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Full text of "La Civiltà cattolica"

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LA 



CIVILTA CATTOLICA 



ANNO QUAKANTESIMOTEIIZO 



J 



I. A 



GIVILTA CATTOLIGA 



ANNO QTJARANTESIMOTER/0 



Btatiu populus cuins Dominns Deut einx. 
PSALM. CXLIII, 18. 



VOL. III. 
BELLA SERIE DECIM AQUINTA 









ROMA 

FBK880 AI,K>SANHKO 15 

VIA CEL8A. 8 
presso la Place* del Oeid 

1892 






PROPRIETA LETTERARIA 



1)1 UN TERZ'ORDINE MASSOXICO 



par vero, raa sta il fat to, che oggi la massoneria, 

iia di superbia per essere sul punto di cogliere i piu ago- 

/.i de'suoi trionli, 6 presa da un' arcana paura, che non 

'.ascin ben avore. Si gloria di esser giunta quasi alPapice 

cli sua potenza, si tiene arbitra, per diretto o per indiretto, 

i sorte di molti Stati, dominatrice delPopinione pubblica, 

padrona degli ordini civili, che esercitano raaggiore influsso 

tra i popoli e le nazioni; e tutto cio non ostante teme pavida 

e troraa; insomnia ha paura. Teme piu che mai quello che 

'. chiama il suo grande, Teterno suo nemico, la Chiesa 

cattolica, die le sta di fronte, indomita ed indomabile: e teme 

r,n altro esercito, che le sta dietro le spalle e con armi spa- 

tose minaccia di renderle il cambio di tutte le infamie, che 

i ha perpetrate contro la Chiesa. bavanti ha il cosi da essa 

d-'tto clericalixmo. il quale e tutt' altro cli vinto, edi dietro 

li;i il socidlismo, il quale si agguerrisce per divorarla. 

Come uscire da tali distrette? I giudei, che prevedono la 

)lu/ione della massoneria, so il socialismo ha il soprar- 

.to, si prov.ino d" insignorirsone e tarsi di esso uno schiavo, 

o se lo son tat to del massonismo. Percio li vediamo da 

tutto mettere le mani avanti, e procacciarsi di capitanare 

tidare i socialisti, atlinche stieno loro soggetti e rispettino 

>crigni lore. II Vm-init //>. i;iornale primario del socialismo 

tedesco, ha notato che, nell' ultimo comizio socialistico inter- 

nazionale di Londra, tutti gli oratori non inglesi furono ebrei, 

rrogarono la rappr.'jentanza dei socialisti degli 



<) MI 1'N THK/. 1 OKi 

altri paesi. Cosi 1'ebreo Bernhard parlo in nonv !! thin 
1'ebreo Bernstein in nome degli aleraannl, 1' ebreo Schayer in 
nome dei russi, 1'ebreo Frankl in nome degli ungheresi, 1'ebreo 
Mendelssohn in nome dei polacchi, 1'ebrea Avelin.t:-, fiuliuola 
del celebre ebreo Marx, in nome del socialismo femminino. 
Di maniera che si direbbe quasi il socialismo essere sbocciato 
nei giardini del talmud, e formare le delizie delle sinagoghe 
e dei ghetti. 

Ma non e cosi. I principi d' Israello, riboccanti dell'oro, 
tratto colle ladrerie e colle usure dalle vene dei popoli cri- 
stiani, troppo sentono che guai alle baronie e baronate loro, 
se il socialismo arriva per'poco a prevalere! Quindi si aflan- 
nano di prender essi per le corna il toro, a cui soggiogare 
le mani della massoneria riescono di troppo flacche. 

Paolo Copin-Albancelli, nel suo renente libro, mostra con 
argomenti apodittici la ragione di questa fiacchezza, originata 
dalla naturale inimicizia che la massoneria professa al bene 
del popolo, e dalla sua radicale incapacity di giovargli l . 



II. 



E in effetto che cosa puo dire essa di nuovo alle turbe 
operaie, guastate dalle massime della rivoluzione, delle quali 
da un secolo si e fatta loro maestra e propagatrice? Nulla. 
II socialismo non e capace di penetrare i suoi piu reconditi 
misteri. La massoneria e composta di gente ricca o benestante, 
che aspira a lucri, a cariche, ad onori. II socialismo fa iruorra 
per appunto ai ricchi, ai benestanti, ai gaudenti le dole-' 
del potere. La massoneria e tenace del buon vivere e prospe- 
rare borghese. II socialismo ha giurato odio alia boi 
Ne v'ha da illudersi. Piu assai che la Chiesa, impoverita dalle 
scelleratezze massoniche, ha di che sbigottirsi la massonoria, 
ingrossata da genie impinguatasi a spese del pubblico;ed in 



Franc 



MASSONICO 7 

i.tica, che della male accumulata opul. 

i vanto e si arroga percio un esoso priinato. 

Chiesa e mite; resiste all'opprossione del massonismo 
con forza gagliarda, ma di ordine, piti che altro, morale. II 

tlismo 6 feroce; cresce ogni giorno piu di baldanza, e non 

iinula che armi sue saranno gl'incendii, i saccheggi, la li- 
nainite. II massonismo ha corrotte, ha scristianizzate le falangi 
militanti sotto le bandiere socialistiche ; le ha imbevute de' suoi 
principii: ma non ha pensato che queste ne avrebbero poi ti- 
rate le conseguenze. Quelle conseguenze che la massoneria ha 
tirate contro la Chiesa ed i Governi cristiani, il socialismo al 

>ente lira inesorabilmente contro la massoneria, che si e 
appropriati i diritti e i bcni della Chiesa e degli abbattuti Go- 
verni. Lo Stato massonico s' avvede che 1'ora 6 vicina, in cui 
lo Stato socialist ico lo sottoporra alia pena del taglione: ani- 
niam pro anima, dentetn pro dente. 

D'altra parte la massoneria si accorge, che il cattolicismo 

iene accostando alle tempestose e tradite turbe operaie, 
per illuminarle ed attrarle alia verita della fede. Nel Contv 
del graude oriente di Francia, tenutosi il settembre deiranno 
scorso 1891, il grido d'allarme si e dato. II relatore vi lesse 
un voto di aggregazione degli operai alle logge, fondato sopra 
nento: Nell'ora presente, fratelli miei, in que- 
st' ora, in cui il partito clericale si 6 francamente avanzato 

o quella che chiama soluzione della questione sociale in 

>o cristiano, noi non possiamo restarcene colle mani in 
inano, e seguire la regola del lasciar fare, del lasciar passare. 
L' Enciclica del Papa Leone XIII, De conditione opificui 
1' impulse derivatone alle istituzioni cattoliche in pro degli 
operai, impensierirono tosto le logge francesi. Pern-'-. ><-i mesi 

:ioe nel decembre delPanno andato, il grande oriente spedi 
iiiia sua circolare a tutte le logge della sua federazione, col- 
T intento di raccoglier moneta e rinvigorire la guerra al catto- 

ino, che, dopo quell' Knricli.ca, si nianilV^tava sempie piu 

i nte a prop i concetti. 

E ben a ragione, avverte il sig. Giorgio Bois, nel far pul>- 



8 DI UN THE// ORDINE 

blici gli atti di questo Convenlo. Puo la raassoneria guardare 
con occhio freddo le file degli operai passare nel campo cat- 
tolico? Convien ricordarsi che nella Francia gli ascritti alia 
coDgrega non arrivano ai venticinquemila. I soli circoli di 
operai cattolici, istituiti dal valoroso conte de Mun, ben presto 
sorpasseranno un tal mimero: ed ecco la massoneria sopraf- 
fatta, in questo campo, dall'abborrito clericalismo. 

Che fare adunque? Permeltere che la classe operaia torni 
a Cristo ed alia sua Chiesa? No, in eterno. Arrolarli nelle 
logge ? E impossibile. Questa massa soverchierebbe 1' Ordine, 
vi gitterebbe lo scompiglio, ne propalerebbe tutti i segreti, ne 
distruggerebbe la disciplina. E poi forsechfe cio bastorebbe, a 
salvare le borse dei fratelli, il giorno del trionfo di questa 
massa, avida non di misteri, ma di quattrini? 

Tal e il nodoso problema che nel Convenlo del 1891 fu 
messo sul tappeto dal grande oriente. Si e preso un anno, 
per istudiarlo e trovarne il bandolo. Come ognun vede, rasso- 
miglia di molto al problema della quadratura del circolo. 
Tuttavia si studia, ed "affinche intanto si sappia quale sia 
stata la proposta piu pratica, che intorno a cio siasi sugge- 
rita, noi la esporremo qui in breve, togliendola dall' impor- 
Tantissimo documento divulgato dal sig. Giorgio Bois, nel suo 
libro gia da noi citato *. 

In due parole, pud asserirsi 'questa proposta essere che 
s' istituisca un Terz'Ordine massonico, ad imitazione dei due 
grandi Ordini religiosi di S. Francesco e di S. Domenico. La 
cosa merita di essere conosciuta, non fosse altro per convin- 
cersi sempre meglio, che VAnlicMesa del diavolo non sa sus- 
sistere, se non facendo la scimmia alia Chiesa di Gesu Cristo. 

III. 

L'oratore officiate del Convento era un professore dell'uni- 
versita, uno scienziato secondo il. cuor della setta, che e dire 

1 Ma(onnerie nouvclk du grand orient de Fran 



ico 9 

ill prim* ^ra. < ominci6 coll' accen- 

naro a questo fatto, clie di^so di rilcvan/.a s.mm;i: < i bat- 
taglioni nori, coi Voscovi a capo, in nome della conciliazione 
e della liberU, si preparano ad aderire al Governo repubhli- 
cano. II Papa ha parlato, i Vescovi hanno invituti i ledeli a 
questa mossa inasptiata, il clero ha aceettato il programma 
indicatoiili. Questo e il principle di una guerra senza quar- 
pe: il rumore della fucileria deve svegliare i meno diili- 
denti. 

Poi, dopo spropositato suH'origine delle religioni e dell' idea 

di Dio fra li uomini, venne al pnnto capitale dei pericoli, che 

1' accessione del clero e dei cattolici faceva correre alia Re- 

pubblica, non gia in quanto tale, ma in quanto nido e cit- 

iella della massoneria. 

Spogliando il suo dire dei tanti spropositi e delle tante be- 
stemmie ond' era contesto, seguito in sostanza a cosi ragio- 
nare. La massoneria nostra e chiusa ad una certa categoria di 
validi repubblicani. Le tasse delle nostre logge sono alte, ne si 
possono scemare, attesochS le spese son molte. Ma per questa 
ragione, noi lasciamo alia porta dei nostri templi una frotta 
numerosa di soldati fedeli. Come potrebbe Tarsi a legare colla 
massoneria questo nerbo di forze vive? Noi assistiamo all'im- 
mi-nso lavorio dei clericali, che avvolgono la Francia in una 
rete di circoli cattolici e di associazioni operaie. Noi abbiamo 
opposto lavoro a lavoro, raggruppando pur noi molti operai 
sotto la bandiera del Libero Pensiero. Ma queste aggregazioni 
non sono massoniche, e spesso riescono apparent!. Manca il 
vincolo che le congiunga alia massoneria. 

Se non che ai di nostri, nei quali il nuinero ha tanto va- 

lore, perche nella scheda del voto sta la grande forza legale, 

i>be necessario formare una federazione omogenea di tutti 

coloro, che aspirano al trionfo di una Repubblica anticlericale. 

' unione viene la forza: uniaraoci. 

In questa operazione un principio deve dominare ogni al- 

tro. La massoneria ha da rimanere quella che e, ha da con- 

:ire la propria costituzione, i suoi riti, Todierno suo or- 



10 DI UN TERZ' ORDINE 

ganamenlo, dalla tradizione ricevendo essa 1'onnipotenza sua. 
I nostri vecchi simboli hanno da restare dentro i templi no- 
stri, chiusi ai profani. Ma T atrio od il vestibolo di questi 
templi si potrebbe aprire ad afflgliati, gregge di devoti fedeli, 
che, avvicinando i veri iniziati, s'imbeverebbero dei principii 
massonici e si stringerebbero colla nostra grande famiglia. In 
tutte le religioni i sacerdoti raccolgono intorno a se le turbe 
cupide di quelle irapressioni, che producono la fede e gerrao- 
gliano i martiri. E noi che cosa Don potremmo riprometterci da 
un'afflgliazione, che avesse per iscopo T istruzione repubbli- 
cana e la trasmissione degl' immutabili principii di liberta e 
di fraternita universale? 

Noi per questa via assicureremmo la disciplina democra- 
tica, rimpetto ai nemici nostri. Gli afflgliati crescerebbero di 
numero e li avremmo per noi. Essi comporrebbero Tesercito 
che, colla diffusione diretta delle idee e colle schede del voto, 
ci darebbe in mano 1'arma legale per resistere e vincere. 

Guardate i preti. Non sono assai, ma la moltitudine dei 
credenti, che si aduna loro intorno, li fa potenti. Saranno quali 
piu quali meno fervorosi nella pratica, ma tutti sono battez- 
zati, tutti aderiscono ai dommi della fede, tutti portano la 
medaglia o lo scapolare, tutti si fanno seppellire appie della 
croce. 

Le sessioni pubbliche delle nostre logge hanno avuto gravi 
inconvenient!, perche hanno scoperti ai profani, che vi s'in- 
vitano, i nomi degli adepti; il che non e stato senza danno di 
commercianti e di artigiani, esposti per tal modo all'odio dei 
nemici: e cio non ostante, queste sessioni sono state e sono 
-tuttora bene accolte da varie logge. Or perche non se ne ter- 
rebbero altre per questi afflgliati soli, cui s'imporrebbe Tob- 
bligo del silenzio? I vantaggi sarebbero di gran momento: 
1 un numero notabile di associazioni diverse, e confederate 
insieme,si aggrupperebbe intorno .alia loggia principale: 2 que- 
ste federazioni praticherebbero fra di loro e con noi i gramli 
principii della massoneria: 3 si costituirebbero nelle campa- 
gne centri, sottoposti alia direzione della loggia regionale, 



-ICO 11 

utiii una larga 

oniche, ed un rero tri'>nM del 
ri principii di liln-1 

Conquesto non si piv-iiidu-h.-ivMH? alTorgaoiBmo della ; 
soneria. -t'-ivnuno quello die siamo, e le adunanzr 

golari riinaiTobbero secrete. Ma, senza nuocere a nesMina delle 
prerogative e tradizioui nostre, noi avremino sottomano le 
turlie che foggeremmo a nostro senno, poiche sarebbero di- 
sposte a ricevere le idee nuove. Per impadronirci di questa 
falange che ci a>pctta, bisogna che le facciarao presentire il 
uiaraento simbolico, che la invaghiamo dei notri 
lavori, che le dimandiamo il secreto di tutto cio che potessimo 
comunicarle; e le diamo in ricambio un pegno della sua affi- 
gliazione massonica e della protezione che avra da noi. 

Questo disegno, nella pratica, non e ditllcile a colorirsi dal 
iniscuglio delle masse che avremmo attirate a noi: vi si potreb- 
bero trascegliere buoni soggelti, da far entrare nolle logge. Una 
cosi fatta istituzione agevolerebbe quel rinnovamento sociale, 
a cui tendiamo. Nella guerra nostra contro il clerical ismo, ce 
ne verrebbe un rinforzo, che ci assicurerebbe la vittoria. 

IV. 

Tale in sunto fu la proposta di fondazione di questa spe- 
cie di Terz'Ordine massonico, ascoltata con raccoglimento e 
non senza applausi dal tenebroso consesso. 

Merita pero d'essere particolarrnente ricordata una ragione, 
che Toratore addusse, come eillcacissima a nmovere gli aniini, 
perch6 non si perdesse tempo e si risolvesse. 

L'ambizione clericale, concludeva egli, non si contenta di 
dominare un'unica regione. La Chiesa si chiaraa cattolica, e 
quiiuli anibiscc di steud i rsi da per tutto. 

Da lunghi anni avviene in Kuropa un caso strano. Per 
r.uldietro, una parte rilevante del mondo incivilito 8i era se- 
[)u,a.i .1 1 koin.i. malodicendo insinme gli errori suoi e le sue 

'ininie, e si era costituita da se sotto 1'egida del purita- 



12 DI UN TERZ' OR! 

nismo protestantico. Ma chi al prcsente sludia la storia con- 
temporanea si accorge, che quest! ardori puritani si vanno 
spegnendo; e nella Germania e neiringhilterra molti si fanno 
cattolici, massimamente fra 1'aristocrazia, stiraolata sempre da 
istinti conservatori. Quindi non par lontano il giorno nel quale 
le allre chiese protestanti, gittatisi dietro le spalle gli ana- 
temi di Calvino e di Lutero, tenendosi per mano, confesse- 
ranno con Roma la cattolicita del Vangelo, in tutti i punti 
globo. 

Ne 1'ambizione dei nostri avversarii, in questo conflitto delle 
idee del passato conlro le idee del future, si circoscrive a ri- 
conciliare Taristocrazia protestante coH'aristocrazia cattolica. 
Va piu oltre. Si tratta, come apparisce dai suggerimenli che 
provengono da Roma ai Congress! cattolici, si tratta di una 
unione ben piu importante, che quella del cattolicismo e del 
protestantesimo; dell'unione nientemeno della chiesa greca e 
dell'ortodossa colla cattolica: il che raddoppierebbe subito 1'eser- 
cito principale. Quest' impresa e possibile, giacchfc le ambi- 
zioni supereranno gli ostacoli dottrinali; ma il giorno in cui 
si compira, ci tocchera di combattere, non piu contro un unico- 
avversario, ma contro la triplice alleanza del cattolicismo, del 
protestantesimo, del grecismo. 

Posto un si gran pericolo, il quale Toratore antivede men 
lontano che altri non pensa, la massoneria, se non vuol ri- 
manere sopraffatta dal socialism infrenabile, per una parte, 
e dalla Chiesa cattolica, indicata col nomignolo di clericalismo, 
per 1'altra, 6 necessitata d'ingrossare la sua schiera e di for- 
mare tra il basso popolo un Terz'Ordine, che ne accresca le 
forze, se non altro, difensive; perocche, quanto all'offendere 
vittoriosamente il nemico, tutti gli sforzi collegati non basle- 
ranno. 

V. 

Ci e piaciuto di esporre questo programma, coi pensieri 
stessi del suo proponente, affinche si conosca la paura onde 



ft comi>: 

10 intendano bene le ragioni Queste sono due, le ripotianio: 

'za dolla Chiesa nel resistere, e la oj 

lici nell'organizzareassociazioni, chc sottomettano appunto 

<>tti diseredati dalla fortuna ai beneflci in- 

-i della fode e della earita cristiana. La massonoria non 

he dare a queste moltitudini, alle quali ha cercato flnora 

di togliere I)io dal cuoro, colla diffusione della sua empi 

ed il pane di bocca, col promuovere sistemi di economia poli- 

e sociale, che arrieehiscono i pochi, quasi tiitti ebrei, ed 

:nano il rimanente. De'suoi principii di liberta e di fra 

l&nza, le popolazioni non sanno che fare. Oggimai ne hanno 

esperimenlato gli effetti, ed hanno provato che la liberta raas- 

souica consiste nell'incatenare tutti, aflinchfe un pugno di ciur- 

madori, che godono del mal comune, sia investito di un de- 

spotismo tirannico; e la massonica fratdlanza si riduce a fare, 

che questi pochi tengano sotto i piedi i poveri ed i deboli, ne 

succhino il sangue e li malmenino per virtu di leggi, come 

gli antichi satrapi pagani malmenavano gli schiavi. La prova 

6 fatta; e 1'inganno dei massoni non riuscira a sedurre il so- 

cialismo, che del resto e naturale conseguenza della sua li- 

bertk corruttrice e de' suoi turpi principii. 

A ragione per tanto la setta vive in timore ; e benche nel 
prossimo Convento che terra in Parigi quest' anno, e forse an- 
cora nel Congresso che celebrera in Italia, sotto finta di fa- 
vorire la pace europea, stabilises di dar mano alia fondazione 
di questo nuovo Terz' Ordine, pure noil' atto pratico non verra 
a capo, se non al piu di affrettare lo scoppio di rivoluzioni so- 
ciali, che inghiottiranno poi i corifei del massonismo, rimpin- 
zati d' oro, e daranno il crollo alle colonne dei suoi templL 
Questo Terz' Ordine, o si sciogliera in fumo, o si mutera in 
arraa micidiale della setta. 

11 paragonare i frutti della lede cattolica con quelli della 
fede massonica, e un delirio da mentecatti. La fede catto! 
va diritto al cuore e lo solleva aH'Autore dei beni presenti e 

futuri, dei temporal! e degli eterni: ma la massonica non 



1 1 DI I'N TKI;/' OKIUNK 

offre nulla che accenda nel cuore un raggio di consolazione : 
h,i parole altisonant!, ha frasi ambigue, ha vocaboli senza 
senso, perche involgenti la menzogna : ma fuori di cio non 
ha altro. Non allarga 1' animo a speranze confortatrici ; non 
lo riscalda di un affetto consentaneo alle piu nobili inclina- 
zioni dell' uomo ; non lo eccita a virtft che delle virtu non 
sieno 1' ipocrisia. Gli nega Palfa della divina sua origine, e gli 
nega Pomega della divina sua destinazione. Se fede vuol dirsi, 
poiche la setta esige credenza, e fede cieca e servile in un'au- 
torita, che non si sa propriaraente quale sia, ne quello che si 
voglia : e fede nell' oscurita di un secreto al tutto ignoto. II 
suo simbolismo e un mistero negative di ogni religiosita verso 
Dio, ispirante odio a quanto e bello, buono e sublime nel cielo 
e nella terra. Di positive che ha esso ? II contentamento della 
carne, finche sia possibile, e poi, se lice penetrare nel fondo 
del suo santuario, ha il culto di Satana. Quest' ultimo termine 
non e concesso a tutti gli adepti di raggiungerlo svelata- 
mente ; ma tutti lo possono congetturare, dai gradi di perfe- 
zionamento nell' odio al divino, a mano a mano che salgono 
nei gradi della consorteria. TaP e la fede che la massoneria 
propone da accettare ai suoi iniziati : e tale e quella che uni- 
camente puo infondere agli afflgliati del Terz'Ordine, che trat- 
terra nel vestibolo de'suoi templi. Ma questa fede, distruggi- 
trice di ogni fede e di ogni senso umano, che ha essa di pa- 
ragonabile colla santa, dolce e salutare fede, che la Chiesa 
cattolica fa gustare a' suoi flgliuoli ? 

II piu che la setta possa sperare dalla novella istituzione 
sara di moltiplicare gP incettatori di suffragi, nel caso di ele- 
zioni. Ma P utile altresi durera poco ; giacche i socialist! 
avranno, sulle turbe dei campi e delle officine, piu potere che 
i massoni ; ne P affigliazione alle logge prevarra sopra 1' al- 
lettamento delle bettole e delle taverne^ dove si stringera il 
proposito di saccheggiare gli scrigni dei borghesi. 



!<x> 15 



VI. 



I cattolici per6, da quest! scellerati maneggi per agguin- 
dolare e scagliare contro la Chiesa le plebi delle citta. 
borghi e dei contadi, dovrebbero prendere una buona lezione 
di sempre piti concorde operosita. Mai come ora non e ap- 
parso necessario che si uniscano e, ririh* /////to, si appli- 
chino a conquistare alia causa della Chiesa, che e causa del- 
1'ordine sociale e della salute della patria, la massa del po- 
polo, avida di veritk che la consoli. Molto si fa in Francia, a 
questo fine : ma non molto ancora si fa in Italia. Eppure a 
questo li esorta del continue il Capo supremo della Chiesa, il 
Santo Padre Leone XIII, instancabile nell' indirizzare, special- 
mente i cattolici italiani, per Tunica via che resti di salvare 
il loro paese. 

Parlando in genere, manca fra noi quell'ardore di attivita, 
che alimentato dalla flducia nell'esito del combattimento. 
Queiraccasciamento di spirito, che tiene prostrata ai piedi della 
massoneria una grandissima porzione di gente illusa e delu<a 
dai suoi ciarlatani politici, & pure passato in qualche pane 
del campo cattolico. Si rimette del pristine fervore e si v 
nell' inerzia, perch6 non si vede, nfe un prossimo termine ai 
mali, ne il come contenerne lo straboccamento. II contrasto, 
che dura da tanti anni e par sempre infecondo, stanca; e si 
sa che la stanchezza genera il rilassamento. 

Tuttavia non cosi giudica della causa cattolica la setta. A 
ragion vgduta abbiamo riferita la conclusione del proponente 
al gran Contento massonico di Parigi 1'istituto di un Terz'Or- 
dine d'afflgliati acciocchfe sij sapesse il pensiero .occulto dei 
caporioni, circa le future sorti della Chiesa. Tanto non ispe- 
rano essi di vederla fiaccata sotto i colpi delle armi loro, che 
anzi si preparano a vederla trionfante degli assalti loro e 
dell'antica guerra mossale dalle eresie e dagli scismi. La mas- 



16 nr ; ,ico 

soneria non ha il sensn;,> Chrisli. di cui ha rinnegato il hat- 
tesimo : ha pero il sensirm diaboli, che le ispira il terror^ di 
Lui, il quale ha detto: Ego - Princeps h 

idi eiicietur for as. 

Non solamente adunque i filosofi cattolici, ma i neraici al- 
tresi piii giurati della Chiesa hanno il presentimento che tutto 
1'infernale moto di persecuzione, scatenatosi da un secolo con- 
tro di essa, finira, come sempre per 1'addietro, con una di 
quelle esaltazioni che fanno epoca nella storia. La massoneria 
e persuasa, che frutto della satanica sua congiura, a perdizione 
del cattolicismo, sara il ritorno del protestantesimo e del gre- 
cismo scismatico nel suo grembo. 

Or se di tanto e persuaso il nemico, perchfe di meno non 
si persuaderanno i figliuoli della Chiesa? Perchfe cadranno di 
speranza? Perche, disanimati, si ritireranno dal campo di bat- 
taglia, o cederanno quasi le armi ad un assalitore, che e con- 
vinto di dover essere disfatto? 

Questa sembra a noi la moralita pratica, che i cattolici deb- 
bono ricavare dalla rivelazione del Terz'Ordine, che la mas- 
soneria medita di creare, per rinforzarsi ai danni della Chiesa. 
Corrispondano, opponendo unione ad unione, alacrita ad ala- 
crita e fede sicura ad una fede disperata. 



STATO m.l.LO SI'limiSMO 

NKI.l/ANNO 



4. Cause istromcnluli <l<>i fenomcni. I Medii moderni. 

Tutti e singoli i fenomeni spiritici, se stiamo alle comuni 
opinion! degli spiritisti, e alle teoriche recate dai dottori loro 
di maggiore autorita, si debbono riguanlare come causate, gia 
s'intende, dall'attivita degli spiriti, ma sempre o quasi sem- 
pre per intermezzo di uomini, dotati di qualita acconce ad ot- 
tenerne Hnflusso. Queste persone ebbero per6 nome di medii ; 
il loro potere si disse inediv.ru nita, e Tazione, mcdianica: 
parole di gergo inglese, che ci rammentano T origine delle 
funzioni dei medii risalente ai fatti d'Hydesville negli Stati 
t'niti. Si osservtS fin d'allora che i fenomoni riuscivano pii'i 

voli e piii spiccati, ogni qual volta intervenisse nell'adu- 
n.inza una data persona, e si suppose che ci<'> avvonisse perche 
la persona fosse piu accetta agli spiriti, o perche flsicamente 
piti fornita di fluidi vitali necessarii al lavoro medianico. Le <i- 
gnorine Fox, che prime avevano sentito Tazione degli spiriti, 
erano natnralmonte <H questo privilegiate, e venivano a ^ 
invitate alle veglie, ove si ritentavano le primitive sperienze. 
Vero e che per poco non ne costo loro la vita. Sebbene pro- 
testanti esse, e protestanti di varie sette i popoli accorsi ai 
loro spettacoli, pure molti uomini onesti si levarono a romore, 
sembrando loro di riconoscervi gli stregonecci antichi, mal pal- 
liati dalle forme nuove. Se non era d'un quachero che le di- 
fese a spada tratta, le povere raedie erano Un. -intc a furor di 



1 Vfdi il OII.I.I.TMII [in- ! -utiv !"' I > |iagno 

Strit XY t vol. Ill, fa*c. 2 ' 



18 STATO DELLO SPIRITISMO 

popolo, in ossequio della Bibbia, che danna a morte stregoni 
o streghe. 

Passata questa terribile distretta, la persecuzione fece luogo 
al pubblico favore dei protestanti di tutte le confession!. Uo- 
mini e donne s' invaghirono di divenire medii, a guisa delle 
signorine Fox, e vi riuscirono. Trovarono presto impiego nelle 
serate casalinghe, ne' ritrovi a posta frequentati, sulle scene 
de'teatri: giacch& un po' per tutto frullavano le esperienze 
spiritiche o spiritualiste, come cola si dicevano. Solo se ne 
astenevano i cattolici coltt e discreti. Non ando molto che si 
pot6 calcolare il numero dei medii, operanti in America, alia 
somma di quarantamila. Erano per lo piu fanciulle o giova- 
netti. Si studio nelle adunanze il vero compile del medio. M 
riconobbe che esso e semplice mezzano, o anzi stromento pas- 
sivo e inconscio d'una intelligenza straniera, che lo informa e lo 
muove. Per denotare lo stato del medio, nelPatto che fa da 
mezzano tra gli spiriti e chi li consulta, gl'inglesi usano la 
parola trance, la quale signiftca molte cose insieme : che 
egli e travagliato di mente e di corpo, che opera per impulso 
straniero, che non sa quello che fa, n6 e mallevadore degli 
atti suoi. Cosi appunto leggiamo essere awenuto ed avvenire, 
in tutte le societk pagane, alle sibille, agli indovini, agli ora- 
colanti o veri o finti. I cattolici darebbero il pieno concetto, 
dicendo che il medio e invasato ed opera a guisa d' ossesso. 

Al di d'oggi 1'ufflcio di medio & salito in grande onore, e 
spesso torna anche lucroso. II sommo papa dello spiritismo, 
Allan Kardec, ha illustrate e classificato i medii; e le sue de- 
finizioni godono tuttavia pienissima autorita, come di bolle 
papali. I medii, secondo lui, essendo inconsapevoli della opera 
loro, si possono solo distribuire in classi secondo le attitudini 
loro ad ottenere dagli spiriti tali effetti piuttosto che tali altri. 
Vi sono infatti i medii tiptici o battitori, i motori, i trasporla- 
tori, pel cui influsso gli spiriti bussano, tramestano le masse- 
rizie di casa, levano in alto tavole, oggetti, persone. A questi 
sembrano afflni, ma piu energici, i medii meccanici, alia cui 
presenza si agitano i mobili, si combattono tra essi, e si slan- 



1892 

I'mri rontro Paltra le mv 

volett> divinatorii'. \"\ sono i modii di nno 

apparire og^-tti <li fuori vinuti e piovere sulle tavol 

-piriti ai loro amiri: i francos! li .-hiamano app> 
e possono essere, flori, frutti, anche d'altri climi, libri, 

no divozioni cattoliche. Vi sono i im'dii ohe 

l.-ino le occulte malattio, e no prescrivono i rini"dii, -i 
l'awiM> die ne hanno dagli spiriti; a <|ii'sti appartengono i 

'i<-i ciarlatani, cho dhnno consulti ad inform!, anche non 
conoscendoli altro che per una ciocca di capelli: ma il piu delle 
volte non sono modii spiritist i, bensi furbi ciurraatori. Vi sono 
i modii iinn'n-isti, acconci a provocare armonie con istrumonti 
musicali che niuno tocra, od anche senza strumenti; u r li >ai 
che sontono le voci degli spiriti; i veggenli che li >, e, 

che 6 mejjlio, li fanno vedere all'assemblea; i parla/iti, per 

ui lingua gli spiriti favellano; i psicografi per cui mano 
irli spiriti scrivono; i pneumalografi, che allettano jrli spiriti 
; ivore da s6 stessi. 

Tra <juesti pneumatografl e psicografl si trovano talvolta 
d"i m<"lii ili'llntori spontanci, che noi chiameremmo diwrtn- 

. per cui ministero ^li spiriti trasmettono agli ini/.iati saggi 
lntM-arii, teorie di religione, di filosofia, di morale, di poli 1 
di hollo arti. Son essi che hanno fabbricato a poco a poco tutto 
il sist.'ina di credenze, che rogna (variamente esteso o ristretto 
o intorpretato) nelle fratellanzo spiritiche. Secondo i varii raini 
di Bcienza, che i loro spiriti piu coltivano, ne sorge un po- 
polo di modii poeti, rel : gios>, filns'i/'nnti, mm-aUsli, poHt'x'unli, 

iiKtlori. Godono poi il primato i medii mnti'.'inli . 
quclli cioe che son atti ad introdurre nelle assemblee spiriti 
\i>iliili o palpabili, secondo che sopra descrivemmo. Prin 
di-i moderni materializzatori fu il famoso Home; ma su i"i 
giornali sempre qualcuno, ora maschio, ora fommina, n' '-orre 
in vojra di eccellente. Tra i quali, pochi anni fa brillava, .juasi 
astro di prima grandexza, quel povero Bastian, che si In 
cogliere colle mani nel sacco, mentre provavasi d'abbindolan- 
(cosa non facile) Tarciduca Rodolfo r m.v./a sor.jua <ral- 



20 STATO DELLO SPIRITISMO 

duchi di casa d'Austria colle sue otateriaHzzazioni. A N 7 oi 
raccontammo il caso altre volte. 

Da altre speciali qualitii di altitudine soggettiva, prendono 
altri nomi. Y'ha i facollatici, che proclucono gli effetti per li- 
bera elezione; gCinvolontarii, il cui influsso opera a loro in- 
saputa, e sono a guisa di torpedini natural!; i sensitivi, che di 
leggier! si accorgono della presenza degli spiriti. Abbondano i 
sonnambuli, gP intuitivi, gl' ispi/'ali, gli estalici, i prescie 
e profeiici, de' quali le proprieta rispondono al nome. Vi sono 
i notturni che solo operano al buio; gli ecocatori, eccellenti 
nell'ottenere 1'arrivo degli spiriti desiderati ; gli eccilatori, ca- 
paci di destare la medianita negli altri, e in fine una turba 
di novizzi e di sperimentati, di laconic i e di prolissi; e altri 
cotali che e superfluo rammentare. 

Ma bene sono da considerare alcune categorie di medii, 
notate espressamente da Allan Kardec, e sono quelle dei medii 
tranquilli e dei medii convulsi; la quale convulsione pu6 di- 
venire frequente e perpetua, cosi che si hanno i medii ossessi, 
cioe di continue vessati da qualche spirito importune, si hanao 
i medii affascinali, cioe spesso illusi e ingannati da spiriti 
perversi, si hanno i medii soggiogati, soggiogati cioe da spi- 
riti che impossessatisi del medio, lo sospingono a malfare. 
Chiude le schiere dei medii, sempre secondo Allan Kardec, 
una vasta categoria di medii viziosi; non gik viziosi per loro 
proprio mal talento, si bene in quanto divengono ciechi stro- 
menti di spiriti malvagi. E cosi vi sono i medii indifferent}, 
che di niun bene si curano, i bugiardi, i gelosi, gli ambiziosi, 
gli osceni. Dei medii viziosi e proprio riferire le parole di 
spiriti i quali tentano di seminare odii, discordie, vendette, 
turpitudini, eziandio con espressioni sfacciate e villane. 

Fin qui il Kardec, la cui scorta, sebbene con piu giunte mo- 
derne, abbiamo quasi sempre seguito in questo particolare della 
medianitci. Nulla in sostanza e mutatO''dal tempo del Kardec 
al presente. Anche oggidi si vuole avere il soccorso del medio 
specialmente nelle assemblee spiritiche, come raccomandava il 
Kardec, e sopra tut to pei fenomeni piu elevati. Ma a noi consta 



:ui casi gli spir i loro pro- 

fessiono, poco si curano di modii. Entrano in communicazione 
cogli spiriti da per se stessi. Alcuni consultano la tavo!> 
divinatoria ad ogni ora del giorno, e ne ricevono respoi 
altri chiedono T avviso dello spirito loro Prolettore, com 
quando loro talenta. A Firenze ci fu parlato di un tale che 
ogni sera picchiando sul commodino da notte udiva subito la 
risposta del suo spirito famigliare, ed entrava con esso in 
conversazione ;^e il celebre spiritista napolitano, prof. Chi 
di se medesimo confessa lo stesso. 

5. Odiernd dottrlne degli spirilisli. 

Egli 6 manifesto che tanti e si operosi iniziati al comraercio 
cogli spiriti, e gli spiriti stessi in cento guise parlanti, dovet- 
tero a poco a poco accumulare un tesoro di novelle dottrin*' 
ed inaudite. Non basterebbero infatti dieci volumi in foglio a 
raccoglierle tutte. Noi le esponemmo altre volte in pochi punti 
e capitali, seguendo notantemente il supremo gerofante, Allan 
Kardec. Qui siamo costretti a maggiormente compendiarle, e 
ridurle ai concetti piu recenti, e veglianti a* di nostri. 

Gli spiriti rivelatori sono Deisti, e negano la divina ed 
adoranda Trinita, Padre, Figliuolo e Spirito Santo: di Dio 
hanno il concetto pagano. Per essi, Dio 6 quella causa che 
si appella Dio, Jehovah, Allah, Brahma, Fo-he, Grande Spirito, 
ecc. ' II dicono uno, personale, provvido, buono, immuta- 
bile, eterno : ma lo fanno ingiusto in cio che assicura lo 
stesso premio di eterna felicita ai buoni ed ai malvagi. Giacche 
anche i piu mostruosi malfattori, sebbene dopo alcuni rigiri 
per varie vite e per varii mondi, approderanno a quella fi- 
nale beatitudine, che consiste nel convivere con Dio, e dive- 
nire suoi ministri nel governo dei mondi (Kard. ivi, p. 36): 
concetto ch' 6 anch' esso opposto al domma cattolico della feli- 
cita soprannaturale, o visione beatifica, e contrario al domma 

AII\N KMIIIEC, Oeurr. }>n*ih |nx J7. 



STATO DF.LLO SIMKITISMO 

cattolico della punizione eterna dei inorti m-lla riMlione di 
Dio. Contro la pena dell'inferno fremooo contiimamente spirit! e 
spiritist! : 6 un dorama sempre negate, schernito, perseguitato 
con accanimcnto inesorabile, come potremrao provare con 
centinaia di test!. 

Gli spirit! negano recisamente la divinita di Gesu Cristo, 
e la sua incarnazione nel senso rivelato dal Vangelo e pro- 
fessato dalla Chiesa (ivi, p. 168 seg.). Per loro il Figliuolo di 
Maria, e un galantuomo, un messaggero di Dio, e nulla piu. 
Cade quindi ogni dottrina di Chiesa fondata da Cristo divina- 
raente, ogni idea di clero, di Papa; ed e spazzata via ogni 
pratica di Sacrament!. Si abbraccia ctm eguale rispetto ogni 
religione o irreligione ; ma coutro la Chiesa cattolica vige irre- 
conciliabile 1'odio degli spirit! e de' loro seguaci, dispregiano 
e insultano le cristiane istituzioni ; ancora che talvolta ne 
parlino con qualche affettata tolleranza. 

Iddio e creatore di spirit!, non cessa dal crearne continua- 
mente con grandissimo compiacimento suo: ma non crea an- 
gel! propriamente detti, ne anime destinate ad informare un 
corpo solo e formare un solo composto umano, un solo indi- 
viduo. Crea invece spiriti tutti simili ed eguali, ignorant! di 
lutto, i quali inviati sulla terra o in altri astri, vivono in varii 
corpi piu vite successive, e talvolta in mondi lontauissimi dalla 
primiera abitazione, spars! neH'immeusita dell'universo. Cosi 
si varino dirozzando, se cadono nelle colpe durante una vita, 
le espiano nelle vite seguenti, e si perfezionano sino a meri- 
tare la felicita eterna, che o tosto o tardi non puo tallire. Non 
esistono adunque angeli propriamente detti, non demonii, non 
uomini originalmente caduti: tre eresie contro le espresse ri- 
velazioni della S. Scrittura e di Gesii Cristo. 

Lo spirito umano, esce dalle man! creatrici di Dio, a delta 
degli spiritisti, inguainato in un involucre, un po' raeno mate- 
riale che il corpo, un po" 1 meno spiritual^ che 1' anima, e si 
chiama il perispirito. Questo non si stacca mai dallo spirito 
umano: lo segue dopo la morte corporea, e riveste lo spirito, 
allorche, sprigionato dalla came, svolazza negli spazii cosmici, 



\ : ' 

fiik-henon ritorni a pron<l'n> il travaglio di una vita novella, 
rincarnandosi una seronda, ter/a, qnarta, rontosima volta in 
altro corpo. Intanto, flnche lo spirito batte le ali fuori della 
came, si pu6 pentire delle sue colpe, puo espiarle in parte, pu6 
rendersi visibile agl'incarnati, ossiaagli uomini viventi in carne 
ed ossa, che lo evocano. Quindi la visibilita de^rli spiriti nHIo 

iiiMee spiritiche, i quali raccontano le loro awcnture d>l- 
1'altro mondo. Pole tutte raccattate nel lezzo del paganesimo, 
contrarie alia Bibbia, al testimonio della coscienza individual^, 
al senso comune del genere umano. 

Tali sono, in breve, gli articoli dommatici, distribuiti in 
trentaquattro punti, che Allan Kardec, bisogna confessarlo, 
raccolse assai fedelraente dalle rivelazioni sparse di innu- 
merabili spiriti, rigettandone, ben s'intende, tutte quelle che 
non concordavano col suo disegno : ma T uno e I* altro, per 
consiglio di spiriti superior!. Per morale, vi aggiunse parec- 
chie massirne, pure insegnate dagli spiriti, nelle quali si rac- 
comanda la preghiera e la carita: un ventisei versetti, non 
senza gravi errori, anche questi. 

Dommi e precetti, in tutto, sessanta articoli, formano il 
corredo teologico dell i religione spiritica. E con tale arma- 
mento muove essa alia conquista del mondo. E una nai; 
a leggere nelle scritture della setta la gicurezza lirica con cui 
si ripromettono i devoti spiritisti di sterminare dalla terra le 
rodenze tutte e le miscredenze, la Chiesa cattolica prima di 
ogni altra, e d' insediare sovrana del mondo la vanissima 
vanita delle loro frenesie. 

6. Opinioni e scissure interne dello spiritismo. 

II simbolo del Kardec e generalmente ricevuto, sebbene, 
nel fatto, ciascuno spiritista lo intenda sccondo che gli pare e 
piace. Un somigliante ne professa la Societa spiritica centrale 
del Messico, con 27 versetti, che tutti comlnciano coll'/o cr 
Kinn.-a anch' esso la Trinita di Dio, la divinita di Cristo, 
T Inferno, ma, contro Tuso piu comune in America, afferma la 



24 STATO DELLO SI'IKiriS.M'i 

metempsicosi e la teoria del perispirito, che fa fluidico ed ete- 
reo. Come il Kardec, che 1' imparo dallo spiritico astronomo ' 
Camillo Flamraarion, fa un domma assoluto della popolazione 
degli astri: lo credo che esiste nello spazio infinite una in- 
finita di mondi abitati da esseri pensanti, sottomessi come noi 
alia legge del progresso universale e infinito che conduce a 
Dio. Yero e che della beatitudine non parla chiaro, e serabra 
riporla nella impeccabilita, anzi che nel consorzio con Dio. 
E quanto alia religione rivelata, in due articoli rinnega il 
cristianesimo e qualunque altra chiesa positiva: lo credo che 
Dio non es'ge che 1'uomo professi uua religione determinata. 
lo credo che per adorare Dio non e bisogno ne di templi ne 
di preti ! . 

Ben piii grave e il dissenso dalla comune religione spiritica 
quello dei novellini, iucornatisi di mandare al paradise anche 
gli animali bruti. Ne ha colpa in parte il Kardec, il quale 
ai cani e ai gatti concede la intelligenza e il caraUere: dot- 
trina per verita bandita recentemente da parecchi professori, 
dal Barbera tra gli altri, alia Universita di Bologna. In questi 
ultimi tempi, dice egli, si e scoperto che la differenza che 
passa tra 1'uomo e 1'animale e di puro grado o, come dicono, 
di evoluzione ; giacche tanto P uno quanto Taltro sono dotati 
d' intelligenza 2 . Certi spiritisti ne conchiudono che dunque 
grande esser deve il nostro rispetto pei prossimi nostri, i cani 
e i gatti ; e noi sappiamo da document! irrefragabili, che in 
certi paesi, per cotesto appunto, eglino si fanno promoted 
ardenti della carita belluina, vulgo, di protezione delle bestie. 
Un manifesto massonico, di Madrid 1881, che abbiamo sotto 
gli occhi, e dato in nome della Sociedad madrilegna, protec- 
tora de los animates y de las planlas. E, che piu importa, 
gli spiritisti hanno udito dalla bocca stessa di certi spiriti, 
attesta il Pagnoni, come e qualmente i fratelllysia quadruped! 
sia volatili, saliranno sempre piu demalerializzandosi e 
ognor piu, spiritualize andosi sino al piu alto grado degli 

1 Compte rendu du Cmgres international spirite du 1889, pag. 355. 

2 Cf. Civ. Call., Quad. 1005 (7 niaggio 1892), pag. 292. 



. 1892 

a Firenze, noil' assemblea di 

dolla Ninua, uno spirito di Tito Manlio aveva annunziato al 
mondo, die gli animali non solo possono salire flno ad esser 
uomini, ma flno a divenire angioli nella moltitudine del sc- 
coll. Come noi raccogliemmo dagli Atli dell' Accadcmia p, 
matologica fiorentina, allora pubblicati. Oggidi uno dei pin 
valorosi campion! dci diritti delle povere bestie cscluse dal 
paradiso e in Italia il signer Francesco Rossi Pagnoni '. 

Gia si bucina della vita vegetale e della minerale. Un fa- 
rnoso chimico moderno ammette la vita delle rose non solo, 
ma ancbe dei metalli. Una tesi pubblicamente difesa in Franna. 
affermava: Non <> dimostrato che la locomotiva non abli.-i 
coscienza del servigio die rende al convoglio. Di qnesto trotto 
si spiritualizzeranno anche le patate e i chiodi delle scarpe, 
cbe a suo tempo brilleranno nel paradiso degli spiritisti tra ^li 
spirit! elelti. Che gioia a pensarvi ! Ma per ora non ft ancora 
definite questo domma, ne accettato comunemente. Lo profes- 
sano specialmente gli Occultisti, come or ora diremo. 

Altro scisma piu profondo minaccia la religione spiritk-a, 
nella dottrina della metempsicosi, ossia delle reincarnazioni 
molteplici dello stesso spirito. Si aspro fu il conflilto dei dis- 
senzienti neir ultimo Congresso internazionale del 1889, che 
alcuno opin6, che per lo meglio della pace non se ne avesse 
a discutere in pubblico. Ma il dissenso non si sopisce col ta- 
cere, ed e immedicabile. Disertano dalle teorie di Allan Kar- 
dec molti fratelli di Europa, che le trovano troppo cristiane, 
o che non sanno ingollare la pluralita delle vile. Nell* America 
settentrionale poi, che pure e la culla e la vera patria scien- 
tifica dello spiritismo, disertano quasi tutti, e alnxuio, come 
confessa il Compte rendu del Congresso, la maggioianza. Ora. 
levare questo ordigno dalla compage fabbricata dagli spiriti>ti 
moderni, 6 mandare in conquasso la macchina intera, e ren- 
dere ridicola ogni teosofla della setta, dichiarando eterodosso 
il Brando gerofante Allan Kardec, e mentitori gli innum. 



1 Cf. Cir. Oi//.. Hun.1. 9nl '15 M>l>r 1^'"' \novebtigirdelloxjiirilitmo. 



20 STATO DELLO SPIRITISMO 

bill spirit! rivelatori che hanno milioni di volte insegnato le 
rincarnazioni. 

Terzo scisma, e quello degli Occultisti, sotto la quale deno- 
minazione accogliamo varie scuole affini. Ci saranno grati i 
lettori, se noi non li conduciamo a traverse gli orridi spinai 
della cabala orientale, e del fachirismo indiano, dalle quali sor- 
genti, una scuola scismatica, e non poco numerosa, attinge la 
spiegazione dei fenoraeni spiritici. Invece del perispirito, che e 
una delle chiavi maestre della teorica piu comune, essi hanno 
iramaginato un fluido nerveo, cui chiamano corpo astrale; e 
questo corpo astrale si smonta in tre altri elementi, con no- 
macci ebraici e indiani, che signiflcano la vitalita, 1'aniraa bru- 
tale che puo uscir dal corpo e pellegrinare fuori, e 1'aniraa 
uraana. Vi si impacciano, oltre ai maschi, parecchie signore, 
contesse e duchesse e altre, empiendo libri e giornali di vaneg- 
giamenti. Per gli occultisti, tutto e vivente nella scala degli 
esseri, dal sasso insino a Dio: la materia e sempre in evolu- 
zione, come per antico insegno 1' India. Un uccello, a cagion 
d'esempio, e un vegetale sviluppatosi; e come 1'uomo, cosi ogni 
mondo stellare nasce, si svolge, pensa, muore. Con questi ferri 
lavorano gli occultisti, e fabbricano sistemi frenetici di rnerito e 
di demerito, in virtu dei quali si arriva ad una felicita scia- 
gurata, consistente nella piena dissoluzione della coscienza 
individuale nella coscienza totale, e della individuale potenza 
nella potenza totale. Non ragioniam di lor : ma guarda e passa. 

Finalmente uno scisma, che parrebbe impossibile, ed e 
non che verissimo, formidabile, e lo spiritismo cristiano. Vor- 
rebbe questo fondere e confondere in un solo sistema le rive- 
lazioni degli spiriti, e la rivelazione di Gesu Cristo, le pra- 
tiche delle congreghe spiritiche cogli esercizii della pietk cri- 
stiana. Per quanto possa parere assurda e mostruosa una tale 
associazione di dommi e di morale ripugnanti, ne vediamo i 
semi nello stesso Allan Kardec: la vediamS" coltivata da pa- 
recchi dottori spiritici in Francia, da un vescovo e da piu 
ministri protestanti, e da alcuni poveri preti che si dicono cat- 
tolici (Almignana, Roca, ecc.), e da secolari che hanno nome di 



o 1892 

nnno lil>ri di medit ,|i divo/i 

spir 1 otromrn . Per tenT<-i nil* Italia < al j 

i souola spiritico cristiana qui e assai in voga nella 

Mm dHlo lami^li> dio si danno allo spiritismo. La bu 
gente vuol pi^rlinrsi il gusto di evocare dall'altro mondo pa- 
rent! o amid, ma con cento sotterfugi e continual! malintesi, 
s'inpregna di collegare insieme pieta, spiritica e pieta cattolica. 
po in questo senso Casimiro Bonflglioli di Bologna, il 
canonico Tioromia Fiore a Napoli, Teofllo Coreni (cav. Enrico 
Dalma/.zo) a Torino, del cui libro demmo recentemente una 
rasseirna. Egli e manifesto che tutti costoro non riescono ne 
cattolid ortodossi, m s spiritisti logici; anzi distruggono, quanto 
e da loro, cattolicismo e spiritismo. 

A domare gli spiriti riottosi ci vorrebbe un concilio, o un 
papa infallihilo. Non ci e, e non ci pu6 essere. Neirultimo Con- 
gresso spiritico internazionale, avendo chiesto gli spiritisti 
italiani che alcuni punti si definissero di comune accordo, il 
Congresso di comune accordo si riflut6. Ci e solo (ci era, per- 
mori nel 18(>9) Allan Kardec, che niuno osa chiamare 
infhllilil'\ sebbene, a detta de' suoi devoti, al suo sapere le- 
nefico tutti rendono meritato omaggio, maschi e femmine, 

li ordini piu elevati della gerarchia nobile, regia, scienti- 
fica, agricola, industriale, come tra il popolo: e cio dopo avere 
letto o approvato la sua logica. Essi accolgono il suo insegna- 
mento, come base salda d'un reale e continue progresso nclla 

i/.a. nella morale, nella sociologia ' . Ne vale appellarsi 
allo rivolnxioni degli spiriti. Perchfc, come 1'antica Pi/ia ren- 

i gli oracoli partr>L r !iiando pel re Filippo (II-j^i 

i modern! spiriti o i loro medii parteggiano pei loro devoti. 
E un tatto conosciuto e certo da gran tempo. Ce lo alt- 
novanionto. nel 1891, il dott. Paolo Gibier, il qualc e razionali>ta 
e non spiritists, e tuttavia tratta dollo spiritismo con un con- 
tinno atto d'ammirazione e quasi d' adorazione. 

Egli narra, come Allan Kardec, colla scorta degli spiriti, 



/*!>// illln-'lllHHIul 'III J5. 



28 STATO HELLO SPIRITISMO 

fabbricasse il suo gran codice religiose Le livre des Esprits, 
scegliendo tra le innuraerabili communicazioni degli spiriti, le 
vere e buone, e anche questo col consiglio di spiriti superiori. 
Ci6 non ostante la raetempsicosi indiana e pittagorica insegnata 
dagli spiriti ad Allan Kardec, e che forma tanta parte del 
suo castello spiritico, e recisamente negata dagli spiriti par- 
lanti in Inghilterra e negli Stati Uniti, che pure furono i 
primi dottori, e piu autorevoli e piu numerosi. Alcune com- 
municazioni sono al tutto atee, panteiste, materialiste. Presso 
i Mormoni gli spiriti approvano la poligamia. In altri luoghi, 
ove Taborto volontario e pur troppo comune, anche gli spi- 
riti vi si acconciano prudentemente l . Insomma gli scismi re- 
gnano e senza speranza di riconciliazione. Con tutto cio si tace 
per rispetto ai profani, si dissimula nelle comuni assemblee, 
e si ottiene cosi un simulacro di unione fraterna. 

Al manco d' un' autoritk sovrana si cerca di supplire con 
altre istituzioni. Abbiamo letto il voto espresso da una confe- 
derazione spiritica, madrilena, che tutte le societi spiritiche 
s" incorporassero colla Massoneria, e questa le reggesse oggi- 
mai a quella guisa che governa le sue logge ; e se ne dava 
per ragione che uno stesso e lo scopo, comuni i principii e 
le massime fondamentali : il che 6 verissirno. Siffatto voto degli 
spiritist! spagnuoli, se non e ancora attuato de iitre, spesso 
lo e gi di fatto. 

7. Istituzioni moderne dello spiritismo. 

Intanto, a conservare e promuovere la religione spiritica, 
si adoperano le innumerabili congreghe d' iniziati e di dilet- 
tanti. Ve n' e una ad ogni trebbio. Nascono, muoiono, si ri- 
fanno; anche in Italia, ove in generate regna piu che la ma - 
lizia, la ignoranza. Alia riscossa stanno le Societa, i Circoli, le 
Accademie. Non istanchiamo la pazienza dei lettori colle enu- 
merazloni : ce n' e un po" per tutto, con titoli ambiziosi, con 

1 Dr. PAUL GIBIER. Le spirilisme (fakirismc occidental;, tlude hitloriqtie, 
etc. Parigi, 1891, pag. 137, sgg. 



20 
oratori vaneggi.inti, spesso col proprio giornale ') il 

:emo un cenno piu sotto. 

Scopo della societa in America e in Europa e per tutto, e 
secondo il Kardec, formare dei gruppi ilolla Brando famiglia 
-;iiriti>ta, che un giorno formera un solo' fascio di tutte le 
opinioni e riunira tutti gli uomini in uno stesso sentimento 
di tVat.'rnita, suggellato dalla carila cri-ti. diums, 

\>. 144). Scusate se & poco. Tra queste possiamo nomiaare 
la piu antica forse di Francia, istituita dal Kardec stesso 
nel 1858 col titolo di: Societa . 

. e una delle piu recenti : Federa >nale degli 

s/n'ritisli t di Barcellona, la quale nel 1890 invitavi 

nel suo seno nientemeno che i carl fratelit, ludenti *p 

f/,'//'"/./-v/vc0. Poveri i miei esami! Tra questi due termi- 

ne sono pullulate le centinaia e 1'e migliaia. In Italia ncn 

forse citta popolosa che non abbia o non abbia avuta ia 

o le sue. Due insigni non vanno taciute, e sono le due 

inglesi, cio<> la Snrn'lii <Ul'tUra, formata nel 1867, a Londra, 

e la Sorii-ti'i per le ricerche psichiclw, sorta nel 1882. Tutte 

e due sono composte non di spiritisti, ma di scienziati inda- 

gatori dei fenomeni spiritici con tut la la critica piii severa. 

Finora non hanno dato altro trutto, che quello di mettere in 

sodo la verita di parecchi fenomeni importanti, come tenta di 

fare al presente una brigata di professori a Napoli ; la quale 

ha gia convertito, non allo spiritismo, si bone a confessare i 

fatti, anche il refrattario materialista Cesare Lombroso. 

Altri istituti si fondarono e anche questi svariati e nume- 
rosi, piil che non credano coloro cho non si impacciano di saper- 
ne. In Inghilterra si ebbe un Istituto di chiaroveggenza, o?e 
si trattavano gP infermi secondo i consulti degli spiriti, e si 
forraavano fanciulli e fanciulle air ulTlcio di inedii. In Fran- 
si tent6 un convento di druidi e di sibille collo scope me- 
desimo, e viepiA ciarlatanesco. Non sappiamo se durino tut- 
ia, o se sieno periti. Gia era preceduto 1' esempio del 
Kardec, il (juale, a quanto asserisce nelle sue ^Opere po- 
.rae, aveva destinato una sua yo>sessione a fondarvi uoa 



30 STATO DELLO SPIRITISMO 

Casa di esercizii spiritici, per ritemperare nel fervore 
aspiranti all' alto spiritismo. Del collegio e del convento al>- 
biamo letti i prograrami, e lettovi anche qualcosa che non vi 
era scritto. Nel 1889 i fogli spiritici annunziavano una specie 
di monastero o albergo sopra Locarno in Isvizzera, ove i di- 
voti e le divote, con 1000 lire di retta annua possono medi- 
tare quietaraente la questioni spiritiche. In America non si 
arrestano a siffatte piccinerie. Oltre al liceo spiritico pei giovi- 
netti di Cleveland, nell'Ohio, hanno fondato una nuova reli- 
gione, la Chiesa spiritualista di Wheeling, nella Virginia, tutta 
di iniziati; hanno fondato americanamente il camp-meeting del 
lago Cassadoga nel Nova York, specie di accampamento di 
forse ventimila villeggianti e spiriteggianti; e di piu nasce 
una colonia, anzi una citta spiritica, che si chiamera Sum- 
merland (terra dell'estate). Gia vi e fabbricato il tempio spi- 
ritico, fornita la biblioteca, assicurato posta e telegrafo, e la 
stazione sopra una grande ferrovia. Vi sara un manicomio? 
II giornale spiritico The Banner of Light, di Boston, e il 
Golden Gate di S. Francisco che minutamente ci ragguagliano 
della citta nascente nel 1890, non lo dicono. Pensino i nostri 
lettori se la possano rinchiudersi i pazzi in una casa sola. 
Summerland sorgera nella California. 

Terminiamo ricordando il Congresso spiritico di Parigi 
nel 1889, secondo congresso internazionale dopo quello di 
Barcellona. Si tenne nelle sale del Grande Oriente della 
massoneria francese, via Cadet, n. 16 : nuovo attestato della 
fratellanza delle due societa. Intima infatti e la loro commu- 
nella, e nelle stamps spiritiche non raramente gli spiritisti si 
fregiano dei titoli massonici coi relativi tre puntini. Dal fondo 
deli'America spagnuola ci scriveva un amico, che i massoni 
di cola erano i piu sfegatati spiritisti: e cio avviene un po'per 
tutto. Non e quindi a maravigliare, se Tassociazione spiritica 
di Madrid, come sopra dicemmo, cbiedesse' a dirittura che 
loggia e ritrovo spiritico divenissero una cosa sola, sotto Tim- 
perio benefico della veneranda istituzione mondiale. Un pe- 
riodico romano, che e il portavoce dell'Accademia interna- 



tale per gli stmlii >piritici e magnetic! , ne esulta, <-. 
qualche eccezione, approva: Noi facciamo plauso al n( 
ed elevato intendiraento del sullodato fratello (Al" 

nte interino delta Masson> 

mad , riconoscendo la utilita pratica, per non dire la 

necessity assoluta, cbe le forze tutte dello spiritismo militaute 
si organizzino '. Anche cotesto giova a ben conoscere lo 
stato presente dello spiritismo. 

Nel conto reso del congresso di Parigi fc detto die vi con- 
corsero 500 delegati, rappresentanti di 40,000 membri di varie 
societa. Una meta degl'intervenuti era di signore, tra le quali 
parecchie direttrici di giornali spiritici, scrittrici, o per altri 
titoli, sorelle illustri. II numero degli aderenti 6 calcolato in 
1^ o 15 milioni: numero, per noi, manifestamente esagerato; 
IIKI clie pur deve dare a pensare. Certo e che i giornali spi- 
ritici, iu tutto il mondo sono, a dir poco, un 160 o 170, se- 
condo il uostro computo, qualcosa meglio che congetturale. 
Di essi, 88 si fecero rappresentare al Congresso, che nc stampa 
i titoli e i luoghi ; e pure vi si leggono i norai di appena 6 

7 spagnuoli, mentre in lingua spagnuola se ne pubblicano 
circa 40; pochi sono mentovati degli inglesi e degli americani, 
mentre la lingua inglese ne conta piu assai che la spagnuola. 
Un gran numero si stampa in Francia, in Germania, in Por- 
togallo, in Russia, nelle colonie europee, nelle repubbliche del- 
P America meridionale, e fin nella Turchia e neH'Australia. In 
Italia noi ne conosciamo 4, e forse non li conosciamo tutti, e 
pure quivi 2 soli sono nominati. Ora questo grande numcm 
di periodic!, suppone i lettori che gli alimentino. Per giunt.i. 

1 cosi detti centri spiritici molti opuscoli dispensano a chi li 
vuole, e a chi non li vuole, o imbastiscono spesso opere di 
beneficenza per porgere ai socii, e alle socie sopra tutto, il buon 
destro di predicare lo spiritismo in seno alle famiglie. Ci6 im- 

ilalle loro stesse relazioni. Solamente dei libri di Allan 
.lee, e di Andrew Jackson Davis, il y;ran veggentc an. 

1 Ln.r. ft-hl)r. i89i, |>ag. 



32 STATO DELLO SP1RITISMO 

cano, pio rivale del Kardec, si potrebbe formare, se lossero 
riuniti, una montagna. Se ne trova per tutto, anche nei vil- 
laggi, anche nelle case ove meno si crederebbe! 

Ci chiederanDo i lettori, di che trattino i periodic! spiritici. 
Rispondiarao. Trattano spesso delle dottrine spiritiche, e per lo 
piii con astio serapre nuovo contro la Chiesa e le pratichedi 
piet cattolica. Neraici giurati del clero e del Vicario di Gesu 
Cristo, falsano a loro comodo la storia ecclesiastica e la pro - 
fana. A che non bastando la scienza degli scrittori spiritici, si 
ricorre agli spiriti stessi, de' quali si riferiscono talora lunghis- 
sime tantaferate, e queste sono appellate opere medianiche o 
medianimiche, perche dettate dai celesti ispiratori ai medii che 
servono di amanuensi, se pure non le hanno scritte gli spiriti 
medesimi, nella guisa che esponemmo trattando della scrittura 
diretta. Le une e le altre riescono talvolta di sopraffina per- 
fidia, e pericolose ai semplici, ma il piu spesso sembrano scritte 
col sugo di papavero, disordinate, illogiche, noiose. 

Oltre a ci6 recano le novelle di sperimenti fatti e di medii 
famosi, che danno accademie, tessono gli elogi di fralelli di- 
sincarnati, in lingua povera, defunti. Abboccano poi avida- 
mente ogni fatto che abbia dello stravagante, di folletti, di 
ossessioni, di apparizioni, e di altre cosiffatte novita, che cento 
o dugento anni fa si leggevano ne' libri contro la superstizione, 
del Tireo, del Lebrun, del Calmet, di Martin del Rio. Legge- 
vamo per esempio, Tanno scorso. di una recente cena data 
in un sotterraneo, a cui servivano quattro moretti, pullulanti 
dal suolo e scomparenti tra un servito e 1'altro. Quei moretti 
in altri tempi erano detti diavoli, ora si chiamano spiriti ma- 
terializzati: ecco le novita. Noi trascorriamo talvolta alcuni di 
tali periodici, come soleva Giuseppe de Maistre, leggendoli 
per diagonale : fanno cascare il pan di mano. H> E non e che i 
magni viri della setta non istuzzichino i loro ferruzzi per fai si 
leggere: ma, poveretti, lo fanno a sego. Dei quattro periodic! 
spiritici che si pubblicano in Italia ve n'e uno che si stampa a 
pochi passi del noi, e s' indiavola mensilmente contro chi scrive 
queste pagine, nominandolo di suo nome. E pure non ci basto 



'li uno di quej/li articoli. Iddio 

fa crescere 1'antidoto accanto al veleno e 1'elleboro nell'orto 
dei pazzi ; e cosi permette che quelle povere pappolate ven- 
gano alia luce, e nclla Luce, prive di sale, in lingua ouran- 
gutanga, innocue in se stesse a tutti, tranne che al senatore 
olli e al cavaliere Sebastiani Fenzi, che coprono colla loro 
bandiera quella merce avariata. 



8. Dello spirits, < specialmt>nte in Halm. 

Rimane che diamo un cenno piu partieolareggiato dello 
spiritismo in Italia, trascorrendo di volo le principal! citta. Roma 
ha perduto uno de' suoi grandi profeti, il prof. Felice Scifoni, 
ora disincarnaio, il quale con degna eloquenza e pari can- 
dore raccontava su pei giornali come e qualmente certi spi- 
ritisti toccassero dagli spiriti loro famigliari di bei lattoni sul 
cappello, ceflfate, sozze lordure loro gittate addosso, pedate e 
altre siffatte genttli bischenche. Quegli antichi ritrovi presso il 
signer Eugenio Pistoni in via di Ripetta, cosi favoriti dal cielo, 
e raagniflcati dai periodici spiritisti, sono spariti. Non si parla 
piu del circolo del dott. Curtis, americano, ne dell' ingegnere 
Gualtiero Aureli, ne di Cesare Bondi, n6 di Odoardo Soffletti, 
ne della impareggiabile media, baronessa Cerrapica, de' quali 
i norai riempivano i giornali. Ora troviamo invece una Se- 
zione romana di psicologia xperiitientale, con venti o trenta 
piccoli gruppi, cost li ehiamano, al Corso, nelle vie del Ba- 
buino, S. Niccol6 di Tolentino, Pietra, Belsiana, Astalli, Governo 
Vec-chio, Aracoeli, Greci, Ponteflci, e via via. Altri fioriscono 
nella Roma nuova, in via Manin, Volturno, Curtatono, Geneva, 
Principessa Margherita, Castelfidardo, Gioberti, e gin di li. Ma 
che si peschino cotesti gruppi, poco si sa, e meno importa. I 
pezzi ibrti oggidi sono i membri de\\'Accademia int>' 
nale per gli studii spiritici e magnetic! ; per esempio Icilio 
Ercolani, Francesco Bennicelli, 1' in^n<>re Giuseppe Pal. 

i< III, f.,*.:. '9* 



34 A TO DKLLO SI'IRITISMO 

di Napoli, con alia testa due president! onorarii, cioe il senatore 
Borselli e il cavaliere Sebastiani Fenzi, un presidente effettivo, 
Giuseppe Desiderate Lombardi, un vicepresidente, il cav. 1 
Talamanca, un segretario, il cav. Giovanni Hoffmann, S /. I ,*. 
(Sovrano Ispettore) in massoneria, e grande faccendiere in ispi- 
riteria. Troviamo anche nominate un senato're, principe di Mo- 
literno, di cui non sappiamo ne ben ne male. 

Roma spiritica non fu rappresentata al Congresso di Pa- 
rigi, se pure non vogliasi riguardare come suo delegate il ca- 
pitano Ernesto Volpi, fondatore e rappresentante del Gruppo 
sparse, e celebre per le sue fotografle spiritiche e per glr sfor- 
mati miracoloni ch'egli racconto al Congresso, spiegabilissirai 
per noi cattolici, e inesplicabili-per gli spiritisti. Da Firenze 
fu spacciato a Parigi il prof. G. Damiani. Ma non e piu a Fi- 
renze il bel tempo delle contesse P. e P. che festeggiavano Tar- 
rivo di Douglas Home, n& dell'Accademia Pneumatologica Psi- 
cologica in via della Ninna, ove predicava e teneva il mestolo 
il povero barone Michele Guitera de'Bozzi, ed eja segretario 
Francesco G. A. Campana, ed erano ornamento i socii 
Sebastiani Fenzi (allora, cav. Sebastiano Fenzi), il dott. Ales- 
sandro Cicognani, il cav. generale Costantino Razzetti, e tanti 
altri magni viri. Oggidi il Presidente e disincamato da un 
pezzo, e altri 1'hanno seguito negli spazii e in chi sa quali 
astri; un socio, Eugenio Gabrielli, per salire piu presto alle 
stelle, si e impiccato. Frullavano, ne' bei giorni, le medie Elvira 
e Adele Sacerdoti, e Luisa Corsini, che avevano virtu di atti- 
rare a colloquio perflno lo spirito di Azer, uno fra gli ultimi 
discendenti di Zoroastre. Ora lo spiritismo vi e decaduto nota- 
bilmente; e speriamo nol rialzeni. il neonato Giornale del Ma- 
gnetismo ed Ipnolismo, diretto dal dottor Olinto Del Torto, 
benche prometta di occuparsi anche di spiritisrao. 

In generale le grandi citt d' Italia non si curarono del 
Congresso spiritico internazionale di Parigi. Appena si fece 
viva Palermo, che vi spedi un ignoto baroue Bereventano; 
Lecce, che vi mando il coute Cresci; Genova, il dott. Anfo- 



. il dott. Santangelo; Teramo, il prof. Falconer, o I 

ti, Pingegnere Dupre; Terni, il sig. Caraccioli; Bon- 
tlcno, il senatore Borselli e la sua signora; Spoleto, il capi- 
tano Viola. Non ci consta che verun delegato vi concorresse 
la Milano, Venezia, Bologna, Padova, n6 dalle cittagiapon- 
tilicie, ne da Livorno, Pisa, Lucca; nessuno dal Piemont", 
neppure da Vercelli, che pure ha un giornale spiritico ; nessuno 
dalle grandi citta delle province meridionali, ne dalla Sicilia e 
dalla Sardegna. Tutto questo ci conforla a bene sperare. 

Pareva che almeno destare si dovesse Torino, gia culla 
dello spiritismo in Italia, gia centro operoso di spiritici studii 
(diciarao studii, per non dir altro), e lieta di fenomeni mara- 
vigliosi apparsi nelle sue congreghe. Vero e che Niceforo Fi- 
Jalete (prof. V. G. Scarpa), il quale cola batte la solfa col suo 
giornale spiritico, non approva queste chiassate di congr 
internazionali. Ma il valoroso, e pio a suo modo, cav. Enrico 
Dalmazzo sostenne 1'onore spiritico di Torino, e spedi ai cari 
tratelli congressisti una oleosa omelia, con cui gli esortava a 

tianeggiare lo spiritismo, profetava che la Chiesa cattolica 
non tardera ad anatematizzare gli antispiritisti, marchese di 
Mirville, P. Giovanni Perrone, P. Giovanni (liuseppe Franco; 
e per converse canonizzera per santo il bravo Allan Kar 
E non pensava il dabben uorno che il Congresso spiritico di 
Parigi sfondava cosi poco in religio.sita, che riflutu persino di 
affermare la esistenza di Dio; di che si dolsero poi certi >pi- 
ritisti spagnuoli. E per pari rajjione la predica del Dalmazzo 
non ebbe Tonore di essere recitata neila coraune assomblea, 
e rirnase solo negli Atti. 

Napoli parimonte non fu rapprosentata al Congresso da 

_ r eri in persona. E pure non mancano la spirit i>ti 
stocco. Valga per tutti lo sbrigliato Vincenzo Cavalli, e 1'on 

bre prof. Ercole Chiaia, che vi tiene conferenze -tr. pilose, 
non pel volgo, ma per medici, professori, magistral, ufficiali 
militari, scienziati d'Europa e dell' America. Dinanzi a tali per- 
sonaggi, il suo medio, una Paladino, ottiene fenoir 



36 STATO DELLO SPIRITISMO 

singolari e al tutto stupendi: che un oriuolo saiga tutto da 
se sino al soffitto, e cosi in aria una raano invisibile lo ri- 
carichi; ottiene anche anche la levitazione tra gli altri, che e il 
levarsi per aria una persona distesa orizzontalmente. Egli ap- 
pella maga la sua media, e magici i fatti di lei; e noi gli 
diamo pienamente ragione. Ne ce ne maravigliamo, posto che 
egli tutte le sere si trattiene a conversare collo spirito rac- 
chiuso in una tavola, com'esso racconta nel suo messaggio al 
Congresso di Parigi. Siamo con lui pienaraente d'accordo nel 
deridere che fa gli scienziati (colle nostre parole), i quali con- 
vinti degli evidentissimi fatti veduti, ricorrono per ispiegarli 
a varie ipotesi, accettandone una quale che sia, purche as- 
surda. Ma egli e del bel nuraero uno, quando attribuisce i 
fatti magici a spiriti buoni, e fa condannare da un professore 
spagnuolo il de Mirville e il P. Franco, i quali con un 
aspersorio d' acqua santa sulP ombellico di Eusapia, ricacce- 
rebbero neirinfernp il demone John King, circum quaerens 
quern devoret. 

Ed ora possiamo toccare di volo il centra di Pesaro, assai 
romoroso, di cui e direttore il prof. Francesco Rossi Pagnoni, 
al tempo stesso direttore del pubblico Ginnasio, coll'aiuto del- 
1'ipnotizzatore dott. Luigi Moroni e della novizia media A. Car- 
zetti; i centri o gruppi di Lugo e di Osimo, ove primeggiano 
i professori Alessandro Reggiani e Stefano Vacca ; di S. Remo, 
ove, sotto la guida del prof. Vespasiani, gareggiano di zelo il 
pittore Galli Bareggi, e il conte Luigi Gualtieri; i centri o 
gruppi di Caserta, di Chiavari, di Portici, di Frascati, e cento 
altri. Nfe fraudererao della dovuta celebrita i famosi della 
chiesa spiritica italiaua, cav. lacopetti magistrate a Milano, 
e ivi pure Vincenzo Pasqualis, professore al collegio militare; 
il maggiore Ungher, il signor Filosa, il sig. Giuseppe Raffo, il 
dott. Peirano, Ernesto Martin, il dott. Barbieri della Svizzera 
italiana, il dott. Michelangelo Pezzardi medico e medio, il quasi 
nonagenario conte Gerardo Freschi, 1'ingegnere Parato, ecc. ecc. 

Abbiamo poi la felice fortuna (siamo cavalieri !) di possedere 



ninf'o di ^ignore spiritiste, o sorelle, ai, o m 

nitn> l pib mentovato, vi & la Brenda, la Chiaia, la Filoaa, 

mina Carmine ved. Simonelli, Carmina Amalia Simonelli, 
Teresa Visconti, Eugenia Favas, S. Ma\-tri, nata baronessa 
struve, Rosa Parato, Maurina Malinverni: tutte immortalate 
nel conto reso del Coogresso di Parigi. Tacciamo di altre, i 
cui norai raramente vanno per le stampe, ma ci sono e non 
poche. 

Infine, al trar dei conti dei fatti pubblici e delle informa- 
zioni private, possiamo affermare che in Italia lo spiritismo 
raena un guasto grande, e senza molto apparato esterno pure 

>inua in molte case a contaminarvi la fede e la onesta. 

no tuttavia, la Dio merc6, lungi assai dalla mania spiritica 
della Russia, ove la societa piu elevata tresca cogli spirit! a 
tutto spiano, duce e maestro ed apostolo, il poc'an/i defunto 
Alessandro Aksakow, consigliere imperiale eflettivo, re- 
sidente a Pietroburgo, notissimo in^tutta Europa come lette- 
rato e pubblicista. L'ltalia e tuttavia lungi dal pervertimento 
de' paesi protestanti, specialmente Olanda, Ingbilterra, Stati 

iti, ove sorgono innumerabili societa, ove libri e giornali 
soiliano incessantemente nel fuoco. La Francia s'avvia male; 
ma il suo clero e i suoi dotti la rattengono sul pcndio: il suo 
Congresso di Parigi, se fu rnentovato con onore da parecchi 
giornali, fu anche da altri fischiato. Imperversa lo spiritismo 
nelle antiche colonie spagnuole delPAmerica. incridiuuale, favo- 
ritovi dalla massoneria; e nella Spagna antica e cattolica 
purtroppo si moltiplicano ogni di poggio i periodici piu arrab- 
biati di spiritismo, le congreghe e le pratiche vi si dilatano 
oltre ogni credere ; niun paese cattolico concorse al Congresao 
di Parigi con eguale copia di rappresentanti e di adesioni 

ellona si era dato il primo eserapio di congrewo 
spiritico internazionale. 

Ma basti per un saggio storico. Ora uua parola di con- 
clusione. 



38 STATO DELLO SPIRITISMO 



9. Quid agenda//'. 

Non e senza scopo pratico che noi diamo cosi in iscorcio 
lo stato dello spiritisrao presente. Bramiamo che gli onesti e 
colti ed operosi conoscano il pericolo che sovrasta alle fami 
glie e alia societa civile, e non vi si addormentino sopra. Lo spi- 
ritismo ha terribili element! espansivi: lusinga la innata brama 
deirarcano, pasce T istinto razionale di qualche fede in Dio e 
nella immortalita, e lo nutrica di alcune facili pratiche religiose 
a proprio libito. Intanto non impone peso veruno di obblighi 
gravosi, e mentre ostenta tolleranza e probita, licenzia il mal- 
vagio a contentare le sue passioni ; perche lo sfrena d'ogni 
timore nell'altra vita, anzi gli assicura, sebbene un po'ritar- 
data, uguale corona col giusto. Sono presso a poco gli stessi 
element! che diedero valore espansivo al protestantismo, al 
maomettismo e a molte altre sette, le quali con tutti i loro 
manifestissimi errori, pure crebbero e si dilatarono. 

II pericolo non e dunque da disprezzare ; e anzi urgente 
necessita che si combatta lo spiritismo. Per cotesto e d' uopo 
conoscerlo ; senza di che si combat te male. Opponendo falsi 
supposti a false dottrine, non s'illumina la mente dei traviati, 
ne si convince. Abbiamo a tal fine scritte molte pagine in 
questo periodico, che e certamente in Italia Parsenale piu for- 
nito d'armi antispiritiehe. Di pin, quando non si abbiano mi- 
gliori libri o italiani o forestieri, basterebbe solo il racconto 
del Franco, gli Spiriti delle tenebre. Chi attentamente lo legge, 
sa la storia dello Spiritismo, i fenomeni, i criterif'teologici e 
filosofici per giudicarli, e per risolvere tutte le obbiezioni degli 
avversarii, spesso piu illusi che perversi. Speriamo di pub- 
blicare presto un vero e compito Manuale di questo argomen- 
to, ristampando, triplicata di volume e di nuovi studii, Video, 
chiara dello Spirilismo. 

In secondo luogo si persuadano coloro che mirano a salvare 



NKI . 1892 39 

dal , . die inilla otterranno col negare i fe- 

noinoni spiritici. K un negare il sol.> in pien meriggio, e 1 

,|:itiiv. Bisogna ammetterlii almeno in wu< 
mezzo i fatti induhitati corra un mezzo mondo di ciunii'-ri 
poi e da scendero a dimostrare a qwgli inlMici, come lo spi- 
riti>m<> -ii un cvidente ed inescusabile commercio con ispiriti 
maledetti ; far loro capire che la lusinga di rivedere i pro- 
prii can estinti una illusione manifesta; che i sensi di fede 
in Dio, di pietu, e di carita, porti dagli spiriti, altro non sono 
che povere scintille di verita, tra un caos di errori esiziali e fu- 
nestissimi pel tempo e per Teternitk ; che infine in quelle pra- 
liche si giuoca la pace delle famiglie, la sanitk, la vita, giacchfc 
i disseusi famigliari, gPisterismi, la pazzia, il suicidio sono il 
perpeluo accompagnamento dello spiritismo. Alle anime timo- 
rate ridestino piu che mai vivo il terrore della corruzione 
morale, che, per tardare alcun poco, mai non falla ; oJ a 
voce molte verita si possono dire, che in carta 6 bello tacere. 

Cosi, a nostro avviso, si otterra molto a bene degli infe- 
licissimi fratelli illusi. Pure a questo intento abbiarao dato il 
presente, forse troppo lungo, ma non disutile saggio sullo Spi- 
ritismo dell'anno 1892. 



Vetulonia, antica citta etrusca e di fama chiarissima, era 
rimasta ignota fino a' di nostri ; e come per farci intendere 
la vanita delle umane cose, neppur le rovine ne davano con- 
tezza; il perch& si poteva ben dire di lei queWeiiam periere 
ruinae ! 

Indagini e ricerche, a fin di trovare il luogo dove un di 
sorgesse, ne furono fatte molte e da mold in eta diverse, e 
massimamente nel secolo scorso e nel nostro; ma tante fatiche 
non ebbero fortuna. Chi la vide a Viterbo, chi a Vulci ; al- 
cuni a Castiglion Bernardi, altri sulle montagne vicine di 
Campiglia o nella stessa Campiglia ; questi a Massa o ne' din- 
torni ; quegli ad Orbetello, a Castagneto, owero a Magliano 
o ne' suoi pressi ; e finalmente a Colonna di Buriano l . Era 
riserbata al ch. Sig. Falchi, espertissimo Ispettore e Direttore 
di scavi in Toscana, la gloria d'avere finalmente scoperta 1' an- 
tica Vetulonia. Noi ricorderemo qui dal suo libro * i nomi di 
coloro che attestarono la verita della fatta scoperta. Primo a 
darne notizia fu il senatore Fiorelli 3 , notizia confefmata 1'anno 

1 Cf. DKNMS, The Cities and Ci-melerien of Elrnria, vol. I, I", I. iiH ; II, 
196, 206, 209, 198, 263, 202, 269, 233, *6'i FALCIII. \mizie deyli scavi. 
1882, 252. 

1 Vetitlonnt e la suu X<'<-rt>poU ttnl!c1iix*in><i, /> IsinORO FALCHI, 
Ispettor* c'i .-Tfn c nmmitiK'nIi, Direitori- <////// .<<// >li l'i'tul<nii<i. /'// 
Succeesori Le Monnier, 1891 ; un vol. in-4- di pagg. 323, con XIX t;. . 
in litografia. 

Cf. No&ie degli scavi, 1882, 2. 1 ;*. 



-TIONB ETR1 41 

ilal Ohirardini ' ; e cosi appresso dal Mommsen, dal- 

!-lbig, dal dotto prof. Gamurrini, Commissario delle Anti- 
rhita o i;>lle Arti per la Toscann, e dal Direttore del Musco 
Ktrusro Florentine, il valoroso prof. Milani, il quale assegnava 
sotto il titolo di Vetulonia, il pianterreno del Palazzo della Cro- 
cetta alia raccolta delle preziose antichitk venute fuori dagli 

. i ili Colonna, 1'autica Vetulonia. Aggiungi che, a richiesta 
del popolo di Colonna, Umberto I, con decreto do' 22 luglio 
1887, restituiva al castello 1'antico norae di Vetulonia, e i 
nuovi Yftiiloniesi, il 28 raaggio 1888, festosi apponevano una 
'lapide in mar mo con iscrizione, la quale ricorda a' presonti 
6 agli av venire il nome del dottor Isidore Falchi, fortunato 
scopritore di Vetulonia. 

Contro la scoperta del Falchi scrissero il Malfalti e il De 
Dauli, T uno e 1'altro sosteneodo doversi riconoscere 1'antica 
Vetulonia nel Poggio Castiglioni, a quattro miglia e quasi a 
mezzodi di Massa Marittima. II nostro Autore risponde a co- 

;o (pagg. 16, 20) con buon nerbo di ragioni e comprova 

meglio la sua scoperta. 

La citta di Vetulonia e dunque riconosciuta dal PAu tore 
nel luogo detto oggi Colonna, sul lago Prile. Le mura di Co- 
lonna, costruite nel Medio Evo, poggiano sopra le antiche di 
Vetulonia, le quali si riunivano airAcropoli e cingevano una 
vasta estcnsione di terreno assai pianeggiante dov'era la 

a. Come le mura dell'Arce, cosi queste che formavano la 
< inta della citta, sono fatte con pietre tagliate nolle cave 
dello stesso monte ; hanno forma di grandissimi parallelepi- 
pedi, commessi insieme senza ceraento. Entro questo recinlo 
si scoprono antiche costruzioni, lavori di fognatura e condotti 
di piombo, pozzi scavati nel vivo sasso e che sono ancora 

>o perche danno acqua limpida e copiosa. Vi sono poi 

'le che menano airAcropoli, e 1'antica, larga quattro raetri 
e venti centimetri, selciata con grandi lastre informi, e tut- 
tora ben cooservata. 



42 VKTULONIA 

Ma la parte meglio e piu felicemente esplorata fe la 
cropoli, la quale, fuori dal cerchio delle antiche mura, sten- 
desi per tutto il raonte e per le terre intorno ampiamente. Le 
tombe, che contansi a centinaia, sono notabili per diversi capi. 
Le primitive, a pozzetto, sono ne' luoghi pid alti e meglio 
esposti ; tombe a cucumella e gigantesche sulle pendici ; in 
maggior numero sono le tqmbe sulle coste meno scoscese. 
Fuori del monte di Vetulonia, nel piano e ne' vicini colli, 
come a Val di Campo, a soli 10 metri sul livello del mare, 
lungo il flume Aliena, ne' pressi di Giunearico, di Tioli al Pian 
d'Alma sul mare, sono sparse altre tombe quasi tutte a 
tumulo. 

L'Autore classiflca le tombe in tombe riunite e sparse. Le 
prime in numero stragrande sono generalmente a pozzetto, 
povere, senza nulla d' importazione straniera, con cinerarii 
tipici come quelli di Villanova. Le seconde, in minor numero, 
sono a circolo rotto od intero di pietra senza alcun segno alia 
superflcie, e a tumulo. Le prime crede 1'Autore essere della 
piu alta antichita e pero de' primi abitatori di Vetulonia. Se- 
nonchfc fra questi sepolcreti a pozzetto arcaici v' & una par- 
ticolarita non piu veduta in altre necropoli italiche, la pre- 
senza cioe di ripostigli, proprii d'una gente al tutto diversa 
per civilta e per costumi da quella de' comuni pozzetti. II piu 
celebre de' sepolcreti a pozzetto e per 1'Autore il piu arcaico, 
e quello del Poggio alia Guardia, dove non son tombe a uma- 
zione, ma numerosi i cinerarii a capanna. Fra le tombe sparse 
e notevolissima la cosiddetta Tomba del Duce sia per la sua 
grandezza e sia per la quantita, varieta e preziosita della sup- 
pellettile funebre in ferro, in bronzo, in argento,->in flttili. Le 
quali tutte cose sono dall'Autore descritte con singolare chia- 
rezza ed esattezza. II medesimo si dica delle tombe a circolo 
e a cuccumella. 

Un altro capitolo di questo lavoro versa sull'antica numi- 
smatica di Vetulonia, prendendo occasione dal gran numero 
di monete trovate negli scavi. Ma di cio diremo appresso. Que- 
ste brevi notizie sull' importanza della scoperta e della parte 



HONE BTRUSCA 43 

iva c descritiiva d.-lia QQ .>ntenuta nell'opera, 

;io a tlirnostrare die il Dottor Falchi e a piu titoli soraraa- 
monte degno della comune riconoscenza degl' Italian!. Irape- 
rocche quand'anche la citta. da lui scoperta non losse veraroeote 
Vetulonia, sarebbe sempre un'altra citta etrusca antichissima 
che egli per il primo ci avrebbe fatto conoscere con tutta la 
maravigliosa ricchezza delle sue tombe, ma soprattutto per 
1'utilita che ne hanno gli studii tanto flnora infortunati delle 
nostre origin! italiche, alle quali TAutore consacra due lunghi 
capitoli, che offriranno raateria a qualche nostra osservazione 
quanto piena di rispetto per lui, altrettanto sincera se non 
utile per coloro, i quali coltivano questo genere di studii. 

L'Autore, provata la raaggiore antichita della necropoli di 
Vetulonia relativamente a tutte le altre dell'Etruria centrale, 
perciocche nel sepolcreto del Poggio alia Guardia regna il solo 
rito della cremazione, e le tombe a pozzetto poverissirne e senza 
oggetti importati hanno in mezzo a loro de 1 riposligli coevi, 
diversi in tutto dalle tombe indigene e forniti di suppellettile 
straniera, viene alia questione delle origin! elrusche. Kicorda 
brevemente 1'opinione deirHelbig e dell'Undset che fanno venir 
gli Etruschi dal settentrione per via di terra, e del Milchhofer, 
del Kiepert e del Brizio, i quali vigorosamente sostengouo la 
venuta per mare dall'Asia Minore, cioe dalla Lidia. Tutti pero 
stanno per la provenienza straniera degli Etruschi, sia dal set- 
tentrione, sia dairOriente. Posto cio, 1'Autore, con una modestia 
che grandemente 1' onora, ma che a qualcuno pu6 sembrare 
forse eccessiva per soverchia deferenza agli altri archeologi, 
espone la sua opinione osservando primieramente, non potersi 
negare a tutti gli antichi popoli d'ltalia una medesima naziona- 
lita : nfe potersi impugnare negli Etruschi una civilta non pos- 
seduta dagli altri Italici . Vorrebbe inoltre che la quistione 
si studiasse e si sciogliesse phi che per le asserzioni d'Erodoto, 
di Dionigi e de' loro seguaci, su' monumenti venuti in luce 
a' di nostri in tanta copia. Non trova verisimile che in Italia 
gli antichi popoli cedessero il posto ad altri popoli nuovi; n6 
che questi potesssro per terra o per mare venire in cjsi grande 



44 VETULONIA 

raoltitudine da ricacciarli o sterminarli del tutto. Di che 
gue che il popolo etrusco pote essere italico e non venire da 
fuori, coraeche il suo idioma e la sua civilta si diversifichino 
dairidioma e dalla civiltk degli altri popoli italici. Bastano 
all'ammaestramento e alia introduzione d'una nuova civilta 
presso un popolo incolto pochi tesmofori, specialmente se di 
casta sacerdotale, ne' quali la superiorita nelle arti e nelle 
scienze da quel potere e quel fascino sufficiente per dominare 
sulle turbe rozze e ignoranti. 

Coloro che fan no cominciar l'et del ferro in Italia con la 
civilta detta di Villanova, e riconoscono negli Etruschi quei 
Tirreni, padroni de' mari e anteriori a' tempi troiani, dicono 
cosa che non puo di leggieri intendersi. Imperocchfc 1'eta del 
ferro in Etruria e delle necropoli a pozzetto non oltrepassa 
il mille prima dell' era nostra. Convien dunque distinguere 
nella questione etrusca due cose: la nazionalitk. e la civilta, 
le quali devono essere distinte e furono confuse finora da 
quanti hanno scritto sugli Etruschi. La soluzione d' un pro- 
blema coraplesso mal si poteva aspettare da una risposta sem- 
plice. Laonde stima PAutore potersi accordare insieme una 
civiltk propria, qual fu quella degli Etruschi, senza che per 
cotesto Forigine loro debba essere diversa da quella degli altri 
popoli italiani, senza cessar mai d'essere stati italiani e senza 
essere mai stati Lidii. Dalla medesimezza de' cinerarii tipici 
che si veggono nelle necropoli dalla Campania al Veneto, dal 
Tirreno all'Adriatico, e dalla somiglianza de'costumi chiara- 
mente si vede che tutte coteste genti erano italiche, rozze e 
senza alcuna civilta ; d' altra parte accanto e in mezzo alle 
tombe italiche, povere e con povero corredo funebre, troviamo 
le tombe di stranieri ricchi e possessor! d'una civiltk di an- 
tica data; Toro, 1'argento, Parte di lavorar questi e gli altri 
metalli, lavori in vetro, ambra e smalti, tessuti di fllo di lino 
appariscono in Italia con loro, e specialmente vi abbonda il 
ferro in fibule, braccialetti, armi, morsi da cavalli, cerchioni 
di ruote di carri. Chi erano e donde venivano cotesti stra- 
nieri ? 



5CA 

von uti j. e ap- 

portatori <l-l!a .-ivilta .-triM-a a' popoli italici cho n'eran j 
La data dell'ar: lie colonie fenicie in Etruria sarebbo il 

secolo a. G. C., e allo stesso tempo risalirebbe la necro- 
poli di Vetulonia. Passa ijuindi 1'Autore a provare che i Tir- 
reni furono Pclasgi e che il nome di Tirreni, essendo derivato 

Tiro, citta famosissiina della Fenicia, i Tirroni debbono 
dirsi Fenicii. II che intende egli confermare con la presen/a 
dello stesso radicals Tit i, Tir o Tr in moltissirai nomi di 
contrade, di mari, di citta e d'altro genere. Donde conseguita 
che gli Etruschi, popolo italico, ricevettero la eivilta da' Tirreni, 
eio6 da' Fenicii, e non gia che gli Etruschi sieno Tirreni. Ma 
non i Tirreni-Fenicii portano la civiltk in Etruria, si bene i 
Tirreni- Libii, la quale opinione, come dice lo stesso Autore, 
fu gUi proposta e difesa dal Romagnosi l . 

Ed ora ci sieno permesse alcune brevi osservazioni intorno 
a tutto il lavoro in generale e alle opinioni dell'Autore circa 
gli Etruschi, in particolare. Nell'autunno dell'andato anno 
esaminanirno qui un lavoro del ch. Gsell, sugli scavi di Vulci, 
e perci6 molto somigliante a quello del Faichi che tratta de- 
gli scavi di Vetulonia. Come lo Gsell tocc6 la quistione etrusca, 
cosi nella medesima questione s' e occupato il Faichi. Ma fra 
i due dotti archeologi e una differenza notevole per ci6 che 
risguarda 1'ardua quistione. Lo Gsell scettico in sommo grado, 
svolte le opinioni altrui conchiuse dicendo, che nulla si sa fin 
ad oggi della patria e della stirpe degli Etruschi, e s' ignora 
eziandio donde e per- che via giungessero in Italia. II Faichi, 
al contrario, avvegnachfe con singolare modestia e pieno di 
rispetto per le opinioni d'antichi e di moderni, propone tuttavia 
j dichiara, come vedemmo, ci6 ch'egli pensa sugli stessi pro- 
blemi. Noi siamo naturalmente disposti a preferir il coraggio 
e la fldanza del Faichi, allo scetticismo infecondo dello Gsell. 

II Sip. OVMKIK ',. HUI\T..\ sostieiio anch' v^\\ I'ori^iiu- lilia o Kalii- 
'ojili KtriH.-hi, nol suo lavoro: The Ethnological Affinities of th. 
Etruscan*. I'ltil'uli-lplna. 1889. Reprinted from the Proceetl. Amer. Philo*. Soc. 
Vol. \\\I 



VF/rn.oMA 

I/ uno risrhh con merito, P altro non senza lodo si arresta 
d.ivanti a una difficolta che crede insuperabile. Laond^ 
Falchi abbiamo obbligo perche ci anima a bene sperare, e 
siamo grati allo Gsell perche ci amraaestra col suo esempio 
ad esser cauti e un po' diffident! 

II lavoro del nostro Autore e degno d'encomio per la 
prima parte che e tutta nella narrazione e descrizione degli 
scavi; attesoche ogni cosa ci e posta innanzi con chiarezza ed 
esattezza grande e debitaraente riscontrata con quanto si at- 
tiene alle altre necropoli italiche. II quale studio comparative 
giova soramamente per preparar la via alia soluzione delle 
gravi quistioni d'origine. Avremmo soltanto desiderate in que- 
sta parte un po' piu d' ordine e di sobrieta. 

II merito delPAutore nella seconda parte, che e della 
provenienza degli Etruschi, consiste per noi principalmente 
nelPavere dimostrato con buone ragioni aver gli antichi par- 
lato de' Tirreni, non degli Etruschi, e che percid mal si con- 
fondono Tirreni ed Etruschi, applicando a questi cio che e 
detto di quelli. Giusta altresi e la considerazione delPAutore 
intorno al potersi introdurre una nuova civilta senza biso- 
gno che il popolo, il quale n'e privo, debba supporsi distrutto 
o scacciato dal suo paese da un altro popolo apportatore di 
quella civilta. Cio nondimeno mal nostro grado dobbiamo 
schiettamente confessare che la soluzione del problema etru- 
sco, data dall'Autore, non ci ha per ora convinti. 

Come, infatti, possiamo persuaderci che gli Etruschi sieno 
primitivi italici misti a Fenicii-Libii, da' quali ricevono la ci- 
vilta, mentre la cronologia delPAutore fa coevi nelPantichis- 
sima necropoli del Poggio alia Guardia, italici primitivi al 
X secolo a G. C. con Fenici, i quali non vengono ne' nostri 
mari se non verso 1' VIII secolo? Se dunque la suppellettile 
funebre straniera e fenicia, gP italici del Poggio alia Guar- 
dia non sono del X, si delPVIII secolo, mercecche per 1'Au- 
tore le tombe degli uni e i ripostigli degli altri sono coevi. 

D'altra parte se gli Etruschi sono italici, e le loro necropoli 
somigliantissime alle altre necropoli di italici, secondo PAu- 



tore, lo provano, com*' 

non sia degli altri popoli itali >ma 

non 6 italico, come oggidi tutti sostengono; e non e fenicio 
potrebbe supporre nell'opinione dell'Autore che crede 
i Fenici libii maestri di civilta agli Etruschi, co'quali perrio 
dovettoro convivere, mal si pu6 concedere all'Autore gli Etru- 
soht essere italici, e la loro civilta certaraente por lui su- 
periore a quella degli altri italici, doversi ,-ittribnire a* Fe- 
nicii- libii, posteriori di almen due secoli agli Etruschi del 
Poggio alia Guardia che 1'Autore riporta al X secolo. 

Volendo stare a quanto egli saviamente domanda, che cioe 
la quistione delle origini sia studiata su' monumenti piti che 
nelle storie degli antichi e le scritture de'moderni che a quelle 
s' informano, ecco quanto ci attestano i monumenti dell'anti- 
chissima necropoli che 1'Autore ci ha si bene descritta. Da 
una parte sono le tombe a pozzetti, poverissime e senza ve- 
runo oggetto di provenienza straniera, quindi totale mancanza 
di civilta ; e dalPaltra ripostigli in mezzo a questi stessi se- 
polcri , con oggetti d' importazione straniera e manifest! se- 
gni di civilta ; quelle e questi coevi per sentenza dell'Autore. 
Se i ripostigli sono di Fenicii libii e sono coevi delle tombe 
a pozzetto, I'Autore costretto a concedere che i Fenici -libii 
vi presero stanza al secolo X, perchfe secondo 1'Autore, le 
tombe a pozzetto degli italici risalgono alia stessa eta. Ora 
le navigazioni de' Fenici e, a maggior ragione, quelle de' Fe- 
nici-libii che son posteriori, non cominciano al X, si solo al- 
T VIII secolo. Dunque nella necropoli etrusca del Poggio alia 
Guardia, non vi possiamo trovar Fenicii nfe Fenicii-libii al 8e- 
colo X. Ma se non vi sono i Fenicii, e vi sono monumenti 
di straniera provenienza, la civilta degli Italici-Etruschi non 
e la fenicia, e resta a vedere a qual altra gente que* mo- 
numenti appartengono. La questione dunque non e stata 
sciolta ricorrendo alia civilta Fenicio-libica. 

Ma v' 6 un'altra considerazione deirAutore che non ci e 
venuto fatto di ben intendere, quella cioe di Tirreni, i quali 
devono al tempo stesso ritenersi per Pelasgi e per Fenicii di 



48 

origine siria. Se sono Pelasgi i Tirreni, e tali certamente sono, 
non si possono confondere co' Fenici di Tiro ne genealogica- 
mente, nfe cronologicaraente. I Pelasgi occupano le isole del 
mar Mediterraneo e i due continent! greco ed italico molti 
secoli prima de' Fenici o de' Tirii-Fenici. I Tirreni dunque ap- 
punto perch6 Pelasgi, come concede 1'Autore, non possono dirsi 
Fenicii. L'argomento tolto da Tiri, Tir o Tr che TAutore 
vede in tanti vocaboli, non ci sembra valido, attesochfe 1'ap- 
plicazione pecca, quasiche sempre, contro la storia e le 1< 
fonetiche. Aggiungasi che il tr delPAutore passa leggerraente 
in br come in Cala-fcr-ia! 

Nella recensione, da noi fatta lo scorso anno, dell' ope/a 
del sig. Gsell dicemmo che la quistione etrusca non si potra 
sciogliere, se prima non si sciolga la quistione intorno a* Pe- 
lasgi. Oggi ripetiamo la stessa cosa e ne diamo la ragione; 
perciocchfc scorgiamo ne' lavori, che si moltiplicano di giorno 
in giorno circa gli Etruschi, la debolezza delle prove che si 
recano per dimostrare la verita di questa o di quell' altra 
opinione, Terodotea o la dionigiana, la provenienza ciofe lidia 
e 1'autottona. Nessuno ha finora saputo o potuto conciliar 
queste due opinioni, le quali sono state giudicate in opposi- 
zione manifesta. Eppure esse, debitamente, ciofe storicamente 
spiegate, sono concordi. Ed in vero; quando Erodoto dice che 
i Tirreni (non gli Etruschi) ripetono la loro origine dalla Li- 
dia, dice cosa storica. Imperocchtj i Tirreni sono Pelasgi, e 
questi sono Hethei. Ora antica terra e sede degli Hethei fu 
la Lidia, la quale si chiamd prima Asia, cioe Hatia, paese degli 
Hethei, come abbiamo provato in queste pagine ! . 

La somiglianza che i sostenitori della provenienz'a lidia 
degli Etruschi veggono fra costumi, riti ed arti de' Lidii e 
degli Etruschi, non sanno altrimenti spiegare se non ricor- 
rendo alia supposizione che un popolo chiamato Etrusco sia 
venuto direttamente dalla Lidia in Elruria, cio che non pro- 
veranno mai, prendendo la Lidia del tempo degli Ariani, in- 



Vedi CiviltA Catlolica, Ser. XV. Vol. II. Ona.l. 



49 

i iM torapo dc^li l ^ia nel senso 

indicate. Gli antichi Pelasgi, cioe gli !! 
TO in Italia e seco portarono arti, riti e costumi 
loro proprii, e perciu quali ebbero nell'Asia (Lidia); questa e 
la ragione della somiglianza fra cose lidie ed etrusche. Donde 
segue che il credere a una migrazione d*Etruschi in Toscana 
dalla Lidia al X" o all'XI secolo a. G. C. e una credeoza 
senza veruna prova storica, ed 6 Torigine e la causa princi- 
pale di quella varietk e diversita di pareri, che si ripete e 
dura da piu d'un secolo. Dopo le quali cose 1'opinione di 
Dionigi, che gli Etruschi sie^o indjgSSrV) autottoni s'intende 
senza una difticolta al mondo. 

Egli infatti nega che un nuovo popolo, detto etrusco, sia 
vonuto in Italia dalla Lidia, o lo nega perche non trova le 
prove storiche di questa venuta. Noi diciamo che lo chiaraa 
autottono, perch6 gli Etruschi che sono i Tirreni-Pelasghi cioe 
^li HtUh-M, occuparono ab antico la contrada che dal loro norae 
fu delta Etruria, il che sara provato nel nostro lavoro sugli 
Hethei e le loro raigrazioni, allorch^ tratteremo del suffisso 
r de' nomi hethei. Se dunque si concede che gli Etruschi 
sono Hethei, le due opinion! d'Erodoto e di Dionigi si accor- 
dano pienaraente, in quanto che Erodoto ci d 1'origine etnica 
e geograflca de' Tirreni-Pelasghi che vengono dalla Lidia (Asia), 
e in eta remotissima pongono stanza in Etruria; e Dionigi 

juardando a questa stessa eta lontanissima, crede gli Etru- 
M hi indigeni ed autottoni, percioccho non conosce autorita sto- 
riche, le quali ci parlino di Etruschi vonuti con questo nome 
in Italia dal di fuori. 

Dobbiamo parimente notare un altro criterio per noi falso 
e senza verun fondamento storico, del quale si fa uso ed abuse 
continuaraente nella questione etrusca. Vedendo che in Etruria 
monumenti architettonici, oggetti d'arte in ceramica o in me- 
tallo, anni e cose siffatte d' un periodo arcaico, portano seco 
manifest! tratti di somiglianza con monumenti e oggetti d'arte 
dell' eta stessa in Grecia, la mente degli etruscologi passati e 
presenti resta confusa e cade in uno di questi due errori: o di 

S*rie AT, vol. Ill, fa*c. < "7 



50 VETTLONIA 

riputare la civilta greca madre dell' etrusca, o 1'etrusca della 
greca. Ma chi ricordi 1'assioma logico che quelle cose, le quali 
ad una terza si assomigliano, forza e che si assomiglino fra loro: 
quae conveniunt uni lerlio conveniunt inter se, non durera 
fatica nel ritrovar la causa della somiglianza fra le due ci- 
vilta, la greca e 1'etrusca d'un periodo arcaico; mercecehe si 
Tuna come 1'altra hanno chiaro riscontro con la civilta he- 
thea cioe pelasgica dell' Asia Minore, donde fu trapiantata da 
tempo antichissimo in Grecia, nelle sue isole e in Italia. 

Ne vale 1'argomento di coloro, i quali col nostro Autore 
sostengono che 1'etrusca civilta, al tutto speciale e superiore 
a quella degli altri popoli d'ltalia, suppone necessariamente un 
popolo straniero, per T Autore il fenicio o fenicio-libico, dal 
quale dev'essere introdotta. Noi crediamo cotesta supposizione 
inutile e contraria all'adagio del non doversi moltiplicar gli 
enti, cioe le cause, senza necessita. E per vero dire, se la ci- 
vilta di Tirinto e di Micene del XV o XV1 secolo a. G. C., 
se la cipriotta, la cretese, quella di Rodi e dell'altre isole, fu 
piu che bastevole acciocchfc la Grecia dal VI secolo in giu 
senza aiuto di nuovi popoli stranieri, ma si solamente dell'in- 
gegno proprio che le opere de' Pelasgi imitando, e i germi 
della civilta pelasgica svolgendo, condusse 1'arte e la civilta a 
tanta eccellenza, oh perche non si dovra concedere altrettanto 
agli Etruschi, per i quali militano le stesse ragioni, cioe dire 
una civilta pelasgica antica in Etruria, e la virtu dell'ingegno 
degl'Etruschi che nessuno pu6 Joro contendere? 

Che se il riscontro di Greci e d' Etruschi in quegli anti- 
chissimi tempi non viene chiaro agli etruscologi, ci dlcano, di 
grazia, come e perche fra tutti i popoli d'ltalia, nel XIII , 
XIV e XV secolo, e da quella del rinascimento in poi, la 
Toscana cioe 1'Etruria, porli la palraa in ogni ragion d'arti 
ed anco di lettere. Perche e donde cotesta superiorita, non 
esclusa quella della particolare bellezza del suo idioma ? Dov'e 
il popolo straniero che alia Toscana del secolo XIII , XIV, 
XV e XVI rechi la flaccola dell'arte o faccia nel suo cielo 
risplendere il nuovo sole della civilta? Ci6 che non fu neces- 
sario nel corso de' ricordati secoli, neppur negli altri piu Ion- 



-CA 

tani Hi necessari > Imperocchfc popoli ed ingegni souo come 



le terre, r resta vero il detto ili 

.... tion mnnix fert omnin 

Sia per una piii lunga dimora degli Hethei o Pelasgi in Etru- 
ria, sia per le naturali condizioni de' luoghi e delle parti 
lari qualita dell'ingegno degli abiianli, e sia flnalmente per cir- 
costanze sociali e politiche piii profittevoli e propizie, 1'Etruria 
senza n& Fenicii, ne Libii, n6 Lidii-Etruschi, fece da se e fece 
bene. Per queste ragioni medesime si spiega 1'esistenza d'un 
idioma non ariano, ne semitico, I'etrusco cioe dagli altri dia- 
letti italici aflfatto distinto e diverse, il quale per secoli si 
conserv6 nella sola Etruria e nelle sue colonie a settentrione 
e a mezzodi d'ltalia. Dopo le quali cose resta esclus^ la pro- 
venienza degli Etruschi dalla Gerraania e dalFAlpi per la pia- 
nura lombarda (Virchow ed altri); dal mare del Sud alle coste 
occidental! d'ltalia (0. Miiller ed altri); dalla Kabilia (Brinton). 
(Hi Etruschi sono un popolo pelasgo, che viene di Grecia in 
Italia nella grande migrazione de' Pelasgi, e prende stanza in 
quella contrada che fu delta Etruria, ciofe terra degli Hethei 
che e lo stesso che terra de' Pelasgi. 

La piu grave difflcolta di ammettere la certezza della sco- 
perta di Vetulonia, 1'Autore ce la porge egli stesso senza forse 
addarsene, laddove tratta della Numismatica vetuloniese. So- 
stienc egli infatti, che le monete in gran numero da lui tro- 
vate negli scavi, ci danno per prima lettera del nome di Ve- 
tulonia non gia una delle finora note sulle stesse monete cioe 
dire fc o C (Cf. UfltU , fcE tflUV , CfltU , CEtflUV , GARRUCCI, 
Le Monete dell' Italia antica, P. I, p. 28; P. II, pp. 56, 57) ma 
*. La consonante * fu delta equivalente a ss, (Lepsius), a X 
(Miiller) ed ora comunemente, a z '. Ci6 posto, il nome della 
citta, alia quale queste monete diconsi appartenere, si dovrebbe 
leggere: Ssatlfuna), Csatl(una), Zatl(una), ovvero Ssetluna, 

fluna, Zetluna. Ora cotesle lettere sono contrarie alia tra- 
dizione classica che ci da Vetulohia, non Zetulonia, e contrarie 

1 Cf. DKVMS Th,- <'tti, x and Cemeteries o, f Etruria V,,|. I, IntnxJ. p. \\.\\, 
o. 4 della 3* ed. 



VETULONIA 

alle leggende note delle monete, a Vetulonia attribuite, dove 
abbiamo Fail. Fetalu =- Vail, Vetalu = Veiluna ~- Vetulonia. 

Se dunque le monete, trovate dairAutore nel luogo dove 
egli asserisce essere stata Vetulonia, appartengono realmente 
a questa citta, delle due cose Tuna: o 1'Autore legge male la 
scritta delle sue monete, o non ha identificato bene Vetulonia. 
Di che segue che la scoperta di Vetulonia diventerebbe dub- 
bia, e diventerebbe certa la scoperta d'una nuova cittk etru- 
sca finora ignorata, di nome Zetluna o Csetluna o Ssetluna. 
Anche in questa seconda ipotesi la benemerenza dell'Autore 
sarebbe altresi grande e degna di premio. 

Degli errori tipografici che in tutta 1'opera sono una di- 
smisura, non chiamiamo in colpa TAutore, perciocche occu- 
patissimo ne' suoi scavi importanti, non pote correggere egli 
stesso le bozze di stampa, ma ne affldo Pincarico a persona 
capace, la quale per circostanze non prevedute, non ebbe agio 
di prestar le sue cure. 

Conchiudiamo queste rapide osservazioni asserendo con 
pieno convincimento, che la quistione etrusca e legata e stretta- 
intimamente con la quistione de' Pelasgi, e questa con quella 
degli Hethei. La tradizione classica e lo studio de' monumenti 
d'Asia Minore, di Grecia e delle sue isole e quelli d 1 Italia, 
quantunque siano mezzi necessarii per la soluzione del pro- 
blema, non daranno, cosi noi stimiamo, il desiderate effetto 
se non quando gli etruscologi si persuaderanno che la chiave 
dell'enimma e 1'indicata da noi, che i Pelasgi cioe sono gli 
Hethei, e le migrazioni dall'Asia in Grecia e in Italia che la 
tradizione attribuisce a' Pelasgi, sono migrazioni di pop^li he- 
thei, che regnavano nell'Asia Minore e nella Siria, e coltiva- 
rono tutte le arti che dagli antichi furono attribuite a' Pe- 
lasgi, come le cpstruzioni cosiddette pelasgiche o ciclopiche, la 
metallurgia, la scoltura, la navigazione e somiglianti. Se se- 
guiteranno a volere sciogliere questo problema ricorrendo alle 
solite fonti, ci ripeteranno sempre le stesse cose, resterk la 
stessa discordia delle opinioni e si domanderk loro a che tanto 
disputar de' rivoli quando non si vuole scoprir la fonte, onde 
que'rivoli rampollano, e pur divergendo nel loro corso, menano 



^CA 

le medi< riportano ail una >ola o identica 

qualche mese fa della quistione etrusca, e co- 
municando le idee qui esposte col niio carissimo amico, Sig. Lu- 
cio Mariani, giovane archeologo di grand! speranze per chia- 
rezza d'ingegno e vigoria di giudizio, molto mi rallegrai sen- 
tendo da lui che il Prof. 0. Schjott nelle sue lezioni del 1884, 
e pubblicate nel 1886, scritte in norvegese e a me p< iote, 

aveva trattato per un semestre, nell'Universita di Christiania, 
la quistione etrusca, e veniva, quasi divinando, alia stessa con- 
clusione da noi qui data '. 

Gli archeologi raoderni (Undset, Helbig); dice lo Schist, am- 
mettono, specialraente dopo gli scavi dello Schliemann (Dorp- 
feld), che un popolo asiatico domin6 in Grecia e in Italia prima 
della schiatta ariana. Ma qual fu il popolo? II dotto uorao ri- 
sponde: Questo rimnne da provare in avvenire; ma si pensa 
volentieri agli Hittiti (Hethei), a questo popolo maraviglioso, 
il quale dal 1500 al 900 av. C. dominava in Asia, da' conflni 
deirEgitto fino all'Arcipelago, le cui tracce si stanno scoprendo 
in Europa e nel 1' Asia Minore, la cui storia, quando sar& co- 
nosciuta, ci rischiarera anche su' tempi piu antichi della Gre- 
cia e delP Italia 2 . Se dunque noi ripetiamo con insistenza, 
non potersi sciogliere la quistione etrusca se prima non si 
sciolga quella de* Pelasgi, cio& degli Hethei, rivendichiamo un 
diritto storico del nostro paese come della Grecia; diritto che 
Tun di piu che Taltro confermano le scoperte di nuovi mo- 
numenti nell'Asia Minore, nel continente greco ed italico e 
nelle isole deirArcipelago. 

La nostra opinione nella quistione etrusca, espressa qui 
senza grande apparato di erudizione perchfc non necessario, 
meglio s' intendera da coloro che tengon dietro a quanto noi 
da due anni veniamo trattando in queste pagine, degli Hethei 
e delle loro migrazioni, e per6 a quella nostra tratta/ione rin- 
viamo il cortese lettore. 

1 P. (). SCIIJ^TT Klruskfrnf* hcrk" ' '" '.ln 

nia, 1886. 

* Queste liner mi furono gentilnicnte rerate dal norvegew in iUltano dal 
to Sig. Mariani, al quale rvml. -jui grazie afTetliiose. 



IL PONTIFICATO DI S, GREGORIO 

NELLA STORIA DELLA GIVILTA GRISTIANA 



LI. 

DISORDINI SOCIALI E RELIGIOSI PRESSO I FRANCHI 

L'azione di Gregorio presso i Franchi dovea necessaria- 
mente riuscire ben diversa da quella, che il raedesimo adoper6 
con gli Anglosassoni. 

In Inghilterra T opera del Papa e de' suoi missionarii ebbe 
a frutto una nuova civilta cristiana; 1'energiche forze di quei 
popoli, risvegliate dalla Chiesa e nutrite e vivificate da zelan- 
tissimi vescovi, dirigevansi tutte alia riforma della vita sociale 
in senso cristiano. Presso i Franchi, per lo contrario, la fede 
cristiana era in fiore fin da' tempi di Clodoveo ed avea gia 
recato bellissimi frutti. Perocche la Chiesa in quei paesi del- 
Tantica Gallia non mai era stata infetta da eresia o da scisma; 
mentre le altre popolazioni germaniche, come i Visigoti, gli 
Ostrogoti, i Borgognoni, i Vandali, i Longobardi, caduti nelle 
mani di missionarii ariani, si fecero seguaci della loro comu- 
nione religiosa, sterile di bene morale, e solo piu tardi ac- 
colsero il cristianesimo nella sua forma legittima. Cosi avvenne 
che i conquistatori delle Gallic, fin dal loro primo passaggio 
alia vera fede, poterono gloriarsi a buon diritto del titolo di 
primogeniti della Chiesa . Cio non di meno, durante le san- 
guinose guerre civili del regno merovingico, Tazione educatrice 
e rigeneratrice della Chiesa ando pure presso i Franchi sof- 

> Vedi Quad. 1003 (2 aprile 1892), pag. 34 e 8egg. 



II. I-OMII l.-ATO DI 8. OREOOR10 MA "." 

M, o l.i rHigione, sotto il Pontiflcato di Gregorio, minac- 
ciava perflno d'andare incontro al pi A deplorevole decadimcnto. 
I/infausto governo di reggenti incapaci, picni di vizii ed a 
di lotta, congiunto con Pirresolutoz/.a e la negligen/.i doll'epi- 
scopato recava la ruina morale doll' int. -ra nazione. 

Si foce allora udire una voce, che dipingeva al vivo nella 
torrihile sua realtfc lo stato del popolo; e fu quella dei Duchi, 
nel discorso che rivolsero a re Guntramo nel 585: II popolo 
e immerso in ogni luogo nel vizio e ognuno opera secondo 
sua volonta ed a capriccio. Niuno teme il re; non si ha piu 
riguardo verso i principi ed i conti. Se altri vuol metier mano 
al miglioramento delle cose, e tosto nascono sommosse ed atti 
di violonza. Salute al reggitore, che pu6 a tempo debito chiu- 
dere la propria bocca ed imporsi silenzio! * 

Guntramo di Borgogna, causa precipua de' mali deplorati 
da que' cavalieri, non era un principe degno di tal nome; solo 
verso la fine della sua vita agitata ripar6 le sue mancanze e 
si die' a frenare le sue passioni. 

Parlando in generale, gli eredi del grande Clodoveo si pr'- 
sentano nella storia come una dinastia gretta d'animo, am- 
hiziosa e decaduta, non sapendo essi ne comprimere lo spi- 
rito di ribellione de' grandi e le forze sregolate delle masse, 
ne govornare se medesimi, ne mantenere la concordia tra le 
loro proprie fami^lio. Nelle battaglie si mostrano coraggiosi, 
anzi audaci; ma innanzi a' proprii sudditi non hanno spesso 
che paura e angosciosa sollecitudine; cercano sostenersi con 
tirannica severita, contrariamente al diritto germanico, e per 
consolidare il proprio trono, oramai vacillante, s'appigliano 
alia crudelta contro il popolo e alia persecuzione contro i di- 
^rnitarii ecclesiastici e secolari. 

Questo stato di cose ci fa subito intendere la cagione di 
que' non interrotti ammonimenti che il Ponteflce Gregorio 
rivolge a' principi franchi, a fine di ritrarli dal dispotismo, 
dalla crudelta e dall' ingiustizia. II Papa insegnava loro la 

OHEG. TURO.V Hut. eccl. Francorum 8 r. 30 ed. KRLSCB fllonum. 6irm. 
hi*t.} p. 345. 



56 IL PONTIFICATO DI B 1UO MAfiNO 

maniera di ben regnare, cio che quolli non conoscevano af- 
fatto. 

E non si sa davvero, se, ad esempio, sia indizio di governo 
sapiente e forte, quella preghiera che il predetto re Guntramo 
rivolse al popolo in chiesa, mentre prendeva possesso della 
citta di Parigi (584): Scongiuro voi tutti, uomini e donne 
qui present! ; siatemi sempre fedeli e non vogliate ammaz- 
zarmi, come faceste recentemente co' miei fratelli '. Eppure 
quest' era quel medesimo re, che avea dato ordine di met- 
tere a fll di spada tutta la famiglia di un ribelle, fino al nono 
grado di parentela, per assicurarsi cosi dalla mano dell'omi- 
cida vendicatore. 

I nomi dei due sposi reali, Fredegonda e Chilperico, segnano 
nella storia il periodo delle massime atrocita nella casa de' Me- 
rovingi ne' tempi prima di Gregorio Magno. Quanto a Fre- 
degonda, il lettore non ha bisogno che di richiamare le scene 
durante il soggiorno di re Guntramo in Parigi, e tosto rico- 
noscera giustissimo il giudizio datone dalla storia con le pa- 
role di un principe contemporaneo. Fredegonda, trovandosi ve- 
dova in Parigi ed avendo preso Guntramo le sue difese, Chil- 
deberto re d'Austrasia suo accanito nemico, mando a quest' ul- 
timo un' ambasceria col seguente ordine, secondo che narra 
Gregorio di Tours : Consegnami 1' iniqua omicida, che sgozzo 
la mia zia, che uccise mio padre, mio zio e i miei cugini 2 . 
Questi fatti con tutte le loro raccapriccianti particolarita si 
leggono nella grande opera storica, in cui il Vescovo di Tours 
dipinse al vivo gli avvenimenti del tempo suo. Ed in vero; le 
proscrizioni di Fredegonda aveano levato dal mondo non solo 
Galsvinta, Sigiberto e Chilperico, zio di Childeberto, ma anche i 
suoi cugini Meroveo e Clodoveo, senza parlare delle altre in- 
numerevoli sue vittime di sangue men nobile. Gli ecclesiastic! 
nelle terre di Fredegonda erario calpestati coi piedi da codesta 

1 Ib. 7 e 8 p. 295: Mihi fidem inviolalam servare dignimini, nee me, ut 
rntres meos nuper fecistis, interemalis. Si noti il latino volgare di GREGORIO 
DI TOURS. 

Ib. 7 c 7, 



57 

serva indegna montata sul trono; non era lecito di pur alrare 
l.i voce a difesa della religione e del diritto. La regina e il 
suo ultimo marito Chilperico, messo a morte nel 584, sono 
P immagine della natura, ribelle a tutto ci6 che la dottrina di 
Cristo richiede, o meglio rappresentano un rioascente paga- 
nesimo, che, in mezzo ad un popolo cristiano, monta sul trono 
e riconduce il dominio dispotico pift sconflnato. 

Chilperico era tanto crudele, che il suo storico, raccontando 
la sua tragica fine, osserva con la massima quiete d'animo, 
come quel tiranno avea pur una volta trovato quella morte, 
che con le sue scelleraggini s'era gia da lungo tempo meri- 
tata ! . Questo mostro, pur mancando d'ogni istruzione, s'at- 
teggiava comicamente a grande imperatore romano, facendosi 
allestire per trono una sedia curule di forma antica e indos- 
sando sulle sue spalle germaniche la porpora di stile classioo 
Scriveva e declamava versi come Nerone, e come Claudio pre- 
scrisse in tutto il suo regno nuove lettere d'alfabeto, facendo 
radere con la pomice le scritture dei codici allora csistenti *. 
Peggio ancora: ordin6 improvvisamente a tutti i giudei del 
suo regno di battezzarsi ; e dove riflutavasi obbedienza alle sue 
stranezze metteva a ruba gli abitanti, spianava a terra le loro 
case e ne disertava le vigne. Fece distruggere le memorie del 
suo stosso padre; era schernitore de' vescovi, e se gli official! 
di stato negavano d'essere in sua mano ciechi strumenti dei 
suoi capricci, rainacciavali con la perdita degli occhi 3 . II suo 
regno di ventitre anni fu paraiionato da Gregorio di Tours, per 
rispetto alle crudelta commesse, a quello di Norono o di Krod^ V 



' II.. 

Ih. 5 c. 45: Hi sir libri <ii,li<init>i< iifili, jtltinali f>H< 
tnr. liitoriin ;H \eri di C.hilpcriro t'cco il ^iudi/.i> del ve*co\i di 1> 
Versicuti illi nnlli penilns im-ti-i<:ai- conrcninnt ratinni. 

\\AH/ "' OtUltckt I i*inn<isijnchichte J (1847) I3. II \\ ui/ r..n- 
rhiudi- li- BU6 noti/i.- circa ('hil|)Ti'-> i' -iii ii"\.-rri.' nCOOtk lui n<>u ha 
null. i che fare con I' idea del aivern> gernifoicpj < fh 

richiaina un passo di (ire^nrin Magoo cbecUeremo piiioltre: II auo go\ 
era quello d.-lla for/a, die M<-II o "fine, fuori d'un'altra fnna. 

// .'-i tempori* et llrrodes {\>. !86). 



58 IL PONTIFICATO DI S. <.KEGORIO MA<JNO 

II citato vescovo di Tours, vera gemma dell'episcopato, non 
iia solamente il merito d'aver fatto conoscere con la sua penna 
le opere di que' mostri reali; egli appartiene a quella schiera, 
sebbene poco numerosa, di vescovi venerandi delle Gallie, che 
ebbero il coraggio di levare in nome della Chiesa la loro voce, 
anche contro un tiranao, qual era Chilperico. 

Non ostante il servaggio inaudito, in cui trovavasi la Chiesa, 
rimaneva pur serapre vivo tra molti ministri deH'altare il senti- 
mento della propria digniUi e del proprio dovere. Parecchi dei 
vescovi, che andremo nominando, ebbero poscia nella loro pa- 
tria il nome di santi. Gregorio di Tours, che pure e annove- 
rato tra i santi, respinse energicamente re Chilperico, allor- 
ch& questi voile ingerirsi ne' dommi della Chiesa e correggere 
a suo capriccio la dottrina della Trinita l . II vescovo d'Albia 
(Alby) ne imito Tesempio dichiarando, che avrebbe senza tema 
stracciato innanzi gli occhi del re il costui decreto domma- 
tico. 

Altri vescovi coraggiosi pronunciarono eziandio 1'anatema 
contro i principi. Cosi fece il santo vescovo Germano contro 
re Cariberto, scorn unicandolo perchfe avea scacciato di casa la 
sua legittima sposa Ingoberga (madre di quella regina Berta 
anglosassone, che gia vedemmo aiutare la missione d'lnghil- 
terra), per unirsi prima con Marofleda, serva della regina, poi 
perfino in sacrilege connubio con la sorella di Marofleda, Mar- 
covefa, vergine a Dio consecrata. Simile esempio di apostolico 
coraggio diede S. Nicezio di Treviri, pronunciando ripetuta- 
mente 1'anatema contro re Clotario I (m. 561), senza lasciarsi 
intimorire dalle sue minacce e dalla pena dell'esiglio a cui 1'u 
condannato. 

Con tutto cio convien confessare che tra' vescovi non molti 
seguirono 1'esempio di questi zelanti difensori della morale 
cristiana e dell'ordine pubblico. 

I vescovi ed il clero, durante quel critico periodo dei regni 
franchi, appariscono troppo fiacchi e negligenti ; o trascinano 

1 Ib. 5 c. 45 : Cliilpericus rex scripsit indiculum, ul Sancta Trinitas non 
in personarum distinclione sed lantum deus nominarelur. 



:>'. 

issegnati il giogo del loro oppressor!, e non pochi per 
>ttano spontaneament<\ I)i Ihtto s'incontrano non 
di radi> ovi, che acccttano dalle mani de 1 principi il 

pastorale, dopo averlo comperato a danaro sonante; taoto cbe 
la nomina delle sedi dipende quasi per intoro dall'arbitrio del 
governo, e gli uomini di chiesa piu ambiziosi non ne sono che 
il cieco e vile strumento. Avvenne per conseguenza anche nelle 
Gallio di allora, cho molti si promovessero agli ordini del sa- 
cerdozio e dell'episcopato senza passare pe' gradi intermodii. 
Gregorio li chiama neofili, cioe uomini elevati all'ordine sacro 
direttamente dallo stato di laici ', e piu volte li ricorda nelle 
sue lettere cola dirette, adoperando a condanna di tale abuso 
le piu vive similitudini del generate d'armata che non pu6 
comandaro le sue truppe, se prima non abbia neppure il con- 
cetto di quel che sia esser soldato, ovvero del muro che non 
pu6 poggiare su fondamenti non ancora asciutti o non solidi 
e altre simili. Ma che potevano mai giovare questi ammoni- 
menti? 

Finchfc principi secolari, specialmente della starapa di 
codesti Merovingi, mettevano mano nelle cose sacre, non 
tornava possibile riparare al guasto; e fino a che le supreme 
dignita ecdesiastiche ottenevansi con aperte simonie, gli si 

ovi non conferivano gli ordini se non a prezzo pattuito 

im :, ti. .is ;.;. ii .").}) Vinjilin epitcopo arelatensi, IAFFK-KWALD 
n llTi: (iiiiduiH rx laico habitu per appetitnm glnriae temporalis dff': 

-irantur el finnt .iiitritrt xucenlnti'*. O.IDO S P.M.!.. rum |..Tin.-t- 
i neophyli fossero prninossi ai a'ri ordini, cost costoro ne devonn 
eusere esrlini : itn n-inc it>-r neophijtos depntomiu, ijnt ,i,lhnc nor <. - 

) Gregorio non parla mu di MO^ftorwM mi- 

litTii" Ixvvi.irio riMiKino nclli- hvinni del S.mto Hi ni;ir/ 
re il I'oritrlnv roinl).ittiito i Dmiati-li. u'li An.m ' ed eMeni 

Btudiatu di st.Tinin.nv dtill<> Gallte i ncnphijtni htu'n-tii-<. Mi-no ospocta ad 
equt B rimoniaca haeresli, rh< mine sappi.nuo apeaco *i legge 

'(li di (in-^'iin r s' inrc.ntr.i pun- nrlla fii.it. i |.-lti>ra II I 
^^ai fnrt. ''mn nor, mntnt rr/ 

14 nulliiH ml f,n-nuit / 

ifr.mtino la furnu'la di-l LA r diufntu ! I.-H.TI- .1 
Ul , ! pun- per riguardo ai luopki/ti .. 



liO (L I'"NT11 1 ATO DI 3 'i:IO MA'iNO 

innanzi. Inoltre, occupando essi la vita loro in commerci seco- 
lareschi e mondani, e abbandonandosi alle frivolezze della corte, 
^i rendevano incapaci d' operare pel bene della religione e 
degli interessi sociali. 

LIT. 

IL PAPA E I SOVRANI MEROVINGI - 
MASSIME DI BUOX OOVERNO. 

Gregorio, secondo il suo cousueto e adoperando parole 
grandiosamente seraplici, ma pure piene di forza, espone ai 
principi franchi le massime, secoudo le quali regolare il go- 
verno sui popoli loro soggetti. Non crediate gia, dic'egli, che 
tutto sia lecito, quanto la potenza vi rende possibile; ricono- 
scete i confini che nell'uso della medesima v'impone la legge 
di Dio ; soltanto allora avrete per voi amico T onnipossente 
Signore, quando sacrificherete 1'arbitrio vostro ; e allora sol- 
tanto, come regnanti, sarete veramente grandi. Sorarao bene 
de 1 re & osservare la giustizia e mantenere i diritti proprii di 
ciascuno ; non. permettere che la potenza trasmodi, ma custo- 
dire la giustizia. Cosi scrive tra le altre cose a re Childeberto 
di Austrasia e Borgogna e a' suoi giovani figliuoli, Teodeberto 
e Teoderico l . 

E a Brunechilde, madre di Childeberto, rivolge queste e 
simili istruzioni: Allora si rende stabile il regno, quando si 
ripara prestaraente la colpa riconosciuta ; perocch& sta scritto: 
La giustizia solleva i regni, il peccato rende miseri i popoli. 
E qui senza velo espone agli occhi della reggente tutto il male 
che commettevasi negli Stati di lei e conchiude : Chi puo 



ill <-tt nnini/i'>trnti l><nin<> <ii/>lin.-< j>l" 
i/i'it/id i-t*i,-n) .>/ /ititi-iittiti'iii xittiiH i-isd-iittifH* minus sibi crediderit licere 
quod potest. Itet/ixtrum 6 n. 6, lAFFE-KwALD n. i38o. Cln'/di'l't-i-to Regi 
J-'r<inrii,-ui. Nella modesima lettera si legge inoltre il seguente passo : Este 

n, qnin mint rt tilii, noil iiiinnii /.-': xc*/ /xvr mtJiHlicmn quo i tilii 

wet'fntHf, li'if .-<(itit< est. Vedi la lettera 9 n. 226 (9 n. 116) IAFFK-EWALD 
n. 1755 Theoderico ft Tlicodel'crto rfi/if>tti> Fr<tm-urum. 



61 

..ire I.i colpa e non fa, vuol sr; bio parted pare al * 

irlitto. Provvedete dunqiu' alle anime vostre, provvedete ai 
nipoti so brarnate i-ho regnino 0-lici, provvedete alle vostre 
terre, prima che il vostro Creatore levi la mano e vi 
;mnisca ! . 

Piu in particolare s'addolorava il Ponteflce pel grave abuse 
della sinionia, quivi inantenuto e promosso dalla Corte : I 
-attivi sacerdoti sono la rovina del popolo, dic'egli; chi mai 
si preseu tera quale intercessore pe' peccati del popolo, se il 

rdote che dovea far quell' uflicio, s'abbandona a peccati 
piu gravi de' commessi dal popolo? * La risposta a scusa della 

>nia, poteva essere che que' denari erano oramai assoluta- 
mente necessarii alia cassa dello Stato. Ma il danaro rac- 
colto col peccato, soggiunge Gregorio a Krunechilde, non e gua- 

:io, ma danno. Se vuoi conservare i tuoi tesori, fa che nep- 
pure un soldo vi penetri, che sia frutto del peccato. Adempi 

timore di Dio i tuoi doveri, e Dio stesso pugnera contro i 
popoli che ti minacciano, coin' 6 detto nella Scrittura : // St- 
;/;?"/ :(ti>rd per voi e rot .\^//-iVf ^lemiosi 3 . E con- 

tin ua : Su dunque prendete le parti di Dio e Dio prendera 
le vostre. Date ordine che sia congregate un sinodo e con 
miglior sollecitudine per mezzo d' una deflnizione conciliare 
proibite nel vostro regno, tra le altre cose, anche il peccato 
(lell'eresia simoniaca, come scriveiniuo altra volta > '. 

Gregorio mantenne con paziente costanza 1' idea di ragu- 
nare il concilio, qui mentovato. Sulle prime promettevasi il 
sostegno de' vescovi fnmchi, per lo meno entro il regno di 
Austrasia, dove dovea tenersi il sinodo; ma allorchfc li vide 

! I n. r. ' i 1 v* /, . re- 

: 
i|, .-i,i/i. V" 

* Ib. H n. 29 (II 11. 03) IAFFK K\VMI> n. l*io. - 2 V... li. (i 

4 ||) ,>/ 7 M(x/ rfttrui* 

dum con// <tt haert*i* 

inter 



62 IL PONTIFICATO DI S. GRROORIO MA 

rimanersi freddi e non offerire il loro concorso, si studio d'aver 
sempre meglio quello de' principi. Questi di fatto gli erano per 
piu capi favorevoli, come rimasero anche in seguito, sebbene 
il Ponteflce co' suoi continui ammonimenti non tornasse loro 
troppo gradito. 

Childeberto era stato riconosciuto re d'Austrasia fln dal 
575. Nel 593 guadagnd la Borgogna. La vera reggente della 
politica era la madre sua Brunechilde, donna ornata di ogni 
miglior dote pel governo e sovratutto di singolare energia. Essa 
fu pure 1'educatrice ed ebbe pin tardi la tutela de' due figliuoli 
di Childeberto, Teodeberto e Teoderico, non pure assicurandoli 
del regno, allorch^ il padre loro venne a raorte nel sesto 
anno incirca del Pontiflcato di Gregorio, ma infondendo loro 
quel cotale sentimento del buono ed onesto, che, non ostante 
i difetti, manifestarono poscia durante il loro governo. Chil- 
deberto medesimo come reggente fe' mostra di qualita ancor 
migliori, ne Gregorio tralascio di fargli notare, com' egli ne 
dovea esser grato all'educazione di sua madre *. Lo stato de- 
plore vole delle cose nelle province da lui governate riebbero 
sotto di lui un po'd'ordine; gli arbitrii divennero piu radi ed 
in ispecie Brunechilde si oppose con terribile forza ai soprusi 
della nobilta. Se Brunechilde, per s medesima ambiziosa e 
superba, non avesse avuto a nemica acerrima nella casa di 
Neustria la regina Fredegonda, la memoria sua non sarebbe 
stata offuscata da quelle ombre, che la tradizione popolare 
mantenne esagerandole, ma che nelle fonti storiche piu anti- 
che e piu autorevoli non sono appieno provate 8 . 



1 K.i;-i'!lcn(iii> n'^tnn- pratdiccmdaiH <ii- !><i> jilii'-ilmn Ixtnitiiti'in ft ./"' 
i riiaculu n-f/iii ff*t it>it iir i'f rtlitftitio /Hit iiHtnift-xtut. Ili't/ixtrttin 6 n. 5 a Bru- 
nechilde. 

2 Citercmo soltanto il piii recente autore, tra quanti scrissero contro le 
esagerazioni a ddnno della regina: GODEFHOID KCRTII, /. "Hit 
nella Kvi-m- d< < ywx/V/.v h;i<>ritji<rx 1891, II, 5-79. Eccellente lavoro cri- 
tico per aver ben saputo vagliare le fonti. Si deve picnaniente consentire con 
1'Autore, quand'ogli dimostra, che il Liber hi*' -/ ri-i/nm fr 
ruin), contrariamente alia cronaca di Gi->-<j<iriu* <li T<mr, fu il prime a di- 
pingere quel qiiadro si fosco del carattere di Brunechilde, e cio verso 1'anno 
'11, piu di cent'anni dopo la morte di Brunechilde. 



roui l DI 

Un re Childel>erto pel riordinarncnto de'suoi 

Borgogna ed Aquitania, fti quello d' a 
impetrato da Gregorio che Virgilio, arcivescovo d'Arles, fosse 
inualzato alia dignita di Vicario della Sede apostolica in q 
dominii; giacchfe fin da' tempi anterior! i vescovi di quella 
itta borgogoona solovano essere investiti del vicariato apo- 
stolico su tutte le Gallic. Gregorio adunque accondiscese ; di- 
chiaro all' arcivescovo ed al re entro quali limit! i vescovi 

ichi dovevano essere subordinati alia venerabile sede di 
Aries; spedi a Virgilio 1'onore del pallio, e mentre in questa 
occasione espose ampiamente quanto voleva si osservasse circa 
la simonia, 1'ordinazione dei ncnfili ed altri abusi che si commet- 
tevano nelle Gallic, dichiaro che il mezzo migliore per riparare 
a que' mali era il celebrare regolarmente i concilii ! . Ordin6 
esplicitamente ai vescovi dei due regni di recarsi al sinodo, 
tostochfe ue avessero ricevuto 1'ordine da Virgilio, al quale, 
secondo 1' antico costume, rimetteva rappresentare il Ponte- 
fice ; chi per cagione di malattia o di altro giusto motive 
ne fosse impedito, doyeva ad ogni modo spedire al concilio 
un prete od un diacono, a fine di ricevere per mezzo di questo 
relazione fedele di ci6 che 1'arcivescovo d'Arles, suo Vicario, 
con I'aiuto di Dio avrebbe ordinato durante il sinodo. e di 
che al Papa medesimo fosse piaciuto stabilire 9 . Nello stesso 
tempo ingiunse al re d'aiutare 1'arcivescovo nelle sapient! ri- 
forme commessegli : Cio che noi gli abbiamo ordinato, si 
faccia col favore vostro: niun vescovo deve osar di resistere: 



1 /, n. 58 (.'i n. 53) IAFFK EWALD n. 131 , i 

Arelutrnxi, del li agosto 59'i : nun //c/x.-ir, 

'. ijlliil llJill'l HIKI,!! /;<.<< -"!.. .ilitl IHtlti' 

''i./ii,- fi-.it, ,,./>,; <.,, vice* nostras in <-.' 

titnt ,,ii filii niutri Cln'1,1, 1,,-,- mn-fiH Df 

nitlimiiit. , 

* II). "> n. .'J9 (."> ii. .'ii) IAI-I K-I'wAi.D n. 1375 : < 

' 
-.'/if ilefinita <nl <-</. " ltl ~ 

, ft Hnlln- 
rial (iff. 



64 IL POXTIFICATO DI S. OREGORIO MA 

imitate vostro padre, che cosi adopero durante il suo regno, 
e per T amore che portate a Dio ed al Santo Apostolo Pietro 
date mano, perche i nostri ordini siano pienamente eseguiti '. 
Gregorio adunque, com' e evidente, non voleva che lo stato 
da solo e direttamente s' intromettesse nelle cose di Chiesa, 
nemmeno in quelle che riguardano le riforme. 



1 II). '') n. 60 (5 n. 55) lAFFK-EwAr.n n. M76 : <',u,ci 
icripto fratri ft voepiscopo /<<>,^/v> (Vei-ffiliot //'// .-. ,-,^,-;.y,/, ,,,r,-,<r/r.'-. 
favoris restri aitxilio eomplenntiif... xnllii-it<t (//-;//. <///' >' >! nt it >\ II L' 
nel secondo volume della sua (;,-xi-liiclttf <!>* <h'iii>-i,,-,, l\i, , , / .- Ki, 

,-li,'nr>'c/it i,,t Jfi'i<-/,,- </,',- M,',-,,,!-;,!,,?,- 1878) si fabbrica un intero sistema di 
diritti esercitaii dai Merovingi indipendentompnte dalla Chiesa, p. e. rispettr. 
ai concilii (2 p. 35, 62, Siecc.). Egli afTerma persino < che Grepiri'i n^ 
ingerisce per ntilla nelle cose dei Franchi, che non ordina nuiia e nullii -li-- 
cide (p. 86) . Quanto tale sentenza sia difforme dalla vei > 
cose e quanto poco si sapesse a que' tempi di una Cliicsa nazionalo fr 
sotto la dipendenza do' re, basteranno a diinostrarlo i pas*i ritati e ti 
rimarrebbero ancora a citare. Vedi nella Z.-lt,'ln-!ft /'/;/ hn 1890 

p. 447-493 la trattazione del GRISAH, lt,<,n iin<t <// /'/vV,/ 
nfhmlich iiti C> Jaltrhun ' 



RIYISTA BELLA 8TAMPA 



i. 

// Diritto ecclesiastico vigente in Italia, del dott. CESARE OLMO. 
Manuali Hoepli CVIII-CIX. Mila.to, 1891, 16" di pp. 171. 
Lire 3. 

Per Diritto ecclesiastico TAutore intende tutto quel codice 
oraraai voltuninoso di leggi, decreti, regolamenti e sentenze, 
onde si e venuto pel corso di quarant'anni compiendo lo spo- 
glio e 1'inceppamento della Chiesa cattolica in Italia. Pertanto 
un volume che presentasse riunite in un solo corpo tutte quelle 
disposizioni ostili ed opprimenti, soprattutto poi se vi si ag- 
giungesse la esposizione storica della loro pratica applicazione 
con tutti i vandalism!, gli sperperi, i peculati, le inumanita, 
e le angherie che 1'accompagnarono e tuttodi Taccompagnano; 
un quadro siffatto, diciamo, farebbe proprio al caso per <i 
& chi non 1'ha, tina giusta idea della persecuzione, a cui una 
minoranza liberale e massonica ha saputo assoggettare fra 
noi un.i nazione anche oggi, per la massima parte. rattolira. 
il j)ffsonte Manuale non ha per iscopo lo scoprimento di 
I'l.-llo macchie vituperosp, bensi il contrario;e p^n-io in esso 
troviamo ndn tanto un sunto di cotesto codice anticristia- 
no, quanto una continuata giustiflcazione. E siccome T Ao- 
tore adopera in ci6 con eguale destrezza la soflstica del giu- 

onsulto e gli artiflzii rettorici dell* avvocato, puo darsi che 
vi resti accalappiato qualche lettore di mente pit^ corta c di 

; ito pii 1 ! servile, ma non gia niuno di quelli che hanno il 
sentimento della liberta qua nos f^/ noi e la 

8tri* XV, tol. Ill, f<i*<: 1009. 



60 RIV1STA 

grandiosa societa da lui istituita, di fronte a tutte le potesta 
terrene. 

Abbiamo detto che gli artificii avvocateschi entrano per 
buona parte in questa apologia del Kulturhampf italiano: e 
cosi dobbiamo chiamarli per non ricorrere a denorainazioni 
forse pill vere raa meno cortesi, come quelle d'ipocrisia, di 
cinismo, di menzogne, secondo il caso. Uno di questi termini 
potrebbe correre alia lingua di qualche lettore p. e. la dove 
1'Autore fa raenzione del 30 % che il deraanio si approprio 
sui beni ecclesiastici, a mano a mano che pole applicarsi la 
legge di soppressione. La conflsca di presso che un terzo del- 
1'asse non pare che sia una bagatella, massimamente poi se 
e vero che quell' asse ammontava a circa un miliardo e mezzo. 
Sarebbe d' un tratto la falcidia d'intorno a 500 milioni. Ma, 
sia esatta o non sia, questa cifra, resta sempre che la con- 
fisca del 30 % in pro dello Stato parra enorme a chiunque 
imagini un simile spoglio esercitato sopra alle famiglie dei 
cittadini o a qualunque altra delle societa private esistenti 
nello Stato, non che sopra la Chiesa. Come fara il dott. Olmo 
ad abbuiare questa enormita? Ecco: Fatta astrazione, dice 
egli (p. 350), da un 30 % del patrimonio che e passato al De- 
manio, deve riconoscersi che la rimanente sostanza degli Enti 
soppressi fu applicata pel ministero di legge a scopi di culto, 
d'istruzione e di beneflcenza, ecc. Lasciamo stare che chi sa 
come andarono le cose della conversione dei beni ecclesiastici, 
e poi quanti rigagnoli la stessa legge abbia aperti sui fianchi 
del canale che dovrebbe portare il rimanente ai predetti scopi 
di culto ecc: noi vorremmo sapere soltanto se, accadendo un 
fatto simile al dott. Olmo, parrebbe a lui cosa da potersene 
fare astrazione con quella facilita che egli mostra di trovarci 
nello spoglio altrui. II che non essendo probabile, ripetiamo 
che cotesto suo modo di scivolare sopra un ragguaglio gra- 
vissimo, non e che un artificio rettorico, noto ancora ai vecchi 
umanisti sotto il nome, se non c'inganniamo, di miosi, ossia 
attenuazione. E di queste ce n'e per tutto il Manuale, si pm' 
Hire, tante quante sono le vessazioni tiranniche di cui, nel 



LA STAMt'A 

, non M riesce a dare neppun* mfapparente r 
1'ifi diilicih* e trovare la flgura ui: 
certe altre asserzioni come quesle: che la legislazione - 

it;iliana.~ ha assunto piuttosto il carattere di una / 
degl'ixtitnti ecclesiastici, anziche di una conflsca demaniale; 
che lo Stato, oltre a tutte le altre belle cose che fa colle ren- 
dite del beni della Chiesa, attua una perequazione di pro- 
venti fra il Clero, cui la Chiesa stessa non mai per lo pas- 
sato avea provveduto, con un'equa riforma della sua costitu- 
zione putrimoniale (ivi). Che cosa v'abbia di vero in queslo 
ipocrito vanto di riforma amministrativa, lo dicono le proteste 
che ad ogni tratto si odono nella Camera, del doversi sov venire 
alia indigenza del Clero minore, senza venirne per6 mai al- 
TaUo. II dott. Olmo non rifina di mettere in rilievo i favori 
che la legge italiana concede alia Chiesa. Essa autorizza la 
piu sconflnata liberta nella predicazione della dottrina: (p. 30) 
e lo pu6 dire, per citare un esempio receute, il Maffei Parroco 
di Songavazzo in su quei di Bergamo, condannato nello scorso 
maggio a un mese di carcere per aver predicate che il S. Padre 
non permette di andare alle urne. La legge, seguita a dire il 
Manuale, autorizza il libero esercizio delle pratiche del culto: 
come si vede in effetto dalla liberta con che si son fatte finora 
ad arbitrio di chi comanda, le processioni: ed eccoti per 1'ap- 
punto una circolare ministeriale a mettervi nuove pastoie 
ancora piti dispotiche. Ma basti cosi per dare a intendere come 
il ch. Compilatore di questo Manuale non meno della miosi sa 
maneggiare a suo luogo T iperbole e spingerla a un bisogno 
cosi avail ti che si confonde colla falsita. 

Ma. dove egli sembra trionfare senza contrasto, e nel con- 
fronto fra il presente diritto ecclesiastico con quello che egli 
era gia in parecchie province sotto la legislazione giuseppina 
degli Stati Toscani o sotto' quelle di Napoli e di Sicilia; anzi 
ancora colle ingerenze che si attribuisce tuttora la legislazione 
austriaca in cose ecclesiastiche. E qui non mancano cattolu-i, 
specialraente fra i liberaleggianti, che udendo lamentare i 
danni recati alia Chiesa nel nuovo assetto di cose, ne scemano 



08 RIVISTA 

T indegnazione ricordando appunto i legami che alia Chiesa 
imponevano altri Governi che pur si professavano cristiani. 
Ora il decidere, primieramente, quale dei due sistemi, preso 
in tutto il suo complesso, torni di maggior dauoo e servitu 
alia Chiesa, non sar questione da risolversi ogni volta cosi 
facilmente: e chi mira non solo alle libertk conquistate, ma 
alia protezione perduta, all' immoralita e alia irreligione fo- 
ttientate, andr ben a rilento nell'asserire che la Chiesa abbia 
a rallegrarsi e a ringraziare il cielo della posizione in cui ora 
si trova, come di un affrancamento e di una conquista. Checche 
sia poi di questo, e chiaro che un cattolico raostrerebbe d'avere 
ben poco a cuore la causa di Gesu Cristo, se a consolarlo dei 
danni suoi present! gli bastasse il pensiero che ella ne soffri 
forse da altri de' maggiori. 

Del resto se si avverano le previsioui, o per dir raeglio i 
desiderii e le speranze del dott. Olrao, la Chiesa sar ridotta 
a poco a poco, anche dalP Italia nuova, a tali condizioni da 
avere a rimpiangere le catene antiche. Perocchfe troppo resta 
ancor da fare nelT opera dell' incepparla ; e il Manuale non 
tralascia d' indicarne premurosamente i modi, o si tratti del- 
T applicazione del giure esistente, o degli articoli che vi si 
potranno aggiungere dipoi. Ad esempio, la libertk d'iosegna- 
niento lasciata ai Seminarii, dove si preparano i giovani al 
rainistero sacerdotale, piace poco al dott. Olmo, il quale du- 
hita se essa sia compatibile colla missione educativa dello 
Stato moderno e colla stessa sua sicurezza, atteso il conflitto 
fra la Chiesa e lo Stato. Sicch& a tempo e luogo vedremo i 
testi di teologia venire assegnati ai Seminarii cattolici da un 
Ministro, che puo essere ebreo o ateo, di uno Stato che si pro- 
fessa estraneo ad ogni religione, e che con tutto questo ha da 
avere la missione educativa dei chierici ! Intanto il nostro 
oculato giureconsulto, osservando *che nei Seminarii vi sono 
dei posti gratuiti o semigratuiti, istituiti naturalmente dai fon- 
datori al fine espresso di agevolare la camera ecclesiastica, 
come si farebbe di qualunque altra, a giovani poveri, si fa 
premura di avvertire che alcuno propone che queste piazze 



I'l.I.LA STAMPA 

o in ;iliri scopi <l ne e di beoe- 

ficenza. 

a legge delle guarentig'' il M -urn ,V i scaoso 

jiiivooi, che essa ha un carattere transitorio > ; ed ancbe 

ist.-ndo essa, puo lo Stato restringer 1'uso delle iranchige 

lei concesse, richiedendolo il suo interesse, come potrebbe 

nire, a cagion d'esempio, nel caso d' una guerra. 

I'n punto che fra cento altri sembra al Manuale bisognoso 

<li riparo, e quello della mal riuscita soppressiooe degli Ordini 

religiosi ; perocche, soppressi in quanto corporazioni giuridi- 

che, ed eccoli persistere ed anche ripullulare solto veste di 

associazioni private. Questo sistema, dice graveraunte il 

dott. Olmo, ha i suoi gravi inconvenienti, giacche permette il 

i icostituirsi di tutti gli antichi conventi senza freno alcuno. > 

v >ui i giuristi liberali si dividono in due opposti pareri. Gli uni 

rebbero ricostiluire la personalia giuridica dei conventi, 

perchfe lo Stato avesse miglior destro di impedirne la molti- 

plicazione e lo svolgiraento: al qual proposito citano 1' esempio 

dell'Austria, dove sotto il sistema giurisdizionale Tauraento 

dei chiostri fu assai minore, negli ultimi anni, che in Italia. 

Alcuni si confermano in questa opinione, considerando che il 

tonomeno della libera riproduzione di quegli istituti, non ostante 

la proscrizione loro data dallo Stato e dalla Chiesa stessa, 

(anche dalla Chiesa ?) dimostra come la vita monastica, per 

quanto biasimata dal logislatore (clu* non ci hn rhc cetlere) 

risponda ad un' intima necessity della vita. 11 dott. Olmo non 

he posci si prendere. Non vuole la prolezione della legge 

- ii conventi; non ammettc che le applicazioni del concetto di 
libertk possano con trad Jire ai principii di ordine pubblico; 
undo forse non ripugnerebbe a leggi ecce/ionali contro le asso- 
oia/ioni religiose: ma inflnesi risolve pel meglio, sperando nei 
risultati della nuova educazione nazionale, la quale bandirk per 

- inpre dall'animo dei cittadini 1'idea e il desiderio di sacrillcii 
e di obblighi non utili, non necessarii, ripugnanti all'esercizio 

liritti naturali deiruomo. E lasciamolo in questa sua spe- 
ranza, notando intanto come sia menzoguera la protesta, che 



70 RIVISTA 

si fa a nome dello Stato moderno, del non entrare esso nelle 
attinenze di nessuna religione, ne per contrariarla, n& per favo- 
rirla. Nella religione cristiana lo stato religiose coi suoi voti 
e colle sue pratiche, e non solo santo in se, non solo non e 
riprensibile pel rinunziarsi in esso all'esercizio di diritti na- 
turali all'uomo (il che in certa misura si veriflca ancor nello 
stesso accedere alia societa civile) ma e stato di perfezione per 
1'individuo, e utilissimo per piu capi al popolo cristiano, e in 
certo senso ancor necessario. Frattanto il dott. Olmo ci fa sa- 
pere che la nuova educazione nazionale dee persuadere tutto 
il contrario alia crescente generazione, ed egli stesso fa en- 
trare la negazione di quelle dottrine di Cristo, come uno del 
principii del moderno Diritto ecclesiastico. Tanto e vero che 
la vantata neutralita religiosa dello Stato e una maschera o, 
per dire piu vero, una menzogna che ad ogni passo si smen- 
tisce da se! 

II solo indicare tutti i principii errohei e i sofismi, sulla 
cui trama e tessuto questo manuale di giurisprudenza antiec- 
clesiastica, richiederebbe troppo maggiore spazio che quello 
di una rivista. Ma a formarne il giudizio che si deve baste- 
ranno sempre ad ogni cristiano poche osservazioni generali. 

La prima e che i sostenitori di siffatte legislazioni sono 
costretti innanzi tutto a svestire il carattere di cristiani, as- 
sumendo come cosa controversa se non anche falsa a dirit- 
tura, la divinita di Gesu Cristo, e la costituzione della societa 
da lui fondata, quale si rileva anche storicamente e dai racconti 
evangelici e dalla storia della Chiesa fino dai primi tempi ; e 
piu ancora dalla tradizione autentica, che per ogni cristiano 
e fonte dommatico di verita. 

Ognuno sa come il Figliuolo dr Dio umanato procedette nel 
recare la luce e la salute airumanita, precipitata tutta nel piu 
profondo dell'errore e della imraoralita. Non solo non domando 
egli licenza, d' iniziare la sua opera divina, alle autorita poli- 
tiche del paese, dove gli piacque di darle principio, ma anche 
ai suoi apostoli die la missione di andare predicando e di al- 
largare in tutte le genti la societa da se fondata, senza il me- 



I'KI.I.A STAliPA 7! 



00 ri^uanln a <i'> rlie jK.t.-ssc parernc ai dominant! torr- 
e non a <ju>'>ti, ma ai singoli imlividui 6 rivolto Pinvito e il 
comando di ascriversi a quella societa e cooformarsi alle sue 
istituzioni. Questa 6 la liberta e nobile indipendenza, procla- 
in.-ita da Cristo nel mondo contro la tirannia dei potent!; e 
saputa mantenere da dodici milioni di martiri, uomini e donne, 
volgo per la maggior parte, e artisti e scmplici soldati e schiavi 
e fanciulli c donzelle; esempio non piu visto di magnanimita 
nel serbar fede al proprio Dio, e nel mantenere contro i so- 
prusi deirautorita i veri diritti dell'uomo. 

E non 6 che Iddio, istitutore della societa civile come e 
della Chiesa, volesse coll' istituzione di quest'ultima o awilire 
la prima o turbarne Tordinamento o menomarne i diritti. Ma 
qui vuole osservarsi che, essendo la societa costituita di molti 
sudditi e di pochi regi^itori incaricati di fare gl'interessi e le 
parti della comunita, puo bene tornar comodo a costoro di 
cbiamare diritto della societa quello che non 6 se non un abuso 
di potere a danno della liberta dei piu. II non lasciarsi aggirare 
da tali scambii di parole neH'ambito della vita civile, tocca ai 
cittadini. Essi debbono sapere che chi regge la cosa pubblica 
non ha diritto d* inceppare la liberta individuale, se non in 
quanlo & veraraente richiesto al conseguimento dei beni, ai 
quali Tassociazione civile 6 indirizzata. Quali poi sieno gl' in- 
ceppamenti in cui si adempie quella condizione, non ispettera 
illimitataraente il definirlo ai reggitori, naturalmente inclinati 
a coonestare ogni loro arbitrio e capriccio col pretesto del 
pubblico bene; bensi lo giudichera la nazione, e senza grande 
diilicolta, mirando alle svariatissime legislazioni sotto le quali 
prosperarono e prosperano altri popoli anche ai giorni nostri. 
Che se i governanti trasmodano nel restringere la liU-rta indi- 
viduale dei cittadini, nel che consiste la tirannia, spetta a qu- 
ove abbiano sentimento di liberta, il cercarvi il riparo o Top- 
porvi la resistenza, coasentita dalle istituzioni del paese. M 
intorno a ciu uon troviaino nel Vangelo eccitamenti e con- 
forti, bensi piuttosto raccomandata la soggezione verso ie auto- 
costituite, la quale in o^ui caso non attirera mai sopra 



72 RIVISTA 

il popolo tanti mali neppure nell'ordine materiale, quant i 
produrrebbe T anarchia. 

Diverse e il caso e ben piu grave, quando i reggitori della 
societa non invadono soltanto qualche diritto mondano dei 
cittadini, ma pretendono di restringerne come che sia la li- 
berta nel professare e predicare le verita recate al mondo 
dair Uomo Dio, e nel conformarsi alle leggi e alle istituzioni 
della societa, a cui egli chiama tutti gli uomini. In tutte que- 
ste azioni Tindividuo non doveva, per la natura stessa della 
cosa, dipendere non che dai regnanti, ma neppure dai suoi 
genitori: e la ragione semplicissima fc che la societa, tanto ci- 
vile quanto domestica, sono istituite per procacciare agl' indi- 
vidui che le compongono, dei beni terreni e passeggieri, come 
la vita mortale in cui si godono: dovechfe la societa cristiana 
mira a guarentire a ciascuno la felicitk nella vita senza ter- 
mine, che ci aspetta di Ik dalla tomba, e che & il fine ultimo 
pel quale ciascuna creatura umana fu creata. Al consegui- 
mento di questo fine niun uomo puo rinunziare, qualunqu-^ 
sia la societa umana a cui si ascriva o appartenga; ne al- 
cuna autorita terrena vi puo metter lingua per restringere o 
mutare la via, apertane da Cristo nella istituzione della sua 
Chiesa. 

Che i reggitori delle societa civili molte volte frastorne- 
rebbero 1'opera di Gesu Cristo, lo predisse egli medesimo, e 
s'e avverato in tutti i secoli. Le guerre, or sanguinose ed or.i 
giulianesche, mosse dai reggitori delle societk civili alia di- 
vina istituzione di Cristo, sono il capitolo principale della sua 
storia in presso che tutte le eta e tutti i paesi. Oltre alia na- 
turale tendenza ad abusare della forza, oltre alia gelosia, na- 
turale in chi comanda, verso ogni professione d'indipendenza 
a riguardo suo, doveva spesso attizzare sifliitte animosita Tav- 
versione dei potenti del secolo alia dottrina e alia morale di 
Gesu Cristo. L'infedeltci pero dei persecutori e la loro immo- 
raliti non giustifica menomamente n6 attenua la loro scelle- 
rata ed empia tirannia: giacche una e la verita ed una la 
morale, quella voluta da Cristo comunicare a tutti gli uomini 



DELLA STAMPA 73 

pel .i !tabiliti: ne un Nerone o un Giuliano, uu- 

imni nnch'essi come ogni allro, erano scusati dall'iuchinarvisi, 
he niigliaia e milioni di altri aveano riconosciuto il vero 
vi si erano inchinati. 

Cosi ragiona il cristiano oggidi, quando considera le legi- 

ioni, colle quali il liberalismo massonico, sotto r insulso 

ic di diriito //,'.'/.-/-"/. continua 1'antica guerra contro la 

Chiesa di Gesu Cristo, c invade per ci6 la liberta. dei ciltadini 

cristiani anche lu dove essi costituiscono la pluralita, e poco 

meno che la totalita della nazione. A questi basta il vedere 

come il primo passo, che danno gli autori di cotosto presunto 

iliritto, e quello di disconoscere la divinita di (.Jcsu Cristo, il 

valore della sua dottriiia, la legalita suprema, perche divina, 

d'.'lla sua istituzione. Uuu legislazione che si regge necessaria- 

mente sopra tali preliminari, il popolo cristiano la subira, 

:.j subi quelle di Nerone e di Giuliano Apostata, ma non 

-era mai dal riguardarla come sacrilega e tirannica. Che 

si cerchi di giustiflcarla con ogni maniera di sottiglioz/e 

ridicheedi artificii rettorici, questo s'inteude da ogni bimbo 

che ha lette le favole del lupo e dell'agnello, e del leone che 

divide la preda: ma non serve ad altro appunto che a ram- 

inentare il diriito rappresentato in quelle favole. 

Cosi, quando il Manuale magniflca la potenza morale della 
Chiesa, la sua ampiezza e la robustezza della sua costituzione, 
tlimenlicando la sua debolezza materiale; per dare a inten- 
dere che il Potere civile non fa che prowedere alia propria 
difesa quando spoglia, incatena e osteggia una potenza cosi 
uidabile. Ecce ego mitto vos sicut agnos inter lupos, aveva 
detto il Salvatore, prevedendo e smascherando coteste ipocrite 
paure. 

Cosi, quando il iiiedesimo, secondo lo stile consueto dei re- 

legna al peusiero che i reggitori della societa cri- 

na la guidino liberamente eziandio nelle azioni esterne, in 

quanto sono connesse col suo fine ; ne sopporta che ad essi 

tti il giudicare di tal connessionc. bensi ai reggitori della 

;ie: onde conseguita che a Diocleziano spetlava di 



7 1 RIVISTA 

diritto, in riguardo, putacaso, alia prosperita dell'erario o alia 
pubblica pace, di proibire la predicazione cristiana, chiudere 
le Chiese, e incamerarne i tesori ; come oggi spetta a un Go- 
verno, sia pur composto di atei e di massoni, il dertnire qual 
numero di sacerdoti o di Messe sia bastevole o superfluo, e 
proibire le processioui perche non ne siano ingorabrate le 
vie; e poi anche ridurre le diocesi, e cento e mille altre ser- 
vitu cosi fatte. 

Una cosa vedono chiara i cittadini cristiani in tutto que- 
sto armeggio de' governi anticristiani ed e la consecrazione 
della tirannia a danno dei diritti individual!. I regalisti hanno 
un bell'adoperare a studio e continuamente i termini di so- 
ciela civile e di Chiesa, come se si trattasse per una parte 
di tutto il laicato della nazione, e per Taltra del Clero, con a 
capo il Pontefice Romano, contro al quale soltanto e in fa- 
vore dei laici, sarebbero rivolte tutte le rivendicazioni e le 
ostilita della potesta civile. Nessuno che non sia sciocco si la- 
scia sopraffare da tali scambii di parole. La Chiesa non e com- 
posta dei soli Pastori, sibbene tutto insieme della greggia, 
del Clero ciofe e dei fedeli, che in paesi cattolici, come T Italia 
e la Francia, sono poi esst di fatto la nazione: e sooo soggetti 
a chi ha in mano il governo politico, per quanto lo esiga il fine 
della societa civile, indipendenti in cio che oltrepassa quella 
cerchia, e segnatamente in cio che riguarda la societa reli- 
giosa in cui si sono uniti, ricevendone da Cristo come le dot- 
trine, cosi le pratiche e gli ordinamenti. Pertanto, allorche 
una fazione giunta al potere si da a nimicare colle sue leggi 
la Chiesa, non gia il laicato che si leva allora contro il che- 
ricato, ma bensi un gruppo di prepotenti, che assale nella sua 
liberta piu inviolabile lo stesso laicato e la nazione : e ben lo 
mostrano le leggi che, sotto il titolo di ecclesiastiche, vanno a 
ferire Tautorita paterna nell'istruzione, il vincolo della famiglia 
nel matrimonio, perflno le ultime volonta dei testatori nei 
lasciti. Nel fatto non e altro che la vecchia pretensione dei 
potenti infedeli di spadroneggiare da numi sui sudditi. Al 
dio-Cesare d'una volta si sostituisce oggi il dio-Stato, che in 



IH-'.I.LA STAMPA 

ve nel dio-Parlaraento, nel dio-Ministro, e nel- 
I'Olimpo di cento altri dii minori. 

(hi ben guarda, egli e, ancbe politicamente, un beneflcio 
reso da G. Cristo ai popoli, quello di aver loro fatto un ob- 
bligo del serbare a un certo punto il sentimento della loro 
indipendenza individuate: ed ora ve n'e bisogno phi che mai, 
dacche, con tanto sbraitare liberta, i governi liberaleschi incep- 
pano la liberta individuate dei cittadini piu che non si facesse 
in verun altro tempo: e i popoli per lunga abitudine appena 
serbano coscienza dei loro diritti. 

Facciamo punto: se altri brama di vedere raccolti tutti i 
sofismi, su cui si regge la giurisprudenza anticristiana, prenda 
pure questo Manuale, ch6 vi sono tutti. Fuori di questo, non 
vediamo che cosa vi si possa imparare. 



II. 

GIOVANNI MARIA CORNOLDI. Partenio, la Creazione e la Im- 
macolala. Conversazioni scolastiche. Roma, Befani, 1891. 
Un vol. in-8 di pp. 243. - - L. 2. 

Un altro lavoro dell'infaticabile P. Cornoldi 6 1'annunziato 
qui sopra, da lui composto negli ultimi tempi della sua vita 
mortale. Attesa 1'arduita e Timportanza insieme del soggetto, 
TAutore ha fatto benissimo a trattarlo in forma di dialogo, 
in dodici conversazioni continuate fra un <:erto Parlenio, che 
tiene le parti di maestro, ed un certo Alessandro, che si rap- 
presenta come giovane di svegliato ingegno e a sufflcienza 
istruito nella scolastica filosofla. Cosi ne riesce piu facile Tin- 
telligenza e piu gradevole la lettura. 

La Conversazione I ragiona dell'ordine naturale, affer- 
mando sin dalle prime mosse che base della trattazione esser 
debba la sola dottrina delPAngelico San Tommaso d' Aquino. 
In essa Partenio dimostra qual sarebbe stato T uomo nelPor- 
dino naturale, se in tale ordine fosse stato create e conser- 



76 RIVISTA 

vato (cosa r che non fu), quale il suo ultimo fine oltre la tomki. 
quale il'modo di tendere all' asseguimento del medesimo. 

Nella II Conversazione discorre dell'ordine soprannatural<% 
e comincia dal poire in sodo come in esso la stessa Divina 
senza debba essere la forma ideale, onde Puomo beato intuisce 
Dio; dalla quale visione risulta il beatiflco amore. Cio stabilito, 
viene all'uomo e spiega in che guisa egli deve essere prepa- 
rato per conseguire un tal fine, e come vuol essere ornato 
della grazia santificante e di altri doni soprannaturali. Con la 
dottrina di S. Tommaso divinamente si chiarisce P indole di 
questa grazia e di questi doni, e come con tali mezzi I'uomo 
tende alia vita beata. Partenio parla altrcsi della concupiscenza 
e della morte, dalle quali fu immune Adamo nello stato d'in- 
nccenza, non per natura, ma per grazia; la quale fu ritolta 
a lui e a tutto il genere umano per cagione del peccato. 

Nella III Conversazione si espone come il primo uomo fu 
create e come cadde in peccato. Sono bellissime le dottrine del- 
PAngelico, 'che chiariscono come Puomo sia imagine di Dio, 
e la dignitk tragrande alia quale fu innalzato Adamo in prin- 
cipio della sua esistenza. E quindi come cadde da tanta dignit^ 
e come il suo peccato si propago in tutte le seguenti gene- 
razioni; il che non sarebbe avvenuto, se solo Eva avesse 
peccato. 

Nella IV Conversazione si mostra la pena del primo pec- 
cato, e si dichiara come PAngelico non ammette che la natura 
umana sia stata corrotta in se stessa od abbia perduta la 
flsica literta; e come i bambini, morti senza battesimo, non 
vadano a soffrire le eterne sensibili pene nel fuoco infernale. 
Quindi viene spiegata la condizione di questi bambini, dopo la 
presente vita. 

II Partenio in queste tre conferenze ha teologizzato insieme 
e filosofato ed ba'proposte le dottrine sicure di San Tommaso 
in opposizione a quelle di certi filosofastri moderni, i quali 
hanno abbandonata la sapienza dei gran maestri cattolici. 

Nella V Conversazione comincia il Partenio a trattare della 
Immacolata Concezione; e con Pautoritk e con gli argomenti di 



LA STAMI'A 

la Vergine andu esenk- da Ha colpa 

di origins. Fra ! testimonianze dell'Angelico sopi .' si 

arrcca quella, nella quale egli affcrma apertamenle che la Ver- 
gine fu immune dalla colpa originale. A peccalo originni 

<iunis full; il che si legge in tulte le edizioni delle 
opere del S. Dottore. 

Nella VI Conversazione si tratta della generazione della 
Immacolata. E priina il Parteoio espooe la dottrina della ge- 
nerazione nuturale dell' uomo, in conforraita dei fatti e 
condo la dottrina dell'Aquinate e della Sede Apostolica. Nella 
quale generazione voglionsi distinguere due termini: 1'uuo a quo, 
ch'e 1'inizio della generazione, ed 6 1'unione dei due principii 
generativi, cio6 virile e femmineo, e dicesi concezione del fete; 
il secondo iermine fc ad quern, che la creazione dell'anima 
razionale informntrice del feto organizzato, e questa dicesi ani- 
masione od anche concezione della persona. La generazione 
della Vergine non fu fatta in uno istante, ma richiese Tordi- 
nario tempo, ed ebbe questi due termini, cioo la concezione 
del feto e 1'animazione o concezione della persona. E dot- 
trina di San Tommaso che la grazia santificante, o la sua 
privazione, ch'e il peccato originale preso formahuente, non 
possano essere in altro soggetto che neir anima razionale. 
Ora, secondo la ferma sentenza di lui, nella concezione del 
feto, la quale precede di molti giorni la concezione della per- 
sonal 1'animazione, non vi e Tanima razionale. Dunque San 
Tommaso c'insegna che nella concezione del feto non vi puo 
essere n6 grazia santificante n6 peccato originale, forinalmente 
preso. Ma nella stessa concezione del feto si forma un coin- 
posto dei due principii seminali, il quale composto fontalmente 
precede da Adamo; e percio in esso, come procedente da 
Adamo peccatore, e una ordinazione ad avere nella genera- 
zione della persona un' anima razionale prica della grazia 
santificante. Perci6 nei principii seminali o nel loro com- 
posto si pu6 dire che il peceato originale sia non forma- 
lit,;- ma /, ,;ta liter. Or sebbene Iddio non abbia im- 

pedito che la concezione del feto, rispetto a Maria, fosse 



78 RIVISTA 

dipendente dalla causalita del seme di Adamo peccatore; 
tuttavia dato quest'ordine nel feto ad avere, dopo certi giorni, 
un'anima razionale infetta di colpa originale, poteva troncare 
questa. relazione al futuribile peccato, creando 1'anima razio- 
nale colla grazia santiflcante, e cosi santa infonderla nel 
feto organizzato. Cio fece Dio; e quindi 1'anima della Vergine, che 
avrebbe contralto il peccato originale senza questa preserva- 
zione, si deve dire immune da esso, perche in tale maniera fu 
preservata. San Tommaso non confonde mai la concezione del 
feto con la concezione della persona od animazione, neppure 
una volta in tutte le sue opere. E poichfc Pio IX con altri Pon- 
tefici, quando dicono che la Vergine fu immacolata nella con- 
cezione, espressamente parlano della concezione della persona, 
la quale e la creazione dell'anima razionale e la sua infusione 
nel corpo organizzato, e chiaro potersi dire che 1'Aquinate 
espresse, tanti secoli innanzi, 1'identica dottrina della Bolla 
apostolica di Papa Pio IX. Discorrendo con questi principii, 
non solo puo difendersi San Tommaso, ma forse altresi San Ber- 
nardo nella famosa lettera ai canonici di Lione. 

La Conversazione VII tratta del primo istante in cui la 
Vergine fu immacolata e santa. Si dimostra come tale istante 
e quello in cui 1'anima di Maria fu creata e informata della 
grazia santificante, e questo istante e il primo in cui si fa la 
generazione della persona che, per tempo, e posteriore alia 
concezione del feto. Qui 1'Autore si studia di sciogliere le dif- 
flcolta che si possono trarre da qualche frase dell'Angelico e 
segnatamente da quella in cui sembra negare che 1' anima di 
Maria nelF istante in cui fu infusa nel corpo sia stata san- 
tificata e percio preservata dalla colpa originale. A sciogliere 
questa difflcolta si consideri: 1) che San Tommaso ha inse- 
gnato, come si vide nelle passate conversazioni, che il peccato 
originale formalmente consiste nella privazione della grazia 
santificante ; 2) che come in causa instrumentali pu6 stare 
nella carne (1% II ae , 83. 2), cioe nella concezione del feto, il 
quale, perchfe deriva per generazione da Adamo, direbbe per se 
relazione alia concezione della persona inquinata di colpa ori- 



DELLA STAV 79 

ginale. S. Tommaso non dice nella recaU difflcolta (in III ! 

. HI, (jii.-ust. l, col. 2) che nell' istante delta taftoione dai- 
Taniraa non fu santificata, ma che - atio non potuit 

esse decenter in ipso instanti infusionis, ><( ><///>-/ per gratia m 
tune sibi infusam conservaretur ne culpam originalcm incur- 
reret . Ci6 vuol dire che non si pu6 supporre che fosse fatta 
1' infusione della grazia santiflcante in quello istante in ma- 
niera, che il feto concepito fosse percid preservato dall'essere 
per se causa instrumental di peccato originate, cotalch6 alia 
creazione dell'anima non si potesse incorrere. La ragione e 
perche, con tutta la infusione della grazia, anche nella Ver- 
gine (solo Cristo fe eccettuato) riman fermo che venne per na- 
turale generazione dal seme di Adamo , e perci6 v'era biso- 
gno vero di preservazione ne culpam otnginalem incurreret. 
Checchfe ne sia, e questa la dimostrazione ingegnosa del- 
1'Autore. 

Nella Conversazione VIII il Partenio tratta profondamente 
del fomite del peccato e come da esso sia stata immune la 
Vergine Immacolata. 

Veniamo alle due ultime Conversazioni, cioe alia IX e 
alia X. Ce ne passeremo brevemente. Nella IX il Partenio 
ragiona della bellezza soprannaturale di Maria, con molta dot- 
trina e a modo di eloquente conferenziere. La X descrive la 
festa della Immacolata in Feldchirch nel Collegio Stella Ma- 
tutina, dove abbiamo tre belle conversazioni con Alessandro, 
specialmente sopra la sublime preghiera a Maria, che Dante 
mette in bocca a San Bernardo. 6 un vero piacere leggere le 
costumanze e le pie pratiche, che si intrecciano con la festa 
dei giovani convittori. Nella descrizione della festa v'e : 1) il 
mattino, 2) il brindisi, 3) la passeggiata sul colle, 4) la sera. 

Per tal guisa si chiude cotesto libro, utilissimo non meno 
che dilettevole. 



RIV : 



III. 



La Confessions Sacramentale dinanzi al Afondo, alia Cri- 
stianild, alia crilica. Dialoghi di Don. LEONARDO LEONARDI 
arciprele di S. Lorenzo in Slrada nel Riminese. Pesaro, 
tip. Nobili, 1891. Due vol. in 16 gr. di pp. complessive 836, 
Prezzo L. 4 Si vende in Roma presso le librerie Fili- 
ziani e Saraceni ; ed in Riccione (Forli) presso 1'Autore. 

Quest 'opera il cui primo volume gia annunziammo dicen- 
dolo una apologia vasta, erudita, solida della Confessione sa- 
cramentale (Serie XV. vol. I. p. 336 s.), e stata condotta a 
termine dal suo egregio Autore, il Rev. Don Leonardo Leo- 
nardi. Essendo il Sacramento della Penitenza a' giorni nostri 
cosi preso di mira dal razionalismo e dal liberalismo, tornera 
proficuo il dime qualche cosa un po' piu di proposito, afflu- 
ent specialmente coloro che attendono alia apologia della dot- 
trina cattolica, e sono in dovere di spiegare al popolo e alia 
gioventu un sacramento cotanto necessario e salutare, possano 
giovarsene ; essi troveranno per certo nel lavoro del dotto 
Arciprete copiosa materia di che arricchire la loro mente. 

II ch. Autore ne' due volumi ha saputo raccogliere gran 
materiale, come suol dirsi, attingendo da tutte parti quanto 
in qualche modo potesse contribuire a far couoscere Funiver- 
sale uso della confessione, a metterne in evidenza la istituzione 
diyina, a difenderla dagli attacchi degli empii, a mostrarne la 
grande convenienza, chi usi della retta ragione, a indicarne 
Fimmensa ulilita per ogni classe di persone. 

Tutta 1' opera e divisa in quattro sezioni. La prima con- 
sidera la Confessione dinanzi al mondo, e comprende tre dia- 
loghi, dove dimostrando rantichita della Confessione, TAutore 
fa vedere : come nel Paradiso terrestre Adamo ed Eva con- 
fessarono a Dio il proprio peccato e ne diedero la dovuta satis- 



LA STAMPA 81 

: come iagoga -i peccato 

onde ottonorne il pordono coll'offrire il sacrificio;* c 
cosifatto u*o era eziandio presso i popoli non cristiani * appor- 
tando tra le altre la tcstimonianza dello Choul e dello Stuck, 
arabedue peritissimi dolle antichita profane: t Chiunque, essi 
dicono, hyalmenle imprendera a fare ifu*it> -*, 

>/ si ; nlla 1*011 fessione delta colpa. Cio prima 

'a tl irln -eo e pentirsi del suo peccaio, e poscia con- 

.npniu'iido il volto a s>- ad umilla 4 . 

La seconda sezione e la piu distesa e rontiene 15 dialoghi 
divisi in due parti. Considerando qui la Confessione dinanzi 
alia Cri>tianith, il ch. Arciprete tocca prima della Confessione 
nolla Chiesa cattolica, e poscia nelle chiese acattoliche, cio 
presso gli scismatici, gli Eretici, i Protestanti "'. Nellu prima di 
quoste due parti " il nostro Apologista attinge le sue armi da 
tutta la tradizione ecclesiastica, che 6 organo infallibile della 
rivelazione, da* santi Padri e Dottori d'Europa, d'Africa, d'Asia, 
dai Concilii, da' Hbri ponitonziali, dal Diritto canonico, dalla 
sacra Scrittura. I capiloli XIII e XIV danno in breve la storia 
della Ccnfessione sacramentale nei primi dodici secoli cristiani 7 . 
Nella seconda parte pot invoca a difendere Tuso della Con- 
fessione i piu arrabbiati nomici della Chiesa cattolica, quali 
furono, Novaziano, Donato, Fozio, ecc., ed i piu ostinati ere- 
;<:hi, come i Montanisti, ^li Ariani, i Nestoriani, ^ r li Euti- 
mi eev. flno a Wicleffo e Lutero. Quesf ultimo, capo im- 
mondo dell* illogico Protestantosimo, 6 chiamato in mezzo a 
render testimonianza colle sue stesse parole: esser la Pe- 
nitenza un Sacramento, e necessarie pel medesirao la con- 
triziono, la confessione, le opere buone; essor necessaria 
la Confessione dei peccati mortal!, utile quella dei veniali; - 
essere un tesoro di grazia abbondante; esservi parecchi e 
v,-ilili motivi che c' inducono ad amare la Confessione; 
doverci accusare davanti a Dio di tutti i peccati che non co- 



1 I, pp. 5-18. * Ivi, pp. i'J-36. - IM |'|' W-M. ' lv j " 
hi pj. - Ivi |)p 59-368. - " M pp. :"-33i. 

XV, rol. HI, ft*c. ' ** 9**V 



82 RIVISTA 

nosciamo e davanti al confessore di quelli che conosciamo, 
anche interni e secreti, e cosi di seguito *. Come ognun vede 
restano qui ben serviti tutti coloro che ban sempre in bocca 
Fautorita, nel resto di nessunissimo conto perchfe scismatica 
ed ereticale, del protestantesimo contro il Cattolicismo, il quale, 
essendo F unica Chiesa di Cristo, conserva e propone infalli- 
bilmente esso solo la dottrina di Lui. 

II secondo volume contiene le sezioni terza e quarta. Questa 
propone due clialoghi intorno al Sigillo Sacramentale ed una 
Rivista bibliograflca intorno alia Confessione *. Quella in un- 
dici dialoghi considera la Confessione dinanzi alia critica 3 I 
primi tre dialoghi valgono tant'oro, e gF interlocutori sono i 
tre profondi pensatori, il De Maistre, il Martinet e il Nicolas, i 
quali vengono dal nostro Autore invocati a rendere testimo- 
nianza, colle loro stesse parole, della confessione sacramentale 
come nianifestazione confidenziale, come forza espiatrice e 
merito di grazia e di perdono. E cosa spontanea nel pecca- 
tore lo svelare il proprio delitto che lo tormenta a persona 
veramente arnica, dotta, grave, prudente. Qual cosa piu na- 
turale per un cuore della confldenza? Ora la Confessione anche 
considerata con occhio al tutto umano e la confidenza. Qual 
cosa piu proflcua per chi ando errato di una guida sicura che 
lo conduca a buon termine? Ora la Confessione e una istitu- 
zione di direzione. In una parola la Confessione e il Cristia 
nesimo, il quale adopera tutta la sua forza morale per cor- 
reggere e perfezionare Findividuo. Bella, evidente, consolan- 
tissima verita, al provar la quale il nostro ch. Autore pone 
altri quattro dialoghi 4 , dimostrando con Platone e Fenelon 
come per la Confessione si propaghi tra gli uomini la vera 
civilta, e indicando i sommi vantaggi che essa reca alle sin- 
gole persone 5 , alia famiglia ff , in una parola a tutta quanta 
la societa 7 . 

Questa sommaria esposizione del contenuto in questa Apo- 

Ivi pp. 411-417. Vol. II, pp. 741-196. 3 Ivi pp. 459-740. - 
* Ivi pp. 601-687. 5 Ivi pp. 619-648. Ivi pp. 643-670. Ivi pp. 
671-687. 



DELLA STAMP A 

per quanto brevjssimn, ih conoscere la diligenza messa 
<l;il ch. Leonard! nel ricorcare e nel proporre testimonianze 

ui t.-mpo, d'ogni fatta di persone di diversa coltura, .11 
Archeologi, di Teologi, di Filosofl, di Letterati, di Storici, te- 
stimonianze tutte in favore della Confessione. Fa conoscere 

ndio la ignoranza di coloro che dicono la confessione es- 
invenzione dei preti. II Leonardi cita, opportunissime a 
scopo, le seguenti parole del Martinet: Ora e certo un 

ve assurdo il credere che 300,000 tra Vescovi e Sacerdoti, 
alihati o monaci, cospirassero fra loro, e sieno usciti fuori un 
bol giorno, intimando all'universo, 1'obbligo, non mai piti udito, 
di confessarsi; alzando ovunque confessional i; chiudendovisi 
dentro met della vita, senz'altro guadagno proprio che d'es- 
sere odiati per cagione di quest'ufflcio grave e disgradevole. 
Ma la supposizione che 200,000,000 di cristiani almeno siensi 
bonariamente acconciati a tanta impostura senza chiamare in 

orso delPorgoglio, punto cosi al vivo, lo zelo tanto legit- 
timo per la religione antica dei padri loro, e una cotanto 
enorme stravaganza da non poter sperare da chi, come dice 
il Salmista, non abbia im'lihnente V anima sua, che il solo 
sguardo della compassfone. I neraici della Confessione dovi 
bero ricordarsi che prima di loro vissero uomini forniti del 
senso comune e di passion! non meno riottose delle nostre ! . > 
Per vero dire, la difflcolta, come aveva osservato poco prima, 
non trovasi nell'avere inventata una pratica che cosi umilia 
la superbia, ma nell'avere indotto il mondo cristiano ad ac- 
cettarla *. 

Noi siam quindi pcrsu.isi che tutti leggeranno con grande 
profitto quest' opera dello zelante Arciprete; la leggeranno 
ancor con piacere, stante che 1' aver intessuta e proposta 
colesta Apologia a modo di dialogo toglie quella noia cbe 
suol prcdurre in chi voglia leggere speditamente, 1'accumular 
di testi e citazioni. Ripetiamo, T apologia della Confessione 
sacramentale offre un argomento de' piu importanti, il trat- 

1 Ivi p. 51. * P. 5*0. 



84 RIVISTA 

tarla come ha fatto il ch. Leonardi presenta uno de' modi 
piu opportuni. 



IV. 



American Catholics and the Roman Question (I Catlo 
American! e la Questione Romana) by Monsignor JOSEPH 
SCHROEDER DD. PH. D., Professor of Dogmatic Theology 
in the Catholic University of America. Neiv-York, Ben- 
ziger, 1892. Un vol. in 8 di pp. 109. 

In Italia s 1 irnpone sotto rigoroso precetto a' babbei del 
liberalismo di avere per articolo di fede che la questione ro- 
mana e una chimera. Chi asserisse o anche dubitasse che essa 
non sia sepolta e dimenticata, sarebbe da' nostri liberal! con- 
siderate almeno come un mentecatto, al quale sia venuto meno 
il ben deir intelletto. 

Tale pero non e 1'opinione de' veri caltolici italiani, e molto 
meno de' sinceri cattolici forestieri. Di questo abbiamo una no- 
vella pruova nell' eccellente opuscolo che qui presentiamo ai 
nostri lettori, e la cui lettura ci riuscita di graudissimo di- 
letto, essendo esso tutto sugo di sensali giudizii e stringali 
argomenti. 

II Rfiio dott. Schroeder & genuine discepolo dei Franzelin, 
Patrizi e Ballerini. Egii, da vero e dotto teologo cattolico ro- 
mano, devotissimo alia Santa Sede, ha sempre difeso e difende 
i diritti che ad essa spettano, e cio a viso aperto e fronte alta, 
anche contro la piena de' piaggiatori della cosiddetta opinione 
pubblica; i quali, se non osano negare la necessitk della tem- 
porale sovranith, del Pontefice, giudicano nondimeno esser atto 
di amor di patria T ignorarla, ed almeno inopportune il trat- 
tarne in pubblici scritti, o in solenni assemblee. 

Contro tali larvati cattolici e diretto il primo paragrafo 
del sopra lodato opuscolo. II Sommo Pontefice , come bene 



DBLLA 8TAMPA 85 

nota il eh. Anton- ,{>. J P, secondo la caltolica dotlrina o 
non solament*^ il maestro inihllihiN>, ma anche il supremo 
reggitor Chicsa. II cattolico dcve preslare 1'assenso di 

fede alle sue deflnizioni dottrinali, e perfelta obbedienza a* suoi 
onlini e precetti. Una docilita perfetta in ambedue i casi e il 
carattere distinlivo del vero cattolico. 

Ora il Pontefice, il quale ripetutamenle insiste nella riven- 
dicazione de' diritti della sua Sede, ed assicura il mondo cat- 
tolico che non eessera mai dalP asserirli e difenderli ', vuole 
che tutti gli scrittori cattolici forti ed unanimi a w 
cogli scrilli propugnino la necessita della sovranita temporale 
per il libero esercizio del suo supremo potere; e colla storia 
alia mano addimostrino - essere tanto legittimo il diritto, onde 
quella ebbe origine e vita, da non potersene pretendere nolle 
cose umane allro maggiore od eguale. Questo dunque e il 
dovere de* cattolici, i quali non potranno mai rimanere tran- 
quilli, finche il loro Ponteflce Sommo, il Maestro della loro 
fede, il Moderatore delle loro coscienze non sia circondato di 
liberta vera e di reale indipendenza 3 . 

Senonche, trattando della questione romana ad un tempo 
quando la sovranila del popolo e tanto esagerata e cosi poco 
capita, TAutore, con singolare chiarezza, piglia a dimostrare la 
coerenza, la quale esiste tra il diritto del Pontefice alia so- 
vranita temporale, ed il diritto dol popolo a governare s6 
stesso. Una conseguenza vuoi teoretica, vuoi pratica di una 
dottrina cattolica non potra mai venire in conflitto col vero 
amore di patria. Le contraddizioni tra questo e quella saranno 
solamente apparenti, e le ditflcolta fatte a tale proposito sa- 
ranno o inesatte e fondate sopra una cognizione imperfetta 
della dottrina cattolica, o fuori di luogo. 

Tale e la proposizione che vien dimostrata dalPAutore nei 

1 En. \.-li. . i / >tt<il>;ii il aprilis 1878. 

Un tal lavoro, dcpn.) di ogni lode, fu failo .lal . h I*. Hughe* S. I. nel- 
1'^Mi. -ti,-iil It'll-", i, rnaggin 1^ 

8 Ai yioi-tuiliyti < - 



86 KIVISTA 

paragrafi seguenti, dove in primo luogo egli dichiara la po- 
sizione cattoJica. Le dotte ed esatte osservazioni da lui fatte 
sono interamente conform! agl' insegnamenti del sommo Pon- 
tefice Leone XIII nella sua lettera del 15 giugno 1887 all'Emi- 
nentissimo Card. Rampolla suo Segretario di Stato: ecco le sue 
parole: L'autorita del Sommo Pontiflcato istituita da Gesu 
Cristo e conferita a San Pietro e per esso a' suoi legittimi 
Successor!, i Romani Pontefici, destinata a continuare nel 
mondo, flno alia consumazione de' secoli, la missione riparatrice 
del Figlio di Dio, arricchita delle piu nobili prerogative, dotata 
di poteri sublimi, proprii e giuridici, quali si richiedono pel 
Governo di una vera e perfettissima societk, non puo per la 
sua stessa natura e per espressa volontk del suo divin Fon- 
da tore, sottostare a veruna potesta, terrena; deve anzi godere 
della piu piena liberta nell'esercizio delle sue eccelse funzioni. 
E poiche da questo supremo potere e dal libero esercizio di esso 
dipende il bene di tutta quanta la Chiesa, era della piu alia 
importanza, che la nativa sua indipendenza e liberty fosse 
assicurata, garantita, difesa attraverso i secoli, nella persona 
di chi ne era investito, con quei mezzi, che la divina Provvi- 
denza avesse riconosciuti acconci ed efflcaci allo scopo. 

L'indipendenza, dunque, della Chiesa e nella Chiesa, del 
suo Capo supremo con la piena liberta nell'esercizio delle sue 
eccelse funzioni, ecco il domma di fede ed il principio fonda- 
mentale che non deve mai perdersi di vista da chi piglia a 
considerare la presente questione. II diritlo a questa indi- 
pendenza, cosi il nostro Autore (p. 28), e essenziale al papato. 
Vesercizio poi di tal diritto non e assolutamente necessario 
all'esistenza della Chiesa (ut Ecclesia sit), ma e necessario al 
perfetto svolgimento della sua vita sociale (ut bene sit). Ora la 
divina Provvidenza si e servita della sovranita temporale per 
assicurare ai Romani Pontefici il libero e paciflco sviluppo 
delle loro sublimi prerogative. 

E che sia cosi e cosa evidente: poichfc se il Papa non e 
Sovrano, come mai si farebbe a guarentire nel consorzio umano 



I'KLLA STAMPA 87 

ua indipendenza e plena liberta nello sviluppo di queete 
prerogative? Sarebbero esse assicurate nel caso che il Papa fosse 
suddito di un Principe o di un Governo? Certamente oo. In 
tal caso Egli, piu che in suo potere sarebbe in potere di altri, 
dal cui arbitrio dipenderebbe di variare, quando e come piacesse, 
secondo il mutar degli uomini e delle circostanze, le condi- 
zioni stesse della sua esistenza. Verius in aliena potentate 
sumus quam nostra. Ecco la dichiarazione autorevole piu 
volte ripetuta dal nostro augusto Ponteflce nel presente stato 
di cose in Italia, dove Egli per sacrilega violenza, come 1'af- 
fermo lo stesso ministro Rudini nel suo discorso di Milano, 
non fi pin in casa sua ma in casa altrui. 

Ne dica taluno: se cosi e, perche mai il Papa non abban- 
dona Roma, e non cerca altrove una libera dimora? II dotto 
Autore (pp. 29-33) risponde aramirabilmente a questa do- 
manda. Dopo di avere notato che una simile questione non pu6 
ne deve porsi da un sincero cattolico, il quale sa che questa 
non e faccenda sua, ma del Papa, il quale e responsabile a 
Dio solo del suo opexato, aggiunge: II domma cattolico 
del primato espressamente insegna, non solamente che esso fu 
istituito da Cristo in S. Pietro, e che deve continuare in tutti 
i tempi ne' suoi successor!, ma anche che dal principio della 
Chiesa il solo vescovo di Roma e stato il successore di S. Pietro, 
e che sino ai giorni nostri, soltanto come Vescovo di Rorn i. 
il Papa succede a S. Pietro e possiede la pienezza dell'aulo- 
rita apostolica. 

Ed anzi e una verita teologica dedotta dalF insegnamento 
della fede che il primato jure divino appartiene sino alia fine 
del mondo al solo vescovo di Roma, e che perci6 non pu6 
esso venir trasferito neppure dal Papa ad un'altra sede. 
Questa altresi sembra essere la dottrina del Concilio Vati- 
cano, dove insegna che il santo e beatissimo Pietro, fi- 
nora e senipre, vive e presiede e giudica nella persona dei 
suoi successor}, che sono i Vescovi della Santa Romana Sede, 
da lui fondata, e col suo sangue consecrata. Laonde qualunque 



88 R1V1STA 

succede a Pietro in quesla Cattedra, egli, secondo la istitu- 
zione dello stesso Cristo, ottiene il Primato di Pietro su tutta 
la Chiesa universa '. 

Similmente, il Pontefice Leone XIII, nella citata lettera al 
Cardinale Rarapolla, dichiarava: che non senza speciale di- 
sposizione a quella metropoli del mondo pagano rivolse i passi 
il Principe degli Apostoli S. Pietro, per divenirne il Pastore e 
trasmellerle in perpeluo 1' autorita del supremo apostolato. 
Per tal guisa le sorti di Roma furono legate, di una maniera 
sacra ed indissolubile, a quelle del Vicario di Gesu Cristo. 

Ben a ragione, dunque, conchiude 1'Autore (p. 32) che il 
Papa, qual vescovo di Roma, e secondo il corso naturale delle 
cose, in Roma e da Roma governa e dirige senza molestia gli 
affari della Chiesa di Dio; e che almeno in Roma egli deve 
essere indipendente da qualunque autorita secolare, che e 
quanto dire, il Papa deve essere il temporale sovrano di Roma. 
In questo senso i cattolici di concerto col Papa dichiarano la 
necessita del principato temporale. 

Consideraudo poi le iterate e luminose dichiarazioni colle 
quali i Ponteflci, ed in ispecie Pio IX e Leone XIII, hanno as- 
serita la necessita del principato temporale per il libero ed 
indipendente esercizio della loro Apostolica Autorita, il ch. Au- 
tcre passa ad esaminare la questione del valore di tali dichia- 
razioni, ed apertamente professa (p. 36) di fare sua la sentenza 
che la Civilla Catlolica ha sempre difesa, vale a dire che la 
necessita del poter temporale del Romano Pontefice nei tempi 
presenti, bench6 non sia n6 possa essere domma, e contenuta 
nondimeno nella dottrina e neirinsegnamento della Chiesa, per 
essere stata solennemente proclamata da tutti i Vescovi del- 
TOrbe cattolico, con a capo il Romano Pontefice. 

Quindi la quistione della necessita del potere temporale 
non e piu presso i sinceri cattolici materia di discussione, 
essendo essi strettamente tenuti a sottomettersi al giudizio 

1 Const. Pastor Aeternus. c. 2. 



f.A STAUPA 

, e nella Chiesa del Sommo 1 , non sola- 

mento qunmlo deflnisce un domma, ma anchc quando insegna 
una verita non rivelata, ma o connessa colla rivelazione, 
ovvero anche solo concernente il bene genorale della Chiesa, 
i suoi diritti e la sua disciplina. 

Questo punto ben dichiarato, 1'Autore esaraina la diflflcolta 
che alcuni oppongono a questo dovere cattolico, il quale loro 
sembra non potersi conciliare con alcuni principii allamont. 
professati a' giorni nostri, come quelli della sovranita del po- 
polo e della supremazia della salute pubblica. Ci rincresce che 
lo spazio, di cui possiamo ora disporre, non ci permette di 
presontare a' nostri lettori un'analisi di questa important i-- 
sima parte delP opuscolo del dottissimo prof. Schroeder; ma 
trattandosi di due principii, de' quali si fa tanto abuso dagli 
oppositori de' diritti della Santa Sede, discorreremo di essi in 
altra occasione. 

Intanto ci congratuliamo coiregregio teologo, augurandoci 
che voglia dare alia luce altri simili scritti schiettamente catto- 
lici, de' quali e grande il bisogno da per tutto, ma segnata- 
mente in quei paesi, dove il liberalismo teologico minaccia 
co' suoi perniciosi principii di rovinare la Chiesa, la fnmiglia 
e lo Stato. 



BIBLIOGRAFIA 



ALLAIS CLAUDIO parroco di Pontechianale. La Castcllata. Storia 
dell'alta valle di Varaita (circoDdario di Saluzzo). Saluzzo, tip. Lo- 
belli-Bodoni, 1891, un vol. in 16 grande di pagg. IV-351. L. 3. 



II libro che annunziamo contiene 
la storia di quattro o cinque villag- 
gi, che sebbene posti nei versatile 
italiano delle Alpi, presso alle sorgenti 
del Hume Varaita, apparlennero dal 
secolo XIII almeno sino al principio 
del secolo XVIII al Delfinato e ne se- 
guirono tutte le vicende. Stavano di- 
pendenti da un castellano delh'nate: 
donde il nome di Castellata, tuttora 
conservato presso il popolo. La storia 
del rev. Allais e divisa in 4 parti. 
Nella l a sonvi le notizie topografiche 
e statistiche della Castellata. II dia- 
letto, la geologia, le piante e gli ani- 
mali proprii di quell'alpestre regione 
tutto fu oggetto per 1'Autore di dili- 
genti ricerche. La 2* parte abbraccia 
le notizie storiche-politiche sino al 
terminare del marcbesato autonomo di 
Saluzzo (1548). Qui siatn lieti di dare 
una lode al ch. scrittore. Avendo egli 
in mira di comporre un libro di utile 
lettura pel popolo, doveva ,neces- 
sariamente riassuniere la storia dei 
Marchesi di Saluzzo e dei Delfini di 
Vienna. Ora in cio 1' Allais ha mo- 
strata molta discrezione, tenendosi 
lontano dall'intemperanza di quegli 
scrittori di storie locali, che, o ne ab- 
biano occasione dal loro villaggio o 
non ne abbiano, vogliono far entrare 
nel loro libro tutta la narrazione di 
fatli, appartenenti alia storia generale, 
anche di quelli che si devono gia sup- 



porre non ignoti a persone mediocre- 
mente colte ; facendo cosi perdere loro 
il tempo e anche un po' la pazienza. 
Nella 3 a parte Memorie storico-po- 
litiche e militari si narrano piii per 
minulo alcune fdzioni militari, avvc- 
nute in parecchie guerre tra i Keali 
di Savoia e la Francia dal 4548 al 
4815. La parte 4* descrive le memorie 
storico- religiose della Castellata, cioe 
1'introdursi cola dell'eresia di Calvino, 
e gli sforzi che per isradicarnela fe- 
cero gli zelanti Pastori della Chiesa. 
e in particolar guisa i buoni Padri 
Cappuccini, che vi avevano stabilita 
una loro missione. Coloro che accu- 
sano continuamente i Cattoliri d'in- 
tolleranza e per contro esaltano i Pro- 
testanti, quasi apostoli della liberta, 
(come fa il De Amicis), leggano le me- 
morie qui raccolte dall'Allais per con- 
vincersi come ben diversamente an- 
dassero le cose nel fatto. Non allri- 
menti 1'eresia si pianto colassii ed in 
alcuni villaggi limitrofi del Delfinato 
che colla violenza; parrochi e semplici 
fedeli assassinati, chiese spogliate, 
conversion! fatte coll'alabarda cl<) dia- 
coni calvinisli, i quali all'occorrenza 
non rifuggivano dal mesliere di car- 
nefici, furono i primi Irofei della ri- 
forma calvinisla nella Castollata. Ben 
diverse furono le geste dei missionarii 
callolici, che colla pazienza, collo spi- 
rito eroico di sacrilizio, esponendo 



IOORAFIA 



'.'1 



O !> !! ;iri.i [I<T-II.I '' '-\ i'l 

no a lrarri 

ili mint <> -.nil, i sir. nla della rv 
i|uellj ^fdotta piipnl.i/iuno ed anrhe 
taluni 'luttori Tr.i <juei mo- 

desti P -.inti inini-tri <li (i. G. Bonn da 
notarsi Fra Stef.itut da Tenda, il no 
-ore Fra Zaccaria Boverio, scrit- 
turt- degli Annali del Cappurrini, ed 
nltri, rln- l.iHciarono dopo di so frutti 



ili liiMifdi/ione. j ipi.ili tun. r.i tiwii- 

I Mtfil ' ' '' ' 

!-- \ntore, e la tranqmlliu. 
mtr...|otta dagli iirnili Fiji ili S Fran 
cetco, regna tuttora nella CaatollaU, e 
mi gode CaninKi potcr asHprire, rtie i 
auoi aliitanti. intelligent! e prpviili-nti, 
ad una vita attiva e Uboriosa unoo 
benimimo accoppiare la rettiiudino 
della coBcienza e I'onesta dei 



Ml! delk li. \n-.i.|,-i.ii;i d-i IJtin-i. Anno r.:i. \X\I.\. 1S92. Seric V. 

lirouti r,hss di scienze fisichc, mitomatichc c n;itnr;ili. 
del !."> ni.i^in 1802. Vol. I, f;isc. X. I. semcstre. Rotna. tip. 
|{. A.vad.Miiisi. lS'.-2, 8 di pp. 325-374. 



AlTnlii; MIHIIKLE. II P. Nicola Mv Valente d. C. d. G. Dlscoreo 

Irlln nci solonni funeral! m-lla chiesa del Cirsi'i Vocchio il 12 di maggio 

del IS'.i-j dal l). r Michele Autore. 

versita Gregoriana. Le Btease scienze 
insegno con piena soddisfazione ed 
ammirazione di tutti in Belpio e in 
Italia nei Collepi di Benevento, di 
Potenza, di Salerno e di Reggio Ga- 
la I iria. ReligioBO editicante, si consacro 
tutto al bene della gioventii studios*, 
della quale, e*pertn eduratnre, seppe 
cattivarai la stima, la fiducia, il cuore 
colla sari tit. i della vita, roll' am.dnlii.i 
del tratto, colla prontezza al sacri- 
fizio ! 



Colla mortp dtl P. Nicola Valente 
la giovcnlti Htudiosa ha perduto un 
grande e leale amico. Egli, d' ingo- 
SIKI fnrt<- t> d^dilo agli studii (ilosofici 
e naturali, s' occupo tutto a beneti- 
care eolla scienza, col consiglio e 
-nil' -ompio la gioventii cattolica. 
II (>>lli'pii Pontano in Napoli lo ce- 
lebra < fondatore. Fu Pro- 

fessore di Filosofia e di Fisica in 
Roma nel Collepio Romano e poscia 



li Metalisica quivi nteso nell' Uni- 

HAM.KIIIM KUGENIO aw. - Le psicopalie e la capacita j.'iiiri.li-.i. 
I r.iito dalla Gauetta Dritto e Giurisprndeaia .Vi/>/. Fe-lerigo Cor- 

ra.l.., IN'.H, 8" ^r. di pp. 154. 

arbitrio, cn-dijiuo dn\er notare che 
Papa Borgia fu BI biasirnevole, ma 
non per la sua crudelta sfunuata.di 
rtii 1' accusa il chiaro Autore con 
qtipste parole : La storia wgnsla 
uomini crudeli, di fronte ai quad la 



Dnpo avere il ch. Autore difeo 
I'eantenza del libero arbitrio e con- 
futatu I'fvoluzione darwiniaoa con 
buoni e forti argomenti, vione a par- 
lare dello varie psicopatie o stati di 
follia, in quanto si riferiacono alia 
!ura giudiziaria. In cio egli mo- 
htr.i line diiceniinipntn Mentre lo- 



tigre sarebbe maestra di teiiipi>ranza ; 

un \erone, un Domizinno, un Papa 
diauin I' A u tore per essersi da valo- Boryia, tin Ducn Alr.itandro n<>n fu- 
rose Bollevato dal fango dei materia- rono pazzi, ne delinquent! m 

a*nche predisposti al delitto non man- 

rarono di libero arbitrio..., e furono 



listi, seguendo la vera gcienza cbe 
ammette I aniina spirituale e il libero 



02 BIBLIOGRAFIA 

-<> morale (pag.GG). Gli |>n>\n chela maggi< r |>,irt.> dci I . 
i storiri protestanti, <-on i <!<><- fntti alle sorirt.i religiose orano stuli 
im-nti alia mano,sono intenti a togliere ottenuti per insidia sotto I' influenza 
..I Borgia sifTdtta nota. Ci hanno poi delta paronoj.i. V. T .mimic i <>deato 
recato non poca meraviglia le seguenti Legrand avea grande fantasia e non 
e.-pressioni della pag. 95 : II Le- grande esperienza da sorivere corbel- 
grand du Sanlle, con casi pratici, in lerie si marchiane. M.I pen-he co- 
forza della sua grande esperienza, piarlo? 

lOlGNI UMBEKTO profess, di Storia ecclesiastica ncl Seminario di 
Perugia. Prolegomeni di Sloria Ecclesiaslica, Siena, lip. S. Bernar- 
dino, 1892, op. in 10 di pagj?. 127. Lira 1. 
Sonn nozioni elementari, esposte voglia porsi allo studio della storia 

con assai chiarezza, in servigio di chi generale dolla Chiesa. 

j{. G. Le Societal di S. Yinoenzo de' Paoli. tip. edit. S. Sebastiano in 

Dagno Cremawo, 1891. 8 di pp. 39. 

L'Anonimo,aninedipropagare leSo- le origini, i requisiti per appartc- 
cieta o Conferenze di S Vincenzo nervi e lo scopo che si prefiggono. 
de Paoli, no discorre in cjuesto lil>ro 

iioM-'JTI ANTON. Da Biignorea a Munlana, ossia : Storia della gucrra 
pontificio garibaldina del 1867. IV edizione Iriplicata col ritratlo di 
De Charelte ed una carla topografica. Trento, tip. editr. Arligianelli, 
^891, I,. 4. Dirigersi all'Autore, prof. Antonmaria Bonelti, Koma, 
Casella Abbonati, N. 25. 

11 Bonetti, con quest' altr' opera, cumenti, la verita appare si chiara, 
sciiopre ttitte le nefande azioni di co- che, se i nostri nemici fossero cape- 
loro che neM867 tentarono rapire al voli di rossore, se ne sentirebbero 
Papa il suo patrimonio, e come a ri- avvampare il volto. Ne raccomandia- 
scontro niette in bella mostra le virtu mo la lettura ai giovani, ai quali la 
croichc di quei soldati difensori, che stampa compra e un certo falso ba- 
ad insolito dilpggio furon detti mcr- gliore delle glorie italiane ingenerano 
cfnar'n. In tutto il racconto, intessnto di continue idee perverse. Peccato 
di citazioni del P. Gio. Giuseppe che in si nitidi tipi sieno incorsi alcuni 
Franco, valente scrittore il quale at- sbagli da non poterne alle volte age- 
tinse largamente dagli archivii dci volmentc rintracciare il senso ! p. e. 
Ministeri di Stato pontificii, e del Vi- pp. 131, 133, 155, 158. 
tali, testimone oculare, e di altri do- 

DOTTAZZI EURICO. II P. Agostino da Monlcfeltro a S. Maria La 
Nuova in N 7 apoli nella Quarcsima del 1892. Sunli slenografici, raccolti 
dal Prof. Errico Boltazzi. Napoli, Slabilimento tipografico-librario di 
A. e Salv. Fcsta, 1892, 8 di pp. 258. -- L. \. 

Yolentieri annunziamo qucsta rac- rcndessero fedelmente le idee eccel- 
colta delle prediche del P. Agostino, lenti dell'esimio predicatore, almeno 
perche v' e 1" approvazione dell'Au- sono scevre dagli spropositacci, li 
torita ecclesiastica, e percio, se non altri acciarpatori gli hanno affibbiato. 









\<'M.| |:l \',|n I to pel 

DOSlr i ratl<>liri i(;ili.ili. V 

, N ,li |.|.. ::i. ni. to. 

i ui.i ili-.iinin.i dcllc fasi gliono cel< , ., o*Unaoo - 



ere aenipre, lii. <nnn<>, HIM 

potto i prr.j.ri (., !i (] i ., 

(ill ..I. M>i:..il I'jpg e I' Italia Oinndi 

il .-liiiiri- -. rsit.ir. .is-.-rva i he la pe- 

tO (Hl- 

sere tin alt-. fiTondu ili ide., <li or- 
dine, di imi." .-. ( |j i-nergia nclla no- 
-Ira .i/ii'in- >li ir.nluii e, - non l<> 
I'n. lulia l.i , ..!; .to rioatra. 

Conchindc i nl uri-trarc ipianto ata im- 
portantt- P m-.-ppsario il fonnare un 
partito i atti lit ii .1 .lifi-sa dfi diritti 
ilrl I'Hpu dell indipendenza e pro- 
-p.-ritn di-ll \ |. il 



-.d'ilp dalla pi-ti/ii , dn .'. : 

ninriata a -nttn-i-riv ITP d ii . atlolii i 
lell'anno 188" e 188R ppr In liliprt.i 
1el Papa, aino al due aprile ili .|in-- 
no I *'.' . ijuando dall'on. 
f.vp la |i.->-iini relazionp 
:lii dopo trr anni e dicri mexi di di 

ilnria. Si 88 a che 
iuci sillalla rda/imiP. Cna dnmatida 
_:u-i.i di tanli Italiani fn ri.ucttata. 

-i continna il C.isoli. 
iovprno p Irui-latori banao ottoacrit- 
o la loro a-Mi|uta condanna di front*' 
il paese e al , ..|.,-n.i di tntlo il mn- 
lo. Convinti di non PSSPTC clip una 
hanno rnostrato clip non VM 

\STKI.I.I i:\ltTni.nMMKn. |i.v;,no della til.! lrd- di Mazara/ 

' ordinario ddl'Accademia rallolira palenaitaBfl fli - . I. a o\-Cat- 
ti-ilra lililiclana c ] considcra/ioni storico-rannnii > . ritidic did. r"v. Ar- 
ri|irclc di Marsala can. dr. l>. liasparo Storiano. Palermo, lip. I'onli- 
licia, ISlli, 8." di pp. XVI-300-VI. 
Riguardo a questa pubblicazione dd ~ >. 
ledasi quanto fti dctto ncl quad M7T 

Al VIKHK Ciin.lU. !, lien coojiij;al rl lo di\orco. j>.ir hilcs ilauviere, 
ancicn magistral, prolcssoiir do I'lnsliliil <-alholijno do I'iris. Pariyi. 
Tlmrin. !S'.i. s di pp. frf). 

in- di-irntton deila -... i.-t.i < rittiana fd 
.in.. .i,,i ddl.i liiiiiuli.i, al paragooe 
compar : darliari dei harbari 

antirhi ; uiarchp. .-on iinpieta dia- 
sennata, mirano a sovvertire Tordinr 
iorialc introil. u<> l.d i'.nstianeimo 
fra le p-nti, . In . A piii p-rfeUo e 
proficim in-ii-me al henew^re pur 
temporal.- <ldl umanita Hi queato 
i-t i dlcnlf LiNiTn dil aignor (ia>. 
i \crra |>r .-i.'iic di ripar- 

hire. Intanto gl' in\ianio le nostn- piii 
.. ild.- i "iiuratulazioni, in quella che 
mdiamo il t-uo Iwll 1 opuacolo 
agli <tii (iiesto partii olare ar- 

gomeoto. 



un npii.i-iilo, ncl iju.ili- i- con- 
iensata la sostanza o niatnia di un 
fTOSso voliiiup I/illiistn- zinri'.ta rh<> 

10 p I' autore, egpogto il diritto na- 
Jirale riguardante ii vincolo di-l ron- 
ugio, pagsa ad an-ennare storica- 
niMitr, con lin-\c (...inn- rili'-n, ronn- 
in tal diritto fosse inteso, pratirati- 
d aliu-ato n \ioUto dagli anlirhi po- 
"'li asanti il Oistiant'simo. Tutti i 

liri ild ti>tnpii vetusto i fan no 
ichierare sot to gli occhi di clii legge, 
non ni csdudono npppure pielli 

i. -i-r.,n,|,i ID stato ill i ill 

: "IMI all' epoca delta scopprtu 

11 quel grande ernisfero. I moderni 



94 



WHMOGRAFIA 



r.lllAYAI'.KLI.I SANTE d. C. d. f.. II ^iuvim. ,t<. di Maria. 

Istrnzioni e Pralirhe per tulto 1'anno o piu spjvialmrnlp pci in 
vacanzn. Operetta oflerta ai giovani ddlo ('.uri-n'-.-i/inrii M.iri;m<\ 5 
tip. edit, di S. Bernardino, 1892. Vol. unico in 8" di pp. IUO. 
Cent. 80. Si vende in Roma presso i seguenti : Nicola Cimini, pa- 
lazzo Massimo alle Terme; Camillo Dongo, via del Seminario 120; An- 
tonio Saraceni, piazza di S. Apollinare. 
II Ch. Autore del Manuale del di ascetica cristiana, il bell' online 



Congregati di Maria, di cui parlammo 
nel nostro Periodico, vien ora a of- 
frire un nuovo tesoretto spirituals alia 
cristiana gioventii con questo suo ca- 
rissimo libro, nel quale fa dovizia di 
morali istruzioni intorno alle virtii 
cristiane, di meditazioni sovra testi 
scritturali, di esercizii di pieta, di pra- 
tiche virtuose, di avvisi per le va- 
canze e di regolamenti pei Congregati 
di Maria con 1' aggiunta di notizie 
storiche intorno alle feste della B Ver- 
gine che cadono nei mesi di vacanza. 
La scelta delle materie, tutto fior 

CLEHICO GIUSEPPE prof. Metrica 

1892, 16 di pp. 84. 

Comprende la Metrica di Orazio, 
Catullo e Fedro, trattata con quella 
parsimonia che si conviene all' inse- 
gnamento del Liceo. Dopo brevissimi 
ragguagli intorno i piedi metrici e le 
serie di piedi, passa 1'A. a parlare del 
versi cost semplici come composti, ed 
infine dei varii sistctni che troviamo 
nei poeti or ora mentovati. 

II trattatello ci pare nel suo tutto 
ben ordinato, si da condurre i prin- 
cipianti, specialmente colla guida di 
un buon maestro, a sufliciente cogni- 
zione della metrica latina e dell'ora- 
ziana in particolare. 

Ci si permetta ora qualche os- 
servazione. Le nozioni preliminari 
(pp. 9-10) ci sembrano alquanto man- 
chevoli ; ne sappiamo perche, mentre 
pure si conserva la denominazione di 
versi cataleltici, si bandisca 1'altra ri- 



con cui soiio disposte ed adattate n 
morali bisogni della gioventii, la snr- 
cosa brevita e la chiarezza dello stile, 
e piii che altro quella ricchezza di 
nozioni teoriche e pratiche, tutte ac- 
conce ad istillare nel cuor de' giovani 
il sentimento della pieta e 1' amore 
deila virtu, -mm i pregi che rendono 
preziosa quest'operetta ; dalla cui dif- 
fusione ci giova sperare un noUvole 
vantaggio morale nelle famiglie e nelle 
case di educazione, alle quali in inodo 
speciale la raccomandiamo. 

per il Liceo. Torino, tip. Sulesiana, 

cevutissima di versi acataletlici 
ci piace di vedere che talvolta si dia 
come dottrina certa cio che dovrebbe 
dirsi opinione, piii o meno probabile, 
di questo o di queH'autore. A p. 15 
p. e. leggiamo che per ridurre il dat- 
tilo ciclico al valore di tre tempi si 
calcola la prima lunga di tempo 1 ' _,, 
la prima breve di tempo V'g, e la se- 
conda breve di tempo i . fi questa 
senza dubbio una detle teorie proposte 
per ispiegare 1'indole molto oscura di 
quel piede, ma non la sola, ne forse 
la piii probabile ; eppero vorremmo 
che trattandosi di opinioni si propo- 
nessero come tali, altrimenli i giovani, 
se mai si continuano in questi studii, 
sono spesso costretti di dovere disim- 
parare cio che con tanta fatica ebbero 
appreso nei lor primi anni. A pag. 12 
leggiamo: In ogni verso giambico 



IUBLIOORAK1A !>.". 

I'arsi cade nori in ogni pird,-. , ,.me percuaaione principals, non segue per 

!-: ilitlilni. ma i.uni due piedi. * queato chc I'altro non ne abbia una 

'ion e eaatto ; poiche. quantunque tecondaria. 
tin old piede della di|>odia abbia la 

/ \\ \ di l.-tlurv dranmiatirhc. Anno VIII. Fasr. I. III. IV. V e VI 

Folctto Giiicomo, snc. prof. Fausto. Draiimia liriro in qiialtr. .itli. 

32. di pp. 128. 

- Hello, i ristoforo Colombo. Dramma in n'nqur atti. 32." di p|> 

Jio F. sac. La lilxMrla, ossia una vocazione tr.idil.t. Dninma. 
32. di p|>. 

- A. B. sac. Composizioncelle tcatrali p-r Islitnli Irnmiiriili. Vol. 4. 
S. r.hiara. Dramina in tre atti. Una scrva sanla. 32. di pp. 104. 

Miujiuzzi G. I'n generoso perdono. Dramma I'D cinque atti. 
32. di pp. 96. S. Beniyno Canavete, tip. Salesiana, 1892. 

COLLANA di vile di Sauti. Anno XLII, Disp. 247. Vita di Santa 
Scolaslica v.Tj, r ine e di Santa Malilde vcrgine, vol. uoico. 32. di 
pp. 1-88-1-112. Pisp. 248. -- Vita e miracoli della Bcata Filippj 
Marori o Vita c martirio di S. Felicita e de' suoi sclte fi^'li. Monza, 
tip. dc' Paolini, 1802, 32 di pp. 72. 

niM,ltl-:t',.\(;iON de la Immaculada Virgcn Maria \ S. Luis Gonzaga, de 

Barcelona para jovenes de estudios y del comercio agregada a la I'riina- 

I'riinaria > de Homa, al comenzar el afio 1892, 8 grando di pp. 162. 

I ' tin ragguaglio di tutto cio che si sorta di atti di pieta e di opere di 

vicn fnrrndo in bene della giovcntii misericordia cbe vi ni esercitanxio 

nella Congregaxiono della Vorgine Im- nell' anno teste decorso, gpiv -ialnuMiii- 

macolata e di S. Luipi in Barrellona. durante le feste centenarie dell'Ange- 

I -^a rho reca ammirazione e stu- lico Giovine. Possa tale esempio e- 

IKTC, il gran numero dci congregati sere di eccitamento a crescere nella 

ii condizione chc vi sono ascritti pieta per le altre Congregazioni ! 
e la atranrdinaria nio|titiidiin> di ogni 

r.nilMT I TIKNNE S. I. -- Los mairaitcurs littt-raires. Parw, Colin, 
1892, 16." di pp. 

In i|ii.'.-t np.-r.i si da il fatto loro adoperano a guaatare i pnpo!: 

a tutti git scrittori di m.-.-tierc, i <|ii;di, rcndcrli atei, imlifTt-rvnli o sfronati 

pur. he tr.i--.in.i prolitto dalle loro Uuanln sia opportune sifTatto libro, 

publica/.ioni, poco o nulla si curauo nn e cbi non lo vegga : pen-he on 

delle vorita, o della moralita del po- tutto il mondo e paee, e cio che i 

. an/i -tndi.it. mi. -ui.- cdncorrono pratica oltr'alpe in fatto di stampa, 

a corninipcri- la so, ict.i. Vjnno sott- pur troppo e oomune a tutte le na- 

1 titolo ^iornalisti mondani scor- zioni. Auguriamo al ch. Aut r 

retti o lihfrali, roni.iii/.ifri iiuinorali, posn easere letto da tutte le fan 

;, criti. i, storit i, lilosofi x rifltiane ch> bramano preervar*i datla 

e via <li< cndn i lio ririliH.'i mntit si crruttela di una staiupa fatale. 



96 BIBLIOGRAFIA 

CREMONCIM MARTINO D. S. P. -- Djnte e la vita roli^i 

tip. ex Cordelia, 1802, 10 di pp. 23. 

fe sempre utile piibblioire scritti di mottprc in guardia la irinvrntii <la 
c-he dimostrino I'ortodossia di Dante: tanti inlerpreti increduli e maligni, i 
e questo discorw) intorno al concetto quali travisano i sentiment! d-l 8<>m- 
cbe Dante avea della vita religiosa e mo Poeta a vantaggio dc-ll.i rivolu- 
parimente giusto ed opportune, a fine zione. 

DA LANGOGNE P. PIO. Testo e commento del Dccreto della S. Con- 
i:rcj;azione dei Vescovi e Hegolari. Napoli, Festa, 1892, 16. di pp. 0-2. 

- Cent. 60. 

11 titolo di questo opuscolo ne dice sorti in riguardo alia pratica applica- 

abbastanza il contenuto. Mostrata 1'op- zione. Cotesto Coramento, fatto con 

portunita anzi il bisogno di questo re- tanto criterio dal ch. Autore versatis- 

cente decreto della indicata S. Con- simo nella materia, tornera utilissimo 

gregazione, e i motivi che lo hanno a quanti hanno interesse di ben in- 

provocato, il ch. Autore passa a espor- tendere la portata del Decreto, e di 

ne il senso dei singoli articoli. Quindi applicarlo. Merita lode anche il tra- 

rieponde trionfalmente a qualche ob- duttore, per la fedelta e buona lingua 

biezione che taluno si e ardito di italiana della traduzione. 
fare al medeeimo decreto, e ai dubbi 

D'ANTUONO LUIGI sac. Candido giglio deposto sulla gloriosa tomba 
di S. Luigi Gonzyga nella sua terza ccntenaria festa 21 giugno IN'.' I. 
Co/o, tip. Piccola Casa della Divina Provvidenza, 1891, 32. di pp. 104. 

- Cent. 15 la copia; L. 10 cento copie. Si vende a favore di un 
opera pia. 

fc la storia in breve di un carie- proporre alia gioventii un'anima in- 

Himo giovinelto che, prevenuto dalla nocente da imitare : e vi e riuscito a 

grazia del Signore, nieno una vita an- mera\iglia. La Jragranza di si elette 

gelica sull'esempio di S. Ltiigi (Jon- virtii e il candore di si bel giglio fa- 

zaga di cui era particolarmente divoto. ranno certo un gran bene a tutti quelli 

L'egregio scrittore e<l insigne oratore fra i giovani che vi porranno mente, 

1'ha delineata in pochi cenni tra le percorrendo queste poche pagine si 

sue apo&toliche fatiche, per zelo di piene <li saggi ammaestramcnti. 

DE1DIER, miss, del S. C. L'Extase de Marie on Le Magnificat, par le 
I!. P. Dcidier, missionaire du Sacre Coeur. Purit, Tctjtii, 1802, 10* 
di pp. 102. 
i; uiiii breve esposizione del <i .Ma- siaointit notizia dell' Arcicoiifrater- 

gnificat ;> fatto con cuore devoto e for- uita di Nostra Signora del Sacro Cuoro. 

voroeo. Segue, come appendice, una 

DEPEDEH (iIU. H. Enchiridiou Thoolojriae pastoralis in nsuin Semina- 
riorum, auctorc lo. B. l)<'|H'dfr in Sem. Tridentino Theologiae pasto- 
ralis Profossorc. Pars Prior : .De Pastore. Trenlo, Artigianelli, 1 
8 gr. di pp. 82. 









I/ i.Ui della Teologia Pastorale 

forniare il na< 

abile alia dirc/.ii>ne doll.- .mini 
importantisiima, -h < ui dipendr 
in gran parte la salute de'.le anime 
MIIV Dnnde apparisce quHIo 
che gia nhrc volte ahhiamo ripotuta 
in. -lit. iiirnl. ,!'.., cine la necessita 
die nei Si-iniii. irii, agli altri studii s'ac- 
coppii quello delta Pastorale, o come 
hi <lnc in Italia, nscelica. altrimenti i 
sacrrdoti, uscendo di Seminario, non 
IKMI fnniMti iii ijiii'sta die im-ritamente 
.l/-v .\rtium. I'incontreraono in 



lUbili, 

Mino lor proprio d>lle peco- 
relle id e*si altid.ite I. '/;.../.. 
cho annun/i jutonic 



/'is/r,;,/[M del celebre Ri- 
>rler II (Vpeder ipii parla del /'- 
store, il cui capo e modello p Cristo ; 
discorre quindi della vocazionr, della 
cnntticrazione, della mi.iiinttr, dello 
in-/'/ del Sacerdote che e occiipato 
nella salute delle anime. Speriamo di 
poter annunziare quanto prima il se- 
Ki'ito di un' opera che puo riuscire 
cotanto utile. 

IHHO.V do I'Ordro do St. Dominique. Indissolubilite et divorce. < 
foroncos do Saint-Philippe du Iloule, avec preface et i-pilo-no. .Nouvelle 
Mlitinn. r>iru. Plon, Xourrit et C., 1892, 10 di pp. I. \\X-JiO. 

Nella prefazione o prologo si di- si ponderassero l>ene i suddetti di 

scorsi, si troverebbe molto app' 
per abbattere trionfalmente i sofismi 
e i pregiudizii degl' increduli, e le il- 
lusioni degli ignoranti e in generate 
degli uomini di mala fed'-. NellVpi- 
logo si tratta poi piii proprtumente ed 
npportimatncnte del matrimonio cri- 
stiano. Ai giorni nostri in cui lo spi- 
rito anticristiano delle solite sette giu- 
daico-framassoniche ha risollevato an- 
che presso di noi la stesu questione, 
il libro puo recare molto vantaggiu 
ai difensori delle vere dottrine delU 
Cattolica Chiesa. 



s-orre a lun^n dflle cagioni del dis- 
sidin esistente in Francia tra la Chiesa 
e ID Statn, c lc conaiderazioni che fa il 
cb. Autore sono gravi e giuste. Da cio 
egli si fu gtrada a trattare della indi? 
soliihilita del matrimonio; e quantiin- 
que mostri di \o|or prescindere dagli 
arp'tiiiMiti dosiinti dalla religione, e di 
parlare a gente rbe non nc aman'tt.i 
puntn, nnndimonn, ani-he solo sotlo 
I'aspetto del dritto natural^, propngnn 
vigorosiiiiKMitc la dottrina della Chic- 
sa : rlii;ir>*//.i, ordinc, gravita, forza 
e sentimento sono i suoi pregi ; e se 



CAIill.MK M. J. Corps et Ame. Kssais sur la Pliilosophio do S. Thorns. 
M. J. (liinl.iir, profossour libre de philosupliif ;i l.i Fjicullt- d-? Icttrrs 
do P.iris, ;i l.i Sorbonne. /'/;/.. P. L"tliiollou\ 1-J di p. 
I'riM dci mi-//! pin cllicnri a <lif- disirnpo^n.ito perfeltanicnte di questo 

difficile compito. a riu'iiardo della dol- 
trina di S. Toiumaso mtorno ai 
e aU'aniiiia, e vti.l dire a riguardo 



fornli-re i tesori della filosotia atiti. a . 
qncllo di ofTerirli ac comodati in lingua 
volgare e per (pianto e possibile, in 
mod. i acconcto al concetl.iro modern". 
Ben inteso rhe in < io fare non si 
dehliono alterare menomainent<* i con- 
cetti che si tolgono a volgarizzare, 
dei maestri anlichi. II ch. Autore s'e 

Stri JTT, wol. Ill, fate. 1009. 



delle questioni pin rilevanti delta li- 
, Oiiptto lihro si leggera con 
frutto dagli xtiidioni. non solo in Fran- 
cia, ma in lulia alti 



' 



IMt > 



98 BIBLIOGRAFIA 

liKKnl.A I.OUK.N/U .MAIUA. -- Tratlato della speranza crisliana contro 
lo spirilo di pusillanimila c diffidenza e contro il timore eccessivo. 
Trad, dal Irancese, con varie aggiunte dello stcsso Traduttore. Torino, 
tip. S;ilesiana, 1892, 16 di pp. VI11-454. \.. -2. 

GIANNANTONI D. ALESSANDRO. L'csistenza di Dio, per il sacerdote 

D. Alessandro Giannantoni. Peruyia, Santucci, 1892, 8 di pp. 35. 

L'Autnre, dimostrata brevissima- teismo. Parla, pur brevissimamente, 

meute 1'esistenza di Dio, passa a com- dell' Incarnazione del Verbo e del 

battere eziandio brevissimamente 1'a- Mistero. 

G101A P. CAR.MLNE. -- Gesii nel SS. Sacramento deU'Altare. Versione 
del P. Carmine Gioia C. R. Somasco. Citta di Castello, Lapi, 1892, 
32 di pp. 74. 
Libriccino pieno di pensieri ed affetti devoti verso Gesii Sacrainentato. 

JANNET CLAUDIO prof. Le capital, la speculation et la finance au 
XIX siecle. Paris, Plon, Nourrit et C'% 1892, 8 di pp. VI-608. 
Questo volume e importantissimo, tezza del dati statistic! e per 1'appli- 

per la varieta delle materie che vi sono cazione delle teoriche alle preaenti 

esposte e per la maniera onde sono condizioni ed esigenze della pubblica 

trattate. Esso e soprattutto notevole economia. 

per le notizie storiche, per 1'accura- 

JENNER JOSEPH. -- Le R. P. Felix de la Compagnie de Jesus, par le 
P. Joseph Jenner de la me 1 me Compagnie. Parigi, Tequi Libraire-Edi- 

teur, 85, 1892, 16 di pp. 268. -- L. 1,25 franco. 

L'Autore non s' e prefisso di dare voglia scriverne in modo da esaurire, 

una biografia compiuta del celebre come suol dirsi, 1'argomento. Trovera 

oratore, ne di esporre il carattere e come un itinerario ed una storica 

le doti special! della sua eloquenza. esposizione dei trionfi di questo dotto 

Chi non ponesse mente a cio direbbe e fervido oratore non mono che fe- 

non a torto esaere 1'opuscolo arido e condo scriUore. II P. Jenner ha avuto 

non corrispondere alia idea che pur la felice idea di porre in fine del suo 

vuolai avere del P. Felix. Tuttavia qui opuscolo la nota dei libri ed opu- 

il lettore trovera non poche partico- scoli dati alia stampa dal P. Felix, e 

larita preziose e giudizii di uomini che ascendono al numero di 55. Delta 

contemporanei, al tutto competent!, nota si deve al ch. bibliografo, il 

intorno al valente Oratore ; cose tutte P. Sommervogel. 
che gioveranno mirabilmente a chi 

KNOLL ALRERTO. Institutiones Theologiae dogmaticae gcneralis, seu 
fundumentalis, a R. P. Alberto Knoll a Bulsano Ord. Min. S. Fr. 'tc. 
conscriplae et a sac. Eugenic Moramii s. Tlieol. et Phil. Doct. ac 
Theol, dogin. Professore recognitae novoque usui Keommodatae. Torino. 
Marietti, 1892, 8 gr. di pp. V1I-440. 
Le riputate Istituzioni teologiche come lo indica il titolo stesso, dal 

dello Knoll vengono qui ritoccate, ch. prof. Morandi, il quale vi ha ag- 



KIKUOORAPIA 

;>ito|i del ditto il i|iiale trut 1 ... So- 

rnio\i. i-iiini' rirhiedevasi in IIM mrso .-i.-t.i p.-rfrtta (pp. f 8 J 

di Teologia, da stare nolle m.uii depli g|j artirolj IV e V ddln nimwrt.i 

ftudiosi de' gionii rn.xtri. Notiamo H- delln medeaima *f7.\nne, in 

pecialmiMite delle COM aggiunte dal al primato e all' infallihilita del Ro- 

Morandi il capo III dclla sezione II*, mano Ponteh'ce (pp. (v-f. 

I.MIDI'SSE G. Summa Philosophic;! ad nu-nlnn II. Tlmm.H- in i: 
Alumnnnim Sfininarinnim, auctore (i. Ldioussc S. .1 V\\\\ I'! 
plii.ie, nunc Thcolnj,'i;ic do-matiraf in ('.nlLvio l.n\.mirnsi S. J. lec- 
t(r-. Tom us secimdus. Ptychologia, Theodiren. l-jliim. Lornni',. ]'-(< rs. 
HV di pp. 419. - L. 3. 

lettori gia conoscono le camhiato che il modo di pro|M>rl.< 
Praelfctiones philosophicae del chiaro piii difTusamente nelle Praelcctionet 
P. Lahou88e,contenute in 4 voluini, a- e molto brevemente in questa Summa; 
vendolenniannunziate mano mano che la brevita pero non produce osriini i. 
venivano alia luce. Ora egli no da un se non sia quella inerente a tutli i 
suntn in due volumi, nei quali rac- compendii di doitrine per se un poco 
coglie in brevi paragrafi Ic dottrine diflicili e che richieggono natural- 
e gli argomenti proposti ampiamente mente una piii distcsa spiegazione che 
nell 'opera grande. II giudizio che gia dovrasai proporre agli scolari dal Pro- 
dfiiuno della dottrina del ch. Autore fessore, o attingere in altre open- di 
vuol ripelersi anche qui, non essendo maggior mole. 

I.A.NCKLLOTTI DE FELICE VINCENZINA marches,.. - II div.rzi,. la 
donna, confcrenza letta nella sala del cnllc-io \.-.\ Carita, a' 15 in.ij:- 
gio IX'.i-J (\.\ Vinron/ina DC Felice Lancellotti ad is'anza e |>or invilo 
del Ilirroln (lattolicn per j:l'iotercssi di Napoli, Parforo, tip. Antoni.ma, 
IX'.l-_>, S di pp. 23. 

A ragione e stata lodata dalla Sieno lodi a Dio che di tanto in tant> 
stampa cattolica quesUi conferenza. sorgono anime generose che non t.-- 
O>o in essa avvi brio, forti c nobili mono di nobbarcarsi alia fatica di 
p.-n-i'-i i f - tM"//.i d'argomenti presi farci rihicere in tutta la sna pienezza 
dalla storia, dai Santi Padri, da un il lieto raggio di-ll.i \.-rit.i in qticsU 
Card. IMIarmino, da un Vim, da un notte litta d 'error! , dalla quale tiamo 
Taparelli e da altri dotii pcrsonaggi. rav\olti. 

Omaggio a S. Luigi, S" di pp. 20. 

Sono poeaie di vario metro gcritte con afTetto in onore di S. Lnip 

I \M.I\NO (Da) T. .MAKCKI.U.NO. Vita del \Vu. servo di Diu IV Lu- 

dnvir.. d.i r.ildonc, Minorc (lsscrv;inlc, scrilta dal IV M.ircellino da 

i.iiin. .\-ininislni I'mxinrialo dell' islcsso (Inline, Lanciano. tip. 

ilHIo Stab. 15. r.;ir;.lib... 1802, 8 di pp. 118. 

II venerabile IV Ludovico, nato in gli Abruzzi nel <"4. fu ii'>m< di 

if, circondario di CampobasHO, ^Ir'ordinaria iiuTtiticazione < <l' 
I .moo \~,\i e ni'.rto in Orsogna de- fonda imiilta, riinuneraU da Dio con 



100 BIBLIOORAFIA 

talc copia <li miracoli, che ora trattasi belle ed opportune rillessioni dell'Au- 

(1'introdurre la causa della sua beati- tore reodono molto gradevole la !et- 

ficazione. La (initezza del tip!, la ina- tura di questa vita, 
niera di scrivere tutto semplice, le 

LESSIO LEONARDO S. I. Recollectiones precatoriae desuinptae ex 
XIV libris de perlectionibus moribusque divinis H. P. Leonardii Les- 
sii S. I. ud u t i lit ;i Inn ac commoditatem piorum fideliuin seoreum 
impressae. Friburgo di Brisgov., Herder, 1892, 32 di pp. VIII 182. 

MAIELLO CRISTOFORO prof. Nuovi element! di zoologia descrittiva 
per la qu;irta gionasiale, secondo i programmi governativi dell' 11 
ottobre 1891, per cura del prof. Cristoforo Maiello. Aversa, slab. tip. 
Panfilo Castaldi, 1891, 16 di pp. 84. -- L. 1, 35 presso 1'Autore, 
Aversa, S. Domenico 10. 

Nuovi element! di Botanica descrittiva per la quiota classe ginnasiale 
secondo i programmi govcrnativi dell' 11 ottobre 1891 per cura del 
prof. Crisloforo Maiello. Aversa, 1891. L. 1, presso T A ulore, come 
sopra. 
Sono due buoni libri di testo, com- da campion! veri, come di fatto si 

piliiti con chiarezza e precisione. Man- pratica nella maggior parte delle 

cano d'incisioni, le quali si suppone scuole con evidente vuntaggio. 

i-lir sieno supplite da carte murali o 

MARTINOL1 ANGELO sac. La Keligione cristiana esposla brevemente 
. ai giovinelti. Seconda edizione, Cremona, tip. Foroni, 1891, 32 di 
pp. 128. 

MRLODIE d'un'Arpa Siciliana. Acireale, tip. Donzuso, 1892, di pp. 114. 

L'Autore di queste dolci e castis- piovane cantore si sente piii ispirato 

stine Melodic, qualunque ei sia, e al da Talia die da Polinnia. Piacevolis- 

certo nato pocta; ma la sua cetra non sime sono le sue giocose ; e le Sestine 

o sempre del tutto accordata : pero il sul Galeidoscopio sono tali da onorar- 

canto, spesso s'l soave e di si alti sensi, sene ogni miglior poeta. 
qua e la manca e cade. Forsecht' il 

MIECOVIENSE P. GIUST1NO d. 0. d. P. (polacco). II Salterio di Maria. 
Discorsi sul Rosario di Maria Santissima. Volgarizzamento e note del 
sac. R. Caccavo. Napoli, P. Rispoli ed., 1892, 16 di pp. VI1I-104. 

- L. 3. 

Lo spiegare ai Cristiani i misteri piena di ottimo spirito, e sprcialmrnte 
della religione e 1'origine, la pratira nella spiegazione de' misteri del rosa- 
e i privilcgi dellc devozioni intro- rio si porge egregiamente a pascolo 
dolte nella Chiesa, e cosa utilissima; delle anime, e a fomentare la pieta 
e pero merita ogni lode il traduttore verso la SS. Vergine, non mai abla- 
di quest'opera, la quale, benche qua e stanza inculcata ai fedeli. Si da poi 
cola possa risentirsi dei difetti del ancbe contezza esatta delle indulgenze 
tempo in cui fu scritta, tuttavia e concesse agli ascritti alia pia Confra- 



BIBLIOOB 



ili-l RoMrio, ed a chi pratica 

unite HI pio esercizio. H Hiiro 

Ho lii-nr c i<>rredati) <li liiume 

note, e per quiMn c per gli altri pn-.ni 

indicati pin aopra nicrita ill eMere 

r.irromandato, HHinche *ia si'inpre pin 



propagata fra i fedeli la r.-.-ii.i d> 

rin. tin t-iiipii M , c.miirip m-lli- fi- 
i-ri-itiane, ed ora disgraziata - 
da rnolte ahhandonata, beach* 
il S Padre Leone XIII tanto ai aforzi 
di rilornarla in pieno vL 



MISf'l'1.1 I A AM di mcmorie ecclesiastichc perujjne, pobbBcailOM srlti- 
manali', inscrta nel Piccolo Monitore di iVru-i.i, IS'.HI-IHOI, ie- 
cmulo fjiscicnlo. Pfnujiit, tip. di V. S.intmci. 8 gr. di pp. 101. 
I.. 1,00. 

I.' Kditorc di ((iiesle nieniorie fa -toria italiana, fornendole documenti, 
.1 non pure cara ai suoi concit- che all 1 occaaione ono pregcvoli- 

t.idini, ma aurora nmlto utile alia *imi 

Mnlf.XO Al. Gli Splendor! della Fedc. Accordo peiTetto dclla lli\.- 
l.izionc c dclla Scifnza, della Fede e della Hagione. 0|>era dfll' Abate 
Moino, r.anonico cli S. Dionigi, fondatnre c dircttore del ^iornale 

.; ill Monilo). Traduzione di Micbelc Barsotti Vol. I. La I 
ii. tipij;r;ili;i Anivescovile S. Paolino, 1801, 8 di pp. 353. 
Prezzo del present e volume, franco di porto, L. 3,00. 
I, 'Al>. Mi>ii,'ii", di cui fn dctto che pregevole non tanto per unita di H- 



< camminava alia testa del movimento 
.- i.'iitilim del nostro secolo , fu uomo 
d'ingegno versatilissimo; sicche, men- 
In- nolla niatcniiitica e nelhi lisiracorn- 
|ariva fra gli ecrellenti. nolle altre 
s< ienze moderne, come I'astronomia, 
la chimica, la zoologia, la botani- .. 
la fiaiologia e si vada oltrc disoorren- 

i addcntro msi. clic (Idle que- 
>tioni ri^tiardanti a ciascuna potea 
> rixcre con ginstc/xa, intucmlo I'im- 
portanza dci nwni ritrovati, e i di- 
fftti o i jirci:! il.-lle nnovc tcorie, nulla 
J..T poco >.fiiL'L'iM)dogli di cpianto si ve- 

ilililic.uid'i am era in liii^iii 1 f'>- 
irlh-rr, piicii ruii.ij., -jute eziandio il.il 
< iimunc dt-i dolti. A i|iic-ti' doti non 
ordinaric di dattrina il Moigno accop- 

iin<> x.i-li i anli'iit pi-r la Hi-li- 
gione, e questo fu che lo inos.se a ve- 
nif sempre rai-m^lii'tidu, duranti* la 
sua lnn-ra carriera sci.-ntilii-a, note ed 
*ppmiti i:in\c\o|i a rnetU>r> in rvi- 
denza 1' armotiia fra la reienza e la 
Fede. Cnsi nacipie la presente opera, 



segno e proporzione di parti, quanta 
per la varieta e copia delle matrie 
condticentt allo scopo suddetto. 

Nel I volume, che qui annunzia- 
mo, il Moigno si difforido e si arcalda 
sulla questione dei rlassici pagani, a 
cui vorrebbe sostituiti insomma nellc 
scuole gli scrittori cristiani, latini e 
greci. I/ idea di questa riforina, nata 
tin quarnnt'anni fa in I rnn-ia, ehl* 
quivi principalinente rdenti0imi o- 
stenitori. Secondo loro, lo M-adiraento 
e la perdita, per molti, della fede, 
avveniita nei tre tiltimi neroli, aveva 
proprio la sua radice nell'uso dci clat- 
*}--\ p.igani. Naturaliuente, 5e coa'i fo- 
se, le tii-olan'-i In- dfi collrgi del ge- 
sniti. che ne'secoli scorsi tenevano in 
l-jin.pa Ir win>le pin ntiineroM e^ fr*- 
quentatc, avn-hliom dovnto motrare 
mi cotali- spirilo pagano, col ooox 
iii>ii to raffreddamenlo nella pieta e 
rilassamento nei contumi ; doveoM il 
tmtimonio di tre aecoli ci (Term a il 
contrariu. Dipoi 1'ostracUmo dato ai 



102 



BIBLIOGRAFIA 



poeti e oratori gentili dovrehbe esten- 
dersi ai Klosofi, compreso Aristotele, 
che fu pur riguardato come il prin- 
cipal maestro da tutta la scolastica. 
Ma la questione, se mai vera questione 
fu, e tolla ora praticamente di mezzo 
dalla condizione stessa dei tempi, ca- 
dute essendo le scuole per la mag- 
gior parte nelle mani delle pubbliche 
Autorita, non certo disposte a intro- 
durvi i SS. PP ; e le scuole private 

MORANDl EUGENIO. Vedi KNOLL. 

MUSSOLIN GIACOMO. Caino, ovvero i figli di Dio e i figli degli uo- 
mini. Tragedia in cinque atti. Padova, tip. Antoniana, 1892, 16 di 
pp. 124. L. 1,50. Chi ne acquista copic 10 avr& la nndccima gra- 
tis. Rivolgersi all Au tore nel Seminario di Vicenza. 
II bravo letterato che ha composta fa difetto ne ingegno ne studio, ne 



dovcndosi di nec i --it;i ;nliiti:ir<' ;ii pro- 
gram mi uUicinli. II di. traduttore non 
ha lasciato di temperare con una di- 
screta nota le espressioni un |>o' fo- 
cose adoperate dal Moignn cnntro i 
suoi avversarii. Parecrhie altre ne sa- 
rebbero occorse per raddirizzarne i 
concetti. Ma non vuol dire. Auguria- 
ino un buon successo a questa \<-r- 
sione, che cresoera di utility nel pro- 
cedere ai volumi stissegiienti. 



la presente tragedia, merita di essere 
incoraggiato per le belle doti oho mo- 
stra di mente e di cuore, e per la col- 
tura classica dello stile onde conduce 
la sua composizione. L'azione, benche 
svariatissima di personaggi e di scene, 
si svolge bene e sempre si aflfretta al 
suo termine : gli afletti vi sono trat- 
tati con forza grande di sentimento : 
la dicitura sempre nobile ed elevata, 
ma non oscura e sforzata : i concetti 
giusti e vigorosi, sia nel forte, sia nel 
tenero patetico e sentimentale : i me- 
tri variati a proposito con molta gra- 
zia ; 1'intreccio condotto con senno e 
con arte : la catastrofe sospesa lino 
all' ultimo si scioglie con profonda im- 
pressione : insomnia al ch. Autore non 

NO.MI VK.NKKOSI PESC10LIN1 UGO prof. Delia vita e delle opere di 

Ccnnino Cennini da Colic tti Val d'Elsa, discorso recitalo il di 21 iNo- 

vembre 1891 nella solenne distribuzione dei premi agli alunni del 

seminario collegio della delta cilia dal prof. Ugo Nonii Pesciolini, 

rcgio ispettore di scavi e monumenli e bibliolccario comtinale di 8. (ii- 

mignano, Siena, lip. ed. S. Bernardino, 1892, 8 di pp. 44. 

11 Sig. Ugo Nonii Pesciolini con volgono la vita e le opere di Cennino 

indagine di Imon critico ha procurato Cennini, autore del celebre Libra del- 

diradarc al(|Uiinti> le tenebre che av- I'vrlc, ossia del Trattato ilclla Pitlura, 



coltura di buona scuola, e quelln die 
piii importa, moralita, oncsta, religio- 
ne, cosa ornai disusata nei componi- 
menti teatrali dei nostri giorni. Forse 
qualche scena da nel \olicare, come 
quel'a di Zubal, del suo carattere, e 
de' suoi interlocutori : anche la buona 
Noema, impazzita di dolore per la 
niortt! del suo carissimo h'glioletto, 
la ([iiale proprio nella catastrofe ulti- 
ma scoppia in una sonora risata, se 
rappresenta al vero la follia, sembra 
pero raffreddare alquanto lo sciogli- 
mento tragico del fatto. Ma cio non 
toglie che in complesso la tragedia 
non sia buona e lodevole. I nostri ral- 
legramenti al bravo e valoroso poeta. 



HIIILIOOKAI 103 

'. nmlfi. <li Cauibio, ren/<> f.i|>|>i . -li.ria e vtnto <li Code 

I I Fran- Val il' KUa. 

cetcano B. BtHoloOMO (frat'll<> di I,o- 

l.'tl.T.i di l..xln\irn \ntuniu Mur;il<tri ;ul Anton AnMMM '.'ft 
piilililir.il. i nra |HT hi prima volt.i e,l illuslrata per < ur.i del prof. Ugo 
Niuiii NenernM I'esfiolini, par Ie none deB'afnflo doit. ViuoriuCec- 

'li o>n rnrnatissima fandtilla M;iria Talei. SK-IKI, tip. edit. > 
nanlinn, 1893, 8 di pp. -V-. 

Vi 8t srnrp> la stessa accuratczza per I'optiBcolo summentovato. 
<l'in(iag;in>, di <-ui ubbiamo rtiginnato 

TAiiLIAHl KIAIV.In MAI'.IA.Nn >|..ns. - Orazione fun.-l.r.- d.-l I'. M. ill,,- 
vanni Tommaso Tosa dell* Online dei I'rcdii atori, Hcttore del I'mil. 
Sciuiiiari" I'id, Ictla uei fuoerali solenni celebrati nellu cliiesa di 
S. Apollinan* addi !."> llonnaio I89i, trigesimu dopo la sua inorte, da 
MODS. Klve/io .Mari.mo I'a^liari, urcivescovo di Sjwlctct. Spuleto. tip. 
ftissmii, 1802, 8 di pp. 20. 
f' un tril)iito di pieta (igliale pa- antico superiore a nome dei suoi com- 

gato con gran tenerezza d'aiTetto da pagni di studio. 

MODS. Arcivudcovo Pagliari al BUO 

IM:.NHH;I: TMMMASM, sac. doltore in Dirilto Canonico. Vita di S. I'a- 
squalo Haylon. San Pier d' Arena, tip. Salc^iana, 1892, 32 di pa- 



1'iil.l.TTn (,. M ,nv - DIM- draiiuni. Oistoforo Colombo, dranuna io 
cinque atli: Kansto, drainma lirico in quattro alti. S. tlcnignn < <i- 
m*m, lip. I lib. Salcsiana, 18 ( .-2, H di pp. 234. 
(Juc-ti ilr.iiiuiii iisciti dalla penna si legge il dramma, Crittoforo Co- 
del v.ili'nti- -. rittore, Mons. Poletto. lombo, specialmente la scena terza del 
soiio inolto belli. Con grande dilcttn terzo alto e I' ultima. 

lUi.MO.MUM ANCKLU c .MAIICELLO sacerdoti. ParrcK-rliir d.-ll'Ar.-hidio- 
ii llcnova. Notizie storico-ecclesiastiche. Parte prima della II. . 

deriinatiT/u. Valli transapponninc cni Virariati Mont obbio, Borgo del 

Knrnari, Mon^iardino e Vobbia. (',,'nm-n. tip. dei Tribunal!, 1891, 4 di 

pp. 215. -- L. 2,40. 

- I'arrmvlii,' ilcirArcliidioccsi di Cn-nnva. Nolizie storico-ecclesiasticljf. 
'ur di-riiiKiijuarla. Ilivicra di Poncntc rni Vir.iriali, P.iliii.ir<, 

Voltri, N-stri. Genova, tip. doi Tribunal!, IX'-'i, I 11 di pp. 
Illi.". I iMiMI.Mlli) can. prof. Oporv pp-tlirabili im-ditc. lstrii/i.ni .tl 

popolo. Volume unici). (3" dclb- opere). Modenn. tip. Pnnliliria ed ar- 

mvscovil.- diiirimmanilala Ccn.-.'/ioiir. IS'.l-J, 8. di pp. XXVIII-422. 

L. i, 

Quale sia il valoro di queato ora- vollamanifesUito.quandoavenirool'oc- 
tore insigne noi Io abbi.nim gia altr.i li f*aminarc i uoi parity 



104 B1BLIOGRAFIA 

In proporzione dicasilo stesso di que- mente poche volte orcorrp di abbat- 
ste istruzioni, tutte nervo della piii tersi in liliri <li upualc profitlo. 
vigomsa eloquenza e tutte polpa della possiamo a roeno di non Indarln ;il- 
piii soda dottrina. Le verita cristiane tamente e di non raccornandarlo cal- 
di qualunque genere vi sono Bpiegate damente a quanti vogliono avere seria 
ed inculcate con uno stile facile e cura dell'anima propria e delle anitm> 
robusto, copioso e chiaro, e con tale altrui. 
slam in di zelo'e di ardore clie vera- 
SAXCTOHl'M PATRUM opuscula selecta ad usum praescrtim studioso- 

rum Iheologiae. Series allcra. Tomus VI. Edidit ct commentariis au- 

xit M. Hurlcr S. J. S. Theol. et Philos. doctor. Oeniponte, libruria 

Academica Wagncriana, 1892, 16 di pp. 392. 

Annunciamo agli studenti di Teo- tenpono 40 omelie di S. Gregorin M. 
logia questo sesto volume della se- secondol'edizionede'PP. Maurini. Esse 
condaserie degli opuscoli scelti de'SS. possono servire anche di utilissima 
Padri, cominciata gia da molto tempo lettura spirituale agl' intendenti di la- 
e continuata con gran lode del mondo tino, essendo le omilie di questo Dot- 
letterario teologico dal ch. P. Hurter tore scritte eon quella unzione di pieta 
S. J. Nel presente volumetto si con- che a tutti e nota. 
SARDA Y SALVANY sac. -- Chiesa e Officina. Versione dallo spagnuolo. 

Genova, tip. dellc Lctture cattoliche >, 1892, 8. di pp. 48. 

II Sarda con quel suo solito brio Lo raccomandiamo specialmente ai 
e modo popolare tratta in quest'opu- President! delle societa cattoliche ope- 
scolo del come s'ha da sciogliere la raie, aflinche ne acquistino di tnolte 
quistione sociale. fe un rafTronto mo- copie e le distribuiscano ai soci. Una 
rale e h'losofico deH'Oflicina e della copia costa cent. 10 copie 100 L. 7 
Chiesa nelle loro necessarie relazioni copie 1000 L. 50. Recapito, Di- 
a bene degli operai e dei padroni. re zione dell' nEco d' Italian Genoi-tt. 
SAVIO FEDELE prof. -- II Concilio di Torino. Nota. Torino, Clausen, 

1892. Cstratlo degli Atti della II. Accademia delle Scienze di To- 
rino. Volume XXVII. 

L'anno scorso il Mommsen mise il Savio, tra cui quello decretorio 
fuori il dubbio che non Torino ma d'una lettera di papa ^osirno del 417, 
Tours fosse la citta, in cui si tenne nella quale, quasi nella stessa riga r 
UD Concilio verso il 398, noto Knora distingue tra Tours, delta da lui Tu- 
otto il norne di Concilio torinese. II ronica civitas, e Torino, che egli 
dubbio del Mommsen fu gia combat- chiama oppidum, ma a cui attribuiscc 
tuto dall'abate Duchesne con btioni il predetto Concilio. 
argomenti. Dei niiovi qui ne aggiunge 
SCHIAFFLNO PLAC1DO MARIA Card. -- Opere. Vol. IX. Prediche so'lh- 

dal Quaresimale. Vol. ultimo. Panegirici sacri e Discorsi di vario ar- 

gomento. Siena, S. Rernardino, 1891-92, 16. di pp. 300-328. 

Ciascun volume L. 3. 

Con questi due volumi e compiuta pianto Cardinale Schiaflino, pubblica- 
ia pubblicazione delle opere del com- zione eseguita con tutta eleganza dalla 



Him.IOORAFIA 



105 



ifia S. Bern. inline. , ( >:,-na. Ncl 

dicernhre ix'to ftirono 

da noi annunziati in una /' 

I rum tre voluini e poi a mano a mano 

andic gli altri nella ISibliotjrafia. Ora 

diamo il beuvemito aridie a questi 

ultimi due II vol. IX i ontieiie prediche 

d.il ipiareMin.ile, il X alcuni 

panegirici e quad In d'altro 

-iiriri. (lie -i crc- 

>. //; t.\'./> n < 



devano |>.Tiluti. furono prr uri feli- 
ciwimocaso rinvenuti K-nrtiamo tutti 

ro|oro die h.limo il .oinpito d'.lfiniin- 

ziare la parola di Dio a provvedam 
delle opere dpi dr.l. Sdiiallino . u 
tro\eranno il pensatore e il iMterato. 
I giovani poi, avidi aempre di nuove 
letture, rol dilptto trarranno da quetti 
volumi il \itale nutrimento della parto 
piii nobile di loro stesai. 



8 Maggio 1892. 

< I'opsic. Sifim. lip. oditr. arriv. S. I'., rn.irdino, 1N02, 8 A 
p:ij.'it)i' X<. 

mirat-'ii; Ora, in occa- 

aione rhe la .-i.itua del *anto fu espo- 
eta nella sua chieaa restaurata e riab- 
helliia, s'e fatta una raccolta di com- 
ponimenti in prosa o in poema, alline 
di maggiormente onorare il neralic-u 
I'atriaroa e lasciare ai divoti poreoDO 
memoria ddla feata. 



A pochi passi da Siena i-\vi una 

iC'llin.i delta ilapprim.i Havacciano, 

\ll>erino da un lec-c-io the d' mi 

tratto vonl?ggio dal bastone dio vi 

( i.nlicro S. Franco^ 

Questo luogo fu donato dalla Repul>- 
blica al Santo, che vi soggiorno a 
lungo 1'anno lili p 1*26, e lo rese 
oolebre per la gran moltitudine dpi 

>r\//ir,|.|\ AUGUSTO. Yindiriao Syllabi IMi IX. ;.m-l.,ro Auguslo 
StiZ2ti^li:i, Hip;m;i' Ki-clcsiae CaDonico, S. Tliool. din-ture ac profes- 
sore. Lilicr (crtius i|ui cxtcnditur a prop. XIX iisquo .-id XXVII! 
///. I'n'lo, 1801, 8-;r di pp. '..">, cioe tlalhi i'20 alia Hi:, di tult.-i 
I'opcr.i. 

bli^axione die i Maestri e di S. rit- 
tori hannn in riiruard" ti'>n solo alle 
ileci-ioiii ili.niiuatieh(> del Magistero 
della Chie>a, ma e/iandio alle non- 
dommatiche (p. 249-260) ; e quello 
della XXIII. la (pule presenta la con- 
danna di co|->ro die afTermaaaero il 
Romano h-ntehYe e i ('...m-ilii et-u- 
iiirni, i aver usurpato i diritti del 
principi, oltrepassando i limiti ilella 
loro potesta ecc. (p. J6I-J"7] ; e 1'al- 
tro e/.iandi. della XXIV. dip tocca 
della potesta coattiva e a I menu irwli- 
reltn della Chiesa nelle COM tempo- 



I nostri loltori conoscono gia 

di ciii (pii annunziamn il liltro terzo. 

hisogno che ripetiamo il detto 

lie dm- Iliviste chc ne abhiani fatto 

v \,Mli Serie \IV, v. Ill, p. 331 ss. ; 

\ XI, p "9 ss .). Delle 20 proposi- 

zioni rnndiinniitc da I'io IX e raccolte 

uel Sillalxi, che riguardano gli errori 

intorno alia ('.li'u-sa ed a'suoi diritti, 

ono (piellp di cui il i-h. Pro- 

fassorc ipii da il ('ommentario. L'ar- 

gomentd, conn* ognun vedc, im- 

portantieKimo, Hpecialnipnte ai giorni 

e 1'AiiUire lo tratta ron soli- 

dottrina e vigoria di raziorinio 

!<> che e auo costume. Facciamo 

osaervare apecialmente il commentu 

alia prop. XXII, i-ho tratta dell' ob- 



rali (p J18-J89). (Juantunqu* la bre- 

vila che lo Stazzuglia in queato la- 

voro a' e dovuto preHggere ooa git 

permeaao di uvolgere ampia- 



106 BIBLIOGRAFIA 

niente siflatte materie (e chi il volesse Esprimiamo di be! nuovo al ch. Au- 

dovrebbe scrivere volumi), pure nulla tore il nostro desiderio di veder <|iianto 

omette di quauto e nccessario perche prima compiuto queato lavoro teolo- 

il lettore conosca 1' errore e lo vegga gico, chc tornera ;t tutti di grandis- 

con buon nerbo di logica confutato. sima utilita. 

SUSANNA FEKDINANDO sac. missionario apostolico. L'Apostolo del- 

1'odierna societa, ovvero il chierico, per 1'uso dclla conforcnza, for- 

mato allo spirito di sua vocazione ed avviato all' import;<nle ininistero 

della divina parola. Conferenze 55 divisc in due volumi, utili ancora 

pe' sacerdoli che vogliono con la vila c COD la dottrioa predicate Gesu 

Cristo. Siena, tip. S. Bernardino, 1891, 2-8 di pp. 052, 544. Prezzo 

de' due volumi L. 5,00 (franco) presso 1'Autore Ferrandina-Basilicala. 

L'inlentodi quest'opera e infor- vocazione che, qiiando pure fosse 

mare il sacerdote allo spirito di Gesii esatto , non ci sembra pero cosa 

Cristo per poterlo poi trasfondere nel da spiattellarsi, come suol dirsi , a 

cuore del cristiano. In generate que- quel modo. La stessa esagerazione e 

ste conferenze, come ha voluto chia- ripetuta alia fine della pagina 383 

marie 1'Autore, sono commendevoli del secondo volume rispetto ai preti. 

vuoi per I'abbondanza delle materie S'assicuri il sig. sac. Susanna che le 

in ease svolte, vuoi per la sodezza lingue malediche ed una stampa non 

della dottrina. Ci sia permesso d'os- pure libera, ma ben anche disfrenala, 

servare che, parlandovisi tanto di Cri- ove trattisi di calunniare il clero e 

sto per formare un vero apostolo del- renderlo odioso, fanno a gara a chi 

{'oiHerna societa, sarebbe stata cosa la vince. Finalmente notiamo che la 

molto opportune inserirvi una spe- lingua e i modi di dire qualche volta 

ciule conferenza sul Sacro Cuore di lasciano un po' a desiderare, come 

Gesu. Inoltre nella pagina undecima pure qualche etimologia p. f. presby- 

del primo volume troviamo notato un ter, quasi iter praebetis, p. 29 vol. I. 

numero di Religiosi ribelli alia loro 

TACCII1NO GIUSEPPE sac. Mons. Salvatore Magnasco e i Seminari ge- 
novesi. Parole dette nella Cappella del Seminurio arcivescovile di Ge- 
nova. Genova, tip. arcivescovile, 1892, 8 di pp. 22. 
Sono poche parole, ma dettate dal della sua diocesi ed alia coltura let- 
cuore e dall'afletto che tanto degna- teraria, scientiflca e religiosa degli 
mente si merito I'esimio Pastore de- alunni de suoi seminarii. Tutti legge- 
funto, e che ci rivelano con quanto ranno con molta edificazione questo 
zelo e sacrifizio di se stesso quel- elogio funebre, che ha inoltre i pregi 
1'anima benedetta provvedesse al bene di uno stile nobile ed elegante. 

TARTAHI LU1GI Pr. -- Grani d'incenso. Mantova, tip. Aldo Manuzio, 

1892, di pp. 136. 

In questo mazzo d'elettissimi fiori sua parola, nessuno avrebbe imma- 
poetici non si sa che lodare piii, se ginato, che fo-xi-i-" coaponztooi d'un 
1'estro o la divozione, Parte o lo zelo giovanissimo poeta. Furono scritte 
dol sig. Prevosto. Se nol rivelasse una tutle in lode dell'angelioo S. 






ma In studio 

' rui taranno 

tutii .mil.. <|iii->ti i|ii.atro belli* 
pag. 83: 



tcivnto mez 
i tenda U 

L flf tl Utfll .1-1 I: 

Quinilu rider* ncor 1m 



Gonza^a ld ip; pax-alo p.-r 

tutt" il m. un I". .' ndl i di.. 

tova tiofolartMimamente, < eldiroasi il 

<ld healo suo ingretao 

al cido. Ora un Mlggerimento cd un 

iltoro, in- faticosi 

e pessimi tempi pre*enti, mm la-ci ne 
isterilirc nc iiiiharhuriri' il suo genio , 

JTI D. PKLI.Ktllll.M). - Tavolc siiiotlidic ,ld r.;,!.-iid;iri.i pcrpe- 
tuo, .l.i -mire per lo sludio della Crooologia, colic quuli si trova con 
farilil:') l.i Pasqua c Fcslc moliili cristiauc priina c dopo la CorreilaM 
-oriana: la Pasqua o Feslo prinripali dc^li Kbivi ; il .Nuim-ro 
d'oro, 1' l.p.ilta, 1' Indizione Humana, gli anni biscstili c di trnlici 
I. mi.', Ic l.iina/.ioiii ecc. cominciando dalla Nascila di Oislo (iuo alia 
fine del moudn. Coinpilalc dal Sarcnloic I). 1'dl, -rino Tosatti Cano- 
nico Priorc ildl.i Metropolitan;! di .Modma. Modfna coi lipi della 
Socid.i iip.t_r.ili'-a, antica tipo^rafia Soliani, 1892, 4 di pagg. 50. 
II titolo indica abhastunza 1'utili- cotnpilarle vengono esposte da lui 



nel suo Calendario Perptttto. edito dalla 
tipografia della Inimacolata Conce- 
zione in Modena, seconda odizione, 



t.i di (pii'-te t.nolc preziose. Quanto 
al modo di sertirsene, esso e indicato 
lircvi'incnto piT ciascuna tavola : le 
teoric [ioi scguitc dal di. Anton- nel 

I \<;\IIO K\IM\.MI:I.K, can. teol. -- r.iuditta o sia la Donna forte. 
l.r/ioni s.-rillurali rncilalo nel Duomo di Cerreto Sanuilo. h'irfnze, 
Ciardi, lS'.i-2, 8 di pp. 220. 



Sono stupende le/ioni in cui mal 
sapresti ddinirc che cosa uiaggior- 
niente arnmirare, se la \ivacita < diiu- 
rezza dello stile die ti rapisce con 
sublime elo.picn/a , o la copia dei 
concetti che illustrano grandiosi av- 
venimenti, o I'erudizione sobria m.< 
profonda, rapida ma opportuna, ond.- 
la storia e r.u nmtata, difesa e spie- 
gala in tutte le sue parti, o la pieta 
somma i- |o /,-lo ddlo scrittore che 
lei popolo non 
meno che I' i*tru/.ione. 

Ouello dx' p.ii -o\ra ogni altra cosa 
appaga il cuore si e che tutte le le- 
zioni ti .-on un' applica/ione 

alia Verginc Santis-ima di cui Giu- 
ditta fu li^'ura. Queste applicazioni, 
l)^n. [) in.. i tutte di eguale natura- 
n compar 



iscena il personaggio prim ipale die 
e Giuditta, norxlimeno sono tutto con- 
dotte con tale eleratezza di pensieri 
e corredo di Padri, Dottori ' Scrit- 
tur.i die spir.mo la pin ardcnte ed 
aflfettuosa devozione alia Donna for- 
te per eccellen/a, ciooa Maria. Qual- 
che piccolo neo ora nolle parole ora 
IIP! concetto puo essere sfuggito nel la 
foga del discorso : come a pag. 110 
dove i Rettori di Betulia Y<-<m<> in 
Giuditta un altro Ambrogio che ana- 
tematizzaTeodosio: anacronismo tr-p- 
po ardito, se non si avolge alquanto 
di pin il com-etto rua in compleaao 
1'opera o desina dei piii alti rncomii 
e si legge con <pn>l piacere con cui 
si leggerebbe qualunque altra opera 
pin >anta e dilettevole. 



CRONACA CONTEMPORANEA 



Roma, 1-15 giugno 1892. 



I. 
COSE ROMANS 

i. Erezione d'una statua di Leone XIII a Perugia. 2. La cripta delta nuova 
chiesa di S. Gioaccbino. 3. Una questione morta che fa paura ai vivi. 
4. La rosa d'oro alia Regina Amelia di Portogallo. 5. Come intendono 
i liberali la liberti di coscienza. 6. Nel casino di Pio IV al giardino del 
Vaticano. 7. Notizie del Seminario Vaticano e la sua Schola cantontrn 
dinanzi a Leone XIII. 8. Appunti storici. 

1. II 24 maggio trascorso fu scopcrta nella chiesa metropolitana dr 
Perugia una statua, di grandezza piu che onlinaria, del S. Padre Leone XIII. 
Per espressa volonta di lui pcro non fu data alia cerimonia forma so- 
lonno, ma semplicemente privata, alia presenza dell'Arcivescovo Mons. Fe- 
derico Foschi, il Conte De Loubat, lo scultore prof. Lucchetti, il Capitolo 
e varii del clero e del popolo. Lo scoprimento fu fatlo al suono dell'or- 
gano; e per semplice che fosse la festa, riusci tuttavia tencrissima, Don 
senza lacrime di commozione, quando agli occhi de' prescnti riapparvero, 
quasi celeste visione, le fattezze del Card. Gioacchino Pecci, nel luogo 
medesimo, ove soleva vestire gli abiti pontifical]'. Durante tutta la gior- 
nata fu un continue allluire di popolo ad ammirare 1'artistico lavoro. II 
S. Padre, vestito di piviale e col triregno in capo, siede in caltadra in 
atto di benedirc. La persona e il doppio piu grande del vero e la statua 
colla base 6 di cinque metri d'altezza. II S. Padre medesimo si degno 
dettare 1'iscrizione che si legge a fronte della base: LEO XIII --EX 

EPISCOPO PERVSIXORVM PONTIFEX MAXIM VS COMES 10SEPHVS DE LOVBAT 
AMERICAN. STATVAM MEMOREM DEDICAV1T AX. M. DIT.r.. I.XXXXII. 

L'ottimo Paese di Perugia, donde atlingemmo queste notizie, ci narra 
altresi nel n" del 31 maggio Torigine dell'crezione di quest a statua. I II 
generosissimo Conte De Loubat, americano di New-York, fervente catto- 



CRONACA C 'RANEA !>! 

l!co, liuli" il-. '-.1 appassionato .immir.itore del nnstw S I' 

trx,indosl in I'ari^i, legato n.me era in istrettissima amiriji.i .-,.| m*lro 
ilhslre n.ntitladiuo MODS l.ui^i Moielli, Ntin/io ponlilii i<> in quella cilia, 
presa occasionc dalla mmva Cniversila Cattolii -;i die si stiiva f.ibbricanJo 
in Washington per opera speoialmente iii uo.i rirrliissima dama ann-ricana, 
espresse al medesimo il suo desiderii. di far qualrhp rosa die riusdsse di 
onnre a si gran Papa. Fu allora che Mons. Kolelli lo eonsiglio ad erigfre 
nna statua colossalc a Leone XIII nella nuova Universita americana ; que- 
sta sarebbe senza fallo la prima statua di Papa collocala in America, e 
segncrebbc un avvciiimcnto onorilico per Lconc XIII mm ineoo clic ;NT 
il genrroso Conle, e di gran soddisfazione per i caltulici d 'America. L'idea 
magnifuM del noslro MODS. Rntelli inrontro subito il geoio del Conle De 
Lnultat. Kgli richiese senza piu al Nunzio che gli presentnsse un artista. e 
MODS, llotclli, rhe teneva la fotoratia di un bozzclto rappresentante 
Leone XIII, esposto air Esposizione Vaticana dal oostro perugino profes- 
sor Lucclietli, incontanente la presentd al Conte, il quak*, intelligente 
come ' di cose d'arle, comtnise scnz' altro a Mons. Holelli 1' opera che 
oggi si trova gia al suo posto in America. Ma come cio fosse poco, d 
venne quindi, discorrcndo, sul disegno di ripeterne un.i copia anche p T 
I'Europa ; e Carpincto patria dol S. Padre fu avantitutto prescolla | r 
avcrne una riproduzione e poi anche Perugia, come seconda patria di 
Leone XIII, che per ben 35 anni ha dimor.Ho Ira noi, prima conio Ii.-l- - 
galo Apostolico, quindi come noslro Vescovo. Dobbiamo perUmlo al non 
m;ii ahliaslan/.a fimpianto Card. Rolelli se noi possediamo un si W in - 
niimcnto artistico, lavoro insigne del perugino prof. Lucchetti. discopolo 
tra i primi del celehre Tenerani. Ouesta statu.i fa un nobile paio i-nl 
polavoro dell' allro illustre perugino, Vincenzo Danti, che a 2tt anni --i 
regalo pur csso la statua in bronzo di Giulio III, che si ammira nella 
pia/./a del Papa. IVru-ia non aveva allora bisogno di ricorrerc a fore.- 1 
p-r adornarsi di palazzi c di monument! ! 

2. Non sono ancora due anni che il S. Padre mmifesto 1' id.-.i d\if- 
fidare alia Sri,'ti't inlrrn'r-iimulc il'-ll'aiiorfi'Jnne prrpetwi la iMir.i d'er 
una chiesa in onore del suo palrono S. (iioacrhinn; e fu nell'agosto 
del 1800. Non 6 trascorso neppure un anno darche si couiinfi.ir' 
primi lavori, e fu nel lu^'lio del passato anno 1801, ed ct- ' il 

frinpio monumentalc aderge in alto Ic sue basi mass'u.e, r.mhiiM 
in se gia una prima chicKi, ossia la .-ripta, sotloslante alia rhiesj pro- 
priaincnte delta e delle stesse dimension! della medesima. II gioroo 8, alia 
presenza deH'Emo Card. Vicario. del Corpo diplomatiro presso ! 
c di rnollissimi noliili persona^gi romani ed esteri. 1'alute lirugiilnu. 1'in- 
faticahilc promolore di qucH'opcra gigantesra, ha fatto al S. I'.idre. nelle 
maiii del suo Virario, Piilferla della iTii-ta sinLlelt.i. II .Ww/ii/mr de Rome 
nel n. del 10 giugoo e meglio in un supplement al n. del 12, illu- 



110 CRONACA 

slr;ilo con Imlle incisioni riguardanli l;i cripla o l,i nuov.i rhirs;i. In datn 
un ampio ragguaglio dclla solennita con il discorso del liru-idmi < l;i 
risposta del Card. Vicario. L'arrivo di Su.i Kininenza fu salulato dagli 
allicvi dclla Scuola Gregoriana del Miiller. Sedutisi quindi gl' illuslri in- 
vil.ili sopra tribtmc disposte attorno al trooo del Gardinale, 1' abate Bru- 
gidou rivolsc loro mi bellissimo discorso. Dopo tessuta la storia della 
nuova chiosa in coslruzione e dopo data la debita lode a tutti i coope- 
rutori dell'opera insigne, tocco la nota del sublime la ove parlo dell'ado- 
ra/.iotic purpetua che si fara in quel tempio a nome di tulte le Dazioni. 
in quel tempio fabbricato non lungi dal luogo della visione del labaro Co- 
stantiniano, sotto gli occhi di Leone XIII, il grande Educatore de'popoli. 
L'Emo Parocchi in rispondere non lascio d' incoraggiare lo zelo del Bru- 
gidou stesso. Vous me rappellez, gli disse, la patiente habilite du Ve- 
nerable Cottolengo, nouveau St. Philippe: tous deux etaient doues d'un 
tact exquis ; 1' un avait le tact tres-avise des Tourinais, I'autre le tact 
tresfin des Florcnlins si bien reunis en vous . Dopo i due discorsi la 
Scuola del Miiller fe' sentirc di nuovo una melodia di ringraziamento, e 
tulti disccsoro nella cripla, che pud dirsi la prima chicsa de' Prali <!i 
Castello. Sull'alto leggevansi queste parole : IX Giugno MDCCCXKII 
Primizie Dell' episcopate Giitbileo Di S. S. Leone PP. XIII - in 
cripta della Chiesa di S. Gioacchino Erelta dalla generositd dell' orbe 
cattolico Oggi Invoca e si augura la gloriosa corona Dell 'edificio 
La basilica superior e. 

Men! IT ; :1" il'uslri invitati visitavano la mcnzionata cripta, la qualc, 
colle sue colonne, colle navate e col primo altare gia innalzato, rende 
imagine della futura chiesa superiore ; 1'archeologo Comm. De Rossi spie- 
gava al Gardinale ed ai presenti i disegni delle pitture cimiteriali delle 
catacombe che si riporteranno nelle pareti. Finita la visita della cripta, 
quasi a coronamento di quella, s' innalzo a vista di tutti la prima co- 
lonna dclla navata di mezzo; e fu un'opera ammirabile di prontezza e 
precisione. Aggiungiamo a compimento di questa narrazione che il tem- 
pio, sorgente sotto la direzione dell'architetto Cav. Ingami, tocchera la 
cima il prossimo febbraio, come con tutta probabilita si spera. Infatti 
in 9 mesi si son (abbricati non meno di 12,200 metri cubi; or negli 
8 mesi che ci separano dal i'ebbraio, non vi restano, per arrivare al tetto, 
che circa 6 mila melri cubi. 

3. Oh che bel camposanlo Da fare invidia ai vivi! >, cantava Giu- 
seppe Giusti contro chi scrisse essere 1' Italia la terra de' morti. L'istcsso 
possiam dire della quostione romana, cui non rifiniscono di dire morla e 
scpolta. Mn di tratto in tratto questo morto s'agita e fa paura ai vivi. 
Questa volta lo spavento e venuto di Francia da due letterine di Enrico 
Cernuschi, repubblicano a tutta prova e non ligio a nessuno, perche mi- 
lionario. Gostui dunque ha fatto, non e molto, pubblicare nella liberal 



CONTEMPORANRA 1 1 1 

in mi afTi-rmava il malessiTe ddl* |l ' : r 

due ndla sua capitate c che una soluzione sap ' 

,li nim\.t il I'upn nl Ouirinale. E.TO |;i Idtera. Carn amiro! Ml si 
diiede rid die rrnlo die 1' Italia potra fare |M>r rum-diare a* *imi in.ili. 
Ecco la mia proposta. Primo: congedare dM Iflflf dflO* 6MffdtO 6 OMttflN 
tin iiltro torzo nel quadrilatero. Sen>ndo: rondunv il Papa ;i Tn-nto op- 
pure ;i Trieste, oppure iiiH'iiinrln nl nuirinnlr Oiiesta rispnxfjt non 
piacere a nessuno ne in Italia. ne ID Kranda. l.,i mi.i scusa o prnota: io 
non consiglio nulla; non fo che prcvedorc. KNHH u C.IHM - in. Ma 
?'6 di piu. Uiicsta Id I era fu disrnssa con tulta j^nivila dalTanlirli-ri- -.\lc 
IMdion nolla stessa Justice e ad un giornale dirairo di Itmna si Id 
lav;i da I'anY'i 'osi : Nolla Justice d'oggi (8 giugno) il doputalo I'idinn 
discntc sul scrio la l<>lt-ra del Ornusdii fi trva in cssa inlirata I'uni<-.i 
soluzionc possibilc per 1' Italia, quclla di rnslituirsi in repnlitilica sntto 
Tegemonia del I 'a pa insediato al Onirinalc. > Quest' ultimo riini'dtu. dd- 
1'egemonia del Papa sopra una rcpulililica ilaliana, come apparo, non h 
del Ornuschi. I liheraH italiani vollero fnrso far dire al Orniudii una 
stranozza per distogliere le menti dalla questione romana. Ed ecm il '.>r- 
nnsdii ritornare alia carica con una nuova letterina diretla alia ItcpiMiyif 
e intronare di nuovo la gran verita alle orecchie de' lit>crali italiani. - 
< Caro amico. Non ho mai sognato un' Italia posta sotln I'egdDOlia l.-l 
Papa. La Iransazione che proposi nel 1801 colla mia lettera al ('avur 
i^tova in questo: L' Italia costituita in Itepiibhlica federale sonza llnni.i ; 
Roma al Papa con Civitavecchia. E ora? Ora aspetlo lo sfaceli. I. 'Italia 
non pcriri per cio, anzi fara pelle nuova; e ne ha gran biso-ti". KMUU 



Questa replica del vecchio democratico ha fatto assolutanvnte uscir 
de' gangheri i sabaudisti massonici. E il Diritto nel n. del H giugno 
lanciava addirittura la scomunica al Cernuschi, direndo die e^-li < dope 
ci6 sparisce di pieno diritlo dalla nomenclalura gloriosa del risorgimento 
italiano , chiamando la sua letlera una inde^nita die disonora chi la 
scrive e chi Tacco^lie >, affermando che I' Italia e unitaria, eminente- 
mente unitaria e.d anticlericale e che per 1' unit.^ e p>r Homn rapi- 
tale piglierebbero il fucile [>ersino i preli i Nientemeno! E allnra rnntro 
fbi si sparerebbe?) Kinalmente, assunta 1' aria di padre spiritual.-, am- 
monisce il vecchio Cernuschi a non fare il cattivo e a non pi^liarsela piu 
contro 1' Italia, ma si bene, contro il Papa e 5 fiesuili. PoU?va sfogarei 
il v.-liar.l.i .atlivo conlro i nemici d' Italia, contro il gesuitismo papate, 
contm i pcrsei-uturi della nazionalit.'i italiana: nessuno gliene avrehbe 
mosso rimprovero, anzi lo si sarebbo lodato. Ob perrh> non I'll 
- II Cernuschi e avvisato; quando volessc lode dai sabaudisti, sa rnntro 
chi deve pi-liarsela. 

4. 11 giorno solenne di Pentecoste, dopo che il S. Padre ebbc cele- 



112 CRONACA 

brata l;i S. Messa nella sua cappellii privafa, a cui assistctloro nmlti co- 
spicui signori stranieri, benedisse la rosa d'oro ilcstinula ;t S. .M. la Ue- 
gina Amelia ili Portogallo. 11 Papa era assislito dai suoi cappi'll;mi secret!, 
da un macslro delle cerimonie ponlilicic e da S. E. MODS. .Mocenni, So- 
stitulo dclla Secreteria di Stato. II nobile romaDO D. Giulio de' Marchesi 
Sacchetti, parlendo di qui, andra a presentare la delta rosa alia Itcgina 
Amelia. Sul piedc del vaso donde sorge la rosa v* e questa scritta, incisa 
sull'oro: Marine Ameliae Liuitaniae tteywae Rosnm auream Leo Mil Pon- 
tife.r Mn.i-iinnx. II Monde aDntinzia che la menzionata Itegina vuol far co- 
slruire uoo spleodido alt are in ooore di S. GioaccliiDO nella nuova cliiesa 
die si sta innalzando ai Prati di Castello. A compimento del detto ci 
place dare i scguenti ragguagli. E la Rosa d'oro nn donativo clie fanno i 
Papi in segno di stima e di paterno affetto ai cattoliei sovran i e sovrane, 
principi e principesse e a personaggi bcnemeriti della S. Sede, come an- 
cora a cilta illustri c repubbliche cospicue pei medesimi titoli; talora 
anche a chiese e santuarii insigni a dimostrazione di peculiar divozione. 
La consegna si suol fare con formalita e ceremoniale solenne. Dai tempi 
di Sisto IV in qua la rosa doro si compone per lo piii d'un vago e fiorilo 
ramo di piu rose con fronde ed in cima una piu grande, e tutte d'oro puro. 
Nel mezzo della principale v'e una piccola coppa con un minuto coperchio, 
dove il Papa nella benedizione pone balsamo e muscbio per imitare la 
fragranza del detto (lore e simboleggiarne il senso mistico. 

5. La Si/iiillu di Roma del 12 riportava una lettera di alcuni giovani 
cattolici del Circolo La Romanina, i quali riferivano un fatto accaduto 
sotto i loro occbi nell'ospedale di S. Spirito, mentre stavano visitando un 
fcrito. II fatto dimostra quanto sia menzognera la liberta di coscienza che 
i liberali banno sempre in bocca. Ecco la lettera : Egreyio sig. Direttore. 
Intendiamo con la prcsente di rendere di pubblica ragione un fatto che 
dimoslra come venga pralicata la liberta di coscienzy nei singoli ospedali. 
Giorni sono ci trovammo all'ospedale di S. Spirito a visit are un povero 
forito, e dovemmo assistere ad una di quelle infami manovre, di cui solo 
sono capaci i nemici dclla Religione caltolica. Dirimpetto al letto del nostro 
nialalo trovavasi aggravatissimo certo Attilio Lombard!, il quale vedemmo 
circondato da un grande numero di amici, e clie il nostro ferito ci disse 
essere degli anticlerical!, che gli facevano la guardia inlorno al letto per 
impedire che polesse avvicinarsi un Cappuccino, che desiderava cbiedere 
al moribondo se volesse ricevere i conforti rcligiosi. II Lomkinli poi, ci 
soggiungeva il noslro amico, aveva manifestato, anche con atti, di volersi 
riconciliare con Dio e morire cristiano. Per la guardia continua pcro che 
quei sciagurati facevano inlorno al letto, cio non fu possibile, ed il Lom- 
bardi il luncdi scorso spirava privo dei conforti rcligiosi. Gli amici allora 
abbandonarono il letto e 1'ospedale e solo vi fecero rilorno mercoledi per 
il trasporlo funcbre che ebbe luogo in forma puramonte civile, cioe col 



CONTEMPORANBA 

I" rlii.ni. ,ij,, nel j...|.c.| . in\ce d. ll;t ' r ... fa- 

.hLh.i si < I'.-- 1 .1 die il cadavorc Tone rn-!ii.it<>, e ci6 per 

iiiiiucnt.i rispetto \.-rsonli ulliiui i>(.uiii .l.-l Lomkirdi, die arreUtt 

\oluto m.irire n II. i I'.-de nclL quale CM u.it... i r in.i ri .loiii.in.li.uiin st 

-i.i nn. i Im-i.irda ip.icrisia qudl.i .|i tcii.-re scritto ndle corsie degU 

'tii di /VK.-/.VI:.'/, qiiando si lascia .1 pndii anticlerical! I.i II- 

di torturare materialmente e mor.duiente gli ultimi istanli ill un 
moriUndo. II povcp' l.ombardi In.vav.-isi in unn stain a^-ravatissiiiio, non 
d.'veva dunque permelttTsi .|nrll,i la/iuue permanente <li .ju.-i |. irtur.it. iri 

scienze; so il maliito M-l.-v.i riliut.m- i ruiilnrti n-li-iusi. CM [M.|M- 
uissiino ill r.irln, ma cr.i .-iiiciic [Milrooissiiuii di \olcrli ricc\.-rc. A noi 
si'tnliM die nn |W> di vi-il.-m/Ji in quest! cnsi DOO sarcbhe spr 

'i. Nun iiltiniii JM lc tir.mnie oodo '? vitlinui il P.ip.i a Moma 6 la 
morale privazionc di <|iiolla liherta, nen-ssaria an.-hc alia sua :ninsl.i I>,T- 
sona; onde in quest i caldi en-cssivi DOD ^Ii .' date \ m .in* i limit i d'uo 
iu<>. vasto qiKiulo si vo-lia. Miiiudi I'liDU-o snllicvo del S. Padre e 
passare parte del j;ionn> ud casino di I'io IV. Fu . niit.i nd 1560 

;><T ' rdiuc di questo Papa, restaurato poi da Leone XII e accresciulo 
d'un chiosoo modcrno dal prcsentc Pont.'fu-e di cui l'/;Vo <!'lt>ilia nel n." 
del IT otlriva il dise^no. II pianlerreno e. quasi un museo di statue e di 
;dtri ocelli artistici, il primo piano e rappartaineiito (xmtilicio. 

7. II Seininario Vatirano, tra ^li istituli ecclesiastici di lloiua, pu6 
tlirsi \eraiiienle il Ht-niuinino di Sua Saalita Leone MIL Fin d.d prioci- 
pii del suo Ponlilicatu, voile ridiiainarlo a vita qiusi novella, .nupli.m- 
done il fubliricalo ed islituendovi le scuole ^innasiali e lir.\di, perch^ ser- 
vissoro pun- ai j;io\.mi esterni, che ahitano nei dinlorni del Vatirano e 
ncl Ilor^n. Kressc (in dalle (ond.imenla e con iniinilicen/a vr;>!iiente so- 
vrana la ville^iatura di Torri in Saliina, e vuole ora clie le sriiole del- 
1' Istitul.i -,1,111.1 novdl.iinente ainpliate c.m l'a.:..iiMil.i ddla f.icolla teo- 
lo.i.-.i. di,- s.,ra aperla ncl I'uluro anno scolastic.i. In quesli ultimi ^iorai, 

nolli doni -ia I'.itli, Sua Sanlila >i d.- r .;>.. -re un altro d' ine- 

slimalnle pre-io. quello cioe d.-lla ui.'!.i delli varie coll.'/ioni di storia 
Dalurale, di' eranle slat.- donate dai caltolid dnrante il ^iuhileo u- 

tale del |XSX, disponendo die 1'allra ineti fosse spedita al suo an- 
seininari.i di Pern. a, I iricrciu.-uio .lvli stulii . id onore 
UK- islihiti. 

11 Seiuinariii Vatican.!, ri .-n,.,, , ulissiiuo p,-r taut.i mtinilicMua, cliicse 

'Itenne di pot, i .ill'aii-usla pres.-n/.i di Sua SmlitA 

a line di rin-r.t/iarla e presenlare insieuif le priiui/i- dcjrli aujjurii pel 

nuovo imininente ^iuliileo pontiticio, ollerenilo un s.i^'-io .1, 

muM 11 ui'tlta ele-tu/.t di stile iudicjva I' illino MODS. 

//i ndla sequent.- epij:r.ile : Uoni . Mil . /'. .'/. - //wo . uufice . 

*t . fauhre doctrinac . d . arle* ud . prislinam . dignitatem . flore- 

Strit XV, vol. Ill, fa*. 1009. - 



114 CRONACA 

scant alumni . seminarii . vaticani specimen . poesis . et . rantus . sacri 
sub . praesentiam . eiwt . augustam laetalnindi . proferunt testhnn- 
nium . gratiae . et . pietatis munificentissimo . patri -- anno . appetente . 
quinquagesimo ab . episcopali . honore . mscepto . 

Adunque il di 8 giugno alle ore H *,', ant. il Santo Padre, accompa- 
gnato dalla sua nobile Corte e seguito da MODS. Faustf, Uditore SS., da 
MODS. Bertuzzi Vescovo di Rfeti, da MODS, de Neckere Canonico Prefi -MM 
e dai Rmi Canonici di S. Pietro, cntrava nella sala Clementina, dove gia 
attendevano gli alunni del Seminario schierati in bell'ordine, i Superior! 
e Professor! dell'Istituto ed alcuni pochi invitati, tra quest! il M. Cav. 
Salvatore Meluzzi. Assisosi il S. Padre sul trono, gli alunni cantori, sotto 
la direzione del loro maestro P. Angelo De Santi, nostro collega, die- 
dero principio al loro programma, che conteneva un Ave Maria a 4 voci 
mistc di Edgar Tinel, un Salutaris Hostia a 4 voci miste del Meluzzi, un 
gruppo di scelte melodie gregoriane secondo la lezione de' codici, il mot- 
tetto Vox dilecti a 5 voci misle del Palestrina e un Oremus pro Pontipce 
a 4 voci miste del Singenbeger. II primo e 1' ultimo pezzo furono accom- 
pagnati con V harmonium in sostituzione dell'organo dall'illustre M. Fi- 
lippo Capocci. I canti furono intercalati da tre elegant! poesie degli alunni 
Nicola Sebastian!, Vincenzo Boschi e Giuseppe Prosper)'. Sua Santit;i si de- 
gno seguire con manifesto benevolo interesse i canti c le poesie. Finito 
il saggio, dopo avere espresso la sua soddisfazione per 1'andamento del 
Seminario e ricordato il dono delle collczioni di scienze natural!, si diffuse 
in particolari lodi agli alunni cantori. Disse, cosi la Voce della Verita 
del 10 giugno, che le composizioni eseguite erano di stile elevato e clas- 
sico, ben different! dalla musica invereconda che spesso profana il tempio 
del Signore; e noto come lo studio della musica sacra nei seminarii dei 
chierici, oltre al tornare di molto gusto agli alunni, e insieme un mezzo 
assai efficace di educazione, perche li distoglie da divagamenli che pos- 
sono essere pcricolosi e gli avvezza fin dai prim! loro ana! ad un giusto 
sentire in cose d'arte. 11 Santo Padre, aminise quindi al bacio del Piede 
i present!, si trattenne amorevolmente con ciascuno in particolare, disse 
parole di gran conforto ai Maestri Salvatore Meluzzi, Filippo Capocci e al 
P. De Santi e di sua mano regalo a! cantori un ampio panierc di squi- 
siti confetti. Impartita quindi 1'Apostolica Benedizione, al quarto dopo 
mezzogiorno Sua Santila rilornava a' suoi appartamenli. 

Senza voler dare alle cose importanza maggiore di quella che hanno 
per se medesime, e certo un fatto degno di nota per la storia che la pic- 
cola Schola cantornm del Seminario Vaticano sia stata ricevula publilicn- 
mente e solennemente oramai per la terza volta da Sua Santita, e cio con 
1'espresso intento di dare alia Sua Augusta Presenza, cosi desiderando il 
S. Padre, un saggio del profilto ncllo studio della musica sacra. Che se 
qucstn si mctta in relazione con quell'efficacissimo impulso, che Sua Santila 



CONTKMPORANBA 

i ullimi .mm .ill i resl.iiir.i/i'inr in Italia dell.i I.M..M misica 

i--! del Seminar!" \alir.ino anjuistano nn Lire, che 

i. c nut- s[n7i;ini", s;ira an<-.r.i in se-iiiln le. undo di otliini Irulli. 

buona in se stessa. ma il sapersi che il S.ml<> I 

l;i prnlili-r l.i desidera promossa, parlicol.irmcnle ne' srniinarii il.di.mi. 
in in Imon niiiinTn di tali istihili un.i nubile gara per lo studio 
drll.i tun i. t-Mine sippi.mio dalle molte rd.i/.ioni che si leggooo 

nd -;iornali periodic!, d;i ruelle die perveDDcro a noi in parlicol.i. 
dalle roiimnir;i/.ioni die avciniuo a voce e per letlera coo parcrdti \Vsi-n\i 

;pcriori IM dtsiastici. Quest! son fall! e valgono beo piii che le par 
0'inr purr M mo liilti le buone esecuzioni litur^idic che ^ r ia si daouo in 
inolti lim.lii . die diinoslrano a lulli, come oon sia poi taoto difficile 
ottenere una buona inusica di chiesa, andie con le sole forze che possono 
lornire i diierici di un s.-ininario, quand' cssi siano dcbitamente islruili. 
Per ijtiosta r.i-inne la Schola del Scminario Yalicano ha susi-ii.it'> nu 
generate interesse qui in Hoina c t'uori. Nel corso di un anno essa fu 
visitata da buon numero di personuggi non poco illustri, che chiesem di 
udirc sajijiio dci canti, cosi per la classica polifonia, conic piu s|HTialincntc 
per le melodic grogoriano. Noleremo tra i principal! Mons. Walsh Arrive- 
srovo di Ihiblino, Mons. Manicardi Voscovo di Ueggio i Kinili.i >, M"ii> Tonietti 

>vo di Massa Carrara, Mons. ('allcj;ari Vcscovo di Padova, 1'Abate ge- 
ncralc dci llcncdotlini della Cuigregazione inglese, il Hettore del Semi- 
nario di lie-;:io mandato ita Mons. M.micardi per prendere nota del uie- 
todo di .-.ml i> e Ibndarc in quel suo istituto una scuola simi;li,mt<-, il 
I; Prof. Habcrl di llalishona, il Conte Hesse di Firenze e il Conto Ilossi- 
Scotti di Perugia egregi musicisti, un ministro protestante di Londra in\ia(o 
dall .\ Societa cor.dc in-lest- per 1'introduzione delle genuine melodic 
{.'nriani' ndl.i Caltedrale prolestante di S. Paolo. A questi si a^^iungono 
molti prcl.it i e.l cn-li-siaslici di Koma, i maestri dclle basilicbc, c buon 
niimcro di signori ibrcslicri. 

ritiiiiaincntc, per aderirc al dcsiderio di molti, che diiedev.mo di udirc 
la Schola, si pcnso di congiungere al collaudi di un nuovo organo, die 
dovoa tcnersi nella Chiesa di S. Mart a propria del Scminario, un saggio 
di musica vocale; anche perch6 meglio fosse apprezzato l'us< dell' or. 
duranlc la lilurgia, dovendo esso o accompagnare i cauti o tare i prdudii 
e gli inlcrludii alle coinposi/.ioni puraiiientc vocali. Ci> a\v-nne il 19 
.-nine ahhiamn gia nntato ncl prccodcntc quadcrno. Prcscdr- 

Kfni Cardinal! Hirci-Para.-i-iani n Vincenzo Vannutclli, ai <|ii.ili i 
vano corona dodid V.-scovi, tra qm-sli <|ii;.ttro o rinquc forestieri. buon 
numero di prdali cd ccdesiasti.-i, parecdii si^imri dell' aristocrazia ro- 
in .HI. i, i piu illustri maeslri di llmna; e una numeros.i sdiiera .li 
I. ill si^nori e si^-nore forestieri, franresi, inglesi, am. ri. ,.ni. ledcsdii. II 
saggio non potcva rius.-ire ron nnVliore smldisfazionc di lulli; c la boot.! 



116 CRONACA. 

generate del coro, composto di soli seminarist!, alcuni do' <|n,ili assai 
vinetti, suppliva assai bcne, sia alia sua debolezza (non essendo possiliil-- 
di avcre una Schola di piii di venti canlori in tin seminario che non conl.i 
che un cinquanta alunni), sia a qualche leggiero difetto di esecuzione, che 
non fn tuttavin avverlito, se non dai piii intelligent), c che per lo scopo che 
si prefigge il seminario di prepararsi a buone esecuzioni liturgiche, non ha 
nessuna importanza. Certo ' che le congratulazioni avute dai present! 
le relazioni, che dai corrispondenti della stampa ftirono inviatc ai giornali 
italiani ed esteri, non sono che un elogio di quei bravi giovani, meritato 
soprattutto dall' esecuzione di un Gloria (Missa km noslra redemptio) del 
Palestrina e da quella di un bel mazzolino di melodic gregoriane. 

Nel precedente quaderno abbiamo gia notato la parte presa a questo- 
collaudo dall' illustre Organista M. Filippo Capocci con 1' esecuzione di 
un scelto programma di composizioni d'organo de' piii celebrati maestri e 
sue proprie. 

8. 1. // pensiero di Leone Xlll in Fruncia. L'idea salutare del 
Papa in separare la causa della religione dai partili politic! in Francia fa 
un cammino trionfale. Chi volesse averne tin qualche concetto vegga i! 
Moniteur de Rome nei nn. dell'H, 15 e 17 corrente, e la Voce della Veritn 
nei nn. dell'11, 14, 15 e 21. Facciamo plauso aU'ottima Voce che negli ar- 
ticoli 11 Papa e i cattolici francesi > e La dichiarazione della Destra 
monarchic francese la risaltarc con bella sintesi di i'atti e di giudizii 
51 trionfo del pensiero pontificio. 2. Letleru ossenuiosa del Presilente della 
Repubblica di Liberia al S. Padre. V. il n. del 2 giugno della Voce dclli 
Verita. 3. NHOVO convento de' PP. Passionisli sotlo Rocca di Papa nella 
diocesi di Frascati. II giorno 9 si pose la prima pictra della chiesa da 
Mons. Canestrari, amministratore apostolico della diocesi tuscolana. V. la 
Voce della Verita nei n. dell'11 giugno. 4. La scacckiatura delle viti 
nei Lazio. V illustre vilicultore, il sac. Candeo, venuto in Iloma e fatto 
un giro pel Lazio, ha scrilto una lettera al Direttore della Voce, in cui 
esponc i suoi dubbii sul modo di coltivare le viti in uso nella provincia 
romana. V. il n. del 12 giugno della Voce della Verita. 5. Concorso 
per la decorazione della facciata della chiesa dell'Aracoeli. E stato premiato 
il disegno del prof. Edoardo Collamarini. Vedine la descrizione nei n. del 
15 giugno fall' OsservaJore Romano. 0. Chiusura delle conference reli- 
giose dell'Emo Card. Vicario. Nell' ultima delle dotte conferenze che 1'Ema 
Parocchi tiene nnnualmcnte alia gioventti in Santo Stefano del Cacco, tratto- 
del Regno di Gesu Cristo, facendo in fine una sintesi dei temi svolti in 
quest'anno, i quali versarono sull' Incarnazione. II metodo suo (dice sag- 
giamente I'Osservatore Romano nei n. del 5 giugno) che abbraccia tutta 
la coltura modcrna e la fa servire a Cristo, e un grande esempio per 
tutti coloro che si adoperano negli studii intesi cristianamente, e li pcr- 
guadera che a una societa, come la nostra, non si puo sperare di arrecare- 



CC' KA 117 

' ; '&gfa W n n 

till- :ri.iiim t|j farlo noslro vivlfieand.il 

di \il.i rtrrtia. > 



II. 



COSE IT AH AN E 



\. II voto dell' amniinistrazione provvisoria per 6 mwt dato al nuovo Mini- 
tero. 2. (Juali ne furono le cause. 3. Piega delta politics del Mi- 
nistero e ultimo perche. 4. La Garibaldineria a Caprera ncl primo >1<- 
cennio dalla rnorte del Garibaldi. '.'. La fesla dello Statute. G. Come 
M scialacqui il denaro. 7. Appunti storici 



1. II Ministero presicduto dal Commcndator Giolitti, sorto su con 
pessimi auspicii, come vedemmo. essendo fin d;il principio ol)Mi:ito :\ d.-ir 
le diinissinni per il niun favore incontrato alia Camera, fu pero si forlu- 
nato, (l.-i riporlare una isperata vittoria I'll giugno. K tutto il prndott > 
d'una lutta di partiti. di dcsidcrii, di gare e di gelosie cli si a^iliitm It 
deotro la (luria InDoccoziaDa o Monte Cilorio; partiti, dcsidorii, p'ire e 
gelosie die DOD hanno nulla o quasi uulla die fare col paese rhe si cliiani.i 
Italia. Ma siccoine, nJmeno per una fictio wris, coloro clip ivi si agitano 
si dicono rappresentare ];i nazione, 6 nccessario parlarne. 

Fin da quando il Ke non accettd le dimissioni del nuovo Minis(iT.> 
rimandi'i il (linlitli a presentarsi !! nuovo alia Camera, quest a era n:iiu- 
ralmente condannata a pcrirc secondo le consuetudini costituzi<>n;ili. I'i 
qui la forza del Giolilti c la inanila degli sforzi degli avverfsirii, .- 
dire dflle costoro contraddizioni. II Presidente d-l Minislero, avvk-ioao- 
dosi la fine dell'anno finanziario e le vacanzc estive, ne essrndovi Ifinp > 
a disniterc i hilanci prevenlivi p<r 1'anno prossimo, dimandn all;i i'..n: 
non gia un voto di (iduri;i, m;i r.miminislra/ione prowisori.i per ' mesi. 
Con tutto che la commissione fatt.i per islinliarc la cosa fosse di p.ir. r 
di non com cilcn' piu d'un mese, con tulto chc gli aiuici dol hi lludini 
e del N'icotera seiuhrassern f;ir l;i vnn- i;rossa, nulladimeno I'll giu^n", 
venutosi a scrutinio s:crelo, il Ministero s' ebbe 2M voti ronlro 
ossia 72 di ma^'ginranza. Cosi quella r.-iiin-ra dip il *Jii inaggio ora scorto 
obbligo il (liolitli ;i ditndtcrsi. n-.-.in.I'v^li la lidiid;i >li gnvernarr a-f 
suoi sguardi, j:li concede ora di amministrare le cos- it;di;me. indiprnden- 
temente il;i ogni vigilanza. La condutla illogica c la piacentcria non po- 
tr-l)lK- ;indar pii'i in l;i. I'n -r;:vi^iin inrnali- franceso, If Journal dtt 



I 

118 CRONACA 

M'/"//x, dice ;i tul prnposilo : Jusqu'a n> jour, il f;ill;iit ;illcr un pm 
plus loin en Orient pour reoeontrer cetto complaisance 
de soie et a se le serrer soi nidme aulour du cou. Ce sont choses d' Ita- 
lic, comrne on disait autrefois, en renoncant a les comprcndre : ce sont 
choses d'Cspagne. II est certainement impossible d'expliquer a un public 
franr.-iis comment une Chambre qui, il y a quinze jours, refusait a un 
ministere les moyens de vivre, lui donne aujourd'hui la plus grande 
m;irque de conflancc qui, en aucun pays, ait <Ue donnec a un gouveroe- 
mcnt quelconque. > 

2. 11 tutto e pero agevolmente spicgabile se si considera, priino: la 
secretezza del voto, onde accadde che molti polerono manifestare piu fran- 
camente 51 loro parere di quello che avessero fatto ncll'altra votazione; 
secondo, se si riflette all'agitarsi de' partiti e degli interessi piu mobili 
dell'onda; e terzo, se si pensa al predominio csercitato sui deputati dal 
di fuori, vogliam dire dalle sette anticristiane e da altri che non si nomi- 
nano. II discorso applauditissimo del liberale, democralico e massonico 
Mario Paoizza udito nclla Camera con segni di viva altenzione nella tor- 
nata del 10 giugno, spiega qualche cosa. Eccone un tratto: Signori, 
IMtalia e in una condizione speciale, che solo la Grecia ricorda. Tutte le 
alt re nazioni fecero prima la loro forluna materiale, poi conquistarono le 
loro liberta politiclie. Gambiano quindi anche i doveri della rappresentanza 
nazionale. La vi sono solo liberta politiclie da difendere, qua noi abbiamo 
delle risorse da creare al paese. Solo un grande partito puo averc 1' au- 
lorita e la forza di dirigere 51 paese verso una tale mela. Credo che da 
questo voto dipenda I'afTermare se noi saremo un giorno, che spero pros- 
simo, una nazione come 1'Ioghilterra, col sole di piu c 1'isolamento di 
meno, o dovremo rassegnarci a trascinare la vita misera della Grecia . 
Qui scoppiano applausi da ogni banda, menlre moltissimi deputati si re- 
cano a stringere la mano all' oralore. 1' Imbriani di rimando : Avete 
udito la parola del CONCLAVE (Ma&soneria); ora udite me. lo protesto contro 
quest'ufficio di registrazione di alte, altissime ingerenze*. In fatti se la 
Camera non avesse accordata al Ministero ramminislrazione provvisoria, 
erano pronti i decreti reali per arrivare al medesimo scopo. Di qui la vit- 
toria del Giolilti. 

3. Queslc le cause del voto dell' 11 giugno. Quanlo all'indole e natura 
della politica iniziata dal nuovo Ministero, essa non e altra che il trionfo 
della politica del Quirinale: manlenimento, quale ancora tli salvezza, 
della triplice alleanza; imposte e armament i. II discorso del Fortis, Valter 
ego del Crispi e gia suo sottoscgretario, diode il tono della nuova politica. 
< Uuanto alle alleanze, ei disse, io penso che 1'ltalia debba rimaner fedele 
ai patti. 11 giorno che questi patti scadranno per aver liberta di scelUi, 
dovremo essere armati. Se no, per necessaria trepidazione, ci troveremo 
legati ancora nostro malgrado... Un prograiuina non piu tasse cosi secco, 



CONTKMPORANKA 119 

(lo-no ill noi .. \pprnvazioni e applatisi sen 

coei parlava e quell' Alossandro Korlis, die nel 7 maggio 1885 didiiaro 
la triplice alle.m/.i n utilo, ne opportune (v. il n." dol 15 giugno dol- 
Vl'nitii ('.) La spiegaziono ultima li questa politira si potrebbo 
in uo;i sola cosa: nel mal tli Roma, come lo fa hollamoolo spi. 
ri'nitii C. filando quesle parole della flnzzttta del Popolo dol 18: t'.li 
armament! d sono impotti dalla situaziono ouropoa, dagli armament! sini- 
i del nostni vicino dell'ovosl. dalla sua connivcnza col naturale ne- 
inicii dfll'unita italiana, cho ha sodc in Vaticaoo, dalla falalc ncrcssita di 
(lift ndere non solumcDte la nostra posiziooe sullc Alpi, ma aoclicsul marc >. 
Ma inc-lin di luMi, il Torneo, eflcinorido lil^ralissiina di Roma, cilalu 
ptiro dal nif'lfsiiiiii foglio cattolico torincse nel 10 giugno. Pico diinque 
il Tnrneo. ris;x)ndcndo al I.eroi-Ronulieu, che I' Italia non dimandorchhe di 
meglio chc far di-' jjrossi ta-li no' liilanci della guerra P della marina, ma 
die o. impossibile. E perche rnai? I'erche 1'ltalia vuol essere pienamente 
assimrata die il ncmico che abbiamo in cana non trovera mai un allcato 
al di l;i (Idle Alpi per aiutarlo a riconquistare il potere perduto, P JUT 
rinipcrare il <|iiale si arrahatta in lutli i modi, cospira, intri^a e fa dflla 
diplomnzia rivoluzionaria (sir), incntre che la sua missions dovrohbi 
sere unicamente rivolla verso qnri heni che non sono di questo inondo. 
(>n P Italia questa piena assicurazione mm /' ha, non I' ha mai potuta 
nttenero da quolln Stato che il signor Leroi-Bpaiilieu conosce me-lin di 
me (In Frnni'ia) e nulla lascia a spcrarc di polerla otlenere col tempo. 
L* Italia vnle invere <piello Slato, al qiiale alludo, accetlarc c(n j;r.ito 
animo gli aiuli piii che moral! (sic) che il mxlm impl'ii'iil'H? i.emirn gli 
offre; vpde venire di la i quattro quinti deU'Obolo di S. l'ietr>: vnl.- 
flnalmcnto i quatlro quinti dei giornali atlarcarla qiioli.lianamenl*'. Tutto 
do non e alTatlo rassiciiranle per noi; e pero dobbiamo pensare a difen- 
derci, e a prevedcre qiiei casi che molto probabilmente non si verilidie- 
ranno, ma die potrobbero in eerie circostanze verific.irsi. 

I. II "2 jriu-no di quest' anno segnava il decimo della morte dol pin 
insulsamonte blasfomo nomico del sncordozio cristiano, Giuseppe (iariltaldi. 
Tutta la garibaldineria italiana dall'Alpi al Lililx-o no fu commossa e da 
buoni bacdiet toni della patria vollero fare un pellegrinaggio a Capr 
visitare 1 1 tmnba del lon idolo, impr-;,ro ai proti e ai frati, inncggiare 
alTassassino Oberdank, fare i bravi per Trenlo e Tr -se simi- 

j:lianti. 1 pello;rini furon mnlli da tutte lo parti d' Italia, e lo Stain 
spillo dall'orario ben 00 mila lire somministrando ai devoti le navi chc 
dovevano trasportarli cola. II panogirico fu redlato dal famoso bardo 
Ton. Cavallntli. Venti emigrati triostini e trontini fiinmn ri.ovuJi dal 
M.'iiotti a cui il Rar/ilai olfri in loro nome una scialn.la nuda col motto: 
Mh> MI 'i p.-ro non pass., s.-n/ qu.drlu- disgrazia; un 

attigua a .jiiolla dell'eroe, si sprofondA pel peso delle pereonc. Un fami- 



120 CRONACA 

-cratn uiornaletto di Roma narrando il caso vi apponeva quoslo titoln : 
11 pelleiirinaggio a Caprera, una camera sprofondata, parcrclii feriti, 
Ire insola/ioni, due ragazze con convulsion!. > I lontani e i poster!, i 
quali vulcsscro sapere in modo piii particolareggiato quaolo basso fosse 
(Milnln il scnlimento morale dei figli della rivoluzicDe in Italia a' tempi 
nostri, Irggano la descrizione che di questo pellegrinaggio hanno fatto la 
Tribinm c il IHritto ne' giorni 3, 4 e 5 di questo mese, nonch6 la Voce 
ilt'lla Verita e VUnita C. del 4. D'una sola cosa non possiamo far com- 
ment!, perche uscita dalla penna di persona sacra ed inviolabile, ed < il 
lelegramma spcdito dal He Umberto, il giorno stesso, a Caprera. E d'uopo 
pero consognarlo alia sloria. Esso e diretto al figlio del Garibaldi : As- 
sisto col pensiero e col cuore alle onoranze die la nazione riconoscente 
tributa a Giuseppe Garibaldi. II ricordo della grande anima sua, che, in- 
tenta ad altissima meta, visse sdegnosa d'ogni piccola gara di parte, terHi 
scmpre piu viva la fiamma dell'amor patrio nel popolo italiano, che, nella 
conscrvazione deH'unita e della liberta, sapra inspirarsi agii esempi di 
coloro che tanto operarono a couquistargli qucsti suprcmi beni. A lei, in 
ogni occasione valoroso e leale, commelto di rendersi interprete dei miei 
sentimenti e di deporre per Me un fiore sulla venerata tomba del com- 
pianto suo padre. UMBERTO. 

5. 11 giorno 5 fu celebrata la festa dello Statuto. Essa fu aperta alia 
mall ina colla rivisla mill tare al Macao, presente il He, e fu chiusa la 
sera colla girandola al Pincio. La festa nazionale fu condensata quest'anno 
colla festa a G. Garibaldi, il quale s'ebbe il piii e il meglio. Alle -4 po- 
meridiane un due mila persone circa, ossia le varie societa anticattoli- 
chc, garibaldesche, mossero dalla Minerva al Gampidoglio. L' assessore 
Ostini prese in consegna le corone che furono appese ai lali del busto del 
(iaribaldi nella sala senatoria. Quindi Ton. Imbriani declamo un discorso, 
riportato dall' Osservatore Romano nel n. del 7 giugno; dove disse chela 
pat rin e incompiutu, la libcrlu manomessa, la giustizia conculcata, e che la 
madre Italia resistera ai secoli, mentre pass>ino MOW in/, Parltimcnli, mini- 
slri e dinastie. Una infinita di guardic e carabinieri seguirono sempre il 
cortoggio e ascoltavano docilmnnte le declamazioni poetico-repubblicane ed 
irredentiste. 

(). Un passo del Mattino di Napoli, riportato nel n. del \ giugno dal- 
1' Osservatore Romano, servira di documento, se ancor vi fosse bisogno, come 
si scialacqui spensicratamenle il denaro. Si tratta d'un quadro rapprc- 
seotante la battaglia di Dogali, dove- ")00 italiani furono macellali da uno 
stragrandc numero di nemici. Or il Maltino, giornale africanista, ci dira 
il valore di questo quadro. Quattro anni or sono si spesero 40,000 lire 
per la costruzione di una magnifica biracca da servire di studio ad un 
esimio artisla (Cammerano) incaricato di dipingere un quadro rappresen- 
tante il combaltimento di Dogali. La lela fu dipinta e ridipinta due o Ire 



CONTEMPORANEA 

|inllr .nidi. .' i-ii luri^i daH'easere finii 

il pittorr si ora avveduto .-lie <|iii |. ( lure sbiadisee i su 

partira In lir-v.- p.-r I' Italia <-o||a 311:1 tela ben arrololata per lerin 
COfo 1'opera. runic pr<d>abilmenle sara visibile ;i| pubblirn ;i| prinripin del 
ecolo venturo. Sara, nun ne vnglin duhitarc, un capnhmirn; pern ' ui'n. 
avviso che colle noslre strettez/e fmau/iarie Ic 100,000 lire almenn die 
coster;i il <piadro di li.^ali, [utcv;in<> csscri- iin|>ic-.i(' in inodo as&ii jiit'i 
utilr per la colonia. 

7. 1. Monument onumia: una ttntwi nl (',<irilntlili in Itnn-ini't. V. il Di- 
rilto n'l n." del ." ^iugno. 2. Ricrcatarii civili o Bfltniii. Uuali siono 

nteodiinoDti di clii li promuove v. I'niln fntinlii-n nel n. del KI iu- 
j;n(t. 3. ChiusHra deli Ksposhinne ill I'lilenno. V. la Tnlntnn nel n.'ilcl 
1i{ j;iu^rn>. i Ingiurn- nl I'npu nella feita del Garibaldi n Grosxel" \. 
l.i Yoce della Yrrili'i nel n. del \~1 j^iujjao; ove si riiirr.i rln- uni Iciiuliio.i 
di 8 anoi fini un discorso nlle p.ir >le : Morlo ;il r;ip:i! Alili;issn i proti! 
e siinili inotti ^eotili. 



III. 
COSE STRANIERE 



INGHILTEBRA f \oslra Corrispondenza). 1. Un inninentn di 

2. All'avvicinarsi delle elezioni generali. 3. I ineriti messi innan/i d.il 
Governo conservatore. 4. Le osservazioni dei lil>erali. 5. II dado 
sara gettato sulla que^tione irlandese. 6. La Convenzione oransi-t i 
nell' Ulster. *. Disegni a riguardo dell' Irlanda. 8. Gli acioperi mi 
nerarii. 9. II tabernacolo del ministm hattista Spurgeon. iO. II 
disegnn di Benson sulla disciplina erclesiastica. il. Altre magagno del 
I 1 tnglicanismo. It. I nostri cattolici. 

1. II }:riin dramnia della vila pubblica rontinua a svoljjersi in Ingliil- 
terra colle solile vicissitudini, Don prcsentando obe di Indto in Iralto 
qualche novita ne' (H-riodi della sua iniilliforini; ;ainno. l/ombra nrr.i del- 
1' inRuenxa ^ravila aurora sill parse, e. in<i.'ine alia iimrte del prin 
Kdoardo e ad allre perdile della lami^lia roale, rende pill langilida c 

sla la vita sonale. llall' altro ranli). I' approssiniar>i d.-lle ele/i 
rali produce un ellelto cousiinile sulla vila |ulilic.i, dan-be l.i nccessila 
di prepar.ir>i ;dle future lolte dislrae 1' allenzione e STPIII.I il vi^ore ri 
vbieslo d.il disimpegno dollu gi(rnaliere innunbeii/e. 

2. (juanlo aM'osilo probabile delle !/(. ni general!, i pronosliri sono 
prescDtenieule favorevoli al parlito gladstooiano; il quale, < ompresa la 



1 22 CRONACA 

DUO dispregevole frazione dci radical!, si linn 1 vrlo ilcll.i vilturia, addu- 
cendone in pruovu i costanti od uniform! risnltali delle eleziooi siip|>lHi\.' 
IMT il corso dclla legislalura, nonche il grande trinnl'o dei liberal!, o, 
come oru dices!, dei progressist!, nel County Council di Loodra. ft ben 
vero che il progress*), cui accenna la nuova denominazione dei lih.T.ili di 
Londra, si riferisce direllamente a materie connesse colic coudizioni so- 
cial! e colla prosperita delta melropoli; ma indi si estende a piu vaste e 
profonde question!, streltamenle coDgiuntc cogli interessi general!. 

Cio appariscc pralicamcnte nel caso dei grand! proprietarii di fbndi 
della capitale, quali sono il Duca di Westminster, il Duca di Bedford, il 
conte Cadogan ed altri. Quest! nobili signori possoggono ampin zone del 
suolo sul quale e fabbricata Londra, e percepiscono pingui rendite dal 
fitto delle aree su cui sorgono le case, esscndo bene spesso convcnulo 
che gli cdifi/.ii stessi, dopo un certo numero d 1 auni, divengano loro 
assolula propriela. Le odierne lagnanze sono: che tali censiti, col vi- 
gente sislema tributario, sostengono oner! molto piu lievi che i pos- 
sessor! di case ad ess! subordinali; onde vuolsi almcno pareggiare il 
loro t Ml l,i i m MI l<>. aggravando la mano sui proprietarii dei fondi. 

In tal guisa si e apcrlo un nuovo periodo della questione territorial, 
rendendosi cospicuo un esempio dei privilcgi goduti dagli altri censiti in 
generale; la qual questione, sotto una od altra forma, peser5 certamcnte 
nella bilancia eletlorale, specie dei distretti agricoli, quando sonera 1'ora 
delle battaglie. 

E inutile dire che tutli i partili contendenli torlurano e dislillano ogni 
parola, per dimostrare di essere i veri amici dell'agricoltore, se non del- 
T agricoltura. Trattasi di cosa importantissima, poiche la desolazione 
dei dislretli rurali va crescendo di giorno in giorno. Le seduzioni delle 
cilta, colle promesse di piii laute mercedi e di vita piu libera, altr.-ti,-- 
gono ogni anno la piii giovane parte della popolazione, a segno tale che 
cominciano a scarseggiare sensibilmente le braccia pei lavori campeslri. E 
cosi un nuovo pericolo sovrasta alia vita nazionale, essendosi fmora con- 
siderate le popolazioni agricole come i nervi vitali dell' Inghillerra, ogni 
qual volta il flagello della guerra la obblighi a far inostra delle proprie 
forze. 

3. Ma, ritornando all'argomento delle prossime elezioni general!, non 
pu6'negarsi che il Governo non abbia certi meriti da far valere, come 
pegni della sua idoneila a conservare la dirczione della cosa pubblica, 
meriti consistent! nei buoni success! che sotlo molti rispetti ne segnalarono 
I'amininislrazione durante la lunga vita del Parlamenlo ora tanto pros- 
simo alia sua fine. La politica esterna del marchese di Ladisburx e stata 
quasi universalmente decantata come prudcnte cd abile; mentre riguardo 
alia questione finanziaria, che per John Bull ha sempre somma impor- 
tanza, il Gancelliere dello Scacchiere ha potuto annunziarc trionfalmente 



CO -KA 

v < hiuso suporpra il mil 
di lirv st.-rliii pur cnnvcnirc die il li.i dato < T.I con 

\n|i ri<ulfali alia soln/ii.ne ill varie question! interne, alljrgai 
mini l.-.-ale : sludiando i me//i di rileneiv in p.ilri.i l',i r ' 

gift tanlo proclive ;nl omij:nre. mil' a^evolar^'li I' ;injiiistn del! 
proprieta fondiarie, IP quali non soliar.to ^li remleranno l;i vita piu ,:-iala, 
-li infondennno altrosi un autore pin intenso .ill.i tern f. . -rid-ila 
il.il sun l.iv. TO. II si-n<r l!;illnnr rhicde, ;I||M slosso tempo, che si ri- 

i v:mt;ij:^i ilclla sti;i .iinininistr;i/i<no in Irl;imla; m;i <|iii tnlt.isi di 

piu ;irdu;i inipr'S;i, dcll;i quale non si ^ pcr.mco vcdui.-i I.i (in.-. Nossuno 

r.-diilil;i s|iic-;il;i d;il siiznor Ihlfour: se poi i suoi atti e im-tndi di 

rn<> s.innno coron:iti d;i prnspi-rn lin;ilo successo, i t;l cos;i di cui 

.n;i l;isci;irf il j;iiiili/.iii ;dl' Jiwcnire. 

MI (|iiest;i o su ;iltro quistioni il partito liberate ha la sua 
d.i dire. Ksso ainiiii'lt' cio chc il Governo ha vcrami-nli- I'jilln di Im 
m.i nnn rrss.i di j:riiliiro die sono mezzc misure lo sue, corte e zoppe, 
insuffinenti a r;i::::iiinj,'ere la meta. < Vi siete avveduli, dicono agli av- 
rii. dii- l,i -fiindc fiurnana democratica ingrossa, e vi sicte posti a 
nuot;ir' nlla rnrn-ntc, pcrch; non potev.itc liirrn- a menu, ma non senza 
lam-iare furtivi c cupidi sgnardi alle rive chc ofTrono un unico scampo 
d.tll.i iiii|ict:msit;i ddl;) (iiimana. (Imi quanta premura, ove s<> no ulTrisse 
la possiliilifa, vni porrcsle un st'gn.do a indiraro 1'ultimo limitc dcH'im- 
(irtn dflla rorrcnte! Non ^ cid che noi vogliamo: lo vostre IIU/.ZP misure 
dcvnri" ossere condotto al tormino di rajigiun^ori* il \<>m In^i,-,. . l.-ittimo 
lino. Se non volotc Carlo, siamo qui noi prnnli a premiere il voslro jxsto, 
e ci appelliamn al <;iiidi/iu del paesp. ai-ciucrlie dica se vuolc affidare a noi 
51 prospj.Miimen(o dell'npera. > 

Non e uopo spendcre moltp parolo suH'esf^nsione di talc pr^-ramma e 
sulla jiravita do};li intorossi chc vi sono comprcsi, rni-jlior parliln osspndn 
il rimottcrsene alia sontonza della naziono. chc 1'accclfcra n In rc>;|)iii 

Ma il j:ran pomo di discordia Ira i part it i dinanzi allc nrrn- <.ira la 
quest iono (MV llmne Rule per 1' Irlanda. post a dai lilorali in prim i li' 
con tanta insistcnza, dip la sua solu/ionc dcvo di n v - -.-pdcrc quell. i 

di qirdsiasi allra contnivcrsia. Kss;i ci>iif uiscc ,-..in una cnormc pietra 
post a at tra verso il nostro cammino politico, di ^u: _ni allro pro- 

gresso 6 im|M)ssihile, linchc essa non venjja rinmssa. Su qu.'sto puntn soln 
il parlito liherale giuuca tutte le proprie sorli nelle prossime fli-/i'ui. 

'Ni-ir Irlanda stt-ssa, j;li apparecchi alia lolt.i uccupann ^i.i lult.i 
ratten/ine iiei varii partiti. (',li unionisti proclamano di \nli-r c-'iii.-n- 
drrc sn-io per sc-^-io tutte ! pnsi/ioni ora tentile dai na/ion.ili>ti . h 
fra/iiine nran^'ista pni dcvc ossere oramai rauca e slinila dalle aooore gri<l.i 
di slid.i. die h.i mandate e manda ai quaf'-o venti. I'na solonne rinn 
di rappresi-ntanti unionist! doll' Tlstor in l'arlament. fii t-niita ncl po- 



124 CRONACA 

nieriggio cli ieri qui a Londra, per drliln>rare insieme ad all re inflm-nli 
persone di qnclla provincia sul da farsi alia convocaziooe dei comizii. Odo 
essere siflalta riunione come la conseguenza e 1'epilogo di parecdiic alliv 
die 1'hanno prcceduta a Belfast e nelle quali si manifesto forlemeote il 
bisogno di esprimere in modo chiaro, formale ed aulorevole, la dflermi- 
Dazione dei protest anti dell' Ulster, di non rassegnarsi punto ad essere 
abbandonati coi loro diritti, interessi ed averi alia merce di UD Parla- 
mento irlandese, cioe di una maggioranza romana cattolica, i cui prin- 
cipii sono ben conosduti, dicono, fmo dal 1879 almeno. Due mandatarii 
dell' Ulster proposero di celebrare una Convenzione >, composta di de- 
legati d'ogni parrocchia, o di altre circoscrizioni, nel giorno di Pentecoste 
o poco dopo, a fine di notificare al popolo inglese anzilutto la propria 
inalterable fedelta al trono, fedelta die si vuole quindi confermare rol 
bandire in tulto il mondo la propria ostilila .-il disegnu di creare un'as- 
stMnblea legislativa irlandese, come pure la propria risoluzione di non 
prendere alcuna parte ne alia sua formazione, ne ai suoi lavori, e di re- 
sislere passivamente alle sue leggi ed imposte, come prive di ogni auto- 
rita ed efficacia. 

Parra nuova e singolare questa maniera di attesture il proprio leale 
.illelln ad un trono fondato sul priiicipio costituzionale, die la volonta del 
1'arlamento britannico, composto dei rappresentanti debilamentc eletti 
d' Ingliiltcrra, Scozia ed Irlanda, costituisce le leggi del paese, quando 
queste sieno proposte con regolari voti e vengono sanzionate dal cons< i nso 
reale, e die esse esigono obbedienza da tutti i fedeli suddili di Sua 
Maesta la Megina. E chiaro che non potrebbe fondarsi una vera legisla- 
tnra irlandese, sen/a soddisfare n tutti i suesposti rcquisiti. Ma, una 
volta stabilita la legislatura irlandese, come si potrebbero conciliare la 
loalta monarchica dell' Ulster coll' accennata risoluzione ? Lo stato degli 
animi, quale risulta dalle altuali mauifestazioni, puo cosi riassumersi: 
la minorauza dell' Ulster, dopo avere per secoli dominata e liranneggiata 
la grande maggioranza del popolo irlandese, non vuole io verun caso 
lasciare la sua preda, neppure in ossequio agli arlicoli della Cosliluzione 
lirilannica, c preferira la ribellione alia sommissione, ove il I'.irlamento 
die sor-rra dalle prossime elezioni dovesse dotare 1' Irlanda dell' Home 
Rule. E questo sara il saggio dell'amore nutrilo per la Corona da quella 
congrega di i'anatici, stolli o pazzi furiosi, die hanno avuto per troppo 
tempo liccnza di spargere il veleno d' irreligiosi rancori e livori nel paese. 

Ma lo slupore die si prova nel ponsare alia semplice possibilita che 
un disegno di tal 1'atta venga alia luce del sole, cresce a liismisura, 
quando vedesi il solenne Standard svelare le proprie tencrezze per 1'oran- 
i;ismo nei seguenti gravi pcriodi con cui esordisce in un suo articolo di 
fondo : 

4 La conferenza dei rappresentanti dell' Ulster, tenuta nel pomeriggio 



CO' 

'<< // > iin i.ittu ili-I |u.il. ui'&suo sagac liberate 
sc frantriidrra il si.nilic.iiu, . pd Irascu- 

i che i pin miopi Ira i ^ladstni.,ni. ImptTx-rliA in- risultu una ct- 
rica dichiataxione al paesr. latta run .luluril.'i inaccessibile. rln i I 
dull) il'-l Nurd nun riconosceranno punto in un'Assomblea di lmbliii< 
il .liritl" di esen-itare su essi {liurisdi/ione, ne si sottui'i.-n.-r.inno alle 
uc Iej;i, r i. 

L-I resist ro/:i passiva. dirf piu nlin- I, Stamford, sara no mc/xo non 

. cilir:n-i- dcir.-ipcrl.-i rilp|linnc per |M.rr' 1'Assi nildf.-i .li Duldino nel- 

r,dtt'rn.iti\ i " ill ;iiTrtt;in' l;i propri.i s< unliltii | di rir^rrcr*- :dl;i forza. 

In i|iirs( 'ultimo eaS4^, si avvororelilir il d'ttn lcu noto di nn persooag- 

j;io politico rlic iispiro UQ tempo ;d titolo di Homo di Slato, rio<> di lord 

lolpli ('.liiirchil : I'l'lstcr inipiijintT.'iilx- !. ;irmi. c I'l lsl-r .ivroblie ra- 

tia dubbio poriculitso il linudire niia simile ;irm.i .-let Ionic. 

fhc pun colpiro in un.i dire/ion.' mi il purlit'* uui-xii^.i uon li;i pcii 

iido cioo ponsaro all'eletlorc ioglese clio un partito, il i|ii:d(> si appi- 
^lia ad una tattir.i tanto avvcntata Oil iuroslitii/ionale, non e una 

j^iiire cou fuluria. 

.N.ituralmcnle tulte <|in i stc sni.ir:ii.issatc n^-n souo die r.i/xi 
linci.ili all' aria per ubbagliare lu -..-lit. ; .-i.ailn- anclie ^\i 
consiTvano luttora bastaute senno, per non osare di provocare alle armi 
rimpt-ro hritannico, k-n consapcvoli mme ima sul.i i,.n/./at.i di Sua 
-la b.isti ad annicbilirli. Kssi non vo-liono. pen'*, elie 1'a^itazioni* ri- 
man^a allatto innocua, ed una delle projmste che pn-senteranno alia < Con- 
\i-n/ioui' sara di spedin- una sclu'era di cento ministri non conlbrmisti 
io Injrhiltcrra, per risolle\.irvi il \ecrhio -rid<- di : .V- />o/)r// .' M.i i cat- 
tolici inglcsi s.ipr.mno sostcncre 1'urto di i|tiesta nuova iuvasione, e la loro 
ni^liore anna difensiva consistcra nel ridt-r* 1 NpofttannU in barlw a^li 
energumeni. 

T. !////.</( l-Iilurniion Dill nou passera la <.,IIIHT.I dci r.iuuni son/a de- 

starvi attriti e vivaei opposi/iuni. I \.-MIIVJ irl.mdesi. puro arcottando le 

'si/ioni did /./// ri^u.irdanli il lato penmiari'*. u<* hanno vixorosiimenle 

oppu-nato i critcrii edurativi. pi-rrli/- non po^i.mo snpra il solido fon- 

damenti) della pcrlelta liberta ed ej:ua-li.in/a relativarnente all' i<t rn/ioue 

ri'li^iosa d.i imparlirsi m-Il^ scuol.'. Si>!|o ijuestu rispi'tto il Ml S.H rifica, 

non soltanto le sm-le r;i(tolicbe, ma pure le protestanli in rui si da un 

dofinito insegnamento reli-i.so: lr s.iirilifa, dico, .id uu.i minor.m/.i li 

'in fr.iMimassoni e.i indi!V.T.-uii>ti cb .igiaao ad avvocati di ci<* 

-lie cliiam.mo istru/.ionc l.iic.i. 

11 Loi-ul (iin't-rniitfiit Hill solle\-r.i teuipesla sul suo passaggio, pcrrhe 
i liberali cunip.il ti ed i n.i/inn.disti irl;m l i si -li conlrasteranno palmo a 
(lalmn, pollice a pollice il lerreno, |)er I ch'esso porrebbc I' Ir- 

l.mda in condizione diversa dal resto dell'impero. 1 principal! punli oppu- 



126 CRONACA 

gnati sono: l;i conscrvazione del sistcm.-i ildla ('.runic C.inri.i, dn- din-si 
dominata da influenzc massoniche; \\ potcrc arbifrari", di cui vnrrdilii'si 
munire il Governo di sopprimerc ogni Count;/ Council che Don tro\ 
grazia agli occhi delle autori(;i al Caslello di Dublino. 

8. Abbiamo avuto, nci varii distrctti carboniferi, una serie di scio- 
peri, provenuti dagli operai, tulti inlcnl i a guadagnarc una prevalenza die 
metta nelle loro mani le sorti del mcrcato dei carboni. Tali conati non 
incontrarono il favore dell'opinione pubblica, specialmenle fra gli operai 
dei grand! opificii, costretti a sospendere i lavori per mancanza dell'ali- 
inento somininistrato loro dalle miniere. Imperocche gli scioperi comin- 
ciarono nel bel mezzo della cruda stagione ed ebbero per conseguenza, dap- 
prima, il rialzo dei prezzi del carbons, c poscia grandi angustie e sofle- 
renzc nelle piu umili class! della sociela. Lo sciopero si prolunga tuttora 
nel Durham, nostro principale distretto carbonifero; ma si hanno grandi 
speranze di vederlo in breve cessato. 

9. Nel campo religiose non esistono in questo istante cause special! 
di sobbillamenti. La morte del Cardinale Manning 6 stata seguita a breve 
intervallo da quella del signor Spurgeon, ministro battista, che fu alia 
sua guisa un personaggio di rilievo per circa mezzo secolo, debilore della 
fama ai suoi special! talent! di predicatore. Non poteva vantarsi di sin- 
golare robustezza d'ingegno, vastita di erudizione c coltura ; molto meno, 
6 inutile dirlo, di dottrina teologica. Ma, assistito dai natural! vantaggi di 
una voce insinuante, di uno stile scorrevole e popolare, egli pot6 attrarre 
e tenere intorno a se una congregazione che contavasi a migliaia in un 
ampio edifizio chiamato il suo tabernacolo >, costruito sulla riva del 
Tamigi nel Surrey. Le generose offcrte dei suoi ammiratori lo posero in 
grado di fondare un Collegio, varii Orfanotrofi ed altri Islituti annessi al 
tabernacolo >, nonche di procacciare a s6 medesimo una considerevole 
agiatezza, in particolar modo colla pubblicazione dei suoi sermon! che ve- 
nivano da molt! avidamente letti. Ed invero egli ha lasciato dietro a s6 
una proprieta personale di 11,000 lire sterline, prescindendo dalle sostanze 
da altra parte spettantigli. 

Appunto sulla tomba del signor Spurgeon, uno dei vescovi di Sua 
Maesta, il prelate di Rochester, pronunzio la solenne bcnedizione, per 
manifestare 1'aspirazione a quel non so che, designate col nome di com- 
prehension, o facolta di abbracciare le cose piu ripugnanti, nspirazione che 
tormenta oggidi molt! petti anglicani. 

10. Secondo il consuelo, 1'anglicanismo e in anuustiis; Id parte piu colta 
dei ritualisti si e sentita molto a disagio nell'udire come il dott. Benson, 
arcivescovo di Canterbury, abbia presentato alia Camera dei Lords il piu 
volte menzionato bill circa una migliore procedura di fronte ad ecclesia- 
stic! delinquent!, vale a dire il Church Discipline Bill. Nel recente meelimj 



CONTKMHORANBA 

(o/i. il pri.len(e. sir Walter I'hillimur.-. ood 
imilaln I' .issi mblea ad opporre al deltn full It 
ri>"lnl,i M| iilliv.i r 

li.i f.itt" il passo COD troppa sconsideralczza , 

pii.i/imie. cil o caduto ncl cumune crrorc dell' episcopate di quest o secoto, 
niln sempre di aggiustare le cose senza curarsi troppu lei priudpii 
I .iiieiiendo quiodi i proprii lini a danno dei prindpii slessi, che pure 
dovrebbero I'sscre teiiuli in lanto maggior pregio... II Consiglio dcplora 
die, .nl onla di tultc le riinoslranzc fattegli, 1'ardvesrovo persista io un 
nttn die lurbrra mollr ntsricnzc ncl clcro e nel laicato... Appunto porch^ 
il M/ pt'j.^i.1 ^npra un principio cosi falso, pro^o rasscinhlea di prutcslare 
con f'T/.i contro la su.i prcscntazione. > 

Sarebbe suporfluo dilungarsi nrll' aualisi dell' ibrido disegno, il quale 
indica (anlo chiarainentf n.nir il <<>rvile opportunisrno, innato nei prd.it i 
ddla comunione an-licana, vi abbia messo eosi profondc radii i, die riesce 
iinpossibilc estirparlo. Ftaslcr'i conosccre il caraltere di un paio fra i suoi 
>ri arliY'ili per fonnarsi un concetto di tutto il resto. L'uno propon-- 
die la condanna di un ecclesiastico in un tribunals laico, per catliva 
ronddtla, porti di conscguenza la pcrdita dei mezzi di sussiston/a ; Taltro 
vorrebbc con atlo del Parlaincnto conferire ad un Comitato dix-iplii. 
rnmposto promiscuanientc' di ecclesiaslici e di laici, la podesta di .s 
tuirsi in sostanza a tutti i tribunal! ecclesiastic! anglicani. Ouindi unu 
degli orator! del meeting deplorando le conseguenzo di- deriven-bbero dal 
progetto ove divcnisse lojr-c, doinando se fosse possibile essere librrati da 
simili calauiita: 

.Molti, prosegui 1'oratore, sooo d'opinione die tale liberta non potn 
ottenersi se non mediante il provvediiuento radicals del disestahlixhrncni; 
o puo darsi dio abbiano ragionc. Parlai appunlo di quest! giorni con un 
dignitario ddla llhiosa, ineinbro della Cimvocdtion, il quale mi disse di 
nuto con grandc lentezza e ripugnan/a alia conclusions, di- 
Tunico mezzo di motterc fine a! nostri liligi sar.^ una vasta od incsora- 
bilc l<7-c di fi : establishment e disenQowmcnt . 

Nessuna mrraviglia quiudi s- andic il llhurch Times, emanazi-inr 
molto baslarda dei ritualist!, dice essere Tarcivj-scovo di Canterbury s>I.. 
rosponsaliilo dd bill, quant unquc il signor Balfour lo abbia didiiarat.. 
opera dd Cioverno; die se il prdato dovesse ri use ire nd coiiipiiui'iilo !<! 
suoi erronei dise-oi, s;ird>bc tempo di pensare seriaincnlc se noo om- 
venga pn-nderc qualche cspe.lienle per riu-udii-an- il caratlere spirilu.ili- 
dclla liliiea., di Cri-.li', ponendo uu cunline U-n definito fr.i I'autorila dvile 
e 1' 'ira. , 

II. I'll allro sintomo d.-lla diradeliza lell' ali-li' si 6 fCSO 

.-n-ihile in ijuosti ullimi tempi. I'n dignilario ddla Cliiesa stabi- 



128 CRONACA CONTEMPORANEA 

lita, 1'arcidiacono Sinclair, si fatto avvocato ardente della coop'irazioae- 
eon tutte le chiesuolc non conformists, malgrado le tcnerczzc < lie mo- 
strano per moltoplici e multiformi eresie; egli pone la Clms:) invisihih- a 
base e sostegno del suo edifizio. Naturalmente, il partiln della ///'//< TA 
e indegnalissimo per siflatta dichiarazione, nuova prova del processo di 
dissoluzione die si compie neW Establishment. 

Or non ha molto, il titolare di Worcester, dott. Perowne, dichiarava 
1'ordinazione episcopale non essenziale al ministcro cristiano ; e inoltrc, 
ricbiesto di varie dispense dal digiuno dispense di cui, per fare qual- 
che novita, sono stati larghi uno o due prclati anglicani, ncll' ultima qu.i- 
resiina il dott. Perowne risposc, con indicibile stupore c scandalo del 
partito della High Church, di non sapere che esiste una legge del digiuno 
nella Cbicsa d' Inghilterra. 

12. II giorno di S. Giuseppe si festeggio il Giubileo della .Ucssa d'oro 
del dott. Eyre, Arcivescovo di Glasgow, con belle solennita, tra cui \ i 
menzionata specialrnente 1'inaugurazione del nuovo Seminario, 6he il Pre- 
lato ha generosamente fondato a proprie spcse per la Diocesi. 

II buon conte di Denbigh e andato a ricevere il premio delle sue virlii r 
lasciando care memorie del suo amore verso la Chiesa, nel cui grembo 
era stato accolto quaranta anni or sono; e della sua pronta schiettezza 
nel rispondere in ogni occasione alia voce del dovere. 

La Newman House viene felicemente ionanzi, ed ora si fa propaganda- 
per innalzare un monumento al Gardinale Manning, non dissimile dalia 
Newman Home, nell' East- end di Londra. Cosi si proseguono ! battaglie 
della verita in mezzo a tutto il turbine del secolo XIX, gia vicino al suo 
termine. , 



LEONE XIII E I FUAXCESI 



I. 



Dovunque 1'agitazione do' partiti politic! commuove pro- 
fondamente gli animi, come accade ora in Francia, mah- 
gevol cosa e che tutti rendano tosto alia verita quella piena 
giustizia, che e pure di suo diritto. 

Non ha quindi recato grande meraviglia il vedere che 1'Eu- 
ciclica diretta dal Santo Padre nello scorso febbraio agli Ar- 
civescovi e Vescovi, al Clero e a tutti i Cattolici di Frai 
sia fatta bersaglio agli assalti di alcuni uomini appassion.it i, 
i quali nella loro vita pubblica sembrano preferire la politica 
che scinde, alia religione che unisce. 

La ragione di tale opposizione, come evidentemente rile- 
vasi da quanto e stato scritto e detto da questi censori, non 
e difficile a trovarsi. Essi hanno trascurato di meditare con 
serieta la natura e la forza degli ammaestramenti che il Papa, 
colla sua sovrana autorita, ha loro dati, e quindi non hanno 
colto il vero senso delle parole pontificie, le quali erano per- 
altro, secondo il detto dello stesso Pontefice *, cosi semplk-i 
e cosi chiare, che non parea potessero dar luogo a false inter- 
prctazioni. 

Chiunque infatti le consideri, riconoscera facilmente in esse, 
non solo il Capo della Chiesa, che, a modo dell'aquila, spazia 
nelle eccelse regioni della voritfi religiosa, ma anche 1' uomo 
di Stato che con occhio amorevole, acuto e sicuro si fa ad 
esaminare partitamente quel viluppo, che sono le cose di 

> Lellera a'Cardinali Frances!, 3 maggio 1892. 
Seri t X V, vol. Ill, fate. 1010. 9 3 '* 1999. 



130 LEONK XIII 

Francia. Eil in ogni ripostiglio, gitta uno sprazzo di luce che 
la sparire le difflcolta, scioglie i nodi, disperde i suflsmi, dis- 
arma i pretesti, traduce al tribunale della fede, della ragione, 
della storia e della sana politica ciascun partito. E, ove questo 
non si arrenda, serratolo da ogni parte, non gli offre altro 
scampo che di chiarirsi e confessarsi irragionevole, nemico 
della propria patria e sopra tutto ribelle alia suprema auto- 
rit;\ della Chiesa. 

II. 

Su questo punto non v'6 dubbio. E dottrina certissima, che 
tutti i cattolici sono strettamente tenuti a prestare a' giudizii 
e decreti della Santa Sede una obbedienza perfetta ed assoluta. 
II lettore trovera la prova di questa obbligazione in un altro 
nostro lavoro pubblicato quest'anno sul Dovere Cattolico, dove ! 
dimostrammo 1) che la Chiesa ha piena autorita di inse- 
gnare, non solo i punti che toccano i dommi della fede e della 
morale, ma qualsiasi verita spettante al bene generale della 
Chiesa, ai suoi diritti e alia sua disciplina; 2) che a tale 
insegnamento non puo venir negate assenso ed obbedienza, 
senza fallire alia coscienza e senza venir meno alia profes- 
sione di cattolicismo ; 3) che il cattolico, il quale limita T as- 
senso e T obbedienza propria a' soli dettati della fede e della 
morale, si oppone gravemente al domma della somma potesta 
del Romano Ponteflce, in ordine a pascere, a reggere e go- 
vernare la Chiesa universale ; e 4) che T opinione, la quale 
cosi limita 1'assenso e 1'obbedienza dovuta ai decreti e giudizii 
della Santa Sede, e opinione esplicitamente dannata come er- 
rore proprio di quelli che una audacia orgogliosa rende inca- 
paci di quella sana dottrina, la quale ogni devoto figliuolo 
della Chiesa e obbligato di tenere nell' animo suo come certa 
ed indubitata 2 . 

Ci contenteremo qui di citare le autorevoli parole del Santo 



i'i Callolica, Serie XV, vol. I, quad, del i6 gennaio 1892, pag. 160. 
Enciclyca Pii IX, Quanta cura. 



me. * N 

iniiiai'' i limit! dell* obbedfodza (dovuta da' cattolin) niu: 
ilia a T"lre doversi ol.U-dirv alPauiori' -ori, 

ina<>im' <M Romano Ponteflce, sultnutn in ci6 che spetta al 
domma, il cui portinaco ripudio non pu6 sceverarsi dal pec- 
cato di eresia. Che anzi n,'j>j,xr hasta r.icceitare con sincere 
e lerm< -o qtielle dottrine, lo quali, awegnache non de- 

finite da un solenne giudizio della Chiesa, tuttavolta vengono 
dall'ordinario e universale raagistero dalla med<-sima proposte 
alia credenza de' fedeli come divinamente rivelate; ed hair 
a credere, secondo il decreto del Concilio Vaticano, con fede 
cattolica e divina. ^fa questo ancora dev'essere annoverato 
tr<i i <loveri de' cristiani, che si lascino regg< '-ernare 

dalla potestd e direzione de' Vescooi, e sopraltullo dell'Apo- 
stolica Sede . 

E nella recentissima Letlera al Voscovo di Grenoblo. il 
Santo Padre, con parole molto vibrate, ribadisce la medesima 
cosa. Ci dispiace il dirlo, ma purtroppo vi sono alcuni o 
meutre confessano il loro cattolicismo, si credono in diritto di 
addimostrarsi refrattarii alia direzione impressa dal Capo d- 
Chiesa, sotto pretesto che si tratta di una direzione polit; 
Or bene, davanti a coteste pretensioni en'onee Noi mante- 
niamo in tutta la loro integrita i singoli atti anteriormente 
emanati da Noi, e Noi diciamo ancora: No, cerlamente, Noi 
non cerchiamo far della politica, ma quando la politica tro- 
vasi strettamente legata agl'interessi religiosi, come al pre- 
sente accade in Francia, se qualcuno ha la missione di deter- 
minare la condotta che pu6 efflcacemente tutelare gl'ii 
religiosi, ne' quali consiste il fin supremo delle cose, questi 6 
appunto il Ponteflce Romano. 

Ora questo ammaestramento e quello che da il Sommo Pon- 
tefice nella sua Enciclica a' Francesi. Qual Vicario di Colui 
che die, per la formazione e conservazione della santa Chiesa, 
tutto il suo san^ue, Egli prowede i suoi flgliuoli di dirozione 
e conforto, e qual Maestro supremo e Moderatore delle loro 

ienze, esercita il suo diritto divino di reggere, insegna 



132 LEONK xin 

esortare, ammonire, anche di fronte a coloro che sotto scusa 
di distinzione fra la religione e la politica, pretendessero cir- 
coscriverne runiversalita. 

La tutela degli intereSsi religiosi a Lui conftdati, T impe- 
rioso dovere di pascer,e e reggere tutti i suoi flgliuoli, Tamore 
in fine per la Francia cattolica, tanto piii degna del paterno 
affetto del Ponteflce, quanto piu ella implora da Lui, con una 
confldenza piu che flliale, incoraggiamento, protezione e soc- 
corso, ecco, come 1'attesta lo stesso Ponteflce, ci6 che Lo ha 
indotto ad innalzare, di sua spontanea volonta, e con piena 
conoscenza di causa la voce, e Lo movera ad innalzarla 
serapre che Gli sembrera in acconcio, nella speranza che la 
verita abbia alia fine da farsi via anche al cuore di chi forse 
con poco buona fede le resiste . 

III. 

6 un fatto tanto doloroso quanto innegabile che la Francia, 
figlia primogenita della Chiesa, e per le sue grandi opere rae- 
ritamente onorata col titolo di nazione cristianissiina, dibat- 
tesi ora fra le angosce, contro la violenza di coloro che vor- 
rebbero scristianizzarla, e invilirla al cospetto di tutti i po- 
poli. I nostri lettori ricordano la Dichiarazione del 16 gen- 
naio 1892 de'Cardinali francesi, sulle condizioni fatte in Francia 
dalla Massoneria, che ivi spadroneggia e che il Pontefice nella 
Sua Enciclica designa come una vasta congiura, costituitasi 
in Francia per annientare il cristianesimo . 

Gli Effii Principi ricordano 1'ateisrao pratico divenuto re- 
gola d'azione per chiunque in Francia porta un titolo ufficiale, 
e legge di tutto cio che si fa in norae dello Stato. Ricordano 
la preghiera esclusa nella piu grande parte delle scuole, e il 
divieto fatto a' soldati di assistere in corpo ad alcuna ceri- 
monia religiosa. Additano il risorgere degli articoli organic! 
aggiunti al Concordato, contro i quali la Santa Sede non 
cesso mai di protestare, e la libertk de' Vescovi notevolmente 
ristretta, e la dignita del sacerdozio cattolico ferita. Deplorano 



Ua dalle loro diraore dei I; francesi, cal install 

nei loro dintti di rittadini, e le leggi flscali chc prepareranno 
in In we spa/io di tempo .'a rovina di un gran oumero di 
convent!. Dicliiarano inoltre che, particolarmente nell'insegna- 
monto sono stati presi provvedimenti contrarii alia religione 
cd alia liberta delle coscienze. Piangono bandita 1' istruzione 
religiosa, i Vescovi spossessati dei loro diritti di vigilanza 
suH'insegnamento, il diritto d'itnegnare nelle pubbliche scuole 
tolto ai raerabri delle Congregazioni religiose, le scuole libere 
oppresse ed awersate in cento guise, e innumerevoli altre se- 
vi/.ie prescritte dal Governo contro la religione. 

Povera Francia! esclama il Pontefice, Dio solo pu6 misu- 
rare 1'abisso di raali in cui precipiterebbe, se questa legisla- 
zione non che migliorarsi si ostinasse in un tal traviamento, 
che finirebbe con istrappare dalla mente e dal cuore de' fran- 
cesi la religione che li ha resi cosi grandi. 

A quesli mali si aggiunga la intricata mescolanza e la 
lahelica confusione, che esiste anche tra coloro i quali do- 
vrebbero arrestare la Francia sulla china che trascinala al- 
1'abisso. La ropubblicani moderati, repubblicani progressist!, 
imperialist!, radical!, monarchic!, conservator!, partiti d' ogni 
colore, al grido di Vica la Francia! fanno ad inseguirsi, a 
rincorrersi, a scavalcarsi gli uni gli altri. E la Francia, alia 
quale ciascuno grida: Erriru! ci perde il fiata e la vita. 

Non altrimenti come ben nota 1'egnv id Cattolica 

<n. del 24 feb.) si stava TAlighieri quando errava 

.... jx;r un; selva osrur;i 
Ch6 la dirilt;i via ora smarrila. 

Di fronte a queste tendenze, di fronte a' mali che ne de- 
mo a gran danno della Chiesa in Francia, e che vanno 
aggravandosi ogni giorno piu, chi e che non vede con quanta 
ione il Pontefice sommo, cui non e possibile contemplare 
con occhio impassibile le soflerenze de' suoi ligliuoli, abbia 
^' indicate essere un suo stretto dovere, la cui omissione Lo 
avrebbe reso colpevole innanzi a Dio e agli uomini, di al- 



134 LEONK XIII 

zare la sua voce apostolica, per esortare instantemente, non 
diremo soltanto i cattolici, ma tutti i francesi onesti e sensati. 
a respingere da se ogni gerrae di dissenso, afflne di conse- 
crare unicaraente le loro forze alia paciflcazione della loro 
patria? 

Di tanto bene iutti comprendono 1'alta importanza e tntti 
lo desiderano, ma nessuno piu ardentemente di Colui, che rap- 
presenta sulla terra il Dio della pace. 



IV. 



La pace del civile consorzio, il cui scopo non e soltanto 
quello di provvedere al benessere materiale, ma soprattutto di 
procurare a' suoi membri il beneflcio del loro perfezionamento 
morale, non pu6 aversi ne mantenersi senza la moralita, e 
quindi senza la religione che di quella fu sempre e da per 
tutto la vera e solidissima base. Essa e la sola maestra ve- 
race di virtu e tutrice del buon costume; e quella che man- 
tiene incolumi i principii donde derivano i doveri ; e messi 
avanti i piii efflcaci motivi a vivere rettamente, non pur 
vieta le ree azioni esterne, ma comanda altresi di frenare i 
movimenti dell'animo contrarii alia ragione, ancorche pura- 
mente interni. 

La morale, che non ha la religione per fondamento, ed 
e percio detta da' moderni civile o naturale, e una morale 
vana: la quale, oltre che non puo guidare 1'uomo airaltissimo 
fine destinatogli dalla eterna Bonta nella visione beatifica di 
Dio, neppure ha forza bastevole sull'animo per educarlo a 
virtu, e mantenerlo saldo nel bene, ne risponde a' veri e sen- 
titi bisogni delPuomo, che e naturalmente religioso all'istesso 
modo che e socievole. 

La moralita nell' uomo, cosi il Pontefice, pel fatto stesso 
che deve mettere d'accordo tanti diritti e tanti doveri dissi- 
mili, poiche entra come elemento in ogni atto umano, sup- 
pone necessariamente Dio, e con Dio la religione, questo 



135 

cro legame, il cui privilege b di unir. . irmentead ogni 

altro vincoio, 1* uorao a Dio . 

Posta la religione coma base della moralita necessaria alia 
pace e al benesscre della societa civile, le umane e le divine 

su.mno mirabilmente ordioate : i diritti do' cittadini ri- 
spettati come inviolabili, e posti sotto 1'egida delle leggi di- 
vine, natural! ed umane ; primeggiera tra i doveri social! 
la carita vicendevole, e quindi la liberalita, la generosita e 
il vero patriottismo ; la coscienza del cittadino Don sara mai 
ni.'ssa in opposizione con quella del cristiano, e saranno as- 
sicurati alia societa civile i beni immensi, di cui 6 feracissima 
per s6 stessa la religione, ancora nell'ordine temporale. Di che 
apparisce tutta la verita di quella sentenza : Dalla religione, 
secondo la quale si onora Dio, dipende Tandamento della so- 
cieta, e tra 1' una e 1'altra vi ha per piu capi quasi una pa- 
rentela ed intima dimestichezza ' . 

Sarebbe fuori del presente tema il produrre qui le sen- 
tenze, che i piu gravi filosofi di ogni luogo e di ogni tempo 
hanno proferite sulla necessity sociale della religione. Lo stesso 
Napoleone, entrando in Milano pochi giorni innanzi la batta- 
glia di Marengo, diceva al clero milanese : Una societa senza 
religione 6 un vascello senza bussola. Sempre agitata, scossa 
dalP urto delle passioni piu violente, prova in se stessa tulti 
i furori di una guerra intestina, che la precipita in un abisso 
di mali, e tosto o tardi produce infallibilmente la sua ro- 
vina - . 

Cii> 6 tanto piu vero ove si tratti della vera religione, la 
cattolica, che la Francia ha la fortuna di possedere. La sto- 
ria dell' Europa, e scgnatamente della Francia, dimostra che 
i progress! della sua grandezza andarono sempre di par! 
passo coi progressi della religione. 

Se 1' Europa cristiana dom6 le nazioni barbare e trassele 

Sacr. Imp. ad Cyrillum Alcsand. et Epi.icopo* metr. ' tbbe. Coll. 

Cone. Vol ///. V-di an* In- 1' Enciclica di Leone XIII ImmorUle Dei . 

t L\ rm.i/w*, f.'w inttitHtions et dt lot* dt la rrf- 

volntiun francaisc. L. IV, r. 2. 



136 LEONE XIII 

dalla ferocia alia mansuetudine, e dalla superstizione alia luce 
del vero ; se vittoriosamente respinse le invasioni dei ran- 
mani, se tenne il primato della civilta, e si porse ognora 
duce e maestra alle genti in ogni maniera di lodevole pro- 
gresso, se di vere e larghe liberty pote allietare i popoli, se 
a sollievo delle umane miserie semin6 da per tutto istituzioni 
sapienti e beneflche; non ci e dubbio, che ne va debitrice alia 
religione, in cui trovo ed ispirazione ed aiuto alia grandezza 
di tante opere ! . 

V. 

La somma necessita della religione per creare e conservare 
il vincolo sociale, e per mantenere su solide basi la pace di 
una nazione, ecco il principle inconcusso, dal quale parte 1'En- 
ciclica di Leone XIII a* francesi, vero messaggio di pace, sia 
se ne riguardi la sostanza, sia la forma. 

Da questo principio il Santo Padre deduce la seguente gra- 
vissima conseguenza sulla quale, tra uomini, che non hanno 
perduta la nozione dell'onesta, nessun dissidio e possibile. La 
suprema sollecitudine di tutti i cattolici francesi deve essere, 
di assicurare alia loro patria la conservazione della religione, 
e cio con tan to maggior affetto quanto piu fram mezzo ad 
essi il cristianesimo e fatto segno, per parte delle sette, alle 
piu implacabili ostilita. 

II dovere dei cattolici francesi e, dunque, definite con ogni 
chiarezza e precisione. Essi come cattolici e come francesi sono 
tenuti, secondo 1' insegnamento del Pontefice ad allearsi per 
mantenere nella nazione il sentimento religioso vero, e per di- 
fenderlo al bisogno, se mai una scuola atea, in dispetto alle 
proteste della natura e della storia, si sforzasse di cacciare 
Dio dalla societa, sicura con cio di annientare il senso morale 
nel fondo stesso della coscienza umana. 

E che tale e non altro sia 1' intento di quella grande con- 

1 Encyclica Immortale Dei . 



B 1 1*1 

he regge oggi i i della Francia non e d'uopo 

re ! . 

'juesto terreno ^o i francesi non possooo pcr- 

i n indolenza nell'azione, no divisione di aiiimi : la 
prima .-ovij -,.[-, -!,!> una villa indegoa del cristiano, la seconda 
sarebbe causa di un.i debolezza di>a^trosa. 

Quindi il Capo supremo della Chiesa, il Santo Padre Leo- 
ne XIII, instancabile nelT indirizzare i cattolici francesi per 
1' unica via che resti di salvare il loro paese, con ragione in- 
siste sulla necessita da parte loro di una energica e legale 
azione cattolica, la quale azione, percho -*ia filicace ed ottenga 
il suo scopo, bisogna che sia concorde: IV.s ////// I'nrtinr. Tutti 
i loro sforzi tornerebbero radicalmente sterili, I'azione degli 
uoinini dabbene sarebbe certameate paralizzata, ove alle forze 
conserv^trici del paese venisse meno T unita e la concordia. 
L' unione voluta dal Pontefice deve essere piena. Tutti 
debbono con armonia d' intelligenza, e concordia di volonta, 
>'i'ihiis t usare quei mezzi i quali sono riconosciuti piu 
acconci ad assicurare lo scopo flnale, ciofe la conservazione della 
religione, e per la religione la salvezza della Francia, e la 
sua felicita. 

VI. 

Qualunque sia Tar^omento che prende a svolgere, neirin- 

torosso l"lla Chifxi e della society il Santo Padre Leone XIII 

pre IMrradia della luce che gli e propria. Kzli, iiu.il pia- 

neta che mena dritto altrui per ogni calle , non permet- 

< mai che alcuno s' illuda intorno al suo insegnamento, o 

(*c\ traviare dalle false apparenze di una prudonza mon- 

<lma; e perci6 esplicitamente dichiara che uno dei mezzi ac- 

conci ad usarsi la tulti i cattolici francesi, consiste preci- 

M'awttaro s-Miza secondi flni, e con quella lealta 

che adilic";i ad un cristiano, il Potere civile nella forma in 

cui di fatto esiste tra essi. 

!i quant., fu s, ritto su questo piintn nf' due precelenti qua! 
del 18 giugno, e del 2 luglio del correnle anno. 



138 MB xiii 

II Santo Padre dice: Non pift partiti tra voi accettate 

la Repubblica esistente tra voi, rispettatela, siatele sogg- 
come rappresentante il Potere venuto da Dio. 

Con ci6 il Ponteftce, come fu gia notato, non fa della 
politica; ma autorevolmente e legittimamente giudica, quale 
condotta politica possa nuocere o possa giovare agli interessi 
religiosi di un popolo e all' ordine sociale di una nazione. 
Quindi il Papa da regole da praticarsi nel campo politico per 
uno scopo non gi politico, repubblicano o monarchico, ma 
sibbene per uno scopo religioso, morale e sociale. 

Col domandare che i cattolici francesi accettino la Repub- 
blica, Leone XIII non altro domanda se non quello che il cri- 
teria supremo del bene comune e della tranquillita pubblica 
impone a tutti : Salus publica, supremo, lex. In virtu di que- 
sto criterio venne accettato in Francia il primo Impero al dimane 
di una spaventevole e sanguinosa anarchia; e all'istessa guisa 
gli altri Poteri, vuoi monarchic!, vuoi repubblicani, che si suc- 
cedettero flno a' nostri giorni. Questo e non altro fu il cri- 
terio applicato da Pio VI, quando col Breve del 5 luglio 1 2 
ingiungeva a tutti i cattolici della Francia, ossequenti alia 
Santa Sede, di sottomettersi al governo del Direttorio. 

Che che sia delle varie trasformazioni straordinarie nella 
vita dei popoli, le cui leggi spetta a Dio regolare e all'uomo 
uiilizzarne le conseguenze, 1'onore, come sapientemente in- 
segna il Pontefice, e la coscienza in ogni stato di cose do- 
mandano una subordinazione sincera a' Governi costituiti: e 
convien prestarla in nome di quel diritto supremo indiscuti- 
bile, che si chiama ragione del ben sociale. E che sarebbe in- 
fatti dell'onore e della coscienza, se fosse lecito al cittadino di 
sacriflcare ahe sue mire personali e a' suoi amori di partito 
i benefizii della pubblica tranquillitk? 

Se poi il Governo di fatto risponde al fine, cui Dio ha or- 
dinato il Potere sociale, allora non solo si pu6, ma si deve 
eziandio prestargli aiuto e sostegno, secondo le varie funzioni 
sociali. Un tale sostegno pero non si d& dai sudditi diretta- 



B I 

ite a I dovoroo di fatto, collo scopo di renderlo stabile, ma 
:i online alia conservazione e felicita sociale. 

VII. 

I/intento del Pontellce nel dare un tale indirizzo a* catto- 
lici francesi non fu, n& altro 6 tuttora che la tutela degli 
int.-r.'vsi religiosi a Lui confldati. Nel dornandare perci6 Tac- 
oettazione della Kepubblica, Egli non ha domandato Paccet- 
taxione della legislac.in)if repuhhlicana in quei punti nei quali 
la Repubblica inimemore della sua missione, si e messa in 
contrast con la legge di Dio e della Chiesa. Egli espressa- 
mente insegna che bisogna tener conto accuratamente della 
distinzione notevolissima che vi ha tra Poteri coslituiti e te- 
gi*ln:.i't)i,'. La legislazione differisce a tal segno dai Poteri 
politici e dalla loro forma, che sotto il regime la cui forma e 
pin eccellente, la legislazione pu6 essere detestabile, mentre, 
all'opposto, sotto il regime di piu imperfetta forma pu6 in- 
contrarsi una eccellente legislazione. 

Questa distinzione ha la sua ragione manifesta; la legNn- 
zione 6 Topera degli uomiiii investiti del Potere, e che, di fatto, 
governano la nazione. Donde risulta che, in pratica, la qna- 
lita delle leggi dipende piu dalla qualita degli uomini che dalla 
forma, del Potere. Queste leggi saranno dunque buone o cat- 
tivo, secondo che i legislator! avranno la mente imbevuta di 
buoni o di cattivi principii, e si lasceranno dirigere o dalla 
prudcn/a politica o dalla passione. 

II Journal des Debate, commentando i principal! insegna- 
menti contenuti nel documento papale, ben nota che 1'Enciclica 
insiste fortemente su questo punto, e bisogna convenire che 
la insistenza non 6 superflua. Infatti, tale distinzione fu troppo 
spesso dimenticata, e lo 6 tuttora da entrambe le parti. Lo 6 
da quei ropuhblicani, i quali pretendono che certe leggi deb- 
l>;nio considerarsi come parte integrante delle islituzioni re- 
publlicane, in guisa che niuno possa essere repubblicano senza 
sottoscrivere al loro programma, ed inchinarvisi; e che il do- 



140 LEONI: xin 

mandare 1'abrogazione o la modificazione di questa o di qtiolla 
legge speciale, costituisca un atto altamente sedizioso. Lo fe- 
parimente dai monarchici e dagli avversarii intransigenti della 
Repubblica, pei quali tutte le lagnanze, che possano o credano 
poter fare contro qualche atto del Governo, contro qualsiasi 
provvedimento legislative, contro la politica di questo o di 
quel ministero, costituiscono altrettante ragioni definitive per 
rovesciare la Costituzione; ne conoscono altro mezzo che una 
rivoluzione, per ottenere le riforme credute necessarie. L'En- 
ciclica del Papa dissipa tali confusioni. 

Che anzi, lungi dal voler che si accetti colla Repubblica 
la presente sua legislazione, Leone XIII, in virtu di quel suo- 
nobilissimo e santissimo intento, vuole che i cattolici francesi 
accettino la Repubblica, a fine di porsi senza riserve sul campo- 
deH'opposizione costituzionale; e cosi spiegare in essa la propria 
benefica attivita, giovandosi della propria influenza per con- 
durre la Repubblica a cambiare in bene le leggi inique e in- 
sipienti, e provvedere legalmente al benessere della religione. 

Le autorevoli parole del Soramo Pontefice nella sua ammi- 
rabile Enciclica Immortale Dei confermano chiararaente questa 
importantissimo punto. I cattolici hanno buona ragione di 
prender parte alia vita politica: avvegnache non lo fanno, 
ne far lo devono per sanzionare cio che v'ha di riprovevole 
ne' vigenti sistemi, ma bens\ pei* far sert'ire questi sistemi 
medesimi, quanta e possibile, al genuino e verace bene pub- 
blico, e collo scopo di far circolare in tulle le vene del corpo 
sociale come succo e sangue vivificalore lo spirito e il bene- 
fico influsso della Chiesa l . 

1 Non sara qui funr di proposito di richiamarc 1'attenzione de'lettoria 
quello che a s fa tare la stolida arcusa di contraddizione nel suo contogno ri- 
spetlo alia Francia e rispetto all' Italia dice lo stesso Somnio Pontefice nella 
sua Enciclica : Si e preteso che insegnando queste dottrine noi tenessimo 
verso la Francia Intt' altra condotla da quella che noi soguiaino a ripuanlo 
dell' Italia ; cotalche Noi ci troveremmo in contraddizione con Noi st 
Punto nulla di cio. II Noslro intento nel dire ai cattolici francesi die accet- 
tino il governo costituito, non fu, ne altro e tuttora, che la ^ilva.uuardia- 
degl' interessi religiosi a Noi conHdati. Or sono precisamente quest' interessi 



KSl ] ( 1 

II modcrno esempio de' cattolici di Germania dovrebbe ser- 

li sprone a'cattolic-i Confonnainl.^i appunt< 

dettami del senso cri>tiaiio e airindirizzamento del supremo 
Maestro della f-lo e drlla morale, i cattolici tedeschi son 
iziimti ad innalzare quel rauro di bronzo, di fronte al quale il 
KultuiKampf del Principe di Bismark ha dovuto abbassare la 
spada. 

VIII. 

Anche tra i difensori della Enciclica non mancarono al- 
cuni, i quaii, mossi da indiscrete zelo per le istituzioni re- 
pubblicane, pretesero che il Ponteflce avesse con quel docu- 
mento canonizzata la Repubblica >: quasi che questa fosse 
la sola forma legittima di Governo, o, considerate in sfc stessa, 
la pill perfetta. Niente sarebbe piu opposto alia mente di 
Leone XIII, il quale esplicitamente insegna nella citata En- 
ciclica Immortale Dei che ratitorita sovrana por sfc non 6 
legata a nessuna forma di Governo in particolare: che 6 in 
poter suo assumere or Tuna or 1'altra, purchft capaci di coo- 
perare al benessere e all'utilita pubblica Non condanna^i, 
dunque (dalla Chiesa) alcuna delle forme di Governo in uso. 
come quelle che per se stesse nulla hanno che ripugni alia 
dottrina cattolica. E, Delia presente Enciclica, aggiunge che 
quantunquo racchiudendosi nelle astrazioni, si riuscirebbe a de- 
finire qual fc la migliore di queste forme, considerate in se- 
stesse (tale nella filosofia di S. Tommaso la fomia mor, 
chica): pure si pu6 affermare in tutta verit,\ cho ciascuna 
di esse buona, purchfe sappia procedere diritta al suo i 

religif^i (jiiclli che in Italia C' impongonn ili n-c-laiiurc st-nza trcgua la |>ieo 
lil.crl.i ri.-hi.-t.i d.il N -Im -iiLliiiH- inirii^loro <li Ca|>'> \i>il'il' li-lla ChicM 
Cattolira. |)r.-|.o~i.. al jfn\cnu> dcllf iininif : lili-ri.i i-h- non eite punio la 
dove il Yir.irio li to non e in sua casa, vero Sovran*. Lodipttdtntt 

da ogni umana soM.itiii.i ('.he inferire di qui se non the la que*t 
Ci riguanla in Itali.i, o anch' essa oniinfiit.Miii-iiti' roligiosa, in quai 
nessa col prini-ipi*. f..n.la.n.-..t..lc .1,-lk. lil..>r(;. ,Iella Chies 

nilutla a riguan'lo delle diverse Nazimii non ces- 

,li f. . uitiii al im-dr>iim. -. !: la religii.ni-, e per la religion* 

la salvezza della sodela e la felicita <l-i p>poli. 



LEONE XIII E I FRAN* 

cioe al bene comune, pel quale e costituita Pautorita sociale. 
Nota inoltre il Ponteflce che soMo un rispetlo relative, tale 
o tal altra forma di Governo pu6 essere preferibile, come 
quella che meglio si adatta al carattere ed a' costumi di tale 
o tal altra nazione. 

Cio posto, non e vietato dal Ponteflce a' cattolici francesi 
di tenere che la forma repubblicana, in se stessa, non sia la 
mig-liore, e di preferire, nell'ordine d'idee speculative, una forma 
di Governo all'altra, precisamente in virtu di cio che nessuna 
di queste forme sociali si oppone, per se, ne ai dettami della 
sana ragione ne alle massime della dottrina cristiana. 

Qualunque sia la forma dei Poteri civili in una nazione, 
non si puo considerarla come talmente deflnitiva che debba 
restare immutabile, fosse anche questa Pintenzione di coloro 
che, in origine, Phanno determinata. La sola Chiesa di Gesu 
Cristo, avendo ricevuto da lui, flno dalla sua origine, tutto n<'> 
che le occorre per compiere la sua missione divina attraverso 
il mobile oceano delle vicende umane, non ha mai bisoprno di 
trasformare la sua costituzione essenziale, e neppure ha il po- 
tere di rinunciare alle condizioni della vera liberta e della so- 
vrana indipendenza, di cui la Provvidenza Pha munita nel- 
1' interesse generale delle anime. 

In fine e cosa certa ed evidente che, come nella Enciclica 
del Santo Padre nulla si domanda che sia contrario alia co- 
scionza, cosi nulla si pretende che sia opposto ai personal! 
sentiment! di onore e di devozione ad altre cause nobili, e 
ad altre memorie gloriose e care. 

Poste le cose in questi termini, ne le idee, ne i sentimenti, 
ne Ponore, ne le affezioni patiranno offesa di sorta alcuna, 
quando ogni cattolico francese, obbediente al Papa, unisca le 
sue forze, nel modo voluto dal medesimo, a quelle de' suoi fra- 
telli. Pro Deo et pro Patria deve essere il suo motto. Salvare 
la religione in Francia, e con la religione la Francia, questa 
e la nobile causa che egli deve porre prima e sopra di oi:ni 
altro partito. 



fflllT .\lnie\\, sriKl [ \I\LF.\TTIJI 



i. 

I.'accrescersi dell' immorality e dei delitti :i inisura che si 
svolge la cosi dotta civilta moderna, e un fhtto, <1<>I <juale non 
si ricorca oramai piu una dimostrazione studiata, poiche )e 
prove ne stanno sotto gli occhi di tutti, e tutti convengono 
nel riconoscerlo. Ma quando noi sentiamo da sociologi e da 
scienziati, come il Lomhroso, attrilmirsi cotesto peggioramonto 
ad effetto della civilta stessa, e questo un lampantc esempio 
del come Tabuso di un nom' valga a eonfondere i concetti e 
i giudizii. La vera civilta, che risnlta dal perfezionam> 
degl' individui nelle loro facolta e della societa nei suoi ordi- 
namenti, come potrebbe avere per effetto naturale un atim^nto 
di depravazione ? Se si confessa che la civilta nwdrrna n. 
a un tal termine, e segno adunque che, ritenuto il nome a 
tutti caro e rispettabile di civilta, si sono mescolati al con- 
cetto di essa elementi estranei a lei ed opposti. K tali sono 
di certo I 1 irreligione, il fomento dato alle passioni, il ; 
vertimento delle idee morali. Comprendete cotesti elfn: 
sotto il nome della civilta, e si intendera senza piu c-omo al 
suo diffbndersi si commisuri raumento del mal cost inn- !! 
delitti, mentro il volgo anche ben vestito e colto, si la 
viluppare dall'equivoco, ne osa condannare un guasto <-ho egli 
non sa chiamare con altro termine che di civilth, e come 
mici della civilta riguarda coloro, che non ad essa ma alia 
sua contraffazione si oppongono. 

Fin dove \ ndare 1' impndenza nell' abuso di 

nome, e fin dove la melensaggine di quegli che vi restan p: 
si vide, n^lla tirannesca persecuzione mossa dal Bismark 
Chiesa Cattolica in Pru -o il nome di Kulturktimpf. che 

vuol dire lotta per la cirilta, <> della civiltd: nel quale 



144 CIVILTA MODERNA, 

sfogo bestiale di odio contro i cattolici, a tacere di 
di religiosi e religiose arbitrariamente cacciati in esiglio, e di 
presso a 3000 sacerdoti condannati al carcere, si voile togliere 
ai fedeli anche moribondi il conforto ultimo dell' assistenza 
religiosa. E per questo esercizio di tirannia, d' intolloranza, 
di crudelta, di brutalita contro inermi innocenti pot6 segni- 
tare per anni a chiamarsi lotta, e lotto, di civilta cosi bene, 
che al volersene ripetere gli esempii in Isvizzera, in Francia, 
in Ungheria, non si designa mai con altro nome. 

Ma per non deviare dal proposito, Taumento odierno del- 
T immoralita si spieghera tosto, se accanto ai progressi ma- 
teriali e a parecchi miglioraraenti nell'ordine civile, vere ap- 
partenenze della civilta, si ponga mente airattivissimo lavorio 
di corruzione della mente e del cuore, nel quale si adoperano 
e scuole, e scienziati, e giornalisti, e non di rado le stesse 
leggi; sempre a nome della civilta, ma con tanta relazione 
ad essa, quanta ne possono avere le virtu cittadine col vizio 
e il buon governo colla tirannide o coll' anarchia. N6 cotesta 
opera di corruzione si restringe ad offerire un pascolo alle pifi 
basse passioni e ad attizzare le piu violente, ma per un per- 
vertimento di cui non v'ha esempio nella storia dei traviamenti 
umani, tende a soffocare persino il rimorso e la coscienza del 
delitto, togliendo di mezzo 1'idea della reita, e conseguente- 
mente ancora quella della pena. Ella e una vera discolpa anzi 
una rivendicazione del male morale; mistero d'iniquita mo- 
struosa, di cui resterebbe sempre inesplicabile 1' origins, se 
non venissero a rivelarcela, come gia i dommi segreti dei Ma- 
nichei, cosi oggi i manuali non piu segreti della Massoneria. 
A questo principio si riduce la sola azione repressiva conce- 
duta all'Autorita contro il delitto, negandole la preventiva: 
perocchk la liberta moderna e pel male, come predicava 
apertamente Ton. Cavallotti in pieno Parlamento; che per il 
bene ella vi fu sempre. A questo si riduce 1'alleggerimento 
del Codice penale, il quale, nell' ultima Redazione Zanardel- 
liana fu tanto da costringere tosto i tribunal! ad aggravare 
in pratica le prescrizioni della legge. A questo la premura e 



\ E MAM 

t/.ione, con che negli scritti 

e ne' congn i -i chiede un tr.ittumento non gib, soltanto 
equo e corapassionevole, nip comodo c grade vole pei delin- 
quent! canvrati. Tanta solh'dtudine non si ha a pezza per le 
viuiino d.'i loro dditti, ne pei cittadini on>sti e sfortunati, ne 
per chi difende mniro i tristi le vile e le sostanze del buoni. 

munardi dfl 1S70 non solamentc furono dopo pochi anni 
richiamati da Nouiu.-i, accolti a gran festa in Parigi e pen- 
sionati, benche non fossero altro che volgari facinorosi, ma 
nello stesso primo viaggio che li porto al luogo della depor- 
taziono. ancora lordi del sangue fraterno e anneriti dal fumo 
delle case da loro incendiate, avevano sulle navi miglior trat- 
tamento dei soldati che li tenevano in guardia. 

Frattanto scrittori e professori materialist!, come il Biich- 

ner e il Moleschott, negando la liberta, tolgono ogni diffe- 

izio e virtu, ogni senso di coscienza, ogni freno 

J^jp sfogo di qualsivoglia passione. Ed e maraviglia che si af- 

fannino poi a negarlo, mentre avrebbero semplicemente a ri- 

spondere, conforme ai loro principii, che ogni individuo rao- 

vendosi in ogni suo atto per legge fisica, checchfe altri si scriva, 

gli uomini faranno quello che saranno portati a fare dalla ne- 

ita. II che non iinpedisce che frattanto gli uomini, essendo 
di fatto libori, da tali scritti o p"rsnasi o tratti nel dubbio, 
non si gittino piu liberamente al mal lan-. La negazione o il 
dubbio circa la liberta div^ntato oramai un luogo comune 
nei tribunal!, ad uso degli avvocati d-^li si.'>>i giudici: e, 
autenticato cosi nei cn>i criminali, ogpuno vede come possa 
facilin?ntf derivar.Ni a giustificare o^ r ni atto inonesto, pol quale 
sara tanto piu valovol> iuella scusa. <juauto piu violenta e la 
.<>ne, e piu forte il rimprovero delia coscien/a. 

Potrebbe parere ad alcuno, e non senza ragione, che se 

-to cumulo di traviain-'iHi si ha da reggere sulle teoriche 
mat . d i ill i linen te esso potra n& diffondersi a molti, ne 

radicar.- i nolle menti; giacche, volere o non volere, il raate- 
rialismo colla brutalita delle sue negazioni e delle sue conse- 
guenze ha ognora del ripugnantc ;>er chiunque conserva il 

XV, vol. Ill, fate, 1010. 10 J /*/ 189*. 



146 CIVILTA MODKKNA, 

sentimento della moralit^ e la coscienza della dignita umana. 
Quindi la diffusione di quelle teoriche e da ascriversi piuttosto 
per una parte alia falsa educazione filosoftca, e per Taltra, e 
precipuamente, alia creazione di una scuola, nata, si pu6 dire, 
in Italia, e capitanata da Cesare Lombroso, che col lavoro di 
molti anni e con iscritti di lunga lena, le procaccio seguaci e 
rinomanza ancora di la dai monti, facendo sorgere, sebbene 
non dappertutto con esito a se favorevole, la cosi delta An- 
tropologia criminate. 

II. 

Le conclusion! a cui arriva il Lombroso, come a frutto di 
infinite ricerche e osservazioni e confront}, sono simili di fatto 
alle or ora citate. Egli scrive : II delitto, insomma, ap- 
pare cosi dalla statistica come dalPesame antropologico, un 
fenomeno naturale, un fenomeno, direbbero alcuni filosofl, 
necessario, come la nascita, la morte, i concepimenti '. E sog- 
giunge, per quiete dei pusilli : Questa idea della necessita 
del delitto, per quanto ardita possa sembrare, non e poi punto 
un' idea cosi nuova, ne cosi poco ortodossa, come a molti puo ap- 
parire sulle prime. Casaubono, molti secoli fa, 1'aveva propagata 
quando scriveva: L'uomo non pecca, ma e dominato in varii 
gradi. L'assicurazione del Casaubono non avrk probabilmente 
gran valore per acquetare nel suo peccato chi sente pur troppo 
di peccare. Percio il Lombroso le mette a fianco quella di un 
Santo, niente meno che di S. Bernardo che dettava: Chi e di 
noi, per quanto esperto, che possa distinguere nei suoi impulsi 
P influenza del morsus serpentis da quella del morbus men- 
tis? Dove per verita non e chiaro come si contenga la mas- 
sima che T uomo, checche si faccia, non pecca, poiche agisce 
necessariamente. E oscuro dev'esser parso anche al Lombroso, 
che aggiunge appresso: <c Piu ancora chiaramente la mani- 
festo S. Agostino, quando scriveva che nemmeno gli Angeli 
potrebbero fare che uno che vuole il male voglia il bene. 

1 L' uomo delinquente 1878 p. 380. 



8CIENZA E MUI ATTORI 147 

Con che rest.-i .limostrata p-i .-rodonti Tortodossia dell'assioma 
che il 'Iclitto (e perche non ogni altro peccato altresi?) f> 
fenomeno naturalo > mvosstrio. 

Probabilnifinte il ch. Professore, isr.-i.-lita com'e, non d;> 
stesso gran peso a quest'argomentazione teologica, fornit 
da Dio sa quale studioso dei Santi Padri, protestanti e cattolici. 
!/ . -it izioni per6 di giuristi che egli vi accoda, non conchiu- 
dono meglio. II May... scrive: Non si ha ancora una cono- 
scenza scientiflca della responsabilita. E Mahring...: Quello della 
irrosponsabilita e un tema che la giustizia criminate in i 
sun caso speciale pud risolvere con sicurezza. E infatti, ag- 
giunge il Lombroso, si danno uomini che patiscono un'inci- 
piente pazzia, o vi hanno cosi grandi disposizioni, che per la 
piu piccola causa possono cadervi, altri daU'ereditk sono spinti 
alia bizzarria e agli eccessi immorali. 

Seguono altre citazioni che si riferiscono, come le prece- 
denti, alia difflcolt^i che v'e in molti casi e, se si vuolo, in tutti, 
di accertare assolutamente il libero arbitrio posseduto dal de- 
limjuente nclTatto che commise il delitto. Ma f////i/v,///i non 
vuol dire impossibilild, e a fondare un diritto o un dovere 
nella societa, basta la sola certezza possibile ad avorsi r! 
la morale. Questa e bastevole per rendere validi e obligatorii 
davanti alia societk tutti gli altri atti, e sono innumerevoli, del 
consorzio civile, come sono i matrimonii, i testament!, i con- 
tratti d'ogni maniera, spesso gravosi nella loro esecuzione a 
chi vi s'indusse. Tutti questi richieggono pel loro valore in- 
trinseco il pieno possesso della ragione e della lilx^rta, nnlla 
meno di quel che lo richie^gono nel genere loro gli atti !- 
littuosi: e d-il Pal tro canto si possono applicare propor/ionata- 
IIHM. <si tutte quelle vaghe ragioni di incertezza t h > il 

May, il Mahring e il Delbruck e il Carrara, e qualsiasi altro, 
menzionano a proposito dello stato mentale di un dclinqu^nte. 
O T incipiente pazzia e la disposizione ad essa, che ogni 
menoraa causa puo determinare all'atto dovra spingere sol- 
tanto al delitto e non anche talora a risolu/.ioni le piu diverse! 
E poiche Teredita trascina secondo il Lombroso alia biz- 



148 CIVILTA MODERNA, 

zarria e ad eccessi immoral! , perche non trascinera ugual- 
mente, ed anche piii spesso, sia a contrarre un matrimonio, 
sia a sottoscrivere una cambiale, o una garanzia? E se cosi e, 
perche non dichiarare a dirittura nulli, fino a prova contra- 
ria positiva risultante da perizia medica, tutti i matrimonii e 
tutti i contratti, per deflciente certezza di vera liberta nel- 
1'atto? Per quale singolar privilegio domandare la salutevole 
presunzione di pazzia solo pei malandrini, ladri, falsarii, omi- 
cidi e libertini? 

La legge civile e il senso comune non riconoscono, per 
buona sorte, coteste sottigliezze, che finirebbero con mettere 
a socquadro la societa. Si tratti di delitti ovvero di altro qual- 
sivoglia atto il quale importi un debito verso la societa o 
verso i particolari, Tatto, in persone ammesse al consorzio 
civile e viventi in esso, si suppone compiuto con bastevole 
conoscenza e liberta; e per ammettere il coritrario si richieg- 
gono prove positive, ncn generiche, ma special!, non di astratta 
possibilita, ma di concreta probabilita, se non anche certezza. 
Ne in questo v'e ingiustizia di alcuna sorta, se non per chi 
creda di poter riguardare il genere umano come una colle- 
zione di pazzi, ovvero un miscuglio cosi composto di pazzi e di 
savii che non v'abbia modo di discernere i prirni dai secondi. 

III. 

Ora TAntropologia legale, se un merito ha, e Tha senza 
meno, egli e quello appunto di aver reso di gran lunga meno 
difficile a ravvisare o a presumere con probabilita maggiore 
o minore 1' influenza della pazzia in alcuni delinquenti. E 
quanto a cio i psichiatri non avrebbero torto di voler essere 
maggiormente ascoltati nei processi, se colle loro esagerazioni 
e colla discordia delle loro teoriche non si scemassero da se 
stessi il credito. 

Fra gli esempii citati dal Lombroso, benche ad altro pro- 
posito, come poco stante vedremo, vi e quello dell'Ab. Verger, 
uccisore che fti di Monsig. Sibour Arcivescovo di Parigi. II 
Verger era figliuolo, racconta il Lombroso, di suicidi. Egli 
aveva Tidea flssa delle persecuzioni, una vera mania ma di 



SCII IAI.KATTORI 

forma, 60DM iloono, n^ionanto. Tutti qiiclli coi quali el.be a 
com in ispecie i suoi colleghi, rano, a sentir lui, suoi 

nrmici; ed egli nc li contfaccambiava spargendo a danno loro 
ogni maniera di calunnie le piu infami. Nel 1855, private del- 
T ufflcio per cotesti suoi intollerabili portamenti, dopo avere 
stancata la Curia e i tribunal! civili coi suoi ricorsi, un bel 
di, che fu il 6 febbraio 1856, si mise alia porta della chiesa 
della Maddalena con sul petto un cartello, dov'era scritto in 
latino: Un freddo e non m'hanno restito, ho fame e , 
tiC hanno dato a mangiare. Poi seguiva in francese: lo non 
sono ne sospeso n inter detto,tuttacia >/<i si lascia iorir di 
fame. 

Frattanto alia mania delle persecuzioni era venuta ad ag- 
giungersi la mania religion. II di 8 di dicembre ItOi Papa 
Pio IX aveva proclamato il domma dell'Immacolata Concezione. 
La cosa non piacque al Verger, il quale colla parola e collo 
scritto si diede a tonare contro il Papa e il nuovo domma. 
Di quindi in poi la causa sua e quella della fede si unirono 
ad esaltare la sua testa sconcertata ed egli fini con veiiili- 
carle tutte e due insieme, pugnalando in pubblica chiesa TAr- 
civescovo, vestito degli abiti pontifical!: nel che faro il mise- 
rabile gridava: Non pin Dee, abbasso le Dee ! alludendo alia 
Immacolata : e si doleva poi di non aver potuto andare piut- 
tosto fino a Roma e colpire quivi uua testa piu illustre. 

Per un alienista d'cggidi il ^'erge^ era senza dubbio un 
pazzo. Ma a que' tempi il Falret ' e il Pottier non avevano 
ancora illustrata quella varieta della mania delle p<-r.srii/ioni, 
lucida o ragionante, della quale altri esempii si sono incon- 
trati oltre quello del Verger. II Lasegue, peritissimo dolla ma- 
teria in quei tempi, aveva nel 185C esaminato a lungo il 
preto iiKMidicanto della Maddalena; e, sebben.> am .|ii;tl h" esi- 
tazione, pure aveva concluso non essere lui un pazzo, ma tin 
uomo pericoloso. II Verger, commessa 1'uccisione, fu condan- 
nato a morte. Soltanto allora fu nominata una cummis>ione 
di medici, la qualo per mezzo del Dott. Conneau decise cli 

' I .u/iV menttilt$. Pri 1890. 



150 CIVILTA MODERN A. 

reo godeva del libero esercizio della ragione e quest! fu con- 
dotto al supplizio. 

A noi non ispetta il risolverci per Tuna o per Taltra delle 
due contrarie opinion!, intorno alia reita di questo famoso de- 
linquente: ma ognuno dovra ammettere che il suo stato men- 
tale apparirebbe oggidi assai meno certo di quel che parve ai 
membri della Commissione medica di Parigi nel 1857. 

IV. 

Ma la novita voluta introdurre dal Lombroso nel mondo 
legale e nella persuasione comune, non e gia quella del darsi 
degli apparent! delitti, dovuti a malattia rnentale, talora dif- 
ficile a ravvisarsi: egli si sforza inoltre, e pei suoi seguaci e 
riuscito, a dimostrare, esservi degli uomini pei quali il delitto 
e una necessaria conseguenza della loro costituzione e di un 
complesso di cause organiche ; e questa essere anzi la condi- 
zione di tutti coloro che egli riguarda come i veri delinquent!; 
non gik i trascinati una volta tanto dairimpeto di una pas- 
sione, ma grincorniti nel vizio, recidivi incorreggibili, insen- 
sibili al rimorso e ad ogni principio di morale. Di questa razza 
d'esseri malefici, fisicamente determinati al mal fare e percio 
non colpevoli (perche non v'e colpa dov'e 1' impossibility fisica 
di fare altrimenti) ma piuttosto disgraziati com'e Tidrofobo; 
e percio non meritevoli di pena propriamente detta, ma solo 
di custodimento a benefizio loro e a tutela della societa : di 
questa classe d' uomini, adunque, il Lombroso s' e persuaso 
di aver messa in sodo 1' esistenza, ravvisandone i componenti 
nella popolazione delle carceri e degli ergastoli: dopo di che 
si e dato anche a stabilire i caratteri fisici nelle misure e 
nella configurazione del cranio, nei lineamenti, nella statura, 
nelle proporzioni delle varie parti del corpo, flno a determinare 
un tipo, al quale trovandosi alcuno conforme, non occorrera 
oramai piu istituire processo sulle sue malefatte, anzi neppure 
aspettarlo ; poichfe se egli e cosi conformato, se fra i suoi padri 
od avi ebbe degli ubbriaconi, degli epilettici, peggio poi se 
de' malfattori, egli e malfattore nato e altro non sar& mai. 

La spiegazione di questi invincibili istinti il Lombroso la 



8CIENZA K MALKATTORI 151 

rij. i. ,lair .. II malfattore ritira dell' uomo selvaf- 

prjinitivo o, come preferisce il Sergi, della bestia, da cui de- 
riv i, secondo le teoricho darviniste : ecco tutto. Si pu6 dire 
ancora che egli ritrae del bambino: e il Lombroso v* insiste 
di proposito descrivendo le violente passioni doi bambini, con- 
giunte coir impotenza del resistervi per la debolezza della 
ragione e della volonta. L'autore di queste teoriche e fonda- 
toro, che tale pu6 ben chiamarsi, dell'antropologia criminale, 
ha suscitato in Italia uno stuolo di seguaci e di emuli, come 
il Tamassia, il Virgilio, il Morselli, il Garofalo, il Sergi, il 
Marro : e tre periodici si incaricano di accogliere e di pub- 
blicare le osservazioni e le discussioni spettanti alia nuova 
scienza. Essi sono VArchivio di psichiatria e anlropofayia 
criniir.tili' ; I'Anomalo del Zuccarelli; e VArchivio di frenia- 

di Reggio. 

Ai di nostri ogni nuova disciplina trova numerosi ctiltori, 
e questa dovea trovarli tanto maggiormente per la natura 
del soggetto, in cui si appuntano i principii supremi della 
giustizia umana, anzi il concetto pratico della moralita per 
gl' individui e pei popoli. Adunque per cominciare dalla Fran- 
cia, oltre ai lavori del Bordier e del Manouvrier, che pubbli- 
cavano i loro studii e le misure prese sui cranii dei malfattori, 
il prol'. Lacassagne di Lion<\ gia noto per le sue ricerche sul 
tatuaggio, in quanto e praticato dai malfattori, e sui carat - 
teri dei delinquenti paragooati con quelli dell' uomo primiti- 
ve ! , fond6 per la Francia altresi i suoi Archives de I'An- 
U'ropologie criminette. Illustrarono poi altresi lo stesso campo 
il Guillot *, il Joly 3 , il Riant 4 e il Proal, quest' ultimo con 
pregevoli articoli pubblicati nel Correspondant 5 . 

1 Le* tatouages Paris 1881 L homme criminel compart a I'homme pri- 
mitif. Lyon, 1882. 

1 Les prisons de Paris, Paris, 1890. 

Le Crime, Paris, 1888 La France criminette, Paris, 1889. 

4 LM irresponsible.* devanl la justice, Paris 1889. 

s Ved. in ispecio I' Anthropology criminelle, 10 P^vrier 1890 Lei Mi- 
dtcins positivistes et les thcorie* modemts dt la criminalile, 10 et J6 oclo- 
bre 1890. 



152 CIVILTA MODKRNA, 

In Germania altresi, benche non vi sia sorto nessun pe- 
riodico, non mancarono scrittori che entrassero nella nuova 
arena, come il Benedikt 1 9 il Flesch 2 , il Moeli 3 ed altri non 
pochi. Cosi nel Belgio, cosi nella Russia, dove si pubblica un 
Archivio di psichialria e di psicopatologia giudiziaria; e 
nella Spagna che possiede la sua Revista d 1 Anthropologia e 
tiiinal, e persino nell'America Spagnuola dove si e formata la 
Societa d' Anthropologia criminate di Buenos Ayres. 

Ora T esito di tutto questo moviraento e stato quello che 
s'aspettava forse meno dai suoi primi autori, e che pure era 
il solo da aspettarsi, cio6 il diroccaraento di tutto 1' edifizio 
inalzato dal Lombroso, con andare in frantumi persino le pie- 
tre oiid' era composto. Gi quella speranza di poter costituire 
il tipo del malfattore con elementi cosi grossolani, come sono 
le misure del cranio, degli arti, eccetera, al primo sguardo 
deve apparire una fisima. Che le operazioni psichiche, e le di- 
sposizioni ad esse e le inclinazioni, stieno in istretta dipen- 
denza colle condizioni organiche, tutti ne conveniamo, finche 
si sta sulle generali. Ma tutto indica altresi che quelle con- 
dizioni siano di un ordine ben piii elevato e complesso e re- 
condito e forse inaccessibile, che non quelle materialissime 
della dimensione e capacita e configurazione del cranio e del 
cervello, non che di aitra parte dell'organismo. Chi puo dire 
la parte che vi ha, per cagione d'esempio, I'elettricila animale, 
e il corrispondente stato delle cellule e i ritmi delle loro vi- 
brazioni, e cento altre sottili cause che neppure ci vien dato 
di congetturare, poiche non le vediamo agir mai alia scoperta? 
Nulla sappiamo in particolare neppure degli stessi organi delle 
varie potenze sensitive, nulla delle raodiflcazioni material! che 
ne eccitano 1' attivita o la rintuzzano o la sconcertano. Le 
vivisezioni ci fanno vedere che, tolta una parte del cervello, 
cessa una classe di funzioni: abbiarno cosi un indizio ad ar- 
gomentarne che quello sia 1'organo dell' attivita cessata : ma 

1 Studien uber Verhrecher-Gehirne, Wien, 1879. 

* Untersuchungen Uber Verbrechern WUrzburg, 1881. 

8 Ueber irre Verbrecher Berlin, 1886. 



SCIENZA E MALFATTORI 153 

com si ella quando 1'organo v'e ed e appai 

lemante -mo? Le pazzie pin stravaganti e furiose, il piu delle 
volte, non lasciano nel cirvello la minima traccia di disor- 
dine diBoernlbite nell' autopsia. Le divinazioni del craniologi 
fanno il paio con gli abbagli piu famosi dei flsionomisti, e 
le une e gli altri valgono oramai quanto i vatkinii degli 
astrologi. 

Mi poiche il Lombroso aveva pur disegnato il suo ritratto 
del delinquente necessario con tali linoo, era naturale che al- 
tri, mettendosi per la medesima via, riscontrasse prima la 
corrispondenza di quei tratti maestri con Forijrinal>; e voile 
la mala ventura che neppur quelli si trovassero ribatter col 
vero. La capacita craniana ne' malfattori, al dire del Lom- 
broso, minore della m^dia. I/Heger e il Bordier misurano 
essi pure e conchiudono che, tutto al contrario, ella e mag- 
giore. Esce poi fnori il Ranke ; misura anch'egli, e conchiude: 
Ne maggiore nfe minore : ella e uguale. II Lombroso ha 
misurato in lunjjo e in traverso le persone dei suoi soggotti, 
e segna fra i caratteri del malfattore Tessere di grande sta- 
tura e pesante, perche, i suoi, li pes6. Ma ancho il Virgilio 
in Italia e Thomson in Inghilterra misurarono in lungo e in 
traverse i loro, e li pesarono, e li trovarono in ragguaglio 
ne alti della persona ne pesanti. A dir breve non v'e uno 
caratteri dati dal Lombroso come proprii del delinquente nato, 
che abbia retto al confronto coiili ori^inali, istituitone da altri 
osservatori. II percho la scuola francose ha cominciato a dare 
Tesempio del rifluto alia teoria atavi.^tica, por ripi 
1'assioma antiro; il quale, senza nog.iro Tinflusso delle dispo- 
sizioni naturali, afferma non essere la natura che fa il mal- 
fattore, bensi 1'ambiente sociale; e per ultimo la sua lil>era 
volonta. Ma iatta ra-ione del peso che tuttor in Ita- 

lia alle teoriche del Lombroso e della sua scuola, e bene che 
vediamo in particolare le montite che esse hanno toc.-at. in 
ciascuna delle loro conclusioni : e di cio ci occup^r.-mo in un 
prossimo articolo. 



IL PONTIFICATO DI S, GREGORIO 

NELLA STORIA BELLA GIVILTA GRISTIANA 



Lin. 

NEGOZIATI PER RACCOQLIERE UN SINODO NELLE GALLIE. 

Quantunque la celebrazione di un grande sinodo sarebbe 
stata necessaria, poichfe dopo il concilio di Macon nel 585 i 
vescovi non s'erano piii raccolti ad adunanza di qualche conto, 
contuttoci6 nelle Gallie non si venne a capo di nulla. II pio 
arcivescovo era troppo lento; mancava 1' impulse degli altri 
vescovi, e per somma disgrazia Childeberto venne a morte 
prima del tempo. 

Negli anni seguenti non si sa gran fatto delle cose del 
Yicario apostolico. Gregorio servissi d'altri uomini, studiandosi 
per mezzo di questi di suscitare nella corte di Brunechilde 
1' interesse per la celebrazione del concilio. Mercecchfc quando 
Brunechilde si rivolse al Papa, chiedendo il pallio pel vescovo 
Siagrio di Augustodunum (Autun), uomo molto amico alia 
corte, Gregorio non s' indusse a concederlo, se non con la con- 
dizione di mettere quegli in opera tutta la sua influenza presso 
la reggente ed i figliuoli di lei in favore del sinodo. E a fine 
di eccitare vie maggiormente lo zelo del vescovo, gli da spe- 
ranza, particolarmente in riguardo del pallio, di conferirgli il 
posto piii onorevole tra tutti i semplici vescovi, cioe dopo 1' ar- 
civescovo di Lione, e questo subito nella occasione stessa del 

1 Vedi Quad. 1009 (2 luglio 1892), pag. 54 e segg. 



n. i 155 

concilio '. Come prudente conoscitoro degli uomini, il 

Santo PontenVe sa adoperare ai suoi nobili intonti, anche le 

piccole gare d'onore che! innocentemente possooo occorrere 

tra' prelati ecclesiastic!. 

Trovo un altro mediatore nella persona dell'ottimo Aregio, 
vescovo di Vapincum (Gap). Questi, in qualita di pellegrino 
alia tomba degli Apostoli, avea visitato Gregorio in Roma, e, 
trovando in lui il cuore di un amico e di un padre, avevagli 
gia confld.ito le sue sollecitudini per lo stato delta po\ 
Chiesa gallicana '. Nondiraeno 1'esecuzione del disegno venne 
affidata ad un monaco della famiglia stessa pontiflcia, uomo 
santo e<l intropido, che godeva 1'intera flducia del Papa. Aveva 
nome Ciriaco, e Gregorio lo chiama padre del nostro mo- 
nistero 8 , cioe Abate di S. Andrea sul Celio. Nel luglio del 599 
sferr6 per Marsiglia, recando lettere di Gregorio al vescovo 
Siagrio ed agli arcivescovi Eterio di Lione, Virgilio di Aries 
e Desiderio di Vienna; nelle quali il Ponteflce con parole pieoe 
di unzione spirituale ricorda loro Gesu Cristo, e come la Clii 
viva dolla sua mistica vita e da lui solo debbano ricevere nu- 
trimento e forza le varie sue membra, e quindi anche le Chiese 
abbandonate delle Gallic, e come il future sinodo dovesse essere 
Tespressione delTamore e dell'unita e rendere piu intima e 
piu fruttuosa tale unione della vita comune in Cristo. Passa 
quindi senza riguardo alcuno a toccare de' mali accennati, ai 
quali ne aggiunge un altro gravissimo, la coabitazione irre- 
golare degli ecclesiastic! con le. donne 4 . 

Oltre Brunechilde, ancbe i due giovani re Teodeberto di 
Austrasia a Motz e Teoderico di Borgogna ad Auivli.mo (Or- 
li'-ans) ricevettero for vide esortazioni, perchd volessero per ogni 
modo promuovere la riunione del Sinodo 5 . 

um 9 n. 818 (9 n. 106) IAPPK-EWALD n. 1747 a Siagrio. 

9 n. J19 (w n 107) I, 8yayri*m ,lf,rim*9 

n-i. 

1 Ib. 9 n. J19. Cfr ..n/. Tom. I Mail p. 109: 

Ib. 9 n. 108 (9 n. 105) > Maiuilifnti. 

Ih. 9 n. 218 (J n. 106). 
II. -i . ji3 (9 n. 109) a Brunechiicle, 9 n. i!5 (9 n. HO) ai n. 



156 IL PONTIFICATO DI S. OREOORIO MAONO 

Ma neppur questa volta si ebbe T intento, parte per la 
morte delle persone piii zelanti (giacche Ciriaco, Siagrio ed 
Aregio passarono presto di vita, come sembra), parte pe'dis- 
sidii tra i due reali fratelli, che allora gia corainciavano e 
scoppiarono poscia nel 604 in aperta guerra tra loro, parte 
per r insuperabile indolenza dei pastori ecclesiastici delle 
Gallie. 

Cio non per tanto non venne raeno la speranza del Pa- 
store supremo, rivolgendo egli di nuovo il suo sguardo alia 
regina Brunechilde. Gliene offerse il destro una curiosa av- 
ventura, che toccava da presso gl' interessi ambiziosi di questa 
donna. Costei, senza dubbio la piu attiva tra tutti i governanti 
di que' tempi, per un caso che diremo singolare, si trova di 
continuo in relazione con Gregorio, quando piu ne era oppor- 
tune il bisogno. Ed in vero, nel 602 essa aveva spedito a Roma 
una legazione per conferire col Pontefice intorno a certe sue 
questioni politiche, che riguardavano un avvicinamento alia 
corte imperiale di Costantinopoli. Gregorio accolse benevol- 
mente i nobili ambasciatori Burgoaldo e Varmaricario, e li 
rimando con la promessa di adoperare per parte sua ogni 
mezzo perche fosse conchiuso un trattato di pace tra la repub- 
blica e gli Stati di Brunechilde l . La storia non ci dice altro 
di questo memorabile avvenimento, pel quale il Papa e scelto 
mediatore tra 1'Oriente e 1'Occidente. E ben chiaro per6 che la 
regina, con accorta prudenza di Stato, intendeva raffermare 
se stessa, vedendosi balenante, sia pel suo fare troppo dispo- 
tico, sia per la furiosa persecuzione che le moveva la sua 
rivale Fredegonda. 

In tale occasione Brunechilde fece raccomandare i suoi 
nipoti a San Pietro come dice la formola, e Gregorio im- 



n. 1743, 1744. qui da notare la frase importanle sotto il ri- 
gnardo del gins canonico. Gregorio vuole che i prinripi radunino il sinodo 
con la loro iitssio; pero se dice loro congregari praecipile, aggiunge anche 
synodus, tjittnti fiendam decrei-iiHit*. 

1 Ib. 13 n. 7 (13 n. 6). IAFFE-EWALD n. 1871 a Brunechilde nel novem- 
Ijra G02. 



I ANA 157 

o per loro la benedizione dell'Apostolo. Gli fece inoltre 
sapere com* ella operava del bene assai. Di fatto Gregorio do- 

i ringra/iarla per aver etsa sostenuto col massimo relo il 

monaco Agostino al principiare della raissione inglese. Resta 

diihl'ioso se le fondazioni di monisteri, delle quali Bru- 

hilde fece pure menzione, recassero al Papa durature con - 
solazioni. E ben vero ch' egli e prodigo di lodi per la li- 

tlita e pel sentimento religiose della regina, come appare 
<lai diplomi richiesti in favore delle fondazioni nella citta e 
n<>Ila terra di Augustodunum; e sono privilegi per un mo- 
nistero di donne, per un altro di uomini e per un ospizio di 
j>'>llegrini, con ordine che i documenti fossero conservati nel- 
1'archivio reale, come se ne teneva copia nel pontificio '. Se- 
nonche una frase che leggesi in una lettera di Gregorio ai 
vescovi franchi, non escluso quello di Augustodunum, ci mette 
in sospetto, non forse il Papa scorgesse in quelle fondazioni 
reali un secondo fine non retto 2 . La beneficenza, die' egli, 

>so voi serve talvolta di mantello alia simonia; si dice che 
i donari che si spesero per gli ordini e per le dignita eccle- 

tiche, vengono adoperati in pie fondazioni; quasi che il 
guadagno peccaminoso, possa esser mai giustiflcato con Tele- 
mosina che se ue fa 8 . 

A fine pero di far piegare le buone disposizioni della re- 
gina in favore del sinodo, Gregorio le propose espressamente 
di chiedere da Roma un legato pontificio, con pieno potere di 
metier mano alle riforme ecclesiastiche in una solenne adu- 



II). 13 n. 11 (13 n. 8) Senalori prctbyttrn el abbati, al prei.l.- .l.-l Xf- 
nodochinm; 13 n. 12 (13 n. 9) ThaUuiai- MfltiMM MOMMfcrN S. Maruu, i4i 
ancillanun / /rn/nlin <<( rnn.ilitula; 13 n. 13(13 n. 10) Lupo preibylfro 

ft nhbali, al superiore della rhuvsa di S. Martino. IAPFK-KWALD n. 1875,18*6, 



* Senilira / lu- i monasteri foml.iti d.i Hrum-flulde fomcro in inaginor nu- 
nioro. II MM.III..N n.-li A**U* O S. /?. \ p. IS, '4 ' lei tcriv* 

la ricostruzione di un inona-t.T> preaao Lione ad Aini\ 

Nella citata lettera a Siagrio ed a^\'\ altri vecovi 9 n. 118: Et*i mo- 
tout. i.,chia trl <jui<l iitin'1 <!> :'<' ' '"*** 

'iiitin-, ni>-<-<;;li //../i r f'ifii'it clc. 



158 II. I'ONTIKICATO DI B, 

nunza de' vescovi de' suoi regni '. Ej, r li pensava di mamlarvi 
Agostino, il quale presso gli Anglosassoni era stato visibil- 
m<'iite aiutato dal cielo. Avrebbe quegli interrotto per alcun 
tempo e per amore della Chiesa de' Franchi, la sua gloriosa 
missione; sarebbesi recato ad Aries presso il Vicario aposto- 
ico Virgil io (in questa lettera viene ricordato di bel nuovo col 
titolo della sua dignita) e d'accordo con lui e a lui lasciando 
gli onori della preminenza avrebbe disposte le cose necessarie 
all'uopo; perocchfc cosi dice Gregorio all'arcivescovo d'Arles con 
mirabile finezza d'espressione : Accade frequentemente che i 
piu lontani conoscano piu presto quel che altri deve correggere 
in casa sua; se dunque Agostino ti far& accorto delle colpe 
de' sacerdoti o di altre persone, insierae con lui esaraina ogni 
cosa con sottile giudizio ; accogli poi questo vescovo con dol- 
cezza ed affetto, come si con viene, perche egli ne riceva con- 
solazione e agli altri si dimostri come debbasi nutrire la fra- 
terna caritci 2 . 

Brunechilde secondo i desiderii del Papa e chiese il legato ; 
cio che dimostra senza dubbio buona volontk nella regina e 
'piu ancora quanto la politica di Gregorio avesse saputo ot- 
tenere. La via ad una ristorazione delle cose nel regno dei 
Franchi pareva dunque oramai aperta. Gregorio doveva sen- 
tirsi pieno delle piu belle speranze, poichfe nella lettera di rin- 
graziamento a Brunechilde si effonde in un mare di lodi 3 . 

1 Registrum 11 n. 46 (H n. 69), IAFFE-EWALD n. 1837 del 22 giugno 601. 

2 Ib. 11 n. 45 (11 n. 68), IAFFI'>EWALD n. 1836 del 22 giugno 601. An- 
che nelle risposte di Gregorio alle Interrogationes di Agostino (MArn. H n. 
64 del gigno 601) nella Responsio IX si fa menzione di tale proposta con 
I'aggiunta, che non Agostino, ma solamente Virgilio, corae Vicario del Papa, 
avrebbe adoperato giurisdizione in quel cotnune negozio. 

3 Regis tntm 13. n. 7 (vedi sopra). Questa lettera, che fu molto discussa, 
comincia con le seguenti parole: 1'rni' <i/ii.t i/mtHm* : />nt<m I'rancorttm as- 
serinniti felirein, <jit<(>' *i<' hinii* (nniiilndt firaetlitiim meruit hither? rfyinttm. Tor- 
nando a lodare le fondazioni dei monasteri, Gregorio, per la consolar.ione del 
cuor suo, seinbra dimenticare quelle mire secondarie, delle quali faceva cenno 
in altra sua lettera. Nel resto conviene applicare a molti document! eccle- 
siaBtici, e non solo a quelli di Gregorio, 1'osservazione che a proposito delle 
lettere del Santo Pontefice fa il Cardinale ANTO.MO CARAFPA (MicxB P. L. "7, 



159 

he gli elogi dello stile cur 
dove soprahhondavano le formole hisantino, non devono pi 

i pT qu.'l rli i suonano/ ed 6 manifesto che in simili casi 
la lode non signiflca quasi altra cosa se non un invito ur- 
gen(e a continuare nel bene cominciato. Nondimeno tanto non 
basta a spiegare i superlativi, che qui adopera Gregorio, se 
non si awerte, ch'egli in realta non conosceva che un lato 
solo della regina e non gia quale essa era veramente. Forse 
il vescovo Siagrio, amico di lei, avea contribuito non poco 
a far si che il Papa se ne formasse un' idea troppo favorevole. 
Non si deve neppure tralasciar di notare, che soltanto dopo 
la raorte di Gregorio cadono quei brutti fatti di Brunechilil<\ 
come ad esempio 1'uccisione del santo vescovo Desiderio di 
Vienna, i quali flno al presente furono oggetto di disputa tra 
i difensori ed accusatori della regina '. 

Se veramente riuscisse la legazione di Agostino e qual ten- 
mine avessero i negoziati per la celebrazione del concilio, non 
si sa nulla affatto dalla storia. Prima che scoppiasse la guerra 
tra i due nipoti di Brunechilde avrebbe potuto celebrarsi il 
concilio, vivente ancora Gregorio. Ma non possiamo dir altro, 
se non che, disfatta TAustrasia e abbattuta Tinfelice Brunechilde 
con la sua famiglia, il vincitore Clotario II di Neustria, come 
unico sovrano di tutti i regni franchi, celebro in ParLi m-lla 
basilica di S. Pietro un grande sinodo di settantanove vescovi, 
correndo 1'anno 614, cio6 dieci anni dopo la morte di (' 
gorio. E fu spettacolo veramente consolante lo zelo di quol- 
1'adunanza per le riforme e la mirabile concordia d'animo 
de' principi ecclesiastic! e laici a fine di riuscire nel loro in- 

1 Vl~ : /',.'/.<;.- !,nni>it.< ,l'nin'-<-l>'it, >if mi- li--ntgg qtiatef fU* dlbtant, / 

. _-nrio fu veramente rnnlcllo di tale politica. Come poi c 
n<n ostante non riimcnticaase la sua dignit;i pnntifu-ia, si tliiunstr.i JIH lie pel 

. che nellii nieli-*iiu;i li-tu-ra ritata riliuta di accon.li-*rondere ai desi 
della regina in parocchio dom.imle cbe eraim i-onlro i canoni. 

Gli '.iii.li.in.i (t. 9, 1890 p. 130 e egg.) hanoo re. 

menle pul.l.lir;ito il tr,to piii antirn .l.-lla vita di De-udi-ri" di Vienna, critU 
da un nun >|iiasi contemporati.'... \ ewme critico dolla I'ita e di ' 

queeto a\ vcninn-nto preseo il Krnni . <' 1891, II) p. 56 e aegg. 



160 IL PONTIFICATO DI S. GREOORIO MAGNO 

tento. Furono quindi stabiliti decreti circa la liberta nell'ele- 
zione de' vescovi, la simonia, T indipendenza del clero dalla 
podesta laica, Tinviolabilita dei beni ecclesiastic!, la parteci- 
pazione dei giudei ai pubblici officii l ed altri ancora. 

Durante gli anni di pace Gregorio non avea tralasciato di 
scrivere anche a Clotario II per incitarlo a raccogliere un si- 
nodo de' suoi vescovi, sebbene allora questi fossero in picciol 
numero 2 . Le condizioni della Chiesa net regno di Neustria non 
erano meno dolorose di quel che fossero in Austrasia e Bor- 
gogna, e il Papa avrebbe quivi agito con maggiore energia, 
senza le difficolta delle material! comunicazioni con la Neu- 
stria. Giacche nel governo della Chiesa a quei tempi, la mag- 
giore o minore opportunita o facilita di spedir messi e corrieri 
nelle varie parti del mondo, era ben altrimenti importante 
per lo spaccio degli affari, di quel che per solito siamo ora incli- 
nati a supporre. 



LIV. 

AVANZI DEL PAGANESIMO 
STUDIO DEI CLASSICI UN VESCOVO ICONOCLASTA. 

Le condizioni ecclesiastiche e sociali tra i Franchi, secon- 
doche di mano in mano appariscono nella corrispondenza di 
Gregorio, come pure il fare e brigare dei vescovi, che ora 
meritano le lodi ora il biasimo del Santo Ponteflce, presentano 
nel loro comples'so un quadro, degno di considerazione. 

i Gli Atti si leggono presso I'AMORT, Elt'm>'nta hirix can. T. II (1757) e 
piii brevemente presao il MA.NSI 10, 539. 

f Reyistrum 11 n. 51 (11 n. 61) IAFPK-EWALD 1842 Clotario regi Ft-an- 
corum, del giugno 601, per raccomandare Mellito e Lorenzo nel loro viaggio 
in Inghilterra. Nella lettera che ha la incilcsima data 11 n. 41 (11 n. 58), 
diretta a parecchi vescovi franchi, anche dolla Neustria, si raccomandano 
aolamente i missionarii senza far menzione del sinndo. Ecco la soprascritta : 
Mennae Telonenxi, Scrrno .V'ixx///V;jx/, Lit/xt <'<il><ltnn'n*i, Aii/nl/'- .*>- 

plicio PrtriAiensi, Mehtntio Rotomagensi, Llcino (Andegcnenti) episcopis Frun- 
corum, a paribus. 



LA STORIA DELLA CIVILTA Cl: 1'il 

1 Franrhi mantt'iir, ora ne' loro cost um i alcuni rest! 

lino. Voi avete tra voi de'cristiani, cosi <; 
gorio a r.nimrliilde, che sonc nel tempo stesso pagan i ; essi 

ngono in casa gli idoli, vencrano senza ragione e stolida- 

ite gli alUTi, celebrano sacrileghe feste con sacriflcii di 
teste d'animali. Cosi nel vostro paese, accanto al vero Dio, si 
venerano i demonii * . 

Tra i popoli germanici pareva profondamente radicato un 
cotale culto superstizioso della natura e un vano timore contro 
le misteriose potenze, che credevansi albergare nelle piante e 
negli animali. Solamente a poco a poco e dopo molte fatiche 
riuscirono i vescovi a spiantare 1' abuso. Della venerazione 
degli alberi e delle sorgenti fa cenno un canone del Concilio 
di Auxerre, celebrato sotto il predecessore di Gregorio, dando 
proibizione di scioglier voti presso gli alberi avuti in conto di 
sacri, o presso le sorgenti che si credevano incantate *. II sa- 
crificio di teste d'animali s' incoutra anche in Italia presso i 
Longobardi, alraeno ne' primi tempi della loro migrazione. 
Gregorio medesimo racconta nei Dialoghi, come i Longobardi 
con canti e danze celebrassero il sacrificio di una testa di capra, 
e come non pochi prigionieri cristiani, rifiutandosi di prender 
parte a quel sacrilegio, fossero per ci6 messi a raorte 3 . II culto 
dei Longobardi per le vipere, come pure lo sciogliere i voti 
presso le piante sacre, stando all'antica biografia del santo 
vescovo Barbato di Benevento, sembrano essersi mantenuti in 
tali regioni flno verso la meta del secolo settimo 4 . 

Tanto in Italia, come nelle Gallic, reminisceuze e costumi 
pagani si mantenevano ne' popoli latini soggiogati alia fede, 



1 /iV//y//-Hn 8 n. 4 (9 n. il) I*FPi5-E\vALD n. 1491 : cnlti-r* 
tlf (iiiinwlintn i-a/ntihus *>n-rifi<'iit xu<-ri 

* II Concilio si ienne sotto il Vescovo Aunacario nel 585 ovvero nel 586. 
MA.XKI 9, 911. HEFELE, t.'oHcitieHgrtcliiclitf, i. Ed. 34t. 

s Dialog. 3 c. 88; more sun i,ninI<n>run! Hibolo etc. Ve<li 

2 marzo. 

M rer. Langob. p, 553. Vedi I'inno del Santo preno 

il BORGIA, M. ,.,,-,. <ii n,,,. 

8*n< XV, fol. Ill, fate, la la. .' W 



IL PONTIFICATO DI S. .JKK.JOKIO MAGNO 

piuttosto quale superstizione, che quale vero culto. Ma per 
questo tornava necessario in que' tempi di opporsi col mas- 
simo vigore contro il pagauesimo oraraai vinto; la qual cosa 
reco fra i cristiani il costume di tenere per altrettanti dia- 
voli tutte le divinita classiche del paganesimo, senza riguardo 
alcuno al loro significato poetico o mitico. E il demonio stesso 
contribui in favore di tale idea, come allora dicevasi ; perocche 
i dialoghi di Sulpizio Severe, popolarissimi nel quinto e sesto 
secolo, raccontavano come S. Martino, il piu grande Apostolo 
delle Gallie, cacciasse molti diavoli, i quali, uscendo dal corpo 
degli ossessi, si davano il nome di Giove, di Mercuric e di altre 
divinita deH'Olimpo. 

E noto quel che S. Girolamo racconta, cioe d 1 essere stato 
castigato in sogno per la sua passione per i classici pagani, 
e d'avere udito il rimprovero: Ciceronianus es tu, non Chri- 
stiqnus. Una simile visione ebbe pure S. Cesario, piu tardi 
arcivescovo d' Aries, secondo che narrano i suoi conterapo- 
ranei nel secolo VI. Da giovine monaco era egli stato istruito 
ne 1 classici dal retore africano Pomerio. Or bene, stando al 
racconto, gli apparve una notte un dragone; ed egli avviso 
tosto per tal fatto, che quel suo studio spiaceva al Signore e 
che doveva sollecitamente tralasciarlo '. Ad ogni modo si vede 
in questa ed in altre simili narrazioni lo spirito proprio di 
que' tempi. 

Tornando il monaco Pietro e il presbitero Lorenzo dal- 
1'lnghilterra a Roma, nel passare per Je Gallie, sostennero 
alquanto in Vienna presso 1' arcivescovo Desiderio. Con mas- 
simo dolore osservarono che questi spiegava autori pagani 
ad una schiera di scolari; la qual cosa essendo contraria alle 
loro consuetudini, ed avvezzi com' erano alle dure fatiche 
delle missioni, ne presero grave scandolo, come se quell'ottimo 
vescovo, invece di adoperarsi per intero a bene spirituale 

1 Vita N. C^arii 1 c. 8 ; MIGXE P. L. 67, 1001. Gli studii classici ven- 
gono qui designati col nome di grammatical- art is <7/xc//;.'/H. 



::i.i..\ CIVIL1 \ < i. 

il'lla sua diocesi, gittasse tutto il suo tempo in quolh? sr 

/ze e nella lettura di cose secolaresche >. Ne parlarono 
poscia al Papa in Roma; cosi almeno possiamo conchiudere 
dalla grave l<Htora che Gregorio scrisse a quell' arciveacovo 
sopra tale argomento 

Di fatto il Ponteflce, inclinato per natura all'a >rae 

sappiamo, si turW> alia novella di un vescovo suo amico, che 

va poeta e cultore de' classici pagani. A confci 
chieso informazioni dal presbitero Candido, che pure allora 
tornava in Roma dalle Gallie, dov'era stato amministratore il-l 
piccolo patrimonio di S. Pietro nelle parti meridionali di quei 
paesi. E sebbene Candido non sapesse dir nullaa rimprovero 
del 1'arci vescovo Desiderio, contuttoci6 il Papa lagnossi con 
forza, scrivendo a quest'ultimo: s6 non poter ricordare senza 
vergogna quel che in Roma aveva udito sul conto suo; non po- 
tersi in alcun modo congiungere in una medesima bocca la lode 
di Cristo e quella di Giove; perflno i laici astenersi da siinili 
letture, ed ecco un vescovo macchiarsi il cuore con quelle 
poesie blasfeme: scriva adunque sollecitaraente alcune parole 
a fine di tranquillare Tanimo del padre suo; solo allora conce- 
derebbegli certe grazie, che quegli aveva per lo innanzi ri- 
chieste '. 

Frequenti volte questa lettera fu citata con manifesta esa- 
gerazione delle cose, quasi contenesse una formale condanna 
deglistudii secolareschi e sovratutto degli studii classici. Ma ci6 
non e; ne si pu6 arrecare argomento di sorta alcuna che 
dimostri in Gregorio, come massima di condotta, tale avv.T- 
sione per gli studii classici. Ne* suoi numerosi scritti non >i 
legge mai nulla di somigliante; e a quelle poche parole, che 
trovansi nella prefazione dei Morali, non si deve dare quel peso 
che per se non hanno. Perocchfe quando dice Gregorio, che non 



1 /,\.,/.<v,,, II n. 34 ;ll n. 54) lAFrrf-EwALD n. 1824 del giugno 601: 

tet'n!in-il>ii* litti-ri.* .>'/ "' WfW/jA^mi* 

fiinil'ii'ii in lit ii'i i/tii.i.. UHHIII ifi'iiit iiff<l>i<lni'inr 

' 



164 IL PONTIFICATO DI S. OREQORtO MA'JNO 

vuol tener conto delle regole retoriche o badare ai casi dello 
preposizioni ', nessuno meglio di lui COQ i suoi medesimi scritti 
confuta piu eloquentemente tale asserzione. Egli apparteneva 
agli uoraini piu colti che allora si avessero in Roma, e si sa 
da tutti che i monaci, che pure formavano gran parte delle 
sue cure spirituali, a poco a poco divennero i soli conserva- 
tori del classicismo. I discepoli di S. Gregorio e di S. Bene- 
detto ci hanno salvato i classici. 

Di Gregorio dovra dunque dirsi solaraente questo, cbe egli 
tra le infinite occupazioni e sollecitudini pel governo della 
Chiesa, non avra avuto sicuraraente il tempo da occupare 
nella lettura dei classici, che le fiaezze dell'arte retorica erano 
per lui cosa del tutto secondaria e che dai vescovi, in ispecie 
da quelli delle Gallic, bramava occupazioni ben piu important! 
e piu serie, che non fossero le orazioni di Cicerone o le odi di 
Orazio. Confesseremo tuttavia, che a questo suo sentimento 
egli diede espressione forse troppo viva nella lettera accen- 
nata. 

L'ammonizione di Gregorio non deve essere caduta indarno, 
se pure esisteva la colpa. Certo e che Desiderio piu tardi 
divenne martire della disciplina ecclesiastica, avendo pubbli- 
camente censurato le scostumatezze e i delitti del giovane re 
Teodorico. Come quasi tutti i vescovi delle Gallic, anch' egli 
probabilmente era oriundo di una qualche antica famiglia 
romana. Ora presso le persone di tal condizione la lettura 
degli autori classici non pure era cosa consueta, ma avevasi 
in conto di mezzo molto efflcace per innestare e propagare 
piu facilmente tra i nuovi venuti lo spirito e le costumanze 
latine. 

Mentre questo vescovo veniva ammonito per essere troppo 
amante delle cose pagane, un altro vescovo, quello di Marsiglia 
sulla costa meridionale delle Gallic, trovava spirito pagano 



1 Moral. Prnefatio ad J^'umlnon: Ipsant loquentli urtim, I/H<II ni'i 
rin ilixi-ijitintti' t:rt('rioi'in iittunaint, iservare despexi... ri-in-jiuniti^nuin casus 
iitno. 



166 

D O Q ' ; npugnava certe pratiche sinceramente 

^tian- , q sero abuso o superstiziooe. 

no, vescovo delPanzidetta citta, ruppe un giorno tutte 
le sacre imagini della sua chiesa, facendole gittare fuor delle 
porte e recando a pretesto alcuni abusi che nel venerarle si 
<commettevano dal popolo. Gregorio gli ordino di rimottere le 
imagini; ma rispondendo quegli con vane scuse e sotterfugi, 
si form6 nella citt una specie di scisma contro di lui. Ti 
sei lasciato trasportare da zelo inconsiderate, cosi scrissegli 
(iregorio in tono severe, allorche atterrasti le imagini dei 
Santi, sotto pretesto che non devono essere adorate. Non per- 
mettere che siano adorate e cosa lodevole e giusta; ma 
larle in pezzi, merita biasimo. Dimmi, fratello mio, da qua! 
vescovo dell'antichita cristiana hai tu imparato simile proce- 
dimento? forse tu solo sei in un attimo divenuto uomo pru- 
dente e pio? L'adorare un imagine e cosa ben di versa dal 
porsi solamente innanzi agli occhi 1' oggetto dell' adorazione 
Deirimagine rappresentato . E continua, sponendo con ogni 
pazienza la consuetudine fin dai tempi piu antichi della Chiesa 
<ii onorare le imagini. Siccome 1'uomo ha bisogno di aiuto per 
sollevare lo spirito alia considerazione delle cose soprassen- 
sibili, cosi le imagini dei Santi e le statue rappresentano visi- 
hilmente allo sguardo T oggetto invisibile, come dire 1'azione 
o la persona, alle quali si riferisce il culto; noi dunque non 
adoriamo il quadro, ma unicamente la onuipotente Trinit^. 
Aggiunge poi alcune considerazioni, che mettono in ottima luce 
il bene morale che poteva ritrarne quel popolo. In Marsiglia, 
dic'egli, la Chiesa si trova in mezzo di gran numero indigent, 
non ancora bene istruiti nelle cose della fede; sono ancora 
tanto novizii e si privi d'istruzione, che le sacre istorie non 
xiprebbero neppur leggere ne' nostri libri. Conviene dunque 
aiutarli con qualche mezzo acconcio, pcrchtj intendano le cose 
Chiesa e se ne innamorino. Ora a tale intento giovano 
le sacre imagini. I quadri, che sulle pareti del 
terapio rappresentano scene religiose, sono pe' poveri idioti i 



166 IL PONTIFICATO DI S ,NO 

soli libri ne' quali leggono devotamente la storia della r 
gione e gli esempii dei Santi '. 

Conchiudendo Gregorio concede volentieri che tra i vi^i- 
tatori, mezzo barbari ancora, della cattedrale di Marsiglia 
saranno stati di quelli, che per pura ignoranza avranno ado- 
rate le imagini. Ma il vescovo si faccia a spiegare in chiesa 
dove stia Perrore; dimostri al popolo col linguaggio della 
Sacra Scrittura come quell'abuso debba severamente condnn- 
narsi ; e nello stesso tempo, per riparare allo scandalo da lui 
dato, dichiari in pubblico che quinc'innanzi non sottrarrebbe 
piii le imagini alia ben regolata devozione del popolo e piu 
non proibirebbe agli artisti di allestirle. 

Non solamente gli artisti, ma Parte stessa dovea saper 
grado al grande Ponteflce. Per la venerazione delle iraagini 
si venne educando nella Chiesa una delle arti piu ricche e 
feconde. Gregorio levo la sua voce contro lo zelo troppo spin to 
di un vescovo (primo esempio di quella pericolosissima con- 
troversia, che ruppe piii tardi in lotta aperta nel periodo degli 
iconoclasti); ma al tempo stesso in nome della tradizione eccle- 
siastica sostenne uno degli element! piu fecondi di civilta, ed 
i secoli av venire non cessarono mai di ripetere la bella espres- 
sione di Gregorio, essere ciofc le imagini il libro degli idioti a . 
E nel fatto le pitture e scolture di cose sante si facevano, per 
dir cosi, sotto il suo patrocinio. Inoltre nel medio evo gli ar- 
tisti preferivano trarre dal ricco tesoro della simbolica dei 
suoi morali il concetto di quelle forme, con le quali vestivano 
gli oggetti, o dipinti o sculti, a fine di meglio proporli all'in- 
telligenza degli spettatori. 



1 Ke.(/itri(m 11 n. 10 (H n. 13) e prima 9 n. 208 (9 n. 105) IAFFK-EWALD 
n. 1800, 1736. Xella lettera citata in primo luogo : Quod kgtntibuf scripture, 

hoc idioli* ]>r<u'!<r<il jjictura cernentibus... Sanclonun <li-j>i>ii/i ///>/.<//(,-. H<\ 
shii- ration? vetustas ttdmisif.. T?#tiMon!i* *trn<h'n 'ut, >jui<( oninr inaint- 
factum adnnn-i' <i Hret. 

8 P. e. Papa Adriano I le adopera contro le awisaglie degli iconoclasti 
nel secolo ottavo. (Responsio ad libros Carolinos, MIGNE, P. L. 98, 1215. 1268). 



I/i:. . '-ili 1 Bollecil idii "gorio per le condiziooi 

-ticho i' soriali l<-ll;i <'.allia, si . ia nolle lettere, 

dove difende la santita del nvatrimonio, P inviolability della pro- 

prieta, c la liberta degli abitanti. Egli si oppone alia tracotanza 

:, r iudoi, m;i proibisce ai vescovi di battezzarli per forza; 
si leva contro le ingiuste imposizioni di gabelle;con patorno 
amore si prende cura de' perseguitati ; promuove la pace nel- 
rinterno del paese; mantiene, entro i limiti del dovere, coloro 
che abusano del proprio officio, fossero pure in dignita eccle- 
siastica anche molfalta; corregge con pazienza e costanza lo 

!ij^nze de' vescovi; protegge la vita monastica e si studia 
di condurla alia perfezione da lui bramata; suscita COD parole 
araorevoli e col suo eserapio 1'ardore per le missioni e con 
ogni dolcezza si adopera per ricondurre i traviati sul cam- 
mino della verita. Contuttoci6 le sue relazioni coi vescovi e 
coi laici piu autorevoli sono tutte allettamento e cordialita; ed 
egli'accompagna volentieri le sue lettere con qualche spedi- 
zione di libri, di reliquie o di simili donativi, sapendo di far 
cosa gratissima ai suoi figliuoli '. 

II Santo Ponteflce non ha di mira che il promovimento e 
Tespressione di quella ecclesiastica unita, di che parla col mas- 
simo fervore in una sua lettera airarcivescovo d'Arles. L'unita 
ricongiunge neiramore quel che e separato, riordina ci6 che 
e confuso, ristabilisce quel che e difforme, F imperfetto conduce 
a perfezione 2 . I doveri del suo Priraato, sono per lui, com 
dice, uno sprone, che lo spinge di continue a provvedere pel 
bene di tutte le Chiese 3 . 



' Tutte le cose <{iii aflVr.ii.iti' si poti-amm |HT online rist-nntrare nel flr- 
gutrnm: 8 n. 4 (9 n. H), 9 n. 21.i (9 n. 109), 7 n. tl (7 n. il), 9 n. 115 
(9, llOi, - 1 n. 45 (1 n. 47>, 9 n. JI5 (9 n. ilO), 9 n. HJ (' ... 
9 n. ill ,9 n. H8), i.t n.9 (J3 n. ~ , H " " - n. ''. I < " I < " 
9n. 'n. JJG (-J n. I Hi;, ' n. *I6 (9 n. Ill), 9 n. 157 (it n 

II n.9 (II n. li,, 9n. 224 (9 n. ii4), 7 n. IS, - 6 n. 57 (6 n. 59), 8 n. 4 
(9 n. II), n. ii9 (9 n. 107), 11 n. 41 (II n. 57), 7 n. 33 ;7 n. 36), 
II ... iO (II n. 56), 8 n. 4 9 n. II , fi n. 18 (G n. 49). 

* Ilrijixii-iiiH ."). n. 53 (5 n. 58,. 
II.. 13 n. 8 (13 n. 6). 



168 IL PONTIFICATO DI S. GREOORIO MAGNO 

Le relazioni presenti tra Roma e le Gallie, hanno ben altra 
impronta, che non eraco quelle degl' Imperatori Romani a' tempi 
delle loro conquiste. Allora nelle Gallie soggiogate e smunte 
si levavano templi ed altari, dove sacriflcavasi ad onore di 
Angusto e dell' eterna Roma, e i flamini d'Augusto dovevano 
regolare il culto dell'imperatore e del dio dello Stato ne' mu- 
nicipii di quelle terre, divenute schiave di Roma. Sono ancor 
oggi testimonio di cotale pagano abbassamento le iscrizioni 
dei Galli e le ruine de' templi, come quelle di Nimes. Roma 
cristiana per lo contrario accolse al suo seno con ogni onore 
la nazione de' Galli e de' Franchi ; e questo a fine di far cora- 
prendere 1' influsso salutare di una nuova e piii nobile vita 
a quella nazione primogenita della Chiesa, che dovrk piu 
tardi operare cose grandi assai. Gregorio per quelle terre e 
un pastore, non un imperatore. Tra la lunga serie di Papi, 
che per parte loro adoperarono nel medesimo senso, Iasci6 egli 
tra i Franchi una memoria assai viva e piena di gratitudine. 
Incmaro di Reims lo chiama 1' ornamento precipuo della 
prima e Santa Sede di Roma l . Onorio di Autun lo designa 
quale organo dello Spirito Santo, uomo incomparabile tra 
tutti i suoi predecessori e per i suoi scritti luminare simile 
al sole 8 . 



* De praedestinatione dissert, posterior c. 18. 
* De scrijjtoribus ecclesiastics 3 c. 32. 



LE MII: 

MEMORIE Dl VIVIA PERPETUA 

MARTIRE CARTAGINESE 



Celebri sono nella Chiesa queste raemorie scritte da Vivia 
nelle sue prigioni dal di della cattura flno alia vigilia Jella 
sua raorte, e che qui, sotto il predetto titolo, presentiamo ai 
oostri lettori, senza aggiuagervi che la descrizione del suo 
martirio e di quello de' corapagni suoi, qual ci venne conser- 
vata dagli atti de' martini, dalle storie della Chiesa, dalle opere 
di Tertulliano e dai sermoni di S. Agostioo, che ne tesse coa 
eloquenza degna del suo potente ingegno le lodi. Questa 
eroina della fede fu coronata di martirio ai tempi dell' irape- 
ratore Settimio Severo 1'anno 202 in Tuburbio, o piu pro- 
babilmente in Cartagine, come ci attestano S. Prospero e il 
Ven. Iteda, e come par che chiaramente si rilevi dalla tra- 
dizione, di cui ci fanno testimonianza antichi martirologi e 
manoscritti, non che dal culto col quale fino al quinto se- 
colo venne quivi onorata la sua tomba e quella de' coramili- 
toni suoi, e piu che altro dagli atti stessi del suo martirio, 
dove la menzione delle carceri castrensi, deiranflteatro e del 
Procodsole, che la condaun6 alle fiere, sembrano indicare chia- 
ramente, come ben notano i BollandUti l , essere stata Carla- 
gine, e non altra citt minore, il tealro della sua battaglia e 
del suo trionfo. 

Era Vivia Perpetua 2 giovane sui 22 anni, di chiaro san- 

Sofif/ornm. 7 Martii. De SS. Perpetua, Felicitate etc. T. I. 
Marti!, p. 629... I'arisiis et Romue 1865. II teato degli Atti trovasi eziandio 
preaso il RI-INABT, .\ W njrum. i: I V.T 1TJJ. |>. 86 e egg. e preMO il 
MI.M I'-ttrologia Int. T 3. col IS . - 

M.iiK.^-ritto Cassinensc in\>.i- -I. v ivia leggesi Ubia. Ilil. p. 631, 
Jft M ; ma prohaliilmciite e errore Je* ropiiti. 



170 LE MIE PRIGIONI 

gue, raaritata ad uorno d'alto lignaggio; ed aveva padre, madre, 
due fratelli e un suo figliuolino da poppa ch' ella medesima 
allattava. Nel tempo che piu infieriva la persecuzione contro 
il cristianesimo ella venne presa in un con Felicita giovane 
sposa e Revocato, entrambi servi deir istesso padrone, a'quali 
poi si aggiunsero Secondolo e Saturnino. 

Da quel giorno Vivia prese a scrivere la pietosa storia 
della sua prigionia, delle sue pene e delle sue battaglie, che 
fino ai tempi di S. Agostino costumavasi leggere nelle Chiese, 
e che ai tempi nostri, non guari dissimili da quelli in cui la 
martire viveva, giovera ricordare. Udiamo pertanto dalla stessa 
Martire quel ch'ebbe a patire per amor di quella fede cotanto 
allora, come adesso, dai flgli delle tenebre perseguitata. 

Noi eravamo in potere dei persecutori, quando venne 
mio padre *, spinto dall'amor suo, a darmi flera battaglia a 
fine di scuotere la mia costanza, a cui Padre, io dissi, vedi 
tu la in terra cotesto orciuolo? 
-Si, lo veggo, rispose. 

Puossi egli chiamare con altro nome da quello che ha? 

No. 

E cosi io non posso chiamarmi altrimenti da quella che 
sono, cioe cristiana. 

A queste parole mio padre monto in furore 1 , e slanciommisi 
contro si che parea volesse trarmi gli occhi di fronte; ma poi 
altro non fe' che darmi un gran rabbuffo; e ritirossi vinto con 
le arti di satana. 

Per alquanti giorni mio padre non si die a vedere; ed io 
rifiatai e ne resi grazie al Signore. 

In questo mezzo fummo tutti battezzati; e nell'uscire dal 
santo lavacro lo Spirito del Signore mi mise in cuore di non 
chiedere altra grazia a Dio senonche pazienza ne' tormenti. 

Indi a pochi giorni fummo chiusi in carcere; ed io inor- 
ridii; dacche a miei di non avevo mai veduto siffatto orrore 
di tenebre. 

Mio Dio che dolorosa giornata fu quella! 

1 Egli era pagano. 



VI VIA I'KRPETUA If A!: >!! 171 

iii'-ri ivi stipati, 1'ala, il calore, il soffb- 

"ii tt., il tnivaglio che d davano le guard ie, e piu ancora 

per me la sollecitudinc del iniu bambino cnulolnuMite mi tran- 

gosciava. Quando i benedetti Diaconi Terzo e Pomponio, che 

issistevano, ci ottennero a prezzo d'oro dai custodi che fos- 
siiiui P<T ijtialche ora del giorno messi al largo a riflatare un 
t rat to e a rinfrescarci. 

Usciti adunque da quel fondo di ergastolo, ciascuno diessi 
a qualche esercizio; ed io allattai il mio bambino, che ven- 
nemi recato quasi rifinito d'inedia; e col cuore trepidante per 
lui raccomandavalo a mia inadre, e veniva confortando mio 
fratello, mentre tutta dentro struggevami di cordoglio nel ve- 
dorli in cotanta ambascia per amor mio. 

Molti di trascorsi in quest'affanno, flnche essendomi acco- 
st nmata ad aver meco in prigione il mio pargoletto, ben tosto 
mi sentii rinfrancata e libera dall'angosciosa sollecitudine che 
egli mi dava. Anzi il carcere tramutoimnisi in un palazzo 
pretoriale; cotalche tornommi piu caro il dimorar ivi che 
altrove. 

Mio fratello venne a me, e mi disse: Sorella e signora mia, 
tu soi oggimai cosl accetta a Dio, che ben puoi domandargli 
che ti faccia per mezzo di qualche visione conoscere se tu 
al)lia a patire solamente la prigionia o anche la morte. Ed 
io, che sapeva di aver tratto famigliare col Signore, da cui 
ero cotanto favorita, piena di flducia glielo promisi, dicendo- 
gli -- Torna domani, e Io saprai. 

Feci orazione; ed ecco quel che mi apparve. Vidi una 
scala di maravigliosa altezza, che poggiava fino al cielo, ma 
tan to stretta, che non vi si poteva salire che ad uno ad uno. 
I due staggi erano irti di ogni sorta di armi: di lance, di 
spade, d' uncini e di coltelli; cotalche se taluno senza troppo 
1',-idarvi e guardare all' insii, vi fosse raontato, ne avrebbe 
avuto malconcia la persona e lasciati brani di came infilati 
in (juollc punte. 

A pie della scala accovacciavasi in agguato un gigantesco 
'm-, t>ndendo insidie e stornando col terrore ognuno dal 
salire. 



172 LE MIE PRir.IONI 

Saturo, il quale poscia per noi diessi volontariamente io> 
mano ai persecutor}, e che alia nostra cattura non era stato 
presente, monto la scala pel primo; e giunto al sommo <li 
quella, a me rivolto, dissemi: Perpetua quassu t'aspetto; ma 
bada che il dragone non ti morda. A cui io Non temere; 
non mi nuocera, grazie alia virtu del nome di Gesu Cristo. 

In fatti di sotto alia scala, quasi avesse di me paura, il 
mostro ardiva appena sporgere il capo. Ond' io posto pie sul 
primo gradino, gli calcai la testa; e su per la scala fino a 
cima. 

Lassu mi si apri d' innanzi agli occhi una immensa di- 
stesa di terra aggiardinata, in mezzo alia quale sedeva un 
uomo canuto, d'alta persona, in abito di pastore e in atto di 
mugnere le sue pecorelle, circondato da migliaia di persons 
biancovestite. 

Egli alzando il capo guardommi, e mi disse: Ben venuta, 
figliuola mia. E avutami a se, diemmi a gustare del latte- 
rappresc. Io lo ricevetti a mani giunte, e ne mangiai ; e al- 
lora tutti gli astanti dissero Amen Al suono di quella 
voce io mi riscossi, masticando ancora un non so che di dolce 
in bocca. 

Riferii tosto questa visione a mio fratello; ed entrambi 
ben intend emmo che dir voleva, cioe, che noi prigionieri era- 
vamo destinati al martirio; laonde da quel punto abbando- 
nammo ogni speranza di questo secolo. 

Indi ad alquanti di si sparse vcce che saremmo chiamati 
in giudizio; e mio padre macerato dalla tristezza venne dalla 
citta a trovarmi per abbattere la mia costanza, e mi disse. 

Abbi, o figlia, pieta di questo bianco crine, pieta del pa- 
dre tuo, se pur degno io sono d'essere da te cosi chiamato. 
Ramm.enta com* io ti ho allevata e cresciuta flno a questo 
fiore di eta, e tra tutti i fratelli tuoi prediletta. 

Non mi voler dunque in contraccambio vituperare cosi in 
faccia al mondo. Abbi un riguardo a tua madre, a' tuoi fra- 
telli, alia zia, al tuo figliuolino, che vivere non potra senza 
di te. Smetti cotest' alterigia che ti fa disprezzare la morte; 



Ml CARTAOINESE 

j tutti in r<>'. 

essere tormcntata o uccisa, niuno cli noi oserebbe p!u con- 
versa re con la genie. 

Queste cose diccva mio padre raos8O,da soverchio amore; 
e gittatosi a' miei piedi, baciavarai le mani, e piangendo chia- 
mavami non piu sua flgliuola, ma sua signora. 

10 sontivami schiantare il cuore, e compiangevo mio p 
che solo tra tutti non si rallegrasse del mio martiriu. 

Mi studiai di confortarlo, dicendogli - - Quando sar6 
palco, avverra di me quel che Dio vorra. Sappi che noi non 
siamo in podesta nostra, ma di Dio. E^li amlossene desolato. 

11 di seguente, mentre eravamo a mensa, fummo di re- 
pente chiamati al tribunale e condotti al foro. N' ando tosto 
il grido intorno, e trasse gran popolo alia piazza. Salimmo il 
palco; e quivi incomincio Tinterrogatorio. 

// Procurator* Ilariano che tenea la ragione in luogo del 
defunto Proconsole Minucio Felice, disse a Saturo: Saori- 
fica agli Dei, come commandarono grimmortali imporatori. 

Saturo Convien sacriflcare a Dio, anziche agli idoli. 

Ilariano Rispondi tu in tuo nome o a nome di tutti? 

Saturo A nome di tutti; poiche noi non abbiamo che 
una stessa volonta. 

Ilnriano volgendosi agli altri E voi che dite? 

Tutli E vero, non abbiamo che una stessa volonta. 

II Magistrate ordina che sieno rimosse le donne; poscia 
rivolto a Saturo giovane sacriflca: non ti credere dap- 
piu dei nostri principi. 

Saturo lo mi reputo ad essi superiore agli occhi del 
vero Principe del secolo presente e del future, qualora io mi 
renda degno di combattere e soffrire per lui. 

Ilariano Caugia avviso, garzone, e sacriflca. 

Saturo Noi far6 mai. 

Uariano volgendosi a Saturnine Sacriflca, o giovane, se 
vuoi vivere. 

Sal i\ posso; son cristiano. 

Ilariano rivolto a Revocato iuel che veggo, anche tu 

mi darai la stessa risposta. 



174 LE MIE PRIOION1 

Revocalo Si, per amor del mio Dio, nutro anch' io gli 
stessi sontimenti. 

Tlariano Sacriflcate, acciocch6 io non vi faccia raorire. 

Revocato Noi preghiamo Dio di poter meritare questa 
grazia. 

II Procuratore ordina di allontanare gli uomini e di me- 
nargli innanzi le due donne. Rivolgendosi a Felicita: 
- Come ti chiami? 

Felicita Felicita. 

Ilariano Hai tu mar i to? 

Felicita Si, ma adesso non Io euro. 

Ilariano Dov'fe ? 

Felicita Non e qui. 

Ilariano Di qual condizione 6 egli? 

Felicita E popolano. 

Ilariano Hai tu parenti? 

Felicita No ; ma Revocato 6 mio fratello. E che parenti 
potrei aver io migliori di questi? 

Ilariano Abbi piet di te stessa, giovane donna, e sa- 
crifica per conservare la vita; poich6 veggo che tu hai un 
portato in seno. 

Felicita Io sono cristiana; ed ho il commando da Dio 
di disprezzar tutto cio per amor suo. 

Ilariano Abbi riguardo a te stessa; dacch6 tu mi fai 
pieta. 

Felicita Fa di me quel che vorrai, ma non potrai per- 
suadermi. 

Ilariano E tu, Perpetua, che dici tu? Vuoi tu sacrificare? 

Perpetua L'istesso mio nome ti dice ch'io non muto. 

Ilariano Hai tu parenti? 

Perpetua Si ! . 

1 Di quest' interrogatorio Perpetua nella sua autobiografia da appena un 
oenno : ma noi abbiamo creduto far cosa grata ai lettori, dandolo piii per 
disteso, qual si iegge negli atti autentici ed abbreviati del suo martirio, ri- 
feriti dall'ALLAuo nella sua pregevole opera intitolata Histoire des Perstcn- 
tions pendant la premiere moitit du troisieme siecle, p. 108 et suiv. Paris 1886. 



MKMOKIK hi YIYIA r\ MART1RECAK 

In qiiosto eccoti mio padre con in il ini> r 

Egli m'afferra, e trattami giu di un gradino, mi sup] 
ido Abhi pieta dol l.io fi^liuoletto ! 
II Prot-uratore Ilariano, Ti rnuova, dissemi, a pietk la 
canizie di tuo padre; ti rnuova 1'infanxia del tuo flgliuolino; 
sacriflca agli Dei per la' salvezza dell' Imperatore. Ed io 
a lui : 

- Nol far6 imi. 

Sol dtinque cristiana? 

Si, sono cristiana. 

E perchfc in questo mezzo mio padre non riflnava di darmi 
noia, perch'io cedessi, venne per ordine d' Ilariano rospinto 
giti dai gradini del tribunale con un colpo di bastonn. 

Ahi, quella percossa mi trafisse r animated io la sontii 
pin che se fossi stata io stessa colpita. 

Era per me uno schiantp di cuore il vedere cosi malme- 
nata la sua misera vecchiezza! 

Quindi Ilariano pronunzi6 la sentenza, che ci condannava 
alle Mere: e noi I'accogliemmo con lieto viso, e ritornammo 
alia nostra prigione. 

Allora corsi col pensiero al mio bambino, ch' ero solita ad 
aver meco in carcere e ad allattare; e Io mandai chiedere a 
mio padre per mezzo del Diacono Pomponio. Ma egli mo Io 
neg6: tuttavia di tanto fummi benigno il Signore che il par- 
goletto non desider6 piti la poppa, n& io per cessare di allat- 
tarlo e per Taffannosa sollecitudine di lui ebbi a soffrire tra- 
vaglio. 

Trascorsi alquanti giorni, mentre tutti eravamo in orazione, 
in mezzo a quella mi usci di bocca il nome di Dinocrate; e 
restai io stessa maravigliata, che prima d'allora non mi fosse 
occorso in mente ; e in quella che io dolevami delF immatura 
sua morte, conobbi che essendo io accetta al Signore, dove?o 
pregarlo per lui. E mi feci quindi a spargere preghiere e la- 
grime innanzi a Dio per Tanima sua. 

Ed ecco che in quella notte stessa veggo Dinocrate uscire 



170 I.K MIE PRIOIONI 

di un tenebroso sotterraneo, dove pur erano altri ciechi luo- 
ghi, tutto affocato, sitibondo, pallido e di deforme aspetto con 
in volto queirulcere che lo mordeva, quando pass6 di vita. 

Cotesto Dinocrate era un fanciullo settenne, mio fratello 
carnale, morto di un cancro alia faccia, che ispirava a tutti 
orrore. 

Per lui avevo pregato; e tra lui e me or covava un abisso 
che ci toglieva Tavvicinarci insieme. 

Eravi altresi presso a Dinocrate una vasca piena d'acqua, 
ma con la sponda piu alta che non era la statura del fan- 
ciullo; ond'egli levavasi, ma indarno, sulla punta de' pi& per 
poter accostarvi le labbra. Di che Lo accoravami, veggendo che 
per 1'altezza della vasca ei non avrebbe potuto disselarsi. 

In questo mi svegliai, e intesi essere mio fratello in luogo 
di espiazione : pero confidavami di potergliela alleviare. E 
quindi notte e giorno feci con molte lagrime e gemiti orazione 
per lui al Signore, acciocchfe mel donasse; e perseverai pre- 
gando flno a che fummo trasferiti nelle carceri castrensi ; 
perchfe lo spettacolo delFanfiteatro, dove dovevamo essere 
esposti alle fiere, era il regalo che facevasi alle milizie nel di 
natalizio del Cesare Geta. 

LMstesso giorno che vi fummo rinchiusi, ebbi un'altra vi- 
sione. Apparvemi 1'istesso luogo di prima, e Dinocrate mondo 
e bello con in volto la piaga cicatrizzata, la persona ricca- 
mente vestita e in atto di rinfrescarsi alia sponda di quella 
vasca, che adesso giugnevagli appena a mezza vita. 

Egli con una tazza d'oro vi attingeva acqua senza posa, 
e ne beveva a gran sorsi, rimanendo pero sempre la tazza 
piena come per 1'innanzi; e cosi attingendo e bevendo, si fu 
dissetato, e tutto lieto se ne parti, e and6 a trastullarsi come 
fanno i fanciulli. 

Allora mi destai, e compresi esser lui tratto dal luogo di 
pena. 

Di li a pochi giorni il soldato Pudente, sovrastante alle 
prigioni, il quale avevaci in grande stima per la divina virtu, 
che vedeva in noi risplendere, dava libero accesso ai molti che 
venivano a confortarci, o a ricevere da noi conforto. 



Ml 1KB CARTAGIXB3K 177 

il giorno dello spettacolo, quand' ecco 

iro a mo .li !M>! nuovo mio padre emaciato e spunto 
lunu r o affanno; il qualc in vedermi gittossi a terra, e svellen- 
dosi la barba e protendendosi boccone sul pavimento, maledi- 
ceva la sua canizie, e diceva cose tali che avrebbero spezzato 
di pieta ogni cuore. Ond'io con Panima trafltta da crudel fe- 
rita compiangeva la dolente e misera sua vecchiezza. 

II giorno innanzi al nostro corabattimento ebbi quest' altra 
visione. Vidi alia porta del carcere Poraponio diacono che for- 
temente picchiava. Corsi ad aprirgli ; ed egli mi si fe' innanzi 
in veste Candida e discinta, orlata da una flla di bacche d'oro. 

Ei mi disse: Perpetua vieni; noi ti aspettiamo. Si dicendo, 
prosemi per mano e menommi per luoghi aspri e tortuosi, 
flnchfc giugnemmo trafelati ed ansanti airAnflteatro, ove ia- 
trodottami in mezzo alParena, mi disse: Non temere; qui 
teco io sono, e teco combatter6. Disse e scomparve. Allora 
mi vidi circondata da immense popolo, che attonito mi guar- 
dava; e perche sapevo d'essere condannata alle Here, parevarai 
strano che queste ancor non mi si avventassero addosso. 

Quand' ecco uscirmi di contro un Etiope d'orrido aspetto, 
che veniva ad assalirmi co' suoi scherani ; e all'istesso tempo 
apparirmi al flanco bollissimi giovani in alto di proteggerrai. 

Io sentomi a un tratto trasformata in robusto atleta ; unta 
da' miei fautori d' olio per la lotta, e incontro a me veggo 
P Etiope che rotolavasi nella polvere. 

Poscia mi si affaccia un uomo di gigantesca statura, si 
che sorpassava col capo Pistesso anfiteatro. Egli era in veste 
hianca e discinta, con sul petto una stola purpurea guernita 
<li granatine d'oro e d'argento; e teneva nelP una mano una 

^ r a, come costuma il maestro de' gladiatori, e neiraltra ua 
ramoscello verde, onde pendevano aurei pomi. II gigante, in- 
timato silenzio, prese a dire : Se P Etiope vincera costei, 
P uccidera colla spada ; e se questa vincera P Etiope, avra 
questo ramo in dono. E cosi.detto si ritrasse. 

Allora ci avanzammo Pun contro Paltro, e cominciaramo 
la pugna. L'avversario voleva preudermi per i piedi; ma io 

XV. vol. HI, fate. 1010. 12 6 '"?' 



178 i.i: MIK rui<;ir>M 

ri-;icciavalo indietro a furia di pedate sul viso; quamlo sen- 
tomi a iin tratto sollevata in aria sulla sua testa, ond' io pin 
volte gliela battei e curvai sotto il mio pie flno al suolo. 

Ma poi veggendo che il giuoco durava a lungo, gliela af- 
ferrai a due mani; e sbattutala per terra, gliela calpestai. 

II popolo die in uno scoppio di applausi; i miei patrocina- 
tori intonarono il cantico della vittoria ; ed io mi presentai al 
maestro de' gladiatori ; il quale mi porse il ramtiscello dai 
pomi di oro, baciommi in fronte, e dissemi : flglia, la pace 
del Signore sia con te. Quindi venni accompagnata con 
pompa trionfale fino alia Porta Sanavivaria. 

In questo mi svegliai, e ben compresi essere io destinata a 
pugnare non contro le fiere, ma contro il demonio, con la cer- 
tezza pero della vittoria. Tutto cio io scrissi fino ad oggi, vi- 
gilia del mio martirio ; altri ne scriva, se gli aggrada, 
gli atti. 

Qui finisce il diario di Perpetua, e con esso il racconto 
della sua dolorosa prigionia, delle sue lotte e degli strazii del 
suo cuore, ferito ne' piti dolci e forti affetti di natura, come 
sono 1'amor di flglia e di madre. 

Del suo sposo ella non fa motto, o perche non era piu tra 
i vivi ; owero, perche essendo probabilmente, come il padre 
di lei, pagano, avevala abbandonata. 

Noi ripigliando il fllo della pietosa storia, che la morte 
ruppe in mano all'eroina della fede, narreremo 1' ultimo suo 
combattimento e quello de' compagni suoi; ma prima ci piace 
di riportare qui una memoria di Saturo compagno di Perpetua; 
il quale lascio scritta anch' egli una visione ch' ebbe nel tempo 
della sua prigionia. 

Vidi, dice egli, le anime nostre dopo il martirio dal 
corpo uscite e portate da quattro angeli verso oriente, in 
guisa per6 che le loro mani non ci toccavano. Andavamo in 
alto come chi prende 1' erta di agevole declivio ; e valica 
1'atmosfera, ci vedemmo sfolgorare d' innanzi un oceano di 
luce; ond'io dissi a Perpetua, che mi stava d'accanto: Ecco 
quanto Iddio avevaci promesso e che noi gik possediamo. - 



MBM- MAKTIRE CARTAOISESK 

Frattauto giuugemnio a un vastissimo luogo tutto ag- 

:<linato, ove i rosai erano alberi, vigorivano flori d'< 
ragione e piante gigantesche come cipressi; dalle quali cad , 
un'incessante pioggia di foglie. 

In quel giardino incontrammo altri quattro spirit! celesti 
piu belli e luminosi dei primi; i quali, come ci videro, .- 
marono: - - Eccoli, eccoli! - - e ci fecero assai le-iuse ed or- 
revoli accqglienze. 

Allora gli angeli che ci portavano, pieni di maraviglia 
e di rispetto, ci deposero sul florito suoloj e noi c' incamini- 
narnmo per uno spazioso viale, ove ci abbattemmo in Secondo, 
Saturnino ed Artasio, che erano stati in quella stessa persecu- 
zione arsi vivi, e in Quinto, martire 'anch' egli, morto in pri- 
gione. Diraandararao loro ove fossero gli altri; ma gli ai. 
ci dissero : - - Venite prima ed entrate a salutare il Signore. 

E venimmo a un luogo, le cui muni erano come fabbri- 
cate di luce, e Tentrata custodita da quattro angeli, di' i . 
stivano di bianco i visitatort. Dopo di che entrammo, od udimiuo 
molte voci con bell'armonia ripeteredi continue: Santo! San to! 
Santo! ;e vedemmo assiso in mezzo al luogo un uomo vene- 
rando e di pelo come neve bianco, ma di giovanile aspettu ; i 
cui pie non si vedevano. 

Hitti d'ambo i lati stavangli quattro seniori e dietro a 
quelli altri moltissimi. Noi compresi d'alta maraviglia e rive- 
renza ristemmo innanzi al suo trono; e sollevati dai quattro 
angeli, baciammo colui che vi sedeva sopra; ed egli con le 
mani ci accarezzu la faccia. 

Allora i seniori ci dissero: state; e noi ci fermamino. 
demmo a vicenda il bacio di pace. Poscia ci dissero: andate, 
e deliziatevi per questi luoghi a vostro bel diletto. 

lo dissi a Perpetua: ecco che venisti a riva de* tuoi 
derii; ed ella: Sieno grazie al Signore, che se fui lieta per Lui 
nella vita mortale, quanto piu lo sono qui adesso! 

Uscimmo di la, e ci abbattemmo nel Vescovo Ottato e nel 
prete Aspasio dottore, che se ne stavano ai duo lati della porta 
segregati e malinconici; i quali, ocnio i vi.l.-ro, jr.>tia: 



180 LE MIE PRIGIONI 

ai nostri piedi, dicendoci Amraettetici in vostra compagnia ; 
poiche ve ne partiste, e ci lasciaste in questo stato. 

Ai quali noi rispondemmo - - Non siete voi, T uno nostro 
Vescovo e T altro prete? Come dunque vi gettate ai nostri 
piedi? E mossi a compassione verso di loro, li abbracciammo. 

Perpetua entro a ragionare con essi; e cosi conversando, 
veniramo insieme in parte assai rimota del giardino accanto 
a un rosaio. 

Ma in quella che parlavamo insierae, sopraggiunsero gli 
angeli, e disser loro: Lasciate che questi si riposino e si dieno 
bel sollazzo; e se avete tra di voi qualche contesa, perdona : 
tevi a vicenda . 

Li fecero adunque allpntanare da noi, e dissero a Ottato: 
Correggi il popol tuo, che intorno a te si aduna, come se 
venisse dal circo e dalle gare delle fazioni. 

E cio dicendo, ci parve che volessero lor chiudere la ports* 
in faccia. 

Dopo di che facemmo conoscenza con molti fratelli e molti 
martiri ; e ci sentirnmo alitare in faccia un' aura oltre ogni 
dire profumata, che tutti ci beava; e in questo pieno di giubilo 
mi destai. 

Tali sono le piu insigni visioui dei martiri Saturo e Per- 
petua, ch'essi medesimi ci lasciarono scritte. 

Ora tornando alle loro gesta, la storia ci fa sapere che Se- 
condolo venne da Dio chiamato dalla prigione al cielo ; e che 
Felicita, incinta da otto mesi, era in grande travaglio, temendo 
che a cagione della sua gravidanza non le venisse differito il 
martirio. Imperocchfe le leggi romane vietavano che si met- 
tesse a morte una donna gravida, prima che si fosse sgravala. 

Dolevansi altresi i suoi compagni d'avere a lasciar sola sul 
campo di battaglia cosi cara e buoua sorella. Ondeche tre 
giorni innanzi allo spettacolo tutti insieme pregarono con molti 
gemiti e lagrime il Signore per lei ; ed ella venne tosto assa- 
lita dai dolori di parto. 

E perche il parto neirottavo mese e difficile e penoso, n& 
ella poteva dissimulare le sue dogiie, una guardia le disse: 



Ill 'I MviA PER 

- tn i-lo al presente cosi ti duoli, or che farai, (juando 
verrai espo- <-,be pur moslrasti di non tomere 

allora che riflutasti di sacriflcarc? 

- Adesso son io che soflro, allora un altro san'i 
in me che soffrira per me, perclf io soffrir6 per lui ! 

Kisposta degua dell' alia sapienza dei santi! Indi a poco 
Felicita divj in luce una bambina, che una stia sorella tolse a 
balire e ad allevare come sua flgliuola. 

II di innanzi al martirio portando 1'uso tra i koinani cho 
rultimo pasto dei condannati alle flere, chiamato cena //&*/</, 
fosse fatto in pubblico, i martiri Io convertirono in un'agape 
cristiana; e volti al popolo che li drcondava, rinfacciarongli 
la sua impudente curiosita; minacciarongli i giudizii di Dio o 
protestarono la propria felicita in patire por Gesu Cristo. Sa- 
turodisse loro Non vi bastera il giorno di domani per con- 
templar coloro che tanto odiaste? Oggi vi flngete amici, e do- 
mani vi dichiarerete nostri nemici. Peru guardateci bene in 
faccia; affinchk ci possiate riconoscere nel di del giudizio. 

A siffatto parlare molti si ritrassero confusi, e tra questi 
parecchi si couvertirono alia fede. 

Spunt6 finalmente il giorno della vittoria; e i Marliri 
villanti di gioia in viso e col cuor palpitante non di timore ma 
di desiderio e di giubilo, incaraminaronsi verso I'anflteatro 
conle se andassero al cielo. 

Precedevano gli uomini, seguiva la nobil A'ivia Per; 
con passo maestoso e trionfale, come si conveniva a una ma- 
trona di Cristo, a lui carissima, e teneva gli occhi mod. 
menle avvallati, per nasconderne agli sguardi altrui Io splen- 
dore. Camminavale a lato Felicita, anch'essa giul.ilant 
essersi Bg] i a tempo per venire coi cempagni esposta alle 
flere. L'eroica fantesca godeva di passare dalle mani della lo- 
vatrice a quelle del carneflcc, a fine di venir puriflcata in ua 
battesimo di sangue. 

Giunti chu furono alia porta d.^irAnflteatro, pretendevano 
i MinUtri della giustizia di costringere gli uomini ad indos- 
sare le vesti doi sacerdoti di Saturno e le donne quelle delle 



182 LE MIK I'RIGIONI 

sacerdotesse di Cerere: ma i Martiri si tennero saldi sul di- 
niego, dicendo: 

- Noi siamo venuti qua spontaneamente appunto perche 
la nostra liberta non venisse violentata; gittiamo volonterosi 
la vita sol per non fare quello che voi oi chieJete ; e tali era- 
no i nostri patti. 

L'ingiustizia questa fiata, come nota 1'Autore degli Atti, 
die luogo alia giustizia; e il Tribuno perraise loro di ritenere 
gli abiti che indossavano. 

Perpetua inton6 il cantico che udito aveva in visione, quando 
calco all'Etiope il capo; e Revocato, Saturnino e Saturo ri- 
volti al popolo spettatore minacciaroulo de 1 divini castighi. 

Poscia giunti alia presenza d'llariano, coi gesti e con la 
voce gli dissero: tu noi condanni adesso; raa te condannera 
un giorno Iddio. II che udendo il popolo, levossi in furore, e 
si fe' a gridare che venissero flagellati, facendoli passare per 
le file de' cacciatori l . Di che i Martiri rallegraronsi nel Si- 
gnore per essere fatti degni di patire quel ch'Egli stesso pati 
per amor nostro. 

Colui che disse: Dimandate ed otterrete, dispose che cia- 
scun di loro consumasse il suo sacrifizio con quel genere di 
martirio che aveva bramato. Imperocche, parlando insieme del 
loro prossimo combattimento, ed avendo Saturnino espresso il 
suo desiderio di venire esposto a ogni sorta di fiere per con- 
seguire piu gloriosa corona, awenne durante lo spettacolo che, 
tanto egli come Revocato, dopo essere stati addentati da un 
leopardo, fossero anche malmenati da un orso e trascinati fin 
sopra a un palco. 

Saturo poi, che non temeva Torso, sperava di avere a ri- 
cevere la corona dai morsi di un leopardo. Fugli per altro 
sguinzagliato contro un cignale; ma quest'animale rivoltossi 
contro 1' istesso custode, e assannollo in si fiera guisa, che 
il malcapitato indi a pochi giorni se ne mori; mentre a Sa- 

> Dayasi questo norae a certi ministri dei pubbliri spettacoli, che schie- 
rati in doppia lib e con in mano sferze a corregge di cuoio, armate in cima 
<li pnlle di pinnibo, davano, ciascuno, un colpo ai condannati, che si facevano 
sfilare innanzi a loro. 



IK DI V1V1 \ PERP1 ! I \ y 

turo non f' altro main che trascinarlo tin tratto per I'arena. 

in seguito esposto sovra un ponte ad un orso;e<j 
st'animale lungi dall'avventarglW contro, neppur voile sl>u- 
care dal suo covile; ond'egli sano e salvo fu per la seconda 
volta ritirato dall'arena. 

Rimanevano ancora le due giovani donne, le quali prima 
d'entrare nell'anflteatro ebbero a soffrire un supplizio d'ogni 
morto peggiore. Poiche vennero dai carneflci spogliate e r 
volte in una specie di rete che mal le copriva; e cosl condoite 
a ludibrio in mezzo all'arena. 

Senonchfe un senso di umanita e di orrore risvegliossi al- 
lora nel popolo, che fe' udire un fremito d'alta indignazione. 
Per lo che esse vennero ritirate dall'anflteatro, fatte rivestire 
del loro abiti, e poscia ricondotte in mezzo all'arena. Quivi fu 
contro di loro aizzata una ferocissima vacca, dalla quale Per- 
petua per la priraa fieramente investita, venne gittata in aria, 
e ricadde sovra un flanco. Ma tosto levossi su a sedere; e 
come si avvide di avere la veste lacera e il flanco scoperto, 
piti sensibile alia verecondia che al dolore, raccolse le sue ve- 
sti e coprissi il fianco. 

Quando i ministri vennero a prenderla, tutta si ricompose, 
e riannod6 le sue trecce scarmigliate, parendole cosa indegna 
che una martire patisse con le chiome sparse, quasi che fa- 
cesse corrotto in mezzo al suo trionfo. 

Levossi adunque in pie'; e veggendo Felicita strama/ 
e pesta a terra, fu a lei, stesele la mano, e aiutolla a rial- 
zarsi. 

E cosi amend ue se ne stettero aspettando d'essere date alle 
fiere: ma il popolo nol consent! ; ond'esse vennero di la ri- 
mosse e tradotte alia porta Sanavivaria. 

Quivi Perpetua venne ricevuta da un cotale chiamato Ru- 
stico, ch'era catecumeno e a lei aflezionatissimo. Ella quasi 
riscossa dal sonno (tanto era stata con Tanimo assorlo e ra- 
pito in Dio) guatandosi d'attorno, disse a que' che attoniti la 
rimiravano. 

- Ebbene, quando saremo esposte a quella ferocissima 

vacca? 



184 LE MIE PRIGIONI 

E comechfc tutti le affermassero essere ci6 avvenuto, noa 
se ne persuase, se non quando ebbe osservati nelle vest! e nel 
corpo i segni del sofferto strazio. 

Chiamati poscia a se suo fratello e il mentovato catecu- 
raeno, disse loro. 

- State saldi nella fede; amatevi scambievolmente; e noa 
vi sgomentate alia vista del nostro supplizio. 

L' istessa esortazione in un'altra porta delf anftteatro fa- 
ceva Saturo al soldato Pudente, e dicevagli - - Tu vedi che 
io, come ti avevo predetto, non ho ancora provato le sanne 
e gli artigli di veruna fiera. Credi dunque alle mie parole. 
Ed ora ti dico che son presso ad essere richiamato in mezzo 
all' arena, ove mi finira, il dente di un leopardo. 

Infatti verso la fine dello spettacolo venne richiamato sul 
campo di battaglia ed esposto ad un leopardo, che con or- 
ribile morso aprigli una profonda ferita, donde sgorgava a 
fiotti il sangue. II che vedendo i pagani, si fecero a gridare 
salvus, nam lotus, egli e salvo, perchfe lavato, deridendo con 
cio il battesimo de' cristiani. 

Oh si ch' egli era salvo davvero, perchfe lavato nel pro- 
prio sangue! 

Frattanto Saturo diceva a Pudente - - Addio, amico ; sii 
memore della mia fede; ne la mia morte ti conturbi, ma ti 
raffermi ed awalori. 

E si dicendo, trassegli da un dito T anello, P intinse nel 
proprio sangue, e glielo restitui, dicendo - - Albi cara que- 
st" ereditk della mia fede, questa memoria del sangue mio. 
Disse e spiro. 

II popolo avido di pascere tuttora gli sguardi nelle ferite 
nel sangue, chiese a gran voci che i cristiani venissero di 
nuovo tradotti in mezzo airanfiteatro per vederli agonizzare 
e morire sugli occhi suoi. 

II che udendo i Martiri, levaronsi di tratto; e abbraccia- 
tisi 1' un 1' altro, baciaronsi in fronte per consumare col so- 
lenne pegno della pace il loro sacrifizio. Indi venuti in mezzo 
all'arena, ricevettero silenziosi ed immobili dai gladiatori il 
colpo di morte. Pero Vivia Perpetua, che parea destinata a 



VIVIA } K8B 185 

\i-iiuta a raano di un gladiatore inesperto, fu sola- 
Klla mamlo un grido, e afferrata al giovane 
gladiatore la man tremantflj guidolla la dove ferirdoveva; e 
al secondo colpo cadde estinta al suolo. 

Quanto eroismo in quest! martiri, e soprattutto in Vivia 
Perpctu.-i, in quest'ammirabile donna, suporiore al dolore, agli 
strazii, alia morto, agli stessi afletti piu cari di natura, ch'ebbe 
a sacrific-ar tutli per amore di Gesu ! Eppur ella non era che 
cristiana di pochi giorni ! 

Qual prova luniinosa della verita del cristianesirao e della 
divinita di Cristo! 

Infatti solo un Dio poteva ispirar di se negli uomini un 
amore che vincesse ogni altro amore, una forza che superasse 
la natura, uno spirito di sacrifizio, che facesse airuomo dimen- 
ticar tutto se stesso per Lui. Solo un Dio poteva attrarre 
a se quanto vi ha di piu bello, di piu grande, di piu sublime 
nel mondo morale, e attrarlo per guisa che le anime piu ca- 
ste, i cuori piu gonerosi, e gli spiriti piu illuminati in ogni 
secolo gli apparteressero con tutte le potenze dell'anima loro. 
Solo un Dio flnalmente operar poteva quel prodigio che 
testimonianza datagli col sangue da un laureato esercito di 
milioni e milioni di martiri, quanti ne conta dal suo nascere 
flno a di nostri la Chiesa; e di Martiri d' ogni eta, d'ogni 
condizion, d'ogni paese, tra quali quanto v' ha di piu debole 
agli occhi del mondo, delicate verginelle, teneri fanciulli, no- 
bili matrone, che al pari di Vivia Perpetua, corsero a schierc 
e giubilanti incontro alle ferite, agli strazii, alia morte. 

Chi non ravvisa in cotesto trionfo della grazia sulPumana 
natura 1'opera di un Dio, egli non sapra mai spiegare un fe- 
nomeno morale come questo, un fenomeno che nel corso dei 
secoli a ogni poco si ripete, e che valse meglio d'ogni altro 
argomento ad abbattere la superbia del mondo pagano a pie 
del divin Martire del Golgota, e a far trionfare sulle ruine 
dell' idolatria la croce. Ond'ebbe a dir con ragione Tertulliano 
che sanguis marlytntm semen est Christianorum, il sangue 
de* Martiri e semenza de' cristiani. 



RIYISTA BELLA 8TAMPA 



Dott. RINALDO RAINALDI. Le localizzazioni cerebrali studiate 
in un caso d'ipnotismo. Foligno, stabilimento poligraflco 
F. Salvati, 1891, in 4 grandissimo di pp. XV-332. Con 
ricco atlante di dieci tavole contenenti disegni schematic! 
e di figure, alcune delle quali in cromolitografia, e tutte 
fornite di corrispondenti spiegazioni nelle pag. di fronte l . 

II. 

Teorie medicali ed ipnotiche. 

Dopo discusse le esperienze del ch. dott. Rainaldi, diciamo 
ora poche parole intorno alle cause naturali ch' egli assegna 
ai fenoraeni da se osservati. E innanzi tutto rendiamo omag- 
gio al suo buon senso in ammettere che la suggestione, ipno- 
tica quanto si voglia, pure non puo divenire efflcace, se non 
arriva alia coscienza dal soggetto (pag. 109). Cosi il nostro 
dottore si diparte dalla irrazionale scuola degli ipnologi, og- 
gidi numerosa e romorosa, che attribuisce alia suggestione 
una efflcacia diretta e sua propria sui ceniri riflessi, come 
dicono essi, o come dovrebbero dire per farsi capire, sui cen- 
tri riflettitori. Pretendono costoro che lo stimolo della sugge- 
stione operi sopra questi centri, sparsi qua e Ik nel corpo, e 
specialmente in quelli aderenti alia spina dorsale, senza in- 
tervento dei centri corticali del cervello, ove, a loro avviso, 
siedono gli organi superior!, ossia del pensiero, o, come do- 
vrebbe dirsi in buona filosofia, gli organi della immaginazione, 
i fantasmi della quale Pintelletto illustra e ne apprende P in- 
telligibile. Per noi infatti, come convengono anche gP ipnologi, 

1 Vedi il Quaderno della Civ. Catt. n. 1007, 4 giugno 1892. 



KlVi MPA 187 

la Bdggeetiooed an <xvit.'un.>nto morale; e una rale 

non puo avcre effetto flsico, senza concorso dell'int iu- 

;it., o <lolla volont& con^":/.i-nte c imporante Patto flsico. 

Ogni lettore onesto dara pure meritata lode al nostro me- 
dico per la sincera confessione che egli fa della insufTlcienza 
delle cognizioni odierne intorno alia intima costituzione del 
cervello; ill che ci offre mallevadori i piu celebri investigator! 
recenti (pp. 151) e sgg.). E molto piu commendiamo che egli 
si ribelli contro la mostruosa teorica della delinquenza con- 
geiu'l't, dil'osa a spada trutta dal Lombroso, da piti medici, e 
persino da giureconsulti; i quali tutti si vantano di fondarla 
sopra le nuove scoperte flsiologiche. Ma facciamo ad inten- 
derci. Noi vorremmo nondimeno che il Rainaldi non usasse la 
espre<*sione assurda: L'organo secrelore delle idee". Questa 
troppo ci rammenta il pensiero ridotto dal Moleschott a lavoro 
molecolare del cervello; e il pensiero di Carlo Vogt, che con 
gentile paragone egli fa secretare dal cervello, come dai reni 

'H-reta Turina. Non vorremmo che concedesse che il de- 
linquente nasca con una'organizzazione e con un si-toma 
norvoso tale, in cui le forze inibitrici non sono proporzionali 
all'attivita funzionale delle altre parti del sistema nervoso 
(p. 157). Una tale opinione di poco o di nulla si dispaia da 
quella del Lombroso; se non e zuppa, e pan molle. E anche 
questa, ridotta alle ultime e logiche conseguenze, distrug- 
gerebbe ogni virtii ed ogni vizio, renderebbe ridicola qual 
giurisprudenza, e per ultimo ci condurrebbe a mandare in 
^al'-ra i giudici invece dei galeotti. 

Ma diciamo piii strettamente delle opinioni delPA. circa 
f intima natura dei fenomeni che egli continuamente tratta. 
Prima da la sua intorno all'azione percussiva. E spiega come 
la percussione o simile stimolo meccanico si difTonda dai centri 
motori craniali, per via dei nervi vasomotori, agli arti infe- 
riori, e in questi produca mutazioni corrispondenti all'eccita- 
mento, massime quando il cervello sia in istato di sopra 
tazione (pp. 291 e sgg.). Non e da noi rent rare in tecniche dU- 
Hiisizioni sopra una teorici, che del resto ci pare plausibile 



188 RIVISTA 

in se, e che in sostanza non e punto nuova di zecca. II nuovo 
e solo nell' esigere T iperestesia cerebrale pel facile e pieno 
sviluppo del fenomeno, come vuole il dottor Silva, e invitare 
il medico a procacciarla per mezzo .dell' ipnosi, come fece e 
fa continuamente il Rainaldi. Contro questa pratica gia fa- 
cemmo le nostre eccezioni. 

Reca in secondo luogo T opinione del dottor Osare Lom- 
broso intorno alia trasmissione del pensiero da persona a per- 
sona, senza segni convenzionali, come cenni o parole. Ora quel 
dotto materialista israelita, tutti lo sanno, pretende spiegare 
la predetta trasmissione per via di vibrazioni molecolari che 
si propagherebbero da cervello a cervello, aggiuntovi T am- 
minnicolo di una polarizzazione psichica del soggetto verso il 
trasmettente. E il Rainaldi crede trovarvi il conto suo, in 
quanto che la teorica lombrosiana di trasmissione del pensiero 
conforterebbe e spiegherebbe la trasmissiono della percussione 
dei centri cerebral i ai punti periferici. E pero egli abbonda 
nel senso del Lombroso. Dal lato delle leggi fisiche nulla 
potrebbe opporsi real men te a tale fenomeno (p. 297). Ma in 
questo, ce ne duole, noi siarao d'opinione diametralmente op- 
posta al dottor Rainaldi. La teorica proposta dal Lombroso, 
secondo noi, urta di fronte le leggi fisiche, le fisiologiche, e 
perfino le leggi che i matematici riconoscono nelle azioni 
meccaniche, senza contare la metafisica e la storia, che pure 
rigettano siffatta teoria. La presunta scoperta poi del Lombroso, 
della polarizzazione morale, piu che un trovato fisiologico e un 
bisticcio di parole trasportate dal senso proprio al figurato, 
che non trova appoggio ne nella scienza, ne nelle esperienze. 
Tutto cio noi dimostrammo nel nostro quaderno 957 (3 mag- 
gio 1S91), per occasione dei fatti del Pickmann, spiegati poe- 
ticamente piu che scientificamente dal Lombroso. E se il dottor 
Rainaldi degnasse d' uno sguardo quelle pagine, forse si per- 
suaderebbe, che anche dotati solo Kimperfelte ed elemental 
cognizioni di fisiologia, distinguiamo le fragole dai capretti, 
e intendiarno il senso e il valore d 1 una teorica medicale, e 
spogliandola dei paroloni ond'ella si avviluppa, ne scorgiamo 
il debole e I'arbitrario. 



DELLA STAV 189 

o approvata la s.-nton. Lombroso, continn 

linaldi: I'na ter/a interpretazione sara data d.il 

P. I'ranro (p. 300). E qui 1! nostro Dottore inflla una serie 

<li ' i rrori, che dobbiamo rilevare. Prima di tutto la Cirildi 

. nella quale scrive il P. Franco, non si e mai preso 

esa di testa di spiegare le localizzazioni cerebrali, e il 
fenomeno rolandico, che pu6 servire di indizio e di guida a 

liarle. Non puft dunque logicamente lo scrittore della ' 
rilfa Catlolica essere addotto come terzo opinante nella ma- 

i. Quosti ha semplicemente dimostrato, come osserva lo 

-o Kainaldi (p. 301), che Tipnotismo spesso e nocivo agli 
infirmi curati, illogico e irrazionale, alcune volte manifesta- 
inonte empio, e sempre sospotto d' iatervento preternaturale. 
Ecco di che prude al Dottore. Ma in verita nelle nostre parole 
nulla e nfe pro, ne contro la dottrina della local izzazione: tutto 
il piu ne segue, che noi disapproviamo che ad investigate si usi 
Tipnotismo. Cio riguarda la moralita delPatto, non il valore 
dell'esperienza medicale, e molto meno la spiegazione di essa. 

Che poi non debbasi approvare Tuso delTipnotismo n6 per 
accertare le localizzazioni, n6 ad altro intento di studio o di 
torapeutica, noi lo dimostrammo piu volte, e, per quanto ci 
pare, con buone ragioni che moltissimi dotti giudicarono con- 
clii'lenti. Ma quegli scritti amareggiarono il nostro Dottore. 
Al libro del P. Franco, cosi egli se ne lagna, in via indi- 
retta debbo pure buona parte della sequela di sventure e di 
persecuzioni che onorarono questo mio studio (FRANCO G. G. 
// fpuntifuno tomato di moda. Prato, 1886). Che Tegregio 
Dottore sia stato segno a sventure e persecuzioui noi lo de- 
ploriamo sinceramente: egli pu6 crederlo alia nostra lealta. 
Ma che poi certi suoi clienti rifuggissero dai suoi trattamenti 
ipnotici, tan to non possiamo deplorarlo, che anzi vivaineote 
1'iamiamo che ttitti i clionti di tutti i medici ipnotici facciano 
altrettanto. Ne il dott. Rainaldi puA recarsene. Non sappiamo 
che niun medico francese abbia giudicati ingiusti gli ordini 
dati dai Ministri deU'esercito e dell'armata, di non adoperare 
coi soldati e coi marinai inediciituro ipnoti !i . A-l ogni inodo r 



190 H1VISTA 

toniamo almeno uguale diritto, noi a dimostrare pericoloso 
Tipnotismo, egli a supporlo innocuo. 

Diciamo supporre e non provare: perche in tutto cotesto 
e una lacuna visibile nella teorica del Rainaldi. Egli abbisogna 
d'un soggetto d'esperimenti sovraeccitato di cervello. Perci6 
continuamente lo ipnotizza. Ma non veggiamo che egli spieghi 
come e perche la sovraeccitazione influisca sul fenomeno ro- 
landico, che gli e guida alle localizzazioni, ne molto meno 
come e perche P ipnosi influisca sulla sovraeccitazione: due 
punti richiesti evidentemente ad una compita dilucidazione del 
suo tema. E intanto riprende noi, che senza impacciarci del 
suo argomento, trattiamo il nostro, cioe dimostriamo coscien- 
ziosamente e scientificamente che 1'ipnosi non pu6 produrre 
naturalmente la sopraeccitazione, in quanto che non pu6 te- 
nersi per causa efficace e flsica dei fenomeni che le sono 
attribuiti. Noi distinguiamo chiaramente tra i varii fenomeni 
ipnotici, alcuni li giudichiamo sostanzialmente contrarii alle 
leggi conosciute della natura, e pero impossibili, senza IMnter- 
vento d'una causa fuori della natura conosciuta; altri li giu- 
dichiamo come sospetti di causa preternaturale, perche il modo 
della loro produzione e contrario al modo naturale, e ancora 
perche sono prodotti dalla stessa causa che produce i fatti 
sostanzialmente innaturali, e ancora perche nessun maestro 
d'ipnologia e riuscito finora a dimostrare la naturalita del- 
P ipnosi e il nesso logico e flsico dei fenomeni coll' ipnosi. 
E meno di tutti vi riesce il Rainaldi, che neppure vi si ci- 
menta. 

II nostro dabbene Dottore crede di avere scientificamente 
confutata la teorica del P. Franco, coll'assicurare i suoi let- 
tori, che il P. Franco attacca Tipnotismo per un fine aprio- 
ristico, cioe per difendere lo spiritualismo contro gli altri si- 
stemi (materialismo, monismo, panteismo, dualismo e simili. 
pag. 301) . Questa ragione il Dottore doveva lasciarla ai le- 
gulei: gli scienziati confutano le pruove delle teorie cui sti- 
mano false, e non lo scopo di chi le sostiene. Potremmo, come 
insegnano i giurisperiti, usare qui della retorsione. Meno an- 



pi i la mo^tra di s<-i 
dJMlegno generale della teologia e della psicologin. 

si dichiara inctnn^ptetite (ivi); e protestaudo: In 

>to lavoro rai sono occupato semplicemente di argom< nti 
riguardanti la flsio-p Uologia umana, e ci6 indipendentemente 
da ogni sistema fllosoflco speculative e scientiflco (ivi) . 
Ma non lice allo scienziato prescindere tanto dalla fllosofla 
speculativa e dalla scienza, da cozzare contro i dati coinuni 
e certi della fllosofla e della scienza. 

Scendendo a ragionare del la teorica nostra, egli aguzza i 
suoi ferruzzi, e s' immagina di riportare una fragorosa vitto- 
ria, osservando che osiamo rivendicare ad un Satanasso 
Tonore non ambito e la qualiflca nuova di Professore esl> 
poraneo in flsiologia sperimentale dell'encefalo umano!!! (pag. 
300, 301). Questa sola esclamazione, coi tre batocchi in flne, 
pel Dottore, equivale ad una dimostrazione apodittica e pe- 
rentoria, che niun fenomeno ipnotico pu6 essere prelernatu- 
rale '. Per verita in siflfatta confutazione, di singolarissima forza, 
il ch. dottor Rainaldi non inventa nulla: e il procedirnento 
stereotipato degli scienziati alia moda. N& glielo rechiamo a 
delitto nuovo e personale: egli altro non fa, che seguire Tan- 
dazzo invalso nelle povere scuole d' Italia e d'ogni pacso, ove 
gli scienziati umiliano la scienza sotto la stupida tirannia .!.-! 
razionalismo. Percio noi, qui sul flne, imitando il suo modo di 
con fu tare, che consiste nel non dir niente, non rispondiamo 
al Rainaldi, che in questa e in altre pubblicazioni si nn- 

1 In note il Dottore erode di avorei taline'ite ennvinti, che egli *teMO e 
conrinln che il P. Franco 8aprel>t>e liberarsi daW'acrobala Satttnnx*u, at avetOT 
osservato od osservasse casi di grande ipnotismo. E reca il caso di tin dab- 

-,K I'nlnte il quale esoreizzo una creduta OMeaM, e la liln'm i\><. 
/.indola senza volenv Alia quale nota, non iacorteae, rispondiamo eolla nota 

nt". Di casi di grarido ipnotinmo ne sappiamo le centinaia, d<>h< ntti mi- 
nutamente da medici valenti e leali (tra i quali poniamo il dott. Rainaldi), e 
ne abliiarao esaminate le fi)ti._-r.iii.- tutto ( |m-.i.. <i ha . mf, rmaii nella 
nostra sentenza. II fatto [>oi del prete esorcizzaton- IKUI ilice imll.i. Si riaolve 
in (-in che eaao acainl)io un' isti-rit-a run un'oaaeaaa ; il che non git tarebbe 
accaduto, ae avesse letto etl applicaio r rriti-rii che agli worcisti |r.-ji"tje il 
Ritualc roinano. I' \i san-hlx- -iltro che dire, ma non ne porta il 



192 Kiv; 

medico onesto e colto, sebbene allucinato dai vani sistemi ora 
in voga: ma bene vogliamo rispondere al sistema stesso, pur 
troppo prevalente sotto nome di scienza positiva. 

III. 

Un modo nuovo di ragionare 
secondo la scienza ammodernata. 

I nostri professor!, infatuati di cotale scienza immaginaria, 
si recano a puntiglio di scienziati moderni, il non abbassarsi 
a discutere argomenti o teologici o metaflsici. Parrebbe loro 
un crimine di lesa maesta scientiflca. Ma intendono essi che 
cosa vuol dire, il dispettare cosi a capo in sacco una propo- 
sizione veramente teologica? Vuol dire tenere in un calcetto 
la verita rivelata dalla Sapienza infinita ed infallibile: perche 
teologia non 6 altro che la scienza positiva delle proposizioni 
rivelate, o con queste congiunte, o da queste logicamente de- 
dotte. II perche chi si vanta di sdegnare la teologia, se capisce 
il valore delle sue parole, deve logicamente supporre o che Dio 
non esiste, o che Dio non ha parlato, o che Dio parlante non 
merita ascolto : tre supposizioni che non onorano di certo una 
testa di scienziato, e lo costituiscono intanto fellone contro la 
Maestri di Dio Creatore e Signore della natura. Che se poi lo 
scienziato non capisce il valore delle sue parole, allora non si 
fidi di se stesso, e non ardisca farsi dottore a* suoi simili. 

Sanno i professori ammodernati che cosa dicono, quando 
dileggiano gli argomenti metafisici e filosofici? Ingenui! Ne- 
gano semplicemente il principle : Idem nonpotest simul esse el 
non esse: giacche pure da questo supremo principio, immedia- 
tamente evidente, dimana logicamente ogni metafisica conclu- 
sione. Significano adunque, se intendono il valore delle loro 
parole, che per essi una cosa puo essere e non essere, esi- 
stere e non esistere al tempo stesso, muoversi e star ferma, 
due e due far quattro e far cinque, e via di questo trotto. Pro- 
fessori bellini davvero ! Che direbbero d' un matematico, tanto 



LA 6TAV 

sopra le idee volj: non degnasse d'ammettere 

il vorj.-iP' i 

' hin>ll)oro die fe nn j> -irM.olano, radicalmentc inetto 
a sciogliere il piu agevole problema di algobra. Facciano Pap- 
plicazione. Un ragionatoro che nega P assioma fondaroentale 
d'ogni ra/iocinio, non e n6 piu n& meno che un mateinatk-o 
che nega il fond.imcnto delle matematiche. Questo e non altro 
e Ponore che si fan no i cattedralici ammodernati col dispn-- 
le pruove teologiche e lilosoflche. 
6 poi vero, che gP ipnologi cristiani non sappiano far 
altro che trincerarsi dietro tali pruove? Nulla e maggiorraente 
falso. Nci crediamo in Dio e nolla ragione: ma non per co- 
testo discrediamo alia fisica, alle discipline anatomiche e cli- 
nichf. Dopo trattate le (jtiestioni coi principii eterni della r--- 
ligione rivelata e della scienza razionale, non rifuggiamo punto 
dal rinchinarci alle scienze sperimentali; ne ci siamo accorti 
mai, che la cherica olfuscasse (per usare il gergo antiscienti- 
fico di certi scienziati) i centri corticali del nostro encefalo. 
Usando di questi gli scienziati cristiani hanno dimostrato che 
certe ipotesi, le dozzine anzi di ipotesi, variopinte e cangianti, 
volute appoggiare alia flsiologia, per ispiegare naturalraente 
la patogenesi e i fenomeni del morbo ipnotico, non ispiegano 
nulla. perchfc gli avversarii, naturalist!, non risolvono gli 
opposti argomenti almeno dal lato fisico e flsiologico ? Perch.> 
si contentano di disprezzare la tcologia e la metaflsica ? II non 
udir ragioui, o il disprezzarle, e Parrae degli idioti e superbi : 
le lavandaie d'un vicolo qui d'appresso si attengono allo stesso 
sistema. I naturalist! di cervello sono piu modesti. 11 Braid, 
per esempio, inventore delP ipnotismo e che, a delta di Paolo 
Richer, non Jaseio quasi nulla da inventare a'suoi seguaci, 
confessa di non capire il modus (uiouli dell' ipnotismo, e pn>- 
mette la sua gratitudine a chi glielo rivelasse. Ci6 onora il 
Braid. Similraente il Charcot, che richiam6 dalPoblio P ipno- 
tismo braidiano, non si brigo di spiegarlo. Ne 8tudi6 i feno- 
meni, e li. La scuola di Nancy invece che pretese di tutta ri- 
velare Pintima azione delP ipnolismo, derivandone i fenomeni 

Serit XV, vol. Ill, fait. 1010. 13 * /* 1899. 



Kiv; 

dalla attivita naturale della suggestione, dovette arcnmulare 
un monte d' ipotesi nulla scientiflche. 

Gli scienziati adunque non dovrebbero portarla tanto alta, 
ne lusingarsi che a distruggere argomenti e fatti basti un 
loro sorriso compassionevole. I miracoli non esistono, perche 
noi non vi crediamo ; la scienza non ammette intervento 
diabolico. Parole! rispondiamo noi: ricordatevi, signori, che 
tanto sa altri quanto altri, dice un proverbio; e tanto v' e 
da casa mia a casa vostra, quaato da casa vostra a casa mia. 
Anche il popolino sa oggimai, che rOlirapo sollevato sopra le 
nubi, onde pretendono oracolare certi professori, pu6 essere 
abitato da Giove tonante, e dagli Dei d'Egitto, poveri feticci 
del cortile e dell'orto. Non disdegnino adunque di parlare al- 
T umana, e ragionare con chi ragiona. Se non si sentono il 
genio di librarsi sulle ali della speculativa, siano alraeno po- 
sitivisti come si vantano, cioe credenti ai cinque sensi. Que- 
sti colla loro esperienza, loro diranno che il fuoco brucia, 1'ac- 
qua bagna, uno stinco spezzato non si risalda con un segno 
di croce, un grave non s'innalza senza una forza meccanica che 
lo sollevi, una pupilla non vede fuori del raggio visuale. Se 
questi fatti si avverano, malgrado e contro le leggi cono- 
sciute della natura, come appunto depongono infiniti testi- 
monii di vista, probi e scienziati, forza e che un buon positi- 
vista gli ammetta per veri. Forza e che non potendo asse- 
gnar loro una causa fisica, ne ammetta una non fisica , ex- 
trafisica, preternaturale : se pure il positivista non godesse il 
privilegio di persuadersi che esistono effetti senza causa. Forza 
e che discutano la natura di questa causa fuori natura. E se 
essi credono ai cinque sensi, riconosceranno agevolmente che 
tutti i fenomeni spiritici e molti magnetic! e ipnotici , accu- 
sano evidentemente una causa intelligente e malvagia. Lachia- 
mino come essi loro garba: ma il genere umano, filosofico e po- 
polare, la Bibbia e la Chiesa, questa causa intelligente e malva- 
gia, fuori natura, 1' appellano diavolo, demonio, satanasso. E 
cosi lo stesso positivismo brutale li condurra a capire, che il 
supporre un intervento diabolico in certi fatti non e po' poi 



195 

una enormitft. contro di cui i ;>: lall'alto 

<lrlla loro cat'-'-iri non al>l>i:tno da usare altro argomento che 
quello degli idioti, il sogghigno beffardo. 

speriamo che il dott. Rainaldi, che certamente non ha 
rinnegato il suo battesimo, 116 rinunziato il diritto di ragio- 
nare come uomo, riflettendo alia leggerezza onde si e lasciato 
condurre a parlare alia modema, non sara lieto delle espres- 
sioni ch'egli ha usate, e provvedera meglio all'onore di scien- 
ziato, senza sciupare il bell' ingegno, e la mirabile sua facolla 
d'osservazione in servigio d' una scienza che 6 la negaziooe 
della scienza. Noi non neghiamo 'i suoi fatti, senza discu- 
terli; egli non neghi, senza discuterli, i ragionamenti coi quali 
noi gli esaminiamo secondo filosofia e fisiologia. 



II. 



Statuli e Regesti dell' Opera di Santa Maria di Orvieto, rac- 
colti e pubblicati da LUIOI FUMI, membro della Deputa- 
zione sopra I' Opera siessa, a cura deW Accadeinia stotnco- 
giuridica di Roma. - - Roma, tip. Vaticana, 1891, 4. di 
pagg. XL- 160, con una tavola eliotipica. 

Questo bel volume, dopo una prefazione che compendia la 
storia della basilica, contiene gli Statuti del 1421, i Capitoli 
delFanno 1553, il regolamento organico deliberate dal Con- 
siglio comunale nel 1864, tre R. decreti, uno del 1866 che 
riforma il regolamento, un secondo del 1874 che dichiara il 
duomo monumento nazionale, e il terzo del 1884 che porta 
alcune modiflcazioni al regolamento; poi il Bollario deirOpera, 
e la serie degli ufficiali della medesima dal 1291 al 1890. fc 
un libro di documenti che meglio illustra la storia dell'insigne 
basilica, e bene s'associa alPaltro similmente pubblicato dal 
Fumi II Duomo d'Orvieto e i suoi restauri > del quale ab- 
biamo avuto campo di discorrere largamente. I cultori della 
storia apprezzeranno da se il merito di queste fedeli pubbli- 



I' 1 '! RI VISTA 

cazioni delle fonti; e per6 passandoci degli elogi onde il nome 
del ch. Autore non abbisogna, ci restringiarao a dare un cenno 
del conteauto. 

Fra i document! pubblicati sono degni di attenzione gli 
Statuti del 1421, ed il Bollario deir Opera; gli uni, insigne 
monumento della religione e della saggezza che animavano 
quel generoso Comune neir ultimo, scorcio del medio cvo, e 
Taltro irrefragabile testimonio di quanto fecero i Papi per spro- 
nare ed aiutare gli Orvietani nel loro grande divisamento. 

In quanto agli statuti essi ebbero origine nel modo se- 
guente. 

II grande scisma d'occidente, gettando nel disordine e nel- 
Tanarchia tutta la Chiesa, avea pure dati in Orvieto i suoi 
frutti funesti. II clero, per sopperire alle gravose sue stret- 
tezze, invase 1'amministrazione dell'Opera di S. Maria, violando 
i diritti che su di essa avea il Comune, e la tenne flnche duro 
lo scisma. Ridonata la pace alia cristianita, Martino V rein- 
tegrava nei loro diritti sull' Opera gli Orvietani; ed il suo 
breve dei 13 novembre 1420 risvegliava in essi T antico ar- 
dore per la chiesa di S. Maria. 

Anzi tutto, convocato il Consiglio della citta, si stabili di 
rinnovellare TOpera e di raffermare il potere riacquistato con 
nuovi statuti (p. 3, 4). Quattro cittadini furono chiamati a 
compilarli, e si felicemente riusci Timpresa, che nel dicembre 
1421 vennero approvati e confermati dai conservator! e dal 
legato pontiflcio (p. 65). 

Gli statuti sono compresi in 64 articoli, ed abbracciano 
tutto cio che in qualunque modo appartiene al buon reggi- 
mento dell'Opera. Essi sono stesi manu facundissimi viri ser 
Johannes Sassi de Pilleo Cancellario Comunis... Civitatis Ur- 
becelane (p. 6), ed in un latino al tutto medioevale. 

Dopo invocati i nomi di G. C. e di Maria SS., specialissima 
protettrice del Comune, e ringraziato papa Martino V di quanto 
avea fatto per T Opera, i compilatori dichiarano di por mano 
a questa impresa ad onore ed esaltazione della Chiesa romana 
madre loro e di Martino V e dei suoi successor i: ad sta- 



DKLLA STAMPA 197 

turn, conservationem et magnificent bin ili-'ti Coraunis et po- 
puli Civitatis Urbevetane ; etc. Passano a determinare 
tutto ci6 che debbono fare i Conservator! della citta per la 

ri( a di S. Maria; li esortano a mantenere i diritti, a ri- 
gilare con ogni cura acciocchfc non rattiepidisca Pardore nel 
condurre a tor-mine 1' impresa si animosamonte incominciata ; 
e ogni cosa traspira ardore di fede, tutto proprio di quei 
nostri padri, che dei monument! della religione forraavano il 
loro piu nobile vanto. 

Quattro boni et diligentes cives (p. 8) eletti a soprastanti, 
un Camarlingo ed un Notaio, dopo prestato giuramento, ve- 
glieranno alia buona amministrazione dell' Opera. I sopra- 
stanti dovranno innanzi ad ogni altra cosa condurre a ter- 
mine Pedificazione ed il compimento della chiesa; conducano 
air uopo i capimastri e gli operai, nel maneggio del danaro 
siono incorrotti. II Camarlingo sia fedele, tenga esatto conto 
di ci6 che 6 affidato, non dia a credito, n6 impresti denaro, 
si i soggetto a sindacato. 

II Notaio, tra le altre attribuzioni, ha questa curiosa, di 

- legere et eooponere vulgari sermone ai soprastanti, al 

Camarlingo ed a tutti gli altri offlciali della Fabbrica i pre- 

senti Statuti, ut nemo ignorantiam praetendere valtal (p. 

31). L'ufflciale della dolte noter^i i giorni e le ore in cui cia- 
scun operaio lavorera. Ogni anno verranno sortegjriati TaT- 

ito ed il procuratcre dell' Opera, essendo ambiie questc 
cariche. / 

Tutto 6 con sapienza regolato; le feste che dovevano os- 
sei-vare gli operai, le pene da infliggere, se mancassero; gli 

/.ii e le incombenze di chi teneva cura delle candele, e di 
chi le vendeva in chiesa ai divoti, di colui che dovea rego-- 
lare Torologio, del banditore e dei due messi delPOpera, 

M.-rita pur nota Particolo 59. De pena pitigentium et pingi 
in iHrta Ecclesia sine lir.-ntm On i et su- 

<lilum (p. 00). Conscii della loro grandezza, al pensare che 

alia chiesa di S. Maria v/a.v/ in nrbe. t> nsimW* non 

'>ir, si sdegnano contro certi pittori minus soltempniter 



198 RIVISTA 

pingentes in ipsa Ecclesia immagini e pitture invalidas el 
fectuosas respectu rei*um nobilium aliarum que sunt ad de- 
cor em el pro decor e dicte Ecclesie; il che riesce in obpro- 
brium omnibus civibus et aliis inspicientibus videre et respi- 
cere tarn viluperosas et opprobriosas picturas. Grazie a questi 
provvediraenti ed a questo geloso amore della gloria e onore 
della propria citta, anche nel sec. XV il duorao d'Orvieto s'ab- 
belli di quanto di piu sublime seppe produrre P ante in quel 
tempo di gusto si delicato, e cosi il B. Angelico, Luca Signorelli 
e altri valenti artisti vi poterono esercitare Pingegno e il pen- 
nello in quei capilavori che tuttora ammiriamo. 

Gli ultimi articoli degli statuti tendono ad estirpare certi 
abusi che detnrpavano la casa di Dio, e sono un prezioso docu- 
mento storico della condizione di Orvieto alia fine del grande 
scisma d' occidente. 

I Misteri che i Disciplinanti, indossando le sacre vesti sa- 
cerdotali, rappresentavano nella chiesa di S. Maria in fabulas 
et derisum penilus sunt conversi (p. 56). Di canzoni profane 
risonavano le sacre volte del tempio, fatto ritrovo di sollazzi 
e di balli (p. 57). Cola i giocolieri, gl' istrioni, i ciurmatori te- 
nevano spettacolo (p. 57); gli uomini di commercio trattavano- 
i loro negozi, vendevano, compravano (p. 61), profanando nel 
modo piu indegno il tempio santo. V era chi prendevasi il 
barbaro divertimento di gettar sassi contro la chiesa, di rom- 
perne le finestre, di deturpare gli ornamenti e le figure della 
facciata (p. 59). I conciatori stendevano le loro pelli, ed altri 
la loro lana sulle mura e sulle porte della stessa chiesa (p. 
59), e sulle sue scale si teneva mercato (p. 62). Sconci sono 
questi i quali, oltre al mostrare la rozzezza che ancora 
durava nei costumi del popolo come osserva il Fumi (p. 
XXII), dichiarano pure il deplorevole illanguidimento nella 
fede, al quale solo possono recarsi quegli eccessi, e che a sua 
volta era cagionato prima dalla lontananza dei papi resident! 
in Avignone, e poi dallo scisma d'occidente. 

Non ostante queste macchie pero, ci si rivela nelle pagine 
stesse dei nuovi statuti che il sacro fuoco del sentimento re- 



DELL A STAMP A I '-' 

iigioso non era spento ; ma, volte a migliore stato le pul > 
che condi/inni dMla Chiesa, la favilla torno a riaccendersi ed 
a scaldare quei petti generos*, cbe a costo di stenti e fatiche 
portarono a compimento sulla rocca d' Orvieto uno del piti 
splcndidi monumenti che vanti la nostra Italia. E se oggidl 
vi ha chi pensa e ad ogni tratto va ripetendo che la fede e la 
divozione snervano i cuori e illanguiiliscono gli animi, costui 
saiga la pendice d' Orvieto e dinanzi a quella stupenda mole 
i>pirata dalla fede nel sacramento eucaristico e dalla divo- 
zione alia Vergine Madre, umilii la fronte superba. 

Qui mira e qui li spetvlihi, 
Secol supcrbo c scioou, 
Che il ealle insino ulloru 
Dal risorto pension segnalo inu.inli 
AbbaodoDiisti, c volli iitlilietro i passi, 
Del ritornar (i vanti, 
E procedere il chiumi. 

Queste parole dal can tore infelice della Ginestra dette ad 
altro proposito, ma adatte mirabilmente al nostro, concordano 
e trovano un perfetto riscontro in alcune sentenze che Rug- 
gero Bonghi inseri tra le poesie, le dissertazioni e gli scritti 
di molti altri valenti uomini nell' Album poliglotto rac- 
colto e pubblicato dal Fumi per le feste centenarie d'Orvieto '. 
Non sono che cinque linee, e dicono cose verissime, le quali 
in bocca nostra non tfoverebbero credito; ma perche le dice 
lui, che e uno degli oracoli e magni viri dell' Italia spregiu- 
dicata, amiamo riportarle : Codest.i f;u-eiata, dice il Bonghi, 
in-egna che non tutto progredisce nelle societa civili, epiu 
d'una cosa indietreggia. E le cerimonie che celebrano il sesto 
centenario della sua costruzione, ricordano che v*erano ar- 
monie, le quali abbiamo distrutto, e a cui oggi, checche si 
dica e paia, il nostro cuore sospira. 

Mi tutto questo sia detto per incidenza. Cosi piacesse a 
Dio che molti dinanzi alle armoni*' inspirate dalla fede non si 

1 V. la bibliografia del nostro quad. 1003. 



200 RIV1STA 

conlentassero di sospirare col cuore, ma con le opere e COD 
Tumile soggezione cercassero di ristabilirle. 

L' altra parte importante nel volume del quale trattiamo- 
e il Bollario dell'Opera. Scorrendo il quale si vede come i ro- 
mani ponteflci in ojini tempo e fino nelle piu calamitose cou- 
dizioni della Chiesa, fecero a gara per accrescere splendoro e 
divozione al terapio di Orvieto. Di ben ventisei papi, per sei 
secoli non interrotti, sono ivi riferiti gli atti in favore del- 
T Opera. Da Niccol6 IV che supero le gravi difficolth che con- 
trastavano da principio e pose la prima pietra; a Bonifazio- 
VIII emulo della generosity del predecessore, e poi di mano 
in mano fino a Martino V di cui abbiamo detto sopra, a Nic- 
colo V, a Calisto III che I'esent6 dalle decime; e poi nel se- 
colo seguente tra gli altri Leone X, non ostante che fosse 
tutto occupato e sollecito della fabbrica di S. Pietro, esonero- 
1' Opera d' Orvieto da ogni obbligazione verso di quella. In 
tempi piu vicini a noi Pio VI, Pio VII e Leone XII largheg- 
giarono magnificamente di aiuti d'ogni maniera. Tutti, si pu6 
dire, i pontefici concorsero ad accrescerne i tesori spirit uali, 
i privilegi e le indulgenze, fino al regnante Leone XIII, che 
con bolla del 27 gennaio 1889 dava al duomo la dignit di 
basilica minore. 

Sicche questo monumento si mostra per i documenti storici 
originali oggetto costante della sollecitudine e amore dei papi. 
Nato cresciuto e compito sotto i loro auspicii e favori insegna 
e conferma che il papato e stato in ogni tempo il focolare della 
italiana coltura. 

Nel volume dei Regesti... pubblicato dal Fumi trovammo 
qualche leggera inesattezza, forse mende tipografiche; p. e. a 
pag. 39 sono omesse le feste di ottobre e si pongono quelle di 
novembre sotto quel titolo; a pag. 100, al tit. XX. 1456, gia- 
gno 10, troviamo Calisto IV invece di Calisto III. E vero che 
in alcune fonti questo Calisto e chiamato IV (per causa d'un 
antipapa intromessosi al tempo di Alessandro III) l . Ma tale 

1 Tra le altre anche m-gli Acta consistorialia dell' Arch. segr. pont. 
V. PASTOR, Storia dei papi, Trento 1890. Vol. I, pag. 486. 



MPA 201 

non 6 il caso presente, poich6 il documento qui riferito inco- 
mim-ia espressamente Calistus Papa III. Dilecte flli salutem 
et apostolica.n benedictionem... - Tanto sia detto per araoro 
dciresattezza: del resto il Fumi ha fatto un'opera di buona 
i che onora il Papato, la citta patria e la diligenza del- 
1* A 11 tore. 



HI. 

P GIUSEPPE M. m QUINTARELLI AgoUiniano. Un'eco del se- 

*lo centenario delta fnndazione d<'l d'tnnio d'Orcieto. 
f font a, 1891, 8 piccolo di pp. 46. 

Nl celebrare le glorie del duomo d'Orvieto sarebbe slata 

ratitudine pas^are sotto silenzio la bella parte, che ebbe 

a sua fondazione Francesco MonalJeschi, Vescovodella citta 
nel tempo che si disegnava 1'innalzamento del duomo. Con lo- 
devole intenzione percio il P. M. a Giuseppe Quintarelli cerco 
provvedere alPonore di quell' insigne personaggio e insieme 
della citta di Bagnorea che gli die' i natali, con Popuscolo che 
anntinziamo. 

Nato della nobile stirpe dei Monaldeschi, Messer Francesco 
fu da papa Nicol6 III create vescovo di Menfi e prima ancora 
di ossere consecrato, fu traslato ad Orvieto nel 1280, persona 
cornmcndevole sotto ogni rispetto di lettere e di virtu. Ebbe 

:i parte neU'erezione del duomo. Nel 1290 fu da Papa Ni- 
coio IV mandato legato agli Alessandrini, perch6 lilierassero 
Guglielmo VII di Monferrato, a tradimento fatto e tenuto pri- 
gione. Nel 1291 fu legato a Venezia; nel 1293, trattandosi di 
creare papa Pietro di Morone, il Monaldeschi fu uno degli in- 

i del S. Collegio per indurlo a-1 accottaro. Nl TJ95 fu da 

Bouifazio VIII chiamato a reggere la chiesa di Firenze, lace- 

lalle ferocissime ia/.ioni cittadine. Ivi nel 1 298, sedendo 

lui, fu posta la prima pioira di S Maria d'M Fiore; od egli 

^o benedi la prima pietra li s. Marco dei DoroenicaoL 



202 RIVISTA 

Cesso di vivere, secondo il Quintarelli, nel 1302, ed ebbe ono- 
rato sepolcro in S. Maria del Fiore. 

Ci siano permesse alcune osservazioni. Intorno all'origine 
Bagnorese del Monaldeschi avremmo desiderate che PAutore 
oltre al citare 1'Ughelli, il Moroni ecc. (p. 6) avesse recate le 
fonti, cosi richiedendo 1'indole del suo lavoro. Piuttosto che 
diffondersi oltre il dovere nel raccontare le disavventure del 
cristiani in Oriente alia presa di Toleraaide (p. 25, 26), ci pare 
che meglio avrebbe fatto ad accennare ai risultati, ch'egli tace 
affatto, delle due legazioni del Monaldeschi; a quella agli Ales- 
sandrini, che non riusci, essendo morto Guglielmo VII di Mon- 
ferrato nel 1292 nell'ergastolo in cui era stato chiuso (Mura- 
tori, Annali d' Italia, an. 1290); ed a quella ai Veneziani, che 
non riusci piu felicemente. Anzi tace affatto cio che accenna 
il Rainaldi. (Ann. eccl, ad an. 1291. XXIX, T. IV, p. 104. 
Lucca 1749) essere stato a Venezia spedito anche per pacift- 
care il Patriarca d'Aquileia colla repubblica, ch'erano tra loro 
in guerra. 

La lettera dei Cardinal! a Pietro di Morone, che qual bel 
documento degno d'esser conosciuto (p. 28) PAutore riporta 
(p. 44....), cavandolo dall' archivio vaticano, e gia conosciuto 
ed e stato pubblicato dal Rainaldi nel vol. citato a pag. 140- 1 II 
sebbene con alcune varianti. Presso il Rainaldi, ivi pure a 
p. 101-104, si trova la lettera di Niccolo IV ai Veneti, che 
P A. cava dall' arch. vat. ; solo essa e indirizzata ai Genovesi 
e diverse e il norae del legato. La congettura d'essere stato 
il Monaldeschi chiamato a Firenze perchd avea data prova di 
grande energia nell' erezione del duomo di Orvieto (p. 33) 
non ci pare troppo sicura, e le parole della bolla di Bonifa- 
cio VIII (p. 29) e quelle dell' iscrizione di S. Maria del Fiore 
nulla concludono. Dalla bolla del Papa apparisce essere piu ac- 
cettabile la congettura dell' Ughelli, essere lui stato traslato a 
Firenze per comporre le civili discordie, fomentate piu che 
mai dal demagogo Giano della Bella. Riguardo alPanno della 
morte del Monaldeschi, PAutore, nel seguire il Necrologio di 
S. Reparata che la pone ai 10 dicembre 1302 nel contraddire 



DELL A STAN :.'' H 

lV : 'Hli fhi- la riii'riN.-,- .tl lu^liu l.'.Ol, avrebbe dovuto ac- 
cenuare le font! a cui quosti attinse e mctterle al conlronto col 
Necrologio. L'Autore tace flella prima pietra, che secondo G. 
Villani (Libro VIII, capo 31) il Vescovo di Firenze nel novera- 
i ! del 1299 con altri avrebbe benedetta delle nuoce mura 
d'-lla citta di Firenze, nel prato d'Ogne Sanli. 

II Quintarelli, secondo cbe si pu6 raccogliere dal fla qui 
detto, non pare che abbia inteso darci una vita coinpiuta del 
Monaldcschi. Per tal riguardo possiamo quimli scusarlo del 
eilenzio che serba sopra uno dei fatti pifi importanti della 
vita di lui, sulla parte cioe ch'egli ebbe nelle relazioni di Bo- 
nifuzio VIII con Firenze. Guido Levi, nel suo lavoro Bonifa- 
zio VIII e le sue relazioni col Comune di Firenze - - Ro- 
ma 1882, pubblico due lettere del Papa, Tuna al Vescovo di 
Firenze dei 24 aprile 1300 (docum. II), e Taltra al Vescovo 
e all' Inquisitore di Firenze dei 15 Maggio (docum. IV) in cui 
raccomanda che facciano in modo che sia annullato il pro- 
cesso contro tre florentini che risedevano in Ruina. Questi 
erano stati accusati, a quanto pare, di voler sottomettere Fi- 
renze al Papa, sicche la loro condanna in qualche modo col- 
piva anche Bonifazio. Illustrare questo punto sarebbe slato 
piu utile e piu interessante che riferire altre notizie di minor 
conto. 



ARCHEOLOGIA 



Tessere gladiatorie appartenenli alia nostra privata collezione. t. II gla- 
diatore detto Reziario. Dichiarazione del simboli rappresentati sulle rmstre 
Tessere. 3. Nota ad una lapide, appartenente ai Gladiatori Commodiani 
initiates del Collegium Silvani. 



I, 

Tessere gladiatorie, apparlenenti alia nostra privata collezione. 

Con questa appellazione, Tessere gladiatorie, e compresa una classc di 
piccoli monumenti, lavorali per lo piii in un pezzetto di osso, di forma 
cubica oblunga, inunili di appiccagnolo all' una delle due estremita per 
tonerli sospesi. Di monumenti di tal gencre cinque ne possiede la nostra 
collezione, e Ire di essi sono i piu preziosi e rari di tutta la collezione di 
circa otlanla Tessere. Di queslc cinque Tessere Ire portano la data dei 
Consoli, alle quali ne aggiungiamo una quarta trovata in un anlico ma- 
ooscrilto, perche reputiamo esscre intervenuto un grave errore del Ira- 
scrittore; appartengono tutte al tempo della repubblica romana. Le allre 
due sono ben diverse dalle precedent!, manca la data dei Consoli, non 6 
segnalo il mcse ed il giorno, e sono ornate di molti simboli. Di trc sola* 
mentc sara data qui 1' incisione, per metlere solto gli occhi dei letlori la 
Joro forma diversa, e la diversa composizionc dell' epigrafe. 

i. 



MENOPIL-ABI-L-S 



fulmen 



SPECTAVIT 
C VAI. M UER 



Solo nei lali, primo e terzo, 1'epigrafe e cliiusa in doppio rollangolfr 
striato. II P non e quadrat o, ma curvo cd aperlo alia parte inferiore. 









Al <|'" rl ncssi, il priino comprende tr. 

. II! I 's.< in mi lavoMla la Tetsera * vroato < r 
ooro, il Inrcllino risponil*- ai l..ii SIT<>IH|U .- quarto. La forma drlla l-ll-ra M 
i aprri i. <i<- le aste laterali si allargaDo alia partc inferiore, e alia JMI- 
pi-ri'Tr sporpiuo hmri dell* aiif-nlo acuto; I' isteaso dicasi delta letter* A. 
Nel I! l.i run. i iulrriofv < \n\i l.ir^a li.-ll.i siip.-riore. Le letlere itaae 
no P iioticliitii del iiionumeolo, il quale dice : 

tnenopil(us) al>i l(ucii) i(erviu) 

spectmit 
c(aio) val(trio) m(arco) hcr(ennio) 

appartit-no mluoqne air anno delta TondazioDc di Hoina '.il a. rli. n 
Si noli come ID questo anlidiissinio inonnmeDto DOD notala la sillaba 
COS, cioe Co(Hjii(nlH>ii>i., questa la piu antica Tessera j;laili;it(iria di 
cTla sinora conosciutji. 

Dal p. Tiarrncci iSyll. p. 202, Taurini, 1877) sappiamo il luogo, dvi> 
quesla Tessera fu trovata: Tarracinne in ayro reprrta; in qualche punlo 
delle strie conserva ancora le tracce della terra. Di questo prezioso mnnn- 
mento die il disegno nella Tav. II, n. 7, ma esso noo ritr.i.- I'rl.^an/.i 
drll-i Tr<st-r.t. Kld'c (jui il dotlo Padre propizia 1'ocrasinne di ritoccare 
quanto avea stampato nelle Dissertazioni, (vol. I, p. 53, a. 1864,) dove 
ha prescelto Del supplemento alle lettere S P, SP(c/i/M>) a SIV-i -t<irit), KM 
come esposizione altrui, noo come esposizione propria. Ndla >'/"'>'/' I'itata, 
p. 202, pone quosta nut a: Oice ne te movent Rorghc.iii epislula Marchio 
misa de tessera hoc, quam ipse non vidit, et falsam fmtnrit proptcr vtrbum 
SPECTAVIT integre scriptum. Un anno prima, 1870, avea notato in qiii-li 
quadcrni, pa};. 471, alcnne Tessero, 1- ijiiali avcano scritto p'r dist' 

lo, >I'I-:I:TAVIT. 

2. 







I II I I I II II 



I I I I I I I I I I 



L - PIS A - GAB 



Tessera e sciupata |>-r anlira strofmatura sui primi tre l.iti, 
gpecialint-ntc nd IIM-//O, si faltainontc, da ap[arire a mala pena le .lu- 
iHh-rr S e A, scolpite in mezzo al quart" lato. r.-nnf l.i Tessera pr 
denle ha un appirra^iiolo tomlo, e il forrlliuo .(.rri>(>nil- .:i lali s-i 
e quarto. 1 t.ir.itt.-ri sono bollissiini t "lollo piu ele^anti di-llc altre ! 



206 



ARCHEOLOGIA 



soro, slampate in quosta Archcolngia. II Consolatn di I,. Calpurnio Pisone 
e A. Gabinio Nepote cade ncll'anno varroniano della fondazione di Mmna 
606, cioe 58-av. G. C. Nell'ppigrafe del quarto lato ancor visibilo il rarat- 
tere P 6 aperto, ma non quadrate, si bene leggermente tondeggiante ; 
il carattore B ha la curva inferiore piii larga, che la superiore; nel <-a- 
rattere A vi e una picciola appendice all'angolo acuto superiore. Quosta 
Tessera 6 citata dal p. Garrucci nelF Addenda alia Sylloge, a. 1881, p. 11, 
n. 2386, da lui sappiamo che fu scoperla, Romae prope Mausoleum Angusti. 

3. 



r^ 

I 

a 
n 

tr 



aa 



in 



n 

H 



CA 



O 











STABILIO 



VOLCACI 



SP K IAN 



L . AEM C CLA 



Trovfita in Roma, monte della Giustizia, citata dal p. Garrucci nel- 
YAdd. et Corr. alia Syll. a. 1877, n. 2313. L' appiccagnolo, il forellino 
e i caratteri A e B come nelle Tessere precedent. 11 carattere E ha le 
linee orizzontali cguali, il carattere M colle aste lateral! aperte e spor- 
genti ai due angoli superior! ; il carattere P del terzo verso colla curva 
aperta e tonda, come nelle due precedent!; dove il bulino dell'iocisore 
del monumento ' scorso un po giii nel disegnare la linea verticale. I due 
lati, secondo e quarto, ai quali corrisponde il forellino, sono pin stretti 
degli altri due, primo e terzo, come nelle altre Tessere. In questa i 
versi primo e terzo dei lati piu hirghi non sono chiusi nelle riquatlra- 
turc slriate, ed e delle precedent! meno elegante. 11 consoluto di L. 
Emilio Paullo e C. Claudio Marcello cade nell'a. varroniano u. c. 704, cioe 



AH 

50 :n ra nortra. In tatte qiiMte TMMN 

d.-i Omsoli, ! It-Mi rr ' 

minium in .ju.-i.i In. .-.. mr.dtra Tessera coi n..nii del Coosoli, 
Imvala (lal l) r .MIIIIIIIISI-II in un Hi.itn.M ritio, ni.nnp.il.i ml Corpus Inter. 
Lai. I, D. 770". Dii I'iiu-isinuc d.-lL .-..|.i.i drir;,utir.. ins. il pr ^chl, 

Tesserae Gladiator ine. Mum-lieu, INIU. T.if. II, n. 1-2. l'..rt.i i n i dei due 

Consul!, M. Tulliu (1. Anlmii.., ri...- I'mmo Ml, ',:{ nvanli I'era oostra. 
Nel IDS. I'epigrafe era divisa in due vcrsi a questo mod--: 

MENSE . FEBR . / M . TUL . C . ANT . COS ./ 
ANCUl \L . SIRTI . L . S . / SPECTAT . NVM . 

Suppooiamo fedele I'incisione M prof. Ilihrhl. II |). r MOIIIIIISPD tli-: 
lieperi in lil>r<> ins. l.unllifhni Kninieu Artlutenxix scripto a. 1574 tervar 
toque hodie Lvgduni Bnt. inter Vow. dtrin. Hull. 0. I. Le<iUur ibi f. 88 
ric: Ore* ie commence icy a fere mention det Epilaphes d" Aries - et en 
premier lieu ie veux reciter I' ester it memunihlf, <]ui se list clairement en 
une piece d'ivoire ou plustot de corne de cerf que i'uy, qui a este nouvel- 
lement trouvee icy a la poincte au bord du Rosne, laquelle el si menue el 
estroicte, qu'elle nest p<ix plus lonyuc, ne plus, large, que la moytie du pelit 
doigt de ma main, estant perce'e a I'un dex bouts: ou est fait mention de 
I'.iwon, et de (Mius Antonius - et y a ainsi: Segue Topi^r 
noi supra truscrittu (lull'iocisioue del pro). Ititschl. VI lui nesso m-I prinxi 
verso ;<ll;i silliiba AN, e Del sccundo, in principiu, allu medesiina sill. 
UD terzo Desso e m-lli- nil inn- k'tlcn 1 .NV.M, dove I'.islin-Il.i a sioistM ilcll.i 
letleru M e lult'iina coirobliquu d*:IIu leller.i V. La priniii I'-tlir.i N e 
dist;icr;ii;i. II prof. Ititschl propose ili supporre la leltera N unil.i colla 
seguente V, come se fosc<> slalo scritto //// e vuole che leggiamo: 
Sl'KCTAT(Hs) .MVN(ere) 1. c. p. 60 e 61, sf-guiln Del supplement^ dell.i 
secooda voce dal p. Gurrucci, Sylloge D. 10:!?. .\<>i uou .ucciti.niKi <|uesla 
leltura : la lettera I'malc non puo essere i'u N; lirse altri la supjMir- 
reblx; un'A alia sccunda apertura inferiorc, c si avrelibe in vece in 
nesso, MANYM(i'**M). Ma anchc ijiit-stu e da r 

Sen/. i dnliliio il tra^Tiltmv del innonineiilo neir.mnn I-"7l av. 
ma DO UD inonuinento genuine, ma la sna IMS. ri/i"ii- sN.i^liat.i in tutti 
i punti, avvegnaclie dica che lo scrilto se list clairement. In prima no- 
liamo che i punli dopo Ie lelteru nun sono mai t<>udi uelle lesser* . 
latti a graffio, e a ineta de'd'alle/./.i di-ll.i lett.-ra. Ha -u.islatn lutti i VCfrf 
da quaUro li ha rislrelli a due. IJnale njet.Ml.i aMiia sr-uilu, rn-l I 
in mano la tessera nri//ontalmeule.- appare a tutti nianifestc Inrom ,; 
lu lettura dal verso terzo, segue il quarto, il primo, il secoodo. Suppliace 



208 



ARCHEOLOGIA 



qualchp parola abbreviate, p. cs. M scrivcmlola (ulta intern, Ml ; .v 
per dicliiararc IVpi^rafc scriv\ SPKllTAT, <ii cui non vi e alcuno fscnipio ; 
onlinariamente e segnato SP raro SPE e SPECT meno raro SPE- 
CTAVIT, frequente in quellc Tessere, dove, come in questa, e notatn it prc- 
nome del padrone. Probabile e die mancassero le lettere COS, perche 
anche nelle Tessere, trovate fuori di Roma, come nolla prima qui puhblirata, 
sono omesse. La forma delle lettere, A, B, M, N, P, secondo 1'incisione 
del prof, liitschl, & sbagliata; non e dunque un disegno, ma una men 
copia scorretta, aggiustata in due versi. Per la qual cosa, la Tessera e 
genuina, la copia dell'anno 1574 non fa ulcuna autorita ; e potrebbe dirsi 
con grande probabilita che stesse scritto: 







Q 



ANCHIAL SIRTl L . S 



SPECTA(VI)T 
N M FHBR 



M.TVL- c -ANT -cos 



Kel terzo verso notansi le none del mese di febraio, e nel primo L S 
significano L(ucii) S(ervus). Nella tessera Parmense (Corp. Ins. Lot. 1, 
731) dell'a. 098 si legge: SP ME QV1, cioe sp(ectavit) meftue) qui(ntili). 
Le due seguenti sono scnza la nota consolare, e percio di data in- 
certa, noi le reputiamo piu anticlie della prima, appartenente all'a. 661 
u. c., per le ragioni che tosto diremo. 

4. 




IV 



' 



>\I T S 



nil 



Sl'l-( TAVIT s 

: Iridfns 



ll'primn l.ito dire: driiii-us; /VM* T u - . - , <>pigrafe 4 

diiusa in dnppin lislello riravato il.illo serie lattr ndl'osso: H cavo ddle 
strio > ildlc let (ore era riempitn tli mlore rosso, Oiianto al noun- ' 

rirnrdiamo il costume d'imporrc ai servi, per distinguerli tra lorn, il 
ijiiinr del 1 1 logo, dove erano n.iti << 1 1. />n//>. il oomc di auimali, 1'nrdiu. 
>nl>us; il nnme di uomiui illustri, .\nnifwl, f'i>-i'm l . \Vrosiinilee che 
il liliuli.itore tlolla nostra TrasciM .->ia stalo delto Cifntiii* <l,il He dfU'Illirio, 
di i-ui, come n;irra IJvio *, trionfu I.. Auici>. M.I ii"i nia criMlianni c! 
nnslr.i 'IVssrr.i dira, Cn'iiti </v . m;i f',,-nti s). stanto dio 1 1 forma ar-;iir;i dd 
uniiii usccnti in I'M* 6 w, come Pot/w, (Pobliu* o /'(//'///> , Ln--it. XoOxt^, 
.I'-i/i'.s (.\i-ilinx). I nomi uscenli in > o <|iidli die escono in e* 
al oominalivo sing, perdono spcsso nci nnmiiiiifnti la cssc finale, come 
nel oaso nostro, dt-iiti in vccc di I if/it is, fine (ifnliux. (Juesto Dome appa- 
usato al genilivo so|ra un'anticliissima lapide di /u^lio ddl.i Caroia 
f'liriiinnn.'. slanipata dal F'urlaudtn. /.'//)///'// Mu*?a di Pslr, p. 7, 
al sccondo verso si 



. UKi;oMi\< . I'HIMl . KT . r.KNTI . L. IVr.M / I 

iscrhioni nllmne del Marini, |>. 203, D. 117, un milifare A diiamato 
Aufidius Cent ins. 

Sul siTdiulo |;it<), sopr.i e incisii nna corona lemniscata, e sot to quetta 

Una palma: ne^l' inta^li dei due simlioli cnlnrc rosso. Uueslo lain e pill 

!o <ld [trci .dcnlf e senza strie. Sollo il listdlo inlerinre o base la 

Idtrr.i S da questo lain appan- diritla. ad ess.) forrisponde il f(.r'llinn, 

perrio e faccia lateral*', *' la |iriina facda anleri*rt'. 

Sul terzo lato si le^e la vnce, SI'KCT A\ IT, lell.-r 
quest c formano, come sul priinn lain, un d*>|pin listello, e ndl'ap|>iTa- 
lo rerdiielli I'uno ndl'allrn per ornamento. Abbiamo \h avvcrtito 
un-aliolo d'ordioario e nolalo colle sole l.-tter- SI 1 - mollo 



1 Hd nomi di He. imposti a servi, si vegga MARIM. t -ill \>. '!< <'* 
;. Itt/>l')ii, p. 265. 

* L. Anifio (i.illo iri..nf. d.-l n- Gmtiut e degi'lllirii neH'a. 587 I 
C. 167; fu poi c<.ii-i..It' nell'a. "> , 160. 

XV, vol. Ill, fiuc. 1010. H * ff'* 139*. 



210 ARCHEOLOOIA 

Mrameotc colle leltcre SPE' e SPECT-, il solo csempio SPECTAT ddla 
Tessera rnanoscritta, gia citata, per noi non ha alcun valore. La nostra 
Tessera colla voce SPEGTAVIT 6 anche citata ilal ch. Ann. Milliner (Ephe- 
meris epigraphica, III, p. 162). 11 carattere P, colla curva aperta, appare 
piuttosto tondeggiante che angolare, come in tutte le altre qui stampate. 

Sul quarto lato Caduceo e Tridente; le cavita dcH'unoe dell'altro erano 
riempite di colore rosso, tranne 1'asta verticale del caduceo, tinta di co- 
lore nero. Questo lato ed il secondo sono piii stretti degli altri due, primo 
e terzo, e senza strie. La lettera S sotto il listello inferiore apparisce di- 
ritta come sul secondo lato. Tra tutte le Tessere sinora scoperte solo su 
questa nostra si legge questa lettera, noi esponiamo S(albus). 

In una epigrafe, dedicata a Gordiano imp. da un Trece, si legge: 

EX INDVLG . D . N 
M . ANT . GORDIANI 
PII . PEL . AVG 
EDENTE . M . MAMILIO 
5) EVTYCHIANO . IIII . V . I . D 
THR . PINNENSIS . S . V 
DE . VAL . VALERIAN . NAT . RAET 
DOCET FAVSTVS 

Dichiarando le due ultime lettere del v. 6 il Dr. Henzen, Inscr. n. 6171, dice: 
S(pectatus) \(ictor.) Aldinius minus bene: S(uperstes) \(iclor.) Noi pensiamo 
che il prof. Aldini, che stampo il monumento nel Nuovo Raccoglilore, n. CIV, 
sia andato meno lungi dal vero che il Dr. Henzeo. Suppliamo: Thr(ex) 
Pinnensis S(albus) V(ictor,) cioe Salvo Vincitore; non per favore del po- 
polo, come avveniva, quando caduto nell'arena il Gladiatore, levando il 
dito, domandava in grazia al popolo la vita. Nel nostro monumento la 
vittoria e indicata colla corona e colla palma. In simile monumento, Orelli, 
n. 2586, si legge: SALBVS UEDIAS. Fauslus deU'epigrale citata era il 
Doctor tironum nella famiglia gladiatoria di Valerio Valeriano. Del martire 
Saturus *, morsicato da un leopardo, per la grande copia del sangue che 
usci dalla (erita il popolo grido: Salbum Lotum, Salbum Lotum. In questa 
frase la prima voce e acclamazione propria deH'anfiteatro nella vittoria 
del Gladiatore, a cui si allude negli Atti citati colla frase seguente: Plane 
utique Salbus erat, qui hoc spectaculo claruerat. 

Questo insigne monumento, ollre gli allri suoi pregi, ne ha uno, il 
quale per noi e il piu importante. Ddle allre Tessere sinora scoperte o 
non si sa il luogo della scoperta, o 6 conosciuto in modo vago e inde- 



SS. Perpetuae el Felicilatis, VI, 4. 



ARCHROLOOIA 211 

r.Jiesi .IM-.I n.italn ' die |r Tessere false . 

rono ad ii. -I SIM n|. i \\lll. in -uis.i die sarebbe ttito bastante 

he il Iniv.niiiMiln fnsse pin inlii-i. del del to secolo, perche In Tes- 
f.tsse did' nuina M;i il Dr. Mnmmsen aggiunsc, die HIM Tes- 

sera i.iki veniva <l;i llassiano del I'nzzo, il quale avea atlinto agli scrilti 
ill I'irnt l.ij;<>ri<, e a Pirro Li^orio fiimnn audio altribuito Tessere false *. 
HUM, clu- il Dr. Itilsrlil in una nola allc open- ii--l Onte Borghesi 
didiiara false le Tessere, sullc i|iiali si le^-e. l.i votv, SI'Ki.l \\ll I r 
(In- dtini|iic niiin dubbio vi sia sul noslro monumenlo, e lurhi ijin-l flu- 
dobbiamn dire io questa .\rclu'ilo-i;i. a^^iiinjjiaiiiu tulli i |iartirol.iri ili-lla 
8cnp4Tt.i. In-liendoli dalle \ntizi? <l,-<jli Smri ileH'anno 1876, p. 18 8g. 
stamptc dal Coinni. Fiorclli. 

COKNETO-TAKQUIMA. Gli scavi nella tenula di Civita c Casalla, ove 
sorgcva 1'anlica rilla, essendo ese^uiti al solo scope di rirnv.irv i^^etli, 
non conlinnanmo nell'ordinc nccessario al nnliUo de^li stndii, sperial- 
nienle della lo|iojjrafia. Dope cssorsi esplnrata la jtarle su|>eriorc del ri- 
piano, die si comincio a scoprire nel inese preredenlf, si a|irin>nu le (rrr- 
in una line. i meridionale, c non lungi dall'arco di cui si fere [i.irnl.i. s'in- 
conlro un pozzo con alcuni resti di inura a solidc costruzioni. Aliri inuri 
a inassi di tufo coni[)arvero in una i'<ji!"r.i/.ii>ne, parallela quasi alia base 
del deelivio, alia profondila circa di uietri cinque, a cui adcriscono altri 
in maniera da non rendere possibilc quel caralterc di costruzinne. < lie 
dai priini indixii vi si era attribuito; soiubrando in VPCO cbc addossati alia 
collina salissoro varii ordini di edilizii privali, senza polcrsi argomentare 
della loro disposizionc. Gli oggetti raccolli apparlengono ccrtainente ,d- 
1'uso domeslico, consistcndo in fr.iinineiiti di coppe c tazze di vctro, in 
pezzi di laslrc dcstinatc alle (itiestre di i-as- privalf e.l in rottaiui U vari 
arelini, in uno dei quali e visibile il lx)llo PES ' CLE, iscrilto, ruin.- al 
solito, ontrn 1'orina di un pie.le. 1 nuiuernsi pe//.i di marmo, Io anlcfisse, 
gli avanzi di statue votive, incontrali tra 1<> terro nella |wrle supt-ri'Te. 
conleriiiano la congettura die al soinino lol ripiann si elev.-fsse quali lie 
tiMiipin; ma oltre uu anello di orocon pietr.i inrisa ralliguranti* un VNI<- 
rino die ^li-r/.a un ram-, non vi si rinvenne msa de^na di sp.ri.d.- ric.Til", 
se si e.-cet I ui una Tessera di osso, iui|Mirtaiitissiiiia per ri/inne. > 

fi citala dal p. f.arrurd nella Sy /// p. . r nii n. I'M* w\Y Addenda, 
fiinlornic all.- \nlizu degli S<wi. a^^iuii^.-ii.lo: /> I r ' P"- 

tiaill.' que-.l.i Tes-era pill ailtira tlella prillia ; e si In-n CODSCTVata da D*- 

r.-re 1. 1 \nrat a di recenle. 



' Opcre Epiyrafia, toin. I, p. 338. 
' Corpu* Inter. IMI. I. p. 195. 



212 



ARCHEOLOGIA 



5. 












PILEMO FVLVI . Q. S 



fithncn, anila acccnsa, palma 



SPECTAVIT 



caducens, tridens, delphinus 



Citata dal p. Garrucci (Syll. n. 2316 nell' Addenda). Romae inventa in 
monte della Giusthia. Simile alia precedente, ma in alcuni punti diversa. 
Sul primo lato nola il P colla curva apcrta, non angolare ma toniic^-- 
giante, e di piu nqn e scgnata I'aspirazionc PII nella voce PILEMO. In 
un monumento dell'anno 695 u. c. cioe C. Julio M. Calpurn(io) Cot. sco- 
perto ncll'agro mantovano, trascritto dal conte Borghesi (cod. Vat. 5237) 
e mandate all'Avellino, Opusc. 11, 295, sono scgnati 17 nomi di servi; 6 
una lapide dedicata agl' Iddii Liri. Notiamo qui alcuni nomi, nei quali e 
segnata 1'aspirazione. 11 P e scmpre aperto. 



PHILEMO MESINE . S 
POTHVS . VIRRIAI S 
PH1LOGEN CVRTI L P S 
PAMPHIL NOXI P S 
PHARNAS . EGNAT P S 



ARCHEOLOOIA 

10 un .illrc mcnci i.-ir... >:,r,. il 
raziooe non segnata ((Corpus Inter. / I n. ".TO). 

1'II.EMO HELM A S 
PILOTAERVS Tl K! \TI Q. . S 
PILOMVSVS SEXT CN S reliqua 

ID qucl rhe segue, KMAI O>/mi//, $(ervut) k not;i(n il prenci I.'. 

drone t-omc Delia prima Tessera di TerraciDa dell'aoDo u. < r.r.l. 
av. G. C. Delia quarta di Tarquinia ed in quella di .\ti'-hial(ui). v 
Tessere di el. J i piii farda il prenome DOD suole nolarsi, m.i pnslo il nome 
del servo I'D primo luogo o lato. Del soenndo se^ne il nnme del Padrone 
senza allra aj.-j;innla, come nella Tessera di Siiiliilm. Nil monumenloea- 
puuDo dell'aDDo GljO i Domi del servi snoo not, ti r..iiii- nrll.- n 
sere piu ;iuliclu-; nia in quello ilcir.^ro iiKiotovunu deH'uDno 
tulti i Luni (U i servi soou Dolati col preoome del padrooe. II confrouto 
di <|iir<(i dm- innnumeDli tru loro e colle ooslre Tessere e iinporlaote. 
Per quale molivo il servo ora & deoomiaalo col prrnomt, ora col coy 
del padrooe si vrp^a Delhi letlera del (1. licrjilu-si al Furlaortlo, slam 
nelle Lapidi del museo di fate. \\ -I"- 

Sul srcondo lato, a cui corrispoode il forelliao, leDnxlo ,l.,!l.i |...rl.' ! I- 
1'aj'i la Tessera, si vede uo rulniioe, UQ'arctt.i ... <>.(. una pnlina. 

L'iippicciigDolo e rotto, nia clu.iriiinente niustra If lr.inc (I<-ir.inlic(> 

11 qii; ! rispoodea ai due lali, secoodo c quarto, ami mlm- diiusi coo un 
snlo lislcllo; <;!! altri due, primo e terzo, liaooo la riquadralura fonnata 
il.i d( ppio listello, cioe SODO uo po' piu oroati. 

Sul lerzo lalo il P come nel primo ha la curva InodeggiaDle, a|url.! 
Delia parte ind riore. Nelle Trssere, la, dn\e e Dolalo il prfimmr del pa- 
droDc si li'^c SI'ECTAVIT; Ira Ic cioque oostre, Ire ofTrooo qi; 
Ucolarc, le due ultime e la prima ; doudr s-ur dio probibilmeDte ; 
Tcssrra di AM.IIIAI //>; SII'.TI L(ticii) $(en H..IM VI .- OIIIOBH 

daH'aDlifo iMscriltcrc nel vocabolo SF ) ECTA(VI)T. Lc Trsscre ml pr-i. 
del padrooe SODO rarissime, e possianm andii- a^-iim^crc anlirhissin 
questo luto dclla ooslra Trsscra od ;d primo, esseodosi rolto r,i|>| 
gDolo, si e rolto anche un pezzcttino drl li.Mrllo c \i >w> r 

cc di UD loro; ma DOD su quesli dm- lati, si bcne sugli allri due, era 
il forellino, come e manifesto dalle tratee n<m del tulto scompars 
la delta rotlura, le quali noo possono vedersi neH'inrisione. 

Sul qic.rtn lalo, Unendo la Tessrra diritfa, n* -'ir . |.|.;. . agoolo 
la parle snprricre, si M:.. > da sopra in slto, |i 

simlMili; mi Cadiirrd. un Tridenle, U llelliun. Slampaodo il disr^ii 
Una TSera, spie^:;ila nelle sue qnallri lace Mlilr >i 

quelle, sulle qua!' i.de il li-nlii: . M i;< I dire du 



214 



ARCHKOLOQIA 



vono dirsi -intcriorc e postcriore. La postura orizzonlale, per poterc le^ r 
piii agevolmentc 1'epigrafe, non e propria delle Tosserc. 

Si osscrvi attcnlamcntc die Ic cinque Tessere della noslra collezione 
rapprescntano tre tip! diversi. La prima ha 1'epigrafe sn tre lati e sopra 
il sccondo im fulmine, e segna solo 1'anno coi nomi dei Consoli, ina non 
il giorno ed il mese. La terza rappresenta il lipo comunissirno : la mas- 
siina parle delle Tessere porla 1'epigrafe disposta sui quatlro lati, a quel 
mndo die si legge nella nostra, ed e notato il giorno, il mese e 1'anno. 
La quarta e quinla e di un tipo rarissimo; il giorno il mese e 1'anno 
non sono segna ti. Se la nota cronologica deve inlendersi, non rispctto 
al tempo della consegna al Gladiatore, si bene rispelto al tempo in cui 
SPECTAVIT, le due noslre Tesserc 1'una di Koma, 1'altra di Tarquiniii, 
nello quali manca il giorno il mese e 1'anno, sono di necessita le piu an- 
tidie nella serie di questa classe di monurnenti. Segue 1'altra di Meno- 
pil(us), su cui solo e segnalo 1'anno, e fu Irovata in Terracina. In due 
altre, la prima dell'a. 698, la seconda dell'a. "35, e solo segnato il mese 
e 1'anno, ma 1'una e di Parma, 1'altra di Modena. L Calende e le Idi 
sono di ordinario i giorni notati, rarissime le None; delle Calende solo 
da Tullio sappiamo: Tu poles Kalendis speclare (sc. in urbe) gladiatoreg. l 
Ma di questo particolare tosto lorneremo a dire. Le due ultimo Tessere 
per le cose notate le reputiamo di lipo originale c primilivo; la prima di 
tipo intermedio; la terza, quella di Stabilio, del tipo ultimo, che divenne 
costante e comune. 



11. 

11 gladiatore delta Reziario. 
Dichiarazione dei simboli rappresentati mile noslre Tessere. 

II vantaggio migliore di queste Tessere proviene dalla nota dei Con 
soli e del mese e del giorno, in guisa da potere supplire i fasti e de- 
terminare la durata della carica consolare. Clemente Cardinal! aveva com- 
poslo due Sillogi di questi monumenti; la terza e nel Corpus Inscr. Lot., 
vol. I, p. 195 sgg.; segue 1'altra del Rilsdil. 2 11 numero e cresciuto per 
allre scoperte, e piu ancora perclie quuldie sbaglio gia notato fece repu- 
tare false le Tessere genuine; nella nuova edizionc del primo volume del 

i Faro. XVI, 20. Nel Corpus Inscr. Lot. I, p. 195, si legge: Kalendis, 
idibusqne maxime hidon gladiatorios edilos esse nee tradirlit qiiiitquam. 

* HAUG., Bitrsian, Inhresbencht, 1888, vol. 56, p. 103-107, non abhi.nno 
avuto per le m;ini. 



ARCHEOLOOIA 

is si avra un.i mlle/ione pin rirra. ta pi li .|.,i.i rerla, 6 

mi '!'> ..i(;i in questa Arclieologia, trovala .1 T.rr.dna, 

I. '.i.'l dell'er l.i pin pvenle ' nelle in. mi del |ir'l. I 

:u|i;ita nella nostra Ardieolnjji.i del iiiese <li i, i.-ll'.inoo 

tile, puMilicata prima nel Hull. (.inn. <li llonu il.il pr>l. (i.ilti 
tiene ;iH';inno 88. A ijin-sln ;mnn si arrest ano i immumcnli, i qtiali co- 
nrindano mll;i noslra dcll'a. t'.l'il, u. c.: di ijiiostii, onin l ^ia alil.i.iiim d- 
It- duo ulliiiic (jiii s(ani|ia(i> s.ino piu .mlii-lic, ma mm |Missi.nno di-lt-riui- 
raiinn, ;i cui apjiarlcngono. II numcro dcllo TYssrn*, toncniln nrnfo 
d.'lli' nuove scopcrtc di quello die hisognu toglierc dal nniiicr" ddlo 
TessTr lalsc. di ottaolit iu rirca. 

Indiiss.' .il.-iini Arclirulo^i .id csrludi'iv d.ill> gonuioe quelle 
voce, SPECTAVIT, la TrsstTa ins. col consolalo di Tulliu < di Antonio, 
nt'lla qnali- si It-ggc: SPECTA'IYM*;. Qiialrlic v-rsn di ()r.i/in, froquon- 
tcincnto citato, anchc qui notcreino per mostraro rln- null prnva. fu 

aumra r.iusa die 1'uso e la dcstinazionr di questa classe di nmnu nti 

Don fosse stata intcsa. 

Spectatum satis, el donalum iam rude, i/narri* 
Maecenas, ilerum antiijuo me inrlitdere ludo '. 

La frase, spectulum satis nell'arena, fu applicala all. Iftli-rc, SP SPE 
SPECT, ed ill prelfsn SPECTAT del citato manoscritto, c lumm. dichia- 
r.it.- MM ! Tcss.-ro nilla von-, SI'Ki'.TAVIT. ! qnali dcu-no r.-putarsi 
dt-llt- pin anl ifhc. A questa guiw il valorc di questi inoniini-nti fa inleso 
al rovescio del lorn vcn> sonsn c significato. 

La rii'lis, datii al (lladiatc^re, lo lil.eniva dall.i pu-na : nu'nlnm ul pa- 
trem scpelirct, se auclorni'it : snl die muneris producing, M/ titulo causaf, 
rudeni, postulante populo, */// . Ouesla hacdietla era ilata al Ciliidi.Jore 
dal Munrrnrhix. detto ; ( ne|ie Kdilor ludi. o dal l^anitta: ll^,-mil cum l.n- 
nista el rudcm ei in nrrnn dedit 3 ; e talvolla dall' liii|n-ral.Ti-. rnme del 
due r.ladiiitiiri. Pri-;c' Vero, dire Mar/iale: .!//.<// ulriyi*- index tt pahna* 
Caesar ulrique *. E cio avveniva di ordinario per volonla e ii\.. r .- del po- 
polo, poxttil'inte jn,jn,l>t. Se il C.ladiatore er.i servo, non un .\ti<-tr iiut. u.-i 
liln-ro, mercede pactn cnnihichm. mm rii-evev.i per .piesln l.i lilwria. ma re- 
slava neiraiitiM s-rvilu, c dal padrone della fainiglia gladialoria p 
CSSere addetto i.iriinpie-n di Lanistii. detlo anclie liwtor limnum. ill Cud*, 
di i/ tt, di /V/H/i/riM*. e cosi ad altri ufllrii, proprii a riascuoa b- 

' Lib. I, ep. I i. 

(JviMii i i\\ , Decl. .Wi. 
CAI.I-II.N . l>fl. 50. 
* De tpectaculi*. 29. 



mi.ulia ili Gladiatnri. Ovidio disso lulu la rmlis: Tulmjue deposito poscilur 
rmlin l . Ovc il (il;idi;itorc ricevesse e la n/V/x cil il pili-um era libero 
ihilla pugna e conseguiva la liberta. Port-in Terlulliano 2 dislingue I'uno 
doll'altro, diccndo: Et qui insigniori cuique homicidae leonem poscit, idem 
gladiatori atroci petal rudem, el pileum praemittm conferut. Lit corona, la 
piiluia, le somme di denaro 3 erano uo prcinio ben diverse dal pileum, 
e questo, come e chiaro, era dei scrvi (iladiatori Ira luili i prcmii il piii 
amljito. Ouanlo alia classc dei damnali ad Imlum ', diversi dai damnati ad 
llmlhim :> , abbiamo un prezioso frammento di Ulpiano, in cui si legge, che 
poteano coDseguire dopo un tricnnio la rudis, dopo un quinqucnnio il pi- 
leum 6 . Gli Auctorati, i Rudiurii. i Liber tini, e qualunque persona libera, 
cbe amasse combatlere neH'anlileatro, (brmano una categoria ben diversa. 
Svotonio 7 parla dello spettacolo gladiatorio, dato da Tiberio in memoria 
doll'avo suo, Druso, rudinrii* <iun(]iie qnilnixdmn revocntix utictorumento centum 
mi] Hum, cioe colla mercede di cento mila sosterzii. 

La Tessera indica solo 1'onore per la vittoria riportata, dato al servo 
Gladiatore, di assislere tra le persone liberc agli spettacoli, SPECTAV1T. 
A questo costume allude quanto di uno istrione dice Tullio: summo lu- 
dorinn die anulo aureo in quatuordecim sessum deduxii 8 ; i servi non poteano 
esscre spettalori, molto mono sedcre Ira i cavalieri. Queslo onore, con- 
cesso al Gladiatore, e forsc notato nclla lapide sepolcrale seguenle, nella 
quale e anche rappresenlato il gladiatore. 

D M 

ANICETO PROV . SP 

AEL MARCION DO 

CTOR ET PRIMVS B M 

II Dott. Henzco lesse nel secondo verso, prov(ocator) sp(ectaius), meglio 
sarebbe supporre SP prcnome di Elio Marcione, perche quel supplemento 
non puo stare; di piii le lettere SP si leggono in un altro monumento 
di (iladiatori, che tosto citeremo. Di Decimo Liberio, cavaliere romano, narra 
Svctonio, donat usque quingentis sestertii* et anulo aureo sessum in quatuor- 
decim e scena per orchestram transiit 9 . Quesli due fatti, I'uno narrato da 

1 Amor. II, 9, 22. 

8 De speclaculis, 2 i . 

3 SVETON., in Citutditun, 21. 

4 TERTULL., 1. c. 19. 

5 TERTULL 1. c. 21. 

' Vedi questo f rum men to nel p. MORGELLI de stilo, p. 417, Patavii, 1819. 

: In Tibcritim, ~: Cf. in Julium, 26. 

" Font. X, :J. 

1 7/i Julium, cap. 39. 



ARCHKOLO. 217 

Tullin. I' ;illr , aso no- 
null. i ni-nn gono l;isl;inli ;i din 

duranle il gllMQO, il .p. 'Ho ili ditto il pop< I.. adunal. d.t \lt.re a 

i! cr. i ins.. l.l.i lr;i i iioiti.ini. Allen. Icudo ;i| tosto, das. 

: i die I'olioro U<>D provirne So|..menle dall'assNlere ;i;li -|-tlai-,|i Del 

numero ilci o.ivalieri. I. a vm-o. MT.i.'l \MT, ildle nn>tr- less, r 
iii un Ciladiatoro sor\o, nn puo a^e\oliiionlo intendorsi in allro sen- 
.ju.indo qnaldio MM volla si le^o il nomo (li III) tlomo lil)0rri nun ( 
ilittiroll-i, jMTcli.- la Tcssora DOD ^ s<7no ili lilx-i-la i-nris.-nil.i. c 
aii.-sta I'onore rioevuto JMT la vitturia li snl-rv nd niiiiH-r.. il.- r li 
tattiri. 

I'riina (ii arnl;tr- |.iu avanti sara benc iixvcrlirc ( IK- II'IMI-Q.I dislin- 
inTf Ira i (ilailialori ilrllo cas' privatr c i (iladialnri ili-l lii'li^ jiiilil . 
1 privati avt-ano i loro smi ilivisi in tlcruric : la ilmiria Yi-ilnnim. I. 
curia Yillirnrtttn etc., la di-cnria llhulinlnrum, la ijnalr era ilcsl i 
spcttacoli privati, nei fnnrrnli, dopo Ic ceno, Delle fcste ili fainij:li 
Molto nroluhile a noi scinhra rhe q nolle Tosst-ro col prcooinr il.-l p.i.i: 
iutlicano Gladialori di lami-lic private, DOD di una f..nii-!ia -ladi.iL.ria 
sot to un padnmo. .NclTaDlica relazione d.^li &-nri j>i>niiirinni. il 1 i 
braio 1707, e oolatu la scopt-rla di uo iotonaco del In lux qladiatonui, 
allora roputato qnartiorc di soldali, o so|r.i osso tin pr<i r r raiiuna, ora p- 
rito, oel quale si loggeva: 

FAMILIA GLADIAT.ORIA POMPOXI I AVST1NI 

e cosi in altri simili programmi, che a maoo a inano furono sroporti. hai 
r.ladiaturi, appartenenli a qnosle Fnmillae, ben divcrso e il lil.nlia: 
appartcDcnte ad un private. 

I Gladiator!, ilivisi in faini^lif, .m>ann .li.-rsi noini e vcnoravano, &e- 
condo le varie classi, diverse divinita : 11 llo/iario puun'i'xit AV/J/MHU. coino 
dice Isidore, Eli/mol. XIX, .">!; il Secular, chc ooi crodiamo esscro inn 
stossa cosa col Miirmilh, ora sotto la proleziooe di Vulcaoo, Ibid. 
Vfr]uester era consorrato a Mario, /M. :>:!. c cosi di^li altri (iladi;-tori. 
secondo la divorsila doi cnmhaltimonti, cho si facoano m-i puhblici -: 
tacoli. II ludus gludiatorius di Pom|x-i ci dottr Brando coj.ii di arini, ap- 
partouenti a diverse classi di (iladialori, nolle ijnali vodianio die rarnie 
propria del llftim-in* ra il Triilonto, di mi die.- I .>!..: lltiutriv pu ; ii. 
adi'erxus Murmillonem cnn'nlur: Non te petn, pixcfm peto. quid me futju 
Galls?* uiiia nmrmillonimm <jrnns armalurae qnllirnin r*t. iji^ut .Mur mil- 
tone* ante Galli nppellalidiilur, in ijminnn ///.< //../'. <y/i0<>* infral. fjnod 

\. |'i in. uo, >(i;j/r<jruf;i reliquiae, p. 5.'i coll p. i>l ed !( 
oapi 48'e 53. 



218 ARCHEOLOGIA 

'/<//* ]>iifi/rn' inslilulum a Pittaco. etc. II Retiarius solc.i ntmbaltore contra 
il Murinilln, "Htandogli addosso l;i reto, e coltolo, lo feriva col Tridente, 
che strinirova nella dcstra ; ma ove per avvcntura non fosse stato chiuso 
nella rete, il Murmillo colla Cuspide combatteva conlro il Retiarius, .ir- 
mato del Tridenle. 

Nee galea faciem abscondit: movet ecce tridentem, 
poxtquam vibrata pendentia retia dextra 
nequicquam effudit, nudum ad spectacula vultum 
erigit el tola fugit agnoscendus arena. 

Nelle parole nudum ad spectacula vultum di Giovenale * riconosciamo 
chc la galea del Retiarius era ornata di visiera 2 , e per evitare ogni in- 
toppo nella fuga la toglieva o sollevava la visiera, ove fosse mobile, ed 
era riconosciulo dagli spettatori, lota fugit agnoscendus arena. La visiera 
era propria della galea dei combatteoti nei pubblici giuochi. 

Nei graffiti dei Gladiatori di Pompei e sulle armi loro essendo rap- 
presentato il Tridente, anna del Retiarius, le due ultimc Tessere, nelle 
quali apparisce, appartengono ad un Retinrius, ed insieme sappiamo, che 
come quesle due Tossere^ cosi anche le all re sono monumenti proprii dei 
Gladiatori; ne vi ha piu luogo a dubbio, stanle che i nostri monumenti 
sono genuini. 

Sopra il Tridente si vede il Caduceo, attribute notissimo di Mercuric, 
come il Tridente di Neltuno, dio tulelare del Retiarius. Per intendere que- 
sti simboli bisogna osservare 1' opposto late della Tossera, sul quale e 
rappresentala una corona lemmiscata ed una palma; Tuna e 1'altra era 
cousegnata a I vincitore, come si vede in un graffito pompeiano 3 , nei quale 
si legge: 

MATVTINVS 
yladiatore palma XXXI I corona 



La corona c la palma si vcggono anche insieme unite in allri simili 
numenti, e Tuna e 1'altra si dava dopo la viltoria ai vincitori ; il nu- 
mero XXXII moslra quante ne avea guadagnate il Gladiatore, MATVTINVS, 
nei giuochi pubblici. 11 Caduceo adunque suH'ultima faccia, corrispondente 
alia secomla della corona e della palma, amendue facce lateral!, allude 
alia morte dcll'avversario, e suppone la pugna sine missions, cioe sino alia 
morte, proibita Ja Ottaviano *. Mercuric, nella nolissima pittura del ci- 

1 Satir. VII, 203-206. Cf. SVETON. in Calig. 31. 

9 Nelle Galeae dei Gladiatori, conservate nei museo nazionale di Napoli, 
le visiere sono foraccbiate di buchi. 

3 GARUUGCI, Graffiti, tav. XV, n. 3 cf. XI, il 

4 SVETOMO, in Aug. cap. 45. 



AK< ,IA 219 



r ill I'r. (;' i|.>, m- ;M i dH'unli. < ,|| ^ui-slo .!! 1 rliil- 

li.iii-i. rln-, priin.i ili -nid;irc i r.l.iili.itnri iimrli. !i icnnin;i. con 

t" uri I. M| ri: Ritimti* ft mrrtili'ini liidi de diit Iti- 

$um.... (fun Mm-wiiix in cnh-itio pennalnlut, in raduceo ignilulut, corpora 
(gludialonim) e.rnnimntn iam mortfmve limulantid e cnultrio probal '. II 
dentr < it i'..nlm-1'ii in uii.i Tessera <ii tin Ili-iutinx non potsooo ilio< 
;illrn. die la sun villitri.i li inorh- drU^iwiTSiiriu. 

\rllo snido votivo pompchmo, sospow aid una taMI.-i, 1 mlla scrilta 
III T(mr/) SKCVNDI, si vc(li> r;i|)|irt'spotala nol mc/zn un;i corona c tioa 
S|uJ.i -<rt;i 1. 1* si mli) <> ;it(acr.ito coo UD aDcllo ad uoa tavoletta, sull i 
ijii.il.' (* ri|i-'tut.i l.i curooa c la pulina, c la t.i\n|fii,i pende du uoa ca- 
t-nii//.i roo uo altro ancllo iiUVstrcini(:i, d.i potcrsi sospeodere. Sopra uo 
allro scudo si vnlc ;mche un delfmo, un lridcn(<>, un'aocuM, un tin 
IM| nn graorhio *, tn'- vi ha dubhio cho ancho quosto mooumento app.tr- 
tenga ad un Rrtiariux. Ouaolo al gladius ootiamo chc anchp con questo il 
nt'titiriim coniliatlova s , comiM-liiaramfintc si v'Jc nella tavola VII, on. . 
7, 8, 10 del Hull. Arch. Xap. a. 1853, e oei Irofel dciranflteatro pom- 
peiano nclla citala t.ivola rappn'sontati. Nt-llc nostre Tesscrc non appa- 
riscc il ijlailin*, pi v n-h6 non era, come il Tridcnte, Tarma caratteristica 
del Reliarius. 

Per most rare con allro argomenlo quale sia il si^nificato del Caduceo 
citiamo tin graffllo pompciono, stampando in caratlori ordinarii la parte 
mcno guasla 4 . 

DI/////////////0 
M.//////NER.XX///// 



V. 


NOBIL10H III.. 11 




T. M 


M. 


L. SEMPKONIVS / / / / 


V. 


PLATANVS. IV / / / / 




T. M. 


V. 


PVGNAX. NKU. Ill 


R? P? 


MVRHANVS NEB. II 1 




T 


V. 


CYCNVS IVL. VIII I 


M. 


ATTIC VS IVL. XIV 




T M 



> Ad Nationes lib. I, u. 10. 

Vedi Museo Borbon. torn. IV, lav. XXIX, nn. 3 e 1. 

VAI.KH. MAX. de Somn. VII, 8. 

* Corpui Inter. Lai. IV, 8508, Cf. GAMUCO, Graffiti, p. 66. D monumenlo 
e nel museo nazionale, ma molto guaslo; Zangemeiater non pun seguirai *nz 
consultare il P. (larrm-d, il quale rca-iiir.* <\w*\\ nmnmiM-nti, ettttenti in rai- 
gliore stato. 



ARCHEOLCXil \ 

V. IIKU.MV IVI.. IV 

M. 0. I'KTIM.IVS ////// 
ESS 

M. p. OSTORIVS. LI 

V. SCYLAX. IVL. XXVI 

SODO qui segnate le coppie del comhattenti. A ciascuoa coppia SODO 
senate le lettere M. V. e V. M, ovvero V. H? e V. P? le quali deter- 
minano il viocilore ed il perditorc. II nome del primo comhattenle Delia 
priina coppia non rabbiamo notato, perche veraincnlc non si puo leggere. 
La Icltcra H, se tale e nel monumento, non sembra a noi che significhi 
r(cquisitus), ma r(ecepit), e richiarna la frasc gladiatoria, recipe ferrum. Se 
dove togliersi per un P, significa p(eriit). Nella prima coppia combattono 
un Difmachaerus ?) ed un Ofplomachus ; nella seconda un T(hrex) ed un 
M(urmillo); similmente nella tcrza; nella quarta un O(plomachus) ed uu 
T(hrejc) ; nella quinla come nella seconda e terza ; nella sesla due 
E^(edarii). Si notino anche le appeliazioni, ner(onianus) e iul(iunus), ed il 
nuinero dcllc vittorie segnalo dopo il nome, la, dove non e perito. 
Ouol cbe a noi importa in queslo luogo e 1'unionc sul monumento gla- 
dialorio dellc lettere, M. V, e del Caducoo col Tridente sopra due delle 
nostre Tessere, parlicolare di cui non da esempio alcuno il prof. Ritschl 
iielle tre lavole stampate nel 1864. Da cio si ricava un nuovo argornento 
cbc siiTatti simboli si banno da intendero, come le lettere del monumento 
jM.mpeiano. 

Sulla faccia latcrale sinistra della nostra quinta Tessera, si vede un 
CaJuceo, un Tridente, un Delflno, consccrato a Nettuno, delphinos Nepluno 
vovent l ; il culto di Nettuno era del Reziario. Sulla faccia laterale destra, 
e rappresenlato un fulmine, un'ara accesa, una pal ma; il fulmine si vede 
aneora ndla Tossera prima dell'anno 661 u. c., le arulae votive SODO 
!h queatissitnc, anche nei monumenti gladiatorii, consecrate alia divinita 
tutelare, a cui si rendevano grazic per la vitloria. 

111. 

A T o/a ad una lapide, appartenente ai Gladiatori Commodimn, 
initiates del < Collegium Silvani. 

II ch. G. Marini, Iscr. Albane, p. 12, nn. XI e XII, ha stampate due 
grind! tavole, ornate di cornici e con lettere di maniera elegante *: noi 
(li.uiiu qui la prima solamente, per aggiuogervi una ooterella. 

1 TERTULL. de Speclaculis VIII. 

2 Non diro nulla, dice 1'autore citato, di questi due verarnente prezioai 
iiioiiiiinenti, conciossiache possa parere anche soverchio quello che ne hanno 

to gli Abati Venuti, Vitale e Scotillo con tre loro dissertazioni. Si tro- 



^ 1 

I \\nr.i. H -COMMODO' M I'l .\\ 
i\m\i ES ">i LEG!- -II \ \M \\i;i i IVM 

t . m . aiirflinx . ana . lif> . liilnrii*. ft . corlitt* . maynut . rryptarint 



IIKC 1 




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III 


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AMI-fliim. 


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ir/i,ifJnii-ii.^ in HI: rrt 


Sill-mum. 


7rrt. tit- 


'/.ii ' 


tKi.l.in 


mil-, rft 


i it'li mi.*. 


l>i r. til- 


I-'I'u-iun. 


mttrttcut 


n-'lii!'. ;/.(. ret 


Kltuthet: 


tli i: tit- 


Flu i 


*o*-tm 


miif. rft 


1'init'i. 


IIIK't 


hioil , 


, 



\ll.i 



i)i:c nil 

Ayr Hi*, i 

/UK! mint. tllf. */> ' 

^i;iino : Inn-nit mnr(mHlo) sp(tctttvil?) sp(ec*- 
litior?) SimilincDto ;ill;i |u;irt;i /nsiinus //'<.) x/c /// '') speculator?) 
II inoDiimcDlo appartione all';iuno 177, rultiin.i Tcsscr;) ' deH'iinou 88, 
e DO! DOD peosiumo die possuno supplirsi iiltriincnti Ic leltere SF > della 
nustra t'pigrafc; spieclalus) potrebbc dirsi di lutti. Aduoque, o 
nn onore consoguito ovvero un ufficio, quulc e quello notissimo di 
I<ilor. csorcil.ilo d;i due Gladiator! drll'imp. ('mnmoilo, Initinles del 

Sullc Tcsscrc DOD e niai ootiita la classo a cui appartieoe il Gladiatore, 
traooe oclle due ultiine qui stainpato, dovt> dal Trideote, DOD dall'epigrafe, 
sappiamo die i due Gladiatori crano Hetinrii. 

L'epigrafc qui slampata e riccliissiina di ooziooi, apparteoeuti .ille di- 

rl.issi di jiladialori od al loro divcrsi oflirii, ciascuno proprii dclla 

M a cui apparticoc. Nella ^cooda dccuria ootiamo, Demotthfnft ma- 

1 hi*); porch6 reputiamo I'articolo a questa voce Del l.'-n,-,,,,, a . 1839, 

doversi rorrejfjrcre. ID esso leggiamo: 

MAMiiAlilYS, ii, in. gladiator, qui ct laqucarius et laqueator ert 
appellatus, is oempe fuisse videtur, qui ni.miris s*-u laqueis 
advorsariuui suum prehendon-t, divi-rsus tainoo a reliario. V. 
I. \MVKATOIL her. up. Mirhi. \lb. p. 12. Dcraosthenei 

maoiran ///.<) l-Vlicianiis rcl(wr//). F.] 

vano alle stampe e/.iandio ndlo Novclli- di Fir.-fi/.c. t XVIII, |> *i<>.) nel 
.ti due \|i t ., (p. \-\, n. 3; p. 236, n. 1 3) ed incisi in rame nel 
IV di-lle Magnificenzi- di Roma del rav. Piraneci. 
1 Sull.i I -t uliiina dectiria agu'e a dentra nello ttoMO ordim- l<-llj 

preccdrtiti 



222 ARCHEOLOGIA 



Nun sembra a noi clio il .JA/rnVw///* si.i appcllazione di un;i rhssi- di Gla- 
diatori, ma dcbba dirsi appellazione di uno ufficio, proprio di un (il i-li,i- 
toro. 1 due argomenti qui notati DOD provano il valore d.iln a qn 
voce. II primo, tolto dall'assimilazionc col Laqueator, di cui parla Isidore, 
e falso; stante che Manicarius a manicis e detlo, c Ic Manicae hanno VM- 
lore diverse, ne puo dirsi : qui manicis sen laqueis adversarium suum prehen- 
deret. L'altro argomento, ricavato dall'epigrafe qui stampata, non prova, 
perche dopo i nomi dei Gladiatori non solo e notata la classe a cui ap- 
partengono, come mur(millo), ret(iarius), thr(ex) ed il resto, ma ancora 
sono notati gli ufficii diversi dei Gladiatori. Nella seconda Dccuria si legge, 
Pirata unct(or) e nella prima, Pardus prov(ocator) ; e forse anche potrebbe 
dirsi la stessa cosa di Aprilis paegniar(ius) della quarta Decuria; impe- 
rocche questa voce appartienc probabilmente al certamen ludicrum, prece- 
dente il combattimento propriamente detto, praelusio. Svetonio dice di 
Caligola, cap. 36, rabidis fern... gladiatores quoque paegniariot (pegmares, 
Casaubon, non recte)... obiiciebat; dal testo si ricava che questi Gladia- 
tori combattevano senza oflesa, come era proprio del ludicrum certamen. 

Nolle statuette di bronzo di Gladiatori, delle quali la nostra privata 
collezione possiede una dozzina, si veggono rappresentale le Manicae gla- 
diatorie, le quali paravano i col pi deH'avversario piii efficacemente, che 
il pallio, intorto circa brachium pallia composui ad praeliandum gradum, dice 
Petronio. AHMstesso modo in due alt re statuette si osserva la pelle leo- 
nina indossata a foggia di pallio: colle due zampe anteriori e legata al 
collo, la pelle della testa leonina copre la testa e il collo del Gladiatore, 
il resto le spalle, e 1'eslremita e avvolta all'antibraccio sinistro. Le Ma- 
nicae gladiatorie erano di un pezzo di cuoio * largo e lungo, pendente giu 
tra il polso e il gomito sinistro; di queste Manicae parla Giovenale, VI, 
255. NelPassalto il Gladiatore girando avvolgeva le Manicae tutto attorno 
all'antibraccio sinistro, e cosi manicato 1'opponeva come difesa, combattendo 
colla destra contro 1'avversario, o contro una fiera ; questa, ove per av- 
ventura addentasse le Manicae, era lerita dall;i destra armata. Una delle 
citate statuette fa vedere il Gladiatore colla sinistra mano levata e le 
Manicae scese sino al braccio, tra la spalla e il gomito sinistro: e nel- 
Tatto di combattere con ambe le mani, ma le armi, clava o altro, sono 
perile. Abbassando il braccio sinistro faceva scendere le Manicae sull'an- 
tibraccio, e lestamente avvolgendole atlorno, combatteva. A questo modo 
un Gladiatore pugnava or con una or con due armi. Tutte queste statuette 
rappresenlano nudo il Gladiatore. 

Piu probabile sembra a noi che il Manicarius sia il custode delle vesti 
dei Gladiatori, (potrebbe anche dirsi del lavoratore, cioe deU'artefice,) cosi 
detto da una delle armadure propria della classe, a cui appartencva. 

1 Che fossero di cwoto lo ricaviamo dal modo di rappresentarle sopra una- 
delle citate statuette. 



LETTKK A hi- I, > A XTO PA DIM- 
LEONE xrii 

AL VESCOVO DI GRENOBLE 



LfcON XIII, PAPE. 

A Notre venerable frere .1 /;<</, eirV/itt- (fe Grenoble. 



Nous nc voulons pas larder a vous exprimer, Ve'ne'rable Frere, combien 
Nous a etc agrablc hi Icltrc par laquelle vous Nous rendiez compte du 
congres ciilholiquc de la Jcunesse francaise, tenu a Grenoble, sous votrc 
presidence, avec le concours d'bommes recommandables par leur ptetl, 
lour science et leur parfaite soumission aux actcs du Saint-Siege, dans 
lesquels Nous avons tout recemmcnt Ir.icr aux catholiques la ligne de 
conduite a suivre pour la defense efficace des droils suprdmes de 1'figlise. 

Ces nouvelles ont tpmj^re les graves < amertumes 9 que Nous ret- 
so n tons en voyant coinbattre de tant de manieres cette religion ohretienne 



LEX)NE PP. XIII 
Al Venerakile Fralello Amando, Vetcovo di Gienoblf. 

Non vn-liarnn t;jnl;in> ail espriiiH-rti, Vcnorabile Kratdli), quaoto Ci 

flia stata gradita la lettora. colla quale ('i n-nd^vi ronto dd (jm-reMD 

ilirn dclla giovcntii francos^, tnuto a finnnbli>, sotto la tua pre- 

siih'Dza, col concorso d' uomini roiniiirii'lovoli \wr la loro pirti, ilnttrina 

e perfetla sommissiono agli alii della Santa Seilf, n<>i quali abbiamo tcrte 

trarrialu ;ii ratloliri l:i rnndntta la srj.'iiin |><T la difCM effiCM* d*5 SU- 

premi diritti drlla (Iliiesa. 

Codeste comunicazioni banno toinpcratn le gravl amarezre che pro- 
M rn-1 \.-.lcr (ninlialt.To in tante guise quella religion* crirtiana, da 



224 LETTERA I>KL SANTO PADRE LEONE XIII 

de laquelU- drprnd lr salut dcs ;1mes, ct p;ir rnnsnjuent It- hicn-(Hr 
rhumanite", le progres re"el de la civilisation. 

Elles Nous sont une prcuvc que Notre parole trouve aujourd'lmi indme, 
comme elle trouvcra totijours, des esprils empresses a 1'ecouter docilemcnt 
et a la prendre pour regie de leur vie. Ces homines ont donne en ru 
temps par 15 un public et salutaire excmple qui venait a son hcure. 

II en est d'autres, en eflet, Nous regrcttons de le constater, qui, tout 
en protestant de leur catholicisme, se croient en droit de se monlrer 
reTractaires a la direction imprimee par le Chef de 1 Eglise, sous pretexte 
qu'il s'agit d'une direction politique; eh hien, devant ces pretentious 
erronees, Nous maintenons dans toute leur integrite chacun des actes 
pr^cedemment emanes de Nous, et Nous disons encore: Non, sans doulc, 
Nous ne cherchons pus a fa ire de la politique; mais quaud la politique 
se trouve etroitemcnt lice aux intents rcligicux comme il arrive actud- 
lement en France, si quelqu'un a mission pour determiner la conduits 
qui pent efficacement sauvegarder les intents religion x dans lesqucls 
consiste la fin supreme des chosos, c'est le Pontife remain . 

A ce principe tutelaire du bien des ames se rattachent tons les cn- 
seignemenls que Nous avons cru devoir donner reccmment, a plusicurs 



eui dipende la salute dclle animc, e quindi il bene del genera umano ed 
il progresso vero dell' incivilimento. 

Esse Ci somminislrano una prova che la Nostra parola incontra oggi 
pure, come incontrera sempre, anitni solleciti di ascoltarla docilmente e 
di prenderla per norma delta loro vita. Cosi faccndo, questi uomini hanno 
in pari tempo dato un pubblico e salutare esempio nel momcnto op- 
portune. 

Altri ve n' ha, infalti, che, mentre fanno professione di cattolicismo, 
credonsi in diritto di mostrarsi ricalcitranti all' indirizzo dato dal Capo 
della Chiesa, sotto pretesto che trattisi di un indirizzo politico. Ebbene, 
di fronte a tale erronea pretensione, Noi manteniamo in tutta 1' integrila 
ciascuno degli atti precedentementc emanati da Noi, e diciamo ancora : 
No, certarnenle, Noi non ccrchiamo di cntrare nella politica ; ma, 
quando la politica si trova streltamcnte vincolata a^li inlcressi religiosi, 
come accade presentemente in Francia, se taluno ha missione di detcr- 
minare la condotta che pud efficacemente tutelare gli interessi religiosi, 
nei quali consiste il supremo fine delle cose, quosti e il Pont- 
Romano. > 

A tale principio tutelare del bene delle anime si connettono tutli gli 
insegnamenti che abbiamo creduto dover dare teste, a piii riprese, in virtu 



r<> apostol ntrodiiire 

mi prin. ![. t' Ms n'ont 

>s prdde- 

cesseurs rjui. .1 ili\<Tst's rpoqurs rriliijues, < ni (nut i.,it. .l.ins leur de- 
TiMiemenl .iu\ ames, pour . .-\es mi preserver d'une 

,tion fun. '<lc reux (|ii>> leur /.'-I.- meme expnsait .'i faire fausse r 
k se consumer n vaios efforts, rl a devenir une enlravt' an l>: 

nr en r.'\.-nir aux bons et rnura^eiix exemples donnes par le 
congres de (Jrenolile, .N MI- constatons a^r l.i s.ilisi.irtiun l.i plus vivo 
(jiulli- pint iiii|>nrl.uilt' y a prise la jciioessc calhnliquc, a\cc 
d'lmmmfs reuurquablei [>ar Icur rxpi'-rii-n 

hi. 'ii U'liir-i ((rt.iini'iiii-iit l.s >{}.. ri~ ,), eM jcuucs gcos, D<>n 
inlrlli^i-uts qiif (icvniies, qui ont pris [xiur uniqiu' mot d'or.lrc la COD- 
servalion dc la foi clirclii-nne. 

II fut UQ temps oil TOriont chretien dmianilait a 1'OccideDt le r 
de ses armes pour nu'ttrc uou di-'ii.- aux iuvasinos devastatrices dcs in- 
lideles, ! persoDDe n'i-nore avec qucl heruisme la Franco pril part b ee 
mouvement. Autres sont les temps, autres Ics m,ai\ a nnijuror. II o'est 
plus question pour les calhnliques franriiis d<: n-fuuler au loin le torrent 



del Noslro ministcro apostolico; e, lunyi dull' inlroilurre un nuovo prin- 
cipio, essi non hanno formato die una contintiazioDe, applir.it;i .die 
genti con^iutitnre, dei tradi/.innali ins^namcntj di tutti i Nostri pr 
ccssori, i quali, in diverse epoehe critiche, hanno falto tutto, nella 
sollecit inline per le anime, affine di rischiarare le menli perplesse. o di 
preservare d.i un tra\iamenlo funesto colnro. die p t -r lo stesso lorn 
era no esposti a sb.i-liarc strada, a coosumarsi in vani sforzi c a divcnirc 
un ostacolo ;il lienc. 

M . per rilornare ai liuoni e con^iosi osompii dati d.d r.on-resso di 
Grenoble, rileviamo colla piii ^randn soddisfazione quale im|M'rt;inle parU 
vi al.liia presa l.i gioventu caUolica, coo 1'assisten/a d'uomini nul< 
per la loro esperienza. 

Din liennlira c-rlo -li sforzi di codesli ^iovani, non menu intel! 
die genera), i quali liauno preso per uni-a divis.i la MOMffViOM dell.i 
fede cristiana. 

Vi fu un tempo in cui 1'Orienle cristiano ilmii.iniiva aU'Oaridente il 
soccorso delle sue armi, per mettere un arpine alle invasion! devast.r 

i iuledrli, e nessuno i-nora ruu quanlo rmisinn l.i Krau. ia al.l.ia \ 
part.- all* open. Altri souo i tempi, altri i mail da s. 
tr.it ta piii pel ratt.ili.-i francesi di rei ''''iJ 1 ' WeIi. 

M ed art resrrre la fedc Delia stCSSa lOTO p:itru, m 
B*ri* XV, rol. Ill, fate. 1010. 9 '"** **"' 



LETTERA DHL SANTO I'AimK LKONK XIII 

dos infid/'lrs. 11 s'agit dc saiiv^gardcr ct do devoloppor la foi dans lour 
propro pat rio, mcnar.ee de se voir totalemcnl derhristianisee. Us DC pcu- 
vent lutter ;ivec des armcs mate'rielles semblables ;'i colics des crois6s; 
mais ils ont la liberle, oi ils ont le devoir de recourir aux armos spiri- 
tuelles. Telles furent les annes manie'es avcc I ant de vigueur dans la 
verite", avcc tant d'eclat dans 1'dloquencp, par les apologistes, contro Irs 
erreurs et les calomnies des pai'ens d'abord, centre le rationalisme des 
sophislcs cnsuite ; telles furent encore les armes employees par les mar- 
tyrs, alors que, dans leur courage lie'ro'ique, ils alliaient si etroitement 
1'amour de Dieu avec 1'amor veritable de la patrie, oil ils se laissaient 
tuer plutdt que de trahir 1'un ou 1'autre de ces deux amours; telles 
furent a tout age les armes des vrais fideles, re"solus a tirer les conclu- 
sions des principes de leur foi par la pratique sincere et complete des 
devoirs du chretien. 

Evidemment, le genie des apologistes ne peut e"tre la part de tous. 

Tous ne sont pas appeles de Dieu a pousser la vertu jusq'a I'h^roisme; 
mais il n'est pas un seul chr<Hien qui puisse meconnaitre que c'est pour 
lui un devoir proportionne aux forces communes de conformer ses actes 
a sa foi, et de se rcndre par la un digne instrument de la misericorde 
divine dans la guerison des esprits aveugles par 1'ignorance ou les passions. 

Ces dispositions ont e"te precisement celles du congres catbolique de 



di vcdersi totalmente scristianizzata. Se non possono lottare con armi ma- 
teriali, simili a quelle dei Crociali, hanno pero la liberla, e sono in do- 
vcre di ricorrere alle armi spiritual} . Tali furono le armi brandite, con 
tanto vigore di verita, con tanto splendore di eloquenza, dagli apologist], 
dapprima contro gli errori e le calunnie dei pagani, e poscia contro il 
razionalismo dei sofisti. Tali furono altresi le armi adoperate dai martin, 
quando nell'eroico loro animo univano tanto strettamente 1'amore di Dio 
e 1'amore vero della patria, sul cui suolo si lasciavano uccidere anziche 
tradire 1'uno o 1'altro di quei due afletti. Tali furono in ogni tempo le 
armi dei veri fedeli, risoluti a trarre le conseguenze dai principii della 
loro fede, colla pratica sincera e compita dei doveri del cristiano. 

Evidentemente il genio degli apologisti non puo toccare in sorte a tutti. 
Non tulti sono chiamati da Dio ad esercitare la virtu flno all'eroismo; 
ma non v'ha cristiano clie possa negare essere per lui un dovere, propor- 
zionato alle comuni forze, quello di uniformare i suoi atti alia sua fede 
e di rendersi cosi degno strumento della misericordia divina nella guari- 
gione delle anime, acciecate dall'ignoranza o dalle passioni. 

Queste appunto sono state le disposizioni del Congresso cattolico di 



s ijiii I 

ils tr<>ii\ rd |.niir ;ilM,ulir .nix ii: reao- 

1 ul ions. 

.nblees se multiplier; puks. |., I'm, 

partouf sur son sol des associations diretientirs .mimees dc sentiments 
id. utilities! A re |>rix, on pent es|K-rer qu.- !' sprit rlnvii.-u se main' 
dra vivant, laboricux, communicatif; et il pnrter.i la Imiii.-re d,- l.i fui 
an fund de toutes les dines qui Pont perdue on qui ne 1'oot plus qm- 
varill.mte et incrte. 

Parloul et toujours Ignorance fut la grande ennemie de I'tglise de 
Jesus-Christ; elle Test encore aujourd'luii, en France, oil Ton ignore 
tot Clement, ou Ton ne connait pas sous leur vrai jour les sublimes in\- 
sleres de la religion chretienne, ni les liienfaits incomparable* prodiguea 
a riimn.iiiile par le Hedempteur du monde, ni le role salutaire dc rrtle 
societe divine qui s'appclle I' Kj;lis', maitrcsse infaillihle de v.-ritt-. s;.n.-li- 
liratrire des aines, et par eonsetjuent source premiere de perfection pour 
ridividus comme pour les pcuples. Celte ignorance, exploilee par la 
calomnie, cnvahit les masses populaires qui tomhent dans le sommeil de 
TindifTerence et laissent le champ libre a tous ces ennemis de 1'Kglise 
acharnes pour la bannir de la moindre participation a la vie sori.de de 



Grenoble, come pure dcgli analoghi Congress! chc lo hanno preceduto e 
seguito; e percio tutli sono giunti concord! alle slesse sante risoluzioni. 

Possano simili riunioni molliplicarsi ; possa la Krancia veder gcrmo- 
gliare da ogni parte nel suo suolo associazioni cristianc, animate da i<lcn- 
tiri sentiment!. A questo patto pu6 sperarsi che lo spirito rristi.ino si 
mantenga vivo, laborioso, comunicativo, e porti la luce della fede in fondo 
a tutte le anime clie Thanno perduta, o non la serbano pin che \.n-il- 
laute ed incrte. 

Dappertulto c sempre, Tignoranza fu la grande nemica della Chiesa 
di Ticsu Cristo; e lo 6 oggi ancora in Francia, ove s'ignorano lotalmente, 
o non si conoscono nella pure/za della loro luce, i sublimi mister! della 
religione cristiana, ne i benefizii impareggiabili prodigal! all'uman genere 
dal lie. lent ore del mondo, ne la missione salutare di quella divina So- 

I, die chiamasi la Chiesa, maestra infallibile di verita, santificatrice 
delle anime, e quindi prima fonte di perfezione per gli individui come 
pei popoli. SifTatta ignoranza, sfruttala dalla calunnia, invade le mane po- 
polari, le quali cadono nel sonno dell' indiflerenza, e lasciano libero il 
campo a tutti i nemici della Chiesa, inferocili ncirimpresa di sbandirla 
da ogni partecipazione alia vita sociale dell'uman genere. NOD dlterso era 



228 LETTERA DEL SANTO PADRE LEONE XIII 

rhmnanih'. I.c puiranisme n'avait pas d'aulros prore.les cnvers les pre- 
miers Chretiens; hmireiisernont que cetix-ci, loin de se ih-inoraliscr, n'en 
travaillerent que plus energiquement a rcpandre autour d'eux les bien- 
I'aits de la veritd chretienne. On sait quels furent les fruits de leur con- 
liance. 

Unc importanle observation tcrmincra ce que nous voulions dire : il 
cst vrai que le progres dc la vie religieuse dans les peuples cst une oeuvre 
^minemment sociale, vu 1'elroite connexion entre les verites qui sont 
Tame de la vie religieuse et celles qui regissent la vie civile; il restilte 
de la une regie pratique, qu'il ne faut pas pcrdre de vue et qui donne 
aux catholiques une largeur d'esprit toute caracteristique. Nous voulons 
dire que, tout en se tenant ferine dans 1'affirmation des dogmes et pur 
dc tout compromis avec 1'erreur, il est de la prudence chretienne de ne 
p,!s rcponssor, disons mieux, de savoir se concilier dans la poursuite du 
bieo, soit individuel, soil suftout social, le concours de tous les hommes 
honneles. 

La grande majorite des Francais est catholique, mais, parmi ceux-la 
MH'MU'.S qui n'diit pas ce bonheur, beaucoup conservent malgre tout un 
food de bon sens, une certaine rectitude que Ton peut appeler le senti- 
ment d'une ame naturellement chrelienne; or, ce sentiment eleve leur 
donne, avec 1'attrait du bien, 1'aptitude a le realiser, et plus d'une fois 



il procedere del paganesimo verso i primi crisliani; ma questi fortunata- 
mente, lungi dal disanimarsi, si adoperarono con maggior vigore a spar- 
gere intorno a se i benefizii della verita cristiana. Si sa bene quali fu- 
rono i frutti della loro fiducia. 

Una importante osservazione tenninera cid che volevarao dire: vcro 
csscndo che il progresso della vita religiosa nei popoli e opera eminente- 
monte sociale, atteso 1' intimo nesso fra le verita che sono 1'anima della 
vita religiosa e quelle che reggono la vita civile, ne risulta una regola 
pralica da non meUer>; in dimenticanza, che da ai cattolici una larghczza 
di spirilo alMto caratteristica. Vogliam dire che, pur mantenemlosi fermi 
nell' affcrmazione dei dommi e puri d'ogni transazione coll'errore, e pru- 
dcnza cristiana non respingere, o, per dir meglio, sapersi conciliare nolla 
ricorca del bene, sia individuale, sia principalmente sociale, il concorso 
di tutti gli onesti. 

La grande maggioranza dei Frances! e cattolica. M,i pure, tra quelli 
che non hanno tal sorte, ve n' ha molti che scrbano al postutto un fondo 
di Imon senso, una certa rettitudine, che puo chiamarsi il sentimento di 
un' anima naturalmente cristiana. Ora, un simile elcvato sentiment" <l;'i 
loro, insieme alia propensione al bene, 1'attitudine a compierlo, e piii di 



AL VESCOVO DI 

ours P'M i ir sort de preparation 

lifli'-iu N US pM 

LIDS No6 derniers acles d-- d'-mander a ces hon 

nr triini|.!i.T de la porsrriilion secUiirc, desormau denusquee 

l sans frein, qui a conjure la mine n li-irns.- et morale de la France. 

MM. in. I tons, sYl.'v.iii! aii-drssus drs parlis, C :it d.ins ce boi 

!i-s honneles gens, avec leur sens jusle i lour cocur droll, 

ro\ants avec les ressourccs de leur loi, l.-s luiiiiiin-s il'^xpdrieoce ?ec 

leur s.i.i-sso, Ics jcuncs gens avec leur esprit d' initiative, lea fa millet de 

limite c.milition aver loirs -i>iiiT<>si(is ! leurs saints excinples; alora, la 

people linir.i par comprcndru d ijiii-1 rule sont ses vr.iis amis et tur 

<|n.'lles bases durables doit rcposcr le bonheur dont il a soif; alora, il 

s'eltranlern vers le hi.-n. I i!<s .|ii'il m.-ttn dans la balance des chose* 

sn volonte puissanlr, on verr.i la suciete (Mnsformec teoir a honneur de 

'iDcliner d' lle-iiu-iiie dcv;mt Dieu, pour contribuer 5 un si beau et ri 

palriotiqiie rt'sultat. 

\niis vene/. de Nous donner une nuinelle pr-iivc <i- re zele dans le- 

congres que vous avez presiile a lirenolih:. Aussi esperons-Nous que let 

lutions qui onl etc prises scront mi ses en pratique avec discerne- 



una volta sifTatte inliine disjwsizioni, tale },'eneroso concorso servono loro 

di proparazionc a ricdrn'scrre e prolessare la veritii cristiaua. Ouiodi non 
;d)l)i;iiiio trascurato, nci Noslri ultiiui alii, di dtmiaii'lare .1 t.ili uumini, 
la loro coopera/iiuie. per Irionfare della persem/ium- si-tt.iri;i, oramai 
sui;iscli.T,il.i e sen/.a I'reno, die ba giunlo l.i M\in;i rdi^'iosa e morale 
dell.i Francia. 

Ijiiamln liilli, innal/anilosi al di sopra dei parlili. t'.iriinno nillimare 

U> inlenlo i loro sforxi, ^li om-sli c..| loro sentiim-iilo giuslo e < 
retto, i cn-denti coi sosle^ni della loro lede, \\ umnini di spericnia col 
loro senno, i giovani collo slancio della lorn ini/iali\a, le fami^'lie di 
el.-\;ita condizione colla loro generositi e n>i Ion :npii. allora il 

poj.olo cnmprendiTa (irialinmte da qnal lain siano i siioi veri amici o su 
quali basi durevoli debln jiojjj.'ian- la felicit.i, r.nd' .' asselato; allora si 

ira spinto verso il li-ue, e d.d pnnlo in cui esso fart pesarf nelb 
bilanria ddle cose la polenle sua vnlonla. \.-dra^ '.i trasformaU 

rsi ad onorc d' incliinarsi spoiilanea d' innan/i .1 lii, p< i r contribuire 
a si iM'llo c palrioltico risullalo. 

Tu Ci bai il.ilo una nunva prova di simile /elo nel Congresso che W 
presiedulo a Grenoble. Speriamo quindi cbe Ic risolu/ioni presevi stranDa 



230 LETTERA DEL S. P. LEONE XIII AL VESCOVO DI GRENOBLE 

inent ct perseverance et qu'elles se pprfn-lirmiioront parlour application 
m6me. 

C'est dans cette confiance que Nous vous donnons, de grand cocur, 
ainsi qu'a tous les membres du congres, et tout splcialemenl a 1'elite 
de la jeunesse francaisc qui s'y est rendue, Notre benediction aposto- 
lique. 

Dunne a Rome, le 22 juin de I'annec 1892, de Notre pontifical la 
quinzieme. 

LEON XIII, PARE. 



messe in pratica con discernimento e perseveranza, e che si perfezione- 
ranno colla stcssa loro applicazione. 

In tale fiducia, Noi diamo di gran cuore a te, a tulli i membri del 
Congresso, ed in niodo tutto speciale al fiore della gioventu francese m 
raccolto, la Nostra Apostolica Benedizione. 

Dato a Roma, il 22 giugno dell'anno 1892, decimoquinto del Nostro 
Pontificato f . 

LEONE PP. XIII. 



1 Questa traduzione Italians della lettera pontificia fu pubblicata dalla 
Voce della Verita (5 luglio 1892). 



GRONAGA CONTEMPORANEA 



Rnma, 16-30 giugno 1892. 



I. 
COSE ROMANE 

\. l.f elrziimi amniinistrative di Roma il 19 giugno sfavorevoli ai cattolici. 

1. Cause e intenzioni antipapali. 3. Una lezione d f un pmtrntante 
inglese ai lihi-rali italiani. i. II Card. Rampolla al Conle De Man. 
5. La gioventu romana alia torn ha di S. Luigi. 6. AH'Ospizio de' cie- 
chi nellf T.-rme Diocleziane. 7. Mostra di arredi -;i<-ri prewo le Adora- 
trici di via Nomentana. 8. Digputa solenne !<H TVologia dogmatica in 
S. Ignazin. 9. La festa di S Pietro e la medaglia oommemorativa del 
XV anno del pontificate di Leon> XlII. 10. Morte del Card. Theodoli. 

11. La Voce delln Verith in trihunale. IS. Mortc .!.! Duca D. Sci- 
pione Salviati. - 13. Pir un ostensorio d'oro al S. Padre. 

1. II 10 giugno, giorno di domen'ca, vi furono ; Hoina lo elezioni 
Hiiiininislnlivc pel Consi^lio comunalc in (l.-nnpidn^lio. Di H uiiln e 200 
elcttori insrritti non si prftsentarono allc urn<> fleltorali rlu> 14 inila e 
200. T. ml. i r st.it.i l.i fiaccona universale, sia per n. itnr.il.- iodolenza, sia 
per la niuua aliiludinc all'oscrcizio di qucsta efflincr.i suvranila die si 6 
valuta conccdere al popolo! Posto perd chc pvr fan- il heoe bisogaa prcn- 

il inoDiln rum'.'-, c Don come vorrcnuno nni die fosse, racteiuJOM 
dall.i |i.irli- ill-' liiiniii DOD r punto lodcvolo; n'- lodcvolc ' il non adope- 

i|;i clii il ilovrebbe in istimolarc i restii c ucgligenli; poich^ dni piii 
o mi-no voli ill-' ..itloliri dipcndc 1'avcre a consi^lii'ri uomini ispirati a 
sentimonti rristi.mi o no. Due crano le parti opposte chc si contendevano 
r.ilii iii-l I'.iinsiglio: quelli deUTntone Romnna, o cattalici, ed i libfrali. 
In iin.i ili-lli' lisle liVnli-srlii' spircava il n-tnn- il-I -i.i .Minis! ro di Si 
Frann'-ro Crispi, notissimo per i suoi senliin.-nii ;uu-rsi al Papato. DI 
questo nomo, srrif -Iti-ri cuhilali. lurooo coj)erti lutti gli angoli 



232 CRONACA 

dellc vie, di qnesto nome fu inghirlandato altorno attorno 1'nln-lisco di- 
nanzi a Montccitorio. E, tra por quest o nome e le for/.e di mi dispone 
il Govcrno, tra per la fiacchezza de* cattolici, e tra per altrc cause, IVIc- 
zione riusci favorevole a' liberali. Di 17 c.indidati al Consiglio cmmr 
riuscirono 14 liberali e Ire soli cattolici che sono il I)i Carpcirna, lo sml- 
tore Aureli e il Serlupi; mentre di 4 candidati al Consiglio provincials, 
le urnc diedero due cattolici, il Fuccinelli e il Tolli. 

2. Una dolle cause, come abbiam detto, dcll'csito della votazion. 
19 giugno a Roma, I'u il nome del Crispi, il che vuol dire un riacrudi- 
mento d'odio contro la Roma slorica e il Papa. La narra/ione dc' fatti 
manifestcra da se ogni cosa. Un giornale massonico, la Trilmna, dopo 
avere, in qualche giorno precedente all'elezionc, fatto 1'elogio deH'antirri- 
slianesimo del Crispi, come di colui che caccio il Duca Torlonia por aver 
fatto un osscquio al Papa, di colui che pcrmise il monumonto a Bruno, 
che ordino la scuola lai< i a in orientc, che indemanio i beni dolle Confra- 
ternite, soggiuogeva essere lui stato scmpre gagliardemente sulla brec- 
cia contro le prctese del Papalo politico e contro ogni manifestazione rli-- 
ricale fcallolica) nella vita civile (massonica) del noslro paese. Pochi nomi 
dunque scmbrano piu adatti del suo per una baltaglia come quella che 
si combatte a Roma. > E nel n. del 19 ripcteva: fi dunque una bat- 
taglia per il decoro e la rispettabilita del nome italiano, per la ilalianita 
intangibile di Roma, che deve essere superiore ancho aH'ombra d'una in- 
sintiazione parlii;iana, quella che si va a combattere domani. A dir vero, 
se 1' italianilh di Roma e lanta quanta quella della lingua dclla Trilnina, 
e cosa ben mcschina. 

Ecco dunque il significato e la causa parziale dell' insediamento del 
Crispi in Campidoglio e dell'esito a noi sfavorevole nelle elezioni : signi- 
ficato e causa che si manifestarono in modo piii eloquente nolla dimo- 
strazione piazzaiuola fatta la sera stessa per Roma e sotto il palazzo del 
Crispi. La Yoce della Yerila narra cosi, nel n. del 21 corrente, la gazzarra 
patriottica. Appena si conobbero i risultali della votazionc, verso le di 
era, dal Comitato elettorale libcrale Esquilino, in via Farini, parti Torga- 
nizzata dimostrazione con bandiera e concerto; traversal) do via Nazionalc, 
giunse sul Corso, prorompendo in grida di Viva I Italia! Viva Roma intan- 
gibile ! Viva Giordano Bruno! Viva la stampa liberate! Abbasso il prete ! Ab- 
basso Carpintlo! Abbasso il fiaschettaro di Horgo! 11 gruppo dei diinostranti r 
ingrossando per via, ando in via Gregoriana dall'on. Crispi, che ricevette 
una commissione, meulre il concerto suonava 1'inno di Mameli; quimli, 
rimandati i dimostranli in piazza Mignanelli, 15 arringo dalla fencstra, as- 
gicurandoli che continued in Campidoglio ad agire pel bene di Roma, 
ome lo ha fatlo da deputato e da ministro (!!!). Uopo gli applausi al- 
1'on. Crispi, i dimostranti passando sotlo il palazzo di Propaganda fischia- 



CONTKMPORANBA. 233 

iii p.ilriotlidi.- 

passarc av.mli ;ii ^irn;ili. /'o/o/o Itwnnno, Metuggero. I Triliuna, 

i nuovn Inrn.iii in |.i.i//.i (Jdonua, <i ><- r 'uito dalla 

;.i riiiii-i iii (ijrilialdi, diimiriidosi run |,- s<ilih> r rid.i di viva e di ab- 
basso!! 1 ^iornali il /'///.//.; < il . . nm nlur.uioue du piaua 

il.ru i.ir divcrlirc il fi-in lili.T.dcsru iiiftlrudo in ridimlo con Ggu- 
rin.- 1 1 irivio l'au;,'usta P.TM.IU del Papa; < din- di- l"u l.ilta una legfe, 
d-tta |NT isdu-rno dt-llc -ii;ir<'titi-<>, a difcnderc il (!apn dt-ll.i (lliicsa da- 
{,!' insulli |M)jxd;iri ! 

I.. i nut.i ;iinrn;i |>(>ru sull.i s;ilit;i d.-l l.rispi :il (!iiiii|ii.ln r 'lio ^ tUU 
l.j.i d.il liiiiitn. il quulc nrl n del -J-J li.i l.id.i (|ucst.i |in-.lica ,n Hbe- 
r.ili. l.i ijiialc in sootcoza diccva: llid-ih 1 , miiici, rhc I ,n ccttazionc 
drl lirisj.i i: n dcvc amliiri' |iii in la d.'l iloviTi- ; at <',;uii|i.l'i.'lio si, p*T 
far ilis|M-tln .il Vatic, in<>, .ili.i ismtulta no. Kcco le sue |.inli*: < La 

IK- per rui i vari }, r rnppi lilx-rali accctlarono nclla lisla comiine il 
ili-ir ouorcvolc C.rispi, si rifcriscfi al sijinilirato di antii-lerica- 
ciic' -.'cneralmente si attribuisce alia pcrsoualila di lui ; ncssuno, 
sai\n p'.rhi suoi aiiiinir.it nri, li.i peasalo di elcvare il scnso di qucsta 
olf/ione a [till alli^ re^ioni polilii-hc, e di jiindic.irlo nu prnnuni-iaint-Dlo 
di llmiia p.-r il ritorno dcirfX-diUatoro a capu <!<! -oviTno -l.-l pn-so. Si 
incslata lu srclla di lui per il l'oosi},'!io couuinale di Homa, col sen- 
titu liiso-nn iii most rare soinpre al Valiram* flu- ncssuna Iransazione 4 
dalla imstra pupulazione ammessa col papatu, c die noo si vimlc piii la 
influenza drrir.dc nell'ajnmioislnzioae della cilta >. l,Vw/<i Cultolica di 
Torino pero, molto a proposito, ricordava la fuvola d-l ccr\ < dd ca- 
valln, il ijuale imploro Taiulo deU'uoino per vendioarsi dd < vrvo. M.I Puo- 
iin>, uua volta inlbrcali };li ardoni, non vollf pin ilisocndcre, < ilravallo capi 
trojipo tardi la pmpria Ix'stialita. Infatti lo stesso Crispi l'l.' p Taf6 cosi a 
I'.iliTiuo dopo la sua nomina : < La vnta/innc di dmurnira i> il trionfo 
<ld priiu-ipio iia/imialc contro le iin-nc d-l Valii-aim. l< sun li'to die il 
niiu Doino idiliia potulo serviru ad aU'iTiuarlo +. Fu assorito audit' cle 
lioma < la pranilc cilta, la rapilal d' Italia risposc col voto del 19 
in modo do^no di Id. Di qual HOIII.I si parli qui i M i!.- d.-durlo dalle 
Mn-ie ni Romani, die s' udimn frainiuisl- .die allre di Abbasso il 

:{. II ia Miiiislr.. Crispi lia in qucsto mese avulo uoa Imona leziont 
dall' In-hillcrra. L'Ouervalore H. V ha opp..rliiiiaiu-ni' pnst . sotlo gtt 

i .It-' lihi-rali ilaliani nel n del !'. corront.v II Cri^i, rnur e noto, 
in un arlin.ln pul.hliratn ndla AI-M- tttr'uw di L.mdni av.-\a accumulate 
iiiipiulfiitissiinc n,. .1 assurdita sul d.miiuio tiMiip>r.d.- <l-l Papa 

in ri '.dl.i d.d Si P . I. ill} ri-uardo al dominio UM- 

no. Orecco che n.-l medcsiino Perlodico, nel nuraero di queato 



234 CRONACA 

il Sig. Lilly risponde per Ic rime ;ii liberal! italiani. L'aulorcvolc scrit- 
tore inglese, osserva Peflemeride romana, gelta una luce ben sinistra su 
questo alto penaaaggld doll' Italia massonica, nel tempo stesso chc ha 
cura di porrc in chiaro come i diritti della Chiesa siano sacri cd inviu- 
laliili, ne possano certamenlc stare in perpetua balia di inanomissiooi 
settarie. Prima di tutto, il signer Lilly abilmente si'sbriga del malcapi- 
tato scrittore ilaliano e del suo sproloquio, dicendo che Crispi dt-ve 
avere un concetto ben basso della intclligenza dei lettori inglesi , .illri- 
incnti si sarebbe astenuto dal presentare a loro un miscuglio di parole 
vane ed altisonant! accompagnate da aflermazioni audacemente false, 
quale suo contribute nella discussione di uno dei piii gravi argomenti 
che interessano 1* Europa . Dopo di che, riassunti alcuni brani dcll'arli- 
colo sulle origini del potere civile, dice che se tutto cio non vcnissc da 
una persona del grado del Crispi dovrcbbe essere accolto col silenzio del 
disprezzo. Aggiunge che Crispi falsified la dottrina del Vaticano, inter- 
pretando a rovescio documenti pontificii, che forse non ha mai lelto. 
Quindi, enlrando in materia filosofica, dimostra come gli insegnamtnti 
di Leone XIII siano quelli stessi dettati da S. Tommaso d'Aquino. La- 
sciando tutli gli scerpelloni che 1'arguto scriltore inglese va raccogliendo 
nell'articolo del signor Crispi, basta notare come a suo giudizio, sia una 
semplice perdita di tempo discutere di tali cose con un individuo il quale 
appurc dal suo articolo tanto ignorante della storia italiana, quanto lo 
e della filosofia morale e della teologia cattolica. Uno scrittore che pud 
ascrivere Carlo Magno tra gli strumenti dei preti, e che nella lotta tra 
la Santa Sede e 1' linpero non vede che violenza, perfidia e libidinc di 
potere, non e degno di una seria confutazione >. Sulla pretesa libcrta 
del Sommo Ponlefice nell'csercizio del ministero rcligioso, vantata nel- 
l'articolo crispino, cosi risponde : Questo e un abusare della nostra 
pazienza ; tutto il mondo sa che Leone XIII dimora nel Palazzo Aposto- 
lico del Vaticano puramente per tolleranza del governo italiano. 11 Papa 
non puo accettare la legge delle guarentige, perche non pud essere il 
pensionato di un governo anlicrisliano : la pretesa che la questione pon- 
tificia debba esser trattata come una quistione italiana e una moslruosita >. 

La conclusione e la seguente: L' Italia e in grave pericolo. Se 
essa vuole evitare la caduta, deve fare la pace con il Papato. Ma soltanto 
il riconoscimento degli indiscutibili diritti del Papa puo rendere questa 
pace possibile >. 

-4. II 6 corrente il Conte di Mun fece un discorso memorabile a Lilla 
dinanzi alia socicta della gioventu cattolica del Nord. In quello 1' elo- 
quent o deputalo ha raccomandato la sottomissione all' insognamento pa- 
pale riguardo alia condotta de' cattolici francesi verso il Governo costituito. 
II Papa, diceva il De Mun, e il solo capace di dirigere 1'avvenire delle 



CONTEMHORANEA .V,.~> 

nun. !. il mnuion.ilo ur.it. >r 

li.nii|i..l!.i alrniie .,,;.- ili ,jn,<i discono, quest! cod #11 risposc, ai. 
a nome del S. I'.idre Si>or Gonte! I ^inrnali die Klla I-MN- l.i 
tesia tl'invianni, insieme rnlla sii:i lett.-ra del .v, mi hanno 

conoscere I'imporlante discorso eh' Klla ha promm/ialo ;i I. ilia, di mi 
il tele:.rafo };ia in vato un sunto. lo mi sono fat to premura di 

leggerlo con tutto 1' interesse di mi CM dcgno, tanto per 1'ar^om, ; 

.' |>er la | tessa dell'oratore, . IK- -ia in coei favorcvnlinml* 

sceva. Dclilio din- clic qui-sl.i Idlnr.i mi ha cagionato un.i didi issiina 
sotidisfazioDe, e non a me solo, ma .>! Santo Padre, al quale io comunicaJ 
il sno discorso, perchc io esso brilla per inlcro ijm-ir.illitudinc di devo- 
zion- pralic.i alia Santa Sede, cir Klla non csito a prendere, anclie con 
gacrifizio do' simi st-ntimcnli personal!. Sua Santita non si atlend-va mcno 
da tin li^lio, la cui devozionc si e pubblicamenle manil'tslata in mille oc- 

mi. Gli 6 duoquc con tulto il cuore chc io Ic csprimo j,Mi oloj;i me 
ritali per no si noliile tonU-yno, ed io aiiguro chc il sun lode vole esempio 
alihi i IKMI presto numorosi imitalori. Intanto col-o con piacerc tjuos! 

tie per rinnovarle i scnlimeoti di alta slima, coi ijuali sono, sig. Conic, 
Sw> affezionatissinu) servitore M. Card. n<impoll<i. Homa, IS -iugno 1892. 

.">. Hello e vederr n-ni anno la giovuntii callolir.i di Kmna rerarsi il 
21 giugno a S. l^nazio per acrostarsi alia mciisa em-arislira dinanzi 

ri venerate delPangclico S. Luii;i lion/.i^;i. II tempio era stato ad- 
dolilnln ed ornato colla solita pompa, 1'allarc c la c.ippella del Santo poi 
con finissimo gusto. * Stamane, narra 1' Ossen-ntin-f li., alle ' '/, 1'Kuio 
si;;, ilar I. Maz/rlla lia celelirato la mcssa c ha distrihuito la (lomunione 
generate alia scol.iroe.i frequeotantc 1'Universila irej;ori.ina. Alle 7 '/t 
ri.ii, rig. r.ard. Vannutelli ha ei>lebrato nn'altra Mcssa, distribucndo il 
Pane encari.-tiVo aj;li alunni dell' Istitulo del I'. Massimo alle Terme, del- 
r.\n^elo Mai, del Scininario di S. Pietro, della (ion^regazionc della 1m- 
mac.iliila, detta della Snileltn, i quali si sono recall processionalmeute al- 
I'altare, deponendo avaiiti 1' urna, contencnte i resti mortali del santo 
giovanetto, i memorial!. Alle '. '/* P 1'Efiio sig. Card. Ilicci Paracriani 

;etlo la Messa per la Sociela di Conmnioiii e 1're-liicre, distribnendo 

Miiunione a uno stuolo di j;iovanette vestile di bunco, recalesi al- 

1'alt iido liuri e ...rnne. Alle 11 e stata ponlificata la Neva da 

MODS. Costanlini, e nel p<m'ri.- no stati pontilicali 

da M.II.S. r.rrlucra. All'allare del Santo si sono rec.it i a ( elebrare la MetM 

... Card. Macchi. .Muns. Taiisli ed altri I'rrlali. Mons. Arcite- 

CO?0 di Scutari ha eelel.ralo la Messa alle Cappellelte .li S. Llli^i. S. 

:, a d'tppio ( -.,r \ lia accompagnato . fa &icre fnu/ioni. 
'. II 26 giugno dinanzi ad un eletto udilorio le alunne ci.rhe del- 
alle Terme Dinclr/iane .-bbeni la premia/ione annualc, a cul 



"236 CRONACA 

preced& un saggio molto ben riuscito di pianoforte, di mn ilc e 

di drammatica. A capo dell'adunan/a v'era il Duca Leopoldo Tnrlonia, 
presidents del Consiglio direttivo dell' Istituto. In una sala dell' Ospi/io 
erano stati esposli i varii lavori cseguiti dalle alunne, come ricami e ve- 
stiarii d'ogni genere. La manicra onde alcune di esse, taslando su d'una 
carta i punli rilevati, leggono, e cosa meravigliosa ; come pure e mera- 
viglioso lo scrivere die viene fatto solto dctlatura e il leggere, col nie- 
desimo sistema de' punli rilevati, la musica. Tra i pezxi che riscossero 
piu applausi notiamo il coro La Carita del Rossini, il Nabucco del Verdi 
ridotto per tre pianoforti a quattro mani, eseguito dalle alunne medesime, 
e 1'operelta melodrammalica Orgoglio di nascita. Povere cieche! Destavano, 
al mirarle, diletlo e compassione insieme, sapendo che nulla vedcvano- 
dello spettacolo che esse offrivano agli altri. La gioia traspariva bcnsi dai 
loro volti, conoscendosi oggelto delle premure di tante persone caritale- 
voli che loro facevan corona, ma la gioia pareva quasi vclata da una nube 
di tristezza. Pure passano la vita tranquillamente, perch6 allietate dalle 
speranze cristianc. Le ottime Suore della carita die vegliano alia loro 
educazione artislica e morale danno col loro sacrifizio una prova di piu 
come il solo Crislianesimo cattolico sia capace di apportare questi frutti, 
veri miracoli morali nell'istoria del mondo. I frutti del mondo non cri- 
stiano sono ben altri, e la cronaca contemporanea ne ha piene le pagine, 
e sono disperazione e suicidio. Auguriamo aU'eecellente Ospizio, che s' in- 
titola dal nome di un'augusta donna, ogni piu prospero successo. 

7. Evvi in Roma nella via Nomentana, a destra di chi esce da Porta 
Pia, la chiesa e 1'istituto per 1'adorazione perpetua e per le chiese povere. 
Un'altra volta ne facemmo menzione. Nella festa del Corpus Domini so- 
gliono esporsi gli arredi sacri che poi si distribuiscono alle chiese povere. 
Abbiam visitato anche quesl'anno la bella mostra di pianele, piviali, pis- 
sidi, candelieri, calici, vasetti per i sacri clii, stole, biancherie e oggetti 
di simil genere deslinati alle varie chiese d'ltalia e delle missioni estere. 
fi solo a dolere che molto piu son le dimande di quello che il zelo, anche 
ardentissimo, delle Suore adoratrici possa soddisfare. Possano i cuori ge- 
nerosi essere con do stimolati a coadiuvarc quell' Islituto ncll' altissimo- 
fine di preparare quaggiii meno indegna abitazionc al Dio sacramentato. 
A cio non sara inutile, n6 discaro a' leltori questo cenno storico. Lc re- 
ligiose di qucll'Istituto sono adoratrici del SS. Sacramento coll' esporre 
che fanno nella loro chiesa la SS. Eucaristia e all'istesso tempo missio- 
narie, adoperandosi a lavorare gli arredi sacri necessarii al sacrificio eu- 
carislico. Per ambedue le opere e la loro casa e chiesa un ccntro di 
azionc che non resta isolalo, ma irraggia alia periforia e altrae altri ado- 
ratori al Dio eucaristico e cooperatori all'opera santa. Testimonio di ci6 
^ questa slessa chiesa per il gran bene che ivi si fa ai fedeli di quel po- 



CONTEMPORANRA 

i ;il popolo P 

ticir.ivsi . ii-iii' signup' nrH'i.piT.i i;. ! 

Print -ii'.-ssa Massimo. Oltn- l.i rasa principals ill I: t Islituto ha 

alirr t-.^f .1 llruxt-llos, VV.ilrmiarl, li;iod c Liegi ncl Ri-l^io; .1 I: ; 
in nlanda; ;i Miiix-hcsti-r in Inghiltrrra. II nn\i/i.id> j>. r lioiiu ' 

nalc n." L'l ; I/ori^int 1 di qucsto pio Islitulo fu Del Hrl^in, \, 
a Bruxrll r.l. Alimonda, prim<> Cardinal^ pr"l.-it,.rv drll opera, io 

UD i 1 <-il;.li> ;il Gesu in Knma il -J'.i fcbhrain isxti, < M inlteg- 

i run piirnlji ispirala ijiu'll' iimile origin*-. Fatrvi nrll'anno 1 V 
alainr jrinvincllp clif, uscitc di citli, si comliicouo .ilia parrot 
del viiin \ill.i^-it>; entnmo in chiesa; ma la chiesa e come desert ;i. 
ha Gosu in S;irr:mimlo; e dove stanno gli adoratori ? Ailorcrauno gli an- 
geli inxisiliili ; j;li uomini no! Lu chirs.i hi tnnporal re^ia di L)io; e 
ptT' In'- cusi mendica di p-irainrnli, cosi squullida nc' suoi ultari, senza : 
tozza c dt'iTii/.r' Oh sta male, le fervenli giovinctte pensaoo, tic sla 
male assai ! (icsii vuole adoratori, e la casa del Sigoore bisogna oettarla, 
fornirla del bisoj;nevole. Fu un siinto pensiero. Dicono die alle vulle 
il zofTiro trasporli su le ale un seme prezioso, il qualc cadtito sopra ino- 
spita spiaji^ia, vi incite radice e crescc in fronzuta c pomilVra pianl 
dico rhc il s into pensiero, mandate da Dio alle giovinette in quel villaggio 
del Rel^'o, vcnne 'desiderabilmcnte accolto, attecchi e mist- una (inrilura 
che vuol esserc bellissima tra If belle >. La prima di quclle giovinrt 
cui vennc il santo pensiero e che fu poi la fondatrice del nuovo Islitulo 
si cbiamava Anna de Mceus, che e ora la Superiora generale d-U' Islitulo 
medesimo a Roma '. 

8. Dalla narrazione delle opere pratiche di Roma crisliana, passiauto 
all, i narrazione dei lavori scientilici, che sono la radice di qiu-lle. I 
giugno, nelle ore pomeridianc, il vasto tcinpio di S. Igna/i uilo 

di ecclesiastici del doppio cJero sccolare e regolare, professori e studi-nii 
delle varie scuole teologichc di Roma. Otto eminentissimi Cardinali pn- 
siedevano 1'augusto conscsso con parecchi Vcscovi e allri illuslri perso- 

J. Che cos'era ? Un alunno del Collegio Germanico Ungarico, studcnte 
dclla ponlificia I'niversita Gregoriana, din-lla dai Pr.fdella Ccmp.^nu di 
Gesii, iliiva s;i--io di lutta la sricn/a dogmatira tn.lu-ira, r.nnpresa in 
276 te^i. Quesl'alunno, D. Giuseppe Ililfrich, sedeva sopra un palro erctto 
nel IIHV.ZI ili-lla parete a deslra di rhi entra nella grandc navala. Sovra 
U palco su scrim dr.ppo spir.-ava 1'augusta cfflgic del Snmm. Tout. 
ed a' fi.imlii dt-1 palro i professori di dogmalica ddKalunno, i lill. I'l 1 . 
De Augustinis c Rillot. Krano deslinali ad iiiipugoare il difcndente id 

I. Opera dell' Adorazinnt perpctua e deUe chifte por<r. NoUxie storioW 
raccolle pr EKIUIO Sac. RL;UIKKI Roma, Upognfia Monaldi, 18*0. 



2.'i CRONACA 

<|iialsiasi ilrllc Icsi prnposlc i lliui .Monsignori Salolli, Triprpi r Fniil.mn < 
il M. P. Dochliiii-, President in S. Isidnrn dc' Fram-csi-jmi. Ai 
argomcnti degli avversarii il difendente rispondeva con repliche allrrtlanlo 
vigorosc, d;md< a vcdcrc al dotlo uditorio, oltrc Pingcgno suo pronln c 
la lenacc memoria in ripetcrc le argomentazioni degli argucnli, anche 
1'ottimo metodo d'insegnamento che la Compagnia di Gesii imparlis 
tanta gioventu romana ed cstera nell' Universita Grcgoriana. II giorno 
dopo il S. Padre, sotto i cui auspicii s' era fatto il saggio, riccvcva in 
udicnza particolare 1'alunno D. Giuseppe Hilfrich prescntato dall' Eino 
Card. Mazzdla, con i duo professor! menzionati e il P. De Maria, prefetto 
degli sfudii dell'Universila. 11 S. Padre, congratulates} collo studente e 
co' profcssori, fe' a quello il dono di due belle medaglie, Puna d'oro 
1'altra d'argento. Chi volesse di lutto il detlo una piu particolareggiaU 
narrazione, vegga i nn. del 24 e del 26 giugno dell' Osservatore Romano. 
Vogliamo fare un'osscrvazione. I cristiani de' primi secoli, e piu special- 
mente il sacerdozio cristiano de' tempi moderni furono e sono tacri.iti di 
oscurantisti. Vorrommo vederc quante delle smaglianti teoriche degl' ?7- 
luminnti sostcrrcbbero la punta del sillogismo. Alia terribile prova si 
vedrchbe cliiaro non csser le loro che audaci affermazioni ; ne quosta e 
1' ultima dellc ragioni per cui il sillogismo non e. andalo loro mai a 
sangue. 

0. La fosta di S. Pietro e stata cclcbrata colla consueta solcnnit.'j e 
concorso di tutta Homa, rovesciatasi nella Basilica Vaticana a venerare la 
tomba del Principe degli Apostoli. II S. Padre, alia vigilia, discesc verso 
sera a pregare dinanzi alia tomba augusta. 11 29, una rappresentanza della 
Societa primaria romana per gl* inleressi cattolici, presieduta dal Com- 
mendatore Conic Pianciani depose sul sacro avello, come annualmcnte 
suol fare in ossequio a S. Pietro, un calice d'argento con questa epigrafe 
del P. Angelini : Pctre ct Paule Romanae fauslitatis auclores .1 vestro 
in Urbem advcnlu Exordium ducit Nova et nobilior gloria Fides 
Oiriritium Divinis Pauli praeconiis ornata Quae nee minas nee districtos 

Expavit ensens Quam nulla aetas, nulla calamitas Infreyit Cui 
dmn moU.tur e.ritium Splendidores parat victorias Coniurala improbitas 

Societas romana princeps Rei catholicae provehendae /// Kal. 
Oitintiles an. MDCCCXCI1. Quest'offefta della Societa Primaria Homana 
a S. Pietro e in luogo di quella cbe il Municipio romano soleva fare in 
prima e che poi r da 22 anni in qua, pose in non calo. 

Quanto alia medaglia commemorativa del decimoquinto anno del Pon- 
tificate di Leone XIII, ecco quanto e comunicato autenlicamente all' Os- 
servatore Romano ncl n del 28 giugno. Quesl'oggi. anli vigilia dolla fosta 
doi gloriosi Apostoli SS. Pictro e Paolo, e stata prosentata al Santo Pndre 
la medaglia annualc solita roniarsi nolla suddiMla rirorrenza. II numero 



CO -KA 

dellr med.i; !!< d 

.1 scorsa 10 c-.nvnlr. il ; 

; Su.i S.inlil.i i c.mipiorii, rappn-s. i rillo 

MigiY ili>l r< - iniih. Pont. -lie,-. .somUiaiilissiih 

sit. inn nie l.i\nr.it;i -"ii .-iitnrno hi serif 1. 1- /. , Mil /W. '/ 

II soggotto del rovesdo, dal> d.d Saul.. P.idre sfegSO, rd osrgtlito da I 
Hi a lie hi sul bozzetto del Prof, l.udovico COMIIII. Srii/ . il iegt 
.-Mtn. dell. i innla.uli.i sl.i in |>ie,|i | , |{,-li-i,,ri.' U-lla maestota, av- 
soil, i ni'l iii.uitu rlif le cade fioo ;ii piodl : gli m-rlii li;i ri\nlti ,il riflo in 
alto ispintn : nui l.i ili-str.i ri|>ii'^;it;i sul |u>(tn rt'w I' Kncidir.i. I. 
p.-ip'li- /;'. \m;ir. si Ii'ir^ono distinl;i'iirnli- : run h sinisln sostipne la 

>n l;i qiiiilc s-lii,n-ri;i no' idra che con ^-'i ;ir(ij;li ;ilV-rr;i ! 
che si rivt-rs;i d.i UD;I n>rniir<ipi;i rnvrsciiif.-i. I,' idr.i ' lYmhlcma del So- 
ri.ilisiim. A sinistru dclhi I'tcli^iotif ihu> li^uf m.isrliili, piirinicntc in pinli 
c ritvn merit c vcstitc, r.ippn-srntann l;i rl;iss' privili>-i;it;i d.-i rirrlii ; uoa 
dclle figure ha in inuno uno scri^no aperto, dove I'allra attiogc I'oro che 
ofTn- alia I'ldigiono. Dal lato oppnslo sta un nonm in vcslc sun-iota; i 
un (ipi-riio, e lo si riconoscc facilniente olln 1 al suo costume, ajrli ulcn- 
sili d-l lavoro, osscndo po^iato ad no piccone, rd avi-ndn alia rinttira 
altarrata la lantcrna d*-l niinaton 1 . l/<ipTai volge lo sjruardo all.i Hcli- 
gionc, come attendondo da lei la parola delta sna rcdcnziooe. Nol rcntro, 
al priino piano, si vede una donna, un'op'raia. Si.; in^iimcclii.ita, soste- 
oendo col hraccio dcstro una fanciulla rln- i-adr ostenuata dalla l.unc. 
iiu-ntrc ron la mano sinislra sollovata. * nn n\\ orclii rivolli verso l.i 
li^ione, ne implora 1' aiuto : ai piedi di essa son<> mi .-"mi'"!" e varie 
malasse di refo. Intorno alia mediiglia gira la scritla d.-ttata dal chuio 
. C.arlo Nocella. Se-rel.irio della Concistoriale : Ins . dominii . itu . 
operariae . plebis . asserlnm. Nell' eser^-n : AT . Mai . MIH^< V'7. La 
severita della romposi/ione di (Jtiesla meda^li.i, die ricorda I" slile delle 
llieda^lie Creche, reS|iresione delle figure P I'insieme di luff.i I'allej. 
diinostrano qual sia Tartistica valentia del Prof. Coniin. Sei(z, gia cogoilo 
per tante ed esimie opore Hi arfe die -li li.mn" meritato il posto d'lspot- 

lelle Pit lure del ValicaDO. 

< II Cav. F'rof. Franresco Hiandii, I' illustre incisore. nm 1'al'ilita tutta 
sua, con la Brando peri/.ia e con la passione che ha per la sua arl.-. 
ha condolto ijnesto I.IVOM n>n una squisHciza e coo uoa fioezza aro- 
iniraliili. 

UK [, nott,- del 26 giugoo fu P ultima deirKiuinpotissimo Canl 

I'heodoli, romano. Njito <|iii di I'anii^li.i p.itri/i.i, ahbraccio ben 
l,i c.irriera ecd.-siaslic i. L' Ot$ervttore Romano, nel n. de 
oarra cosi le cos<' precipue della vit.i del -'tinpiant" <'.;irdin,il.' N-ni i 



240 CRONACA 

d;i r,rci;i.rin XVI canonico di Santa M.iria Ma^inrv, fu pofda Pin IX no- 
minate canonico nella Basilica Yaticana, c ncl 1X50 inviato a Vienna in 
qualila di ablegato, per portare la herrctta cardinali/ia all'Arnvcsrovo di 
(Umiitz. Nel 1856 fu nominato Ponente della Consulta; nel 1866 (Jditore 
di Segnatura ed Economo della I'abbrica di San Pictro. Amministrafnre 
abilissimo e saggio fcce cscguire immciisi lavori Delia Basilica, e si devono 
a Itii il restauro del coloDDato, quelli delta cupola, del pavimrnto di 
inarmo e delle cappclle del Coro e del SS. Sacramento. Nel 1871, men- 
trc villeggiava nella Certosa di Trisulti, fu calturalo dai briganti e per 
aver salva la vita, dovette sborsare una forte somma. Sua Sanlila 
Leone XIII lo nomino, nel 28 marzo 1882, iMaggiordomo e Prcf.'Uo dei 
Sacri Palazzi, e il 7 giugno 1886 lo creo Cardinale col titolo di Santa 
Maria della Scala. > 

11. II processo inlenlato dal gia Monsignor Amalfilano contro il (lard. 
Oreglia, di cui parlammo a suo tempo, ha avuto il suo strascico. Cid e 
nn allro processo (oltre quello contro YUnita Catfolica) mosso qui a Homa 
dal medesimo alia Voce della Veritu. II capo d'accusa era stalo Paver que- 
sto giornale cattolico di Homa aggiunta qualcbe parola di conimenlo nel 
riferir la sentenza del tribunale. Dinanzi ai giudici pero PAmalfitano si 
dichiaro pronto a ritirar la querela se il signer Rosalbi, gerente della Vbce, 
disdicessc Particolo incriminato. II gerente, non conscio d'aver comrnesso 
alcun delitto, ricuso di fare ogni ritrattazione e prefcri esser condan- 
nato a 10 mesi di carcere e a sborsare 833 lire di multa. E un vanlo 
per noi, scrive la Voce della Verita nel n. del 24, essere stati fatti 
s-gno a simile attacco da parte d'un prete, che prima di noi aveva que- 
relato il suo Vescovo... Siamo stati ancbc condannati a pubblicare la sen- 
tenza; ma la vera condanna per noi sarebbe stata se ci avessero condan- 
nati a non pubblicarla. Noi la offriremo come primizia ai nostri lettori, 
non appena potremo averne copia; e quanto piii andra dilTusa, tanto me- 
glio sara. Lo ripetiamo: essa contiene il nostro programma di giornalisti 
cattolici; essa riassume (ci si passi Pespressione) la vila di 22 anni della 
Voce della Verita, vita di lotte e di sacrifizii in difesa della causa della 
Chiesa e del Papato. La sentenza esorbitante del tribunale contro la 
Voce ha messo in questi giorni in cbiara evidenza come nel punire vi sono 
due pesi e due misure; si condanna tanto severamente un giornale catto- 
lico per un nonnulla, e si lasciano correre tante indegne villanie e figure 
scliernitrici contro Taugusto Capo della Chiesa. 

12. Delia morte dell'ottimo e illustre patrizio romano il Duca Scipione 
SalvSati, avvcnutd qui in Roma il 15 giugno, veggasi la dcsrrizione e Pac- 
curatissima biografia che ne ha pubblicala nel n. del 16-17 giugno la 
Voce della Verita, e nel n. del 18 dell' Osservatore Bom. 

13. Da Trevi ncIPUmbria il II. sig. Parroco, Pietro Bonilli, direttore 



CONTEMPORANBA 

V1 IVri-'dim n TVvrn'i'-o/o ri manda la ll'ostonsorio d'oro 

' nln- nel prnssiino sun (*, Jubilee episcopate, dcscrizioae 

inirlii.iino a' noslri leltnri. I/ opera dell'oitaiMrio forn. la 

B mn.-i'iilra in s6 stcssa i piu noliili sentiment! <li pieta c di fed*, 
<li .imrv di ripara/inii.', e rli(> In la prima ad cssere propotU aj catl- 
liri ilaliani prl nentn del prossimn fiiiiliilen Kpiscopale di l.ennr XIII, 

Don deve essere (rasnirala, IMTISJ, ia awi.ila discn-lainente, dete COBJM- 
jjuiiv di-rnpxainerile il suo e(Te((o. Li Iniun.i vulutilii di rlii presiede al- 

r,i mm ' in.ii \ciiul;i incno e non f;dlin pi-r r.iwoniro, epper6 jnora 
nun m.inrlirnnDO quci pin uli in.i mrdiali sorcorsi i i|uali as- 
HIM pn>n(a csi'< u/ionc del pnvinso dn<.>. K di ci6 ne dona 
spoci.dc (idiiria la picna apprnva/ionr rln> il ^iorno i del patsato Mario 
dr-n.-.ronsi iiianil'i'slarf al Sac. l.ui-i Allni//i di Milano, noslro rarissimo 
amiro c rinnpromoloro, -li Kininentissimi si-;nori ('.ardinali Hampolla, Se* 
grclarin di Slain Parmrrhi, Virarin di SIM S.mlilfi, in ri^uardo al disoj^no 
drll'Ostrnsorio slcssn, ifhhn/./.atn dal cell-lire crsi'llalun' inilancse %. Ku- 
^'i-iiio n'llitsio. L'Ostonsnrio niisiircra l'altc//a nMiiplcssiva di ivntiinetri 80. 
Siii tjiiallrn lali del picdc (in cui saranno rhinsi i nmni dr^li nfTcronli) 
;ipp.irir:mno in l>assorilievo Tlslituzionc dclla SS. Ktirarislia, la Passione 
(15 I'risto di mi I'Kuc.irislia e incinnria c rinnnvazione incruenta, la Ili- 
surrozlono o P. \sccnsione di Cristo per diuiostrare chc I' Knraristia I* pegno 
di \mh futura, infinc In Slcinnia di Lonno Mil a mi vien falto il dono 
<1ai ratlnlii-i d' Italia. Sugli angoli del picdeslalln sarunm scdtltc quattro 
(ij.-urc allr^nrirlic rclaliv- allc iin|ros' prinripali dol sapienlissimo I'onte- 
lit.-; la Scion/a lilnsnlira illuminata dalla Tcnln-ia (Krstaiirazionc dclla 
filosofia toniislira); la Slnria Krrlsiaslira (facremento agli studii slorid); 
I'arlc rrisliana (impulso datolc dal Papa); la pace sociale (abolizione dolla 
schiavilii c Quoslionc npcrai-O. 

K rhiarn osscrvare come quesle figure allejinriche si rifcriMno -iu- 
sl.iinenle a Gesii Oislo slesso quale fondalnr <l< l lla r.hie&i, la <pi.tle da Ltii 
olo ripetc la pnten/a snvruiiiatia e la le r 'illiin'la dfi snoi atli, ed hanno 
nrlif rel.i/iom- ml Sacramento Eurarislico in quantoctu' il Sn-riiiiento 
non ripujjna alia ra^inne, inentre e o^'ueltn sul.lime di'li sludii leolo-ifi. 

^ria ne ff-istra la primiliva islilu/ionc ni'll'iilliina cona e ne nola 
i Irionfi e i prmlij;! operati ml corso dci secnli, I'arle acceoia al rullo 
snlenne, suflrajjalo dalla cre/inne di lulli i leinpli dell'orlw cattolico, la 
Pare Sn.-iali- indira In srnpn vcrn drlla pn-snu.i real*' di T.risto siill.i I- rr.i. 

*<> ad illuiiiinari' le nn-nli, a susrilar la carila ne' ruori t a ricoon- 
li.in- i | ..... alnri, a pcrf-'/innan- i j:iusti, a mnsolar.-, a fnrlilicarc, a man- 

ro la vila della -r.i/ia, a j-ermin.ip- i v.-r^ini, a risusdlatv ,;li apo- 
Sloli, a santifirare la fanii-lia, a salsar" la suriela uinana dalla .-..rm/ione 

,l|,i M-.l.-si uoa specie di omirlii^lia roe- 



JCK, vol. Ill, f<uc. 1010. 



9 *** *"* 



242 CRONACA 

npprcsentante 1'oceano tempestoso 
cui emerge il globo salvato col ministero degli apostoli r;ilfij;urali in 12 
angioletti che con una rete lo traggono a salvamento sotto il regime tlrll.i 
Cliicsa eattolica, la quale poggia macstosa sul globo stesso, schiacciando 
sotto i piedi 1' idra dalle sette teste che rappresenta i nemici della fede, 
e teneodo Ira le moni le somme chiavi e l;i tiarn in alto di mostrarle ;il 
mondo come faro di salvezza. 

Questa specie di visione trionl'ante e circondata da una nube sulla 
quale poggia un ternpietto che e la riproduzione fedele della Confessione 
di San Pietro in Homa, magnifica opera del Bernini sotto cui sta 1'altare 
papale. Di sotto a quel maestoso baldacchino rifulge una splendida rag- 
ijiera circondata da angeli, rassomigliante a quella che si vede in S. Pietro 
sopra 1'altare della Cattedra; nel suo centre sara collocata la sacratissima 
Ostia, a cui i cuori di tulti si diriggono con un sol palpito d'amore, con 
un sol concetto di riparazione, e per il cui onorc finale fu ideato I'osten- 
sorio in seguito alle inaudite profanazioni alle quali fu fatto segno Gesu 
Sacramentato. Ai lati delle colonne stanno ritti i quattro Evangelisti che 
sono come i quattro cardini su cui si salda il grande edificio della Chiesa, 
mentre sui lati del basamento delle colonne saranno applicati gli stemmi 
delle 16 Regioni d' Italia quale ricordo della parte che avranno preso alia 
costruzione del dono. Alia sommita del tempietto si erige la figura di 
Gesu Cristo col suo Cuore adorabile in alto di supremo dominio, inentre 
sembra chiami alia sua cogoizionc, ;il suo auiore, alia sua sequela tutte 
le genti : questa figura ricorda il primitivo scopo delP Ostensorio che fu 
per riparare lo sfrcgio immanc recato alia sua divina persona e alia maesta 
della Religione colla nefasta erezione del monumento a Giordano Bruno 
in Homa. Quattro Angeli colle trombe sopra i capitelli delle colonne 
proclamano a tutto il mondo i trionfi di Gesii Cristo. 

L'ostensorio adunque risponde al suo scopo sublime ed esprime i 
piii nobili sentimeOti. Giova quindi sperare che 1'amore a Gesu Cristo, la 
devozione al Santo Padre susciteranno lo zelo dei cattolici d' Italia ad 
oflerire quel mitissimo obolo, fosse di un solo centesimo, che bastera al- 
1'intenlo. Ripeto che una lira sola che ci pervenisse da tutte le parocchie 
d' Italia, alle quali pur s' e fatto noto il pio progetto, basterebbe per 
1'esecuzione dell'ostensorio. Molte e grandiose sono le opere che si pre- 
parono per 51 Giubileo Episcopale del Papa, ma questa dell' ostensorio, 
pur essa significantissima, deve essere fatta colle bricciole dell' amore : 
chi vorra negare una bricciola a Gesu che ha dato tutto s slesso per 
noslro amore? Spero e confido. Cosi 1'esimio Sacerdote. 



CONTEMPORANBA 

il. 

COSE JTA/.IANE. 



1. Vi.i^iri" del Re Umbcrto o della Rogina Marglicrita in tier mania. t. Si- 
gnificato di t.il viaggio. 3. Infortunio della borgata Sawn I II 
Gran Maestro della massoneria italiana a Mitano e Bologna. 5 II tuo 
disoorso a Bologna inaignt 1 doeiirnento del maMonismo. 

1. IMS giugno, .ill.- 7 c 10 di sera, S. M. l'mli.Tl.. I di Savoia e U 

lle-ina Mar^herita parlirono da Roma alia volta di Mon/.a per urn 
di rolii, il di appresso, ;i Pnlsd;iin, ;i xisitare I' Imperalorc di Pierin 

'ielmo II. I'.ui Sovran! \ia^i;irnm> ;i l;irc o^sequio ;il Sin- .drm.n 
dltri- il Ministro dcjjli ;df;iri csh>ri, il sijr Brin, idruni ;iltri dt-ll.i r;i- 
vili- militiire del He o dcll;i M'j;in;i. K I'nlsdyin rill;i di olirt- '.H iiiil;i 
;il)il;iiili. pnsla a 30 chilomclri d;i Rorlino, e second;i n-sidi-n/.i imprr 
quasi la Vcrs.iillcs dclla Prussia. II 20 giugDo alle 6 e 45 poim-ridi 
^li augusti vi;};j:iali)ri arrivarmio ;i I'.ilsdain. [tench^ il via--io fosse || 
aonun/iato coino un attn di privala rortcsi.i in ricatiihin ddla nio<l 
visila t li<> i Snvrani di Picrmania avcv;in< fatlo a .Mon. tr.- nnni 

no, (tun 1 all' improvviso divonto pubblico, solennc e rornoroso. Da 
la:n 1'ndnTl'i Mar^licrita dovcltero anl.ir a li'-rlinn farvi un In- 
gresso quasi trionfalc fn ! an-lama/ioni o i plausi del popolo todeaco 
iiin- ^.ui.mtc al Re della Iriplir.c allcanza. 

Nun possiainn molto distcndcrci nc* parlirnlari piu iiiimiti de' fesleg- 
^iain.-nti clu- I' Imprrator Pnii;liclmo fece a' siioi ospiti. IVr i posteri rhc 
\nlcsscro saperlo, barter! cilart' il n del -2-S MVl'nii'i C////i>'i i nu- 
mcri del 21, 22 e 23 della Tribunn di Hmna. II 26 y\\ ai^usti vlaggia- 
tori i-rann di riturno alia villa reale di Monza. 

2. Qucl die non si dev- (.icrn- ' il si^niliratu 1 ultima del 
viaggio e d.-lle r.ddi' acco-li.-n/c. Nnn voh-ndo pern noi sparri.ire per r 
storit-he i pensamenli del nostro rervelln. i, tra i falli d.-l viag- 
gio gcrmanim, al<-iini die sembrano indirare, piii de^'li allr <a e 
lo scopo. (Juesti non sono altri, a noslm p;rer<\ di.- no rassodain 
della l.-ga .-he l.i Qaja di Savf.ia ha latto m-l' imperi ! : 

asiiniraln il tcrritorin ,1'ltnlw nella tua iii/iv/n'M Ui^islri.uii.i in pr 
il brindisi di P.i^lidiiK. nel pran/o di gala, qual- fu pub!-' 

;. . I..-. xNii.. d-lle Voatff* M non sol,, n.l.n.v 

mi:, iim-lie e me, ma con noi -iois.-e tutto il mio popolo. Le 



244 CRONACA 

stre Maesta dcgnandosi d' inlraprcndere si lungo viagjjiu il;ill;i IT > '. 
patria per visilarci, ci hanno resi felici e noi siamo loro grati. La sala 
che le Vostrc Maesta onorano di loro presenza non e a loro ignota. I)i 
gfa im'.illr.i volta questo palazzo ha avuto 1'onore di ospitare le Vostre 
Maesta, quando voi adempiste presso il mio indimenticabile signer padre 
(la cui grande figura, ora divenuta Icggcndaria, era allora in tutta la 
pienezza della sua forza e della sua bcllezza) le amichcvoli funzioni di 
padrino e madrina della mia sorcfla minore, di quella stessa giovane prin- 
cipessa, di cui sono lieto di annunciare gli sponsali, oggi appunto, in oc- 
casione del soggiorno fra noi dei suoi augusti padrini. Quell' eroe e spa- 
rito, ma sono tuttavia restate le intime relazioni della piii fraterna aini- 
cizia ed afiezione fra le nostre due Case e noi due. II giubilo della po- 
polazione che accolse le Vostre Maesta, e che dornani erompera d.illa 
bocca dei mici berlinesi, dimostrera quanto lutto il popolo tedesco sia 
grato per la prescnza delle Vostre Maesta fra noi. La bionda sorella Ger- 
mania saluta la sua bella sorella Italia e per la mia bocca ella saluta le 
Vostre Maesta. Levo il mio bicchiere alia Vostra salute e mi auguro che 
la prosperita vi arrida, e che la benedizione di Dio si estenda su di voi 
e sul vostro bel paese che accoglie cosi ospitalmenle tanli dei miei sud- 
diti e miei camerati. Evviva Sua Maesla il lie e Sua Maesla la Hegina 
d' Italia ! > Queste ultimo, parole furono pronunciate dall' Imperatore in 
italiano. 

Un altro fatto significante e quello che nelle vie di Berlino leggevansi 
le parole: Viva Roma capilale d' Italia. La Tribuna del 23 cosi lo narra : 
Per le vie di Berlino si leggeva oggi : Viva Roma capitale d' Italia T 
Non e questa una vana formula, e per quanto il nostro diritto sia su- 
periore a tutte le contingenze ed a tutti gli intrighi, e notevole, e con- 
fortevole che il popolo tedesco esclami con noi : Hie manebimtis optime f 
Oh, se con noi avessero detto cosi, sempre anche i francesi ! > Oltre la 
scritta indicata, telegrammi da Berlino annunziano anche che le vie e i 
trasparenti berlinesi avevano queste altre : Roma intangibile e A Roma ci 
siamo e ci resteremo. E quindi da ricordare 1'augurio che il primo magi- 
strate di Berlino dovea pronunziare ad Umberto nell' entrar dentro le 
mura. All' ingresso della citta mi permelta la M. V. di ossequiarla 
umilmente. Una identica storia affratella i Tedeschi e gl' Italian!, e ge- 
nera una amicizia indissolubile in ambo le nazioni, che solto la direzione 
de' Principi magnanimi conseguirono 1' indipendenza in pugoe lunghe e 
diffic.ili. Tulti i cuori tedeschi esultano di ospitare V. Maesta, fcdele arnica 
del valoroso alleato, il nostro Sovrano. Possiamo assicurarla rispeltosa- 
mentc che questa esultanza si sente spccialmcnte nella capitale di-lla Ger- 
mania. > Viene finalmente il quadro allegorico nel teatro dell' Opera di 
Berlino, in onore degli ospiti sovrani. Apertosi il sipario, ecco due figure, 



CONTRMPORANEA 

dell ilell' Italia, in ,.||u ,|j .slrin-.Tsi in 

nirtilre il ('nin d. II., ro UD anr 

missima luce d.-itri.-.i. \i pir.li .Id pruppo uoa varicpinU 
schiera di ninli-, nereidi e paslori, e in alto Ic Ouzin e -li !>i d*l- 
1* olimpo. ji-it.nili Mini dai n;islri tricolor!. 

ft stato jtflermaln If cento volte che questa vlsita a Potsdam e. segno 
<li pare, OOD forit-ra di JJIMTM. II die e veru in un senso; in quanlo che 
l.i triplice Irga assicun ;nl ^nuno degli Stati alleali p.Tle <li quel 
h;i o die trim- di penlrrv in qn;ilclic {.Miorni: alhi (n-rniania * auirnrato 
il p.i. ihco posscsso dcll'Alsazia e (iella Lorena contro i Frances!; all 
slria quello di Tronto e Trieste coolro gl* irrnirnlNti it.ili.mi; ;ill' I 
quello di Koina. .NCn e quindi illo^iro <]iK>l .lie asseriva un gioroalc <li 
Roma nc'irncrasionc dr^li applaiisi licrlint-si : .Nona n'i applmdono i Te- 
deschi: essi iiin7iano a si stessi. II che 6 vero in i|ii,.Mi<- parle, ma 
non in tutto. II Messaggero in fall! vi scnr^i-a un ^uail.-^no ancli*' ; 
Governo italiann, scrivendo: Contro il Papa e contro i suoi soslm 
noi accetteremo Don una ma dicci Iripliri alleanzc ; a mi 1' /.Vr.//o ri- 
spondeva: A noi basla una. > Abbiam posto solto gli occhi <1<*I 
lettore qucsti falti e quest i giudizii; ora gli ripdijino con Dante: Omai 
per te ti ciba. 

3. Nelle prime ore del mattino del 24 un ^ravissimo infortunio fune- 
sto il piccolo Comunc di Sassn, paesetto a venti cliil.miftri da Bologna 
sulla linea della I'errovia da Bologna a Firenze. Una frana staccalasi dal innnle 
6 pionibata sulla strada, seppcllendo sotto Ic macerir pan-cchie case < 
esse ben 30 persone. Erano le 3 anlimeridianc. Fochi minuti prima era 
passato il treno di Firenze, e Torse il naturale scotimento pr.dottn dal 
passag^io del tnno avra dato Tullinio crollo alia c.-ulula ddla rcria. 
il Sasso, dice il Paese di Perugia ncll' ultimo suo numero del 2' 1 
un rnonfc die in tempo remolissimo ruin6, formandn una specie di tnaoo 
gigantesco (donde il norne) die si estcndeva fino alia sponda del s< 
stante Reno. Ma quando si coslrussc la strada provincial^, il masso Hi 
tagliato e. cosi se ne formarcno due; uno, II piii pircolo, detto il Dentf. 
adombra un gruppo di case die stanno Ira la strada proxin* i;ilc < l.i HUM 
ferroviari,j, detto Ca' de' Gasparri ; 6 acuminate e pende sulla linca ferro- 
viaria; 1'allro, qurllo die forma proprianicnte il Fatso, i assal sporgentc 
sulla slrada pro\inciale, o incute quasi un senso di tiniore a quanli dd>- 
bono transitare per questa. In qtieslo masso esistevano antic. nm-nte cave 
di arenari-i le .jiiali furono mease a profilto dagli abilanti poveri, die vi 
costruironn aliita/.ioni, coslituendo una specie di vilhi^irio IfOfMHIeOi, 
rampicalo sulla ripida costa del mcnle. > Or in questa borgata appunto 
accadde la dis-ra/ia. I'n tele^raninia del no alia Tribuna anntin- 

jiiva che i morti, finora estratti dalle maceric, erano 



246 CRONACA 

1. Adriano b-mmi, (inn Maestro dclla M.issimrria italiana, f;i i! 
di'lla nnstra ponisola per rinfocolarc i fratHli ;il consoguimento dcllo scopo 
dclla setta < spargerc ai quattro venti il vcrbo massonico che e qucllo 
di tcriitioHtfigiar* H mondo. Narrammo gia de' banchetli c dc' discorsi di 
Livorno c di Geneva. Ora dobbiam narrarc di quclli di MilaDo e di Bo- 
logna. II vantaggio in registrarc specialmcnte i detti di Adriano Leinini 
e qucllo d' inlormare i lonlani c i posteri, una volla di piu, del vero scopo 
dclla sclta anticrisliana. L'audacia poi ondc oramai corampopulo colcsti 
uomini spialtollano i loro discgni e un sigillo che fara noli i tempi che 
;iltraversiamo. 

E prima, del discorso nel banchetto di Milano. II 26 dunque all7/d/e/ 
Continental erano adunati a tavola piu di 250 massoni. Cosi ci narra il 
massonico Diritto del 28. Eranvi intervcnuti i framassoni di Monza, I'a- 
via, Bergamo, Torino, Geneva, Novara, Bologna, Mantova, Brescia, Vi- 
cenza, Firenze e Nizza. Fu oflerta al Lemmi nna splendida pergamena. 
Kcco una parte del discorso del Gran Maestro. Perche 1'azione nostra 
intenda efficacemente al suo fine, ci giovera usare delle Wterta poliliche che 
conquislammo per aver voce ed autorita in tulle le pulbliche amminixlnizioni: 
in osse, e specialmente nei corpi legislativi, sta la forza neccss;iria a com- 
piere pacificamente 1'umana evoluzione, a sciogliere i minacciosi problem! 
che agitano lutto 1'organismo sociale. Per quanto dunque e da noi, cu- 
riamo che quella forza cada nelle mani del nostri fralelli: pero di (juei 
fratolli, ai quali le vetle del potere non danno le verligini dell'oblin: noi 
dobbiamo esser sicuri che gli uomini portati dalle Logge ai pubblici uf- 
fici adoperino la nuova autorita ad applicare nelle leggi civili i principii e 
le aspirazioni della Massoncria, a raffrenare i potenli, a sollevare i delmli, 
ad cslirpare ogni privilegio, ad impedire ogni sopruso ed ogni ingiustizia : 
ad oltenere che il banchetto della vita non sia conteso a nessuno, e che, 
in forza di piii umani e piu giusti ordinamenti, chiunque lavori, trovi per 
1'opera del braccio o della mente assicurato in equa proporzione il proprio 
benessere. 11 lettore puo da se stesso leggerc nelle frasi da noi scritte 
in corsivo gl'intenti massonici. Quivi e il maestro die p;irla; e niuno 
puo dubilare che sia vero quel che i Cattolici altribuiscono alia Masso- 
neria. 

5. Ma, piu di quel di Milano, significante e il discorso di Bologna. II 
fnitcllevole simposio fu :\\YH6tel Brun, il M giugno, a cui intervennero 
150 frammassoni. II discorso, riportato in parte dulla Tribuna del 2 lu- 
glio, e trascritto per intero dal Reslo del Carlino e daWUnitd C. del 2 lu- 
glio. Lo divideremo in parti, ad esempio dclla consorclla di Torino, perche 
la sintesi delle idee massoniche riesca piu perspicua. 1 Scopo del vinggio 
del Lemmi e significato della bandiera itnlinna a Roina. c lo vo' recando la 
fausta novella che la Massoneria italiana esisle-davvcro; che le sue mem- 



CONTEMPORANBA 

'riiii.- .11.. . rposanoega- 

; cresce ' , , ,ldla for/.. ,,. ra , 

miri |:i paura; in , ;,, ., tuiti | 

Hissimo purl., civil,-, n.-sstm.i pin. . iii.,li-uita o violent! 
<'' '"" in llnma l.i dandier.) di,- d.ill* ..ni.i dei p.itilxili tali alia 

lurr del Caiupido^'lio. > -J r.urrrn ,,l I'uiwtni-hrh.i f,-rit.>l'lt,ili,i. Ba- 
sta fore*?, o fralelli, avere \into? S(o|i,, dii ,|<>rma sotlo la ti>nd:i fr 
allori Irinnhli quando il nemico, sbarugliato ma non dUperao, si racco- 
, si riordina < rila !< sue lor/.-. K n,r.-ssil;i \i-il. ,r | io- 

i ilisiislro iiir.-s.Tril.. (!cll;i li| M .rt;i, p.-rrli.- sinm j.i.-ni ,- irmnili i 
frulti dolhi vittoriii. Oncsto I'umVio supremo della Massmn-ri;!. i.'. forec, 
o fnih-lli, in Haifa, nn';illra fnr/a nuiralc cui possu afthl.irsi l.i e-iis 1 
tldlc ni.sln- c(.n(iiiis{<- rivili? (luanlatcvi atdirno; nulla .li srrin, nulla di 

iiii-., nulla di alto, di gcn.roso; dovunquo dt-lH.l.v. 
fusiimc; solo quest a vrrliia Massoncria resisle agli tiomini c.l a-li \i-nli. 
nan pur rcsislo, ma rresre, prospera, lavnn, cmiiluU.'. Irionf.i. \rdua 6 
1' opera; 1' Italia '' sorla in piodi, ma troppi e inlinitaiin>ulr p.-rlidi ne- 
inici la insidiano; non e qual noi la vogliamo ; 7 coltello del Papalo che 
clla porlava da socoli nm(ilto ncl core, !< fu tnlto . sp-/zali dall.i ri- 
voluzionc. Ma la pia-a c anmra aporta ; sanjruina. Import.) cli<> quella 
fcrita si rimargini c die sangue nuovo e sano circoli potentcnifnti- 
arii-ric ddla palria; essa deve essere vigorosa tanto, non solo da froo- 

iare, ma da vim ore le cospirazioni dei nemiri interui ! iinitlie dd 
forestieri. A qucsto Brando intento patriottiro ile\.' -..IIMT^IT.'. tulta e 
semprc, 1'azione morale dcH'ordine. H die ilovrcmo duin|iie fan- n- 
chiaro: fecondarc nuovi e jM-liardi elerneoti di vita, eduran- il popolo a 
forti proposili, a virtu rivili. i-oiulotli-n-. sen/.i IP^IM, il \i/i", l.i tur- 
pitudine, la ipocrisia onde tutlo 6 omtaminato ed inlet !; sm-lili.ir.- il 
cielo d* Italia e <MU iarne il mortifero miasma della amhiziosa ed impronta 
mediix-rila; sollevarc il sentimeulo della for/a e ddl.i di^nita delln Si 

lit'- torn! ad illumiuarci il sole della nnstra S;I<T,I primavera. in'- pii'i 
siari mnlesa la vista della colouna di fuoco dei nostri Mrdii -Inriosi ide.ili.* 
U" Tipo dello Slain secondo la Massoneria. Quest. tip> di Stain 
dcve i ed inrarnarsi nella si-nola, nella fami^lia, in o-ni fnrina 6 

m.mifeslazionc della puhblica \ila. \etsuna rcligionf tiintegni alia icno/a; 
ciascuno si facda il cultn a suo inodo ; lo Stalo forma il dtladinn, n^n il 
divnlo; iV/H/ia bate sacramentale nella famiylia: unico sacramenlo Tamort; 
ammcsso il matrimonio civile, dohlx'amo averne la cooscgueoxa necenaria, 
il divnr:io. K a die manterremo il Ministero dei eulti ? On <rfde nella 
vita futura ci peim da se ; occorrcndo, se la rompn mn le iudulgenae; 
ma lo Stato nun de\e, non pno f.ir-li da mediatnre K .1 di-- sarebbcro 
pii'i a lungo tollerate le pompe utliciali che coalringono ministri aid 



248 CRONACA 

giacobtn] :nl IngfeocchiaHl la dove si malnlirc alia palria ? Intendo r 
qiiclla clu- noi vaghcggiamo 6 una profonda rivoluzione in tutte le fun- 
zioni, in lull! gli ordini dcllo Stato; e sia. Questa e la strada che dob- 
liiaiun pm-orrcrc ; chi sostasse, rimarrebbe travollo dai sopravvenienti ; 
e fatalc die si proceda ; e la Massoneria lo proclama da secoli : sempre 
piu uvanli c piu in alto. 4 Guerra al Vaticano : perche la Monar- 
cliin ando a Roma. SP. noi vedremo la patria cosi bclla e forte e gloriosa 
come fin dalla giovinezza la vagheggiammo e ne avcmmo la irnmagine 
nolla mente e nel cuore, quale altro maggior compenso potremmo tlcsi- 
derare ai nostri studii ed alle nostre fatiche? Allora quella nefanda po- 
testa, che Dante chiamo congiura di forza e di frode, non sara piu ne 
fuori, ne al di sopra dclle leggi dello Stato ; il principio della ugua- 
jilianza avr^ cancellalo dai nostri Codici 1'onla delle guarentigie papali; 
allora il vcltro, che per noi simbolcggia il maestro, 1' educatore, cac- 
ciando la lupa di villa in villa, avra reslituito salute a tulta 1' Italia, 
non si udranno voci stranicre dar scntenze e monili minacciosi, evocan^o 
una quostione risoluta e liquidata per sempre: allora gli evenli avranno 
gia risposto ai sognatori di conciliazioni impossibili, e la risposta sara : 
La Rivoluzione spinse a Roma la Monarchia. 5 La qucslione romana. 
c Stunno ora di fronte il Quirinale e il Valicano. La lotla secolare fra il 
Principe e il Pontefice, fra lo Slato e la Ghiesa, deve risolversi, giudici la 
ragione e la volonta del popolo italiano; sieno qnalunque gli eventi che 
si malurano nel.grembo deH'avvenire, questo noi sappiaino che ne il Prin- 
cipe potrd genuflellersi ai piedi del Papa, ne il Papa insediarsi sul Quiri- 
nale. Queslo noi sappiamo, che al genio itajico repugnerd sempre una Mo- 
narchia od una Repubblica papalina. > 

Tanto si prcdicava e pubblicava dai capo della setta anlicristiana nel 
cristiano eattolico paese che si chiama Italia nel 1892! I poster! e i 
lontani sieno ammaestrati. Chi ancora crede essere la Massoneria un'isti- 
tuzioDC morale col solo scopo di beneficenza, si ricordi del discorso di 
Adriano Lemmi. E questo fia suggel ch'ogn' uomo sganni. > 



CONTRUPORANEA 
III. 

COSE STRAN1ERE 

INGHJLTERttA (Nostra Corrixpondenza, . 1 I prodlOBi ditto MfogHotMtO 
Camera. J. Bimni segni fra i dqmlali irlandmi. 3. I lapsus lint: 
di lord Salisbury, e le minacce di ribellinne orangiaU. I L h 
primn e df>|>> l' Act of Union. 6. II terzo centenario delta fond., 
della Universita di Dublino. 6. Come sia stata creata e dotata. 7 
abbia cnrrinposto agli intendimenti dci f..mlat.ri 8. I cattnliri irlandeat 
e 1' Universita di Dihino ai giorni noatri. 9. II o Privy Council e il 
veacovo di Lincoln. iO. II divorzio nella loro Chieaa tiabilita d'liijnl- 
terra. 11. Lamentazioni anglicane. 

1. 1/aDDO coolinua ad avunzarsi, senza incontrure nel (Miinnino .ilrun 
vveniinento ado d inipriinorfjli la sua S|'ci;jle impronta. Ccrto 

le elezioni g'Dcrali, proictlando gia la loro ombra sul parse, no ailu^. 
ID certo modo la vila ed attivila present!, in primo e principal I 
alia Camera dei fedeli Comuni di Sua Marsta. <Jucsta august i assiMnbl.-a 
non riosce a vincerc la prostrazionc che naturalmenlc ari-niupana I' .ip- 
prossimarsi dell' incvitabile dissoluzione. Dicesi, a quest n |T.>(-ito, cssere 
grandissimo il numero dei deputati die rinunzicranno a rh'u'd.Tp la pro- 
pria rielc/icne, numero composto assai piii di conservator! die d'unmini 
degli altri partiti parlainenlari. In questo mezzo, i lavnri ddla Camera 
procedono per lo piu assai hinjjuidann'nte, e neppure I'/rwA Cnunly Coun- 
cil* Bill ba il pi'icp- di traslondere un po' d'anima ndli> disriissiuni. 

2. 11 signer \\illi; m O'Brien e ricomparso ai suo postn iii-ll.i (. 
per parlarc ;i|i|iuuto interno a quesl'ultimo hill, coudamiaodolit si- 
mente e nondiimno offrendo di lasciar^li [>t>rn>rnTc senza intralci tntti 
gli statlii parlaincnlari, purdir il Governn prmndla di s io-licr.- I.i 
mera subito dopo la sua approvazione; impcrncdic _li sta in m.-ii!' 

in tal caso questa lo^r^e cadrd>l><< a hrandclli ancur prima di enare 8t.it. i 
messa iu vignre, iusirmc ad uoa o due alln- inala\\.'iiltirale lejrgi per 
1'Irlanda. Anclic il si^nor .1. M. Il<-al\ diMorse sullo stesso arj;omentoj 
ed anzi la simullanea prescnza di qursli due pcrsona^i p<ilitii in 
lamentn pn<> considfrarsi come indizio che i consign di <-(Uirili.i/i n. 
biano otli nulo la presalrnxa die sia stato allitntaiiatu il p< 
una scissura in scno al parlit" na/innalo, JHT lT-llo di ilis|i.>r.ri - 
fusione della Rational /Yw e d-l Freeman's Journal, ^inrnuli ambedoe 
na/iunalisti: del quale pericolo temevansi per qualdie t< m,io incretfciote 



-"><> CRONACA 

cnnsoinicnxo. Si (' prururato ;illrcsi di venire ;;il nn componimento fr;i IP 
<luo frazioni, parnollisla cd antiparndlisla, dol partilo irl;unli>si>; m;i finora 
sonza v<Tim cITctfo. Giov;i, hittavia, sprraro die alPinralzaro dollo cli'/inni 
si mili^'liino i dissensi c IP parti acrnnscntano a r.ippattmnarsi, p-r mm ri- 
pctorc la vccchia storia dei due leoni, che, ostinati mlla zuffa, si divn- 
rarono in fine a vicenda, insino a che DOD restarono di essi che* le due code. 

3. Lo prime avvisaglie cicttorali sono j;ia comiociatc nci tre I! 
e crosceranno certo di ardore ed esteDsione in.processo di tempo; ma 
fin qui non si sono segnalate per vigore, prohahilmenlc perche le dispute, 
intorno alle quali si aggireranno le elezioni, sono gia state cosi minuzio- 
samcnle vagliate c cribrate negli ullimi setlc anni, che torna difficile il 
dime alcun che di nuovo al momento delta dccisinne. 

E ben vero che una certa novita vi fu introdotta da lord Salisbury, 
col patrocinare le minacce di ribellione del partito orangista, pel caso di 
un trionfo dell' Home Rule. 

Ma il nobile primo Ministro ci ha talmcnte accostumati alle intemperanze 
nella foga del suo dire, che 1' ultima sua scappata perdette gran parte 
del suo eflelto. Nondimeno, il signor Gladstone ha stimato opportune di 
rilevare le espressioni del capo del Gabinetto, in sul finire della discus- 
sione circa Ylrish Local Government Dill. Voile anzi prendere in inira di 
prefcrenza la dichiarazione del 6 maggio, colla quale lord Salisbury intese 
di meglio determinare il senso di una sua precedente oss rvazionc circa 
1'atteggiamento assunto dagli orangisti dell' Ulster riguardo alia qupslione 
dell'//ome Rule, dicendo a guisa di ammonizione al partito nazionalista 
he, ove esso persista nolle sue esigenze, in luogo di acccttare 1'oflerto 
Local Government, lo fara a rischio ed a costo della guerra civile, a pro- 
posito della quale lord Salisbury tenne un linguaggio evidentemente in- 
coraggiante. 

A delta del primo Ministro, osservo il signor Gladstone, coslituire per 
legge un Parlamento a Dublino, sotto la supremazia del Parlamento im- 
periale, equivarrebbe ad assoggettare il popolo dell' Ulster al dottor Walsh 
d ai suoi amici politici ; sarebbe un abuso di potere, e una violazione 
degli ammessi principii ondc sono governati tulti i Parlamenti. Che se, 
a sostenere la legge contro la ribellione e la disobbedienza, divenisse neces- 
sario di mettere in opera le forze della Corona, si commetterebbe un tale 
eccesso, da scindere la societal in due parti nemiche. 

Tale, prosegui il signor Gladstone, e la dichiarazione del primo Mi- 
nistro : non soltanto un pronostico, ma un manifesto incitamento ai pochi 
sconsigliati die polessero invaghirsi della pericolosa dottrina del primo 
Ministro, una chiara isligazione ad impugnare illegal) armi contro 1' au- 
torita costituita del paese e contro le sue precise decision! !... 

Cosi scolpi il signor Gladstone il contegno di lord Salisbury, e, com'egli 



co -I-:A 

fosse 
in iii> sul iin-desiiii'i Inn... riepil.i-.md.i il pm 

ur, il ^u.uil 

m.m.l.itn .1 pr.-iid-re il resncnnlo del dis.-nrso mi e-li .illuse, e veggo a 
Salisbury lonmilalo tre prnposizinni. La prim.i ' die s..rd>l..- un p 
alt> di piibbhVa immnrdita il |>orre 1'Ulsler sotto i piedi del rest., d'lr- 
land.i: pr..pnsi/i..ne alia quale io pure interamente sol lose rivo. La seconda 
i che proliahilmente in lal euo I'l'Mer resisterebbe colla qui 

tratlasi di una pn-visiom- rir.-gli fece e die in pariment.- !o, senw v.|er 
mere nulla piii di uu semplicc presagio. La ter/a linalmente e 
rrisl.-r resistesse ed ove si tcnlasse di rintuzzarne la resistenz 
in ddl'esercito inglese, allora, per usare le proprie |>arole di lord 
Salisbury: Si perpetrerebbe un eccesso, che lacercrebbe 1'lrlanda in due 
lirani. > 

(Inn (jueste aride e canst iche parole il Balfour vieue ad ammettere 
pienamente r-saltv/a del ^-iudizio falto dal (lladslnn,., .nere il primo 
Ministro insinuato ajrli uomiui dell' Ulster che la loro ribellione sarebbe 
giustificaliile, e incoraggiato percio il divisamento da lui medesimn siig- 



fi male che il sij,'Dor Balfour siasi appropriate le proposiziooi di lord 
iuiry, facendo cosi tcinere die i sinistri prooostici poggioo sopra uo 
fondamcoto piii consistcDte di qiiello die l;irdbero supporre le sole .i\- 
venlalo parole di un oralore s[>esso leggiero e poco eonsidento. >'e, d'altra 
parle, nianrano ragiooi di sospcltarlo, non potcDdusi dimentiVare come 
diversi capi miuistri, come il duca di Devonshire, lord Itjndolpli (llmrchill, 
il s'.unnr lusepli Cliaml>erlain cd altri siaosi adoperati a scalcuare di nuovo 
il demooe delle contese religiose, Delia sua principal sede, nella stem 
Belfast. Prosciolto queslo maligno spirito dei suoi ceppi, esso polrebbe 
correro (ra le file dei pii'i fanalici protestanti in Inghilterra, e sollevare 
procelle non facili a sedarsi. 

4. Ben pote il sigonr (iladstone doni.in dare quale fosse rnai la (re- 
menda leggc inalterahile com,- quelh dei Persiani, la cui modificazione 
dovesse avcre per conseguenza un linimondo : a che rispose poacia efli 
iiiedesimo, questa non esser altra che la condizione delle cose stahilita 
coH'.'lf/ of Union. Ora, pros'gui il (Hailstone, In quale stato trovavasi 1'lr- 
landa prima dell'.lc/ of Union? Era un paese govcrnato d.i un I'.irlam. iid> 
altrcttanto autonomo e indipendeiite, quanto e oggidi il I'arl.uuento bri- 
tannico. Tutti i potcri di qtiel I'arlamento, pero, furono d'un tratlo alien iti 
sen/a di<- prei edesse neppiire la formalita di uno scioglimento; la vita e le 
tradi/ioni nazionali furono da uouiiui die sedevano entro 1'aula legislaliva, 
a loro beneplacito, poste fra le man! di un paese straniero t- di un'allra 
rapprcsentan/a. Verauiente, se liawi abuse di polere clie ri met la in Tone 



CRONACA 

i prineipii piu rudimontali su ctii s' incardinn l;i sm-it'ta, voi n^ avHi 1 ijiii 
gli esempii piu tristamcntc sfavill;inli cln ricordi la sloria 

A ci6 puo aggiungersi che il Nord orangista opponevasi violontcincnto 
all'Unionc ed alia conseguente sopprcssione del Parlamcnlo irlandese, per 
il inotivo die traltavasi dclla sorte di un Parlamento protestante, in cui 
ucppure uo caltolico aveva seggio e ch'era quindi un congegno di quella 
supcriorila orangista, in virli'i dclla quale la mincranza prolestante domi- 
11,1 va sulla grande maggioranza del popolo irlandese. Ora, per verita, le 
parti snuo invcrtite, e la minoranza orangista e trambasciata da scrupoli di 
coscienza al pensiero di vedere posta la maggioraoza in posiziooe eguale 
alia sua. Imperocche e mestieri ricordare sempre che, ad onta delle mo- 
dcrne concessioni, tale eguaglianza non esiste. Himaagooo gli avanzi della 
superiorila orangista e dci tempi del terrore; e per quesli avanzi gli 
orangisli non la popolazione dell' Ulster sono decisi a combjttere 
fino all'cstremo. Ma le loro minacce di ribellione non saranno un' arena 
ulile iiflla imininente lotta elettoralc. 

5. Come saggio dei teste accennati avanzi di tristissimi tempi, ne 
vicne ora appunto messo in solenne mostra uno di particolare rilievo : 
ITuiversita di Dublino, comunemente designata col nome di Trinity Col- 
lege, di cui si ct'lebrcra nel prossimo luglio il terzo ccntenario. Alcuni 
brevi ragguagli sulla fondazione e storia di questo Islituto serviranno di 
opportuna illustrazione al carattere ed agli efletti della dominazione oran- 
gista, era prossima a spirare, per quanto abbia tenace la vita come certi 
(elini e non voglia morire senza convulsion!. Li raccolgo dal quaderno del 
Lyceum (tello scorso aprile. 

6. 11 disegno di fondare una Universita in Irlanda fu spesso ventilato 
nell' era cattolica dell' Ingbillerra, e si otlennero diverse Bolle pontiiicie 
a favore dell' islituzione di uno Stndium fjenerale ; m.i, per una od altra 
ra^ionc, 1' idea non venne mai ridotta in alto. L'odierno Trinity College 
deve la propria esistenza ad un prete apostata, per nomeAdamo Loflus, 
vissulo di tempi della regina Elisabetta. Costui erasi recato in Irlanda nel 
senile di uno dei Lords Deputies di quel tempo, in qualita di cappellano 
del Castello, non senza il proposito in cuor suo di spiare ed acciuflar le 
propizie occasion! che 1' Irlanda offriva allora agli uomini della sua risina, 
per migliorare le proprie condizioni temporali, avvantaggiandosi delle con- 
lische dei beni dei cattolici, confische che costituivano il metodo prediletto 
di governo e venivano largamente impiogate dai dignilarii prolostanti. 
II Lollus non fu deluso. nolle sue speranze ; merce una serie di rapide 
promozioni, giunsc dapprima al seggio primaziale di Armagh, che slimd 
poi vantaggioso di cambiare col decanato di S. Patrizio e quindi col FA r- 
civescovato di Dublino. 

II Lord Deputy, I'errot, aveva gia proposto die venissero dostinate le> 



CONTEMPORANBA 

ilr.df ili 5 >nr di IID.-I 

nnl;iv;i iiiiMmiii.iiii.-iilr ;i sartor ,.| Lull us, cli.- aveva gia 
ni ddla r.allnlrdo ,i !.: r 

tid'ppo, r mi rspcdii-iiir .l.-i tiiitu rooaenUoeo alia 

r.i\i tin anlini ('.mnciito a^osiiniano, il I'rioralo di Ognif- 
sanli, flic insiiMiic n>i suoi v;isti jwssessi > da Kurim VIII lar- 

* ;il Municipio <>il all.i rilladinan/a di huMiim. ;il tempo della top- 
ili-i mooastcri. I/ astuto Arrivesrovn colse quest* favorevole 
imp- (-IT acqnistare lama di fondatorc dToiversita, aenza die il MM 
|ici-nlin avesse a sollrinir l.i pin li,-\.- i.iitur.i. DDIII. unlit ilumjue ai cittadioi 
li rcilcn- il I'ri'T.ilo rolle sue pratcric .ill'iMpn di ijm-sl.i rond.i/iniio, ed 
i riu.iilini bcni^iiainenlc iircoiidisi-cscn) ai suni di'sidcrii. II '-I inarzo 1592, 
in nun Itisionf, l.i rr_iii' Klis.il'(t;i. iiinilinentc 8U|>|>lira(a in uomc della 
cilia di linliliiin. einano Ic sue IrttiTc p.itcnti, t> l.i Cirt.i della nuova 
< coll.i i|ii;df i ;(. >nd< fin- cr.isi -ia spif-;i|,i nrl precedeoto 
cul Deputy KitzwilUam) intcndi.inii) clu> il sa|>cre e la civilta 
al)bi,in> inT'iucnli, innlianle 1' istruziooe ivi iinpirlila ;il nostro popolo, 
di mezzo al quale uiolti sulevaim linnr.i rcmrsi in Francia, in Italia, in 
n.i. (>t>r acijuistare dodrioa in qiu-lli- slranii'rc Univereita, rimaoen- 
inlelli di papisnio e di allr- mllivc qualila, t; div(>oeDdo coi cat- 
tivi suddili. 

I'tiri-ine dell' I'nivcrsila di Duliliim; l.i su.i t-sislcn/a In pni stret- 
(anicuU- cunroriue a silliitli prinripii. Sofia snllo Irrrc confiscate della 
Cliiesa, rin-vi tie da consimili fonli le sue posteriori dotazioni. KlisabetU 
...n-..ni. I le furono ^i-in-rnsi lifiict.ilt.tri alia loro gui&i, cioe a spe*e 
tlci catlolici irlandcsi condctli all' islr.Mii.i ruina spivliati d'i loru areri 
inediaute successive conlisclie. Coll'/lc/ <>f >V///r/w/i/ d-l 1001. i p 
tolti airAr.i\>.s.-ovalo di Dubliuu caddcro in Ldia d.-ll' I ni \crsit a. .Nulla 
<-ra tanlo piccolo da sfuj^irl.', > lanln ^randc d i in-ouibrarne il capace e 
\uran- \cntn-. L.i sloria tl.-l biio iiicreint-uto I'u UMiissiino riepilngata dal 
l.-n, iirllc p.irulc da lui iudiriz/ate alia Socii-la Slnrica > 
deiri'uivrrsita rattolica, m-l ISli'.l : 

11 suolo su cui I'u innal/.ita ri'nivcrsita pn.lrslanle era un fnoilo 

<li propri.-u d.'lla Cliit-sa callolica, couliscai.. soil., il r-^n- di Eurico VIII. 

, I'u r.ipidaiuente arriccliita di all re tern- ralli|:rln, IHJ. a possedeM 

i duecculo ,11,1.1 .u-ri oiid.r nra \.i supi-rlu. I),-llr uimvi' f"Strn/.i.ui pef 

iiinpliarla lu impiulo rnn.-r.- ai riita,l,:,i di lluhliu.i. WTH la corona M 

(lira milt- sin- lar-i/ioni. C.r.mdi prt-inii lurooo proiueui a coloro 

< he \ulcssero rinut-^are la pmpria !'!., p-r I'r.'.ni.-uiarnc le aule; ed ao- 

par.-tvlii iM'iii-licii d-lla n.istra anlira Cliii'Sii I'uroii.. p.-r < oaoeoioM 

r.-.di' in -ssi a sua disp<si/ioue. > 

7. Con queale parole il Cardinale iadico abbaslaoza i fini che avev 



254 CRONACA 

in inira i fondatori del Trinity College; e bisogna omvrnin' rlic siii<> d.ii 
priinonlii csso fu fcdele ai loro intendimenli, -in ampiamente manifestatl 
dalla Carta di Elisabetla. L'.ltV of Uniformity era slato adntlato ncl 
condo anno del regno di Elisabelta, od uno dei suoi articoli irnpone 
tutti coloro clie venissero iasigaiti di gradi universitarii il giuramento di 
fedelta alia supremazia reale. Quiodi nessun cattolico poteva passare per 
Trinity College senza apostatare. Ne i cattolici si dissimulavano tale st.ito 
di cose; ed invero quasi universalmente rifiutarono di mandarvi i proprii 
figli. La Court of Wards del re Giacomo fu poi un abile trovato affine di 
favorire viepiu gli scopi pei quali era stata creata 1'Universita. Si ordino, 
infatli, che, ove 1'erede di terre sotto 1' alto patronato della Corona - 
come erano, del resto, quasi tutte le terre in Irlanda fosse un mino- 
renne, la Court of Wards potesse bensi accordarne la tutela a clii piu 
stimasse idoneo, sempre per6 obbligandolo a mantenere ed educare il 
suo pupillo nella religione e nei costumi inglesi a) Trinity College di 
Dublino. 

K meraviglia soltanlo che, sotto un simile sistema, siano sfuggiti ;ill;i 
perversione cattolici di un certo grado. Negli otto anni che corsero 
fra 1'istituzione della Corte e la morte del re, scrive il caoonico Bourke, 
trovo nei registri circa cinquanta minorenni affidati, a tutor!, tutti discen- 
denti ed eredi di grandi famiglie cattoliche, come: lord Burke, William, 
Oge Barry, M' Dermot R.oe, Barnwal, Kavanagh Fitzgibbon, Giorgio conte 
di Kildare, James Butler, lord Thurles, rappresentanti le prime case del 
Regno. 

Carlo I, nei 1637, concesse all'Universita una nuova Carta, i cui sta- 
tuti, sotto 1' influenza di Laud, ne fecero un istrumento ancor piu effl- 
cace di proselitismo. Secondo le nuove norme, nessun cattolico poteva 
neppure inlraprendere gli studii senza deporre il fardello della sua fede. 
Tutti i frequentatori dell'Universita supponevansi protestanti e venivano 
obbligati alle pratiche religiose protestanti. Si quis studentium a precibus 
abfuerit, puniatur. E ben vero che siffatte regole non furono rigorosamente 
applicate; poiche non dispiaceva a taluno il danaro dei cattolici sotta 
forma di doni, e reputossi inoltre piu prudente di confidare per 1'opera 
di pervertimento nell'atmosfera stcssa di Trinity College e nelle seduzioni 
degli ufflcii ed emolumenti universitarii, accessibili soltanto ai prote- 
stanti. 

8. Naturalmente le apostasie furono frequenti : fino al 1847 queste 
cosiddette conversioni si ripeterono d'anno in anno. Lc cose, e vero, si 
sono modificate nell' ultimo ventennio, durante il quale furono aperti ai 
cattolici irlandesi gli Scholarships ed i fellotvskips dell' Universita. Ma la 
messe raccoltavi dai cattolici, in quatlro lustri di tanta inaudita libera- 
lita relativa, e povera, molto povera davvero : due fellowships, pochi 



CO' ?.".." 

itto. 

qnin li. die, l;ili i-ssendo It- iiii'iimrii' sl<>ridie <li 
\i <)' Irl.md.i, riiiniti in Sinodo na/i. D !. l ab- 
rondauu.ilo .nun- assoliitaiiieiitr disadallo .ill.i ediir.i/iiirn- dci 
r.idolid, ammonrndo tiilti i -riiiluri cattclid <li OOD mandani i 
-una marni-li.r die i rat Mid d' Irlanda loviuo la voce 
coDtro 1'i.lilili.i del passato dell* Universita < rontro il r 
(Idle sue nmdi/.ioni present!, quale risulterebhe dalla |or> parledpa/ione 
alle prossime Test.- rentenarie. N<>n sareM.e in verun nmto tale par' 

ne il mezzo di oltiMicn 1 ripurii/.innc dflli- inc;i|i.icit:i l.v-ili {<li*al>ili- 
lies) ondc soflrono ancora in m.itrri.i d' insejjnainonlo i callitliri irl.mdcsi. 

9. La scntcDza in ulliina islanxa, da parto del Priri/ Council, ncl 
proccsso dol Vescovo di Lincoln, 6 ancora di la da venin-. Krasi d<-l(n, 
alrun tempo addiftro, chc il tncntovato processo sardilM- st;ito il pri- 
mo tla soltoporrc air esamo del f'unnril nolle sue toroate del ines^- di 
maggio; (Hirlutl.ivia infino .il preseDte 1'oracolo e rimasto muto. Molte 
altn- di<vrir corrooo su questo argomonto : una dcllf <|ii;di ci fa sapere 
essorvi rarteggi fra i giudici a talc proposito ; un' allra die il gimlizin 
sara in ogni punto favorevole al dottor King. Intantn il partito prote- 
slanie. entro i cnnfini ddla I'Jiiesa staliilita, tuona, minaccia ed annun- 
zia terrihili cose nell'ipotosi die la sentcnza gli sia contraria: a udirlo, 
il menu din possa succodore e che il paese sia messo tutto in stibbugllo 
con una nuova crociata protestanto. 

10. Altro rovello ancor piu fiero per 1* Establishment e la ijuestione del 
divorzio; il quale, in Inghilterra come allrove, e stato legaliz/ato dal 
polere civile, mentre la diiesa anglicana non ha formalmente assorondato 
1'azione dello Stato, essendo anzi imprcssione generate fra gli angiirani 
die il matrimonio sia indissolubile. Non a caso adopero la parola : impres- 
sione , dacche e ben difficile trovarc nella chiesa anglicana scntimenli 
die per saldczza vadano al di la di tal liinite. In simili rircustanze, adun- 
que, non e da aspettarsi altro che qualche atto di drlwlezza in rasi in- 
dividuali, alli.rdie un ecclesiastico anglirano venga ridiiesto di celebrare 
il malrimonio Ira due persone, delle ipiali una od entrambe siano state 
divorziate dall'Autorita rivile. 

Avemmo non ha guari un esempio di tal genere. I'n vicario della 

lliijh Church fu pregato da altro rrdesiastiro di conccdcrgli 1'uso della 

-a per unire in matrimonio due persone, una delle quali era 

i imiilu-at i in un processo per divorzio come parle innorenle. Sem- 

l.rava al p.-tente die T innooenza dei suoi raccomanda' 'isti- 

ioni- sutlicieiile dei loro e dei suoi passi. Osservero, a questo riguardo, 

nnn essere punto inverosimile die forminsi entro 1' Kstablithmtnt due >pi- 



256 CRONACA CONTEMPORANEA 

nioni ben distinte: l'un;i delle qiuili afferini rindissoluhilila pun e sem- 
plice del malrimonio, mentre 1'altra non I* ammetterebbe die rel.ttiv.t 
menle alia parte colpcyole, accordando alia innocente il dirittn di nm- 
trarre nuove nozze. Si puo _:imlir.nv illogica ed arliitmri.i qm-sla ultima 
distinzione che distrugge il proprio concetto deH'indissolubilila; I'/ 
blishment non pu6 guardarc le cose tanto pel sottile, essendo gia (io 
troppo compromesso, riguardo alia legittimita del divorzio, per il f;ilt<> 
che i vescovi sono costretli dtilla legge a rilasciare licenze di contrarre 
nuovi sponsali a persone divorziate e che in pratica si uniformano docil- 
mente alia legge. 

11. Altra camicia di Nesso per 1'anglicanismo e una questione gia piii 
volte menzionata che ora ricordero citando le seguenli parole del Chnr<-h 
Times: Per consenso quasi unanime del suo sinodo generale, la chiesa 
d' Irlanda e vincolata dall' arcivescovo Plunket verso i riformali di Spa- 
gna ; donde il giornale ecclesiastico per 1' irlanda trae 1'inevitabile 
conclusione seguente : 4 Noi s'tmio stati posti, come chiesa, in piena 
comunione con un corpo di persone, in Ispagna e nel Portogallo, il quale 
ha un Prayer Book ed una disciplina sostanzialmente diversi dai nostri , 
osservando oltraccio che nella chiesa stessa d 1 Inghilterra ogni opposirione 
sembra essersi estinta, talche puo dirsi avere 1' arcivescovo Plunket di 
Dublino ottenuto facolta di agire con illimitati poteri, diretto soltanto dal 
suo giudizio discrezionale e dal sentimento personale della sua responsa- 
bilila. > 11 Church Times leva su cio alte grida di protesta ; ne sara mai 
soddisfatto, dice, finche i vescovi non abbiano formalmente dichiaralo 
di disapprovare totalniente una condotta che viola le condizioni della 
comunione fra le chiese d' Inghiltcrra e d' Irlanda >. 

Fatti di tal genere mcritano di essere annunziati, principalmente 
perche possono dare un concetto della celcrita con cui la cbiesa slabilita 
d' Inghilterra corre giii per la china, in fondo alia quale e il caos, ter- 
mine naturale della sua torbida e confusa esistenza. L'esperienza quoti- 
diana illustra sempre meglio la verita di quel vecchio detto latino: facilis 
dtscensus Averni! 



IH-1LV INDIPENDENZA IH-L I'AI'ATo 

NUOVE IMIOPOSTi: 



I. 

Intorno alia quistione romana, sempre viva, benchfc i libe- 
rali la dicano morta, & recentemente uscito alia luce un opu- 
scolo, senator A. A. J. col titolo: Xiizionale o i/it>-. 
nale la questions romana? del quale vogliamo qui alquanto 
occuparci. 

L'Autore di esso, fin dal principio, si mostra poco coerent" 
con s6 medesimo. Egli dice: Per questione romana non in- 
tendesi qui la questione di rendere, senz'altro, il possesso po- 
litico di Roma al Pontefice, do6 a dire del ristabilimento del 
suo poter temporale '. > E poco dopo soggiunge: Per que- 
stione romana intendo cioe, come credo che intendono tutti 
quei di buon senso, la questiono deir indipendenza del capo 
visibile della Chiesa, del Sommo Romano Pontefice 8 . Or non 
si accurgo che Tuna quistione 6 identificata colPaltra? Che il 
Papa, nell'esercizio del suo potere spirituale, debba essere in- 
dipendonte, cio6 non soggetto a giurisdixiono civile, ognuno 
lo ammette. Esso e domma di fede, essendo domma cho il 
regno di Cristo, cio6 la Chiesa, non trae origine da q>i-- 
mondo: I{i'gnn,,i meum non esl de ho< '') 3 ; e quindi il 

Capo che la regge non pu6 essere soggetto ad autorita che 
origiue da questo mondo. Ci6 6 tanto eviden gli 

stessi avversarii ne convengono; e a tal fine inventarono la 
legge delle guarantige. Sati* 



Pag. 3. i Pag. 5. - IUANM-, \ v 'il. 
Stri* AT, col. Ill, f,,,c. 1011. IT 



258 DKLLA INDi: 1'APATO 

lari potentate, nee ligari prorsus nee solvi posse 
Ma la questione e se ad assicurare siffatta indipendenza sia 
necessaria al Papa la sua Sovranitk temporale, e quindi con- 
venga reintegrarlo in essa. 

Ora che questa Sovranita veraraenfe gli sia necessaria e 
cosa da non poter dubitarne. Ci6 e stato solennemente dichia- 
rato da due Sorami Pontefici: Pio IX e Leone XIII; e gia era 
stato affermato daH'intero Episcopato; onde pu6 dirsi decisione 
di tutta la Chiesa insegnante. Questo per un cattolico deve 
bastare, giacche e noto che la Chiesa discente, cioe la molti- 
tudine dei fedeli, deve conforraare il suo giudizio al giudizio 
della Chiesa docente. Ma, senza cio ognuno vede che la Sovra- 
nita temporale e assolutamente necessaria all'indipendenza del 
Ponteflce. Un Papa non sovrano e necessariamente suddito; 
perocche tra suddito e sovrano nella society degli uomini non 
si dk mezzo. Essa per fermo non e assolutamente richiesta 
alia indipendenza spirituale del Papato ; giacche il Papa per 
piu secoli ne fu privo; bensi e richiesta, affinche tale indipen- 
denza possa senza ostacoli liberamente esplicarsi ed apparire 
evidentemente agli occhi del mondo^ Essa e la forma sociale, 
diciam cosi, della sua tutela e della sua manifestazione. Gli e 
necessaria non quoad esse, ma quoad bene esse. Fingete il Papa 
suddito di un dato principe o di un dato Governo. Sari con- 
tinuamente esposto a patirne sollecitazioni e pressioni, o al- 
meno influenze per mire politiche ed interessi politici. E quan- 
tunque il Pontefice, per la fortezza deiranimo e piu per Tas- 
sistenza divina, sappia resistervi; tuttavia non potrk facilmente 
farlo apparire agli occhi dei popoli, ne preservarne coloro che 
gli servono da strumenti e rainistri. II Papa ha mestieri del 
collegio dei Cardinal!, per averne aiuto e consiglio; ha me- 
stieri di Dicasteri e Congregazioni svariate, per la spedizione 
degli affari spirituali, che gli vengono da tutte le parti del 
mondo. Come fark ad esser sicuro della imparzialitk e fedelta 
e piena obbedienza degli addetti a tali ufficii, se essi non sieno 
anche civil men te soggetti a lui ? 

1 Lettera del Papa S. Niccolo I a Michele Imperatore. 



i 1'niti non hanno voluto < 

dent*- il < ongresso rappn-siMitativo <l'H'intera Repubblic.t 
sedesse in alcuno di quelli, ma stan/.iasse nella citta di V 
sh ing ton, la quale col suo distretto non fosse soggetta ad alcu- 
n'altra autorita diversa dalla sua. Cosi solamente hanno creduto 
di poterlo rendere stabilmente immune da intrighi partigiani 
e violenze. Se ci6 si e stimato necessario nel giro delle cose 
temporali, quanto piii lo in quello delli* spirituali, in cui la 
materia e tanto piu delicata? II qapo spirit uale di una societa, 
composta di molte nazioni, non pu6 appartenere politicamenle 
a veruna di esse. Egli dev'essere extranasionale o megli<> 
prannazionale. Ora cio non puo farsi altrimenti, se non c< 
tuendolo Principe del luogo di sua dimora. II Papa, membro, o 
anche solamente ospite di un dato popolo, eccita le gelosie ed 
i sospetti di tutti gli altri ; i quali difflcilmente vorranno ri- 
cevere la regola delle loro coscienze e delle loro azioni da 
chi puo supporsi ligio ad un sovrano straniero. Se questo flnora 
non e avvenuto, deve sapersene grado alia nimista, in cbe 
il Papa si 6 sinora tenuto, a rispetto del Governo italiano ; 
del che i liberali fanno riraprovero al Ponteflce, ma era per 
lui necessita inevitabile. 

In fine Taccesso al Papa dev' essere libero a tutti i popoli 
della terra. Da tutti i punti del globo i cattolici debbono po- 
ter venire a lui, per venerare nella sua persona il padre co- 
mune ed ascoltare la sua parola come di supremo Maestro, 
per riceverne ammonimenti e risposte ai loro dubbii. Or come 
potrebbe ci6 farsi liberamente, se nel luogo della dimora del 
Ponteflce comandasse alcun Principe o capo politico, il quale 
potesse vietare la loro venuta, o frapporre ostacoli al loro 
ingresso, o non assicurarli bastevolmente da oltraggi e vio- 
lenze? Si e veduto ultimamente nei fatti occorsi in occasione 
tlol pellegrinaggio francese. Per futile pretesto 1'intera molti- 
tudine di quei pii fedeli fu fatta segno all'ira di una sfrenata 
plebaglia, con insulti. beffe e flschi, ed eziandio percosse ^ 
rimenti, senza che il Governo potesse o volesse impedirt- il 
I'uribondo eccesso. Onde i capi di quello furono costretn 



260 DKLLA INI>II'KN1>KN/A DKL I'AI'ATO 

vere in Francia, per impedire che altri pellegrini i ro, 

esponendosi ai medesimi trattamenti. Lo storico Gregoroviin. 
benche protestante, scriveva : La Metropoli della cristianita, 
rappresentando un principio universale, doveva avere liberta, 
e a tutti i popoli doveva esserne sgombro Taccesso; e il Sorarao 
Sacerdote, che in essa sedeva, non doveva essere suddito di 
nessun Re. Questo concetto fu quello che serbo al Pontefice, 
fino a' di nostri, il piccolo Stato della Chiesa *. . 

II. 

L'Autore dell'Opuscolo, mosso dall'evidenza della cosa, con- 
cede che sia conveniente tutelare 1'indipendenza del Papa. Egli 
dice : Non perchfc la liberta e 1' indipendenza del romano Pon- 
tefice sia cosa di fatto, ne per fede possa mancare giammai, 
ne seguirebbe senz'altro non esser bene il tutelarla: tutto al 
contrario, cio costituisce un'opera eccellente, siccome quella, 
che, non contraria alia fede, e volta a raggiungere un altis- 
simo e nobilissimo scopo 2 . Ma tosto soggiunge : Convien 
per altro badar bene che cosi facendo non si vada contro a 
qualche superiore ragione o a qualche celeste contraria ispi- 
razione 3 . Or quali sono queste superior! ragioni o celesti 
ispirazioni, che sarebbero contrarie alia Sovranita temporale 
del Papa? L'Autore dell'opuscolo reca in priraa I'esempio di 
Cristo, il quale rifiuto per se ogni guarentigia lerrena, e senza 
siffatte guarantige, spedi gli Apostoli a predicare il Vangelo 
per tutto il mondo. 

Ma non si avvede il valent' uomo che questo esempio 
e fuor di proposito, giacchfc 1'oggetto e al tutto diverso? Per 
Cristo si trattava della fondazione della Chiesa, la quale do- 
veva apparire non provegnente che dal cielo; laddove qui si 
tratta della conservazioue e libera azione della medesima, per 
concorso degli uomini agli aiuti divini. E chiaro che in quel 
caso doveva riflutarsi ogni sussidio umano, afflnche non po- 

1 GREGOROVIUS, Sloria della Cilia di Rvma. Vol. Ill, pag. 5. 
' Pag. 4. * pag. 4. 



o sospeti esso fosse effelto la t e la con- 

versiono do' popoli. Ma nel caso nostro, riconosciuta gia la 
divinita della < l:i sua intrinsoca indipend- 1 se- 

colo, si tratta di a^sodare per via de' imv./i osterni ed un. 
it mantenimento di lei come tal<?, o \n :e ch'ella possa 

imente proseguire la sua missione, e spiegare senza pe- 
ricolo di ostacoli lo sue forze, a salute degli uomini. Di qui >i 

\a la rispj^ta anche all'altra obbiezione che TAutore toglie 
dalla ripugnanza, che dice correre tra il potere temporale e 
la missione del Papa : G& sin dal principio e per sua natura 
il poter temporale portava con se un mondo di temporal! in- 
tercssi e temporal! riguardi, che quasi fastidiosissime zanzare 
turbavano la mente di chi stava a capo della amplissima e 
veramente sublime istituzione, qual la Chiesa... Non era nean- 

a seconda della missione della Chiesa Tamininistrazione 
della giustizia, spinta fino alia parte penale e fin anche al- 
1'esecuzione di morte.... Purtroppo governar civilmente equi- 
v;ileva, come di fatto ora e, a sopraccaricarsi di mille nuovi 
pensieri di mille curiosi fastidii, di raille sopraggiunte Ammini- 
strazioni: goveruar civilmente importava esigere enormi tasse 
nei modi piu disdicenti e brutali, e a sopraccaricarsi di debiti 
senza possibilita di giammai soddisfarli ! . Dalle quali cose 
inferisce ch'esse mal venivano compensate dalla guarentigia 
di liberta di cui godeva il Pontefice 8 . 

Questa inferenza e a torto dedotta. Iraperocche la liberta 
del Ponteiice e tal bene, a fronte del quale ogni altro l>ene 
si dilegua. Essa e d'interesse supremo; perche 6 strettamente 

la colla liberta delPintera Chiesa. La dipendenza e suddi- 
tauza del capo di una societa, importa la dipendenza e sud- 
ditanza di tutto il corpo socialc. Potreste voi, per esempio, 
concepire libero il regno d' Italia, se il suo He fosse suddito 
dMl' Iiuperatore di Germania, o del Presidente della Repub- 
blica Francese? Certo che no. Dall'ordine civile trasporta 

orso all'ordine religiose. Suddito il Papa, e ^uddita 1'intera 
Chiesa. Or la Chiesa e Signora di tutti, e non pu6 convert ir>i 

1 Pagina, 7 e 8. Pag. 8. 



262 I>KM. \ INIiII'KNI'KN/A HF.F. PAPATO 

in ischiava o ancella di nessuno. L'assoggettamento <1 
si lira dietro Tassoggettamento di tutti i fedeli; la coscionz.i 
dei quali prende regola e legge dalla parola del Papa. Ci6 
spiega il commovimento universale dei cattolici, per la condi- 
zione presente del Papa, e i voti espressi dai loro congr 
pel ristabilimento della sua sovranita temporale. Cio spi< 
altresl Tammirabile costanza do' Ponteflci a sostenerla. I lilifi- 
rali, per affettata ignoranza, o procace malizia, si lagnano fie- 
ramente di questa, che chiamano ostinazione. Essi rattrihui- 
scono ad ambizione e vaghezza di regno. Ma la turpe calun- 
nia verso uomini di tanta virtu e abnegazione, qual e quella 
dei Papi, e stolta. L' inespugnabile loro fermezza non e che 
Padempimento di un sacro dovere. II Papa e custode e vindice 
dei diritti e della liberta della Chiesa. Piuttosto che venir raeno 
a si stretta obbligazione egli deve incontrare ogni pena e per- 
fino il martirio. E con cio si risponde allo spauracchio, che 
TAutore esagera intorno ai pericoli che la persona stessa del 
Ponteflce correrebbe, ritornando principe temporale. Si loda 
tanto la costanza di S. Gregorio VII nel contrasto che oppose 
alle investiture, per 1'estinzione delle quali non dubito di ri- 
correre alle armi non solo spiritual! ma ancora material!. Or 
la sudditanza del Papa non e meno perniciosa alia Chiesa di 
quello che fosse quell'antica usurpazione degli Imperatori Teu- 
tonici. 

Venendo ora ai singoli capi della fatta obbiezione, diciamo 
che senza dubbio il poter temporale porta seco un gravissimo 
fardello di cure fastidiose ed increscevoli. Ma ad esse convien 
che il Pontefice pazientemente si sobbarchi, per ragione del 
bene grandissimo che ne proviene alia Chiesa. San Gregorio 
Magno (ai tempi del quale, in forza del corso naturale delle 
cose, la sovranita temporale dei Papi si era gia in gran parte 
spiegata) menava alti lamenti dei pensieri e delle cure che gli 
apportavano le faccende secolari, e nondimeno non cercava 
sottrarsene. Quanto poi all' amministrazione suprema della 
giustizia penale, il Papa Re non pu6 per fermo schivarla. Se 
oyli e Principe deve esercitare tutte le attribuzioni del Princi- 



:orge assurdo. Iddio 6 fontc due 

le pole- !e e rel; ed ease, lungi dall'ost* 

si ; o inirabilmente fra loro, servendo la priina alia 

seco :i puo l.-i iue<le.>iina persona accoglierle entran 

esercitandole nella loro applicazione per mezzo di min. 
diver>i. r;i|{.r.'.senlanti ordine ; ,ua inline e la men- 

zione tatta dall'Autore di tasse enormi, e debiti non possibili 
a soddistar.M dal Pontefice, mentre ognuu sa quanto moderate 
fossero le imposte del Governo Pontificio e floride le sue flnanze. 
Piuttosto questi rimproveri si aflanno al Governo che gli e suc- 
ceduto, le cui tasse eccedono ogni inisura, e i debiti contratti 
sono strabocchevoli e Terario e ad un pelo dal lallimento. 

III. 

L* An tore non si contenta delle ragioni, recate contro la So- 
vranita civile del Pontefice. Ma obbietta altri inconvenienti 
che sgorgano da essa. Prima di rispondere partitamente, os- 
serviamo in generate che, quando anche il poter temporale 
]>ortasse seco degli inconvenienti, converrebbe studiosamente 
cercar la maniera di correggerli per quanto 6 possibile ; ma 
non indursi mai per ragione di essi ad incorrere finconve- 
niente massimo, qual 6 la dipcndenza politica del romano 
Pontefice. Ci6 premesso, passiamo a discutere in particolare i 
pretesi inconvenienti. II principalissimo & la diffbrmita, che il 
poter temporale adduce tra Cristo e la Chiesa. Questo (riot 
it poter temporale), secondo lo scrivente, piuttosto permesso che 
voluto dalla Provvidenza, ha un inconveniente oltremodo grave, 
un inconveniente di ordine superiore, qual e quello di reudere 
difforme la Chiesa dal suo esemplare divino, dal suo pon. tti>- 
MIIIO Sposo 1 . Cotesta diflbrmita egli la ripete da tre capi. 11 
primo 6 per rispetto alia liberta. Egli dice : Cristo non solo 
fu ricuperatore della perduta nostra liberta, ma fu altresi della 

.>iiu;i il piu geloso tutore Egli ben conosceva che 

T impiezza della liberta corrispohdeva la grandezza dei ; 

1 Pagina 9. 



2f>4 DELLA INDIPENDENZA DEL PAPATO 

riti.... Ecco 1'alta ragione per cui Cristo in terra potnndo in 
tutto costriogere tutti, non voile costringere menomamente 

nessuno Perche dunque riunire all' opposto nella persona 

del romano Pontefice anche tal altra dhdicente parte (la po- 
tesld coattiva), che Cristo da s& respinse? ! 

II perche Tabbiamo gia ampiamente spiegato, ed e Pas- 
soluta necessita di assicurare nel Ponteflce la sua indipendenza 
civile dai poteri del secolo. Ma cio contrasta colla liberta, ri- 
chiesta in coloro, che sarebbero sudditi del Ponteflce. Di qual 
liberta parla 1'Autore? Certamente non di quella, che consiste 
nell'esenzione da costringimento interne e flsico > necessaria 
a meritare (qui potuit facere malum et non fecit); ma di 
quella che consiste nell' esenzione da costringimento morale 
ed estrinseco che viene dalla legge e dalle pene che infliggonsi 
ai trasgressori. Ora di questa liberta Cristo non fu ne ricupe- 
ratore ne tutore. Egli disse : Non son venuto a sciogliere la 
legge, ma a compirla : Non veni solvere legem sed adimplere. 
Egli anzi non dubito di applicare egli stesso la pena, armando 
per ben due volte di flagello la destra, per isferzare i profa- 
natori del Tempio. Quantunque poi in via ordinaria siasi ri- 
serbato di punire i tristi nell'altra vita, nondimeno a punirli 
in questa ha costituito in sua vece la pubblica autorita. Onde 
TApostolo parlando del Sovrano lo chiama Ministro di Dio, 
vendicatore, mediante la pena, verso coloro che operano il 
male : Minister Dei est, vindex in iram ei qui malum agit 2 . 
Laonde il punire i prevaricator! e in se cosa giusta e santa, e 
niente vieta che tal potesta si unisca nel Ponteflce all'autorita 
spirituale, in ordine a quelli che gli sieno sudditi anche tem- 
poralmente; massime quando tal riunione e necessaria, affin- 
che esso Ponteflce sia ed apparisca esente da ogni soggezione 
a principe secolare. 

L'altro capo di accusa e la mancanza di poverta. Una 
seconda difformita, della Chiesa da Cristo importava il poter 
temporale, e questa era nella osservanza deiresterior poverta.. 
Cristo fu estremamente povero, e povera poteva e doveva es- 

1 Pag. 9. 2 Ad Komanos, XIII, 6. 



861 

la Chiesa... Ora il poter temporale importava senz'altro 
un p< terreno *. 

La Cbiesa ha bisogno, ed in copia, di beni material! 
h.i M-I^IKJ pel mantenimento dei Sacri Ministri, secondo il 

rso lor grado, massimamente di quelli, che spedisce Delle 

ioni infedeli a conservazione e propagazione della fede. Ne 
in bisogno per 1'esercizio della beneflcenza; giacche la cura 

jx>veri fa parte della religione. Ne ha bisogno pel decoro 
e per la magniflcenza del divin culto. Lo stesso Autore pooo 
dopo airerma: II Romano Ponleflce pu6 non solo, ma deve 
i imamonte assumere la piu splendida pom pa del mondo, 
ove trattasi di contribute egli stesso al culto delle sacre 
tunzioni. In esse in vero non si tratta della gloria nostra, 
ma del culto esterno di Dio *. Ora ci6 come pu6 farsi 
senza ricchezza? E questa un'altra incoerenza dello scrittore. 
I.t Brando sontuositk delle funzioni papali procedeva appunto 
dall'avere il Papa possessi terreni. Cristo fu poverissimo; 
senza dubbio. Ma appunto perche egli, essendo in s6 ricchis- 
simo, per amor nostro si fece povero; noi, non potendo ar- 
ricchir \m(bonorum meorum non eges), convien che, in quella 
vece, ne arricchiamo la Sposa. 

I /Autore dice: La maggior difformitk tra Cristo e la 
Chiesa, che il poter temporale portasse, si era neir esercizio 
della sublime virtu dell'umilta. In questo il poter temporale 
costituiva senz'altro una indegnith. Cristo Sacerdote Supremo, 
grande Re dei giudei, capo eterno della sua Chiesa, vero Uomo, 
ma altresi vero Dio, voile civilmente in terra essere T ultimo 3 . 

Cristo per apparir grande e primo non aveva mestieri del 
poter temporale. Egli aveva in sua mano la virtu dei mira- 
coli, e merce di essa si palesava non pur Sovrano degli uo- 
mini, ma Sovrano dell'intera natura. Le turbe lo acclaraa- 

qual Sublime Profeta: Propheta may> -wit in no- 

, : />i>-U plebem siiam. Egli dava la vista ai oivhi. 
nnita agli inlbrmi, la vita agli estinti. Egli comandava agli 
elementi. Qualis est hie, quia renti el mare obediunt 

1 Pag. 10. ' I'dg 11. 5 Pag - * MATIH. Mil 17. 



266 DIIJ.A INI.I ./A DEL PAPATO 

Egli comandava agli stessi spirit! maligni, costringondoli ad 
uscire dai corpi ossessi. Di che nasceva in tntti meraviglia e 
timore: Factus esl pavor in omnibus et colloquebantur ad 
inricem dicentes: Quod esl hoc Verbum, quia in potestate et 
<'irtnle imperat immundis spiritibus, et exeunt J ? 

L'Autore dice: Sarebbe maggior grandezza, a parer mio, 
pel Pontefice vedere i Regnaati e gli Ambasciadori intorno a 
se, ma vestito dimessamente e alPapparenza non altro che un 
semplice prete o povero frate 2 . Ecco le aspirazioni dei li- 
berali! Ridurre il Papa a semplice prete o povero frate! An- 
che i miscredenti ed i pagani, soggiunge, sarebbero portati a 
riconoscere nella sua Augusta persona un'impronta Divina 3 . 
Li ha forse interrogati cotesti miscredenti e cotesti pagani, 
per accertarsi delle loro interne disposizioni? A conferma della 
sua tesi reca 1'esempio dei Re Magi, che adorarono Gesu in 
Betlemme, fanciullino povero, sofferente, umilissimo. Ma quei 
Santi Re, oltre la luce della grazia da cui vennero interior- 
mente illustrati, furono guidati all' umile dimora di Gesu da 
una insolita Stella, che colla sua prodigiosa apparizione ma- 
nifestava quel fanciullo qual Dominatore degli Astri. Ora il 
Papa non ha il dono dei miracoli: egli deve valersi dei mezzi 
ordinarii ed umani. Epper6 deve circondarsi di quell'esterno 
apparato, che convenga all'altissima sua dignita, e valga a con- 
ciliargli il rispetto delPuomo; il quale, come Dante osserva, 
solo da sensato apprende cib che fa poscia d'intelletlo degno. 
L'Autore per attuare il suo ideale dovrebbe prima mutare la 
natura umana in quella degli Angioli, che apprendono 1'in- 
telligibile, non nei sensibili, ma in se medesimo. L'Autore vor- 
rebbe che il Pontefice per amore di umiltk abbandonasse per- 
fino il nome di Padre (Papa), e si chiamasse fratello. Ma co- 
testi son pensieri da forsennato, e non han mestieri di risposta. 
Solo notiamo che qui non puo suffragargli 1'esempio di Cristo, 
il quale disse agli Apostoli: Voi mi chiamate Maestro e Signore; 
e fate bene, perche io son tale: Vos vocatis me Magixi* 
Domine; et bene dicitis, sum elenim *. 

1 LUCAE IV. 36. - Pagina II. ! Ivi. 4 Evang: secundum loannem, 
XIII, 13. 



Nt< ''.: 

IV. 

Se non ohe Pincoerenza e Timbaraz/o dell' Au tore si ina- 
sta singolarmente nelT ultimo paragrafo, in cui viene a 
are sc la quistione romana ski naziooale o internazionale. 
Egli comiacia dal lodare la legge delle guarentige, siccome 
quella che dislrugge tutti gli inconvenient! del poter tempo- 
rale. Manco male; se distrugge questo stesso potere ! Tutta- 
volta egli concede cbe siffatta legge e imperfettissima. As- 
suefatto a concedere tutto ci6 che si pu6 e si deve concedere, 
ainmetto io stesso che quella legge sia imperfettissima '. 
Egli trova la causa di cotesta imperfezione nella qualita degli 
autori di essa legge. Invero chi sono coloro che fecero tale 
legge di guarentigia dell'esercizio del potere spirituale del Pon- 
tefice? Quasi tutta gente che colla Autorita religiosa non aveva 
che fare, e di religione stessa, poco o nulla voleva sapere.... 
E possibile che canti un muto e vegga un cieco *? Passa 
quindi ad osservare T instabilita della medesima, potendo, 
sempre che vuolsi, essere rivocata. La legge delle guaren- 
tige fu fatta ed esiste. Fu fatta (mi si dice) ma al giorno se- 
guente potova essere disfatta ; esiste, ma per la stessa volonta 
del Parlamento potrebbe d'un tratto non esistere. Guarentigia 
vuol dire sicurezza; sicurezza importa impossibility del con- 
trario. Come dunque (mi si dice) venir a parlar di guarentigia, 
quando la legge svanir possa da un moinento alPaltro? Tal 
riflessione 6 troppo logicamente stringente, perchfe non debba 
esser messa in non cale 3 . II perchfc egli passa a dire di due 
maniere di stabilita; Tuna propria, Paltra per concorso al- 
trui. E stabile una colonna, che riposa diritta sulla sua fon- 
damentale base; e stabile anche una colonna che inclinatasi 
e fuor di centre, con muri a sperone e stata as>ii-urata 4 . 
Quc ^ta osservazione doveva necessariameute menarlo a 

prelerire por T indipendenza del Pontefice il poter temporale 
ad ogni altra invenzione, perch& allora solamente essa riposa 

' I'jg. 12. Pag. it. 3 lag. 13. !'-. 1 4. 



268 DELLA INDII'KNDENZA DEL PAPATO 

su propria base. Ma 1' autore, accortosi forse che la recata 
similitudine gli faceva cattivo giuoco, ne devia immantinente. 
Prima di proseguire la questione, per altro fa d'uopo scio- 
glierne un' altra importanlissima, la questione cioe, di cui si 
fa cenno nel titolo, vale a dire se la questione romana sia 
questione nazionale italiana, od internazionale *. Egli, com'era 
naturalissimo, la risolve nel primo sense, per la ragione che 
appartiene all' Italia e non alle altre nazioni guarentire la 
indipendenza e liberta del Pontefice. La Provvidenza pose 
il Capo della ^Cattolicita eel centro politico di una Nazione/di 
una Nazione che la Provvidenza stessa per mezzo dei monti 
e del mare avea col suo dito chiaramente delineate; in un 
centro che gia in antecedenza era stato centro politico di na- 
zione vastissima; pertanto ragion voleva che ben s'intendesse 
a questa nazione affidato a preferenza delle altre, il delicato 
incarico di tutelare 1'indipendenza del Capo stesso della Cbiesa 2 .* 
Sia pure cosi : il delicato incarico di tutelare P indipendenza 
del Capo stesso della Chiesa appartenga all'Italia, a preferenza 
delle altre nazioni. Ma da ci6 che segue ? Segue tutto il con- 
trario di quello che vorrebbe PAutore, cioe che appartiene al- 
P Italia, non il sacrilego attentato di distruggere il poter 
temporale del Papa, maall'opposto di assodarlo e difenderlo; 
avendo noi dimostrato che, senza di esso, quell' indipendenza 
non puo ottenersi. Cosi e: poiche Iddio ha dato all' Italia, a 
preferenza delle altre nazioni, il glorioso privilegio d' avere 
tra i suoi confini, colui, che comanda spiritualmente a tutti 
i popoli della terra; 6 congruente il pensare che le abbia im- 
posto con cio il dovere di adoperare ogni sua cura a mante- 
nerlo e difenderlo in tutto ci6 che e richiesto al libero eser- 
cizio del suo altissimo ministero. 

L'Autore scrive: Le nazioni possono considerarsi, sotto 
il rapporto religiose, quasi altrettante figlie della Chiesa. Or 
bene, quando un padre vuole o deve rimanere in casa di 
un flglio e non altrimenti, incombe senz'altro a costui il pro- 
curare quanto occorra al padre stesso, e posto che nulla di 

Pag. ii. ' Pag. 15. 



269 

nto 6 n- osso benissimo 

pretendero dn* gli altri flgliuoli non s'intromettano e pensino 

he egli, come pin', fare, cosi intende dover ad- 
piore l . Si; ma lino a tanto che il flglio adempia di latto 

-o il padre il dovon- <li non fargli mancar nulla di quanto 
gli occorre. Laonde se gli e necessario avere in sua balia 
in casa del flglio un appartamcnto, di cui egli solo sia pa- 
drone, in cui a lui solo obbediscano i dornestici, necessarii 
alia spotli/ione de' suoi aflari, e in cui possa liberaraente rice- 
vere tutti gli altri flgliuoli, sen/a che vengano disturbati ; 
tutto ci6 dee consentirgli quel flgliuolo. Se per contrario glielo 
rifiuta, anzi lo spoglia del possesso di quella parle di casa 
che prima aveva in suo pieno e libero dominio; e evidente 
che in tal caso gli altri fratelli han dritto d'intervenire, ac- 
ciocche al loro padre sia fatta e mantenuta la condizione che 
gli conviene. Ci6 pare che con poca coerenza si ammetta dallo 
stesso nostro Autore, rispetto all'Italia. Imperocche egli scrive: 
Purtroppo ft Tltalia che deve pensare all' indipcndenza del 
Papa,.. Ma se viceversa e I'ltalia, che venendo meno ai suoi 
doveri piu alti, di sua mano si spoglia de' suoi dritti di pre- 
cedenza, in favore di chi prima non li godeva; se giustamente 
dell'Italia il Ponteflce difflda (come di fallo presenlemenie dif- 
fida), perchfe essa venendo meno ai suoi alti doveri, purtroppo 
rifluta da per se stessa ogni fldticia, che in altri il Ponteflce 
pu6 e deve porre; 6 troppo evidente in tal caso che altri, che 
abbia il titolo e la ragione di provvedere all'indipendenza il-l 
Ponteflce, s'intrometta in casa dell'Italia, e anche se occorra, 
a mano armata, por rendere al Sovrano Ponteflce, al Padre 
comune, ci6 che I'ltalia confesso doversi rendere, ma non voile 
o seppe rendere. Pertanto non assicurare, come I'ltalia ! 
la liborta al Ponteflce, infrangerla al contrario essa medesima, 
equivale per ritalia stossa a dar ragione c dritto a tutti i cal- 
tolici, a tutte le nazioni, a tutto il mondo, d' intervenire in 
Italia. Dico a tutte le nazioni, perche anche il Turco potrebbe 
a buon dritto protondere che il reclamo doi suoi sudditi cat- 
tolici dovesse nella sua giustizia cssere soddisfatto *. > 

1 Pagina, 15. Pagina, 16. 



270 DELLA INDIPENDBNZA DEL PAPATO - NUOVE PROPOSTK 

L'Autore chiede: Ma son coteste cose serie? Dar ragione 
ad altri e giusto titolo d'intromettersi, quando che sia in propria 
casa, dar questo titolo giustissimo e questa ragione validissima, 
non ad una sola delle nazioni, ma a tutti gli individui, a tutte le 
nazioni del mondo, darlo non per una sola volta ma per sempre, 
e lasciare questa fulminea mina alia unita ed alia esistenza 
della nazione, a traverso alle tanto mutabili vicende dei tempi, 
dar tanto titolo e tanta ragione non pure ai buoni, ma piu 
che mai ai furbi, che benissimo se ne potrebbero valere al- 
Poccorrenza ad altro scopo qualunque e perfino di conquista *? 
Or questa ragione e questo titolo, che PAutore confessa essere 
giustissimo, 1'Italia legale Tha dato colPoccupazione di Roma, 
per la quale non solo ha offesa P indipendenza politica del 
Ponteflce, ma Pha distrutta del tutto. Cio, se non fosse altro, 
e chiaro dalle manifestazioni di esso Ponteflce, il quale ripe- 
tute volte ha dichiarato che la condizione fattale 6 intollera- 
bile, ch'egli si trova costituito sotto una potesta nemica e 
non e oggimai piu libero pel governo universale della Chiesa. 
Laonde ben disse il Senatore Jacini: che PItalia coll'occupa- 
zione di Roma ha messa in giro per PEuropa una cambiale 
segnata in bianco, la quale, se ora si trova in mani amiche, 
ben potrebbe dalP un giorno alPaitro capitare in mani ne- 
miche. E prudenza cotes ta? E sapiente instituzion d'uno Stato? 



Pagina, 16. 



LA MUSICA SACRA 

E LE PRESCHIZ10NI ECCLESIASTIC I IK 



STUDIO STORICO INTOHNO LA DISCIPLINE TRADIZIONALE DELLA CHIESA 
IN ARGOMENTO DI MUSICA SACRA 

(Conlinnaiione) * 

IX. 

LA 8CUOLA FIAMMIN<JA XKL SECOLO XV. 

La dimenticanza quasi assoluta in cui giacquero per lungo 
correre di tempi i maestri della Scuola flamminga e la poca 
o niuna cura che si ebbe fino quasi a' tempi nostri di ricer- 
care negli archivii o nelle raemorie storiche del secolo XV 
quel che ad essi si riferiva, produssero questo doppio eflfetto : 
di supporre assai povero tutto il periodo che precedette la 
polifonia classica della Scuola romana e insieme di crederlo 
tanto barbaro, che non valesse quasi la pena d' occuparsene, 
se non tanto come si fa delle ombre, per far meglio risaltar 
le figure. Cosi adopero senza dubbio il celebre nostro Baini. 
dipingendo con assai fosche note que' maestri e que' tempi f . 



> Vedi Quad. 100" .4 piiiun.. i*Mi |>. 553 e Mfg. 

* BAIJTI, Mem. star. crit. ecc. Veggasi specialmente il Capo HI del Tom. I, 
I e Begg. L/AMRIUIS il.-ilii-n .n ri.nnmin^lii p.irtc h-l voluiin- wt-ondo e 
tutto il t.-r/o d.-ll.i -ii.i ' ' !.>porando M*m|in> quella <>- 

lirii-tii -i| t>(]iiita <li giudizin rhe Rli " prnpria I'iu vollo c particnlari: 
n'll;i Prrfazi'nir del vol. Ill egli ' are alquai 

troppo foschi del Baini. 



LA MUSICA SACRA 

Ma gli studii piti moderni misero in sodo che hen altro e il 
giudizio della storia, e che pur concedendo alia Scuola romana 
del secolo XVI e quindi al Palestrina d'avere oscurato con 
raggi vivissimi tutte le altre stelle che precedettero, non per 
tanto cessano queste d'essere veramente di prima grandezza; 
molto piu che trattandosi di un lento svolgersi deirarte, che 
dall'imperfetto passa per gradi al piu perfetto, il colrao di 
bont& a cui giunse la nostra polifonia classica non avrebbe 
altriraenti spiegazione alcuna, e senza il diretto influsso della 
Scuola flamrainga converrebbe ricorrere al miracolo; come 
saria ad esempio la dimane di un verno rigidissimo vedere 
all'improvviso un campo di spiche, non pure verdi e rigo- 
gliose, ma cariche oraraai di frutto maturo e pronte alia messe. 
Convien tener fermo che non e disonore alcuno per una na- 
zione, raver occupato per alcun tempo il luogo da sezzo 
(come Pietro Aron a torto lamentavasi acerbamente l ) e Pes- 
sere stata sulle prime discepola degli stranieri, quando per 
P impulse del proprio genio seppe poi vincerli in siffatta guisa, 
che insediossi maestra in luogo loro. Nel resto questa mede- 
sima fu la sorte dei Fiamminghi per rispetto alle scuole pre- 
cedenti. 

Ed in vero la Scuola francese del secolo XIV, non ostante 
tutti i suoi errori, aveva gik preparato largamente il terreno 
ed aperta la via alia Scuola fiamminga. Le trattazioni de' teo- 
retici di miglior fama e le vivaci polemiche sostenute contro i 
traviamenti degli innovatori, avean gi& poslo un qualche freno 
all'audacia sbrigliata de' maestri e de" cantori ; e le condanne 
di Giovanni XXII aveano indicate, naturalmente e con termini 
aperti, agli uomini di buon volere, quali fossero quelle vie che 
si doveano assolutamente scansare, se pure intendevasi di of- 
ferire alia Chiesa lavori d' arte non indegni di lei. Che se il 
procedere innanzi fu lento assai e si logoro quasi un secolo 
prima di poter giungere a qualche cosa, che meritasse in vero 
senso il nome d'arte, cio devesi, parte alle circostanze de' tempi 

1 VIII 3 di questo lavoro. 



!' PRE8CKI/I ''~'3 

e de' luojrhi, poco favorevoli (come abhiani gia veduto) alia 
lio, e parte alia gran diMicolta di dovere an- 
zitutto imti-'tviaiv la retta strada. Per noi tutto e ora spia- 
i: le regole dcirarmonia e del contrappunto ci vengono 
proposte in bell'ordine no' lihri di scuola; Tesperien/.i d.-'se- 
coli precedent! fanno guarentigia della bonta di tali insegna- 
nn'iiti, e gli esempii e i modelli de' dassi.-i servono di conferma 
interne e di guida sicura. Ma nel medio evo tutto dovca pro- 
re PIT esperimento ed essere scoperto a poco a poco, non 
altrimenti che con la maggiore o minore linezza d' orecchio 
che avevano i maestri ed i compositori e con T autorita che 
s'erano potuta guadagnare presso i loro scolari, a flned'im- 
porre loro come regola certa le proprie opinioni. Spesso con- 
vfiiiva dar per errore, quel che i secoli precedent! avevano 
bonariamente predicate come principio. Si rifletta, per esem- 
pio, al parallelismo delle quinte e delle ottave, dato come re- 
gola fondamentale per T organum e per le diafonie, e alia 
proibizione assoluta di mai piil adoperare le quinte ed ottave 
di moto retto fra le parti, che ^ia si scorge come massima 
tra' maestri fiamminghi. A dir tutto in breve, ogni cosa si 
doveva creare: notazione, misura,armonia, contrappunto, strut- 
tura de' pezzi, bellezza e proporzione delle parti. 

Piu tosto e da meravigliare come mai i Fiamminghi, con 
la povera eredita ricevuta dai Francesi, giuguessero si presto 
a farsi innanzi; tanto che gia le loro composizioni de' primi 
decennii del secolo XV, non solo hanno merito d'arte degno 
di considerazione, ma presentano oramai una polifonia non 
pii\ bambina, si bene giovinetta vigorosa, pognamo die ancora 
di forme alquanto acerbe, e per6 prive di quella mollezza e 
ritondita, che sono proprie degli anni pin maturi. Certo e che 
gli avvenimenti, che funestarono la Chiesa in Fram-ia, in Ger- 
in a nia, in Italia sullo scorcio del secolo XIV o sul principio 
di^l XV, e in particolare lo scisma d' Occidente che tenne 
<liHro all'esi^lio avignonese, erano un grave impedimento al 
progress degli studii e delle arti presso quesle nazioni. I 

JTF. vol. Ill, fa*. 1011. 18 W* &** 



274 LA MUSICA SACRA 

dove nella Fiandra tutto era quieto e tr.inquillo, e la vita puh- 
blica da molto tempo non pareva quivi risentire le scosse 
della politica. I cittadini erano dati al commercio e per giunta 
operosissimi in ogni genere di disciplina ed amanti al soramo 
della vita doraestica e sociale; cosi che per questo e per le 
ricchezze acquistate e pel norae che oramai godevano, torno 
loro piu facile che ad ogni altra nazione, spingersi innanzi 
in ogni cosa e particolarmente nell' architettura, pittura e 
musica. 

Anche i germi tutti di quello stile peculiarissimo, che e 
proprio dei Fiamminghi, vogliam dire il polifonico, contene- 
vansi gi nelle Scuole che precedettero. Abbiarao notato a suo 
luogo come lo stesso organum e le diafonie fin dai loro prin- 
cipii verso il secolo X non si concepivano come accordi si- 
multanei, bensi come una o piu melodic che corrono sopra un 
lenore fondamentale, preso per lo piu dal canto gregoriano. 
Si passo poscia ad una qualche maggiore liberta di composi- 
zione, tralasciando le regole materialissime delle quarte o delle 
quinte e disponendo sopra il tenore melodie piu variate. Man- 
cava pero P invenzione. E come ne' tempi barbari dell' archi- 
tettura solevano gli artisti pigliar qua e la le colonne e i ca- 
pitelli e le mensole e i fregi de' monument! in rovina, inca- 
strando ogni cosa nel nuovo edificio, rompendo e tagliando 
inesorabilmente i pezzi che interi non capivano al nuovo posto 
e aggiungendo semplici e rozze murature alle parti che per 
avventura trovavansi troppo corte ; cosi ne' primi tentativi 
delP arte musicale pigliavansi a pigione le melodie gia com- 
poste (fossero profane o sacre, poco monta), e s' acconciavano 
poi sul cantus firmus, con quello strazio di torture e di sti- 
racchiamenti che gia sappiamo. Ma queste forme furono acer- 
bamente condannate, cosi dal senso comune, come dal prin- 
cipio dell'arte vera, e sovratutto dalla Chiesa nella nota Costi- 
tuzione Docta Sanctorum. Non restava dunque ai maestri che 
mettersi di gran lena allo studio indefesso del contrappunto, 
di cui gia avevano gittati solidi fondamenti nel secolo XIV i 



.7") 

luri> > Filippo de Vitry, ed apj 

air iiiv.-n/ione delle melodi<, in inodo che le ragioni della 
Chiesa e dell' arte andassero salve. 

Questo singolare istinto, ehumi.unolo cos), di far correre 
insieme piu melodie, per modo che T armonia non fosse che 
un effetto dei loro incontri piu o meno consonant!, trovo modo 
di pascersi largamente delle cosi dette imitazioni, che c. 
tuiscono una delle qualitfi specific-he della polifonia. Or anche 
queste si trovano gia indicate ed adoperate nelle Scuole prece- 
denti; e il primo cenno che nella storia se ne fa, si riscontra 
nel trattato di Giovanni di Garlandia, autore vissuto nella 
prima metk del secolo XII. Insegnando egli come debbasi dar 
vita (color) al canto, propone tre mezzi: quello del sonus or- 
dinatus, cioe di un ben concepito discanto sopra la melodia 
del tenore, quello della fioritura (florificatio) e quello della 
ripetizione (repetitio) od imitazione, come piu tardi si disse 
e si continua a dire. Tal ripetizione poteva farsi, secondo lui, 
o nella medesiraa voce (eiusdem vocis) o nelle varie parti (re- 
petitio diversae vocis), quando la medesima melodia in diverse 
momento viene eseguita da diverse voci ! . E ne reca un 
esempio, che per Tarte e ben povero, non essendo che un sem- 
plicissimo scambio ^i melodia tra le parti, ma che e prezioso 



1 IOII\NM> UK GARI.ANDIA I)'- r/./>tV</ tnnxurnhili poritio (Cfr. 
KER Script. I. p. i!5, H6). Color ->t piilrhritinlo smi \fl ..l.iectuin au- 
ditiis, PIT i|ti)il ..mlitns suscipii plai-ontiiini. Kt fit multis modia : aut *ono 
oi-dinato, aut in florificationr soni, aut in rrpflitiont riitidem coca vel direr- 
te.... Ri-|ftitio .'iuMlcin v>,-ig est color farienB ifcnotum -'mini CM* nolum. 
per i|iiain fii.titi.un aiulitus suscipit pla.-. -1111.1111 Ropctitin li\i-r-- \-M-in Mt 
iilom Sonus rept-litus in t.-mpcn- ili\t-rso a cli\'i>i- \o.-iln- 

HIT in tripliribiis, (jiiadrupli'-il'ii- V ,li pur.- K..n\yUu H l>ir al- 

r ni'l Kirchenmiii. Jnhrb. ;Rati-l..-n... I'uM.-t 19), 

.!,-! f-iKnilirat"! di ipi.--li \.irii t-niiini Si ii"ti in p..rlu-olare 
Uo ,1, //,, M die fu .i>^i fort.ii.ato n.-lla music;. 

(into foriln. m.-l-nlin finriti, contr^i^tnln f, 
fiorilo. tutto .-in ,1 nin.i I uni.unri.1.. in.iM.-alo. G.nt.if no al 

1.. u. .mini CM\ -In r ! nari.iin.-iil.' ,i<l.l>nlro n.-ll.- .<>-( n.-'t.-riiiii, 
icali, rhr il n .rissiino di COIllO /IOM.',. d.it.- da t.itli a . .-rta clasM di 

mel. ! (<t gg " 



276 LA MTSICA SA< 

nella storia per essere il primo di questo genere che si 
conosca '. 

Ne Giovanni di Garlamlia, esclama qui 1'Ambros, ne 
alcuno de' suoi contemporanei potevano mai immaginare qual 
frutto incalcolabile per Tarte dovea recare questo seguito an- 
cora in forme di melodie. Cos! que' due bambini che a caso, 
con due lenti dell'occhialaio di Middelburg, si tecero a guar- 
dare la banderuola del vento che in forma di gallo girava 
sul campanile, neppur sospettavano d'avere indicate la via, 
onde scoprire le maraviglie infinite del firmaraento e quelle 
degli infusorii impercettibili che nuotano in una goccia d'ac- 
qua 2 . Ed invero in quel primo germe contenevansi in virtu 
gli esperimenti del secolo XIII e XIV, e si puo dire P intera 
polifonia flno a noi, in ispecie poi tutte le meravigliose ar- 
ditezze delle fughe e de' canoni, conosciute sotto il nome di 
artificii della Scuola fiamminga . 

Quanto al merito particolare ch'ebbe la musica in questo 
secolo del dominio fiammingo, potra dirsi questo in generate, 
ch'essa ando di pari passo con le altre arti sorelle. Nel se- 
colo XV gia si scorge in ogni cosa Paperto influsso della ri- 
nascenza. I concetti, proprii delParte dell'eta di mezzo, servono 
ancora come di base e definiscono per cosi dire i contorni. 
Ma un interno irresistibile impulse per la novita, spinge Par- 
tefice, non tanto a creare ogni cosa, ma a profondere negli 
ornament! ; talvolta tocca bellezze incomparabili e compiute 
per ogni verso, tal altra si lascia sedurre da fantasie sbri- 
gliate, che mettono capo nel grottesco. Pero queste medesime 
stranezze rivelano potente e robusto ingegno, sebbene non 
ancora disciplinato da quella sobrieta, che rende classico il 
lavoro d'arte e che sola puo convenientemente dirigere Tar- 
tista nel giusto criterio quanto alia scelta de' mezzi e quanto 
alia debita proporzione ed armonia delle singole parti tra loro 
e del loro complesso col tutto. Or bene il medesimo inter- 
venne nella musica della Scuola fiamminga. Ne' lavori di 

1 Leggesi traclotto in notazione moderns nell'AMBROS 1. c. IF, p. 326. 
* L. c. 



un< i'Amhros, talvolta porflno in nna 

^a composi/ion^ <!i maggior lena, si trovano dello pai_ 
che toccano il sommo dolTarte piu pura o chc appaiono im- 
pregnate del senlimento della pi A squisita bellezza. Ma insicme 
s'incontrano pnginc che altro non sono che astruserie raffl- 
nite e canoni straordinariamente artificiosi. Gli uni e gli altri 
nondimeno presentano qualita, tanto energiche, chc perflno le 
sottigliezze piu spinte hanno raerito loro proprio e seducono 
chi vi attende. Tale musica sgorga come ben nutrita sorgente 
dal terreno ancor duro del secolo XV; essa non e possiMlo 
e non pu6 concepirsi che appunto in quel secolo *. E come 
frutto del suo secolo piacque immensamente ai contemporanei, 
ed ebbe somme lodi dagli scrittori e critici piu riputati, flno 
a credersi premio speciale della diligenza che vi avevano poslo 
i maestri o dono straordinario di un peculiare in flusso celeste *. 
Ma nel secolo seguente allo studio indefesso e alia bonta dogli 
ingegni, s'aggiungera, in Italia e in Roma, quel vero dono di 
Dio che e il genio, ed avremo la triade nobilissima, che sono, 
sebbene in senso alquan to diverse, i padri dell'arto: HaM'-iollo, 
Michelangelo e Giovanni Pierluigi. 

Cosi un periodo della storia si lega con 1'altro, e gli av- 
venimenti, per quanto possano sembrare straordinarii, salvo 
ben poche eccezioni, altro non sono che uno svolgimento piu 
o meno ordinato delle teoriche e de 1 fatti precedent!. Quanto 

L. c. nr, p. 3. 

1 GIOVANNI TI.NCTORIS, uno lie piu rclchr tratlatisti H.iniminj;hi c 
stro in Napoli, scrivca iu-1 1 " nel proemio <lel libro De Arle contrapun.-li 
(CoussKMAKKn, Script. IV, p *7 . Ni-ipn- (juod satis adniirari ripqiu-o, (|iiip- 
piam composiliim nisi c-itr;i annrs <|u.idr;i?iirit. ovl.it, rjuod auditii dignuni ab 
ernditis pxislimetur ; hac vero tempetat, ut pracleroam innu ccn- 

torefl ve-niisti^^iini' |)nmuntiaiit'-i. ni^cio an virtuii- < uiuxilam coelwlis influ- 
xiis, an vcluMiiontia assiduae exercitatiooil inlimli ll'Tent rompn-fi-ri-i. ut 
loaniii-s (>k. --1)011). Joannes R.^is, Aiillionius Rusiui-i. Firminu* C.i: 
lorin -, rpii novi^sinii-i tiMnporihm \it.i ftinrtns Inannem DiinUblt, 

mi Bin.-how, GuillormiH Dufay e pracceptoros halmissc in hac art 
\in.i jiloriantur. ijuoruiii otiiniuii) otnhia ft-ro opora tanlani siMvilmliiu-r 
d'-liMit, ut HUM qiiidt-m si-ntontia, ni, inotlo hnminili hafoibtttque voruin 
etiam Diix inuii'>rtalil)iH diu'i: 



278 LA MUSICA SACRA 

sia necessario tenere innanzi questi principii per ben giudicare 
del posto che occupano nella storia la polifonia flamrainga e 
la Scuola classica romana non e chi non vegga. 

X. 

LA POLIFONIA VOCALE. 

Ma non e nostro intento di scrivere qui una storia; si 
bene sul fondamento della storia ragionare delle cause e dei 
principii che ne' varii secoli concorsero a creare ovvero a man- 
tenere nella Chiesa una musica strettamente liturgica e quale 
alia santitci e maesta, del culto cattolico si conviene. Lasciando 
dunque agli storici la dimostrazione dello svolgersi della po- 
lifonia come cosa d'arte', toccheremo qui delle qualita, sue pro- 
prie come arte sacra, quali gia. si manifestano nel periodo della 
Scuola fiamminga, e si mantengono poscia e si perfezionano 
in quello della Scuola romana. 

1. Pregi intrinseci della polifonia vocale. 

Diremo anzitutto, che, salve poche eccezioni, nessuno di 
quei gravissimi abusi condaunati un secolo prima da Giovan- 
ni XXII apparisce piu nelle composizioni fiamminghe. Esse non 
raggiungono ancora tutta quella perfezione liturgica, ch'ebbe 
la classica polifonia, particolarmente dopo il Concilio di Trento, 
ma i difetti in questa parte trovano ancora sufflciente scusa 
negli usi e nelle consuetudini di quel tempo. 

Ed invero rimaneva tuttavia profondamente radicato negli 
animi, quel principio che il canto gregoriano dovea essere il 
fondamento di ogni buona musica da chiesa. Di Ik dovevano i 
maestri prendere d'ordinario non pure 1'ispirazione, ma il mo- 
tivo medesimo delle loro opere; anzi il Glareano non conce- 
pisce altrimenti la polifonia che come un ampliamento del 
canto liturgico e si lagna di que' maestri, che si prendono li- 
cenza di cambiarvi qualche nota, quasi toccassero sacrilega- 



una cosa sail fa ' >'}\<> la 

tivo, non appnrisro aflat to nol suo v. 

ritmo I noumi sono disgrejzati por modo, cho IP noto per in pirt 
hanno il valoro di semihwi, <li hi-eni e assai spesso di lunghe 
o m o vengono senza pirt disposte lungo il periodo mu- 

e, interrottft porn* no talvolta da pause pift o meno lungbe* 
Non formano dunquo in sostanza una vora inolodia, ma sola- 
iiH-nte il terreno sopra il quale, per dir cosi, danzano le altre 
parti, con volteggiamenti ed intrecci e corse e fermate, le 
juali, a seconda della bonta del compositore, sono spesso una 
meraviglia d'arte o se non altro d' artiflcio. Graziosamente e 

> paragonato il motivo gregoriano cosi disposto a quelle 
armature, che s'adoperano a sostegno di un trionfo di flori o 
di un gentile panneggiamonto di veli saviamente intrecciati e 
cadenti. II senso vero della melodia gregoriana resta adunque 
perduto, ma esso in certo singolar modo si trasfonde nelle 
altre parti, e in questo v'ha guadagno inestimabile. 

Anzitutto la melodia gregoriana, o diciam meglio il ranius 
fimnus tratto dalla melodia gregoriana, determina la modalit.V 
delKintera composizione. Mercecche, non essendo possihil^ <li 
condurre le imitazioni o di cogliere le armonie se non sulla 
scala proposta dal cantus firmus (salve sempre quelle modi- 
flcazioni, sovratutto nogli accordi di chiusa, che sono richieste 
dalle leggi speciali dell' armonia e del contrappunto), tutta 
intera la composizione riceve assai manifestamente T impronta 
del modo ecclesiastico che ha il medesimo cant* firm us. Cosi 
si mantenne la distinzione dei modi voluta da Giovanni XXII, 
quanto alraeno nella polifonia poteva tornare possibil\ 

In secondo luogo, incontrano spesso nollo parti d'imita- 
zione alcuni tratti, che rifanno il motivo del cantus finnus 
con ritmo piA stretto e piu naturale e che quindi meglio ri- 
chiamano il primitive ritmo gregoriano. Negli autori, sovratutto 
del la Scuola romana, ci6 6 frequente assai *; ma non mancano 



' /... H.i-il. 

nlciiiii M iithimi il (h MALI.FK nolla sua r-. 

i<hre flir poliphonrn Kinhengctany (Regenbur_ :irlb 

i89l , |> -it. e segg. 



280 LA MUSICA SACRA 

eserapii neppure in quelli della Scuola fiammioga. Per altro 
verso, siccome le nuove parti che lavorano sul cantus finnus 
si rauovono su e giu per la scala diatonica, non solo ridanno 
una melodia che ha tutto il sapore gregoriano, ma spesso 
prendono andaraenti e movenze, che trovano buon riscontro 
nelle melodie del Liber Gradualis e del Liber Anliphonarius, 
tanto che si potrebbono chiaraare reminiscenze di quelle. Cosi 
quella vita, che le melodie gregoriaue aveano presso che per- 
duta nella pratica delle chiese, riappariva in certa maniera 
nelle invenzioni melodiche della polifonia. Ed in vero, il canto 
gregoriano nel secolo XV, e assai prima ancora, eseguivasi 
in chiesa a note eguali e martellate e prive d'ogni senso me- 
lodico. Nella polifonia invece il flusso melodico ritornava spon- 
taneo ed era dolce, soave, delicato ed avea tutte le qualita che 
deve avere un vero canto, perche possa piacere all' orecchio, 
com' era appunto la melodia gregoriana, prima del guasto suo. 
Ad ogni modo la composizione polifonica, presentandosi cosi 
pregna di sapore gregoriano, era per cio solo meritevole d'es- 
sere considerate come musica veramente liturgica. 

Inoltre la polifonia seppe pure felicemente congiuogere in- 
sieme nelle sue melodie 1'andamento a misura con un fare 
libaro e spigliato, che se non altro meglio s'accosta al ritmo 
libero gregoriano. La musica moderna con tutti i suoi mira- 
bili progress! e ne' suoi ritmi le mille miglia lontana da quel- 
1'artiflcio semplicissimo in se medesimo, ma pure di somma 
efflcacia, che seppero trovare quegli antichi. Essi movevano 
senza dubbio dal principio che il testo liturgico dev'essere 
melodicamente declamato; quindi non tenevano niun conto 
de' tempi forti e deboli della battuta (e forse non vi avevano 
mai fatto riflessione), ma solamente delle arsi e tesi, o vogliam 
dire delle sillabe accentate ed atone. Su quest'unica trama dis- 
ponevano le lor melodie, e ne usciva quel contrasto bellissimo, 
che anche oggi rapisce addirittura chi ascolta. Con la massima 
liberUi e variety le arsi or cadono sul tempo forte ora sul 
debole, producendo 1'effetto di una specie di sincope e quindi 
di uno scambio continue di tempi pari e dispari, mentre pure 



la bait 11 ta proo- ,lto 

quanto nel ritmo ,1 misura v' ha di troppo uniforme; la I 
tut.i non si srnt- piu durante il canto e solo si vedo nl in 
della mano di chi dirige, c la melodia prcnde una sp'( !<> di 
andamento oratorio, quasi fosse retta dalle sole arsi e tesi 
testo liturgico '. 

Or siccome tal giuoco si fa in tutte le parti, e queste per 
lo piu -non corrono simultanoe, ma indipendenti com'6 proprio 
dello stilo imitative, no se^ue che le arsi e le tesi formino pure 
contrasto tra le parti stesse; mentre una voce 6 in arsi, 1'ahra 
e in tesi e sempre con la massima discioltura, come se Tar- 
tificio non fosse pensato, ma succedesse a caso. Ne segue inoltre 
che ogni parte, declamando la sua melodia con piena indipcn- 
denza, torna distinta da tutte le altre e con nelti e pr 
contorni; di maniera che 1'orecchio non percepisce gia un 
guito d'armonie, ma due, tre, quattro o piu melodie, quante 
sono le parti, che mirabilmente giuocano fra loro. Cosi se sulla 
superficie di tranquillo pelaghelto, si gittino delle piotn; 
vedrai formarsi de' circoli che s'aprono e muovono ciascnno 
per conto proprio; senza punto turbare il corso altrui, s'intrec- 
ciano quelli a vicenda, e sempre ondeggiando ed ampliando le 
crespe, non s' arrestano flnchfc non abbian baciate ripetuta- 
mente le sponde intorno. 

Un altro pregio. La frase irielodica, che adopera la poliio- 
nia, non 6 a ritmo flsso, pognamo di tanli piedi, a cui ri- 
sponda una seconda, una torza e quarta fra^e di eguale ritmo, 
come si fa generalmente nolla musica moderna, che per lo piu 
prende i suoi ritmi dalla poesia delle lingue moderne. Gli an- 
tichi, se il testo non era metrico e pero gia diviso in i 



1 Ouost'.irtilicio p stato assai !>eno illtntralo con rapmpii I;H' IVAVA nfl- 
1'openi L'i tntnticn rcrlr tins lien lecondo In rolonla della chits* (Trontn, Mo- 
naui |i. li" o SP^.-- Solamcntp si o*orvi rhi il ch. Antnro. chiaina 

arw il tempo in li'%;in\ //-< il t j fii|m in haltcrc; riienlrp tantio alia n- 
turn dcjili arcpnti ilovn-Mip dir>i il mnlnrio. I/lvtvA SPRIH- l-< s-nlenza li 
alcuni rontra|>punlisli nmclrrni ip. e.- doll' UAM.KIH otl am he li alcuin 
antichi. Si vppjja pcm <ju<>l i ' uMAxx (D^r Conlraptml t. 

Berlin, Springer, 187T; p. 1, t). 



LA MUSICA SA< 

metriche, inventavano per modo la melodia, che liberainente 
abbracciasse Ja frase o 1'inciso di frase, proprio del testo in 
prosa; quindi il testo e la melodia si sposavano a vicenda con 
modi cosi spontanei, che 1'uno parea fatto per Taltra. N 7 on e 
a dire che gli antichi siano in questo senza difetti, e molto 
meno i Fiamminghi; anzi nel periodo degli artificii i Fiam- 
minghi peccarono per tal modo, che spesso pareva si curas- 
sero solo delle imitazioni e de' canoni musicali e non gia delle 
parole liturgiche. Ma qui parliamo delle qualita della polifonia, 
come tale, di cui e proprio questo pregio. Nondimeno se la 
polifonia classica anche in questo tocco il sommo, le opere 
fiamminghe ne danno gia esempii in buon numero e fin dai 
primi tempi di quella scuola. 

Tali qualita non essendo un elemento esterno e quasi acci 
dentale, che si aggiunge alia composizione polifonica perche 
sia sacra, ma appartenendo alia sua stessa natura e formando 
per conseguenza quel che intrinsecamente la costituisce, la 
polifonia diviene da se medesima musica sacra per eccellenza. 
E fu giustamente paragonata alle grandi cattedrali, che nei 
secoli specialmente del medio evo, con ardimenti d'architettura 
non piu veduti, e con finezza d'arte e profusione d'ornamenti 
fin nelle parti piu riposte, sorgevano, monumento imperituro 
cosi del genio delPuomo, come della sua fede viva in Dio ed 
in Cristo. La croce, segno sacrosanto della Redenzione, ne di- 
segnava la pianta e ne formava 1'ossatura precipua; e le co- 
lonne e gli archi e gl'intrecciamenti delle volte si gittavano 
con tal legge, che lo spazio interno fosse limitato a croce e 
tutto il complesso anche alPesterno ne mantenesse la forma. 
Allo stesso modo nella polifonia, il canto della Chiesa era il 
disegno fondamentale, la croce per dir cosi di un edificio tutto 
suoni; e le onde melodiche delle parti si levavano ed intrec- 
ciavano per modo, che quel disegno non pure rimaneva illibato 
ma rifondevasi nelFintero lavoro, determinandone le forme e 
a ciascuna cbmunicando la sua ingenita vigoria e quel che 
piu monta la castita e santita de' suoi concetti ispirati. Or 
questo e pure un monumento imperituro di quel che ha sa- 



283 

>ni il f^nio umano, animato dalla fede e 
all.-i ^niila rh- -li proponeva la Chiesa '. 



2. /' tfinsfri (1,'lla /)f>lif>.nia rocale. 

Come dunque le grandi cattedrali del medio evo appari- 
vano Pediflcio piu degno, dove celebrare i divini misteri, oosl 
la polifonia appariva, dopo il canto gregoriano, la musica 
degna d'echeggiare fra quelle volte. Diremo anzi, che perflno 
ai nostri tempi e nonostante tutto Pimmenso progresso che ha 
fatto Parte, non s'e ancor trovata una specie di musica che 

-rlio risponda nelle grandi nostre chiese e basiliche di quel 
che faccia o Pantica polifonia vocale, o anche la musica moderna, 
se in ogni cosa, sebbene con forme piti moderne, segua quel- 
Pantico modello. 

L'ampiezza medesima e la risonanza delPediflcio sembrano 
richiedere dalla musica come condizione assoluta un andamento 
sobrio e posato e diremo anche diatonico, quale e appunto 
quello della polifonia. Ogni muoversi piu concitato delle parti 
facilmente produce confusione, come pure le forrae troppo cro- 
matiche della melodia non si percepiscono mai cosi distinto, 
come quelle della scala diatonica, che e la scala della natura. 
Sembra poi che le onde melodiche della polifonia abbiano non 
so quale parentela con le onde sonore delPedittcio: tanto le 
risonanze del tempio non turbano menomamonte il loro svol- 
gersi limpido e spiccato per ogni angolo; e se Pesecuzione 
per parte de' cantori sia difettosa, non diciamo che allora i di- 
fetti spariscano, ma che tornano notevolmente diminuiti, sempre 
che la polifonia si ascolti a qualche distanza. Quanto alPor- 
gano, Peffetto e sempre ottimo, se in tali basiliche vien sonato 
solo e in modo grave e solenne; ma se si congiunga con le 
voci, sovratutto a ripieno aperto, nuoce non poco al canto, 

1 La condizione voluta da Tiiovaniu XXII per la musica sacra figurata 
ut ipsius cantnf (ocflcsi.i-tii-i) intrgrita* illibata pcrmantat i nihil ex Aoc de 
benemorata mnsica immntrtur, non pntpv;i davvero adempierai in miglior modo, 

<ii <jiif| che siasi pni fattn noll.t |-lif. 



284 LA MUSICA SACRA 

particolarmente perche impedisce che -si percepisca netta la 
pronuncia de' cantori e quindi la parola del testo liturgico. 
Dell' orchestra raoderna non diciam nulla; quanto piu cresce 
il suo lavorio, e tanto meglio volgesi in frastuono. Non e certo 
impossibile ammettere quivi e 1'orchestra e 1'organo insierae 
al canto; ma poste le coudizioni particolari che vi hanno i feno- 
meni acustici, converrebbe che il maestro concepisse per modo 
la sua composizione vocale e strumentale, che tenesse insieme 
conto scrupoloso del luogo dove farla eseguire. Resta dunque 
che la polifonia vocale sia la musica piu appropriata alle 
grandi basiliche. Ma siccome puo eseguirsi con ottimo effetto 
anche nelle chiese piu piccole, cosi e una forma d'arte sacra 
conveniente a qualsivoglia luogo dove venga proposta. Quando 
in Roma si tenevano le funzioni papali, i cantori pontificii 
eseguivano le musiche, ora nella cappella Sistina, ora nelle 
basiliche piii ampie, ora nelle chiese minori a seconda della 
necessita; ne mai pensarono di dover percio mutare il loro 
repertorio a fin di scegliere il genere di composizione piu ac- 
concio all'ampiezza del tempio dove cantavano. Non avrebbero 
davvero potuto adoperare il medesimo con musiche di forma 
e andamento moderno. 

Un'altra convenienza sta in cio che la polifonia s'acconcia 
a' mezzi anche scarsi, de' quali puo altri disporre. Non diciamo 
che il suo massimo effetto non ottenga, quando il coro de' can- 
tori sia numeroso e potente ; ma affermiamo che il numero 
anche assai limitato delle voci, purche buone e ben discipli- 
nate, non guasta nulla. E la ragione ci sembra non tanto 
questa, che intento precipuo della polifonia e che il lavorio 
delle parti si percepisca limpido e spiccato, cio che puo sem- 
pre ottenersi (anzi si ottiene meglio) con poche voci ; si bene 
quest'altra, che tale musica non fu scritta per nulla col fine 
speciale di ottenere effetti fonici singolari e straordinarii, quali 
sono possibili soltanto con masse corali assai numerose e quali 
per esempio s' incontrano di frequente ne' grandi oratorii clas- 
sici del Handel, del Haydn, del Mendelssohn, del Beethowen. 
Tali effetti non mancano nella polifonia: si pensi solo alia 



K PRESCRIZIONI 

idiosa finale del Credo nella " del 

.iia; ma essi sono piuttosto un rUultamento ddlTottlmo 
intreccio delle parti e sovratutto della flnissima disposizione 
degli accordi in giaciture spesso cosi perfette, che vengono 
dai flsici considerate come le piu sonore dell'arte. Kitengono 
quindi una loro specialo oilica ii ancorch^ proposte da poche 
voci. Certo e che Fieri uigi, a'suoi tempi, non ebte mai la conso- 
lazione di udire gli efietti della sua musica, quali noi oggi pos- 
si.-uno ottenere con cori di sessanta, di cento e talvolta ancora 
liu voci. La Cappella pontilicia contava una trentina di can- 
tori, e non piti di venti la Cappella Giulia allorchfe il Palestrina 
ne fu eletto maestro nel 1551. Nel secolo dei Fiammin^hi i 
cantori pontificii erano in numero ancor minore; dai died ai 
quattordici, e poco piu nelle circostanze piu propizie della < 
pella. Segno evidente che le grand! e solenni composizion! 
de' suoi maestri, non miravano gia al grande numero de'can- 
tanti, ma alia bonta della loro voce e della loro scuola l . 

Per giunta la polifonia 6 quel genere di musica, che dopo il 
canto gregoriano meglio conviene alle Scholae Canlorum, che 
secondo 1'uso antico e tradizionale si vogliono ora restituire, al- 
meno presso le chiese di maggiore importanza. II concetto tra- 
dizionale e liturgico del canto sacro fu sempre questo, che il coro 
de' cantori fa le veci di tutto il clero e del popolo e peru canta 



> Nolle preziose Slemoric di viaggio (lell'illii-lr> oiupianto 11 Cav Giu- 
LIO ROBKRTI, da lui pubblicate poco prinia della sua morte nei Supf>l< 
dell'ottimo Corriere Xazionale di Torino, leggiamo quanto segue (Sufijil. del 
i febbrain 18-.H 

Da Torino a Lipsia potevo, gen/a variare d' un sol passo la mia stra- 
da, dare una rapatina a Ratisbonn, ovo ero gia stato nel 1881, e vi avevo 
inlito dai Domchor espjjiiire le Mease th-l Palestrina ron una perfeziono tale, 
<lic ilissi e scrissi allora che avevo trovato la C&pptlln Sislina in Gernunia.... 
La doiiH-nira mattina, alle 9 in punto, io gia avevo preo pi^to in un I, 
e risalutavo non senza una rispettosa piim/iuni- il liellisaimo Oom, capol.. 

. del XIV spcolii. Ma MH-i |iin ci'l.-ti.ili rhp iimane riauonano all' im- 

^isn diftro 1'altar maggiore, e la divina inutira della Messa .\fii-rna 
tli miincra mi rioinj)!.- 1'anima e il rii->r.' dfll.- sue puriasime arm 

II coro d.-lla Catti-dr.ilf si (-,.!N|.'in,- drdinariamiMite di rirra quaraoU 
voci fra uomini e ragazzi, e questi ultimi tntti appartenenti ad una souola 



286 LA MUSICA SACRA 

in nome comune. Cosi e sempre stato fin da quando si comii! 
ad affidare ne'primi secoli della Chiesa ad un gruppo di chieri'-i 
il canto delle melodie liturgiche, e cosi si e sempre poi man- 
tenuto nelle Scholae gregoriane del medio evo. I Fiamminghi 
continuarono nella medesima tradizione e seppero dare alia 
loro rausica tale impronta di canto veraraente corale, e la 
Scuola romana la mantenne e perfeziono per si fatto modo, 
che quando nel secolo XVII si voile far valere non piu il coro, 
ma il cantore e la voce particolare, si dovette romperla addi- 
rittura con la classica polifonia, e creare un nuovo genere di 
musica, assolutamente diverse da quella. Ed in vero nella po- 
lifonia non vi sono ne soli, ne duetti, ne terzetti in senso rao- 
derno; rari sono i passi duarum vel trium vocum, e questi 
pure lavorati con le imitazioni e spesso in forma di canone, 
cosi che una voce non domina mai sola, ma costantemente 
subordinata alle voci compagne e per amore dell'equilibrio fra 
le parti deve sempre moderarsi in modo da non sorpassarle. 
Per questo i concerti della polifonia (se cosi possiamo chia- 
marli) si possono sempre eseguire con maggior numero di 
voci, come d' ordinario si pratica oggi anche nelle cappelle 
migliori, distinguendo il coro non gi in soli e tutti, ma in 
coro intero e mezzo coro. N6 si perde nulla perdendo i con- 
certisti ; giacchfe per noi il coro stesso e un coro di concerto, 
tanta e la disciplinatezza che vogliamo nelle singole parti e 
la bonta d'arte neir interpretazione del pezzo e nell'espres"- 
sione della melodia. Or come questa bont di esecuzione nel- 

corale di musica sacra... I tenori ed i bassi, i quali per lo piii sono an- 
ticbi soprani e contralti della stessa Cappella, sono quasi tutti impiegati du- 
rante la settimana in studi di notai, procuratori ed avvocati, od in case <li 
banca o di commercio, e ricevono dalla Cattedrale una remunerazione an- 
nua che va sino a 600 marchi (750 franchi). Siccome nel mese di settem- 
bre vi sono ancora le vacanze nelle scuole elementari, tecniche e gionasiali, 
a cui i soprani ed i contralti tutti appartengono, cost non potei sentire die 
un coro assai ristretto ; ma questo non fu per me un contrattempo, anzi la 
esecuzione accuratissima ed il perfettissimo affiatamento fra queste poche 
voci (12 in tutto all" incirca) mi persuasero viepiii di quanto gia cre<l< 
<-hf> la musica palostriniana non abbisogna di grandi masse voeali, anzi ne 
soffrirebbe. 



287 

I' intero coro si ottiene ass.. con un j. 

e da cantor novi/ii o da giovinetti di nose e died anui, 

ne segue che, senza punto cu !<>' cantori cosi dotti di 

professione e del solisti, die <litlidlmente si trovano buon 
sempiv si pagano caro, noi possiamo fondare le nostre cap- 
pelle di inusica polifonica, per eseropio nei scminarii anche 
piu modesti, ed eseguire assai bene composizioni, che sono 
sacre per eccellenza e classic-he come cosa d'art i 

Resta ancora un' osservazione di siinil genere ed e non 
poco importante. Ne' secoli piu vicini a noi, e nel nostro so- 
vratuito, si parlo spesso e si parla ancora, di JDIHUVI italiana, 
tedesca, francese, inglese, spagnuola. Checche sia di cio, que- 
sto e certo che la Chiesa, abbracciando tutti i popoli e tutti i 
tempi, come ha proposto ceremonie esterne comuni a tutti 
nella celebrazione de' divini misteri, cosi ha trovato felicemente 
nella sua polifonia le forme musical!, comuni a tutti, che 
meglio a quei misteri convengono. Non sono ne italiane, nfc 
tedesche, ne francesi, ne inglesi, ne spagnuole, ne altro ; 
sono forme musicali della Chiesa, nate per lei, per lei cte- 
sciute e dal suo softio pressoch6 divino ispirate. Come cosa 
d'arte, sono 1'espressione della civiltft latina e cristiana e per6 
costituiscono il fondamento di tutta la musica de' popoli ci- 
vili. Ricevettero questi la prima loro educazione dal canto gre- 
goriano, che si sparse per tutto non appena per opera di San 
Gregorio, come attesta la tradizione, fu ridotta 1'antica rae- 

1 Gli assoli, i duetti, i terzetti non sono esrlusi dalla musica sacra tno- 
derna, |)tircbe si osservino in cio le prescrizioni della S. Congregazione (!! 
Riti. Noi tutta via nei seminarii dei chierici vorremmo vadere abolite per ma- 
flima tali parti di concerto. Ditlicilmente si trovano buoni solisti tra' rh: 
e quando pure n'esca qualcuno, il farlo primeggiare cosi e sempre cagionc 
<l'invidia, di gelosia, di amor proprto. Spesso poi si sacrifica la buona niu- 
sica sacra per arnore di quell'unico che deve fare il concerto; e quel cbe \ 
canta oggi non pud piii servire domain, pcrrln- i < lii.-nri del seminario, ap- 
punto quandu comitichino a valer qualche cosa, ae ne debbono andare. Me- 

tenersi alle sole composizioni per coro, le quali si pOMono mantenere 
sempre e sempre eseguire. B se 1'esecuzione merita lode, la lode e per tutu 
in coiuuno, e I'innocente risolioo dell-- > -ompiai -t-iu.i -.fiora ulla bocca -li 
tutti e non e monopolio di un solo. 



288 LA MUSICA SAC, 

lopea ecclesiastiea a forme finite d'arte. Similmente la polifb- 
nia, altro non essendo in sostanza che un libero ampliamento 
a piii parti del canto della Chiesa, rispose tosto al genio di 
tutte le nazioni cristiane. E non appena, per la Scuola fiam- 
rainga, s'ebbe una prima consecrazione di vera arte, la ve- 
diamo essere accolta con plauso eguale in Francia, in In- 
ghilterra, in Germania, in Ispagna, in Italia, in ogni luogo 
insomma, dove professavasi la medesima fede e i medesimi 
misteri si celebravano. Ma qui in Roma, aH'ombra del Vati- 
cano, come gia, awenne della melopea ecclesiastiea, la polifo- 
nia ricevette la sua ultima perfezione come arte, e fa delta 
arte classica, e arte classica rimase per tutti i tempi av ve- 
nire. 

Or perche le ragioni del bello, se si possono talvolta igno- 
rare o anche per alcun tempo negligere awedutamente, non 
cessano per cio d'essere quello che sono, ne segue che man- 
tengono per se medesime tutta la loro efficacia, tostoche siano 
novellamente considerate e messe in luce. E noi assistiamo 
ora a questo bellissimo spettacolo, che la polifonia classica 
della Scuola romana rivive nella stima e nel culto de' popoli 
civili, e non ostante tutte le differenze profonde che T indole 
nazionale seppe imprimere nelle forme della musica piu mo- 
derna, noi vediamo e inglesi e tedeschi e francesi e italiani e 
spagnuoli e americani, prostrarsi egualmente innanzi a un 
Pierluigi da Palestrina e udire in un?estasi comune di ammi- 
razione le sue divine polifonie. Sembra che questa musica af- 
fratelli novellamente i popoli d'ogni razza e debba essere di 
nuovo pei tempi futuri la fonte vera, onde 1'arte riattinga il 
vigore della sua gioventu. Tale fatto, oltre che torna di sommo 
onore alia Chiesa, e una riprova luminosa di quel che ap- 
punto asseriamo, essere cioe la polifonia vocale, per la sua 
universality di luoghi, di nazioni e di tempi, la musica vera- 
mente propria della Chiesa cattolica. Non si vuol dire con cio 
che la musica moderna con le sue forme piu o meno nazio- 
nali, purche convenient! al tempio, non possa darci buone 



ma non p< i vantar itoli che 

ha per quosto la polifonia. 

Alia fin fino la musjra sacra moderna dal teatro pass*'. 
chiesa, ril ha quimli un peccato originale che non puo togli 
se non con un sal u tare battesimo, che dispogli la comp 
zione da tutte le forme profane, indegne del tempio. La po- 
lifonia invece nacque nel tempio col sorriso doll' innoconza, 
vi crebbe pura ed immacolat-i e solo nel tempio trovasi al 
posto suo, perchfe quivi soltanto & possibile il rito a cui si 6 
indissolubilmente disposata. Questa condizione suprema dHla 
vera musiea sacra, esclama I'Ambros, non 6 un suo lato debole: 
ogni op>ra porfetta d'arte ha la sua patria alia quale appai - 
tiene, come la quercia ne' boschi del settentrione, come la pal- 
ma sotto il cielo dei tropici ! . 

3. La polifonia vocale, specialmente della Scuola roman<>. 
la norma suprema d'ogni buona musiea sacra figurata. 

In un precedente paragrafo abbiamo dimostrata la seguente 
tesi: // ranto gregorifino Iradizionale & la norma supretna 
e il fondaiii'-ittn <r ogni buona musiea sacra, ed abbiam detto 
che ci6 posto ogni altro genere di musiea amraesso o tol- 
lerato in chiesa tanto e piu sacro e liturgico, quanto piii si 
accosta nell'andamento, nell' ispirazione, nel sapore al cantli 
gregoriano . Da questo principio, e per le ragioni (in qui n-- 
cate, segue dunque immediatamente e con piena evidcnza che 
la polifonia classica, dopo il canto gregoriano, 6 rausica sa 
per eccellenza ed insieme norma suprema e fondamento d-ll.i 
buona musiea figurata, che pu6 ammettersi in chiesa *. Quanto 

1 L. r. HI, |. 8. 

II 55 J! (l.-l /V.. fTOMM ;>-nfrak di asione <1<-1 C>rnilato permanent per 

i sacra in Italia (V'li il |)prio<lico .V 

bre 1891, p. 1G1) espriin.' ;i^;ii h-ne qiiMla regola e<! iriM.-m" lodifl m -i 1 '-' 1 
senso hi proiniio\f il.ii mil. MI .l-lla music. i sacra la reatitu7.ii>n< ili-ll* 
eica pnlifoniii. a La polifonia classica italiana, perialmente del ecolo X^ 
(l.-ll i > uola roman . ; moi l.i I'alostrina, non olo 

pocaiede un intrinseco valore music il.-, *iij I uo genere a tutto 

&r XV, vol. Ill, fate. 1011. !'> ** 



I. A SACRA 

piu 1^ comjM.si/ioiu imxlfnie s'accosteranno in-ir.-mii.. 
ncirispira/iono nel sapore alia classica polifonia, e tanto 
ranno piti degne di entrare nel tempio; quanto piu da qu 
saranno diflbrmi, e tanto perderanno le buone qualita della 
vera musica sacra. 

Ne vi ha altra regola per ben giudicare delle cose, che 
questa sola; giacche questa sola e veramente ibndata nella 
storia e nella tradizione della Chiesa. II voler far passare sim- 
plicitcr per sacra la rausica moderna, e un errore gravissimo 
e funesto assai per le sue conseguenze. La rausica moderna 
pu6 solo darci delle buone composizioni sacre; ma per se me- 
desima non e sacra, come e sacra la melodia gregoriana e la 
classica polifonia. E quando ci dicono alcuni che se il Pale- 
strina vivesse oggi, adoprerebbe i mezzi moderni e scriverebbe 
per chiesa musica moderna, non avvertono essi abbastanza 
che in tal caso il Palestrina, non farebbe diventar sacra la 
musica moderna, ma scriverebbe in istile moderno composi- 
zioni sacre. Ad ogui modo si guarderebbe assai beue dall'ado- 
perare per la chiesa le cavatine, le cabalette, le reminiscenze 
teatrali, i ritmi della danza, del teatro, della poesia volgare: 
cose tutte che per certi tali costituiscouo quello, che essi chia- 
mano per antonomasia musica moderna! 

Conformemente a questo principio storico e tradizionale 
la Chiesa ha sempre lodata ed approvata in mille maniere 
la polifonia vocale, benediceado ed incoraggiando tutti co- 
loro che si sono accinti a rimetterla in onore, ogni qual volta 
anche per poco si vide dimeuticata. Per lo coutrario la Chiesa 
non ebbe mai una lode diretta per la musica moderna come 

che la storia doll'arto ha potato registrare negli ultirai tre seroli, ma < di 
tantii convenienza per le funzioni liturgiche, che, dopo la melodia gregoriana, 
essa sola inerita veramente in chiesa il primo posto d 'onore, ad esempio e 
itnitazione di cio che si pratica nelle funzioni piii solenni della Chiesa r ii- 
ti-lira. qnali sono le papali. Noi dunque -i adopt-no tno con tutte lo forze 
perche risusciti in Italia 1'amore verso questa inestimable nostra gloria na- 
zionale, religiosa od artixtica, c pordio la polifonia classica venga lar^aiiicnto 
restituita nelle piiltliliclie esocnzioni di Chiesa, per lo mono nelle Basiliche 
Icdrali o Hello altre cluese precipue d' Italia. 



/'I 

, e solo i-on mill^ rostri/inni no pornmo Puso durante la 
litiirgia, Sc .iltrimonti avesse adoperato, no! dovrcmmo ora 
conchindere che la musica profana e teatralo pm'. star^ in 

-a, non mono della sacra e liturgica. 

Nel seguente paragrafo ritornoromo piii da prosso ai Fiam- 
minghi e diremo dei difotti dolla loro Scuola, e in prime luogo 
dell'aver essi composto frequentemente le polifonie sopra tin 
cantus firmus, tratto da canzoni non pure profane, ma spesso 
ancora assai licenziose. Si vedra che il diavolo non 6 poi 
sempre si nero come si dipigne. 



IL CRISTIANESIMO 

ESCLUSO DALL'INSEGNAMENTO PUBBLICO 



I RIMEDII. 
L 

Una siepe allineata e frutto dell'arte e non della semplice 
natura. Molto piu e frutto delTarte 1'uomo cristiano. 

In fatti il Cristianesimo non e ingenito alia natura umana, 
ma si deve ad essa ingemmare, come un innesto gentile a 
pianta selvatica. Ossia, quella somma di credenze e di giu- 
dizii sulle cose umane e divine, sulla vita e la morte, sul 
mondo presente e Tavvenire, quella somma di precetti e di 
doveri da mettere in pratica, onde I'uomo diventa ed e cri- 
stiano, considerata nel suo complesso, deve venire dal di fuori ; 
come una forma artistica, onde si vuole sia rivestito un mar- 
mo, deve essere indotta ab extrinseco da un artefice. Talche 
qnello che attorno al marmo operazione artistica, e in certa 
guisa, attorno all'uomo, istruzione ed educazione. 

Si compie questo lavoro riguardo all'uomo in quegli anni, 
che corrono dall' infanzia alia assodata gioventu, ne' quali il 
fanciullo e nelle mani degli educatori, come la creta in quelle 
del vasaio. E quindi evidente che niuno venuto di fresco al 
mondo puo riuscir giovane cristiano, se coll' istruzione ed edu- 
cazione non s j induce in lui quella forma; come indarno il 
giardiniere si aspetterebbe una forma d'aquila da un cespo di 
bosso lasciato crescere a suo genio. 

Questo e ci6 che dovrebbe essere; ma di fatto non e, come 
vedemmo, e il non esser cosi & fonte d'immensi mali. Ora si 
tratta di rifabbricare un ediflcio caduto o, se meglio piaccia, 



ii. so DALL'INSEON 293 

IT la sanita ad un malato. Fatta (juin-li ; ...si d.-l 

mal\ v.Miiamo a' rimedii. 

Tre sono, a nostro awiso, i rimedii opportuni, almeno i 
precipui, do' quali i primi due hanno indole negativa, in quanto 
riniuovono gli ostacoli, il terzo ha indole positiva; e sono: 1 la 
riconciliazione dello Stalo colla Chiesa; 2 la libertd 
(jnamento; 3 le scuole di Religione. 

II. 

PRIMO RIMEDIO: Riconciliazione dello Slalo colla Chiesa. 

II primo e il piu efficace di tutti i rimedii, quando esso fosse 
possibile, sarebbe togliere la causa del male. Ora la causa ultima 
e vera dell'esser rimosso il Cristianesimo dal pubblico insegna- 
mento in Italia e, come vedemmo, la passione polilica. Tol- 

i dunque questa, o meglio, s'infreni dentro i limiti del- 
1'onesto e del giusto; T Italia legale faccia pace col Papa, ren- 
dendogli la dovuta giustizia, e sara rimossa la causa per cui 
il Cristianesimo fu escluso dalla scuola. 

Disnebbiamo da ogni ombra questi concetti. 

La nostra societa pubblica italiana, quella, cioe, che dal 
IMS fino a noi ha avuto mano nella pubblica cosa, fu divo- 
lata da una fierissima febbre politica, la quale non 6 spenta, 
ina dura gagliarda. L' unita, la esterna grandezza, Tindipen- 
denza d' Italia e quell'aura di mondanita e di gloria che le 
accompagna nella pubblica stima e stato il fine d'una inten- 
sissima brama; brama, che ha quasi innebriato i nostri uo- 
mini politici. Or costoro nel conseguimento del loro fine sono 
veiiuti in rotta colla societa ecclesiastica; e non con questo 
o quel Vescovo, non in questa o quella parte del mondo, ma 
col Capo stesso della Chiesa, a Roma, centre del Cristianesimo. 

^sedeva egli un piccolo Stato di legittimo ac<im>to, che era 

i e tutela dell'esercizio della sua altissim i di^ 
possesso dichiarato autenticamente necessario e che era co- 
ale appannaggio di che i secoli cristiani, duce la Prov- 
vi.lMixa, avevano dotato il Capo d <> di Dio sulla ter- 

ra. Or coloro non dubitarono dMntentar guerra all' augu- 



294 IL CRISTI.VNKSIMO 

stissimo personaggio, rapirgli, armata mano, il piccolo terri- 
torio, per ingrandire il proprio, entrare co' grimaltlulli in un 
palazzo di lui e rinchiuderlo dentro il Vaticano, impedend' 
moralmente d'uscir di li. E quella stessa passione, onde fii- 
rono spinti a togliere alia Cristianita quel lembo di terra, dura 
ancora ne' loro animi e li fa escogitar tutti i mezzi per ri- 
tenerlo. 

Chi stadia Tandamento delle passioni umane intends bene 
come la rapina del territorio pontificio e quindi 1'insulto, fatto 
alia Chiesa cattolica nella persona del suo Capo, doveva far 
parte d' un gran cumulo di rancori, dispetti, accuse e ricri- 
minazioni contro la medesima. E la storia contemporanea 
ce lo insegna; che come nel fatto gli uoraini politici si col- 
legarono con tutte le sette anticristiane, cosi, a coonestare il 
fatto e dargli 1'apparenza di diritto, si dovettero empire le 
cattedre di anticristiani, e di anticristianesimo inondare, per 
dir cosi, le strade. Non v'ha festa patriottica in Italia che non 
sia condita di anticlericalismo, ossia anticristianesimo. Nessun 
primo Ministro d' Italia pronunzia un solenne discorso senza 
fare il bravo contro la Chiesa. Lo stesso gentiluomo Mar- 
chese Di Rudini, nel discorso di Milano, accenno al Papa, come 
a persona sospetta da doversi tenere a freno. Non diciam nulla 
poi dei discorsi del Crispi. Se s'innalza un monumento a per- 
sonaggio insigne per lettere od armi, non d'altronde derivasi 
la grandezza di lui che dall'aver lottato colle lettere o col- 
T armi contro il Papato. In guisa che talora c'e da vergo- 
gnarci d'essere Italiani. La statua a Giordano Bruno, quella ad 
Arnaldo da Brescia, quella al Savonarola, le innumerevoli al 
Garibaldi, quella al Mameli e ad altri noti personaggi non 
hanno altra ragione di essere che 1'aver costoro fatto guerra, 
non pure al dominio territoriale della Chiesa, ma alia stessa 
divina istituzione del Papato. E, in genere, basta aver impu- 
gnato in qualsiasi modo il Papato per esser riputati beneme- 
riti della palria. Gli stessi Monti e Tognetti, volgari assassin! 
che, facendo crollare la caserma Serristori, seppellirouo tante 
vittime sotto le sue ruine, furono reputati degni, nel pubblico 



MAI. I.' IN 

i-ho i loro teschi fossero rawolti nolle 

pieghe d^lla landi'ra it.ili-in.-i e scagliati sul vise del Papa. 
E Adriano L.-inmi, gran maestro dolla frammassoneri i italiana 

_M> molto bene a Bologna, il 30 giugno passato, il signifl- 
cato della lundi'-ra italiana a Roma. 

Tutta questa condotta doll' Italia legale fu, quanto dir si 
pu\ logica nel suo svolgimento. Una volta rifiutato pratica- 

ite dagli uomini politici d' Italia 1'insegnaraento pontifi- 
cio, riguardante quel beneflcio ecclesiastico (ch& tale 6, in al- 
tre parole, il dorainio temporale del Papa), era facile dedurre 
che con quello molti altri insegnamenti pontiflcii si sarebbero 
raessi in non cale; e si sarebbe, a mano a raano, venuto fino 
a disconoscere praticamente il Cristianesimo, di cui il Papa 
e custode e vindice. Come in fatti poteva 1' Italia legale, man- 
tenendo una qualsiasi coerenza, fare insegnare il Cristianesimo 
cattolico a quelli che essa accoglie nelle sue scuole, se essa 
6 in guerra permanente col Capo e Custode del Cristianesimo? 
L'insegnamento cristiano cattolico schietto sarebbe stalo un'ar- 
ma mossa in mano degritaliani contro lo Stato. L'insegnamento 
quindi nelle scuole dell' Italia legale divenne semplicemente ci- 
vile o pagano. E cosi la passione politica che la mosse ad 
ini:randire il suo territorio, usurpando al Capo della Cristia- 
nita quel lembo di terra e sconoscendone il diritto, la fe 1 pre- 
cipitare flno alTaholizione del Cristianesimo stesso nella scuola. 

II primo e sovrano rimedio dunque, a guarire P Italia pel 
male abbandonato Cristianesimo nella scuola, 6 la paciflca- 
zione col Capo della Cristianita. Questo dissidio 6 il vero can- 
cro che rode il nostro bel pacse, togliendogli il fiore delle sue 
forze pin vitali, che sono quelle che derivano ai popoli dalle 
ragioni morali e storiclie. 

III. 

Dunque a benefizio della Chiesa, dovrebbe T Italia per- 
dere la sua unita? 

A benefizio del Regno di Dio sulla terra ii Regno tf Italia 
dovrebbe perdere la sua unith. - Eoco la verita senza ambagi. 



296 IL CRISTIANKSIMO 

La patria ha non solo iliritii raa anche doveri. La patria 
nostra ha questo gran dovere verso il Regno di Dio, che ha 
sede in Roma, il dovere di lasciare a questo gran Regno li- 
bera la sua capitale storica, restituendogli quel che esso le- 
gittimamente possedeva. 

- Ma e doloroso scindere 1' units, della patria. 

Certamente; poiche dovere non e piacere. Ma Tesecu- 
zione d'un dovere (oltreche e sempre fonte di grandi beni che 
compensano la perdita) e in se stesso grandezza morale, e 
onore, e gloria. La ferita ad un soldato, senza esser piacevole r 
e gloriosa e da tutti stimata tale. 

Messasi cosi T Italia legale in pace col Papa, e cessata la 
ostilitk coll'augusto Capo del Cristianesimo, cesserebbe il mo- 
tivo ultimo e secreto pel quale venne dalle pubbliche scuole 
escluso il naturale maestro del Cristianesimo, il sacerdote. 
L' Italia non avrebbe nulla a temere dalla Chiesa, anzi da 
questo accordo infiniti vantaggi gliene verrebbero, e per primo 
questo che andiamo considerando, cioe quella vigoria intfl - 
lettuale e morale che deriva ad ogni nazione dai grandi vrri 
e dai grandi beni, di cui fu apportatore al mondo il Cristia- 
nesimo cattolico. E diciamo appositamente Cristianesimo cat- 
tolico, poiche e Tunico vero. Un Cristianesimo che escluda la 
gerarchia cattolica, come quello de' protestanti; un Cristiane- 
simo che si contenta della itiorale naturale e rigetta i dogmi 
o non li cura, come vorrebbe il Gabelli ; un Cristianesimo ac- 
cademia, come il Platonismo e come la scuola eleatica o pita- 
gorica, non sono il caso; del pari che una locomotiva spenta,. 
per bella che paia, non guida il treno al suo scopo. 

IV. 

Riguardo a questo primo rimedio da noi suggerito si pos- 
sono opporre due difflcolta. La prima e che, postisi i re^ 
tori italiani sulla via del laicismo o indifferentismo religioso 
e neiraffermazione imperterrita d'un preteso diritto, aiutati 
in cio dall'aura anticristiana che spira, non e probabile che 
per amor del Regno di Dio e in vista de' beneficii morali che 



iv 297 

TO alia societa pul>Mi-a, non 6 pr lice, 

cho sieno per cedere un lemlo pure del territorio roinano. La 
seconda 6 cho, anche ci6 posto, non pare che dovrebbe se- 
il restauramento del Cristianesimo nelle pubbliche 
come 6 manifesto dalPesempio della Franria od'altri 

^\, in cui non vige alcuna lotta di territorio tra lo Stato 
la Chiesa. -- Quanto alia prima osservazione dobbiam con- 
fessare che pur troppo 6 cosi. La passione politica 6 ancora 
forte, circondata per soprassello da tanti soflsmi e da tali ba- 
gliori d'esterna grandezza da non potersi sperare che i legis- 
lator! italiani tornino in amicizia col Padre della Crislianita, 

iion* costretti, come gia il prodigo del Vangelo, da qualche 
esterna ruina, a cui vadano incontro. Ma, checchfc sia del loro 
volere, seminiamo la verita e lasciamo al tempo e alia Prov- 
videnza il frutliflcare. Quanto alia seconda osservazione, cioe 
che, anche tolto di mezzo il dissidio, non per questo ne se- 
jjuirebbe il bramato reslauramento cristiano nelle scuole, di- 
ciamo che in questa ipotesi si sarebbe tolta almeno la causa 
precipua impediente, e che allora la monarchia di Savoia, 
svincolatasi dalle morse della rivoluzione, potrebbe facilmente 
ripigliare le antiche tradizioni cristiane di famiglia. 

V. 

>NDO RIMEDIO: La liberla d' insegnamenlo. 

II secondo rimedio 6 la libcrt;\ d'ins.-><. r namento. 

I i scuola, com'6 adesso, 6 un monopolio dello Stato, ed 
e nelle sue mani un mezzo potentissimo per educare le nuove 
generazioni, foggiandole secondo le sue mire predilette. E sic- 
come esso stesso, come vedemmo, 6 in atteggiamento ostile 
contro la Chiesa e questa esso considera come suo piu capi- 
tale nemico, di qiiosta stessa indole vuol che sieno i cittadini, 
ailiix ii.- restino (com' esso pensa) vie piu tutelati i suoi diritti. 

no dunque deve poter pubblicamente alzar cattedra di let- 
o scienza, se non <jual dclegato dello Stato, sotto la sua 

/ione e vigilanza e seguendo un programma da esso trac- 



298 IL CRISTIANESIMO 

ciato. Chi vuole attinger la scienza deve andare a quella fonte. 
Or questa e una schiavitu dell'animo, come il militarismo e 
la schiavitu del corpo; due servitti che pesano sulle nazioni 
moderne e che altri disse schiavitu in guanti gialli. 

Faccia lo Stato, poichfe siamo nel regno della liberta, faccia 
il suo piacere in opera d' insegnamento, nelle sue scuole; ma 
in virtu dello stesso prinnpio lasci parimente, a chi sa, la liberta 
d'insegnare; lasci ai padri di famiglia la liberta di mandare i 
flgli a quella scuola che loro garba di piu ; lasci ai cittadini 
la liberta di erigere scuole. Lo Stato, dicono, ha interesse 
che nella nazione vi sia istruzione e scienza. Ottimamente ; 
lo Stato ha pure interesse che si coltivino le viti e le patate. 
Dovra dunque prenderne il monopolip e mettere dentro un 
cerchio di ferro la libera industria de' cittadini ? Lasci in ci6 
ad essi la liberta, e si contend di tutelarla contro gli abusi e 
di promuoverla con premii ed allettamenti, come si fa per tutte 
le altre cose. Nulla e meno di competenza d^llo Stato quanto 
la verita che si deve coll' insegnamento far risplendere nelle 
menti, per modellare secondo essa le abitudini e le passioni u- 
mane. 

Tolta che fosse dalle mani dello Stato la scuola, quasi pianta 
rimossa da uggioso terreno e restituita all'aria aperta e al suolo 
native, essa germoglierebbe e fruttificherebbe meravigliosa- 
mente. Poiche, essendo la maggioranza de' padri di famiglia 
cristiana cattolica, non sarebbe dalla forza onnipotente dello 
Stato impedita di dare maestri cristiani a' proprii flgli ; la 
Chiesa inoltre, maestra de' veri, affldatile da Cristo, esercite- 
rebbe senza pastoie la sua pacifica missione tra le genti, e la 
scienza e T educazione non sarebbero piu strumenti di poli- 
tica. Conformemente a do, Cesare Cantu, nella tornata del 
26 giugno 1860, proponeva alia Camera subalpina una legge 
cosi formolata: Art. 1. Ci sari piena liberta d 1 insegnamento 
e massimo rigore agli esami. - Art. 2. II Ministero deir In- 
terno 6 incaricato del Regolamento per Tapplicazione della 
presente legge.... Lo Stato, secondo quest.i legge, avrebbe 
avuto solo T alta vigilanza amministrativa; e il cittadino che 



DALL'U 299 

i.lino ch scrivp,o trailh-a, odipinge, 
o scolpisce, non avrrM>> potnto avere altra opposizione cli 

una sontfM/a <li tribunale. 



VI. 

Questa sarebbe vera liberta, e il Liberalisrno, che ne ha 
serapro piVna la bocca, raostrerebbe a'fatti la su.i sino-rita. I la 

ncato le orecchie col predicare la liberty di coscienza ; e poi 
niuno e libero, sotto il suo scettro, d' insegnare la fede che crede, 
di farla insegnare a' flgli e ai nuovi venuti alia vita. Ha tanto 
gridato contro F Inquisizione e contro la tirannide delle rao- 
narchie, ed ecco un servaggio ben piu duro che esso impone ai 
popoli : servaggio pero gentile ne 1 modi, che nulla oflre di or- 
ribile alia fantasia e si presenta alle nuove generazioni coi 
nomi piil cari che abbia Fumaoa favella. E in questo i liberal! 
sono al certo piti scaltri degli antichi, ed e un vanto che non e 
da no^r.irsi loro. 

Resta per6 il fatto che la scuola 6 per loro una catena per 

ire al carro della rivoluzione politica e religiosa lutto il 
mondo, se fosse possibile ; e quindi nulla piu teraono che far 
litnTa la scuola. Citiarao tre soli esempii. II Gran Maestro della 

soneria italiana, Adriano Lemmi, cosi gridava il 30 giugno 
passato in un simposio di fratelli alVIIMel Bntn a Bologna : 
Questo tipo di Stato laico deve svolgersi ed incarnarsi nella 
scuola, nella famiglia, in ogni forma e manifestazione della vita 
pubblica. Nessuna religione sMnsegni nella scuola '. II depu- 
tato Borella, fin dal 1851, al riierire della Gaszelta del Popolo 
del 31 roaggio dello stesso anno, voleva gridare a tutti gli 
angoli dello Stato che per ora la liberta d'insegnamento sa- 
rebbe la rovina della pubblica istruzione. Quando il Governo 
colla sua sorveglianza avr^t potuto diffondere un' istruzione li- 
berale, per tanto tempo per quanto i Gesuiti Fhanno diffusa 

ile..., allora prometto un panegirico sulla liberta d' inse- 
gnamento. Avendo il sig. Ghisleri (riferisce VUnitd Cattolica 

M lu^'lio di quest'anno) propugnato a Milano, in una pub- 

1 Civ. Cull. quad. 1010, pag. 246. 



300 IL CRISTIAXESIMO 

blica conferenza, 1'intervento legale deliberative de'genitori 
nel nostro ordinamento scolastico; un suo amico, deputato 
di sinistra, uscendo gli sussurro all' orecchio : E che ti salta 
per voler 1'ingerenza de'genitori? AVREMMO LE SCUOLE NELLE 

MANI DEI PRETI. 

Questo si dice, perchfe si sappiano le difficolta che si frap- 
pongono nell' opera del porre in atto questo secondo rimedio 
contro i mali che deplorammo. Ma gutta caval lapidem; e se 
prima di poter cogliere un porno ci deve correre tanta vicenda 
di stagioni sul piccolo seme gittato a terra, non e da meravi- 
gliare se piu lungo tempo e piu iterati sforzi si richiedano talora 
a vincere la resistenza delle volontk umane, impegnate afflnche 
non attecchisca tra le genti, che pur si dicono libere, questa 
santa liberty d' insegnare il Cristianesimo a chi entra nel 
mondo. I popoli e i singoli uomini non sono gia, come li consi- 
dera il Liberalismo, mezzi allo Stato ; ma in ultima analisi lo 
Stato e mezzo alia loro felicitk temporale in ordine alia eter- 
na. Quando dunque lo Stato toglie a' popoli la liberty d' essere 
istruiti cristianamente per averli ligii alle sue voglie, esercita la 
piu esosa delle tirannie, togliendo loro il meizo necessario per. 
conseguire la felicitk oltramondiale, che e il fine ultimo. Di que- 
sta tirannia e giusto e santo scuotere, con tutti i mezzi legali, 
il giogo. 

Nel proporre la liberta, d' insegnamento, come uno de' ri- 
medii ai mali provenuti dall'abbandono deirinsegnamento del 
Cristianesimo, noi non facciamo che brevissimamente accen- 
narlo. Ci vorrebbe ben altro a svolgere in tutte le sue parti 
questo tema. Chi ne volesse una compitissima trattazione, 
potra trovarla, eccellente tra le molte, nell' opera del Pe- 
netti: Del libero insegnamento e delta sua necessitd l . Par la 
egli in priraa dell' origine e nalura della schiavitu inse- 
gnativa, sorta col la Ri forma e col Liberalismo, per assog- 
gettare la mente e il cuore, il pensiero e la coscienza. Mo- 

Del libero inscgnamento e dclla sua necessila onde nr.tovare gli studiiin 
Italia, per PIETRO PEI.NETTI. Milano. Serafino Muggiani e Comp., via Sa 
Spirito, n. 20, 1865. 



DAII/I 10 PUBBLICO IN IIM.IA 301 

(jiiiiuli il rlififlo cho hanno a tal lil"rt.t le due societa, 
la pater na e l'eccl : e dopo aver risposto ad alcune 

apparent difficult* e sventati i pretcsti de' liberal!, con cui 
vorrebbero negare la liherta d' insegnamento, passa al modo 
onde essa potrebbe attuarsi nelle scuole primarie, seconda- 
rie e superiori. 

VII. 
TKRZO RIMEDIO : Scuole di Religione 

I due rimedii flnora proposti sono negatiri di propria na- 
tura; il che non vuol dir punto inefficaci, tutt'altro; ma so- 
lamente che son rimedii di quella specie, la quale e tutta 
in allontanare un ostacolo, e nel nostro caso, ostacolo vali- 
dissimo, per conseguire un fine. 

I medesimi inoltre son tali, la cui applicazione (benchfc me- 
diatamente dipenda dagli sforzi di tutti in diffondere quella 
idea, in farla penetrare dappertutto) immediatamente per6 
dipende da" nostri legislatori, i quali, come sono adesso, non 
sembrano punto disposti a volerla incarnare. Anzi precisa- 
mente contro loro si combatte colle armi del diritto, flno a 
che o essi od allri di piu cristiani pensamenti, che ad essi 
possano quandochessia succedere, la meltano in pratica, 

Veniamo dunque ad un rimedio positivo, e che si pu6 e si 
dovrebbe adottare anche subito. Questo e aprire dappertulto 
scuole di religione. 

La cosa e giusta e logica, nfc impedita da alcuna legge. 
Avendo la societa pubblica, politica, dopo essersi arrogato 
il compito d 1 istruire ed educare la novella generazione, sban- 
dito T insegnamento delCristiano-imu dalla scuola, non ostante 
il diritto dei padri di famiglia, e rimanendo pur sempre in 
costoro inalienabile il dovere d' impartire tale insegnamento 
a' loro figli, non resta altro che aprire essi stessi scuol- 
rHi-i'.i nza dubbio un sacriflcio di piu che da es- 

esige, ma sacrificio necessario ; rome 6 necessario, in una 
malattia trar di tasca i soldi per il chinino od il cremor di 



302 IL CRISTIANESIMO 

t.-irtaro. II dovere di conservare la vita impone quella spe;- 
piu. Cosi il dovere che loro corre di dare a' flgli la vita cri- 
stiana, dopo aver loro dato la vita flsica, li obbliga a quell'ul- 
terior sacriflcio; poniamo pure che ci6 avvenga per difetto 
d' una causa morale e - per altrui colpa, non per causa neces- 
saria, come nell' ipotesi d' un terremoto o d'una malattia. Ma 
ue nelP un caso, ne nell'altro resta eliso od annullato il do- 
vere de' genitori. 

E tali scuole di religions, o comunque vogliansi appellare, 
non dovrebbero per awentura istituirsi solo in alcune citta, 
ne restringersi al catechismo o alia dottrinella. Esse, a no- 
stro avviso, quanta a luogo, dovrebbero stabilirsi dappertutto, 
nelle grandi e nelle piccole citta, ne'borghi e villaggi, insomma 
in ogni luogo dove ha gioventu che s'ammaestra senza Cri- 
stianesimo. Quanto ad ampiezza poi dovrebbero avere varii 
gradi, secondo il bisogno della gioventu che deve istruirsi ; e 
quindi dal semplice catechismo estendersi fino al corso filo- 
soflco e teologico di Religione, quale si richiederebbe per gli 
studenti degli Atenei. A maestri poi (appena e necessario ri- 
cordarlo) si dovrebbero scegliere, per lo piu, sacerdoti, poiche 
il sacerdote e il maestro naturale di quest'altissimadisciplina; 
e sacerdoti, non quali che sieno, ma forniti di tutto quel cor- 
redo di scienza ed erudizione e, diciamo anche, di quell'one- 
sto decoro, garbo ed attrattiva, com'e richiesto da' nostri 
tempi e dal cuor caldo e dalla briosa fantasia de'giovani che 
debbonsi istruire. Gli altissimi veri della Religione, svelati al 
genere umano dal divino Messo di Dio, devono penetrare da 
ogni banda nella mente e nel cuore de'giovani a farvi presa 
potente, cui non valgano poscia a svellere apparent! soflsrai 
e forza di passioni. L'attitudine del maestro poi deve crescere 
in proporzione diretta del grado d' istruzione degli alunni. 

VIII. 

E qui ci place manifestare un'idea tutta acconcia a 1 tempi 
moderni. Poiche bisogna essere uomini, ne deH'avvenire, ne 
del passato, ma del presente, se vogliamo far bene a' nostri 



conUmporan>i. I.'acqua passata c <jn. 
non fa giraro il molino, dice un provorbio. 

I.'i |iiesta. 

I/insognamonto religioso ha duo p-irti natu? 
stinto; Tuna riguarda le verita rivelate da Dio, sia speculative 
sia prati'-h' 1 : 1'altra riiruarda i fondam^nti delln stessa ri 
lazione e si chiama apologrticu. Dopo stahilitosi il CriMiane- 
simo nel mondo no' primi soroli, nl risorgere degli *tudii in 
Europa, ossia dal secolo duodecimo fin quasi alia fine del pas- 
sato secolo, convinti come erano tutti universalmente del fatto 
della rivelazione venuta da Dio per G. Cristo, i maestri di re- 
ligione s'intrattenuero precipuamente sull.i parto rlnrjutatica e 
morale. Prova ne sieno anche i lihri de' teologi classici del 
medio evo, che tutti sono, per lo pirt, in fllosofiro su i dogmi 
e meno in provare il valore storico del Vangelo, della costi- 
tuzione della Chiesa e simili. Anche 1* istoria delle eresie, da 
Ario flno a Lutero, dimostra come non il fatto ddla rivHn- 
zione, bensi i singoli dogmi erano presi di mira. Lutoro co- 
minci6 a toccarne i fondamenti, e da lui, a mano a mano fino 
a noi, si and6 sempre piu scavando. Ma dopo che per 1' im- 
menso sviluppo e le indefinite ramiflcazioni delle scienze flsicho, 
astronomiche, matematiche e storiche, si e andato ricercando 
ogni pid remoto angolo della natura e s' e creduto d*aver pene- 
trati i suoi segreti piu intimi; dopo che queste medesime scionze, 
messe a servizio delle umane passioni e altiere delle loro sco- 
perte gittarbno il dubbio sui fondamonti storici delle nostre 
credenzo, niuno v'ha che, volendcsi accertnro sull.-i quostione 
religiosa, sia soddisfatto in udire spiegazioni e fllosofomi MM 
dogmi, sibbene in vedere la prova del fatto dolla rivelazione 
stessa. Ognuno, cui travaglia il dubio religioso, dice a se stesso: 
Se Dio ha parlato non pu6 non esser vero quel cho ha 
detto; ma. <linanzi ai dubbii. ai soflsmi o allo dini--olt.\ li lanti 
incroduli. vo' accertarmi del fatto, e ci(S mi I ' sapore 

con certez/.a se Cristo affido alia C ' mtorith d'insegnare 

no. Questo m'importa soprat 

Or il c6rapito di chi insegna Religione a' t.^npi nostri e 



."') 1 IL CRISTIANKSIMO 

appunto soddisfare questo desiderio delle inonti e venire in 
aiuto di questo bisogno. Se fossimo a' tempi di Ario, si udrebbe 
volentieri parlare della consustanzialita del Verbo-, se a' tempi 
di Costantino Copronimo, quando infieriva una falsa dottrina 
contro la venerazione delle imagini, ci assoderemmo nella dot- 
trina della Chiesa su tal punto; se a' tempi dello scisma d'o- 
riente o di quello d' occidente ci garberebbe udire buoni argo- 
nienti suirautorit& papale, sulla formola filioque del simbolo, 
e udiremmo volentieri notizie di Giovanni il Digiunatore, di 
Fozio, di Marco d'Efeso, del Card. Bessarione e dite voi. Or 
a' tempi nostri non s'impugna piu questo o quel dogma, sib- 
bene il fatto stesso fondamentale della rivelazione, cui si tenta 
spiegare come un qualsiasi prodotto naturale, vero o finto, 
quale, a guisa d'esempio, la spedizione degli argonauti, Tincar- 
nazione di Visnu, 1' impero di Maometto, le imprese di Cesare, 
i prodigi deirelettricita e del vapore, la coltivazione della ci- 
coria e del prezzemolo. Non si va piu in 1& di quel che Tuo- 
mo pud vedere, toccare e fingere. Ecco Teresia de' nostri 
tempi ; e di essa n'e impregnata perfin 1'atmosfera in che ci mo- 
viamo e T aria che respiriamo. II bisogno presente e dunque 
\" apologetica cristiana e catlolica; nella prima delle quali si 
parla della Religione cristiana, si prova il fatto della rivela- 
zione, la sua divinitk; nella seconda della divina costituzione 
della Chiesa co' principal! corollarii pratici. 

E tutto ci6 e tanto piii facile, in quanto che tutta la verita 
e divinita della Religione cristiaua e fondata in un fatto sto- 
rico, i cui elementi son disseminati in tutta la storia del ge- 
nere umano; fatto storico, diciamo, come e un fatto storico 
che Colombo ha scoperto T America ; con questa differenza 
poro, che, mentre questo niuno ha interesse di negare, contro 
quello si e collegata tutta Tastuzia delle umane passioni, che 
cercano oscurarlo, disprezzarlo e confondere, se fosse possi- 
bile, coi miti e colle leggende; quasi che non avessimo piii 
occhi in fronte da distioguere il falso dal vero, Tuomo dalla 
scimmia, le monete vere dalle false. 



906 



IX. 

In tal modo queste scuol- <H Mirjinnr (i:iUe non ad usum 

hini od a vana specolazione accademica di dilettanti) po- 
uvhbero divenire, in mezzo alia guerra univcrsale degPincre- 
<luli di tutti i gradi, vere fortezze e castclli insuperabili del 
corabattuto Cristianesimo. Ma por ottenere lo scopo i maestri 
dovrebbero, oltre la conoscenza teologica degli antichi, ap- 
portare tutto il corredo dell'erudizione moderna, e, se occorre, 
acquistarsi ancora altre nuove cognizioni. Qui certo v' ha una 
difiicolta da superare; ed e la naturalc inerzia che, paga di 
struttare gli altrui studii col facile sforzo di non piu che slen- 
der la mano, rifugge dall'aggiungere una nuova pietra all'e- 
diflcio scientiflco de' padri nostri. Chi facesse altrimcnti, rasso- 
raiglierebbe a un generale francese che ai cannoni e alle mi- 
tragliatrici uscite dalla fabbrica del Krupp in Germania vo- 
lesse opporre non altro che le frecce e le catapulte dei Galli 
di Vircengetorige. I grandi uomini non bisogna spostarli dal 
loro tempo, se si vuol conoscere il loro valore; solo Dio mi- 
sura coir eternita la sua grandezza che non e circoscritta da 
tempo e da spazio. Tra noi poveri uomini tutto e relative ; e 
a nuove necessita bisogna occorrere con nuovi aiuti. La luce 
del gas che fu gik la maraviglia del passato e o^gimai impal- 
lidita di fronte alle lampade elettriche, e i vascelli a vapore 
tengono il luogo delle caravelle di Colombo. 

II succo di tutto cio e, in sorama, questo: -- A' nostri 
tempi nell' insegnamento della Religione e da dare maggiore 
svolgimento alia parte fondamentale, delta altramente apolo- 
getica, raccogliendo i combattenti sulla parle piu oppugnata 
e servendosi, per la difesa, di armi non disuguali da quelle 
de 1 nemici, ove nulla lo vieti La verita e immutabile, ma 
non immobile; la Chiesa non ha preteso mai di pielrificare la 
scienza e contenere gli studii n-li^iosi serapre in uno stesso 
stampo, come in un letto di Procuste. Siccomo variano i t-inpi 

oi tempi gli errori, cosi, restando una nella sostanza, ap- 

StrU XV, tol. Ill, fate. 1011. M *7 lmgU IMt. 



306 IL CRISTIANKSIMO 

parisce varia, nclla forma e nei mezzi, la difesa del Cristiano- 
simo. Non nova sed nove. I Padri ban fatto 1' apologia che 
conveniva ai primi secoli del Cristianesimo. S. Tommaso e \i\\ 
Scolastici rizzarono quell'ediflzio teologico, ch'era richiesto dai 
bisogni de' loro tempi. II secolo XVI e XVII risvegliarono piu 
potentemente gli studii ermeneutici e patristici per opporsi al- 
Feresia protestante. II secolo XVIII ed il principio del nostro 
secolo ci hanno dato Fapologia filosofica e sociale, perche la 
fede veniva minacciata dall'incredulita degli Enciclopedisti e 
dai principii deirottantanove. A' giorni nostri, in cui le scienze 
sperimentali esercitano sugli animi un fascino irresistibile, fa 
d'uopo che il metodo sperimentale sia pure applicato alia di- 
fesa della Religione. Cosi egregiaraente il prof. G. Alessi nel 
discorso inaugurate della Scuola di scienze della Religione 
apertasi a Padova nel 1890 *. 

Vogliamo in sulla fine accennare qualcheduna delle opere 
apologetiche, che potrebbero servire per le scuole di Religione, 
a comodo de' maestri e di chicchessia, il quale amasse studiare 
questo punto piu importante di tutto lo scibile umano, qual 6 
la Religione. Qualcuno di questi libri (quello piu acconcio al 
grado di scienza e d'intelligenza de'singoli) non dovrebbe 
mai mancare nella piccola biblioteca d'ogni uomo che bazzica 
co' libri ; poiche si tratta d'un libro che svolge metodicamente 
e scientificamente il piu grande di tutti i problemi. 

Tra le opere piu grandi in opera di apologetica sono da 
noverarsi quella del Cornely S. I. in latino, F apologia dello 
Schanz in tedesco, quella del Weiss 0. P. anche in tedesco, e 
la grande raccolta del Migne intitolata: Demonstrations evange- 
liques, in francese. Vengono in secondo luogo F apologia del- 
F Hettinger, tradotta in italiano; un' altra opera pur del me- 
desimo ma non tradotta, intitolata Apologetica; quella eccel- 
lente del Gutberlet e quella del Vosen, ambedue in tedesco. 
Commendevolissimo per ordine e sodezza, acconcissimo a' stu- 
denti di Universita e il corso di religione del Weddingen 

i Prof. D. GIUSEPPE ALESSI. La scienza e la Religione ed il metodo speri- 
mentale. Padova, tip. del Seminario, 1891. 



I ALIA 

lotto in it.iliano da Muiis. Gialdini ! ; ottimo e a ,.llo 

d- 1 Duilhd / s /' / /, tradotto *, e quello del Devi*:i 
in francese 3 ; buono e quello di Mons. M//Y// *, quclli ii 

'a/-/, del Corti, ecc. Come lil>ri utilissimi in raateria apo- 
logetica iudicliiamo ancora Topera del Boissarie 5 , quella del 
P. Salis Seewis ' e le Risposte alle obbiezioni del P. S. Fran 
Chi volesse piu minuti ragguagli bibliograflci vegga il 1 Ca- 
talogo di lil>ri per le famiglie colte ed oneste del P. G. Franco 
sotto il titolo Introduzione alia Bibbia e gli altri due 
Apclogetica cristiana ed Apologetica cattolica 8 . 



X. 

Ecco i tre mezzi o rimedii, che abbtamo creduti piit atti 
a sanare i mali prodotti dallo scristianeggiamento delle scuole, 
per rimettere la societa e i singoli sulle basi incrollabili della 
verita e del dovere, di cui e maestro il Cristianesimo. 

Quanto al metodo pratico di fondare le menzionate scuole 
di Religione, di adunare in esse la gioventu studiosa, e an- 

1 VAN WEDDINGE.I A. Gli elementi ragionati dalla Reli'jionf. Apologetica 
fondamenlale appropriata ai corti superiori di Belle Letlere e di Filotofia. Ver- 
tione dal francese di Mons. FKLICK GIALDIM, Vescovo di Dioclea. Siena, tip. 
S. Bernardino, 1882. 

* nrn.HK DE SAINT PROJET F. CAM. Apologia identified della Fede cri- 
ttiana. t- edizinne tradolta ial prof. V. MESSINA DA COTRO.XE. Foligno, Ub. 
tip. P. Sgariglia, 1892. 

s DEVIVIER P. W. d. C. (1. G. Court d' Apoloyttiqtte chrilienne. on 
tition raisonnte des fondements de l>i Foi. Tournui, Decallonne-Liagre, 1889. 

4 NAHDI FRANCESCO mons. Verita della ReligioM crislinnn caltolica dimo- 
ttrata sittematicamentc. Tersa di;ione, Rom-i, )i tipi della Civilt t Call' 
1868. 

* BOISSARIE iloctcur. Lourde*, Ilistoire medicate. Detuneme edition. P'trit, 
\. I :sj|. 

8 SALIS SEKWIS FRANCESCO S. I. Le estati, le itimate e la tciens-i. Second* 
ediiione, Pnitn, tip. OmtriK-ci. 1891 Detto, Visioni e allucinationi. SeconJa 
edizinnr, Praia, tip. Cootrucri 1892. 

" FRANCO SECONDO d. C. d. G. Rupotte popolari alb obbiezioni piit co- 
muni contra la Religione, Modtna, ti|>. ImmacolaU, 1878. 

* FRANCO G. GIUSEPPE d. C. d. G. Cataloyo di libri per le famiglie coin 
ed oneste, Roma, tip. Artigianclli, 1892. 



308 IL CRISTIANESIMO ESCLUSO DALL'lNSEON. PUB. IN ITALIA 

che di allettarla, lo rimettiamo alia prudenza, sagacia e so- 
lerzia, in prima de' Vescovi, e poi di tutti coloro, cui e alli- 
data la propagazione ed il mantenimento del Cristianesimo 
nel mondo, compresi anche i padri di faraiglia cristiani, che 
hanno il dovere dell' educazione cristiana de'figli. Grande aiuto 
potrebbero a ci6 dare le due grandi associazioni : quella dell'O- 
pera de' Congressi cattolici e 1'altra della Giovenlu cattolica. 
S'intende da se che ad impossibile nemo lenetur. Ma, come non 
fanno opera perduta i medici in proporre ne' loro corsi di tera- 
peutica medicamenti, poniarao pure che costosissimi, ai mali, 
del pari non crediamo aver gittata la fatica in esporre gl' indi- 
cati rimedii al male che siamo venuti considerando. Molto piii 
che gia vediarao sorgere tali scuole in alcune parti d' Italia. 
Notissima e, fra le altre, quella di Padova a cui presiede il 
sac. prof. Giuseppe Alessi. Ad essa fu dato principio il 4 di- 
cembre del 1890 alia .presenza di S. E. Revfiia mons. Gius. 
Callegari, vescovo di Padova e promotore dell'opera insigne; 
la prima a sorgere in Italia e forse in Europa. A Milano esi- 
ste gia una societa, con a capo il sig. Duca Scotti, per fon- 
dare un Convitto magistrate che s' intitolera da Leone XIII. 
Di Torino pur sappiamo che la societa per le feste del pros- 
simo giubileo episcopale del Papa ha gia determinato di dare 
assetto definitive, in onore e ricordo del grande Pontefice, alia 
Scuola di religione per la gioventu studiosa d'ambo i sessi, e 
che una commissione di cento signore raccogliera le offerte. 
Se tali scuole s' istituissero in ogni luogo, ove un nucleo 
di giovani viene ammaestrato senza Religione, si farebbe 
un' opera gigantesca, la cui gloria supererebbe quella di chi 
alzasse una fortezza ad ogni varco per dove un drappello ne- 
mico potesse entrare a devastar la patria. 



ANEDDOTI RUSSI 



Nel passato inverno men Ire facevasi sentire nella Russia 
sempre piu acuto e straziantc il rovello della fame, presentossi 
n di a una panetteria di Mosca uno sconosciuto brullamente 
vestito e tutto imbacuccato in un logoro e rattoppato man- 
tello, donde cacciava fuori appena la punta del naso. Era gia 
nolle, e la bollega affbllata di awentori. 

Lo sconos.ciuto ritto e immobile la in un canluccio aspetta 
che venga la sua volla, e fallosi presso al panelliere, gli 
dimanda: 

- Padrone, quanlo sta il pane? 

Tre Koppek e mezzo la libbra, rispose quegli. 

Cos! caro? 

- Anzi e a buona derrala pei lempi che corrono! 

- Ma io non ho meco che tre Koppek. 

Va a torre la mezza che manca, e avrai il pane. 

E donde 1'ho io a cavare, se in casa non ho piu il becco 
di un qualtrino? 

Eh... allora rimanti a denli asciulli. 

- Deh, padrone, abbiate piela cM un povero operaio afla- 
malo e della sua famigliuola che si rauor anch'essa di fame. 
Conlenlalevi di tre Koppek: finalmenle vi offro un pn 
onesto. 

- Ti dico e torno . lo^li la nie/za Kop: 
manca, e avrai il pane, se no, no. Hai inteso? 

- Quanlo siele duro coi povcrelti! 

- Duro o non duro, questo 6 il prezzo del Se ti 
piace, beno; so non ti pia<', vanne con Dio. 

- Dunque per pochi mi ci vorresle veder morli 
:ne? 



310 ANEDDOTI RUSSI 

- Oh tu ra'hai ristucco e fradicio. Vanne pe' falti tuoi, 
ch'io non ho tempo da perdere con te, vanne. 

E accompagn6 queste parole con un gesto minaccioso. 

- Dove volete ch'io vada, se voi altri panettieri siete tutti 
di balla ad alzare i prezzi del pane fin dove noi poveri operai 
non possiam giungere, neppure stracanandoci tutto il santo 
giorno e parte della notte? E poi si ha a dire che voi altri 
non aflamate il popolo? 

- Vuo' tu smettere, si, o no ? 

- II Governo ha fatto venire buone provviste di granaglie, 
e voi altri mantenete gli stessi prezzi, anzi gli alzate alle 
stelle. Ben si vede che siete gente senza cuore. 

- Ola, misura bene le parole, altrimenti... 

Altrimenti che?... 

- T insegnero io a rispettare la gente. 

- Io rispetto i galantuomini; ma tale non e chi affama il 
popolo. 

- per... te ne vuoi andare, si, o no? 

- Non mi movero di qui, fino a tanto che non mi avrete 
dato il pane per tre Koppek; perchfe questo e il giusto; e voi 
altri pauettieri non avete il diritto di metterlo a quel prezzo 
che vi garba. 

- Ti dico per tuo bene, vattene; e non mi rompere piu 
il capo con coteste tue taccole. 

- Ed io vi dico e vi ripeto che non me ne andr6. 

Ah noh te ne vuoi andare? mugolo il panettiere mon- 
tato in bizza. Ebbene aspetta, che trovero io modo da farti 
alzare il tacco. 

E si dicendo, da di piglio ad un randello; e levandolo in 
atto di percuotere, grida con tuon di voce arrangolata per la 
rabbia Se non te ne vai subito te Io do tra capo e collo. 

- Voi a me?... non puo essere; e afferratogli fortemente 
il braccio, strappogli di mano il randello. 

11 panettiere grida - - accorr'uomo ; ed ecco i suoi garzoni 
levarsi in sua difesa, facendo intorno allo sconosciuto un bac- 



!>DOTI RURSI 

cano indiavolato; e sospin^cndolo con minacce, rincalzate da 
qualchi' pugno, fuor di lx)ttega. 

Al rumore dclla baruffa trae cola gran folia di curie 
mcy.zo a' quali parecchi poliziotti. Questi, rorapendo a forra di 
goraitate e di pugni la calca, si fanno innanzi, e visto e udito 
di che si trattava, arrestano lo sconosciuto, e lo menano in 
queslura. 

II panettiere e alcuni suoi garzoni lo seguono corae accu- 
satori e testimoni, e appo loro il solito codazzo degli sfac- 
cendati. 

Tradotto lo sconosciuto alia presenza del Questore si ode 
far da questi una canata coi flocchi. 

- Chi t'insegna, villano che sei, dicegli con flero cipiglio 
il Questore, chi t'insegna a burbanzare cosi, e a fare scompigli 
e baruffe nelle botteghe? 

- Signer Questore, risposegli lo sconosciuto, io non en- 
trai nella panetteria con animo di attaccar briga con veruno, 
ma per comprarvi del pane. 

- E allora perche cotesta buglia col panettiere? 

Perchfc egli non voleva contentarsi di tre koppek, ma 
ne voleva tre e mezza. 

- Ero nel mio diritto, disse allora tutto scorrucciato il 
panettiere. 

Taci tu, gridogli il Questore. Chi ti ha dato licenza di 
parlare? Indi rivolto allo sconosciuto, soggiunse: 

- Se il prezzo del pane ti pareva troppo alto, invece di 
venire a contesa col panettiere, dovevi uscire dalla sua bo t toga 
e andare ad un'altra. 

Ah, signer Questore, tutti i panettieri sono di una buc- 
cia, tutti son d' accordo a far montare il prezzo del pane oltre 
il giusto. 

- Che che sia di cio, tu hai provocato disordini ed hai 
ingiuriato il panettiere ; e penS sei incorso nelle pene commi- 
nate dalla le^ge. 

. signore, il disordino f- cagionato dal panetti-r 
afferr6 un randello per batacchiarmi, Dio sa' come, e non da 



312 ANKDDOTI HUSSI 

rae, che non feci altro se non strapparglielo dalle mani senza 
torcergli un capello.... 

Ma tu 1'avrai ingiuriato a parole.... 

E come! mormoro tra denli il panetliere. 

lo non gli dissi altro se non che egli era duro coi po- 
veretti e d'intesa con gli altri panettieri per affamare il po- 
polo. 

Questo solo? 

Sol questo. 

- Or parla tu Giacobbe, disse il Questore al panettiere. 
E egli vero che non aggiunse altro? 

Signer Questore, rispose il panettiere, le par lieve ingiuria 
1'avermi costui incolpato di affamare il popolo? 

Certamente 1'affronto e grave, disse il Questore, liscian- 
dosi i lunghi baffi che veniva attorcigliando in punta, e ag- 
giunse in cuor suo: & pero ben meritato. 

Poscia rivolto allo sconosciuto, domandogli quel che per 
altro avrebbegli dovuto chiedere fin da principio Come ti 
chiami? qual e il tuo mestiere? sai tu scrivere? 

Si, signore. 

- Ebbene, scrivi 1'uno e T altro. 

Lo sconosciuto, tolta in mano la penna, ch' era sul tavolino 
del Questore, scrisse in un foglio a grandi lettere: 

Granduca Sergio Governatore di Mosca e porse con 
bella grazia il foglio al Questore. 

Figurisi ognuno la sorpresa di quel povero diavolo. Egli 
balza in pie; s'accosta al Granduca, I'afflssa, lo riconosce, e 
sberrettandosi e prendendogli per baciarla la mano, fa con lui 
le sue scuse per non averlo prima riconosciuto. II signer Gia- 
cobbe intanto e i suoi garzoni udito chi quegli era, gli cad- 
dero a' pie, chiedendogli umilmente perdonanza, e imploran- 
done la clemenza. 

II Granduca, rivolto al Questore Voi, dissegli, avete adem- 
piuto il vostro dovere; ma a te, Giacobbe, daro aspra ammenda 
non gik dell'offesa fatta alia mia persona, che tu non cono- 
scevi, ma di quella che vieni facendo ai poveri, alzando so- 



;>I>OTI u 

il prezzo del pane. E si dicendo, fo' cenm 
Questore che gli soraministrasse un contentino alia russa, 
scudisciandolo di santa ragione. 

I.'rdin> di Sna Altezza venne tosto eseguito; e al povero 
Giacobtx) toccarono le carezze del Knaut, che ammaccogli IKMI 
bene le carni, e cacciogli, com' 6 a sperare, di corpo il mal- 
vezzo di profittare delle miserie del popolo per impinguare so 
stesso. 

Bella lezione a fe di Dio ! Oh perchfc non mandiamo in 
Russia ad assaporare il Knaut quanti tra noi ammiseriscono 
ed affamano il popolo? Che benedetta emigrazione sarebbe 
cotesta ! Invece tra noi espatriano gli aflamati, e restano gli 
aflamatori. Che sventura per la patria ! Almeno vi avesse chi 
facesse s'ia la causa del popolo; ma dove trovarlo se tra noi 
que' che amministrano la cosa pubblica sono piu o men sog- 
getti air influenza della setta giudaico-massonica, la quale 6 
una voragine senza fondo cho ingoia tutte le ricchezze degli 
Stati? Dal di che cotesta malnata genia, abbindolando con 
arte sottilissima i popoli della cristianiu\ ebMi arreticati noi 
suoi laeci, e tolte in mano le redini degli Stati, riusci ad ag- 
giogarli al suo carro, noi vedemmo vuotarsi come per incanto 
gli erarii pubblici, sparire milioni e miliardi ruhati alia Chi 
e ai luoghi pii, inabissarsi ncl baratro del debito pubblico 
tutti i risparmii e tutte le riprese della nazione, cr 
dismisura i gravami di tasse e di balzelli, in una parola ri- 
manero dissantjuato e spolpato flno all'osso tutto il popolo ita- 
liano a profitlo di pochi sottarii e giudei. Che se tra noi non 
si muor di fame come in Russia, si langue tuttavia nclla n.i- 
seria, che e una morte lenta, accompagnata da un lungo 
strascico di dolori, di colpo e di delitti. 

las.-iarno per poco 1' Italia e dianio un' altra capatina 
nella Santa Russia, ove c' invita un ctirioso aneddoto ill 
diversa natura dal narrate piA sopra, ma O>M singolare e s 1 
no, che vale il pregio di rccarlo a notizia dei nostri lettori, 
ai quali, come ad ogni mortalo, le cose nuove e straordin 



314 ANEDDOTI RUSSI 

non possono non piacere, massime quando se ne pu6 trarre 
qualche utile ammaestramento. 

A quanto dicono i pubblici fogli, non e guari che in Ar- 
tyni inferm6 gravemente il Principe David K , signore che 
nuotava nell'oro a gola; e per quanto vi si adoperassero in- 
torno a guarirlo ben died medici, il male si ando aggravando 
per guisa che un di, non dando egli piu segno di vita, fu te- 
nuto per morto, e tfasportato in chiesa, ove gli vennero 
fatte solenni esequie secondo il rito scismatico russo. 

Terminata la funebre ceriraonia, PArchimandrita si fa 
presso alia bara del principe, e, secondo il costume del paese, 
gli da il bacio delPultima separazione; quand'ecco che quegli 
riscuotesi di repente dalla sua catalessi, e mal soffrendo di 
sentirsi sbacciuccare il viso, lascia andare in faccia all' Ar- 
chimandrita due solennissimi ceffoni, che altamente risona- 
rono per la chiesa. 

Immagini il lettore lo spavento del popolo, che il credeva 
morto, e la confusione e il terrore dell' Archimandrita e del 
suo clero, che ne circondava la bara ! Un morto risuscitato, e 
che fa si bei complimenti, era cosa da far venire a tutti la 
pelle d'oca. 

II -principe intanto erasi levato su a sedere ; e i famigliari 
accorrevano per aiutarlo a scendere dal suo cataletto. Ogni 
malore parea scomparso, ed egli sentivasi come rinato a no- 
vella vita. Quindi, tutto raggiante di giubilo, e tra i ralle- 
gramenti de' suoi e gli stupori del popolo, che da ogni banda 
traeva per vedere il morto risuscitato, fe' ritorno al suo pa- 
lazzo; ove, per festeggiare la sua risurrezione, imbandi un lau- 
tissimo banchetto a tutti i suoi parenti ed amici. Nou 1'avesse 
mai fatto ! 

II tripudio e la festa dei convivi fu qual si puo immagi- 
nare dopo un avvenimento cosi insolito e maraviglioso, che 
rendeva alia vita chi avevano pianto per morto. Ma oh come 
e corto il nostro vedere, e quanto son fallaci le speranze e le 
gioie umane ! 

II principe che per la contentezza non capiva piu nella 



II RU88I 315 

, smo<l !i nol man^ sopraflatto 

ne, passo di nu<>vo dalla 
-a al cataletto; m.i <jnf>sta flata per non piu rialzarsl. 

E cosi awerasi che dove si muor di fame, si crepa ancor 
d' indigestione. 

Senonchfe senza andare in Russia a rintracciare fatti di 
questa natura, non nc abhiamo forse a iosa nelP Italia nostraf 

Qui piu cho altrove oggi si vede F indegno spettacolo di 
gente che gozzoviglia e fa tempone in mezzo a un popolo che 
langue nella miseria. 

A ogni poco dannosi feste es' imbandiscono luculliani ban- 
chetti per Tarrivo di qualche ministro o deputato e per ogni 
sorta di commemorazioni, centenarii, congressi, inaugurazioni, 
e via dicendo. E quasi fosse poco il banchettare tra gente 
aflamata, se ne mena gran pompa e romore, come di cosa 
che, risaputasi, avrebbe da mandar tutto in solluchero il po- 
polo che paga e se ne sta a denti asciutti. I giornali infatti 
danno fiato alle mille trombe della pubblicita e strombazzano ai 
quattro venti la sontuosita del convito, sciorinando innanzi 
agli affamati tutte le ingorde imbandigioni, i leccardi manica- 
retti, le squisite confetture, i prelibati vini col sottinteso motto 

Vedere e non toccare - 

Or facciano i lettori ragione se un popolo affamato abbia 
a fare buon viso a cotesta gastronomica ostentazione! 

Eppure elP 6 cosa d' ogni di ; cotalchfe di pochi giornali 
infuori un po 1 piA pudibondi, non sappiamo che vi sia chi, 
per riguardo almeno alia desolante raiseria, ond'6 afflitto il 
nostro paese, si astenga dallo spiegare innanzi agli occhi del 
pubblico 1'opulenza e il fasto sibaritico dei pochi favoriti dalla 
fortuna, o de' tanti che si rimpolpano a spese del povero po- 
poletto. 

Non fa bisogno adunque di andare fln cola in Russia per 
vedere il contrasto tra chi muor di fame e chi crepa d' indi- 
gestione ; visto che tanti esempii ne abbiamo tutto di sott'oc- 
chio nella nostra Italia. 

Ma quello che vi ha cola di notevole si e la rassegnazione 



316 DDOTI I-;' 

e la pietk cristiana di che dan prova i contadini russi alle 
prese colla fame. 

II sentimento religiose e cosi profondo e radicato nell'animo 
della popolazione campestre, che quando taluno sentesi dalla 
miseria e dalla fame ridotto a fin di vita, mostrasi piu sol- 
lecito de' sacraraenti che non del pane, e preferisce di morire 
anzi d'inedia che rimanere privo dei conforti della religione. 

Tra le nazioni, che pur diconsi pill civili, non corre cosi la 
bisogna. La fame vi moltiplica i ladri e gli assassini ; e poiche 
questi tra noi, grazie al progresso della giustizia, vivono sicuri 
di non avere a lasciar la testa sotto la mannaia, o ad allungare 
il collo in sulla forca, scorrazzano bravamente da per tutto, e 
derubano e ammazzano per pochi quattrini il prossimo fin 
ne' luoghi piii frequentati e sotto gli occhi deH'autoritk. Altri 
poi, piu indragati nell' odio verso la societa, si apprestano a 
far saltare con la dinamite per aria in un fascio quanti han 
qualche cosa al sole in case, fondachi o botteghe, come si e co- 
minciato a fare in Francia. Finalmente havvi gran numero 
di quelli che incrudeliscono perfino contro se stessi e si tol- 
gono la vita; a tanto puo spingere la miseria, quando non e 
sostenuta e consolata dalla fede ! Ben sappiamo che la Russia 
e il paese del nichilismo; ma questa setta non conta cola tra' 
suoi affigliati la religiosa gente del campo, bensi rivoltosi 
appartenenti alle classi agiate della societa russa. 

Tra noi la miseria spinge ingenerale la gente agricola piut- 
tosto aU'emigrazione che al delitto : ma tra gli operai che la- 
vorano nelle officine oh quanti vanno ad ingrossare le file dei 
nemici della societa. Di chi la colpa? Di chi strappa al popolo 
di bocca il pane, dal cuor la fede, e iuvece di tenerne con 
leggi coercitive in briglia le passioni, le accarezza e le disfre- 
na alia dissolutezza, infausto semenzaio d'ogui altro vizio. 



RIVISTA BELLA STAMPA 



i. 

L'Encyclique aux Calholiques de France: Objections et Re- 
ponses par Mgr. HENRY SAUVI:, Prttat de la Maison de 
Sa SainteW. Paris, Victor Palme, Editeur, 76 Rue des 
Saints- Peres, 1892. Un vol. in 8 di pp. XVIII-112. 

II semplice titolo di questo libro basta a far comprendere 
quale scopo vi si proponga il dotto e zelante Mgr Sauv.\ 
gik noto a' nostri lettori per le sue Questions Religieuses el 
Sociales de noire temps, di cui la CivillA Cattolica rendette 
ragione quando esse furono pubblicate '. Egli vuol raettere 
innanzi agli occhi de' suoi concittadini, e segnatamente di 
quelli che si dicono monarchici e cattolici, la natura e il 
valore degl' insegnamenti loro dati dal Sommo Ponteflce 
Leone XIII nella Enciclica del 16 dello scorso febbraio, e cos! 
renderli viepiu fermi, o maggiorraente proclivi ad obbedire 
alia paterna voce del Maestro supremo, e del Moderatore delle 
loro coscienze. 

L'Autore esordisce con una nobile dichiarazione da lui 
chiamata La mia confessione pnlitira. E^li professa di 
esser monarchico e di riconoscere nel Conte di Parigi, i cui 
diritti alia Corona di Francia gli spmbra che tuttora sussi- 
stano, il legittimo rappresentante della monarchic francese. 
Questa, nella sua opinione, sarebbe per la -, |XT inolti 

titoli, una feconda sorgente di preziosi vantaggi sot to il ri- 
spetto vuoi sociale vuoi roligioso. Cio non ostante, egli, desi- 
deroso innanzi tutto di conforraarsi interaraente alia lettera 

1 V. Civilta Callolica Serie XIH, V. 8, p. 603, e V. 10, p. 601. 



318 RIVISTA 

ed allo spirito dell' Enciclica del Santo Padro, 
dichiara (p. XV) di aderire con ogni sincerita alia Repub- 
blica stabilita per le leggi costituzionali del 1875, come ad 
un governo costituito, al quale ragionevolmenle, e religiosa- 
mente si deve, in coscienza, sottomissione e obbedienza in 
tutte le cose oneste e permesse. Aggiunge inoltre (p. XVII) 
che intende di rinunziare non solamente a qualunque atto 
violento o illegale, il quale fosse ostile alia esistenza della 
presente Repubblica francese, ma ancora d'astenersi, per uno 
scopo religioso e per obbedire al Papa, da qualunque azione 
politica anche legate, la quale avesse per oggetto P attuale 
restaurazione della monarchia. La sola riserva fatta dall'Au- 
tore e quella del diritto e del dovere di combattere la le- 
gislazione repubblicana passata, presente e futura, contro la 
quale hanno protestato, protestano e protesteranno il Papa e 
i Vescovi francesi. 

Tale e la confessione politica di Monsignor Sauve, e tale, 
a buon diritto, egli vuole che sia la dichiarazione di tutti i 
cattolici monarchici francesi obbedienti al Papa. Egli insiste, 
e con ragione, su questo punto, e con mirabile cbiarezza os- 
serva che P Enciclica di Leone XIII e un atto che emana dal 
Papa in quanto e Papa, cioe Capo spirituale della Chiesa; 
un atto diretto agli Arcivescovi ed a' Vescovi, al Clero ed a 
tutti i fedeli di Francia, considerati, non gia come cittadini 
francesi, ma come membri della Chiesa, e soggetti di diritto 
al Vicario di Gesu Cristo; un atto che contiene insegnamenti, 
i quali riguardano materie non meramente politiche, ma re- 
ligiose o miste, cioe strettamente legate agl'interessi religiosi 
della Chiesa in Francia, e perci6 materie intorno alle quali il 
Papa, in virtu della sua suprema autorita apostolica, ha il 
diritto di giudicare. E che sia cosi e cosa evidente; poiche a 
chi mai spetta se non al Successore di Pietro la tutela degli 
interessi religiosi della Chiesa di cui egli e capo e fonda- 
mento? Non ha egli forse la divina missione di pascere, reg- 
gere e governare il gregge di Cristo, di cui e il Vicario so- 
pra la terra? 



LA 8TAMPA 

Come mai, dunque, riconoscendo tali verila, potra alcuno 
senza rendere vana questa missione ed inefflcace qiiHU tu- 
tela, negare al Pontcflce il diritto di giudicare do' mezzi piu 
acconci por ottenere il flne della sua missione, e di detenu i- 
oare quiiuli qualc condotta sia da seguirsi per il bene della 
religione? 

Ora e chiaro che al diritto corrisponde il dovere. Se dunque 
il Papa ha il diritto di deter minare una tal condotta, e nel- 
1'esercizio del suo diritto la determina, come ha fatto teste 
nella sua Enciclica a' cattolici francos!, queSti sono stretta- 
mente tenuti a conformarsi alia direzione loro data dal Pon- 
teflce e seguire esattamente la via che e loro tracciata. 

Che cosa dunque vuole il Santo Padre, e che cosa domanda 
egli da' cattolici francesi? 

II Santo Padre, risponde il nostro Autore (p. 8), vuole la 
paciflcazione della Francia, ailino di facilitare la tutela della 
religione. Questa risposta e del tutto conforme alle parole 
del Pontetice, il quale ha ripetutamente dichiarato, sia nella 
Enciclica, sia nelle due Lettere a 1 Cardinali francesi e al 
Vescovo di Grenoble, che il suo scopo e religiose : La tutela 
degli interessi religiosi a Noi confidati, ecco, dice il Pontetice, 
cio che Ci ha indotti ad innalzare di Nostra spontanea volonta 
e con piena conoscenza di causa la Nostra voce. 

Queste parole dan no una solenne mentita a coloro i quali, 
come riferisce I 1 Autore (p. 32), per non obbedire al Papa, af- 
fermano che Leone XIII non e ben informato; egli non 
conosce lo stato degli animi in Francia; se lo conoscesse meglio 
non avrebbe certo pubblicato la sua Enciclica . Gli aweni- 
menti, ne siamo certi, confermeranno quello di cui e persuaso 
chiunque conosce Roma ed il Papa, cioe che Leone XIII, pie- 
namente informato delle cose di Francia, ha veduto piii Ion- 
tano e di piu alto, che non questi politicanti, i quali, colmi 
d' orgoglio e con presuntuosa temerita, reputano s piti sa- 
pienti e prudenti del Capo supremo della Chiesa, a cui e stata 
da Dio promessa speciale divina ?.ssisten/;i. 

Avendo dichiarato (p. 7) lo scopo del Pontefice, e stabiiito 



320 KIVISTA 

(p. 9) il principle dal quale parte 1'Enciclica: la somma ne- 
cessita, cioe, della religione per creare il vincolo sociale, e 
per mantenere su solide basi la pace di una nazione , e quindi 
il dovere di tutti i cattolici francesi di allearsi per assicurare 
alia loro patria la conservazione della religione, e per difen- 
derla al bisogno, il ch. Autore (p. 13) passa alia considera- 
zione della domanda fatta dal Sommo Ponteflce a' cattolici 
francesi. 

La domanda e che essi accettino senza secondi flni la Re- 
pubblica esistente tra essi, la rispettino, e le sieno soggetti 
come rappresentante il Potere venuto da Dio, e che, messo 
in disparte ogni dissenso politico, essi rinunzino non sola- 
mente a qualsiasi atto violento ed illegale contro Tesistenza 
della Repubblica, ma si astengano altresi, per uno scopo re- 
ligioso, da qualsiasi azione o rivendicazione politica anche le- 
gale in favore di un' altra forma di governo. 

Nell' articolo, che pubblicammo nel precedente quaderno, 
mostrammo a' nostri lettori quale fosse la mente del Pontefice, 
e cio facemmo in gran parte citando e spiegando le dichia- 
razioni date dallo stesso Pontefice, sia in questa Enciclica, sia 
in altri suoi documenti, nei quali i principii di sociologia cri- 
stiana sono pienamente esposti. 

Le nostre spiegazioni sono in pieno accordo con quelle date 
da Monsignor Sauve; per non ripetere, quindi, il gia detto, ci 
contenteremo qui di aggiungere alle sensate e dotte osserva- 
zioni sue e da noi gia citate, altre poche le quali valgano a 
mettere in sempre maggior luce la natura e la forza delle 
autorevoli parole del Ponteflce; parole le quali erano peraltro 
cosi semplici e cosi chiare che non parea potessero dare appi- 
glio a false interpretazioni. 

E cosa certa che il Santo Padre, col domandare a' cattolici 
francesi di accettare la Repubblica senza secondi fiiii > non 
ha loro domandato di dare alia forma repubblicana un' ade- 
sione talmente irrevocabile e deftnitiva che li obblighi a ri- 
nunziare per sempre alle loro convinzioni e speranze, ai per- 
sonali sentimenti di onore e di devozione ad altre cause nobili, 



DELLA STAMPA 

e ad alt iv in-morie gloriose e care. Anzi-tale inlerpretazi 
vieno esprossamente esclusa dal Soramo Ponteflc*, il quale in- 
segna rh-\ qualunque sia la forma dei Pot i in una 

zione, non si pu' consi<l<>rarla come talmontc d.'/i/n 1 
debba restare irrrrombilr, fosse anche questa Pintenzione di 
coloro cho in origine Phanno determinata. L'Autore (p. 04), 
n>l rispondere alle difllcolta dei monarchici, fi loro notare c 
sccondo Pinsegnamento di Leone XIII, se la necessita so- 
ciale giustiflca la creazione e Pesistenza di un nuovo governo, 
una necessita egualmente grave puo richiamare a novella 
vita un vecchio governo. 

Ne sembra aver voluto il Sommo Ponteflce, come oss- 
PA n tore, obbligare i cattolici francesi ad accettare la Repub- 
blioa esistente tra essi non solo come un Governo costituito di 
fatlo, ma anche come un Governo costituito di dirilto, cioe 
come il solo Governo attualmente legittimo in Francia, di tal 
maniera che i monarchici siano obbligati a tenere che il di- 
ritto monarchico abbia cessato di esistere. -- La questione 
della I'tjitlunitii della presente Repubblica francese, cosi 1'An- 
tore, c una questione che non e stata finora aciolta '. 
altrove (p. til)) aggiunge: Non mi sembra che il Papa ri- 
chiog^a dai monarchici francesi di abbandonare la loro intitivi 
convinzione che il Conte di Parigi ritiene tuttora i suoi diritii 
alia Corona di Francia. La sola cosa certa 6 che la Repub- 
blica presente pu6 e deve essere accettata da tutti i cattolici 
nel senso e nello spirito della Chiesa; rispettata ed obbedita 
in tutte le cose giusle e onesle, e conservata nolla stia 
stenza finche le esigenze del bene comune lo richiodoranno: 
poichi> (ju'sto bene e, dopo Dio, nella societa la ragione priina 
ed ultima della sua esistenza: .* tlus popuU. 

In altri termini il contegno da servarsi da' Francesi i. 
loro rolazioni civili colla Repubblica, contegno che il Saut.) 
Padre dichiara essere la p ; % a e saluldrr lin'n 

dotta, e di wjntMrmar>i al contegno della Santa Sede nel in 

1 IV XVII ilfU'lntroiliizione e pp. 101 107 fleU'opin- 

XV, vol. Ill, fate. 1011. 21 *9 t*fli 189*. 



322 RIV1STA 

tenimento delle sue relazioni coi numerosi Govern! che si suc- 
cedettero in Francia in meno di un secolo. Ora la Santa Sede, 
come attesta TEiTio Cardinale Rampolla, rispetta tutti i po- 
teri civili costituiti, quale che siasi la loro forma di governo, 
e mantiene relazioni con essi, sensa voter con cib recar pre- 
giudizio a' diritti di allri, ove mat questi esistessero. 

Errano dunque coloro, i quali credono che il Santo Padre 
con la sua Enciclica giustiflchi i fatti compiuti contrariamente 
a quello che Pio IX insegna nel Sillabo; poiche Leone XIII 
non dice che il fatto compiulo di se stesso diventa diritto e 
distrugge qualunque altro diritto preesistente ; ma solamente 
insegna che nuovi Governi possono sorgere in conseguenza 
de' fatti compiuti (siano essi colpabili o no), e derivare la loro 
legittimita, esigere sottomissione e rispetto, non in virtu di 
questi fatti, ma della necessita sociale la quale sola giustiflca 
ed impone tali Governi. 

Sarebbe anche un grandissimo errore il confondere, contro 
Pesplicito insegnamento del Sommo Pontefice, i Poteri costi- 
tuiti e la loro Legislazione. II Santo Padre nel domandare che 
si accetti la Repubblica non ha domandato 1'accettazione della 
legislazione repubblicana in quei punti, nei quali la Repub- 
blica, immemore della sua missione, si e messa in contrasto 
con la legge di Dio e della Chiesa. Non sapremmo biasimare 
troppo coloro, i quali mossi da passioni politiche non vogliono 
riconoscere che altra cosa e la questione, se la Repubblica 
ora esistente in Francia debba essere accettata da tutti i 
Frances! come un governo costituito, al quale si deve la sot- 
tomissione e 1' obbedienza comandata dalla Chiesa (questione 
essenzialmente religiosa e di competenza della Chiesa); altra 
cosa e la questione se questa Repubblica, nelle mani di co- 
loro che esercitano il potere, compia i doveri che Dio le im- 
pone, ed altra cosa, in fine, e la questione, se, supposta la vio- 
lazione di tali doveri, bisogni combattere non solo le sue inique 
leggi (il che e permesso ed anche comandato) ma ben si la sua 
stessa esistenza. Questo sarebbe contraddire alia volonta del 



I. A STAMPA 

Papa e de' >i, e potrebbe attirare sulla 1 

inali j^ggiori '. 

Cho ;in/.i, come notammo nel precedeate quaderno, 1 
dal v..ior che si accetti colla Repubblica la presente sua !*- 
gisla/ioii", Leone XIII vuole che i cattolici francesi acceltino 
la Repuhhlica, a fine di entrare senza riserve nel campo <l-l- 
Topposizione costituzionale; o cosi spiegare in essa la propria 
beneflcn attivita, giovandosi della propria influenza per con- 
durre la Repubblica a cambiare in buone le leggi malvage e 
incipient!, e provvedere legalment? al l^nessere della religione. 

Questo non e sfuggito a' nemici della Cbiesa. Essi intatti 
sono stati piu chiaroveggenti nell'afferrarne il seoso, e nel mi- 
surarne in pratica la portata. Non banno trascurato, percid, 
ne' loro scritti di condannare con severissime parole, come 
ha test& fatto il Grosjean 2 , la condotta prescritta dal Ponte- 
fice a' cattolici francesi, quasi che questi non avessero al pari 
degli altri francesi il diritto e il dovere di pronmovere per 
mezzi legali quello che, nella loro opinione, costituisce il mas- 
simo bene della loro patria. L'errore fondamentale del Gros- 
jean consiste precisamente nel pretendere che certe leggi, 
contro le quali hanno protestato e protestano il Santo Padre 
e T Episcopate francese, debbono considerarsi come parte in- 
tegrante delle istituzioni repubblicane, in guisa che niuno 
possa essere repubblicano senza sottoscrivere al loro pro- 
gramma, ed inchinarvisi; e che il domandare 1'abrogazione 
o la modificazione di questa o di quella legge speciale, costi- 
tni>ca un atto altamente sedizioso. 

Ci piace moltissimo Tappello fatto da M-Mi>i^nor Sauve 
(p. 28) alia buona fede de' monarchic! e degli imperialiMi. 
Suppongo, cosi egli, che un Governo di loro elezione sia giunto 
al potere, e sia autore di leggi antireligiose, come e la pre- 
sente Ropubblica; e domando a' fautori di questo Governo, a 
quelli che ammettono la sua legittimitk e segnatamente a' \ 

1 P 17-18. 

* GCORGR.S GROSJKAIV. La Question Retigifiue: Etude ffiitnriqur tt Polt 
Paris, ih 



324 RIVISTA 

chi monarchic!, se essi non distinguerebbero tra 1'esistenza di 
questo Governo, e la sua legislazione, e se, sotto pretesto che le 
sue leggi sono ingiuste, essi negherebbero la sua legittimita 
e vorrebbero che fosse sostituito da un altro Governo? Non 
ripeterebbero essi col Papa: Altra cosa e il nostro Governo, 
ed altra cosa sono le sue leggi? Noi accettiamo e vogliarao 
sinceramente sostenere il nostro Governo, e difenderlo contro 
coloro che cercano la sua distruzione. Tutti i nostri sforzi sa- 
ranno diretti al fine di ottenere che esso modifichi il suo modo 
d'agire. Noi continuererao a gridare: Viva il re! ma allo stesso 
tempo gli domanderemo 1'abolizione delle leggi funeste, e ci 
guarderemo bene dal domandare la sua caduta. 

Dunque, conchiude 1'Autore, (p. 29), io diro a questi stessi 
monarchic!: Sia la vostra condotta verso la Repubblica pre- 
sente, quella che sarebbe verso un re che fosse egualmente 
persecutore, e non dite: guerra alia Repubblica f vi basti il 
dire: guerra alle sue caltive leggi! 

In breve, la Chiesa non vuole che i suoi figliuoli facciano 
guerra, nelle presenti condizioni di cose, alia esistenza della 
Repubblica in quanto e Repubblica, e proibisce di servirsi a 
questo fine anche delle armi lecite e legali. La ragione si e, 
perche questa minuta guerra recherebbe di fatto gran pre- 
giudizio e danno alia grande guerra che tutti i cattolici fran- 
cesi, quale che siasi la loro politica, debbono combattere per 
la difesa della religione. In questo la loro condotta deve essere 
quella stessa che essi vorrebbero seguire e, senza fallo, segui- 
rebbero, se un'orda nemica minacciasse la loro frontiera. 

E bene; ecco, secondo 1'illustre Monsignor Sauve (p. 75), 
quel che la Chiesa domanda per mezzo del Papa a' monar- 
chic! francesi suoi figliuoli: - - Io son fatto bersaglio agli 
attacchi e alle minacce di numerosi nemici. Correte, dunque, 
al soccorso della vostra madre. Io non vi domando che ri- 
nunziate alle vostre speranze e alle vostre convinzioni mo- 
narch'che, le quali io non biasimo, ma solamente vi domando 
che per ora voi rinunziate a farle prevalere. Unitevi agli altri 
cattolici, i quali non partecipano alle vostre opinioni, ed i quali 



DELLA STAN 325 

non vorranno com! con voi se voi non accettatc la 

pubblica, come e vostro dovere di accettarla, pel bene della 
ivligione e per la pace della Francia. 

Non v' e dubbio che il Santo Padre chiede a' cattolici mo- 
narchici francesi un sacriflcio ; ma questo e tale, che 1 
come Maestro supremo e Moderatore delle loro coscienze, giii- 
dica necessario per la tutela degli interessi religiosi a Lui 
amfldati; interessi cbe ogni sincere cattolico francese pel bene 
della sua patria deve porre prima e sopra degli interessi di 
qiialsivoglia partito politico. Quaerite primum regnum Dei et 
ii'.sdtiam eius et haec omnia adiicientur vobis. Salvate la re- 
ligione ed avrete salva la patria. 

L'Autore (p. 64) cita queste parole del Vangelo, la dove 
esorta il Conte di Parigi ad ascoltare il Papa e a mettersi 
lrne in cuore i suoi insegnamenti. Se il Principe avesse ci6 
fatto, non avrebbe di certo nel suo discorso di Folkestone ' 
dichiarato che i monarchic! non potrebbero sacrificare la loro 
indipendenza politica, n6 flngere sentimenli contrarii alle loro 
convinzioni aderendo ad islitusioni condannate ai loro occhi 
dall'esperien/a del passato e dalP interesse del paese. Se con 
tale dichiarazione egli ha inteso di proibire a' monarchici di 
adrrire alia Repubblica nel senso voluto dal Sommo Poate- 
fice, allora, come rettamente insegna lo stesso Autore (p. XI) 
bisognera in questo sottomettersi piultosto alia volonta del 
Papa che a quella del re,... poiche quando si tratta del bene 
religioso di una naziono, il Papa e non il re e il supremo 
;riiulice. 

Quest'opuscolo dell'illustre Monsignor Sauv6 ci rivela il suo 

animo sinceramente cattolico, pieno di flliale devozione per la 

Santa Sede e di amore per la sua patria. Lo raccomandiamo 

i& a tutti i nostri lettori, massimamente francesi, persuasi 

che la sua lettura tornera loro molto vantaggiosa, nelle pre- 

i circostanze della Chiesa in Francia. Ci congratuliamo 
aiu-he con 1'Autore per la bella e paterna lettera che il Santo 
Padre si fe dcgnato indirizzargli il 4 giugno del corrente anno 
in commendazione di questo suo lavoro veramente ecccllente. 

1 Vedi VOaurvatore Callolico di Milano, D. 106 del S3-J4 luglio 1891. 



326 RIVISTA 



II. 

Sistema fisico di S. Tommaso per GIOVANNI MARIA CORNOLDI 
d. C. d. G. Un volume in 8. di pag. 144. Tipografia di A. 
Befani, Roma, 1891. 

E questo I'ultinio dei molti lavori dell'egregio P. Cornoldi, 
compito da lui pochi giorni prima della lacrimata sua morte. 
In esso egli espone e propugna il sistema filosofico di S. Tom- 
maso d' Aquino, intorno alia natura e alle proprieta dei corpi. 

Dopo le nozioni preliminari, Topera e divisa in ventuno 

paragrafo, sotto i seguenti titoli: - - Essenza delle sostanze 

corporee, - - Materia prima, Forma sostanziale, Natura, 

- La creazione, - - Atomi, Ragioni seminali, - - Qualita, 

Attrazione, Leggi flsiche, Perche il sistema si dica 
fisico, II sistema fisico rispetto alia Fisica in generale, na- 
tura di questa scienza, -- Inerzia meccanica e attivita flsica 
de' corpi, - - Difflcolta contro la proposta dottrina, Azione 
in assoluta distanza, Moto, -- II principio: Quod movetur 
ab olio movetur, et primum movens est immobile, Muta- 
bilita della estensione, Ragione della supposta opposizione 
alia Fisica, Della divisibility del continue esteso, - - Etere, 

Chimica, Atomi elementari, La materia e la forma 
nelle sostanze elementari sono realmente distinte, - - La so- 
stanza elementare e chimicamente semplice, Del misto e 
del composto chimico, - - II misto o il composto chimico ha 
natura speciflca diversa dai component]'. Trasformazione so- 
stanziale come sMntenda, - - La persuasione generale sta per 
la vera sostanziale trasformazione degli elementi, - - La me- 
desima verita si conferma dal fat to, - - Opposizioni contro la 
trasformazione sostanziale. 

Da siffatta enumerazione ognuno pu6 intendere di quanta 
importanza sia cotesto trattato; segnatamente per le scienze 
fisiche. II Cornoldi risolve le accennate quistioni in maniera 



DBLLA STAMI'A 

. in conform!^ ;u prinripii di S. Tommaso 
d'Aquino. Essendo un tal trattato ^i.\ noto ai lettori dclla d- 
vilta, perch6 raccolto dagli artiroli in essa ptil.blicati, n< ,\ 
contentererao di ricordare qualcuna delle sue conclusion!*, per 
richiamarnc la m.-moria. 

I corpi, quanto alia loro c risultano dall'unione di 

due principii roalmente ilistinti, materia e forma; Puno deter- 
minabile e potenziale, 1'altro determin int.- >.! attuale. Quello 
e fonte di moltiplicit^. ed ostensione; questo di unita ed azione. 
l/accoppiamento di essi costituisce la sostanza corporea, estesa 
insieme ed attiva. Siffatta dottrina i i. : i da Platone ed 

Aristotile, fu accolta poscia da S. Agostino, e svolta in tutte 
le sue particolarita dai Dottori Scolastk-i. 

DalT unione doi dotti due principii sor^e il concetto di 
natura, la quale 6 dett.i da Aristotilc: primo principio per se 
di moto, ossia di operazione, e di quiete, ossia di riposo nel ter- 
mine, a cui tende Toperazione. 

La materia e la forma non furono da Dio create disgiunte, 
ma unite; giacch6 la materia non puo esistere senza la forma 
da cui vione speciflcata ed attuata, e la forma corporea non 
puo stare senza la materia, che n' e il sostegno e la base. 
Quando si dice che Iddio produsse prima la materia e po- 
scia I'attu6 delle diverse sue forme, cotesta priorita vuolsi 
intendere non quanto al tempo, ma quanto airorigine, in quol 
modo che si dice la voce esser prima del canto. Non si emette 
prima la voce, e poscia le si congiunge 1'armonia per fame 
il canto, ma la voce stessa armoniosa e canto. Questo nondi- 
meno e posteriore di origine; perche, come osserva S. Agostino, 
non si cava la voce dal canto, ma il canto dalla voce. 

Oltre il primo essere, che e Tessere sostanziale, ci ha nelle 
cose T essere accidental, sopraggiunto a quel primo. Cotesto 
essere accidentale, che sopravviene, e che dispone la sostanza, 
sia quanto all' essere, sia quanto alPoperare, dices! qualita ; 
come sarebbero le figure ne' corpi, e le loro potenze att 
o passive. Siccome poi esse e dalla forma 

sostanziale, e le forme sostan/iali stanno fra loro in tale or- 



328 H1VISTA 

dine, che lo piu perfette contengono virtualmente le meno por- 
fette e comunicano alia materia diversi gradi di essere, ne 
viene che la stessa gradazione debba aver luogo nelle qualita. 
Esse risulteranno in ciascuna sostanza con rispondenza a tutti 
i gradi di essere sostanziale, ond'e dotata. Quindi le qualita 
inflrae dell'inflraa sostanza elementare saranno comuni a tutte 
le superior! ; e cosi si vede, a cagion d'esempio, che Tattrarre 
e il gravitare e comune a tutte le sostanze corporee ; e alia 
stesso modo il sottostare al calore, il dilatarsi, il restringersi e 
via discorrendo. Siccome poi un essere piu perfetto ha forma 
sostanziale, contenente le perfezioni delle inferiori forme; cosi 
deve altresi possederne le qualita. Ma nell' essere, che sia uno r 
tutto si deve trovare nell'armonia e nelPordine; per6 anche 
nelle qualita dev' essere certa legge, per cui, dove le inferiori 
contrastino alle superior!, quelle vi debbano aver luogo in 
grado rimesso, o, come dicono i moderni, diminuite o neutra- 
lizzale l . 

Per dare un saggio della maniera, onde TAutore tratta 
le singole quistioni, rechiamone un esempio, e togliamolo dal 
paragrafo XVIII, in cui parla della density e rarezza dei corpi. 
Che i corpi in diverse circostanze e sotto Tazione di cause 
esterne si condensano e rarefanno, e un fatto di esperienzn. 
I Cartesiani spiegano questo fenomeno per dilatazione o re- 
stringimento dei pori, di cui il corpo e dotato. Che i corpi sieno- 
porosi, cioe forniti d' interstizii, piu o meno grandi benchi 
non discontinuanti (il che non e provato dall' esperienza) e 
un altro fatto. Nei corpi bisogna distinguere la massa dal 
volume. La massa e costituita dalla materia di ciascun corpo, 
ossia dalle sole sue parti intrinseche ; il volume dalla esten- 
sione di esse parti rispetto al luogo, ossia in ordine allo spazio 
che occupano. Onde nella stessa massa pu6 considerarsi un 
volume reale e un volume apparente. Imperocche se si con- 
sidera Testensione di dette parti, allargate o ristrette dall'allar- 
gamento e reslringimento dei pori, essa occupera luogo piu 
ampio o meno ampio e apparira maggiore o minore. Se poi 

* Pag. 40. 



DELL A STAN 329 

si o i la dott.i cstensione in se stcssa, \>: 

pori, 'i scmpn- la medesima ampiczza o ristret- 

ii spazio, e il suo volume si dira reale, perch 

allo spazio chc realmonte il corpo occupa colle sole sue 
parti. Ora i Cartosiani, i quali confondono la sostanza del 

[>o colla sua estensione, voglion che la condensazione o 

>fazione avvenga per mutazione del solo volume apparente, 
rimanendo la stessa massa estesa. Ma il sistcma fisico di 

ommaso, benche ammetta che talvolta cio avvenga, e sem- 
pre in parte si avveri, nondimeno nega che cio avvenga 
M-mpre o che propriamente in ci6 consistano. Esso insogna 
dio la rarefazione o condensazione avviene per mutazione del 
\olurae reale, in quanto rimanendo la stessa sostanza corporea, 
1'estensione in so si cangi, sicchfc tenda ad occupare colle sue 
jnrti un maggiore o minore spazio. 

Ecco sopra di ci6 due testi: uno di S. Tommaso, un altro 
del Cardinale Toledo. S. Tommaso dice: c La grandezza di un 
corpo viene estesa e amplificata nella rarefazionc, non perche 
la matcria riceva in > s altra cosa, ma perche quella, che 
prima era in potenza ;id una grandezza maggiore, si riduce 
alTatto; e pcro la sost.-mza non fassi rara o densa per addi- 
zione di ostranee particl!e in essa entranti o per sottrazione 
di csse, ma Pistes.*a m-noria divien rara o densa. * 11 Toledo 
poi: Dicesi raro qin-!lo che sotto molta quantita contiene 
poca matoria... denso (juello che sotto poca quantita ne contiene 
molta... H poi da notare ch' \i v - dt,j>j.in rarefazione e con- 
densazione, propria e impropria. Improjn-in 6 qiiflla che accade 
solo per approssimazione e segregazione delle parti, senza 
mutaziono ak-una o altora/ione di esse... e questo non ha luogo 

/a chc un corpo csterno venga espulso o introdotlo. Eranvi 
fra gli anlichi molti che ammettevano solo questa; con t.-il 
difTerenza pcro che mentre credevano trovarsi ne' corpi del 
pori affatto vacui, noi li vogliamo picni di una soltilissima 

anza corporea... La propria non si fa con espellere o 
introdurre un corpo estranoo, ma >i colla mutazione intcrna 



330 RIVISTA 

del soggetto. Mutazione cioe quanto all'estensione, rimanendo 
la stessa materia '. 

Se cosi non fosse, la materia sottilissima, o sommamente 
rarefatta che riempie i pori, esigerebbe un' altra materia, 
anche piu rarefatta che riempisse i suoi interstizii; e questa, 
per la stessa tagione, una quarta: in natura non si da vuoto 
assoluto. Di questo passo andremmo all' inflnito. 

Ma veniamo a toccare un pochino di quella parte, che 
riguarda la Chimica. 

Questa e la scienza che tratta della mutazione sostan- 
ziale dei corpi. Diciamo mutazione sostanziale quella, la quale 
avviene, quando una sostanza non per sola cagione di va- 
ria temperatura o per passeggiero influsso degli agenti estrin- 
seci mutata, ma e mutata nell' intrinseco suo essere, sicchfe 
cangi natura e da quella che prima era diventi un'altra so- 
stanza. Siffiitta mutazione non ha luogo che nelle sostanze cor- 
poree ; giacche esse sole sono composte nella essenza. Perche 
poi noi con la mente non abbiamo immediata intuizione delle 
sostanze, ma le conosciamo per mezzo delle loro operazioni, 
la diversita o contrarieta di queste ci sara scorta a discer- 
nere se 1'essere loro sostanziale e o non e mutato. Se non che 
non richiedesi, per conoscere cio, che tutte le operazioni sieno 
mutate, ma basta il sapere che sono mutate le operazioni 
specifiche. Infatti : siccome il genere rimane nelle sostanziali 
mutazioni, percio rimangono anche quelle operazioni o pas- 
sioni, che si attengono al genere stesso. Laonde puo ben mu- 
tarsi la sostanza in altra, bench rimanga la stessa gravita, 
lo stesso peso, la stessa solidita o liquidita e va dicendo 2 . 
I corpi, altri sono semplici, ciofe non risultanti daH'unione 
di altri corpi, distinti fra loro nella sostanza, ed altri compost! 
o misti, cioe risultanti dall'unione dei semplici. L'unione, se e 
superficial, non da che miscuglio, solvibile per via meccanica. 
Ma se e profonda, da nuova sostanza, di versa da quella dei 
component}. Tale e 1'acqua per esempio a rispetto dell'ossigeno 
e dell' idrogeno, che ne sono i componenti. In essa neppure 

1 Pagina 29. - - Pag. HO. 



LA STA.V 

il raggio solare potrebbe distinguore Tos^igeno dall'i i 
e tiaactma soa particella, quantunque minima, 6 acqua: il 
signiflca che ne e sorta una nuova sostanza, composta ancor 
essa di materia e di forma. La forma del misto contienc in 
virtu le forme de' suoi element! ; essendo in lui rimaste le 
qualith attive e passive di qinsti, benche nr>- nie per 

equilibrio scambievole; il quale, se vien rotto per T influenza 
di qualche agente, quelle ripigliano la loro forza. 

Nessun fatto accertato della Chimica moderna, puu vitto- 
riosamente contraddire a questa teorica. Non il ritorno dei 
component! nella disaoluzione del misto, per la ragione testt- 
cennata, esseodo naturale che lasciate libere le quality elemen- 
tari, queste operino alia riproduzione delle forme sostanziali, da 
cui prima pullulavano e alle quali inchiudono disposizione. 
Non la contrarieta richiesta nelle sostanze componenti, essendo 
naturale che dovendo operare le une sulle altre, debbano essere 
nella loro attivita opposte. Non la proporziono, in che debbono 
essere gli elementi, acciocch6 possano equilibrarsi tra loro. 
Non la loro riduzione alle minime particelle; giacchfc corpora 
non agunt, nisi soluta. Non la stessa collocazione diversa dei 
loro atomi. II Cornoldi scioglie tutte le dillicolta che sogliono 
proporsi. 

CJotesto trattatello 6 prezioso. Esso 6 frutto del lungo studio 
e del grande amore, onde il Cornoldi ha cercato i volumi del 
Dottor S. Tommaso. 



BIBLIOGRAFIA 



ALLEGRO FILIPPO mons. Elogio funebrc del Card. Alimonda, lelto 
nella Metropolitana di Torino il giorno 27 giugno 1891 da moos. Fi 
lippo Allegro, vescovo di Albenga. Albenga, tip. vescovile di Tommasa 
Craviotto, 1801, 8 di pagg. 22. 



Nelle solenni esequie celebrate in 
Torino a quel suo grande Arcivescovo, 
il Card. Alimonda, fu con savio con- 
siglio dato a inons. Allegro, intimo 
amico dell' estinto e suo degno suc- 
cessore della Cattedra di Albenga, il 
difficile incarico di far 1' elogio di 
tant' uomo. E 1' afiettuoso Prelate, 
pieno del suo dolore, ha soddisfatto 
all'aspettaziono universale. Ha saputo 
in poche pagine racchiudere il vasto 



argomento, mostrandoci al suo vero- 
lume P intemerato Sacerdote, il Ve- 
scovo perfetto, il dotto ed eloquen- 
tissimo oratore, qtiale fu quel privi- 
legiato figlio di Genova, quell' eletto 
figlio della Chiesa Romana, quella rin- 
novata gloria dell 1 ingegno italiano. 
Quanti fummo ammiratori del Card. 
Alimonda, tutti dobbiamo molte gra- 
zie e rnolta lode al suo valente pane- 
girista. 



AMNA, schiava africana. Cenni sulla vita della giovanetla africana 
Amna, accolta nel monistero della Visitazione in Pinerolo ed ivi morta 
Dell' aprile del 1856, lettera della superiora. Sec. edizione. Saluzzo, 
tip. S. Vincenzo, 1892, 16 di pp. 92. Per o-ni copia L. 0,30, per 
12 copie L. 3,00. Si vende a benefizio degli schiavi africani. 
Queste poche pagine sono scritte alia schiavitii dall' apostolo dej;li A- 

con tale aurea semplicita che e un fricani Don Nicold Olivieri di Ge- 

desio. Vi si vede ritratta 1'effigie d'un nova. 

angiolo in carne, anch' esso ritolto 

ANGELLM ANTONIO d. C. d. G. -- Annus MDCCCXCI, Aloisio Sacer. 

apud C;isliiionenses Stiverorum. Mantova, tip. Apollonio, 189'2, ia 

folio di pp. 3. 

II ch. P. Antonio Angelini d. C. 
d. G., gia notissimo pe' stioi frequenti 
lavori in genero di stile lapidario in 
iilioma latino e per molti altri scritti 
di varia letteratura, ha dato un nuovo 
eaggio del suo valore e della sua pe- 
rizia nel maneggio della lingua del 



Lazio con qucsto breve e succoso 
commentario delle feste centenarie di 



S. Luigi Gonzaga celebrate in Casti- 
glione delle Stiviere nello scorso anno 
1891. Uno dei pochi, e tra essi fra i 
primi, che cofosce a fondo e fa gu- 
stare le grazie e le bellezze di quella 
.1 lingua, non ostante la corrente 
vertiginosa di una pessima educazione 
letteraria che ora ha preso il soprav- 
vento, il ch. A. sa dire qualunque cosa, 



lOORAFlA 






ISMIM p.Ti 

alia pt-rdila di ngni buon pi- 

II presente commcnUrietto e laU 
in m.iri!,'. iu-1 Santuario di G- 

UT \nlorita <li 
Sarto vescovo di Mantova. 



pT ipl 

panti |ir ' in- 

dlo stile grave e 

dd til-'li, il-llc IM ri/.inni e dei fasti, 
da i-ui ipi.il apt- industre raccoglie il 
pi'i l>d tiore e ne adorna vagamente 
le sue 8frittiin. Possa I'eaempio delta 

ATT I Mli R. AccadiMiiia M l.im-d. Anno CCI.\\\I\. 1X'.-2. 8 
qninlii. ll'-ndiconti. C.lassc di srienze fisidio, matrin.itidii' c natur.ili. 
S.-.lula di-l i giugno 189-2. Vol. 1 I'.is,-. !!. 1 senx'Stre. flown, tip. 
dclla II. Aivadcmia, IS'.I-J, 8" di pp. 375-411. 

r,\r.MiiAi;TK.\ PAOLO MAKIA. r,i<>vanni lutisia n- Kossi t.-mi 

ddla sdi-n/M ili ardii'ol.i-i.i SUT.I. tl.'iuii bin-r.ilid. Vi-rsiotn- dalla 
linjiu.i l- li->'-.i per Giuseppe Bonaveoia d. I], tl. (i. Kdizi int i 

e corrdta ilall'Aulore oou ritratto dt'l l)e liossi. lltmn, tip. d-II.i ! 
di pp. XIV- 1 1 -2. 

1'archeologia sacra. I suoi studii con 
i graziosi aneddoti delta vita, i suoi 
viaggi, gli Hrritti, gli onori, le sue 
sropprti', le re!a/i"tii < % on gli altri 
scicn/.iati sonn il campo amenissimo 
percorso dal ch. Autore e cbe non 
possono non allettaru chirchessia. Le 
brevi incisioni di temi arrheologici 
sparai qua e la sono in ottima corri- 
8|>nndenza col sommo archeologo la 
cui imagine in fototipia, rassomiglian- 
tisMiua, iima la pritna pagina del libro. 

PiKllNAIlDINO DA C.MOLE. -- Un vero Franccscano, umile fi >r.- scpri 
I.i dun!).! dd P. Krini-m-ii lo da Cliiligoano; p.-r fr.i 15 Tinr.lino da 
C.iinl,. M p... h'ulo, Stefaoo Belli, editorc-libraio, 1891, 8 di pp. 297. 
L. 2,50 (fraoco). 
Non sara niai lodata abbaslanza perpetuare ci libri qtu'U' apostolato 

quedta vita che ci ritrae fetlelmente del vero, del bello e del buono che 
.n> aembianzi' di qudraiiiiua s..a- a VIM r,.-i-npata la vita di lui e di tra- 

vissiru.i < In- fn il comp"iaolo I' 1>- 
_ildo. La vera immagine <li lui 

e tutta dipinta in i|n-t poche pa- 
role dd diiaro Ant'rL': Kd in vero 

il tloppio ( aratterc di un' aurea aem- 

plicita cuii^iiiiita a si im/a profoodl 

e un Tnoco tntto di\in<> ram|>< 

Iiegli scritti, die pnrt-iim il iminc dd 

frate d.i CliiL-nami. Kgli intese di 



il mnndo arlistico e lettorario ac- 
ciui \i\,i soddisfazione la com- 
parsa di questa biografia, scriita con 
fed ell .1 -t"ri ;i c ron attraimento d'un 
romanzo. L'edizione splendida e la 
parafrasi, pin rhe traduzione, d--l P. 
I '-nia nc accrescono il pregio. 
Vicnc in essa doscritta la persona del- 
rillustre archeologo, la sna indole, la 
sua atnabilita e altre belle qn.-ilit.i di 
lui in felice accordo colla dottrina, 
onde inorito il titolo di foodjtore del- 



negli allri cpu-U 1 ;irdore e- 
r.ilic ... che inliatnmava i simi studii 
e vi riusci a meraviglia p. I'Ji)- * 
La fliia profonda scienza 1'attinse egli 
da ottime fonti, che il su< lirn' di- 
sciTfiiniiMit. in, -lii- in t"inpi. 

in t-ui un foil-- 1-ntiniasino t^a^ 
,i diim'i' 
d'.ttr;.a- lt-l H.ibiiiJiii e delGioberti. Hi 



334 HIUI.IO.JKAFIA 

asti ijii. 



antori di betPingegno, ma prr mr h/mno cenno. 

sbagliato la rm(p.fii). Piccola, ma forte I nostri rallegramenti al P. Ber- 

lezione per quei cattolici, i quali ere- nardino per avere scrilto <|u.-.t ; i m ,.. 

dono d'aver detto tutto in favore di moria con tale affetto, con tale brio 

questi scrittori quando li lodano di e con si bella maniera da emularc il 

grande ingegno come se il campo fe- suo confratello e da meritare le lodi 

race non possa portare triboli e spine di quanti amano il bello delle lettere 

da svellersi e gittarsi al fuoco, ove e la soavita delle virtu religiose. Gli 

manchi vera coltura. auguriamo molti lettori specialmente 

Del P. Ermenegildo abbiamo par- fra i giovani avidi di letture at- 

lato spesso in questo nostro periodico, traenti. 
ragionando dei suoi aurei scritti e 

BERNASCONI BALDASSARRE sac. -- II Card. Velzi. Cenni biograf.ci. 

Como, tip. Cavalleri, 1892, 8 di pp. 18. 

fe una breve memoria, come in- zione nell'arte difficilissima di gover- 

dica il titolo, di Giuseppe Carlo Fi- nare, esercito nell' Ordine Domeni- 

lippo Velzi nato in Como il di 8 marzo cano, di cui fu grande ornamento e 

1767 e morto il 23 novembre 1836 in splendore, onorevoli caricbe; e final- 

Montefiascone, di cui era vescovo. mente, essendo maestro dei SS. Pa- 

Siccome egli seppe congiungere a non lazzi, fu da Gregorio XVI innalzato 

comune dottrina una profonda cogni- all'eccelsa dignita di Cardinale. 

BERTOZZI P1ETRO. - - I fiori della mia primavera. Rime. Rimini, tip. 

Renzetli, 1892, 16 di pp. 144. 

Parte di queste poesie son di ge- presi a cantare dal giovine poeta. II 

nere scherzevole ed in esse abbonda libretto puo riuscire dilettevole a tutti. 

il sale oraziano: parte di genere serio specialmente alia gioventii schifa delle 

e vi si scorge robustezza di pensiero barbaric, dette veriste. 
quale si addice ad argomenti nobili 

BEUGNY (De) D' HAGERNE G. I casi d' un commesso-viaggiatore, 

versione dal francese per Alfonso Maria Galea. Modena, tip. dell' Ira- 

macolata Concezione, 1892, 8 di pp. 295. 

fe un bel racconto istruttivo e di- II lettore vi trovera scene semplici, 

lettevole, che fa parte della collezione naturali, spirant! vivezza e talvolta 

di letture amene ed oneste, cbe ogni allietate dallo spirito cristiano. Con- 

anno spedisconsi da Modena in nu- tuttocio non ne crediamo opportune 

mero di sei volumi agli associati pel la lettura per i giovanetti dei collegi. 
tenuissimo prezzo di cinque franchi. 

BOLLETTINO della societa di storia patria Anton Ludovico Antinori 
negli Abruzzi. Anno IV. Puntata 7 e 8". Aquila, Santini Simeone 
editore, 1892, 8 di pp. complessive 250. Prezzo di ciascuna puntata 
L. 3; delle puntale precedent!, eccettuata la prima, L. 5. ciascuna. 

BOTTALLA PAOLO d. C. d. G. -- Pancgirico del glorioso Vescovo e 
marlire S. Public, recitato il 1. magyio nella cbiesa parrocchiale e 



HI! 

I'l' "' 

I UK " - Kln-in r,m,.|.r.- -r rdpre 

ri, Into d.il (i.irr. \r slide llotli. ndh rinri"\a/iim' ddl.- 

il di li (tttnl.re tX'.M. ,|iita lipo-Ht. I'idro Ci>nli dirdU da 

Giuseppe Monl.mari, IS'.M, K. di pp. 58. 

II liotti ron alTelto o M-elte/./a ill telli, die ne euaiiri tulta 1'itti. 
pensicri desrrive in breve la vita del- in- . nnmimn irin.in/i lmpo la viu. 
I'arriprele Oonti. sacerdote di / I !i. si f..rmTa di i degoo 

pperoso, inatancabile e magoaoimo sao-rd.ite hi faratai a leggere quota 
per la casa di Dio e la salute dri fra pm h- p.i-in.- 

in fundtrc in morlt- tl>l r.mniiirn I.iii-i I{.dilu//i, U-ttu u.-II.i ,.,1- 

li^i.ilii di I'..i-i).M;i\;ill( li -21 iiiiir/.u IX'.I-J d.d s.ir. Aristidc liotti parr. 

in Kiionza. Faenza, st;i!>. tijio-lit. ili((;i Pidrn f'.'tnti, IS ( .i, s. di 

pp. 
- ID morte del sucerdote \M\Z\ Tiimburini, ccnnn inrrlo-ir<i, lotto gul 

ciid.ivi TI>, ndl;i diicsii .irciprotalc di Cotigoula il di 13 novembro ix'.il 

dal snocrdotc Arislide Belli pnrroco. io Faeozu. im-nni. ditla lipo-lit. 

I'. C<.nli dircll.i da G. Montanari, 1892, 8. di pp. 24. 

BREVIAttlUM romanuiu ex Dccreto sacrosaocli Coocilii Tridcolini rcsli- 
tiiliiiu. S. I'ii V P. M. jussu cdituin etc. Cdilio altcra roin.ma poet 
typirain. llmnn. Propaganda, 1802, 16. gr. di pp. 1580. -- L. 14; 
ml Prni>riuni di Roma L. 15,25, franco ppr posla. 

CALVANO M. SALVATORE. 11 SS. Cnor di GCSII. Dlscorsi del P. 

vat ore M. Calvano d. C. d. G. Napoli. Dom. Mnrano e C. edit., 

1892, 16 di pp. 112. -- L. 4,25. 

Con bella novita I'A. ha d<>ttato i mente del Cuore di Gait. L'A. parla 
nove discorsi in apparecchio alia festa percho sente, e vuole trafondere in 
del SS. Cuor di Gesii in guisa da ve altri quol ch' ? la delizia del uo pi- 
nine ciascun giorno a dire della virtii rito Voglia e^li pertant> in una nuova 
propria di ciascuno de' imve ullizii, edizione mutare quel luogo della pag. 
cbe si distribuUi-ono fra i devoti. ('.hi 35, d<>ve alia leltera pare cbeie*iliiU 
legge questo libretto ha nuH<> in poco. p.-' < ri-.li.im il rirom-wiTe Dio per 

vicne a conoscere quanto bisogna principio e per S I. '"-i q<iel 

della atoria e delto natura di quel- neo gtorico della comuneconecrazi"ne 

raltisaima divozione; e vi trova al- della Chiesa al SS. Cuore, alia pa^ 

(ii'iisieri e noti/ic .issai singolari, p i din- .-rmri di -Limpa della pag. 18 

i-. JI.T .- l.i ! \<- nd tiT/o x'i'riio d' lini".-. !!/(. II [i-r X'. ddl' anno 

.U-KIII.I .!,- in- ii.uiii di '<>*. 'l>l).- IT': ,,,-1 17*7. .|-i.unl .ippiuH.. n- 

-sivamente; prima del L>ilo Ira- gna\,i li.-ii.-d XIII 
fitto, |>oi del Cuore trafttlo, e linal- 

rnitl.NA I' AMjl'AU: .-.m. - Siill-i .Til/ion,- ddl'Ktt; e 8U 

d'linn ijjintn doi-uiinnto rd.iiivo alia slessa. Leltera al caf. Giuseppe 



336 



Trattasi d'un poemetto latino in 
esametri, rrlativo all' eruzione del- 
1'Etna del 1669, di D. Francesco Se- 
verino Gravagno catancse rinvenuto 
<!il can. Pasquale Castorina e dal me- 



Lndi priino archivista di Stalo. /Vcn//, lip. drll-> Sl.-ihilo, I 
di pp. 20. 

desimo rnmmentnlo ed illu- 
uria bihliografia di qiiel temp- 
scorge il frutto di minuta cd atlenla 
indagine a\ \alorata dal graade amore 
ill-Hi- memorie patrie. 

CECCIIETELLl 1PPOLITI KODOLFO. -- I reliquiari pcrotliani di Sasso- 
fcrralo, csl ratio clalla Nuova Rivista Miscna, Anno V, n. 2. lesi, lip. 
Augusto Spinaci, 1892, 8. di pp. 15. 

CERVOS FED. -- Vida del Angelico Protector de la Juventmi San Luis 
Gonzaga, religiose de la Compania de Jesus, por el P. Federico Cer- 
vos de la misma Compania. Barcelona, Subirana, 1802, 16 di pp. 643. 
Che tutto il mondo cattolico ab- contate le geste. II P. Cervus ha con- 



bia presocon grande entusiasmo parte 
a festeggiare il lerzo centenario delta 
inorte dell'angelico giovine S. Luigi 
Gonzaga e un fatto storico innegabile, 
the ha fatto fremere i lerci cnrruttori 
della gioventii a' tempi nostri, ed ha 
riempiiito di santa allegrezza i buoni 
tutti. II piii consolante si e che le fe- 
ste centenarie non si sono rislrette 
a pompe e sontuosita estoriori, die 
pur furono da prr tutto straordina- 
rie, ma hanno prodotto un vero frutto 
di vita eterna per le anirne dei fedeli, 
epecialmente della cattolica gioventii. 
k come nna Missiono che S. Luigi 
nol sec. XIX ha dato in tutto il mondo, 
la quale ha risvegliato la fede, ha ria- 
nimato la speranza, ha riacceso la 
carita e specialmente ha eccitato for- 
ttrnente gli anitni a custodire illibata 
1' innocenza che e il piii bel pregio 
di un'anima e fu la gioia preziosis- 
sima dell'Angelico Gioyane. A questo 
ha contribuito specialmente la narra- 
zione della vita del Santo, di cui puo 
dirsi che in tutte le lingue sonosi 



corso anch'esso a far conoscere gli 
amrnirabili esempii che il Gonzaga 
ne lascio. Ebbe la felice idea e la 
pazienza di raccorre molte e pre- 
ziose notizie finora sconosciutc, che 
si ritrovano negli Archivii <> nolle 
Biblioleche di Spagna, specialmante 
negli Archivii di Saragozza e di .M>ii- 
serrato. S'e servito ancora di non po- 
chi dci tralti storici, ptibblicati nel 
Bollettino ullici.ilt' della Reale Acca- 
demia della storia di Spagna dal rino- 
mato archeologo il P. Fcdele Fit.i. 
Donde apparisce quanto sia pregevole 
il lavoro del ch. P. Cervos, e come 
merit! per qtiesto solo d'csser nume- 
rato tra i piii considerevoli che vide- 
ro la luce neU'annuo centenario. No- 
stro desiderio sarebbe che questo li- 
bro si prezioso per le tante particola- 
rita al tutto nuove che contiene, ve- 
nisse tradotto nel nostro idioma, af- 
(inche sempre meglio sia conns, -iuta 
anclie in Italia la vita di qnell'Ange- 
lo che in essa ebbe i natali, in essa 
mori, glo^a e decoro della meii 



('.. LI 'ISA. -- S. Giovanni della Croce e S. Teresa, ossia due slelle che 

s'incontrano a dare i loro splcndori davanti al trono della Hc^ina dt-l 

Carmelo, per una Teresi.ma, al secolo Luisa C. Savona, lip. di A. 

Hicci, 1801, 8 di pag. 424. 

Ricorrendo I' anno passato il tcrzo rielo di quel gran compagno di Santa 

centenario della felicissima entrata in Teresa, che fu San Giovanni della 









T mi. i 

< .l.-ll' allr", I.I .plali- Mlllilll.iMlti- n;|. 

it Him mniii'. \nlli- i .-Irlir.irt' 
in mi IM-! volume Ii- .u'lnri'-i' oporr 
loro, e come santi * cmm- fomlatori. 
M JUT im-xli" * "Ipire i mcriti concordi 

16, ha la Imona suora il.-rrilti- 
|IIL \il<- parill'-l'-, <i piuttn->t<> |i> h:i 
con nuova arto intrecciatw I'una nel- 
I'altra. Ollre a qursta in>\it.i, di 'e 
tutla sua e pare ansai l>rne inlesa, la 
doppia storia o cmnlotta nn M-comlo 
una *orii- (In- si svolge, ma a trntti, 
e mi'diante scene o qua.lri. o come 
oggi diciiiio PIT lm//ftti ; ch' e una 
i reccnte manii-ra ili narrare quasi 
gli HV\(Miiiiii-nti, Miirir'Tita 

dall'ottica. usata ne 'roman/i, rd 
omai spesso applicata alia storia. Che 
che sia del metodo. e per altro que- 
sto libro opera di gran lena e di mlto 
pregio. Quanto di pin iinportan/.i vi 
l.i in quei due grandissimi personaggi 
\-fti nm.lcrni. i loro coniincin- 
inenti, la loro siiMime virtii, Ic f.iti- 
< h.-. l.i ilotlritn conteniita ne' non 
pirroii voluini dell' una e dell' altro, 
i lor casi, !e piT^i-rnzioni. la pazii-n/a 
e la vittoria ; e oltre a cio le noti/ic 
de' primi frati e delle prime snore, nnd 
riforinossi I'Ordinedel Carmi'lo, tutto 



' con mi liiiL-n i-'.-i" |>inoo di 
enttifliatmo e con 

'li "tilt- l-'ik'ni- r li- piu \i- 

v.i< i . < In- non wi M la vpirituile au- 

'notce per n- -rU> la 

I IIMI a sua |KU. Mi-laforc, 
cuiiiparazioni, a[><>Ktrnli. proopope 
ne incontri ad ogni pano : .I/ i-lla 
va dig8<>iniii;inilo con un'inucniia ma- 
gnirn-iMi/a PIT l>i-ii i|n;illr-.i .MitM ,. pin 

li ili-iisa scrittiira In omma 
senilira d'andare per halze Uwcoae 6 
liorite piagge, tra il canto degli uc- 
n-lli e il niorinoran- dt-' rivi. La fl- 
vella ricca e varia e quai netta. Gli 
uscritti al Carmeln, i quali vojjliono 
sotto nuovo furiiii- riandare le gloria 
(I'uii Online, on<le si largo fiume di 

no e dt-rivato nolla ChieM, 
troveranno nel volume della f-r\cnt 
suora molto pascolo al loro alTctto. e 
niiiti-ria di soavi trattfiiinn-nti piri- 
lu.ili. Sulla fine sono aggiunle alcune 
po.-ln- pot^ie, li quali, e n 
al paraRone della prosa, cono luion 
Uistimonio della carita die avvampi 
in pi Ho alia scrittrice. Una lode me- 
rita pun* I'c^r.'-io A. Hiroi di S.ivona, 
il quale ha condotto con ci.rn-zione, 
oggi rara, la etampa, ed ha data attai 
huona forin.1 al libro. 



\i I* riferito e distintamente rappn-si-n- 

nil.L.\.\.\ di Nil,, di S;mti. Anno M.ll. Di>p. -2l.. - Vila d.-I v.-n. Nunrio 

Sulpri/io o 1'operaio psomplaiv. Mn xi, lip. doi I'aolini, IS" 

pp. 160. 

Mi LA HIVE TEODORO. -- II Cardinal.- r,.i<p..n- .M.'nnillod. ilis.-nrao di 
(oiiiiiitMiitir.i/.iono, proniin/.iato il di 2ii m.ir/i IS'.i-J al Jlirni'.. ildla 
Immacolnta della j-iovmlii li Uoina. /{..wi-i, li[>. M.'1-mi IN'.'-J, 8 dl 

PP- :;| - 



tullora viva e fresca nt'H'animo 

<lei cattolici la ineiuoria di-l uinpianto 

('..inlinale Gaspare Mermillod, cln> il<-l 

,iirito apostolico o dell'incompa 

rultile amore suo all !>> ' '- 

eacmpii msi insigni in gran 

8*ri XV, col. HI, fate. 1011. 



parle d'Europa. II valornto 
l.i Hive, in qin--to s'n> li<ro, O6 
lia ilipintii mi rilr.Mt" ra ca- 

ro a quanti perMmalmente conobl^ro 
.(M.rrfto, ili nmi ci. mime 
/ii'iM- a tuiti c. loro cbe i com- 






. ., , 



338 

|)i;irrii>m> dell' onore 
del cattolicismo. Imperocche non e 
da negare, che il Cardinale Mermillod, 
per quello che opero, a servigio della 
Chiesa e del Papato, nella sua nativa 
Svizzera, in Roma, durante il Con- 



HIBLIOQRAKIA 

della gloria cilio V;itic;in. e nolla Kram ia pel cup- 
so del siio e.-ilio, e per le dun- : 
cuzioni che dovette sostenere per la 
causa di Cristo, sara annoverato nella 
storia ecclesiastica fra gli uomini piii 
benemeriti del nostro tempo. 



DI SEGUR mons. Lc meraviglie di Lourdes. Traduzione dalla 27" ediz. 

francese, con appcndicc dei nuovi miracoli. Roma, librcria Salesiana, 

1802, 32" di pp. 272. -- Cent. 30. 

Novita di prodigi, grazia di narra- ranno ne caveranno senza dubbio uti- 
zione, h'nitezza di tipi fanno di que- lita grande e diletto non minore. 
sto libro mi gioiello. Quanti to legge- 

FAMJCCIH DOMENICO can. La moderna predicazione confrontata 
colic istruzioni di S. Carlo Borromeo. Prolusione agli studii per 
1' anno scolastico 1891-1892 del can. Domenico Fanucchi, rettorc 
del Seminario di S. iMichele in Lucca. Milano, tip. di Serafino Ghezzi, 
1891, 16 di pp. 16. 
Kra cento opere, ch' escono della 

peana di sent tori cattolici, non si 

troveranno forse due o tre, che ab- 

biano il valore di questa semplice 

prolusione scolastica. Di tutte le p'o- 

fessioni, che sono al mondo, certo 

niuna per altezza e per utilita pud 

mettersi a paro di quella del predi- 

catore cattolico. Pero 1" invidia del 

demonio, quando non pote piii impe- 

dirla, con ogni arte cerco di sven- 

tarla. Ed oh ! quanto gli e venuto 

fatto al presente dalP un capo quasi 

all' altro d' Italia, anzi dell' Europa ! 

Onde con vero zelo sacerdotale il si- 

gnor Canonico Fanucchi, facendosi 

scudo dell'autorita di San Carlo Bor- 
romeo, alza liberamente la voce contro 

la leggerezza, la vanita, 1'imprudenza, 

1' aflettazione e il mat garbo di quei 

predicatori, i quali profanano e ren- 

dono inutile se non dannoso tanto 

magistero. Lo scritto e condotto con 

mirabile semplirita e maestria, chia- 

rezza e forza d' argomenti, rispoete 

irrefragabili a tutte le difficolta, san- 

tita di massime, discrezione di avvisi, 



elegariza e persuasione, di guisa che 
proprio ne vorremmo arrecare alcuni 



luoghi per saggio. Ma quali scegliere? 
E come trarre alcuna parte la dove 
tutto e ottimo e cosi connesso, cbe 
niente se ne puo levare, che non 
venga I 'altro appresso? Qui non una 
parola senza ragione, non una pro- 
posizione, che non sia una verita di 
fatto o di dottrina. Un periodo che 
scorre e da se risuona. Lingua che 
puo dirsi tutt'oro quasi senza 1' tisata 
mondiglia. Una brama ci nasce, che 
di questa rarissima operetta si molti- 
plicassero gli esemplari ; ne entras- 
sero le decine ne' Seminarii, nelle 
adunanze de' sacerdoti, nelle case re- 
ligiose, nelle anticamere degli epi- 
scopii, nelle sagrestie e dovunque 
sieno ecclesiastic! che aspettano e non 
vogliono perder tempo ; che anzi se 
ne spargessero le migliaia tra il po- 
polo, perche discerna meglio i veraci 
banditori del Vangelo da' profanatori 
della parola di Dio. Certamente a 
molli fia savor di forte agrume ; cer- 
tamente si faranno distinzioni e sud- 
distinzioni : e molti si terranno di 
miglior senno e piii esperti de' L>mpi 
e del mondo. Intanto la verita, che 
raggia dal libretto, si fara via. 



BIBUO 



i i:\ I ii I i; Ippol 

I 11 Tuili I : 

- ;iim,-[.| M -. 1802, 8 >li pp. fiO. I.. 1 prrssM I'Vu- 



ii-lo). 

llcodice V.itic.n,,, N '.II il fo|. 144- 

152 col tiltilo : Anlicnylie > he si ri- 

viio terriloHo e alt r ore, 

dal Momiiixeti. che ii. ->| 1Hf>X lii ptil) 

bli' neM'Acc. idemia di Scienze, Let- 
d Arti di Padova, fu pu.lic.ito 
eaaere fattura di Ippolito Angelieri, 
medico rslense, morto verso il 1606, 
autore dell 'opera : f)e antiqnitate urbis 
Atfstinat. II Francesrhetti, per occa- 
eione della Storia del Duomo d'Etle, 
a cui attende, dovendo occuparsi della 
siiddeli.i raccolla, dopo \arie ricer 



die trn\u, 
un altm 



rlie 



MM fa parte di 

il <|ualc >| iit|<* : 
itoriche : Genealogia 
della fami'jlid Lnni<jn, connervaai rot. 
n. !!. i Barberiniana di Roma, aotto il 
N. LY 53, c che 1'autore di entntubt 
e un altro li-iit-r.it" catenae, H 
iiu-o l.niiijjii Discorre poi della fami- 
glia Lonigo, di cui presenta varii al- 
beri genealogici, e corregge pareccbie 
ineaaitezzo afuggite al Mouun- n 
sua stampa. 



;\<TAM)I IMKTUn PAOLO sac. -- I prodigi dclh c.irit;i rrisli;in.-i .!- 
scriMi ridl.i vila del Veo. Servo di Dio Giuseppe Bem'di-llo Cniiu- 
Iciijio. Kdi/inuc IV. Torino, tip. Salesi;in;i, 1802. Due vnlumi in 8' di 
pp. XXX11-801, 888. Tre/xo dei due volumi : L. 10. 



Chi non conosce la vita e le i pert- 
ammirabili del Yen. Cottolengo, pro- 
di^io di I'.uit.i doll'era nogtra in fatto 
di iHtituzioni fondiite a sollievo della 
uiii.init.i soflerente, c di virtii da lui 
esercitatt- in grado sommo? La hella 
desoriziont* rhe ne ha fatto il Rev. e 
ch. sacordote oblato di M. V., Don 
Pit-tro Ci.istaldi, 6 stata gia pnbblicata 
in tro diverse i>ili/ioni prestamente 
iritf, ea proposito delle prime di 
esap, noi ne abbiaum >jia fatto i me- 
ritati ologi per rio che riguarda la 
eeattezza atorica. la chiarezza dello 
Rtile e la divozione che traapira in 
ogni parte, e che ne forma tina let- 
turn non ineno piarevole che edifi- 
cante ed nltremodn fnittii'isa ad ogni 



classe di peraone, gegnatamente al 
Clero. Ora annunziamo con piacere 
questa quarta edizione e la 
mandiamo vivamente a tutti, non aolo 
perche migliorata dietro uno s-tmlin 
piii acciirato dei priH-essi di-ll'Ordi- 
nario ati cui fu compilata, ma eziandio 
per 1'eleganza dell 'edizione aotto ogni 
rispetto commendevoliasima. Magni- 
fico aeato, tip! nobili e mae-tosi. carta 
solida ed eccellente, vaga cop>rlina 
con brlla varirta di rolorito e di di- 
segno ; insomrna tutto cio rhe puo 
goiidisfare anche all* occhio del leg- 
gitore e far onore all' arte *\ e pro- 
curato che ornaaae queata nuova ri- 
fltampa, a cui auguriamo ogni piii 
prosper^ succeaao. 



J'.IULLd FliA.Ni ;i-;<i .n S.VVKIUO cav. Ur.-vi noti/ir sul cult., di N - 
ddlr Cir.i/ii' e dellii su;i pmdi^iosa immaginc che si venera in Tred- 
lin.. 5 tip. S. H.Tiiar.lino, 180i, 10. di pp. 66. - 

UK Illii; S. J. Au._iist- Comte, fimd.ihMir du r.isiti\isn, B, sa 

doctrine. Traduit d.- I'AII.-iii.in.l par 3\. TAbU- I'h. Ma/..ver du 



340 



B1BLIOGRAPIA 



de P;iris, priVi-ilt'- d' unc nn'-fjin' p;ir M. nili'--K;tpruno. M.iilr 
Conferences l\ V Ecolc normale Sii[><Tieiin\ P.iris. Li-lliicllou\, I 
16 di pp. XVIII-313. L. 3, r,<. 



Questo lavoro del P. Gruber e me- 
ritamentc riputato come uno del la- 
vori piii critici ed esatti intorno al 
fondatore del Positivismo. Lavoro se- 
vero, istruttivo e che ti prescnta no- 
tizie attinte alle piii sictire fonti. 
Angiisto Comte nato in Montpellier ai 
19 Gennaio 1789 venne educate alia 
pieta dai parcnti, religiosi si, ma po- 
co accorti, i quali lo mandarono nel- 
1'ctadi 9 aiini ad una di quolle scuole, 
di cui ne ha tante oggigiorno, nelle 
quali la gioventii non viene educata, 
nia corrotta nella mentc e nel cuore. 
Guastato diinque dal suo Professore 
Eticontre, ben presto rnostrossi ri- 
belle ad ogni autorita ; entrato nella 
Bcuola politecnica di Parigi ne fu cac- 
ciato, perchc s'era messo a capo dei 
rivoltosi. Impossible rimanere in fa- 
miglia, la quale a lui, divenuto irre- 
ligioso, era diventata insopportabile. 
Entro pertanto come secretario pres- 
BO il banchiere Perier, col quale ben 
presto litigo. Si diede come discepolo 
a Enrico Saint-Simon, fondatore del 
Sansimonismo, col quale pure la rup- 
pe. Si capisce quale fosse la condotta 
morale del Comte ; all'eta di 27 anni 
s'uni con madamigella Massin, figlia 
illegittima, messa nell'eta di 14 anni 
dalla sua stessa niadre sulla strada del 
disonore ; questa donna fu poscia il 
dispiacere che piii amareggio la sna 
vita. Nel 1845 fu preso da viva pas- 
sione per ClotilJe de Vaux, donn*il 
cui marito trovavasi condannato alia 
galera a vita. A questa donna egli 
prestava un vero culto, alzatole un 
altare, vi si prostrava davanti tre 
volte al giorno, gli atti idolatriri du- 
ravano un'ora nel mattino, 20 minuti 
nel mezzo giorno, mezz'ora nella se- 



ra ; terminando la sua preghiera al- 
1' idolo iminondo con queste paroli- : 

]'<->-i/in>' Minlff, fii/lid i.'r! In, i fi</tii) t 
atni'tn t<* ]>lu* ijmm, ,nv m'ni 

jii-n/iti-r if. Morta Clotilde, egli oltre 
alle sacrileghe prcghiere quotidiane, 
andava ogni settimana ad adonirl.i 
nella tomba. Adorava una rnassa in 
corruzione, un cumolo di venni, (|iiat- 
tr'ossa spolpate, un pugno di cenere! 
Tale vita era coerente alle sue dot- 
trine, o piuttosto ai suoi spropositi, 
triste retaggio di una mente traviala, 
di un cuore corrotto. Voile fondare 
una nuova religione, il cui Dio e Gran- 
de Essere e 1' I'mnnltn; il culto priv;i- 
to consisteva in gran partein una s<>/.- 
zaadorazionerfM.^^e affwtif (p. 237), 
e ne dava esempio egli stesso, il Gran 
!','/<> di qupsla nuova religione da 
ciacchi ! A queste idee piii o meno 
corrispondeva il sistema di educazio- 
ne da darsi ai fandulii cd alle fan- 
ciulle, le (piali dovevano soguire gli 
stessi corsi che quelli, per imparar^ 
a rin-f ftonr ant nil (p. 261): e la 
espressione dello stesso Comte!... EC-- 
CO dove arriva 1'uomo che lascia hi 
verita per seguire le proprie aberra- 
zioni, le proprie voglie! Ne manca- 
no dei tratti che farebbero credere 
un pa/./.o il traviato filosofo. In fatti 
ogli per propagare meglio le sue idee, 
vedondo la forza morale di cui di- 
spone la Compagnia di Gesii, penso 
di accaparrarsi 1'aiuto del su<> ti 
rale, il veneratissimo P. Bech\. Man- 
do da lui Alfredo Sabatier afline di 
indurlo colle promesse piii luanjghie- 
re, a mettersi a capo in-ii-m cnn lui 
della ]><>!itn-(i i>n*H >',;.-' <: i Padri di-ll.i 
Compagnia si chiamerebbono d' <>ra 
in poi Ljnaz'nitri, egli il P Beckx si 












i Principi'' 

Yeacovn ill Hi. ma. lr.i-|i',rt.Ti'lili> !i 
ua residenza in Par'mi ,'p S88, n ). 

t tier si pro-onto inf.itti p.-r <'ii<'- 
*ti nrgoziati ai primi <li Marzo 1857. 
Parlamoiito, come mini dirsi, col Pa- 
dre Ruhillon, aMialentc di Francia. 
N'ebho in ri*posta : LP-H Jcsuitr* no 
sont quo ilf pau\rc* roluieux <{iii no 
e'oocupont niillomont do pn|jtiqiio; 
outre lf me niliros d'uii Ordre qni a 
Jeaus Christ pour centre do son exia- 
tcrn (, ! I.MIX qui nient la divinitu 

n Christ, aiicun. 1 alliance reli- 

gieusen'eat possible (p. i'.)0).>. IlComte 

a\ula por mo//<> del Sakitu-r i|in->t.i 

i -i maraviglid vedeodo eaaere 

il P. Riihillnn u assez retrograde pour 

it rnmproridre qu'lgnace est 
bien 8U[x'Tifiir an Christ (p. i'.)!) >. Piii 
tartli ritnrti.i iill'as-.dio i- I'liltinio pa- 
role del Saliati.T al P. Riihillcii fu- 
rono qupsto: Ouando I'uragano po- 
litico di-ll' :i\\onirp si soatonor.i run 
tutta 1' intoiiMta tlflla crisi modornd, 



van! pot.: 

\"i .il prenoiii vi mofttrale pr 

farvi ni.icoll.iri> JMT Din (ivi) . II 

Comte niaml" .il I' Hwkx il C 

di ana man' 

to eaiMnpl.irr, dopo il (8*70, fu com- 
prato all'asta puhhli -na dal 

a!g. Tittoni : i simi fogli non erano 
no|>pur t.ifjli.iti, |n>va >vidonu>, di- 
i-c il l.alilt>. dfll.i IIOHSIIII.I iin; 

za cho i P.idri di-ll.i Comp.ixnia da- 
vano allo s -rilt<> di Aimn>t<i Comto 
([>. 202) . r' cliiaro; se gli dava la 
importanza die si doe agli ncritti di 
tin p.izzo 1 Cerlo cho Aujjuulo Com- 
te moatra quanlo i (imitori .l,-I.Ij.,i... 
-t.irr in gnardia pri:i,i di a;!, 
loro lijjli a certe scuolo ili VT,I !- 
pravaziono, e come I' intollotto uina- 
no, abbandonando la verita o dalle pa- 
sioni piii hrntali tr.- in.ilo lino alia 
pazzia ! Hi quanti c <|'ianti .. 
no*tri >i pntrohbo tosaere una Mtnilo 



lagrimevole iatoria ! 

GUIDKTTI BAIlTOLn.MMfo) s;ic. -- L'OM cniiv,,r.,l.i a Gcsu S.i. r.inen- 
l;.to. Con ;i|,j)cnilicc. Aor/i, tip. Croppi, 18'.i-2, 3i." di pp. 88. - 
Cent. 50. Si vende a bcQcfioio ili un'opon pi;i. 

lini\.\K IH!'H.\.\K Urcvhirii roin;mi ex dccrclo SS. Concilii Trident ini 
rcstiltili, S. hi V I'. M. jussu nliti -lc. Kdilin priinn roiuana post 
typic:im. Hniiw. I'mpji^-mdii. IS'.)-2. :I3 di pp. XXXII-i%. I.. 3,50; col 
/' oprium <li lioni:), L. :i,75, franco per pasta. 

HUHM: IHril.\M-: \\rr\\-ir\\ roinani ox divn-l.. Mii Tri.lonlini 

uti, S. hi V I'. M. jussu >.lili !.-. Kdilin tcrti.i Tanrin 

Torino, M.iri 2, If.- di pp. XXXII--JStl. - I.. !5, 00. 

IANSSI x >- I.I!KN7(>, iM-m-drll. L-s Trali-inanN d'rnr.-r, .Inn. 

un ar|- on v.-rs par Dmn. Laur.-nt ] S. 0., |T- 

lUlclrrlijIlc ;l 1'ccnl,. .ililMtiafc di> M 

. I), llmiiwcr i>t H.ic. 

I . un picculu dr.uniiia ni'.ll- i rance- 

ii toiupi. noi quali 

itili d.ii muni "i .'-.,-rillu .1 I i 

[sti N'o priii- -nir..tu di 



342 BIBLIOCKA 

ricevere in punto <li inortc i sacra- di farlo morire senza I'assistenza d.-l 

nuMiti. Tiiinito a qupH'ultima ora se prete. Lo aforzo della figlia Emma par 

ne pente. La figliuola e il parroco so- mandarne a vuoto le perfide me: 

stengono una lotta disperata contro finalmente la vittnria ottenuta sono 

il medico e due settarii, che cogli in- bellamente descritte. 
ganni e colle minacce argomentansi 

KNOLL ALBERTO. Fr. Alberti Knoll a Bulsano Ordinis Capuccinorum 
Institutioncs Theologiac thcoreticae seu dogmalico-poh-micae ab Auctore 
in compendium redacLic et a Sac. Eugenio Morandi S. Theol. et 1'hi- 
los. doct. ac Theol. dogmaticae professorc recognitae, auctae, emen- 
datae. Torino, Marietti, 1892, due volumi in 8 gr. di pp. X-540, 528- 

- L. 10. 

II ch. prof. Morandi non ha inteso tificante (ivi p. 86. ss.) ; alia causalita 
di ristampare il compendio gia pubbli- de' Sacramenti, al concetto della Tran- 
cato dallo stesso Knoll, ma piuttosto sustanziazione ecc. Quanto al Sacra- 
ha voluto presentare lo stesso com- mento della Penitenza molto oppor- 
pendio accommodate a' tempi nostri. tunamente si serve dei lavori dei ri- 
Per questo ha dovtito fare alcuni cam- nomati Teologi Hurter e Palmieri, e 
biamenti, e non poche aggiunte. Dalla confuta brevemente gli argomonti che 
Introduzione egli ha tolto via quelle lo Knoll portava per dimostrare la 
cose che si trovano esposte e trat- necessita dell'amor* iniziale\l\ p. 308). 
tate nella Theologia generate seu fun- Anche gli errori del Rosmini, con- 
damentdlis, ed alcuni altri punti di dannati dalla S. Sede, vi sono vali- 
natura puramente ascetica, e cio per damente confutati. Queste poche cose 
evitare le ripetizioni ed ottenere la da noi indicate, tra le altre tante, ba- 
brevita, (p V, VI; e VIII). Non poche stano per far comprendere con quanta 
poi sono le aggiunte che il ch. Morandi cura il ch. Professore abbia presentato 
fa si nel primo si nel secondo volume agli studios! di Teologia dommatica 
(p. VII ss.), trattando piii diffusamente le Istituzioni dello Knoll, ed in cio 
alcune question! : p. e. intorno alia ha fatto opera veramente utile, ne 
genuina nozione della persona e del- dtibitiamo che gli studiosi ne sapranno 
1'unione ipostatica (I. pp. 429-432); trarre profitto. 
alia natura della grazia efficace e san- 
LAAGE (De) d. C. d. J. Le zele sacerdotal. Paris, Tequi, 1892, 16 di 

pp. V1I1-240. 

6 un libretto utilissimo ai sacer- quella chiarezza, brevita e unzione 
doti, a' quali e destinato. Esso e di- di spirito :he si addice all'argomento. 
viso in due parti, nella prima delle Ci auguriamo di \ederlo volgarizzato 
quali il ch. Autore tratta della vita e fatto anche tra noi correre tra le 
del sacerdote ; e nella seconda delle mani del Clero. 
virtii sacerdotal! : e ne tratta con 

LESETRE H. abb. Notre Seigneur Jlsus-Christ dans son saint Ev;m- 
gile, Paris, P. Lethielleux, 1892, 8 di pp. XII 591. 
II sig. Abbate Lesetre con questo rano conoscere viemeglio le verita di 
libro porge ai Cristiani, che deside- Nostro Signore Gesii Cristo, abbon- 



< buon pawn. |> ill Int.. 

ir.i i'il i'|i'^.iiilriiii'iiU> 
soni|>lt. -, M-nza inutili | 
eoza discusnioni sciiMitiliche e senza 
sfoggio di iTinli/i-'in'. 

Vll;i JI.-ILV 3 il chiarn Autore, 
|iarl.iinli. ilrll ' r-iu/ione ill S. (iiu 
seppe al vedere la Vergine incinta, 

-scr probabile che il Santo gia 
M pease che cio era opera ilrll Spirito 
Santo. Noi i -n diamo il contrario. Al- 
trimenti sarebbe state inutile I'inviare 
cbe il Signorc fece a Giuseppe im 
angoln che tie tranijuillasse lo gpirito 
agitato col solo avvN.irlo che ci>. die 
s'era operato nella Vergine, prove- 
niv.i il.illu Spirito Santo: Quod cnim 
in ea natum est, de Spiritu Sancto 
cst. Nell' ipotesi del chiaro Autore 
queU'enim non avrebbe nessun signi- 
ficato e quasi S. Giuseppe poteva ri- 



!o apvo. Che | 
spoto iveMe coi 

\niniarn., n..i 



BIBUOOfUFIA 

. 

rtto *>- 

axuto alcuna 

di etitare e di tnrl.i! 
nalmente non vediain M<li<> 

puidasa quella divina faini^litiola in 
guixa die in.. |ii- .-,.-.-. .In- poi avven- 
nero, le fossero occulte, allim he in- 
teraineritu riposasse in bra. . P. delta 
Prov\ idenza ed an.-li-- in quexto deMtt 
. -niipio a noi che ignari del dun. mi 
non ne fossimo tan to sol; 
die il Padre nostro ne' cieli vegiia 
alle sorti dei li^ in-li ? Certamente nel 
loro ritorno dall'Egitto Maria < 
seppe non sapevano che in Giudea, 
ove s'erano avviati, regnava Archelao 
e che Gesii nella loro andata a Geru- 
salerarne sarebbe rimasto a disputare 
fra i Dottori. 



MANCINI PAOLO. - - Vit:i dell'Apostolo S. Pietro, per PaMwlr I'aolo 
Mancini. Cassino, tip. sh-n-otipa L. Ciolfi, 1892, 8" di pp. 114. - 
L. 2. Presso l';uilore L. 1. 

Cristiani di Pa- 
nque 



Scopo dell 'Autore nello scrivere la 
vita del Primini- ili-^li Apostoli e 
stato di seinpn 1 pui confi-nnare che 
San Pietro <> stato il primo Vescovo 
di Roma, profittando, cosi egli dice 
ni-lla prcfa/ionc, dclle gravi fatiohe 
durate da benemeriti scienziati. Or- 
dine, chiarezza, belle ed opportune 
riflessioni ed una ccrta un/.ione spi- 
rittiale sono i pregi di quest' opu- 
scolo. 

Spiace il vedervi notati rcrli ili, 
anni, notni di (MT-.-MC. av\.-niini'iiti 
e mille altre minute partin>larita con 
tal certe/za che la ana critica ri- 
getta. In cio tin fnrxt, un ' dice e 
siinili vale un Peril. Cosi afT.Tinasi 
enza piii che la inoglie di Pirlrn 
<-bi:im:i\asi ('<.n. r.lia pa:.-. 3); d 

nel niorim ' ^IIIM:I> il.'ll anno 

Hi R"ii..i ' -H .iv. i H.-iil .iiini e 

'tasi liera 



persecuzione contro i 

lestine, secoodo il ch 

mila cristiani apprmlarono nelle Spa- 

firn- p. 21); S. Pietro e faljo partire 

da Roma e viaggian- nclle Gallic e 

nella Gran BreU.ip "9 e 

80), non raniiniMitaiulosi I'Autori' < io 

che tengono i Teologi, e I* etpree 

cosi esattaiiu-ni.- il dottn P C< 

.. (fuae Patrex nobi* (/- iri nl 

limit anni* trudiderunt, MO raid* multa 

mint, nee omnia t<nlem certititdint gau- 

dent Intrt'ilin ti" |M-ciali-. in N. T. 

M, P.-, |) H . Inoltr liequi 

^..n i itati a provare il primtto e 

I' infallihilita <li I'i.-ln- ri. Im-d 

|i.. .li M-hiarmiiMit' , .ndi- apparifCA 

l.i f'.rza della veriU. ! :>*, 

-i il . hi.ir.. An- >U> dl 

ci infer; questa sua opera il 

-mi falto <l-llj vt-nula e d-lla lini"r 

I'n-tr" in I il.nea tra- 



344 



BIBLIOORAFIA 



lasciarc <li chiarire brevemente <|iiei S. Giovanni Crisostomo, od il 

due argomcnti rhe cc l<> rendono senso c I'autnritn della Chiosa. K_'li 

( ertissimo, ciop la tradi/.ione Iraman- invocp ncppurc li acconna. 
dalaci da S. Irenoo, S. Girolamo e 

MAIUNOM GIUSEPPE mons., prime Uircllorc del Srtnioario dcllc Mis- 

sioni cslorc di Milano. Scrilli varii, r.iccolli da Giacomo Srurali, 

s;in>rdo(e del inedesimo Istiluto. Milano, tip. pool, di S. Giuseppe, 
1802, 8 di pp. 372. 



Cotosta raccolta, cara memoria del 
compianto mons Marinoni, conticne 
discorsi, conference, racconli, necro- 
logie, dissertazioni, indirizzi, pre- 
ghiere, novene, epigrad, un po' di 
tutto. Vnriala placent ; tanto piii che 
cssi sono un fedelissimo specchio 
della bell' anima sua, irraggiata dalla 
vcra sapiensa de' santi, cd inh'am- 
mata di zelo per la gloria di Dio, il 
ben della Chiesa e il progresso delle 

MAURIZI MONTALD1M G. F. A. 



Mission!, delle quali il ch. Autore si 
rese somniamente benemerito in tutla 
la sun vita. 

Molla lode pertanto inerita il Rev. 
Scurati, che a perpctuarne la memo- 
ria e 1'apostolalo, con diligenza rac- 
colse e die in luce gli scritti di Mon- 
signor Marinoni, primo Direttore di 
un Seminario, che fu ed c tuttavia 
un vivaio di apostoli dp.stin.iti a por- 
lare la luce del Vangelo agl' infedeli. 

11 Mistcro della scionza massonica 

Bo- 



svclnto al popolo. Miluno, lip. c librcria ardvescovi'c, dill a 
niardi-Pogliaoi di G. Giovagnola e C., 1892, 8 di pp. 72. 
L'Autore con questo libro s'e pro- 

posto di far conoscerc anche al po- 
polo la sciensa occulta della Masso- 

neria, smascherandola, cioe svelandone 

lo scopo, 1'organizzazione interna o le 

male arti che adopera a pervertimento 

delle idee ed a corrompimento degli 

affetti. In cio egli segui il consiglio 



del Sommo I'onteu'ce Leone XIII, es- 
presso con queste parole: Statuite 
primum omnium reddendam masso- 
nibus csse suam, dempta persona, fa- 
ciem. La maniera breve e chiara, 
colla quale il ch. Autore espone le 
cose faranno si che il desiderio suo 
sara appagato. 

MELIS GIOVANNI prof. Ragioni che iodusscro ai abbaidonaro il prote- 
sfanlesiino per entrarc nella Chiesa cattolic.i romani il prof. Gio- 
vanni Mclis, ex-minislro evangelico. Roma, tip. Tiberina, 1802, 8 di 
pp. 32 -- Cent. 10. 

litano pel Crislianesimo cattolico con- 
iro il protestantico. >] un bell'osse- 
quio alia verita reso dal HI;. Metis. 
II suo ragionare e tanto sodo ed a- 
podiltico che non manchera di pro- 
durre il bramato frulto, che e di 
(.onferinure i catlolici nella verita e 



Grand' eco ha avuta nei giornali 
cattolici di Roma la receute conver- 
sione al Cattolicismo del gia ministro 
protestante sig. G. Melis con la sua 
consorle. L'abiura fu falta nella ca- 
sa dei convertendi a Scossacavalli, il 
10 luglio. Or il Melis, da profondo 
pensatorc che egli e, ha in queste po- 
che pagine tracciate le ragioni che mi- 



persuadere i proteslanti della falsa via 
che baltono. 



"",':/ 1 In) di II DJ < Hoto .1! Si.-n.-i. 

rnardino, 

Lto che contiene I'elo- lantitimo Factors rlie fi 
gio film-lire e 1 1 partimlarita d.-lla Oleslino 7.ini, Arvi\.- 
m.iljtli.i < dei funeral! ili qnrllo zi-- 
MICIIKI.I \l.\r.K\Xi) ran. I.M.I. - Tr.i-odir- dri SS. M.irliri .11 <- 

e di S. Lon-n/'i. lecce, \\. li|>. s:dmlin.i, IX'.H, X di pp. 

Non poto v.i il rli. Autore see- Primaldo o martiro delta cattita. Lo 
gliero un soggetln piii dej;ii<> ddla 
eua drammati.-a p'>e>ia che i Mar- 
tiri Idruntini ; i <|<iali in nmnnro <li 
ollre cti-u -ento, (liij)o a\-ro con eroico 
valore lunga [>//. i dife^a t.i patria 
contro 'e orde l>n l.ri> he di-' turchi, 
espupnnta (|iif*ta d.illa snv.-rchianlfi 
moltitiidino dci ncrnic-i, inanlctificro 
semprc salda o im-rollahile la Icr f'do 
a Cristn, p ( r la (jiule ai I i di aj?o- 
stn i|, -I (480 diedcro gcnerosamcnto 
il gangnc o 1 1 vil.t. 

II trin, i ndnnque di i|in-t i tra- 
gedia o tutl( stnrii <> t > riolla si..-tan/.a 
e nc' siioi pHrticolari; hello c intc 
rewanto I' introirio e hen trat! 
i personal, fra' qnali primpjjgia il 
martiri- I'riinaldd, i ho con la vo<'i> (> 
con l'cd(Mnpi') rincoro i 8iioi concit- 
tadini al inirtirio i< d-M-oll.ito pel pr!- 
mo, ri/z)s.i prodigioMnente '"! mor- 
to troncn in pio, o ri-t'ttt in fin rh<> 
noo cadde 1'idtinm do* stioi compagni 
gotto la scimit;irra d'l turro. Ncllu 
Bviluppo di (iiu'-it'a/ionc, sommamenlo 
dramniatica, a\vi *rrm> a>-.ii inniiin)- 
venli, ("I,,,- i|, ii-ll. i d' Idrusa, liglia di 
HIMSTKHO di A};ricultiiru, lotlustri-i < Comnicn i>. Iiirczinn>- 

dclhi Statislii-.i. Amiiili di Slalislic;i. Slalislic.i indiistrialc. i 

colo XXXVII. I/ iodustri:i iHI;i sola in lluliu. Horn*, tip. n 

. IX'.H, X 1 di pp. i:!-J. - L. I. 
MuMl \NGELO pro!', di l-'ilis..!i.i o l.-ll. il-diana nol I.i. -- ', di 

Crcmon;!. l.;i ri(tilr;i Ij-ttcrdura. l.c/.ioni d.-ll.il.' p--r M 

vsini sliiiliMili. Vol. prim". *' di pp 

- I.. 1,80. 

Di (jm^t:- Ir/ioni.detlate con Miia 'ri Icttori nn rcnn, qun- 

critica, buon giwto c bello stile, da- do vcrr.i in l.i.-o tulta l'opra 



stile 6 nohilc cd elevato, il verco ar- 
monioso e la fraso poetica : ma, 

rmti \i h.i f.-u.i in 

mondo, cost al ch. Autoro non !., 
sapcr agr) rho in nit-//.) ai 
ond'c ricoo il -IM l.ivcrn, oi.tij- 
amnre li vi-rit.i alcnnc nn'rid.-, chi 
vorremmo vedcr corretto in tma e- 
cunda c''ii/.iiin.', coin.' .d.-iini \.-r- 
gliati, per iiu-iiria del pmtn, alcuoo 
nelnild-ita nollo stile e qual<-he inve- 
rosimiglianzn ncll'azionp. M.I 
sono appunli di lievo iinportanza e 
che nun isi-i>m.mo il \i-rn ineriln di 
cotesta bella e ccnnuoMMite tr 

I.'i-tr-M. f.iv(.r>\..|e jjiudi/ 
semhra meritare 1'allr.i tragodi.i. di 
mi l'(Tot prinripale il .! 
tire S. Lorenzo. Andu* qup-t.i p*-r la 

.1 -I tcin i. la fe l.-ll . 
IILMI inleso introi-i-io. i raratlrr. 
flianu-nti! srf,||iiti. IILISHJIIIP ipu-l dt S. 
l.ntcnxo, e per la nohilt.i di-!l<> tlile, 
li.rn.i a-i-i.ii COmOMOdeVolfl o I 
ispirarc nogli spettatori alti -.-n-i . n- 
Hiiani, cbe 6 appunto (|in>l|o 
cb. Autore si propose. 



346 



BIBLIOGRAFIA 



simo e ci prometto un lavoro i! 
lena. 



ora ci ri'striniriamo a dire che il prirno 
saggio che gia ne abhiamo o felicis- 

MORANDI K. V'ili KNOLL. 

MUSKO (IL) provincial sannitico di Campobasso. Inventario degli 

anliclii. Napoli, tip. della Regia Universita, nel giii collogio del Sal- 
vatore, 1889, 8 di pp. 208. 
fc un catalogo esatto delle anti- 

chita scoperte nell' Italia meridionale 



disposta in bell'ordine e che le col- 
lezioni fossero scevre di oggetti falsi 
o di niuna importanza. 



e riunite nel museo di Campobasso. 
Si e procurato che ogni cosa fosse 

OLMI G. Vita popolarc di Cristoforo Colombo r;ic< ontal.-j in dodici con- 
versazioni. Genova, tip. arcivescovile, 1892, 16" di pp. 108. - 
Cent. 50. 
A render popolare la vita del gran 

Genovese il rb. Autore la narra in 

forma di dialogo, compendia ndnla tut- 

ta in 12 conversazioni; nolle quali 

facciam di nuovo conoscenza col buon 

Parroco D. Antonio, che nello scorso 

gennaio appariva nel Racconto della 

Civilth Cattolica, come storico di Co- 
lombo; mentre qui e *un Marchese 

che ne racconta per minuto la vita, 

non essendo 0. Antonio che un suo 

interlocutore, a cui quegli lascia 1'in- 

PAVISSICII (DE) dott. L. C. -- Delle glorie di S. Francesco d'Assisi 
nel suo VII centenario. Rovereto, tip. Giorgio* Grigolelti, 1892, 8. 
di pp. 1X-71. 
Questo lungo ed aflettuoso sermone 

di lode a S. Francesco d'Assisi, e 

stato recitato dal ch. Autore nella 

chiesa dei Cappuccini di Trieste il 4 

ottobre 1886; ed a questi I 'ha voluto 



carico di far moral! riflessioni ser- 
bando per se quello di narratore. 

II merito di questo libretto consi- 
ste non solamente in darci piu parti- 
colareggiate notizie di Colombo, come 
non si poteva dare in un romanzo, 
che avea tutt'altro titolo e tutt'altro 
scopo; ma eoprattutto nell'aver il ch. 
Autore tnesso in bocca al Marchese 
ottimi ammaestramenti a seconda che 
i narrati event! porgevangli il destro. 



dedicare. Esso poi non contiene sol- 
tanto un' esposizione oratoria ricca di 
nobili concetti e di varia erudizione, 



ma altresi un'appendice di note, nelle 
quali batte gagliardamente i corrut- 
tori della moderna letteratura e di- 
fende il hollo e il buono della coltura 
cristiana. Chi voglia ragionare delle 
glorie del Poverello d'Assisi, trovers 
in questo volumetto una miniera di 



cose opportunissime. 

PERI-MOROSINI ALFREDO mons. -- La questione diocesana ticinese, 
ovvero: Origine della Diocesi di Lugano. Benziger, Einsiedcln, 1892, 
8." di pp. 126, vendibile esclusivamente in Lugano, libreria Grassi. 
L' idea di costituire il Canton Ti- antiche terre dei baliaggi italiani della 

cino in dioccsi separata, smembran- Svizzera si unirono a formare un solo 

dolo dalle due diocesi di Milano e di Cantone autonorao, il che fu nel 1803. 

Como, venne fin dal giorno in cui le La S Sede, intenta sempre a pro- 









ill-Ill- 
popolazioni ed a gecondarne i giiuti 

: mo*tro ti>.-ti fa\(,ri'\ ule 

I 'a l-i non dipendette 

se I'autoiiiuiii.i i-cdc-i i-!i.-a del Ticino 

tardo aurora 80 anni ad easere at- 



i al tempo che tpadroneggiava 

il ndi :dim<.. |a riprcwd \\ 

ti-riiiine a cui .imdiH-rn. 

I'alta menti- id ! 

del giio Nun/in mn. Ferrata, il <li 

ii.i.-r.-,,,. di nions. Larbat, ed il 

|atri"tti*mo di eminenti pervooaggi 

Svi/./i-ri i < ati..|iri ,-ln- I,' 

in. inn altrett.mti punti <|.-l lil.n. dn 

annunziamo. EMO tara letto o contul- 

tato con piacere Don meno dai Ti- 

cinesi e dagli Svizzeri, die dd tutti 

gli amatori di slnria ecde,in.,ti< 

temporanea. 



/'/;/// .W/-.'S.v I '.'/-.' ;m\ Directeurs de P Association des Families JMHIF l.i 
I'rit-re du soir I.iilo co roiiinuin. Lyon, irnpr. Alirir\ cl I ,m ju,-. 
I IV ,li p,,. IV 100. 
Kin ((iniiindiiiiiio .a nostri lettori 

<|ii.->t u|iusrolo die ci f.i conoscere la 

natura e I<> 8co|>o dell' accennata as- 

sociazionc, approvata e benedetta dai 

I'Killl (i. H. sac. DeU'AutoriUi del Hitualc Itomaoo. Edizione seconda 
con A|i|i'inliri. Yt-rona, (limjuctli, iXOi, 10 gr. di pp. Td. 
Cent. 75. 



II rtOCOOtO delle traltazioni corse 
tra la S. Sede e la Sviz/i-ra. ditto 
condotto supra autentici docnmenti, e 
reao dalla penna di monw. IVri-Moro- 

La necessita pei Pelegati pontilicii 
di trattare con varie Antorita fi-de- 
rali e cantonali, che non scrnpre erano 
dai mcdivsimt scntimenti che 



SS. PonteHri Pio IX I..-.,n.- XIII .- 
che va ogni di pin difTondcndosi tra 
le nazioni cristiane a incrcmcnto delta 
fede e della piela nelle famiglie. 



I nostri lettori gia conoscono il 
gindi/ : n che ci parve di dover dare di 
questo opuscnlo d.-l ch. Prof. Pigh' 
(Serie XIV, v XII, p. 34). L'Appcn 
dice che v'e agginnta e scritta per 
rispondere a nuove repliche. Ci piace 
di vedi-re che il mndo, con cui vien 
condotta la polemica da una parti- e 
dall'altra, e niolto piii screno, corne 
appuntn siinl f;irsi da persone dotte e 
amanti del! Se insistono non 

e per mal animo, ma perche si co- 
ooaca sempre meglio la forza degli 
argomenti che sono me*si in campo. 
I'm o m.Mio la '|ii-tiom- e ridotta a 
tal punto die il I'itlii. ^'-.tenendn la 
di ruliridic |>r. '-Itive e di 
direttive, nega poleri porlare c>ntro 
di lui verun argoniento inli-inif 



abhia fnrza di provare la tesi contraria 
propnHta in termini nni\vrsali pd as- 
soluti. K la ragione e appunto p^rdie 
la tradizionedei Dottori e Maestri nella 
Teologia morale e litnr^ica non a'* 
accorta di 0*1 f.itto ar^Mm'-iilo intrin- 
'I qnal modi, di argnmentare 
diventa nelle m mi del Pighi tanto pin 
forte, jfi qilinto i-hi- i -nr.i ..p| 

gli concedono che sti<no per Ini tutti 
o (junsi tittti i Tfolnqi f ll'iliririiti 
(p. 62, 66 segg. . Piwato coci bene il 
punto ill-Ma controvrniia e ijin-llo che 
rimane ancora a dimnstruri-. nn dti- 
hiliamo che la verita n'apparira ma- 
nifexta, e*pnd' gli ingegm, . h- da 
ambe le parti e ne orciipano, aeoxa 
duhlii' capaci asaai e l>. n.> i- 
nati. Dello steaso modo d'argonoMta- 



343 



niBLIOQRAFIA 



re noi ci siam scrviti, por la qn 
generale, contro il Bouvry, il quale 
gia son trent'anni ai faceva forte <ii 
nn pretext) argomento intrinseco. Noi 
pure ahhiamo invocata 1'autorita non 
sospetta di uno (lei piii eruditi Litur- 
gisti doi tempi nostri, del Thalhofer ; 
il quale dice espressamente chc i Teo- 
logi,sostenendoladitinzionefra leRu- 
hriche precettive e direttive, s'appog- 
giavano prnprio nella spiegazione che 
davano della Bolla di S. Pio V. Con 
cio noi ci atlencmmo allo storico cbe 



narra e non che fTosofeggia - XIV 
v. XII p. 279 88.). Donde sej: 
I'autorita dei Teologi non o un mero 
argomento estrinseco, ma t<>< 
(jMiilche modo ani-he 1' ni/rinv 
rui si appoggia il Bouvry, < 
che i rnedesimi non solo manifesta- 
rono la loro sentenza, ma iml 
eziandio come intendessero la Bolla 
Pontifiria. Kppero soggiungemmo con- 
tro il Falise che non vuolei confon- 
dere il preccllo coll 1 'cstensione del me- 
desimo (ivi p. 292). 



RlCOIiDl. lannuzzi Nicola fu Stefano. Napoli, De Angelis, 8 di pp. 5G. 
K un tributo di filiale pieta e ri- per 1'educazione religiosa e lettcraria 

e scienlifica do* suoi figliuoli. Di che 
raccolse copioso frutto ; come n' e 



conoscen/a che i superstiti figli danno 
al defiinto lor padre. E ben a ragione; 
poiche Nicola lannuzzi, nomo pio e 
colto, non risparmio ne fatica ne spesa 



prova la virtuosa e splendida riuscita 
de 1 medesimi. 



RIGUTLNI GIUSEPPE. Primo dizionarlo lalino-italiano c ilaliano-lalino 
compilato da Giuseppe Higutioi. Con 114 inrisioni intercalate nel te- 
sto. Firenze, II. Bcmporad e figlio, 1892, 8 di pp. 232-150, a due 
colonne. L. 4. 
II vedere in questi tempi, in cui 

lo studio delle lingue classiche, spe- 

cialmento della Latina, va ogni di piii 

illanguidendo, persone di rara dot- 

trina, come e il prof. Rigutini, ap- 

plicarsi a rendcre mono spinoso e piii 

agevole lo studio del Latino, e cosa 

che riconforta e consola. 

II Dizionarietto Latino-Italiano e 

Italiano-Latino, che abbiamo fra le 

mani, quantunque di piccola mole, 

pur raccoglie pregi non comuni, come 

quello di una sugosa bruvita, d'una 

aggiustata interpretazione dei voca- 

boli. Oltre i temi ordinarii 1'A. nota 

i perfetti, i participit, e simili, come 

o usato in molti lessici moderni, mas- 

sime greci. Cosa comodissima al gio- 



vanetto che da i primi passi in que- 
st' arte dillicile d'imparare il latino. 
Altro vantaggio pratico c la dcler- 
minazione delle sillabe rispetto alia 



quantita. L'A. non vi cita esempii di 
classici. Sarebbe un difplto in un Vo- 
cabolario per gli eruditi : in un ma- 
nuale per i principianti, basta la buo- 
na scelta delle frasi clanicbe, le quali 
egli egregiamente rende nell'altra lin- 
gua. Oltime idee quella delle Hi ni- 
tide incisioni intercalate nel testo, e 
quella dell'Onomastico latino e del- 
1'italiano. Ognuno ne scorge la pra- 
ttca utilita. 

Se a tutto questo poi s'aggiunga, 
la castigalezza dei temi, 1'eleganza 
dell' edizione, la nitidezza dei carat- 
teri P. anchc la modicita del prezzo, 
il Dizionarielto del Rigutini o un libro 
che dovrebbe correre per le mani dei 
giovani studenti le prime tre classi 
ginnasiuli, come quello che, oltre i 
prelodali pregi, corrisponde altresi 
alle norme e ai principii d'una retta 
e savia pedagogia. 



349 

la sua palria. Sarona, 



borare la sua asserzione. Ma, iadetto 

con liiHin.i pare del medesimo, role- 
ste prove, ftchhene sieno tutl'altm . [IP 
dispregrvili, nun ri sembran 
tavia tali da invalidare le tante che 
Ci.TKiva adduce in suo favore. Tutta- 
vi.i i hi avesse tempo, agio e vaghezia 
di <>. i uparsi di queata questione l>pne 
che legga il citato lil.ro del sig. Rocca 
e lo rafTronti cnnquelche no 
in contrario i fautori di C.pnova ; poi- 
che quanto a quelli che pretpndono 
far di Colombo un cittadino di Pia- 
cenza o di Calvi in Corsica, non ci 
sembrano meritare molta considera- 
zione. 



H1HUOORAPIA 

\ - CrUtoforo Col,.,,,!,,, 
A. Hi,, i v 1 di |i[> r.ti. 

moMO da amor di p.itn.i, -tu.li.i-i di 
iicare a Savona la gloria di aver 
dato i natali al grande Scopritore del 
IIIIIIMI mmido. Adduce all'uopo quanti 
argomcnti e^li pnte trarrp da inemo. 
rie Hcriite e tradizionali, donde risulta 
e non la certezza della nascita di Co- 
lombo in Sarona, almen quell. i del 
KIIO soggiorno ; pnicho il jrenitore <li 
lui, avtMid') Imttoga di laniprp in UP 
nova e in Savona alternava coi figli 
Midi tra I HIM e I'altra citta la sua 
dimora. II che non DMterebbe al certo 
a provare che Colombo sorlisse quivi 
i suoi natali, se il ch. Autore n<>n 
avesse addotte altre prove per corro> 

N IIIAVI LnUK.NZO prof. II Popoio Sovrano, ossia la cadiita della Ve- 
n. Li lii |.iil.lilir,i. Tragicomcdia oscguibilc da soli uomioi. S. Hcnigno 
C.inave$e. tip. Salesiana, 1891, 32" di pp. 160. 

nue>t.i tragedia in prosa del ch. dola vile mancipio della Francia. Al 
TV Schiavi e una pepata satira >lej 
prin< ipii dell' 89 importati in Italia 
dagli eserciti della Francia Rppul.bli- 
cana ; i quali in nome della libprla 
\ennpro a dintrnsgere le antiche e 
gloriose repubbliche di Vene/ia e di 
Genova, a epogliare il nostro paeso 
lfl!e sue ricchezze e delia sua liliei 1.1, 
a far bottino degli artistici tesori ac- 
cumiilati np||p ChieHP, ne'muflei P nelle 
jiiriacniechp nazionali, a trascinare il 
(lore della nostra gioveotii ad ignol.ili 
carnpi di l.atta^lia, a far prigioriiero il 
Pontflire p ;id ,i\ \ilire, scristiani/ 
e rendere schiava I' Italia. Meiitr'.-irli 
aceneKU'i.i i di- nlini della I;I|M-|P ri- 
Milii/ionaria, gitta eziandio il ridic<>l<> 
sulla mania scimiesca di c<i|<>ro che 
tra noi vollero trasporlare le i<l 



coBtumi, il lingitaggio francesp, ana- 
tiirando cosi la patria loro e remlcn- 

S. Cipriano Martire. Tragedia slorica del prof. can. Lorenzo 



che oltimamente gli giova il frizzo 
tagliente e la ridevole romparsa dellt 
tre maschere ch'egli mette in is-pna. 
II sun lavoro e ttitto condotto -<>pra 
un fondo di verita storica ; e |-M 
piii istruttivo e di maggtore elTetto. 
II dialogo e abbasUnza vivace : i ca- 
ni'.teri dei personaggi bene scolpiti e 
conservati; e 1' intre.-rin. avvpgnacbe 
non sia molto complic.i(. ijn.il forae 
altri il pntrehbe desiderare, ha per6 
il merit-) <li esserp n?l *in> Hviluppo 
e nel HUO scioglimcnto assai morale, 
e diro an. lif. patrinttii tn ! 
genso della parola. (li rallpgriamo 
pertanto col ch. Autore che mctte, 
mine nellp sue opere prci-edenti, la 
Rita penna a ser\i^i della puMilira 
iniiralit.i e dell' pducazione della gio- 
\entti, alia quale e apecialmpnle de- 
dicato il auo \a\ 



.350 



BIBLIOORAFIA 



Schiavi. Torino, (S. Benigno Canavese), tip. Siilesiana, 1801. '.\-2 ill 
pp. 122. 
Questo lavoro del medesimo Au- tire africano, tnaestrevolmente lumeg- 



tore venne gia annunziato nel primo 
Fasc. di ottobre dell' anno scorso a 
pp. 82 ; ed ora lo raccomandiamo 
novellamente ai nostri lettori ; perche 
tutt'acconcioad ispirare altissimi sensi 



cristiani,quali nutrivali il glorioso mar- 
SCHNEIDER PHILIPP dr. Die 



giato dal ch. Autore in qtiesto suo 
dramma, ricco di pensieri,di sentenze 
e di afletti nobilissimi, con un intrec- 
cio e uno scioglimento che commuove 
1'animo e lo accende di un santo de- 
siderio di patire per Gesii Cristo. 

lehre von den kirchenrechtsquellen, 
eine einleitung in das studium des kirchenrechts, von Dr Philipp 
Schneider, professor der Theologie am kgl Lyceum zu Regensburg (La 
doltrina sulle fonti del diritto ecclesiastico, introduzione allo studio 
del medesimo diritto, del dott. Filippo Schneider, prof, di Teologia 
nel liceo reale di Ratisbona), 2 a cdizione. Ratisbona, tip. di Federigo 
Pustet, 1892, 8di pp. 112. 

fc una breve, compiuta, e quasi se il concordato sia contralto hilate- 
direi, succosa esposizione delle fonti rale, egli s'attiene alia parte afTerma 
del diritto ecclesiastico. Nella pag. 31, tiva contro il Card, de Azevedo, il 
trattando il ch. Autore delta questione Card. Tarquini S. I. ed altri. 

SGURAT1. Vedi MARLNOiNl. 

STERZA ANDREA. - Filius prodigus, Poemation, auctore Andrea Sterza, 

Parmae, typis fiaccadorianis, 1890, 8 di pagg. 36. 
Maria Virgo in Monte Calvariae, sepulto Domino, Elegia Andreae Ster- 

zae Veronensis io certamine Hoeftiano laudc ornata, Amstelodami 

apud Io. Mullcrum, 1891, 8 dt pagg. 16. 

Troppo rara cos>a e oraai abbat- stile ancor piii esercitato, e pern d'es- 



tersi a un vero scrittore latino, spe- 
cialmente in versi. E pero molto ne 
ha rallegrati con quest! due lavori 
1'egregio sac. Sterza, per i quali pud 
egli bcne andare in ischiera co' va- 
lenti latinisti de' secoli passati. Pur- 
gato, benche talor ardito nella lingua, 
la quale egli prende si principalmente 
da Virgilio e dagli altri di quella fe- 
lice eta, ma occorrendogli anche da 
scrittori de' tempi seguenti, mostra di 
avere un dono di chiarezza tutto spe- 
ciale, e di facilita e d'armonia. Que- 
ste lodi sono piii proprie del maggior 
componimento intitolato dal Figkuol 
prodigo; il quale, benche comparisca 
stampato prima, da a divedere uno 



sere nato piii tardi dell'altro, cioe del- 
1'elegia. II poeta (che ben ne merita 
il nome) per ottocento e piii esame- 
tri vi tratta la bella storia contenuta 
nella parabola evangelica. II Kno suo 
giudizio per altro gli fa prevenire i 
lettori nell'accusa di soprabbondanza; 
la quale in vero per quella sua ele- 
ganza di dettato non ispiace troppo, 
se non che nel dialogo pare proprio 
eccessiva. Altra cosa non ci lim-. v 
di piacere, ch'e certa poca varirta. 
Per ordine e per ragione 1'estrema 
disperazione e I'andarsi umiliando del 
giovane dovea seguire noa precedere 
la vendita della ricchissima suppel- 
lettile. Ma una lode, che vince ogni 



HI! 

* olto ld f: ' 

enle l>;.tt,-n- il DttON <!.il v.-m X.I.-.T. 

dot, tutto frde e carita, lode che in 

I No I'll. I'llO MI. .us |. a Nostra 

In.- p;irli; mi. . sinnV.i < r.-illn 

di pp. 111. 

Chi bra ma di avere cnntezza P- 
Mtta e pii-na del celebrt> S.mtn iri-i 
-tra Signora di Oropa nel Biel- 
lese legga questa breve istoria cbe 
gli tonirra di .-"turn" gradimciito per 
la moltiplidta e varietii degli awe- 
niincnti in essa contenuti, e per le 
In-Ill- pratiche di pieta che motto op- 
TOHKI.U r.AIU.M l.rir.I. -Cenni 



351 

qualche secolo manc6 pur tn.ppo a 

pin d'un dotto ecclesia- 

<li Virgilio e d'On 

Sij;nora di Ornpa. Oji.rrlt.. uisain 
pratica. Biella, tip. f,. AIIHWSO, 1892, 

portunamente si toggiungono nella 
spconda parte, a fomento ed *. 
zio di devozione verso si porteotoM 
Santuario. BMO forma una d.-||,- pin 
Ml? gloric della nostra reli^""tif in 
Italia e percid inerita di pggere da 
tutti ronoBciuto. 



-i H can. Pasquale Tordli 
iri-na, scritli d;il nipott- I'.arlo L. Ton-Hi, professor^ di ! 
.1 Montecassino. tip. di .J/o/i/fV/m/'/io, IK90, 8- di pag. 44. 

I'avere ini/iato alia pieta e agli *tu- 
dii lo srrittorp di qup-Ur mi'mr.rir, ! 
oltre la gratitudine, ha due doti oggi 
rare, di pensare da rristiano e di par 
(are italiano. Ci e per altro in sulli 
fine della vita descrilta alcum-he, onde 
pare che si tolga al carattere sacer- 
dotale quella inita e quello splendore 
tutto soprannaturale, chp n'e la pro- 
pria e vera gloria. 



II can. Torelli, morto d'anrii 74 
nella sua terra uatale nel 1884, fu ai 
giorni nostri mm di quei dogni sa- 
ccrdnti, rln- alia l>onta della vita c 
agli ullit ii del aacro ministero sogliono 
per eletto ingegno congiungere varia 
dottrina, e specialmente amore alle 
lettcrc. 1C ben si scorge il suo valore 
da un saggio di poesie latine ed ita- 
liane messo qua e la per entro il li- 
bretto. Non ultimo suo mprito poi fu 

ZAfiAlU HOCCO mons. Confcrenzc ai S-mTdnli, di MODS. Hocco M.' 
Z;i^;iri, Arciproto di Molochio. Estratto dalla POLIANTEA OHATOUU di 
P.ili-riiii). Maggio, 1892. 16 di pp. 26. 
Sono sei brevi Conferenze intorno ai doveri -lei Sacerdote. 
ZOCCHI C.AETANn S. J. La Qiiestione socialc, ossia donde 11 popolo 
possa sperare Pane, Lavoro e l*ace. Conferonza. S. Pifr f Arena, lip. 
Mna, 1892, 16 di pp. 42. 

didamente esposta \i ~i reouoli 
ficolta in contrario, e sopra ri.> 
parte important? si danno |p solurioni 
vere e pratirho. II dpttato e la fnrma 
--ii7 i nulla mam-are della roltura con- 
veniente, brillam> di < hiareiia e di 
popolarita singolare. Coni quento li- 
brino si diffondesse a migliai.i 



Non tutti hanno tpmpo P mezzi di 
studiare le terribili qucstioni soriali, 
che pure ^ forza non ignoran*. < < he 
sar'bl>p pure ottimo consiglio di ro- 
noscere sufficientemrntp , per bene 
proprio e per altrui A ci6 prowede 
questa Conferenza, che fu ascoltata 
con ammirazionp P plauso da uditori 
competenti. Tutli i punti print-ipali vi 
SOQO trattati con dottrina soda 



pure tra le percone di fine educazione, 
ma anchc tra gli arli< t.idini I 



SANCTISS1MI DOMINI MS'IT,I 



DIVINA PROVIDEMTIA 

ZF-^IF-^IE] 2CZZZ 

EPISTOLA 

AD ARCHIEPJSCOPOS ET EPISCOPOS 
EX HISPANIA ITALIA ET VTRAQVE AMERICA 

DE CHRISTOPHORO COLVMBO 



VENERABILIBVS FRATRIBVS 

ARCHIEPISCOPIS ET EPISCOI'IS 

EX HISPANIA ITALIA ET VTRAQVE AMERICA 

LEO PP. XIII. 
VENERABILES FRATRES 

SALL'TEM ET APOSTOLICAM BENEDICTIONEM 

Quarto abcuntc sacculo, postea quam homo Ligur ad ignotas trans 
Oceanum Atlanticum oras, Deo auspice, primus appulit, gestiunt hominos 
et memoriam rei grata recordatione celebrare et auctorem extollere. Mi 
sane facile reperialur, quae permovoat animos studiaque inflammet, caussa 
ulla dignior. Res enim per se omnium est, quas ulla aetas unquam ab 
hominibus eflcctas vidit, maxima et pulchrrrima : is vero qui fecit, pe- 
ctoris ingeniique magnitudine post natos homines cum paucis comparandus. 
Eius oper1, ex inexplorato Oceani sinu alter emersit orbis: centena mor- 
tab'um millia ex oblivione et tenebris in communem humani generis so- 



Atlo spirare del quarto secolo dal di che, auspice Iddio, 1' intrepido 
Ligure approdo, primo fra tulli, di la dall' Oceano Allantico a scouosciuli 
lidi, vanno licti i popoli di celebrare con sentimenli di gratitudine l.i 
memoria di quel fatto, e di esultarne 1'autore. E certo non si saprehbo 
agevolmente trovar cagione d' infervorare gli animi e destar entusiasmo 
piii degna di questa. Poiche il fatlo k in se stesso il piu grande e me- 
raviglioso di quanti mai se ne videro ncll' ordine delle cose umane : e 
T uoino che recollo a compimento nou c paragonabile che a pocbi di 
quanti furono grandi per tcinpra d' animo e altezza d' ingegno. Sursc 
per lui dall' inesplorato grcmbo dell' Oceano un nuovo mondo : milioni 
di creature ragionevoli vennero dall' obblio e dalle tenebre a integrarc 



' iiii!.t. -i. i 

tMilnrl.i; qiiodqur maximum, mriiin r-'iimiuniratior: 

ruin. qu.ie b^ii* i.!in-!u~ peperit, ad \it.nn sMiipilernam ;ili inlcriln 

i i. I urnp.i quidem. suliilai- rd n.. \it.tlc ,( iiiir.ii-iilo turn- 
quid <',nliiml"> ildi.-.il. scusini postea I-.-- u< nil, cum niiniriiiii dednrl; 
Ameriram rdli.iiiis, cnininoatu assiduo, mulali TIIIII, dan 

piendisqu.' mari n bus, ad naturae n^uiliuiiem. ' nunmiiaes copias 
ineredibilis ost aceessio I. da. miaque siniiil ' iiniuinis 

i audnrilas. lu hac i-itur tain multiplid si^nilirationo hon 
atipic in (me vrlut cnnccnlu ^ratiilaiiliiiin, ciiiiiu. - leM non decel 

mi, (|iii|)|io ijuac umrc atijue iostilutu suo, quid(|uid usijiiain I 
stum ar laudaliilc videatur, [irul);it lilw-ns ac provc!u>n> uililur. llonorcs 
ilia (juidcm singularcs ct maxiinos reservat praeslaolissiinis in ^in-rc m.- 
rnin virtulihus, qua saluli actornae aDimuruin rnlnMTcnt : non id< 
tamen spornil aut parvi acslimat fi-lcruin genus: iinino vc>r< m 
luntat*' favcro honoremque semper habcre cunsue\it <'^rvi' d- civili IM- 
niiniini coniunrtione incritis atqnc iiiniinrtalitatciii a|iud pcstoros BM 
cutis. Mirabilis enini Deus est inaxiinc in sanclis suis: scd divinae virtutis 
eius in iis quoque apparrnt iniprcss.) vi>sti^ia, in quibus cluccat vis q 
dam unimi ar monlis e\n 1! ns, qnia non aliunde in homines luiiH-n b 



la laini^li.i iiinana ; di barbarc, lat?e mansiiclr > rivili : e qin-I die ioli- 
nitanifiitf pin inqmrla. di pcrdnte die rrann, ri^cncralc alia sper 
ddla vita rti-rna, merrt!? la partccipa/ioiii' dt>' l.-ni sovranaturali, recall 
in terra di (1,-si'i ilrislu. -- L 1 Europa, percossa allora di mrravijilia 
novita < j;rande//a del subitaneo portento, fece poi ^iusla stima di qu 
essa dev- a C.dldinlM), man mann flu- It- cnlunie slabilile in Ann-ri 
municii/iniii inn-ssanti, la rei-ipnu-.m/a di amidi'vt|i ull'uii. 1'rspli. 
del commcrdn marittimn dicdcro impulso pi-,:'. no alle s. j, 

turali, alia posvin/.,i c alle rirdie//*- n a/innali. .!) inral.-i.l.ibilc in 
inento di-1 utiinc Kupip-ii. l.annili- I'M si \.irii- in.mil. si. i/iuiii "n- 
die, e in questo conserlo di ^ratula/inni, n<m vunle rim.mer mul 
I'.liii'sa caltolica, lisa nun <' pmuiuovcre s-- 

condo sua possa <>-ni oncsl-i < lodevole ''us.!. YiT" ' dif i s\r.uii suoi 
ODOfi la llhi'-sa li SIT!M all' tTN'h dlle viflll MI rali in qu.inl" 
\ita drrna: ma nun per i| M:onosce o< lii-m- in \>- 

;iii : die an/.i i-ompi.n di far pl.msn rd onore 

ai benrmeriti ddla civil mmiman/a, e a quanti vivnn 

Icri. Pcrt-'T Id'lio Ii.'ii-i 

ma 1' nrma d.-l diuii. \al.rr ril'til.. ",;li u miiii di 

Serit XT, vol. Ill, fiuc. 1011. 



SANTTISSIMI DIVINA PROVII.i. \III. 

nii ;i|i|in> c\cclsil;is .ininii, nisi ;i parrnir cl |irnrrv;itnp' ht-n pn>liris.-imtur. 

Snl prJii'liTdi :ili:i -t r.niss.'i, <>;nlrmqili' prOfSUS sin^ul.'iris, <|il;uiioli- 

rem recoftudam nohis mcmnri gr;tltil;ilione |>u((mus inimort;il<' l;ichun. 
Niinirum Columbus noster osl: qnandoquidem si paulisper specie! ur qua 
potissimum caussa consilium rfpit tenebrosum mare conquirer*'. <! i|ii;i 
ratibne consilium conatus ost exequi, dubitari Don potcst, pluriimim in 
re suscipienda perficiendaque potuissc fidem calholicam, it a \\l n<m parum 
hot- etiam nomine nniversum hominum genus debeat Ecclesiae. 

Fortes quidem atquc oxperientes viri, cum ante Christophorum Co- 
lumbum turn postea, numerantur noo pauci, qui ignotas terras, i. 
tiora maria pertinaci studio exquisicrint. Quorum memoriam fama ho- 
minum, beneficiorum metnor, iure praedicat, praedicabit, propterea quod 
scientiarum atque humanitatis propagavere fines, communemque prospe- 
ritatem auxere : idque non levi negotio, sed per summam animi conten- 
tionem, nee raro per summa pericula. - - Est tamen, quod hos inter 
atque eum, de quo loquimur, magnopere differat. Videlicet haec pr.-n-ri- 
pue nota Columbum distinguit, quod emetiendo remetiendoque immcnsa 
Oceani spatia, maius quiddam atque altius quam ceteri, peteb;U. Nun 
quod nidi! ille moveretur honestissima cupiditate sciendi, beneque de ho- 



genio, giacche il genio e pur esso un dono gratuito di Dio creatore e padre 
Dostro. 

Ma oltre a questc ragioni di ordine gcnerico, abbiamo motivi al tutto 
particolari di voler commemorare, gratulando, 1' immortale impresa. Im- 
perocche Colombo e 1' uomo della Chiesa. Per poco che si rifletta al pre- 
cipuo scopo onde si condusse ad esplorare il mar tenebroso, e al modo 
che tenne, e fuor di dubbio che nel disegno e nella esecuzione dell'ar- 
dua impresa ebbe parte principalissima la fede caltolica : di guisa che 
eziandio per questo titolo tutto 1' uman genere ha obbligo non lieve alia 
Chiesa cattolica. 

Impavidi e perseveranti esploratori di terre sconosciute e di piu 
sconosciuti man", e prima e dopo di Colombo, se ne conta parerchi. Ed 
e ragione che la fama, memore delle opere benefiche, celebri perenne- 
mente 11 nome loro, in quanto che riuscirono ad allargare i confmi delle 
scienze e della civilta, a crescere il pubblico benessere : e ci6 non a lieve 
costo, ma a prezzo di faticosi conati, e sovente di rischi gruvissimi. 
iMa pure da essi a Colombo e gran divario. La nota caratteristica di Co- 
lombo sta in questo, che nel solcare e risolcare gli spazii immonsi dol- 
1'oceano, egli aveva la mira a maggior segno che gli altri non avessero. 
Non gia che nulla potesse in lui la compiaeenza nobilissima di avanzar 
nel sapere, di ben meritare della umana fumiglia: non che tenesse in 



HO 

in iinjiiis pe.-torilms sdenl ec ' spem iilili(;iliint siurinu 

inr: vertiin \<T.\>- his hnmanis ration! 

in illo ratio \.iluit reli^ionis a\ii.i.-. <|iiippe qu.ie sine nll.i dtiliit.ilim, 
earn mentem volnnt..lemque Immiui dedit, el in siiininis - Vul- 

l.i'i: iili.nii rum solalio pr.iclinit. II. me <-nim pr.ieii|ine seoteo- 

liain jttqtio hoc proposituin i ins inscdissc .mini > >-\\^( .1 ; .li:uin Kvan- 

[i.T novas terras novaque ninri.i piid'i.u-frr. 

Id ijuiiliMii p;iriiin verisimile viil^ri cis IM.I.-S!. ijui in h;mr rcruiu na- 
tur.iin, (ju;ic pcrcipitur scnsihus. i-i^it;itiunc muni runiijui- rnnlr.irla, re- 
nt iutucri iniiiori. Sod contra in niiixiinis inj;ciiii> ln- !.-r- c\ 
ut inalint .illins iissur^iTf : snnl mini ;n| concipion los divin.ic li-li-i io- 
tus .-illl.it USIJIH- optinii- nniiiiniii foinpar.it:i. (l.-ri.- studiuni ii..tur.n- 
rdi-innis studiu (lolnitiluis cuniiinxiTat, .iti|in> h.uistis *>x intiin.i lide 
catlmlica pr.ucfptis im-nlcin conform. irat II. ic tic caussa cnin rx astrooo- 
i disciplina cl vctcrnin iii(iniiiin>nlis compcrissct, trans noli nrliis ti-r- 
minos iii.i^na lorraruin spatia cti.nn in orcidcnlcni p.il.-n-, nulli hoiniuuin 
ad cam tlifin c.xplorata, obvenabatur animo inultitudo in^eos, iiiiscramlis 
circiiinfusa Irndiris, vcsanis rililnis ac Dconnn inaniuin siipcrstilioaihus 
iinplicita. Miscruin ugresti cultu ferisquc morihus vivcrt- : miserius car ere 



DOD cal- la ^loriu, i cui stimoli chi e piii Brando pin sontc. <> chc ili- 
spn-zzassc affalto la speran/u de'inatcriali vanta--i : ina sovra tulle (|iio- 
sic M-ioni miian.- cainpt^-io in lui il sontiincnli) ilcll.i rcli^iom- d^'p^'dri 
suoi, dallu qtiale ci prose son /.a dnlthio I' ispira/iunc d-l j.ran disegoo, e 
sovento ncirurdna opera di escguirlo no tnisso ar^onicnti di Icrincz^a e 
conforto. Impcrocche e dimostrato ch'egli iutose e voile inassimainente 
qucsto ; aprir 1'adito all'Kvangelo per ine//.i a nnove terro e nnovi mari. 
La qual cosa puo paroro men verosimilc a rlii, ogni pensicro e ogni 
lira reslriii.-einli. entro ai confmi del mondo sensiliile, ricus.i di .nlrr 
I'occliio pin in alto. -- Per contrario a motn pin nnati per lo 

li .ispirare lo aniine voramcntc ^randi, pen-h- sunn l- ine-lio dispoate 

inii entnsi.isini dclla Cede. Oloinlio, disposato lo studio dell.i n 
ailo /r!n il.'ll.i pieta, ave.i inonto e cnore profondameolc fonnati all-' 
den/r . iiiiiliclio. L.mnde pcrsnaso por ar^oincnti aslronomici o aoli'he 

/ioni, die al di la del mondo eonnsciiito dove.mo pure eslondersi d.dla 
p.irte ii'.M-i-idenle j;ran tr.itli di paesc non [er auci. esplorati. la lede rap- 
presentava^'li allo ipirtto popolaziODi stenninate, involte in tenebre d.-plo- 

ii, prrdille dietro reriinonie lull rirhe. lufelii il.i 

-chi suoi, condurre la \it.i in .iss..etudini sclvagge costmni 

ni : ma inromparahilniente piii -rrando rinorare rose di t-apilale iu>- 



356 SANCTISSIMI I). N. LEONIS IHVINA I'k"YII)ENTIA 1'Al'AK XIII. 



notilia rcrum maximarum, atquc in unius v>ri Dei i^nnntinnc vcrsnri. 
llaoc igitur apud animum suiini ;ii;il;ins, primum omnium cxpotivil, 
rhrislianum nomcn, christianae beneficia caritatis in occidenteni <-.\tm- 
derc : quod tola" rei gestae histori.1 abunde comprobatur. Sane rum ;i 
Ferdinando et Isabella Hispaniae regibus priinum petiit, rem suscipere ne 
gravarentur, plane exponit caussam, fore id ipsorum gloria ad immortuli- 
tatem cresceret, si notnen ac doctrinam lesu Christi inferre in reginnes turn 
hnge dissitas instUuissent. Nee mullo scrius compos votorum factus, con- 
tendere se a Deo testatur, vt reges divina eius ope gratiaque velle pergant 
novas oras nova litora Evangelio imbuere. Ab Alexandro VI Pontifice nia- 
ximo viros apostolicos maturat per litteras petere, in quibus ea cst sen- 
tentia; sacrosanctum lesu Christi nomen et Evangelium qtiam lalissime dis- 
seminare me aliquando posse, Deo adiutore, confido. Atque eflereb.it ur, pu- 
tamus, gaudio, cum Raphaeli Sanchesio primum ab India redux Olisipone 
scriberet, agendas Deo immorlalcs gratias, quod sibi successus tarn prosperot 
bt-nigne dcdisset : gaudere ac friumphare lesiim Christum in terris aeque ac 
in caelis oportere, proximo iam gentium innumerabiliun, quae antea ad in- 
teritum ruerent, salute. Quod si Ferdinando et Isabellae auctor est ut no- 
vum orbem adiri commerciaque cum indigcnis institui nisi a chrislianis 
catholicis ne sinant, earn affert caussam, quod incepto conaluque suo nihil 



portanza, e non avere pur sentore dell'unico vcro Dio. Onde, pieno di tali 
pensieri, si prefisse piu che altro di estendere in Occidente il nome cri- 
stiano, i benefizii della cristiana carita, conforme risulta evidentemente 
da tutta la storia della scoperta. Infatli, quando ai re di Spagna, I crdi- 
nando ed Isabella, propose la prima volta di voler assumere 1'impresa, ne 
cm'arisce lo scopo col soggiungcre, che la gloria delle Loro Maesta virrel/be 
imperitiira, ove consenlissero di recare in si remote conlrade il name e la 
d'tUrina di Gesit Cristo. E non molto dopo, falto pago de' voti suoi, affida 
allo scritto ch'egli dimanda al Signore di far si colla divina sua yrazia che 
i re (di Spagna) siano perseveranti nella voloutd di propagare a nuove regiom 
e nuovi lidi la santa reli()ione cristiana. Tutlo premuroso d'implorar mis- 
sionarii da Papa Alessandro VI, gli scrive : spero bene, coll'aiuto di Z)/o, 
di poter ormai spargere in tulto il rnonio il sunto nome e il Vangelo di Gesu 
Cristo. E crediamo dovesse sovrabbondar di giubilo, allorche, reduce dal 
primo viaggio, scriveva da Lisbona a Hatfaele Sanchez : doversi rende.re a 
Dio graz-ie immortali per aver gli largito x'i i)n>*iT siiccesso. Che '.V> Crixtc 
x'-:llieti c trionfi qui sulla terra, come s'allieta e trionfa ne' deli, prossiinc 
exsendo la salvezza di lanti popoli, il cui retaggio sino ad ora fu la per 

die se a Ferdinando ed Isabella ei suggcrisce di non permettere st 
non a cristiani cattolici di navigare al nuovo mondo e j)i;int;ir traHichi 



-rOPHORO C< 

; .|.it- Isa- 
IM-U.I. <nmmi viri nii-ntnn in 1 

nliim: iiiiiiiii idem |d.m pr<>psitmii pirntissim.K 
!i" |ii.- :niimo fiMiiin it luissr. lll.i cniiu d<- Gdun 

riitunim ut in vast urn OcMBUm M aifatOM d.in-t, rent effectm-u* 
<llnriac caussd, magnojw insiynem. Kt ad ipsum Coliiinliiiiu svum!' 
iliicciil, opt i me collucutos, scribil, quos ipsanict in expedition?* Imln-nn 
xet. qtioxque esset faclura, sumptnx: imif I'nim nmpli^ntiimfi u' rei 

ronseculuram. 

Alioqui pr.ioliT c.iiissain huin;m;i mninrcm, untie crat illc rnnstiiuti.ini 
.iniini(|ii(> roliur Inuisturus ad ca perfcrentta, quuc cuaclus .-! iiMjue ad 
<'\tr<Miiiun pcrliTn 1 d |i('r|i-ti? cnntrarias int'llij.'iintis rruililnriiiii si-ntcn- 
viroruin principuin rt-pulsas, furcnlis Occaoi tcm iissiduas 

\i-ili;is, quilius usiiin luininum plus scincl ainisit. Acccsscr- \<r> -li.i cinn 
li.irli.iris, iiiiiicnrnin ct sociorum inlitlclilatos, consc'l-Ml;ic i-(inpir;iliuDe8 T 
invidorum perfidiac, oblrectatoruni f;ilinnniac, impositae innurenli com- 
pfilrs. Oinniao oecessc hoinini cr.it l.tlmrihus t;mt.ic inolis .ir (.into con- 
cursii succ uinlicrc, nisi se ipse conscientiii susleatassot JMI < u.-rrimi i.n-li. 
<|ii'>d numini t-lirisliano gloriosuin, att|uc iulinil-if mullidnliui salutare 



nolle nuove conlmlo, la ra^'ionc si 6, che il disegno e 1'etenrJiyne. della 
stta impresa non elbe altro scopo che I' increinento e ionore d,-ILi rcliyione 

'iana. E cio conobbe appieno Isabella, essa che assai m.-.u.. d'ogni 
.iltro seppe leygere noll.i incnte tlel ^nnde: ' ;in/i liior tli tlnlibio cho 
quella piissima principesst*, di u>ente virile e di .iuiun> ..,!-... nn ebbe 
<'lla inrdcsiiiia altro scopo. Scrivcva infatti di (Colombo, ch'i-i iillmntcrcbbe 
(cr.i^j;i(is,iii)t'nte il v;isto Occ.mo a (in di coinpie re un' iinpi-fxu di ' uran mo~ 
mento per la gloria di Dio. K a Colombo medesimo, rctlin < ii.il secondo 
via^gio, scriveva: euere egregiamente iinpieunti- If spe*e ch'sll-i m-rra falte 
' i he farebbe ancora per la spedizione delle Indie, in yiuitn i-fn- u? * 
rebbe la diffusione del catlolicismo. 

H.ill'iiliro canto, sc si prt'srind.i d.i un inotivo siiprri'nv, J'<>n.ii> ^vrchlM* 
pittuto c}jli altingere perseveranza e lorlo/za p;iri allo tlurt- (irnvc. rhe gli 
I'u forza afTrontare sostcncre sino all'iiltim-'/ Intcndijinn l'n|i|>osiziooe 
do' dotti conteinpor;mt>i, le repulse da parto <\>-' prinrijii, i TJM Id del mare 
in fortun;i. !< \.-Ji' 1 incessanti, sino a sinarriru<- piu d'un.i \oita la vi- 
sta: aggiungasi lo lien- tenzoni n>i srl \.i--i. i tr.idiiiicnti ..i .uiiiri . 
p.i::ni. lc srdlrnite coogiure, le perlidic degl' invidiosi, ! <.>niii:dc del 
malevoli, ! immeritatf r.itrnc. Airentirine |-fvi di tanto solTereoze ei 
dovr Itro soccombcre, se non )o avesse fraoclieggi.ilo la coscicnza 

d.-iriinpresa nobilissima. ftH-imda di gloria all.i t-ristianit.i, di salute a 



358 SANCTISSIMI D. N. KOYIDKNTIA I'AI'AK XIII. 

piTspidehat faro. -- Quod qiiidcm factum ipsa temporis adiuncta mirifice 
Hhislrant. Siqtiidcm Ameriram Columbus aperuit quo tcmpon- prop*- IT.I! 
uf inagna in Ecclcsiam procella innimbrri't. Ou;inlmn i-ilur -\ rcriiin 
eventis divinac providentiae vi;is existirnare homini licet, vcre singul;iri 
Dei consilio natus videtur ille Liguriae ornainenlum ad ea, quae callio- 
lico nomini ab Europa impendercnt, detrimenta sarcienda. 

Vocare Indorum genus ad instituta Christiana, erat profecto Ecclesiae 
munus atque opus. Quod ilia munus statim a principio inchoalum, insi- 
stere perpetuo caritatis tenore perrexit, itemque pergit, ad ullimam I'a- 
tagoniam novissimo tempore progressa. Columbus tamen certus praecur- 
rere ac munire vias Evangelic, penitusque hac in cogitatione defixus, 
omnem operam suam ad id retulit, nihil fere aggressus nisi religione duce, 
pietate comite. Res commemoramus vulgo compertas, sed ad mentem 
animumque viri declarandum insignes. Scilicet coactus a Lusitanis, a Ge- 
nuensibus, infecta* re, abire, cum in Hispaniam se contulisset, intra pa- 
rietes religiosae domus ad maturitatem alit meditatae conquisitionis grande 
consilium, conscio ac suasore religiose viro, Francisci Assisiensis alumno. 
In Oceanum, circumacto septennio, denique egressurus, quae ad expiandum 
animum pertinent, curat in procinlu: caeli Ueginam precalur ut coeptis 



milioni di anime. Impresa, intorno alia quale fanno luce gli aggiunti 
del tempo. Imperocche Colombo svelo 1'America, mentre una grave pro- 
cella veniva addensjindosi sulla Chiesa : sicche per quanto e locito a mente 
umana di congetturar dagli, eventi le vie mistcriose della Provvidenza, 
1'opera di quost'uomo, ornamento della Liguria, sernbra fosse particolar- 
mente ordinata da Dio a ristoro dci danni, che la santa fede avrebbe poco 
stante palito in Europa. 

Chhimare gl' Indiani al cristianesimo, era senza fullo opera e uffizio 
della Chiesa. La quale sin dai primordi della scoperta, pose mano a fare 
il dover suo, e prosegui prosegue sempre a farlo col medesimo zelo, 
inoltratasi, non 6 molt' anni, sino all' ultima Patagonia. - Nondimeno 
persuaso di dover pcrcorrere e spianar la via alia (ivangelizzazione delle 
nuove contrade e tutto compreso da questo pensiero, ogni suo atto coor- 
dino Colombo a tal fine, nulla quasi operando se non ispirandosi alia 
religione e alia pieta. Hammemoriamo cose a tutti note, ma preziose a 
dii voglia penetrare ben addentro nella mentc e nel cuore di lui. Kor- 
x;tto di abbandonare, senza aver nulla conchiuso, il Portogallo e Geneva, 
e voltosi alia Spagna, all'ombra di un cenobio *-i vieno maturaiiilo Talto 
tfisegno, confortatovi da un rnonaco Franccscano suo fido. Dopo sette 
anni, spimlalo fmalmcntf il giorno di far vela per I' Oceano, s' accosta 
iii divini sacramenli : supplica alia Hegina del cido die pi.icd.ilo di pro- 



KPISTOLA IK i ;.-,'.( 

a< * sil I, quam . mi rninc 

.up'Tat. Mo\ iii .ilium proved 1)v v marl, 

tocil , tranquillam mentis nmstaiitiai. 'his Deo. 

sit urn h. minis ipsa loquuntur imposila insulis u . nomina : 

quidcm uhi .illigil. Drum omnipct. :|plex ador.it. 

neque pen ~ MI. in earum init, nisi in norn'mc Icsu .' i huscumquc 

appulsus oris, .'!! hahet qiiicqtiam ,mtiqtiius, quam lit , , ,3 sacrosanc.lae 
simulacrum dHuat in litnre: diviniimijiie UeileumtorU H.MIKH, |IHH| lo- 
; iuerat ad sonitum murmuranlium II . uiim. in novas 

insulas primus inlert : eamque oh caussam ad llisp .. M|..UI aedili 
initium a moLiinne templi lacil, popular, sque celdiri; n 

noniis rx'rditur. 

In i-ilur quo spedavil, qui<l e-it lioliimbtis in reg ; onihus tanto maris 
terraeqiie trac'u ind.igandis, inaccessis ad earn diem atqoe incullis, quarum 
tameu liumanilas et nonien et opes releri cursu in lant.im amplitiuiioem, 
quanlam viuVu.u-;, postea crevere. Qua tola in re m.i-iiKiido ucti, et vis 
varielasque hc:ie!iciorum, quae inde conscnila sunl, ^ral.i quidcm recor- 
d.dionc atqin MI;,; honoris signification!- cdehr.iri liominrm iubent: sed 
prim urn omnium agnoscere ac venerari singular! ralionc cporlet aeternae 
mentis iiunier dque consilium, cui scicns paruit aique iuservivit novi 
inventor 



logger I' ini|ir >,i e guidare la rotta : e non comanda di Icvar le an 
se Don dopo iavorata la Santissima Trinila. Avan/atnsi qnindi in cain- 
miuo, Ira T iiiluriar dei njarosi o il tumultuarc dell' i-quip.i-gii), uiun- 
tiriic inaltcrat.i la serenita dclia sua f'Tinr//.,, Micn>- l.i li.luri.i in Dio. 
T.irlano del SIM inli>ndimcnto prrsino i noini novoll.iiucntf iui|o8ti allc 
isole novcllc: ,t ciascuna doile quali, appcua postovi il pi*>, adora suppli- 
rht-vole Iddio ounipolcntc, e non nc premie possesso die in nome di Gc*u 
Critto. DovuuqiiH approdi, il primo suo atto e di pi.mlar sulla spiaggia 
roce: e dopo ave.r tante volte, al rombo de'fltilli mtigghiauti, inneg- 
^i.ito in ald> .narc al nomc sanlissimo del iS.'d.-nlnr.-, lo fa risonarc 
vgli pel priiuo nelle is>l ( - da lui scoperle: e pero .dl.i ^ingi.uol.i il primo 
edifizio ' una Uiicsa, la prim > testa popolare una soli-mnia n-ligiona. 

Ecco dunqiie cio die intese. cio du- voile CoIomlN* ncll'awenturarsi 
per tanto spa/io di terra e di mare all'esplora/ioiie di o>uiradi>, ignorate 
sino a ipiel it iiipd ed incolte : le quali peralim in lalio di dvilla, d'in- 
flut-n/a. .., mr/a, salirono poi velocemenlc a quel gr.idn di allezza, . In- 
ognuno v - La grandezza dell' a\ venimento e I., im omiuensurabile 
importan/a de-:i i-lfeiti die ne se^uirnno. rendono doveros-i la ricordanza 
e la j;l..rin.-.i/i i. dell'eroe. Ma e debilo, innanzi tint.', di riconotcere e 
venerare singolarmunle gl Hi decreli di (juella meule elerna, alia quale 
uhhidl, consapevole stromento, il ri -1 nuovo mon 



360 SANCTISSIMl I). N. LEONIS DIVINA PROVIDKNTIA PAPAE XIII. 

Quo igitur digne ct convenienler veritali solemnia Columbian;! a^rantur, 
ad celebritatum civilium dccus religionis adhihcnda sanclitas est. I'mpti r- 
eaquc sicut olim ad primum fact! nuntium grates Deo immorlali, prn- 
videnlissimo, publice actae sunt, praccunte Pontifice maximo: ita nunc 
in rcnovanda auspicatissimi cvcotus memoria idem arbitramur faciendum. 
Edicimus itaque ut die XII Octobris, aut proximo die Domioico, si Ordi- 
narius loci ita cxpcdirc censuerit, in Ecclcsiis Catbedralibus et Collegia I is 
ex Ilispania, Italia, alque ex utraque America, post Ullkium diei, solemoi 
ritu Missa celcbretur do Sanctissima Trinitate. Quod, praeter nationes quac 
supra memoralae sunt, apud ceteras quoque confldimus fore ut idem, 
Episcopis auctoribus, peragalur: quod enim omnibus profuit, id convenit 
pie grateque ab omnibus celebrari. 

Interim divinorum munerum auspic.em et paternae Nostrae benevolentiae 
testem, vobis, Venerabiles Fralres, et Clero populoque vestro apostolicam 
benedictioncrn peramanter in Domino impertimus. 

Datum Uomae apud S. Petrum, die xvi lulii An. MDCCCXCII, Pontili- 
catus N 7 ostri Decimoquinto. 

LEO PP. XIII. 



A celcbrar dcgnamente e in armonia colla verita storica le solenuita 
Colombiane, e dunque d'uopo che allo splendore delle pompe civili v.ula 
compagna la santita della religione. Ondc come gia al primo annunzio 
della scoperta furono rese a Dio immortale, providentissimo, pubbliche 
grazic, primo a darne 1'esempio il Pontefice ; cosi ora ncl festeggiar la 
memoria delPauspicalissimo evento stimiamo doversi fare il medesimo. 
Disponiamo percio, che il giorno 12 ottobre, o la Domenica sussegu;nle, 
se cosi giudichera espediente 1'Ordinario del luogo, nolle Chiese Cattedrali 
e Collegiiite di Spagna, d' Italia, e delle Americhe, dopo 1' Uffi/io del 
giorno, sia cantata solennemente la Messa de Sanclissima Trinilale. Oltrc 
alle regioni sopra mentovate, confidiamo che per iniziativa dei Vescovi il 
medesimo si faccia nelle altre, essendo conveniente che tutti concorrano 
a celebrarc con pieta e riconoscenza un avvenimento che torno profittc- 
vole a tulli. 

Inlanto come auspicio dei divini favori e pegno della Nostra paterna 
bencvolen/a a voi, Vcnerabili Fratelli, e al Clero e popolo vostro impar- 
tiamo affettuosamente la Doncdizione apostolica. 

Dato a Koma presso S. Pietro, a di 16 Luglio 1802, anno decimo- 
quinto del Nostro Pontificate. 

LEONE PP. XIII. 



JL 



II. P. LUGI PRHVITI S. I. 



Alle parccchie dolorose perdite, chc in mcno di un ;mno aveva patite 

il ('.nil. '-in dfll. i Civillt'i Cutlolicu, si e aggiunla ultiiuaincnte un'altra non 
men doloriKa, rolla inorle del I'. Luigi I'rcvili, awenuta iu Alhaoo la 
mattina del 12 dello scorso luglio. I nostri let tori, alcuni do' quali lianno 
nsalo con lui porsonalmente, od allri mollissimi chc lo lianno coDosciuto 
o sia n%'li scritli dali alia luce, o sia in opera di jiredicazione. avranno 
iro avernc da noi una memoria alquanto piii |>.irlin>lareg- 
.-iata. E noi hen volentiori li contenteremo, bcnche con quella brevilii 
<-h'' sol ci cnnscnte lo spazio: con chc pure verremo in parle u consol.ire 
qutll'aiiiaro dcsiderio che ha lasciato nel nostro cuore la sua dipartita. 

11 P. Lui^i Previli nacque in Palermo, di oncsta famiglia, n-l 1823, 
c fecc i snoi primi sludii ncl Collogio massimo dclla i . di Gesu 

<li (jiii'lli tl;i. S.-ntissi allora ispirato da Dio ad abbracriarc 1'lsli- 

tuto de' snoi maestri, confortato Torse a cio anche daU'esoinpio domestico 
di un suo zio malerno, appartcnuto pur csso alia Compa^ni.i ; c fc' sol- 
li-citi- |i< rscveranli istanze ai Superior! che il volcsscro conteotarc. C 
<juesli, avvoirnarht 1 ' yssai lencro di ela, non avendo ancora compili i quat- 
tonlici anni, uondimcno perche d' ingegno dcslo e \iv.n-c e d' innocent! 
costuini, lo arrolsero nel Novizi.ito. Da' varii a'jeddoli, che e^'li solcv.i ; 

.re di qne' due anni di pruova, DOD meno si fa manilesta la viv;n-i(a 
dclla sua indole, che lo studio di cornv.-'Tl.i, act-oppialo ad una c 
plan- obbodicnza. Frutto ne fu un amor sinj:ilare alia .ioneche 

;^li aiitin si'iiijire ( TI-V cndo, e di cui diode luminosc pruove ne' varii pe- 
riod! ddla sua vita, traverse le calamilose vio-ndc, per le quali e passata 
ii|i.i;iii.i. 

Compito il Novizialo diede opera agli studii, priina di Ictl.T.- c p->i .li 

Kilosofia; ins%'no parc-cchi anni (irainiiiali.-.t, c, dnpt aver forniti j;li sludii 

. allri no\c l!.-it.,ri.-a. .Nell'ufficio di maestro furono in lui notate 

.lot! special!, ben difflcili a trovari unite insieme, quella di saper 

,i rol freno dt-lla cs.it la lisciplina. e r..llr.i ill ^uada- 

gnarnc gli aniini colla patcrna ain-re\o|zza e soavila: donde quella sin- 



362 HOLOGIA 

golare aflVzitire -on die i suoi disrepnli ::li rim;isern geoeralroenle 
anche in segiiiin. in tult'i j, r r;idi die vcnnoro occupando nella sncieta e, 
non rnde volte, ;-ncho nolle file, ostili. 

Sopraggiiinle le rivolhire del i860, con quella sorie di tradimenti e 
defezioni di (iep- r.-ili cd uffiziali dell'escrcito njipolitano clie omspgnarono 
nelle in;ini del 'i.irihaldi la Sicilia, e quindi a poco il regno di Niipoli; e 
handito da quelln il draconiano dccrcto di proscrizione dall' Isola di tutti 
e singoli i Gesuiii, il P. Previti si ricolse nclla Francia presso i suoi 
confratelli dolla r.ompagnia, fra'quali, in varii de' nostri Collegi e Convilti 
di piu citlii dimoro molti anni in ufficio di lettore di Filosofia e di altre 
discipline a quo' giovani alunni ed anche ai nostri studenli, esercitanda 
nello stesso tempo altri ministerii proprii del nostro Istituto: come fece 
altresi in allro nostre case della provincia veneta, dove si tramuto di 
Francia verso il 1870. Da questo tempo in poi, ed in Palermo, sua pa- 
tria, dove torno dopo un anno, od in Firenze ovc, dopo molti altri anni, 
fu destinato da' Superior}, tutlo si dedico al ministero dclla predicazione, 
sia nelle quaresime, sia fra 1'anno con missioni ed esercizii spiritual!. 

Del favoro incontrato universalmentc nel difficile ministero di dispensare 
la parola di Din, specie nelle quaresime per lo spazio di piu di qu;tt- 
tro luslri, non e mestieri dir molto, bastando sol ricordara, die le piii il- 
lustri cilt^ gareggiavano di averlo; ed in Firenze, in Roma ed in Geneva 
fu ascoltato non solo con soddisfazione, ma con ammirazione da scelti 
ed affollatissimi uditorii. 

Ne meno conta 6 la sua valentia, come scrittore, a cagion della quale 
fu da noi desidirato collega nella compilazione del nostro Periodico, e 
da' superiori concesso stabilmente nel 1885; giacche anche negli anni 
precedent! ci a\ova fornili parecchi lavori. Era egli dotato di-una certa 
singolare versatilith d' ingegno, die porgevasi pronto a qualsivolesse sog- 
getto; di ammirabile facilita di concepire e di esporrc i suoi concetti, 
che spesso l.-nnpeggiavano d' improvvisi sprazzi di luce; ma non aveva 
pero la paziVma di tornarc sullc sue cose, di limarne il soperchio, di 
riforbirle delle piccole inesattezze di vario genere, ne di quelle imperfe- 
zioni di stile, che la fretta suoi recare con se\ Ma eran falli agevolmente 
emendabili. 

Nel tempo die passo nella Civilta Cattolica suo compito principale fu 
quello di coni|'l;irc la cronaca contemporanea, che fedelmente forni sino 
allo scorcio d<I p r ssato anno; non si perd che non si occupasse nello 
st(-sso tempo di altri soggetti e trattazioni. Nel primo anno, di fatto, 
oltre alia cron;ica, attendeva ancora ;i quella insane o|ier,i, die fu poco 
appresso pubblirata, sopra Giordano Bruno e i suoi tempi; e ne^li anni 
seguenli veniva liitt' insicme fornendo alia stessa Civilln Cdlttiiii-n tra di 
articoli e di riviste, cosi gran rnpi;i, dio essa sola s;iria bastata ad una 



p'T "mo MTIII n!,, ,,1,-nni 1 

principal! ; COOM -li sull.i /< 

bniti in parecdii volu-ni delle S.-rie \1 . XII; quelli sul I'eniiero call 
nella ttwia ci.ntfmporuneu d' Italia, omU'Diiti in piii \olmiii ddle 
MI Mil; /' ''lit- delta plelx- iu due arlicoli del voi 

lliunomnnia, due arlicoli uel v.d. 10 delta Seri.- Mil 

-///> (// f.'niH Maestro delta Mas*n.-ua ncl vol. I -2 delia >,-rie XIII; 
/.<; liiiulniiviie dell' 89, c la nrilla mim-.i in 10 arlicoli io piii voluini 
dt'll.i Si-ric XIV; cd ;illri iiiulli^sinii : il Kacconlo: Lwilln. <> un epuodio 
del Terrore. in piii voluini dcll.i Srric XIV, * I'.illro I.,- \'ininu del Dicorzio, 
cli- rimasto inrdiiipitito, uc^li ultiiui due voluini ddh st.-ss;i Scrio. 

M.I intanlo clie lavora\.i con si jjr.tu Icna per l.i Civilla ('atlitlica, egli 
Don cessava d.illa pn-dicazione, non solo uell.i (juan-siin.i, o.m! si 6 ac- 
cennato, ma aoche in altrj tempi d(>irauno: .-.I appunlo dopo due niissioni 

j, r uito fra il sctlcinbrc e Tottobro del passato anno, -li si inanifeslarono 
i primi indi/ii del male, die, comliiiUulo vigorusann-ulc da priina si i-ln- 
parve doinato, torno non guari apprcsso ad atlac.-arlo con lanla fer 
<-li', non ostante le piii squisito euro usategli per piu inesi, dovetle fi- 
ualineiile si>ccoinl>oro alia sua violenza. Duniolc la su.i lun^a malattia, 
ma specialmente negli ullimi giorni, e^li ili.-de esempii di LT..U pazieua 
nel tollcrarc gli acerbissiini dolori die il (ormentavano, sonza quasi dar- 
uli posu, di pacilica rasscgnazione e come ahliandono uellc man! di hio, 
e di cristiana umilta domandando ripctulamente pcrdono a tutli : ricev& 
piii volte con gran divozione il SS. Viatico, c poco prim.i di spirare 
I' estrema I'nzione: fmalmente cou molta quictc si addonnenlo ncl Si- 
^nore all.- <> e 30 del mat lino del I- luglio. 

Come s' e potato scorgere da questi lirevi ct-noi, cgli si segoalo per 
molle virtu, proprie del grado sacerdolale e dello slalo reiigioso; ma 
quella die puo dirsi essere slata la piii distintiva, In l.i carita. A ca- 
gione de* miuisteri, per tanti anni esercilati, e delle sin-oLri attratli\e 
della sua conversazione, estesissime crano le sue nmox.-enze e, com* 6 
ladle imiiia-inare, inolte crano ancora le nccessiUi c le iniseric di gran 
parte de' suoi conoscenli. II I 1 . I'reviti era il rifugio di tnlti cosloro; 
ed ove il poleva e la condi/iou di rdi-ioso non gliel \ielava, uou Iu 
m.ii (lie HI ; _assc a verooo I' opera sua, facendola valere in loro aiuto 
\<r< i non podii potenti, di cni, come abhiamo .icrenn.ilo, godeva 
r.imi.-i/;.i. Nou i- .juindi nu-raviglia, die la morte di lui sia sUU a molti, 
andie esdrni, ( agionc di gran dolore; come in parte oe ne (anno 
teslim. iji.ui/.i -li .iltestali di coutlogli.uu! 'iio da molle 

geulili p ijn.ili amorevoli ufticii uoi rendiam<> loro pul>blican>< 

a lutti i lostri letlori doi^ 
zioni o sullragi per 1' anim;i <lel raro d-'lnnto. It. I. I'. 



3ft4 NECROLOGIA 

<tl'I III III I . I'lll * I I I 

Delia poesia lirica italiaua. Palermo, presso G. Pedone, 1850. 

Discorsi del Conte Carlo di Montalembert pronunziati dalla trihuna fran 
cese e pn-ceduti da un discorso del P. Luigi Previti. Palermo, stamp. F. Spani- 
pinato, iNol. Un op. di pp. XII-HO in 16. 

Corse di poetica ad uso della gioventii italiana. Palermo, tip. Vizzi, 1854. 

Delle ipedizioni polari. Roma, tip. di Roma, 1876, in 16 di pp. 320. 

Studii sulla letteratura rivoluzionaria in Italia. Palermo, A. Palomes edi- 
tore, 1876. 16 di pp. 420. 

La Chiesa e la liberta moderna. Conferenze. Palermo, stamperia militate, 
1880. Un vol. in 8" di pp. XXX-392. 

II Pro testa ntesi mo. Conferenze polemiche recitate nella Chiesa del SS. Sal- 
vatore. Palermo, tip. Lorsnaider, 1881. Un vol. in 8 di pp. XV-360. 

Delia decadenza del pensiero italiano. Seconda edizione. Firenze, tip. M. 
. Ricci, 1885. Un vol. di pagg. XXXII-449 in 8. L. 4,00. 

Racconti e leggende. Prato, tip. Giachetti, 1886-90. 

Vol. I. di pagg. 536 in 16 conliene : Carneh'ci e vittime La con- 
giura di Babington. L. 2,10. 

Vol. II. di pagg. 490 in 8 contiene : Povera Mamma Dall'osteria 
alia Reggia I Diamanti della Principessa di Beira. L. 2,10. 

Vol. III. di pagg. 483 in 16 contiene: II martirio dopo le nozze 
La famiglia ebrea Checco il trovatello II Bandito II Diavolo di fuoco 

I Gemelli della Basilicata. L. 2,10. 

Vol. IV. di pagg. 506 in 16 contiene : Un nobile decaduto Gli ultimi 
giorni di Tiberio a Capri Lucilia e Servio Gisla e Serena Cose incre- 
dibili, ma vcre Lucilia o un episodic del terrore. L. 2,10. 

Giordano Bruno e i suoi tempi. Libri tre. Prato, tip. Giachetti, 1887. Un 
vol. di pagg. 486 in 8. L. 4,50. 

La Brunomania in Italia. Roma, tip. Befani. 1888. Op. in 8 di pagg. 40. 

Cent. 30. 

In occasione del monumento a Giordano Bruno. Roma, tip. Befani, 1889. 
Op. in 32 di pp. 35. 

La Rivoluzione dell'0ttantanove e la Civilta nuova. Prato, tip. Giachetti, 
di pagg. XXXVI-190. L. 1,50. 

Lucilia. Racconto. Seconda edizioue. Prato, tip. Giachetti, 1890. Un vol. 
di pagg. 262 in 16. L. 1. 

Del Divorzio. Sua origine e suoi efletti. Op. di pagg. 93 in 16.. Roma, 
tip. dell' Italia amminislrativa. 1891. L. 0,10. 

La tradizione del pensiero italiano. Roma, tip. Befani, 1891. Un vol. in 
16 di pagg. XVI-592. 



CRONACA CONTEMPORANEA 



Roma. 1-J5 luglio 1892. 



I. 
COSE ROMANS 

\. La luce clcltrica a Roma. 2. II Consiglio comimale di Roma e risparmii 
mille Bcuole laiche. 3. La Penevenmza di Milano sull' Enciclica ai 
Fr.mcesi. I. Brrvt; sill culto dellu S. Famijilia. 5. Concistoro in 
V.iiirano pmvvista ili sedi vacant!. 6. Morte del Card. Battaglini. 
7. Appunti storici. 

I. II -i luglio un' insulilii gioia rcgnava a Tivoli. Kr;i una fcsta detta 
di'ilti'i, dice tin jjiornale anticristiano, i|ii;isi insultandoci. () se fosscro lulte 
di qm -I. i f.itta le feste della civilta, mi s.ir.Miiino scinprc i primi a li.it- 
tT l^ mani, come coo gioia |il;niiii.iiiio a (juolla ili Tivoli. Altro ^ quaodo 
lialt-//ani per civilla eerie bombc c cTti ^rirn.ilili-lli ! Ma narriamo 
La son'Ha an^lorornana, partita da.'la sta/.imx- di Pprta S. Lorenzo io II 
vcttur.'. tuttc pi(>no, si diri^ova alia volta di Tivoli por celcbrarvi 1 
gantcS'-a oprr.i. mnai comlotta a (ermine, dellu trasniissioDc dclla forza 

rira da Tivoli a Homa, Irasrnissiooe falta i >lla casoala dcU'Atii 
l.d.-lu; tiitt.i liuin.i, tra poco, sara illuniinata .1 luci- i-lcttrica. Nd pros- 
simo sclteinlir. 1 ^ia siranno in tal guisa ilhuninatc l.i pi. //.i dclla staziooc, 
quclla di Termini, via Na/ionale, il Corw V. E., le vie di S. Nicola da 

utinn, del Tritone o Vcnli Scttcmlirc. LI- lampadc a luce liianca con 
grossi globi a forma di pcra saranno SOSJMJSC, cum.' in a lire citta, in al(. 
e nel centro delle strado, potendosi in lal moJo trar profillo di tutta 
liazione. 

II documcnto migliore, riguardauti* qm-slu fatto, veramcnte r^i* 
O/)IM, s' \\-\ ncl dis. i rsi die il prof, liu^licliim Mcn r iriui tcnnc allu 
illustrc i r nn.ma a cui ' dovuta 1' opera insi^'ne. Esso 6 

ripnrlato nel n. del <> lu^liu deir^v.-vrro/ore- H-nnano. C.\ piace, per dare 



CRONACA 

ulterior! noli/ic di quc^t-i f'.itln, riforirc, alinono in parlr. I.- sue 
che sono qnrllc di clii in qin-lla materia i: a casa sua. 

II volume dcH'acqua, che vi accennai, e condotto in s<-i -randi tur- 
bine, delh c.isa G.'in/ di Budapest, lc quali mettono in movimento altn-i- 
tanlc inacchine produttrici deU'eletlricita ad esse direttamente accoppiatc, 
dclla forza di treccntocinquanla cavalli Tuna; a qucste sei maccliinc di 
namo-clcttrichft ne sono unite altre tre piu piccole dclla forza di cin- 
|iiani i cavalli Tuna. Diversi anni fa la Societa anglo-romana per la illu- 
minazione di Roma, per iniziativa di un uomo di vero genio, il Cornm. 
Carlo Pouchain, prcse 1' iniziativa dell'impianto dell'elettricila in Roma. 
Nell'86 s'inauguro ncllo slabilimenlo del gas ai Cerchi la prima officina, 
col sistema Edison ; di queste officine ne esisteva una sola in Italia, qurlla 
di Santa Radegonda a Milano. Avendo diamdri lunghissimi da attr, 
sare, in una citta come e Roma, dovevamo trovare un sisterna che da 
un'unica officina ci permettcsse di irradiare la forza elettrica per lunghi 
raggi, fipo a sei chilomctri di distanza. All'ingegnere Wcin della casa Ganz 
di Budapest si deve, se riuscimmo a creare il distributore con correnti al- 
ternanti. 

* II progetto ora realizzato fu da noi studiato ed elaborate nel 1888. 
Le dinamo a correntc alternante e le eccitatrici a corrente diretta furono 
ideate dagl' ingegneri Zipernoroski e Deri della casa Ganz ; merce i con- 
sigli di illustri uomini, tra i quali il venerando mio maestro professor 
Blaserna, che vedo con gioia qui presente, si pot6 realizzare cio che di- 
cevasi una pazzia. 

Fu graode merito per la Societa anglo-romana 1* aver deciso di am- 
pliare 1' impianto elettrico dei Cerchi, ricorrendo alia forza delle acque di 
Tivoli ; progetto arditissimo e dispendioso, poiche si doveva superare una 
distanza di trenta chilometri ; il problema ora e risolto ; ma io credo che 
noi non abbiamo vinto una battaglia, abbiamo semplicemente risollo con 
serenita d' animo un problema, sicuri come eravamo della csattezza dei 
nostri calcoli. Gli apparecchi di regolaggio e di controllo sono ideati dal- 
1'ingegnere Blathy. La linea elettrica si compone di quattro cordoni di 
rame puro elettrolitico, fabbricalo dalla socicta metallurgica di Livorno. 
L' avvolgimento in trecce fu fatto dalla Ditta Pirelli di Milano. La lun- 
ghezza della linea e di 25 kilometri fra 1'officina di Tivoli e 1'officina di 
distribuzione a Porta Pia. Di questi cordoni, due dcbbono servire di scoria. 
Le trecce di rame sono sostenute da speciali isolator! di porcellana, fab- 
bricati su nostro modello dal Ginori. 1 pali di sostcgno, in numero di 
707, sono formati da due travi a doppio T in acciaio di 160 millimi-tri 
d'altezza, opportunamenle collegati. 11 filo piu basso si trova metri 7, 52 
sopra il livello del terreno ; 51 piu alto, metri 9, 35. I pali sono piantati 
in una zona di tre metri di larghezza che e stata appositamente cspro- 



CONTKMPORANBA 

. 

1. 1 litie.i 
atlraversa I'Anieue in nn punto prettO l ri I'r I M i. ' 

ruth) uoa passarelli di :<rr... .Ml, luce ili metri :!-_, per 
vr possibile il seni/in d' ispe/iou.- lun^n l.i I'm. -a ... I., i distri!*u/ 
la facciamu run lampad.- ,.d arco pi senizio muninpale. ,i inr.mdescenza 
pel servizio del privati; oil re ;i do, abbiamo disponiliilc l.i ' 

mntr r;i In vedrd.- ne-li , -spentm-nti die cs'-uiremo ;i I'orl i I'i.i. 

ID latli. appnia -iunlo ,i |!MIM.I il Jrcim i lie ri>D(Juccva i vj;ij; r 
(ii Tivoli, furono condotti Ira im.i filta sicpr <ii |M|MI|D .1 \ill;i I'.ilrin, 
vicinn .1 I'urt;i l'i;i, ovc l,i snciri i ,!,! _ is avcv;i |rt'|i;irato IIDO 8|icttarn|i 
indiiiicntic.iliilc per Ic mLli.ii.-i di l.iuip.idi- .id iiii-..iid.">r.-n/.i disport 

ii ndoniif Ira il v.-rdc dcllc piaotc. Talcho la fost.i ddl.i Inn- non 

riiiscin' piii splcndid.i. 

2. II .* lu-lid comiocio ncl Consigliu Couuinali- di lloina, a propocta 
di'llo stosn Sindaco, il dura (lactaoi, la discussionc sul ridurre, pt>r eco- 
nuiiiia, Ii' spcsc dellc sennit- del Lomuoe. V'eraoo in fatti \i-n- spivs.- di 
lusso ai };iardini d' infauxi.i, air.-din-.itnrio P.r-in.i .M.ir^herila, allc scuole 
st-r.di. alia scuola supcriorc fiMiiininilo, alia sriml.i pri'fi'ssional.- liMiiiniDile, 
al (loDvitlo (Idle allicve maestro e in varii altri Islituti inunicipali. II 
Sindaro propose anche la sopprcssiun<> dello scuole serali e festive o.in- 
pleuicDtari, Ic quali non avevann quasi alunni e costavaoo 24 inila lire 
annue, 

Tiilli sauno il Sindaco non esser gia un <-l,u-nl>\ e s<- pmpooeva 
ijuc' rispannii sulle scuole, era solo per ver.i n. ( essita, fondata sul noto 
ad,i-iii di scnso comnne die unt?u rst e*se et pontfn }>hHosophari Hr 
il I'linv.ijrnoli ed altri tiran- in mezzo il patrinttismn e la paura d'i cle- 
ricali, gridando che con quellc economic veniva a diminuirsi rautnrita 

IlKirale che la Homu nunva de\e t'Sen-ilare sillla edlicazinili- ili'lle -cne- 

ra/inni future. Hoina, ei disse, dcve alfermarsi m-lla scuola laic.i p.-r com- 
bat tore IMnflueoza delle scuole cli-ricali, dc\e s'i-np.irtisce un inse^namento 
anlipatriottico e quindi pn-ferisci) piuttosto un aumento della quota ddla 
tassa di lami^lia die tina diminuzione sulle spese per la puhMica islru- 
/ione >. Ma sorse opportunamente il Santucci a riliattere Taccusa vlllana 
Ian. i. it a contro i cattolici. L'Ouervaiore Ii. riporta ;HT intero il dis.-orso 
di lui nd n" del 7 luglio. Ne citeremo qualcli" brano. L'on '.' 
gnoli per riscaldan- Tainliiente e sviare la quest ione d.d suo vero ol 
tivo h.i credulo d' inlonare un .-antn di ' -II' oe- 

mici della palria... ! non posso lasciar. ,...sta I'accusa d'anti- 

patriottismo die Ton (iiova-noli h.i l.,n - imle pr 

di Iloina, lie [Mtsso toll, r.ir.' che il liil..;jci coinunale d.-lla I' I 

nine un arillaliieuto contro di eve. ilil- 



368 CRONACA 

paftfscOno ;dlr famuli i risli.me un;i snd.i nlnca/inne reli^iosn e HUT 
quale Ic famiglie cristi;me hanno il diritln dYsi.unv. Keen la l.ir.i rarat- 
tcristica. Mn, quanto ;t polilica, esse non nc fanno, c In ma^inr -aran- 
zia di 'io flic io dico sta ncl fatto che 1' islruzionc vi ' data il.i n 
slri patenlati sopra programmi govcrnntivi, c sotto lu continua e s 
vigilanza dcgli ispcltori regii. Questo dovrebbe baslare all'on. (Hova-noli 
per convenire che la sun accusa e infondata, c per ritirarla. Che se r_li 
dopo cio, si contcntasse soltanto di restringere la sua accusa, e lasciando 
in pace I'andamcnto gcneralc delle scuole private, dichiarasse d'avere 
alluso a qualche fatto particolare, io questo caso io 1'inviterei a citarlo ; 
ma contemporaneamente gli direi die non ci provocasse con cio a citare 
da parte Jioslra qnei fatti parlicolari in cui 1' insegnamento delle scuole 
comuncili e stato I6rlo esplicitamente conlro le convinzioni rcligios 
si badi che quesli fatti sarobbero ban piu gravi di qnelli che ogli riu- 
srisse a citare, pcrch6 1' insegnamento private e impartilo a spcsc di co- 
loro che Io desiderano jiitittosto in un modo che in nn altro ; quindi, 
qualunque sia il sno indirizzo, non abusa delle sostanze e della liberta 
dci cittadini, mcntre 1' insegnamento comunale e pagalo col danaro di 
ttilli, e quindi non puo, scnza slcalla, cssere rivollo a fini partigiani, a 
ofTondcre Ic convizioni della maggioranza. E Io stesso on. (linvagnoli cnu- 
prendera quanto sarebbe sconvcniente che fosse ridotto ad arme di guerra 
il bilancio dell' istruziono, quando a nutrirlo contribuiscono largampnte le 
stesse persone, contro Ic quali si vorrebbe far guerra. > 

Queste parole, dettate dal buon senso, feccro il bramato efTetto, e il 
bisogno di vivere pole piu dell' anticlericalismo e del cosi dt.-tio p;itriot- 
tismo. In falti nella tornala del 9 furono approval* 1 : 1* economia di 24 
mila lire per la soppressione delle scuole serali e festive complemontari; 
di 48,236 sui giardini d' infanzia ; di 6,140 lire sulle scuole serali per 
gli arlicri; di 4,500 sulla scuola supcriore femminile; di 1,500 sulla 
scuola professional femminile; di 2,550 sulla scuola preparaloria alle 
;irti ornamenlali; di 1,300 sulla scuola commerciale femminile; di 1000 
sull' islituto per le macstre giardiniere; di 17,175, gugl* insegoamenti 
facoltativi; di 8,000 sulla spesa delle premiazioni. La somma infora dei 
risparmii ascende a 113,271. 

3. Non vogliamo omeltere di regislrare alcunc sensate parole della 
l\vseveranza di Milano sopra 1' Enciclica, ormai famosa, di Leone XIII ai 
Kr;mcesi. La verita cvidentemente si fa strada. Questa e la conclusione 
che si sprigiona da se, al vedere che anchc la stampa liberals ilaliana 
applaude alia nobile idea del Papa. Le parole indicate sono del 7 luglio. 

Non v' ha, pare, se non i veccliissimi, i quali conservino quali-he 
vi^dre in Europa, vigore, diciamo, d' indirizzo intelleltuale nella condotta 
politica degli Stali. II (iladstonc e il Bismarck son prova di quesla os- 



CONTEIIPORANEA :M> 

ii. ! IT- ton 

Mil n' (' prova, a capo dclla pi che 

esista al moDilo. l'.tr- die in ipi.-i.i im. di secolo noo si giunga a e 

ere povani .-In* ;i ollanl' atini. Li lettcra. in f.itti. <li l..-..n.- Mil al 

Yescovn di (ireimlde c un document", die \icri dnpo l.mli .illri, a prota 

M LT.III chiarez/a di mcnte e di un;i ma^ior lcrmc//.a di pn>|iosUo 

in lui.... hicnno, nhbiettann: il I'onteliee, esprimcndfi quest! sni \<>lcri, 

dal campo religiose e moral,-, in mi i caltnlid h.iuno oh- 

Mij:o d'obhedirlo, nl entra in un campo politico, in mi o^li nun In di- 

rilto di cnin.indiirc, n'- di mnsijilian'. A ijucsta nlilii.'/i.mi' rjrli ris|M)ndc 

IK-UC: No, noi imn riTfliiaim) di fare dclla pnlilii-a, ina, quando l.i poll- 

si irova strcttamente h^ata a-li inlercssi reli^iosi, rnnu- ac.-ail! at- 

tualmcuU* in Franria, se qualcuno ha la missions di dclcnninare la con- 

doda die pin'i oiTiraromenli' tulclaro g'' intercssi rcli^iosi, m-i quali con- 

la lino suprciua dclh- coso, (jii(>sto qualcuno 6 il I'onlHiiv lioinano. 

Ma p-iniaiiio rlie (|iiosto sia pure un fare dclla pnlilira. rnm.-. ci-rlo, a 

modo e; la famosa sonlcnza, che il s.-iccrdotc d-va chiudcrsi nel 

'.In drl (empio c non inai in^crirsi dclla vita pulililica, non ' slaU 

ripdula ron mono soslanza di quello che sia stata simntila nm piu 

lrci|iicn/a. Oggi, poi, 6 assurda del lulli). .\nn v' ^ jwrlitit laico c ho nel 

sun pro^rainina non mella nn' axiom- nslilc < aiiiira alia r.hiosa ; |M-rci6 

non vi puo ossorc partitn roli^ioso o rci-losiaslico die poss;i o df-va non 

i.-rarc die prc\al-a il parlito laico, il cui propraiiuiia \z\\ sia an 
anzichc (|tidl< il cui pm^ramma ^li sia ostilc. Si puo nc-.nv .1 l.cnne Mil 
die esisle in Francia, in qualdie parlilo, la vojrlia. onuai r.ita e 

senza freno, d' una pcrscruzione scttaria, die ha nmi;iur..ln '' rovlna 
insa dclla Francia ? (Hi si puo contender.- di rilencn- p.-r m\ina re- 
si la rovina del Catlnlicisuifr.' .Non 6 un partito silTatl.. quasi in 
lutto padrone dd Cmmine stesso di l'arij;i ? Ora, come si pno sin 
men to prctenderc die il Capo della Chi.'sa che questo parlito \iml di- 
strutto, non ricerchi c su^-cris.-a i modi di mclter^li o-iiaml... di rreaie 

i -r/.i a rinlii/.xarne V impel" c scem.irn.- il pitere? > 
i. II culto della sacra fami^Ha .N;./arelana 6 un mez/o pntcntissimo 
ritemprare nella virtii e nel iloven- ! faiui^lii- r me/zo del 



'i^iini esempii dali dalla fami-lia di Hio fallo iiomn. A tal uopo il 
in data del 1 I "iu^no mise fuori un Itreve in mi piibblirtTa 



i\\ statuli cnmpilati dalla llongre^a/iniifi de' Kili, aMinchc le associ.v 

r.i I'ami-lia, .la staliilirsi, Inssern mc.ulio -..vcrnatc cd unite. II 

re, prima in latino e quindi in it.iliano, tr-v.isi per intern neirOMfr- 

re /?., solto i jjiorni !." >' H l"j{li". l v r '' I'revita dello spaxio che 

.-..ntnitrreiuo nilViie ..i l.-Uori il p.iss.. pr -ieme 

uli. _ < Onrst,. cult. i. -ii - si d.hc in iiltisslou 

XV. *ol. III. fa*. 101 1. -* *> W 



370 CRONACA 

oooranza ipeeialmente dal sccolo dedmotettimo in poi < largamente pro- 
pagato per 1' lt;ili;i, l;i Francin cd il Belgio, si distcsc prcssoclu; in lutta 
1' Europa ; quindi valicaln 1' Oceano, si diffuse e con fausti auspicii prese 
a fiorire in America nella regione del Canada, merce le zelanti e spe- 
cial! cure e 1' opc'ra del Venerabile Servo di Dio Francesco de Montmo- 
rency-Laval, primo vescovo di Quebec, e della Venerabile Serva di Dio 
Margherita Bourgeois. In questi ultimi tempi, il diletto figlio Francesco 
Filippo Francoz, della Compagnia di Gesu, fondava in Lione una pia As- 
sociazione della Sacra Famiglia, che, col divin favore, da fiducia di lieti 
e copiosi frutti. Questa societa, surta con si santi auspicii, si propone 
il fine salutare di congiungere con piu stretti vincoli di pieta le famiglie 
cristiane alia Sacra Famiglia, o, piuttosto, di consacrarle a Lei intera- 
rainente, anche perche Gesu, Maria e Giuseppe, proteggano e custodi- 
scano, come cosa propria, le famiglie ad cssi dedicate. 

Gli ascritti Ira' soci, debbono, a norma di loro istituzione, con quelli 
che dimorano entro le stesse domestiche pareti, radunarsi insieme, com- 
piere in comune, innanzi aU'immagine della Sacra Famiglia le stabilite 
pratiche di pieta, e, col celeste aiuto di Lei, adoperarsi affinche. unite le 
menti nelia stessa fede e fatte concordi le volonta con la stessa carita 
nell'amore di Dio e degli uomini, si conduca una vita conforme al propo- 
sto csemplarc. Questa pia Associazione istituita in Bologna a somiglianza 
della Lionese, venne approvata con Breve da Pio IX, Nostro predecessore 
di f. m., e poi, con Lettera del 5 gennaio 1870 diretta al pio istitutore, 
fu onorata di encomio singolare. In quanto a Noi, che portiamo somtna 
cura ed afTetto a cio che puo tornare di speciale giovamento alia salute 
delle anime, volemmo che non mancasse a questo proposito la Nostra lode 
e la Nostra calda raccomandazione; e con Lettera inviata al diletto Figlio 
Nostro, Agostino Bausa Gardinale di S. R. C. e, per dispense Apostolica, 
Arcivescovo di Firenze, significammo che quclFAssociazione era utile, sa- 
lutare e grandemente opportuna ai nostri tempi. Ollraccid approvammo 
la formola di consacrazione delle famiglie cristiane e la preghiera da re- 
citarsi innanzi la immagine della Sacra Famiglia, che Ci erano state pro- 
poste dalla Nostra Congregazione de' Sacri Riti, col suflragio del diletto 
Figlio Nostro Gaetano Aloisi-iMasella, Prete Cardinalc di S. R. C. e Pre- 
fetto della stessa Congregazione, e provvedemmo, che 1'una e 1'altra fos- 
sero trasmesse agli Ordinarii delle varie diocesi. Ed affinche non venisse, 
col volger del tempo, a languire 51 sincero spirito della ricordata devo- 
zione, ordinammo alia stessa Nostra Congregazione dei Sacri Riti, che 
compilasse alcuni Statuti, pe' quali le pio Associazioni da istitirirsi, cosi 
fossero tra loro unite in tutte le parti del mondo cattolico, che tutte ri- 
conoscessero un solo presidente o direttore, rivestito di somma autorita 
nel reggerle e governarle. Gli statuti stabiliti, dopo accurate esame, dalla 
stessa Sacra Congregazione, sono del tenore seguenle: 



CONTKMPORANRA 

v !/< M\f famiglif cuntn, 
alln 

1 Scopo dclla pia Awocia/.ione ii & chc le famiglie cristiano si COD- 

no .ill.i S. I.T.I r'.imi-li.i di .Nazaret u la propongano alia propria TO- 

licra/ione -d CM-nipio, onorandol.i davanti l.i sna !iiera 

juolidiana, . modi-ll.tn ),) l.i vita sulle siihlinii virtu, dellc quali ea dfode 

/in a<i O-QJ class.? so -i.il. 1 e p.irlicobrin.Mile all'op 

2 La Pia Associazionc lia il suo centro in K<>mi presso I'K.mo Car- 
dinale Vicario pro lempote di Sua Santita. die no e il Protctt.>rc. I 
oudiuvato da Monsi-imr Si^n-lario della Sacra Hori^n^a/ionc d< i i Hili 
da iluc altri Pn-lali a sua scdla, cd oltre a qucsti da un Koclcsiaslico 
n.iroilicio di Segretario, diriye TAssociazionfi incdcsinia in tuttc I.- p.irti 
del inoodo, procuraodo chc essa ronservi Io spirito e il caraltcrc dclla 
propria istituziooc, e semprc piii si propa^lii. 

3 In ogni Diocesi o Vicarialo Apostolico, 1'Ordinario per mcglio pro- 
muovcrt' b I'i.i Associaziooc tra i suoi fcdrli, si varra di-H'iipi-ra di un 
l>i Icsiastico a sua scclta, col titulo di Direttore Diocesuno. 

4 I Direttori Dioccsani lerraano corrispondcn/a mi I'arrochi, a* quali 
soli e aflidata 1'ascrizioDC dellc laini^lii- dclla rispcdiva loro Parrocrhia. 
Nel maggio poi di ciascuo anno i Purrochi conuinichoranno .ii Dircttori 
IHocesani, e questi, sotto la dipondcnza delPOrdinario, alia S.-dc n-ntralo 
di Roma il numero dellc DUOVC famiglic ascritle alia Pia Assnciazione. 

5 La consacrazionc dellc fainiglie si fara sccondo la Tormola appro- 
\.it.i c prescritta dal Soinino Pontcficc Leone XIII. Kssa pu6 Tarsi in par- 
ticolare da ciascuna famiglia, ovvcro da piii famiglie riunilc oella chieM 
, .rmcoliialo presso il proprio Parroco, o suo delegato. 

6 L'immagioe della Sacra Fainiglia di Nazaret dovra (rovarsi in 
ciascuna dellc famiglie asm' lie, ed i membri di essc alineno una volta al 
giorno, e possibilmcnte la sera, pregheranno in comune inoaozi la inc- 
dcaiina. Si raccomaoda a tal uopo in modo particular! 1 la formula di pre- 
ghiera approvata dal Ke-uantc Sommo Ponlclicc, cd aim-si 1'uso frequent.- 
delle tre note "iaculalorie: Gc$u, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e 
I'nnii/ia mia. Cent, Giuseppe e Maria, auuMfmi ndl'ullima agonia. 
Getu, Giuseppe e A/aria, spiri in pace con Yoi ianiinn mia ' . 

7 L' immaginc della Sacra Fami^lia |iu6 enere o quella nienzionata 
nelia l.ctti-M tl'-ll.i sa. me. di Pio IX del ."i gcnnaii' 1870, o qualunque 
.iltra in cui sia rappresentato il Nostn> Signore Gesii Cristo Delia sua vila 
naacosta che menu con la li.m.i Vcr r in.- Mia >l:.lr slissimo Spoao 

di lei, San l'iiiis.-|>[e. Him. un |MTO M-inpre nell' ( >rdiu.iri., a Dorma del 
Tridenlino, il diritlo di csclud.-re ijurlle iiiima-iui clie non fussero 16- 
condo il cuiicfllo proprio di quesla A.,s(cia/ione. 



372 CRONACA 

8 Le famiglie ascritte all'Associazione godono delle Indulu.'ii/ 
dci vantajrin spirituali conccssi dai Sommi Pontefici, come vicne indicate 
Delhi patella di aggregazione. 

9 11 Cardinalc Protettore col suo Consiglio formera e pubblici 
UQ Regolamento, nel quale si troveranno parlicolari disposiziooi inloruo 
a cio die puo tornare piii ulile alia Pia Associazionc, e specialmente s'in- 
dicheranno Ic sue Feste proprie, il giorno della Festa Titolare, la rinno- 
vazione annua dell'atto di consacrazione da farsi collettivamente, le adu- 
Dunze da tenersi ecc. > 

5. La mallina dell'll luglio vi fu concisloro secreto in Yatirano, in 
cui il S. Padre, premessa un'allocuzionc, si e degnato provvedere di pastori 
le chiese seguenli Chiesa Metropolilana di Toledo, per 1'Efiio e RiTio 
Sig. Card. Antonio Monescillo y Viso, traslato dalla sedc arcivescovile di 
Yalenza Chiesa metropolitan*! di Valenza, per MODS. Ciriaco Maria Soncia 
y Hervas promosso dalla Sede Caltedrale di Madrid e Compluto Chiesa 
metropolilana di Geneva, per MODS. Tommaso dei Marches! Reggio, pro- 
raosso dalla Sede Cattedrale di Ventimiglia Chiesa metropolilana di Sens, 
per MODS. Pietro Maria Stefano Gustavo Ardin, promosso dalla Sede Cat- 
tedrale di La Rochelle e Saintes Chiesa metropolitan di Siena, per MODS. 
Benedetto Tommasi, promosso dalla Sede Cattedrale di Fiesole Chiesa 
titolare Arcivescovile di Tolemaide, per MODS. Lorenzo Passerini, diocesano 
di Cortona, dottore in sacra teologia ed in ambe le leggi, Commendatore 
di Santo Spirito Chiesa Catledrale di Madrid e Compluto, per Mons. Giu- 
seppe Maria de Cos y Macho traslato dalla Sedc Metropolitana di Santiago 
di Cuba Chiesa Cattedrale di Novara, per Mons. Edoardo Pulciano, tra- 
slalo dalla Sede Cattedrale di Casale Chiesa Caltedrale di Fossombrone, 
per MODS. Vincenzo Franccschini, diocesano di Ilipatransone, Protonotario 
Apostolico ad instar participantium dottore in sacra teologia ed in ambe le 
legjii, Scconda Dignila di Arcidiacono nella Cattedrale di Ilipatransone 
Chiesa Cattedrale di Casale, per Mons. Paolo Maria Barone, di Torino, 
Prelato domestico di Sua Santita, dottore in sacra teologia, Consultore 
della Sacra Congrcgazionc di Propaganda, e gia Amministratore Aposto- 
lico delle Sedi Calledrali uuitc di Zante e Cefalonia Chiesa Cattedrale 
di Lacedonia, pel II. P. Fr. Biomede da Pescocostanzo della Badia Nullius 
di Monte Cassino, dei Minor! Rifonnati di S. Francesco, nel secolo Angelo 
BalTaele Falconio, Letlore di filosofia e di sacra teologia, Missionario Apo- 
stolico emerilo, Esaminatore Sinodale ncll'arcliidiocesi di Aquila, e Pn>- 
curatore Generale in Iloma dei Minori Biformati Chiesa Cattedrale di 
Sarsina, pel It. D. Enrico Graziani, diocesjino di Faenza, doltore in ambe 
le loj:i:i c Missionario Apostolico Chiesa Cattedrale di Yetiliinifjlia, pel 
R. D. Ambrogio Ba(Tra, diocesano di Tortona, ivi Esaminatore pro-Sino- 
dale e Canonico della Cattedrale Chiesa Cattedrale di Massa Mariltima 



CO' -HA 

t P pel II. I). (',!.. \.ini:. ,!i l.nni- 

lale, Virjirin Koraneo c Parroco Prevosto di 
lla stessa dioresi t'.lnr-,.i ('.tiUnlrule ill ' p. I 

I!. l>. I'liilT.iclIo dei nnbili Sandrolli, diocesan') di Arr/./n. duttore in . 
le Icggi, Parroco Priore di S. M irlino in Vitiano sua palria ('hittn < 

:le di St. Flour, pol II. 0. Giovanni Maria Francesco l.:imoiir<>ii\, 
della stevv. di'.rrsi, cd i\i Vicario lioncralc f'hiega diltcdrale <li .\ 
time, pel II. I). Giovanni Ilattista Frerot, diocesano di Dijon, eil ivi Vi- 
cario Genorale ('hir.m (".dtlcilrnl- di Arras, pel U. H. Allrcdn Will!*-/, 
archidincrs.mo di Tours, rd ivi Vicario (li-ncralp China fatted!? ,ti 
.\''.n, a. p. 1 II. D. Staniskio (liovanni Datlista Dccroli^re, dioccsann di 
Tournay, ivi F'resulcnlc del scnrinario iiKijj'liorc c Canonico della (l;i(t-- 
dr.dc - Cltiesa Cultcdrnlc di Citlima nel Mes$ico, pel 11. I). Alen<> 
Silva, di Guad;d;ix;ir.i, dot tore in sacra teologia, Profcssoro di S. Scrit- 
ttira in qtit-1 sominario o Canonico Lottoro dt-lla stossa Motropolitann 
Chitsa litnl'ire Yt^rai-ile di Samo, per Mons. fiiulio Tonli. di llom.i, dul- 
tore in filosofia, in sacra loologia ed in anibe le lcj;-i, r.ainTicr' S.-j:rrl) 
Snpranuiiicrario di Sua Santith Chiesa titolare Yescorile di Arc<ulinpnli, 
p- 1 H. 1). Emilio dni nobili Todisco-Grande, di Bisceglie, dottore in 
teologia, Socio dell'Accadpmia filosofico incdica di S. Tomrnaso in Homo, 
in patria Ksaminatore pro Sinodale e Arnprcte-Curato dolla ('..iticdralo - 
-n tilul'ire Yrsroi'ile di Sion, per Mons. Giacomo Cardnna y Tur, ili 
l\i/.a, ('arncriere Segreto Soprannnmcrario di Sua Sanlila. T.apprllano c 
Pri'difiiturt' di S. M. il Me di Spagna Chies<i titolare Vescovile di Mili't. 
pel R. I). Osvaldo (lasali, di (latnerino, dottore in filosofia, sacra leol 
ed ambe le lo^i, ArcidiacoLo nella ji.itri.i Metropolitan;!, Ks.nniuatorc 
pro-Sinodidt I'D- Vicario General*', deputato Ausiliare di Mnns. K*-!' 
simo Salvini, Arcivcscnvo di (lamcrino ed Amministratorc di Treji 
Chiesa litolure Vcscoi'ile di Amatunte, pol R. D. Giorgio Monies, di v 
del I'.hili, d-tttorc in sacra tcolo^ia, ivi Decano drlla Kaeolla I 
li'-ir.i nella I'niversita, o Hi-nila di (Lmture in (juella Melrnixililana. 

Per nianc.inza di spa/io, puhliliclieremo ncl prossiino qtiaderno I'allrn 
elenco di Cliieso provvisle per P.revo. 

ti. 1/8 lu^lio, all*- ." pom., nioriva s.mtamentc in Dologna il C.ardin.d 

'l.i-lini, ArcivesruMi di qiirll.i cilia. (1M una piii 

parlii-n! ire ri u ; .it;i narra/inn*' della \ita dcIT eslinto Cardinale, Irgg.i n--l 

!! '. lu-lid Vl'niiine di P.nlogna, da cui attingiaino qtiosto brevis- 
ccnno. -- II (l.irl. FrancetCO l!.itt;^'lini era nato a Mirab.'lln, nrlla di>- 
ccsi di |{i)!(. r -na, il III inarzo 1S-JM. Onlinato si.cerdote fu d.ilP l.in <>1- 

ui, \r>\. >Mo professore di filosolia nel Seniin.iri bul.^n. 

nel quale offi- ti servij:i per I rostanra/i me lil.'sodr.i cmupita 

d.d pre--ril.- Pontefn-e. Miinast.i \.n-.mtf l.i >.,). \r- .,ini. 



374 CRONACA 

Leone XIII lo preconizzo vcscovo <li qnella dion>si. il -2X l.-hliniio \^ 
o nel 9 luglio del 1882 tlal vescovato di Hiniini lo promossc alia Snlr 
inelropolitiin;! di Bologna, alia gloriosa Sedt- di S. IVlronio e di I'rospero 
LamlMTliui. II 21 luglio 1885 fu insignito dellii pnrpora romana cnl tit"l> 
di S. Bernardo alle Terme. Fu precipua cura del Cardinal Batlaglini, 
come osserva V Unionc, di congiungere gli alii inleressi dclla grand*' 
Archidioresi a lui confidata, coll'appagamento, colla pace, col bcne d'ogni 
singolo figliuolo di Gesu Cristo, nel cui cuore divino ha sempre voluto 
accoglier tutti, ha cercato sempre di attirarveli tutti colla milezza, colla 
pazicoza, colla preghiera e col perdono. > E quest a divisa di S. Paolo 
omnibus ornnia factus sum fu quella che at I in> ul dcfunto Cardinalc le lodi 
di tulli, perfm di quelli di parte liberalesca. Non I'u gia altra cagione 
come altri ha voluto asserire. Veggasi su questo punto una lettera au- 
torevole spedila da Bologna all' Osservatore Romano del 16 luglio, nella 
quale si ritiuta una lode riprovevole onde alcuni non cattolici hanno vo- 
luto onorare il BaltagHni, avendolo chiamato con certi ambigui appella- 
tivi, come moderate, conciliatore, liberate e simili. II Battaglini, ivi si 
dice, assolutamente non meritava e non merita le lodi del libcralismo e 
gli onori della rivoluzione. 

7. Presenlazione della Rosa d'or alia Regina di Portogallo. La bellis- 
sima cerimonia e descritta minutamente nel 'n. del 12 luglio dell' Osser- 
vatore Romano. Breve apostolico per la festa della Madonna del Carmine. 
In esso si concede 1' indulgenza plenaria in tulte le chiese dell' Ordine 
Carmeiitano, il 16 luglio (in perpetuo) a cominciare dai primi vesperi 
lino al tramonto del sole del di della festa. L' indulgenza puo lucrarsi, 
come nella I'orziuncola, luttc le volte che si visilino le dette chiese, 
adempiendo le altre condizioni prescritte. Vedi il Brev^ nel Moniteur de 
Rome sotto il giorno 9 luglio. 



II. 

COSE ITALIANS. 

\. II nuovo Ministro del tesoro. 2 Bombe a Pavia e altrove. 3. Pro- 
cesso per un omicidio in un convento. 4. Chiusura del Seminario di 
Osimo. 5. Riforme nell'istruzione secondaria ideate dal Ministro di P. I. 

1. Atteso la gravissima malattia, che lo condusse poi alia tomba, 
Ton. Ellena aveva rinunziato all'ufficio di Minislro delle finanze; e 51 Ik- 
con decreto del 7 luglio nomino provvisoriamente a ijiiclla di^nita Ber- 



CONTKMPORANEA '75 

I Te- 

soro. Itarnanlr Mi, depuiato ,|i C.ii.in/.irn. ,istro 

IK r.rispi. il Ml ^mi.iio IS'.M, ;i\es;i ii ." m.!--; ,.icna 

tidiii-i.i n. ! hi Itinlini. an-onsentcndo all'appalto ,;. ll'au- 

mcoto di miove f.isse. Or eeeolo di nuovo ;i lar parte d'n:i i sorlo 

ullc mine del pren-d'-nle. Dirono ;ilrtini hi causa di I r 

il cnntentamenlo de' meridional!, di'erano quasi esdnsi !.d IMMVO Mini- 

. allri il dare piu sloj;o alia sinistra. l/arcusa die si :., .. i,. r..ln 
al <iriiii;<ldi <jticll;i di m>n ap|t,irtpinTc ;i IICSSUD |iarli:i- srr\rui 
Puno or 1'altro scrondo 1 .-imliixiono inorlMtsa die In mnsi^li.i >, mine dice 
il Fnlchetto. A nni li.^ta rc-islraro (|i]csti falli o i|in-sii .iudi/ii |MT io- 
forni.ire de-li avvoniincnli i nostri lettori. Del resin h i,.-.-t8sita urgeote 
di asst*staro i conti dcllo Stato, al cui paro^io dicono cli.- MI .urhino ben 
37 o 38 milioni, a\ra latto rhii,<lerr mi occhio al colore |Mililiru drll'i-li-Uu, 
eneodnvi <ra bon poclii die abbiano quulche compctenza a (piell'ui! 
Si era pensato al sonatitr I'crazzi, ma si dovetle sineKer- I' idea, aveodo 
rostui i-ipri-sn il volerc risdluto di aumcntar di due de.-iiu: 1'imposta dellu 
fondiaria e d'un deciino quclla del sale. 

2. 1/8 corrcnte, verso Ic 2 di nolle, IID lerribilc scoppio fi?' balzare 
i fnreslieri all'allier-n dclla Croce bianco di Pavia. Una Iminlia inlrodolta 
nolle finest re del salone era ivi stesso scoppiala. Accorsa ^-nlr, \idero 
tr ' il fumo e il disordine della stanza speech! frantmn.it i, rnobili rotli e 
spostati, pezzi di Iravi sr.ilrinati e un largo buco nel pa\iui'-fi(i>. Per Tor- 
tuna niuno fu tocco o ferilo. Da quell'albcrgo era stala t-ili.i. tempo fa, 
dal padrone hi lapide a Mazzini per lilwrarsi dalle nnii- ilr, partit<> iu<>- 
narrhicn, il ipiale, per rir;ittc-rsi conlro coloro che nella medesima cilia av6- 
vano fatlo sfrej,'io ad una lapide di llarlo Alberto e rave\.uii perlin tolla 
dal nmro, volevano sfn-raro la loro bile contro la lapide mazziniana. DI 
qui la causa della hoinlia fatla scoppi.ire in quell'alberjjo. Unu scoppio 
simi^liante e avvoniito il medesiuio giorno a Livorno, semndo la relazione 
della Tribuna nol n. del lu^lio Itavadiol e stato fat In parlir di que- 
8to mondo; ma la sua scunla cnntinua. 6 bi-nc rirord.ir.- j-. ro 1 parole 
dello stesso Kavadiol all'abale Claret: 4 Se avessi creduto in l*io IMH a\tvi 
fatlo (jiiel rlie bo fatto. > 

3. 1/11 Iti^lio mmindo ;iirA<|iiila il proccsso conlro uti tale (iiovanni 
Gerbiiz ii die essendo religioso de* Minori Dappm ini e sospeao 
gift a ilirini* per le sue male opere, uccise il I' i to Mczzalana 
nel convent o di San S'-verino. Fin dal li otlobre IK'.M ^l\ era si a to co- 
municato il docrelo dell* ospulsione dall' Online; ma il inle ri tto^ 

nl. i e il .'! div.'inlire verso le T di sera f.-ri : lii il 

P. lleiii'd.-tto, della <|iial li-rila quest i nmri. 

'Jnesto delilln d' nil soln e die nmi led.- puoto 1* ciinralezza d' (ID 



::?fi CRONACA 

Online rrligioso, or;i tullo fiiltn pi-relit'- i legulri libcrali-sclii o la 
Nberaleseamente educala DC fan>ss<! pasn>in ,-il sun paliitn. -liintio di 
Imvarr srandali no' convenli. IVr tali ragioni quindi la causa fu tolta 
alia r.nrlr ili Macerata c Irasfcrita a quella ddl'Aquila ; ma ivi accadde 
qucl die cola si Icmeva. Cosi infalti dall'Aqnila scrivono alia Voce della 
Yi-riiii, il giorno 11 luglio. La Icttura degli alii c I'inlerrogalorio drl- 
1'accusalo sono prcccduli rogolarmcntc: ma airaudizione dei testimonii, 
clie oggi crano lull! Cappuccini, il pubblico, che aveva gia incominciato 
a dar sogni di oslilita ni I'rali, proruppc in clamorosi applausi allorche 
un avvocalo della dil'esa sccondo, con una frasc a .scwsfl/ion, quest a ten- 
denza dt-ll'iidilorio. II Presidente ha fatto sgombrare la sala e rilirare la 
Corte, la quale e rienlrata dopo circa mezz'ora, per rinviare a domani 
1'udipn/a. I Cappuccini all'uscire furono sonoramentc flscbiati, ed ecco 
crcato i'ambicntc, per propararo il trionfo dell' accusato. Sono questi i 
fnitti della educazione clie da 30 anni il Governo da alle noslre popola- 
zioni. L'odio ai prcli e ui frali che esso ha seminal o a larga mano fra le 
plebi, per raggiungere i suoi fmi, erompo. oggi nolle aule dei Iribunali, e 
domani forzera la mano dei giudici popolari, slrappaudo loro un verdello 
che non avra cerlo 1'apparenza della imparzialita e della giuslizta. > - 
1 giornali liberalcschi c massonici poi hanno rincaralo la dose allc accuse 
dcH'impulato conlro i Religiosi Cappuccini. 

4. Grande scalpore hanno menalo parimenle i liberal! in questi giorni 
per il fulmineo ordine del iMinislero in data del 5 corrente onde veniva 
chiuso il Seminario Campana di Osimo. Era quello un Seminario Collegio 
sollo la dipendenza del Yescovo. Che cosa era avvenulo? Fu giusto il 
decrelo di cbiusura? Fu, sopraltutlo, opportune e riguardoso per 1'aulo- 
rila ecclesiaslica? Ai lettori la risposta. Una letlera u\V Unila (Mttolica del 
12 luglio, inviala da persona autorevole narra il falto dislesamenle e sin- 
fcramente. Ad essa rimandiamo i nostri lettori. Si tralta di alcuni alti 
conlro il buon costume, commcssi da alcuni pocbi alunni di tencra eta, 
alcuni de' quali erano cnlrali con la maluia gia appresa: inconvenienle, 
a cui il Yescovo, Superiorc legillimo del pio Isliluto, avcva gia mcsso ri- 
nicdio, pnnendo per ora i colpevoli ed invigilandoli, colla determinazione 
fissa di scacciare gli aulori delle sconcczze al finir dell' anno scolastico, 
jivulo riguardo alle famiglie. L'espulsione era stala gia dccisa, d' inlesa 
anche colla dcputazionc dell 1 Isliluto, quando il decreto fulmineo del Mi- 
nislero hu messo a soqquadro ogni cosa. Dai gioruali massonici e libcra- 
kschi poi e stalo un sclvaggio inveirc conlro i prcti, quali aulori di ogni 
nefandezza; e la Tribuna nel n. 11, ailibbialasi la giornca di S.mtn l'adr<% 
ha fatlo un bellissimo panegirico sulla purila, da disgradarne S. Ambrngio. 
(lio non tolse che nella pagina appresso non vi fosscro annunzii di cose 
invercconde e di fotogralie pornngnlich.'. Ma (jiuindo il panegirico della 



CO IIANEA 

purila S.T 

.">. I! rn ddl i piilililica 

volto l.i iiinite ;i stii>li;ire il sempre dillidl pmlilrMiia ddl' inse r 
second, iri.> ne' liinn.isi e l.i., i , ,, prep. Mr-- I.- ne.vss.irM' rilnnne o.n urn 
leggc chc proporra piu l.ir.li alia ('..IIII<T.I. II i s r\(( int mlo su do HIM 
lettera ;ii re^ii provvelitnri de-li stu.lii, ,ii presidi e tliretlori d'-' I.' 
dc' (linn .i>i I. a lettera pnrta la d.i(;i did lo In Ji ... !.. coso piu rile\ 
dfll.i li-lt.T.i sono contenule in quest! punti. 1. Sorcr<-l,in IK 
ti topnu-rnri-'iino i/li tilunni. Sun <li j.-ri, dire il Minislrn, I.- .n-. Tin- 
role <'lic il Lupradc scrivcva in Kr.inria ronlro ta editcir.ione omi--t>ii; di 
icri lc simi^lianli, dif il Linjjliolm pronun/iava in liorinain.i. an-iis.ini 
i prc|ws(i ;ii pulihlici studi di farsi n i i dflla Kinnji' <///< in" 
ra/ioni, lo so: ina pcrch6 da una parti' si i'sij;<Ta, non si dove dall'al 
tra ni'fiarc. l>-d iriuslo in tali laLMian/c \c n'f. Nun Ift Iczioni. in 
vi-raincntc stanca t- pc-.-io inlastidisco (ch6 a chi dove apprcnd'r il fastidin 
e p^gior Dcmico delta fiiticn) e il troppo dci sunti, dci rumpili, di mi 
^ia dinmstrava il danno diciotto anni fa, in una sua circolan*, un ini<> 
illustre prodecossorc, I'mi'irevole Honj, r lii ; in porhr pandc, il l.ivurn a cjisa. 
I IT.I in pui, iliinqne, j;i"\tr;i insiomc c alia salute d-_li alunni c alia 
efficac-ia dc^li studii, il raccn-n.-rc ndlc <iro di scuola almono una parlc 
doj:li osrrci/i ond'c ora a^ravato il lavoro doin<slico. > - _'. '/<-/io in- 
farcimentn di imh-rit- tin impumr,- ; piii liherla pel maestro ; aboli~ivn>' 
progrtimini. Assognati |>rccisi limit! all' insc^nanu-nlo d'n-ni disciplina, 
ntro i coofini Iracciati 1'inso^nanto possa inuovcrsi con sa-^i.i lilM-rla. 
possa sn-findo il proprio cril<Tio c Ic special i condizioni 
stcsso i modi mi^liori a rajr^iun^ore il line dell'opera pripri;i : il ijualt- 
non e j,'ia di infamr- di indi-i'sle no/ioni 1' intclletlo dc' giovani, t 
dispnrli a ma^iore dottrina e di suscitare nej;li animi ranmre dello studi 
e il dcsiili-rio dolla coitura. lo, dumpie, pur inanleix-ndo p>>' di. 
^naiucnli il liiuite assejMiato dai prcscnti pro-ramini, inlt-n.lo i pro-jraiuiui 
abolire intanto nellc s-'nulr rl.ssidie ; ni-lle allre piu tardi, ini|MT" 
per I'indidc di quest o importa clu- altri provvediiu-nli pren'dann. > seiu- 
lirerii nudare innova/inne questa, oinle maestri valorosi e pmvetli simo 
lasriati lilx-ri di svoL.-re il proprio inse^naiuenlo ; ovo si |X-IIM cln- una 
variela ra^iniir\.de In Bempn COBdgUali rfl dall' indole e dall' intelli. 
dell >ia dal ^ustu tleirins.'-nanlr, sia dalle ra r 'i.ni dei luoghi. 

Pep-In-, mi: -j.io, per rin die. si rilerisre alle let I. 

Stro preililiue quesln < (jueiraiilore. e |>u iii.-pl'" l""ndar\i 

;.er quantn ' della sloria, n-ni Unslra ItTIM i-!i!ie \i 

proprie. ne Ta re .1,11. i patria ^rande deve oflbc*rc il sen- 

tim ndo andi'essn di l>ene, cln- ci inn 

-so la palria min<Te. :'.. .\>il ititliano ti prefer uca nel Ginnatio il 



378 CRONACA 

linyit'i . > i<i'min>ln <tl Liceo lo studio dell'arcaico c <///' 

L di-ciu "n . iniidamentali desidero clic sieuo prol'essate per modo da 
farne |)iu pirna c sirura hi rispondcnza, non pure ;il fine dc^'li sludi se- 
condari, m;i ; ndie alle necessita della vita modcrna. Cosi per 1' insr 
mentu d.-ll' italhno parmi opportunu la raccomanda/ione suggerila dal- 
I'espericn/.a clic ntl ginnasio si preferiscano aulori relalivamente modcrni, 
dovendo 1' insegnamento dclla lingua nazionale, dopo il necessario fonda- 
mento grammatii-ale, mirarc da prima a rendcre lamigliare ai giovani qucl 
tesoro di parole vive e proprie, di locuzioni efficaci, di costrutti schictti 
ondc e ricco il nostro linguaggio non arcaico, non aecademico. Nel li- 
ceo sara necessario invece volgere 1' ingegno dci giovani all' intelligen- 
za dci classic! e dei maggiori e di Dante, e saggiare scrittori di tutti i 
secoli c di tutte le forme dell'arte, necessario compimento allo studio 
della storia letteraria - - 4. Nell' insegnamenlo del latino libertd sulla 
scelta deyii autori. 11 Ministro vuole che assolutamt-nte sia mantenuta 
questa lingua dclla civilta 5. L insegnamento del greco sia riservato so- 
lamente a coloro che tcndono alle facolta di lettere e di filosofia. La ragione 
che ne da e il non polersene cavare niun costrutto, quando le lezioni di 
greco debbono impartirsi a tutti indistintamente 6. /'/M liber ta per gli 
scolari, 11 M.trtini saggiamente fa osservare se, mutate le condizioni so- 
cial! e chia ma li alia scuola maggior numero di frcquentalori che quando 
essa fu inslituita, giovi tutti legare dellc pastoie medesime; se, impo- 
nendo a tutti la medcsima e grave quantita di discipline, non si uccida 
nei gioviini intelletti ogni germoglio di originalila; se, con tanto novero 
di inscgniun^iiti obbligatorii che siamo andali via via crescendo, intanto 
che le menti umane rimanevano quelle di prima, non si sia pcrduto di 
intensila quanto ci piacque guadagnar di estensionc; se, finalmcnte, non 
abbiamo fatte cosi aspre le prime vie della cultura, da spegnere, nei piu 
valenti c valenti d'un piu alto cammino, forza e desiderio ad un tempo. 
7. Storia e geografta. Devono essere esposte senza eccesso'di erudizioni 
critiche e di considerazioni general! e alle storie antiche si preferiscano 
quelle che per essere a noi piu vicine di tempo e di luogo, hanno maggiore 
attraimenlo 8. Scienze matematiche e naturali. Devono esstre ristrette 
entro limiti proporzionali La Filosofia. Vuole il Ministro che^si restringa 
alia Logica e alia Psicologia. 

Mentre facciamo plauso a molte sagge riforme del Martini, non pos- 
siamo non disapprovare due gravi mancanze che si notano nelP insegna- 
mento. La prima, e gravissima, consiste nell'ESCLUSiONE DEL CRISTIANE- 
SIMO. Noi ce DC siamo occupati di proposito in varii articoii pubblicati 
quest'anno in questo periodico e u quelli rimandiiinio il Minislro della P. 1. 
La seconda mancanza e nella Filosofia, privata di alcune parti importan- 
tissime, come p. es. dell' Ontologia, delVEl'ica, del Dirillo, 



CO' 

111. 

COSE STRAN1EK1-: 

GE/M/.l YM .Voatro Corriipondenxa). i. Le relazioni con la Fran 
Itu-su. n.Miiniiirra Ii.ilia. J. L' Imperatore, I'wercito, la hurorrasia 
' il I" I I'rogreaao dei socialist!. 4. Important* rivelazione 

ton liti e la fondazione del regno di Petunia 5. Manifesto- 

zioni cattolirhp a Berlino, Magdel>urgo, Fulda e a Kevelaer. 6. Que- 
stionp scolastica. 7. Morte del Signor von Kleist-Retzow. 

I. ('.on meravi^lia iii tutti, l;i Norddeutsche Allgemeine Zfitnnrj puhhlicava 
nna nnt;i risenlita intorno alle feste disposte dajrli student! ;i Nanry in 

-innc ilrlln visila del iVcsidentc doll;i HepiibbliiM ;i (jiicll.i citla. Kd 
eceo tosto gli anlirtii fo^li nificiosi del princijrc di Bisrn;irok, hi /'ox/, l;i Ao/- 
nitfhf o siinili co-licr l.i p.dl.i ;il h;ilzo per invcir min;ifcios;imcnle contro 
I Ir.iiifi.i. Kssi hiinno n-so in Uil gui&i un |Hssimo sorvigio ;dl.i pnliiica 
di p;ice dell' Inipcnilorc. I'ero mcntrc i Frann-si irrilati dal Hnguagpo di 
quoi pinrnali nddoppiavano di zelo per fcstoggiarc il capo dcll.i loro na- 
zionc, j;li alsaziani < ltrenosi, invore di lasciarsi conlnrhare da codeste 

, hanno seinprc piu pcrsistito nel propsito di fare dello escur- 
siuni .t N.IIKV. I'-T huona vontura la piihlilira slainpa o il pO|K)lo ( 
prnnla -iusti/ia di rudest o reliqtiie di vecchi ranrorl. F^ssi pensarono, e 
non a lorto, die i Fnnresi son pai'rooissimi di li-ste^-iare il loro capo 
polilirn in nna cilia di I'rnntiera; die so, rnnfro o^ni aspetla/.ionc. ijiialrfie 
provocazioop, tjnalrlie insulto venisse fat to alia (lermania in tal ronj:iun- 
tura, non mancherebbero i-erlo il tempo e I niez/i per tar dei riVhiami 

ttenere uii.i -oddisfaziono. Kino al presente motnentn le no-Jtre rela- 
zinni I'fn la Franria non vennero inenoinainente lurliale. 

!i liltiini ^iorni di rna_J'> il He e la lie-ina di D.iniinarca hanno 
loro no/zi- il'or, cirrornlali dallo C/ar e dalla (]/arina, dal 
dal prinripo e dalla |)riin*ipcssa di dalles, da^'li allri parent i 

il-iiinti nonrhe dai rappresenlanti di tulle I.- poten/e. I/ Imjier.itore 

. Meluio vi si fee.' rappn^'-ntan* dal dura di Moist ein-illiieksluirj:. he 6 le- 
gato da vin<-iili fdinili..ri i.ll'ima eall'altra llorte. Si .-ompremle ajrevolm 

.li un invi'o all' luiperatore, per so personaliuenle a tali 

feste giuliilari, non si e mai parlato, almcno seriainen 

iupr<- vivo il raneore per la pi-nlil.i dei due ,| i .|i S-li!.-swlg- 
llolstein; seliliene il lor'o in codesl l.i non islesse interain 

dalla parte drlla i\i rinania. 



CRONACA 

11 -lii.iccio ci)ll;i Russia dura fullnra, uuLradn 1' t-nirsinnc di nn 
i:inrnn die fcce lo I'./ar d;i Gipcnaghen ;i Kiolta per inr,ontr;irsi mil' Ini- 
pcratore, il qualc aspctlava da due mini la restiluzionc ddl.i visit a diVi 
free alia Corle di 1'ictroburgo. IQ compenso abbiamo avuto la visita di 
Ic Umberto c dclla Itrgina .Mar^lierila; o, priin.i di qucsta, la visila 
dcllc due Hegine d' Olanda. 

11 17 maggio teste decorso il signer Wessclitzki Bogdanowisch, sud- 
dito russo, e slato espulso da Bcrlino e dalla Germania, sollo la impu- 
lazioDc di avcre sparsa la falsa nolizia dclla grave malallia del Sullano, 
c di csscre un aigyitc attivissimo del Governo or.culto dei panslavisli. 
Pure difiicilmentc i piu inducoosi a credere che il signer Wcsselitzki, il 
qualc trovavasi in continue relazioni coll'ambasciata russa e con tutti i 
diplomatic!, ahbia potuto arrecar pregiudizio alia Germania. Non si dcve 
ccrlamentc a lui la sottrazione di dispacci ai'idati dal nostro ambascia- 
dore a Vienna ad un funzionario tedesco, il signor Weisse, di passa- 
in Austria. 

2. 11 soldalo Ltirk, del 3. reggimenl.o della Guardia, essendo stalo 
insultato da tre pcrsonc, mentre trovavasi di senlinclla dinanzi la pro- 
pria caserma, rcagi prontamente esplodendo il suo fucile conlro gli offen- 
sori, uccidendone uno e gravemente ferendo un passante. II colonncllo 
del reggimento congratulossi col ferilore per avere agito in conformita 
dei regolamenli, e lo promosse. Ma una sorpresa ancor piu rincrescevole 
era riserbala al pubblico da partc dell' Imperat ore; il quale voile che il 
Luck venissegli presentato per farlo segno a specialissima distinzionc, 
quale fu quella di donargli la propria fotografla. E incntre cio avveniv.i, 
i giornali unanimi reclamavano si inodificasscro i regolamenti mililari sulla 
consegna troppo severa dei soldati in senlinella. Tutti si domandarono 
per qual cagione 1'lmperatore avcsse voluto onorare in modo cosi insolito 
un soldato clie alia fin fine aveva ucciso un uomo per un motivo tutt'altro 
che serio. E tutti convennero che la cagione non poteva cssere se non 
questa: che, cioe, GuglieJmo II e assai m.le infornialo delle disposizioni 
del popolo e dell'opinione pubblica. In parecchie occasioni 1'Imperalore ha 
palesalo un certo timore, una preoccupazione esagcrata rispetto ai socia- 
list!: egli mostra di sospettarc che i soldati finiscano con cedere alle sug- 
gestion! e all'influenza dei socialisti, al segno di non essere piu in grado 
di compiere il loro dovere nel caso di una sommossa. Ora codesti sospetti 
e tirnori sono, a parer mio, infondati. Ed e cosa spiacevole che coloro i 
quali sono piu vicini al sovrano non curino di rettificare i suoi giudizii, 
t di meglio e piii esattamente ragguagliarlo intorno alia rcalta delle cose. 
I.' Imperatore scnza lallo occupasi con inccssjnte cura e con vera predi- 
Iczionc di tulto cio che concerne 1' esercito. Cio nulla ostante sembra 
rh'ei sia all'oscuro di cio che segue nella milizia. Se cosi non fosse, eirli 



CONTEMPORASEA 

-<> <li \ol^ere la sua ..' de- 

mmi'To ili suicidii nfUVs.T.it n. .]iielli del solo 

ill in;ir/n. Kpplire till! In- :nl ;il .^a 000 

6ono oslram-i i m.illratl.iiiienli dei i|iiali rendonsi n.lpevoli aleuni nil: 
Mo niliciali. 

II jMiaio ic -rnss.i -uain) e die rimpenlnre \ien cirnmdato da immini 
usi ;ii metmli |i;ir/i.ili inlull.-r.mti del gnvcroo bismarkista. CI6 si 4 po- 
tiitn (occur run iinii" re.vntissimamonto, cine al tempo del sun viaggfo 
ili H.m/i'M. dove sYMie dull.) pnpolazione uo'accoglienza veramente entu- 
siastica o clamorosa. Or bom-: le .mtnrila di quella pm\ii aoo 

.-n daj'invili la st:mi|i.i c.iltulicii, linn la \Yeslpreusiche Yolksblatt 
di Danzic.i, nunc del p,,ri i piii cospicui riltadini polaci'lii. Ku ncoessario 
nn onlirit 1 dirotto da llcrlinn. pi>rche vcnisscro iovitali i nohilumnini ap- 
|tartcnonti a (jnclla nazionalita. Al hanchotto drgli slati d-ll.t proviiu -ia 
(iii^liclmo II vollo \'\ fnssero prcscntati in.vifino aj:li ;dtri anrlu- i ptlarrhi, 
tratti'Dendosi a ragiooare COD cssi; e nominaodone per giuntu pan-rt hi 
suoi ciainlu'llaiii. 

Ni-11'ulliinu riuniun< 1 dci rapi del socialismo di Berlioo e dclla pro- 
vincia di Urandoburiro, il camorata Aver fcce noto die i giornali del par- 
tilo avpann Ibrnito UD avanzo di 150 mil.i inarclii, -ia vorsali mlla rassa 
ocntralc, per scrvire alle sposc da far proselili. V hanno pornali socialist! 
in IJrandclnir^o, in Francofort*-, suU'Oder e in Tollnw, il primo d-i rpiali 
ha vTsato sin dal primo anno nelle casse del parlito ben 300(1 marrlii. 
In Berlino il Vorwaerts ha snpcrato la cifra di -10 mila alilnmati e la 
Vvlkstribune, che conla un minor niimcro d'anni, e punla in brow tempo 
a coprire lo spest; cio chc ne assicura onnai la esiston/.i 

NcU'adunanza modcsima \cnno pure riconosciulo rho s'o.i;li era poco 
mon dio impossibilo altrarro alia causa socialista gli uomini di matura 
<-la n-llt' campa-no, cnnvoniva riconccntrare tutti gli sforzi del partito 
sulla giovontu. I'.io die prnva soiupre piu coino la scuola inodorua - 
tuisce il mi^lior semcnzaio del socialismo. 

4. Era noto j;ia da -ran tempt) cha alcuni rcligiosi desuili avevaoo 
avuto parto nolle trattativo clie condussero alia ere/inne in r.^-no, del 
r.randcburgo e del Ducalo di Prussia. Cio non ostante aolamenl-- "--i il 
piibblicci venue posto in jirado di nmsiiltaro importanli ilocuinetiti su lale 
proposito in un volume iiitilnlato : l><r .\nthril der Jesuit an ties prem- 
titchen koenigskmnc von 17<>l. Dalle pa-ine di qurstn volume risulla cbe 
i I'l'. Wolf in Vienna e Yolta in Varsavia, i quali erano in . .-ntinua n- 
lazinne col principo-elellore Federico, die li tralta nelle sue Ml ore da 
intimi amici, adnperantnsi. ,-sso, prcsso rim|MTator 

sco e prcsso il H- di 1'nlouia. p-rche dessero il lon> conseoio alia 
no di Prussia, i in '-ssi miravaoo principalmeaU 



382 CRONACA 

n stabilire un'alleanza Gra il naovo regno, 1' Imperatnre e la Pulnni;i. 
scopo che si potosse piu vigorosampnto resist rre alle aggrossioni dt'll;i 
Turchia e ildl;i Franria, chc minacriavano in quei tempo IVsistcn/ 
della Gcrmania e della Polonia. Tutti ricordano che nel 1683 la Germania, 
sfinita per i continui assalimenti ill Luii XIV, fu sul punto d' essere 
annicntata, chc si richiesero sforzi inauditi per battere i turchi sotto 
Vienna, e per cacciarli nei successive anni dall'Ungfaerlt, ch'essi occupavano 
da ben 150 anni. Luigi XIV erasi con ogni possa adoperato per dislaccare 
la Polonia dall'allcanza coll'Imperatore; ed era riuscito ad impedire che 
il principe-elettore cli Brandeburgo unisse le sue truppe a quellc dell'eser- 
cito imperiale. Per motivo di codesta defezione, le truppe dell'Annover e 
di altri piccoli Stati furono medesirnomente ritirati dall'armafa cristiana, 
liberalise di Vienna. La stessa Polonia, dividendosi poco dopo dall' Impe- 
ratore, si espose novamente ai colpi della Turchia e, piu tardi, a quelli 
della Russia. I Padri Wolf e Volta nulrivano, inoltre, speranza di vedere 
il nuovo He avvicinursi alia Chiesa ed al Papa, il quale avrcblu; ritirato 
la condanna inflitta pel ducalo di Prussia, posscdimenlo strappato all'Or- 
dine Teutonico. Quei Gesuiti, pertanto, propone vansi, nelle loro trattative, 
un'opera di pace c di riconciliazione politica c religiosa. V T ero e che non 
vi riuscirono se non imperfettamente e in rnodo assai limitato. Cio nulla 
meno il primo lie di Prussia uni le sue forze con quelle dell'Imperatore 
per guerreggiare contro i turchi e contro la Francia ; contribuendo per 
siffatto modo a sventare, almeno in parte, il disegno dei Borboni di 
umiliare la Casa degli Absburgo. 

Qualcbe cosa ottenncro, dunque, quei religiosi contribuendo a con- 
servare codesto bastione della cristianita. Federico I. circondato da ron- 
siglieri avversissimi al cattolicismo, non corrispose alle speranze ch'eransi 
dapprima concepite. Uno di tai consiglieri, il ministro Caron von Illgen, 
cosi scrive in una mcmoria del 1704: Sebbene purecchi vescovi e pre- 
lati gliene abbiano porto il destro, sua Maesla non ha voluto punto sa- 
perne del Papa. La Sede di Roma arrogasi, e vero, da tempo immemo- 
rabile, grandi prerogative circa la fondazione di nuovi regni; ma il nostro 
augusto sovrano, come uno dei principal! sostegni della (Ihiesa Evangelira, 
si e ben guardato dall' ammettere menomamente una silTatta pretesa e dal 
compiere alto che potesse, sia pure in lontanissimo modo, rassomigliare 
ad un riconoscimcnlo di questa natura. In conseguenza di cio, mentre 
il nuovo Re annunciava il suo avvenimonto al trono a tutte IP llnrti 
d'Europa, comprcsi principi dei piu piccoli Stati it.iliani, soltanto il Papa 
escludeva da silTatta partecipazione; onde il Sommo Pontofn-.' aveva o-ni 
riigione e picnissirno diritto di protestaro encr^icauicntc contro un'inl'ra- 
xione si grave di lulte le tradizioni o le rogole internazionali. Piu tardi, 
Federico il Grande, uno dei principi piu uccorti del suo tempo, addiino- 



CONTKM FORA NBA 

<!i hi.-s. - oel 

line ; l |irnl''tl'-rr n d.-ll 1 ' : 

iili, persi-uilali mil -r ml.- accanimeulo in I> uofUi 

iuglii-Iiiiii I srrisso <li proprio p> ,nun- 

rl. inlii I,-, corona imperial*-: il ^ran Papa fu will.', -it,, ,|j 

i i simi coagratuldaMQti, n<>n MBU av\ertir- uiii.' ci consideraMe 

l.mto pii'i lortunato, in qtianlo com ( <>uscnlin 

dei prindpi e delle cilia liliere della r,rrmatiia. 

Hreve: il vnliinip del si-, Thoemes, die t.ili- il n.>m- ili'll'aui 
di 80MIIII.-I importunza storica; ft le poleinichc da esso desi pub- 

blii-i tc-li f<intril)iiir;inno scn/.i iluliliio ;i snllccit.irt- ! scin-lim, nt>. (!!- 
I'.ir.lu.i qucslioup d>ll;i l;ln-rl;i dt-pli Ordini Hdi^iusi iu <icrin.ini.i. 

5. II 17 muggio in Horlino < il i(* dello slesso mesc io Mugdeburgu 
si lenncro adunanzo cattoliolif, intcrvcncnddvi da 1 a ."> uiila individui, 
fn <]tiali non podii dcputali del Ontro. I signori Lirl.rr, I'orsrh, von 
Hume od altri pfoflerirooo discorsi inoltn notuvuli iolorno uile qucstiooi 
pin in voga c di comune intercssc. Una risoluzionc vot.ita da .ju.-sle due 
grand! riunioni rivcndica cmTiriciiinentc i diritti di-ll.i (lliios;! sull' iose- 
gnamcnto, la liberta dcll.i carita cristianu e dt^li Ordiui Kdi-insi c piu 
di tutto 1' indipcndcnza temporalc del Sommo Pontcfin'. (insi i discorsi 
dr_-li oratori romc i voti dellc Asscmhlcc souo stali vi\,n cmcntc discuss! 
da tutti i .-inrnali. 

II 7 giugno vi fu il grande pcllegrinaggio dclla licriuania c;ittolica 
alia toinba del suo grandc apostolo San Bonifacio, in Kulda. Moll! de- 
putali del Centro e non podii r.i.^iiardcvoli pcrsonaggi hanno soltoscritto 
un manifesto, ncl quale essi alTcrmano di bel nuovo la ncccssita di difen- 
derc la Thiosa nelP illustrc suo Capo, assicurandogli una posizione toin- 
purale confnnnc all'alta sua dignita. 

II I di giugno una sterininata nmltitudine di pello^riui, tutto il pa- 
tri/iat.i dell. i Westfalia, numerosi cavalier! di Malta in uniform*- ed altr 
cospicui personaggi hanno assistito all' incoronazionc doll' iuimagine delta 
SSiii.i V. r.ine Kevelaer; la cerimonia solenne fu presieduta dall'Arcive- 
scovo di Colonia, assistito da pan-cdfi Vesn\i. 

II Governo ha acconsentito die i PP. Pallottini si stabilisscro in Ger- 
inania, collo scopo di fornire missionarii per le colouie tedi-sdie. La priina 
casa sara fondata nella Di-u-esi di Limlmrgo. 

6. II minis! M dei culti, signor von Bosse, ha respinto la domanda 
d-i padri di fami-lia cattoli.-i di Danzica, i qtiali rliiedr\.ino di stalilir- 
una scm.L del proprio culto nella loro citta. * di sopprimere succesalva- 
menlf le s* imli- mist*- tMsiormandole in iifessionali. II Ministro 

SllHiciente 1' inst'guameilto _couli-ssionale iiu, Ofa 

esistcnli per tutelar*- gl'inleressi n-ligiosi; e porta opiir 1? scuole 



384 CROXACA CONTEMl'ORANI.A 

nbt6 offirono vantaggi pii'i siruri ris|ic||( ;ill' istrn/innr. Pur troppo > 

nostri govcrnanti mm scmpre si accorgono che 1* istru/inm- I'ur/.il.i 

tiepidezza religiosa frulto dellc scuole miste SODO i piii cili< .; 

del socialismo ! 

In llrcshvia contansi sci ginnasii proleslanli rnaoteDiili dalla d 
dallo Stiito, cd im ginnasio cattolico, la cui csistcnza e dovuta a pii 
legati di nostri corrcligionarii, e che novera 600 altmni, mentre i r 
nasii protcstanti DOD nc contano in media so non 400. Con lutto cio, il 
Municipio rifiutossi di fare imparlire 1' istrnzione religiose agli alnimi cat - 
tolici dei due ginnasii protcstaoti municipali. Sebhene ooi nunchiame di 
ginm<sii caltolici, il mioistro dei Culti noo ha voluto acconseolirc alia 
richiesta di traslbrmare in ginnasio la scuola superiore di Bosholt. 

Inaugurandosi il Semioario per prcdicatori protestanti in Goest nri 
locali di UD anlico Convento cattolico il signor Ii;nir, sopraintendente 
generalc -della Provincia, esortava i futuri pastor! a volcr appropriarsi la 
sagacia dei Domcoicani, 1'assiduita dei Bencdettiai, DOD mono che la po 
polarita e la povcrta volontaria dei r'rancescani. > Bell' omaggio involon- 
tariamente reso agli Ordini religiosi da uno dei piii accaniti loro neiniii. 
Da parecchi anni vennero fondati non pochi di sifiatli Seminarii, scim- 
miottando i cattolici. Occorre pero avvertire che tutte le spese p*r il 
loro mantenimento sono sostenulc dal Governo : laddove i 13 Seminarii 
cattolici lianno ricevuto solo un acconto di 107 mila marchi in risarci- 
mento insufficicnte della confiscazione dei beni ecclesiaslici. 

L'8 di maggio, il signer Augusto Reichensperger, il decano del Cenlro 
e membro del Landtag prussiano sin d;ilhr istituzione nel 1847, ha n-1- - 
brato le sue nozze d'oro. II Centro, parecchi membri dei due Corpi lej;i- 
slativi e numerosissimi amici da lutti i pacsi della Germania e fuori invi;i- 
rono o presentarono personalmente doni ed augurii : fu una vera festa prr 
la Germania cattolica. 

7. 11 signor von Kleisl-Betzow, 1'anlico duce del parlito conservalon 1 , 
6 passato di questa vita il 18 maggio. Nalo egli ncl 1814, era on(rat<> 
nella vita politica il 1847, rimanendo sin d' nllon attaccato in modo ir- 
removibile ai principii conservator!. Nel 1872 ei si distacco dal suo in- 
timo amico, principe di Bismarck, a cagione delle prime leggi di m;i r 
Cionondimeno, governando egli la I'rovincia renana, soppresse violentc- 
mente 1' unico foglio cattolico (Yolkshalle) e usava dei riguardi verso la 
Koelnische Xeilunu, perche vedeva in essa uno strumenlo per combat 
il Cattolicismo. A dir breve, non ostante i suoi principii cristiani, il signor 
von Kloist-Hetzow era un nemico della Chiesa. 



DELLE CONDIZIONI DEL PAPA 

IN CASO DI OUERKA 



i. 



Da molti anni si cantano a pieno coro in Europa inni alia 
pace. Tutto si dice farvisi dai Governi per la sua stabilita. 
Le stesse alleanze o gli accordi che da' suoi Stati piu potenti 
si contraggono, si promulgano per alleanze od accordi di pace. 
A conservare inalterata e florida la pace, si bandisce stretta 
1'alleanza tra Germania, Austria ed Italia ; ed a renderne im- 
possibile il turbamento, si pretende stabilita la qualunque con- 
cordia che corre tra Russia e Francia. Se non che, nulla 
ostante questo sdilinquirsi di amor per la pace, i Regni, gli 
Imperi e le Repubbliche costanteraente si preparano alia 
guerra, e di niuna cosa si mostrano piti solleciti che d'in- 
grossare gli eserciti, di accumulare armi, di apprestare difese, 
di moltiplicare navigli, come se tutti fossero sul punto di az- 
zuffarsi fra loro. Pel quale effetto aggravano i popoli di pesi 
insopportabili, ne esauriscono sempre pit! le forze economicbe, 
e cagionano un malessere, un ribollimento di passioni, che mi- 
nacciano nelle sue basi 1'ordine sociale. 

Giacche questo continue apparecchiamento alia guerr 
vuol chiamare stato di pace, di pace si chiami. Siccome pero 
piti si va innanzi col tempo, e piti lo scoppio di una guerr.-t 
giudica inevitabilo, e quindi si lodano di preveggenti i Governi 
che vi si approntano; cosi pare a noi che altresi ai cattolici di 
tutto il mondo converrebbe approntarvisi, per cio che riguarda 
la tutela di un loro comune interesse di ordine primario, al 

Serb XV, vol. Ill, fcut. : W ' * 



386 DELLE CONDIZIONI DHL 1'APA 

quale flnora non hanno direttaraente volto a sufflcienza il 
pensiero : intendiamo dire la sicurezza e liberta del Sommo 
Pontefice, dato il caso di una tanta calamita. 

Postoche il pericolo di una guerra europea, piaccia o non 
piaccia riconoscerlo, certaraente cresce ogni anno, colle diffl- 
colta di prolungare una pace armata che stentasi a sostenere; 
e postochfc ogni anno ancora i cattolici dei varii paesi, nelle 
loro adunanze, non cessano di protestare contro le intollerabili 
condizioni alle quali il Governo occupatore di Roma, da piu di 
quattro lustri, ha ridotto il Capo della Chiesa ; sembrerebbe 
opportune che alle ragioni permanent! delle loro proteste ag- 
giungessero in particolare questa del caso di guerra, nel quale 
niuno puo congetturare quello che avverrebbe della sacra sua 
persona e della sua liberta, oggi piu che mai importante a 
tutte le nazioni. 

Percio non sara altro che utile richiamare sopra quest' ar- 
gomento 1' attenzione, non solo dei cattolici piu autorevoli, ma 
eziandio dei politici avveduti, i quali troppo sanno quanto 
valga e possa valere il Papato, nella supposizione di un belli- 
cose commovimento d'Europa. 

II. 

Per molto che, a dare un colore di qualche giustizia al fatto 
ingiustificabile, compiutosi in Roma il 20 settembre 1870, siasi 
sofisticato, sta fermo che, dopo ventidue anni, non si e ancor 
giunto a mostrare che, con esso, si e almeno salvato il diritto 
piu sostanziale, che al mondo premeva di vedere intatto ; 
quello cioe della piena indipendenza del Papa, coabitante nella 
citta medesima col Potere che ve lo ha detronato. 

La solenne parola, che Pio IX fece tosto risonare per 
T universe, e Leone XIII, appena succedutogli, ripete e non 
finisce di ripetere : sub hostili poteslate conslituli sumus, resta 
sempre vera, lampante, irrefutabile. Da che Roma, col diritto 
della forza, gli fu presa, il Papa vi e necessariamenle soggetto 
ad un Potere, che gli e necessariamenle oslile. Necessariamente 



387 

soggetto, perche godento r nnico ^ra<lo li II 
siagli conceduto da questo Potere : il qu.ilc tfli necessa 
mento ostile ; giacche dal Papa ne ottiene, no otterrfc 
che gli coda il supremo diritto della sua liberta e lo riguardi 
per amico. Quindi e che, in tutta verita e nel piu ripido senso 
del vocabolo, il Papa 6 moral men te prigioniero del Pot 
che lo tiene nelle mani. Indarno si e cercato e si c< 
paralogismi, cogli scherni e colle contumelie, di uscire dalle 
strette di questa conclusione, radicata nella natura delle cose 
e risplendente nella evidenza dei fatti. 

Ne giova addurre la legge cosi delta delle guaren 
Questa fu ideata e manipolata dal Governo italiano, a favore, 
non del Papa, ne dei cattolici, ma soltanto a schermo di se 
e delP opera sua; rappresentandola come un fermo proposito, 
che esso prendeva al cospetto del mondo civile e cristiano, la 
cui osservanza sperava lo guarentirebbe dai tristi effetti della 
sua impresa. Ed in vero, non fu offerta al Sommo Ponteflce, 
che fin da principio la defini un ludibrio, non agli Stati aventi 
interesse air indipendenza del Papa, che ricusarono di accet- 
tarla, non ai cattolici che Phanno respinta come un assur.lo 
giuridico, ne si stancano di levarle contro la voce. 

E in effetto, che e questo trovato, il quale i suoi stessi piu 
caldi fautori, nel corso di questi anni, ci hanno dipinto per 
un ircocervo di legge, immutabile insieme e mutabile, d'or- 
dinn interno e d'ordine internazionale, statutaria e transitoria, 
fondamentale del Regno e riformabile, secondoche ha messo 
conto il ragionarne? 

III. 

La legge delle guarentige, scrisse gia Emilio Oilmen, non 
rassicura nessuno. Si e detto che il Consiglio di Stato la di- 
chiar6 parte integrante delPordine costituzionale. Che valore 
ha una dichiarazione di tal sorta ? Chi irnpedira ad un nuovo 
Ministero di fare una dichiaraziono contraria, e chi obblighera 
i deputati a tenerne conto ? L' indipendenza, la sicurezza, la 



388 DELLE CONDIZIONI DEL PAPA 

dignita del Capo della religione cattolica sono in balia della 
maggioranza del Parlamento italiano. Da un giorno all'altro, 
un voto db irato pu6 togliere il Vaticano alia Santa Sede, e 
nulla vieta che il Santo Padre sia gittato sul lastrico, come 
un vagabondo, dai carabinieri italiani l . 

E questo savio giudizio dello statista francese, conforme a 
quello di assai altri giuristi di ogni regione, dura ad essere 
espressivo della verita piu perspicua. 

Per vantare i meriti di una si fatta legge, si ricorre alle 
prerogative sovrane che essa concede al Papa, ed alia sacra 
inviolabilita di che insignisce la sua persona. Ma oltreche si 
tratta sempre di una concessione, che puo essere tolta, e sup- 
pone potesta superiore in chi la fa ; oltrechfc la sovranita, cosi 
concessa al Papa, non si sa che cosa propriamente sia, e si 
disputa ancora intorno alia natura sua; nel fatto, ossia nella 
storia di questi ventidue anni, si e vista sempre avverata la 
sentenza dei tanti, che queste sovrane prerogative chiamarono 
una celia irriverente e la paragonarono a quella de' giudei, 
quando, dopo avere inchiodato Cristo nella croce, lo salutarono 
col titolo di Re. 

La storia cotidiana della sacra inviolabilita del Sommo 
Ponteflce, contro del quale i reati si dicon puniti colle stesse 
pene di quelli contro il Re, si legge nelle ingiurie, nelle beffe 
e nei vituperi che ogni piu villano scriba ha licenza di stam- 
pare nei giornali, a suo vilipendio. E questo e argomento che 
riluce agli occhi di tutti; e doveche ogni menomo sfregio alia 
persona del Re si e venuto e si viene dall' autorita pubblica 
reprimendo senza pieta, gli oltraggi, gl'improperii, le sacri- 
leghe caricature in onta all'augusta persona del Santo Padre, 
passano dentro Roma stessa in franchigia, quasi piacevolezze 
le piu innocenti. La quale storia e stata confermata da altri 
fatti strepitosi: quali sono state e sono le non infrequenti di- 
mostrazioni delle piazze, con grida le piu scellerate contro il 
Papa: quali furono i baccanali nefandi del 13 luglio 1881, a 

1 L'Egtise el VElal au Concile du Vatican, II, p. 478. 



AM) I.I OUBRRA ::s{| 

no delta venerata salma <li 1'iu IX; ijuali le feste volute 
<Lil Governo per I'apoteosi di Giordano Bruno, a spregio della 
inaesta del Papa; e quali le ignobili scene del 2 ottobre 1891 
contro i pellegrini, venuti di Francia ad onorare il Papa, che 
colraarono d'indignazione il mondo civile. 

In sostanza, la sola guarentigia che il Romano Ponteflce 
goda di liberti, e riposta nella invincibile sua resistenza al 
Potere ostile che lo opprirae; e nel timore che questo Potere 
ha degli Stati d'Europa, i quali non gli consentono di fare 
del Papa quel peggior trattamento, che in caso diverse fa- 
rebbe. Onde, non potendo peggio, nemico lo proclarna della 
patria e della nazione, e per nemico lo addita all'odio della 
plebe. 

Tal e il fatto costantc e notorio, che costituisce la condi- 
zione del Papa nella citta di Roma ; no vi ha potenza di ret- 
torica che valga a sflgurarlo. , 

I 

IV. 

Se tal e la sua condizione in tempo di pace, quale pu6 
argomentarsi abbia a divenire, data una guerra, che, nell'of- 
fesa o nella difesa, involga ntalia? 

La prima cosa da notarsi 6 questa : che, per accattare ma- 
lovolenza sempre piti acre verso il Papato, si accreditera su- 
bito la voce (piu o meno connivente il Governo, secondo il 
caso) che il Santo Padre parteggia per le armi ostili all'Italin; 
che colle avverse Potenze se la intende : e conseguentemente 
e necessario custodirlo coi ri^ori richiesti a contenere un ne- 
mico il pift pericoloso, qual 6 il domestico. Di ci6 non e a du- 
liitarsi: e tutti i cattolici del mondo possono essere certi che, 
al rompersi di una guerra, il Capo della Chiesa cattolica mu- 

i tosto in istrettamente materiale la morale prigionia che 
oggi soffre. II men male che sia da prevedere e, che il Papa, 
in Roma, dentro il Vaticano, avra sottosopra i trattamenti che 
Pio VII in Savona e poscia nel c-a>u'llo di Fontainebleau ebbe 
da Napoleone. 



390 DELLE CONDIZIONI DEL PAPA 

Allorche nel 1871 si discuteva dal Parlamento la legge 
delle guarentige, il deputato Corte propose che nel testo della 
legge si dichiarasse, che le immunity diplomatiche e la liberta 
dei telegrammi rimanevano sospese in tempo di guerra. Ma 
il Bonghi, manipolatore principale dello schema della legge, 
rispose la legge esser fatta per la pace, non per la guerra, 
ed aggiunse: << in questo caso la salute dello Stato e il su- 
premo ed unico diritto, e questo solo e sufflciente a determi- 
nare la condotta del Governo * . Ond' e chiaro che, nella 
mente dei legislatori, il libero governo della Chiesa univer- 
sale, ed i diritti della coscienza dei popoli cattolici di tutti i 
paesi, dovranno essere unicamente subordinati all'interesse di 
uno Stato singolare ed a quello che gli uomini, i quali lo reg- 
geranno, sieno per giudicare supremo suo diritto; e questi 
uomini potranno facilmente essere di coloro, che dipendono da 
quel gran maestro della massoneria, che anche teste definiva 
il Papato coltello infisso nel cuore dell'Italia; o di coloro che, 
bench& sciolti forse dai lacci settarii, hanno, come appunto 
gik il medesimo Bonghi, gridato il Papa cancro dell'Italia. 

Bastano in genere 1'accennata infallibile previsione, e que- 
st'apertissima dichiarazione, a fare che la cattolicitk si formi 
un concetto dello stato in cui il Sommo Pontefice, nelle mani 
del Potere che lo circonda, dovrk trovarsi, posto il caso di 
una guerra. 

V. 

Attilio Brunialti, professore di diritto costituzionale nel- 
TUniversitk di Torino e deputato al Parlamento, e forse il piu 
fervido ed acuto apologista della legge delle guarentige, che 
sia sorto in Italia; quantunque ammetta pur egli, che essa e 
una tela di ragno, un tessuto di assurdi, quale non si vide 
mai , e cio nonostante creda alia sua perennita, perche, di- 
c'egli, sono appunto questi assurdi, a giudizio della logica, 

i Atti uflic. 15 febbraio 1871. 






IN CASO DI <JUEKRA 391 

durano iifi a lungo '. ndo stare la logica di questa 

sua credenza, ed al proposito nostro, prendendo cio che egli 
opina possa accadere della legge in caso di gucrra, prim 
tutto assorisce che se, come nel 1866, si conferissero al Oo- 
verno poteri eccezionali pin di una disposizione della legge 
sulle guarentige potrebbe riceverne nocumento ; ed a parer 
suo questo nocumento sarebbe giustiflcato da cio, cbe nes- 
suno potra mai aflermare una si fatta legge superiore allo 
Statuto ; il quale in alcuni casi permette al Governo di ap- 
propriarsi poteri eccezionali. E sono memorabili questi poteri, 
che, durante la guerra del 1866, trasformarono il Governo in 
una specie di Comitato di salute pubblica, e misero la liberta 
e la pace d'innumerevoli persone e famiglie a discrezione di 
tirannelli, che sfogarono quanto piti poterono livori e vendette, 
a libito di settarie passioni -. 

Del resto avvertiamo, cosi di passaggio, come, per confes- 
sione anche di questo paladino della liberta del Papa, gua- 
rentita dal Regno d' Italia, codesta liberta in fin de'conti sia 
soggetta allo Statuto del Regno; e per tal guisa il libero reg- 
gimento della Chiesa universale venga ristretto dalle prescri- 
zioni di un paese particolare. 

Nel presupposto che la guerra sin dal principio fosse 
fortunata per 1'Italia e si riuscisse a portarne tutti gli orrori 
fuori dei confini, se il Vatican o si limilasse a gridar pace, 
la legge potrebbe essere applicata nella sua integrita . Ma 
con queste eccezioni, soggiunge il Brunialti: che si potra 
invitare ad allontanarsi dal Regno rambasciatore vaticano 
della Potenza con cui fossimo in guerra : si potra vietare 
che il corpo delle guardie pontificie sia accresciuto, e persino 
chiederne il disarmo : si potra impedire ai cittadini dello 
Stato nemico di entrare od uscire dal Regno . E queste ec- 
cezioni egli leva di bocca al Toscanelli, al Corte, al Sineo; e 
pi- n.uiiente le approva 8 . II che signified che, accesasi la 

1 Lo Stato e la Chiesa in Italia, pap. CLXXXYI1I. Torino, 1891. 

h \ll. 

3 Pag CIA \.\\III. 



392 DELLE CONDIZIONI DEL PAPA 

guerra, il Sommo Pontefice poirci subito essere impodito dul 
comunicare coi cattolici della Potenza belligerante contro Tlta- 
lia, e potrd pure essere posto sotto la guardia armata del 
suo Governo : e ci6, nell'ipotesi piu bella che air Italia la sorte 
arrida benigna, che le sue terre non sieno allagate da eser- 
citi ostili, ed il Papa si limiti a gridar pace, e sia grido in- 
teso da tutti, e grido non sospetto al Governo d' Italia. 

VI. 

Ma e se la guerra non fosse felice, ed i vincitori arrivassero 
persino ad assediare Roma? Allora e impossibile ed inutile 
prevedere quello che potra avvenire , replica Papologista : il 
quale, disperando in questo estremo di nulla guarentire piii al 
Papa, di proprio moto suggerisce due partiti: od una sospen- 
sione dell'autorita del Pontefice, che intanto, pel tempo che 
puo credersi breve della guerra, si eserciterebbe nel mondo 
dai nunzii o legati suoi : ovvero <c un viaggio suo in qualche 
Stato neutrale, si no a che fosse ristabilita la pace e potesse 
ritornare in Roma . 

Di maniera che, supposta una disfatta delle armi italiane, il 
Papa in Roma non avrebbe altra scelta, fuorche di cessare 
dal ministero suo di Capo della Chiesa, o di prendere la via 
delP esiglio. 

E pensare che, per tutelare stabilmente la dignita, la li- 
berta e la sicurezza del Sommo Pontefice nella sua Sede, si 
disse e ridisse, nel 1870, da re Vittorio Emanuele, da' suoi 
ministri, da' suoi ambasciatori, dai deputati e dai senatori, 
che si espugnava Roma e se ne toglieva al medesimo Pon- 
tefice la legittima signoria ! 

Beatissimo Padre ; scriveva il re Vittorio Emanuele a 
Pio IX, annunziandogli Poccupazione armata della sua Roma; 
io sento il dovere di prendere, in faccia all' Europa ed alia 
Cattolicita, la responsabilita della sicurezza della Santa Se- 
de... il mio Governo e le mie forze si restringeranno assolu- 
tamente ad un'azione conservatrice e tutelare dei diritti facil- 



ASO DI GUERRA 

ule conciliabili delle popolazioni romane coll' mrwta/ 
del Sommo Ponteflce dolla sua spirit uale autorita, e colla 
della Santa Sede. Mi permetta Vostra s.-mtita 
di sperare ancora, che il momento attuale aggiunga eflicacia 
a quei sentimcnti di conciliazione, che mi studiai serapre, con 
inst.uu-abile perseveranza, di tradurre in atto, perch\ sod- 
disfacendo alle aspirazioni nazionali, il Capo della Cattolicita , 

ondato dalla devozione delle popolazioni italiane, con 

s6% sulle sponde del Tevere, una Xede gloriosa e indipen- 
dt'nte da ogni umana sovranilA. 

Or ecco che necessaria conseguenza di questo fatto cosi 
propisio alia Santa Sede, e deH'aver voluto legare le vicende 
del Papato con quelle deirallobrogo Regno d' Italia, a delta 
dei piu benigni interpreti della legge che ne regola le con- 
di/ioni, in un caso non improbabile, viene ad essere, o la 
cessazione temporanea deir autorita papale, ovvero il danno 
ed i rischi d'un esiglio. 

E poi si pretende dai politicastri italiani, che i cattolici 
dell' Italia e quelli delle altre parti della Cristianita si con- 
tentino di ci6 che si e fatto, riposino fidenti nella generosa 
lealta del loro Governo e flniscano di protestare contro uno 
stato di cose, che essi celebrano pel piQ desiderabile alPonore 
del Papato, alia sua indipendenza ed alia pace della Chiesa ! 

Se non che bisogna studiar raeglio 1* ipotesi di una scon- 
fltta dell' Italia nella presunta guerra ; giacch6 nulla fa certo 
che non possa avverarsi. 

VII. 

Finche Tordino pubblico si conservasse in Roma e nel ri- 
manente della Penisola, premerebbe troppo al Governo ita- 
liano, che verso il Papa non si trascorresse ad eccessi estre- 
ini. La ni'Miesiraa necessita che lo sforza a contenersi in suo 

irdo nel tompo di pace, lo sforzerebbe nel tempo di gu 
ra. Percio non vogliamo fare al re^io Governo di Casa Sa- 
voia il disonorc di riputarlo capacc, ne meno presupposta 



394 DELLE CONDIZIONI DEL PAPA 

una grande sventura militare, di brutali violenze alia vene- 
randa persona del Santo Padre. Per sino a tanto che il Go- 
verno stesse in piedi e rimanesse regio, quali che si fossero 
gli uomini che 1'avessero in mano, la incolumita personale 
del Papa non serabrerebbe a temere che pericolasse. Non fosse 
altro, gli alleati per una parte, ed il bisogno di mitigare i 
vincitori per 1'altra, li indurrebbero a portargli un certo ri- 
spetto. Ma chi pu6 fare la sicurtk che, data questa grande 
sventura, 1'ordine politico si mantenesse fermo, e non ne se- 
guissero sconvolgimenti, tanto piu facili, quanto piu gli animi 
sarebbero per tale sventura irritati, e meno guarnite di forze 
le citta? 

Nulla di ben determinate si puo pronosticare: ma noi sfi- 
diamo qualunque siasi nostro piu fanatico monarchista uni- 
tario a giurare, che lo sfasciamento deiresercito regio, in una 
guerra sfortunata, non si tirerebbe dietro lo sfacelo dell' Italia 
allobroga e legate, qual e oggi costituita; e che mentre 1' Italia 
vera e reale si preparasse, nel subito sbalordimento, a muo- 
versi ed a provvedere a' casi suoi, I' Italia illegale delle sette 
massoniche, socialistiche, anarchiche, accarezzatesi in seno dalla 
legate^ non sorgerebbe audace ad usurparsene T ereditk ; e nello 
scompiglio delle disfatte, delle fughe e delle invasioni del ne- 
mico vittorioso, non rinnoverebbe, sotto il suo cannone e le 
sue baionette, dove piu, dove meno, i drammi atroci dei Co- 
muni di Parigi e di Cartagena. 

Dio solo sa allora che cosa avverrebbe del Vaticano e del 
Sommo Ponteflce, se in Roma avessero da prevalere gli eroi, 
che tanto si segnalarono la notte del 13 luglio 1881,colle lor 
prodezze contro le ceneri di Pio IX, ed il 2 ottobre 1891, 
colla loro bravura contro glMnermi pellegrini francesi, che 
tranquilli andavano per la citta. II men male che si possa 
congetturare si e, che il Papa fosse ritenuto in ostaggio; ed 
al prezzo della sua vita, si esigessero dai vincitori patti forse 
non accettabili dalla giustizia e dall'onore. 

Chi conosce 1' Italia, non flnta ed artificiale, com'e quella 
del giornalismo compro o partigiano, delle carnevalate delle 



ASO DI 

ti i e del ci na vera 

ed pflottiva, coll.' sue congiure sotterranee, collo sue raiserie 
e scontentezze inenarrahili, colle corruzioni inoculatele da 
trentadue anni di awelenamento scltario e c ilimenlo 

che sfihra la porzione massima delle sue popolazioni; troppo 
puo dire so 1'ipotesi di una subita insurrezione repubblicana 
e socialistica, nel caso di guerra infelice, sia immaginaria e 
non anzi piu che verosimile. Per lo che, neH'esame delle con- 
dizioni, in cui, giusta le varie contingenze probabili di guerra, 
il Papa pu6 trovarsi in Roma, questa ipotesi va tenuta di 
conto o ponderata dai cattolici amanti del bene della Chiesa, 
non meno che dagli statist! ai quali importi il bene dell' Europa. 

VIII. 

Maggiormente che la liber ta delle comunicazioni del Papa 
con tutti gli Stati sarebbe necessaria piu che mai nella con- 
giuntura di una guerra, che presto nascerebbe, e presto di- 
verrebbe generale. Gia persino i politicanti piu astiosi del 
Papato in Italia confessano a piena bocca, che ora esso ha 
raggiunto un grado di autorita mondiale, che non li tiene 
quieti. Onde, anziche vedere m ci6 Tavviamento che la Prov- 
videnza prepara alia soluzione della questione roraana, per 
ingannar se stessi, recano questo incrernento di grandezza pa- 
pale a frulto salutare della loro irapresa del 20 settembre 1870. 

Si legga, verbigrazia, come candidamente Attilio Hrunialti, 
col suo stile teutonico, ne discorre: Certo pu6 dirsi che 
mai, come in questi ultimi tempi, furono maggiori e piu svi- 
luppate le relazioni del mondo cattolico col Capo supremo 
della Chiesa. Tutti i Governi, meno r Italia, furono condotti a 
rivolgersi al sovrano Ponteflce, a questo Capo spirituale, sotto 
la cui bandiera combattevano i cattolici, per attingerne aiuti 
non trascurabili alia politica di conciliazione e di moderazione, 
sempre pi6 necessaria nelle grandi lotte sociali: tutti, quasi 
sempre con successo, cercarono di riuscire alia paciflcazione, 
invocando anche T influenza morale di colui che dirige, rap- 



396 DELLE CONDIZIONI DEL PAPA 

presenta, vigila gl' interessi general! della Chiesa. Cos! il forte 
ordinamento del partiti cattolici da un lato, dall' altro la loro 
dipendenza piil accentuata dal Vaticano, contribuirono larga- 
mente perche le dirette relazioni tra i Governi ed il Papa 
fossero riprese o diventassero piu intirae. II Papa, secondo la 
pittoresca espressione d'un pubblicista russo, e diventato un 
atout, che ciascun Governo tiene ad avere nel proprio giuoco. 
L'azione del Pontificate ne riusci di tanto ingrandita, chela 
sua macchina amministrativa, il sistema delle Congregazioni 
vi bastaappena e non corrisponde piu ai nuovi bisogni. La voce 
del Geffeken, che si adopero a dimostrare 1'inutilita delle re- 
lazioni permanent! colla Santa Sede, rimase pressoche isolata 
e senza eco, perche i bisogni del presente s'impongono alle 
piu dotte teorie 1 . 

Ammesso e riconosciuto, per comune giudizio, 1'alto in- 
flusso che ora il Pontefice Romano esercita, pel buono anda- 
mento degli Stati e delle nazioni, ed il gran pregio in cui le 
Potenze hanno il viver d'accordo con esso, dimandiamo noi, 
se non solamente i cattolici, ma i politici assennati altresi 
possano guardare con occhio sereno questa eccelsa Potenza 
morale, nel caso di una guerra, impacciata, legata, sequestrata 
o ancor violentata da un unico Stato: il quale, non potendone 
godere gli effetti benefici per se, tentera dispettosamente di 
impedire, per ogni modo, che altri li goda. No, la liberta del 
Papa, rispetto agl'Imperi, ai Regni, alle Repubbliche bellige- 
ranti fra loro, non puo, in detto caso, stare in balia e sog- 
getta all'arbitrio del Governo italiano. In questo caso, la li- 
bert pontificia prenderebbe forma d'interesse politico primario 
dell'Europa. II Sovrano, forse solo, che sara in pace con tutti; 
quegli che da tutti sara riverito come Principe di pace; quegli 
al quale non sara possanza di maesta che si senta umiliata 
di ricorrere ; quegli che a niuno sara mai sospetto di gelosia, 
di ambizione o di parzialita, deve tra i furori, le ruine e gli 
eccidii di una guerra europea, restar accessibile a tutti: a tutti 

' Ivi pag. CLIIMV. 



IN ' ASO DI CUE I 

voce dev.- 111., r.un.'nte far ascoltare, a tutti IB sue mani 
devo potore stendere, qualo amico, qual Padre. 

Neghi, cui ne basta 1'animo, che, nelPessere presente <: 
cose in Europa, non sia interesse politico priraario per ogni 
Stato, che il Papa, fra le ealamita di una guerra, possa con 
ciascun di essi liberamente comunicare; possa a ciascun di 
east liberamente spedire, e da ciascun d'essi liberamente ri- 

<>re messi e legati; possa liberamente a quali crede off* , 
la sua mediazione; possa, invocato mediatore, trattarc senza 
intoppi colle parti vincitrici e colle vinte. 

IX. 

Si confida per avventura che i due Imped alleati d' Italia, 
al sopraggiungere della guerra, porranno a questa condizioni 
tali, o faranno agli avversi belligeranti proposte si fatte, che 
attenuino o rimuovano i pericoli che in Roma correrebbe il 
Papa. Giova sperarlo; che, oltrech& loro utile, sarebbe anche 
obbligo loro; datoche, contro le millanterie dei portavoce del 
Governo d' Italia, piu volte hanno lasciato intendere, che 
1'alleanza loro con esso non poteva pregiudicare il Papa, ne 
i suoi diritti, n6 la dignita, n6 la liberta sua. 

Ma se 6 vero che prevedere 6 provvedere, sembra che, a 
rassicurare per questo capo il mondo civile e cristiano, non 
vesse aspettare il giorno della rottura della pace; la 
qual rottura potrebb' essere e sara forse repentina. 

Come ora si fa servire la pace di un continuo apparec- 
chiamento alia guerra, cosi, avaoti che questa divampi, si 
dovrebbe, se non altro in genere, far noto, che, a tutelare la 
sicurezza e la indipcndenza del Papa, nel caso di guerra. 
e pensato. 

1-M a procurare che vi si pensi in tempo, i cattolici di 
ogni nazione, ma segnatamente quelli deirAustria-Ungheria 
e della Gerniania. con titolo piu legittimo, avrebbero da ado- 
perarsi. 

Che per cagione dell' alleanza coi due Imperi, T odierno 



398 DELLE CONDIZIONI DEL PAPA 

Stato d' Italia si creda piu franco di fare, nell' occasione di 
una guerra, il governo che piu gli torni con to del Papa e 
della sua liberta; non e a dubitare. Che i suoi propositi, in 
tal caso, se non e tenuto in briglia, sieno acremente avversi 
alia libera azione ed alPautorita supreraa del Papa; non e 
men certo. Che le diverse ipotesi, da noi di volo indicate, non 
escluse le piu orribili, si possano veriflcare; troppo e sicuro. 
Ne Tesiglio del Ponteflce da Roma, ne la sua stretta cat- 
tivita, n6 il suo sequestramento come ostaggio, ne altre peg- 
giori sevizie alia sua persona, n& il saccheggio ed il dirocca- 
mento del Vaticano possono entrare nel concetto delle due 
Potenze, che allo Stato italiano han concessa la loro interes- 
sata protezione, con nome di alleanza. 

X. 

Alia fin fine lo Stato che in Roma serra fra i suoi artigli 
il Capo della Chiesa cattolica, persino a che durera ad essere 
allobrogo e regio, o in pace od in guerra, stark ai cenni dei 
forti suoi alleati. II commediografo poeta Felice Cavallotti, 
uno dei grandi sopraccio dell'estrema sinistra di Montecitorio, 
parlando il 17 luglio scorso a' suoi elettori di Corteolona, rac- 
contava di recenti suppliche fatte dal Governo italiano alia 
Germania, perchfc volesse alleggerire all' Italia i pesi e gli 
aggravii militari, impostile dall' alleanza. Ed ebbe per tutta 
risposta, proseguiva il Cavallotti, Mumilianie monito del gior- 
nale dell' imperatore Guglielmo, monito che persino dal Bi- 
smarck fu dichiarato esorbitante. E pur tuttavia il Governo 
docilmente ha chinata la fronte ed eseguira il monito. 

Chi puo dunque mettere in dubbio che, eziandio all'accen- 
dersi di una guerra, questo Governo medesimo si conformera 
ai moniti i quali, circa il rispetto da portarsi in Roma alia 
sacra persona, alia dimora ed alia liberta del Sommo Ponte- 
fice, sieno per venirgli da Vienna e da Berlino? 

Chi stara in forse ad ammettere, che accettera pure la 
guarnigione mista degli alleati in Roma, postoche questa si 



IN i ASO DI OUBRRA '.'.'') 

reputi guarentigia di maggior sicurczza pel Santo Padre; e 
di piii si .icconcera ad avere per neutrale il recinto del Va- 

110, ed a riconoscerlo coperto dalle bandiere di tutte le 
Potenze, anche belligeranti, se tutte, con mutuo accordo, con- 
verranno di prenderlo sotto una comune tutela? 

Concludiarao pertanto con asserire, che le condizioni del 
Papa, in caso di guerra, piu che nelle mani dello Stato d' Ita- 
lia, saranno in mano dei grandi Stati europei, che intendono 
qual potente forza morale sar per tutti il Romano Ponteflce, 
tra il cozzo sanguinoso delle armi, ed insieme sentono di 
quanta importanza per loro debba essere Paver questa forza 
libera di esercitare sopra tutti i suoi benevoli influssi : il che 
non avverrebbe mai quando rimanesse soggetta all' arbitrio 
armato di uno Stato solo; o difflcilmente avverrebbe, quando 
esulare dovesse dalla sua giuridica e storica Sede. 

Noi stimiamo per conseguenza debito dei cattolici il non 
trascurare questo punto capitalissimo nelle loro nazionali atlu- 
nanze, e con atti, proteste e ragionate petizioni ai Govern!, 
T insistere affluent i pericoli si prevedano ed ai pericoli si 
provveda. Sopra tutto poi lo diciamo debito del prossimo gran 
Congresso cattolico intercazionale, di cui faranno parte anche 
personaggi politici eminenti di varii paesi, del quale i voti, 
da nessuno Stato saran tenuti di picciol valore. 




IV. 

Come sia andato a finire il tipo dell' uomo delinquente, 
composto dal Lombroso. 

Per dare qualche apparenza di vero a quella mostruosa 
sentenza che il delitto e un fenomeno naturale e necessario 
come i concepimenti e le morti, il Prof. Lombroso, aiutato da 
discepoli e colleghi dello stesso pensare, si diede con indefesso 
studio a ricercare i proprii caratteri anatomici, fisiologici, let- 
terarii, morali e se altro v'e, dei delinquent, confrontandoli 
con quelli dei pazzi per una parte, e degP individui sani ed 
onesti per 1'altra. Chi ben riflette, questo genere di dimostra- 
zione non poteva avere efflcacia se non qualora dai confronti 
fosse risultato che nei delinquenti si riscontrano gli stessi ca- 
ratteri che ne' pazzi manifesti ; non bastando all'uopo neanche 
il potersi mostrare una differenza fra i malfattori e i galan- 
tuomini. Quand'anche ci6 si avverasse, il che di fatto non e, 
il piu che se ne potrebbe dedurre, sarebbe una fisica e piu 
veemente propensione d' alcuni individui a questo o a quel 
vizio e delitto, il che fu sempre ammesso; e, posta una tal 
propensione, sopratutto poi se vi si aggiunge la mala educa- 
zione, le male compagnie ed altre circostanze favorevoli, e 
naturale che i piu di siffatti individui si diano al mal fare, 
liberamente per6 e non per legge e necessity flsica. 

Un tipo ben netto del delinquente, il Lombroso ha sentito 
egli stesso di non lo poter dare. A cio rispondono quei della 

1 Vedi Quad. 1010 (16 luglio 1892), p. 143 e segg. 



CIVILTA MODEK \TTORI 401 

scuola colla solita rep!: la loro disciplina e tuttora 

alle primo prove, e die se il ritratto tipico del malfattore non 
e per anco colorito, egli e abbozzato pero nei suoi lineament! 
principali, o certo in moltissime linee, che ci danno buone 
speranze di approdare ad un disegno compiuto. Ora ecco: che 
IP linoi> tirate dal Lorabroso e dai suoi colleghi fosser molte 
flnche essi soli lavorarono intorno al cartone, e un fatto. Lo 
vedremo or ora: que' poveri galeotti, li hanno misurati, vivi 
e morti, in tutti i versi, e sotto tutti gli angoli e tutti i ri- 
spetti, capacity e conflgurazione del cranio, peso e volume e 
forma del cervello, e 1'ampiezza o strettezza della fronte, e 1'ab- 
bondanza della capigliatura, ed anco il naso se diritto o storto, 
e le orecchie se distese naturalmente o rialzate, se bene o raal 
contornate, se aderenti col lobulo alia guancia o libere: e poi 
la statura e il peso e il portamento della persona; e cento 
altri appunti cosi fatti che a riportarli tutti in sul cartone, 
componevano certamente, se non un ritratto del malfattore, 
almeno una similitudine di ombra. II male e che quost'om- 
bra, in cambio di profllarsi, ha finito con isvaniro anrh'essa 
sotto le spugne di altri osservatori, che ne hanno inesorabil- 
mente cancellati oramai quasi tutti i tratti: incontrando essi 
pure la medesima sorte, se niai si provavano a sostituirvene 
alcun di suo. 

Rifacciamoci dal cranio, che insieme col cervello fu sempre 
il prediletto campo delle osservazioni dei frenologi. La scuola 
d'antropologia criminale, scrive il Francotte ! , s'e applicata a 
studiarlo con ardore e con cura particolare. Ma i suoi studii 
non hanno approdato che a risultamenti assai tenui. Le con- 
clusioni precise e incontrastate mancano quasi del tutto, men- 
he le contraddizioni e i dissensi sorgono da ogni part<\ > 
A riguardo della capacitd il Lombroso trova n>i <Min- 
quenti un predominio di cap u it;i minime: pel Ranke e il Ma- 
nouvrier la capacity media eguaglia in essi la misura comune: 
rilegel, il Dallemagne e il Bordier essa e superiore. Si- 

1 L'Anthropologie criminelle. Parit 1891, p. 18. 
Stri* Xr, vol. Ill, fate. 1012. 



402 CIVILTA MODERNA, 

milmente pel peso del cranio il Lombroso ha trovato nei de- 
linquenti una cifra superiore alia media ordinaria; il Manou- 
vrier 1'ha trovata d'alquanto inferiore. 

Misurando orizzontalmente in giro il cranio di un certo 
numero d'assassini, PHeger e il Dallemagne, conchiusero che 
questi, se non tutti i malfattori, sorpassano la media comune. 
Ma il Corre tiene Popposto, e il Bordier offre alle nostre con- 
siderazioni la seguente statistica, dove si dk in iscala cente- 
siraale la suddetta misura secondo varie condizioni di persone: 

Scienziati 100 

Servitori 100 

Nobili 98.9 

Borghesi 98 

Assassini 96.4 

donde i cappellai raccoglieranno subito, per norraa della loro 
industria, che le teste degli scienziati e quelle dei servitori 
(vedete combinazione !) sono le piu grosse fra tutte; e i pa- 
droni anch'essi v' irapareranno non senza qualche soddisfazione 
che i servitori sono la gente piu aliena dall'omicidio ; per que- 
sto capo, ogni servitore e da quanto uno scienziato. 

Un rafflnamento nella misura orizzontale del cranio con- 
siste nel paragonare 1'ampiezza della semicirconferenza ante- 
riore con la posteriore. Perocche, dicono, la metk anteriore 
delPorgano cerebrale pare che serva alle funzioni della ra- 
gione, e la posteriore, invece, alle operazioni istintive. Ora e 
ben chiaro che il delitto appartiene piuttosto a queste ultimo, 
e quindi e da aspettare che il delinquente nato, abbia la col- 
lottola piu voluminosa che non la regione frontale. Checche 
sia di questo ragionamento, che PHeger e il Dallemagne e il 
Bajenoff credettero di trovare confermato dalPosservazione, il 
Marro vi oppone le osservazioni sue, secondo le quali di 100 
teste di malfattori 65 crescevano dalla parte d'innanzi, 20 dalla 
parte di dietro, 5 erano pari. 

Le medesime contraddizioni si hanno per tutte le altre mi- 
sure del cranio, immaginate dietro la scorta di varie conside- 



8CWNZA E MALPATI 

i >ni flsiologiche e talora darvinistiche. Cosi per la curva 

versa sotto-auricolare, cosi por Panteroposteriore, cosi per 
gli angoli auricolari, cosi pel diarnctri principal! del cranio, 
e per la variabile prevalenza dei raalfattori brachicefali e do- 
licocefali, e per P indice verticale e pel frontale, e per Pasim- 
metria craniana, e per le sette o otto anomalie delle suture, 
e per quelle del foro occipitale, e per 1* indice cefalospinale e 
per le alterazioni del tessuto osseo. 

E una maraviglia a vedere la tenacitk con che cotesti an- 
tropologi son venuti moltiplicando le misure e i confront! colla 
speranza di scoprire i caratteri flsici che contraddistingues- 
sero il malfattore dall'uomo onesto; e ancor maggiore e il 
compatimento che desta 1'esito infelice di ricerche cosi inde- 
fesse. P. e. lo sdoppiamento di una delle circonvoluzioni fron- 
tali, a cui si dava tanto peso, dice il Francotte, non si con- 
sidera piu al presente che come una varietk usuale. La fos- 
setta occipitale media, che si dava come singolarmente pro- 
pria dei delinquent!, e quattro volte piu frequence negli Ebrei 
e negli Arabi, i quali danno alle prigioni un minor numero 
di delinquent! che non gli Europe!. Intorno alP asimmetria 
del cranio il Lombroso, P Amadei, il Corre e il Manouvrier 
arrivano ciascuno a conclusion! diverse; il primo asserisce che 
ne' delinquent! predomina Peccesso in sulla diritta ; il secondo, 
in sulla sinistra; il terzo, n& di qua nfe d! la; il quarto, va- 
riamente secondo i varii delitti. Per ultimo il Lebon, misurate 
metodicamente col conformatore da capellaio, 1200 teste di 
parigini, ne conchiude che Pasimmetria ora a dritta ora a si- 
nistra e uno dei fenomeni piu ordinarii presso la comune de- 
gli uomini, onde non e maraviglia che sia al tret tan to fra i 
malfattori. 

In generale poi il Fere, il Topinard, il Luys, il Lebon ed 
altri, ci dicono il medesimo per tutte le asimmetrie del - 
nio e del cervello e della faccia: il qual giudizio se si estende 
eziandio alia stortura dei nasi, non si pu6 altro che condo- 
lersi delP inutile fatica delPOttolenghi che, de' nasi ne studio, 
con sagacia pari alia costanza, mille e settanlaquatlro viventi 



404 CIVILTA MODERN A, 

e cinquecentovenlisei virtualmente rappresentati nelle ossa na- 
sali d'altrettanti cranii, donde non solo ricavo un tipo gene- 
rico di naso da malfattore, ma di piii le differenze speciflche 
delle due classi, del ladri e del violator!. In verita noi non 
arriviamo a comprendere qual connessione ci possa essere fra 
la conflgurazione dell'organo olfattorio e la perversita umana, 
onde il ch. Professore s'inducesse a ricercarla con tanto stu- 
dio e, diciamolo pure, con tanto incommodo d'un migliaio di 
persone angariate per farselo misurare in tutti versi. Comun- 
que sia, la connessione non s'e trovata, a grave rammarico, 
crediamo noi, del bargello e dei giudici, che non potranno piu, 
come si sperava, riconoscere di tratto ogni malfattore e i suoi 
relativi malefizii, con solo mirargli nel mezzo della faccia. 

Potremmo seguitare per un lungo tratto ancora percor- 
rendo gli altri caratteri anatomic! accumulati dal Lombroso 
e dai suoi ; ch& gli allegati non ne sono che la minor parte : 
e dopo quelli vengono i fisiologici, come la perfezione o i di- 
fetti di tutti e cinque i sensi un per uno, e la sensibilita ma- 
gnetica e meteorica e la resistenza al dolore, ed altri : a' quali 
fan seguito i psicologici, come i gradi d' intelligenza, la fur- 
beria, e i gerghi, e la mano di scritto, e il portamento, e i 
gesti, e la letteratura; e il sentimento e 1' insensibilita, e la 
vanita e la codardia e la mancanza di rimorso e di senso 
morale: farraggine tumultuaria di fatti, tutti inconcludenti e 
per la maggior parte confutati da testimonianze contrario. 
Per non toccare che di qualcuna, il Francotte scrive (op. cit. 
p. 98) a riguardo della sensibilita meteorica e magnetica' 
Bench& appoggiata a cifre" che le danno un'apparenza scien- 
tifica, quest'asserzione del Lombroso mi sembra ben temera- 
ria! Che sappiamo noi di positive intorno a questi due modi 
di sensibilita? Che si sa del loro modo di essere nelle condi- 
zioni normali? Dal canto suo il Laurent non ha ravvisato 
punto nella scrittura dei delinquenti i caratteri assegnati dal 
Lombroso. E il Joly a proposito dell' asserita resistenza dei 
galeotti al dolore, appella all' esperienza contraria degli spe- 
dali. La buona gente, gli operai onesti, i padri di famiglia 



:ORI 

che si curano alia Ci sopportano le 

operazioni con molto maggior coraggio che gl' infermi car- 
cerati delta SanfS... La differonza salta agli occhi ad ognuno. 
Si osservi che la massima parte di cotesti scienziati ac- 
colsero con benevolenza la nuova tesi del Professore di To- 
rino; e che i loro studii erano rivolti a confermarne e illu- 
strarne vie meglio le prove, non gia a contrariarle. Ma Tesito 
non corrispose al buon volere, anzi alfopposto, flno ne^li ul- 
timi ragguagli, come abbiamo veduto. V Uomo delinquente di 
Cesare Lombroso e un libro oramai sepolto e che non puo 
citarsi se non che da chi ignora lo stato presente della gcienza 
in questa materia. 

V. 

Le statistiche delV Antropologia criminate. Difetti d'ogni ma- 
niera onde sono viziate, quanto ai criterii, al metodo, alia 
logica e al materiale. 

Dappoiche tutto 1'edificio della nuova Antropologia a 
nale s' e sfasciato sotto ai colpi delle raentite oppostegli dalla 
comune dei dotti ; anche gli ammiratori di tutto cio che si 
mantella del norae di scienza raoderna saranno ora disposti 
ad esaminare cotesta sconciatura di sistema col semplice lume 
della logica; il quale, ad averlo voluto adoperare, sarebbe 
bastato flno dal principio a dame il giudizio che mmtava. 

II Lombroso s' era messo nell' impegno di trovare e trat- 
teggiare i caratteri, anche flsici e flsiologici, onde il delin- 
quente, quasi sottospecie della specie umana, si diflerenzia 
dal rimanente degli uomini. Vediamo in quanti scogli di m<>- 
todo e di raziocinio urta questa sua ricerca, e doveva urtare. 
Infino dalle prime raosse v'tj T indeterminatezza dei due termini 
di confronto, che vizia dalla prima flno all' ultima tutte le 
statistiche e le loro deduzioni. Se io mi propongo, a cagion 
d'esempio, di confrontare i cranii dei delinquenti con quelli 
degli uomini oriesti, converra inuanzi tutto che io stabilises 
chi s' ha a riguardare come delinquente e chi come onesto. 



406 CIVILTA MODERNA, 

La nuova scuola coraincia dal lasciare indeterminate questo 
che e il fondamento di tutta la discussione. Misurando la de- 
linquenza col criterio della perversity morale, 1'usuraio, Fadul- 
tero, F ateo, non valgono punto meglio del ladro e del truf- 
fatore : e pure oggidi non si trovano piu, come in altri tempi, 
nelle carceri, dove il Lombroso va a flssare i caratteri dei 
delinquenti, e vivono invece all' aperto mescolati colla gente 
onesta. Onde una delle due: o supporre che la conformazione 
nativa del cranio del vero delinquente segua i capricci delle 
legislazioni ; ovvero, se si rigetta questo puerile assurdo, si 
avr& a concedere che il confronto delle due classi, mal se- 
parate fra loro fin dal principio, deve riuscire sostanzialmente 
viziato. 

Un altro vizio fondamentale, che non e soltanto delle sta- 
tistiche del Lombroso, ma di molte altre riguardanti cotesta 
materia, proviene dall'assoluta mancanza di metodo scienti- 
fico. Che la veemenza di certe passioni e quindi la probabi- 
litk (non diciamo necessita) della caduta nei corrispondenti 
delitti, potesse rilevarsi da certi caratteri anche materiali, non 
e una opinione ne inverosimile ne nuova. II celebre Porta nel 
secolo XVI ebbe persino 1'idea di ragguagliare i varii tipi di 
flsionomie umane con quelle di alcuni bruti, come del mon- 
tone, del ciuco, del leone, pretendendo di cavarne un indizio 
dell' indole comune ai due soggetti ; e, tanto per esercizio di 
curiositk accademica, la cosa potea correre. Ma a voler pro- 
cedere seriamente e con metodo in tali indagini, si vogliono 
tener d'occhio due avvertenze capitalissime. La priraa, che 
un qualsivoglia carattere flsico riscontrato in un delinquenle, 
sia ad esempio la dolicocefalia o allungamento della testa, 
tanto puo spettargli (per ipotesi) come a delinquente, quanto 
per propriety del popolo dov'e nato. Pertanto se la testa di 
quel malfattore si paragonasse con quella de' suoi paesani, 
non offerirebbe nessuna differenza sua propria: al contrario 
se un gruppo di delinquenti usciti dal medesimo popolo, fos- 
sero raccolti in un carcere posto altrove, a misura del loro 
numero potrebbero apparir contraddistinti dai galantuomini 



3CIENZA E MALPATTORI 407 

per un carat t-ro, che pur non ha nulla che fare colla loro 
malvagita. L'altra avvertenza si riferisce al grande influsso 
che hanno sulla vita umana deU'uomo 1'educaziooe, le com- 
pagnie, le varie occasion i e circostanze cbe avviano al bene 

al male. Lo stesso Lombroso non lo concede soltanto, ma 
lo dimostra con molti csempii. La famiglia Cornu, racconta 
egli, era composta d'assassini e di ladri, abituati al delitto 
dai genitori fino dalla piu tenera infanzia. Di cinque fratelli 
e sorelle una sola avea mostrato ripugnanza invincibile al 
crimine; era la piu piccola : ma essi ve 1'iniziarono facendoie 
portare, per due leghe, nel grembiale la testa di una loro 
vittima. Scorso breve tempo ella si era cosi spogliata d'ogni 
rimorso, da mostrarsi la piu feroce della masnada, godendo di 
far soffrire ai passeggieri le torture piu crudeli. Che la com- 
pagnia dei furfanti converta le carceri non cho in una scuola 
ma in un seminario di delinquenti, che la necessita, la faci- 
lita, 1' impunita, Tesempio sieno un incentivo si possente al 
male, che se ne possa con certezza morale pronosticare il 
crescere dei delitti o lo scemare; sono cose ammesse da tutti. 

1 fatti anzi dimostrano che gli aiuti morali come valgono il 
piu delle volte, se son buoni, a correggere le indoli piQ per- 
verse, cosi se sono rei bastano a pervertire le piu felici. 

Or dunque, essendo tante e cosi potenti le cause che in- 
fluiscono sulla formazione del delinquente, chiara cosa 6 che 
per determinare ciascuno dei caratteri proprii del medesimo, 
e necessario di confrontare il malfattore, non gia con altri 
individui onesti alia rinfusa, bensi con tali che per tutto il 
rimanente si sieno trovati nelle medesime circostanze, abbiano 
cioe avuto i medesimi impulsi estrinseci, al vizio e al delitto: 
ed aggiungiamovi altresi (mirando alia prima delle due pre- 
cedenti avvertenze), che si sieno trovati in condizioni simili 
per lo svolgimento flsico. Cosi si procede in tutte le scien/ 
osservazione : e d' uopo isolare ad ogni costo e, se occorre, 
con ogni maniera d'artiflzii ciascuna forza, ciascun elemento: 
altrimenti non si conchiude nulla. Ci6 nel caso nostro e dif- 
flcile, lo concediamo, anzi e quasi impossibile: certamente non 



408 CIVILTA MODERNA, 

s'e fatto e non si fa: ma per questo appunto diciamo che 
tutte coteste statistiche sono sbagliate in radice e prive d'ogni 
valore. Voi entrate in una carcere dove sono 400 condannati, 
i piti d'inflma e povera condizione, cioe di quella in cui il 
tipo suol essere piu imbruttito, e le particolarita delle razze 
originarie piu conservate. Trovate che 20 / 00 non hanno la testa 
perfettamente simmetrica. Poi vi volgete a misurare altret- 
tante teste d'individui di tutt'altra provenienza e condizione, 
e non vi trovando per avventura la stessa frequenza di asira- 
metria, registrate questa fra i caratteri del delinquente. Co- 
testo non e il procedere che si usa nelle scienze. 

Altro sarebbe se, avendo 20 soli malfattori d'una stessa 
origine contrapponeste loro 200 altri individui onesti tolti dal 
medesimo popolo e dalla medesima condizione; e i primi si 
trovassero tutti bollati di una nota che non apparisce nei se- 
condi. Ma di siffatte statistiche quand'e raai che ci se ne dia 
alcuna ? Tutto si riduce ogni volta ad asserire (salve le raen- 
tite seguenti) che il tal carattere s'incontra piu frequenle- 
mente fra i malfattori, confessando cosi che v' ha dei delin- 
quent!, anzi d'ordinario il maggior numero, che ne son privi, 
e v' ha invece dei galantuomini che ne sono marcati. Per que- 
sto secondo capo adunque e manifesto che quella qualsiasi 
nota non e un distintivq dei delinquenti. Ma neanche la sua 
maggior frequenza nelle carceri, qualora fosse dimostrata, non 
proverebbe che da essa derivi comechessia la malvagita dei 
condannati. Questa ipotesi avrebbe qualche valore se dei no- 
tati di quel peculiar carattere si dimostrasse essere eglino 
stati immuni da tutti quegl'incentivi e impulsi morali, che da 
se soli dovettero bastare a mettere sulla via del mal fare i 
loro colleghi conformati alia maniera de' galantuomini. Ma se 
la mala educazione, i mali esempii e gli altri impulsi al male 
si trovano generalmente essere intervenuti del pari a corrom- 
pere i primi come i secondi, il supposto elemento non e piu 
isolate, anzi ci si mostra accompagnato da un agente di co- 
nosciuta efflcacia, baste vole a dar ragione del fenomeno: e cio 
basta per rendere vana, oziosa e illusoria ogni statistica com- 



SCIENZA E MALFATTOIU -J09 

parativa. 1; !>e soltanto a spiegare .jin-l fatto della mag- 

gior frequenza ; m,i il piu delle volte le testimonianze conti 
dittoric do' varii osservatori rendono inutile ancor questa fa- 

i ; o pel rimanento de'r.i-i vtppiamo ad o^ni modo che la 
spiegazione non e da cercare in una nativa e necessaria con- 
nessione fra un dato vizio di conformazione e il delitto. 

Abbiamo accennato air inanita intrinseca delle tavole sta- 
tistiche, che non danno se non se la frequenza comparative 
di un carattere qualsiasi, sia egli anatomico, flsiologico o al- 
tro. Vi si aggiunga ora il numero generalmente scarsissimo 
dei casi, donde quelle stesse tavole sono ricavate. Sono rare 
le conclusion! tratte, come le sopracitate dell'Ottolenghi, dal- 
Pesame di un migliaio o due di campion! : e frequentissimo 
invece il contentarsi di un centinario o due, e persino di po- 
che decine, per istabilire subito un canone generale, che poco. 
stante viene contraddetto da altri collo stesso metodo e diritto. 
II Lombroso dall'esame di soli 21 esemplari pretende rilevare 
che il cranio dei delinquenti pesa piu dell'ordinario: il Ma- 
nouvrier rileva il contrario dal saggio di soli 41 cranii d'omi- 
ci-li e 50 di individui normali. E di questo passo si suole an- 
dare dai piu nel piu de' casi. Abituati come siamo alia circo- 
spetta severita delle altre scienze positive, si rimane, sia le- 
cito il dirlo, indignati di cotesta gazzarra di statistic-he tern* 1 
rarie, che non valgono la carta su cui furono scritte ; e che, 
dalla serieta con che si presentano e si accolgono, rivelano 
una vera decadenza del metodo, che ci frutt6 le grandi sco- 
perte moderne. 

E non e tutto. Alia scarsita dei fatti si aggiunge il difetto 
di criterio nella scelta. Spieghiamoci. Ogni ricerca scientiflca 
presuppone neH'osservatore una divinazione almeno vaga del 
vero che egli va rintraceiando, e questa lo guida nella scelta 
dei fenomcni sui quali avra a fissare la sua attenzione. Per- 
ci6 Tesser buono osservatore non e cosa da tutti, mentre 1'al)- 
boracciare osservazioni senza rogola ne criterio, e mestiere 
quanto facile altrettanto inutile alia scienza e poco onorevole 
a chi lo pratica. Contro questo canone non peccano nel caso 



410 CIVILTA MODERNA, 

nostro il Lombroso ed altri suoi colleghi evoluzionisti, quando, 
presupposto che il delinquente abbia a ritrarre dell'uomo sel- 
vaggio o anche della scimmia, da cui derive, ricercano in esso 
i caratteri anatoraici dei presunti suoi antenati. II presupposto 
e falso in se, e logicamente nullo; ma, dato che altri lo ri- 
tenga per vero e valido, s'intenderk come quegli osservatori 
si sieno dati ad esaminare minutamente i caratteri che si con- 
nettono con quell'ipotesi ; ad esempio, il volume del cervello 
e gli angoli auricolari ed altre tali particolaritk valevoli a 
mettere in sodo, se vi fosse nel delinquente, Tesistenza di un 
tipo belluino. 

Ma le osservazioni di tal genere sono il minor numero ; 
e, non menando esse a nessuna conclusione , vediamo cote- 
sti scienziati gittarsi sconsigliatamente e alia disperata a pren- 
der note e misure e confronti su tutto ci6 che pu6 cadere 
non diciamo sotto Tocchio, ma nell' immaginazione, ancorche 
non vi si vegga nessuna possibilita di relazione colle qualitk, 
morali dell' individuo. Che sperava egli di trovare 1'Ottolen- 
ghi con quella sua inaudita rassegna di presso a due mila 
nasi, analizzati secondo la base, la lunghezza e le varietk del 
profilo? E colla statistica dei delinquenti che hanno un brac- 
cio piii lungo dell'altro? E colla misura (sa Iddio quanto ac- 
certata) della squisitezza od ottusitk degli odorati e dei gusti? 
Ed egli ed altri, con la stucchevole abbondanza di raggua- 
gli tutti ugualmente remoti da ogni probabile connessione 
con Tordine morale? E nondimeno tutto lo scopo di tali ri- 
cerche era di stabilire, se si poteva, i caratteri proprii, non 
di una classe qualunquesia, sibbene di quella dei malfattori. 
Ora, giocando a gatta cieca, non si far& certamente mai ne 
questa invenzione, ne altra che valga. 

Ricapitoliamo, bencbe vi sarebbe ancor troppo che aggiun- 
gere : Statistiche compilate alia ventura, spesso estranee al 
subbietto, fondate sopra pochi fatti, prive di valor logico, 
perche non presentano caratteri esclusivi, ma soltanto la 
frequenza relativa di caratteri comuni, e portano quindi in 
se stesse la negazione di ci6 che pretendono di dimostrare ; 



: ORJ 1 1 1 

canti di metodo e di rigore scientiflco e perflno di quella 
condizione fondamentale, che 6 in ognl confronto la distin- 
zione fra i due estremi che si vogliono confrontare : questo 
e non altro pu6 dire d'aver veduto, chi percorse i lavori ora- 
mai troppo numerosi e voluminosi, onde si e preteso di creare 
la nuova disciplina dell'Antropologia criminale. Loripetiarao; 
il sentimento che si prova dopo aver perlustrata quella selva 
di raffronti contraddittorii, illogici e tumultuarii, e un pro- 
fondo disgusto non solo pel tempo gittatovi inutilmente, ma 
assai piu pel tristo esempio che vi si d del calpestare tutte 
le regole del buon metodo. 

Ci mancava soltanto che il Lombroso flnisse con ricono- 
scere che tutti i caratteri da lui con tanto studio raccolti non 
approdano allo scopo voluto di comporne il ritratto dell'uomo 
delinquente : ed egli lo fa, affermando per ultimo che il pro- 
prio distintivo del delinquente nato e Ja recidivitA. Adunque 
il distintivo non si trova nei pretesi caratteri anatomici, fl- 
sionomici, e fisiologici ; i quali avrebbero a denotare un de- 
linquente nato, e pure non lo denotano sempre ; giacche, di 
questi stessi delinquent! cosi notati, solo alcuni si hanno da 
dire nati delinquenti, cio6 i recidivi. E gli altri? Gli altri, 
risponde il Lombroso, sono delinquenti d'occasione; p. e. 
1'omicida per ira subitanea, il ladro per tentazione fortuita t 
e non per necessita di costituzione. E ci6, non ostante che 
abbiano la stessa costituzione dei recidivi? Si Basta cosi: 
per chiunque ragiona ci6 vuol dire che i caratteri flsici di 
qualunque maniera non importano una innata necessita di de- 
linquere ne pei delinquenti d'occasione ne pei recidivi, e che 
tutta la fatica spesa nel raccoglierli fu gittata al vento. 



IL METODO SPERIMENTALE 

E LE CAUSE FINALI 



i. 



Se c'e cosa, di cui piii raeni vanto e si pavoneggi la nostra 
eta, e senza dubbio, di saper applicare il metodo sperimentale 
in ogni rarao della scienza. All'udir certuni, ei si crederebbe 
che il nostro secolo colle sue osservazioni ed esperienze abbia 
tocco 1'apogeo del sapere, e che le passate generazioni, princi- 
palmente quelle che precedettero il Galilei, fossero, presso a 
poco, un portento d'ignoranza, di rozzezza, di errori: si fre- 
quente e a costoro il levare a cielo il presente progresso, e vi- 
tuperare la scienza degli antichi. La Dio merce, il ch. professor 
Todaro, senatore del regno, non e de' cosi fatti, ed ha tanto 
di senno in capo da non dare in simUi esorbitanze, come ne 
fa fede il discorso inaugurate da lui tenuto in Roma il 3 del pas- 
sato novembre. In esso egli si propone di venir ragionando del- 
1'applicazione del metodo sperimentale alia scienza della vita l . 
II suo linguaggio e senza sfarzo, temperate a gravita, qual si 
conviene a chi favella ad un consesso eletto di colte persone, 
e in una occasione cosi solenne, qual e T inaugurazione degli 
studii. Non prorompe in invettive, ne ha parole di vilipendio 
contro la Religione: lode non piccola a questi tempi, in cui 
non pochi professori, dimentichi delle prime regole del Galateo, 
si fanno un vanto, nei loro pubblici discorsi, o di svillaneg- 

1 Regia Universita degli studi di Roma. Annuario scolaslico 1891-92, p. 8, 



n, METODO SIM:: \.i.i 

giare apertamente, o se non tanto, almen di mordere coper- 
tamente la Chiesa Cattolica. Tutto questo e \ >; non- 

dimeno, ci duole il dirlo, non ostanto la sua moderatezza di 
linguaggio, malgrado cho e^ r li conscio della levita di ccrto 
dottrine, si inostri pcritoso ad afferraarle, tuttavia il suo di- 
scorso non lascia di essere gravemente riprovevole, siccome 
quello che sotto lo specioso nomc della scienza va insinnando 
errori funestissimi, i quali scalzano i fondamenti della sana fllo- 
sofia e quindi d'ogni ordine morale, pubblico e private. Troppo 
per veritk avremmo a dire, se per singulo volessimo esaminar 
questi suoi falli, non essendovi quasi periodo in cui non po- 
tessimo appuntarlo o di inesattezze o di aperto errore. Quattro 
cose nondimeno troviamo da lui asserite, delle quali non pos- 
siamo ne vogliarao passarci. 

Esse sono: 1 che la nuova fllosofla emancipando il pen- 
siero umano dalla autorita e dalla Scolastica ha proclamato 
Tosservazione e 1'esperienza ' ; 2 che la dottrina delle cause 
finali arresta la ricerca scientifica *; 3 che la teorica della evo- 
luzione o della discendenza poggia sopra fatti numerosi e ben 
assodati 3 ; 4 che la teorica delPevoluzione si Irova formulate 
stupendamente da S. Agostino 4 . Notiamo che della prima e 
della quarta asserzione il chiaro professore non tocca che di. 
passaggio e per incidente: il che tuttavia non e ragione per 
noi di dover tacere, e rimanerci dal fargliene rimprovero f 
per ci6 che hanno di falso e di pernicioso: troppo manife- 
sto essendo, che altri si dee guardare non solo dal propu- 
gnar studiosamente dottrine erronee, ma anche dal pur sem- 
plicemente affermarle di volo. Anzi (chi nol sa?) arte vecchia 

, ni ingannatore e cotesta, di asserir senza esitanza e senza 
recar prova di sorta alcuna, ci6 che si vuol far credere altrui : 
della quale arte si valgono mirabilmente al fatto loro molti 
increduli de' giorni nostri, per far passare presso gl'inesperti 

il volgo quali verita lampanti, incontrastabili, da tutti am- 

>se quelle dottrine che, rivocate per poco ad esame, fareb- 

j 7. _ P 8 g 9. s Pag. 10. Pag. 13. 



414 IL METODO SPERIMENTALB 

hero vergognare di se chiunque avesse avuto la poca accor- 
tezza di aderirvi. 



II. 

Per farci dunque dalla prima delle quattro asserzioni, che 
cosa dobbiamo dire intorno ad essa? & egli vero che la Sco- 
lastica abbia avuto in non cale 1'osservazione e 1'esperienza, 
come il signor Todaro suppone per indubitato? Distinguiamo. 
Che prima del Galilei, nel campo delle scienze puramente na- 
turali, in piu cose gravemente si errasse per difetto di osser- 
vazione e di esperienza, e un fatto che non revochiamo punto 
in dubbio; ma che ci6 si debba imputare alia dottrina scola- 
stica, quasi che questa avesse per massima ed insegnasse non 
doversi tener conto dell'esperienza nell'acquisto delle scienze, e 
tal cosa che quegli solo affermera, il quale o pur conoscendo 
il vero ama di mentire sfacciatamente, ovvero, del tutto ignaro 
della dottrina aristotelica, non ha tuttavia rossore di far mani- 
festa al mondo la sua supina ignoranza sopra tal fatto. E diciamo 
ignoranza supina; poiche, al trar de' conti, ad avere una verace 
contezza della dottrina scolastica intorno alia necessita dell'os- 
servazione e dell'esperienza, per 1'acquisto delle scienze natu- 
rali, non si richiede altro se non conoscere un poco le opere 
dello Stagirita o di qualsiasi de' suoi piu celebri commenta- 
tori. Nessuno meglio di un Aristotile ha parlato dell'induzione, 
la quale, come ognun sa, muove dall'osservazione e dall'espe- 
rienza. Egli ne ha con ogni esattezza in piu luoghi tracciata 
1'indole e la natura l : ha distinto accuratamente il sillogismo 
deduttivo dall'induzione, mostrandone le differenze 8 : ha espo- 
sto colla massima lucidita, quali esperimenti debbano prece- 
dere, perche 1'induzione abbia vigore dimostrativo 3 . Tanto poi 

1 ARIST. 1. i topic, c. it, 105 a 15; 1. 1 topic, c. 18, 108 b. 7 ; 1. 3 
anal, prior, c. 23, 686, 28 egg; 1. 8 top. c. 8 156 a, 35 segg. 

2 L. 1 anal. post. c. 18, 81 a, 34. L. 2 anal, prior, c. 23, 686, 13. 
L. 6. ethic. Nicom. c. 3, 1139 b, 28. 

3 L. 2 anal, prior, c. 23. L. 1 anal prior, c. 30. 



B LB CAUSE PINALI 415 

fu lontano dalFavere in poco conto 1'osservazione e 1'esperienza 
cho, come si raccoglie da piil luoghi, egli all'induzione at 
bui il nobilissimo uflizio di somministrare i principii, dai quali 
possa prender le mosse il sillogismo ' : afferm6 chiaramente, 
senza il presidio delle osservazioni non poter 1'uomo giungere 
a conoscere la natura delle cose *: coloro errare di leggieri, i 
quali, troppo confldando nel proprio ingegno, abbandonano la 
testimonianza de' sensi 3 : ed in tutti i suoi libri, come giu- 
stamente osserva il Sanseverino 4 , specialmente in quelli ove 
tratta della scienza delle cose natural!, espose le osservazioni 
da lui fatte con assiduita, e se alcuna cosa da" suoi anteces- 
sori o non fu osservata o male osservata, egli diligentemente 
il not6. 

Nella storia poi degli animali, ed in quanto scrisse della 
respirazione, della gioventu, e di altre cose e agevole il ve- 
dere come Aristotele osservasse tutte quelle regole che Bacone 
dett6 poi intorno airarte dello sperimentare : le quali altresi, 
senza aver appreso nulla da Bacone, seppero a meraviglia 
mettere in atto i Galilei, i Copernici, i Kepleri, i Borelli, i 
Kircher, i Redi e gli Accademici del Cimento. 

III. 

E tale e stato sempre il sentire de' piu insigni maestri della 
Scolastica. L'Angelico Dottor S. Tommaso insegna che dall'espe- 
rienza sMngenera negli uomini la scienza e 1'arte: ex experien~ 
tia in hominibus fit scientia el ars 5 ; ne sappiamo che ci sia 
stato giammai piu profondo osservatore di lui, per ci6 che spetta 
agli atti umani, come evidentemente ci mostra la sua Somma 
Teologica. Lo Scoto anch' esso tratta assai accuratamente 



1 *H |iiv 8 

T&V xaWXoo. L. 6 ethic. Nitom. c. 1139 b, 89. 
1 De animalium mntinne c. 1 698 a. it. 
> 8 Phys. c. 3. 
Log. Vol. 4 p. 176. 
5 In 1. i metapb. led. 1. 



416 IL METODO SPERIMENTAL1. 

dell'induzione compiuta ed incompiuta ! ; ed il Suarez, distin- 
guendo con molta avvedutezza principii da principii, fa osser- 
vare, che non solo i principii particolari e proprii di ciascuna 
scienza, ma anche alcuni principii notissirai e molto universali, 
se non si apprendono per via di raagisterio, hanno mestieri, per 
la loro esatta cognizione, dell'esperienza 2 . E adunque, a voler 
dir poco, manifesto indizio di grande leggerezza quel continue 
blaterare che si fa da molti saccentuzzi de' giorni nostri contro 
gli antichi, quasiche neppure conoscessero che sia esperien/a : 
sarebbe bene, che costoro, prima di metter lingua in certe 
questioni, studiassero. Nel resto saremmo oltre modo vaghi di 
sapere dal professore Todaro, quale sia questa nuova filosofia, 
che ha proclamato Tosservazione e 1'esperienza. E essa per 
avventura la filosofia trascendentale di Emmanuele Kant, dello 
Schelling, deH'Hegel e via via? Ma cotesta e la filosofia de' va- 
neggianti, ed ha tanto che fare coiresperienza, quanto i sogni 
colla realta. Kant stesso dichiara, doversi render ragione del- 
1'origine delle nostre cognizioni a priori, collocandosi di la da 
ogni esperienza. Quindi e che chiamo trascendentale I'esame 
che istituiva delle umane cognizioni, e 1'opera intitolo: Critica 
delta ragion pura. 

Sara forse la filosofia positivista di Augusto Comte, di 
Stuart Mill, di Herbert Spencer? Queste millantano bensi espe- 
rienza, ma in verita la distruggono radicalmente, perche non 
ammettono verun principio analitico col quale 1'induzione possa 
aver vigore, e riducono tutte le nostre cognizioni ad affezioni 
puramente soggettive 3 . 

Dira taluno che questa nuova filosofia, la quale ha pro- 
clamato 1'osservazione e TeSperienza, e appunto quella del Ga- 
lilei. Ma chi cosi sentenziasse mostrerebbe chiaro, o di non 
sapere che sia filosofia, o di non aver mai letto le opere di 
Galileo. Quando mai questo uomo si insigne avvisossi di fon- 
dare un nuovo sistema di Logica e di Metaflsica? Questo fece 

> In 1. i (list. 3, q. 4, n. 9. In I. 2 analyt. prior, q. 8. 

* Metaph. d. 1, sect. \, n. 27... 30. 

' STUART MILL. System of logic ratiodnative and inductive 1. i, c. 3. 



N'ALI 417 

i*] il Cart"io e la sgarrd gravemente: non gia il nostro 
astronomo, gloria splendidissima dell'Italia, il quale, come for- 
nito di savissimo giudizio e bene esperto non mono in 

ica che in Fisica, sopp? distin^uere gli errori nei quali ca- 
devano i peripatetic! per difetto di osservazione, dai princij.ii 
che in metafisica e logica professavano : quelli corresse, qi 
ritenne, mostrandosi cosi troppo miglior discepolo di Aristotele, 
che non quegli stessi, tra i suoi avversarii, i quali, per non 
concedere che in alcuna conclusione il Filosofo avesse errato, 
dovevano negare fede all'esperienza, dal medesimo Aristotele 
cotanto commcndata e posta a fondamento della filosofia '. 

Non diciamo nulla di Bacone; perche, quantunque questo 
autore abbia molto scritto suH'osservazione ed esperienza, il 
vero e. che non ebbe idea chiara della natura dell'induzione 
e del suo valore *. 

IV. 

II signor Todaro non pago d'insinuare che la Scolaslica non 
conoscesse che sia esperienza, reca altresi a merito della nuova 
filosofia 1'aver emancipato il pensiero dall'autorita. Ma, di grazia, 
di che autorita intende egii parlare? Dell' autorita di : 
Sarebbe questa un'empieta e stolidezza degna bensi di coloro 
che amano di agguagliarsi a' ciacchi, ma che a quel belli 
simo ingegno d'un Galileo non pot6 giammai cadere in pen- 
siero; ben intendendo egli, che, essendo Dio la stessa verita, 
voler sottrarre la filosofia all'autorita di Dio e un medesimo 
che volerla fare maestra d'ogni errore. DelP autorita dunque 
umana? 

Ma, adagio a ma' passi. Non si dovranno dunque oggimai 
apprezzare i giudizii de' dotti e de' savii in punto di scienia? 
Si dovranno disprezzare? No, si risponde: tanto solo che non 

1 II rhiani I'rofessore A uti ha owervazioni rnollo aascnnatc in- 

tonir. ;i .|u.-to punto noil' irilroduzione al! prose sceltr di <ialileo e nelle 
note apposte. Fireme. Barl>era. 

K. Fischer, Francis Bacon pag. 633. 
8tri4 17, vol. Ill, fMC. 101.'. 27 It ayotto 1899. 



418 IL METODO SPEKIMKNTALK 

si faccia delFautorita, Funico o principale criterio all'aequisto 
della scienza. Egregiamente ! ma e forse questo un trovato 
della raoderna fllosofla? In quali tempi e in quali opere la 
Scolastica ha insegnato, Fautorita essere un tal criterio? Ni 
apriamo la Somma Teologica di S. Tommaso e vi leggiamo 
queste parole: L'argomento che si appoggia sull'autorita 
umana 6 debolissimo *. Pensiamo che questo sia un parlare 
non malagevole ad intendersi. E pur v'ha di meglio al fatto 
nostro. Non solo Fautorita non e 1'unico ne il principal cri- 
terio per 1'acquisto della scienza secondo la dottrina degli sco- 
lastici, ma essa, in quanto tale, non ingenera la scienza, sib- 
bene la fede. 

Ond'e che lo stesso Angelico Dottore, favellando del ma- 
gistero, fa osservare, esser proprio del medesimo, non gia 
d' indurre i discepoli a credere, ma sibbene di proporre le 
cose in guisa che essi stessi ne veggano la verita e vi ade- 
riscano per la testimonianza del proprio intelletto: -Si autem 
aliquis,a.ggi\inge,alicui proponat ea, quae in principiis per 
se notis non includuntur, vel includi non manifestanlur, non 
faciet in eo scientiam, sed forte opinionem vel fidem 2 . Non 
c'e adunque cosa che mostri maggior ignoranza o malizia in 
noil pochi, che pur vanno in fama di uomini saputi e probi, 
che F affermare che da essi si fa, che la Scolastica rende il 
pensiero schiavo dell'autorita: ignoranza o malizia che non 
deve oggimai far meravigliare alcuno, poiche s'e veduto un 
professore di Filosofia che dalla cattedra delF Universita di 
Torino, esponendo, a sua delta, il sistema filosofico della Chiesa 
Cattolica, non si vergogno di confonderlo col Tradizionalismo 
piu puro, condannato gia dalla stessa Chiesa come dottrina 
eretica. Vero e, che qui i nostri avversarii ci oppongono quella 
turba di peripatetici, i quali agli argomenti di Galileo non sa- 
pevano rispondere che recando in mezzo Fautorita di Ari- 

1 1* p. q. 1, 8, 2. un * Licet locus ab auctoritate quae fundatur super 
ratione humana sit infirtnissimiH, locus tamen ab auctoritate quae fundatur 
super revelatione divina cst eflicacissirpus. 

* Qq. Disp. De Veritate. Q. XI De Magistro a. 1. 



B LB CAUSE FIN A LI 419 

stotele. Ma costoro s'abbiano per risposta queste belle parole 
dello stesso Galileo : lo stimo . . . che F esser veramento po- 
ripatetioo, ovvero fllosofo aristotelico, consista principalissiraa- 
mente nel filosofare conforme alii aristotelici insegnamenti, 
procedondo con quei metodi e con quelle vere supposizioni e 
principii sopra i quali si fonda lo scientiflco discorso, suppo- 
nendo quelle generali notizie, il deviar dalle quali sarebbe 
grandissimo difetto ! . Quella turba dunque di peripat 
non fllosofava secondo le dottrine di Aristotele, quando per 
tutto argomento non avea ricorso che alFautorita. E corae 
sarebbe stoltezza (nel che crediamo che convenga altn>>i il 
signer Todaro) il condannare la scienza medica, perch6 alcuni, 
i quali pur si vantano raedici, si allontanano da' suoi 
precetti, e per6 fanno degli infenni a loro affldati quello strazio 
che Dio sa ; cosi e da uomo di mente ben piccina vitupe 
rare la dottrina scolastica, perch& alcuni detti scolastici non 
s'attennero a suoi dettami e per conseguente errarono. 

Nel resto i grandi Dottori scolastici non furono giammai 
ciechi seguaci di Aristotele, ma ove Fesperienza o la ragione 
o la fede mal si conciliavano colle sue dottrine, Fabbandona- 
vano e Foppugnavano. Basti qui il ci tare quel che delF opera 
del Borelli scrisse al Principe Leopoldo di Toscana il valen- 
tissimo e profondo teologo scolastico Pallavicino 8 . Dopo aver 
gi assegnato uno de' due raotivi che il movevano ad apprezzar 
molto la delta opera, Faltro, soggiunge, e la perfezione del 
trattarlo, congiungendosi quivi la diligeuza degli astronomici 
esperimenti ed il rigore degli aristotelici discorsi: laddove i 
piu dei moderni, o con pigrizia del senso si fanno ciechi schiavi 
dell'antichita poripatotica, o con pigrizia delF intelletto pren- 
dono le relazioni del senso come fine e non come principio e 
materia del fllosofare. * 



1 Due lettere a Portunio Liccti a Padova topra 1'autorita d'AriatoUle. 

* Lettere <!.-it..t.- .l.il Ciinlioal Sforza Pallavicino. Vetuzia, MDCLXXVIH. 



420 IL MBTODO SPERIMENTALE 



V. 

Ma veniamo alia seconda asserzione, che ci siam proposto 
di esaminare, e che e di somrao momento, siccorae quella che 
riguarda le cause final i. Sono elleno da ammettere in natura 
le cause finali? Deve la scienza tenere conto di esse, e fame 
I'oggetto de' suoi studii e delle sue ricerche? II chiaro pro- 
fessor Todaro ci manifesta quel che egli ne sente, istituendo 
una comparazione tra Giorgio Cuvier e Stefano Geoffrey Saint- 
Hilaire: accusa il primo d'avere, rimettendo in campo le cause 
finali, scambiato 1' effetto colla causa, limitato 1' anatomia alia 
pura descrizione ed arrestato la ricerca scientifica: loda il se- 
condo d'avere, negandole, rettaraente applicato il metodo speri- 
mentale, cercato il vero nesso tra la causa e Teffetto, ed aperte 
nuove vie alia scienza l . Accuse cotanto gravi, mosse ad un 
uomo cosi benemerito della scienza, come il Cuvier, biasimi 
cotanto umilianti, che per poco P abbassano alia condizione di 
un ignorante scolaretto, ci parrebbe che il ch. professore 
avrebbe dovuto corroborare con buoni argomenti a fine di 
non incorrer la taccia di temerita. Ma 1'egregio signor senatore 
non se ne dk punto pensiero: egli si tien pago all' affermare : 
e veramente, considerando ben bene le cose, crediamo che nel 
suo interesse, abbia operate con prudenza. Perciocche, qual ar- 
gomento avrebbe egli potuto recare in mezzo a provare che 
non debbonsi ammettere in natura le cause finali? L'autoritk di 
sommi filosofi? No certamente: egli, come non nuovo della sto- 
ria, sa troppo bene che niun filosofo veramente insigne nego 
giammai la finalitk della natura ; che questa negazione e la glo- 
ria dei moderni materialisti, i quali nondimeno, poveretti! non 
hanno neppure il merito dell'invenzione; 1'attinsero da Anassa- 
gora, Empedocle, Democrito, Epicure, tutte cime d'ingegno, come 
ognun sa, da esser chiamati dall'Aquinate filosofi grossolani: 

1 Pag. 9. 



421 

mentiv, dall' ,-iltro canto, n6 un Platone ne un Aristotele, tra 
i Greci, n& un Cicerone, ne un Seneca tra i Laiini negarono 
inai la verita, per altro si fulgida nella natura, di tali cause '. 
Che piu? Non ignaro il signer Todaro della filosofla che ha 
preso le mosse da Kant, sa che questo filosofo, venerate dagli 
increduli come una divinita per sapienza, non solo non ha mai 
negate, ma ha propugnato valorosamente la flnalito della na- 
tura; e che tra i cultori delle scienze natural!, per tacer di 
molti altri, si recarono a vanto di riconoscerla un Loibnit/, 
un Newton, uomini i quali senza fallo valgono qualche cosa 
di piu e di meglio, che non quella turba arrogante di mate- 
riaiisti che appestano le nostre Universita e non sauno ve- 
dere che mota e fango. 

N6 ci potrebbe il signer Todaro opporre Cartesio o Bacone; 
perchfc quantunque questi due filosofl non volessero ch delle 
cause finali nelle scienze naturali si facesse motto, nondimeno 
non ne revocarono giammai in dubbio Tesistenza. Male adun- 
que avrebbe procacciato, ricorrendo airautorita. Ma neppure 
sarebbe stato a miglior partito, ove si fosse dato briga di recar 
qualche argomento di ragione; perciocchfc chi non vede, che 
anche il sol proporre la sua tesi in termini chiari, sarebbe 
di per sfc stesso sufficiente per muovere a riso ogni uomo 
che non abbia del tutto smarrito il ben deirintelletto? Che 
dovrebbe egli, di fatto, dimostrare? Che se gli uomini hanno 
gli occhi, non gli hanno per vedere ; se hanno piedi, non gli 
hanno per camminare; se hanno orecchi non gli hanno per 
ascoltare: che un medesimo che se altri dicesse, che gli 
oriuoli non son fatti per scgnar le ore, n& le case per abitarvi, 
116 i musicali strumenti per render armonie. Di piu, fin da prin- 
cipio ei gli converrebbe ammettere come inconcussa questa bella 
proposizione : Nel mondo non c'e ordine, e quindi non pro- 
portion di parti, non bellezza, non armonia: essendo evidcn- 
tissimo che 1'ordine suppone come causa propria 1' intelligenza, 
e che dove 6 intelligenza, ivi 6 operazione secondo il fine : se 

1 AHIST. Fhys. I. J. CICEBOME. De natnra Deorum 1. I, o. 30. 



422 IL METODO SPERIMENTALE 

giei il signer Todaro non volesse dire, che per iscolpire una 
bella statua, come un Canova, per innalzare un maestoso edi- 
flzio, come un Michelangelo, per dipingere una bella tela, come 
un Raffaello, tanto vale 1'intelligenza quanto 1'ignoranza; nel 
qual caso sarebbero da abolire tutte le scuole di scienze e di 
arti '. 

Ma dira qui per avventura alcuno, che cotali assurdi 
non si possono imputare all'egregio senatore Todaro, il quale 
non niega Pesistenza delle cause flnali, ma si tien pago di 
sottrarle alia considerazione scientiflca. Rispondiamo primie- 
ramente, che, come appare da tutto il discorso, egli si fa lo- 
datore e patrono della sentenza de' materialisti : i quali negano 
recisamente le cause flnali in natura, e pero reca a colpa allo 
stesso Bacone non averle escluse 2 . In secondo luogo diciamo 
essere contro ogni ragione ammettere 1'esistenza delle cause 
finali, e non volere che siano oggetto della scienza. Oh che, la 
scienza non deve forse indagare tutte le cause, perche sia per- 
fetta? Dovra rimanersi dallo studiar quella che e la principale 
e da cui tutte le altre dipendono? 



VI. 



Ma, insistono i nostri avversarii, affermando, che nella que- 
stione delle cause finali, quando, a mo' d' esempio, si dice che 
1'occhio e fatto per vedere, le ali per volare ecc., si prende 
1'effetto per la causa. Non e egli il vedere un effetto dell'occhio, 
il volare un effetto delle ali? Chi ne dubita? Ma ci6 e veris- 
simO se si consider! la causa efflciente: per opposto, se si con- 
sideri la causa finale, siamo costretti di dire che 1'occhio e 
stato costruito in quel modo, e le ali in quell' altro, perche 
il primo possa vedere, e colle seconde si possa volare. Insorama 
una stessa cosa pu6 essere causa ed effetto in diverse or- 

1 Vedi TitEXDKi.EMirnG. Disquisizioni logictw IF, pag. 24. 
Pag. 18. 



B LE CAUSE FINALI 

dine '. Cosi i! Hno e causa noIPordine intonzionaln, in <|n.into, 
medianto la rognizione, muove 1'agento ad operate: ed e efr 
n>H'ordinp dell'esecuzione, in quanto 1'agente, adoperando i 
mezzi opportuni, lo reca in alto. Quando adunque il professor 
Todaro accusa il Cuvier di prender colla dottrina delle cause 
final! 1'effetto per la causa, non fa altro che ripetere un mero 
soflsraa proposto g& dallo Spinoza e dallo Strauss, e cui 
ogni scolaretto di logica saprebbe dissipare. Si (lira che per- 
che possa darsi direzionc ad un fine, si richiede intelligenza : 
e si dice vero, purche s'intenda che non gia ogni essere che 
opera secondo un fine, debba esso stesso essere intelligente, ma 
a tanto basti che sia diretto da un agente che sia tale. Quel 
battelletto a vapore che gremito di passeggeri fende le acque, 
che e una meraviglia, e superando destramente mille ostacoli, 
approda al porto bramato, non si rauove certamente a caso, si 
veramente ad un fine, e ci6 non per altro se non perche guidato 
da chi opera con intelligenza. Vuolsi adunque distinguere un 
doppio modo di operare per il fine: 1'uno conviene alia na- 
tura intellettuale, la quale conoscendo il fine sotto la ragion 
di fine e la proporzione di mezzi al medesimo, muove se stessa 
allo scopo che si propone: 1'altro conviene alia natura irra- 
gionevole, la quale tende bensi al fine, ma mossa e diretta da 
quella causa che le ha assegnato e lo scopo da raggiungere 
e i mezzi da adoperare. Propnum est, dice il grande Aqui- 
nate, naturae rationalis ul tendat in finem, quasi se agens 
et ducens ad ftnoti; natura vero irrationalis quasi ab alio 
acta vel ducla, .v/r<? in finem apprehensum si rut brntn nni 
malia, sive in finem non apprehensum, sicut ea quae omnino 
cognitione carent 2 . Dal che si fa manifesto non poter altri 
ammettere la finalita della natura, senza riconoscere ad un 
tempo la necessita di una suprema intelligenza che la go- 

> Gontingit secumiiim diveraa genera causarum idem reapectu eiu*dem 
6MO causa m et causatum ; sicut purgatio est causa sanitatia in genere causa 
i-flicientis, sanitas vero est catiMi |)iir^;itii.ni tiiu-uiuhim gontiB oamae h'nalis. 

Dbp. i),. V< i vn. 

nma th. 1 :' <. I a. 1. 



424 IL METODO SPERIMENTALK 

verni 1 : la qual conseguenza non potendo gli atei in alcuna 
guisa negare, per non consentire all' esistenza di Dio, von- 
nero nel farnetico di asserire, non esser altro le cause flnali 
che un parto della nostra immaginazione. Superfluo sara ora 
il notare, qual follia voglia essere il dire che lo studio delle 
cause flnali arresti la ricerca scientifica. Se la cosa cosi fosse, 
converrebbe inferirne, che cio che fa la scienza e 1' ignorarne 
le cause: il che dubito forte che il nostro professore sia per 
ammettere. 

N 7 on solo un cosi fatto studio non e di ostacolo alia ri- 
cerca scientifica, ma e quello che meglio lo promuove. Chi 
non sa, che, conosciuto il fine di una macchina, di un edifi- 
zio, di uno strumento, piii agevole torna il ravvisarne 1' in- 
gegno, la struttura, la disposizione delle parti, il lavorio? A 
giudizio di uon pochi, 1' Harvey e venuto in notizia della 
circolazione del sangue, in quella che stava indagando lo 
scopo che possono avere le valvole delle vene. Per avere 
poi il Cuvier, mediante il solo poll ice del piede, ricostruito 1'in- 
tero animale, Whewell tolse a dimostrare che dall' idea del 
fine mosse la nuova scienza detta Paleontologia. Vero e che, 
conosciuto il fine di una cosa, piii non ci 6 lecito sbizzarirci 
a nostra posta sul conto della medesima, piii non ci e con- 
cesso di proporre a nostro talento ogni fatta congettura in- 
torno alia sua natura ; ma, questo non e gia un arrestare la 
ricerca scientifica, ma un aiutarla, un dirigerla, un gover- 
narla. Quando altri e pervenuto a conoscere le cause efflcienti 
e materiali di alcuni corpi, senza dubbio non avra piu balia di 
fantasticar a suo piacimento intorno alia natura de'medesimi: 
si dovra dunque dedurne che la cognizione delle cause effi- 
cienti e materiali e anch' essa d' impedimento al progresso 



> Dicit (AnisroTELE) quod natura est de numero illarum causarum quae 
propter aliquid agunt. Et valet ad qtiaestionem de Providentia. Ea enim, 
quae non cognoscunt finem, non tendunt in finem nisi ut directa ab aliquo 
cognoscente, sicut sagitta a sagiltante : unde si natura operatur propter finem, 
necesse est quod ab aliquo intelligente ordinetur, quod est providentiae opus. 
(2 Phys. lect. 12). 



K I-K <\M >|; i IN.U.I 425 

Se cosi fosse, rijrnoran/a, come dicevamo poc' a 
sarebbe 1'unica via per fare le grandi scoperte. 

VII. 

M.i tant' e, gridano i materialist!, il metodo sperimentale, 
che solo scorge 1'uomo alia conoscenza delle cose, delle cause 
finali non cura; siano esse o non siano in natura, poco monta: il 
metodo sperimentale non ne ha mestieri. Non si puo proffe- 
rire errore piu solenne di questo. si lungi dal vero che un 
tal metodo, rettamente applicato, prescinda dalle cause flnali 
che, come saggiamente osserva Francesco Hettinger ! , ciascun 
esperimento e una prova della verita delle cause flnali. Ci 
dica in cortesia il professor Todaro: qual pro dal metodo 
sperimentale, se non in quanto ci rivela le leggi della natura? 
E si possono mai concepir leggi in natura, senza concepire la 
flnalita della medesima? Lo stesso nome di legge vale ordi- 
namento, ed ordinamento senza scopo e una contraddizione 
in termini. Che ^i pretende egli col moltiplicare gli esperi- 
menti? Di venire in cognizione della natura delle cose. Be- 
nissimo ; ma come pretender^ altri di venire per via de' me- 
desimi in cognizione della natura delle cose, se non suppo- 
nendo, che gli stessi fenomeni debbano avere le stesse cause, 
che un effetto costante debba avere una causa costante, che 
cio che succede per accidens, non suole intervenire che di 
rado? 

Or questo ed altri simili principii a che possono essi gio- 
vare, se si proclama che tutto e fortuito, e che natura opra 
a casaccio? 

N6 vale il rispondere che il metodo speriraentale non ab- 
bisogna delle cause flnali, siccome quello che nelle cause ef- 
flcienti, cui indaga, trova la ragione di tutti i fenomeni. Sap- 
piamo che i materialisti cio dicendo s'avvisano di essere usciti da 
ogni impaccio; ma in verita, chi ben 'Ta, non dicono che 

una scempiaggine di cui dovrebbero arrossire. Che direbbe 

1 Apologia del Cristianesimo, c. IV, vol. I. 



426 IL METODO SPERIMENTALE 

ella, signor professore, di colui il quale interrogate del per- 
che il tal ediflzio e riuscito si bello, si maestoso, si perfetto 
in ogni sua parte, rispondesse, ci6 essere avvenuto, perche 
gli arteflci hanno disposto cosi e non altriraenti i mattoni ed 
i marmi? Non lo terrebbe ella in conto di uno scimunito? E 
pure secondo la sua teoria dovrebbe star pago ad una tale 
risposta, siccome sapientissiraa : poiche alia fin fine quegli 
avrebbe assegnato la causa efflciente dell' ediflzio. 

Veniamo al fatto nostro. Noi interroghiamo i materialist! : 
ond' e, che le piante, gli animali fanno costantemente le tali 
e tali operazioni, a cui sono annesse quelle molteplici utilita? 
Ci rispondono: perche natura cosi ha fatto le piante e gli 
animali. Bella soluzione in vero ! Questo e un pigliarsi giuoco 
de' prossimi, riputandoli tanti sciocchi. Si arrabatti altri 
quanto vuole, si stilli il cervello a sua posta, nella sola causa 
efflciente non potra giammai trovare la ragione della bonta, 
della convenienza, dell'ordine che splende nell'effetto. Ei con- 
vien aver ricorso all' idea, all' intendimento che ha guidato 
1'artefice per trovar una tale ragione. 

Perciocche chi non vede, che, se non si ricorre air idea, al- 
T intendimento dell' artefice, sempre rimane ad interrogare, 
perche mai la causa efflciente abbia operato in questo modo 
piuttosto che in un altro? Ecco come 1'Angelico Dottor S. Tom- 
maso svolge a meraviglia bene questo nostro discorso : Gli 
antichissimi filosofl (quelli cioe della scuola lonica) non am- 
misero, dice egli, altro che la causa materiale ; ond' e, che 
non riconoscendo la causa efflciente, neppur poterono ricono- 
scere il fine, il quale non e causa se non in quanto muove 
1'agente. I filosofi che immediatamente tennero lor dietro, po- 
nevano la causa agente, ma della causa finale non facevan 
motto. E secondo gli uni e gli altri tutte le cose seguivano 
di necessita, in virtu della causa agente e mater iale. Ma cotal 
dottrina cosi vien riprovata dalla sana filosofia. Perciocche 
la causa materiale ed agente sono bensi aU'efletto causa del 
suo essere: ma sono tutt' altro che sufficient! per produrre 
nel medesimo quella perfezione, ordine e convenienza in forza 



<lll;i <|iiale esso perscveri nel suo stato e possa essere di gio- 
vamento altrui '. 

Stringiamo dunque 1'argomento a questo modo. La causa 
efficiente, in cut si vuol ritrovare la ragione dei fenomeni 
cosi e cosi ordinati, o opera liberamente, ovvero di necessita. 
Opera essa liberamente ? Dunque mossa da fine: da che ove 
e liberta, ivi 6 intelligenza: e dove e intelligenza, ivi 6 ope- 
razione secondo il fine; e sarebbe da pazzo, dice Aristotele, il 
pur dubitare se una cagione operante con conoscenza abbia 
in mira quegli effetti, che alia sua operazione sono ancbe 
solo ordinariamente e regolarraente congiunti. Opera essa di 
necessita? Dunque convent render ragione di una tale ne- 
cessita. 

Perche e essa determinata ad operare in tal modo anziche 
in un altro? Se non si vuol rinunziare al principio di causa- 
lita, bisogna pur trovar la ragione di tali determinazioni. 
Dove si troveru? In un'altra causa efficiente? sarerarao da 
capo: di questa istessa chiedererao so si muove liberamente, 
o per necessita. Nella materia forse? Molto meno: essa e in- 
determinatissima: puo rivestire innumerevoli forme: andar 
soggetta a mille svariati raovimenti. E follia il voler trovar 
nella medesima la ragione di una data forza, di un deter- 
minate movimento. 

Sarebbe un medesimo che se altri volesse ritrovar nei.co- 
lori la ragione sufficiente della bellezza che rifulge nelle pit- 
ture d 1 un Raffaello, o nei mattoni e nei marmi il motivo 
adeguato deir eleganza e maesta che s' amraira negli ediflzii 
d' un Michelangelo; essendo manifestissimo che come quelli 
potevano esser usati di modo da uscirne fuora un mostro, 

1 Anti<|iii--imi (thilosophi tan turn posuerunt causam materialem ; undo 
cum non pone rent causam spentem, nee potiierunt ponere fincm, i|ii;ic non 
et causa nisi in quantum movet agentem. Alii autem potcriore ponehant 
causani agentem nihil dicentea de causa linali. Et secundum utroque omnia 
procedebant de necessitate causarum praecedcntiiuu vel materiae vcl ag< 
Sed ! tio hoc modo a philoaophis iiuprobatur. Causae enim rnatcrialia 

et agens, in quantum huiuamodi, Bunt efTectui causa essendi, non auti'in 
sutlii iniit ad causandam bonitatem in efTectu, secundum quam sit convenient, 
et in suipsiim ut |K n...ni.-rf possit, et in aliis, ut opituletur. (Qq. disp. de 
Ver. q. 5, a. 1). 






428 IL METODO SPERIMENTALE 

cosi questi esser disposti in guisa da formarsene un cumulo 
qualsiasi di macerie. 

Se non che il ch. prof. Todaro soggiunge che per istabilire 
una teoria scientiflcamente, bisogna partire dal concetto del 
necessario, che e la conseguenza deir irapero della legge l . 
Ottiraamente detto ! Non sapremmo come meglio esprimer la 
cosa. Ma non sappiamo allo stesso tempo comprendere, come 
mai non vegga che la necessita, che e conseguenza di una 
legge, possa concepirsi senza una finalita. Kant * stesso di- 
chiara che le leggi della natura hanno per fondamento la fi- 
nalita interna, tolta la quale, non si da necessita, nfe ordine. 

Mostrano per tanto fino all'evidenza di ignorare che cosa 
sia metodo sperimentale, coloro i quali dicono che esso delle 
cause finali non ha mestieri, anzi le rigetta come inutili e 
nocive alia scienza. 

VIII. 

Ma 1'egregio senatore crede di poterci provare invittamente 
che il metodo sperimentale patisce incaglio dalla dottrina 
delle cause finali, ne puo con essa conciliarsi. Infatti, prose- 
gue egli, finchfe si diceva cogli scolastici che la pietra cadeva, 
perche ad essa era utile di risiedere sulla terra, oppure, in- 
fondendo un sentimento umano alia natura, si diceva che 
questa avesse orrore del vuoto, non era possibile di venire 
alia scoperta della legge di gravitazione universale e di tutte 
le altre leggi secondarie ad essa collegate 3 . > Mirabil razio- 
cinio in vero! Altri s'inganna nell' assegnare il fine di un 
movimento, di un'operazione; dunque, deve inferirsene, la dot- 
trina dolle cause finali 6 nociva alia scienza. Come scende, si- 
gnor professore, la conseguenza? 

Comprendiamo ottimamente, che se un medico aflerma la 
tal medicina esser utile per una infermita, laddove giova ad 
un'altra alia prima contraria, mal potra investigare e de- 
durre la natura della predetta medicina: ma chi se non uno 
sciocco dira, non doversi studiare lo scopo a cui tende un 
medicamento, per non errare sulla natura di tal medicina? 

* Pag. 12. Kritik der Urtheilskraft 62-63. 3 Pag. 12. 



poniamo dunque pure che gli scolastici, con quelle parol.% 
non intendessero gia solo di signiflcare il fatto stcsso del cader 
della pietra e TefTetto che ne segue del rimanersi in terra, 
come cose richieste dalla natura e dalle circostanze (da che 

che 6 richiesto dalla natura di una cosa si dice dagli sco- 
lastici utile alia medesima), ma che veramente volessero ren- 
dere 1'intima ed universale ragione del fatto; ci6 che prove- 
rebbe? Che essi avrebbero errato, e nulla piu. Che il Darwin 
mal s'avviasse, introducendo nel suo sistema la scolta delle 
variazioni utili, ne conveniamo: il professor Todaro ha ogni 
diritto di rimproverarglielo, come fa: essendo una contratl- 
dizione manifesta Tammettere una tal scelta, la quale suppone 
quelle cause flnali per cui escludere fu messa in campo quella 
dottrina. Di qui nondimeno non segue che dette cause flnali 
in natura non esistano, e che lo studiarle sia d' impedimento- 
al scientiflco progresso. 

Vorremmo poi sapere dall' egregio senatore, dove egli abbia 
trovato che gli scolastici dicendo, la natura aver orrore del 
vuoto, intendessero d'infonderle un sentimento umano. Noi 
abbiain serapre creduto finora che quando si dice, che i prati 
ridono, che la terra esulta, che il mare infellonisce e cose 
simili, si favellasse per metafora: bisognera quinci innanzi 
pensare che con tali detti si voglia infondere un sentimento 
umano ai prati, alia terra al mare. Su via parliamo da senno. 
Qual meraviglia che uomini i quali si mostrano cotanto ignari 
delle dottrine scolastiche, da affermare che le medesime attri- 
buissero sensi umani alia natura inanimata, ne discorrano 
poi con tan to spregio e vilipendio? Qual meraviglia che i 
cosi fatti ripudiino ogni causalita finale della natura, come 
cosa contraria alF esperienza? Qual meraviglia che costoro 
levino al cielo il danvinismo, come uno de' piu mirabili trovati 
della scienza moderna, laddove considerate secondo i dettami 
della logica esso 6 in verita quanto di piu assurdo si possa 
flngere per denigrare T uoino? Ma di si importante argomento 
ci proponiamo di parlare in un altro articolo, nel quale esa- 
mineremo le altre due asserzioni del professor Todaro : delle 
<lu<> prime basti il fln qui detto. 



AL DOMANI DEL DILUVLO 

RACCONTO PREISTORICO 



I. 

LA PRIMAVERA DELLA CIVILTA 

I primi rinnovatori dell' umana progenie sulla superflcie 
del nostro pianeta, dopo Puniversale cataclisraa che 1'aveva 
distrutta, scendevano dalle pendici dei monti Ararat. Noe li 
guidava. Venivano avvisando ora un poggio, ora un alto 
piano tra gF immani scaglioni delle montagne, onde le acque 
si erano teste ritirate. Quivi piantavano le tende, per passarvi 
le ore piii calde, e pascolare gli scarsi armenti sulle prata, 
che cominciavano qui e colk a rinverzicare di erbette pur 
mo' nate de' semi lasciativi dalle stesse acque diluviane. Sulle 
prode meglio rasciutte, trascorso il giorno, pernottavano, go- 
dendo P aure ritemperate, e il cielo flnalmente tomato sereno. 
Quanti ricordi del mondo antidiluviano, perito, quanti disegni 
per Pavvenire, si affollavano nell'animo dei flgliuoli di Noe, 
e delle famiglie loro ! L' universe, quanto e ampio tra le quattro 
plaghe dell' orizzonte, appariva loro quasi un fondo loro con- 
cesso da Dio, per isfruttarlo come proprio, e condurvi giorni 
felici e santi, sotto lo sguardo vigile del cinquecentenario ve- 
gliardo, Re e sacerdote ad un tempo, scienziato e artista, padre 
del novello genere umano. Nei terreni piu felici, a buona guar- 
datura di cielo, le posate si prolungavano i mesi e gli anni. 
Allora si affldavano ai campi le conservate semenze del mondo 
anteriore e si mietevano le biade del mondo novello. Vi pian- 



I. LA PRIM I TA 431 

tavano fruttoti, e ne aspettavano lift:im<>nt>. a grando ;i 
i tiori e le poma; se pure, come la colomba svolata dallV 
non si abbattevano in novelli rimessiticci, gik rigogliosi 
ceppi del tompo antico. 

Cos! le prime caravane noetiche venivano pellegrinando, 
Iddio sa quanti anni. Lasciavano forse a' luoghi colti, giovani 
famiglie a conservarli, e il grosso del popolo continuava a tra- 
sportare le stanze al basso, verso il piii vasto e dovizioso ba- 
cino del mondo, formato di pianure e di valli, cui irrigano 
quinci il Tigri e quindi 1'Eufrate. Quivi le gia poche famiglie 
vaganti nelle insenature dei colli, crebbero in tribrt numerose, 
perche la strabocchevole uberta del stiolo, gli agi della vita, 
e la benedizione di Colui che aveva detto: Crescete e molti- 
plicatevi e riempite la terra, conferivano una fecondit ma- 
ravigliosa ai maritaggi. Ne era gia quella una moltitudine 
godente spensieratameote della facile abbondanza. Forma vano 
anzi un popolo disciplinato, vivo alle speculazioni della scienza, 
esperto dei nobtli artiflcii che sorreggono e aggentiliscono 
1'umano convitto. Erano i naturali eredi delle tradizioni di 
Caino, primo architettore di citta, di Enos primo ad ordinare 
le cerimonie del culto, di Jabel primo ad insegnare la coltura 
de' campi e la pastorizia, di Jubal il musicista primitive, e in- 
ventore degli strumenti da fiato e da tasto, di Tubalcain primo 
a cercare nelle viscere della terra il rame e il ferro, e do- 
marli col martello nella fucina. Nelle centinaia d'.inni che 
ogni uomo passava col padre e cogli avi, imparava gli arcani 
della scienza antica, s'impratichiva dei ritrovati dei tempi 
trascorsi, e alle altrui conoscenze aggiugneva le sue, tesori 
accumulati a tesori. 

Allorche nelle pianure del Sennaar i discendenti di Noe si 
videro e si contarono, fu loro facile intendere che fra poco 
loro non basterebbero pift le terre che coltivavano, e loro sa- 
rebbe d* uopo cercare novelle patrie in novelle contrade. - 
Ma prima di separarci, si dicevano Tun 1'altro, fondiamo qui 
una citta, e nella citta una torre, che levando al cielo la 
fronte ricordi alle genti avvenire il nostro nome. Non si 



432 AL DOMANI DEL DILUVIO 

pens6 ad erigere un tempio a Dio, comun padre, non a dedi- 
cargli un altare, no : presi da folle orgoglio ambivano 1' onor 
vano per se stessi: Celebremus nomen nostrum. Forse il di- 
segno veniva dai Figliuoli degli uomini, che anche nel campo 
di Sennaar tornavano a pullulare mescolati ai Figliuoli di Dio. 
Una mattina, tornando i manovali all' opera, che gia saliva 
altissiraa, si avvidero che ogni uomo parlava una favella ignota 
al suo compagno di lavoro. Riconobbero il raeritato castigo; 
ristette la fabbrica; il popolo cominci6 a sciamare verso nuove 
dimore, naturalmente diviso secondo famiglie e tribu d' un 
sangue e d'un linguaggio. Le letterature oggidi piu progre- 
dite e le scoperte moderne ci additano la seconda culla del 
genere umano nelle pianure fra 1' Eufrate e il Tigri, la prima 
citta posdiluviana in Bab-ilu, delta poi Babilonia, presso le 
cui immense ruine torreggiano gli avanzi della non finita 
torre di Babele. 

Le varie genti trattanto prendevano possesso della terra: 
era la primavera dell' umanita rinata. Certi filosofi idioti in 
tempo recente ci venivano oracolando che i nostri primi trae- 
van la vita vagolando per le selve, poco meglio sociabili che 
il castoro ed il bisonte ; e a' di nostri peggio ancora vaneg- 
giando i dottori delle nostre universita, ambirono di chiamarsi 
figli degli urangutanghi e dei macacchi, anzi che confessarsi 
figli di Adamo, che fu figlio di Dio, qui fuit Dei. E specula- 
rono che gli antenati del genere umano abitassero per case 
ta spelonche alpestri, si procacciassero il cibo grufolando car- 
poni sotto le querce, e aspettassero intanto che i loro artigli 
si foggiassero in mani e piedi, e il. loro grugno si modellasse 
in volto di bestia piu gentile. E non prevedevano quegli 
scienziati di scienza ottusa, che a schernire le loro ambizioni 
vigliacche appunto a' di nostri sorgerebbe la storia arcaica, 
appoggiata a forse centomila monumenti di Mesopotamia, 
d' Egitto, d' altre contrade, a raccontarci la primavera del 
mondo primitivo. I marmi, le terre cotte, i bronzi coevi a 
quella stagione, come che non ci dicano ne 1'anno loro n& il 
secolo, pure gridano alto, che le aurore delle prime civilta bril- 



I. I \ i DELLA C1VII 433 

i.\ luminose quanto il raori^io dollo civilta odierne. I 
iiti, die furono per avventura i primi a volger le spalle 
alia sciagurata piramide di Habolo, un' a lira simile ne edifl- 
cavano poco di poi, sullo stesso disegno, all'occidente del Sen- 
naar, al di la dell'Arabia e del mar Rosso nella valle del 
Nilo. Quando? Non vi 6 data. Ma certo nella primavera del 
mondo, non molto lontano dall' epoca diluviana, forse un bel 
quaranta secoli prima dell' era cristiana. 

Altre sorelle quivi sorgevano in non lontano processo di 
tempo, piramidi sopra i cui massi il primitive genio dcll'uomo 
faceva parlare la religione vera. Esso consacrava a Dio quelle 
opere immortali, a compiere le quali si davano la mano le 
arti e le scienze piu progredite, la meccanica, la matematica, 
rastronomia. Tan to non eran selvaggi gli uomini" nella prima- 
vera del mondo ! I due maggiori imperi deH'antichitA remota, 
Egitto e Babilonia, non avevan peranco dimenticato le tradi- 
zioni divine. Avveniva a un dipresso il medesimo nell' India, 
nella China, nelle terre che poi furono 1' Ellade e T Italia, in 
generate in ogni luogo ove prese stanza la stirpe umana. E 
quando 1' apostasia si propago nelle genti, quelle tradizioni 
rimasero tuttavia tra i sapienti a guisa di scienza acroama- 
tica, nel volgo a modo di vago sentimento esoterico. Ciascun 
popolo e ciascun individuo professava della religione vera 
quel piu o quel meno, cbe gl' insegnava la educazione locale, 
o cbe gli ragionava in cuore il lume divino. Le passion i umane, 
com' era naturale all' uomo caduto, dopo corrotta la dottrina 
monoteistica e la legge morale che ne sgorgava, spingevano 
gli uomini al politeismo, e flno al piu abbielto feticismo ; e la 
pratica morale deturpavano sino a consacrare il vizio ai numi 
vi/.iosi (la prostituzione sacra fu comunissima nella gentilita, 
quale ora la risuscita la massoneria) : ma non giunsero mai 
a svellere dagli umani petti i dettami general! impressivi dal 
Creatore: riverenza alia Divinita, speranza di premio in una 
vita, dopo la morte, immortale, terrore di castigo, giusta il 
merito delle azioni ; quindi 1'onore renduto ai virtuosi, il bia- 
simo ai malvagi, e riconosoiuti i grandi doveri di som: 

w XV, vol. Ill, f<uc. : M 11 offofto 189*. 



434 AL DOMANI DEL DILUVIO 

sione ai maggiori, di giustizia cogli eguali, di amori onosti, 
di beneflcenza, di perdono delle offese, di rispetto alle tombe. 
Quali che fossero gli oltraggi di fatto recati a Dio e alia sua 
legge, tale e non altra rimaneva la coscienza pubblica e la 
privata. 

Da questo fondo di religione, indelebile nel cuore umano, 
germogliava la radice della possibile salvazione eterna di cia- 
scun mortale; da questo prosperava la civilta delle nazioni. 
Piti civile riusciva il popolo, che piu serbava dei santi prin- 
cipii, piu barbaro quello che piu se ne scostava, selvaggio ai 
tutto quello che quasi al tutto gli obliterava. Tra questi ul- 
timi solamente sono da cercare le eta della pietra e del rame 
e del ferro; non gia in tutti i popoli indistintamente. Ben e 
vero pur tro'ppo, che spesso insieme si collegavano civilta e 
barbaric; lustro esterno di arti, di scienze, d' istituzioni, e 
fradicio profondo di corauni costumi. Non poteva altriraenti 
seguire, attesa la corruzione delFumana natura, e il deficiente 
freno della religione vera. Cosi fu in Egitto, a Babilonia, in 
Grecia, a Roma, cosi per tutto; cosi veggiarao avverarsi og- 
gidi proporzionalraente, nelle nazioni, ove i governi, divenuti 
apostati, infelloniscono contro il cristianesimo. Ma sempre ri- 
mane incontrastabile, che il supporre una eta di uomini ge- 
neralmente selvatici, quasi naturale stato primordiale, e fan- 
tasia di iqsensati, stupidamente ignari della storia umana. 

Gia nelle prime e piu vetuste memorie del mondo TEgitto 
appariva maraviglioso di materiale civilta, politico di fine ac- 
corgimento, legislatore austero, economista avveduto, guer- 
riero disciplinato, mercatante industrioso, architetto e inge- 
gnere ardito, agricoltore, artista, scienziato, estimatore pas- 
sionato dei libri e delle biblioteche. Al tempo medesimo che 
nella valle del Nilo cresceva tanto incivilimento, un niente 
inferiore ne dissimile floriva dal fondo della Mesopotamia. E 
questo esce oggigiorno alia luce, colla sua storia scritta in 
caratteri cuneiformi, bella di quaranta secoli di splendori, da 
paragonarsi colle civilta greca e latina. Insomma,la citta umana, 
al dimani del diluvio, nacque non bambina, ma gigante. Una 



I LA PRIMAVERA DELLA CIVILTA 435 

oosa \o nianc.i: la esatta cronologia. I suoi thai, benche atte- 
stati da' monumenti contemporanei e irrcfragabili, ondeggiano 
nel vano di molti secoli. Ma ben si pu6 affermare, che q 
ii- iniTanni priraa di Cristo, regnava a Bab-ilu il re Saga- 
ractia o Sargon 1'Antico, e dalla metropoli sua stendeva lo 
scettro dal golfo Persico alle montagne dell'Armenia. 

Ne il rearae di Sargon era quello d'uno sceicco arabo che 
corre per sua la distesa del deserto; nel suo regno sor- 
gevano citta ampie, murate, torreggianti di templi e di pa- 
lagi, Erech, e Accad, e Calanne, fondate come Babilonia, da 
Nembrot figlio di Cus, flglio di Cam, flglio di Noe; ed Ellasar, 
antica di tempo e grande; ed Eridu fortissima, al confluente 
del Tigri e dell'Eufrate; e Larsam, e ISMpur, un tempo citta 
regali ; e Sippara, la citt dei libri e la regina delle bibliote- 
che; e Resen, mentovata piu secoli dopo da Mose, allora non 
anche nato; e Gale, da Mos6 distinta colPaggiunto di cilia 
grande; e Tello, gi florida di arti belle e di lusso sfoggiato; 
e Ninive che poi agguagli6 e vinse Babilonia; e Ur popolosa 
e possente lunghi secoli prima che dal suo seno emigrasse il 
suo piu famoso cittadino, Abramo flgliuol di Tare, e padre dei 
credenti. E qui piu che altrove si veniva conservando il fuoco 
sacro della religione priraitiva, dalla stirpe delta degli Arfas- 
sidi da Arfassad figliuolo di Sem. Vi erano gli apostati, ma vi 
erano altresi i fedeli. 

Di ricchezze e di agi floriva il vasto impero di Sargon. Fe- 
race il suolo e coltivato da un popolo di sangue schietto, di 
membra salde, di mente svegliata e culta, di vita longeva piii 
e meglio che ne' secoli nostri. II coltivatore assirocaldeo ve- 
deva sorgere con poca fatica piene campate di sesamo e di 
sorgo e di orzo incredibilmente rigogliose, mieteva frumenti 
che gli rispondevano flno al trecento per uno. Ne' pressi in- 
torno al casolare gli maturavano frutti squisiti, le melarance, 
i cedrati, le uve eccellenti pel vino, i fichi, le raelagrane, le 
carube, le albicocche, le olive; e lussuriava negli orti una rara 
varieta di ortaggi. Nelle pingui pascione delle valli, e nelle 
pianure ombrate da vere selve di palmizii nutriva annonti di 



AL DOMANI DEL DILUVIO 

buoi, di pecore, di capre, di caramelli a due gobbe, e di briosi 
cavalli. La gioventu balda e rubesta, non istancheggiata dal 
soverchio lavoro de' campi, si praticava alle fazioni militari, 
facendo le prime arrai contro le flere delle forester ed era 
sollazzo ai nipoti di Nembrot, il robusto Cacciatore, affrontare il 
toro selvatico, 1'elefante, il leone. 

Tutt'altra vita, e pur gaia si viveva nelle cittk quasi tutte 
lunghesso ai fiumi. Era bello vedere alle calate il numeroso 
barchereccio minuto, inteso a traghettare i popoli da sponda 
a sponda, poiche rarissimi erano i ponti; il naviglio da pesca 
e da traffico avvivava tutti i corsi d'acqua o flurai o canali, 
trasportando viveri e merci alle cittadinanze agiate; nelle 
insenature de' fiumi, quasi in porti sicuri, fondeggiavano le 
navi di maggior corpo, attrezzate alia navigazione di alto mare. 
Perche la Mesopotamia incettava nell' India frutti, perle, bal- 
sami, profumi ; e chiedeva fino alle montagne del golfo Sinai- 
tico, lastre di pietra per le sue iscrizioni, e massi enormi di 
diorite, per istatuare i suoi colossi. 

Per fabbricare, no, non chiedeva nulla ai monti. A' suoi 
edifizii presceglieva il mattone, non solo nella Caldea, ove il 
pietrame scarseggia, ma ben anco nelle terre montane del- 
1'Alto Tigri, ove abbonda. II mattone lo modellava netto, lo 
segnava di note scritte, lo coceva a gran fuoco. Con questo 
manevole materiale, come gik aveva erette le basi della torre 
di Babele, ergeva le dighe ai fiumi, i baluardi e le mura alle 
citta, e dentro le cinte murate le sue zigurrat piramidali, e 
i palagi piu simili a citt& che a case. Nelle popolose contrade 
si vedeva per ogni parte formare mattoni, tutti simili ed eguali, 
e una moltitudine di carradori occupati a vettureggiarli. Al- 
tri recavano il bitume dalle naturali sorgive de' pozzi: era il 
cemento. 

Ne in citt& ne in contado abbonda va 1'ozio. E chi avesse 
potuto librarsi a volo, e dall'alto abbracciare d'un gitto d'oc- 
chio 1' impero Assirocaldeo nei primi suoi splendori, avrebbe 
veduto una moltitudine innumerable che ne animava la su- 
perficie, tutta senza posa ne requie intenta al lavoro. . Tutto 



I. LA PRIMAVKRA DELLA C ! 

ra operazione energica, e prosperity crescei i reggia 

il Sar di Bab-ilu, sar del paese d'Accad, sar del paese de'Su- 
miri, sar delle Quattro regioni, sedeva a consiglio, e coi grand! 
ufliciuli del regno minutava trattati di federazione COD na- 
zioni rimote, o preparava cartelli di guerra. Pompe e sacri- 
flcii si avvicendavano nei templi; le offlcine assordavano dei 
loro martelli il vicinato; nelle case traboccava 1'abbondanza 
del necessario alia vita ed ai piaceri ; 1* oro e 1' argento (in 
pani, non monetato) dei tributi ingombrava le casse del pub- 
blico erario. Se ti affacciavi alle campagne, anche lontane 
dall'abitato, ancbe deserte, v' incontravi gli architetti idrau- 
lici che vi tracciavano canali per fecondarle. I canali irriga- 
tori si chiamarono benedizioni. 

E la notte ancora non passava interamente inoperosa. 
Perche, mentre numerose guardie battevano le strade interne 
e gli spaldi delle mura, vegliavano silenziosi i sapienti, i cosi 
detti maghi caldei, sulle aeree logge de' templi, a calcolare il 
corso degli astri e i fenomeni del flrmamento. Negli scavi as- 
siri fu trovata anche una gran lente di cristallo : forse aveva 
servito agli astronomi del suo tempo. I loro computi poi e 
presagi i savii deponevano sulle lastre di terracotta, che erano 
i loro libri, e i libri serbavano gelosamente nelle pubbliche 
biblioteche. Perche, giova ripeterlo, quei pretesi selvaggi delle 
eta preistoriche, erano vaghi di letture, e orgogliosi delle loro 
librerie, n6 piu n6 meno che un qualsiasi odierno custode 
della Vaticana. E molte pagine, scritte venti o trenta secoli 
prima dell' era cristiana, si leggono tuttavia nel secolo deci- 
monono dopo Cristo. Niun Plantino, niun Bodoni, niun Firmin 
Didot puo lusingarsi che le sue edizioni abbiano ad esser lette 
dopo altrettanti secoli. 

In quelle pagine appunto e glorioso il nome di Sargon 
TAntico e di Narajnsin suo figliuolo e successore. Sebbene 
non sia agevole flssare cronologicamente la sede di qt 
astri di prima grandezza nel cielo Assirocaldeo, si puo tut- 
tavia senza errore notabile collocarli cosi vagamente ne 1 priini 
secoli della societa umana. Brillavano gia prii Romani 



438 AL DOMANI DEL DILUVIO 

contassero gli anni per Consolati, prima che i Greci nume- 
rassero le Olirapiadi, prima che Mosfc scrivesse la priraa pa- 
rola della Bibbia : Da principle Iddio creb il cielo e la terra; 
brillavano priraa che Abrarao fosse partito da Ur della Caldea ; 
brillavano nell'eta della prima vera del mondo. 



II. 

UNA NEBBIA IN PRIMAVERA 

Anche la primavera soffre talora le sue nebbie. Sargon il 
gran Re, re di Babilonia, re di Accad, re di Sumer, re delle 
Quattro regioni, al colmo della prosperita e della gloria, non 
era senza qualche apprensione di una guerra, forse inevita- 
bile neU'estremo confine dell' impero. Non era gia che paven- 
tasse di esito infelice nella guerra, no ; ma gli riusciva oltre- 
modo importuno, il dovere sospendere i disegni che allora 
accarezzava, di assestamenti per la stabilita del trono, e di 
migliorie importanti al benessere de' suoi Stati. Riceveva in 
quei giorni le solenni ambascerie annuali dei popoli tributarii, 
sia dei paesi occidentali verso il mare Mediterraneo, sia delle 
regioni bellicose del Settentrione ; e le riceveva adagiato so- 
lennemente sul trono d'oro, protetto dagli ampli flabelli gem- 
mati, e circondato da splendido consesso di cortigiani, di go- 
vernatori di province, di grandi ufflciali di ogni ragione. Pa- 
reva sopra pensiero e distratto nell' ascoltare le arringhe degli 
oratori, i quali, per mostra di sommissione, il complimentavano 
con lodi presso che divine, e lo sommergevano in un mare di 
adorazioni ; lasciava passare senza far segno di avvedersi, le 
offerte di oro, di argento, di rame, di ferro, che i legati ram- 
mentavano, e dicevano avere deposte nelle mani del ministro 
dei tributi. Questi era alia presenza, ritto dinanzi al suo Re, 
e teneva alia mano le tavolette, nelle quali leggeva il nome 
di ciascun tributario, e il genere e la qualita di tribute a cui 
era sottoposto per virtu dei trattati, e, subito dopo, riscon- 



II. UNA NKBBIA IN i KIMAVERA 439 

trava il d<-l>ito colla nota particolareggiata di quanto avesse 
effettivamente consegoato. 

Durante tutta la legale cerimonia il Monarca teneva il 
raento c il volto infossato nella copiosa barba, che gli cumu- 
lava il petto, a fltti cannelloni inanellata. In fine si riscosse, 
e senza soverchio snodarsi in dimostrazioni di benigno so- 
prassovrano, dichiar6 di tenere per saldati i debiti de' tribu- 
tarii present!, e licenzio 1' assemblea. Lo rodeva il pensiero 
della guerra. Cio si conobbe alia sera, quando, come soleva, 
accolse i cortigiani piu intimi a piacevole conversazione. -- lo 
non so che mi pensare, diceva egli, di questi miei alleati e tri- 
butarii; ma un cuore mi dice che qualche novita si prepara 
nelle confederazioni dei Moschi... oggi non sono comparsi. 

Peggio per loro! osserv6 Naramsin, che in queste se- 
rate era Tidolo della brigata, come colui che tutti riputavano 
vicino ad essere associate al trono. 

Peggio per loro, si : ma ora mi guasterebbe il correre 
alle loro montagne. E pure non sono d'animo di chiuder gli 
occhi su tali ritardi. Guai, se un vassallo non paga lealmente, 
a glorno flsso! Domani saranno due, tre, dieci: addio vas- 
sallaggio. 

Naramsin non voile farsi scorgere come ambizioso di co- 
mando militare; ma in cuor suo rugumava: Che bisogno di 
disagiarsi mio padre? A me basterebbe il fegato di piombare 
loro addosso, come Pavoltoio sui gallinacci dell'aia, e in meno 
di una settimana rimetterli in cervelio. 

Mentre tutti rimanevano sospesi e mutoli, aspettando che 
U Re mettesse sul tappeto qualche partito, il Tartan di destra, 
primo ministro di guerra, si fece animo di suggerire una sua 
idea: - testa (era il titolo usato), il vostro consiglio sara 
sempre rultimo e il migliore: ma, tanto per rischiarare la 
questione, mi sembra che si potrebbe far qualcosa di utile ed 
efflcace senza dare alFarmi. 

Spiegati meglio, disse il Re con favore. 
- lo dico, ripigli6 il Tartan, che senza disagio del gran 
Re, si potrebbe far venire il Prefetto di Ninive o i coraan- 



440 AL DOMANI DEL DILUVIO 

danti delle fortezze piu settentrionali a dare informazioni, 
prima che venga la stagione della guerra. Se qualcosa bolle 
in pentola, non si puo tanto dissimulare dai ribelli, che alcun 
indizio non se ne abbia: vi saranno preparativi nel regno dei 
Moschi, e nei loro alleati piu irrequieti d'ordinario, gli Etei, 
i Coramuk, i Nairi (Siria, Commagene, Armenia); e allora... 

Tutti questi indizii, disse il Re, gia ci sono. Lo stesso 
differire il tribute dei mille cavalli, e forse piu che un indizio. 

E allora, soggiunse il ministro della guerra, e da pre- 
venirli. 

Marciando sopra la capitale Mazaca? 

- Forse non e bisogno di tanto. 

- Che faresti? dimand6 il Re. 

Farei adunare a Ninive, o meglio piu vicino al nemico 
in Haran, un grosso di mille carri da battaglia, senza ben 
far sapere se minaccino Mazaca dei Moschi, o Carchemisc 
degli Etei, o altri. Cosi si sparge la fama che il gran Re sta 
alle vedette; chi ha il fradicio in casa, teme d'essere esso il 
preso di mira; ognuno capisce che non c' e da fare a fldanza 
per via di ribellione imprevista. Bastera forse la paura a fare 
sbollire gli umori ingrossati, e vostra Maesta udira forse 
presto Tannunzio che i cavalli del tribute gia sono in via alia 
volta di Babilonia. 

Cosi fosse, disse il Re, non molto persuaso. Ma io sento 
poca fantasia a sguernirmi d'un migliaio di carri, se non vi 
sono tratto proprio pei capelli. I miei carri con tutto il for- 
niraento da guerra, io li voglio avere sempre alia mano: e 
la raia strategica. E ora piu che mai, per via del torbido che 
cova sempre nell'Elam. Finche i rivoltosi sanno che Sargon 
pu6 volare loro addosso con Pintero sforzo dell'esercito, ne da 
presso ne da lungi nessuno osa levare la cresta. Se io di- 
videssi le forze, forse mi prenderebbero animo addosso, gli 
Elamiti di la dal Tigri, i Moschi di la dall'Eufrate. - 

Sfatato cosi dal Re il disegno del suo primo ufflciale di 
guerra, nessuno ardi piu di fiatare. Gia, non si sedeva ad un 
consiglio di guerra ; si bene in conversazione di veglia,. Sargon 



" ' I'.RA 

r6, corae soleva spesso e volentieri, nei disegni cho allora 
il toncvano occupatissimo, di novelle muni/ioni cho innalzava 
lungo 1'Fufrate, e di certi castelli nella Susiana ch'egli faceva 
arraare per tenere in rispetto quei popoli. Si chiacchiero delle 
novelle correnti, riferendo ciascuno le novitk udite dai proprii 
corrieri. E dopo confettato e beuto largamente, il Re si ritird. 

NVl ritirarsi disse a Naramsin: Diraani, di levala vai 
ad aspettarmi alia zigurrat... al Bit Saggatu, sai. Tu solo col 
tuo Ben Sale, e niun altro... E che non si sappia. 

Gran Re, sarai obbedito. 

Ma senti, ho qualcosa da dirti, prima che ci troviamo 
1 col tuo maestro. 

III. 

VICING AL TRONO 

Sargon trasse il figliuol suo ad un vasto androne, che ser- 
viva di vestibolo ai quartiere della Regina, ed era occupato 
dalla guardia del corpo. Entr6 nelle stanze, avendo congedato 
prima i famigliari del suo corteggio. Licenzi6 dall'anticamera 
le dame e le ancelle; e solo col figliuolosi fu alle stanze della 
moglie. Quivi voltosi a Naramsin, scatta di punto in bianco: 
Sai tu chi 6 Ben Sale? 

- Si, babbo: 6 il mio precettore. 

E non sai altro de' fatti suoi? 

So che 6 il Prefetto dei libri. 

- E non sai altro ? ripetfc il Re, quasi in atto di can- 
zonella. 

So tante altre cose, rispose celiando esso pure Naramsin ; 
so che fe un buffone finite, e quando si mette sulle celi< 
tutti smascellare dalle risa. 

- Bella scoperta! Cotesto lo sanno tutti, non e una prova 
del tuo acume. lo non so rendermi ragione, perchfc quest'oggi 
alia conversazione stesse 11 musonc musone, come se avesse 
dato la lingua al fabbro. 



442 AL DOMANI DEL DILUVIO 

- Patira UD poMa luna, osserv6 la Regina. 

Che? rispose Naramsin. Ben Sale non e uomo di lune: 
gli e fatto a quel modo, e raesso li. 

Ma tu, ripiglio il Re, lo credi uomo capace negli affari? 
Se avessi da propormi un consigliere nuovo, e lui nol fosse 
anche, me lo proporresti? Sentiamo un po' il parere della tua 
testina di giovinotto. 

- lo, rispose Naramsin, spero che mio padre non abbi- 
sogni ne del mio avviso, ne di un nuovo consigliere: ma se 
proprio dovessi scegliere un consigliere per me, Ben Sale sa- 
rebbe 1'uomo del mio cuore. Esso solo mi basterebbe per due, 
e lo farei ad un tempo mio Tartan di destra e mio Tartan di 
sinistra. 

Sorrise il Re della pensata del flgliuolo di tenersi un solo 
uomo a destra e a sinistra. Ma questa, in sentenza, era pro- 
prio T idea da lui vagheggiata, e che gli dava la misura del 
maturo giudizio di Naramsin. Soggiunse : - Dunque tu lo 
tieni per uomo di stocco, e il vorresti vicino a te? 

Sicuro, piu lui che niun altro. 

- Per udirlo motteggiare a destra e a sinistra, neh vero ? 

Voi, babbo, volete la berta de' fatti miei, disse Naramsin. 
II fatto e che colui sa essere tutto cio che vuol essere : pia- 
cevolone, serio, accorto ; e io lo credo per giunta uomo fedele 
a noi, alia vita alia morte. 

- Ecco un giudizietto, disse il Re con approvazione, che 
mostra che non hai il cervello sulla berretta. Si, Ben Sale e 
la miglior testa che abbiamo in tutto 1'impero, da Ur di Caldea 
fino alia frontiera dei Moschi. Se questo non era, io non te lo 
davo per precettore... Ma ormai deve finire la vita beata di 
suo scolare. Hai ventitre anni... 

- E svolti, aggiunse la Regina. 

Si, svolti, ventitre pei ventiquattro, continu6 Sargon; sei 
grande e grosso come i tori alati d' in fondo allo scalone, sei 
cacciatore emerito, sai cavalcare e far d'armi... Da due anni 
assisti a tutti i consigli di stato e di guerra. Sarebbe tempo 
che fossi uomo, e imparassi il mestiere di tuo padre. 



in. nCDfO AL TRO- 443 

Naramsin non capiva per Pappunto ove andasse 
il Re, e guatavalo peritoso, come chi intravvede qualcosa di 
grande e di nuovo, che tuttavia non arriva a chiarin\ La Re- 
gina, balzando dal suo seggio, gli avvinse le braccia al collo, 
e schioccando un sonoro bacio su quelle goto florenti. - 
vedi, flgliuol mio, che tuo padre ti vuole associare al trono? 
Commosso Naramsin e tremante, per risposta bacio la mano 
al padre. II quale, accarezzando ruvidamente qucl fiero maschio 
che era la sua gloria e la sua speranza Gia, aggiunse, ci6 
fara piacere alia mamma. E non dico mica, che non faccia 
piacere anche al babbo. Da molti anni sospiro il giorno di ban- 
dire a Babilonia, che Naramsin anche lui 6 Re di Bab-ilu, Re 
di Accad, Re di Sumer, Re delle Quattro regioni; e che il vec- 
chio Sargon si tira dall'un de' lati, a guardare ci6 che sa fare 
il suo bel figliuolaccio. 

E tenerlo magari un po j pel lembo della tunica, ag- 
giunse la madre. 

- Gia si capisce. lo non ebbi la fortuna, che avrai tu, 
caro Naramsin : io dovetti afferrar la fortuna pei capelli, e 
di primo acchito essere re fatto e verniciato. Tu farai T im- 
paraticcio. Prima di reggere il timone della gran barca, na- 
vigherai con un timoniere vecchio. Ma, bada, prima ancora 
di chiamarti re, abbiamo da prendere le nostre precauzioni. 

10 voglio le cose a modo, per bene tuo, e mio, e del regno. 
Non & mio parere, che di punto in bianco una bella mattina 
si debba gridare in piazza: Naramsin assiso sul trono col suo 
padre, e pa pa pa pa (Sargon imitava il gesto del trombet- 
tiore), e tutto fe fatto. Abbiamo da reggere il popolino sotto- 
messo e i grandi signori superbi. Io voglio che in quel giorno, 
per me fortunate, non sia solo il banditore a fare pa pa pa pa : 
ma tutto il popolo, grandi e piccoli, urli e tempesti, salutando 

11 tuo innalzamento, come una sua fortuna. 

E Naramsin, raodestamente : Per cotesto converrebbe 
che voi, babbo, m' imprestaste una serqua delle vostre vit- 
torie. 

Va' la, raio bel future collega, che non ce n'e bisogno. 



444 AL DOMANI DEL DILUVIO 

Niuno dimanda le vittorie a un giovane di ventiquattr'anni. 
Fai da giovane savio, discrete, prode al bisogno, vero amico del 
popolo. II popolo capisce per aria chi gli vuol bene per daddo- 
vero, e da re. Se quella canaglia dei Moschi non ci guastano 
le ova nel paniere, io in pochi mesi ti presento all' impero... 
ti fo desiderare, acclamare... E aliora, fiato alle trombe: Na- 
ramsin, re di Babilonia, re di Accad, re di Sumer, e di tutto 
quanto. II mio decreto e fatto e ferrao : ma tu non lo strom- 
bazzare. Lascia che ciascun lo aspetti e lo desideri.... Tutto 
e che i Moschi... 

Avete dunque informazioni urgenti, interruppe Na- 
ramsin. 

- Non te ne dar noia. Al bisogno, anche a questo fascio 
ho la sua ritortola. Invece di farti passeggiare nell' interno 
e nell' Egitto a prender moglie ... che non saresti uomo di 
fare la tua prima campagna alia testa del nostro esercito?... 
Non te la sentiresti di fare un po' da te, senza che babbo ti 
regga per le dande ?... Basta, ci penseremo. Decideremo il da 
farsi al Bit Saggatu... A dimani. 

Naramsin usci dalla presenza del padre e della madre, con 
un mondo di castelli in aria, che gli si ergevano dinanzi alia 
fantasia, 1' uno piii maraviglioso che 1'altro : 1'aspettazione 
errava in un orizzonte infinite. 



KIYISTA DELIA STAMPA 



i. 

Du Caucase an Golfe Persique a travers I'Armenie, le Kur- 
distan et la Mteopotamie 1 888- 1889, par P. MULLER-SI- 
MONIS. Relation suivie de Notices sur la Geographic et VHi- 
stoire Ancienne de VArmenie et les Inscriptions Cundi for- 
mes du Bassin de Van par II. HYVERNAT. Paris et Lyon, 
Delhomrae et Briguet editeurs, 1892. Un volume in-4 di 
pagine VIII-628. Prezzo: 35 fr. 

I libri di viaggi leggonsi serapre con diletto e profitto. 
Imperciocche le avventure, i pericoli, le ansie, come i piaceri 
e le sorprese, gF incontri e tutto ci6 che e nuovo ed inaspet- 
tato nella natura, ne' costumi ed usi de' diversi popoli non 
sono altrimenti una creazione della fantasia di chi scrive fole 
di romanzi, ma racconti di fatti storici e descrizioni di cose 
vere osservate ed intese con gli occhi e la mente del viaggia- 
tore. Laonde, chi legge ha un doppio vantaggio, F utile cioe 
della storia e il diletto del romanzo e della poesia. 

Ma non tutti i viaggi sono egualmente dilettosi, ne sono 
egualmente forniti di sapere e di altre belle qualita gli scrit- 
tori di viaggi. Quelli soltanto si tengono e sono eccellenti in 
questo genere, i quali sanno unire e con debita proporzione 
temperar F utile col dolce ; cotalchfc ne istruiscano solamente 
senza dilettare, ne solamente dilettino senza istruire. II perche 
noi siamo lieti di poter dichiarare che il racconto de' viaggi 
contenuto in questo splendido volume che annunziamo, ri- 
sponde pienamcntc al doppio fine di che abbiamo discorso. 
Infatti, la prima parte dove si narra e descrive il viaggio dal 



446 RIVISTA 

Caucaso al Golfo Persico attraverso I 1 'Armenia, il Kurdistan 
e la Mesopotamia, trova nel Rev. Sig. P. Muller-Simonis, come 
il tipo del viaggiatore perfetto, cosi 1' ideale del perfetto scrit- 
tore di viaggi. Di pari, il Rev. Sig. E. Hyvernat, autore della 
seconda parte, la quale ci da le Notizie intorno alia geogra- 
fia e la storia antica delV Armenia e le iscrizioni cuneiformi 
del bacino di Van, e un dotto Orientalista e gia noto per i 
suoi impareggiabili lavori di paleografla copta, e per la cono- 
scenza e 1' insegnaraento della storia e della lingua assira. 
Con queste due quanto amabili altrettanto espertissime e dotte 
guide, il piacere che sente il lettore seguendole nel lungo, 
vario e interessante viaggio, e cosi grande e di natura si no- 
bile, che tolto una volta in mano il volume, non si sa piu come 
staccarsene e deporlo. Aggiungi che al diletto della narrazione 
sempre viva, spigliata ed arguta, quello eziandio si unisce 
degli occhi, sotto i quali passano del continuo schizzi, figure e 
vedute d'ogni ragione, altre in fototipia, e ve n' ha 32, ed altre 
incise, e ve n' e la bellezza di un centinaio, oltre due carte 
geografiche, delle quali una grandissima e a quattro colori, e 
tutte e due commendevoli per singolare esattezza, come era 
richiesto dalla natura stessa e dall' importanza di un viaggio 
scientifico, qual era questo intrapreso da' nostri viaggiatori. 
Mercecchfe il Sig. Hyvernat aveva una missione scientiflca dal 
Governo francese, ed una iden'.ica il Sig. Muller-Simonis dal 
Governo deH'Alsazia-Lorena. 

Senonche un viaggio scientifico domanda in chi vi si ac- 
cinge, una lunga preparazione e solerte, sia leggendo gli al- 
trui viaggi negli stessi paesi che devono essere visitati, sia 
studiandone la storia, la letteratura e quanto altro li concerne 
sotto il rispetto geologico, fisico, orografico e idrografico, senza 
trascurare ci6 che riguarda i loro naturali prodotti e i com- 
merci. Ora i nostri viaggiatori, che si proponevano di veriflcare 
e rettificare il gik veduto e scritto dagli altri, specialmente nella 
parte geograflca e nella misura delle distanze, trovarono ben 
impiegato a siffatta preparazione un intero anno, e reffetto delle 
notizie nuove e delle parecchie rettificazioni che si leggono 



LA STAMP A I 17 

M. 1 lodato volume, con forma la necessita e 1'utilita grandis- 
sima de' loro studii previi al lungo e faticoso viaggio. Ma 
tutto il corredo de' prolissi studii poco giova quando a vin 
cere le gravi difflcolta e spesso non prevedute ne prevedibili 
nell'esecuzione del disegnato viaggio, manchi 1'ingegno pronto 
e 1'energia della volonta per affrontarle e trionfarne. Fortu- 
n.ttamente i nostri viaggiatori avevano acquistato in altri 
- i;igi in paesi lontani, l'espericn/a degli uomini e delle cose, 
donde poi il naturale coraggio anche ne' maggiori pericoli si 
appalesa con un certo contegno di animo tranquillo e imper- 
turbabile, che ba del sublime e agli stessi facinorosi assalitori 
ispira rispetto insieme e sgomento. 

Tante e si egregie doti naturali de' nostri viaggiatori no- 
bilita un doppio amore, quello della scienza e 1'altro pirt alto 
e divino, della religione cbe in essi manifestasi sempre e per 
tutto in opere e in parole. Di che 1'animo del lettore si sente 
corapreso di riverenza e di affetto per questi due valent uo- 
mini, ricchi d'ingegno e di fede, che senza ostentazione 1'am- 
maestrano, lo dilettano e lo rendono migliore ; che e pur bello 
ed utile apostolato. 

Lo scopo comune de' due viaggiatori era quello di esplo- 
rare i monumenti antichi; il particolare e proprio del sig. Hy- 

uat quello di rilevare esattamente le iscrizioni cuneiform!; 
per 1'uno e per 1'altro lo studio delle condizioni topografiche 
ed economiche de' paesi che visitavano. II c6mpito era grande 
e laborioso, trattandosi di vaste con trade ora di montagne al- 
ti>^ime ed ora di pianure desolate; qui senza acque e la con 
paludi d'aria pestilente; dove nevi, ghiacci e freddi intei. 
si mi, e dove caldo ed afa insopportabili. Sentieri oggi paurosi 
"su per precipizii, e domani larghi, fangosi, polverosi, e a per- 
correrli carri e veicoli di strane fogge e si disagiati da la- 
sciarti rotta la vita e nessun membro senza dolore. Agl' in- 
commodi del cammino convieneaggiungere le molestie, i fastulii, 
le pretensioni, le minacce, gli arbitrii, i soprusi, le infedeltfc 
delle guide, de' postiglioni, degli osti, degli ufflciali, de' go\ 
natori civili e militarise' loro compari nolla principal faccenda 



448 R1VISTA 

di smungere piu che possono i raalcapitati viaggiatori stra- 
nieri. La politica poi e la diplomazia diffldente e sospettosa 
de' Russi, il fare despotico con le infinite esigenze segreta- 
riesche, diedero loro di che esercitar la pazienza in tutti quoi 
paesi, ed eran molti, dove si stende ovvero il dominio ovvero 
Tinfluenza degli Czari. Dopo le quali cose e mestieri conchiu- 
dere quanto diversa sia la condizione di chi fa i viaggi scien- 
tifici, e di coloro che saporitamente se li leggono senza una 
fatica al mondo! 

Le contrade e citta visitate sono la Transcaucasia, Kuth- 
ais, Tiflis, parte del Caucaso fino a Wladikavkaz, il lago di 
Sevanga, uno de' tre dell'altipiano arraeno, Erivan. Nella Per- 
sia, Djulfa, Khoi, Khosrava, Urmiah col suo mare o lago, 1'al- 
tra valle del Gran Zab, Bachekaleh, il bacino di Van, dove 
i viaggiatori furono come spie, arrestati da' Turchi e dopo 
sei settimane di vessazioni e angherie di ogni genere, ebbero 
la libertk per 1' intramessa del Console russo. Ma tutto questo 
tempo di una lunga sosta involontaria riusci soprammodo pro- 
fittevole per lo studio accurate di quanto concerne Van, lago 
e citta, i suoi giardini, i costumi del popolo, le vicinanze e il 
clima. Segue il viaggio nel Kurdistan dove visitano Bitlis che 
n' e la cittk principale, e per Saird entrano nella valle del Ti- 
gri, lungo le cui sponde avanzano con grandi disagi e piogge 
continue fino all'isola dove sorge Djezireh. Finalmente dopo 
quattro giorni di navigazione, giungono a Mossul. Nella Me- 
sopotamia visitano Khorsabad, Nimrud, Kalaat-Scerkat, Bagh- 
dad, le rovine di Babilonia, Bassorah, donde prendono il mare 
per recarsi all' Indie. Ma il viaggio descritto in questo volume 
si termina al Golfo Persico. 

Di molta importanza e la parte che tien dietro al racconto 
del viaggio ed & storico-archeologica. In essa il dotto prof. Hy- 
vernat ci fornisce un breve e accurate sunto della storia an- 
tica d' Armenia, quale si puo raccogliere dalle iscrizioni cu- 
neiformi, e un catalogo di quelle trovate a Van, delle quali, 
altre rettifica quando mal copiate da' suoi predecessori, ed altre 
ne aggiunge di nuove da lui scoperte. Se 1' universale de 1 let- 



I, A STAMP A 

tori non pr diletto in queste notizie raccoltc 

sig. Hyvernat, i dotti vrt imente, specie gli Assiriolo^ri 
mo obbligo grande. 

Anche le Appendin meritano lode per la materia che con- 
tengono e il modo onde sono state compilate, ma piil d'ogni 
altra cosa ci piacque F Indice alfabetico delle materie, il quale 
rende pregevolissimo un lavoro gi& per s& degno di meritato 
encomio. Utile 6 FAppendice in cui il sig. Miiller-Simonis da 
pratici ammaestramenti per ben viaggiare ne' paesi d'Orient*-, 
e T altra che presenta FItinerario del viaggio. La lista degli 
Autori che si vogliono consultare intorno a' paesi visitati dai 
nostri viaggiatori, si pu6 dire se non compiuta, certo pvu che 
bastevole, anzi ricca. 

La nostra recensione di questa bella e dotta fatica dei 
sigg. Miiller-Siraonis e Hyvernat non poteva esser che brevo 
e fatta a modo di chi disegna a contorni, non di chi dipinge 
a colori. II piacere della pittura 6 riservato soltanto al lettore, 
che in queste carte ne vedra di bellissime e d'ogni ragione 
e stile, dal grazioso e proprio deir idillio, al sublime de* ma- 
gnifici spettacoli della natura. Tanto la tavolozza del sig. Mul- 
ler-Siraonis 6 ricca di colori, la fantasia di luce e ranim:i, 
soprattutto, di felici ispirazioni e di nobilissimi sentimenti! 



n. 

ONORATA GROSSI-MERCANTI, Come si 4 fatta V Italia. Storia 
del risorgimento Ualiano, narrala ai fanciulli. Brett rar- 
conti per la terza classe elemenlare. Libro di testo per 
le scuole elementari del Comunc di Firenze. Firense, 
1891. 

Ecco trentadue anni da che si 6 fatta V Italia; ma gl 

li.ini. < he, per popolarla, Massimo d'Azeglio voleva si faces- 

sero, sono ancora di la da venire. I ladri, i hindoli, i lari, 

ral.utti, gli armeggioni ed i L-iivl'i, in questa Italia cosi 

i, sono spuntati e spuntano come i funghi; ma degl' it i- 

7, w*. Ill, f<uc. : 29 



450 RIV1STA 

Hani ;illa Massimo d'Azeglio non vi si ha sentore. Da per 
tutto si sono aperte scuole, per farli venire su ; a quest' ef- 
fetto si sono moltiplicati a sciami i pedagoghi della catted ra, 
del teatro, della stampa, i disserenti maschili e femminili 
d' ogni genere: tutte le immaginabili arti educative si sono 
escogitate. Sino al presente pero non si & riusciti a tirar su 
altra generazione, da quella in fuori che annualmente mette 
in mano dei tribunali un centomila giovani minorenni, da 
condannare per reati, o degli altri che si addestrano a servir 
F Italia nelle case di vizio, ed empiono le farmacie e gli spe- 
dali che ne curano i malanni. E poi vi par egli poco, dopo 
sei lustri e mezzo di risorgimento, vedere quest' Italia, gia 
bell' e fatta, primeggiare in Europa pei delitti di sangue, in 
quel modo che vi primeggia per 1'esorbitanza dei debiti e delle 
tasse ? 

Che coll' unita politica abbia flnalmente raggiunta anche 
Vnnita dei dolori nella miseria, come lagrimosamente se ne 
doleva F altro giorno il liberalesco Veneto di Padova-, pu6 
sopportarsi in pace; ma che insieme tenda a raggiungere pure 
F unita nello sfibramento della corruzione, e cosa da non si 
poter tollerare, chi si senta scaldare il petto da uua scintilla 
di patrio amore. 

La signora Onorata Grossi-Mercanti, che di quest' amore 
prova un irtcendio, per buona fortuna, ha scorto acutamente 
d'onde venga il male, e con piu che virile animo si 6 accinta 
al rimedio. 

II male e in cio, che i bimbi d' Italia, per tempo non 
imparano ad amare e venerare coloro, che ci dettero le due 
cose piu preziose che Fuomo possa aver sulla terra: la patria 
e la liber ta. 

Percio, deposta la rocca e il fuso e i ferri da calza, la si- 
gnora Onorata ha dato di piglio alia penna, e sfogliando qui 
e cola i libri, i libercoli, i romanzi e le gazzette che hanno 
esposta la mitologia della rivoluzione italica, ne ha raffazzo- 
nato questo suo opuscolo, che col titolo: Come si <} ft 
r Italia, passa per istoria : un editore giudeo glielo ha stain- 



DELLA STAMPA 

pato;ed i valvassori del! il. di Fir 

10 hanno sc u>rza classe elementare. 

<-apo a fondo esso e tutto un ditirambo, ad onore e 
gloria dei soliti //w/-//>/. dei soliti m* e delle solite imprese, 
che all' Italia vora o reale hanno fruttata la gioconda patria 
e la deliziosa liherta che si gode. 

Comincia alia pagina quinta coll' inneggiare al vcnti 
tembre, eccitando i bimbi a gioirne ; e termina alia pagina 
naquarta, con invitarli ad avere una parola di bene- 
di/ione, un palpito d'amore per tutti quelli che ci liberarono 
dalla schiavitu, che ci condussero, in mezzo a lunghi tormenti. 
al giorno glorioso del nostro riscatto. 

I bimbi, ammaestrati dalla penna della signora Onorata, 
debbono imparare, che il sommo bene dell'italiano, 1'unico fine 
pel quale Iddio lo ha creato, e la patria: e che per secoli raolti 
i poveri italiani mai non poterono possedere questo bene su- 
premo, flno a trentadue anni indietro. Tatti i popoli ebbero 
una patria: e gF italiani invece, per secoli e secoli, indarno la 
sospirarono. 

Pare impossible, e pure cosi e stato ! Ne Dante, ne Pe- 
trarca, ne RaflTaello, ne Michelangelo, n6 Cristoforo Colombo, 
n& Galileo, ne i potenti veneziani, ne gli operosi liguri, n.- i 
florentini che eressero il tempio di Santa Maria del Fiore ed 

11 palazzo vecchio, ne i senesi che ediflcarono il loro duomo 
meraviglioso, ne i romani che videro innalzarsi nella eterna 
loro citta monumenti che sono lo stupore del mondo, giam- 
niai non ebbero una patria. Acciocche finalmente P avessero, 
fu necessario che sorgessero i carbonari, i framraassoni, i n 
ziniani, i quali, colPaiuto delPoro e del sangue straniero, ri- 
ducessero ogni membro della Penisola ad un'unita allobroga; 
ed in questa unitfi di Governo con leggi giuste ed umane ^ 
(insegna la signora Onorata) mostrassero agP italiani la patria 
sorta come per incanto, fatta e compiuta. 

Questo, prima di tutto e sopra tutto, i bimbi hanno da 
nel cervollo. Dopo | t signora Onorata vuole che 

!io con fede -'i Siati ii: 



452 RIVfSTA 

divisa 1' Italia, e percio le toglievano Tessere di patria per gY i- 
taliani, erano tutti e sempre mal governati ; che i principi 
i quali reggevano quest! Stati, non escluso il Papa, tutti erano 
piu o meno crudeli, tutti tiranni, benche i piu scellerati dei 
tiranni fossero i princi