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Full text of "La Civiltà cattolica"

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LA 



CIVILTA CATTOLICA 



ANNO QUAKANTESIMOTEIIZO 



J 



I. A 



GIVILTA CATTOLIGA 



ANNO QTJARANTESIMOTER/0 



Btatiu populus cuins Dominns Deut einx. 
PSALM. CXLIII, 18. 



VOL. III. 
BELLA SERIE DECIM AQUINTA 









ROMA 

FBK880 AI,K>SANHKO 15 

VIA CEL8A. 8 
presso la Place* del Oeid 

1892 






PROPRIETA LETTERARIA 



1)1 UN TERZ'ORDINE MASSOXICO 



par vero, raa sta il fat to, che oggi la massoneria, 

iia di superbia per essere sul punto di cogliere i piu ago- 

/.i de'suoi trionli, 6 presa da un' arcana paura, che non 

'.ascin ben avore. Si gloria di esser giunta quasi alPapice 

cli sua potenza, si tiene arbitra, per diretto o per indiretto, 

i sorte di molti Stati, dominatrice delPopinione pubblica, 

padrona degli ordini civili, che esercitano raaggiore influsso 

tra i popoli e le nazioni; e tutto cio non ostante teme pavida 

e troraa; insomnia ha paura. Teme piu che mai quello che 

'. chiama il suo grande, Teterno suo nemico, la Chiesa 

cattolica, die le sta di fronte, indomita ed indomabile: e teme 

r,n altro esercito, che le sta dietro le spalle e con armi spa- 

tose minaccia di renderle il cambio di tutte le infamie, che 

i ha perpetrate contro la Chiesa. bavanti ha il cosi da essa 

d-'tto clericalixmo. il quale e tutt' altro cli vinto, edi dietro 

li;i il socidlismo, il quale si agguerrisce per divorarla. 

Come uscire da tali distrette? I giudei, che prevedono la 

)lu/ione della massoneria, so il socialismo ha il soprar- 

.to, si prov.ino d" insignorirsone e tarsi di esso uno schiavo, 

o se lo son tat to del massonismo. Percio li vediamo da 

tutto mettere le mani avanti, e procacciarsi di capitanare 

tidare i socialisti, atlinche stieno loro soggetti e rispettino 

>crigni lore. II Vm-init //>. i;iornale primario del socialismo 

tedesco, ha notato che, nell' ultimo comizio socialistico inter- 

nazionale di Londra, tutti gli oratori non inglesi furono ebrei, 

rrogarono la rappr.'jentanza dei socialisti degli 



<) MI 1'N THK/. 1 OKi 

altri paesi. Cosi 1'ebreo Bernhard parlo in nonv !! thin 
1'ebreo Bernstein in nome degli aleraannl, 1' ebreo Schayer in 
nome dei russi, 1'ebreo Frankl in nome degli ungheresi, 1'ebreo 
Mendelssohn in nome dei polacchi, 1'ebrea Avelin.t:-, fiuliuola 
del celebre ebreo Marx, in nome del socialismo femminino. 
Di maniera che si direbbe quasi il socialismo essere sbocciato 
nei giardini del talmud, e formare le delizie delle sinagoghe 
e dei ghetti. 

Ma non e cosi. I principi d' Israello, riboccanti dell'oro, 
tratto colle ladrerie e colle usure dalle vene dei popoli cri- 
stiani, troppo sentono che guai alle baronie e baronate loro, 
se il socialismo arriva per'poco a prevalere! Quindi si aflan- 
nano di prender essi per le corna il toro, a cui soggiogare 
le mani della massoneria riescono di troppo flacche. 

Paolo Copin-Albancelli, nel suo renente libro, mostra con 
argomenti apodittici la ragione di questa fiacchezza, originata 
dalla naturale inimicizia che la massoneria professa al bene 
del popolo, e dalla sua radicale incapacity di giovargli l . 



II. 



E in effetto che cosa puo dire essa di nuovo alle turbe 
operaie, guastate dalle massime della rivoluzione, delle quali 
da un secolo si e fatta loro maestra e propagatrice? Nulla. 
II socialismo non e capace di penetrare i suoi piu reconditi 
misteri. La massoneria e composta di gente ricca o benestante, 
che aspira a lucri, a cariche, ad onori. II socialismo fa iruorra 
per appunto ai ricchi, ai benestanti, ai gaudenti le dole-' 
del potere. La massoneria e tenace del buon vivere e prospe- 
rare borghese. II socialismo ha giurato odio alia boi 
Ne v'ha da illudersi. Piu assai che la Chiesa, impoverita dalle 
scelleratezze massoniche, ha di che sbigottirsi la massonoria, 
ingrossata da genie impinguatasi a spese del pubblico;ed in 



Franc 



MASSONICO 7 

i.tica, che della male accumulata opul. 

i vanto e si arroga percio un esoso priinato. 

Chiesa e mite; resiste all'opprossione del massonismo 
con forza gagliarda, ma di ordine, piti che altro, morale. II 

tlismo 6 feroce; cresce ogni giorno piu di baldanza, e non 

iinula che armi sue saranno gl'incendii, i saccheggi, la li- 
nainite. II massonismo ha corrotte, ha scristianizzate le falangi 
militanti sotto le bandiere socialistiche ; le ha imbevute de' suoi 
principii: ma non ha pensato che queste ne avrebbero poi ti- 
rate le conseguenze. Quelle conseguenze che la massoneria ha 
tirate contro la Chiesa ed i Governi cristiani, il socialismo al 

>ente lira inesorabilmente contro la massoneria, che si e 
appropriati i diritti e i bcni della Chiesa e degli abbattuti Go- 
verni. Lo Stato massonico s' avvede che 1'ora 6 vicina, in cui 
lo Stato socialist ico lo sottoporra alia pena del taglione: ani- 
niam pro anima, dentetn pro dente. 

D'altra parte la massoneria si accorge, che il cattolicismo 

iene accostando alle tempestose e tradite turbe operaie, 
per illuminarle ed attrarle alia verita della fede. Nel Contv 
del graude oriente di Francia, tenutosi il settembre deiranno 
scorso 1891, il grido d'allarme si e dato. II relatore vi lesse 
un voto di aggregazione degli operai alle logge, fondato sopra 
nento: Nell'ora presente, fratelli miei, in que- 
st' ora, in cui il partito clericale si 6 francamente avanzato 

o quella che chiama soluzione della questione sociale in 

>o cristiano, noi non possiamo restarcene colle mani in 
inano, e seguire la regola del lasciar fare, del lasciar passare. 
L' Enciclica del Papa Leone XIII, De conditione opificui 
1' impulse derivatone alle istituzioni cattoliche in pro degli 
operai, impensierirono tosto le logge francesi. Pern-'-. ><-i mesi 

:ioe nel decembre delPanno andato, il grande oriente spedi 
iiiia sua circolare a tutte le logge della sua federazione, col- 
T intento di raccoglier moneta e rinvigorire la guerra al catto- 

ino, che, dopo quell' Knricli.ca, si nianilV^tava sempie piu 

i nte a prop i concetti. 

E ben a ragione, avverte il sig. Giorgio Bois, nel far pul>- 



8 DI UN THE// ORDINE 

blici gli atti di questo Convenlo. Puo la raassoneria guardare 
con occhio freddo le file degli operai passare nel campo cat- 
tolico? Convien ricordarsi che nella Francia gli ascritti alia 
coDgrega non arrivano ai venticinquemila. I soli circoli di 
operai cattolici, istituiti dal valoroso conte de Mun, ben presto 
sorpasseranno un tal mimero: ed ecco la massoneria sopraf- 
fatta, in questo campo, dall'abborrito clericalismo. 

Che fare adunque? Permeltere che la classe operaia torni 
a Cristo ed alia sua Chiesa? No, in eterno. Arrolarli nelle 
logge ? E impossibile. Questa massa soverchierebbe 1' Ordine, 
vi gitterebbe lo scompiglio, ne propalerebbe tutti i segreti, ne 
distruggerebbe la disciplina. E poi forsechfe cio bastorebbe, a 
salvare le borse dei fratelli, il giorno del trionfo di questa 
massa, avida non di misteri, ma di quattrini? 

Tal e il nodoso problema che nel Convenlo del 1891 fu 
messo sul tappeto dal grande oriente. Si e preso un anno, 
per istudiarlo e trovarne il bandolo. Come ognun vede, rasso- 
miglia di molto al problema della quadratura del circolo. 
Tuttavia si studia, ed "affinche intanto si sappia quale sia 
stata la proposta piu pratica, che intorno a cio siasi sugge- 
rita, noi la esporremo qui in breve, togliendola dall' impor- 
Tantissimo documento divulgato dal sig. Giorgio Bois, nel suo 
libro gia da noi citato *. 

In due parole, pud asserirsi 'questa proposta essere che 
s' istituisca un Terz'Ordine massonico, ad imitazione dei due 
grandi Ordini religiosi di S. Francesco e di S. Domenico. La 
cosa merita di essere conosciuta, non fosse altro per convin- 
cersi sempre meglio, che VAnlicMesa del diavolo non sa sus- 
sistere, se non facendo la scimmia alia Chiesa di Gesu Cristo. 

III. 

L'oratore officiate del Convento era un professore dell'uni- 
versita, uno scienziato secondo il. cuor della setta, che e dire 

1 Ma(onnerie nouvclk du grand orient de Fran 



ico 9 

ill prim* ^ra. < ominci6 coll' accen- 

naro a questo fatto, clie di^so di rilcvan/.a s.mm;i: < i bat- 
taglioni nori, coi Voscovi a capo, in nome della conciliazione 
e della liberU, si preparano ad aderire al Governo repubhli- 
cano. II Papa ha parlato, i Vescovi hanno invituti i ledeli a 
questa mossa inasptiata, il clero ha aceettato il programma 
indicatoiili. Questo e il principle di una guerra senza quar- 
pe: il rumore della fucileria deve svegliare i meno diili- 
denti. 

Poi, dopo spropositato suH'origine delle religioni e dell' idea 

di Dio fra li uomini, venne al pnnto capitale dei pericoli, che 

1' accessione del clero e dei cattolici faceva correre alia Re- 

pubblica, non gia in quanto tale, ma in quanto nido e cit- 

iella della massoneria. 

Spogliando il suo dire dei tanti spropositi e delle tante be- 
stemmie ond' era contesto, seguito in sostanza a cosi ragio- 
nare. La massoneria nostra e chiusa ad una certa categoria di 
validi repubblicani. Le tasse delle nostre logge sono alte, ne si 
possono scemare, attesochS le spese son molte. Ma per questa 
ragione, noi lasciamo alia porta dei nostri templi una frotta 
numerosa di soldati fedeli. Come potrebbe Tarsi a legare colla 
massoneria questo nerbo di forze vive? Noi assistiamo all'im- 
mi-nso lavorio dei clericali, che avvolgono la Francia in una 
rete di circoli cattolici e di associazioni operaie. Noi abbiamo 
opposto lavoro a lavoro, raggruppando pur noi molti operai 
sotto la bandiera del Libero Pensiero. Ma queste aggregazioni 
non sono massoniche, e spesso riescono apparent!. Manca il 
vincolo che le congiunga alia massoneria. 

Se non che ai di nostri, nei quali il nuinero ha tanto va- 

lore, perche nella scheda del voto sta la grande forza legale, 

i>be necessario formare una federazione omogenea di tutti 

coloro, che aspirano al trionfo di una Repubblica anticlericale. 

' unione viene la forza: uniaraoci. 

In questa operazione un principio deve dominare ogni al- 

tro. La massoneria ha da rimanere quella che e, ha da con- 

:ire la propria costituzione, i suoi riti, Todierno suo or- 



10 DI UN TERZ' ORDINE 

ganamenlo, dalla tradizione ricevendo essa 1'onnipotenza sua. 
I nostri vecchi simboli hanno da restare dentro i templi no- 
stri, chiusi ai profani. Ma T atrio od il vestibolo di questi 
templi si potrebbe aprire ad afflgliati, gregge di devoti fedeli, 
che, avvicinando i veri iniziati, s'imbeverebbero dei principii 
massonici e si stringerebbero colla nostra grande famiglia. In 
tutte le religioni i sacerdoti raccolgono intorno a se le turbe 
cupide di quelle irapressioni, che producono la fede e gerrao- 
gliano i martiri. E noi che cosa Don potremmo riprometterci da 
un'afflgliazione, che avesse per iscopo T istruzione repubbli- 
cana e la trasmissione degl' immutabili principii di liberta e 
di fraternita universale? 

Noi per questa via assicureremmo la disciplina democra- 
tica, rimpetto ai nemici nostri. Gli afflgliati crescerebbero di 
numero e li avremmo per noi. Essi comporrebbero Tesercito 
che, colla diffusione diretta delle idee e colle schede del voto, 
ci darebbe in mano 1'arma legale per resistere e vincere. 

Guardate i preti. Non sono assai, ma la moltitudine dei 
credenti, che si aduna loro intorno, li fa potenti. Saranno quali 
piu quali meno fervorosi nella pratica, ma tutti sono battez- 
zati, tutti aderiscono ai dommi della fede, tutti portano la 
medaglia o lo scapolare, tutti si fanno seppellire appie della 
croce. 

Le sessioni pubbliche delle nostre logge hanno avuto gravi 
inconvenient!, perche hanno scoperti ai profani, che vi s'in- 
vitano, i nomi degli adepti; il che non e stato senza danno di 
commercianti e di artigiani, esposti per tal modo all'odio dei 
nemici: e cio non ostante, queste sessioni sono state e sono 
-tuttora bene accolte da varie logge. Or perche non se ne ter- 
rebbero altre per questi afflgliati soli, cui s'imporrebbe Tob- 
bligo del silenzio? I vantaggi sarebbero di gran momento: 
1 un numero notabile di associazioni diverse, e confederate 
insieme,si aggrupperebbe intorno .alia loggia principale: 2 que- 
ste federazioni praticherebbero fra di loro e con noi i gramli 
principii della massoneria: 3 si costituirebbero nelle campa- 
gne centri, sottoposti alia direzione della loggia regionale, 



-ICO 11 

utiii una larga 

oniche, ed un rero tri'>nM del 
ri principii di liln-1 

Conquesto non si piv-iiidu-h.-ivMH? alTorgaoiBmo della ; 
soneria. -t'-ivnuno quello die siamo, e le adunanzr 

golari riinaiTobbero secrete. Ma, senza nuocere a nesMina delle 
prerogative e tradizioui nostre, noi avremino sottomano le 
turlie che foggeremmo a nostro senno, poiche sarebbero di- 
sposte a ricevere le idee nuove. Per impadronirci di questa 
falange che ci a>pctta, bisogna che le facciarao presentire il 
uiaraento simbolico, che la invaghiamo dei notri 
lavori, che le dimandiamo il secreto di tutto cio che potessimo 
comunicarle; e le diamo in ricambio un pegno della sua affi- 
gliazione massonica e della protezione che avra da noi. 

Questo disegno, nella pratica, non e ditllcile a colorirsi dal 
iniscuglio delle masse che avremmo attirate a noi: vi si potreb- 
bero trascegliere buoni soggelti, da far entrare nolle logge. Una 
cosi fatta istituzione agevolerebbe quel rinnovamento sociale, 
a cui tendiamo. Nella guerra nostra contro il clerical ismo, ce 
ne verrebbe un rinforzo, che ci assicurerebbe la vittoria. 

IV. 

Tale in sunto fu la proposta di fondazione di questa spe- 
cie di Terz'Ordine massonico, ascoltata con raccoglimento e 
non senza applausi dal tenebroso consesso. 

Merita pero d'essere particolarrnente ricordata una ragione, 
che Toratore addusse, come eillcacissima a nmovere gli aniini, 
perch6 non si perdesse tempo e si risolvesse. 

L'ambizione clericale, concludeva egli, non si contenta di 
dominare un'unica regione. La Chiesa si chiaraa cattolica, e 
quiiuli anibiscc di steud i rsi da per tutto. 

Da lunghi anni avviene in Kuropa un caso strano. Per 
r.uldietro, una parte rilevante del mondo incivilito 8i era se- 
[)u,a.i .1 1 koin.i. malodicendo insinme gli errori suoi e le sue 

'ininie, e si era costituita da se sotto 1'egida del purita- 



12 DI UN TERZ' OR! 

nismo protestantico. Ma chi al prcsente sludia la storia con- 
temporanea si accorge, che quest! ardori puritani si vanno 
spegnendo; e nella Germania e neiringhilterra molti si fanno 
cattolici, massimamente fra 1'aristocrazia, stiraolata sempre da 
istinti conservatori. Quindi non par lontano il giorno nel quale 
le allre chiese protestanti, gittatisi dietro le spalle gli ana- 
temi di Calvino e di Lutero, tenendosi per mano, confesse- 
ranno con Roma la cattolicita del Vangelo, in tutti i punti 
globo. 

Ne 1'ambizione dei nostri avversarii, in questo conflitto delle 
idee del passato conlro le idee del future, si circoscrive a ri- 
conciliare Taristocrazia protestante coH'aristocrazia cattolica. 
Va piu oltre. Si tratta, come apparisce dai suggerimenli che 
provengono da Roma ai Congress! cattolici, si tratta di una 
unione ben piu importante, che quella del cattolicismo e del 
protestantesimo; dell'unione nientemeno della chiesa greca e 
dell'ortodossa colla cattolica: il che raddoppierebbe subito 1'eser- 
cito principale. Quest' impresa e possibile, giacchfc le ambi- 
zioni supereranno gli ostacoli dottrinali; ma il giorno in cui 
si compira, ci tocchera di combattere, non piu contro un unico- 
avversario, ma contro la triplice alleanza del cattolicismo, del 
protestantesimo, del grecismo. 

Posto un si gran pericolo, il quale Toratore antivede men 
lontano che altri non pensa, la massoneria, se non vuol ri- 
manere sopraffatta dal socialism infrenabile, per una parte, 
e dalla Chiesa cattolica, indicata col nomignolo di clericalismo, 
per 1'altra, 6 necessitata d'ingrossare la sua schiera e di for- 
mare tra il basso popolo un Terz'Ordine, che ne accresca le 
forze, se non altro, difensive; perocche, quanto all'offendere 
vittoriosamente il nemico, tutti gli sforzi collegati non basle- 
ranno. 

V. 

Ci e piaciuto di esporre questo programma, coi pensieri 
stessi del suo proponente, affinche si conosca la paura onde 



ft comi>: 

10 intendano bene le ragioni Queste sono due, le ripotianio: 

'za dolla Chiesa nel resistere, e la oj 

lici nell'organizzareassociazioni, chc sottomettano appunto 

<>tti diseredati dalla fortuna ai beneflci in- 

-i della fode e della earita cristiana. La massonoria non 

he dare a queste moltitudini, alle quali ha cercato flnora 

di togliere I)io dal cuoro, colla diffusione della sua empi 

ed il pane di bocca, col promuovere sistemi di economia poli- 

e sociale, che arrieehiscono i pochi, quasi tiitti ebrei, ed 

:nano il rimanente. De'suoi principii di liberta e di fra 

l&nza, le popolazioni non sanno che fare. Oggimai ne hanno 

esperimenlato gli effetti, ed hanno provato che la liberta raas- 

souica consiste nell'incatenare tutti, aflinchfe un pugno di ciur- 

madori, che godono del mal comune, sia investito di un de- 

spotismo tirannico; e la massonica fratdlanza si riduce a fare, 

che questi pochi tengano sotto i piedi i poveri ed i deboli, ne 

succhino il sangue e li malmenino per virtu di leggi, come 

gli antichi satrapi pagani malmenavano gli schiavi. La prova 

6 fatta; e 1'inganno dei massoni non riuscira a sedurre il so- 

cialismo, che del resto e naturale conseguenza della sua li- 

bertk corruttrice e de' suoi turpi principii. 

A ragione per tanto la setta vive in timore ; e benche nel 
prossimo Convento che terra in Parigi quest' anno, e forse an- 
cora nel Congresso che celebrera in Italia, sotto finta di fa- 
vorire la pace europea, stabilises di dar mano alia fondazione 
di questo nuovo Terz' Ordine, pure noil' atto pratico non verra 
a capo, se non al piu di affrettare lo scoppio di rivoluzioni so- 
ciali, che inghiottiranno poi i corifei del massonismo, rimpin- 
zati d' oro, e daranno il crollo alle colonne dei suoi templL 
Questo Terz' Ordine, o si sciogliera in fumo, o si mutera in 
arraa micidiale della setta. 

11 paragonare i frutti della lede cattolica con quelli della 
fede massonica, e un delirio da mentecatti. La fede catto! 
va diritto al cuore e lo solleva aH'Autore dei beni presenti e 

futuri, dei temporal! e degli eterni: ma la massonica non 



1 1 DI I'N TKI;/' OKIUNK 

offre nulla che accenda nel cuore un raggio di consolazione : 
h,i parole altisonant!, ha frasi ambigue, ha vocaboli senza 
senso, perche involgenti la menzogna : ma fuori di cio non 
ha altro. Non allarga 1' animo a speranze confortatrici ; non 
lo riscalda di un affetto consentaneo alle piu nobili inclina- 
zioni dell' uomo ; non lo eccita a virtft che delle virtu non 
sieno 1' ipocrisia. Gli nega Palfa della divina sua origine, e gli 
nega Pomega della divina sua destinazione. Se fede vuol dirsi, 
poiche la setta esige credenza, e fede cieca e servile in un'au- 
torita, che non si sa propriaraente quale sia, ne quello che si 
voglia : e fede nell' oscurita di un secreto al tutto ignoto. II 
suo simbolismo e un mistero negative di ogni religiosita verso 
Dio, ispirante odio a quanto e bello, buono e sublime nel cielo 
e nella terra. Di positive che ha esso ? II contentamento della 
carne, finche sia possibile, e poi, se lice penetrare nel fondo 
del suo santuario, ha il culto di Satana. Quest' ultimo termine 
non e concesso a tutti gli adepti di raggiungerlo svelata- 
mente ; ma tutti lo possono congetturare, dai gradi di perfe- 
zionamento nell' odio al divino, a mano a mano che salgono 
nei gradi della consorteria. TaP e la fede che la massoneria 
propone da accettare ai suoi iniziati : e tale e quella che uni- 
camente puo infondere agli afflgliati del Terz'Ordine, che trat- 
terra nel vestibolo de'suoi templi. Ma questa fede, distruggi- 
trice di ogni fede e di ogni senso umano, che ha essa di pa- 
ragonabile colla santa, dolce e salutare fede, che la Chiesa 
cattolica fa gustare a' suoi flgliuoli ? 

II piu che la setta possa sperare dalla novella istituzione 
sara di moltiplicare gP incettatori di suffragi, nel caso di ele- 
zioni. Ma P utile altresi durera poco ; giacche i socialist! 
avranno, sulle turbe dei campi e delle officine, piu potere che 
i massoni ; ne P affigliazione alle logge prevarra sopra 1' al- 
lettamento delle bettole e delle taverne^ dove si stringera il 
proposito di saccheggiare gli scrigni dei borghesi. 



!<x> 15 



VI. 



I cattolici per6, da quest! scellerati maneggi per agguin- 
dolare e scagliare contro la Chiesa le plebi delle citta. 
borghi e dei contadi, dovrebbero prendere una buona lezione 
di sempre piti concorde operosita. Mai come ora non e ap- 
parso necessario che si uniscano e, ririh* /////to, si appli- 
chino a conquistare alia causa della Chiesa, che e causa del- 
1'ordine sociale e della salute della patria, la massa del po- 
polo, avida di veritk che la consoli. Molto si fa in Francia, a 
questo fine : ma non molto ancora si fa in Italia. Eppure a 
questo li esorta del continue il Capo supremo della Chiesa, il 
Santo Padre Leone XIII, instancabile nell' indirizzare, special- 
mente i cattolici italiani, per Tunica via che resti di salvare 
il loro paese. 

Parlando in genere, manca fra noi quell'ardore di attivita, 
che alimentato dalla flducia nell'esito del combattimento. 
Queiraccasciamento di spirito, che tiene prostrata ai piedi della 
massoneria una grandissima porzione di gente illusa e delu<a 
dai suoi ciarlatani politici, & pure passato in qualche pane 
del campo cattolico. Si rimette del pristine fervore e si v 
nell' inerzia, perch6 non si vede, nfe un prossimo termine ai 
mali, ne il come contenerne lo straboccamento. II contrasto, 
che dura da tanti anni e par sempre infecondo, stanca; e si 
sa che la stanchezza genera il rilassamento. 

Tuttavia non cosi giudica della causa cattolica la setta. A 
ragion vgduta abbiamo riferita la conclusione del proponente 
al gran Contento massonico di Parigi 1'istituto di un Terz'Or- 
dine d'afflgliati acciocchfe sij sapesse il pensiero .occulto dei 
caporioni, circa le future sorti della Chiesa. Tanto non ispe- 
rano essi di vederla fiaccata sotto i colpi delle armi loro, che 
anzi si preparano a vederla trionfante degli assalti loro e 
dell'antica guerra mossale dalle eresie e dagli scismi. La mas- 



16 nr ; ,ico 

soneria non ha il sensn;,> Chrisli. di cui ha rinnegato il hat- 
tesimo : ha pero il sensirm diaboli, che le ispira il terror^ di 
Lui, il quale ha detto: Ego - Princeps h 

idi eiicietur for as. 

Non solamente adunque i filosofi cattolici, ma i neraici al- 
tresi piii giurati della Chiesa hanno il presentimento che tutto 
1'infernale moto di persecuzione, scatenatosi da un secolo con- 
tro di essa, finira, come sempre per 1'addietro, con una di 
quelle esaltazioni che fanno epoca nella storia. La massoneria 
e persuasa, che frutto della satanica sua congiura, a perdizione 
del cattolicismo, sara il ritorno del protestantesimo e del gre- 
cismo scismatico nel suo grembo. 

Or se di tanto e persuaso il nemico, perchfe di meno non 
si persuaderanno i figliuoli della Chiesa? Perchfe cadranno di 
speranza? Perche, disanimati, si ritireranno dal campo di bat- 
taglia, o cederanno quasi le armi ad un assalitore, che e con- 
vinto di dover essere disfatto? 

Questa sembra a noi la moralita pratica, che i cattolici deb- 
bono ricavare dalla rivelazione del Terz'Ordine, che la mas- 
soneria medita di creare, per rinforzarsi ai danni della Chiesa. 
Corrispondano, opponendo unione ad unione, alacrita ad ala- 
crita e fede sicura ad una fede disperata. 



STATO m.l.LO SI'limiSMO 

NKI.l/ANNO 



4. Cause istromcnluli <l<>i fenomcni. I Medii moderni. 

Tutti e singoli i fenomeni spiritici, se stiamo alle comuni 
opinion! degli spiritisti, e alle teoriche recate dai dottori loro 
di maggiore autorita, si debbono riguanlare come causate, gia 
s'intende, dall'attivita degli spiriti, ma sempre o quasi sem- 
pre per intermezzo di uomini, dotati di qualita acconce ad ot- 
tenerne Hnflusso. Queste persone ebbero per6 nome di medii ; 
il loro potere si disse inediv.ru nita, e Tazione, mcdianica: 
parole di gergo inglese, che ci rammentano T origine delle 
funzioni dei medii risalente ai fatti d'Hydesville negli Stati 
t'niti. Si osservtS fin d'allora che i fenomoni riuscivano pii'i 

voli e piii spiccati, ogni qual volta intervenisse nell'adu- 
n.inza una data persona, e si suppose che ci<'> avvonisse perche 
la persona fosse piu accetta agli spiriti, o perche flsicamente 
piti fornita di fluidi vitali necessarii al lavoro medianico. Le <i- 
gnorine Fox, che prime avevano sentito Tazione degli spiriti, 
erano natnralmonte <H questo privilegiate, e venivano a ^ 
invitate alle veglie, ove si ritentavano le primitive sperienze. 
Vero e che per poco non ne costo loro la vita. Sebbene pro- 
testanti esse, e protestanti di varie sette i popoli accorsi ai 
loro spettacoli, pure molti uomini onesti si levarono a romore, 
sembrando loro di riconoscervi gli stregonecci antichi, mal pal- 
liati dalle forme nuove. Se non era d'un quachero che le di- 
fese a spada tratta, le povere raedie erano Un. -intc a furor di 



1 Vfdi il OII.I.I.TMII [in- ! -utiv !"' I > |iagno 

Strit XY t vol. Ill, fa*c. 2 ' 



18 STATO DELLO SPIRITISMO 

popolo, in ossequio della Bibbia, che danna a morte stregoni 
o streghe. 

Passata questa terribile distretta, la persecuzione fece luogo 
al pubblico favore dei protestanti di tutte le confession!. Uo- 
mini e donne s' invaghirono di divenire medii, a guisa delle 
signorine Fox, e vi riuscirono. Trovarono presto impiego nelle 
serate casalinghe, ne' ritrovi a posta frequentati, sulle scene 
de'teatri: giacch& un po' per tutto frullavano le esperienze 
spiritiche o spiritualiste, come cola si dicevano. Solo se ne 
astenevano i cattolici coltt e discreti. Non ando molto che si 
pot6 calcolare il numero dei medii, operanti in America, alia 
somma di quarantamila. Erano per lo piu fanciulle o giova- 
netti. Si studio nelle adunanze il vero compile del medio. M 
riconobbe che esso e semplice mezzano, o anzi stromento pas- 
sivo e inconscio d'una intelligenza straniera, che lo informa e lo 
muove. Per denotare lo stato del medio, nelPatto che fa da 
mezzano tra gli spiriti e chi li consulta, gl'inglesi usano la 
parola trance, la quale signiftca molte cose insieme : che 
egli e travagliato di mente e di corpo, che opera per impulso 
straniero, che non sa quello che fa, n6 e mallevadore degli 
atti suoi. Cosi appunto leggiamo essere awenuto ed avvenire, 
in tutte le societk pagane, alle sibille, agli indovini, agli ora- 
colanti o veri o finti. I cattolici darebbero il pieno concetto, 
dicendo che il medio e invasato ed opera a guisa d' ossesso. 

Al di d'oggi 1'ufflcio di medio & salito in grande onore, e 
spesso torna anche lucroso. II sommo papa dello spiritismo, 
Allan Kardec, ha illustrate e classificato i medii; e le sue de- 
finizioni godono tuttavia pienissima autorita, come di bolle 
papali. I medii, secondo lui, essendo inconsapevoli della opera 
loro, si possono solo distribuire in classi secondo le attitudini 
loro ad ottenere dagli spiriti tali effetti piuttosto che tali altri. 
Vi sono infatti i medii tiptici o battitori, i motori, i trasporla- 
tori, pel cui influsso gli spiriti bussano, tramestano le masse- 
rizie di casa, levano in alto tavole, oggetti, persone. A questi 
sembrano afflni, ma piu energici, i medii meccanici, alia cui 
presenza si agitano i mobili, si combattono tra essi, e si slan- 



1892 

I'mri rontro Paltra le mv 

volett> divinatorii'. \"\ sono i modii di nno 

apparire og^-tti <li fuori vinuti e piovere sulle tavol 

-piriti ai loro amiri: i francos! li .-hiamano app> 
e possono essere, flori, frutti, anche d'altri climi, libri, 

no divozioni cattoliche. Vi sono i im'dii ohe 

l.-ino le occulte malattio, e no prescrivono i rini"dii, -i 
l'awiM> die ne hanno dagli spiriti; a <|ii'sti appartengono i 

'i<-i ciarlatani, cho dhnno consulti ad inform!, anche non 
conoscendoli altro che per una ciocca di capelli: ma il piu delle 
volte non sono modii spiritist i, bensi furbi ciurraatori. Vi sono 
i modii iinn'n-isti, acconci a provocare armonie con istrumonti 
musicali che niuno tocra, od anche senza strumenti; u r li >ai 
che sontono le voci degli spiriti; i veggenli che li >, e, 

che 6 mejjlio, li fanno vedere all'assemblea; i parla/iti, per 

ui lingua gli spiriti favellano; i psicografi per cui mano 
irli spiriti scrivono; i pneumalografi, che allettano jrli spiriti 
; ivore da s6 stessi. 

Tra <juesti pneumatografl e psicografl si trovano talvolta 
d"i m<"lii ili'llntori spontanci, che noi chiameremmo diwrtn- 

. per cui ministero ^li spiriti trasmettono agli ini/.iati saggi 
lntM-arii, teorie di religione, di filosofia, di morale, di poli 1 
di hollo arti. Son essi che hanno fabbricato a poco a poco tutto 
il sist.'ina di credenze, che rogna (variamente esteso o ristretto 
o intorpretato) nelle fratellanzo spiritiche. Secondo i varii raini 
di Bcienza, che i loro spiriti piu coltivano, ne sorge un po- 
polo di modii poeti, rel : gios>, filns'i/'nnti, mm-aUsli, poHt'x'unli, 

iiKtlori. Godono poi il primato i medii mnti'.'inli . 
quclli cioe che son atti ad introdurre nelle assemblee spiriti 
\i>iliili o palpabili, secondo che sopra descrivemmo. Prin 
di-i moderni materializzatori fu il famoso Home; ma su i"i 
giornali sempre qualcuno, ora maschio, ora fommina, n' '-orre 
in vojra di eccellente. Tra i quali, pochi anni fa brillava, .juasi 
astro di prima grandexza, quel povero Bastian, che si In 
cogliere colle mani nel sacco, mentre provavasi d'abbindolan- 
(cosa non facile) Tarciduca Rodolfo r m.v./a sor.jua <ral- 



20 STATO DELLO SPIRITISMO 

duchi di casa d'Austria colle sue otateriaHzzazioni. A N 7 oi 
raccontammo il caso altre volte. 

Da altre speciali qualitii di altitudine soggettiva, prendono 
altri nomi. Y'ha i facollatici, che proclucono gli effetti per li- 
bera elezione; gCinvolontarii, il cui influsso opera a loro in- 
saputa, e sono a guisa di torpedini natural!; i sensitivi, che di 
leggier! si accorgono della presenza degli spiriti. Abbondano i 
sonnambuli, gP intuitivi, gl' ispi/'ali, gli estalici, i prescie 
e profeiici, de' quali le proprieta rispondono al nome. Vi sono 
i notturni che solo operano al buio; gli ecocatori, eccellenti 
nell'ottenere 1'arrivo degli spiriti desiderati ; gli eccilatori, ca- 
paci di destare la medianita negli altri, e in fine una turba 
di novizzi e di sperimentati, di laconic i e di prolissi; e altri 
cotali che e superfluo rammentare. 

Ma bene sono da considerare alcune categorie di medii, 
notate espressamente da Allan Kardec, e sono quelle dei medii 
tranquilli e dei medii convulsi; la quale convulsione pu6 di- 
venire frequente e perpetua, cosi che si hanno i medii ossessi, 
cioe di continue vessati da qualche spirito importune, si hanao 
i medii affascinali, cioe spesso illusi e ingannati da spiriti 
perversi, si hanno i medii soggiogati, soggiogati cioe da spi- 
riti che impossessatisi del medio, lo sospingono a malfare. 
Chiude le schiere dei medii, sempre secondo Allan Kardec, 
una vasta categoria di medii viziosi; non gik viziosi per loro 
proprio mal talento, si bene in quanto divengono ciechi stro- 
menti di spiriti malvagi. E cosi vi sono i medii indifferent}, 
che di niun bene si curano, i bugiardi, i gelosi, gli ambiziosi, 
gli osceni. Dei medii viziosi e proprio riferire le parole di 
spiriti i quali tentano di seminare odii, discordie, vendette, 
turpitudini, eziandio con espressioni sfacciate e villane. 

Fin qui il Kardec, la cui scorta, sebbene con piu giunte mo- 
derne, abbiamo quasi sempre seguito in questo particolare della 
medianitci. Nulla in sostanza e mutatO''dal tempo del Kardec 
al presente. Anche oggidi si vuole avere il soccorso del medio 
specialmente nelle assemblee spiritiche, come raccomandava il 
Kardec, e sopra tut to pei fenomeni piu elevati. Ma a noi consta 



:ui casi gli spir i loro pro- 

fessiono, poco si curano di modii. Entrano in communicazione 
cogli spiriti da per se stessi. Alcuni consultano la tavo!> 
divinatoria ad ogni ora del giorno, e ne ricevono respoi 
altri chiedono T avviso dello spirito loro Prolettore, com 
quando loro talenta. A Firenze ci fu parlato di un tale che 
ogni sera picchiando sul commodino da notte udiva subito la 
risposta del suo spirito famigliare, ed entrava con esso in 
conversazione ;^e il celebre spiritista napolitano, prof. Chi 
di se medesimo confessa lo stesso. 

5. Odiernd dottrlne degli spirilisli. 

Egli 6 manifesto che tanti e si operosi iniziati al comraercio 
cogli spiriti, e gli spiriti stessi in cento guise parlanti, dovet- 
tero a poco a poco accumulare un tesoro di novelle dottrin*' 
ed inaudite. Non basterebbero infatti dieci volumi in foglio a 
raccoglierle tutte. Noi le esponemmo altre volte in pochi punti 
e capitali, seguendo notantemente il supremo gerofante, Allan 
Kardec. Qui siamo costretti a maggiormente compendiarle, e 
ridurle ai concetti piu recenti, e veglianti a* di nostri. 

Gli spiriti rivelatori sono Deisti, e negano la divina ed 
adoranda Trinita, Padre, Figliuolo e Spirito Santo: di Dio 
hanno il concetto pagano. Per essi, Dio 6 quella causa che 
si appella Dio, Jehovah, Allah, Brahma, Fo-he, Grande Spirito, 
ecc. ' II dicono uno, personale, provvido, buono, immuta- 
bile, eterno : ma lo fanno ingiusto in cio che assicura lo 
stesso premio di eterna felicita ai buoni ed ai malvagi. Giacche 
anche i piu mostruosi malfattori, sebbene dopo alcuni rigiri 
per varie vite e per varii mondi, approderanno a quella fi- 
nale beatitudine, che consiste nel convivere con Dio, e dive- 
nire suoi ministri nel governo dei mondi (Kard. ivi, p. 36): 
concetto ch' 6 anch' esso opposto al domma cattolico della feli- 
cita soprannaturale, o visione beatifica, e contrario al domma 

AII\N KMIIIEC, Oeurr. }>n*ih |nx J7. 



STATO DF.LLO SIMKITISMO 

cattolico della punizione eterna dei inorti m-lla riMlione di 
Dio. Contro la pena dell'inferno fremooo contiimamente spirit! e 
spiritist! : 6 un dorama sempre negate, schernito, perseguitato 
con accanimcnto inesorabile, come potremrao provare con 
centinaia di test!. 

Gli spirit! negano recisamente la divinita di Gesu Cristo, 
e la sua incarnazione nel senso rivelato dal Vangelo e pro- 
fessato dalla Chiesa (ivi, p. 168 seg.). Per loro il Figliuolo di 
Maria, e un galantuomo, un messaggero di Dio, e nulla piu. 
Cade quindi ogni dottrina di Chiesa fondata da Cristo divina- 
raente, ogni idea di clero, di Papa; ed e spazzata via ogni 
pratica di Sacrament!. Si abbraccia ctm eguale rispetto ogni 
religione o irreligione ; ma coutro la Chiesa cattolica vige irre- 
conciliabile 1'odio degli spirit! e de' loro seguaci, dispregiano 
e insultano le cristiane istituzioni ; ancora che talvolta ne 
parlino con qualche affettata tolleranza. 

Iddio e creatore di spirit!, non cessa dal crearne continua- 
mente con grandissimo compiacimento suo: ma non crea an- 
gel! propriamente detti, ne anime destinate ad informare un 
corpo solo e formare un solo composto umano, un solo indi- 
viduo. Crea invece spiriti tutti simili ed eguali, ignorant! di 
lutto, i quali inviati sulla terra o in altri astri, vivono in varii 
corpi piu vite successive, e talvolta in mondi lontauissimi dalla 
primiera abitazione, spars! neH'immeusita dell'universo. Cosi 
si varino dirozzando, se cadono nelle colpe durante una vita, 
le espiano nelle vite seguenti, e si perfezionano sino a meri- 
tare la felicita eterna, che o tosto o tardi non puo tallire. Non 
esistono adunque angeli propriamente detti, non demonii, non 
uomini originalmente caduti: tre eresie contro le espresse ri- 
velazioni della S. Scrittura e di Gesii Cristo. 

Lo spirito umano, esce dalle man! creatrici di Dio, a delta 
degli spiritisti, inguainato in un involucre, un po' raeno mate- 
riale che il corpo, un po" 1 meno spiritual^ che 1' anima, e si 
chiama il perispirito. Questo non si stacca mai dallo spirito 
umano: lo segue dopo la morte corporea, e riveste lo spirito, 
allorche, sprigionato dalla came, svolazza negli spazii cosmici, 



\ : ' 

fiik-henon ritorni a pron<l'n> il travaglio di una vita novella, 
rincarnandosi una seronda, ter/a, qnarta, rontosima volta in 
altro corpo. Intanto, flnche lo spirito batte le ali fuori della 
came, si pu6 pentire delle sue colpe, puo espiarle in parte, pu6 
rendersi visibile agl'incarnati, ossiaagli uomini viventi in carne 
ed ossa, che lo evocano. Quindi la visibilita de^rli spiriti nHIo 

iiiMee spiritiche, i quali raccontano le loro awcnture d>l- 
1'altro mondo. Pole tutte raccattate nel lezzo del paganesimo, 
contrarie alia Bibbia, al testimonio della coscienza individual^, 
al senso comune del genere umano. 

Tali sono, in breve, gli articoli dommatici, distribuiti in 
trentaquattro punti, che Allan Kardec, bisogna confessarlo, 
raccolse assai fedelraente dalle rivelazioni sparse di innu- 
merabili spiriti, rigettandone, ben s'intende, tutte quelle che 
non concordavano col suo disegno : ma T uno e I* altro, per 
consiglio di spiriti superior!. Per morale, vi aggiunse parec- 
chie massirne, pure insegnate dagli spiriti, nelle quali si rac- 
comanda la preghiera e la carita: un ventisei versetti, non 
senza gravi errori, anche questi. 

Dommi e precetti, in tutto, sessanta articoli, formano il 
corredo teologico dell i religione spiritica. E con tale arma- 
mento muove essa alia conquista del mondo. E una nai; 
a leggere nelle scritture della setta la gicurezza lirica con cui 
si ripromettono i devoti spiritisti di sterminare dalla terra le 
rodenze tutte e le miscredenze, la Chiesa cattolica prima di 
ogni altra, e d' insediare sovrana del mondo la vanissima 
vanita delle loro frenesie. 

6. Opinioni e scissure interne dello spiritismo. 

II simbolo del Kardec e generalmente ricevuto, sebbene, 
nel fatto, ciascuno spiritista lo intenda sccondo che gli pare e 
piace. Un somigliante ne professa la Societa spiritica centrale 
del Messico, con 27 versetti, che tutti comlnciano coll'/o cr 
Kinn.-a anch' esso la Trinita di Dio, la divinita di Cristo, 
T Inferno, ma, contro Tuso piu comune in America, afferma la 



24 STATO DELLO SI'IKiriS.M'i 

metempsicosi e la teoria del perispirito, che fa fluidico ed ete- 
reo. Come il Kardec, che 1' imparo dallo spiritico astronomo ' 
Camillo Flamraarion, fa un domma assoluto della popolazione 
degli astri: lo credo che esiste nello spazio infinite una in- 
finita di mondi abitati da esseri pensanti, sottomessi come noi 
alia legge del progresso universale e infinito che conduce a 
Dio. Yero e che della beatitudine non parla chiaro, e serabra 
riporla nella impeccabilita, anzi che nel consorzio con Dio. 
E quanto alia religione rivelata, in due articoli rinnega il 
cristianesimo e qualunque altra chiesa positiva: lo credo che 
Dio non es'ge che 1'uomo professi uua religione determinata. 
lo credo che per adorare Dio non e bisogno ne di templi ne 
di preti ! . 

Ben piii grave e il dissenso dalla comune religione spiritica 
quello dei novellini, iucornatisi di mandare al paradise anche 
gli animali bruti. Ne ha colpa in parte il Kardec, il quale 
ai cani e ai gatti concede la intelligenza e il caraUere: dot- 
trina per verita bandita recentemente da parecchi professori, 
dal Barbera tra gli altri, alia Universita di Bologna. In questi 
ultimi tempi, dice egli, si e scoperto che la differenza che 
passa tra 1'uomo e 1'animale e di puro grado o, come dicono, 
di evoluzione ; giacche tanto P uno quanto Taltro sono dotati 
d' intelligenza 2 . Certi spiritisti ne conchiudono che dunque 
grande esser deve il nostro rispetto pei prossimi nostri, i cani 
e i gatti ; e noi sappiamo da document! irrefragabili, che in 
certi paesi, per cotesto appunto, eglino si fanno promoted 
ardenti della carita belluina, vulgo, di protezione delle bestie. 
Un manifesto massonico, di Madrid 1881, che abbiamo sotto 
gli occhi, e dato in nome della Sociedad madrilegna, protec- 
tora de los animates y de las planlas. E, che piu importa, 
gli spiritisti hanno udito dalla bocca stessa di certi spiriti, 
attesta il Pagnoni, come e qualmente i fratelllysia quadruped! 
sia volatili, saliranno sempre piu demalerializzandosi e 
ognor piu, spiritualize andosi sino al piu alto grado degli 

1 Compte rendu du Cmgres international spirite du 1889, pag. 355. 

2 Cf. Civ. Call., Quad. 1005 (7 niaggio 1892), pag. 292. 



. 1892 

a Firenze, noil' assemblea di 

dolla Ninua, uno spirito di Tito Manlio aveva annunziato al 
mondo, die gli animali non solo possono salire flno ad esser 
uomini, ma flno a divenire angioli nella moltitudine del sc- 
coll. Come noi raccogliemmo dagli Atli dell' Accadcmia p, 
matologica fiorentina, allora pubblicati. Oggidi uno dei pin 
valorosi campion! dci diritti delle povere bestie cscluse dal 
paradiso e in Italia il signer Francesco Rossi Pagnoni '. 

Gia si bucina della vita vegetale e della minerale. Un fa- 
rnoso chimico moderno ammette la vita delle rose non solo, 
ma ancbe dei metalli. Una tesi pubblicamente difesa in Franna. 
affermava: Non <> dimostrato che la locomotiva non abli.-i 
coscienza del servigio die rende al convoglio. Di qnesto trotto 
si spiritualizzeranno anche le patate e i chiodi delle scarpe, 
cbe a suo tempo brilleranno nel paradiso degli spiritisti tra ^li 
spirit! elelti. Che gioia a pensarvi ! Ma per ora non ft ancora 
definite questo domma, ne accettato comunemente. Lo profes- 
sano specialmente gli Occultisti, come or ora diremo. 

Altro scisma piu profondo minaccia la religione spiritk-a, 
nella dottrina della metempsicosi, ossia delle reincarnazioni 
molteplici dello stesso spirito. Si aspro fu il conflilto dei dis- 
senzienti neir ultimo Congresso internazionale del 1889, che 
alcuno opin6, che per lo meglio della pace non se ne avesse 
a discutere in pubblico. Ma il dissenso non si sopisce col ta- 
cere, ed e immedicabile. Disertano dalle teorie di Allan Kar- 
dec molti fratelli di Europa, che le trovano troppo cristiane, 
o che non sanno ingollare la pluralita delle vile. Nell* America 
settentrionale poi, che pure e la culla e la vera patria scien- 
tifica dello spiritismo, disertano quasi tutti, e alnxuio, come 
confessa il Compte rendu del Congresso, la maggioianza. Ora. 
levare questo ordigno dalla compage fabbricata dagli spiriti>ti 
moderni, 6 mandare in conquasso la macchina intera, e ren- 
dere ridicola ogni teosofla della setta, dichiarando eterodosso 
il Brando gerofante Allan Kardec, e mentitori gli innum. 



1 Cf. Cir. Oi//.. Hun.1. 9nl '15 M>l>r 1^'"' \novebtigirdelloxjiirilitmo. 



20 STATO DELLO SPIRITISMO 

bill spirit! rivelatori che hanno milioni di volte insegnato le 
rincarnazioni. 

Terzo scisma, e quello degli Occultisti, sotto la quale deno- 
minazione accogliamo varie scuole affini. Ci saranno grati i 
lettori, se noi non li conduciamo a traverse gli orridi spinai 
della cabala orientale, e del fachirismo indiano, dalle quali sor- 
genti, una scuola scismatica, e non poco numerosa, attinge la 
spiegazione dei fenoraeni spiritici. Invece del perispirito, che e 
una delle chiavi maestre della teorica piu comune, essi hanno 
iramaginato un fluido nerveo, cui chiamano corpo astrale; e 
questo corpo astrale si smonta in tre altri elementi, con no- 
macci ebraici e indiani, che signiflcano la vitalita, 1'aniraa bru- 
tale che puo uscir dal corpo e pellegrinare fuori, e 1'aniraa 
uraana. Vi si impacciano, oltre ai maschi, parecchie signore, 
contesse e duchesse e altre, empiendo libri e giornali di vaneg- 
giamenti. Per gli occultisti, tutto e vivente nella scala degli 
esseri, dal sasso insino a Dio: la materia e sempre in evolu- 
zione, come per antico insegno 1' India. Un uccello, a cagion 
d'esempio, e un vegetale sviluppatosi; e come 1'uomo, cosi ogni 
mondo stellare nasce, si svolge, pensa, muore. Con questi ferri 
lavorano gli occultisti, e fabbricano sistemi frenetici di rnerito e 
di demerito, in virtu dei quali si arriva ad una felicita scia- 
gurata, consistente nella piena dissoluzione della coscienza 
individuale nella coscienza totale, e della individuale potenza 
nella potenza totale. Non ragioniam di lor : ma guarda e passa. 

Finalmente uno scisma, che parrebbe impossibile, ed e 
non che verissimo, formidabile, e lo spiritismo cristiano. Vor- 
rebbe questo fondere e confondere in un solo sistema le rive- 
lazioni degli spiriti, e la rivelazione di Gesu Cristo, le pra- 
tiche delle congreghe spiritiche cogli esercizii della pietk cri- 
stiana. Per quanto possa parere assurda e mostruosa una tale 
associazione di dommi e di morale ripugnanti, ne vediamo i 
semi nello stesso Allan Kardec: la vediamS" coltivata da pa- 
recchi dottori spiritici in Francia, da un vescovo e da piu 
ministri protestanti, e da alcuni poveri preti che si dicono cat- 
tolici (Almignana, Roca, ecc.), e da secolari che hanno nome di 



o 1892 

nnno lil>ri di medit ,|i divo/i 

spir 1 otromrn . Per tenT<-i nil* Italia < al j 

i souola spiritico cristiana qui e assai in voga nella 

Mm dHlo lami^li> dio si danno allo spiritismo. La bu 
gente vuol pi^rlinrsi il gusto di evocare dall'altro mondo pa- 
rent! o amid, ma con cento sotterfugi e continual! malintesi, 
s'inpregna di collegare insieme pieta, spiritica e pieta cattolica. 
po in questo senso Casimiro Bonflglioli di Bologna, il 
canonico Tioromia Fiore a Napoli, Teofllo Coreni (cav. Enrico 
Dalma/.zo) a Torino, del cui libro demmo recentemente una 
rasseirna. Egli e manifesto che tutti costoro non riescono ne 
cattolid ortodossi, m s spiritisti logici; anzi distruggono, quanto 
e da loro, cattolicismo e spiritismo. 

A domare gli spiriti riottosi ci vorrebbe un concilio, o un 
papa infallihilo. Non ci e, e non ci pu6 essere. Neirultimo Con- 
gresso spiritico internazionale, avendo chiesto gli spiritisti 
italiani che alcuni punti si definissero di comune accordo, il 
Congresso di comune accordo si riflut6. Ci e solo (ci era, per- 
mori nel 18(>9) Allan Kardec, che niuno osa chiamare 
infhllilil'\ sebbene, a detta de' suoi devoti, al suo sapere le- 
nefico tutti rendono meritato omaggio, maschi e femmine, 

li ordini piu elevati della gerarchia nobile, regia, scienti- 
fica, agricola, industriale, come tra il popolo: e cio dopo avere 
letto o approvato la sua logica. Essi accolgono il suo insegna- 
mento, come base salda d'un reale e continue progresso nclla 

i/.a. nella morale, nella sociologia ' . Ne vale appellarsi 
allo rivolnxioni degli spiriti. Perchfc, come 1'antica Pi/ia ren- 

i gli oracoli partr>L r !iiando pel re Filippo (II-j^i 

i modern! spiriti o i loro medii parteggiano pei loro devoti. 
E un tatto conosciuto e certo da gran tempo. Ce lo alt- 
novanionto. nel 1891, il dott. Paolo Gibier, il qualc e razionali>ta 
e non spiritists, e tuttavia tratta dollo spiritismo con un con- 
tinno atto d'ammirazione e quasi d' adorazione. 

Egli narra, come Allan Kardec, colla scorta degli spiriti, 



/*!>// illln-'lllHHIul 'III J5. 



28 STATO HELLO SPIRITISMO 

fabbricasse il suo gran codice religiose Le livre des Esprits, 
scegliendo tra le innuraerabili communicazioni degli spiriti, le 
vere e buone, e anche questo col consiglio di spiriti superiori. 
Ci6 non ostante la raetempsicosi indiana e pittagorica insegnata 
dagli spiriti ad Allan Kardec, e che forma tanta parte del 
suo castello spiritico, e recisamente negata dagli spiriti par- 
lanti in Inghilterra e negli Stati Uniti, che pure furono i 
primi dottori, e piu autorevoli e piu numerosi. Alcune com- 
municazioni sono al tutto atee, panteiste, materialiste. Presso 
i Mormoni gli spiriti approvano la poligamia. In altri luoghi, 
ove Taborto volontario e pur troppo comune, anche gli spi- 
riti vi si acconciano prudentemente l . Insomma gli scismi re- 
gnano e senza speranza di riconciliazione. Con tutto cio si tace 
per rispetto ai profani, si dissimula nelle comuni assemblee, 
e si ottiene cosi un simulacro di unione fraterna. 

Al manco d' un' autoritk sovrana si cerca di supplire con 
altre istituzioni. Abbiamo letto il voto espresso da una confe- 
derazione spiritica, madrilena, che tutte le societi spiritiche 
s" incorporassero colla Massoneria, e questa le reggesse oggi- 
mai a quella guisa che governa le sue logge ; e se ne dava 
per ragione che uno stesso e lo scopo, comuni i principii e 
le massime fondamentali : il che 6 verissirno. Siffatto voto degli 
spiritist! spagnuoli, se non e ancora attuato de iitre, spesso 
lo e gi di fatto. 

7. Istituzioni moderne dello spiritismo. 

Intanto, a conservare e promuovere la religione spiritica, 
si adoperano le innumerabili congreghe d' iniziati e di dilet- 
tanti. Ve n' e una ad ogni trebbio. Nascono, muoiono, si ri- 
fanno; anche in Italia, ove in generate regna piu che la ma - 
lizia, la ignoranza. Alia riscossa stanno le Societa, i Circoli, le 
Accademie. Non istanchiamo la pazienza dei lettori colle enu- 
merazloni : ce n' e un po" per tutto, con titoli ambiziosi, con 

1 Dr. PAUL GIBIER. Le spirilisme (fakirismc occidental;, tlude hitloriqtie, 
etc. Parigi, 1891, pag. 137, sgg. 



20 
oratori vaneggi.inti, spesso col proprio giornale ') il 

:emo un cenno piu sotto. 

Scopo della societa in America e in Europa e per tutto, e 
secondo il Kardec, formare dei gruppi ilolla Brando famiglia 
-;iiriti>ta, che un giorno formera un solo' fascio di tutte le 
opinioni e riunira tutti gli uomini in uno stesso sentimento 
di tVat.'rnita, suggellato dalla carila cri-ti. diums, 

\>. 144). Scusate se & poco. Tra queste possiamo nomiaare 
la piu antica forse di Francia, istituita dal Kardec stesso 
nel 1858 col titolo di: Societa . 

. e una delle piu recenti : Federa >nale degli 

s/n'ritisli t di Barcellona, la quale nel 1890 invitavi 

nel suo seno nientemeno che i carl fratelit, ludenti *p 

f/,'//'"/./-v/vc0. Poveri i miei esami! Tra questi due termi- 

ne sono pullulate le centinaia e 1'e migliaia. In Italia ncn 

forse citta popolosa che non abbia o non abbia avuta ia 

o le sue. Due insigni non vanno taciute, e sono le due 

inglesi, cio<> la Snrn'lii <Ul'tUra, formata nel 1867, a Londra, 

e la Sorii-ti'i per le ricerche psichiclw, sorta nel 1882. Tutte 

e due sono composte non di spiritisti, ma di scienziati inda- 

gatori dei fenomeni spiritici con tut la la critica piii severa. 

Finora non hanno dato altro trutto, che quello di mettere in 

sodo la verita di parecchi fenomeni importanti, come tenta di 

fare al presente una brigata di professori a Napoli ; la quale 

ha gia convertito, non allo spiritismo, si bone a confessare i 

fatti, anche il refrattario materialista Cesare Lombroso. 

Altri istituti si fondarono e anche questi svariati e nume- 
rosi, piil che non credano coloro cho non si impacciano di saper- 
ne. In Inghilterra si ebbe un Istituto di chiaroveggenza, o?e 
si trattavano gP infermi secondo i consulti degli spiriti, e si 
forraavano fanciulli e fanciulle air ulTlcio di inedii. In Fran- 
si tent6 un convento di druidi e di sibille collo scope me- 
desimo, e viepiA ciarlatanesco. Non sappiamo se durino tut- 
ia, o se sieno periti. Gia era preceduto 1' esempio del 
Kardec, il (juale, a quanto asserisce nelle sue ^Opere po- 
.rae, aveva destinato una sua yo>sessione a fondarvi uoa 



30 STATO DELLO SPIRITISMO 

Casa di esercizii spiritici, per ritemperare nel fervore 
aspiranti all' alto spiritismo. Del collegio e del convento al>- 
biamo letti i prograrami, e lettovi anche qualcosa che non vi 
era scritto. Nel 1889 i fogli spiritici annunziavano una specie 
di monastero o albergo sopra Locarno in Isvizzera, ove i di- 
voti e le divote, con 1000 lire di retta annua possono medi- 
tare quietaraente la questioni spiritiche. In America non si 
arrestano a siffatte piccinerie. Oltre al liceo spiritico pei giovi- 
netti di Cleveland, nell'Ohio, hanno fondato una nuova reli- 
gione, la Chiesa spiritualista di Wheeling, nella Virginia, tutta 
di iniziati; hanno fondato americanamente il camp-meeting del 
lago Cassadoga nel Nova York, specie di accampamento di 
forse ventimila villeggianti e spiriteggianti; e di piu nasce 
una colonia, anzi una citta spiritica, che si chiamera Sum- 
merland (terra dell'estate). Gia vi e fabbricato il tempio spi- 
ritico, fornita la biblioteca, assicurato posta e telegrafo, e la 
stazione sopra una grande ferrovia. Vi sara un manicomio? 
II giornale spiritico The Banner of Light, di Boston, e il 
Golden Gate di S. Francisco che minutamente ci ragguagliano 
della citta nascente nel 1890, non lo dicono. Pensino i nostri 
lettori se la possano rinchiudersi i pazzi in una casa sola. 
Summerland sorgera nella California. 

Terminiamo ricordando il Congresso spiritico di Parigi 
nel 1889, secondo congresso internazionale dopo quello di 
Barcellona. Si tenne nelle sale del Grande Oriente della 
massoneria francese, via Cadet, n. 16 : nuovo attestato della 
fratellanza delle due societa. Intima infatti e la loro commu- 
nella, e nelle stamps spiritiche non raramente gli spiritisti si 
fregiano dei titoli massonici coi relativi tre puntini. Dal fondo 
deli'America spagnuola ci scriveva un amico, che i massoni 
di cola erano i piu sfegatati spiritisti: e cio avviene un po'per 
tutto. Non e quindi a maravigliare, se Tassociazione spiritica 
di Madrid, come sopra dicemmo, cbiedesse' a dirittura che 
loggia e ritrovo spiritico divenissero una cosa sola, sotto Tim- 
perio benefico della veneranda istituzione mondiale. Un pe- 
riodico romano, che e il portavoce dell'Accademia interna- 



tale per gli stmlii >piritici e magnetic! , ne esulta, <-. 
qualche eccezione, approva: Noi facciamo plauso al n( 
ed elevato intendiraento del sullodato fratello (Al" 

nte interino delta Masson> 

mad , riconoscendo la utilita pratica, per non dire la 

necessity assoluta, cbe le forze tutte dello spiritismo militaute 
si organizzino '. Anche cotesto giova a ben conoscere lo 
stato presente dello spiritismo. 

Nel conto reso del congresso di Parigi fc detto die vi con- 
corsero 500 delegati, rappresentanti di 40,000 membri di varie 
societa. Una meta degl'intervenuti era di signore, tra le quali 
parecchie direttrici di giornali spiritici, scrittrici, o per altri 
titoli, sorelle illustri. II numero degli aderenti 6 calcolato in 
1^ o 15 milioni: numero, per noi, manifestamente esagerato; 
IIKI clie pur deve dare a pensare. Certo e che i giornali spi- 
ritici, iu tutto il mondo sono, a dir poco, un 160 o 170, se- 
condo il uostro computo, qualcosa meglio che congetturale. 
Di essi, 88 si fecero rappresentare al Congresso, che nc stampa 
i titoli e i luoghi ; e pure vi si leggono i norai di appena 6 

7 spagnuoli, mentre in lingua spagnuola se ne pubblicano 
circa 40; pochi sono mentovati degli inglesi e degli americani, 
mentre la lingua inglese ne conta piu assai che la spagnuola. 
Un gran numero si stampa in Francia, in Germania, in Por- 
togallo, in Russia, nelle colonie europee, nelle repubbliche del- 
P America meridionale, e fin nella Turchia e neH'Australia. In 
Italia noi ne conosciamo 4, e forse non li conosciamo tutti, e 
pure quivi 2 soli sono nominati. Ora questo grande numcm 
di periodic!, suppone i lettori che gli alimentino. Per giunt.i. 

1 cosi detti centri spiritici molti opuscoli dispensano a chi li 
vuole, e a chi non li vuole, o imbastiscono spesso opere di 
beneficenza per porgere ai socii, e alle socie sopra tutto, il buon 
destro di predicare lo spiritismo in seno alle famiglie. Ci6 im- 

ilalle loro stesse relazioni. Solamente dei libri di Allan 
.lee, e di Andrew Jackson Davis, il y;ran veggentc an. 

1 Ln.r. ft-hl)r. i89i, |>ag. 



32 STATO DELLO SP1RITISMO 

cano, pio rivale del Kardec, si potrebbe formare, se lossero 
riuniti, una montagna. Se ne trova per tutto, anche nei vil- 
laggi, anche nelle case ove meno si crederebbe! 

Ci chiederanDo i lettori, di che trattino i periodic! spiritici. 
Rispondiarao. Trattano spesso delle dottrine spiritiche, e per lo 
piii con astio serapre nuovo contro la Chiesa e le pratichedi 
piet cattolica. Neraici giurati del clero e del Vicario di Gesu 
Cristo, falsano a loro comodo la storia ecclesiastica e la pro - 
fana. A che non bastando la scienza degli scrittori spiritici, si 
ricorre agli spiriti stessi, de' quali si riferiscono talora lunghis- 
sime tantaferate, e queste sono appellate opere medianiche o 
medianimiche, perche dettate dai celesti ispiratori ai medii che 
servono di amanuensi, se pure non le hanno scritte gli spiriti 
medesimi, nella guisa che esponemmo trattando della scrittura 
diretta. Le une e le altre riescono talvolta di sopraffina per- 
fidia, e pericolose ai semplici, ma il piu spesso sembrano scritte 
col sugo di papavero, disordinate, illogiche, noiose. 

Oltre a ci6 recano le novelle di sperimenti fatti e di medii 
famosi, che danno accademie, tessono gli elogi di fralelli di- 
sincarnati, in lingua povera, defunti. Abboccano poi avida- 
mente ogni fatto che abbia dello stravagante, di folletti, di 
ossessioni, di apparizioni, e di altre cosiffatte novita, che cento 
o dugento anni fa si leggevano ne' libri contro la superstizione, 
del Tireo, del Lebrun, del Calmet, di Martin del Rio. Legge- 
vamo per esempio, Tanno scorso. di una recente cena data 
in un sotterraneo, a cui servivano quattro moretti, pullulanti 
dal suolo e scomparenti tra un servito e 1'altro. Quei moretti 
in altri tempi erano detti diavoli, ora si chiamano spiriti ma- 
terializzati: ecco le novita. Noi trascorriamo talvolta alcuni di 
tali periodici, come soleva Giuseppe de Maistre, leggendoli 
per diagonale : fanno cascare il pan di mano. H> E non e che i 
magni viri della setta non istuzzichino i loro ferruzzi per fai si 
leggere: ma, poveretti, lo fanno a sego. Dei quattro periodic! 
spiritici che si pubblicano in Italia ve n'e uno che si stampa a 
pochi passi del noi, e s' indiavola mensilmente contro chi scrive 
queste pagine, nominandolo di suo nome. E pure non ci basto 



'li uno di quej/li articoli. Iddio 

fa crescere 1'antidoto accanto al veleno e 1'elleboro nell'orto 
dei pazzi ; e cosi permette che quelle povere pappolate ven- 
gano alia luce, e nclla Luce, prive di sale, in lingua ouran- 
gutanga, innocue in se stesse a tutti, tranne che al senatore 
olli e al cavaliere Sebastiani Fenzi, che coprono colla loro 
bandiera quella merce avariata. 



8. Dello spirits, < specialmt>nte in Halm. 

Rimane che diamo un cenno piu partieolareggiato dello 
spiritismo in Italia, trascorrendo di volo le principal! citta. Roma 
ha perduto uno de' suoi grandi profeti, il prof. Felice Scifoni, 
ora disincarnaio, il quale con degna eloquenza e pari can- 
dore raccontava su pei giornali come e qualmente certi spi- 
ritisti toccassero dagli spiriti loro famigliari di bei lattoni sul 
cappello, ceflfate, sozze lordure loro gittate addosso, pedate e 
altre siffatte genttli bischenche. Quegli antichi ritrovi presso il 
signer Eugenio Pistoni in via di Ripetta, cosi favoriti dal cielo, 
e raagniflcati dai periodici spiritisti, sono spariti. Non si parla 
piu del circolo del dott. Curtis, americano, ne dell' ingegnere 
Gualtiero Aureli, ne di Cesare Bondi, n6 di Odoardo Soffletti, 
ne della impareggiabile media, baronessa Cerrapica, de' quali 
i norai riempivano i giornali. Ora troviamo invece una Se- 
zione romana di psicologia xperiitientale, con venti o trenta 
piccoli gruppi, cost li ehiamano, al Corso, nelle vie del Ba- 
buino, S. Niccol6 di Tolentino, Pietra, Belsiana, Astalli, Governo 
Vec-chio, Aracoeli, Greci, Ponteflci, e via via. Altri fioriscono 
nella Roma nuova, in via Manin, Volturno, Curtatono, Geneva, 
Principessa Margherita, Castelfidardo, Gioberti, e gin di li. Ma 
che si peschino cotesti gruppi, poco si sa, e meno importa. I 
pezzi ibrti oggidi sono i membri de\\'Accademia int>' 
nale per gli studii spiritici e magnetic! ; per esempio Icilio 
Ercolani, Francesco Bennicelli, 1' in^n<>re Giuseppe Pal. 

i< III, f.,*.:. '9* 



34 A TO DKLLO SI'IRITISMO 

di Napoli, con alia testa due president! onorarii, cioe il senatore 
Borselli e il cavaliere Sebastiani Fenzi, un presidente effettivo, 
Giuseppe Desiderate Lombardi, un vicepresidente, il cav. 1 
Talamanca, un segretario, il cav. Giovanni Hoffmann, S /. I ,*. 
(Sovrano Ispettore) in massoneria, e grande faccendiere in ispi- 
riteria. Troviamo anche nominate un senato're, principe di Mo- 
literno, di cui non sappiamo ne ben ne male. 

Roma spiritica non fu rappresentata al Congresso di Pa- 
rigi, se pure non vogliasi riguardare come suo delegate il ca- 
pitano Ernesto Volpi, fondatore e rappresentante del Gruppo 
sparse, e celebre per le sue fotografle spiritiche e per glr sfor- 
mati miracoloni ch'egli racconto al Congresso, spiegabilissirai 
per noi cattolici, e inesplicabili-per gli spiritisti. Da Firenze 
fu spacciato a Parigi il prof. G. Damiani. Ma non e piu a Fi- 
renze il bel tempo delle contesse P. e P. che festeggiavano Tar- 
rivo di Douglas Home, n& dell'Accademia Pneumatologica Psi- 
cologica in via della Ninna, ove predicava e teneva il mestolo 
il povero barone Michele Guitera de'Bozzi, ed eja segretario 
Francesco G. A. Campana, ed erano ornamento i socii 
Sebastiani Fenzi (allora, cav. Sebastiano Fenzi), il dott. Ales- 
sandro Cicognani, il cav. generale Costantino Razzetti, e tanti 
altri magni viri. Oggidi il Presidente e disincamato da un 
pezzo, e altri 1'hanno seguito negli spazii e in chi sa quali 
astri; un socio, Eugenio Gabrielli, per salire piu presto alle 
stelle, si e impiccato. Frullavano, ne' bei giorni, le medie Elvira 
e Adele Sacerdoti, e Luisa Corsini, che avevano virtu di atti- 
rare a colloquio perflno lo spirito di Azer, uno fra gli ultimi 
discendenti di Zoroastre. Ora lo spiritismo vi e decaduto nota- 
bilmente; e speriamo nol rialzeni. il neonato Giornale del Ma- 
gnetismo ed Ipnolismo, diretto dal dottor Olinto Del Torto, 
benche prometta di occuparsi anche di spiritisrao. 

In generale le grandi citt d' Italia non si curarono del 
Congresso spiritico internazionale di Parigi. Appena si fece 
viva Palermo, che vi spedi un ignoto baroue Bereventano; 
Lecce, che vi mando il coute Cresci; Genova, il dott. Anfo- 



. il dott. Santangelo; Teramo, il prof. Falconer, o I 

ti, Pingegnere Dupre; Terni, il sig. Caraccioli; Bon- 
tlcno, il senatore Borselli e la sua signora; Spoleto, il capi- 
tano Viola. Non ci consta che verun delegato vi concorresse 
la Milano, Venezia, Bologna, Padova, n6 dalle cittagiapon- 
tilicie, ne da Livorno, Pisa, Lucca; nessuno dal Piemont", 
neppure da Vercelli, che pure ha un giornale spiritico ; nessuno 
dalle grandi citta delle province meridionali, ne dalla Sicilia e 
dalla Sardegna. Tutto questo ci conforla a bene sperare. 

Pareva che almeno destare si dovesse Torino, gia culla 
dello spiritismo in Italia, gia centro operoso di spiritici studii 
(diciarao studii, per non dir altro), e lieta di fenomeni mara- 
vigliosi apparsi nelle sue congreghe. Vero e che Niceforo Fi- 
Jalete (prof. V. G. Scarpa), il quale cola batte la solfa col suo 
giornale spiritico, non approva queste chiassate di congr 
internazionali. Ma il valoroso, e pio a suo modo, cav. Enrico 
Dalmazzo sostenne 1'onore spiritico di Torino, e spedi ai cari 
tratelli congressisti una oleosa omelia, con cui gli esortava a 

tianeggiare lo spiritismo, profetava che la Chiesa cattolica 
non tardera ad anatematizzare gli antispiritisti, marchese di 
Mirville, P. Giovanni Perrone, P. Giovanni (liuseppe Franco; 
e per converse canonizzera per santo il bravo Allan Kar 
E non pensava il dabben uorno che il Congresso spiritico di 
Parigi sfondava cosi poco in religio.sita, che riflutu persino di 
affermare la esistenza di Dio; di che si dolsero poi certi >pi- 
ritisti spagnuoli. E per pari rajjione la predica del Dalmazzo 
non ebbe Tonore di essere recitata neila coraune assomblea, 
e rirnase solo negli Atti. 

Napoli parimonte non fu rapprosentata al Congresso da 

_ r eri in persona. E pure non mancano la spirit i>ti 
stocco. Valga per tutti lo sbrigliato Vincenzo Cavalli, e 1'on 

bre prof. Ercole Chiaia, che vi tiene conferenze -tr. pilose, 
non pel volgo, ma per medici, professori, magistral, ufficiali 
militari, scienziati d'Europa e dell' America. Dinanzi a tali per- 
sonaggi, il suo medio, una Paladino, ottiene fenoir 



36 STATO DELLO SPIRITISMO 

singolari e al tutto stupendi: che un oriuolo saiga tutto da 
se sino al soffitto, e cosi in aria una raano invisibile lo ri- 
carichi; ottiene anche anche la levitazione tra gli altri, che e il 
levarsi per aria una persona distesa orizzontalmente. Egli ap- 
pella maga la sua media, e magici i fatti di lei; e noi gli 
diamo pienamente ragione. Ne ce ne maravigliamo, posto che 
egli tutte le sere si trattiene a conversare collo spirito rac- 
chiuso in una tavola, com'esso racconta nel suo messaggio al 
Congresso di Parigi. Siamo con lui pienaraente d'accordo nel 
deridere che fa gli scienziati (colle nostre parole), i quali con- 
vinti degli evidentissimi fatti veduti, ricorrono per ispiegarli 
a varie ipotesi, accettandone una quale che sia, purche as- 
surda. Ma egli e del bel nuraero uno, quando attribuisce i 
fatti magici a spiriti buoni, e fa condannare da un professore 
spagnuolo il de Mirville e il P. Franco, i quali con un 
aspersorio d' acqua santa sulP ombellico di Eusapia, ricacce- 
rebbero neirinfernp il demone John King, circum quaerens 
quern devoret. 

Ed ora possiamo toccare di volo il centra di Pesaro, assai 
romoroso, di cui e direttore il prof. Francesco Rossi Pagnoni, 
al tempo stesso direttore del pubblico Ginnasio, coll'aiuto del- 
1'ipnotizzatore dott. Luigi Moroni e della novizia media A. Car- 
zetti; i centri o gruppi di Lugo e di Osimo, ove primeggiano 
i professori Alessandro Reggiani e Stefano Vacca ; di S. Remo, 
ove, sotto la guida del prof. Vespasiani, gareggiano di zelo il 
pittore Galli Bareggi, e il conte Luigi Gualtieri; i centri o 
gruppi di Caserta, di Chiavari, di Portici, di Frascati, e cento 
altri. Nfe fraudererao della dovuta celebrita i famosi della 
chiesa spiritica italiaua, cav. lacopetti magistrate a Milano, 
e ivi pure Vincenzo Pasqualis, professore al collegio militare; 
il maggiore Ungher, il signor Filosa, il sig. Giuseppe Raffo, il 
dott. Peirano, Ernesto Martin, il dott. Barbieri della Svizzera 
italiana, il dott. Michelangelo Pezzardi medico e medio, il quasi 
nonagenario conte Gerardo Freschi, 1'ingegnere Parato, ecc. ecc. 

Abbiamo poi la felice fortuna (siamo cavalieri !) di possedere 



ninf'o di ^ignore spiritiste, o sorelle, ai, o m 

nitn> l pib mentovato, vi & la Brenda, la Chiaia, la Filoaa, 

mina Carmine ved. Simonelli, Carmina Amalia Simonelli, 
Teresa Visconti, Eugenia Favas, S. Ma\-tri, nata baronessa 
struve, Rosa Parato, Maurina Malinverni: tutte immortalate 
nel conto reso del Coogresso di Parigi. Tacciamo di altre, i 
cui norai raramente vanno per le stampe, ma ci sono e non 
poche. 

Infine, al trar dei conti dei fatti pubblici e delle informa- 
zioni private, possiamo affermare che in Italia lo spiritismo 
raena un guasto grande, e senza molto apparato esterno pure 

>inua in molte case a contaminarvi la fede e la onesta. 

no tuttavia, la Dio merc6, lungi assai dalla mania spiritica 
della Russia, ove la societa piu elevata tresca cogli spirit! a 
tutto spiano, duce e maestro ed apostolo, il poc'an/i defunto 
Alessandro Aksakow, consigliere imperiale eflettivo, re- 
sidente a Pietroburgo, notissimo in^tutta Europa come lette- 
rato e pubblicista. L'ltalia e tuttavia lungi dal pervertimento 
de' paesi protestanti, specialmente Olanda, Ingbilterra, Stati 

iti, ove sorgono innumerabili societa, ove libri e giornali 
soiliano incessantemente nel fuoco. La Francia s'avvia male; 
ma il suo clero e i suoi dotti la rattengono sul pcndio: il suo 
Congresso di Parigi, se fu rnentovato con onore da parecchi 
giornali, fu anche da altri fischiato. Imperversa lo spiritismo 
nelle antiche colonie spagnuole delPAmerica. incridiuuale, favo- 
ritovi dalla massoneria; e nella Spagna antica e cattolica 
purtroppo si moltiplicano ogni di poggio i periodici piu arrab- 
biati di spiritismo, le congreghe e le pratiche vi si dilatano 
oltre ogni credere ; niun paese cattolico concorse al Congresao 
di Parigi con eguale copia di rappresentanti e di adesioni 

ellona si era dato il primo eserapio di congrewo 
spiritico internazionale. 

Ma basti per un saggio storico. Ora uua parola di con- 
clusione. 



38 STATO DELLO SPIRITISMO 



9. Quid agenda//'. 

Non e senza scopo pratico che noi diamo cosi in iscorcio 
lo stato dello spiritisrao presente. Bramiamo che gli onesti e 
colti ed operosi conoscano il pericolo che sovrasta alle fami 
glie e alia societa civile, e non vi si addormentino sopra. Lo spi- 
ritismo ha terribili element! espansivi: lusinga la innata brama 
deirarcano, pasce T istinto razionale di qualche fede in Dio e 
nella immortalita, e lo nutrica di alcune facili pratiche religiose 
a proprio libito. Intanto non impone peso veruno di obblighi 
gravosi, e mentre ostenta tolleranza e probita, licenzia il mal- 
vagio a contentare le sue passioni ; perche lo sfrena d'ogni 
timore nell'altra vita, anzi gli assicura, sebbene un po'ritar- 
data, uguale corona col giusto. Sono presso a poco gli stessi 
element! che diedero valore espansivo al protestantismo, al 
maomettismo e a molte altre sette, le quali con tutti i loro 
manifestissimi errori, pure crebbero e si dilatarono. 

II pericolo non e dunque da disprezzare ; e anzi urgente 
necessita che si combatta lo spiritismo. Per cotesto e d' uopo 
conoscerlo ; senza di che si combat te male. Opponendo falsi 
supposti a false dottrine, non s'illumina la mente dei traviati, 
ne si convince. Abbiamo a tal fine scritte molte pagine in 
questo periodico, che e certamente in Italia Parsenale piu for- 
nito d'armi antispiritiehe. Di pin, quando non si abbiano mi- 
gliori libri o italiani o forestieri, basterebbe solo il racconto 
del Franco, gli Spiriti delle tenebre. Chi attentamente lo legge, 
sa la storia dello Spiritismo, i fenomeni, i criterif'teologici e 
filosofici per giudicarli, e per risolvere tutte le obbiezioni degli 
avversarii, spesso piu illusi che perversi. Speriamo di pub- 
blicare presto un vero e compito Manuale di questo argomen- 
to, ristampando, triplicata di volume e di nuovi studii, Video, 
chiara dello Spirilismo. 

In secondo luogo si persuadano coloro che mirano a salvare 



NKI . 1892 39 

dal , . die inilla otterranno col negare i fe- 

noinoni spiritici. K un negare il sol.> in pien meriggio, e 1 

,|:itiiv. Bisogna ammetterlii almeno in wu< 
mezzo i fatti induhitati corra un mezzo mondo di ciunii'-ri 
poi e da scendero a dimostrare a qwgli inlMici, come lo spi- 
riti>m<> -ii un cvidente ed inescusabile commercio con ispiriti 
maledetti ; far loro capire che la lusinga di rivedere i pro- 
prii can estinti una illusione manifesta; che i sensi di fede 
in Dio, di pietu, e di carita, porti dagli spiriti, altro non sono 
che povere scintille di verita, tra un caos di errori esiziali e fu- 
nestissimi pel tempo e per Teternitk ; che infine in quelle pra- 
liche si giuoca la pace delle famiglie, la sanitk, la vita, giacchfc 
i disseusi famigliari, gPisterismi, la pazzia, il suicidio sono il 
perpeluo accompagnamento dello spiritismo. Alle anime timo- 
rate ridestino piu che mai vivo il terrore della corruzione 
morale, che, per tardare alcun poco, mai non falla ; oJ a 
voce molte verita si possono dire, che in carta 6 bello tacere. 

Cosi, a nostro avviso, si otterra molto a bene degli infe- 
licissimi fratelli illusi. Pure a questo intento abbiarao dato il 
presente, forse troppo lungo, ma non disutile saggio sullo Spi- 
ritismo dell'anno 1892. 



Vetulonia, antica citta etrusca e di fama chiarissima, era 
rimasta ignota fino a' di nostri ; e come per farci intendere 
la vanita delle umane cose, neppur le rovine ne davano con- 
tezza; il perch& si poteva ben dire di lei queWeiiam periere 
ruinae ! 

Indagini e ricerche, a fin di trovare il luogo dove un di 
sorgesse, ne furono fatte molte e da mold in eta diverse, e 
massimamente nel secolo scorso e nel nostro; ma tante fatiche 
non ebbero fortuna. Chi la vide a Viterbo, chi a Vulci ; al- 
cuni a Castiglion Bernardi, altri sulle montagne vicine di 
Campiglia o nella stessa Campiglia ; questi a Massa o ne' din- 
torni ; quegli ad Orbetello, a Castagneto, owero a Magliano 
o ne' suoi pressi ; e finalmente a Colonna di Buriano l . Era 
riserbata al ch. Sig. Falchi, espertissimo Ispettore e Direttore 
di scavi in Toscana, la gloria d'avere finalmente scoperta 1' an- 
tica Vetulonia. Noi ricorderemo qui dal suo libro * i nomi di 
coloro che attestarono la verita della fatta scoperta. Primo a 
darne notizia fu il senatore Fiorelli 3 , notizia confefmata 1'anno 

1 Cf. DKNMS, The Cities and Ci-melerien of Elrnria, vol. I, I", I. iiH ; II, 
196, 206, 209, 198, 263, 202, 269, 233, *6'i FALCIII. \mizie deyli scavi. 
1882, 252. 

1 Vetitlonnt e la suu X<'<-rt>poU ttnl!c1iix*in><i, /> IsinORO FALCHI, 
Ispettor* c'i .-Tfn c nmmitiK'nIi, Direitori- <////// .<<// >li l'i'tul<nii<i. /'// 
Succeesori Le Monnier, 1891 ; un vol. in-4- di pagg. 323, con XIX t;. . 
in litografia. 

Cf. No&ie degli scavi, 1882, 2. 1 ;*. 



-TIONB ETR1 41 

ilal Ohirardini ' ; e cosi appresso dal Mommsen, dal- 

!-lbig, dal dotto prof. Gamurrini, Commissario delle Anti- 
rhita o i;>lle Arti per la Toscann, e dal Direttore del Musco 
Ktrusro Florentine, il valoroso prof. Milani, il quale assegnava 
sotto il titolo di Vetulonia, il pianterreno del Palazzo della Cro- 
cetta alia raccolta delle preziose antichitk venute fuori dagli 

. i ili Colonna, 1'autica Vetulonia. Aggiungi che, a richiesta 
del popolo di Colonna, Umberto I, con decreto do' 22 luglio 
1887, restituiva al castello 1'antico norae di Vetulonia, e i 
nuovi Yftiiloniesi, il 28 raaggio 1888, festosi apponevano una 
'lapide in mar mo con iscrizione, la quale ricorda a' presonti 
6 agli av venire il nome del dottor Isidore Falchi, fortunato 
scopritore di Vetulonia. 

Contro la scoperta del Falchi scrissero il Malfalti e il De 
Dauli, T uno e 1'altro sosteneodo doversi riconoscere 1'antica 
Vetulonia nel Poggio Castiglioni, a quattro miglia e quasi a 
mezzodi di Massa Marittima. II nostro Autore risponde a co- 

;o (pagg. 16, 20) con buon nerbo di ragioni e comprova 

meglio la sua scoperta. 

La citta di Vetulonia e dunque riconosciuta dal PAu tore 
nel luogo detto oggi Colonna, sul lago Prile. Le mura di Co- 
lonna, costruite nel Medio Evo, poggiano sopra le antiche di 
Vetulonia, le quali si riunivano airAcropoli e cingevano una 
vasta estcnsione di terreno assai pianeggiante dov'era la 

a. Come le mura dell'Arce, cosi queste che formavano la 
< inta della citta, sono fatte con pietre tagliate nolle cave 
dello stesso monte ; hanno forma di grandissimi parallelepi- 
pedi, commessi insieme senza ceraento. Entro questo recinlo 
si scoprono antiche costruzioni, lavori di fognatura e condotti 
di piombo, pozzi scavati nel vivo sasso e che sono ancora 

>o perche danno acqua limpida e copiosa. Vi sono poi 

'le che menano airAcropoli, e 1'antica, larga quattro raetri 
e venti centimetri, selciata con grandi lastre informi, e tut- 
tora ben cooservata. 



42 VKTULONIA 

Ma la parte meglio e piu felicemente esplorata fe la 
cropoli, la quale, fuori dal cerchio delle antiche mura, sten- 
desi per tutto il raonte e per le terre intorno ampiamente. Le 
tombe, che contansi a centinaia, sono notabili per diversi capi. 
Le primitive, a pozzetto, sono ne' luoghi pid alti e meglio 
esposti ; tombe a cucumella e gigantesche sulle pendici ; in 
maggior numero sono le tqmbe sulle coste meno scoscese. 
Fuori del monte di Vetulonia, nel piano e ne' vicini colli, 
come a Val di Campo, a soli 10 metri sul livello del mare, 
lungo il flume Aliena, ne' pressi di Giunearico, di Tioli al Pian 
d'Alma sul mare, sono sparse altre tombe quasi tutte a 
tumulo. 

L'Autore classiflca le tombe in tombe riunite e sparse. Le 
prime in numero stragrande sono generalmente a pozzetto, 
povere, senza nulla d' importazione straniera, con cinerarii 
tipici come quelli di Villanova. Le seconde, in minor numero, 
sono a circolo rotto od intero di pietra senza alcun segno alia 
superflcie, e a tumulo. Le prime crede 1'Autore essere della 
piu alta antichita e pero de' primi abitatori di Vetulonia. Se- 
nonchfc fra questi sepolcreti a pozzetto arcaici v' & una par- 
ticolarita non piu veduta in altre necropoli italiche, la pre- 
senza cioe di ripostigli, proprii d'una gente al tutto diversa 
per civilta e per costumi da quella de' comuni pozzetti. II piu 
celebre de' sepolcreti a pozzetto e per 1'Autore il piu arcaico, 
e quello del Poggio alia Guardia, dove non son tombe a uma- 
zione, ma numerosi i cinerarii a capanna. Fra le tombe sparse 
e notevolissima la cosiddetta Tomba del Duce sia per la sua 
grandezza e sia per la quantita, varieta e preziosita della sup- 
pellettile funebre in ferro, in bronzo, in argento,->in flttili. Le 
quali tutte cose sono dall'Autore descritte con singolare chia- 
rezza ed esattezza. II medesimo si dica delle tombe a circolo 
e a cuccumella. 

Un altro capitolo di questo lavoro versa sull'antica numi- 
smatica di Vetulonia, prendendo occasione dal gran numero 
di monete trovate negli scavi. Ma di cio diremo appresso. Que- 
ste brevi notizie sull' importanza della scoperta e della parte 



HONE BTRUSCA 43 

iva c descritiiva d.-lia QQ .>ntenuta nell'opera, 

;io a tlirnostrare die il Dottor Falchi e a piu titoli soraraa- 
monte degno della comune riconoscenza degl' Italian!. Irape- 
rocche quand'anche la citta. da lui scoperta non losse veraroeote 
Vetulonia, sarebbe sempre un'altra citta etrusca antichissima 
che egli per il primo ci avrebbe fatto conoscere con tutta la 
maravigliosa ricchezza delle sue tombe, ma soprattutto per 
1'utilita che ne hanno gli studii tanto flnora infortunati delle 
nostre origin! italiche, alle quali TAutore consacra due lunghi 
capitoli, che offriranno raateria a qualche nostra osservazione 
quanto piena di rispetto per lui, altrettanto sincera se non 
utile per coloro, i quali coltivano questo genere di studii. 

L'Autore, provata la raaggiore antichita della necropoli di 
Vetulonia relativamente a tutte le altre dell'Etruria centrale, 
perciocche nel sepolcreto del Poggio alia Guardia regna il solo 
rito della cremazione, e le tombe a pozzetto poverissirne e senza 
oggetti importati hanno in mezzo a loro de 1 riposligli coevi, 
diversi in tutto dalle tombe indigene e forniti di suppellettile 
straniera, viene alia questione delle origin! elrusche. Kicorda 
brevemente 1'opinione deirHelbig e dell'Undset che fanno venir 
gli Etruschi dal settentrione per via di terra, e del Milchhofer, 
del Kiepert e del Brizio, i quali vigorosamente sostengouo la 
venuta per mare dall'Asia Minore, cioe dalla Lidia. Tutti pero 
stanno per la provenienza straniera degli Etruschi, sia dal set- 
tentrione, sia dairOriente. Posto cio, 1'Autore, con una modestia 
che grandemente 1' onora, ma che a qualcuno pu6 sembrare 
forse eccessiva per soverchia deferenza agli altri archeologi, 
espone la sua opinione osservando primieramente, non potersi 
negare a tutti gli antichi popoli d'ltalia una medesima naziona- 
lita : nfe potersi impugnare negli Etruschi una civilta non pos- 
seduta dagli altri Italici . Vorrebbe inoltre che la quistione 
si studiasse e si sciogliesse phi che per le asserzioni d'Erodoto, 
di Dionigi e de' loro seguaci, su' monumenti venuti in luce 
a' di nostri in tanta copia. Non trova verisimile che in Italia 
gli antichi popoli cedessero il posto ad altri popoli nuovi; n6 
che questi potesssro per terra o per mare venire in cjsi grande 



44 VETULONIA 

raoltitudine da ricacciarli o sterminarli del tutto. Di che 
gue che il popolo etrusco pote essere italico e non venire da 
fuori, coraeche il suo idioma e la sua civilta si diversifichino 
dairidioma e dalla civiltk degli altri popoli italici. Bastano 
all'ammaestramento e alia introduzione d'una nuova civilta 
presso un popolo incolto pochi tesmofori, specialmente se di 
casta sacerdotale, ne' quali la superiorita nelle arti e nelle 
scienze da quel potere e quel fascino sufficiente per dominare 
sulle turbe rozze e ignoranti. 

Coloro che fan no cominciar l'et del ferro in Italia con la 
civilta detta di Villanova, e riconoscono negli Etruschi quei 
Tirreni, padroni de' mari e anteriori a' tempi troiani, dicono 
cosa che non puo di leggieri intendersi. Imperocchfc 1'eta del 
ferro in Etruria e delle necropoli a pozzetto non oltrepassa 
il mille prima dell' era nostra. Convien dunque distinguere 
nella questione etrusca due cose: la nazionalitk. e la civilta, 
le quali devono essere distinte e furono confuse finora da 
quanti hanno scritto sugli Etruschi. La soluzione d' un pro- 
blema coraplesso mal si poteva aspettare da una risposta sem- 
plice. Laonde stima PAutore potersi accordare insieme una 
civiltk propria, qual fu quella degli Etruschi, senza che per 
cotesto Forigine loro debba essere diversa da quella degli altri 
popoli italiani, senza cessar mai d'essere stati italiani e senza 
essere mai stati Lidii. Dalla medesimezza de' cinerarii tipici 
che si veggono nelle necropoli dalla Campania al Veneto, dal 
Tirreno all'Adriatico, e dalla somiglianza de'costumi chiara- 
mente si vede che tutte coteste genti erano italiche, rozze e 
senza alcuna civilta ; d' altra parte accanto e in mezzo alle 
tombe italiche, povere e con povero corredo funebre, troviamo 
le tombe di stranieri ricchi e possessor! d'una civiltk di an- 
tica data; Toro, 1'argento, Parte di lavorar questi e gli altri 
metalli, lavori in vetro, ambra e smalti, tessuti di fllo di lino 
appariscono in Italia con loro, e specialmente vi abbonda il 
ferro in fibule, braccialetti, armi, morsi da cavalli, cerchioni 
di ruote di carri. Chi erano e donde venivano cotesti stra- 
nieri ? 



5CA 

von uti j. e ap- 

portatori <l-l!a .-ivilta .-triM-a a' popoli italici cho n'eran j 
La data dell'ar: lie colonie fenicie in Etruria sarebbo il 

secolo a. G. C., e allo stesso tempo risalirebbe la necro- 
poli di Vetulonia. Passa ijuindi 1'Autore a provare che i Tir- 
reni furono Pclasgi e che il nome di Tirreni, essendo derivato 

Tiro, citta famosissiina della Fenicia, i Tirroni debbono 
dirsi Fenicii. II che intende egli confermare con la presen/a 
dello stesso radicals Tit i, Tir o Tr in moltissirai nomi di 
contrade, di mari, di citta e d'altro genere. Donde conseguita 
che gli Etruschi, popolo italico, ricevettero la eivilta da' Tirreni, 
eio6 da' Fenicii, e non gia che gli Etruschi sieno Tirreni. Ma 
non i Tirreni-Fenicii portano la civiltk in Etruria, si bene i 
Tirreni- Libii, la quale opinione, come dice lo stesso Autore, 
fu gUi proposta e difesa dal Romagnosi l . 

Ed ora ci sieno permesse alcune brevi osservazioni intorno 
a tutto il lavoro in generale e alle opinioni dell'Autore circa 
gli Etruschi, in particolare. Nell'autunno dell'andato anno 
esaminanirno qui un lavoro del ch. Gsell, sugli scavi di Vulci, 
e perci6 molto somigliante a quello del Faichi che tratta de- 
gli scavi di Vetulonia. Come lo Gsell tocc6 la quistione etrusca, 
cosi nella medesima questione s' e occupato il Faichi. Ma fra 
i due dotti archeologi e una differenza notevole per ci6 che 
risguarda 1'ardua quistione. Lo Gsell scettico in sommo grado, 
svolte le opinioni altrui conchiuse dicendo, che nulla si sa fin 
ad oggi della patria e della stirpe degli Etruschi, e s' ignora 
eziandio donde e per- che via giungessero in Italia. II Faichi, 
al contrario, avvegnachfe con singolare modestia e pieno di 
rispetto per le opinioni d'antichi e di moderni, propone tuttavia 
j dichiara, come vedemmo, ci6 ch'egli pensa sugli stessi pro- 
blemi. Noi siamo naturalmente disposti a preferir il coraggio 
e la fldanza del Faichi, allo scetticismo infecondo dello Gsell. 

II Sip. OVMKIK ',. HUI\T..\ sostieiio anch' v^\\ I'ori^iiu- lilia o Kalii- 
'ojili KtriH.-hi, nol suo lavoro: The Ethnological Affinities of th. 
Etruscan*. I'ltil'uli-lplna. 1889. Reprinted from the Proceetl. Amer. Philo*. Soc. 
Vol. \\\I 



VF/rn.oMA 

I/ uno risrhh con merito, P altro non senza lodo si arresta 
d.ivanti a una difficolta che crede insuperabile. Laond^ 
Falchi abbiamo obbligo perche ci anima a bene sperare, e 
siamo grati allo Gsell perche ci amraaestra col suo esempio 
ad esser cauti e un po' diffident! 

II lavoro del nostro Autore e degno d'encomio per la 
prima parte che e tutta nella narrazione e descrizione degli 
scavi; attesoche ogni cosa ci e posta innanzi con chiarezza ed 
esattezza grande e debitaraente riscontrata con quanto si at- 
tiene alle altre necropoli italiche. II quale studio comparative 
giova soramamente per preparar la via alia soluzione delle 
gravi quistioni d'origine. Avremmo soltanto desiderate in que- 
sta parte un po' piu d' ordine e di sobrieta. 

II merito delPAutore nella seconda parte, che e della 
provenienza degli Etruschi, consiste per noi principalmente 
nelPavere dimostrato con buone ragioni aver gli antichi par- 
lato de' Tirreni, non degli Etruschi, e che percid mal si con- 
fondono Tirreni ed Etruschi, applicando a questi cio che e 
detto di quelli. Giusta altresi e la considerazione delPAutore 
intorno al potersi introdurre una nuova civilta senza biso- 
gno che il popolo, il quale n'e privo, debba supporsi distrutto 
o scacciato dal suo paese da un altro popolo apportatore di 
quella civilta. Cio nondimeno mal nostro grado dobbiamo 
schiettamente confessare che la soluzione del problema etru- 
sco, data dall'Autore, non ci ha per ora convinti. 

Come, infatti, possiamo persuaderci che gli Etruschi sieno 
primitivi italici misti a Fenicii-Libii, da' quali ricevono la ci- 
vilta, mentre la cronologia delPAutore fa coevi nelPantichis- 
sima necropoli del Poggio alia Guardia, italici primitivi al 
X secolo a G. C. con Fenici, i quali non vengono ne' nostri 
mari se non verso 1' VIII secolo? Se dunque la suppellettile 
funebre straniera e fenicia, gP italici del Poggio alia Guar- 
dia non sono del X, si delPVIII secolo, mercecche per 1'Au- 
tore le tombe degli uni e i ripostigli degli altri sono coevi. 

D'altra parte se gli Etruschi sono italici, e le loro necropoli 
somigliantissime alle altre necropoli di italici, secondo PAu- 



tore, lo provano, com*' 

non sia degli altri popoli itali >ma 

non 6 italico, come oggidi tutti sostengono; e non e fenicio 
potrebbe supporre nell'opinione dell'Autore che crede 
i Fenici libii maestri di civilta agli Etruschi, co'quali perrio 
dovettoro convivere, mal si pu6 concedere all'Autore gli Etru- 
soht essere italici, e la loro civilta certaraente por lui su- 
periore a quella degli altri italici, doversi ,-ittribnire a* Fe- 
nicii- libii, posteriori di almen due secoli agli Etruschi del 
Poggio alia Guardia che 1'Autore riporta al X secolo. 

Volendo stare a quanto egli saviamente domanda, che cioe 
la quistione delle origini sia studiata su' monumenti piti che 
nelle storie degli antichi e le scritture de'moderni che a quelle 
s' informano, ecco quanto ci attestano i monumenti dell'anti- 
chissima necropoli che 1'Autore ci ha si bene descritta. Da 
una parte sono le tombe a pozzetti, poverissime e senza ve- 
runo oggetto di provenienza straniera, quindi totale mancanza 
di civilta ; e dalPaltra ripostigli in mezzo a questi stessi se- 
polcri , con oggetti d' importazione straniera e manifest! se- 
gni di civilta ; quelle e questi coevi per sentenza dell'Autore. 
Se i ripostigli sono di Fenicii libii e sono coevi delle tombe 
a pozzetto, I'Autore costretto a concedere che i Fenici -libii 
vi presero stanza al secolo X, perchfe secondo 1'Autore, le 
tombe a pozzetto degli italici risalgono alia stessa eta. Ora 
le navigazioni de' Fenici e, a maggior ragione, quelle de' Fe- 
nici-libii che son posteriori, non cominciano al X, si solo al- 
T VIII secolo. Dunque nella necropoli etrusca del Poggio alia 
Guardia, non vi possiamo trovar Fenicii nfe Fenicii-libii al 8e- 
colo X. Ma se non vi sono i Fenicii, e vi sono monumenti 
di straniera provenienza, la civilta degli Italici-Etruschi non 
e la fenicia, e resta a vedere a qual altra gente que* mo- 
numenti appartengono. La questione dunque non e stata 
sciolta ricorrendo alia civilta Fenicio-libica. 

Ma v' 6 un'altra considerazione deirAutore che non ci e 
venuto fatto di ben intendere, quella cioe di Tirreni, i quali 
devono al tempo stesso ritenersi per Pelasgi e per Fenicii di 



48 

origine siria. Se sono Pelasgi i Tirreni, e tali certamente sono, 
non si possono confondere co' Fenici di Tiro ne genealogica- 
mente, nfe cronologicaraente. I Pelasgi occupano le isole del 
mar Mediterraneo e i due continent! greco ed italico molti 
secoli prima de' Fenici o de' Tirii-Fenici. I Tirreni dunque ap- 
punto perch6 Pelasgi, come concede 1'Autore, non possono dirsi 
Fenicii. L'argomento tolto da Tiri, Tir o Tr che TAutore 
vede in tanti vocaboli, non ci sembra valido, attesochfe 1'ap- 
plicazione pecca, quasiche sempre, contro la storia e le 1< 
fonetiche. Aggiungasi che il tr delPAutore passa leggerraente 
in br come in Cala-fcr-ia! 

Nella recensione, da noi fatta lo scorso anno, dell' ope/a 
del sig. Gsell dicemmo che la quistione etrusca non si potra 
sciogliere, se prima non si sciolga la quistione intorno a* Pe- 
lasgi. Oggi ripetiamo la stessa cosa e ne diamo la ragione; 
perciocchfc scorgiamo ne' lavori, che si moltiplicano di giorno 
in giorno circa gli Etruschi, la debolezza delle prove che si 
recano per dimostrare la verita di questa o di quell' altra 
opinione, Terodotea o la dionigiana, la provenienza ciofe lidia 
e 1'autottona. Nessuno ha finora saputo o potuto conciliar 
queste due opinioni, le quali sono state giudicate in opposi- 
zione manifesta. Eppure esse, debitamente, ciofe storicamente 
spiegate, sono concordi. Ed in vero; quando Erodoto dice che 
i Tirreni (non gli Etruschi) ripetono la loro origine dalla Li- 
dia, dice cosa storica. Imperocchtj i Tirreni sono Pelasgi, e 
questi sono Hethei. Ora antica terra e sede degli Hethei fu 
la Lidia, la quale si chiamd prima Asia, cioe Hatia, paese degli 
Hethei, come abbiamo provato in queste pagine ! . 

La somiglianza che i sostenitori della provenienz'a lidia 
degli Etruschi veggono fra costumi, riti ed arti de' Lidii e 
degli Etruschi, non sanno altrimenti spiegare se non ricor- 
rendo alia supposizione che un popolo chiamato Etrusco sia 
venuto direttamente dalla Lidia in Elruria, cio che non pro- 
veranno mai, prendendo la Lidia del tempo degli Ariani, in- 



Vedi CiviltA Catlolica, Ser. XV. Vol. II. Ona.l. 



49 

i iM torapo dc^li l ^ia nel senso 

indicate. Gli antichi Pelasgi, cioe gli !! 
TO in Italia e seco portarono arti, riti e costumi 
loro proprii, e perciu quali ebbero nell'Asia (Lidia); questa e 
la ragione della somiglianza fra cose lidie ed etrusche. Donde 
segue che il credere a una migrazione d*Etruschi in Toscana 
dalla Lidia al X" o all'XI secolo a. G. C. e una credeoza 
senza veruna prova storica, ed 6 Torigine e la causa princi- 
pale di quella varietk e diversita di pareri, che si ripete e 
dura da piu d'un secolo. Dopo le quali cose 1'opinione di 
Dionigi, che gli Etruschi sie^o indjgSSrV) autottoni s'intende 
senza una difticolta al mondo. 

Egli infatti nega che un nuovo popolo, detto etrusco, sia 
vonuto in Italia dalla Lidia, o lo nega perche non trova le 
prove storiche di questa venuta. Noi diciamo che lo chiaraa 
autottono, perch6 gli Etruschi che sono i Tirreni-Pelasghi cioe 
^li HtUh-M, occuparono ab antico la contrada che dal loro norae 
fu delta Etruria, il che sara provato nel nostro lavoro sugli 
Hethei e le loro raigrazioni, allorch^ tratteremo del suffisso 
r de' nomi hethei. Se dunque si concede che gli Etruschi 
sono Hethei, le due opinion! d'Erodoto e di Dionigi si accor- 
dano pienaraente, in quanto che Erodoto ci d 1'origine etnica 
e geograflca de' Tirreni-Pelasghi che vengono dalla Lidia (Asia), 
e in eta remotissima pongono stanza in Etruria; e Dionigi 

juardando a questa stessa eta lontanissima, crede gli Etru- 
M hi indigeni ed autottoni, percioccho non conosce autorita sto- 
riche, le quali ci parlino di Etruschi vonuti con questo nome 
in Italia dal di fuori. 

Dobbiamo parimente notare un altro criterio per noi falso 
e senza verun fondamento storico, del quale si fa uso ed abuse 
continuaraente nella questione etrusca. Vedendo che in Etruria 
monumenti architettonici, oggetti d'arte in ceramica o in me- 
tallo, anni e cose siffatte d' un periodo arcaico, portano seco 
manifest! tratti di somiglianza con monumenti e oggetti d'arte 
dell' eta stessa in Grecia, la mente degli etruscologi passati e 
presenti resta confusa e cade in uno di questi due errori: o di 

S*rie AT, vol. Ill, fa*c. < "7 



50 VETTLONIA 

riputare la civilta greca madre dell' etrusca, o 1'etrusca della 
greca. Ma chi ricordi 1'assioma logico che quelle cose, le quali 
ad una terza si assomigliano, forza e che si assomiglino fra loro: 
quae conveniunt uni lerlio conveniunt inter se, non durera 
fatica nel ritrovar la causa della somiglianza fra le due ci- 
vilta, la greca e 1'etrusca d'un periodo arcaico; mercecehe si 
Tuna come 1'altra hanno chiaro riscontro con la civilta he- 
thea cioe pelasgica dell' Asia Minore, donde fu trapiantata da 
tempo antichissimo in Grecia, nelle sue isole e in Italia. 

Ne vale 1'argomento di coloro, i quali col nostro Autore 
sostengono che 1'etrusca civilta, al tutto speciale e superiore 
a quella degli altri popoli d'ltalia, suppone necessariamente un 
popolo straniero, per T Autore il fenicio o fenicio-libico, dal 
quale dev'essere introdotta. Noi crediamo cotesta supposizione 
inutile e contraria all'adagio del non doversi moltiplicar gli 
enti, cioe le cause, senza necessita. E per vero dire, se la ci- 
vilta di Tirinto e di Micene del XV o XV1 secolo a. G. C., 
se la cipriotta, la cretese, quella di Rodi e dell'altre isole, fu 
piu che bastevole acciocchfc la Grecia dal VI secolo in giu 
senza aiuto di nuovi popoli stranieri, ma si solamente dell'in- 
gegno proprio che le opere de' Pelasgi imitando, e i germi 
della civilta pelasgica svolgendo, condusse 1'arte e la civilta a 
tanta eccellenza, oh perche non si dovra concedere altrettanto 
agli Etruschi, per i quali militano le stesse ragioni, cioe dire 
una civilta pelasgica antica in Etruria, e la virtu dell'ingegno 
degl'Etruschi che nessuno pu6 Joro contendere? 

Che se il riscontro di Greci e d' Etruschi in quegli anti- 
chissimi tempi non viene chiaro agli etruscologi, ci dlcano, di 
grazia, come e perche fra tutti i popoli d'ltalia, nel XIII , 
XIV e XV secolo, e da quella del rinascimento in poi, la 
Toscana cioe 1'Etruria, porli la palraa in ogni ragion d'arti 
ed anco di lettere. Perche e donde cotesta superiorita, non 
esclusa quella della particolare bellezza del suo idioma ? Dov'e 
il popolo straniero che alia Toscana del secolo XIII , XIV, 
XV e XVI rechi la flaccola dell'arte o faccia nel suo cielo 
risplendere il nuovo sole della civilta? Ci6 che non fu neces- 
sario nel corso de' ricordati secoli, neppur negli altri piu Ion- 



-CA 

tani Hi necessari > Imperocchfc popoli ed ingegni souo come 



le terre, r resta vero il detto ili 

.... tion mnnix fert omnin 

Sia per una piii lunga dimora degli Hethei o Pelasgi in Etru- 
ria, sia per le naturali condizioni de' luoghi e delle parti 
lari qualita dell'ingegno degli abiianli, e sia flnalmente per cir- 
costanze sociali e politiche piii profittevoli e propizie, 1'Etruria 
senza n& Fenicii, ne Libii, n6 Lidii-Etruschi, fece da se e fece 
bene. Per queste ragioni medesime si spiega 1'esistenza d'un 
idioma non ariano, ne semitico, I'etrusco cioe dagli altri dia- 
letti italici aflfatto distinto e diverse, il quale per secoli si 
conserv6 nella sola Etruria e nelle sue colonie a settentrione 
e a mezzodi d'ltalia. Dopo le quali cose resta esclus^ la pro- 
venienza degli Etruschi dalla Gerraania e dalFAlpi per la pia- 
nura lombarda (Virchow ed altri); dal mare del Sud alle coste 
occidental! d'ltalia (0. Miiller ed altri); dalla Kabilia (Brinton). 
(Hi Etruschi sono un popolo pelasgo, che viene di Grecia in 
Italia nella grande migrazione de' Pelasgi, e prende stanza in 
quella contrada che fu delta Etruria, ciofe terra degli Hethei 
che e lo stesso che terra de' Pelasgi. 

La piu grave difflcolta di ammettere la certezza della sco- 
perta di Vetulonia, 1'Autore ce la porge egli stesso senza forse 
addarsene, laddove tratta della Numismatica vetuloniese. So- 
stienc egli infatti, che le monete in gran numero da lui tro- 
vate negli scavi, ci danno per prima lettera del nome di Ve- 
tulonia non gia una delle finora note sulle stesse monete cioe 
dire fc o C (Cf. UfltU , fcE tflUV , CfltU , CEtflUV , GARRUCCI, 
Le Monete dell' Italia antica, P. I, p. 28; P. II, pp. 56, 57) ma 
*. La consonante * fu delta equivalente a ss, (Lepsius), a X 
(Miiller) ed ora comunemente, a z '. Ci6 posto, il nome della 
citta, alia quale queste monete diconsi appartenere, si dovrebbe 
leggere: Ssatlfuna), Csatl(una), Zatl(una), ovvero Ssetluna, 

fluna, Zetluna. Ora cotesle lettere sono contrarie alia tra- 
dizione classica che ci da Vetulohia, non Zetulonia, e contrarie 

1 Cf. DKVMS Th,- <'tti, x and Cemeteries o, f Etruria V,,|. I, IntnxJ. p. \\.\\, 
o. 4 della 3* ed. 



VETULONIA 

alle leggende note delle monete, a Vetulonia attribuite, dove 
abbiamo Fail. Fetalu =- Vail, Vetalu = Veiluna ~- Vetulonia. 

Se dunque le monete, trovate dairAutore nel luogo dove 
egli asserisce essere stata Vetulonia, appartengono realmente 
a questa citta, delle due cose Tuna: o 1'Autore legge male la 
scritta delle sue monete, o non ha identificato bene Vetulonia. 
Di che segue che la scoperta di Vetulonia diventerebbe dub- 
bia, e diventerebbe certa la scoperta d'una nuova cittk etru- 
sca finora ignorata, di nome Zetluna o Csetluna o Ssetluna. 
Anche in questa seconda ipotesi la benemerenza dell'Autore 
sarebbe altresi grande e degna di premio. 

Degli errori tipografici che in tutta 1'opera sono una di- 
smisura, non chiamiamo in colpa TAutore, perciocche occu- 
patissimo ne' suoi scavi importanti, non pote correggere egli 
stesso le bozze di stampa, ma ne affldo Pincarico a persona 
capace, la quale per circostanze non prevedute, non ebbe agio 
di prestar le sue cure. 

Conchiudiamo queste rapide osservazioni asserendo con 
pieno convincimento, che la quistione etrusca e legata e stretta- 
intimamente con la quistione de' Pelasgi, e questa con quella 
degli Hethei. La tradizione classica e lo studio de' monumenti 
d'Asia Minore, di Grecia e delle sue isole e quelli d 1 Italia, 
quantunque siano mezzi necessarii per la soluzione del pro- 
blema, non daranno, cosi noi stimiamo, il desiderate effetto 
se non quando gli etruscologi si persuaderanno che la chiave 
dell'enimma e 1'indicata da noi, che i Pelasgi cioe sono gli 
Hethei, e le migrazioni dall'Asia in Grecia e in Italia che la 
tradizione attribuisce a' Pelasgi, sono migrazioni di pop^li he- 
thei, che regnavano nell'Asia Minore e nella Siria, e coltiva- 
rono tutte le arti che dagli antichi furono attribuite a' Pe- 
lasgi, come le cpstruzioni cosiddette pelasgiche o ciclopiche, la 
metallurgia, la scoltura, la navigazione e somiglianti. Se se- 
guiteranno a volere sciogliere questo problema ricorrendo alle 
solite fonti, ci ripeteranno sempre le stesse cose, resterk la 
stessa discordia delle opinioni e si domanderk loro a che tanto 
disputar de' rivoli quando non si vuole scoprir la fonte, onde 
que'rivoli rampollano, e pur divergendo nel loro corso, menano 



^CA 

le medi< riportano ail una >ola o identica 

qualche mese fa della quistione etrusca, e co- 
municando le idee qui esposte col niio carissimo amico, Sig. Lu- 
cio Mariani, giovane archeologo di grand! speranze per chia- 
rezza d'ingegno e vigoria di giudizio, molto mi rallegrai sen- 
tendo da lui che il Prof. 0. Schjott nelle sue lezioni del 1884, 
e pubblicate nel 1886, scritte in norvegese e a me p< iote, 

aveva trattato per un semestre, nell'Universita di Christiania, 
la quistione etrusca, e veniva, quasi divinando, alia stessa con- 
clusione da noi qui data '. 

Gli archeologi raoderni (Undset, Helbig); dice lo Schist, am- 
mettono, specialraente dopo gli scavi dello Schliemann (Dorp- 
feld), che un popolo asiatico domin6 in Grecia e in Italia prima 
della schiatta ariana. Ma qual fu il popolo? II dotto uorao ri- 
sponde: Questo rimnne da provare in avvenire; ma si pensa 
volentieri agli Hittiti (Hethei), a questo popolo maraviglioso, 
il quale dal 1500 al 900 av. C. dominava in Asia, da' conflni 
deirEgitto fino all'Arcipelago, le cui tracce si stanno scoprendo 
in Europa e nel 1' Asia Minore, la cui storia, quando sar& co- 
nosciuta, ci rischiarera anche su' tempi piu antichi della Gre- 
cia e delP Italia 2 . Se dunque noi ripetiamo con insistenza, 
non potersi sciogliere la quistione etrusca se prima non si 
sciolga quella de* Pelasgi, cio& degli Hethei, rivendichiamo un 
diritto storico del nostro paese come della Grecia; diritto che 
Tun di piu che Taltro confermano le scoperte di nuovi mo- 
numenti nell'Asia Minore, nel continente greco ed italico e 
nelle isole deirArcipelago. 

La nostra opinione nella quistione etrusca, espressa qui 
senza grande apparato di erudizione perchfc non necessario, 
meglio s' intendera da coloro che tengon dietro a quanto noi 
da due anni veniamo trattando in queste pagine, degli Hethei 
e delle loro migrazioni, e per6 a quella nostra tratta/ione rin- 
viamo il cortese lettore. 

1 P. (). SCIIJ^TT Klruskfrnf* hcrk" ' '" '.ln 

nia, 1886. 

* Queste liner mi furono gentilnicnte rerate dal norvegew in iUltano dal 
to Sig. Mariani, al quale rvml. -jui grazie afTetliiose. 



IL PONTIFICATO DI S, GREGORIO 

NELLA STORIA DELLA GIVILTA GRISTIANA 



LI. 

DISORDINI SOCIALI E RELIGIOSI PRESSO I FRANCHI 

L'azione di Gregorio presso i Franchi dovea necessaria- 
mente riuscire ben diversa da quella, che il raedesimo adoper6 
con gli Anglosassoni. 

In Inghilterra T opera del Papa e de' suoi missionarii ebbe 
a frutto una nuova civilta cristiana; 1'energiche forze di quei 
popoli, risvegliate dalla Chiesa e nutrite e vivificate da zelan- 
tissimi vescovi, dirigevansi tutte alia riforma della vita sociale 
in senso cristiano. Presso i Franchi, per lo contrario, la fede 
cristiana era in fiore fin da' tempi di Clodoveo ed avea gia 
recato bellissimi frutti. Perocche la Chiesa in quei paesi del- 
Tantica Gallia non mai era stata infetta da eresia o da scisma; 
mentre le altre popolazioni germaniche, come i Visigoti, gli 
Ostrogoti, i Borgognoni, i Vandali, i Longobardi, caduti nelle 
mani di missionarii ariani, si fecero seguaci della loro comu- 
nione religiosa, sterile di bene morale, e solo piu tardi ac- 
colsero il cristianesimo nella sua forma legittima. Cosi avvenne 
che i conquistatori delle Gallic, fin dal loro primo passaggio 
alia vera fede, poterono gloriarsi a buon diritto del titolo di 
primogeniti della Chiesa . Cio non di meno, durante le san- 
guinose guerre civili del regno merovingico, Tazione educatrice 
e rigeneratrice della Chiesa ando pure presso i Franchi sof- 

> Vedi Quad. 1003 (2 aprile 1892), pag. 34 e 8egg. 



II. I-OMII l.-ATO DI 8. OREOOR10 MA "." 

M, o l.i rHigione, sotto il Pontiflcato di Gregorio, minac- 
ciava perflno d'andare incontro al pi A deplorevole decadimcnto. 
I/infausto governo di reggenti incapaci, picni di vizii ed a 
di lotta, congiunto con Pirresolutoz/.a e la negligen/.i doll'epi- 
scopato recava la ruina morale doll' int. -ra nazione. 

Si foce allora udire una voce, che dipingeva al vivo nella 
torrihile sua realtfc lo stato del popolo; e fu quella dei Duchi, 
nel discorso che rivolsero a re Guntramo nel 585: II popolo 
e immerso in ogni luogo nel vizio e ognuno opera secondo 
sua volonta ed a capriccio. Niuno teme il re; non si ha piu 
riguardo verso i principi ed i conti. Se altri vuol metier mano 
al miglioramento delle cose, e tosto nascono sommosse ed atti 
di violonza. Salute al reggitore, che pu6 a tempo debito chiu- 
dere la propria bocca ed imporsi silenzio! * 

Guntramo di Borgogna, causa precipua de' mali deplorati 
da que' cavalieri, non era un principe degno di tal nome; solo 
verso la fine della sua vita agitata ripar6 le sue mancanze e 
si die' a frenare le sue passioni. 

Parlando in generale, gli eredi del grande Clodoveo si pr'- 
sentano nella storia come una dinastia gretta d'animo, am- 
hiziosa e decaduta, non sapendo essi ne comprimere lo spi- 
rito di ribellione de' grandi e le forze sregolate delle masse, 
ne govornare se medesimi, ne mantenere la concordia tra le 
loro proprie fami^lio. Nelle battaglie si mostrano coraggiosi, 
anzi audaci; ma innanzi a' proprii sudditi non hanno spesso 
che paura e angosciosa sollecitudine; cercano sostenersi con 
tirannica severita, contrariamente al diritto germanico, e per 
consolidare il proprio trono, oramai vacillante, s'appigliano 
alia crudelta contro il popolo e alia persecuzione contro i di- 
^rnitarii ecclesiastici e secolari. 

Questo stato di cose ci fa subito intendere la cagione di 
que' non interrotti ammonimenti che il Ponteflce Gregorio 
rivolge a' principi franchi, a fine di ritrarli dal dispotismo, 
dalla crudelta e dall' ingiustizia. II Papa insegnava loro la 

OHEG. TURO.V Hut. eccl. Francorum 8 r. 30 ed. KRLSCB fllonum. 6irm. 
hi*t.} p. 345. 



56 IL PONTIFICATO DI B 1UO MAfiNO 

maniera di ben regnare, cio che quolli non conoscevano af- 
fatto. 

E non si sa davvero, se, ad esempio, sia indizio di governo 
sapiente e forte, quella preghiera che il predetto re Guntramo 
rivolse al popolo in chiesa, mentre prendeva possesso della 
citta di Parigi (584): Scongiuro voi tutti, uomini e donne 
qui present! ; siatemi sempre fedeli e non vogliate ammaz- 
zarmi, come faceste recentemente co' miei fratelli '. Eppure 
quest' era quel medesimo re, che avea dato ordine di met- 
tere a fll di spada tutta la famiglia di un ribelle, fino al nono 
grado di parentela, per assicurarsi cosi dalla mano dell'omi- 
cida vendicatore. 

I nomi dei due sposi reali, Fredegonda e Chilperico, segnano 
nella storia il periodo delle massime atrocita nella casa de' Me- 
rovingi ne' tempi prima di Gregorio Magno. Quanto a Fre- 
degonda, il lettore non ha bisogno che di richiamare le scene 
durante il soggiorno di re Guntramo in Parigi, e tosto rico- 
noscera giustissimo il giudizio datone dalla storia con le pa- 
role di un principe contemporaneo. Fredegonda, trovandosi ve- 
dova in Parigi ed avendo preso Guntramo le sue difese, Chil- 
deberto re d'Austrasia suo accanito nemico, mando a quest' ul- 
timo un' ambasceria col seguente ordine, secondo che narra 
Gregorio di Tours : Consegnami 1' iniqua omicida, che sgozzo 
la mia zia, che uccise mio padre, mio zio e i miei cugini 2 . 
Questi fatti con tutte le loro raccapriccianti particolarita si 
leggono nella grande opera storica, in cui il Vescovo di Tours 
dipinse al vivo gli avvenimenti del tempo suo. Ed in vero; le 
proscrizioni di Fredegonda aveano levato dal mondo non solo 
Galsvinta, Sigiberto e Chilperico, zio di Childeberto, ma anche i 
suoi cugini Meroveo e Clodoveo, senza parlare delle altre in- 
numerevoli sue vittime di sangue men nobile. Gli ecclesiastic! 
nelle terre di Fredegonda erario calpestati coi piedi da codesta 

1 Ib. 7 e 8 p. 295: Mihi fidem inviolalam servare dignimini, nee me, ut 
rntres meos nuper fecistis, interemalis. Si noti il latino volgare di GREGORIO 
DI TOURS. 

Ib. 7 c 7, 



57 

serva indegna montata sul trono; non era lecito di pur alrare 
l.i voce a difesa della religione e del diritto. La regina e il 
suo ultimo marito Chilperico, messo a morte nel 584, sono 
P immagine della natura, ribelle a tutto ci6 che la dottrina di 
Cristo richiede, o meglio rappresentano un rioascente paga- 
nesimo, che, in mezzo ad un popolo cristiano, monta sul trono 
e riconduce il dominio dispotico pift sconflnato. 

Chilperico era tanto crudele, che il suo storico, raccontando 
la sua tragica fine, osserva con la massima quiete d'animo, 
come quel tiranno avea pur una volta trovato quella morte, 
che con le sue scelleraggini s'era gia da lungo tempo meri- 
tata ! . Questo mostro, pur mancando d'ogni istruzione, s'at- 
teggiava comicamente a grande imperatore romano, facendosi 
allestire per trono una sedia curule di forma antica e indos- 
sando sulle sue spalle germaniche la porpora di stile classioo 
Scriveva e declamava versi come Nerone, e come Claudio pre- 
scrisse in tutto il suo regno nuove lettere d'alfabeto, facendo 
radere con la pomice le scritture dei codici allora csistenti *. 
Peggio ancora: ordin6 improvvisamente a tutti i giudei del 
suo regno di battezzarsi ; e dove riflutavasi obbedienza alle sue 
stranezze metteva a ruba gli abitanti, spianava a terra le loro 
case e ne disertava le vigne. Fece distruggere le memorie del 
suo stosso padre; era schernitore de' vescovi, e se gli official! 
di stato negavano d'essere in sua mano ciechi strumenti dei 
suoi capricci, rainacciavali con la perdita degli occhi 3 . II suo 
regno di ventitre anni fu paraiionato da Gregorio di Tours, per 
rispetto alle crudelta commesse, a quello di Norono o di Krod^ V 



' II.. 

Ih. 5 c. 45: Hi sir libri <ii,li<init>i< iifili, jtltinali f>H< 
tnr. liitoriin ;H \eri di C.hilpcriro t'cco il ^iudi/.i> del ve*co\i di 1> 
Versicuti illi nnlli penilns im-ti-i<:ai- conrcninnt ratinni. 

\\AH/ "' OtUltckt I i*inn<isijnchichte J (1847) I3. II \\ ui/ r..n- 
rhiudi- li- BU6 noti/i.- circa ('hil|)Ti'-> i' -iii ii"\.-rri.' nCOOtk lui n<>u ha 
null. i che fare con I' idea del aivern> gernifoicpj < fh 

richiaina un passo di (ire^nrin Magoo cbecUeremo piiioltre: II auo go\ 
era quello d.-lla for/a, die M<-II o "fine, fuori d'un'altra fnna. 

// .'-i tempori* et llrrodes {\>. !86). 



58 IL PONTIFICATO DI S. <.KEGORIO MA<JNO 

II citato vescovo di Tours, vera gemma dell'episcopato, non 
iia solamente il merito d'aver fatto conoscere con la sua penna 
le opere di que' mostri reali; egli appartiene a quella schiera, 
sebbene poco numerosa, di vescovi venerandi delle Gallie, che 
ebbero il coraggio di levare in nome della Chiesa la loro voce, 
anche contro un tiranao, qual era Chilperico. 

Non ostante il servaggio inaudito, in cui trovavasi la Chiesa, 
rimaneva pur serapre vivo tra molti ministri deH'altare il senti- 
mento della propria digniUi e del proprio dovere. Parecchi dei 
vescovi, che andremo nominando, ebbero poscia nella loro pa- 
tria il nome di santi. Gregorio di Tours, che pure e annove- 
rato tra i santi, respinse energicamente re Chilperico, allor- 
ch& questi voile ingerirsi ne' dommi della Chiesa e correggere 
a suo capriccio la dottrina della Trinita l . II vescovo d'Albia 
(Alby) ne imito Tesempio dichiarando, che avrebbe senza tema 
stracciato innanzi gli occhi del re il costui decreto domma- 
tico. 

Altri vescovi coraggiosi pronunciarono eziandio 1'anatema 
contro i principi. Cosi fece il santo vescovo Germano contro 
re Cariberto, scorn unicandolo perchfe avea scacciato di casa la 
sua legittima sposa Ingoberga (madre di quella regina Berta 
anglosassone, che gia vedemmo aiutare la missione d'lnghil- 
terra), per unirsi prima con Marofleda, serva della regina, poi 
perfino in sacrilege connubio con la sorella di Marofleda, Mar- 
covefa, vergine a Dio consecrata. Simile esempio di apostolico 
coraggio diede S. Nicezio di Treviri, pronunciando ripetuta- 
mente 1'anatema contro re Clotario I (m. 561), senza lasciarsi 
intimorire dalle sue minacce e dalla pena dell'esiglio a cui 1'u 
condannato. 

Con tutto cio convien confessare che tra' vescovi non molti 
seguirono 1'esempio di questi zelanti difensori della morale 
cristiana e dell'ordine pubblico. 

I vescovi ed il clero, durante quel critico periodo dei regni 
franchi, appariscono troppo fiacchi e negligenti ; o trascinano 

1 Ib. 5 c. 45 : Cliilpericus rex scripsit indiculum, ul Sancta Trinitas non 
in personarum distinclione sed lantum deus nominarelur. 



:>'. 

issegnati il giogo del loro oppressor!, e non pochi per 
>ttano spontaneament<\ I)i Ihtto s'incontrano non 
di radi> ovi, che acccttano dalle mani de 1 principi il 

pastorale, dopo averlo comperato a danaro sonante; taoto cbe 
la nomina delle sedi dipende quasi per intoro dall'arbitrio del 
governo, e gli uomini di chiesa piu ambiziosi non ne sono che 
il cieco e vile strumento. Avvenne per conseguenza anche nelle 
Gallio di allora, cho molti si promovessero agli ordini del sa- 
cerdozio e dell'episcopato senza passare pe' gradi intermodii. 
Gregorio li chiama neofili, cioe uomini elevati all'ordine sacro 
direttamente dallo stato di laici ', e piu volte li ricorda nelle 
sue lettere cola dirette, adoperando a condanna di tale abuso 
le piu vive similitudini del generate d'armata che non pu6 
comandaro le sue truppe, se prima non abbia neppure il con- 
cetto di quel che sia esser soldato, ovvero del muro che non 
pu6 poggiare su fondamenti non ancora asciutti o non solidi 
e altre simili. Ma che potevano mai giovare questi ammoni- 
menti? 

Finchfc principi secolari, specialmente della starapa di 
codesti Merovingi, mettevano mano nelle cose sacre, non 
tornava possibile riparare al guasto; e fino a che le supreme 
dignita ecdesiastiche ottenevansi con aperte simonie, gli si 

ovi non conferivano gli ordini se non a prezzo pattuito 

im :, ti. .is ;.;. ii .").}) Vinjilin epitcopo arelatensi, IAFFK-KWALD 
n llTi: (iiiiduiH rx laico habitu per appetitnm glnriae temporalis dff': 

-irantur el finnt .iiitritrt xucenlnti'*. O.IDO S P.M.!.. rum |..Tin.-t- 
i neophyli fossero prninossi ai a'ri ordini, cost costoro ne devonn 
eusere esrlini : itn n-inc it>-r neophijtos depntomiu, ijnt ,i,lhnc nor <. - 

) Gregorio non parla mu di MO^ftorwM mi- 

litTii" Ixvvi.irio riMiKino nclli- hvinni del S.mto Hi ni;ir/ 
re il I'oritrlnv roinl).ittiito i Dmiati-li. u'li An.m ' ed eMeni 

Btudiatu di st.Tinin.nv dtill<> Gallte i ncnphijtni htu'n-tii-<. Mi-no ospocta ad 
equt B rimoniaca haeresli, rh< mine sappi.nuo apeaco *i legge 

'(li di (in-^'iin r s' inrc.ntr.i pun- nrlla fii.it. i |.-lti>ra II I 
^^ai fnrt. ''mn nor, mntnt rr/ 

14 nulliiH ml f,n-nuit / 

ifr.mtino la furnu'la di-l LA r diufntu ! I.-H.TI- .1 
Ul , ! pun- per riguardo ai luopki/ti .. 



liO (L I'"NT11 1 ATO DI 3 'i:IO MA'iNO 

innanzi. Inoltre, occupando essi la vita loro in commerci seco- 
lareschi e mondani, e abbandonandosi alle frivolezze della corte, 
^i rendevano incapaci d' operare pel bene della religione e 
degli interessi sociali. 

LIT. 

IL PAPA E I SOVRANI MEROVINGI - 
MASSIME DI BUOX OOVERNO. 

Gregorio, secondo il suo cousueto e adoperando parole 
grandiosamente seraplici, ma pure piene di forza, espone ai 
principi franchi le massime, secoudo le quali regolare il go- 
verno sui popoli loro soggetti. Non crediate gia, dic'egli, che 
tutto sia lecito, quanto la potenza vi rende possibile; ricono- 
scete i confini che nell'uso della medesima v'impone la legge 
di Dio ; soltanto allora avrete per voi amico T onnipossente 
Signore, quando sacrificherete 1'arbitrio vostro ; e allora sol- 
tanto, come regnanti, sarete veramente grandi. Sorarao bene 
de 1 re & osservare la giustizia e mantenere i diritti proprii di 
ciascuno ; non. permettere che la potenza trasmodi, ma custo- 
dire la giustizia. Cosi scrive tra le altre cose a re Childeberto 
di Austrasia e Borgogna e a' suoi giovani figliuoli, Teodeberto 
e Teoderico l . 

E a Brunechilde, madre di Childeberto, rivolge queste e 
simili istruzioni: Allora si rende stabile il regno, quando si 
ripara prestaraente la colpa riconosciuta ; perocch& sta scritto: 
La giustizia solleva i regni, il peccato rende miseri i popoli. 
E qui senza velo espone agli occhi della reggente tutto il male 
che commettevasi negli Stati di lei e conchiude : Chi puo 



ill <-tt nnini/i'>trnti l><nin<> <ii/>lin.-< j>l" 
i/i'it/id i-t*i,-n) .>/ /ititi-iittiti'iii xittiiH i-isd-iittifH* minus sibi crediderit licere 
quod potest. Itet/ixtrum 6 n. 6, lAFFE-KwALD n. i38o. Cln'/di'l't-i-to Regi 
J-'r<inrii,-ui. Nella modesima lettera si legge inoltre il seguente passo : Este 

n, qnin mint rt tilii, noil iiiinnii /.-': xc*/ /xvr mtJiHlicmn quo i tilii 

wet'fntHf, li'if .-<(itit< est. Vedi la lettera 9 n. 226 (9 n. 116) IAFFK-EWALD 
n. 1755 Theoderico ft Tlicodel'crto rfi/if>tti> Fr<tm-urum. 



61 

..ire I.i colpa e non fa, vuol sr; bio parted pare al * 

irlitto. Provvedete dunqiu' alle anime vostre, provvedete ai 
nipoti so brarnate i-ho regnino 0-lici, provvedete alle vostre 
terre, prima che il vostro Creatore levi la mano e vi 
;mnisca ! . 

Piu in particolare s'addolorava il Ponteflce pel grave abuse 
della sinionia, quivi inantenuto e promosso dalla Corte : I 
-attivi sacerdoti sono la rovina del popolo, dic'egli; chi mai 
si preseu tera quale intercessore pe' peccati del popolo, se il 

rdote che dovea far quell' uflicio, s'abbandona a peccati 
piu gravi de' commessi dal popolo? * La risposta a scusa della 

>nia, poteva essere che que' denari erano oramai assoluta- 
mente necessarii alia cassa dello Stato. Ma il danaro rac- 
colto col peccato, soggiunge Gregorio a Krunechilde, non e gua- 

:io, ma danno. Se vuoi conservare i tuoi tesori, fa che nep- 
pure un soldo vi penetri, che sia frutto del peccato. Adempi 

timore di Dio i tuoi doveri, e Dio stesso pugnera contro i 
popoli che ti minacciano, coin' 6 detto nella Scrittura : // St- 
;/;?"/ :(ti>rd per voi e rot .\^//-iVf ^lemiosi 3 . E con- 

tin ua : Su dunque prendete le parti di Dio e Dio prendera 
le vostre. Date ordine che sia congregate un sinodo e con 
miglior sollecitudine per mezzo d' una deflnizione conciliare 
proibite nel vostro regno, tra le altre cose, anche il peccato 
(lell'eresia simoniaca, come scriveiniuo altra volta > '. 

Gregorio mantenne con paziente costanza 1' idea di ragu- 
nare il concilio, qui mentovato. Sulle prime promettevasi il 
sostegno de' vescovi fnmchi, per lo meno entro il regno di 
Austrasia, dove dovea tenersi il sinodo; ma allorchfc li vide 

! I n. r. ' i 1 v* /, . re- 

: 
i|, .-i,i/i. V" 

* Ib. H n. 29 (II 11. 03) IAFFK K\VMI> n. l*io. - 2 V... li. (i 

4 ||) ,>/ 7 M(x/ rfttrui* 

dum con// <tt haert*i* 

inter 



62 IL PONTIFICATO DI S. GRROORIO MA 

rimanersi freddi e non offerire il loro concorso, si studio d'aver 
sempre meglio quello de' principi. Questi di fatto gli erano per 
piu capi favorevoli, come rimasero anche in seguito, sebbene 
il Ponteflce co' suoi continui ammonimenti non tornasse loro 
troppo gradito. 

Childeberto era stato riconosciuto re d'Austrasia fln dal 
575. Nel 593 guadagnd la Borgogna. La vera reggente della 
politica era la madre sua Brunechilde, donna ornata di ogni 
miglior dote pel governo e sovratutto di singolare energia. Essa 
fu pure 1'educatrice ed ebbe pin tardi la tutela de' due figliuoli 
di Childeberto, Teodeberto e Teoderico, non pure assicurandoli 
del regno, allorch^ il padre loro venne a raorte nel sesto 
anno incirca del Pontiflcato di Gregorio, ma infondendo loro 
quel cotale sentimento del buono ed onesto, che, non ostante 
i difetti, manifestarono poscia durante il loro governo. Chil- 
deberto medesimo come reggente fe' mostra di qualita ancor 
migliori, ne Gregorio tralascio di fargli notare, com' egli ne 
dovea esser grato all'educazione di sua madre *. Lo stato de- 
plore vole delle cose nelle province da lui governate riebbero 
sotto di lui un po'd'ordine; gli arbitrii divennero piu radi ed 
in ispecie Brunechilde si oppose con terribile forza ai soprusi 
della nobilta. Se Brunechilde, per s medesima ambiziosa e 
superba, non avesse avuto a nemica acerrima nella casa di 
Neustria la regina Fredegonda, la memoria sua non sarebbe 
stata offuscata da quelle ombre, che la tradizione popolare 
mantenne esagerandole, ma che nelle fonti storiche piu anti- 
che e piu autorevoli non sono appieno provate 8 . 



1 K.i;-i'!lcn(iii> n'^tnn- pratdiccmdaiH <ii- !><i> jilii'-ilmn Ixtnitiiti'in ft ./"' 
i riiaculu n-f/iii ff*t it>it iir i'f rtlitftitio /Hit iiHtnift-xtut. Ili't/ixtrttin 6 n. 5 a Bru- 
nechilde. 

2 Citercmo soltanto il piii recente autore, tra quanti scrissero contro le 
esagerazioni a ddnno della regina: GODEFHOID KCRTII, /. "Hit 
nella Kvi-m- d< < ywx/V/.v h;i<>ritji<rx 1891, II, 5-79. Eccellente lavoro cri- 
tico per aver ben saputo vagliare le fonti. Si deve picnaniente consentire con 
1'Autore, quand'ogli dimostra, che il Liber hi*' -/ ri-i/nm fr 
ruin), contrariamente alia cronaca di Gi->-<j<iriu* <li T<mr, fu il prime a di- 
pingere quel qiiadro si fosco del carattere di Brunechilde, e cio verso 1'anno 
'11, piu di cent'anni dopo la morte di Brunechilde. 



roui l DI 

Un re Childel>erto pel riordinarncnto de'suoi 

Borgogna ed Aquitania, fti quello d' a 
impetrato da Gregorio che Virgilio, arcivescovo d'Arles, fosse 
inualzato alia dignita di Vicario della Sede apostolica in q 
dominii; giacchfe fin da' tempi anterior! i vescovi di quella 
itta borgogoona solovano essere investiti del vicariato apo- 
stolico su tutte le Gallic. Gregorio adunque accondiscese ; di- 
chiaro all' arcivescovo ed al re entro quali limit! i vescovi 

ichi dovevano essere subordinati alia venerabile sede di 
Aries; spedi a Virgilio 1'onore del pallio, e mentre in questa 
occasione espose ampiamente quanto voleva si osservasse circa 
la simonia, 1'ordinazione dei ncnfili ed altri abusi che si commet- 
tevano nelle Gallic, dichiaro che il mezzo migliore per riparare 
a que' mali era il celebrare regolarmente i concilii ! . Ordin6 
esplicitamente ai vescovi dei due regni di recarsi al sinodo, 
tostochfe ue avessero ricevuto 1'ordine da Virgilio, al quale, 
secondo 1' antico costume, rimetteva rappresentare il Ponte- 
fice ; chi per cagione di malattia o di altro giusto motive 
ne fosse impedito, doyeva ad ogni modo spedire al concilio 
un prete od un diacono, a fine di ricevere per mezzo di questo 
relazione fedele di ci6 che 1'arcivescovo d'Arles, suo Vicario, 
con I'aiuto di Dio avrebbe ordinato durante il sinodo. e di 
che al Papa medesimo fosse piaciuto stabilire 9 . Nello stesso 
tempo ingiunse al re d'aiutare 1'arcivescovo nelle sapient! ri- 
forme commessegli : Cio che noi gli abbiamo ordinato, si 
faccia col favore vostro: niun vescovo deve osar di resistere: 



1 /, n. 58 (.'i n. 53) IAFFK EWALD n. 131 , i 

Arelutrnxi, del li agosto 59'i : nun //c/x.-ir, 

'. ijlliil llJill'l HIKI,!! /;<.<< -"!.. .ilitl IHtlti' 

''i./ii,- fi-.it, ,,./>,; <.,, vice* nostras in <-.' 

titnt ,,ii filii niutri Cln'1,1, 1,,-,- mn-fiH Df 

nitlimiiit. , 

* II). "> n. .'J9 (."> ii. .'ii) IAI-I K-I'wAi.D n. 1375 : < 

' 
-.'/if ilefinita <nl <-</. " ltl ~ 

, ft Hnlln- 
rial (iff. 



64 IL POXTIFICATO DI S. OREGORIO MA 

imitate vostro padre, che cosi adopero durante il suo regno, 
e per T amore che portate a Dio ed al Santo Apostolo Pietro 
date mano, perche i nostri ordini siano pienamente eseguiti '. 
Gregorio adunque, com' e evidente, non voleva che lo stato 
da solo e direttamente s' intromettesse nelle cose di Chiesa, 
nemmeno in quelle che riguardano le riforme. 



1 II). '') n. 60 (5 n. 55) lAFFK-EwAr.n n. M76 : <',u,ci 
icripto fratri ft voepiscopo /<<>,^/v> (Vei-ffiliot //'// .-. ,-,^,-;.y,/, ,,,r,-,<r/r.'-. 
favoris restri aitxilio eomplenntiif... xnllii-it<t (//-;//. <///' >' >! nt it >\ II L' 
nel secondo volume della sua (;,-xi-liiclttf <!>* <h'iii>-i,,-,, l\i, , , / .- Ki, 

,-li,'nr>'c/it i,,t Jfi'i<-/,,- </,',- M,',-,,,!-;,!,,?,- 1878) si fabbrica un intero sistema di 
diritti esercitaii dai Merovingi indipendentompnte dalla Chiesa, p. e. rispettr. 
ai concilii (2 p. 35, 62, Siecc.). Egli afTerma persino < che Grepiri'i n^ 
ingerisce per ntilla nelle cose dei Franchi, che non ordina nuiia e nullii -li-- 
cide (p. 86) . Quanto tale sentenza sia difforme dalla vei > 
cose e quanto poco si sapesse a que' tempi di una Cliicsa nazionalo fr 
sotto la dipendenza do' re, basteranno a diinostrarlo i pas*i ritati e ti 
rimarrebbero ancora a citare. Vedi nella Z.-lt,'ln-!ft /'/;/ hn 1890 

p. 447-493 la trattazione del GRISAH, lt,<,n iin<t <// /'/vV,/ 
nfhmlich iiti C> Jaltrhun ' 



RIYISTA BELLA 8TAMPA 



i. 

// Diritto ecclesiastico vigente in Italia, del dott. CESARE OLMO. 
Manuali Hoepli CVIII-CIX. Mila.to, 1891, 16" di pp. 171. 
Lire 3. 

Per Diritto ecclesiastico TAutore intende tutto quel codice 
oraraai voltuninoso di leggi, decreti, regolamenti e sentenze, 
onde si e venuto pel corso di quarant'anni compiendo lo spo- 
glio e 1'inceppamento della Chiesa cattolica in Italia. Pertanto 
un volume che presentasse riunite in un solo corpo tutte quelle 
disposizioni ostili ed opprimenti, soprattutto poi se vi si ag- 
giungesse la esposizione storica della loro pratica applicazione 
con tutti i vandalism!, gli sperperi, i peculati, le inumanita, 
e le angherie che 1'accompagnarono e tuttodi Taccompagnano; 
un quadro siffatto, diciamo, farebbe proprio al caso per <i 
& chi non 1'ha, tina giusta idea della persecuzione, a cui una 
minoranza liberale e massonica ha saputo assoggettare fra 
noi un.i nazione anche oggi, per la massima parte. rattolira. 
il j)ffsonte Manuale non ha per iscopo lo scoprimento di 
I'l.-llo macchie vituperosp, bensi il contrario;e p^n-io in esso 
troviamo ndn tanto un sunto di cotesto codice anticristia- 
no, quanto una continuata giustiflcazione. E siccome T Ao- 
tore adopera in ci6 con eguale destrezza la soflstica del giu- 

onsulto e gli artiflzii rettorici dell* avvocato, puo darsi che 
vi resti accalappiato qualche lettore di mente pit^ corta c di 

; ito pii 1 ! servile, ma non gia niuno di quelli che hanno il 
sentimento della liberta qua nos f^/ noi e la 

8tri* XV, tol. Ill, f<i*<: 1009. 



60 RIV1STA 

grandiosa societa da lui istituita, di fronte a tutte le potesta 
terrene. 

Abbiamo detto che gli artificii avvocateschi entrano per 
buona parte in questa apologia del Kulturhampf italiano: e 
cosi dobbiamo chiamarli per non ricorrere a denorainazioni 
forse pill vere raa meno cortesi, come quelle d'ipocrisia, di 
cinismo, di menzogne, secondo il caso. Uno di questi termini 
potrebbe correre alia lingua di qualche lettore p. e. la dove 
1'Autore fa raenzione del 30 % che il deraanio si approprio 
sui beni ecclesiastici, a mano a mano che pole applicarsi la 
legge di soppressione. La conflsca di presso che un terzo del- 
1'asse non pare che sia una bagatella, massimamente poi se 
e vero che quell' asse ammontava a circa un miliardo e mezzo. 
Sarebbe d' un tratto la falcidia d'intorno a 500 milioni. Ma, 
sia esatta o non sia, questa cifra, resta sempre che la con- 
fisca del 30 % in pro dello Stato parra enorme a chiunque 
imagini un simile spoglio esercitato sopra alle famiglie dei 
cittadini o a qualunque altra delle societa private esistenti 
nello Stato, non che sopra la Chiesa. Come fara il dott. Olmo 
ad abbuiare questa enormita? Ecco: Fatta astrazione, dice 
egli (p. 350), da un 30 % del patrimonio che e passato al De- 
manio, deve riconoscersi che la rimanente sostanza degli Enti 
soppressi fu applicata pel ministero di legge a scopi di culto, 
d'istruzione e di beneflcenza, ecc. Lasciamo stare che chi sa 
come andarono le cose della conversione dei beni ecclesiastici, 
e poi quanti rigagnoli la stessa legge abbia aperti sui fianchi 
del canale che dovrebbe portare il rimanente ai predetti scopi 
di culto ecc: noi vorremmo sapere soltanto se, accadendo un 
fatto simile al dott. Olmo, parrebbe a lui cosa da potersene 
fare astrazione con quella facilita che egli mostra di trovarci 
nello spoglio altrui. II che non essendo probabile, ripetiamo 
che cotesto suo modo di scivolare sopra un ragguaglio gra- 
vissimo, non e che un artificio rettorico, noto ancora ai vecchi 
umanisti sotto il nome, se non c'inganniamo, di miosi, ossia 
attenuazione. E di queste ce n'e per tutto il Manuale, si pm' 
Hire, tante quante sono le vessazioni tiranniche di cui, nel 



LA STAMt'A 

, non M riesce a dare neppun* mfapparente r 
1'ifi diilicih* e trovare la flgura ui: 
certe altre asserzioni come quesle: che la legislazione - 

it;iliana.~ ha assunto piuttosto il carattere di una / 
degl'ixtitnti ecclesiastici, anziche di una conflsca demaniale; 
che lo Stato, oltre a tutte le altre belle cose che fa colle ren- 
dite del beni della Chiesa, attua una perequazione di pro- 
venti fra il Clero, cui la Chiesa stessa non mai per lo pas- 
sato avea provveduto, con un'equa riforma della sua costitu- 
zione putrimoniale (ivi). Che cosa v'abbia di vero in queslo 
ipocrito vanto di riforma amministrativa, lo dicono le proteste 
che ad ogni tratto si odono nella Camera, del doversi sov venire 
alia indigenza del Clero minore, senza venirne per6 mai al- 
TaUo. II dott. Olmo non rifina di mettere in rilievo i favori 
che la legge italiana concede alia Chiesa. Essa autorizza la 
piu sconflnata liberta nella predicazione della dottrina: (p. 30) 
e lo pu6 dire, per citare un esempio receute, il Maffei Parroco 
di Songavazzo in su quei di Bergamo, condannato nello scorso 
maggio a un mese di carcere per aver predicate che il S. Padre 
non permette di andare alle urne. La legge, seguita a dire il 
Manuale, autorizza il libero esercizio delle pratiche del culto: 
come si vede in effetto dalla liberta con che si son fatte finora 
ad arbitrio di chi comanda, le processioni: ed eccoti per 1'ap- 
punto una circolare ministeriale a mettervi nuove pastoie 
ancora piti dispotiche. Ma basti cosi per dare a intendere come 
il ch. Compilatore di questo Manuale non meno della miosi sa 
maneggiare a suo luogo T iperbole e spingerla a un bisogno 
cosi avail ti che si confonde colla falsita. 

Ma. dove egli sembra trionfare senza contrasto, e nel con- 
fronto fra il presente diritto ecclesiastico con quello che egli 
era gia in parecchie province sotto la legislazione giuseppina 
degli Stati Toscani o sotto' quelle di Napoli e di Sicilia; anzi 
ancora colle ingerenze che si attribuisce tuttora la legislazione 
austriaca in cose ecclesiastiche. E qui non mancano cattolu-i, 
specialraente fra i liberaleggianti, che udendo lamentare i 
danni recati alia Chiesa nel nuovo assetto di cose, ne scemano 



08 RIVISTA 

T indegnazione ricordando appunto i legami che alia Chiesa 
imponevano altri Governi che pur si professavano cristiani. 
Ora il decidere, primieramente, quale dei due sistemi, preso 
in tutto il suo complesso, torni di maggior dauoo e servitu 
alia Chiesa, non sar questione da risolversi ogni volta cosi 
facilmente: e chi mira non solo alle libertk conquistate, ma 
alia protezione perduta, all' immoralita e alia irreligione fo- 
ttientate, andr ben a rilento nell'asserire che la Chiesa abbia 
a rallegrarsi e a ringraziare il cielo della posizione in cui ora 
si trova, come di un affrancamento e di una conquista. Checche 
sia poi di questo, e chiaro che un cattolico raostrerebbe d'avere 
ben poco a cuore la causa di Gesu Cristo, se a consolarlo dei 
danni suoi present! gli bastasse il pensiero che ella ne soffri 
forse da altri de' maggiori. 

Del resto se si avverano le previsioui, o per dir raeglio i 
desiderii e le speranze del dott. Olrao, la Chiesa sar ridotta 
a poco a poco, anche dalP Italia nuova, a tali condizioni da 
avere a rimpiangere le catene antiche. Perocchfe troppo resta 
ancor da fare nelT opera dell' incepparla ; e il Manuale non 
tralascia d' indicarne premurosamente i modi, o si tratti del- 
T applicazione del giure esistente, o degli articoli che vi si 
potranno aggiungere dipoi. Ad esempio, la libertk d'iosegna- 
niento lasciata ai Seminarii, dove si preparano i giovani al 
rainistero sacerdotale, piace poco al dott. Olmo, il quale du- 
hita se essa sia compatibile colla missione educativa dello 
Stato moderno e colla stessa sua sicurezza, atteso il conflitto 
fra la Chiesa e lo Stato. Sicch& a tempo e luogo vedremo i 
testi di teologia venire assegnati ai Seminarii cattolici da un 
Ministro, che puo essere ebreo o ateo, di uno Stato che si pro- 
fessa estraneo ad ogni religione, e che con tutto questo ha da 
avere la missione educativa dei chierici ! Intanto il nostro 
oculato giureconsulto, osservando *che nei Seminarii vi sono 
dei posti gratuiti o semigratuiti, istituiti naturalmente dai fon- 
datori al fine espresso di agevolare la camera ecclesiastica, 
come si farebbe di qualunque altra, a giovani poveri, si fa 
premura di avvertire che alcuno propone che queste piazze 



I'l.I.LA STAMPA 

o in ;iliri scopi <l ne e di beoe- 

ficenza. 

a legge delle guarentig'' il M -urn ,V i scaoso 

jiiivooi, che essa ha un carattere transitorio > ; ed ancbe 

ist.-ndo essa, puo lo Stato restringer 1'uso delle iranchige 

lei concesse, richiedendolo il suo interesse, come potrebbe 

nire, a cagion d'esempio, nel caso d' una guerra. 

I'n punto che fra cento altri sembra al Manuale bisognoso 

<li riparo, e quello della mal riuscita soppressiooe degli Ordini 

religiosi ; perocche, soppressi in quanto corporazioni giuridi- 

che, ed eccoli persistere ed anche ripullulare solto veste di 

associazioni private. Questo sistema, dice graveraunte il 

dott. Olmo, ha i suoi gravi inconvenienti, giacche permette il 

i icostituirsi di tutti gli antichi conventi senza freno alcuno. > 

v >ui i giuristi liberali si dividono in due opposti pareri. Gli uni 

rebbero ricostiluire la personalia giuridica dei conventi, 

perchfe lo Stato avesse miglior destro di impedirne la molti- 

plicazione e lo svolgiraento: al qual proposito citano 1' esempio 

dell'Austria, dove sotto il sistema giurisdizionale Tauraento 

dei chiostri fu assai minore, negli ultimi anni, che in Italia. 

Alcuni si confermano in questa opinione, considerando che il 

tonomeno della libera riproduzione di quegli istituti, non ostante 

la proscrizione loro data dallo Stato e dalla Chiesa stessa, 

(anche dalla Chiesa ?) dimostra come la vita monastica, per 

quanto biasimata dal logislatore (clu* non ci hn rhc cetlere) 

risponda ad un' intima necessity della vita. 11 dott. Olmo non 

he posci si prendere. Non vuole la prolezione della legge 

- ii conventi; non ammettc che le applicazioni del concetto di 
libertk possano con trad Jire ai principii di ordine pubblico; 
undo forse non ripugnerebbe a leggi ecce/ionali contro le asso- 
oia/ioni religiose: ma inflnesi risolve pel meglio, sperando nei 
risultati della nuova educazione nazionale, la quale bandirk per 

- inpre dall'animo dei cittadini 1'idea e il desiderio di sacrillcii 
e di obblighi non utili, non necessarii, ripugnanti all'esercizio 

liritti naturali deiruomo. E lasciamolo in questa sua spe- 
ranza, notando intanto come sia menzoguera la protesta, che 



70 RIVISTA 

si fa a nome dello Stato moderno, del non entrare esso nelle 
attinenze di nessuna religione, ne per contrariarla, n& per favo- 
rirla. Nella religione cristiana lo stato religiose coi suoi voti 
e colle sue pratiche, e non solo santo in se, non solo non e 
riprensibile pel rinunziarsi in esso all'esercizio di diritti na- 
turali all'uomo (il che in certa misura si veriflca ancor nello 
stesso accedere alia societa civile) ma e stato di perfezione per 
1'individuo, e utilissimo per piu capi al popolo cristiano, e in 
certo senso ancor necessario. Frattanto il dott. Olmo ci fa sa- 
pere che la nuova educazione nazionale dee persuadere tutto 
il contrario alia crescente generazione, ed egli stesso fa en- 
trare la negazione di quelle dottrine di Cristo, come uno del 
principii del moderno Diritto ecclesiastico. Tanto e vero che 
la vantata neutralita religiosa dello Stato e una maschera o, 
per dire piu vero, una menzogna che ad ogni passo si smen- 
tisce da se! 

II solo indicare tutti i principii errohei e i sofismi, sulla 
cui trama e tessuto questo manuale di giurisprudenza antiec- 
clesiastica, richiederebbe troppo maggiore spazio che quello 
di una rivista. Ma a formarne il giudizio che si deve baste- 
ranno sempre ad ogni cristiano poche osservazioni generali. 

La prima e che i sostenitori di siffatte legislazioni sono 
costretti innanzi tutto a svestire il carattere di cristiani, as- 
sumendo come cosa controversa se non anche falsa a dirit- 
tura, la divinita di Gesu Cristo, e la costituzione della societa 
da lui fondata, quale si rileva anche storicamente e dai racconti 
evangelici e dalla storia della Chiesa fino dai primi tempi ; e 
piu ancora dalla tradizione autentica, che per ogni cristiano 
e fonte dommatico di verita. 

Ognuno sa come il Figliuolo dr Dio umanato procedette nel 
recare la luce e la salute airumanita, precipitata tutta nel piu 
profondo dell'errore e della imraoralita. Non solo non domando 
egli licenza, d' iniziare la sua opera divina, alle autorita poli- 
tiche del paese, dove gli piacque di darle principio, ma anche 
ai suoi apostoli die la missione di andare predicando e di al- 
largare in tutte le genti la societa da se fondata, senza il me- 



I'KI.I.A STAliPA 7! 



00 ri^uanln a <i'> rlie jK.t.-ssc parernc ai dominant! torr- 
e non a <ju>'>ti, ma ai singoli imlividui 6 rivolto Pinvito e il 
comando di ascriversi a quella societa e cooformarsi alle sue 
istituzioni. Questa 6 la liberta e nobile indipendenza, procla- 
in.-ita da Cristo nel mondo contro la tirannia dei potent!; e 
saputa mantenere da dodici milioni di martiri, uomini e donne, 
volgo per la maggior parte, e artisti e scmplici soldati e schiavi 
e fanciulli c donzelle; esempio non piu visto di magnanimita 
nel serbar fede al proprio Dio, e nel mantenere contro i so- 
prusi deirautorita i veri diritti dell'uomo. 

E non 6 che Iddio, istitutore della societa civile come e 
della Chiesa, volesse coll' istituzione di quest'ultima o awilire 
la prima o turbarne Tordinamento o menomarne i diritti. Ma 
qui vuole osservarsi che, essendo la societa costituita di molti 
sudditi e di pochi regi^itori incaricati di fare gl'interessi e le 
parti della comunita, puo bene tornar comodo a costoro di 
cbiamare diritto della societa quello che non 6 se non un abuso 
di potere a danno della liberta dei piu. II non lasciarsi aggirare 
da tali scambii di parole neH'ambito della vita civile, tocca ai 
cittadini. Essi debbono sapere che chi regge la cosa pubblica 
non ha diritto d* inceppare la liberta individuale, se non in 
quanlo & veraraente richiesto al conseguimento dei beni, ai 
quali Tassociazione civile 6 indirizzata. Quali poi sieno gl' in- 
ceppamenti in cui si adempie quella condizione, non ispettera 
illimitataraente il definirlo ai reggitori, naturalmente inclinati 
a coonestare ogni loro arbitrio e capriccio col pretesto del 
pubblico bene; bensi lo giudichera la nazione, e senza grande 
diilicolta, mirando alle svariatissime legislazioni sotto le quali 
prosperarono e prosperano altri popoli anche ai giorni nostri. 
Che se i governanti trasmodano nel restringere la liU-rta indi- 
viduale dei cittadini, nel che consiste la tirannia, spetta a qu- 
ove abbiano sentimento di liberta, il cercarvi il riparo o Top- 
porvi la resistenza, coasentita dalle istituzioni del paese. M 
intorno a ciu uon troviaino nel Vangelo eccitamenti e con- 
forti, bensi piuttosto raccomandata la soggezione verso ie auto- 
costituite, la quale in o^ui caso non attirera mai sopra 



72 RIVISTA 

il popolo tanti mali neppure nell'ordine materiale, quant i 
produrrebbe T anarchia. 

Diverse e il caso e ben piu grave, quando i reggitori della 
societa non invadono soltanto qualche diritto mondano dei 
cittadini, ma pretendono di restringerne come che sia la li- 
berta nel professare e predicare le verita recate al mondo 
dair Uomo Dio, e nel conformarsi alle leggi e alle istituzioni 
della societa, a cui egli chiama tutti gli uomini. In tutte que- 
ste azioni Tindividuo non doveva, per la natura stessa della 
cosa, dipendere non che dai regnanti, ma neppure dai suoi 
genitori: e la ragione semplicissima fc che la societa, tanto ci- 
vile quanto domestica, sono istituite per procacciare agl' indi- 
vidui che le compongono, dei beni terreni e passeggieri, come 
la vita mortale in cui si godono: dovechfe la societa cristiana 
mira a guarentire a ciascuno la felicitk nella vita senza ter- 
mine, che ci aspetta di Ik dalla tomba, e che & il fine ultimo 
pel quale ciascuna creatura umana fu creata. Al consegui- 
mento di questo fine niun uomo puo rinunziare, qualunqu-^ 
sia la societa umana a cui si ascriva o appartenga; ne al- 
cuna autorita terrena vi puo metter lingua per restringere o 
mutare la via, apertane da Cristo nella istituzione della sua 
Chiesa. 

Che i reggitori delle societa civili molte volte frastorne- 
rebbero 1'opera di Gesu Cristo, lo predisse egli medesimo, e 
s'e avverato in tutti i secoli. Le guerre, or sanguinose ed or.i 
giulianesche, mosse dai reggitori delle societk civili alia di- 
vina istituzione di Cristo, sono il capitolo principale della sua 
storia in presso che tutte le eta e tutti i paesi. Oltre alia na- 
turale tendenza ad abusare della forza, oltre alia gelosia, na- 
turale in chi comanda, verso ogni professione d'indipendenza 
a riguardo suo, doveva spesso attizzare sifliitte animosita Tav- 
versione dei potenti del secolo alia dottrina e alia morale di 
Gesu Cristo. L'infedeltci pero dei persecutori e la loro immo- 
raliti non giustifica menomamente n6 attenua la loro scelle- 
rata ed empia tirannia: giacche una e la verita ed una la 
morale, quella voluta da Cristo comunicare a tutti gli uomini 



DELLA STAMPA 73 

pel .i !tabiliti: ne un Nerone o un Giuliano, uu- 

imni nnch'essi come ogni allro, erano scusati dall'iuchinarvisi, 
he niigliaia e milioni di altri aveano riconosciuto il vero 
vi si erano inchinati. 

Cosi ragiona il cristiano oggidi, quando considera le legi- 

ioni, colle quali il liberalismo massonico, sotto r insulso 

ic di diriito //,'.'/.-/-"/. continua 1'antica guerra contro la 

Chiesa di Gesu Cristo, c invade per ci6 la liberta. dei ciltadini 

cristiani anche lu dove essi costituiscono la pluralita, e poco 

meno che la totalita della nazione. A questi basta il vedere 

come il primo passo, che danno gli autori di cotosto presunto 

iliritto, e quello di disconoscere la divinita di (.Jcsu Cristo, il 

valore della sua dottriiia, la legalita suprema, perche divina, 

d'.'lla sua istituzione. Uuu legislazione che si regge necessaria- 

mente sopra tali preliminari, il popolo cristiano la subira, 

:.j subi quelle di Nerone e di Giuliano Apostata, ma non 

-era mai dal riguardarla come sacrilega e tirannica. Che 

si cerchi di giustiflcarla con ogni maniera di sottiglioz/e 

ridicheedi artificii rettorici, questo s'inteude da ogni bimbo 

che ha lette le favole del lupo e dell'agnello, e del leone che 

divide la preda: ma non serve ad altro appunto che a ram- 

inentare il diriito rappresentato in quelle favole. 

Cosi, quando il Manuale magniflca la potenza morale della 
Chiesa, la sua ampiezza e la robustezza della sua costituzione, 
tlimenlicando la sua debolezza materiale; per dare a inten- 
dere che il Potere civile non fa che prowedere alia propria 
difesa quando spoglia, incatena e osteggia una potenza cosi 
uidabile. Ecce ego mitto vos sicut agnos inter lupos, aveva 
detto il Salvatore, prevedendo e smascherando coteste ipocrite 
paure. 

Cosi, quando il iiiedesimo, secondo lo stile consueto dei re- 

legna al peusiero che i reggitori della societa cri- 

na la guidino liberamente eziandio nelle azioni esterne, in 

quanto sono connesse col suo fine ; ne sopporta che ad essi 

tti il giudicare di tal connessionc. bensi ai reggitori della 

;ie: onde conseguita che a Diocleziano spetlava di 



7 1 RIVISTA 

diritto, in riguardo, putacaso, alia prosperita dell'erario o alia 
pubblica pace, di proibire la predicazione cristiana, chiudere 
le Chiese, e incamerarne i tesori ; come oggi spetta a un Go- 
verno, sia pur composto di atei e di massoni, il dertnire qual 
numero di sacerdoti o di Messe sia bastevole o superfluo, e 
proibire le processioui perche non ne siano ingorabrate le 
vie; e poi anche ridurre le diocesi, e cento e mille altre ser- 
vitu cosi fatte. 

Una cosa vedono chiara i cittadini cristiani in tutto que- 
sto armeggio de' governi anticristiani ed e la consecrazione 
della tirannia a danno dei diritti individual!. I regalisti hanno 
un bell'adoperare a studio e continuamente i termini di so- 
ciela civile e di Chiesa, come se si trattasse per una parte 
di tutto il laicato della nazione, e per Taltra del Clero, con a 
capo il Pontefice Romano, contro al quale soltanto e in fa- 
vore dei laici, sarebbero rivolte tutte le rivendicazioni e le 
ostilita della potesta civile. Nessuno che non sia sciocco si la- 
scia sopraffare da tali scambii di parole. La Chiesa non e com- 
posta dei soli Pastori, sibbene tutto insieme della greggia, 
del Clero ciofe e dei fedeli, che in paesi cattolici, come T Italia 
e la Francia, sono poi esst di fatto la nazione: e sooo soggetti 
a chi ha in mano il governo politico, per quanto lo esiga il fine 
della societa civile, indipendenti in cio che oltrepassa quella 
cerchia, e segnatamente in cio che riguarda la societa reli- 
giosa in cui si sono uniti, ricevendone da Cristo come le dot- 
trine, cosi le pratiche e gli ordinamenti. Pertanto, allorche 
una fazione giunta al potere si da a nimicare colle sue leggi 
la Chiesa, non gia il laicato che si leva allora contro il che- 
ricato, ma bensi un gruppo di prepotenti, che assale nella sua 
liberta piu inviolabile lo stesso laicato e la nazione : e ben lo 
mostrano le leggi che, sotto il titolo di ecclesiastiche, vanno a 
ferire Tautorita paterna nell'istruzione, il vincolo della famiglia 
nel matrimonio, perflno le ultime volonta dei testatori nei 
lasciti. Nel fatto non e altro che la vecchia pretensione dei 
potenti infedeli di spadroneggiare da numi sui sudditi. Al 
dio-Cesare d'una volta si sostituisce oggi il dio-Stato, che in 



IH-'.I.LA STAMPA 

ve nel dio-Parlaraento, nel dio-Ministro, e nel- 
I'Olimpo di cento altri dii minori. 

(hi ben guarda, egli e, ancbe politicamente, un beneflcio 
reso da G. Cristo ai popoli, quello di aver loro fatto un ob- 
bligo del serbare a un certo punto il sentimento della loro 
indipendenza individuate: ed ora ve n'e bisogno phi che mai, 
dacche, con tanto sbraitare liberta, i governi liberaleschi incep- 
pano la liberta individuate dei cittadini piu che non si facesse 
in verun altro tempo: e i popoli per lunga abitudine appena 
serbano coscienza dei loro diritti. 

Facciamo punto: se altri brama di vedere raccolti tutti i 
sofismi, su cui si regge la giurisprudenza anticristiana, prenda 
pure questo Manuale, ch6 vi sono tutti. Fuori di questo, non 
vediamo che cosa vi si possa imparare. 



II. 

GIOVANNI MARIA CORNOLDI. Partenio, la Creazione e la Im- 
macolala. Conversazioni scolastiche. Roma, Befani, 1891. 
Un vol. in-8 di pp. 243. - - L. 2. 

Un altro lavoro dell'infaticabile P. Cornoldi 6 1'annunziato 
qui sopra, da lui composto negli ultimi tempi della sua vita 
mortale. Attesa 1'arduita e Timportanza insieme del soggetto, 
TAutore ha fatto benissimo a trattarlo in forma di dialogo, 
in dodici conversazioni continuate fra un <:erto Parlenio, che 
tiene le parti di maestro, ed un certo Alessandro, che si rap- 
presenta come giovane di svegliato ingegno e a sufflcienza 
istruito nella scolastica filosofla. Cosi ne riesce piu facile Tin- 
telligenza e piu gradevole la lettura. 

La Conversazione I ragiona dell'ordine naturale, affer- 
mando sin dalle prime mosse che base della trattazione esser 
debba la sola dottrina delPAngelico San Tommaso d' Aquino. 
In essa Partenio dimostra qual sarebbe stato T uomo nelPor- 
dino naturale, se in tale ordine fosse stato create e conser- 



76 RIVISTA 

vato (cosa r che non fu), quale il suo ultimo fine oltre la tomki. 
quale il'modo di tendere all' asseguimento del medesimo. 

Nella II Conversazione discorre dell'ordine soprannatural<% 
e comincia dal poire in sodo come in esso la stessa Divina 
senza debba essere la forma ideale, onde Puomo beato intuisce 
Dio; dalla quale visione risulta il beatiflco amore. Cio stabilito, 
viene all'uomo e spiega in che guisa egli deve essere prepa- 
rato per conseguire un tal fine, e come vuol essere ornato 
della grazia santificante e di altri doni soprannaturali. Con la 
dottrina di S. Tommaso divinamente si chiarisce P indole di 
questa grazia e di questi doni, e come con tali mezzi I'uomo 
tende alia vita beata. Partenio parla altrcsi della concupiscenza 
e della morte, dalle quali fu immune Adamo nello stato d'in- 
nccenza, non per natura, ma per grazia; la quale fu ritolta 
a lui e a tutto il genere umano per cagione del peccato. 

Nella III Conversazione si espone come il primo uomo fu 
create e come cadde in peccato. Sono bellissime le dottrine del- 
PAngelico, 'che chiariscono come Puomo sia imagine di Dio, 
e la dignitk tragrande alia quale fu innalzato Adamo in prin- 
cipio della sua esistenza. E quindi come cadde da tanta dignit^ 
e come il suo peccato si propago in tutte le seguenti gene- 
razioni; il che non sarebbe avvenuto, se solo Eva avesse 
peccato. 

Nella IV Conversazione si mostra la pena del primo pec- 
cato, e si dichiara come PAngelico non ammette che la natura 
umana sia stata corrotta in se stessa od abbia perduta la 
flsica literta; e come i bambini, morti senza battesimo, non 
vadano a soffrire le eterne sensibili pene nel fuoco infernale. 
Quindi viene spiegata la condizione di questi bambini, dopo la 
presente vita. 

II Partenio in queste tre conferenze ha teologizzato insieme 
e filosofato ed ba'proposte le dottrine sicure di San Tommaso 
in opposizione a quelle di certi filosofastri moderni, i quali 
hanno abbandonata la sapienza dei gran maestri cattolici. 

Nella V Conversazione comincia il Partenio a trattare della 
Immacolata Concezione; e con Pautoritk e con gli argomenti di 



LA STAMI'A 

la Vergine andu esenk- da Ha colpa 

di origins. Fra ! testimonianze dell'Angelico sopi .' si 

arrcca quella, nella quale egli affcrma apertamenle che la Ver- 
gine fu immune dalla colpa originale. A peccalo originni 

<iunis full; il che si legge in tulte le edizioni delle 
opere del S. Dottore. 

Nella VI Conversazione si tratta della generazione della 
Immacolata. E priina il Parteoio espooe la dottrina della ge- 
nerazione nuturale dell' uomo, in conforraita dei fatti e 
condo la dottrina dell'Aquinate e della Sede Apostolica. Nella 
quale generazione voglionsi distinguere due termini: 1'uuo a quo, 
ch'e 1'inizio della generazione, ed 6 1'unione dei due principii 
generativi, cio6 virile e femmineo, e dicesi concezione del fete; 
il secondo iermine fc ad quern, che la creazione dell'anima 
razionale informntrice del feto organizzato, e questa dicesi ani- 
masione od anche concezione della persona. La generazione 
della Vergine non fu fatta in uno istante, ma richiese Tordi- 
nario tempo, ed ebbe questi due termini, cioo la concezione 
del feto e 1'animazione o concezione della persona. E dot- 
trina di San Tommaso che la grazia santificante, o la sua 
privazione, ch'e il peccato originale preso formahuente, non 
possano essere in altro soggetto che neir anima razionale. 
Ora, secondo la ferma sentenza di lui, nella concezione del 
feto, la quale precede di molti giorni la concezione della per- 
sonal 1'animazione, non vi e Tanima razionale. Dunque San 
Tommaso c'insegna che nella concezione del feto non vi puo 
essere n6 grazia santificante n6 peccato originale, forinalmente 
preso. Ma nella stessa concezione del feto si forma un coin- 
posto dei due principii seminali, il quale composto fontalmente 
precede da Adamo; e percio in esso, come procedente da 
Adamo peccatore, e una ordinazione ad avere nella genera- 
zione della persona un' anima razionale prica della grazia 
santificante. Perci6 nei principii seminali o nel loro com- 
posto si pu6 dire che il peceato originale sia non forma- 
lit,;- ma /, ,;ta liter. Or sebbene Iddio non abbia im- 

pedito che la concezione del feto, rispetto a Maria, fosse 



78 RIVISTA 

dipendente dalla causalita del seme di Adamo peccatore; 
tuttavia dato quest'ordine nel feto ad avere, dopo certi giorni, 
un'anima razionale infetta di colpa originale, poteva troncare 
questa. relazione al futuribile peccato, creando 1'anima razio- 
nale colla grazia santiflcante, e cosi santa infonderla nel 
feto organizzato. Cio fece Dio; e quindi 1'anima della Vergine, che 
avrebbe contralto il peccato originale senza questa preserva- 
zione, si deve dire immune da esso, perche in tale maniera fu 
preservata. San Tommaso non confonde mai la concezione del 
feto con la concezione della persona od animazione, neppure 
una volta in tutte le sue opere. E poichfc Pio IX con altri Pon- 
tefici, quando dicono che la Vergine fu immacolata nella con- 
cezione, espressamente parlano della concezione della persona, 
la quale e la creazione dell'anima razionale e la sua infusione 
nel corpo organizzato, e chiaro potersi dire che 1'Aquinate 
espresse, tanti secoli innanzi, 1'identica dottrina della Bolla 
apostolica di Papa Pio IX. Discorrendo con questi principii, 
non solo puo difendersi San Tommaso, ma forse altresi San Ber- 
nardo nella famosa lettera ai canonici di Lione. 

La Conversazione VII tratta del primo istante in cui la 
Vergine fu immacolata e santa. Si dimostra come tale istante 
e quello in cui 1'anima di Maria fu creata e informata della 
grazia santificante, e questo istante e il primo in cui si fa la 
generazione della persona che, per tempo, e posteriore alia 
concezione del feto. Qui 1'Autore si studia di sciogliere le dif- 
flcolta che si possono trarre da qualche frase dell'Angelico e 
segnatamente da quella in cui sembra negare che 1' anima di 
Maria nelF istante in cui fu infusa nel corpo sia stata san- 
tificata e percio preservata dalla colpa originale. A sciogliere 
questa difflcolta si consideri: 1) che San Tommaso ha inse- 
gnato, come si vide nelle passate conversazioni, che il peccato 
originale formalmente consiste nella privazione della grazia 
santificante ; 2) che come in causa instrumentali pu6 stare 
nella carne (1% II ae , 83. 2), cioe nella concezione del feto, il 
quale, perchfe deriva per generazione da Adamo, direbbe per se 
relazione alia concezione della persona inquinata di colpa ori- 



DELLA STAV 79 

ginale. S. Tommaso non dice nella recaU difflcolta (in III ! 

. HI, (jii.-ust. l, col. 2) che nell' istante delta taftoione dai- 
Taniraa non fu santificata, ma che - atio non potuit 

esse decenter in ipso instanti infusionis, ><( ><///>-/ per gratia m 
tune sibi infusam conservaretur ne culpam originalcm incur- 
reret . Ci6 vuol dire che non si pu6 supporre che fosse fatta 
1' infusione della grazia santiflcante in quello istante in ma- 
niera, che il feto concepito fosse percid preservato dall'essere 
per se causa instrumental di peccato originate, cotalch6 alia 
creazione dell'anima non si potesse incorrere. La ragione e 
perche, con tutta la infusione della grazia, anche nella Ver- 
gine (solo Cristo fe eccettuato) riman fermo che venne per na- 
turale generazione dal seme di Adamo , e perci6 v'era biso- 
gno vero di preservazione ne culpam otnginalem incurreret. 
Checchfe ne sia, e questa la dimostrazione ingegnosa del- 
1'Autore. 

Nella Conversazione VIII il Partenio tratta profondamente 
del fomite del peccato e come da esso sia stata immune la 
Vergine Immacolata. 

Veniamo alle due ultime Conversazioni, cioe alia IX e 
alia X. Ce ne passeremo brevemente. Nella IX il Partenio 
ragiona della bellezza soprannaturale di Maria, con molta dot- 
trina e a modo di eloquente conferenziere. La X descrive la 
festa della Immacolata in Feldchirch nel Collegio Stella Ma- 
tutina, dove abbiamo tre belle conversazioni con Alessandro, 
specialmente sopra la sublime preghiera a Maria, che Dante 
mette in bocca a San Bernardo. 6 un vero piacere leggere le 
costumanze e le pie pratiche, che si intrecciano con la festa 
dei giovani convittori. Nella descrizione della festa v'e : 1) il 
mattino, 2) il brindisi, 3) la passeggiata sul colle, 4) la sera. 

Per tal guisa si chiude cotesto libro, utilissimo non meno 
che dilettevole. 



RIV : 



III. 



La Confessions Sacramentale dinanzi al Afondo, alia Cri- 
stianild, alia crilica. Dialoghi di Don. LEONARDO LEONARDI 
arciprele di S. Lorenzo in Slrada nel Riminese. Pesaro, 
tip. Nobili, 1891. Due vol. in 16 gr. di pp. complessive 836, 
Prezzo L. 4 Si vende in Roma presso le librerie Fili- 
ziani e Saraceni ; ed in Riccione (Forli) presso 1'Autore. 

Quest 'opera il cui primo volume gia annunziammo dicen- 
dolo una apologia vasta, erudita, solida della Confessione sa- 
cramentale (Serie XV. vol. I. p. 336 s.), e stata condotta a 
termine dal suo egregio Autore, il Rev. Don Leonardo Leo- 
nardi. Essendo il Sacramento della Penitenza a' giorni nostri 
cosi preso di mira dal razionalismo e dal liberalismo, tornera 
proficuo il dime qualche cosa un po' piu di proposito, afflu- 
ent specialmente coloro che attendono alia apologia della dot- 
trina cattolica, e sono in dovere di spiegare al popolo e alia 
gioventu un sacramento cotanto necessario e salutare, possano 
giovarsene ; essi troveranno per certo nel lavoro del dotto 
Arciprete copiosa materia di che arricchire la loro mente. 

II ch. Autore ne' due volumi ha saputo raccogliere gran 
materiale, come suol dirsi, attingendo da tutte parti quanto 
in qualche modo potesse contribuire a far couoscere Funiver- 
sale uso della confessione, a metterne in evidenza la istituzione 
diyina, a difenderla dagli attacchi degli empii, a mostrarne la 
grande convenienza, chi usi della retta ragione, a indicarne 
Fimmensa ulilita per ogni classe di persone. 

Tutta 1' opera e divisa in quattro sezioni. La prima con- 
sidera la Confessione dinanzi al mondo, e comprende tre dia- 
loghi, dove dimostrando rantichita della Confessione, TAutore 
fa vedere : come nel Paradiso terrestre Adamo ed Eva con- 
fessarono a Dio il proprio peccato e ne diedero la dovuta satis- 



LA STAMPA 81 

: come iagoga -i peccato 

onde ottonorne il pordono coll'offrire il sacrificio;* c 
cosifatto u*o era eziandio presso i popoli non cristiani * appor- 
tando tra le altre la tcstimonianza dello Choul e dello Stuck, 
arabedue peritissimi dolle antichita profane: t Chiunque, essi 
dicono, hyalmenle imprendera a fare ifu*it> -*, 

>/ si ; nlla 1*011 fessione delta colpa. Cio prima 

'a tl irln -eo e pentirsi del suo peccaio, e poscia con- 

.npniu'iido il volto a s>- ad umilla 4 . 

La seconda sezione e la piu distesa e rontiene 15 dialoghi 
divisi in due parti. Considerando qui la Confessione dinanzi 
alia Cri>tianith, il ch. Arciprete tocca prima della Confessione 
nolla Chiesa cattolica, e poscia nelle chiese acattoliche, cio 
presso gli scismatici, gli Eretici, i Protestanti "'. Nellu prima di 
quoste due parti " il nostro Apologista attinge le sue armi da 
tutta la tradizione ecclesiastica, che 6 organo infallibile della 
rivelazione, da* santi Padri e Dottori d'Europa, d'Africa, d'Asia, 
dai Concilii, da' Hbri ponitonziali, dal Diritto canonico, dalla 
sacra Scrittura. I capiloli XIII e XIV danno in breve la storia 
della Ccnfessione sacramentale nei primi dodici secoli cristiani 7 . 
Nella seconda parte pot invoca a difendere Tuso della Con- 
fessione i piu arrabbiati nomici della Chiesa cattolica, quali 
furono, Novaziano, Donato, Fozio, ecc., ed i piu ostinati ere- 
;<:hi, come i Montanisti, ^li Ariani, i Nestoriani, ^ r li Euti- 
mi eev. flno a Wicleffo e Lutero. Quesf ultimo, capo im- 
mondo dell* illogico Protestantosimo, 6 chiamato in mezzo a 
render testimonianza colle sue stesse parole: esser la Pe- 
nitenza un Sacramento, e necessarie pel medesirao la con- 
triziono, la confessione, le opere buone; essor necessaria 
la Confessione dei peccati mortal!, utile quella dei veniali; - 
essere un tesoro di grazia abbondante; esservi parecchi e 
v,-ilili motivi che c' inducono ad amare la Confessione; 
doverci accusare davanti a Dio di tutti i peccati che non co- 



1 I, pp. 5-18. * Ivi, pp. i'J-36. - IM |'|' W-M. ' lv j " 
hi pj. - Ivi |)p 59-368. - " M pp. :"-33i. 

XV, rol. HI, ft*c. ' ** 9**V 



82 RIVISTA 

nosciamo e davanti al confessore di quelli che conosciamo, 
anche interni e secreti, e cosi di seguito *. Come ognun vede 
restano qui ben serviti tutti coloro che ban sempre in bocca 
Fautorita, nel resto di nessunissimo conto perchfe scismatica 
ed ereticale, del protestantesimo contro il Cattolicismo, il quale, 
essendo F unica Chiesa di Cristo, conserva e propone infalli- 
bilmente esso solo la dottrina di Lui. 

II secondo volume contiene le sezioni terza e quarta. Questa 
propone due clialoghi intorno al Sigillo Sacramentale ed una 
Rivista bibliograflca intorno alia Confessione *. Quella in un- 
dici dialoghi considera la Confessione dinanzi alia critica 3 I 
primi tre dialoghi valgono tant'oro, e gF interlocutori sono i 
tre profondi pensatori, il De Maistre, il Martinet e il Nicolas, i 
quali vengono dal nostro Autore invocati a rendere testimo- 
nianza, colle loro stesse parole, della confessione sacramentale 
come nianifestazione confidenziale, come forza espiatrice e 
merito di grazia e di perdono. E cosa spontanea nel pecca- 
tore lo svelare il proprio delitto che lo tormenta a persona 
veramente arnica, dotta, grave, prudente. Qual cosa piu na- 
turale per un cuore della confldenza? Ora la Confessione anche 
considerata con occhio al tutto umano e la confidenza. Qual 
cosa piu proflcua per chi ando errato di una guida sicura che 
lo conduca a buon termine? Ora la Confessione e una istitu- 
zione di direzione. In una parola la Confessione e il Cristia 
nesimo, il quale adopera tutta la sua forza morale per cor- 
reggere e perfezionare Findividuo. Bella, evidente, consolan- 
tissima verita, al provar la quale il nostro ch. Autore pone 
altri quattro dialoghi 4 , dimostrando con Platone e Fenelon 
come per la Confessione si propaghi tra gli uomini la vera 
civilta, e indicando i sommi vantaggi che essa reca alle sin- 
gole persone 5 , alia famiglia ff , in una parola a tutta quanta 
la societa 7 . 

Questa sommaria esposizione del contenuto in questa Apo- 

Ivi pp. 411-417. Vol. II, pp. 741-196. 3 Ivi pp. 459-740. - 
* Ivi pp. 601-687. 5 Ivi pp. 619-648. Ivi pp. 643-670. Ivi pp. 
671-687. 



DELLA STAMP A 

per quanto brevjssimn, ih conoscere la diligenza messa 
<l;il ch. Leonard! nel ricorcare e nel proporre testimonianze 

ui t.-mpo, d'ogni fatta di persone di diversa coltura, .11 
Archeologi, di Teologi, di Filosofl, di Letterati, di Storici, te- 
stimonianze tutte in favore della Confessione. Fa conoscere 

ndio la ignoranza di coloro che dicono la confessione es- 
invenzione dei preti. II Leonardi cita, opportunissime a 
scopo, le seguenti parole del Martinet: Ora e certo un 

ve assurdo il credere che 300,000 tra Vescovi e Sacerdoti, 
alihati o monaci, cospirassero fra loro, e sieno usciti fuori un 
bol giorno, intimando all'universo, 1'obbligo, non mai piti udito, 
di confessarsi; alzando ovunque confessional i; chiudendovisi 
dentro met della vita, senz'altro guadagno proprio che d'es- 
sere odiati per cagione di quest'ufflcio grave e disgradevole. 
Ma la supposizione che 200,000,000 di cristiani almeno siensi 
bonariamente acconciati a tanta impostura senza chiamare in 

orso delPorgoglio, punto cosi al vivo, lo zelo tanto legit- 
timo per la religione antica dei padri loro, e una cotanto 
enorme stravaganza da non poter sperare da chi, come dice 
il Salmista, non abbia im'lihnente V anima sua, che il solo 
sguardo della compassfone. I neraici della Confessione dovi 
bero ricordarsi che prima di loro vissero uomini forniti del 
senso comune e di passion! non meno riottose delle nostre ! . > 
Per vero dire, la difflcolta, come aveva osservato poco prima, 
non trovasi nell'avere inventata una pratica che cosi umilia 
la superbia, ma nell'avere indotto il mondo cristiano ad ac- 
cettarla *. 

Noi siam quindi pcrsu.isi che tutti leggeranno con grande 
profitto quest' opera dello zelante Arciprete; la leggeranno 
ancor con piacere, stante che 1' aver intessuta e proposta 
colesta Apologia a modo di dialogo toglie quella noia cbe 
suol prcdurre in chi voglia leggere speditamente, 1'accumular 
di testi e citazioni. Ripetiamo, T apologia della Confessione 
sacramentale offre un argomento de' piu importanti, il trat- 

1 Ivi p. 51. * P. 5*0. 



84 RIVISTA 

tarla come ha fatto il ch. Leonardi presenta uno de' modi 
piu opportuni. 



IV. 



American Catholics and the Roman Question (I Catlo 
American! e la Questione Romana) by Monsignor JOSEPH 
SCHROEDER DD. PH. D., Professor of Dogmatic Theology 
in the Catholic University of America. Neiv-York, Ben- 
ziger, 1892. Un vol. in 8 di pp. 109. 

In Italia s 1 irnpone sotto rigoroso precetto a' babbei del 
liberalismo di avere per articolo di fede che la questione ro- 
mana e una chimera. Chi asserisse o anche dubitasse che essa 
non sia sepolta e dimenticata, sarebbe da' nostri liberal! con- 
siderate almeno come un mentecatto, al quale sia venuto meno 
il ben deir intelletto. 

Tale pero non e 1'opinione de' veri caltolici italiani, e molto 
meno de' sinceri cattolici forestieri. Di questo abbiamo una no- 
vella pruova nell' eccellente opuscolo che qui presentiamo ai 
nostri lettori, e la cui lettura ci riuscita di graudissimo di- 
letto, essendo esso tutto sugo di sensali giudizii e stringali 
argomenti. 

II Rfiio dott. Schroeder & genuine discepolo dei Franzelin, 
Patrizi e Ballerini. Egii, da vero e dotto teologo cattolico ro- 
mano, devotissimo alia Santa Sede, ha sempre difeso e difende 
i diritti che ad essa spettano, e cio a viso aperto e fronte alta, 
anche contro la piena de' piaggiatori della cosiddetta opinione 
pubblica; i quali, se non osano negare la necessitk della tem- 
porale sovranith, del Pontefice, giudicano nondimeno esser atto 
di amor di patria T ignorarla, ed almeno inopportune il trat- 
tarne in pubblici scritti, o in solenni assemblee. 

Contro tali larvati cattolici e diretto il primo paragrafo 
del sopra lodato opuscolo. II Sommo Pontefice , come bene 



DBLLA 8TAMPA 85 

nota il eh. Anton- ,{>. J P, secondo la caltolica dotlrina o 
non solament*^ il maestro inihllihiN>, ma anche il supremo 
reggitor Chicsa. II cattolico dcve preslare 1'assenso di 

fede alle sue deflnizioni dottrinali, e perfelta obbedienza a* suoi 
onlini e precetti. Una docilita perfetta in ambedue i casi e il 
carattere distinlivo del vero cattolico. 

Ora il Pontefice, il quale ripetutamenle insiste nella riven- 
dicazione de' diritti della sua Sede, ed assicura il mondo cat- 
tolico che non eessera mai dalP asserirli e difenderli ', vuole 
che tutti gli scrittori cattolici forti ed unanimi a w 
cogli scrilli propugnino la necessita della sovranita temporale 
per il libero esercizio del suo supremo potere; e colla storia 
alia mano addimostrino - essere tanto legittimo il diritto, onde 
quella ebbe origine e vita, da non potersene pretendere nolle 
cose umane allro maggiore od eguale. Questo dunque e il 
dovere de* cattolici, i quali non potranno mai rimanere tran- 
quilli, finche il loro Ponteflce Sommo, il Maestro della loro 
fede, il Moderatore delle loro coscienze non sia circondato di 
liberta vera e di reale indipendenza 3 . 

Senonche, trattando della questione romana ad un tempo 
quando la sovranila del popolo e tanto esagerata e cosi poco 
capita, TAutore, con singolare chiarezza, piglia a dimostrare la 
coerenza, la quale esiste tra il diritto del Pontefice alia so- 
vranita temporale, ed il diritto dol popolo a governare s6 
stesso. Una conseguenza vuoi teoretica, vuoi pratica di una 
dottrina cattolica non potra mai venire in conflitto col vero 
amore di patria. Le contraddizioni tra questo e quella saranno 
solamente apparenti, e le ditflcolta fatte a tale proposito sa- 
ranno o inesatte e fondate sopra una cognizione imperfetta 
della dottrina cattolica, o fuori di luogo. 

Tale e la proposizione che vien dimostrata dalPAutore nei 

1 En. \.-li. . i / >tt<il>;ii il aprilis 1878. 

Un tal lavoro, dcpn.) di ogni lode, fu failo .lal . h I*. Hughe* S. I. nel- 
1'^Mi. -ti,-iil It'll-", i, rnaggin 1^ 

8 Ai yioi-tuiliyti < - 



86 KIVISTA 

paragrafi seguenti, dove in primo luogo egli dichiara la po- 
sizione cattoJica. Le dotte ed esatte osservazioni da lui fatte 
sono interamente conform! agl' insegnamenti del sommo Pon- 
tefice Leone XIII nella sua lettera del 15 giugno 1887 all'Emi- 
nentissimo Card. Rampolla suo Segretario di Stato: ecco le sue 
parole: L'autorita del Sommo Pontiflcato istituita da Gesu 
Cristo e conferita a San Pietro e per esso a' suoi legittimi 
Successor!, i Romani Pontefici, destinata a continuare nel 
mondo, flno alia consumazione de' secoli, la missione riparatrice 
del Figlio di Dio, arricchita delle piu nobili prerogative, dotata 
di poteri sublimi, proprii e giuridici, quali si richiedono pel 
Governo di una vera e perfettissima societk, non puo per la 
sua stessa natura e per espressa volontk del suo divin Fon- 
da tore, sottostare a veruna potesta, terrena; deve anzi godere 
della piu piena liberta nell'esercizio delle sue eccelse funzioni. 
E poiche da questo supremo potere e dal libero esercizio di esso 
dipende il bene di tutta quanta la Chiesa, era della piu alia 
importanza, che la nativa sua indipendenza e liberty fosse 
assicurata, garantita, difesa attraverso i secoli, nella persona 
di chi ne era investito, con quei mezzi, che la divina Provvi- 
denza avesse riconosciuti acconci ed efflcaci allo scopo. 

L'indipendenza, dunque, della Chiesa e nella Chiesa, del 
suo Capo supremo con la piena liberta nell'esercizio delle sue 
eccelse funzioni, ecco il domma di fede ed il principio fonda- 
mentale che non deve mai perdersi di vista da chi piglia a 
considerare la presente questione. II diritlo a questa indi- 
pendenza, cosi il nostro Autore (p. 28), e essenziale al papato. 
Vesercizio poi di tal diritto non e assolutamente necessario 
all'esistenza della Chiesa (ut Ecclesia sit), ma e necessario al 
perfetto svolgimento della sua vita sociale (ut bene sit). Ora la 
divina Provvidenza si e servita della sovranita temporale per 
assicurare ai Romani Pontefici il libero e paciflco sviluppo 
delle loro sublimi prerogative. 

E che sia cosi e cosa evidente: poichfc se il Papa non e 
Sovrano, come mai si farebbe a guarentire nel consorzio umano 



I'KLLA STAMPA 87 

ua indipendenza e plena liberta nello sviluppo di queete 
prerogative? Sarebbero esse assicurate nel caso che il Papa fosse 
suddito di un Principe o di un Governo? Certamente oo. In 
tal caso Egli, piu che in suo potere sarebbe in potere di altri, 
dal cui arbitrio dipenderebbe di variare, quando e come piacesse, 
secondo il mutar degli uomini e delle circostanze, le condi- 
zioni stesse della sua esistenza. Verius in aliena potentate 
sumus quam nostra. Ecco la dichiarazione autorevole piu 
volte ripetuta dal nostro augusto Ponteflce nel presente stato 
di cose in Italia, dove Egli per sacrilega violenza, come 1'af- 
fermo lo stesso ministro Rudini nel suo discorso di Milano, 
non fi pin in casa sua ma in casa altrui. 

Ne dica taluno: se cosi e, perche mai il Papa non abban- 
dona Roma, e non cerca altrove una libera dimora? II dotto 
Autore (pp. 29-33) risponde aramirabilmente a questa do- 
manda. Dopo di avere notato che una simile questione non pu6 
ne deve porsi da un sincero cattolico, il quale sa che questa 
non e faccenda sua, ma del Papa, il quale e responsabile a 
Dio solo del suo opexato, aggiunge: II domma cattolico 
del primato espressamente insegna, non solamente che esso fu 
istituito da Cristo in S. Pietro, e che deve continuare in tutti 
i tempi ne' suoi successor!, ma anche che dal principio della 
Chiesa il solo vescovo di Roma e stato il successore di S. Pietro, 
e che sino ai giorni nostri, soltanto come Vescovo di Rorn i. 
il Papa succede a S. Pietro e possiede la pienezza dell'aulo- 
rita apostolica. 

Ed anzi e una verita teologica dedotta dalF insegnamento 
della fede che il primato jure divino appartiene sino alia fine 
del mondo al solo vescovo di Roma, e che perci6 non pu6 
esso venir trasferito neppure dal Papa ad un'altra sede. 
Questa altresi sembra essere la dottrina del Concilio Vati- 
cano, dove insegna che il santo e beatissimo Pietro, fi- 
nora e senipre, vive e presiede e giudica nella persona dei 
suoi successor}, che sono i Vescovi della Santa Romana Sede, 
da lui fondata, e col suo sangue consecrata. Laonde qualunque 



88 R1V1STA 

succede a Pietro in quesla Cattedra, egli, secondo la istitu- 
zione dello stesso Cristo, ottiene il Primato di Pietro su tutta 
la Chiesa universa '. 

Similmente, il Pontefice Leone XIII, nella citata lettera al 
Cardinale Rarapolla, dichiarava: che non senza speciale di- 
sposizione a quella metropoli del mondo pagano rivolse i passi 
il Principe degli Apostoli S. Pietro, per divenirne il Pastore e 
trasmellerle in perpeluo 1' autorita del supremo apostolato. 
Per tal guisa le sorti di Roma furono legate, di una maniera 
sacra ed indissolubile, a quelle del Vicario di Gesu Cristo. 

Ben a ragione, dunque, conchiude 1'Autore (p. 32) che il 
Papa, qual vescovo di Roma, e secondo il corso naturale delle 
cose, in Roma e da Roma governa e dirige senza molestia gli 
affari della Chiesa di Dio; e che almeno in Roma egli deve 
essere indipendente da qualunque autorita secolare, che e 
quanto dire, il Papa deve essere il temporale sovrano di Roma. 
In questo senso i cattolici di concerto col Papa dichiarano la 
necessita del principato temporale. 

Consideraudo poi le iterate e luminose dichiarazioni colle 
quali i Ponteflci, ed in ispecie Pio IX e Leone XIII, hanno as- 
serita la necessita del principato temporale per il libero ed 
indipendente esercizio della loro Apostolica Autorita, il ch. Au- 
tcre passa ad esaminare la questione del valore di tali dichia- 
razioni, ed apertamente professa (p. 36) di fare sua la sentenza 
che la Civilla Catlolica ha sempre difesa, vale a dire che la 
necessita del poter temporale del Romano Pontefice nei tempi 
presenti, bench6 non sia n6 possa essere domma, e contenuta 
nondimeno nella dottrina e neirinsegnamento della Chiesa, per 
essere stata solennemente proclamata da tutti i Vescovi del- 
TOrbe cattolico, con a capo il Romano Pontefice. 

Quindi la quistione della necessita del potere temporale 
non e piu presso i sinceri cattolici materia di discussione, 
essendo essi strettamente tenuti a sottomettersi al giudizio 

1 Const. Pastor Aeternus. c. 2. 



f.A STAUPA 

, e nella Chiesa del Sommo 1 , non sola- 

mento qunmlo deflnisce un domma, ma anchc quando insegna 
una verita non rivelata, ma o connessa colla rivelazione, 
ovvero anche solo concernente il bene genorale della Chiesa, 
i suoi diritti e la sua disciplina. 

Questo punto ben dichiarato, 1'Autore esaraina la diflflcolta 
che alcuni oppongono a questo dovere cattolico, il quale loro 
sembra non potersi conciliare con alcuni principii allamont. 
professati a' giorni nostri, come quelli della sovranita del po- 
polo e della supremazia della salute pubblica. Ci rincresce che 
lo spazio, di cui possiamo ora disporre, non ci permette di 
presontare a' nostri lettori un'analisi di questa important i-- 
sima parte delP opuscolo del dottissimo prof. Schroeder; ma 
trattandosi di due principii, de' quali si fa tanto abuso dagli 
oppositori de' diritti della Santa Sede, discorreremo di essi in 
altra occasione. 

Intanto ci congratuliamo coiregregio teologo, augurandoci 
che voglia dare alia luce altri simili scritti schiettamente catto- 
lici, de' quali e grande il bisogno da per tutto, ma segnata- 
mente in quei paesi, dove il liberalismo teologico minaccia 
co' suoi perniciosi principii di rovinare la Chiesa, la fnmiglia 
e lo Stato. 



BIBLIOGRAFIA 



ALLAIS CLAUDIO parroco di Pontechianale. La Castcllata. Storia 
dell'alta valle di Varaita (circoDdario di Saluzzo). Saluzzo, tip. Lo- 
belli-Bodoni, 1891, un vol. in 16 grande di pagg. IV-351. L. 3. 



II libro che annunziamo contiene 
la storia di quattro o cinque villag- 
gi, che sebbene posti nei versatile 
italiano delle Alpi, presso alle sorgenti 
del Hume Varaita, apparlennero dal 
secolo XIII almeno sino al principio 
del secolo XVIII al Delfinato e ne se- 
guirono tutte le vicende. Stavano di- 
pendenti da un castellano delh'nate: 
donde il nome di Castellata, tuttora 
conservato presso il popolo. La storia 
del rev. Allais e divisa in 4 parti. 
Nella l a sonvi le notizie topografiche 
e statistiche della Castellata. II dia- 
letto, la geologia, le piante e gli ani- 
mali proprii di quell'alpestre regione 
tutto fu oggetto per 1'Autore di dili- 
genti ricerche. La 2* parte abbraccia 
le notizie storiche-politiche sino al 
terminare del marcbesato autonomo di 
Saluzzo (1548). Qui siatn lieti di dare 
una lode al ch. scrittore. Avendo egli 
in mira di comporre un libro di utile 
lettura pel popolo, doveva ,neces- 
sariamente riassuniere la storia dei 
Marchesi di Saluzzo e dei Delfini di 
Vienna. Ora in cio 1' Allais ha mo- 
strata molta discrezione, tenendosi 
lontano dall'intemperanza di quegli 
scrittori di storie locali, che, o ne ab- 
biano occasione dal loro villaggio o 
non ne abbiano, vogliono far entrare 
nel loro libro tutta la narrazione di 
fatli, appartenenti alia storia generale, 
anche di quelli che si devono gia sup- 



porre non ignoti a persone mediocre- 
mente colte ; facendo cosi perdere loro 
il tempo e anche un po' la pazienza. 
Nella 3 a parte Memorie storico-po- 
litiche e militari si narrano piii per 
minulo alcune fdzioni militari, avvc- 
nute in parecchie guerre tra i Keali 
di Savoia e la Francia dal 4548 al 
4815. La parte 4* descrive le memorie 
storico- religiose della Castellata, cioe 
1'introdursi cola dell'eresia di Calvino, 
e gli sforzi che per isradicarnela fe- 
cero gli zelanti Pastori della Chiesa. 
e in particolar guisa i buoni Padri 
Cappuccini, che vi avevano stabilita 
una loro missione. Coloro che accu- 
sano continuamente i Cattoliri d'in- 
tolleranza e per contro esaltano i Pro- 
testanti, quasi apostoli della liberta, 
(come fa il De Amicis), leggano le me- 
morie qui raccolte dall'Allais per con- 
vincersi come ben diversamente an- 
dassero le cose nel fatto. Non allri- 
menti 1'eresia si pianto colassii ed in 
alcuni villaggi limitrofi del Delfinato 
che colla violenza; parrochi e semplici 
fedeli assassinati, chiese spogliate, 
conversion! fatte coll'alabarda cl<) dia- 
coni calvinisli, i quali all'occorrenza 
non rifuggivano dal mesliere di car- 
nefici, furono i primi Irofei della ri- 
forma calvinisla nella Castollata. Ben 
diverse furono le geste dei missionarii 
callolici, che colla pazienza, collo spi- 
rito eroico di sacrilizio, esponendo 



IOORAFIA 



'.'1 



O !> !! ;iri.i [I<T-II.I '' '-\ i'l 

no a lrarri 

ili mint <> -.nil, i sir. nla della rv 
i|uellj ^fdotta piipnl.i/iuno ed anrhe 
taluni 'luttori Tr.i <juei mo- 

desti P -.inti inini-tri <li (i. G. Bonn da 
notarsi Fra Stef.itut da Tenda, il no 
-ore Fra Zaccaria Boverio, scrit- 
turt- degli Annali del Cappurrini, ed 
nltri, rln- l.iHciarono dopo di so frutti 



ili liiMifdi/ione. j ipi.ili tun. r.i tiwii- 

I Mtfil ' ' '' ' 

!-- \ntore, e la tranqmlliu. 
mtr...|otta dagli iirnili Fiji ili S Fran 
cetco, regna tuttora nella CaatollaU, e 
mi gode CaninKi potcr asHprire, rtie i 
auoi aliitanti. intelligent! e prpviili-nti, 
ad una vita attiva e Uboriosa unoo 
benimimo accoppiare la rettiiudino 
della coBcienza e I'onesta dei 



Ml! delk li. \n-.i.|,-i.ii;i d-i IJtin-i. Anno r.:i. \X\I.\. 1S92. Seric V. 

lirouti r,hss di scienze fisichc, mitomatichc c n;itnr;ili. 
del !."> ni.i^in 1802. Vol. I, f;isc. X. I. semcstre. Rotna. tip. 
|{. A.vad.Miiisi. lS'.-2, 8 di pp. 325-374. 



AlTnlii; MIHIIKLE. II P. Nicola Mv Valente d. C. d. G. Dlscoreo 

Irlln nci solonni funeral! m-lla chiesa del Cirsi'i Vocchio il 12 di maggio 

del IS'.i-j dal l). r Michele Autore. 

versita Gregoriana. Le Btease scienze 
insegno con piena soddisfazione ed 
ammirazione di tutti in Belpio e in 
Italia nei Collepi di Benevento, di 
Potenza, di Salerno e di Reggio Ga- 
la I iria. ReligioBO editicante, si consacro 
tutto al bene della gioventii studios*, 
della quale, e*pertn eduratnre, seppe 
cattivarai la stima, la fiducia, il cuore 
colla sari tit. i della vita, roll' am.dnlii.i 
del tratto, colla prontezza al sacri- 
fizio ! 



Colla mortp dtl P. Nicola Valente 
la giovcnlti Htudiosa ha perduto un 
grande e leale amico. Egli, d' ingo- 
SIKI fnrt<- t> d^dilo agli studii (ilosofici 
e naturali, s' occupo tutto a beneti- 
care eolla scienza, col consiglio e 
-nil' -ompio la gioventii cattolica. 
II (>>lli'pii Pontano in Napoli lo ce- 
lebra < fondatore. Fu Pro- 

fessore di Filosofia e di Fisica in 
Roma nel Collepio Romano e poscia 



li Metalisica quivi nteso nell' Uni- 

HAM.KIIIM KUGENIO aw. - Le psicopalie e la capacita j.'iiiri.li-.i. 
I r.iito dalla Gauetta Dritto e Giurisprndeaia .Vi/>/. Fe-lerigo Cor- 

ra.l.., IN'.H, 8" ^r. di pp. 154. 

arbitrio, cn-dijiuo dn\er notare che 
Papa Borgia fu BI biasirnevole, ma 
non per la sua crudelta sfunuata.di 
rtii 1' accusa il chiaro Autore con 
qtipste parole : La storia wgnsla 
uomini crudeli, di fronte ai quad la 



Dnpo avere il ch. Autore difeo 
I'eantenza del libero arbitrio e con- 
futatu I'fvoluzione darwiniaoa con 
buoni e forti argomenti, vione a par- 
lare dello varie psicopatie o stati di 
follia, in quanto si riferiacono alia 
!ura giudiziaria. In cio egli mo- 
htr.i line diiceniinipntn Mentre lo- 



tigre sarebbe maestra di teiiipi>ranza ; 

un \erone, un Domizinno, un Papa 
diauin I' A u tore per essersi da valo- Boryia, tin Ducn Alr.itandro n<>n fu- 
rose Bollevato dal fango dei materia- rono pazzi, ne delinquent! m 

a*nche predisposti al delitto non man- 

rarono di libero arbitrio..., e furono 



listi, seguendo la vera gcienza cbe 
ammette I aniina spirituale e il libero 



02 BIBLIOGRAFIA 

-<> morale (pag.GG). Gli |>n>\n chela maggi< r |>,irt.> dci I . 
i storiri protestanti, <-on i <!<><- fntti alle sorirt.i religiose orano stuli 
im-nti alia mano,sono intenti a togliere ottenuti per insidia sotto I' influenza 
..I Borgia sifTdtta nota. Ci hanno poi delta paronoj.i. V. T .mimic i <>deato 
recato non poca meraviglia le seguenti Legrand avea grande fantasia e non 
e.-pressioni della pag. 95 : II Le- grande esperienza da sorivere corbel- 
grand du Sanlle, con casi pratici, in lerie si marchiane. M.I pen-he co- 
forza della sua grande esperienza, piarlo? 

lOlGNI UMBEKTO profess, di Storia ecclesiastica ncl Seminario di 
Perugia. Prolegomeni di Sloria Ecclesiaslica, Siena, lip. S. Bernar- 
dino, 1892, op. in 10 di pagj?. 127. Lira 1. 
Sonn nozioni elementari, esposte voglia porsi allo studio della storia 

con assai chiarezza, in servigio di chi generale dolla Chiesa. 

j{. G. Le Societal di S. Yinoenzo de' Paoli. tip. edit. S. Sebastiano in 

Dagno Cremawo, 1891. 8 di pp. 39. 

L'Anonimo,aninedipropagare leSo- le origini, i requisiti per appartc- 
cieta o Conferenze di S Vincenzo nervi e lo scopo che si prefiggono. 
de Paoli, no discorre in cjuesto lil>ro 

iioM-'JTI ANTON. Da Biignorea a Munlana, ossia : Storia della gucrra 
pontificio garibaldina del 1867. IV edizione Iriplicata col ritratlo di 
De Charelte ed una carla topografica. Trento, tip. editr. Arligianelli, 
^891, I,. 4. Dirigersi all'Autore, prof. Antonmaria Bonelti, Koma, 
Casella Abbonati, N. 25. 

11 Bonetti, con quest' altr' opera, cumenti, la verita appare si chiara, 
sciiopre ttitte le nefande azioni di co- che, se i nostri nemici fossero cape- 
loro che neM867 tentarono rapire al voli di rossore, se ne sentirebbero 
Papa il suo patrimonio, e come a ri- avvampare il volto. Ne raccomandia- 
scontro niette in bella mostra le virtu mo la lettura ai giovani, ai quali la 
croichc di quei soldati difensori, che stampa compra e un certo falso ba- 
ad insolito dilpggio furon detti mcr- gliore delle glorie italiane ingenerano 
cfnar'n. In tutto il racconto, intessnto di continue idee perverse. Peccato 
di citazioni del P. Gio. Giuseppe che in si nitidi tipi sieno incorsi alcuni 
Franco, valente scrittore il quale at- sbagli da non poterne alle volte age- 
tinse largamente dagli archivii dci volmentc rintracciare il senso ! p. e. 
Ministeri di Stato pontificii, e del Vi- pp. 131, 133, 155, 158. 
tali, testimone oculare, e di altri do- 

DOTTAZZI EURICO. II P. Agostino da Monlcfeltro a S. Maria La 
Nuova in N 7 apoli nella Quarcsima del 1892. Sunli slenografici, raccolti 
dal Prof. Errico Boltazzi. Napoli, Slabilimento tipografico-librario di 
A. e Salv. Fcsta, 1892, 8 di pp. 258. -- L. \. 

Yolentieri annunziamo qucsta rac- rcndessero fedelmente le idee eccel- 
colta delle prediche del P. Agostino, lenti dell'esimio predicatore, almeno 
perche v' e 1" approvazione dell'Au- sono scevre dagli spropositacci, li 
torita ecclesiastica, e percio, se non altri acciarpatori gli hanno affibbiato. 









\<'M.| |:l \',|n I to pel 

DOSlr i ratl<>liri i(;ili.ili. V 

, N ,li |.|.. ::i. ni. to. 

i ui.i ili-.iinin.i dcllc fasi gliono cel< , ., o*Unaoo - 



ere aenipre, lii. <nnn<>, HIM 

potto i prr.j.ri (., !i (] i ., 

(ill ..I. M>i:..il I'jpg e I' Italia Oinndi 

il .-liiiiri- -. rsit.ir. .is-.-rva i he la pe- 

tO (Hl- 

sere tin alt-. fiTondu ili ide., <li or- 
dine, di imi." .-. ( |j i-nergia nclla no- 
-Ira .i/ii'in- >li ir.nluii e, - non l<> 
I'n. lulia l.i , ..!; .to rioatra. 

Conchindc i nl uri-trarc ipianto ata im- 
portantt- P m-.-ppsario il fonnare un 
partito i atti lit ii .1 .lifi-sa dfi diritti 
ilrl I'Hpu dell indipendenza e pro- 
-p.-ritn di-ll \ |. il 



-.d'ilp dalla pi-ti/ii , dn .'. : 

ninriata a -nttn-i-riv ITP d ii . atlolii i 
lell'anno 188" e 188R ppr In liliprt.i 
1el Papa, aino al due aprile ili .|in-- 
no I *'.' . ijuando dall'on. 
f.vp la |i.->-iini relazionp 
:lii dopo trr anni e dicri mexi di di 

ilnria. Si 88 a che 
iuci sillalla rda/imiP. Cna dnmatida 
_:u-i.i di tanli Italiani fn ri.ucttata. 

-i continna il C.isoli. 
iovprno p Irui-latori banao ottoacrit- 
o la loro a-Mi|uta condanna di front*' 
il paese e al , ..|.,-n.i di tntlo il mn- 
lo. Convinti di non PSSPTC clip una 
hanno rnostrato clip non VM 

\STKI.I.I i:\ltTni.nMMKn. |i.v;,no della til.! lrd- di Mazara/ 

' ordinario ddl'Accademia rallolira palenaitaBfl fli - . I. a o\-Cat- 
ti-ilra lililiclana c ] considcra/ioni storico-rannnii > . ritidic did. r"v. Ar- 
ri|irclc di Marsala can. dr. l>. liasparo Storiano. Palermo, lip. I'onli- 
licia, ISlli, 8." di pp. XVI-300-VI. 
Riguardo a questa pubblicazione dd ~ >. 
ledasi quanto fti dctto ncl quad M7T 

Al VIKHK Ciin.lU. !, lien coojiij;al rl lo di\orco. j>.ir hilcs ilauviere, 
ancicn magistral, prolcssoiir do I'lnsliliil <-alholijno do I'iris. Pariyi. 
Tlmrin. !S'.i. s di pp. frf). 

in- di-irntton deila -... i.-t.i < rittiana fd 
.in.. .i,,i ddl.i liiiiiuli.i, al paragooe 
compar : darliari dei harbari 

antirhi ; uiarchp. .-on iinpieta dia- 
sennata, mirano a sovvertire Tordinr 
iorialc introil. u<> l.d i'.nstianeimo 
fra le p-nti, . In . A piii p-rfeUo e 
proficim in-ii-me al henew^re pur 
temporal.- <ldl umanita Hi queato 
i-t i dlcnlf LiNiTn dil aignor (ia>. 
i \crra |>r .-i.'iic di ripar- 

hire. Intanto gl' in\ianio le nostn- piii 
.. ild.- i "iiuratulazioni, in quella che 
mdiamo il t-uo Iwll 1 opuacolo 
agli <tii (iiesto partii olare ar- 

gomeoto. 



un npii.i-iilo, ncl iju.ili- i- con- 
iensata la sostanza o niatnia di un 
fTOSso voliiiup I/illiistn- zinri'.ta rh<> 

10 p I' autore, egpogto il diritto na- 
Jirale riguardante ii vincolo di-l ron- 
ugio, pagsa ad an-ennare storica- 
niMitr, con lin-\c (...inn- rili'-n, ronn- 
in tal diritto fosse inteso, pratirati- 
d aliu-ato n \ioUto dagli anlirhi po- 
"'li asanti il Oistiant'simo. Tutti i 

liri ild ti>tnpii vetusto i fan no 
ichierare sot to gli occhi di clii legge, 
non ni csdudono npppure pielli 

i. -i-r.,n,|,i ID stato ill i ill 

: "IMI all' epoca delta scopprtu 

11 quel grande ernisfero. I moderni 



94 



WHMOGRAFIA 



r.lllAYAI'.KLI.I SANTE d. C. d. f.. II ^iuvim. ,t<. di Maria. 

Istrnzioni e Pralirhe per tulto 1'anno o piu spjvialmrnlp pci in 
vacanzn. Operetta oflerta ai giovani ddlo ('.uri-n'-.-i/inrii M.iri;m<\ 5 
tip. edit, di S. Bernardino, 1892. Vol. unico in 8" di pp. IUO. 
Cent. 80. Si vende in Roma presso i seguenti : Nicola Cimini, pa- 
lazzo Massimo alle Terme; Camillo Dongo, via del Seminario 120; An- 
tonio Saraceni, piazza di S. Apollinare. 
II Ch. Autore del Manuale del di ascetica cristiana, il bell' online 



Congregati di Maria, di cui parlammo 
nel nostro Periodico, vien ora a of- 
frire un nuovo tesoretto spirituals alia 
cristiana gioventii con questo suo ca- 
rissimo libro, nel quale fa dovizia di 
morali istruzioni intorno alle virtii 
cristiane, di meditazioni sovra testi 
scritturali, di esercizii di pieta, di pra- 
tiche virtuose, di avvisi per le va- 
canze e di regolamenti pei Congregati 
di Maria con 1' aggiunta di notizie 
storiche intorno alle feste della B Ver- 
gine che cadono nei mesi di vacanza. 
La scelta delle materie, tutto fior 

CLEHICO GIUSEPPE prof. Metrica 

1892, 16 di pp. 84. 

Comprende la Metrica di Orazio, 
Catullo e Fedro, trattata con quella 
parsimonia che si conviene all' inse- 
gnamento del Liceo. Dopo brevissimi 
ragguagli intorno i piedi metrici e le 
serie di piedi, passa 1'A. a parlare del 
versi cost semplici come composti, ed 
infine dei varii sistctni che troviamo 
nei poeti or ora mentovati. 

II trattatello ci pare nel suo tutto 
ben ordinato, si da condurre i prin- 
cipianti, specialmente colla guida di 
un buon maestro, a sufliciente cogni- 
zione della metrica latina e dell'ora- 
ziana in particolare. 

Ci si permetta ora qualche os- 
servazione. Le nozioni preliminari 
(pp. 9-10) ci sembrano alquanto man- 
chevoli ; ne sappiamo perche, mentre 
pure si conserva la denominazione di 
versi cataleltici, si bandisca 1'altra ri- 



con cui soiio disposte ed adattate n 
morali bisogni della gioventii, la snr- 
cosa brevita e la chiarezza dello stile, 
e piii che altro quella ricchezza di 
nozioni teoriche e pratiche, tutte ac- 
conce ad istillare nel cuor de' giovani 
il sentimento della pieta e 1' amore 
deila virtu, -mm i pregi che rendono 
preziosa quest'operetta ; dalla cui dif- 
fusione ci giova sperare un noUvole 
vantaggio morale nelle famiglie e nelle 
case di educazione, alle quali in inodo 
speciale la raccomandiamo. 

per il Liceo. Torino, tip. Sulesiana, 

cevutissima di versi acataletlici 
ci piace di vedere che talvolta si dia 
come dottrina certa cio che dovrebbe 
dirsi opinione, piii o meno probabile, 
di questo o di queH'autore. A p. 15 
p. e. leggiamo che per ridurre il dat- 
tilo ciclico al valore di tre tempi si 
calcola la prima lunga di tempo 1 ' _,, 
la prima breve di tempo V'g, e la se- 
conda breve di tempo i . fi questa 
senza dubbio una detle teorie proposte 
per ispiegare 1'indole molto oscura di 
quel piede, ma non la sola, ne forse 
la piii probabile ; eppero vorremmo 
che trattandosi di opinioni si propo- 
nessero come tali, altrimenli i giovani, 
se mai si continuano in questi studii, 
sono spesso costretti di dovere disim- 
parare cio che con tanta fatica ebbero 
appreso nei lor primi anni. A pag. 12 
leggiamo: In ogni verso giambico 



IUBLIOORAK1A !>.". 

I'arsi cade nori in ogni pird,-. , ,.me percuaaione principals, non segue per 

!-: ilitlilni. ma i.uni due piedi. * queato chc I'altro non ne abbia una 

'ion e eaatto ; poiche. quantunque tecondaria. 
tin old piede della di|>odia abbia la 

/ \\ \ di l.-tlurv dranmiatirhc. Anno VIII. Fasr. I. III. IV. V e VI 

Folctto Giiicomo, snc. prof. Fausto. Draiimia liriro in qiialtr. .itli. 

32. di pp. 128. 

- Hello, i ristoforo Colombo. Dramma in n'nqur atti. 32." di p|> 

Jio F. sac. La lilxMrla, ossia una vocazione tr.idil.t. Dninma. 
32. di p|>. 

- A. B. sac. Composizioncelle tcatrali p-r Islitnli Irnmiiriili. Vol. 4. 
S. r.hiara. Dramina in tre atti. Una scrva sanla. 32. di pp. 104. 

Miujiuzzi G. I'n generoso perdono. Dramma I'D cinque atti. 
32. di pp. 96. S. Beniyno Canavete, tip. Salesiana, 1892. 

COLLANA di vile di Sauti. Anno XLII, Disp. 247. Vita di Santa 
Scolaslica v.Tj, r ine e di Santa Malilde vcrgine, vol. uoico. 32. di 
pp. 1-88-1-112. Pisp. 248. -- Vita e miracoli della Bcata Filippj 
Marori o Vita c martirio di S. Felicita e de' suoi sclte fi^'li. Monza, 
tip. dc' Paolini, 1802, 32 di pp. 72. 

niM,ltl-:t',.\(;iON de la Immaculada Virgcn Maria \ S. Luis Gonzaga, de 

Barcelona para jovenes de estudios y del comercio agregada a la I'riina- 

I'riinaria > de Homa, al comenzar el afio 1892, 8 grando di pp. 162. 

I ' tin ragguaglio di tutto cio che si sorta di atti di pieta e di opere di 

vicn fnrrndo in bene della giovcntii misericordia cbe vi ni esercitanxio 

nella Congregaxiono della Vorgine Im- nell' anno teste decorso, gpiv -ialnuMiii- 

macolata e di S. Luipi in Barrellona. durante le feste centenarie dell'Ange- 

I -^a rho reca ammirazione e stu- lico Giovine. Possa tale esempio e- 

IKTC, il gran numero dci congregati sere di eccitamento a crescere nella 

ii condizione chc vi sono ascritti pieta per le altre Congregazioni ! 
e la atranrdinaria nio|titiidiin> di ogni 

r.nilMT I TIKNNE S. I. -- Los mairaitcurs littt-raires. Parw, Colin, 
1892, 16." di pp. 

In i|ii.'.-t np.-r.i si da il fatto loro adoperano a guaatare i pnpo!: 

a tutti git scrittori di m.-.-tierc, i <|ii;di, rcndcrli atei, imlifTt-rvnli o sfronati 

pur. he tr.i--.in.i prolitto dalle loro Uuanln sia opportune sifTatto libro, 

publica/.ioni, poco o nulla si curauo nn e cbi non lo vegga : pen-he on 

delle vorita, o della moralita del po- tutto il mondo e paee, e cio che i 

. an/i -tndi.it. mi. -ui.- cdncorrono pratica oltr'alpe in fatto di stampa, 

a corninipcri- la so, ict.i. Vjnno sott- pur troppo e oomune a tutte le na- 

1 titolo ^iornalisti mondani scor- zioni. Auguriamo al ch. Aut r 

retti o lihfrali, roni.iii/.ifri iiuinorali, posn easere letto da tutte le fan 

;, criti. i, storit i, lilosofi x rifltiane ch> bramano preervar*i datla 

e via <li< cndn i lio ririliH.'i mntit si crruttela di una staiupa fatale. 



96 BIBLIOGRAFIA 

CREMONCIM MARTINO D. S. P. -- Djnte e la vita roli^i 

tip. ex Cordelia, 1802, 10 di pp. 23. 

fe sempre utile piibblioire scritti di mottprc in guardia la irinvrntii <la 
c-he dimostrino I'ortodossia di Dante: tanti inlerpreti increduli e maligni, i 
e questo discorw) intorno al concetto quali travisano i sentiment! d-l 8<>m- 
cbe Dante avea della vita religiosa e mo Poeta a vantaggio dc-ll.i rivolu- 
parimente giusto ed opportune, a fine zione. 

DA LANGOGNE P. PIO. Testo e commento del Dccreto della S. Con- 
i:rcj;azione dei Vescovi e Hegolari. Napoli, Festa, 1892, 16. di pp. 0-2. 

- Cent. 60. 

11 titolo di questo opuscolo ne dice sorti in riguardo alia pratica applica- 

abbastanza il contenuto. Mostrata 1'op- zione. Cotesto Coramento, fatto con 

portunita anzi il bisogno di questo re- tanto criterio dal ch. Autore versatis- 

cente decreto della indicata S. Con- simo nella materia, tornera utilissimo 

gregazione, e i motivi che lo hanno a quanti hanno interesse di ben in- 

provocato, il ch. Autore passa a espor- tendere la portata del Decreto, e di 

ne il senso dei singoli articoli. Quindi applicarlo. Merita lode anche il tra- 

rieponde trionfalmente a qualche ob- duttore, per la fedelta e buona lingua 

biezione che taluno si e ardito di italiana della traduzione. 
fare al medeeimo decreto, e ai dubbi 

D'ANTUONO LUIGI sac. Candido giglio deposto sulla gloriosa tomba 
di S. Luigi Gonzyga nella sua terza ccntenaria festa 21 giugno IN'.' I. 
Co/o, tip. Piccola Casa della Divina Provvidenza, 1891, 32. di pp. 104. 

- Cent. 15 la copia; L. 10 cento copie. Si vende a favore di un 
opera pia. 

fc la storia in breve di un carie- proporre alia gioventii un'anima in- 

Himo giovinelto che, prevenuto dalla nocente da imitare : e vi e riuscito a 

grazia del Signore, nieno una vita an- mera\iglia. La Jragranza di si elette 

gelica sull'esempio di S. Ltiigi (Jon- virtii e il candore di si bel giglio fa- 

zaga di cui era particolarmente divoto. ranno certo un gran bene a tutti quelli 

L'egregio scrittore e<l insigne oratore fra i giovani che vi porranno mente, 

1'ha delineata in pochi cenni tra le percorrendo queste poche pagine si 

sue apo&toliche fatiche, per zelo di piene <li saggi ammaestramcnti. 

DE1DIER, miss, del S. C. L'Extase de Marie on Le Magnificat, par le 
I!. P. Dcidier, missionaire du Sacre Coeur. Purit, Tctjtii, 1802, 10* 
di pp. 102. 
i; uiiii breve esposizione del <i .Ma- siaointit notizia dell' Arcicoiifrater- 

gnificat ;> fatto con cuore devoto e for- uita di Nostra Signora del Sacro Cuoro. 

voroeo. Segue, come appendice, una 

DEPEDEH (iIU. H. Enchiridiou Thoolojriae pastoralis in nsuin Semina- 
riorum, auctorc lo. B. l)<'|H'dfr in Sem. Tridentino Theologiae pasto- 
ralis Profossorc. Pars Prior : .De Pastore. Trenlo, Artigianelli, 1 
8 gr. di pp. 82. 









I/ i.Ui della Teologia Pastorale 

forniare il na< 

abile alia dirc/.ii>ne doll.- .mini 
importantisiima, -h < ui dipendr 
in gran parte la salute de'.le anime 
MIIV Dnnde apparisce quHIo 
che gia nhrc volte ahhiamo ripotuta 
in. -lit. iiirnl. ,!'.., cine la necessita 
die nei Si-iniii. irii, agli altri studii s'ac- 
coppii quello delta Pastorale, o come 
hi <lnc in Italia, nscelica. altrimenti i 
sacrrdoti, uscendo di Seminario, non 
IKMI fnniMti iii ijiii'sta die im-ritamente 
.l/-v .\rtium. I'incontreraono in 



lUbili, 

Mino lor proprio d>lle peco- 
relle id e*si altid.ite I. '/;.../.. 
cho annun/i jutonic 



/'is/r,;,/[M del celebre Ri- 
>rler II (Vpeder ipii parla del /'- 
store, il cui capo e modello p Cristo ; 
discorre quindi della vocazionr, della 
cnntticrazione, della mi.iiinttr, dello 
in-/'/ del Sacerdote che e occiipato 
nella salute delle anime. Speriamo di 
poter annunziare quanto prima il se- 
Ki'ito di un' opera che puo riuscire 
cotanto utile. 

IHHO.V do I'Ordro do St. Dominique. Indissolubilite et divorce. < 
foroncos do Saint-Philippe du Iloule, avec preface et i-pilo-no. .Nouvelle 
Mlitinn. r>iru. Plon, Xourrit et C., 1892, 10 di pp. I. \\X-JiO. 

Nella prefazione o prologo si di- si ponderassero l>ene i suddetti di 

scorsi, si troverebbe molto app' 
per abbattere trionfalmente i sofismi 
e i pregiudizii degl' increduli, e le il- 
lusioni degli ignoranti e in generate 
degli uomini di mala fed'-. NellVpi- 
logo si tratta poi piii proprtumente ed 
npportimatncnte del matrimonio cri- 
stiano. Ai giorni nostri in cui lo spi- 
rito anticristiano delle solite sette giu- 
daico-framassoniche ha risollevato an- 
che presso di noi la stesu questione, 
il libro puo recare molto vantaggiu 
ai difensori delle vere dottrine delU 
Cattolica Chiesa. 



s-orre a lun^n dflle cagioni del dis- 
sidin esistente in Francia tra la Chiesa 
e ID Statn, c lc conaiderazioni che fa il 
cb. Autore sono gravi e giuste. Da cio 
egli si fu gtrada a trattare della indi? 
soliihilita del matrimonio; e quantiin- 
que mostri di \o|or prescindere dagli 
arp'tiiiMiti dosiinti dalla religione, e di 
parlare a gente rbe non nc aman'tt.i 
puntn, nnndimonn, ani-he solo sotlo 
I'aspetto del dritto natural^, propngnn 
vigorosiiiiKMitc la dottrina della Chic- 
sa : rlii;ir>*//.i, ordinc, gravita, forza 
e sentimento sono i suoi pregi ; e se 



CAIill.MK M. J. Corps et Ame. Kssais sur la Pliilosophio do S. Thorns. 
M. J. (liinl.iir, profossour libre de philosupliif ;i l.i Fjicullt- d-? Icttrrs 
do P.iris, ;i l.i Sorbonne. /'/;/.. P. L"tliiollou\ 1-J di p. 
I'riM dci mi-//! pin cllicnri a <lif- disirnpo^n.ito perfeltanicnte di questo 

difficile compito. a riu'iiardo della dol- 
trina di S. Toiumaso mtorno ai 
e aU'aniiiia, e vti.l dire a riguardo 



fornli-re i tesori della filosotia atiti. a . 
qncllo di ofTerirli ac comodati in lingua 
volgare e per (pianto e possibile, in 
mod. i acconcto al concetl.iro modern". 
Ben inteso rhe in < io fare non si 
dehliono alterare menomainent<* i con- 
cetti che si tolgono a volgarizzare, 
dei maestri anlichi. II ch. Autore s'e 

Stri JTT, wol. Ill, fate. 1009. 



delle questioni pin rilevanti delta li- 
, Oiiptto lihro si leggera con 
frutto dagli xtiidioni. non solo in Fran- 
cia, ma in lulia alti 



' 



IMt > 



98 BIBLIOGRAFIA 

liKKnl.A I.OUK.N/U .MAIUA. -- Tratlato della speranza crisliana contro 
lo spirilo di pusillanimila c diffidenza e contro il timore eccessivo. 
Trad, dal Irancese, con varie aggiunte dello stcsso Traduttore. Torino, 
tip. S;ilesiana, 1892, 16 di pp. VI11-454. \.. -2. 

GIANNANTONI D. ALESSANDRO. L'csistenza di Dio, per il sacerdote 

D. Alessandro Giannantoni. Peruyia, Santucci, 1892, 8 di pp. 35. 

L'Autnre, dimostrata brevissima- teismo. Parla, pur brevissimamente, 

meute 1'esistenza di Dio, passa a com- dell' Incarnazione del Verbo e del 

battere eziandio brevissimamente 1'a- Mistero. 

G101A P. CAR.MLNE. -- Gesii nel SS. Sacramento deU'Altare. Versione 
del P. Carmine Gioia C. R. Somasco. Citta di Castello, Lapi, 1892, 
32 di pp. 74. 
Libriccino pieno di pensieri ed affetti devoti verso Gesii Sacrainentato. 

JANNET CLAUDIO prof. Le capital, la speculation et la finance au 
XIX siecle. Paris, Plon, Nourrit et C'% 1892, 8 di pp. VI-608. 
Questo volume e importantissimo, tezza del dati statistic! e per 1'appli- 

per la varieta delle materie che vi sono cazione delle teoriche alle preaenti 

esposte e per la maniera onde sono condizioni ed esigenze della pubblica 

trattate. Esso e soprattutto notevole economia. 

per le notizie storiche, per 1'accura- 

JENNER JOSEPH. -- Le R. P. Felix de la Compagnie de Jesus, par le 
P. Joseph Jenner de la me 1 me Compagnie. Parigi, Tequi Libraire-Edi- 

teur, 85, 1892, 16 di pp. 268. -- L. 1,25 franco. 

L'Autore non s' e prefisso di dare voglia scriverne in modo da esaurire, 

una biografia compiuta del celebre come suol dirsi, 1'argomento. Trovera 

oratore, ne di esporre il carattere e come un itinerario ed una storica 

le doti special! della sua eloquenza. esposizione dei trionfi di questo dotto 

Chi non ponesse mente a cio direbbe e fervido oratore non mono che fe- 

non a torto esaere 1'opuscolo arido e condo scriUore. II P. Jenner ha avuto 

non corrispondere alia idea che pur la felice idea di porre in fine del suo 

vuolai avere del P. Felix. Tuttavia qui opuscolo la nota dei libri ed opu- 

il lettore trovera non poche partico- scoli dati alia stampa dal P. Felix, e 

larita preziose e giudizii di uomini che ascendono al numero di 55. Delta 

contemporanei, al tutto competent!, nota si deve al ch. bibliografo, il 

intorno al valente Oratore ; cose tutte P. Sommervogel. 
che gioveranno mirabilmente a chi 

KNOLL ALRERTO. Institutiones Theologiae dogmaticae gcneralis, seu 
fundumentalis, a R. P. Alberto Knoll a Bulsano Ord. Min. S. Fr. 'tc. 
conscriplae et a sac. Eugenic Moramii s. Tlieol. et Phil. Doct. ac 
Theol, dogin. Professore recognitae novoque usui Keommodatae. Torino. 
Marietti, 1892, 8 gr. di pp. V1I-440. 
Le riputate Istituzioni teologiche come lo indica il titolo stesso, dal 

dello Knoll vengono qui ritoccate, ch. prof. Morandi, il quale vi ha ag- 



KIKUOORAPIA 

;>ito|i del ditto il i|iiale trut 1 ... So- 

rnio\i. i-iiini' rirhiedevasi in IIM mrso .-i.-t.i p.-rfrtta (pp. f 8 J 

di Teologia, da stare nolle m.uii depli g|j artirolj IV e V ddln nimwrt.i 

ftudiosi de' gionii rn.xtri. Notiamo H- delln medeaima *f7.\nne, in 

pecialmiMite delle COM aggiunte dal al primato e all' infallihilita del Ro- 

Morandi il capo III dclla sezione II*, mano Ponteh'ce (pp. (v-f. 

I.MIDI'SSE G. Summa Philosophic;! ad nu-nlnn II. Tlmm.H- in i: 
Alumnnnim Sfininarinnim, auctore (i. Ldioussc S. .1 V\\\\ I'! 
plii.ie, nunc Thcolnj,'i;ic do-matiraf in ('.nlLvio l.n\.mirnsi S. J. lec- 
t(r-. Tom us secimdus. Ptychologia, Theodiren. l-jliim. Lornni',. ]'-(< rs. 
HV di pp. 419. - L. 3. 

lettori gia conoscono le camhiato che il modo di pro|M>rl.< 
Praelfctiones philosophicae del chiaro piii difTusamente nelle Praelcctionet 
P. Lahou88e,contenute in 4 voluini, a- e molto brevemente in questa Summa; 
vendolenniannunziate mano mano che la brevita pero non produce osriini i. 
venivano alia luce. Ora egli no da un se non sia quella inerente a tutli i 
suntn in due volumi, nei quali rac- compendii di doitrine per se un poco 
coglie in brevi paragrafi Ic dottrine diflicili e che richieggono natural- 
e gli argomenti proposti ampiamente mente una piii distcsa spiegazione che 
nell 'opera grande. II giudizio che gia dovrasai proporre agli scolari dal Pro- 
dfiiuno della dottrina del ch. Autore fessore, o attingere in altre open- di 
vuol ripelersi anche qui, non essendo maggior mole. 

I.A.NCKLLOTTI DE FELICE VINCENZINA marches,.. - II div.rzi,. la 
donna, confcrenza letta nella sala del cnllc-io \.-.\ Carita, a' 15 in.ij:- 
gio IX'.i-J (\.\ Vinron/ina DC Felice Lancellotti ad is'anza e |>or invilo 
del Ilirroln (lattolicn per j:l'iotercssi di Napoli, Parforo, tip. Antoni.ma, 
IX'.l-_>, S di pp. 23. 

A ragione e stata lodata dalla Sieno lodi a Dio che di tanto in tant> 
stampa cattolica quesUi conferenza. sorgono anime generose che non t.-- 
O>o in essa avvi brio, forti c nobili mono di nobbarcarsi alia fatica di 
p.-n-i'-i i f - tM"//.i d'argomenti presi farci rihicere in tutta la sna pienezza 
dalla storia, dai Santi Padri, da un il lieto raggio di-ll.i \.-rit.i in qticsU 
Card. IMIarmino, da un Vim, da un notte litta d 'error! , dalla quale tiamo 
Taparelli e da altri dotii pcrsonaggi. rav\olti. 

Omaggio a S. Luigi, S" di pp. 20. 

Sono poeaie di vario metro gcritte con afTetto in onore di S. Lnip 

I \M.I\NO (Da) T. .MAKCKI.U.NO. Vita del \Vu. servo di Diu IV Lu- 

dnvir.. d.i r.ildonc, Minorc (lsscrv;inlc, scrilta dal IV M.ircellino da 

i.iiin. .\-ininislni I'mxinrialo dell' islcsso (Inline, Lanciano. tip. 

ilHIo Stab. 15. r.;ir;.lib... 1802, 8 di pp. 118. 

II venerabile IV Ludovico, nato in gli Abruzzi nel <"4. fu ii'>m< di 

if, circondario di CampobasHO, ^Ir'ordinaria iiuTtiticazione < <l' 
I .moo \~,\i e ni'.rto in Orsogna de- fonda imiilta, riinuneraU da Dio con 



100 BIBLIOORAFIA 

talc copia <li miracoli, che ora trattasi belle ed opportune rillessioni dell'Au- 

(1'introdurre la causa della sua beati- tore reodono molto gradevole la !et- 

ficazione. La (initezza del tip!, la ina- tura di questa vita, 
niera di scrivere tutto semplice, le 

LESSIO LEONARDO S. I. Recollectiones precatoriae desuinptae ex 
XIV libris de perlectionibus moribusque divinis H. P. Leonardii Les- 
sii S. I. ud u t i lit ;i Inn ac commoditatem piorum fideliuin seoreum 
impressae. Friburgo di Brisgov., Herder, 1892, 32 di pp. VIII 182. 

MAIELLO CRISTOFORO prof. Nuovi element! di zoologia descrittiva 
per la qu;irta gionasiale, secondo i programmi governativi dell' 11 
ottobre 1891, per cura del prof. Cristoforo Maiello. Aversa, slab. tip. 
Panfilo Castaldi, 1891, 16 di pp. 84. -- L. 1, 35 presso 1'Autore, 
Aversa, S. Domenico 10. 

Nuovi element! di Botanica descrittiva per la quiota classe ginnasiale 
secondo i programmi govcrnativi dell' 11 ottobre 1891 per cura del 
prof. Crisloforo Maiello. Aversa, 1891. L. 1, presso T A ulore, come 
sopra. 
Sono due buoni libri di testo, com- da campion! veri, come di fatto si 

piliiti con chiarezza e precisione. Man- pratica nella maggior parte delle 

cano d'incisioni, le quali si suppone scuole con evidente vuntaggio. 

i-lir sieno supplite da carte murali o 

MARTINOL1 ANGELO sac. La Keligione cristiana esposla brevemente 
. ai giovinelti. Seconda edizione, Cremona, tip. Foroni, 1891, 32 di 
pp. 128. 

MRLODIE d'un'Arpa Siciliana. Acireale, tip. Donzuso, 1892, di pp. 114. 

L'Autore di queste dolci e castis- piovane cantore si sente piii ispirato 

stine Melodic, qualunque ei sia, e al da Talia die da Polinnia. Piacevolis- 

certo nato pocta; ma la sua cetra non sime sono le sue giocose ; e le Sestine 

o sempre del tutto accordata : pero il sul Galeidoscopio sono tali da onorar- 

canto, spesso s'l soave e di si alti sensi, sene ogni miglior poeta. 
qua e la manca e cade. Forsecht' il 

MIECOVIENSE P. GIUST1NO d. 0. d. P. (polacco). II Salterio di Maria. 
Discorsi sul Rosario di Maria Santissima. Volgarizzamento e note del 
sac. R. Caccavo. Napoli, P. Rispoli ed., 1892, 16 di pp. VI1I-104. 

- L. 3. 

Lo spiegare ai Cristiani i misteri piena di ottimo spirito, e sprcialmrnte 
della religione e 1'origine, la pratira nella spiegazione de' misteri del rosa- 
e i privilcgi dellc devozioni intro- rio si porge egregiamente a pascolo 
dolte nella Chiesa, e cosa utilissima; delle anime, e a fomentare la pieta 
e pero merita ogni lode il traduttore verso la SS. Vergine, non mai abla- 
di quest'opera, la quale, benche qua e stanza inculcata ai fedeli. Si da poi 
cola possa risentirsi dei difetti del ancbe contezza esatta delle indulgenze 
tempo in cui fu scritta, tuttavia e concesse agli ascritti alia pia Confra- 



BIBLIOOB 



ili-l RoMrio, ed a chi pratica 

unite HI pio esercizio. H Hiiro 

Ho lii-nr c i<>rredati) <li liiume 

note, e per quiMn c per gli altri pn-.ni 

indicati pin aopra nicrita ill eMere 

r.irromandato, HHinche *ia si'inpre pin 



propagata fra i fedeli la r.-.-ii.i d> 

rin. tin t-iiipii M , c.miirip m-lli- fi- 
i-ri-itiane, ed ora disgraziata - 
da rnolte ahhandonata, beach* 
il S Padre Leone XIII tanto ai aforzi 
di rilornarla in pieno vL 



MISf'l'1.1 I A AM di mcmorie ecclesiastichc perujjne, pobbBcailOM srlti- 
manali', inscrta nel Piccolo Monitore di iVru-i.i, IS'.HI-IHOI, ie- 
cmulo fjiscicnlo. Pfnujiit, tip. di V. S.intmci. 8 gr. di pp. 101. 
I.. 1,00. 

I.' Kditorc di ((iiesle nieniorie fa -toria italiana, fornendole documenti, 
.1 non pure cara ai suoi concit- che all 1 occaaione ono pregcvoli- 

t.idini, ma aurora nmlto utile alia *imi 

Mnlf.XO Al. Gli Splendor! della Fedc. Accordo peiTetto dclla lli\.- 
l.izionc c dclla Scifnza, della Fede e della Hagione. 0|>era dfll' Abate 
Moino, r.anonico cli S. Dionigi, fondatnre c dircttore del ^iornale 

.; ill Monilo). Traduzione di Micbelc Barsotti Vol. I. La I 
ii. tipij;r;ili;i Anivescovile S. Paolino, 1801, 8 di pp. 353. 
Prezzo del present e volume, franco di porto, L. 3,00. 
I, 'Al>. Mi>ii,'ii", di cui fn dctto che pregevole non tanto per unita di H- 



< camminava alia testa del movimento 
.- i.'iitilim del nostro secolo , fu uomo 
d'ingegno versatilissimo; sicche, men- 
In- nolla niatcniiitica e nelhi lisiracorn- 
|ariva fra gli ecrellenti. nolle altre 
s< ienze moderne, come I'astronomia, 
la chimica, la zoologia, la botani- .. 
la fiaiologia e si vada oltrc disoorren- 

i addcntro msi. clic (Idle que- 
>tioni ri^tiardanti a ciascuna potea 
> rixcre con ginstc/xa, intucmlo I'im- 
portanza dci nwni ritrovati, e i di- 
fftti o i jirci:! il.-lle nnovc tcorie, nulla 
J..T poco >.fiiL'L'iM)dogli di cpianto si ve- 

ilililic.uid'i am era in liii^iii 1 f'>- 
irlh-rr, piicii ruii.ij., -jute eziandio il.il 
< iimunc dt-i dolti. A i|iic-ti' doti non 
ordinaric di dattrina il Moigno accop- 

iin<> x.i-li i anli'iit pi-r la Hi-li- 
gione, e questo fu che lo inos.se a ve- 
nif sempre rai-m^lii'tidu, duranti* la 
sua lnn-ra carriera sci.-ntilii-a, note ed 
*ppmiti i:in\c\o|i a rnetU>r> in rvi- 
denza 1' armotiia fra la reienza e la 
Fede. Cnsi nacipie la presente opera, 



segno e proporzione di parti, quanta 
per la varieta e copia delle matrie 
condticentt allo scopo suddetto. 

Nel I volume, che qui annunzia- 
mo, il Moigno si difforido e si arcalda 
sulla questione dei rlassici pagani, a 
cui vorrebbe sostituiti insomma nellc 
scuole gli scrittori cristiani, latini e 
greci. I/ idea di questa riforina, nata 
tin quarnnt'anni fa in I rnn-ia, ehl* 
quivi principalinente rdenti0imi o- 
stenitori. Secondo loro, lo M-adiraento 
e la perdita, per molti, della fede, 
avveniita nei tre tiltimi neroli, aveva 
proprio la sua radice nell'uso dci clat- 
*}--\ p.igani. Naturaliuente, 5e coa'i fo- 
se, le tii-olan'-i In- dfi collrgi del ge- 
sniti. che ne'secoli scorsi tenevano in 
l-jin.pa Ir win>le pin ntiineroM e^ fr*- 
quentatc, avn-hliom dovnto motrare 
mi cotali- spirilo pagano, col ooox 
iii>ii to raffreddamenlo nella pieta e 
rilassamento nei contumi ; doveoM il 
tmtimonio di tre aecoli ci (Term a il 
contrariu. Dipoi 1'ostracUmo dato ai 



102 



BIBLIOGRAFIA 



poeti e oratori gentili dovrehbe esten- 
dersi ai Klosofi, compreso Aristotele, 
che fu pur riguardato come il prin- 
cipal maestro da tutta la scolastica. 
Ma la questione, se mai vera questione 
fu, e tolla ora praticamente di mezzo 
dalla condizione stessa dei tempi, ca- 
dute essendo le scuole per la mag- 
gior parte nelle mani delle pubbliche 
Autorita, non certo disposte a intro- 
durvi i SS. PP ; e le scuole private 

MORANDl EUGENIO. Vedi KNOLL. 

MUSSOLIN GIACOMO. Caino, ovvero i figli di Dio e i figli degli uo- 
mini. Tragedia in cinque atti. Padova, tip. Antoniana, 1892, 16 di 
pp. 124. L. 1,50. Chi ne acquista copic 10 avr& la nndccima gra- 
tis. Rivolgersi all Au tore nel Seminario di Vicenza. 
II bravo letterato che ha composta fa difetto ne ingegno ne studio, ne 



dovcndosi di nec i --it;i ;nliiti:ir<' ;ii pro- 
gram mi uUicinli. II di. traduttore non 
ha lasciato di temperare con una di- 
screta nota le espressioni un |>o' fo- 
cose adoperate dal Moignn cnntro i 
suoi avversarii. Parecrhie altre ne sa- 
rebbero occorse per raddirizzarne i 
concetti. Ma non vuol dire. Auguria- 
ino un buon successo a questa \<-r- 
sione, che cresoera di utility nel pro- 
cedere ai volumi stissegiienti. 



la presente tragedia, merita di essere 
incoraggiato per le belle doti oho mo- 
stra di mente e di cuore, e per la col- 
tura classica dello stile onde conduce 
la sua composizione. L'azione, benche 
svariatissima di personaggi e di scene, 
si svolge bene e sempre si aflfretta al 
suo termine : gli afletti vi sono trat- 
tati con forza grande di sentimento : 
la dicitura sempre nobile ed elevata, 
ma non oscura e sforzata : i concetti 
giusti e vigorosi, sia nel forte, sia nel 
tenero patetico e sentimentale : i me- 
tri variati a proposito con molta gra- 
zia ; 1'intreccio condotto con senno e 
con arte : la catastrofe sospesa lino 
all' ultimo si scioglie con profonda im- 
pressione : insomnia al ch. Autore non 

NO.MI VK.NKKOSI PESC10LIN1 UGO prof. Delia vita e delle opere di 

Ccnnino Cennini da Colic tti Val d'Elsa, discorso recitalo il di 21 iNo- 

vembre 1891 nella solenne distribuzione dei premi agli alunni del 

seminario collegio della delta cilia dal prof. Ugo Nonii Pesciolini, 

rcgio ispettore di scavi e monumenli e bibliolccario comtinale di 8. (ii- 

mignano, Siena, lip. ed. S. Bernardino, 1892, 8 di pp. 44. 

11 Sig. Ugo Nonii Pesciolini con volgono la vita e le opere di Cennino 

indagine di Imon critico ha procurato Cennini, autore del celebre Libra del- 

diradarc al(|Uiinti> le tenebre che av- I'vrlc, ossia del Trattato ilclla Pitlura, 



coltura di buona scuola, e quelln die 
piii importa, moralita, oncsta, religio- 
ne, cosa ornai disusata nei componi- 
menti teatrali dei nostri giorni. Forse 
qualche scena da nel \olicare, come 
quel'a di Zubal, del suo carattere, e 
de' suoi interlocutori : anche la buona 
Noema, impazzita di dolore per la 
niortt! del suo carissimo h'glioletto, 
la ([iiale proprio nella catastrofe ulti- 
ma scoppia in una sonora risata, se 
rappresenta al vero la follia, sembra 
pero raffreddare alquanto lo sciogli- 
mento tragico del fatto. Ma cio non 
toglie che in complesso la tragedia 
non sia buona e lodevole. I nostri ral- 
legramenti al bravo e valoroso poeta. 



HIIILIOOKAI 103 

'. nmlfi. <li Cauibio, ren/<> f.i|>|>i . -li.ria e vtnto <li Code 

I I Fran- Val il' KUa. 

cetcano B. BtHoloOMO (frat'll<> di I,o- 

l.'tl.T.i di l..xln\irn \ntuniu Mur;il<tri ;ul Anton AnMMM '.'ft 
piilililir.il. i nra |HT hi prima volt.i e,l illuslrata per < ur.i del prof. Ugo 
Niuiii NenernM I'esfiolini, par Ie none deB'afnflo doit. ViuoriuCec- 

'li o>n rnrnatissima fandtilla M;iria Talei. SK-IKI, tip. edit. > 
nanlinn, 1893, 8 di pp. -V-. 

Vi 8t srnrp> la stessa accuratczza per I'optiBcolo summentovato. 
<l'in(iag;in>, di <-ui ubbiamo rtiginnato 

TAiiLIAHl KIAIV.In MAI'.IA.Nn >|..ns. - Orazione fun.-l.r.- d.-l I'. M. ill,,- 
vanni Tommaso Tosa dell* Online dei I'rcdii atori, Hcttore del I'mil. 
Sciuiiiari" I'id, Ictla uei fuoerali solenni celebrati nellu cliiesa di 
S. Apollinan* addi !."> llonnaio I89i, trigesimu dopo la sua inorte, da 
MODS. Klve/io .Mari.mo I'a^liari, urcivescovo di Sjwlctct. Spuleto. tip. 
ftissmii, 1802, 8 di pp. 20. 
f' un tril)iito di pieta (igliale pa- antico superiore a nome dei suoi com- 

gato con gran tenerezza d'aiTetto da pagni di studio. 

MODS. Arcivudcovo Pagliari al BUO 

IM:.NHH;I: TMMMASM, sac. doltore in Dirilto Canonico. Vita di S. I'a- 
squalo Haylon. San Pier d' Arena, tip. Salc^iana, 1892, 32 di pa- 



1'iil.l.TTn (,. M ,nv - DIM- draiiuni. Oistoforo Colombo, dranuna io 
cinque atli: Kansto, drainma lirico in quattro alti. S. tlcnignn < <i- 
m*m, lip. I lib. Salcsiana, 18 ( .-2, H di pp. 234. 
(Juc-ti ilr.iiiuiii iisciti dalla penna si legge il dramma, Crittoforo Co- 
del v.ili'nti- -. rittore, Mons. Poletto. lombo, specialmente la scena terza del 
soiio inolto belli. Con grande dilcttn terzo alto e I' ultima. 

lUi.MO.MUM ANCKLU c .MAIICELLO sacerdoti. ParrcK-rliir d.-ll'Ar.-hidio- 
ii llcnova. Notizie storico-ecclesiastiche. Parte prima della II. . 

deriinatiT/u. Valli transapponninc cni Virariati Mont obbio, Borgo del 

Knrnari, Mon^iardino e Vobbia. (',,'nm-n. tip. dei Tribunal!, 1891, 4 di 

pp. 215. -- L. 2,40. 

- I'arrmvlii,' ilcirArcliidioccsi di Cn-nnva. Nolizie storico-ecclesiasticljf. 
'ur di-riiiKiijuarla. Ilivicra di Poncntc rni Vir.iriali, P.iliii.ir<, 

Voltri, N-stri. Genova, tip. doi Tribunal!, IX'-'i, I 11 di pp. 
Illi.". I iMiMI.Mlli) can. prof. Oporv pp-tlirabili im-ditc. lstrii/i.ni .tl 

popolo. Volume unici). (3" dclb- opere). Modenn. tip. Pnnliliria ed ar- 

mvscovil.- diiirimmanilala Ccn.-.'/ioiir. IS'.l-J, 8. di pp. XXVIII-422. 

L. i, 

Quale sia il valoro di queato ora- vollamanifesUito.quandoavenirool'oc- 
tore insigne noi Io abbi.nim gia altr.i li f*aminarc i uoi parity 



104 B1BLIOGRAFIA 

In proporzione dicasilo stesso di que- mente poche volte orcorrp di abbat- 
ste istruzioni, tutte nervo della piii tersi in liliri <li upualc profitlo. 
vigomsa eloquenza e tutte polpa della possiamo a roeno di non Indarln ;il- 
piii soda dottrina. Le verita cristiane tamente e di non raccornandarlo cal- 
di qualunque genere vi sono Bpiegate damente a quanti vogliono avere seria 
ed inculcate con uno stile facile e cura dell'anima propria e delle anitm> 
robusto, copioso e chiaro, e con tale altrui. 
slam in di zelo'e di ardore clie vera- 
SAXCTOHl'M PATRUM opuscula selecta ad usum praescrtim studioso- 

rum Iheologiae. Series allcra. Tomus VI. Edidit ct commentariis au- 

xit M. Hurlcr S. J. S. Theol. et Philos. doctor. Oeniponte, libruria 

Academica Wagncriana, 1892, 16 di pp. 392. 

Annunciamo agli studenti di Teo- tenpono 40 omelie di S. Gregorin M. 
logia questo sesto volume della se- secondol'edizionede'PP. Maurini. Esse 
condaserie degli opuscoli scelti de'SS. possono servire anche di utilissima 
Padri, cominciata gia da molto tempo lettura spirituale agl' intendenti di la- 
e continuata con gran lode del mondo tino, essendo le omilie di questo Dot- 
letterario teologico dal ch. P. Hurter tore scritte eon quella unzione di pieta 
S. J. Nel presente volumetto si con- che a tutti e nota. 
SARDA Y SALVANY sac. -- Chiesa e Officina. Versione dallo spagnuolo. 

Genova, tip. dellc Lctture cattoliche >, 1892, 8. di pp. 48. 

II Sarda con quel suo solito brio Lo raccomandiamo specialmente ai 
e modo popolare tratta in quest'opu- President! delle societa cattoliche ope- 
scolo del come s'ha da sciogliere la raie, aflinche ne acquistino di tnolte 
quistione sociale. fe un rafTronto mo- copie e le distribuiscano ai soci. Una 
rale e h'losofico deH'Oflicina e della copia costa cent. 10 copie 100 L. 7 
Chiesa nelle loro necessarie relazioni copie 1000 L. 50. Recapito, Di- 
a bene degli operai e dei padroni. re zione dell' nEco d' Italian Genoi-tt. 
SAVIO FEDELE prof. -- II Concilio di Torino. Nota. Torino, Clausen, 

1892. Cstratlo degli Atti della II. Accademia delle Scienze di To- 
rino. Volume XXVII. 

L'anno scorso il Mommsen mise il Savio, tra cui quello decretorio 
fuori il dubbio che non Torino ma d'una lettera di papa ^osirno del 417, 
Tours fosse la citta, in cui si tenne nella quale, quasi nella stessa riga r 
UD Concilio verso il 398, noto Knora distingue tra Tours, delta da lui Tu- 
otto il norne di Concilio torinese. II ronica civitas, e Torino, che egli 
dubbio del Mommsen fu gia combat- chiama oppidum, ma a cui attribuiscc 
tuto dall'abate Duchesne con btioni il predetto Concilio. 
argomenti. Dei niiovi qui ne aggiunge 
SCHIAFFLNO PLAC1DO MARIA Card. -- Opere. Vol. IX. Prediche so'lh- 

dal Quaresimale. Vol. ultimo. Panegirici sacri e Discorsi di vario ar- 

gomento. Siena, S. Rernardino, 1891-92, 16. di pp. 300-328. 

Ciascun volume L. 3. 

Con questi due volumi e compiuta pianto Cardinale Schiaflino, pubblica- 
ia pubblicazione delle opere del com- zione eseguita con tutta eleganza dalla 



Him.IOORAFIA 



105 



ifia S. Bern. inline. , ( >:,-na. Ncl 

dicernhre ix'to ftirono 

da noi annunziati in una /' 

I rum tre voluini e poi a mano a mano 

andic gli altri nella ISibliotjrafia. Ora 

diamo il beuvemito aridie a questi 

ultimi due II vol. IX i ontieiie prediche 

d.il ipiareMin.ile, il X alcuni 

panegirici e quad In d'altro 

-iiriri. (lie -i crc- 

>. //; t.\'./> n < 



devano |>.Tiluti. furono prr uri feli- 
ciwimocaso rinvenuti K-nrtiamo tutti 

ro|oro die h.limo il .oinpito d'.lfiniin- 

ziare la parola di Dio a provvedam 
delle opere dpi dr.l. Sdiiallino . u 
tro\eranno il pensatore e il iMterato. 
I giovani poi, avidi aempre di nuove 
letture, rol dilptto trarranno da quetti 
volumi il \itale nutrimento della parto 
piii nobile di loro stesai. 



8 Maggio 1892. 

< I'opsic. Sifim. lip. oditr. arriv. S. I'., rn.irdino, 1N02, 8 A 
p:ij.'it)i' X<. 

mirat-'ii; Ora, in occa- 

aione rhe la .-i.itua del *anto fu espo- 
eta nella sua chieaa restaurata e riab- 
helliia, s'e fatta una raccolta di com- 
ponimenti in prosa o in poema, alline 
di maggiormente onorare il neralic-u 
I'atriaroa e lasciare ai divoti poreoDO 
memoria ddla feata. 



A pochi passi da Siena i-\vi una 

iC'llin.i delta ilapprim.i Havacciano, 

\ll>erino da un lec-c-io the d' mi 

tratto vonl?ggio dal bastone dio vi 

( i.nlicro S. Franco^ 

Questo luogo fu donato dalla Repul>- 
blica al Santo, che vi soggiorno a 
lungo 1'anno lili p 1*26, e lo rese 
oolebre per la gran moltitudine dpi 

>r\//ir,|.|\ AUGUSTO. Yindiriao Syllabi IMi IX. ;.m-l.,ro Auguslo 
StiZ2ti^li:i, Hip;m;i' Ki-clcsiae CaDonico, S. Tliool. din-ture ac profes- 
sore. Lilicr (crtius i|ui cxtcnditur a prop. XIX iisquo .-id XXVII! 
///. I'n'lo, 1801, 8-;r di pp. '..">, cioe tlalhi i'20 alia Hi:, di tult.-i 
I'opcr.i. 

bli^axione die i Maestri e di S. rit- 
tori hannn in riiruard" ti'>n solo alle 
ileci-ioiii ili.niiuatieh(> del Magistero 
della Chie>a, ma e/iandio alle non- 
dommatiche (p. 249-260) ; e quello 
della XXIII. la (pule presenta la con- 
danna di co|->ro die afTermaaaero il 
Romano h-ntehYe e i ('...m-ilii et-u- 
iiirni, i aver usurpato i diritti del 
principi, oltrepassando i limiti ilella 
loro potesta ecc. (p. J6I-J"7] ; e 1'al- 
tro e/.iandi. della XXIV. dip tocca 
della potesta coattiva e a I menu irwli- 
reltn della Chiesa nelle COM tempo- 



I nostri loltori conoscono gia 

di ciii (pii annunziamn il liltro terzo. 

hisogno che ripetiamo il detto 

lie dm- Iliviste chc ne abhiani fatto 

v \,Mli Serie \IV, v. Ill, p. 331 ss. ; 

\ XI, p "9 ss .). Delle 20 proposi- 

zioni rnndiinniitc da I'io IX e raccolte 

uel Sillalxi, che riguardano gli errori 

intorno alia ('.li'u-sa ed a'suoi diritti, 

ono (piellp di cui il i-h. Pro- 

fassorc ipii da il ('ommentario. L'ar- 

gomentd, conn* ognun vedc, im- 

portantieKimo, Hpecialnipnte ai giorni 

e 1'AiiUire lo tratta ron soli- 

dottrina e vigoria di raziorinio 

!<> che e auo costume. Facciamo 

osaervare apecialmente il commentu 

alia prop. XXII, i-ho tratta dell' ob- 



rali (p J18-J89). (Juantunqu* la bre- 

vila che lo Stazzuglia in queato la- 

voro a' e dovuto preHggere ooa git 

permeaao di uvolgere ampia- 



106 BIBLIOGRAFIA 

niente siflatte materie (e chi il volesse Esprimiamo di be! nuovo al ch. Au- 

dovrebbe scrivere volumi), pure nulla tore il nostro desiderio di veder <|iianto 

omette di quauto e nccessario perche prima compiuto queato lavoro teolo- 

il lettore conosca 1' errore e lo vegga gico, chc tornera ;t tutti di grandis- 

con buon nerbo di logica confutato. sima utilita. 

SUSANNA FEKDINANDO sac. missionario apostolico. L'Apostolo del- 

1'odierna societa, ovvero il chierico, per 1'uso dclla conforcnza, for- 

mato allo spirito di sua vocazione ed avviato all' import;<nle ininistero 

della divina parola. Conferenze 55 divisc in due volumi, utili ancora 

pe' sacerdoli che vogliono con la vila c COD la dottrioa predicate Gesu 

Cristo. Siena, tip. S. Bernardino, 1891, 2-8 di pp. 052, 544. Prezzo 

de' due volumi L. 5,00 (franco) presso 1'Autore Ferrandina-Basilicala. 

L'inlentodi quest'opera e infor- vocazione che, qiiando pure fosse 

mare il sacerdote allo spirito di Gesii esatto , non ci sembra pero cosa 

Cristo per poterlo poi trasfondere nel da spiattellarsi, come suol dirsi , a 

cuore del cristiano. In generate que- quel modo. La stessa esagerazione e 

ste conferenze, come ha voluto chia- ripetuta alia fine della pagina 383 

marie 1'Autore, sono commendevoli del secondo volume rispetto ai preti. 

vuoi per I'abbondanza delle materie S'assicuri il sig. sac. Susanna che le 

in ease svolte, vuoi per la sodezza lingue malediche ed una stampa non 

della dottrina. Ci sia permesso d'os- pure libera, ma ben anche disfrenala, 

servare che, parlandovisi tanto di Cri- ove trattisi di calunniare il clero e 

sto per formare un vero apostolo del- renderlo odioso, fanno a gara a chi 

{'oiHerna societa, sarebbe stata cosa la vince. Finalmente notiamo che la 

molto opportune inserirvi una spe- lingua e i modi di dire qualche volta 

ciule conferenza sul Sacro Cuore di lasciano un po' a desiderare, come 

Gesu. Inoltre nella pagina undecima pure qualche etimologia p. f. presby- 

del primo volume troviamo notato un ter, quasi iter praebetis, p. 29 vol. I. 

numero di Religiosi ribelli alia loro 

TACCII1NO GIUSEPPE sac. Mons. Salvatore Magnasco e i Seminari ge- 
novesi. Parole dette nella Cappella del Seminurio arcivescovile di Ge- 
nova. Genova, tip. arcivescovile, 1892, 8 di pp. 22. 
Sono poche parole, ma dettate dal della sua diocesi ed alia coltura let- 
cuore e dall'afletto che tanto degna- teraria, scientiflca e religiosa degli 
mente si merito I'esimio Pastore de- alunni de suoi seminarii. Tutti legge- 
funto, e che ci rivelano con quanto ranno con molta edificazione questo 
zelo e sacrifizio di se stesso quel- elogio funebre, che ha inoltre i pregi 
1'anima benedetta provvedesse al bene di uno stile nobile ed elegante. 

TARTAHI LU1GI Pr. -- Grani d'incenso. Mantova, tip. Aldo Manuzio, 

1892, di pp. 136. 

In questo mazzo d'elettissimi fiori sua parola, nessuno avrebbe imma- 
poetici non si sa che lodare piii, se ginato, che fo-xi-i-" coaponztooi d'un 
1'estro o la divozione, Parte o lo zelo giovanissimo poeta. Furono scritte 
dol sig. Prevosto. Se nol rivelasse una tutle in lode dell'angelioo S. 






ma In studio 

' rui taranno 

tutii .mil.. <|iii->ti i|ii.atro belli* 
pag. 83: 



tcivnto mez 
i tenda U 

L flf tl Utfll .1-1 I: 

Quinilu rider* ncor 1m 



Gonza^a ld ip; pax-alo p.-r 

tutt" il m. un I". .' ndl i di.. 

tova tiofolartMimamente, < eldiroasi il 

<ld healo suo ingretao 

al cido. Ora un Mlggerimento cd un 

iltoro, in- faticosi 

e pessimi tempi pre*enti, mm la-ci ne 
isterilirc nc iiiiharhuriri' il suo genio , 

JTI D. PKLI.Ktllll.M). - Tavolc siiiotlidic ,ld r.;,!.-iid;iri.i pcrpe- 
tuo, .l.i -mire per lo sludio della Crooologia, colic quuli si trova con 
farilil:') l.i Pasqua c Fcslc moliili cristiauc priina c dopo la CorreilaM 
-oriana: la Pasqua o Feslo prinripali dc^li Kbivi ; il .Nuim-ro 
d'oro, 1' l.p.ilta, 1' Indizione Humana, gli anni biscstili c di trnlici 
I. mi.', Ic l.iina/.ioiii ecc. cominciando dalla Nascila di Oislo (iuo alia 
fine del moudn. Coinpilalc dal Sarcnloic I). 1'dl, -rino Tosatti Cano- 
nico Priorc ildl.i Metropolitan;! di .Modma. Modfna coi lipi della 
Socid.i iip.t_r.ili'-a, antica tipo^rafia Soliani, 1892, 4 di pagg. 50. 
II titolo indica abhastunza 1'utili- cotnpilarle vengono esposte da lui 



nel suo Calendario Perptttto. edito dalla 
tipografia della Inimacolata Conce- 
zione in Modena, seconda odizione, 



t.i di (pii'-te t.nolc preziose. Quanto 
al modo di sertirsene, esso e indicato 
lircvi'incnto piT ciascuna tavola : le 
teoric [ioi scguitc dal di. Anton- nel 

I \<;\IIO K\IM\.MI:I.K, can. teol. -- r.iuditta o sia la Donna forte. 
l.r/ioni s.-rillurali rncilalo nel Duomo di Cerreto Sanuilo. h'irfnze, 
Ciardi, lS'.i-2, 8 di pp. 220. 



Sono stupende le/ioni in cui mal 
sapresti ddinirc che cosa uiaggior- 
niente arnmirare, se la \ivacita < diiu- 
rezza dello stile die ti rapisce con 
sublime elo.picn/a , o la copia dei 
concetti che illustrano grandiosi av- 
venimenti, o I'erudizione sobria m.< 
profonda, rapida ma opportuna, ond.- 
la storia e r.u nmtata, difesa e spie- 
gala in tutte le sue parti, o la pieta 
somma i- |o /,-lo ddlo scrittore che 
lei popolo non 
meno che I' i*tru/.ione. 

Ouello dx' p.ii -o\ra ogni altra cosa 
appaga il cuore si e che tutte le le- 
zioni ti .-on un' applica/ione 

alia Verginc Santis-ima di cui Giu- 
ditta fu li^'ura. Queste applicazioni, 
l)^n. [) in.. i tutte di eguale natura- 
n compar 



iscena il personaggio prim ipale die 
e Giuditta, norxlimeno sono tutto con- 
dotte con tale eleratezza di pensieri 
e corredo di Padri, Dottori ' Scrit- 
tur.i die spir.mo la pin ardcnte ed 
aflfettuosa devozione alia Donna for- 
te per eccellen/a, ciooa Maria. Qual- 
che piccolo neo ora nolle parole ora 
IIP! concetto puo essere sfuggito nel la 
foga del discorso : come a pag. 110 
dove i Rettori di Betulia Y<-<m<> in 
Giuditta un altro Ambrogio che ana- 
tematizzaTeodosio: anacronismo tr-p- 
po ardito, se non si avolge alquanto 
di pin il com-etto rua in compleaao 
1'opera o desina dei piii alti rncomii 
e si legge con <pn>l piacere con cui 
si leggerebbe qualunque altra opera 
pin >anta e dilettevole. 



CRONACA CONTEMPORANEA 



Roma, 1-15 giugno 1892. 



I. 
COSE ROMANS 

i. Erezione d'una statua di Leone XIII a Perugia. 2. La cripta delta nuova 
chiesa di S. Gioaccbino. 3. Una questione morta che fa paura ai vivi. 
4. La rosa d'oro alia Regina Amelia di Portogallo. 5. Come intendono 
i liberali la liberti di coscienza. 6. Nel casino di Pio IV al giardino del 
Vaticano. 7. Notizie del Seminario Vaticano e la sua Schola cantontrn 
dinanzi a Leone XIII. 8. Appunti storici. 

1. II 24 maggio trascorso fu scopcrta nella chiesa metropolitana dr 
Perugia una statua, di grandezza piu che onlinaria, del S. Padre Leone XIII. 
Per espressa volonta di lui pcro non fu data alia cerimonia forma so- 
lonno, ma semplicemente privata, alia presenza dell'Arcivescovo Mons. Fe- 
derico Foschi, il Conte De Loubat, lo scultore prof. Lucchetti, il Capitolo 
e varii del clero e del popolo. Lo scoprimento fu fatlo al suono dell'or- 
gano; e per semplice che fosse la festa, riusci tuttavia tencrissima, Don 
senza lacrime di commozione, quando agli occhi de' prescnti riapparvero, 
quasi celeste visione, le fattezze del Card. Gioacchino Pecci, nel luogo 
medesimo, ove soleva vestire gli abiti pontifical]'. Durante tutta la gior- 
nata fu un continue allluire di popolo ad ammirare 1'artistico lavoro. II 
S. Padre, vestito di piviale e col triregno in capo, siede in caltadra in 
atto di benedirc. La persona e il doppio piu grande del vero e la statua 
colla base 6 di cinque metri d'altezza. II S. Padre medesimo si degno 
dettare 1'iscrizione che si legge a fronte della base: LEO XIII --EX 

EPISCOPO PERVSIXORVM PONTIFEX MAXIM VS COMES 10SEPHVS DE LOVBAT 
AMERICAN. STATVAM MEMOREM DEDICAV1T AX. M. DIT.r.. I.XXXXII. 

L'ottimo Paese di Perugia, donde atlingemmo queste notizie, ci narra 
altresi nel n" del 31 maggio Torigine dell'crezione di quest a statua. I II 
generosissimo Conte De Loubat, americano di New-York, fervente catto- 



CRONACA C 'RANEA !>! 

l!co, liuli" il-. '-.1 appassionato .immir.itore del nnstw S I' 

trx,indosl in I'ari^i, legato n.me era in istrettissima amiriji.i .-,.| m*lro 
ilhslre n.ntitladiuo MODS l.ui^i Moielli, Ntin/io ponlilii i<> in quella cilia, 
presa occasionc dalla mmva Cniversila Cattolii -;i die si stiiva f.ibbricanJo 
in Washington per opera speoialmente iii uo.i rirrliissima dama ann-ricana, 
espresse al medesimo il suo desiderii. di far qualrhp rosa die riusdsse di 
onnre a si gran Papa. Fu allora che Mons. Kolelli lo eonsiglio ad erigfre 
nna statua colossalc a Leone XIII nella nuova Universita americana ; que- 
sta sarebbe senza fallo la prima statua di Papa collocala in America, e 
segncrebbc un avvciiimcnto onorilico per Lconc XIII mm ineoo clic ;NT 
il genrroso Conle, e di gran soddisfazione per i caltulici d 'America. L'idea 
magnifuM del noslro MODS. Rntelli inrontro subito il geoio del Conle De 
Lnultat. Kgli richiese senza piu al Nunzio che gli presentnsse un artista. e 
MODS, llotclli, rhe teneva la fotoratia di un bozzclto rappresentante 
Leone XIII, esposto air Esposizione Vaticana dal oostro perugino profes- 
sor Lucclietli, incontanente la presentd al Conte, il quak*, intelligente 
come ' di cose d'arle, comtnise scnz' altro a Mons. Holelli 1' opera che 
oggi si trova gia al suo posto in America. Ma come cio fosse poco, d 
venne quindi, discorrcndo, sul disegno di ripeterne un.i copia anche p T 
I'Europa ; e Carpincto patria dol S. Padre fu avantitutto prescolla | r 
avcrne una riproduzione e poi anche Perugia, come seconda patria di 
Leone XIII, che per ben 35 anni ha dimor.Ho Ira noi, prima conio Ii.-l- - 
galo Apostolico, quindi come noslro Vescovo. Dobbiamo perUmlo al non 
m;ii ahliaslan/.a fimpianto Card. Rolelli se noi possediamo un si W in - 
niimcnto artistico, lavoro insigne del perugino prof. Lucchetti. discopolo 
tra i primi del celehre Tenerani. Ouesta statu.i fa un nobile paio i-nl 
polavoro dell' allro illustre perugino, Vincenzo Danti, che a 2tt anni --i 
regalo pur csso la statua in bronzo di Giulio III, che si ammira nella 
pia/./a del Papa. IVru-ia non aveva allora bisogno di ricorrerc a fore.- 1 
p-r adornarsi di palazzi c di monument! ! 

2. Non sono ancora due anni che il S. Padre mmifesto 1' id.-.i d\if- 
fidare alia Sri,'ti't inlrrn'r-iimulc il'-ll'aiiorfi'Jnne prrpetwi la iMir.i d'er 
una chiesa in onore del suo palrono S. (iioacrhinn; e fu nell'agosto 
del 1800. Non 6 trascorso neppure un anno darche si couiinfi.ir' 
primi lavori, e fu nel lu^'lio del passato anno 1801, ed ct- ' il 

frinpio monumentalc aderge in alto Ic sue basi mass'u.e, r.mhiiM 
in se gia una prima chicKi, ossia la .-ripta, sotloslante alia rhiesj pro- 
priaincnte delta e delle stesse dimension! della medesima. II gioroo 8, alia 
presenza deH'Emo Card. Vicario. del Corpo diplomatiro presso ! 
c di rnollissimi noliili persona^gi romani ed esteri. 1'alute lirugiilnu. 1'in- 
faticahilc promolore di qucH'opcra gigantesra, ha fatto al S. I'.idre. nelle 
maiii del suo Virario, Piilferla della iTii-ta sinLlelt.i. II .Ww/ii/mr de Rome 
nel n. del 10 giugoo e meglio in un supplement al n. del 12, illu- 



110 CRONACA 

slr;ilo con Imlle incisioni riguardanli l;i cripla o l,i nuov.i rhirs;i. In datn 
un ampio ragguaglio dclla solennita con il discorso del liru-idmi < l;i 
risposta del Card. Vicario. L'arrivo di Su.i Kininenza fu salulato dagli 
allicvi dclla Scuola Gregoriana del Miiller. Sedutisi quindi gl' illuslri in- 
vil.ili sopra tribtmc disposte attorno al trooo del Gardinale, 1' abate Bru- 
gidou rivolsc loro mi bellissimo discorso. Dopo tessuta la storia della 
nuova chiosa in coslruzione e dopo data la debita lode a tutti i coope- 
rutori dell'opera insigne, tocco la nota del sublime la ove parlo dell'ado- 
ra/.iotic purpetua che si fara in quel tempio a nome di tulte le Dazioni. 
in quel tempio fabbricato non lungi dal luogo della visione del labaro Co- 
stantiniano, sotto gli occhi di Leone XIII, il grande Educatore de'popoli. 
L'Emo Parocchi in rispondere non lascio d' incoraggiare lo zelo del Bru- 
gidou stesso. Vous me rappellez, gli disse, la patiente habilite du Ve- 
nerable Cottolengo, nouveau St. Philippe: tous deux etaient doues d'un 
tact exquis ; 1' un avait le tact tres-avise des Tourinais, I'autre le tact 
tresfin des Florcnlins si bien reunis en vous . Dopo i due discorsi la 
Scuola del Miiller fe' sentirc di nuovo una melodia di ringraziamento, e 
tulti disccsoro nella cripla, che pud dirsi la prima chicsa de' Prali <!i 
Castello. Sull'alto leggevansi queste parole : IX Giugno MDCCCXKII 
Primizie Dell' episcopate Giitbileo Di S. S. Leone PP. XIII - in 
cripta della Chiesa di S. Gioacchino Erelta dalla generositd dell' orbe 
cattolico Oggi Invoca e si augura la gloriosa corona Dell 'edificio 
La basilica superior e. 

Men! IT ; :1" il'uslri invitati visitavano la mcnzionata cripta, la qualc, 
colle sue colonne, colle navate e col primo altare gia innalzato, rende 
imagine della futura chiesa superiore ; 1'archeologo Comm. De Rossi spie- 
gava al Gardinale ed ai presenti i disegni delle pitture cimiteriali delle 
catacombe che si riporteranno nelle pareti. Finita la visita della cripta, 
quasi a coronamento di quella, s' innalzo a vista di tutti la prima co- 
lonna dclla navata di mezzo; e fu un'opera ammirabile di prontezza e 
precisione. Aggiungiamo a compimento di questa narrazione che il tem- 
pio, sorgente sotto la direzione dell'architetto Cav. Ingami, tocchera la 
cima il prossimo febbraio, come con tutta probabilita si spera. Infatti 
in 9 mesi si son (abbricati non meno di 12,200 metri cubi; or negli 
8 mesi che ci separano dal i'ebbraio, non vi restano, per arrivare al tetto, 
che circa 6 mila melri cubi. 

3. Oh che bel camposanlo Da fare invidia ai vivi! >, cantava Giu- 
seppe Giusti contro chi scrisse essere 1' Italia la terra de' morti. L'istcsso 
possiam dire della quostione romana, cui non rifiniscono di dire morla e 
scpolta. Mn di tratto in tratto questo morto s'agita e fa paura ai vivi. 
Questa volta lo spavento e venuto di Francia da due letterine di Enrico 
Cernuschi, repubblicano a tutta prova e non ligio a nessuno, perche mi- 
lionario. Gostui dunque ha fatto, non e molto, pubblicare nella liberal 



CONTEMPORANRA 1 1 1 

in mi afTi-rmava il malessiTe ddl* |l ' : r 

due ndla sua capitate c che una soluzione sap ' 

,li nim\.t il I'upn nl Ouirinale. E.TO |;i Idtera. Carn amiro! Ml si 
diiede rid die rrnlo die 1' Italia potra fare |M>r rum-diare a* *imi in.ili. 
Ecco la mia proposta. Primo: congedare dM Iflflf dflO* 6MffdtO 6 OMttflN 
tin iiltro torzo nel quadrilatero. Sen>ndo: rondunv il Papa ;i Tn-nto op- 
pure ;i Trieste, oppure iiiH'iiinrln nl nuirinnlr Oiiesta rispnxfjt non 
piacere a nessuno ne in Italia. ne ID Kranda. l.,i mi.i scusa o prnota: io 
non consiglio nulla; non fo che prcvedorc. KNHH u C.IHM - in. Ma 
?'6 di piu. Uiicsta Id I era fu disrnssa con tulta j^nivila dalTanlirli-ri- -.\lc 
IMdion nolla stessa Justice e ad un giornale dirairo di Itmna si Id 
lav;i da I'anY'i 'osi : Nolla Justice d'oggi (8 giugno) il doputalo I'idinn 
discntc sul scrio la l<>lt-ra del Ornusdii fi trva in cssa inlirata I'uni<-.i 
soluzionc possibilc per 1' Italia, quclla di rnslituirsi in repnlitilica sntto 
Tegemonia del I 'a pa insediato al Onirinalc. > Quest' ultimo riini'dtu. dd- 
1'egemonia del Papa sopra una rcpulililica ilaliana, come apparo, non h 
del Ornuschi. I liheraH italiani vollero fnrso far dire al Orniudii una 
stranozza per distogliere le menti dalla questione romana. Ed ecm il '.>r- 
nnsdii ritornare alia carica con una nuova letterina diretla alia ItcpiMiyif 
e intronare di nuovo la gran verita alle orecchie de' lit>crali italiani. - 
< Caro amico. Non ho mai sognato un' Italia posta sotln I'egdDOlia l.-l 
Papa. La Iransazione che proposi nel 1801 colla mia lettera al ('avur 
i^tova in questo: L' Italia costituita in Itepiibhlica federale sonza llnni.i ; 
Roma al Papa con Civitavecchia. E ora? Ora aspetlo lo sfaceli. I. 'Italia 
non pcriri per cio, anzi fara pelle nuova; e ne ha gran biso-ti". KMUU 



Questa replica del vecchio democratico ha fatto assolutanvnte uscir 
de' gangheri i sabaudisti massonici. E il Diritto nel n. del H giugno 
lanciava addirittura la scomunica al Cernuschi, direndo die e^-li < dope 
ci6 sparisce di pieno diritlo dalla nomenclalura gloriosa del risorgimento 
italiano , chiamando la sua letlera una inde^nita die disonora chi la 
scrive e chi Tacco^lie >, affermando che I' Italia e unitaria, eminente- 
mente unitaria e.d anticlericale e che per 1' unit.^ e p>r Homn rapi- 
tale piglierebbero il fucile [>ersino i preli i Nientemeno! E allnra rnntro 
fbi si sparerebbe?) Kinalmente, assunta 1' aria di padre spiritual.-, am- 
monisce il vecchio Cernuschi a non fare il cattivo e a non pi^liarsela piu 
contro 1' Italia, ma si bene, contro il Papa e 5 fiesuili. PoU?va sfogarei 
il v.-liar.l.i .atlivo conlro i nemici d' Italia, contro il gesuitismo papate, 
contm i pcrsei-uturi della nazionalit.'i italiana: nessuno gliene avrehbe 
mosso rimprovero, anzi lo si sarebbo lodato. Ob perrh> non I'll 
- II Cernuschi e avvisato; quando volessc lode dai sabaudisti, sa rnntro 
chi deve pi-liarsela. 

4. 11 giorno solenne di Pentecoste, dopo che il S. Padre ebbc cele- 



112 CRONACA 

brata l;i S. Messa nella sua cappellii privafa, a cui assistctloro nmlti co- 
spicui signori stranieri, benedisse la rosa d'oro ilcstinula ;t S. .M. la Ue- 
gina Amelia ili Portogallo. 11 Papa era assislito dai suoi cappi'll;mi secret!, 
da un macslro delle cerimonie ponlilicic e da S. E. MODS. .Mocenni, So- 
stitulo dclla Secreteria di Stato. II nobile romaDO D. Giulio de' Marchesi 
Sacchetti, parlendo di qui, andra a presentare la delta rosa alia Itcgina 
Amelia. Sul piedc del vaso donde sorge la rosa v* e questa scritta, incisa 
sull'oro: Marine Ameliae Liuitaniae tteywae Rosnm auream Leo Mil Pon- 
tife.r Mn.i-iinnx. II Monde aDntinzia che la menzionata Itegina vuol far co- 
slruire uoo spleodido alt are in ooore di S. GioaccliiDO nella nuova cliiesa 
die si sta innalzando ai Prati di Castello. A compimento del detto ci 
place dare i scguenti ragguagli. E la Rosa d'oro nn donativo clie fanno i 
Papi in segno di stima e di paterno affetto ai cattoliei sovran i e sovrane, 
principi e principesse e a personaggi bcnemeriti della S. Sede, come an- 
cora a cilta illustri c repubbliche cospicue pei medesimi titoli; talora 
anche a chiese e santuarii insigni a dimostrazione di peculiar divozione. 
La consegna si suol fare con formalita e ceremoniale solenne. Dai tempi 
di Sisto IV in qua la rosa doro si compone per lo piii d'un vago e fiorilo 
ramo di piu rose con fronde ed in cima una piu grande, e tutte d'oro puro. 
Nel mezzo della principale v'e una piccola coppa con un minuto coperchio, 
dove il Papa nella benedizione pone balsamo e muscbio per imitare la 
fragranza del detto (lore e simboleggiarne il senso mistico. 

5. La Si/iiillu di Roma del 12 riportava una lettera di alcuni giovani 
cattolici del Circolo La Romanina, i quali riferivano un fatto accaduto 
sotto i loro occbi nell'ospedale di S. Spirito, mentre stavano visitando un 
fcrito. II fatto dimostra quanto sia menzognera la liberta di coscienza che 
i liberali banno sempre in bocca. Ecco la lettera : Egreyio sig. Direttore. 
Intendiamo con la prcsente di rendere di pubblica ragione un fatto che 
dimoslra come venga pralicata la liberta di coscienzy nei singoli ospedali. 
Giorni sono ci trovammo all'ospedale di S. Spirito a visit are un povero 
forito, e dovemmo assistere ad una di quelle infami manovre, di cui solo 
sono capaci i nemici dclla Religione caltolica. Dirimpetto al letto del nostro 
nialalo trovavasi aggravatissimo certo Attilio Lombard!, il quale vedemmo 
circondato da un grande numero di amici, e clie il nostro ferito ci disse 
essere degli anticlerical!, che gli facevano la guardia inlorno al letto per 
impedire che polesse avvicinarsi un Cappuccino, che desiderava cbiedere 
al moribondo se volesse ricevere i conforti rcligiosi. II Lomkinli poi, ci 
soggiungeva il noslro amico, aveva manifestato, anche con atti, di volersi 
riconciliare con Dio e morire cristiano. Per la guardia continua pcro che 
quei sciagurati facevano inlorno al letto, cio non fu possibile, ed il Lom- 
bardi il luncdi scorso spirava privo dei conforti rcligiosi. Gli amici allora 
abbandonarono il letto e 1'ospedale e solo vi fecero rilorno mercoledi per 
il trasporlo funcbre che ebbe luogo in forma puramonte civile, cioe col 



CONTEMPORANBA 

I" rlii.ni. ,ij,, nel j...|.c.| . in\ce d. ll;t ' r ... fa- 

.hLh.i si < I'.-- 1 .1 die il cadavorc Tone rn-!ii.it<>, e ci6 per 

iiiiiucnt.i rispetto \.-rsonli ulliiui i>(.uiii .l.-l Lomkirdi, die arreUtt 

\oluto m.irire n II. i I'.-de nclL quale CM u.it... i r in.i ri .loiii.in.li.uiin st 

-i.i nn. i Im-i.irda ip.icrisia qudl.i .|i tcii.-re scritto ndle corsie degU 

'tii di /VK.-/.VI:.'/, qiiando si lascia .1 pndii anticlerical! I.i II- 

di torturare materialmente e mor.duiente gli ultimi istanli ill un 
moriUndo. II povcp' l.ombardi In.vav.-isi in unn stain a^-ravatissiiiio, non 
d.'veva dunque permelttTsi .|nrll,i la/iuue permanente <li .ju.-i |. irtur.it. iri 

scienze; so il maliito M-l.-v.i riliut.m- i ruiilnrti n-li-iusi. CM [M.|M- 
uissiino ill r.irln, ma cr.i .-iiiciic [Milrooissiiuii di \olcrli ricc\.-rc. A noi 
si'tnliM die nn |W> di vi-il.-m/Ji in quest! cnsi DOO sarcbhe spr 

'i. Nun iiltiniii JM lc tir.mnie oodo '? vitlinui il P.ip.i a Moma 6 la 
morale privazionc di <|iiolla liherta, nen-ssaria an.-hc alia sua :ninsl.i I>,T- 
sona; onde in quest i caldi en-cssivi DOD ^Ii .' date \ m .in* i limit i d'uo 
iu<>. vasto qiKiulo si vo-lia. Miiiudi I'liDU-o snllicvo del S. Padre e 
passare parte del j;ionn> ud casino di I'io IV. Fu . niit.i nd 1560 

;><T ' rdiuc di questo Papa, restaurato poi da Leone XII e accresciulo 
d'un chiosoo modcrno dal prcsentc Pont.'fu-e di cui l'/;Vo <!'lt>ilia nel n." 
del IT otlriva il dise^no. II pianlerreno e. quasi un museo di statue e di 
;dtri ocelli artistici, il primo piano e rappartaineiito (xmtilicio. 

7. II Seininario Vatirano, tra ^li istituli ecclesiastici di lloiua, pu6 
tlirsi \eraiiienle il Ht-niuinino di Sua Saalita Leone MIL Fin d.d prioci- 
pii del suo Ponlilicatu, voile ridiiainarlo a vita qiusi novella, .nupli.m- 
done il fubliricalo ed islituendovi le scuole ^innasiali e lir.\di, perch^ ser- 
vissoro pun- ai j;io\.mi esterni, che ahitano nei dinlorni del Vatirano e 
ncl Ilor^n. Kressc (in dalle (ond.imenla e con iniinilicen/a vr;>!iiente so- 
vrana la ville^iatura di Torri in Saliina, e vuole ora clie le sriiole del- 
1' Istitul.i -,1,111.1 novdl.iinente ainpliate c.m l'a.:..iiMil.i ddla f.icolla teo- 
lo.i.-.i. di,- s.,ra aperla ncl I'uluro anno scolastic.i. In quesli ultimi ^iorai, 

nolli doni -ia I'.itli, Sua Sanlila >i d.- r .;>.. -re un altro d' ine- 

slimalnle pre-io. quello cioe d.-lla ui.'!.i delli varie coll.'/ioni di storia 
Dalurale, di' eranle slat.- donate dai caltolid dnrante il ^iuhileo u- 

tale del |XSX, disponendo die 1'allra ineti fosse spedita al suo an- 
seininari.i di Pern. a, I iricrciu.-uio .lvli stulii . id onore 
UK- islihiti. 

11 Seiuinariii Vatican.!, ri .-n,.,, , ulissiiuo p,-r taut.i mtinilicMua, cliicse 

'Itenne di pot, i .ill'aii-usla pres.-n/.i di Sua SmlitA 

a line di rin-r.t/iarla e presenlare insieuif le priiui/i- dcjrli aujjurii pel 

nuovo imininente ^iuliileo pontiticio, ollerenilo un s.i^'-io .1, 

muM 11 ui'tlta ele-tu/.t di stile iudicjva I' illino MODS. 

//i ndla sequent.- epij:r.ile : Uoni . Mil . /'. .'/. - //wo . uufice . 

*t . fauhre doctrinac . d . arle* ud . prislinam . dignitatem . flore- 

Strit XV, vol. Ill, fa*. 1009. - 



114 CRONACA 

scant alumni . seminarii . vaticani specimen . poesis . et . rantus . sacri 
sub . praesentiam . eiwt . augustam laetalnindi . proferunt testhnn- 
nium . gratiae . et . pietatis munificentissimo . patri -- anno . appetente . 
quinquagesimo ab . episcopali . honore . mscepto . 

Adunque il di 8 giugno alle ore H *,', ant. il Santo Padre, accompa- 
gnato dalla sua nobile Corte e seguito da MODS. Faustf, Uditore SS., da 
MODS. Bertuzzi Vescovo di Rfeti, da MODS, de Neckere Canonico Prefi -MM 
e dai Rmi Canonici di S. Pietro, cntrava nella sala Clementina, dove gia 
attendevano gli alunni del Seminario schierati in bell'ordine, i Superior! 
e Professor! dell'Istituto ed alcuni pochi invitati, tra quest! il M. Cav. 
Salvatore Meluzzi. Assisosi il S. Padre sul trono, gli alunni cantori, sotto 
la direzione del loro maestro P. Angelo De Santi, nostro collega, die- 
dero principio al loro programma, che conteneva un Ave Maria a 4 voci 
mistc di Edgar Tinel, un Salutaris Hostia a 4 voci miste del Meluzzi, un 
gruppo di scelte melodie gregoriane secondo la lezione de' codici, il mot- 
tetto Vox dilecti a 5 voci misle del Palestrina e un Oremus pro Pontipce 
a 4 voci miste del Singenbeger. II primo e 1' ultimo pezzo furono accom- 
pagnati con V harmonium in sostituzione dell'organo dall'illustre M. Fi- 
lippo Capocci. I canti furono intercalati da tre elegant! poesie degli alunni 
Nicola Sebastian!, Vincenzo Boschi e Giuseppe Prosper)'. Sua Santit;i si de- 
gno seguire con manifesto benevolo interesse i canti c le poesie. Finito 
il saggio, dopo avere espresso la sua soddisfazione per 1'andamento del 
Seminario e ricordato il dono delle collczioni di scienze natural!, si diffuse 
in particolari lodi agli alunni cantori. Disse, cosi la Voce della Verita 
del 10 giugno, che le composizioni eseguite erano di stile elevato e clas- 
sico, ben different! dalla musica invereconda che spesso profana il tempio 
del Signore; e noto come lo studio della musica sacra nei seminarii dei 
chierici, oltre al tornare di molto gusto agli alunni, e insieme un mezzo 
assai efficace di educazione, perche li distoglie da divagamenli che pos- 
sono essere pcricolosi e gli avvezza fin dai prim! loro ana! ad un giusto 
sentire in cose d'arte. 11 Santo Padre, aminise quindi al bacio del Piede 
i present!, si trattenne amorevolmente con ciascuno in particolare, disse 
parole di gran conforto ai Maestri Salvatore Meluzzi, Filippo Capocci e al 
P. De Santi e di sua mano regalo a! cantori un ampio panierc di squi- 
siti confetti. Impartita quindi 1'Apostolica Benedizione, al quarto dopo 
mezzogiorno Sua Santila rilornava a' suoi appartamenli. 

Senza voler dare alle cose importanza maggiore di quella che hanno 
per se medesime, e certo un fatto degno di nota per la storia che la pic- 
cola Schola cantornm del Seminario Vaticano sia stata ricevula publilicn- 
mente e solennemente oramai per la terza volta da Sua Santita, e cio con 
1'espresso intento di dare alia Sua Augusta Presenza, cosi desiderando il 
S. Padre, un saggio del profilto ncllo studio della musica sacra. Che se 
qucstn si mctta in relazione con quell'efficacissimo impulso, che Sua Santila 



CONTKMPORANBA 

i ullimi .mm .ill i resl.iiir.i/i'inr in Italia dell.i I.M..M misica 

i--! del Seminar!" \alir.ino anjuistano nn Lire, che 

i. c nut- s[n7i;ini", s;ira an<-.r.i in se-iiiln le. undo di otliini Irulli. 

buona in se stessa. ma il sapersi che il S.ml<> I 

l;i prnlili-r l.i desidera promossa, parlicol.irmcnle ne' srniinarii il.di.mi. 
in in Imon niiiinTn di tali istihili un.i nubile gara per lo studio 
drll.i tun i. t-Mine sippi.mio dalle molte rd.i/.ioni che si leggooo 

nd -;iornali periodic!, d;i ruelle die perveDDcro a noi in parlicol.i. 
dalle roiimnir;i/.ioni die avciniuo a voce e per letlera coo parcrdti \Vsi-n\i 

;pcriori IM dtsiastici. Quest! son fall! e valgono beo piii che le par 
0'inr purr M mo liilti le buone esecuzioni litur^idic che ^ r ia si daouo in 
inolti lim.lii . die diinoslrano a lulli, come oon sia poi taoto difficile 
ottenere una buona inusica di chiesa, andie con le sole forze che possono 
lornire i diierici di un s.-ininario, quand' cssi siano dcbitamente islruili. 
Per ijtiosta r.i-inne la Schola del Scminario Yalicano ha susi-ii.it'> nu 
generate interesse qui in Hoina c t'uori. Nel corso di un anno essa fu 
visitata da buon numero di personuggi non poco illustri, che chiesem di 
udirc sajijiio dci canti, cosi per la classica polifonia, conic piu s|HTialincntc 
per le melodic grogoriano. Noleremo tra i principal! Mons. Walsh Arrive- 
srovo di Ihiblino, Mons. Manicardi Voscovo di Ueggio i Kinili.i >, M"ii> Tonietti 

>vo di Massa Carrara, Mons. ('allcj;ari Vcscovo di Padova, 1'Abate ge- 
ncralc dci llcncdotlini della Cuigregazione inglese, il Hettore del Semi- 
nario di lie-;:io mandato ita Mons. M.micardi per prendere nota del uie- 
todo di .-.ml i> e Ibndarc in quel suo istituto una scuola simi;li,mt<-, il 
I; Prof. Habcrl di llalishona, il Conte Hesse di Firenze e il Conto Ilossi- 
Scotti di Perugia egregi musicisti, un ministro protestante di Londra in\ia(o 
dall .\ Societa cor.dc in-lest- per 1'introduzione delle genuine melodic 
{.'nriani' ndl.i Caltedrale prolestante di S. Paolo. A questi si a^^iungono 
molti prcl.it i e.l cn-li-siaslici di Koma, i maestri dclle basilicbc, c buon 
niimcro di signori ibrcslicri. 

ritiiiiaincntc, per aderirc al dcsiderio di molti, che diiedev.mo di udirc 
la Schola, si pcnso di congiungere al collaudi di un nuovo organo, die 
dovoa tcnersi nella Chiesa di S. Mart a propria del Scminario, un saggio 
di musica vocale; anche perch6 meglio fosse apprezzato l'us< dell' or. 
duranlc la lilurgia, dovendo esso o accompagnare i cauti o tare i prdudii 
e gli inlcrludii alle coinposi/.ioni puraiiientc vocali. Ci> a\v-nne il 19 
.-nine ahhiamn gia nntato ncl prccodcntc quadcrno. Prcscdr- 

Kfni Cardinal! Hirci-Para.-i-iani n Vincenzo Vannutclli, ai <|ii.ili i 
vano corona dodid V.-scovi, tra qm-sli <|ii;.ttro o rinquc forestieri. buon 
numero di prdali cd ccdesiasti.-i, parecdii si^imri dell' aristocrazia ro- 
in .HI. i, i piu illustri maeslri di llmna; e una numeros.i sdiiera .li 
I. ill si^nori e si^-nore forestieri, franresi, inglesi, am. ri. ,.ni. ledcsdii. II 
saggio non potcva rius.-ire ron nnVliore smldisfazionc di lulli; c la boot.! 



116 CRONACA. 

generate del coro, composto di soli seminarist!, alcuni do' <|n,ili assai 
vinetti, suppliva assai bcne, sia alia sua debolezza (non essendo possiliil-- 
di avcre una Schola di piii di venti canlori in tin seminario che non conl.i 
che un cinquanta alunni), sia a qualche leggiero difetto di esecuzione, che 
non fn tuttavin avverlito, se non dai piii intelligent), c che per lo scopo che 
si prefigge il seminario di prepararsi a buone esecuzioni liturgiche, non ha 
nessuna importanza. Certo ' che le congratulazioni avute dai present! 
le relazioni, che dai corrispondenti della stampa ftirono inviatc ai giornali 
italiani ed esteri, non sono che un elogio di quei bravi giovani, meritato 
soprattutto dall' esecuzione di un Gloria (Missa km noslra redemptio) del 
Palestrina e da quella di un bel mazzolino di melodic gregoriane. 

Nel precedente quaderno abbiamo gia notato la parte presa a questo- 
collaudo dall' illustre Organista M. Filippo Capocci con 1' esecuzione di 
un scelto programma di composizioni d'organo de' piii celebrati maestri e 
sue proprie. 

8. 1. // pensiero di Leone Xlll in Fruncia. L'idea salutare del 
Papa in separare la causa della religione dai partili politic! in Francia fa 
un cammino trionfale. Chi volesse averne tin qualche concetto vegga i! 
Moniteur de Rome nei nn. dell'H, 15 e 17 corrente, e la Voce della Veritn 
nei nn. dell'11, 14, 15 e 21. Facciamo plauso aU'ottima Voce che negli ar- 
ticoli 11 Papa e i cattolici francesi > e La dichiarazione della Destra 
monarchic francese la risaltarc con bella sintesi di i'atti e di giudizii 
51 trionfo del pensiero pontificio. 2. Letleru ossenuiosa del Presilente della 
Repubblica di Liberia al S. Padre. V. il n. del 2 giugno della Voce dclli 
Verita. 3. NHOVO convento de' PP. Passionisli sotlo Rocca di Papa nella 
diocesi di Frascati. II giorno 9 si pose la prima pictra della chiesa da 
Mons. Canestrari, amministratore apostolico della diocesi tuscolana. V. la 
Voce della Verita nei n. dell'11 giugno. 4. La scacckiatura delle viti 
nei Lazio. V illustre vilicultore, il sac. Candeo, venuto in Iloma e fatto 
un giro pel Lazio, ha scrilto una lettera al Direttore della Voce, in cui 
esponc i suoi dubbii sul modo di coltivare le viti in uso nella provincia 
romana. V. il n. del 12 giugno della Voce della Verita. 5. Concorso 
per la decorazione della facciata della chiesa dell'Aracoeli. E stato premiato 
il disegno del prof. Edoardo Collamarini. Vedine la descrizione nei n. del 
15 giugno fall' OsservaJore Romano. 0. Chiusura delle conference reli- 
giose dell'Emo Card. Vicario. Nell' ultima delle dotte conferenze che 1'Ema 
Parocchi tiene nnnualmcnte alia gioventti in Santo Stefano del Cacco, tratto- 
del Regno di Gesu Cristo, facendo in fine una sintesi dei temi svolti in 
quest'anno, i quali versarono sull' Incarnazione. II metodo suo (dice sag- 
giamente I'Osservatore Romano nei n. del 5 giugno) che abbraccia tutta 
la coltura modcrna e la fa servire a Cristo, e un grande esempio per 
tutti coloro che si adoperano negli studii intesi cristianamente, e li pcr- 
guadera che a una societa, come la nostra, non si puo sperare di arrecare- 



CC' KA 117 

' ; '&gfa W n n 

till- :ri.iiim t|j farlo noslro vivlfieand.il 

di \il.i rtrrtia. > 



II. 



COSE IT AH AN E 



\. II voto dell' amniinistrazione provvisoria per 6 mwt dato al nuovo Mini- 
tero. 2. (Juali ne furono le cause. 3. Piega delta politics del Mi- 
nistero e ultimo perche. 4. La Garibaldineria a Caprera ncl primo >1<- 
cennio dalla rnorte del Garibaldi. '.'. La fesla dello Statute. G. Come 
M scialacqui il denaro. 7. Appunti storici 



1. II Ministero presicduto dal Commcndator Giolitti, sorto su con 
pessimi auspicii, come vedemmo. essendo fin d;il principio ol)Mi:ito :\ d.-ir 
le diinissinni per il niun favore incontrato alia Camera, fu pero si forlu- 
nato, (l.-i riporlare una isperata vittoria I'll giugno. K tutto il prndott > 
d'una lutta di partiti. di dcsidcrii, di gare e di gelosie cli si a^iliitm It 
deotro la (luria InDoccoziaDa o Monte Cilorio; partiti, dcsidorii, p'ire e 
gelosie die DOD hanno nulla o quasi uulla die fare col paese rhe si cliiani.i 
Italia. Ma siccoine, nJmeno per una fictio wris, coloro clip ivi si agitano 
si dicono rappresentare ];i nazione, 6 nccessario parlarne. 

Fin da quando il Ke non accettd le dimissioni del nuovo Minis(iT.> 
rimandi'i il (linlitli a presentarsi !! nuovo alia Camera, quest a era n:iiu- 
ralmente condannata a pcrirc secondo le consuetudini costituzi<>n;ili. I'i 
qui la forza del Giolilti c la inanila degli sforzi degli avverfsirii, .- 
dire dflle costoro contraddizioni. II Presidente d-l Minislero, avvk-ioao- 
dosi la fine dell'anno finanziario e le vacanzc estive, ne essrndovi Ifinp > 
a disniterc i hilanci prevenlivi p<r 1'anno prossimo, dimandn all;i i'..n: 
non gia un voto di (iduri;i, m;i r.miminislra/ione prowisori.i per ' mesi. 
Con tutto che la commissione fatt.i per islinliarc la cosa fosse di p.ir. r 
di non com cilcn' piu d'un mese, con tulto chc gli aiuici dol hi lludini 
e del N'icotera seiuhrassern f;ir l;i vnn- i;rossa, nulladimeno I'll giu^n", 
venutosi a scrutinio s:crelo, il Ministero s' ebbe 2M voti ronlro 
ossia 72 di ma^'ginranza. Cosi quella r.-iiin-ra dip il *Jii inaggio ora scorto 
obbligo il (liolitli ;i ditndtcrsi. n-.-.in.I'v^li la lidiid;i >li gnvernarr a-f 
suoi sguardi, j:li concede ora di amministrare le cos- it;di;me. indiprnden- 
temente il;i ogni vigilanza. La condutla illogica c la piacentcria non po- 
tr-l)lK- ;indar pii'i in l;i. I'n -r;:vi^iin inrnali- franceso, If Journal dtt 



I 

118 CRONACA 

M'/"//x, dice ;i tul prnposilo : Jusqu'a n> jour, il f;ill;iit ;illcr un pm 
plus loin en Orient pour reoeontrer cetto complaisance 
de soie et a se le serrer soi nidme aulour du cou. Ce sont choses d' Ita- 
lic, comrne on disait autrefois, en renoncant a les comprcndre : ce sont 
choses d'Cspagne. II est certainement impossible d'expliquer a un public 
franr.-iis comment une Chambre qui, il y a quinze jours, refusait a un 
ministere les moyens de vivre, lui donne aujourd'hui la plus grande 
m;irque de conflancc qui, en aucun pays, ait <Ue donnec a un gouveroe- 
mcnt quelconque. > 

2. 11 tutto e pero agevolmente spicgabile se si considera, priino: la 
secretezza del voto, onde accadde che molti polerono manifestare piu fran- 
camente 51 loro parere di quello che avessero fatto ncll'altra votazione; 
secondo, se si riflette all'agitarsi de' partiti e degli interessi piu mobili 
dell'onda; e terzo, se si pensa al predominio csercitato sui deputati dal 
di fuori, vogliam dire dalle sette anticristiane e da altri che non si nomi- 
nano. II discorso applauditissimo del liberale, democralico e massonico 
Mario Paoizza udito nclla Camera con segni di viva altenzione nella tor- 
nata del 10 giugno, spiega qualche cosa. Eccone un tratto: Signori, 
IMtalia e in una condizione speciale, che solo la Grecia ricorda. Tutte le 
alt re nazioni fecero prima la loro forluna materiale, poi conquistarono le 
loro liberta politiclie. Gambiano quindi anche i doveri della rappresentanza 
nazionale. La vi sono solo liberta politiclie da difendere, qua noi abbiamo 
delle risorse da creare al paese. Solo un grande partito puo averc 1' au- 
lorita e la forza di dirigere 51 paese verso una tale mela. Credo che da 
questo voto dipenda I'afTermare se noi saremo un giorno, che spero pros- 
simo, una nazione come 1'Ioghilterra, col sole di piu c 1'isolamento di 
meno, o dovremo rassegnarci a trascinare la vita misera della Grecia . 
Qui scoppiano applausi da ogni banda, menlre moltissimi deputati si re- 
cano a stringere la mano all' oralore. 1' Imbriani di rimando : Avete 
udito la parola del CONCLAVE (Ma&soneria); ora udite me. lo protesto contro 
quest'ufficio di registrazione di alte, altissime ingerenze*. In fatti se la 
Camera non avesse accordata al Ministero ramminislrazione provvisoria, 
erano pronti i decreti reali per arrivare al medesimo scopo. Di qui la vit- 
toria del Giolilti. 

3. Queslc le cause del voto dell' 11 giugno. Quanlo all'indole e natura 
della politica iniziata dal nuovo Ministero, essa non e altra che il trionfo 
della politica del Quirinale: manlenimento, quale ancora tli salvezza, 
della triplice alleanza; imposte e armament i. II discorso del Fortis, Valter 
ego del Crispi e gia suo sottoscgretario, diode il tono della nuova politica. 
< Uuanto alle alleanze, ei disse, io penso che 1'ltalia debba rimaner fedele 
ai patti. 11 giorno che questi patti scadranno per aver liberta di scelUi, 
dovremo essere armati. Se no, per necessaria trepidazione, ci troveremo 
legati ancora nostro malgrado... Un prograiuina non piu tasse cosi secco, 



CONTKMPORANKA 119 

(lo-no ill noi .. \pprnvazioni e applatisi sen 

coei parlava e quell' Alossandro Korlis, die nel 7 maggio 1885 didiiaro 
la triplice alle.m/.i n utilo, ne opportune (v. il n." dol 15 giugno dol- 
Vl'nitii ('.) La spiegaziono ultima li questa politira si potrebbo 
in uo;i sola cosa: nel mal tli Roma, come lo fa hollamoolo spi. 
ri'nitii C. filando quesle parole della flnzzttta del Popolo dol 18: t'.li 
armament! d sono impotti dalla situaziono ouropoa, dagli armament! sini- 
i del nostni vicino dell'ovosl. dalla sua connivcnza col naturale ne- 
inicii dfll'unita italiana, cho ha sodc in Vaticaoo, dalla falalc ncrcssita di 
(lift ndere non solumcDte la nostra posiziooe sullc Alpi, ma aoclicsul marc >. 
Ma inc-lin di luMi, il Torneo, eflcinorido lil^ralissiina di Roma, cilalu 
ptiro dal nif'lfsiiiiii foglio cattolico torincse nel 10 giugno. Pico diinque 
il Tnrneo. ris;x)ndcndo al I.eroi-Ronulieu, che I' Italia non dimandorchhe di 
meglio chc far di-' jjrossi ta-li no' liilanci della guerra P della marina, ma 
die o. impossibile. E perche rnai? I'erche 1'ltalia vuol essere pienamente 
assimrata die il ncmico che abbiamo in cana non trovera mai un allcato 
al di l;i (Idle Alpi per aiutarlo a riconquistare il potere perduto, P JUT 
rinipcrare il <|iiale si arrahatta in lutli i modi, cospira, intri^a e fa dflla 
diplomnzia rivoluzionaria (sir), incntre che la sua missions dovrohbi 
sere unicamente rivolla verso qnri heni che non sono di questo inondo. 
(>n P Italia questa piena assicurazione mm /' ha, non I' ha mai potuta 
nttenero da quolln Stato che il signor Leroi-Bpaiilieu conosce me-lin di 
me (In Frnni'ia) e nulla lascia a spcrarc di polerla otlenere col tempo. 
L* Italia vnle invere <piello Slato, al qiiale alludo, accetlarc c(n j;r.ito 
animo gli aiuli piii che moral! (sic) che il mxlm impl'ii'iil'H? i.emirn gli 
offre; vpde venire di la i quattro quinti deU'Obolo di S. l'ietr>: vnl.- 
flnalmcnto i quatlro quinti dei giornali atlarcarla qiioli.lianamenl*'. Tutto 
do non e alTatlo rassiciiranle per noi; e pero dobbiamo pensare a difen- 
derci, e a prevedcre qiiei casi che molto probabilmente non si verilidie- 
ranno, ma die potrobbero in eerie circostanze verific.irsi. 

I. II "2 jriu-no di quest' anno segnava il decimo della morte dol pin 
insulsamonte blasfomo nomico del sncordozio cristiano, Giuseppe (iariltaldi. 
Tutta la garibaldineria italiana dall'Alpi al Lililx-o no fu commossa e da 
buoni bacdiet toni della patria vollero fare un pellegrinaggio a Capr 
visitare 1 1 tmnba del lon idolo, impr-;,ro ai proti e ai frati, inncggiare 
alTassassino Oberdank, fare i bravi per Trenlo e Tr -se simi- 

j:lianti. 1 pello;rini furon mnlli da tutte lo parti d' Italia, e lo Stain 
spillo dall'orario ben 00 mila lire somministrando ai devoti le navi chc 
dovevano trasportarli cola. II panogirico fu redlato dal famoso bardo 
Ton. Cavallntli. Venti emigrati triostini e trontini fiinmn ri.ovuJi dal 
M.'iiotti a cui il Rar/ilai olfri in loro nome una scialn.la nuda col motto: 
Mh> MI 'i p.-ro non pass., s.-n/ qu.drlu- disgrazia; un 

attigua a .jiiolla dell'eroe, si sprofondA pel peso delle pereonc. Un fami- 



120 CRONACA 

-cratn uiornaletto di Roma narrando il caso vi apponeva quoslo titoln : 
11 pelleiirinaggio a Caprera, una camera sprofondata, parcrclii feriti, 
Ire insola/ioni, due ragazze con convulsion!. > I lontani e i poster!, i 
quali vulcsscro sapere in modo piii particolareggiato quaolo basso fosse 
(Milnln il scnlimento morale dei figli della rivoluzicDe in Italia a' tempi 
nostri, Irggano la descrizione che di questo pellegrinaggio hanno fatto la 
Tribinm c il IHritto ne' giorni 3, 4 e 5 di questo mese, nonch6 la Voce 
ilt'lla Verita e VUnita C. del 4. D'una sola cosa non possiamo far com- 
ment!, perche uscita dalla penna di persona sacra ed inviolabile, ed < il 
lelegramma spcdito dal He Umberto, il giorno stesso, a Caprera. E d'uopo 
pero consognarlo alia sloria. Esso e diretto al figlio del Garibaldi : As- 
sisto col pensiero e col cuore alle onoranze die la nazione riconoscente 
tributa a Giuseppe Garibaldi. II ricordo della grande anima sua, che, in- 
tenta ad altissima meta, visse sdegnosa d'ogni piccola gara di parte, terHi 
scmpre piu viva la fiamma dell'amor patrio nel popolo italiano, che, nella 
conscrvazione deH'unita e della liberta, sapra inspirarsi agii esempi di 
coloro che tanto operarono a couquistargli qucsti suprcmi beni. A lei, in 
ogni occasione valoroso e leale, commelto di rendersi interprete dei miei 
sentimenti e di deporre per Me un fiore sulla venerata tomba del com- 
pianto suo padre. UMBERTO. 

5. 11 giorno 5 fu celebrata la festa dello Statuto. Essa fu aperta alia 
mall ina colla rivisla mill tare al Macao, presente il He, e fu chiusa la 
sera colla girandola al Pincio. La festa nazionale fu condensata quest'anno 
colla festa a G. Garibaldi, il quale s'ebbe il piii e il meglio. Alle -4 po- 
meridiane un due mila persone circa, ossia le varie societa anticattoli- 
chc, garibaldesche, mossero dalla Minerva al Gampidoglio. L' assessore 
Ostini prese in consegna le corone che furono appese ai lali del busto del 
(iaribaldi nella sala senatoria. Quindi Ton. Imbriani declamo un discorso, 
riportato dall' Osservatore Romano nel n. del 7 giugno; dove disse chela 
pat rin e incompiutu, la libcrlu manomessa, la giustizia conculcata, e che la 
madre Italia resistera ai secoli, mentre pass>ino MOW in/, Parltimcnli, mini- 
slri e dinastie. Una infinita di guardic e carabinieri seguirono sempre il 
cortoggio e ascoltavano docilmnnte le declamazioni poetico-repubblicane ed 
irredentiste. 

(). Un passo del Mattino di Napoli, riportato nel n. del \ giugno dal- 
1' Osservatore Romano, servira di documento, se ancor vi fosse bisogno, come 
si scialacqui spensicratamenle il denaro. Si tratta d'un quadro rapprc- 
seotante la battaglia di Dogali, dove- ")00 italiani furono macellali da uno 
stragrandc numero di nemici. Or il Maltino, giornale africanista, ci dira 
il valore di questo quadro. Quattro anni or sono si spesero 40,000 lire 
per la costruzione di una magnifica biracca da servire di studio ad un 
esimio artisla (Cammerano) incaricato di dipingere un quadro rappresen- 
tante il combaltimento di Dogali. La lela fu dipinta e ridipinta due o Ire 



CONTEMPORANEA 

|inllr .nidi. .' i-ii luri^i daH'easere finii 

il pittorr si ora avveduto .-lie <|iii |. ( lure sbiadisee i su 

partira In lir-v.- p.-r I' Italia <-o||a 311:1 tela ben arrololata per lerin 
COfo 1'opera. runic pr<d>abilmenle sara visibile ;i| pubblirn ;i| prinripin del 
ecolo venturo. Sara, nun ne vnglin duhitarc, un capnhmirn; pern ' ui'n. 
avviso che colle noslre strettez/e fmau/iarie Ic 100,000 lire almenn die 
coster;i il <piadro di li.^ali, [utcv;in<> csscri- iin|>ic-.i(' in inodo as&ii jiit'i 
utilr per la colonia. 

7. 1. Monument onumia: una ttntwi nl (',<irilntlili in Itnn-ini't. V. il Di- 
rilto n'l n." del ." ^iugno. 2. Ricrcatarii civili o Bfltniii. Uuali siono 

nteodiinoDti di clii li promuove v. I'niln fntinlii-n nel n. del KI iu- 
j;n(t. 3. ChiusHra deli Ksposhinne ill I'lilenno. V. la Tnlntnn nel n.'ilcl 
1i{ j;iu^rn>. i Ingiurn- nl I'npu nella feita del Garibaldi n Grosxel" \. 
l.i Yoce della Yrrili'i nel n. del \~1 j^iujjao; ove si riiirr.i rln- uni Iciiuliio.i 
di 8 anoi fini un discorso nlle p.ir >le : Morlo ;il r;ip:i! Alili;issn i proti! 
e siinili inotti ^eotili. 



III. 
COSE STRANIERE 



INGHILTEBRA f \oslra Corrispondenza). 1. Un inninentn di 

2. All'avvicinarsi delle elezioni generali. 3. I ineriti messi innan/i d.il 
Governo conservatore. 4. Le osservazioni dei lil>erali. 5. II dado 
sara gettato sulla que^tione irlandese. 6. La Convenzione oransi-t i 
nell' Ulster. *. Disegni a riguardo dell' Irlanda. 8. Gli acioperi mi 
nerarii. 9. II tabernacolo del ministm hattista Spurgeon. iO. II 
disegnn di Benson sulla disciplina erclesiastica. il. Altre magagno del 
I 1 tnglicanismo. It. I nostri cattolici. 

1. II }:riin dramnia della vila pubblica rontinua a svoljjersi in Ingliil- 
terra colle solile vicissitudini, Don prcsentando obe di Indto in Iralto 
qualche novita ne' (H-riodi della sua iniilliforini; ;ainno. l/ombra nrr.i del- 
1' inRuenxa ^ravila aurora sill parse, e. in<i.'ine alia iimrte del prin 
Kdoardo e ad allre perdile della lami^lia roale, rende pill langilida c 

sla la vita sonale. llall' altro ranli). I' approssiniar>i d.-lle ele/i 
rali produce un ellelto cousiinile sulla vila |ulilic.i, dan-be l.i nccessila 
di prepar.ir>i ;dle future lolte dislrae 1' allenzione e STPIII.I il vi^ore ri 
vbieslo d.il disimpegno dollu gi(rnaliere innunbeii/e. 

2. (juanlo aM'osilo probabile delle !/(. ni general!, i pronosliri sono 
prescDtenieule favorevoli al parlito gladstooiano; il quale, < ompresa la 



1 22 CRONACA 

DUO dispregevole frazione dci radical!, si linn 1 vrlo ilcll.i vilturia, addu- 
cendone in pruovu i costanti od uniform! risnltali delle eleziooi siip|>lHi\.' 
IMT il corso dclla legislalura, nonche il grande trinnl'o dei liberal!, o, 
come oru dices!, dei progressist!, nel County Council di Loodra. ft ben 
vero che il progress*), cui accenna la nuova denominazione dei lih.T.ili di 
Londra, si riferisce direllamente a materie connesse colic coudizioni so- 
cial! e colla prosperita delta melropoli; ma indi si estende a piu vaste e 
profonde question!, streltamenle coDgiuntc cogli interessi general!. 

Cio appariscc pralicamcnte nel caso dei grand! proprietarii di fbndi 
della capitale, quali sono il Duca di Westminster, il Duca di Bedford, il 
conte Cadogan ed altri. Quest! nobili signori possoggono ampin zone del 
suolo sul quale e fabbricata Londra, e percepiscono pingui rendite dal 
fitto delle aree su cui sorgono le case, esscndo bene spesso convcnulo 
che gli cdifi/.ii stessi, dopo un certo numero d 1 auni, divengano loro 
assolula propriela. Le odierne lagnanze sono: che tali censiti, col vi- 
gente sislema tributario, sostengono oner! molto piu lievi che i pos- 
sessor! di case ad ess! subordinali; onde vuolsi almcno pareggiare il 
loro t Ml l,i i m MI l<>. aggravando la mano sui proprietarii dei fondi. 

In tal guisa si e apcrlo un nuovo periodo della questione territorial, 
rendendosi cospicuo un esempio dei privilcgi goduti dagli altri censiti in 
generale; la qual questione, sotto una od altra forma, peser5 certamcnte 
nella bilancia eletlorale, specie dei distretti agricoli, quando sonera 1'ora 
delle battaglie. 

E inutile dire che tutli i partili contendenli torlurano e dislillano ogni 
parola, per dimostrare di essere i veri amici dell'agricoltore, se non del- 
T agricoltura. Trattasi di cosa importantissima, poiche la desolazione 
dei dislretli rurali va crescendo di giorno in giorno. Le seduzioni delle 
cilta, colle promesse di piii laute mercedi e di vita piu libera, altr.-ti,-- 
gono ogni anno la piii giovane parte della popolazione, a segno tale che 
cominciano a scarseggiare sensibilmente le braccia pei lavori campeslri. E 
cosi un nuovo pericolo sovrasta alia vita nazionale, essendosi fmora con- 
siderate le popolazioni agricole come i nervi vitali dell' Inghillerra, ogni 
qual volta il flagello della guerra la obblighi a far inostra delle proprie 
forze. 

3. Ma, ritornando all'argomento delle prossime elezioni general!, non 
pu6'negarsi che il Governo non abbia certi meriti da far valere, come 
pegni della sua idoneila a conservare la dirczione della cosa pubblica, 
meriti consistent! nei buoni success! che sotlo molti rispetti ne segnalarono 
I'amininislrazione durante la lunga vita del Parlamenlo ora tanto pros- 
simo alia sua fine. La politica esterna del marchese di Ladisburx e stata 
quasi universalmente decantata come prudcnte cd abile; mentre riguardo 
alia questione finanziaria, che per John Bull ha sempre somma impor- 
tanza, il Gancelliere dello Scacchiere ha potuto annunziarc trionfalmente 



CO -KA 

v < hiuso suporpra il mil 
di lirv st.-rliii pur cnnvcnirc die il li.i dato < T.I con 

\n|i ri<ulfali alia soln/ii.ne ill varie question! interne, alljrgai 
mini l.-.-ale : sludiando i me//i di rileneiv in p.ilri.i l',i r ' 

gift tanlo proclive ;nl omij:nre. mil' a^evolar^'li I' ;injiiistn del! 
proprieta fondiarie, IP quali non soliar.to ^li remleranno l;i vita piu ,:-iala, 
-li infondennno altrosi un autore pin intenso .ill.i tern f. . -rid-ila 
il.il sun l.iv. TO. II si-n<r l!;illnnr rhicde, ;I||M slosso tempo, che si ri- 

i v:mt;ij:^i ilclla sti;i .iinininistr;i/i<no in Irl;imla; m;i <|iii tnlt.isi di 

piu ;irdu;i inipr'S;i, dcll;i quale non si ^ pcr.mco vcdui.-i I.i (in.-. Nossuno 

r.-diilil;i s|iic-;il;i d;il siiznor Ihlfour: se poi i suoi atti e im-tndi di 

rn<> s.innno coron:iti d;i prnspi-rn lin;ilo successo, i t;l cos;i di cui 

.n;i l;isci;irf il j;iiiili/.iii ;dl' Jiwcnire. 

MI (|iiest;i o su ;iltro quistioni il partito liberate ha la sua 
d.i dire. Ksso ainiiii'lt' cio chc il Governo ha vcrami-nli- I'jilln di Im 
m.i nnn rrss.i di j:riiliiro die sono mezzc misure lo sue, corte e zoppe, 
insuffinenti a r;i::::iiinj,'ere la meta. < Vi siete avveduli, dicono agli av- 
rii. dii- l,i -fiindc fiurnana democratica ingrossa, e vi sicte posti a 
nuot;ir' nlla rnrn-ntc, pcrch; non potev.itc liirrn- a menu, ma non senza 
lam-iare furtivi c cupidi sgnardi alle rive chc ofTrono un unico scampo 
d.tll.i iiii|ict:msit;i ddl;) (iiimana. (Imi quanta premura, ove s<> no ulTrisse 
la possiliilifa, vni porrcsle un st'gn.do a indiraro 1'ultimo limitc dcH'im- 
(irtn dflla rorrcnte! Non ^ cid che noi vogliamo: lo vostre IIU/.ZP misure 
dcvnri" ossere condotto al tormino di rajigiun^ori* il \<>m In^i,-,. . l.-ittimo 
lino. Se non volotc Carlo, siamo qui noi prnnli a premiere il voslro jxsto, 
e ci appelliamn al <;iiidi/iu del paesp. ai-ciucrlie dica se vuolc affidare a noi 
51 prospj.Miimen(o dell'npera. > 

Non e uopo spendcre moltp parolo suH'esf^nsione di talc pr^-ramma e 
sulla jiravita do};li intorossi chc vi sono comprcsi, rni-jlior parliln osspndn 
il rimottcrsene alia sontonza della naziono. chc 1'accclfcra n In rc>;|)iii 

Ma il j:ran pomo di discordia Ira i part it i dinanzi allc nrrn- <.ira la 
quest iono (MV llmne Rule per 1' Irlanda. post a dai lilorali in prim i li' 
con tanta insistcnza, dip la sua solu/ionc dcvo di n v - -.-pdcrc quell. i 

di qirdsiasi allra contnivcrsia. Kss;i ci>iif uiscc ,-..in una cnormc pietra 
post a at tra verso il nostro cammino politico, di ^u: _ni allro pro- 

gresso 6 im|M)ssihile, linchc essa non venjja rinmssa. Su qu.'sto puntn soln 
il parlito liherale giuuca tutte le proprie sorli nelle prossime fli-/i'ui. 

'Ni-ir Irlanda stt-ssa, j;li apparecchi alia lolt.i uccupann ^i.i lult.i 
ratten/ine iiei varii partiti. (',li unionisti proclamano di \nli-r c-'iii.-n- 
drrc sn-io per sc-^-io tutte ! pnsi/ioni ora tentile dai na/ion.ili>ti . h 
fra/iiine nran^'ista pni dcvc ossere oramai rauca e slinila dalle aooore gri<l.i 
di slid.i. die h.i mandate e manda ai quaf'-o venti. I'na solonne rinn 
di rappresi-ntanti unionist! doll' Tlstor in l'arlament. fii t-niita ncl po- 



124 CRONACA 

nieriggio cli ieri qui a Londra, per drliln>rare insieme ad all re inflm-nli 
persone di qnclla provincia sul da farsi alia convocaziooe dei comizii. Odo 
essere siflalta riunione come la conseguenza e 1'epilogo di parecdiic alliv 
die 1'hanno prcceduta a Belfast e nelle quali si manifesto forlemeote il 
bisogno di esprimere in modo chiaro, formale ed aulorevole, la dflermi- 
Dazione dei protest anti dell' Ulster, di non rassegnarsi punto ad essere 
abbandonati coi loro diritti, interessi ed averi alia merce di UD Parla- 
mento irlandese, cioe di una maggioranza romana cattolica, i cui prin- 
cipii sono ben conosduti, dicono, fmo dal 1879 almeno. Due mandatarii 
dell' Ulster proposero di celebrare una Convenzione >, composta di de- 
legati d'ogni parrocchia, o di altre circoscrizioni, nel giorno di Pentecoste 
o poco dopo, a fine di notificare al popolo inglese anzilutto la propria 
inalterable fedelta al trono, fedelta die si vuole quindi confermare rol 
bandire in tulto il mondo la propria ostilila .-il disegnu di creare un'as- 
stMnblea legislativa irlandese, come pure la propria risoluzione di non 
prendere alcuna parte ne alia sua formazione, ne ai suoi lavori, e di re- 
sislere passivamente alle sue leggi ed imposte, come prive di ogni auto- 
rita ed efficacia. 

Parra nuova e singolare questa maniera di attesture il proprio leale 
.illelln ad un trono fondato sul priiicipio costituzionale, die la volonta del 
1'arlamento britannico, composto dei rappresentanti debilamentc eletti 
d' Ingliiltcrra, Scozia ed Irlanda, costituisce le leggi del paese, quando 
queste sieno proposte con regolari voti e vengono sanzionate dal cons< i nso 
reale, e die esse esigono obbedienza da tutti i fedeli suddili di Sua 
Maesta la Megina. E chiaro che non potrebbe fondarsi una vera legisla- 
tnra irlandese, sen/a soddisfare n tutti i suesposti rcquisiti. Ma, una 
volta stabilita la legislatura irlandese, come si potrebbero conciliare la 
loalta monarchica dell' Ulster coll' accennata risoluzione ? Lo stato degli 
animi, quale risulta dalle altuali mauifestazioni, puo cosi riassumersi: 
la minorauza dell' Ulster, dopo avere per secoli dominata e liranneggiata 
la grande maggioranza del popolo irlandese, non vuole io verun caso 
lasciare la sua preda, neppure in ossequio agli arlicoli della Cosliluzione 
lirilannica, c preferira la ribellione alia sommissione, ove il I'.irlamento 
die sor-rra dalle prossime elezioni dovesse dotare 1' Irlanda dell' Home 
Rule. E questo sara il saggio dell'amore nutrilo per la Corona da quella 
congrega di i'anatici, stolli o pazzi furiosi, die hanno avuto per troppo 
tempo liccnza di spargere il veleno d' irreligiosi rancori e livori nel paese. 

Ma lo slupore die si prova nel ponsare alia semplice possibilita che 
un disegno di tal 1'atta venga alia luce del sole, cresce a liismisura, 
quando vedesi il solenne Standard svelare le proprie tencrezze per 1'oran- 
i;ismo nei seguenti gravi pcriodi con cui esordisce in un suo articolo di 
fondo : 

4 La conferenza dei rappresentanti dell' Ulster, tenuta nel pomeriggio 



CO' 

'<< // > iin i.ittu ili-I |u.il. ui'&suo sagac liberate 
sc frantriidrra il si.nilic.iiu, . pd Irascu- 

i che i pin miopi Ira i ^ladstni.,ni. ImptTx-rliA in- risultu una ct- 
rica dichiataxione al paesr. latta run .luluril.'i inaccessibile. rln i I 
dull) il'-l Nurd nun riconosceranno punto in un'Assomblea di lmbliii< 
il .liritl" di esen-itare su essi {liurisdi/ione, ne si sottui'i.-n.-r.inno alle 
uc Iej;i, r i. 

L-I resist ro/:i passiva. dirf piu nlin- I, Stamford, sara no mc/xo non 

. cilir:n-i- dcir.-ipcrl.-i rilp|linnc per |M.rr' 1'Assi nildf.-i .li Duldino nel- 

r,dtt'rn.iti\ i " ill ;iiTrtt;in' l;i propri.i s< unliltii | di rir^rrcr*- :dl;i forza. 

In i|iirs( 'ultimo eaS4^, si avvororelilir il d'ttn lcu noto di nn persooag- 

j;io politico rlic iispiro UQ tempo ;d titolo di Homo di Slato, rio<> di lord 

lolpli ('.liiirchil : I'l'lstcr inipiijintT.'iilx- !. ;irmi. c I'l lsl-r .ivroblie ra- 

tia dubbio poriculitso il linudire niia simile ;irm.i .-let Ionic. 

fhc pun colpiro in un.i dire/ion.' mi il purlit'* uui-xii^.i uon li;i pcii 

iido cioo ponsaro all'eletlorc ioglese clio un partito, il i|ii:d(> si appi- 
^lia ad una tattir.i tanto avvcntata Oil iuroslitii/ionale, non e una 

j^iiire cou fuluria. 

.N.ituralmcnle tulte <|in i stc sni.ir:ii.issatc n^-n souo die r.i/xi 
linci.ili all' aria per ubbagliare lu -..-lit. ; .-i.ailn- anclie ^\i 
consiTvano luttora bastaute senno, per non osare di provocare alle armi 
rimpt-ro hritannico, k-n consapcvoli mme ima sul.i i,.n/./at.i di Sua 
-la b.isti ad annicbilirli. Kssi non vo-liono. pen'*, elie 1'a^itazioni* ri- 
man^a allatto innocua, ed una delle projmste che pn-senteranno alia < Con- 
\i-n/ioui' sara di spedin- una sclu'era di cento ministri non conlbrmisti 
io Injrhiltcrra, per risolle\.irvi il \ecrhio -rid<- di : .V- />o/)r// .' M.i i cat- 
tolici inglcsi s.ipr.mno sostcncre 1'urto di i|tiesta nuova iuvasione, e la loro 
ni^liore anna difensiva consistcra nel ridt-r* 1 NpofttannU in barlw a^li 
energumeni. 

T. !////.</( l-Iilurniion Dill nou passera la <.,IIIHT.I dci r.iuuni son/a de- 

starvi attriti e vivaei opposi/iuni. I \.-MIIVJ irl.mdesi. puro arcottando le 

'si/ioni did /./// ri^u.irdanli il lato penmiari'*. u<* hanno vixorosiimenle 

oppu-nato i critcrii edurativi. pi-rrli/- non po^i.mo snpra il solido fon- 

damenti) della pcrlelta liberta ed ej:ua-li.in/a relativarnente all' i<t rn/ioue 

ri'li^iosa d.i imparlirsi m-Il^ scuol.'. Si>!|o ijuestu rispi'tto il Ml S.H rifica, 

non soltanto le sm-le r;i(tolicbe, ma pure le protestanli in rui si da un 

dofinito insegnamento reli-i.so: lr s.iirilifa, dico, .id uu.i minor.m/.i li 

'in fr.iMimassoni e.i indi!V.T.-uii>ti cb .igiaao ad avvocati di ci<* 

-lie cliiam.mo istru/.ionc l.iic.i. 

11 Loi-ul (iin't-rniitfiit Hill solle\-r.i teuipesla sul suo passaggio, pcrrhe 
i liberali cunip.il ti ed i n.i/inn.disti irl;m l i si -li conlrasteranno palmo a 
(lalmn, pollice a pollice il lerreno, |)er I ch'esso porrebbc I' Ir- 

l.mda in condizione diversa dal resto dell'impero. 1 principal! punli oppu- 



126 CRONACA 

gnati sono: l;i conscrvazione del sistcm.-i ildla ('.runic C.inri.i, dn- din-si 
dominata da influenzc massoniche; \\ potcrc arbifrari", di cui vnrrdilii'si 
munire il Governo di sopprimerc ogni Count;/ Council che Don tro\ 
grazia agli occhi delle autori(;i al Caslello di Dublino. 

8. Abbiamo avuto, nci varii distrctti carboniferi, una serie di scio- 
peri, provenuti dagli operai, tulti inlcnl i a guadagnarc una prevalenza die 
metta nelle loro mani le sorti del mcrcato dei carboni. Tali conati non 
incontrarono il favore dell'opinione pubblica, specialmenle fra gli operai 
dei grand! opificii, costretti a sospendere i lavori per mancanza dell'ali- 
inento somininistrato loro dalle miniere. Imperocche gli scioperi comin- 
ciarono nel bel mezzo della cruda stagione ed ebbero per conseguenza, dap- 
prima, il rialzo dei prezzi del carbons, c poscia grandi angustie e sofle- 
renzc nelle piu umili class! della sociela. Lo sciopero si prolunga tuttora 
nel Durham, nostro principale distretto carbonifero; ma si hanno grandi 
speranze di vederlo in breve cessato. 

9. Nel campo religiose non esistono in questo istante cause special! 
di sobbillamenti. La morte del Cardinale Manning 6 stata seguita a breve 
intervallo da quella del signor Spurgeon, ministro battista, che fu alia 
sua guisa un personaggio di rilievo per circa mezzo secolo, debilore della 
fama ai suoi special! talent! di predicatore. Non poteva vantarsi di sin- 
golare robustezza d'ingegno, vastita di erudizione c coltura ; molto meno, 
6 inutile dirlo, di dottrina teologica. Ma, assistito dai natural! vantaggi di 
una voce insinuante, di uno stile scorrevole e popolare, egli pot6 attrarre 
e tenere intorno a se una congregazione che contavasi a migliaia in un 
ampio edifizio chiamato il suo tabernacolo >, costruito sulla riva del 
Tamigi nel Surrey. Le generose offcrte dei suoi ammiratori lo posero in 
grado di fondare un Collegio, varii Orfanotrofi ed altri Islituti annessi al 
tabernacolo >, nonche di procacciare a s6 medesimo una considerevole 
agiatezza, in particolar modo colla pubblicazione dei suoi sermon! che ve- 
nivano da molt! avidamente letti. Ed invero egli ha lasciato dietro a s6 
una proprieta personale di 11,000 lire sterline, prescindendo dalle sostanze 
da altra parte spettantigli. 

Appunto sulla tomba del signor Spurgeon, uno dei vescovi di Sua 
Maesta, il prelate di Rochester, pronunzio la solenne bcnedizione, per 
manifestare 1'aspirazione a quel non so che, designate col nome di com- 
prehension, o facolta di abbracciare le cose piu ripugnanti, nspirazione che 
tormenta oggidi molt! petti anglicani. 

10. Secondo il consuelo, 1'anglicanismo e in anuustiis; Id parte piu colta 
dei ritualisti si e sentita molto a disagio nell'udire come il dott. Benson, 
arcivescovo di Canterbury, abbia presentato alia Camera dei Lords il piu 
volte menzionato bill circa una migliore procedura di fronte ad ecclesia- 
stic! delinquent!, vale a dire il Church Discipline Bill. Nel recente meelimj 



CONTKMHORANBA 

(o/i. il pri.len(e. sir Walter I'hillimur.-. ood 
imilaln I' .issi mblea ad opporre al deltn full It 
ri>"lnl,i M| iilliv.i r 

li.i f.itt" il passo COD troppa sconsideralczza , 

pii.i/imie. cil o caduto ncl cumune crrorc dell' episcopate di quest o secoto, 
niln sempre di aggiustare le cose senza curarsi troppu lei priudpii 
I .iiieiiendo quiodi i proprii lini a danno dei prindpii slessi, che pure 
dovrebbero I'sscre teiiuli in lanto maggior pregio... II Consiglio dcplora 
die, .nl onla di tultc le riinoslranzc fattegli, 1'ardvesrovo persista io un 
nttn die lurbrra mollr ntsricnzc ncl clcro e nel laicato... Appunto porch^ 
il M/ pt'j.^i.1 ^npra un principio cosi falso, pro^o rasscinhlea di prutcslare 
con f'T/.i contro la su.i prcscntazione. > 

Sarebbe suporfluo dilungarsi nrll' aualisi dell' ibrido disegno, il quale 
indica (anlo chiarainentf n.nir il <<>rvile opportunisrno, innato nei prd.it i 
ddla comunione an-licana, vi abbia messo eosi profondc radii i, die riesce 
iinpossibilc estirparlo. Ftaslcr'i conosccre il caraltere di un paio fra i suoi 
>ri arliY'ili per fonnarsi un concetto di tutto il resto. L'uno propon-- 
die la condanna di un ecclesiastico in un tribunals laico, per catliva 
ronddtla, porti di conscguenza la pcrdita dei mezzi di sussiston/a ; Taltro 
vorrebbc con atlo del Parlaincnto conferire ad un Comitato dix-iplii. 
rnmposto promiscuanientc' di ecclesiaslici e di laici, la podesta di .s 
tuirsi in sostanza a tutti i tribunal! ecclesiastic! anglicani. Ouindi unu 
degli orator! del meeting deplorando le conseguenzo di- deriven-bbero dal 
progetto ove divcnisse lojr-c, doinando se fosse possibile essere librrati da 
simili calauiita: 

.Molti, prosegui 1'oratore, sooo d'opinione die tale liberta non potn 
ottenersi se non mediante il provvediiuento radicals del disestahlixhrncni; 
o puo darsi dio abbiano ragionc. Parlai appunlo di quest! giorni con un 
dignitario ddla llhiosa, ineinbro della Cimvocdtion, il quale mi disse di 
nuto con grandc lentezza e ripugnan/a alia conclusions, di- 
Tunico mezzo di motterc fine a! nostri liligi sar.^ una vasta od incsora- 
bilc l<7-c di fi : establishment e disenQowmcnt . 

Nessuna mrraviglia quiudi s- andic il llhurch Times, emanazi-inr 
molto baslarda dei ritualist!, dice essere Tarcivj-scovo di Canterbury s>I.. 
rosponsaliilo dd bill, quant unquc il signor Balfour lo abbia didiiarat.. 
opera dd Cioverno; die se il prdato dovesse ri use ire nd coiiipiiui'iilo !<! 
suoi erronei dise-oi, s;ird>bc tempo di pensare seriaincnlc se noo om- 
venga pn-nderc qualche cspe.lienle per riu-udii-an- il caratlere spirilu.ili- 
dclla liliiea., di Cri-.li', ponendo uu cunline U-n definito fr.i I'autorila dvile 
e 1' 'ira. , 

II. I'll allro sintomo d.-lla diradeliza lell' ali-li' si 6 fCSO 

.-n-ihile in ijuosti ullimi tempi. I'n dignilario ddla Cliiesa stabi- 



128 CRONACA CONTEMPORANEA 

lita, 1'arcidiacono Sinclair, si fatto avvocato ardente della coop'irazioae- 
eon tutte le chiesuolc non conformists, malgrado le tcnerczzc < lie mo- 
strano per moltoplici e multiformi eresie; egli pone la Clms:) invisihih- a 
base e sostegno del suo edifizio. Naturalmente, il partiln della ///'//< TA 
e indegnalissimo per siflatta dichiarazione, nuova prova del processo di 
dissoluzione die si compie neW Establishment. 

Or non ha molto, il titolare di Worcester, dott. Perowne, dichiarava 
1'ordinazione episcopale non essenziale al ministcro cristiano ; e inoltrc, 
ricbiesto di varie dispense dal digiuno dispense di cui, per fare qual- 
che novita, sono stati larghi uno o due prclati anglicani, ncll' ultima qu.i- 
resiina il dott. Perowne risposc, con indicibile stupore c scandalo del 
partito della High Church, di non sapere che esiste una legge del digiuno 
nella Cbicsa d' Inghilterra. 

12. II giorno di S. Giuseppe si festeggio il Giubileo della .Ucssa d'oro 
del dott. Eyre, Arcivescovo di Glasgow, con belle solennita, tra cui \ i 
menzionata specialrnente 1'inaugurazione del nuovo Seminario, 6he il Pre- 
lato ha generosamente fondato a proprie spcse per la Diocesi. 

II buon conte di Denbigh e andato a ricevere il premio delle sue virlii r 
lasciando care memorie del suo amore verso la Chiesa, nel cui grembo 
era stato accolto quaranta anni or sono; e della sua pronta schiettezza 
nel rispondere in ogni occasione alia voce del dovere. 

La Newman House viene felicemente ionanzi, ed ora si fa propaganda- 
per innalzare un monumento al Gardinale Manning, non dissimile dalia 
Newman Home, nell' East- end di Londra. Cosi si proseguono ! battaglie 
della verita in mezzo a tutto il turbine del secolo XIX, gia vicino al suo 
termine. , 



LEONE XIII E I FUAXCESI 



I. 



Dovunque 1'agitazione do' partiti politic! commuove pro- 
fondamente gli animi, come accade ora in Francia, mah- 
gevol cosa e che tutti rendano tosto alia verita quella piena 
giustizia, che e pure di suo diritto. 

Non ha quindi recato grande meraviglia il vedere che 1'Eu- 
ciclica diretta dal Santo Padre nello scorso febbraio agli Ar- 
civescovi e Vescovi, al Clero e a tutti i Cattolici di Frai 
sia fatta bersaglio agli assalti di alcuni uomini appassion.it i, 
i quali nella loro vita pubblica sembrano preferire la politica 
che scinde, alia religione che unisce. 

La ragione di tale opposizione, come evidentemente rile- 
vasi da quanto e stato scritto e detto da questi censori, non 
e difficile a trovarsi. Essi hanno trascurato di meditare con 
serieta la natura e la forza degli ammaestramenti che il Papa, 
colla sua sovrana autorita, ha loro dati, e quindi non hanno 
colto il vero senso delle parole pontificie, le quali erano per- 
altro, secondo il detto dello stesso Pontefice *, cosi semplk-i 
e cosi chiare, che non parea potessero dar luogo a false inter- 
prctazioni. 

Chiunque infatti le consideri, riconoscera facilmente in esse, 
non solo il Capo della Chiesa, che, a modo dell'aquila, spazia 
nelle eccelse regioni della voritfi religiosa, ma anche 1' uomo 
di Stato che con occhio amorevole, acuto e sicuro si fa ad 
esaminare partitamente quel viluppo, che sono le cose di 

> Lellera a'Cardinali Frances!, 3 maggio 1892. 
Seri t X V, vol. Ill, fate. 1010. 9 3 '* 1999. 



130 LEONK XIII 

Francia. Eil in ogni ripostiglio, gitta uno sprazzo di luce che 
la sparire le difflcolta, scioglie i nodi, disperde i suflsmi, dis- 
arma i pretesti, traduce al tribunale della fede, della ragione, 
della storia e della sana politica ciascun partito. E, ove questo 
non si arrenda, serratolo da ogni parte, non gli offre altro 
scampo che di chiarirsi e confessarsi irragionevole, nemico 
della propria patria e sopra tutto ribelle alia suprema auto- 
rit;\ della Chiesa. 

II. 

Su questo punto non v'6 dubbio. E dottrina certissima, che 
tutti i cattolici sono strettamente tenuti a prestare a' giudizii 
e decreti della Santa Sede una obbedienza perfetta ed assoluta. 
II lettore trovera la prova di questa obbligazione in un altro 
nostro lavoro pubblicato quest'anno sul Dovere Cattolico, dove ! 
dimostrammo 1) che la Chiesa ha piena autorita di inse- 
gnare, non solo i punti che toccano i dommi della fede e della 
morale, ma qualsiasi verita spettante al bene generale della 
Chiesa, ai suoi diritti e alia sua disciplina; 2) che a tale 
insegnamento non puo venir negate assenso ed obbedienza, 
senza fallire alia coscienza e senza venir meno alia profes- 
sione di cattolicismo ; 3) che il cattolico, il quale limita T as- 
senso e T obbedienza propria a' soli dettati della fede e della 
morale, si oppone gravemente al domma della somma potesta 
del Romano Ponteflce, in ordine a pascere, a reggere e go- 
vernare la Chiesa universale ; e 4) che T opinione, la quale 
cosi limita 1'assenso e 1'obbedienza dovuta ai decreti e giudizii 
della Santa Sede, e opinione esplicitamente dannata come er- 
rore proprio di quelli che una audacia orgogliosa rende inca- 
paci di quella sana dottrina, la quale ogni devoto figliuolo 
della Chiesa e obbligato di tenere nell' animo suo come certa 
ed indubitata 2 . 

Ci contenteremo qui di citare le autorevoli parole del Santo 



i'i Callolica, Serie XV, vol. I, quad, del i6 gennaio 1892, pag. 160. 
Enciclyca Pii IX, Quanta cura. 



me. * N 

iniiiai'' i limit! dell* obbedfodza (dovuta da' cattolin) niu: 
ilia a T"lre doversi ol.U-dirv alPauiori' -ori, 

ina<>im' <M Romano Ponteflce, sultnutn in ci6 che spetta al 
domma, il cui portinaco ripudio non pu6 sceverarsi dal pec- 
cato di eresia. Che anzi n,'j>j,xr hasta r.icceitare con sincere 
e lerm< -o qtielle dottrine, lo quali, awegnache non de- 

finite da un solenne giudizio della Chiesa, tuttavolta vengono 
dall'ordinario e universale raagistero dalla med<-sima proposte 
alia credenza de' fedeli come divinamente rivelate; ed hair 
a credere, secondo il decreto del Concilio Vaticano, con fede 
cattolica e divina. ^fa questo ancora dev'essere annoverato 
tr<i i <loveri de' cristiani, che si lascino regg< '-ernare 

dalla potestd e direzione de' Vescooi, e sopraltullo dell'Apo- 
stolica Sede . 

E nella recentissima Letlera al Voscovo di Grenoblo. il 
Santo Padre, con parole molto vibrate, ribadisce la medesima 
cosa. Ci dispiace il dirlo, ma purtroppo vi sono alcuni o 
meutre confessano il loro cattolicismo, si credono in diritto di 
addimostrarsi refrattarii alia direzione impressa dal Capo d- 
Chiesa, sotto pretesto che si tratta di una direzione polit; 
Or bene, davanti a coteste pretensioni en'onee Noi mante- 
niamo in tutta la loro integrita i singoli atti anteriormente 
emanati da Noi, e Noi diciamo ancora: No, cerlamente, Noi 
non cerchiamo far della politica, ma quando la politica tro- 
vasi strettamente legata agl'interessi religiosi, come al pre- 
sente accade in Francia, se qualcuno ha la missione di deter- 
minare la condotta che pu6 efflcacemente tutelare gl'ii 
religiosi, ne' quali consiste il fin supremo delle cose, questi 6 
appunto il Ponteflce Romano. 

Ora questo ammaestramento e quello che da il Sommo Pon- 
tefice nella sua Enciclica a' Francesi. Qual Vicario di Colui 
che die, per la formazione e conservazione della santa Chiesa, 
tutto il suo san^ue, Egli prowede i suoi flgliuoli di dirozione 
e conforto, e qual Maestro supremo e Moderatore delle loro 

ienze, esercita il suo diritto divino di reggere, insegna 



132 LEONK xin 

esortare, ammonire, anche di fronte a coloro che sotto scusa 
di distinzione fra la religione e la politica, pretendessero cir- 
coscriverne runiversalita. 

La tutela degli intereSsi religiosi a Lui conftdati, T impe- 
rioso dovere di pascer,e e reggere tutti i suoi flgliuoli, Tamore 
in fine per la Francia cattolica, tanto piii degna del paterno 
affetto del Ponteflce, quanto piu ella implora da Lui, con una 
confldenza piu che flliale, incoraggiamento, protezione e soc- 
corso, ecco, come 1'attesta lo stesso Ponteflce, ci6 che Lo ha 
indotto ad innalzare, di sua spontanea volonta, e con piena 
conoscenza di causa la voce, e Lo movera ad innalzarla 
serapre che Gli sembrera in acconcio, nella speranza che la 
verita abbia alia fine da farsi via anche al cuore di chi forse 
con poco buona fede le resiste . 

III. 

6 un fatto tanto doloroso quanto innegabile che la Francia, 
figlia primogenita della Chiesa, e per le sue grandi opere rae- 
ritamente onorata col titolo di nazione cristianissiina, dibat- 
tesi ora fra le angosce, contro la violenza di coloro che vor- 
rebbero scristianizzarla, e invilirla al cospetto di tutti i po- 
poli. I nostri lettori ricordano la Dichiarazione del 16 gen- 
naio 1892 de'Cardinali francesi, sulle condizioni fatte in Francia 
dalla Massoneria, che ivi spadroneggia e che il Pontefice nella 
Sua Enciclica designa come una vasta congiura, costituitasi 
in Francia per annientare il cristianesimo . 

Gli Effii Principi ricordano 1'ateisrao pratico divenuto re- 
gola d'azione per chiunque in Francia porta un titolo ufficiale, 
e legge di tutto cio che si fa in norae dello Stato. Ricordano 
la preghiera esclusa nella piu grande parte delle scuole, e il 
divieto fatto a' soldati di assistere in corpo ad alcuna ceri- 
monia religiosa. Additano il risorgere degli articoli organic! 
aggiunti al Concordato, contro i quali la Santa Sede non 
cesso mai di protestare, e la libertk de' Vescovi notevolmente 
ristretta, e la dignita del sacerdozio cattolico ferita. Deplorano 



Ua dalle loro diraore dei I; francesi, cal install 

nei loro dintti di rittadini, e le leggi flscali chc prepareranno 
in In we spa/io di tempo .'a rovina di un gran oumero di 
convent!. Dicliiarano inoltre che, particolarmente nell'insegna- 
monto sono stati presi provvedimenti contrarii alia religione 
cd alia liberta delle coscienze. Piangono bandita 1' istruzione 
religiosa, i Vescovi spossessati dei loro diritti di vigilanza 
suH'insegnamento, il diritto d'itnegnare nelle pubbliche scuole 
tolto ai raerabri delle Congregazioni religiose, le scuole libere 
oppresse ed awersate in cento guise, e innumerevoli altre se- 
vi/.ie prescritte dal Governo contro la religione. 

Povera Francia! esclama il Pontefice, Dio solo pu6 misu- 
rare 1'abisso di raali in cui precipiterebbe, se questa legisla- 
zione non che migliorarsi si ostinasse in un tal traviamento, 
che finirebbe con istrappare dalla mente e dal cuore de' fran- 
cesi la religione che li ha resi cosi grandi. 

A quesli mali si aggiunga la intricata mescolanza e la 
lahelica confusione, che esiste anche tra coloro i quali do- 
vrebbero arrestare la Francia sulla china che trascinala al- 
1'abisso. La ropubblicani moderati, repubblicani progressist!, 
imperialist!, radical!, monarchic!, conservator!, partiti d' ogni 
colore, al grido di Vica la Francia! fanno ad inseguirsi, a 
rincorrersi, a scavalcarsi gli uni gli altri. E la Francia, alia 
quale ciascuno grida: Erriru! ci perde il fiata e la vita. 

Non altrimenti come ben nota 1'egnv id Cattolica 

<n. del 24 feb.) si stava TAlighieri quando errava 

.... jx;r un; selva osrur;i 
Ch6 la dirilt;i via ora smarrila. 

Di fronte a queste tendenze, di fronte a' mali che ne de- 
mo a gran danno della Chiesa in Francia, e che vanno 
aggravandosi ogni giorno piu, chi e che non vede con quanta 
ione il Pontefice sommo, cui non e possibile contemplare 
con occhio impassibile le soflerenze de' suoi ligliuoli, abbia 
^' indicate essere un suo stretto dovere, la cui omissione Lo 
avrebbe reso colpevole innanzi a Dio e agli uomini, di al- 



134 LEONK XIII 

zare la sua voce apostolica, per esortare instantemente, non 
diremo soltanto i cattolici, ma tutti i francesi onesti e sensati. 
a respingere da se ogni gerrae di dissenso, afflne di conse- 
crare unicaraente le loro forze alia paciflcazione della loro 
patria? 

Di tanto bene iutti comprendono 1'alta importanza e tntti 
lo desiderano, ma nessuno piu ardentemente di Colui, che rap- 
presenta sulla terra il Dio della pace. 



IV. 



La pace del civile consorzio, il cui scopo non e soltanto 
quello di provvedere al benessere materiale, ma soprattutto di 
procurare a' suoi membri il beneflcio del loro perfezionamento 
morale, non pu6 aversi ne mantenersi senza la moralita, e 
quindi senza la religione che di quella fu sempre e da per 
tutto la vera e solidissima base. Essa e la sola maestra ve- 
race di virtu e tutrice del buon costume; e quella che man- 
tiene incolumi i principii donde derivano i doveri ; e messi 
avanti i piii efflcaci motivi a vivere rettamente, non pur 
vieta le ree azioni esterne, ma comanda altresi di frenare i 
movimenti dell'animo contrarii alia ragione, ancorche pura- 
mente interni. 

La morale, che non ha la religione per fondamento, ed 
e percio detta da' moderni civile o naturale, e una morale 
vana: la quale, oltre che non puo guidare 1'uomo airaltissimo 
fine destinatogli dalla eterna Bonta nella visione beatifica di 
Dio, neppure ha forza bastevole sull'animo per educarlo a 
virtu, e mantenerlo saldo nel bene, ne risponde a' veri e sen- 
titi bisogni delPuomo, che e naturalmente religioso all'istesso 
modo che e socievole. 

La moralita nell' uomo, cosi il Pontefice, pel fatto stesso 
che deve mettere d'accordo tanti diritti e tanti doveri dissi- 
mili, poiche entra come elemento in ogni atto umano, sup- 
pone necessariamente Dio, e con Dio la religione, questo 



135 

cro legame, il cui privilege b di unir. . irmentead ogni 

altro vincoio, 1* uorao a Dio . 

Posta la religione coma base della moralita necessaria alia 
pace e al benesscre della societa civile, le umane e le divine 

su.mno mirabilmente ordioate : i diritti do' cittadini ri- 
spettati come inviolabili, e posti sotto 1'egida delle leggi di- 
vine, natural! ed umane ; primeggiera tra i doveri social! 
la carita vicendevole, e quindi la liberalita, la generosita e 
il vero patriottismo ; la coscienza del cittadino Don sara mai 
ni.'ssa in opposizione con quella del cristiano, e saranno as- 
sicurati alia societa civile i beni immensi, di cui 6 feracissima 
per s6 stessa la religione, ancora nell'ordine temporale. Di che 
apparisce tutta la verita di quella sentenza : Dalla religione, 
secondo la quale si onora Dio, dipende Tandamento della so- 
cieta, e tra 1' una e 1'altra vi ha per piu capi quasi una pa- 
rentela ed intima dimestichezza ' . 

Sarebbe fuori del presente tema il produrre qui le sen- 
tenze, che i piu gravi filosofi di ogni luogo e di ogni tempo 
hanno proferite sulla necessity sociale della religione. Lo stesso 
Napoleone, entrando in Milano pochi giorni innanzi la batta- 
glia di Marengo, diceva al clero milanese : Una societa senza 
religione 6 un vascello senza bussola. Sempre agitata, scossa 
dalP urto delle passioni piu violente, prova in se stessa tulti 
i furori di una guerra intestina, che la precipita in un abisso 
di mali, e tosto o tardi produce infallibilmente la sua ro- 
vina - . 

Cii> 6 tanto piu vero ove si tratti della vera religione, la 
cattolica, che la Francia ha la fortuna di possedere. La sto- 
ria dell' Europa, e scgnatamente della Francia, dimostra che 
i progress! della sua grandezza andarono sempre di par! 
passo coi progressi della religione. 

Se 1' Europa cristiana dom6 le nazioni barbare e trassele 

Sacr. Imp. ad Cyrillum Alcsand. et Epi.icopo* metr. ' tbbe. Coll. 

Cone. Vol ///. V-di an* In- 1' Enciclica di Leone XIII ImmorUle Dei . 

t L\ rm.i/w*, f.'w inttitHtions et dt lot* dt la rrf- 

volntiun francaisc. L. IV, r. 2. 



136 LEONE XIII 

dalla ferocia alia mansuetudine, e dalla superstizione alia luce 
del vero ; se vittoriosamente respinse le invasioni dei ran- 
mani, se tenne il primato della civilta, e si porse ognora 
duce e maestra alle genti in ogni maniera di lodevole pro- 
gresso, se di vere e larghe liberty pote allietare i popoli, se 
a sollievo delle umane miserie semin6 da per tutto istituzioni 
sapienti e beneflche; non ci e dubbio, che ne va debitrice alia 
religione, in cui trovo ed ispirazione ed aiuto alia grandezza 
di tante opere ! . 

V. 

La somma necessita della religione per creare e conservare 
il vincolo sociale, e per mantenere su solide basi la pace di 
una nazione, ecco il principle inconcusso, dal quale parte 1'En- 
ciclica di Leone XIII a* francesi, vero messaggio di pace, sia 
se ne riguardi la sostanza, sia la forma. 

Da questo principio il Santo Padre deduce la seguente gra- 
vissima conseguenza sulla quale, tra uomini, che non hanno 
perduta la nozione dell'onesta, nessun dissidio e possibile. La 
suprema sollecitudine di tutti i cattolici francesi deve essere, 
di assicurare alia loro patria la conservazione della religione, 
e cio con tan to maggior affetto quanto piu fram mezzo ad 
essi il cristianesimo e fatto segno, per parte delle sette, alle 
piu implacabili ostilita. 

II dovere dei cattolici francesi e, dunque, definite con ogni 
chiarezza e precisione. Essi come cattolici e come francesi sono 
tenuti, secondo 1' insegnamento del Pontefice ad allearsi per 
mantenere nella nazione il sentimento religioso vero, e per di- 
fenderlo al bisogno, se mai una scuola atea, in dispetto alle 
proteste della natura e della storia, si sforzasse di cacciare 
Dio dalla societa, sicura con cio di annientare il senso morale 
nel fondo stesso della coscienza umana. 

E che tale e non altro sia 1' intento di quella grande con- 

1 Encyclica Immortale Dei . 



B 1 1*1 

he regge oggi i i della Francia non e d'uopo 

re ! . 

'juesto terreno ^o i francesi non possooo pcr- 

i n indolenza nell'azione, no divisione di aiiimi : la 
prima .-ovij -,.[-, -!,!> una villa indegoa del cristiano, la seconda 
sarebbe causa di un.i debolezza di>a^trosa. 

Quindi il Capo supremo della Chiesa, il Santo Padre Leo- 
ne XIII, instancabile nelT indirizzare i cattolici francesi per 
1' unica via che resti di salvare il loro paese, con ragione in- 
siste sulla necessita da parte loro di una energica e legale 
azione cattolica, la quale azione, percho -*ia filicace ed ottenga 
il suo scopo, bisogna che sia concorde: IV.s ////// I'nrtinr. Tutti 
i loro sforzi tornerebbero radicalmente sterili, I'azione degli 
uoinini dabbene sarebbe certameate paralizzata, ove alle forze 
conserv^trici del paese venisse meno T unita e la concordia. 
L' unione voluta dal Pontefice deve essere piena. Tutti 
debbono con armonia d' intelligenza, e concordia di volonta, 
>'i'ihiis t usare quei mezzi i quali sono riconosciuti piu 
acconci ad assicurare lo scopo flnale, ciofe la conservazione della 
religione, e per la religione la salvezza della Francia, e la 
sua felicita. 

VI. 

Qualunque sia Tar^omento che prende a svolgere, neirin- 

torosso l"lla Chifxi e della society il Santo Padre Leone XIII 

pre IMrradia della luce che gli e propria. Kzli, iiu.il pia- 

neta che mena dritto altrui per ogni calle , non permet- 

< mai che alcuno s' illuda intorno al suo insegnamento, o 

(*c\ traviare dalle false apparenze di una prudonza mon- 

<lma; e perci6 esplicitamente dichiara che uno dei mezzi ac- 

conci ad usarsi la tulti i cattolici francesi, consiste preci- 

M'awttaro s-Miza secondi flni, e con quella lealta 

che adilic";i ad un cristiano, il Potere civile nella forma in 

cui di fatto esiste tra essi. 

!i quant., fu s, ritto su questo piintn nf' due precelenti qua! 
del 18 giugno, e del 2 luglio del correnle anno. 



138 MB xiii 

II Santo Padre dice: Non pift partiti tra voi accettate 

la Repubblica esistente tra voi, rispettatela, siatele sogg- 
come rappresentante il Potere venuto da Dio. 

Con ci6 il Ponteftce, come fu gia notato, non fa della 
politica; ma autorevolmente e legittimamente giudica, quale 
condotta politica possa nuocere o possa giovare agli interessi 
religiosi di un popolo e all' ordine sociale di una nazione. 
Quindi il Papa da regole da praticarsi nel campo politico per 
uno scopo non gi politico, repubblicano o monarchico, ma 
sibbene per uno scopo religioso, morale e sociale. 

Col domandare che i cattolici francesi accettino la Repub- 
blica, Leone XIII non altro domanda se non quello che il cri- 
teria supremo del bene comune e della tranquillita pubblica 
impone a tutti : Salus publica, supremo, lex. In virtu di que- 
sto criterio venne accettato in Francia il primo Impero al dimane 
di una spaventevole e sanguinosa anarchia; e all'istessa guisa 
gli altri Poteri, vuoi monarchic!, vuoi repubblicani, che si suc- 
cedettero flno a' nostri giorni. Questo e non altro fu il cri- 
terio applicato da Pio VI, quando col Breve del 5 luglio 1 2 
ingiungeva a tutti i cattolici della Francia, ossequenti alia 
Santa Sede, di sottomettersi al governo del Direttorio. 

Che che sia delle varie trasformazioni straordinarie nella 
vita dei popoli, le cui leggi spetta a Dio regolare e all'uomo 
uiilizzarne le conseguenze, 1'onore, come sapientemente in- 
segna il Pontefice, e la coscienza in ogni stato di cose do- 
mandano una subordinazione sincera a' Governi costituiti: e 
convien prestarla in nome di quel diritto supremo indiscuti- 
bile, che si chiama ragione del ben sociale. E che sarebbe in- 
fatti dell'onore e della coscienza, se fosse lecito al cittadino di 
sacriflcare ahe sue mire personali e a' suoi amori di partito 
i benefizii della pubblica tranquillitk? 

Se poi il Governo di fatto risponde al fine, cui Dio ha or- 
dinato il Potere sociale, allora non solo si pu6, ma si deve 
eziandio prestargli aiuto e sostegno, secondo le varie funzioni 
sociali. Un tale sostegno pero non si d& dai sudditi diretta- 



B I 

ite a I dovoroo di fatto, collo scopo di renderlo stabile, ma 
:i online alia conservazione e felicita sociale. 

VII. 

I/intento del Pontellce nel dare un tale indirizzo a* catto- 
lici francesi non fu, n& altro 6 tuttora che la tutela degli 
int.-r.'vsi religiosi a Lui confldati. Nel dornandare perci6 Tac- 
oettazione della Kepubblica, Egli non ha domandato Paccet- 
taxione della legislac.in)if repuhhlicana in quei punti nei quali 
la Repubblica inimemore della sua missione, si e messa in 
contrast con la legge di Dio e della Chiesa. Egli espressa- 
mente insegna che bisogna tener conto accuratamente della 
distinzione notevolissima che vi ha tra Poteri coslituiti e te- 
gi*ln:.i't)i,'. La legislazione differisce a tal segno dai Poteri 
politici e dalla loro forma, che sotto il regime la cui forma e 
pin eccellente, la legislazione pu6 essere detestabile, mentre, 
all'opposto, sotto il regime di piu imperfetta forma pu6 in- 
contrarsi una eccellente legislazione. 

Questa distinzione ha la sua ragione manifesta; la legNn- 
zione 6 Topera degli uomiiii investiti del Potere, e che, di fatto, 
governano la nazione. Donde risulta che, in pratica, la qna- 
lita delle leggi dipende piu dalla qualita degli uomini che dalla 
forma, del Potere. Queste leggi saranno dunque buone o cat- 
tivo, secondo che i legislator! avranno la mente imbevuta di 
buoni o di cattivi principii, e si lasceranno dirigere o dalla 
prudcn/a politica o dalla passione. 

II Journal des Debate, commentando i principal! insegna- 
menti contenuti nel documento papale, ben nota che 1'Enciclica 
insiste fortemente su questo punto, e bisogna convenire che 
la insistenza non 6 superflua. Infatti, tale distinzione fu troppo 
spesso dimenticata, e lo 6 tuttora da entrambe le parti. Lo 6 
da quei ropuhblicani, i quali pretendono che certe leggi deb- 
l>;nio considerarsi come parte integrante delle islituzioni re- 
publlicane, in guisa che niuno possa essere repubblicano senza 
sottoscrivere al loro programma, ed inchinarvisi; e che il do- 



140 LEONI: xin 

mandare 1'abrogazione o la modificazione di questa o di qtiolla 
legge speciale, costituisca un atto altamente sedizioso. Lo fe- 
parimente dai monarchici e dagli avversarii intransigenti della 
Repubblica, pei quali tutte le lagnanze, che possano o credano 
poter fare contro qualche atto del Governo, contro qualsiasi 
provvedimento legislative, contro la politica di questo o di 
quel ministero, costituiscono altrettante ragioni definitive per 
rovesciare la Costituzione; ne conoscono altro mezzo che una 
rivoluzione, per ottenere le riforme credute necessarie. L'En- 
ciclica del Papa dissipa tali confusioni. 

Che anzi, lungi dal voler che si accetti colla Repubblica 
la presente sua legislazione, Leone XIII, in virtu di quel suo- 
nobilissimo e santissimo intento, vuole che i cattolici francesi 
accettino la Repubblica, a fine di porsi senza riserve sul campo- 
deH'opposizione costituzionale; e cosi spiegare in essa la propria 
benefica attivita, giovandosi della propria influenza per con- 
durre la Repubblica a cambiare in bene le leggi inique e in- 
sipienti, e provvedere legalmente al benessere della religione. 

Le autorevoli parole del Soramo Pontefice nella sua ammi- 
rabile Enciclica Immortale Dei confermano chiararaente questa 
importantissimo punto. I cattolici hanno buona ragione di 
prender parte alia vita politica: avvegnache non lo fanno, 
ne far lo devono per sanzionare cio che v'ha di riprovevole 
ne' vigenti sistemi, ma bens\ pei* far sert'ire questi sistemi 
medesimi, quanta e possibile, al genuino e verace bene pub- 
blico, e collo scopo di far circolare in tulle le vene del corpo 
sociale come succo e sangue vivificalore lo spirito e il bene- 
fico influsso della Chiesa l . 

1 Non sara qui funr di proposito di richiamarc 1'attenzione de'lettoria 
quello che a s fa tare la stolida arcusa di contraddizione nel suo contogno ri- 
spetlo alia Francia e rispetto all' Italia dice lo stesso Somnio Pontefice nella 
sua Enciclica : Si e preteso che insegnando queste dottrine noi tenessimo 
verso la Francia Intt' altra condotla da quella che noi soguiaino a ripuanlo 
dell' Italia ; cotalche Noi ci troveremmo in contraddizione con Noi st 
Punto nulla di cio. II Noslro intento nel dire ai cattolici francesi die accet- 
tino il governo costituito, non fu, ne altro e tuttora, che la ^ilva.uuardia- 
degl' interessi religiosi a Noi conHdati. Or sono precisamente quest' interessi 



KSl ] ( 1 

II modcrno esempio de' cattolici di Germania dovrebbe ser- 

li sprone a'cattolic-i Confonnainl.^i appunt< 

dettami del senso cri>tiaiio e airindirizzamento del supremo 
Maestro della f-lo e drlla morale, i cattolici tedeschi son 
iziimti ad innalzare quel rauro di bronzo, di fronte al quale il 
KultuiKampf del Principe di Bismark ha dovuto abbassare la 
spada. 

VIII. 

Anche tra i difensori della Enciclica non mancarono al- 
cuni, i quaii, mossi da indiscrete zelo per le istituzioni re- 
pubblicane, pretesero che il Ponteflce avesse con quel docu- 
mento canonizzata la Repubblica >: quasi che questa fosse 
la sola forma legittima di Governo, o, considerate in sfc stessa, 
la pill perfetta. Niente sarebbe piu opposto alia mente di 
Leone XIII, il quale esplicitamente insegna nella citata En- 
ciclica Immortale Dei che ratitorita sovrana por sfc non 6 
legata a nessuna forma di Governo in particolare: che 6 in 
poter suo assumere or Tuna or 1'altra, purchft capaci di coo- 
perare al benessere e all'utilita pubblica Non condanna^i, 
dunque (dalla Chiesa) alcuna delle forme di Governo in uso. 
come quelle che per se stesse nulla hanno che ripugni alia 
dottrina cattolica. E, Delia presente Enciclica, aggiunge che 
quantunquo racchiudendosi nelle astrazioni, si riuscirebbe a de- 
finire qual fc la migliore di queste forme, considerate in se- 
stesse (tale nella filosofia di S. Tommaso la fomia mor, 
chica): pure si pu6 affermare in tutta verit,\ cho ciascuna 
di esse buona, purchfe sappia procedere diritta al suo i 

religif^i (jiiclli che in Italia C' impongonn ili n-c-laiiurc st-nza trcgua la |>ieo 
lil.crl.i ri.-hi.-t.i d.il N -Im -iiLliiiH- inirii^loro <li Ca|>'> \i>il'il' li-lla ChicM 
Cattolira. |)r.-|.o~i.. al jfn\cnu> dcllf iininif : lili-ri.i i-h- non eite punio la 
dove il Yir.irio li to non e in sua casa, vero Sovran*. Lodipttdtntt 

da ogni umana soM.itiii.i ('.he inferire di qui se non the la que*t 
Ci riguanla in Itali.i, o anch' essa oniinfiit.Miii-iiti' roligiosa, in quai 
nessa col prini-ipi*. f..n.la.n.-..t..lc .1,-lk. lil..>r(;. ,Iella Chies 

nilutla a riguan'lo delle diverse Nazimii non ces- 

,li f. . uitiii al im-dr>iim. -. !: la religii.ni-, e per la religion* 

la salvezza della sodela e la felicita <l-i p>poli. 



LEONE XIII E I FRAN* 

cioe al bene comune, pel quale e costituita Pautorita sociale. 
Nota inoltre il Ponteflce che soMo un rispetlo relative, tale 
o tal altra forma di Governo pu6 essere preferibile, come 
quella che meglio si adatta al carattere ed a' costumi di tale 
o tal altra nazione. 

Cio posto, non e vietato dal Ponteflce a' cattolici francesi 
di tenere che la forma repubblicana, in se stessa, non sia la 
mig-liore, e di preferire, nell'ordine d'idee speculative, una forma 
di Governo all'altra, precisamente in virtu di cio che nessuna 
di queste forme sociali si oppone, per se, ne ai dettami della 
sana ragione ne alle massime della dottrina cristiana. 

Qualunque sia la forma dei Poteri civili in una nazione, 
non si puo considerarla come talmente deflnitiva che debba 
restare immutabile, fosse anche questa Pintenzione di coloro 
che, in origine, Phanno determinata. La sola Chiesa di Gesu 
Cristo, avendo ricevuto da lui, flno dalla sua origine, tutto n<'> 
che le occorre per compiere la sua missione divina attraverso 
il mobile oceano delle vicende umane, non ha mai bisoprno di 
trasformare la sua costituzione essenziale, e neppure ha il po- 
tere di rinunciare alle condizioni della vera liberta e della so- 
vrana indipendenza, di cui la Provvidenza Pha munita nel- 
1' interesse generale delle anime. 

In fine e cosa certa ed evidente che, come nella Enciclica 
del Santo Padre nulla si domanda che sia contrario alia co- 
scionza, cosi nulla si pretende che sia opposto ai personal! 
sentiment! di onore e di devozione ad altre cause nobili, e 
ad altre memorie gloriose e care. 

Poste le cose in questi termini, ne le idee, ne i sentimenti, 
ne Ponore, ne le affezioni patiranno offesa di sorta alcuna, 
quando ogni cattolico francese, obbediente al Papa, unisca le 
sue forze, nel modo voluto dal medesimo, a quelle de' suoi fra- 
telli. Pro Deo et pro Patria deve essere il suo motto. Salvare 
la religione in Francia, e con la religione la Francia, questa 
e la nobile causa che egli deve porre prima e sopra di oi:ni 
altro partito. 



fflllT .\lnie\\, sriKl [ \I\LF.\TTIJI 



i. 

I.'accrescersi dell' immorality e dei delitti :i inisura che si 
svolge la cosi dotta civilta moderna, e un fhtto, <1<>I <juale non 
si ricorca oramai piu una dimostrazione studiata, poiche )e 
prove ne stanno sotto gli occhi di tutti, e tutti convengono 
nel riconoscerlo. Ma quando noi sentiamo da sociologi e da 
scienziati, come il Lomhroso, attrilmirsi cotesto peggioramonto 
ad effetto della civilta stessa, e questo un lampantc esempio 
del come Tabuso di un nom' valga a eonfondere i concetti e 
i giudizii. La vera civilta, che risnlta dal perfezionam> 
degl' individui nelle loro facolta e della societa nei suoi ordi- 
namenti, come potrebbe avere per effetto naturale un atim^nto 
di depravazione ? Se si confessa che la civilta nwdrrna n. 
a un tal termine, e segno adunque che, ritenuto il nome a 
tutti caro e rispettabile di civilta, si sono mescolati al con- 
cetto di essa elementi estranei a lei ed opposti. K tali sono 
di certo I 1 irreligione, il fomento dato alle passioni, il ; 
vertimento delle idee morali. Comprendete cotesti elfn: 
sotto il nome della civilta, e si intendera senza piu c-omo al 
suo diffbndersi si commisuri raumento del mal cost inn- !! 
delitti, mentro il volgo anche ben vestito e colto, si la 
viluppare dall'equivoco, ne osa condannare un guasto <-ho egli 
non sa chiamare con altro termine che di civilth, e come 
mici della civilta riguarda coloro, che non ad essa ma alia 
sua contraffazione si oppongono. 

Fin dove \ ndare 1' impndenza nell' abuso di 

nome, e fin dove la melensaggine di quegli che vi restan p: 
si vide, n^lla tirannesca persecuzione mossa dal Bismark 
Chiesa Cattolica in Pru -o il nome di Kulturktimpf. che 

vuol dire lotta per la cirilta, <> della civiltd: nel quale 



144 CIVILTA MODERNA, 

sfogo bestiale di odio contro i cattolici, a tacere di 
di religiosi e religiose arbitrariamente cacciati in esiglio, e di 
presso a 3000 sacerdoti condannati al carcere, si voile togliere 
ai fedeli anche moribondi il conforto ultimo dell' assistenza 
religiosa. E per questo esercizio di tirannia, d' intolloranza, 
di crudelta, di brutalita contro inermi innocenti pot6 segni- 
tare per anni a chiamarsi lotta, e lotto, di civilta cosi bene, 
che al volersene ripetere gli esempii in Isvizzera, in Francia, 
in Ungheria, non si designa mai con altro nome. 

Ma per non deviare dal proposito, Taumento odierno del- 
T immoralita si spieghera tosto, se accanto ai progressi ma- 
teriali e a parecchi miglioraraenti nell'ordine civile, vere ap- 
partenenze della civilta, si ponga mente airattivissimo lavorio 
di corruzione della mente e del cuore, nel quale si adoperano 
e scuole, e scienziati, e giornalisti, e non di rado le stesse 
leggi; sempre a nome della civilta, ma con tanta relazione 
ad essa, quanta ne possono avere le virtu cittadine col vizio 
e il buon governo colla tirannide o coll' anarchia. N6 cotesta 
opera di corruzione si restringe ad offerire un pascolo alle pifi 
basse passioni e ad attizzare le piu violente, ma per un per- 
vertimento di cui non v'ha esempio nella storia dei traviamenti 
umani, tende a soffocare persino il rimorso e la coscienza del 
delitto, togliendo di mezzo 1'idea della reita, e conseguente- 
mente ancora quella della pena. Ella e una vera discolpa anzi 
una rivendicazione del male morale; mistero d'iniquita mo- 
struosa, di cui resterebbe sempre inesplicabile 1' origins, se 
non venissero a rivelarcela, come gia i dommi segreti dei Ma- 
nichei, cosi oggi i manuali non piu segreti della Massoneria. 
A questo principio si riduce la sola azione repressiva conce- 
duta all'Autorita contro il delitto, negandole la preventiva: 
perocchk la liberta moderna e pel male, come predicava 
apertamente Ton. Cavallotti in pieno Parlamento; che per il 
bene ella vi fu sempre. A questo si riduce 1'alleggerimento 
del Codice penale, il quale, nell' ultima Redazione Zanardel- 
liana fu tanto da costringere tosto i tribunal! ad aggravare 
in pratica le prescrizioni della legge. A questo la premura e 



\ E MAM 

t/.ione, con che negli scritti 

e ne' congn i -i chiede un tr.ittumento non gib, soltanto 
equo e corapassionevole, nip comodo c grade vole pei delin- 
quent! canvrati. Tanta solh'dtudine non si ha a pezza per le 
viuiino d.'i loro dditti, ne pei cittadini on>sti e sfortunati, ne 
per chi difende mniro i tristi le vile e le sostanze del buoni. 

munardi dfl 1S70 non solamentc furono dopo pochi anni 
richiamati da Nouiu.-i, accolti a gran festa in Parigi e pen- 
sionati, benche non fossero altro che volgari facinorosi, ma 
nello stesso primo viaggio che li porto al luogo della depor- 
taziono. ancora lordi del sangue fraterno e anneriti dal fumo 
delle case da loro incendiate, avevano sulle navi miglior trat- 
tamento dei soldati che li tenevano in guardia. 

Frattanto scrittori e professori materialist!, come il Biich- 

ner e il Moleschott, negando la liberta, tolgono ogni diffe- 

izio e virtu, ogni senso di coscienza, ogni freno 

J^jp sfogo di qualsivoglia passione. Ed e maraviglia che si af- 

fannino poi a negarlo, mentre avrebbero semplicemente a ri- 

spondere, conforme ai loro principii, che ogni individuo rao- 

vendosi in ogni suo atto per legge fisica, checchfe altri si scriva, 

gli uomini faranno quello che saranno portati a fare dalla ne- 

ita. II che non iinpedisce che frattanto gli uomini, essendo 
di fatto libori, da tali scritti o p"rsnasi o tratti nel dubbio, 
non si gittino piu liberamente al mal lan-. La negazione o il 
dubbio circa la liberta div^ntato oramai un luogo comune 
nei tribunal!, ad uso degli avvocati d-^li si.'>>i giudici: e, 
autenticato cosi nei cn>i criminali, ogpuno vede come possa 
facilin?ntf derivar.Ni a giustificare o^ r ni atto inonesto, pol quale 
sara tanto piu valovol> iuella scusa. <juauto piu violenta e la 
.<>ne, e piu forte il rimprovero delia coscien/a. 

Potrebbe parere ad alcuno, e non senza ragione, che se 

-to cumulo di traviain-'iHi si ha da reggere sulle teoriche 
mat . d i ill i linen te esso potra n& diffondersi a molti, ne 

radicar.- i nolle menti; giacche, volere o non volere, il raate- 
rialismo colla brutalita delle sue negazioni e delle sue conse- 
guenze ha ognora del ripugnantc ;>er chiunque conserva il 

XV, vol. Ill, fate, 1010. 10 J /*/ 189*. 



146 CIVILTA MODKKNA, 

sentimento della moralit^ e la coscienza della dignita umana. 
Quindi la diffusione di quelle teoriche e da ascriversi piuttosto 
per una parte alia falsa educazione filosoftca, e per Taltra, e 
precipuamente, alia creazione di una scuola, nata, si pu6 dire, 
in Italia, e capitanata da Cesare Lombroso, che col lavoro di 
molti anni e con iscritti di lunga lena, le procaccio seguaci e 
rinomanza ancora di la dai monti, facendo sorgere, sebbene 
non dappertutto con esito a se favorevole, la cosi delta An- 
tropologia criminate. 

II. 

Le conclusion! a cui arriva il Lombroso, come a frutto di 
infinite ricerche e osservazioni e confront}, sono simili di fatto 
alle or ora citate. Egli scrive : II delitto, insomma, ap- 
pare cosi dalla statistica come dalPesame antropologico, un 
fenomeno naturale, un fenomeno, direbbero alcuni filosofl, 
necessario, come la nascita, la morte, i concepimenti '. E sog- 
giunge, per quiete dei pusilli : Questa idea della necessita 
del delitto, per quanto ardita possa sembrare, non e poi punto 
un' idea cosi nuova, ne cosi poco ortodossa, come a molti puo ap- 
parire sulle prime. Casaubono, molti secoli fa, 1'aveva propagata 
quando scriveva: L'uomo non pecca, ma e dominato in varii 
gradi. L'assicurazione del Casaubono non avrk probabilmente 
gran valore per acquetare nel suo peccato chi sente pur troppo 
di peccare. Percio il Lombroso le mette a fianco quella di un 
Santo, niente meno che di S. Bernardo che dettava: Chi e di 
noi, per quanto esperto, che possa distinguere nei suoi impulsi 
P influenza del morsus serpentis da quella del morbus men- 
tis? Dove per verita non e chiaro come si contenga la mas- 
sima che T uomo, checche si faccia, non pecca, poiche agisce 
necessariamente. E oscuro dev'esser parso anche al Lombroso, 
che aggiunge appresso: <c Piu ancora chiaramente la mani- 
festo S. Agostino, quando scriveva che nemmeno gli Angeli 
potrebbero fare che uno che vuole il male voglia il bene. 

1 L' uomo delinquente 1878 p. 380. 



8CIENZA E MUI ATTORI 147 

Con che rest.-i .limostrata p-i .-rodonti Tortodossia dell'assioma 
che il 'Iclitto (e perche non ogni altro peccato altresi?) f> 
fenomeno naturalo > mvosstrio. 

Probabilnifinte il ch. Professore, isr.-i.-lita com'e, non d;> 
stesso gran peso a quest'argomentazione teologica, fornit 
da Dio sa quale studioso dei Santi Padri, protestanti e cattolici. 
!/ . -it izioni per6 di giuristi che egli vi accoda, non conchiu- 
dono meglio. II May... scrive: Non si ha ancora una cono- 
scenza scientiflca della responsabilita. E Mahring...: Quello della 
irrosponsabilita e un tema che la giustizia criminate in i 
sun caso speciale pud risolvere con sicurezza. E infatti, ag- 
giunge il Lombroso, si danno uomini che patiscono un'inci- 
piente pazzia, o vi hanno cosi grandi disposizioni, che per la 
piu piccola causa possono cadervi, altri daU'ereditk sono spinti 
alia bizzarria e agli eccessi immorali. 

Seguono altre citazioni che si riferiscono, come le prece- 
denti, alia difflcolt^i che v'e in molti casi e, se si vuolo, in tutti, 
di accertare assolutamente il libero arbitrio posseduto dal de- 
limjuente nclTatto che commise il delitto. Ma f////i/v,///i non 
vuol dire impossibilild, e a fondare un diritto o un dovere 
nella societa, basta la sola certezza possibile ad avorsi r! 
la morale. Questa e bastevole per rendere validi e obligatorii 
davanti alia societk tutti gli altri atti, e sono innumerevoli, del 
consorzio civile, come sono i matrimonii, i testament!, i con- 
tratti d'ogni maniera, spesso gravosi nella loro esecuzione a 
chi vi s'indusse. Tutti questi richieggono pel loro valore in- 
trinseco il pieno possesso della ragione e della lilx^rta, nnlla 
meno di quel che lo richie^gono nel genere loro gli atti !- 
littuosi: e d-il Pal tro canto si possono applicare propor/ionata- 
IIHM. <si tutte quelle vaghe ragioni di incertezza t h > il 

May, il Mahring e il Delbruck e il Carrara, e qualsiasi altro, 
menzionano a proposito dello stato mentale di un dclinqu^nte. 
O T incipiente pazzia e la disposizione ad essa, che ogni 
menoraa causa puo determinare all'atto dovra spingere sol- 
tanto al delitto e non anche talora a risolu/.ioni le piu diverse! 
E poiche Teredita trascina secondo il Lombroso alia biz- 



148 CIVILTA MODERNA, 

zarria e ad eccessi immoral! , perche non trascinera ugual- 
mente, ed anche piii spesso, sia a contrarre un matrimonio, 
sia a sottoscrivere una cambiale, o una garanzia? E se cosi e, 
perche non dichiarare a dirittura nulli, fino a prova contra- 
ria positiva risultante da perizia medica, tutti i matrimonii e 
tutti i contratti, per deflciente certezza di vera liberta nel- 
1'atto? Per quale singolar privilegio domandare la salutevole 
presunzione di pazzia solo pei malandrini, ladri, falsarii, omi- 
cidi e libertini? 

La legge civile e il senso comune non riconoscono, per 
buona sorte, coteste sottigliezze, che finirebbero con mettere 
a socquadro la societa. Si tratti di delitti ovvero di altro qual- 
sivoglia atto il quale importi un debito verso la societa o 
verso i particolari, Tatto, in persone ammesse al consorzio 
civile e viventi in esso, si suppone compiuto con bastevole 
conoscenza e liberta; e per ammettere il coritrario si richieg- 
gono prove positive, ncn generiche, ma special!, non di astratta 
possibilita, ma di concreta probabilita, se non anche certezza. 
Ne in questo v'e ingiustizia di alcuna sorta, se non per chi 
creda di poter riguardare il genere umano come una colle- 
zione di pazzi, ovvero un miscuglio cosi composto di pazzi e di 
savii che non v'abbia modo di discernere i prirni dai secondi. 

III. 

Ora TAntropologia legale, se un merito ha, e Tha senza 
meno, egli e quello appunto di aver reso di gran lunga meno 
difficile a ravvisare o a presumere con probabilita maggiore 
o minore 1' influenza della pazzia in alcuni delinquenti. E 
quanto a cio i psichiatri non avrebbero torto di voler essere 
maggiormente ascoltati nei processi, se colle loro esagerazioni 
e colla discordia delle loro teoriche non si scemassero da se 
stessi il credito. 

Fra gli esempii citati dal Lombroso, benche ad altro pro- 
posito, come poco stante vedremo, vi e quello dell'Ab. Verger, 
uccisore che fti di Monsig. Sibour Arcivescovo di Parigi. II 
Verger era figliuolo, racconta il Lombroso, di suicidi. Egli 
aveva Tidea flssa delle persecuzioni, una vera mania ma di 



SCII IAI.KATTORI 

forma, 60DM iloono, n^ionanto. Tutti qiiclli coi quali el.be a 
com in ispecie i suoi colleghi, rano, a sentir lui, suoi 

nrmici; ed egli nc li contfaccambiava spargendo a danno loro 
ogni maniera di calunnie le piu infami. Nel 1855, private del- 
T ufflcio per cotesti suoi intollerabili portamenti, dopo avere 
stancata la Curia e i tribunal! civili coi suoi ricorsi, un bel 
di, che fu il 6 febbraio 1856, si mise alia porta della chiesa 
della Maddalena con sul petto un cartello, dov'era scritto in 
latino: Un freddo e non m'hanno restito, ho fame e , 
tiC hanno dato a mangiare. Poi seguiva in francese: lo non 
sono ne sospeso n inter detto,tuttacia >/<i si lascia iorir di 
fame. 

Frattanto alia mania delle persecuzioni era venuta ad ag- 
giungersi la mania religion. II di 8 di dicembre ItOi Papa 
Pio IX aveva proclamato il domma dell'Immacolata Concezione. 
La cosa non piacque al Verger, il quale colla parola e collo 
scritto si diede a tonare contro il Papa e il nuovo domma. 
Di quindi in poi la causa sua e quella della fede si unirono 
ad esaltare la sua testa sconcertata ed egli fini con veiiili- 
carle tutte e due insieme, pugnalando in pubblica chiesa TAr- 
civescovo, vestito degli abiti pontifical!: nel che faro il mise- 
rabile gridava: Non pin Dee, abbasso le Dee ! alludendo alia 
Immacolata : e si doleva poi di non aver potuto andare piut- 
tosto fino a Roma e colpire quivi uua testa piu illustre. 

Per un alienista d'cggidi il ^'erge^ era senza dubbio un 
pazzo. Ma a que' tempi il Falret ' e il Pottier non avevano 
ancora illustrata quella varieta della mania delle p<-r.srii/ioni, 
lucida o ragionante, della quale altri esempii si sono incon- 
trati oltre quello del Verger. II Lasegue, peritissimo dolla ma- 
teria in quei tempi, aveva nel 185C esaminato a lungo il 
preto iiKMidicanto della Maddalena; e, sebben.> am .|ii;tl h" esi- 
tazione, pure aveva concluso non essere lui un pazzo, ma tin 
uomo pericoloso. II Verger, commessa 1'uccisione, fu condan- 
nato a morte. Soltanto allora fu nominata una cummis>ione 
di medici, la qualo per mezzo del Dott. Conneau decise cli 

' I .u/iV menttilt$. Pri 1890. 



150 CIVILTA MODERN A. 

reo godeva del libero esercizio della ragione e quest! fu con- 
dotto al supplizio. 

A noi non ispetta il risolverci per Tuna o per Taltra delle 
due contrarie opinion!, intorno alia reita di questo famoso de- 
linquente: ma ognuno dovra ammettere che il suo stato men- 
tale apparirebbe oggidi assai meno certo di quel che parve ai 
membri della Commissione medica di Parigi nel 1857. 

IV. 

Ma la novita voluta introdurre dal Lombroso nel mondo 
legale e nella persuasione comune, non e gia quella del darsi 
degli apparent! delitti, dovuti a malattia rnentale, talora dif- 
ficile a ravvisarsi: egli si sforza inoltre, e pei suoi seguaci e 
riuscito, a dimostrare, esservi degli uomini pei quali il delitto 
e una necessaria conseguenza della loro costituzione e di un 
complesso di cause organiche ; e questa essere anzi la condi- 
zione di tutti coloro che egli riguarda come i veri delinquent!; 
non gik i trascinati una volta tanto dairimpeto di una pas- 
sione, ma grincorniti nel vizio, recidivi incorreggibili, insen- 
sibili al rimorso e ad ogni principio di morale. Di questa razza 
d'esseri malefici, fisicamente determinati al mal fare e percio 
non colpevoli (perche non v'e colpa dov'e 1' impossibility fisica 
di fare altrimenti) ma piuttosto disgraziati com'e Tidrofobo; 
e percio non meritevoli di pena propriamente detta, ma solo 
di custodimento a benefizio loro e a tutela della societa : di 
questa classe d' uomini, adunque, il Lombroso s' e persuaso 
di aver messa in sodo 1' esistenza, ravvisandone i componenti 
nella popolazione delle carceri e degli ergastoli: dopo di che 
si e dato anche a stabilire i caratteri fisici nelle misure e 
nella configurazione del cranio, nei lineamenti, nella statura, 
nelle proporzioni delle varie parti del corpo, flno a determinare 
un tipo, al quale trovandosi alcuno conforme, non occorrera 
oramai piu istituire processo sulle sue malefatte, anzi neppure 
aspettarlo ; poichfe se egli e cosi conformato, se fra i suoi padri 
od avi ebbe degli ubbriaconi, degli epilettici, peggio poi se 
de' malfattori, egli e malfattore nato e altro non sar& mai. 

La spiegazione di questi invincibili istinti il Lombroso la 



8CIENZA K MALKATTORI 151 

rij. i. ,lair .. II malfattore ritira dell' uomo selvaf- 

prjinitivo o, come preferisce il Sergi, della bestia, da cui de- 
riv i, secondo le teoricho darviniste : ecco tutto. Si pu6 dire 
ancora che egli ritrae del bambino: e il Lombroso v* insiste 
di proposito descrivendo le violente passioni doi bambini, con- 
giunte coir impotenza del resistervi per la debolezza della 
ragione e della volonta. L'autore di queste teoriche e fonda- 
toro, che tale pu6 ben chiamarsi, dell'antropologia criminale, 
ha suscitato in Italia uno stuolo di seguaci e di emuli, come 
il Tamassia, il Virgilio, il Morselli, il Garofalo, il Sergi, il 
Marro : e tre periodici si incaricano di accogliere e di pub- 
blicare le osservazioni e le discussioni spettanti alia nuova 
scienza. Essi sono VArchivio di psichiatria e anlropofayia 
criniir.tili' ; I'Anomalo del Zuccarelli; e VArchivio di frenia- 

di Reggio. 

Ai di nostri ogni nuova disciplina trova numerosi ctiltori, 
e questa dovea trovarli tanto maggiormente per la natura 
del soggetto, in cui si appuntano i principii supremi della 
giustizia umana, anzi il concetto pratico della moralita per 
gl' individui e pei popoli. Adunque per cominciare dalla Fran- 
cia, oltre ai lavori del Bordier e del Manouvrier, che pubbli- 
cavano i loro studii e le misure prese sui cranii dei malfattori, 
il prol'. Lacassagne di Lion<\ gia noto per le sue ricerche sul 
tatuaggio, in quanto e praticato dai malfattori, e sui carat - 
teri dei delinquenti paragooati con quelli dell' uomo primiti- 
ve ! , fond6 per la Francia altresi i suoi Archives de I'An- 
U'ropologie criminette. Illustrarono poi altresi lo stesso campo 
il Guillot *, il Joly 3 , il Riant 4 e il Proal, quest' ultimo con 
pregevoli articoli pubblicati nel Correspondant 5 . 

1 Le* tatouages Paris 1881 L homme criminel compart a I'homme pri- 
mitif. Lyon, 1882. 

1 Les prisons de Paris, Paris, 1890. 

Le Crime, Paris, 1888 La France criminette, Paris, 1889. 

4 LM irresponsible.* devanl la justice, Paris 1889. 

s Ved. in ispecio I' Anthropology criminelle, 10 P^vrier 1890 Lei Mi- 
dtcins positivistes et les thcorie* modemts dt la criminalile, 10 et J6 oclo- 
bre 1890. 



152 CIVILTA MODKRNA, 

In Germania altresi, benche non vi sia sorto nessun pe- 
riodico, non mancarono scrittori che entrassero nella nuova 
arena, come il Benedikt 1 9 il Flesch 2 , il Moeli 3 ed altri non 
pochi. Cosi nel Belgio, cosi nella Russia, dove si pubblica un 
Archivio di psichialria e di psicopatologia giudiziaria; e 
nella Spagna che possiede la sua Revista d 1 Anthropologia e 
tiiinal, e persino nell'America Spagnuola dove si e formata la 
Societa d' Anthropologia criminate di Buenos Ayres. 

Ora T esito di tutto questo moviraento e stato quello che 
s'aspettava forse meno dai suoi primi autori, e che pure era 
il solo da aspettarsi, cio6 il diroccaraento di tutto 1' edifizio 
inalzato dal Lombroso, con andare in frantumi persino le pie- 
tre oiid' era composto. Gi quella speranza di poter costituire 
il tipo del malfattore con elementi cosi grossolani, come sono 
le misure del cranio, degli arti, eccetera, al primo sguardo 
deve apparire una fisima. Che le operazioni psichiche, e le di- 
sposizioni ad esse e le inclinazioni, stieno in istretta dipen- 
denza colle condizioni organiche, tutti ne conveniamo, finche 
si sta sulle generali. Ma tutto indica altresi che quelle con- 
dizioni siano di un ordine ben piii elevato e complesso e re- 
condito e forse inaccessibile, che non quelle materialissime 
della dimensione e capacita e configurazione del cranio e del 
cervello, non che di aitra parte dell'organismo. Chi puo dire 
la parte che vi ha, per cagione d'esempio, I'elettricila animale, 
e il corrispondente stato delle cellule e i ritmi delle loro vi- 
brazioni, e cento altre sottili cause che neppure ci vien dato 
di congetturare, poiche non le vediamo agir mai alia scoperta? 
Nulla sappiamo in particolare neppure degli stessi organi delle 
varie potenze sensitive, nulla delle raodiflcazioni material! che 
ne eccitano 1' attivita o la rintuzzano o la sconcertano. Le 
vivisezioni ci fanno vedere che, tolta una parte del cervello, 
cessa una classe di funzioni: abbiarno cosi un indizio ad ar- 
gomentarne che quello sia 1'organo dell' attivita cessata : ma 

1 Studien uber Verhrecher-Gehirne, Wien, 1879. 

* Untersuchungen Uber Verbrechern WUrzburg, 1881. 

8 Ueber irre Verbrecher Berlin, 1886. 



SCIENZA E MALFATTORI 153 

com si ella quando 1'organo v'e ed e appai 

lemante -mo? Le pazzie pin stravaganti e furiose, il piu delle 
volte, non lasciano nel cirvello la minima traccia di disor- 
dine diBoernlbite nell' autopsia. Le divinazioni del craniologi 
fanno il paio con gli abbagli piu famosi dei flsionomisti, e 
le une e gli altri valgono oramai quanto i vatkinii degli 
astrologi. 

Mi poiche il Lombroso aveva pur disegnato il suo ritratto 
del delinquente necessario con tali linoo, era naturale che al- 
tri, mettendosi per la medesima via, riscontrasse prima la 
corrispondenza di quei tratti maestri con Forijrinal>; e voile 
la mala ventura che neppur quelli si trovassero ribatter col 
vero. La capacita craniana ne' malfattori, al dire del Lom- 
broso, minore della m^dia. I/Heger e il Bordier misurano 
essi pure e conchiudono che, tutto al contrario, ella e mag- 
giore. Esce poi fnori il Ranke ; misura anch'egli, e conchiude: 
Ne maggiore nfe minore : ella e uguale. II Lombroso ha 
misurato in lunjjo e in traverso le persone dei suoi soggotti, 
e segna fra i caratteri del malfattore Tessere di grande sta- 
tura e pesante, perche, i suoi, li pes6. Ma ancho il Virgilio 
in Italia e Thomson in Inghilterra misurarono in lungo e in 
traverse i loro, e li pesarono, e li trovarono in ragguaglio 
ne alti della persona ne pesanti. A dir breve non v'e uno 
caratteri dati dal Lombroso come proprii del delinquente nato, 
che abbia retto al confronto coiili ori^inali, istituitone da altri 
osservatori. II percho la scuola francose ha cominciato a dare 
Tesempio del rifluto alia teoria atavi.^tica, por ripi 
1'assioma antiro; il quale, senza nog.iro Tinflusso delle dispo- 
sizioni naturali, afferma non essere la natura che fa il mal- 
fattore, bensi 1'ambiente sociale; e per ultimo la sua lil>era 
volonta. Ma iatta ra-ione del peso che tuttor in Ita- 

lia alle teoriche del Lombroso e della sua scuola, e bene che 
vediamo in particolare le montite che esse hanno toc.-at. in 
ciascuna delle loro conclusioni : e di cio ci occup^r.-mo in un 
prossimo articolo. 



IL PONTIFICATO DI S, GREGORIO 

NELLA STORIA BELLA GIVILTA GRISTIANA 



Lin. 

NEGOZIATI PER RACCOQLIERE UN SINODO NELLE GALLIE. 

Quantunque la celebrazione di un grande sinodo sarebbe 
stata necessaria, poichfe dopo il concilio di Macon nel 585 i 
vescovi non s'erano piii raccolti ad adunanza di qualche conto, 
contuttoci6 nelle Gallie non si venne a capo di nulla. II pio 
arcivescovo era troppo lento; mancava 1' impulse degli altri 
vescovi, e per somma disgrazia Childeberto venne a morte 
prima del tempo. 

Negli anni seguenti non si sa gran fatto delle cose del 
Yicario apostolico. Gregorio servissi d'altri uomini, studiandosi 
per mezzo di questi di suscitare nella corte di Brunechilde 
1' interesse per la celebrazione del concilio. Mercecchfc quando 
Brunechilde si rivolse al Papa, chiedendo il pallio pel vescovo 
Siagrio di Augustodunum (Autun), uomo molto amico alia 
corte, Gregorio non s' indusse a concederlo, se non con la con- 
dizione di mettere quegli in opera tutta la sua influenza presso 
la reggente ed i figliuoli di lei in favore del sinodo. E a fine 
di eccitare vie maggiormente lo zelo del vescovo, gli da spe- 
ranza, particolarmente in riguardo del pallio, di conferirgli il 
posto piii onorevole tra tutti i semplici vescovi, cioe dopo 1' ar- 
civescovo di Lione, e questo subito nella occasione stessa del 

1 Vedi Quad. 1009 (2 luglio 1892), pag. 54 e segg. 



n. i 155 

concilio '. Come prudente conoscitoro degli uomini, il 

Santo PontenVe sa adoperare ai suoi nobili intonti, anche le 

piccole gare d'onore che! innocentemente possooo occorrere 

tra' prelati ecclesiastic!. 

Trovo un altro mediatore nella persona dell'ottimo Aregio, 
vescovo di Vapincum (Gap). Questi, in qualita di pellegrino 
alia tomba degli Apostoli, avea visitato Gregorio in Roma, e, 
trovando in lui il cuore di un amico e di un padre, avevagli 
gia confld.ito le sue sollecitudini per lo stato delta po\ 
Chiesa gallicana '. Nondiraeno 1'esecuzione del disegno venne 
affidata ad un monaco della famiglia stessa pontiflcia, uomo 
santo e<l intropido, che godeva 1'intera flducia del Papa. Aveva 
nome Ciriaco, e Gregorio lo chiama padre del nostro mo- 
nistero 8 , cioe Abate di S. Andrea sul Celio. Nel luglio del 599 
sferr6 per Marsiglia, recando lettere di Gregorio al vescovo 
Siagrio ed agli arcivescovi Eterio di Lione, Virgilio di Aries 
e Desiderio di Vienna; nelle quali il Ponteflce con parole pieoe 
di unzione spirituale ricorda loro Gesu Cristo, e come la Clii 
viva dolla sua mistica vita e da lui solo debbano ricevere nu- 
trimento e forza le varie sue membra, e quindi anche le Chiese 
abbandonate delle Gallic, e come il future sinodo dovesse essere 
Tespressione delTamore e dell'unita e rendere piu intima e 
piu fruttuosa tale unione della vita comune in Cristo. Passa 
quindi senza riguardo alcuno a toccare de' mali accennati, ai 
quali ne aggiunge un altro gravissimo, la coabitazione irre- 
golare degli ecclesiastic! con le. donne 4 . 

Oltre Brunechilde, ancbe i due giovani re Teodeberto di 
Austrasia a Motz e Teoderico di Borgogna ad Auivli.mo (Or- 
li'-ans) ricevettero for vide esortazioni, perchd volessero per ogni 
modo promuovere la riunione del Sinodo 5 . 

um 9 n. 818 (9 n. 106) IAPPK-EWALD n. 1747 a Siagrio. 

9 n. J19 (w n 107) I, 8yayri*m ,lf,rim*9 

n-i. 

1 Ib. 9 n. J19. Cfr ..n/. Tom. I Mail p. 109: 

Ib. 9 n. 108 (9 n. 105) > Maiuilifnti. 

Ih. 9 n. 218 (J n. 106). 
II. -i . ji3 (9 n. 109) a Brunechiicle, 9 n. i!5 (9 n. HO) ai n. 



156 IL PONTIFICATO DI S. OREOORIO MAONO 

Ma neppur questa volta si ebbe T intento, parte per la 
morte delle persone piii zelanti (giacche Ciriaco, Siagrio ed 
Aregio passarono presto di vita, come sembra), parte pe'dis- 
sidii tra i due reali fratelli, che allora gia corainciavano e 
scoppiarono poscia nel 604 in aperta guerra tra loro, parte 
per r insuperabile indolenza dei pastori ecclesiastici delle 
Gallie. 

Cio non per tanto non venne raeno la speranza del Pa- 
store supremo, rivolgendo egli di nuovo il suo sguardo alia 
regina Brunechilde. Gliene offerse il destro una curiosa av- 
ventura, che toccava da presso gl' interessi ambiziosi di questa 
donna. Costei, senza dubbio la piu attiva tra tutti i governanti 
di que' tempi, per un caso che diremo singolare, si trova di 
continuo in relazione con Gregorio, quando piu ne era oppor- 
tune il bisogno. Ed in vero, nel 602 essa aveva spedito a Roma 
una legazione per conferire col Pontefice intorno a certe sue 
questioni politiche, che riguardavano un avvicinamento alia 
corte imperiale di Costantinopoli. Gregorio accolse benevol- 
mente i nobili ambasciatori Burgoaldo e Varmaricario, e li 
rimando con la promessa di adoperare per parte sua ogni 
mezzo perche fosse conchiuso un trattato di pace tra la repub- 
blica e gli Stati di Brunechilde l . La storia non ci dice altro 
di questo memorabile avvenimento, pel quale il Papa e scelto 
mediatore tra 1'Oriente e 1'Occidente. E ben chiaro per6 che la 
regina, con accorta prudenza di Stato, intendeva raffermare 
se stessa, vedendosi balenante, sia pel suo fare troppo dispo- 
tico, sia per la furiosa persecuzione che le moveva la sua 
rivale Fredegonda. 

In tale occasione Brunechilde fece raccomandare i suoi 
nipoti a San Pietro come dice la formola, e Gregorio im- 



n. 1743, 1744. qui da notare la frase importanle sotto il ri- 
gnardo del gins canonico. Gregorio vuole che i prinripi radunino il sinodo 
con la loro iitssio; pero se dice loro congregari praecipile, aggiunge anche 
synodus, tjittnti fiendam decrei-iiHit*. 

1 Ib. 13 n. 7 (13 n. 6). IAFFE-EWALD n. 1871 a Brunechilde nel novem- 
Ijra G02. 



I ANA 157 

o per loro la benedizione dell'Apostolo. Gli fece inoltre 
sapere com* ella operava del bene assai. Di fatto Gregorio do- 

i ringra/iarla per aver etsa sostenuto col massimo relo il 

monaco Agostino al principiare della raissione inglese. Resta 

diihl'ioso se le fondazioni di monisteri, delle quali Bru- 

hilde fece pure menzione, recassero al Papa durature con - 
solazioni. E ben vero ch' egli e prodigo di lodi per la li- 

tlita e pel sentimento religiose della regina, come appare 
<lai diplomi richiesti in favore delle fondazioni nella citta e 
n<>Ila terra di Augustodunum; e sono privilegi per un mo- 
nistero di donne, per un altro di uomini e per un ospizio di 
j>'>llegrini, con ordine che i documenti fossero conservati nel- 
1'archivio reale, come se ne teneva copia nel pontificio '. Se- 
nonche una frase che leggesi in una lettera di Gregorio ai 
vescovi franchi, non escluso quello di Augustodunum, ci mette 
in sospetto, non forse il Papa scorgesse in quelle fondazioni 
reali un secondo fine non retto 2 . La beneficenza, die' egli, 

>so voi serve talvolta di mantello alia simonia; si dice che 
i donari che si spesero per gli ordini e per le dignita eccle- 

tiche, vengono adoperati in pie fondazioni; quasi che il 
guadagno peccaminoso, possa esser mai giustiflcato con Tele- 
mosina che se ue fa 8 . 

A fine pero di far piegare le buone disposizioni della re- 
gina in favore del sinodo, Gregorio le propose espressamente 
di chiedere da Roma un legato pontificio, con pieno potere di 
metier mano alle riforme ecclesiastiche in una solenne adu- 



II). 13 n. 11 (13 n. 8) Senalori prctbyttrn el abbati, al prei.l.- .l.-l Xf- 
nodochinm; 13 n. 12 (13 n. 9) ThaUuiai- MfltiMM MOMMfcrN S. Maruu, i4i 
ancillanun / /rn/nlin <<( rnn.ilitula; 13 n. 13(13 n. 10) Lupo preibylfro 

ft nhbali, al superiore della rhuvsa di S. Martino. IAPFK-KWALD n. 1875,18*6, 



* Senilira / lu- i monasteri foml.iti d.i Hrum-flulde fomcro in inaginor nu- 
nioro. II MM.III..N n.-li A**U* O S. /?. \ p. IS, '4 ' lei tcriv* 

la ricostruzione di un inona-t.T> preaao Lione ad Aini\ 

Nella citata lettera a Siagrio ed a^\'\ altri vecovi 9 n. 118: Et*i mo- 
tout. i.,chia trl <jui<l iitin'1 <!> :'<' ' '"*** 

'iiitin-, ni>-<-<;;li //../i r f'ifii'it clc. 



158 II. I'ONTIKICATO DI B, 

nunza de' vescovi de' suoi regni '. Ej, r li pensava di mamlarvi 
Agostino, il quale presso gli Anglosassoni era stato visibil- 
m<'iite aiutato dal cielo. Avrebbe quegli interrotto per alcun 
tempo e per amore della Chiesa de' Franchi, la sua gloriosa 
missione; sarebbesi recato ad Aries presso il Vicario aposto- 
ico Virgil io (in questa lettera viene ricordato di bel nuovo col 
titolo della sua dignita) e d'accordo con lui e a lui lasciando 
gli onori della preminenza avrebbe disposte le cose necessarie 
all'uopo; perocchfc cosi dice Gregorio all'arcivescovo d'Arles con 
mirabile finezza d'espressione : Accade frequentemente che i 
piu lontani conoscano piu presto quel che altri deve correggere 
in casa sua; se dunque Agostino ti far& accorto delle colpe 
de' sacerdoti o di altre persone, insierae con lui esaraina ogni 
cosa con sottile giudizio ; accogli poi questo vescovo con dol- 
cezza ed affetto, come si con viene, perche egli ne riceva con- 
solazione e agli altri si dimostri come debbasi nutrire la fra- 
terna caritci 2 . 

Brunechilde secondo i desiderii del Papa e chiese il legato ; 
cio che dimostra senza dubbio buona volontk nella regina e 
'piu ancora quanto la politica di Gregorio avesse saputo ot- 
tenere. La via ad una ristorazione delle cose nel regno dei 
Franchi pareva dunque oramai aperta. Gregorio doveva sen- 
tirsi pieno delle piu belle speranze, poichfe nella lettera di rin- 
graziamento a Brunechilde si effonde in un mare di lodi 3 . 

1 Registrum 11 n. 46 (H n. 69), IAFFE-EWALD n. 1837 del 22 giugno 601. 

2 Ib. 11 n. 45 (11 n. 68), IAFFI'>EWALD n. 1836 del 22 giugno 601. An- 
che nelle risposte di Gregorio alle Interrogationes di Agostino (MArn. H n. 
64 del gigno 601) nella Responsio IX si fa menzione di tale proposta con 
I'aggiunta, che non Agostino, ma solamente Virgilio, corae Vicario del Papa, 
avrebbe adoperato giurisdizione in quel cotnune negozio. 

3 Regis tntm 13. n. 7 (vedi sopra). Questa lettera, che fu molto discussa, 
comincia con le seguenti parole: 1'rni' <i/ii.t i/mtHm* : />nt<m I'rancorttm as- 
serinniti felirein, <jit<(>' *i<' hinii* (nniiilndt firaetlitiim meruit hither? rfyinttm. Tor- 
nando a lodare le fondazioni dei monasteri, Gregorio, per la consolar.ione del 
cuor suo, seinbra dimenticare quelle mire secondarie, delle quali faceva cenno 
in altra sua lettera. Nel resto conviene applicare a molti document! eccle- 
siaBtici, e non solo a quelli di Gregorio, 1'osservazione che a proposito delle 
lettere del Santo Pontefice fa il Cardinale ANTO.MO CARAFPA (MicxB P. L. "7, 



159 

he gli elogi dello stile cur 
dove soprahhondavano le formole hisantino, non devono pi 

i pT qu.'l rli i suonano/ ed 6 manifesto che in simili casi 
la lode non signiflca quasi altra cosa se non un invito ur- 
gen(e a continuare nel bene cominciato. Nondimeno tanto non 
basta a spiegare i superlativi, che qui adopera Gregorio, se 
non si awerte, ch'egli in realta non conosceva che un lato 
solo della regina e non gia quale essa era veramente. Forse 
il vescovo Siagrio, amico di lei, avea contribuito non poco 
a far si che il Papa se ne formasse un' idea troppo favorevole. 
Non si deve neppure tralasciar di notare, che soltanto dopo 
la raorte di Gregorio cadono quei brutti fatti di Brunechilil<\ 
come ad esempio 1'uccisione del santo vescovo Desiderio di 
Vienna, i quali flno al presente furono oggetto di disputa tra 
i difensori ed accusatori della regina '. 

Se veramente riuscisse la legazione di Agostino e qual ten- 
mine avessero i negoziati per la celebrazione del concilio, non 
si sa nulla affatto dalla storia. Prima che scoppiasse la guerra 
tra i due nipoti di Brunechilde avrebbe potuto celebrarsi il 
concilio, vivente ancora Gregorio. Ma non possiamo dir altro, 
se non che, disfatta TAustrasia e abbattuta Tinfelice Brunechilde 
con la sua famiglia, il vincitore Clotario II di Neustria, come 
unico sovrano di tutti i regni franchi, celebro in ParLi m-lla 
basilica di S. Pietro un grande sinodo di settantanove vescovi, 
correndo 1'anno 614, cio6 dieci anni dopo la morte di (' 
gorio. E fu spettacolo veramente consolante lo zelo di quol- 
1'adunanza per le riforme e la mirabile concordia d'animo 
de' principi ecclesiastic! e laici a fine di riuscire nel loro in- 

1 Vl~ : /',.'/.<;.- !,nni>it.< ,l'nin'-<-l>'it, >if mi- li--ntgg qtiatef fU* dlbtant, / 

. _-nrio fu veramente rnnlcllo di tale politica. Come poi c 
n<n ostante non riimcnticaase la sua dignit;i pnntifu-ia, si tliiunstr.i JIH lie pel 

. che nellii nieli-*iiu;i li-tu-ra ritata riliuta di accon.li-*rondere ai desi 
della regina in parocchio dom.imle cbe eraim i-onlro i canoni. 

Gli '.iii.li.in.i (t. 9, 1890 p. 130 e egg.) hanoo re. 

menle pul.l.lir;ito il tr,to piii antirn .l.-lla vita di De-udi-ri" di Vienna, critU 
da un nun >|iiasi contemporati.'... \ ewme critico dolla I'ita e di ' 

queeto a\ vcninn-nto preseo il Krnni . <' 1891, II) p. 56 e aegg. 



160 IL PONTIFICATO DI S. GREOORIO MAGNO 

tento. Furono quindi stabiliti decreti circa la liberta nell'ele- 
zione de' vescovi, la simonia, T indipendenza del clero dalla 
podesta laica, Tinviolabilita dei beni ecclesiastic!, la parteci- 
pazione dei giudei ai pubblici officii l ed altri ancora. 

Durante gli anni di pace Gregorio non avea tralasciato di 
scrivere anche a Clotario II per incitarlo a raccogliere un si- 
nodo de' suoi vescovi, sebbene allora questi fossero in picciol 
numero 2 . Le condizioni della Chiesa net regno di Neustria non 
erano meno dolorose di quel che fossero in Austrasia e Bor- 
gogna, e il Papa avrebbe quivi agito con maggiore energia, 
senza le difficolta delle material! comunicazioni con la Neu- 
stria. Giacche nel governo della Chiesa a quei tempi, la mag- 
giore o minore opportunita o facilita di spedir messi e corrieri 
nelle varie parti del mondo, era ben altrimenti importante 
per lo spaccio degli affari, di quel che per solito siamo ora incli- 
nati a supporre. 



LIV. 

AVANZI DEL PAGANESIMO 
STUDIO DEI CLASSICI UN VESCOVO ICONOCLASTA. 

Le condizioni ecclesiastiche e sociali tra i Franchi, secon- 
doche di mano in mano appariscono nella corrispondenza di 
Gregorio, come pure il fare e brigare dei vescovi, che ora 
meritano le lodi ora il biasimo del Santo Ponteflce, presentano 
nel loro comples'so un quadro, degno di considerazione. 

i Gli Atti si leggono presso I'AMORT, Elt'm>'nta hirix can. T. II (1757) e 
piii brevemente presao il MA.NSI 10, 539. 

f Reyistrum 11 n. 51 (11 n. 61) IAFPK-EWALD 1842 Clotario regi Ft-an- 
corum, del giugno 601, per raccomandare Mellito e Lorenzo nel loro viaggio 
in Inghilterra. Nella lettera che ha la incilcsima data 11 n. 41 (11 n. 58), 
diretta a parecchi vescovi franchi, anche dolla Neustria, si raccomandano 
aolamente i missionarii senza far menzione del sinndo. Ecco la soprascritta : 
Mennae Telonenxi, Scrrno .V'ixx///V;jx/, Lit/xt <'<il><ltnn'n*i, Aii/nl/'- .*>- 

plicio PrtriAiensi, Mehtntio Rotomagensi, Llcino (Andegcnenti) episcopis Frun- 
corum, a paribus. 



LA STORIA DELLA CIVILTA Cl: 1'il 

1 Franrhi mantt'iir, ora ne' loro cost um i alcuni rest! 

lino. Voi avete tra voi de'cristiani, cosi <; 
gorio a r.nimrliilde, che sonc nel tempo stesso pagan i ; essi 

ngono in casa gli idoli, vencrano senza ragione e stolida- 

ite gli alUTi, celebrano sacrileghe feste con sacriflcii di 
teste d'animali. Cosi nel vostro paese, accanto al vero Dio, si 
venerano i demonii * . 

Tra i popoli germanici pareva profondamente radicato un 
cotale culto superstizioso della natura e un vano timore contro 
le misteriose potenze, che credevansi albergare nelle piante e 
negli animali. Solamente a poco a poco e dopo molte fatiche 
riuscirono i vescovi a spiantare 1' abuso. Della venerazione 
degli alberi e delle sorgenti fa cenno un canone del Concilio 
di Auxerre, celebrato sotto il predecessore di Gregorio, dando 
proibizione di scioglier voti presso gli alberi avuti in conto di 
sacri, o presso le sorgenti che si credevano incantate *. II sa- 
crificio di teste d'animali s' incoutra anche in Italia presso i 
Longobardi, alraeno ne' primi tempi della loro migrazione. 
Gregorio medesimo racconta nei Dialoghi, come i Longobardi 
con canti e danze celebrassero il sacrificio di una testa di capra, 
e come non pochi prigionieri cristiani, rifiutandosi di prender 
parte a quel sacrilegio, fossero per ci6 messi a raorte 3 . II culto 
dei Longobardi per le vipere, come pure lo sciogliere i voti 
presso le piante sacre, stando all'antica biografia del santo 
vescovo Barbato di Benevento, sembrano essersi mantenuti in 
tali regioni flno verso la meta del secolo settimo 4 . 

Tanto in Italia, come nelle Gallic, reminisceuze e costumi 
pagani si mantenevano ne' popoli latini soggiogati alia fede, 



1 /iV//y//-Hn 8 n. 4 (9 n. il) I*FPi5-E\vALD n. 1491 : cnlti-r* 
tlf (iiiinwlintn i-a/ntihus *>n-rifi<'iit xu<-ri 

* II Concilio si ienne sotto il Vescovo Aunacario nel 585 ovvero nel 586. 
MA.XKI 9, 911. HEFELE, t.'oHcitieHgrtcliiclitf, i. Ed. 34t. 

s Dialog. 3 c. 88; more sun i,ninI<n>run! Hibolo etc. Ve<li 

2 marzo. 

M rer. Langob. p, 553. Vedi I'inno del Santo preno 

il BORGIA, M. ,.,,-,. <ii n,,,. 

8*n< XV, fol. Ill, fate, la la. .' W 



IL PONTIFICATO DI S. .JKK.JOKIO MAGNO 

piuttosto quale superstizione, che quale vero culto. Ma per 
questo tornava necessario in que' tempi di opporsi col mas- 
simo vigore contro il pagauesimo oraraai vinto; la qual cosa 
reco fra i cristiani il costume di tenere per altrettanti dia- 
voli tutte le divinita classiche del paganesimo, senza riguardo 
alcuno al loro significato poetico o mitico. E il demonio stesso 
contribui in favore di tale idea, come allora dicevasi ; perocche 
i dialoghi di Sulpizio Severe, popolarissimi nel quinto e sesto 
secolo, raccontavano come S. Martino, il piu grande Apostolo 
delle Gallie, cacciasse molti diavoli, i quali, uscendo dal corpo 
degli ossessi, si davano il nome di Giove, di Mercuric e di altre 
divinita deH'Olimpo. 

E noto quel che S. Girolamo racconta, cioe d 1 essere stato 
castigato in sogno per la sua passione per i classici pagani, 
e d'avere udito il rimprovero: Ciceronianus es tu, non Chri- 
stiqnus. Una simile visione ebbe pure S. Cesario, piu tardi 
arcivescovo d' Aries, secondo che narrano i suoi conterapo- 
ranei nel secolo VI. Da giovine monaco era egli stato istruito 
ne 1 classici dal retore africano Pomerio. Or bene, stando al 
racconto, gli apparve una notte un dragone; ed egli avviso 
tosto per tal fatto, che quel suo studio spiaceva al Signore e 
che doveva sollecitamente tralasciarlo '. Ad ogni modo si vede 
in questa ed in altre simili narrazioni lo spirito proprio di 
que' tempi. 

Tornando il monaco Pietro e il presbitero Lorenzo dal- 
1'lnghilterra a Roma, nel passare per Je Gallie, sostennero 
alquanto in Vienna presso 1' arcivescovo Desiderio. Con mas- 
simo dolore osservarono che questi spiegava autori pagani 
ad una schiera di scolari; la qual cosa essendo contraria alle 
loro consuetudini, ed avvezzi com' erano alle dure fatiche 
delle missioni, ne presero grave scandolo, come se quell'ottimo 
vescovo, invece di adoperarsi per intero a bene spirituale 

1 Vita N. C^arii 1 c. 8 ; MIGXE P. L. 67, 1001. Gli studii classici ven- 
gono qui designati col nome di grammatical- art is <7/xc//;.'/H. 



::i.i..\ CIVIL1 \ < i. 

il'lla sua diocesi, gittasse tutto il suo tempo in quolh? sr 

/ze e nella lettura di cose secolaresche >. Ne parlarono 
poscia al Papa in Roma; cosi almeno possiamo conchiudere 
dalla grave l<Htora che Gregorio scrisse a quell' arciveacovo 
sopra tale argomento 

Di fatto il Ponteflce, inclinato per natura all'a >rae 

sappiamo, si turW> alia novella di un vescovo suo amico, che 

va poeta e cultore de' classici pagani. A confci 
chieso informazioni dal presbitero Candido, che pure allora 
tornava in Roma dalle Gallie, dov'era stato amministratore il-l 
piccolo patrimonio di S. Pietro nelle parti meridionali di quei 
paesi. E sebbene Candido non sapesse dir nullaa rimprovero 
del 1'arci vescovo Desiderio, contuttoci6 il Papa lagnossi con 
forza, scrivendo a quest'ultimo: s6 non poter ricordare senza 
vergogna quel che in Roma aveva udito sul conto suo; non po- 
tersi in alcun modo congiungere in una medesima bocca la lode 
di Cristo e quella di Giove; perflno i laici astenersi da siinili 
letture, ed ecco un vescovo macchiarsi il cuore con quelle 
poesie blasfeme: scriva adunque sollecitaraente alcune parole 
a fine di tranquillare Tanimo del padre suo; solo allora conce- 
derebbegli certe grazie, che quegli aveva per lo innanzi ri- 
chieste '. 

Frequenti volte questa lettera fu citata con manifesta esa- 
gerazione delle cose, quasi contenesse una formale condanna 
deglistudii secolareschi e sovratutto degli studii classici. Ma ci6 
non e; ne si pu6 arrecare argomento di sorta alcuna che 
dimostri in Gregorio, come massima di condotta, tale avv.T- 
sione per gli studii classici. Ne* suoi numerosi scritti non >i 
legge mai nulla di somigliante; e a quelle poche parole, che 
trovansi nella prefazione dei Morali, non si deve dare quel peso 
che per se non hanno. Perocchfe quando dice Gregorio, che non 



1 /,\.,/.<v,,, II n. 34 ;ll n. 54) lAFrrf-EwALD n. 1824 del giugno 601: 

tet'n!in-il>ii* litti-ri.* .>'/ "' WfW/jA^mi* 

fiinil'ii'ii in lit ii'i i/tii.i.. UHHIII ifi'iiit iiff<l>i<lni'inr 

' 



164 IL PONTIFICATO DI S. OREQORtO MA'JNO 

vuol tener conto delle regole retoriche o badare ai casi dello 
preposizioni ', nessuno meglio di lui COQ i suoi medesimi scritti 
confuta piu eloquentemente tale asserzione. Egli apparteneva 
agli uoraini piu colti che allora si avessero in Roma, e si sa 
da tutti che i monaci, che pure formavano gran parte delle 
sue cure spirituali, a poco a poco divennero i soli conserva- 
tori del classicismo. I discepoli di S. Gregorio e di S. Bene- 
detto ci hanno salvato i classici. 

Di Gregorio dovra dunque dirsi solaraente questo, cbe egli 
tra le infinite occupazioni e sollecitudini pel governo della 
Chiesa, non avra avuto sicuraraente il tempo da occupare 
nella lettura dei classici, che le fiaezze dell'arte retorica erano 
per lui cosa del tutto secondaria e che dai vescovi, in ispecie 
da quelli delle Gallic, bramava occupazioni ben piu important! 
e piu serie, che non fossero le orazioni di Cicerone o le odi di 
Orazio. Confesseremo tuttavia, che a questo suo sentimento 
egli diede espressione forse troppo viva nella lettera accen- 
nata. 

L'ammonizione di Gregorio non deve essere caduta indarno, 
se pure esisteva la colpa. Certo e che Desiderio piu tardi 
divenne martire della disciplina ecclesiastica, avendo pubbli- 
camente censurato le scostumatezze e i delitti del giovane re 
Teodorico. Come quasi tutti i vescovi delle Gallic, anch' egli 
probabilmente era oriundo di una qualche antica famiglia 
romana. Ora presso le persone di tal condizione la lettura 
degli autori classici non pure era cosa consueta, ma avevasi 
in conto di mezzo molto efflcace per innestare e propagare 
piu facilmente tra i nuovi venuti lo spirito e le costumanze 
latine. 

Mentre questo vescovo veniva ammonito per essere troppo 
amante delle cose pagane, un altro vescovo, quello di Marsiglia 
sulla costa meridionale delle Gallic, trovava spirito pagano 



1 Moral. Prnefatio ad J^'umlnon: Ipsant loquentli urtim, I/H<II ni'i 
rin ilixi-ijitintti' t:rt('rioi'in iittunaint, iservare despexi... ri-in-jiuniti^nuin casus 
iitno. 



166 

D O Q ' ; npugnava certe pratiche sinceramente 

^tian- , q sero abuso o superstiziooe. 

no, vescovo delPanzidetta citta, ruppe un giorno tutte 
le sacre imagini della sua chiesa, facendole gittare fuor delle 
porte e recando a pretesto alcuni abusi che nel venerarle si 
<commettevano dal popolo. Gregorio gli ordino di rimottere le 
imagini; ma rispondendo quegli con vane scuse e sotterfugi, 
si form6 nella citt una specie di scisma contro di lui. Ti 
sei lasciato trasportare da zelo inconsiderate, cosi scrissegli 
(iregorio in tono severe, allorche atterrasti le imagini dei 
Santi, sotto pretesto che non devono essere adorate. Non per- 
mettere che siano adorate e cosa lodevole e giusta; ma 
larle in pezzi, merita biasimo. Dimmi, fratello mio, da qua! 
vescovo dell'antichita cristiana hai tu imparato simile proce- 
dimento? forse tu solo sei in un attimo divenuto uomo pru- 
dente e pio? L'adorare un imagine e cosa ben di versa dal 
porsi solamente innanzi agli occhi 1' oggetto dell' adorazione 
Deirimagine rappresentato . E continua, sponendo con ogni 
pazienza la consuetudine fin dai tempi piu antichi della Chiesa 
<ii onorare le imagini. Siccome 1'uomo ha bisogno di aiuto per 
sollevare lo spirito alia considerazione delle cose soprassen- 
sibili, cosi le imagini dei Santi e le statue rappresentano visi- 
hilmente allo sguardo T oggetto invisibile, come dire 1'azione 
o la persona, alle quali si riferisce il culto; noi dunque non 
adoriamo il quadro, ma unicamente la onuipotente Trinit^. 
Aggiunge poi alcune considerazioni, che mettono in ottima luce 
il bene morale che poteva ritrarne quel popolo. In Marsiglia, 
dic'egli, la Chiesa si trova in mezzo di gran numero indigent, 
non ancora bene istruiti nelle cose della fede; sono ancora 
tanto novizii e si privi d'istruzione, che le sacre istorie non 
xiprebbero neppur leggere ne' nostri libri. Conviene dunque 
aiutarli con qualche mezzo acconcio, pcrchtj intendano le cose 
Chiesa e se ne innamorino. Ora a tale intento giovano 
le sacre imagini. I quadri, che sulle pareti del 
terapio rappresentano scene religiose, sono pe' poveri idioti i 



166 IL PONTIFICATO DI S ,NO 

soli libri ne' quali leggono devotamente la storia della r 
gione e gli esempii dei Santi '. 

Conchiudendo Gregorio concede volentieri che tra i vi^i- 
tatori, mezzo barbari ancora, della cattedrale di Marsiglia 
saranno stati di quelli, che per pura ignoranza avranno ado- 
rate le imagini. Ma il vescovo si faccia a spiegare in chiesa 
dove stia Perrore; dimostri al popolo col linguaggio della 
Sacra Scrittura come quell'abuso debba severamente condnn- 
narsi ; e nello stesso tempo, per riparare allo scandalo da lui 
dato, dichiari in pubblico che quinc'innanzi non sottrarrebbe 
piii le imagini alia ben regolata devozione del popolo e piu 
non proibirebbe agli artisti di allestirle. 

Non solamente gli artisti, ma Parte stessa dovea saper 
grado al grande Ponteflce. Per la venerazione delle iraagini 
si venne educando nella Chiesa una delle arti piu ricche e 
feconde. Gregorio levo la sua voce contro lo zelo troppo spin to 
di un vescovo (primo esempio di quella pericolosissima con- 
troversia, che ruppe piii tardi in lotta aperta nel periodo degli 
iconoclasti); ma al tempo stesso in nome della tradizione eccle- 
siastica sostenne uno degli element! piu fecondi di civilta, ed 
i secoli av venire non cessarono mai di ripetere la bella espres- 
sione di Gregorio, essere ciofc le imagini il libro degli idioti a . 
E nel fatto le pitture e scolture di cose sante si facevano, per 
dir cosi, sotto il suo patrocinio. Inoltre nel medio evo gli ar- 
tisti preferivano trarre dal ricco tesoro della simbolica dei 
suoi morali il concetto di quelle forme, con le quali vestivano 
gli oggetti, o dipinti o sculti, a fine di meglio proporli all'in- 
telligenza degli spettatori. 



1 Ke.(/itri(m 11 n. 10 (H n. 13) e prima 9 n. 208 (9 n. 105) IAFFK-EWALD 
n. 1800, 1736. Xella lettera citata in primo luogo : Quod kgtntibuf scripture, 

hoc idioli* ]>r<u'!<r<il jjictura cernentibus... Sanclonun <li-j>i>ii/i ///>/.<//(,-. H<\ 
shii- ration? vetustas ttdmisif.. T?#tiMon!i* *trn<h'n 'ut, >jui<( oninr inaint- 
factum adnnn-i' <i Hret. 

8 P. e. Papa Adriano I le adopera contro le awisaglie degli iconoclasti 
nel secolo ottavo. (Responsio ad libros Carolinos, MIGNE, P. L. 98, 1215. 1268). 



I/i:. . '-ili 1 Bollecil idii "gorio per le condiziooi 

-ticho i' soriali l<-ll;i <'.allia, si . ia nolle lettere, 

dove difende la santita del nvatrimonio, P inviolability della pro- 

prieta, c la liberta degli abitanti. Egli si oppone alia tracotanza 

:, r iudoi, m;i proibisce ai vescovi di battezzarli per forza; 
si leva contro le ingiuste imposizioni di gabelle;con patorno 
amore si prende cura de' perseguitati ; promuove la pace nel- 
rinterno del paese; mantiene, entro i limiti del dovere, coloro 
che abusano del proprio officio, fossero pure in dignita eccle- 
siastica anche molfalta; corregge con pazienza e costanza lo 

!ij^nze de' vescovi; protegge la vita monastica e si studia 
di condurla alia perfezione da lui bramata; suscita COD parole 
araorevoli e col suo eserapio 1'ardore per le missioni e con 
ogni dolcezza si adopera per ricondurre i traviati sul cam- 
mino della verita. Contuttoci6 le sue relazioni coi vescovi e 
coi laici piu autorevoli sono tutte allettamento e cordialita; ed 
egli'accompagna volentieri le sue lettere con qualche spedi- 
zione di libri, di reliquie o di simili donativi, sapendo di far 
cosa gratissima ai suoi figliuoli '. 

II Santo Ponteflce non ha di mira che il promovimento e 
Tespressione di quella ecclesiastica unita, di che parla col mas- 
simo fervore in una sua lettera airarcivescovo d'Arles. L'unita 
ricongiunge neiramore quel che e separato, riordina ci6 che 
e confuso, ristabilisce quel che e difforme, F imperfetto conduce 
a perfezione 2 . I doveri del suo Priraato, sono per lui, com 
dice, uno sprone, che lo spinge di continue a provvedere pel 
bene di tutte le Chiese 3 . 



' Tutte le cose <{iii aflVr.ii.iti' si poti-amm |HT online rist-nntrare nel flr- 
gutrnm: 8 n. 4 (9 n. H), 9 n. 21.i (9 n. 109), 7 n. tl (7 n. il), 9 n. 115 
(9, llOi, - 1 n. 45 (1 n. 47>, 9 n. JI5 (9 n. ilO), 9 n. HJ (' ... 
9 n. ill ,9 n. H8), i.t n.9 (J3 n. ~ , H " " - n. ''. I < " I < " 
9n. 'n. JJG (-J n. I Hi;, ' n. *I6 (9 n. Ill), 9 n. 157 (it n 

II n.9 (II n. li,, 9n. 224 (9 n. ii4), 7 n. IS, - 6 n. 57 (6 n. 59), 8 n. 4 
(9 n. II), n. ii9 (9 n. 107), 11 n. 41 (II n. 57), 7 n. 33 ;7 n. 36), 
II ... iO (II n. 56), 8 n. 4 9 n. II , fi n. 18 (G n. 49). 

* Ilrijixii-iiiH ."). n. 53 (5 n. 58,. 
II.. 13 n. 8 (13 n. 6). 



168 IL PONTIFICATO DI S. GREOORIO MAGNO 

Le relazioni presenti tra Roma e le Gallie, hanno ben altra 
impronta, che non eraco quelle degl' Imperatori Romani a' tempi 
delle loro conquiste. Allora nelle Gallie soggiogate e smunte 
si levavano templi ed altari, dove sacriflcavasi ad onore di 
Angusto e dell' eterna Roma, e i flamini d'Augusto dovevano 
regolare il culto dell'imperatore e del dio dello Stato ne' mu- 
nicipii di quelle terre, divenute schiave di Roma. Sono ancor 
oggi testimonio di cotale pagano abbassamento le iscrizioni 
dei Galli e le ruine de' templi, come quelle di Nimes. Roma 
cristiana per lo contrario accolse al suo seno con ogni onore 
la nazione de' Galli e de' Franchi ; e questo a fine di far cora- 
prendere 1' influsso salutare di una nuova e piii nobile vita 
a quella nazione primogenita della Chiesa, che dovrk piu 
tardi operare cose grandi assai. Gregorio per quelle terre e 
un pastore, non un imperatore. Tra la lunga serie di Papi, 
che per parte loro adoperarono nel medesimo senso, Iasci6 egli 
tra i Franchi una memoria assai viva e piena di gratitudine. 
Incmaro di Reims lo chiama 1' ornamento precipuo della 
prima e Santa Sede di Roma l . Onorio di Autun lo designa 
quale organo dello Spirito Santo, uomo incomparabile tra 
tutti i suoi predecessori e per i suoi scritti luminare simile 
al sole 8 . 



* De praedestinatione dissert, posterior c. 18. 
* De scrijjtoribus ecclesiastics 3 c. 32. 



LE MII: 

MEMORIE Dl VIVIA PERPETUA 

MARTIRE CARTAGINESE 



Celebri sono nella Chiesa queste raemorie scritte da Vivia 
nelle sue prigioni dal di della cattura flno alia vigilia Jella 
sua raorte, e che qui, sotto il predetto titolo, presentiamo ai 
oostri lettori, senza aggiuagervi che la descrizione del suo 
martirio e di quello de' corapagni suoi, qual ci venne conser- 
vata dagli atti de' martini, dalle storie della Chiesa, dalle opere 
di Tertulliano e dai sermoni di S. Agostioo, che ne tesse coa 
eloquenza degna del suo potente ingegno le lodi. Questa 
eroina della fede fu coronata di martirio ai tempi dell' irape- 
ratore Settimio Severo 1'anno 202 in Tuburbio, o piu pro- 
babilmente in Cartagine, come ci attestano S. Prospero e il 
Ven. Iteda, e come par che chiaramente si rilevi dalla tra- 
dizione, di cui ci fanno testimonianza antichi martirologi e 
manoscritti, non che dal culto col quale fino al quinto se- 
colo venne quivi onorata la sua tomba e quella de' coramili- 
toni suoi, e piu che altro dagli atti stessi del suo martirio, 
dove la menzione delle carceri castrensi, deiranflteatro e del 
Procodsole, che la condaun6 alle fiere, sembrano indicare chia- 
ramente, come ben notano i BollandUti l , essere stata Carla- 
gine, e non altra citt minore, il tealro della sua battaglia e 
del suo trionfo. 

Era Vivia Perpetua 2 giovane sui 22 anni, di chiaro san- 

Sofif/ornm. 7 Martii. De SS. Perpetua, Felicitate etc. T. I. 
Marti!, p. 629... I'arisiis et Romue 1865. II teato degli Atti trovasi eziandio 
preaso il RI-INABT, .\ W njrum. i: I V.T 1TJJ. |>. 86 e egg. e preMO il 
MI.M I'-ttrologia Int. T 3. col IS . - 

M.iiK.^-ritto Cassinensc in\>.i- -I. v ivia leggesi Ubia. Ilil. p. 631, 
Jft M ; ma prohaliilmciite e errore Je* ropiiti. 



170 LE MIE PRIGIONI 

gue, raaritata ad uorno d'alto lignaggio; ed aveva padre, madre, 
due fratelli e un suo figliuolino da poppa ch' ella medesima 
allattava. Nel tempo che piu infieriva la persecuzione contro 
il cristianesimo ella venne presa in un con Felicita giovane 
sposa e Revocato, entrambi servi deir istesso padrone, a'quali 
poi si aggiunsero Secondolo e Saturnino. 

Da quel giorno Vivia prese a scrivere la pietosa storia 
della sua prigionia, delle sue pene e delle sue battaglie, che 
fino ai tempi di S. Agostino costumavasi leggere nelle Chiese, 
e che ai tempi nostri, non guari dissimili da quelli in cui la 
martire viveva, giovera ricordare. Udiamo pertanto dalla stessa 
Martire quel ch'ebbe a patire per amor di quella fede cotanto 
allora, come adesso, dai flgli delle tenebre perseguitata. 

Noi eravamo in potere dei persecutori, quando venne 
mio padre *, spinto dall'amor suo, a darmi flera battaglia a 
fine di scuotere la mia costanza, a cui Padre, io dissi, vedi 
tu la in terra cotesto orciuolo? 
-Si, lo veggo, rispose. 

Puossi egli chiamare con altro nome da quello che ha? 

No. 

E cosi io non posso chiamarmi altrimenti da quella che 
sono, cioe cristiana. 

A queste parole mio padre monto in furore 1 , e slanciommisi 
contro si che parea volesse trarmi gli occhi di fronte; ma poi 
altro non fe' che darmi un gran rabbuffo; e ritirossi vinto con 
le arti di satana. 

Per alquanti giorni mio padre non si die a vedere; ed io 
rifiatai e ne resi grazie al Signore. 

In questo mezzo fummo tutti battezzati; e nell'uscire dal 
santo lavacro lo Spirito del Signore mi mise in cuore di non 
chiedere altra grazia a Dio senonche pazienza ne' tormenti. 

Indi a pochi giorni fummo chiusi in carcere; ed io inor- 
ridii; dacche a miei di non avevo mai veduto siffatto orrore 
di tenebre. 

Mio Dio che dolorosa giornata fu quella! 

1 Egli era pagano. 



VI VIA I'KRPETUA If A!: >!! 171 

iii'-ri ivi stipati, 1'ala, il calore, il soffb- 

"ii tt., il tnivaglio che d davano le guard ie, e piu ancora 

per me la sollecitudinc del iniu bambino cnulolnuMite mi tran- 

gosciava. Quando i benedetti Diaconi Terzo e Pomponio, che 

issistevano, ci ottennero a prezzo d'oro dai custodi che fos- 
siiiui P<T ijtialche ora del giorno messi al largo a riflatare un 
t rat to e a rinfrescarci. 

Usciti adunque da quel fondo di ergastolo, ciascuno diessi 
a qualche esercizio; ed io allattai il mio bambino, che ven- 
nemi recato quasi rifinito d'inedia; e col cuore trepidante per 
lui raccomandavalo a mia inadre, e veniva confortando mio 
fratello, mentre tutta dentro struggevami di cordoglio nel ve- 
dorli in cotanta ambascia per amor mio. 

Molti di trascorsi in quest'affanno, flnche essendomi acco- 
st nmata ad aver meco in prigione il mio pargoletto, ben tosto 
mi sentii rinfrancata e libera dall'angosciosa sollecitudine che 
egli mi dava. Anzi il carcere tramutoimnisi in un palazzo 
pretoriale; cotalche tornommi piu caro il dimorar ivi che 
altrove. 

Mio fratello venne a me, e mi disse: Sorella e signora mia, 
tu soi oggimai cosl accetta a Dio, che ben puoi domandargli 
che ti faccia per mezzo di qualche visione conoscere se tu 
al)lia a patire solamente la prigionia o anche la morte. Ed 
io, che sapeva di aver tratto famigliare col Signore, da cui 
ero cotanto favorita, piena di flducia glielo promisi, dicendo- 
gli -- Torna domani, e Io saprai. 

Feci orazione; ed ecco quel che mi apparve. Vidi una 
scala di maravigliosa altezza, che poggiava fino al cielo, ma 
tan to stretta, che non vi si poteva salire che ad uno ad uno. 
I due staggi erano irti di ogni sorta di armi: di lance, di 
spade, d' uncini e di coltelli; cotalche se taluno senza troppo 
1',-idarvi e guardare all' insii, vi fosse raontato, ne avrebbe 
avuto malconcia la persona e lasciati brani di came infilati 
in (juollc punte. 

A pie della scala accovacciavasi in agguato un gigantesco 
'm-, t>ndendo insidie e stornando col terrore ognuno dal 
salire. 



172 LE MIE PRir.IONI 

Saturo, il quale poscia per noi diessi volontariamente io> 
mano ai persecutor}, e che alia nostra cattura non era stato 
presente, monto la scala pel primo; e giunto al sommo <li 
quella, a me rivolto, dissemi: Perpetua quassu t'aspetto; ma 
bada che il dragone non ti morda. A cui io Non temere; 
non mi nuocera, grazie alia virtu del nome di Gesu Cristo. 

In fatti di sotto alia scala, quasi avesse di me paura, il 
mostro ardiva appena sporgere il capo. Ond' io posto pie sul 
primo gradino, gli calcai la testa; e su per la scala fino a 
cima. 

Lassu mi si apri d' innanzi agli occhi una immensa di- 
stesa di terra aggiardinata, in mezzo alia quale sedeva un 
uomo canuto, d'alta persona, in abito di pastore e in atto di 
mugnere le sue pecorelle, circondato da migliaia di persons 
biancovestite. 

Egli alzando il capo guardommi, e mi disse: Ben venuta, 
figliuola mia. E avutami a se, diemmi a gustare del latte- 
rappresc. Io lo ricevetti a mani giunte, e ne mangiai ; e al- 
lora tutti gli astanti dissero Amen Al suono di quella 
voce io mi riscossi, masticando ancora un non so che di dolce 
in bocca. 

Riferii tosto questa visione a mio fratello; ed entrambi 
ben intend emmo che dir voleva, cioe, che noi prigionieri era- 
vamo destinati al martirio; laonde da quel punto abbando- 
nammo ogni speranza di questo secolo. 

Indi ad alquanti di si sparse vcce che saremmo chiamati 
in giudizio; e mio padre macerato dalla tristezza venne dalla 
citta a trovarmi per abbattere la mia costanza, e mi disse. 

Abbi, o figlia, pieta di questo bianco crine, pieta del pa- 
dre tuo, se pur degno io sono d'essere da te cosi chiamato. 
Ramm.enta com* io ti ho allevata e cresciuta flno a questo 
fiore di eta, e tra tutti i fratelli tuoi prediletta. 

Non mi voler dunque in contraccambio vituperare cosi in 
faccia al mondo. Abbi un riguardo a tua madre, a' tuoi fra- 
telli, alia zia, al tuo figliuolino, che vivere non potra senza 
di te. Smetti cotest' alterigia che ti fa disprezzare la morte; 



Ml CARTAOINESE 

j tutti in r<>'. 

essere tormcntata o uccisa, niuno cli noi oserebbe p!u con- 
versa re con la genie. 

Queste cose diccva mio padre raos8O,da soverchio amore; 
e gittatosi a' miei piedi, baciavarai le mani, e piangendo chia- 
mavami non piu sua flgliuola, ma sua signora. 

10 sontivami schiantare il cuore, e compiangevo mio p 
che solo tra tutti non si rallegrasse del mio martiriu. 

Mi studiai di confortarlo, dicendogli - - Quando sar6 
palco, avverra di me quel che Dio vorra. Sappi che noi non 
siamo in podesta nostra, ma di Dio. E^li amlossene desolato. 

11 di seguente, mentre eravamo a mensa, fummo di re- 
pente chiamati al tribunale e condotti al foro. N' ando tosto 
il grido intorno, e trasse gran popolo alia piazza. Salimmo il 
palco; e quivi incomincio Tinterrogatorio. 

// Procurator* Ilariano che tenea la ragione in luogo del 
defunto Proconsole Minucio Felice, disse a Saturo: Saori- 
fica agli Dei, come commandarono grimmortali imporatori. 

Saturo Convien sacriflcare a Dio, anziche agli idoli. 

Ilariano Rispondi tu in tuo nome o a nome di tutti? 

Saturo A nome di tutti; poiche noi non abbiamo che 
una stessa volonta. 

Ilnriano volgendosi agli altri E voi che dite? 

Tutli E vero, non abbiamo che una stessa volonta. 

II Magistrate ordina che sieno rimosse le donne; poscia 
rivolto a Saturo giovane sacriflca: non ti credere dap- 
piu dei nostri principi. 

Saturo lo mi reputo ad essi superiore agli occhi del 
vero Principe del secolo presente e del future, qualora io mi 
renda degno di combattere e soffrire per lui. 

Ilariano Caugia avviso, garzone, e sacriflca. 

Saturo Noi far6 mai. 

Uariano volgendosi a Saturnine Sacriflca, o giovane, se 
vuoi vivere. 

Sal i\ posso; son cristiano. 

Ilariano rivolto a Revocato iuel che veggo, anche tu 

mi darai la stessa risposta. 



174 LE MIE PRIOION1 

Revocalo Si, per amor del mio Dio, nutro anch' io gli 
stessi sontimenti. 

Tlariano Sacriflcate, acciocch6 io non vi faccia raorire. 

Revocato Noi preghiamo Dio di poter meritare questa 
grazia. 

II Procuratore ordina di allontanare gli uomini e di me- 
nargli innanzi le due donne. Rivolgendosi a Felicita: 
- Come ti chiami? 

Felicita Felicita. 

Ilariano Hai tu mar i to? 

Felicita Si, ma adesso non Io euro. 

Ilariano Dov'fe ? 

Felicita Non e qui. 

Ilariano Di qual condizione 6 egli? 

Felicita E popolano. 

Ilariano Hai tu parenti? 

Felicita No ; ma Revocato 6 mio fratello. E che parenti 
potrei aver io migliori di questi? 

Ilariano Abbi piet di te stessa, giovane donna, e sa- 
crifica per conservare la vita; poich6 veggo che tu hai un 
portato in seno. 

Felicita Io sono cristiana; ed ho il commando da Dio 
di disprezzar tutto cio per amor suo. 

Ilariano Abbi riguardo a te stessa; dacch6 tu mi fai 
pieta. 

Felicita Fa di me quel che vorrai, ma non potrai per- 
suadermi. 

Ilariano E tu, Perpetua, che dici tu? Vuoi tu sacrificare? 

Perpetua L'istesso mio nome ti dice ch'io non muto. 

Ilariano Hai tu parenti? 

Perpetua Si ! . 

1 Di quest' interrogatorio Perpetua nella sua autobiografia da appena un 
oenno : ma noi abbiamo creduto far cosa grata ai lettori, dandolo piii per 
disteso, qual si iegge negli atti autentici ed abbreviati del suo martirio, ri- 
feriti dall'ALLAuo nella sua pregevole opera intitolata Histoire des Perstcn- 
tions pendant la premiere moitit du troisieme siecle, p. 108 et suiv. Paris 1886. 



MKMOKIK hi YIYIA r\ MART1RECAK 

In qiiosto eccoti mio padre con in il ini> r 

Egli m'afferra, e trattami giu di un gradino, mi sup] 
ido Abhi pieta dol l.io fi^liuoletto ! 
II Prot-uratore Ilariano, Ti rnuova, dissemi, a pietk la 
canizie di tuo padre; ti rnuova 1'infanxia del tuo flgliuolino; 
sacriflca agli Dei per la' salvezza dell' Imperatore. Ed io 
a lui : 

- Nol far6 imi. 

Sol dtinque cristiana? 

Si, sono cristiana. 

E perchfc in questo mezzo mio padre non riflnava di darmi 
noia, perch'io cedessi, venne per ordine d' Ilariano rospinto 
giti dai gradini del tribunale con un colpo di bastonn. 

Ahi, quella percossa mi trafisse r animated io la sontii 
pin che se fossi stata io stessa colpita. 

Era per me uno schiantp di cuore il vedere cosi malme- 
nata la sua misera vecchiezza! 

Quindi Ilariano pronunzi6 la sentenza, che ci condannava 
alle Mere: e noi I'accogliemmo con lieto viso, e ritornammo 
alia nostra prigione. 

Allora corsi col pensiero al mio bambino, ch' ero solita ad 
aver meco in carcere e ad allattare; e Io mandai chiedere a 
mio padre per mezzo del Diacono Pomponio. Ma egli mo Io 
neg6: tuttavia di tanto fummi benigno il Signore che il par- 
goletto non desider6 piti la poppa, n& io per cessare di allat- 
tarlo e per Taffannosa sollecitudine di lui ebbi a soffrire tra- 
vaglio. 

Trascorsi alquanti giorni, mentre tutti eravamo in orazione, 
in mezzo a quella mi usci di bocca il nome di Dinocrate; e 
restai io stessa maravigliata, che prima d'allora non mi fosse 
occorso in mente ; e in quella che io dolevami delF immatura 
sua morte, conobbi che essendo io accetta al Signore, dove?o 
pregarlo per lui. E mi feci quindi a spargere preghiere e la- 
grime innanzi a Dio per Tanima sua. 

Ed ecco che in quella notte stessa veggo Dinocrate uscire 



170 I.K MIE PRIOIONI 

di un tenebroso sotterraneo, dove pur erano altri ciechi luo- 
ghi, tutto affocato, sitibondo, pallido e di deforme aspetto con 
in volto queirulcere che lo mordeva, quando pass6 di vita. 

Cotesto Dinocrate era un fanciullo settenne, mio fratello 
carnale, morto di un cancro alia faccia, che ispirava a tutti 
orrore. 

Per lui avevo pregato; e tra lui e me or covava un abisso 
che ci toglieva Tavvicinarci insieme. 

Eravi altresi presso a Dinocrate una vasca piena d'acqua, 
ma con la sponda piu alta che non era la statura del fan- 
ciullo; ond'egli levavasi, ma indarno, sulla punta de' pi& per 
poter accostarvi le labbra. Di che Lo accoravami, veggendo che 
per 1'altezza della vasca ei non avrebbe potuto disselarsi. 

In questo mi svegliai, e intesi essere mio fratello in luogo 
di espiazione : pero confidavami di potergliela alleviare. E 
quindi notte e giorno feci con molte lagrime e gemiti orazione 
per lui al Signore, acciocchfe mel donasse; e perseverai pre- 
gando flno a che fummo trasferiti nelle carceri castrensi ; 
perchfe lo spettacolo delFanfiteatro, dove dovevamo essere 
esposti alle fiere, era il regalo che facevasi alle milizie nel di 
natalizio del Cesare Geta. 

LMstesso giorno che vi fummo rinchiusi, ebbi un'altra vi- 
sione. Apparvemi 1'istesso luogo di prima, e Dinocrate mondo 
e bello con in volto la piaga cicatrizzata, la persona ricca- 
mente vestita e in atto di rinfrescarsi alia sponda di quella 
vasca, che adesso giugnevagli appena a mezza vita. 

Egli con una tazza d'oro vi attingeva acqua senza posa, 
e ne beveva a gran sorsi, rimanendo pero sempre la tazza 
piena come per 1'innanzi; e cosi attingendo e bevendo, si fu 
dissetato, e tutto lieto se ne parti, e and6 a trastullarsi come 
fanno i fanciulli. 

Allora mi destai, e compresi esser lui tratto dal luogo di 
pena. 

Di li a pochi giorni il soldato Pudente, sovrastante alle 
prigioni, il quale avevaci in grande stima per la divina virtu, 
che vedeva in noi risplendere, dava libero accesso ai molti che 
venivano a confortarci, o a ricevere da noi conforto. 



Ml 1KB CARTAGIXB3K 177 

il giorno dello spettacolo, quand' ecco 

iro a mo .li !M>! nuovo mio padre emaciato e spunto 
lunu r o affanno; il qualc in vedermi gittossi a terra, e svellen- 
dosi la barba e protendendosi boccone sul pavimento, maledi- 
ceva la sua canizie, e diceva cose tali che avrebbero spezzato 
di pieta ogni cuore. Ond'io con Panima trafltta da crudel fe- 
rita compiangeva la dolente e misera sua vecchiezza. 

II giorno innanzi al nostro corabattimento ebbi quest' altra 
visione. Vidi alia porta del carcere Poraponio diacono che for- 
temente picchiava. Corsi ad aprirgli ; ed egli mi si fe' innanzi 
in veste Candida e discinta, orlata da una flla di bacche d'oro. 

Ei mi disse: Perpetua vieni; noi ti aspettiamo. Si dicendo, 
prosemi per mano e menommi per luoghi aspri e tortuosi, 
flnchfc giugnemmo trafelati ed ansanti airAnflteatro, ove ia- 
trodottami in mezzo alParena, mi disse: Non temere; qui 
teco io sono, e teco combatter6. Disse e scomparve. Allora 
mi vidi circondata da immense popolo, che attonito mi guar- 
dava; e perche sapevo d'essere condannata alle Here, parevarai 
strano che queste ancor non mi si avventassero addosso. 

Quand' ecco uscirmi di contro un Etiope d'orrido aspetto, 
che veniva ad assalirmi co' suoi scherani ; e all'istesso tempo 
apparirmi al flanco bollissimi giovani in alto di proteggerrai. 

Io sentomi a un tratto trasformata in robusto atleta ; unta 
da' miei fautori d' olio per la lotta, e incontro a me veggo 
P Etiope che rotolavasi nella polvere. 

Poscia mi si affaccia un uomo di gigantesca statura, si 
che sorpassava col capo Pistesso anfiteatro. Egli era in veste 
hianca e discinta, con sul petto una stola purpurea guernita 
<li granatine d'oro e d'argento; e teneva nelP una mano una 

^ r a, come costuma il maestro de' gladiatori, e neiraltra ua 
ramoscello verde, onde pendevano aurei pomi. II gigante, in- 
timato silenzio, prese a dire : Se P Etiope vincera costei, 
P uccidera colla spada ; e se questa vincera P Etiope, avra 
questo ramo in dono. E cosi.detto si ritrasse. 

Allora ci avanzammo Pun contro Paltro, e cominciaramo 
la pugna. L'avversario voleva preudermi per i piedi; ma io 

XV. vol. HI, fate. 1010. 12 6 '"?' 



178 i.i: MIK rui<;ir>M 

ri-;icciavalo indietro a furia di pedate sul viso; quamlo sen- 
tomi a iin tratto sollevata in aria sulla sua testa, ond' io pin 
volte gliela battei e curvai sotto il mio pie flno al suolo. 

Ma poi veggendo che il giuoco durava a lungo, gliela af- 
ferrai a due mani; e sbattutala per terra, gliela calpestai. 

II popolo die in uno scoppio di applausi; i miei patrocina- 
tori intonarono il cantico della vittoria ; ed io mi presentai al 
maestro de' gladiatori ; il quale mi porse il ramtiscello dai 
pomi di oro, baciommi in fronte, e dissemi : flglia, la pace 
del Signore sia con te. Quindi venni accompagnata con 
pompa trionfale fino alia Porta Sanavivaria. 

In questo mi svegliai, e ben compresi essere io destinata a 
pugnare non contro le fiere, ma contro il demonio, con la cer- 
tezza pero della vittoria. Tutto cio io scrissi fino ad oggi, vi- 
gilia del mio martirio ; altri ne scriva, se gli aggrada, 
gli atti. 

Qui finisce il diario di Perpetua, e con esso il racconto 
della sua dolorosa prigionia, delle sue lotte e degli strazii del 
suo cuore, ferito ne' piti dolci e forti affetti di natura, come 
sono 1'amor di flglia e di madre. 

Del suo sposo ella non fa motto, o perche non era piu tra 
i vivi ; owero, perche essendo probabilmente, come il padre 
di lei, pagano, avevala abbandonata. 

Noi ripigliando il fllo della pietosa storia, che la morte 
ruppe in mano all'eroina della fede, narreremo 1' ultimo suo 
combattimento e quello de' compagni suoi; ma prima ci piace 
di riportare qui una memoria di Saturo compagno di Perpetua; 
il quale lascio scritta anch' egli una visione ch' ebbe nel tempo 
della sua prigionia. 

Vidi, dice egli, le anime nostre dopo il martirio dal 
corpo uscite e portate da quattro angeli verso oriente, in 
guisa per6 che le loro mani non ci toccavano. Andavamo in 
alto come chi prende 1' erta di agevole declivio ; e valica 
1'atmosfera, ci vedemmo sfolgorare d' innanzi un oceano di 
luce; ond'io dissi a Perpetua, che mi stava d'accanto: Ecco 
quanto Iddio avevaci promesso e che noi gik possediamo. - 



MBM- MAKTIRE CARTAOISESK 

Frattauto giuugemnio a un vastissimo luogo tutto ag- 

:<linato, ove i rosai erano alberi, vigorivano flori d'< 
ragione e piante gigantesche come cipressi; dalle quali cad , 
un'incessante pioggia di foglie. 

In quel giardino incontrammo altri quattro spirit! celesti 
piu belli e luminosi dei primi; i quali, come ci videro, .- 
marono: - - Eccoli, eccoli! - - e ci fecero assai le-iuse ed or- 
revoli accqglienze. 

Allora gli angeli che ci portavano, pieni di maraviglia 
e di rispetto, ci deposero sul florito suoloj e noi c' incamini- 
narnmo per uno spazioso viale, ove ci abbattemmo in Secondo, 
Saturnino ed Artasio, che erano stati in quella stessa persecu- 
zione arsi vivi, e in Quinto, martire 'anch' egli, morto in pri- 
gione. Diraandararao loro ove fossero gli altri; ma gli ai. 
ci dissero : - - Venite prima ed entrate a salutare il Signore. 

E venimmo a un luogo, le cui muni erano come fabbri- 
cate di luce, e Tentrata custodita da quattro angeli, di' i . 
stivano di bianco i visitatort. Dopo di che entrammo, od udimiuo 
molte voci con bell'armonia ripeteredi continue: Santo! San to! 
Santo! ;e vedemmo assiso in mezzo al luogo un uomo vene- 
rando e di pelo come neve bianco, ma di giovanile aspettu ; i 
cui pie non si vedevano. 

Hitti d'ambo i lati stavangli quattro seniori e dietro a 
quelli altri moltissimi. Noi compresi d'alta maraviglia e rive- 
renza ristemmo innanzi al suo trono; e sollevati dai quattro 
angeli, baciammo colui che vi sedeva sopra; ed egli con le 
mani ci accarezzu la faccia. 

Allora i seniori ci dissero: state; e noi ci fermamino. 
demmo a vicenda il bacio di pace. Poscia ci dissero: andate, 
e deliziatevi per questi luoghi a vostro bel diletto. 

lo dissi a Perpetua: ecco che venisti a riva de* tuoi 
derii; ed ella: Sieno grazie al Signore, che se fui lieta per Lui 
nella vita mortale, quanto piu lo sono qui adesso! 

Uscimmo di la, e ci abbattemmo nel Vescovo Ottato e nel 
prete Aspasio dottore, che se ne stavano ai duo lati della porta 
segregati e malinconici; i quali, ocnio i vi.l.-ro, jr.>tia: 



180 LE MIE PRIGIONI 

ai nostri piedi, dicendoci Amraettetici in vostra compagnia ; 
poiche ve ne partiste, e ci lasciaste in questo stato. 

Ai quali noi rispondemmo - - Non siete voi, T uno nostro 
Vescovo e T altro prete? Come dunque vi gettate ai nostri 
piedi? E mossi a compassione verso di loro, li abbracciammo. 

Perpetua entro a ragionare con essi; e cosi conversando, 
veniramo insieme in parte assai rimota del giardino accanto 
a un rosaio. 

Ma in quella che parlavamo insierae, sopraggiunsero gli 
angeli, e disser loro: Lasciate che questi si riposino e si dieno 
bel sollazzo; e se avete tra di voi qualche contesa, perdona : 
tevi a vicenda . 

Li fecero adunque allpntanare da noi, e dissero a Ottato: 
Correggi il popol tuo, che intorno a te si aduna, come se 
venisse dal circo e dalle gare delle fazioni. 

E cio dicendo, ci parve che volessero lor chiudere la ports* 
in faccia. 

Dopo di che facemmo conoscenza con molti fratelli e molti 
martiri ; e ci sentirnmo alitare in faccia un' aura oltre ogni 
dire profumata, che tutti ci beava; e in questo pieno di giubilo 
mi destai. 

Tali sono le piu insigni visioui dei martiri Saturo e Per- 
petua, ch'essi medesimi ci lasciarono scritte. 

Ora tornando alle loro gesta, la storia ci fa sapere che Se- 
condolo venne da Dio chiamato dalla prigione al cielo ; e che 
Felicita, incinta da otto mesi, era in grande travaglio, temendo 
che a cagione della sua gravidanza non le venisse differito il 
martirio. Imperocchfe le leggi romane vietavano che si met- 
tesse a morte una donna gravida, prima che si fosse sgravala. 

Dolevansi altresi i suoi compagni d'avere a lasciar sola sul 
campo di battaglia cosi cara e buoua sorella. Ondeche tre 
giorni innanzi allo spettacolo tutti insieme pregarono con molti 
gemiti e lagrime il Signore per lei ; ed ella venne tosto assa- 
lita dai dolori di parto. 

E perche il parto neirottavo mese e difficile e penoso, n& 
ella poteva dissimulare le sue dogiie, una guardia le disse: 



Ill 'I MviA PER 

- tn i-lo al presente cosi ti duoli, or che farai, (juando 
verrai espo- <-,be pur moslrasti di non tomere 

allora che riflutasti di sacriflcarc? 

- Adesso son io che soflro, allora un altro san'i 
in me che soffrira per me, perclf io soffrir6 per lui ! 

Kisposta degua dell' alia sapienza dei santi! Indi a poco 
Felicita divj in luce una bambina, che una stia sorella tolse a 
balire e ad allevare come sua flgliuola. 

II di innanzi al martirio portando 1'uso tra i koinani cho 
rultimo pasto dei condannati alle flere, chiamato cena //&*/</, 
fosse fatto in pubblico, i martiri Io convertirono in un'agape 
cristiana; e volti al popolo che li drcondava, rinfacciarongli 
la sua impudente curiosita; minacciarongli i giudizii di Dio o 
protestarono la propria felicita in patire por Gesu Cristo. Sa- 
turodisse loro Non vi bastera il giorno di domani per con- 
templar coloro che tanto odiaste? Oggi vi flngete amici, e do- 
mani vi dichiarerete nostri nemici. Peru guardateci bene in 
faccia; affinchk ci possiate riconoscere nel di del giudizio. 

A siffatto parlare molti si ritrassero confusi, e tra questi 
parecchi si couvertirono alia fede. 

Spunt6 finalmente il giorno della vittoria; e i Marliri 
villanti di gioia in viso e col cuor palpitante non di timore ma 
di desiderio e di giubilo, incaraminaronsi verso I'anflteatro 
conle se andassero al cielo. 

Precedevano gli uomini, seguiva la nobil A'ivia Per; 
con passo maestoso e trionfale, come si conveniva a una ma- 
trona di Cristo, a lui carissima, e teneva gli occhi mod. 
menle avvallati, per nasconderne agli sguardi altrui Io splen- 
dore. Camminavale a lato Felicita, anch'essa giul.ilant 
essersi Bg] i a tempo per venire coi cempagni esposta alle 
flere. L'eroica fantesca godeva di passare dalle mani della lo- 
vatrice a quelle del carneflcc, a fine di venir puriflcata in ua 
battesimo di sangue. 

Giunti chu furono alia porta d.^irAnflteatro, pretendevano 
i MinUtri della giustizia di costringere gli uomini ad indos- 
sare le vesti doi sacerdoti di Saturno e le donne quelle delle 



182 LE MIK I'RIGIONI 

sacerdotesse di Cerere: ma i Martiri si tennero saldi sul di- 
niego, dicendo: 

- Noi siamo venuti qua spontaneamente appunto perche 
la nostra liberta non venisse violentata; gittiamo volonterosi 
la vita sol per non fare quello che voi oi chieJete ; e tali era- 
no i nostri patti. 

L'ingiustizia questa fiata, come nota 1'Autore degli Atti, 
die luogo alia giustizia; e il Tribuno perraise loro di ritenere 
gli abiti che indossavano. 

Perpetua inton6 il cantico che udito aveva in visione, quando 
calco all'Etiope il capo; e Revocato, Saturnino e Saturo ri- 
volti al popolo spettatore minacciaroulo de 1 divini castighi. 

Poscia giunti alia presenza d'llariano, coi gesti e con la 
voce gli dissero: tu noi condanni adesso; raa te condannera 
un giorno Iddio. II che udendo il popolo, levossi in furore, e 
si fe' a gridare che venissero flagellati, facendoli passare per 
le file de' cacciatori l . Di che i Martiri rallegraronsi nel Si- 
gnore per essere fatti degni di patire quel ch'Egli stesso pati 
per amor nostro. 

Colui che disse: Dimandate ed otterrete, dispose che cia- 
scun di loro consumasse il suo sacrifizio con quel genere di 
martirio che aveva bramato. Imperocche, parlando insieme del 
loro prossimo combattimento, ed avendo Saturnino espresso il 
suo desiderio di venire esposto a ogni sorta di fiere per con- 
seguire piu gloriosa corona, awenne durante lo spettacolo che, 
tanto egli come Revocato, dopo essere stati addentati da un 
leopardo, fossero anche malmenati da un orso e trascinati fin 
sopra a un palco. 

Saturo poi, che non temeva Torso, sperava di avere a ri- 
cevere la corona dai morsi di un leopardo. Fugli per altro 
sguinzagliato contro un cignale; ma quest'animale rivoltossi 
contro 1' istesso custode, e assannollo in si fiera guisa, che 
il malcapitato indi a pochi giorni se ne mori; mentre a Sa- 

> Dayasi questo norae a certi ministri dei pubbliri spettacoli, che schie- 
rati in doppia lib e con in mano sferze a corregge di cuoio, armate in cima 
<li pnlle di pinnibo, davano, ciascuno, un colpo ai condannati, che si facevano 
sfilare innanzi a loro. 



IK DI V1V1 \ PERP1 ! I \ y 

turo non f' altro main che trascinarlo tin tratto per I'arena. 

in seguito esposto sovra un ponte ad un orso;e<j 
st'animale lungi dall'avventarglW contro, neppur voile sl>u- 
care dal suo covile; ond'egli sano e salvo fu per la seconda 
volta ritirato dall'arena. 

Rimanevano ancora le due giovani donne, le quali prima 
d'entrare nell'anflteatro ebbero a soffrire un supplizio d'ogni 
morto peggiore. Poiche vennero dai carneflci spogliate e r 
volte in una specie di rete che mal le copriva; e cosl condoite 
a ludibrio in mezzo all'arena. 

Senonchfe un senso di umanita e di orrore risvegliossi al- 
lora nel popolo, che fe' udire un fremito d'alta indignazione. 
Per lo che esse vennero ritirate dall'anflteatro, fatte rivestire 
del loro abiti, e poscia ricondotte in mezzo all'arena. Quivi fu 
contro di loro aizzata una ferocissima vacca, dalla quale Per- 
petua per la priraa fieramente investita, venne gittata in aria, 
e ricadde sovra un flanco. Ma tosto levossi su a sedere; e 
come si avvide di avere la veste lacera e il flanco scoperto, 
piti sensibile alia verecondia che al dolore, raccolse le sue ve- 
sti e coprissi il fianco. 

Quando i ministri vennero a prenderla, tutta si ricompose, 
e riannod6 le sue trecce scarmigliate, parendole cosa indegna 
che una martire patisse con le chiome sparse, quasi che fa- 
cesse corrotto in mezzo al suo trionfo. 

Levossi adunque in pie'; e veggendo Felicita strama/ 
e pesta a terra, fu a lei, stesele la mano, e aiutolla a rial- 
zarsi. 

E cosi amend ue se ne stettero aspettando d'essere date alle 
fiere: ma il popolo nol consent! ; ond'esse vennero di la ri- 
mosse e tradotte alia porta Sanavivaria. 

Quivi Perpetua venne ricevuta da un cotale chiamato Ru- 
stico, ch'era catecumeno e a lei aflezionatissimo. Ella quasi 
riscossa dal sonno (tanto era stata con Tanimo assorlo e ra- 
pito in Dio) guatandosi d'attorno, disse a que' che attoniti la 
rimiravano. 

- Ebbene, quando saremo esposte a quella ferocissima 

vacca? 



184 LE MIE PRIGIONI 

E comechfc tutti le affermassero essere ci6 avvenuto, noa 
se ne persuase, se non quando ebbe osservati nelle vest! e nel 
corpo i segni del sofferto strazio. 

Chiamati poscia a se suo fratello e il mentovato catecu- 
raeno, disse loro. 

- State saldi nella fede; amatevi scambievolmente; e noa 
vi sgomentate alia vista del nostro supplizio. 

L' istessa esortazione in un'altra porta delf anftteatro fa- 
ceva Saturo al soldato Pudente, e dicevagli - - Tu vedi che 
io, come ti avevo predetto, non ho ancora provato le sanne 
e gli artigli di veruna fiera. Credi dunque alle mie parole. 
Ed ora ti dico che son presso ad essere richiamato in mezzo 
all' arena, ove mi finira, il dente di un leopardo. 

Infatti verso la fine dello spettacolo venne richiamato sul 
campo di battaglia ed esposto ad un leopardo, che con or- 
ribile morso aprigli una profonda ferita, donde sgorgava a 
fiotti il sangue. II che vedendo i pagani, si fecero a gridare 
salvus, nam lotus, egli e salvo, perchfe lavato, deridendo con 
cio il battesimo de' cristiani. 

Oh si ch' egli era salvo davvero, perchfe lavato nel pro- 
prio sangue! 

Frattanto Saturo diceva a Pudente - - Addio, amico ; sii 
memore della mia fede; ne la mia morte ti conturbi, ma ti 
raffermi ed awalori. 

E si dicendo, trassegli da un dito T anello, P intinse nel 
proprio sangue, e glielo restitui, dicendo - - Albi cara que- 
st" ereditk della mia fede, questa memoria del sangue mio. 
Disse e spiro. 

II popolo avido di pascere tuttora gli sguardi nelle ferite 
nel sangue, chiese a gran voci che i cristiani venissero di 
nuovo tradotti in mezzo airanfiteatro per vederli agonizzare 
e morire sugli occhi suoi. 

II che udendo i Martiri, levaronsi di tratto; e abbraccia- 
tisi 1' un 1' altro, baciaronsi in fronte per consumare col so- 
lenne pegno della pace il loro sacrifizio. Indi venuti in mezzo 
all'arena, ricevettero silenziosi ed immobili dai gladiatori il 
colpo di morte. Pero Vivia Perpetua, che parea destinata a 



VIVIA } K8B 185 

\i-iiuta a raano di un gladiatore inesperto, fu sola- 
Klla mamlo un grido, e afferrata al giovane 
gladiatore la man tremantflj guidolla la dove ferirdoveva; e 
al secondo colpo cadde estinta al suolo. 

Quanto eroismo in quest! martiri, e soprattutto in Vivia 
Perpctu.-i, in quest'ammirabile donna, suporiore al dolore, agli 
strazii, alia morto, agli stessi afletti piu cari di natura, ch'ebbe 
a sacrific-ar tutli per amore di Gesu ! Eppur ella non era che 
cristiana di pochi giorni ! 

Qual prova luniinosa della verita del cristianesirao e della 
divinita di Cristo! 

Infatti solo un Dio poteva ispirar di se negli uomini un 
amore che vincesse ogni altro amore, una forza che superasse 
la natura, uno spirito di sacrifizio, che facesse airuomo dimen- 
ticar tutto se stesso per Lui. Solo un Dio poteva attrarre 
a se quanto vi ha di piu bello, di piu grande, di piu sublime 
nel mondo morale, e attrarlo per guisa che le anime piu ca- 
ste, i cuori piu gonerosi, e gli spiriti piu illuminati in ogni 
secolo gli apparteressero con tutte le potenze dell'anima loro. 
Solo un Dio flnalmente operar poteva quel prodigio che 
testimonianza datagli col sangue da un laureato esercito di 
milioni e milioni di martiri, quanti ne conta dal suo nascere 
flno a di nostri la Chiesa; e di Martiri d' ogni eta, d'ogni 
condizion, d'ogni paese, tra quali quanto v' ha di piu debole 
agli occhi del mondo, delicate verginelle, teneri fanciulli, no- 
bili matrone, che al pari di Vivia Perpetua, corsero a schierc 
e giubilanti incontro alle ferite, agli strazii, alia morte. 

Chi non ravvisa in cotesto trionfo della grazia sulPumana 
natura 1'opera di un Dio, egli non sapra mai spiegare un fe- 
nomeno morale come questo, un fenomeno che nel corso dei 
secoli a ogni poco si ripete, e che valse meglio d'ogni altro 
argomento ad abbattere la superbia del mondo pagano a pie 
del divin Martire del Golgota, e a far trionfare sulle ruine 
dell' idolatria la croce. Ond'ebbe a dir con ragione Tertulliano 
che sanguis marlytntm semen est Christianorum, il sangue 
de* Martiri e semenza de' cristiani. 



RIYISTA BELLA 8TAMPA 



Dott. RINALDO RAINALDI. Le localizzazioni cerebrali studiate 
in un caso d'ipnotismo. Foligno, stabilimento poligraflco 
F. Salvati, 1891, in 4 grandissimo di pp. XV-332. Con 
ricco atlante di dieci tavole contenenti disegni schematic! 
e di figure, alcune delle quali in cromolitografia, e tutte 
fornite di corrispondenti spiegazioni nelle pag. di fronte l . 

II. 

Teorie medicali ed ipnotiche. 

Dopo discusse le esperienze del ch. dott. Rainaldi, diciamo 
ora poche parole intorno alle cause naturali ch' egli assegna 
ai fenoraeni da se osservati. E innanzi tutto rendiamo omag- 
gio al suo buon senso in ammettere che la suggestione, ipno- 
tica quanto si voglia, pure non puo divenire efflcace, se non 
arriva alia coscienza dal soggetto (pag. 109). Cosi il nostro 
dottore si diparte dalla irrazionale scuola degli ipnologi, og- 
gidi numerosa e romorosa, che attribuisce alia suggestione 
una efflcacia diretta e sua propria sui ceniri riflessi, come 
dicono essi, o come dovrebbero dire per farsi capire, sui cen- 
tri riflettitori. Pretendono costoro che lo stimolo della sugge- 
stione operi sopra questi centri, sparsi qua e Ik nel corpo, e 
specialmente in quelli aderenti alia spina dorsale, senza in- 
tervento dei centri corticali del cervello, ove, a loro avviso, 
siedono gli organi superior!, ossia del pensiero, o, come do- 
vrebbe dirsi in buona filosofia, gli organi della immaginazione, 
i fantasmi della quale Pintelletto illustra e ne apprende P in- 
telligibile. Per noi infatti, come convengono anche gP ipnologi, 

1 Vedi il Quaderno della Civ. Catt. n. 1007, 4 giugno 1892. 



KlVi MPA 187 

la Bdggeetiooed an <xvit.'un.>nto morale; e una rale 

non puo avcre effetto flsico, senza concorso dell'int iu- 

;it., o <lolla volont& con^":/.i-nte c imporante Patto flsico. 

Ogni lettore onesto dara pure meritata lode al nostro me- 
dico per la sincera confessione che egli fa della insufTlcienza 
delle cognizioni odierne intorno alia intima costituzione del 
cervello; ill che ci offre mallevadori i piu celebri investigator! 
recenti (pp. 151) e sgg.). E molto piu commendiamo che egli 
si ribelli contro la mostruosa teorica della delinquenza con- 
geiu'l't, dil'osa a spada trutta dal Lombroso, da piti medici, e 
persino da giureconsulti; i quali tutti si vantano di fondarla 
sopra le nuove scoperte flsiologiche. Ma facciamo ad inten- 
derci. Noi vorremmo nondimeno che il Rainaldi non usasse la 
espre<*sione assurda: L'organo secrelore delle idee". Questa 
troppo ci rammenta il pensiero ridotto dal Moleschott a lavoro 
molecolare del cervello; e il pensiero di Carlo Vogt, che con 
gentile paragone egli fa secretare dal cervello, come dai reni 

'H-reta Turina. Non vorremmo che concedesse che il de- 
linquente nasca con una'organizzazione e con un si-toma 
norvoso tale, in cui le forze inibitrici non sono proporzionali 
all'attivita funzionale delle altre parti del sistema nervoso 
(p. 157). Una tale opinione di poco o di nulla si dispaia da 
quella del Lombroso; se non e zuppa, e pan molle. E anche 
questa, ridotta alle ultime e logiche conseguenze, distrug- 
gerebbe ogni virtii ed ogni vizio, renderebbe ridicola qual 
giurisprudenza, e per ultimo ci condurrebbe a mandare in 
^al'-ra i giudici invece dei galeotti. 

Ma diciamo piii strettamente delle opinioni delPA. circa 
f intima natura dei fenomeni che egli continuamente tratta. 
Prima da la sua intorno all'azione percussiva. E spiega come 
la percussione o simile stimolo meccanico si difTonda dai centri 
motori craniali, per via dei nervi vasomotori, agli arti infe- 
riori, e in questi produca mutazioni corrispondenti all'eccita- 
mento, massime quando il cervello sia in istato di sopra 
tazione (pp. 291 e sgg.). Non e da noi rent rare in tecniche dU- 
Hiisizioni sopra una teorici, che del resto ci pare plausibile 



188 RIVISTA 

in se, e che in sostanza non e punto nuova di zecca. II nuovo 
e solo nell' esigere T iperestesia cerebrale pel facile e pieno 
sviluppo del fenomeno, come vuole il dottor Silva, e invitare 
il medico a procacciarla per mezzo .dell' ipnosi, come fece e 
fa continuamente il Rainaldi. Contro questa pratica gia fa- 
cemmo le nostre eccezioni. 

Reca in secondo luogo T opinione del dottor Osare Lom- 
broso intorno alia trasmissione del pensiero da persona a per- 
sona, senza segni convenzionali, come cenni o parole. Ora quel 
dotto materialista israelita, tutti lo sanno, pretende spiegare 
la predetta trasmissione per via di vibrazioni molecolari che 
si propagherebbero da cervello a cervello, aggiuntovi T am- 
minnicolo di una polarizzazione psichica del soggetto verso il 
trasmettente. E il Rainaldi crede trovarvi il conto suo, in 
quanto che la teorica lombrosiana di trasmissione del pensiero 
conforterebbe e spiegherebbe la trasmissiono della percussione 
dei centri cerebral i ai punti periferici. E pero egli abbonda 
nel senso del Lombroso. Dal lato delle leggi fisiche nulla 
potrebbe opporsi real men te a tale fenomeno (p. 297). Ma in 
questo, ce ne duole, noi siarao d'opinione diametralmente op- 
posta al dottor Rainaldi. La teorica proposta dal Lombroso, 
secondo noi, urta di fronte le leggi fisiche, le fisiologiche, e 
perfino le leggi che i matematici riconoscono nelle azioni 
meccaniche, senza contare la metafisica e la storia, che pure 
rigettano siffatta teoria. La presunta scoperta poi del Lombroso, 
della polarizzazione morale, piu che un trovato fisiologico e un 
bisticcio di parole trasportate dal senso proprio al figurato, 
che non trova appoggio ne nella scienza, ne nelle esperienze. 
Tutto cio noi dimostrammo nel nostro quaderno 957 (3 mag- 
gio 1S91), per occasione dei fatti del Pickmann, spiegati poe- 
ticamente piu che scientificamente dal Lombroso. E se il dottor 
Rainaldi degnasse d' uno sguardo quelle pagine, forse si per- 
suaderebbe, che anche dotati solo Kimperfelte ed elemental 
cognizioni di fisiologia, distinguiamo le fragole dai capretti, 
e intendiarno il senso e il valore d 1 una teorica medicale, e 
spogliandola dei paroloni ond'ella si avviluppa, ne scorgiamo 
il debole e I'arbitrario. 



DELLA STAV 189 

o approvata la s.-nton. Lombroso, continn 

linaldi: I'na ter/a interpretazione sara data d.il 

P. I'ranro (p. 300). E qui 1! nostro Dottore inflla una serie 

<li ' i rrori, che dobbiamo rilevare. Prima di tutto la Cirildi 

. nella quale scrive il P. Franco, non si e mai preso 

esa di testa di spiegare le localizzazioni cerebrali, e il 
fenomeno rolandico, che pu6 servire di indizio e di guida a 

liarle. Non puft dunque logicamente lo scrittore della ' 
rilfa Catlolica essere addotto come terzo opinante nella ma- 

i. Quosti ha semplicemente dimostrato, come osserva lo 

-o Kainaldi (p. 301), che Tipnotismo spesso e nocivo agli 
infirmi curati, illogico e irrazionale, alcune volte manifesta- 
inonte empio, e sempre sospotto d' iatervento preternaturale. 
Ecco di che prude al Dottore. Ma in verita nelle nostre parole 
nulla e nfe pro, ne contro la dottrina della local izzazione: tutto 
il piu ne segue, che noi disapproviamo che ad investigate si usi 
Tipnotismo. Cio riguarda la moralita delPatto, non il valore 
dell'esperienza medicale, e molto meno la spiegazione di essa. 

Che poi non debbasi approvare Tuso delTipnotismo n6 per 
accertare le localizzazioni, n6 ad altro intento di studio o di 
torapeutica, noi lo dimostrammo piu volte, e, per quanto ci 
pare, con buone ragioni che moltissimi dotti giudicarono con- 
clii'lenti. Ma quegli scritti amareggiarono il nostro Dottore. 
Al libro del P. Franco, cosi egli se ne lagna, in via indi- 
retta debbo pure buona parte della sequela di sventure e di 
persecuzioni che onorarono questo mio studio (FRANCO G. G. 
// fpuntifuno tomato di moda. Prato, 1886). Che Tegregio 
Dottore sia stato segno a sventure e persecuzioui noi lo de- 
ploriamo sinceramente: egli pu6 crederlo alia nostra lealta. 
Ma che poi certi suoi clienti rifuggissero dai suoi trattamenti 
ipnotici, tan to non possiamo deplorarlo, che anzi vivaineote 
1'iamiamo che ttitti i clionti di tutti i medici ipnotici facciano 
altrettanto. Ne il dott. Rainaldi puA recarsene. Non sappiamo 
che niun medico francese abbia giudicati ingiusti gli ordini 
dati dai Ministri deU'esercito e dell'armata, di non adoperare 
coi soldati e coi marinai inediciituro ipnoti !i . A-l ogni inodo r 



190 H1VISTA 

toniamo almeno uguale diritto, noi a dimostrare pericoloso 
Tipnotismo, egli a supporlo innocuo. 

Diciamo supporre e non provare: perche in tutto cotesto 
e una lacuna visibile nella teorica del Rainaldi. Egli abbisogna 
d'un soggetto d'esperimenti sovraeccitato di cervello. Perci6 
continuamente lo ipnotizza. Ma non veggiamo che egli spieghi 
come e perche la sovraeccitazione influisca sul fenomeno ro- 
landico, che gli e guida alle localizzazioni, ne molto meno 
come e perche P ipnosi influisca sulla sovraeccitazione: due 
punti richiesti evidentemente ad una compita dilucidazione del 
suo tema. E intanto riprende noi, che senza impacciarci del 
suo argomento, trattiamo il nostro, cioe dimostriamo coscien- 
ziosamente e scientificamente che 1'ipnosi non pu6 produrre 
naturalmente la sopraeccitazione, in quanto che non pu6 te- 
nersi per causa efficace e flsica dei fenomeni che le sono 
attribuiti. Noi distinguiamo chiaramente tra i varii fenomeni 
ipnotici, alcuni li giudichiamo sostanzialmente contrarii alle 
leggi conosciute della natura, e pero impossibili, senza IMnter- 
vento d'una causa fuori della natura conosciuta; altri li giu- 
dichiamo come sospetti di causa preternaturale, perche il modo 
della loro produzione e contrario al modo naturale, e ancora 
perche sono prodotti dalla stessa causa che produce i fatti 
sostanzialmente innaturali, e ancora perche nessun maestro 
d'ipnologia e riuscito finora a dimostrare la naturalita del- 
P ipnosi e il nesso logico e flsico dei fenomeni coll' ipnosi. 
E meno di tutti vi riesce il Rainaldi, che neppure vi si ci- 
menta. 

II nostro dabbene Dottore crede di avere scientificamente 
confutata la teorica del P. Franco, coll'assicurare i suoi let- 
tori, che il P. Franco attacca Tipnotismo per un fine aprio- 
ristico, cioe per difendere lo spiritualismo contro gli altri si- 
stemi (materialismo, monismo, panteismo, dualismo e simili. 
pag. 301) . Questa ragione il Dottore doveva lasciarla ai le- 
gulei: gli scienziati confutano le pruove delle teorie cui sti- 
mano false, e non lo scopo di chi le sostiene. Potremmo, come 
insegnano i giurisperiti, usare qui della retorsione. Meno an- 



pi i la mo^tra di s<-i 
dJMlegno generale della teologia e della psicologin. 

si dichiara inctnn^ptetite (ivi); e protestaudo: In 

>to lavoro rai sono occupato semplicemente di argom< nti 
riguardanti la flsio-p Uologia umana, e ci6 indipendentemente 
da ogni sistema fllosoflco speculative e scientiflco (ivi) . 
Ma non lice allo scienziato prescindere tanto dalla fllosofla 
speculativa e dalla scienza, da cozzare contro i dati coinuni 
e certi della fllosofla e della scienza. 

Scendendo a ragionare del la teorica nostra, egli aguzza i 
suoi ferruzzi, e s' immagina di riportare una fragorosa vitto- 
ria, osservando che osiamo rivendicare ad un Satanasso 
Tonore non ambito e la qualiflca nuova di Professore esl> 
poraneo in flsiologia sperimentale dell'encefalo umano!!! (pag. 
300, 301). Questa sola esclamazione, coi tre batocchi in flne, 
pel Dottore, equivale ad una dimostrazione apodittica e pe- 
rentoria, che niun fenomeno ipnotico pu6 essere prelernatu- 
rale '. Per verita in siflfatta confutazione, di singolarissima forza, 
il ch. dottor Rainaldi non inventa nulla: e il procedirnento 
stereotipato degli scienziati alia moda. N& glielo rechiamo a 
delitto nuovo e personale: egli altro non fa, che seguire Tan- 
dazzo invalso nelle povere scuole d' Italia e d'ogni pacso, ove 
gli scienziati umiliano la scienza sotto la stupida tirannia .!.-! 
razionalismo. Percio noi, qui sul flne, imitando il suo modo di 
con fu tare, che consiste nel non dir niente, non rispondiamo 
al Rainaldi, che in questa e in altre pubblicazioni si nn- 

1 In note il Dottore erode di avorei taline'ite ennvinti, che egli *teMO e 
conrinln che il P. Franco 8aprel>t>e liberarsi daW'acrobala Satttnnx*u, at avetOT 
osservato od osservasse casi di grande ipnotismo. E reca il caso di tin dab- 

-,K I'nlnte il quale esoreizzo una creduta OMeaM, e la liln'm i\><. 
/.indola senza volenv Alia quale nota, non iacorteae, rispondiamo eolla nota 

nt". Di casi di grarido ipnotinmo ne sappiamo le centinaia, d<>h< ntti mi- 
nutamente da medici valenti e leali (tra i quali poniamo il dott. Rainaldi), e 
ne abliiarao esaminate le fi)ti._-r.iii.- tutto ( |m-.i.. <i ha . mf, rmaii nella 
nostra sentenza. II fatto [>oi del prete esorcizzaton- IKUI ilice imll.i. Si riaolve 
in (-in che eaao acainl)io un' isti-rit-a run un'oaaeaaa ; il che non git tarebbe 
accaduto, ae avesse letto etl applicaio r rriti-rii che agli worcisti |r.-ji"tje il 
Ritualc roinano. I' \i san-hlx- -iltro che dire, ma non ne porta il 



192 Kiv; 

medico onesto e colto, sebbene allucinato dai vani sistemi ora 
in voga: ma bene vogliamo rispondere al sistema stesso, pur 
troppo prevalente sotto nome di scienza positiva. 

III. 

Un modo nuovo di ragionare 
secondo la scienza ammodernata. 

I nostri professor!, infatuati di cotale scienza immaginaria, 
si recano a puntiglio di scienziati moderni, il non abbassarsi 
a discutere argomenti o teologici o metaflsici. Parrebbe loro 
un crimine di lesa maesta scientiflca. Ma intendono essi che 
cosa vuol dire, il dispettare cosi a capo in sacco una propo- 
sizione veramente teologica? Vuol dire tenere in un calcetto 
la verita rivelata dalla Sapienza infinita ed infallibile: perche 
teologia non 6 altro che la scienza positiva delle proposizioni 
rivelate, o con queste congiunte, o da queste logicamente de- 
dotte. II perche chi si vanta di sdegnare la teologia, se capisce 
il valore delle sue parole, deve logicamente supporre o che Dio 
non esiste, o che Dio non ha parlato, o che Dio parlante non 
merita ascolto : tre supposizioni che non onorano di certo una 
testa di scienziato, e lo costituiscono intanto fellone contro la 
Maestri di Dio Creatore e Signore della natura. Che se poi lo 
scienziato non capisce il valore delle sue parole, allora non si 
fidi di se stesso, e non ardisca farsi dottore a* suoi simili. 

Sanno i professori ammodernati che cosa dicono, quando 
dileggiano gli argomenti metafisici e filosofici? Ingenui! Ne- 
gano semplicemente il principle : Idem nonpotest simul esse el 
non esse: giacche pure da questo supremo principio, immedia- 
tamente evidente, dimana logicamente ogni metafisica conclu- 
sione. Significano adunque, se intendono il valore delle loro 
parole, che per essi una cosa puo essere e non essere, esi- 
stere e non esistere al tempo stesso, muoversi e star ferma, 
due e due far quattro e far cinque, e via di questo trotto. Pro- 
fessori bellini davvero ! Che direbbero d' un matematico, tanto 



LA 6TAV 

sopra le idee volj: non degnasse d'ammettere 

il vorj.-iP' i 

' hin>ll)oro die fe nn j> -irM.olano, radicalmentc inetto 
a sciogliere il piu agevole problema di algobra. Facciano Pap- 
plicazione. Un ragionatoro che nega P assioma fondaroentale 
d'ogni ra/iocinio, non e n6 piu n& meno che un mateinatk-o 
che nega il fond.imcnto delle matematiche. Questo e non altro 
e Ponore che si fan no i cattedralici ammodernati col dispn-- 
le pruove teologiche e lilosoflche. 
6 poi vero, che gP ipnologi cristiani non sappiano far 
altro che trincerarsi dietro tali pruove? Nulla e maggiorraente 
falso. Nci crediamo in Dio e nolla ragione: ma non per co- 
testo discrediamo alia fisica, alle discipline anatomiche e cli- 
nichf. Dopo trattate le (jtiestioni coi principii eterni della r--- 
ligione rivelata e della scienza razionale, non rifuggiamo punto 
dal rinchinarci alle scienze sperimentali; ne ci siamo accorti 
mai, che la cherica olfuscasse (per usare il gergo antiscienti- 
fico di certi scienziati) i centri corticali del nostro encefalo. 
Usando di questi gli scienziati cristiani hanno dimostrato che 
certe ipotesi, le dozzine anzi di ipotesi, variopinte e cangianti, 
volute appoggiare alia flsiologia, per ispiegare naturalraente 
la patogenesi e i fenomeni del morbo ipnotico, non ispiegano 
nulla. perchfc gli avversarii, naturalist!, non risolvono gli 
opposti argomenti almeno dal lato fisico e flsiologico ? Perch.> 
si contentano di disprezzare la tcologia e la metaflsica ? II non 
udir ragioui, o il disprezzarle, e Parrae degli idioti e superbi : 
le lavandaie d'un vicolo qui d'appresso si attengono allo stesso 
sistema. I naturalist! di cervello sono piu modesti. 11 Braid, 
per esempio, inventore delP ipnotismo e che, a delta di Paolo 
Richer, non Jaseio quasi nulla da inventare a'suoi seguaci, 
confessa di non capire il modus (uiouli dell' ipnotismo, e pn>- 
mette la sua gratitudine a chi glielo rivelasse. Ci6 onora il 
Braid. Similraente il Charcot, che richiam6 dalPoblio P ipno- 
tismo braidiano, non si brigo di spiegarlo. Ne 8tudi6 i feno- 
meni, e li. La scuola di Nancy invece che pretese di tutta ri- 
velare Pintima azione delP ipnolismo, derivandone i fenomeni 

Serit XV, vol. Ill, fait. 1010. 13 * /* 1899. 



Kiv; 

dalla attivita naturale della suggestione, dovette arcnmulare 
un monte d' ipotesi nulla scientiflche. 

Gli scienziati adunque non dovrebbero portarla tanto alta, 
ne lusingarsi che a distruggere argomenti e fatti basti un 
loro sorriso compassionevole. I miracoli non esistono, perche 
noi non vi crediamo ; la scienza non ammette intervento 
diabolico. Parole! rispondiamo noi: ricordatevi, signori, che 
tanto sa altri quanto altri, dice un proverbio; e tanto v' e 
da casa mia a casa vostra, quaato da casa vostra a casa mia. 
Anche il popolino sa oggimai, che rOlirapo sollevato sopra le 
nubi, onde pretendono oracolare certi professori, pu6 essere 
abitato da Giove tonante, e dagli Dei d'Egitto, poveri feticci 
del cortile e dell'orto. Non disdegnino adunque di parlare al- 
T umana, e ragionare con chi ragiona. Se non si sentono il 
genio di librarsi sulle ali della speculativa, siano alraeno po- 
sitivisti come si vantano, cioe credenti ai cinque sensi. Que- 
sti colla loro esperienza, loro diranno che il fuoco brucia, 1'ac- 
qua bagna, uno stinco spezzato non si risalda con un segno 
di croce, un grave non s'innalza senza una forza meccanica che 
lo sollevi, una pupilla non vede fuori del raggio visuale. Se 
questi fatti si avverano, malgrado e contro le leggi cono- 
sciute della natura, come appunto depongono infiniti testi- 
monii di vista, probi e scienziati, forza e che un buon positi- 
vista gli ammetta per veri. Forza e che non potendo asse- 
gnar loro una causa fisica, ne ammetta una non fisica , ex- 
trafisica, preternaturale : se pure il positivista non godesse il 
privilegio di persuadersi che esistono effetti senza causa. Forza 
e che discutano la natura di questa causa fuori natura. E se 
essi credono ai cinque sensi, riconosceranno agevolmente che 
tutti i fenomeni spiritici e molti magnetic! e ipnotici , accu- 
sano evidentemente una causa intelligente e malvagia. Lachia- 
mino come essi loro garba: ma il genere umano, filosofico e po- 
polare, la Bibbia e la Chiesa, questa causa intelligente e malva- 
gia, fuori natura, 1' appellano diavolo, demonio, satanasso. E 
cosi lo stesso positivismo brutale li condurra a capire, che il 
supporre un intervento diabolico in certi fatti non e po' poi 



195 

una enormitft. contro di cui i ;>: lall'alto 

<lrlla loro cat'-'-iri non al>l>i:tno da usare altro argomento che 
quello degli idioti, il sogghigno beffardo. 

speriamo che il dott. Rainaldi, che certamente non ha 
rinnegato il suo battesimo, 116 rinunziato il diritto di ragio- 
nare come uomo, riflettendo alia leggerezza onde si e lasciato 
condurre a parlare alia modema, non sara lieto delle espres- 
sioni ch'egli ha usate, e provvedera meglio all'onore di scien- 
ziato, senza sciupare il bell' ingegno, e la mirabile sua facolla 
d'osservazione in servigio d' una scienza che 6 la negaziooe 
della scienza. Noi non neghiamo 'i suoi fatti, senza discu- 
terli; egli non neghi, senza discuterli, i ragionamenti coi quali 
noi gli esaminiamo secondo filosofia e fisiologia. 



II. 



Statuli e Regesti dell' Opera di Santa Maria di Orvieto, rac- 
colti e pubblicati da LUIOI FUMI, membro della Deputa- 
zione sopra I' Opera siessa, a cura deW Accadeinia stotnco- 
giuridica di Roma. - - Roma, tip. Vaticana, 1891, 4. di 
pagg. XL- 160, con una tavola eliotipica. 

Questo bel volume, dopo una prefazione che compendia la 
storia della basilica, contiene gli Statuti del 1421, i Capitoli 
delFanno 1553, il regolamento organico deliberate dal Con- 
siglio comunale nel 1864, tre R. decreti, uno del 1866 che 
riforma il regolamento, un secondo del 1874 che dichiara il 
duomo monumento nazionale, e il terzo del 1884 che porta 
alcune modiflcazioni al regolamento; poi il Bollario deirOpera, 
e la serie degli ufficiali della medesima dal 1291 al 1890. fc 
un libro di documenti che meglio illustra la storia dell'insigne 
basilica, e bene s'associa alPaltro similmente pubblicato dal 
Fumi II Duomo d'Orvieto e i suoi restauri > del quale ab- 
biamo avuto campo di discorrere largamente. I cultori della 
storia apprezzeranno da se il merito di queste fedeli pubbli- 



I' 1 '! RI VISTA 

cazioni delle fonti; e per6 passandoci degli elogi onde il nome 
del ch. Autore non abbisogna, ci restringiarao a dare un cenno 
del conteauto. 

Fra i document! pubblicati sono degni di attenzione gli 
Statuti del 1421, ed il Bollario deir Opera; gli uni, insigne 
monumento della religione e della saggezza che animavano 
quel generoso Comune neir ultimo, scorcio del medio cvo, e 
Taltro irrefragabile testimonio di quanto fecero i Papi per spro- 
nare ed aiutare gli Orvietani nel loro grande divisamento. 

In quanto agli statuti essi ebbero origine nel modo se- 
guente. 

II grande scisma d'occidente, gettando nel disordine e nel- 
Tanarchia tutta la Chiesa, avea pure dati in Orvieto i suoi 
frutti funesti. II clero, per sopperire alle gravose sue stret- 
tezze, invase 1'amministrazione dell'Opera di S. Maria, violando 
i diritti che su di essa avea il Comune, e la tenne flnche duro 
lo scisma. Ridonata la pace alia cristianita, Martino V rein- 
tegrava nei loro diritti sull' Opera gli Orvietani; ed il suo 
breve dei 13 novembre 1420 risvegliava in essi T antico ar- 
dore per la chiesa di S. Maria. 

Anzi tutto, convocato il Consiglio della citta, si stabili di 
rinnovellare TOpera e di raffermare il potere riacquistato con 
nuovi statuti (p. 3, 4). Quattro cittadini furono chiamati a 
compilarli, e si felicemente riusci Timpresa, che nel dicembre 
1421 vennero approvati e confermati dai conservator! e dal 
legato pontiflcio (p. 65). 

Gli statuti sono compresi in 64 articoli, ed abbracciano 
tutto cio che in qualunque modo appartiene al buon reggi- 
mento dell'Opera. Essi sono stesi manu facundissimi viri ser 
Johannes Sassi de Pilleo Cancellario Comunis... Civitatis Ur- 
becelane (p. 6), ed in un latino al tutto medioevale. 

Dopo invocati i nomi di G. C. e di Maria SS., specialissima 
protettrice del Comune, e ringraziato papa Martino V di quanto 
avea fatto per T Opera, i compilatori dichiarano di por mano 
a questa impresa ad onore ed esaltazione della Chiesa romana 
madre loro e di Martino V e dei suoi successor i: ad sta- 



DKLLA STAMPA 197 

turn, conservationem et magnificent bin ili-'ti Coraunis et po- 
puli Civitatis Urbevetane ; etc. Passano a determinare 
tutto ci6 che debbono fare i Conservator! della citta per la 

ri( a di S. Maria; li esortano a mantenere i diritti, a ri- 
gilare con ogni cura acciocchfc non rattiepidisca Pardore nel 
condurre a tor-mine 1' impresa si animosamonte incominciata ; 
e ogni cosa traspira ardore di fede, tutto proprio di quei 
nostri padri, che dei monument! della religione forraavano il 
loro piu nobile vanto. 

Quattro boni et diligentes cives (p. 8) eletti a soprastanti, 
un Camarlingo ed un Notaio, dopo prestato giuramento, ve- 
glieranno alia buona amministrazione dell' Opera. I sopra- 
stanti dovranno innanzi ad ogni altra cosa condurre a ter- 
mine Pedificazione ed il compimento della chiesa; conducano 
air uopo i capimastri e gli operai, nel maneggio del danaro 
siono incorrotti. II Camarlingo sia fedele, tenga esatto conto 
di ci6 che 6 affidato, non dia a credito, n6 impresti denaro, 
si i soggetto a sindacato. 

II Notaio, tra le altre attribuzioni, ha questa curiosa, di 

- legere et eooponere vulgari sermone ai soprastanti, al 

Camarlingo ed a tutti gli altri offlciali della Fabbrica i pre- 

senti Statuti, ut nemo ignorantiam praetendere valtal (p. 

31). L'ufflciale della dolte noter^i i giorni e le ore in cui cia- 
scun operaio lavorera. Ogni anno verranno sortegjriati TaT- 

ito ed il procuratcre dell' Opera, essendo ambiie questc 
cariche. / 

Tutto 6 con sapienza regolato; le feste che dovevano os- 
sei-vare gli operai, le pene da infliggere, se mancassero; gli 

/.ii e le incombenze di chi teneva cura delle candele, e di 
chi le vendeva in chiesa ai divoti, di colui che dovea rego-- 
lare Torologio, del banditore e dei due messi delPOpera, 

M.-rita pur nota Particolo 59. De pena pitigentium et pingi 
in iHrta Ecclesia sine lir.-ntm On i et su- 

<lilum (p. 00). Conscii della loro grandezza, al pensare che 

alia chiesa di S. Maria v/a.v/ in nrbe. t> nsimW* non 

'>ir, si sdegnano contro certi pittori minus soltempniter 



198 RIVISTA 

pingentes in ipsa Ecclesia immagini e pitture invalidas el 
fectuosas respectu rei*um nobilium aliarum que sunt ad de- 
cor em el pro decor e dicte Ecclesie; il che riesce in obpro- 
brium omnibus civibus et aliis inspicientibus videre et respi- 
cere tarn viluperosas et opprobriosas picturas. Grazie a questi 
provvediraenti ed a questo geloso amore della gloria e onore 
della propria citta, anche nel sec. XV il duorao d'Orvieto s'ab- 
belli di quanto di piu sublime seppe produrre P ante in quel 
tempo di gusto si delicato, e cosi il B. Angelico, Luca Signorelli 
e altri valenti artisti vi poterono esercitare Pingegno e il pen- 
nello in quei capilavori che tuttora ammiriamo. 

Gli ultimi articoli degli statuti tendono ad estirpare certi 
abusi che detnrpavano la casa di Dio, e sono un prezioso docu- 
mento storico della condizione di Orvieto alia fine del grande 
scisma d' occidente. 

I Misteri che i Disciplinanti, indossando le sacre vesti sa- 
cerdotali, rappresentavano nella chiesa di S. Maria in fabulas 
et derisum penilus sunt conversi (p. 56). Di canzoni profane 
risonavano le sacre volte del tempio, fatto ritrovo di sollazzi 
e di balli (p. 57). Cola i giocolieri, gl' istrioni, i ciurmatori te- 
nevano spettacolo (p. 57); gli uomini di commercio trattavano- 
i loro negozi, vendevano, compravano (p. 61), profanando nel 
modo piu indegno il tempio santo. V era chi prendevasi il 
barbaro divertimento di gettar sassi contro la chiesa, di rom- 
perne le finestre, di deturpare gli ornamenti e le figure della 
facciata (p. 59). I conciatori stendevano le loro pelli, ed altri 
la loro lana sulle mura e sulle porte della stessa chiesa (p. 
59), e sulle sue scale si teneva mercato (p. 62). Sconci sono 
questi i quali, oltre al mostrare la rozzezza che ancora 
durava nei costumi del popolo come osserva il Fumi (p. 
XXII), dichiarano pure il deplorevole illanguidimento nella 
fede, al quale solo possono recarsi quegli eccessi, e che a sua 
volta era cagionato prima dalla lontananza dei papi resident! 
in Avignone, e poi dallo scisma d'occidente. 

Non ostante queste macchie pero, ci si rivela nelle pagine 
stesse dei nuovi statuti che il sacro fuoco del sentimento re- 



DELL A STAMP A I '-' 

iigioso non era spento ; ma, volte a migliore stato le pul > 
che condi/inni dMla Chiesa, la favilla torno a riaccendersi ed 
a scaldare quei petti generos*, cbe a costo di stenti e fatiche 
portarono a compimento sulla rocca d' Orvieto uno del piti 
splcndidi monumenti che vanti la nostra Italia. E se oggidl 
vi ha chi pensa e ad ogni tratto va ripetendo che la fede e la 
divozione snervano i cuori e illanguiiliscono gli animi, costui 
saiga la pendice d' Orvieto e dinanzi a quella stupenda mole 
i>pirata dalla fede nel sacramento eucaristico e dalla divo- 
zione alia Vergine Madre, umilii la fronte superba. 

Qui mira e qui li spetvlihi, 
Secol supcrbo c scioou, 
Che il ealle insino ulloru 
Dal risorto pension segnalo inu.inli 
AbbaodoDiisti, c volli iitlilietro i passi, 
Del ritornar (i vanti, 
E procedere il chiumi. 

Queste parole dal can tore infelice della Ginestra dette ad 
altro proposito, ma adatte mirabilmente al nostro, concordano 
e trovano un perfetto riscontro in alcune sentenze che Rug- 
gero Bonghi inseri tra le poesie, le dissertazioni e gli scritti 
di molti altri valenti uomini nell' Album poliglotto rac- 
colto e pubblicato dal Fumi per le feste centenarie d'Orvieto '. 
Non sono che cinque linee, e dicono cose verissime, le quali 
in bocca nostra non tfoverebbero credito; ma perche le dice 
lui, che e uno degli oracoli e magni viri dell' Italia spregiu- 
dicata, amiamo riportarle : Codest.i f;u-eiata, dice il Bonghi, 
in-egna che non tutto progredisce nelle societa civili, epiu 
d'una cosa indietreggia. E le cerimonie che celebrano il sesto 
centenario della sua costruzione, ricordano che v*erano ar- 
monie, le quali abbiamo distrutto, e a cui oggi, checche si 
dica e paia, il nostro cuore sospira. 

Mi tutto questo sia detto per incidenza. Cosi piacesse a 
Dio che molti dinanzi alle armoni*' inspirate dalla fede non si 

1 V. la bibliografia del nostro quad. 1003. 



200 RIV1STA 

conlentassero di sospirare col cuore, ma con le opere e COD 
Tumile soggezione cercassero di ristabilirle. 

L' altra parte importante nel volume del quale trattiamo- 
e il Bollario dell'Opera. Scorrendo il quale si vede come i ro- 
mani ponteflci in ojini tempo e fino nelle piu calamitose cou- 
dizioni della Chiesa, fecero a gara per accrescere splendoro e 
divozione al terapio di Orvieto. Di ben ventisei papi, per sei 
secoli non interrotti, sono ivi riferiti gli atti in favore del- 
T Opera. Da Niccol6 IV che supero le gravi difficolth che con- 
trastavano da principio e pose la prima pietra; a Bonifazio- 
VIII emulo della generosity del predecessore, e poi di mano 
in mano fino a Martino V di cui abbiamo detto sopra, a Nic- 
colo V, a Calisto III che I'esent6 dalle decime; e poi nel se- 
colo seguente tra gli altri Leone X, non ostante che fosse 
tutto occupato e sollecito della fabbrica di S. Pietro, esonero- 
1' Opera d' Orvieto da ogni obbligazione verso di quella. In 
tempi piu vicini a noi Pio VI, Pio VII e Leone XII largheg- 
giarono magnificamente di aiuti d'ogni maniera. Tutti, si pu6 
dire, i pontefici concorsero ad accrescerne i tesori spirit uali, 
i privilegi e le indulgenze, fino al regnante Leone XIII, che 
con bolla del 27 gennaio 1889 dava al duomo la dignit di 
basilica minore. 

Sicche questo monumento si mostra per i documenti storici 
originali oggetto costante della sollecitudine e amore dei papi. 
Nato cresciuto e compito sotto i loro auspicii e favori insegna 
e conferma che il papato e stato in ogni tempo il focolare della 
italiana coltura. 

Nel volume dei Regesti... pubblicato dal Fumi trovammo 
qualche leggera inesattezza, forse mende tipografiche; p. e. a 
pag. 39 sono omesse le feste di ottobre e si pongono quelle di 
novembre sotto quel titolo; a pag. 100, al tit. XX. 1456, gia- 
gno 10, troviamo Calisto IV invece di Calisto III. E vero che 
in alcune fonti questo Calisto e chiamato IV (per causa d'un 
antipapa intromessosi al tempo di Alessandro III) l . Ma tale 

1 Tra le altre anche m-gli Acta consistorialia dell' Arch. segr. pont. 
V. PASTOR, Storia dei papi, Trento 1890. Vol. I, pag. 486. 



MPA 201 

non 6 il caso presente, poich6 il documento qui riferito inco- 
mim-ia espressamente Calistus Papa III. Dilecte flli salutem 
et apostolica.n benedictionem... - Tanto sia detto per araoro 
dciresattezza: del resto il Fumi ha fatto un'opera di buona 
i che onora il Papato, la citta patria e la diligenza del- 
1* A 11 tore. 



HI. 

P GIUSEPPE M. m QUINTARELLI AgoUiniano. Un'eco del se- 

*lo centenario delta fnndazione d<'l d'tnnio d'Orcieto. 
f font a, 1891, 8 piccolo di pp. 46. 

Nl celebrare le glorie del duomo d'Orvieto sarebbe slata 

ratitudine pas^are sotto silenzio la bella parte, che ebbe 

a sua fondazione Francesco MonalJeschi, Vescovodella citta 
nel tempo che si disegnava 1'innalzamento del duomo. Con lo- 
devole intenzione percio il P. M. a Giuseppe Quintarelli cerco 
provvedere alPonore di quell' insigne personaggio e insieme 
della citta di Bagnorea che gli die' i natali, con Popuscolo che 
anntinziamo. 

Nato della nobile stirpe dei Monaldeschi, Messer Francesco 
fu da papa Nicol6 III create vescovo di Menfi e prima ancora 
di ossere consecrato, fu traslato ad Orvieto nel 1280, persona 
cornmcndevole sotto ogni rispetto di lettere e di virtu. Ebbe 

:i parte neU'erezione del duomo. Nel 1290 fu da Papa Ni- 
coio IV mandato legato agli Alessandrini, perch6 lilierassero 
Guglielmo VII di Monferrato, a tradimento fatto e tenuto pri- 
gione. Nel 1291 fu legato a Venezia; nel 1293, trattandosi di 
creare papa Pietro di Morone, il Monaldeschi fu uno degli in- 

i del S. Collegio per indurlo a-1 accottaro. Nl TJ95 fu da 

Bouifazio VIII chiamato a reggere la chiesa di Firenze, lace- 

lalle ferocissime ia/.ioni cittadine. Ivi nel 1 298, sedendo 

lui, fu posta la prima pioira di S Maria d'M Fiore; od egli 

^o benedi la prima pietra li s. Marco dei DoroenicaoL 



202 RIVISTA 

Cesso di vivere, secondo il Quintarelli, nel 1302, ed ebbe ono- 
rato sepolcro in S. Maria del Fiore. 

Ci siano permesse alcune osservazioni. Intorno all'origine 
Bagnorese del Monaldeschi avremmo desiderate che PAutore 
oltre al citare 1'Ughelli, il Moroni ecc. (p. 6) avesse recate le 
fonti, cosi richiedendo 1'indole del suo lavoro. Piuttosto che 
diffondersi oltre il dovere nel raccontare le disavventure del 
cristiani in Oriente alia presa di Toleraaide (p. 25, 26), ci pare 
che meglio avrebbe fatto ad accennare ai risultati, ch'egli tace 
affatto, delle due legazioni del Monaldeschi; a quella agli Ales- 
sandrini, che non riusci, essendo morto Guglielmo VII di Mon- 
ferrato nel 1292 nell'ergastolo in cui era stato chiuso (Mura- 
tori, Annali d' Italia, an. 1290); ed a quella ai Veneziani, che 
non riusci piu felicemente. Anzi tace affatto cio che accenna 
il Rainaldi. (Ann. eccl, ad an. 1291. XXIX, T. IV, p. 104. 
Lucca 1749) essere stato a Venezia spedito anche per pacift- 
care il Patriarca d'Aquileia colla repubblica, ch'erano tra loro 
in guerra. 

La lettera dei Cardinal! a Pietro di Morone, che qual bel 
documento degno d'esser conosciuto (p. 28) PAutore riporta 
(p. 44....), cavandolo dall' archivio vaticano, e gia conosciuto 
ed e stato pubblicato dal Rainaldi nel vol. citato a pag. 140- 1 II 
sebbene con alcune varianti. Presso il Rainaldi, ivi pure a 
p. 101-104, si trova la lettera di Niccolo IV ai Veneti, che 
P A. cava dall' arch. vat. ; solo essa e indirizzata ai Genovesi 
e diverse e il norae del legato. La congettura d'essere stato 
il Monaldeschi chiamato a Firenze perchd avea data prova di 
grande energia nell' erezione del duomo di Orvieto (p. 33) 
non ci pare troppo sicura, e le parole della bolla di Bonifa- 
cio VIII (p. 29) e quelle dell' iscrizione di S. Maria del Fiore 
nulla concludono. Dalla bolla del Papa apparisce essere piu ac- 
cettabile la congettura dell' Ughelli, essere lui stato traslato a 
Firenze per comporre le civili discordie, fomentate piu che 
mai dal demagogo Giano della Bella. Riguardo alPanno della 
morte del Monaldeschi, PAutore, nel seguire il Necrologio di 
S. Reparata che la pone ai 10 dicembre 1302 nel contraddire 



DELL A STAN :.'' H 

lV : 'Hli fhi- la riii'riN.-,- .tl lu^liu l.'.Ol, avrebbe dovuto ac- 
cenuare le font! a cui quosti attinse e mctterle al conlronto col 
Necrologio. L'Autore tace flella prima pietra, che secondo G. 
Villani (Libro VIII, capo 31) il Vescovo di Firenze nel novera- 
i ! del 1299 con altri avrebbe benedetta delle nuoce mura 
d'-lla citta di Firenze, nel prato d'Ogne Sanli. 

II Quintarelli, secondo cbe si pu6 raccogliere dal fla qui 
detto, non pare che abbia inteso darci una vita coinpiuta del 
Monaldcschi. Per tal riguardo possiamo quimli scusarlo del 
eilenzio che serba sopra uno dei fatti pifi importanti della 
vita di lui, sulla parte cioe ch'egli ebbe nelle relazioni di Bo- 
nifuzio VIII con Firenze. Guido Levi, nel suo lavoro Bonifa- 
zio VIII e le sue relazioni col Comune di Firenze - - Ro- 
ma 1882, pubblico due lettere del Papa, Tuna al Vescovo di 
Firenze dei 24 aprile 1300 (docum. II), e Taltra al Vescovo 
e all' Inquisitore di Firenze dei 15 Maggio (docum. IV) in cui 
raccomanda che facciano in modo che sia annullato il pro- 
cesso contro tre florentini che risedevano in Ruina. Questi 
erano stati accusati, a quanto pare, di voler sottomettere Fi- 
renze al Papa, sicche la loro condanna in qualche modo col- 
piva anche Bonifazio. Illustrare questo punto sarebbe slato 
piu utile e piu interessante che riferire altre notizie di minor 
conto. 



ARCHEOLOGIA 



Tessere gladiatorie appartenenli alia nostra privata collezione. t. II gla- 
diatore detto Reziario. Dichiarazione del simboli rappresentati sulle rmstre 
Tessere. 3. Nota ad una lapide, appartenente ai Gladiatori Commodiani 
initiates del Collegium Silvani. 



I, 

Tessere gladiatorie, apparlenenti alia nostra privata collezione. 

Con questa appellazione, Tessere gladiatorie, e compresa una classc di 
piccoli monumenti, lavorali per lo piii in un pezzetto di osso, di forma 
cubica oblunga, inunili di appiccagnolo all' una delle due estremita per 
tonerli sospesi. Di monumenti di tal gencre cinque ne possiede la nostra 
collezione, e Ire di essi sono i piu preziosi e rari di tutta la collezione di 
circa otlanla Tessere. Di queslc cinque Tessere Ire portano la data dei 
Consoli, alle quali ne aggiungiamo una quarta trovata in un anlico ma- 
ooscrilto, perche reputiamo esscre intervenuto un grave errore del Ira- 
scrittore; appartengono tutte al tempo della repubblica romana. Le allre 
due sono ben diverse dalle precedent!, manca la data dei Consoli, non 6 
segnalo il mcse ed il giorno, e sono ornate di molti simboli. Di trc sola* 
mentc sara data qui 1' incisione, per metlere solto gli occhi dei letlori la 
Joro forma diversa, e la diversa composizionc dell' epigrafe. 

i. 



MENOPIL-ABI-L-S 



fulmen 



SPECTAVIT 
C VAI. M UER 



Solo nei lali, primo e terzo, 1'epigrafe e cliiusa in doppio rollangolfr 
striato. II P non e quadrat o, ma curvo cd aperlo alia parte inferiore. 









Al <|'" rl ncssi, il priino comprende tr. 

. II! I 's.< in mi lavoMla la Tetsera * vroato < r 
ooro, il Inrcllino risponil*- ai l..ii SIT<>IH|U .- quarto. La forma drlla l-ll-ra M 
i aprri i. <i<- le aste laterali si allargaDo alia partc inferiore, e alia JMI- 
pi-ri'Tr sporpiuo hmri dell* aiif-nlo acuto; I' isteaso dicasi delta letter* A. 
Nel I! l.i run. i iulrriofv < \n\i l.ir^a li.-ll.i siip.-riore. Le letlere itaae 
no P iioticliitii del iiionumeolo, il quale dice : 

tnenopil(us) al>i l(ucii) i(erviu) 

spectmit 
c(aio) val(trio) m(arco) hcr(ennio) 

appartit-no mluoqne air anno delta TondazioDc di Hoina '.il a. rli. n 
Si noli come ID questo anlidiissinio inonnmeDto DOD notala la sillaba 
COS, cioe Co(Hjii(nlH>ii>i., questa la piu antica Tessera j;laili;it(iria di 
cTla sinora conosciutji. 

Dal p. Tiarrncci iSyll. p. 202, Taurini, 1877) sappiamo il luogo, dvi> 
quesla Tessera fu trovata: Tarracinne in ayro reprrta; in qualche punlo 
delle strie conserva ancora le tracce della terra. Di questo prezioso mnnn- 
mento die il disegno nella Tav. II, n. 7, ma esso noo ritr.i.- I'rl.^an/.i 
drll-i Tr<st-r.t. Kld'c (jui il dotlo Padre propizia 1'ocrasinne di ritoccare 
quanto avea stampato nelle Dissertazioni, (vol. I, p. 53, a. 1864,) dove 
ha prescelto Del supplemento alle lettere S P, SP(c/i/M>) a SIV-i -t<irit), KM 
come esposizione altrui, noo come esposizione propria. Ndla >'/"'>'/' I'itata, 
p. 202, pone quosta nut a: Oice ne te movent Rorghc.iii epislula Marchio 
misa de tessera hoc, quam ipse non vidit, et falsam fmtnrit proptcr vtrbum 
SPECTAVIT integre scriptum. Un anno prima, 1870, avea notato in qiii-li 
quadcrni, pa};. 471, alcnne Tessero, 1- ijiiali avcano scritto p'r dist' 

lo, >I'I-:I:TAVIT. 

2. 







I II I I I II II 



I I I I I I I I I I 



L - PIS A - GAB 



Tessera e sciupata |>-r anlira strofmatura sui primi tre l.iti, 
gpecialint-ntc nd IIM-//O, si faltainontc, da ap[arire a mala pena le .lu- 
iHh-rr S e A, scolpite in mezzo al quart" lato. r.-nnf l.i Tessera pr 
denle ha un appirra^iiolo tomlo, e il forrlliuo .(.rri>(>nil- .:i lali s-i 
e quarto. 1 t.ir.itt.-ri sono bollissiini t "lollo piu ele^anti di-llc altre ! 



206 



ARCHEOLOGIA 



soro, slampate in quosta Archcolngia. II Consolatn di I,. Calpurnio Pisone 
e A. Gabinio Nepote cade ncll'anno varroniano della fondazione di Mmna 
606, cioe 58-av. G. C. Nell'ppigrafe del quarto lato ancor visibilo il rarat- 
tere P 6 aperto, ma non quadrate, si bene leggermente tondeggiante ; 
il carattore B ha la curva inferiore piii larga, che la superiore; nel <-a- 
rattere A vi e una picciola appendice all'angolo acuto superiore. Quosta 
Tessera 6 citata dal p. Garrucci nelF Addenda alia Sylloge, a. 1881, p. 11, 
n. 2386, da lui sappiamo che fu scoperla, Romae prope Mausoleum Angusti. 

3. 



r^ 

I 

a 
n 

tr 



aa 



in 



n 

H 



CA 



O 











STABILIO 



VOLCACI 



SP K IAN 



L . AEM C CLA 



Trovfita in Roma, monte della Giustizia, citata dal p. Garrucci nel- 
YAdd. et Corr. alia Syll. a. 1877, n. 2313. L' appiccagnolo, il forellino 
e i caratteri A e B come nelle Tessere precedent. 11 carattere E ha le 
linee orizzontali cguali, il carattere M colle aste lateral! aperte e spor- 
genti ai due angoli superior! ; il carattere P del terzo verso colla curva 
aperta e tonda, come nelle due precedent!; dove il bulino dell'iocisore 
del monumento ' scorso un po giii nel disegnare la linea verticale. I due 
lati, secondo e quarto, ai quali corrisponde il forellino, sono pin stretti 
degli altri due, primo e terzo, come nelle altre Tessere. In questa i 
versi primo e terzo dei lati piu hirghi non sono chiusi nelle riquatlra- 
turc slriate, ed e delle precedent! meno elegante. 11 consoluto di L. 
Emilio Paullo e C. Claudio Marcello cade nell'a. varroniano u. c. 704, cioe 



AH 

50 :n ra nortra. In tatte qiiMte TMMN 

d.-i Omsoli, ! It-Mi rr ' 

minium in .ju.-i.i In. .-.. mr.dtra Tessera coi n..nii del Coosoli, 
Imvala (lal l) r .MIIIIIIIISI-II in un Hi.itn.M ritio, ni.nnp.il.i ml Corpus Inter. 
Lai. I, D. 770". Dii I'iiu-isinuc d.-lL .-..|.i.i drir;,utir.. ins. il pr ^chl, 

Tesserae Gladiator ine. Mum-lieu, INIU. T.if. II, n. 1-2. l'..rt.i i n i dei due 

Consul!, M. Tulliu (1. Anlmii.., ri...- I'mmo Ml, ',:{ nvanli I'era oostra. 
Nel IDS. I'epigrafe era divisa in due vcrsi a questo mod--: 

MENSE . FEBR . / M . TUL . C . ANT . COS ./ 
ANCUl \L . SIRTI . L . S . / SPECTAT . NVM . 

Suppooiamo fedele I'incisione M prof. Ilihrhl. II |). r MOIIIIIISPD tli-: 
lieperi in lil>r<> ins. l.unllifhni Kninieu Artlutenxix scripto a. 1574 tervar 
toque hodie Lvgduni Bnt. inter Vow. dtrin. Hull. 0. I. Le<iUur ibi f. 88 
ric: Ore* ie commence icy a fere mention det Epilaphes d" Aries - et en 
premier lieu ie veux reciter I' ester it memunihlf, <]ui se list clairement en 
une piece d'ivoire ou plustot de corne de cerf que i'uy, qui a este nouvel- 
lement trouvee icy a la poincte au bord du Rosne, laquelle el si menue el 
estroicte, qu'elle nest p<ix plus lonyuc, ne plus, large, que la moytie du pelit 
doigt de ma main, estant perce'e a I'un dex bouts: ou est fait mention de 
I'.iwon, et de (Mius Antonius - et y a ainsi: Segue Topi^r 
noi supra truscrittu (lull'iocisioue del pro). Ititschl. VI lui nesso m-I prinxi 
verso ;<ll;i silliiba AN, e Del sccundo, in principiu, allu medesiina sill. 
UD terzo Desso e m-lli- nil inn- k'tlcn 1 .NV.M, dove I'.islin-Il.i a sioistM ilcll.i 
letleru M e lult'iina coirobliquu d*:IIu leller.i V. La priniii I'-tlir.i N e 
dist;icr;ii;i. II prof. Ititschl propose ili supporre la leltera N unil.i colla 
seguente V, come se fosc<> slalo scritto //// e vuole che leggiamo: 
Sl'KCTAT(Hs) .MVN(ere) 1. c. p. 60 e 61, sf-guiln Del supplement^ dell.i 
secooda voce dal p. Gurrucci, Sylloge D. 10:!?. .\<>i uou .ucciti.niKi <|uesla 
leltura : la lettera I'malc non puo essere i'u N; lirse altri la supjMir- 
reblx; un'A alia sccunda apertura inferiorc, c si avrelibe in vece in 
nesso, MANYM(i'**M). Ma anchc ijiit-stu e da r 

Sen/. i dnliliio il tra^Tiltmv del innonineiilo neir.mnn I-"7l av. 
ma DO UD inonuinento genuine, ma la sna IMS. ri/i"ii- sN.i^liat.i in tutti 
i punti, avvegnaclie dica che lo scrilto se list clairement. In prima no- 
liamo che i punli dopo Ie lelteru nun sono mai t<>udi uelle lesser* . 
latti a graffio, e a ineta de'd'alle/./.i di-ll.i lett.-ra. Ha -u.islatn lutti i VCfrf 
da quaUro li ha rislrelli a due. IJnale njet.Ml.i aMiia sr-uilu, rn-l I 
in mano la tessera nri//ontalmeule.- appare a tutti nianifestc Inrom ,; 
lu lettura dal verso terzo, segue il quarto, il primo, il secoodo. Suppliace 



208 



ARCHEOLOGIA 



qualchp parola abbreviate, p. cs. M scrivcmlola (ulta intern, Ml ; .v 
per dicliiararc IVpi^rafc scriv\ SPKllTAT, <ii cui non vi e alcuno fscnipio ; 
onlinariamente e segnato SP raro SPE e SPECT meno raro SPE- 
CTAVIT, frequente in quellc Tessere, dove, come in questa, e notatn it prc- 
nome del padrone. Probabile e die mancassero le lettere COS, perche 
anche nelle Tessere, trovate fuori di Roma, come nolla prima qui puhblirata, 
sono omesse. La forma delle lettere, A, B, M, N, P, secondo 1'incisione 
del prof, liitschl, & sbagliata; non e dunque un disegno, ma una men 
copia scorretta, aggiustata in due versi. Per la qual cosa, la Tessera e 
genuina, la copia dell'anno 1574 non fa ulcuna autorita ; e potrebbe dirsi 
con grande probabilita che stesse scritto: 







Q 



ANCHIAL SIRTl L . S 



SPECTA(VI)T 
N M FHBR 



M.TVL- c -ANT -cos 



Kel terzo verso notansi le none del mese di febraio, e nel primo L S 
significano L(ucii) S(ervus). Nella tessera Parmense (Corp. Ins. Lot. 1, 
731) dell'a. 098 si legge: SP ME QV1, cioe sp(ectavit) meftue) qui(ntili). 
Le due seguenti sono scnza la nota consolare, e percio di data in- 
certa, noi le reputiamo piu anticlie della prima, appartenente all'a. 661 
u. c., per le ragioni che tosto diremo. 

4. 




IV 



' 



>\I T S 



nil 



Sl'l-( TAVIT s 

: Iridfns 



ll'primn l.ito dire: driiii-us; /VM* T u - . - , <>pigrafe 4 

diiusa in dnppin lislello riravato il.illo serie lattr ndl'osso: H cavo ddle 
strio > ildlc let (ore era riempitn tli mlore rosso, Oiianto al noun- ' 

rirnrdiamo il costume d'imporrc ai servi, per distinguerli tra lorn, il 
ijiiinr del 1 1 logo, dove erano n.iti << 1 1. />n//>. il oomc di auimali, 1'nrdiu. 
>nl>us; il nnme di uomiui illustri, .\nnifwl, f'i>-i'm l . \Vrosiinilee che 
il liliuli.itore tlolla nostra TrasciM .->ia stalo delto Cifntiii* <l,il He dfU'Illirio, 
di i-ui, come n;irra IJvio *, trionfu I.. Auici>. M.I ii"i nia criMlianni c! 
nnslr.i 'IVssrr.i dira, Cn'iiti </v . m;i f',,-nti s). stanto dio 1 1 forma ar-;iir;i dd 
uniiii usccnti in I'M* 6 w, come Pot/w, (Pobliu* o /'(//'///> , Ln--it. XoOxt^, 
.I'-i/i'.s (.\i-ilinx). I nomi uscenli in > o <|iidli die escono in e* 
al oominalivo sing, perdono spcsso nci nnmiiiiifnti la cssc finale, come 
nel oaso nostro, dt-iiti in vccc di I if/it is, fine (ifnliux. (Juesto Dome appa- 
usato al genilivo so|ra un'anticliissima lapide di /u^lio ddl.i Caroia 
f'liriiinnn.'. slanipata dal F'urlaudtn. /.'//)///'// Mu*?a di Pslr, p. 7, 
al sccondo verso si 



. UKi;oMi\< . I'HIMl . KT . r.KNTI . L. IVr.M / I 

iscrhioni nllmne del Marini, |>. 203, D. 117, un milifare A diiamato 
Aufidius Cent ins. 

Sul siTdiulo |;it<), sopr.i e incisii nna corona lemniscata, e sot to quetta 

Una palma: ne^l' inta^li dei due simlioli cnlnrc rosso. Uueslo lain e pill 

!o <ld [trci .dcnlf e senza strie. Sollo il listdlo inlerinre o base la 

Idtrr.i S da questo lain appan- diritla. ad ess.) forrisponde il f(.r'llinn, 

perrio e faccia lateral*', *' la |iriina facda anleri*rt'. 

Sul terzo lato si le^e la vnce, SI'KCT A\ IT, lell.-r 
quest c formano, come sul priinn lain, un d*>|pin listello, e ndl'ap|>iTa- 
lo rerdiielli I'uno ndl'allrn per ornamento. Abbiamo \h avvcrtito 
un-aliolo d'ordioario e nolalo colle sole l.-tter- SI 1 - mollo 



1 Hd nomi di He. imposti a servi, si vegga MARIM. t -ill \>. '!< <'* 
;. Itt/>l')ii, p. 265. 

* L. Anifio (i.illo iri..nf. d.-l n- Gmtiut e degi'lllirii neH'a. 587 I 
C. 167; fu poi c<.ii-i..It' nell'a. "> , 160. 

XV, vol. Ill, fiuc. 1010. H * ff'* 139*. 



210 ARCHEOLOOIA 

Mrameotc colle leltcre SPE' e SPECT-, il solo csempio SPECTAT ddla 
Tessera rnanoscritta, gia citata, per noi non ha alcun valore. La nostra 
Tessera colla voce SPEGTAVIT 6 anche citata ilal ch. Ann. Milliner (Ephe- 
meris epigraphica, III, p. 162). 11 carattere P, colla curva aperta, appare 
piuttosto tondeggiante che angolare, come in tutte le altre qui stampate. 

Sul quarto lato Caduceo e Tridente; le cavita dcH'unoe dell'altro erano 
riempite di colore rosso, tranne 1'asta verticale del caduceo, tinta di co- 
lore nero. Questo lato ed il secondo sono piii stretti degli altri due, primo 
e terzo, e senza strie. La lettera S sotto il listello inferiore apparisce di- 
ritta come sul secondo lato. Tra tutte le Tessere sinora scoperte solo su 
questa nostra si legge questa lettera, noi esponiamo S(albus). 

In una epigrafe, dedicata a Gordiano imp. da un Trece, si legge: 

EX INDVLG . D . N 
M . ANT . GORDIANI 
PII . PEL . AVG 
EDENTE . M . MAMILIO 
5) EVTYCHIANO . IIII . V . I . D 
THR . PINNENSIS . S . V 
DE . VAL . VALERIAN . NAT . RAET 
DOCET FAVSTVS 

Dichiarando le due ultime lettere del v. 6 il Dr. Henzen, Inscr. n. 6171, dice: 
S(pectatus) \(ictor.) Aldinius minus bene: S(uperstes) \(iclor.) Noi pensiamo 
che il prof. Aldini, che stampo il monumento nel Nuovo Raccoglilore, n. CIV, 
sia andato meno lungi dal vero che il Dr. Henzeo. Suppliamo: Thr(ex) 
Pinnensis S(albus) V(ictor,) cioe Salvo Vincitore; non per favore del po- 
polo, come avveniva, quando caduto nell'arena il Gladiatore, levando il 
dito, domandava in grazia al popolo la vita. Nel nostro monumento la 
vittoria e indicata colla corona e colla palma. In simile monumento, Orelli, 
n. 2586, si legge: SALBVS UEDIAS. Fauslus deU'epigrale citata era il 
Doctor tironum nella famiglia gladiatoria di Valerio Valeriano. Del martire 
Saturus *, morsicato da un leopardo, per la grande copia del sangue che 
usci dalla (erita il popolo grido: Salbum Lotum, Salbum Lotum. In questa 
frase la prima voce e acclamazione propria deH'anfiteatro nella vittoria 
del Gladiatore, a cui si allude negli Atti citati colla frase seguente: Plane 
utique Salbus erat, qui hoc spectaculo claruerat. 

Questo insigne monumento, ollre gli allri suoi pregi, ne ha uno, il 
quale per noi e il piu importante. Ddle allre Tessere sinora scoperte o 
non si sa il luogo della scoperta, o 6 conosciuto in modo vago e inde- 



SS. Perpetuae el Felicilatis, VI, 4. 



ARCHROLOOIA 211 

r.Jiesi .IM-.I n.italn ' die |r Tessere false . 

rono ad ii. -I SIM n|. i \\lll. in -uis.i die sarebbe ttito bastante 

he il Iniv.niiiMiln fnsse pin inlii-i. del del to secolo, perche In Tes- 
f.tsse did' nuina M;i il Dr. Mnmmsen aggiunsc, die HIM Tes- 

sera i.iki veniva <l;i llassiano del I'nzzo, il quale avea atlinto agli scrilti 
ill I'irnt l.ij;<>ri<, e a Pirro Li^orio fiimnn audio altribuito Tessere false *. 
HUM, clu- il Dr. Itilsrlil in una nola allc open- ii--l Onte Borghesi 
didiiara false le Tessere, sullc i|iiali si le^-e. l.i votv, SI'Ki.l \\ll I r 
(In- dtini|iic niiin dubbio vi sia sul noslro monumenlo, e lurhi ijin-l flu- 
dobbiamn dire io questa .\rclu'ilo-i;i. a^^iiinjjiaiiiu tulli i |iartirol.iri ili-lla 
8cnp4Tt.i. In-liendoli dalle \ntizi? <l,-<jli Smri ileH'anno 1876, p. 18 8g. 
stamptc dal Coinni. Fiorclli. 

COKNETO-TAKQUIMA. Gli scavi nella tenula di Civita c Casalla, ove 
sorgcva 1'anlica rilla, essendo ese^uiti al solo scope di rirnv.irv i^^etli, 
non conlinnanmo nell'ordinc nccessario al nnliUo de^li stndii, sperial- 
nienle della lo|iojjrafia. Dope cssorsi esplnrata la jtarle su|>eriorc del ri- 
piano, die si comincio a scoprire nel inese preredenlf, si a|irin>nu le (rrr- 
in una line. i meridionale, c non lungi dall'arco di cui si fere [i.irnl.i. s'in- 
conlro un pozzo con alcuni resti di inura a solidc costruzioni. Aliri inuri 
a inassi di tufo coni[)arvero in una i'<ji!"r.i/.ii>ne, parallela quasi alia base 
del deelivio, alia profondila circa di uietri cinque, a cui adcriscono altri 
in maniera da non rendere possibilc quel caralterc di costruzinne. < lie 
dai priini indixii vi si era attribuito; soiubrando in VPCO cbc addossati alia 
collina salissoro varii ordini di edilizii privali, senza polcrsi argomentare 
della loro disposizionc. Gli oggetti raccolli apparlengono ccrtainente ,d- 
1'uso domeslico, consistcndo in fr.iinineiiti di coppe c tazze di vctro, in 
pezzi di laslrc dcstinatc alle (itiestre di i-as- privalf e.l in rottaiui U vari 
arelini, in uno dei quali e visibile il lx)llo PES ' CLE, iscrilto, ruin.- al 
solito, ontrn 1'orina di un pie.le. 1 nuiuernsi pe//.i di marmo, Io anlcfisse, 
gli avanzi di statue votive, incontrali tra 1<> terro nella |wrle supt-ri'Te. 
conleriiiano la congettura die al soinino lol ripiann si elev.-fsse quali lie 
tiMiipin; ma oltre uu anello di orocon pietr.i inrisa ralliguranti* un VNI<- 
rino die ^li-r/.a un ram-, non vi si rinvenne msa de^na di sp.ri.d.- ric.Til", 
se si e.-cet I ui una Tessera di osso, iui|Mirtaiitissiiiia per ri/inne. > 

fi citala dal p. f.arrurd nella Sy /// p. . r nii n. I'M* w\Y Addenda, 
fiinlornic all.- \nlizu degli S<wi. a^^iuii^.-ii.lo: /> I r ' P"- 

tiaill.' que-.l.i Tes-era pill ailtira tlella prillia ; e si In-n CODSCTVata da D*- 

r.-re 1. 1 \nrat a di recenle. 



' Opcre Epiyrafia, toin. I, p. 338. 
' Corpu* Inter. IMI. I. p. 195. 



212 



ARCHEOLOGIA 



5. 












PILEMO FVLVI . Q. S 



fithncn, anila acccnsa, palma 



SPECTAVIT 



caducens, tridens, delphinus 



Citata dal p. Garrucci (Syll. n. 2316 nell' Addenda). Romae inventa in 
monte della Giusthia. Simile alia precedente, ma in alcuni punti diversa. 
Sul primo lato nola il P colla curva apcrta, non angolare ma toniic^-- 
giante, e di piu nqn e scgnata I'aspirazionc PII nella voce PILEMO. In 
un monumento dell'anno 695 u. c. cioe C. Julio M. Calpurn(io) Cot. sco- 
perto ncll'agro mantovano, trascritto dal conte Borghesi (cod. Vat. 5237) 
e mandate all'Avellino, Opusc. 11, 295, sono scgnati 17 nomi di servi; 6 
una lapide dedicata agl' Iddii Liri. Notiamo qui alcuni nomi, nei quali e 
segnata 1'aspirazione. 11 P e scmpre aperto. 



PHILEMO MESINE . S 
POTHVS . VIRRIAI S 
PH1LOGEN CVRTI L P S 
PAMPHIL NOXI P S 
PHARNAS . EGNAT P S 



ARCHEOLOOIA 

10 un .illrc mcnci i.-ir... >:,r,. il 
raziooe non segnata ((Corpus Inter. / I n. ".TO). 

1'II.EMO HELM A S 
PILOTAERVS Tl K! \TI Q. . S 
PILOMVSVS SEXT CN S reliqua 

ID qucl rhe segue, KMAI O>/mi//, $(ervut) k not;i(n il prenci I.'. 

drone t-omc Delia prima Tessera di TerraciDa dell'aoDo u. < r.r.l. 
av. G. C. Delia quarta di Tarquinia ed in quella di .\ti'-hial(ui). v 
Tessere di el. J i piii farda il prenome DOD suole nolarsi, m.i pnslo il nome 
del servo I'D primo luogo o lato. Del soenndo se^ne il nnme del Padrone 
senza allra aj.-j;innla, come nella Tessera di Siiiliilm. Nil monumenloea- 
puuDo dell'aDDo GljO i Domi del servi snoo not, ti r..iiii- nrll.- n 
sere piu ;iuliclu-; nia in quello ilcir.^ro iiKiotovunu deH'uDno 
tulti i Luni (U i servi soou Dolati col preoome del padrooe. II confrouto 
di <|iir<(i dm- innnumeDli tru loro e colle ooslre Tessere e iinporlaote. 
Per quale molivo il servo ora & deoomiaalo col prrnomt, ora col coy 
del padrooe si vrp^a Delhi letlera del (1. licrjilu-si al Furlaortlo, slam 
nelle Lapidi del museo di fate. \\ -I"- 

Sul srcondo lato, a cui corrispoode il forelliao, leDnxlo ,l.,!l.i |...rl.' ! I- 
1'aj'i la Tessera, si vede uo rulniioe, UQ'arctt.i ... <>.(. una pnlina. 

L'iippicciigDolo e rotto, nia clu.iriiinente niustra If lr.inc (I<-ir.inlic(> 

11 qii; ! rispoodea ai due lali, secoodo c quarto, ami mlm- diiusi coo un 
snlo lislcllo; <;!! altri due, primo e terzo, liaooo la riquadralura fonnata 
il.i d( ppio listello, cioe SODO uo po' piu oroati. 

Sul lerzo lalo il P come nel primo ha la curva InodeggiaDle, a|url.! 
Delia parte ind riore. Nelle Trssere, la, dn\e e Dolalo il prfimmr del pa- 
droDc si li'^c SI'ECTAVIT; Ira Ic cioque oostre, Ire ofTrooo qi; 
Ucolarc, le due ultime e la prima ; doudr s-ur dio probibilmeDte ; 
Tcssrra di AM.IIIAI //>; SII'.TI L(ticii) $(en H..IM VI .- OIIIOBH 

daH'aDlifo iMscriltcrc nel vocabolo SF ) ECTA(VI)T. Lc Trsscre ml pr-i. 
del padrooe SODO rarissime, e possianm andii- a^-iim^crc anlirhissin 
questo luto dclla ooslra Trsscra od ;d primo, esseodosi rolto r,i|>| 
gDolo, si e rolto anche un pezzcttino drl li.Mrllo c \i >w> r 

cc di UD loro; ma DOD su quesli dm- lati, si bcne sugli allri due, era 
il forellino, come e manifesto dalle tratee n<m del tulto scompars 
la delta rotlura, le quali noo possono vedersi neH'inrisione. 

Sul qic.rtn lalo, Unendo la Tessrra diritfa, n* -'ir . |.|.;. . agoolo 
la parle snprricre, si M:.. > da sopra in slto, |i 

simlMili; mi Cadiirrd. un Tridenle, U llelliun. Slampaodo il disr^ii 
Una TSera, spie^:;ila nelle sue qnallri lace Mlilr >i 

quelle, sulle qua!' i.de il li-nlii: . M i;< I dire du 



214 



ARCHKOLOQIA 



vono dirsi -intcriorc e postcriore. La postura orizzonlale, per poterc le^ r 
piii agevolmentc 1'epigrafe, non e propria delle Tosserc. 

Si osscrvi attcnlamcntc die Ic cinque Tessere della noslra collezione 
rapprescntano tre tip! diversi. La prima ha 1'epigrafe sn tre lati e sopra 
il sccondo im fulmine, e segna solo 1'anno coi nomi dei Consoli, ina non 
il giorno ed il mese. La terza rappresenta il lipo comunissirno : la mas- 
siina parle delle Tessere porla 1'epigrafe disposta sui quatlro lati, a quel 
mndo die si legge nella nostra, ed e notato il giorno, il mese e 1'anno. 
La quarta e quinla e di un tipo rarissimo; il giorno il mese e 1'anno 
non sono segna ti. Se la nota cronologica deve inlendersi, non rispctto 
al tempo della consegna al Gladiatore, si bene rispelto al tempo in cui 
SPECTAVIT, le due noslre Tesserc 1'una di Koma, 1'altra di Tarquiniii, 
nello quali manca il giorno il mese e 1'anno, sono di necessita le piu an- 
tidie nella serie di questa classe di monurnenti. Segue 1'altra di Meno- 
pil(us), su cui solo e segnalo 1'anno, e fu Irovata in Terracina. In due 
altre, la prima dell'a. 698, la seconda dell'a. "35, e solo segnato il mese 
e 1'anno, ma 1'una e di Parma, 1'altra di Modena. L Calende e le Idi 
sono di ordinario i giorni notati, rarissime le None; delle Calende solo 
da Tullio sappiamo: Tu poles Kalendis speclare (sc. in urbe) gladiatoreg. l 
Ma di questo particolare tosto lorneremo a dire. Le due ultimo Tessere 
per le cose notate le reputiamo di lipo originale c primilivo; la prima di 
tipo intermedio; la terza, quella di Stabilio, del tipo ultimo, che divenne 
costante e comune. 



11. 

11 gladiatore delta Reziario. 
Dichiarazione dei simboli rappresentati mile noslre Tessere. 

II vantaggio migliore di queste Tessere proviene dalla nota dei Con 
soli e del mese e del giorno, in guisa da potere supplire i fasti e de- 
terminare la durata della carica consolare. Clemente Cardinal! aveva com- 
poslo due Sillogi di questi monumenti; la terza e nel Corpus Inscr. Lot., 
vol. I, p. 195 sgg.; segue 1'altra del Rilsdil. 2 11 numero e cresciuto per 
allre scoperte, e piu ancora perclie quuldie sbaglio gia notato fece repu- 
tare false le Tessere genuine; nella nuova edizionc del primo volume del 

i Faro. XVI, 20. Nel Corpus Inscr. Lot. I, p. 195, si legge: Kalendis, 
idibusqne maxime hidon gladiatorios edilos esse nee tradirlit qiiiitquam. 

* HAUG., Bitrsian, Inhresbencht, 1888, vol. 56, p. 103-107, non abhi.nno 
avuto per le m;ini. 



ARCHEOLOOIA 

is si avra un.i mlle/ione pin rirra. ta pi li .|.,i.i rerla, 6 

mi '!'> ..i(;i in questa Arclieologia, trovala .1 T.rr.dna, 

I. '.i.'l dell'er l.i pin pvenle ' nelle in. mi del |ir'l. I 

:u|i;ita nella nostra Ardieolnjji.i del iiiese <li i, i.-ll'.inoo 

tile, puMilicata prima nel Hull. (.inn. <li llonu il.il pr>l. (i.ilti 
tiene ;iH';inno 88. A ijin-sln ;mnn si arrest ano i immumcnli, i qtiali co- 
nrindano mll;i noslra dcll'a. t'.l'il, u. c.: di ijiiostii, onin l ^ia alil.i.iiim d- 
It- duo ulliiiic (jiii s(ani|ia(i> s.ino piu .mlii-lic, ma mm |Missi.nno di-lt-riui- 
raiinn, ;i cui apjiarlcngono. II numcro dcllo TYssrn*, toncniln nrnfo 
d.'lli' nuove scopcrtc di quello die hisognu toglierc dal nniiicr" ddlo 
TessTr lalsc. di ottaolit iu rirca. 

Indiiss.' .il.-iini Arclirulo^i .id csrludi'iv d.ill> gonuioe quelle 
voce, SPECTAVIT, la TrsstTa ins. col consolalo di Tulliu < di Antonio, 
nt'lla qnali- si It-ggc: SPECTA'IYM*;. Qiialrlic v-rsn di ()r.i/in, froquon- 
tcincnto citato, anchc qui notcreino per mostraro rln- null prnva. fu 

aumra r.iusa die 1'uso e la dcstinazionr di questa classe di nmnu nti 

Don fosse stata intcsa. 

Spectatum satis, el donalum iam rude, i/narri* 
Maecenas, ilerum antiijuo me inrlitdere ludo '. 

La frase, spectulum satis nell'arena, fu applicala all. Iftli-rc, SP SPE 
SPECT, ed ill prelfsn SPECTAT del citato manoscritto, c lumm. dichia- 
r.it.- MM ! Tcss.-ro nilla von-, SI'Ki'.TAVIT. ! qnali dcu-no r.-putarsi 
dt-llt- pin anl ifhc. A questa guiw il valorc di questi inoniini-nti fa inleso 
al rovescio del lorn vcn> sonsn c significato. 

La rii'lis, datii al (lladiatc^re, lo lil.eniva dall.i pu-na : nu'nlnm ul pa- 
trem scpelirct, se auclorni'it : snl die muneris producing, M/ titulo causaf, 
rudeni, postulante populo, */// . Ouesla hacdietla era ilata al Ciliidi.Jore 
dal Munrrnrhix. detto ; ( ne|ie Kdilor ludi. o dal l^anitta: ll^,-mil cum l.n- 
nista el rudcm ei in nrrnn dedit 3 ; e talvolla dall' liii|n-ral.Ti-. rnme del 
due r.ladiiitiiri. Pri-;c' Vero, dire Mar/iale: .!//.<// ulriyi*- index tt pahna* 
Caesar ulrique *. E cio avveniva di ordinario per volonla e ii\.. r .- del po- 
polo, poxttil'inte jn,jn,l>t. Se il C.ladiatore er.i servo, non un .\ti<-tr iiut. u.-i 
liln-ro, mercede pactn cnnihichm. mm rii-evev.i per .piesln l.i lilwria. ma re- 
slava neiraiitiM s-rvilu, c dal padrone della fainiglia gladialoria p 
CSSere addetto i.iriinpie-n di Lanistii. detlo anclie liwtor limnum. ill Cud*, 
di i/ tt, di /V/H/i/riM*. e cosi ad altri ufllrii, proprii a riascuoa b- 

' Lib. I, ep. I i. 

(JviMii i i\\ , Decl. .Wi. 
CAI.I-II.N . l>fl. 50. 
* De tpectaculi*. 29. 



mi.ulia ili Gladiatnri. Ovidio disso lulu la rmlis: Tulmjue deposito poscilur 
rmlin l . Ovc il (il;idi;itorc ricevesse e la n/V/x cil il pili-um era libero 
ihilla pugna e conseguiva la liberta. Port-in Terlulliano 2 dislingue I'uno 
doll'altro, diccndo: Et qui insigniori cuique homicidae leonem poscit, idem 
gladiatori atroci petal rudem, el pileum praemittm conferut. Lit corona, la 
piiluia, le somme di denaro 3 erano uo prcinio ben diverse dal pileum, 
e questo, come e chiaro, era dei scrvi (iladiatori Ira luili i prcmii il piii 
amljito. Ouanlo alia classc dei damnali ad Imlum ', diversi dai damnati ad 
llmlhim :> , abbiamo un prezioso frammento di Ulpiano, in cui si legge, che 
poteano coDseguire dopo un tricnnio la rudis, dopo un quinqucnnio il pi- 
leum 6 . Gli Auctorati, i Rudiurii. i Liber tini, e qualunque persona libera, 
cbe amasse combatlere neH'anlileatro, (brmano una categoria ben diversa. 
Svotonio 7 parla dello spettacolo gladiatorio, dato da Tiberio in memoria 
doll'avo suo, Druso, rudinrii* <iun(]iie qnilnixdmn revocntix utictorumento centum 
mi] Hum, cioe colla mercede di cento mila sosterzii. 

La Tessera indica solo 1'onore per la vittoria riportata, dato al servo 
Gladiatore, di assislere tra le persone liberc agli spettacoli, SPECTAV1T. 
A questo costume allude quanto di uno istrione dice Tullio: summo lu- 
dorinn die anulo aureo in quatuordecim sessum deduxii 8 ; i servi non poteano 
esscre spettalori, molto mono sedcre Ira i cavalieri. Queslo onore, con- 
cesso al Gladiatore, e forsc notato nclla lapide sepolcrale seguenle, nella 
quale e anche rappresenlato il gladiatore. 

D M 

ANICETO PROV . SP 

AEL MARCION DO 

CTOR ET PRIMVS B M 

II Dott. Henzco lesse nel secondo verso, prov(ocator) sp(ectaius), meglio 
sarebbe supporre SP prcnome di Elio Marcione, perche quel supplemento 
non puo stare; di piii le lettere SP si leggono in un altro monumento 
di (iladiatori, che tosto citeremo. Di Decimo Liberio, cavaliere romano, narra 
Svctonio, donat usque quingentis sestertii* et anulo aureo sessum in quatuor- 
decim e scena per orchestram transiit 9 . Quesli due fatti, I'uno narrato da 

1 Amor. II, 9, 22. 

8 De speclaculis, 2 i . 

3 SVETON., in Citutditun, 21. 

4 TERTULL., 1. c. 19. 

5 TERTULL 1. c. 21. 

' Vedi questo f rum men to nel p. MORGELLI de stilo, p. 417, Patavii, 1819. 

: In Tibcritim, ~: Cf. in Julium, 26. 

" Font. X, :J. 

1 7/i Julium, cap. 39. 



ARCHKOLO. 217 

Tullin. I' ;illr , aso no- 
null. i ni-nn gono l;isl;inli ;i din 

duranle il gllMQO, il .p. 'Ho ili ditto il pop< I.. adunal. d.t \lt.re a 

i! cr. i ins.. l.l.i lr;i i iioiti.ini. Allen. Icudo ;i| tosto, das. 

: i die I'olioro U<>D provirne So|..menle dall'assNlere ;i;li -|-tlai-,|i Del 

numero ilci o.ivalieri. I. a vm-o. MT.i.'l \MT, ildle nn>tr- less, r 
iii un Ciladiatoro sor\o, nn puo a^e\oliiionlo intendorsi in allro sen- 
.ju.indo qnaldio MM volla si le^o il nomo (li III) tlomo lil)0rri nun ( 
ilittiroll-i, jMTcli.- la Tcssora DOD ^ s<7no ili lilx-i-la i-nris.-nil.i. c 
aii.-sta I'onore rioevuto JMT la vitturia li snl-rv nd niiiiH-r.. il.- r li 
tattiri. 

I'riina (ii arnl;tr- |.iu avanti sara benc iixvcrlirc ( IK- II'IMI-Q.I dislin- 
inTf Ira i (ilailialori ilrllo cas' privatr c i (iladialnri ili-l lii'li^ jiiilil . 
1 privati avt-ano i loro smi ilivisi in tlcruric : la ilmiria Yi-ilnnim. I. 
curia Yillirnrtttn etc., la di-cnria llhulinlnrum, la ijnalr era ilcsl i 
spcttacoli privati, nei fnnrrnli, dopo Ic ceno, Delle fcste ili fainij:li 
Molto nroluhile a noi scinhra rhe q nolle Tosst-ro col prcooinr il.-l p.i.i: 
iutlicano Gladialori di lami-lic private, DOD di una f..nii-!ia -ladi.iL.ria 
sot to un padnmo. .NclTaDlica relazione d.^li &-nri j>i>niiirinni. il 1 i 
braio 1707, e oolatu la scopt-rla di uo iotonaco del In lux qladiatonui, 
allora roputato qnartiorc di soldali, o so|r.i osso tin pr<i r r raiiuna, ora p- 
rito, oel quale si loggeva: 

FAMILIA GLADIAT.ORIA POMPOXI I AVST1NI 

e cosi in altri simili programmi, che a maoo a inano furono sroporti. hai 
r.ladiaturi, appartenenli a qnosle Fnmillae, ben divcrso e il lil.nlia: 
appartcDcnte ad un private. 

I Gladiator!, ilivisi in faini^lif, .m>ann .li.-rsi noini e vcnoravano, &e- 
condo le varie classi, diverse divinita : 11 llo/iario puun'i'xit AV/J/MHU. coino 
dice Isidore, Eli/mol. XIX, .">!; il Secular, chc ooi crodiamo esscro inn 
stossa cosa col Miirmilh, ora sotto la proleziooe di Vulcaoo, Ibid. 
Vfr]uester era consorrato a Mario, /M. :>:!. c cosi di^li altri (iladi;-tori. 
secondo la divorsila doi cnmhaltimonti, cho si facoano m-i puhblici -: 
tacoli. II ludus gludiatorius di Pom|x-i ci dottr Brando coj.ii di arini, ap- 
partouenti a diverse classi di (iladialori, nolle ijnali vodianio die rarnie 
propria del llftim-in* ra il Triilonto, di mi die.- I .>!..: lltiutriv pu ; ii. 
adi'erxus Murmillonem cnn'nlur: Non te petn, pixcfm peto. quid me futju 
Galls?* uiiia nmrmillonimm <jrnns armalurae qnllirnin r*t. iji^ut .Mur mil- 
tone* ante Galli nppellalidiilur, in ijminnn ///.< //../'. <y/i0<>* infral. fjnod 

\. |'i in. uo, >(i;j/r<jruf;i reliquiae, p. 5.'i coll p. i>l ed !( 
oapi 48'e 53. 



218 ARCHEOLOGIA 

'/<//* ]>iifi/rn' inslilulum a Pittaco. etc. II Retiarius solc.i ntmbaltore contra 
il Murinilln, "Htandogli addosso l;i reto, e coltolo, lo feriva col Tridente, 
che strinirova nella dcstra ; ma ove per avvcntura non fosse stato chiuso 
nella rete, il Murmillo colla Cuspide combatteva conlro il Retiarius, .ir- 
mato del Tridenle. 

Nee galea faciem abscondit: movet ecce tridentem, 
poxtquam vibrata pendentia retia dextra 
nequicquam effudit, nudum ad spectacula vultum 
erigit el tola fugit agnoscendus arena. 

Nelle parole nudum ad spectacula vultum di Giovenale * riconosciamo 
chc la galea del Retiarius era ornata di visiera 2 , e per evitare ogni in- 
toppo nella fuga la toglieva o sollevava la visiera, ove fosse mobile, ed 
era riconosciulo dagli spettatori, lota fugit agnoscendus arena. La visiera 
era propria della galea dei combatteoti nei pubblici giuochi. 

Nei graffiti dei Gladiatori di Pompei e sulle armi loro essendo rap- 
presentato il Tridente, anna del Retiarius, le due ultimc Tessere, nelle 
quali apparisce, appartengono ad un Retinrius, ed insieme sappiamo, che 
come quesle due Tossere^ cosi anche le all re sono monumenti proprii dei 
Gladiatori; ne vi ha piu luogo a dubbio, stanle che i nostri monumenti 
sono genuini. 

Sopra il Tridente si vede il Caduceo, attribute notissimo di Mercuric, 
come il Tridente di Neltuno, dio tulelare del Retiarius. Per intendere que- 
sti simboli bisogna osservare 1' opposto late della Tossera, sul quale e 
rappresentala una corona lemmiscata ed una palma; Tuna e 1'altra era 
cousegnata a I vincitore, come si vede in un graffito pompeiano 3 , nei quale 
si legge: 

MATVTINVS 
yladiatore palma XXXI I corona 



La corona c la palma si vcggono anche insieme unite in allri simili 
numenti, e Tuna e 1'altra si dava dopo la viltoria ai vincitori ; il nu- 
mero XXXII moslra quante ne avea guadagnate il Gladiatore, MATVTINVS, 
nei giuochi pubblici. 11 Caduceo adunque suH'ultima faccia, corrispondente 
alia secomla della corona e della palma, amendue facce lateral!, allude 
alia morte dcll'avversario, e suppone la pugna sine missions, cioe sino alia 
morte, proibita Ja Ottaviano *. Mercuric, nella nolissima pittura del ci- 

1 Satir. VII, 203-206. Cf. SVETON. in Calig. 31. 

9 Nelle Galeae dei Gladiatori, conservate nei museo nazionale di Napoli, 
le visiere sono foraccbiate di buchi. 

3 GARUUGCI, Graffiti, tav. XV, n. 3 cf. XI, il 

4 SVETOMO, in Aug. cap. 45. 



AK< ,IA 219 



r ill I'r. (;' i|.>, m- ;M i dH'unli. < ,|| ^ui-slo .!! 1 rliil- 

li.iii-i. rln-, priin.i ili -nid;irc i r.l.iili.itnri iimrli. !i icnnin;i. con 

t" uri I. M| ri: Ritimti* ft mrrtili'ini liidi de diit Iti- 

$um.... (fun Mm-wiiix in cnh-itio pennalnlut, in raduceo ignilulut, corpora 
(gludialonim) e.rnnimntn iam mortfmve limulantid e cnultrio probal '. II 
dentr < it i'..nlm-1'ii in uii.i Tessera <ii tin Ili-iutinx non potsooo ilio< 
;illrn. die la sun villitri.i li inorh- drU^iwiTSiiriu. 

\rllo snido votivo pompchmo, sospow aid una taMI.-i, 1 mlla scrilta 
III T(mr/) SKCVNDI, si vc(li> r;i|)|irt'spotala nol mc/zn un;i corona c tioa 
S|uJ.i -<rt;i 1. 1* si mli) <> ;it(acr.ito coo UD aDcllo ad uoa tavoletta, sull i 
ijii.il.' (* ri|i-'tut.i l.i curooa c la pulina, c la t.i\n|fii,i pende du uoa ca- 
t-nii//.i roo uo altro ancllo iiUVstrcini(:i, d.i potcrsi sospeodere. Sopra uo 
allro scudo si vnlc ;mche un delfmo, un lridcn(<>, un'aocuM, un tin 
IM| nn graorhio *, tn'- vi ha dubhio cho ancho quosto mooumento app.tr- 
tenga ad un Rrtiariux. Ouaolo al gladius ootiamo chc anchp con questo il 
nt'titiriim coniliatlova s , comiM-liiaramfintc si v'Jc nella tavola VII, on. . 
7, 8, 10 del Hull. Arch. Xap. a. 1853, e oei Irofel dciranflteatro pom- 
peiano nclla citala t.ivola rappn'sontati. Nt-llc nostre Tesscrc non appa- 
riscc il ijlailin*, pi v n-h6 non era, come il Tridcnte, Tarma caratteristica 
del Reliarius. 

Per most rare con allro argomenlo quale sia il si^nificato del Caduceo 
citiamo tin graffllo pompciono, stampando in caratlori ordinarii la parte 
mcno guasla 4 . 

DI/////////////0 
M.//////NER.XX///// 



V. 


NOBIL10H III.. 11 




T. M 


M. 


L. SEMPKONIVS / / / / 


V. 


PLATANVS. IV / / / / 




T. M. 


V. 


PVGNAX. NKU. Ill 


R? P? 


MVRHANVS NEB. II 1 




T 


V. 


CYCNVS IVL. VIII I 


M. 


ATTIC VS IVL. XIV 




T M 



> Ad Nationes lib. I, u. 10. 

Vedi Museo Borbon. torn. IV, lav. XXIX, nn. 3 e 1. 

VAI.KH. MAX. de Somn. VII, 8. 

* Corpui Inter. Lai. IV, 8508, Cf. GAMUCO, Graffiti, p. 66. D monumenlo 
e nel museo nazionale, ma molto guaslo; Zangemeiater non pun seguirai *nz 
consultare il P. (larrm-d, il quale rca-iiir.* <\w*\\ nmnmiM-nti, ettttenti in rai- 
gliore stato. 



ARCHEOLCXil \ 

V. IIKU.MV IVI.. IV 

M. 0. I'KTIM.IVS ////// 
ESS 

M. p. OSTORIVS. LI 

V. SCYLAX. IVL. XXVI 

SODO qui segnate le coppie del comhattenti. A ciascuoa coppia SODO 
senate le lettere M. V. e V. M, ovvero V. H? e V. P? le quali deter- 
minano il viocilore ed il perditorc. II nome del primo comhattenle Delia 
priina coppia non rabbiamo notato, perche veraincnlc non si puo leggere. 
La Icltcra H, se tale e nel monumento, non sembra a noi che significhi 
r(cquisitus), ma r(ecepit), e richiarna la frasc gladiatoria, recipe ferrum. Se 
dove togliersi per un P, significa p(eriit). Nella prima coppia combattono 
un Difmachaerus ?) ed un Ofplomachus ; nella seconda un T(hrex) ed un 
M(urmillo); similmente nella tcrza; nella quarta un O(plomachus) ed uu 
T(hrejc) ; nella quinla come nella seconda e terza ; nella sesla due 
E^(edarii). Si notino anche le appeliazioni, ner(onianus) e iul(iunus), ed il 
nuinero dcllc vittorie segnalo dopo il nome, la, dove non e perito. 
Ouol cbe a noi importa in queslo luogo e 1'unionc sul monumento gla- 
dialorio dellc lettere, M. V, e del Caducoo col Tridente sopra due delle 
nostre Tessere, parlicolare di cui non da esempio alcuno il prof. Ritschl 
iielle tre lavole stampate nel 1864. Da cio si ricava un nuovo argornento 
cbc siiTatti simboli si banno da intendero, come le lettere del monumento 
jM.mpeiano. 

Sulla faccia latcrale sinistra della nostra quinta Tessera, si vede un 
CaJuceo, un Tridente, un Delflno, consccrato a Nettuno, delphinos Nepluno 
vovent l ; il culto di Nettuno era del Reziario. Sulla faccia laterale destra, 
e rappresenlato un fulmine, un'ara accesa, una pal ma; il fulmine si vede 
aneora ndla Tossera prima dell'anno 661 u. c., le arulae votive SODO 
!h queatissitnc, anche nei monumenti gladiatorii, consecrate alia divinita 
tutelare, a cui si rendevano grazic per la vitloria. 

111. 

A T o/a ad una lapide, appartenente ai Gladiatori Commodimn, 
initiates del < Collegium Silvani. 

II ch. G. Marini, Iscr. Albane, p. 12, nn. XI e XII, ha stampate due 
grind! tavole, ornate di cornici e con lettere di maniera elegante *: noi 
(li.uiiu qui la prima solamente, per aggiuogervi una ooterella. 

1 TERTULL. de Speclaculis VIII. 

2 Non diro nulla, dice 1'autore citato, di questi due verarnente prezioai 
iiioiiiiinenti, conciossiache possa parere anche soverchio quello che ne hanno 

to gli Abati Venuti, Vitale e Scotillo con tre loro dissertazioni. Si tro- 



^ 1 

I \\nr.i. H -COMMODO' M I'l .\\ 
i\m\i ES ">i LEG!- -II \ \M \\i;i i IVM 

t . m . aiirflinx . ana . lif> . liilnrii*. ft . corlitt* . maynut . rryptarint 



IIKC 1 




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III 


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AMI-fliim. 


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ir/i,ifJnii-ii.^ in HI: rrt 


Sill-mum. 


7rrt. tit- 


'/.ii ' 


tKi.l.in 


mil-, rft 


i it'li mi.*. 


l>i r. til- 


I-'I'u-iun. 


mttrttcut 


n-'lii!'. ;/.(. ret 


Kltuthet: 


tli i: tit- 


Flu i 


*o*-tm 


miif. rft 


1'init'i. 


IIIK't 


hioil , 


, 



\ll.i 



i)i:c nil 

Ayr Hi*, i 

/UK! mint. tllf. */> ' 

^i;iino : Inn-nit mnr(mHlo) sp(tctttvil?) sp(ec*- 
litior?) SimilincDto ;ill;i |u;irt;i /nsiinus //'<.) x/c /// '') speculator?) 
II inoDiimcDlo appartione all';iuno 177, rultiin.i Tcsscr;) ' deH'iinou 88, 
e DO! DOD peosiumo die possuno supplirsi iiltriincnti Ic leltere SF > della 
nustra t'pigrafc; spieclalus) potrebbc dirsi di lutti. Aduoque, o 
nn onore consoguito ovvero un ufficio, quulc e quello notissimo di 
I<ilor. csorcil.ilo d;i due Gladiator! drll'imp. ('mnmoilo, Initinles del 

Sullc Tcsscrc DOD e niai ootiita la classo a cui appartieoe il Gladiatore, 
traooe oclle due ultiine qui stainpato, dovt> dal Trideote, DOD dall'epigrafe, 
sappiamo die i due Gladiatori crano Hetinrii. 

L'epigrafc qui slampata e riccliissiina di ooziooi, apparteoeuti .ille di- 

rl.issi di jiladialori od al loro divcrsi oflirii, ciascuno proprii dclla 

M a cui apparticoc. Nella ^cooda dccuria ootiamo, Demotthfnft ma- 

1 hi*); porch6 reputiamo I'articolo a questa voce Del l.'-n,-,,,,, a . 1839, 

doversi rorrejfjrcre. ID esso leggiamo: 

MAMiiAlilYS, ii, in. gladiator, qui ct laqucarius et laqueator ert 
appellatus, is oempe fuisse videtur, qui ni.miris s*-u laqueis 
advorsariuui suum prehendon-t, divi-rsus tainoo a reliario. V. 
I. \MVKATOIL her. up. Mirhi. \lb. p. 12. Dcraosthenei 

maoiran ///.<) l-Vlicianiis rcl(wr//). F.] 

vano alle stampe e/.iandio ndlo Novclli- di Fir.-fi/.c. t XVIII, |> *i<>.) nel 
.ti due \|i t ., (p. \-\, n. 3; p. 236, n. 1 3) ed incisi in rame nel 
IV di-lle Magnificenzi- di Roma del rav. Piraneci. 
1 Sull.i I -t uliiina dectiria agu'e a dentra nello ttoMO ordim- l<-llj 

preccdrtiti 



222 ARCHEOLOGIA 



Nun sembra a noi clio il .JA/rnVw///* si.i appcllazione di un;i rhssi- di Gla- 
diatori, ma dcbba dirsi appellazione di uno ufficio, proprio di un (il i-li,i- 
toro. 1 due argomenti qui notati DOD provano il valore d.iln a qn 
voce. II primo, tolto dall'assimilazionc col Laqueator, di cui parla Isidore, 
e falso; stante che Manicarius a manicis e detlo, c Ic Manicae hanno VM- 
lore diverse, ne puo dirsi : qui manicis sen laqueis adversarium suum prehen- 
deret. L'altro argomento, ricavato dall'epigrafe qui stampata, non prova, 
perche dopo i nomi dei Gladiatori non solo e notata la classe a cui ap- 
partengono, come mur(millo), ret(iarius), thr(ex) ed il resto, ma ancora 
sono notati gli ufficii diversi dei Gladiatori. Nella seconda Dccuria si legge, 
Pirata unct(or) e nella prima, Pardus prov(ocator) ; e forse anche potrebbe 
dirsi la stessa cosa di Aprilis paegniar(ius) della quarta Decuria; impe- 
rocche questa voce appartienc probabilmente al certamen ludicrum, prece- 
dente il combattimento propriamente detto, praelusio. Svetonio dice di 
Caligola, cap. 36, rabidis fern... gladiatores quoque paegniariot (pegmares, 
Casaubon, non recte)... obiiciebat; dal testo si ricava che questi Gladia- 
tori combattevano senza oflesa, come era proprio del ludicrum certamen. 

Nolle statuette di bronzo di Gladiatori, delle quali la nostra privata 
collezione possiede una dozzina, si veggono rappresentale le Manicae gla- 
diatorie, le quali paravano i col pi deH'avversario piii efficacemente, che 
il pallio, intorto circa brachium pallia composui ad praeliandum gradum, dice 
Petronio. AHMstesso modo in due alt re statuette si osserva la pelle leo- 
nina indossata a foggia di pallio: colle due zampe anteriori e legata al 
collo, la pelle della testa leonina copre la testa e il collo del Gladiatore, 
il resto le spalle, e 1'eslremita e avvolta all'antibraccio sinistro. Le Ma- 
nicae gladiatorie erano di un pezzo di cuoio * largo e lungo, pendente giu 
tra il polso e il gomito sinistro; di queste Manicae parla Giovenale, VI, 
255. NelPassalto il Gladiatore girando avvolgeva le Manicae tutto attorno 
all'antibraccio sinistro, e cosi manicato 1'opponeva come difesa, combattendo 
colla destra contro 1'avversario, o contro una fiera ; questa, ove per av- 
ventura addentasse le Manicae, era lerita dall;i destra armata. Una delle 
citate statuette fa vedere il Gladiatore colla sinistra mano levata e le 
Manicae scese sino al braccio, tra la spalla e il gomito sinistro: e nel- 
Tatto di combattere con ambe le mani, ma le armi, clava o altro, sono 
perile. Abbassando il braccio sinistro faceva scendere le Manicae sull'an- 
tibraccio, e lestamente avvolgendole atlorno, combatteva. A questo modo 
un Gladiatore pugnava or con una or con due armi. Tutte queste statuette 
rappresenlano nudo il Gladiatore. 

Piu probabile sembra a noi che il Manicarius sia il custode delle vesti 
dei Gladiatori, (potrebbe anche dirsi del lavoratore, cioe deU'artefice,) cosi 
detto da una delle armadure propria della classe, a cui appartencva. 

1 Che fossero di cwoto lo ricaviamo dal modo di rappresentarle sopra una- 
delle citate statuette. 



LETTKK A hi- I, > A XTO PA DIM- 
LEONE xrii 

AL VESCOVO DI GRENOBLE 



LfcON XIII, PAPE. 

A Notre venerable frere .1 /;<</, eirV/itt- (fe Grenoble. 



Nous nc voulons pas larder a vous exprimer, Ve'ne'rable Frere, combien 
Nous a etc agrablc hi Icltrc par laquelle vous Nous rendiez compte du 
congres ciilholiquc de la Jcunesse francaise, tenu a Grenoble, sous votrc 
presidence, avec le concours d'bommes recommandables par leur ptetl, 
lour science et leur parfaite soumission aux actcs du Saint-Siege, dans 
lesquels Nous avons tout recemmcnt Ir.icr aux catholiques la ligne de 
conduite a suivre pour la defense efficace des droils suprdmes de 1'figlise. 

Ces nouvelles ont tpmj^re les graves < amertumes 9 que Nous ret- 
so n tons en voyant coinbattre de tant de manieres cette religion ohretienne 



LEX)NE PP. XIII 
Al Venerakile Fralello Amando, Vetcovo di Gienoblf. 

Non vn-liarnn t;jnl;in> ail espriiiH-rti, Vcnorabile Kratdli), quaoto Ci 

flia stata gradita la lettora. colla quale ('i n-nd^vi ronto dd (jm-reMD 

ilirn dclla giovcntii francos^, tnuto a finnnbli>, sotto la tua pre- 

siih'Dza, col concorso d' uomini roiniiirii'lovoli \wr la loro pirti, ilnttrina 

e perfetla sommissiono agli alii della Santa Seilf, n<>i quali abbiamo tcrte 

trarrialu ;ii ratloliri l:i rnndntta la srj.'iiin |><T la difCM effiCM* d*5 SU- 

premi diritti drlla (Iliiesa. 

Codeste comunicazioni banno toinpcratn le gravl amarezre che pro- 
M rn-1 \.-.lcr (ninlialt.To in tante guise quella religion* crirtiana, da 



224 LETTERA I>KL SANTO PADRE LEONE XIII 

de laquelU- drprnd lr salut dcs ;1mes, ct p;ir rnnsnjuent It- hicn-(Hr 
rhumanite", le progres re"el de la civilisation. 

Elles Nous sont une prcuvc que Notre parole trouve aujourd'lmi indme, 
comme elle trouvcra totijours, des esprils empresses a 1'ecouter docilemcnt 
et a la prendre pour regie de leur vie. Ces homines ont donne en ru 
temps par 15 un public et salutaire excmple qui venait a son hcure. 

II en est d'autres, en eflet, Nous regrcttons de le constater, qui, tout 
en protestant de leur catholicisme, se croient en droit de se monlrer 
reTractaires a la direction imprimee par le Chef de 1 Eglise, sous pretexte 
qu'il s'agit d'une direction politique; eh hien, devant ces pretentious 
erronees, Nous maintenons dans toute leur integrite chacun des actes 
pr^cedemment emanes de Nous, et Nous disons encore: Non, sans doulc, 
Nous ne cherchons pus a fa ire de la politique; mais quaud la politique 
se trouve etroitemcnt lice aux intents rcligicux comme il arrive actud- 
lement en France, si quelqu'un a mission pour determiner la conduits 
qui pent efficacement sauvegarder les intents religion x dans lesqucls 
consiste la fin supreme des chosos, c'est le Pontife remain . 

A ce principe tutelaire du bien des ames se rattachent tons les cn- 
seignemenls que Nous avons cru devoir donner reccmment, a plusicurs 



eui dipende la salute dclle animc, e quindi il bene del genera umano ed 
il progresso vero dell' incivilimento. 

Esse Ci somminislrano una prova che la Nostra parola incontra oggi 
pure, come incontrera sempre, anitni solleciti di ascoltarla docilmente e 
di prenderla per norma delta loro vita. Cosi faccndo, questi uomini hanno 
in pari tempo dato un pubblico e salutare esempio nel momcnto op- 
portune. 

Altri ve n' ha, infalti, che, mentre fanno professione di cattolicismo, 
credonsi in diritto di mostrarsi ricalcitranti all' indirizzo dato dal Capo 
della Chiesa, sotto pretesto che trattisi di un indirizzo politico. Ebbene, 
di fronte a tale erronea pretensione, Noi manteniamo in tutta 1' integrila 
ciascuno degli atti precedentementc emanati da Noi, e diciamo ancora : 
No, certarnenle, Noi non ccrchiamo di cntrare nella politica ; ma, 
quando la politica si trova streltamcnte vincolata a^li inlcressi religiosi, 
come accade presentemente in Francia, se taluno ha missione di detcr- 
minare la condotta che pud efficacemente tutelare gli interessi religiosi, 
nei quali consiste il supremo fine delle cose, quosti e il Pont- 
Romano. > 

A tale principio tutelare del bene delle anime si connettono tutli gli 
insegnamenti che abbiamo creduto dover dare teste, a piii riprese, in virtu 



r<> apostol ntrodiiire 

mi prin. ![. t' Ms n'ont 

>s prdde- 

cesseurs rjui. .1 ili\<Tst's rpoqurs rriliijues, < ni (nut i.,it. .l.ins leur de- 
TiMiemenl .iu\ ames, pour . .-\es mi preserver d'une 

,tion fun. '<lc reux (|ii>> leur /.'-I.- meme expnsait .'i faire fausse r 
k se consumer n vaios efforts, rl a devenir une enlravt' an l>: 

nr en r.'\.-nir aux bons et rnura^eiix exemples donnes par le 
congres de (Jrenolile, .N MI- constatons a^r l.i s.ilisi.irtiun l.i plus vivo 
(jiulli- pint iiii|>nrl.uilt' y a prise la jciioessc calhnliquc, a\cc 
d'lmmmfs reuurquablei [>ar Icur rxpi'-rii-n 

hi. 'ii U'liir-i ((rt.iini'iiii-iit l.s >{}.. ri~ ,), eM jcuucs gcos, D<>n 
inlrlli^i-uts qiif (icvniies, qui ont pris [xiur uniqiu' mot d'or.lrc la COD- 
servalion dc la foi clirclii-nne. 

II fut UQ temps oil TOriont chretien dmianilait a 1'OccideDt le r 
de ses armes pour nu'ttrc uou di-'ii.- aux iuvasinos devastatrices dcs in- 
lideles, ! persoDDe n'i-nore avec qucl heruisme la Franco pril part b ee 
mouvement. Autres sont les temps, autres Ics m,ai\ a nnijuror. II o'est 
plus question pour les calhnliques franriiis d<: n-fuuler au loin le torrent 



del Noslro ministcro apostolico; e, lunyi dull' inlroilurre un nuovo prin- 
cipio, essi non hanno formato die una contintiazioDe, applir.it;i .die 
genti con^iutitnre, dei tradi/.innali ins^namcntj di tutti i Nostri pr 
ccssori, i quali, in diverse epoehe critiche, hanno falto tutto, nella 
sollecit inline per le anime, affine di rischiarare le menli perplesse. o di 
preservare d.i un tra\iamenlo funesto colnro. die p t -r lo stesso lorn 
era no esposti a sb.i-liarc strada, a coosumarsi in vani sforzi c a divcnirc 
un ostacolo ;il lienc. 

M . per rilornare ai liuoni e con^iosi osompii dati d.d r.on-resso di 
Grenoble, rileviamo colla piii ^randn soddisfazione quale im|M'rt;inle parU 
vi al.liia presa l.i gioventu caUolica, coo 1'assisten/a d'uomini nul< 
per la loro esperienza. 

Din liennlira c-rlo -li sforzi di codesli ^iovani, non menu intel! 
die genera), i quali liauno preso per uni-a divis.i la MOMffViOM dell.i 
fede cristiana. 

Vi fu un tempo in cui 1'Orienle cristiano ilmii.iniiva aU'Oaridente il 
soccorso delle sue armi, per mettere un arpine alle invasion! devast.r 

i iuledrli, e nessuno i-nora ruu quanlo rmisinn l.i Krau. ia al.l.ia \ 
part.- all* open. Altri souo i tempi, altri i mail da s. 
tr.it ta piii pel ratt.ili.-i francesi di rei ''''iJ 1 ' WeIi. 

M ed art resrrre la fedc Delia stCSSa lOTO p:itru, m 
B*ri* XV, rol. Ill, fate. 1010. 9 '"** **"' 



LETTERA DHL SANTO I'AimK LKONK XIII 

dos infid/'lrs. 11 s'agit dc saiiv^gardcr ct do devoloppor la foi dans lour 
propro pat rio, mcnar.ee de se voir totalemcnl derhristianisee. Us DC pcu- 
vent lutter ;ivec des armcs mate'rielles semblables ;'i colics des crois6s; 
mais ils ont la liberle, oi ils ont le devoir de recourir aux armos spiri- 
tuelles. Telles furent les annes manie'es avcc I ant de vigueur dans la 
verite", avcc tant d'eclat dans 1'dloquencp, par les apologistes, contro Irs 
erreurs et les calomnies des pai'ens d'abord, centre le rationalisme des 
sophislcs cnsuite ; telles furent encore les armes employees par les mar- 
tyrs, alors que, dans leur courage lie'ro'ique, ils alliaient si etroitement 
1'amour de Dieu avec 1'amor veritable de la patrie, oil ils se laissaient 
tuer plutdt que de trahir 1'un ou 1'autre de ces deux amours; telles 
furent a tout age les armes des vrais fideles, re"solus a tirer les conclu- 
sions des principes de leur foi par la pratique sincere et complete des 
devoirs du chretien. 

Evidemment, le genie des apologistes ne peut e"tre la part de tous. 

Tous ne sont pas appeles de Dieu a pousser la vertu jusq'a I'h^roisme; 
mais il n'est pas un seul chr<Hien qui puisse meconnaitre que c'est pour 
lui un devoir proportionne aux forces communes de conformer ses actes 
a sa foi, et de se rcndre par la un digne instrument de la misericorde 
divine dans la guerison des esprits aveugles par 1'ignorance ou les passions. 

Ces dispositions ont e"te precisement celles du congres catbolique de 



di vcdersi totalmente scristianizzata. Se non possono lottare con armi ma- 
teriali, simili a quelle dei Crociali, hanno pero la liberla, e sono in do- 
vcre di ricorrere alle armi spiritual} . Tali furono le armi brandite, con 
tanto vigore di verita, con tanto splendore di eloquenza, dagli apologist], 
dapprima contro gli errori e le calunnie dei pagani, e poscia contro il 
razionalismo dei sofisti. Tali furono altresi le armi adoperate dai martin, 
quando nell'eroico loro animo univano tanto strettamente 1'amore di Dio 
e 1'amore vero della patria, sul cui suolo si lasciavano uccidere anziche 
tradire 1'uno o 1'altro di quei due afletti. Tali furono in ogni tempo le 
armi dei veri fedeli, risoluti a trarre le conseguenze dai principii della 
loro fede, colla pratica sincera e compita dei doveri del cristiano. 

Evidentemente il genio degli apologisti non puo toccare in sorte a tutti. 
Non tulti sono chiamati da Dio ad esercitare la virtu flno all'eroismo; 
ma non v'ha cristiano clie possa negare essere per lui un dovere, propor- 
zionato alle comuni forze, quello di uniformare i suoi atti alia sua fede 
e di rendersi cosi degno strumento della misericordia divina nella guari- 
gione delle anime, acciecate dall'ignoranza o dalle passioni. 

Queste appunto sono state le disposizioni del Congresso cattolico di 



s ijiii I 

ils tr<>ii\ rd |.niir ;ilM,ulir .nix ii: reao- 

1 ul ions. 

.nblees se multiplier; puks. |., I'm, 

partouf sur son sol des associations diretientirs .mimees dc sentiments 
id. utilities! A re |>rix, on pent es|K-rer qu.- !' sprit rlnvii.-u se main' 
dra vivant, laboricux, communicatif; et il pnrter.i la Imiii.-re d,- l.i fui 
an fund de toutes les dines qui Pont perdue on qui ne 1'oot plus qm- 
varill.mte et incrte. 

Parloul et toujours Ignorance fut la grande ennemie de I'tglise de 
Jesus-Christ; elle Test encore aujourd'luii, en France, oil Ton ignore 
tot Clement, ou Ton ne connait pas sous leur vrai jour les sublimes in\- 
sleres de la religion chretienne, ni les liienfaits incomparable* prodiguea 
a riimn.iiiile par le Hedempteur du monde, ni le role salutaire dc rrtle 
societe divine qui s'appclle I' Kj;lis', maitrcsse infaillihle de v.-ritt-. s;.n.-li- 
liratrire des aines, et par eonsetjuent source premiere de perfection pour 
ridividus comme pour les pcuples. Celte ignorance, exploilee par la 
calomnie, cnvahit les masses populaires qui tomhent dans le sommeil de 
TindifTerence et laissent le champ libre a tous ces ennemis de 1'Kglise 
acharnes pour la bannir de la moindre participation a la vie sori.de de 



Grenoble, come pure dcgli analoghi Congress! chc lo hanno preceduto e 
seguito; e percio tutli sono giunti concord! alle slesse sante risoluzioni. 

Possano simili riunioni molliplicarsi ; possa la Krancia veder gcrmo- 
gliare da ogni parte nel suo suolo associazioni cristianc, animate da i<lcn- 
tiri sentiment!. A questo patto pu6 sperarsi che lo spirito rristi.ino si 
mantenga vivo, laborioso, comunicativo, e porti la luce della fede in fondo 
a tutte le anime clie Thanno perduta, o non la serbano pin che \.n-il- 
laute ed incrte. 

Dappertulto c sempre, Tignoranza fu la grande nemica della Chiesa 
di Ticsu Cristo; e lo 6 oggi ancora in Francia, ove s'ignorano lotalmente, 
o non si conoscono nella pure/za della loro luce, i sublimi mister! della 
religione cristiana, ne i benefizii impareggiabili prodigal! all'uman genere 
dal lie. lent ore del mondo, ne la missione salutare di quella divina So- 

I, die chiamasi la Chiesa, maestra infallibile di verita, santificatrice 
delle anime, e quindi prima fonte di perfezione per gli individui come 
pei popoli. SifTatta ignoranza, sfruttala dalla calunnia, invade le mane po- 
polari, le quali cadono nel sonno dell' indiflerenza, e lasciano libero il 
campo a tutti i nemici della Chiesa, inferocili ncirimpresa di sbandirla 
da ogni partecipazione alia vita sociale dell'uman genere. NOD dlterso era 



228 LETTERA DEL SANTO PADRE LEONE XIII 

rhmnanih'. I.c puiranisme n'avait pas d'aulros prore.les cnvers les pre- 
miers Chretiens; hmireiisernont que cetix-ci, loin de se ih-inoraliscr, n'en 
travaillerent que plus energiquement a rcpandre autour d'eux les bien- 
I'aits de la veritd chretienne. On sait quels furent les fruits de leur con- 
liance. 

Unc importanle observation tcrmincra ce que nous voulions dire : il 
cst vrai que le progres dc la vie religieuse dans les peuples cst une oeuvre 
^minemment sociale, vu 1'elroite connexion entre les verites qui sont 
Tame de la vie religieuse et celles qui regissent la vie civile; il restilte 
de la une regie pratique, qu'il ne faut pas pcrdre de vue et qui donne 
aux catholiques une largeur d'esprit toute caracteristique. Nous voulons 
dire que, tout en se tenant ferine dans 1'affirmation des dogmes et pur 
dc tout compromis avec 1'erreur, il est de la prudence chretienne de ne 
p,!s rcponssor, disons mieux, de savoir se concilier dans la poursuite du 
bieo, soit individuel, soil suftout social, le concours de tous les hommes 
honneles. 

La grande majorite des Francais est catholique, mais, parmi ceux-la 
MH'MU'.S qui n'diit pas ce bonheur, beaucoup conservent malgre tout un 
food de bon sens, une certaine rectitude que Ton peut appeler le senti- 
ment d'une ame naturellement chrelienne; or, ce sentiment eleve leur 
donne, avec 1'attrait du bien, 1'aptitude a le realiser, et plus d'une fois 



il procedere del paganesimo verso i primi crisliani; ma questi fortunata- 
mente, lungi dal disanimarsi, si adoperarono con maggior vigore a spar- 
gere intorno a se i benefizii della verita cristiana. Si sa bene quali fu- 
rono i frutti della loro fiducia. 

Una importante osservazione tenninera cid che volevarao dire: vcro 
csscndo che il progresso della vita religiosa nei popoli e opera eminente- 
monte sociale, atteso 1' intimo nesso fra le verita che sono 1'anima della 
vita religiosa e quelle che reggono la vita civile, ne risulta una regola 
pralica da non meUer>; in dimenticanza, che da ai cattolici una larghczza 
di spirilo alMto caratteristica. Vogliam dire che, pur mantenemlosi fermi 
nell' affcrmazione dei dommi e puri d'ogni transazione coll'errore, e pru- 
dcnza cristiana non respingere, o, per dir meglio, sapersi conciliare nolla 
ricorca del bene, sia individuale, sia principalmente sociale, il concorso 
di tutti gli onesti. 

La grande maggioranza dei Frances! e cattolica. M,i pure, tra quelli 
che non hanno tal sorte, ve n' ha molti che scrbano al postutto un fondo 
di Imon senso, una certa rettitudine, che puo chiamarsi il sentimento di 
un' anima naturalmente cristiana. Ora, un simile elcvato sentiment" <l;'i 
loro, insieme alia propensione al bene, 1'attitudine a compierlo, e piii di 



AL VESCOVO DI 

ours P'M i ir sort de preparation 

lifli'-iu N US pM 

LIDS No6 derniers acles d-- d'-mander a ces hon 

nr triini|.!i.T de la porsrriilion secUiirc, desormau denusquee 

l sans frein, qui a conjure la mine n li-irns.- et morale de la France. 

MM. in. I tons, sYl.'v.iii! aii-drssus drs parlis, C :it d.ins ce boi 

!i-s honneles gens, avec leur sens jusle i lour cocur droll, 

ro\ants avec les ressourccs de leur loi, l.-s luiiiiiin-s il'^xpdrieoce ?ec 

leur s.i.i-sso, Ics jcuncs gens avec leur esprit d' initiative, lea fa millet de 

limite c.milition aver loirs -i>iiiT<>si(is ! leurs saints excinples; alora, la 

people linir.i par comprcndru d ijiii-1 rule sont ses vr.iis amis et tur 

<|n.'lles bases durables doit rcposcr le bonheur dont il a soif; alora, il 

s'eltranlern vers le hi.-n. I i!<s .|ii'il m.-ttn dans la balance des chose* 

sn volonte puissanlr, on verr.i la suciete (Mnsformec teoir a honneur de 

'iDcliner d' lle-iiu-iiie dcv;mt Dieu, pour contribuer 5 un si beau et ri 

palriotiqiie rt'sultat. 

\niis vene/. de Nous donner une nuinelle pr-iivc <i- re zele dans le- 

congres que vous avez presiile a lirenolih:. Aussi esperons-Nous que let 

lutions qui onl etc prises scront mi ses en pratique avec discerne- 



una volta sifTatte inliine disjwsizioni, tale },'eneroso concorso servono loro 

di proparazionc a ricdrn'scrre e prolessare la veritii cristiaua. Ouiodi non 
;d)l)i;iiiio trascurato, nci Noslri ultiiui alii, di dtmiaii'lare .1 t.ili uumini, 
la loro coopera/iiuie. per Irionfare della persem/ium- si-tt.iri;i, oramai 
sui;iscli.T,il.i e sen/.a I'reno, die ba giunlo l.i M\in;i rdi^'iosa e morale 
dell.i Francia. 

Ijiiamln liilli, innal/anilosi al di sopra dei parlili. t'.iriinno nillimare 

U> inlenlo i loro sforxi, ^li om-sli c..| loro sentiim-iilo giuslo e < 
retto, i cn-denti coi sosle^ni della loro lede, \\ umnini di spericnia col 
loro senno, i giovani collo slancio della lorn ini/iali\a, le fami^'lie di 
el.-\;ita condizione colla loro generositi e n>i Ion :npii. allora il 

poj.olo cnmprendiTa (irialinmte da qnal lain siano i siioi veri amici o su 
quali basi durevoli debln jiojjj.'ian- la felicit.i, r.nd' .' asselato; allora si 

ira spinto verso il li-ue, e d.d pnnlo in cui esso fart pesarf nelb 
bilanria ddle cose la polenle sua vnlonla. \.-dra^ '.i trasformaU 

rsi ad onorc d' incliinarsi spoiilanea d' innan/i .1 lii, p< i r contribuire 
a si iM'llo c palrioltico risullalo. 

Tu Ci bai il.ilo una nunva prova di simile /elo nel Congresso che W 
presiedulo a Grenoble. Speriamo quindi cbe Ic risolu/ioni presevi stranDa 



230 LETTERA DEL S. P. LEONE XIII AL VESCOVO DI GRENOBLE 

inent ct perseverance et qu'elles se pprfn-lirmiioront parlour application 
m6me. 

C'est dans cette confiance que Nous vous donnons, de grand cocur, 
ainsi qu'a tous les membres du congres, et tout splcialemenl a 1'elite 
de la jeunesse francaisc qui s'y est rendue, Notre benediction aposto- 
lique. 

Dunne a Rome, le 22 juin de I'annec 1892, de Notre pontifical la 
quinzieme. 

LEON XIII, PARE. 



messe in pratica con discernimento e perseveranza, e che si perfezione- 
ranno colla stcssa loro applicazione. 

In tale fiducia, Noi diamo di gran cuore a te, a tulli i membri del 
Congresso, ed in niodo tutto speciale al fiore della gioventu francese m 
raccolto, la Nostra Apostolica Benedizione. 

Dato a Roma, il 22 giugno dell'anno 1892, decimoquinto del Nostro 
Pontificato f . 

LEONE PP. XIII. 



1 Questa traduzione Italians della lettera pontificia fu pubblicata dalla 
Voce della Verita (5 luglio 1892). 



GRONAGA CONTEMPORANEA 



Rnma, 16-30 giugno 1892. 



I. 
COSE ROMANE 

\. l.f elrziimi amniinistrative di Roma il 19 giugno sfavorevoli ai cattolici. 

1. Cause e intenzioni antipapali. 3. Una lezione d f un pmtrntante 
inglese ai lihi-rali italiani. i. II Card. Rampolla al Conle De Man. 
5. La gioventu romana alia torn ha di S. Luigi. 6. AH'Ospizio de' cie- 
chi nellf T.-rme Diocleziane. 7. Mostra di arredi -;i<-ri prewo le Adora- 
trici di via Nomentana. 8. Digputa solenne !<H TVologia dogmatica in 
S. Ignazin. 9. La festa di S Pietro e la medaglia oommemorativa del 
XV anno del pontificate di Leon> XlII. 10. Morte del Card. Theodoli. 

11. La Voce delln Verith in trihunale. IS. Mortc .!.! Duca D. Sci- 
pione Salviati. - 13. Pir un ostensorio d'oro al S. Padre. 

1. II 10 giugno, giorno di domen'ca, vi furono ; Hoina lo elezioni 
Hiiiininislnlivc pel Consi^lio comunalc in (l.-nnpidn^lio. Di H uiiln e 200 
elcttori insrritti non si prftsentarono allc urn<> fleltorali rlu> 14 inila e 
200. T. ml. i r st.it.i l.i fiaccona universale, sia per n. itnr.il.- iodolenza, sia 
per la niuua aliiludinc all'oscrcizio di qucsta efflincr.i suvranila die si 6 
valuta conccdere al popolo! Posto perd chc pvr fan- il heoe bisogaa prcn- 

il inoDiln rum'.'-, c Don come vorrcnuno nni die fosse, racteiuJOM 
dall.i |i.irli- ill-' liiiniii DOD r punto lodcvolo; n'- lodcvolc ' il non adope- 

i|;i clii il ilovrebbe in istimolarc i restii c ucgligenli; poich^