(navigation image)
Home American Libraries | Canadian Libraries | Universal Library | Community Texts | Project Gutenberg | Biodiversity Heritage Library | Children's Library | Additional Collections
Search: Advanced Search
Anonymous User (login or join us)
Upload
See other formats

Full text of "Romanzetto storico contemporaneo intitolato Amor focoso, ossia Avventure di un ex-brigante calabrese in America"

()Op)Tig!tt)^° 

COPYRIGHT DEPOSIT. 



r 



! 



S 




ROMANZETTO STORICO CONTEMPORANEO ^ 

INTITOLATO 
OSSIA Ay^'ENTURE DI UN 

Ex-Brigante Calatrese 

Di AUG US TO BASSETTI. 
(PRIVILBGIATO.) 

— — r FEB 21 1887 ,.^ 

NEW YORK: 

[Copyright 1886, by August Bassetti.] 
[Right of translation reserved.] 

1887. 



C7 

I 



AMOR FOCOSO. 

ROMANZETTO StORICO CoNTEMPORANEO. 



CAPITOLO I. 



IRCA dodici anni fa approdava a Sa7idy Hook, 
cioe alia bocca del fiume di New York, un va- 
pore Anchor Line, salpato da Napoli, con 
piu di quattrocento emigrant! italiani a bordo. Co- 
storo. tuiti c^ntenti di esser arrivati alia loro terra 
promessa, si misero a lava) si, pulirsi e vestirsi delle 
loro migliori vesti, per far bella figura nello sbarcare 
al Castle Garden. Fra questi v'era un Calabrese, bel 
giovine in sui t.rent'anni di alta persona, forte e ro- 
busto, di maniere altere e brigantesche, ma nello 
St sso tempo, di viso molto simpatico. Anche lui 
apri un saccone dove teneva le sue robe, e si mise 
ad abbigliarsi del meglio che aveva. Durante il 
viaggio si era tenuto tanto modesto, sotto abiti vec- 
chi, che nessuno avea fatto caso di lui. ]\Ia quando 
i suoi compagni lo videro al fine, con un bel cappel- 
lo alia calabrese con penna e fiocchi ; ed una bella 
giacchetta nuova di velluto, di un bel violetto oscu- 
ro, si maravigliarono di quell* inaspettato cambia- 
mento ! — A\ Cas/le Garden, tutti gl'impiegati anche 
restarono aggradevolmente sorpresi al vedere quella 




bella persona, aitante e baldanzosa, ma senza osten- 
tazione ! Tutti ridevano. e sembrava coi loro sgaar- 
di ammirativi gli dessero il benvenuto ! — Cosi fu an- 
che per J a strada, per ogni dove passava. 

Ando a dimorare in una casaccia ai cinque punti; 
ma Taria la dentro era tanto cattiva che lui accostu- 
mato ali'aria pura e libera delle colline e monti delle 
Calabrie, si sentiva sofFocare ; — stava impertanto in 
casa il meno che fosse possibile. Trattando con ita- 
liani, soleva dire apertamente che era venuto in Ame- 
rica per lavorare e non per fare il ladro, ed il brigan- 
te. A dirla qui tra noi, ne aveva avuto abbastanza 
di quel mestieri in Italia ! I sogni molesti che face- 
va di Carabinieri, Bersnglieri, schioppettate, manette, 
catene e carceri, gli avevano fatto cambiar d'idea. — 

L'eta deirOro del Erigantaggio. colle strade fer- 
rate, telegrafi e progressi governativi, era passata ! — - 
In America, pensava lui, libero e sicuro, con una 
bella donnetta per moglie ; — e la trovero ; — con 
dei bei bimbi, ed io mantenerli tutti col mio lavo- 
10, trovero quella pace e felicita che non posso 
pill trovare qui nel mio paese, dove sono ormai di- 
venuto troppo sospetto. — Questo era il piano di 
vita che s'era fatto ! — Non potendo mai star in ca- 
sa, per queU'aria soffocante, come abbiam detto, il 
terzo giorno dopo il suo arrivo, mentre stava spensie- 
rato, aliangolo delle vie Canal e Moit ; — ecco, che 
vede una bella ragazza vcbtita da signora, passargli 
vicino ! — Che bel sangue, che bella figura ! — esc'a- 
mo lui ; ma e una signora ! — Nella Calabria se mi 
fosse caduta nelle mani ; colla forza I'avrei presa, — 
ma poi coll'amore avrei ben saputo vincerla ; ma qui 
in New York, la cosa e differente ! - - La ragazza che 
nel passare davanti a lui Tavea squadrato da capo a 
fondo : — Che bel giovine ! — disse, dopo daverlo 
passato ; non ho mai veduto un francese cosi bello, 
cosi nobile, cosi altero ! — A quel tempi, come an- 



cora in gran parte al giorno d'oggi davanti agii Ame- 
ricani, ogni forestiero bello e bruno passava per fran- 
cese, oppure per spagnuolo. — La ragazza presa da 
un sentimento insolilo, fece vista di aver sbagliata la 
strada, e torno indietro per mirar di nuovo quel vol- 
to che I'aveva rapita ; ed awedutasi che il Calabrese 
anche la guardava con occhi dolci, gli lascio scappa- 
re un sorriso in vo'to, guardandoio ! - — 11 Calabrese 
le rese un sorriso ancor piu belio, che le feri vieppiu 
il cuore ; si accosta, si ferma davanti a lui, e gli par- 
la in inglese, dimandandogli della strada. 11 Cala- 
brese risponde in italiano, senza saper quel che dice, 
e s'intendevano, come le campane di Roma ! — Ma 
se non s'intendevano nelle parole, s'intendevano 
perfettamente, negli sguardi, nelle espressioni, e nei 
gesti. — La ragazza fa segno al brigante di seguirla, e 
lo prende e lo tira dolcemente pel braccio ! 

II brigante la segue, fuori di se, pel piacere. Ella 
lo conduce ad una casa che conosceva, e lo fa en ra- 
re in una camera ! — Cola con segni e parole, gli fa 
intendere mostrandogli il letto, che la notte lui sareb- 
be venuto la a dormire con lei. II brigante, sospet- 
tando ora che fosse una bagascia, sotto forme di in- 
cantevole sirena, per farlo cadere in qualche trap- 
pola, si fa burbero ! — La ragazza se ne accorge ; ti- 
ra un anello d'oro massiccio da un portamonete, e 
lo mette dolcemente nel dito del brigante. Lgli, si 
raddolcisce, e capisce che la ragazza lo vorrebbe spo- 
sare ! — Dov' e il danaro da vivere ? — dice lui fra se ; e 
tira il suo portamonete di tasca. lo apre, e fa vedere 
alia ragazza quanto poco danaro v' era dentro ! — La 
ragazza tira fuori il suo, e fa un rotolo di quasi tutti 
i biglietti che aveva, e ficca questo rotolo nel porta- 
monete del Calabrese, che ancora teneva aperto ! 
T'ho capito adesso, disse lui fra se stesso ; — tu mi 
vuoi sposare, e tu hai i danari per metter su casa ! — 
Era proprio cosi. La ragazza era una bella irlande- 



— 8 — 



S3 bionda, con gote rubiconde, e con un seno da far 
invidia a Cleopatra stessa ; serviva da cameriera in 
uno dei primi alberghi della citta, dove tra la paga 
che avea, e le mancie che riceveva dagli avventori, 
si era messo alia banca piu d'un bel migliaio di scu- 
di ; e non aspettava che di trovare un giovane che le 
piacesse, per sposarlo e dargli tutti quei danari nelle 
mani. 

Era gia pii^i di un anno, che quasi ogni settimana 
sognava di aver trovato questo bel giovine, ora in 
una strada, ora in un'altra della citta ; ora sotto for- 
ma di un forestiero povero ed abbandonato, ora 
di uno fuggente dalia patria per disgrazie e di- 
spiaceri, senza danari ; e che lei lo raccoglieva, I'aiu- 
lava, Tamava di piu perche sventurato, e lo sposava ! 
Poiche lei stessa alTeta di dodici anni, era arrivata 
sola e soletta, povera e scalza dalTIrlanda ; e colia 
buona volonta e pazienza si era fatta strada fino al 
punto che abbiamo detto. DesMerava un maritc 
come lei ; secondo il proverbio che dice ; — Ogni si- 
mple ama il suo simile ! — II sue desiderio infine si 
era compito ; e l idolc del suo cuore era la, non piu 
in sogno da dileguarsi all' istante dello svegliarsi, ma 
in carne ed ossa ; e piii bello e piu grazioso di quel- 
lo che si fosse mai sognato ! 

Per ora convien far punto qui, e rimettere la sto- 
ria che segue di questi due avventurosi e focosi 
amanti ad altro punto del racconto ; soggiugnendo 
solo che si sposarono quella stessa sera da loro,valida- 
mente, secondo le leggi civili degli Stati Uniti : ed il 
giorno dopo, da un sacerdote irlandese conoscente e 
confessore della ragazza, alia Chiesa Cattolica della 
29a Strada. 

Quella fu la prima Chiesa a cui andarono gli ita- 
liani quando non c'erano ancora le altre chiese ita- 
liane del giorno d'oggi. Quella fu anche la chiesa 
dove andarono a Messa il principe Napoleone e la 



— 9 — 



principessa Clotilde, quando visitarono New York. 
Di piu : Marchesi,Conti e Baroni Europei.che sposa- 
rono delle ricche Americane,fecero la il loro matrimo- 
nio I E cosi il Principe Brigante, senza saperlo. fu con- 
dotto dal destino a sposarsi cola dove s'inginocchio 
la piu alta aristocrazia Europea. che visito la Citta 
di Xuova York I — Quest'amor focoso ed avventuro- 
so produsse il suo frutto, — un bambino in poco me- 
no di dieci mesi, tanto bello, tanto perfetto : tanto 
somiglianie al btl papa ed alia bella mamma ; che tut- 
te le donne del vicinato, coirevano pazze a vederlo ! — 
Rincontreremo ben presto questa interessantefami- 
gliuola nel 

CAPITOLO II. 

Lo stesso giorno che si mise in venditi il nuovo 
Dizionario italiano ed ingiese. colla pronunzia segna- 
ta chiara ed in pieno, ^XYitaliana, sotto ogn: parola, 
pubblicato per uso speciale degli itaHa::: .-..iv.rrica 
di AuGusTO Bassetti : — un ragazzo di pai r: .. . lani, 
ma nato in New York, che era andato attorno a ven- 
dere questo. cogli altri due libri sullo stesso metodo 
gia prima pubblicati : — verso la sera, avendoli vendu- 
ti, tutti meno un dizionario; — passand j vicinoad un 
banchino difrutta,si mise a dire al * t.. : : ^ndando 
come quando da piccolino vendeva ^i irnali per la 
strada: — Ecco un libro che t'insegna in un momen- 
10, tutte le parole inglesi che tu non sai ancora! — Set- 
tantacinque soldi ! — Vattene, vattene, disse il vendi- 
tore, non mi seccare ; son dodici anni che io son in 
America, e so I mglese tutto quanto I — V'ingannate, 
disse il ragazzo, — secondo le istruzioni che aveva ri- 
cevuto daliautore; — Non sapete ancor tutto! — Ecco, 
come si dice in ingiese, il pipistrello, la lodola, 
r usignuoio ? — Yatiene, non vendo uccelli io ; 
vendo frutta, disse il Calabrese: — poiche tale era 



— 10 — 



il venditore. — Bene, soggiunse il ragazzo ; come 
si chiama la melagrana, la nespola, Tuva spina ? — 
Non ho mai venduto di queste frutta, rispose il 
Calabrese, raddolcito, e pensieroso ! — Se non si 
dovessero sapere che le parole delle cose che si ven- 
dono, disse il ragazzo, come si potrebbe parlar di 
amore, di politica, ed altre cose del mondo ? — Hai 
ragione, hai ragione, mio buon ragazzotto, disse il 
Calabrese: — comprero quel libro; ma bisogna che tu 
m'insegni come si fa a trovare le parole che iino vuo- 
le. — Ecco rispose il ragazzo, prendiamo Tusignuolo. 
Appunto, disse il Calabrese, desidero tanto di sape- 
re come si chiama in inglese questo grazioso uccello, 
che ho sentito tante volte, cantar cosi bene di notte: 
— Ecco, soggiunse il ragazzo, si prende TA, B, C, D, 
e si va giu fino all'U, con cui comincia la parola, 
Usignuolo — trovato TU, si cerca la colonna su cui 
sta USI, e si va giu col dito, finche si trova, Usignuo- 
lo — Vedete come faccio— Eccolo qui; Usignuolo; e 
dopo vedete Nigthingale, in inglese, come si scrive ; 
e qui sotto, vedete, Naitinghel come si deve pronun- 
ziare ! — Bravo, Bravo ; esclamo il Calabrese ; ora ca- 
pisco, perche quando leggeva un libro inglese che 
mi fecero comprare a Napoli prima di partire, e che 
lo pagai cinque lire, nessuno mi capiva ! — Appunto, 
disse il ragazzo; quel libro la v 'insegnava Tinglese co- 
me si scrive, ma non ti diceva come si deve pronun- 
ziare. — Eccoti settantacinque soldi : disse il Cala- 
brese; e prendi frutta dal mio banco quanta ne vuoi ; 
tu mi hai fatto bene il Maestro ! — Ci sono due altri 
libri di questo metodo, soggiunse il ragazzo ; oggi li 
ho venduti tutti ; ma domani ne avro degli altri. — 
Portameli qui domani; disse il Calabrese: io, stasera 
mostrero questo libro qui alia mia moglie, che s'in- 
tende bene dei libri inglesi; e vedro quel che mi di- 
ce ! — Come puo la vostra moglie, aver imparato 
Tinglese meglio di voi? domando il ragazzo. — Ma lei 



— 11 — 



non e italiana, rispose il Calabrese ; io Tho sposata in 
New York tre giorni dopo il mio arrive. Ora abbiamo 
quattro bei figliuolini ; e forse questi libri possono 
anche servire a far loro imparare bene Titaliano ; 
che nessuno ce lo mostra qui in America; ed io non 
voglio che i miei figli non sappiano la lingua del bel 
paese dove e nato e cresciuto il loro padre ; e cosi 
vuole anche la mia moglie ; perche dopo che mi ha 
sposato, non vuol piu sentire altro che storie deirita- 
lia ! — Passa qui domani cogli altri libri. 

II Calabrese, appena partito il ragazzo, contento 
di avere un libro, con cui alFoccorrenza poteva tro- 
vare ogni parola inglese che gli mancasse, e colla 
pronunzia da poterla leggere da se stesso, senza 
1 aiuto di alcuno; penso di farne una prova; e per 
fare una improvvisata alia sua buona moglie, voile 
cercare nel dizionario, come si dice in inglese mia 
car a] e trovo che era: my dear: pronunzia ^'maidir.,, 

— Ve", Ve'; bestia che sono stato io, durante que- 
sti dodici anni passati — disse lui — Mdidir e come 
ha chiamato me la mia povera moglie fin dal giorno 
che mi sposo. Ed io non avendo mai saputo bene 
che volesse dire in italiano, non le ho mai corrisposto 
bene come doveva. Ma questa sera la voglio proprio 
ricompensare di questa mia, sebbene innocente, 
sgarbatezza. 

Chiuso per tempo il suo banchino quella sera, si 
reco frettoloso a casa, tutto allegro; e appena vide la 
moglie che stava apparecchiando la cena; presele le 
gote, fra le sue mani — un po' ruvidette — e scuo- 
tendele gentilmente, le disse, con buona pronunzia 
inglese: 

— My dear, my dear, how do you do this eveni?ig P 
La moglie sorpresa a cosa tanto insolita, con tuono 
di voce piacevole e carezzante, gli disse: 

— Cose questo; t'e girata la testa oggi.^^ 

— Niente afifatto — disse il Calabrese — grazie a 



— 12 — 



Dio non son divenuto pazzo, ma piuttosto uomo 
piu sapiente! 

E qui le racconto tutto quelle che gli eraaccaduto 
quel giorno. 

La moglie in estasi per la sorpresa ed il piacere, 
si fece mostrare quel libro che aveva comprato; e da 
donna istruita come era vide subito che era un di- 
zionario, grandemente utile per gli italiani, per lo 
piu poco istruiti, per imparare da loro stessi le pa- 
role inglesi come si scrivono, e come si devono pro- 
nunziare, e chiamo al marito chi ne era Tautore. 

— Non lo so — disse il Calabrese — ma credo 
che sia un mio paesano. 

— E vi sono italiani in New York che sappiano 
scrivere libri come questo? — chiamo la moglie, 

— Crederei di si — disse il Calabrese. — GH ita- 
liani non sono mica tutti ignoranti come sono io, e 
tutti quelli che tu hai conosciuto ai Cinque Punti. 

— Hai ragione! aspetta ora; aspetta ora; my-dear^ 
che mi ricordo — disse la moglie tutta soprapen- 
siero. — Dopo che sposai te, non vidi mai altri ita- 
liani, che quelli che hanno dimorato intorno a noi. 
Onesti, buoni si; ma semplici e poco istruiti. Ma 
durante i primi anni dopo che arrival in America, 
ne ho veduti degli altri tutto differenti. 

— Come sarebbe a dire? — chiamo ansioso il Ca- 
labrese. 

— Te lo diro — ' rispose la moglie — ma prima 
vediamo sul frontispizio di questo libro il nome del- 
Tautore, se e un inglese od un italiano. 

Si cerco e si vide subito. 

— E un italiano senza dubbio — disse la moglie. 

— Si — disse anche il Calabrese, dopo averlo letto; 
pronunziandolo perfettamente e con enfasi. 

— Appunto, rispose la moglie, questo e uno fra gli 
italiani che conobbi in New York quando aveva 
quattordici anni, cioe due anni dopo che era arrivata 



— 18 — 



povera dall'Irlanda ! A quel tempo, io era serva in 
una famiglia che viveva alia .... Strada. La figlia 
della padrona che aveva una bellissima voce, pren- 
deva lezione di musica da un bel maesiro italiano 
grande ed elegante come sei tu; e come voleva farsi 
prima donna dell'Opera, prendeva anche lezione 
di lingua italiana da un altro italiano, amico del 
maestro di musica. Ora io, fra gli altri lavori di casa 
che faceva, avcTa anche Tincombenza di aprire la 
porta, quando suonava il campanello. E tutte le 
volte che questi due maestri venivano a dar lezione, 
li vedeva sempre. Erano tutti due molto buoni e 
graziosi con me, e sempre mi parlavano e mi dice- 
vano cortesie, quando mi vedevano. Questo nome, 
che tu ora mi hai letto, mi ricordo precisamente, era 
quello del maestro di lingua. Uho sentito nominare 
tante volte dalla figlia della padrona, e da altre 
persone che erano in casa, e credo che non c'e dub- 
bio che e lui. 

— Sarei ben contento che fosse cosi — disse il 
Calabrese — e possiamo facilmente accertarcene do- 
mandando domani al ragazzo quando mi portera gli 
altri due libri! 

— Si — disse la donna — non occorre altro che 
fargli chiamare se e lui, che circa diciotto anni fa an- 
dava a dar lezione alia signorina N.N. alia.... Strada; 
e se dice di si, e lui senza fallo. Non mi riconosce- 
rebbe piu adesso, che son tanto cresciuta, se mi ve- 
desse; ma dicendogli che io era quella povera ser- 
vetta che gli apriva la porta, se ne rammenterebbe 
subito! 

— Faremo cosi — disse il Calabrese. — Sarei ben 
contento se venisse a passare una serata con noi, e 
vedere i nostri figliuolini! Solamente ho paura che 
gli rincresca di venire in luoghi cosi bassi. 

— Oh! non temere — disse la moglie — e un 
uomo fatto piu alia buona di noi stessi. 



— 14 — 



Per non dilungarci in chiacchiere insulse, come 
fanno tanti sciocchi romanzieri moderni; diremo che 
si accerto che Tautore era proprio la persona de- 
scritta di sopra. Si stabili che la sera del sabato ve- 
gnente, egli sarebbe andato a fare una visita a quella 
interessante famiglia — e vi ando. 



CAPITOLO III. 

Appena la donna lo vide, tutta allegra e contenta, 
lo saluto, chiamandolo pel sue nome, con bnona 
pronunzia italiana, per cui si era ben preparata, e 
disse: 

— Chi avrebbe mai pensato che dopo diciotto 
anni, noi ci saremmo riveduti! 

— Si, si — rispose Tautore — vi ravviso adesso 
perfettamente, dalla maniera con cui ridete; perche 
altrimenti siete tanto cambiata che non vi avrei mai 
-piu riconosciuta. Voi eravate quella ragazzetta che 
veniva ad aprire la porta la in quella casa, alia .... 
Strada, e che rideva sempre, con tutti ? 

— Si, si — rispose la donna; quasi piangendo 
d'allegria al sentire quelle cose. 

— Vi ricordate — soggiunse Tautore — la signo- 
. rina N. N. ch9 prendeva lezione di canto e di lin- 
gua italiana, aveva ottenuto licenza daH'impresario 
di comparire fra le coriste, per abituarsi alia vista del 
pubblico, perche voleva diventar prima donna, e si 
faceva accompagnare da voi al teatro dell'Accade- 
mia di Musica. 

— Appunto, appunto — grido la donna! 

— Ora dovete sapere — continue Tautore — che 
un giorno che andai a darle lezione, mi disse, che 
non voleva piu condurvi alTOpera con lei, perche 
voi ridevate troppo, ed eravate troppo libera coi co- 



— 15 — 



risti; che tutti vi prendevano sotto il braccio e vi fa- 
cevano girare attorno alle scene! 

— Si — esclamo la donna — e cosi, proprio cosi! 
Ma come potete voi ricordarvi di cose, che io stessa 
aveva quasi dimenticate ? — La figlia della padrona fu 
per gelosia, che non mi voile piu condurre con se 
a'T'Opera; perche lei che voleva diventar prima donna, 
si teneva fiera coi coristi, ed i coristi la lasciavano 
stare. Ma a me che rideva e scherzava con loro alia 
buona, mi facevano centomila cortesie, e lei vedendo 
questo, si moriva di rabbia! 

Lasciando stare discorsi come questi che facemmo 
a furia in sul primo rivederci; ora diremo che i due 
coniugi avevano preparata per benino una cena 
mezzo all "americana e mezzo all'italiana. La donna 
aveva avuta cura della prima parte, ed il marito 
della seconda. Dalla parte americana vera te, caffe 
e latte, burro, patate boUite, braciuole e quanto viene 
appresso, ed infine una varieta prodigiosa di paste 
ossia focaccie. Queste erano in apparenza per il con- 
vitato, ma in realta pei quattro figliuolini che in 
quella sera si volevano anch'essi far star allegri, e che 
le divoravano gia anticipatamente cogli occhi. Dalla 
parte italiana presieduta dal Calabrese, fra il resto, 
V erano gli indispensabili maccheroni con un sugo 
da farne mangiar tanti da crepare, se uno non se 
ne teneva in guardia! 

Dopo quel pochi discorsi diintroduzione sopradetti, 
la tavola essendo tutta preparata ci mettemmo tutti a 
sedere. 1 figliuolini, che erano gia divenuti impa- 
zienti di aspettare, ci davano dentro dei denti che 
era un piacere a vederli. Ogni tanto i piii piccoli da- 
vano delle mani dentro alle focaccie prima del tempo; 
e mentre la madre li tratteneva sgridandoH, il ma- 
rito e pill che lui il convitato ridevano, del piu bel 
cuore del mondo. — L'autore prese questo punto per 
complimentare i coniugi della bella figliuolanza chp 



— 16 — 



avevano. Malgrado le solite cerimonie, di sociale 
modestia, essi lasciavano divedere che quei quattro 
ragazzini formavano tutto Torgoglio e la felicita della 
loro esistenza ! — Erano, come si dice, uno piu bello 
delTaltro. Alle fattezze maschie e regolari del padre 
aggiungevano una complessione di un bel biondo 
nocciolino, ritratto dalla madre, tinto di un bel ver- 
miglio alle gote, che sembravano belle pesche, spic- 
cate fresche e vergini dalla pianta. Uautore indirizzo 
la parola al piu grande, che aveva undici anni circa, 
domandandogli in italiano, se e dove andava a scuola. 
Capi tutto; ma rispose prontamente in inglese perfet- 
tamente corretto nella grammatica e nella pronnnzia. 
Per quanto superbo ne andasse segretamente il Ca- 
labrese di si pronta e bella risposta, pure fingendosi 
severo disse: 

— II Signore ti parla in italiano, e tu gli rispondi 
in inglese! Ti faro io studiare la lingua del tuo papa, 
e ti faro io stesso il maestro. Copierai ogni giorno 
una pagina deiritaliano, che c'e in quei due libretti 
scritti da questo signore e lo studierai a memoria. 
Dell'inglese e della pronunzia che c'e sotto tu non 
ne hai bisogno; ma fan per me, che non so ancora 
bene Tinglese. Quando tu avrai copiato e studiato a 
memoria Titaliano che c'e in quei due libretti, tu sa- 
prai parlare e scrivere Titaliano tanto bene quanto 
I'inglese. Perche tu sai gia molto deiritaliano, ma 
non lo sai bene, e resti impicciato a parlarlo! 

II ragazzo, rispose che volentieri voleva far quello, 
e cbre Tavrebbe fatto! 

— Oh, e un buon ragazzo molto obbediente — 
disse la madre. 

Intanto, mangiando, chiacchierando, scherzando e 
ridendo, si arrivo alle undici ore e mezzo; e ci pa- 
reva un momento d esserci messi a tavola. I bimbi 
pero, un dopo Taltro cadevano addormentati sulla 
sedia; e la madre un dopo I'altro li adagiava sul 



— 17 — 



sofa o sul letto. In fine dopo che il Calabrese, fece 
comparire il vino scelto che aveva con cura preparato 
si compi il motto degli antichi; in vino Veritas ! Da 
una parola all altra la moglie venne faori a contare 
la storia della sua gioventu, che non I'aveva mai 
narrata a nessuno. 
Ecco come vi entro. 

Pari an do di quel tempi che era servetta, disse che 
erano i piu felici della sua vita. 

— Come mai? — domando I'autore. — Allora la- 
voravate pel solo vitto, come una schiava! 

— Si — rispose lei — ma in paragone della vita 
che faceva in Irlanda prima di venire in America, 
mi pareva di essere una Regina! 

— Ho sempre creduto che voi foste americana 
— disse I'autore. 

— Ho sempre fatto credere cosi a tutti, finche ho 
potuto — disse la donna — per la gran vergogna 
che aveva che si sapesse quel che io fui in Irlanda! 
Ma adesso, non ho piu vergogna, e ve lo voglio con- 
tare I 

— Desidero tanto di saperlo — disse il marito — 
tu non me lo hai mai detto prima. 

— Te lo raccontero adesso — disse la moglie. — 
lo nacqui in uno di quel villaggi fuoravia dell'Ir- 
landa, dove gli abitanti vivono piu da bestie, che da 
uomini I — Le case sono tante piccole e sporche, che le 
stalle delle bestie in Italia, come mi disse un viag- 
giatore, sono piii grandi, piu comode e piu pulite. 
Mia madre mori quando io aveva treanni, e mio pa- 
dre quando ne aveva otto! Fui lasciata in cura di 
una vecchia zia, che aveva tutti i vizi. Fumava, ta- 
baccava, esi ubbriacava; e quando era ubbriaca mi 
batteva, e mi faceva insanguinare la testa e gonfiare 
gli occhi tanto, che io era disperata. ! Tutti quei di 
casa essendo piu o meno, similmente viziosi e pol- 
troni, non ostante il lavoro che lo faceva per aiutarli 



I 

i 



— 18 — 



tutti, si moriva di fame ! — Le capre di notte venivano 
a dormire con noi; ed erano le piu pulite, quiete 
e decenti di tutti gli altri; che alcune volte essendo 
ubbriachi, gridavano, litigavano e si battevano tutta 
la notte ! Una capra, mia grande favorita, quasi sa- 
pesse che io aveva fame, mi veniva a porgere le 
poppe proprio sulle labbra; ed io molte volte mi 
sfamai, succhiandole. Poco tempo dopo la capra, 
alia sera non voleva piu lasciarsi mungere dalla vec- 
chia per riservare il latte per me. E la vecchia dava 
la colpa a me che accarezzava troppo la capra di 
giorno, non sapendo quello che avveniva di notte! 
In giustizia alia mia patria ora debbo dire, che vi e 
gente tanto ricca, intelligente e ben educata in Ir- 
landa, quanto in tutti gli altri paesi del mondo. Ma 
in luoghi come quelli in cui nacqui e crebbi io, la 
cosa e ben differente!!! Si da la colpa al governo in- 
glese; ma io credo al contrario, che la colpa e dalla 
parte degli abitanti stessi, nonostante tutto quello 
che dicono politicanti affamati, che tentano di vi- 
vere, gridando contro la tirannia del governo inglese, 
ed sui diritti degli irlandesi. Che diritti possono ave- 
re, ubbriaconi e poltroni, come quelli che hanno tor- 
mentato la mia povera giovinezza, io non lo so: a 
meno che siano diritti di essere sferzati come schiavi, 
a fare il loro dovere! — Io non portai mai scarpe finche 
venni in America. Non potei quasi mai andare alia 
Chiesa, perche i cenci di cui era vestita mi lascia- 
vano vedere le ginocchia! In fine, il prete dellapar- 
rocchia essendo venuto un giorno a confessare un 
malato, avuto compassione del mio stato, determino 
di farmi venire in America, con alcune persone che 
dovevano partire fra poco per questo paese. Mi pro- 
cure un biglietto d'imbarco, e mi diede dei danari 
per comprarmi quello che mi faceva di bisogno. Era 
tanto ben accostumata ad andare scalza, e mi faceva 
tanto paura di mettere le scarpe, credendo che mi 



— 19 — 



avrebbero fatto male ai piedi, che andai scalza alia 
strada ferrata, smontai scalza a Liverpool ed andai 
scalza sul vapore! Vicino al mio, aveva il suo letto una 
buona giovane tedesca, la quale vedendomi a piedi 
nudi, mi disse, che sarebbe gran vergogna a sbarcare 
in America in quella guisa ! — Si levo le scarpe che 
portava, e me le regalo, con un paio di calzette; e 
lei si mise un paio di scarpe nuove che aveva nel 
suo baule. INIi misi quelle scarpe solamente per con- 
tentarla; ma poi vedendo che non mi facevano male 
ai piedi, perche erano vecchie e molto piu larghe del 
miopiede;mi insuperbii tanto, che credetti di essere 
diventata una Reginal Corsi su nel ponte solamente 
per fare vedere a tutti che anch'io portava searpe; e 
fui la persona la piii felice che fosse a bordo del va- 
pore I Quando sbarcai al Castle Garden, trovai una 
signora che m'impegno subito per aver cura di una 
sua bambina. Mi regalo vesti, e mi tratto tanto bene, 
che io mi credeva in paradiso, in paragone di quella 
vita disperata da maiale, che aveva fatta a casa mia. 
Questa signora dovendo andar via di New York, 
oltre tutte le vesti che mi aveva fatto fare, mi diede 
cinque scudi, e mi raccomando ad un altra famiglia! 
Dopo questa entrai nella casa dove voi mi avete tro- 
vato ! Di la passai ad altre famiglie, finche fui im- 
piegata nelTalbergo dove mi trovava, quando ebbi 
la fortuna di incontrare e sposare il mio marito. 

Finita questa storia, il Calabrese grandemente 
colpito disse: 

— La prima volta che ti vidi, tu mi paresti una 
marchesona ! Non avrei mai creduto che tu potessi 
essere nata e cresciuta, come tu hai ora contato! 

— Dovete amarla e rispettarla di piu, disse I'au- 
tore, perche lei ha il merito di essersi creata e fatta 
marchesa da se stessa; perche come vedete la sua 
istruzione e le sue maniere sono da marchesa; ed io 
ho veduto delle marchese, che non avevano la 



— 20 — 



meta deH'intelligenza, educazione, e bellezza che ha 
lei ! 

— Mi fate troppo onore, signore — disse la donna. 

— Ed anche a me — soggiunse il Calabrese — e 
quello che dite e vero. Lei e una vera signora in 
tutto e per tutto, malgrado che abbia un marito 
rozzo ed ignorante come sono io. 

— Non dispregiate voi stesso era — disse Tau- 
tore — voi avete anche delle belle qualita che forse 
non conoscete!!! 

— Si che le ha — esclamo la moglie — Del resto 
neio non me ne sarei innamorata, ne Tavrei sposato, 
dandogli in mano tutto il bel danaro cheaveval Ho 
conosciuto dei bellimbusti gentili, amorosi, galanti 
istruiti da signori, e che appena una qualche po- 
vera ragazza, essendosene innamorata, loro diede 
il suo danaro nelle mani, sotto promessa di 
matrimonio, sparirono e non si videro mai piu! 
jMa il mio marito sebbene semplice e poco istruito, 
mi ha sposata, amata ed ha lavorato per mantener 
me ed i figli, quando, per le spese e le molte dis- 
grazie sofFerte, tutto il denarc che io gli aveva dato 
nelle mani, fu finito ! Avrc.be potuto scappar 
via con tanti begli scudi, comefanno questi bei zer- 
binotti americani, che tanto hanno da dire contro gli 
italiani che tirano subito il coltello ! Gli italiani 
hanno un cor fido che non tradisce mai; e se tirano 
il coltello e sempre per difendersi. — Che dn*itto avete 
voi di insultare e provocare ingiustamente un Ita- 
lian o,e dopo pretendere che vi baci i piedi ? Non me- 
ritate altro che di sentirvi passare un coltello da una 
parte airaltra, che v'insegni una volta per sempre a 
stare nei vostri panni ! 

— Avete ragione — dissero il convitato ed il Ca- 
labrese in pari tempo. 

Ora — soggiunse poi il marito — che tu mi hai 
contato le avventure della tua gioventu, anch'io non 



— 21 — 



avro piu difficolta di contare le mie a te, e qui al si- 
gnore, se vorra avere la pazienza di ascoltarmi; poi- 
che e gia tardi! 

— E appunto quelle che desidero — disse Tau- 
tore — ed il motivo principale per cui accettai il vo- 
stro invito. 

— Conta pure — disse anche eontenta la mo- 
glie — starei qui fino a domani mattina a udir la 
storia della tua gioventui 



CAPITOLO IV. 

Qui bisogna osservare che il Calabrese, giudicando 
dalPistruzione e maniere gentili acquistate dalla mo- 
glie col vivere e trattare con gente signorile in New 
York, aveva sempre creduto che fosse stata di fami- 
glia ricca ma decaduta in poverta: e aveva sempre 
avuto una segreta vergogna di esserle cosi inferiore 
di nascita; come apertamente vedeva ehe le era nel- 
I'istruzione e gentilezza di modi. ^la quando senti 
quella storia di origine si vile, gli scoppio in cuore 
tutto Torgoglio della suafiera stirpe! Si vedeva dal vol- 
to la gran voglia che aveva di cominciare a snodare la 
lingua per contare le sue gloriose prodezze; e la mo- 
glie avendo voluto prima servire una buona tazza di 
caffe caldo, con della buona acquavite: lui pareva 
come un cavallo focoso che vorrebbe gia andarenna 
che ancor rattenuto dal freno, batte i piedi per Tim- 
pazienza ! In fine, divenuti tutti pronti ad ascohare, 
disse: 

— Dovete sapere che il mio avolo Salvatore, a 
suoi tempi, fu il piu forte e piu temuto Capo-Bri- 
gante delle Calabrie!!! 

— Poh! Poh! — esclamo la moglie, ridendo — 
mi aspettava gia di sentire qualche cosa di consimile ! 



— 22 — 



— Non scandalizzartene — disse il marito — Id- 
dio creo i briganti per mettere alia ragione i ricchi, 
superbi e prepotent!; i quali carezzati e lasciati li- 
beri a fare quello che volevano da governi barbari 
antichi, dispregiavano ed opprimevano i poveri con 
tutta impunita! II nuovo governo italiano e differente; 
perche tiene tanto per i poveri che per i ricchi; ed i 
ricchi ora si umiliano ai poveri per cercare il loro 
voto onde andare al potere! Eppercio il tempo dei 
briganti, come ora ti diro, e finito! 

— Bravo, bravo — esclamo Tautore — voi ragio- 
nate da filosofo morale. Solamente quello che guasta 
la parte romantica del brigantaggio sono le cru- 
delta che da alcuni si commettono. 

— Lo so — disse il Calabrese — ma quelli che 
commettono crudelta non meritano il nome di bri- 
ganti, ma di assassini! Nella nostra famiglia vera la 
la dottrina, che il versare sangue innocente porta 
sempre disgrazie! E prima di partire per una spedi- 
zione si raccomandava a tutti di mai far fuoco ne 
usar armi da taglio, che di assoluta necessita, in pro- 
pria difesa. E cosi sempre facemmo. Quanto a pri- 
gionieri, li trattavamo tanto bene, che quando li la- 
sciavamo andare; ci ringraziavano di non aver loro 
fatto alcun male; di cui avevano tanta paural 

Tornando alia mia storia — prosegui lui — 
quando il mio avolo Salvatore divenne vecchio, il 
mio zio Martino prese il suo posto; ed io che allora 
aveva gia una diciottina d'anni, diventai suo secondo, 
ed un mio cognato chiamato Giacometto, fa il terzo; 
e noi tre costituivamo lo Stato Maggiore! Tutti gli 
altri, erano da dodici a trenta e anche piia, secondo 
I'occasione, che componevano il corpo per le spedi- 
zioni. Quando il mio zio Martino divenne capo, i 
tempi erano gia cambiati! Vera gia il nuovo governo 
italiano. che con prudenza, unita alia fortezza, poco 
per volta, per non offender le popolazioni che si vo- 



— 23 — 



leva amicare, abbatteva il brigantaggio. Mio zio 
Martino, che era prudente, s'avvide di questo; e 
dopo una spedizione che ci andava bene; andava 
adagio per tentarne un'altra. — I tempi diventando 
sempre piu sfavorevoli ai briganti, il mio zio Mar- 
tino si era determinato di farla finita! II nuovo go- 
verno, pero, sapendo che noi eravamo una nidata 
di Capo-Briganti, desiderava anche di farla finita con 
noi! Farci arrestare alia sordina, senza sorpresa nel 
delitto, come ai tempi barbari dell'inquisizione, non 
lo voleva ! Quei politiconi piemontesi sapevano trop- 
pobene la loro lezione. Sarebbe, pensavano essi, un 
farci odiare da tutte queste popolazioni, che e nostro 
grande interesse di affezionarci. Se li prendessimo 
sul fatto, non ci sarebbe che dire! 

" Un bel mattino, ecco che compare nel nostro 
villaggio un villanaccio, brutto, coi calzoni ripie- 
gati fin sopra ai ginocchi; le gambe nude e tutte 
sporche di fango; senza nulla in testa; coi capelli 
tutti scermigliati; con occhiacci larghi e stralunati 1 
Va attorno, e a tutte le persone che incontra, con 
aria di mistero, dice: 'VOra sarebbe il tempo di 
prendere un bel merlo! Un riccone inglese sta ve- 
nendo su per la strada per esaminare il terreno, 
perche e in trattative col governo per fare una strada 
ferrata; e porta con se tre bei milioni per pagare 
al tesoro, subito che si stringera il contralto! 

" Dopo d'essere andato attorno a contar que- 
sta storia a quanti incontrava; quel villanaccio 
spari, e mai piii nessuno lo vide dopo, come 
nessuno Tebbe mai visto prima! 

"II mio zio Martino a cui pervenne qnesta no- 
tizia, come baleno, mentre faceva colazione, con- 
voco subito, subito, segretamente la brigata. Miei 
cari, disse, questa e Tultima che facciamo! Se ci va 
bene da non essere scoperti, dimoreremo tran- 
quilli e quieti per sempre a casa nostra, e il go- 



— 24 — 



verno non ci molestera. Se lascieremo segni evi- 
denti da dar sospetto, ce ne fuggiremo col danaro 
in America ! Se ci restiamo sul campo, sara il no- 
stro destino ! 

Tutti convenimmo, e partimmo subito! Lo 
zio Martino, Giacometto, ed io, insieme; e 
tutti gli altri, tre a tre, secondo il loro rango. 
Quatti, quatti, per il bosco, giungemmo fino vicino 
alia siepe della strada dove .doveva passare la vet- 
tura. Lo zio diede ordine al Rampignone che era 
lo spiatore della banda, di uscir nella strada, e ve- 
der se la vettura veniva. Usci fuori, magro, magro, 
lesto, lesto, come una scimmia; e non vedendo 
nulla, corse su fino alia vetta della collina, dove la 
strada voltava giu daR'altro versante. Verso al fondo 
della discesa, vide una vettura che pareva ferma, 
oppure veniva tanto piano da sembrar ferma. Torno 
indietro subito, lesto lesto come uno scoiattolo, a 
fare il suo rapporto. Non aveva ancora detto cin- 
que parole, che una salva di schioppettate ci ri- 
suono airorecchio; le palle fischiando fra le fronde 
degli alberi, ma molto alto, sopra le nostre teste. 
Si vede che Tavevano fatto apposta, per non farci 
del male; ma ci volevano prendere! 

Diro ora in poche parole, che il villanaccio 
comparso, era stato un carabiniere cosi travestito. 
Per farlo parer brutto, gli avevano perfino dato il 
belletto, come a Gianduia in teatro! |I carabinieri 
erano gia stati tutti segretamente appostati, e spie 
nascoste da ogni parte avevano spiato tutti i nostri 
movimenti fin dal momento che eravamo partiti da 
casa. Lo spiatore Rampignone, era stato spiato lui 
stesso senza saperlo; ed il riccone inglese, era come 
un pezzo di formaggio messo nella trappola per ti- 
rarvi dentro il topo! 

Sapemmo tutto questo dopo; ma al momento 
non ne avevamo che il sospetto. Lo zio Martino, im- 



— 25 — 



pertanto, tornando al nostro discorso, aquella prima 
salva di schioppettate disse: 

— Amici siamo traditi ! Tre a tre, per vie diffe- 
renti, fra i boschi, salviamoci come possiamo! Via 
tutti! 

Lo zio Martino, Giacometto ed io, uscimmo 
dalla siepe; attraversammo la strada ed entrammo 
nel bosco dalla parte opposta, che era molto fitto, e 
si estendeva su pel dosso di un alta collina. Ogni 
volta che facevamo per riposarci un poco, subito ve- 
nivano schioppettate proprio verso dove eravamo I 

— In fine, disse lo zio jNIartino. E proprio noi 
tre che voghono prendere! E come diavolo fanno a 
sapere che noi tre siamo venuti da questa parte ? 

Non c'era scampo ! Salimmo la vetta della col- 
lina, e la fermatici un poco; sentimmo di nnovo le 
schioppettate. Era gia il mezzogiorno, e faceva un 
caldo del diavolo! Stanchi, sudati, assetati ed affa- 
mati, discendemmo Taltro versante della collina fine 
alia pianura; e la di nuovo fummo salutati dalle 
schioppettate dei Carabinieri, che senza posa c'inse- 
guivano! 

" — Coraggio, coraggio, miei cari — disse il mio 
zio Martino — ascendiamo quest'altra collina, e alia 
cima v'e il Romitorio. Se il Romito e in casa forse ci 
potra aiutare! 

" — Andiamo, su duuque, coraggio — rispon- 
demmo noi. 

Sempre perseguitati da schioppettate, alle tre 
ore e mezzo, arrivammo sia alia cima di quest'altra 
collina, poco distante dalla strada maestra che met- 
teva al Romitorio. Assicuratici che nella strada non 
c'era gente, vi entrammo, e a quindici passi incon- 
trammo il Romito, cheavendo sentito tutta la gior- 
nata quello schioppettio, stava la all'erta aspettando. 
Appena ci vide, disse: 

— Presto, presto, amici miei, venite con me! 



— 26 — 



Lo zio Martino guardandolo severamente disse: 
* ' — Sarai poi tu fido o traditore ? 

— Oh! chi veggo; voi qui ? — grido il Ro- 
mito. — lo tradir Martino con cui ho servito sotto 
Salvatore, — Buon'anima chelddio Tabbia in gloria!!! 

" — Non mi ricordo di te — disse lo zio. 

— Non abbiamo tempo da perdere in parole 
adesso — disse il Romito — poiche sento il suono 
dei ferri de' piedi di cavalli che vengono su dal fondo 
della valle. 

" — Come lo potresti tu, si da lungi ? — chiamo 
Martino. 

— lo — rispose il Romito — sentiva i viandanti 
mezz'ora prima che arrivassero, quando era con Sal- 
vatore! 

" — Oh, ti ravviso, adesso — disse lo Zio — Tu 
sei dunque il Fringuello che spari per sempre, e noi 
credemmo rimasto fra i morti, in una spedizione 
malaugurata come questa, vent'anni fa ! 

— Son io appunto — disse il Romito — ma 
presto venite, che non c'e tempo da perdere ! 

II Romito ci fece entrare in una camera del 
pianterreno della sua casetta, e da quella dentro ad 
un altra che serviva di sacrestia alia Chiesetta, che 
era di Sant'Antonio dal po7'co, ossia del deserto. Di 
la entrammo nella Chiesa, ed il Romito facendo per 
rimovere dal muro un vecchio confessionale tutto 
tarlato che andava in pezzi, vi scappo fuori di sotto 
un reggimento di ratti! 

— Maledetti ! — grido il Romito. — Dopo che mi 
e morto quel povero gatto che mi fece tanto bella 
compagnia per tanti anni, tutti i ratti dei dintorni si 
sono rifugiati qui nel romitorio! ]\Ia tosto ne avro 
un altro ! 

Dietro al confessionale v'era una porticina se- 
greta. Ci fece entrare uno ad uno, e discendemmo 
per una scaletta stretta finche arrivammo ad una bella 



— 27 — 



cantinetta, tanto ben messa e tanto pulita che era 
un piacere a vederla! Da una parte sopra una ta- 
vola sopportata da due cavalletti, stavano due pic- 
cole botti. DaH'altra v'era una panca rustica per 
sedere. Tondi, scodelle, bicchieri e coltelli da ta- 
vola, tutti ben puliti, stavano vicino alle botti. Sa- 
lami d'ogni qualita, erano appesi con spago al sof- 
fitto. Formaggi, frutta secche d' ogni sorta e pa- 
gnotte rotonde e piatte di pane bigio, stavano in 
canestri anche appesi al soffitto con delle corde; evi- 
dentemente per salvarli dai ratti! 

— Qui — disse il Romito, quando fummo di- 
scesi — questa botte contien vino bianco spumante 
e dolce come il nettare! Quest'altra contiene vino 
vecchio, vigoroso e secco; e fa per voi ora, che 
morite dalla stanchezza! Tutto ii resto lo vedete da 
voi. Servitevi senza cerimonie; che io debbo an- 
dar su presto; del resto andiamo a rischio di essere 
perduti tutti insieme! 

Cio detto, usci in fretta; rimise il confessionale 
contro la porta, e se ne ando con una accetta a far 
legna in sulla strada. 

^' Oltre i Carabinieri a' piedi che ci avevano in- 
seguiti pei boschi, ve n'erano sei a cavallo, che 
venivano su per la strada. Arrivati fin dove era il 
Romito, gli chiamarono se aveva veduto viandanti 
passare di la! 

" — Si — rispose il Romito — ma e piu d'un ora che 
sono andati giii dalF altro pendio della collina! 

" — Quanti erano? — domandarono i Carabinieri. 

" — Sei o sette — rispose il Romito. 

I Carabinieri sospettando che si fossero rico- 
verati nel Romitorio, dissero. 

" — Abbiamo tanta sete, per questo caldo; non 
avresti tu un po' di vino da darci, . . . . pagLindolo 

" — Ne aveva un bel fiascone — rispose il Ro- 
mito — ma non avendo cantina da tenerlo al fresco 



— 28 — 



per qiiesto caldaccio, mi e diventato tutto aceto. Se 
ne volete, per mescolarlo con dell'acqua fresca che 
tengo, compiacetevi di smontare ed eiitrare nella mia 
casetta; e ci sara anche qualche cosuccia da man- 
giare ! 

' ' I Carabinieri al sentire che non aveva cantina, e 
che era pronto ad aprire loro la casa, deposero ogni 
sospetto, e se ne andarono di trotto giu per la di- 
scesa dall'altra parte della collina, al fondo della 
quale, ad una trentina di passi vera un villaggetto, 
dove c'era una vecchia osteria coll'insegna della Per- 
nice che essi conoscevano bene, e dove sospettavano 
che noi ci fossimo ricoverati. 

Appena il Romito vide che i Carabinieri si erano 
allontanati giu per il versante della coUina dove cor- 
reva la strada, entro frettoloso a rivedere gli amici 
ansioso di venire alle prese, a parole, con Martino, 
per sapere da lui notizie dei bei tempi antichi! Ap- 
pena arrivato: 

" — Oh! mio buon Fringuello — disse Martino — 
chi mai avrebbe creduto che tu eri ancora vivo, ed in 
questo luogo? 

" — Oh! mio caro Martino — rispose il Romito — 
quanto son felice dirivedervi dopo venti anni ! — Ma 
vi siete serviti di quel che c'e qui dentro? 

" — Non temere, abbiamo fatto il nostro dovere 
■ — rispose Martino — e te ne siamo ben ben ob- 
bligati. 

— Avete fatto bene, allora, amici miei. Ma con- 
viene che io faccia di piu ! Non e prudenza per voi 
di sortire di qui prima di domani. Faro boUire un 
buonpollastro ! — Peccato; ne aveva uno migliore, ma 
una volpaccia, con tutto quello che ho fatto per 
guardarmene, me I'ha portato via per i suoi volpini ! 
Col brodo faremo una buona minestra di cavoli, ci- 
pollini tagliuzzati e riso. Avremo una frittata rognosa 
con ova fresche dal nido. II resto che mi manca, in 



— 29 — 



quattro salti, andro giu a comprarlo alia bottega del- 
I'albergo della Pernice. Pan bianco, caffe, zucchero, 
olio, aceto, insalata e selleri bianchi e teneri che can- 
tano sotto i denti. E cosi passeremo una notte in 
allegria. 

" — Ma hai poi tu il danaro ? — chiamo lo zio 
Martino, mettendo la mano in tasca pertirarne. 

— Oh! non son povero come il mio predeces- 
sore che scappo via dal Romitorio per fame e dispe- 
razione I — A me, Iddio me Tha mandata buona, e 
ve la contero ! 

— Tanto meglio! — disse lo zio Martino. 

— Intanto — soggiunse il Romito — aiutatevi 
del meglio che potete con quello che c'e alia mano. 

" — Grazie tante, esclamammo tutti noi, tu sei il 
nostro Angiolo liberatore! 

— E voi siete i miei Angioli consolatori — disse 
il Romito — perche da vent'anni che sono in questo 
Romitorio, il mio piu buon amico fu quel povero 
gatto che per disgrazia mi e morto due mesi fa! 

" — Non rattristarti — disse Martino — ti man- 
dero io un gatto qui, che ne vale dieci piu di quel 
che hai perduto! E quello, oltre il resto,^ un mera- 
viglioso indovino del sole e della pioggia I 

" — Pagherei un tesoro — disse il Romito. 

— Te lo faro avere sicuro — rispose IMartino — 
se Dio mi da grazia di ritornare libero e sicuro a 
casa mia. 

— Ritornerete tutti, ve lo prometto io — disse 
il Romito. 

Passammo tutto il resto di quella giornata a ri- 
posarci e dormire, dopo aver bevuto di quel vino, il 
piia buono e generoso che abbia mai assaggiato in 
vita mia 1 Verso la sera alle otto ore ci svegliammo, 
e trovammo preparata una cena che non me la di- 
mentichero mai. II buon Romito ci conto tutta la 
sua storia in disteso fino ai piu minuti dettagli. Lo 



— 30 — 



zio Martino gli conto la sua, cominciando dal tempo 
in cui il Romito-che lo chiamavamo il Fringuello- 
era sparito. Ad un certo punto, tutto dun momento, 
da una finestrella segreta che tenevamo aperta per 
far entrare aria pura e fresca, essendo notte estiva 
molto calda; udimmo lenoti dolci e flebili di un usi- 
gnuolo! 

— E un ora e mezzo dopo la mezzanotte — disse 
allora il Romito. — Questo usignuolo e il mio oro- 
rologio. Durante la state non manca mai di venire a 
cantare a quest'ora, la su quel bell albero del pero 
piantato, Dio sa quando, da un qualche Romito 
antico ! 

" Continuando dopo a parlare, e far andar attorno 
la bottiglia di quel vino bianco dolce e spumante, 
un vero nettare degli Dei, come lo chiamava il Ro- 
mito; e rom.pendo e mangiando noci enocciuole, ed 
altre frutta secche, senza accorgerci come passasse il 
tempo, udimmo un altro canto altrettanto dofce, ma 
di voce sottile sottile come un fil di seta, che pero ci 
trapassava il cuore di diletto! 

" — E la lodola che saluta il sole nascente — disse 
qui di nuovo il Romito. — Sentite come vola in su 
verso il cielo; e quel fil di voce mai si sperde per 
Tana, e sempre si fa sentire al nostro orecchio! 

" — Vero ! — disse lo zio Martino — ma e per- 
che quest'uccello va volando cosi alto ? 

" — E per vedere meglio e piu presto la cresta 
rossa del sole, quando sorge dall orizzonte — disse 
il Romito. 

" — Sei diventato filosofo, ora Fringuello ! - disse 
lo zio Martino. 

" . — Oh! stando lungamente in solitudine — ri- 
spose il Romito — s'imparano, poco per volta, tuiti 
i misteri della natura ! 

Passammo intanto cosi una notte, che si po- 
trebbe chiamare, Notte Brigantesca! II giorno dopo 



— 31 — 



accertatici che tutto era quietoin quel dintorni, pren- 
dendo commiato dal buon Romito, e promettendo 
di non mai perderlo di vista per tutta la vita, ritor- 
nammo a casa nostra. Lo zio Martino pochi giorni 
dopo fu assalito da una specie di tremore che sem- 
brava febbre, ma non si sapeva bene che fosse. Aveva 
gia piu di una sessantina d'anni. Si mise a letto e in 
quindici giorni mori ! II medico I'avrebbe voluto sa- 
lassare, ma lui disse : 

— Con tutto il mio sangue son venuto al mondo, 
e con tutto il mio sangue me ne voglio sortire! 

Quindici giorni dopo io venni ammalato, nello 
stesso modo. II medico venuto a visitarmi, disse: 

" — II tuo Zio mori, perche non voile essere sa- 
lassato. Tu pure morirai se rifiuti! 

— Come mio zio Martino ha fatto, cosi voglio far 
io, risposil 

II medico arrabbiato disse: 

Non voglio mai piu aver che fare con razza te- 
starda di capo-briganti! 

<< — Ne io risposi, vorro mai piu aver a fare con 
medici che scannano i malati ! — Di tanteradici, cor- 
teccie, erbe e fiori che Iddio ha creato per liberare 
Fuomo dalle malattie; come va che voi non avete 
imparato altro che a cavargli il sangue, che e Tunica 
cosa che gli da la vita.? 

— Noi — rispose il medico, seguiamo le re- 
gole che abbiamo studiate nella scuola di medicinal 

" — E chi vi ha dato quelle regole — diss'io — 
meriterebbe di essere salassato lui stesso, finche cre- 
passe! 

"II medico al sentir questo, riflettendo che chi 
parlava in quel modo era uno che in quel villaggio, 
e alia distanza di molte miglia, in quel dintorni, era 
riguardato come assoluto e temuto padrone, non oso 
piu rispondere parola, e se ne ando via quieto 
come un agnellino! 



— 32 ~ 



Dopo tre giorni mi riebbi; dopoche la Nonna 
mi fece bere del brodo di mele bollite! 

" Morto mio zio Martino, io non trovava piu al- 
cun piacere nella vita! — Sebbene tutti m'assicurasse- 
ro che il governo non mi avrebbe molestato; pure io 
temeva da un giorno alFaltro di essere arreslato, e lo 
diceva agli amici! Un bel giorno, ecco che arriva 
uno sconosciuto vestito ne da signore ne da povero, 
e facendo il folle, chiamo del mio nome ! — Lo con- 
dussero a casa mia. 

— Ho sentito a dire — mi disse lui, in confi- 
denza — che tn hai gran paura di essere arrestato! 
Se stai zitto non c'e pericolo di quello. Pero, se tu 
vuoi essere proprio sicuro, vattene in America. Io ti 
faro fare un passaporto, col quale nessuno ti mole- 
stera per la via! 

' ' — Vi ringrazio del vostro consiglio — dissi io — 
ed e appunto quello che stava meditando di fare. 
Ma come potrete voi farmi fare un passaporto che 
corrisponda bene alia mia eta, figura e fattezze ? 

— Non temere — rispose lui — io ho degli 
amici segreti al potere, che mi possono servire bene 
in questo! 

— Bene! — dissi io — son pronto a ricompen- 
sarvi pel vostro incomodo. 

— Oh! di quello ci aggiusteremo — rispose 
lui, e se ne ando. 

Appena partito, Giacometto e Rampignone fu- 
rono subito da me, per sapere che c'era di nuovo! 
Non aveva ancora detto due parole che alcuni del 
villaggio corsero a dire che in quello sconosciuto, 
avevano perfettamente ravvisato il finto villanaccio 
che era comparso prima! 

— Abbiamo tempo di raggiungerlo e di accop- 
parlo — dissero essi! 

" — Prendetevi guardia ! — gridai io — guai a chi 
lo molesti ! Egli deve ritornare fra giorni. Incarico 



— 33 — 



te Rampignone ad avvertire bene tutti di non tor- 
cergli un capello! 

Una settimana dopo, tutto mistero, tutto segre- 
tezza, ritorno; mi consegno una busta sigillata; e 
senza aspettare, ne ricompensa, ne ringraziamenti, 
se ne fuggi via da me, come da una persona appe- 
stata! Aprii la busta, e trovai un passaporto fatto a 
pennello per me; e biglietti di banca nazionale mon- 
tanti in complesso, a mille lire. Capii subito quello 
che era, e dissi: Regnanti che ban la sapienza di far 
di queste cose, son degni di regnare ! L'ltalia e in 
buone mani. Per ora debbo abbandonarla, ma col 
tempo spero di rivederla ! 

Un momento dopo, Giacometto e Rampignone 
furono da me a chiamare se c'erano ordini da ese- 
guire. 

Ecco — diss'io — quattrocento lire per te Gia- 
cometto, e trecento per te, Rampignone. lo debbo 
andare fmo a Napoli. Tu Giacometto prenderai il 
mio luogo, e tu Rampignone sarai il secondo. Se 
potro, ritornero presto io stesso da Napoli. Se no, vi 
faro sapere i miei ordini da dove sono. Da Napoli 
scrissi a Giacometto quello che si conveniva, e partii 
per I'America. 

CAPITOLO V. 

Quando il Calabrese ebbe finita questa storia la 
moglie che Taveva ascoltato a bocca aperta, dando 
un sospiro involontario, disse: 

— lo ho sempre avuto buona e grande opinione 
di te; ma ora, dopo tutto questo che mi hai contato, 
mi sembri diventato un eroe dei piu grandi e roman- 
tici di cui abbiam mai letto la storia ! 

La povera donna era fuori di se per il piacere. 11 
convitato che aveva anche goduto immensamente 
quei racconti, e che di pin, intendeva di metterli a 



— 34 — 



profitto, complimento del meglio che pote ambedue 
i coniugi. Guardando Torologio, si trovo che era- 
no le quattro del mattino! 

— Che andar ora a dormire? — disse la donna — 
io non ho sonno nulla afiatto! 

— Nemmeno io — ripete il marito! 

— Tanto meno io — disse il convitato! 

— Un altra tazza di caffe caldo con del cognac, 
disse la donna, e continuiamo a parlare finche venga 
giorno! 

Era piu di cinque ore che i fanciulli dormivano di 
un sonno di Paradiso! La madre ando a vederli; ada- 
giando meglio questo: coprendo meglio quello; e ri- 
torno subito alia tavola, per entrare nella conversa- 
zione che gia andava avanti fra gli altri due. Lei 
non poteva restarsi di fare centomila domande, e 
sulFavolo Salvatore, sullo zio i\Lartino e sul cognato 
Giacometto, e su quante altre persone le venivano 
alia mente della famiglia del marito, particolarmente 
delle/emmine; poiche ella era ora mai superba di 
far parte di si fiera stirpe ! Essa aveva letto molti di 
questi romanzi americani di disperati del genere del 
Buffalo Bill, che le erano sembrali molto belli e 
romantici I I\Ia quando udi questa storia della bella 
e ridente Italia! 

— Gibo ! — esclamo lei — veggo adesso, che gli 
italiani pertutto quello che e di bello, grazioso, no- 
bile e romantico, sono i Re nel mondo! 

Quegli che le aveva eccitato piia interesse, era quel 
buon Romito; che — come lei pensava segretamente 
nel suo cuore — le aveva salvato il marito! 

— l\Ia, che nome e quello di Fringuello che aveva 
quel Romito, chiamo lei; non ho mai sentito alcun 
Santo, o altro personaggio chiamato cosi ! 

— Quello — rispose ridendo il Calabrese, — e 
un sopranome che gli avevamo dato noi! 



— Bene — disse la donna — come si direbbe in 
inglese? 

— E il nome d'un uccello — rispose il marito — 
io non lo so in inglese; ma il signore qui ce lo puo 
dire. 

— Prendete quel dizionario — disse T'Autore alia 
donna — e fate la prova voi stessa a trovarlo. 

— C e la dentro? — chiamo il Calabrese. 

— Credo che non mi sono dimenticato di met- 
terlo, rispose Tospite. 

La donna a questo punto Taveva gia trovato. 

— Eccolo qui — disse lei contenta — lo so adesso, 
e il finch (pronunzia fince). 

— C'e queiruccello in Irlanda? — chiamo il Ca- 
labrese. 

— Certo — rispose la donna — ed abbiamo per- 
fino il Cuckoo, (pronunzia che non T'ho mai sen- 
tito qui in America ! 

II Calabrese capi dal nome che voleva dire il Cu- 
culo, e chiamo all'autore se anche quel nome si tro- 
vava nel suo Dizionario! 

Avutane risposta affermativa disse: 

— Dunque c'e tutto la dentro ! 

— C'e tutto quelle che fa bisogno per gli emi- 
granti italiani in America. Non una parola di piu, ne 
di meno — rispose I'autore! 

Ma quel Romito non poteva scappar cosi facil- 
mente dalla mente della donna; e voleva sapere 
come e perche da Brigante sera fatto Romito, etante 
• altre cose! 

— Ti posso perfettamente soddisfare in quelle, 
3fy dear — disse il marito — perche lui stesso in 
quellanotte che passammo nelRomiitorio ci racconto 
tutto. Ecco, quelle che disse dietro nostra domanda. 

'^Le ragioni per cui dope quella disastrosa spedi- 
zione io sparii senza dir nulla a nessuno, furono va- 
rie. La prima, ma la minora di tutte,si fu perche io 



— 36 — 



eragia un poVecchiotto. Laseconda,si fu perchem'era 
avveduto, come gia s'era avveduto anche Salvatore, 
che il pane del brigantaggio era diventato duro: per 
la sapienza e forza del nuovo Governo. La terza poi, 
e la piu grande di tutte si fu la vita triste che mi fa- 
ceva fare quella maledetta di mia moglie, che andai 
tante volte vicino a strangolare! Desiderava di 
abbandonarla per sempre, senza che lei non mi 
avesse mai piu potuto trovare ! Dopo quella disfatta. 
vidi che sparendo, mi avrebbero creduto rimasto fra 
i morti, e seppellito con loro nello stesso buco ! E 
chi t'ha visto t'ha visto, e chi non t'ha visto, non ti 
vedra mai piii; e tu Carina sposa guarda in su!!! 

Sapendo che questo Romitorio era stato abbando- 
nato dal Romito, perche moriva di fame; e piia nessu- 
no ci voleva venire, mi offrii io per titolare; e furono 
ben contenti di accettarmi ! Aveva tutti i denari con 
me in una cintola, che portava sempre ai fianchi al 
nudo; perche quella diavola di mia moglie, me li 
avrebbe rubati tutti e fattemi cento rampogne in sul 
patto se li avessi lasciati in casa ! Con questi^mi ag- 
giustai perbenino in questo Romitorio! 

I denari intanto se n andavano; ed io aveva tut- 
t'altra voglia che andare intorno alia cerca, con un 
saccone in spalla, come un somaro! Come far dun- 
que ? Un bel mattino svegliatomi colla disperazione 
in corpo; — peccatore o non peccatore — pregai Dio che 
mi mandasse i Sette Zumt dello Spirito Santo per sa- 
pere come cavarmela; poiche aveva gia quasi deciso 
di tornarmene a casa come aveva fatto il Romito pre- 
cedente ! 

Mi venne voglia poco dopo, di vedere cosa ci 
era in un vecchio credenzone; ed apertolo trovai 
che era piu povero di quello di Giobbe! Non c era 
che un m«cchietto di vecchie orazioni corrose dalla 
polvere ! Le esaminai per curiosita. Ne trovai una, 
che portava una rozza immagine della Santa Famiglia; 



— 37 — 



e fra le grazie che domandava v'era quella di allevare 
una buona figliuolanza! 

Mentre stava assiso ad una panchetta al fresco fuori 
della porta, con queste carte; ecco che passa una con- 
tadina con un bambino ammalato in braccio ! Fat- 
tami una profonda reverenza, mi chiamo se sapeva 
suggerire un qualche rimedio pel suo bimbo. Lo 
Spirito Santo che mi aveva gia fatto trovare quelle 
carte, ora anche m'illumino in un momento! 

— Si mia buona donna — dissi io. — Ecco il 
rimedio di tutti i vostri mali! Quest'orazione qui, 
recitata e portata addosso, vi fara guarire il bambino; 
e di piu vi fara avere i piu bei figli del mondo che 
desiderate ! Ma dovete tenerla segreta per voi,e non 
mostrarla ad altri, fuorche a donne maritate! E poi, 
come Cristo disse, dovete avere buona fede ! 

La donna prese il foglio, mi ringrazio, e disse 
che non avrebbe dimenticato di portare qualche ele- 
mosina al Romitorio. II bambino, stante quellaria 
pura che aveva respirato in quella giornata, e le ca- 
rezze della madre allegra e plena di fede, il mattino 
dopo, si sveglio tutto vispo,e chiamo da mangiare! La 
donna aL veder questo, resto incantata; non sola- 
mente per la salute del bambino, ma anche perche 
era persuasa che quell'orazione sarebbe stata altret- 
tanto efficace per indurre gravidanza, e per la nascita 
di bei bambini! Dite alle donne di tenere un se- 
greto!!! Agli uomini no; ma a quante amiche aveva, 
comunico questo prezioso segreto ! — Duegiorni dopo 
facendo bei tempo, vidi venir su per la strada quat- 
tro donne con canestri sulla testa strapieni di ogni 
sorta di cibi! Credeva che ritornassero dal mercato, 
acasa loro! Ma ecco; appenami videro,salutandomi 
rispettosamente, mi dissero, che erano venute per 
portare un po' di limosina al Romitorio, sapendo 
che era povero, e n'aveva tanto di bisogno ! — E' 
inutile raccontar piu a lungo in dettaglio, quello 



— 38 — 



che avvenne appresso. Basti il dire che le conta- 
dine mi portano di quelle che hanno ! Le bene- 
stanti e le signore, mi portano danari! Le spose 
nuove poi ve lo potete immaginare ! Quando a 
una donna che ha Torazione, nasce un bambino; 
appena si trova in gamba, e qui che viene con dei bei 
polU ! Ml dice subito che il bambino emolto, molto 
bello, e mi fa ogni sorta di complimenti ! Cosi ve- 
dete che queste buone donne qui mi ricompensano 
da Romito, della vita disperata che mi fece fare 
da marito, quella diavolaccia di mia moglie ! 

— Ma e morta adesso — disse lo Zio Martino. — 
Ed io credendo te pure morto; ho dovuto sempre 
per amor di te, aiutarla, cometua vedova! 

" — Vi ringrazio — disse il Romito — della vo- 
stra cortesia per me. Ma lei non se lo meritava! 

Finita cosi la storia del Romito, la donna che 
come irlandese cattolica, nata in localita dove i preti 
passano per oracoli, ed i campagnuoli hanno una 
fede da far moverele montagne; non pote tenersi dal 
chiamare sul serio, se quella preghiera del Romito 
aveva proprio tutta quella meravigliosa potenza! II 
Calabrese prudente, rispose: 

— Se quelle donne erano persuase che ricevevano 
i benefici, che con queH'orazione chiedevano a Dio; 
se non era il foglio che portavano indosso che loro li 
impetrava, doveva essere invece la loro fede! Comun- 
que sia, il Romito era sempre al fondo di tutto; per 
aver saputo, se non altro, suscitare in loro quella 
fede! 

La donna approvo il ragionamento del marito; il 
quale durante i dodici anni che I'aveva trattata, s era 
accorto, che sebbene non andasse quasi mai alia 
Chiesa; pure aveva gran buona fede in Dio, e non 
amava sentire bestemmie, ne sparlare contro la reli- 
gione! Dal che, impertanto il Calabrese s'era sempre 
guardato scrupolosamente per non offenderla! E poi 



— 39 — 



diceva lui; in fine, in Dio ci credo anch'io; e questa 
fede non m'ha mai fatto del male! 

• ) 

CAPITOLO VL 

— Mi ha piaciuto molto tutto quelle che m'hai 
contato — disse qui la moglie — particolarmente la 
prudente e generosa condotta del governo italiano 
verso di te. Ma ti ricordi varii anni fa, questo Go- 
verno fece arrestare dalla polizia Americana un 
Capo-Brigante italiano che s era rifugiato in Ame- 
rica, e faceva il fruttaiuolo come tu ! 

— Appunto — disse il marito — quello era un 
Brigante Assassino; ed il Governo avrebbe dovuto 
farlo squartare, per le crudelta che aveva commesse; 
mentre si limito a condannarlo ai Bagni!!! Ora ap- 
punto ti voglio far vedere la ragione, per cui il Go- 
verno Italiano tratto TAvolo, lo Zio e me con tanta 
clemenza e generosita! — Varii anni prima che io ve- 
nissi in America, una banda di Briganti Assassini che 
dimoravano dalla parte di Napoli, osarono venire a 
depredare e commettere crudelta contro innocenti 
viandanti, dentro al nostro circondario, per cui noi 
fummo creduti dalla gente esserne stati i colpevoH. 
Uavolo Salvatore, allora gia vecchio, e ritirato dal 
campo; ando su tutte le furie; e la seconda voka 
che gli assassini tentarono di ritornare; noi in nu- 
mero di cinquanta, condotti dall'Avolo stesso, h 
prendemmo tutti dentro un cerchio di fuoco I Tre 
di essi rimasero morti sul campo ! Sei, inchiuso il 
capo, furono da noi fatti prigionieri; e gli altri scap 
parono via piu o meno malconci! L'avolo Salvatore, 
fece flagellare tutti quel malnati, con un nervo di 
bue, finche chiamarono pieta e misericordial 

— Meritereste che vi tagliassimo il naso, le 
orecchie, e che vi facessimo a pezzi, come voi aveie 



— 40 — 



fatto di innocenti viandanti, perche non avevano, o 
non potevano dam tutto il danaro che volevate! 
Meritereste che vi dessimo nelle mani del Governo; 
se non ce lo vietassero le regole antiche ! Ma bad^e 
bene! Se mai qualcuno di voi osa por piede di nuovo 
dentro ai confini del nostro territorio; dopodi averlo 
ben ben acconciato, noi stessi, lo daremo nelle mani 
della giustizia; e manderemo noi testimoni ad accu- 
sarlo e provare i suoi delitti! Dopo, fattosi dare i 
nomi e cognomi di tutti loro e dei villaggi dove di- 
moravano, e mandate persone ad accertarsene che 
erano giusti; per andarli a prendere alFuopo; li la- 
scio andare; comandando loro, di andare prima 
di tutto, a cercare i tre loro compagni morti, e dar 
loro sepoltura. — E guai a loro, se aYessero mancato 
di cio fare! „ 

" — Ora circa qaattr'anni dopo questo fatto; 
quelli stessi assassini presero prigionieri nelle vici- 
nanze di Napoli, due poveri carabinieri e li tortu- 
rarono e mutilarono nel modo il piu crudele e ver- 
gognoso ! Vittorio Emanuele ed i suoi ministri ven- 
nero poco dopo a Napoli per concertare nuove mi- 
sure coUa questura, contro quegli assassini ! Ap- 
punto in quel tempo, due carabinieri furono fatti 
prigionieri da alcuni dei nostri soci mentre caccia- 
vano nei boschi, e li condussero bendati e legati a 
casa nostra. Fattili entrare nella sala, I'avolo Sal- 
vatore che allora non potea quasi piu star in piedi; 
fece preparare una buona merenda; ed entrato solo 
colle donne della casa, fece slegare le mani dei Ca- 
rabinieri e togliere loro il velo degli occhi. Vide che, 
aspettandosi di essere torturati, come quegli altri 
due sfortunati detti di sopra; peril terrore, erano pal- 
lidi, ed avevano gli occhi languidi che parevano 
morenti ! ! ! 

" — Che temete? — disse allora TAvolo — credete 
che noi siamo assassini? Voi fate il vostro dovere e 



— 41 — 



servite il Governo che vi mantiene, col rischio della 
vostra vita ! Noi facciamo il nostro mestiere col ri- 
schio della nostra vita ! Sul campo ci battiam da ne- 
mici; chi la vince la vince ! Ma in casa nostra, voi 
siete amici efratelli! Sli qui, bevete e mangiate,e fra 
un ora, sarete rimessi sulla via, dove siete stati presi; 
vi si restituiranno le vostre armi, e ritornerele sani e 
salvi, alia vostra caserma! 

Uavolo Salvatore incarico me di soprinten- 
dere il corpo che ricondusse i Carabinieri sulla 
strada. Fatto togliere loro il velo dagliocchi; e re- 
stituir loro le armi; dissi: 

" Amici, finche siete nelle nostre mani dovete 
obbedire i nostri ordini! Ecco quali sono. An- 
drete diritti alia vostra caserma; e giunti la, sarete 
liberi da noi, e sotto gli ordini dei vostri superiori! 
Ecco qui, dieci lire; cinque per ciascuno di voi, 
per bere un bicchiere alia nostra salute per la via! 
I Carabinieri, ringraziandoci, assolutamente non vo- 
levano accettare quel danaro, dicendo che era con- 
tro le regole che avevano di non accettar ricom- 
pense! 

" Questa — dissi io — e paga che vi si da per 
le vostre spese, finche siete sotto i nostri ordini, e 
non mancia. Vi ordino di prenderla; an date e 
Iddio ve la mandi buona!!! 

''Arrivati alia caserma, il Brigadiere, che avendo 
gia saputo da spie, che erano stati catturati era in 
grande costernazione sul loro conto; udita la loro 
storia, subito ne fece rapporto alia questura di Na- 
poli, a cui poco tempo prima avuta notificata la 
loro cattura! 

La storia piacque tanto, che si fece sapere su- 
bito per mezzo dei ministri a Vittorio Emanuele, 
che ancora si trovava in quella citla ! II Re ne fu 
tanto contento, che di concerto coi ministri diede 
ordine segreto alle autorita di Napoli di trattare quel 



— 42 — 



Cavallereschi Capo-Briganti calabresi, con tutta la cle- 
menza e generosita possibile, quando il destino li 
facesse cadere, in modo regolare, nelle mani della 
Giustizia ! Piu; di usare ogni mezzo possibile per 
venire ad una onorevole transazione con loro, per 
farli desistere spontaneamente da quel mestiere; of- 
frendo loro anche buona pensione annua; come si 
era gia fatto, con buon successo, con altri Capo.- 
Briganti; che la polizia era stata incapace di met- 
tere abbasso colla forzal 

Vedi ora — disse il Calabrese volgendo la pa- 
rola piu direttamente alia moglie — la ragione per 
cui il Governo italiano ci tratto con tanta condi- 
scendenza e generosita ! Se vuoi saperne di piu, pro- 
segui lui, ecco qui una lettera di Giacometto, il 
mio cognato, che ti dara ulteriori spiegazioni! 

— Come? — disse la moglie — Tu non mi hai 
mai detto nulla delle lettere che tu hai ricevuto 
dai tuoi di casa in Italia? 

— Finche tu non mi lasciasti mai sapere nulla 
dei tuoi di casa in Irlanda — disse il marito — 
lo non credetti mai bene, di lasciarti sapere al- 
cuna cosa del mio casato in Italia! 

— Hai ragione — disse ridendo la moglie — io 
te ne lodo! Ma ora che abbiam vuotato il sacco a 
vicenda, non devi piu nascond^rmi nulla; poiche, 
ti dico io, che sono superba di essere tua moglie ! 

— Per questo — rispose il marito — t'ho parlato 
di questa lettera, che prima, t'avea tenuta scrupolo- 
samente nascosta! Qui il signore se vuole avere la 
condiscendeuza, te la tradurra leggendola,in inglese ! 

— Con gran piacere — disse Tautore — se mi 
fate questa confidenza; sebbene sono molto avverso 
di mescolarmi in aflari privati di famiglia ! 

— Non abbiate paura, disse il Calabrese, mi fate 
gran favore a tradurre in inglese alia mia moglie, quel- 
o che dice questa lettera; poiche io nonpotrei farlo ! 



— 43 — 



— Di grazia signore — disse la moglie — fatemi 
questo piacere; e ve ne saro per sempre ricono- 
scente ! 

Uautore prese la lettera e la tradusse in inglese 
alia moglie, leggendola dall'italiano, come segue: 

Carissimo Cognato, 

** Vi scrivo questa lettera per farvisapere delle no- 
tizie della nostra casa. Sono sempre le stesse come 
vi ho scritto neirultimamia ! Noi qui continuiamo a 
obbedire i vostri ordini ; di non dar dispiaceri al 
Governo. Siamo tutti organizzati come prima; ma 
solamente per aiutarci a vicenda nei nostri bisogni, 
e per impedire agli assassini di venire a commettere 
crudelta dentroal nostro circondario;perche dopo non 
venganomesse sul nostro dosso. Quello sconosciuto, 
agente segreto della questura di Napoli, sei mesi fa 
ritorno; facendo mezzo il folle e mezzo il burbero 
come prima; e domando a me notizie di voi ! In- 
teso che ebbe, che voi avete sposata una bellissima 
e buonissima donna con edacazione da signora; e 
che avete quattro bei figliuolini, e che fate commercio 
onesto per mantenerli; vi dico io, checambio tutto in 
un momento ! Si fece tutto cortese e gentile; mi 
disse che era molto contento di udir questo; e se ne 
ando via subito; promettendo che presto sarebbe ri- 
tornato. Due mesi fa, in fatti ritorno, ma tanto 
cambiato, che io stesso stentai a riconoscerlo ! Era 
ora,vestito perfettamente da signore. E invece di quel- 
Taria mezza burbera e mezza folle, aveva sembiante 
e maniere di un gentiluomo perfetto ! Tratto me con 
tanto rispetto e cortesia,come se io fossi stato anche 
un gran signore, pieno di educazione ! Mi disse in 
confidenza, che il Governo di Napoli, aveva sentito 
con gran piacere, la vostra buona condotta, e buona 
fortuna in America ! Dopo mi conto, che tutte le 



— 44 — 



grosse bande di Briganti, erano state messe a basso; 
ma che piccole bande di ladroni ed assassini, ancora 
ve n'erano or qua or la; eccetto nel nostro territorio, 
che era il piu quieto di tutti ! Gli contai la storia 
della bella lezione che demmo una volta ad assas- 
sini, che tentarono di venire a commettere crudelta 
nel nostro circondario ! Fu molto contento a sentir 
quello; e disse che il Governo, aveva giaun'idea, che 
la pace che regnava nel nostro distretto, in un modo 
od in un altro, proveniva dalla nostra buona 
condotta ! E tirando fuori una busta dalla scar- 
sella, disse: 

— Ecco qui, quello che in gratitudine il Go- 
verno mi ha incaricato di farvi avere. Seicento lire; 
meta per voi, e meta pel vostro cognato che e in 
America ! Gli farete sapere, che qualora egli volesse 
tornare a casa sua, colla famiglia, e colla sua autorita 
aiutare a mantenere la pace che ora regna in questo 
distretto; il Governo e disposto a concedere una pen- 
sione di mille e cinquecento lire all'anno, per lui; e 
cento lire per ciascun socio, sotto ai suoi ordini; a 
condizione di aiutare anche i carabinieri in ogni 
emergenza, che occorresse in queste vicinanze ! „ 

A questo punto il convitato, vedendo che tutto 
quello che veniva in appresso consisteva di cose pri- 
vate di famiglia, si scuso di continuare a tradurle in 
inglese per la moglie; dicendo che non erano d'in- 
teresse per alcuno. 

^11 Calabrese ringrazio Tautore di questo; poiche a 
dire la verita, v'erano delle cose che lui stesso non 
desiderava che la moglie le sapesse ! Un momento 
dopo pero disse: 

— Oh ! adesso che mi ricordo; v'e un altra noti- 
zia interessante per tutti, cioe la morte del Romito ! 
Fate il favore di cercarla qui un po' piu sotto; e tra- 
durla alia mia moglie ! 



— 45 — 



— Di grazia, signore, desidero tanto di sentirla 
— disse ansiosa la moglie. 

II convitato la trovo subito, e la lesse come segue : 

" Ora conviene — proseguiva la lettera — che vi 
diaun altra notizia, quella cioe dellamorte del buon 
Romito, il Fringuello ! — Appena si senti male, ci 
scrisse una lettera in cui ci invitava ad andarlo su- 
bito a vedere, tanto per suo, che per nostro vantag- 
gio i Andai subito con Margherita e Rosalia, e lo 
trovammo gia a letto, solo e soletto ! Appena ci 
vide, alzando le mani verso di noi, gli si d-pinse in 
volto una gioia di Paradiso ! 

— ^ Aveva tanta paura — disse lui — di morir 
solo, e lasciar al primo Baggiano che mi scoprisse 
morto, quel poco di bene che Iddio mihamandato ! 

" Mi fece aprire un cassone e tirar fuori una bor- 
saccia di pelle ! — E vi dico, lo, se era pesante ! — 
Portatagliela sul letto, egli Tapri e tiro fuori tante 
piccole borsette, piene di monete d'oro e d'argento 
di diversi valori; e una dopo Taltra me le ficco tutte 
nelle scarselle ! Vi restarono al fondo della borsac- 
cia delle monete di rame, montanti in tutto a trenta 
o quaranta lire ! Tirando fuori manate piene di 
quelle monete; le verso nelle scarselle delle donne; 
perche le mie erano gia piene ! Ne lascio quindi 
per circa una quindicina di lire nella borsa; la ri- 
lego, e me la fece rimettere a suo luogo nel cassone ! 
Le donne avevano a quest'ora gia ucciso e messo al 
fuoco unpollastrino per fare un po' di brodo pel Ro- 
mito; il quale tutto d'un momento se ne stette zitto; 
guardandoci pero sempre con aria di Paradiso ! Cre- 
dendo che cio fosse per riposarsi; non parlammo 
piu, per non disturbarlo ! Quando il brodo fu 
pronto, tra due, uno per parte, loaiutammo a sedere 
sul cuscino per mangiare ! Sentimmo colle mani 
che era gid freddo come cadavere ! Ci guardava 
sempre con aria amorosa da Angiolo; e non potendo 



— 46 — 

piu parlare, mi addito un foglio che stava suUa cappa 
del camino ! Quando Margherita fece per dargli 
una cucchiaiata di brodo. egli ia respinse dolce- 
mente colla mano; e tutto dun momento, dando un 
leggiero sospiro, chmse gli occni, e spiro ! ! ! Un 
sorriso angelico gli rimase in voito, e pareva un 
Santo del Paradiso ! II fo.2:lio era il testamento che 
aveva fatto in nostro favore; ed era sigillato ! 

" Xon vi posso descrivere la sepoitura che gli fa- 
cemmo fare ! Invitammo tutu i preti e chierici, di 
tutte le parrocchie d"intorno, pagandoli tutti, ognu- 
no, secondo il loro grado ! La gente che corse al 
funerale; quasi tutte donne che piangevano; fu tanta 
che si dovettero mandare Carabinieri per mantener 
l ordine ! ! ! I preti si maravigliarono infinitamente 
di tutto quel concorso; non sapendone il segreto; 
noto solo alle donne ed a noi ! ! ! 

" Finito il nostro dovere verso il nostro buon 
amico, ed antico Socio; andammo da un Notaro, col 
testamento. Egli ci fece un foglio per metterci in 
possesso della roba del Romito. I\Ia prima di dar- 
celo, voile venire lui stesso a visitare il Romitorio ! 
Gli facemmo vedere tutto e particolarmente la borsa 
del danaro, che era appunto quello che deside- 
rava ! Versate tutte ie monete sulla tavola, ne fa- 
cemmo due mucchi; e ne olfrimmo uno a lui, che 
accetto senza cerimonie ! Ci diede subito, allora, il 
documento, unito al testamento, dicendoci; 

" — Ora voi siete i padroni di tutto ! 

Lo facemmo scendere nella cantina, ed assag- 
giare di quel buon vino che c era, e mangiuzzare 
qualche cosa ! Divenne molto aUegro e si congra- 
tulo con noi di quella nostra piccola fortunetta ! 
Dopo gli domandammo, quanto era il nostro debito 
verso di lui per il suo servizio ! Si stupi, dicendo, 
che era gia stato pagato ! 



— 47 — 



— Quelle fu regalo — dissi io — Ora vi debbo, 
ii vostro onorario ! Dettcmi quanto era, gli chia- 
mai se voleva accettare monete di rame, poiche — 
dissi io — non aveva monete d argento in tasca ! 1 ! 

" — Tutto buono — disse lui — troppo contento. 
La mia moglie ne sa far ben uso dal pizzicagnolo ! 

" Se ne ando via allegro come un fringuello ! ! ! 

" Se avesse saputo quanti bei danari in oro e ar- 
gento, il buon Romito Fringuello, mi aveva messo 
nelle scarselle, prima di morire; per salvarli dalla 
vista e dalla rapina di tanti imbroglioni, ed affamati 
pubblici; non sarebbe andato via cosi contento, con 
un mucchietto di soldacci ! ! ! 

" II giorno dopo, andammo al Romitorio con 
quattro mulette, per portar via tutto quello che era 
di proprieta del Romito; lasciando per regalo e in 
dote al Romitorio, quel pochi mobili di cui, a casa 
nostra, non sapevamo che farne ! ]Mentre carica- 
vamo, arrivo il Parroco di quella localita; e vedendo 
tanta roba si stupi; avendo sempre creduto che in 
quel Romitorio si moriva di fame I 1 ! Gli mostram- 
mo il testamento corredato dal Notaio; e gli facem- 
mo assaggiare di quel buon vino bianco; di cui non 
aveva mai - come ci assicuro lui-bevuto Teguale ! ! 

E altrettanto buono quanto il suo vino, fu il Ro- 
mito Fringuello ! ! 1 Uomo sapiente, prudente, ac- 
corto, e confidente nella Divinita; senza ipocrisia e 
superstizione ! Di cuor franco, fido e generoso; che 
riputo per grazia divina il poter — morendo — la- 
sciar ad amici sinceri; tutto il bene che Iddio, in 
premio alia sua fede, gli aveva concesso su questa 
terra ! Celandolo alia vista di mal pensanti, che lo 
avrebbero creduto dannato per aver tesorizzato in 
questo mondo! E gli avrebbero dato sepoltura po- 
povera ed oscura per evitare lo scandolo fra la 
gente ! ! ! 

Non la pensarono cosi, i Briganti Cavallereschi !!! 



— 48 — 



A questo punto alcuni dei fanciulli si svegliarono 
e saltaro jpo giu dal letto vestiti come avevano dor- 
mito! Guardammo alia finestra, era giorno chiarol 
Qui finisce il nostro racconto. Una cosa sola dob- 
biamo aggiungere e importante; cioe che i nomi di 
Salvatore e Martino eran nomi di battesimo, con cui 
i Capo-briganti erano chiamati in famiglia e da tutti 
i loro amici, aderenti e conoscenti del villaggio e 
dei dintorni; ma dalle Autorita e dal pubblico in 
generale, erano conosciuti sotto il nome generale 
del casato, che ci asteniamo, per ovvie ragioni, di 
pubblicare in questa storietta — la quale se v'e pia- 
ciuta ne siam content i — Se non e piaciuta, certo, 
. . . .non Tabbiamo fatto a posta ! ! ! 



FINE. 




Ossu Ayyenture DI UN 



Ex-Brigante Calatrese 

Di A UGUSTO "BASSETTI. 
(PHrTTLEeiATO.) 



NEW YORK: 
[Copyright 1886, by August Bassetti.] 




Stampato coi TiPi DI J. H. Carbone & Co., 17S Park Kcnv, N. Y. 



f 



I 



km mimm m mmmk, 

o 

LIBRO PRIMO — ossia Manuale per imparare I'ing-lese 
senza maestro, contenente vocaboli, frasi e dialoghi di 
prima necessita', coa pronunzia all' italiana sotto o^ini 
parola inglese; gia' ben conosciuto e trovatoimmensamente 
utile da tutti, non solo per miparar bene e presto, ma anche 
per correg-gere gli errori di coloro che hanno imparato 
questa dimeile lingua da ignorant!, con falsa pronunzia e 
cattiva grammatica. PREZZO, 50 SOLDI la conia. 

LIBRO SECONDO — seguito del Manuale— per coloro che 
sorio gia' piu' avanzati, contenente storiette amene ed il 
Segretario Spedito, ossia modelli di lettere commerciali, 
sociali ed attettuose, in itaiiano e inglese, e coUa pronunzia 
air italiana sotto ogni parola, in stile chiaro e conciso, 
molto addatto non solo per imparar a scrivere lettere in 
inglese, ma anche in itaiiano; stanteche' i libri italiani di 
questo genere, sono per lo piu' troppo prolissi e talvolta 
inutili per coloro che avendo avuta poca istruzione, ne 
avrebbero bisogno niu' degli altri. 

PREZZO, 50 SOLDI LA COPIA. 

LIBRO TERZO, ossia Nuovo Dizionario itaiiano e inglese 
colla pronunzia segnata, chiara ed in pieno, all' italiana 
sotto ogni parola inglese, compilato da Augusto Bassetti, 
per uso speciale degli italiani in America. 

PREZZO, 75 SOLDI LA COPIA. 

Al No. 5 SPRING STREET (Gaffe'), vlcino a Bowery, 
New York City. 

II Primo ed il Secondo libro, si mandano franchi di posta 
a 55 soldi la copia, caduno. II Dizionario 80 soldi. Rimessi 
per nota, vaglia postale. o lettera registrata all' autore, 
AUGUSTO BASSETTI, P. O. Box 3313, New York, N. Y. 

II Primo ed il Secondo libro, all' ingrosso $4.50 ladozzina 
ciascuno; — il Dizionario §0.75, — per Espresso, a spesa 
deir ordinante. 

Si possono avere anclie : 

Bei libri di divozione in itaiiano, con un numero complete 
di preghiere ed esercizi, riccamente indorati ed espressa- 
mente importati, a 50 ed a 75 soldi la copia, secondo la gran- 
dezza, ed aiui libri in vendita presso i diversi stabilimenti 
di New York, agli stessi prezzi delle loro rispettive liste. 
Rivoigersi come sopra ad 

AUGUSTO BASSETTI, 
P. O. BOX 3313, NEW YORK CITY, N. Y. 



I 



i 



Library of Congress 
Branch Bindery, 1903