamente a Cornelio Rabeone]. 

441. AsaB. — XV, 3-4, 1901. — Ooinhaire J., nomination romainc 
en Belgique: Vemploi de l'ardoise pour coucrir les toitures. 

442. BsaF. — 1901. — Toutaiii J., IjCs druidesscs en Oaule à 
l'epoque romaine. 

443. TphaEA. — XXIV, 1-2, 1902. — Garofalo F. P., Contributo 
alla geografia dell'Egitto romano [A proposito dell'Itinerarium Antonini 
paragonato con Strabone, Plinio, Tolomeo, con altri itinerari, colla Xotitia 
Diguitat. Orient]. 

444. Assai. — XVII, 1-2, 1901. — Pìtacco G.. // poeta Ostio e la 
guerra istriana [L'A. si rifa alle questioni biografiche d«?l P. che ritiene con- 
temporaneo di Ennio e alPopinione controversa di critici italiani e tedeschi 
sulla guerra istriana da lui cantata, la quale non sarebbe quella dell'anno 
119 quella del 129 ma quella del 178-77 come risulta anche dalPesame 
dei frammenti]. 



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RTA PBBROMANA K ROMANA :237 

445. AV. — XXV, II, 3, 1902. — Montanari T., Quistioni itin&rarìfi 
f filologiche relatìro ad Annibale [Parte I: Circa la marcia dalle paludi 
al Trasimeno: !• D'una seconda Faesulae; 2* Conio Annibale seppe attirar 
Flaminio negli agguati. (Continua)]. 

446. AaPc. — XVI, 1901-1902. — Rossi S., Quando Catone il Cen- 
sore apprese la lingua greca [Interpreta il noto passo di Cornelio Nepoto 
come riferentosi non alla lingua greca, che C. dovette apprendere da giovane, 
ma all'essenza della letteratura greca in cui si approfondi solo da vecchio, 
dopo d'aver aspramente combattuto contro Tinvasiono deirellenismo in Roma]. 

447. Sffol. — X, 1902. — Vitelli C, Studi sulle fonti storiche della 
Farsaglia. 

448. Cwds. -- XX. 11-12, 1901. — Domaszeswki A., Eim InschHft 
des Publius Quintili us Varus [Dal paragone con due precedenti riguar- 
danti quel personaggio, si deduco la presenza di lui con Augusto a Samo 
nel 21 a. C. rivestito della funzione di questore: nel 13 a. C. fu consolo col 
genero dell'Imperatore Tiberio Claudio Nerone]. 

449. ZgkW. — Ergaenzungsheft, XI, 1902. - Dahm O., Die Feìdxuge 
des Oermanicus in Deutschland [Occorre determinare esattamente la posi- 
zione di Aliso. L'A. si propone una descrizione generale riconoscendo in 
Tacito parzialità per (xerraanico a danno dell'Imperatore . 

4r)0. ZokW. — XXI, 2, 1902. — Weichert A.. Die le^io XXII Primi- 
genia [Origine e nomi della legione : l'origine non cade sotto Cesare o sotto 
Augusto, non è rintracciabile sotto Caligola, ma la sua fondazione è durante 
l'impero di Claudio. Vari furono i soprannomi della legione e la provenienza 
dei soldati. L'A. tratta quindi delle vicende della legione nella Germania 
superiore dal 43 al f38 d. C. nelle battaglio del 09 e 70 : nella Germania 
inferiore dal 70 air89J. 

451. BeaF. — S. 7, I, 1902. — Palln de Lessert C, De quelques 
tifres domìées aux empereurs sous le haut-empire [Fa la storia del titolo 
«Majestas*; il titolo di «dominus» degradato fino alle classi inferiori non 
riappare che al tempo di Domiziano; altri vocaboli furono certo usati nei 
rapporti tra sudditi e Imperatore come j)er es. : aetemitas Augusti, cosi 
dirinitctSf eminentia, gratitas], 

452. Rb. — CXXVII, 1902, 1 ottobre. — Evangelisti A., Petronio 
arbitro nella storia, nella critica e nel » Quo ì'adis > . 

453. BsaF. — 1901. — Gauckler P., Recti fìeation à une note sur 
Sahius Julianus [Il giureconsulto e il « <5urator aediuni sacnirum » dell'anno 
150 sono una persona sola]. 

454. Z8r0. — XXIII, r. a, 1902. — Mommsen T., Salrius Julianus 
[Hiproduce (dai « Comptes rendus .\cc. d. Inscrip. » 1899) l'iscrizione 
africana che dà ragguagli sul celebre giureconsulto, fissandone il consolato 
airanuo 148]. 

455. AV. — XXV, L 3 e II, 1-3, 1902. — Callegari E., Vita di 
Alessandro Severo [Narra come per F energia di Giulia Mesa la famiglia 
di Caracalia relegata in Siria riuscisse con una sedizione dei soldati di Emesa, 
che Macrino disprezzò, a togliere a costui Fimpero e la vita (a. 218). Il sedi- 
cenne Avito, fatto passare come nato da illeciti amori di Caracalia, fu innal- 
zato al trono, ma colla sua sfrontata abiezione disgustava ogni ordine di 
cittadini, onde Mesa stessa, paventandone la caduta, preparò abilmente 
la successione del decenne Alessiano. Adottato dal cugino costui gli divenne 
tanto sospetto pel favor dei soldati e la morigeratezza che congiurò di perderlo : 
senonohè perdette in realtà se stesso in una sollevazione militare (a. 222). 
Alessandro Severo, sotto la direzione della madre e della vecchia Mesa, 



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'^^sm^ 



238 SPOGLIO DKl PttClODlCl 

guidato da un consiglio di 10 persone tratte dairordino'senatorio («^ consilium 
prinel[)is ») e sopratutto dal fedele Ulpiano fatto prefetto al Pretorio di Koma 
attese a purgar la (5orte, a risollevare l'Autorità del Senato, a frenare l'in- 
solenza soldates«;a, senza riuscire però a dirimere l'antitesi fra relementa 
militare ed il civile per cui non furono mai in Roma tiinte sommosse ed Ul- 
piano stesso fu ucciso ai piedi dell'lmperatoro ; del pari fu minacciata la 
vita dello storico Dione rivestito del consolato e numerosi furono durante 
il regno di A.* S. i pretendenti alla porpora imperiale più o meno scrii e 
pericolosi. Particolare studio TA. dedica alle saggio r i fonilo di quel j)eriodo 
relative all'amministrazione civile e giudiziaria nonché a quella della finanza]. 

456. BraF. — S. 7, I, 1902. — Maurice J., Mémoìre sur la rérolte 
d'Alexandre en Afrique^ sa proclaniation cornine Auguste en juin SOS 
et sa chute au prìnteinps d^ SII [Studia la cronologia di quegli avveni- 
menti sul paragone delle emissioni monetarie di Roma, Tai^tigine e Ostia]. 

457. ZSrg. — XXIU, r a., 1902 — L. M., Weih^. Inschn'fl fiir 
einen licctor provi nciae aus de ni ìj Jahrk. 

458. Co. — S 18, VII, 1254, 1258. liK)2. — Le biblioteche mWantichlUl 
classica e nei primi tempi cristiani. 

459. Be. — S. 2, ILI, G7, 1902. — Renigiii U., L'inferno pagano 
nell'inferno cristiano [Nell'idea popolare deirinferno cristiano fin dai pri- 
missimi tempi entrò l'idea deirinferno pagano, mentre il paradiso cristiano 
non poteva confondersi con quello degli Egiziani, degli Elleni e dei latini 
non avendo nessuna relazione]. 

400. Ja. — S 9, XVII, 2, 1901. — Naii F , Fragment inèdite d'une 
trofluction syriaque jusqu'ici ineonnue du « Testamentmn D. S. Jem 
Cristi * . 

4f3l. Rn. — CXXVIIT, 1902, 1 novembre — Anzoletti L., PrePHr- 
sore e precursori [A proposito delle conferenze di A. Ohignoni in S. Gio- 
vanni a Firenze]. 

4<J2. Co. — S. 18, VILI, 1259, 1902. — Apostolato di S. Pietro in 
Roma [L'A. pone il quesito delle origini della comunità cristiana di Kouia 
co:ne distinto da quello della venuta di S. Pietro e dalPesame delle testi- 
monianze per Tapostolato di S. Pietro in Roma conclude che non solo esse 
ap])aiono veridiche in se, ma in correlazione agli altri fatti storici e danno 
luce a chiarire la permanenza delPApostolo in R.]. 

4()3. Gsal. — XIV, 1901. — De Stefani E. L., Storia del beato apo- 
stolo S. Paolo [Traduzione dal Siriaco preceduta da un breve studio sullo 
fonti : la prima parte, fino al primo soggiorno di P. in Roma, segue in 
sostanza gli atti degli .\postoli ; la seconda, che comprende Pandata in 
Spagna, il ritorno in Roma, il martirio, non insieme con S. Pietro ma 
alquanto dopo, segue una fonte gnostica]. 

404. Hhe. — XIX, 2, 1902. — Chapiiiaii J., La cronologie des premières 
listes episcopales de Rome. IH [Conti nuaz. cfr. Rsl. 1902, sp. n. 680: Cin'a la 
data della morte di S. Policarpo con molti argomenti PA. conclude che si debba 
rifiutare Panno 155 e che il martirio sia avvenuto nelPa. 1(30; indi asaniina 
Paflermazione delPlIarnack che Aniceto fu il primo « vescovo monarchico » 
di Roma e l'altra affermazione che Sisto, Telesforo, Igino e Pio non furono 
vescovi successivi ma preti contemporanei ; esamina la questione dell'era 
dei Marcioniti, quella ch(» alcuni critici hanno espresso come « isolamento 
di S. Pietro '> da S. Paolo, come fondatore della Chiesa, fenomeno che sa- 
rebbe incominciato verso Pa. 190; studia il posto che compete a S. Clemente 
(90-99) e conclude riassumendo gli argomenti in favore del carattere sto- 
rico della lista /A. 



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ETÀ PREROMANA K ROMANA '239^ 

405. B^. — S. 2, in, 07, 1002. — Rocchi P , In Paracleticatn 
Ihiparae. Sanctìssimac S. Johanni Damasceno pulgo tributam anìmad- 
versiones. 

4G6. BsaF. — 1901. — Mcpcaaux P ^. /Relation martyrologique ap- . 
pelée « Ada proconsularia Cypn'ani ^ . — Rèeits du Martj/r ds Saint 
Cyprien. — Tombeau de Saint Cyprien à Carthage. — Aa bible de 
TertuUien. — Insc^ription de V « Area » de Ghcrcliel, — Les noms de 
Saint Cyprien. — Tertullien et le costume des femme-s. 

407. Co. S. 18, V, 1238 e 1241, 1902. — Stndi d'antica lettera- 
tura cristiana e patristica. 1" Le persecnxioni de' primi secoli; 2** 
Padri e scrittori Alessandrini \\a 1* parto a proposito degli studi di 
0. Pascal, G. Scmeria, P. AUard, Ct. Negri, G. Maes, E. A. Knollor: l'A. 
discute da ultimo la questione del busto di <TÌuliauo l'Apostata di Acerenza 
che per ironia di cose umane fu trasformato in un S. Pietro]. 

4G8. Rb6. — XIX, :}, 4, 1902. — Chapman J., Le.s interpolai ions 
duns le traile de S. Cyprien sur l'unite de VEglise. 

469. Rb6. — XIX, 2, 1902. — Morin CI., Quatorxe nouveaux discours 
inédits du Saint Jerome sur les psaumes. 

470. Rbe. — XIX, 3, 1902. — Morin G , Autour des Tractatus 
Origenis [li* A. tratta: 1" della data dei Tr. affermando che non possono 
essere anteriori al V sec. ; 2^ Della probabilità dell'attribuzione del « do 
lide » a Gregorio d'Elvira; 3'' Deirorigino dei 7 libri «do Trinitate»; 4° 
Dell* « Altercatio » di Evagro e delP « Altercatio * dello pscudo Agostino]. 

471. Be. — S. 2, III, fxS, 1902. — Diichesue L., Le^ canons de 
Sardiqne [Il concilio del 343 per le circostanze politiche da cui fu seguito 
non poteva lasciare una traccia molto profonda sulla storia del tempo; 
d'altronde non ne derivò una definizione della fedo ma soltanto una nuova 
adesione a quella di Nicea. Non si possedono altri atti fuorché le lettere 
con cui fu data comunicazione delle decisioni agli interessati : peraltro 
esiste una serie di canoni attribuiti a quel concilio, i quali entrarono a fiir 
parte del diritto ecclesiastico della Chiesa latina come di quella greca ; il 
FricHlrih concluse ch'essi sono apocrilì, fabbricati a Roma verso il 410 o 
417 da un africano che ambiva un testo per cui fossero autorizzati gli ap- 
pelli a Roma, ed i papi che non volevano fondare il loro diritto a giudicare in 
appello soltanto sopra un editto doirimperatoro Graziano del 378, furono 
felici di sostituire alla concossiono laica un titolo d"* origine conciliare. 
Contro tali affermazioni TA. esamina lo attestazioni estrinseche dei canoni 
in questione, lo testimonianze intrinseche, i motivi che li escludono come 
derivanti dal rescritto di Graziano]. 

472. A«t. — S. 3, XXIX, 34, 1902. — Savio F., Una lista di 
reseovb italiani presso S. Afaìiasio [L'illustro campione della dottrina 
cattolica, scrivendo nel 349 la sua apologia contro gli Ariani, riporta duo 
cataloghi di vescovi, nel 1<* i vescovi che personalmente assistettero al con- 
cilio di Sardica, nel 2® quelli che senza intervenire aderirono. Quanto 
airitalia'i vescovi scritti nel secondo catalogo, furono collocati sotto Tin- 
dicazione: « in canali Italiae » eon che probabilmente Atan. intese indicare 
le « diocesi d'Italia » come dimostra l'erudito A. identificando i quindici 
vescovi come titolari delle sedi certe o presunte seguenti: Antonino di 
Modena, Crispino di Padova, Eracliano di Pesaro, FIraclio':', Facondino di 
Rimini, Faustino di Bologna, Felice di Belluno, (ìiusep])e?, NumedioV, 
Pauliano di Treviso, Probazio di Reggio, Si>eranzioV, Severo di Acqui, 
Viatore di Bergamo, Vitalio di Cesena]. 

473.' Co. — S. 18, Vili, 1259, 1902. ~ L'anno delia morte di S. Sa- 



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240 SPOOLIO DKI PKBIOniCl 

tiro [Non si può aminolti»re cho morisse noi 375 : TA. osamina le rirco- 
stanze della partenza di lui per l'Africa o della siui formata in Sicilia. 
(Contìnua)]. 

474. Rlie. - XIX, 4, 100-^. — (^liapman J., D. ii. M., A propos 
de l'autographe de la règie rfc St. Benoit. 

475. A9SR. — XXIV, 3-4. KK)1. — Ramando G. S., (^wrrw^o ristc 
Cotnmad l'ano [Tra lo opinioni dis;)arato la massima distanza ò tra le con- 
clusioni del Ebort e del Dombarr da una parto ohe ascrivevano C. alla 
metà del torzo secolo e quella cK'l Brewer che sostiene esser vissuto iu 
tempi d'imperatori cristiani ed aver composto le Instrueiones ed il Carmen 
Apologeticum tra il 458 e il 4()<>. L'A. sulla scorta delle argomentazioni 
del Brewer e dairesame intrinseco ed estrinseco delle opere suddette, dal 
paragone colle espressioni di altri srjrittori. giunge a concludere che C. si 
debba collocare tra il 824 anno dt^lla morte di Licinio e il 378 anno della 
morte di Valente : le Instrueiones (^ il Carmen apologeticum- furono com- 
posti sotto Giuliano l'Apostata e si cìinprcndono in tal tempo perfettamente 
senza che ci rechino meraviglia la lingim e la versificazione; egli non 
rimane più pertanto il ]>rimo poeta cristiano latino ma non scema [jerciò 
rinteresse, anzi le instruet ionrs specialmente diventano una fonte storica 
contemporanea per lo studio della politica religiosa di Giuliano]. 



3. ALTO MEDIO EVO (SEC. V-XI). 

470. BasD. - XXV. 1*^, 190:^. — Balie F., Ripostiglio deirorualo 
muliebre di Urbica e di suo marito trovato a Xarona i Via di J/f/ror/r 
[Sec. Vl-VII d. C.]. 

477. QffiP. — V, 1, 1902. — Pflugk-Harttung J., Ueber Miinxen 
und Siegel der alteren Fdpste [Nelle monete dei Papi, da Adriano I a 
Pasquale II e dei sigilli usati dalla cancelleria pontificia per legalizzazione 
dei documenti, { di cui il più antico appartiene a Giovanni III o Giovanni IV, 
e un secondo porta il nome del Papa Deusdedit \ PA. ricorca e studia !• 
il monogramma del nomo del Papa, 2* la figura simbolica di Roma 3* l'aziono 
reciproca tra monete e sigilli]. 

478. Co. — S. 18, VI, 1248, 1902. — // monastero primitivo di 
S. Gregono Magno al Celio [La fondazione del Monastero ; le probabilità 
cho l'antico palazzo appartenesse agli Anicii ; gli oratorii di S. Barbara e 
di S. Andrea; le pitture e la biblioteca; varie vicende dol monastero nel 
medio evo; le prime notizie della chiesa di S. Gregorio; memorie locali o 
leggende relative a S. Gregorio], 

479. Co. — S. 18, V, 1238, 1902. — S. Saba sulV Acetitino [Cm- 
tinuazione e fine della dotta conferenza del P. Grisar : tratta della perma- 
nenza nel VII e VUI sec. dei monaci greci nel monastero di « Cella Nova » 
dove subì tormenti Pantipapa Celestino, descrive l'opera aixjhitettonic^, 
pittorica e scultoria i cui avanzi sono prezioso documento dell'arte bizan- 
tina. Ai monaci greci sottentrarono i monaci latini di S. Benedetto e al 
cadere del XII* sec. i cluniacensi. Termina ricordando le opere del rina- 
scimento specie al tempo di Pio II. Aggiunge un'appendice sulle antichità 
classiche di S. Saba]. 

480. AooR.^— XXIV, 3-4, 1901. -- Schiaparelli L., A.^ car/e «»/*>*<' 
•dell' Archivio Capitolare di S. Pietro in Vaticano [Prende le mosse dallo 

« scrinium confessionis beati Petri » i cui primi accenni si trovano se- 
gnatamente nel « Liber Ponti ficai is » e nel « Liber Diurnus > : presso la 
basilica del Princii)e degli Apostoli nella confessione e sul di lui corjK) si 



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ALTO MEDIO RVO 241 

deponovano corno omaggio o come in un'arca di sicurezza i documenti di 
siMMjiale importanza per la Chiesa in genero, (quantunque l'Archivio della 
Confessio non si confonda mai collo « scrinium S. Romanie Ecclesia o La- 
teranense». Oltre questa distinzione — il materiale dello « Scrinium Con- 
fessionis» andò tutto perduto — si deve notare come anteriormente al 
sec. XI i canonici di S. Pietro erano distribuiti noi 4 monasteri di S. Stefano 
maggiore, S. Stefano minore, S. Martino, S. Giovanni e Paolo, unificati sotto 
licono IX e aire|X>ca di questo pontefice risale forse l'espressione « Archivium 
scrinium ecclesia^ Beatri Petri, né si ha più ricordo dello « scrinium con- 
fessionis». L'attuale archivio possiede un solo documento del sec. IX in 
copia del XII soc. ; i documenti originali principiano col soc. X e sono 
scarsissimi, un materiale preziosissimo andò perduto per molte cause su 
cui mancano testimonianze; mancano del pari notizie ])recise ijntiche sul- 
rordinamento e sui lavori eseguiti, si può argomentare che stasi tentato 
un ordinamento nel sec. XIV, il più antico inventario pers'enutoci é della 
fine del sec. XIV o del principio del XV; numerosi sono invece gl'inven- 
tiiri ed indici dal sec. XVI al 1720. L'A. aggiunge notizie sulle località 
deirArchivio indi pubblica il più antico inventario suddetto e trenta docu- 
menti tni il 770 e il 1098]. 

481. AmmR. — XXV, 1-2, 1902. — Schiaparelli L., Xote su nn 
(lornmento del sec, X presso l'Arehin'o capitolare di San Pietro in Va- 
ticano [Pel documento III, di cui nell'articolo precedente, attribuito al- 
l'anno 936, eruditi tedeschi proposero la data 1053 o 1054, ma argomenti 
estrinseci ed intrinseci confermano che Poriginale perduto apparteneva effet- 
tivamente al sec. X e gli elementi che costituiscono contradtiizione sono 
dovati ad errore di lettura o a interpolazione]. 

482. Rbe. — XIX, 4, 1902. - 3Iopin G., La translation de S. Benoit 
et la chroniqne de Leno [In appendice; un elenco delle feste celebrate a 
Bologna nelPopoca caroli ngica]. 

4S3. AsL. - S., 3. XXIX, 84, 1902. — La Chiesa di S. Raffaele 
in Milano [I^i quale esisteva cei-tamcnte già nel 903], 

484. MshS. — XL. 1901. — Létanche J., Étttde historiqne d'une charte 
<ln X^ siede \Jjo famose « Commutationes initae inter archiepiscopum Vien- 
nensem Theobaldum et Episcopum Bellicensem Odonem » su cui discussero 
il Menabrea, il Chorier, il Carutti, il Chevallier. il Manteyer studiando 
le origini di Casa Savoia]. ^ 

485. A«sR. — XXIV, .3-4, 1901. — Kehr P., Nota al diploma pur- 
pareo di Re Rnfjf^ero II [Cfr. K-^I, 1902, sp. n. 91. .Vll'elenco dei diplomi 
purpurei noti no aggiung»? due : di Corrado II ( 1035) e di Enrico IV ( 1095 J. 

480. A«L. — S. 3, XXIX, 30, 1902. — Ratti A., ^wcom del proba- 
bile itinerario della fuga di AribertOy arcivescoro di Milano [Cfr. Ksl, 
1002, sp., n. 099. Replica al Romano, di cui cfr. BssP, II, 3-4, 1902]. 

4S7. Asa«l. - XVII. 1-2. 1901. — T., Della giurisdixionc mciro- 
politana della sede milanese nella Regione X. < Venetia et lìislria^ 
[I^irga relazione dello studio del Cipolla nel volume «Ambrosiana» del 1S97J. 

488. Un. — XIL 2, 1903. — Abatino G., L'architettura bixantina 
in Calabria. La Cattolica di Stilo. 

489. B«aF. — 1901. — La Mazelière, Fresques de Santa Maria 
Antiqua [Di stile bizantino]. 

490. Usi. — S. 5, XXIX, 1, 1902. — Testi L . Osserrax ioni critiche 
sulla storia dell' arte a jìi'oposito di un'opera recente [Censure al voi. 1 
del Venturi]. 

Rivista storica italiana, :*» S., li, 2. 16 



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sri'GLlO DKl TEK IODICI 



4. BASSO MEDIO KVO (sec. XI-XV). 

491. ZSrq. — XXHI, r. a., l!)02. — Pitting:, Pepo xn Bologna [Onni 
mil famoso giurista di Bologna della lino del sec. XI e del principio del Xll]. 

402. Bc — S. 2, III, OS, 1902. — Asgiaii, Ld Santa Sede eia Xn- 
iionc armena. XXIII: Il patriarca Gregorio IV. Degha [Sec. Xll]. 

498. AsI. — S. f), XXX, 4, 1902. — Braudileone Pr., Note sull'ori- 
f^inc di alcune istilnvioni giiiridiclic in Sardegna durante il Medioevo. 

494. AsI. — S. 5. XXX, ;J, 1902 — Garufl C. A., // sistema mo- 
netario dei Normanni di Sicilia e il rapporto fra l'oro e l'argento [Si 
pro]>ono di studiare il sistema metrico di quella monet^izione e indagar«' il 
tijio a cui si riferisce] . 

49.*3. Ja. — S. 9, XIX, ;J, 1902. — Berchein Max, Xote^ sur k^^ 
Croisades. 

490. Ami. — S V , XXVllI, 1, 1901. — Schiaparelli L., Xote.sidle 
antiche bolle pontificie per Santa Maria di Pinerolo [Mostra contraria- 
mente nlPoiiinione del (ìahotto l'insussistenza degli argomenti per dubitare 
dell'autenticità delle bolle di Gregorio VII. 1074, Urbano ÌL 1095, Callisto 11. 
1122, Innocenzo JI, 1139 e 1140]. 

497. AsI. — S. .■), XXX, •^, 1902. — Barelli G.. Documenti deli.Vr- 
i^Jnvio comunale di Treeiglio : Diplomi ^ lettere, ricevute di imperatori^ 
canèellieri e ricari imperiali ( 10811339 ) [Premessi cenni su alcune 
ra(H)olt(» conservate oltreché a Treviglio nelle biblioteche milanesi, dà Tedi- 
ìiione di 31 documenti tra il 1081 e il 1389]. 

498. A«L. — S. 3, XIX, 30, 1902. — Riholdi K, La famiglia di 
Pinamonte da Vimercate seeondo nunri documenti [Pubblica' un docu- 
mento del 1147]. 

499. AssR. — XXV, 1-2, 1902. — Toiletti P., Alcuni documenti 
del territorio Verolano [Dà il testo di tre documenti del 1157, 1152 (3 
agosto) e 1153 (1 novembre]. 

500. BsHA. — XX, 3 e 4, 1901. — Allemand, Bulle et Statuts du 
chapitre de Si. Arnoul de Gap [Pubblica la bolla, ritenuta inedita, di 
Papa Alessandro 111 dell'anno 1170]. 

501. Ho. — XL 12, 19(J2. — Guarini G. B., Rogerius Melfic Cam- 
panar um [1/ Autore delle porte di bronzo del mausoleo di Boemondo nor- 
manno del sec. Xll, sarel)be non Ruggiero di .\malfì come finora fu creduto^ 
ma Ruggiero di Melfi]. 

502. Asasl. — XVIII, 1-2, 1902. — De Praiiceschi (^, // Comune 
Polese e la signoria dei Castropola [Introduzione: Pola Medievale, sue 
relazioni e lotto con Venezia fino al line del sec. XII; sviluppo e organiz- 
zazione interna del suo comune; estensione e dipendenze feudali del suo 
tigro. Cap. I: P. infeudata colla Marca d'Istria alla Chiesa di Aquilcia ebbe 
statuti promulgati dal patiiarca Vob^hero e confermati dal patr. Bertoldo, 
ebbe guerre municipali e lotte contro i corsali, si ribellò al patriarca nel 
1230 onde fu posta al bando delPimpero e poi sottomessa colle armi, ma 
non cessarono le interne fazioni: quella che teneva poi patriarca con a 
ir.ipo i Pola o (Jastropola e quella che drizzava le miro verso Venezia. Con 
Venezia si venne >a guerra nel 1242 e P. fu assediata, espugnata, rovinata: 
ebbe ])ac<^ onerosa o(ì umiliante nel 1243. Nel sec. XIII ebbero rillos.so in 
P, ancbe lotte ecclesiastiche (Continua)]. 



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BASSO MKDIO EVO '^4*3 

503. llshS. — XL, 1001. - Mugiiier F., Lcs sires de Ckambéry: I. IH- 
verses famtlles deseignenrs de Chambéry, 11. Donation defierlion de Chain- 
béry à VAbbaye du Beton [Regesto di documenti del soc. XII (? XIII con 
accenni a relazioni con j)crsonaggi ili Casa Savoia ; il . documento della 
donazione è del 1215 e dato intogralmonte]. 

5()4. A«l. — S. 5, XXIX, i, 1902. — Latte» A., Il Llbor PotherU 
d^l Comune di Brescia [Amplissima rassegna della pubblicazione contenuta 
nel XIX voi dei « Monum. Hist. Patriae^: l'A. esamina individualmente 
i più importanti documenti della compilazione del sec^. XUI e ([uindi 
tratta delle notizie che si i>ossono dedurre dallo studio analitico del Ijber 
sopra la storia civile e politica del comune di Brescia. Segue un glossario 
comprendente le voci che mancia no al glossario del Ducango-Fabro o sono 
rare, insieme i^on alcune proi)Oste di correzioni]. 

505. AsL. — S. 3, XXIX, HO, 1902. — Majocchi R., Vahnxa pcu- 
(iuta a Paria nel 1207 [Dal Marchese di Monferrato. Documento del Museo 
Civico di St. p. di Pavia]. 

5O0. Rn. — CXXV, 1902, 1 maggio. — Vitali G., / Domenicani e 
l'orìgine delV inquisì x ione [L'aberrazione della coscienza religiosa nell'età 
di mezzo è un fatto r^ojnfilesso le cui basi sono poste già dairimi)ero romano 
f^uaudo avvolge il clero nel manto della podestà civile. Le eresie non erano 
solo un fenomeno religioso ma sociale : i cat^tri colla distruzione della famiglia 
<» della proprietà, con massime anarcheggianti in materia di diritto pubblico 
minavano la società, onde non si può dire se più il potere civile istigas.so la 
t^hiesa o più questa quello alla repressione violenta, la quale era iiella 
4-oscienza dei tempi: i primi compagni di S. Domenico non ebbero inten- 
zione di usare la forza ma non includevano neppure nel loro programma asso- 
luta negazione di quella; per modo che al primo periodo di esercizio efl'ottivo 
tleirinquisizione potè sottentrare quello i\v\ regolare funzionamento di essa 
)ior opera di (iregorio IX nel 12H;i e di Innocenzo IV nel 1243: Fra Pietro 
da Verona da costui nominato è il tijìo dei primi inquisitori domenicani]. 

507. AvL. — S. 3, XXIX, 34, 1902. — F. N., Che cosa sono i patiti 
\ÌJA ])arola*misterio.sa che si riscontra in un poemetto milanese attribuito 
a Bonvesin della Kiva e negli statuti dei canonici della cattedrale di Cre- 
mona del 124') si ricollega etimologicamente a patinus, calzare]. 

508. AsL. — S. 3, XXIX, 34, 1902. — Maiocchi R., Milanesi pri- 
gionieri di guerra in Pavia nel 1247 [Pubblica 22 atti di garanzia e 
sicurtà prestate da cjircerati e da carcerieri ai due ufficiali delle carceri 
comunali di Pavia; i carcerati, quasi tutti di Milano, furono catturati in 
unu fazione militare seguita nella Ix)m(»llina ai 7 di ottobre 1247 di cui 
taciono i cronisti e gli storici, fazioni continuate anche negli anni seguenti 
ed aventi per loro causa occasionale probabilmente il possesso di Vigevano. 
Agli atti suddetti importanti per la storia del costume s'aggiungono altri 
sei documenti riguardanti i prigionieri stessi]. 

509. Rn. -r- CXXVI, 1002, 1 agosto. — Vitali (1., l cavalieri godenti 
e Ouittone d*Arexxo [Dal contatto del monachesimo con Pantica cavalleria 
feudale erano nati gli ordini monastico cavallereschi, dal contatto dei frati 
colla cavalleria borghese e citt^idina dei (Aimuni si creò un tipo nuovo, il 
frate cavaliere, il terziario milite, la milizia detta di Gesù o della Vergine, 
la «juale si proponeva di riedificare il concotto della nobiltà personale del 
sentimento, poiché le ([ualità della nobiltà del sangue erano scadute. Tali 
furono i cavalieri che appellarono se stessi godenti ( nome simbolico ) sorti 
dapprima a Parma nell'occasione della Pace di Pasquara (1233) e risorti 
a Bologna nel 1200 per oi)era di I/)derengo degli Andalò, celebrati poi in 
prosa e in verso da (ùiittoni-^ d'Arezzo]. 



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!244 SPOGLIO DBl PERIODICI 

510. Ha. — X[, 8, lì)02. — Abatino G., // cartello di Manfrcd<mia 
[Iniziato da Manfredi o completato da Carlo d'Angiò]. 

511. B«aF. — 1901. — Durrìeu P., Coneessìotis ferriforiaies faileu 
par Charles ler d'Anjon dans le royaume de Xaples. 

512. Ha. — XII, 1, 1903. — Filaii^ierì di Candida A-, Delpreteso 
busto di Sigilgaiia Hufolo nel Duomo di Rateilo [Fa parte dclPornam(Mi- 
tazione dui pulpito costruito socondo l'epigrafe dedicatoria nel 1272]. 

513. A«L. — S. 3, XXIX, 35, 1902. — Calligaris G., Per una nuota 
edizione del « liber de gestis in cieitate Mediolani » di Fra Stefaiìardo 
da Vimercate [Il poema fu pubblicato due volte dal Muratori nel 1713 
(Anecdota 111) e nel 1726 (Ror. It. Sor. IX); l'A. preparandone la nuova 
odizione per la collezione diretta dal Carducci e dal Fiorini, dà notizia di 
codici noti oltre l'ambrosiano usufruito dal M. ; il Fiamma riferisce sposso 
dei versi di S., e TA. studia in quali opere di (t. F. si può trovar traccila 
del jweta, quali codici no citji, quali notizie ci fornisce intorno ai medesimi]. 

514. A«L. — S. 3, XXIX, 34. 1902. — Butti A., Un dubbio in un 
punto di atoria vigevanasca recentemente illustrato [A proposito delli» 
studio di A. Colombo di cui cfr. Hsl. 1902, n. 723 sulla nimioizia tra 
Milano e Vigevano da una parte e Pavia dall'altra nel 1277]. 

515. Rn. — CXXVII, 1902, 16 ottobre. — Vitali G., Per una pagim 
di storia fiorentina e per una ehiofta dantesca [Saggia fu l'opera dei frati gau- 
denti IjOderingo degli Andalò e Catalano prima a Bologna cui provvidero gli 
statuti del 1265 e poi a Firenze, dove secondo l'A. lasciarono cattiva memoria sì 
presso i (tuelfi che presso i Ghibellini per la loro buona so non avveduta 
volontà e la loro imparzialità : contribuì all'equi voce anche la pessima fama 
in che presto caddero i corrotti cavalieri godenti, divenuti tipi dei falsi frati 
per la loro ipocrisia della quale i due pacieri di Firenze quasi con certezza 
ii[)])aiono mondi. Dante più che i due frati personalmente stigmatizza in essi 
come in (luido da Montofeltro l'immischiarsi dell'elemento ecclesiastico nelle 
<;ose temporali, ciò che mise capo in Firenze allo spadroneggiare dei Neri]. 

516. hmPe. — XVI, 1901-1902. — Sacca V., Madonna Beatrice [?i}x 
la realtà storica]. 

M7. Rn. — CXXVII, 1902, 1 ottobre. — Morena A , La bencfircnxa 
in Dante [Estratto da un commonto inedito delle opere dantesche dal titolu: 
«La morale economicain D.]. 

518. Rial. — XXIV, 1902. — Cipolla C, Pellegrini F., Poesie mir 
nori riguardanti gli Scaligeri [Oltre le poesie espressamente dedicate a^li 
4S. sono raccolti anche gli accenni più mono casuali che "Js^ incontra no in 
altri scritti |)oeti(^i, in tutto sono rento e un documento. Il Pellegrini illustra 
in modo speciale la parte h»tteraria, il Cipolla il materiale più rigorosamente 
stori<M>. 

519. Ha. — XI, 3, 1902. — Volpicella li.. L*i/emiTio;w rffl//a/m,wo/fl 
(In risposta ad un opuscolo di Nicolangelo Proto-Pisani che pretendo aven» 
IJ. Capasse fin dal 1891 trovato il nome (iioia in documenti angioini]. 

520. Rn. - XI, 2, 1902 — La Ville sur Yllon L., Tai Chiesa di 
*S'. Pietro a Maiella [Del principio del sec. XIV, di stile gotico]. 

521. AsLo. — XXI, 1902. — Agnelli G„ // libro dei battuti di S. I>e' 
fendente di Lodi: saggio di dialetto Lodi giano del sec.» XIT. 

.522. A«l. - S. 5, XXX, 4, 1902. — KuduUeo N., Note statistiche 
sfi la popolazione fiorentina nel XIV secolo [Da un volume sulla demo- 
«■nizia fiorentina : studia raccrescersi meraviglioso della popolazione citta- 
di na per le immigrazioni dal contado e le oscillazioni sensibilissime dello 
svilurijio demografico per le pestilenze ed altri lenomeni]. 



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BASSO ÌIKDIO ETO 245 

52:-5. A««R. — XXIV, 3-4, 19()1. — Arias G., I banchieri toscani e 
la S. Scfie sotto BenetleAto XI [Ia prevalenza nel servizio di tesoreria 
pontificia sotto Benedetto XI spetta alla casa fiorentina dei Cerchi, le cui 
relazioni colla Chiesti precedono quel pontificato: essi sottentrano alla oom- 
pa^rnia fiorentina denjli Spini che, dopo aver goduto monopolio sotto Boni- 
facio Vili, furono allontanati definitivamente dalla Curia nel gennaio 1304 
per (cagioni economiche ])iù che per causo politiche come vuole lo Schneider], 

524. SSa. — II, 1, 11)02. — Zirolia G., Estensione territoriale degli 
statuti del comune di «Vo-war/ [Illustra un codice trovato nell* Archivio 
comunale di Castclsardo contenente i capitoli degli statuti di S. del 1316 
e alcuni altri documenti riferentesi al tema]. 

525. llshS. — XL, 1901. ^ Pièce de monnaic d' Edouard Comte de 
Savoie ( 1323-1329). 

52e>. AsI. — S. 5, XXVIII, 4, 1901. — Gerspach E., Un' ^ Ann un- 
zione» del Cavallini a Firenxc, 

527. Hhe. — XIX, B, 1902. — Berliére U., Pierre Bersuire [Lo 
scrittore del sec. XIV passò dall'ordine francescano al benedettino «ome 
testimonia una supplica del 1343 a Papa Clemente VI inserita testualmente]. 

528. AsL. — S. 3, XXIX, 3'), 1902. - Sighiiiolft L., IH chi fu tiglio 
Gioranni da Oleggio? [Non doiraroi vescovo (ìiovanni Visconti di Milano 
ma di Filij)po Visconti da Oleggio, ucciso nel castello di Oleggio durante 
una fazione di guerra tra Guelfi e Ghibellini in Lombardia, al principio 
del sec. XI VJ. 

529. A«L. — 8. 3, XXIX, 35, 1902. — Fossati F., Le prime notizie 
di una scuola pubblica in Vigevano [l*remesso osservazioni sulla dub- 
biezza delle affermazioni di A. Colombo circa il funzionamento del Comune 
Vigevane.se alla fine del sec. XIV (ofr. lisi, 1902, sp. n. 143) avverte 
i')ìi.i anche per quanto riguarda le scuole pubbliche in Vigevano si hanno 
notizie fin dall'anno 1377 che ne presuppongono la precedente esistenza. 
Con documenti intercalati], 

530. AaL. — S. 3, XXIX, 34, 1902. — Comani F. E., Mastino 
Visconti [Studia la data controversa della nascitii di questo figlio di Ber- 
nabò Visconti e di Regina della Scala ritenendo come probabile Tanno 1377 
quantunque sia possibile anche uno degli anni tra il 1371 e 1376]. 

531. AsL. — S. 3, XXIX, 30, 1902. — Comani F. K., Sui domini 
di Regina della Scala e dei suoi figli ìja. natura del potere esercitato 
dai membri della famiglia di Bernabò, l'intromissione loro nel governo 
viene paragonata all'intromissione della gente di casa dei primi imperatori 
TOtnanì neiramministrazione delPimpero. I/A. esamina la distribuzione 
delle città fatta nel 1379 da Bernabò in cui R. è menzionata come 
n;ggente a Bres(?ia in nome del minorenne Mastino; essa però eserci- 
tava fin dal 1373 i ])oteri in Reggio d'Emilia e altre terre del dominio, 
dove pare che la sua autoritìi si riducesse air ufficio di rappresen- 
tanza del signoro. Oltreciò essa ebbe anche nei contadi torre sue proprie, 
ricevute per donazione o acquistate col denaro dottile ; le notizie del Cerio 
a ijuesto riguardo sono confuse, ma l'A. usufruisce documenti e studia poi 
i fini politici di R. e de' suoi figli nel procacciarsi tali dominii : pare che tali 
fini si riducessero a quello di assicurarsi la successione futura di Bernabò ; 
forse anche teneva R. gli occhi' al dominio della sua casa dove avrebbe veduto" 
volentieri succedere uno de' proprii figli, penMÒ si faceva assegnare preferi- 
bilmente le terre di confine]. 

532. AsL. — 8. 3, XXIX, 34, 1902. — Verj?a E., Una condanna a 
morte contro Carlo Visconti figlio di Bernabò [Pronunciata in contumacia 



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2~'i(3 SPOGLIO DKl PKKIODICI 

ì\'2H giugno ÌHiV.) soft') racciisa di tiMitativo di avvelenare G. (Galeazzo 
<'U!ito di Virtù 1' di cuspirazioiio coi nomici di lui ])or abbatt4TU(' il dominio: 
(' episodio della lotta inuostanto dei nipoti contro lo zio che pare mostras-^o 
verso di essi attitudini concilianti. Oltre il testo del documento un'ajjpeu- 
iì'u'G su Carlo Visconti a Parma uel 1879). 

588. AnV. — IH, 5, 1002. — Ferracina ih B.. InreMihtre date a 
FAtrini dal rescoro Anton io Xatfcrio nell'anno 13S7 [Tre pubblicati' 
integralmente]. 

034. llshS. — XL. 1001. — Musrnier, Dàcia ratìon de fUlélité-Jige 
des setgneurs de Gruffif au romte de Gencrois et à sa mère le arril l.^SH. 

58n. AsL. — S. 8, XXIX. 84, 1002. — Comaiii F. E., Una riforma 
del Daxio delle bollette sotto Gian Galeaxxo TV-vro»// [Con un documento 
del 18S8]. 

r)3(). AsI. — vS. 5, XXIX, 2, 1002. — Cutitri T., Dei manoscritti 
d' Angelo degli V baldi in Firenxe e dell* ultimo Consiglio di lui [Elenco 
dei mss. di A. U. nelle Biblioteche ]>ubbliche e noirArchivio di Stato di 
Fireyze. Al ttvsto dell'ultimo Consiglio sul bando di Bianco Tinelli da Prato 
nel 1808, ju'ecedo una disquisizione sulla teoria del bando dei contumaci nei 
protx^ssi i)enali nei sec. XIV e XV. 

587. AssR. — XXV, 1-2. 1002. — Egidi P., Sotixia sommaria 
dell' Archirio comunale di Ferentino [In apj>eudiee una lK)lIa di Bonifazio IX 
del 1805J. 

538. AsI. — S. 5, XXIX, 2. 1002. — Lupi C, La casa pisana e t 
suoi annessi nel Medioero [Continuazione cfr. Ksl, 1002, sp. n. IT)!: 
Serrami, serrature ed altri affìssi : gli annessi d(»llo caso e dei ])alazzi 
( Continua). 

530. AnV. — lir, 4, 1002. — Ferracina G. B., Inrentario delle 
vtunixioni delta Bastia di Alpago nel 1378 e delta città di Belluno netl40H. 

540. AV. — XXV, II, 1-2, 1002. — Manfroiii C, La battaglia 
di Gallipoli e la politica veneto-turca (1S81'142(J) [Aliena dall'alleanza 
col moribondo Impero (ireco o col Re d'Ungheria, suo fiero nemitx), indi- 
bolita per la perdita della Dalmazia e i)or motivi economici impotente ad 
armar galere, Venezia, bencbè comprendesse il pericolo dei Turchi, si re- 
stringeva ad una politica difensiva o meglio ancora pacifica che permetteva 
l'incremento do^ suoi commerci in levante. Dopo la battaglia di Xicopoli la re- 
pubblica venne nel 1800-1400 ad un accordo con Bajazet; partmpò di i»oi 
agli intrighi della di])lomazia europea con Timur, ma il vinto di Angora suppli- 
chevole trovò tuttavia nel geloso governo di S. Marco facile accomodamento a 
l)rezzo di vantaggi commerciali ; ciò non salvò Venezia dalle violenze mussul- 
mane nel 1406-8. o di fronte ad esse anche negli anni seguenti furono servili «' 
remissive le deliberazioni del Sonato che voleva pace ad ogni costo. Ancho 
qimndo intervenne l'assalto dei Turchi a Negropoute, la battaglia navale 
che no segui a Gallipoli, vinta da Pietro Loredano nel 1410, fu contro !<■ 
istruzioni della Dominante, la quale con due anni di politica del)ole ed 
incerta fini di perdere tutti i vantaggi e concluse j)ace umiliante coi nemici 
assistendo quindi impassibile all'assedio di Costantinopoli del 1422. Seguonu 
7 documenti in appendice]. 

541. ZokW. — XXI, 8, 1002. — Pohl J , Die Handschriften md 
die Antorschaft dcr Lnitatio Christi. 

542. AnV. —.IH. 8, 1002. — Ferracina G. B., Documento cl*^ 
mostra con quali patti e conremxioni si now inarano i maestri a Befluno 
al principio del sec. XV [Nomina di (ìiovanni da Spilimbergo]. 



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BAS:SO MEDIO EVO 2ìi 

543. AsI. — S. 5, XXIX, L\ 1902. — Da Fabriczy 0., A'/W-oM rf* 
Pietro Lrimberti rrArexxo; nuovi appunti sulla rifa e sulle opere del 
maestro [Con miiiiorosi docamenti cIk^ gettano luco non solo sulla storia 
deirarto toscana ma ao(;he veneta ; seguo un prospetto cronologico della 
vita delle opere dell'insigne scultore dall'anno 1870 in cui nacque, al 
143.') e in appendice il contratto matrimoniale del 1392]. 

544. AsL. - S. 3, XXIX, 3C, 1002. - P. N., Un agrimensore ere- 
monese del see. XV: Leonardo Mainardi eia sua opera. 

545. Sffel. — X, 1902. — Truffi R., Erodoto tradotto du Guarino 
Veronese. 

540. Zrph. — XXVI, 3, 1902. — Pellegrini A., // Piecinino [Con- 
tinuazione e fme: cfr. Rsl, 1902, sp. n. 409]. 

547. Rbf. — XLX, 2, 1902. — Albert B., Une nonrelle édition des 
t Gonsuetudines Sublacenses • [Studia e classifica i mss. conservanti gli 
usi monastici (^he regolavano la vita dei monaci benedettini nel Sacro Speco 
di Subiaco, riformati \m nel sei^ XV]. 

54S. BsaF. — 1901. — Valois N., Arte d'aecusation dresse contre 
Grégoire XII et BenoH XIII [Nel 1409 in parte inedito]. 

549. AsL. — S. 3, XXIX, 30, 1902. — Schiff ()., Antonio jh' Mi- 
nuti, il biografo eoniemporaneo di Max io Attendolo Sforx-a [K Topt^ra 
da cui il Crivelli (K. I. SS. d. Muratori) attinse la sua materia. I/A. dà 
notizie dello scrittore e dei codici |. 

550. AsL. — S. 3, XXIX, 34 e 35, 1902. - Tarducci F., Gianfran- 
e^seo Oonxuga Signore di Mantora (1407-1420). Studi e rieerehe [I/A. 
narra le vicende del Gonzaga dodicenne alla morto del padre ( 1407) che 
lo lasciò sotto la tutela illuminata del cognato Carlo Malatesta signore di 
Rimini e della Repubblica di Venezia -, studia 1' accrescersi dell' influenza 
del ministro Conte Carlo Albertini da Prato, il quale pare rendesse servizi 
franchi o leali al principe fino al 1411 e poi mutò condotta, mirando a 

♦staccare il giovane signore dai suoi tutori, a distoglierlo dagli affari, a 
metterlo nell'ombra per elevar se ed abbattere i Malatesta in Lombardia, 
approffittando della complicazione delle cose d'Italia ; levò il pensiero fino 
al progetto di sostituire il principe stesso, ma vegliava Paola, figlia del 
Malatesta di Pesaro, sposa nel 1409 di Oianfrancesco. lutante costui nel 
1413 prese servigio al soldo di Papa (Giovanni XXII I in Bologna, e dopo 
il convegno odH' Imperator Sigismondo a Lodi, riceveva lo stesso pon- 
tefice solennemente in Mantova ai 10 gennaio 1414. I da Prato solle- 
citavano rimpresa definitiva dell'Imperatore contro Pandolfo Malatesta, 
signore di Brescia e il Gonzaga, incerto di aderirvi, rifiutò jKìrsino di re- 
carsi a convegno coll'Imperat-ore ; allora essi cospirarono ])er far violenza 
aperta a Gianfrancesoo e dar Mantova a Sigismondo fiduciosi di ottener la 
nomina di Carlo a Vicario, ([uando piombò improvvisa sui tre fratelli la mano 
del Principe. ITu Paola che scop?rse allo spensierato marito l'abisso aper- 
to;^li innanzi dal ministro, il «luale orgoglioso della sua potenza evitò di 
provvedere alla propria sicurezza. Seguono le notizie incerte del processo e 
della prigionia dei rei. L\\. aggiunge notizie di minore importanza riguar- 
danti il signore di Mantova nc^gli anni 1412-1420 e dà 19 documenti in 
appendice], 

551. AnV. — HI, 5, 1902. — Ferracina G. B., Carteggio inedito 
tra le città di Belluno e di Feltre e l' Imperatore Sigismondo [1414-1418) 
{lie due città passate sotto l'Imperatore Sigismondo nel 1411 furono cedute 
per denaro al Conte di (ìorizia, dal quale riuscirono a liberarsi lìel 1414 
ma continuarono a infierire le turbolenze interne specie a Feltre, e i Bel- 
lunesi intervennero pacieri]. 



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248 SPOGLIO DRl PERIODICI 

r>r)2. BasD. — XX V, 0, lO, li, 12, \W2, — Docummti riguardaiUi 
la fu repubblica di Poljica; guerra citile e discordia nella città di 
Spalato [1412-1446]. 

553. BasD. — XXV, 11, 190^. — Capitoli della comunità di Trae. 
[Due dooiimeuti del 141(5-1419]. 

554. Msh8. — Xli, 1901. — Péronse G., Un incidenf de fronUne 
en 1420 à Thoissey [Por depredazioni sul territorio del Duca di ^Savoia 
fatte da una spedizione del partito dei Borgognoni «'ontro gli Armagnacchi: 
5 documenti]. 

555. Mn.^— XI, 4, 1902. — Fraschetti S., // monumento di Arrigo 
Minutolo [È attribuito insieme al portalo del duomo napoletano all'Ahute 
Antonio Bal)Oo(;io da Piperno, fiorito nei primi dccennii de! s<*<?. XV, ma i 
documenti sincroni e la critica lo escludono]. 

55(). AssB. — XXV, 1-2, 1902. — Schiaparelli L., Alnmi docn- 
menti dei ^ Magistri aedifì^iorum Urbis :> [secoli Xlll e XI l") [Per il 
periodo anterioro al 1425 in cui Mai-tino V ne rinnovò Tufficio, si conosceva 
dei ♦ Magistri aedilìciorum > jjoco più c^lie il nome: ebbero uno statuto 
anteriore al 1410, anzi costituivano fin dal sec. Xlll una magistratura 
solidamente organizzata con norme ben determinate; essi erano «positi et 
constituti a senatu et populo Romano et Consilio [Irbis-»: i documenti erano 
redatti in nomo di tre magistri, sotto di loro stavano offic!Ìali inferiori conio 
submagistri. notai per stendere documenti e sentenze; altri ufficiali enmo 
il « index magistrorum » accanto a cui (»omparo il ♦ consiliarius » detto 
«adsessor». In conclusione questi magistri, istituzione del sec. XIII ricor- 
dano gli antichi edili. L'A. dà Pelenco dei magistri e submagistri noi 
secoli XIII e XIV e il testo di 1.3 documenti tra il 1233 e il 1387]. 

557. AsI. - S. 5, XXX, 4. 1902. — Panzarino I)., Intorno ad un 
luogo dei Diurnali del Dura di Montclcone [Sec. XV]. 

558. Asf. — S. 5, XXVIII, 4, 1901. — Paoli C, e Manigoldo* [Coìh 
scorta di due documenti del 1417 e 1425 illustra il significato storico del 
vocabolo che non significava soltanto carnefice ma rappresentava la con- 
danna a tale ufficio di giustiziere o assistente al medesimo che in commu- 
tazione di pena maggioro ricevevano per espiazione i rei di maleficii]. 

5.59. AsL. — 8. 3, XXIX, 34, 1902. — Un manigoldo norarc^e [.ag- 
giunta alla nota di cui sopra: un doc. del 1417]. 

500. MfthS. — XL, 1901. — Pérouse G., Extrait d'un compie de 
dépcnses d'ITumbert de Savoie, comfe de Romont: IS acrile 3 septemìtre 
1432 [Durante un viaggio del bastardo di Amedeo VII da Thonon a Gi- 
nevra, Annecy, Grufify, Aix, Chambery e nel ritorno por Kumilly, Sallc- 
noves e Ginevra]. 

5C1. QfiP. — V, 1, 1902. — Da Mosto A., Ordinamenti delle solda- 
tesche dello Sfato Romano dal 1430 al 1470 [Discorro delle compagnie 
di cavalleria e di fanteria, con notizie anche sul servizio di artiglieria o 
genio, dei gradi di comando, del reclutamento, ruoli e contabilità, paghe o 
prestanze, premii e ricompense, forza numerica e composizione degli eser- 
citi, spese per le imprese militari nello Stato romano in quegli anni]. 

502. AssB. — XXIV, 3-4. 1901. — Egidi P., Le croniche di Viterbo 
scritte da Frate Francesco d'Andrea [Continuazione e fine, cfr. Rsl, 1902, 
n. 181 : segue la pubblicazione del tosto dal 1243 al 1450]. 

503. Bs8l. — XXIV, 4-(), 1902. — Lecenfina contro BelliuMnanel 
1440 [l'n documento Visconteo delPArohivio di Milano: il Duca ordina a 
Giovanni Meriggia leve sul lago Maggiore per estinguere le turbolenze]. 



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BASSO IIKDIO KTO 240 

504. BilSI. — XXIV, 4-G, 1902. — Cìnro in Lerentina nel 1452? 
[Un compromesso tra Lumino, Ciistiono e Claro, per diiferenza di confini]. 

505. ntn. — (JXXVlf, 1902, IO ottobre. — Manassei P.. liarnaba da 
Terni e i monti di pietà i Sostiene fondandosi sopratiitto sulla testimonianza 
del Waldingo, contro coloro che non vi aggiustano im[)oi*tanza, che Pisti- 
tuzioiio dei monti di pietà è opera dei frati minori e da ossi riconosciuta 
a B. da T. il quale sotto il pontificato di Pio II predicò a Perugia centra 
Tusura. e da (questa regione si esteso poi la benefica istituzione dopo il 
1405 a tutti i paesi del mondo. L'A. ricorda altro benemerenze del frate]. 

500. AsL. — S. 3, XXIX, Ji.'), 1902. — Cappelli A., Un viaggiatore 
sconosciuto del aer. XV [(liovanni di Chateaubriand, che nel 1450-02 in- 
trapreso un viaggio al Santo Sepolcro, nella sua sosta a Pavia narrò lo 
proprie peripezie in un memoriale pel Duca di Milano pubblicato dalPA.]. 

507. iIshS. — XL, 1901. — Mugnier F., Mission dii sieiir de 
Chandée auprès de Louis XI à Acesne^ en juiUet 1460 [Mandatovi da 
Amedeo princii>e di Piemonte e sua moglie Jolanda: lista delle s])ese]. 

5^)8. iIshS. — XL, 1901. — Magnier F., La d^seonflture de Charles 
l^ Téniéraire [Pubblica un nuovo ms. della relazione della sconfitta di 
Nancy (5 gennaio 1477j sparsa pochi giorni dopo Pa v veni mento ; esso ms. 
scoperto a Chambory e incompleto appare anteriore a (luelli noti. I/A. 
pn'niotte cenni sullo relazioni della casa di Savoia con quella di Borgogna 
e specialmente tra la Duchessa Jolanda e Carlo il Temerario, dalla cui pri- 
M:ionia fu quella liberata per mediazione del fratello Luigi XI]. 

509. Bs8l. — XXIV, 7-S. 1902. — Le condix,ioni di BelLinxona 
quaii alla vigilia della battaglia di (iiorniro [È riprodotta una lettera del 
17 dicembre 147S del Commissario di Bellinzona Carlo da Cremona ai Duchi 
di Milano; la condizione era grave]. 

570. PssC. — XIV, 54, 1902. — Motta E., La piii antira desnri- 
xione poetica a stampa del lago di Como [Di Bettin da Trezzo, pubblicata 
nel 14S8 e dedicata al Cardinale Ascanio Sforza]. 

571. AsL. — S. 3, XXIX, 30, 1902. — Sant'Ambrogio D., La con- 
cessione della torre dell' Imperatore nel 14SU a Pietro Panigarola [Col 
testo di un documento]. 

572. A»Y. — III, 6, 1902. — Ferraclna G. B., I xatt ieri di Belluno 
ttei primi tempi del dominio veneto e gli statuti della loro Fraglia. 1492 
[Diedero alla Repubblica prove di devozione preziosa noi 1510 e 1511. Gli 
statuti sono pubblicati integralmente]. 

573. BmP. — V% 1-2, 1902. — Lazzarini V., Vn architetto pado- 
vano del rinascimento [.Annibale da Bassano ch*ebbe parecchi uffici am- 
ministrativi e come architetto edificò la gran sala del palazzo del comune 
e la loggia: era cultore appassionato di archeologia romana. L'A. dà in 
appendice tre documenti del 1403, 1495 e 1490]. 

574. Mn. — XI, 10, 1902. — Piccirilli P., Monumenti Marsicani : 
Ortncchio e alcune opere di artisti Suimonesi del scc. XV [Precedono 
cenni storici sul paesello]. 

575. AV. - XXV, li, 2, 3, 1902. — Ottolenghi R., Influenxe Orien- 
tali sul rinascimento [\/A. partendo dal concetto clie il mondo moderno 
sia frutto di forze non solo diverse dalle «nistiane ma in opposizione ad 
<'sse esalta l'azione della civiltà araba come apportatrice^ agli occidentali 
rozzi e obliosi d dia vita terreni della filosofia d(dla scienza ellenica, nonché 
dell'amoro alla vita, alla gaiezza, etc. Trattai quindi delle infiuenze della 
«•i viltà ebraica non solo misconosciuto ma nemmeno su]>poste]. 

570. Mn. - XI, 3, 1902. — Don Fastidio, Gaspare Romano, uno- 
degli architetti del palavxo d^lla Cancelleria. 



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12o{) SPOGLIO DEI PKHIODICI 



5. TEMPI MODERN'I (1492-1789). 

r)77. AftL. - S. ;5, XXIX, 30, 19()r> — K. M., Dirorxio e vmtrimom 
forutti [(.jisi di divorzio per cagiono della mancata spontaneità del iiiatri- 
nionio: seooli XV o XVIJ. 

r)7S. AV. — XXV, l. -i, lOOi. — (;ai«si B., /.r. /•m////V dei barcaioli 
in l'adora durante ia dominazione reneta [Krano duo, la fraglia del 
l*urtt»llo quella di S. (ìiovanui, uimicissime tra loro: alla prima spettava 
la navigazione da Padova a Vcnt^zia, alla siMjonda quella delle altre acrjue 
del ])adovano. L'A. ne esamiiui lo condizioni specialmente nei secoli XV- 
XVIII, e dà in api)endice ^\\ statuti di entrambe]. 

571). A«l. - S. 5, XXVIII, 4, 1901 e XXX, 4. 1902. — Rondoni G., 

/ « ginstixiafi ^ a Firenxe (dai XV al sec. AT/Z/^ [Dai documenti delk 
compagnia di Santa Maria della Croce del Tempio, originata nel 1843, de- 
linitivamento costituita nel 135(), la quale dedita dapprima a molte (»|KTe 
di misoric^ordia si ridusse j)oi sopratutto all'assistenza dei condannati alla 
pcMia capitale : ad essa appartennero anche cospi<;ui pei"souaggi come Iii»ivnzo 
liippi, Lorenzo il Magniiii^o, etc. etc. I/A. descrivo la procedura, indi collo 
l)arole stesse dei registri dello medesime dà un regesto delle esecuzioni e 
delle loro cause dal 1423 al 17r>9|. 

580. AsL. — S. 3, XXIX, 34, 1902. - Riva G., Vn codice seono- 
scinto di pririlegi bergamaschi [72 documenti in regesto tra il 1 120 e il 
17-15, con indice alfabetico dei nomij. 

5S1. Nn. -- XI, 10, 11. 1902. — Don Ferrante. La quadreria dei 
Principi di Areilino [Formatasi nei secoli XVI-XVill ; pubblica un inven- 
tario del 1801]. 

582. Ani. — S. 5, XXX, 4, 1902. — Sardi C, La cerimonia del 
Vescorino negli antichi costumi lucchesi [I^a consuetudine popolare, ri(^> 
piata da altre città, di un fanciullo vestito il giorno degli Innocenti da 
vescovo parodiante le funzioni pontificali, fu introdotta in Lucca molto 
tardivamente nel sec. XVI, quando già le disposizioni canoniche precedenti 
ne affrettavano l'abolizione] . 

583. Ap. — XXIII, 2-3, 1902. — Portigliotti, Un grande m otto mane: 
Fra Oirolamo Savonarola [Premossi cenni biografici studia la {laranoia 
mistica nelle allucinazioni e conseguente convinzione della missione divina, 
indi Tepidemia psichica originata dal S. : l'epidemia mistica in Firenze, la 
influenza sulla letteratura, sugli artisti ; Tepidemia di profeti], 

584. Rii. — CXXVIII, 1902, 1 novembre. — Ghepardi A., Di una 
novissima dottrina intorno al Savonarola [Confutazione delle aixlite in- 
clusioni dello psichiatra G. Portigliotti di cui al N. i)roced.]. 

585. AsI. - S. 5, XXVIU, 4, 1901. — Schnitzer G., Il Burlamacehi 
e la sua « Vita del Savonarola » [Contro le argomentazioni del Ranke e 
del Villari per dimostrarla apocrifa, sostiene sul cfr. dei codici che Tori- 
ginale perduto della vita attribuita al B. era effetti varaen te di Ini, soltanto 
se no fecero poi delle redazioni posteriori ampliate o ristretto, che no mu- 
tarono in alcuni punti la sostanza, e tra le derivazioni dall'originale è pure 
la Vita latina cui il Villari assegnava la priorità sullo pseudo-B. ; così 
stando le cose il valore storico dell'opera in questione non è trascurabile]. 

586. QflP. — V, 2, 1903. — Sauerland H., Zu den Mailaender 
Privilegien filr die Dcutschen Kaufleuten [La conferma di Massimiliano 
Sforza (1514) delle concessioni del 1469, 1477, 1495 e di Luigi XII nel 1499]. 

587. Mn. — XH, 2, 1902. — Ricci C. Vn quadro di Jacopo dei 
Barbari nella Galleria Nazionale di Napoli [Del 1495]. 



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TKUPI MODKBNl 251 

58.^. AsL. — S. a, XXIX, 34, VM)2. — ['n ghinasta mUanese a 
Lione [Nel 1494J. 

589. AsL. — S. 3, XXIX, HO, 1902. -- Segre A., Ltifhrieo Sforxa, 
licito il Moro, e la Repubblica di Vcncxia da II' a ut unno 14U4 alla pri- 
iimrera 1495 [L'roinette cenni gonerali sulla gioventù del Moro, sul suo 
t irattere, sul giudizio sfavorevole» di storici contemporanei e ])ostf»riori che 
corca di attenuare per quanto riguarda specialmente la morte del nipote. Studia 
«{uindi la parte effettivamente avuta dallo Sforza nella diiamata di Carlo Vili 
•'d afferma f.-he uguale o forse i)i{i grande rosponsabilitii spetta alla Ke- 
|)iibblica di Venezia, la quale se non aveva torto di diffidare del suo vicino 
ti'uup tuttavia una condotta di neutralità misteriosa. L. che voleva e non 
voleva la venuta del Ke di Franila s'acrorst» presto dell'errore, e quando 
lo vide foi*tunato in Toscana dove sperava di scoraggiarlo dall'impresa ebbe 
«iispetto: quando poi lo vide negli Stati della Chiesa, pigliò partito deciso 
luntro di lui, connivente alfine la Repubblica di Venezia; ma sopravvenne 
l'arresto del Cardinale Ascanio, di cui Carlo Vili, con abilissima mossa 
diplomatica si fece paladino e L. si ac(U)stava di nuovo suo malgrado e 
malgrado le istanze della Repubblica al Re, che il 31 dicembre fece ingresso 
noUa capitale del mondo cristiano (Continua)]. 

590. BsSI. — XXIV, 1-3, 1902. — Come erano le condizioni del 
^-ommercio di Bellintona di fronte alla ì/eaolcina neijli anni I497'149S 
[liC relazioni durante tutto il |>eriodo Sforzesco erano tese, la minacciata 
(menzione di dazi a favore della Mesoh^ina, allora soggetta al Trivulzio, 
allarmò i reggenti di Hellinzona, fedeli a TiUdovico il Moro, viù scrissero 
nel marzo 1497 e nel maggio 1498 le due lettere j)ubblicate testualmente . 

591. AsL. — S. 3, XXIX. 34, 1902. — Una lettera di Lndorieo il 
Muro dal Tirolo 14i)l) [Afferma la speranza di rientrar presto nel Ducato]. 

592. AV. — XXV, 1, :>, 1902. — Levi L., Un carme greco medi- 
Pi-ale in onore di Venezia [Pubblicato nella raccolta edita da Cruglielmo 
Wagner a Lipsia: ò della fine del sec. XV, o dei primi anni del XVI, 
anonimo: TA. dà cenni sul contenuto], 

593. BsaF. - S. 7, I, 1902. — Couret A. C. X., Le lirre d'heures 
du pape Alexandre VI, 

594. BsaF. — 1901. — Bapst (4., Les Esclares de Mì'ehelange ISavnx 
le vicende attraverso le quìili i duo schiavi destinati alla famosa tomba di 
^Jiulio II, donati da M. A. morente a Roberto Strozzi, passarono al Louvre]. 
— Michon E., IjB liaeckus Richelieu et le« Esclares de Michelange. 

595. BsSI. — XXTV, 1-3, 1902. — Ambrosoli S., Cantra (fax ione 
òfllinx^nefie di una moneta franco-italiana | Imitii una trillina milanese 
«li Luigi XII; in luogo dei tre gigli stanno tre V — Vrania e Vnter 
ValdiumJ . 

596. AV. — XXV, 1, 3, 1902. - Fermi S., Di un'egloga di Ludorico 
Ariosto e della sua allegoria storica [Allude; alla congiura contro Alfonso I 
(rKste, scoperta à Ferrara nel 1506, hi quale sar(»bbe stata provocata da una 
gara di bellezza fra i due fratelli di Alfonso: Ippolito, cardinale e (ìiulio, ba- 
stardo. Il primo trasse sul secondo aspra vendetta della ])referenza che una 
donzella, Angela Bjrgia, gli concedeva ; e pjichè il Duca lasciò impunito lo 
sfregio, <TÌulio avendo abilmente istigato Don Ferrante, scn-ondogenito di Ercoli» 
d'Este. ordì la congiura che lo stosso cardinale Ippolito si^operse; essa costò 
la prigionia a Don Ferrante fino alla morto nel 1540 e a Don Giulio fino al 
15.59. L'.Ariosto narrò il fatto con colori ultracortigianeschi e sopratutto 
favorevoli al cardinale Ippolito cui serviva]. 

597. Aftl. — S. 5, XXVIII, 4. 1901. — Piccolominì P., l^ia lettera 
inedita dello storico Sigismondo Tixio f 13 luglio UìVJ) [Premette l'A. 
Ili documento cenni biografici dello storii-o]. 



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n 



2i)2 eroGLio dici periodici 

•M. AsI. — S. 5, XXVIII. 4, 1901. — Davidsohii K., Lucrexia 
Borgia, iSuora drUa Penitrma [La notizia ò desunta da un codice della 
Nazionale di Firenze : l'ingresso di L. J^. nel 3" ordine avvenne nel 1518]. 

599. MfthS. — XI., 1901. — Péron^e GJ., He^iuHe atlressèe en ló20 
par Ics ramni ttniers d^ JjfuisleciUard à leur apigiieur l'Abbé de Saint- 
.Uirhel de la Cinse. 

600. AsL. — S. 3, XXJX, 3.-), 1902. — F. N., // diluvio universale 
profetixxulo per il 1024 [Kiproduc/e tre sonetti < in astronomos insensatos' 
trascritti da D. Bordigallo ncdla sua l'ronacii universale]. 

001. ||»L. - S. 3, XXIX, ;U, 1902. - Fossati F., Per Vi ng rem 
di Cristierna Sforxa in Vigevano [[.a figlia del Ke di Danimare^i s])osa 
del Duca Francesco II Sforza, entrò solennemente in Vigevano nel 1534. 
I/A. studia sui documenti ravvenimento colle spese delle feste, eie,]. 

002. AssR. — XXIV, 3-4, 1901. — Egidi P., // diario di Giovanni 
Ballista Bellnxxi da San Marino 15,^0-1541 [Falsamente attribuito nel 
codice della « Vittorio Emanuele » di Koma, a Bonelli da S. Marino. L'È. 
premessi pochi conni biografici sull'autore, dà qualche notizia sul contenuto]. 

003. Bs8l. — XXiy, 4-0, 1902. — Liebenau T., Projekte xnr Anne- 
xion des Aostathales [Enumera le (5Ìrcostanze in cui si fecero i vari progetti 
di annessione della valle d'Aosta: nel 1530 Francesco 1 incitava a ciò i 
(ioverni di Berna e Lucerna; nel 1544 il Signore di Challant meditava 
oc(juparla con soldati Svizzeri e contemporaneamente eccitava i Vallesani a 
quella conquista Tambasciatore francese Maillard; dopo la morte del Duca 
di Savoia, che aveva nominatxD apj)unto il vescovo di Aostii i)er consigliere 
del figlio lontano, nel 1554 il comandante di Clus in Val d'Aosta, Battista 
dell'Isola g(niovese, assoldato colle sue milizie svizzero dal Duca, meditava 
di impadronirsi di Aosta, mentre i Vallesaiìi dopo IV-cupazione francese 
d'Ivrea volevano far valere il loro diritto sulla valle d'Aosta loro impegnata 
dal morto duca per 60.000 fiorini, e domandavano il riconoscimento della sua 
neutralità, disj)osti altrimenti ad assumerne le difese. Dei progetti del 
Deirisola o dei Vallesani nel 1555, tratta Tautore ])articolarmente, recando 
in appendice un documento riguardante la « confederatio inter opiscopos et 
Patriotas Vallis Augustao et Vallisae ^ del 31 maggio 1555; il trattato di 
Castel Cambresis seppellì definitivamente i piani dei Vallesani per l'annes- 
sione della Valle d'Aosta]. 

604. AsL. — S. 3, XXIX, 34, 1902. — Predicanti italiani in Val- 
tellina e nei Grigioni [l partigiani italiani della riforma religiosa riparati 
ili Valtellina e fatti predicatori evangelici, riconobbero e sanzionarono la 
«confessio Kaetica ^ originata nel 1555 ; dalla matricola sinodale pubbh<5ata 
dal parroco J. R. Truog si estraggono appunto i nomi italiani]. 

005. AsI. — S. 5, XXX, 3-4, 1902. — Gauthiez P., Nuori doeu- 
nienti intorno a Giovanni de' Mediei detto delle Banlc Nere [Dà il testo 
di 138 documenti, specialmente lettere, raccolti |)or il noto volume, e già 
in parte in quello intercalati]. 

600. Ap. — XXI'l, 4-5, 1902. — PortigUotti C, La paxxia inorale 
in Giovanni delle Bande Nere [L'A. giovandosi sopra tutto dell'opera e 
dei documenti del Gauthiez esamina i caratteri del fanciullo che, ribelle 
agli studi, invaso dalla voluttà del sangue la esplicava non solo cogli ani- 
mali ma CO' suoi simili; dell'adolescente appena, rotto già ad ogni vizio; 
dell'uomo d'arme che nel suo coraggio incosciente, nella sua vaniti disprez- 
zava la vita propria ed altrui fuori ragione ; dedicava egli la sua affettività 
anziché alla virtuosa Maria Salviati all'Aretino, agli animali ; dedito al vino, 
all'orgia, alle donne cortigiane, accanto all'insensibilità morale mostrava 
insensibilità assoluta al dolore. Oltre i caratteri psichici riconografia dì 



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TKUPl MODERNI *^\ 

lì. B. N. mostra anche le anomalie dei caratk*ri fisici. IVr giudicare gli 
atti di lui occorro certo tener conto dello condizioni deirambionto, ad 
ogni modo egli non ebbe nò genio, né strategia, nò vedute di grande 
politico, non seppe neppure trarre dai servigi suoi T utile che altri condot- 
tieri trassero ed anzi più che un condottiero egli fu un capo-banda, tix)vò 
nelle armi lo sfogo agli istinti criminosi di volgare delinquente nato, quale fu 
realmente, anziché soltanto un delinquente d'occasione (p. l'ambiente) come 
suole giudicarlo la storia (jonsiderando non tutta la vìia ma gli atti memo- 
rabili soltanto]. 

607. Rii. — CXXVI, 1902, IO agosto. — Minacci del Rosso P., 
Molante OkinuecL scappatelle viedicee [Ix^ttura in cui descrive la vita 
avventurosa della bellissima figlia di Maria Martelli, cognata morganatica 
del gran duca Cosimo IJ. 

()08. Msh8. — XL, 1001. — Mugnier F., Anfoine Qoréan profe^seur 
■fle droit : sa famille : son biographe Etienne Catini [Nato a Beja in 
Portogallo nel 1505, dopo aver insegnato a Tolosa, Cahors, Valenza, Gre- 
noble, fu chiamato allo studio di Mondo vi indi a Torino, fu Consigliere di 
Stato e Senatore ai Senati di Torino e Chambery. 1 suoi discendenti lascia- 
rono nomi illustri nella storia piemontese]. 

609. MshS. — XL, 1901. — Mngnier F., Permission dtt Parlement 
de Satoie à la femme de Francois Lombavd de le risiter à la Concier- 
gerie de Chambery : mai 1540. 

CIO. MshS. — XL, 1901. — Mugnier F., Les faietx et guerres de 
l' Empereur Charles-Quint cantre la ligue de Smalkalde: 1040-1047 [Dal- 
l'esame critico intorno ed esterno del ms. di Chambery i)ubblieato inte- 
gralmente, l'A. conclude ch'esso appartenga a Michel Chiilliet de Monthoux 
il quale aveva ottenuto diploma di nobiltà dall'Imperatore e seguitò la 
causa di Casa Savoia, congiurando durante l'occupazione francese per cui 
fu prigioniero politico a Chambery nel 1549-50. Nel ms. è tra gli altri 
iwrsonaggi italiani ricordato Emanuele Filiberto]. 

Oli. Co. — S. 18, V. 1240, 1902. — // carteggio del li. Pietro Ca- 
nisio d. C. d. G. [A proposito della dotta pubblicazione di 0. Braun- 
sberger, voi. HI ; il carteggio riflette naturalmente anche la parte della 
S. Sede nelle questioni religiose della (iermania). 

012. B«8I. — XXIV, 4-6, h)02. — Prorerbi del cinqneeento trascritti 
dal Cieerejo. 

613. Bs8l. — XXTV, 4-6, 1902. — / Parravieini allo studio di Ba- 
itilea e di G inerra [Nella seconda metà del. XVI sec.]. 

014. BmP. — V, 5-G, 1902. — Estimi antichi del sec. Xll nel 
3fnseo Ciricn di Padova. 

015. BmP. — V, 5-0, 1902. — Rizzoli L., Due bassorilievi in 
bronzo di Gio. dal Calviìw [Le teste di 2 illustri letterati del sec. XVI : 
A. Navagero e G. Veneto]. 

016. Be. — S. 2, 111, 68, 69, 1902-3. — Willibr.irdo vaii Heteren, 
Brere discorso sopra l'aiuto spirituale e ridottione di Grecia [L'A. pre- 
mette poche notizie del P. Gio. Domenico Trajani o Trojani di Napoli, 
gesuita, presunto autore del discorso della seconda metà del sec. XVlj. 

617. Cwd«. — XXr, 7-8, 1902. — Heidenheimer H., Ein Italiener 
des 10 Jahrhunderts iiber liheinldndisches und Westfdliscties [Sul viaggio 
del veneziano vescovo di Zante cardinale Commendone, 1560-1502J. 

GIS. Co — S. 18, V, 1242, 1902. — La ^Santa Sede e la regina 
Maria Stuarda di Sroxia [Riassunto della Memoria del P. Pollen S. I. 
pubblicata dalla Scottish History Society, dove si fa largo uso dei dispaiaci 



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^ok SPOGLIO DKI PKBIODlCl 

<\v\ r. jr<>suita Nioola Floris detto (ìaudano, mandato in Scozia dal Papa 
Pio IV nel 15(>1 e a stento salvatosi dalPira dei calvinisti ; del legato pon- 
tilicio in Francia che stava prociu-ando un matrimonio cattolico per la 
regina quando questa commise il fatale errore di sposare il cugino Ioni 
Darnley; infino del nuovo nunzio Vin<;enzo Laureo, mandatole da Pio \\ il 
<[uale si ritirò dopo le scandalose nozze col Hotwel nel 1567]. 

niO. BasD. — XXV, 4-5, 1902. — Alaeevic G., Credmxiaìi date 
(1 all' Imperatore Miissimiliano II ad Antonio Veranxlo veseoro di Agria^ 
Alberto de Wys^ Cristoforo de Trnff'cnparh per trattare col sultaiìo 
Selim II [Presburgo, 213 giugno I.IOT]. 

020. Bs8l. — XXIV, 4-<), 1902. — Un elogio delV FArcxia e del 
lAirio dell'anno lòTÓ [Due carmi latini da una guida geografica]. 

021. Rfi. — <;XXV- XXIX, 1902, K) maggio, 16 settembre, 16 nov. 
— Saltini G. E., Due principesse medicee del sec. XVI [l'ontinuaziono 
i'ì'v. Ksl , 1902, n. 774: Donna Isabella Orsini non lasciò s|>egnere mai 
l'amore e il gusto ])er lo buone lettere e la poesia, cui eccita vaia auehe 
l'amicizia di dotti uomini che talora la cliiamavano arbitra nelle loro con- 
troversie. Donna Eleonora più leggera e men colta appare nei suoi divajra- 
jiienti lemmina meglio che donna : tra una schiera di gentiluomini vagheggini 
l'amante suo prediletto era il cavaliere Bernardino Antinori, più volte im- 
mischiato colla giustizia per le sue violente avventure. IJ favorito di Donna 
Isabella, Troilo Orsini, stava agente di Francesco De Medici a Parigi quando 
avvennero gì' immani assassinii delle due sventurate principesse ed essendosi 
egli fatto rivelatore del mistero del dramma (dovuto per Isabella al marito 
Paolo Giordano Orsini ) incontrò la disgrazia del fratello di lei, Grandu«'a, 
che il fece uccidere con un'archibugiata nel 1577. Quanto a donna lA^onora, 
già nel 1575 il cav. Bernardino Antinori era stato di nuovo processato 
per omicidio, cagionato da gelosia, e condannata) a tre anni di conlino all'isola 
d'Elba, ma dall'esilio continuava ardente la relazione amorosa colla donna 
innata e tutte le h^ttere di lui v^nivano prima in mano del Granduca. 
Frattanto Pierino Kidolli, successo nel favore di Leonora, incappato nella giu- 
stizia come complice della congiura di Orazio di Pandolfo Pucci, rivelò corno 
la Principessa avesse favorito la fuga sua e disse della congiura Consapc volo 
r Antinori, per lo che costui tradotto a Firenze fu strozzato in carcero ai HO di 
giugno 1570. Don Pietro di Toledo ch'era a Pisa, chiamato dal Granduca a Fi- 
i-.mze, trasse seco la moglie in un castello del Mugello e la finì colle proprio 
mani : allo sdegno dei Toledo per tal fatto prese parte anche il due^i d'Alba 
onde Don Francesco De Medici mandò al Ko di Spagna un cavaliere ]»er 
giustificare la cosa {Continua)]. 

022. Rhd. — XVf, 4, 1902. — Flameiit P., La Franca, et la tigne 
cantre le Ture {1071-1573) [Iax Francia sotto Carlo IX seguiva un piano 
grandioso di alleanza coi protestanti d'Inghilterra e Germania nonché coi Turchi 
per abbattere la potenza della Casa d'Austria, onde il rifiuto del 1571 di 
entrar nella lega cristiana, e l'ambasciata del de Noailles a Costantinopoli, il 
tentativo per arrestare il giovano Ma venne quando con alcuni nobili coetanei 
partì per battersi contro i Turchi, infine l'azione del de Noailles nella conclu- 
sione della pace di Venezia col Sultano e il conseguente dissolvimento della Ioga]. 

02H. QfiP. — V, I, 1902. — Schellhass K., Akten x-nr ììeformthiiUg' 
keit Felirian NinguardcCs insbesondere in Baiern nnd Oesterreich 
Waehrend der Jahre 1072 bis lò77 [(Continuazione Cfr. Usi 1902. n. 770; 
(Querele esposto al ])apa Gregorio .\1II in nome del vescovo di Passavia: 
lagnanze della provincia di Salzburgo al papa suddetto per l'intromissione 
dei principi temporali nello <?ose spirituali; lettere dell'arcivescovo di Salz- 
burgo al <;ardinal di C^nno e al Papa noiroceasione del ritorno d(d Nin- 
guarda a Roma e alla sua sode vescovile di Scala ; memorie dei desideri 



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TKMPl MODERNI 255- 

e delle domande del vescovo di Coirà, rjlie il Ninj^uarda doveva rao- 
oomandare personalmente a Koma ; memoria presentata al Papa in Roma 
(mezzo dicembre 1577) sopra i progiudizi e gli inconvenienti che ebbe ad 
osservare durante il suo viaggio in alcune parti della Germania e della 
Boemia e nella diocesi di Salzburg ; articoli in materia di riforma del clero 
che F. per ordine del cardinale di Como segnalò nelle congregazioni tedesche 
come punto definitivo di discussione; punti che si debbono osservare nello 
relazioni tra frati e monaci coi vescovi ; proposte per le riforme dei conventi 
t«*dpschij . 

024. BftSI. — XXIV, 11-12, 1902. — Wyniaiin E., Della denomina' 
xione de* canonicati di Biasca [Dai decreti del sinodo diocesano del 1582]. 

025. Asmi. — XVII, 1-2 e 3-4, e XVII 1, 1-2 1901-1902. - l^oce^ai 
di Luteranismo in Istria [Si pubblicano testualmente processi ed altri 
dwic, riforentisi agli anni 1581-84]. 

620. AsL. — S.^3, XXIX, 34, 1902. — Cappelli A., Una grida sulla 
riforma dH calendario [Fa riscontro i)er la Lombardia al decreto del 
O. Duca di Toscana (del 20 giugno 1582 pubblicato dal Contini); è del 2 
ottobre 1582 . 

027. Ce. — S. 18, V. 1238, 1002. - La Cina sul cadere del. se- 
colo XVI secondo una lettera del P. Matteo Ricci [La lunga lettera ine- 
dita, dirotta il 24 novembre 1585 al P. Fuligatti compagno del K. nel col- 
legio Komano, interessante la storia delle missioni italiane nell'estremo 
orif'iite, è pubblicatii integralmente ed illustrati]. 

628. MiihS. — XL, 1901. — Mugnier F., Une mr moire de René de 
Luf^inge au Due Charles Emmanuel ler [Del 9 febbraio 1589 : descrivo 
lo condizioni politiche di Francia, affermando che il Ke Knrico IH tempo- 
rogf?icrebbo solo lino ad 'essere in forze per ricuperare Saluzzo]. 

029. Rhd. — XVI, 4 1902. — Kiganlt A., Savarg de Lancosme; un 
rpisode de la Ligue à Constant inopie 1589-lijOii [La Porta trascurava 
allora l'appoggio della Francia onde le preteso del liancosme riuscirono vane : 
essendosi egli dichiarato contro Knrico IV, il cugino Savary de Brèves che 
l'aveva accompagnato in Turchia si dichiarò inve(je pel Borbone; la Spagna 
sosteneva liancosme, Venezia e Inghilterra il Brèves; alla fine il 1® fu arre- 
stato e spedito in Francia, passò in Sicilia, a Napoli e si fermò a Roma; 
nel 150() domandò grazia e morì poi dimenticato]. 

030. AsI. — S. 5, XXIX, I, 1902. — Sforza G. Alberico l Cibo 
Mnlaspina e Tommaso Costo [Narra su docc. le relazioni del Principe Cibo 
collo storico che accondiscese dopo (lualche dubbiezza a riconoscere l'ori- 
gine comune dei Cibo e dei Tomaselli e che gli dedicò una delle opere più 
geniali: «le lettere^. I docn. inserti sono del ])eriodo 1589-1603]. 

031. AnV. — III, I, 19i»2. — Ferraciiia €t. B., Documenti inediti ri- 
ferentisi alla storia della provincia di Belluno. Ihie eretici e l'inquisi- 
xione à Belluno [F. Giulio Maresio procx^ssato l'a. 1551 e Maitino Gander 
cho abiurò Pa. 1000 . 

0.32. BftSI. — XXIV, 11-12, 1902. Un lunario e pronostico per Vanno 
ló9(i [Del nobile Sacripante Franzoni detto di Bronzo, matematico espei-to 
di Ijocarno con gravi pronostici]. 

(533. Ga. — N. S., IX, 8-9, 1901. — Giulini A., // gran rancellicre Sa- 
la xar e la sua famiglia: ricerche storico-genealogiche Nato in S])agna 
verso il 1540, condotto dal padre in Italia, ebbe dimora e cariche a Pizzi- 
ghettone poi a Cremona, nel 1593 fu reggente del Consiglio Supremo d'Italia 
a Madrid e nel 1591 gran cancelliere dolio stato di ^lilano ; morì nel 1029. 
Seguono alcuni docc. epigrafici in appendice e <»o])iosi alberi genealogici 
riguardanti i discondenti J. 



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'SMì SPOGLIO DBl PERIODICI 

0:54, BaaD. — XX\'. ^>-8, \U02. — Diploma dell' Impera love Rofhìfo fi 
l'on cui dona a Fausto Veranxio delie possesiiioni aPefrorojìolie di Knin, 
a Mae' e Xrnoniiea de Clissa. 

oa,"). AV. — XXV, 1, 2 e 3, 1002. — Ralla C, Antonio e Andrea de' 
Vescovi \\ do Ejiiscopis furono antichissima famiglia di Chio^gia. ricordata già 
in un documento del 1101; l'A. si diffonde a parlai^e dei membri di essa 
famiglia degni di nota, poi dà cenni di Antonio V. e deiroiK>ra sua: cni 
nato nel IHTS e mori nel 1(»07; Andrea V. ni|)ote di Antonio successe a lui 
nei benefizi, lasciò parecchi mss.: eletto piovano di S. Maria Zobenigo noi 
1701) in quella carica morì di 92 anni nel 1714. X. 4 doeo. in apiKMuliceJ. 

080. Ap. — XXIII, 1, '002. — Lumhi'osoG., Nota per ia storia deìla 
dclitiquenxa in Sardegna [Epoca del governo spagnuolo]. 

087. MiihS. — XL. 1801. — Pierre Viennois dit le bicle, garde- 
^hasfte: ehiens de ehasse da due de Savoie et dn cheralier Manuel [Tre 
dwe. del 1587, 1599. 1001 j. 

0;58. MshS. — XL, 1001. — Patente ponr le eliapitre de Saint Pierre 
de Genève^ à Anneey [Di Carlo Emanuele I in data 1500, ])er conservare 
al capitolo i beni clie in seguito alle questioni tra Ginevra e Savoia dove- 
vano essere sequestrati]. 

080. — BftSI. — XXIV, 4-0, 11-12, 1002. — Artisti al serrixìo di 
Carlo Emanttele I di Savoia [Notìzie e dooc. ini^diti dalle corrisj)ondenze 
del Marchese Filippo d'Este, luogotenente generale di C. E.]. 

010. Un. — XI, 1, 1002. — Ruggiero M., // monìe dslla misericordia 
(in Napoli). L'edifixio [Fondato nel 1001]. 

04'. MshS. — XL, 1001. — Mugnier F., Addii ions aux Uegisires 
des Entrées da Sénai de Savoie 1573-1760 [I registri formano i voli, XXVU 
e XXIX dello Memorie della Società]. 

042. Co. — S. 18, Vili, 1258, 1002. - r« secentista singolare [Ludo- 
vico Adimari a proposito del volume di Dino Provcnzal]. 

043. §kmPc. — XVI, 1901-1002. — La Corte-Caìller G., Collegio ed 
Universit() di Messina, Documenti con pre fax ioni e note [Regolamenti 
l)er gli alunni forestieri del collegio ])rimario dei gesuiti (1005); notizie sul 
gesuitji messinese P. Natale Masuccio architetto (1018); domanda dell'ar- 
civescovo Migliaccio per la riconcessione della carica di gran caneellierp 
dopo i fatti del 1774-78 e lettera che raccomanda detta supplica ; domanda 
e permesso di studiare libri proibiti dalla Chiesa (1702) ; domanda di stipendio 
di D. Giacomo Vinci, Prefetto del Cortile nel K. Collegio primario «nfjvS); 
lettera di D. (jiuse])pe Vinci che attcsta i meliti del Prefetto del Cortile 
(1708) ; istanza per migliorare il R. Collegio i>nmario dopo i terremoti del 1783]. 

044. Co. — S. 18, y, VI, VII, 1210, 44, 40, 51-52, 1902. — // falfo 
Demetrio ossia un episodio di storia russa al priìteipio del sec» A' 17/ 
[Traendo sopratutto occasione dal 3<* voi. del Pierling « Aa Russie et le Savit 
Siège * in cui si narrano le gesta in parte note per la relazione del Barezzi 
(pseudonimo del famoso P. Antonio Possevino), PA. spigola, riportando 
alcuni docc. vaticani pubblicati, ragguagli sulla parte del nunzio a Cracovia 
Mgr. Claudio Rangoni modenese, di alcuni gesuiti sopratutto il P. Lawicki) 
e infine del Papa Clemente Vili, in occasione delPabiura all'eterodossia 
greca che il falso D. foce nel 1005 per accaparrarsi Pappoggio della alleanza 
polacca nelle sue mire ambiziose]. 

045. Nn. — XI, 10. 1002. — Ceci €;., La Fontana di Santa Lucia 
[Colla scorta di documenti del 1(500-7 e di epigrafi stabilisce la data della 
-costruzione e gli autori. Michelangelo Naccherino e Tommaso Montiìni]. 



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TBMPI MODKRKI 257 

C4G. BsSI. — XXIV, 1.-3, 1002. — // testamenfo di Domenico Fon- 
lana [Datiito il 12 dicorabre 1G04 da Napoli, dove Tinsigne architetto, fatto 
Conte Palatino e Cavaliere dello speron d'oro da Sisto V, mori nel 1607: 
il documento è dato integralmente]. 

047. BftSI. — XXIV, 1-8, 1902. — Lettere da Roma ai minxi ponti- 
fici in SrixT^ra negli anni 1609-1015 [Da registri della Biblioteca .\ngelica, 
continua il regesto dal 16 luglio 1611 al 26 ottobre 1613]. 

(US. Co. — S. 18. V, 1239 1242, 1902. — L'Autenticità dei « .Vo- 
nita é'>ecreta » [A proposito dell'opinione del prof. Kaffaele Mariano, si ri- 
enufiierano gli argomenti contro Tautenticità del famoso libello pubblicato 
in Cracovia nel 1614 colla data di « Notobrigae 1602» e col titolo « nio- 
nita privata Societatis Jesu »>]. 

649. BftSI. — XXIV, 7-8, 1902. — Coneen^ioni circa la giurisdi- 
xione ecclesiastica nelle tre valli nel IfiUì [Relazioni coirarcivescovo di 
Milano, card. Federico Borromeo]. 

050. Bs8l. — XXIV, 11-12, 1902. — Wymanii E.. Per la storia 
dei Lanrogti [Due docc. del 1617 e 1630]. 

6r)l. MshS. — XL, 1901. —Mngnìer F., A propos d'un fragmcnt de 
lettre dn Pere fl/onod,, juin 163 1 [I/A. premette cenni biografici sul confes- 
sore e storiografo della prima Madama Reale). 

G52. MshS. — XL, 1901. ^^ Execution d'unesorcicre à Cìiambéry^ 164 L 

053. MahS. — XL, 1901. — Mugnier P., Addii ions aux « Registres •» 
drji entrées du Sénat de Saroie à l'audience: mort du Due Victor Amedeo 
163 T: fioureatéx sermeuis de fldelilité [Xogli anni 1643 e 1646 . 

054. Msh8. XL. 1<.X)1. — Mn$cnier t\, Mèmoire de ce qui a été fait 
par le Srnat à l'occusion de la uialadic et de la mort de Charles F'manuel li 
due de Haroie eu Juin 1670. 

055. QffiP. - V, 1, 2, 1902-1903. — Regn^frn xur deutschen Ges- 
ehichte aus der Zeit drs Ponillkats Innocens' A', 1644-165') [Dal 1644 
al 1654 letten? al Pupa e a cardinali, specialmente italiani e viceversa, 
con accenni anche a cose d'Italia. Segue il testo di 7 documenti]. 

056. PssC. — XIV, 53, 1901. — Gìiissoni A., // conciare di Inno- 
eenxo XI [L'A. riassume la vita di Benedetto Odescalcbi, del quale si discute 
se militasse ontro gli ottom-ini : abbracciò lo stato ecclesiastico a 28 anni e no 
peroor?jo rapidam.Mite i gradi fino alla porpora, die si dice ottenesse ])er fa- 
vori fatti ad Olimpia Pamfili. Nel conclave del 1670 ebbe (jompetitore for- 
midabile il Uybo. (bme Papa non solo ebbe il merito illustre di organiz- 
zare la guerra cjntro gli Ottomani e (iuello di aver iieramentc resistito a 
Luigi XIV ma eziandio benemerito quando recò un colpo decisivo al nepo- 
tismo allontanando dal Vaticano quel Don Livio che Leopoldo Impeiatore 
creava nel 1697 Principe del Sacro Keniano Impero e Duca del Simiio in 
Ungheria, il quale alla morte di Gio. Sobieski fu tra i competitori alla co- 
rona di Polonia. 11 racconto speciale delle vicende del conclave del 1()7() è 
condotto sopratutTo sulla scorta dei dispacci dell'ambasciatore veneto. Se- 
guono 4 documenti e una bibliografia]. 

057. Ur. — X. S., X, 1902. 15 settembre. — Rodocanaclii K., l'ue petite- 
fille d'Henri IV: Marguerite d'Orleans, grande duchesse de Toscane 
jSi)0sa di Cosimo III, separatasi tosto dal marito condusse in Francia nel 
convento di Montmartre vita non esemplare, e fra le sue losche avventure 
è notevole quella del 1681 col suo (cameriere Chantilly. Morì nel 1721]. 

658. AftL. — S. 3, XXIX. 36, 1902. — Magnocavallo A., Kotixie 
e documenti inediti intomo all'alchimista (Huseppe Borri [Narra siiccin- 

Rirista storica italiana, *M s.. Il, 2. 17 



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258 SPOGLIO DKl PERIODICI 

taiiMMìto It» avventuro del famoso stravagante romano profuf^o al tem|)0 
(J'Ah'Ss. VII, il quale incappò corno erotico nei lacci doirinquisizione e fu 
processato a Milano nel lOOl ; esulo per 10 anni dall'Italia in Svizzera o 
poi in Danimarca fino al 1«ì70, mentre si decideva iK»r andare in Turchia 
ad attraversare ri'npheria fu arrestato in Moravia, tradotto a Vienna, n-- 
clamato e conceduto alla corte di Koma, dove nel 1072 fu condaunato al 
carcere ])erpetuo ; guarì nel 1078 il Duca d* Est ree ambasciatore frarn^^s^ 
ondo ottenne mitigazione di pena. Morì in Castel S. Angelo nel 1G95J, 

♦):)!». AnV. — III, 3, 4, 1892. — Pierllng, Relaxioni di Vemxiarol- 
VlJkranin e colla Moscopta di Alberlo F/ //</«/? [Traduzione dal russo della 
contessa Stella di Robillant: riguarda il periodo ICoO-lGGi-] {Continm)\- 

<)00. MshS. — XL, 1901. — Lètanche J.. Le Pelil-Bugey; sa fioblem 
[DocHimento rìferentesi al giuramento di fedeltà prestato da quella nobiltà 
a Maria (ìio. Battista di Savoia Nemours nel 1675J. 

661. Co. — S. 18, V, 1288. 1902. — // /*. Paolo Segneri le sue missiouì 
nei terrilorio di Brescia e la repubblica di Venexia, Da docc, in&ìitì 
1676. [Il celebre missionario acciompagnato dal P. Pinamonti e dal sacer- 
dote Cr. Bianchini aveva nelle suo escursioni intraprese nell'aprile pel ter- 
ritorio bresciano suscitato tale entusiasmo, <;lie servì d'occasione agli av- 
versari dei Gesuiti per una seconda alzata di scudi contro l'Ordine, cacciato 
già al tempo delPinterdetto. S'interessarono i Pregadi e gl'Inquisitori di stat'> 
per diminuire prima al predicatore Puditorio e Pinfluenza o da ultimo nel 
giugno invitarlo ad uscir dal territorio]. 

662. Hn, — XI, 1, 1902, — Fiordelisi A., Lt' quaranlore a Napoli. 
[Istituite nel 1G8() per la salute del He Carlo li, si dovevano distribuin^ 
nell'anno in 90 chiese.] 

663. Rhd. — XVI, 3, 1902. — De Beaucaire H., Le dernier due de 
Maiìtoue^ Chnrle t V de < onxague [Premessi brevi cenni sugli antenati rifa 
a grandi linee la storia della vita spensierata dell'ultimo Gonzaga, in rela- 
zione specialmente alla politica francese cui rimase fedele dopo la cession^^ 
di Casale ; si sofferma specialmente e ri])orta alcuni dispacci sul perioda 
della guerra di successione di Spagna fino alla morto dell'infelice]. 

664. Rhd. ~ XVI, 3, 1902. — Beaufort, Quelques projcts d'arbitragc 
internai ional et .de paix perpeluelle au XV fi et XVIll siècle^ [Non 
apppartiene a tale serie il progetto di Enrico IV^; ma piuttosto quello di 
Emerico Crucé nel 1623, di Grozio, di Ernesto langravio d'Assia Kheinfels. 
di Guglielmo Penn in Inghilterra, di Fénólon, delPabate di S. Pierre etc.]. 

665. Un. — XI, 5, 9, 1902. — Don Ferrante, Nolixic di artisti the 
lavorarono a Napoli nel sec. X VII e X Vllf dal » Cronicamerone» d<l Sii- 
li fon [Il l'' accenno si liferisce a Luca Giordano che dipinse non solo in 
Italia ma a Madrid , dove fu onoratissimo ; seguono notizie di Giacomo dol 
Pò nato noi 1654, Cosimo Fanzago -j- 1678, Dionisio liazari, Giovan Domeni<^> 
Vinaccia, Inerenze Vaccaro]. 

666. AnV. — IH, 5, 1902. — Praloran F., Autografi d'Andrea e 
Paolo Brustoloni [Riguardanti la costruzione di altari as.segnati all'artista 
A. Brustoloni nel 1699 e 1731 nella chiesa di S. Valentino a Maresoii]. 

667. Asaftl. — XVII, 1-2 e 3-4, 1901, XVIII, 1-2, 1902. — Sninio 
Mare Cose d'Istria [Continua il i-egesto di 57 registri dal 1722 marzo al 
1797 marzo]. Senato rettori ; deliberaxioni scerete del ^Senato [Regesto di 10 
registri dal 1630 al 1639. {Continua)]. 

668. llshS. — XL, 1901. — Ronx J., Etat du Regimeni de Ideile 
rn garnison à Asti en 1706 [Relazione di una rivista passata il 1<* ottobre» 
dal maggiore de la Chambre]. 



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TKHPl MODERNI 259 

069. Rn. — CXXV, 1902, 16 maggio. — Roberti G., // lorjiev sto- 
rieo di Torino, (L'assunxioìie di Vittorio Amedeo II al trono di Sicilia) 
[Sulla scorta dei registri dei cerimoniali di corte, di un raro opuscolo del 
tempo e di alcuno altre fonti narra le cerimonie, le ambasciate, il viaggia 
del nuovo re a Nizza per muovere alla volta del nuovo dominio], 

670. BftSI. — XXIV, 1-3, 1902. — Un passaporto àfe^sòleinese del 1725 
[Interessa la storia della emigrazione mes.solcinese in Germania a scoi)o di 
commercio, è su jjergamena ornata a colori, con sigillo nero; è pubblicato 
integralmente], 

671. Rn. — CXXIV, 1902, J aprile. — Grottanelli L., il eonte Xeri 
Ijapi gentiluomo fiorentino [È la storia di un avventuriere nato di mo- 
desta condizione, iscritto nel 172S nel ceto nobile, il quale fu fortunatis- 
simo in amori principeschi, da (jueflo colla Nicoletta Cybo D.ssa di Massa 
a quelli dell'alta societÀ di Napoli dove capitò al seguito di Don Carlos; ma 
le sue spavalderie e le scoperte mene colla principessa di Torchiarolo per 
r avvelenamento della suocera lo fecero incaj)pare in un processo per cui 
fu condannato al carcele a vita nella fortezza di Siracusa. I^ notizie di 
tiili avventure sono fornite dal diario di Francesco Settimanni], 

672. MshS. — XL, 1901. — Mugnier F., Indication de trois mémoires 
enroyés de Paris en USO par M, d'Aubonne qh roi de Sardaigne [Per 
far rientrare il paese del Vaud e (ìinevra sotto la dominazione del Ko ed 
acciuistare il contado di Nouchatel . 

673. Asasl. — WII, 1-2 1901. — Raccolta di atti pubblici riguar- 
danti la Provincia dell' Istria e le isole del Quarnero fatta da S. E, il 
sig. Pietro Girolamo Cappello y Prorveditore sopra la sanità di detta prò- 
cincia e isole negli anni 1731, 1732^ 1733 [Continuazione e line, sono 
lettere dirette al governo veneto]. 

674. MfthS. — XL, 1901. — Mngnier F., Deux lettres du capitain^ 
Sermirot^ de Varmée franco-piémontaise, de Parme à un hourgeois d» 
liomans, de juillet et octobre 1734. 

675. AsL. — S. 3, XXIX, 34, 1902. — K. M., Vn parente di Pietro 
Micca nella Val d'Ossola [Nel 1738 interviene per la locazione del maglio 
di fen*o di Crevola]. 

676. Rhd. — XVf, 3, 1902. — BoppeA., Le peintre Jacques-Francois 
Martin et la mascarade tiirque de 17 48 [Contributo alla storia dei carne- 
vali i-oraani nel sec. XVIII]. 

677. Rn. — CXXIX, 1902, 1 dicembre. — Roberti G., 67/ o//o a««t 
di ineducnxioìie di Vittorio Alfieri [Riferisce i regolamenti che vigevano 
circa la metà del sec. XVill nelPistituto pei paggi e i nobili di corte, e parla 
dei maestri ch'ebbe rAlfieri, dei compagni e degli studi che fece tra il 1758 
e il 1766 in cui con decreto di Carlo Emanuele 111 fu nominato alfiere del 
reggimento provinciale d'Asti]. 

678. AV. — XXV, I, 2 e 3, 1902. — Manolesso Ferro fi., La fuga 
del cardinale Mollilo^ vescovo di Brescia 1768 [È un episodio della fer- 
mezza usata dalla repubblica veneta nella [wlitica ecclesiastica di fronte 
alle esigenze della S. Sede. Il Molino era stato ijreconizzato vescovo di 
Brescia nel 1755 da Papa Rezzonico e innalzato alla porpora nel 1761; 
volle ribellarsi a decreti della Serenissima che il Papa non approvava e poi 
ad istigazione altrui se ne fuggì (1768) a Mantova e Ferrara: la republica 
])rese rigorosi provvedimenti contro di lui, lo fece spiare, fece intendere al 
l'apa che riterrebbe come un' offesa se Ta vesso accolto in Koma. Quando 
morì il Rezzonico, nelPoccasione d(>l conciavo che elevò il (Manganelli ebbe 
p<'rciò il M. immeritati affronti dai canlinali veneti. Il nuovo Papa con spiriti 



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:200 SPOGLIO DEI PKBIODICl 

couciliativi verso le leggi della Repubblica domandò la grazia del \folino e 
<[uesta venne accordati nel settembre 1769, previa sottomissione del prelato 
i;he mori nel 1773]. 

()79. HfthS. — XL, IODI. — Trouillard G., Relation d'un voyagtà 
Chambéry en 1770 par M. Tréxinde Cangy, gentilìiomme ordùiaire du 
/"omte d'Artois [Inviato a Vitt, Amedeo 111 per annunoiargli il parto della 
Contessa dWrtois sua figlia]. 

680. BmP. — V. 5-6, 9-10, 1902. — Moschetti A., La prima revi- 
sioìie delle pitture in Padora e nel territorio (1772-1 77S)[Coiìtin\i&%ìom 
<;fr. Rsl. 1902, sp. n. 547: chiesa di S. Antonio, scuola di S. Antonio, con- 
vento e chiesetta di S. Giorgio, chiesa del B. Antonio Pellegrino, chiesa 
-di S. Benedetto Novello (Continua)]. 

681. QffiP. — V, 2, 1903. — Dengel I. Ph., Nunfins Josef Oarampì 
in Preiissisch Sehlesien und in Sachsen in Ja/ire 1776: Bericht Uher 
scine lieise von Warschau iiber Breslau nach Dresden [Premesse notizie 
biografiche, pubblica integralmente il testo italiano del diario del viaggio dal 
f) magg'o al 22. Particolareggiata è la relazione di Dresda e della sua corte 
i»lettorale]. 

682. Un. — XI, 10, 1902. — Don Fastidio, Vndocuvìento per Gio- 
vanni Paisiello [Una supplica del 1787 per la carica di maestro di musica 
della Beai Camera e il rescritto che glie la conferisce]. 

683. G«. — N. S., IX, 8-9, 1901 — GiuUni A., Vicende feudali del 
borgo di Parabiago [Incominciano soltanto colPepoca spagnuola: fino al 
1780 in cui morto il card. Castelli, il borgo colle sue pertinenze fu dichia- 
rato devoluto alla giurisdizione del podestà di Milano]. 

684. AnV. — III, 1. 1902. — Sardo F., Tre poemetti giovanili di Apo- 
stolo Zeno [«L'incendio veneto * a memoria del violento incendio scoppiato 
iiUora a Venezia. 2** «La resa di Modone». S^ «I^ conquista di Navarino»]. 

(385. Mn. — XI, 6-12, 1902, e XII, 1, 1903. — Cosenza J. G., Giù- 
scjrpe Bonito [Raccoglie dati biografici e critici dell'illustre pittore nato a 
Castellamare Tanno 1707, apprezzatissimo dai contemporanei anche stra- 
nieri ; illustra alcuni lavori di lui, con 9 docc. in appendice]. 

<J86. AV. — XXV, II, 3, 1902. — Gagliardi G., Vn commediografo 
reronese del see. XVI II [Giulio Cesare Becelli, già studiato dal Bertana 
come procursore del romanticismo e dal Gorini come pedagogista. Fu coltiva- 
tore della commedia classica alieno delle innovazioni di Molièi-e]. 

(587. AV. - XXIV, IL 3, 1901 e XXV, I, 1, 2, 3, 1, 2, 1902. - Fon 
P.. / concorsi Hettoni per nocelle morali ed i novellieri che ri parfeei- 
rono [gualche elomento vi si ritrae por la storia del costume nella seconda 
metà del sec. X VII! e per la produzione di alcuni novellieri poco noti {Cont.)]. 

6S8. AnV. — 111, 1-3, 1992. — Benzoni A., I/acad/*mia drJ nobili in 
Ca' Zustinian a Venezia [Continuazione e fine, cfr. Rsl. 1902 sp. n.799: 
l'acrademia istituita nel 1766, non tramandò docc. posteriori al 1703 e 
■certo non durò oltre il 1796: è notevole la quantità di lavoro conipiuto. 
Pace, ebbe anche regolarmente la carica di storiografo affidata ciascun anno 
ad un souio|. 

689.* AV. — XXV. I. 1, 1902. — Musatti C / drammi musicali 
di Carlo (Goldoni. 

690. Rit. — CXXII, 1902, l ottobre. — Bettoni P., l'n cel^h re letterato 
Kilodiano [Mattia Butturini. sommo grecista, natu 26 giugno 1752, ^ 1817 . 

cin. Ufi. — XL 2. 1902. — Spila B., Per S. Chiara. [A pr(>|)0situ 
<l('ll;i roccn«ÌL>ii(' del numero [)reco(lente del periodico riporta 4 documenti del 
.M'c. x\ :ii i>or diiiìMstrare la ]»firte avuta nei restauri da Giovanni del Oaizo]. 



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PKBIODO DKLLÀ RIY0LUZ10M8 FilAMClCSS 261 

692. Nn. — XI, 7, 1902. Schipa3L, Per raddobbo, l'ingramh mento 
e le decorazioni dslla reggia di Napoli alla venuta di Carlo di Bor- 
boti^. Appunti d'archivio. 

693. Mn. — XI, 5, 11-12, 1902. — Del Pezzo N., Siti reali, Capodi- 
monte [Opera di Carlo di Borbone, ideata dairarchitetto palermitano Gio- 
vanni Medrano e poi affidata ad Angolo Carasale. L'A. descrive le vicende 
della villa nel sec. xvm, nel periodo della rivoluzione francese, e succes- 
sivamente fino .ai nostri]. 

694. Msh8. — XL, 1901. — Rnichet, Note sur un ordre d<? rechete 
eher Mirabeau en Savoie; septembre 1776, 

69.5. QffiP. — V, 1, 1902. ^ Yvìeàm^hnv^ ^\<, FAn Denkmal preiis- 
Fischer Toleranx in IS Jahrhundert. [Relaziono per la curia romana dello 
spirito di tolleranza verso i cattx)lici del Marchese di Brandehurgo Fe- 
derico (Juglielmo I, senza data ma dell'anno 17.S0 circa, redatta in lingua 
italiana e tratta da un ms. della Bibl. Corsini]. 



6. PERIODO DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE (1789-1815). 

61)6. AnV. — III, 2. 1902. — FerraciiiaG. B., Documenti inediti ri- 
ffrentisi aita storia della provincia di Belluno: te note di due curati 
d'Alleghe [Riguardano gli anni 1771, 1797, ISll, 1812, 1814, 181.')-18|. 

697. SNahS. — XL, 1901. — i redici ni de Sai iit-Severiii, Les me^sa- 
geric^ en Savoia en 1789 [Pubblica un documento riguardante regolamento 
«' provvedimenti degli azionisti della società]. 

698. AnV. — III, 5, 1902. — Fiam mazzo A., IJim gita di Mauro 
Boni nei Bellunese [Pubblica una lettera del bibliografo gesuita Cremonese 
a liOrenzo Masrheroni 3 agosto 1794]. 

699. Nre. — N. S. IX, 1901, 1.') giugno. — Gachot E., Les déhuts de 
Boìiaparte (1704) d4}cuments inédits [Su docc. degli Archivi di guerra, del 
Principe di Es.sling e del conte Rossi, narra la parte capitale di Bonaparte 
nella direzione delle operazioni delPesercito d'Italia nel 1793 e 1794]. 

7W. BftSI. — XXIV. 1-12 1902. — Viaggio della poetessa Federica 
Brun nei Imliaggi italiani 1795 [Traduzione italiana di alcuni passi del 
diario della scrittrice danese, dove parla del passaggio del Gottardo, poi da 
Osogna a Bellinzona, a Lugano, a Mendrisio, Locarne, Pedimonte, Cento- 
valli, Masera, da Borgnone a Masera e quindi verso Pallanza]. 

70L. Hre. — N. S. IX, 1901, 1 ottobre. — Gachot E., Le siège de Cos- 
seria IS acril 1796 [Pubblica una relazione del piemontese Birago, allora 
sottotenente della prima compagnia dei granatieri del reggimento della ma- 
rina, e vi aggiunge note su docc, delParchivio di guerra di Parigi e di 
archivi italiani]. 

702. AftL. — S. 3, XXIX, 35, e 36, 1902. — Gallavreai G., Lnrani 
F., L' invadi io ne francese in Milano (1796) [Da memorie inedite di Don 
Francesco Nava]. 

703. Mp^. — N. S., IX, 1901, 1 agosto. — Gachot Ed., Bonaparte et 
Kellermann (documents inédits) [Doiw la battaglia di Lodi, Carnet e Clarko 
comnivente Berthier, sostennero davanti al Direttorio la nomina di Keller- 
mann generale in capo delP esercito d'Italia ; l' A. pubblica lettere inedite di 
Kellermann, Clarke, Saliceti, Carnet e Faipoult]. 

704. Co. — S. 18, Vili, 1255 e segg. 1902. — Un nuovo romanxo 
storico e le sue storiche fonti: il caporale trasleverino [Anni 1797-99]. 



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*Ji\'2 8P0OL10 DKl PEEIODICI 

70,>. BasD. — XXV. 4-'). O-IO, il. 1002. — La Dalwatie de 1TU7 à 
Iiì-5, Episode des coiìqHrtes Xnpolronn'iiiir^ par l'abhc Paul Pisani 
ironhnuazione ; 11 docrj. 

im, Rft. — CXXVI. 1002, l luglio. — Conti G, Fircttxr e i Fra»- 
rt'sì Ufi ISftif [Conferenza sulK" « trilmlazioni del municipio fiorentino du- 
j Milli' la oeeupazion»' francese del 1790 •)[. 

707. PbsC. — XIV. r)4, 1002. — Colò (t.. Lo storico borni ie^e Ignaxin 
fiardea [Xatu nel 178(». f 1815, dedito allo stato e(rlesiasti<'0, rinunciò di- 
sgustato ad un beneficio nel suo paese e visse a Bologna, a Brescia; Tiii- 
^iisteiiza dei compaesani e gli ordini della curia lo rivollero arciprete a 
Burlino, dove meritò taccia di debolezza per non aver durante i torbidi ri- 
XMlii^ioiiari impedito l'eccidio di alcuni faziosi. Dedicò Topera sua sinrial- 
nunife alla storia ecclesiastica (• civile della Valle di Bormio]. 

7ns, Usi. — S. f), XLX. — Vi;suo F.. ì.a battaglia d'Aboakir narrata 
iit ffita lettera couteìnporanea ffiettera di Giovanni Forteguerri, al servizio 
d*-dl;i marina da guerra napoletana, scritta il 4 settembre 1708 a Francesco 
Hpan nocchi i*iccolomini, governatore di Livorno |. 

7o:i, Npr. — N. 8. X, 1002. 1 aprile. — Gachot E,, La bataille dt 
ì'itprfo (Docntnents iimlits) |XaiTazione della hattiiglia altrimenti detta di 
i'iissiuio. dove il 27 aprile 1700 Moreau fu battuto dal Souvarow]. 

7KL Hre. — N. 8. X. 10(>2. 1 gennaio. — Gachot E., Bataillede Ijcren. 
Premih'e rencontrc entre lia^srs et Fran^ais, [CVmibattimenti incerti AA 
2(>-2H aprile 1700 che determinarono i francesi ad abbandonare il |K)ntt' 
snirAdda, su docc. inediti francesi]. 

711. ìkre. — X. 8., X, 1002, 1 luglio. — (^nchot E., L'insarrcefiou 
tht Piemont en 171)9 {Doeanients inèdits) [Descrive colla scorta di 3 d«x<-. 
j] i^rnive movimento duramente represso). 

712. nre. — N.8. X, 1002, 15 Ottobre. — Gachot E.. Le siège ih 
Mfintttitr, dora niente inédits [L'assedio del 1709 terminato colla i-esa d»^I 
20 hi^lio|. 

7i;^. nre, — X. 8. X, 1002, 15 luglio. — Stender G., La soci et è tk 
Lneiftì Bona parte, Ple^ssis-Cliarmant et l'hotel de JJrieune [8eguito degli 
>mdi UcirA. sulla società del Consolato|. 

71 L Rfi. — ex X Vili. Iv02, 1 luvembre. — Urne Jewet S., Mary 
If'tmilton [Romanzo storico tradotto dalTinglese]. 

7\:k Rfi. — CXXVlir, 1002. l nov. — Marconi G. A/aria Carolina 
in Sifitia [Sulla scorta delle lettere (confidenziali deiremissario Giuseppe !«►- 
rullidi Siena potentissimo sull'animo della padrona e patrona regina, il qualo 
osa^Ji tii scrivere con ardita franchezza intorno agli argomenti più gelosi, narni 
^li aneddoti della vita intima della corte della Favorita di Palermo che 
ispes>r volte si trovava in contrasto con quella del Cassero ovvero sia di 
Fi^rdmando a Palazzo Reale. Xotevole l'apprensione del 1710 per la temuta 
e minacciata spedizione di Murat in Sicilia]. 

7H>. AnV. — III, 6. 1002. — Al pago Novello L., Fautoni per Fan- 
tuwi [Dimostra che l'ode del Fantoni la quale figura nelle varie iHlizioni 
come dettata |>er la morte di un ufficiale morto in battaglia contix) i fran- 
cesi fu invece scritta per onorare la memoria del bellunese Uius. Fantuzzi 
morto sotto il Massena a Genova nelPassedio del 1800]. 

717. Mrc. — X. 8.. X, 1002, 1. novembre. — Le Fiorentino, ili» «ir«>- 
aairr Napoléonien [Il 1 nov. 1802 moriva a 8. Domingo il I/M'lerc che 
avevEi sposato Paolina Bonaparte dopo di averla compromessa, corno risulta 
da un biglietto del 1707 scritto dal Serbelloni. ospite di Bonaparte a Mi- 
l'irio^ al ven(»ziano Mori]. 



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PlfUlODO DKL K130B6IMKNT0 ITALIANO 2V<Ì 

718. BsSI. - XXIV. 1-8, 1002. — Vegezzi P., Xofe e documenti 
inediii di Stefano Franscini [Dati testualmente: sono scritti in italiano 
francese, accozzati alla rinfusa, notizie suH'amministrazione dei cantoni 
svizzeri dal 1803 al 1813. pensieri tilosofici sulla storia suoi e altrui, no- 
tizie letterarie ; i fascicoli 2 e 3 dei mss. contenj^ono docc. sulla politica 
interna ed estera specialmente del Canton Ticino fino al 1814, un doc. è del 
1854 {Continua)]. 

7 1 0. nre, — N. S., X, 1002, 1 fehb. - Gachot E., Le general Hugo [Sulla 
scoi-ta di documenti dà il suo stato di servizio quindi tratta di tre fatti in 
cui ebbe parte : la battaglia di Caldiero, la presa di Fra Diavolo nel 1800 di 
cui si vantava, mentre solo lo interrogò abilmente quand'era già arrestato, 
la difesa di Thionville|. 

720. PssC. - XIV, 54, 1002. — Una lettera inedita di Alessandro 
Volta. Aggiunte alte medaglie dal inatta \Ia lettera datata da Como 21 

marzo 1800, esprime al r(»ttore deirUniversitn di Pavia riconoscenza per la 
parte pressa nella sua nomina a senatore]. 

721. AV. — .\XV, r, 1, 1002. — B5hm A , Xoliue sulle rappresen- 
taxioni drammatiche a Padova dal i787 al ITU? [Cont. cfr. Rsl. 1002, 
sp. n. 504: notevole per la storia del costume, specialmente per gli anni in 
cui Padova era rimbalzata dai Fran(;esi iigli Austriaci alternativamente ed 
il teatro mancipio dei dominanti doveva instillare nei cittadini il fiore dei 
sentimenti repubblicani o la quintessenza degli o])posti. L'A. dà Telenco delle 
rappresentazioni colla data per ciascuna, il nome deirautoro e la sua fortuna]. 



7. PERIODO DEL RrSORGIMENTO ITALIANO (1815-1900). 

722. RAr. — IH. 1002, ottobre. - Gomez A., La re-stauracion d^ la 
eseolastica en el siglo XIX [Considera il movimento tomista dalla metà del 
s«»o. si)ecie a Napoli, a Perugia e Bologna, Tuniversità romana, il gesuita 
Tongiorgi, l'atteggiamento di Pio IX e Leone XII l]. 

723. Be. — S. 2, III, (58, 1002. — Il cardinal Pietro Marini [Ne ri- 
])orta il ritratto e quello della madre di lui, opera del Canova]. 

724. AnV. — III. l e 2, 1002 — Ferraciiia 0. B., Lettere inedite 
dirette a }fons. Bartolomeo Villabruna da 'dotti ammiratori ed amici 
[Sec. XVIU e XIX (Continua)]. 

725. AsI. — S. 5, XXX, 3, 1002. — Zanichelli D.. La re^tauxione au- 
striaca a Milano nel 1814 [Larga rassegna del volume di Francesco Ix^mmi]. 

72G. Ce. - S. 18, V-VIM, 12.37, 1230, 1241, 1243, 1250 1002. — 
// congresso di Vienna e la Santa Sede. — La sorranità del Papa e i 
marrani di tutta Europa nel 1814. — Pio VI f e Gioachino Marat (gennaio- 
aprile 1814) — La prima resta uraxione del Papato in Roma [Sulla scorta 
ili docc. pubblicati e di altri vaticani inediti, descrive le traversie ch'ebbe 
a subire il Pontefice, quando dopo la battaglia di Lipsia fu rispedito da 
Napoleone in Italia ancora nelle formo di capti vo, le ottime disposizioni 
tiei sovrani alleati, compresa T Inghilterra verso di lui (mette in dubbio l'au- 
tenticità del trattato segreto firmato a Praga il 27 luglio 1813), le mene di 
Gioachino Murat e i pretesi accordi di costui cogli alleati riguardo agli 
stati i>ontifici sconfessati dal plenipotenziario austriaco I^bzeltern. L'A. 
studia quindi l'opera riordinatrice del Card. Rivarola nel restaurato dominio]. 

727. Co. -^ S. 18, VI, 1245, 1002. — Missione a Parigi di Monsignor 
<Ìella Genga e del cardinal Consalri (maggio 1814) [Il della (ìenga aveva 
per i.^truziono come nunzio di felicitarsi con Luigi XVI II e di tutelare a 



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SPOGLIO DEI PERIODICI 



nhtìw di S, B. gl'interessi della religione, com^ inviato di reclamare la re- 
Htitu/Jone degli antichi dominii della S. Sede, far conoscere agli alleati 
le iriiie palesi di Marat di farsi acclamare sovrano degli stati delia 
Chiesa ; giunse a Parigi il 29 maggio, a])])ena in tempo per conferire tol- 
rinijieiatore d'Austria, col Re di Prussia e col Metteruich; tre giorni 
dojiO giuiisf) il Consalvi, ma eni ratificato da due giorni il trattato per cm 
fu dei:jK;i la sorte di Avignone e Venassino e pregiudicata in parte a favore 
di'irAiistriÈi quella delle legazioni mentre rimaneva sospesa la questione 
ik-ìlv ilnrciie]. 

:-,^S. Co. — S. 18, VI, 1247 e Vii, 1250, 52, 1002. ^ li Cardnmle 
CfJttJ*ali't a Londra neWanno 1S14 {IO ginyno-T luglio) [Dopo iKK-hi 
giarni di residenza a Parigi il C. si recò a Londra dove si trovavano i so- 
^ rimi confederati; ebbe colloquio col Metternich e sopratutto col priiR'i|K) 
re^r^eiitfc' d' Inghilterra il quale promise il suo favore per la restituzione 
d*'j:li stati al Papa. Sono importanti: 1° la relazione della conferenza tX)n 
lini Castlereag in cui questi promise appoggio al Papa e lo domandò a 
sua v<dta per la distruzione della tratta dei negri facendo in cambio pm- 
|Kisiiii(>rii diplomatiche e religiose circa 1 emancipazione dei cattolici; 2" la 
n laz]L>tii' dt41o stesso Consalvi e i giudizi i)rudenti sugli aifari occlesiastiti 
di irirlaiida. Scozia e Inghilterra; le quali relazioni provocarono una comu- 
ne viìììu in- dai Cardinale Pacca ad una congregazione di cardinali]. 

T'iV*. Ce. — S. 18, VII, 1254, 1002. — La restaurazione religiosa in 
Francia Nel 1S14 [Riguarda naturalmente lo relazioni della S. Sede e dol 
C'U}s:dvi colla nuova monarchia]. 

~.m. AsI. — S. 5, XXX, 3. 1002. — Pelis!«ier L. G., Alcuni doee. 
del/fi p't/iiia Toscana intorno a Sapolemic nel iS14-lS15 [Complemento 
ai dotn". del noto voi. del Livi: gazzettino e lettere di Gio. Fabbrini]. 

73 L JIsL. — S. 8, XXIX, 8.'), 1002. — Flecchia G., Fo^^colo e Borsim 
(nel e itttfft fi tenario della morte di Pietro t.) [Due lettere di Luigi Pellico 
e una di Silvio P.] 

732. Co. — S. 18, V. 1237, 1002. — Pietro Maroneelli non fndrìa- 
toreY [Ricorda il fondamento delPaccnisa precisa dello Zaiotti nel l834 sotto 
forma di sfida, confermata dal Cusani nel 1873, da E. del Cerro, dal I'. 
KiiiiLTi, a proposito della difesa di <j. (ìiuriati, di A. Luzio, di K. Renier]. 

733, Co. — S. 18, V. 1545, 1002. — Pietro Maroncelli e la rerifà 
sinrien [Replica ad una risposta del Luzio ((ìiornale d^ltalia 21 marzo It><J2l 
all'art n-ulo precedente]. 

734, AtiV. — IIL 3, 1002. — Roberti T., Alennc lettere inedite di 
(iioen/t/u Battista Brocchi [Alla contessa Fiorini Marzanti, discepola del na- 
tundist:i. datate del 1821-24J. 

735. Ce, — S. 18, Vili, 1255, 56, 57, 1002. — / eostituti del Conte 
Con fif ioni fri [Rifacendosi alle controversie tra gli storici Enrico Misley (1831 ) 
e Paudi* Zaiotti (1834) pubblica i pjissi della relazione originale di Antonio 
Salvorti non ap])arsi nella gazzetta milanese dei 22 gennaio 1824 e riguaiiianti 
la part*'('i[uizione del C. alla congiura anti-austriac-ii per la Federazione italiana. 
Iif^r preparare la guardia nazionale e la giunta di governo dopo la vittoria, 
p*.'r la cliitimata del nemico (1?^ Riferisce inoltre testimonianze di magistrati in 
Milano intorno alla pubblicazione della condanna del C. e susseguita i)ermu- 
tazknw didla pena di morte; vagliando i giudizi degli scrittori moderni sul «'. 
(iomaiìLt la pubblicazione dei costituiti i quali esistono sempre ; sulla scorb 
sopr?jtiifhj dello Zajotti annulla la tradizione pietosa del cuscino di Teresa 
Coni., invenKione Maroncelliana, e tratta poi delle relazioni del C. col 
Mnttnniirh prima e dopo il colloquio di Vienna, delle quali nulla lienetra- 



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PERIODO DSL RISORGIMENTO ITALIANO 265> 

reno gli antichi compagni del Conto, ma ebbe bensì contezza la diplo- 
mazia come quello che miravano a scoprire non la parte di Carlo Albeito- 
coi Carbonari già dichiarata nei costituti bensì Taziono delle sette euroi)ee 
e loro ramificazioni in Italia]. 

780. Rn — CXXVll, 1902, IG ottobre. — Bandiiii C, // Leopardi 
alla ricerca d'impiego [Su documenti inediti TA. narra le pratiche fjitte 
dal L. nel 1825 ])er ottenere il posto di segretiirio all'accademia di bello 
arti in Bologna, città a lui prediletta: lo asi)irazioni del P. furono racco- 
mandate dal Hunsen a Roma e caldeggiate dal cardinal Somalia e dallo 
stesso Leone XII fattone consapevole; ma egli aveva a comi)etitorc untai 
Tognetti protetto dal card. Benvenuti ed ebbe il colpo di grazia dal card. 
Galeffi, il quale «informatosi delPindole e della condotta del L. » avendo 
questi « benché con molta astuzia fatti trapelare i suoi sentimenti assai fa- 
>vorevoli alle nuove opinioni morali e politiche, in odi italiane.... è d'av- 
»viso cho non sia cosa prudènte impiegarlo in Bologna, lontano alquanto 
odagli occhi del governo che può sopra vegliar lo; così opinerebbe che fosso 
»oc*.'upato in Roma nella Vaticana come scrittore o in altro modo dove po- 
etesse sviluppare meglio i suoi talenti e insieme esser tenuto con ritegno e 
svegliato nella sua morale e politica condotta»] 

737. Rn. — CXXV, 1902, 16 maggio. 1 e 16 giugno. — Grabinski G., 
Iai Duchessa di Beìty [A proposito del volume del Tìiirria sulla principessa 
napoletana. Maria Carolina, che dopo Tassassinio del marito e la rivoluzione 
di luglio 1830 riparò in Italia, dove sposò morganaticamente il Conte Et- 
tore Lucchesi Palli, nobile siciliano: con costui visse a Massa Carrara donde 
preparò quella infelice impresa che fu Pinsurrezione della Vandea, senza che 
riuscisse a stimolare in suo favore lo zelo dei sovrani italiani sollecitato 
invano. Carlo Alberto, in cui particolarmente sperava, ebbe sincera sim- 
patia per la s])edizione, ma non seppe o non potò recarle aiuto al pari degli 
altri sovrani d'Europa. Dopo la prigionia visse la Duchessa fino al 1870 
afflitta dalla fortuna di \ ittorio Emanuele a danno della sua famiglia a 
Parma e a Napoli J. 

7.88. AnV. — III, 6, 1902. — Serena A., Un salotto classicista ve- 
nexiano [La contessa Lucrezia Mangilli-Valmarana accoglieva nel 1831 allo- 
sue conversazioni Emanuele Antonio Cicogna, il poeta satirico Pietro Buratti, 
Eugenio rosa pittore, Alberto Guillon musico, Pier Aless. Paravia, Gius. 
Coletti poeta vernacolo, il conte Urbano Pagani Cesa tragico, l'ottantenne 
abbate Angelo Dalmistro parroco di Coste d'Asolo]. 

7.39. TphEA. — XXIII, 1-2, 1901. — G. M., Une lettre inedite d'Ip- 
polito Rosellini [Da Pisa, 14 luglio 1844, all'abate Paohà, in cui tratta di 
un idoletto egiziano]. 

740. Rn. - CXXIV, 1902, 16 marzo e 1 aprile. — DiRevelG., Carlo 
Alberto [Sulla scorta si)ecialmente delle lettere di Carlo Alberto al conte di 
Revel continua il racconto degli atti del Re dopo 1 -armistizio Salasco fino alla 
abdicazione: C. A. avrebbe voluto abdicare già il 13 agosto del 1848. L'A. 
si sofferma sulla composizione del ministero Alfieri, sulla mediazione of- 
ferta il 15 agosto dalla Francia e Inghilterra accettata da Carlo Alberto e poi a 
stento dall'Imperatore senza cho si venisse a conclusione ; .sullo pratiche per la 
nomina dello Chzarnowski capo di stato maggiore e, per intromissione della 
Federazione Italiana, del Ramorino al comando della divisione lombarda, sulla 
costituzione dei ministeri Gioberti e Chiodo, nonché l'opera imprudente del 
ministro BufTa a Genova nel die. 48: a Geno^'a mirava poi durante la cam- 
pagna di portarsi il Ramorino colla sua divisione allo scopo di farne centro 
nella rivoluzione; chiude lo studio con aneddoti sul dramma di Novara]. 

741. Rn. — CXXV, 1902, 16 maggio. — Oxilia G, Cnrtatonc e Monta- 
nara [Descrizione delli battaglia]. 



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:^no 



SPOGLIO DKI PKKIODICI 



742. Rfi. — rXXVll, 1002, IG sctt., l. Hi uttoV.io. — Grabinskì (i., 

C'ifìit de Montaleinbf'ì't, lotte religiose e politiche sotto il regno di Luigi 
Fffippo e la Repubblica Francese del 1S4S [A proiiosito del volunit' del U*- 
t'uiiiirt: tratta anche della (luestione dei gesuiti protetti dal M., sotto il 
[•apato di (Jregorio XVI]. 

T43. AnV. — IIL 0, 1002. — Bullo C /acopo Zennari, segretario 
gitterale del gorcrno pror risorto di Venexia nel 1848-1849. [Esulf col 
Manin, trasportò i pili preziosi doec, scamiK:> agli arresti nel ISÓl), jiiiiio 
Iti Olii morì a Firenze. Tre dooc. in appendice]. 

744. BttSI. — XXIV, 11-12, 1902. — Un ministro delle finanxed'I- 
fftìift oriundo ticinese, [Saverio Vegezzi, ministro di Vittorio Emanuele II 
IH I 18(31]. 

745. Rr. — CXXVj. 1002, 1 luglio. — Mazzoni E., Le feste R0S.ÌÌ' 
iifttne, lettere inedite di iì, Rossini^ [Ricorda l'inaugurazione del monu- 
iiiritto in Santa Croce e le vicende di (luesto ; pubblica oltre un' ode d<^l 
(liidre Cìius(^ppe Manni, dodici lettere del K. a Pietro Komani tra il LS4') 
e il ISOG]. 

740. SS^f- — li. 1, 1002. — Ferraciii A., I^a presidenxa del couifiglio 
dri ministri all' costerò ed in Italia [IVr l'Italia trattai (§S8e segg.) delle 
fiitistioni del Presidente dai decreti del 1S.">0 e 18G7 fino alla riforma Di'- 
l^nrìs del KS70 e della successiva evoluzione giuridica fino al lOOlJ. 

747. Rn. - CXXV, 1002, 10 giugno. — Valle P., yeWannircrsnrio 
dt Cnstoxa 1865-60 ; ricordi. |I/A. nel ISG') svolse un tema che il ministro 
avi va assegnato al generale Cerale, in base al fjuale fu assegnato un co- 
Mìùiido di divisione combattente a costui che aveva doti personali e supeva 
iiliiiidire ciecamente, ma non sapeva interpretare ragionevolmente gli or- 
ditij. come dimostrò nella giornata di Custoza, commettendo errori che l'A. 
einiiiiera: in questi ebbe forse qualche parte anche il suo capo di stato mag- 
gitutì, il maggiore Billi, bravo uflìciale ma non adatto per tale generale], 

748. Ce. — S. 18, Ill-VlIl, 1001-1902. —Autobiografia di un supcr- 
mtmo [Komanzo storico con aneddoti e apprezzamenti sui fatti del risor- 
gniìento italiano dal 1880 al 1870]. 

749. Rn. — CXXVIII, 1902 1. Novembre. — Giacosa P. La sintesi 
di nn regno [.\lla memoria di Umberto I®] 

7r>0. Co. — P. 18, VII, 1253, 1902. — Una corona commemoralira 
sidìa breccia di Porta Pia [-arcasmi sull'amministrazione del Comune di 
ftonia dal 1870]. 

751. AnV. — III, 2, 1902. — Ravà G., Nicolò To/wwd^co [Riassume 
in lirevi cenni la vita e le benemerenze], 

7rì2. Usi. — S. f), XXIX, 2, 1002. — Tamassia "S., Luigi Alberto 
Frrrai^ [Necrologia], 

75H. Usi. — S. 5. XXIX, 1, 1002. — Lupi C, Cesare Paoli [Biografia 
ed elenco degli scritti], 

7:4. AsL. — S. 3, XXIX, 3fi, 1002 — Novati F., Com memora x ione 
di (taetano Xegri^ [Inserita negli atti della Società St, liOmbarda, con 
lettere dell'estinto, intercalate]. 

7ri5. AsL. — S. 3, XXIX, 35. 1002. — F. N. Luigi Alberto Ferraj 

[N'tHrologio con bibliografia]. 

7ri*) Nn. — XI, 2, 3, 1002. — lìMMnoY.., Domenico Morelli {coni.) 
1:h. Rn. — CXXVIl, 1 settembre. — Biraghi P., Guido Pararicini 

[Commemorazione delPingegnore costruttore, già garibaldino, morto nel 

luglio 10O2]. 



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PERIODO DEL RiSOROlMKNTO ITALIANO 207 

758. Rn. — CXXVII, 1902, 1 settembre. — Sommari va C, // gene- 
rale Ferrerò [Necrologio]. 

759. Rn. — CXXVl, 1902, 16 agosto — Morando G. In morte del se- 
jiatore Gaetano Negri. 

760. Rn. — CXXV, 1902, 1 giugno. — Vitali L., // teneìite generale 
eonte Egidio Osio, [Conni necrologici]. 

761. Rn. — CXXV, 1902, 16 maggio. — Cornelio A. M., Per Antonio 
Stoppani [Riporta alcuni giudizi o insiste per un monumento a Lecco]. 

762. Rn. — CXXV, 1902. 16 maggio — Di P. S. E. Car. Don Serafino 
Bertoglio Parroco della R. Parrocchia Palatina S. Gottardo di Afilano. 

r63. Rn. — CXJCIX, 1902, 16 novembre. — Faldella G.. In artista 
francescano [Parole dette neiroccasione dell'inaugurazione del busto di 
Giuseppe Maffei a draglia Biellese noi 1902]. 

764. Rn. — CXXlX, 1902, 16 dicembre. — Del Lungo I., Vn edu- 
catrice italiana [Marianna Mojolarini, nel cinquantesimo anniversario della 
fondazione deiristituto materno di Firenze]. 

765. S8a. — II, 1, 1902. — Ferraciu A., Gaetano Mar iotti [Profoii- 
sore di diritto nell'Uni versiti di Sas.sari, f 6 febbraio 1902]. 

766. Rn. — CXXIX, 1902, 1 dicembre. — Guerrieri L., // Barone 
(iiocanni Ricasoli Firidolfi. — Gallavresi G., // prof. Contardo Fer- 
rini. — Sommi Picenardi G., // Duca Guido Visconti di Modrone 
[Necrologie]. 

767. Rn. — CXXV e CXXVl, 1902, 16 giugno, l. 10 luglio. — 
Kumor S., D. Giuseppe Fogaxxaro^ la sua vita e il suo tempo. — Fo- 
gazzaro A., // mio primo maestro [D. Giuseppe F., nato a Bergamo 
nel 1813, fu in relazione con Kosmini, con Ferrante Aporti; datosi al 
movimento patriottico nel 1848 dovette abbandonare Vicenza dovVra cano- 
nico e professore, passò a Roma, poi in Toscana donde fu sfrattato ; 
alcune lettore di lui riprodotte dall' A. descrivono le burrasche di quei 
giorni. Nell'inverno 59-60 fu arrestato a Vicenza per arbitrio della polizia 
austriaca e condotto a Venezia ove fu trattenuto fino a maggio ; salutò 
f«5stante la liberazione della Venezia: ebbe cariche filantropiche e fu direttore 
delle .scuole femminili di Vicenza]. 

Caulo Contessa. 



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III. 



U\m RECENTI DI STORIA ITALIANA*^^ 



1. STORIA GENERALE. 



A. Metodioa, bibliografia, arohiTif, musei, indioi. 

2U*Ì. * Arf'hìclo di Stato in Siena: La sala della mostra e il museo delle 

tavolHte dipinte della Biccherna e della GabeMa, Iii-S, p. 00, illustr. 

Siena, L. I.,azzeri, 1903. 
2(^7. * Calvi E., Bibliotr/*a di bibliografia storica italiana, Roma, 

E. I^j.^^clicr e C, 190B. 
20K, * C 'Oì^giola G., Proposta di reintegrazione nella sede naturale dei 

fondi farnesiani degli archici di Napoli e di Parma. In-8 gr., p. 11. 

Fratu. tiiachetti, 19Ò8. 
20!) , * FÌ4>ririi N., Dei lavori preparatori alla nuova edizione dei Rerum 

italintntm Scriptores, In-4, p. 58. Città di C^istello, I-Api, 1903. 
210. * (leritile G., Contribution à Vkistoire de la méthode historiquf. 

h\-H, p. 24. Paris, I^opold (Jerf, 1003. 
'211, * Indie*" tripartito della Rivista di storia^ arte e archeol, della prov. 

d\Aft'ì<stiHdria, In-8 gr , p, 119. Alessandria, G. M. Piccone, 1903. 
212, * I^oiie A., La storia educativa. Conferenza. In-8, p. 21. Fos.sano, 

M. Kovsotti, 1903. 
21^j. * Malfatti B., Sulla necessità di una geografia dell'Italia medioe- 

mì*\ In^S, p. 14. Firenze, Rivista geografica italiana, 1903. 

214, Meiigliini E., Indici del Bollettino storico pavese diretto da A. Ca- 
migiitt Sangiulianij e delle Memorie e documenti per la storia di 
Paria e del suo principato dirette dal sac. P. Moiraghi. In-8, p. 104. 
Pavia, fiat. Fusi, 1902. 

215. * MÌHt'dlanea fiorentina di erudixione e storia diretta da I. Del 
Baditi. Indici dei volumi I e II. In-8, p. xxiv. Firenze, I<andi, 1902. 

2 Hi. * Moschetti A., // Museo civico di Padova. In-4, p. 176. Padova^ 

Pròsperi Ili, 1903. 
217. * Retffxione della R. Deputax>ione di storia patria per le provineie 

moiìenrsi al Congresso internai, di scienxs storiche. In-8, p. 24. 

Modina, Vincenzi o Nipoti, 1903. 
2iH. * Rizzoli L., I sigilli nel museo Bottacin^ Vili. In -8, p. ll.(Estr. 

<Ìal Boll, del Museo oiv. di Padova, V, 9-10). Padova, società Cooper. 

ripogr., U)02. 



(1) 1 libri Regnati con asterisco (') furono mandati alla Rivista, e saranno 
arjLTumento di si)eciale recensione o nota l)ibliO{?raflca. 



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STORIA QKNEBALE 269 

210. * Scaramella G., L'archirio del coUeyio Cicognini di Prato. Indice. 
In-«, p. xiv-29. Prato, Giachetti, figlio *e C, 1903. 

220. Scota N. B., Considerazioni sul materialismo storico. In-8, p. 187. 
Bologna, Treves, 1903. 

B.' Storia della chiesa» dell'arte, del diritto* 
delle lettere, del costarne, miscellanee. 

221. Arallani V. A., Pei regni deWarte e (Ulla critica. In-16, p. 239. 
Torino, Eoiix e Viareugo, 1903. 

222. Btadego G., Discorsi e profili letterari. In-8, p. 287. Milano, 
Cogliati, 1903. 

223. Barbar K., Monumenta Germaniae et Italiae typographica. Leipzig, 
Harrassowitz, 1903. 

221. Comba E., Donne illustri italiane proposte ad esempio alle giovi- 
nette. In-10, p. xv-200. Torino, Paravia e C, 1002. 

225. * Dolcetti G., Le bische e il giuoco d'axxardo a Venexia (1172-1807). 
In-8, p. xnr, 287. Venezia, Manuzio A., 1903. 

226. Donazzolo P., Storia della geografica. In-S, p. 236. Feltre, Castaldi, 1902. 

227. * Ferracina G. B., Documenti inediti Hferentisi alla storia della 
provincia di Belluno. (Estr. dall'Antologia veneta, IH, 1-6). In-8, 
p. 58. Feltre. stab. P. Castaldi, 1903. 

228. * Fouillée A., Esquisse psychologique des peuples européens. In-8, 
p. xix-:)50. Paris, Felix Alcan, 19Ò2. 

229. * Gallerie (Le) nazionali italiane. Notizie e documenti. Voi. V. 
ln-4, ili., p. viii-392. Koina, Unione cooperat. editrice, 1903. 

230. * Giovanni ni G., Le donne di Casa Savoia. Seconda ed, riveduta e 
aumentata, con ritratti, ln-8, p. xii-4r)2. Milano, L. F. Cogliati, 1903. 

231; GourdanltE., U Italia pittoresquc. In-8gr., p. 311. Paris, Hachette, 1903. 

232. Magni B., Storia dell'arte italiana dalle origini al secolo XX. 3 voi, 
In-8 gr., p. r)49-6 17-862. Roma, officina poligrafica romana, 1900-1902. 

233. Masi E., Donne di storia e di romanzo. In-16, p. 401. Bologna, 
Zanichelli, 1903. 

234. Manri G., Storia ecclesiastica. Parto II. (Da Callisto II a Leone XIII). 
Voi. 11. In-8, p. 409. Milano, tip. S. Giuseppe, 1902. 

235. * Natali G. o Vitelli E., Storia dell'arte con 243 iUustraxioni. 
In-8, p. 548. Torino, Roux e Viarengo, 1903. 

236. * Negri G., Segni dei tempi: profili e hoxzHti letterari. In-ICT, 
p. xxxi-454. Milano, U. Hoepli, 1903. 

237. Pepere F., Lezioni di storia del diritto italiano^ compendiate da 
F. Degni. Disp. 1-2. ln-7, p. 1-16. Napoli, Cozzolino e C, 1903. 

238. Raccolta dei pnincipali trattati e convenzioni riguardanti la fron- 
tiera italo-svizzera (Canton Ticino). In-8fìg., p. 197 e 10 tav. Firenze, 
Istituto geografico militare, 1902. 

239. * Ratzel Fr., !*olitische Geog rapine oder die Geògrapkie der Staaten.^ 
des Verkehre^ und des Krieges. ln-8 gr., p. xvii-838. Miinchen, 01- 
denbourg, 1903. 

240. Rohertston A.. The roman catholic churcli in Italy. In-8, p. 272. 
London, Morgan and Scott, 11>03. 



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270 



LIBRI RKCENTl DI STORIA ITALIANA 



*241. Salvìoli G., Manuale* di storia del diritto italiano dnllc ìneasioni 
grrmauiche ai nostri giorni, ln-8, p. xxii-017. Torino, Unione ti|)ogr. 

editrice, nm. 

L'42. * Sepulcri, Novatì. Nogara, Sa1il>adini, Ratti, Motta, AinbrosoU, 

Roma e la Lombardia. ( Miscellanea di studi e documenti ). ln-8, 

p. HX). Milano, Castello Sforzesco, 1903. 
*^43. Trabalza €., Studi e profili. In-l(i, p. 338. Torino, Paravia, 1902. 
244. * Urbini G., Disegno storico dell'arte italiana. Parte I, dal se<\ 1 

al XV. ln-16, p. xii-115. Torino, ii. B. Paravia e C, 1003. 
*J4ó. Venturi A., La Madone. Reprcsentations de la Vierge duns l'art 

italien, ln-8, p. ix-445 avoc grav. Paris, Gaultier, Magnier et C, 1903. 
'24<>. Zaniclielli D., Politica e storia: discorsi e studi. In-10, p. 521. 

Bologna, Zanichelli, 1903. 

C. Oomuni, oliiese, famiglie. 

J47. Aiisidei V., Xuopì appunti per la storia delle famiglie perugine 
Baglioni e Degli Oddi. In-S, p. 42. Perugia, Unione» tip. cooper.. 11KV2. 

248. Beltrami L., La Certosa di Pavia. 2* ediz. Jn-4, p. 8, e 45 U\. 
Milano, Hoepli, 1903. 

219. Cianci di Leo Sanse veri no R., Genealogia di Ercole Sanserrrim 
barone di Calcerà e suoi discendenti ln-8, p. 17. Napoli, Di Gen- 
naro, 1902. 

250. Douglas L., À history of Siena. Roy. In-8, p, 52(3. London, Murray, 1903. 

251. * Gabiani N., DeW antica insegna del Comune di Asti (Estr. dalla 
Kiv. di storia della prov. di Alessandria). In-8, p. 8. Alessandria, 
a. M. Piccono, 1903. 

252. Gardner E., The story of Siena and San Gimignano. Ju-8, p. 4(H). 
I/)ndon, Dent, 1903. 

253. * Ghilinl G., Annali di Alessandria, annotati, documentati e con- 
tinuati da A. Bossola. Disp. 14-22, p. 204-352. Alessandria, G. M. Pio- 
cene, 1903. 

254. Giocoli G., Xotixie storiche di S. Arcangelo di Basilicata. In-S, 
p. 71. I^igonegro, tip. Lucana, 1902. 

255. Maddalena D., Corradi G. e Dal Savio A., Glorie seledensi. lu-S, 
p. 07. Vicenza, tip. di 8. Giuseppe, 1902. 

250. Massa C, Vencxia e Gallipoli: notizie e documenti, In-8, p. 155. 

Trani, 1902. 
2T)7. Paoletti V., Sestri Levante : nuovi appunti storici. In-8, fig. p. 23, 1003. 

258. Passarin P., / nuovi nomi delle vie di Padova storicamente illu- 
strati. In-16, p. 122. Padova, Minotti, 1902. 

259. Saccani G., / vescovi di Reggio Emilia: cronotassi. 2* ediz. In-8, 
fig., p. 17G. Roggio Emilia, tip. degli Artigianelli, 1902. 

2G0. Schubring P., Bargello, Domopera^ Akademie^ Kleincre Sammlungen 

in Florenx. Stuttgart, Union, 1903. 
261. * Serena O., La chieda di Altamura, la serie de"* .^uoi prelati eie 

sue iscrizioni. (Estr. dalla Rassegna pugliese, XIX, 11-12)". ln-16, 

p. 02. Trani, V. Vecchi, 1903. 
2^i2. * Stello, MarchfJiiy nobili patrizi genovesi e nobili generiei. In-12^ 

p. 22. Genova, Pellas, liX)3. 



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KTA PBKROMANA E ROMANA 4il 

2. ETÀ PREROMANA E ROMANA. 

A. Soavi, topografia, Isorizloni. 

203. Andei'son N. and Spiers Pli., The arehitecture of Greece ami Rome. 

In-8, p. 318. Ix)ndon, Batsford, 1903. 
264. Cagnat et Besnier, lievue des publications épigraphiques relatives- 

à i'antiquité romaine, In-8, p. 46. Paris, I^roux, 1902. 
205. Fischetti L., Pompcji sonsi und jetxt. In-S, p. 90 e 32 tavole. 

Napoli, A, Gonfalone e P. Beccarini, 1903. 
200. Genin F., Sitsa antica, 3* ediz. In-8, p. 100 e 1 tav. Sahizzo, 

Lobetti-Bodoni, 1902. 
207. Kiepert H., Formae orhis antiqui, 30 karten. Berlin, Reimor, 1903. 
2^38. Man A., Pompeii: its life and art. In-8, p. .^>88. Ix)ndon, Mac- 
millan, 1903. 
209. '^Montanari T., Correzione e dif^hiaraxione della descrizione del 

Modano conservataci da Affieno. (Estr. della « Riv. di storia antica». 

N. S., VII, 10). In-8, p. 10. Padova, Prosperini, 1903. 

270. VìcìiXevV ., Austria romana. In-8, p. 102. liOipzig, E. Avenariiis, 1903. 

B. Storia generale di Roma; fatti partioolari, 
iatitnzioni. 

271. * Boxler A., Prèda des institutions puhliques de la Grece et de 
Rome ancienne. In- 12, p. xxvn-422. Paris, liBcoffre, 1903. 

272. Cantarelli L., La diocesi italieiana da Diocleziano alla fine del- 
l* impero occidentale. In-4, p. 221. Roma, tip. Poliglotta, 1903. 

273. Caroselli M., Gli stranieri nell'antica Roma, In-4, p. 74. Velletri, 
Stracca, 1902. 

274. * Caroselli G., Sulle origini dei popoli italici. In-8, p. xxi-32. 
Palermo, Remo Sandron, 1901. 

275. Kroll W., Superstizioni degli antichi, In-8, p. 04. Roma, Calzone- 
Villa, 1902. 

270. * Mommsen T., Storia di Roma antica^ trad. da Luigi di S. Giusto, 
p. 801-905. Torino, Roux er Viarengo, 1903. 

277. Rostowzew M. , Geschichte der Staatspacht in der romischen 
Kaiserxeit bis Diokletian. In-8 gr., j). 184. lioipzig, Dietorich, 1903. 

278. SaVagnone G., Le terre del fìsco nello impero romano, In-8, p. 218. 
Palermo, Virzi, 1902. 

C. Cristianesimo primitivo. 

279. * Alessio F., Controrersia intorno a S, Marxiano primo vescovo 
di Tortona. In-8, p. 19. Pinerolo, Chiantore-Mascarelli, 1903. 

280. Herchenbach W., /)eu.ic papes des Cataro mbes ( Saint Lin, Saint Ca- 
lixte). In-8, p. 287. La Chapello-Montligeon, libr. Xotre-I)amo-de-Mon- 
tligeon, 1903. 

2Sl.^Marucchi H., Kléments d'archeologie chrétienne. Ili: Basiliques et 
Églises de Rome ln-8. p. xxxtx-529. j'aris, Dcsclóo, LofebvrcM^t C. 1902. 



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'^Z UI5RI RitOBNTf DI STORIA ITALIANA 

:382. Mariiechi O., Le catacombe roìnnne sceondo gh' ulti mi studi e le 
piif recenti scoperte. I11-8, f[*i , p. 713 1 tav. Roma, l)esclée. Le- 
ft'bvio e C, 100:{. 

1*83. * Michele (P.) da Carbonara, S. Marxiano martire primo rc^copo 
di Tortona. Tradizione tortonese. Jii-8, p. 31. Tortona. Kossi. 1002. 



3 ALTO MEDIO KVO (SKC. V-XF). 

2HX, Nordeii W., Ikis Paptium and By\an%, Berlin, Bohr, 1I>0;{. 

L'85. Beylié L., f/ abitai ion byxantine, Recherclìes »ur VarcìtiteHnrf 
ci r ile des Byxnntins et non infinence en Europe. In-4, p. xv-220avoc 
f^rav. ot planches, et supplément p. x-2ì*. Paris, lieioux, 1902-1908. 

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Verona, Franchini, 1903, 

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Vicenza, Raschi, 1902. 

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Rivista stoìica italiana, y» S., il, 2. Irt 



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d'I'rhino^ sopra le fortificazioni di Vcncxia. I11-8, ]). 8G. Mantova. 
tip. dogli operai, 19()'i. 

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H'J", Weiss T., Basels Antri am Kriegen geyen Oian^iacomo de Medici, 

dem Kastellan r. Musso: liVì t-irj-ì2. In-8, "p. lOfJ. Hasel, R. Roich, lOO'^. 
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di A. Lav-arlni. ln-8, p. 10. Udine. Del Bianco, 190^. 
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3n. BiiSSUftt, Le panégyrìque de saint Charles Borromèe. In-S, j). 89. 

Paris, Soyo et (ils, 1903. 

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Gioran Francesco Sagredo. (E.str. dal N. Arci). Ven., N. S., IV. 2). 
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et ^' , 1902. 



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k_. 



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In-8, p. 388. Roma, tip. Poliglotta, 1002. 



6. PERIODO DELLA, RIVOLUZIONE FRANCESE (1789-1815). 

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Jovane, 1902. 
847. 3Iadelin L., Pie VI et la première eoalition. In 8, p. .'U. Nogent- 

le-Rotrou. Dauploy-Goiivernour, 1902. 
'MS. * Vigo F., Nelson a Livorno. Episodio della guerra tra Francia 

ed Inghilterra sul finire del secolo XVII f. In- 10, p. viii-205. Siena, 

tip. S. Bernardino, lOOB. 
340. Amabile A., 3/. Carolina, lady Hamilton e 0. Nelson nei moti 

del 17U!J a Napoli. In-8, p. 40. Caserta, tip. la Minerva, 1903. 

350. Napoléon I^>': Dernières lettres inéditesde Napoléon ì^'\ collationnées 
sur Ics fexfes et pubi ives par L. de Brotonne. T. l.er. In-8, \). xxx-500. 
Paris, Champion, 1903. 

351. Triaire P, Napoléon et Larrey. Hécits incdits d/* la Revolution et 
de l'Empire. In-8 gr., p. xv-585 et 10 grav. Tours, ^tamo, 1902. 

352. Beauregard I)., Le Maréchal Masséna, due de Rivoli^ prince 
d'Essling^ enfant de Nice. ln-8, p. 151. XÌ(mì, niiuthier et C, 1902. 



7. PERIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO (1815-1902). 

353. (libbiiis H., Economie and industriai progress of fh" century. In-8, 
p. 550. liOndon. Chambers, 1908. 

354. Enierson Ed.. A history of the nineteenth century^ ymr by year, 
3 voi., in-12. New-York, Dodd, 1902. 

355. Hodder Edwin, The li fé of a century (IHOO-IOOO). Li-8, London, 
Scvibner, 1902. 

356. .lager P., Gesehiehte de^ 19 Jahrhunderts. Mit Abbildgn. In-8, 
p. ix-756. Bielofold, Velhagon u. Klasing, 1902. 

357. Stern A., Oeschichte Europa s seit den Vertrdgen von iSló bis ^um 
frankfurter Frieden von ISTI. 3 B. Stuttgart, "Cotta -si^he Buohhaud- 
lung, 1903. 

358. * Kraemer H., Il secolo NIX descritto ed illustrato. Fase. 89-94, 
da p. 97 a p. 240 del voi. III. Milano, Società editrice libraria, 1903. 

359. * Mori A., Ce^nni storici sui lavori geodetici e topografici e sulle 
principali produzioni cartografiche eseguite in Italia dalla metà del 
see. XV III ai nostri giorni. In-8, p. 79, eon 12 ritr. Firenze, Istituto 
geografico militare, 1903. 

3(30. * Comandini A., L'Italia nei cento anni dA secolo XIX, giorno 
per giorno illustrata. In-16, disp. 36-37, p. 681-808 del voi. II. Mi- 
lano, A. Vallardi, 1903. 

361. Grana Scolari R., Sventure accadute alla città di Modica dal 1600 
al 1902. In-8, i). 55. Modica, Mazza, 1903. 

3*)2. Cirave^iia M., Cent'anni di vita narxolcse. In-S, p. 21. Clierasco, 
Raselli, 1902. 



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3tir», ■" D'Ancona A., Ricordi ed affetti. Iii-IG, pagg. 442. Milano, 

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3ti(i, ' Spadoni P., L'untrersità di Macerata nel risorgimento italiano. 

h\'H. p. 8. Fano, Montanari, 1902. 
367. Lumbroso A., Napoleone li: studi e ricerche. Parte 1. In-Ki, 

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3(J8, Muoni G., Ludovico di Breme e le prime polemiche intòrm a 

madama di Stari ed al roìuanticismo in Italia. In-8. p. IDI. Milano, 

t?<KÌotà cditr. liUr., 1902. 
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i?s:i5-t866). In-8 gr., p. 38. Cagliari, Unione Sarda, 1902. 

371. ' Vicini G., Lo stato politico delle quattro legazioni e la sommossa 
di Forlì nel i832 con metnorie biografiche d'una famiglia patriot- 
tira e nuovi documenti. In-8, p. 103. Bologna, Zanichelli, 1902. 

372. Giusti G., Dieci lettere inedite di O, Giusti: contributo alla storia 
dcffii amori del poeta. In-16, p. 70. Firenze. Liunachi, 1902. 

373. * Isola I. G., Diario dei fatti occorsi in Genova negli anni 
i8M'4S-49. In-8, p. 26. Genova, frat. Carlini, 1902. 

374. * Ili Giacomo S., // quarantotto. In-8 gr., ili., p. 52. Nafioli, Stab. 
BulfTi, 1903. 

37.'!. (fTOttanelli L., / moti politici in Toscana nella prima metà del 
arroto AVA', studiati sopra i rapporti segreti della polizia . In-8, 
p. 190. Prato, tip. siicc. Vostri, 1902. 

'olii, Horson, Précis des opérations militaire^ de Vartnéc sarde dan,s la 
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p, IO. Saluzzo, Bovo e Baccolo, 1903. 

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Tor no, i832-02j e lo slato sardo ne: rapporti colla chiesa durante 
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Vfjloiiti(«ri. lligamonti e C. 1902. 

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'21 S 



LIBRI EiTKANEI ALLA STORIA ITALIANA 



LIBRI KSTUANEI ALLA STORLA ITALIANA 
mandati in dono alla Bivi sta (1) 



1. Aiiriqiie N. i Silva F.. Eiisaìjo iìe ima bthliografìa hìiftorìca i 
jpoyrafiea de Chilc. In-S gr., p, xix-G70. Santiago do rhilt\ Jinprenta 
'Baivolona, IDOii 

2. Barbagallo C, La rorìna (ielle società elleniche a tipo spartatìo. 
Iu-8, p. 23 (Kstr. dai Hcndifonti del K. Ist. Lomb. di scienze e lotte iv. 
Serio II. voi. XXXVI. ll.M»:ij. 

3. Beiitoii E. J., The Wahash trade roiite in fhe dervlopnient of the 
old north'tresf. In-S, p. 112. Baltimore. Hopkins Press, 11)08. 

4. Brizzolara G., La Francia dalla reslauraxione alla fondaxionr 
della terxa repubhiica (1SJ4-1'S7(J). In-M. p. xx'-ODf). Milano. Hoepli. 190:^ 

5. Camus J.. La seconde tradnction de la Chinirqie de Monderiile. 
In-8. p. 20. Paris, Firmin-Didot et C, 1903. 

C. Ccitterall R. C. H.. The Second Bank of fhe l'nited Sfales. In-^, 
p. 5,38. Chicago. The University Press. 1903. 

7. Cauchie A., L'cafension de la jnridiction dn Xonce de Bruxelle^i 
aux dnchés de Liniboary et de Lnxenìbonrg cn 17SL In-8. p. 11'. 
Bruxelles, Kiessling et (.'., 1903. 

8. (/elani E., Sopra nn erbario di Gherardo Cibo conservato nella 
Biblioteca Angelica di Bontà. In-S. ]). 40. (ìenova, Ciminago. HA)-. 

0. Clinton Weaver Cli., Liternal iwprorements in Xurth Carolina 
previous to ISdO. In-8. p. 95 Baltimore, The Jolins Hopkins Press, 1903. 

10. De La Mazelière, Essai sur Vérolntion de la cirilisation indienne. 
2 tom. ln-10. p. 439-()44. Paris, libr. Plon. 1903. 

11. Denis S., Ilistoire contemporaine : La chnte de V empire, le gouver- 
nement de la défense naf onale, et l'asseìablée nafionale. T. 4.« In-N, 
p. 670. Paris, Jibr. Plon, 1903. 

12. Dickson White A., Storia della lotta della scienxa con la teologia 
nella cristianità. Disp. 18''-20''. ln-8 gr.. [i. ()80-77()-xuiii. Torino, 
Unione tip. editrice, 1902. 

13. Fisk G., Continental opinion regarding a proposed middle europcau 
Tari ff- Union. In-8, p. 02. Baltimore, The Johns Hopkins Press, 1902. 

14. Grasso G., Australiani indigeni e britannici di fronte alle svan- 
taggiose condi^Uoni geografiche del loro continente, In-S, p. 15. Roma. 
Società geogi-, italiana, 1903. 

15. Karpeles G., Storia universa le della letteratura trad. dal professor 
Valbusa con note ed aggiunte. Fase. 21-24. In-8, p. 017-751. Milane. 

Soc. editr. libraria, 19Ó3. 

16. Lavisse E., Histoire de France depuis Ics origines jusqnii la rém- 
lution. T. I, IV. V. In-S, p. 395-450-334. Paris, Hachètte et C, 1902. 



(1) Questi libri, non potendo sempre per il loro argomento formare tema 
di recensione nel coriKj della Rivista, saranno largamente annunziati nello 
Notizie tra le PtiOhìicazioui varie, quando siano relativi alla storia. 



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LIBKl K6TRANKI ALLA STORIA ITALIANA 271) 

17. Matter P., La Prusse et la réroìution de 1S4S. lu-lC, p. 304. l^iris, 
Felix Alcan, 1003. 

18. Pareto N., Bìblìofpca di storia ecoiìoinica. Fase. 20 e 27. In-S, 
Milano, Soc. editr. libraria, 1903. 

19. Piiech A., Uecherclics sur le discoiirs aitx (ìrecs de Taticn. I11-8, 
p. vii-159. Paris, Felix Alcan, 1908. 

20. Romano P., Prolegoìneni alla scicnxa dclV educazione. In-8, p. UkS. 
Torino, (}. K. Paravia, 1<K)2. 

21. Romano P.. /dati antropologici in jìedagogia. In-8, p. 7. Acireale, 
Donzuso, 1903. 

22. Sanna A., Pro Sardinia (parto prima). In-8, p. 95. Sa.ssari, Rcanu. 1002. 

23. Seillière E., Le Comfe de Ool)ine^iu et Varyanisme historique. ln-8, 
p. XLT, 450. Paris, Plon Nourrit e l'., 1003. " 

24. Stiitz U., Kirchenrechtliche Abhandlungen. 3 H. Pfarrkirchc u. Sfift 
im deutseh. Mittelalter rou H. ScÌKefer. In-8, p. xiv-210. Stuttgart, 
Fordiuand Knke. 1903. 

25. Thornstein B. VeMeu, Loan credit in inodern Business. The Univors. 
of Chicago Press, ÌiM)3, 

20. Tri vero C, La dottrina della legge naturale in Volueif. Iii-lO, 

p. ix-84. Torino, C. C'iausen, 1903. 
27. Turba G., Qe^ichichte des Thronfolgerechts in alien Jiahsburgis^'écn 

iMndern bis xur pragmatiscken Sanktion Kaiser Karls \ I (1 15(>-1732). 

ln-%S gr., p. iv-415. Wien. (ari Froiniiie. 1903. 
2S. Vertua-Gentile A., Voce materna .\\\-\(ì^\)A2^, Milano, U. Iloepli, 1003. 
20. Vidal J. M.. Un inquisiteur juqé par ses rietimes. Jean Caland et 

les Carcassona s (J'JHÒ-rJHO), Paris, A. Picard, 1903. 

30. VioUet P., Histoire des institntions politiques et adininistratires de 
la Frauee. T. 3.e In-8, p, 001. Paris, L. I^nrose, 1903. 

31. Villari P., La ^a Dante Alighieri» a Siena. Discorso. (Estr. dalla 
«^ Nuova Antologia»). In-8, p. 27. Roma, Direzione della «Nuova An- 
tolocria-, 1902. 



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«Jlp. 



IV. 



NOTIZIE E COMUNICAZIONI 



Congresso iiiteriiazioiiale di scienze storiche. — Troppo tardi sì 
puhMii-a la nostra Rivista per poter dare utili infurmazioni sul Congresso 
f;hi^ w^n siano già note per mezzo dei giornali politici e letterari ; troppo 
presto \iiv fornire un riassunto ufficiale dell'opera compiuta, che solo potili 
Lutidiinv a buon fine il Comitato ordinatore del Congrosso. Ci limitiamo 
411 indi Ei una sintesi obbiettiva, astraendo dalle questioni varie anche di 
i4irattore personale, che talora parvero agitare le pacifiche letture e discussioni, 
e d.illi^ inutili postume osservazioni. 

Il 1 aprile, in una seduta preliminare tenutasi al Collegio romano, l'as- 
«emblra dei Congressisti acclamava presidente generale il senatore pi"of. l*a- 
s<[tiiilr^ Villari, che a sua volta proponeva a vice-presidenti Adolph Harnack, 
Paul >l<jyer, James Rrice, Basilo Modesto v e Ludwig Pastor, con V intesa 
c!lie l<' Si'isioni si nominassero i loro presidenti, vice-presidenti e segretari. 
ìjd i^ezioiii furono otto, di cui talune suddivise in gruppi : l'*^ Storia antica, 
rìpigrafiìi, filologia classica e comparata; 2^ storia medioevale e moderna; 
.■>^ storia della letteratura; 4'^ archeologia, storia delParte, storia dell'arte 
musicnìe drammatica, numismatica; 5* storia del diritto, storia dello 
scienK*^ economiche e sociali; (3* storia della geografia e geografìa storica; 
7'^ stona della filosofìa storia delle religioni ; S^ storia delle scienze ma- 
tematiche, fisiche, naturali e mediche. Le sezioni l*, 2^*, 3'**, 4* (eccetto il 
gruppo dell'arte musicale e drammatica) 7* e 8* furono ospitate nelle salo 
del Collo^'io romano; Parte musicale presso la K. Accademia di S.a Ce- 
cilia, hi ^)^ nella sala del Circolo giuridico, la 0* presso la Società geogra- 
fìeii it^ilìana. 

Si cjdcola a 2400 il numero degli aderenti al Congresso e a 1800 quello 
dei presenti a Roma; non cosi numerosi, talora anzi assai scarsi, interven- 
nero allo sedute delle varie sezioni. Sebbene mancassero molte individualità 
spiocate^ tanto italiane quanto forestiere, non può negarsi che molti bei nomi 
figuravano nelPelenco dei Congressisti, tanto da potersi senza esagei-aziono 
affermare, che erano rappresentate nobilmente tutte le speciali manifcsta- 
KÌ0111 degli studi storici. L'azione del Congresso si ò esplicata tra il 2 e il 
*J aprilo in un'infinità di comunicazioni letture, di cui non è possibile 
dare Pelonco e ancor meno indicare il valore, e nella sommaria discussione 
di Hlouni temi, di cui sarebbe stato opportuno far conoscere almeno la 
forinola con le conclusioni del Relatore prima del Congresso. Il numeroso 
elen» lì vorrà dato dagli Atti ufficiali con le relative votazioni, che augu- 
riamo |MiKsano avere qualche effettivo risultato. — Come saggio indicheremo 
1 tenu discussi nella sezione 2a : Nevati, Per la pubblicrttìone del « Corpus 
insenptiorum italicarum mcdii aeri*; Schiaparelli L., Proposte per la 
puhhUcaxione di un i^ Corpus chartarum Italiae»; Gerola, Sulla isti/n- 
xknir tlì un museo veneto levantino in V'enexia: Gorrini, Opportunità 
di un roord inamento delle norme legislatice e consuetudinarie rispetto 



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NOTIZIB K COMUNICAZIONI 1^81 

alla eonsuHmione e pubblieaxlone dei documenti degli archivi di Staéo^ 
riferentisi alla storia recen'e e contemporanea; Frédericq, Blok, Gertz, 
Bresslau, Sagnac e Monod, Altaniira, Putuam, L'insegnamento della storia 
nei diversi Stati e nei cari ordini di scuole. 

11 Congresso fu apeilo solennemente in Campidoglio alla presenza delle 
LL. MM. il Re e la Regina dMtalia; subito dopo inauguravasi la parte 
centrale della Forma Urbis nel cortile del palazzo dei Conservatori, ove 
il rettore dell'università di Berlino, prof. Gie^ke, presentò il dono di S. M. 
l'imperatore di Germania, consistente in 4 volumi di fotografie di autioJii 
monumenti romani. In occasione del Congresso fu pure preparata una 
Mostra di topografia romana nella Biblioteca Vittorio Emanuele ; in onoro 
dei Congressisti il Municipio allestì un concerto di musica sa(jra iil teatro 
Argentina, un solenne ricevimento nelle salo capitoline, l'illuminazione del 
Colosseo, la visita al monumento a Vittorio Emanuele II; il Ministro della 
pubblica istruzione invitò i Congressisti air esame dei lavori del foro ro- 
mano sotto la guida deirarchitetto Boni, e all'inaugurazione della Rampa 
imperiale dal Foro al Palatino; e S. M. il Re offerse un pranzo all'ufficio 
di Presidenza e ai delegati eìiteri. 

Il Congresso storico fu occasione di molto pubblicazioni, taluno delle 
quali saranno argomento di speciale esame da parte della Rivista storica; 
ci limitiamo per ora ad accennare quelle che ci furono cortesemente favo- 
rite. Già abbiamo ricordato nel fase. 4® del 1902 Vindice d-dV Ateneo Ve- 
neto^ la lìelaX'ione della Commissione senese di storia patria, il Rendi- 
conto della Società ligure di storia patria^ il Rapporto della Società 
storica subalp na, la relazione dei proff. Caron e Sagnac sopra L'État 
artucl des études d*histoire moderne en France, — Ora aggiungiamo : 
1' L'indice tr' partito della Rivista di storia^ arte e archeologia della 
provincia di Alessandria dal 1892 al 1901; 2^ La relazione della R. De- 
pufaiione di storia patria per le province modenesi; 3'* (ili Irulici 
delle pubbliccixioni sulla storia medioevale italiana raccolte e re-cen- 
site da Carlo Cipolla nel Nuovo Archivio veneto, per cura di Giuseppe 
Giorno; 4® L* Indice dell' Archivio del Collegio Cicognini di Prato com- 
pilato dal prof. G. Scaramella: 5'* L'Indice della Miscellanea fioren- 
tina di erndixione e di storia; 6'' Li Relazione del cav. Antonio 
Jatta sulVoperct della Commissione provinciale di archeologia e storia 
patria di Bari nel ventennio 1882- 1902; ?• // Catalogo tripartito della - 
bibliografia finora pubblicata sulla storia generale e particolare d'Italia 
di Emilio Calvi; 8* L^ Introduzione aH'Mdics generale della Rivista 
storica italiana. — In analogia con queste pubblicazioni debbono essere ri- 
cordati il volume di Nicolas Aurique e Ignacio Silva intitolato Ensayo de 
una- bibliografia historica i jeografica de Ch'ile; lo studio del dottor A. 
Moschetti su La funzione odierna dei musei civici nella vita munici- 
pale italiana; la proposta del prof. Medardo Mori ci Sul contributo del 
ministero della P. /. alla biobibliografia degli scrittori italiani; la Pro- 
posta del dott. Giulio Coggiola di reintegrazione nella sede naturale dei 
fondi farnesiani degli Archivi di Napoli e di Parma, il Nuovo saggio 
di catalogo ragionato delle edizioni barberiane presentato dal comm. Piero 
Barbera; la memoria postuma di Bartolomeo Malfatti Sulla necessità di 
una geografia dell' Italia medioevale; l'elegante illustrazione, offerta dal 
K. Archivio di Stato in Siena, La sala de la mostra e il Museo delle 
tavolette d p'nte della Èiccherna e della Gabella: e lo splendido volume, 
curato dal prof. A. Moschetti, // Museo civico d. Padova^ minutamente 
descritto e squisitamente illustrato. 

Al Congresso puro furono prese itate altre notevoli pubblicazioni. — 
Breve per mole ma caratti^ristica per il «contenuto la Protocarta comitale 
Sabauda del 2 aprile lOOH^ curata dal barone A. Manno por incarico della 



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l^S? NOTlZiK K COMUNICAZIONI 

Dopiitazioiio di storia patria ])or le antieho provinoif o la Lomhaniia. e 
|)re-;eiitata a S. M. Vittorio Einanueh' III il 2 aprile 11)03. inauj^urandoM 
in ('ainpido<:lio il Cjnjjrosso storico internazionale. — Coniplossa la Mistd- 
Innea di .sfudt r (/octimenti offerta dalla Soeietà storica lombarda, fwii 
j»rejL;evoli studi di A. Sepulcri, F. Xovati, B. No«rara, K. Sabbadini, A. Katti. 
K. Motta. S. Ambrosoli. — Importantissimo il Costituto del Comune di Siena 
rotffariwfito net i:H)9-lHliL edito dai valenti arcliivisti senesi sotto la jriiida 
del dotto cav. A. Lisini, o coraggiosamente ])ubblicato dalla tip. di Luid 
Lazzori. — Apidaudita dalla seconda sezione del Congresso fu Tardità impresa 
di Sci]>ione Lapi, il solerte editore di tlittà di Caslello, della nuova adi- 
zione dei Ueriinì Italicarum Scrifdorcs di Ludovi(;o Muratori, sotto la 
direzione di (Giosuè Carducci e Vittorio Fiorini, di cui fu comunicata ai 
Congressisti la chiara e dotta relazione sui lavori preparatorii: già compar- 
vero 15 fascicoli curati da V. Fiorini. (ì. Kossi. (i. Monticolo. i». Mazza- 
tinti. L. Frati. A. Sorbelli, A. Scgarizzi. G. Honazzi e Fr. Torraca. — An<*he 
cji tipi del Lapi. il valoroso Luigi Fumi presentava un nuovo prezioso d«»- 
<umento storico, ossia La Ir^faxione in Francia del cardinal Pietro Aldih 
brandino narrata da Ini inritcsiino, inelegante volume in-4. proceduto da 
una dotta ed elaborata prefazione (l). 

R. Depiituzioiie sovra ^li ^stiidi di storia patria par le antiche 
Provincie e la LoinbarJia. — L'annuale a<lunanza generale si tonno ii<d 
nìattino del '11 aprile H>Oi{ sotto la presidenza del senatore Domenico Ca- 
rutti. 1 soci Hoselli e Manno riferirono sulle speciali dimostrazioni di stima 
date dal Congresso storico internazionale alla K. Deputazione, e sull'alto gni- 
dimento di S. M. il Ke ]>er la ]>ubblicazione della Trotocarta conntale Sa- 
bauda; il segretario barone Manno riferì poi specialmente sui lavori in 
<torso e su (luelli che si stanno ]»reparando per commemorare dognanifiite 
il secondo centenario della battaglia di Torino (7 settembre 17()6). Si pro- 
pO!>e alla sanzione sovrana la nomina a socio effettivo dell'avv. Pietro Al- 
camo da Pietra Ligure, e si elessero a soci corrispondenti italiani il dottor 
S. Lippi, il maggioro D. (tuerrieri, il dott. P. Valenti, il prof. K. Renicr 
e il dott. Santo Monti, e a soci corrispondenti stranieri il prof. J. Camus, 
il comandante M. Weil, il prof. R. Peyre, il prof. P. Kehr e F. Bouvier. 

Avendo i Ministeri di grazia e giustizia e dell'istruzione pubblica d«^ 
lib(?rato di fare uno studio sugli archivi capitolari del regno, provvedendo 
ai m(*zzi di conseVvarno ed utilizzarne la suppellettile storica, incaricarono 
l'Istituto storico itiiliano di assisterli nella parte scientifica, e questo deloirò 
la K-. Deputazione di storia patria per le regioni di sua crompeteuza terri- 
toriale. A tale ottetto la Deputazione ha designato un suo rappresenta ut'^ 
presso ciascun archivio. coU'incarico di esaminare d'accordo coi K. sul>- 
economi e (;olle autorità ecclesiastiche lo stato attuale di conservazione, di 
custodia, di ordinamento, di accessibilità e di corredo d' inventari, e di 
riferirne, indicando lo misure opi>ortune di conservazione o di riordinamento. 

La K. Deputazione ha testò dato in luce il tomo Vili (3* serie) della 
Miscellanea di storia italiana ^ contempli te duo poderosi lavori: l'uno dol 
prof. Arturo Segre, Documenti di storia sabauda, riflettenti il governo di 
Carlo II di Savoia dal 1510 al 151^6, oltre due Ap])endici ; l'altro di Luigi 
Anuit di S. Filippo, Indagini e studi sulla storia economica della Sar- 
degna attraverso tutti i secoli della sua storia. 

Appreniliaiiio all'ultimo momento la dolorosa notizia della morte del 
barone Dolhiti di Saint-Pierre, sopraintendente degli archivi piemontesi. 
Delle sue benemerenze verso gli studi storici, specialmento subalpini, diremo 
in altro fascicolo della Rivista. 



ili In altro fascicoU 

„,-eciall analitiche rece „. 

sommariamente accennate. 



Uro fascicolo, mancandone in cpiesto lo spazio, si pubblicheranno 
8i)eciali analitiche recensioni di parecchie tra le più notevoli « i)ere, cpii api>ena 
nente accennate. 



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■•TV ■ 



KOTIZIK B COMUNICAZIONI 283 

Nuove Riviste. — Salutiamo con cordiale augurio di prosporitii il 
secondo anno di due Ki viste, che mirano ad un tempo alla fratellanza dei 
popoli latini e al risorgimento del genio latino nell' arte e nelle lettere : 
La Renaissance latine, diretta da Constantin De Brancovan, o Le Cronache 
(iella civiltà elleno-latina, sostenute dal nostro valoroso infaticabile Angelo 
De-Gubernatis, che nel primo fascicolo testò comparso deiranno II ha dato 
un resoconto particolareggiato del primo Congresso internazionale latino, di 
cui fu caldo promotore. 

Diretta da Pietro Palumbo ha fatto la suji prijna apparizione la Rivista 
storicn salentina. Si pubblica a Lecce ai primi d'ogni mese in fascicoli di 
pag. 04. al prezzo d'abbonamento annuo di lire dieci. Come il titolo stosso 
indica, valendosi del ])rezioso tesoro degli archivi meridionali, mira ad illu- 
strare segnatamente la penisola salentina, (^he scrisse pagine così notevoli 
nella storia italica. 

Mexei»» gros*seJ:* Koiiversations-Lexicoii. — Abbiamo annunziato in 
altro fascM(H)lo della Rivista la sesta edizione di questo celebre Dizionario, 
segnalandone il 1* volume. Il secondo volume testò comparso va dalla pa- 
rola Asfilhe alla voce Bismarch\ in 1)14 pagine in-8. Fregi esseuziali di 
(juesta pubblicazione sono: 1. L'estensione veramente enciclopedica del les- 
Mco. per cui non c'ò voce di scienza, letteratura, arto, industria, commercio, 
vita pubblica e privata che non trovi la sua dichiarazione; 2. I^i modernitii 
il»'l lavoro, che tiene conto di tutte le più recenti sco])erte e trasformazioni 
])0litioho, economiche, meccaniche, industriali, artistiche; 3. La giusta pro- 
])orzione nella trattazione delle singole voci, secondo la loro importanza, 
però sempre entro i limiti d'una grande sobrietit e moderazione ; 4. L'ob- 
biettività dell'esposizione, aliena dalle fazioni d'ogni S])eci(; e mirante es- 
senzialmente a fornire dati di fatto accert^iti e si(;uri ; 5. La competenza 
specifica dei collaboratori. 11 volume riceve lustro particolare dalle 190 in- 
cisioni di svariatissimo ^'enere, che concorrono a chiarire il testo : strumenti, 
ritratti, piani di città, carte geografiche e topografiche, tavole ornamentali, 
ecc. In aggiunta ad alcuno voci furono inserite, come appendice, parecchie 
juìgine di nuovo testo e numerose illustrazioni ; alla sola voce BiUlhauer- 
Lnnst^ elle già occupa undici pagine di testo, fu con mi chiaro pro- 
siK?tto storico attribuita una serie preziosa di venti tavole, che ci offrono 
tutti i tipi della figurazione umana jirtistica dagli Egiziani ai tempi mo- 
derni, attraverso tutte le civiltà. È bene ricordare eziandio, che i temi 
]»rincipali sono pure arricchiti della n^lativa bibliografìa, sussidio utilissimo 
agli studiosi. Con tutti questi pregi non è a dubitare, che la 6'^ edizione 
di*l grande Lessico di conversazione del ^leyer avrii in Germania e fuori 
]«' più liete accoglienze. 

Pubblicazioni storiche relative alla Francia. — In pochi mesi sono 
usciti dalla Casa Hachette (pattro nuovi volumi dvìVIIistoire de France, 
diretta da Ernest Livisse. 11 tomo IV è diviso in due volumi, di cui il 1° 
e redatto dal prof. A. Covillc dell' Università di Lione e comprendo Les 
'premier s Valois et la guerre (Ics Cent ans (1;]28-1422); il 2' è compilato 
dal prof. Ch. Tetit-Dutaillis deirUniversitii di Lilla, e riguarda Charles VII, 
Louis XI et ics premières année^ de Charles Vili (14i?*^-1492). Il tomo V, 
j»ai-te 1*, è scritto da Heniy Lemonnier. prof. airUnivorsità di Parigi, ed 
espone Les guerres d'Italie, La France sous Charles Vili, Louis XII et 
Frantoi» I (1492-1547). Il titolo stesso designa rim]>ortanza deirargomento 
trattato nei tre volumi; con preziosa unifoi-mità si prosegue nel sistema 
iniziale, ossia indicazione sommaria delle fonti e della letteratura, ed espo- 
sizione scevra dal peso delle citazioni e discussioni erudite; trattazione non 
solo delle questioni politico-militiiri, ma eziandio delle condizioni economiche, 
f^ociali, religiose, artistiche, letterarie. Ultimo comparve il tomo I, 1, Tableau 



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28^1 NOTIZIK K COMUNICAZIONI 

de in gpographie de la Franco, per cura dol prof. P. Vidal Do Ia Blaehe 
(IdrUiiivorsitii (li Parigi: vi si trova ad un tempo la storia del suolo fran- 
»Tsa la descrizione scrupolosa, sebbene con intonazione poetica, del paese 
nell'attraente varietii dei suoi aspetti ; così pure vi si leggono indicazioni 
sobrie e precise sul carattere degli abitanti delle diverse regioni, e pru- 
denti considerazioni sull'intluenza della posizione geografica e della strut- 
tura iisii-a della Francia sopra i suoi destini. Di tutti questi volumi il V 
interessa direttamente Tltalia. perchè vi si narrano le guerre in essa com- 
battuto da Carlo VJIT, Luigi Xll e Frances(;o I dalla calata del 1494 sino 
alla morte di Francesco 1 (1547). 

È stato pubblicato il terzo volume (ìeWHistoire dr^ institutions po- 
litiqneji et oflmitììstratire^'i de la Franee per cura di l'aul Viollet, niemhro 
deiristituto (Paris, L. Larose). Si raggira sugli ultimi secoli del medioevo 
studia in distinti capitoli lo seguenti istituzioni : Les franchises ti Us 
t'ommune^ — fjes Corporatioìis — Les Etats gémraux ei les États prò- 
vinciaux (da Filippo il bello a Carlo Vili) — I/administrcUion royaU, les 
prévòt-s^ les baillls et Ic^ sénérhaux — Les parlements — Les chambres 
des comptes — Le conseil — Fjes finatiee^ ordinaires et extraordinaires. 

IjH corrispondenza politica degli inviati francesi alPostero sotto i Valois 
del secolo XVI ha già fornito occasione alle pubblicazioni di Jean Kaulek (1), 
di liOfòvre-Poi-talis (2) e di Tausserat-Radel (3), attinte specialmente ai 
documenti conservati dal Ministero degli affari esteri. Ora il sig. A. Vitalis, 
della Società, degli antiqmiri di Francia, ha intrapreso F illustrazione d'uà 
altro diplomatico del sec. X\M, quasi del tutto dimenticato, ossia di Doini- 
ni<iue du Gabre (4). Nato a Grenade sur Gai-onne, applicatosi agli studi 
di teologia, divenne presto vicario generale dol cai*dinale di Toornoii a 
A neh. Mercè il suo protettore fu fatto elemosiniere del Re e vescovo di 
Lodève nel l.')47. Verso la fine del 1551 Enrico li lo nominò tesoriere 
generale degli eserciti francesi in Italia, con residenza a Ferrara, ove riniafitì 
sino al 1554, quando venne promosso ambasciatore a Venezia, ove dimon) 
sino al 1557; richiamato in Francia vi morì il 1 febbraio del 1558. 11 
sig. Vitalis non trovò la vsua corrispondenza in un unico deposito; egli 
dovette fare lunghe e minuto ricerche alla Biblioteca nazionale e all'Archivio 
del Ministero degli affari esteri, e scoperse molti documenti nella biWioteca 
di Grenoble e nelPArchivio di Stato di Modena; in tutto 218 documenti, 
oltre 14 collocati in appendice. Chi ricorda il periodo storico, cui si rife- 
riscono le missioni del vescovo di Ledevo, e Fimpoitanza politica della sua 
residenza, comprenderà facilmente il servizio dei nuovi documenti tanto 
per la storia di Francia quanto per quella d'Italia ; perchè il tesoriere e 
Tambasciatore erano incaricati di raccogliere tutte le informazioni possibili 
sui papi, sui principi, sulle repubbliche italiane, sugli avvenimenti politici, 
militari, ed anche privati. E il Du Gabre, come i suoi predecessori, amabile 
epicureo, ma abile negoziatore e sottile diplomatico non venne meno al suo 
compito, per quanto può rilevarsi specialmente dalle lettere indirizzate al 
duca di Ferrara, al re di Francia Enrico II, al Connestabile di Montmo- 
rency, al cardinale di Lorena, al cardinale de Tournon, al duca di (juisa. 
Il testo è corredato di molte sobrie annotazioni, atte a chiarire i pei-sonaggi 



il) J. Kai'lek, Cotrespondaiice polUifjue de MAf. De CastiUon et De Maiilla^ 
a/ìtf/assddeurs de Franee en Angleterre { 15:n-1512 ). 

(2) G. LEFèvRE-PoRTALis, Correspoìidance poUtique ite M. Odet De Selve, ««#- 
bassadeur de Frame en Anoleterre « 151(5-1519 •. 

<3) A. Taisserat-Radel , Correspondance polUique de Guillaume Pellici€t\ 
afrtbassadeur de Franee à Venise « 1510-1512 i. 

fi) Alexandre Vitalis, Correspondance poìitiqu^ de Dominique Dh Gabre. 
I>arl8, Felix Alcan, IIKW. 



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NOTIZIK K COMUNICAZIONI 285 

miUK'i'Osi ricordati nelle missive del vescovo di liOdève, di cui sarebbe 
difficile rammentare o trovare le notizie biogratìche. 

11 signor J. I^ir, membro dell'Istituto, pubblica la 3^ edizione, fornita 
di nuovi ritratti, piani, documenti e note, della pregevole opera sua su Luisa 
De I^ V'allière (1): la giovinetta oscura di Tours (n. 1644), divenuta da- 
migella d'onore di madama Enrichetta, moglie di Filippo, fratello di Luigi XI V^, 
amata dal giovine re Luigi XIV nella fioritura della sua giovinezza (11)61-73) 
e madre di parecchi figlioli, non ancora trentenne seppellitasi volontaria 
in un convento di carmelitane, ove morì dopo 27 anni di dure penitenze 
noi 1710. È un lavoro accuratissimo, che non solo ci informa della vita di 
Luisa ÌjSì Valliéro e degli amori giovanili di Luigi XIV. come potrebbe 
apparire dal titolo, ma ci dà copiose notizie sulla corte francese, sopra i 
suoi intrighi e costumi, e intorno a molti personaggi che vi ebbero parte 
i;ospiciia, come Anna d'Austria, Bossuet, la principessa Enrioliettii, il mar- 
chese di Lauzun, Olimpia e Maria Mancini, Maria Teresa infante di Spagna, 
il cardinale Mazarino, la marchesa di Montespan, la signorina di Mont- 
peusier, Gastone, Filippo e Margherita d'Orléans, ecc. 

Paul Gautier ha dato uno studio completo sui rapporti della signora 
De Sttìol con Napoleone (2) : dall'una i>ai-te la figlia di Necker, entusiasta 
del generale Bonaparte, desiderosa di conciuistarlo e legarlo al suo carro trion- 
fatore, irritata poi dell'indifferenza per lei e per le sue idee, scrittrice accla- 
mata prima dall'opposizione francese, indi da tutta TEuropa coalizzata contro 
Napoleone; dall'altra il generale vincitore che lo sfugge, il primo console 
che s' indegna contro i suoi scritti, gli intrighi e le congiure, l'imperatore 
che Tespelle dalla Francia e la fletta in braccio ai Tedeschi, ai Kussi, agli 
Inglesi. Che c'è in fondo a questo confiitto tra V imperatrice del peìisìero 
€• rounipotento imperatore V Così egregiamente riassume la risposta ed il libro 
l'autore: « Une querelle de personnes, d'abord, une antipathie tonte instinctive 
libre de nature, de caractère, où il entre d'une part du dópit. de la vanite 
blessée, de la rancune, de Tautre beam^oup d'absolutisme et d'orgueil, et 
le dédain de la femme qui n'est pas nniquement femme, qui sort de son 
ròle d'épouse et de mere. Sur ces raisons toutes personnelles viennent se 
j^reffer les raisons politiques, tirées des circonstiinces, de la situation de 
la Franca et de l'Europe à cette epoque, des progrès du despotisme mili- 
taire. de la fragilità trés réelle de T immense edifico imperiai. Enfin. — et 
eela élève infiniment le débat, — il y a dans ce conflit un objet permanent, 
éternol, une «luestion de principes, où s'agitent les plus grands intérets de 
l'humanité, les rappoi*ts de la morale et de la politi(iu(i, la dire(^tion de la 
vie des peuples et des individus * . 

A far parte della Collezione storica Villari, l'editore Ulrico lloepli 
ha testé pubblicato lui volume di G. Brizzolara, J a Francia dalla restan- 
ragione alla fondazione della terra repubblica ( 18l4-ì8T0). E' bene, 
«he si faccia conoscere la storia delle altre nazioni, specialmente contem- 
poranea; al gran pubblico, che ama istruirsi, senza approfondire: e a tale 
intento è appunto diretto il volume del Brizzolara, non erudito né critico, 
ma volgarizzatore. Per modernitii d'intonazione sar(»bbe forse stato oppor- 
tuno presentare non solo le vicende politico-militari della Francia, ma anc^he 
il movimento economico, sociale e intellettuale; come pure si sarebbe data 
una più esatta conoscenza della Francia moderna, continuando la narraz.ìone 
colle vicende della terza repubblica. 



(li j. Laiu, Louise de La VaìUère et la jeuìiesse de Louis AVr, d'apvès des do- 
cumeiits irtéJits, aver de noureaux portraits, platut, docftt/teììts et notes. 'A.e édit. 
Paris, llbr. Plon, 19(W. 

(•2) Pai'l Gactier, Madahìe de StnPl tt Xapolènìì. Paris, lil>r. Plon, 190:j. 



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280 NOTIZIK K COMUNICAZIONI 

J)i questa aveva intrapreso ]a storia analitica Saniiu-l Denis, di cui la 
libreria Plon-Xoiirnt lia ora ]nil»ì»Iieato il 4° volume (1). Ma anche il Deni^^ 
s'è arrestato a ]MÌn(nj)io del canimin'»; infatti dopo di avere nei tre volumi 
j)recedenti narrato la caduta MelFinipero. il jroverno della difesa nazionak^ 
la ])aciticazione deliberata dall'assemblea, in questo eliiude il suo studio. 
conducendo jjli eventi solo fino al IST."). Argomento del 4'^ volume sonoji|i- 
punto il governo di Adolfo Thiers, rop<M-a politica e legislativa dell'assernhlca 
nazional(\ la presidenza del maresciallo Mac-Mulion, il tentativo di restau- 
razione della monarchia nel lS7r{, il settennato, la costituzione del 1873. 
il ministero Buffet e la fine delTassemblea nazionale. 

Pubblicazioni stroriche varie. — 11 prof. Harbagallo ha tratto da un 
suo volume di prossima publdicazione un capitolo ))ieno d'interesse La 
Rovina delle società elleniche a tipo .spartano^ studio economi<^o-socialo, 
riceo di erudizione, che lascia sperar bene dell'opera, ond'è tolto. 

11 XVII fase, della Bibliothèr/ue de la facnltè deji leftrcs di Parigi 
«•ontiene le IiccUerches sur le discoiirs au.r (ìrecs de Tatien (Paris, K. Alcaii), 
seguite da una traduzione francese del discorso con note Indaga cioè TA., 
quale sia la data e il luogo del discorso ai <Treci di Taziano, il metodo, 
lo fonti, la dottrina, le tendenze, il valore letterario, i rapporti cogli scrit- 
tori ]»agani contemporanei. 

11 piof. A. Cauche in una breve memoria esamina L'extension de la 
jnridietion da iionce de Bruxelles anx duc/iés de Limbonrg et de Luxnnboìtrg 
ni 17S:j ( Bruxelles. Kiessling et (\), studiandone lo s('0|»o e le consegiionzo. 

Il prof. A. Bolando delP Accademia sciniitifìco-letteraria di Milano, valen- 
dosi spe<Malmente dei lavori di I^assen, Mill, Wilson, Flechia. Elphìnstone, 
Gleig, Ihinter, Dauvers e Fraser pubblica la Cronologia storica dell' Indi (i 
nell'età moderna (Firenze, Soc. tip. fior.), ossia dal 1498 al IKSi. utilis- 
sima a tutti, specialmente per orientarsi nella formazione dell' impero 
anglo 'udiano. 

Jl Man^hese De La Mazelière, già noto per alcuni pregevoli studi nel- 
restremo oriente, ci dà coi tipi Plon-Nourrit et C, un illustrato Essai 
s'ftr l'érolation de la cit^ilisation indienne in duo volumi. Nel primo egli 
espone le origini della razza indiana, le grandi linee della sua storia, l'evo- 
luzione delle sue leggi, dei costumi, della religione, delle arti e delle lettere. 
Nel secondo ci fa vedere la trasformazione della società intliana sotto la 
intluonza della civiltà europea e delle dottrine individualiste dell'Inghilterra, 
studiando le istituzioni politiche ed economiche dato dagli Inglesi all'India 
itontem])oranea. 

Nella Bihliothèque d'histoire contctnporaine edita da Felix Alcan fu 
pubblicata di recente un volume di Paul Matter, intitolato hi Prnsse et 
la rérolntion de 1S4S. Rinssunte le vicende della Prussia dal 1810 al 1847, 
l'A. descrive lo spirito jiubblico a quel tempo, i torbidi e l'insurrezione del 
marzo ISIS, l'azione dell'assemblea nazioiuile prussiana e il successivo 
trionfo della reazione. 

l'n grazioso studio dcd nostro amico e collaboratore, prof. Camillo Tri- 
vero, confina colla storia (2). Senza voler aj)profondire la filosofia morale 
flel Volney. egli però si propose di rintracciare che cosa rappn^sonta il 
Volney come filosofo moralista, a <{ualo scuola lo si debba ascrivere, a 
quale indirizzo connettere l'opera sua, in quale gruppo classifie^trlo. E rag- 
giunge il suo scopo, prendendo in particolare esame roperctta del V. inti- 
tolata: La loi natn rette oh Catéchisnie da citoyen francais. 



(1) Samikl Dkms, Histotre contemjìoraine. T. iv. Paris, libr. Plon, 190C}. 
(21 Camillo Tuivkuo, Fm dottrina delia legge naturale in Volney, Torino, Carlo 
Clausen, \\m. 



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NOTIZ'K E COMUNICAZIONI 287 

Dairriiivorsità di ('hica<;o riceviamo a ricordo d<d primo suo diMciuiio 
tre clr^anti lavori. 11 1" è di Kalph ('. Jl. ('attorni (1) sul ^ La Seconda banca 
<l«'^li Stati Uniti » . Stabilita noi ISH), ha sonipre posseduto un poruliaro inte- 
ro<<o. por ossor il migliar modollo di una banca con diramazioni o per 
la lotta sostenuta col Pn^sidente Jackson. I.e questioni ad (>ssa connesso 
sono per conseguenza di insolito interesse», tanto bancarie (puinto ]>oliticbo. 
Il i)res(Mitt' lavoro è il i)rimo che tenta fornire una completa storia di 
«piesta banca, particolarmente dal lato politico. Fra j^li interessanti so^i^etti 
trattati sono i segmenti: ' The Rettiiìts of L ideile' a Sijstnn ■ , «^ The last 
Days of the fi ani: e ^ The J ani: as a (ìorernmeni Ayenry * . Jl testo 
'"• stato chiarito da sei prospetti grafici, tre ap])endici, una com])leta biblio- 
^Mafia e dall'I ndi(!e analitico. — Il '^" di S. V. Hreckinridge, Legai Tender^ 
«ontieno uno studio sulla storia monetaria inglese ed americana — Il .S** di 
Tliorstein B. Veblen è una dissertazione^ sul Loaìi eredit lU modem Business. 
Sebljone non ci siano ancora pervcuiuti, annunziamo i seguenti libri, 
die hanno attinenza diretta o indiretta «-ol programma della nostra Kivista: 
PoKRo Carlo, Terminologia geografiea. Kaccolta di vocaboli di geografia 
e scienze affini per uso degli studi di geografìa generalo e militare. Torino, 
Tnione tipogr. editrice. 

Hki.ow \k. (j. u. Mkinkckb F., Ilandhiteh der mif telai ferì irher ttnd 
neneren llesrhichfe in pan»cchi volumi, per cura di speciali autori, illu- 
strati. Miìnchen, K. Oldenbourg. 

Steffkns Franz, Lafeinisclie Paldographie. I. Abt. (Tafel l-.'J.')) Kultcic- 
Irlang der Intein. Sehrift his Karl den (irossen, Freiburg (Schweiz), 
rniversitiits-Huchhandlung. 

N'ouoKN' Walter, Das Papsttnm und Bguinx. Die Trennung der 

heide Mdrhfc und das Problem ilirer Wiedercereinignììij bis xum, Unler- 

yange des hy.Kantinischen Neirhs ( I4')H). Biudin, H. Jieh's Verlag, 1003. 

Dito Orkste, La Carboneria ed altre società segre/e nella prima 

ìmtà del secolo XIX in Italia. 

Pubblicazioni scolastiche e per nozze. — Ci sono pervenuto pa- 
r»»cchie publdicazioni storielle d'indole scolastica, che è bene ricordare. — 
Tra i Manuali Barbèra di scienze giuridiche, sociali e politiche terrà bel posto 
la Storia del diritto italiano del ])rof. Carlo Calisse (2). Il 1° volume 
«b.'lla 2** edizione riassume lo Fonti del diritto , ripartito in (juattro 
epoche: bizantina, barbarica, del risorgimento, moderno. — 11 prof. (ì. 
Scipioni ci manda il Saggio d' un nuovo Manuale scolastico ]>cr i J.icei 
e gli Istituti tecnici (8). che per ora cr)mprendo solo il periodo stori(^o, 
che si estende dal 47() alF.SOO. — La Biblioteca degli studenti, edita da 
\ì. (jiusti, contiene duo volumetti, l'uno del Vigo per la storia del medio 
evo (4), Taltro del Cappelletti per la storia moderna d'Italia (.")). — Del 
prof. Flamini l'editore R. Giusti ci dà due compondii di storia della lette- 
ratura italiana, l'uno più ampio, già usato e apprezzato nei nostri Licei (ti), 
l'altro brevissimo per la sua Bil)liotechina degli studenti (7). — Hanno 
l)un' intento scolastico il lavoro di F. Borghi, edito dull'operosissima ('asa 
llocpli, sulla storia di Milano, in cui riassume per le scuole e le famiglio 



dì Uaijmi C II. Cattkual, The secoiid Bd/di of the United States. Chicago, 
Tlie rniversitv Press, mx.\. 

i'2) ("ALissif C, Storia del diritto itnliano. Voi. i, Jj* fonti. Firenze, (f. Bar- 
l»èra, liHtó. 

-H» Scieioxi G., Storia del tnedio ero. Parte I. Ascoli-Piceno, Stai». Ces;irl, HKtó. 

• il Vn;o P., Stot'ifi tfenernle del medio ero. Livorno, H. Giusti, UXtó. 

!.'>! C'api'kllktti l., Storia d'Italia dal i iv? al isi.',. Livorno, H. (ìiusti, VM2. 

it) Flamini Fr., Couipendio di storia della letteratura italiana ad uso delle 
>^cnole wH'ondarie. Livorno, K. Giusti, UmH. 

1} Fi.A.MiNi Fu., Storia della letteratura italiana. Livorno, R. Giusti, \Wri. 



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288 NOTIZIK K COMUNICAZIONI 

25 secoli di storia milanese (1), e ropora della signora Emma Trott' t'am- 
purmo, che in una serio di letture istruttive ed educative fa conosctre la 
storia di Venezia o no descrive i monumenti (2). 

Abbiamo ricevuto tre pubblicazioni per nozze, d'indole storica. Per 
nozze Castelli-Muller, Emilio Motta pubblicò alcune lettere di Veronica 
Gambara, Margherita Trivulzio, Elena Kiccoboni, Gaet^ina Agnesi, Elisa- 
betta Caminor. Teresa Bandettini, Marianna Dionigi, Ginevra Fachini, Teresa 
Oonfalonieri, Costanza Perticari, Clarina Mosconi, Isabella Albrizzi, tratte 
dagli autografi in Trivulziana (3). — Per nozze Polacco-Luzzatto gli studenti 
della Facoltà di giurisprudenza di Padova pubblicarono un documento tratto 
dagli Annali dogli studenti tedeschi di quolP Università del 1587, per cui 
la Kepubblica permetteva ai protestanti di seguire la propria religione (4i. 
— Per nozze Bargagli-Petnicci c^on Vivarelli-Colonna il dott. Casanova 
illustrava un documento senese del 1422 sugli ordinamenti suntuari (5). 

* Société d'études italiennes. — Gli ultimi Bollettini (19«, 20o e 21«>) di 
questa Società ci annunziano sempre migliori novelle. 11 numei'o delle ade- 
sioni ò salito a 1213; in sei Facoltà francesi s'è istituito un corso i-egolarc di 
lingua e letteratura italiana ; tre nuove Rivista, ossia la Renaissance latine di 
Em. Faguot, il tìuUetin italien degli Annalesde la Faeulté de lettre^ rfc Bor- 
deaux e lo Cronache della civiltà elleno-lafina del nostro De Gubernatis 
propugnano il ravvicinamento dei popoli latini e s'adoprano per il culto della 
nostra lingua e letteratura in Francia; due giovani aggregati, ildott. Bigot 
del liceo d'Alais e il dott. Sécheresse del liceo di Rochefort tennero applau- 
dite conferenze al Circolo filologico di Napoli ; una borsa d^aggregazione per 
l'italiano fu di recente accordata, per la prima volta, a un allievo della 
Sorbona; alle 123 conferenze fin qui tenute alPanfiteatro Quinet della Sor- 
bona sulle lettere, arti, scienze e storia italiana altre 11 si aggiunsero nel 
presente anno scolastico. 

Le conferenze del 1902-03 furono le seguenti : Dojob, La confessimi d'tm 
poètc: le secreium de Pétrarqne; Sirven, Uévolution de la tragèdie ita- 
Henne depnis Ics origincs jusqiià Vittorio Alfieri; Madelin, L'entrerue , 
de Bologne elitre Leon X et Francois Icr : Ghio, La psychologie de Vanni' 
ehiste italien; Coutaud, Cagliostro et les sociétés réeolutionnair^s ; Meugin, 
Les romantiqìfes anglais et francais et l' Italie: Rosenthal, A pì'ojìos df 
l'exposifion de Bruges: primitifs flumand et pr imiti fs italiens;i^\^\\^^' 
Vn pape et un architectc: Fani III et Antoine de San Gallo le jrunf; 
Eulart, Les fresques de Chypre; De Bouchaud. Benrenuto Cellini: I^' 
Bourdcllès, Léonard de Vinci, elude d^ ensemble. 

Ci rallegriamo col prof. Dejob specialmente per i felici risultati della 
sua attività ammirabile nella nobile impresa. Anche i due suoi ultimi 
scritti : Les bourse-s de racances et de séjour à Vétranger, Les liuiites dn 
genie de Michiaeel^ sono j)rova dello zelo, ond' egli è animato, e per 
cui tutti dobbiamo essergli grati. 



(1) Borghi f., Venticiììque secoli di storia milanese. Milano, v. Hoei»li, l**''^- 

(2) Trotto Camitrmo E., Venezia nel presente e nel passato, lettute. verona, 
frat. Drucker, 1902. , ^ .. 

(3i MOTTA K., .Alcune lettere di illustri italiane tratte dagli autografi in Tri- 
vulziana. uelllnzona, Colombi. Ukw. 

ii) Ada illustris domini Joannis a lironckhorst et BattenhorcK ìilten ìfaronif 
in Riniborch: anno 1.'>H7. I»a(1ova, Salniin, ll»02. ^^tn 

(5) Casanova K., Sospensione di ordinaìuenti suntuari in Siena l\itì> Illusiniia. 
Siena, I.. Lazzeri, 1902. 



l»incrolo, Tipografia Sociale. — Molino Gii'seiti:, gerente responsahile. 



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>r»' 



Bnigi^ Gli scolari nello studio di Padova nel 500 (A. Bonardi) -> 198 

Staffetti, Donne e castelli di Lunigrana (Higoni) . . » "201 

Pellegrini, Rei. di amb. lucchesi a Roma nei sec. XV-XVII (E. G.) > 203 

Oiierrini, ÌJi brigata granatieri di Sardegna (Rocchi) .. . » 20.-J 

6. Periodo della rivoluzione francese (17S9-1815). 

Sansotie^ Gli avvenimenti del 1799 nelle duo Sicilie (I-iibate) ^ 20<i 
Weil, Le princc Eugòne et Marat. T. Ili, IV, V (Roberti) » 211 
Lemmi, La restaaraz. aastiiaca a Milano nel 1814 (Chìattone) ^ 218 

7. Periodo del risorgimento italiano (1815-1900). 

Moriy Cenni storici sui lavori topografici italiani, ecc. (Rinaudo) :> 210 

^fasi C, Lettere inedite di G. Arcana:eli (Id.) . . ^ 220 

Rieeiotti'BrcUti, I moti roimmi del 1848-49 (fd.) . . ^ 220 

Martinetti, Un'amarezza toccata u Silvio Pellico (Id.) > 220 

BiadegOj Cosare Betteloni (Id.) * 221 

NegriM., Se^ni dei tempi (Id.) » 221 

— D'Aneoìia, Ricordi ed affetti (Id.) . . . . . » 221 

Qovone, Il generale GiuHoppo Govono (D. 0.) . . > 228 

II. Sposrlio dtti Periodici, ossia di 40 Riviste nazionali e fore- 
stiere e di Atti e Memorie di Deputazioni e 8ocietà storiche, 
di Accademie e di altri Istituti scientifici e letterari, con 
riassunto di 463 articoli di storia italiana (Carlo Contessa) . » 225 

III. EUnoo di 208 raoa&ti pabblloaiioni di storia italiana « 2GS 

rv. Hotisia e oonanioailoni. — Congi'esso internazionale di 
scienze storiche. — R. Deputazione sovra gli studi di storia 
patri» per le Antiche Provincie e la I^mbardia. — Nuove 
Riviste. — Meyers grosses Kouversations-Lexicon . ^ IMb- 
blicazioni storiche relative alla Francia. — Pubblicazioni 
storiche varie. — Pubblicazioni scolastiche e per nozze . » 280 



La Rivista storica italiana si pubblica in fascicoli trime- 
strali di almeno otto fogli di stampa (pag. 128). — Il prezzo 
annuo di abbonamento è di lire dodioì per l'Italia e di franchi 
quattordici per i Paesi delPUnione postale. Ciascun fascicolo 
separato costa L. 3,50 all'interno e fr. 4 all'estero. Gli abbo- 
namenti si prendono alla Direzione della Rivista storica ita- 
liana^ Torino, via Brofferio^ j, e presso i principali librai 
italiani e forestieri. 

É sospesa la spedizione agli abbonati, che non paga- 
rono ancora l'importo del 1902. Si pregano tutti i signori 
associati di afiFrettare il pagamento della quota d' abbona- 
mento per il 1903. 



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TORlXO-r{OMA-MT^AXO-FlKKNZ^^XAPOLl 



CARTE MURALI STORICHE DMTALIA 

coini)Uat3 dal Prof. P. RAVA8I0 e disegnate da I). LOCO HI 

alia srala di 1 : I/JOO^OOO, tiUtc in ire fogli 



la. 



IV. 
V. 



vr. 



Dimensione Sciolto Montate 
tA?lae 



1 ,50X1,^^0 



1,50 XI. HO 
1,50X1,30 



1,50X1.30 
1,50X1.30 

1.50X130 



cornice 
L. 9 I . 1») 



Hi 



I. 1 /Itili i a ai tempi dei Longobardi sino alla 
prima venuta dei Franchi (dall'anno 5(38 

al 1Ò4) ' . 

II. L'Italia al tempo del dominio franco e dei re 
autonomi (dalPanno 774 al 9(51) 

L'Italia durante il predominio tedesco — 
Comuni (dairaniio 9()1 al 1301) — Car- 
tina: L'Italia dal 1302 al 1400 — Signorie 
e IVmcipati 

I/Italia nel J492 

L'Italia dal 1492 al 1559 — Predominio 
gpagtiuolo — Cartina: L'Italia dal 1748 
al 1796 — Predominio austriaco . 

L'Italia nel 1798 — Cartina: Lltalia nel ÌHÙQ 
V IL L'Italia dal 1809 al 1815 — Cartina: Lltalia 

pei ti-attati del 1815 
VfU. L'Italia durante le guerre por la sua indi- 
pendenza e unità — Annassioni del 1859 
e 1860 — Cartina : Unificazione dell'Italia 
dal 1860 al 1870 

Queste Gartk murali «toriche rappresentano i più notevoli 
mutamonti cui anelò j^)ggotla Tltalia nelle vicende politicbe. 

Nelle rarie epoche della cita politica del nostro Paese ogni Carta 
ritrae uno di qucyH emergenti motf tenti storici^ in cui l'Italia frorossi 
notevolviente ìinitata nelle sue diritfioni territoriali. In fine d'ogunna di 
e^se rV itn indice^ che. mentre rivhia^na i colori della stessa carta, dà 
un rapido cenno degli Stati in essa covipresi. Quando poi fra l'epoca 
di una carta e quella che segue risulta una lacuna, supplisce una Cartina, 
rappresentante i mutamenti portati da rmoei trattati o da altre ricende. 



,50X1,30 



<V I 
I 



16 



KJ 
1(J 

ir. 



16 



GoMM. Prof. COSTANZO RINAUDO 



ITLAHTE STOBICO 

Compilato con largbi criteri didattici, si da servire opportunamente ]>tT 
qualsiasi testo di storia, ra])presenta questo Atlante storico un vero pre- 
gresso ^dell'i ndiustria cartografica nazionale. 

E stiita pubblicata lo scorso anno la Parte prima, Il Mondo antico. 
in 14 tavole, con 19 carie, che per chiarezza e nitidezza di disegno, conn' 
per ricchezza di particolari, ])ossono certamente competere con le migliori 
produzioni straniere. — Fra pochi giorni comparirii la Parte secK)n(ia, 11 
Medio-«vo, pure in 14 tavole, con r^O cart^'. 



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Anno XX, 3*^ S. Lugtìo-Settenbri 1903 Voi. Il, fase. 3 



RIVISTA STORICA 



ITALIANA 



^^ '"ni . 

PUBBLICAZIONE TRIMESTRALE 



DIRETTA 



Prof. COSTANZO RINAUDO 



CON LA COLLABORAZIONE DI MOLTI CULTORI DI STORIA PATRIA 







DlKKZlONli: 

Torino, Via Brofferio, 3 

1903 



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éìMih. 



INDICE DELLE MATERIE 



I. B«€«iiBÌoai • not« bibUogrftilohc 

1. Storia generale 

Meyer, Zur Theorie u, Methodik der Geschichte (Cipolla) . Pag, 281> 

Hoensbroech^ Das Papst. i n sazial-Kultur.AVirksamkeit (G. Capasso) » 2<JH 

Amante e Bianchi^ Memorie storiche di Fondi (Manfroni) • . > 295 

Àfasi, Asti e gli Alfieri nei ricordi della villa di S . Martino (Bondonio) » iW 

Mullateray Le memorie di Biella (C. R.) . . . . » 804 

Miiwcchiy Bellosguardo a Firenze (V, Gian) ... » 30r> 



2. Età preromana e romana. 



Tropea, Ia stele arcaica del foro romano (Hariaui) 

Nissen^ Italische lAndeskunde (Oberziner) . 

Axan^ Annibal dans les Alpos (Grasso) . . 

CostOj Corso di storia del diritto romano (Brugi) 

Viertel, Tiberius ujid Gerntanicus'(De Sanctis) . 

Sant'Angelo, Roma: origine, progresso e decadenza (Salvioli) > 31S 

Troplong^ Influence de Christ. sur lo droit civil des Romains (8.) » 3U> 



305 
30^> 
312 
314 



3. Alto medio evo (sec. V-XI). 

Hartmann^ I)or Untergang der antikeii Welt (Salvioli) . » 3'^ 

Siekel, Zum karolingisohen Thronrecht (^.alvioli) . . > 320- 

Gaspar^ Sicilisohen Bìsttimer u. Graf Roger I (id.) . . » 321 

Kehr, Ergfinzungen zu Falco von Benevent (Cipolla) . . » 321 

Fiorini, Lavori preuarat. alla nuova ediz. dei E. I. Script. (Zanelliì » 322 

Capasso^ Fonti della storia napol. dal 568 al 1500 ^Schipa) > 324 

4. Basso mjedio evo (sec. XI-XV). 

Oerola, Ijì dominazione genovese in Creta (Bigoni) . , » 32r> 

Huys^iens, Kardinal Napoleon Oi-sini (Cipolla) ...» 327 

Del Qiudiee. Codice diplom. di Carlo I e U d'Angiò, III (Schipa) » 32H 

Ocbhardt, Conteurs fiorenti ns du moyen age (Cian) . . » 320 

Lugano f A. Bargensis Chronicum Monti» Oliveti (Savio) . » "^2^ 

Manfroni, La batt. di Gallipoli e la politica veneto-turca (Bonardi) ^ 33<^ 

Calieri^ Statuti del comune di Treville (Sangiorgìo) . . » 333 

Vaccarone^ I principi di Savoia attraverso le Alpi (Leon^) > 334 

Fraschetti^ Luigi di Savoia sonatore di Roma (Dito) . . » 33.'V 

Starrabba^ Consuetudini e privilegi di Messina (V. L.) . » '^'^\^ 

Bertoni^ La bibl. estense e la coltura ferrarese (Professione) » 341 

Uolxapfel^ Die Anfànge der Montos pietatis (Cipolla) . » 343- 

5. Tempi moderne (1492-1789). 

Seton Watson^ Maximilìan I, holy roman omperor (Cipolla) * 343 

Jlerre^ Europfiische Politik i. cyprischen Kriege (id.) . . » 344 

Luxxatto, I banch.. ebrei in Urbino nell'età ducalo (Felici Angeli) » 34ti 

— 11 censim. della popol. nel due. d'Urbino nel sec. XVI (id. ) » 34f> 

Del Piero ^ Vita e studi di G. B. Ramusio (Battistella) . » 34^> 

Vivaldi, La Gerusalemme liberata nelle sue fonti (V. C.) . » 3.')() 

Santi^ A. Tassoni e il cardinale Ascanio Colonna (id.) . » 351 

Fumi, Legazione in Fiaucia del caid. Aldobrandino (Grilli) ^ 3.V> 

Alberti^ li battaglia dell' Assietta (Rocchi) . . . . > 3r>U 

Conti^ Fatti e aneddoti di storia fiorentina (BoUea) . . > H'^S. 



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F^^TTV:^' 



•^■^ CO' . 

I. ^^^ : j)/ 3 

RBCBNSIONl E NOTE BlBLI0GKAFlcke^i2*!«^ 



h STORIA GENERALE. 

EDUARI) MEYER, Zar Theorle mid MethocUh der Geschicliie, 
geschlchtsphilosophische UntersKChimgen, Halle ^/g, ^'ie. 
meyer, 1902, pp. viii-5(). 

104. — Secondo il M. non si dà insegnamento del metodo 
storico, come non cen'è rispetto alla concezione geniale delle 
opere cV arte. Neppure egli si prooccupa della questione se la 
storia sìa scienza, o non lo sìa; poiché i)er lo storico, egli a f- 
l'erma, basta che la storia esista. 11 M. si pone di fronte alla 
scuola di Lamprecht, secondo il quale deve escludersi dalla storia, 
o porsi in seconda linea, la libera volontà e l'azione individualo, 
quasi che la storia dovesse occuparsi delle masse, agenti por 
necessità, come le forze naturali. A questi sistemi, che recen- 
temente ebbero molta diffusione, rillustre autore della storia del- 
l'antichità muove guerra decisa. Ed è bene che una parola au- 
torevole si levi, a difesa deiriniziativa libera individuale, e di altri 
elementi vitali della storia, che si vogliono dimenticare special- 
mente dai seguaci del materiaUamo sporico. Non credo lultavìa 
che. tutte le opinioni del Meyer siano da accettarsi, e special- 
mente trovo infondata la conseguenza alla quale egli giunge, 
quando di deduzione in deduzione egli viene a negare resistenza 
di leggi storiche. Panni che qui si vada da un eccesso all'altro. 

Il Meyer pone come elementi fondamentali della storia la 
libera volontà e il caso, elementi che la. parte avversaria mi- 
sconosce del tutto quasi. Della libera volontà discorre alquanto, 
senza tuttavia precisare se e come la distingua dal determinismo. 
Assai più a lungo egli parla del caso, che fa consistere nel fortuito 
incontro di due conseguenze dipendenti da cause diverse. Egli 
giudica come un errore grossolano il credere (*he se noi aves- 
Rivista storica italiana, :Ja S., n, a. lì) 



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2iX) RKCKNSIOKI E MOTK BIBLIOOBAFlCHK — C. CIPOLLA 

Simo ])ieiia conoscenza della natura, il caso non esislerebbc più. 
Anzi pare che egli voglia far risalire il motivo del caso diret- 
tamente a Dio, pur soggiungendo cho Tintervonto di Dio nella 
stovia spetta al teologo e non allo storico. Sopra le varie parli 
di questa teoria molte osservazioni si possono fare. Anzitutto è 
a notare che so sono necessarie le causo determinanti i fatti, il 
cui incontro costituisce il caso, questo è in ró perfettamente de- 
terminabile, come effetto lontano di quel principio causale cho 
lega insieme le due cause determinanti i due elementi del caso. 
Quindi l'orrore grossolano constatato dal Meyer non esisto. Un 
grado sup(vrioré di riflessione ci farà (*()noscoi*o che neppure quando 
si tratti di cause libere, il caso si sottrae alle leg^i doll'essere, 
quindi il caso, a stretto rigore, non può trovar posto. Quanto 
l)oi alle relazioni del caso con Dio, è agevole notare come eguali 
siano le relazioni del caso, e quelle di ciò che non è caso, lii 
oltre so Dio opera negli avvenimenti umani non si vede il nn> 
tivo por cui se ne occupi solo chi tratta di Dio, e non chi tratta 
degli avvenimenti umani. Abbiamo due termini; la loro mutua 
reflazione può essere considerata tanto da chi studi il primo, 
come da chi studia il secondo di questi duo termini. Quindi 
non si cai)isco come lo storico sia obbligato a prescindere dal- 
l'azione divina e provvidenziale. 

Il Meyer fece assai bene sviluppando il valore che il caso 
ha nella storia. Ma temo di' egli esageri. Io non nego ne il 
fortuito, ne la libertà del volere; ma non trovo che la storia 
escluda per questo, o rigetti anche lo altre cause. Anzi trovo 
cho la libertà del volere, essendo cosa diversa dal capriccio, 
concorre direttamente a costituire le leggi storiche. Quanto poi 
al caso, non mi sentirei certo di dire, col Meyer, che la car- 
riera politica di Bismark dipese dal caso, ch'egli andò a sosti- 
tuire nel Landlag un deputalo ammalato. Anche la scoperta di 
(f al vani fu casuale, ma al caso delle rane non può equamente 
ascriversi una nuova dottrina fìsica, la quale assai più dipese 
dalla preparazione scienti fìca e dalla tenace volontà dello scien- 
ziato, a cui il caso si offerse. Il Meyer pensa ai mille fatti ca- 
suali, che stanno di fronte ai pochi fatti d'altra natura e ne 
deduce conseguenze che valgono solo in ristretta misura, giacche 
i fatti non bisogna soltanto contarli, ma si deve anche valutarli. 
A questo proposito è necessario anche por mente, che riguardo 
ai Catti casuali si può anche applicare il calcolo delle probabi- 
lità degli errori, quando si avverte che un errore in piùdistrugge 



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STORIA QKNRRALE — K. HKTKR 291 

UH errore in meno; egualmente, le eventualità non sempre de- 
viano Tuomo dalle sue intenzioni, ma moltissime volte succedo 
che un fortuito annulla un altro fortuito. Mi pare che questo 
argomento avrebbe potuto offrire materia a ricerche ulteriori 
da parte del Meyer. 

Come dissi, al caso egli (*oncede la maggiore importanza, e 
trova il caso ovunque non vi sia l'effetto immediato di un de- 
liberato proposito. Non vorrei che, procedendo su questa via, 
si comprendesse sotto Tappellativo di caso nient'altro che tutte 
le relazioni che stringono lo spirito umano nel suo contatta 
colle leggi fìsiche e fisiologiche. Questo relazioni non sono un 
caso, ma costituiscono un elemento normale della vila umana. 

La legge storica sullo svolgimento delle note caratteristiche 
delle nazioni, egli la nega, osservando ch'essa nacque come ri- 
flesso deir idea nazionalistica prevalente nel sec. XIX. Ma le 
nazioni non sono fatti originari e stabili deirumanità: si costi- 
tuirono in tarda epoca e per cause complicato. Al distacco della 
nazione tedesca dalla fran(.*ese contribuì sopratutlo un fatto ac- 
cidentale, accaduto nella famiglia di Lotario. Cosi il Meyer; ma 
ben sarà diflìcìle ammettere che lo sviluppo storico della Ger- 
mania sia, per ragione di dipendenza causale, cosi legato ad 
un incidente storico, da escludere anche altre cause sostanziali. 
Se queirincidente ebbe cosi gravi e cosi durature conseguenze 
è legittimo concludere che ben altre cause cooperarono a tali 
risultati. La divisione fra la Germania e la Francia era segnata 
anche nelle età anteriori alla monarchia dei Franchi. Contro 
resistenza delle leggi storiche nazionali nulla depone il fatto 
della origine tarda delle nazioni stesse: infatti, non si può par- 
lare di leggi storiche nazionali, se non a patto che queste na- 
zioni esistano. Nulla monta che esistiino da oggi soltanto, o da 
ieri, o da lunghissimo tempo. 

La valutazione slorica deirinfluenza dell'attività personale 
ritorna nuovamente nella seconda parte del lavoro, dove il Meyer 
si propone di stabilire che cosa è il fatto storico, e come si 
distingue dagli altri fatti umani. Egli trova che il materiale 
storico è infinito, cosi che la ricerca del medesimo è inesauri- 
bile. Anche per gli avvenimenti, intorno ai quali esso è abbon- 
dantissimo, come p. e. per la Rivoluzione francese, T infinita 
realtà non è mai esaurita, e il ricercatore ha ed avrà sempre 
qualche desiderio insoddisfatto. Se crede il contrario, si illude. 
L'interna volontà di una persona e inscrutabile: ne è suflficiente 



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'Jd2 RBCl£MSIOMI K NOTI BIBLlOGBAriCHB — C. CIPOLLA 

ch'essa abbia parlato, poiché non si potrà mai stabilire se sappia 
il vero, sapendolo voglia dircelo. È necessario quindi fermarsi 
a un confine; il segnarlo è abbandonalo al tallo dello storico. 
Tra i fatti umani, il Meyer dà prevalenza storica a quelli di 
natura politica, come se a questi si collegassero gli altri, con 
ragione di dipendenza. Nessuno nega Timportanza della storia 
politica, ma tale preferenza che si incontra nella pratica ha 
valore relativo piuttosto che oggettivo. In via assoluta non 
veggo motivi suflicienti per dare la prevalenza alla storia po- 
litica sopra la storia religiosa, quella della coltura e del pen- 
siero sopra la storia economica. Io penso che la questione 
meriti una soluzione diversa da quella datale dal Meyer. 

Il fatto storico è quello che agisce sopra un grande numero 
4ii persone. Questo concello del Meyer include la presupposi- 
zione di leggi storiche, ammettendo l'influenza dei fatti sull'in- 
dirizzo sociale. Anzi il Meyer, pur nel mentre ripete, che og- 
getto della storia è il particolare e non il generale, nota il 
legame esistente fra l'azione individuale e l'azione sociale, e fa 
sua Tosservazione del celebre generale Roon, che Tuorao di 
^Slato non riesce sempre a fare ciò che vuole, e che il processo 
storico è una componente di varie forze. Anche in quest'ultimo 
concetto è inclusa la presupposizione dell' esistenza di leggi 
sloriche. Ma altre leggi storiche si possono dedurre dalla na- 
tura dell'uomo, sia fisica, sia morale. Ne si comprende come 
il Meyer, che pur nega la relazione fra Dio e gli avvenimenti 
.storici, precluda positivamente allo storico ogni indagine a tal 
riguardo, ne si proponga il problema se, elevando il punto di 
veduta, non si possa ammettere un centro in cui finiscano la 
necessità fìsica, il caso, la libera volontà, ciascuna di questo 
forze (se al caso si può dar nome di forza), ivi trovando la 
mutua conciliazione e la piena sua spiegazione. È li che bisogna 
cercare anche la ragione suprema delle leggi storiche, pur senza 
disperare di poter trovarne il riflesso nell'esperienza storica. 

Le ultime pagine del libro sono destinate a distinguere la 
filologia dalla storia. Quella si accontenta di sapere che i fatti 
siano; questa richiede che operino storicamente. Alla filologia 
attribuisce anche la biografìa, la quale espone fatti d'interesse 
strettamente personali, e alieni quindi dalla storia. 

La distinzione tra fatti storici e avvenimenti non storici è 
iipprovabilc, purché non la si voglia portare alle ultime con- 
seguenze, quasi che si tratti di due ordini di fatti tra lorora- 



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8T0B11 OBNBRALE — e. YON HOMSBROBCH 29^ 

dicalmente distinti. Se si giungesse fino a questo punto, si ca- 
drebbe nell'assurdo. 

Termina il Meyer dicendo — e questa è anche la conclur 
sione scientifica del suo lavoro — che il miglior modo di in- 
tendere la storia e di trattare i problemi storici, ce lo ha 
insegnato praticamente Tucidide. Non ispicga tuttavia in che 
propriamente egli faccia consistere il metodo tucidìdeo. Si sot- 
tintende tuttavia oh' egli trovò nella storia della guerra del 
Peloponneso del grande Ateniese la realizzazione effettiva delle 
dottrine da lui esposte nella seconda parte della sua dissertazione. 

Carlo Cipolla. 



tfRAF VON HOENSBROEGH, Txis Papsthum in seiner saziai- 
Kultiivellen Wirksamkeit. Leipzig, BreitRopf und HaerteL 
I Band (pp. LVi-724); II Band, 1902, (pp. xxi-(V21). 
105. — Nel primo di questi due volumi l'autore discorro 
fleirinquisizione, della superstizione, della demonologia e delia 
stregoneria, mentre dedica tutto il secondo all'esame della mo- 
llale ultramontana. 

Le origini, la essenza, i progressi, i metodi e la efttcacia 
dell'inquisizione sono studiati con molta, anzi con troppo abbon- 
danza di esempi e i\ì confronti, cosa che del resto si può dire 
in generale di tutte le altre parti dell'opera. L'autore giunge 
a dimostrare che la inquisizione non fu vescovile o monastica, 
spagnuola o italiana, o comunque la si pretenda di chiamare, ma 
sempre e soltanto papale; che essa faceva capo, effettivamente, 
al papa e non ai principi laici; e che al papato risalgono quindi 
tutte le responsabilità degli eccessi dei quali la si incolpa, com- 
prese le pene corporali, la tortura, lo spargimento di sangue, 
le esecuzioni capitali, ecc. Persino le leggi dracohiane di Fe- 
derico II di Svevia contro gli eretici furono fatte procurante 
eadem sede (l'apostolica), come scrive Bernardo Guidone nella 
quarta parte della sua Practica Inquisitionis. Della supersti- 
zione, della demonologia e della stregoneria è narrata la storia 
molto particolarmente dalla origine alla veramente incredibile 
mistificazione Vaughan-Taxil, per dimostrare che l'opera dì 
diffusione è dovuta ai gesuiti e che il papato è sempre rimasto 
fedele alle sue tradizioni. Sicché si può dire che i papi sieno 
stati per secoli alla testa di un sistema politico-religioso, che 
ha costato più vite umane e maggiori danni alla coltura ed alla 
società che non qualunque guerra o epidemia. 



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204 RVCKNSIOMI E NOTK BIBUOOBAFICHB — G. CAPASSO 

lia morale uUraiuonlana vuole essere cristiana. Ma la mo- 
rale cristiana è contenuta nella Scrittura e specialmente negli 
evangeli. Esaminando quindi Tuna e l'altra, e mettendole di 
fronte, non sarà diillcile giungere a una conclusione pratica. 
E questo fa Fautore nel secondo volume. Riassunti brevemente 
i principi etico-religiosi del Cristianesimo, come si desumono 
dal Nuovo Testamento, e fattona una^sintetica illustrazione, passa 
all4 esposizione della morale ultramontana: esposizione amplis- 
sima, che occupa la maggior parte del volume (oltre a i300 
pagine), e raccoglie le dottrine dei teolo^^i e dei moralisti cal- 
tolici intorno ai diversi argomenti, come il probabilismo, il for- 
malismo, i peccati, le relazioni e i doveri dell'uomo verso Dio, 
il prossimo, lo stato, eie., e i)ì(i specialmente il sesto coman- 
damento, il matrimonio e la confessione. Naturalmente il posto | 
d'onore è tenuto da S. Alfonso Maria de' Liguori, che, in questo 
campo, su tulli gli altri com'aquila vola. La conclusione è sem- 
plice. Raffrontate le due dottrine, risulta evidente che esse non 
collimano ne estrinsecamente ne intrinsecamente. E, in verità, , 
chi potrebbe giustificare col vangelo tutte le stranezze della J 
morale ultramontana, come p. es., le aberrazioni sessuali, clic j 
di essa sono parlo notevolissima^ E evidente dunque che col- ! 
l'approvazione dei i>api «pastori della morale cristiana da Dio ' 
costituiti e dotati di infallibilità *, si è venuto formando nella ] 
chiesa cattolica un sistema di morale, la cui contenenza, nelle 
sue parti principali, è in stridente contrasto col cristianesimo 
e con la morale naturale umana. 

Cosi, mentre nel primo volume l'autore era giunto alla 
conclusione che nella vita e nella dottrina della chiesa cattolica 
nulla di importante e di etTlcace accade al di fuori o contro 
il papato; nel secondo si sente in diritto di proclamare « la re- 
sponsabilità del papato per la morale ultramontana». Questo 
due proposizioni sono la pietra funeraria, che seppellisce per 
sempre il papato di origine divina. 

Ecco, stillato attraverso un filtro sottilissimo, un sunto molto 
scarso della materia trattata dal Von Hoensbroech nei suoi 
due volumi, che insieme superano le 1400 pagine. Una tratta- 
zione più ampia, oltre che diffìcile e non consentanea all'in- 
dole della nostra Rivista, sarebbe anche, per gli argomenti che 
occorrerebbe trattare, parecchio scabrosa. Aggiungeremo perciò 
soltanto qualche considerazione d'ordine generale. 

Il conte di Hoeusbran-h è un ex gesuita. Egli stesso in un 



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8T0K1A 6BNKBALE — G. VON HOlCMSltROCCH 2d7> 

opuscolo (Mein AustrHtt aus dem Jesuitenoi^den), che ebbo 
molta diffusione, destò molto interesse e fu molto discusso nei 
paesi tedeschi, raccontò la sua uscita dall'ordine. La sua ope- 
rosità letteraria, che coincide colPabbandono della società, nella 
quale era stalo educato e aveva vissuto per parecchi anni, è 
piuttosto abbondante ; ma si riassumo, in fondo, in una lotta 
contro tutto quel complesso e potente organismo politico-reli- 
gioso, che usa chiamare ultramontanismo. 

Nell'altra sua opera: Ber UitramontunisnmSy Sein Weseu, 
und seiìie Behdmpfiaiff (Berlin, H. Walther), il Hoensbroech 
aveva descritto Tultramontanismo come un sistema di potenza 
politica anticristiana. Ma poiché la pietra angolare di questo 
sistema è l'accezione del papato di origine divina, per abbal- 
lerò il primo occorre dimostrare la non sussistenza della se- 
conda. Questa è la ragione dell'opera presento. I^a quale, com'è 
naturale, ha carattere eminentemente polemico, e degli scritti 
polemici ha anche i pregi e i difetti: entusiasmo, calore, e in- 
tensità persuasiva della parola, cortezza di difendere una causa 
giusta; ma nello stesso tempo tendenza ad ingrandire e a esa- 
gerare, a tirare una linea troppo profonda tra la ragione, tutta 
da una parte, e il torto, tutto dairaltra. L'autore dice: — La 
storia dev'essere verace. Ma, appunto perciò non è possibile 
escluderne la polemica, come è opinione comune. La polemica 
anzi è necessaria quando importi mettere in luce la verità (» 
smascherare la menzogna e l'ipocrisia, che in tutti i modi e 
con ogni mezzo si affannano por offuscarla. L'ultramontanismo 
è un sistema religioso anticristiano, che non si può combattere 
allriraenli se non col metterne a nudo i principi!; e nella mia 
opera si vuol dimostrare appunto che il papato non è di ori- 
gine divina. — 

E' riuscito egli nel suo intonto? La risposta non è tanto 
facile, come potrebbe parere a primo aspetto. Siamo davanti 
a una vexata quaestio, nella quale, come in tante altre, è dif- 
ficilissimo spogliarsi interamente di certi sentimenti, che spesso 
fanno capolino, quando mono si sospetterebbe. E in ogni caso, 
raggiunta o non raggiunta la conclusione definitiva, trovato o 
non trovato l'argomento principe, che tagli la testa al toro, 
che dimostri, cioè, luminosamente, da qual parto stia la verità, 
ognuno, dopo, riman fermo nella propria opinione. L'Autore 
stesso non si illude di aver distrutto il dogma. Egli è però 
convinto, e nella convinzione insiste, di aver dato la riprova 



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^W RECENSIONI B NOTI BIBLIOGRAFiCHIS — 0. CAPA8S0 

che il papato non è di istituzione divina, e che la sua opera ab- 
bozzi un quadro della cultura cristiana e della attività sociale 
del papato nella dottrina e neirazione pratica della vita, dal 
quale appunto risulta l'erroneità di quella pretesa. E, in verità, 
quand'anche si volesse nc<?are a quest'opera ogni altro pregio, 
le si dovrebbe pur riconoscere quello di presentare una rac- 
colta amplissima di materiale, melodicamente raccolto e ordi- 
nato, comoda e utile a chi voglia da sé, e con criteri propri, 
rifare l'indagine. Né sarà fuor di luogo ricordare qui, che del 
libro sono state fatte ben quattro edizioni, nello spazio di 
pochi jnesi. Gaetano Gapasso. 



BRUTO AMANTE e ROMOLO BIANCHI, Memorie storiche e 

statutarie del ducato, della contea e dell* episcopato di Fondi 

in Campagna dalle origini fino ai tempi più recenti. — 

Roma, Loescher, 11X)3, pag. 480. 

106. — La piccola città di Fondi, sul confine tra la pro- 
vincia di Roma e la Terra di liavoro, ha attirato in questi ul- 
timi anni l'attenzione degli studiosi di storia municipale. 

Pochi mesi or sono veni,va pubblicato a Napoli un grosso 
volume del conte Gr. Colino, dal titolo 5/or/a rf^' Fo?i^/ ( Napoli, 
1902), ed ora l'editore Loescher ci dà una nuova monografia 
storica, dovuta al comm. Amante, già noto per i suoi studi 
su Giulia Gonzaga e su Vittoria Colonna, e che ora ebbe la 
collaborazione del suo parente, prof. Romolo Bianchi. 

L'importanza grandissima che Fondi ed il suo temtorio 
ebbero dall'epoca preromana fino al basso Medio-Evo giustifica 
questa fioritura di studi e di ricerche; e, quantunque le in- 
dagini archivistiche a Monte Gassino ed a Napoli abbiano dato 
frutto non molto ampio, ben può dirsi che l'opera dell'Amante 
e del Bianchi superi di gran lunga la precedente del Colino, 
sia per il metodo assai più rigoroso, sia perchè tratta con 
molta ampiezza il periodo medioevale, quasi trascurato dal Co- 
lino, sia perché riallaccia assai opportunamente la storia locale 
alla storia generale d'Italia. 

Premesse alcune notizie sul territorio fondano negli an- 
tichi tempi e sui monumenti che ancor ci restano dell'età 
preromana e romana, sulle antiche leggende intorno all'origine 
di Fondi, e delle vicine città ausoniche, e ricordati infine i 
personaggi più notevoli che ebbero i natali a Fondi (fra i quali 



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STORU 6KMERALK — B. AUANTK E R. BIANCHI 297 

for.so anche Tiberio) gli autori tracriano la storia di Fondi, di- 
videndola in quattro periodi. Il primo abbraccia Tetà anteriore 
alla caduta dolTimpero romano, ed é trattato assai brevemente; 
che airintuori della ribellione del 485 d. R., capitanata da Vi- 
truvio Vacca, nulla di notevole si può ricordare in quell'età. 
Voglio però notare che gli egregi autori mi pare tendano ad 
attribuire ad un'età anteriore alla conquista romana le ei)i- 
gralì in cui si ricorda il Soiato fondano; se ciò fosse, senza 
dubbio alcuno avrebbero errato, porche questa ed altre iscrizioni 
sono certamente posteriori al 5(32, come appare dalla lingua; 
se esse appartenessero ad un periodo anteriore, avrebbero ben 
altra forma e grafica e linguistica! Nel successivo capitolo si 
parla di Fondi durante il periodo delle invasioni barbariche: non 
v*ha dubbio, che essa fu soggetta alla dominazione gotica e poi 
alla greca : è invece assai incerto, se cadesse in potere dei Longo- 
bardi: certo dovette, come il territorio limitrofo, subire saccheggi, 
scorrerie, e pagare un tributo; ma di dominio stabile non v'ha 
traccia. E neppure si può provaro che appartenesse al ducato 
romano, quantunque la sode apostolica vi possedesse molti 
beni; fu poi saccheggiala i)iù volto dai Saraceni, liberata da 
papa Giovanni XVIII, e da lui ceduta a Docibile, duca di 
(iaota, forse nel 882. 

Questa parte del lavoro è trattata con molla ampiezza, con 
lar^jca conoscenza dello fonti e dello opere più recenti; né pos- 
siamo dolerci che gli autori si soffermino a confutare persino 
la pretesa donazione costantiniana, perchè in im'opera come 
questa, che sarà certamente fra le mani del pubblico grosso 
della regione campana, il ripetere e il divulgare queste notizie 
non è nocivo. Piuttosto mi preme notare che a pag. 59, forse 
por errore di stampa, si parla d'una lettera di papa Gregorio III 
a Carlo Martello scritta noi 730, mentre è noto che Gregorio III 
sali al pontificato nel 731, e che lo due lettere di questo pon- 
tefice a Carlo dall'editore del Codece Cm^olinus sono assegnate 
al 739-740. 

Segue il periodo del ducato di Fondi, pieno d'incertezze 
cronologiche, a malgrado dei documenti pubblicati dal Fede- 
rici, dal Garinci, dal Gattola o dai monaci Cassinosi. Primo 
ad aver tìtolo di duca di Fondi fu Giovanni Ilf, figlio di Docibile; 
ina la separazione di Fondi da Gaeta non avvenne se non verso 
la metà del secolo decimo: né definitivamente, che essa di nuovo 
e più volte fu riunita a quella cillà. Socomlo una tavola compilata 



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208 RKCKNS10N1 E NOTK BIBLIOGRAFICHB — C. MANPRONl 

dal Quandel e rimasta finora inedita, 22 l'uroiio i duchi di Fondi dal 
945 fino all'anno 1 WiS (i), in cui incominciò il dominio della casii 
dei conti dell'Aquila, con Roffredo, fìllio di Riccardo, che fu 
il primo Conte, E qui entriamo in un nuovo periodo, nel quale 
la storia della contea si intreccia con la storia del rejjrno nor- 
manno e svevo e ci sfilano dinnanzi Ru^r^^ero II. Guglielmo I 
e II collo numerose ribellioni dei baroni, per le quali un buon 
filo conduttore, il pregevole libro del collega Siragusa, è sfug- 
gilo alla diligenza dei compilatori di quest'opera. In seguilo 
Fondi passò a Galvano Lancia, poi, restituiti i beni alla famiglia 
dell'Aquila, il feudo ritornò alla casa Caetani pel matrimonio 
(1207) di (Giovanna, figlia di Riccardo IV, con Goffredo o Lof- 
fredo di quella famiglia; ed in essa restò fino alla calata di 
Carlo Vni. Durante questo periodo, molto lungo, Fondi fu teatro 
di importantissimi avvenimenti, fra i quali merita speciale ri- 
cordo l'elezione, avvenuta nel 1378, deiranlipapa Clemente VII, 
che diede origine allo scisma d'occidente. 

La contea passò a Prosi>ero Colonna, il cui figlio Vespa- 
siano sposò la bellissima Giulia Gonzaga, celebrata dai poeti, 
e miracolosamente sfuggita dalle mani del re del mare, Kair- 
ed-din Barbarossa, signore di Algeri. Dopo la casa Colonna (159i) 
altre famiglie, i Carafa, i Mansfeld, i di Sangro ebbero il feudo, 
finche la città e il distretto, in uno stato di decadenza dolorosa, 
desolati dalla malaria, furono travolli dal turbine della rivo- 
luzione del 1790. 

Delle violenze commesse dai Francesi invasori, delle rap- 
presaglie del partito realista, che era capitanalo dal celebre 
Michele Pezza (Fra Diavolo), dei casi del francese Esménard, 
inviato da Napoleone per sorvegliare Murai e morto a Fondi 
in seguilo ad una caduta, del brigantaggio dopo il 1860 si parla 
a lungo nel libro, colla scorta di memorie della famiglia Amante. 
Alcune notizie statistiche, economiche e geografiche sui paesi 
che appartennero al feudo di F'ondi completano questa diligen- 
tissima parte del lavoro. Ad essa due altre ne seguono, quasi 
a maniera di appendici o di complementi: nell'una si tratteggia 
la storia della Chiesa e della sede episcopale di Fondi dalle 
sue origini fino alla sua soppressione avvenuta nel 1818, nel- 
l'altra si parla della vita municipale del comune fondano, dei 
suoi statuti e dei suoi ordinamenti innestando alla critica ed 
alla discussione storica la biografia del senatore Errico Amante, 
che nel 1871 diede alla luce gli Statuti slessi. 



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STORTA QKNBBALE — K, MASI 29Ì) 

Taluno osserverà che reconomia del lavoro non fu sover- 
chiamente rispettata, e che la parentesi, o vogliam dire la di- 
gressione, è troppo lunga, tanto più che alla biografia dell'A- 
mante, di famiglia originaria di Fondi, o benemerito del paese 
natale per i suoi stuot e le sue ricerche, pel suo caldo amor 
di patria, troviamo unita anche la biografìa degli amici suoi, 
Francesco De Santis e Camillo de Meis, nati in altre Pro- 
vincie. E cerio quelle biobliografle avrebbero potuto trovai* 
luogo più adatto in un lavoro a parte; ma, pur notando 
il difetto per dovere di critico, debbo d'altra parte riconoscere 
che questo capilohì, intilolato L*editore riegli i^tatatl fondant 
e due conteniiìorunet, è veramente attraentissimo, ricco di 
notizie importanti e nuove; è monumento degno dei tre illustri 
amici, che alla patria ed alla scienza dedicarono la loro vita 
operosissima. 

Né questa digressione panni possa scemare il pregio e Tim- 
l)ortanza del volume, denso di ricerche erudite, di notizie nuove, 
di osservazioni critiche, di giudizi temperati ed equanimi, 
sicché può affermarsi che esso primeggi fra i numerosi lavori 
<li storia municipale pubblicati in questi ultimi anni, e meriti 
d'essere attentamente letto e meditato dagli studiosi. 

C. Manfroni. 



ERNESTO xMASI, Asti e gli Alfieri nei vicoì^di della Villa di 
San Martino, — Firenze, Barbera, 1903, p. xxv-009. 
107. — Sciogliendo una promessa fatta fin dal 1897 al 
Conte Carlo Alfieri di Sostegno, Ernesto Masi ha pubblicate» 
testé in un grosso volume il risultato dei suoi studi intorno al 
carteggio ed ai molti documenti radunati con amorevole cura 
dall' ultimo discendente della gloriosa famiglia nella Villa di 
San Martino. Il suo libro però non è una semplice storia del 
nobile casato piemontese, ma svolge un disegno molto più ampio. 
Al dotto storico, il quale era andato a trovarlo nella sua splen- 
dida Villa e con lui aveva ammirati e studiati i preziosi ricordi 
ivi raccolti, Carlo Alfieri, nelle piacevoli conversazioni aveva 
osservato che si poteva benissimo provvedere a conservare la 
memoria di tutte le glorie che i documenti delFarchivio di San 
Martino attestavano. Come nella «Vie d'un Patricien de Venise 
au seiziéme siècle » di Charles Yriarte, intorno alle vicende di 
una famiglia si viene aggruppando la storia del paese durante 



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'Mi BKCICNSIONI K NOTK BIBLIOOBAFICHIt — V. BONDONIO 

la vita di Mare'Anlonio Barbaro, cosi l'evocazione di ricordi 
storici degli Alfìori poteva porgere occasione a «riassumere gli 
studi più recenti che illustrano le singolarissime fattezze della re- 
pubblica astese e le sue ulteriori vicende», ed a € rimemorare 
dei castelli che circondano quello di San Martino, gli episodi 
più tipici e più meritevoli di non cadere del tulio in oblio». 
Questa ridea del nobile patrizio, non ispirata certo da vano e 
malinteso orgoglio aristocratico; alla quale Ernesto Masi si è 
strettamente tenuto in tutta la sua opera, ricca di nuovi docu- 
menti, sempre elegante e spesso geniale nella forma. 

Della leggenda che si riferisce all'origine di Asti, della 
lotta che la città ebbe a sostenere coi Vescovi e col Barbarossa 
sino alla fine del XII* secolo, in cui si costituì fortemente in 
Comune, l'Autore discorre lungamente nei primi capitoli, rias- 
sumendo gli studi copiosi e profondi che altri prima di lui hanno 
fatto, e insertando alla storia d'Asti le notizie riferentisi agli 
Alfieri, che «grandeggiano via via insieme con la loro città» 
e «la cui figura si va delineando con fattezze morali sempre 
più caratteristiche e singolari sullo sfondo della vita e dell'or- 
j^anismo della loro repubblica». Si sofferma più di proposito 
e con speciale compiacenza su Guglielmo, nobile e splendida 
figura di repubblicano, che sacrificando l'interesse della casa 
e della fazione a quella della patria salva il Comune da rovina, 
e su Ogerio Alfieri che dà al suo paese tutta l'intelligente ope- 
rosità, ed alla fine, fatto depositario «di quanto la patria ha 
di più sacro e prezioso, i documenti della sua storia e della 
legittimità della sua giurisdizione», eleva alla sua Asti il più 
splendido monumento, ammonendola ad un tempo di tener salvi 
i suoi diritti con quelle virtù che l'han fatta grande ». Il Cedex 
Astensis, le cronache, le ricerche moderne avevano già chia- 
rito questo periodo storico nel quale il Comune astese tiene 
fronte all'Angioino e lo vince; il Masi però ha saputo, anche 
senza dir cose nuove, dare specialmente alle figure degli Al- 
fieri tutto il risalto ch'esse ben meritavano, con un'arte squi- 
sita la quale ci compensa del poco interesse che il libro suscita 
in noi fino a questo punto. 

L'interesse vero nasce proprio a partire dal VI capitolo; 
di qui comincia la ricostruzione storica sui documenti, di qui 
l'analisi acuta e dotta, di qui infine l'opera veramente nuova 
ed importante. 

Col 1312 la città d'Asti cessa di reggersi a popolo, e dopo 



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STORIA 6KNBRALB 



IC. MASI 



301 



essersi sollomossa a Roberto di Napoli passa successivamente 
sotto il dominio dei Visconti e degli Orleanosi, e cadendo nel 1531 
in possesso dei Savoia finisce per confondere la sua storia con 
quella della misera Italia scorazzata dagli stranieri, minacciata, 
asservita, divisa. Non per questo mancano allo storico di casa 
Alfieri splendide figure da ricordare ed eroiche e generose im- 
prese da sottrarre ad un immeritato oblio; anzi ora più che 
mai le rievocazioni sono doverose. Catalano è tale eroe di cui 
si potrebbe vantare ogni tempo ed ogni paese. Dopo aver com- 
battuto più d'una battaglia in difesa dell'onore, del diritto, della 
patria egli è trascinato dal forte sentimento del dovere di sol- 
dato e di suddito nella poco nobile impresa del 1672 contro Ge- 
nova, per la quale si rovesciano su di lui tutte le iniquità dei 
tempo, tutta Tingratitudine di quel mediocre principe che fu 
Carlo Emanuele II. E quando dì protagonista diviene vittima 
di quel truce dramma, egli sopporta dignitosamente tutte le raf- 
finate crudeltà secentistiche, con le quali si volevano colpire i 
suoi più teneri affetti, ed i suoi più vivi sentimenti di soldato, 
di cittadino, di gentiluomo. Le pagine del Masi su questo no- 
tevolissimo personaggio sono un quadro fedele e prezioso delle* 
condizioni di quel tempo, poiché attorno alla figura di Catalano 
Alfieri altre grandi e piccole, valorose ed abbiette si agitano 
e coloriscono delle più vive tinte il terribile dramma. Dopo 
Catalano le figure notevoli abbondano in casa Alfieri, divenuta 
una delle più importanti alla corte di Savoia. Cesare Giusti- 
niano è chiamato alla corte da Carlo Emanuele III, per con- 
siglio del D'Ormea e del Bogino, «veri ed onorandi uomini di 
stato ♦. Roberto Girolamo e Carlo Emanuele, non indegni di- 
scendenti, ancora una volta durante la guerra di successione 
e la rivoluzione francese, dimostrano di quali virtù civili e mi- 
litari fossero capaci gli Alfieri, sacrificando tutto pel bene della 
patria, riposo, ricchezze, affetti domestici. Li confortano nol- 
Topera loro due donne come Luigia di S. Marzano e Carlotta 
Melania Duchi, le quali alla bellezza, alla nobiltà di lignaggio, 
all'elevatezza delle mente uniscono un animo invitto, degno 
delle matrone dei più bei tempi di Roma repubblicana. Quella 
corrispondenza intima, che l'Autore ci fa conoscere per la prima 
volta, ce le dipinge come donne, spose, cittadine virtuosissime 
od amanti della loro patria, che muoiono di dolore per essersi 
visti strappare dalle braccia il padre, il marito, i figli, i fra- 
telli, ma che non hanno mai per un solo istante dubitato della 



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:ì02 KKCKNSIONl K MOTK BIBLIOOBAFICHI — Y. BONDONIO 

boiUà della causa che i loro uomini dilendevano; hanno sempre 
nascoste le lacrime ed ispirato fiducia ai loro cari, ed anche 
sul letto di morte hanno saputo dare ai loro figli i più elevali 
insegnamenti morali e civili. Tanta eredità non doveva andare 
dispersa; ne gli Alfieri erano gcMite da rinunziare ad aggiun- 
gere sempn» nuovo lustro al loro nome. Le virtù di Carlo Ema- 
nuele e di Carlotta Melania Duchi rifioriscono in Cesare Alfieri, 
il quale educato alla scuola della vera e grande politi(*a, tem- 
prato in mezzo ai pericoli, animato dal soffio più salutare e 
I)iù puro che dalla rivoluzione francese fosse spirato, volge la 
mente a nuovi ideali di grandezza per la sua patria, a quelli 
che animarono costantemente il sommo Vittorio, incita con 
altri valorosi Tanimo di un i)rincipe, che pur non immune da 
gravi colpe amò però sempre non solo il suo Piemonte ma Tl- 
talia, ed ha infine la ventura di porre il suo nome a quel patto 
fra re e popolo, che fu la prima pietra del grandioso edificio 
deirunità e libertà d'Italia. 

Cosi non era solo l'eredità di Carlo Emanuele che Cesare 
Alfieri raccoglieva ed accresceva, ma anche e più quella di 
Vittorio, di colui che con Dante e Machiavelli è « nume indi- 
gete d'Italia» — K qui il Masi, il quale di Vittorio Alfieri non 
ha ancora parlato, fa in una rapida sintesi la genesi del suo 
pensiero, che per lui è schiettamente repubblicano nelle tra- 
gedie; più temperato nel Trattato della Tirannide, ove con- 
danna ogni tirannia, sia essa di un solo, sia di più individui, 
e nel Panegìrico di Plinio a Traiano, in cui dice legittima quel- 
l'autorità sola che viene dal popolo; definito nelle commedie, 
designazione precisa della monarchia costituzionale all'Inglese. 
Che ahzi, dice il Masi, nell'* autocritica dell 'Agide sembra quasi 
aver profetato il futuro Amleto della monarchia di Savoia». 

Con questo rapidissimo esame del pensiero alfieriano l'Au- 
tore chiude il suo lavoro, non senza aver prima amaramente 
lamentato ancora una volta che l'eredità del grande trageda 
sia andata a finire dove mai non avrebbe dovuto per la slealtà 
di una donna che avrebbe avuto l'obbligo di farsi l'esecutrice 
di tutti i voleri di colui il quale l'aveva tanto amata ed 
onorata. Grande conforto è però il riconoscere che l'ere- 
dità politica è stata « raccolta da tutta la nazione italiana, 
e nell'ultimo ramo sopravvissuto della famiglia Alfieri, da Carlo 
Emanuele, da Cesare, da Carlo Alfieri di Sostegno». Cosi Carlo 
Emanuele pel Masi non solo è custode zelante dell'interesse 



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STORIA QBNISKALK — E. MASI 303 

dinastico, ma ancora incarna il concetto d'un grande stato a 
pie dell'Alpi, escludendo sistematicamente e costantemente dagli 
interessi italiani l'Austria; Cesare rappresenta la trasforma- 
zione liberale della monarchia di Savoia con lo statuto e la 
prima guerra d'indipendenza ; Carlo difende la politica del Conte- 
di Cavour od ha lo sguardo all'avvenire d'Italia quando con 
larga liberalità fonda l'Istituto di Scienze Sociali, da lui desti- 
nato a perpetuare le idee del grande statista piemontese e ad 
educare il fiore della gioventù italiana. 

Questo, pallidamente riassunto, il contenuto del libro di 
Ernesto Masi, sul quale la critica è ora chiamata a dare il suo 
giudizio. Certo l'Autore non ha preteso di riassumere tutto 
quello che sulla Storia di Asti in questi ultimi tempi si é scritto, 
ne di contribuire alla risoluzione di problemi che la critica 
aveva già posti ed affrontati, ne quindi di aver fatto opera cri- 
tica in quel che concerne la Storia della gloriosa repubblica. 
Il suo intendimento è stato piuttosto quello di vedere qual 
parte la famiglia Alfieri abbia preso alla vita della sua città 
in tutti i tempi; onde per questo suo stesso intento desidere- 
remmo che là ove non fa che riassumere gli studi altrui senza 
nulla aggiungere di suo fosse un po' più breve; forse ne gua- 
dagnerebbe in efficacia la sua stessa narrazione. Cosi pure non 
sappiamo abbastanza spiegarci perchè ami fermarsi a lungo su 
certi punti controversi della vita dei nostri Comuni; ne perchè 
a quando a quando si compiaccia di far qualche carica contro 
alcune tendenze politiche dei nostri giorni, cosa da cui, a nostro 
parere, è aliena la severa narrazione storica. Del resto queste 
lungaggini e digressioni vanno scemando e poi del tutto scompa- 
rendo a mano a mano che TA. procede nel suo lavoro, e la storia 
d'Asti, confusasi con quella del Piemonte, cessa d' occuparlo. 
La narrazione delle vicende di casa Alfieri fatta, ripeto, intera- 
mente iSui documenti storici, è, quanto si può dire, compiuta e 
torna a grande onore del dotto autore delle conferenze fiorentine. 

Il quale ha mostrato di capire perfettamente il dovere 
del vero storico dando effetto all'idea di Carlo Alfieri di So- 
stegno; ed ha ad un tempo fatto opera civile proponendo agli 
Italiani splendidi esempi di virtù. Sappiano essi imitarli, e 
non soltanto ne gioirà l'ombra di Carlo Alfieri, ma se ne com- 
piacérà pure quella di Colui che 

4ca' dissueti orecchi — a 1 plprrl cuori, a gli animi giacenti» 
gridò con voce possente « Italia, Italia ». Vincenzo Bondonio. 



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304 RKCKNSIONI E MOTE BlBLlOOBAFlCHE — C. B. 

(i. TOMMASO MULLATERA, U uiemovie di WrJla, Ediz. cri- 
tica por cura di E. Sella o M. Mosca. Biella, G. Aiiiosso, 1902. 

108. — Il Mullatera, nato a Biella nel 1725 e morto nel 
1805, medico di professione, d'inge<?no versatile, scrisse oi)en» 
di vario genere, tra cui lìiimeggiano le Memorie cronologiche 
e corografiche della città (fi Biella, edite da Antonio Caiani, 
impressore vescovile biellese, nel 1778. Sono divise in due parti: 
la r tratta del sito, denominazione, antico stato, religione, go- 
verno e avvenimenti più memorabili : la 2* del clima, delle pro- 
duzioni naturali, arti, maniiatture e traffico del biellese, della 
struttura della città, delle chiese e conventi, monasteri, edifizi 
pubblici e personaggi più cospicui del biellese. Non è un la- 
voro critico, se badiamo ai mezzi di cui FA. si valse; ma non 
gli mancò il discernimento critico, specie nel racconto delle 
vicende municipali e nella descrizione dei suoi elementi legi- 
slativi, religiosi ed economici. Fu quindi buona idea dei valo- 
rosi giovani, che si accinsero a meditare le Memorie del Mul- 
latera, quella di riprodurre fedelmente l'edizione originale, quasi 
irreperibile, con le giunte del ms. torinese, formate di fram- 
menti soppressi nella slampa del Caiani, e con indicazione di 
tutte le varianti. 

Ma gli editori non si limitarono a questo lavoro di accurata 
riproduzione; imperocché impressero orme pregevoli per la 
storiografia del biellese in vario modo. Anzitutto adunarono 
in un diligente proemio cenni sui cronisti che precorsero il 
Muliatera, notizie sui raccoglitori di memorie, di documenti e 
di genealogie, descrizione dei documenti originali sparei o rac- 
colti in vari Fondi, indicazione degli Statuti biellesi, ricordo 
delie fonti archeologiche soprattutto epigrafiche, enumerazione 
degli storici che illustrarono il biellese, elenco delle monografie 
riguardanti Biella e il biellese: lavoro assai pregevole e accu- 
rato, che in taluni punti serve di complemento alla ricca biblio- 
grafìa del barone Antonio Manno su Biella. In 2^ luogo ci offri- 
rono uno studio biografico, bibliografico e critico di G. Tommaso 
Muliatera: le notizie sulla vita sono in verità un po' scarse; 
debole potrebbe anche apparire la .critica delle Memorie, ma 
questa è completata dalle numerose Note apposte al testo delle 
Memorie. Infine quattro Indici agevolano le ricerche: dei nomi 
d'autore e d'opera, di luogo, di persona e generale. 

L'elegante volume, mentre torna utile agli studiosi, reca 



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STURU 6KNKRALK — S. MlNOCCHf 305 

i 

onore ai giovani, che pazientomento si accinsero all'opera, e 
ai numerosi biellesi che, gelosi e giustamento orgogliosi della 
loro terra natia, secondarono nobilmente ed efficacemente la 
nobile impresa. G. R. 



SALVATORE MINOCGHI, Bellosguardo a Firenze, Memorie 
storiche e letterarie, Firenze, Tip. Ariani, I902(ln-4pp. 55). 
109. — Questo elegante, geniale e succoso opuscolo è degno 
del soggetto quant'altro mai attraente. Si capisce che TA., rie- 
vocando con sicura dottrina le vicende dei luoghi modernamoiito 
designati col poetico nome di Bellosguardo, in relazione con la 
storia di Firenze e delle principali famiglie che v'ebbero le loro 
villo, si sia sentito ispirare dalla poesia di quel sito e di quelle 
memorie. Un capitoletto è consacrato alla famiglia dei Segni, 
che vi possedette la villa detta ora deirOmbrelliiìo, nella quale 
venne ad abitare nel 1017 il Galilei; onde ben fece il M. a 
darci una nitida riproduzione in fototipia di essa col bel log- 
giato del Trecento, e d'un autografo galileiano che ricorda quel 
soggiorno. Un altro capitolo ci parla di Ugo Foscolo, che nel 
1813 fuggiva i chiassi e le feste di Firenze a cercare la pace 
e la solitudine nella villetta di Bellosguardo, attigua a quella 
deirOmbrellino, ed ora incorporata ad essa dall'attuale posses- 
sore, come appare dalla relativa fototipia. Al qual proposito 
FA. rettifica Tinesattezza in cui incorsero parecchi moderni 
(compresa la Commissione per le onoranze al Foscolo nel 1871, 
quando le ceneri del Poeta furono tras{)()rtate da Chiswick e 
non da Turham Green, com'egli scrive, a S. Croce), confondendo 
le due ville vicine. E a Bellosguardo, com'è noto, il poeta za- 
cintio compose in meno di due mesi la Ricciarda e la mag^^ior 
parte dei frammenti delle Grazie, 

Con questa pubblicazione, adorna di otto fototipie, il M. ha 
fatto un regalo squisito agli studiosi. 

V. ClAN. 



2. ETÀ PREROMANZA E ROMANA. 
G. TROPEA, La stele arcaica del Foro Romano, Cronaca della 
discussione, V, seti., 1901-dec. 11X)2. (Estr. dalla «Rivista di 
Storia Antica > N. S. Anno VII, fìisc. 1). 
110. — La presente cronaca riassume quasi gli slessi scritti 
relativi all'argomento, che furono da noi esaminati nel prece- 
Rivtsta storica italiana, 'M s., n, :J. 2() 



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306 BBCCNSiONl K VOIK BIBLIOOBAFICHK — L. 1I4B1ANI 

dente articolo in questa Rivista, 1902, pag. 152, segg. Potrei 
fare a meno di tornare sulla questione, se il Tropea stesso, 
recensendo la mia recensione citala, non mi vi richiamasse. Egli 
cita del mio articolo soltanto alcuni brani e, secondo me, non 
i passi in cui è racchiuso il mio pensiero, limitandosi a ri- 
mandare alla sua cronaca precedente, nella quale peraltro non 
trovammo ragioni cosi forti da farci mutare parere. Anzi ogni 
giorno più si avvalora la nostra convinzione perciò che riguarda 
l'età del monumento, che rileniamo essere del VI sec. a C. 

A confortare la nostra opinione sono venuti alla luce altri 
scritti, dei quali mi conviene qui riferire. 

Più volte stimolato ad esporre pubblicamente il suo parere 
sul monumento in questione, rilluslre storico Mommsen aveva 
finora taciuto, per non gettarsi forse nella mischia quando la 
j)Olemica feiTeva maggiormente. Ma, alla Une, in una nota 
filologica, pubblicata ueWfferìues xxxviii, 1903, fase, l^ pag. 
151 segg. ha incidentalmente espresso il suo pensiero, che è 
d'accordo con la cronologia da noi assegnata al monumento. 

La nota tratta della etimologia della parola iouxnienta del 
cippo, alla quale quasi tutti i glottologi sono d'accordo nell'as- 
segnare il valore di iamenta; ma la diflicoltà di dimostrare 
il passaggio morfologico da iougsmenta a iumenta ha turbato 
non poco i maestri della linguistica, che non senza sforzo, si 
sono provati a dimostrare il mutamento delle forme. Il Mom- 
msen, schierandosi contro V opinione quasi generale (1), 
presenta una teoria del tutto nuova: mmentum non derive- 
rebbe dalla radice iug di iugwn e non significherebbe quindi : 
bestia aggiogata, ma dal teina iuv di lavare e significherebbe 
la bestia utile per eccellenza al contadino,' indicata con un ter- 
mine astratto e generale, alla stessa guisa di mancipium per 
schiavo e di operae per operai. 

Per sostenere la sua ipotesi, il M. osserva che la quantità 
di iitgum non corrisponde a quella di mmentum, mentre con 
questa ha comune la vocale lunga il tema di iuvare. Senonchè 
la ragione della quantità non può essere invocata in questo 
caso, perchè anche in greco abbiamo zeugma e zùgon e nello 
parole con suffisso — iìie7i — mento — è più regolare la quan- 
tità lunga (cA*. Brugmann, Grunclrlss, II, pag. 3-43 s^g). 0.s- 



(1) Il Mommsen dico addirittura generale, ma è noto che il Ceci p. e. 
proponeva un'altra interpretazione (iugsmentum — iuges — angurium). 



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KTX preromana K romana — G. TROPEA 307 

serva ancora il Mommsen che generalmente in latino il nesso gin 
si conserva o vi si introduce una vocale eufonica, si elide solo 
nel caso dell'incontro di tre consonanti p. e. infili [g] mentiim» 
Nella accezione di iwneìituìn nel discorso latino più antico e 
nelle XII tavole, non è compreso il bove, l'animale da giogo per 
eccellenza. Ma si potrebbe opporgli che nell'ani ichità non sol- 
tanto i buoi, ma anche i cavalli erano attaccati per mezzo del 
Kiogo. 

Non si può negare che Tetimologià data dal Mommsen sia 
seducente; sononchè non poche difficolta le pongono contro ì 
glottologi. Il Geci poi nel Popolo Roì^ano del 23 febbraio la 
dichiara addirittura uno sproposito linguistico, E d'altra parte 
alla forma originaria iugsmentum qualche linguista aveva pen- 
sato anche prima della scoperta del cippo: p. es. Johannes 
Schmidt (v. nota all'articolo del Mommsen in questione). 

Se si accetta la etimologia del Mommsen per iunientay 
bisogna accettarne la scoraggiante conclusione, che neanche la 
parola ìouxìnenta dell'iscrizione del cippo ha una interpreta- 
zione accettabile e che il senso dell'epigrafe rimane tuttora, se 
non interamente, come dice il M., almeno in gran parte oscuro. 
Il M. fa eccezione soltanto por la parola regei, nella quale 
riconosce col Thurneysen, e noi aggiungeremo anche: come ha 
dimostrato, a nostro avviso, il De Marchi, il nome del re vero e 
proprio. Ma tale parola è preziosa, perchè il Mommsen da essa 
trae la conseguenza che l'iscrizione risale all'epoca regia, come 
noi abbiamo appunto sostenuto sin dal principio (1). Ugualmente 
la paleografìa del cippo, è arcaicissima, poiché la R è priva 
ancora della zampa, come nella iscrizione del vaso DresseU 
nella quale pure, come sul cippo, si ondeggia ancora fra la 
grafia V ed Y. 

Mentre dunque poco fa erano le ragioni archeologiche 
che ci persuadevano della giustezza della nostra cronologia, 
.sono ora lo ragioni linguistiche che tornano a provare lo 
stesso asserto. E per un'altra via in fatti la glottologia è giunta 
a corroborare questa nostra teoria. Lo studio dei più antichi 
monumenti epigrafici della lingua latina, che progredisce ogni 
giorno, riesce oggi a dimostrare con maggiore chiarezza il pro- 
cesso di sviluppo dello forme e, mentre prima da alcuni si sup- 
IX)neva che questo fosse avvenuto con una rapidità vertiginosa. 



(1) Cfr. Illustrai. Ital. 9 luglio 1K99, pag. 20. 



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308 RBCBVSIONI B NOTB BlBLlOORAFlCHB — L. MABUMl 

Oggi si ritiene sia stalo indispensabile uno svolgimento molto 
più lento. La dimostrazione lampante di questo fatto si può 
avere neirimportaute lavoro teste pubblicato dal prof. P. 0. 
Ooidanich, Studi di latiìw arcaico, estr. dagli Sludii italiani 
di filologia classica, voi. x, 1902, pag. 237 segg. 

In questo lavoro TA. esamina Tiscrizione di Caso Canto- 
vius ed il Carmen Avvale; dei quali testi propone una inter- 
pretazione molto più semplice e soddisfacente di quelle finora 
tentate; dalla prima iscrizione specialmente, che deve ritenersi 
del IV secolo, risulta che V iscrizione di Duenos deve essere 
almeno del V (1) e ciò^da occasione al eh. A. di esaminare la 
tradizione relativa alla antichità del trattato fra Roma e Car- 
tagine, di cui parla Polibio. Secondo l'ipotesi conciliativa del 
ifOidanich il testo del trattato Polibiano era stato modellato 
sopra un originale della metà del V secolo, del quale trascri- 
veva Tarcaico formulario. Cosi nelle formule delle XII tavole ci 
sarebbero tracce di arcaismo tali da confermare la data tradizionale 
chele fa risalire al 450 a. C. Ora se questi documenti più antichi 
del latino arcaico sono, come prova il Goidanich, più vicini 
al VI che al IV secolo, qual meraviglia se anche la iscrizione 
del Foro Romano, che anche dal lato paleografico e dalla ar- 
chitettura del monumento, dalla stratificazione archeologica è 
dimostrata molto arcaica, viene assegnata pure da ragioni glot- 
tologiche al VI secolo a. C. ^ 

Lucio Mariani. 



HEINRICH NISSEN, Italische Landeskiinde, II Ed. Die Staedfe, 
(1 u. 2 Haelflc) Berlin, Weidmannsche Buchandlung, 19(>2. 

111. — Il primo volume di quest'opera di primaria impor- 
tanza per gli studi geografici dciritalia antica, vide la luce fin 
dal 1883. Era quindi giustificata Timpazienza degli scienziati, a' 
quali pareva troppo lungo l'indugio che Tillustre professore di 
Bonn frapponeva alla pubblicazione del promesso proseguimento 
del lavoro. In compenso il secondo volume è ora presentato 
diviso in due parti, ciascuna delle quali ha la medesima mole 
del primo volume. In queste furono studiate le condizioni geo- 
grafiche dell'Italia antica in generale (Land temi Leuie), nel 



(1) Cf. Moinmson nell;i nota (5Ìtata achtccrltrh isl sic d^m Cippt^ 
glriclneifif/. 



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ETÀ PRBR0M4MÀ E ROMÀNA — H. NlSStfM 309 

secondo volume invece essa è minutamente desoritla nelle sue 
singole parti (Die Staedie). Nel suo studio TA. si riferisce al- 
l'epoca di Augusto, nella quale, egli dice (p. 2), la regione 
italica ha compito, nel suo sviluppo, il suo corso ascendente, 
onde da quel punto culminante pare riesca più agevole volgere 
lo sguardo al passato, come già fecero Strabone, nel 5" e 6** 
libro della sua geografia, e Plinio nel 3* libro della sua storia 
naturale. Dal medesimo punto pare al N. poter con sicurezza 
misurare l'opera de' secoli seguenti. Se infatti le condizioni 
geografiche subirono notevolissime mutazioni airepoca impe- 
riale, ed ebbe la viabilità un più articolato sviluppo, tuttavia 
le principali basi di tali mutamenti erano già poste all'epoca 
augustea. Come già al primo volume, cosi a questo secondo è 
premessa una dotta e succosa introduzione (p. 1-130), nella 
quale sono trattate questioni d'indole generale, con riguardo 
all'estensione e alle divisioni dell'Italia, alle regioni in genere, 
ai municipi, alle colonie, allo sviluppo economico, alle vie, ai 
pesi, alle misure, al numero della popolazione ecc. Opportuni 
confronti fra le condizioni antiche e le moderne, e l'aver tratto 
profìtto, se non di tutte, almeno da alcune delle più importanti 
monografie, che s'occupano degli argomenti presi ad esame 
dall' A., valsero a dare un valore speciale a questa organica 
parte del lavoro. La descrizione delle singole regioni ha prin- 
cipio colla Liguria (p. 130-159) studiata nelle varie sue parti, 
cioè le Provincie delle Alpi marittime, la riviera, il regno di 
Gozio e la Liguria mediterranea fra il declivio orientale delle 
Alpi e il settentrionale dell'Appennino. Seguono la Traspadana 
(p. 100-102) colle sue principali popolazioni: i Taurini, i Salassi, 
i Libici, e gli Insubri; la V^enezia e l'Istria (p. 193-242) esami- 
nate ne' loro popoli, cioèi Cenomani, i Veneti, i Carni e gli Istri; 
e l'Emilia (p. 243-277). Passando quindi all'Italia centrale, l'A. 
si trattiene a descrivere minutamente l'Etruria (p. 278-373), 
che crede doversi a tale scopo dividere in cinque parti distinte 
(regione settentrionale, i monti metalliferi, regione orientale, 
regione piana, e regione meridionale), accennando anche di 
mano in mano a que' fatti storici che si riferiscono ad ogni 
singola località. Passa quindi all'Umbria (p. 374-408), divisa 
in regione gallica e Umbria occidentale; e al Piceno (p. 409-432), 
e finisce la prima parte del volume colla descrizione de* popoli, 
che abitavano l'alto Appennino (p. 432-480), cioè i Vestini, i 
Marruccini, i Peligni, i Marsi, gli Equi e i Sabini, popolazioni 



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310 RBCRNSIOMI K NOTK BIBLIOGRAFICHE — O. OBCRZINEB 

giudicate da Plinio corno lo più valoroso di tutta Italia e degno 
di particolare studio per lo vicinanze e i rapporti ch'ebboro \ìev 
tempo con Roma. 

La seconda parie del volume si apro colla descrizione di 
Roma (p. 488-541). alla quale dedica giustamente non solo 
mi più ampio sviluppo, ma altresì quelle più calde parole 
che solo la ciUi\ eterna può suggerire, quattro volle di- 
strutta e quattro volte risorta a nuova vita (p. 484), in sé 
inchiudente un tal cumulo di caratteri storici non pareggialo 
da alcuna altra città sulla terra (p. 485), e si pieno di memorie 
da far rievocare all'A. le calde parole che a tale proposilo 
scriveva il Goethe nella pienezza del suo entusiasmo. Perciò 
TA. imprende a parlare delle origini della città (§ 5), del pri- 
mitivo sviluppo (§ 2), del suo ampliamento (Ì5 :i), per condurci 
all'epoca imperiale (8 4), mostrandoci le singole parli deirurl)e 
(§5) e il suo circondario ( § 6). Passa quindi alla descrizione del 
Lazio (p. 551-6(37), dividendolo in Lazio antico, cioè le regioni lilo 
ranca, dei monti Albani, e dell'Aniene, e in Lazio nuovo esleso 
nelle regioni de* Volsci, degli Ernici, dogli Aurunci. La Campania 
(p. ()85-777), terra fortunata i)er la sua posizione e fertilità, 
terra benedetta per il possesso della quale, secondo la favola, 
sarebbero venuti a contesa gli stessi Dei, trova nel N. un de- 
scrittore quanto esatto e coscienzioso, altrettanto entusiasta. 
Specialmente Gapua, ([ueWalierd Romciy attira la sua atten- 
zione, descrivend(me, in succinto, le principali sue vicende, 
dalle origini fino aire[»oca imperiale, i suoi ricchi prodotti, i 
suoi monumenti. 

La dotta rassegna storica geografica pi'osegue col Sannio, 
(p. 774-832) parlando de' Frentani, del Sannio settentrionale, 
degli Irpini, de' Picentini, della regione di Venosa, colPApulia 
(p. 833-887), colla Lucania (p. 888-1)23) e finisce col Bruzio 
(p. 924-907). Chiude il volume l'indice dei nomi antichi, de' 
quali è fatta memoria nel 1^ e nel 2'* volume. 

La necessità di un libro, che esponesse metodicamente e 
alla stregua delle più importanti ricerche critiche le vicende 
geografiche delle singole regioni italiche neirantichità, era go- 
neralmente sentita. La grande opera classica del Cluverio era 
ancor sempre la miniera, alla quale dovevano ricorrere gli 
studiosi di questi argomenti. Le novità in tal genere di ri- 
cerche richieste dai più moderni criteri scientifici non erano 
completamente soddisfatti dai manuali del Mannerl, del For- 



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KTA PKKROMANA B BOSfAMA — H. NISSEN 311 

biger, del Kiepert e dalle notizie raccolte nel Corpus, Dobbiamo 
quindi saper grado al N. di aver tentato di presentare uno 
studio a tale proposito compioto ed organico e possibilmonte 
degno del moderno progresso scientifico. E' egli completamente 
riuscito nel -suo intento? Credo che sia lecito dubitarne. L'u- 
tilità deiropera del N. è certamente grande, e grande lo ripeto, 
è il servizio da lui reso alla scienza ; ritengo tuttavia che il 
suo lavoro sarebbe riuscito più perfetto, se in esso si fosse te- 
nuto conto delle più recenti scoperte archeologiche, alcune delle 
quali sembrano essere ignote air A., e avesse dato maggior svi- 
luppo ad alcune parti. Per ciò fare non sarebbe mancato il 
materiale, poiché è ben vero che Tltalia manca di un manuale 
completo del genere di quello ideato dal X.; ma viceversa non 
c'è provincia, non c'è città d'Italia, che non abbia dato gran 
numero di pubblicazioni, alcune delle quali veramente magi- 
strali, dirette a mettere in chiaro le più remote vicende, e a 
rassodare alcuni problemi geografici prima controversi. Eppure 
la più gran parte di esse sono trascurate dall' A. Cosi avviene 
che i confini delle singole regioni sono in alcuni punti pro- 
sentati colie stesse incertezze, che si manifestano in opere an- 
tiquate. I confini meridionali della Liguria ad esempio, quelli 
delle Provincie delle Alpi marittime, alcuni problemi attinenti 
alle regioni delle Alpi Gozie e Graie potevano essere più esatta- 
mente definiti. Se TA. avesse avuto cognizione del mio lavoro 
sulle guerre dì Augusto contro i popoli alpini avrebbe forse» 
trovato opportuno dir qualche cosa della provincia delle Alpi 
Atrezziane, posta dal De Vit nella valle dell'Ossola e da me 
ad occidente della regione di Cozio, distinguendola però dalla 
provincia delle Alpi Graie, colla quale l'A., aderendo ad un'er- 
ronea opinione comunemente accettata, la confonde. E dopo 
quanto fu detto e scritto in proposito, come è ancor tollerabile 
che si asserisca (p. 209) che Trento fu occupata dai Romani 
solo nel 2^ a. Gr. ? il dire senz'altro (p. 225) che della po- 
polazione del Friuli formarono i Galli la parte predominante, 
e i Reti rappresentarono la popolazione sottoniessa? Qualche 
cosa era pur necessario dire del limes romano delle Alpi Giulie, 
ora diligentemente studiato dal Miillner e dal Puschi. Gosi 
molte altre incertezze ed inesattezze che si riscontrano in tutta 
l'opera si sarebbero potute evitare tenendo il giusto conto delle 
memorie locali più meritevoli, e dei più recenti formulati 
della paletnologia e dell'archeologia. D'altra parte è pur da 



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812 RKC1S.N810N1 E NOTK BIBLIOOEAFICHB — 6. OBKRZINER 

notarsi che in opero così complesse, ogni capitolo delle quali ri- 
chiede studi lunghi e speciali, simili pecche sono, non dico 
indispensabili, ma almeno scusabili. Por cui non ostante tutto 
quanto fu osservato, finche l'Italia non abbia un'opera sua spe- 
ciale, che, col sussidio di carte geofi:raficho, d'itinerari, di 
piani, e coiraiuto delle numeroso pubblicazioni parziali fatte 
da volonterosi privati e da' sodalizi storici delle principali città 
metta in più sicura e chiara luco le suo condizioni etnografiche, 
geografiche e storiche nell'antichità, il lavoro del N. resterà 
uno de' più importanti e degni di essere consultati da chiunque 
rivolga la sua attenzione a tal genere di studi. 

Giovanni Oberzinkr. 



PAUL AZAN, Annibal dans le-s A/pes. Paris, 1902. 

112. — L'omaggio, che si rende dai dotti al nome grande 
di Annibale, studiandone o ristudiandone il meraviglioso iti- 
nerario alpino ed il genio niiiitare, trova opportuno riscontro 
nella tradizione viva, che, per monti e por valli, per passi, 
per accampamenti, per ponti, per fontane vuol veder traman- 
dato il nomo del generale cartaginese in ogni punto d'Italia. 
Non passa anno nel quale, oltre le memorie minori, non si abbia 
qualche opera di mole, come aggiunta alla larga bibliografia con- 
cernente i diversi momenti della seconda guerra punica,e special- 
mente del passaggio delle Alpi (1). Sono vecchio proposte rimesse 
a nuovo, son nuove varianti ad un itinerario già noto, nuovi 
passi studiati o ristudiati, perchè l'armonia tra le notizie an- 
tiche e la topografia moderna sia completa. Ma, oramai, 
la pretensione di poter risolvere in modo definitivo e convin- 
cente per tutti la scabrosa questione, comincia ad essere rite- 
nuta, generalmente, una bella e buona temerità da collocarsi 
tra i problemi insolubili. 

Questa volta è un luogotenente francese del secondo zuavi, 
che ci dà 234 pagine, in formato grande, con 17 illustrazioni. 
E, trattandosi di un ufficiale e non di uno storico o di un geo- 



(1) Una notevole Memoria ci offro il colonnello Giacosa nella Rivista 
militare italiana (1902, disp. IX) col titolo: La via di Annibale dalla 
Spagna al Trasimeno^ a proposito di nuove pubblicazioni. I^ nuove pub- 
blicazioni sono quella deirOsiANDER, Der Hannibalweg etc. e V altra del 
Montanari, dalla «Rivista storica» già annunziate. Il Giacosa ritorna al 
Piccolo S. Bernardo; salvo qualche variante doiritinerario nella parte del 
suolo italico. 



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KTÀ PBBBOMANA B BOMANA — P. AZAM 313 

grafo di professione, egli si crede in dovere di ammanirci > 
anzitutlo, testo e traduzione di lunghi passi degli scrittori an- 
tichi, intere pagine di studiosi posteriori, lunghe discussioni di- 
stinte dalle esposizioni degli argomenti medesimi. Fino a p. 14 
espone la questione; fino a p. 21 il testo di Polibio; fino a p. 30 
il lesto di Livio; fino a p. 51 i dubbi ed i sistemi proposti per 
la soluzione; fino a p. 03 combatlo la proposta del Gran San 
Bernardo, del Piccolo S. Bernardo, del Genisio; fino a p. 71 
esclude il Monginevra, i colli del Monviso, l'Argenterà; fino a 
p. 82 combatte il « sistema » del colonnello Ilennebert, che so- 
stenne il Monginevra; fino a p. 92 combatte il «sistema» dello 
Ghappuis, che sostenne l'Argenterà. Da pagina 92 a J 39 egli 
espone le ragioni per le quali è da preferirsi il collo già pro- 
posto dal colonnello Perrin, il collo di Glapier, dando un'im- 
portanza soverchia, a me pare, alla possibilità di poter conci- 
liare la posizione di quel collo colla notizia, che accenna al 
discorso di Annibale nel mostrare ai suoi soldati la pianura 
l)adana. — Si discosta dal Perrin nell'itinerario dairmAw/a alla 
base delle Alpi, perchè, mentre costui aveva creduto opportuno 
tare attraversare Vinsuki dall'esercito cartaginese, TAzan fa 
sejruire ad Annibale la riva sinistra deirisère, in conformità 
di questo itinerario: Da Chateauneuf-sur-l* Isère di Saint-Quentin 
kilom. 63; da Saint- Otientìn ]^ev Montaicd 3, Teureykì\o\n,ì2; 
da Veuvey a Comboire Kilom. 10; da Combòire a Glères^ 
km. 8; da Gières al Brèda km. 35; dal Brèda al Pon^^^ km. 20; 
in tutto 154 km., suppergiù, dice T A., quanti sono gli 800 stadi 
indicati da Polibio. 

Sej^uono 15 pagine fitte di indicazioni bibliografiche, tra le 
quali, però, non troviamo i nomi illustri del Von Duhn, del 
Nissen, del Cocchia. Ed in ultimo si hanno discussioni storiche 
e geologiche suH'antica designazione del nome Rodano in Po- 
libio, Cesare, Strabene, e sulla possibilità di spostamento del 
corso del fiume medesimo. Per Polibio il Rodano sarebbe stato 
risère, mentre il fiume, che viene ad unirsi airisère, da Lione 
si sarebbe detto Scaras. Per Cesare il lago Lemano sarebbe 
stato niente altro che un tributario del Rodano; ed il Rodano 
si sarebbe allungato per il lago di Bourget e per l'Isère mede- 
simo. Por Strabene il corso del Rodano sarebbe quello che è oggi. 

Gabriele Grasso. 



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e* 



814 RSCKNSIONl E VOTE BIBLIOGRAFICHE — B. BBUGl 

COSTA Prof. EMILIO, Corso di storia del diritto romano 
dalle origini alle compilazioni giustinianee. Voi. I: Le 
fonti, la famiglia e la persona nel diritto privato (Bo- 
logna, Zanichelli, UK)1), pag. xxvi-411. Voi. II: / diritti 
reali, le obbligazioni, le successioni (Bologna, Zanichelli, 
1903), pag. xvi-503. 

113. — Questi due volumi della storia del diritto romano 
del prof. Costa deirUniversità di Bologna abbracciano i primi 
cinque libri dell'opera e comprendono, oltre la descrizione delle 
fonti, la storia del diritto privato. Dirò subito che il corso, seb- 
bene indirizzato principalmente agli scolari, ha carattere scien- 
tifico, perchè TA. non pure raccoglie i frutti del lavoro altrui, 
ma combina ivi quelli, copiosi, di non pochi suoi scritti prece- 
denti ed espone ora, per la prima volta, il risultato di nuove e 
pazienti sue ricerche. Arduo compito è ormai questo degli sto- 
rici del diritto romano! Le fonti, che di giorno in giorno cre- 
scono di numero dalle epigrafi ai papiri greci d'Egitto, mentre 
ir' allargano la veduta dello storico, ne modificano taluni criteri e io 

p' scuotono in certi convincimenti che possono persino apparirgli 

X poi quali pregiudizi consacrali dalla tradizione. D'altra parte la 

tendenza a considerare il diritto come forma o manifestazione di 
l'-s intime necessità e combinazioni sociali si fa di giorno in giorno 

'i'[ più viva e costringe lo studioso, che pur non voglia cadere nel 

f, cosi detto materialismo storico, a cercar le profonde radici degli 

fe instituti giuridici. O per Tuna o per l'altra ragione, i libri di 

'^ * storia del diritto romano, che non molti anni or sono parevano 

p: insuperabili, sono invecchiati, ne più soddisfano il giurista ve- 

ramente moderno. Ancor meno possono piacere al puro storico ; 
l; il quale se parla di Roma e vuol cercare nella sua florida ci- 

': . viltà l'esempio di molti dei fenomeni economici e politici odierni, 

ha bisogno di libri in cui la storia del diritto non sia né monca 
[ per le fonti, né angusta per i criteri. L'A. si è preparato con 

j,. larga cultura filologica e giuridica a questa sua ricostruzione 

storica del diritto romano; e se parla ancora, a preferenza, da 
giurista, non manca di sentire e far sentire la corrispondenza 
degli instituti giuridici a determinate condizioni della clvil so- 
cietà. Né io saprei dargli torto di esser rimasto più giurista 
che sociologo, come dicono. La dovizia delle fonti nuove, la 
miglior ponderazione delle già note esigono che si parta da un 
veridico quadro degl'instituti per poi indagarne lo spirito. Guai 



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KTÀ PRKROIIÀNÀ E ROMANA — R. COSTA 1^15 

a noi se lo storico del diritto romano volesse esi)orre in scuola 
una filosofia degrinstitiiti romani prima di averne ricostruito 
le linee genuine, meglio che fosse possibile in passato! L*A. 
non ha trascurato di mostrare, dove gli parve opportuno, la 
funzione sociale ed economica degli iastituti. Il lettore potrà 
forse qua e là desiderare qualche cosa di più; pensi nondimeno 
che siamo agl'inizi di questa difficilissima forma di storia e che 
non bisogna chiedere air A. ciò che, ihfine, era fuori del suo 
piano. Il sociologo e lo storico con tendenze sociologiche può 
ricorrere con tutta fiducia a queste ricostruzioni sloriche del 
nostro A. Ecco quanto si poteva desiderare e va detto subito 
ad onore del Costa. 

Nel libro primo, che tratta delle fonti, il quadro abbraccia 
anche gli scrittori non giudirici, da cui VX, sa trari'e fecondi am- 
maestramenti. Sono ben noti gli studi di lui su Plauto, Terenzio, 
Cicerone come fonti per la storia del diritta). Tra le fonti giu- 
ridiche meritano speciale menzione i ricordati papiri greci d'E- 
gitto, che si può dire, fanno cosi, la loro prima comparsa, in 
una storia del diritto romano. L'A. li adopera egregiamente, 
in specie nel volume secondo. Notevoli gli ammonimenti di lui 
a proposito delle somiglianze e differenze tra l'ipoteca greca 
e romana, quali spiccano in uno di quei papiri analizzati dall 'A. 
E cosi si vede (ciò che forse poteva I'a! stesso avvertire) es- 
sersi le Provincie dell'impero appropriate il diritto romano, mo- 
dificandolo si da preparare non poche delle novità che ci si 
fanno innanzi nelle compilazioni di Giustiniano. Intanto con 
questo largo uso dei papiri, che è destinato a crescere ancora, 
acquista un vero e concreto significato quel fattore dell'elle- 
nismo, di cui si parlò sempre cosi in astratto e sulle generali, 
per spiegare certe modificazioni del diritto romano classico. 

10 ascrivo pure a merito dell 'A. di avviarci a quella che 
sarà forse, ed in breve, la retta via della storia del diritto ro- 
mano. Si dovrà distinguere il periodo del puro diritto romano, 
dapprima civico, poi italico, dal periodo rigoglioso del diritto 
romano allargato, quasi con una vittoria di Pirro, ad esser di- 
ritto deirantico orbe civile. Nelle regioni occidentali dell 'Im- 
pero, il diritto romano non trovò civiltà e diritti che potessero 
denaturarlo, cosi come necessariamente dovette avvenire nelle 
regioni orientali. I papiri ce lo dicono nel loro linguaggio tanto 
utile per lo storico del diritto romano ! 

11 libro secondo affronta i più gravi problemi della famiglia 



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31(» RECENSIONI K NOTB B1BL10ORAF1CHR — E. BRCGl 

romana e dolla condiziono civile delle persone. Il giurista sì 
';■ compiacerà di trovar qui riunite tante importanti notizie: lo 

• sloi'ico e il sociologo ammireranno le combinazioni che di 

lutto qiu^sto materiale in TA. in un gran quadro, scaturito se- 
ifV rondo me, non dal capriccio di luì, ma dalla verità della storia. 

C Le linee Ibndamentali son l'ornite dairantitesi storica tra le 

: l'unzioni originarie della famiglia e lo stato, che a grado a 

grado se le appropria; tra la onnipotenza primitiva del pafór- 
familias e il progressivo aumento della capacità giuridica dei 
' singoli individui, che si svincolano dall'assorbente organismo 

famigliare. Buonissima è la dimostrazione del niun valore giu- 
ridico del concubinato nel diritto romano classico e quello delle 
"trasformazioni della patria jìotestaò' (presentata qui nel suo 
:.. vero ufficio) anche sotto l'aspetto economico. Ad un autore come 

il C, che è padrone delle fonti e le illumina con questi sprazzi 
l di viva luce non si* sarebbe chiesto troppo, domandandogli, 

; come naturale ne nasce il desiderio, di aggiungere a questo 

:!- (juadro una considerazione deirelflcacia del cristianesimo sulla 

r' famiglia romana e del significalo economico della servitus dei 

l. Romani, la quale attende tuttora una veridica analisi, anche 

V riguardo al diffondersi del cristianesimo. 

'v'.: Il terzo libro ci conduce nel vasto regno dei diritti reali. 

: Qui C'imbattiamo tosto nella proprietà che TA. ci presenta ori- 

f ginariamente della famiglia, non del singolo. E dapprima il 

feudo assegnato dalla città ai i^ater familias è inalienabile ; Ta- 
lienabilità comincia dalle cose mobili per giungere poi agli im- 
mobili. Sorge cosi una categoria generale di modi di acquisto 
della proprietà! Alla storia della proprietà segue in altrettanti 
capitoli quella del possesso, delle servitù, dell' usufrutto, della 
superficie, dell'enfiteusi. Appena occorre dire che qui pure l'A. 
è, in ogni punto, in pieno possesso delle fonti e della biblio- 
grafia. Il critico conserva nondimeno il diritto di fare qual- 
cheduna di quelle osservazioni che agli scienziati veri non di- 
*-: spiacciono. Il modo di divisione della terra, da parte dello Stato, 

e la conseguente dottrina delle qualitates o cofidicìones agrorum 
ebbero in Roma grande importanza. Sarebbe stato opportuno 
che TA., il quale ben conosce anche quella divisione e quella 
dottrina (si vede come esattamente ravvisa l'estensione agli 
agri limitati della regola sull'alluvione negli at^ciflnii) vi si 
fosse trattenuto un po' di più. Sono argomenti di grande in- 
teresse non soltanto per il giurista, ma anche per gli eco- 



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I 



ETÀ PKKBOMANA B BOMANA -^ K. COSTA 317 

noraisli e i sociologi, i quali desiderano una veraro storia della 
})ro[)rietà fondiaria. Lo stato non ebbe mai forza di consorvare 
rinalienabilità dellt» terre assegnate ai privati e non seppe 
neppur difendere dalle loro invasioni il suolo pubblico. 

Il quarto libro è dedicato alla storia delle obbligazioni e 
comincia conforme alla veritii della storia a trattare di quelle 
che prima furon regolate, cioè a dire, le obUgationes ex de" 
lido. Opportuna é poi la distinzione tra le obbligazioni volon- 
tarie che nascono dalPuso di una forma solenne e capace di 
per se stessa di obbligare, da quelle non formali. Tra le prime 
stanno pure nel diritto romano certi prodromi dei titoli al por- 
tatore, cui l'A. accenna e che sono sempre un po' troppo nella 
penombra. Per le obbligazioni non formali si vede che TA. è 
dominato da un'idea, secondo me, giustissima e che forse po- 
teva essere anche più esplicitamente formulata. Non nacquero 
prima i contraili e poi le azioni per farli valere in giudizio. 
Invoce si concessero a poco a poco dei mezzi per ottenere in 
giudizio il riconoscimento coattivo di certe pretese giudizial- 
mente riconosciute, fu costruito, poi, Tedifizio del contratto e 
si cercò persino, i)er astrazione, un generale concett(» del con- 
tratto. Io lodo l'A. di aver tenuta questa via, semplice; ma 
spesso dimenticata i)er vie più tortuose e meno sicure. Infatti 
un sistema contrattuale nato tutto ad un tratto sarebbe un 
non senso in un diritto come il romano. Osservo anche che il 
richiamo dell'A. al principio del diritto greco che ammetteva 
la validità giuridica di ogni accordo delle volontà umane è 
utile per spiegare certe costruzioni teoriche romane e certi 
addolcimenti del rigore del diritto romano in materia di con- 
venzioni. 

Il libro quinto chiude la storia del diritto privato romano 
Irattande delle successioni ereditarie; argomenti (anche per re- 
centi polemiche sull'autenticità delle XII tavole che ammettono 
il testamento) della più alta importanza per chiunque, sotto 
l'uno o l'altro aspetto, indaghi la storia dei [)opoli antichi. L'A. 
determina il concetto della primitiva successione ereditaria ro- 
mana in corrispondenza all'originaria indole 'della famiglia, 
quale gruppo politico, (» compi*endente non soltanto la trasmis- 
sione del patrimonio, ma quella pure dei saoa, dei sepolcri, 
dei vincoli di patronato e di ospitalità! K qui sente il bisogno 
di distinguere la propria opinione da quella del Bonfante che 
ravvisa l'eredità primitiva ([uale trasmissione della sovranità 



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*MS Bt:CKN810N] E NOTI BlBUOGBAFlCHlC — G. DK SAMCTI8 

familiare. L'A. aderisce alla tesi che alle origini di Roma predo- 
minasse ancora la successione legittima sulla testamentaria e 
che il testamento figurasse dapprima soltanto in difetto di eredi 
familiari. Ecco un problema a cui certamente il critico non 
può portare contributo alcuno in una recensione, pago di farne 
avvertire l'importanza. Si vuole escludere cosi la opinio quasi 
communis della prevalenza del testamento sulla successione 
legittima sin dalle origini di Roma. E si intreccia questa 
ricerca coi più delicati studi di critica delle fonti. Comunque 
sia, noi dobbiamo abbandonare il pregiudizio che la successione 
ereditaria primitiva fosse puramente patrimoniale, come l'altro 
che il vetusto testamento si possa paragonare in Roma al te- 
stamento dell'età classica. E' già un gran vantaggio che ci ar- 
recano delle storie di carattere critico come questa del G. 

Quando si pensa che fino a pochi anni fa la storia del di- 
ritto romano parve una produzione esclusivamente tedesca, non 
possiamo che rallegrarci di vedere che al nostro solenne in- 
gresso in quella disciplina, fatto per mezzo del compianto Pa- 
delletti, tenne dietro un secondo lavoro. Questa stessa oi)era 
del G. ne è un lodevolissimo esempio. 

Dott. Biagio Erigi. 



A. VIERTEL, Tiberius und Geinnanicus^ eine historische Stiidie 
(Beilage zum Jahresbericht des K. Gymnasiums zu Gòt- 
lingen, 1901. Gòttingen, Dieterich'sche Buchdruckerei, 1901. 
114. — E' un esame diligente ed assennato, se non molto ori- 
ginale, della parte degli annali di Tacito, relativa ai rapporti tra 
Tiberio e Germanico. E' difficile non sottoscrivere alle conclu- 
sioni del Viertel, già del resto preventivamente accettate da 
molti, che il racconto di Tacito è assai parziale e che tutto 
concorre a dimostrare che la condotta di Tiberio verso Ger- 
manico e nel processo per la sua morte fu correttissima. 

G. De Sanctis. 



SANT'ANGELO GIUSEPPE, Roma: origine, progresso e deca- 
denza dei suoi politici istituti, Napoli, Jovene, 1902. 

115. — L'A. volendo combattere un giudizio dell'Herder, se- 
condo il qnale i Romani non avrebbero lasciato altre memorie 
che di usurpazioni e di stragi, ha scritto questo libro, nel quale 
certo non trovansi ricerche personali e nemmeno è espressa 



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KTA PAKKOMANA E ROUAKA — TK0PLO^O 819 

rultima parola della scienza, perchè egli lavora di seconda mano 
e nemmeno attingendo ai lavori più recenti ed accreditati. Per 
mostrare la falsità del giudizio dell'Herder vi sono nel libro del 
Santangelo sufficienti argomenti, in quanto che gli è facile pro- 
vare che i Romani ebbero un'organizzazione politica e un di- 
ritto civile, onorario e feciale, non che finanza e commercio: 
avrebbe potuto aggiungere che ebbero anche un'arte e una 
letteratura. Ma oltre questo, (e di oppugnare un tal giudizio 
herderiano nessuno sentiva bisogno, quando tante altre que- 
stioni solleva lo studio della storia romana) il presente libro 
manca di ogni valore scientifico. Va biasimato il modo tenuto 
nelle citazioni (per es. Liv. Hisf, Gic. Epist. ecc.) in guisa 
che nessuno è controllabile, il nessun riguardo alla cronologia, 
la poca critica verso le leggende. Vi è certamente molta roba, 
abbondano le notizie raccolte nei manuali di antichità e di isti- 
tuzioni di diritto romano, ma quanti equivoci ed inesattezze! 
Il lavoro poi nemmeno risponde al titolo: alcuni capìtoli nulla 
hanno che fare col tema, come quelli sulla schiavitù, ed altri 
stanno fra di loro senza alcun nesso. (t. Salvigli. 



TROPLONG, De Cinfluence du chrLstianisme sur ledvoit civll 
des UomamSy nouvelle édition commentée par l'abbé Bayle. 
Tours, Cattier, 1902, p. 262. 

110. — La celebre memoria di Troplong non ha bisogno di 
presentazione: essa fu a suo tempo giudicata, e gli storici del 
diritto sono concordi nel ritenere che la tesi soverchiò in molti 
punti il valente civilista che confuse le modificazioni avvenute 
nel diritto romano per effetto della civiltà crescente, del pro- 
rrresso economico, del sincretismo filosofico, e le considerò 
quale conseguenza diretta dell'influenza della religione cristiana. 
Troplong non seppe distinguere quella che era l'effetto dell'e- 
voluzione economica, e attribuì al pensiero dei padri della 
chiesa e all'azione delle comunità modificazioni in istituti le 
quali hanno tultaltra origine. 

L'abbate Bayle che ripubblica il libro di Troplong, che, a 
sua detta, è circondato da straordinaria e ingiusta freddezza, 
l'ha accompagnato da un commentario apologetico-teologico, 
che fa di un esso un libro di pietà non di critica e scienza. 
Non v*è discussione e nemmeno intendimento di approfondire, 
allargare le ricerche di Troplong; unico scopo del B. essendo 



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320 RKCBMSIONI K NOTI BlBLlOOBAFICHK — O. SALTIGLI 

quello di provare i perpetui benefìci della Chiesa. Anche altri 
studi fatti posterioruiente al Troplong in Francia e in Inghil- 
terra e nello stesso ordine di idee sono rimasti sconosciuti al 
commentatore. S. 



3. ALTO MKDIO KVO (Sitc. V-XI). 

HARTMANN LUDO MORITZ, Lev Untergamf der aniihen 
Weli, Wien, 1903, pag. 70. 

117. — L'illustre a. della Stovui d* Italia (di cui è ora 
uscita la 2^" parte del 2' voi.) ha in sei conferenze popolari rias- 
sunto i risultali de' suoi studi sulle condizioni politiche, reli- 
giose ed economiche deirimpero romano e sulle fondazioni 
degli stati germanici fino a Garlomagno. Nella chiara e pre- 
cisa esposizione sono fatte mirabilmente risaltare le cause che 
sostituirono alla forte compagine dell'impero altri organismi 
politici. L'A. non parla di caduta dell'impero, perchè questa 
non è mai avvenuta, e 1 impero rimase il fondamento della ci- 
viltà odierna. Chi ha letto le opere del diH., sa quanto estesa 
e solida sia in lui la conoscenza delle fonti storiche relative 
al basso impero e al mondo romano germanico, e quale acuto 
indagatore egli sia specialmente degli ordinamenti politici ed 
economici; e perciò non trascurerà di leggere queste conferenze 
ove molti fatti sono illuminati da luce nuova, specialmente pel 
costante e retto collegamento tra i fatti politici e le condizioni 
economiche. Solo perchè mancano le citazioni e i riferimenti 
alle fonti, l'A. ha potuto chiamare popolari queste conferenze, 
ma il loro contenuto è altamente scientifico. 

G. Salvioi.i. 



SIGKEL W., Ztim harolbigischen ThronrechL Leipzig, Hir- 

schfeld, 1903, p. 42. 

118. — Il prof. Sickel, Tillustre germanista di Strasburgo, 
è al momento il più erudito conoscitore della storia costituzio- 
nale dell'antica Germania, e tanto le sue monografie quanto le 
sue recensioni nelle Goettlng. geL Anzelge sono altamente pre- 
giate per la grande dottrina e la profonda conoscenza degli 
argomenti. In questa pubblicazione egli riprende in esame la 
questione della successione al trono presso i Carolingi e della 
detronizzazione, ancora piena di difficoltà malgrado gli studi 
sludi fatti in proposito dal Waitz e dal Lindner, e con largo cor- 



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ALTO UkDIO KYO — E. CASPAft 321 

redo di prove dimostra che diritto successorio <» diritto di ek»- 
zione sono stati contemporaneamente e l'uno accanto all'altro 
in vigore presso i Franchi, e che i tentativi por detronizzare 
urtarono contro un altro principio ammesso dagli stessi ma- 
gnati, che cioè il re non poteva essere privato del potere contro 
la sua volontà. Cosi il Sickel conferma !<» differenze che presen- 
tava la costituzione franca in confronto degli altri diritti ger- 
manici: secondo quella il re non era un funzionario del po[»olo, 
e la potestà sua era per diritto proprio non conferitogli dal 
popolo. Ct. Salviom. 



E. CASPAR, Die Gruììfiiingsitrlìmide^ì dei' siclUschetì Bistù- 
mer tm die KirchenpoUtih Gvaf Rogevs I. {108^-1098). 
Innsbruck. 1902. 

119. — I documenti di fondazione delle sedi vescovili di 
Sicilia attribuiti a Roggero I sono o no autentici? Lo negò lo 
Starrabba nel 1893: ne affermano la genuinità il LaMantia e il 
Kehv( Die U/iiunffen de)* norìnannisch-fiicìlUschen Koenige 1^K)2), 
e infine il Caspar la sostiene calorosamente in questa sua dis- 
sertazione i>el dottoralo, e ai risultati di lui completamente 
aderiamo. Il diploma per la Chiesa, che noi abbiamo presen- 
tato al Congresso storico internazionale, ha tutti i caratteri della 
genuinità, e, per quanto riguarda le decime in esso menzionate 
in quell'inciso che si vorrebbe inl^erpolato, noi abbiamo già di- 
mostralo come il Malatesta narri che al vescovo Gerlando fu- 
rono (lal<^ dal conU» Ruggero decime, che, secondo noi, sono di 
natura sacramentale {Ix deenne di Sicifia 1901. Vedi Rivista 
StoìHca an. 1902). Il Caspar C(m molla dottrina e con metodo 
rigoroso elimina qualsiasi diibbio che si potesse ancora aven» 
sulla genuinità di questi diplomi portati tante volte e anche di 
recente nelle aule giudiziarie,»: e crediamo che con lui e il Kehr 
siasi, pronunziala la jjarola di^finitiva. 

O. Salvkh.i. 

KARL vWDRKAS KEHR, ErgdììZUìKjen za Falco von Beuevenl: 

(Kstr. dal voi. XXVII, fase. 2" del Neues Arduo). 

120. — La direzione dei Monumenta GerìiumitievwiA^i' la 

sua attenzione» alle cronache italiane. Carlo Andrea Kehr da 

lungo tempo sta facendo ricerche sulla storia normanna, Ir 

quali diventano tanto meglio accette, in quanto l'Heinemann, lo 

Rivista storica itnìimìfi, 'M S., U, U. '^I 



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322 RBCKN810N1 K NOTE BIBLIOGRAFICUK — C. CIPOLLA 

stoi'icM) (lei Normanni, si ostinse lasciando iniperfd^lla, al primo 
vi)]nn)o, la sua importante opera. 

Nella monografia che qui si annuncia, il Kehi-, sviluppando 
un pensiero del Oaudenzi e delPHolder Eggcr, ricerca lino a qual 
])unto nella Cronaca Cistercense, edita dal primo di questi due 
eruditi, siano stati usufruiti ^li Annali Benevenlani di Falco. E 
riesce a notarne vari brani. Ciò è importante, dato il non piccolo 
valore di quel cronista. 

In appendice pubblica un diploma inedito di Federico II, 
deiranno 120(5, in favore del monastero di S.* Maria di Fer- 
raria in Terra di Lavoro. 

C. Cipolla. 



VITTORIO *FIORINI, Dei lavori prcpnr alo rii alla ìiuooa edi- 
zione dei Rkrvm Italicarim Soriptores. — Città di Castello» 
Scipione Lapi, 1003. 

121. — Quando neiraprile del 1900 il primo fascicolo della 
iìuova edizione dei Rerum Italicarum Scriptoì^es vide la luce, 
il Fiorini, che (liosuè (Carducci meritamente volle associarsi 
nella direzione di essa, non aveva lìella riuscita di ([uest'ardua 
e dispendiosa impresa, con'ie egli stesso dichiara, la niedesiraa 
lede immutata che ^sorreggeva le speranze del suo coraggioso 
editore. Ma il Fiorini aveva torto, ed è ora ben lieto di rico- 
noscerlo. Perchè le difficoltà suscitate da opposizione di vario 
genere furono vinte e sventale dairap[)Iauso sincero degli stu- 
diosi e dall'entusiasmo, con cui una numerosa ed eletta coorte 
di valenti insegnanti delle nostre scuole superiori e secondarie 
rispose all'invito del Grande Maestro, ed accingendosi con energia 
al lavoro assicurò il compimento di un'opera, di cui noli è chi 
non veda la grandissima importanza, per non dire la necessità. 
Se difatti la collezione del Muratori fu per i tempi di lui 
opera meravigliosa e monumentale, essa non basta più ai bi- 
sogni nostri, oggi che la critica storica, informata a metodo 
rigorosamente scientifico, richiede nella riproduzione e nell'il- 
lustrazione dei testi norme allora quasi sconosciute. Questo bi- 
sogno fu per verità riconosciuto già da parecchio tempo, e ad 
esso deve appunto la sua fondazione Y Istituto Storico Italiano: 
Il quale però, volendo pubblicare prima le fonti o non ancora note 
o bisognose di revisione, ha rivolto finora con preferenza i suoi 
studii e le sue edizioni a scrittori, regesti, epistolari, statuti e 
leggi che non (anno pai-te della grande raccolta muratoriana. 



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ALTO MKDIO BYO — V. FIORINI 323 

d'altra parl(^ ha proceduto con tale lentezza, che se è giusti- 
ficata dal proposito lodevole di darò edizioni definitive non lascia 
sperare che l'opera sia compiuta in un avvenire relativamente 
prossimo. 

Per ciò opportunamente il Lapi meditò di metter mano ad 
una nuova edizione del Muratori, e fu fortuna che un ministro 
geniale, come Ferdinando Martini, incoraggiasse l'ardito edi- 
tore. Il quale dovette però lottare subito contro imprevedibili 
opposizioni, sicché solo dopo quasi sette anni di preparazione, nel 
1900, come s'è detto, potè uscire il primo fascicolo della raccolta- 
Ma poscia il lavoro procedette con alacrità, in modo che nello 
spazio di poco più di due anni furono o pubblicati o preparati 
per la stampa ben 24 fascicoli di 112 pagine ciascuno, cioè la 
materia di quasi sette grossi volumi di oltre 400 pagine. I fa- 
scicoli già pubblicati contengono, complete o in parte, V Bistorta 
Miscelia, le Vite dei Dogi, la Cronaca di Ser Gtier riero da 
Gubbio, il Memoriale Historicum, il Libellus de Magnilicis^ 
Ortiamentis Regie Civitatis Padue Micìiaelis Sawnarolae, il 
Chronicon Parmense, il Chronicon di Pietro Cantinelli [Mit- 
tarellil, la cui edizione fu curata rispettivamente dal Fiorini 
insieme con Giorgio Rossi, dal Monticelo, dal Mazzatintì, dal 
Frati e da Albano Sorbelli, dal Sogarizzi, dal Bonazzi e per 
ultimo dal Torraca. Altri erano già pronti e di immediata pub- 
blicazione, come la Cronaca fl07^entina di Marchionne di 
Coppo Stefani, e le Vite di Paolo II di Gaspar^e Veronese e 
Michele Cannesio alle quali attesero il Rodolico e lo Zippcl. 

Di essi il Fiorini fece omaggio al Congresso storico inter- 
nazionale, accompagnandoli con una dotta ed ampia relazione, la 
quale sebbene si riferisca soltanlo ai lavori che si stanno prepa- 
rando e che hanno in qualche modo carattere di ricerca o di lavoro 
nuovo, lasciando da parte gli altri che saranno riproduzione di 
tosti definitivi, è però più che sufilciente per dare al Uditore una 
idea chiara e precisa dell'ampiezza dell'opera e della serietà e 
d(dla diligenza con cui essa si viene compiendo, e che ben at- 
tostano in favore degli studii storici italiani. 

Sarebbe utile seguire passo passo la relazione ed addi- 
fare i criterii con cui i vari collaboratori attendono al proprio 
lavoro, che spe'sso è una vera ricostruzione del testo assai im- 
perfettamente pubblicato nella raccolta del Muratori; ma lo 
spazio non lo consentirebbe; noteremo soltanto che sono già 
circa novanta i testi che si stanno esaminando, ed essi abbrnc- 



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^2h aeCENSlONl K NOTK BlBUOCSAFlCUlt — A. ZANBLLI 

•ciano oltre i 25 volumi dei Reruùi anche gli additameiìla del 
Tartuni, del Mitlarello edeirAniari; i)erchè il piano dell'opera 
fu dal Fiorini combinalo in modo, ohe «pur conservando ciascun 
testo il posto che il Muratori gli ha assegnato neiredizione ori- 
ginalo, permetto di porre mano contemi)oraneamente alla stampa 
di qualsiasi parte della detta raccolta senza alterare la generale 
disposizione di questa e la speciale interna di ciascuno dei tomi 
■che la compongono ». Ne qui si limiterà la nuova edizione : essa 
comprenderà anche quei testi che il Muratori non potè acco- 
gliere nella propria collezione o già editi o in tutto o in parie 
inediti, alcuni dei quali seguiranno coinè appeìvdìce ?l testi che si 
•trovano nel corpo Muratoriano, altri saranno raccolti in tomi spe- 
•ciali che formeranno le acceasiones nornssiniae. L'opera sarà 
fÌDalmente completata da due indici, uno alfabetico dei nomi 
•e delle materie, Taltro cronologico degli avvenimenti, i quali 
vengono dai singoli collaboratori preparati per ciascun testo se- 
condo norme rigorosamente uniformi stabilite dallo stesso Fiorini. 
Vasto e lodevolissimo è dunque il piano della nuova edi- 
zione, ed è poi sommamente confortante per gli sludii e i}or 
la nostra Patria il vedere con quanto slancio vi attendano gio- 
vani e vecchi cultori degli studii storici, per la maggior parie 
insegnanti nelle scuole second