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LA
CIVILTA CATTOLICA
ANNO QUAKANTESIMOTEIIZO
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I. A
GIVILTA CATTOLIGA
ANNO QTJARANTESIMOTER/0
Btatiu populus cuins Dominns Deut einx.
PSALM. CXLIII, 18.
VOL. III.
BELLA SERIE DECIM AQUINTA
ROMA
FBK880 AI,K>SANHKO 15
VIA CEL8A. 8
presso la Place* del Oeid
1892
PROPRIETA LETTERARIA
1)1 UN TERZ'ORDINE MASSOXICO
par vero, raa sta il fat to, che oggi la massoneria,
iia di superbia per essere sul punto di cogliere i piu ago-
/.i de'suoi trionli, 6 presa da un' arcana paura, che non
'.ascin ben avore. Si gloria di esser giunta quasi alPapice
cli sua potenza, si tiene arbitra, per diretto o per indiretto,
i sorte di molti Stati, dominatrice delPopinione pubblica,
padrona degli ordini civili, che esercitano raaggiore influsso
tra i popoli e le nazioni; e tutto cio non ostante teme pavida
e troraa; insomnia ha paura. Teme piu che mai quello che
'. chiama il suo grande, Teterno suo nemico, la Chiesa
cattolica, die le sta di fronte, indomita ed indomabile: e teme
r,n altro esercito, che le sta dietro le spalle e con armi spa-
tose minaccia di renderle il cambio di tutte le infamie, che
i ha perpetrate contro la Chiesa. bavanti ha il cosi da essa
d-'tto clericalixmo. il quale e tutt' altro cli vinto, edi dietro
li;i il socidlismo, il quale si agguerrisce per divorarla.
Come uscire da tali distrette? I giudei, che prevedono la
)lu/ione della massoneria, so il socialismo ha il soprar-
.to, si prov.ino d" insignorirsone e tarsi di esso uno schiavo,
o se lo son tat to del massonismo. Percio li vediamo da
tutto mettere le mani avanti, e procacciarsi di capitanare
tidare i socialisti, atlinche stieno loro soggetti e rispettino
>crigni lore. II Vm-init //>. i;iornale primario del socialismo
tedesco, ha notato che, nell' ultimo comizio socialistico inter-
nazionale di Londra, tutti gli oratori non inglesi furono ebrei,
rrogarono la rappr.'jentanza dei socialisti degli
<) MI 1'N THK/. 1 OKi
altri paesi. Cosi 1'ebreo Bernhard parlo in nonv !! thin
1'ebreo Bernstein in nome degli aleraannl, 1' ebreo Schayer in
nome dei russi, 1'ebreo Frankl in nome degli ungheresi, 1'ebreo
Mendelssohn in nome dei polacchi, 1'ebrea Avelin.t:-, fiuliuola
del celebre ebreo Marx, in nome del socialismo femminino.
Di maniera che si direbbe quasi il socialismo essere sbocciato
nei giardini del talmud, e formare le delizie delle sinagoghe
e dei ghetti.
Ma non e cosi. I principi d' Israello, riboccanti dell'oro,
tratto colle ladrerie e colle usure dalle vene dei popoli cri-
stiani, troppo sentono che guai alle baronie e baronate loro,
se il socialismo arriva per'poco a prevalere! Quindi si aflan-
nano di prender essi per le corna il toro, a cui soggiogare
le mani della massoneria riescono di troppo flacche.
Paolo Copin-Albancelli, nel suo renente libro, mostra con
argomenti apodittici la ragione di questa fiacchezza, originata
dalla naturale inimicizia che la massoneria professa al bene
del popolo, e dalla sua radicale incapacity di giovargli l .
II.
E in effetto che cosa puo dire essa di nuovo alle turbe
operaie, guastate dalle massime della rivoluzione, delle quali
da un secolo si e fatta loro maestra e propagatrice? Nulla.
II socialismo non e capace di penetrare i suoi piu reconditi
misteri. La massoneria e composta di gente ricca o benestante,
che aspira a lucri, a cariche, ad onori. II socialismo fa iruorra
per appunto ai ricchi, ai benestanti, ai gaudenti le dole-'
del potere. La massoneria e tenace del buon vivere e prospe-
rare borghese. II socialismo ha giurato odio alia boi
Ne v'ha da illudersi. Piu assai che la Chiesa, impoverita dalle
scelleratezze massoniche, ha di che sbigottirsi la massonoria,
ingrossata da genie impinguatasi a spese del pubblico;ed in
Franc
MASSONICO 7
i.tica, che della male accumulata opul.
i vanto e si arroga percio un esoso priinato.
Chiesa e mite; resiste all'opprossione del massonismo
con forza gagliarda, ma di ordine, piti che altro, morale. II
tlismo 6 feroce; cresce ogni giorno piu di baldanza, e non
iinula che armi sue saranno gl'incendii, i saccheggi, la li-
nainite. II massonismo ha corrotte, ha scristianizzate le falangi
militanti sotto le bandiere socialistiche ; le ha imbevute de' suoi
principii: ma non ha pensato che queste ne avrebbero poi ti-
rate le conseguenze. Quelle conseguenze che la massoneria ha
tirate contro la Chiesa ed i Governi cristiani, il socialismo al
>ente lira inesorabilmente contro la massoneria, che si e
appropriati i diritti e i bcni della Chiesa e degli abbattuti Go-
verni. Lo Stato massonico s' avvede che 1'ora 6 vicina, in cui
lo Stato socialist ico lo sottoporra alia pena del taglione: ani-
niam pro anima, dentetn pro dente.
D'altra parte la massoneria si accorge, che il cattolicismo
iene accostando alle tempestose e tradite turbe operaie,
per illuminarle ed attrarle alia verita della fede. Nel Contv
del graude oriente di Francia, tenutosi il settembre deiranno
scorso 1891, il grido d'allarme si e dato. II relatore vi lesse
un voto di aggregazione degli operai alle logge, fondato sopra
nento: Nell'ora presente, fratelli miei, in que-
st' ora, in cui il partito clericale si 6 francamente avanzato
o quella che chiama soluzione della questione sociale in
>o cristiano, noi non possiamo restarcene colle mani in
inano, e seguire la regola del lasciar fare, del lasciar passare.
L' Enciclica del Papa Leone XIII, De conditione opificui
1' impulse derivatone alle istituzioni cattoliche in pro degli
operai, impensierirono tosto le logge francesi. Pern-'-. ><-i mesi
:ioe nel decembre delPanno andato, il grande oriente spedi
iiiia sua circolare a tutte le logge della sua federazione, col-
T intento di raccoglier moneta e rinvigorire la guerra al catto-
ino, che, dopo quell' Knricli.ca, si nianilV^tava sempie piu
i nte a prop i concetti.
E ben a ragione, avverte il sig. Giorgio Bois, nel far pul>-
8 DI UN THE// ORDINE
blici gli atti di questo Convenlo. Puo la raassoneria guardare
con occhio freddo le file degli operai passare nel campo cat-
tolico? Convien ricordarsi che nella Francia gli ascritti alia
coDgrega non arrivano ai venticinquemila. I soli circoli di
operai cattolici, istituiti dal valoroso conte de Mun, ben presto
sorpasseranno un tal mimero: ed ecco la massoneria sopraf-
fatta, in questo campo, dall'abborrito clericalismo.
Che fare adunque? Permeltere che la classe operaia torni
a Cristo ed alia sua Chiesa? No, in eterno. Arrolarli nelle
logge ? E impossibile. Questa massa soverchierebbe 1' Ordine,
vi gitterebbe lo scompiglio, ne propalerebbe tutti i segreti, ne
distruggerebbe la disciplina. E poi forsechfe cio bastorebbe, a
salvare le borse dei fratelli, il giorno del trionfo di questa
massa, avida non di misteri, ma di quattrini?
Tal e il nodoso problema che nel Convenlo del 1891 fu
messo sul tappeto dal grande oriente. Si e preso un anno,
per istudiarlo e trovarne il bandolo. Come ognun vede, rasso-
miglia di molto al problema della quadratura del circolo.
Tuttavia si studia, ed "affinche intanto si sappia quale sia
stata la proposta piu pratica, che intorno a cio siasi sugge-
rita, noi la esporremo qui in breve, togliendola dall' impor-
Tantissimo documento divulgato dal sig. Giorgio Bois, nel suo
libro gia da noi citato *.
In due parole, pud asserirsi 'questa proposta essere che
s' istituisca un Terz'Ordine massonico, ad imitazione dei due
grandi Ordini religiosi di S. Francesco e di S. Domenico. La
cosa merita di essere conosciuta, non fosse altro per convin-
cersi sempre meglio, che VAnlicMesa del diavolo non sa sus-
sistere, se non facendo la scimmia alia Chiesa di Gesu Cristo.
III.
L'oratore officiate del Convento era un professore dell'uni-
versita, uno scienziato secondo il. cuor della setta, che e dire
1 Ma(onnerie nouvclk du grand orient de Fran
ico 9
ill prim* ^ra. < ominci6 coll' accen-
naro a questo fatto, clie di^so di rilcvan/.a s.mm;i: < i bat-
taglioni nori, coi Voscovi a capo, in nome della conciliazione
e della liberU, si preparano ad aderire al Governo repubhli-
cano. II Papa ha parlato, i Vescovi hanno invituti i ledeli a
questa mossa inasptiata, il clero ha aceettato il programma
indicatoiili. Questo e il principle di una guerra senza quar-
pe: il rumore della fucileria deve svegliare i meno diili-
denti.
Poi, dopo spropositato suH'origine delle religioni e dell' idea
di Dio fra li uomini, venne al pnnto capitale dei pericoli, che
1' accessione del clero e dei cattolici faceva correre alia Re-
pubblica, non gia in quanto tale, ma in quanto nido e cit-
iella della massoneria.
Spogliando il suo dire dei tanti spropositi e delle tante be-
stemmie ond' era contesto, seguito in sostanza a cosi ragio-
nare. La massoneria nostra e chiusa ad una certa categoria di
validi repubblicani. Le tasse delle nostre logge sono alte, ne si
possono scemare, attesochS le spese son molte. Ma per questa
ragione, noi lasciamo alia porta dei nostri templi una frotta
numerosa di soldati fedeli. Come potrebbe Tarsi a legare colla
massoneria questo nerbo di forze vive? Noi assistiamo all'im-
mi-nso lavorio dei clericali, che avvolgono la Francia in una
rete di circoli cattolici e di associazioni operaie. Noi abbiamo
opposto lavoro a lavoro, raggruppando pur noi molti operai
sotto la bandiera del Libero Pensiero. Ma queste aggregazioni
non sono massoniche, e spesso riescono apparent!. Manca il
vincolo che le congiunga alia massoneria.
Se non che ai di nostri, nei quali il nuinero ha tanto va-
lore, perche nella scheda del voto sta la grande forza legale,
i>be necessario formare una federazione omogenea di tutti
coloro, che aspirano al trionfo di una Repubblica anticlericale.
' unione viene la forza: uniaraoci.
In questa operazione un principio deve dominare ogni al-
tro. La massoneria ha da rimanere quella che e, ha da con-
:ire la propria costituzione, i suoi riti, Todierno suo or-
10 DI UN TERZ' ORDINE
ganamenlo, dalla tradizione ricevendo essa 1'onnipotenza sua.
I nostri vecchi simboli hanno da restare dentro i templi no-
stri, chiusi ai profani. Ma T atrio od il vestibolo di questi
templi si potrebbe aprire ad afflgliati, gregge di devoti fedeli,
che, avvicinando i veri iniziati, s'imbeverebbero dei principii
massonici e si stringerebbero colla nostra grande famiglia. In
tutte le religioni i sacerdoti raccolgono intorno a se le turbe
cupide di quelle irapressioni, che producono la fede e gerrao-
gliano i martiri. E noi che cosa Don potremmo riprometterci da
un'afflgliazione, che avesse per iscopo T istruzione repubbli-
cana e la trasmissione degl' immutabili principii di liberta e
di fraternita universale?
Noi per questa via assicureremmo la disciplina democra-
tica, rimpetto ai nemici nostri. Gli afflgliati crescerebbero di
numero e li avremmo per noi. Essi comporrebbero Tesercito
che, colla diffusione diretta delle idee e colle schede del voto,
ci darebbe in mano 1'arma legale per resistere e vincere.
Guardate i preti. Non sono assai, ma la moltitudine dei
credenti, che si aduna loro intorno, li fa potenti. Saranno quali
piu quali meno fervorosi nella pratica, ma tutti sono battez-
zati, tutti aderiscono ai dommi della fede, tutti portano la
medaglia o lo scapolare, tutti si fanno seppellire appie della
croce.
Le sessioni pubbliche delle nostre logge hanno avuto gravi
inconvenient!, perche hanno scoperti ai profani, che vi s'in-
vitano, i nomi degli adepti; il che non e stato senza danno di
commercianti e di artigiani, esposti per tal modo all'odio dei
nemici: e cio non ostante, queste sessioni sono state e sono
-tuttora bene accolte da varie logge. Or perche non se ne ter-
rebbero altre per questi afflgliati soli, cui s'imporrebbe Tob-
bligo del silenzio? I vantaggi sarebbero di gran momento:
1 un numero notabile di associazioni diverse, e confederate
insieme,si aggrupperebbe intorno .alia loggia principale: 2 que-
ste federazioni praticherebbero fra di loro e con noi i gramli
principii della massoneria: 3 si costituirebbero nelle campa-
gne centri, sottoposti alia direzione della loggia regionale,
-ICO 11
utiii una larga
oniche, ed un rero tri'>nM del
ri principii di liln-1
Conquesto non si piv-iiidu-h.-ivMH? alTorgaoiBmo della ;
soneria. -t'-ivnuno quello die siamo, e le adunanzr
golari riinaiTobbero secrete. Ma, senza nuocere a nesMina delle
prerogative e tradizioui nostre, noi avremino sottomano le
turlie che foggeremmo a nostro senno, poiche sarebbero di-
sposte a ricevere le idee nuove. Per impadronirci di questa
falange che ci a>pctta, bisogna che le facciarao presentire il
uiaraento simbolico, che la invaghiamo dei notri
lavori, che le dimandiamo il secreto di tutto cio che potessimo
comunicarle; e le diamo in ricambio un pegno della sua affi-
gliazione massonica e della protezione che avra da noi.
Questo disegno, nella pratica, non e ditllcile a colorirsi dal
iniscuglio delle masse che avremmo attirate a noi: vi si potreb-
bero trascegliere buoni soggelti, da far entrare nolle logge. Una
cosi fatta istituzione agevolerebbe quel rinnovamento sociale,
a cui tendiamo. Nella guerra nostra contro il clerical ismo, ce
ne verrebbe un rinforzo, che ci assicurerebbe la vittoria.
IV.
Tale in sunto fu la proposta di fondazione di questa spe-
cie di Terz'Ordine massonico, ascoltata con raccoglimento e
non senza applausi dal tenebroso consesso.
Merita pero d'essere particolarrnente ricordata una ragione,
che Toratore addusse, come eillcacissima a nmovere gli aniini,
perch6 non si perdesse tempo e si risolvesse.
L'ambizione clericale, concludeva egli, non si contenta di
dominare un'unica regione. La Chiesa si chiaraa cattolica, e
quiiuli anibiscc di steud i rsi da per tutto.
Da lunghi anni avviene in Kuropa un caso strano. Per
r.uldietro, una parte rilevante del mondo incivilito 8i era se-
[)u,a.i .1 1 koin.i. malodicendo insinme gli errori suoi e le sue
'ininie, e si era costituita da se sotto 1'egida del purita-
12 DI UN TERZ' OR!
nismo protestantico. Ma chi al prcsente sludia la storia con-
temporanea si accorge, che quest! ardori puritani si vanno
spegnendo; e nella Germania e neiringhilterra molti si fanno
cattolici, massimamente fra 1'aristocrazia, stiraolata sempre da
istinti conservatori. Quindi non par lontano il giorno nel quale
le allre chiese protestanti, gittatisi dietro le spalle gli ana-
temi di Calvino e di Lutero, tenendosi per mano, confesse-
ranno con Roma la cattolicita del Vangelo, in tutti i punti
globo.
Ne 1'ambizione dei nostri avversarii, in questo conflitto delle
idee del passato conlro le idee del future, si circoscrive a ri-
conciliare Taristocrazia protestante coH'aristocrazia cattolica.
Va piu oltre. Si tratta, come apparisce dai suggerimenli che
provengono da Roma ai Congress! cattolici, si tratta di una
unione ben piu importante, che quella del cattolicismo e del
protestantesimo; dell'unione nientemeno della chiesa greca e
dell'ortodossa colla cattolica: il che raddoppierebbe subito 1'eser-
cito principale. Quest' impresa e possibile, giacchfc le ambi-
zioni supereranno gli ostacoli dottrinali; ma il giorno in cui
si compira, ci tocchera di combattere, non piu contro un unico-
avversario, ma contro la triplice alleanza del cattolicismo, del
protestantesimo, del grecismo.
Posto un si gran pericolo, il quale Toratore antivede men
lontano che altri non pensa, la massoneria, se non vuol ri-
manere sopraffatta dal socialism infrenabile, per una parte,
e dalla Chiesa cattolica, indicata col nomignolo di clericalismo,
per 1'altra, 6 necessitata d'ingrossare la sua schiera e di for-
mare tra il basso popolo un Terz'Ordine, che ne accresca le
forze, se non altro, difensive; perocche, quanto all'offendere
vittoriosamente il nemico, tutti gli sforzi collegati non basle-
ranno.
V.
Ci e piaciuto di esporre questo programma, coi pensieri
stessi del suo proponente, affinche si conosca la paura onde
ft comi>:
10 intendano bene le ragioni Queste sono due, le ripotianio:
'za dolla Chiesa nel resistere, e la oj
lici nell'organizzareassociazioni, chc sottomettano appunto
<>tti diseredati dalla fortuna ai beneflci in-
-i della fode e della earita cristiana. La massonoria non
he dare a queste moltitudini, alle quali ha cercato flnora
di togliere I)io dal cuoro, colla diffusione della sua empi
ed il pane di bocca, col promuovere sistemi di economia poli-
e sociale, che arrieehiscono i pochi, quasi tiitti ebrei, ed
:nano il rimanente. De'suoi principii di liberta e di fra
l&nza, le popolazioni non sanno che fare. Oggimai ne hanno
esperimenlato gli effetti, ed hanno provato che la liberta raas-
souica consiste nell'incatenare tutti, aflinchfe un pugno di ciur-
madori, che godono del mal comune, sia investito di un de-
spotismo tirannico; e la massonica fratdlanza si riduce a fare,
che questi pochi tengano sotto i piedi i poveri ed i deboli, ne
succhino il sangue e li malmenino per virtu di leggi, come
gli antichi satrapi pagani malmenavano gli schiavi. La prova
6 fatta; e 1'inganno dei massoni non riuscira a sedurre il so-
cialismo, che del resto e naturale conseguenza della sua li-
bertk corruttrice e de' suoi turpi principii.
A ragione per tanto la setta vive in timore ; e benche nel
prossimo Convento che terra in Parigi quest' anno, e forse an-
cora nel Congresso che celebrera in Italia, sotto finta di fa-
vorire la pace europea, stabilises di dar mano alia fondazione
di questo nuovo Terz' Ordine, pure noil' atto pratico non verra
a capo, se non al piu di affrettare lo scoppio di rivoluzioni so-
ciali, che inghiottiranno poi i corifei del massonismo, rimpin-
zati d' oro, e daranno il crollo alle colonne dei suoi templL
Questo Terz' Ordine, o si sciogliera in fumo, o si mutera in
arraa micidiale della setta.
11 paragonare i frutti della lede cattolica con quelli della
fede massonica, e un delirio da mentecatti. La fede catto!
va diritto al cuore e lo solleva aH'Autore dei beni presenti e
futuri, dei temporal! e degli eterni: ma la massonica non
1 1 DI I'N TKI;/' OKIUNK
offre nulla che accenda nel cuore un raggio di consolazione :
h,i parole altisonant!, ha frasi ambigue, ha vocaboli senza
senso, perche involgenti la menzogna : ma fuori di cio non
ha altro. Non allarga 1' animo a speranze confortatrici ; non
lo riscalda di un affetto consentaneo alle piu nobili inclina-
zioni dell' uomo ; non lo eccita a virtft che delle virtu non
sieno 1' ipocrisia. Gli nega Palfa della divina sua origine, e gli
nega Pomega della divina sua destinazione. Se fede vuol dirsi,
poiche la setta esige credenza, e fede cieca e servile in un'au-
torita, che non si sa propriaraente quale sia, ne quello che si
voglia : e fede nell' oscurita di un secreto al tutto ignoto. II
suo simbolismo e un mistero negative di ogni religiosita verso
Dio, ispirante odio a quanto e bello, buono e sublime nel cielo
e nella terra. Di positive che ha esso ? II contentamento della
carne, finche sia possibile, e poi, se lice penetrare nel fondo
del suo santuario, ha il culto di Satana. Quest' ultimo termine
non e concesso a tutti gli adepti di raggiungerlo svelata-
mente ; ma tutti lo possono congetturare, dai gradi di perfe-
zionamento nell' odio al divino, a mano a mano che salgono
nei gradi della consorteria. TaP e la fede che la massoneria
propone da accettare ai suoi iniziati : e tale e quella che uni-
camente puo infondere agli afflgliati del Terz'Ordine, che trat-
terra nel vestibolo de'suoi templi. Ma questa fede, distruggi-
trice di ogni fede e di ogni senso umano, che ha essa di pa-
ragonabile colla santa, dolce e salutare fede, che la Chiesa
cattolica fa gustare a' suoi flgliuoli ?
II piu che la setta possa sperare dalla novella istituzione
sara di moltiplicare gP incettatori di suffragi, nel caso di ele-
zioni. Ma P utile altresi durera poco ; giacche i socialist!
avranno, sulle turbe dei campi e delle officine, piu potere che
i massoni ; ne P affigliazione alle logge prevarra sopra 1' al-
lettamento delle bettole e delle taverne^ dove si stringera il
proposito di saccheggiare gli scrigni dei borghesi.
!<x> 15
VI.
I cattolici per6, da quest! scellerati maneggi per agguin-
dolare e scagliare contro la Chiesa le plebi delle citta.
borghi e dei contadi, dovrebbero prendere una buona lezione
di sempre piti concorde operosita. Mai come ora non e ap-
parso necessario che si uniscano e, ririh* /////to, si appli-
chino a conquistare alia causa della Chiesa, che e causa del-
1'ordine sociale e della salute della patria, la massa del po-
polo, avida di veritk che la consoli. Molto si fa in Francia, a
questo fine : ma non molto ancora si fa in Italia. Eppure a
questo li esorta del continue il Capo supremo della Chiesa, il
Santo Padre Leone XIII, instancabile nell' indirizzare, special-
mente i cattolici italiani, per Tunica via che resti di salvare
il loro paese.
Parlando in genere, manca fra noi quell'ardore di attivita,
che alimentato dalla flducia nell'esito del combattimento.
Queiraccasciamento di spirito, che tiene prostrata ai piedi della
massoneria una grandissima porzione di gente illusa e delu<a
dai suoi ciarlatani politici, & pure passato in qualche pane
del campo cattolico. Si rimette del pristine fervore e si v
nell' inerzia, perch6 non si vede, nfe un prossimo termine ai
mali, ne il come contenerne lo straboccamento. II contrasto,
che dura da tanti anni e par sempre infecondo, stanca; e si
sa che la stanchezza genera il rilassamento.
Tuttavia non cosi giudica della causa cattolica la setta. A
ragion vgduta abbiamo riferita la conclusione del proponente
al gran Contento massonico di Parigi 1'istituto di un Terz'Or-
dine d'afflgliati acciocchfe sij sapesse il pensiero .occulto dei
caporioni, circa le future sorti della Chiesa. Tanto non ispe-
rano essi di vederla fiaccata sotto i colpi delle armi loro, che
anzi si preparano a vederla trionfante degli assalti loro e
dell'antica guerra mossale dalle eresie e dagli scismi. La mas-
16 nr ; ,ico
soneria non ha il sensn;,> Chrisli. di cui ha rinnegato il hat-
tesimo : ha pero il sensirm diaboli, che le ispira il terror^ di
Lui, il quale ha detto: Ego - Princeps h
idi eiicietur for as.
Non solamente adunque i filosofi cattolici, ma i neraici al-
tresi piii giurati della Chiesa hanno il presentimento che tutto
1'infernale moto di persecuzione, scatenatosi da un secolo con-
tro di essa, finira, come sempre per 1'addietro, con una di
quelle esaltazioni che fanno epoca nella storia. La massoneria
e persuasa, che frutto della satanica sua congiura, a perdizione
del cattolicismo, sara il ritorno del protestantesimo e del gre-
cismo scismatico nel suo grembo.
Or se di tanto e persuaso il nemico, perchfe di meno non
si persuaderanno i figliuoli della Chiesa? Perchfe cadranno di
speranza? Perche, disanimati, si ritireranno dal campo di bat-
taglia, o cederanno quasi le armi ad un assalitore, che e con-
vinto di dover essere disfatto?
Questa sembra a noi la moralita pratica, che i cattolici deb-
bono ricavare dalla rivelazione del Terz'Ordine, che la mas-
soneria medita di creare, per rinforzarsi ai danni della Chiesa.
Corrispondano, opponendo unione ad unione, alacrita ad ala-
crita e fede sicura ad una fede disperata.
STATO m.l.LO SI'limiSMO
NKI.l/ANNO
4. Cause istromcnluli <l<>i fenomcni. I Medii moderni.
Tutti e singoli i fenomeni spiritici, se stiamo alle comuni
opinion! degli spiritisti, e alle teoriche recate dai dottori loro
di maggiore autorita, si debbono riguanlare come causate, gia
s'intende, dall'attivita degli spiriti, ma sempre o quasi sem-
pre per intermezzo di uomini, dotati di qualita acconce ad ot-
tenerne Hnflusso. Queste persone ebbero per6 nome di medii ;
il loro potere si disse inediv.ru nita, e Tazione, mcdianica:
parole di gergo inglese, che ci rammentano T origine delle
funzioni dei medii risalente ai fatti d'Hydesville negli Stati
t'niti. Si osservtS fin d'allora che i fenomoni riuscivano pii'i
voli e piii spiccati, ogni qual volta intervenisse nell'adu-
n.inza una data persona, e si suppose che ci<'> avvonisse perche
la persona fosse piu accetta agli spiriti, o perche flsicamente
piti fornita di fluidi vitali necessarii al lavoro medianico. Le <i-
gnorine Fox, che prime avevano sentito Tazione degli spiriti,
erano natnralmonte <H questo privilegiate, e venivano a ^
invitate alle veglie, ove si ritentavano le primitive sperienze.
Vero e che per poco non ne costo loro la vita. Sebbene pro-
testanti esse, e protestanti di varie sette i popoli accorsi ai
loro spettacoli, pure molti uomini onesti si levarono a romore,
sembrando loro di riconoscervi gli stregonecci antichi, mal pal-
liati dalle forme nuove. Se non era d'un quachero che le di-
fese a spada tratta, le povere raedie erano Un. -intc a furor di
1 Vfdi il OII.I.I.TMII [in- ! -utiv !"' I > |iagno
Strit XY t vol. Ill, fa*c. 2 '
18 STATO DELLO SPIRITISMO
popolo, in ossequio della Bibbia, che danna a morte stregoni
o streghe.
Passata questa terribile distretta, la persecuzione fece luogo
al pubblico favore dei protestanti di tutte le confession!. Uo-
mini e donne s' invaghirono di divenire medii, a guisa delle
signorine Fox, e vi riuscirono. Trovarono presto impiego nelle
serate casalinghe, ne' ritrovi a posta frequentati, sulle scene
de'teatri: giacch& un po' per tutto frullavano le esperienze
spiritiche o spiritualiste, come cola si dicevano. Solo se ne
astenevano i cattolici coltt e discreti. Non ando molto che si
pot6 calcolare il numero dei medii, operanti in America, alia
somma di quarantamila. Erano per lo piu fanciulle o giova-
netti. Si studio nelle adunanze il vero compile del medio. M
riconobbe che esso e semplice mezzano, o anzi stromento pas-
sivo e inconscio d'una intelligenza straniera, che lo informa e lo
muove. Per denotare lo stato del medio, nelPatto che fa da
mezzano tra gli spiriti e chi li consulta, gl'inglesi usano la
parola trance, la quale signiftca molte cose insieme : che
egli e travagliato di mente e di corpo, che opera per impulso
straniero, che non sa quello che fa, n6 e mallevadore degli
atti suoi. Cosi appunto leggiamo essere awenuto ed avvenire,
in tutte le societk pagane, alle sibille, agli indovini, agli ora-
colanti o veri o finti. I cattolici darebbero il pieno concetto,
dicendo che il medio e invasato ed opera a guisa d' ossesso.
Al di d'oggi 1'ufflcio di medio & salito in grande onore, e
spesso torna anche lucroso. II sommo papa dello spiritismo,
Allan Kardec, ha illustrate e classificato i medii; e le sue de-
finizioni godono tuttavia pienissima autorita, come di bolle
papali. I medii, secondo lui, essendo inconsapevoli della opera
loro, si possono solo distribuire in classi secondo le attitudini
loro ad ottenere dagli spiriti tali effetti piuttosto che tali altri.
Vi sono infatti i medii tiptici o battitori, i motori, i trasporla-
tori, pel cui influsso gli spiriti bussano, tramestano le masse-
rizie di casa, levano in alto tavole, oggetti, persone. A questi
sembrano afflni, ma piu energici, i medii meccanici, alia cui
presenza si agitano i mobili, si combattono tra essi, e si slan-
1892
I'mri rontro Paltra le mv
volett> divinatorii'. \"\ sono i modii di nno
apparire og^-tti <li fuori vinuti e piovere sulle tavol
-piriti ai loro amiri: i francos! li .-hiamano app>
e possono essere, flori, frutti, anche d'altri climi, libri,
no divozioni cattoliche. Vi sono i im'dii ohe
l.-ino le occulte malattio, e no prescrivono i rini"dii, -i
l'awiM> die ne hanno dagli spiriti; a <|ii'sti appartengono i
'i<-i ciarlatani, cho dhnno consulti ad inform!, anche non
conoscendoli altro che per una ciocca di capelli: ma il piu delle
volte non sono modii spiritist i, bensi furbi ciurraatori. Vi sono
i modii iinn'n-isti, acconci a provocare armonie con istrumonti
musicali che niuno tocra, od anche senza strumenti; u r li >ai
che sontono le voci degli spiriti; i veggenli che li >, e,
che 6 mejjlio, li fanno vedere all'assemblea; i parla/iti, per
ui lingua gli spiriti favellano; i psicografi per cui mano
irli spiriti scrivono; i pneumalografi, che allettano jrli spiriti
; ivore da s6 stessi.
Tra <juesti pneumatografl e psicografl si trovano talvolta
d"i m<"lii ili'llntori spontanci, che noi chiameremmo diwrtn-
. per cui ministero ^li spiriti trasmettono agli ini/.iati saggi
lntM-arii, teorie di religione, di filosofia, di morale, di poli 1
di hollo arti. Son essi che hanno fabbricato a poco a poco tutto
il sist.'ina di credenze, che rogna (variamente esteso o ristretto
o intorpretato) nelle fratellanzo spiritiche. Secondo i varii raini
di Bcienza, che i loro spiriti piu coltivano, ne sorge un po-
polo di modii poeti, rel : gios>, filns'i/'nnti, mm-aUsli, poHt'x'unli,
iiKtlori. Godono poi il primato i medii mnti'.'inli .
quclli cioe che son atti ad introdurre nelle assemblee spiriti
\i>iliili o palpabili, secondo che sopra descrivemmo. Prin
di-i moderni materializzatori fu il famoso Home; ma su i"i
giornali sempre qualcuno, ora maschio, ora fommina, n' '-orre
in vojra di eccellente. Tra i quali, pochi anni fa brillava, .juasi
astro di prima grandexza, quel povero Bastian, che si In
cogliere colle mani nel sacco, mentre provavasi d'abbindolan-
(cosa non facile) Tarciduca Rodolfo r m.v./a sor.jua <ral-
20 STATO DELLO SPIRITISMO
duchi di casa d'Austria colle sue otateriaHzzazioni. A N 7 oi
raccontammo il caso altre volte.
Da altre speciali qualitii di altitudine soggettiva, prendono
altri nomi. Y'ha i facollatici, che proclucono gli effetti per li-
bera elezione; gCinvolontarii, il cui influsso opera a loro in-
saputa, e sono a guisa di torpedini natural!; i sensitivi, che di
leggier! si accorgono della presenza degli spiriti. Abbondano i
sonnambuli, gP intuitivi, gl' ispi/'ali, gli estalici, i prescie
e profeiici, de' quali le proprieta rispondono al nome. Vi sono
i notturni che solo operano al buio; gli ecocatori, eccellenti
nell'ottenere 1'arrivo degli spiriti desiderati ; gli eccilatori, ca-
paci di destare la medianita negli altri, e in fine una turba
di novizzi e di sperimentati, di laconic i e di prolissi; e altri
cotali che e superfluo rammentare.
Ma bene sono da considerare alcune categorie di medii,
notate espressamente da Allan Kardec, e sono quelle dei medii
tranquilli e dei medii convulsi; la quale convulsione pu6 di-
venire frequente e perpetua, cosi che si hanno i medii ossessi,
cioe di continue vessati da qualche spirito importune, si hanao
i medii affascinali, cioe spesso illusi e ingannati da spiriti
perversi, si hanno i medii soggiogati, soggiogati cioe da spi-
riti che impossessatisi del medio, lo sospingono a malfare.
Chiude le schiere dei medii, sempre secondo Allan Kardec,
una vasta categoria di medii viziosi; non gik viziosi per loro
proprio mal talento, si bene in quanto divengono ciechi stro-
menti di spiriti malvagi. E cosi vi sono i medii indifferent},
che di niun bene si curano, i bugiardi, i gelosi, gli ambiziosi,
gli osceni. Dei medii viziosi e proprio riferire le parole di
spiriti i quali tentano di seminare odii, discordie, vendette,
turpitudini, eziandio con espressioni sfacciate e villane.
Fin qui il Kardec, la cui scorta, sebbene con piu giunte mo-
derne, abbiamo quasi sempre seguito in questo particolare della
medianitci. Nulla in sostanza e mutatO''dal tempo del Kardec
al presente. Anche oggidi si vuole avere il soccorso del medio
specialmente nelle assemblee spiritiche, come raccomandava il
Kardec, e sopra tut to pei fenomeni piu elevati. Ma a noi consta
:ui casi gli spir i loro pro-
fessiono, poco si curano di modii. Entrano in communicazione
cogli spiriti da per se stessi. Alcuni consultano la tavo!>
divinatoria ad ogni ora del giorno, e ne ricevono respoi
altri chiedono T avviso dello spirito loro Prolettore, com
quando loro talenta. A Firenze ci fu parlato di un tale che
ogni sera picchiando sul commodino da notte udiva subito la
risposta del suo spirito famigliare, ed entrava con esso in
conversazione ;^e il celebre spiritista napolitano, prof. Chi
di se medesimo confessa lo stesso.
5. Odiernd dottrlne degli spirilisli.
Egli 6 manifesto che tanti e si operosi iniziati al comraercio
cogli spiriti, e gli spiriti stessi in cento guise parlanti, dovet-
tero a poco a poco accumulare un tesoro di novelle dottrin*'
ed inaudite. Non basterebbero infatti dieci volumi in foglio a
raccoglierle tutte. Noi le esponemmo altre volte in pochi punti
e capitali, seguendo notantemente il supremo gerofante, Allan
Kardec. Qui siamo costretti a maggiormente compendiarle, e
ridurle ai concetti piu recenti, e veglianti a* di nostri.
Gli spiriti rivelatori sono Deisti, e negano la divina ed
adoranda Trinita, Padre, Figliuolo e Spirito Santo: di Dio
hanno il concetto pagano. Per essi, Dio 6 quella causa che
si appella Dio, Jehovah, Allah, Brahma, Fo-he, Grande Spirito,
ecc. ' II dicono uno, personale, provvido, buono, immuta-
bile, eterno : ma lo fanno ingiusto in cio che assicura lo
stesso premio di eterna felicita ai buoni ed ai malvagi. Giacche
anche i piu mostruosi malfattori, sebbene dopo alcuni rigiri
per varie vite e per varii mondi, approderanno a quella fi-
nale beatitudine, che consiste nel convivere con Dio, e dive-
nire suoi ministri nel governo dei mondi (Kard. ivi, p. 36):
concetto ch' 6 anch' esso opposto al domma cattolico della feli-
cita soprannaturale, o visione beatifica, e contrario al domma
AII\N KMIIIEC, Oeurr. }>n*ih |nx J7.
STATO DF.LLO SIMKITISMO
cattolico della punizione eterna dei inorti m-lla riMlione di
Dio. Contro la pena dell'inferno fremooo contiimamente spirit! e
spiritist! : 6 un dorama sempre negate, schernito, perseguitato
con accanimcnto inesorabile, come potremrao provare con
centinaia di test!.
Gli spirit! negano recisamente la divinita di Gesu Cristo,
e la sua incarnazione nel senso rivelato dal Vangelo e pro-
fessato dalla Chiesa (ivi, p. 168 seg.). Per loro il Figliuolo di
Maria, e un galantuomo, un messaggero di Dio, e nulla piu.
Cade quindi ogni dottrina di Chiesa fondata da Cristo divina-
raente, ogni idea di clero, di Papa; ed e spazzata via ogni
pratica di Sacrament!. Si abbraccia ctm eguale rispetto ogni
religione o irreligione ; ma coutro la Chiesa cattolica vige irre-
conciliabile 1'odio degli spirit! e de' loro seguaci, dispregiano
e insultano le cristiane istituzioni ; ancora che talvolta ne
parlino con qualche affettata tolleranza.
Iddio e creatore di spirit!, non cessa dal crearne continua-
mente con grandissimo compiacimento suo: ma non crea an-
gel! propriamente detti, ne anime destinate ad informare un
corpo solo e formare un solo composto umano, un solo indi-
viduo. Crea invece spiriti tutti simili ed eguali, ignorant! di
lutto, i quali inviati sulla terra o in altri astri, vivono in varii
corpi piu vite successive, e talvolta in mondi lontauissimi dalla
primiera abitazione, spars! neH'immeusita dell'universo. Cosi
si varino dirozzando, se cadono nelle colpe durante una vita,
le espiano nelle vite seguenti, e si perfezionano sino a meri-
tare la felicita eterna, che o tosto o tardi non puo tallire. Non
esistono adunque angeli propriamente detti, non demonii, non
uomini originalmente caduti: tre eresie contro le espresse ri-
velazioni della S. Scrittura e di Gesii Cristo.
Lo spirito umano, esce dalle man! creatrici di Dio, a delta
degli spiritisti, inguainato in un involucre, un po' raeno mate-
riale che il corpo, un po" 1 meno spiritual^ che 1' anima, e si
chiama il perispirito. Questo non si stacca mai dallo spirito
umano: lo segue dopo la morte corporea, e riveste lo spirito,
allorche, sprigionato dalla came, svolazza negli spazii cosmici,
\ : '
fiik-henon ritorni a pron<l'n> il travaglio di una vita novella,
rincarnandosi una seronda, ter/a, qnarta, rontosima volta in
altro corpo. Intanto, flnche lo spirito batte le ali fuori della
came, si pu6 pentire delle sue colpe, puo espiarle in parte, pu6
rendersi visibile agl'incarnati, ossiaagli uomini viventi in carne
ed ossa, che lo evocano. Quindi la visibilita de^rli spiriti nHIo
iiiMee spiritiche, i quali raccontano le loro awcnture d>l-
1'altro mondo. Pole tutte raccattate nel lezzo del paganesimo,
contrarie alia Bibbia, al testimonio della coscienza individual^,
al senso comune del genere umano.
Tali sono, in breve, gli articoli dommatici, distribuiti in
trentaquattro punti, che Allan Kardec, bisogna confessarlo,
raccolse assai fedelraente dalle rivelazioni sparse di innu-
merabili spiriti, rigettandone, ben s'intende, tutte quelle che
non concordavano col suo disegno : ma T uno e I* altro, per
consiglio di spiriti superior!. Per morale, vi aggiunse parec-
chie massirne, pure insegnate dagli spiriti, nelle quali si rac-
comanda la preghiera e la carita: un ventisei versetti, non
senza gravi errori, anche questi.
Dommi e precetti, in tutto, sessanta articoli, formano il
corredo teologico dell i religione spiritica. E con tale arma-
mento muove essa alia conquista del mondo. E una nai;
a leggere nelle scritture della setta la gicurezza lirica con cui
si ripromettono i devoti spiritisti di sterminare dalla terra le
rodenze tutte e le miscredenze, la Chiesa cattolica prima di
ogni altra, e d' insediare sovrana del mondo la vanissima
vanita delle loro frenesie.
6. Opinioni e scissure interne dello spiritismo.
II simbolo del Kardec e generalmente ricevuto, sebbene,
nel fatto, ciascuno spiritista lo intenda sccondo che gli pare e
piace. Un somigliante ne professa la Societa spiritica centrale
del Messico, con 27 versetti, che tutti comlnciano coll'/o cr
Kinn.-a anch' esso la Trinita di Dio, la divinita di Cristo,
T Inferno, ma, contro Tuso piu comune in America, afferma la
24 STATO DELLO SI'IKiriS.M'i
metempsicosi e la teoria del perispirito, che fa fluidico ed ete-
reo. Come il Kardec, che 1' imparo dallo spiritico astronomo '
Camillo Flamraarion, fa un domma assoluto della popolazione
degli astri: lo credo che esiste nello spazio infinite una in-
finita di mondi abitati da esseri pensanti, sottomessi come noi
alia legge del progresso universale e infinito che conduce a
Dio. Yero e che della beatitudine non parla chiaro, e serabra
riporla nella impeccabilita, anzi che nel consorzio con Dio.
E quanto alia religione rivelata, in due articoli rinnega il
cristianesimo e qualunque altra chiesa positiva: lo credo che
Dio non es'ge che 1'uomo professi uua religione determinata.
lo credo che per adorare Dio non e bisogno ne di templi ne
di preti ! .
Ben piii grave e il dissenso dalla comune religione spiritica
quello dei novellini, iucornatisi di mandare al paradise anche
gli animali bruti. Ne ha colpa in parte il Kardec, il quale
ai cani e ai gatti concede la intelligenza e il caraUere: dot-
trina per verita bandita recentemente da parecchi professori,
dal Barbera tra gli altri, alia Universita di Bologna. In questi
ultimi tempi, dice egli, si e scoperto che la differenza che
passa tra 1'uomo e 1'animale e di puro grado o, come dicono,
di evoluzione ; giacche tanto P uno quanto Taltro sono dotati
d' intelligenza 2 . Certi spiritisti ne conchiudono che dunque
grande esser deve il nostro rispetto pei prossimi nostri, i cani
e i gatti ; e noi sappiamo da document! irrefragabili, che in
certi paesi, per cotesto appunto, eglino si fanno promoted
ardenti della carita belluina, vulgo, di protezione delle bestie.
Un manifesto massonico, di Madrid 1881, che abbiamo sotto
gli occhi, e dato in nome della Sociedad madrilegna, protec-
tora de los animates y de las planlas. E, che piu importa,
gli spiritisti hanno udito dalla bocca stessa di certi spiriti,
attesta il Pagnoni, come e qualmente i fratelllysia quadruped!
sia volatili, saliranno sempre piu demalerializzandosi e
ognor piu, spiritualize andosi sino al piu alto grado degli
1 Compte rendu du Cmgres international spirite du 1889, pag. 355.
2 Cf. Civ. Call., Quad. 1005 (7 niaggio 1892), pag. 292.
. 1892
a Firenze, noil' assemblea di
dolla Ninua, uno spirito di Tito Manlio aveva annunziato al
mondo, die gli animali non solo possono salire flno ad esser
uomini, ma flno a divenire angioli nella moltitudine del sc-
coll. Come noi raccogliemmo dagli Atli dell' Accadcmia p,
matologica fiorentina, allora pubblicati. Oggidi uno dei pin
valorosi campion! dci diritti delle povere bestie cscluse dal
paradiso e in Italia il signer Francesco Rossi Pagnoni '.
Gia si bucina della vita vegetale e della minerale. Un fa-
rnoso chimico moderno ammette la vita delle rose non solo,
ma ancbe dei metalli. Una tesi pubblicamente difesa in Franna.
affermava: Non <> dimostrato che la locomotiva non abli.-i
coscienza del servigio die rende al convoglio. Di qnesto trotto
si spiritualizzeranno anche le patate e i chiodi delle scarpe,
cbe a suo tempo brilleranno nel paradiso degli spiritisti tra ^li
spirit! elelti. Che gioia a pensarvi ! Ma per ora non ft ancora
definite questo domma, ne accettato comunemente. Lo profes-
sano specialmente gli Occultisti, come or ora diremo.
Altro scisma piu profondo minaccia la religione spiritk-a,
nella dottrina della metempsicosi, ossia delle reincarnazioni
molteplici dello stesso spirito. Si aspro fu il conflilto dei dis-
senzienti neir ultimo Congresso internazionale del 1889, che
alcuno opin6, che per lo meglio della pace non se ne avesse
a discutere in pubblico. Ma il dissenso non si sopisce col ta-
cere, ed e immedicabile. Disertano dalle teorie di Allan Kar-
dec molti fratelli di Europa, che le trovano troppo cristiane,
o che non sanno ingollare la pluralita delle vile. Nell* America
settentrionale poi, che pure e la culla e la vera patria scien-
tifica dello spiritismo, disertano quasi tutti, e alnxuio, come
confessa il Compte rendu del Congresso, la maggioianza. Ora.
levare questo ordigno dalla compage fabbricata dagli spiriti>ti
moderni, 6 mandare in conquasso la macchina intera, e ren-
dere ridicola ogni teosofla della setta, dichiarando eterodosso
il Brando gerofante Allan Kardec, e mentitori gli innum.
1 Cf. Cir. Oi//.. Hun.1. 9nl '15 M>l>r 1^'"' \novebtigirdelloxjiirilitmo.
20 STATO DELLO SPIRITISMO
bill spirit! rivelatori che hanno milioni di volte insegnato le
rincarnazioni.
Terzo scisma, e quello degli Occultisti, sotto la quale deno-
minazione accogliamo varie scuole affini. Ci saranno grati i
lettori, se noi non li conduciamo a traverse gli orridi spinai
della cabala orientale, e del fachirismo indiano, dalle quali sor-
genti, una scuola scismatica, e non poco numerosa, attinge la
spiegazione dei fenoraeni spiritici. Invece del perispirito, che e
una delle chiavi maestre della teorica piu comune, essi hanno
iramaginato un fluido nerveo, cui chiamano corpo astrale; e
questo corpo astrale si smonta in tre altri elementi, con no-
macci ebraici e indiani, che signiflcano la vitalita, 1'aniraa bru-
tale che puo uscir dal corpo e pellegrinare fuori, e 1'aniraa
uraana. Vi si impacciano, oltre ai maschi, parecchie signore,
contesse e duchesse e altre, empiendo libri e giornali di vaneg-
giamenti. Per gli occultisti, tutto e vivente nella scala degli
esseri, dal sasso insino a Dio: la materia e sempre in evolu-
zione, come per antico insegno 1' India. Un uccello, a cagion
d'esempio, e un vegetale sviluppatosi; e come 1'uomo, cosi ogni
mondo stellare nasce, si svolge, pensa, muore. Con questi ferri
lavorano gli occultisti, e fabbricano sistemi frenetici di rnerito e
di demerito, in virtu dei quali si arriva ad una felicita scia-
gurata, consistente nella piena dissoluzione della coscienza
individuale nella coscienza totale, e della individuale potenza
nella potenza totale. Non ragioniam di lor : ma guarda e passa.
Finalmente uno scisma, che parrebbe impossibile, ed e
non che verissimo, formidabile, e lo spiritismo cristiano. Vor-
rebbe questo fondere e confondere in un solo sistema le rive-
lazioni degli spiriti, e la rivelazione di Gesu Cristo, le pra-
tiche delle congreghe spiritiche cogli esercizii della pietk cri-
stiana. Per quanto possa parere assurda e mostruosa una tale
associazione di dommi e di morale ripugnanti, ne vediamo i
semi nello stesso Allan Kardec: la vediamS" coltivata da pa-
recchi dottori spiritici in Francia, da un vescovo e da piu
ministri protestanti, e da alcuni poveri preti che si dicono cat-
tolici (Almignana, Roca, ecc.), e da secolari che hanno nome di
o 1892
nnno lil>ri di medit ,|i divo/i
spir 1 otromrn . Per tenT<-i nil* Italia < al j
i souola spiritico cristiana qui e assai in voga nella
Mm dHlo lami^li> dio si danno allo spiritismo. La bu
gente vuol pi^rlinrsi il gusto di evocare dall'altro mondo pa-
rent! o amid, ma con cento sotterfugi e continual! malintesi,
s'inpregna di collegare insieme pieta, spiritica e pieta cattolica.
po in questo senso Casimiro Bonflglioli di Bologna, il
canonico Tioromia Fiore a Napoli, Teofllo Coreni (cav. Enrico
Dalma/.zo) a Torino, del cui libro demmo recentemente una
rasseirna. Egli e manifesto che tutti costoro non riescono ne
cattolid ortodossi, m s spiritisti logici; anzi distruggono, quanto
e da loro, cattolicismo e spiritismo.
A domare gli spiriti riottosi ci vorrebbe un concilio, o un
papa infallihilo. Non ci e, e non ci pu6 essere. Neirultimo Con-
gresso spiritico internazionale, avendo chiesto gli spiritisti
italiani che alcuni punti si definissero di comune accordo, il
Congresso di comune accordo si riflut6. Ci e solo (ci era, per-
mori nel 18(>9) Allan Kardec, che niuno osa chiamare
infhllilil'\ sebbene, a detta de' suoi devoti, al suo sapere le-
nefico tutti rendono meritato omaggio, maschi e femmine,
li ordini piu elevati della gerarchia nobile, regia, scienti-
fica, agricola, industriale, come tra il popolo: e cio dopo avere
letto o approvato la sua logica. Essi accolgono il suo insegna-
mento, come base salda d'un reale e continue progresso nclla
i/.a. nella morale, nella sociologia ' . Ne vale appellarsi
allo rivolnxioni degli spiriti. Perchfc, come 1'antica Pi/ia ren-
i gli oracoli partr>L r !iiando pel re Filippo (II-j^i
i modern! spiriti o i loro medii parteggiano pei loro devoti.
E un tatto conosciuto e certo da gran tempo. Ce lo alt-
novanionto. nel 1891, il dott. Paolo Gibier, il qualc e razionali>ta
e non spiritists, e tuttavia tratta dollo spiritismo con un con-
tinno atto d'ammirazione e quasi d' adorazione.
Egli narra, come Allan Kardec, colla scorta degli spiriti,
/*!>// illln-'lllHHIul 'III J5.
28 STATO HELLO SPIRITISMO
fabbricasse il suo gran codice religiose Le livre des Esprits,
scegliendo tra le innuraerabili communicazioni degli spiriti, le
vere e buone, e anche questo col consiglio di spiriti superiori.
Ci6 non ostante la raetempsicosi indiana e pittagorica insegnata
dagli spiriti ad Allan Kardec, e che forma tanta parte del
suo castello spiritico, e recisamente negata dagli spiriti par-
lanti in Inghilterra e negli Stati Uniti, che pure furono i
primi dottori, e piu autorevoli e piu numerosi. Alcune com-
municazioni sono al tutto atee, panteiste, materialiste. Presso
i Mormoni gli spiriti approvano la poligamia. In altri luoghi,
ove Taborto volontario e pur troppo comune, anche gli spi-
riti vi si acconciano prudentemente l . Insomma gli scismi re-
gnano e senza speranza di riconciliazione. Con tutto cio si tace
per rispetto ai profani, si dissimula nelle comuni assemblee,
e si ottiene cosi un simulacro di unione fraterna.
Al manco d' un' autoritk sovrana si cerca di supplire con
altre istituzioni. Abbiamo letto il voto espresso da una confe-
derazione spiritica, madrilena, che tutte le societi spiritiche
s" incorporassero colla Massoneria, e questa le reggesse oggi-
mai a quella guisa che governa le sue logge ; e se ne dava
per ragione che uno stesso e lo scopo, comuni i principii e
le massime fondamentali : il che 6 verissirno. Siffatto voto degli
spiritist! spagnuoli, se non e ancora attuato de iitre, spesso
lo e gi di fatto.
7. Istituzioni moderne dello spiritismo.
Intanto, a conservare e promuovere la religione spiritica,
si adoperano le innumerabili congreghe d' iniziati e di dilet-
tanti. Ve n' e una ad ogni trebbio. Nascono, muoiono, si ri-
fanno; anche in Italia, ove in generate regna piu che la ma -
lizia, la ignoranza. Alia riscossa stanno le Societa, i Circoli, le
Accademie. Non istanchiamo la pazienza dei lettori colle enu-
merazloni : ce n' e un po" per tutto, con titoli ambiziosi, con
1 Dr. PAUL GIBIER. Le spirilisme (fakirismc occidental;, tlude hitloriqtie,
etc. Parigi, 1891, pag. 137, sgg.
20
oratori vaneggi.inti, spesso col proprio giornale ') il
:emo un cenno piu sotto.
Scopo della societa in America e in Europa e per tutto, e
secondo il Kardec, formare dei gruppi ilolla Brando famiglia
-;iiriti>ta, che un giorno formera un solo' fascio di tutte le
opinioni e riunira tutti gli uomini in uno stesso sentimento
di tVat.'rnita, suggellato dalla carila cri-ti. diums,
\>. 144). Scusate se & poco. Tra queste possiamo nomiaare
la piu antica forse di Francia, istituita dal Kardec stesso
nel 1858 col titolo di: Societa .
. e una delle piu recenti : Federa >nale degli
s/n'ritisli t di Barcellona, la quale nel 1890 invitavi
nel suo seno nientemeno che i carl fratelit, ludenti *p
f/,'//'"/./-v/vc0. Poveri i miei esami! Tra questi due termi-
ne sono pullulate le centinaia e 1'e migliaia. In Italia ncn
forse citta popolosa che non abbia o non abbia avuta ia
o le sue. Due insigni non vanno taciute, e sono le due
inglesi, cio<> la Snrn'lii <Ul'tUra, formata nel 1867, a Londra,
e la Sorii-ti'i per le ricerche psichiclw, sorta nel 1882. Tutte
e due sono composte non di spiritisti, ma di scienziati inda-
gatori dei fenomeni spiritici con tut la la critica piii severa.
Finora non hanno dato altro trutto, che quello di mettere in
sodo la verita di parecchi fenomeni importanti, come tenta di
fare al presente una brigata di professori a Napoli ; la quale
ha gia convertito, non allo spiritismo, si bone a confessare i
fatti, anche il refrattario materialista Cesare Lombroso.
Altri istituti si fondarono e anche questi svariati e nume-
rosi, piil che non credano coloro cho non si impacciano di saper-
ne. In Inghilterra si ebbe un Istituto di chiaroveggenza, o?e
si trattavano gP infermi secondo i consulti degli spiriti, e si
forraavano fanciulli e fanciulle air ulTlcio di inedii. In Fran-
si tent6 un convento di druidi e di sibille collo scope me-
desimo, e viepiA ciarlatanesco. Non sappiamo se durino tut-
ia, o se sieno periti. Gia era preceduto 1' esempio del
Kardec, il (juale, a quanto asserisce nelle sue ^Opere po-
.rae, aveva destinato una sua yo>sessione a fondarvi uoa
30 STATO DELLO SPIRITISMO
Casa di esercizii spiritici, per ritemperare nel fervore
aspiranti all' alto spiritismo. Del collegio e del convento al>-
biamo letti i prograrami, e lettovi anche qualcosa che non vi
era scritto. Nel 1889 i fogli spiritici annunziavano una specie
di monastero o albergo sopra Locarno in Isvizzera, ove i di-
voti e le divote, con 1000 lire di retta annua possono medi-
tare quietaraente la questioni spiritiche. In America non si
arrestano a siffatte piccinerie. Oltre al liceo spiritico pei giovi-
netti di Cleveland, nell'Ohio, hanno fondato una nuova reli-
gione, la Chiesa spiritualista di Wheeling, nella Virginia, tutta
di iniziati; hanno fondato americanamente il camp-meeting del
lago Cassadoga nel Nova York, specie di accampamento di
forse ventimila villeggianti e spiriteggianti; e di piu nasce
una colonia, anzi una citta spiritica, che si chiamera Sum-
merland (terra dell'estate). Gia vi e fabbricato il tempio spi-
ritico, fornita la biblioteca, assicurato posta e telegrafo, e la
stazione sopra una grande ferrovia. Vi sara un manicomio?
II giornale spiritico The Banner of Light, di Boston, e il
Golden Gate di S. Francisco che minutamente ci ragguagliano
della citta nascente nel 1890, non lo dicono. Pensino i nostri
lettori se la possano rinchiudersi i pazzi in una casa sola.
Summerland sorgera nella California.
Terminiamo ricordando il Congresso spiritico di Parigi
nel 1889, secondo congresso internazionale dopo quello di
Barcellona. Si tenne nelle sale del Grande Oriente della
massoneria francese, via Cadet, n. 16 : nuovo attestato della
fratellanza delle due societa. Intima infatti e la loro commu-
nella, e nelle stamps spiritiche non raramente gli spiritisti si
fregiano dei titoli massonici coi relativi tre puntini. Dal fondo
deli'America spagnuola ci scriveva un amico, che i massoni
di cola erano i piu sfegatati spiritisti: e cio avviene un po'per
tutto. Non e quindi a maravigliare, se Tassociazione spiritica
di Madrid, come sopra dicemmo, cbiedesse' a dirittura che
loggia e ritrovo spiritico divenissero una cosa sola, sotto Tim-
perio benefico della veneranda istituzione mondiale. Un pe-
riodico romano, che e il portavoce dell'Accademia interna-
tale per gli stmlii >piritici e magnetic! , ne esulta, <-.
qualche eccezione, approva: Noi facciamo plauso al n(
ed elevato intendiraento del sullodato fratello (Al"
nte interino delta Masson>
mad , riconoscendo la utilita pratica, per non dire la
necessity assoluta, cbe le forze tutte dello spiritismo militaute
si organizzino '. Anche cotesto giova a ben conoscere lo
stato presente dello spiritismo.
Nel conto reso del congresso di Parigi fc detto die vi con-
corsero 500 delegati, rappresentanti di 40,000 membri di varie
societa. Una meta degl'intervenuti era di signore, tra le quali
parecchie direttrici di giornali spiritici, scrittrici, o per altri
titoli, sorelle illustri. II numero degli aderenti 6 calcolato in
1^ o 15 milioni: numero, per noi, manifestamente esagerato;
IIKI clie pur deve dare a pensare. Certo e che i giornali spi-
ritici, iu tutto il mondo sono, a dir poco, un 160 o 170, se-
condo il uostro computo, qualcosa meglio che congetturale.
Di essi, 88 si fecero rappresentare al Congresso, che nc stampa
i titoli e i luoghi ; e pure vi si leggono i norai di appena 6
7 spagnuoli, mentre in lingua spagnuola se ne pubblicano
circa 40; pochi sono mentovati degli inglesi e degli americani,
mentre la lingua inglese ne conta piu assai che la spagnuola.
Un gran numero si stampa in Francia, in Germania, in Por-
togallo, in Russia, nelle colonie europee, nelle repubbliche del-
P America meridionale, e fin nella Turchia e neH'Australia. In
Italia noi ne conosciamo 4, e forse non li conosciamo tutti, e
pure quivi 2 soli sono nominati. Ora questo grande numcm
di periodic!, suppone i lettori che gli alimentino. Per giunt.i.
1 cosi detti centri spiritici molti opuscoli dispensano a chi li
vuole, e a chi non li vuole, o imbastiscono spesso opere di
beneficenza per porgere ai socii, e alle socie sopra tutto, il buon
destro di predicare lo spiritismo in seno alle famiglie. Ci6 im-
ilalle loro stesse relazioni. Solamente dei libri di Allan
.lee, e di Andrew Jackson Davis, il y;ran veggentc an.
1 Ln.r. ft-hl)r. i89i, |>ag.
32 STATO DELLO SP1RITISMO
cano, pio rivale del Kardec, si potrebbe formare, se lossero
riuniti, una montagna. Se ne trova per tutto, anche nei vil-
laggi, anche nelle case ove meno si crederebbe!
Ci chiederanDo i lettori, di che trattino i periodic! spiritici.
Rispondiarao. Trattano spesso delle dottrine spiritiche, e per lo
piii con astio serapre nuovo contro la Chiesa e le pratichedi
piet cattolica. Neraici giurati del clero e del Vicario di Gesu
Cristo, falsano a loro comodo la storia ecclesiastica e la pro -
fana. A che non bastando la scienza degli scrittori spiritici, si
ricorre agli spiriti stessi, de' quali si riferiscono talora lunghis-
sime tantaferate, e queste sono appellate opere medianiche o
medianimiche, perche dettate dai celesti ispiratori ai medii che
servono di amanuensi, se pure non le hanno scritte gli spiriti
medesimi, nella guisa che esponemmo trattando della scrittura
diretta. Le une e le altre riescono talvolta di sopraffina per-
fidia, e pericolose ai semplici, ma il piu spesso sembrano scritte
col sugo di papavero, disordinate, illogiche, noiose.
Oltre a ci6 recano le novelle di sperimenti fatti e di medii
famosi, che danno accademie, tessono gli elogi di fralelli di-
sincarnati, in lingua povera, defunti. Abboccano poi avida-
mente ogni fatto che abbia dello stravagante, di folletti, di
ossessioni, di apparizioni, e di altre cosiffatte novita, che cento
o dugento anni fa si leggevano ne' libri contro la superstizione,
del Tireo, del Lebrun, del Calmet, di Martin del Rio. Legge-
vamo per esempio, Tanno scorso. di una recente cena data
in un sotterraneo, a cui servivano quattro moretti, pullulanti
dal suolo e scomparenti tra un servito e 1'altro. Quei moretti
in altri tempi erano detti diavoli, ora si chiamano spiriti ma-
terializzati: ecco le novita. Noi trascorriamo talvolta alcuni di
tali periodici, come soleva Giuseppe de Maistre, leggendoli
per diagonale : fanno cascare il pan di mano. H> E non e che i
magni viri della setta non istuzzichino i loro ferruzzi per fai si
leggere: ma, poveretti, lo fanno a sego. Dei quattro periodic!
spiritici che si pubblicano in Italia ve n'e uno che si stampa a
pochi passi del noi, e s' indiavola mensilmente contro chi scrive
queste pagine, nominandolo di suo nome. E pure non ci basto
'li uno di quej/li articoli. Iddio
fa crescere 1'antidoto accanto al veleno e 1'elleboro nell'orto
dei pazzi ; e cosi permette che quelle povere pappolate ven-
gano alia luce, e nclla Luce, prive di sale, in lingua ouran-
gutanga, innocue in se stesse a tutti, tranne che al senatore
olli e al cavaliere Sebastiani Fenzi, che coprono colla loro
bandiera quella merce avariata.
8. Dello spirits, < specialmt>nte in Halm.
Rimane che diamo un cenno piu partieolareggiato dello
spiritismo in Italia, trascorrendo di volo le principal! citta. Roma
ha perduto uno de' suoi grandi profeti, il prof. Felice Scifoni,
ora disincarnaio, il quale con degna eloquenza e pari can-
dore raccontava su pei giornali come e qualmente certi spi-
ritisti toccassero dagli spiriti loro famigliari di bei lattoni sul
cappello, ceflfate, sozze lordure loro gittate addosso, pedate e
altre siffatte genttli bischenche. Quegli antichi ritrovi presso il
signer Eugenio Pistoni in via di Ripetta, cosi favoriti dal cielo,
e raagniflcati dai periodici spiritisti, sono spariti. Non si parla
piu del circolo del dott. Curtis, americano, ne dell' ingegnere
Gualtiero Aureli, ne di Cesare Bondi, n6 di Odoardo Soffletti,
ne della impareggiabile media, baronessa Cerrapica, de' quali
i norai riempivano i giornali. Ora troviamo invece una Se-
zione romana di psicologia xperiitientale, con venti o trenta
piccoli gruppi, cost li ehiamano, al Corso, nelle vie del Ba-
buino, S. Niccol6 di Tolentino, Pietra, Belsiana, Astalli, Governo
Vec-chio, Aracoeli, Greci, Ponteflci, e via via. Altri fioriscono
nella Roma nuova, in via Manin, Volturno, Curtatono, Geneva,
Principessa Margherita, Castelfidardo, Gioberti, e gin di li. Ma
che si peschino cotesti gruppi, poco si sa, e meno importa. I
pezzi ibrti oggidi sono i membri de\\'Accademia int>'
nale per gli studii spiritici e magnetic! ; per esempio Icilio
Ercolani, Francesco Bennicelli, 1' in^n<>re Giuseppe Pal.
i< III, f.,*.:. '9*
34 A TO DKLLO SI'IRITISMO
di Napoli, con alia testa due president! onorarii, cioe il senatore
Borselli e il cavaliere Sebastiani Fenzi, un presidente effettivo,
Giuseppe Desiderate Lombardi, un vicepresidente, il cav. 1
Talamanca, un segretario, il cav. Giovanni Hoffmann, S /. I ,*.
(Sovrano Ispettore) in massoneria, e grande faccendiere in ispi-
riteria. Troviamo anche nominate un senato're, principe di Mo-
literno, di cui non sappiamo ne ben ne male.
Roma spiritica non fu rappresentata al Congresso di Pa-
rigi, se pure non vogliasi riguardare come suo delegate il ca-
pitano Ernesto Volpi, fondatore e rappresentante del Gruppo
sparse, e celebre per le sue fotografle spiritiche e per glr sfor-
mati miracoloni ch'egli racconto al Congresso, spiegabilissirai
per noi cattolici, e inesplicabili-per gli spiritisti. Da Firenze
fu spacciato a Parigi il prof. G. Damiani. Ma non e piu a Fi-
renze il bel tempo delle contesse P. e P. che festeggiavano Tar-
rivo di Douglas Home, n& dell'Accademia Pneumatologica Psi-
cologica in via della Ninna, ove predicava e teneva il mestolo
il povero barone Michele Guitera de'Bozzi, ed eja segretario
Francesco G. A. Campana, ed erano ornamento i socii
Sebastiani Fenzi (allora, cav. Sebastiano Fenzi), il dott. Ales-
sandro Cicognani, il cav. generale Costantino Razzetti, e tanti
altri magni viri. Oggidi il Presidente e disincamato da un
pezzo, e altri 1'hanno seguito negli spazii e in chi sa quali
astri; un socio, Eugenio Gabrielli, per salire piu presto alle
stelle, si e impiccato. Frullavano, ne' bei giorni, le medie Elvira
e Adele Sacerdoti, e Luisa Corsini, che avevano virtu di atti-
rare a colloquio perflno lo spirito di Azer, uno fra gli ultimi
discendenti di Zoroastre. Ora lo spiritismo vi e decaduto nota-
bilmente; e speriamo nol rialzeni. il neonato Giornale del Ma-
gnetismo ed Ipnolismo, diretto dal dottor Olinto Del Torto,
benche prometta di occuparsi anche di spiritisrao.
In generale le grandi citt d' Italia non si curarono del
Congresso spiritico internazionale di Parigi. Appena si fece
viva Palermo, che vi spedi un ignoto baroue Bereventano;
Lecce, che vi mando il coute Cresci; Genova, il dott. Anfo-
. il dott. Santangelo; Teramo, il prof. Falconer, o I
ti, Pingegnere Dupre; Terni, il sig. Caraccioli; Bon-
tlcno, il senatore Borselli e la sua signora; Spoleto, il capi-
tano Viola. Non ci consta che verun delegato vi concorresse
la Milano, Venezia, Bologna, Padova, n6 dalle cittagiapon-
tilicie, ne da Livorno, Pisa, Lucca; nessuno dal Piemont",
neppure da Vercelli, che pure ha un giornale spiritico ; nessuno
dalle grandi citta delle province meridionali, ne dalla Sicilia e
dalla Sardegna. Tutto questo ci conforla a bene sperare.
Pareva che almeno destare si dovesse Torino, gia culla
dello spiritismo in Italia, gia centro operoso di spiritici studii
(diciarao studii, per non dir altro), e lieta di fenomeni mara-
vigliosi apparsi nelle sue congreghe. Vero e che Niceforo Fi-
Jalete (prof. V. G. Scarpa), il quale cola batte la solfa col suo
giornale spiritico, non approva queste chiassate di congr
internazionali. Ma il valoroso, e pio a suo modo, cav. Enrico
Dalmazzo sostenne 1'onore spiritico di Torino, e spedi ai cari
tratelli congressisti una oleosa omelia, con cui gli esortava a
tianeggiare lo spiritismo, profetava che la Chiesa cattolica
non tardera ad anatematizzare gli antispiritisti, marchese di
Mirville, P. Giovanni Perrone, P. Giovanni (liuseppe Franco;
e per converse canonizzera per santo il bravo Allan Kar
E non pensava il dabben uorno che il Congresso spiritico di
Parigi sfondava cosi poco in religio.sita, che riflutu persino di
affermare la esistenza di Dio; di che si dolsero poi certi >pi-
ritisti spagnuoli. E per pari rajjione la predica del Dalmazzo
non ebbe Tonore di essere recitata neila coraune assomblea,
e rirnase solo negli Atti.
Napoli parimonte non fu rapprosentata al Congresso da
_ r eri in persona. E pure non mancano la spirit i>ti
stocco. Valga per tutti lo sbrigliato Vincenzo Cavalli, e 1'on
bre prof. Ercole Chiaia, che vi tiene conferenze -tr. pilose,
non pel volgo, ma per medici, professori, magistral, ufficiali
militari, scienziati d'Europa e dell' America. Dinanzi a tali per-
sonaggi, il suo medio, una Paladino, ottiene fenoir
36 STATO DELLO SPIRITISMO
singolari e al tutto stupendi: che un oriuolo saiga tutto da
se sino al soffitto, e cosi in aria una raano invisibile lo ri-
carichi; ottiene anche anche la levitazione tra gli altri, che e il
levarsi per aria una persona distesa orizzontalmente. Egli ap-
pella maga la sua media, e magici i fatti di lei; e noi gli
diamo pienamente ragione. Ne ce ne maravigliamo, posto che
egli tutte le sere si trattiene a conversare collo spirito rac-
chiuso in una tavola, com'esso racconta nel suo messaggio al
Congresso di Parigi. Siamo con lui pienaraente d'accordo nel
deridere che fa gli scienziati (colle nostre parole), i quali con-
vinti degli evidentissimi fatti veduti, ricorrono per ispiegarli
a varie ipotesi, accettandone una quale che sia, purche as-
surda. Ma egli e del bel nuraero uno, quando attribuisce i
fatti magici a spiriti buoni, e fa condannare da un professore
spagnuolo il de Mirville e il P. Franco, i quali con un
aspersorio d' acqua santa sulP ombellico di Eusapia, ricacce-
rebbero neirinfernp il demone John King, circum quaerens
quern devoret.
Ed ora possiamo toccare di volo il centra di Pesaro, assai
romoroso, di cui e direttore il prof. Francesco Rossi Pagnoni,
al tempo stesso direttore del pubblico Ginnasio, coll'aiuto del-
1'ipnotizzatore dott. Luigi Moroni e della novizia media A. Car-
zetti; i centri o gruppi di Lugo e di Osimo, ove primeggiano
i professori Alessandro Reggiani e Stefano Vacca ; di S. Remo,
ove, sotto la guida del prof. Vespasiani, gareggiano di zelo il
pittore Galli Bareggi, e il conte Luigi Gualtieri; i centri o
gruppi di Caserta, di Chiavari, di Portici, di Frascati, e cento
altri. Nfe fraudererao della dovuta celebrita i famosi della
chiesa spiritica italiaua, cav. lacopetti magistrate a Milano,
e ivi pure Vincenzo Pasqualis, professore al collegio militare;
il maggiore Ungher, il signor Filosa, il sig. Giuseppe Raffo, il
dott. Peirano, Ernesto Martin, il dott. Barbieri della Svizzera
italiana, il dott. Michelangelo Pezzardi medico e medio, il quasi
nonagenario conte Gerardo Freschi, 1'ingegnere Parato, ecc. ecc.
Abbiamo poi la felice fortuna (siamo cavalieri !) di possedere
ninf'o di ^ignore spiritiste, o sorelle, ai, o m
nitn> l pib mentovato, vi & la Brenda, la Chiaia, la Filoaa,
mina Carmine ved. Simonelli, Carmina Amalia Simonelli,
Teresa Visconti, Eugenia Favas, S. Ma\-tri, nata baronessa
struve, Rosa Parato, Maurina Malinverni: tutte immortalate
nel conto reso del Coogresso di Parigi. Tacciamo di altre, i
cui norai raramente vanno per le stampe, ma ci sono e non
poche.
Infine, al trar dei conti dei fatti pubblici e delle informa-
zioni private, possiamo affermare che in Italia lo spiritismo
raena un guasto grande, e senza molto apparato esterno pure
>inua in molte case a contaminarvi la fede e la onesta.
no tuttavia, la Dio merc6, lungi assai dalla mania spiritica
della Russia, ove la societa piu elevata tresca cogli spirit! a
tutto spiano, duce e maestro ed apostolo, il poc'an/i defunto
Alessandro Aksakow, consigliere imperiale eflettivo, re-
sidente a Pietroburgo, notissimo in^tutta Europa come lette-
rato e pubblicista. L'ltalia e tuttavia lungi dal pervertimento
de' paesi protestanti, specialmente Olanda, Ingbilterra, Stati
iti, ove sorgono innumerabili societa, ove libri e giornali
soiliano incessantemente nel fuoco. La Francia s'avvia male;
ma il suo clero e i suoi dotti la rattengono sul pcndio: il suo
Congresso di Parigi, se fu rnentovato con onore da parecchi
giornali, fu anche da altri fischiato. Imperversa lo spiritismo
nelle antiche colonie spagnuole delPAmerica. incridiuuale, favo-
ritovi dalla massoneria; e nella Spagna antica e cattolica
purtroppo si moltiplicano ogni di poggio i periodici piu arrab-
biati di spiritismo, le congreghe e le pratiche vi si dilatano
oltre ogni credere ; niun paese cattolico concorse al Congresao
di Parigi con eguale copia di rappresentanti e di adesioni
ellona si era dato il primo eserapio di congrewo
spiritico internazionale.
Ma basti per un saggio storico. Ora uua parola di con-
clusione.
38 STATO DELLO SPIRITISMO
9. Quid agenda//'.
Non e senza scopo pratico che noi diamo cosi in iscorcio
lo stato dello spiritisrao presente. Bramiamo che gli onesti e
colti ed operosi conoscano il pericolo che sovrasta alle fami
glie e alia societa civile, e non vi si addormentino sopra. Lo spi-
ritismo ha terribili element! espansivi: lusinga la innata brama
deirarcano, pasce T istinto razionale di qualche fede in Dio e
nella immortalita, e lo nutrica di alcune facili pratiche religiose
a proprio libito. Intanto non impone peso veruno di obblighi
gravosi, e mentre ostenta tolleranza e probita, licenzia il mal-
vagio a contentare le sue passioni ; perche lo sfrena d'ogni
timore nell'altra vita, anzi gli assicura, sebbene un po'ritar-
data, uguale corona col giusto. Sono presso a poco gli stessi
element! che diedero valore espansivo al protestantismo, al
maomettismo e a molte altre sette, le quali con tutti i loro
manifestissimi errori, pure crebbero e si dilatarono.
II pericolo non e dunque da disprezzare ; e anzi urgente
necessita che si combatta lo spiritismo. Per cotesto e d' uopo
conoscerlo ; senza di che si combat te male. Opponendo falsi
supposti a false dottrine, non s'illumina la mente dei traviati,
ne si convince. Abbiamo a tal fine scritte molte pagine in
questo periodico, che e certamente in Italia Parsenale piu for-
nito d'armi antispiritiehe. Di pin, quando non si abbiano mi-
gliori libri o italiani o forestieri, basterebbe solo il racconto
del Franco, gli Spiriti delle tenebre. Chi attentamente lo legge,
sa la storia dello Spiritismo, i fenomeni, i criterif'teologici e
filosofici per giudicarli, e per risolvere tutte le obbiezioni degli
avversarii, spesso piu illusi che perversi. Speriamo di pub-
blicare presto un vero e compito Manuale di questo argomen-
to, ristampando, triplicata di volume e di nuovi studii, Video,
chiara dello Spirilismo.
In secondo luogo si persuadano coloro che mirano a salvare
NKI . 1892 39
dal , . die inilla otterranno col negare i fe-
noinoni spiritici. K un negare il sol.> in pien meriggio, e 1
,|:itiiv. Bisogna ammetterlii almeno in wu<
mezzo i fatti induhitati corra un mezzo mondo di ciunii'-ri
poi e da scendero a dimostrare a qwgli inlMici, come lo spi-
riti>m<> -ii un cvidente ed inescusabile commercio con ispiriti
maledetti ; far loro capire che la lusinga di rivedere i pro-
prii can estinti una illusione manifesta; che i sensi di fede
in Dio, di pietu, e di carita, porti dagli spiriti, altro non sono
che povere scintille di verita, tra un caos di errori esiziali e fu-
nestissimi pel tempo e per Teternitk ; che infine in quelle pra-
liche si giuoca la pace delle famiglie, la sanitk, la vita, giacchfc
i disseusi famigliari, gPisterismi, la pazzia, il suicidio sono il
perpeluo accompagnamento dello spiritismo. Alle anime timo-
rate ridestino piu che mai vivo il terrore della corruzione
morale, che, per tardare alcun poco, mai non falla ; oJ a
voce molte verita si possono dire, che in carta 6 bello tacere.
Cosi, a nostro avviso, si otterra molto a bene degli infe-
licissimi fratelli illusi. Pure a questo intento abbiarao dato il
presente, forse troppo lungo, ma non disutile saggio sullo Spi-
ritismo dell'anno 1892.
Vetulonia, antica citta etrusca e di fama chiarissima, era
rimasta ignota fino a' di nostri ; e come per farci intendere
la vanita delle umane cose, neppur le rovine ne davano con-
tezza; il perch& si poteva ben dire di lei queWeiiam periere
ruinae !
Indagini e ricerche, a fin di trovare il luogo dove un di
sorgesse, ne furono fatte molte e da mold in eta diverse, e
massimamente nel secolo scorso e nel nostro; ma tante fatiche
non ebbero fortuna. Chi la vide a Viterbo, chi a Vulci ; al-
cuni a Castiglion Bernardi, altri sulle montagne vicine di
Campiglia o nella stessa Campiglia ; questi a Massa o ne' din-
torni ; quegli ad Orbetello, a Castagneto, owero a Magliano
o ne' suoi pressi ; e finalmente a Colonna di Buriano l . Era
riserbata al ch. Sig. Falchi, espertissimo Ispettore e Direttore
di scavi in Toscana, la gloria d'avere finalmente scoperta 1' an-
tica Vetulonia. Noi ricorderemo qui dal suo libro * i nomi di
coloro che attestarono la verita della fatta scoperta. Primo a
darne notizia fu il senatore Fiorelli 3 , notizia confefmata 1'anno
1 Cf. DKNMS, The Cities and Ci-melerien of Elrnria, vol. I, I", I. iiH ; II,
196, 206, 209, 198, 263, 202, 269, 233, *6'i FALCIII. \mizie deyli scavi.
1882, 252.
1 Vetitlonnt e la suu X<'<-rt>poU ttnl!c1iix*in><i, /> IsinORO FALCHI,
Ispettor* c'i .-Tfn c nmmitiK'nIi, Direitori- <////// .<<// >li l'i'tul<nii<i. /'//
Succeesori Le Monnier, 1891 ; un vol. in-4- di pagg. 323, con XIX t;. .
in litografia.
Cf. No&ie degli scavi, 1882, 2. 1 ;*.
-TIONB ETR1 41
ilal Ohirardini ' ; e cosi appresso dal Mommsen, dal-
!-lbig, dal dotto prof. Gamurrini, Commissario delle Anti-
rhita o i;>lle Arti per la Toscann, e dal Direttore del Musco
Ktrusro Florentine, il valoroso prof. Milani, il quale assegnava
sotto il titolo di Vetulonia, il pianterreno del Palazzo della Cro-
cetta alia raccolta delle preziose antichitk venute fuori dagli
. i ili Colonna, 1'autica Vetulonia. Aggiungi che, a richiesta
del popolo di Colonna, Umberto I, con decreto do' 22 luglio
1887, restituiva al castello 1'antico norae di Vetulonia, e i
nuovi Yftiiloniesi, il 28 raaggio 1888, festosi apponevano una
'lapide in mar mo con iscrizione, la quale ricorda a' presonti
6 agli av venire il nome del dottor Isidore Falchi, fortunato
scopritore di Vetulonia.
Contro la scoperta del Falchi scrissero il Malfalti e il De
Dauli, T uno e 1'altro sosteneodo doversi riconoscere 1'antica
Vetulonia nel Poggio Castiglioni, a quattro miglia e quasi a
mezzodi di Massa Marittima. II nostro Autore risponde a co-
;o (pagg. 16, 20) con buon nerbo di ragioni e comprova
meglio la sua scoperta.
La citta di Vetulonia e dunque riconosciuta dal PAu tore
nel luogo detto oggi Colonna, sul lago Prile. Le mura di Co-
lonna, costruite nel Medio Evo, poggiano sopra le antiche di
Vetulonia, le quali si riunivano airAcropoli e cingevano una
vasta estcnsione di terreno assai pianeggiante dov'era la
a. Come le mura dell'Arce, cosi queste che formavano la
< inta della citta, sono fatte con pietre tagliate nolle cave
dello stesso monte ; hanno forma di grandissimi parallelepi-
pedi, commessi insieme senza ceraento. Entro questo recinlo
si scoprono antiche costruzioni, lavori di fognatura e condotti
di piombo, pozzi scavati nel vivo sasso e che sono ancora
>o perche danno acqua limpida e copiosa. Vi sono poi
'le che menano airAcropoli, e 1'antica, larga quattro raetri
e venti centimetri, selciata con grandi lastre informi, e tut-
tora ben cooservata.
42 VKTULONIA
Ma la parte meglio e piu felicemente esplorata fe la
cropoli, la quale, fuori dal cerchio delle antiche mura, sten-
desi per tutto il raonte e per le terre intorno ampiamente. Le
tombe, che contansi a centinaia, sono notabili per diversi capi.
Le primitive, a pozzetto, sono ne' luoghi pid alti e meglio
esposti ; tombe a cucumella e gigantesche sulle pendici ; in
maggior numero sono le tqmbe sulle coste meno scoscese.
Fuori del monte di Vetulonia, nel piano e ne' vicini colli,
come a Val di Campo, a soli 10 metri sul livello del mare,
lungo il flume Aliena, ne' pressi di Giunearico, di Tioli al Pian
d'Alma sul mare, sono sparse altre tombe quasi tutte a
tumulo.
L'Autore classiflca le tombe in tombe riunite e sparse. Le
prime in numero stragrande sono generalmente a pozzetto,
povere, senza nulla d' importazione straniera, con cinerarii
tipici come quelli di Villanova. Le seconde, in minor numero,
sono a circolo rotto od intero di pietra senza alcun segno alia
superflcie, e a tumulo. Le prime crede 1'Autore essere della
piu alta antichita e pero de' primi abitatori di Vetulonia. Se-
nonchfc fra questi sepolcreti a pozzetto arcaici v' & una par-
ticolarita non piu veduta in altre necropoli italiche, la pre-
senza cioe di ripostigli, proprii d'una gente al tutto diversa
per civilta e per costumi da quella de' comuni pozzetti. II piu
celebre de' sepolcreti a pozzetto e per 1'Autore il piu arcaico,
e quello del Poggio alia Guardia, dove non son tombe a uma-
zione, ma numerosi i cinerarii a capanna. Fra le tombe sparse
e notevolissima la cosiddetta Tomba del Duce sia per la sua
grandezza e sia per la quantita, varieta e preziosita della sup-
pellettile funebre in ferro, in bronzo, in argento,->in flttili. Le
quali tutte cose sono dall'Autore descritte con singolare chia-
rezza ed esattezza. II medesimo si dica delle tombe a circolo
e a cuccumella.
Un altro capitolo di questo lavoro versa sull'antica numi-
smatica di Vetulonia, prendendo occasione dal gran numero
di monete trovate negli scavi. Ma di cio diremo appresso. Que-
ste brevi notizie sull' importanza della scoperta e della parte
HONE BTRUSCA 43
iva c descritiiva d.-lia QQ .>ntenuta nell'opera,
;io a tlirnostrare die il Dottor Falchi e a piu titoli soraraa-
monte degno della comune riconoscenza degl' Italian!. Irape-
rocche quand'anche la citta. da lui scoperta non losse veraroeote
Vetulonia, sarebbe sempre un'altra citta etrusca antichissima
che egli per il primo ci avrebbe fatto conoscere con tutta la
maravigliosa ricchezza delle sue tombe, ma soprattutto per
1'utilita che ne hanno gli studii tanto flnora infortunati delle
nostre origin! italiche, alle quali TAutore consacra due lunghi
capitoli, che offriranno raateria a qualche nostra osservazione
quanto piena di rispetto per lui, altrettanto sincera se non
utile per coloro, i quali coltivano questo genere di studii.
L'Autore, provata la raaggiore antichita della necropoli di
Vetulonia relativamente a tutte le altre dell'Etruria centrale,
perciocche nel sepolcreto del Poggio alia Guardia regna il solo
rito della cremazione, e le tombe a pozzetto poverissirne e senza
oggetti importati hanno in mezzo a loro de 1 riposligli coevi,
diversi in tutto dalle tombe indigene e forniti di suppellettile
straniera, viene alia questione delle origin! elrusche. Kicorda
brevemente 1'opinione deirHelbig e dell'Undset che fanno venir
gli Etruschi dal settentrione per via di terra, e del Milchhofer,
del Kiepert e del Brizio, i quali vigorosamente sostengouo la
venuta per mare dall'Asia Minore, cioe dalla Lidia. Tutti pero
stanno per la provenienza straniera degli Etruschi, sia dal set-
tentrione, sia dairOriente. Posto cio, 1'Autore, con una modestia
che grandemente 1' onora, ma che a qualcuno pu6 sembrare
forse eccessiva per soverchia deferenza agli altri archeologi,
espone la sua opinione osservando primieramente, non potersi
negare a tutti gli antichi popoli d'ltalia una medesima naziona-
lita : nfe potersi impugnare negli Etruschi una civilta non pos-
seduta dagli altri Italici . Vorrebbe inoltre che la quistione
si studiasse e si sciogliesse phi che per le asserzioni d'Erodoto,
di Dionigi e de' loro seguaci, su' monumenti venuti in luce
a' di nostri in tanta copia. Non trova verisimile che in Italia
gli antichi popoli cedessero il posto ad altri popoli nuovi; n6
che questi potesssro per terra o per mare venire in cjsi grande
44 VETULONIA
raoltitudine da ricacciarli o sterminarli del tutto. Di che
gue che il popolo etrusco pote essere italico e non venire da
fuori, coraeche il suo idioma e la sua civilta si diversifichino
dairidioma e dalla civiltk degli altri popoli italici. Bastano
all'ammaestramento e alia introduzione d'una nuova civilta
presso un popolo incolto pochi tesmofori, specialmente se di
casta sacerdotale, ne' quali la superiorita nelle arti e nelle
scienze da quel potere e quel fascino sufficiente per dominare
sulle turbe rozze e ignoranti.
Coloro che fan no cominciar l'et del ferro in Italia con la
civilta detta di Villanova, e riconoscono negli Etruschi quei
Tirreni, padroni de' mari e anteriori a' tempi troiani, dicono
cosa che non puo di leggieri intendersi. Imperocchfc 1'eta del
ferro in Etruria e delle necropoli a pozzetto non oltrepassa
il mille prima dell' era nostra. Convien dunque distinguere
nella questione etrusca due cose: la nazionalitk. e la civilta,
le quali devono essere distinte e furono confuse finora da
quanti hanno scritto sugli Etruschi. La soluzione d' un pro-
blema coraplesso mal si poteva aspettare da una risposta sem-
plice. Laonde stima PAutore potersi accordare insieme una
civiltk propria, qual fu quella degli Etruschi, senza che per
cotesto Forigine loro debba essere diversa da quella degli altri
popoli italiani, senza cessar mai d'essere stati italiani e senza
essere mai stati Lidii. Dalla medesimezza de' cinerarii tipici
che si veggono nelle necropoli dalla Campania al Veneto, dal
Tirreno all'Adriatico, e dalla somiglianza de'costumi chiara-
mente si vede che tutte coteste genti erano italiche, rozze e
senza alcuna civilta ; d' altra parte accanto e in mezzo alle
tombe italiche, povere e con povero corredo funebre, troviamo
le tombe di stranieri ricchi e possessor! d'una civiltk di an-
tica data; Toro, 1'argento, Parte di lavorar questi e gli altri
metalli, lavori in vetro, ambra e smalti, tessuti di fllo di lino
appariscono in Italia con loro, e specialmente vi abbonda il
ferro in fibule, braccialetti, armi, morsi da cavalli, cerchioni
di ruote di carri. Chi erano e donde venivano cotesti stra-
nieri ?
5CA
von uti j. e ap-
portatori <l-l!a .-ivilta .-triM-a a' popoli italici cho n'eran j
La data dell'ar: lie colonie fenicie in Etruria sarebbo il
secolo a. G. C., e allo stesso tempo risalirebbe la necro-
poli di Vetulonia. Passa ijuindi 1'Autore a provare che i Tir-
reni furono Pclasgi e che il nome di Tirreni, essendo derivato
Tiro, citta famosissiina della Fenicia, i Tirroni debbono
dirsi Fenicii. II che intende egli confermare con la presen/a
dello stesso radicals Tit i, Tir o Tr in moltissirai nomi di
contrade, di mari, di citta e d'altro genere. Donde conseguita
che gli Etruschi, popolo italico, ricevettero la eivilta da' Tirreni,
eio6 da' Fenicii, e non gia che gli Etruschi sieno Tirreni. Ma
non i Tirreni-Fenicii portano la civiltk in Etruria, si bene i
Tirreni- Libii, la quale opinione, come dice lo stesso Autore,
fu gUi proposta e difesa dal Romagnosi l .
Ed ora ci sieno permesse alcune brevi osservazioni intorno
a tutto il lavoro in generale e alle opinioni dell'Autore circa
gli Etruschi, in particolare. Nell'autunno dell'andato anno
esaminanirno qui un lavoro del ch. Gsell, sugli scavi di Vulci,
e perci6 molto somigliante a quello del Faichi che tratta de-
gli scavi di Vetulonia. Come lo Gsell tocc6 la quistione etrusca,
cosi nella medesima questione s' e occupato il Faichi. Ma fra
i due dotti archeologi e una differenza notevole per ci6 che
risguarda 1'ardua quistione. Lo Gsell scettico in sommo grado,
svolte le opinioni altrui conchiuse dicendo, che nulla si sa fin
ad oggi della patria e della stirpe degli Etruschi, e s' ignora
eziandio donde e per- che via giungessero in Italia. II Faichi,
al contrario, avvegnachfe con singolare modestia e pieno di
rispetto per le opinioni d'antichi e di moderni, propone tuttavia
j dichiara, come vedemmo, ci6 ch'egli pensa sugli stessi pro-
blemi. Noi siamo naturalmente disposti a preferir il coraggio
e la fldanza del Faichi, allo scetticismo infecondo dello Gsell.
II Sip. OVMKIK ',. HUI\T..\ sostieiio anch' v^\\ I'ori^iiu- lilia o Kalii-
'ojili KtriH.-hi, nol suo lavoro: The Ethnological Affinities of th.
Etruscan*. I'ltil'uli-lplna. 1889. Reprinted from the Proceetl. Amer. Philo*. Soc.
Vol. \\\I
VF/rn.oMA
I/ uno risrhh con merito, P altro non senza lodo si arresta
d.ivanti a una difficolta che crede insuperabile. Laond^
Falchi abbiamo obbligo perche ci anima a bene sperare, e
siamo grati allo Gsell perche ci amraaestra col suo esempio
ad esser cauti e un po' diffident!
II lavoro del nostro Autore e degno d'encomio per la
prima parte che e tutta nella narrazione e descrizione degli
scavi; attesoche ogni cosa ci e posta innanzi con chiarezza ed
esattezza grande e debitaraente riscontrata con quanto si at-
tiene alle altre necropoli italiche. II quale studio comparative
giova soramamente per preparar la via alia soluzione delle
gravi quistioni d'origine. Avremmo soltanto desiderate in que-
sta parte un po' piu d' ordine e di sobrieta.
II merito delPAutore nella seconda parte, che e della
provenienza degli Etruschi, consiste per noi principalmente
nelPavere dimostrato con buone ragioni aver gli antichi par-
lato de' Tirreni, non degli Etruschi, e che percid mal si con-
fondono Tirreni ed Etruschi, applicando a questi cio che e
detto di quelli. Giusta altresi e la considerazione delPAutore
intorno al potersi introdurre una nuova civilta senza biso-
gno che il popolo, il quale n'e privo, debba supporsi distrutto
o scacciato dal suo paese da un altro popolo apportatore di
quella civilta. Cio nondimeno mal nostro grado dobbiamo
schiettamente confessare che la soluzione del problema etru-
sco, data dall'Autore, non ci ha per ora convinti.
Come, infatti, possiamo persuaderci che gli Etruschi sieno
primitivi italici misti a Fenicii-Libii, da' quali ricevono la ci-
vilta, mentre la cronologia delPAutore fa coevi nelPantichis-
sima necropoli del Poggio alia Guardia, italici primitivi al
X secolo a G. C. con Fenici, i quali non vengono ne' nostri
mari se non verso 1' VIII secolo? Se dunque la suppellettile
funebre straniera e fenicia, gP italici del Poggio alia Guar-
dia non sono del X, si delPVIII secolo, mercecche per 1'Au-
tore le tombe degli uni e i ripostigli degli altri sono coevi.
D'altra parte se gli Etruschi sono italici, e le loro necropoli
somigliantissime alle altre necropoli di italici, secondo PAu-
tore, lo provano, com*'
non sia degli altri popoli itali >ma
non 6 italico, come oggidi tutti sostengono; e non e fenicio
potrebbe supporre nell'opinione dell'Autore che crede
i Fenici libii maestri di civilta agli Etruschi, co'quali perrio
dovettoro convivere, mal si pu6 concedere all'Autore gli Etru-
soht essere italici, e la loro civilta certaraente por lui su-
periore a quella degli altri italici, doversi ,-ittribnire a* Fe-
nicii- libii, posteriori di almen due secoli agli Etruschi del
Poggio alia Guardia che 1'Autore riporta al X secolo.
Volendo stare a quanto egli saviamente domanda, che cioe
la quistione delle origini sia studiata su' monumenti piti che
nelle storie degli antichi e le scritture de'moderni che a quelle
s' informano, ecco quanto ci attestano i monumenti dell'anti-
chissima necropoli che 1'Autore ci ha si bene descritta. Da
una parte sono le tombe a pozzetti, poverissime e senza ve-
runo oggetto di provenienza straniera, quindi totale mancanza
di civilta ; e dalPaltra ripostigli in mezzo a questi stessi se-
polcri , con oggetti d' importazione straniera e manifest! se-
gni di civilta ; quelle e questi coevi per sentenza dell'Autore.
Se i ripostigli sono di Fenicii libii e sono coevi delle tombe
a pozzetto, I'Autore costretto a concedere che i Fenici -libii
vi presero stanza al secolo X, perchfe secondo 1'Autore, le
tombe a pozzetto degli italici risalgono alia stessa eta. Ora
le navigazioni de' Fenici e, a maggior ragione, quelle de' Fe-
nici-libii che son posteriori, non cominciano al X, si solo al-
T VIII secolo. Dunque nella necropoli etrusca del Poggio alia
Guardia, non vi possiamo trovar Fenicii nfe Fenicii-libii al 8e-
colo X. Ma se non vi sono i Fenicii, e vi sono monumenti
di straniera provenienza, la civilta degli Italici-Etruschi non
e la fenicia, e resta a vedere a qual altra gente que* mo-
numenti appartengono. La questione dunque non e stata
sciolta ricorrendo alia civilta Fenicio-libica.
Ma v' 6 un'altra considerazione deirAutore che non ci e
venuto fatto di ben intendere, quella cioe di Tirreni, i quali
devono al tempo stesso ritenersi per Pelasgi e per Fenicii di
48
origine siria. Se sono Pelasgi i Tirreni, e tali certamente sono,
non si possono confondere co' Fenici di Tiro ne genealogica-
mente, nfe cronologicaraente. I Pelasgi occupano le isole del
mar Mediterraneo e i due continent! greco ed italico molti
secoli prima de' Fenici o de' Tirii-Fenici. I Tirreni dunque ap-
punto perch6 Pelasgi, come concede 1'Autore, non possono dirsi
Fenicii. L'argomento tolto da Tiri, Tir o Tr che TAutore
vede in tanti vocaboli, non ci sembra valido, attesochfe 1'ap-
plicazione pecca, quasiche sempre, contro la storia e le 1<
fonetiche. Aggiungasi che il tr delPAutore passa leggerraente
in br come in Cala-fcr-ia!
Nella recensione, da noi fatta lo scorso anno, dell' ope/a
del sig. Gsell dicemmo che la quistione etrusca non si potra
sciogliere, se prima non si sciolga la quistione intorno a* Pe-
lasgi. Oggi ripetiamo la stessa cosa e ne diamo la ragione;
perciocchfc scorgiamo ne' lavori, che si moltiplicano di giorno
in giorno circa gli Etruschi, la debolezza delle prove che si
recano per dimostrare la verita di questa o di quell' altra
opinione, Terodotea o la dionigiana, la provenienza ciofe lidia
e 1'autottona. Nessuno ha finora saputo o potuto conciliar
queste due opinioni, le quali sono state giudicate in opposi-
zione manifesta. Eppure esse, debitamente, ciofe storicamente
spiegate, sono concordi. Ed in vero; quando Erodoto dice che
i Tirreni (non gli Etruschi) ripetono la loro origine dalla Li-
dia, dice cosa storica. Imperocchtj i Tirreni sono Pelasgi, e
questi sono Hethei. Ora antica terra e sede degli Hethei fu
la Lidia, la quale si chiamd prima Asia, cioe Hatia, paese degli
Hethei, come abbiamo provato in queste pagine ! .
La somiglianza che i sostenitori della provenienz'a lidia
degli Etruschi veggono fra costumi, riti ed arti de' Lidii e
degli Etruschi, non sanno altrimenti spiegare se non ricor-
rendo alia supposizione che un popolo chiamato Etrusco sia
venuto direttamente dalla Lidia in Elruria, cio che non pro-
veranno mai, prendendo la Lidia del tempo degli Ariani, in-
Vedi CiviltA Catlolica, Ser. XV. Vol. II. Ona.l.
49
i iM torapo dc^li l ^ia nel senso
indicate. Gli antichi Pelasgi, cioe gli !!
TO in Italia e seco portarono arti, riti e costumi
loro proprii, e perciu quali ebbero nell'Asia (Lidia); questa e
la ragione della somiglianza fra cose lidie ed etrusche. Donde
segue che il credere a una migrazione d*Etruschi in Toscana
dalla Lidia al X" o all'XI secolo a. G. C. e una credeoza
senza veruna prova storica, ed 6 Torigine e la causa princi-
pale di quella varietk e diversita di pareri, che si ripete e
dura da piu d'un secolo. Dopo le quali cose 1'opinione di
Dionigi, che gli Etruschi sie^o indjgSSrV) autottoni s'intende
senza una difticolta al mondo.
Egli infatti nega che un nuovo popolo, detto etrusco, sia
vonuto in Italia dalla Lidia, o lo nega perche non trova le
prove storiche di questa venuta. Noi diciamo che lo chiaraa
autottono, perch6 gli Etruschi che sono i Tirreni-Pelasghi cioe
^li HtUh-M, occuparono ab antico la contrada che dal loro norae
fu delta Etruria, il che sara provato nel nostro lavoro sugli
Hethei e le loro raigrazioni, allorch^ tratteremo del suffisso
r de' nomi hethei. Se dunque si concede che gli Etruschi
sono Hethei, le due opinion! d'Erodoto e di Dionigi si accor-
dano pienaraente, in quanto che Erodoto ci d 1'origine etnica
e geograflca de' Tirreni-Pelasghi che vengono dalla Lidia (Asia),
e in eta remotissima pongono stanza in Etruria; e Dionigi
juardando a questa stessa eta lontanissima, crede gli Etru-
M hi indigeni ed autottoni, percioccho non conosce autorita sto-
riche, le quali ci parlino di Etruschi vonuti con questo nome
in Italia dal di fuori.
Dobbiamo parimente notare un altro criterio per noi falso
e senza verun fondamento storico, del quale si fa uso ed abuse
continuaraente nella questione etrusca. Vedendo che in Etruria
monumenti architettonici, oggetti d'arte in ceramica o in me-
tallo, anni e cose siffatte d' un periodo arcaico, portano seco
manifest! tratti di somiglianza con monumenti e oggetti d'arte
dell' eta stessa in Grecia, la mente degli etruscologi passati e
presenti resta confusa e cade in uno di questi due errori: o di
S*rie AT, vol. Ill, fa*c. < "7
50 VETTLONIA
riputare la civilta greca madre dell' etrusca, o 1'etrusca della
greca. Ma chi ricordi 1'assioma logico che quelle cose, le quali
ad una terza si assomigliano, forza e che si assomiglino fra loro:
quae conveniunt uni lerlio conveniunt inter se, non durera
fatica nel ritrovar la causa della somiglianza fra le due ci-
vilta, la greca e 1'etrusca d'un periodo arcaico; mercecehe si
Tuna come 1'altra hanno chiaro riscontro con la civilta he-
thea cioe pelasgica dell' Asia Minore, donde fu trapiantata da
tempo antichissimo in Grecia, nelle sue isole e in Italia.
Ne vale 1'argomento di coloro, i quali col nostro Autore
sostengono che 1'etrusca civilta, al tutto speciale e superiore
a quella degli altri popoli d'ltalia, suppone necessariamente un
popolo straniero, per T Autore il fenicio o fenicio-libico, dal
quale dev'essere introdotta. Noi crediamo cotesta supposizione
inutile e contraria all'adagio del non doversi moltiplicar gli
enti, cioe le cause, senza necessita. E per vero dire, se la ci-
vilta di Tirinto e di Micene del XV o XV1 secolo a. G. C.,
se la cipriotta, la cretese, quella di Rodi e dell'altre isole, fu
piu che bastevole acciocchfc la Grecia dal VI secolo in giu
senza aiuto di nuovi popoli stranieri, ma si solamente dell'in-
gegno proprio che le opere de' Pelasgi imitando, e i germi
della civilta pelasgica svolgendo, condusse 1'arte e la civilta a
tanta eccellenza, oh perche non si dovra concedere altrettanto
agli Etruschi, per i quali militano le stesse ragioni, cioe dire
una civilta pelasgica antica in Etruria, e la virtu dell'ingegno
degl'Etruschi che nessuno pu6 Joro contendere?
Che se il riscontro di Greci e d' Etruschi in quegli anti-
chissimi tempi non viene chiaro agli etruscologi, ci dlcano, di
grazia, come e perche fra tutti i popoli d'ltalia, nel XIII ,
XIV e XV secolo, e da quella del rinascimento in poi, la
Toscana cioe 1'Etruria, porli la palraa in ogni ragion d'arti
ed anco di lettere. Perche e donde cotesta superiorita, non
esclusa quella della particolare bellezza del suo idioma ? Dov'e
il popolo straniero che alia Toscana del secolo XIII , XIV,
XV e XVI rechi la flaccola dell'arte o faccia nel suo cielo
risplendere il nuovo sole della civilta? Ci6 che non fu neces-
sario nel corso de' ricordati secoli, neppur negli altri piu Ion-
-CA
tani Hi necessari > Imperocchfc popoli ed ingegni souo come
le terre, r resta vero il detto ili
.... tion mnnix fert omnin
Sia per una piii lunga dimora degli Hethei o Pelasgi in Etru-
ria, sia per le naturali condizioni de' luoghi e delle parti
lari qualita dell'ingegno degli abiianli, e sia flnalmente per cir-
costanze sociali e politiche piii profittevoli e propizie, 1'Etruria
senza n& Fenicii, ne Libii, n6 Lidii-Etruschi, fece da se e fece
bene. Per queste ragioni medesime si spiega 1'esistenza d'un
idioma non ariano, ne semitico, I'etrusco cioe dagli altri dia-
letti italici aflfatto distinto e diverse, il quale per secoli si
conserv6 nella sola Etruria e nelle sue colonie a settentrione
e a mezzodi d'ltalia. Dopo le quali cose resta esclus^ la pro-
venienza degli Etruschi dalla Gerraania e dalFAlpi per la pia-
nura lombarda (Virchow ed altri); dal mare del Sud alle coste
occidental! d'ltalia (0. Miiller ed altri); dalla Kabilia (Brinton).
(Hi Etruschi sono un popolo pelasgo, che viene di Grecia in
Italia nella grande migrazione de' Pelasgi, e prende stanza in
quella contrada che fu delta Etruria, ciofe terra degli Hethei
che e lo stesso che terra de' Pelasgi.
La piu grave difflcolta di ammettere la certezza della sco-
perta di Vetulonia, 1'Autore ce la porge egli stesso senza forse
addarsene, laddove tratta della Numismatica vetuloniese. So-
stienc egli infatti, che le monete in gran numero da lui tro-
vate negli scavi, ci danno per prima lettera del nome di Ve-
tulonia non gia una delle finora note sulle stesse monete cioe
dire fc o C (Cf. UfltU , fcE tflUV , CfltU , CEtflUV , GARRUCCI,
Le Monete dell' Italia antica, P. I, p. 28; P. II, pp. 56, 57) ma
*. La consonante * fu delta equivalente a ss, (Lepsius), a X
(Miiller) ed ora comunemente, a z '. Ci6 posto, il nome della
citta, alia quale queste monete diconsi appartenere, si dovrebbe
leggere: Ssatlfuna), Csatl(una), Zatl(una), ovvero Ssetluna,
fluna, Zetluna. Ora cotesle lettere sono contrarie alia tra-
dizione classica che ci da Vetulohia, non Zetulonia, e contrarie
1 Cf. DKVMS Th,- <'tti, x and Cemeteries o, f Etruria V,,|. I, IntnxJ. p. \\.\\,
o. 4 della 3* ed.
VETULONIA
alle leggende note delle monete, a Vetulonia attribuite, dove
abbiamo Fail. Fetalu =- Vail, Vetalu = Veiluna ~- Vetulonia.
Se dunque le monete, trovate dairAutore nel luogo dove
egli asserisce essere stata Vetulonia, appartengono realmente
a questa citta, delle due cose Tuna: o 1'Autore legge male la
scritta delle sue monete, o non ha identificato bene Vetulonia.
Di che segue che la scoperta di Vetulonia diventerebbe dub-
bia, e diventerebbe certa la scoperta d'una nuova cittk etru-
sca finora ignorata, di nome Zetluna o Csetluna o Ssetluna.
Anche in questa seconda ipotesi la benemerenza dell'Autore
sarebbe altresi grande e degna di premio.
Degli errori tipografici che in tutta 1'opera sono una di-
smisura, non chiamiamo in colpa TAutore, perciocche occu-
patissimo ne' suoi scavi importanti, non pote correggere egli
stesso le bozze di stampa, ma ne affldo Pincarico a persona
capace, la quale per circostanze non prevedute, non ebbe agio
di prestar le sue cure.
Conchiudiamo queste rapide osservazioni asserendo con
pieno convincimento, che la quistione etrusca e legata e stretta-
intimamente con la quistione de' Pelasgi, e questa con quella
degli Hethei. La tradizione classica e lo studio de' monumenti
d'Asia Minore, di Grecia e delle sue isole e quelli d 1 Italia,
quantunque siano mezzi necessarii per la soluzione del pro-
blema, non daranno, cosi noi stimiamo, il desiderate effetto
se non quando gli etruscologi si persuaderanno che la chiave
dell'enimma e 1'indicata da noi, che i Pelasgi cioe sono gli
Hethei, e le migrazioni dall'Asia in Grecia e in Italia che la
tradizione attribuisce a' Pelasgi, sono migrazioni di pop^li he-
thei, che regnavano nell'Asia Minore e nella Siria, e coltiva-
rono tutte le arti che dagli antichi furono attribuite a' Pe-
lasgi, come le cpstruzioni cosiddette pelasgiche o ciclopiche, la
metallurgia, la scoltura, la navigazione e somiglianti. Se se-
guiteranno a volere sciogliere questo problema ricorrendo alle
solite fonti, ci ripeteranno sempre le stesse cose, resterk la
stessa discordia delle opinioni e si domanderk loro a che tanto
disputar de' rivoli quando non si vuole scoprir la fonte, onde
que'rivoli rampollano, e pur divergendo nel loro corso, menano
^CA
le medi< riportano ail una >ola o identica
qualche mese fa della quistione etrusca, e co-
municando le idee qui esposte col niio carissimo amico, Sig. Lu-
cio Mariani, giovane archeologo di grand! speranze per chia-
rezza d'ingegno e vigoria di giudizio, molto mi rallegrai sen-
tendo da lui che il Prof. 0. Schjott nelle sue lezioni del 1884,
e pubblicate nel 1886, scritte in norvegese e a me p< iote,
aveva trattato per un semestre, nell'Universita di Christiania,
la quistione etrusca, e veniva, quasi divinando, alia stessa con-
clusione da noi qui data '.
Gli archeologi raoderni (Undset, Helbig); dice lo Schist, am-
mettono, specialraente dopo gli scavi dello Schliemann (Dorp-
feld), che un popolo asiatico domin6 in Grecia e in Italia prima
della schiatta ariana. Ma qual fu il popolo? II dotto uorao ri-
sponde: Questo rimnne da provare in avvenire; ma si pensa
volentieri agli Hittiti (Hethei), a questo popolo maraviglioso,
il quale dal 1500 al 900 av. C. dominava in Asia, da' conflni
deirEgitto fino all'Arcipelago, le cui tracce si stanno scoprendo
in Europa e nel 1' Asia Minore, la cui storia, quando sar& co-
nosciuta, ci rischiarera anche su' tempi piu antichi della Gre-
cia e delP Italia 2 . Se dunque noi ripetiamo con insistenza,
non potersi sciogliere la quistione etrusca se prima non si
sciolga quella de* Pelasgi, cio& degli Hethei, rivendichiamo un
diritto storico del nostro paese come della Grecia; diritto che
Tun di piu che Taltro confermano le scoperte di nuovi mo-
numenti nell'Asia Minore, nel continente greco ed italico e
nelle isole deirArcipelago.
La nostra opinione nella quistione etrusca, espressa qui
senza grande apparato di erudizione perchfc non necessario,
meglio s' intendera da coloro che tengon dietro a quanto noi
da due anni veniamo trattando in queste pagine, degli Hethei
e delle loro migrazioni, e per6 a quella nostra tratta/ione rin-
viamo il cortese lettore.
1 P. (). SCIIJ^TT Klruskfrnf* hcrk" ' '" '.ln
nia, 1886.
* Queste liner mi furono gentilnicnte rerate dal norvegew in iUltano dal
to Sig. Mariani, al quale rvml. -jui grazie afTetliiose.
IL PONTIFICATO DI S, GREGORIO
NELLA STORIA DELLA GIVILTA GRISTIANA
LI.
DISORDINI SOCIALI E RELIGIOSI PRESSO I FRANCHI
L'azione di Gregorio presso i Franchi dovea necessaria-
mente riuscire ben diversa da quella, che il raedesimo adoper6
con gli Anglosassoni.
In Inghilterra T opera del Papa e de' suoi missionarii ebbe
a frutto una nuova civilta cristiana; 1'energiche forze di quei
popoli, risvegliate dalla Chiesa e nutrite e vivificate da zelan-
tissimi vescovi, dirigevansi tutte alia riforma della vita sociale
in senso cristiano. Presso i Franchi, per lo contrario, la fede
cristiana era in fiore fin da' tempi di Clodoveo ed avea gia
recato bellissimi frutti. Perocche la Chiesa in quei paesi del-
Tantica Gallia non mai era stata infetta da eresia o da scisma;
mentre le altre popolazioni germaniche, come i Visigoti, gli
Ostrogoti, i Borgognoni, i Vandali, i Longobardi, caduti nelle
mani di missionarii ariani, si fecero seguaci della loro comu-
nione religiosa, sterile di bene morale, e solo piu tardi ac-
colsero il cristianesimo nella sua forma legittima. Cosi avvenne
che i conquistatori delle Gallic, fin dal loro primo passaggio
alia vera fede, poterono gloriarsi a buon diritto del titolo di
primogeniti della Chiesa . Cio non di meno, durante le san-
guinose guerre civili del regno merovingico, Tazione educatrice
e rigeneratrice della Chiesa ando pure presso i Franchi sof-
> Vedi Quad. 1003 (2 aprile 1892), pag. 34 e 8egg.
II. I-OMII l.-ATO DI 8. OREOOR10 MA "."
M, o l.i rHigione, sotto il Pontiflcato di Gregorio, minac-
ciava perflno d'andare incontro al pi A deplorevole decadimcnto.
I/infausto governo di reggenti incapaci, picni di vizii ed a
di lotta, congiunto con Pirresolutoz/.a e la negligen/.i doll'epi-
scopato recava la ruina morale doll' int. -ra nazione.
Si foce allora udire una voce, che dipingeva al vivo nella
torrihile sua realtfc lo stato del popolo; e fu quella dei Duchi,
nel discorso che rivolsero a re Guntramo nel 585: II popolo
e immerso in ogni luogo nel vizio e ognuno opera secondo
sua volonta ed a capriccio. Niuno teme il re; non si ha piu
riguardo verso i principi ed i conti. Se altri vuol metier mano
al miglioramento delle cose, e tosto nascono sommosse ed atti
di violonza. Salute al reggitore, che pu6 a tempo debito chiu-
dere la propria bocca ed imporsi silenzio! *
Guntramo di Borgogna, causa precipua de' mali deplorati
da que' cavalieri, non era un principe degno di tal nome; solo
verso la fine della sua vita agitata ripar6 le sue mancanze e
si die' a frenare le sue passioni.
Parlando in generale, gli eredi del grande Clodoveo si pr'-
sentano nella storia come una dinastia gretta d'animo, am-
hiziosa e decaduta, non sapendo essi ne comprimere lo spi-
rito di ribellione de' grandi e le forze sregolate delle masse,
ne govornare se medesimi, ne mantenere la concordia tra le
loro proprie fami^lio. Nelle battaglie si mostrano coraggiosi,
anzi audaci; ma innanzi a' proprii sudditi non hanno spesso
che paura e angosciosa sollecitudine; cercano sostenersi con
tirannica severita, contrariamente al diritto germanico, e per
consolidare il proprio trono, oramai vacillante, s'appigliano
alia crudelta contro il popolo e alia persecuzione contro i di-
^rnitarii ecclesiastici e secolari.
Questo stato di cose ci fa subito intendere la cagione di
que' non interrotti ammonimenti che il Ponteflce Gregorio
rivolge a' principi franchi, a fine di ritrarli dal dispotismo,
dalla crudelta e dall' ingiustizia. II Papa insegnava loro la
OHEG. TURO.V Hut. eccl. Francorum 8 r. 30 ed. KRLSCB fllonum. 6irm.
hi*t.} p. 345.
56 IL PONTIFICATO DI B 1UO MAfiNO
maniera di ben regnare, cio che quolli non conoscevano af-
fatto.
E non si sa davvero, se, ad esempio, sia indizio di governo
sapiente e forte, quella preghiera che il predetto re Guntramo
rivolse al popolo in chiesa, mentre prendeva possesso della
citta di Parigi (584): Scongiuro voi tutti, uomini e donne
qui present! ; siatemi sempre fedeli e non vogliate ammaz-
zarmi, come faceste recentemente co' miei fratelli '. Eppure
quest' era quel medesimo re, che avea dato ordine di met-
tere a fll di spada tutta la famiglia di un ribelle, fino al nono
grado di parentela, per assicurarsi cosi dalla mano dell'omi-
cida vendicatore.
I nomi dei due sposi reali, Fredegonda e Chilperico, segnano
nella storia il periodo delle massime atrocita nella casa de' Me-
rovingi ne' tempi prima di Gregorio Magno. Quanto a Fre-
degonda, il lettore non ha bisogno che di richiamare le scene
durante il soggiorno di re Guntramo in Parigi, e tosto rico-
noscera giustissimo il giudizio datone dalla storia con le pa-
role di un principe contemporaneo. Fredegonda, trovandosi ve-
dova in Parigi ed avendo preso Guntramo le sue difese, Chil-
deberto re d'Austrasia suo accanito nemico, mando a quest' ul-
timo un' ambasceria col seguente ordine, secondo che narra
Gregorio di Tours : Consegnami 1' iniqua omicida, che sgozzo
la mia zia, che uccise mio padre, mio zio e i miei cugini 2 .
Questi fatti con tutte le loro raccapriccianti particolarita si
leggono nella grande opera storica, in cui il Vescovo di Tours
dipinse al vivo gli avvenimenti del tempo suo. Ed in vero; le
proscrizioni di Fredegonda aveano levato dal mondo non solo
Galsvinta, Sigiberto e Chilperico, zio di Childeberto, ma anche i
suoi cugini Meroveo e Clodoveo, senza parlare delle altre in-
numerevoli sue vittime di sangue men nobile. Gli ecclesiastic!
nelle terre di Fredegonda erario calpestati coi piedi da codesta
1 Ib. 7 e 8 p. 295: Mihi fidem inviolalam servare dignimini, nee me, ut
rntres meos nuper fecistis, interemalis. Si noti il latino volgare di GREGORIO
DI TOURS.
Ib. 7 c 7,
57
serva indegna montata sul trono; non era lecito di pur alrare
l.i voce a difesa della religione e del diritto. La regina e il
suo ultimo marito Chilperico, messo a morte nel 584, sono
P immagine della natura, ribelle a tutto ci6 che la dottrina di
Cristo richiede, o meglio rappresentano un rioascente paga-
nesimo, che, in mezzo ad un popolo cristiano, monta sul trono
e riconduce il dominio dispotico pift sconflnato.
Chilperico era tanto crudele, che il suo storico, raccontando
la sua tragica fine, osserva con la massima quiete d'animo,
come quel tiranno avea pur una volta trovato quella morte,
che con le sue scelleraggini s'era gia da lungo tempo meri-
tata ! . Questo mostro, pur mancando d'ogni istruzione, s'at-
teggiava comicamente a grande imperatore romano, facendosi
allestire per trono una sedia curule di forma antica e indos-
sando sulle sue spalle germaniche la porpora di stile classioo
Scriveva e declamava versi come Nerone, e come Claudio pre-
scrisse in tutto il suo regno nuove lettere d'alfabeto, facendo
radere con la pomice le scritture dei codici allora csistenti *.
Peggio ancora: ordin6 improvvisamente a tutti i giudei del
suo regno di battezzarsi ; e dove riflutavasi obbedienza alle sue
stranezze metteva a ruba gli abitanti, spianava a terra le loro
case e ne disertava le vigne. Fece distruggere le memorie del
suo stosso padre; era schernitore de' vescovi, e se gli official!
di stato negavano d'essere in sua mano ciechi strumenti dei
suoi capricci, rainacciavali con la perdita degli occhi 3 . II suo
regno di ventitre anni fu paraiionato da Gregorio di Tours, per
rispetto alle crudelta commesse, a quello di Norono o di Krod^ V
' II..
Ih. 5 c. 45: Hi sir libri <ii,li<init>i< iifili, jtltinali f>H<
tnr. liitoriin ;H \eri di C.hilpcriro t'cco il ^iudi/.i> del ve*co\i di 1>
Versicuti illi nnlli penilns im-ti-i<:ai- conrcninnt ratinni.
\\AH/ "' OtUltckt I i*inn<isijnchichte J (1847) I3. II \\ ui/ r..n-
rhiudi- li- BU6 noti/i.- circa ('hil|)Ti'-> i' -iii ii"\.-rri.' nCOOtk lui n<>u ha
null. i che fare con I' idea del aivern> gernifoicpj < fh
richiaina un passo di (ire^nrin Magoo cbecUeremo piiioltre: II auo go\
era quello d.-lla for/a, die M<-II o "fine, fuori d'un'altra fnna.
// .'-i tempori* et llrrodes {\>. !86).
58 IL PONTIFICATO DI S. <.KEGORIO MA<JNO
II citato vescovo di Tours, vera gemma dell'episcopato, non
iia solamente il merito d'aver fatto conoscere con la sua penna
le opere di que' mostri reali; egli appartiene a quella schiera,
sebbene poco numerosa, di vescovi venerandi delle Gallie, che
ebbero il coraggio di levare in nome della Chiesa la loro voce,
anche contro un tiranao, qual era Chilperico.
Non ostante il servaggio inaudito, in cui trovavasi la Chiesa,
rimaneva pur serapre vivo tra molti ministri deH'altare il senti-
mento della propria digniUi e del proprio dovere. Parecchi dei
vescovi, che andremo nominando, ebbero poscia nella loro pa-
tria il nome di santi. Gregorio di Tours, che pure e annove-
rato tra i santi, respinse energicamente re Chilperico, allor-
ch& questi voile ingerirsi ne' dommi della Chiesa e correggere
a suo capriccio la dottrina della Trinita l . II vescovo d'Albia
(Alby) ne imito Tesempio dichiarando, che avrebbe senza tema
stracciato innanzi gli occhi del re il costui decreto domma-
tico.
Altri vescovi coraggiosi pronunciarono eziandio 1'anatema
contro i principi. Cosi fece il santo vescovo Germano contro
re Cariberto, scorn unicandolo perchfe avea scacciato di casa la
sua legittima sposa Ingoberga (madre di quella regina Berta
anglosassone, che gia vedemmo aiutare la missione d'lnghil-
terra), per unirsi prima con Marofleda, serva della regina, poi
perfino in sacrilege connubio con la sorella di Marofleda, Mar-
covefa, vergine a Dio consecrata. Simile esempio di apostolico
coraggio diede S. Nicezio di Treviri, pronunciando ripetuta-
mente 1'anatema contro re Clotario I (m. 561), senza lasciarsi
intimorire dalle sue minacce e dalla pena dell'esiglio a cui 1'u
condannato.
Con tutto cio convien confessare che tra' vescovi non molti
seguirono 1'esempio di questi zelanti difensori della morale
cristiana e dell'ordine pubblico.
I vescovi ed il clero, durante quel critico periodo dei regni
franchi, appariscono troppo fiacchi e negligenti ; o trascinano
1 Ib. 5 c. 45 : Cliilpericus rex scripsit indiculum, ul Sancta Trinitas non
in personarum distinclione sed lantum deus nominarelur.
:>'.
issegnati il giogo del loro oppressor!, e non pochi per
>ttano spontaneament<\ I)i Ihtto s'incontrano non
di radi> ovi, che acccttano dalle mani de 1 principi il
pastorale, dopo averlo comperato a danaro sonante; taoto cbe
la nomina delle sedi dipende quasi per intoro dall'arbitrio del
governo, e gli uomini di chiesa piu ambiziosi non ne sono che
il cieco e vile strumento. Avvenne per conseguenza anche nelle
Gallio di allora, cho molti si promovessero agli ordini del sa-
cerdozio e dell'episcopato senza passare pe' gradi intermodii.
Gregorio li chiama neofili, cioe uomini elevati all'ordine sacro
direttamente dallo stato di laici ', e piu volte li ricorda nelle
sue lettere cola dirette, adoperando a condanna di tale abuso
le piu vive similitudini del generate d'armata che non pu6
comandaro le sue truppe, se prima non abbia neppure il con-
cetto di quel che sia esser soldato, ovvero del muro che non
pu6 poggiare su fondamenti non ancora asciutti o non solidi
e altre simili. Ma che potevano mai giovare questi ammoni-
menti?
Finchfc principi secolari, specialmente della starapa di
codesti Merovingi, mettevano mano nelle cose sacre, non
tornava possibile riparare al guasto; e fino a che le supreme
dignita ecdesiastiche ottenevansi con aperte simonie, gli si
ovi non conferivano gli ordini se non a prezzo pattuito
im :, ti. .is ;.;. ii .").}) Vinjilin epitcopo arelatensi, IAFFK-KWALD
n llTi: (iiiiduiH rx laico habitu per appetitnm glnriae temporalis dff':
-irantur el finnt .iiitritrt xucenlnti'*. O.IDO S P.M.!.. rum |..Tin.-t-
i neophyli fossero prninossi ai a'ri ordini, cost costoro ne devonn
eusere esrlini : itn n-inc it>-r neophijtos depntomiu, ijnt ,i,lhnc nor <. -
) Gregorio non parla mu di MO^ftorwM mi-
litTii" Ixvvi.irio riMiKino nclli- hvinni del S.mto Hi ni;ir/
re il I'oritrlnv roinl).ittiito i Dmiati-li. u'li An.m ' ed eMeni
Btudiatu di st.Tinin.nv dtill<> Gallte i ncnphijtni htu'n-tii-<. Mi-no ospocta ad
equt B rimoniaca haeresli, rh< mine sappi.nuo apeaco *i legge
'(li di (in-^'iin r s' inrc.ntr.i pun- nrlla fii.it. i |.-lti>ra II I
^^ai fnrt. ''mn nor, mntnt rr/
14 nulliiH ml f,n-nuit /
ifr.mtino la furnu'la di-l LA r diufntu ! I.-H.TI- .1
Ul , ! pun- per riguardo ai luopki/ti ..
liO (L I'"NT11 1 ATO DI 3 'i:IO MA'iNO
innanzi. Inoltre, occupando essi la vita loro in commerci seco-
lareschi e mondani, e abbandonandosi alle frivolezze della corte,
^i rendevano incapaci d' operare pel bene della religione e
degli interessi sociali.
LIT.
IL PAPA E I SOVRANI MEROVINGI -
MASSIME DI BUOX OOVERNO.
Gregorio, secondo il suo cousueto e adoperando parole
grandiosamente seraplici, ma pure piene di forza, espone ai
principi franchi le massime, secoudo le quali regolare il go-
verno sui popoli loro soggetti. Non crediate gia, dic'egli, che
tutto sia lecito, quanto la potenza vi rende possibile; ricono-
scete i confini che nell'uso della medesima v'impone la legge
di Dio ; soltanto allora avrete per voi amico T onnipossente
Signore, quando sacrificherete 1'arbitrio vostro ; e allora sol-
tanto, come regnanti, sarete veramente grandi. Sorarao bene
de 1 re & osservare la giustizia e mantenere i diritti proprii di
ciascuno ; non. permettere che la potenza trasmodi, ma custo-
dire la giustizia. Cosi scrive tra le altre cose a re Childeberto
di Austrasia e Borgogna e a' suoi giovani figliuoli, Teodeberto
e Teoderico l .
E a Brunechilde, madre di Childeberto, rivolge queste e
simili istruzioni: Allora si rende stabile il regno, quando si
ripara prestaraente la colpa riconosciuta ; perocch& sta scritto:
La giustizia solleva i regni, il peccato rende miseri i popoli.
E qui senza velo espone agli occhi della reggente tutto il male
che commettevasi negli Stati di lei e conchiude : Chi puo
ill <-tt nnini/i'>trnti l><nin<> <ii/>lin.-< j>l"
i/i'it/id i-t*i,-n) .>/ /ititi-iittiti'iii xittiiH i-isd-iittifH* minus sibi crediderit licere
quod potest. Itet/ixtrum 6 n. 6, lAFFE-KwALD n. i38o. Cln'/di'l't-i-to Regi
J-'r<inrii,-ui. Nella modesima lettera si legge inoltre il seguente passo : Este
n, qnin mint rt tilii, noil iiiinnii /.-': xc*/ /xvr mtJiHlicmn quo i tilii
wet'fntHf, li'if .-<(itit< est. Vedi la lettera 9 n. 226 (9 n. 116) IAFFK-EWALD
n. 1755 Theoderico ft Tlicodel'crto rfi/if>tti> Fr<tm-urum.
61
..ire I.i colpa e non fa, vuol sr; bio parted pare al *
irlitto. Provvedete dunqiu' alle anime vostre, provvedete ai
nipoti so brarnate i-ho regnino 0-lici, provvedete alle vostre
terre, prima che il vostro Creatore levi la mano e vi
;mnisca ! .
Piu in particolare s'addolorava il Ponteflce pel grave abuse
della sinionia, quivi inantenuto e promosso dalla Corte : I
-attivi sacerdoti sono la rovina del popolo, dic'egli; chi mai
si preseu tera quale intercessore pe' peccati del popolo, se il
rdote che dovea far quell' uflicio, s'abbandona a peccati
piu gravi de' commessi dal popolo? * La risposta a scusa della
>nia, poteva essere che que' denari erano oramai assoluta-
mente necessarii alia cassa dello Stato. Ma il danaro rac-
colto col peccato, soggiunge Gregorio a Krunechilde, non e gua-
:io, ma danno. Se vuoi conservare i tuoi tesori, fa che nep-
pure un soldo vi penetri, che sia frutto del peccato. Adempi
timore di Dio i tuoi doveri, e Dio stesso pugnera contro i
popoli che ti minacciano, coin' 6 detto nella Scrittura : // St-
;/;?"/ :(ti>rd per voi e rot .\^//-iVf ^lemiosi 3 . E con-
tin ua : Su dunque prendete le parti di Dio e Dio prendera
le vostre. Date ordine che sia congregate un sinodo e con
miglior sollecitudine per mezzo d' una deflnizione conciliare
proibite nel vostro regno, tra le altre cose, anche il peccato
(lell'eresia simoniaca, come scriveiniuo altra volta > '.
Gregorio mantenne con paziente costanza 1' idea di ragu-
nare il concilio, qui mentovato. Sulle prime promettevasi il
sostegno de' vescovi fnmchi, per lo meno entro il regno di
Austrasia, dove dovea tenersi il sinodo; ma allorchfc li vide
! I n. r. ' i 1 v* /, . re-
:
i|, .-i,i/i. V"
* Ib. H n. 29 (II 11. 03) IAFFK K\VMI> n. l*io. - 2 V... li. (i
4 ||) ,>/ 7 M(x/ rfttrui*
dum con// <tt haert*i*
inter
62 IL PONTIFICATO DI S. GRROORIO MA
rimanersi freddi e non offerire il loro concorso, si studio d'aver
sempre meglio quello de' principi. Questi di fatto gli erano per
piu capi favorevoli, come rimasero anche in seguito, sebbene
il Ponteflce co' suoi continui ammonimenti non tornasse loro
troppo gradito.
Childeberto era stato riconosciuto re d'Austrasia fln dal
575. Nel 593 guadagnd la Borgogna. La vera reggente della
politica era la madre sua Brunechilde, donna ornata di ogni
miglior dote pel governo e sovratutto di singolare energia. Essa
fu pure 1'educatrice ed ebbe pin tardi la tutela de' due figliuoli
di Childeberto, Teodeberto e Teoderico, non pure assicurandoli
del regno, allorch^ il padre loro venne a raorte nel sesto
anno incirca del Pontiflcato di Gregorio, ma infondendo loro
quel cotale sentimento del buono ed onesto, che, non ostante
i difetti, manifestarono poscia durante il loro governo. Chil-
deberto medesimo come reggente fe' mostra di qualita ancor
migliori, ne Gregorio tralascio di fargli notare, com' egli ne
dovea esser grato all'educazione di sua madre *. Lo stato de-
plore vole delle cose nelle province da lui governate riebbero
sotto di lui un po'd'ordine; gli arbitrii divennero piu radi ed
in ispecie Brunechilde si oppose con terribile forza ai soprusi
della nobilta. Se Brunechilde, per s medesima ambiziosa e
superba, non avesse avuto a nemica acerrima nella casa di
Neustria la regina Fredegonda, la memoria sua non sarebbe
stata offuscata da quelle ombre, che la tradizione popolare
mantenne esagerandole, ma che nelle fonti storiche piu anti-
che e piu autorevoli non sono appieno provate 8 .
1 K.i;-i'!lcn(iii> n'^tnn- pratdiccmdaiH <ii- !><i> jilii'-ilmn Ixtnitiiti'in ft ./"'
i riiaculu n-f/iii ff*t it>it iir i'f rtlitftitio /Hit iiHtnift-xtut. Ili't/ixtrttin 6 n. 5 a Bru-
nechilde.
2 Citercmo soltanto il piii recente autore, tra quanti scrissero contro le
esagerazioni a ddnno della regina: GODEFHOID KCRTII, /. "Hit
nella Kvi-m- d< < ywx/V/.v h;i<>ritji<rx 1891, II, 5-79. Eccellente lavoro cri-
tico per aver ben saputo vagliare le fonti. Si deve picnaniente consentire con
1'Autore, quand'ogli dimostra, che il Liber hi*' -/ ri-i/nm fr
ruin), contrariamente alia cronaca di Gi->-<j<iriu* <li T<mr, fu il prime a di-
pingere quel qiiadro si fosco del carattere di Brunechilde, e cio verso 1'anno
'11, piu di cent'anni dopo la morte di Brunechilde.
roui l DI
Un re Childel>erto pel riordinarncnto de'suoi
Borgogna ed Aquitania, fti quello d' a
impetrato da Gregorio che Virgilio, arcivescovo d'Arles, fosse
inualzato alia dignita di Vicario della Sede apostolica in q
dominii; giacchfe fin da' tempi anterior! i vescovi di quella
itta borgogoona solovano essere investiti del vicariato apo-
stolico su tutte le Gallic. Gregorio adunque accondiscese ; di-
chiaro all' arcivescovo ed al re entro quali limit! i vescovi
ichi dovevano essere subordinati alia venerabile sede di
Aries; spedi a Virgilio 1'onore del pallio, e mentre in questa
occasione espose ampiamente quanto voleva si osservasse circa
la simonia, 1'ordinazione dei ncnfili ed altri abusi che si commet-
tevano nelle Gallic, dichiaro che il mezzo migliore per riparare
a que' mali era il celebrare regolarmente i concilii ! . Ordin6
esplicitamente ai vescovi dei due regni di recarsi al sinodo,
tostochfe ue avessero ricevuto 1'ordine da Virgilio, al quale,
secondo 1' antico costume, rimetteva rappresentare il Ponte-
fice ; chi per cagione di malattia o di altro giusto motive
ne fosse impedito, doyeva ad ogni modo spedire al concilio
un prete od un diacono, a fine di ricevere per mezzo di questo
relazione fedele di ci6 che 1'arcivescovo d'Arles, suo Vicario,
con I'aiuto di Dio avrebbe ordinato durante il sinodo. e di
che al Papa medesimo fosse piaciuto stabilire 9 . Nello stesso
tempo ingiunse al re d'aiutare 1'arcivescovo nelle sapient! ri-
forme commessegli : Cio che noi gli abbiamo ordinato, si
faccia col favore vostro: niun vescovo deve osar di resistere:
1 /, n. 58 (.'i n. 53) IAFFK EWALD n. 131 , i
Arelutrnxi, del li agosto 59'i : nun //c/x.-ir,
'. ijlliil llJill'l HIKI,!! /;<.<< -"!.. .ilitl IHtlti'
''i./ii,- fi-.it, ,,./>,; <.,, vice* nostras in <-.'
titnt ,,ii filii niutri Cln'1,1, 1,,-,- mn-fiH Df
nitlimiiit. ,
* II). "> n. .'J9 (."> ii. .'ii) IAI-I K-I'wAi.D n. 1375 : <
'
-.'/if ilefinita <nl <-</. " ltl ~
, ft Hnlln-
rial (iff.
64 IL POXTIFICATO DI S. OREGORIO MA
imitate vostro padre, che cosi adopero durante il suo regno,
e per T amore che portate a Dio ed al Santo Apostolo Pietro
date mano, perche i nostri ordini siano pienamente eseguiti '.
Gregorio adunque, com' e evidente, non voleva che lo stato
da solo e direttamente s' intromettesse nelle cose di Chiesa,
nemmeno in quelle che riguardano le riforme.
1 II). '') n. 60 (5 n. 55) lAFFK-EwAr.n n. M76 : <',u,ci
icripto fratri ft voepiscopo /<<>,^/v> (Vei-ffiliot //'// .-. ,-,^,-;.y,/, ,,,r,-,<r/r.'-.
favoris restri aitxilio eomplenntiif... xnllii-it<t (//-;//. <///' >' >! nt it >\ II L'
nel secondo volume della sua (;,-xi-liiclttf <!>* <h'iii>-i,,-,, l\i, , , / .- Ki,
,-li,'nr>'c/it i,,t Jfi'i<-/,,- </,',- M,',-,,,!-;,!,,?,- 1878) si fabbrica un intero sistema di
diritti esercitaii dai Merovingi indipendentompnte dalla Chiesa, p. e. rispettr.
ai concilii (2 p. 35, 62, Siecc.). Egli afTerma persino < che Grepiri'i n^
ingerisce per ntilla nelle cose dei Franchi, che non ordina nuiia e nullii -li--
cide (p. 86) . Quanto tale sentenza sia difforme dalla vei >
cose e quanto poco si sapesse a que' tempi di una Cliicsa nazionalo fr
sotto la dipendenza do' re, basteranno a diinostrarlo i pas*i ritati e ti
rimarrebbero ancora a citare. Vedi nella Z.-lt,'ln-!ft /'/;/ hn 1890
p. 447-493 la trattazione del GRISAH, lt,<,n iin<t <// /'/vV,/
nfhmlich iiti C> Jaltrhun '
RIYISTA BELLA 8TAMPA
i.
// Diritto ecclesiastico vigente in Italia, del dott. CESARE OLMO.
Manuali Hoepli CVIII-CIX. Mila.to, 1891, 16" di pp. 171.
Lire 3.
Per Diritto ecclesiastico TAutore intende tutto quel codice
oraraai voltuninoso di leggi, decreti, regolamenti e sentenze,
onde si e venuto pel corso di quarant'anni compiendo lo spo-
glio e 1'inceppamento della Chiesa cattolica in Italia. Pertanto
un volume che presentasse riunite in un solo corpo tutte quelle
disposizioni ostili ed opprimenti, soprattutto poi se vi si ag-
giungesse la esposizione storica della loro pratica applicazione
con tutti i vandalism!, gli sperperi, i peculati, le inumanita,
e le angherie che 1'accompagnarono e tuttodi Taccompagnano;
un quadro siffatto, diciamo, farebbe proprio al caso per <i
& chi non 1'ha, tina giusta idea della persecuzione, a cui una
minoranza liberale e massonica ha saputo assoggettare fra
noi un.i nazione anche oggi, per la massima parte. rattolira.
il j)ffsonte Manuale non ha per iscopo lo scoprimento di
I'l.-llo macchie vituperosp, bensi il contrario;e p^n-io in esso
troviamo ndn tanto un sunto di cotesto codice anticristia-
no, quanto una continuata giustiflcazione. E siccome T Ao-
tore adopera in ci6 con eguale destrezza la soflstica del giu-
onsulto e gli artiflzii rettorici dell* avvocato, puo darsi che
vi resti accalappiato qualche lettore di mente pit^ corta c di
; ito pii 1 ! servile, ma non gia niuno di quelli che hanno il
sentimento della liberta qua nos f^/ noi e la
8tri* XV, tol. Ill, f<i*<: 1009.
60 RIV1STA
grandiosa societa da lui istituita, di fronte a tutte le potesta
terrene.
Abbiamo detto che gli artificii avvocateschi entrano per
buona parte in questa apologia del Kulturhampf italiano: e
cosi dobbiamo chiamarli per non ricorrere a denorainazioni
forse pill vere raa meno cortesi, come quelle d'ipocrisia, di
cinismo, di menzogne, secondo il caso. Uno di questi termini
potrebbe correre alia lingua di qualche lettore p. e. la dove
1'Autore fa raenzione del 30 % che il deraanio si approprio
sui beni ecclesiastici, a mano a mano che pole applicarsi la
legge di soppressione. La conflsca di presso che un terzo del-
1'asse non pare che sia una bagatella, massimamente poi se
e vero che quell' asse ammontava a circa un miliardo e mezzo.
Sarebbe d' un tratto la falcidia d'intorno a 500 milioni. Ma,
sia esatta o non sia, questa cifra, resta sempre che la con-
fisca del 30 % in pro dello Stato parra enorme a chiunque
imagini un simile spoglio esercitato sopra alle famiglie dei
cittadini o a qualunque altra delle societa private esistenti
nello Stato, non che sopra la Chiesa. Come fara il dott. Olmo
ad abbuiare questa enormita? Ecco: Fatta astrazione, dice
egli (p. 350), da un 30 % del patrimonio che e passato al De-
manio, deve riconoscersi che la rimanente sostanza degli Enti
soppressi fu applicata pel ministero di legge a scopi di culto,
d'istruzione e di beneflcenza, ecc. Lasciamo stare che chi sa
come andarono le cose della conversione dei beni ecclesiastici,
e poi quanti rigagnoli la stessa legge abbia aperti sui fianchi
del canale che dovrebbe portare il rimanente ai predetti scopi
di culto ecc: noi vorremmo sapere soltanto se, accadendo un
fatto simile al dott. Olmo, parrebbe a lui cosa da potersene
fare astrazione con quella facilita che egli mostra di trovarci
nello spoglio altrui. II che non essendo probabile, ripetiamo
che cotesto suo modo di scivolare sopra un ragguaglio gra-
vissimo, non e che un artificio rettorico, noto ancora ai vecchi
umanisti sotto il nome, se non c'inganniamo, di miosi, ossia
attenuazione. E di queste ce n'e per tutto il Manuale, si pm'
Hire, tante quante sono le vessazioni tiranniche di cui, nel
LA STAMt'A
, non M riesce a dare neppun* mfapparente r
1'ifi diilicih* e trovare la flgura ui:
certe altre asserzioni come quesle: che la legislazione -
it;iliana.~ ha assunto piuttosto il carattere di una /
degl'ixtitnti ecclesiastici, anziche di una conflsca demaniale;
che lo Stato, oltre a tutte le altre belle cose che fa colle ren-
dite del beni della Chiesa, attua una perequazione di pro-
venti fra il Clero, cui la Chiesa stessa non mai per lo pas-
sato avea provveduto, con un'equa riforma della sua costitu-
zione putrimoniale (ivi). Che cosa v'abbia di vero in queslo
ipocrito vanto di riforma amministrativa, lo dicono le proteste
che ad ogni tratto si odono nella Camera, del doversi sov venire
alia indigenza del Clero minore, senza venirne per6 mai al-
TaUo. II dott. Olmo non rifina di mettere in rilievo i favori
che la legge italiana concede alia Chiesa. Essa autorizza la
piu sconflnata liberta nella predicazione della dottrina: (p. 30)
e lo pu6 dire, per citare un esempio receute, il Maffei Parroco
di Songavazzo in su quei di Bergamo, condannato nello scorso
maggio a un mese di carcere per aver predicate che il S. Padre
non permette di andare alle urne. La legge, seguita a dire il
Manuale, autorizza il libero esercizio delle pratiche del culto:
come si vede in effetto dalla liberta con che si son fatte finora
ad arbitrio di chi comanda, le processioni: ed eccoti per 1'ap-
punto una circolare ministeriale a mettervi nuove pastoie
ancora piti dispotiche. Ma basti cosi per dare a intendere come
il ch. Compilatore di questo Manuale non meno della miosi sa
maneggiare a suo luogo T iperbole e spingerla a un bisogno
cosi avail ti che si confonde colla falsita.
Ma. dove egli sembra trionfare senza contrasto, e nel con-
fronto fra il presente diritto ecclesiastico con quello che egli
era gia in parecchie province sotto la legislazione giuseppina
degli Stati Toscani o sotto' quelle di Napoli e di Sicilia; anzi
ancora colle ingerenze che si attribuisce tuttora la legislazione
austriaca in cose ecclesiastiche. E qui non mancano cattolu-i,
specialraente fra i liberaleggianti, che udendo lamentare i
danni recati alia Chiesa nel nuovo assetto di cose, ne scemano
08 RIVISTA
T indegnazione ricordando appunto i legami che alia Chiesa
imponevano altri Governi che pur si professavano cristiani.
Ora il decidere, primieramente, quale dei due sistemi, preso
in tutto il suo complesso, torni di maggior dauoo e servitu
alia Chiesa, non sar questione da risolversi ogni volta cosi
facilmente: e chi mira non solo alle libertk conquistate, ma
alia protezione perduta, all' immoralita e alia irreligione fo-
ttientate, andr ben a rilento nell'asserire che la Chiesa abbia
a rallegrarsi e a ringraziare il cielo della posizione in cui ora
si trova, come di un affrancamento e di una conquista. Checche
sia poi di questo, e chiaro che un cattolico raostrerebbe d'avere
ben poco a cuore la causa di Gesu Cristo, se a consolarlo dei
danni suoi present! gli bastasse il pensiero che ella ne soffri
forse da altri de' maggiori.
Del resto se si avverano le previsioui, o per dir raeglio i
desiderii e le speranze del dott. Olrao, la Chiesa sar ridotta
a poco a poco, anche dalP Italia nuova, a tali condizioni da
avere a rimpiangere le catene antiche. Perocchfe troppo resta
ancor da fare nelT opera dell' incepparla ; e il Manuale non
tralascia d' indicarne premurosamente i modi, o si tratti del-
T applicazione del giure esistente, o degli articoli che vi si
potranno aggiungere dipoi. Ad esempio, la libertk d'iosegna-
niento lasciata ai Seminarii, dove si preparano i giovani al
rainistero sacerdotale, piace poco al dott. Olmo, il quale du-
hita se essa sia compatibile colla missione educativa dello
Stato moderno e colla stessa sua sicurezza, atteso il conflitto
fra la Chiesa e lo Stato. Sicch& a tempo e luogo vedremo i
testi di teologia venire assegnati ai Seminarii cattolici da un
Ministro, che puo essere ebreo o ateo, di uno Stato che si pro-
fessa estraneo ad ogni religione, e che con tutto questo ha da
avere la missione educativa dei chierici ! Intanto il nostro
oculato giureconsulto, osservando *che nei Seminarii vi sono
dei posti gratuiti o semigratuiti, istituiti naturalmente dai fon-
datori al fine espresso di agevolare la camera ecclesiastica,
come si farebbe di qualunque altra, a giovani poveri, si fa
premura di avvertire che alcuno propone che queste piazze
I'l.I.LA STAMPA
o in ;iliri scopi <l ne e di beoe-
ficenza.
a legge delle guarentig'' il M -urn ,V i scaoso
jiiivooi, che essa ha un carattere transitorio > ; ed ancbe
ist.-ndo essa, puo lo Stato restringer 1'uso delle iranchige
lei concesse, richiedendolo il suo interesse, come potrebbe
nire, a cagion d'esempio, nel caso d' una guerra.
I'n punto che fra cento altri sembra al Manuale bisognoso
<li riparo, e quello della mal riuscita soppressiooe degli Ordini
religiosi ; perocche, soppressi in quanto corporazioni giuridi-
che, ed eccoli persistere ed anche ripullulare solto veste di
associazioni private. Questo sistema, dice graveraunte il
dott. Olmo, ha i suoi gravi inconvenienti, giacche permette il
i icostituirsi di tutti gli antichi conventi senza freno alcuno. >
v >ui i giuristi liberali si dividono in due opposti pareri. Gli uni
rebbero ricostiluire la personalia giuridica dei conventi,
perchfe lo Stato avesse miglior destro di impedirne la molti-
plicazione e lo svolgiraento: al qual proposito citano 1' esempio
dell'Austria, dove sotto il sistema giurisdizionale Tauraento
dei chiostri fu assai minore, negli ultimi anni, che in Italia.
Alcuni si confermano in questa opinione, considerando che il
tonomeno della libera riproduzione di quegli istituti, non ostante
la proscrizione loro data dallo Stato e dalla Chiesa stessa,
(anche dalla Chiesa ?) dimostra come la vita monastica, per
quanto biasimata dal logislatore (clu* non ci hn rhc cetlere)
risponda ad un' intima necessity della vita. 11 dott. Olmo non
he posci si prendere. Non vuole la prolezione della legge
- ii conventi; non ammettc che le applicazioni del concetto di
libertk possano con trad Jire ai principii di ordine pubblico;
undo forse non ripugnerebbe a leggi ecce/ionali contro le asso-
oia/ioni religiose: ma inflnesi risolve pel meglio, sperando nei
risultati della nuova educazione nazionale, la quale bandirk per
- inpre dall'animo dei cittadini 1'idea e il desiderio di sacrillcii
e di obblighi non utili, non necessarii, ripugnanti all'esercizio
liritti naturali deiruomo. E lasciamolo in questa sua spe-
ranza, notando intanto come sia menzoguera la protesta, che
70 RIVISTA
si fa a nome dello Stato moderno, del non entrare esso nelle
attinenze di nessuna religione, ne per contrariarla, n& per favo-
rirla. Nella religione cristiana lo stato religiose coi suoi voti
e colle sue pratiche, e non solo santo in se, non solo non e
riprensibile pel rinunziarsi in esso all'esercizio di diritti na-
turali all'uomo (il che in certa misura si veriflca ancor nello
stesso accedere alia societa civile) ma e stato di perfezione per
1'individuo, e utilissimo per piu capi al popolo cristiano, e in
certo senso ancor necessario. Frattanto il dott. Olmo ci fa sa-
pere che la nuova educazione nazionale dee persuadere tutto
il contrario alia crescente generazione, ed egli stesso fa en-
trare la negazione di quelle dottrine di Cristo, come uno del
principii del moderno Diritto ecclesiastico. Tanto e vero che
la vantata neutralita religiosa dello Stato e una maschera o,
per dire piu vero, una menzogna che ad ogni passo si smen-
tisce da se!
II solo indicare tutti i principii errohei e i sofismi, sulla
cui trama e tessuto questo manuale di giurisprudenza antiec-
clesiastica, richiederebbe troppo maggiore spazio che quello
di una rivista. Ma a formarne il giudizio che si deve baste-
ranno sempre ad ogni cristiano poche osservazioni generali.
La prima e che i sostenitori di siffatte legislazioni sono
costretti innanzi tutto a svestire il carattere di cristiani, as-
sumendo come cosa controversa se non anche falsa a dirit-
tura, la divinita di Gesu Cristo, e la costituzione della societa
da lui fondata, quale si rileva anche storicamente e dai racconti
evangelici e dalla storia della Chiesa fino dai primi tempi ; e
piu ancora dalla tradizione autentica, che per ogni cristiano
e fonte dommatico di verita.
Ognuno sa come il Figliuolo dr Dio umanato procedette nel
recare la luce e la salute airumanita, precipitata tutta nel piu
profondo dell'errore e della imraoralita. Non solo non domando
egli licenza, d' iniziare la sua opera divina, alle autorita poli-
tiche del paese, dove gli piacque di darle principio, ma anche
ai suoi apostoli die la missione di andare predicando e di al-
largare in tutte le genti la societa da se fondata, senza il me-
I'KI.I.A STAliPA 7!
00 ri^uanln a <i'> rlie jK.t.-ssc parernc ai dominant! torr-
e non a <ju>'>ti, ma ai singoli imlividui 6 rivolto Pinvito e il
comando di ascriversi a quella societa e cooformarsi alle sue
istituzioni. Questa 6 la liberta e nobile indipendenza, procla-
in.-ita da Cristo nel mondo contro la tirannia dei potent!; e
saputa mantenere da dodici milioni di martiri, uomini e donne,
volgo per la maggior parte, e artisti e scmplici soldati e schiavi
e fanciulli c donzelle; esempio non piu visto di magnanimita
nel serbar fede al proprio Dio, e nel mantenere contro i so-
prusi deirautorita i veri diritti dell'uomo.
E non 6 che Iddio, istitutore della societa civile come e
della Chiesa, volesse coll' istituzione di quest'ultima o awilire
la prima o turbarne Tordinamento o menomarne i diritti. Ma
qui vuole osservarsi che, essendo la societa costituita di molti
sudditi e di pochi regi^itori incaricati di fare gl'interessi e le
parti della comunita, puo bene tornar comodo a costoro di
cbiamare diritto della societa quello che non 6 se non un abuso
di potere a danno della liberta dei piu. II non lasciarsi aggirare
da tali scambii di parole neH'ambito della vita civile, tocca ai
cittadini. Essi debbono sapere che chi regge la cosa pubblica
non ha diritto d* inceppare la liberta individuale, se non in
quanlo & veraraente richiesto al conseguimento dei beni, ai
quali Tassociazione civile 6 indirizzata. Quali poi sieno gl' in-
ceppamenti in cui si adempie quella condizione, non ispettera
illimitataraente il definirlo ai reggitori, naturalmente inclinati
a coonestare ogni loro arbitrio e capriccio col pretesto del
pubblico bene; bensi lo giudichera la nazione, e senza grande
diilicolta, mirando alle svariatissime legislazioni sotto le quali
prosperarono e prosperano altri popoli anche ai giorni nostri.
Che se i governanti trasmodano nel restringere la liU-rta indi-
viduale dei cittadini, nel che consiste la tirannia, spetta a qu-
ove abbiano sentimento di liberta, il cercarvi il riparo o Top-
porvi la resistenza, coasentita dalle istituzioni del paese. M
intorno a ciu uon troviaino nel Vangelo eccitamenti e con-
forti, bensi piuttosto raccomandata la soggezione verso ie auto-
costituite, la quale in o^ui caso non attirera mai sopra
72 RIVISTA
il popolo tanti mali neppure nell'ordine materiale, quant i
produrrebbe T anarchia.
Diverse e il caso e ben piu grave, quando i reggitori della
societa non invadono soltanto qualche diritto mondano dei
cittadini, ma pretendono di restringerne come che sia la li-
berta nel professare e predicare le verita recate al mondo
dair Uomo Dio, e nel conformarsi alle leggi e alle istituzioni
della societa, a cui egli chiama tutti gli uomini. In tutte que-
ste azioni Tindividuo non doveva, per la natura stessa della
cosa, dipendere non che dai regnanti, ma neppure dai suoi
genitori: e la ragione semplicissima fc che la societa, tanto ci-
vile quanto domestica, sono istituite per procacciare agl' indi-
vidui che le compongono, dei beni terreni e passeggieri, come
la vita mortale in cui si godono: dovechfe la societa cristiana
mira a guarentire a ciascuno la felicitk nella vita senza ter-
mine, che ci aspetta di Ik dalla tomba, e che & il fine ultimo
pel quale ciascuna creatura umana fu creata. Al consegui-
mento di questo fine niun uomo puo rinunziare, qualunqu-^
sia la societa umana a cui si ascriva o appartenga; ne al-
cuna autorita terrena vi puo metter lingua per restringere o
mutare la via, apertane da Cristo nella istituzione della sua
Chiesa.
Che i reggitori delle societa civili molte volte frastorne-
rebbero 1'opera di Gesu Cristo, lo predisse egli medesimo, e
s'e avverato in tutti i secoli. Le guerre, or sanguinose ed or.i
giulianesche, mosse dai reggitori delle societk civili alia di-
vina istituzione di Cristo, sono il capitolo principale della sua
storia in presso che tutte le eta e tutti i paesi. Oltre alia na-
turale tendenza ad abusare della forza, oltre alia gelosia, na-
turale in chi comanda, verso ogni professione d'indipendenza
a riguardo suo, doveva spesso attizzare sifliitte animosita Tav-
versione dei potenti del secolo alia dottrina e alia morale di
Gesu Cristo. L'infedeltci pero dei persecutori e la loro immo-
raliti non giustifica menomamente n6 attenua la loro scelle-
rata ed empia tirannia: giacche una e la verita ed una la
morale, quella voluta da Cristo comunicare a tutti gli uomini
DELLA STAMPA 73
pel .i !tabiliti: ne un Nerone o un Giuliano, uu-
imni nnch'essi come ogni allro, erano scusati dall'iuchinarvisi,
he niigliaia e milioni di altri aveano riconosciuto il vero
vi si erano inchinati.
Cosi ragiona il cristiano oggidi, quando considera le legi-
ioni, colle quali il liberalismo massonico, sotto r insulso
ic di diriito //,'.'/.-/-"/. continua 1'antica guerra contro la
Chiesa di Gesu Cristo, c invade per ci6 la liberta. dei ciltadini
cristiani anche lu dove essi costituiscono la pluralita, e poco
meno che la totalita della nazione. A questi basta il vedere
come il primo passo, che danno gli autori di cotosto presunto
iliritto, e quello di disconoscere la divinita di (.Jcsu Cristo, il
valore della sua dottriiia, la legalita suprema, perche divina,
d'.'lla sua istituzione. Uuu legislazione che si regge necessaria-
mente sopra tali preliminari, il popolo cristiano la subira,
:.j subi quelle di Nerone e di Giuliano Apostata, ma non
-era mai dal riguardarla come sacrilega e tirannica. Che
si cerchi di giustiflcarla con ogni maniera di sottiglioz/e
ridicheedi artificii rettorici, questo s'inteude da ogni bimbo
che ha lette le favole del lupo e dell'agnello, e del leone che
divide la preda: ma non serve ad altro appunto che a ram-
inentare il diriito rappresentato in quelle favole.
Cosi, quando il Manuale magniflca la potenza morale della
Chiesa, la sua ampiezza e la robustezza della sua costituzione,
tlimenlicando la sua debolezza materiale; per dare a inten-
dere che il Potere civile non fa che prowedere alia propria
difesa quando spoglia, incatena e osteggia una potenza cosi
uidabile. Ecce ego mitto vos sicut agnos inter lupos, aveva
detto il Salvatore, prevedendo e smascherando coteste ipocrite
paure.
Cosi, quando il iiiedesimo, secondo lo stile consueto dei re-
legna al peusiero che i reggitori della societa cri-
na la guidino liberamente eziandio nelle azioni esterne, in
quanto sono connesse col suo fine ; ne sopporta che ad essi
tti il giudicare di tal connessionc. bensi ai reggitori della
;ie: onde conseguita che a Diocleziano spetlava di
7 1 RIVISTA
diritto, in riguardo, putacaso, alia prosperita dell'erario o alia
pubblica pace, di proibire la predicazione cristiana, chiudere
le Chiese, e incamerarne i tesori ; come oggi spetta a un Go-
verno, sia pur composto di atei e di massoni, il dertnire qual
numero di sacerdoti o di Messe sia bastevole o superfluo, e
proibire le processioui perche non ne siano ingorabrate le
vie; e poi anche ridurre le diocesi, e cento e mille altre ser-
vitu cosi fatte.
Una cosa vedono chiara i cittadini cristiani in tutto que-
sto armeggio de' governi anticristiani ed e la consecrazione
della tirannia a danno dei diritti individual!. I regalisti hanno
un bell'adoperare a studio e continuamente i termini di so-
ciela civile e di Chiesa, come se si trattasse per una parte
di tutto il laicato della nazione, e per Taltra del Clero, con a
capo il Pontefice Romano, contro al quale soltanto e in fa-
vore dei laici, sarebbero rivolte tutte le rivendicazioni e le
ostilita della potesta civile. Nessuno che non sia sciocco si la-
scia sopraffare da tali scambii di parole. La Chiesa non e com-
posta dei soli Pastori, sibbene tutto insieme della greggia,
del Clero ciofe e dei fedeli, che in paesi cattolici, come T Italia
e la Francia, sono poi esst di fatto la nazione: e sooo soggetti
a chi ha in mano il governo politico, per quanto lo esiga il fine
della societa civile, indipendenti in cio che oltrepassa quella
cerchia, e segnatamente in cio che riguarda la societa reli-
giosa in cui si sono uniti, ricevendone da Cristo come le dot-
trine, cosi le pratiche e gli ordinamenti. Pertanto, allorche
una fazione giunta al potere si da a nimicare colle sue leggi
la Chiesa, non gia il laicato che si leva allora contro il che-
ricato, ma bensi un gruppo di prepotenti, che assale nella sua
liberta piu inviolabile lo stesso laicato e la nazione : e ben lo
mostrano le leggi che, sotto il titolo di ecclesiastiche, vanno a
ferire Tautorita paterna nell'istruzione, il vincolo della famiglia
nel matrimonio, perflno le ultime volonta dei testatori nei
lasciti. Nel fatto non e altro che la vecchia pretensione dei
potenti infedeli di spadroneggiare da numi sui sudditi. Al
dio-Cesare d'una volta si sostituisce oggi il dio-Stato, che in
IH-'.I.LA STAMPA
ve nel dio-Parlaraento, nel dio-Ministro, e nel-
I'Olimpo di cento altri dii minori.
(hi ben guarda, egli e, ancbe politicamente, un beneflcio
reso da G. Cristo ai popoli, quello di aver loro fatto un ob-
bligo del serbare a un certo punto il sentimento della loro
indipendenza individuate: ed ora ve n'e bisogno phi che mai,
dacche, con tanto sbraitare liberta, i governi liberaleschi incep-
pano la liberta individuate dei cittadini piu che non si facesse
in verun altro tempo: e i popoli per lunga abitudine appena
serbano coscienza dei loro diritti.
Facciamo punto: se altri brama di vedere raccolti tutti i
sofismi, su cui si regge la giurisprudenza anticristiana, prenda
pure questo Manuale, ch6 vi sono tutti. Fuori di questo, non
vediamo che cosa vi si possa imparare.
II.
GIOVANNI MARIA CORNOLDI. Partenio, la Creazione e la Im-
macolala. Conversazioni scolastiche. Roma, Befani, 1891.
Un vol. in-8 di pp. 243. - - L. 2.
Un altro lavoro dell'infaticabile P. Cornoldi 6 1'annunziato
qui sopra, da lui composto negli ultimi tempi della sua vita
mortale. Attesa 1'arduita e Timportanza insieme del soggetto,
TAutore ha fatto benissimo a trattarlo in forma di dialogo,
in dodici conversazioni continuate fra un <:erto Parlenio, che
tiene le parti di maestro, ed un certo Alessandro, che si rap-
presenta come giovane di svegliato ingegno e a sufflcienza
istruito nella scolastica filosofla. Cosi ne riesce piu facile Tin-
telligenza e piu gradevole la lettura.
La Conversazione I ragiona dell'ordine naturale, affer-
mando sin dalle prime mosse che base della trattazione esser
debba la sola dottrina delPAngelico San Tommaso d' Aquino.
In essa Partenio dimostra qual sarebbe stato T uomo nelPor-
dino naturale, se in tale ordine fosse stato create e conser-
76 RIVISTA
vato (cosa r che non fu), quale il suo ultimo fine oltre la tomki.
quale il'modo di tendere all' asseguimento del medesimo.
Nella II Conversazione discorre dell'ordine soprannatural<%
e comincia dal poire in sodo come in esso la stessa Divina
senza debba essere la forma ideale, onde Puomo beato intuisce
Dio; dalla quale visione risulta il beatiflco amore. Cio stabilito,
viene all'uomo e spiega in che guisa egli deve essere prepa-
rato per conseguire un tal fine, e come vuol essere ornato
della grazia santificante e di altri doni soprannaturali. Con la
dottrina di S. Tommaso divinamente si chiarisce P indole di
questa grazia e di questi doni, e come con tali mezzi I'uomo
tende alia vita beata. Partenio parla altrcsi della concupiscenza
e della morte, dalle quali fu immune Adamo nello stato d'in-
nccenza, non per natura, ma per grazia; la quale fu ritolta
a lui e a tutto il genere umano per cagione del peccato.
Nella III Conversazione si espone come il primo uomo fu
create e come cadde in peccato. Sono bellissime le dottrine del-
PAngelico, 'che chiariscono come Puomo sia imagine di Dio,
e la dignitk tragrande alia quale fu innalzato Adamo in prin-
cipio della sua esistenza. E quindi come cadde da tanta dignit^
e come il suo peccato si propago in tutte le seguenti gene-
razioni; il che non sarebbe avvenuto, se solo Eva avesse
peccato.
Nella IV Conversazione si mostra la pena del primo pec-
cato, e si dichiara come PAngelico non ammette che la natura
umana sia stata corrotta in se stessa od abbia perduta la
flsica literta; e come i bambini, morti senza battesimo, non
vadano a soffrire le eterne sensibili pene nel fuoco infernale.
Quindi viene spiegata la condizione di questi bambini, dopo la
presente vita.
II Partenio in queste tre conferenze ha teologizzato insieme
e filosofato ed ba'proposte le dottrine sicure di San Tommaso
in opposizione a quelle di certi filosofastri moderni, i quali
hanno abbandonata la sapienza dei gran maestri cattolici.
Nella V Conversazione comincia il Partenio a trattare della
Immacolata Concezione; e con Pautoritk e con gli argomenti di
LA STAMI'A
la Vergine andu esenk- da Ha colpa
di origins. Fra ! testimonianze dell'Angelico sopi .' si
arrcca quella, nella quale egli affcrma apertamenle che la Ver-
gine fu immune dalla colpa originale. A peccalo originni
<iunis full; il che si legge in tulte le edizioni delle
opere del S. Dottore.
Nella VI Conversazione si tratta della generazione della
Immacolata. E priina il Parteoio espooe la dottrina della ge-
nerazione nuturale dell' uomo, in conforraita dei fatti e
condo la dottrina dell'Aquinate e della Sede Apostolica. Nella
quale generazione voglionsi distinguere due termini: 1'uuo a quo,
ch'e 1'inizio della generazione, ed 6 1'unione dei due principii
generativi, cio6 virile e femmineo, e dicesi concezione del fete;
il secondo iermine fc ad quern, che la creazione dell'anima
razionale informntrice del feto organizzato, e questa dicesi ani-
masione od anche concezione della persona. La generazione
della Vergine non fu fatta in uno istante, ma richiese Tordi-
nario tempo, ed ebbe questi due termini, cioo la concezione
del feto e 1'animazione o concezione della persona. E dot-
trina di San Tommaso che la grazia santificante, o la sua
privazione, ch'e il peccato originale preso formahuente, non
possano essere in altro soggetto che neir anima razionale.
Ora, secondo la ferma sentenza di lui, nella concezione del
feto, la quale precede di molti giorni la concezione della per-
sonal 1'animazione, non vi e Tanima razionale. Dunque San
Tommaso c'insegna che nella concezione del feto non vi puo
essere n6 grazia santificante n6 peccato originale, forinalmente
preso. Ma nella stessa concezione del feto si forma un coin-
posto dei due principii seminali, il quale composto fontalmente
precede da Adamo; e percio in esso, come procedente da
Adamo peccatore, e una ordinazione ad avere nella genera-
zione della persona un' anima razionale prica della grazia
santificante. Perci6 nei principii seminali o nel loro com-
posto si pu6 dire che il peceato originale sia non forma-
lit,;- ma /, ,;ta liter. Or sebbene Iddio non abbia im-
pedito che la concezione del feto, rispetto a Maria, fosse
78 RIVISTA
dipendente dalla causalita del seme di Adamo peccatore;
tuttavia dato quest'ordine nel feto ad avere, dopo certi giorni,
un'anima razionale infetta di colpa originale, poteva troncare
questa. relazione al futuribile peccato, creando 1'anima razio-
nale colla grazia santiflcante, e cosi santa infonderla nel
feto organizzato. Cio fece Dio; e quindi 1'anima della Vergine, che
avrebbe contralto il peccato originale senza questa preserva-
zione, si deve dire immune da esso, perche in tale maniera fu
preservata. San Tommaso non confonde mai la concezione del
feto con la concezione della persona od animazione, neppure
una volta in tutte le sue opere. E poichfc Pio IX con altri Pon-
tefici, quando dicono che la Vergine fu immacolata nella con-
cezione, espressamente parlano della concezione della persona,
la quale e la creazione dell'anima razionale e la sua infusione
nel corpo organizzato, e chiaro potersi dire che 1'Aquinate
espresse, tanti secoli innanzi, 1'identica dottrina della Bolla
apostolica di Papa Pio IX. Discorrendo con questi principii,
non solo puo difendersi San Tommaso, ma forse altresi San Ber-
nardo nella famosa lettera ai canonici di Lione.
La Conversazione VII tratta del primo istante in cui la
Vergine fu immacolata e santa. Si dimostra come tale istante
e quello in cui 1'anima di Maria fu creata e informata della
grazia santificante, e questo istante e il primo in cui si fa la
generazione della persona che, per tempo, e posteriore alia
concezione del feto. Qui 1'Autore si studia di sciogliere le dif-
flcolta che si possono trarre da qualche frase dell'Angelico e
segnatamente da quella in cui sembra negare che 1' anima di
Maria nelF istante in cui fu infusa nel corpo sia stata san-
tificata e percio preservata dalla colpa originale. A sciogliere
questa difflcolta si consideri: 1) che San Tommaso ha inse-
gnato, come si vide nelle passate conversazioni, che il peccato
originale formalmente consiste nella privazione della grazia
santificante ; 2) che come in causa instrumentali pu6 stare
nella carne (1% II ae , 83. 2), cioe nella concezione del feto, il
quale, perchfe deriva per generazione da Adamo, direbbe per se
relazione alia concezione della persona inquinata di colpa ori-
DELLA STAV 79
ginale. S. Tommaso non dice nella recaU difflcolta (in III !
. HI, (jii.-ust. l, col. 2) che nell' istante delta taftoione dai-
Taniraa non fu santificata, ma che - atio non potuit
esse decenter in ipso instanti infusionis, ><( ><///>-/ per gratia m
tune sibi infusam conservaretur ne culpam originalcm incur-
reret . Ci6 vuol dire che non si pu6 supporre che fosse fatta
1' infusione della grazia santiflcante in quello istante in ma-
niera, che il feto concepito fosse percid preservato dall'essere
per se causa instrumental di peccato originate, cotalch6 alia
creazione dell'anima non si potesse incorrere. La ragione e
perche, con tutta la infusione della grazia, anche nella Ver-
gine (solo Cristo fe eccettuato) riman fermo che venne per na-
turale generazione dal seme di Adamo , e perci6 v'era biso-
gno vero di preservazione ne culpam otnginalem incurreret.
Checchfe ne sia, e questa la dimostrazione ingegnosa del-
1'Autore.
Nella Conversazione VIII il Partenio tratta profondamente
del fomite del peccato e come da esso sia stata immune la
Vergine Immacolata.
Veniamo alle due ultime Conversazioni, cioe alia IX e
alia X. Ce ne passeremo brevemente. Nella IX il Partenio
ragiona della bellezza soprannaturale di Maria, con molta dot-
trina e a modo di eloquente conferenziere. La X descrive la
festa della Immacolata in Feldchirch nel Collegio Stella Ma-
tutina, dove abbiamo tre belle conversazioni con Alessandro,
specialmente sopra la sublime preghiera a Maria, che Dante
mette in bocca a San Bernardo. 6 un vero piacere leggere le
costumanze e le pie pratiche, che si intrecciano con la festa
dei giovani convittori. Nella descrizione della festa v'e : 1) il
mattino, 2) il brindisi, 3) la passeggiata sul colle, 4) la sera.
Per tal guisa si chiude cotesto libro, utilissimo non meno
che dilettevole.
RIV :
III.
La Confessions Sacramentale dinanzi al Afondo, alia Cri-
stianild, alia crilica. Dialoghi di Don. LEONARDO LEONARDI
arciprele di S. Lorenzo in Slrada nel Riminese. Pesaro,
tip. Nobili, 1891. Due vol. in 16 gr. di pp. complessive 836,
Prezzo L. 4 Si vende in Roma presso le librerie Fili-
ziani e Saraceni ; ed in Riccione (Forli) presso 1'Autore.
Quest 'opera il cui primo volume gia annunziammo dicen-
dolo una apologia vasta, erudita, solida della Confessione sa-
cramentale (Serie XV. vol. I. p. 336 s.), e stata condotta a
termine dal suo egregio Autore, il Rev. Don Leonardo Leo-
nardi. Essendo il Sacramento della Penitenza a' giorni nostri
cosi preso di mira dal razionalismo e dal liberalismo, tornera
proficuo il dime qualche cosa un po' piu di proposito, afflu-
ent specialmente coloro che attendono alia apologia della dot-
trina cattolica, e sono in dovere di spiegare al popolo e alia
gioventu un sacramento cotanto necessario e salutare, possano
giovarsene ; essi troveranno per certo nel lavoro del dotto
Arciprete copiosa materia di che arricchire la loro mente.
II ch. Autore ne' due volumi ha saputo raccogliere gran
materiale, come suol dirsi, attingendo da tutte parti quanto
in qualche modo potesse contribuire a far couoscere Funiver-
sale uso della confessione, a metterne in evidenza la istituzione
diyina, a difenderla dagli attacchi degli empii, a mostrarne la
grande convenienza, chi usi della retta ragione, a indicarne
Fimmensa ulilita per ogni classe di persone.
Tutta 1' opera e divisa in quattro sezioni. La prima con-
sidera la Confessione dinanzi al mondo, e comprende tre dia-
loghi, dove dimostrando rantichita della Confessione, TAutore
fa vedere : come nel Paradiso terrestre Adamo ed Eva con-
fessarono a Dio il proprio peccato e ne diedero la dovuta satis-
LA STAMPA 81
: come iagoga -i peccato
onde ottonorne il pordono coll'offrire il sacrificio;* c
cosifatto u*o era eziandio presso i popoli non cristiani * appor-
tando tra le altre la tcstimonianza dello Choul e dello Stuck,
arabedue peritissimi dolle antichita profane: t Chiunque, essi
dicono, hyalmenle imprendera a fare ifu*it> -*,
>/ si ; nlla 1*011 fessione delta colpa. Cio prima
'a tl irln -eo e pentirsi del suo peccaio, e poscia con-
.npniu'iido il volto a s>- ad umilla 4 .
La seconda sezione e la piu distesa e rontiene 15 dialoghi
divisi in due parti. Considerando qui la Confessione dinanzi
alia Cri>tianith, il ch. Arciprete tocca prima della Confessione
nolla Chiesa cattolica, e poscia nelle chiese acattoliche, cio
presso gli scismatici, gli Eretici, i Protestanti "'. Nellu prima di
quoste due parti " il nostro Apologista attinge le sue armi da
tutta la tradizione ecclesiastica, che 6 organo infallibile della
rivelazione, da* santi Padri e Dottori d'Europa, d'Africa, d'Asia,
dai Concilii, da' Hbri ponitonziali, dal Diritto canonico, dalla
sacra Scrittura. I capiloli XIII e XIV danno in breve la storia
della Ccnfessione sacramentale nei primi dodici secoli cristiani 7 .
Nella seconda parte pot invoca a difendere Tuso della Con-
fessione i piu arrabbiati nomici della Chiesa cattolica, quali
furono, Novaziano, Donato, Fozio, ecc., ed i piu ostinati ere-
;<:hi, come i Montanisti, ^li Ariani, i Nestoriani, ^ r li Euti-
mi eev. flno a Wicleffo e Lutero. Quesf ultimo, capo im-
mondo dell* illogico Protestantosimo, 6 chiamato in mezzo a
render testimonianza colle sue stesse parole: esser la Pe-
nitenza un Sacramento, e necessarie pel medesirao la con-
triziono, la confessione, le opere buone; essor necessaria
la Confessione dei peccati mortal!, utile quella dei veniali; -
essere un tesoro di grazia abbondante; esservi parecchi e
v,-ilili motivi che c' inducono ad amare la Confessione;
doverci accusare davanti a Dio di tutti i peccati che non co-
1 I, pp. 5-18. * Ivi, pp. i'J-36. - IM |'|' W-M. ' lv j "
hi pj. - Ivi |)p 59-368. - " M pp. :"-33i.
XV, rol. HI, ft*c. ' ** 9**V
82 RIVISTA
nosciamo e davanti al confessore di quelli che conosciamo,
anche interni e secreti, e cosi di seguito *. Come ognun vede
restano qui ben serviti tutti coloro che ban sempre in bocca
Fautorita, nel resto di nessunissimo conto perchfe scismatica
ed ereticale, del protestantesimo contro il Cattolicismo, il quale,
essendo F unica Chiesa di Cristo, conserva e propone infalli-
bilmente esso solo la dottrina di Lui.
II secondo volume contiene le sezioni terza e quarta. Questa
propone due clialoghi intorno al Sigillo Sacramentale ed una
Rivista bibliograflca intorno alia Confessione *. Quella in un-
dici dialoghi considera la Confessione dinanzi alia critica 3 I
primi tre dialoghi valgono tant'oro, e gF interlocutori sono i
tre profondi pensatori, il De Maistre, il Martinet e il Nicolas, i
quali vengono dal nostro Autore invocati a rendere testimo-
nianza, colle loro stesse parole, della confessione sacramentale
come nianifestazione confidenziale, come forza espiatrice e
merito di grazia e di perdono. E cosa spontanea nel pecca-
tore lo svelare il proprio delitto che lo tormenta a persona
veramente arnica, dotta, grave, prudente. Qual cosa piu na-
turale per un cuore della confldenza? Ora la Confessione anche
considerata con occhio al tutto umano e la confidenza. Qual
cosa piu proflcua per chi ando errato di una guida sicura che
lo conduca a buon termine? Ora la Confessione e una istitu-
zione di direzione. In una parola la Confessione e il Cristia
nesimo, il quale adopera tutta la sua forza morale per cor-
reggere e perfezionare Findividuo. Bella, evidente, consolan-
tissima verita, al provar la quale il nostro ch. Autore pone
altri quattro dialoghi 4 , dimostrando con Platone e Fenelon
come per la Confessione si propaghi tra gli uomini la vera
civilta, e indicando i sommi vantaggi che essa reca alle sin-
gole persone 5 , alia famiglia ff , in una parola a tutta quanta
la societa 7 .
Questa sommaria esposizione del contenuto in questa Apo-
Ivi pp. 411-417. Vol. II, pp. 741-196. 3 Ivi pp. 459-740. -
* Ivi pp. 601-687. 5 Ivi pp. 619-648. Ivi pp. 643-670. Ivi pp.
671-687.
DELLA STAMP A
per quanto brevjssimn, ih conoscere la diligenza messa
<l;il ch. Leonard! nel ricorcare e nel proporre testimonianze
ui t.-mpo, d'ogni fatta di persone di diversa coltura, .11
Archeologi, di Teologi, di Filosofl, di Letterati, di Storici, te-
stimonianze tutte in favore della Confessione. Fa conoscere
ndio la ignoranza di coloro che dicono la confessione es-
invenzione dei preti. II Leonardi cita, opportunissime a
scopo, le seguenti parole del Martinet: Ora e certo un
ve assurdo il credere che 300,000 tra Vescovi e Sacerdoti,
alihati o monaci, cospirassero fra loro, e sieno usciti fuori un
bol giorno, intimando all'universo, 1'obbligo, non mai piti udito,
di confessarsi; alzando ovunque confessional i; chiudendovisi
dentro met della vita, senz'altro guadagno proprio che d'es-
sere odiati per cagione di quest'ufflcio grave e disgradevole.
Ma la supposizione che 200,000,000 di cristiani almeno siensi
bonariamente acconciati a tanta impostura senza chiamare in
orso delPorgoglio, punto cosi al vivo, lo zelo tanto legit-
timo per la religione antica dei padri loro, e una cotanto
enorme stravaganza da non poter sperare da chi, come dice
il Salmista, non abbia im'lihnente V anima sua, che il solo
sguardo della compassfone. I neraici della Confessione dovi
bero ricordarsi che prima di loro vissero uomini forniti del
senso comune e di passion! non meno riottose delle nostre ! . >
Per vero dire, la difflcolta, come aveva osservato poco prima,
non trovasi nell'avere inventata una pratica che cosi umilia
la superbia, ma nell'avere indotto il mondo cristiano ad ac-
cettarla *.
Noi siam quindi pcrsu.isi che tutti leggeranno con grande
profitto quest' opera dello zelante Arciprete; la leggeranno
ancor con piacere, stante che 1' aver intessuta e proposta
colesta Apologia a modo di dialogo toglie quella noia cbe
suol prcdurre in chi voglia leggere speditamente, 1'accumular
di testi e citazioni. Ripetiamo, T apologia della Confessione
sacramentale offre un argomento de' piu importanti, il trat-
1 Ivi p. 51. * P. 5*0.
84 RIVISTA
tarla come ha fatto il ch. Leonardi presenta uno de' modi
piu opportuni.
IV.
American Catholics and the Roman Question (I Catlo
American! e la Questione Romana) by Monsignor JOSEPH
SCHROEDER DD. PH. D., Professor of Dogmatic Theology
in the Catholic University of America. Neiv-York, Ben-
ziger, 1892. Un vol. in 8 di pp. 109.
In Italia s 1 irnpone sotto rigoroso precetto a' babbei del
liberalismo di avere per articolo di fede che la questione ro-
mana e una chimera. Chi asserisse o anche dubitasse che essa
non sia sepolta e dimenticata, sarebbe da' nostri liberal! con-
siderate almeno come un mentecatto, al quale sia venuto meno
il ben deir intelletto.
Tale pero non e 1'opinione de' veri caltolici italiani, e molto
meno de' sinceri cattolici forestieri. Di questo abbiamo una no-
vella pruova nell' eccellente opuscolo che qui presentiamo ai
nostri lettori, e la cui lettura ci riuscita di graudissimo di-
letto, essendo esso tutto sugo di sensali giudizii e stringali
argomenti.
II Rfiio dott. Schroeder & genuine discepolo dei Franzelin,
Patrizi e Ballerini. Egii, da vero e dotto teologo cattolico ro-
mano, devotissimo alia Santa Sede, ha sempre difeso e difende
i diritti che ad essa spettano, e cio a viso aperto e fronte alta,
anche contro la piena de' piaggiatori della cosiddetta opinione
pubblica; i quali, se non osano negare la necessitk della tem-
porale sovranith, del Pontefice, giudicano nondimeno esser atto
di amor di patria T ignorarla, ed almeno inopportune il trat-
tarne in pubblici scritti, o in solenni assemblee.
Contro tali larvati cattolici e diretto il primo paragrafo
del sopra lodato opuscolo. II Sommo Pontefice , come bene
DBLLA 8TAMPA 85
nota il eh. Anton- ,{>. J P, secondo la caltolica dotlrina o
non solament*^ il maestro inihllihiN>, ma anche il supremo
reggitor Chicsa. II cattolico dcve preslare 1'assenso di
fede alle sue deflnizioni dottrinali, e perfelta obbedienza a* suoi
onlini e precetti. Una docilita perfetta in ambedue i casi e il
carattere distinlivo del vero cattolico.
Ora il Pontefice, il quale ripetutamenle insiste nella riven-
dicazione de' diritti della sua Sede, ed assicura il mondo cat-
tolico che non eessera mai dalP asserirli e difenderli ', vuole
che tutti gli scrittori cattolici forti ed unanimi a w
cogli scrilli propugnino la necessita della sovranita temporale
per il libero esercizio del suo supremo potere; e colla storia
alia mano addimostrino - essere tanto legittimo il diritto, onde
quella ebbe origine e vita, da non potersene pretendere nolle
cose umane allro maggiore od eguale. Questo dunque e il
dovere de* cattolici, i quali non potranno mai rimanere tran-
quilli, finche il loro Ponteflce Sommo, il Maestro della loro
fede, il Moderatore delle loro coscienze non sia circondato di
liberta vera e di reale indipendenza 3 .
Senonche, trattando della questione romana ad un tempo
quando la sovranila del popolo e tanto esagerata e cosi poco
capita, TAutore, con singolare chiarezza, piglia a dimostrare la
coerenza, la quale esiste tra il diritto del Pontefice alia so-
vranita temporale, ed il diritto dol popolo a governare s6
stesso. Una conseguenza vuoi teoretica, vuoi pratica di una
dottrina cattolica non potra mai venire in conflitto col vero
amore di patria. Le contraddizioni tra questo e quella saranno
solamente apparenti, e le ditflcolta fatte a tale proposito sa-
ranno o inesatte e fondate sopra una cognizione imperfetta
della dottrina cattolica, o fuori di luogo.
Tale e la proposizione che vien dimostrata dalPAutore nei
1 En. \.-li. . i / >tt<il>;ii il aprilis 1878.
Un tal lavoro, dcpn.) di ogni lode, fu failo .lal . h I*. Hughe* S. I. nel-
1'^Mi. -ti,-iil It'll-", i, rnaggin 1^
8 Ai yioi-tuiliyti < -
86 KIVISTA
paragrafi seguenti, dove in primo luogo egli dichiara la po-
sizione cattoJica. Le dotte ed esatte osservazioni da lui fatte
sono interamente conform! agl' insegnamenti del sommo Pon-
tefice Leone XIII nella sua lettera del 15 giugno 1887 all'Emi-
nentissimo Card. Rampolla suo Segretario di Stato: ecco le sue
parole: L'autorita del Sommo Pontiflcato istituita da Gesu
Cristo e conferita a San Pietro e per esso a' suoi legittimi
Successor!, i Romani Pontefici, destinata a continuare nel
mondo, flno alia consumazione de' secoli, la missione riparatrice
del Figlio di Dio, arricchita delle piu nobili prerogative, dotata
di poteri sublimi, proprii e giuridici, quali si richiedono pel
Governo di una vera e perfettissima societk, non puo per la
sua stessa natura e per espressa volontk del suo divin Fon-
da tore, sottostare a veruna potesta, terrena; deve anzi godere
della piu piena liberta nell'esercizio delle sue eccelse funzioni.
E poiche da questo supremo potere e dal libero esercizio di esso
dipende il bene di tutta quanta la Chiesa, era della piu alia
importanza, che la nativa sua indipendenza e liberty fosse
assicurata, garantita, difesa attraverso i secoli, nella persona
di chi ne era investito, con quei mezzi, che la divina Provvi-
denza avesse riconosciuti acconci ed efflcaci allo scopo.
L'indipendenza, dunque, della Chiesa e nella Chiesa, del
suo Capo supremo con la piena liberta nell'esercizio delle sue
eccelse funzioni, ecco il domma di fede ed il principio fonda-
mentale che non deve mai perdersi di vista da chi piglia a
considerare la presente questione. II diritlo a questa indi-
pendenza, cosi il nostro Autore (p. 28), e essenziale al papato.
Vesercizio poi di tal diritto non e assolutamente necessario
all'esistenza della Chiesa (ut Ecclesia sit), ma e necessario al
perfetto svolgimento della sua vita sociale (ut bene sit). Ora la
divina Provvidenza si e servita della sovranita temporale per
assicurare ai Romani Pontefici il libero e paciflco sviluppo
delle loro sublimi prerogative.
E che sia cosi e cosa evidente: poichfc se il Papa non e
Sovrano, come mai si farebbe a guarentire nel consorzio umano
I'KLLA STAMPA 87
ua indipendenza e plena liberta nello sviluppo di queete
prerogative? Sarebbero esse assicurate nel caso che il Papa fosse
suddito di un Principe o di un Governo? Certamente oo. In
tal caso Egli, piu che in suo potere sarebbe in potere di altri,
dal cui arbitrio dipenderebbe di variare, quando e come piacesse,
secondo il mutar degli uomini e delle circostanze, le condi-
zioni stesse della sua esistenza. Verius in aliena potentate
sumus quam nostra. Ecco la dichiarazione autorevole piu
volte ripetuta dal nostro augusto Ponteflce nel presente stato
di cose in Italia, dove Egli per sacrilega violenza, come 1'af-
fermo lo stesso ministro Rudini nel suo discorso di Milano,
non fi pin in casa sua ma in casa altrui.
Ne dica taluno: se cosi e, perche mai il Papa non abban-
dona Roma, e non cerca altrove una libera dimora? II dotto
Autore (pp. 29-33) risponde aramirabilmente a questa do-
manda. Dopo di avere notato che una simile questione non pu6
ne deve porsi da un sincero cattolico, il quale sa che questa
non e faccenda sua, ma del Papa, il quale e responsabile a
Dio solo del suo opexato, aggiunge: II domma cattolico
del primato espressamente insegna, non solamente che esso fu
istituito da Cristo in S. Pietro, e che deve continuare in tutti
i tempi ne' suoi successor!, ma anche che dal principio della
Chiesa il solo vescovo di Roma e stato il successore di S. Pietro,
e che sino ai giorni nostri, soltanto come Vescovo di Rorn i.
il Papa succede a S. Pietro e possiede la pienezza dell'aulo-
rita apostolica.
Ed anzi e una verita teologica dedotta dalF insegnamento
della fede che il primato jure divino appartiene sino alia fine
del mondo al solo vescovo di Roma, e che perci6 non pu6
esso venir trasferito neppure dal Papa ad un'altra sede.
Questa altresi sembra essere la dottrina del Concilio Vati-
cano, dove insegna che il santo e beatissimo Pietro, fi-
nora e senipre, vive e presiede e giudica nella persona dei
suoi successor}, che sono i Vescovi della Santa Romana Sede,
da lui fondata, e col suo sangue consecrata. Laonde qualunque
88 R1V1STA
succede a Pietro in quesla Cattedra, egli, secondo la istitu-
zione dello stesso Cristo, ottiene il Primato di Pietro su tutta
la Chiesa universa '.
Similmente, il Pontefice Leone XIII, nella citata lettera al
Cardinale Rarapolla, dichiarava: che non senza speciale di-
sposizione a quella metropoli del mondo pagano rivolse i passi
il Principe degli Apostoli S. Pietro, per divenirne il Pastore e
trasmellerle in perpeluo 1' autorita del supremo apostolato.
Per tal guisa le sorti di Roma furono legate, di una maniera
sacra ed indissolubile, a quelle del Vicario di Gesu Cristo.
Ben a ragione, dunque, conchiude 1'Autore (p. 32) che il
Papa, qual vescovo di Roma, e secondo il corso naturale delle
cose, in Roma e da Roma governa e dirige senza molestia gli
affari della Chiesa di Dio; e che almeno in Roma egli deve
essere indipendente da qualunque autorita secolare, che e
quanto dire, il Papa deve essere il temporale sovrano di Roma.
In questo senso i cattolici di concerto col Papa dichiarano la
necessita del principato temporale.
Consideraudo poi le iterate e luminose dichiarazioni colle
quali i Ponteflci, ed in ispecie Pio IX e Leone XIII, hanno as-
serita la necessita del principato temporale per il libero ed
indipendente esercizio della loro Apostolica Autorita, il ch. Au-
tcre passa ad esaminare la questione del valore di tali dichia-
razioni, ed apertamente professa (p. 36) di fare sua la sentenza
che la Civilla Catlolica ha sempre difesa, vale a dire che la
necessita del poter temporale del Romano Pontefice nei tempi
presenti, bench6 non sia n6 possa essere domma, e contenuta
nondimeno nella dottrina e neirinsegnamento della Chiesa, per
essere stata solennemente proclamata da tutti i Vescovi del-
TOrbe cattolico, con a capo il Romano Pontefice.
Quindi la quistione della necessita del potere temporale
non e piu presso i sinceri cattolici materia di discussione,
essendo essi strettamente tenuti a sottomettersi al giudizio
1 Const. Pastor Aeternus. c. 2.
f.A STAUPA
, e nella Chiesa del Sommo 1 , non sola-
mento qunmlo deflnisce un domma, ma anchc quando insegna
una verita non rivelata, ma o connessa colla rivelazione,
ovvero anche solo concernente il bene genorale della Chiesa,
i suoi diritti e la sua disciplina.
Questo punto ben dichiarato, 1'Autore esaraina la diflflcolta
che alcuni oppongono a questo dovere cattolico, il quale loro
sembra non potersi conciliare con alcuni principii allamont.
professati a' giorni nostri, come quelli della sovranita del po-
polo e della supremazia della salute pubblica. Ci rincresce che
lo spazio, di cui possiamo ora disporre, non ci permette di
presontare a' nostri lettori un'analisi di questa important i--
sima parte delP opuscolo del dottissimo prof. Schroeder; ma
trattandosi di due principii, de' quali si fa tanto abuso dagli
oppositori de' diritti della Santa Sede, discorreremo di essi in
altra occasione.
Intanto ci congratuliamo coiregregio teologo, augurandoci
che voglia dare alia luce altri simili scritti schiettamente catto-
lici, de' quali e grande il bisogno da per tutto, ma segnata-
mente in quei paesi, dove il liberalismo teologico minaccia
co' suoi perniciosi principii di rovinare la Chiesa, la fnmiglia
e lo Stato.
BIBLIOGRAFIA
ALLAIS CLAUDIO parroco di Pontechianale. La Castcllata. Storia
dell'alta valle di Varaita (circoDdario di Saluzzo). Saluzzo, tip. Lo-
belli-Bodoni, 1891, un vol. in 16 grande di pagg. IV-351. L. 3.
II libro che annunziamo contiene
la storia di quattro o cinque villag-
gi, che sebbene posti nei versatile
italiano delle Alpi, presso alle sorgenti
del Hume Varaita, apparlennero dal
secolo XIII almeno sino al principio
del secolo XVIII al Delfinato e ne se-
guirono tutte le vicende. Stavano di-
pendenti da un castellano delh'nate:
donde il nome di Castellata, tuttora
conservato presso il popolo. La storia
del rev. Allais e divisa in 4 parti.
Nella l a sonvi le notizie topografiche
e statistiche della Castellata. II dia-
letto, la geologia, le piante e gli ani-
mali proprii di quell'alpestre regione
tutto fu oggetto per 1'Autore di dili-
genti ricerche. La 2* parte abbraccia
le notizie storiche-politiche sino al
terminare del marcbesato autonomo di
Saluzzo (1548). Qui siatn lieti di dare
una lode al ch. scrittore. Avendo egli
in mira di comporre un libro di utile
lettura pel popolo, doveva ,neces-
sariamente riassuniere la storia dei
Marchesi di Saluzzo e dei Delfini di
Vienna. Ora in cio 1' Allais ha mo-
strata molta discrezione, tenendosi
lontano dall'intemperanza di quegli
scrittori di storie locali, che, o ne ab-
biano occasione dal loro villaggio o
non ne abbiano, vogliono far entrare
nel loro libro tutta la narrazione di
fatli, appartenenti alia storia generale,
anche di quelli che si devono gia sup-
porre non ignoti a persone mediocre-
mente colte ; facendo cosi perdere loro
il tempo e anche un po' la pazienza.
Nella 3 a parte Memorie storico-po-
litiche e militari si narrano piii per
minulo alcune fdzioni militari, avvc-
nute in parecchie guerre tra i Keali
di Savoia e la Francia dal 4548 al
4815. La parte 4* descrive le memorie
storico- religiose della Castellata, cioe
1'introdursi cola dell'eresia di Calvino,
e gli sforzi che per isradicarnela fe-
cero gli zelanti Pastori della Chiesa.
e in particolar guisa i buoni Padri
Cappuccini, che vi avevano stabilita
una loro missione. Coloro che accu-
sano continuamente i Cattoliri d'in-
tolleranza e per contro esaltano i Pro-
testanti, quasi apostoli della liberta,
(come fa il De Amicis), leggano le me-
morie qui raccolte dall'Allais per con-
vincersi come ben diversamente an-
dassero le cose nel fatto. Non allri-
menti 1'eresia si pianto colassii ed in
alcuni villaggi limitrofi del Delfinato
che colla violenza; parrochi e semplici
fedeli assassinati, chiese spogliate,
conversion! fatte coll'alabarda cl<) dia-
coni calvinisli, i quali all'occorrenza
non rifuggivano dal mesliere di car-
nefici, furono i primi Irofei della ri-
forma calvinisla nella Castollata. Ben
diverse furono le geste dei missionarii
callolici, che colla pazienza, collo spi-
rito eroico di sacrilizio, esponendo
IOORAFIA
'.'1
O !> !! ;iri.i [I<T-II.I '' '-\ i'l
no a lrarri
ili mint <> -.nil, i sir. nla della rv
i|uellj ^fdotta piipnl.i/iuno ed anrhe
taluni 'luttori Tr.i <juei mo-
desti P -.inti inini-tri <li (i. G. Bonn da
notarsi Fra Stef.itut da Tenda, il no
-ore Fra Zaccaria Boverio, scrit-
turt- degli Annali del Cappurrini, ed
nltri, rln- l.iHciarono dopo di so frutti
ili liiMifdi/ione. j ipi.ili tun. r.i tiwii-
I Mtfil ' ' '' '
!-- \ntore, e la tranqmlliu.
mtr...|otta dagli iirnili Fiji ili S Fran
cetco, regna tuttora nella CaatollaU, e
mi gode CaninKi potcr asHprire, rtie i
auoi aliitanti. intelligent! e prpviili-nti,
ad una vita attiva e Uboriosa unoo
benimimo accoppiare la rettiiudino
della coBcienza e I'onesta dei
Ml! delk li. \n-.i.|,-i.ii;i d-i IJtin-i. Anno r.:i. \X\I.\. 1S92. Seric V.
lirouti r,hss di scienze fisichc, mitomatichc c n;itnr;ili.
del !."> ni.i^in 1802. Vol. I, f;isc. X. I. semcstre. Rotna. tip.
|{. A.vad.Miiisi. lS'.-2, 8 di pp. 325-374.
AlTnlii; MIHIIKLE. II P. Nicola Mv Valente d. C. d. G. Dlscoreo
Irlln nci solonni funeral! m-lla chiesa del Cirsi'i Vocchio il 12 di maggio
del IS'.i-j dal l). r Michele Autore.
versita Gregoriana. Le Btease scienze
insegno con piena soddisfazione ed
ammirazione di tutti in Belpio e in
Italia nei Collepi di Benevento, di
Potenza, di Salerno e di Reggio Ga-
la I iria. ReligioBO editicante, si consacro
tutto al bene della gioventii studios*,
della quale, e*pertn eduratnre, seppe
cattivarai la stima, la fiducia, il cuore
colla sari tit. i della vita, roll' am.dnlii.i
del tratto, colla prontezza al sacri-
fizio !
Colla mortp dtl P. Nicola Valente
la giovcnlti Htudiosa ha perduto un
grande e leale amico. Egli, d' ingo-
SIKI fnrt<- t> d^dilo agli studii (ilosofici
e naturali, s' occupo tutto a beneti-
care eolla scienza, col consiglio e
-nil' -ompio la gioventii cattolica.
II (>>lli'pii Pontano in Napoli lo ce-
lebra < fondatore. Fu Pro-
fessore di Filosofia e di Fisica in
Roma nel Collepio Romano e poscia
li Metalisica quivi nteso nell' Uni-
HAM.KIIIM KUGENIO aw. - Le psicopalie e la capacita j.'iiiri.li-.i.
I r.iito dalla Gauetta Dritto e Giurisprndeaia .Vi/>/. Fe-lerigo Cor-
ra.l.., IN'.H, 8" ^r. di pp. 154.
arbitrio, cn-dijiuo dn\er notare che
Papa Borgia fu BI biasirnevole, ma
non per la sua crudelta sfunuata.di
rtii 1' accusa il chiaro Autore con
qtipste parole : La storia wgnsla
uomini crudeli, di fronte ai quad la
Dnpo avere il ch. Autore difeo
I'eantenza del libero arbitrio e con-
futatu I'fvoluzione darwiniaoa con
buoni e forti argomenti, vione a par-
lare dello varie psicopatie o stati di
follia, in quanto si riferiacono alia
!ura giudiziaria. In cio egli mo-
htr.i line diiceniinipntn Mentre lo-
tigre sarebbe maestra di teiiipi>ranza ;
un \erone, un Domizinno, un Papa
diauin I' A u tore per essersi da valo- Boryia, tin Ducn Alr.itandro n<>n fu-
rose Bollevato dal fango dei materia- rono pazzi, ne delinquent! m
a*nche predisposti al delitto non man-
rarono di libero arbitrio..., e furono
listi, seguendo la vera gcienza cbe
ammette I aniina spirituale e il libero
02 BIBLIOGRAFIA
-<> morale (pag.GG). Gli |>n>\n chela maggi< r |>,irt.> dci I .
i storiri protestanti, <-on i <!<><- fntti alle sorirt.i religiose orano stuli
im-nti alia mano,sono intenti a togliere ottenuti per insidia sotto I' influenza
..I Borgia sifTdtta nota. Ci hanno poi delta paronoj.i. V. T .mimic i <>deato
recato non poca meraviglia le seguenti Legrand avea grande fantasia e non
e.-pressioni della pag. 95 : II Le- grande esperienza da sorivere corbel-
grand du Sanlle, con casi pratici, in lerie si marchiane. M.I pen-he co-
forza della sua grande esperienza, piarlo?
lOlGNI UMBEKTO profess, di Storia ecclesiastica ncl Seminario di
Perugia. Prolegomeni di Sloria Ecclesiaslica, Siena, lip. S. Bernar-
dino, 1892, op. in 10 di pagj?. 127. Lira 1.
Sonn nozioni elementari, esposte voglia porsi allo studio della storia
con assai chiarezza, in servigio di chi generale dolla Chiesa.
j{. G. Le Societal di S. Yinoenzo de' Paoli. tip. edit. S. Sebastiano in
Dagno Cremawo, 1891. 8 di pp. 39.
L'Anonimo,aninedipropagare leSo- le origini, i requisiti per appartc-
cieta o Conferenze di S Vincenzo nervi e lo scopo che si prefiggono.
de Paoli, no discorre in cjuesto lil>ro
iioM-'JTI ANTON. Da Biignorea a Munlana, ossia : Storia della gucrra
pontificio garibaldina del 1867. IV edizione Iriplicata col ritratlo di
De Charelte ed una carla topografica. Trento, tip. editr. Arligianelli,
^891, I,. 4. Dirigersi all'Autore, prof. Antonmaria Bonelti, Koma,
Casella Abbonati, N. 25.
11 Bonetti, con quest' altr' opera, cumenti, la verita appare si chiara,
sciiopre ttitte le nefande azioni di co- che, se i nostri nemici fossero cape-
loro che neM867 tentarono rapire al voli di rossore, se ne sentirebbero
Papa il suo patrimonio, e come a ri- avvampare il volto. Ne raccomandia-
scontro niette in bella mostra le virtu mo la lettura ai giovani, ai quali la
croichc di quei soldati difensori, che stampa compra e un certo falso ba-
ad insolito dilpggio furon detti mcr- gliore delle glorie italiane ingenerano
cfnar'n. In tutto il racconto, intessnto di continue idee perverse. Peccato
di citazioni del P. Gio. Giuseppe che in si nitidi tipi sieno incorsi alcuni
Franco, valente scrittore il quale at- sbagli da non poterne alle volte age-
tinse largamente dagli archivii dci volmentc rintracciare il senso ! p. e.
Ministeri di Stato pontificii, e del Vi- pp. 131, 133, 155, 158.
tali, testimone oculare, e di altri do-
DOTTAZZI EURICO. II P. Agostino da Monlcfeltro a S. Maria La
Nuova in N 7 apoli nella Quarcsima del 1892. Sunli slenografici, raccolti
dal Prof. Errico Boltazzi. Napoli, Slabilimento tipografico-librario di
A. e Salv. Fcsta, 1892, 8 di pp. 258. -- L. \.
Yolentieri annunziamo qucsta rac- rcndessero fedelmente le idee eccel-
colta delle prediche del P. Agostino, lenti dell'esimio predicatore, almeno
perche v' e 1" approvazione dell'Au- sono scevre dagli spropositacci, li
torita ecclesiastica, e percio, se non altri acciarpatori gli hanno affibbiato.
\<'M.| |:l \',|n I to pel
DOSlr i ratl<>liri i(;ili.ili. V
, N ,li |.|.. ::i. ni. to.
i ui.i ili-.iinin.i dcllc fasi gliono cel< , ., o*Unaoo -
ere aenipre, lii. <nnn<>, HIM
potto i prr.j.ri (., !i (] i .,
(ill ..I. M>i:..il I'jpg e I' Italia Oinndi
il .-liiiiri- -. rsit.ir. .is-.-rva i he la pe-
tO (Hl-
sere tin alt-. fiTondu ili ide., <li or-
dine, di imi." .-. ( |j i-nergia nclla no-
-Ira .i/ii'in- >li ir.nluii e, - non l<>
I'n. lulia l.i , ..!; .to rioatra.
Conchindc i nl uri-trarc ipianto ata im-
portantt- P m-.-ppsario il fonnare un
partito i atti lit ii .1 .lifi-sa dfi diritti
ilrl I'Hpu dell indipendenza e pro-
-p.-ritn di-ll \ |. il
-.d'ilp dalla pi-ti/ii , dn .'. :
ninriata a -nttn-i-riv ITP d ii . atlolii i
lell'anno 188" e 188R ppr In liliprt.i
1el Papa, aino al due aprile ili .|in--
no I *'.' . ijuando dall'on.
f.vp la |i.->-iini relazionp
:lii dopo trr anni e dicri mexi di di
ilnria. Si 88 a che
iuci sillalla rda/imiP. Cna dnmatida
_:u-i.i di tanli Italiani fn ri.ucttata.
-i continna il C.isoli.
iovprno p Irui-latori banao ottoacrit-
o la loro a-Mi|uta condanna di front*'
il paese e al , ..|.,-n.i di tntlo il mn-
lo. Convinti di non PSSPTC clip una
hanno rnostrato clip non VM
\STKI.I.I i:\ltTni.nMMKn. |i.v;,no della til.! lrd- di Mazara/
' ordinario ddl'Accademia rallolira palenaitaBfl fli - . I. a o\-Cat-
ti-ilra lililiclana c ] considcra/ioni storico-rannnii > . ritidic did. r"v. Ar-
ri|irclc di Marsala can. dr. l>. liasparo Storiano. Palermo, lip. I'onli-
licia, ISlli, 8." di pp. XVI-300-VI.
Riguardo a questa pubblicazione dd ~ >.
ledasi quanto fti dctto ncl quad M7T
Al VIKHK Ciin.lU. !, lien coojiij;al rl lo di\orco. j>.ir hilcs ilauviere,
ancicn magistral, prolcssoiir do I'lnsliliil <-alholijno do I'iris. Pariyi.
Tlmrin. !S'.i. s di pp. frf).
in- di-irntton deila -... i.-t.i < rittiana fd
.in.. .i,,i ddl.i liiiiiuli.i, al paragooe
compar : darliari dei harbari
antirhi ; uiarchp. .-on iinpieta dia-
sennata, mirano a sovvertire Tordinr
iorialc introil. u<> l.d i'.nstianeimo
fra le p-nti, . In . A piii p-rfeUo e
proficim in-ii-me al henew^re pur
temporal.- <ldl umanita Hi queato
i-t i dlcnlf LiNiTn dil aignor (ia>.
i \crra |>r .-i.'iic di ripar-
hire. Intanto gl' in\ianio le nostn- piii
.. ild.- i "iiuratulazioni, in quella che
mdiamo il t-uo Iwll 1 opuacolo
agli <tii (iiesto partii olare ar-
gomeoto.
un npii.i-iilo, ncl iju.ili- i- con-
iensata la sostanza o niatnia di un
fTOSso voliiiup I/illiistn- zinri'.ta rh<>
10 p I' autore, egpogto il diritto na-
Jirale riguardante ii vincolo di-l ron-
ugio, pagsa ad an-ennare storica-
niMitr, con lin-\c (...inn- rili'-n, ronn-
in tal diritto fosse inteso, pratirati-
d aliu-ato n \ioUto dagli anlirhi po-
"'li asanti il Oistiant'simo. Tutti i
liri ild ti>tnpii vetusto i fan no
ichierare sot to gli occhi di clii legge,
non ni csdudono npppure pielli
i. -i-r.,n,|,i ID stato ill i ill
: "IMI all' epoca delta scopprtu
11 quel grande ernisfero. I moderni
94
WHMOGRAFIA
r.lllAYAI'.KLI.I SANTE d. C. d. f.. II ^iuvim. ,t<. di Maria.
Istrnzioni e Pralirhe per tulto 1'anno o piu spjvialmrnlp pci in
vacanzn. Operetta oflerta ai giovani ddlo ('.uri-n'-.-i/inrii M.iri;m<\ 5
tip. edit, di S. Bernardino, 1892. Vol. unico in 8" di pp. IUO.
Cent. 80. Si vende in Roma presso i seguenti : Nicola Cimini, pa-
lazzo Massimo alle Terme; Camillo Dongo, via del Seminario 120; An-
tonio Saraceni, piazza di S. Apollinare.
II Ch. Autore del Manuale del di ascetica cristiana, il bell' online
Congregati di Maria, di cui parlammo
nel nostro Periodico, vien ora a of-
frire un nuovo tesoretto spirituals alia
cristiana gioventii con questo suo ca-
rissimo libro, nel quale fa dovizia di
morali istruzioni intorno alle virtii
cristiane, di meditazioni sovra testi
scritturali, di esercizii di pieta, di pra-
tiche virtuose, di avvisi per le va-
canze e di regolamenti pei Congregati
di Maria con 1' aggiunta di notizie
storiche intorno alle feste della B Ver-
gine che cadono nei mesi di vacanza.
La scelta delle materie, tutto fior
CLEHICO GIUSEPPE prof. Metrica
1892, 16 di pp. 84.
Comprende la Metrica di Orazio,
Catullo e Fedro, trattata con quella
parsimonia che si conviene all' inse-
gnamento del Liceo. Dopo brevissimi
ragguagli intorno i piedi metrici e le
serie di piedi, passa 1'A. a parlare del
versi cost semplici come composti, ed
infine dei varii sistctni che troviamo
nei poeti or ora mentovati.
II trattatello ci pare nel suo tutto
ben ordinato, si da condurre i prin-
cipianti, specialmente colla guida di
un buon maestro, a sufliciente cogni-
zione della metrica latina e dell'ora-
ziana in particolare.
Ci si permetta ora qualche os-
servazione. Le nozioni preliminari
(pp. 9-10) ci sembrano alquanto man-
chevoli ; ne sappiamo perche, mentre
pure si conserva la denominazione di
versi cataleltici, si bandisca 1'altra ri-
con cui soiio disposte ed adattate n
morali bisogni della gioventii, la snr-
cosa brevita e la chiarezza dello stile,
e piii che altro quella ricchezza di
nozioni teoriche e pratiche, tutte ac-
conce ad istillare nel cuor de' giovani
il sentimento della pieta e 1' amore
deila virtu, -mm i pregi che rendono
preziosa quest'operetta ; dalla cui dif-
fusione ci giova sperare un noUvole
vantaggio morale nelle famiglie e nelle
case di educazione, alle quali in inodo
speciale la raccomandiamo.
per il Liceo. Torino, tip. Sulesiana,
cevutissima di versi acataletlici
ci piace di vedere che talvolta si dia
come dottrina certa cio che dovrebbe
dirsi opinione, piii o meno probabile,
di questo o di queH'autore. A p. 15
p. e. leggiamo che per ridurre il dat-
tilo ciclico al valore di tre tempi si
calcola la prima lunga di tempo 1 ' _,,
la prima breve di tempo V'g, e la se-
conda breve di tempo i . fi questa
senza dubbio una detle teorie proposte
per ispiegare 1'indole molto oscura di
quel piede, ma non la sola, ne forse
la piii probabile ; eppero vorremmo
che trattandosi di opinioni si propo-
nessero come tali, altrimenli i giovani,
se mai si continuano in questi studii,
sono spesso costretti di dovere disim-
parare cio che con tanta fatica ebbero
appreso nei lor primi anni. A pag. 12
leggiamo: In ogni verso giambico
IUBLIOORAK1A !>.".
I'arsi cade nori in ogni pird,-. , ,.me percuaaione principals, non segue per
!-: ilitlilni. ma i.uni due piedi. * queato chc I'altro non ne abbia una
'ion e eaatto ; poiche. quantunque tecondaria.
tin old piede della di|>odia abbia la
/ \\ \ di l.-tlurv dranmiatirhc. Anno VIII. Fasr. I. III. IV. V e VI
Folctto Giiicomo, snc. prof. Fausto. Draiimia liriro in qiialtr. .itli.
32. di pp. 128.
- Hello, i ristoforo Colombo. Dramma in n'nqur atti. 32." di p|>
Jio F. sac. La lilxMrla, ossia una vocazione tr.idil.t. Dninma.
32. di p|>.
- A. B. sac. Composizioncelle tcatrali p-r Islitnli Irnmiiriili. Vol. 4.
S. r.hiara. Dramina in tre atti. Una scrva sanla. 32. di pp. 104.
Miujiuzzi G. I'n generoso perdono. Dramma I'D cinque atti.
32. di pp. 96. S. Beniyno Canavete, tip. Salesiana, 1892.
COLLANA di vile di Sauti. Anno XLII, Disp. 247. Vita di Santa
Scolaslica v.Tj, r ine e di Santa Malilde vcrgine, vol. uoico. 32. di
pp. 1-88-1-112. Pisp. 248. -- Vita e miracoli della Bcata Filippj
Marori o Vita c martirio di S. Felicita e de' suoi sclte fi^'li. Monza,
tip. dc' Paolini, 1802, 32 di pp. 72.
niM,ltl-:t',.\(;iON de la Immaculada Virgcn Maria \ S. Luis Gonzaga, de
Barcelona para jovenes de estudios y del comercio agregada a la I'riina-
I'riinaria > de Homa, al comenzar el afio 1892, 8 grando di pp. 162.
I ' tin ragguaglio di tutto cio che si sorta di atti di pieta e di opere di
vicn fnrrndo in bene della giovcntii misericordia cbe vi ni esercitanxio
nella Congregaxiono della Vorgine Im- nell' anno teste decorso, gpiv -ialnuMiii-
macolata e di S. Luipi in Barrellona. durante le feste centenarie dell'Ange-
I -^a rho reca ammirazione e stu- lico Giovine. Possa tale esempio e-
IKTC, il gran numero dci congregati sere di eccitamento a crescere nella
ii condizione chc vi sono ascritti pieta per le altre Congregazioni !
e la atranrdinaria nio|titiidiin> di ogni
r.nilMT I TIKNNE S. I. -- Los mairaitcurs littt-raires. Parw, Colin,
1892, 16." di pp.
In i|ii.'.-t np.-r.i si da il fatto loro adoperano a guaatare i pnpo!:
a tutti git scrittori di m.-.-tierc, i <|ii;di, rcndcrli atei, imlifTt-rvnli o sfronati
pur. he tr.i--.in.i prolitto dalle loro Uuanln sia opportune sifTatto libro,
publica/.ioni, poco o nulla si curauo nn e cbi non lo vegga : pen-he on
delle vorita, o della moralita del po- tutto il mondo e paee, e cio che i
. an/i -tndi.it. mi. -ui.- cdncorrono pratica oltr'alpe in fatto di stampa,
a corninipcri- la so, ict.i. Vjnno sott- pur troppo e oomune a tutte le na-
1 titolo ^iornalisti mondani scor- zioni. Auguriamo al ch. Aut r
retti o lihfrali, roni.iii/.ifri iiuinorali, posn easere letto da tutte le fan
;, criti. i, storit i, lilosofi x rifltiane ch> bramano preervar*i datla
e via <li< cndn i lio ririliH.'i mntit si crruttela di una staiupa fatale.
96 BIBLIOGRAFIA
CREMONCIM MARTINO D. S. P. -- Djnte e la vita roli^i
tip. ex Cordelia, 1802, 10 di pp. 23.
fe sempre utile piibblioire scritti di mottprc in guardia la irinvrntii <la
c-he dimostrino I'ortodossia di Dante: tanti inlerpreti increduli e maligni, i
e questo discorw) intorno al concetto quali travisano i sentiment! d-l 8<>m-
cbe Dante avea della vita religiosa e mo Poeta a vantaggio dc-ll.i rivolu-
parimente giusto ed opportune, a fine zione.
DA LANGOGNE P. PIO. Testo e commento del Dccreto della S. Con-
i:rcj;azione dei Vescovi e Hegolari. Napoli, Festa, 1892, 16. di pp. 0-2.
- Cent. 60.
11 titolo di questo opuscolo ne dice sorti in riguardo alia pratica applica-
abbastanza il contenuto. Mostrata 1'op- zione. Cotesto Coramento, fatto con
portunita anzi il bisogno di questo re- tanto criterio dal ch. Autore versatis-
cente decreto della indicata S. Con- simo nella materia, tornera utilissimo
gregazione, e i motivi che lo hanno a quanti hanno interesse di ben in-
provocato, il ch. Autore passa a espor- tendere la portata del Decreto, e di
ne il senso dei singoli articoli. Quindi applicarlo. Merita lode anche il tra-
rieponde trionfalmente a qualche ob- duttore, per la fedelta e buona lingua
biezione che taluno si e ardito di italiana della traduzione.
fare al medeeimo decreto, e ai dubbi
D'ANTUONO LUIGI sac. Candido giglio deposto sulla gloriosa tomba
di S. Luigi Gonzyga nella sua terza ccntenaria festa 21 giugno IN'.' I.
Co/o, tip. Piccola Casa della Divina Provvidenza, 1891, 32. di pp. 104.
- Cent. 15 la copia; L. 10 cento copie. Si vende a favore di un
opera pia.
fc la storia in breve di un carie- proporre alia gioventii un'anima in-
Himo giovinelto che, prevenuto dalla nocente da imitare : e vi e riuscito a
grazia del Signore, nieno una vita an- mera\iglia. La Jragranza di si elette
gelica sull'esempio di S. Ltiigi (Jon- virtii e il candore di si bel giglio fa-
zaga di cui era particolarmente divoto. ranno certo un gran bene a tutti quelli
L'egregio scrittore e<l insigne oratore fra i giovani che vi porranno mente,
1'ha delineata in pochi cenni tra le percorrendo queste poche pagine si
sue apo&toliche fatiche, per zelo di piene <li saggi ammaestramcnti.
DE1DIER, miss, del S. C. L'Extase de Marie on Le Magnificat, par le
I!. P. Dcidier, missionaire du Sacre Coeur. Purit, Tctjtii, 1802, 10*
di pp. 102.
i; uiiii breve esposizione del <i .Ma- siaointit notizia dell' Arcicoiifrater-
gnificat ;> fatto con cuore devoto e for- uita di Nostra Signora del Sacro Cuoro.
voroeo. Segue, come appendice, una
DEPEDEH (iIU. H. Enchiridiou Thoolojriae pastoralis in nsuin Semina-
riorum, auctorc lo. B. l)<'|H'dfr in Sem. Tridentino Theologiae pasto-
ralis Profossorc. Pars Prior : .De Pastore. Trenlo, Artigianelli, 1
8 gr. di pp. 82.
I/ i.Ui della Teologia Pastorale
forniare il na<
abile alia dirc/.ii>ne doll.- .mini
importantisiima, -h < ui dipendr
in gran parte la salute de'.le anime
MIIV Dnnde apparisce quHIo
che gia nhrc volte ahhiamo ripotuta
in. -lit. iiirnl. ,!'.., cine la necessita
die nei Si-iniii. irii, agli altri studii s'ac-
coppii quello delta Pastorale, o come
hi <lnc in Italia, nscelica. altrimenti i
sacrrdoti, uscendo di Seminario, non
IKMI fnniMti iii ijiii'sta die im-ritamente
.l/-v .\rtium. I'incontreraono in
lUbili,
Mino lor proprio d>lle peco-
relle id e*si altid.ite I. '/;.../..
cho annun/i jutonic
/'is/r,;,/[M del celebre Ri-
>rler II (Vpeder ipii parla del /'-
store, il cui capo e modello p Cristo ;
discorre quindi della vocazionr, della
cnntticrazione, della mi.iiinttr, dello
in-/'/ del Sacerdote che e occiipato
nella salute delle anime. Speriamo di
poter annunziare quanto prima il se-
Ki'ito di un' opera che puo riuscire
cotanto utile.
IHHO.V do I'Ordro do St. Dominique. Indissolubilite et divorce. <
foroncos do Saint-Philippe du Iloule, avec preface et i-pilo-no. .Nouvelle
Mlitinn. r>iru. Plon, Xourrit et C., 1892, 10 di pp. I. \\X-JiO.
Nella prefazione o prologo si di- si ponderassero l>ene i suddetti di
scorsi, si troverebbe molto app'
per abbattere trionfalmente i sofismi
e i pregiudizii degl' increduli, e le il-
lusioni degli ignoranti e in generate
degli uomini di mala fed'-. NellVpi-
logo si tratta poi piii proprtumente ed
npportimatncnte del matrimonio cri-
stiano. Ai giorni nostri in cui lo spi-
rito anticristiano delle solite sette giu-
daico-framassoniche ha risollevato an-
che presso di noi la stesu questione,
il libro puo recare molto vantaggiu
ai difensori delle vere dottrine delU
Cattolica Chiesa.
s-orre a lun^n dflle cagioni del dis-
sidin esistente in Francia tra la Chiesa
e ID Statn, c lc conaiderazioni che fa il
cb. Autore sono gravi e giuste. Da cio
egli si fu gtrada a trattare della indi?
soliihilita del matrimonio; e quantiin-
que mostri di \o|or prescindere dagli
arp'tiiiMiti dosiinti dalla religione, e di
parlare a gente rbe non nc aman'tt.i
puntn, nnndimonn, ani-he solo sotlo
I'aspetto del dritto natural^, propngnn
vigorosiiiiKMitc la dottrina della Chic-
sa : rlii;ir>*//.i, ordinc, gravita, forza
e sentimento sono i suoi pregi ; e se
CAIill.MK M. J. Corps et Ame. Kssais sur la Pliilosophio do S. Thorns.
M. J. (liinl.iir, profossour libre de philosupliif ;i l.i Fjicullt- d-? Icttrrs
do P.iris, ;i l.i Sorbonne. /'/;/.. P. L"tliiollou\ 1-J di p.
I'riM dci mi-//! pin cllicnri a <lif- disirnpo^n.ito perfeltanicnte di questo
difficile compito. a riu'iiardo della dol-
trina di S. Toiumaso mtorno ai
e aU'aniiiia, e vti.l dire a riguardo
fornli-re i tesori della filosotia atiti. a .
qncllo di ofTerirli ac comodati in lingua
volgare e per (pianto e possibile, in
mod. i acconcto al concetl.iro modern".
Ben inteso rhe in < io fare non si
dehliono alterare menomainent<* i con-
cetti che si tolgono a volgarizzare,
dei maestri anlichi. II ch. Autore s'e
Stri JTT, wol. Ill, fate. 1009.
delle questioni pin rilevanti delta li-
, Oiiptto lihro si leggera con
frutto dagli xtiidioni. non solo in Fran-
cia, ma in lulia alti
'
IMt >
98 BIBLIOGRAFIA
liKKnl.A I.OUK.N/U .MAIUA. -- Tratlato della speranza crisliana contro
lo spirilo di pusillanimila c diffidenza e contro il timore eccessivo.
Trad, dal Irancese, con varie aggiunte dello stcsso Traduttore. Torino,
tip. S;ilesiana, 1892, 16 di pp. VI11-454. \.. -2.
GIANNANTONI D. ALESSANDRO. L'csistenza di Dio, per il sacerdote
D. Alessandro Giannantoni. Peruyia, Santucci, 1892, 8 di pp. 35.
L'Autnre, dimostrata brevissima- teismo. Parla, pur brevissimamente,
meute 1'esistenza di Dio, passa a com- dell' Incarnazione del Verbo e del
battere eziandio brevissimamente 1'a- Mistero.
G101A P. CAR.MLNE. -- Gesii nel SS. Sacramento deU'Altare. Versione
del P. Carmine Gioia C. R. Somasco. Citta di Castello, Lapi, 1892,
32 di pp. 74.
Libriccino pieno di pensieri ed affetti devoti verso Gesii Sacrainentato.
JANNET CLAUDIO prof. Le capital, la speculation et la finance au
XIX siecle. Paris, Plon, Nourrit et C'% 1892, 8 di pp. VI-608.
Questo volume e importantissimo, tezza del dati statistic! e per 1'appli-
per la varieta delle materie che vi sono cazione delle teoriche alle preaenti
esposte e per la maniera onde sono condizioni ed esigenze della pubblica
trattate. Esso e soprattutto notevole economia.
per le notizie storiche, per 1'accura-
JENNER JOSEPH. -- Le R. P. Felix de la Compagnie de Jesus, par le
P. Joseph Jenner de la me 1 me Compagnie. Parigi, Tequi Libraire-Edi-
teur, 85, 1892, 16 di pp. 268. -- L. 1,25 franco.
L'Autore non s' e prefisso di dare voglia scriverne in modo da esaurire,
una biografia compiuta del celebre come suol dirsi, 1'argomento. Trovera
oratore, ne di esporre il carattere e come un itinerario ed una storica
le doti special! della sua eloquenza. esposizione dei trionfi di questo dotto
Chi non ponesse mente a cio direbbe e fervido oratore non mono che fe-
non a torto esaere 1'opuscolo arido e condo scriUore. II P. Jenner ha avuto
non corrispondere alia idea che pur la felice idea di porre in fine del suo
vuolai avere del P. Felix. Tuttavia qui opuscolo la nota dei libri ed opu-
il lettore trovera non poche partico- scoli dati alia stampa dal P. Felix, e
larita preziose e giudizii di uomini che ascendono al numero di 55. Delta
contemporanei, al tutto competent!, nota si deve al ch. bibliografo, il
intorno al valente Oratore ; cose tutte P. Sommervogel.
che gioveranno mirabilmente a chi
KNOLL ALRERTO. Institutiones Theologiae dogmaticae gcneralis, seu
fundumentalis, a R. P. Alberto Knoll a Bulsano Ord. Min. S. Fr. 'tc.
conscriplae et a sac. Eugenic Moramii s. Tlieol. et Phil. Doct. ac
Theol, dogin. Professore recognitae novoque usui Keommodatae. Torino.
Marietti, 1892, 8 gr. di pp. V1I-440.
Le riputate Istituzioni teologiche come lo indica il titolo stesso, dal
dello Knoll vengono qui ritoccate, ch. prof. Morandi, il quale vi ha ag-
KIKUOORAPIA
;>ito|i del ditto il i|iiale trut 1 ... So-
rnio\i. i-iiini' rirhiedevasi in IIM mrso .-i.-t.i p.-rfrtta (pp. f 8 J
di Teologia, da stare nolle m.uii depli g|j artirolj IV e V ddln nimwrt.i
ftudiosi de' gionii rn.xtri. Notiamo H- delln medeaima *f7.\nne, in
pecialmiMite delle COM aggiunte dal al primato e all' infallihilita del Ro-
Morandi il capo III dclla sezione II*, mano Ponteh'ce (pp. (v-f.
I.MIDI'SSE G. Summa Philosophic;! ad nu-nlnn II. Tlmm.H- in i:
Alumnnnim Sfininarinnim, auctore (i. Ldioussc S. .1 V\\\\ I'!
plii.ie, nunc Thcolnj,'i;ic do-matiraf in ('.nlLvio l.n\.mirnsi S. J. lec-
t(r-. Tom us secimdus. Ptychologia, Theodiren. l-jliim. Lornni',. ]'-(< rs.
HV di pp. 419. - L. 3.
lettori gia conoscono le camhiato che il modo di pro|M>rl.<
Praelfctiones philosophicae del chiaro piii difTusamente nelle Praelcctionet
P. Lahou88e,contenute in 4 voluini, a- e molto brevemente in questa Summa;
vendolenniannunziate mano mano che la brevita pero non produce osriini i.
venivano alia luce. Ora egli no da un se non sia quella inerente a tutli i
suntn in due volumi, nei quali rac- compendii di doitrine per se un poco
coglie in brevi paragrafi Ic dottrine diflicili e che richieggono natural-
e gli argomenti proposti ampiamente mente una piii distcsa spiegazione che
nell 'opera grande. II giudizio che gia dovrasai proporre agli scolari dal Pro-
dfiiuno della dottrina del ch. Autore fessore, o attingere in altre open- di
vuol ripelersi anche qui, non essendo maggior mole.
I.A.NCKLLOTTI DE FELICE VINCENZINA marches,.. - II div.rzi,. la
donna, confcrenza letta nella sala del cnllc-io \.-.\ Carita, a' 15 in.ij:-
gio IX'.i-J (\.\ Vinron/ina DC Felice Lancellotti ad is'anza e |>or invilo
del Ilirroln (lattolicn per j:l'iotercssi di Napoli, Parforo, tip. Antoni.ma,
IX'.l-_>, S di pp. 23.
A ragione e stata lodata dalla Sieno lodi a Dio che di tanto in tant>
stampa cattolica quesUi conferenza. sorgono anime generose che non t.--
O>o in essa avvi brio, forti c nobili mono di nobbarcarsi alia fatica di
p.-n-i'-i i f - tM"//.i d'argomenti presi farci rihicere in tutta la sna pienezza
dalla storia, dai Santi Padri, da un il lieto raggio di-ll.i \.-rit.i in qticsU
Card. IMIarmino, da un Vim, da un notte litta d 'error! , dalla quale tiamo
Taparelli e da altri dotii pcrsonaggi. rav\olti.
Omaggio a S. Luigi, S" di pp. 20.
Sono poeaie di vario metro gcritte con afTetto in onore di S. Lnip
I \M.I\NO (Da) T. .MAKCKI.U.NO. Vita del \Vu. servo di Diu IV Lu-
dnvir.. d.i r.ildonc, Minorc (lsscrv;inlc, scrilta dal IV M.ircellino da
i.iiin. .\-ininislni I'mxinrialo dell' islcsso (Inline, Lanciano. tip.
ilHIo Stab. 15. r.;ir;.lib... 1802, 8 di pp. 118.
II venerabile IV Ludovico, nato in gli Abruzzi nel <"4. fu ii'>m< di
if, circondario di CampobasHO, ^Ir'ordinaria iiuTtiticazione < <l'
I .moo \~,\i e ni'.rto in Orsogna de- fonda imiilta, riinuneraU da Dio con
100 BIBLIOORAFIA
talc copia <li miracoli, che ora trattasi belle ed opportune rillessioni dell'Au-
(1'introdurre la causa della sua beati- tore reodono molto gradevole la !et-
ficazione. La (initezza del tip!, la ina- tura di questa vita,
niera di scrivere tutto semplice, le
LESSIO LEONARDO S. I. Recollectiones precatoriae desuinptae ex
XIV libris de perlectionibus moribusque divinis H. P. Leonardii Les-
sii S. I. ud u t i lit ;i Inn ac commoditatem piorum fideliuin seoreum
impressae. Friburgo di Brisgov., Herder, 1892, 32 di pp. VIII 182.
MAIELLO CRISTOFORO prof. Nuovi element! di zoologia descrittiva
per la qu;irta gionasiale, secondo i programmi governativi dell' 11
ottobre 1891, per cura del prof. Cristoforo Maiello. Aversa, slab. tip.
Panfilo Castaldi, 1891, 16 di pp. 84. -- L. 1, 35 presso 1'Autore,
Aversa, S. Domenico 10.
Nuovi element! di Botanica descrittiva per la quiota classe ginnasiale
secondo i programmi govcrnativi dell' 11 ottobre 1891 per cura del
prof. Crisloforo Maiello. Aversa, 1891. L. 1, presso T A ulore, come
sopra.
Sono due buoni libri di testo, com- da campion! veri, come di fatto si
piliiti con chiarezza e precisione. Man- pratica nella maggior parte delle
cano d'incisioni, le quali si suppone scuole con evidente vuntaggio.
i-lir sieno supplite da carte murali o
MARTINOL1 ANGELO sac. La Keligione cristiana esposla brevemente
. ai giovinelti. Seconda edizione, Cremona, tip. Foroni, 1891, 32 di
pp. 128.
MRLODIE d'un'Arpa Siciliana. Acireale, tip. Donzuso, 1892, di pp. 114.
L'Autore di queste dolci e castis- piovane cantore si sente piii ispirato
stine Melodic, qualunque ei sia, e al da Talia die da Polinnia. Piacevolis-
certo nato pocta; ma la sua cetra non sime sono le sue giocose ; e le Sestine
o sempre del tutto accordata : pero il sul Galeidoscopio sono tali da onorar-
canto, spesso s'l soave e di si alti sensi, sene ogni miglior poeta.
qua e la manca e cade. Forsecht' il
MIECOVIENSE P. GIUST1NO d. 0. d. P. (polacco). II Salterio di Maria.
Discorsi sul Rosario di Maria Santissima. Volgarizzamento e note del
sac. R. Caccavo. Napoli, P. Rispoli ed., 1892, 16 di pp. VI1I-104.
- L. 3.
Lo spiegare ai Cristiani i misteri piena di ottimo spirito, e sprcialmrnte
della religione e 1'origine, la pratira nella spiegazione de' misteri del rosa-
e i privilcgi dellc devozioni intro- rio si porge egregiamente a pascolo
dolte nella Chiesa, e cosa utilissima; delle anime, e a fomentare la pieta
e pero merita ogni lode il traduttore verso la SS. Vergine, non mai abla-
di quest'opera, la quale, benche qua e stanza inculcata ai fedeli. Si da poi
cola possa risentirsi dei difetti del ancbe contezza esatta delle indulgenze
tempo in cui fu scritta, tuttavia e concesse agli ascritti alia pia Confra-
BIBLIOOB
ili-l RoMrio, ed a chi pratica
unite HI pio esercizio. H Hiiro
Ho lii-nr c i<>rredati) <li liiume
note, e per quiMn c per gli altri pn-.ni
indicati pin aopra nicrita ill eMere
r.irromandato, HHinche *ia si'inpre pin
propagata fra i fedeli la r.-.-ii.i d>
rin. tin t-iiipii M , c.miirip m-lli- fi-
i-ri-itiane, ed ora disgraziata -
da rnolte ahhandonata, beach*
il S Padre Leone XIII tanto ai aforzi
di rilornarla in pieno vL
MISf'l'1.1 I A AM di mcmorie ecclesiastichc perujjne, pobbBcailOM srlti-
manali', inscrta nel Piccolo Monitore di iVru-i.i, IS'.HI-IHOI, ie-
cmulo fjiscicnlo. Pfnujiit, tip. di V. S.intmci. 8 gr. di pp. 101.
I.. 1,00.
I.' Kditorc di ((iiesle nieniorie fa -toria italiana, fornendole documenti,
.1 non pure cara ai suoi concit- che all 1 occaaione ono pregcvoli-
t.idini, ma aurora nmlto utile alia *imi
Mnlf.XO Al. Gli Splendor! della Fedc. Accordo peiTetto dclla lli\.-
l.izionc c dclla Scifnza, della Fede e della Hagione. 0|>era dfll' Abate
Moino, r.anonico cli S. Dionigi, fondatnre c dircttore del ^iornale
.; ill Monilo). Traduzione di Micbelc Barsotti Vol. I. La I
ii. tipij;r;ili;i Anivescovile S. Paolino, 1801, 8 di pp. 353.
Prezzo del present e volume, franco di porto, L. 3,00.
I, 'Al>. Mi>ii,'ii", di cui fn dctto che pregevole non tanto per unita di H-
< camminava alia testa del movimento
.- i.'iitilim del nostro secolo , fu uomo
d'ingegno versatilissimo; sicche, men-
In- nolla niatcniiitica e nelhi lisiracorn-
|ariva fra gli ecrellenti. nolle altre
s< ienze moderne, come I'astronomia,
la chimica, la zoologia, la botani- ..
la fiaiologia e si vada oltrc disoorren-
i addcntro msi. clic (Idle que-
>tioni ri^tiardanti a ciascuna potea
> rixcre con ginstc/xa, intucmlo I'im-
portanza dci nwni ritrovati, e i di-
fftti o i jirci:! il.-lle nnovc tcorie, nulla
J..T poco >.fiiL'L'iM)dogli di cpianto si ve-
ilililic.uid'i am era in liii^iii 1 f'>-
irlh-rr, piicii ruii.ij., -jute eziandio il.il
< iimunc dt-i dolti. A i|iic-ti' doti non
ordinaric di dattrina il Moigno accop-
iin<> x.i-li i anli'iit pi-r la Hi-li-
gione, e questo fu che lo inos.se a ve-
nif sempre rai-m^lii'tidu, duranti* la
sua lnn-ra carriera sci.-ntilii-a, note ed
*ppmiti i:in\c\o|i a rnetU>r> in rvi-
denza 1' armotiia fra la reienza e la
Fede. Cnsi nacipie la presente opera,
segno e proporzione di parti, quanta
per la varieta e copia delle matrie
condticentt allo scopo suddetto.
Nel I volume, che qui annunzia-
mo, il Moigno si difforido e si arcalda
sulla questione dei rlassici pagani, a
cui vorrebbe sostituiti insomma nellc
scuole gli scrittori cristiani, latini e
greci. I/ idea di questa riforina, nata
tin quarnnt'anni fa in I rnn-ia, ehl*
quivi principalinente rdenti0imi o-
stenitori. Secondo loro, lo M-adiraento
e la perdita, per molti, della fede,
avveniita nei tre tiltimi neroli, aveva
proprio la sua radice nell'uso dci clat-
*}--\ p.igani. Naturaliuente, 5e coa'i fo-
se, le tii-olan'-i In- dfi collrgi del ge-
sniti. che ne'secoli scorsi tenevano in
l-jin.pa Ir win>le pin ntiineroM e^ fr*-
quentatc, avn-hliom dovnto motrare
mi cotali- spirilo pagano, col ooox
iii>ii to raffreddamenlo nella pieta e
rilassamento nei contumi ; doveoM il
tmtimonio di tre aecoli ci (Term a il
contrariu. Dipoi 1'ostracUmo dato ai
102
BIBLIOGRAFIA
poeti e oratori gentili dovrehbe esten-
dersi ai Klosofi, compreso Aristotele,
che fu pur riguardato come il prin-
cipal maestro da tutta la scolastica.
Ma la questione, se mai vera questione
fu, e tolla ora praticamente di mezzo
dalla condizione stessa dei tempi, ca-
dute essendo le scuole per la mag-
gior parte nelle mani delle pubbliche
Autorita, non certo disposte a intro-
durvi i SS. PP ; e le scuole private
MORANDl EUGENIO. Vedi KNOLL.
MUSSOLIN GIACOMO. Caino, ovvero i figli di Dio e i figli degli uo-
mini. Tragedia in cinque atti. Padova, tip. Antoniana, 1892, 16 di
pp. 124. L. 1,50. Chi ne acquista copic 10 avr& la nndccima gra-
tis. Rivolgersi all Au tore nel Seminario di Vicenza.
II bravo letterato che ha composta fa difetto ne ingegno ne studio, ne
dovcndosi di nec i --it;i ;nliiti:ir<' ;ii pro-
gram mi uUicinli. II di. traduttore non
ha lasciato di temperare con una di-
screta nota le espressioni un |>o' fo-
cose adoperate dal Moignn cnntro i
suoi avversarii. Parecrhie altre ne sa-
rebbero occorse per raddirizzarne i
concetti. Ma non vuol dire. Auguria-
ino un buon successo a questa \<-r-
sione, che cresoera di utility nel pro-
cedere ai volumi stissegiienti.
la presente tragedia, merita di essere
incoraggiato per le belle doti oho mo-
stra di mente e di cuore, e per la col-
tura classica dello stile onde conduce
la sua composizione. L'azione, benche
svariatissima di personaggi e di scene,
si svolge bene e sempre si aflfretta al
suo termine : gli afletti vi sono trat-
tati con forza grande di sentimento :
la dicitura sempre nobile ed elevata,
ma non oscura e sforzata : i concetti
giusti e vigorosi, sia nel forte, sia nel
tenero patetico e sentimentale : i me-
tri variati a proposito con molta gra-
zia ; 1'intreccio condotto con senno e
con arte : la catastrofe sospesa lino
all' ultimo si scioglie con profonda im-
pressione : insomnia al ch. Autore non
NO.MI VK.NKKOSI PESC10LIN1 UGO prof. Delia vita e delle opere di
Ccnnino Cennini da Colic tti Val d'Elsa, discorso recitalo il di 21 iNo-
vembre 1891 nella solenne distribuzione dei premi agli alunni del
seminario collegio della delta cilia dal prof. Ugo Nonii Pesciolini,
rcgio ispettore di scavi e monumenli e bibliolccario comtinale di 8. (ii-
mignano, Siena, lip. ed. S. Bernardino, 1892, 8 di pp. 44.
11 Sig. Ugo Nonii Pesciolini con volgono la vita e le opere di Cennino
indagine di Imon critico ha procurato Cennini, autore del celebre Libra del-
diradarc al(|Uiinti> le tenebre che av- I'vrlc, ossia del Trattato ilclla Pitlura,
coltura di buona scuola, e quelln die
piii importa, moralita, oncsta, religio-
ne, cosa ornai disusata nei componi-
menti teatrali dei nostri giorni. Forse
qualche scena da nel \olicare, come
quel'a di Zubal, del suo carattere, e
de' suoi interlocutori : anche la buona
Noema, impazzita di dolore per la
niortt! del suo carissimo h'glioletto,
la ([iiale proprio nella catastrofe ulti-
ma scoppia in una sonora risata, se
rappresenta al vero la follia, sembra
pero raffreddare alquanto lo sciogli-
mento tragico del fatto. Ma cio non
toglie che in complesso la tragedia
non sia buona e lodevole. I nostri ral-
legramenti al bravo e valoroso poeta.
HIIILIOOKAI 103
'. nmlfi. <li Cauibio, ren/<> f.i|>|>i . -li.ria e vtnto <li Code
I I Fran- Val il' KUa.
cetcano B. BtHoloOMO (frat'll<> di I,o-
l.'tl.T.i di l..xln\irn \ntuniu Mur;il<tri ;ul Anton AnMMM '.'ft
piilililir.il. i nra |HT hi prima volt.i e,l illuslrata per < ur.i del prof. Ugo
Niuiii NenernM I'esfiolini, par Ie none deB'afnflo doit. ViuoriuCec-
'li o>n rnrnatissima fandtilla M;iria Talei. SK-IKI, tip. edit. >
nanlinn, 1893, 8 di pp. -V-.
Vi 8t srnrp> la stessa accuratczza per I'optiBcolo summentovato.
<l'in(iag;in>, di <-ui ubbiamo rtiginnato
TAiiLIAHl KIAIV.In MAI'.IA.Nn >|..ns. - Orazione fun.-l.r.- d.-l I'. M. ill,,-
vanni Tommaso Tosa dell* Online dei I'rcdii atori, Hcttore del I'mil.
Sciuiiiari" I'id, Ictla uei fuoerali solenni celebrati nellu cliiesa di
S. Apollinan* addi !."> llonnaio I89i, trigesimu dopo la sua inorte, da
MODS. Klve/io .Mari.mo I'a^liari, urcivescovo di Sjwlctct. Spuleto. tip.
ftissmii, 1802, 8 di pp. 20.
f' un tril)iito di pieta (igliale pa- antico superiore a nome dei suoi com-
gato con gran tenerezza d'aiTetto da pagni di studio.
MODS. Arcivudcovo Pagliari al BUO
IM:.NHH;I: TMMMASM, sac. doltore in Dirilto Canonico. Vita di S. I'a-
squalo Haylon. San Pier d' Arena, tip. Salc^iana, 1892, 32 di pa-
1'iil.l.TTn (,. M ,nv - DIM- draiiuni. Oistoforo Colombo, dranuna io
cinque atli: Kansto, drainma lirico in quattro alti. S. tlcnignn < <i-
m*m, lip. I lib. Salcsiana, 18 ( .-2, H di pp. 234.
(Juc-ti ilr.iiiuiii iisciti dalla penna si legge il dramma, Crittoforo Co-
del v.ili'nti- -. rittore, Mons. Poletto. lombo, specialmente la scena terza del
soiio inolto belli. Con grande dilcttn terzo alto e I' ultima.
lUi.MO.MUM ANCKLU c .MAIICELLO sacerdoti. ParrcK-rliir d.-ll'Ar.-hidio-
ii llcnova. Notizie storico-ecclesiastiche. Parte prima della II. .
deriinatiT/u. Valli transapponninc cni Virariati Mont obbio, Borgo del
Knrnari, Mon^iardino e Vobbia. (',,'nm-n. tip. dei Tribunal!, 1891, 4 di
pp. 215. -- L. 2,40.
- I'arrmvlii,' ilcirArcliidioccsi di Cn-nnva. Nolizie storico-ecclesiasticljf.
'ur di-riiiKiijuarla. Ilivicra di Poncntc rni Vir.iriali, P.iliii.ir<,
Voltri, N-stri. Genova, tip. doi Tribunal!, IX'-'i, I 11 di pp.
Illi.". I iMiMI.Mlli) can. prof. Oporv pp-tlirabili im-ditc. lstrii/i.ni .tl
popolo. Volume unici). (3" dclb- opere). Modenn. tip. Pnnliliria ed ar-
mvscovil.- diiirimmanilala Ccn.-.'/ioiir. IS'.l-J, 8. di pp. XXVIII-422.
L. i,
Quale sia il valoro di queato ora- vollamanifesUito.quandoavenirool'oc-
tore insigne noi Io abbi.nim gia altr.i li f*aminarc i uoi parity
104 B1BLIOGRAFIA
In proporzione dicasilo stesso di que- mente poche volte orcorrp di abbat-
ste istruzioni, tutte nervo della piii tersi in liliri <li upualc profitlo.
vigomsa eloquenza e tutte polpa della possiamo a roeno di non Indarln ;il-
piii soda dottrina. Le verita cristiane tamente e di non raccornandarlo cal-
di qualunque genere vi sono Bpiegate damente a quanti vogliono avere seria
ed inculcate con uno stile facile e cura dell'anima propria e delle anitm>
robusto, copioso e chiaro, e con tale altrui.
slam in di zelo'e di ardore clie vera-
SAXCTOHl'M PATRUM opuscula selecta ad usum praescrtim studioso-
rum Iheologiae. Series allcra. Tomus VI. Edidit ct commentariis au-
xit M. Hurlcr S. J. S. Theol. et Philos. doctor. Oeniponte, libruria
Academica Wagncriana, 1892, 16 di pp. 392.
Annunciamo agli studenti di Teo- tenpono 40 omelie di S. Gregorin M.
logia questo sesto volume della se- secondol'edizionede'PP. Maurini. Esse
condaserie degli opuscoli scelti de'SS. possono servire anche di utilissima
Padri, cominciata gia da molto tempo lettura spirituale agl' intendenti di la-
e continuata con gran lode del mondo tino, essendo le omilie di questo Dot-
letterario teologico dal ch. P. Hurter tore scritte eon quella unzione di pieta
S. J. Nel presente volumetto si con- che a tutti e nota.
SARDA Y SALVANY sac. -- Chiesa e Officina. Versione dallo spagnuolo.
Genova, tip. dellc Lctture cattoliche >, 1892, 8. di pp. 48.
II Sarda con quel suo solito brio Lo raccomandiamo specialmente ai
e modo popolare tratta in quest'opu- President! delle societa cattoliche ope-
scolo del come s'ha da sciogliere la raie, aflinche ne acquistino di tnolte
quistione sociale. fe un rafTronto mo- copie e le distribuiscano ai soci. Una
rale e h'losofico deH'Oflicina e della copia costa cent. 10 copie 100 L. 7
Chiesa nelle loro necessarie relazioni copie 1000 L. 50. Recapito, Di-
a bene degli operai e dei padroni. re zione dell' nEco d' Italian Genoi-tt.
SAVIO FEDELE prof. -- II Concilio di Torino. Nota. Torino, Clausen,
1892. Cstratlo degli Atti della II. Accademia delle Scienze di To-
rino. Volume XXVII.
L'anno scorso il Mommsen mise il Savio, tra cui quello decretorio
fuori il dubbio che non Torino ma d'una lettera di papa ^osirno del 417,
Tours fosse la citta, in cui si tenne nella quale, quasi nella stessa riga r
UD Concilio verso il 398, noto Knora distingue tra Tours, delta da lui Tu-
otto il norne di Concilio torinese. II ronica civitas, e Torino, che egli
dubbio del Mommsen fu gia combat- chiama oppidum, ma a cui attribuiscc
tuto dall'abate Duchesne con btioni il predetto Concilio.
argomenti. Dei niiovi qui ne aggiunge
SCHIAFFLNO PLAC1DO MARIA Card. -- Opere. Vol. IX. Prediche so'lh-
dal Quaresimale. Vol. ultimo. Panegirici sacri e Discorsi di vario ar-
gomento. Siena, S. Rernardino, 1891-92, 16. di pp. 300-328.
Ciascun volume L. 3.
Con questi due volumi e compiuta pianto Cardinale Schiaflino, pubblica-
ia pubblicazione delle opere del com- zione eseguita con tutta eleganza dalla
Him.IOORAFIA
105
ifia S. Bern. inline. , ( >:,-na. Ncl
dicernhre ix'to ftirono
da noi annunziati in una /'
I rum tre voluini e poi a mano a mano
andic gli altri nella ISibliotjrafia. Ora
diamo il beuvemito aridie a questi
ultimi due II vol. IX i ontieiie prediche
d.il ipiareMin.ile, il X alcuni
panegirici e quad In d'altro
-iiriri. (lie -i crc-
>. //; t.\'./> n <
devano |>.Tiluti. furono prr uri feli-
ciwimocaso rinvenuti K-nrtiamo tutti
ro|oro die h.limo il .oinpito d'.lfiniin-
ziare la parola di Dio a provvedam
delle opere dpi dr.l. Sdiiallino . u
tro\eranno il pensatore e il iMterato.
I giovani poi, avidi aempre di nuove
letture, rol dilptto trarranno da quetti
volumi il \itale nutrimento della parto
piii nobile di loro stesai.
8 Maggio 1892.
< I'opsic. Sifim. lip. oditr. arriv. S. I'., rn.irdino, 1N02, 8 A
p:ij.'it)i' X<.
mirat-'ii; Ora, in occa-
aione rhe la .-i.itua del *anto fu espo-
eta nella sua chieaa restaurata e riab-
helliia, s'e fatta una raccolta di com-
ponimenti in prosa o in poema, alline
di maggiormente onorare il neralic-u
I'atriaroa e lasciare ai divoti poreoDO
memoria ddla feata.
A pochi passi da Siena i-\vi una
iC'llin.i delta ilapprim.i Havacciano,
\ll>erino da un lec-c-io the d' mi
tratto vonl?ggio dal bastone dio vi
( i.nlicro S. Franco^
Questo luogo fu donato dalla Repul>-
blica al Santo, che vi soggiorno a
lungo 1'anno lili p 1*26, e lo rese
oolebre per la gran moltitudine dpi
>r\//ir,|.|\ AUGUSTO. Yindiriao Syllabi IMi IX. ;.m-l.,ro Auguslo
StiZ2ti^li:i, Hip;m;i' Ki-clcsiae CaDonico, S. Tliool. din-ture ac profes-
sore. Lilicr (crtius i|ui cxtcnditur a prop. XIX iisquo .-id XXVII!
///. I'n'lo, 1801, 8-;r di pp. '..">, cioe tlalhi i'20 alia Hi:, di tult.-i
I'opcr.i.
bli^axione die i Maestri e di S. rit-
tori hannn in riiruard" ti'>n solo alle
ileci-ioiii ili.niiuatieh(> del Magistero
della Chie>a, ma e/iandio alle non-
dommatiche (p. 249-260) ; e quello
della XXIII. la (pule presenta la con-
danna di co|->ro die afTermaaaero il
Romano h-ntehYe e i ('...m-ilii et-u-
iiirni, i aver usurpato i diritti del
principi, oltrepassando i limiti ilella
loro potesta ecc. (p. J6I-J"7] ; e 1'al-
tro e/.iandi. della XXIV. dip tocca
della potesta coattiva e a I menu irwli-
reltn della Chiesa nelle COM tempo-
I nostri loltori conoscono gia
di ciii (pii annunziamn il liltro terzo.
hisogno che ripetiamo il detto
lie dm- Iliviste chc ne abhiani fatto
v \,Mli Serie \IV, v. Ill, p. 331 ss. ;
\ XI, p "9 ss .). Delle 20 proposi-
zioni rnndiinniitc da I'io IX e raccolte
uel Sillalxi, che riguardano gli errori
intorno alia ('.li'u-sa ed a'suoi diritti,
ono (piellp di cui il i-h. Pro-
fassorc ipii da il ('ommentario. L'ar-
gomentd, conn* ognun vedc, im-
portantieKimo, Hpecialnipnte ai giorni
e 1'AiiUire lo tratta ron soli-
dottrina e vigoria di raziorinio
!<> che e auo costume. Facciamo
osaervare apecialmente il commentu
alia prop. XXII, i-ho tratta dell' ob-
rali (p J18-J89). (Juantunqu* la bre-
vila che lo Stazzuglia in queato la-
voro a' e dovuto preHggere ooa git
permeaao di uvolgere ampia-
106 BIBLIOGRAFIA
niente siflatte materie (e chi il volesse Esprimiamo di be! nuovo al ch. Au-
dovrebbe scrivere volumi), pure nulla tore il nostro desiderio di veder <|iianto
omette di quauto e nccessario perche prima compiuto queato lavoro teolo-
il lettore conosca 1' errore e lo vegga gico, chc tornera ;t tutti di grandis-
con buon nerbo di logica confutato. sima utilita.
SUSANNA FEKDINANDO sac. missionario apostolico. L'Apostolo del-
1'odierna societa, ovvero il chierico, per 1'uso dclla conforcnza, for-
mato allo spirito di sua vocazione ed avviato all' import;<nle ininistero
della divina parola. Conferenze 55 divisc in due volumi, utili ancora
pe' sacerdoli che vogliono con la vila c COD la dottrioa predicate Gesu
Cristo. Siena, tip. S. Bernardino, 1891, 2-8 di pp. 052, 544. Prezzo
de' due volumi L. 5,00 (franco) presso 1'Autore Ferrandina-Basilicala.
L'inlentodi quest'opera e infor- vocazione che, qiiando pure fosse
mare il sacerdote allo spirito di Gesii esatto , non ci sembra pero cosa
Cristo per poterlo poi trasfondere nel da spiattellarsi, come suol dirsi , a
cuore del cristiano. In generate que- quel modo. La stessa esagerazione e
ste conferenze, come ha voluto chia- ripetuta alia fine della pagina 383
marie 1'Autore, sono commendevoli del secondo volume rispetto ai preti.
vuoi per I'abbondanza delle materie S'assicuri il sig. sac. Susanna che le
in ease svolte, vuoi per la sodezza lingue malediche ed una stampa non
della dottrina. Ci sia permesso d'os- pure libera, ma ben anche disfrenala,
servare che, parlandovisi tanto di Cri- ove trattisi di calunniare il clero e
sto per formare un vero apostolo del- renderlo odioso, fanno a gara a chi
{'oiHerna societa, sarebbe stata cosa la vince. Finalmente notiamo che la
molto opportune inserirvi una spe- lingua e i modi di dire qualche volta
ciule conferenza sul Sacro Cuore di lasciano un po' a desiderare, come
Gesu. Inoltre nella pagina undecima pure qualche etimologia p. f. presby-
del primo volume troviamo notato un ter, quasi iter praebetis, p. 29 vol. I.
numero di Religiosi ribelli alia loro
TACCII1NO GIUSEPPE sac. Mons. Salvatore Magnasco e i Seminari ge-
novesi. Parole dette nella Cappella del Seminurio arcivescovile di Ge-
nova. Genova, tip. arcivescovile, 1892, 8 di pp. 22.
Sono poche parole, ma dettate dal della sua diocesi ed alia coltura let-
cuore e dall'afletto che tanto degna- teraria, scientiflca e religiosa degli
mente si merito I'esimio Pastore de- alunni de suoi seminarii. Tutti legge-
funto, e che ci rivelano con quanto ranno con molta edificazione questo
zelo e sacrifizio di se stesso quel- elogio funebre, che ha inoltre i pregi
1'anima benedetta provvedesse al bene di uno stile nobile ed elegante.
TARTAHI LU1GI Pr. -- Grani d'incenso. Mantova, tip. Aldo Manuzio,
1892, di pp. 136.
In questo mazzo d'elettissimi fiori sua parola, nessuno avrebbe imma-
poetici non si sa che lodare piii, se ginato, che fo-xi-i-" coaponztooi d'un
1'estro o la divozione, Parte o lo zelo giovanissimo poeta. Furono scritte
dol sig. Prevosto. Se nol rivelasse una tutle in lode dell'angelioo S.
ma In studio
' rui taranno
tutii .mil.. <|iii->ti i|ii.atro belli*
pag. 83:
tcivnto mez
i tenda U
L flf tl Utfll .1-1 I:
Quinilu rider* ncor 1m
Gonza^a ld ip; pax-alo p.-r
tutt" il m. un I". .' ndl i di..
tova tiofolartMimamente, < eldiroasi il
<ld healo suo ingretao
al cido. Ora un Mlggerimento cd un
iltoro, in- faticosi
e pessimi tempi pre*enti, mm la-ci ne
isterilirc nc iiiiharhuriri' il suo genio ,
JTI D. PKLI.Ktllll.M). - Tavolc siiiotlidic ,ld r.;,!.-iid;iri.i pcrpe-
tuo, .l.i -mire per lo sludio della Crooologia, colic quuli si trova con
farilil:') l.i Pasqua c Fcslc moliili cristiauc priina c dopo la CorreilaM
-oriana: la Pasqua o Feslo prinripali dc^li Kbivi ; il .Nuim-ro
d'oro, 1' l.p.ilta, 1' Indizione Humana, gli anni biscstili c di trnlici
I. mi.', Ic l.iina/.ioiii ecc. cominciando dalla Nascila di Oislo (iuo alia
fine del moudn. Coinpilalc dal Sarcnloic I). 1'dl, -rino Tosatti Cano-
nico Priorc ildl.i Metropolitan;! di .Modma. Modfna coi lipi della
Socid.i iip.t_r.ili'-a, antica tipo^rafia Soliani, 1892, 4 di pagg. 50.
II titolo indica abhastunza 1'utili- cotnpilarle vengono esposte da lui
nel suo Calendario Perptttto. edito dalla
tipografia della Inimacolata Conce-
zione in Modena, seconda odizione,
t.i di (pii'-te t.nolc preziose. Quanto
al modo di sertirsene, esso e indicato
lircvi'incnto piT ciascuna tavola : le
teoric [ioi scguitc dal di. Anton- nel
I \<;\IIO K\IM\.MI:I.K, can. teol. -- r.iuditta o sia la Donna forte.
l.r/ioni s.-rillurali rncilalo nel Duomo di Cerreto Sanuilo. h'irfnze,
Ciardi, lS'.i-2, 8 di pp. 220.
Sono stupende le/ioni in cui mal
sapresti ddinirc che cosa uiaggior-
niente arnmirare, se la \ivacita < diiu-
rezza dello stile die ti rapisce con
sublime elo.picn/a , o la copia dei
concetti che illustrano grandiosi av-
venimenti, o I'erudizione sobria m.<
profonda, rapida ma opportuna, ond.-
la storia e r.u nmtata, difesa e spie-
gala in tutte le sue parti, o la pieta
somma i- |o /,-lo ddlo scrittore che
lei popolo non
meno che I' i*tru/.ione.
Ouello dx' p.ii -o\ra ogni altra cosa
appaga il cuore si e che tutte le le-
zioni ti .-on un' applica/ione
alia Verginc Santis-ima di cui Giu-
ditta fu li^'ura. Queste applicazioni,
l)^n. [) in.. i tutte di eguale natura-
n compar
iscena il personaggio prim ipale die
e Giuditta, norxlimeno sono tutto con-
dotte con tale eleratezza di pensieri
e corredo di Padri, Dottori ' Scrit-
tur.i die spir.mo la pin ardcnte ed
aflfettuosa devozione alia Donna for-
te per eccellen/a, ciooa Maria. Qual-
che piccolo neo ora nolle parole ora
IIP! concetto puo essere sfuggito nel la
foga del discorso : come a pag. 110
dove i Rettori di Betulia Y<-<m<> in
Giuditta un altro Ambrogio che ana-
tematizzaTeodosio: anacronismo tr-p-
po ardito, se non si avolge alquanto
di pin il com-etto rua in compleaao
1'opera o desina dei piii alti rncomii
e si legge con <pn>l piacere con cui
si leggerebbe qualunque altra opera
pin >anta e dilettevole.
CRONACA CONTEMPORANEA
Roma, 1-15 giugno 1892.
I.
COSE ROMANS
i. Erezione d'una statua di Leone XIII a Perugia. 2. La cripta delta nuova
chiesa di S. Gioaccbino. 3. Una questione morta che fa paura ai vivi.
4. La rosa d'oro alia Regina Amelia di Portogallo. 5. Come intendono
i liberali la liberti di coscienza. 6. Nel casino di Pio IV al giardino del
Vaticano. 7. Notizie del Seminario Vaticano e la sua Schola cantontrn
dinanzi a Leone XIII. 8. Appunti storici.
1. II 24 maggio trascorso fu scopcrta nella chiesa metropolitana dr
Perugia una statua, di grandezza piu che onlinaria, del S. Padre Leone XIII.
Per espressa volonta di lui pcro non fu data alia cerimonia forma so-
lonno, ma semplicemente privata, alia presenza dell'Arcivescovo Mons. Fe-
derico Foschi, il Conte De Loubat, lo scultore prof. Lucchetti, il Capitolo
e varii del clero e del popolo. Lo scoprimento fu fatlo al suono dell'or-
gano; e per semplice che fosse la festa, riusci tuttavia tencrissima, Don
senza lacrime di commozione, quando agli occhi de' prescnti riapparvero,
quasi celeste visione, le fattezze del Card. Gioacchino Pecci, nel luogo
medesimo, ove soleva vestire gli abiti pontifical]'. Durante tutta la gior-
nata fu un continue allluire di popolo ad ammirare 1'artistico lavoro. II
S. Padre, vestito di piviale e col triregno in capo, siede in caltadra in
atto di benedirc. La persona e il doppio piu grande del vero e la statua
colla base 6 di cinque metri d'altezza. II S. Padre medesimo si degno
dettare 1'iscrizione che si legge a fronte della base: LEO XIII --EX
EPISCOPO PERVSIXORVM PONTIFEX MAXIM VS COMES 10SEPHVS DE LOVBAT
AMERICAN. STATVAM MEMOREM DEDICAV1T AX. M. DIT.r.. I.XXXXII.
L'ottimo Paese di Perugia, donde atlingemmo queste notizie, ci narra
altresi nel n" del 31 maggio Torigine dell'crezione di quest a statua. I II
generosissimo Conte De Loubat, americano di New-York, fervente catto-
CRONACA C 'RANEA !>!
l!co, liuli" il-. '-.1 appassionato .immir.itore del nnstw S I'
trx,indosl in I'ari^i, legato n.me era in istrettissima amiriji.i .-,.| m*lro
ilhslre n.ntitladiuo MODS l.ui^i Moielli, Ntin/io ponlilii i<> in quella cilia,
presa occasionc dalla mmva Cniversila Cattolii -;i die si stiiva f.ibbricanJo
in Washington per opera speoialmente iii uo.i rirrliissima dama ann-ricana,
espresse al medesimo il suo desiderii. di far qualrhp rosa die riusdsse di
onnre a si gran Papa. Fu allora che Mons. Kolelli lo eonsiglio ad erigfre
nna statua colossalc a Leone XIII nella nuova Universita americana ; que-
sta sarebbe senza fallo la prima statua di Papa collocala in America, e
segncrebbc un avvciiimcnto onorilico per Lconc XIII mm ineoo clic ;NT
il genrroso Conle, e di gran soddisfazione per i caltulici d 'America. L'idea
magnifuM del noslro MODS. Rntelli inrontro subito il geoio del Conle De
Lnultat. Kgli richiese senza piu al Nunzio che gli presentnsse un artista. e
MODS, llotclli, rhe teneva la fotoratia di un bozzclto rappresentante
Leone XIII, esposto air Esposizione Vaticana dal oostro perugino profes-
sor Lucclietli, incontanente la presentd al Conte, il quak*, intelligente
come ' di cose d'arle, comtnise scnz' altro a Mons. Holelli 1' opera che
oggi si trova gia al suo posto in America. Ma come cio fosse poco, d
venne quindi, discorrcndo, sul disegno di ripeterne un.i copia anche p T
I'Europa ; e Carpincto patria dol S. Padre fu avantitutto prescolla | r
avcrne una riproduzione e poi anche Perugia, come seconda patria di
Leone XIII, che per ben 35 anni ha dimor.Ho Ira noi, prima conio Ii.-l- -
galo Apostolico, quindi come noslro Vescovo. Dobbiamo perUmlo al non
m;ii ahliaslan/.a fimpianto Card. Rolelli se noi possediamo un si W in -
niimcnto artistico, lavoro insigne del perugino prof. Lucchetti. discopolo
tra i primi del celehre Tenerani. Ouesta statu.i fa un nobile paio i-nl
polavoro dell' allro illustre perugino, Vincenzo Danti, che a 2tt anni --i
regalo pur csso la statua in bronzo di Giulio III, che si ammira nella
pia/./a del Papa. IVru-ia non aveva allora bisogno di ricorrerc a fore.- 1
p-r adornarsi di palazzi c di monument! !
2. Non sono ancora due anni che il S. Padre mmifesto 1' id.-.i d\if-
fidare alia Sri,'ti't inlrrn'r-iimulc il'-ll'aiiorfi'Jnne prrpetwi la iMir.i d'er
una chiesa in onore del suo palrono S. (iioacrhinn; e fu nell'agosto
del 1800. Non 6 trascorso neppure un anno darche si couiinfi.ir'
primi lavori, e fu nel lu^'lio del passato anno 1801, ed ct- ' il
frinpio monumentalc aderge in alto Ic sue basi mass'u.e, r.mhiiM
in se gia una prima chicKi, ossia la .-ripta, sotloslante alia rhiesj pro-
priaincnte delta e delle stesse dimension! della medesima. II gioroo 8, alia
presenza deH'Emo Card. Vicario. del Corpo diplomatiro presso !
c di rnollissimi noliili persona^gi romani ed esteri. 1'alute lirugiilnu. 1'in-
faticahilc promolore di qucH'opcra gigantesra, ha fatto al S. I'.idre. nelle
maiii del suo Virario, Piilferla della iTii-ta sinLlelt.i. II .Ww/ii/mr de Rome
nel n. del 10 giugoo e meglio in un supplement al n. del 12, illu-
110 CRONACA
slr;ilo con Imlle incisioni riguardanli l;i cripla o l,i nuov.i rhirs;i. In datn
un ampio ragguaglio dclla solennita con il discorso del liru-idmi < l;i
risposta del Card. Vicario. L'arrivo di Su.i Kininenza fu salulato dagli
allicvi dclla Scuola Gregoriana del Miiller. Sedutisi quindi gl' illuslri in-
vil.ili sopra tribtmc disposte attorno al trooo del Gardinale, 1' abate Bru-
gidou rivolsc loro mi bellissimo discorso. Dopo tessuta la storia della
nuova chiosa in coslruzione e dopo data la debita lode a tutti i coope-
rutori dell'opera insigne, tocco la nota del sublime la ove parlo dell'ado-
ra/.iotic purpetua che si fara in quel tempio a nome di tulte le Dazioni.
in quel tempio fabbricato non lungi dal luogo della visione del labaro Co-
stantiniano, sotto gli occhi di Leone XIII, il grande Educatore de'popoli.
L'Emo Parocchi in rispondere non lascio d' incoraggiare lo zelo del Bru-
gidou stesso. Vous me rappellez, gli disse, la patiente habilite du Ve-
nerable Cottolengo, nouveau St. Philippe: tous deux etaient doues d'un
tact exquis ; 1' un avait le tact tres-avise des Tourinais, I'autre le tact
tresfin des Florcnlins si bien reunis en vous . Dopo i due discorsi la
Scuola del Miiller fe' sentirc di nuovo una melodia di ringraziamento, e
tulti disccsoro nella cripla, che pud dirsi la prima chicsa de' Prali <!i
Castello. Sull'alto leggevansi queste parole : IX Giugno MDCCCXKII
Primizie Dell' episcopate Giitbileo Di S. S. Leone PP. XIII - in
cripta della Chiesa di S. Gioacchino Erelta dalla generositd dell' orbe
cattolico Oggi Invoca e si augura la gloriosa corona Dell 'edificio
La basilica superior e.
Men! IT ; :1" il'uslri invitati visitavano la mcnzionata cripta, la qualc,
colle sue colonne, colle navate e col primo altare gia innalzato, rende
imagine della futura chiesa superiore ; 1'archeologo Comm. De Rossi spie-
gava al Gardinale ed ai presenti i disegni delle pitture cimiteriali delle
catacombe che si riporteranno nelle pareti. Finita la visita della cripta,
quasi a coronamento di quella, s' innalzo a vista di tutti la prima co-
lonna dclla navata di mezzo; e fu un'opera ammirabile di prontezza e
precisione. Aggiungiamo a compimento di questa narrazione che il tem-
pio, sorgente sotto la direzione dell'architetto Cav. Ingami, tocchera la
cima il prossimo febbraio, come con tutta probabilita si spera. Infatti
in 9 mesi si son (abbricati non meno di 12,200 metri cubi; or negli
8 mesi che ci separano dal i'ebbraio, non vi restano, per arrivare al tetto,
che circa 6 mila melri cubi.
3. Oh che bel camposanlo Da fare invidia ai vivi! >, cantava Giu-
seppe Giusti contro chi scrisse essere 1' Italia la terra de' morti. L'istcsso
possiam dire della quostione romana, cui non rifiniscono di dire morla e
scpolta. Mn di tratto in tratto questo morto s'agita e fa paura ai vivi.
Questa volta lo spavento e venuto di Francia da due letterine di Enrico
Cernuschi, repubblicano a tutta prova e non ligio a nessuno, perche mi-
lionario. Gostui dunque ha fatto, non e molto, pubblicare nella liberal
CONTEMPORANRA 1 1 1
in mi afTi-rmava il malessiTe ddl* |l ' : r
due ndla sua capitate c che una soluzione sap '
,li nim\.t il I'upn nl Ouirinale. E.TO |;i Idtera. Carn amiro! Ml si
diiede rid die rrnlo die 1' Italia potra fare |M>r rum-diare a* *imi in.ili.
Ecco la mia proposta. Primo: congedare dM Iflflf dflO* 6MffdtO 6 OMttflN
tin iiltro torzo nel quadrilatero. Sen>ndo: rondunv il Papa ;i Tn-nto op-
pure ;i Trieste, oppure iiiH'iiinrln nl nuirinnlr Oiiesta rispnxfjt non
piacere a nessuno ne in Italia. ne ID Kranda. l.,i mi.i scusa o prnota: io
non consiglio nulla; non fo che prcvedorc. KNHH u C.IHM - in. Ma
?'6 di piu. Uiicsta Id I era fu disrnssa con tulta j^nivila dalTanlirli-ri- -.\lc
IMdion nolla stessa Justice e ad un giornale dirairo di Itmna si Id
lav;i da I'anY'i 'osi : Nolla Justice d'oggi (8 giugno) il doputalo I'idinn
discntc sul scrio la l<>lt-ra del Ornusdii fi trva in cssa inlirata I'uni<-.i
soluzionc possibilc per 1' Italia, quclla di rnslituirsi in repnlitilica sntto
Tegemonia del I 'a pa insediato al Onirinalc. > Quest' ultimo riini'dtu. dd-
1'egemonia del Papa sopra una rcpulililica ilaliana, come apparo, non h
del Ornuschi. I liheraH italiani vollero fnrso far dire al Orniudii una
stranozza per distogliere le menti dalla questione romana. Ed ecm il '.>r-
nnsdii ritornare alia carica con una nuova letterina diretla alia ItcpiMiyif
e intronare di nuovo la gran verita alle orecchie de' lit>crali italiani. -
< Caro amico. Non ho mai sognato un' Italia posta sotln I'egdDOlia l.-l
Papa. La Iransazione che proposi nel 1801 colla mia lettera al ('avur
i^tova in questo: L' Italia costituita in Itepiibhlica federale sonza llnni.i ;
Roma al Papa con Civitavecchia. E ora? Ora aspetlo lo sfaceli. I. 'Italia
non pcriri per cio, anzi fara pelle nuova; e ne ha gran biso-ti". KMUU
Questa replica del vecchio democratico ha fatto assolutanvnte uscir
de' gangheri i sabaudisti massonici. E il Diritto nel n. del H giugno
lanciava addirittura la scomunica al Cernuschi, direndo die e^-li < dope
ci6 sparisce di pieno diritlo dalla nomenclalura gloriosa del risorgimento
italiano , chiamando la sua letlera una inde^nita die disonora chi la
scrive e chi Tacco^lie >, affermando che I' Italia e unitaria, eminente-
mente unitaria e.d anticlericale e che per 1' unit.^ e p>r Homn rapi-
tale piglierebbero il fucile [>ersino i preli i Nientemeno! E allnra rnntro
fbi si sparerebbe?) Kinalmente, assunta 1' aria di padre spiritual.-, am-
monisce il vecchio Cernuschi a non fare il cattivo e a non pi^liarsela piu
contro 1' Italia, ma si bene, contro il Papa e 5 fiesuili. PoU?va sfogarei
il v.-liar.l.i .atlivo conlro i nemici d' Italia, contro il gesuitismo papate,
contm i pcrsei-uturi della nazionalit.'i italiana: nessuno gliene avrehbe
mosso rimprovero, anzi lo si sarebbo lodato. Ob perrh> non I'll
- II Cernuschi e avvisato; quando volessc lode dai sabaudisti, sa rnntro
chi deve pi-liarsela.
4. 11 giorno solenne di Pentecoste, dopo che il S. Padre ebbc cele-
112 CRONACA
brata l;i S. Messa nella sua cappellii privafa, a cui assistctloro nmlti co-
spicui signori stranieri, benedisse la rosa d'oro ilcstinula ;t S. .M. la Ue-
gina Amelia ili Portogallo. 11 Papa era assislito dai suoi cappi'll;mi secret!,
da un macslro delle cerimonie ponlilicic e da S. E. MODS. .Mocenni, So-
stitulo dclla Secreteria di Stato. II nobile romaDO D. Giulio de' Marchesi
Sacchetti, parlendo di qui, andra a presentare la delta rosa alia Itcgina
Amelia. Sul piedc del vaso donde sorge la rosa v* e questa scritta, incisa
sull'oro: Marine Ameliae Liuitaniae tteywae Rosnm auream Leo Mil Pon-
tife.r Mn.i-iinnx. II Monde aDntinzia che la menzionata Itegina vuol far co-
slruire uoo spleodido alt are in ooore di S. GioaccliiDO nella nuova cliiesa
die si sta innalzando ai Prati di Castello. A compimento del detto ci
place dare i scguenti ragguagli. E la Rosa d'oro nn donativo clie fanno i
Papi in segno di stima e di paterno affetto ai cattoliei sovran i e sovrane,
principi e principesse e a personaggi bcnemeriti della S. Sede, come an-
cora a cilta illustri c repubbliche cospicue pei medesimi titoli; talora
anche a chiese e santuarii insigni a dimostrazione di peculiar divozione.
La consegna si suol fare con formalita e ceremoniale solenne. Dai tempi
di Sisto IV in qua la rosa doro si compone per lo piii d'un vago e fiorilo
ramo di piu rose con fronde ed in cima una piu grande, e tutte d'oro puro.
Nel mezzo della principale v'e una piccola coppa con un minuto coperchio,
dove il Papa nella benedizione pone balsamo e muscbio per imitare la
fragranza del detto (lore e simboleggiarne il senso mistico.
5. La Si/iiillu di Roma del 12 riportava una lettera di alcuni giovani
cattolici del Circolo La Romanina, i quali riferivano un fatto accaduto
sotto i loro occbi nell'ospedale di S. Spirito, mentre stavano visitando un
fcrito. II fatto dimostra quanto sia menzognera la liberta di coscienza che
i liberali banno sempre in bocca. Ecco la lettera : Egreyio sig. Direttore.
Intendiamo con la prcsente di rendere di pubblica ragione un fatto che
dimoslra come venga pralicata la liberta di coscienzy nei singoli ospedali.
Giorni sono ci trovammo all'ospedale di S. Spirito a visit are un povero
forito, e dovemmo assistere ad una di quelle infami manovre, di cui solo
sono capaci i nemici dclla Religione caltolica. Dirimpetto al letto del nostro
nialalo trovavasi aggravatissimo certo Attilio Lombard!, il quale vedemmo
circondato da un grande numero di amici, e clie il nostro ferito ci disse
essere degli anticlerical!, che gli facevano la guardia inlorno al letto per
impedire che polesse avvicinarsi un Cappuccino, che desiderava cbiedere
al moribondo se volesse ricevere i conforti rcligiosi. II Lomkinli poi, ci
soggiungeva il noslro amico, aveva manifestato, anche con atti, di volersi
riconciliare con Dio e morire cristiano. Per la guardia continua pcro che
quei sciagurati facevano inlorno al letto, cio non fu possibile, ed il Lom-
bardi il luncdi scorso spirava privo dei conforti rcligiosi. Gli amici allora
abbandonarono il letto e 1'ospedale e solo vi fecero rilorno mercoledi per
il trasporlo funcbre che ebbe luogo in forma puramonte civile, cioe col
CONTEMPORANBA
I" rlii.ni. ,ij,, nel j...|.c.| . in\ce d. ll;t ' r ... fa-
.hLh.i si < I'.-- 1 .1 die il cadavorc Tone rn-!ii.it<>, e ci6 per
iiiiiucnt.i rispetto \.-rsonli ulliiui i>(.uiii .l.-l Lomkirdi, die arreUtt
\oluto m.irire n II. i I'.-de nclL quale CM u.it... i r in.i ri .loiii.in.li.uiin st
-i.i nn. i Im-i.irda ip.icrisia qudl.i .|i tcii.-re scritto ndle corsie degU
'tii di /VK.-/.VI:.'/, qiiando si lascia .1 pndii anticlerical! I.i II-
di torturare materialmente e mor.duiente gli ultimi istanli ill un
moriUndo. II povcp' l.ombardi In.vav.-isi in unn stain a^-ravatissiiiio, non
d.'veva dunque permelttTsi .|nrll,i la/iuue permanente <li .ju.-i |. irtur.it. iri
scienze; so il maliito M-l.-v.i riliut.m- i ruiilnrti n-li-iusi. CM [M.|M-
uissiino ill r.irln, ma cr.i .-iiiciic [Milrooissiiuii di \olcrli ricc\.-rc. A noi
si'tnliM die nn |W> di vi-il.-m/Ji in quest! cnsi DOO sarcbhe spr
'i. Nun iiltiniii JM lc tir.mnie oodo '? vitlinui il P.ip.i a Moma 6 la
morale privazionc di <|iiolla liherta, nen-ssaria an.-hc alia sua :ninsl.i I>,T-
sona; onde in quest i caldi en-cssivi DOD ^Ii .' date \ m .in* i limit i d'uo
iu<>. vasto qiKiulo si vo-lia. Miiiudi I'liDU-o snllicvo del S. Padre e
passare parte del j;ionn> ud casino di I'io IV. Fu . niit.i nd 1560
;><T ' rdiuc di questo Papa, restaurato poi da Leone XII e accresciulo
d'un chiosoo modcrno dal prcsentc Pont.'fu-e di cui l'/;Vo <!'lt>ilia nel n."
del IT otlriva il dise^no. II pianlerreno e. quasi un museo di statue e di
;dtri ocelli artistici, il primo piano e rappartaineiito (xmtilicio.
7. II Seininario Vatirano, tra ^li istituli ecclesiastici di lloiua, pu6
tlirsi \eraiiienle il Ht-niuinino di Sua Saalita Leone MIL Fin d.d prioci-
pii del suo Ponlilicatu, voile ridiiainarlo a vita qiusi novella, .nupli.m-
done il fubliricalo ed islituendovi le scuole ^innasiali e lir.\di, perch^ ser-
vissoro pun- ai j;io\.mi esterni, che ahitano nei dinlorni del Vatirano e
ncl Ilor^n. Kressc (in dalle (ond.imenla e con iniinilicen/a vr;>!iiente so-
vrana la ville^iatura di Torri in Saliina, e vuole ora clie le sriiole del-
1' Istitul.i -,1,111.1 novdl.iinente ainpliate c.m l'a.:..iiMil.i ddla f.icolla teo-
lo.i.-.i. di,- s.,ra aperla ncl I'uluro anno scolastic.i. In quesli ultimi ^iorai,
nolli doni -ia I'.itli, Sua Sanlila >i d.- r .;>.. -re un altro d' ine-
slimalnle pre-io. quello cioe d.-lla ui.'!.i delli varie coll.'/ioni di storia
Dalurale, di' eranle slat.- donate dai caltolid dnrante il ^iuhileo u-
tale del |XSX, disponendo die 1'allra ineti fosse spedita al suo an-
seininari.i di Pern. a, I iricrciu.-uio .lvli stulii . id onore
UK- islihiti.
11 Seiuinariii Vatican.!, ri .-n,.,, , ulissiiuo p,-r taut.i mtinilicMua, cliicse
'Itenne di pot, i .ill'aii-usla pres.-n/.i di Sua SmlitA
a line di rin-r.t/iarla e presenlare insieuif le priiui/i- dcjrli aujjurii pel
nuovo imininente ^iuliileo pontiticio, ollerenilo un s.i^'-io .1,
muM 11 ui'tlta ele-tu/.t di stile iudicjva I' illino MODS.
//i ndla sequent.- epij:r.ile : Uoni . Mil . /'. .'/. - //wo . uufice .
*t . fauhre doctrinac . d . arle* ud . prislinam . dignitatem . flore-
Strit XV, vol. Ill, fa*. 1009. -
114 CRONACA
scant alumni . seminarii . vaticani specimen . poesis . et . rantus . sacri
sub . praesentiam . eiwt . augustam laetalnindi . proferunt testhnn-
nium . gratiae . et . pietatis munificentissimo . patri -- anno . appetente .
quinquagesimo ab . episcopali . honore . mscepto .
Adunque il di 8 giugno alle ore H *,', ant. il Santo Padre, accompa-
gnato dalla sua nobile Corte e seguito da MODS. Faustf, Uditore SS., da
MODS. Bertuzzi Vescovo di Rfeti, da MODS, de Neckere Canonico Prefi -MM
e dai Rmi Canonici di S. Pietro, cntrava nella sala Clementina, dove gia
attendevano gli alunni del Seminario schierati in bell'ordine, i Superior!
e Professor! dell'Istituto ed alcuni pochi invitati, tra quest! il M. Cav.
Salvatore Meluzzi. Assisosi il S. Padre sul trono, gli alunni cantori, sotto
la direzione del loro maestro P. Angelo De Santi, nostro collega, die-
dero principio al loro programma, che conteneva un Ave Maria a 4 voci
mistc di Edgar Tinel, un Salutaris Hostia a 4 voci miste del Meluzzi, un
gruppo di scelte melodie gregoriane secondo la lezione de' codici, il mot-
tetto Vox dilecti a 5 voci misle del Palestrina e un Oremus pro Pontipce
a 4 voci miste del Singenbeger. II primo e 1' ultimo pezzo furono accom-
pagnati con V harmonium in sostituzione dell'organo dall'illustre M. Fi-
lippo Capocci. I canti furono intercalati da tre elegant! poesie degli alunni
Nicola Sebastian!, Vincenzo Boschi e Giuseppe Prosper)'. Sua Santit;i si de-
gno seguire con manifesto benevolo interesse i canti c le poesie. Finito
il saggio, dopo avere espresso la sua soddisfazione per 1'andamento del
Seminario e ricordato il dono delle collczioni di scienze natural!, si diffuse
in particolari lodi agli alunni cantori. Disse, cosi la Voce della Verita
del 10 giugno, che le composizioni eseguite erano di stile elevato e clas-
sico, ben different! dalla musica invereconda che spesso profana il tempio
del Signore; e noto come lo studio della musica sacra nei seminarii dei
chierici, oltre al tornare di molto gusto agli alunni, e insieme un mezzo
assai efficace di educazione, perche li distoglie da divagamenli che pos-
sono essere pcricolosi e gli avvezza fin dai prim! loro ana! ad un giusto
sentire in cose d'arte. 11 Santo Padre, aminise quindi al bacio del Piede
i present!, si trattenne amorevolmente con ciascuno in particolare, disse
parole di gran conforto ai Maestri Salvatore Meluzzi, Filippo Capocci e al
P. De Santi e di sua mano regalo a! cantori un ampio panierc di squi-
siti confetti. Impartita quindi 1'Apostolica Benedizione, al quarto dopo
mezzogiorno Sua Santila rilornava a' suoi appartamenli.
Senza voler dare alle cose importanza maggiore di quella che hanno
per se medesime, e certo un fatto degno di nota per la storia che la pic-
cola Schola cantornm del Seminario Vaticano sia stata ricevula publilicn-
mente e solennemente oramai per la terza volta da Sua Santita, e cio con
1'espresso intento di dare alia Sua Augusta Presenza, cosi desiderando il
S. Padre, un saggio del profilto ncllo studio della musica sacra. Che se
qucstn si mctta in relazione con quell'efficacissimo impulso, che Sua Santila
CONTKMPORANBA
i ullimi .mm .ill i resl.iiir.i/i'inr in Italia dell.i I.M..M misica
i--! del Seminar!" \alir.ino anjuistano nn Lire, che
i. c nut- s[n7i;ini", s;ira an<-.r.i in se-iiiln le. undo di otliini Irulli.
buona in se stessa. ma il sapersi che il S.ml<> I
l;i prnlili-r l.i desidera promossa, parlicol.irmcnle ne' srniinarii il.di.mi.
in in Imon niiiinTn di tali istihili un.i nubile gara per lo studio
drll.i tun i. t-Mine sippi.mio dalle molte rd.i/.ioni che si leggooo
nd -;iornali periodic!, d;i ruelle die perveDDcro a noi in parlicol.i.
dalle roiimnir;i/.ioni die avciniuo a voce e per letlera coo parcrdti \Vsi-n\i
;pcriori IM dtsiastici. Quest! son fall! e valgono beo piii che le par
0'inr purr M mo liilti le buone esecuzioni litur^idic che ^ r ia si daouo in
inolti lim.lii . die diinoslrano a lulli, come oon sia poi taoto difficile
ottenere una buona inusica di chiesa, andie con le sole forze che possono
lornire i diierici di un s.-ininario, quand' cssi siano dcbitamente islruili.
Per ijtiosta r.i-inne la Schola del Scminario Yalicano ha susi-ii.it'> nu
generate interesse qui in Hoina c t'uori. Nel corso di un anno essa fu
visitata da buon numero di personuggi non poco illustri, che chiesem di
udirc sajijiio dci canti, cosi per la classica polifonia, conic piu s|HTialincntc
per le melodic grogoriano. Noleremo tra i principal! Mons. Walsh Arrive-
srovo di Ihiblino, Mons. Manicardi Voscovo di Ueggio i Kinili.i >, M"ii> Tonietti
>vo di Massa Carrara, Mons. ('allcj;ari Vcscovo di Padova, 1'Abate ge-
ncralc dci llcncdotlini della Cuigregazione inglese, il Hettore del Semi-
nario di lie-;:io mandato ita Mons. M.micardi per prendere nota del uie-
todo di .-.ml i> e Ibndarc in quel suo istituto una scuola simi;li,mt<-, il
I; Prof. Habcrl di llalishona, il Conte Hesse di Firenze e il Conto Ilossi-
Scotti di Perugia egregi musicisti, un ministro protestante di Londra in\ia(o
dall .\ Societa cor.dc in-lest- per 1'introduzione delle genuine melodic
{.'nriani' ndl.i Caltedrale prolestante di S. Paolo. A questi si a^^iungono
molti prcl.it i e.l cn-li-siaslici di Koma, i maestri dclle basilicbc, c buon
niimcro di signori ibrcslicri.
ritiiiiaincntc, per aderirc al dcsiderio di molti, che diiedev.mo di udirc
la Schola, si pcnso di congiungere al collaudi di un nuovo organo, die
dovoa tcnersi nella Chiesa di S. Mart a propria del Scminario, un saggio
di musica vocale; anche perch6 meglio fosse apprezzato l'us< dell' or.
duranlc la lilurgia, dovendo esso o accompagnare i cauti o tare i prdudii
e gli inlcrludii alle coinposi/.ioni puraiiientc vocali. Ci> a\v-nne il 19
.-nine ahhiamn gia nntato ncl prccodcntc quadcrno. Prcscdr-
Kfni Cardinal! Hirci-Para.-i-iani n Vincenzo Vannutclli, ai <|ii.ili i
vano corona dodid V.-scovi, tra qm-sli <|ii;.ttro o rinquc forestieri. buon
numero di prdali cd ccdesiasti.-i, parecdii si^imri dell' aristocrazia ro-
in .HI. i, i piu illustri maeslri di llmna; e una numeros.i sdiiera .li
I. ill si^nori e si^-nore forestieri, franresi, inglesi, am. ri. ,.ni. ledcsdii. II
saggio non potcva rius.-ire ron nnVliore smldisfazionc di lulli; c la boot.!
116 CRONACA.
generate del coro, composto di soli seminarist!, alcuni do' <|n,ili assai
vinetti, suppliva assai bcne, sia alia sua debolezza (non essendo possiliil--
di avcre una Schola di piii di venti canlori in tin seminario che non conl.i
che un cinquanta alunni), sia a qualche leggiero difetto di esecuzione, che
non fn tuttavin avverlito, se non dai piii intelligent), c che per lo scopo che
si prefigge il seminario di prepararsi a buone esecuzioni liturgiche, non ha
nessuna importanza. Certo ' che le congratulazioni avute dai present!
le relazioni, che dai corrispondenti della stampa ftirono inviatc ai giornali
italiani ed esteri, non sono che un elogio di quei bravi giovani, meritato
soprattutto dall' esecuzione di un Gloria (Missa km noslra redemptio) del
Palestrina e da quella di un bel mazzolino di melodic gregoriane.
Nel precedente quaderno abbiamo gia notato la parte presa a questo-
collaudo dall' illustre Organista M. Filippo Capocci con 1' esecuzione di
un scelto programma di composizioni d'organo de' piii celebrati maestri e
sue proprie.
8. 1. // pensiero di Leone Xlll in Fruncia. L'idea salutare del
Papa in separare la causa della religione dai partili politic! in Francia fa
un cammino trionfale. Chi volesse averne tin qualche concetto vegga i!
Moniteur de Rome nei nn. dell'H, 15 e 17 corrente, e la Voce della Veritn
nei nn. dell'11, 14, 15 e 21. Facciamo plauso aU'ottima Voce che negli ar-
ticoli 11 Papa e i cattolici francesi > e La dichiarazione della Destra
monarchic francese la risaltarc con bella sintesi di i'atti e di giudizii
51 trionfo del pensiero pontificio. 2. Letleru ossenuiosa del Presilente della
Repubblica di Liberia al S. Padre. V. il n. del 2 giugno della Voce dclli
Verita. 3. NHOVO convento de' PP. Passionisli sotlo Rocca di Papa nella
diocesi di Frascati. II giorno 9 si pose la prima pictra della chiesa da
Mons. Canestrari, amministratore apostolico della diocesi tuscolana. V. la
Voce della Verita nei n. dell'11 giugno. 4. La scacckiatura delle viti
nei Lazio. V illustre vilicultore, il sac. Candeo, venuto in Iloma e fatto
un giro pel Lazio, ha scrilto una lettera al Direttore della Voce, in cui
esponc i suoi dubbii sul modo di coltivare le viti in uso nella provincia
romana. V. il n. del 12 giugno della Voce della Verita. 5. Concorso
per la decorazione della facciata della chiesa dell'Aracoeli. E stato premiato
il disegno del prof. Edoardo Collamarini. Vedine la descrizione nei n. del
15 giugno fall' OsservaJore Romano. 0. Chiusura delle conference reli-
giose dell'Emo Card. Vicario. Nell' ultima delle dotte conferenze che 1'Ema
Parocchi tiene nnnualmcnte alia gioventti in Santo Stefano del Cacco, tratto-
del Regno di Gesu Cristo, facendo in fine una sintesi dei temi svolti in
quest'anno, i quali versarono sull' Incarnazione. II metodo suo (dice sag-
giamente I'Osservatore Romano nei n. del 5 giugno) che abbraccia tutta
la coltura modcrna e la fa servire a Cristo, e un grande esempio per
tutti coloro che si adoperano negli studii intesi cristianamente, e li pcr-
guadera che a una societa, come la nostra, non si puo sperare di arrecare-
CC' KA 117
' ; '&gfa W n n
till- :ri.iiim t|j farlo noslro vivlfieand.il
di \il.i rtrrtia. >
II.
COSE IT AH AN E
\. II voto dell' amniinistrazione provvisoria per 6 mwt dato al nuovo Mini-
tero. 2. (Juali ne furono le cause. 3. Piega delta politics del Mi-
nistero e ultimo perche. 4. La Garibaldineria a Caprera ncl primo >1<-
cennio dalla rnorte del Garibaldi. '.'. La fesla dello Statute. G. Come
M scialacqui il denaro. 7. Appunti storici
1. II Ministero presicduto dal Commcndator Giolitti, sorto su con
pessimi auspicii, come vedemmo. essendo fin d;il principio ol)Mi:ito :\ d.-ir
le diinissinni per il niun favore incontrato alia Camera, fu pero si forlu-
nato, (l.-i riporlare una isperata vittoria I'll giugno. K tutto il prndott >
d'una lutta di partiti. di dcsidcrii, di gare e di gelosie cli si a^iliitm It
deotro la (luria InDoccoziaDa o Monte Cilorio; partiti, dcsidorii, p'ire e
gelosie die DOD hanno nulla o quasi uulla die fare col paese rhe si cliiani.i
Italia. Ma siccoine, nJmeno per una fictio wris, coloro clip ivi si agitano
si dicono rappresentare ];i nazione, 6 nccessario parlarne.
Fin da quando il Ke non accettd le dimissioni del nuovo Minis(iT.>
rimandi'i il (linlitli a presentarsi !! nuovo alia Camera, quest a era n:iiu-
ralmente condannata a pcrirc secondo le consuetudini costituzi<>n;ili. I'i
qui la forza del Giolilti c la inanila degli sforzi degli avverfsirii, .-
dire dflle costoro contraddizioni. II Presidente d-l Minislero, avvk-ioao-
dosi la fine dell'anno finanziario e le vacanzc estive, ne essrndovi Ifinp >
a disniterc i hilanci prevenlivi p<r 1'anno prossimo, dimandn all;i i'..n:
non gia un voto di (iduri;i, m;i r.miminislra/ione prowisori.i per ' mesi.
Con tutto che la commissione fatt.i per islinliarc la cosa fosse di p.ir. r
di non com cilcn' piu d'un mese, con tulto chc gli aiuici dol hi lludini
e del N'icotera seiuhrassern f;ir l;i vnn- i;rossa, nulladimeno I'll giu^n",
venutosi a scrutinio s:crelo, il Ministero s' ebbe 2M voti ronlro
ossia 72 di ma^'ginranza. Cosi quella r.-iiin-ra dip il *Jii inaggio ora scorto
obbligo il (liolitli ;i ditndtcrsi. n-.-.in.I'v^li la lidiid;i >li gnvernarr a-f
suoi sguardi, j:li concede ora di amministrare le cos- it;di;me. indiprnden-
temente il;i ogni vigilanza. La condutla illogica c la piacentcria non po-
tr-l)lK- ;indar pii'i in l;i. I'n -r;:vi^iin inrnali- franceso, If Journal dtt
I
118 CRONACA
M'/"//x, dice ;i tul prnposilo : Jusqu'a n> jour, il f;ill;iit ;illcr un pm
plus loin en Orient pour reoeontrer cetto complaisance
de soie et a se le serrer soi nidme aulour du cou. Ce sont choses d' Ita-
lic, comrne on disait autrefois, en renoncant a les comprcndre : ce sont
choses d'Cspagne. II est certainement impossible d'expliquer a un public
franr.-iis comment une Chambre qui, il y a quinze jours, refusait a un
ministere les moyens de vivre, lui donne aujourd'hui la plus grande
m;irque de conflancc qui, en aucun pays, ait <Ue donnec a un gouveroe-
mcnt quelconque. >
2. 11 tutto e pero agevolmente spicgabile se si considera, priino: la
secretezza del voto, onde accadde che molti polerono manifestare piu fran-
camente 51 loro parere di quello che avessero fatto ncll'altra votazione;
secondo, se si riflette all'agitarsi de' partiti e degli interessi piu mobili
dell'onda; e terzo, se si pensa al predominio csercitato sui deputati dal
di fuori, vogliam dire dalle sette anticristiane e da altri che non si nomi-
nano. II discorso applauditissimo del liberale, democralico e massonico
Mario Paoizza udito nclla Camera con segni di viva altenzione nella tor-
nata del 10 giugno, spiega qualche cosa. Eccone un tratto: Signori,
IMtalia e in una condizione speciale, che solo la Grecia ricorda. Tutte le
alt re nazioni fecero prima la loro forluna materiale, poi conquistarono le
loro liberta politiclie. Gambiano quindi anche i doveri della rappresentanza
nazionale. La vi sono solo liberta politiclie da difendere, qua noi abbiamo
delle risorse da creare al paese. Solo un grande partito puo averc 1' au-
lorita e la forza di dirigere 51 paese verso una tale mela. Credo che da
questo voto dipenda I'afTermare se noi saremo un giorno, che spero pros-
simo, una nazione come 1'Ioghilterra, col sole di piu c 1'isolamento di
meno, o dovremo rassegnarci a trascinare la vita misera della Grecia .
Qui scoppiano applausi da ogni banda, menlre moltissimi deputati si re-
cano a stringere la mano all' oralore. 1' Imbriani di rimando : Avete
udito la parola del CONCLAVE (Ma&soneria); ora udite me. lo protesto contro
quest'ufficio di registrazione di alte, altissime ingerenze*. In fatti se la
Camera non avesse accordata al Ministero ramminislrazione provvisoria,
erano pronti i decreti reali per arrivare al medesimo scopo. Di qui la vit-
toria del Giolilti.
3. Queslc le cause del voto dell' 11 giugno. Quanlo all'indole e natura
della politica iniziata dal nuovo Ministero, essa non e altra che il trionfo
della politica del Quirinale: manlenimento, quale ancora tli salvezza,
della triplice alleanza; imposte e armament i. II discorso del Fortis, Valter
ego del Crispi e gia suo sottoscgretario, diode il tono della nuova politica.
< Uuanto alle alleanze, ei disse, io penso che 1'ltalia debba rimaner fedele
ai patti. 11 giorno che questi patti scadranno per aver liberta di scelUi,
dovremo essere armati. Se no, per necessaria trepidazione, ci troveremo
legati ancora nostro malgrado... Un prograiuina non piu tasse cosi secco,
CONTKMPORANKA 119
(lo-no ill noi .. \pprnvazioni e applatisi sen
coei parlava e quell' Alossandro Korlis, die nel 7 maggio 1885 didiiaro
la triplice alle.m/.i n utilo, ne opportune (v. il n." dol 15 giugno dol-
Vl'nitii ('.) La spiegaziono ultima li questa politira si potrebbo
in uo;i sola cosa: nel mal tli Roma, come lo fa hollamoolo spi.
ri'nitii C. filando quesle parole della flnzzttta del Popolo dol 18: t'.li
armament! d sono impotti dalla situaziono ouropoa, dagli armament! sini-
i del nostni vicino dell'ovosl. dalla sua connivcnza col naturale ne-
inicii dfll'unita italiana, cho ha sodc in Vaticaoo, dalla falalc ncrcssita di
(lift ndere non solumcDte la nostra posiziooe sullc Alpi, ma aoclicsul marc >.
Ma inc-lin di luMi, il Torneo, eflcinorido lil^ralissiina di Roma, cilalu
ptiro dal nif'lfsiiiiii foglio cattolico torincse nel 10 giugno. Pico diinque
il Tnrneo. ris;x)ndcndo al I.eroi-Ronulieu, che I' Italia non dimandorchhe di
meglio chc far di-' jjrossi ta-li no' liilanci della guerra P della marina, ma
die o. impossibile. E perche rnai? I'erche 1'ltalia vuol essere pienamente
assimrata die il ncmico che abbiamo in cana non trovera mai un allcato
al di l;i (Idle Alpi per aiutarlo a riconquistare il potere perduto, P JUT
rinipcrare il <|iiale si arrahatta in lutli i modi, cospira, intri^a e fa dflla
diplomnzia rivoluzionaria (sir), incntre che la sua missions dovrohbi
sere unicamente rivolla verso qnri heni che non sono di questo inondo.
(>n P Italia questa piena assicurazione mm /' ha, non I' ha mai potuta
nttenero da quolln Stato che il signor Leroi-Bpaiilieu conosce me-lin di
me (In Frnni'ia) e nulla lascia a spcrarc di polerla otlenere col tempo.
L* Italia vnle invere <piello Slato, al qiiale alludo, accetlarc c(n j;r.ito
animo gli aiuli piii che moral! (sic) che il mxlm impl'ii'iil'H? i.emirn gli
offre; vpde venire di la i quattro quinti deU'Obolo di S. l'ietr>: vnl.-
flnalmcnto i quatlro quinti dei giornali atlarcarla qiioli.lianamenl*'. Tutto
do non e alTatlo rassiciiranle per noi; e pero dobbiamo pensare a difen-
derci, e a prevedcre qiiei casi che molto probabilmente non si verilidie-
ranno, ma die potrobbero in eerie circostanze verific.irsi.
I. II "2 jriu-no di quest' anno segnava il decimo della morte dol pin
insulsamonte blasfomo nomico del sncordozio cristiano, Giuseppe (iariltaldi.
Tutta la garibaldineria italiana dall'Alpi al Lililx-o no fu commossa e da
buoni bacdiet toni della patria vollero fare un pellegrinaggio a Capr
visitare 1 1 tmnba del lon idolo, impr-;,ro ai proti e ai frati, inncggiare
alTassassino Oberdank, fare i bravi per Trenlo e Tr -se simi-
j:lianti. 1 pello;rini furon mnlli da tutte lo parti d' Italia, e lo Stain
spillo dall'orario ben 00 mila lire somministrando ai devoti le navi chc
dovevano trasportarli cola. II panogirico fu redlato dal famoso bardo
Ton. Cavallntli. Venti emigrati triostini e trontini fiinmn ri.ovuJi dal
M.'iiotti a cui il Rar/ilai olfri in loro nome una scialn.la nuda col motto:
Mh> MI 'i p.-ro non pass., s.-n/ qu.drlu- disgrazia; un
attigua a .jiiolla dell'eroe, si sprofondA pel peso delle pereonc. Un fami-
120 CRONACA
-cratn uiornaletto di Roma narrando il caso vi apponeva quoslo titoln :
11 pelleiirinaggio a Caprera, una camera sprofondata, parcrclii feriti,
Ire insola/ioni, due ragazze con convulsion!. > I lontani e i poster!, i
quali vulcsscro sapere in modo piii particolareggiato quaolo basso fosse
(Milnln il scnlimento morale dei figli della rivoluzicDe in Italia a' tempi
nostri, Irggano la descrizione che di questo pellegrinaggio hanno fatto la
Tribinm c il IHritto ne' giorni 3, 4 e 5 di questo mese, nonch6 la Voce
ilt'lla Verita e VUnita C. del 4. D'una sola cosa non possiamo far com-
ment!, perche uscita dalla penna di persona sacra ed inviolabile, ed < il
lelegramma spcdito dal He Umberto, il giorno stesso, a Caprera. E d'uopo
pero consognarlo alia sloria. Esso e diretto al figlio del Garibaldi : As-
sisto col pensiero e col cuore alle onoranze die la nazione riconoscente
tributa a Giuseppe Garibaldi. II ricordo della grande anima sua, che, in-
tenta ad altissima meta, visse sdegnosa d'ogni piccola gara di parte, terHi
scmpre piu viva la fiamma dell'amor patrio nel popolo italiano, che, nella
conscrvazione deH'unita e della liberta, sapra inspirarsi agii esempi di
coloro che tanto operarono a couquistargli qucsti suprcmi beni. A lei, in
ogni occasione valoroso e leale, commelto di rendersi interprete dei miei
sentimenti e di deporre per Me un fiore sulla venerata tomba del com-
pianto suo padre. UMBERTO.
5. 11 giorno 5 fu celebrata la festa dello Statuto. Essa fu aperta alia
mall ina colla rivisla mill tare al Macao, presente il He, e fu chiusa la
sera colla girandola al Pincio. La festa nazionale fu condensata quest'anno
colla festa a G. Garibaldi, il quale s'ebbe il piii e il meglio. Alle -4 po-
meridiane un due mila persone circa, ossia le varie societa anticattoli-
chc, garibaldesche, mossero dalla Minerva al Gampidoglio. L' assessore
Ostini prese in consegna le corone che furono appese ai lali del busto del
(iaribaldi nella sala senatoria. Quindi Ton. Imbriani declamo un discorso,
riportato dall' Osservatore Romano nel n. del 7 giugno; dove disse chela
pat rin e incompiutu, la libcrlu manomessa, la giustizia conculcata, e che la
madre Italia resistera ai secoli, mentre pass>ino MOW in/, Parltimcnli, mini-
slri e dinastie. Una infinita di guardic e carabinieri seguirono sempre il
cortoggio e ascoltavano docilmnnte le declamazioni poetico-repubblicane ed
irredentiste.
(). Un passo del Mattino di Napoli, riportato nel n. del \ giugno dal-
1' Osservatore Romano, servira di documento, se ancor vi fosse bisogno, come
si scialacqui spensicratamenle il denaro. Si tratta d'un quadro rapprc-
seotante la battaglia di Dogali, dove- ")00 italiani furono macellali da uno
stragrandc numero di nemici. Or il Maltino, giornale africanista, ci dira
il valore di questo quadro. Quattro anni or sono si spesero 40,000 lire
per la costruzione di una magnifica biracca da servire di studio ad un
esimio artisla (Cammerano) incaricato di dipingere un quadro rappresen-
tante il combaltimento di Dogali. La lela fu dipinta e ridipinta due o Ire
CONTEMPORANEA
|inllr .nidi. .' i-ii luri^i daH'easere finii
il pittorr si ora avveduto .-lie <|iii |. ( lure sbiadisee i su
partira In lir-v.- p.-r I' Italia <-o||a 311:1 tela ben arrololata per lerin
COfo 1'opera. runic pr<d>abilmenle sara visibile ;i| pubblirn ;i| prinripin del
ecolo venturo. Sara, nun ne vnglin duhitarc, un capnhmirn; pern ' ui'n.
avviso che colle noslre strettez/e fmau/iarie Ic 100,000 lire almenn die
coster;i il <piadro di li.^ali, [utcv;in<> csscri- iin|>ic-.i(' in inodo as&ii jiit'i
utilr per la colonia.
7. 1. Monument onumia: una ttntwi nl (',<irilntlili in Itnn-ini't. V. il Di-
rilto n'l n." del ." ^iugno. 2. Ricrcatarii civili o Bfltniii. Uuali siono
nteodiinoDti di clii li promuove v. I'niln fntinlii-n nel n. del KI iu-
j;n(t. 3. ChiusHra deli Ksposhinne ill I'lilenno. V. la Tnlntnn nel n.'ilcl
1i{ j;iu^rn>. i Ingiurn- nl I'npu nella feita del Garibaldi n Grosxel" \.
l.i Yoce della Yrrili'i nel n. del \~1 j^iujjao; ove si riiirr.i rln- uni Iciiuliio.i
di 8 anoi fini un discorso nlle p.ir >le : Morlo ;il r;ip:i! Alili;issn i proti!
e siinili inotti ^eotili.
III.
COSE STRANIERE
INGHILTEBRA f \oslra Corrispondenza). 1. Un inninentn di
2. All'avvicinarsi delle elezioni generali. 3. I ineriti messi innan/i d.il
Governo conservatore. 4. Le osservazioni dei lil>erali. 5. II dado
sara gettato sulla que^tione irlandese. 6. La Convenzione oransi-t i
nell' Ulster. *. Disegni a riguardo dell' Irlanda. 8. Gli acioperi mi
nerarii. 9. II tabernacolo del ministm hattista Spurgeon. iO. II
disegnn di Benson sulla disciplina erclesiastica. il. Altre magagno del
I 1 tnglicanismo. It. I nostri cattolici.
1. II }:riin dramnia della vila pubblica rontinua a svoljjersi in Ingliil-
terra colle solile vicissitudini, Don prcsentando obe di Indto in Iralto
qualche novita ne' (H-riodi della sua iniilliforini; ;ainno. l/ombra nrr.i del-
1' inRuenxa ^ravila aurora sill parse, e. in<i.'ine alia iimrte del prin
Kdoardo e ad allre perdile della lami^lia roale, rende pill langilida c
sla la vita sonale. llall' altro ranli). I' approssiniar>i d.-lle ele/i
rali produce un ellelto cousiinile sulla vila |ulilic.i, dan-be l.i nccessila
di prepar.ir>i ;dle future lolte dislrae 1' allenzione e STPIII.I il vi^ore ri
vbieslo d.il disimpegno dollu gi(rnaliere innunbeii/e.
2. (juanlo aM'osilo probabile delle !/(. ni general!, i pronosliri sono
prescDtenieule favorevoli al parlito gladstooiano; il quale, < ompresa la
1 22 CRONACA
DUO dispregevole frazione dci radical!, si linn 1 vrlo ilcll.i vilturia, addu-
cendone in pruovu i costanti od uniform! risnltali delle eleziooi siip|>lHi\.'
IMT il corso dclla legislalura, nonche il grande trinnl'o dei liberal!, o,
come oru dices!, dei progressist!, nel County Council di Loodra. ft ben
vero che il progress*), cui accenna la nuova denominazione dei lih.T.ili di
Londra, si riferisce direllamente a materie connesse colic coudizioni so-
cial! e colla prosperita delta melropoli; ma indi si estende a piu vaste e
profonde question!, streltamenle coDgiuntc cogli interessi general!.
Cio appariscc pralicamcnte nel caso dei grand! proprietarii di fbndi
della capitale, quali sono il Duca di Westminster, il Duca di Bedford, il
conte Cadogan ed altri. Quest! nobili signori possoggono ampin zone del
suolo sul quale e fabbricata Londra, e percepiscono pingui rendite dal
fitto delle aree su cui sorgono le case, esscndo bene spesso convcnulo
che gli cdifi/.ii stessi, dopo un certo numero d 1 auni, divengano loro
assolula propriela. Le odierne lagnanze sono: che tali censiti, col vi-
gente sislema tributario, sostengono oner! molto piu lievi che i pos-
sessor! di case ad ess! subordinali; onde vuolsi almcno pareggiare il
loro t Ml l,i i m MI l<>. aggravando la mano sui proprietarii dei fondi.
In tal guisa si e apcrlo un nuovo periodo della questione territorial,
rendendosi cospicuo un esempio dei privilcgi goduti dagli altri censiti in
generale; la qual questione, sotto una od altra forma, peser5 certamcnte
nella bilancia eletlorale, specie dei distretti agricoli, quando sonera 1'ora
delle battaglie.
E inutile dire che tutli i partili contendenli torlurano e dislillano ogni
parola, per dimostrare di essere i veri amici dell'agricoltore, se non del-
T agricoltura. Trattasi di cosa importantissima, poiche la desolazione
dei dislretli rurali va crescendo di giorno in giorno. Le seduzioni delle
cilta, colle promesse di piii laute mercedi e di vita piu libera, altr.-ti,--
gono ogni anno la piii giovane parte della popolazione, a segno tale che
cominciano a scarseggiare sensibilmente le braccia pei lavori campeslri. E
cosi un nuovo pericolo sovrasta alia vita nazionale, essendosi fmora con-
siderate le popolazioni agricole come i nervi vitali dell' Inghillerra, ogni
qual volta il flagello della guerra la obblighi a far inostra delle proprie
forze.
3. Ma, ritornando all'argomento delle prossime elezioni general!, non
pu6'negarsi che il Governo non abbia certi meriti da far valere, come
pegni della sua idoneila a conservare la dirczione della cosa pubblica,
meriti consistent! nei buoni success! che sotlo molti rispetti ne segnalarono
I'amininislrazione durante la lunga vita del Parlamenlo ora tanto pros-
simo alia sua fine. La politica esterna del marchese di Ladisburx e stata
quasi universalmente decantata come prudcnte cd abile; mentre riguardo
alia questione finanziaria, che per John Bull ha sempre somma impor-
tanza, il Gancelliere dello Scacchiere ha potuto annunziarc trionfalmente
CO -KA
v < hiuso suporpra il mil
di lirv st.-rliii pur cnnvcnirc die il li.i dato < T.I con
\n|i ri<ulfali alia soln/ii.ne ill varie question! interne, alljrgai
mini l.-.-ale : sludiando i me//i di rileneiv in p.ilri.i l',i r '
gift tanlo proclive ;nl omij:nre. mil' a^evolar^'li I' ;injiiistn del!
proprieta fondiarie, IP quali non soliar.to ^li remleranno l;i vita piu ,:-iala,
-li infondennno altrosi un autore pin intenso .ill.i tern f. . -rid-ila
il.il sun l.iv. TO. II si-n<r l!;illnnr rhicde, ;I||M slosso tempo, che si ri-
i v:mt;ij:^i ilclla sti;i .iinininistr;i/i<no in Irl;imla; m;i <|iii tnlt.isi di
piu ;irdu;i inipr'S;i, dcll;i quale non si ^ pcr.mco vcdui.-i I.i (in.-. Nossuno
r.-diilil;i s|iic-;il;i d;il siiznor Ihlfour: se poi i suoi atti e im-tndi di
rn<> s.innno coron:iti d;i prnspi-rn lin;ilo successo, i t;l cos;i di cui
.n;i l;isci;irf il j;iiiili/.iii ;dl' Jiwcnire.
MI (|iiest;i o su ;iltro quistioni il partito liberate ha la sua
d.i dire. Ksso ainiiii'lt' cio chc il Governo ha vcrami-nli- I'jilln di Im
m.i nnn rrss.i di j:riiliiro die sono mezzc misure lo sue, corte e zoppe,
insuffinenti a r;i::::iiinj,'ere la meta. < Vi siete avveduli, dicono agli av-
rii. dii- l,i -fiindc fiurnana democratica ingrossa, e vi sicte posti a
nuot;ir' nlla rnrn-ntc, pcrch; non potev.itc liirrn- a menu, ma non senza
lam-iare furtivi c cupidi sgnardi alle rive chc ofTrono un unico scampo
d.tll.i iiii|ict:msit;i ddl;) (iiimana. (Imi quanta premura, ove s<> no ulTrisse
la possiliilifa, vni porrcsle un st'gn.do a indiraro 1'ultimo limitc dcH'im-
(irtn dflla rorrcnte! Non ^ cid che noi vogliamo: lo vostre IIU/.ZP misure
dcvnri" ossere condotto al tormino di rajigiun^ori* il \<>m In^i,-,. . l.-ittimo
lino. Se non volotc Carlo, siamo qui noi prnnli a premiere il voslro jxsto,
e ci appelliamn al <;iiidi/iu del paesp. ai-ciucrlie dica se vuolc affidare a noi
51 prospj.Miimen(o dell'npera. >
Non e uopo spendcre moltp parolo suH'esf^nsione di talc pr^-ramma e
sulla jiravita do};li intorossi chc vi sono comprcsi, rni-jlior parliln osspndn
il rimottcrsene alia sontonza della naziono. chc 1'accclfcra n In rc>;|)iii
Ma il j:ran pomo di discordia Ira i part it i dinanzi allc nrrn- <.ira la
quest iono (MV llmne Rule per 1' Irlanda. post a dai lilorali in prim i li'
con tanta insistcnza, dip la sua solu/ionc dcvo di n v - -.-pdcrc quell. i
di qirdsiasi allra contnivcrsia. Kss;i ci>iif uiscc ,-..in una cnormc pietra
post a at tra verso il nostro cammino politico, di ^u: _ni allro pro-
gresso 6 im|M)ssihile, linchc essa non venjja rinmssa. Su qu.'sto puntn soln
il parlito liherale giuuca tutte le proprie sorli nelle prossime fli-/i'ui.
'Ni-ir Irlanda stt-ssa, j;li apparecchi alia lolt.i uccupann ^i.i lult.i
ratten/ine iiei varii partiti. (',li unionisti proclamano di \nli-r c-'iii.-n-
drrc sn-io per sc-^-io tutte ! pnsi/ioni ora tentile dai na/ion.ili>ti . h
fra/iiine nran^'ista pni dcvc ossere oramai rauca e slinila dalle aooore gri<l.i
di slid.i. die h.i mandate e manda ai quaf'-o venti. I'na solonne rinn
di rappresi-ntanti unionist! doll' Tlstor in l'arlament. fii t-niita ncl po-
124 CRONACA
nieriggio cli ieri qui a Londra, per drliln>rare insieme ad all re inflm-nli
persone di qnclla provincia sul da farsi alia convocaziooe dei comizii. Odo
essere siflalta riunione come la conseguenza e 1'epilogo di parecdiic alliv
die 1'hanno prcceduta a Belfast e nelle quali si manifesto forlemeote il
bisogno di esprimere in modo chiaro, formale ed aulorevole, la dflermi-
Dazione dei protest anti dell' Ulster, di non rassegnarsi punto ad essere
abbandonati coi loro diritti, interessi ed averi alia merce di UD Parla-
mento irlandese, cioe di una maggioranza romana cattolica, i cui prin-
cipii sono ben conosduti, dicono, fmo dal 1879 almeno. Due mandatarii
dell' Ulster proposero di celebrare una Convenzione >, composta di de-
legati d'ogni parrocchia, o di altre circoscrizioni, nel giorno di Pentecoste
o poco dopo, a fine di notificare al popolo inglese anzilutto la propria
inalterable fedelta al trono, fedelta die si vuole quindi confermare rol
bandire in tulto il mondo la propria ostilila .-il disegnu di creare un'as-
stMnblea legislativa irlandese, come pure la propria risoluzione di non
prendere alcuna parte ne alia sua formazione, ne ai suoi lavori, e di re-
sislere passivamente alle sue leggi ed imposte, come prive di ogni auto-
rita ed efficacia.
Parra nuova e singolare questa maniera di attesture il proprio leale
.illelln ad un trono fondato sul priiicipio costituzionale, die la volonta del
1'arlamento britannico, composto dei rappresentanti debilamentc eletti
d' Ingliiltcrra, Scozia ed Irlanda, costituisce le leggi del paese, quando
queste sieno proposte con regolari voti e vengono sanzionate dal cons< i nso
reale, e die esse esigono obbedienza da tutti i fedeli suddili di Sua
Maesta la Megina. E chiaro che non potrebbe fondarsi una vera legisla-
tnra irlandese, sen/a soddisfare n tutti i suesposti rcquisiti. Ma, una
volta stabilita la legislatura irlandese, come si potrebbero conciliare la
loalta monarchica dell' Ulster coll' accennata risoluzione ? Lo stato degli
animi, quale risulta dalle altuali mauifestazioni, puo cosi riassumersi:
la minorauza dell' Ulster, dopo avere per secoli dominata e liranneggiata
la grande maggioranza del popolo irlandese, non vuole io verun caso
lasciare la sua preda, neppure in ossequio agli arlicoli della Cosliluzione
lirilannica, c preferira la ribellione alia sommissione, ove il I'.irlamento
die sor-rra dalle prossime elezioni dovesse dotare 1' Irlanda dell' Home
Rule. E questo sara il saggio dell'amore nutrilo per la Corona da quella
congrega di i'anatici, stolli o pazzi furiosi, die hanno avuto per troppo
tempo liccnza di spargere il veleno d' irreligiosi rancori e livori nel paese.
Ma lo slupore die si prova nel ponsare alia semplice possibilita che
un disegno di tal 1'atta venga alia luce del sole, cresce a liismisura,
quando vedesi il solenne Standard svelare le proprie tencrezze per 1'oran-
i;ismo nei seguenti gravi pcriodi con cui esordisce in un suo articolo di
fondo :
4 La conferenza dei rappresentanti dell' Ulster, tenuta nel pomeriggio
CO'
'<< // > iin i.ittu ili-I |u.il. ui'&suo sagac liberate
sc frantriidrra il si.nilic.iiu, . pd Irascu-
i che i pin miopi Ira i ^ladstni.,ni. ImptTx-rliA in- risultu una ct-
rica dichiataxione al paesr. latta run .luluril.'i inaccessibile. rln i I
dull) il'-l Nurd nun riconosceranno punto in un'Assomblea di lmbliii<
il .liritl" di esen-itare su essi {liurisdi/ione, ne si sottui'i.-n.-r.inno alle
uc Iej;i, r i.
L-I resist ro/:i passiva. dirf piu nlin- I, Stamford, sara no mc/xo non
. cilir:n-i- dcir.-ipcrl.-i rilp|linnc per |M.rr' 1'Assi nildf.-i .li Duldino nel-
r,dtt'rn.iti\ i " ill ;iiTrtt;in' l;i propri.i s< unliltii | di rir^rrcr*- :dl;i forza.
In i|iirs( 'ultimo eaS4^, si avvororelilir il d'ttn lcu noto di nn persooag-
j;io politico rlic iispiro UQ tempo ;d titolo di Homo di Slato, rio<> di lord
lolpli ('.liiirchil : I'l'lstcr inipiijintT.'iilx- !. ;irmi. c I'l lsl-r .ivroblie ra-
tia dubbio poriculitso il linudire niia simile ;irm.i .-let Ionic.
fhc pun colpiro in un.i dire/ion.' mi il purlit'* uui-xii^.i uon li;i pcii
iido cioo ponsaro all'eletlorc ioglese clio un partito, il i|ii:d(> si appi-
^lia ad una tattir.i tanto avvcntata Oil iuroslitii/ionale, non e una
j^iiire cou fuluria.
.N.ituralmcnle tulte <|in i stc sni.ir:ii.issatc n^-n souo die r.i/xi
linci.ili all' aria per ubbagliare lu -..-lit. ; .-i.ailn- anclie ^\i
consiTvano luttora bastaute senno, per non osare di provocare alle armi
rimpt-ro hritannico, k-n consapcvoli mme ima sul.i i,.n/./at.i di Sua
-la b.isti ad annicbilirli. Kssi non vo-liono. pen'*, elie 1'a^itazioni* ri-
man^a allatto innocua, ed una delle projmste che pn-senteranno alia < Con-
\i-n/ioui' sara di spedin- una sclu'era di cento ministri non conlbrmisti
io Injrhiltcrra, per risolle\.irvi il \ecrhio -rid<- di : .V- />o/)r// .' M.i i cat-
tolici inglcsi s.ipr.mno sostcncre 1'urto di i|tiesta nuova iuvasione, e la loro
ni^liore anna difensiva consistcra nel ridt-r* 1 NpofttannU in barlw a^li
energumeni.
T. !////.</( l-Iilurniion Dill nou passera la <.,IIIHT.I dci r.iuuni son/a de-
starvi attriti e vivaei opposi/iuni. I \.-MIIVJ irl.mdesi. puro arcottando le
'si/ioni did /./// ri^u.irdanli il lato penmiari'*. u<* hanno vixorosiimenle
oppu-nato i critcrii edurativi. pi-rrli/- non po^i.mo snpra il solido fon-
damenti) della pcrlelta liberta ed ej:ua-li.in/a relativarnente all' i<t rn/ioue
ri'li^iosa d.i imparlirsi m-Il^ scuol.'. Si>!|o ijuestu rispi'tto il Ml S.H rifica,
non soltanto le sm-le r;i(tolicbe, ma pure le protestanli in rui si da un
dofinito insegnamento reli-i.so: lr s.iirilifa, dico, .id uu.i minor.m/.i li
'in fr.iMimassoni e.i indi!V.T.-uii>ti cb .igiaao ad avvocati di ci<*
-lie cliiam.mo istru/.ionc l.iic.i.
11 Loi-ul (iin't-rniitfiit Hill solle\-r.i teuipesla sul suo passaggio, pcrrhe
i liberali cunip.il ti ed i n.i/inn.disti irl;m l i si -li conlrasteranno palmo a
(lalmn, pollice a pollice il lerreno, |)er I ch'esso porrebbc I' Ir-
l.mda in condizione diversa dal resto dell'impero. 1 principal! punli oppu-
126 CRONACA
gnati sono: l;i conscrvazione del sistcm.-i ildla ('.runic C.inri.i, dn- din-si
dominata da influenzc massoniche; \\ potcrc arbifrari", di cui vnrrdilii'si
munire il Governo di sopprimerc ogni Count;/ Council che Don tro\
grazia agli occhi delle autori(;i al Caslello di Dublino.
8. Abbiamo avuto, nci varii distrctti carboniferi, una serie di scio-
peri, provenuti dagli operai, tulti inlcnl i a guadagnarc una prevalenza die
metta nelle loro mani le sorti del mcrcato dei carboni. Tali conati non
incontrarono il favore dell'opinione pubblica, specialmenle fra gli operai
dei grand! opificii, costretti a sospendere i lavori per mancanza dell'ali-
inento somininistrato loro dalle miniere. Imperocche gli scioperi comin-
ciarono nel bel mezzo della cruda stagione ed ebbero per conseguenza, dap-
prima, il rialzo dei prezzi del carbons, c poscia grandi angustie e sofle-
renzc nelle piu umili class! della sociela. Lo sciopero si prolunga tuttora
nel Durham, nostro principale distretto carbonifero; ma si hanno grandi
speranze di vederlo in breve cessato.
9. Nel campo religiose non esistono in questo istante cause special!
di sobbillamenti. La morte del Cardinale Manning 6 stata seguita a breve
intervallo da quella del signor Spurgeon, ministro battista, che fu alia
sua guisa un personaggio di rilievo per circa mezzo secolo, debilore della
fama ai suoi special! talent! di predicatore. Non poteva vantarsi di sin-
golare robustezza d'ingegno, vastita di erudizione c coltura ; molto meno,
6 inutile dirlo, di dottrina teologica. Ma, assistito dai natural! vantaggi di
una voce insinuante, di uno stile scorrevole e popolare, egli pot6 attrarre
e tenere intorno a se una congregazione che contavasi a migliaia in un
ampio edifizio chiamato il suo tabernacolo >, costruito sulla riva del
Tamigi nel Surrey. Le generose offcrte dei suoi ammiratori lo posero in
grado di fondare un Collegio, varii Orfanotrofi ed altri Islituti annessi al
tabernacolo >, nonche di procacciare a s6 medesimo una considerevole
agiatezza, in particolar modo colla pubblicazione dei suoi sermon! che ve-
nivano da molt! avidamente letti. Ed invero egli ha lasciato dietro a s6
una proprieta personale di 11,000 lire sterline, prescindendo dalle sostanze
da altra parte spettantigli.
Appunto sulla tomba del signor Spurgeon, uno dei vescovi di Sua
Maesta, il prelate di Rochester, pronunzio la solenne bcnedizione, per
manifestare 1'aspirazione a quel non so che, designate col nome di com-
prehension, o facolta di abbracciare le cose piu ripugnanti, nspirazione che
tormenta oggidi molt! petti anglicani.
10. Secondo il consuelo, 1'anglicanismo e in anuustiis; Id parte piu colta
dei ritualisti si e sentita molto a disagio nell'udire come il dott. Benson,
arcivescovo di Canterbury, abbia presentato alia Camera dei Lords il piu
volte menzionato bill circa una migliore procedura di fronte ad ecclesia-
stic! delinquent!, vale a dire il Church Discipline Bill. Nel recente meelimj
CONTKMHORANBA
(o/i. il pri.len(e. sir Walter I'hillimur.-. ood
imilaln I' .issi mblea ad opporre al deltn full It
ri>"lnl,i M| iilliv.i r
li.i f.itt" il passo COD troppa sconsideralczza ,
pii.i/imie. cil o caduto ncl cumune crrorc dell' episcopate di quest o secoto,
niln sempre di aggiustare le cose senza curarsi troppu lei priudpii
I .iiieiiendo quiodi i proprii lini a danno dei prindpii slessi, che pure
dovrebbero I'sscre teiiuli in lanto maggior pregio... II Consiglio dcplora
die, .nl onla di tultc le riinoslranzc fattegli, 1'ardvesrovo persista io un
nttn die lurbrra mollr ntsricnzc ncl clcro e nel laicato... Appunto porch^
il M/ pt'j.^i.1 ^npra un principio cosi falso, pro^o rasscinhlea di prutcslare
con f'T/.i contro la su.i prcscntazione. >
Sarebbe suporfluo dilungarsi nrll' aualisi dell' ibrido disegno, il quale
indica (anlo chiarainentf n.nir il <<>rvile opportunisrno, innato nei prd.it i
ddla comunione an-licana, vi abbia messo eosi profondc radii i, die riesce
iinpossibilc estirparlo. Ftaslcr'i conosccre il caraltere di un paio fra i suoi
>ri arliY'ili per fonnarsi un concetto di tutto il resto. L'uno propon--
die la condanna di un ecclesiastico in un tribunals laico, per catliva
ronddtla, porti di conscguenza la pcrdita dei mezzi di sussiston/a ; Taltro
vorrebbc con atlo del Parlaincnto conferire ad un Comitato dix-iplii.
rnmposto promiscuanientc' di ecclesiaslici e di laici, la podesta di .s
tuirsi in sostanza a tutti i tribunal! ecclesiastic! anglicani. Ouindi unu
degli orator! del meeting deplorando le conseguenzo di- deriven-bbero dal
progetto ove divcnisse lojr-c, doinando se fosse possibile essere librrati da
simili calauiita:
.Molti, prosegui 1'oratore, sooo d'opinione die tale liberta non potn
ottenersi se non mediante il provvediiuento radicals del disestahlixhrncni;
o puo darsi dio abbiano ragionc. Parlai appunlo di quest! giorni con un
dignitario ddla llhiosa, ineinbro della Cimvocdtion, il quale mi disse di
nuto con grandc lentezza e ripugnan/a alia conclusions, di-
Tunico mezzo di motterc fine a! nostri liligi sar.^ una vasta od incsora-
bilc l<7-c di fi : establishment e disenQowmcnt .
Nessuna mrraviglia quiudi s- andic il llhurch Times, emanazi-inr
molto baslarda dei ritualist!, dice essere Tarcivj-scovo di Canterbury s>I..
rosponsaliilo dd bill, quant unquc il signor Balfour lo abbia didiiarat..
opera dd Cioverno; die se il prdato dovesse ri use ire nd coiiipiiui'iilo !<!
suoi erronei dise-oi, s;ird>bc tempo di pensare seriaincnlc se noo om-
venga pn-nderc qualche cspe.lienle per riu-udii-an- il caratlere spirilu.ili-
dclla liliiea., di Cri-.li', ponendo uu cunline U-n definito fr.i I'autorila dvile
e 1' 'ira. ,
II. I'll allro sintomo d.-lla diradeliza lell' ali-li' si 6 fCSO
.-n-ihile in ijuosti ullimi tempi. I'n dignilario ddla Cliiesa stabi-
128 CRONACA CONTEMPORANEA
lita, 1'arcidiacono Sinclair, si fatto avvocato ardente della coop'irazioae-
eon tutte le chiesuolc non conformists, malgrado le tcnerczzc < lie mo-
strano per moltoplici e multiformi eresie; egli pone la Clms:) invisihih- a
base e sostegno del suo edifizio. Naturalmente, il partiln della ///'//< TA
e indegnalissimo per siflatta dichiarazione, nuova prova del processo di
dissoluzione die si compie neW Establishment.
Or non ha molto, il titolare di Worcester, dott. Perowne, dichiarava
1'ordinazione episcopale non essenziale al ministcro cristiano ; e inoltrc,
ricbiesto di varie dispense dal digiuno dispense di cui, per fare qual-
che novita, sono stati larghi uno o due prclati anglicani, ncll' ultima qu.i-
resiina il dott. Perowne risposc, con indicibile stupore c scandalo del
partito della High Church, di non sapere che esiste una legge del digiuno
nella Cbicsa d' Inghilterra.
12. II giorno di S. Giuseppe si festeggio il Giubileo della .Ucssa d'oro
del dott. Eyre, Arcivescovo di Glasgow, con belle solennita, tra cui \ i
menzionata specialrnente 1'inaugurazione del nuovo Seminario, 6he il Pre-
lato ha generosamente fondato a proprie spcse per la Diocesi.
II buon conte di Denbigh e andato a ricevere il premio delle sue virlii r
lasciando care memorie del suo amore verso la Chiesa, nel cui grembo
era stato accolto quaranta anni or sono; e della sua pronta schiettezza
nel rispondere in ogni occasione alia voce del dovere.
La Newman House viene felicemente ionanzi, ed ora si fa propaganda-
per innalzare un monumento al Gardinale Manning, non dissimile dalia
Newman Home, nell' East- end di Londra. Cosi si proseguono ! battaglie
della verita in mezzo a tutto il turbine del secolo XIX, gia vicino al suo
termine. ,
LEONE XIII E I FUAXCESI
I.
Dovunque 1'agitazione do' partiti politic! commuove pro-
fondamente gli animi, come accade ora in Francia, mah-
gevol cosa e che tutti rendano tosto alia verita quella piena
giustizia, che e pure di suo diritto.
Non ha quindi recato grande meraviglia il vedere che 1'Eu-
ciclica diretta dal Santo Padre nello scorso febbraio agli Ar-
civescovi e Vescovi, al Clero e a tutti i Cattolici di Frai
sia fatta bersaglio agli assalti di alcuni uomini appassion.it i,
i quali nella loro vita pubblica sembrano preferire la politica
che scinde, alia religione che unisce.
La ragione di tale opposizione, come evidentemente rile-
vasi da quanto e stato scritto e detto da questi censori, non
e difficile a trovarsi. Essi hanno trascurato di meditare con
serieta la natura e la forza degli ammaestramenti che il Papa,
colla sua sovrana autorita, ha loro dati, e quindi non hanno
colto il vero senso delle parole pontificie, le quali erano per-
altro, secondo il detto dello stesso Pontefice *, cosi semplk-i
e cosi chiare, che non parea potessero dar luogo a false inter-
prctazioni.
Chiunque infatti le consideri, riconoscera facilmente in esse,
non solo il Capo della Chiesa, che, a modo dell'aquila, spazia
nelle eccelse regioni della voritfi religiosa, ma anche 1' uomo
di Stato che con occhio amorevole, acuto e sicuro si fa ad
esaminare partitamente quel viluppo, che sono le cose di
> Lellera a'Cardinali Frances!, 3 maggio 1892.
Seri t X V, vol. Ill, fate. 1010. 9 3 '* 1999.
130 LEONK XIII
Francia. Eil in ogni ripostiglio, gitta uno sprazzo di luce che
la sparire le difflcolta, scioglie i nodi, disperde i suflsmi, dis-
arma i pretesti, traduce al tribunale della fede, della ragione,
della storia e della sana politica ciascun partito. E, ove questo
non si arrenda, serratolo da ogni parte, non gli offre altro
scampo che di chiarirsi e confessarsi irragionevole, nemico
della propria patria e sopra tutto ribelle alia suprema auto-
rit;\ della Chiesa.
II.
Su questo punto non v'6 dubbio. E dottrina certissima, che
tutti i cattolici sono strettamente tenuti a prestare a' giudizii
e decreti della Santa Sede una obbedienza perfetta ed assoluta.
II lettore trovera la prova di questa obbligazione in un altro
nostro lavoro pubblicato quest'anno sul Dovere Cattolico, dove !
dimostrammo 1) che la Chiesa ha piena autorita di inse-
gnare, non solo i punti che toccano i dommi della fede e della
morale, ma qualsiasi verita spettante al bene generale della
Chiesa, ai suoi diritti e alia sua disciplina; 2) che a tale
insegnamento non puo venir negate assenso ed obbedienza,
senza fallire alia coscienza e senza venir meno alia profes-
sione di cattolicismo ; 3) che il cattolico, il quale limita T as-
senso e T obbedienza propria a' soli dettati della fede e della
morale, si oppone gravemente al domma della somma potesta
del Romano Ponteflce, in ordine a pascere, a reggere e go-
vernare la Chiesa universale ; e 4) che T opinione, la quale
cosi limita 1'assenso e 1'obbedienza dovuta ai decreti e giudizii
della Santa Sede, e opinione esplicitamente dannata come er-
rore proprio di quelli che una audacia orgogliosa rende inca-
paci di quella sana dottrina, la quale ogni devoto figliuolo
della Chiesa e obbligato di tenere nell' animo suo come certa
ed indubitata 2 .
Ci contenteremo qui di citare le autorevoli parole del Santo
i'i Callolica, Serie XV, vol. I, quad, del i6 gennaio 1892, pag. 160.
Enciclyca Pii IX, Quanta cura.
me. * N
iniiiai'' i limit! dell* obbedfodza (dovuta da' cattolin) niu:
ilia a T"lre doversi ol.U-dirv alPauiori' -ori,
ina<>im' <M Romano Ponteflce, sultnutn in ci6 che spetta al
domma, il cui portinaco ripudio non pu6 sceverarsi dal pec-
cato di eresia. Che anzi n,'j>j,xr hasta r.icceitare con sincere
e lerm< -o qtielle dottrine, lo quali, awegnache non de-
finite da un solenne giudizio della Chiesa, tuttavolta vengono
dall'ordinario e universale raagistero dalla med<-sima proposte
alia credenza de' fedeli come divinamente rivelate; ed hair
a credere, secondo il decreto del Concilio Vaticano, con fede
cattolica e divina. ^fa questo ancora dev'essere annoverato
tr<i i <loveri de' cristiani, che si lascino regg< '-ernare
dalla potestd e direzione de' Vescooi, e sopraltullo dell'Apo-
stolica Sede .
E nella recentissima Letlera al Voscovo di Grenoblo. il
Santo Padre, con parole molto vibrate, ribadisce la medesima
cosa. Ci dispiace il dirlo, ma purtroppo vi sono alcuni o
meutre confessano il loro cattolicismo, si credono in diritto di
addimostrarsi refrattarii alia direzione impressa dal Capo d-
Chiesa, sotto pretesto che si tratta di una direzione polit;
Or bene, davanti a coteste pretensioni en'onee Noi mante-
niamo in tutta la loro integrita i singoli atti anteriormente
emanati da Noi, e Noi diciamo ancora: No, cerlamente, Noi
non cerchiamo far della politica, ma quando la politica tro-
vasi strettamente legata agl'interessi religiosi, come al pre-
sente accade in Francia, se qualcuno ha la missione di deter-
minare la condotta che pu6 efflcacemente tutelare gl'ii
religiosi, ne' quali consiste il fin supremo delle cose, questi 6
appunto il Ponteflce Romano.
Ora questo ammaestramento e quello che da il Sommo Pon-
tefice nella sua Enciclica a' Francesi. Qual Vicario di Colui
che die, per la formazione e conservazione della santa Chiesa,
tutto il suo san^ue, Egli prowede i suoi flgliuoli di dirozione
e conforto, e qual Maestro supremo e Moderatore delle loro
ienze, esercita il suo diritto divino di reggere, insegna
132 LEONK xin
esortare, ammonire, anche di fronte a coloro che sotto scusa
di distinzione fra la religione e la politica, pretendessero cir-
coscriverne runiversalita.
La tutela degli intereSsi religiosi a Lui conftdati, T impe-
rioso dovere di pascer,e e reggere tutti i suoi flgliuoli, Tamore
in fine per la Francia cattolica, tanto piii degna del paterno
affetto del Ponteflce, quanto piu ella implora da Lui, con una
confldenza piu che flliale, incoraggiamento, protezione e soc-
corso, ecco, come 1'attesta lo stesso Ponteflce, ci6 che Lo ha
indotto ad innalzare, di sua spontanea volonta, e con piena
conoscenza di causa la voce, e Lo movera ad innalzarla
serapre che Gli sembrera in acconcio, nella speranza che la
verita abbia alia fine da farsi via anche al cuore di chi forse
con poco buona fede le resiste .
III.
6 un fatto tanto doloroso quanto innegabile che la Francia,
figlia primogenita della Chiesa, e per le sue grandi opere rae-
ritamente onorata col titolo di nazione cristianissiina, dibat-
tesi ora fra le angosce, contro la violenza di coloro che vor-
rebbero scristianizzarla, e invilirla al cospetto di tutti i po-
poli. I nostri lettori ricordano la Dichiarazione del 16 gen-
naio 1892 de'Cardinali francesi, sulle condizioni fatte in Francia
dalla Massoneria, che ivi spadroneggia e che il Pontefice nella
Sua Enciclica designa come una vasta congiura, costituitasi
in Francia per annientare il cristianesimo .
Gli Effii Principi ricordano 1'ateisrao pratico divenuto re-
gola d'azione per chiunque in Francia porta un titolo ufficiale,
e legge di tutto cio che si fa in norae dello Stato. Ricordano
la preghiera esclusa nella piu grande parte delle scuole, e il
divieto fatto a' soldati di assistere in corpo ad alcuna ceri-
monia religiosa. Additano il risorgere degli articoli organic!
aggiunti al Concordato, contro i quali la Santa Sede non
cesso mai di protestare, e la libertk de' Vescovi notevolmente
ristretta, e la dignita del sacerdozio cattolico ferita. Deplorano
Ua dalle loro diraore dei I; francesi, cal install
nei loro dintti di rittadini, e le leggi flscali chc prepareranno
in In we spa/io di tempo .'a rovina di un gran oumero di
convent!. Dicliiarano inoltre che, particolarmente nell'insegna-
monto sono stati presi provvedimenti contrarii alia religione
cd alia liberta delle coscienze. Piangono bandita 1' istruzione
religiosa, i Vescovi spossessati dei loro diritti di vigilanza
suH'insegnamento, il diritto d'itnegnare nelle pubbliche scuole
tolto ai raerabri delle Congregazioni religiose, le scuole libere
oppresse ed awersate in cento guise, e innumerevoli altre se-
vi/.ie prescritte dal Governo contro la religione.
Povera Francia! esclama il Pontefice, Dio solo pu6 misu-
rare 1'abisso di raali in cui precipiterebbe, se questa legisla-
zione non che migliorarsi si ostinasse in un tal traviamento,
che finirebbe con istrappare dalla mente e dal cuore de' fran-
cesi la religione che li ha resi cosi grandi.
A quesli mali si aggiunga la intricata mescolanza e la
lahelica confusione, che esiste anche tra coloro i quali do-
vrebbero arrestare la Francia sulla china che trascinala al-
1'abisso. La ropubblicani moderati, repubblicani progressist!,
imperialist!, radical!, monarchic!, conservator!, partiti d' ogni
colore, al grido di Vica la Francia! fanno ad inseguirsi, a
rincorrersi, a scavalcarsi gli uni gli altri. E la Francia, alia
quale ciascuno grida: Erriru! ci perde il fiata e la vita.
Non altrimenti come ben nota 1'egnv id Cattolica
<n. del 24 feb.) si stava TAlighieri quando errava
.... jx;r un; selva osrur;i
Ch6 la dirilt;i via ora smarrila.
Di fronte a queste tendenze, di fronte a' mali che ne de-
mo a gran danno della Chiesa in Francia, e che vanno
aggravandosi ogni giorno piu, chi e che non vede con quanta
ione il Pontefice sommo, cui non e possibile contemplare
con occhio impassibile le soflerenze de' suoi ligliuoli, abbia
^' indicate essere un suo stretto dovere, la cui omissione Lo
avrebbe reso colpevole innanzi a Dio e agli uomini, di al-
134 LEONK XIII
zare la sua voce apostolica, per esortare instantemente, non
diremo soltanto i cattolici, ma tutti i francesi onesti e sensati.
a respingere da se ogni gerrae di dissenso, afflne di conse-
crare unicaraente le loro forze alia paciflcazione della loro
patria?
Di tanto bene iutti comprendono 1'alta importanza e tntti
lo desiderano, ma nessuno piu ardentemente di Colui, che rap-
presenta sulla terra il Dio della pace.
IV.
La pace del civile consorzio, il cui scopo non e soltanto
quello di provvedere al benessere materiale, ma soprattutto di
procurare a' suoi membri il beneflcio del loro perfezionamento
morale, non pu6 aversi ne mantenersi senza la moralita, e
quindi senza la religione che di quella fu sempre e da per
tutto la vera e solidissima base. Essa e la sola maestra ve-
race di virtu e tutrice del buon costume; e quella che man-
tiene incolumi i principii donde derivano i doveri ; e messi
avanti i piii efflcaci motivi a vivere rettamente, non pur
vieta le ree azioni esterne, ma comanda altresi di frenare i
movimenti dell'animo contrarii alia ragione, ancorche pura-
mente interni.
La morale, che non ha la religione per fondamento, ed
e percio detta da' moderni civile o naturale, e una morale
vana: la quale, oltre che non puo guidare 1'uomo airaltissimo
fine destinatogli dalla eterna Bonta nella visione beatifica di
Dio, neppure ha forza bastevole sull'animo per educarlo a
virtu, e mantenerlo saldo nel bene, ne risponde a' veri e sen-
titi bisogni delPuomo, che e naturalmente religioso all'istesso
modo che e socievole.
La moralita nell' uomo, cosi il Pontefice, pel fatto stesso
che deve mettere d'accordo tanti diritti e tanti doveri dissi-
mili, poiche entra come elemento in ogni atto umano, sup-
pone necessariamente Dio, e con Dio la religione, questo
135
cro legame, il cui privilege b di unir. . irmentead ogni
altro vincoio, 1* uorao a Dio .
Posta la religione coma base della moralita necessaria alia
pace e al benesscre della societa civile, le umane e le divine
su.mno mirabilmente ordioate : i diritti do' cittadini ri-
spettati come inviolabili, e posti sotto 1'egida delle leggi di-
vine, natural! ed umane ; primeggiera tra i doveri social!
la carita vicendevole, e quindi la liberalita, la generosita e
il vero patriottismo ; la coscienza del cittadino Don sara mai
ni.'ssa in opposizione con quella del cristiano, e saranno as-
sicurati alia societa civile i beni immensi, di cui 6 feracissima
per s6 stessa la religione, ancora nell'ordine temporale. Di che
apparisce tutta la verita di quella sentenza : Dalla religione,
secondo la quale si onora Dio, dipende Tandamento della so-
cieta, e tra 1' una e 1'altra vi ha per piu capi quasi una pa-
rentela ed intima dimestichezza ' .
Sarebbe fuori del presente tema il produrre qui le sen-
tenze, che i piu gravi filosofi di ogni luogo e di ogni tempo
hanno proferite sulla necessity sociale della religione. Lo stesso
Napoleone, entrando in Milano pochi giorni innanzi la batta-
glia di Marengo, diceva al clero milanese : Una societa senza
religione 6 un vascello senza bussola. Sempre agitata, scossa
dalP urto delle passioni piu violente, prova in se stessa tulti
i furori di una guerra intestina, che la precipita in un abisso
di mali, e tosto o tardi produce infallibilmente la sua ro-
vina - .
Cii> 6 tanto piu vero ove si tratti della vera religione, la
cattolica, che la Francia ha la fortuna di possedere. La sto-
ria dell' Europa, e scgnatamente della Francia, dimostra che
i progress! della sua grandezza andarono sempre di par!
passo coi progressi della religione.
Se 1' Europa cristiana dom6 le nazioni barbare e trassele
Sacr. Imp. ad Cyrillum Alcsand. et Epi.icopo* metr. ' tbbe. Coll.
Cone. Vol ///. V-di an* In- 1' Enciclica di Leone XIII ImmorUle Dei .
t L\ rm.i/w*, f.'w inttitHtions et dt lot* dt la rrf-
volntiun francaisc. L. IV, r. 2.
136 LEONE XIII
dalla ferocia alia mansuetudine, e dalla superstizione alia luce
del vero ; se vittoriosamente respinse le invasioni dei ran-
mani, se tenne il primato della civilta, e si porse ognora
duce e maestra alle genti in ogni maniera di lodevole pro-
gresso, se di vere e larghe liberty pote allietare i popoli, se
a sollievo delle umane miserie semin6 da per tutto istituzioni
sapienti e beneflche; non ci e dubbio, che ne va debitrice alia
religione, in cui trovo ed ispirazione ed aiuto alia grandezza
di tante opere ! .
V.
La somma necessita della religione per creare e conservare
il vincolo sociale, e per mantenere su solide basi la pace di
una nazione, ecco il principle inconcusso, dal quale parte 1'En-
ciclica di Leone XIII a* francesi, vero messaggio di pace, sia
se ne riguardi la sostanza, sia la forma.
Da questo principio il Santo Padre deduce la seguente gra-
vissima conseguenza sulla quale, tra uomini, che non hanno
perduta la nozione dell'onesta, nessun dissidio e possibile. La
suprema sollecitudine di tutti i cattolici francesi deve essere,
di assicurare alia loro patria la conservazione della religione,
e cio con tan to maggior affetto quanto piu fram mezzo ad
essi il cristianesimo e fatto segno, per parte delle sette, alle
piu implacabili ostilita.
II dovere dei cattolici francesi e, dunque, definite con ogni
chiarezza e precisione. Essi come cattolici e come francesi sono
tenuti, secondo 1' insegnamento del Pontefice ad allearsi per
mantenere nella nazione il sentimento religioso vero, e per di-
fenderlo al bisogno, se mai una scuola atea, in dispetto alle
proteste della natura e della storia, si sforzasse di cacciare
Dio dalla societa, sicura con cio di annientare il senso morale
nel fondo stesso della coscienza umana.
E che tale e non altro sia 1' intento di quella grande con-
1 Encyclica Immortale Dei .
B 1 1*1
he regge oggi i i della Francia non e d'uopo
re ! .
'juesto terreno ^o i francesi non possooo pcr-
i n indolenza nell'azione, no divisione di aiiimi : la
prima .-ovij -,.[-, -!,!> una villa indegoa del cristiano, la seconda
sarebbe causa di un.i debolezza di>a^trosa.
Quindi il Capo supremo della Chiesa, il Santo Padre Leo-
ne XIII, instancabile nelT indirizzare i cattolici francesi per
1' unica via che resti di salvare il loro paese, con ragione in-
siste sulla necessita da parte loro di una energica e legale
azione cattolica, la quale azione, percho -*ia filicace ed ottenga
il suo scopo, bisogna che sia concorde: IV.s ////// I'nrtinr. Tutti
i loro sforzi tornerebbero radicalmente sterili, I'azione degli
uoinini dabbene sarebbe certameate paralizzata, ove alle forze
conserv^trici del paese venisse meno T unita e la concordia.
L' unione voluta dal Pontefice deve essere piena. Tutti
debbono con armonia d' intelligenza, e concordia di volonta,
>'i'ihiis t usare quei mezzi i quali sono riconosciuti piu
acconci ad assicurare lo scopo flnale, ciofe la conservazione della
religione, e per la religione la salvezza della Francia, e la
sua felicita.
VI.
Qualunque sia Tar^omento che prende a svolgere, neirin-
torosso l"lla Chifxi e della society il Santo Padre Leone XIII
pre IMrradia della luce che gli e propria. Kzli, iiu.il pia-
neta che mena dritto altrui per ogni calle , non permet-
< mai che alcuno s' illuda intorno al suo insegnamento, o
(*c\ traviare dalle false apparenze di una prudonza mon-
<lma; e perci6 esplicitamente dichiara che uno dei mezzi ac-
conci ad usarsi la tulti i cattolici francesi, consiste preci-
M'awttaro s-Miza secondi flni, e con quella lealta
che adilic";i ad un cristiano, il Potere civile nella forma in
cui di fatto esiste tra essi.
!i quant., fu s, ritto su questo piintn nf' due precelenti qua!
del 18 giugno, e del 2 luglio del correnle anno.
138 MB xiii
II Santo Padre dice: Non pift partiti tra voi accettate
la Repubblica esistente tra voi, rispettatela, siatele sogg-
come rappresentante il Potere venuto da Dio.
Con ci6 il Ponteftce, come fu gia notato, non fa della
politica; ma autorevolmente e legittimamente giudica, quale
condotta politica possa nuocere o possa giovare agli interessi
religiosi di un popolo e all' ordine sociale di una nazione.
Quindi il Papa da regole da praticarsi nel campo politico per
uno scopo non gi politico, repubblicano o monarchico, ma
sibbene per uno scopo religioso, morale e sociale.
Col domandare che i cattolici francesi accettino la Repub-
blica, Leone XIII non altro domanda se non quello che il cri-
teria supremo del bene comune e della tranquillita pubblica
impone a tutti : Salus publica, supremo, lex. In virtu di que-
sto criterio venne accettato in Francia il primo Impero al dimane
di una spaventevole e sanguinosa anarchia; e all'istessa guisa
gli altri Poteri, vuoi monarchic!, vuoi repubblicani, che si suc-
cedettero flno a' nostri giorni. Questo e non altro fu il cri-
terio applicato da Pio VI, quando col Breve del 5 luglio 1 2
ingiungeva a tutti i cattolici della Francia, ossequenti alia
Santa Sede, di sottomettersi al governo del Direttorio.
Che che sia delle varie trasformazioni straordinarie nella
vita dei popoli, le cui leggi spetta a Dio regolare e all'uomo
uiilizzarne le conseguenze, 1'onore, come sapientemente in-
segna il Pontefice, e la coscienza in ogni stato di cose do-
mandano una subordinazione sincera a' Governi costituiti: e
convien prestarla in nome di quel diritto supremo indiscuti-
bile, che si chiama ragione del ben sociale. E che sarebbe in-
fatti dell'onore e della coscienza, se fosse lecito al cittadino di
sacriflcare ahe sue mire personali e a' suoi amori di partito
i benefizii della pubblica tranquillitk?
Se poi il Governo di fatto risponde al fine, cui Dio ha or-
dinato il Potere sociale, allora non solo si pu6, ma si deve
eziandio prestargli aiuto e sostegno, secondo le varie funzioni
sociali. Un tale sostegno pero non si d& dai sudditi diretta-
B I
ite a I dovoroo di fatto, collo scopo di renderlo stabile, ma
:i online alia conservazione e felicita sociale.
VII.
I/intento del Pontellce nel dare un tale indirizzo a* catto-
lici francesi non fu, n& altro 6 tuttora che la tutela degli
int.-r.'vsi religiosi a Lui confldati. Nel dornandare perci6 Tac-
oettazione della Kepubblica, Egli non ha domandato Paccet-
taxione della legislac.in)if repuhhlicana in quei punti nei quali
la Repubblica inimemore della sua missione, si e messa in
contrast con la legge di Dio e della Chiesa. Egli espressa-
mente insegna che bisogna tener conto accuratamente della
distinzione notevolissima che vi ha tra Poteri coslituiti e te-
gi*ln:.i't)i,'. La legislazione differisce a tal segno dai Poteri
politici e dalla loro forma, che sotto il regime la cui forma e
pin eccellente, la legislazione pu6 essere detestabile, mentre,
all'opposto, sotto il regime di piu imperfetta forma pu6 in-
contrarsi una eccellente legislazione.
Questa distinzione ha la sua ragione manifesta; la legNn-
zione 6 Topera degli uomiiii investiti del Potere, e che, di fatto,
governano la nazione. Donde risulta che, in pratica, la qna-
lita delle leggi dipende piu dalla qualita degli uomini che dalla
forma, del Potere. Queste leggi saranno dunque buone o cat-
tivo, secondo che i legislator! avranno la mente imbevuta di
buoni o di cattivi principii, e si lasceranno dirigere o dalla
prudcn/a politica o dalla passione.
II Journal des Debate, commentando i principal! insegna-
menti contenuti nel documento papale, ben nota che 1'Enciclica
insiste fortemente su questo punto, e bisogna convenire che
la insistenza non 6 superflua. Infatti, tale distinzione fu troppo
spesso dimenticata, e lo 6 tuttora da entrambe le parti. Lo 6
da quei ropuhblicani, i quali pretendono che certe leggi deb-
l>;nio considerarsi come parte integrante delle islituzioni re-
publlicane, in guisa che niuno possa essere repubblicano senza
sottoscrivere al loro programma, ed inchinarvisi; e che il do-
140 LEONI: xin
mandare 1'abrogazione o la modificazione di questa o di qtiolla
legge speciale, costituisca un atto altamente sedizioso. Lo fe-
parimente dai monarchici e dagli avversarii intransigenti della
Repubblica, pei quali tutte le lagnanze, che possano o credano
poter fare contro qualche atto del Governo, contro qualsiasi
provvedimento legislative, contro la politica di questo o di
quel ministero, costituiscono altrettante ragioni definitive per
rovesciare la Costituzione; ne conoscono altro mezzo che una
rivoluzione, per ottenere le riforme credute necessarie. L'En-
ciclica del Papa dissipa tali confusioni.
Che anzi, lungi dal voler che si accetti colla Repubblica
la presente sua legislazione, Leone XIII, in virtu di quel suo-
nobilissimo e santissimo intento, vuole che i cattolici francesi
accettino la Repubblica, a fine di porsi senza riserve sul campo-
deH'opposizione costituzionale; e cosi spiegare in essa la propria
benefica attivita, giovandosi della propria influenza per con-
durre la Repubblica a cambiare in bene le leggi inique e in-
sipienti, e provvedere legalmente al benessere della religione.
Le autorevoli parole del Soramo Pontefice nella sua ammi-
rabile Enciclica Immortale Dei confermano chiararaente questa
importantissimo punto. I cattolici hanno buona ragione di
prender parte alia vita politica: avvegnache non lo fanno,
ne far lo devono per sanzionare cio che v'ha di riprovevole
ne' vigenti sistemi, ma bens\ pei* far sert'ire questi sistemi
medesimi, quanta e possibile, al genuino e verace bene pub-
blico, e collo scopo di far circolare in tulle le vene del corpo
sociale come succo e sangue vivificalore lo spirito e il bene-
fico influsso della Chiesa l .
1 Non sara qui funr di proposito di richiamarc 1'attenzione de'lettoria
quello che a s fa tare la stolida arcusa di contraddizione nel suo contogno ri-
spetlo alia Francia e rispetto all' Italia dice lo stesso Somnio Pontefice nella
sua Enciclica : Si e preteso che insegnando queste dottrine noi tenessimo
verso la Francia Intt' altra condotla da quella che noi soguiaino a ripuanlo
dell' Italia ; cotalche Noi ci troveremmo in contraddizione con Noi st
Punto nulla di cio. II Noslro intento nel dire ai cattolici francesi die accet-
tino il governo costituito, non fu, ne altro e tuttora, che la ^ilva.uuardia-
degl' interessi religiosi a Noi conHdati. Or sono precisamente quest' interessi
KSl ] ( 1
II modcrno esempio de' cattolici di Germania dovrebbe ser-
li sprone a'cattolic-i Confonnainl.^i appunt<
dettami del senso cri>tiaiio e airindirizzamento del supremo
Maestro della f-lo e drlla morale, i cattolici tedeschi son
iziimti ad innalzare quel rauro di bronzo, di fronte al quale il
KultuiKampf del Principe di Bismark ha dovuto abbassare la
spada.
VIII.
Anche tra i difensori della Enciclica non mancarono al-
cuni, i quaii, mossi da indiscrete zelo per le istituzioni re-
pubblicane, pretesero che il Ponteflce avesse con quel docu-
mento canonizzata la Repubblica >: quasi che questa fosse
la sola forma legittima di Governo, o, considerate in sfc stessa,
la pill perfetta. Niente sarebbe piu opposto alia mente di
Leone XIII, il quale esplicitamente insegna nella citata En-
ciclica Immortale Dei che ratitorita sovrana por sfc non 6
legata a nessuna forma di Governo in particolare: che 6 in
poter suo assumere or Tuna or 1'altra, purchft capaci di coo-
perare al benessere e all'utilita pubblica Non condanna^i,
dunque (dalla Chiesa) alcuna delle forme di Governo in uso.
come quelle che per se stesse nulla hanno che ripugni alia
dottrina cattolica. E, Delia presente Enciclica, aggiunge che
quantunquo racchiudendosi nelle astrazioni, si riuscirebbe a de-
finire qual fc la migliore di queste forme, considerate in se-
stesse (tale nella filosofia di S. Tommaso la fomia mor,
chica): pure si pu6 affermare in tutta verit,\ cho ciascuna
di esse buona, purchfe sappia procedere diritta al suo i
religif^i (jiiclli che in Italia C' impongonn ili n-c-laiiurc st-nza trcgua la |>ieo
lil.crl.i ri.-hi.-t.i d.il N -Im -iiLliiiH- inirii^loro <li Ca|>'> \i>il'il' li-lla ChicM
Cattolira. |)r.-|.o~i.. al jfn\cnu> dcllf iininif : lili-ri.i i-h- non eite punio la
dove il Yir.irio li to non e in sua casa, vero Sovran*. Lodipttdtntt
da ogni umana soM.itiii.i ('.he inferire di qui se non the la que*t
Ci riguanla in Itali.i, o anch' essa oniinfiit.Miii-iiti' roligiosa, in quai
nessa col prini-ipi*. f..n.la.n.-..t..lc .1,-lk. lil..>r(;. ,Iella Chies
nilutla a riguan'lo delle diverse Nazimii non ces-
,li f. . uitiii al im-dr>iim. -. !: la religii.ni-, e per la religion*
la salvezza della sodela e la felicita <l-i p>poli.
LEONE XIII E I FRAN*
cioe al bene comune, pel quale e costituita Pautorita sociale.
Nota inoltre il Ponteflce che soMo un rispetlo relative, tale
o tal altra forma di Governo pu6 essere preferibile, come
quella che meglio si adatta al carattere ed a' costumi di tale
o tal altra nazione.
Cio posto, non e vietato dal Ponteflce a' cattolici francesi
di tenere che la forma repubblicana, in se stessa, non sia la
mig-liore, e di preferire, nell'ordine d'idee speculative, una forma
di Governo all'altra, precisamente in virtu di cio che nessuna
di queste forme sociali si oppone, per se, ne ai dettami della
sana ragione ne alle massime della dottrina cristiana.
Qualunque sia la forma dei Poteri civili in una nazione,
non si puo considerarla come talmente deflnitiva che debba
restare immutabile, fosse anche questa Pintenzione di coloro
che, in origine, Phanno determinata. La sola Chiesa di Gesu
Cristo, avendo ricevuto da lui, flno dalla sua origine, tutto n<'>
che le occorre per compiere la sua missione divina attraverso
il mobile oceano delle vicende umane, non ha mai bisoprno di
trasformare la sua costituzione essenziale, e neppure ha il po-
tere di rinunciare alle condizioni della vera liberta e della so-
vrana indipendenza, di cui la Provvidenza Pha munita nel-
1' interesse generale delle anime.
In fine e cosa certa ed evidente che, come nella Enciclica
del Santo Padre nulla si domanda che sia contrario alia co-
scionza, cosi nulla si pretende che sia opposto ai personal!
sentiment! di onore e di devozione ad altre cause nobili, e
ad altre memorie gloriose e care.
Poste le cose in questi termini, ne le idee, ne i sentimenti,
ne Ponore, ne le affezioni patiranno offesa di sorta alcuna,
quando ogni cattolico francese, obbediente al Papa, unisca le
sue forze, nel modo voluto dal medesimo, a quelle de' suoi fra-
telli. Pro Deo et pro Patria deve essere il suo motto. Salvare
la religione in Francia, e con la religione la Francia, questa
e la nobile causa che egli deve porre prima e sopra di oi:ni
altro partito.
fflllT .\lnie\\, sriKl [ \I\LF.\TTIJI
i.
I.'accrescersi dell' immorality e dei delitti :i inisura che si
svolge la cosi dotta civilta moderna, e un fhtto, <1<>I <juale non
si ricorca oramai piu una dimostrazione studiata, poiche )e
prove ne stanno sotto gli occhi di tutti, e tutti convengono
nel riconoscerlo. Ma quando noi sentiamo da sociologi e da
scienziati, come il Lomhroso, attrilmirsi cotesto peggioramonto
ad effetto della civilta stessa, e questo un lampantc esempio
del come Tabuso di un nom' valga a eonfondere i concetti e
i giudizii. La vera civilta, che risnlta dal perfezionam>
degl' individui nelle loro facolta e della societa nei suoi ordi-
namenti, come potrebbe avere per effetto naturale un atim^nto
di depravazione ? Se si confessa che la civilta nwdrrna n.
a un tal termine, e segno adunque che, ritenuto il nome a
tutti caro e rispettabile di civilta, si sono mescolati al con-
cetto di essa elementi estranei a lei ed opposti. K tali sono
di certo I 1 irreligione, il fomento dato alle passioni, il ;
vertimento delle idee morali. Comprendete cotesti elfn:
sotto il nome della civilta, e si intendera senza piu c-omo al
suo diffbndersi si commisuri raumento del mal cost inn- !!
delitti, mentro il volgo anche ben vestito e colto, si la
viluppare dall'equivoco, ne osa condannare un guasto <-ho egli
non sa chiamare con altro termine che di civilth, e come
mici della civilta riguarda coloro, che non ad essa ma alia
sua contraffazione si oppongono.
Fin dove \ ndare 1' impndenza nell' abuso di
nome, e fin dove la melensaggine di quegli che vi restan p:
si vide, n^lla tirannesca persecuzione mossa dal Bismark
Chiesa Cattolica in Pru -o il nome di Kulturktimpf. che
vuol dire lotta per la cirilta, <> della civiltd: nel quale
144 CIVILTA MODERNA,
sfogo bestiale di odio contro i cattolici, a tacere di
di religiosi e religiose arbitrariamente cacciati in esiglio, e di
presso a 3000 sacerdoti condannati al carcere, si voile togliere
ai fedeli anche moribondi il conforto ultimo dell' assistenza
religiosa. E per questo esercizio di tirannia, d' intolloranza,
di crudelta, di brutalita contro inermi innocenti pot6 segni-
tare per anni a chiamarsi lotta, e lotto, di civilta cosi bene,
che al volersene ripetere gli esempii in Isvizzera, in Francia,
in Ungheria, non si designa mai con altro nome.
Ma per non deviare dal proposito, Taumento odierno del-
T immoralita si spieghera tosto, se accanto ai progressi ma-
teriali e a parecchi miglioraraenti nell'ordine civile, vere ap-
partenenze della civilta, si ponga mente airattivissimo lavorio
di corruzione della mente e del cuore, nel quale si adoperano
e scuole, e scienziati, e giornalisti, e non di rado le stesse
leggi; sempre a nome della civilta, ma con tanta relazione
ad essa, quanta ne possono avere le virtu cittadine col vizio
e il buon governo colla tirannide o coll' anarchia. N6 cotesta
opera di corruzione si restringe ad offerire un pascolo alle pifi
basse passioni e ad attizzare le piu violente, ma per un per-
vertimento di cui non v'ha esempio nella storia dei traviamenti
umani, tende a soffocare persino il rimorso e la coscienza del
delitto, togliendo di mezzo 1'idea della reita, e conseguente-
mente ancora quella della pena. Ella e una vera discolpa anzi
una rivendicazione del male morale; mistero d'iniquita mo-
struosa, di cui resterebbe sempre inesplicabile 1' origins, se
non venissero a rivelarcela, come gia i dommi segreti dei Ma-
nichei, cosi oggi i manuali non piu segreti della Massoneria.
A questo principio si riduce la sola azione repressiva conce-
duta all'Autorita contro il delitto, negandole la preventiva:
perocchk la liberta moderna e pel male, come predicava
apertamente Ton. Cavallotti in pieno Parlamento; che per il
bene ella vi fu sempre. A questo si riduce 1'alleggerimento
del Codice penale, il quale, nell' ultima Redazione Zanardel-
liana fu tanto da costringere tosto i tribunal! ad aggravare
in pratica le prescrizioni della legge. A questo la premura e
\ E MAM
t/.ione, con che negli scritti
e ne' congn i -i chiede un tr.ittumento non gib, soltanto
equo e corapassionevole, nip comodo c grade vole pei delin-
quent! canvrati. Tanta solh'dtudine non si ha a pezza per le
viuiino d.'i loro dditti, ne pei cittadini on>sti e sfortunati, ne
per chi difende mniro i tristi le vile e le sostanze del buoni.
munardi dfl 1S70 non solamentc furono dopo pochi anni
richiamati da Nouiu.-i, accolti a gran festa in Parigi e pen-
sionati, benche non fossero altro che volgari facinorosi, ma
nello stesso primo viaggio che li porto al luogo della depor-
taziono. ancora lordi del sangue fraterno e anneriti dal fumo
delle case da loro incendiate, avevano sulle navi miglior trat-
tamento dei soldati che li tenevano in guardia.
Frattanto scrittori e professori materialist!, come il Biich-
ner e il Moleschott, negando la liberta, tolgono ogni diffe-
izio e virtu, ogni senso di coscienza, ogni freno
J^jp sfogo di qualsivoglia passione. Ed e maraviglia che si af-
fannino poi a negarlo, mentre avrebbero semplicemente a ri-
spondere, conforme ai loro principii, che ogni individuo rao-
vendosi in ogni suo atto per legge fisica, checchfe altri si scriva,
gli uomini faranno quello che saranno portati a fare dalla ne-
ita. II che non iinpedisce che frattanto gli uomini, essendo
di fatto libori, da tali scritti o p"rsnasi o tratti nel dubbio,
non si gittino piu liberamente al mal lan-. La negazione o il
dubbio circa la liberta div^ntato oramai un luogo comune
nei tribunal!, ad uso degli avvocati d-^li si.'>>i giudici: e,
autenticato cosi nei cn>i criminali, ogpuno vede come possa
facilin?ntf derivar.Ni a giustificare o^ r ni atto inonesto, pol quale
sara tanto piu valovol> iuella scusa. <juauto piu violenta e la
.<>ne, e piu forte il rimprovero delia coscien/a.
Potrebbe parere ad alcuno, e non senza ragione, che se
-to cumulo di traviain-'iHi si ha da reggere sulle teoriche
mat . d i ill i linen te esso potra n& diffondersi a molti, ne
radicar.- i nolle menti; giacche, volere o non volere, il raate-
rialismo colla brutalita delle sue negazioni e delle sue conse-
guenze ha ognora del ripugnantc ;>er chiunque conserva il
XV, vol. Ill, fate, 1010. 10 J /*/ 189*.
146 CIVILTA MODKKNA,
sentimento della moralit^ e la coscienza della dignita umana.
Quindi la diffusione di quelle teoriche e da ascriversi piuttosto
per una parte alia falsa educazione filosoftca, e per Taltra, e
precipuamente, alia creazione di una scuola, nata, si pu6 dire,
in Italia, e capitanata da Cesare Lombroso, che col lavoro di
molti anni e con iscritti di lunga lena, le procaccio seguaci e
rinomanza ancora di la dai monti, facendo sorgere, sebbene
non dappertutto con esito a se favorevole, la cosi delta An-
tropologia criminate.
II.
Le conclusion! a cui arriva il Lombroso, come a frutto di
infinite ricerche e osservazioni e confront}, sono simili di fatto
alle or ora citate. Egli scrive : II delitto, insomma, ap-
pare cosi dalla statistica come dalPesame antropologico, un
fenomeno naturale, un fenomeno, direbbero alcuni filosofl,
necessario, come la nascita, la morte, i concepimenti '. E sog-
giunge, per quiete dei pusilli : Questa idea della necessita
del delitto, per quanto ardita possa sembrare, non e poi punto
un' idea cosi nuova, ne cosi poco ortodossa, come a molti puo ap-
parire sulle prime. Casaubono, molti secoli fa, 1'aveva propagata
quando scriveva: L'uomo non pecca, ma e dominato in varii
gradi. L'assicurazione del Casaubono non avrk probabilmente
gran valore per acquetare nel suo peccato chi sente pur troppo
di peccare. Percio il Lombroso le mette a fianco quella di un
Santo, niente meno che di S. Bernardo che dettava: Chi e di
noi, per quanto esperto, che possa distinguere nei suoi impulsi
P influenza del morsus serpentis da quella del morbus men-
tis? Dove per verita non e chiaro come si contenga la mas-
sima che T uomo, checche si faccia, non pecca, poiche agisce
necessariamente. E oscuro dev'esser parso anche al Lombroso,
che aggiunge appresso: <c Piu ancora chiaramente la mani-
festo S. Agostino, quando scriveva che nemmeno gli Angeli
potrebbero fare che uno che vuole il male voglia il bene.
1 L' uomo delinquente 1878 p. 380.
8CIENZA E MUI ATTORI 147
Con che rest.-i .limostrata p-i .-rodonti Tortodossia dell'assioma
che il 'Iclitto (e perche non ogni altro peccato altresi?) f>
fenomeno naturalo > mvosstrio.
Probabilnifinte il ch. Professore, isr.-i.-lita com'e, non d;>
stesso gran peso a quest'argomentazione teologica, fornit
da Dio sa quale studioso dei Santi Padri, protestanti e cattolici.
!/ . -it izioni per6 di giuristi che egli vi accoda, non conchiu-
dono meglio. II May... scrive: Non si ha ancora una cono-
scenza scientiflca della responsabilita. E Mahring...: Quello della
irrosponsabilita e un tema che la giustizia criminate in i
sun caso speciale pud risolvere con sicurezza. E infatti, ag-
giunge il Lombroso, si danno uomini che patiscono un'inci-
piente pazzia, o vi hanno cosi grandi disposizioni, che per la
piu piccola causa possono cadervi, altri daU'ereditk sono spinti
alia bizzarria e agli eccessi immorali.
Seguono altre citazioni che si riferiscono, come le prece-
denti, alia difflcolt^i che v'e in molti casi e, se si vuolo, in tutti,
di accertare assolutamente il libero arbitrio posseduto dal de-
limjuente nclTatto che commise il delitto. Ma f////i/v,///i non
vuol dire impossibilild, e a fondare un diritto o un dovere
nella societa, basta la sola certezza possibile ad avorsi r!
la morale. Questa e bastevole per rendere validi e obligatorii
davanti alia societk tutti gli altri atti, e sono innumerevoli, del
consorzio civile, come sono i matrimonii, i testament!, i con-
tratti d'ogni maniera, spesso gravosi nella loro esecuzione a
chi vi s'indusse. Tutti questi richieggono pel loro valore in-
trinseco il pieno possesso della ragione e della lilx^rta, nnlla
meno di quel che lo richie^gono nel genere loro gli atti !-
littuosi: e d-il Pal tro canto si possono applicare propor/ionata-
IIHM. <si tutte quelle vaghe ragioni di incertezza t h > il
May, il Mahring e il Delbruck e il Carrara, e qualsiasi altro,
menzionano a proposito dello stato mentale di un dclinqu^nte.
O T incipiente pazzia e la disposizione ad essa, che ogni
menoraa causa puo determinare all'atto dovra spingere sol-
tanto al delitto e non anche talora a risolu/.ioni le piu diverse!
E poiche Teredita trascina secondo il Lombroso alia biz-
148 CIVILTA MODERNA,
zarria e ad eccessi immoral! , perche non trascinera ugual-
mente, ed anche piii spesso, sia a contrarre un matrimonio,
sia a sottoscrivere una cambiale, o una garanzia? E se cosi e,
perche non dichiarare a dirittura nulli, fino a prova contra-
ria positiva risultante da perizia medica, tutti i matrimonii e
tutti i contratti, per deflciente certezza di vera liberta nel-
1'atto? Per quale singolar privilegio domandare la salutevole
presunzione di pazzia solo pei malandrini, ladri, falsarii, omi-
cidi e libertini?
La legge civile e il senso comune non riconoscono, per
buona sorte, coteste sottigliezze, che finirebbero con mettere
a socquadro la societa. Si tratti di delitti ovvero di altro qual-
sivoglia atto il quale importi un debito verso la societa o
verso i particolari, Tatto, in persone ammesse al consorzio
civile e viventi in esso, si suppone compiuto con bastevole
conoscenza e liberta; e per ammettere il coritrario si richieg-
gono prove positive, ncn generiche, ma special!, non di astratta
possibilita, ma di concreta probabilita, se non anche certezza.
Ne in questo v'e ingiustizia di alcuna sorta, se non per chi
creda di poter riguardare il genere umano come una colle-
zione di pazzi, ovvero un miscuglio cosi composto di pazzi e di
savii che non v'abbia modo di discernere i prirni dai secondi.
III.
Ora TAntropologia legale, se un merito ha, e Tha senza
meno, egli e quello appunto di aver reso di gran lunga meno
difficile a ravvisare o a presumere con probabilita maggiore
o minore 1' influenza della pazzia in alcuni delinquenti. E
quanto a cio i psichiatri non avrebbero torto di voler essere
maggiormente ascoltati nei processi, se colle loro esagerazioni
e colla discordia delle loro teoriche non si scemassero da se
stessi il credito.
Fra gli esempii citati dal Lombroso, benche ad altro pro-
posito, come poco stante vedremo, vi e quello dell'Ab. Verger,
uccisore che fti di Monsig. Sibour Arcivescovo di Parigi. II
Verger era figliuolo, racconta il Lombroso, di suicidi. Egli
aveva Tidea flssa delle persecuzioni, una vera mania ma di
SCII IAI.KATTORI
forma, 60DM iloono, n^ionanto. Tutti qiiclli coi quali el.be a
com in ispecie i suoi colleghi, rano, a sentir lui, suoi
nrmici; ed egli nc li contfaccambiava spargendo a danno loro
ogni maniera di calunnie le piu infami. Nel 1855, private del-
T ufflcio per cotesti suoi intollerabili portamenti, dopo avere
stancata la Curia e i tribunal! civili coi suoi ricorsi, un bel
di, che fu il 6 febbraio 1856, si mise alia porta della chiesa
della Maddalena con sul petto un cartello, dov'era scritto in
latino: Un freddo e non m'hanno restito, ho fame e ,
tiC hanno dato a mangiare. Poi seguiva in francese: lo non
sono ne sospeso n inter detto,tuttacia >/<i si lascia iorir di
fame.
Frattanto alia mania delle persecuzioni era venuta ad ag-
giungersi la mania religion. II di 8 di dicembre ItOi Papa
Pio IX aveva proclamato il domma dell'Immacolata Concezione.
La cosa non piacque al Verger, il quale colla parola e collo
scritto si diede a tonare contro il Papa e il nuovo domma.
Di quindi in poi la causa sua e quella della fede si unirono
ad esaltare la sua testa sconcertata ed egli fini con veiiili-
carle tutte e due insieme, pugnalando in pubblica chiesa TAr-
civescovo, vestito degli abiti pontifical!: nel che faro il mise-
rabile gridava: Non pin Dee, abbasso le Dee ! alludendo alia
Immacolata : e si doleva poi di non aver potuto andare piut-
tosto fino a Roma e colpire quivi uua testa piu illustre.
Per un alienista d'cggidi il ^'erge^ era senza dubbio un
pazzo. Ma a que' tempi il Falret ' e il Pottier non avevano
ancora illustrata quella varieta della mania delle p<-r.srii/ioni,
lucida o ragionante, della quale altri esempii si sono incon-
trati oltre quello del Verger. II Lasegue, peritissimo dolla ma-
teria in quei tempi, aveva nel 185C esaminato a lungo il
preto iiKMidicanto della Maddalena; e, sebben.> am .|ii;tl h" esi-
tazione, pure aveva concluso non essere lui un pazzo, ma tin
uomo pericoloso. II Verger, commessa 1'uccisione, fu condan-
nato a morte. Soltanto allora fu nominata una cummis>ione
di medici, la qualo per mezzo del Dott. Conneau decise cli
' I .u/iV menttilt$. Pri 1890.
150 CIVILTA MODERN A.
reo godeva del libero esercizio della ragione e quest! fu con-
dotto al supplizio.
A noi non ispetta il risolverci per Tuna o per Taltra delle
due contrarie opinion!, intorno alia reita di questo famoso de-
linquente: ma ognuno dovra ammettere che il suo stato men-
tale apparirebbe oggidi assai meno certo di quel che parve ai
membri della Commissione medica di Parigi nel 1857.
IV.
Ma la novita voluta introdurre dal Lombroso nel mondo
legale e nella persuasione comune, non e gia quella del darsi
degli apparent! delitti, dovuti a malattia rnentale, talora dif-
ficile a ravvisarsi: egli si sforza inoltre, e pei suoi seguaci e
riuscito, a dimostrare, esservi degli uomini pei quali il delitto
e una necessaria conseguenza della loro costituzione e di un
complesso di cause organiche ; e questa essere anzi la condi-
zione di tutti coloro che egli riguarda come i veri delinquent!;
non gik i trascinati una volta tanto dairimpeto di una pas-
sione, ma grincorniti nel vizio, recidivi incorreggibili, insen-
sibili al rimorso e ad ogni principio di morale. Di questa razza
d'esseri malefici, fisicamente determinati al mal fare e percio
non colpevoli (perche non v'e colpa dov'e 1' impossibility fisica
di fare altrimenti) ma piuttosto disgraziati com'e Tidrofobo;
e percio non meritevoli di pena propriamente detta, ma solo
di custodimento a benefizio loro e a tutela della societa : di
questa classe d' uomini, adunque, il Lombroso s' e persuaso
di aver messa in sodo 1' esistenza, ravvisandone i componenti
nella popolazione delle carceri e degli ergastoli: dopo di che
si e dato anche a stabilire i caratteri fisici nelle misure e
nella configurazione del cranio, nei lineamenti, nella statura,
nelle proporzioni delle varie parti del corpo, flno a determinare
un tipo, al quale trovandosi alcuno conforme, non occorrera
oramai piu istituire processo sulle sue malefatte, anzi neppure
aspettarlo ; poichfe se egli e cosi conformato, se fra i suoi padri
od avi ebbe degli ubbriaconi, degli epilettici, peggio poi se
de' malfattori, egli e malfattore nato e altro non sar& mai.
La spiegazione di questi invincibili istinti il Lombroso la
8CIENZA K MALKATTORI 151
rij. i. ,lair .. II malfattore ritira dell' uomo selvaf-
prjinitivo o, come preferisce il Sergi, della bestia, da cui de-
riv i, secondo le teoricho darviniste : ecco tutto. Si pu6 dire
ancora che egli ritrae del bambino: e il Lombroso v* insiste
di proposito descrivendo le violente passioni doi bambini, con-
giunte coir impotenza del resistervi per la debolezza della
ragione e della volonta. L'autore di queste teoriche e fonda-
toro, che tale pu6 ben chiamarsi, dell'antropologia criminale,
ha suscitato in Italia uno stuolo di seguaci e di emuli, come
il Tamassia, il Virgilio, il Morselli, il Garofalo, il Sergi, il
Marro : e tre periodici si incaricano di accogliere e di pub-
blicare le osservazioni e le discussioni spettanti alia nuova
scienza. Essi sono VArchivio di psichiatria e anlropofayia
criniir.tili' ; I'Anomalo del Zuccarelli; e VArchivio di frenia-
di Reggio.
Ai di nostri ogni nuova disciplina trova numerosi ctiltori,
e questa dovea trovarli tanto maggiormente per la natura
del soggetto, in cui si appuntano i principii supremi della
giustizia umana, anzi il concetto pratico della moralita per
gl' individui e pei popoli. Adunque per cominciare dalla Fran-
cia, oltre ai lavori del Bordier e del Manouvrier, che pubbli-
cavano i loro studii e le misure prese sui cranii dei malfattori,
il prol'. Lacassagne di Lion<\ gia noto per le sue ricerche sul
tatuaggio, in quanto e praticato dai malfattori, e sui carat -
teri dei delinquenti paragooati con quelli dell' uomo primiti-
ve ! , fond6 per la Francia altresi i suoi Archives de I'An-
U'ropologie criminette. Illustrarono poi altresi lo stesso campo
il Guillot *, il Joly 3 , il Riant 4 e il Proal, quest' ultimo con
pregevoli articoli pubblicati nel Correspondant 5 .
1 Le* tatouages Paris 1881 L homme criminel compart a I'homme pri-
mitif. Lyon, 1882.
1 Les prisons de Paris, Paris, 1890.
Le Crime, Paris, 1888 La France criminette, Paris, 1889.
4 LM irresponsible.* devanl la justice, Paris 1889.
s Ved. in ispecio I' Anthropology criminelle, 10 P^vrier 1890 Lei Mi-
dtcins positivistes et les thcorie* modemts dt la criminalile, 10 et J6 oclo-
bre 1890.
152 CIVILTA MODKRNA,
In Germania altresi, benche non vi sia sorto nessun pe-
riodico, non mancarono scrittori che entrassero nella nuova
arena, come il Benedikt 1 9 il Flesch 2 , il Moeli 3 ed altri non
pochi. Cosi nel Belgio, cosi nella Russia, dove si pubblica un
Archivio di psichialria e di psicopatologia giudiziaria; e
nella Spagna che possiede la sua Revista d 1 Anthropologia e
tiiinal, e persino nell'America Spagnuola dove si e formata la
Societa d' Anthropologia criminate di Buenos Ayres.
Ora T esito di tutto questo moviraento e stato quello che
s'aspettava forse meno dai suoi primi autori, e che pure era
il solo da aspettarsi, cio6 il diroccaraento di tutto 1' edifizio
inalzato dal Lombroso, con andare in frantumi persino le pie-
tre oiid' era composto. Gi quella speranza di poter costituire
il tipo del malfattore con elementi cosi grossolani, come sono
le misure del cranio, degli arti, eccetera, al primo sguardo
deve apparire una fisima. Che le operazioni psichiche, e le di-
sposizioni ad esse e le inclinazioni, stieno in istretta dipen-
denza colle condizioni organiche, tutti ne conveniamo, finche
si sta sulle generali. Ma tutto indica altresi che quelle con-
dizioni siano di un ordine ben piii elevato e complesso e re-
condito e forse inaccessibile, che non quelle materialissime
della dimensione e capacita e configurazione del cranio e del
cervello, non che di aitra parte dell'organismo. Chi puo dire
la parte che vi ha, per cagione d'esempio, I'elettricila animale,
e il corrispondente stato delle cellule e i ritmi delle loro vi-
brazioni, e cento altre sottili cause che neppure ci vien dato
di congetturare, poiche non le vediamo agir mai alia scoperta?
Nulla sappiamo in particolare neppure degli stessi organi delle
varie potenze sensitive, nulla delle raodiflcazioni material! che
ne eccitano 1' attivita o la rintuzzano o la sconcertano. Le
vivisezioni ci fanno vedere che, tolta una parte del cervello,
cessa una classe di funzioni: abbiarno cosi un indizio ad ar-
gomentarne che quello sia 1'organo dell' attivita cessata : ma
1 Studien uber Verhrecher-Gehirne, Wien, 1879.
* Untersuchungen Uber Verbrechern WUrzburg, 1881.
8 Ueber irre Verbrecher Berlin, 1886.
SCIENZA E MALFATTORI 153
com si ella quando 1'organo v'e ed e appai
lemante -mo? Le pazzie pin stravaganti e furiose, il piu delle
volte, non lasciano nel cirvello la minima traccia di disor-
dine diBoernlbite nell' autopsia. Le divinazioni del craniologi
fanno il paio con gli abbagli piu famosi dei flsionomisti, e
le une e gli altri valgono oramai quanto i vatkinii degli
astrologi.
Mi poiche il Lombroso aveva pur disegnato il suo ritratto
del delinquente necessario con tali linoo, era naturale che al-
tri, mettendosi per la medesima via, riscontrasse prima la
corrispondenza di quei tratti maestri con Forijrinal>; e voile
la mala ventura che neppur quelli si trovassero ribatter col
vero. La capacita craniana ne' malfattori, al dire del Lom-
broso, minore della m^dia. I/Heger e il Bordier misurano
essi pure e conchiudono che, tutto al contrario, ella e mag-
giore. Esce poi fnori il Ranke ; misura anch'egli, e conchiude:
Ne maggiore nfe minore : ella e uguale. II Lombroso ha
misurato in lunjjo e in traverso le persone dei suoi soggotti,
e segna fra i caratteri del malfattore Tessere di grande sta-
tura e pesante, perche, i suoi, li pes6. Ma ancho il Virgilio
in Italia e Thomson in Inghilterra misurarono in lungo e in
traverse i loro, e li pesarono, e li trovarono in ragguaglio
ne alti della persona ne pesanti. A dir breve non v'e uno
caratteri dati dal Lombroso come proprii del delinquente nato,
che abbia retto al confronto coiili ori^inali, istituitone da altri
osservatori. II percho la scuola francose ha cominciato a dare
Tesempio del rifluto alia teoria atavi.^tica, por ripi
1'assioma antiro; il quale, senza nog.iro Tinflusso delle dispo-
sizioni naturali, afferma non essere la natura che fa il mal-
fattore, bensi 1'ambiente sociale; e per ultimo la sua lil>era
volonta. Ma iatta ra-ione del peso che tuttor in Ita-
lia alle teoriche del Lombroso e della sua scuola, e bene che
vediamo in particolare le montite che esse hanno toc.-at. in
ciascuna delle loro conclusioni : e di cio ci occup^r.-mo in un
prossimo articolo.
IL PONTIFICATO DI S, GREGORIO
NELLA STORIA BELLA GIVILTA GRISTIANA
Lin.
NEGOZIATI PER RACCOQLIERE UN SINODO NELLE GALLIE.
Quantunque la celebrazione di un grande sinodo sarebbe
stata necessaria, poichfe dopo il concilio di Macon nel 585 i
vescovi non s'erano piii raccolti ad adunanza di qualche conto,
contuttoci6 nelle Gallie non si venne a capo di nulla. II pio
arcivescovo era troppo lento; mancava 1' impulse degli altri
vescovi, e per somma disgrazia Childeberto venne a morte
prima del tempo.
Negli anni seguenti non si sa gran fatto delle cose del
Yicario apostolico. Gregorio servissi d'altri uomini, studiandosi
per mezzo di questi di suscitare nella corte di Brunechilde
1' interesse per la celebrazione del concilio. Mercecchfc quando
Brunechilde si rivolse al Papa, chiedendo il pallio pel vescovo
Siagrio di Augustodunum (Autun), uomo molto amico alia
corte, Gregorio non s' indusse a concederlo, se non con la con-
dizione di mettere quegli in opera tutta la sua influenza presso
la reggente ed i figliuoli di lei in favore del sinodo. E a fine
di eccitare vie maggiormente lo zelo del vescovo, gli da spe-
ranza, particolarmente in riguardo del pallio, di conferirgli il
posto piii onorevole tra tutti i semplici vescovi, cioe dopo 1' ar-
civescovo di Lione, e questo subito nella occasione stessa del
1 Vedi Quad. 1009 (2 luglio 1892), pag. 54 e segg.
n. i 155
concilio '. Come prudente conoscitoro degli uomini, il
Santo PontenVe sa adoperare ai suoi nobili intonti, anche le
piccole gare d'onore che! innocentemente possooo occorrere
tra' prelati ecclesiastic!.
Trovo un altro mediatore nella persona dell'ottimo Aregio,
vescovo di Vapincum (Gap). Questi, in qualita di pellegrino
alia tomba degli Apostoli, avea visitato Gregorio in Roma, e,
trovando in lui il cuore di un amico e di un padre, avevagli
gia confld.ito le sue sollecitudini per lo stato delta po\
Chiesa gallicana '. Nondiraeno 1'esecuzione del disegno venne
affidata ad un monaco della famiglia stessa pontiflcia, uomo
santo e<l intropido, che godeva 1'intera flducia del Papa. Aveva
nome Ciriaco, e Gregorio lo chiama padre del nostro mo-
nistero 8 , cioe Abate di S. Andrea sul Celio. Nel luglio del 599
sferr6 per Marsiglia, recando lettere di Gregorio al vescovo
Siagrio ed agli arcivescovi Eterio di Lione, Virgilio di Aries
e Desiderio di Vienna; nelle quali il Ponteflce con parole pieoe
di unzione spirituale ricorda loro Gesu Cristo, e come la Clii
viva dolla sua mistica vita e da lui solo debbano ricevere nu-
trimento e forza le varie sue membra, e quindi anche le Chiese
abbandonate delle Gallic, e come il future sinodo dovesse essere
Tespressione delTamore e dell'unita e rendere piu intima e
piu fruttuosa tale unione della vita comune in Cristo. Passa
quindi senza riguardo alcuno a toccare de' mali accennati, ai
quali ne aggiunge un altro gravissimo, la coabitazione irre-
golare degli ecclesiastic! con le. donne 4 .
Oltre Brunechilde, ancbe i due giovani re Teodeberto di
Austrasia a Motz e Teoderico di Borgogna ad Auivli.mo (Or-
li'-ans) ricevettero for vide esortazioni, perchd volessero per ogni
modo promuovere la riunione del Sinodo 5 .
um 9 n. 818 (9 n. 106) IAPPK-EWALD n. 1747 a Siagrio.
9 n. J19 (w n 107) I, 8yayri*m ,lf,rim*9
n-i.
1 Ib. 9 n. J19. Cfr ..n/. Tom. I Mail p. 109:
Ib. 9 n. 108 (9 n. 105) > Maiuilifnti.
Ih. 9 n. 218 (J n. 106).
II. -i . ji3 (9 n. 109) a Brunechiicle, 9 n. i!5 (9 n. HO) ai n.
156 IL PONTIFICATO DI S. OREOORIO MAONO
Ma neppur questa volta si ebbe T intento, parte per la
morte delle persone piii zelanti (giacche Ciriaco, Siagrio ed
Aregio passarono presto di vita, come sembra), parte pe'dis-
sidii tra i due reali fratelli, che allora gia corainciavano e
scoppiarono poscia nel 604 in aperta guerra tra loro, parte
per r insuperabile indolenza dei pastori ecclesiastici delle
Gallie.
Cio non per tanto non venne raeno la speranza del Pa-
store supremo, rivolgendo egli di nuovo il suo sguardo alia
regina Brunechilde. Gliene offerse il destro una curiosa av-
ventura, che toccava da presso gl' interessi ambiziosi di questa
donna. Costei, senza dubbio la piu attiva tra tutti i governanti
di que' tempi, per un caso che diremo singolare, si trova di
continuo in relazione con Gregorio, quando piu ne era oppor-
tune il bisogno. Ed in vero, nel 602 essa aveva spedito a Roma
una legazione per conferire col Pontefice intorno a certe sue
questioni politiche, che riguardavano un avvicinamento alia
corte imperiale di Costantinopoli. Gregorio accolse benevol-
mente i nobili ambasciatori Burgoaldo e Varmaricario, e li
rimando con la promessa di adoperare per parte sua ogni
mezzo perche fosse conchiuso un trattato di pace tra la repub-
blica e gli Stati di Brunechilde l . La storia non ci dice altro
di questo memorabile avvenimento, pel quale il Papa e scelto
mediatore tra 1'Oriente e 1'Occidente. E ben chiaro per6 che la
regina, con accorta prudenza di Stato, intendeva raffermare
se stessa, vedendosi balenante, sia pel suo fare troppo dispo-
tico, sia per la furiosa persecuzione che le moveva la sua
rivale Fredegonda.
In tale occasione Brunechilde fece raccomandare i suoi
nipoti a San Pietro come dice la formola, e Gregorio im-
n. 1743, 1744. qui da notare la frase importanle sotto il ri-
gnardo del gins canonico. Gregorio vuole che i prinripi radunino il sinodo
con la loro iitssio; pero se dice loro congregari praecipile, aggiunge anche
synodus, tjittnti fiendam decrei-iiHit*.
1 Ib. 13 n. 7 (13 n. 6). IAFFE-EWALD n. 1871 a Brunechilde nel novem-
Ijra G02.
I ANA 157
o per loro la benedizione dell'Apostolo. Gli fece inoltre
sapere com* ella operava del bene assai. Di fatto Gregorio do-
i ringra/iarla per aver etsa sostenuto col massimo relo il
monaco Agostino al principiare della raissione inglese. Resta
diihl'ioso se le fondazioni di monisteri, delle quali Bru-
hilde fece pure menzione, recassero al Papa durature con -
solazioni. E ben vero ch' egli e prodigo di lodi per la li-
tlita e pel sentimento religiose della regina, come appare
<lai diplomi richiesti in favore delle fondazioni nella citta e
n<>Ila terra di Augustodunum; e sono privilegi per un mo-
nistero di donne, per un altro di uomini e per un ospizio di
j>'>llegrini, con ordine che i documenti fossero conservati nel-
1'archivio reale, come se ne teneva copia nel pontificio '. Se-
nonche una frase che leggesi in una lettera di Gregorio ai
vescovi franchi, non escluso quello di Augustodunum, ci mette
in sospetto, non forse il Papa scorgesse in quelle fondazioni
reali un secondo fine non retto 2 . La beneficenza, die' egli,
>so voi serve talvolta di mantello alia simonia; si dice che
i donari che si spesero per gli ordini e per le dignita eccle-
tiche, vengono adoperati in pie fondazioni; quasi che il
guadagno peccaminoso, possa esser mai giustiflcato con Tele-
mosina che se ue fa 8 .
A fine pero di far piegare le buone disposizioni della re-
gina in favore del sinodo, Gregorio le propose espressamente
di chiedere da Roma un legato pontificio, con pieno potere di
metier mano alle riforme ecclesiastiche in una solenne adu-
II). 13 n. 11 (13 n. 8) Senalori prctbyttrn el abbati, al prei.l.- .l.-l Xf-
nodochinm; 13 n. 12 (13 n. 9) ThaUuiai- MfltiMM MOMMfcrN S. Maruu, i4i
ancillanun / /rn/nlin <<( rnn.ilitula; 13 n. 13(13 n. 10) Lupo preibylfro
ft nhbali, al superiore della rhuvsa di S. Martino. IAPFK-KWALD n. 1875,18*6,
* Senilira / lu- i monasteri foml.iti d.i Hrum-flulde fomcro in inaginor nu-
nioro. II MM.III..N n.-li A**U* O S. /?. \ p. IS, '4 ' lei tcriv*
la ricostruzione di un inona-t.T> preaao Lione ad Aini\
Nella citata lettera a Siagrio ed a^\'\ altri vecovi 9 n. 118: Et*i mo-
tout. i.,chia trl <jui<l iitin'1 <!> :'<' ' '"***
'iiitin-, ni>-<-<;;li //../i r f'ifii'it clc.
158 II. I'ONTIKICATO DI B,
nunza de' vescovi de' suoi regni '. Ej, r li pensava di mamlarvi
Agostino, il quale presso gli Anglosassoni era stato visibil-
m<'iite aiutato dal cielo. Avrebbe quegli interrotto per alcun
tempo e per amore della Chiesa de' Franchi, la sua gloriosa
missione; sarebbesi recato ad Aries presso il Vicario aposto-
ico Virgil io (in questa lettera viene ricordato di bel nuovo col
titolo della sua dignita) e d'accordo con lui e a lui lasciando
gli onori della preminenza avrebbe disposte le cose necessarie
all'uopo; perocchfc cosi dice Gregorio all'arcivescovo d'Arles con
mirabile finezza d'espressione : Accade frequentemente che i
piu lontani conoscano piu presto quel che altri deve correggere
in casa sua; se dunque Agostino ti far& accorto delle colpe
de' sacerdoti o di altre persone, insierae con lui esaraina ogni
cosa con sottile giudizio ; accogli poi questo vescovo con dol-
cezza ed affetto, come si con viene, perche egli ne riceva con-
solazione e agli altri si dimostri come debbasi nutrire la fra-
terna caritci 2 .
Brunechilde secondo i desiderii del Papa e chiese il legato ;
cio che dimostra senza dubbio buona volontk nella regina e
'piu ancora quanto la politica di Gregorio avesse saputo ot-
tenere. La via ad una ristorazione delle cose nel regno dei
Franchi pareva dunque oramai aperta. Gregorio doveva sen-
tirsi pieno delle piu belle speranze, poichfe nella lettera di rin-
graziamento a Brunechilde si effonde in un mare di lodi 3 .
1 Registrum 11 n. 46 (H n. 69), IAFFE-EWALD n. 1837 del 22 giugno 601.
2 Ib. 11 n. 45 (11 n. 68), IAFFI'>EWALD n. 1836 del 22 giugno 601. An-
che nelle risposte di Gregorio alle Interrogationes di Agostino (MArn. H n.
64 del gigno 601) nella Responsio IX si fa menzione di tale proposta con
I'aggiunta, che non Agostino, ma solamente Virgilio, corae Vicario del Papa,
avrebbe adoperato giurisdizione in quel cotnune negozio.
3 Regis tntm 13. n. 7 (vedi sopra). Questa lettera, che fu molto discussa,
comincia con le seguenti parole: 1'rni' <i/ii.t i/mtHm* : />nt<m I'rancorttm as-
serinniti felirein, <jit<(>' *i<' hinii* (nniiilndt firaetlitiim meruit hither? rfyinttm. Tor-
nando a lodare le fondazioni dei monasteri, Gregorio, per la consolar.ione del
cuor suo, seinbra dimenticare quelle mire secondarie, delle quali faceva cenno
in altra sua lettera. Nel resto conviene applicare a molti document! eccle-
siaBtici, e non solo a quelli di Gregorio, 1'osservazione che a proposito delle
lettere del Santo Pontefice fa il Cardinale ANTO.MO CARAFPA (MicxB P. L. "7,
159
he gli elogi dello stile cur
dove soprahhondavano le formole hisantino, non devono pi
i pT qu.'l rli i suonano/ ed 6 manifesto che in simili casi
la lode non signiflca quasi altra cosa se non un invito ur-
gen(e a continuare nel bene cominciato. Nondimeno tanto non
basta a spiegare i superlativi, che qui adopera Gregorio, se
non si awerte, ch'egli in realta non conosceva che un lato
solo della regina e non gia quale essa era veramente. Forse
il vescovo Siagrio, amico di lei, avea contribuito non poco
a far si che il Papa se ne formasse un' idea troppo favorevole.
Non si deve neppure tralasciar di notare, che soltanto dopo
la raorte di Gregorio cadono quei brutti fatti di Brunechilil<\
come ad esempio 1'uccisione del santo vescovo Desiderio di
Vienna, i quali flno al presente furono oggetto di disputa tra
i difensori ed accusatori della regina '.
Se veramente riuscisse la legazione di Agostino e qual ten-
mine avessero i negoziati per la celebrazione del concilio, non
si sa nulla affatto dalla storia. Prima che scoppiasse la guerra
tra i due nipoti di Brunechilde avrebbe potuto celebrarsi il
concilio, vivente ancora Gregorio. Ma non possiamo dir altro,
se non che, disfatta TAustrasia e abbattuta Tinfelice Brunechilde
con la sua famiglia, il vincitore Clotario II di Neustria, come
unico sovrano di tutti i regni franchi, celebro in ParLi m-lla
basilica di S. Pietro un grande sinodo di settantanove vescovi,
correndo 1'anno 614, cio6 dieci anni dopo la morte di ('
gorio. E fu spettacolo veramente consolante lo zelo di quol-
1'adunanza per le riforme e la mirabile concordia d'animo
de' principi ecclesiastic! e laici a fine di riuscire nel loro in-
1 Vl~ : /',.'/.<;.- !,nni>it.< ,l'nin'-<-l>'it, >if mi- li--ntgg qtiatef fU* dlbtant, /
. _-nrio fu veramente rnnlcllo di tale politica. Come poi c
n<n ostante non riimcnticaase la sua dignit;i pnntifu-ia, si tliiunstr.i JIH lie pel
. che nellii nieli-*iiu;i li-tu-ra ritata riliuta di accon.li-*rondere ai desi
della regina in parocchio dom.imle cbe eraim i-onlro i canoni.
Gli '.iii.li.in.i (t. 9, 1890 p. 130 e egg.) hanoo re.
menle pul.l.lir;ito il tr,to piii antirn .l.-lla vita di De-udi-ri" di Vienna, critU
da un nun >|iiasi contemporati.'... \ ewme critico dolla I'ita e di '
queeto a\ vcninn-nto preseo il Krnni . <' 1891, II) p. 56 e aegg.
160 IL PONTIFICATO DI S. GREOORIO MAGNO
tento. Furono quindi stabiliti decreti circa la liberta nell'ele-
zione de' vescovi, la simonia, T indipendenza del clero dalla
podesta laica, Tinviolabilita dei beni ecclesiastic!, la parteci-
pazione dei giudei ai pubblici officii l ed altri ancora.
Durante gli anni di pace Gregorio non avea tralasciato di
scrivere anche a Clotario II per incitarlo a raccogliere un si-
nodo de' suoi vescovi, sebbene allora questi fossero in picciol
numero 2 . Le condizioni della Chiesa net regno di Neustria non
erano meno dolorose di quel che fossero in Austrasia e Bor-
gogna, e il Papa avrebbe quivi agito con maggiore energia,
senza le difficolta delle material! comunicazioni con la Neu-
stria. Giacche nel governo della Chiesa a quei tempi, la mag-
giore o minore opportunita o facilita di spedir messi e corrieri
nelle varie parti del mondo, era ben altrimenti importante
per lo spaccio degli affari, di quel che per solito siamo ora incli-
nati a supporre.
LIV.
AVANZI DEL PAGANESIMO
STUDIO DEI CLASSICI UN VESCOVO ICONOCLASTA.
Le condizioni ecclesiastiche e sociali tra i Franchi, secon-
doche di mano in mano appariscono nella corrispondenza di
Gregorio, come pure il fare e brigare dei vescovi, che ora
meritano le lodi ora il biasimo del Santo Ponteflce, presentano
nel loro comples'so un quadro, degno di considerazione.
i Gli Atti si leggono presso I'AMORT, Elt'm>'nta hirix can. T. II (1757) e
piii brevemente presao il MA.NSI 10, 539.
f Reyistrum 11 n. 51 (11 n. 61) IAFPK-EWALD 1842 Clotario regi Ft-an-
corum, del giugno 601, per raccomandare Mellito e Lorenzo nel loro viaggio
in Inghilterra. Nella lettera che ha la incilcsima data 11 n. 41 (11 n. 58),
diretta a parecchi vescovi franchi, anche dolla Neustria, si raccomandano
aolamente i missionarii senza far menzione del sinndo. Ecco la soprascritta :
Mennae Telonenxi, Scrrno .V'ixx///V;jx/, Lit/xt <'<il><ltnn'n*i, Aii/nl/'- .*>-
plicio PrtriAiensi, Mehtntio Rotomagensi, Llcino (Andegcnenti) episcopis Frun-
corum, a paribus.
LA STORIA DELLA CIVILTA Cl: 1'il
1 Franrhi mantt'iir, ora ne' loro cost um i alcuni rest!
lino. Voi avete tra voi de'cristiani, cosi <;
gorio a r.nimrliilde, che sonc nel tempo stesso pagan i ; essi
ngono in casa gli idoli, vencrano senza ragione e stolida-
ite gli alUTi, celebrano sacrileghe feste con sacriflcii di
teste d'animali. Cosi nel vostro paese, accanto al vero Dio, si
venerano i demonii * .
Tra i popoli germanici pareva profondamente radicato un
cotale culto superstizioso della natura e un vano timore contro
le misteriose potenze, che credevansi albergare nelle piante e
negli animali. Solamente a poco a poco e dopo molte fatiche
riuscirono i vescovi a spiantare 1' abuso. Della venerazione
degli alberi e delle sorgenti fa cenno un canone del Concilio
di Auxerre, celebrato sotto il predecessore di Gregorio, dando
proibizione di scioglier voti presso gli alberi avuti in conto di
sacri, o presso le sorgenti che si credevano incantate *. II sa-
crificio di teste d'animali s' incoutra anche in Italia presso i
Longobardi, alraeno ne' primi tempi della loro migrazione.
Gregorio medesimo racconta nei Dialoghi, come i Longobardi
con canti e danze celebrassero il sacrificio di una testa di capra,
e come non pochi prigionieri cristiani, rifiutandosi di prender
parte a quel sacrilegio, fossero per ci6 messi a raorte 3 . II culto
dei Longobardi per le vipere, come pure lo sciogliere i voti
presso le piante sacre, stando all'antica biografia del santo
vescovo Barbato di Benevento, sembrano essersi mantenuti in
tali regioni flno verso la meta del secolo settimo 4 .
Tanto in Italia, come nelle Gallic, reminisceuze e costumi
pagani si mantenevano ne' popoli latini soggiogati alia fede,
1 /iV//y//-Hn 8 n. 4 (9 n. il) I*FPi5-E\vALD n. 1491 : cnlti-r*
tlf (iiiinwlintn i-a/ntihus *>n-rifi<'iit xu<-ri
* II Concilio si ienne sotto il Vescovo Aunacario nel 585 ovvero nel 586.
MA.XKI 9, 911. HEFELE, t.'oHcitieHgrtcliiclitf, i. Ed. 34t.
s Dialog. 3 c. 88; more sun i,ninI<n>run! Hibolo etc. Ve<li
2 marzo.
M rer. Langob. p, 553. Vedi I'inno del Santo preno
il BORGIA, M. ,.,,-,. <ii n,,,.
8*n< XV, fol. Ill, fate, la la. .' W
IL PONTIFICATO DI S. .JKK.JOKIO MAGNO
piuttosto quale superstizione, che quale vero culto. Ma per
questo tornava necessario in que' tempi di opporsi col mas-
simo vigore contro il pagauesimo oraraai vinto; la qual cosa
reco fra i cristiani il costume di tenere per altrettanti dia-
voli tutte le divinita classiche del paganesimo, senza riguardo
alcuno al loro significato poetico o mitico. E il demonio stesso
contribui in favore di tale idea, come allora dicevasi ; perocche
i dialoghi di Sulpizio Severe, popolarissimi nel quinto e sesto
secolo, raccontavano come S. Martino, il piu grande Apostolo
delle Gallie, cacciasse molti diavoli, i quali, uscendo dal corpo
degli ossessi, si davano il nome di Giove, di Mercuric e di altre
divinita deH'Olimpo.
E noto quel che S. Girolamo racconta, cioe d 1 essere stato
castigato in sogno per la sua passione per i classici pagani,
e d'avere udito il rimprovero: Ciceronianus es tu, non Chri-
stiqnus. Una simile visione ebbe pure S. Cesario, piu tardi
arcivescovo d' Aries, secondo che narrano i suoi conterapo-
ranei nel secolo VI. Da giovine monaco era egli stato istruito
ne 1 classici dal retore africano Pomerio. Or bene, stando al
racconto, gli apparve una notte un dragone; ed egli avviso
tosto per tal fatto, che quel suo studio spiaceva al Signore e
che doveva sollecitamente tralasciarlo '. Ad ogni modo si vede
in questa ed in altre simili narrazioni lo spirito proprio di
que' tempi.
Tornando il monaco Pietro e il presbitero Lorenzo dal-
1'lnghilterra a Roma, nel passare per Je Gallie, sostennero
alquanto in Vienna presso 1' arcivescovo Desiderio. Con mas-
simo dolore osservarono che questi spiegava autori pagani
ad una schiera di scolari; la qual cosa essendo contraria alle
loro consuetudini, ed avvezzi com' erano alle dure fatiche
delle missioni, ne presero grave scandolo, come se quell'ottimo
vescovo, invece di adoperarsi per intero a bene spirituale
1 Vita N. C^arii 1 c. 8 ; MIGXE P. L. 67, 1001. Gli studii classici ven-
gono qui designati col nome di grammatical- art is <7/xc//;.'/H.
::i.i..\ CIVIL1 \ < i.
il'lla sua diocesi, gittasse tutto il suo tempo in quolh? sr
/ze e nella lettura di cose secolaresche >. Ne parlarono
poscia al Papa in Roma; cosi almeno possiamo conchiudere
dalla grave l<Htora che Gregorio scrisse a quell' arciveacovo
sopra tale argomento
Di fatto il Ponteflce, inclinato per natura all'a >rae
sappiamo, si turW> alia novella di un vescovo suo amico, che
va poeta e cultore de' classici pagani. A confci
chieso informazioni dal presbitero Candido, che pure allora
tornava in Roma dalle Gallie, dov'era stato amministratore il-l
piccolo patrimonio di S. Pietro nelle parti meridionali di quei
paesi. E sebbene Candido non sapesse dir nullaa rimprovero
del 1'arci vescovo Desiderio, contuttoci6 il Papa lagnossi con
forza, scrivendo a quest'ultimo: s6 non poter ricordare senza
vergogna quel che in Roma aveva udito sul conto suo; non po-
tersi in alcun modo congiungere in una medesima bocca la lode
di Cristo e quella di Giove; perflno i laici astenersi da siinili
letture, ed ecco un vescovo macchiarsi il cuore con quelle
poesie blasfeme: scriva adunque sollecitaraente alcune parole
a fine di tranquillare Tanimo del padre suo; solo allora conce-
derebbegli certe grazie, che quegli aveva per lo innanzi ri-
chieste '.
Frequenti volte questa lettera fu citata con manifesta esa-
gerazione delle cose, quasi contenesse una formale condanna
deglistudii secolareschi e sovratutto degli studii classici. Ma ci6
non e; ne si pu6 arrecare argomento di sorta alcuna che
dimostri in Gregorio, come massima di condotta, tale avv.T-
sione per gli studii classici. Ne* suoi numerosi scritti non >i
legge mai nulla di somigliante; e a quelle poche parole, che
trovansi nella prefazione dei Morali, non si deve dare quel peso
che per se non hanno. Perocchfe quando dice Gregorio, che non
1 /,\.,/.<v,,, II n. 34 ;ll n. 54) lAFrrf-EwALD n. 1824 del giugno 601:
tet'n!in-il>ii* litti-ri.* .>'/ "' WfW/jA^mi*
fiinil'ii'ii in lit ii'i i/tii.i.. UHHIII ifi'iiit iiff<l>i<lni'inr
'
164 IL PONTIFICATO DI S. OREQORtO MA'JNO
vuol tener conto delle regole retoriche o badare ai casi dello
preposizioni ', nessuno meglio di lui COQ i suoi medesimi scritti
confuta piu eloquentemente tale asserzione. Egli apparteneva
agli uoraini piu colti che allora si avessero in Roma, e si sa
da tutti che i monaci, che pure formavano gran parte delle
sue cure spirituali, a poco a poco divennero i soli conserva-
tori del classicismo. I discepoli di S. Gregorio e di S. Bene-
detto ci hanno salvato i classici.
Di Gregorio dovra dunque dirsi solaraente questo, cbe egli
tra le infinite occupazioni e sollecitudini pel governo della
Chiesa, non avra avuto sicuraraente il tempo da occupare
nella lettura dei classici, che le fiaezze dell'arte retorica erano
per lui cosa del tutto secondaria e che dai vescovi, in ispecie
da quelli delle Gallic, bramava occupazioni ben piu important!
e piu serie, che non fossero le orazioni di Cicerone o le odi di
Orazio. Confesseremo tuttavia, che a questo suo sentimento
egli diede espressione forse troppo viva nella lettera accen-
nata.
L'ammonizione di Gregorio non deve essere caduta indarno,
se pure esisteva la colpa. Certo e che Desiderio piu tardi
divenne martire della disciplina ecclesiastica, avendo pubbli-
camente censurato le scostumatezze e i delitti del giovane re
Teodorico. Come quasi tutti i vescovi delle Gallic, anch' egli
probabilmente era oriundo di una qualche antica famiglia
romana. Ora presso le persone di tal condizione la lettura
degli autori classici non pure era cosa consueta, ma avevasi
in conto di mezzo molto efflcace per innestare e propagare
piu facilmente tra i nuovi venuti lo spirito e le costumanze
latine.
Mentre questo vescovo veniva ammonito per essere troppo
amante delle cose pagane, un altro vescovo, quello di Marsiglia
sulla costa meridionale delle Gallic, trovava spirito pagano
1 Moral. Prnefatio ad J^'umlnon: Ipsant loquentli urtim, I/H<II ni'i
rin ilixi-ijitintti' t:rt('rioi'in iittunaint, iservare despexi... ri-in-jiuniti^nuin casus
iitno.
166
D O Q ' ; npugnava certe pratiche sinceramente
^tian- , q sero abuso o superstiziooe.
no, vescovo delPanzidetta citta, ruppe un giorno tutte
le sacre imagini della sua chiesa, facendole gittare fuor delle
porte e recando a pretesto alcuni abusi che nel venerarle si
<commettevano dal popolo. Gregorio gli ordino di rimottere le
imagini; ma rispondendo quegli con vane scuse e sotterfugi,
si form6 nella citt una specie di scisma contro di lui. Ti
sei lasciato trasportare da zelo inconsiderate, cosi scrissegli
(iregorio in tono severe, allorche atterrasti le imagini dei
Santi, sotto pretesto che non devono essere adorate. Non per-
mettere che siano adorate e cosa lodevole e giusta; ma
larle in pezzi, merita biasimo. Dimmi, fratello mio, da qua!
vescovo dell'antichita cristiana hai tu imparato simile proce-
dimento? forse tu solo sei in un attimo divenuto uomo pru-
dente e pio? L'adorare un imagine e cosa ben di versa dal
porsi solamente innanzi agli occhi 1' oggetto dell' adorazione
Deirimagine rappresentato . E continua, sponendo con ogni
pazienza la consuetudine fin dai tempi piu antichi della Chiesa
<ii onorare le imagini. Siccome 1'uomo ha bisogno di aiuto per
sollevare lo spirito alia considerazione delle cose soprassen-
sibili, cosi le imagini dei Santi e le statue rappresentano visi-
hilmente allo sguardo T oggetto invisibile, come dire 1'azione
o la persona, alle quali si riferisce il culto; noi dunque non
adoriamo il quadro, ma unicamente la onuipotente Trinit^.
Aggiunge poi alcune considerazioni, che mettono in ottima luce
il bene morale che poteva ritrarne quel popolo. In Marsiglia,
dic'egli, la Chiesa si trova in mezzo di gran numero indigent,
non ancora bene istruiti nelle cose della fede; sono ancora
tanto novizii e si privi d'istruzione, che le sacre istorie non
xiprebbero neppur leggere ne' nostri libri. Conviene dunque
aiutarli con qualche mezzo acconcio, pcrchtj intendano le cose
Chiesa e se ne innamorino. Ora a tale intento giovano
le sacre imagini. I quadri, che sulle pareti del
terapio rappresentano scene religiose, sono pe' poveri idioti i
166 IL PONTIFICATO DI S ,NO
soli libri ne' quali leggono devotamente la storia della r
gione e gli esempii dei Santi '.
Conchiudendo Gregorio concede volentieri che tra i vi^i-
tatori, mezzo barbari ancora, della cattedrale di Marsiglia
saranno stati di quelli, che per pura ignoranza avranno ado-
rate le imagini. Ma il vescovo si faccia a spiegare in chiesa
dove stia Perrore; dimostri al popolo col linguaggio della
Sacra Scrittura come quell'abuso debba severamente condnn-
narsi ; e nello stesso tempo, per riparare allo scandalo da lui
dato, dichiari in pubblico che quinc'innanzi non sottrarrebbe
piii le imagini alia ben regolata devozione del popolo e piu
non proibirebbe agli artisti di allestirle.
Non solamente gli artisti, ma Parte stessa dovea saper
grado al grande Ponteflce. Per la venerazione delle iraagini
si venne educando nella Chiesa una delle arti piu ricche e
feconde. Gregorio levo la sua voce contro lo zelo troppo spin to
di un vescovo (primo esempio di quella pericolosissima con-
troversia, che ruppe piii tardi in lotta aperta nel periodo degli
iconoclasti); ma al tempo stesso in nome della tradizione eccle-
siastica sostenne uno degli element! piu fecondi di civilta, ed
i secoli av venire non cessarono mai di ripetere la bella espres-
sione di Gregorio, essere ciofc le imagini il libro degli idioti a .
E nel fatto le pitture e scolture di cose sante si facevano, per
dir cosi, sotto il suo patrocinio. Inoltre nel medio evo gli ar-
tisti preferivano trarre dal ricco tesoro della simbolica dei
suoi morali il concetto di quelle forme, con le quali vestivano
gli oggetti, o dipinti o sculti, a fine di meglio proporli all'in-
telligenza degli spettatori.
1 Ke.(/itri(m 11 n. 10 (H n. 13) e prima 9 n. 208 (9 n. 105) IAFFK-EWALD
n. 1800, 1736. Xella lettera citata in primo luogo : Quod kgtntibuf scripture,
hoc idioli* ]>r<u'!<r<il jjictura cernentibus... Sanclonun <li-j>i>ii/i ///>/.<//(,-. H<\
shii- ration? vetustas ttdmisif.. T?#tiMon!i* *trn<h'n 'ut, >jui<( oninr inaint-
factum adnnn-i' <i Hret.
8 P. e. Papa Adriano I le adopera contro le awisaglie degli iconoclasti
nel secolo ottavo. (Responsio ad libros Carolinos, MIGNE, P. L. 98, 1215. 1268).
I/i:. . '-ili 1 Bollecil idii "gorio per le condiziooi
-ticho i' soriali l<-ll;i <'.allia, si . ia nolle lettere,
dove difende la santita del nvatrimonio, P inviolability della pro-
prieta, c la liberta degli abitanti. Egli si oppone alia tracotanza
:, r iudoi, m;i proibisce ai vescovi di battezzarli per forza;
si leva contro le ingiuste imposizioni di gabelle;con patorno
amore si prende cura de' perseguitati ; promuove la pace nel-
rinterno del paese; mantiene, entro i limiti del dovere, coloro
che abusano del proprio officio, fossero pure in dignita eccle-
siastica anche molfalta; corregge con pazienza e costanza lo
!ij^nze de' vescovi; protegge la vita monastica e si studia
di condurla alia perfezione da lui bramata; suscita COD parole
araorevoli e col suo eserapio 1'ardore per le missioni e con
ogni dolcezza si adopera per ricondurre i traviati sul cam-
mino della verita. Contuttoci6 le sue relazioni coi vescovi e
coi laici piu autorevoli sono tutte allettamento e cordialita; ed
egli'accompagna volentieri le sue lettere con qualche spedi-
zione di libri, di reliquie o di simili donativi, sapendo di far
cosa gratissima ai suoi figliuoli '.
II Santo Ponteflce non ha di mira che il promovimento e
Tespressione di quella ecclesiastica unita, di che parla col mas-
simo fervore in una sua lettera airarcivescovo d'Arles. L'unita
ricongiunge neiramore quel che e separato, riordina ci6 che
e confuso, ristabilisce quel che e difforme, F imperfetto conduce
a perfezione 2 . I doveri del suo Priraato, sono per lui, com
dice, uno sprone, che lo spinge di continue a provvedere pel
bene di tutte le Chiese 3 .
' Tutte le cose <{iii aflVr.ii.iti' si poti-amm |HT online rist-nntrare nel flr-
gutrnm: 8 n. 4 (9 n. H), 9 n. 21.i (9 n. 109), 7 n. tl (7 n. il), 9 n. 115
(9, llOi, - 1 n. 45 (1 n. 47>, 9 n. JI5 (9 n. ilO), 9 n. HJ (' ...
9 n. ill ,9 n. H8), i.t n.9 (J3 n. ~ , H " " - n. ''. I < " I < "
9n. 'n. JJG (-J n. I Hi;, ' n. *I6 (9 n. Ill), 9 n. 157 (it n
II n.9 (II n. li,, 9n. 224 (9 n. ii4), 7 n. IS, - 6 n. 57 (6 n. 59), 8 n. 4
(9 n. II), n. ii9 (9 n. 107), 11 n. 41 (II n. 57), 7 n. 33 ;7 n. 36),
II ... iO (II n. 56), 8 n. 4 9 n. II , fi n. 18 (G n. 49).
* Ilrijixii-iiiH ."). n. 53 (5 n. 58,.
II.. 13 n. 8 (13 n. 6).
168 IL PONTIFICATO DI S. GREOORIO MAGNO
Le relazioni presenti tra Roma e le Gallie, hanno ben altra
impronta, che non eraco quelle degl' Imperatori Romani a' tempi
delle loro conquiste. Allora nelle Gallie soggiogate e smunte
si levavano templi ed altari, dove sacriflcavasi ad onore di
Angusto e dell' eterna Roma, e i flamini d'Augusto dovevano
regolare il culto dell'imperatore e del dio dello Stato ne' mu-
nicipii di quelle terre, divenute schiave di Roma. Sono ancor
oggi testimonio di cotale pagano abbassamento le iscrizioni
dei Galli e le ruine de' templi, come quelle di Nimes. Roma
cristiana per lo contrario accolse al suo seno con ogni onore
la nazione de' Galli e de' Franchi ; e questo a fine di far cora-
prendere 1' influsso salutare di una nuova e piii nobile vita
a quella nazione primogenita della Chiesa, che dovrk piu
tardi operare cose grandi assai. Gregorio per quelle terre e
un pastore, non un imperatore. Tra la lunga serie di Papi,
che per parte loro adoperarono nel medesimo senso, Iasci6 egli
tra i Franchi una memoria assai viva e piena di gratitudine.
Incmaro di Reims lo chiama 1' ornamento precipuo della
prima e Santa Sede di Roma l . Onorio di Autun lo designa
quale organo dello Spirito Santo, uomo incomparabile tra
tutti i suoi predecessori e per i suoi scritti luminare simile
al sole 8 .
* De praedestinatione dissert, posterior c. 18.
* De scrijjtoribus ecclesiastics 3 c. 32.
LE MII:
MEMORIE Dl VIVIA PERPETUA
MARTIRE CARTAGINESE
Celebri sono nella Chiesa queste raemorie scritte da Vivia
nelle sue prigioni dal di della cattura flno alia vigilia Jella
sua raorte, e che qui, sotto il predetto titolo, presentiamo ai
oostri lettori, senza aggiuagervi che la descrizione del suo
martirio e di quello de' corapagni suoi, qual ci venne conser-
vata dagli atti de' martini, dalle storie della Chiesa, dalle opere
di Tertulliano e dai sermoni di S. Agostioo, che ne tesse coa
eloquenza degna del suo potente ingegno le lodi. Questa
eroina della fede fu coronata di martirio ai tempi dell' irape-
ratore Settimio Severo 1'anno 202 in Tuburbio, o piu pro-
babilmente in Cartagine, come ci attestano S. Prospero e il
Ven. Iteda, e come par che chiaramente si rilevi dalla tra-
dizione, di cui ci fanno testimonianza antichi martirologi e
manoscritti, non che dal culto col quale fino al quinto se-
colo venne quivi onorata la sua tomba e quella de' coramili-
toni suoi, e piu che altro dagli atti stessi del suo martirio,
dove la menzione delle carceri castrensi, deiranflteatro e del
Procodsole, che la condaun6 alle fiere, sembrano indicare chia-
ramente, come ben notano i BollandUti l , essere stata Carla-
gine, e non altra citt minore, il tealro della sua battaglia e
del suo trionfo.
Era Vivia Perpetua 2 giovane sui 22 anni, di chiaro san-
Sofif/ornm. 7 Martii. De SS. Perpetua, Felicitate etc. T. I.
Marti!, p. 629... I'arisiis et Romue 1865. II teato degli Atti trovasi eziandio
preaso il RI-INABT, .\ W njrum. i: I V.T 1TJJ. |>. 86 e egg. e preMO il
MI.M I'-ttrologia Int. T 3. col IS . -
M.iiK.^-ritto Cassinensc in\>.i- -I. v ivia leggesi Ubia. Ilil. p. 631,
Jft M ; ma prohaliilmciite e errore Je* ropiiti.
170 LE MIE PRIGIONI
gue, raaritata ad uorno d'alto lignaggio; ed aveva padre, madre,
due fratelli e un suo figliuolino da poppa ch' ella medesima
allattava. Nel tempo che piu infieriva la persecuzione contro
il cristianesimo ella venne presa in un con Felicita giovane
sposa e Revocato, entrambi servi deir istesso padrone, a'quali
poi si aggiunsero Secondolo e Saturnino.
Da quel giorno Vivia prese a scrivere la pietosa storia
della sua prigionia, delle sue pene e delle sue battaglie, che
fino ai tempi di S. Agostino costumavasi leggere nelle Chiese,
e che ai tempi nostri, non guari dissimili da quelli in cui la
martire viveva, giovera ricordare. Udiamo pertanto dalla stessa
Martire quel ch'ebbe a patire per amor di quella fede cotanto
allora, come adesso, dai flgli delle tenebre perseguitata.
Noi eravamo in potere dei persecutori, quando venne
mio padre *, spinto dall'amor suo, a darmi flera battaglia a
fine di scuotere la mia costanza, a cui Padre, io dissi, vedi
tu la in terra cotesto orciuolo?
-Si, lo veggo, rispose.
Puossi egli chiamare con altro nome da quello che ha?
No.
E cosi io non posso chiamarmi altrimenti da quella che
sono, cioe cristiana.
A queste parole mio padre monto in furore 1 , e slanciommisi
contro si che parea volesse trarmi gli occhi di fronte; ma poi
altro non fe' che darmi un gran rabbuffo; e ritirossi vinto con
le arti di satana.
Per alquanti giorni mio padre non si die a vedere; ed io
rifiatai e ne resi grazie al Signore.
In questo mezzo fummo tutti battezzati; e nell'uscire dal
santo lavacro lo Spirito del Signore mi mise in cuore di non
chiedere altra grazia a Dio senonche pazienza ne' tormenti.
Indi a pochi giorni fummo chiusi in carcere; ed io inor-
ridii; dacche a miei di non avevo mai veduto siffatto orrore
di tenebre.
Mio Dio che dolorosa giornata fu quella!
1 Egli era pagano.
VI VIA I'KRPETUA If A!: >!! 171
iii'-ri ivi stipati, 1'ala, il calore, il soffb-
"ii tt., il tnivaglio che d davano le guard ie, e piu ancora
per me la sollecitudinc del iniu bambino cnulolnuMite mi tran-
gosciava. Quando i benedetti Diaconi Terzo e Pomponio, che
issistevano, ci ottennero a prezzo d'oro dai custodi che fos-
siiiui P<T ijtialche ora del giorno messi al largo a riflatare un
t rat to e a rinfrescarci.
Usciti adunque da quel fondo di ergastolo, ciascuno diessi
a qualche esercizio; ed io allattai il mio bambino, che ven-
nemi recato quasi rifinito d'inedia; e col cuore trepidante per
lui raccomandavalo a mia inadre, e veniva confortando mio
fratello, mentre tutta dentro struggevami di cordoglio nel ve-
dorli in cotanta ambascia per amor mio.
Molti di trascorsi in quest'affanno, flnche essendomi acco-
st nmata ad aver meco in prigione il mio pargoletto, ben tosto
mi sentii rinfrancata e libera dall'angosciosa sollecitudine che
egli mi dava. Anzi il carcere tramutoimnisi in un palazzo
pretoriale; cotalche tornommi piu caro il dimorar ivi che
altrove.
Mio fratello venne a me, e mi disse: Sorella e signora mia,
tu soi oggimai cosl accetta a Dio, che ben puoi domandargli
che ti faccia per mezzo di qualche visione conoscere se tu
al)lia a patire solamente la prigionia o anche la morte. Ed
io, che sapeva di aver tratto famigliare col Signore, da cui
ero cotanto favorita, piena di flducia glielo promisi, dicendo-
gli -- Torna domani, e Io saprai.
Feci orazione; ed ecco quel che mi apparve. Vidi una
scala di maravigliosa altezza, che poggiava fino al cielo, ma
tan to stretta, che non vi si poteva salire che ad uno ad uno.
I due staggi erano irti di ogni sorta di armi: di lance, di
spade, d' uncini e di coltelli; cotalche se taluno senza troppo
1',-idarvi e guardare all' insii, vi fosse raontato, ne avrebbe
avuto malconcia la persona e lasciati brani di came infilati
in (juollc punte.
A pie della scala accovacciavasi in agguato un gigantesco
'm-, t>ndendo insidie e stornando col terrore ognuno dal
salire.
172 LE MIE PRir.IONI
Saturo, il quale poscia per noi diessi volontariamente io>
mano ai persecutor}, e che alia nostra cattura non era stato
presente, monto la scala pel primo; e giunto al sommo <li
quella, a me rivolto, dissemi: Perpetua quassu t'aspetto; ma
bada che il dragone non ti morda. A cui io Non temere;
non mi nuocera, grazie alia virtu del nome di Gesu Cristo.
In fatti di sotto alia scala, quasi avesse di me paura, il
mostro ardiva appena sporgere il capo. Ond' io posto pie sul
primo gradino, gli calcai la testa; e su per la scala fino a
cima.
Lassu mi si apri d' innanzi agli occhi una immensa di-
stesa di terra aggiardinata, in mezzo alia quale sedeva un
uomo canuto, d'alta persona, in abito di pastore e in atto di
mugnere le sue pecorelle, circondato da migliaia di persons
biancovestite.
Egli alzando il capo guardommi, e mi disse: Ben venuta,
figliuola mia. E avutami a se, diemmi a gustare del latte-
rappresc. Io lo ricevetti a mani giunte, e ne mangiai ; e al-
lora tutti gli astanti dissero Amen Al suono di quella
voce io mi riscossi, masticando ancora un non so che di dolce
in bocca.
Riferii tosto questa visione a mio fratello; ed entrambi
ben intend emmo che dir voleva, cioe, che noi prigionieri era-
vamo destinati al martirio; laonde da quel punto abbando-
nammo ogni speranza di questo secolo.
Indi ad alquanti di si sparse vcce che saremmo chiamati
in giudizio; e mio padre macerato dalla tristezza venne dalla
citta a trovarmi per abbattere la mia costanza, e mi disse.
Abbi, o figlia, pieta di questo bianco crine, pieta del pa-
dre tuo, se pur degno io sono d'essere da te cosi chiamato.
Ramm.enta com* io ti ho allevata e cresciuta flno a questo
fiore di eta, e tra tutti i fratelli tuoi prediletta.
Non mi voler dunque in contraccambio vituperare cosi in
faccia al mondo. Abbi un riguardo a tua madre, a' tuoi fra-
telli, alia zia, al tuo figliuolino, che vivere non potra senza
di te. Smetti cotest' alterigia che ti fa disprezzare la morte;
Ml CARTAOINESE
j tutti in r<>'.
essere tormcntata o uccisa, niuno cli noi oserebbe p!u con-
versa re con la genie.
Queste cose diccva mio padre raos8O,da soverchio amore;
e gittatosi a' miei piedi, baciavarai le mani, e piangendo chia-
mavami non piu sua flgliuola, ma sua signora.
10 sontivami schiantare il cuore, e compiangevo mio p
che solo tra tutti non si rallegrasse del mio martiriu.
Mi studiai di confortarlo, dicendogli - - Quando sar6
palco, avverra di me quel che Dio vorra. Sappi che noi non
siamo in podesta nostra, ma di Dio. E^li amlossene desolato.
11 di seguente, mentre eravamo a mensa, fummo di re-
pente chiamati al tribunale e condotti al foro. N' ando tosto
il grido intorno, e trasse gran popolo alia piazza. Salimmo il
palco; e quivi incomincio Tinterrogatorio.
// Procurator* Ilariano che tenea la ragione in luogo del
defunto Proconsole Minucio Felice, disse a Saturo: Saori-
fica agli Dei, come commandarono grimmortali imporatori.
Saturo Convien sacriflcare a Dio, anziche agli idoli.
Ilariano Rispondi tu in tuo nome o a nome di tutti?
Saturo A nome di tutti; poiche noi non abbiamo che
una stessa volonta.
Ilnriano volgendosi agli altri E voi che dite?
Tutli E vero, non abbiamo che una stessa volonta.
II Magistrate ordina che sieno rimosse le donne; poscia
rivolto a Saturo giovane sacriflca: non ti credere dap-
piu dei nostri principi.
Saturo lo mi reputo ad essi superiore agli occhi del
vero Principe del secolo presente e del future, qualora io mi
renda degno di combattere e soffrire per lui.
Ilariano Caugia avviso, garzone, e sacriflca.
Saturo Noi far6 mai.
Uariano volgendosi a Saturnine Sacriflca, o giovane, se
vuoi vivere.
Sal i\ posso; son cristiano.
Ilariano rivolto a Revocato iuel che veggo, anche tu
mi darai la stessa risposta.
174 LE MIE PRIOION1
Revocalo Si, per amor del mio Dio, nutro anch' io gli
stessi sontimenti.
Tlariano Sacriflcate, acciocch6 io non vi faccia raorire.
Revocato Noi preghiamo Dio di poter meritare questa
grazia.
II Procuratore ordina di allontanare gli uomini e di me-
nargli innanzi le due donne. Rivolgendosi a Felicita:
- Come ti chiami?
Felicita Felicita.
Ilariano Hai tu mar i to?
Felicita Si, ma adesso non Io euro.
Ilariano Dov'fe ?
Felicita Non e qui.
Ilariano Di qual condizione 6 egli?
Felicita E popolano.
Ilariano Hai tu parenti?
Felicita No ; ma Revocato 6 mio fratello. E che parenti
potrei aver io migliori di questi?
Ilariano Abbi piet di te stessa, giovane donna, e sa-
crifica per conservare la vita; poich6 veggo che tu hai un
portato in seno.
Felicita Io sono cristiana; ed ho il commando da Dio
di disprezzar tutto cio per amor suo.
Ilariano Abbi riguardo a te stessa; dacch6 tu mi fai
pieta.
Felicita Fa di me quel che vorrai, ma non potrai per-
suadermi.
Ilariano E tu, Perpetua, che dici tu? Vuoi tu sacrificare?
Perpetua L'istesso mio nome ti dice ch'io non muto.
Ilariano Hai tu parenti?
Perpetua Si ! .
1 Di quest' interrogatorio Perpetua nella sua autobiografia da appena un
oenno : ma noi abbiamo creduto far cosa grata ai lettori, dandolo piii per
disteso, qual si iegge negli atti autentici ed abbreviati del suo martirio, ri-
feriti dall'ALLAuo nella sua pregevole opera intitolata Histoire des Perstcn-
tions pendant la premiere moitit du troisieme siecle, p. 108 et suiv. Paris 1886.
MKMOKIK hi YIYIA r\ MART1RECAK
In qiiosto eccoti mio padre con in il ini> r
Egli m'afferra, e trattami giu di un gradino, mi sup]
ido Abhi pieta dol l.io fi^liuoletto !
II Prot-uratore Ilariano, Ti rnuova, dissemi, a pietk la
canizie di tuo padre; ti rnuova 1'infanxia del tuo flgliuolino;
sacriflca agli Dei per la' salvezza dell' Imperatore. Ed io
a lui :
- Nol far6 imi.
Sol dtinque cristiana?
Si, sono cristiana.
E perchfc in questo mezzo mio padre non riflnava di darmi
noia, perch'io cedessi, venne per ordine d' Ilariano rospinto
giti dai gradini del tribunale con un colpo di bastonn.
Ahi, quella percossa mi trafisse r animated io la sontii
pin che se fossi stata io stessa colpita.
Era per me uno schiantp di cuore il vedere cosi malme-
nata la sua misera vecchiezza!
Quindi Ilariano pronunzi6 la sentenza, che ci condannava
alle Mere: e noi I'accogliemmo con lieto viso, e ritornammo
alia nostra prigione.
Allora corsi col pensiero al mio bambino, ch' ero solita ad
aver meco in carcere e ad allattare; e Io mandai chiedere a
mio padre per mezzo del Diacono Pomponio. Ma egli mo Io
neg6: tuttavia di tanto fummi benigno il Signore che il par-
goletto non desider6 piti la poppa, n& io per cessare di allat-
tarlo e per Taffannosa sollecitudine di lui ebbi a soffrire tra-
vaglio.
Trascorsi alquanti giorni, mentre tutti eravamo in orazione,
in mezzo a quella mi usci di bocca il nome di Dinocrate; e
restai io stessa maravigliata, che prima d'allora non mi fosse
occorso in mente ; e in quella che io dolevami delF immatura
sua morte, conobbi che essendo io accetta al Signore, dove?o
pregarlo per lui. E mi feci quindi a spargere preghiere e la-
grime innanzi a Dio per Tanima sua.
Ed ecco che in quella notte stessa veggo Dinocrate uscire
170 I.K MIE PRIOIONI
di un tenebroso sotterraneo, dove pur erano altri ciechi luo-
ghi, tutto affocato, sitibondo, pallido e di deforme aspetto con
in volto queirulcere che lo mordeva, quando pass6 di vita.
Cotesto Dinocrate era un fanciullo settenne, mio fratello
carnale, morto di un cancro alia faccia, che ispirava a tutti
orrore.
Per lui avevo pregato; e tra lui e me or covava un abisso
che ci toglieva Tavvicinarci insieme.
Eravi altresi presso a Dinocrate una vasca piena d'acqua,
ma con la sponda piu alta che non era la statura del fan-
ciullo; ond'egli levavasi, ma indarno, sulla punta de' pi& per
poter accostarvi le labbra. Di che Lo accoravami, veggendo che
per 1'altezza della vasca ei non avrebbe potuto disselarsi.
In questo mi svegliai, e intesi essere mio fratello in luogo
di espiazione : pero confidavami di potergliela alleviare. E
quindi notte e giorno feci con molte lagrime e gemiti orazione
per lui al Signore, acciocchfe mel donasse; e perseverai pre-
gando flno a che fummo trasferiti nelle carceri castrensi ;
perchfe lo spettacolo delFanfiteatro, dove dovevamo essere
esposti alle fiere, era il regalo che facevasi alle milizie nel di
natalizio del Cesare Geta.
LMstesso giorno che vi fummo rinchiusi, ebbi un'altra vi-
sione. Apparvemi 1'istesso luogo di prima, e Dinocrate mondo
e bello con in volto la piaga cicatrizzata, la persona ricca-
mente vestita e in atto di rinfrescarsi alia sponda di quella
vasca, che adesso giugnevagli appena a mezza vita.
Egli con una tazza d'oro vi attingeva acqua senza posa,
e ne beveva a gran sorsi, rimanendo pero sempre la tazza
piena come per 1'innanzi; e cosi attingendo e bevendo, si fu
dissetato, e tutto lieto se ne parti, e and6 a trastullarsi come
fanno i fanciulli.
Allora mi destai, e compresi esser lui tratto dal luogo di
pena.
Di li a pochi giorni il soldato Pudente, sovrastante alle
prigioni, il quale avevaci in grande stima per la divina virtu,
che vedeva in noi risplendere, dava libero accesso ai molti che
venivano a confortarci, o a ricevere da noi conforto.
Ml 1KB CARTAGIXB3K 177
il giorno dello spettacolo, quand' ecco
iro a mo .li !M>! nuovo mio padre emaciato e spunto
lunu r o affanno; il qualc in vedermi gittossi a terra, e svellen-
dosi la barba e protendendosi boccone sul pavimento, maledi-
ceva la sua canizie, e diceva cose tali che avrebbero spezzato
di pieta ogni cuore. Ond'io con Panima trafltta da crudel fe-
rita compiangeva la dolente e misera sua vecchiezza.
II giorno innanzi al nostro corabattimento ebbi quest' altra
visione. Vidi alia porta del carcere Poraponio diacono che for-
temente picchiava. Corsi ad aprirgli ; ed egli mi si fe' innanzi
in veste Candida e discinta, orlata da una flla di bacche d'oro.
Ei mi disse: Perpetua vieni; noi ti aspettiamo. Si dicendo,
prosemi per mano e menommi per luoghi aspri e tortuosi,
flnchfc giugnemmo trafelati ed ansanti airAnflteatro, ove ia-
trodottami in mezzo alParena, mi disse: Non temere; qui
teco io sono, e teco combatter6. Disse e scomparve. Allora
mi vidi circondata da immense popolo, che attonito mi guar-
dava; e perche sapevo d'essere condannata alle Here, parevarai
strano che queste ancor non mi si avventassero addosso.
Quand' ecco uscirmi di contro un Etiope d'orrido aspetto,
che veniva ad assalirmi co' suoi scherani ; e all'istesso tempo
apparirmi al flanco bollissimi giovani in alto di proteggerrai.
Io sentomi a un tratto trasformata in robusto atleta ; unta
da' miei fautori d' olio per la lotta, e incontro a me veggo
P Etiope che rotolavasi nella polvere.
Poscia mi si affaccia un uomo di gigantesca statura, si
che sorpassava col capo Pistesso anfiteatro. Egli era in veste
hianca e discinta, con sul petto una stola purpurea guernita
<li granatine d'oro e d'argento; e teneva nelP una mano una
^ r a, come costuma il maestro de' gladiatori, e neiraltra ua
ramoscello verde, onde pendevano aurei pomi. II gigante, in-
timato silenzio, prese a dire : Se P Etiope vincera costei,
P uccidera colla spada ; e se questa vincera P Etiope, avra
questo ramo in dono. E cosi.detto si ritrasse.
Allora ci avanzammo Pun contro Paltro, e cominciaramo
la pugna. L'avversario voleva preudermi per i piedi; ma io
XV. vol. HI, fate. 1010. 12 6 '"?'
178 i.i: MIK rui<;ir>M
ri-;icciavalo indietro a furia di pedate sul viso; quamlo sen-
tomi a iin tratto sollevata in aria sulla sua testa, ond' io pin
volte gliela battei e curvai sotto il mio pie flno al suolo.
Ma poi veggendo che il giuoco durava a lungo, gliela af-
ferrai a due mani; e sbattutala per terra, gliela calpestai.
II popolo die in uno scoppio di applausi; i miei patrocina-
tori intonarono il cantico della vittoria ; ed io mi presentai al
maestro de' gladiatori ; il quale mi porse il ramtiscello dai
pomi di oro, baciommi in fronte, e dissemi : flglia, la pace
del Signore sia con te. Quindi venni accompagnata con
pompa trionfale fino alia Porta Sanavivaria.
In questo mi svegliai, e ben compresi essere io destinata a
pugnare non contro le fiere, ma contro il demonio, con la cer-
tezza pero della vittoria. Tutto cio io scrissi fino ad oggi, vi-
gilia del mio martirio ; altri ne scriva, se gli aggrada,
gli atti.
Qui finisce il diario di Perpetua, e con esso il racconto
della sua dolorosa prigionia, delle sue lotte e degli strazii del
suo cuore, ferito ne' piti dolci e forti affetti di natura, come
sono 1'amor di flglia e di madre.
Del suo sposo ella non fa motto, o perche non era piu tra
i vivi ; owero, perche essendo probabilmente, come il padre
di lei, pagano, avevala abbandonata.
Noi ripigliando il fllo della pietosa storia, che la morte
ruppe in mano all'eroina della fede, narreremo 1' ultimo suo
combattimento e quello de' compagni suoi; ma prima ci piace
di riportare qui una memoria di Saturo compagno di Perpetua;
il quale lascio scritta anch' egli una visione ch' ebbe nel tempo
della sua prigionia.
Vidi, dice egli, le anime nostre dopo il martirio dal
corpo uscite e portate da quattro angeli verso oriente, in
guisa per6 che le loro mani non ci toccavano. Andavamo in
alto come chi prende 1' erta di agevole declivio ; e valica
1'atmosfera, ci vedemmo sfolgorare d' innanzi un oceano di
luce; ond'io dissi a Perpetua, che mi stava d'accanto: Ecco
quanto Iddio avevaci promesso e che noi gik possediamo. -
MBM- MAKTIRE CARTAOISESK
Frattauto giuugemnio a un vastissimo luogo tutto ag-
:<linato, ove i rosai erano alberi, vigorivano flori d'<
ragione e piante gigantesche come cipressi; dalle quali cad ,
un'incessante pioggia di foglie.
In quel giardino incontrammo altri quattro spirit! celesti
piu belli e luminosi dei primi; i quali, come ci videro, .-
marono: - - Eccoli, eccoli! - - e ci fecero assai le-iuse ed or-
revoli accqglienze.
Allora gli angeli che ci portavano, pieni di maraviglia
e di rispetto, ci deposero sul florito suoloj e noi c' incamini-
narnmo per uno spazioso viale, ove ci abbattemmo in Secondo,
Saturnino ed Artasio, che erano stati in quella stessa persecu-
zione arsi vivi, e in Quinto, martire 'anch' egli, morto in pri-
gione. Diraandararao loro ove fossero gli altri; ma gli ai.
ci dissero : - - Venite prima ed entrate a salutare il Signore.
E venimmo a un luogo, le cui muni erano come fabbri-
cate di luce, e Tentrata custodita da quattro angeli, di' i .
stivano di bianco i visitatort. Dopo di che entrammo, od udimiuo
molte voci con bell'armonia ripeteredi continue: Santo! San to!
Santo! ;e vedemmo assiso in mezzo al luogo un uomo vene-
rando e di pelo come neve bianco, ma di giovanile aspettu ; i
cui pie non si vedevano.
Hitti d'ambo i lati stavangli quattro seniori e dietro a
quelli altri moltissimi. Noi compresi d'alta maraviglia e rive-
renza ristemmo innanzi al suo trono; e sollevati dai quattro
angeli, baciammo colui che vi sedeva sopra; ed egli con le
mani ci accarezzu la faccia.
Allora i seniori ci dissero: state; e noi ci fermamino.
demmo a vicenda il bacio di pace. Poscia ci dissero: andate,
e deliziatevi per questi luoghi a vostro bel diletto.
lo dissi a Perpetua: ecco che venisti a riva de* tuoi
derii; ed ella: Sieno grazie al Signore, che se fui lieta per Lui
nella vita mortale, quanto piu lo sono qui adesso!
Uscimmo di la, e ci abbattemmo nel Vescovo Ottato e nel
prete Aspasio dottore, che se ne stavano ai duo lati della porta
segregati e malinconici; i quali, ocnio i vi.l.-ro, jr.>tia:
180 LE MIE PRIGIONI
ai nostri piedi, dicendoci Amraettetici in vostra compagnia ;
poiche ve ne partiste, e ci lasciaste in questo stato.
Ai quali noi rispondemmo - - Non siete voi, T uno nostro
Vescovo e T altro prete? Come dunque vi gettate ai nostri
piedi? E mossi a compassione verso di loro, li abbracciammo.
Perpetua entro a ragionare con essi; e cosi conversando,
veniramo insieme in parte assai rimota del giardino accanto
a un rosaio.
Ma in quella che parlavamo insierae, sopraggiunsero gli
angeli, e disser loro: Lasciate che questi si riposino e si dieno
bel sollazzo; e se avete tra di voi qualche contesa, perdona :
tevi a vicenda .
Li fecero adunque allpntanare da noi, e dissero a Ottato:
Correggi il popol tuo, che intorno a te si aduna, come se
venisse dal circo e dalle gare delle fazioni.
E cio dicendo, ci parve che volessero lor chiudere la ports*
in faccia.
Dopo di che facemmo conoscenza con molti fratelli e molti
martiri ; e ci sentirnmo alitare in faccia un' aura oltre ogni
dire profumata, che tutti ci beava; e in questo pieno di giubilo
mi destai.
Tali sono le piu insigni visioui dei martiri Saturo e Per-
petua, ch'essi medesimi ci lasciarono scritte.
Ora tornando alle loro gesta, la storia ci fa sapere che Se-
condolo venne da Dio chiamato dalla prigione al cielo ; e che
Felicita, incinta da otto mesi, era in grande travaglio, temendo
che a cagione della sua gravidanza non le venisse differito il
martirio. Imperocchfe le leggi romane vietavano che si met-
tesse a morte una donna gravida, prima che si fosse sgravala.
Dolevansi altresi i suoi compagni d'avere a lasciar sola sul
campo di battaglia cosi cara e buoua sorella. Ondeche tre
giorni innanzi allo spettacolo tutti insieme pregarono con molti
gemiti e lagrime il Signore per lei ; ed ella venne tosto assa-
lita dai dolori di parto.
E perche il parto neirottavo mese e difficile e penoso, n&
ella poteva dissimulare le sue dogiie, una guardia le disse:
Ill 'I MviA PER
- tn i-lo al presente cosi ti duoli, or che farai, (juando
verrai espo- <-,be pur moslrasti di non tomere
allora che riflutasti di sacriflcarc?
- Adesso son io che soflro, allora un altro san'i
in me che soffrira per me, perclf io soffrir6 per lui !
Kisposta degua dell' alia sapienza dei santi! Indi a poco
Felicita divj in luce una bambina, che una stia sorella tolse a
balire e ad allevare come sua flgliuola.
II di innanzi al martirio portando 1'uso tra i koinani cho
rultimo pasto dei condannati alle flere, chiamato cena //&*/</,
fosse fatto in pubblico, i martiri Io convertirono in un'agape
cristiana; e volti al popolo che li drcondava, rinfacciarongli
la sua impudente curiosita; minacciarongli i giudizii di Dio o
protestarono la propria felicita in patire por Gesu Cristo. Sa-
turodisse loro Non vi bastera il giorno di domani per con-
templar coloro che tanto odiaste? Oggi vi flngete amici, e do-
mani vi dichiarerete nostri nemici. Peru guardateci bene in
faccia; affinchk ci possiate riconoscere nel di del giudizio.
A siffatto parlare molti si ritrassero confusi, e tra questi
parecchi si couvertirono alia fede.
Spunt6 finalmente il giorno della vittoria; e i Marliri
villanti di gioia in viso e col cuor palpitante non di timore ma
di desiderio e di giubilo, incaraminaronsi verso I'anflteatro
conle se andassero al cielo.
Precedevano gli uomini, seguiva la nobil A'ivia Per;
con passo maestoso e trionfale, come si conveniva a una ma-
trona di Cristo, a lui carissima, e teneva gli occhi mod.
menle avvallati, per nasconderne agli sguardi altrui Io splen-
dore. Camminavale a lato Felicita, anch'essa giul.ilant
essersi Bg] i a tempo per venire coi cempagni esposta alle
flere. L'eroica fantesca godeva di passare dalle mani della lo-
vatrice a quelle del carneflcc, a fine di venir puriflcata in ua
battesimo di sangue.
Giunti chu furono alia porta d.^irAnflteatro, pretendevano
i MinUtri della giustizia di costringere gli uomini ad indos-
sare le vesti doi sacerdoti di Saturno e le donne quelle delle
182 LE MIK I'RIGIONI
sacerdotesse di Cerere: ma i Martiri si tennero saldi sul di-
niego, dicendo:
- Noi siamo venuti qua spontaneamente appunto perche
la nostra liberta non venisse violentata; gittiamo volonterosi
la vita sol per non fare quello che voi oi chieJete ; e tali era-
no i nostri patti.
L'ingiustizia questa fiata, come nota 1'Autore degli Atti,
die luogo alia giustizia; e il Tribuno perraise loro di ritenere
gli abiti che indossavano.
Perpetua inton6 il cantico che udito aveva in visione, quando
calco all'Etiope il capo; e Revocato, Saturnino e Saturo ri-
volti al popolo spettatore minacciaroulo de 1 divini castighi.
Poscia giunti alia presenza d'llariano, coi gesti e con la
voce gli dissero: tu noi condanni adesso; raa te condannera
un giorno Iddio. II che udendo il popolo, levossi in furore, e
si fe' a gridare che venissero flagellati, facendoli passare per
le file de' cacciatori l . Di che i Martiri rallegraronsi nel Si-
gnore per essere fatti degni di patire quel ch'Egli stesso pati
per amor nostro.
Colui che disse: Dimandate ed otterrete, dispose che cia-
scun di loro consumasse il suo sacrifizio con quel genere di
martirio che aveva bramato. Imperocche, parlando insieme del
loro prossimo combattimento, ed avendo Saturnino espresso il
suo desiderio di venire esposto a ogni sorta di fiere per con-
seguire piu gloriosa corona, awenne durante lo spettacolo che,
tanto egli come Revocato, dopo essere stati addentati da un
leopardo, fossero anche malmenati da un orso e trascinati fin
sopra a un palco.
Saturo poi, che non temeva Torso, sperava di avere a ri-
cevere la corona dai morsi di un leopardo. Fugli per altro
sguinzagliato contro un cignale; ma quest'animale rivoltossi
contro 1' istesso custode, e assannollo in si fiera guisa, che
il malcapitato indi a pochi giorni se ne mori; mentre a Sa-
> Dayasi questo norae a certi ministri dei pubbliri spettacoli, che schie-
rati in doppia lib e con in mano sferze a corregge di cuoio, armate in cima
<li pnlle di pinnibo, davano, ciascuno, un colpo ai condannati, che si facevano
sfilare innanzi a loro.
IK DI V1V1 \ PERP1 ! I \ y
turo non f' altro main che trascinarlo tin tratto per I'arena.
in seguito esposto sovra un ponte ad un orso;e<j
st'animale lungi dall'avventarglW contro, neppur voile sl>u-
care dal suo covile; ond'egli sano e salvo fu per la seconda
volta ritirato dall'arena.
Rimanevano ancora le due giovani donne, le quali prima
d'entrare nell'anflteatro ebbero a soffrire un supplizio d'ogni
morto peggiore. Poiche vennero dai carneflci spogliate e r
volte in una specie di rete che mal le copriva; e cosl condoite
a ludibrio in mezzo all'arena.
Senonchfe un senso di umanita e di orrore risvegliossi al-
lora nel popolo, che fe' udire un fremito d'alta indignazione.
Per lo che esse vennero ritirate dall'anflteatro, fatte rivestire
del loro abiti, e poscia ricondotte in mezzo all'arena. Quivi fu
contro di loro aizzata una ferocissima vacca, dalla quale Per-
petua per la priraa fieramente investita, venne gittata in aria,
e ricadde sovra un flanco. Ma tosto levossi su a sedere; e
come si avvide di avere la veste lacera e il flanco scoperto,
piti sensibile alia verecondia che al dolore, raccolse le sue ve-
sti e coprissi il fianco.
Quando i ministri vennero a prenderla, tutta si ricompose,
e riannod6 le sue trecce scarmigliate, parendole cosa indegna
che una martire patisse con le chiome sparse, quasi che fa-
cesse corrotto in mezzo al suo trionfo.
Levossi adunque in pie'; e veggendo Felicita strama/
e pesta a terra, fu a lei, stesele la mano, e aiutolla a rial-
zarsi.
E cosi amend ue se ne stettero aspettando d'essere date alle
fiere: ma il popolo nol consent! ; ond'esse vennero di la ri-
mosse e tradotte alia porta Sanavivaria.
Quivi Perpetua venne ricevuta da un cotale chiamato Ru-
stico, ch'era catecumeno e a lei aflezionatissimo. Ella quasi
riscossa dal sonno (tanto era stata con Tanimo assorlo e ra-
pito in Dio) guatandosi d'attorno, disse a que' che attoniti la
rimiravano.
- Ebbene, quando saremo esposte a quella ferocissima
vacca?
184 LE MIE PRIGIONI
E comechfc tutti le affermassero essere ci6 avvenuto, noa
se ne persuase, se non quando ebbe osservati nelle vest! e nel
corpo i segni del sofferto strazio.
Chiamati poscia a se suo fratello e il mentovato catecu-
raeno, disse loro.
- State saldi nella fede; amatevi scambievolmente; e noa
vi sgomentate alia vista del nostro supplizio.
L' istessa esortazione in un'altra porta delf anftteatro fa-
ceva Saturo al soldato Pudente, e dicevagli - - Tu vedi che
io, come ti avevo predetto, non ho ancora provato le sanne
e gli artigli di veruna fiera. Credi dunque alle mie parole.
Ed ora ti dico che son presso ad essere richiamato in mezzo
all' arena, ove mi finira, il dente di un leopardo.
Infatti verso la fine dello spettacolo venne richiamato sul
campo di battaglia ed esposto ad un leopardo, che con or-
ribile morso aprigli una profonda ferita, donde sgorgava a
fiotti il sangue. II che vedendo i pagani, si fecero a gridare
salvus, nam lotus, egli e salvo, perchfe lavato, deridendo con
cio il battesimo de' cristiani.
Oh si ch' egli era salvo davvero, perchfe lavato nel pro-
prio sangue!
Frattanto Saturo diceva a Pudente - - Addio, amico ; sii
memore della mia fede; ne la mia morte ti conturbi, ma ti
raffermi ed awalori.
E si dicendo, trassegli da un dito T anello, P intinse nel
proprio sangue, e glielo restitui, dicendo - - Albi cara que-
st" ereditk della mia fede, questa memoria del sangue mio.
Disse e spiro.
II popolo avido di pascere tuttora gli sguardi nelle ferite
nel sangue, chiese a gran voci che i cristiani venissero di
nuovo tradotti in mezzo airanfiteatro per vederli agonizzare
e morire sugli occhi suoi.
II che udendo i Martiri, levaronsi di tratto; e abbraccia-
tisi 1' un 1' altro, baciaronsi in fronte per consumare col so-
lenne pegno della pace il loro sacrifizio. Indi venuti in mezzo
all'arena, ricevettero silenziosi ed immobili dai gladiatori il
colpo di morte. Pero Vivia Perpetua, che parea destinata a
VIVIA } K8B 185
\i-iiuta a raano di un gladiatore inesperto, fu sola-
Klla mamlo un grido, e afferrata al giovane
gladiatore la man tremantflj guidolla la dove ferirdoveva; e
al secondo colpo cadde estinta al suolo.
Quanto eroismo in quest! martiri, e soprattutto in Vivia
Perpctu.-i, in quest'ammirabile donna, suporiore al dolore, agli
strazii, alia morto, agli stessi afletti piu cari di natura, ch'ebbe
a sacrific-ar tutli per amore di Gesu ! Eppur ella non era che
cristiana di pochi giorni !
Qual prova luniinosa della verita del cristianesirao e della
divinita di Cristo!
Infatti solo un Dio poteva ispirar di se negli uomini un
amore che vincesse ogni altro amore, una forza che superasse
la natura, uno spirito di sacrifizio, che facesse airuomo dimen-
ticar tutto se stesso per Lui. Solo un Dio poteva attrarre
a se quanto vi ha di piu bello, di piu grande, di piu sublime
nel mondo morale, e attrarlo per guisa che le anime piu ca-
ste, i cuori piu gonerosi, e gli spiriti piu illuminati in ogni
secolo gli apparteressero con tutte le potenze dell'anima loro.
Solo un Dio flnalmente operar poteva quel prodigio che
testimonianza datagli col sangue da un laureato esercito di
milioni e milioni di martiri, quanti ne conta dal suo nascere
flno a di nostri la Chiesa; e di Martiri d' ogni eta, d'ogni
condizion, d'ogni paese, tra quali quanto v' ha di piu debole
agli occhi del mondo, delicate verginelle, teneri fanciulli, no-
bili matrone, che al pari di Vivia Perpetua, corsero a schierc
e giubilanti incontro alle ferite, agli strazii, alia morte.
Chi non ravvisa in cotesto trionfo della grazia sulPumana
natura 1'opera di un Dio, egli non sapra mai spiegare un fe-
nomeno morale come questo, un fenomeno che nel corso dei
secoli a ogni poco si ripete, e che valse meglio d'ogni altro
argomento ad abbattere la superbia del mondo pagano a pie
del divin Martire del Golgota, e a far trionfare sulle ruine
dell' idolatria la croce. Ond'ebbe a dir con ragione Tertulliano
che sanguis marlytntm semen est Christianorum, il sangue
de* Martiri e semenza de' cristiani.
RIYISTA BELLA 8TAMPA
Dott. RINALDO RAINALDI. Le localizzazioni cerebrali studiate
in un caso d'ipnotismo. Foligno, stabilimento poligraflco
F. Salvati, 1891, in 4 grandissimo di pp. XV-332. Con
ricco atlante di dieci tavole contenenti disegni schematic!
e di figure, alcune delle quali in cromolitografia, e tutte
fornite di corrispondenti spiegazioni nelle pag. di fronte l .
II.
Teorie medicali ed ipnotiche.
Dopo discusse le esperienze del ch. dott. Rainaldi, diciamo
ora poche parole intorno alle cause naturali ch' egli assegna
ai fenoraeni da se osservati. E innanzi tutto rendiamo omag-
gio al suo buon senso in ammettere che la suggestione, ipno-
tica quanto si voglia, pure non puo divenire efflcace, se non
arriva alia coscienza dal soggetto (pag. 109). Cosi il nostro
dottore si diparte dalla irrazionale scuola degli ipnologi, og-
gidi numerosa e romorosa, che attribuisce alia suggestione
una efflcacia diretta e sua propria sui ceniri riflessi, come
dicono essi, o come dovrebbero dire per farsi capire, sui cen-
tri riflettitori. Pretendono costoro che lo stimolo della sugge-
stione operi sopra questi centri, sparsi qua e Ik nel corpo, e
specialmente in quelli aderenti alia spina dorsale, senza in-
tervento dei centri corticali del cervello, ove, a loro avviso,
siedono gli organi superior!, ossia del pensiero, o, come do-
vrebbe dirsi in buona filosofia, gli organi della immaginazione,
i fantasmi della quale Pintelletto illustra e ne apprende P in-
telligibile. Per noi infatti, come convengono anche gP ipnologi,
1 Vedi il Quaderno della Civ. Catt. n. 1007, 4 giugno 1892.
KlVi MPA 187
la Bdggeetiooed an <xvit.'un.>nto morale; e una rale
non puo avcre effetto flsico, senza concorso dell'int iu-
;it., o <lolla volont& con^":/.i-nte c imporante Patto flsico.
Ogni lettore onesto dara pure meritata lode al nostro me-
dico per la sincera confessione che egli fa della insufTlcienza
delle cognizioni odierne intorno alia intima costituzione del
cervello; ill che ci offre mallevadori i piu celebri investigator!
recenti (pp. 151) e sgg.). E molto piu commendiamo che egli
si ribelli contro la mostruosa teorica della delinquenza con-
geiu'l't, dil'osa a spada trutta dal Lombroso, da piti medici, e
persino da giureconsulti; i quali tutti si vantano di fondarla
sopra le nuove scoperte flsiologiche. Ma facciamo ad inten-
derci. Noi vorremmo nondimeno che il Rainaldi non usasse la
espre<*sione assurda: L'organo secrelore delle idee". Questa
troppo ci rammenta il pensiero ridotto dal Moleschott a lavoro
molecolare del cervello; e il pensiero di Carlo Vogt, che con
gentile paragone egli fa secretare dal cervello, come dai reni
'H-reta Turina. Non vorremmo che concedesse che il de-
linquente nasca con una'organizzazione e con un si-toma
norvoso tale, in cui le forze inibitrici non sono proporzionali
all'attivita funzionale delle altre parti del sistema nervoso
(p. 157). Una tale opinione di poco o di nulla si dispaia da
quella del Lombroso; se non e zuppa, e pan molle. E anche
questa, ridotta alle ultime e logiche conseguenze, distrug-
gerebbe ogni virtii ed ogni vizio, renderebbe ridicola qual
giurisprudenza, e per ultimo ci condurrebbe a mandare in
^al'-ra i giudici invece dei galeotti.
Ma diciamo piii strettamente delle opinioni delPA. circa
f intima natura dei fenomeni che egli continuamente tratta.
Prima da la sua intorno all'azione percussiva. E spiega come
la percussione o simile stimolo meccanico si difTonda dai centri
motori craniali, per via dei nervi vasomotori, agli arti infe-
riori, e in questi produca mutazioni corrispondenti all'eccita-
mento, massime quando il cervello sia in istato di sopra
tazione (pp. 291 e sgg.). Non e da noi rent rare in tecniche dU-
Hiisizioni sopra una teorici, che del resto ci pare plausibile
188 RIVISTA
in se, e che in sostanza non e punto nuova di zecca. II nuovo
e solo nell' esigere T iperestesia cerebrale pel facile e pieno
sviluppo del fenomeno, come vuole il dottor Silva, e invitare
il medico a procacciarla per mezzo .dell' ipnosi, come fece e
fa continuamente il Rainaldi. Contro questa pratica gia fa-
cemmo le nostre eccezioni.
Reca in secondo luogo T opinione del dottor Osare Lom-
broso intorno alia trasmissione del pensiero da persona a per-
sona, senza segni convenzionali, come cenni o parole. Ora quel
dotto materialista israelita, tutti lo sanno, pretende spiegare
la predetta trasmissione per via di vibrazioni molecolari che
si propagherebbero da cervello a cervello, aggiuntovi T am-
minnicolo di una polarizzazione psichica del soggetto verso il
trasmettente. E il Rainaldi crede trovarvi il conto suo, in
quanto che la teorica lombrosiana di trasmissione del pensiero
conforterebbe e spiegherebbe la trasmissiono della percussione
dei centri cerebral i ai punti periferici. E pero egli abbonda
nel senso del Lombroso. Dal lato delle leggi fisiche nulla
potrebbe opporsi real men te a tale fenomeno (p. 297). Ma in
questo, ce ne duole, noi siarao d'opinione diametralmente op-
posta al dottor Rainaldi. La teorica proposta dal Lombroso,
secondo noi, urta di fronte le leggi fisiche, le fisiologiche, e
perfino le leggi che i matematici riconoscono nelle azioni
meccaniche, senza contare la metafisica e la storia, che pure
rigettano siffatta teoria. La presunta scoperta poi del Lombroso,
della polarizzazione morale, piu che un trovato fisiologico e un
bisticcio di parole trasportate dal senso proprio al figurato,
che non trova appoggio ne nella scienza, ne nelle esperienze.
Tutto cio noi dimostrammo nel nostro quaderno 957 (3 mag-
gio 1S91), per occasione dei fatti del Pickmann, spiegati poe-
ticamente piu che scientificamente dal Lombroso. E se il dottor
Rainaldi degnasse d' uno sguardo quelle pagine, forse si per-
suaderebbe, che anche dotati solo Kimperfelte ed elemental
cognizioni di fisiologia, distinguiamo le fragole dai capretti,
e intendiarno il senso e il valore d 1 una teorica medicale, e
spogliandola dei paroloni ond'ella si avviluppa, ne scorgiamo
il debole e I'arbitrario.
DELLA STAV 189
o approvata la s.-nton. Lombroso, continn
linaldi: I'na ter/a interpretazione sara data d.il
P. I'ranro (p. 300). E qui 1! nostro Dottore inflla una serie
<li ' i rrori, che dobbiamo rilevare. Prima di tutto la Cirildi
. nella quale scrive il P. Franco, non si e mai preso
esa di testa di spiegare le localizzazioni cerebrali, e il
fenomeno rolandico, che pu6 servire di indizio e di guida a
liarle. Non puft dunque logicamente lo scrittore della '
rilfa Catlolica essere addotto come terzo opinante nella ma-
i. Quosti ha semplicemente dimostrato, come osserva lo
-o Kainaldi (p. 301), che Tipnotismo spesso e nocivo agli
infirmi curati, illogico e irrazionale, alcune volte manifesta-
inonte empio, e sempre sospotto d' iatervento preternaturale.
Ecco di che prude al Dottore. Ma in verita nelle nostre parole
nulla e nfe pro, ne contro la dottrina della local izzazione: tutto
il piu ne segue, che noi disapproviamo che ad investigate si usi
Tipnotismo. Cio riguarda la moralita delPatto, non il valore
dell'esperienza medicale, e molto meno la spiegazione di essa.
Che poi non debbasi approvare Tuso delTipnotismo n6 per
accertare le localizzazioni, n6 ad altro intento di studio o di
torapeutica, noi lo dimostrammo piu volte, e, per quanto ci
pare, con buone ragioni che moltissimi dotti giudicarono con-
clii'lenti. Ma quegli scritti amareggiarono il nostro Dottore.
Al libro del P. Franco, cosi egli se ne lagna, in via indi-
retta debbo pure buona parte della sequela di sventure e di
persecuzioni che onorarono questo mio studio (FRANCO G. G.
// fpuntifuno tomato di moda. Prato, 1886). Che Tegregio
Dottore sia stato segno a sventure e persecuzioui noi lo de-
ploriamo sinceramente: egli pu6 crederlo alia nostra lealta.
Ma che poi certi suoi clienti rifuggissero dai suoi trattamenti
ipnotici, tan to non possiamo deplorarlo, che anzi vivaineote
1'iamiamo che ttitti i clionti di tutti i medici ipnotici facciano
altrettanto. Ne il dott. Rainaldi puA recarsene. Non sappiamo
che niun medico francese abbia giudicati ingiusti gli ordini
dati dai Ministri deU'esercito e dell'armata, di non adoperare
coi soldati e coi marinai inediciituro ipnoti !i . A-l ogni inodo r
190 H1VISTA
toniamo almeno uguale diritto, noi a dimostrare pericoloso
Tipnotismo, egli a supporlo innocuo.
Diciamo supporre e non provare: perche in tutto cotesto
e una lacuna visibile nella teorica del Rainaldi. Egli abbisogna
d'un soggetto d'esperimenti sovraeccitato di cervello. Perci6
continuamente lo ipnotizza. Ma non veggiamo che egli spieghi
come e perche la sovraeccitazione influisca sul fenomeno ro-
landico, che gli e guida alle localizzazioni, ne molto meno
come e perche P ipnosi influisca sulla sovraeccitazione: due
punti richiesti evidentemente ad una compita dilucidazione del
suo tema. E intanto riprende noi, che senza impacciarci del
suo argomento, trattiamo il nostro, cioe dimostriamo coscien-
ziosamente e scientificamente che 1'ipnosi non pu6 produrre
naturalmente la sopraeccitazione, in quanto che non pu6 te-
nersi per causa efficace e flsica dei fenomeni che le sono
attribuiti. Noi distinguiamo chiaramente tra i varii fenomeni
ipnotici, alcuni li giudichiamo sostanzialmente contrarii alle
leggi conosciute della natura, e pero impossibili, senza IMnter-
vento d'una causa fuori della natura conosciuta; altri li giu-
dichiamo come sospetti di causa preternaturale, perche il modo
della loro produzione e contrario al modo naturale, e ancora
perche sono prodotti dalla stessa causa che produce i fatti
sostanzialmente innaturali, e ancora perche nessun maestro
d'ipnologia e riuscito finora a dimostrare la naturalita del-
P ipnosi e il nesso logico e flsico dei fenomeni coll' ipnosi.
E meno di tutti vi riesce il Rainaldi, che neppure vi si ci-
menta.
II nostro dabbene Dottore crede di avere scientificamente
confutata la teorica del P. Franco, coll'assicurare i suoi let-
tori, che il P. Franco attacca Tipnotismo per un fine aprio-
ristico, cioe per difendere lo spiritualismo contro gli altri si-
stemi (materialismo, monismo, panteismo, dualismo e simili.
pag. 301) . Questa ragione il Dottore doveva lasciarla ai le-
gulei: gli scienziati confutano le pruove delle teorie cui sti-
mano false, e non lo scopo di chi le sostiene. Potremmo, come
insegnano i giurisperiti, usare qui della retorsione. Meno an-
pi i la mo^tra di s<-i
dJMlegno generale della teologia e della psicologin.
si dichiara inctnn^ptetite (ivi); e protestaudo: In
>to lavoro rai sono occupato semplicemente di argom< nti
riguardanti la flsio-p Uologia umana, e ci6 indipendentemente
da ogni sistema fllosoflco speculative e scientiflco (ivi) .
Ma non lice allo scienziato prescindere tanto dalla fllosofla
speculativa e dalla scienza, da cozzare contro i dati coinuni
e certi della fllosofla e della scienza.
Scendendo a ragionare del la teorica nostra, egli aguzza i
suoi ferruzzi, e s' immagina di riportare una fragorosa vitto-
ria, osservando che osiamo rivendicare ad un Satanasso
Tonore non ambito e la qualiflca nuova di Professore esl>
poraneo in flsiologia sperimentale dell'encefalo umano!!! (pag.
300, 301). Questa sola esclamazione, coi tre batocchi in flne,
pel Dottore, equivale ad una dimostrazione apodittica e pe-
rentoria, che niun fenomeno ipnotico pu6 essere prelernatu-
rale '. Per verita in siflfatta confutazione, di singolarissima forza,
il ch. dottor Rainaldi non inventa nulla: e il procedirnento
stereotipato degli scienziati alia moda. N& glielo rechiamo a
delitto nuovo e personale: egli altro non fa, che seguire Tan-
dazzo invalso nelle povere scuole d' Italia e d'ogni pacso, ove
gli scienziati umiliano la scienza sotto la stupida tirannia .!.-!
razionalismo. Percio noi, qui sul flne, imitando il suo modo di
con fu tare, che consiste nel non dir niente, non rispondiamo
al Rainaldi, che in questa e in altre pubblicazioni si nn-
1 In note il Dottore erode di avorei taline'ite ennvinti, che egli *teMO e
conrinln che il P. Franco 8aprel>t>e liberarsi daW'acrobala Satttnnx*u, at avetOT
osservato od osservasse casi di grande ipnotismo. E reca il caso di tin dab-
-,K I'nlnte il quale esoreizzo una creduta OMeaM, e la liln'm i\><.
/.indola senza volenv Alia quale nota, non iacorteae, rispondiamo eolla nota
nt". Di casi di grarido ipnotinmo ne sappiamo le centinaia, d<>h< ntti mi-
nutamente da medici valenti e leali (tra i quali poniamo il dott. Rainaldi), e
ne abliiarao esaminate le fi)ti._-r.iii.- tutto ( |m-.i.. <i ha . mf, rmaii nella
nostra sentenza. II fatto [>oi del prete esorcizzaton- IKUI ilice imll.i. Si riaolve
in (-in che eaao acainl)io un' isti-rit-a run un'oaaeaaa ; il che non git tarebbe
accaduto, ae avesse letto etl applicaio r rriti-rii che agli worcisti |r.-ji"tje il
Ritualc roinano. I' \i san-hlx- -iltro che dire, ma non ne porta il
192 Kiv;
medico onesto e colto, sebbene allucinato dai vani sistemi ora
in voga: ma bene vogliamo rispondere al sistema stesso, pur
troppo prevalente sotto nome di scienza positiva.
III.
Un modo nuovo di ragionare
secondo la scienza ammodernata.
I nostri professor!, infatuati di cotale scienza immaginaria,
si recano a puntiglio di scienziati moderni, il non abbassarsi
a discutere argomenti o teologici o metaflsici. Parrebbe loro
un crimine di lesa maesta scientiflca. Ma intendono essi che
cosa vuol dire, il dispettare cosi a capo in sacco una propo-
sizione veramente teologica? Vuol dire tenere in un calcetto
la verita rivelata dalla Sapienza infinita ed infallibile: perche
teologia non 6 altro che la scienza positiva delle proposizioni
rivelate, o con queste congiunte, o da queste logicamente de-
dotte. II perche chi si vanta di sdegnare la teologia, se capisce
il valore delle sue parole, deve logicamente supporre o che Dio
non esiste, o che Dio non ha parlato, o che Dio parlante non
merita ascolto : tre supposizioni che non onorano di certo una
testa di scienziato, e lo costituiscono intanto fellone contro la
Maestri di Dio Creatore e Signore della natura. Che se poi lo
scienziato non capisce il valore delle sue parole, allora non si
fidi di se stesso, e non ardisca farsi dottore a* suoi simili.
Sanno i professori ammodernati che cosa dicono, quando
dileggiano gli argomenti metafisici e filosofici? Ingenui! Ne-
gano semplicemente il principle : Idem nonpotest simul esse el
non esse: giacche pure da questo supremo principio, immedia-
tamente evidente, dimana logicamente ogni metafisica conclu-
sione. Significano adunque, se intendono il valore delle loro
parole, che per essi una cosa puo essere e non essere, esi-
stere e non esistere al tempo stesso, muoversi e star ferma,
due e due far quattro e far cinque, e via di questo trotto. Pro-
fessori bellini davvero ! Che direbbero d' un matematico, tanto
LA 6TAV
sopra le idee volj: non degnasse d'ammettere
il vorj.-iP' i
' hin>ll)oro die fe nn j> -irM.olano, radicalmentc inetto
a sciogliere il piu agevole problema di algobra. Facciano Pap-
plicazione. Un ragionatoro che nega P assioma fondaroentale
d'ogni ra/iocinio, non e n6 piu n& meno che un mateinatk-o
che nega il fond.imcnto delle matematiche. Questo e non altro
e Ponore che si fan no i cattedralici ammodernati col dispn--
le pruove teologiche e lilosoflche.
6 poi vero, che gP ipnologi cristiani non sappiano far
altro che trincerarsi dietro tali pruove? Nulla e maggiorraente
falso. Nci crediamo in Dio e nolla ragione: ma non per co-
testo discrediamo alia fisica, alle discipline anatomiche e cli-
nichf. Dopo trattate le (jtiestioni coi principii eterni della r---
ligione rivelata e della scienza razionale, non rifuggiamo punto
dal rinchinarci alle scienze sperimentali; ne ci siamo accorti
mai, che la cherica olfuscasse (per usare il gergo antiscienti-
fico di certi scienziati) i centri corticali del nostro encefalo.
Usando di questi gli scienziati cristiani hanno dimostrato che
certe ipotesi, le dozzine anzi di ipotesi, variopinte e cangianti,
volute appoggiare alia flsiologia, per ispiegare naturalraente
la patogenesi e i fenomeni del morbo ipnotico, non ispiegano
nulla. perchfc gli avversarii, naturalist!, non risolvono gli
opposti argomenti almeno dal lato fisico e flsiologico ? Perch.>
si contentano di disprezzare la tcologia e la metaflsica ? II non
udir ragioui, o il disprezzarle, e Parrae degli idioti e superbi :
le lavandaie d'un vicolo qui d'appresso si attengono allo stesso
sistema. I naturalist! di cervello sono piu modesti. 11 Braid,
per esempio, inventore delP ipnotismo e che, a delta di Paolo
Richer, non Jaseio quasi nulla da inventare a'suoi seguaci,
confessa di non capire il modus (uiouli dell' ipnotismo, e pn>-
mette la sua gratitudine a chi glielo rivelasse. Ci6 onora il
Braid. Similraente il Charcot, che richiam6 dalPoblio P ipno-
tismo braidiano, non si brigo di spiegarlo. Ne 8tudi6 i feno-
meni, e li. La scuola di Nancy invece che pretese di tutta ri-
velare Pintima azione delP ipnolismo, derivandone i fenomeni
Serit XV, vol. Ill, fait. 1010. 13 * /* 1899.
Kiv;
dalla attivita naturale della suggestione, dovette arcnmulare
un monte d' ipotesi nulla scientiflche.
Gli scienziati adunque non dovrebbero portarla tanto alta,
ne lusingarsi che a distruggere argomenti e fatti basti un
loro sorriso compassionevole. I miracoli non esistono, perche
noi non vi crediamo ; la scienza non ammette intervento
diabolico. Parole! rispondiamo noi: ricordatevi, signori, che
tanto sa altri quanto altri, dice un proverbio; e tanto v' e
da casa mia a casa vostra, quaato da casa vostra a casa mia.
Anche il popolino sa oggimai, che rOlirapo sollevato sopra le
nubi, onde pretendono oracolare certi professori, pu6 essere
abitato da Giove tonante, e dagli Dei d'Egitto, poveri feticci
del cortile e dell'orto. Non disdegnino adunque di parlare al-
T umana, e ragionare con chi ragiona. Se non si sentono il
genio di librarsi sulle ali della speculativa, siano alraeno po-
sitivisti come si vantano, cioe credenti ai cinque sensi. Que-
sti colla loro esperienza, loro diranno che il fuoco brucia, 1'ac-
qua bagna, uno stinco spezzato non si risalda con un segno
di croce, un grave non s'innalza senza una forza meccanica che
lo sollevi, una pupilla non vede fuori del raggio visuale. Se
questi fatti si avverano, malgrado e contro le leggi cono-
sciute della natura, come appunto depongono infiniti testi-
monii di vista, probi e scienziati, forza e che un buon positi-
vista gli ammetta per veri. Forza e che non potendo asse-
gnar loro una causa fisica, ne ammetta una non fisica , ex-
trafisica, preternaturale : se pure il positivista non godesse il
privilegio di persuadersi che esistono effetti senza causa. Forza
e che discutano la natura di questa causa fuori natura. E se
essi credono ai cinque sensi, riconosceranno agevolmente che
tutti i fenomeni spiritici e molti magnetic! e ipnotici , accu-
sano evidentemente una causa intelligente e malvagia. Lachia-
mino come essi loro garba: ma il genere umano, filosofico e po-
polare, la Bibbia e la Chiesa, questa causa intelligente e malva-
gia, fuori natura, 1' appellano diavolo, demonio, satanasso. E
cosi lo stesso positivismo brutale li condurra a capire, che il
supporre un intervento diabolico in certi fatti non e po' poi
195
una enormitft. contro di cui i ;>: lall'alto
<lrlla loro cat'-'-iri non al>l>i:tno da usare altro argomento che
quello degli idioti, il sogghigno beffardo.
speriamo che il dott. Rainaldi, che certamente non ha
rinnegato il suo battesimo, 116 rinunziato il diritto di ragio-
nare come uomo, riflettendo alia leggerezza onde si e lasciato
condurre a parlare alia modema, non sara lieto delle espres-
sioni ch'egli ha usate, e provvedera meglio all'onore di scien-
ziato, senza sciupare il bell' ingegno, e la mirabile sua facolla
d'osservazione in servigio d' una scienza che 6 la negaziooe
della scienza. Noi non neghiamo 'i suoi fatti, senza discu-
terli; egli non neghi, senza discuterli, i ragionamenti coi quali
noi gli esaminiamo secondo filosofia e fisiologia.
II.
Statuli e Regesti dell' Opera di Santa Maria di Orvieto, rac-
colti e pubblicati da LUIOI FUMI, membro della Deputa-
zione sopra I' Opera siessa, a cura deW Accadeinia stotnco-
giuridica di Roma. - - Roma, tip. Vaticana, 1891, 4. di
pagg. XL- 160, con una tavola eliotipica.
Questo bel volume, dopo una prefazione che compendia la
storia della basilica, contiene gli Statuti del 1421, i Capitoli
delFanno 1553, il regolamento organico deliberate dal Con-
siglio comunale nel 1864, tre R. decreti, uno del 1866 che
riforma il regolamento, un secondo del 1874 che dichiara il
duomo monumento nazionale, e il terzo del 1884 che porta
alcune modiflcazioni al regolamento; poi il Bollario deirOpera,
e la serie degli ufficiali della medesima dal 1291 al 1890. fc
un libro di documenti che meglio illustra la storia dell'insigne
basilica, e bene s'associa alPaltro similmente pubblicato dal
Fumi II Duomo d'Orvieto e i suoi restauri > del quale ab-
biamo avuto campo di discorrere largamente. I cultori della
storia apprezzeranno da se il merito di queste fedeli pubbli-
I' 1 '! RI VISTA
cazioni delle fonti; e per6 passandoci degli elogi onde il nome
del ch. Autore non abbisogna, ci restringiarao a dare un cenno
del conteauto.
Fra i document! pubblicati sono degni di attenzione gli
Statuti del 1421, ed il Bollario deir Opera; gli uni, insigne
monumento della religione e della saggezza che animavano
quel generoso Comune neir ultimo, scorcio del medio cvo, e
Taltro irrefragabile testimonio di quanto fecero i Papi per spro-
nare ed aiutare gli Orvietani nel loro grande divisamento.
In quanto agli statuti essi ebbero origine nel modo se-
guente.
II grande scisma d'occidente, gettando nel disordine e nel-
Tanarchia tutta la Chiesa, avea pure dati in Orvieto i suoi
frutti funesti. II clero, per sopperire alle gravose sue stret-
tezze, invase 1'amministrazione dell'Opera di S. Maria, violando
i diritti che su di essa avea il Comune, e la tenne flnche duro
lo scisma. Ridonata la pace alia cristianita, Martino V rein-
tegrava nei loro diritti sull' Opera gli Orvietani; ed il suo
breve dei 13 novembre 1420 risvegliava in essi T antico ar-
dore per la chiesa di S. Maria.
Anzi tutto, convocato il Consiglio della citta, si stabili di
rinnovellare TOpera e di raffermare il potere riacquistato con
nuovi statuti (p. 3, 4). Quattro cittadini furono chiamati a
compilarli, e si felicemente riusci Timpresa, che nel dicembre
1421 vennero approvati e confermati dai conservator! e dal
legato pontiflcio (p. 65).
Gli statuti sono compresi in 64 articoli, ed abbracciano
tutto cio che in qualunque modo appartiene al buon reggi-
mento dell'Opera. Essi sono stesi manu facundissimi viri ser
Johannes Sassi de Pilleo Cancellario Comunis... Civitatis Ur-
becelane (p. 6), ed in un latino al tutto medioevale.
Dopo invocati i nomi di G. C. e di Maria SS., specialissima
protettrice del Comune, e ringraziato papa Martino V di quanto
avea fatto per T Opera, i compilatori dichiarano di por mano
a questa impresa ad onore ed esaltazione della Chiesa romana
madre loro e di Martino V e dei suoi successor i: ad sta-
DKLLA STAMPA 197
turn, conservationem et magnificent bin ili-'ti Coraunis et po-
puli Civitatis Urbevetane ; etc. Passano a determinare
tutto ci6 che debbono fare i Conservator! della citta per la
ri( a di S. Maria; li esortano a mantenere i diritti, a ri-
gilare con ogni cura acciocchfc non rattiepidisca Pardore nel
condurre a tor-mine 1' impresa si animosamonte incominciata ;
e ogni cosa traspira ardore di fede, tutto proprio di quei
nostri padri, che dei monument! della religione forraavano il
loro piu nobile vanto.
Quattro boni et diligentes cives (p. 8) eletti a soprastanti,
un Camarlingo ed un Notaio, dopo prestato giuramento, ve-
glieranno alia buona amministrazione dell' Opera. I sopra-
stanti dovranno innanzi ad ogni altra cosa condurre a ter-
mine Pedificazione ed il compimento della chiesa; conducano
air uopo i capimastri e gli operai, nel maneggio del danaro
siono incorrotti. II Camarlingo sia fedele, tenga esatto conto
di ci6 che 6 affidato, non dia a credito, n6 impresti denaro,
si i soggetto a sindacato.
II Notaio, tra le altre attribuzioni, ha questa curiosa, di
- legere et eooponere vulgari sermone ai soprastanti, al
Camarlingo ed a tutti gli altri offlciali della Fabbrica i pre-
senti Statuti, ut nemo ignorantiam praetendere valtal (p.
31). L'ufflciale della dolte noter^i i giorni e le ore in cui cia-
scun operaio lavorera. Ogni anno verranno sortegjriati TaT-
ito ed il procuratcre dell' Opera, essendo ambiie questc
cariche. /
Tutto 6 con sapienza regolato; le feste che dovevano os-
sei-vare gli operai, le pene da infliggere, se mancassero; gli
/.ii e le incombenze di chi teneva cura delle candele, e di
chi le vendeva in chiesa ai divoti, di colui che dovea rego--
lare Torologio, del banditore e dei due messi delPOpera,
M.-rita pur nota Particolo 59. De pena pitigentium et pingi
in iHrta Ecclesia sine lir.-ntm On i et su-
<lilum (p. 00). Conscii della loro grandezza, al pensare che
alia chiesa di S. Maria v/a.v/ in nrbe. t> nsimW* non
'>ir, si sdegnano contro certi pittori minus soltempniter
198 RIVISTA
pingentes in ipsa Ecclesia immagini e pitture invalidas el
fectuosas respectu rei*um nobilium aliarum que sunt ad de-
cor em el pro decor e dicte Ecclesie; il che riesce in obpro-
brium omnibus civibus et aliis inspicientibus videre et respi-
cere tarn viluperosas et opprobriosas picturas. Grazie a questi
provvediraenti ed a questo geloso amore della gloria e onore
della propria citta, anche nel sec. XV il duorao d'Orvieto s'ab-
belli di quanto di piu sublime seppe produrre P ante in quel
tempo di gusto si delicato, e cosi il B. Angelico, Luca Signorelli
e altri valenti artisti vi poterono esercitare Pingegno e il pen-
nello in quei capilavori che tuttora ammiriamo.
Gli ultimi articoli degli statuti tendono ad estirpare certi
abusi che detnrpavano la casa di Dio, e sono un prezioso docu-
mento storico della condizione di Orvieto alia fine del grande
scisma d' occidente.
I Misteri che i Disciplinanti, indossando le sacre vesti sa-
cerdotali, rappresentavano nella chiesa di S. Maria in fabulas
et derisum penilus sunt conversi (p. 56). Di canzoni profane
risonavano le sacre volte del tempio, fatto ritrovo di sollazzi
e di balli (p. 57). Cola i giocolieri, gl' istrioni, i ciurmatori te-
nevano spettacolo (p. 57); gli uomini di commercio trattavano-
i loro negozi, vendevano, compravano (p. 61), profanando nel
modo piu indegno il tempio santo. V era chi prendevasi il
barbaro divertimento di gettar sassi contro la chiesa, di rom-
perne le finestre, di deturpare gli ornamenti e le figure della
facciata (p. 59). I conciatori stendevano le loro pelli, ed altri
la loro lana sulle mura e sulle porte della stessa chiesa (p.
59), e sulle sue scale si teneva mercato (p. 62). Sconci sono
questi i quali, oltre al mostrare la rozzezza che ancora
durava nei costumi del popolo come osserva il Fumi (p.
XXII), dichiarano pure il deplorevole illanguidimento nella
fede, al quale solo possono recarsi quegli eccessi, e che a sua
volta era cagionato prima dalla lontananza dei papi resident!
in Avignone, e poi dallo scisma d'occidente.
Non ostante queste macchie pero, ci si rivela nelle pagine
stesse dei nuovi statuti che il sacro fuoco del sentimento re-
DELL A STAMP A I '-'
iigioso non era spento ; ma, volte a migliore stato le pul >
che condi/inni dMla Chiesa, la favilla torno a riaccendersi ed
a scaldare quei petti generos*, cbe a costo di stenti e fatiche
portarono a compimento sulla rocca d' Orvieto uno del piti
splcndidi monumenti che vanti la nostra Italia. E se oggidl
vi ha chi pensa e ad ogni tratto va ripetendo che la fede e la
divozione snervano i cuori e illanguiiliscono gli animi, costui
saiga la pendice d' Orvieto e dinanzi a quella stupenda mole
i>pirata dalla fede nel sacramento eucaristico e dalla divo-
zione alia Vergine Madre, umilii la fronte superba.
Qui mira e qui li spetvlihi,
Secol supcrbo c scioou,
Che il ealle insino ulloru
Dal risorto pension segnalo inu.inli
AbbaodoDiisti, c volli iitlilietro i passi,
Del ritornar (i vanti,
E procedere il chiumi.
Queste parole dal can tore infelice della Ginestra dette ad
altro proposito, ma adatte mirabilmente al nostro, concordano
e trovano un perfetto riscontro in alcune sentenze che Rug-
gero Bonghi inseri tra le poesie, le dissertazioni e gli scritti
di molti altri valenti uomini nell' Album poliglotto rac-
colto e pubblicato dal Fumi per le feste centenarie d'Orvieto '.
Non sono che cinque linee, e dicono cose verissime, le quali
in bocca nostra non tfoverebbero credito; ma perche le dice
lui, che e uno degli oracoli e magni viri dell' Italia spregiu-
dicata, amiamo riportarle : Codest.i f;u-eiata, dice il Bonghi,
in-egna che non tutto progredisce nelle societa civili, epiu
d'una cosa indietreggia. E le cerimonie che celebrano il sesto
centenario della sua costruzione, ricordano che v*erano ar-
monie, le quali abbiamo distrutto, e a cui oggi, checche si
dica e paia, il nostro cuore sospira.
Mi tutto questo sia detto per incidenza. Cosi piacesse a
Dio che molti dinanzi alle armoni*' inspirate dalla fede non si
1 V. la bibliografia del nostro quad. 1003.
200 RIV1STA
conlentassero di sospirare col cuore, ma con le opere e COD
Tumile soggezione cercassero di ristabilirle.
L' altra parte importante nel volume del quale trattiamo-
e il Bollario dell'Opera. Scorrendo il quale si vede come i ro-
mani ponteflci in ojini tempo e fino nelle piu calamitose cou-
dizioni della Chiesa, fecero a gara per accrescere splendoro e
divozione al terapio di Orvieto. Di ben ventisei papi, per sei
secoli non interrotti, sono ivi riferiti gli atti in favore del-
T Opera. Da Niccol6 IV che supero le gravi difficolth che con-
trastavano da principio e pose la prima pietra; a Bonifazio-
VIII emulo della generosity del predecessore, e poi di mano
in mano fino a Martino V di cui abbiamo detto sopra, a Nic-
colo V, a Calisto III che I'esent6 dalle decime; e poi nel se-
colo seguente tra gli altri Leone X, non ostante che fosse
tutto occupato e sollecito della fabbrica di S. Pietro, esonero-
1' Opera d' Orvieto da ogni obbligazione verso di quella. In
tempi piu vicini a noi Pio VI, Pio VII e Leone XII largheg-
giarono magnificamente di aiuti d'ogni maniera. Tutti, si pu6
dire, i pontefici concorsero ad accrescerne i tesori spirit uali,
i privilegi e le indulgenze, fino al regnante Leone XIII, che
con bolla del 27 gennaio 1889 dava al duomo la dignit di
basilica minore.
Sicche questo monumento si mostra per i documenti storici
originali oggetto costante della sollecitudine e amore dei papi.
Nato cresciuto e compito sotto i loro auspicii e favori insegna
e conferma che il papato e stato in ogni tempo il focolare della
italiana coltura.
Nel volume dei Regesti... pubblicato dal Fumi trovammo
qualche leggera inesattezza, forse mende tipografiche; p. e. a
pag. 39 sono omesse le feste di ottobre e si pongono quelle di
novembre sotto quel titolo; a pag. 100, al tit. XX. 1456, gia-
gno 10, troviamo Calisto IV invece di Calisto III. E vero che
in alcune fonti questo Calisto e chiamato IV (per causa d'un
antipapa intromessosi al tempo di Alessandro III) l . Ma tale
1 Tra le altre anche m-gli Acta consistorialia dell' Arch. segr. pont.
V. PASTOR, Storia dei papi, Trento 1890. Vol. I, pag. 486.
MPA 201
non 6 il caso presente, poich6 il documento qui riferito inco-
mim-ia espressamente Calistus Papa III. Dilecte flli salutem
et apostolica.n benedictionem... - Tanto sia detto per araoro
dciresattezza: del resto il Fumi ha fatto un'opera di buona
i che onora il Papato, la citta patria e la diligenza del-
1* A 11 tore.
HI.
P GIUSEPPE M. m QUINTARELLI AgoUiniano. Un'eco del se-
*lo centenario delta fnndazione d<'l d'tnnio d'Orcieto.
f font a, 1891, 8 piccolo di pp. 46.
Nl celebrare le glorie del duomo d'Orvieto sarebbe slata
ratitudine pas^are sotto silenzio la bella parte, che ebbe
a sua fondazione Francesco MonalJeschi, Vescovodella citta
nel tempo che si disegnava 1'innalzamento del duomo. Con lo-
devole intenzione percio il P. M. a Giuseppe Quintarelli cerco
provvedere alPonore di quell' insigne personaggio e insieme
della citta di Bagnorea che gli die' i natali, con Popuscolo che
anntinziamo.
Nato della nobile stirpe dei Monaldeschi, Messer Francesco
fu da papa Nicol6 III create vescovo di Menfi e prima ancora
di ossere consecrato, fu traslato ad Orvieto nel 1280, persona
cornmcndevole sotto ogni rispetto di lettere e di virtu. Ebbe
:i parte neU'erezione del duomo. Nel 1290 fu da Papa Ni-
coio IV mandato legato agli Alessandrini, perch6 lilierassero
Guglielmo VII di Monferrato, a tradimento fatto e tenuto pri-
gione. Nel 1291 fu legato a Venezia; nel 1293, trattandosi di
creare papa Pietro di Morone, il Monaldeschi fu uno degli in-
i del S. Collegio per indurlo a-1 accottaro. Nl TJ95 fu da
Bouifazio VIII chiamato a reggere la chiesa di Firenze, lace-
lalle ferocissime ia/.ioni cittadine. Ivi nel 1 298, sedendo
lui, fu posta la prima pioira di S Maria d'M Fiore; od egli
^o benedi la prima pietra li s. Marco dei DoroenicaoL
202 RIVISTA
Cesso di vivere, secondo il Quintarelli, nel 1302, ed ebbe ono-
rato sepolcro in S. Maria del Fiore.
Ci siano permesse alcune osservazioni. Intorno all'origine
Bagnorese del Monaldeschi avremmo desiderate che PAutore
oltre al citare 1'Ughelli, il Moroni ecc. (p. 6) avesse recate le
fonti, cosi richiedendo 1'indole del suo lavoro. Piuttosto che
diffondersi oltre il dovere nel raccontare le disavventure del
cristiani in Oriente alia presa di Toleraaide (p. 25, 26), ci pare
che meglio avrebbe fatto ad accennare ai risultati, ch'egli tace
affatto, delle due legazioni del Monaldeschi; a quella agli Ales-
sandrini, che non riusci, essendo morto Guglielmo VII di Mon-
ferrato nel 1292 nell'ergastolo in cui era stato chiuso (Mura-
tori, Annali d' Italia, an. 1290); ed a quella ai Veneziani, che
non riusci piu felicemente. Anzi tace affatto cio che accenna
il Rainaldi. (Ann. eccl, ad an. 1291. XXIX, T. IV, p. 104.
Lucca 1749) essere stato a Venezia spedito anche per pacift-
care il Patriarca d'Aquileia colla repubblica, ch'erano tra loro
in guerra.
La lettera dei Cardinal! a Pietro di Morone, che qual bel
documento degno d'esser conosciuto (p. 28) PAutore riporta
(p. 44....), cavandolo dall' archivio vaticano, e gia conosciuto
ed e stato pubblicato dal Rainaldi nel vol. citato a pag. 140- 1 II
sebbene con alcune varianti. Presso il Rainaldi, ivi pure a
p. 101-104, si trova la lettera di Niccolo IV ai Veneti, che
P A. cava dall' arch. vat. ; solo essa e indirizzata ai Genovesi
e diverse e il norae del legato. La congettura d'essere stato
il Monaldeschi chiamato a Firenze perchd avea data prova di
grande energia nell' erezione del duomo di Orvieto (p. 33)
non ci pare troppo sicura, e le parole della bolla di Bonifa-
cio VIII (p. 29) e quelle dell' iscrizione di S. Maria del Fiore
nulla concludono. Dalla bolla del Papa apparisce essere piu ac-
cettabile la congettura dell' Ughelli, essere lui stato traslato a
Firenze per comporre le civili discordie, fomentate piu che
mai dal demagogo Giano della Bella. Riguardo alPanno della
morte del Monaldeschi, PAutore, nel seguire il Necrologio di
S. Reparata che la pone ai 10 dicembre 1302 nel contraddire
DELL A STAN :.'' H
lV : 'Hli fhi- la riii'riN.-,- .tl lu^liu l.'.Ol, avrebbe dovuto ac-
cenuare le font! a cui quosti attinse e mctterle al conlronto col
Necrologio. L'Autore tace flella prima pietra, che secondo G.
Villani (Libro VIII, capo 31) il Vescovo di Firenze nel novera-
i ! del 1299 con altri avrebbe benedetta delle nuoce mura
d'-lla citta di Firenze, nel prato d'Ogne Sanli.
II Quintarelli, secondo cbe si pu6 raccogliere dal fla qui
detto, non pare che abbia inteso darci una vita coinpiuta del
Monaldcschi. Per tal riguardo possiamo quimli scusarlo del
eilenzio che serba sopra uno dei fatti pifi importanti della
vita di lui, sulla parte cioe ch'egli ebbe nelle relazioni di Bo-
nifuzio VIII con Firenze. Guido Levi, nel suo lavoro Bonifa-
zio VIII e le sue relazioni col Comune di Firenze - - Ro-
ma 1882, pubblico due lettere del Papa, Tuna al Vescovo di
Firenze dei 24 aprile 1300 (docum. II), e Taltra al Vescovo
e all' Inquisitore di Firenze dei 15 Maggio (docum. IV) in cui
raccomanda che facciano in modo che sia annullato il pro-
cesso contro tre florentini che risedevano in Ruina. Questi
erano stati accusati, a quanto pare, di voler sottomettere Fi-
renze al Papa, sicche la loro condanna in qualche modo col-
piva anche Bonifazio. Illustrare questo punto sarebbe slato
piu utile e piu interessante che riferire altre notizie di minor
conto.
ARCHEOLOGIA
Tessere gladiatorie appartenenli alia nostra privata collezione. t. II gla-
diatore detto Reziario. Dichiarazione del simboli rappresentati sulle rmstre
Tessere. 3. Nota ad una lapide, appartenente ai Gladiatori Commodiani
initiates del Collegium Silvani.
I,
Tessere gladiatorie, apparlenenti alia nostra privata collezione.
Con questa appellazione, Tessere gladiatorie, e compresa una classc di
piccoli monumenti, lavorali per lo piii in un pezzetto di osso, di forma
cubica oblunga, inunili di appiccagnolo all' una delle due estremita per
tonerli sospesi. Di monumenti di tal gencre cinque ne possiede la nostra
collezione, e Ire di essi sono i piu preziosi e rari di tutta la collezione di
circa otlanla Tessere. Di queslc cinque Tessere Ire portano la data dei
Consoli, alle quali ne aggiungiamo una quarta trovata in un anlico ma-
ooscrilto, perche reputiamo esscre intervenuto un grave errore del Ira-
scrittore; appartengono tutte al tempo della repubblica romana. Le allre
due sono ben diverse dalle precedent!, manca la data dei Consoli, non 6
segnalo il mcse ed il giorno, e sono ornate di molti simboli. Di trc sola*
mentc sara data qui 1' incisione, per metlere solto gli occhi dei letlori la
Joro forma diversa, e la diversa composizionc dell' epigrafe.
i.
MENOPIL-ABI-L-S
fulmen
SPECTAVIT
C VAI. M UER
Solo nei lali, primo e terzo, 1'epigrafe e cliiusa in doppio rollangolfr
striato. II P non e quadrat o, ma curvo cd aperlo alia parte inferiore.
Al <|'" rl ncssi, il priino comprende tr.
. II! I 's.< in mi lavoMla la Tetsera * vroato < r
ooro, il Inrcllino risponil*- ai l..ii SIT<>IH|U .- quarto. La forma drlla l-ll-ra M
i aprri i. <i<- le aste laterali si allargaDo alia partc inferiore, e alia JMI-
pi-ri'Tr sporpiuo hmri dell* aiif-nlo acuto; I' isteaso dicasi delta letter* A.
Nel I! l.i run. i iulrriofv < \n\i l.ir^a li.-ll.i siip.-riore. Le letlere itaae
no P iioticliitii del iiionumeolo, il quale dice :
tnenopil(us) al>i l(ucii) i(erviu)
spectmit
c(aio) val(trio) m(arco) hcr(ennio)
appartit-no mluoqne air anno delta TondazioDc di Hoina '.il a. rli. n
Si noli come ID questo anlidiissinio inonnmeDto DOD notala la sillaba
COS, cioe Co(Hjii(nlH>ii>i., questa la piu antica Tessera j;laili;it(iria di
cTla sinora conosciutji.
Dal p. Tiarrncci iSyll. p. 202, Taurini, 1877) sappiamo il luogo, dvi>
quesla Tessera fu trovata: Tarracinne in ayro reprrta; in qualche punlo
delle strie conserva ancora le tracce della terra. Di questo prezioso mnnn-
mento die il disegno nella Tav. II, n. 7, ma esso noo ritr.i.- I'rl.^an/.i
drll-i Tr<st-r.t. Kld'c (jui il dotlo Padre propizia 1'ocrasinne di ritoccare
quanto avea stampato nelle Dissertazioni, (vol. I, p. 53, a. 1864,) dove
ha prescelto Del supplemento alle lettere S P, SP(c/i/M>) a SIV-i -t<irit), KM
come esposizione altrui, noo come esposizione propria. Ndla >'/"'>'/' I'itata,
p. 202, pone quosta nut a: Oice ne te movent Rorghc.iii epislula Marchio
misa de tessera hoc, quam ipse non vidit, et falsam fmtnrit proptcr vtrbum
SPECTAVIT integre scriptum. Un anno prima, 1870, avea notato in qiii-li
quadcrni, pa};. 471, alcnne Tessero, 1- ijiiali avcano scritto p'r dist'
lo, >I'I-:I:TAVIT.
2.
I II I I I II II
I I I I I I I I I I
L - PIS A - GAB
Tessera e sciupata |>-r anlira strofmatura sui primi tre l.iti,
gpecialint-ntc nd IIM-//O, si faltainontc, da ap[arire a mala pena le .lu-
iHh-rr S e A, scolpite in mezzo al quart" lato. r.-nnf l.i Tessera pr
denle ha un appirra^iiolo tomlo, e il forrlliuo .(.rri>(>nil- .:i lali s-i
e quarto. 1 t.ir.itt.-ri sono bollissiini t "lollo piu ele^anti di-llc altre !
206
ARCHEOLOGIA
soro, slampate in quosta Archcolngia. II Consolatn di I,. Calpurnio Pisone
e A. Gabinio Nepote cade ncll'anno varroniano della fondazione di Mmna
606, cioe 58-av. G. C. Nell'ppigrafe del quarto lato ancor visibilo il rarat-
tere P 6 aperto, ma non quadrate, si bene leggermente tondeggiante ;
il carattore B ha la curva inferiore piii larga, che la superiore; nel <-a-
rattere A vi e una picciola appendice all'angolo acuto superiore. Quosta
Tessera 6 citata dal p. Garrucci nelF Addenda alia Sylloge, a. 1881, p. 11,
n. 2386, da lui sappiamo che fu scoperla, Romae prope Mausoleum Angusti.
3.
r^
I
a
n
tr
aa
in
n
H
CA
O
STABILIO
VOLCACI
SP K IAN
L . AEM C CLA
Trovfita in Roma, monte della Giustizia, citata dal p. Garrucci nel-
YAdd. et Corr. alia Syll. a. 1877, n. 2313. L' appiccagnolo, il forellino
e i caratteri A e B come nelle Tessere precedent. 11 carattere E ha le
linee orizzontali cguali, il carattere M colle aste lateral! aperte e spor-
genti ai due angoli superior! ; il carattere P del terzo verso colla curva
aperta e tonda, come nelle due precedent!; dove il bulino dell'iocisore
del monumento ' scorso un po giii nel disegnare la linea verticale. I due
lati, secondo e quarto, ai quali corrisponde il forellino, sono pin stretti
degli altri due, primo e terzo, come nelle altre Tessere. In questa i
versi primo e terzo dei lati piu hirghi non sono chiusi nelle riquatlra-
turc slriate, ed e delle precedent! meno elegante. 11 consoluto di L.
Emilio Paullo e C. Claudio Marcello cade nell'a. varroniano u. c. 704, cioe
AH
50 :n ra nortra. In tatte qiiMte TMMN
d.-i Omsoli, ! It-Mi rr '
minium in .ju.-i.i In. .-.. mr.dtra Tessera coi n..nii del Coosoli,
Imvala (lal l) r .MIIIIIIIISI-II in un Hi.itn.M ritio, ni.nnp.il.i ml Corpus Inter.
Lai. I, D. 770". Dii I'iiu-isinuc d.-lL .-..|.i.i drir;,utir.. ins. il pr ^chl,
Tesserae Gladiator ine. Mum-lieu, INIU. T.if. II, n. 1-2. l'..rt.i i n i dei due
Consul!, M. Tulliu (1. Anlmii.., ri...- I'mmo Ml, ',:{ nvanli I'era oostra.
Nel IDS. I'epigrafe era divisa in due vcrsi a questo mod--:
MENSE . FEBR . / M . TUL . C . ANT . COS ./
ANCUl \L . SIRTI . L . S . / SPECTAT . NVM .
Suppooiamo fedele I'incisione M prof. Ilihrhl. II |). r MOIIIIIISPD tli-:
lieperi in lil>r<> ins. l.unllifhni Kninieu Artlutenxix scripto a. 1574 tervar
toque hodie Lvgduni Bnt. inter Vow. dtrin. Hull. 0. I. Le<iUur ibi f. 88
ric: Ore* ie commence icy a fere mention det Epilaphes d" Aries - et en
premier lieu ie veux reciter I' ester it memunihlf, <]ui se list clairement en
une piece d'ivoire ou plustot de corne de cerf que i'uy, qui a este nouvel-
lement trouvee icy a la poincte au bord du Rosne, laquelle el si menue el
estroicte, qu'elle nest p<ix plus lonyuc, ne plus, large, que la moytie du pelit
doigt de ma main, estant perce'e a I'un dex bouts: ou est fait mention de
I'.iwon, et de (Mius Antonius - et y a ainsi: Segue Topi^r
noi supra truscrittu (lull'iocisioue del pro). Ititschl. VI lui nesso m-I prinxi
verso ;<ll;i silliiba AN, e Del sccundo, in principiu, allu medesiina sill.
UD terzo Desso e m-lli- nil inn- k'tlcn 1 .NV.M, dove I'.islin-Il.i a sioistM ilcll.i
letleru M e lult'iina coirobliquu d*:IIu leller.i V. La priniii I'-tlir.i N e
dist;icr;ii;i. II prof. Ititschl propose ili supporre la leltera N unil.i colla
seguente V, come se fosc<> slalo scritto //// e vuole che leggiamo:
Sl'KCTAT(Hs) .MVN(ere) 1. c. p. 60 e 61, sf-guiln Del supplement^ dell.i
secooda voce dal p. Gurrucci, Sylloge D. 10:!?. .\<>i uou .ucciti.niKi <|uesla
leltura : la lettera I'malc non puo essere i'u N; lirse altri la supjMir-
reblx; un'A alia sccunda apertura inferiorc, c si avrelibe in vece in
nesso, MANYM(i'**M). Ma anchc ijiit-stu e da r
Sen/. i dnliliio il tra^Tiltmv del innonineiilo neir.mnn I-"7l av.
ma DO UD inonuinento genuine, ma la sna IMS. ri/i"ii- sN.i^liat.i in tutti
i punti, avvegnaclie dica che lo scrilto se list clairement. In prima no-
liamo che i punli dopo Ie lelteru nun sono mai t<>udi uelle lesser* .
latti a graffio, e a ineta de'd'alle/./.i di-ll.i lett.-ra. Ha -u.islatn lutti i VCfrf
da quaUro li ha rislrelli a due. IJnale njet.Ml.i aMiia sr-uilu, rn-l I
in mano la tessera nri//ontalmeule.- appare a tutti nianifestc Inrom ,;
lu lettura dal verso terzo, segue il quarto, il primo, il secoodo. Suppliace
208
ARCHEOLOGIA
qualchp parola abbreviate, p. cs. M scrivcmlola (ulta intern, Ml ; .v
per dicliiararc IVpi^rafc scriv\ SPKllTAT, <ii cui non vi e alcuno fscnipio ;
onlinariamente e segnato SP raro SPE e SPECT meno raro SPE-
CTAVIT, frequente in quellc Tessere, dove, come in questa, e notatn it prc-
nome del padrone. Probabile e die mancassero le lettere COS, perche
anche nelle Tessere, trovate fuori di Roma, come nolla prima qui puhblirata,
sono omesse. La forma delle lettere, A, B, M, N, P, secondo 1'incisione
del prof, liitschl, & sbagliata; non e dunque un disegno, ma una men
copia scorretta, aggiustata in due versi. Per la qual cosa, la Tessera e
genuina, la copia dell'anno 1574 non fa ulcuna autorita ; e potrebbe dirsi
con grande probabilita che stesse scritto:
Q
ANCHIAL SIRTl L . S
SPECTA(VI)T
N M FHBR
M.TVL- c -ANT -cos
Kel terzo verso notansi le none del mese di febraio, e nel primo L S
significano L(ucii) S(ervus). Nella tessera Parmense (Corp. Ins. Lot. 1,
731) dell'a. 098 si legge: SP ME QV1, cioe sp(ectavit) meftue) qui(ntili).
Le due seguenti sono scnza la nota consolare, e percio di data in-
certa, noi le reputiamo piu anticlie della prima, appartenente all'a. 661
u. c., per le ragioni che tosto diremo.
4.
IV
'
>\I T S
nil
Sl'l-( TAVIT s
: Iridfns
ll'primn l.ito dire: driiii-us; /VM* T u - . - , <>pigrafe 4
diiusa in dnppin lislello riravato il.illo serie lattr ndl'osso: H cavo ddle
strio > ildlc let (ore era riempitn tli mlore rosso, Oiianto al noun- '
rirnrdiamo il costume d'imporrc ai servi, per distinguerli tra lorn, il
ijiiinr del 1 1 logo, dove erano n.iti << 1 1. />n//>. il oomc di auimali, 1'nrdiu.
>nl>us; il nnme di uomiui illustri, .\nnifwl, f'i>-i'm l . \Vrosiinilee che
il liliuli.itore tlolla nostra TrasciM .->ia stalo delto Cifntiii* <l,il He dfU'Illirio,
di i-ui, come n;irra IJvio *, trionfu I.. Auici>. M.I ii"i nia criMlianni c!
nnslr.i 'IVssrr.i dira, Cn'iiti </v . m;i f',,-nti s). stanto dio 1 1 forma ar-;iir;i dd
uniiii usccnti in I'M* 6 w, come Pot/w, (Pobliu* o /'(//'///> , Ln--it. XoOxt^,
.I'-i/i'.s (.\i-ilinx). I nomi uscenli in > o <|iidli die escono in e*
al oominalivo sing, perdono spcsso nci nnmiiiiifnti la cssc finale, come
nel oaso nostro, dt-iiti in vccc di I if/it is, fine (ifnliux. (Juesto Dome appa-
usato al genilivo so|ra un'anticliissima lapide di /u^lio ddl.i Caroia
f'liriiinnn.'. slanipata dal F'urlaudtn. /.'//)///'// Mu*?a di Pslr, p. 7,
al sccondo verso si
. UKi;oMi\< . I'HIMl . KT . r.KNTI . L. IVr.M / I
iscrhioni nllmne del Marini, |>. 203, D. 117, un milifare A diiamato
Aufidius Cent ins.
Sul siTdiulo |;it<), sopr.i e incisii nna corona lemniscata, e sot to quetta
Una palma: ne^l' inta^li dei due simlioli cnlnrc rosso. Uueslo lain e pill
!o <ld [trci .dcnlf e senza strie. Sollo il listdlo inlerinre o base la
Idtrr.i S da questo lain appan- diritla. ad ess.) forrisponde il f(.r'llinn,
perrio e faccia lateral*', *' la |iriina facda anleri*rt'.
Sul terzo lato si le^e la vnce, SI'KCT A\ IT, lell.-r
quest c formano, come sul priinn lain, un d*>|pin listello, e ndl'ap|>iTa-
lo rerdiielli I'uno ndl'allrn per ornamento. Abbiamo \h avvcrtito
un-aliolo d'ordioario e nolalo colle sole l.-tter- SI 1 - mollo
1 Hd nomi di He. imposti a servi, si vegga MARIM. t -ill \>. '!< <'*
;. Itt/>l')ii, p. 265.
* L. Anifio (i.illo iri..nf. d.-l n- Gmtiut e degi'lllirii neH'a. 587 I
C. 167; fu poi c<.ii-i..It' nell'a. "> , 160.
XV, vol. Ill, fiuc. 1010. H * ff'* 139*.
210 ARCHEOLOOIA
Mrameotc colle leltcre SPE' e SPECT-, il solo csempio SPECTAT ddla
Tessera rnanoscritta, gia citata, per noi non ha alcun valore. La nostra
Tessera colla voce SPEGTAVIT 6 anche citata ilal ch. Ann. Milliner (Ephe-
meris epigraphica, III, p. 162). 11 carattere P, colla curva aperta, appare
piuttosto tondeggiante che angolare, come in tutte le altre qui stampate.
Sul quarto lato Caduceo e Tridente; le cavita dcH'unoe dell'altro erano
riempite di colore rosso, tranne 1'asta verticale del caduceo, tinta di co-
lore nero. Questo lato ed il secondo sono piii stretti degli altri due, primo
e terzo, e senza strie. La lettera S sotto il listello inferiore apparisce di-
ritta come sul secondo lato. Tra tutte le Tessere sinora scoperte solo su
questa nostra si legge questa lettera, noi esponiamo S(albus).
In una epigrafe, dedicata a Gordiano imp. da un Trece, si legge:
EX INDVLG . D . N
M . ANT . GORDIANI
PII . PEL . AVG
EDENTE . M . MAMILIO
5) EVTYCHIANO . IIII . V . I . D
THR . PINNENSIS . S . V
DE . VAL . VALERIAN . NAT . RAET
DOCET FAVSTVS
Dichiarando le due ultime lettere del v. 6 il Dr. Henzen, Inscr. n. 6171, dice:
S(pectatus) \(ictor.) Aldinius minus bene: S(uperstes) \(iclor.) Noi pensiamo
che il prof. Aldini, che stampo il monumento nel Nuovo Raccoglilore, n. CIV,
sia andato meno lungi dal vero che il Dr. Henzeo. Suppliamo: Thr(ex)
Pinnensis S(albus) V(ictor,) cioe Salvo Vincitore; non per favore del po-
polo, come avveniva, quando caduto nell'arena il Gladiatore, levando il
dito, domandava in grazia al popolo la vita. Nel nostro monumento la
vittoria e indicata colla corona e colla palma. In simile monumento, Orelli,
n. 2586, si legge: SALBVS UEDIAS. Fauslus deU'epigrale citata era il
Doctor tironum nella famiglia gladiatoria di Valerio Valeriano. Del martire
Saturus *, morsicato da un leopardo, per la grande copia del sangue che
usci dalla (erita il popolo grido: Salbum Lotum, Salbum Lotum. In questa
frase la prima voce e acclamazione propria deH'anfiteatro nella vittoria
del Gladiatore, a cui si allude negli Atti citati colla frase seguente: Plane
utique Salbus erat, qui hoc spectaculo claruerat.
Questo insigne monumento, ollre gli allri suoi pregi, ne ha uno, il
quale per noi e il piu importante. Ddle allre Tessere sinora scoperte o
non si sa il luogo della scoperta, o 6 conosciuto in modo vago e inde-
SS. Perpetuae el Felicilatis, VI, 4.
ARCHROLOOIA 211
r.Jiesi .IM-.I n.italn ' die |r Tessere false .
rono ad ii. -I SIM n|. i \\lll. in -uis.i die sarebbe ttito bastante
he il Iniv.niiiMiln fnsse pin inlii-i. del del to secolo, perche In Tes-
f.tsse did' nuina M;i il Dr. Mnmmsen aggiunsc, die HIM Tes-
sera i.iki veniva <l;i llassiano del I'nzzo, il quale avea atlinto agli scrilti
ill I'irnt l.ij;<>ri<, e a Pirro Li^orio fiimnn audio altribuito Tessere false *.
HUM, clu- il Dr. Itilsrlil in una nola allc open- ii--l Onte Borghesi
didiiara false le Tessere, sullc i|iiali si le^-e. l.i votv, SI'Ki.l \\ll I r
(In- dtini|iic niiin dubbio vi sia sul noslro monumenlo, e lurhi ijin-l flu-
dobbiamn dire io questa .\rclu'ilo-i;i. a^^iiinjjiaiiiu tulli i |iartirol.iri ili-lla
8cnp4Tt.i. In-liendoli dalle \ntizi? <l,-<jli Smri ileH'anno 1876, p. 18 8g.
stamptc dal Coinni. Fiorclli.
COKNETO-TAKQUIMA. Gli scavi nella tenula di Civita c Casalla, ove
sorgcva 1'anlica rilla, essendo ese^uiti al solo scope di rirnv.irv i^^etli,
non conlinnanmo nell'ordinc nccessario al nnliUo de^li stndii, sperial-
nienle della lo|iojjrafia. Dope cssorsi esplnrata la jtarle su|>eriorc del ri-
piano, die si comincio a scoprire nel inese preredenlf, si a|irin>nu le (rrr-
in una line. i meridionale, c non lungi dall'arco di cui si fere [i.irnl.i. s'in-
conlro un pozzo con alcuni resti di inura a solidc costruzioni. Aliri inuri
a inassi di tufo coni[)arvero in una i'<ji!"r.i/.ii>ne, parallela quasi alia base
del deelivio, alia profondila circa di uietri cinque, a cui adcriscono altri
in maniera da non rendere possibilc quel caralterc di costruzinne. < lie
dai priini indixii vi si era attribuito; soiubrando in VPCO cbc addossati alia
collina salissoro varii ordini di edilizii privali, senza polcrsi argomentare
della loro disposizionc. Gli oggetti raccolli apparlengono ccrtainente ,d-
1'uso domeslico, consistcndo in fr.iinineiiti di coppe c tazze di vctro, in
pezzi di laslrc dcstinatc alle (itiestre di i-as- privalf e.l in rottaiui U vari
arelini, in uno dei quali e visibile il lx)llo PES ' CLE, iscrilto, ruin.- al
solito, ontrn 1'orina di un pie.le. 1 nuiuernsi pe//.i di marmo, Io anlcfisse,
gli avanzi di statue votive, incontrali tra 1<> terro nella |wrle supt-ri'Te.
conleriiiano la congettura die al soinino lol ripiann si elev.-fsse quali lie
tiMiipin; ma oltre uu anello di orocon pietr.i inrisa ralliguranti* un VNI<-
rino die ^li-r/.a un ram-, non vi si rinvenne msa de^na di sp.ri.d.- ric.Til",
se si e.-cet I ui una Tessera di osso, iui|Mirtaiitissiiiia per ri/inne. >
fi citala dal p. f.arrurd nella Sy /// p. . r nii n. I'M* w\Y Addenda,
fiinlornic all.- \nlizu degli S<wi. a^^iuii^.-ii.lo: /> I r ' P"-
tiaill.' que-.l.i Tes-era pill ailtira tlella prillia ; e si In-n CODSCTVata da D*-
r.-re 1. 1 \nrat a di recenle.
' Opcre Epiyrafia, toin. I, p. 338.
' Corpu* Inter. IMI. I. p. 195.
212
ARCHEOLOGIA
5.
PILEMO FVLVI . Q. S
fithncn, anila acccnsa, palma
SPECTAVIT
caducens, tridens, delphinus
Citata dal p. Garrucci (Syll. n. 2316 nell' Addenda). Romae inventa in
monte della Giusthia. Simile alia precedente, ma in alcuni punti diversa.
Sul primo lato nola il P colla curva apcrta, non angolare ma toniic^--
giante, e di piu nqn e scgnata I'aspirazionc PII nella voce PILEMO. In
un monumento dell'anno 695 u. c. cioe C. Julio M. Calpurn(io) Cot. sco-
perto ncll'agro mantovano, trascritto dal conte Borghesi (cod. Vat. 5237)
e mandate all'Avellino, Opusc. 11, 295, sono scgnati 17 nomi di servi; 6
una lapide dedicata agl' Iddii Liri. Notiamo qui alcuni nomi, nei quali e
segnata 1'aspirazione. 11 P e scmpre aperto.
PHILEMO MESINE . S
POTHVS . VIRRIAI S
PH1LOGEN CVRTI L P S
PAMPHIL NOXI P S
PHARNAS . EGNAT P S
ARCHEOLOOIA
10 un .illrc mcnci i.-ir... >:,r,. il
raziooe non segnata ((Corpus Inter. / I n. ".TO).
1'II.EMO HELM A S
PILOTAERVS Tl K! \TI Q. . S
PILOMVSVS SEXT CN S reliqua
ID qucl rhe segue, KMAI O>/mi//, $(ervut) k not;i(n il prenci I.'.
drone t-omc Delia prima Tessera di TerraciDa dell'aoDo u. < r.r.l.
av. G. C. Delia quarta di Tarquinia ed in quella di .\ti'-hial(ui). v
Tessere di el. J i piii farda il prenome DOD suole nolarsi, m.i pnslo il nome
del servo I'D primo luogo o lato. Del soenndo se^ne il nnme del Padrone
senza allra aj.-j;innla, come nella Tessera di Siiiliilm. Nil monumenloea-
puuDo dell'aDDo GljO i Domi del servi snoo not, ti r..iiii- nrll.- n
sere piu ;iuliclu-; nia in quello ilcir.^ro iiKiotovunu deH'uDno
tulti i Luni (U i servi soou Dolati col preoome del padrooe. II confrouto
di <|iir<(i dm- innnumeDli tru loro e colle ooslre Tessere e iinporlaote.
Per quale molivo il servo ora & deoomiaalo col prrnomt, ora col coy
del padrooe si vrp^a Delhi letlera del (1. licrjilu-si al Furlaortlo, slam
nelle Lapidi del museo di fate. \\ -I"-
Sul srcondo lato, a cui corrispoode il forelliao, leDnxlo ,l.,!l.i |...rl.' ! I-
1'aj'i la Tessera, si vede uo rulniioe, UQ'arctt.i ... <>.(. una pnlina.
L'iippicciigDolo e rotto, nia clu.iriiinente niustra If lr.inc (I<-ir.inlic(>
11 qii; ! rispoodea ai due lali, secoodo c quarto, ami mlm- diiusi coo un
snlo lislcllo; <;!! altri due, primo e terzo, liaooo la riquadralura fonnata
il.i d( ppio listello, cioe SODO uo po' piu oroati.
Sul lerzo lalo il P come nel primo ha la curva InodeggiaDle, a|url.!
Delia parte ind riore. Nelle Trssere, la, dn\e e Dolalo il prfimmr del pa-
droDc si li'^c SI'ECTAVIT; Ira Ic cioque oostre, Ire ofTrooo qi;
Ucolarc, le due ultime e la prima ; doudr s-ur dio probibilmeDte ;
Tcssrra di AM.IIIAI //>; SII'.TI L(ticii) $(en H..IM VI .- OIIIOBH
daH'aDlifo iMscriltcrc nel vocabolo SF ) ECTA(VI)T. Lc Trsscre ml pr-i.
del padrooe SODO rarissime, e possianm andii- a^-iim^crc anlirhissin
questo luto dclla ooslra Trsscra od ;d primo, esseodosi rolto r,i|>|
gDolo, si e rolto anche un pezzcttino drl li.Mrllo c \i >w> r
cc di UD loro; ma DOD su quesli dm- lati, si bcne sugli allri due, era
il forellino, come e manifesto dalle tratee n<m del tulto scompars
la delta rotlura, le quali noo possono vedersi neH'inrisione.
Sul qic.rtn lalo, Unendo la Tessrra diritfa, n* -'ir . |.|.;. . agoolo
la parle snprricre, si M:.. > da sopra in slto, |i
simlMili; mi Cadiirrd. un Tridenle, U llelliun. Slampaodo il disr^ii
Una TSera, spie^:;ila nelle sue qnallri lace Mlilr >i
quelle, sulle qua!' i.de il li-nlii: . M i;< I dire du
214
ARCHKOLOQIA
vono dirsi -intcriorc e postcriore. La postura orizzonlale, per poterc le^ r
piii agevolmentc 1'epigrafe, non e propria delle Tosserc.
Si osscrvi attcnlamcntc die Ic cinque Tessere della noslra collezione
rapprescntano tre tip! diversi. La prima ha 1'epigrafe sn tre lati e sopra
il sccondo im fulmine, e segna solo 1'anno coi nomi dei Consoli, ina non
il giorno ed il mese. La terza rappresenta il lipo comunissirno : la mas-
siina parle delle Tessere porla 1'epigrafe disposta sui quatlro lati, a quel
mndo die si legge nella nostra, ed e notato il giorno, il mese e 1'anno.
La quarta e quinla e di un tipo rarissimo; il giorno il mese e 1'anno
non sono segna ti. Se la nota cronologica deve inlendersi, non rispctto
al tempo della consegna al Gladiatore, si bene rispelto al tempo in cui
SPECTAVIT, le due noslre Tesserc 1'una di Koma, 1'altra di Tarquiniii,
nello quali manca il giorno il mese e 1'anno, sono di necessita le piu an-
tidie nella serie di questa classe di monurnenti. Segue 1'altra di Meno-
pil(us), su cui solo e segnalo 1'anno, e fu Irovata in Terracina. In due
altre, la prima dell'a. 698, la seconda dell'a. "35, e solo segnato il mese
e 1'anno, ma 1'una e di Parma, 1'altra di Modena. L Calende e le Idi
sono di ordinario i giorni notati, rarissime le None; delle Calende solo
da Tullio sappiamo: Tu poles Kalendis speclare (sc. in urbe) gladiatoreg. l
Ma di questo particolare tosto lorneremo a dire. Le due ultimo Tessere
per le cose notate le reputiamo di lipo originale c primilivo; la prima di
tipo intermedio; la terza, quella di Stabilio, del tipo ultimo, che divenne
costante e comune.
11.
11 gladiatore delta Reziario.
Dichiarazione dei simboli rappresentati mile noslre Tessere.
II vantaggio migliore di queste Tessere proviene dalla nota dei Con
soli e del mese e del giorno, in guisa da potere supplire i fasti e de-
terminare la durata della carica consolare. Clemente Cardinal! aveva com-
poslo due Sillogi di questi monumenti; la terza e nel Corpus Inscr. Lot.,
vol. I, p. 195 sgg.; segue 1'altra del Rilsdil. 2 11 numero e cresciuto per
allre scoperte, e piu ancora perclie quuldie sbaglio gia notato fece repu-
tare false le Tessere genuine; nella nuova edizionc del primo volume del
i Faro. XVI, 20. Nel Corpus Inscr. Lot. I, p. 195, si legge: Kalendis,
idibusqne maxime hidon gladiatorios edilos esse nee tradirlit qiiiitquam.
* HAUG., Bitrsian, Inhresbencht, 1888, vol. 56, p. 103-107, non abhi.nno
avuto per le m;ini.
ARCHEOLOOIA
is si avra un.i mlle/ione pin rirra. ta pi li .|.,i.i rerla, 6
mi '!'> ..i(;i in questa Arclieologia, trovala .1 T.rr.dna,
I. '.i.'l dell'er l.i pin pvenle ' nelle in. mi del |ir'l. I
:u|i;ita nella nostra Ardieolnjji.i del iiiese <li i, i.-ll'.inoo
tile, puMilicata prima nel Hull. (.inn. <li llonu il.il pr>l. (i.ilti
tiene ;iH';inno 88. A ijin-sln ;mnn si arrest ano i immumcnli, i qtiali co-
nrindano mll;i noslra dcll'a. t'.l'il, u. c.: di ijiiostii, onin l ^ia alil.i.iiim d-
It- duo ulliiiic (jiii s(ani|ia(i> s.ino piu .mlii-lic, ma mm |Missi.nno di-lt-riui-
raiinn, ;i cui apjiarlcngono. II numcro dcllo TYssrn*, toncniln nrnfo
d.'lli' nuove scopcrtc di quello die hisognu toglierc dal nniiicr" ddlo
TessTr lalsc. di ottaolit iu rirca.
Indiiss.' .il.-iini Arclirulo^i .id csrludi'iv d.ill> gonuioe quelle
voce, SPECTAVIT, la TrsstTa ins. col consolalo di Tulliu < di Antonio,
nt'lla qnali- si It-ggc: SPECTA'IYM*;. Qiialrlic v-rsn di ()r.i/in, froquon-
tcincnto citato, anchc qui notcreino per mostraro rln- null prnva. fu
aumra r.iusa die 1'uso e la dcstinazionr di questa classe di nmnu nti
Don fosse stata intcsa.
Spectatum satis, el donalum iam rude, i/narri*
Maecenas, ilerum antiijuo me inrlitdere ludo '.
La frase, spectulum satis nell'arena, fu applicala all. Iftli-rc, SP SPE
SPECT, ed ill prelfsn SPECTAT del citato manoscritto, c lumm. dichia-
r.it.- MM ! Tcss.-ro nilla von-, SI'Ki'.TAVIT. ! qnali dcu-no r.-putarsi
dt-llt- pin anl ifhc. A questa guiw il valorc di questi inoniini-nti fa inleso
al rovescio del lorn vcn> sonsn c significato.
La rii'lis, datii al (lladiatc^re, lo lil.eniva dall.i pu-na : nu'nlnm ul pa-
trem scpelirct, se auclorni'it : snl die muneris producing, M/ titulo causaf,
rudeni, postulante populo, */// . Ouesla hacdietla era ilata al Ciliidi.Jore
dal Munrrnrhix. detto ; ( ne|ie Kdilor ludi. o dal l^anitta: ll^,-mil cum l.n-
nista el rudcm ei in nrrnn dedit 3 ; e talvolla dall' liii|n-ral.Ti-. rnme del
due r.ladiiitiiri. Pri-;c' Vero, dire Mar/iale: .!//.<// ulriyi*- index tt pahna*
Caesar ulrique *. E cio avveniva di ordinario per volonla e ii\.. r .- del po-
polo, poxttil'inte jn,jn,l>t. Se il C.ladiatore er.i servo, non un .\ti<-tr iiut. u.-i
liln-ro, mercede pactn cnnihichm. mm rii-evev.i per .piesln l.i lilwria. ma re-
slava neiraiitiM s-rvilu, c dal padrone della fainiglia gladialoria p
CSSere addetto i.iriinpie-n di Lanistii. detlo anclie liwtor limnum. ill Cud*,
di i/ tt, di /V/H/i/riM*. e cosi ad altri ufllrii, proprii a riascuoa b-
' Lib. I, ep. I i.
(JviMii i i\\ , Decl. .Wi.
CAI.I-II.N . l>fl. 50.
* De tpectaculi*. 29.
mi.ulia ili Gladiatnri. Ovidio disso lulu la rmlis: Tulmjue deposito poscilur
rmlin l . Ovc il (il;idi;itorc ricevesse e la n/V/x cil il pili-um era libero
ihilla pugna e conseguiva la liberta. Port-in Terlulliano 2 dislingue I'uno
doll'altro, diccndo: Et qui insigniori cuique homicidae leonem poscit, idem
gladiatori atroci petal rudem, el pileum praemittm conferut. Lit corona, la
piiluia, le somme di denaro 3 erano uo prcinio ben diverse dal pileum,
e questo, come e chiaro, era dei scrvi (iladiatori Ira luili i prcmii il piii
amljito. Ouanlo alia classc dei damnali ad Imlum ', diversi dai damnati ad
llmlhim :> , abbiamo un prezioso frammento di Ulpiano, in cui si legge, che
poteano coDseguire dopo un tricnnio la rudis, dopo un quinqucnnio il pi-
leum 6 . Gli Auctorati, i Rudiurii. i Liber tini, e qualunque persona libera,
cbe amasse combatlere neH'anlileatro, (brmano una categoria ben diversa.
Svotonio 7 parla dello spettacolo gladiatorio, dato da Tiberio in memoria
doll'avo suo, Druso, rudinrii* <iun(]iie qnilnixdmn revocntix utictorumento centum
mi] Hum, cioe colla mercede di cento mila sosterzii.
La Tessera indica solo 1'onore per la vittoria riportata, dato al servo
Gladiatore, di assislere tra le persone liberc agli spettacoli, SPECTAV1T.
A questo costume allude quanto di uno istrione dice Tullio: summo lu-
dorinn die anulo aureo in quatuordecim sessum deduxii 8 ; i servi non poteano
esscre spettalori, molto mono sedcre Ira i cavalieri. Queslo onore, con-
cesso al Gladiatore, e forsc notato nclla lapide sepolcrale seguenle, nella
quale e anche rappresenlato il gladiatore.
D M
ANICETO PROV . SP
AEL MARCION DO
CTOR ET PRIMVS B M
II Dott. Henzco lesse nel secondo verso, prov(ocator) sp(ectaius), meglio
sarebbe supporre SP prcnome di Elio Marcione, perche quel supplemento
non puo stare; di piii le lettere SP si leggono in un altro monumento
di (iladiatori, che tosto citeremo. Di Decimo Liberio, cavaliere romano, narra
Svctonio, donat usque quingentis sestertii* et anulo aureo sessum in quatuor-
decim e scena per orchestram transiit 9 . Quesli due fatti, I'uno narrato da
1 Amor. II, 9, 22.
8 De speclaculis, 2 i .
3 SVETON., in Citutditun, 21.
4 TERTULL., 1. c. 19.
5 TERTULL 1. c. 21.
' Vedi questo f rum men to nel p. MORGELLI de stilo, p. 417, Patavii, 1819.
: In Tibcritim, ~: Cf. in Julium, 26.
" Font. X, :J.
1 7/i Julium, cap. 39.
ARCHKOLO. 217
Tullin. I' ;illr , aso no-
null. i ni-nn gono l;isl;inli ;i din
duranle il gllMQO, il .p. 'Ho ili ditto il pop< I.. adunal. d.t \lt.re a
i! cr. i ins.. l.l.i lr;i i iioiti.ini. Allen. Icudo ;i| tosto, das.
: i die I'olioro U<>D provirne So|..menle dall'assNlere ;i;li -|-tlai-,|i Del
numero ilci o.ivalieri. I. a vm-o. MT.i.'l \MT, ildle nn>tr- less, r
iii un Ciladiatoro sor\o, nn puo a^e\oliiionlo intendorsi in allro sen-
.ju.indo qnaldio MM volla si le^o il nomo (li III) tlomo lil)0rri nun (
ilittiroll-i, jMTcli.- la Tcssora DOD ^ s<7no ili lilx-i-la i-nris.-nil.i. c
aii.-sta I'onore rioevuto JMT la vitturia li snl-rv nd niiiiH-r.. il.- r li
tattiri.
I'riina (ii arnl;tr- |.iu avanti sara benc iixvcrlirc ( IK- II'IMI-Q.I dislin-
inTf Ira i (ilailialori ilrllo cas' privatr c i (iladialnri ili-l lii'li^ jiiilil .
1 privati avt-ano i loro smi ilivisi in tlcruric : la ilmiria Yi-ilnnim. I.
curia Yillirnrtttn etc., la di-cnria llhulinlnrum, la ijnalr era ilcsl i
spcttacoli privati, nei fnnrrnli, dopo Ic ceno, Delle fcste ili fainij:li
Molto nroluhile a noi scinhra rhe q nolle Tosst-ro col prcooinr il.-l p.i.i:
iutlicano Gladialori di lami-lic private, DOD di una f..nii-!ia -ladi.iL.ria
sot to un padnmo. .NclTaDlica relazione d.^li &-nri j>i>niiirinni. il 1 i
braio 1707, e oolatu la scopt-rla di uo iotonaco del In lux qladiatonui,
allora roputato qnartiorc di soldali, o so|r.i osso tin pr<i r r raiiuna, ora p-
rito, oel quale si loggeva:
FAMILIA GLADIAT.ORIA POMPOXI I AVST1NI
e cosi in altri simili programmi, che a maoo a inano furono sroporti. hai
r.ladiaturi, appartenenli a qnosle Fnmillae, ben divcrso e il lil.nlia:
appartcDcnte ad un private.
I Gladiator!, ilivisi in faini^lif, .m>ann .li.-rsi noini e vcnoravano, &e-
condo le varie classi, diverse divinita : 11 llo/iario puun'i'xit AV/J/MHU. coino
dice Isidore, Eli/mol. XIX, .">!; il Secular, chc ooi crodiamo esscro inn
stossa cosa col Miirmilh, ora sotto la proleziooe di Vulcaoo, Ibid.
Vfr]uester era consorrato a Mario, /M. :>:!. c cosi di^li altri (iladi;-tori.
secondo la divorsila doi cnmhaltimonti, cho si facoano m-i puhblici -:
tacoli. II ludus gludiatorius di Pom|x-i ci dottr Brando coj.ii di arini, ap-
partouenti a diverse classi di (iladialori, nolle ijnali vodianio die rarnie
propria del llftim-in* ra il Triilonto, di mi die.- I .>!..: lltiutriv pu ; ii.
adi'erxus Murmillonem cnn'nlur: Non te petn, pixcfm peto. quid me futju
Galls?* uiiia nmrmillonimm <jrnns armalurae qnllirnin r*t. iji^ut .Mur mil-
tone* ante Galli nppellalidiilur, in ijminnn ///.< //../'. <y/i0<>* infral. fjnod
\. |'i in. uo, >(i;j/r<jruf;i reliquiae, p. 5.'i coll p. i>l ed !(
oapi 48'e 53.
218 ARCHEOLOGIA
'/<//* ]>iifi/rn' inslilulum a Pittaco. etc. II Retiarius solc.i ntmbaltore contra
il Murinilln, "Htandogli addosso l;i reto, e coltolo, lo feriva col Tridente,
che strinirova nella dcstra ; ma ove per avvcntura non fosse stato chiuso
nella rete, il Murmillo colla Cuspide combatteva conlro il Retiarius, .ir-
mato del Tridenle.
Nee galea faciem abscondit: movet ecce tridentem,
poxtquam vibrata pendentia retia dextra
nequicquam effudit, nudum ad spectacula vultum
erigit el tola fugit agnoscendus arena.
Nelle parole nudum ad spectacula vultum di Giovenale * riconosciamo
chc la galea del Retiarius era ornata di visiera 2 , e per evitare ogni in-
toppo nella fuga la toglieva o sollevava la visiera, ove fosse mobile, ed
era riconosciulo dagli spettatori, lota fugit agnoscendus arena. La visiera
era propria della galea dei combatteoti nei pubblici giuochi.
Nei graffiti dei Gladiatori di Pompei e sulle armi loro essendo rap-
presentato il Tridente, anna del Retiarius, le due ultimc Tessere, nelle
quali apparisce, appartengono ad un Retinrius, ed insieme sappiamo, che
come quesle due Tossere^ cosi anche le all re sono monumenti proprii dei
Gladiatori; ne vi ha piu luogo a dubbio, stanle che i nostri monumenti
sono genuini.
Sopra il Tridente si vede il Caduceo, attribute notissimo di Mercuric,
come il Tridente di Neltuno, dio tulelare del Retiarius. Per intendere que-
sti simboli bisogna osservare 1' opposto late della Tossera, sul quale e
rappresentala una corona lemmiscata ed una palma; Tuna e 1'altra era
cousegnata a I vincitore, come si vede in un graffito pompeiano 3 , nei quale
si legge:
MATVTINVS
yladiatore palma XXXI I corona
La corona c la palma si vcggono anche insieme unite in allri simili
numenti, e Tuna e 1'altra si dava dopo la viltoria ai vincitori ; il nu-
mero XXXII moslra quante ne avea guadagnate il Gladiatore, MATVTINVS,
nei giuochi pubblici. 11 Caduceo adunque suH'ultima faccia, corrispondente
alia secomla della corona e della palma, amendue facce lateral!, allude
alia morte dcll'avversario, e suppone la pugna sine missions, cioe sino alia
morte, proibita Ja Ottaviano *. Mercuric, nella nolissima pittura del ci-
1 Satir. VII, 203-206. Cf. SVETON. in Calig. 31.
9 Nelle Galeae dei Gladiatori, conservate nei museo nazionale di Napoli,
le visiere sono foraccbiate di buchi.
3 GARUUGCI, Graffiti, tav. XV, n. 3 cf. XI, il
4 SVETOMO, in Aug. cap. 45.
AK< ,IA 219
r ill I'r. (;' i|.>, m- ;M i dH'unli. < ,|| ^ui-slo .!! 1 rliil-
li.iii-i. rln-, priin.i ili -nid;irc i r.l.iili.itnri iimrli. !i icnnin;i. con
t" uri I. M| ri: Ritimti* ft mrrtili'ini liidi de diit Iti-
$um.... (fun Mm-wiiix in cnh-itio pennalnlut, in raduceo ignilulut, corpora
(gludialonim) e.rnnimntn iam mortfmve limulantid e cnultrio probal '. II
dentr < it i'..nlm-1'ii in uii.i Tessera <ii tin Ili-iutinx non potsooo ilio<
;illrn. die la sun villitri.i li inorh- drU^iwiTSiiriu.
\rllo snido votivo pompchmo, sospow aid una taMI.-i, 1 mlla scrilta
III T(mr/) SKCVNDI, si vc(li> r;i|)|irt'spotala nol mc/zn un;i corona c tioa
S|uJ.i -<rt;i 1. 1* si mli) <> ;it(acr.ito coo UD aDcllo ad uoa tavoletta, sull i
ijii.il.' (* ri|i-'tut.i l.i curooa c la pulina, c la t.i\n|fii,i pende du uoa ca-
t-nii//.i roo uo altro ancllo iiUVstrcini(:i, d.i potcrsi sospeodere. Sopra uo
allro scudo si vnlc ;mche un delfmo, un lridcn(<>, un'aocuM, un tin
IM| nn graorhio *, tn'- vi ha dubhio cho ancho quosto mooumento app.tr-
tenga ad un Rrtiariux. Ouaolo al gladius ootiamo chc anchp con questo il
nt'titiriim coniliatlova s , comiM-liiaramfintc si v'Jc nella tavola VII, on. .
7, 8, 10 del Hull. Arch. Xap. a. 1853, e oei Irofel dciranflteatro pom-
peiano nclla citala t.ivola rappn'sontati. Nt-llc nostre Tesscrc non appa-
riscc il ijlailin*, pi v n-h6 non era, come il Tridcnte, Tarma caratteristica
del Reliarius.
Per most rare con allro argomenlo quale sia il si^nificato del Caduceo
citiamo tin graffllo pompciono, stampando in caratlori ordinarii la parte
mcno guasla 4 .
DI/////////////0
M.//////NER.XX/////
V.
NOBIL10H III.. 11
T. M
M.
L. SEMPKONIVS / / / /
V.
PLATANVS. IV / / / /
T. M.
V.
PVGNAX. NKU. Ill
R? P?
MVRHANVS NEB. II 1
T
V.
CYCNVS IVL. VIII I
M.
ATTIC VS IVL. XIV
T M
> Ad Nationes lib. I, u. 10.
Vedi Museo Borbon. torn. IV, lav. XXIX, nn. 3 e 1.
VAI.KH. MAX. de Somn. VII, 8.
* Corpui Inter. Lai. IV, 8508, Cf. GAMUCO, Graffiti, p. 66. D monumenlo
e nel museo nazionale, ma molto guaslo; Zangemeiater non pun seguirai *nz
consultare il P. (larrm-d, il quale rca-iiir.* <\w*\\ nmnmiM-nti, ettttenti in rai-
gliore stato.
ARCHEOLCXil \
V. IIKU.MV IVI.. IV
M. 0. I'KTIM.IVS //////
ESS
M. p. OSTORIVS. LI
V. SCYLAX. IVL. XXVI
SODO qui segnate le coppie del comhattenti. A ciascuoa coppia SODO
senate le lettere M. V. e V. M, ovvero V. H? e V. P? le quali deter-
minano il viocilore ed il perditorc. II nome del primo comhattenle Delia
priina coppia non rabbiamo notato, perche veraincnlc non si puo leggere.
La Icltcra H, se tale e nel monumento, non sembra a noi che significhi
r(cquisitus), ma r(ecepit), e richiarna la frasc gladiatoria, recipe ferrum. Se
dove togliersi per un P, significa p(eriit). Nella prima coppia combattono
un Difmachaerus ?) ed un Ofplomachus ; nella seconda un T(hrex) ed un
M(urmillo); similmente nella tcrza; nella quarta un O(plomachus) ed uu
T(hrejc) ; nella quinla come nella seconda e terza ; nella sesla due
E^(edarii). Si notino anche le appeliazioni, ner(onianus) e iul(iunus), ed il
nuinero dcllc vittorie segnalo dopo il nome, la, dove non e perito.
Ouol cbe a noi importa in queslo luogo e 1'unionc sul monumento gla-
dialorio dellc lettere, M. V, e del Caducoo col Tridente sopra due delle
nostre Tessere, parlicolare di cui non da esempio alcuno il prof. Ritschl
iielle tre lavole stampate nel 1864. Da cio si ricava un nuovo argornento
cbc siiTatti simboli si banno da intendero, come le lettere del monumento
jM.mpeiano.
Sulla faccia latcrale sinistra della nostra quinta Tessera, si vede un
CaJuceo, un Tridente, un Delflno, consccrato a Nettuno, delphinos Nepluno
vovent l ; il culto di Nettuno era del Reziario. Sulla faccia laterale destra,
e rappresenlato un fulmine, un'ara accesa, una pal ma; il fulmine si vede
aneora ndla Tossera prima dell'anno 661 u. c., le arulae votive SODO
!h queatissitnc, anche nei monumenti gladiatorii, consecrate alia divinita
tutelare, a cui si rendevano grazic per la vitloria.
111.
A T o/a ad una lapide, appartenente ai Gladiatori Commodimn,
initiates del < Collegium Silvani.
II ch. G. Marini, Iscr. Albane, p. 12, nn. XI e XII, ha stampate due
grind! tavole, ornate di cornici e con lettere di maniera elegante *: noi
(li.uiiu qui la prima solamente, per aggiuogervi una ooterella.
1 TERTULL. de Speclaculis VIII.
2 Non diro nulla, dice 1'autore citato, di questi due verarnente prezioai
iiioiiiiinenti, conciossiache possa parere anche soverchio quello che ne hanno
to gli Abati Venuti, Vitale e Scotillo con tre loro dissertazioni. Si tro-
^ 1
I \\nr.i. H -COMMODO' M I'l .\\
i\m\i ES ">i LEG!- -II \ \M \\i;i i IVM
t . m . aiirflinx . ana . lif> . liilnrii*. ft . corlitt* . maynut . rryptarint
IIKC 1
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ItifiUHim.
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AMI-fliim.
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ir/i,ifJnii-ii.^ in HI: rrt
Sill-mum.
7rrt. tit-
'/.ii '
tKi.l.in
mil-, rft
i it'li mi.*.
l>i r. til-
I-'I'u-iun.
mttrttcut
n-'lii!'. ;/.(. ret
Kltuthet:
tli i: tit-
Flu i
*o*-tm
miif. rft
1'init'i.
IIIK't
hioil ,
,
\ll.i
i)i:c nil
Ayr Hi*, i
/UK! mint. tllf. */> '
^i;iino : Inn-nit mnr(mHlo) sp(tctttvil?) sp(ec*-
litior?) SimilincDto ;ill;i |u;irt;i /nsiinus //'<.) x/c /// '') speculator?)
II inoDiimcDlo appartione all';iuno 177, rultiin.i Tcsscr;) ' deH'iinou 88,
e DO! DOD peosiumo die possuno supplirsi iiltriincnti Ic leltere SF > della
nustra t'pigrafc; spieclalus) potrebbc dirsi di lutti. Aduoque, o
nn onore consoguito ovvero un ufficio, quulc e quello notissimo di
I<ilor. csorcil.ilo d;i due Gladiator! drll'imp. ('mnmoilo, Initinles del
Sullc Tcsscrc DOD e niai ootiita la classo a cui appartieoe il Gladiatore,
traooe oclle due ultiine qui stainpato, dovt> dal Trideote, DOD dall'epigrafe,
sappiamo die i due Gladiatori crano Hetinrii.
L'epigrafc qui slampata e riccliissiina di ooziooi, apparteoeuti .ille di-
rl.issi di jiladialori od al loro divcrsi oflirii, ciascuno proprii dclla
M a cui apparticoc. Nella ^cooda dccuria ootiamo, Demotthfnft ma-
1 hi*); porch6 reputiamo I'articolo a questa voce Del l.'-n,-,,,,, a . 1839,
doversi rorrejfjrcre. ID esso leggiamo:
MAMiiAlilYS, ii, in. gladiator, qui ct laqucarius et laqueator ert
appellatus, is oempe fuisse videtur, qui ni.miris s*-u laqueis
advorsariuui suum prehendon-t, divi-rsus tainoo a reliario. V.
I. \MVKATOIL her. up. Mirhi. \lb. p. 12. Dcraosthenei
maoiran ///.<) l-Vlicianiis rcl(wr//). F.]
vano alle stampe e/.iandio ndlo Novclli- di Fir.-fi/.c. t XVIII, |> *i<>.) nel
.ti due \|i t ., (p. \-\, n. 3; p. 236, n. 1 3) ed incisi in rame nel
IV di-lle Magnificenzi- di Roma del rav. Piraneci.
1 Sull.i I -t uliiina dectiria agu'e a dentra nello ttoMO ordim- l<-llj
preccdrtiti
222 ARCHEOLOGIA
Nun sembra a noi clio il .JA/rnVw///* si.i appcllazione di un;i rhssi- di Gla-
diatori, ma dcbba dirsi appellazione di uno ufficio, proprio di un (il i-li,i-
toro. 1 due argomenti qui notati DOD provano il valore d.iln a qn
voce. II primo, tolto dall'assimilazionc col Laqueator, di cui parla Isidore,
e falso; stante che Manicarius a manicis e detlo, c Ic Manicae hanno VM-
lore diverse, ne puo dirsi : qui manicis sen laqueis adversarium suum prehen-
deret. L'altro argomento, ricavato dall'epigrafe qui stampata, non prova,
perche dopo i nomi dei Gladiatori non solo e notata la classe a cui ap-
partengono, come mur(millo), ret(iarius), thr(ex) ed il resto, ma ancora
sono notati gli ufficii diversi dei Gladiatori. Nella seconda Dccuria si legge,
Pirata unct(or) e nella prima, Pardus prov(ocator) ; e forse anche potrebbe
dirsi la stessa cosa di Aprilis paegniar(ius) della quarta Decuria; impe-
rocche questa voce appartienc probabilmente al certamen ludicrum, prece-
dente il combattimento propriamente detto, praelusio. Svetonio dice di
Caligola, cap. 36, rabidis fern... gladiatores quoque paegniariot (pegmares,
Casaubon, non recte)... obiiciebat; dal testo si ricava che questi Gladia-
tori combattevano senza oflesa, come era proprio del ludicrum certamen.
Nolle statuette di bronzo di Gladiatori, delle quali la nostra privata
collezione possiede una dozzina, si veggono rappresentale le Manicae gla-
diatorie, le quali paravano i col pi deH'avversario piii efficacemente, che
il pallio, intorto circa brachium pallia composui ad praeliandum gradum, dice
Petronio. AHMstesso modo in due alt re statuette si osserva la pelle leo-
nina indossata a foggia di pallio: colle due zampe anteriori e legata al
collo, la pelle della testa leonina copre la testa e il collo del Gladiatore,
il resto le spalle, e 1'eslremita e avvolta all'antibraccio sinistro. Le Ma-
nicae gladiatorie erano di un pezzo di cuoio * largo e lungo, pendente giu
tra il polso e il gomito sinistro; di queste Manicae parla Giovenale, VI,
255. NelPassalto il Gladiatore girando avvolgeva le Manicae tutto attorno
all'antibraccio sinistro, e cosi manicato 1'opponeva come difesa, combattendo
colla destra contro 1'avversario, o contro una fiera ; questa, ove per av-
ventura addentasse le Manicae, era lerita dall;i destra armata. Una delle
citate statuette fa vedere il Gladiatore colla sinistra mano levata e le
Manicae scese sino al braccio, tra la spalla e il gomito sinistro: e nel-
Tatto di combattere con ambe le mani, ma le armi, clava o altro, sono
perile. Abbassando il braccio sinistro faceva scendere le Manicae sull'an-
tibraccio, e lestamente avvolgendole atlorno, combatteva. A questo modo
un Gladiatore pugnava or con una or con due armi. Tutte queste statuette
rappresenlano nudo il Gladiatore.
Piu probabile sembra a noi che il Manicarius sia il custode delle vesti
dei Gladiatori, (potrebbe anche dirsi del lavoratore, cioe deU'artefice,) cosi
detto da una delle armadure propria della classe, a cui appartencva.
1 Che fossero di cwoto lo ricaviamo dal modo di rappresentarle sopra una-
delle citate statuette.
LETTKK A hi- I, > A XTO PA DIM-
LEONE xrii
AL VESCOVO DI GRENOBLE
LfcON XIII, PAPE.
A Notre venerable frere .1 /;<</, eirV/itt- (fe Grenoble.
Nous nc voulons pas larder a vous exprimer, Ve'ne'rable Frere, combien
Nous a etc agrablc hi Icltrc par laquelle vous Nous rendiez compte du
congres ciilholiquc de la Jcunesse francaise, tenu a Grenoble, sous votrc
presidence, avec le concours d'bommes recommandables par leur ptetl,
lour science et leur parfaite soumission aux actcs du Saint-Siege, dans
lesquels Nous avons tout recemmcnt Ir.icr aux catholiques la ligne de
conduite a suivre pour la defense efficace des droils suprdmes de 1'figlise.
Ces nouvelles ont tpmj^re les graves < amertumes 9 que Nous ret-
so n tons en voyant coinbattre de tant de manieres cette religion ohretienne
LEX)NE PP. XIII
Al Venerakile Fralello Amando, Vetcovo di Gienoblf.
Non vn-liarnn t;jnl;in> ail espriiiH-rti, Vcnorabile Kratdli), quaoto Ci
flia stata gradita la lettora. colla quale ('i n-nd^vi ronto dd (jm-reMD
ilirn dclla giovcntii francos^, tnuto a finnnbli>, sotto la tua pre-
siih'Dza, col concorso d' uomini roiniiirii'lovoli \wr la loro pirti, ilnttrina
e perfetla sommissiono agli alii della Santa Seilf, n<>i quali abbiamo tcrte
trarrialu ;ii ratloliri l:i rnndntta la srj.'iiin |><T la difCM effiCM* d*5 SU-
premi diritti drlla (Iliiesa.
Codeste comunicazioni banno toinpcratn le gravl amarezre che pro-
M rn-1 \.-.lcr (ninlialt.To in tante guise quella religion* crirtiana, da
224 LETTERA I>KL SANTO PADRE LEONE XIII
de laquelU- drprnd lr salut dcs ;1mes, ct p;ir rnnsnjuent It- hicn-(Hr
rhumanite", le progres re"el de la civilisation.
Elles Nous sont une prcuvc que Notre parole trouve aujourd'lmi indme,
comme elle trouvcra totijours, des esprils empresses a 1'ecouter docilemcnt
et a la prendre pour regie de leur vie. Ces homines ont donne en ru
temps par 15 un public et salutaire excmple qui venait a son hcure.
II en est d'autres, en eflet, Nous regrcttons de le constater, qui, tout
en protestant de leur catholicisme, se croient en droit de se monlrer
reTractaires a la direction imprimee par le Chef de 1 Eglise, sous pretexte
qu'il s'agit d'une direction politique; eh hien, devant ces pretentious
erronees, Nous maintenons dans toute leur integrite chacun des actes
pr^cedemment emanes de Nous, et Nous disons encore: Non, sans doulc,
Nous ne cherchons pus a fa ire de la politique; mais quaud la politique
se trouve etroitemcnt lice aux intents rcligicux comme il arrive actud-
lement en France, si quelqu'un a mission pour determiner la conduits
qui pent efficacement sauvegarder les intents religion x dans lesqucls
consiste la fin supreme des chosos, c'est le Pontife remain .
A ce principe tutelaire du bien des ames se rattachent tons les cn-
seignemenls que Nous avons cru devoir donner reccmment, a plusicurs
eui dipende la salute dclle animc, e quindi il bene del genera umano ed
il progresso vero dell' incivilimento.
Esse Ci somminislrano una prova che la Nostra parola incontra oggi
pure, come incontrera sempre, anitni solleciti di ascoltarla docilmente e
di prenderla per norma delta loro vita. Cosi faccndo, questi uomini hanno
in pari tempo dato un pubblico e salutare esempio nel momcnto op-
portune.
Altri ve n' ha, infalti, che, mentre fanno professione di cattolicismo,
credonsi in diritto di mostrarsi ricalcitranti all' indirizzo dato dal Capo
della Chiesa, sotto pretesto che trattisi di un indirizzo politico. Ebbene,
di fronte a tale erronea pretensione, Noi manteniamo in tutta 1' integrila
ciascuno degli atti precedentementc emanati da Noi, e diciamo ancora :
No, certarnenle, Noi non ccrchiamo di cntrare nella politica ; ma,
quando la politica si trova streltamcnte vincolata a^li inlcressi religiosi,
come accade presentemente in Francia, se taluno ha missione di detcr-
minare la condotta che pud efficacemente tutelare gli interessi religiosi,
nei quali consiste il supremo fine delle cose, quosti e il Pont-
Romano. >
A tale principio tutelare del bene delle anime si connettono tutli gli
insegnamenti che abbiamo creduto dover dare teste, a piii riprese, in virtu
r<> apostol ntrodiiire
mi prin. ![. t' Ms n'ont
>s prdde-
cesseurs rjui. .1 ili\<Tst's rpoqurs rriliijues, < ni (nut i.,it. .l.ins leur de-
TiMiemenl .iu\ ames, pour . .-\es mi preserver d'une
,tion fun. '<lc reux (|ii>> leur /.'-I.- meme expnsait .'i faire fausse r
k se consumer n vaios efforts, rl a devenir une enlravt' an l>:
nr en r.'\.-nir aux bons et rnura^eiix exemples donnes par le
congres de (Jrenolile, .N MI- constatons a^r l.i s.ilisi.irtiun l.i plus vivo
(jiulli- pint iiii|>nrl.uilt' y a prise la jciioessc calhnliquc, a\cc
d'lmmmfs reuurquablei [>ar Icur rxpi'-rii-n
hi. 'ii U'liir-i ((rt.iini'iiii-iit l.s >{}.. ri~ ,), eM jcuucs gcos, D<>n
inlrlli^i-uts qiif (icvniies, qui ont pris [xiur uniqiu' mot d'or.lrc la COD-
servalion dc la foi clirclii-nne.
II fut UQ temps oil TOriont chretien dmianilait a 1'OccideDt le r
de ses armes pour nu'ttrc uou di-'ii.- aux iuvasinos devastatrices dcs in-
lideles, ! persoDDe n'i-nore avec qucl heruisme la Franco pril part b ee
mouvement. Autres sont les temps, autres Ics m,ai\ a nnijuror. II o'est
plus question pour les calhnliques franriiis d<: n-fuuler au loin le torrent
del Noslro ministcro apostolico; e, lunyi dull' inlroilurre un nuovo prin-
cipio, essi non hanno formato die una contintiazioDe, applir.it;i .die
genti con^iutitnre, dei tradi/.innali ins^namcntj di tutti i Nostri pr
ccssori, i quali, in diverse epoehe critiche, hanno falto tutto, nella
sollecit inline per le anime, affine di rischiarare le menli perplesse. o di
preservare d.i un tra\iamenlo funesto colnro. die p t -r lo stesso lorn
era no esposti a sb.i-liarc strada, a coosumarsi in vani sforzi c a divcnirc
un ostacolo ;il lienc.
M . per rilornare ai liuoni e con^iosi osompii dati d.d r.on-resso di
Grenoble, rileviamo colla piii ^randn soddisfazione quale im|M'rt;inle parU
vi al.liia presa l.i gioventu caUolica, coo 1'assisten/a d'uomini nul<
per la loro esperienza.
Din liennlira c-rlo -li sforzi di codesli ^iovani, non menu intel!
die genera), i quali liauno preso per uni-a divis.i la MOMffViOM dell.i
fede cristiana.
Vi fu un tempo in cui 1'Orienle cristiano ilmii.iniiva aU'Oaridente il
soccorso delle sue armi, per mettere un arpine alle invasion! devast.r
i iuledrli, e nessuno i-nora ruu quanlo rmisinn l.i Krau. ia al.l.ia \
part.- all* open. Altri souo i tempi, altri i mail da s.
tr.it ta piii pel ratt.ili.-i francesi di rei ''''iJ 1 ' WeIi.
M ed art resrrre la fedc Delia stCSSa lOTO p:itru, m
B*ri* XV, rol. Ill, fate. 1010. 9 '"** **"'
LETTERA DHL SANTO I'AimK LKONK XIII
dos infid/'lrs. 11 s'agit dc saiiv^gardcr ct do devoloppor la foi dans lour
propro pat rio, mcnar.ee de se voir totalemcnl derhristianisee. Us DC pcu-
vent lutter ;ivec des armcs mate'rielles semblables ;'i colics des crois6s;
mais ils ont la liberle, oi ils ont le devoir de recourir aux armos spiri-
tuelles. Telles furent les annes manie'es avcc I ant de vigueur dans la
verite", avcc tant d'eclat dans 1'dloquencp, par les apologistes, contro Irs
erreurs et les calomnies des pai'ens d'abord, centre le rationalisme des
sophislcs cnsuite ; telles furent encore les armes employees par les mar-
tyrs, alors que, dans leur courage lie'ro'ique, ils alliaient si etroitement
1'amour de Dieu avec 1'amor veritable de la patrie, oil ils se laissaient
tuer plutdt que de trahir 1'un ou 1'autre de ces deux amours; telles
furent a tout age les armes des vrais fideles, re"solus a tirer les conclu-
sions des principes de leur foi par la pratique sincere et complete des
devoirs du chretien.
Evidemment, le genie des apologistes ne peut e"tre la part de tous.
Tous ne sont pas appeles de Dieu a pousser la vertu jusq'a I'h^roisme;
mais il n'est pas un seul chr<Hien qui puisse meconnaitre que c'est pour
lui un devoir proportionne aux forces communes de conformer ses actes
a sa foi, et de se rcndre par la un digne instrument de la misericorde
divine dans la guerison des esprits aveugles par 1'ignorance ou les passions.
Ces dispositions ont e"te precisement celles du congres catbolique de
di vcdersi totalmente scristianizzata. Se non possono lottare con armi ma-
teriali, simili a quelle dei Crociali, hanno pero la liberla, e sono in do-
vcre di ricorrere alle armi spiritual} . Tali furono le armi brandite, con
tanto vigore di verita, con tanto splendore di eloquenza, dagli apologist],
dapprima contro gli errori e le calunnie dei pagani, e poscia contro il
razionalismo dei sofisti. Tali furono altresi le armi adoperate dai martin,
quando nell'eroico loro animo univano tanto strettamente 1'amore di Dio
e 1'amore vero della patria, sul cui suolo si lasciavano uccidere anziche
tradire 1'uno o 1'altro di quei due afletti. Tali furono in ogni tempo le
armi dei veri fedeli, risoluti a trarre le conseguenze dai principii della
loro fede, colla pratica sincera e compita dei doveri del cristiano.
Evidentemente il genio degli apologisti non puo toccare in sorte a tutti.
Non tulti sono chiamati da Dio ad esercitare la virtu flno all'eroismo;
ma non v'ha cristiano clie possa negare essere per lui un dovere, propor-
zionato alle comuni forze, quello di uniformare i suoi atti alia sua fede
e di rendersi cosi degno strumento della misericordia divina nella guari-
gione delle anime, acciecate dall'ignoranza o dalle passioni.
Queste appunto sono state le disposizioni del Congresso cattolico di
s ijiii I
ils tr<>ii\ rd |.niir ;ilM,ulir .nix ii: reao-
1 ul ions.
.nblees se multiplier; puks. |., I'm,
partouf sur son sol des associations diretientirs .mimees dc sentiments
id. utilities! A re |>rix, on pent es|K-rer qu.- !' sprit rlnvii.-u se main'
dra vivant, laboricux, communicatif; et il pnrter.i la Imiii.-re d,- l.i fui
an fund de toutes les dines qui Pont perdue on qui ne 1'oot plus qm-
varill.mte et incrte.
Parloul et toujours Ignorance fut la grande ennemie de I'tglise de
Jesus-Christ; elle Test encore aujourd'luii, en France, oil Ton ignore
tot Clement, ou Ton ne connait pas sous leur vrai jour les sublimes in\-
sleres de la religion chretienne, ni les liienfaits incomparable* prodiguea
a riimn.iiiile par le Hedempteur du monde, ni le role salutaire dc rrtle
societe divine qui s'appclle I' Kj;lis', maitrcsse infaillihle de v.-ritt-. s;.n.-li-
liratrire des aines, et par eonsetjuent source premiere de perfection pour
ridividus comme pour les pcuples. Celte ignorance, exploilee par la
calomnie, cnvahit les masses populaires qui tomhent dans le sommeil de
TindifTerence et laissent le champ libre a tous ces ennemis de 1'Kglise
acharnes pour la bannir de la moindre participation a la vie sori.de de
Grenoble, come pure dcgli analoghi Congress! chc lo hanno preceduto e
seguito; e percio tutli sono giunti concord! alle slesse sante risoluzioni.
Possano simili riunioni molliplicarsi ; possa la Krancia veder gcrmo-
gliare da ogni parte nel suo suolo associazioni cristianc, animate da i<lcn-
tiri sentiment!. A questo patto pu6 sperarsi che lo spirito rristi.ino si
mantenga vivo, laborioso, comunicativo, e porti la luce della fede in fondo
a tutte le anime clie Thanno perduta, o non la serbano pin che \.n-il-
laute ed incrte.
Dappertulto c sempre, Tignoranza fu la grande nemica della Chiesa
di Ticsu Cristo; e lo 6 oggi ancora in Francia, ove s'ignorano lotalmente,
o non si conoscono nella pure/za della loro luce, i sublimi mister! della
religione cristiana, ne i benefizii impareggiabili prodigal! all'uman genere
dal lie. lent ore del mondo, ne la missione salutare di quella divina So-
I, die chiamasi la Chiesa, maestra infallibile di verita, santificatrice
delle anime, e quindi prima fonte di perfezione per gli individui come
pei popoli. SifTatta ignoranza, sfruttala dalla calunnia, invade le mane po-
polari, le quali cadono nel sonno dell' indiflerenza, e lasciano libero il
campo a tutti i nemici della Chiesa, inferocili ncirimpresa di sbandirla
da ogni partecipazione alia vita sociale dell'uman genere. NOD dlterso era
228 LETTERA DEL SANTO PADRE LEONE XIII
rhmnanih'. I.c puiranisme n'avait pas d'aulros prore.les cnvers les pre-
miers Chretiens; hmireiisernont que cetix-ci, loin de se ih-inoraliscr, n'en
travaillerent que plus energiquement a rcpandre autour d'eux les bien-
I'aits de la veritd chretienne. On sait quels furent les fruits de leur con-
liance.
Unc importanle observation tcrmincra ce que nous voulions dire : il
cst vrai que le progres dc la vie religieuse dans les peuples cst une oeuvre
^minemment sociale, vu 1'elroite connexion entre les verites qui sont
Tame de la vie religieuse et celles qui regissent la vie civile; il restilte
de la une regie pratique, qu'il ne faut pas pcrdre de vue et qui donne
aux catholiques une largeur d'esprit toute caracteristique. Nous voulons
dire que, tout en se tenant ferine dans 1'affirmation des dogmes et pur
dc tout compromis avec 1'erreur, il est de la prudence chretienne de ne
p,!s rcponssor, disons mieux, de savoir se concilier dans la poursuite du
bieo, soit individuel, soil suftout social, le concours de tous les hommes
honneles.
La grande majorite des Francais est catholique, mais, parmi ceux-la
MH'MU'.S qui n'diit pas ce bonheur, beaucoup conservent malgre tout un
food de bon sens, une certaine rectitude que Ton peut appeler le senti-
ment d'une ame naturellement chrelienne; or, ce sentiment eleve leur
donne, avec 1'attrait du bien, 1'aptitude a le realiser, et plus d'une fois
il procedere del paganesimo verso i primi crisliani; ma questi fortunata-
mente, lungi dal disanimarsi, si adoperarono con maggior vigore a spar-
gere intorno a se i benefizii della verita cristiana. Si sa bene quali fu-
rono i frutti della loro fiducia.
Una importante osservazione tenninera cid che volevarao dire: vcro
csscndo che il progresso della vita religiosa nei popoli e opera eminente-
monte sociale, atteso 1' intimo nesso fra le verita che sono 1'anima della
vita religiosa e quelle che reggono la vita civile, ne risulta una regola
pralica da non meUer>; in dimenticanza, che da ai cattolici una larghczza
di spirilo alMto caratteristica. Vogliam dire che, pur mantenemlosi fermi
nell' affcrmazione dei dommi e puri d'ogni transazione coll'errore, e pru-
dcnza cristiana non respingere, o, per dir meglio, sapersi conciliare nolla
ricorca del bene, sia individuale, sia principalmente sociale, il concorso
di tutti gli onesti.
La grande maggioranza dei Frances! e cattolica. M,i pure, tra quelli
che non hanno tal sorte, ve n' ha molti che scrbano al postutto un fondo
di Imon senso, una certa rettitudine, che puo chiamarsi il sentimento di
un' anima naturalmente cristiana. Ora, un simile elcvato sentiment" <l;'i
loro, insieme alia propensione al bene, 1'attitudine a compierlo, e piii di
AL VESCOVO DI
ours P'M i ir sort de preparation
lifli'-iu N US pM
LIDS No6 derniers acles d-- d'-mander a ces hon
nr triini|.!i.T de la porsrriilion secUiirc, desormau denusquee
l sans frein, qui a conjure la mine n li-irns.- et morale de la France.
MM. in. I tons, sYl.'v.iii! aii-drssus drs parlis, C :it d.ins ce boi
!i-s honneles gens, avec leur sens jusle i lour cocur droll,
ro\ants avec les ressourccs de leur loi, l.-s luiiiiiin-s il'^xpdrieoce ?ec
leur s.i.i-sso, Ics jcuncs gens avec leur esprit d' initiative, lea fa millet de
limite c.milition aver loirs -i>iiiT<>si(is ! leurs saints excinples; alora, la
people linir.i par comprcndru d ijiii-1 rule sont ses vr.iis amis et tur
<|n.'lles bases durables doit rcposcr le bonheur dont il a soif; alora, il
s'eltranlern vers le hi.-n. I i!<s .|ii'il m.-ttn dans la balance des chose*
sn volonte puissanlr, on verr.i la suciete (Mnsformec teoir a honneur de
'iDcliner d' lle-iiu-iiie dcv;mt Dieu, pour contribuer 5 un si beau et ri
palriotiqiie rt'sultat.
\niis vene/. de Nous donner une nuinelle pr-iivc <i- re zele dans le-
congres que vous avez presiile a lirenolih:. Aussi esperons-Nous que let
lutions qui onl etc prises scront mi ses en pratique avec discerne-
una volta sifTatte inliine disjwsizioni, tale },'eneroso concorso servono loro
di proparazionc a ricdrn'scrre e prolessare la veritii cristiaua. Ouiodi non
;d)l)i;iiiio trascurato, nci Noslri ultiiui alii, di dtmiaii'lare .1 t.ili uumini,
la loro coopera/iiuie. per Irionfare della persem/ium- si-tt.iri;i, oramai
sui;iscli.T,il.i e sen/.a I'reno, die ba giunlo l.i M\in;i rdi^'iosa e morale
dell.i Francia.
Ijiiamln liilli, innal/anilosi al di sopra dei parlili. t'.iriinno nillimare
U> inlenlo i loro sforxi, ^li om-sli c..| loro sentiim-iilo giuslo e <
retto, i cn-denti coi sosle^ni della loro lede, \\ umnini di spericnia col
loro senno, i giovani collo slancio della lorn ini/iali\a, le fami^'lie di
el.-\;ita condizione colla loro generositi e n>i Ion :npii. allora il
poj.olo cnmprendiTa (irialinmte da qnal lain siano i siioi veri amici o su
quali basi durevoli debln jiojjj.'ian- la felicit.i, r.nd' .' asselato; allora si
ira spinto verso il li-ue, e d.d pnnlo in cui esso fart pesarf nelb
bilanria ddle cose la polenle sua vnlonla. \.-dra^ '.i trasformaU
rsi ad onorc d' incliinarsi spoiilanea d' innan/i .1 lii, p< i r contribuire
a si iM'llo c palrioltico risullalo.
Tu Ci bai il.ilo una nunva prova di simile /elo nel Congresso che W
presiedulo a Grenoble. Speriamo quindi cbe Ic risolu/ioni presevi stranDa
230 LETTERA DEL S. P. LEONE XIII AL VESCOVO DI GRENOBLE
inent ct perseverance et qu'elles se pprfn-lirmiioront parlour application
m6me.
C'est dans cette confiance que Nous vous donnons, de grand cocur,
ainsi qu'a tous les membres du congres, et tout splcialemenl a 1'elite
de la jeunesse francaisc qui s'y est rendue, Notre benediction aposto-
lique.
Dunne a Rome, le 22 juin de I'annec 1892, de Notre pontifical la
quinzieme.
LEON XIII, PARE.
messe in pratica con discernimento e perseveranza, e che si perfezione-
ranno colla stcssa loro applicazione.
In tale fiducia, Noi diamo di gran cuore a te, a tulli i membri del
Congresso, ed in niodo tutto speciale al fiore della gioventu francese m
raccolto, la Nostra Apostolica Benedizione.
Dato a Roma, il 22 giugno dell'anno 1892, decimoquinto del Nostro
Pontificato f .
LEONE PP. XIII.
1 Questa traduzione Italians della lettera pontificia fu pubblicata dalla
Voce della Verita (5 luglio 1892).
GRONAGA CONTEMPORANEA
Rnma, 16-30 giugno 1892.
I.
COSE ROMANE
\. l.f elrziimi amniinistrative di Roma il 19 giugno sfavorevoli ai cattolici.
1. Cause e intenzioni antipapali. 3. Una lezione d f un pmtrntante
inglese ai lihi-rali italiani. i. II Card. Rampolla al Conle De Man.
5. La gioventu romana alia torn ha di S. Luigi. 6. AH'Ospizio de' cie-
chi nellf T.-rme Diocleziane. 7. Mostra di arredi -;i<-ri prewo le Adora-
trici di via Nomentana. 8. Digputa solenne !<H TVologia dogmatica in
S. Ignazin. 9. La festa di S Pietro e la medaglia oommemorativa del
XV anno del pontificate di Leon> XlII. 10. Morte del Card. Theodoli.
11. La Voce delln Verith in trihunale. IS. Mortc .!.! Duca D. Sci-
pione Salviati. - 13. Pir un ostensorio d'oro al S. Padre.
1. II 10 giugno, giorno di domen'ca, vi furono ; Hoina lo elezioni
Hiiiininislnlivc pel Consi^lio comunalc in (l.-nnpidn^lio. Di H uiiln e 200
elcttori insrritti non si prftsentarono allc urn<> fleltorali rlu> 14 inila e
200. T. ml. i r st.it.i l.i fiaccona universale, sia per n. itnr.il.- iodolenza, sia
per la niuua aliiludinc all'oscrcizio di qucsta efflincr.i suvranila die si 6
valuta conccdere al popolo! Posto perd chc pvr fan- il heoe bisogaa prcn-
il inoDiln rum'.'-, c Don come vorrcnuno nni die fosse, racteiuJOM
dall.i |i.irli- ill-' liiiniii DOD r punto lodcvolo; n'- lodcvolc ' il non adope-
i|;i clii il ilovrebbe in istimolarc i restii c ucgligenli; poich^ dni piii
o mi-no voli ill-' ..itloliri dipcndc 1'avcre a consi^lii'ri uomini ispirati a
sentimonti rristi.mi o no. Due crano le parti opposte chc si contendevano
r.ilii iii-l I'.iinsiglio: quelli deUTntone Romnna, o cattalici, ed i libfrali.
In iin.i ili-lli' lisle liVnli-srlii' spircava il n-tnn- il-I -i.i .Minis! ro di Si
Frann'-ro Crispi, notissimo per i suoi senliin.-nii ;uu-rsi al Papato. DI
questo nomo, srrif -Iti-ri cuhilali. lurooo coj)erti lutti gli angoli
232 CRONACA
dellc vie, di qnesto nome fu inghirlandato altorno attorno 1'nln-lisco di-
nanzi a Montccitorio. E, tra por quest o nome e le for/.e di mi dispone
il Govcrno, tra per la fiacchezza de* cattolici, e tra per altrc cause, IVIc-
zione riusci favorevole a' liberali. Di 17 c.indidati al Consiglio cmmr
riuscirono 14 liberali e Ire soli cattolici che sono il I)i Carpcirna, lo sml-
tore Aureli e il Serlupi; mentre di 4 candidati al Consiglio provincials,
le urnc diedero due cattolici, il Fuccinelli e il Tolli.
2. Una dolle cause, come abbiam detto, dcll'csito della votazion.
19 giugno a Roma, I'u il nome del Crispi, il che vuol dire un riacrudi-
mento d'odio contro la Roma slorica e il Papa. La narra/ione dc' fatti
manifestcra da se ogni cosa. Un giornale massonico, la Trilmna, dopo
avere, in qualche giorno precedente all'elezionc, fatto 1'elogio deH'antirri-
slianesimo del Crispi, come di colui che caccio il Duca Torlonia por aver
fatto un osscquio al Papa, di colui che pcrmise il monumonto a Bruno,
che ordino la scuola lai< i a in orientc, che indemanio i beni dolle Confra-
ternite, soggiuogeva essere lui stato scmpre gagliardemente sulla brec-
cia contro le prctese del Papalo politico e contro ogni manifestazione rli--
ricale fcallolica) nella vita civile (massonica) del noslro paese. Pochi nomi
dunque scmbrano piu adatti del suo per una baltaglia come quella che
si combatte a Roma. > E nel n. del 19 ripcteva: fi dunque una bat-
taglia per il decoro e la rispettabilita del nome italiano, per la ilalianita
intangibile di Roma, che deve essere superiore ancho aH'ombra d'una in-
sintiazione parlii;iana, quella che si va a combattere domani. A dir vero,
se 1' italianilh di Roma e lanta quanta quella della lingua dclla Trilnina,
e cosa ben mcschina.
Ecco dunque il significato e la causa parziale dell' insediamento del
Crispi in Campidoglio e dell'esito a noi sfavorevole nelle elezioni : signi-
ficato e causa che si manifestarono in modo piii eloquente nolla dimo-
strazione piazzaiuola fatta la sera stessa per Roma e sotto il palazzo del
Crispi. La Yoce della Yerila narra cosi, nel n. del 21 corrente, la gazzarra
patriottica. Appena si conobbero i risultali della votazionc, verso le di
era, dal Comitato elettorale libcrale Esquilino, in via Farini, parti Torga-
nizzata dimostrazione con bandiera e concerto; traversal) do via Nazionalc,
giunse sul Corso, prorompendo in grida di Viva I Italia! Viva Roma intan-
gibile ! Viva Giordano Bruno! Viva la stampa liberate! Abbasso il prete ! Ab-
basso Carpintlo! Abbasso il fiaschettaro di Horgo! 11 gruppo dei diinostranti r
ingrossando per via, ando in via Gregoriana dall'on. Crispi, che ricevette
una commissione, meulre il concerto suonava 1'inno di Mameli; quimli,
rimandati i dimostranli in piazza Mignanelli, 15 arringo dalla fencstra, as-
gicurandoli che continued in Campidoglio ad agire pel bene di Roma,
ome lo ha fatlo da deputato e da ministro (!!!). Uopo gli applausi al-
1'on. Crispi, i dimostranti passando sotlo il palazzo di Propaganda fischia-
CONTKMPORANBA. 233
iii p.ilriotlidi.-
passarc av.mli ;ii ^irn;ili. /'o/o/o Itwnnno, Metuggero. I Triliuna,
i nuovn Inrn.iii in |.i.i//.i (Jdonua, <i ><- r 'uito dalla
;.i riiiii-i iii (ijrilialdi, diimiriidosi run |,- s<ilih> r rid.i di viva e di ab-
basso!! 1 ^iornali il /'///.//.; < il . . nm nlur.uioue du piaua
il.ru i.ir divcrlirc il fi-in lili.T.dcsru iiiftlrudo in ridimlo con Ggu-
rin.- 1 1 irivio l'au;,'usta P.TM.IU del Papa; < din- di- l"u l.ilta una legfe,
d-tta |NT isdu-rno dt-llc -ii;ir<'titi-<>, a difcnderc il (!apn dt-ll.i (lliicsa da-
{,!' insulli |M)jxd;iri !
I.. i nut.i ;iinrn;i |>(>ru sull.i s;ilit;i d.-l l.rispi :il (!iiiii|ii.ln r 'lio ^ tUU
l.j.i d.il liiiiitn. il quulc nrl n del -J-J li.i l.id.i (|ucst.i |in-.lica ,n Hbe-
r.ili. l.i ijiialc in sootcoza diccva: llid-ih 1 , miiici, rhc I ,n ccttazionc
drl lirisj.i i: n dcvc amliiri' |iii in la d.'l iloviTi- ; at <',;uii|i.l'i.'lio si, p*T
far ilis|M-tln .il Vatic, in<>, .ili.i ismtulta no. Kcco le sue |.inli*: < La
IK- per rui i vari }, r rnppi lilx-rali accctlarono nclla lisla comiine il
ili-ir ouorcvolc C.rispi, si rifcriscfi al sijinilirato di antii-lerica-
ciic' -.'cneralmente si attribuisce alia pcrsoualila di lui ; ncssuno,
sai\n p'.rhi suoi aiiiinir.it nri, li.i peasalo di elcvare il scnso di qucsta
olf/ione a [till alli^ re^ioni polilii-hc, e di jiindic.irlo nu prnnuni-iaint-Dlo
di llmiia p.-r il ritorno dcirfX-diUatoro a capu <!<! -oviTno -l.-l pn-so. Si
incslata lu srclla di lui per il l'oosi},'!io couuinale di Homa, col sen-
titu liiso-nn iii most rare soinpre al Valiram* flu- ncssuna Iransazione 4
dalla imstra pupulazione ammessa col papatu, c die noo si vimlc piii la
influenza drrir.dc nell'ajnmioislnzioae della cilta >. l,Vw/<i Cultolica di
Torino pero, molto a proposito, ricordava la fuvola d-l ccr\ < dd ca-
valln, il ijuale imploro Taiulo deU'uoino per vendioarsi dd < vrvo. M.I Puo-
iin>, uua volta inlbrcali };li ardoni, non vollf pin ilisocndcre, < ilravallo capi
trojipo tardi la pmpria Ix'stialita. Infatti lo stesso Crispi l'l.' p Taf6 cosi a
I'.iliTiuo dopo la sua nomina : < La vnta/innc di dmurnira i> il trionfo
<ld priiu-ipio iia/imialc contro le iin-nc d-l Valii-aim. l< sun li'to die il
niiu Doino idiliia potulo serviru ad aU'iTiuarlo +. Fu assorito audit' cle
lioma < la pranilc cilta, la rapilal d' Italia risposc col voto del 19
in modo do^no di Id. Di qual HOIII.I si parli qui i M i!.- d.-durlo dalle
Mn-ie ni Romani, die s' udimn frainiuisl- .die allre di Abbasso il
:{. II ia Miiiislr.. Crispi lia in qucsto mese avulo uoa Imona leziont
dall' In-hillcrra. L'Ouervalore H. V ha opp..rliiiiaiu-ni' pnst . sotlo gtt
i .It-' lihi-rali ilaliani nel n del !'. corront.v II Cri^i, rnur e noto,
in un arlin.ln pul.hliratn ndla AI-M- tttr'uw di L.mdni av.-\a accumulate
iiiipiulfiitissiinc n,. .1 assurdita sul d.miiuio tiMiip>r.d.- <l-l Papa
in ri '.dl.i d.d Si P . I. ill} ri-uardo al dominio UM-
no. Orecco che n.-l medcsiino Perlodico, nel nuraero di queato
234 CRONACA
il Sig. Lilly risponde per Ic rime ;ii liberal! italiani. L'aulorcvolc scrit-
tore inglese, osserva Peflemeride romana, gelta una luce ben sinistra su
questo alto penaaaggld doll' Italia massonica, nel tempo stesso chc ha
cura di porrc in chiaro come i diritti della Chiesa siano sacri cd inviu-
laliili, ne possano certamenlc stare in perpetua balia di inanomissiooi
settarie. Prima di tutto, il signer Lilly abilmente si'sbriga del malcapi-
tato scrittore ilaliano e del suo sproloquio, dicendo che Crispi dt-ve
avere un concetto ben basso della intclligenza dei lettori inglesi , .illri-
incnti si sarebbe astenuto dal presentare a loro un miscuglio di parole
vane ed altisonant! accompagnate da aflermazioni audacemente false,
quale suo contribute nella discussione di uno dei piii gravi argomenti
che interessano 1* Europa . Dopo di che, riassunti alcuni brani dcll'arli-
colo sulle origini del potere civile, dice che se tutto cio non vcnissc da
una persona del grado del Crispi dovrcbbe essere accolto col silenzio del
disprezzo. Aggiunge che Crispi falsified la dottrina del Vaticano, inter-
pretando a rovescio documenti pontificii, che forse non ha mai lelto.
Quindi, enlrando in materia filosofica, dimostra come gli insegnamtnti
di Leone XIII siano quelli stessi dettati da S. Tommaso d'Aquino. La-
sciando tutli gli scerpelloni che 1'arguto scriltore inglese va raccogliendo
nell'articolo del signor Crispi, basta notare come a suo giudizio, sia una
semplice perdita di tempo discutere di tali cose con un individuo il quale
appurc dal suo articolo tanto ignorante della storia italiana, quanto lo
e della filosofia morale e della teologia cattolica. Uno scrittore che pud
ascrivere Carlo Magno tra gli strumenti dei preti, e che nella lotta tra
la Santa Sede e 1' linpero non vede che violenza, perfidia e libidinc di
potere, non e degno di una seria confutazione >. Sulla pretesa libcrta
del Sommo Ponlefice nell'csercizio del ministero rcligioso, vantata nel-
l'articolo crispino, cosi risponde : Questo e un abusare della nostra
pazienza ; tutto il mondo sa che Leone XIII dimora nel Palazzo Aposto-
lico del Vaticano puramente per tolleranza del governo italiano. 11 Papa
non puo accettare la legge delle guarentige, perche non pud essere il
pensionato di un governo anlicrisliano : la pretesa che la questione pon-
tificia debba esser trattata come una quistione italiana e una moslruosita >.
La conclusione e la seguente: L' Italia e in grave pericolo. Se
essa vuole evitare la caduta, deve fare la pace con il Papato. Ma soltanto
il riconoscimento degli indiscutibili diritti del Papa puo rendere questa
pace possibile >.
-4. II 6 corrente il Conte di Mun fece un discorso memorabile a Lilla
dinanzi alia socicta della gioventu cattolica del Nord. In quello 1' elo-
quent o deputalo ha raccomandato la sottomissione all' insognamento pa-
pale riguardo alia condotta de' cattolici francesi verso il Governo costituito.
II Papa, diceva il De Mun, e il solo capace di dirigere 1'avvenire delle
CONTEMHORANEA .V,.~>
nun. !. il mnuion.ilo ur.it. >r
li.nii|i..l!.i alrniie .,,;.- ili ,jn,<i discono, quest! cod #11 risposc, ai.
a nome del S. I'.idre Si>or Gonte! I ^inrnali die Klla I-MN- l.i
tesia tl'invianni, insieme rnlla sii:i lett.-ra del .v, mi hanno
conoscere I'imporlante discorso eh' Klla ha promm/ialo ;i I. ilia, di mi
il tele:.rafo };ia in vato un sunto. lo mi sono fat to premura di
leggerlo con tutto 1' interesse di mi CM dcgno, tanto per 1'ar^om, ;
.' |>er la | tessa dell'oratore, . IK- -ia in coei favorcvnlinml*
sceva. Dclilio din- clic qui-sl.i Idlnr.i mi ha cagionato un.i didi issiina
sotidisfazioDe, e non a me solo, ma .>! Santo Padre, al quale io comunicaJ
il sno discorso, perchc io esso brilla per inlcro ijm-ir.illitudinc di devo-
zion- pralic.i alia Santa Sede, cir Klla non csito a prendere, anclie con
gacrifizio do' simi st-ntimcnli personal!. Sua Santita non si atlend-va mcno
da tin li^lio, la cui devozionc si e pubblicamenle manil'tslata in mille oc-
mi. Gli 6 duoquc con tulto il cuore chc io Ic csprimo j,Mi oloj;i me
ritali per no si noliile tonU-yno, ed io aiiguro chc il sun lode vole esempio
alihi i IKMI presto numorosi imitalori. Intanto col-o con piacerc tjuos!
tie per rinnovarle i scnlimeoti di alta slima, coi ijuali sono, sig. Conic,
Sw> affezionatissinu) servitore M. Card. n<impoll<i. Homa, IS -iugno 1892.
.">. Hello e vederr n-ni anno la giovuntii callolir.i di Kmna rerarsi il
21 giugno a S. l^nazio per acrostarsi alia mciisa em-arislira dinanzi
ri venerate delPangclico S. Luii;i lion/.i^;i. II tempio era stato ad-
dolilnln ed ornato colla solita pompa, 1'allarc c la c.ippella del Santo poi
con finissimo gusto. * Stamane, narra 1' Ossen-ntin-f li., alle ' '/, 1'Kuio
si;;, ilar I. Maz/rlla lia celelirato la mcssa c ha distrihuito la (lomunione
generate alia scol.iroe.i frequeotantc 1'Universila irej;ori.ina. Alle 7 '/t
ri.ii, rig. r.ard. Vannutelli ha ei>lebrato nn'altra Mcssa, distribucndo il
Pane encari.-tiVo aj;li alunni dell' Istitulo del I'. Massimo alle Terme, del-
r.\n^elo Mai, del Scininario di S. Pietro, della (ion^regazionc della 1m-
mac.iliila, detta della Snileltn, i quali si sono recall processionalmeute al-
I'altare, deponendo avaiiti 1' urna, contencnte i resti mortali del santo
giovanetto, i memorial!. Alle '. '/* P 1'Efiio sig. Card. Ilicci Paracriani
;etlo la Messa per la Sociela di Conmnioiii e 1're-liicre, distribnendo
Miiunione a uno stuolo di j;iovanette vestile di bunco, recalesi al-
1'alt iido liuri e ...rnne. Alle 11 e stata ponlificata la Neva da
MODS. Costanlini, e nel p<m'ri.- no stati pontilicali
da M.II.S. r.rrlucra. All'allare del Santo si sono rec.it i a ( elebrare la MetM
... Card. Macchi. .Muns. Taiisli ed altri I'rrlali. Mons. Arcite-
CO?0 di Scutari ha eelel.ralo la Messa alle Cappellelte .li S. Llli^i. S.
:, a d'tppio ( -.,r \ lia accompagnato . fa &icre fnu/ioni.
'. II 26 giugno dinanzi ad un eletto udilorio le alunne ci.rhe del-
alle Terme Dinclr/iane .-bbeni la premia/ione annualc, a cul
"236 CRONACA
preced& un saggio molto ben riuscito di pianoforte, di mn ilc e
di drammatica. A capo dell'adunan/a v'era il Duca Leopoldo Tnrlonia,
presidents del Consiglio direttivo dell' Istituto. In una sala dell' Ospi/io
erano stati esposli i varii lavori cseguiti dalle alunne, come ricami e ve-
stiarii d'ogni genere. La manicra onde alcune di esse, taslando su d'una
carta i punli rilevati, leggono, e cosa meravigliosa ; come pure e mera-
viglioso lo scrivere die viene fatto solto dctlatura e il leggere, col nie-
desimo sistema de' punli rilevati, la musica. Tra i pezxi che riscossero
piu applausi notiamo il coro La Carita del Rossini, il Nabucco del Verdi
ridotto per tre pianoforti a quattro mani, eseguito dalle alunne medesime,
e 1'operelta melodrammalica Orgoglio di nascita. Povere cieche! Destavano,
al mirarle, diletlo e compassione insieme, sapendo che nulla vedcvano-
dello spettacolo che esse offrivano agli altri. La gioia traspariva bcnsi dai
loro volti, conoscendosi oggelto delle premure di tante persone caritale-
voli che loro facevan corona, ma la gioia pareva quasi vclata da una nube
di tristezza. Pure passano la vita tranquillamente, perch6 allietate dalle
speranze cristianc. Le ottime Suore della carita die vegliano alia loro
educazione artislica e morale danno col loro sacrifizio una prova di piu
come il solo Crislianesimo cattolico sia capace di apportare questi frutti,
veri miracoli morali nell'istoria del mondo. I frutti del mondo non cri-
stiano sono ben altri, e la cronaca contemporanea ne ha piene le pagine,
e sono disperazione e suicidio. Auguriamo aU'eecellente Ospizio, che s' in-
titola dal nome di un'augusta donna, ogni piu prospero successo.
7. Evvi in Roma nella via Nomentana, a destra di chi esce da Porta
Pia, la chiesa e 1'istituto per 1'adorazione perpetua e per le chiese povere.
Un'altra volta ne facemmo menzione. Nella festa del Corpus Domini so-
gliono esporsi gli arredi sacri che poi si distribuiscono alle chiese povere.
Abbiam visitato anche quesl'anno la bella mostra di pianele, piviali, pis-
sidi, candelieri, calici, vasetti per i sacri clii, stole, biancherie e oggetti
di simil genere deslinati alle varie chiese d'ltalia e delle missioni estere.
fi solo a dolere che molto piu son le dimande di quello che il zelo, anche
ardentissimo, delle Suore adoratrici possa soddisfare. Possano i cuori ge-
nerosi essere con do stimolati a coadiuvarc quell' Islituto ncll' altissimo-
fine di preparare quaggiii meno indegna abitazionc al Dio sacramentato.
A cio non sara inutile, n6 discaro a' leltori questo cenno storico. Lc re-
ligiose di qucll'Istituto sono adoratrici del SS. Sacramento coll' esporre
che fanno nella loro chiesa la SS. Eucaristia e all'istesso tempo missio-
narie, adoperandosi a lavorare gli arredi sacri necessarii al sacrificio eu-
carislico. Per ambedue le opere e la loro casa e chiesa un ccntro di
azionc che non resta isolalo, ma irraggia alia periforia e altrae altri ado-
ratori al Dio eucaristico e cooperatori all'opera santa. Testimonio di ci6
^ questa slessa chiesa per il gran bene che ivi si fa ai fedeli di quel po-
CONTEMPORANRA
i ;il popolo P
ticir.ivsi . ii-iii' signup' nrH'i.piT.i i;. !
Print -ii'.-ssa Massimo. Oltn- l.i rasa principals ill I: t Islituto ha
alirr t-.^f .1 llruxt-llos, VV.ilrmiarl, li;iod c Liegi ncl Ri-l^io; .1 I: ;
in nlanda; ;i Miiix-hcsti-r in Inghiltrrra. II nn\i/i.id> j>. r lioiiu '
nalc n." L'l ; I/ori^int 1 di qucsto pio Islitulo fu Del Hrl^in, \,
a Bruxrll r.l. Alimonda, prim<> Cardinal^ pr"l.-it,.rv drll opera, io
UD i 1 <-il;.li> ;il Gesu in Knma il -J'.i fcbhrain isxti, < M inlteg-
i run piirnlji ispirala ijiu'll' iimile origin*-. Fatrvi nrll'anno 1 V
alainr jrinvincllp clif, uscitc di citli, si comliicouo .ilia parrot
del viiin \ill.i^-it>; entnmo in chiesa; ma la chiesa e come desert ;i.
ha Gosu in S;irr:mimlo; e dove stanno gli adoratori ? Ailorcrauno gli an-
geli inxisiliili ; j;li uomini no! Lu chirs.i hi tnnporal re^ia di L)io; e
ptT' In'- cusi mendica di p-irainrnli, cosi squullida nc' suoi ultari, senza :
tozza c dt'iTii/.r' Oh sta male, le fervenli giovinctte pensaoo, tic sla
male assai ! (icsii vuole adoratori, e la casa del Sigoore bisogna oettarla,
fornirla del bisoj;nevole. Fu un siinto pensiero. Dicono die alle vulle
il zofTiro trasporli su le ale un seme prezioso, il qualc cadtito sopra ino-
spita spiaji^ia, vi incite radice e crescc in fronzuta c pomilVra pianl
dico rhc il s into pensiero, mandate da Dio alle giovinette in quel villaggio
del Rel^'o, vcnne 'desiderabilmcnte accolto, attecchi e mist- una (inrilura
che vuol esserc bellissima tra If belle >. La prima di quclle giovinrt
cui vennc il santo pensiero e che fu poi la fondatrice del nuovo Islitulo
si cbiamava Anna de Mceus, che e ora la Superiora generale d-U' Islitulo
medesimo a Roma '.
8. Dalla narrazione delle opere pratiche di Roma crisliana, passiauto
all, i narrazione dei lavori scientilici, che sono la radice di qiu-lle. I
giugno, nelle ore pomeridianc, il vasto tcinpio di S. Igna/i uilo
di ecclesiastici del doppio cJero sccolare e regolare, professori e studi-nii
delle varie scuole teologichc di Roma. Otto eminentissimi Cardinali pn-
siedevano 1'augusto conscsso con parecchi Vcscovi e allri illuslri perso-
J. Che cos'era ? Un alunno del Collegio Germanico Ungarico, studcnte
dclla ponlificia I'niversita Gregoriana, din-lla dai Pr.fdella Ccmp.^nu di
Gesii, iliiva s;i--io di lutta la sricn/a dogmatira tn.lu-ira, r.nnpresa in
276 te^i. Quesl'alunno, D. Giuseppe Ililfrich, sedeva sopra un palro erctto
nel IIHV.ZI ili-lla parete a deslra di rhi entra nella grandc navala. Sovra
U palco su scrim dr.ppo spir.-ava 1'augusta cfflgic del Snmm. Tout.
ed a' fi.imlii dt-1 palro i professori di dogmalica ddKalunno, i lill. I'l 1 .
De Augustinis c Rillot. Krano deslinali ad iiiipugoare il difcndente id
I. Opera dell' Adorazinnt perpctua e deUe chifte por<r. NoUxie storioW
raccolle pr EKIUIO Sac. RL;UIKKI Roma, Upognfia Monaldi, 18*0.
2.'i CRONACA
<|iialsiasi ilrllc Icsi prnposlc i lliui .Monsignori Salolli, Triprpi r Fniil.mn <
il M. P. Dochliiii-, President in S. Isidnrn dc' Fram-csi-jmi. Ai
argomcnti degli avversarii il difendente rispondeva con repliche allrrtlanlo
vigorosc, d;md< a vcdcrc al dotlo uditorio, oltrc Pingcgno suo pronln c
la lenacc memoria in ripetcrc le argomentazioni degli argucnli, anche
1'ottimo metodo d'insegnamento che la Compagnia di Gesii imparlis
tanta gioventu romana ed cstera nell' Universita Grcgoriana. II giorno
dopo il S. Padre, sotto i cui auspicii s' era fatto il saggio, riccvcva in
udicnza particolare 1'alunno D. Giuseppe Hilfrich prescntato dall' Eino
Card. Mazzdla, con i duo professor! menzionati e il P. De Maria, prefetto
degli sfudii dell'Universila. 11 S. Padre, congratulates} collo studente e
co' profcssori, fe' a quello il dono di due belle medaglie, Puna d'oro
1'altra d'argento. Chi volesse di lutto il detlo una piu particolareggiaU
narrazione, vegga i nn. del 24 e del 26 giugno dell' Osservatore Romano.
Vogliamo fare un'osscrvazione. I cristiani de' primi secoli, e piu special-
mente il sacerdozio cristiano de' tempi moderni furono e sono tacri.iti di
oscurantisti. Vorrommo vederc quante delle smaglianti teoriche degl' ?7-
luminnti sostcrrcbbero la punta del sillogismo. Alia terribile prova si
vedrchbe cliiaro non csser le loro che audaci affermazioni ; ne quosta e
1' ultima dellc ragioni per cui il sillogismo non e. andalo loro mai a
sangue.
0. La fosta di S. Pietro e stata cclcbrata colla consueta solcnnit.'j e
concorso di tutta Homa, rovesciatasi nella Basilica Vaticana a venerare la
tomba del Principe degli Apostoli. II S. Padre, alia vigilia, discesc verso
sera a pregare dinanzi alia tomba augusta. 11 29, una rappresentanza della
Societa primaria romana per gl* inleressi cattolici, presieduta dal Com-
mendatore Conic Pianciani depose sul sacro avello, come annualmcnte
suol fare in ossequio a S. Pietro, un calice d'argento con questa epigrafe
del P. Angelini : Pctre ct Paule Romanae fauslitatis auclores .1 vestro
in Urbem advcnlu Exordium ducit Nova et nobilior gloria Fides
Oiriritium Divinis Pauli praeconiis ornata Quae nee minas nee districtos
Expavit ensens Quam nulla aetas, nulla calamitas Infreyit Cui
dmn moU.tur e.ritium Splendidores parat victorias Coniurala improbitas
Societas romana princeps Rei catholicae provehendae /// Kal.
Oitintiles an. MDCCCXCI1. Quest'offefta della Societa Primaria Homana
a S. Pietro e in luogo di quella cbe il Municipio romano soleva fare in
prima e che poi r da 22 anni in qua, pose in non calo.
Quanto alia medaglia commemorativa del decimoquinto anno del Pon-
tificate di Leone XIII, ecco quanto e comunicato autenlicamente all' Os-
servatore Romano ncl n del 28 giugno. Quesl'oggi. anli vigilia dolla fosta
doi gloriosi Apostoli SS. Pictro e Paolo, e stata prosentata al Santo Pndre
la medaglia annualc solita roniarsi nolla suddiMla rirorrenza. II numero
CO -KA
dellr med.i; !!< d
.1 scorsa 10 c-.nvnlr. il ;
; Su.i S.inlil.i i c.mipiorii, rappn-s. i rillo
MigiY ili>l r< - iniih. Pont. -lie,-. .somUiaiilissiih
sit. inn nie l.i\nr.it;i -"ii .-iitnrno hi serif 1. 1- /. , Mil /W. '/
II soggotto del rovesdo, dal> d.d Saul.. P.idre sfegSO, rd osrgtlito da I
Hi a lie hi sul bozzetto del Prof, l.udovico COMIIII. Srii/ . il iegt
.-Mtn. dell. i innla.uli.i sl.i in |>ie,|i | , |{,-li-i,,ri.' U-lla maestota, av-
soil, i ni'l iii.uitu rlif le cade fioo ;ii piodl : gli m-rlii li;i ri\nlti ,il riflo in
alto ispintn : nui l.i ili-str.i ri|>ii'^;it;i sul |u>(tn rt'w I' Kncidir.i. I.
p.-ip'li- /;'. \m;ir. si Ii'ir^ono distinl;i'iirnli- : run h sinisln sostipne la
>n l;i qiiiilc s-lii,n-ri;i no' idra che con ^-'i ;ir(ij;li ;ilV-rr;i !
che si rivt-rs;i d.i UD;I n>rniir<ipi;i rnvrsciiif.-i. I,' idr.i ' lYmhlcma del So-
ri.ilisiim. A sinistru dclhi I'tcli^iotif ihu> li^uf m.isrliili, piirinicntc in pinli
c ritvn merit c vcstitc, r.ippn-srntann l;i rl;iss' privili>-i;it;i d.-i rirrlii ; uoa
dclle figure ha in inuno uno scri^no aperto, dove I'allra attiogc I'oro che
ofTn- alia I'ldigiono. Dal lato oppnslo sta un nonm in vcslc sun-iota; i
un (ipi-riio, e lo si riconoscc facilniente olln 1 al suo costume, ajrli ulcn-
sili d-l lavoro, osscndo po^iato ad no piccone, rd avi-ndn alia rinttira
altarrata la lantcrna d*-l niinaton 1 . l/<ipTai volge lo sjruardo all.i Hcli-
gionc, come attendondo da lei la parola delta sna rcdcnziooe. Nol rcntro,
al priino piano, si vede una donna, un'op'raia. Si.; in^iimcclii.ita, soste-
oendo col hraccio dcstro una fanciulla rln- i-adr ostenuata dalla l.unc.
iiu-ntrc ron la mano sinislra sollovata. * nn n\\ orclii rivolli verso l.i
li^ione, ne implora 1' aiuto : ai piedi di essa son<> mi .-"mi'"!" e varie
malasse di refo. Intorno alia mediiglia gira la scritla d.-ttata dal chuio
. C.arlo Nocella. Se-rel.irio della Concistoriale : Ins . dominii . itu .
operariae . plebis . asserlnm. Nell' eser^-n : AT . Mai . MIH^< V'7. La
severita della romposi/ione di (Jtiesla meda^li.i, die ricorda I" slile delle
llieda^lie Creche, reS|iresione delle figure P I'insieme di luff.i I'allej.
diinostrano qual sia Tartistica valentia del Prof. Coniin. Sei(z, gia cogoilo
per tante ed esimie opore Hi arfe die -li li.mn" meritato il posto d'lspot-
lelle Pit lure del ValicaDO.
< II Cav. F'rof. Franresco Hiandii, I' illustre incisore. nm 1'al'ilita tutta
sua, con la Brando peri/.ia e con la passione che ha per la sua arl.-.
ha condolto ijnesto I.IVOM n>n una squisHciza e coo uoa fioezza aro-
iniraliili.
UK [, nott,- del 26 giugoo fu P ultima deirKiuinpotissimo Canl
I'heodoli, romano. Njito <|iii di I'anii^li.i p.itri/i.i, ahbraccio ben
l,i c.irriera ecd.-siaslic i. L' Ot$ervttore Romano, nel n. de
oarra cosi le cos<' precipue della vit.i del -'tinpiant" <'.;irdin,il.' N-ni i
240 CRONACA
d;i r,rci;i.rin XVI canonico di Santa M.iria Ma^inrv, fu pofda Pin IX no-
minate canonico nella Basilica Yaticana, c ncl 1X50 inviato a Vienna in
qualila di ablegato, per portare la herrctta cardinali/ia all'Arnvcsrovo di
(Umiitz. Nel 1856 fu nominato Ponente della Consulta; nel 1866 (Jditore
di Segnatura ed Economo della I'abbrica di San Pictro. Amministrafnre
abilissimo e saggio fcce cscguire immciisi lavori Delia Basilica, e si devono
a Itii il restauro del coloDDato, quelli delta cupola, del pavimrnto di
inarmo e delle cappclle del Coro e del SS. Sacramento. Nel 1871, men-
trc villeggiava nella Certosa di Trisulti, fu calturalo dai briganti e per
aver salva la vita, dovette sborsare una forte somma. Sua Sanlila
Leone XIII lo nomino, nel 28 marzo 1882, iMaggiordomo e Prcf.'Uo dei
Sacri Palazzi, e il 7 giugno 1886 lo creo Cardinale col titolo di Santa
Maria della Scala. >
11. II processo inlenlato dal gia Monsignor Amalfilano contro il (lard.
Oreglia, di cui parlammo a suo tempo, ha avuto il suo strascico. Cid e
nn allro processo (oltre quello contro YUnita Catfolica) mosso qui a Homa
dal medesimo alia Voce della Veritu. II capo d'accusa era stalo Paver que-
sto giornale cattolico di Homa aggiunta qualcbe parola di conimenlo nel
riferir la sentenza del tribunale. Dinanzi ai giudici pero PAmalfitano si
dichiaro pronto a ritirar la querela se il signer Rosalbi, gerente della Vbce,
disdicessc Particolo incriminato. II gerente, non conscio d'aver comrnesso
alcun delitto, ricuso di fare ogni ritrattazione e prefcri esser condan-
nato a 10 mesi di carcere e a sborsare 833 lire di multa. E un vanlo
per noi, scrive la Voce della Verita nel n. del 24, essere stati fatti
s-gno a simile attacco da parte d'un prete, che prima di noi aveva que-
relato il suo Vescovo... Siamo stati ancbc condannati a pubblicare la sen-
tenza; ma la vera condanna per noi sarebbe stata se ci avessero condan-
nati a non pubblicarla. Noi la offriremo come primizia ai nostri lettori,
non appena potremo averne copia; e quanto piii andra dilTusa, tanto me-
glio sara. Lo ripetiamo: essa contiene il nostro programma di giornalisti
cattolici; essa riassume (ci si passi Pespressione) la vila di 22 anni della
Voce della Verita, vita di lotte e di sacrifizii in difesa della causa della
Chiesa e del Papato. La sentenza esorbitante del tribunale contro la
Voce ha messo in questi giorni in cbiara evidenza come nel punire vi sono
due pesi e due misure; si condanna tanto severamente un giornale catto-
lico per un nonnulla, e si lasciano correre tante indegne villanie e figure
scliernitrici contro Taugusto Capo della Chiesa.
12. Delia morte dell'ottimo e illustre patrizio romano il Duca Scipione
SalvSati, avvcnutd qui in Roma il 15 giugno, veggasi la dcsrrizione e Pac-
curatissima biografia che ne ha pubblicala nel n. del 16-17 giugno la
Voce della Verita, e nel n. del 18 dell' Osservatore Bom.
13. Da Trevi ncIPUmbria il II. sig. Parroco, Pietro Bonilli, direttore
CONTEMPORANBA
V1 IVri-'dim n TVvrn'i'-o/o ri manda la ll'ostonsorio d'oro
' nln- nel prnssiino sun (*, Jubilee episcopate, dcscrizioae
inirlii.iino a' noslri leltnri. I/ opera dell'oitaiMrio forn. la
B mn.-i'iilra in s6 stcssa i piu noliili sentiment! <li pieta c di fed*,
<li .imrv di ripara/inii.', e rli(> In la prima ad cssere propotU aj catl-
liri ilaliani prl nentn del prossimn fiiiiliilen Kpiscopale di l.ennr XIII,
Don deve essere (rasnirala, IMTISJ, ia awi.ila discn-lainente, dete COBJM-
jjuiiv di-rnpxainerile il suo e(Te((o. Li Iniun.i vulutilii di rlii presiede al-
r,i mm ' in.ii \ciiul;i incno e non f;dlin pi-r r.iwoniro, epper6 jnora
nun m.inrlirnnDO quci pin uli in.i mrdiali sorcorsi i i|uali as-
HIM pn>n(a csi'< u/ionc del pnvinso dn<.>. K di ci6 ne dona
spoci.dc (idiiria la picna apprnva/ionr rln> il ^iorno i del patsato Mario
dr-n.-.ronsi iiianil'i'slarf al Sac. l.ui-i Allni//i di Milano, noslro rarissimo
amiro c rinnpromoloro, -li Kininentissimi si-;nori ('.ardinali Hampolla, Se*
grclarin di Slain Parmrrhi, Virarin di SIM S.mlilfi, in ri^uardo al disoj^no
drll'Ostrnsorio slcssn, ifhhn/./.atn dal cell-lire crsi'llalun' inilancse %. Ku-
^'i-iiio n'llitsio. L'Ostonsnrio niisiircra l'altc//a nMiiplcssiva di ivntiinetri 80.
Siii tjiiallrn lali del picdc (in cui saranno rhinsi i nmni dr^li nfTcronli)
;ipp.irir:mno in l>assorilievo Tlslituzionc dclla SS. Ktirarislia, la Passione
(15 I'risto di mi I'Kuc.irislia e incinnria c rinnnvazione incruenta, la Ili-
surrozlono o P. \sccnsione di Cristo per diuiostrare chc I' Knraristia I* pegno
di \mh futura, infinc In Slcinnia di Lonno Mil a mi vien falto il dono
<1ai ratlnlii-i d' Italia. Sugli angoli del picdeslalln sarunm scdtltc quattro
(ij.-urc allr^nrirlic rclaliv- allc iin|ros' prinripali dol sapienlissimo I'onte-
lit.-; la Scion/a lilnsnlira illuminata dalla Tcnln-ia (Krstaiirazionc dclla
filosofia toniislira); la Slnria Krrlsiaslira (facremento agli studii slorid);
I'arlc rrisliana (impulso datolc dal Papa); la pace sociale (abolizione dolla
schiavilii c Quoslionc npcrai-O.
K rhiarn osscrvare come quesle figure allejinriche si rifcriMno -iu-
sl.iinenle a Gesii Oislo slesso quale fondalnr <l< l lla r.hie&i, la <pi.tle da Ltii
olo ripetc la pnten/a snvruiiiatia e la le r 'illiin'la dfi snoi atli, ed hanno
nrlif rel.i/iom- ml Sacramento Eurarislico in quantoctu' il Sn-riiiiento
non ripujjna alia ra^inne, inentre e o^'ueltn sul.lime di'li sludii leolo-ifi.
^ria ne ff-istra la primiliva islilu/ionc ni'll'iilliina cona e ne nola
i Irionfi e i prmlij;! operati ml corso dci secnli, I'arle acceoia al rullo
snlenne, suflrajjalo dalla cre/inne di lulli i leinpli dell'orlw cattolico, la
Pare Sn.-iali- indira In srnpn vcrn drlla pn-snu.i real*' di T.risto siill.i I- rr.i.
*<> ad illuiiiinari' le nn-nli, a susrilar la carila ne' ruori t a ricoon-
li.in- i | ..... alnri, a pcrf-'/innan- i j:iusti, a mnsolar.-, a fnrlilicarc, a man-
ro la vila della -r.i/ia, a j-ermin.ip- i v.-r^ini, a risusdlatv ,;li apo-
Sloli, a santifirare la fanii-lia, a salsar" la suriela uinana dalla .-..rm/ione
,l|,i M-.l.-si uoa specie di omirlii^lia roe-
JCK, vol. Ill, f<uc. 1010.
9 *** *"*
242 CRONACA
npprcsentante 1'oceano tempestoso
cui emerge il globo salvato col ministero degli apostoli r;ilfij;urali in 12
angioletti che con una rete lo traggono a salvamento sotto il regime tlrll.i
Cliicsa eattolica, la quale poggia macstosa sul globo stesso, schiacciando
sotto i piedi 1' idra dalle sette teste che rappresenta i nemici della fede,
e teneodo Ira le moni le somme chiavi e l;i tiarn in alto di mostrarle ;il
mondo come faro di salvezza.
Questa specie di visione trionl'ante e circondata da una nube sulla
quale poggia un ternpietto che e la riproduzione fedele della Confessione
di San Pietro in Homa, magnifica opera del Bernini sotto cui sta 1'altare
papale. Di sotto a quel maestoso baldacchino rifulge una splendida rag-
ijiera circondata da angeli, rassomigliante a quella che si vede in S. Pietro
sopra 1'altare della Cattedra; nel suo centre sara collocata la sacratissima
Ostia, a cui i cuori di tulti si diriggono con un sol palpito d'amore, con
un sol concetto di riparazione, e per il cui onorc finale fu ideato I'osten-
sorio in seguito alle inaudite profanazioni alle quali fu fatto segno Gesu
Sacramentato. Ai lati delle colonne stanno ritti i quattro Evangelisti che
sono come i quattro cardini su cui si salda il grande edificio della Chiesa,
mentre sui lati del basamento delle colonne saranno applicati gli stemmi
delle 16 Regioni d' Italia quale ricordo della parte che avranno preso alia
costruzione del dono. Alia sommita del tempietto si erige la figura di
Gesu Cristo col suo Cuore adorabile in alto di supremo dominio, inentre
sembra chiami alia sua cogoizionc, ;il suo auiore, alia sua sequela tutte
le genti : questa figura ricorda il primitivo scopo delP Ostensorio che fu
per riparare lo sfrcgio immanc recato alia sua divina persona e alia maesta
della Religione colla nefasta erezione del monumento a Giordano Bruno
in Homa. Quattro Angeli colle trombe sopra i capitelli delle colonne
proclamano a tutto il mondo i trionfi di Gesii Cristo.
L'ostensorio adunque risponde al suo scopo sublime ed esprime i
piii nobili sentimeOti. Giova quindi sperare che 1'amore a Gesu Cristo, la
devozione al Santo Padre susciteranno lo zelo dei cattolici d' Italia ad
oflerire quel mitissimo obolo, fosse di un solo centesimo, che bastera al-
1'intenlo. Ripeto che una lira sola che ci pervenisse da tutte le parocchie
d' Italia, alle quali pur s' e fatto noto il pio progetto, basterebbe per
1'esecuzione dell'ostensorio. Molte e grandiose sono le opere che si pre-
parono per 51 Giubileo Episcopale del Papa, ma questa dell' ostensorio,
pur essa significantissima, deve essere fatta colle bricciole dell' amore :
chi vorra negare una bricciola a Gesu che ha dato tutto s slesso per
noslro amore? Spero e confido. Cosi 1'esimio Sacerdote.
CONTEMPORANBA
il.
COSE JTA/.IANE.
1. Vi.i^iri" del Re Umbcrto o della Rogina Marglicrita in tier mania. t. Si-
gnificato di t.il viaggio. 3. Infortunio della borgata Sawn I II
Gran Maestro della massoneria italiana a Mitano e Bologna. 5 II tuo
disoorso a Bologna inaignt 1 doeiirnento del maMonismo.
1. IMS giugno, .ill.- 7 c 10 di sera, S. M. l'mli.Tl.. I di Savoia e U
lle-ina Mar^herita parlirono da Roma alia volta di Mon/.a per urn
di rolii, il di appresso, ;i Pnlsd;iin, ;i xisitare I' Imperalorc di Pierin
'ielmo II. I'.ui Sovran! \ia^i;irnm> ;i l;irc o^sequio ;il Sin- .drm.n
dltri- il Ministro dcjjli ;df;iri csh>ri, il sijr Brin, idruni ;iltri dt-ll.i r;i-
vili- militiire del He o dcll;i M'j;in;i. K I'nlsdyin rill;i di olirt- '.H iiiil;i
;il)il;iiili. pnsla a 30 chilomclri d;i Rorlino, e second;i n-sidi-n/.i imprr
quasi la Vcrs.iillcs dclla Prussia. II 20 giugDo alle 6 e 45 poim-ridi
^li augusti vi;};j:iali)ri arrivarmio ;i I'.ilsdain. [tench^ il via--io fosse ||
aonun/iato coino un attn di privala rortcsi.i in ricatiihin ddla nio<l
visila t li<> i Snvrani di Picrmania avcv;in< fatlo a .Mon. tr.- nnni
no, (tun 1 all' improvviso divonto pubblico, solennc e rornoroso. Da
la:n 1'ndnTl'i Mar^licrita dovcltero anl.ir a li'-rlinn farvi un In-
gresso quasi trionfalc fn ! an-lama/ioni o i plausi del popolo todeaco
iiin- ^.ui.mtc al Re della Iriplir.c allcanza.
Nun possiainn molto distcndcrci nc* parlirnlari piu iiiimiti de' fesleg-
^iain.-nti clu- I' Imprrator Pnii;liclmo fece a' siioi ospiti. IVr i posteri rhc
\nlcsscro saperlo, barter! cilart' il n del -2-S MVl'nii'i C////i>'i i nu-
mcri del 21, 22 e 23 della Tribunn di Hmna. II 26 y\\ ai^usti vlaggia-
tori i-rann di riturno alia villa reale di Monza.
2. Qucl die non si dev- (.icrn- ' il si^niliratu 1 ultima del
viaggio e d.-lle r.ddi' acco-li.-n/c. Nnn voh-ndo pern noi sparri.ire per r
storit-he i pensamenli del nostro rervelln. i, tra i falli d.-l viag-
gio gcrmanim, al<-iini die sembrano indirare, piii de^'li allr <a e
lo scopo. (Juesti non sono altri, a noslm p;rer<\ di.- no rassodain
della l.-ga .-he l.i Qaja di Savf.ia ha latto m-l' imperi ! :
asiiniraln il tcrritorin ,1'ltnlw nella tua iii/iv/n'M Ui^islri.uii.i in pr
il brindisi di P.i^lidiiK. nel pran/o di gala, qual- fu pub!-'
;. . I..-. xNii.. d-lle Voatff* M non sol,, n.l.n.v
mi:, iim-lie e me, ma con noi -iois.-e tutto il mio popolo. Le
244 CRONACA
stre Maesta dcgnandosi d' inlraprcndere si lungo viagjjiu il;ill;i IT > '.
patria per visilarci, ci hanno resi felici e noi siamo loro grati. La sala
che le Vostrc Maesta onorano di loro presenza non e a loro ignota. I)i
gfa im'.illr.i volta questo palazzo ha avuto 1'onore di ospitare le Vostre
Maesta, quando voi adempiste presso il mio indimenticabile signer padre
(la cui grande figura, ora divenuta Icggcndaria, era allora in tutta la
pienezza della sua forza e della sua bcllezza) le amichcvoli funzioni di
padrino e madrina della mia sorcfla minore, di quella stessa giovane prin-
cipessa, di cui sono lieto di annunciare gli sponsali, oggi appunto, in oc-
casione del soggiorno fra noi dei suoi augusti padrini. Quell' eroe e spa-
rito, ma sono tuttavia restate le intime relazioni della piii fraterna aini-
cizia ed afiezione fra le nostre due Case e noi due. II giubilo della po-
polazione che accolse le Vostre Maesta, e che dornani erompera d.illa
bocca dei mici berlinesi, dimostrera quanto lutto il popolo tedesco sia
grato per la prescnza delle Vostre Maesta fra noi. La bionda sorella Ger-
mania saluta la sua bella sorella Italia e per la mia bocca ella saluta le
Vostre Maesta. Levo il mio bicchiere alia Vostra salute e mi auguro che
la prosperita vi arrida, e che la benedizione di Dio si estenda su di voi
e sul vostro bel paese che accoglie cosi ospitalmenle tanli dei miei sud-
diti e miei camerati. Evviva Sua Maesla il lie e Sua Maesla la Hegina
d' Italia ! > Queste ultimo, parole furono pronunciate dall' Imperatore in
italiano.
Un altro fatto significante e quello che nelle vie di Berlino leggevansi
le parole: Viva Roma capilale d' Italia. La Tribuna del 23 cosi lo narra :
Per le vie di Berlino si leggeva oggi : Viva Roma capitale d' Italia T
Non e questa una vana formula, e per quanto il nostro diritto sia su-
periore a tutte le contingenze ed a tutti gli intrighi, e notevole, e con-
fortevole che il popolo tedesco esclami con noi : Hie manebimtis optime f
Oh, se con noi avessero detto cosi, sempre anche i francesi ! > Oltre la
scritta indicata, telegrammi da Berlino annunziano anche che le vie e i
trasparenti berlinesi avevano queste altre : Roma intangibile e A Roma ci
siamo e ci resteremo. E quindi da ricordare 1'augurio che il primo magi-
strate di Berlino dovea pronunziare ad Umberto nell' entrar dentro le
mura. All' ingresso della citta mi permelta la M. V. di ossequiarla
umilmente. Una identica storia affratella i Tedeschi e gl' Italian!, e ge-
nera una amicizia indissolubile in ambo le nazioni, che solto la direzione
de' Principi magnanimi conseguirono 1' indipendenza in pugoe lunghe e
diffic.ili. Tulti i cuori tedeschi esultano di ospitare V. Maesta, fcdele arnica
del valoroso alleato, il nostro Sovrano. Possiamo assicurarla rispeltosa-
mentc che questa esultanza si sente spccialmcnte nella capitale di-lla Ger-
mania. > Viene finalmente il quadro allegorico nel teatro dell' Opera di
Berlino, in onore degli ospiti sovrani. Apertosi il sipario, ecco due figure,
CONTRMPORANEA
dell ilell' Italia, in ,.||u ,|j .slrin-.Tsi in
nirtilre il ('nin d. II., ro UD anr
missima luce d.-itri.-.i. \i pir.li .Id pruppo uoa varicpinU
schiera di ninli-, nereidi e paslori, e in alto Ic Ouzin e -li !>i d*l-
1* olimpo. ji-it.nili Mini dai n;islri tricolor!.
ft stato jtflermaln If cento volte che questa vlsita a Potsdam e. segno
<li pare, OOD forit-ra di JJIMTM. II die e veru in un senso; in quanlo che
l.i triplice Irga assicun ;nl ^nuno degli Stati alleali p.Tle <li quel
h;i o die trim- di penlrrv in qn;ilclic {.Miorni: alhi (n-rniania * auirnrato
il p.i. ihco posscsso dcll'Alsazia e (iella Lorena contro i Frances!; all
slria quello di Tronto e Trieste coolro gl* irrnirnlNti it.ili.mi; ;ill' I
quello di Koina. .NCn e quindi illo^iro <]iK>l .lie asseriva un gioroalc <li
Roma nc'irncrasionc dr^li applaiisi licrlint-si : .Nona n'i applmdono i Te-
deschi: essi iiin7iano a si stessi. II che 6 vero in i|ii,.Mi<- parle, ma
non in tutto. II Messaggero in fall! vi scnr^i-a un ^uail.-^no ancli*' ;
Governo italiann, scrivendo: Contro il Papa e contro i suoi soslm
noi accetteremo Don una ma dicci Iripliri alleanzc ; a mi 1' /.Vr.//o ri-
spondeva: A noi basla una. > Abbiam posto solto gli occhi <1<*I
lettore qucsti falti e quest i giudizii; ora gli ripdijino con Dante: Omai
per te ti ciba.
3. Nelle prime ore del mattino del 24 un ^ravissimo infortunio fune-
sto il piccolo Comunc di Sassn, paesetto a venti cliil.miftri da Bologna
sulla linea della I'errovia da Bologna a Firenze. Una frana staccalasi dal innnle
6 pionibata sulla strada, seppcllendo sotto Ic macerir pan-cchie case <
esse ben 30 persone. Erano le 3 anlimeridianc. Fochi minuti prima era
passato il treno di Firenze, e Torse il naturale scotimento pr.dottn dal
passag^io del tnno avra dato Tullinio crollo alia c.-ulula ddla rcria.
il Sasso, dice il Paese di Perugia ncll' ultimo suo numero del 2' 1
un rnonfc die in tempo remolissimo ruin6, formandn una specie di tnaoo
gigantesco (donde il norne) die si estcndeva fino alia sponda del s<
stante Reno. Ma quando si coslrussc la strada provincial^, il masso Hi
tagliato e. cosi se ne formarcno due; uno, II piii pircolo, detto il Dentf.
adombra un gruppo di case die stanno Ira la strada proxin* i;ilc < l.i HUM
ferroviari,j, detto Ca' de' Gasparri ; 6 acuminate e pende sulla linca ferro-
viaria; 1'allro, qurllo die forma proprianicnte il Fatso, i assal sporgentc
sulla slrada pro\inciale, o incute quasi un senso di tiniore a quanli dd>-
bono transitare per questa. In qtieslo masso esistevano antic. nm-nte cave
di arenari-i le .jiiali furono mease a profilto dagli abilanti poveri, die vi
costruironn aliita/.ioni, coslituendo una specie di vilhi^irio IfOfMHIeOi,
rampicalo sulla ripida costa del mcnle. > Or in questa borgata appunto
accadde la dis-ra/ia. I'n tele^raninia del no alia Tribuna anntin-
jiiva che i morti, finora estratti dalle maceric, erano
246 CRONACA
1. Adriano b-mmi, (inn Maestro dclla M.issimrria italiana, f;i i!
di'lla nnstra ponisola per rinfocolarc i fratHli ;il consoguimento dcllo scopo
dclla setta < spargerc ai quattro venti il vcrbo massonico che e qucllo
di tcriitioHtfigiar* H mondo. Narrammo gia de' banchetli c dc' discorsi di
Livorno c di Geneva. Ora dobbiam narrarc di quclli di MilaDo e di Bo-
logna. II vantaggio in registrarc specialmcnte i detti di Adriano Leinini
e qucllo d' inlormare i lonlani c i posteri, una volla di piu, del vero scopo
dclla sclta anticrisliana. L'audacia poi ondc oramai corampopulo colcsti
uomini spialtollano i loro discgni e un sigillo che fara noli i tempi che
;iltraversiamo.
E prima, del discorso nel banchetto di Milano. II 26 dunque all7/d/e/
Continental erano adunati a tavola piu di 250 massoni. Cosi ci narra il
massonico Diritto del 28. Eranvi intervcnuti i framassoni di Monza, I'a-
via, Bergamo, Torino, Geneva, Novara, Bologna, Mantova, Brescia, Vi-
cenza, Firenze e Nizza. Fu oflerta al Lemmi nna splendida pergamena.
Kcco una parte del discorso del Gran Maestro. Perche 1'azione nostra
intenda efficacemente al suo fine, ci giovera usare delle Wterta poliliche che
conquislammo per aver voce ed autorita in tulle le pulbliche amminixlnizioni:
in osse, e specialmente nei corpi legislativi, sta la forza neccss;iria a com-
piere pacificamente 1'umana evoluzione, a sciogliere i minacciosi problem!
che agitano lutto 1'organismo sociale. Per quanto dunque e da noi, cu-
riamo che quella forza cada nelle mani del nostri fralelli: pero di (juei
fratolli, ai quali le vetle del potere non danno le verligini dell'oblin: noi
dobbiamo esser sicuri che gli uomini portati dalle Logge ai pubblici uf-
fici adoperino la nuova autorita ad applicare nelle leggi civili i principii e
le aspirazioni della Massoncria, a raffrenare i potenli, a sollevare i delmli,
ad cslirpare ogni privilegio, ad impedire ogni sopruso ed ogni ingiustizia :
ad oltenere che il banchetto della vita non sia conteso a nessuno, e che,
in forza di piii umani e piu giusti ordinamenti, chiunque lavori, trovi per
1'opera del braccio o della mente assicurato in equa proporzione il proprio
benessere. 11 lettore puo da se stesso leggerc nelle frasi da noi scritte
in corsivo gl'intenti massonici. Quivi e il maestro die p;irla; e niuno
puo dubilare che sia vero quel che i Cattolici altribuiscono alia Masso-
neria.
5. Ma, piu di quel di Milano, significante e il discorso di Bologna. II
fnitcllevole simposio fu :\\YH6tel Brun, il M giugno, a cui intervennero
150 frammassoni. II discorso, riportato in parte dulla Tribuna del 2 lu-
glio, e trascritto per intero dal Reslo del Carlino e daWUnitd C. del 2 lu-
glio. Lo divideremo in parti, ad esempio dclla consorclla di Torino, perche
la sintesi delle idee massoniche riesca piu perspicua. 1 Scopo del vinggio
del Lemmi e significato della bandiera itnlinna a Roina. c lo vo' recando la
fausta novella che la Massoneria italiana esisle-davvcro; che le sue mem-
CONTEMPORANBA
'riiii.- .11.. . rposanoega-
; cresce ' , , ,ldla for/.. ,,. ra ,
miri |:i paura; in , ;,, ., tuiti |
Hissimo purl., civil,-, n.-sstm.i pin. . iii.,li-uita o violent!
<'' '"" in llnma l.i dandier.) di,- d.ill* ..ni.i dei p.itilxili tali alia
lurr del Caiupido^'lio. > -J r.urrrn ,,l I'uiwtni-hrh.i f,-rit.>l'lt,ili,i. Ba-
sta fore*?, o fralelli, avere \into? S(o|i,, dii ,|<>rma sotlo la ti>nd:i fr
allori Irinnhli quando il nemico, sbarugliato ma non dUperao, si racco-
, si riordina < rila !< sue lor/.-. K n,r.-ssil;i \i-il. ,r | io-
i ilisiislro iiir.-s.Tril.. (!cll;i li| M .rt;i, p.-rrli.- sinm j.i.-ni ,- irmnili i
frulti dolhi vittoriii. Oncsto I'umVio supremo della Massmn-ri;!. i.'. forec,
o fnih-lli, in Haifa, nn';illra fnr/a nuiralc cui possu afthl.irsi l.i e-iis 1
tldlc ni.sln- c(.n(iiiis{<- rivili? (luanlatcvi atdirno; nulla .li srrin, nulla di
iiii-., nulla di alto, di gcn.roso; dovunquo dt-lH.l.v.
fusiimc; solo quest a vrrliia Massoncria resisle agli tiomini c.l a-li \i-nli.
nan pur rcsislo, ma rresre, prospera, lavnn, cmiiluU.'. Irionf.i. \rdua 6
1' opera; 1' Italia '' sorla in piodi, ma troppi e inlinitaiin>ulr p.-rlidi ne-
inici la insidiano; non e qual noi la vogliamo ; 7 coltello del Papalo che
clla porlava da socoli nm(ilto ncl core, !< fu tnlto . sp-/zali dall.i ri-
voluzionc. Ma la pia-a c anmra aporta ; sanjruina. Import.) cli<> quella
fcrita si rimargini c die sangue nuovo e sano circoli potentcnifnti-
arii-ric ddla palria; essa deve essere vigorosa tanto, non solo da froo-
iare, ma da vim ore le cospirazioni dei nemiri interui ! iinitlie dd
forestieri. A qucsto Brando intento patriottiro ile\.' -..IIMT^IT.'. tulta e
semprc, 1'azione morale dcH'ordine. H die ilovrcmo duin|iie fan- n-
chiaro: fecondarc nuovi e jM-liardi elerneoti di vita, eduran- il popolo a
forti proposili, a virtu rivili. i-oiulotli-n-. sen/.i IP^IM, il \i/i", l.i tur-
pitudine, la ipocrisia onde tutlo 6 omtaminato ed inlet !; sm-lili.ir.- il
cielo d* Italia e <MU iarne il mortifero miasma della amhiziosa ed impronta
mediix-rila; sollevarc il sentimeulo della for/a e ddl.i di^nita delln Si
lit'- torn! ad illumiuarci il sole della nnstra S;I<T,I primavera. in'- pii'i
siari mnlesa la vista della colouna di fuoco dei nostri Mrdii -Inriosi ide.ili.*
U" Tipo dello Slain secondo la Massoneria. Quest. tip> di Stain
dcve i ed inrarnarsi nella si-nola, nella fami^lia, in o-ni fnrina 6
m.mifeslazionc della puhblica \ila. \etsuna rcligionf tiintegni alia icno/a;
ciascuno si facda il cultn a suo inodo ; lo Stalo forma il dtladinn, n^n il
divnlo; iV/H/ia bate sacramentale nella famiylia: unico sacramenlo Tamort;
ammcsso il matrimonio civile, dohlx'amo averne la cooscgueoxa necenaria,
il divnr:io. K a die manterremo il Ministero dei eulti ? On <rfde nella
vita futura ci peim da se ; occorrcndo, se la rompn mn le iudulgenae;
ma lo Stato nun de\e, non pno f.ir-li da mediatnre K .1 di-- sarebbcro
pii'i a lungo tollerate le pompe utliciali che coalringono ministri aid
248 CRONACA
giacobtn] :nl IngfeocchiaHl la dove si malnlirc alia palria ? Intendo r
qiiclla clu- noi vaghcggiamo 6 una profonda rivoluzione in tutte le fun-
zioni, in lull! gli ordini dcllo Stato; e sia. Questa e la strada che dob-
liiaiun pm-orrcrc ; chi sostasse, rimarrebbe travollo dai sopravvenienti ;
e fatalc die si proceda ; e la Massoneria lo proclama da secoli : sempre
piu uvanli c piu in alto. 4 Guerra al Vaticano : perche la Monar-
cliin ando a Roma. SP. noi vedremo la patria cosi bclla e forte e gloriosa
come fin dalla giovinezza la vagheggiammo e ne avcmmo la irnmagine
nolla mente e nel cuore, quale altro maggior compenso potremmo tlcsi-
derare ai nostri studii ed alle nostre fatiche? Allora quella nefanda po-
testa, che Dante chiamo congiura di forza e di frode, non sara piu ne
fuori, ne al di sopra dclle leggi dello Stato ; il principio della ugua-
jilianza avr^ cancellalo dai nostri Codici 1'onla delle guarentigie papali;
allora il vcltro, che per noi simbolcggia il maestro, 1' educatore, cac-
ciando la lupa di villa in villa, avra reslituito salute a tulta 1' Italia,
non si udranno voci stranicre dar scntenze e monili minacciosi, evocan^o
una quostione risoluta e liquidata per sempre: allora gli evenli avranno
gia risposto ai sognatori di conciliazioni impossibili, e la risposta sara :
La Rivoluzione spinse a Roma la Monarchia. 5 La qucslione romana.
c Stunno ora di fronte il Quirinale e il Valicano. La lotla secolare fra il
Principe e il Pontefice, fra lo Slato e la Ghiesa, deve risolversi, giudici la
ragione e la volonta del popolo italiano; sieno qnalunque gli eventi che
si malurano nel.grembo deH'avvenire, questo noi sappiaino che ne il Prin-
cipe potrd genuflellersi ai piedi del Papa, ne il Papa insediarsi sul Quiri-
nale. Queslo noi sappiamo, che al genio itajico repugnerd sempre una Mo-
narchia od una Repubblica papalina. >
Tanto si prcdicava e pubblicava dai capo della setta anlicristiana nel
cristiano eattolico paese che si chiama Italia nel 1892! I poster! e i
lontani sieno ammaestrati. Chi ancora crede essere la Massoneria un'isti-
tuzioDC morale col solo scopo di beneficenza, si ricordi del discorso di
Adriano Lemmi. E questo fia suggel ch'ogn' uomo sganni. >
CONTRUPORANEA
III.
COSE STRAN1ERE
INGHJLTERttA (Nostra Corrixpondenza, . 1 I prodlOBi ditto MfogHotMtO
Camera. J. Bimni segni fra i dqmlali irlandmi. 3. I lapsus lint:
di lord Salisbury, e le minacce di ribellinne orangiaU. I L h
primn e df>|>> l' Act of Union. 6. II terzo centenario delta fond.,
della Universita di Dublino. 6. Come sia stata creata e dotata. 7
abbia cnrrinposto agli intendimenti dci f..mlat.ri 8. I cattnliri irlandeat
e 1' Universita di Dihino ai giorni noatri. 9. II o Privy Council e il
veacovo di Lincoln. iO. II divorzio nella loro Chieaa tiabilita d'liijnl-
terra. 11. Lamentazioni anglicane.
1. 1/aDDO coolinua ad avunzarsi, senza incontrure nel (Miinnino .ilrun
vveniinento ado d inipriinorfjli la sua S|'ci;jle impronta. Ccrto
le elezioni g'Dcrali, proictlando gia la loro ombra sul parse, no ailu^.
ID certo modo la vila ed attivila present!, in primo e principal I
alia Camera dei fedeli Comuni di Sua Marsta. <Jucsta august i assiMnbl.-a
non riosce a vincerc la prostrazionc che naturalmenlc ari-niupana I' .ip-
prossimarsi dell' incvitabile dissoluzione. Dicesi, a quest n |T.>(-ito, cssere
grandissimo il numero dei deputati die rinunzicranno a rh'u'd.Tp la pro-
pria rielc/icne, numero composto assai piii di conservator! die d'unmini
degli altri partiti parlainenlari. In questo mezzo, i lavnri ddla Camera
procedono per lo piu assai hinjjuidann'nte, e neppure I'/rwA Cnunly Coun-
cil* Bill ba il pi'icp- di traslondere un po' d'anima ndli> disriissiuni.
2. 11 signer \\illi; m O'Brien e ricomparso ai suo postn iii-ll.i (.
per parlarc ;i|i|iuuto interno a quesl'ultimo hill, coudamiaodolit si-
mente e nondiimno offrendo di lasciar^li [>t>rn>rnTc senza intralci tntti
gli statlii parlaincnlari, purdir il Governn prmndla di s io-licr.- I.i
mera subito dopo la sua approvazione; impcrncdic _li sta in m.-ii!'
in tal caso questa lo^r^e cadrd>l><< a hrandclli ancur prima di enare 8t.it. i
messa iu vignre, iusirmc ad uoa o due alln- inala\\.'iiltirale lejrgi per
1'Irlanda. Anclic il si^nor .1. M. Il<-al\ diMorse sullo stesso arj;omentoj
ed anzi la simullanea prescnza di qursli due pcrsona^i p<ilitii in
lamentn pn<> considfrarsi come indizio che i consign di <-(Uirili.i/i n.
biano otli nulo la presalrnxa die sia stato allitntaiiatu il p<
una scissura in scno al parlit" na/innalo, JHT lT-llo di ilis|i.>r.ri -
fusione della Rational /Yw e d-l Freeman's Journal, ^inrnuli ambedoe
na/iunalisti: del quale pericolo temevansi per qualdie t< m,io incretfciote
-"><> CRONACA
cnnsoinicnxo. Si (' prururato ;illrcsi di venire ;;il nn componimento fr;i IP
<luo frazioni, parnollisla cd antiparndlisla, dol partilo irl;unli>si>; m;i finora
sonza v<Tim cITctfo. Giov;i, hittavia, sprraro die alPinralzaro dollo cli'/inni
si mili^'liino i dissensi c IP parti acrnnscntano a r.ippattmnarsi, p-r mm ri-
pctorc la vccchia storia dei due leoni, che, ostinati mlla zuffa, si divn-
rarono in fine a vicenda, insino a che DOD restarono di essi che* le due code.
3. Lo prime avvisaglie cicttorali sono j;ia comiociatc nci tre I!
e crosceranno certo di ardore ed esteDsione in.processo di tempo; ma
fin qui non si sono segnalate per vigore, prohahilmenlc perche le dispute,
intorno alle quali si aggireranno le elezioni, sono gia state cosi minuzio-
samcnle vagliate c cribrate negli ullimi setlc anni, che torna difficile il
dime alcun che di nuovo al momento delta dccisinne.
E ben vero che una certa novita vi fu introdotta da lord Salisbury,
col patrocinare le minacce di ribellione del partito orangista, pel caso di
un trionfo dell' Home Rule.
Ma il nobile primo Ministro ci ha talmcnte accostumati alle intemperanze
nella foga del suo dire, che 1' ultima sua scappata perdette gran parte
del suo eflelto. Nondimeno, il signor Gladstone ha stimato opportune di
rilevare le espressioni del capo del Gabinetto, in sul finire della discus-
sione circa Ylrish Local Government Dill. Voile anzi prendere in inira di
prefcrenza la dichiarazione del 6 maggio, colla quale lord Salisbury intese
di meglio determinare il senso di una sua precedente oss rvazionc circa
1'atteggiamento assunto dagli orangisti dell' Ulster riguardo alia qupslione
dell'//ome Rule, dicendo a guisa di ammonizione al partito nazionalista
he, ove esso persista nolle sue esigenze, in luogo di acccttare 1'oflerto
Local Government, lo fara a rischio ed a costo della guerra civile, a pro-
posito della quale lord Salisbury tenne un linguaggio evidentemente in-
coraggiante.
A delta del primo Ministro, osservo il signor Gladstone, coslituire per
legge un Parlamento a Dublino, sotto la supremazia del Parlamento im-
periale, equivarrebbe ad assoggettare il popolo dell' Ulster al dottor Walsh
d ai suoi amici politici ; sarebbe un abuso di potere, e una violazione
degli ammessi principii ondc sono governati tulti i Parlamenti. Che se,
a sostenere la legge contro la ribellione e la disobbedienza, divenisse neces-
sario di mettere in opera le forze della Corona, si commetterebbe un tale
eccesso, da scindere la societal in due parti nemiche.
Tale, prosegui il signor Gladstone, e la dichiarazione del primo Mi-
nistro : non soltanto un pronostico, ma un manifesto incitamento ai pochi
sconsigliati die polessero invaghirsi della pericolosa dottrina del primo
Ministro, una chiara isligazione ad impugnare illegal) armi contro 1' au-
torita costituita del paese e contro le sue precise decision! !...
Cosi scolpi il signor Gladstone il contegno di lord Salisbury, e, com'egli
co -I-:A
fosse
in iii> sul iin-desiiii'i Inn... riepil.i-.md.i il pm
ur, il ^u.uil
m.m.l.itn .1 pr.-iid-re il resncnnlo del dis.-nrso mi e-li .illuse, e veggo a
Salisbury lonmilalo tre prnposizinni. La prim.i ' die s..rd>l..- un p
alt> di piibbhVa immnrdita il |>orre 1'Ulsler sotto i piedi del rest., d'lr-
land.i: pr..pnsi/i..ne alia quale io pure interamente sol lose rivo. La seconda
i che proliahilmente in lal euo I'l'Mer resisterebbe colla qui
tratlasi di una pn-visiom- rir.-gli fece e die in pariment.- !o, senw v.|er
mere nulla piii di uu semplicc presagio. La ter/a linalmente e
rrisl.-r resistesse ed ove si tcnlasse di rintuzzarne la resistenz
in ddl'esercito inglese, allora, per usare le proprie |>arole di lord
Salisbury: Si perpetrerebbe un eccesso, che lacercrebbe 1'lrlanda in due
lirani. >
(Inn (jueste aride e canst iche parole il Balfour vieue ad ammettere
pienamente r-saltv/a del ^-iudizio falto dal (lladslnn,., .nere il primo
Ministro insinuato ajrli uomiui dell' Ulster che la loro ribellione sarebbe
giustificaliile, e incoraggiato percio il divisamento da lui medesimn siig-
fi male che il sij,'Dor Balfour siasi appropriate le proposiziooi di lord
iuiry, facendo cosi tcinere die i sinistri prooostici poggioo sopra uo
fondamcoto piii consistcDte di qiiello die l;irdbero supporre le sole .i\-
venlalo parole di un oralore s[>esso leggiero e poco eonsidento. >'e, d'altra
parle, nianrano ragiooi di sospcltarlo, non potcDdusi dimentiVare come
diversi capi miuistri, come il duca di Devonshire, lord Itjndolpli (llmrchill,
il s'.unnr lusepli Cliaml>erlain cd altri siaosi adoperati a scalcuare di nuovo
il demooe delle contese religiose, Delia sua principal sede, nella stem
Belfast. Prosciolto queslo maligno spirito dei suoi ceppi, esso polrebbe
correro (ra le file dei pii'i fanalici protestanti in Inghilterra, e sollevare
procelle non facili a sedarsi.
4. Ben pote il sigonr (iladstone doni.in dare quale fosse rnai la (re-
menda leggc inalterahile com,- quelh dei Persiani, la cui modificazione
dovesse avcre per conseguenza un linimondo : a che rispose poacia efli
iiiedesimo, questa non esser altra che la condizione delle cose stahilita
coH'.'lf/ of Union. Ora, pros'gui il (Hailstone, In quale stato trovavasi 1'lr-
landa prima dell'.lc/ of Union? Era un paese govcrnato d.i un I'.irlam. iid>
altrcttanto autonomo e indipendeiite, quanto e oggidi il I'arl.uuento bri-
tannico. Tutti i potcri di qtiel I'arlamento, pero, furono d'un tratlo alien iti
sen/a di<- prei edesse neppiire la formalita di uno scioglimento; la vita e le
tradi/ioni nazionali furono da uouiiui die sedevano entro 1'aula legislaliva,
a loro beneplacito, poste fra le man! di un paese straniero t- di un'allra
rapprcsentan/a. Verauiente, se liawi abuse di polere clie ri met la in Tone
CRONACA
i prineipii piu rudimontali su ctii s' incardinn l;i sm-it'ta, voi n^ avHi 1 ijiii
gli esempii piu tristamcntc sfavill;inli cln ricordi la sloria
A ci6 puo aggiungersi che il Nord orangista opponevasi violontcincnto
all'Unionc ed alia conseguente sopprcssione del Parlamcnlo irlandese, per
il inotivo die traltavasi dclla sorte di un Parlamento protestante, in cui
ucppure uo caltolico aveva seggio e ch'era quindi un congegno di quella
supcriorila orangista, in virli'i dclla quale la mincranza prolestante domi-
11,1 va sulla grande maggioranza del popolo irlandese. Ora, per verita, le
parti snuo invcrtite, e la minoranza orangista e trambasciata da scrupoli di
coscienza al pensiero di vedere posta la maggioraoza in posiziooe eguale
alia sua. Imperocche e mestieri ricordare sempre che, ad onta delle mo-
dcrne concessioni, tale eguaglianza non esiste. Himaagooo gli avanzi della
superiorila orangista e dci tempi del terrore; e per quesli avanzi gli
orangisli non la popolazione dell' Ulster sono decisi a combjttere
fino all'cstremo. Ma le loro minacce di ribellione non saranno un' arena
ulile iiflla imininente lotta elettoralc.
5. Come saggio dei teste accennati avanzi di tristissimi tempi, ne
vicne ora appunto messo in solenne mostra uno di particolare rilievo :
ITuiversita di Dublino, comunemente designata col nome di Trinity Col-
lege, di cui si ct'lebrcra nel prossimo luglio il terzo ccntenario. Alcuni
brevi ragguagli sulla fondazione e storia di questo Islituto serviranno di
opportuna illustrazione al carattere ed agli efletti della dominazione oran-
gista, era prossima a spirare, per quanto abbia tenace la vita come certi
(elini e non voglia morire senza convulsion!. Li raccolgo dal quaderno del
Lyceum (tello scorso aprile.
6. 11 disegno di fondare una Universita in Irlanda fu spesso ventilato
nell' era cattolica dell' Ingbillerra, e si otlennero diverse Bolle pontiiicie
a favore dell' islituzione di uno Stndium fjenerale ; m.i, per una od altra
ra^ionc, 1' idea non venne mai ridotta in alto. L'odierno Trinity College
deve la propria esistenza ad un prete apostata, per nomeAdamo Loflus,
vissulo di tempi della regina Elisabetta. Costui erasi recato in Irlanda nel
senile di uno dei Lords Deputies di quel tempo, in qualita di cappellano
del Castello, non senza il proposito in cuor suo di spiare ed acciuflar le
propizie occasion! che 1' Irlanda offriva allora agli uomini della sua risina,
per migliorare le proprie condizioni temporali, avvantaggiandosi delle con-
lische dei beni dei cattolici, confische che costituivano il metodo prediletto
di governo e venivano largamente impiogate dai dignilarii prolostanti.
II Lollus non fu deluso. nolle sue speranze ; merce una serie di rapide
promozioni, giunsc dapprima al seggio primaziale di Armagh, che slimd
poi vantaggioso di cambiare col decanato di S. Patrizio e quindi col FA r-
civescovato di Dublino.
II Lord Deputy, I'errot, aveva gia proposto die venissero dostinate le>
CONTEMPORANBA
ilr.df ili 5 >nr di IID.-I
nnl;iv;i iiiiMmiii.iiii.-iilr ;i sartor ,.| Lull us, cli.- aveva gia
ni ddla r.allnlrdo ,i !.: r
tid'ppo, r mi rspcdii-iiir .l.-i tiiitu rooaenUoeo alia
r.i\i tin anlini ('.mnciito a^osiiniano, il I'rioralo di Ognif-
sanli, flic insiiMiic n>i suoi v;isti jwssessi > da Kurim VIII lar-
* ;il Municipio <>il all.i rilladinan/a di huMiim. ;il tempo della top-
ili-i mooastcri. I/ astuto Arrivesrovn colse quest* favorevole
imp- (-IT acqnistare lama di fondatorc dToiversita, aenza die il MM
|ici-nlin avesse a sollrinir l.i pin li,-\.- i.iitur.i. DDIII. unlit ilumjue ai cittadioi
li rcilcn- il I'ri'T.ilo rolle sue pratcric .ill'iMpn di ijm-sl.i rond.i/iniio, ed
i riu.iilini bcni^iiainenlc iircoiidisi-cscn) ai suni di'sidcrii. II '-I inarzo 1592,
in nun Itisionf, l.i rr_iii' Klis.il'(t;i. iiinilinentc 8U|>|>lira(a in uomc della
cilia di linliliiin. einano Ic sue IrttiTc p.itcnti, t> l.i Cirt.i della nuova
< coll.i i|ii;df i ;(. >nd< fin- cr.isi -ia spif-;i|,i nrl precedeoto
cul Deputy KitzwilUam) intcndi.inii) clu> il sa|>cre e la civilta
al)bi,in> inT'iucnli, innlianle 1' istruziooe ivi iinpirlila ;il nostro popolo,
di mezzo al quale uiolti sulevaim linnr.i rcmrsi in Francia, in Italia, in
n.i. (>t>r acijuistare dodrioa in qiu-lli- slranii'rc Univereita, rimaoen-
inlelli di papisnio e di allr- mllivc qualila, t; div(>oeDdo coi cat-
tivi suddili.
I'tiri-ine dell' I'nivcrsila di Duliliim; l.i su.i t-sislcn/a In pni stret-
(anicuU- cunroriue a silliitli prinripii. Sofia snllo Irrrc confiscate della
Cliiesa, rin-vi tie da consimili fonli le sue posteriori dotazioni. KlisabetU
...n-..ni. I le furono ^i-in-rnsi lifiict.ilt.tri alia loro gui&i, cioe a spe*e
tlci catlolici irlandcsi condctli all' islr.Mii.i ruina spivliati d'i loru areri
inediaute successive conlisclie. Coll'/lc/ <>f >V///r/w/i/ d-l 1001. i p
tolti airAr.i\>.s.-ovalo di Dubliuu caddcro in Ldia d.-ll' I ni \crsit a. .Nulla
<-ra tanlo piccolo da sfuj^irl.', > lanln ^randc d i in-ouibrarne il capace e
\uran- \cntn-. L.i sloria tl.-l biio iiicreint-uto I'u UMiissiino riepilngata dal
l.-n, iirllc p.irulc da lui iudiriz/ate alia Socii-la Slnrica >
deiri'uivrrsita rattolica, m-l ISli'.l :
11 suolo su cui I'u innal/.ita ri'nivcrsita pn.lrslanle era un fnoilo
<li propri.-u d.'lla Cliit-sa callolica, couliscai.. soil., il r-^n- di Eurico VIII.
, I'u r.ipidaiuente arriccliita di all re tern- ralli|:rln, IHJ. a possedeM
i duecculo ,11,1.1 .u-ri oiid.r nra \.i supi-rlu. I),-llr uimvi' f"Strn/.i.ui pef
iiinpliarla lu impiulo rnn.-r.- ai riita,l,:,i di lluhliu.i. WTH la corona M
(lira milt- sin- lar-i/ioni. C.r.mdi prt-inii lurooo proiueui a coloro
< he \ulcssero rinut-^are la pmpria !'!., p-r I'r.'.ni.-uiarnc le aule; ed ao-
par.-tvlii iM'iii-licii d-lla n.istra anlira Cliii'Sii I'uroii.. p.-r < oaoeoioM
r.-.di' in -ssi a sua disp<si/ioue. >
7. Con queale parole il Cardinale iadico abbaslaoza i fini che avev
254 CRONACA
in inira i fondatori del Trinity College; e bisogna omvrnin' rlic siii<> d.ii
priinonlii csso fu fcdele ai loro intendimenli, -in ampiamente manifestatl
dalla Carta di Elisabetla. L'.ltV of Uniformity era slato adntlato ncl
condo anno del regno di Elisabelta, od uno dei suoi articoli irnpone
tutti coloro clie venissero iasigaiti di gradi universitarii il giuramento di
fedelta alia supremazia reale. Quiodi nessun cattolico poteva passare per
Trinity College senza apostatare. Ne i cattolici si dissimulavano tale st.ito
di cose; ed invero quasi universalmente rifiutarono di mandarvi i proprii
figli. La Court of Wards del re Giacomo fu poi un abile trovato affine di
favorire viepiu gli scopi pei quali era stata creata 1'Universita. Si ordino,
infatli, che, ove 1'erede di terre sotto 1' alto patronato della Corona -
come erano, del resto, quasi tutte le terre in Irlanda fosse un mino-
renne, la Court of Wards potesse bensi accordarne la tutela a clii piu
stimasse idoneo, sempre per6 obbligandolo a mantenere ed educare il
suo pupillo nella religione e nei costumi inglesi a) Trinity College di
Dublino.
K meraviglia soltanlo che, sotto un simile sistema, siano sfuggiti ;ill;i
perversione cattolici di un certo grado. Negli otto anni che corsero
fra 1'istituzione della Corte e la morte del re, scrive il caoonico Bourke,
trovo nei registri circa cinquanta minorenni affidati, a tutor!, tutti discen-
denti ed eredi di grandi famiglie cattoliche, come: lord Burke, William,
Oge Barry, M' Dermot R.oe, Barnwal, Kavanagh Fitzgibbon, Giorgio conte
di Kildare, James Butler, lord Thurles, rappresentanti le prime case del
Regno.
Carlo I, nei 1637, concesse all'Universita una nuova Carta, i cui sta-
tuti, sotto 1' influenza di Laud, ne fecero un istrumento ancor piu effl-
cace di proselitismo. Secondo le nuove norme, nessun cattolico poteva
neppure inlraprendere gli studii senza deporre il fardello della sua fede.
Tutti i frequentatori dell'Universita supponevansi protestanti e venivano
obbligati alle pratiche religiose protestanti. Si quis studentium a precibus
abfuerit, puniatur. E ben vero che siffatte regole non furono rigorosamente
applicate; poiche non dispiaceva a taluno il danaro dei cattolici sotta
forma di doni, e reputossi inoltre piu prudente di confidare per 1'opera
di pervertimento nell'atmosfera stcssa di Trinity College e nelle seduzioni
degli ufflcii ed emolumenti universitarii, accessibili soltanto ai prote-
stanti.
8. Naturalmente le apostasie furono frequenti : fino al 1847 queste
cosiddette conversioni si ripeterono d'anno in anno. Lc cose, e vero, si
sono modificate nell' ultimo ventennio, durante il quale furono aperti ai
cattolici irlandesi gli Scholarships ed i fellotvskips dell' Universita. Ma la
messe raccoltavi dai cattolici, in quatlro lustri di tanta inaudita libera-
lita relativa, e povera, molto povera davvero : due fellowships, pochi
CO' ?.".."
itto.
qnin li. die, l;ili i-ssendo It- iiii'iimrii' sl<>ridie <li
\i <)' Irl.md.i, riiiniti in Sinodo na/i. D !. l ab-
rondauu.ilo .nun- assoliitaiiieiitr disadallo .ill.i ediir.i/iiirn- dci
r.idolid, ammonrndo tiilti i -riiiluri cattclid <li OOD mandani i
-una marni-li.r die i rat Mid d' Irlanda loviuo la voce
coDtro 1'i.lilili.i del passato dell* Universita < rontro il r
(Idle sue nmdi/.ioni present!, quale risulterebhe dalla |or> parledpa/ione
alle prossime Test.- rentenarie. N<>n sareM.e in verun nmto tale par'
ne il mezzo di oltiMicn 1 ripurii/.innc dflli- inc;i|i.icit:i l.v-ili {<li*al>ili-
lies) ondc soflrono ancora in m.itrri.i d' insejjnainonlo i callitliri irl.mdcsi.
9. La scntcDza in ulliina islanxa, da parto del Priri/ Council, ncl
proccsso dol Vescovo di Lincoln, 6 ancora di la da venin-. Krasi d<-l(n,
alrun tempo addiftro, chc il tncntovato processo sardilM- st;ito il pri-
mo tla soltoporrc air esamo del f'unnril nolle sue toroate del ines^- di
maggio; (Hirlutl.ivia infino .il preseDte 1'oracolo e rimasto muto. Molte
altn- di<vrir corrooo su questo argomonto : una dcllf <|ii;di ci fa sapere
essorvi rarteggi fra i giudici a talc proposito ; un' allra die il gimlizin
sara in ogni punto favorevole al dottor King. Intantn il partito prote-
slanie. entro i cnnfini ddla I'Jiiesa staliilita, tuona, minaccia ed annun-
zia terrihili cose nell'ipotosi die la sentcnza gli sia contraria: a udirlo,
il menu din possa succodore e che il paese sia messo tutto in stibbugllo
con una nuova crociata protestanto.
10. Altro rovello ancor piu fiero per 1* Establishment e la ijuestione del
divorzio; il quale, in Inghilterra come allrove, e stato legaliz/ato dal
polere civile, mentre la diiesa anglicana non ha formalmente assorondato
1'azione dello Stato, essendo anzi imprcssione generate fra gli angiirani
die il matrimonio sia indissolubile. Non a caso adopero la parola : impres-
sione , dacche e ben difficile trovarc nella chiesa anglicana scntimenli
die per saldczza vadano al di la di tal liinite. In simili rircustanze, adun-
que, non e da aspettarsi altro che qualche atto di drlwlezza in rasi in-
dividuali, alli.rdie un ecclesiastico anglirano venga ridiiesto di celebrare
il malrimonio Ira due persone, delle ipiali una od entrambe siano state
divorziate dall'Autorita rivile.
Avemmo non ha guari un esempio di tal genere. I'n vicario della
lliijh Church fu pregato da altro rrdesiastiro di conccdcrgli 1'uso della
-a per unire in matrimonio due persone, una delle quali era
i imiilu-at i in un processo per divorzio come parle innorenle. Sem-
l.rava al p.-tente die T innooenza dei suoi raccomanda' 'isti-
ioni- sutlicieiile dei loro e dei suoi passi. Osservero, a questo riguardo,
nnn essere punto inverosimile die forminsi entro 1' Kstablithmtnt due >pi-
256 CRONACA CONTEMPORANEA
nioni ben distinte: l'un;i delle qiuili afferini rindissoluhilila pun e sem-
plice del malrimonio, mentre 1'altra non I* ammetterebbe die rel.ttiv.t
menle alia parte colpcyole, accordando alia innocente il dirittn di nm-
trarre nuove nozze. Si puo _:imlir.nv illogica ed arliitmri.i qm-sla ultima
distinzione che distrugge il proprio concetto deH'indissolubilila; I'/
blishment non pu6 guardarc le cose tanto pel sottile, essendo gia (io
troppo compromesso, riguardo alia legittimita del divorzio, per il f;ilt<>
che i vescovi sono costretli dtilla legge a rilasciare licenze di contrarre
nuovi sponsali a persone divorziate e che in pratica si uniformano docil-
mente alia legge.
11. Altra camicia di Nesso per 1'anglicanismo e una questione gia piii
volte menzionata che ora ricordero citando le seguenli parole del Chnr<-h
Times: Per consenso quasi unanime del suo sinodo generale, la chiesa
d' Irlanda e vincolata dall' arcivescovo Plunket verso i riformali di Spa-
gna ; donde il giornale ecclesiastico per 1' irlanda trae 1'inevitabile
conclusione seguente : 4 Noi s'tmio stati posti, come chiesa, in piena
comunione con un corpo di persone, in Ispagna e nel Portogallo, il quale
ha un Prayer Book ed una disciplina sostanzialmente diversi dai nostri ,
osservando oltraccio che nella chiesa stessa d 1 Inghilterra ogni opposirione
sembra essersi estinta, talche puo dirsi avere 1' arcivescovo Plunket di
Dublino ottenuto facolta di agire con illimitati poteri, diretto soltanto dal
suo giudizio discrezionale e dal sentimento personale della sua responsa-
bilila. > 11 Church Times leva su cio alte grida di protesta ; ne sara mai
soddisfatto, dice, finche i vescovi non abbiano formalmente dichiaralo
di disapprovare totalniente una condotta che viola le condizioni della
comunione fra le chiese d' Inghiltcrra e d' Irlanda >.
Fatti di tal genere mcritano di essere annunziati, principalmente
perche possono dare un concetto della celcrita con cui la cbiesa slabilita
d' Inghilterra corre giii per la china, in fondo alia quale e il caos, ter-
mine naturale della sua torbida e confusa esistenza. L'esperienza quoti-
diana illustra sempre meglio la verita di quel vecchio detto latino: facilis
dtscensus Averni!
IH-1LV INDIPENDENZA IH-L I'AI'ATo
NUOVE IMIOPOSTi:
I.
Intorno alia quistione romana, sempre viva, benchfc i libe-
rali la dicano morta, & recentemente uscito alia luce un opu-
scolo, senator A. A. J. col titolo: Xiizionale o i/it>-.
nale la questions romana? del quale vogliamo qui alquanto
occuparci.
L'Autore di esso, fin dal principio, si mostra poco coerent"
con s6 medesimo. Egli dice: Per questione romana non in-
tendesi qui la questione di rendere, senz'altro, il possesso po-
litico di Roma al Pontefice, do6 a dire del ristabilimento del
suo poter temporale '. > E poco dopo soggiunge: Per que-
stione romana intendo cioe, come credo che intendono tutti
quei di buon senso, la questiono deir indipendenza del capo
visibile della Chiesa, del Sommo Romano Pontefice 8 . Or non
si accurgo che Tuna quistione 6 identificata colPaltra? Che il
Papa, nell'esercizio del suo potere spirituale, debba essere in-
dipendonte, cio6 non soggetto a giurisdixiono civile, ognuno
lo ammette. Esso e domma di fede, essendo domma cho il
regno di Cristo, cio6 la Chiesa, non trae origine da q>i--
mondo: I{i'gnn,,i meum non esl de ho< '') 3 ; e quindi il
Capo che la regge non pu6 essere soggetto ad autorita che
origiue da questo mondo. Ci6 6 tanto eviden gli
stessi avversarii ne convengono; e a tal fine inventarono la
legge delle guarantige. Sati*
Pag. 3. i Pag. 5. - IUANM-, \ v 'il.
Stri* AT, col. Ill, f,,,c. 1011. IT
258 DKLLA INDi: 1'APATO
lari potentate, nee ligari prorsus nee solvi posse
Ma la questione e se ad assicurare siffatta indipendenza sia
necessaria al Papa la sua Sovranitk temporale, e quindi con-
venga reintegrarlo in essa.
Ora che questa Sovranita veraraenfe gli sia necessaria e
cosa da non poter dubitarne. Ci6 e stato solennemente dichia-
rato da due Sorami Pontefici: Pio IX e Leone XIII; e gia era
stato affermato daH'intero Episcopato; onde pu6 dirsi decisione
di tutta la Chiesa insegnante. Questo per un cattolico deve
bastare, giacche e noto che la Chiesa discente, cioe la molti-
tudine dei fedeli, deve conforraare il suo giudizio al giudizio
della Chiesa docente. Ma, senza cio ognuno vede che la Sovra-
nita temporale e assolutamente necessaria all'indipendenza del
Ponteflce. Un Papa non sovrano e necessariamente suddito;
perocche tra suddito e sovrano nella society degli uomini non
si dk mezzo. Essa per fermo non e assolutamente richiesta
alia indipendenza spirituale del Papato ; giacche il Papa per
piu secoli ne fu privo; bensi e richiesta, affinche tale indipen-
denza possa senza ostacoli liberamente esplicarsi ed apparire
evidentemente agli occhi del mondo^ Essa e la forma sociale,
diciam cosi, della sua tutela e della sua manifestazione. Gli e
necessaria non quoad esse, ma quoad bene esse. Fingete il Papa
suddito di un dato principe o di un dato Governo. Sari con-
tinuamente esposto a patirne sollecitazioni e pressioni, o al-
meno influenze per mire politiche ed interessi politici. E quan-
tunque il Pontefice, per la fortezza deiranimo e piu per Tas-
sistenza divina, sappia resistervi; tuttavia non potrk facilmente
farlo apparire agli occhi dei popoli, ne preservarne coloro che
gli servono da strumenti e rainistri. II Papa ha mestieri del
collegio dei Cardinal!, per averne aiuto e consiglio; ha me-
stieri di Dicasteri e Congregazioni svariate, per la spedizione
degli affari spirituali, che gli vengono da tutte le parti del
mondo. Come fark ad esser sicuro della imparzialitk e fedelta
e piena obbedienza degli addetti a tali ufficii, se essi non sieno
anche civil men te soggetti a lui ?
1 Lettera del Papa S. Niccolo I a Michele Imperatore.
i 1'niti non hanno voluto <
dent*- il < ongresso rappn-siMitativo <l'H'intera Repubblic.t
sedesse in alcuno di quelli, ma stan/.iasse nella citta di V
sh ing ton, la quale col suo distretto non fosse soggetta ad alcu-
n'altra autorita diversa dalla sua. Cosi solamente hanno creduto
di poterlo rendere stabilmente immune da intrighi partigiani
e violenze. Se ci6 si e stimato necessario nel giro delle cose
temporali, quanto piii lo in quello delli* spirituali, in cui la
materia e tanto piu delicata? II qapo spirit uale di una societa,
composta di molte nazioni, non pu6 appartenere politicamenle
a veruna di esse. Egli dev'essere extranasionale o megli<>
prannazionale. Ora cio non puo farsi altrimenti, se non c<
tuendolo Principe del luogo di sua dimora. II Papa, membro, o
anche solamente ospite di un dato popolo, eccita le gelosie ed
i sospetti di tutti gli altri ; i quali difflcilmente vorranno ri-
cevere la regola delle loro coscienze e delle loro azioni da
chi puo supporsi ligio ad un sovrano straniero. Se questo flnora
non e avvenuto, deve sapersene grado alia nimista, in cbe
il Papa si 6 sinora tenuto, a rispetto del Governo italiano ;
del che i liberali fanno riraprovero al Ponteflce, ma era per
lui necessita inevitabile.
In fine Taccesso al Papa dev' essere libero a tutti i popoli
della terra. Da tutti i punti del globo i cattolici debbono po-
ter venire a lui, per venerare nella sua persona il padre co-
mune ed ascoltare la sua parola come di supremo Maestro,
per riceverne ammonimenti e risposte ai loro dubbii. Or come
potrebbe ci6 farsi liberamente, se nel luogo della dimora del
Ponteflce comandasse alcun Principe o capo politico, il quale
potesse vietare la loro venuta, o frapporre ostacoli al loro
ingresso, o non assicurarli bastevolmente da oltraggi e vio-
lenze? Si e veduto ultimamente nei fatti occorsi in occasione
tlol pellegrinaggio francese. Per futile pretesto 1'intera molti-
tudine di quei pii fedeli fu fatta segno all'ira di una sfrenata
plebaglia, con insulti. beffe e flschi, ed eziandio percosse ^
rimenti, senza che il Governo potesse o volesse impedirt- il
I'uribondo eccesso. Onde i capi di quello furono costretn
260 DKLLA INI>II'KN1>KN/A DKL I'AI'ATO
vere in Francia, per impedire che altri pellegrini i ro,
esponendosi ai medesimi trattamenti. Lo storico Gregoroviin.
benche protestante, scriveva : La Metropoli della cristianita,
rappresentando un principio universale, doveva avere liberta,
e a tutti i popoli doveva esserne sgombro Taccesso; e il Sorarao
Sacerdote, che in essa sedeva, non doveva essere suddito di
nessun Re. Questo concetto fu quello che serbo al Pontefice,
fino a' di nostri, il piccolo Stato della Chiesa *. .
II.
L'Autore dell'Opuscolo, mosso dall'evidenza della cosa, con-
cede che sia conveniente tutelare 1'indipendenza del Papa. Egli
dice : Non perchfc la liberta e 1' indipendenza del romano Pon-
tefice sia cosa di fatto, ne per fede possa mancare giammai,
ne seguirebbe senz'altro non esser bene il tutelarla: tutto al
contrario, cio costituisce un'opera eccellente, siccome quella,
che, non contraria alia fede, e volta a raggiungere un altis-
simo e nobilissimo scopo 2 . Ma tosto soggiunge : Convien
per altro badar bene che cosi facendo non si vada contro a
qualche superiore ragione o a qualche celeste contraria ispi-
razione 3 . Or quali sono queste superior! ragioni o celesti
ispirazioni, che sarebbero contrarie alia Sovranita temporale
del Papa? L'Autore dell'opuscolo reca in priraa I'esempio di
Cristo, il quale rifiuto per se ogni guarentigia lerrena, e senza
siffatte guarantige, spedi gli Apostoli a predicare il Vangelo
per tutto il mondo.
Ma non si avvede il valent' uomo che questo esempio
e fuor di proposito, giacchfc 1'oggetto e al tutto diverso? Per
Cristo si trattava della fondazione della Chiesa, la quale do-
veva apparire non provegnente che dal cielo; laddove qui si
tratta della conservazioue e libera azione della medesima, per
concorso degli uomini agli aiuti divini. E chiaro che in quel
caso doveva riflutarsi ogni sussidio umano, afflnche non po-
1 GREGOROVIUS, Sloria della Cilia di Rvma. Vol. Ill, pag. 5.
' Pag. 4. * pag. 4.
o sospeti esso fosse effelto la t e la con-
versiono do' popoli. Ma nel caso nostro, riconosciuta gia la
divinita della < l:i sua intrinsoca indipend- 1 se-
colo, si tratta di a^sodare per via de' imv./i osterni ed un.
it mantenimento di lei come tal<?, o \n :e ch'ella possa
imente proseguire la sua missione, e spiegare senza pe-
ricolo di ostacoli lo sue forze, a salute degli uomini. Di qui >i
\a la rispj^ta anche all'altra obbiezione che TAutore toglie
dalla ripugnanza, che dice correre tra il potere temporale e
la missione del Papa : G& sin dal principio e per sua natura
il poter temporale portava con se un mondo di temporal! in-
tercssi e temporal! riguardi, che quasi fastidiosissime zanzare
turbavano la mente di chi stava a capo della amplissima e
veramente sublime istituzione, qual la Chiesa... Non era nean-
a seconda della missione della Chiesa Tamininistrazione
della giustizia, spinta fino alia parte penale e fin anche al-
1'esecuzione di morte.... Purtroppo governar civilmente equi-
v;ileva, come di fatto ora e, a sopraccaricarsi di mille nuovi
pensieri di mille curiosi fastidii, di raille sopraggiunte Ammini-
strazioni: goveruar civilmente importava esigere enormi tasse
nei modi piu disdicenti e brutali, e a sopraccaricarsi di debiti
senza possibilita di giammai soddisfarli ! . Dalle quali cose
inferisce ch'esse mal venivano compensate dalla guarentigia
di liberta di cui godeva il Pontefice 8 .
Questa inferenza e a torto dedotta. Iraperocche la liberta
del Ponteiice e tal bene, a fronte del quale ogni altro l>ene
si dilegua. Essa e d'interesse supremo; perche 6 strettamente
la colla liberta delPintera Chiesa. La dipendenza e suddi-
tauza del capo di una societa, importa la dipendenza e sud-
ditanza di tutto il corpo socialc. Potreste voi, per esempio,
concepire libero il regno d' Italia, se il suo He fosse suddito
dMl' Iiuperatore di Germania, o del Presidente della Repub-
blica Francese? Certo che no. Dall'ordine civile trasporta
orso all'ordine religiose. Suddito il Papa, e ^uddita 1'intera
Chiesa. Or la Chiesa e Signora di tutti, e non pu6 convert ir>i
1 Pagina, 7 e 8. Pag. 8.
262 I>KM. \ INIiII'KNI'KN/A HF.F. PAPATO
in ischiava o ancella di nessuno. L'assoggettamento <1
si lira dietro Tassoggettamento di tutti i fedeli; la coscionz.i
dei quali prende regola e legge dalla parola del Papa. Ci6
spiega il commovimento universale dei cattolici, per la condi-
zione presente del Papa, e i voti espressi dai loro congr
pel ristabilimento della sua sovranita temporale. Cio spi<
altresl Tammirabile costanza do' Ponteflci a sostenerla. I lilifi-
rali, per affettata ignoranza, o procace malizia, si lagnano fie-
ramente di questa, che chiamano ostinazione. Essi rattrihui-
scono ad ambizione e vaghezza di regno. Ma la turpe calun-
nia verso uomini di tanta virtu e abnegazione, qual e quella
dei Papi, e stolta. L' inespugnabile loro fermezza non e che
Padempimento di un sacro dovere. II Papa e custode e vindice
dei diritti e della liberta della Chiesa. Piuttosto che venir raeno
a si stretta obbligazione egli deve incontrare ogni pena e per-
fino il martirio. E con cio si risponde allo spauracchio, che
TAutore esagera intorno ai pericoli che la persona stessa del
Ponteflce correrebbe, ritornando principe temporale. Si loda
tanto la costanza di S. Gregorio VII nel contrasto che oppose
alle investiture, per 1'estinzione delle quali non dubito di ri-
correre alle armi non solo spiritual! ma ancora material!. Or
la sudditanza del Papa non e meno perniciosa alia Chiesa di
quello che fosse quell'antica usurpazione degli Imperatori Teu-
tonici.
Venendo ora ai singoli capi della fatta obbiezione, diciamo
che senza dubbio il poter temporale porta seco un gravissimo
fardello di cure fastidiose ed increscevoli. Ma ad esse convien
che il Pontefice pazientemente si sobbarchi, per ragione del
bene grandissimo che ne proviene alia Chiesa. San Gregorio
Magno (ai tempi del quale, in forza del corso naturale delle
cose, la sovranita temporale dei Papi si era gia in gran parte
spiegata) menava alti lamenti dei pensieri e delle cure che gli
apportavano le faccende secolari, e nondimeno non cercava
sottrarsene. Quanto poi all' amministrazione suprema della
giustizia penale, il Papa Re non pu6 per fermo schivarla. Se
oyli e Principe deve esercitare tutte le attribuzioni del Princi-
:orge assurdo. Iddio 6 fontc due
le pole- !e e rel; ed ease, lungi dall'ost*
si ; o inirabilmente fra loro, servendo la priina alia
seco :i puo l.-i iue<le.>iina persona accoglierle entran
esercitandole nella loro applicazione per mezzo di min.
diver>i. r;i|{.r.'.senlanti ordine ; ,ua inline e la men-
zione tatta dall'Autore di tasse enormi, e debiti non possibili
a soddistar.M dal Pontefice, mentre ognuu sa quanto moderate
fossero le imposte del Governo Pontificio e floride le sue flnanze.
Piuttosto questi rimproveri si aflanno al Governo che gli e suc-
ceduto, le cui tasse eccedono ogni inisura, e i debiti contratti
sono strabocchevoli e Terario e ad un pelo dal lallimento.
III.
L* An tore non si contenta delle ragioni, recate contro la So-
vranita civile del Pontefice. Ma obbietta altri inconvenienti
che sgorgano da essa. Prima di rispondere partitamente, os-
serviamo in generate che, quando anche il poter temporale
]>ortasse seco degli inconvenienti, converrebbe studiosamente
cercar la maniera di correggerli per quanto 6 possibile ; ma
non indursi mai per ragione di essi ad incorrere finconve-
niente massimo, qual 6 la dipcndenza politica del romano
Pontefice. Ci6 premesso, passiamo a discutere in particolare i
pretesi inconvenienti. II principalissimo & la diffbrmita, che il
poter temporale adduce tra Cristo e la Chiesa. Questo (riot
it poter temporale), secondo lo scrivente, piuttosto permesso che
voluto dalla Provvidenza, ha un inconveniente oltremodo grave,
un inconveniente di ordine superiore, qual e quello di reudere
difforme la Chiesa dal suo esemplare divino, dal suo pon. tti>-
MIIIO Sposo 1 . Cotesta diflbrmita egli la ripete da tre capi. 11
primo 6 per rispetto alia liberta. Egli dice : Cristo non solo
fu ricuperatore della perduta nostra liberta, ma fu altresi della
.>iiu;i il piu geloso tutore Egli ben conosceva che
T impiezza della liberta corrispohdeva la grandezza dei ;
1 Pagina 9.
2f>4 DELLA INDIPENDENZA DEL PAPATO
riti.... Ecco 1'alta ragione per cui Cristo in terra potnndo in
tutto costriogere tutti, non voile costringere menomamente
nessuno Perche dunque riunire all' opposto nella persona
del romano Pontefice anche tal altra dhdicente parte (la po-
tesld coattiva), che Cristo da s& respinse? !
II perche Tabbiamo gia ampiamente spiegato, ed e Pas-
soluta necessita di assicurare nel Ponteflce la sua indipendenza
civile dai poteri del secolo. Ma cio contrasta colla liberta, ri-
chiesta in coloro, che sarebbero sudditi del Ponteflce. Di qual
liberta parla 1'Autore? Certamente non di quella, che consiste
nell'esenzione da costringimento interne e flsico > necessaria
a meritare (qui potuit facere malum et non fecit); ma di
quella che consiste nell' esenzione da costringimento morale
ed estrinseco che viene dalla legge e dalle pene che infliggonsi
ai trasgressori. Ora di questa liberta Cristo non fu ne ricupe-
ratore ne tutore. Egli disse : Non son venuto a sciogliere la
legge, ma a compirla : Non veni solvere legem sed adimplere.
Egli anzi non dubito di applicare egli stesso la pena, armando
per ben due volte di flagello la destra, per isferzare i profa-
natori del Tempio. Quantunque poi in via ordinaria siasi ri-
serbato di punire i tristi nell'altra vita, nondimeno a punirli
in questa ha costituito in sua vece la pubblica autorita. Onde
TApostolo parlando del Sovrano lo chiama Ministro di Dio,
vendicatore, mediante la pena, verso coloro che operano il
male : Minister Dei est, vindex in iram ei qui malum agit 2 .
Laonde il punire i prevaricator! e in se cosa giusta e santa, e
niente vieta che tal potesta si unisca nel Ponteflce all'autorita
spirituale, in ordine a quelli che gli sieno sudditi anche tem-
poralmente; massime quando tal riunione e necessaria, affin-
che esso Ponteflce sia ed apparisca esente da ogni soggezione
a principe secolare.
L'altro capo di accusa e la mancanza di poverta. Una
seconda difformita, della Chiesa da Cristo importava il poter
temporale, e questa era nella osservanza deiresterior poverta..
Cristo fu estremamente povero, e povera poteva e doveva es-
1 Pag. 9. 2 Ad Komanos, XIII, 6.
861
la Chiesa... Ora il poter temporale importava senz'altro
un p< terreno *.
La Cbiesa ha bisogno, ed in copia, di beni material!
h.i M-I^IKJ pel mantenimento dei Sacri Ministri, secondo il
rso lor grado, massimamente di quelli, che spedisce Delle
ioni infedeli a conservazione e propagazione della fede. Ne
in bisogno per 1'esercizio della beneflcenza; giacche la cura
jx>veri fa parte della religione. Ne ha bisogno pel decoro
e per la magniflcenza del divin culto. Lo stesso Autore pooo
dopo airerma: II Romano Ponleflce pu6 non solo, ma deve
i imamonte assumere la piu splendida pom pa del mondo,
ove trattasi di contribute egli stesso al culto delle sacre
tunzioni. In esse in vero non si tratta della gloria nostra,
ma del culto esterno di Dio *. Ora ci6 come pu6 farsi
senza ricchezza? E questa un'altra incoerenza dello scrittore.
I.t Brando sontuositk delle funzioni papali procedeva appunto
dall'avere il Papa possessi terreni. Cristo fu poverissimo;
senza dubbio. Ma appunto perche egli, essendo in s6 ricchis-
simo, per amor nostro si fece povero; noi, non potendo ar-
ricchir \m(bonorum meorum non eges), convien che, in quella
vece, ne arricchiamo la Sposa.
I /Autore dice: La maggior difformitk tra Cristo e la
Chiesa, che il poter temporale portasse, si era neir esercizio
della sublime virtu dell'umilta. In questo il poter temporale
costituiva senz'altro una indegnith. Cristo Sacerdote Supremo,
grande Re dei giudei, capo eterno della sua Chiesa, vero Uomo,
ma altresi vero Dio, voile civilmente in terra essere T ultimo 3 .
Cristo per apparir grande e primo non aveva mestieri del
poter temporale. Egli aveva in sua mano la virtu dei mira-
coli, e merce di essa si palesava non pur Sovrano degli uo-
mini, ma Sovrano dell'intera natura. Le turbe lo acclaraa-
qual Sublime Profeta: Propheta may> -wit in no-
, : />i>-U plebem siiam. Egli dava la vista ai oivhi.
nnita agli inlbrmi, la vita agli estinti. Egli comandava agli
elementi. Qualis est hie, quia renti el mare obediunt
1 Pag. 10. ' I'dg 11. 5 Pag - * MATIH. Mil 17.
266 DIIJ.A INI.I ./A DEL PAPATO
Egli comandava agli stessi spirit! maligni, costringondoli ad
uscire dai corpi ossessi. Di che nasceva in tntti meraviglia e
timore: Factus esl pavor in omnibus et colloquebantur ad
inricem dicentes: Quod esl hoc Verbum, quia in potestate et
<'irtnle imperat immundis spiritibus, et exeunt J ?
L'Autore dice: Sarebbe maggior grandezza, a parer mio,
pel Pontefice vedere i Regnaati e gli Ambasciadori intorno a
se, ma vestito dimessamente e alPapparenza non altro che un
semplice prete o povero frate 2 . Ecco le aspirazioni dei li-
berali! Ridurre il Papa a semplice prete o povero frate! An-
che i miscredenti ed i pagani, soggiunge, sarebbero portati a
riconoscere nella sua Augusta persona un'impronta Divina 3 .
Li ha forse interrogati cotesti miscredenti e cotesti pagani,
per accertarsi delle loro interne disposizioni? A conferma della
sua tesi reca 1'esempio dei Re Magi, che adorarono Gesu in
Betlemme, fanciullino povero, sofferente, umilissimo. Ma quei
Santi Re, oltre la luce della grazia da cui vennero interior-
mente illustrati, furono guidati all' umile dimora di Gesu da
una insolita Stella, che colla sua prodigiosa apparizione ma-
nifestava quel fanciullo qual Dominatore degli Astri. Ora il
Papa non ha il dono dei miracoli: egli deve valersi dei mezzi
ordinarii ed umani. Epper6 deve circondarsi di quell'esterno
apparato, che convenga all'altissima sua dignita, e valga a con-
ciliargli il rispetto delPuomo; il quale, come Dante osserva,
solo da sensato apprende cib che fa poscia d'intelletlo degno.
L'Autore per attuare il suo ideale dovrebbe prima mutare la
natura umana in quella degli Angioli, che apprendono 1'in-
telligibile, non nei sensibili, ma in se medesimo. L'Autore vor-
rebbe che il Pontefice per amore di umiltk abbandonasse per-
fino il nome di Padre (Papa), e si chiamasse fratello. Ma co-
testi son pensieri da forsennato, e non han mestieri di risposta.
Solo notiamo che qui non puo suffragargli 1'esempio di Cristo,
il quale disse agli Apostoli: Voi mi chiamate Maestro e Signore;
e fate bene, perche io son tale: Vos vocatis me Magixi*
Domine; et bene dicitis, sum elenim *.
1 LUCAE IV. 36. - Pagina II. ! Ivi. 4 Evang: secundum loannem,
XIII, 13.
Nt< ''.:
IV.
Se non ohe Pincoerenza e Timbaraz/o dell' Au tore si ina-
sta singolarmente nelT ultimo paragrafo, in cui viene a
are sc la quistione romana ski naziooale o internazionale.
Egli comiacia dal lodare la legge delle guarentige, siccome
quella che dislrugge tutti gli inconvenient! del poter tempo-
rale. Manco male; se distrugge questo stesso potere ! Tutta-
volta egli concede cbe siffatta legge e imperfettissima. As-
suefatto a concedere tutto ci6 che si pu6 e si deve concedere,
ainmetto io stesso che quella legge sia imperfettissima '.
Egli trova la causa di cotesta imperfezione nella qualita degli
autori di essa legge. Invero chi sono coloro che fecero tale
legge di guarentigia dell'esercizio del potere spirituale del Pon-
tefice? Quasi tutta gente che colla Autorita religiosa non aveva
che fare, e di religione stessa, poco o nulla voleva sapere....
E possibile che canti un muto e vegga un cieco *? Passa
quindi ad osservare T instabilita della medesima, potendo,
sempre che vuolsi, essere rivocata. La legge delle guaren-
tige fu fatta ed esiste. Fu fatta (mi si dice) ma al giorno se-
guente potova essere disfatta ; esiste, ma per la stessa volonta
del Parlamento potrebbe d'un tratto non esistere. Guarentigia
vuol dire sicurezza; sicurezza importa impossibility del con-
trario. Come dunque (mi si dice) venir a parlar di guarentigia,
quando la legge svanir possa da un moinento alPaltro? Tal
riflessione 6 troppo logicamente stringente, perchfe non debba
esser messa in non cale 3 . II perchfc egli passa a dire di due
maniere di stabilita; Tuna propria, Paltra per concorso al-
trui. E stabile una colonna, che riposa diritta sulla sua fon-
damentale base; e stabile anche una colonna che inclinatasi
e fuor di centre, con muri a sperone e stata as>ii-urata 4 .
Quc ^ta osservazione doveva necessariameute menarlo a
prelerire por T indipendenza del Pontefice il poter temporale
ad ogni altra invenzione, perch& allora solamente essa riposa
' I'jg. 12. Pag. it. 3 lag. 13. !'-. 1 4.
268 DELLA INDII'KNDENZA DEL PAPATO
su propria base. Ma 1' autore, accortosi forse che la recata
similitudine gli faceva cattivo giuoco, ne devia immantinente.
Prima di proseguire la questione, per altro fa d'uopo scio-
glierne un' altra importanlissima, la questione cioe, di cui si
fa cenno nel titolo, vale a dire se la questione romana sia
questione nazionale italiana, od internazionale *. Egli, com'era
naturalissimo, la risolve nel primo sense, per la ragione che
appartiene all' Italia e non alle altre nazioni guarentire la
indipendenza e liberta del Pontefice. La Provvidenza pose
il Capo della ^Cattolicita eel centro politico di una Nazione/di
una Nazione che la Provvidenza stessa per mezzo dei monti
e del mare avea col suo dito chiaramente delineate; in un
centro che gia in antecedenza era stato centro politico di na-
zione vastissima; pertanto ragion voleva che ben s'intendesse
a questa nazione affidato a preferenza delle altre, il delicato
incarico di tutelare 1'indipendenza del Capo stesso della Cbiesa 2 .*
Sia pure cosi : il delicato incarico di tutelare P indipendenza
del Capo stesso della Chiesa appartenga all'Italia, a preferenza
delle altre nazioni. Ma da ci6 che segue ? Segue tutto il con-
trario di quello che vorrebbe PAutore, cioe che appartiene al-
P Italia, non il sacrilego attentato di distruggere il poter
temporale del Papa, maall'opposto di assodarlo e difenderlo;
avendo noi dimostrato che, senza di esso, quell' indipendenza
non puo ottenersi. Cosi e: poiche Iddio ha dato all' Italia, a
preferenza delle altre nazioni, il glorioso privilegio d' avere
tra i suoi confini, colui, che comanda spiritualmente a tutti
i popoli della terra; 6 congruente il pensare che le abbia im-
posto con cio il dovere di adoperare ogni sua cura a mante-
nerlo e difenderlo in tutto ci6 che e richiesto al libero eser-
cizio del suo altissimo ministero.
L'Autore scrive: Le nazioni possono considerarsi, sotto
il rapporto religiose, quasi altrettante figlie della Chiesa. Or
bene, quando un padre vuole o deve rimanere in casa di
un flglio e non altrimenti, incombe senz'altro a costui il pro-
curare quanto occorra al padre stesso, e posto che nulla di
Pag. ii. ' Pag. 15.
269
nto 6 n- osso benissimo
pretendero dn* gli altri flgliuoli non s'intromettano e pensino
he egli, come pin', fare, cosi intende dover ad-
piore l . Si; ma lino a tanto che il flglio adempia di latto
-o il padre il dovon- <li non fargli mancar nulla di quanto
gli occorre. Laonde se gli e necessario avere in sua balia
in casa del flglio un appartamcnto, di cui egli solo sia pa-
drone, in cui a lui solo obbediscano i dornestici, necessarii
alia spotli/ione de' suoi aflari, e in cui possa liberaraente rice-
vere tutti gli altri flgliuoli, sen/a che vengano disturbati ;
tutto ci6 dee consentirgli quel flgliuolo. Se per contrario glielo
rifiuta, anzi lo spoglia del possesso di quella parle di casa
che prima aveva in suo pieno e libero dominio; e evidente
che in tal caso gli altri fratelli han dritto d'intervenire, ac-
ciocche al loro padre sia fatta e mantenuta la condizione che
gli conviene. Ci6 pare che con poca coerenza si ammetta dallo
stesso nostro Autore, rispetto all'Italia. Imperocche egli scrive:
Purtroppo ft Tltalia che deve pensare all' indipcndenza del
Papa,.. Ma se viceversa e I'ltalia, che venendo meno ai suoi
doveri piu alti, di sua mano si spoglia de' suoi dritti di pre-
cedenza, in favore di chi prima non li godeva; se giustamente
dell'Italia il Ponteflce difflda (come di fallo presenlemenie dif-
fida), perchfe essa venendo meno ai suoi alti doveri, purtroppo
rifluta da per se stessa ogni fldticia, che in altri il Ponteflce
pu6 e deve porre; 6 troppo evidente in tal caso che altri, che
abbia il titolo e la ragione di provvedere all'indipendenza il-l
Ponteflce, s'intrometta in casa dell'Italia, e anche se occorra,
a mano armata, por rendere al Sovrano Ponteflce, al Padre
comune, ci6 che I'ltalia confesso doversi rendere, ma non voile
o seppe rendere. Pertanto non assicurare, come I'ltalia !
la liborta al Ponteflce, infrangerla al contrario essa medesima,
equivale per ritalia stossa a dar ragione c dritto a tutti i cal-
tolici, a tutte le nazioni, a tutto il mondo, d' intervenire in
Italia. Dico a tutte le nazioni, perche anche il Turco potrebbe
a buon dritto protondere che il reclamo doi suoi sudditi cat-
tolici dovesse nella sua giustizia cssere soddisfatto *. >
1 Pagina, 15. Pagina, 16.
270 DELLA INDIPENDBNZA DEL PAPATO - NUOVE PROPOSTK
L'Autore chiede: Ma son coteste cose serie? Dar ragione
ad altri e giusto titolo d'intromettersi, quando che sia in propria
casa, dar questo titolo giustissimo e questa ragione validissima,
non ad una sola delle nazioni, ma a tutti gli individui, a tutte le
nazioni del mondo, darlo non per una sola volta ma per sempre,
e lasciare questa fulminea mina alia unita ed alia esistenza
della nazione, a traverso alle tanto mutabili vicende dei tempi,
dar tanto titolo e tanta ragione non pure ai buoni, ma piu
che mai ai furbi, che benissimo se ne potrebbero valere al-
Poccorrenza ad altro scopo qualunque e perfino di conquista *?
Or questa ragione e questo titolo, che PAutore confessa essere
giustissimo, 1'Italia legale Tha dato colPoccupazione di Roma,
per la quale non solo ha offesa P indipendenza politica del
Ponteflce, ma Pha distrutta del tutto. Cio, se non fosse altro,
e chiaro dalle manifestazioni di esso Ponteflce, il quale ripe-
tute volte ha dichiarato che la condizione fattale 6 intollera-
bile, ch'egli si trova costituito sotto una potesta nemica e
non e oggimai piu libero pel governo universale della Chiesa.
Laonde ben disse il Senatore Jacini: che PItalia coll'occupa-
zione di Roma ha messa in giro per PEuropa una cambiale
segnata in bianco, la quale, se ora si trova in mani amiche,
ben potrebbe dalP un giorno alPaitro capitare in mani ne-
miche. E prudenza cotes ta? E sapiente instituzion d'uno Stato?
Pagina, 16.
LA MUSICA SACRA
E LE PRESCHIZ10NI ECCLESIASTIC I IK
STUDIO STORICO INTOHNO LA DISCIPLINE TRADIZIONALE DELLA CHIESA
IN ARGOMENTO DI MUSICA SACRA
(Conlinnaiione) *
IX.
LA 8CUOLA FIAMMIN<JA XKL SECOLO XV.
La dimenticanza quasi assoluta in cui giacquero per lungo
correre di tempi i maestri della Scuola flamminga e la poca
o niuna cura che si ebbe fino quasi a' tempi nostri di ricer-
care negli archivii o nelle raemorie storiche del secolo XV
quel che ad essi si riferiva, produssero questo doppio eflfetto :
di supporre assai povero tutto il periodo che precedette la
polifonia classica della Scuola romana e insieme di crederlo
tanto barbaro, che non valesse quasi la pena d' occuparsene,
se non tanto come si fa delle ombre, per far meglio risaltar
le figure. Cosi adopero senza dubbio il celebre nostro Baini.
dipingendo con assai fosche note que' maestri e que' tempi f .
> Vedi Quad. 100" .4 piiiun.. i*Mi |>. 553 e Mfg.
* BAIJTI, Mem. star. crit. ecc. Veggasi specialmente il Capo HI del Tom. I,
I e Begg. L/AMRIUIS il.-ilii-n .n ri.nnmin^lii p.irtc h-l voluiin- wt-ondo e
tutto il t.-r/o d.-ll.i -ii.i ' ' !.>porando M*m|in> quella <>-
lirii-tii -i| t>(]iiita <li giudizin rhe Rli " prnpria I'iu vollo c particnlari:
n'll;i Prrfazi'nir del vol. Ill egli ' are alquai
troppo foschi del Baini.
LA MUSICA SACRA
Ma gli studii piti moderni misero in sodo che hen altro e il
giudizio della storia, e che pur concedendo alia Scuola romana
del secolo XVI e quindi al Palestrina d'avere oscurato con
raggi vivissimi tutte le altre stelle che precedettero, non per
tanto cessano queste d'essere veramente di prima grandezza;
molto piu che trattandosi di un lento svolgersi deirarte, che
dall'imperfetto passa per gradi al piu perfetto, il colrao di
bont& a cui giunse la nostra polifonia classica non avrebbe
altriraenti spiegazione alcuna, e senza il diretto influsso della
Scuola flamrainga converrebbe ricorrere al miracolo; come
saria ad esempio la dimane di un verno rigidissimo vedere
all'improvviso un campo di spiche, non pure verdi e rigo-
gliose, ma cariche oraraai di frutto maturo e pronte alia messe.
Convien tener fermo che non e disonore alcuno per una na-
zione, raver occupato per alcun tempo il luogo da sezzo
(come Pietro Aron a torto lamentavasi acerbamente l ) e Pes-
sere stata sulle prime discepola degli stranieri, quando per
P impulse del proprio genio seppe poi vincerli in siffatta guisa,
che insediossi maestra in luogo loro. Nel resto questa mede-
sima fu la sorte dei Fiamminghi per rispetto alle scuole pre-
cedenti.
Ed in vero la Scuola francese del secolo XIV, non ostante
tutti i suoi errori, aveva gik preparato largamente il terreno
ed aperta la via alia Scuola fiamminga. Le trattazioni de' teo-
retici di miglior fama e le vivaci polemiche sostenute contro i
traviamenti degli innovatori, avean gi& poslo un qualche freno
all'audacia sbrigliata de' maestri e de" cantori ; e le condanne
di Giovanni XXII aveano indicate, naturalmente e con termini
aperti, agli uomini di buon volere, quali fossero quelle vie che
si doveano assolutamente scansare, se pure intendevasi di of-
ferire alia Chiesa lavori d' arte non indegni di lei. Che se il
procedere innanzi fu lento assai e si logoro quasi un secolo
prima di poter giungere a qualche cosa, che meritasse in vero
senso il nome d'arte, cio devesi, parte alle circostanze de' tempi
1 VIII 3 di questo lavoro.
!' PRE8CKI/I ''~'3
e de' luojrhi, poco favorevoli (come abhiani gia veduto) alia
lio, e parte alia gran diMicolta di dovere an-
zitutto imti-'tviaiv la retta strada. Per noi tutto e ora spia-
i: le regole dcirarmonia e del contrappunto ci vengono
proposte in bell'ordine no' lihri di scuola; Tesperien/.i d.-'se-
coli precedent! fanno guarentigia della bonta di tali insegna-
nn'iiti, e gli esempii e i modelli de' dassi.-i servono di conferma
interne e di guida sicura. Ma nel medio evo tutto dovca pro-
re PIT esperimento ed essere scoperto a poco a poco, non
altrimenti che con la maggiore o minore linezza d' orecchio
che avevano i maestri ed i compositori e con T autorita che
s'erano potuta guadagnare presso i loro scolari, a flned'im-
porre loro come regola certa le proprie opinioni. Spesso con-
vfiiiva dar per errore, quel che i secoli precedent! avevano
bonariamente predicate come principio. Si rifletta, per esem-
pio, al parallelismo delle quinte e delle ottave, dato come re-
gola fondamentale per T organum e per le diafonie, e alia
proibizione assoluta di mai piil adoperare le quinte ed ottave
di moto retto fra le parti, che ^ia si scorge come massima
tra' maestri fiamminghi. A dir tutto in breve, ogni cosa si
doveva creare: notazione, misura,armonia, contrappunto, strut-
tura de' pezzi, bellezza e proporzione delle parti.
Piu tosto e da meravigliare come mai i Fiamminghi, con
la povera eredita ricevuta dai Francesi, giuguessero si presto
a farsi innanzi; tanto che gia le loro composizioni de' primi
decennii del secolo XV, non solo hanno merito d'arte degno
di considerazione, ma presentano oramai una polifonia non
pii\ bambina, si bene giovinetta vigorosa, pognamo die ancora
di forme alquanto acerbe, e per6 prive di quella mollezza e
ritondita, che sono proprie degli anni pin maturi. Certo e che
gli avvenimenti, che funestarono la Chiesa in Fram-ia, in Ger-
in a nia, in Italia sullo scorcio del secolo XIV o sul principio
di^l XV, e in particolare lo scisma d' Occidente che tenne
<liHro all'esi^lio avignonese, erano un grave impedimento al
progress degli studii e delle arti presso quesle nazioni. I
JTF. vol. Ill, fa*. 1011. 18 W* &**
274 LA MUSICA SACRA
dove nella Fiandra tutto era quieto e tr.inquillo, e la vita puh-
blica da molto tempo non pareva quivi risentire le scosse
della politica. I cittadini erano dati al commercio e per giunta
operosissimi in ogni genere di disciplina ed amanti al soramo
della vita doraestica e sociale; cosi che per questo e per le
ricchezze acquistate e pel norae che oramai godevano, torno
loro piu facile che ad ogni altra nazione, spingersi innanzi
in ogni cosa e particolarmente nell' architettura, pittura e
musica.
Anche i germi tutti di quello stile peculiarissimo, che e
proprio dei Fiamminghi, vogliam dire il polifonico, contene-
vansi gi nelle Scuole che precedettero. Abbiarao notato a suo
luogo come lo stesso organum e le diafonie fin dai loro prin-
cipii verso il secolo X non si concepivano come accordi si-
multanei, bensi come una o piu melodic che corrono sopra un
lenore fondamentale, preso per lo piu dal canto gregoriano.
Si passo poscia ad una qualche maggiore liberta di composi-
zione, tralasciando le regole materialissime delle quarte o delle
quinte e disponendo sopra il tenore melodie piu variate. Man-
cava pero P invenzione. E come ne' tempi barbari dell' archi-
tettura solevano gli artisti pigliar qua e la le colonne e i ca-
pitelli e le mensole e i fregi de' monument! in rovina, inca-
strando ogni cosa nel nuovo edificio, rompendo e tagliando
inesorabilmente i pezzi che interi non capivano al nuovo posto
e aggiungendo semplici e rozze murature alle parti che per
avventura trovavansi troppo corte ; cosi ne' primi tentativi
delP arte musicale pigliavansi a pigione le melodie gia com-
poste (fossero profane o sacre, poco monta), e s' acconciavano
poi sul cantus firmus, con quello strazio di torture e di sti-
racchiamenti che gia sappiamo. Ma queste forme furono acer-
bamente condannate, cosi dal senso comune, come dal prin-
cipio dell'arte vera, e sovratutto dalla Chiesa nella nota Costi-
tuzione Docta Sanctorum. Non restava dunque ai maestri che
mettersi di gran lena allo studio indefesso del contrappunto,
di cui gia avevano gittati solidi fondamenti nel secolo XIV i
.7")
luri> > Filippo de Vitry, ed apj
air iiiv.-n/ione delle melodi<, in inodo che le ragioni della
Chiesa e dell' arte andassero salve.
Questo singolare istinto, ehumi.unolo cos), di far correre
insieme piu melodie, per modo che T armonia non fosse che
un effetto dei loro incontri piu o meno consonant!, trovo modo
di pascersi largamente delle cosi dette imitazioni, che c.
tuiscono una delle qualitfi specific-he della polifonia. Or anche
queste si trovano gia indicate ed adoperate nelle Scuole prece-
denti; e il primo cenno che nella storia se ne fa, si riscontra
nel trattato di Giovanni di Garlandia, autore vissuto nella
prima metk del secolo XII. Insegnando egli come debbasi dar
vita (color) al canto, propone tre mezzi: quello del sonus or-
dinatus, cioe di un ben concepito discanto sopra la melodia
del tenore, quello della fioritura (florificatio) e quello della
ripetizione (repetitio) od imitazione, come piu tardi si disse
e si continua a dire. Tal ripetizione poteva farsi, secondo lui,
o nella medesiraa voce (eiusdem vocis) o nelle varie parti (re-
petitio diversae vocis), quando la medesima melodia in diverse
momento viene eseguita da diverse voci ! . E ne reca un
esempio, che per Tarte e ben povero, non essendo che un sem-
plicissimo scambio ^i melodia tra le parti, ma che e prezioso
1 IOII\NM> UK GARI.ANDIA I)'- r/./>tV</ tnnxurnhili poritio (Cfr.
KER Script. I. p. i!5, H6). Color ->t piilrhritinlo smi \fl ..l.iectuin au-
ditiis, PIT i|ti)il ..mlitns suscipii plai-ontiiini. Kt fit multis modia : aut *ono
oi-dinato, aut in florificationr soni, aut in rrpflitiont riitidem coca vel direr-
te.... Ri-|ftitio .'iuMlcin v>,-ig est color farienB ifcnotum -'mini CM* nolum.
per i|iiain fii.titi.un aiulitus suscipit pla.-. -1111.1111 Ropctitin li\i-r-- \-M-in Mt
iilom Sonus rept-litus in t.-mpcn- ili\t-rso a cli\'i>i- \o.-iln-
HIT in tripliribiis, (jiiadrupli'-il'ii- V ,li pur.- K..n\yUu H l>ir al-
r ni'l Kirchenmiii. Jnhrb. ;Rati-l..-n... I'uM.-t 19),
.!,-! f-iKnilirat"! di ipi.--li \.irii t-niiini Si ii"ti in p..rlu-olare
Uo ,1, //,, M die fu .i>^i fort.ii.ato n.-lla music;.
(into foriln. m.-l-nlin finriti, contr^i^tnln f,
fiorilo. tutto .-in ,1 nin.i I uni.unri.1.. in.iM.-alo. G.nt.if no al
1.. u. .mini CM\ -In r ! nari.iin.-iil.' ,i<l.l>nlro n.-ll.- .<>-( n.-'t.-riiiii,
icali, rhr il n .rissiino di COIllO /IOM.',. d.it.- da t.itli a . .-rta clasM di
mel. ! (<t gg "
276 LA MTSICA SA<
nella storia per essere il primo di questo genere che si
conosca '.
Ne Giovanni di Garlamlia, esclama qui 1'Ambros, ne
alcuno de' suoi contemporanei potevano mai immaginare qual
frutto incalcolabile per Tarte dovea recare questo seguito an-
cora in forme di melodie. Cos! que' due bambini che a caso,
con due lenti dell'occhialaio di Middelburg, si tecero a guar-
dare la banderuola del vento che in forma di gallo girava
sul campanile, neppur sospettavano d'avere indicate la via,
onde scoprire le maraviglie infinite del firmaraento e quelle
degli infusorii impercettibili che nuotano in una goccia d'ac-
qua 2 . Ed invero in quel primo germe contenevansi in virtu
gli esperimenti del secolo XIII e XIV, e si puo dire P intera
polifonia flno a noi, in ispecie poi tutte le meravigliose ar-
ditezze delle fughe e de' canoni, conosciute sotto il nome di
artificii della Scuola fiamminga .
Quanto al merito particolare ch'ebbe la musica in questo
secolo del dominio fiammingo, potra dirsi questo in generate,
ch'essa ando di pari passo con le altre arti sorelle. Nel se-
colo XV gia si scorge in ogni cosa Paperto influsso della ri-
nascenza. I concetti, proprii delParte dell'eta di mezzo, servono
ancora come di base e definiscono per cosi dire i contorni.
Ma un interno irresistibile impulse per la novita, spinge Par-
tefice, non tanto a creare ogni cosa, ma a profondere negli
ornament! ; talvolta tocca bellezze incomparabili e compiute
per ogni verso, tal altra si lascia sedurre da fantasie sbri-
gliate, che mettono capo nel grottesco. Pero queste medesime
stranezze rivelano potente e robusto ingegno, sebbene non
ancora disciplinato da quella sobrieta, che rende classico il
lavoro d'arte e che sola puo convenientemente dirigere Tar-
tista nel giusto criterio quanto alia scelta de' mezzi e quanto
alia debita proporzione ed armonia delle singole parti tra loro
e del loro complesso col tutto. Or bene il medesimo inter-
venne nella musica della Scuola fiamminga. Ne' lavori di
1 Leggesi traclotto in notazione moderns nell'AMBROS 1. c. IF, p. 326.
* L. c.
un< i'Amhros, talvolta porflno in nna
^a composi/ion^ <!i maggior lena, si trovano dello pai_
che toccano il sommo dolTarte piu pura o chc appaiono im-
pregnate del senlimento della pi A squisita bellezza. Ma insicme
s'incontrano pnginc che altro non sono che astruserie raffl-
nite e canoni straordinariamente artificiosi. Gli uni e gli altri
nondimeno presentano qualita, tanto energiche, chc perflno le
sottigliezze piu spinte hanno raerito loro proprio e seducono
chi vi attende. Tale musica sgorga come ben nutrita sorgente
dal terreno ancor duro del secolo XV; essa non e possiMlo
e non pu6 concepirsi che appunto in quel secolo *. E come
frutto del suo secolo piacque immensamente ai contemporanei,
ed ebbe somme lodi dagli scrittori e critici piu riputati, flno
a credersi premio speciale della diligenza che vi avevano poslo
i maestri o dono straordinario di un peculiare in flusso celeste *.
Ma nel secolo seguente allo studio indefesso e alia bonta dogli
ingegni, s'aggiungera, in Italia e in Roma, quel vero dono di
Dio che e il genio, ed avremo la triade nobilissima, che sono,
sebbene in senso alquan to diverse, i padri dell'arto: HaM'-iollo,
Michelangelo e Giovanni Pierluigi.
Cosi un periodo della storia si lega con 1'altro, e gli av-
venimenti, per quanto possano sembrare straordinarii, salvo
ben poche eccezioni, altro non sono che uno svolgimento piu
o meno ordinato delle teoriche e de 1 fatti precedent!. Quanto
L. c. nr, p. 3.
1 GIOVANNI TI.NCTORIS, uno lie piu rclchr tratlatisti H.iniminj;hi c
stro in Napoli, scrivca iu-1 1 " nel proemio <lel libro De Arle contrapun.-li
(CoussKMAKKn, Script. IV, p *7 . Ni-ipn- (juod satis adniirari ripqiu-o, (|iiip-
piam composiliim nisi c-itr;i annrs <|u.idr;i?iirit. ovl.it, rjuod auditii dignuni ab
ernditis pxislimetur ; hac vero tempetat, ut pracleroam innu ccn-
torefl ve-niisti^^iini' |)nmuntiaiit'-i. ni^cio an virtuii- < uiuxilam coelwlis influ-
xiis, an vcluMiiontia assiduae exercitatiooil inlimli ll'Tent rompn-fi-ri-i. ut
loaniii-s (>k. --1)011). Joannes R.^is, Aiillionius Rusiui-i. Firminu* C.i:
lorin -, rpii novi^sinii-i tiMnporihm \it.i ftinrtns Inannem DiinUblt,
mi Bin.-how, GuillormiH Dufay e pracceptoros halmissc in hac art
\in.i jiloriantur. ijuoruiii otiiniuii) otnhia ft-ro opora tanlani siMvilmliiu-r
d'-liMit, ut HUM qiiidt-m si-ntontia, ni, inotlo hnminili hafoibtttque voruin
etiam Diix inuii'>rtalil)iH diu'i:
278 LA MUSICA SACRA
sia necessario tenere innanzi questi principii per ben giudicare
del posto che occupano nella storia la polifonia flamrainga e
la Scuola classica romana non e chi non vegga.
X.
LA POLIFONIA VOCALE.
Ma non e nostro intento di scrivere qui una storia; si
bene sul fondamento della storia ragionare delle cause e dei
principii che ne' varii secoli concorsero a creare ovvero a man-
tenere nella Chiesa una musica strettamente liturgica e quale
alia santitci e maesta, del culto cattolico si conviene. Lasciando
dunque agli storici la dimostrazione dello svolgersi della po-
lifonia come cosa d'arte', toccheremo qui delle qualita, sue pro-
prie come arte sacra, quali gia. si manifestano nel periodo della
Scuola fiamminga, e si mantengono poscia e si perfezionano
in quello della Scuola romana.
1. Pregi intrinseci della polifonia vocale.
Diremo anzitutto, che, salve poche eccezioni, nessuno di
quei gravissimi abusi condaunati un secolo prima da Giovan-
ni XXII apparisce piu nelle composizioni fiamminghe. Esse non
raggiungono ancora tutta quella perfezione liturgica, ch'ebbe
la classica polifonia, particolarmente dopo il Concilio di Trento,
ma i difetti in questa parte trovano ancora sufflciente scusa
negli usi e nelle consuetudini di quel tempo.
Ed invero rimaneva tuttavia profondamente radicato negli
animi, quel principio che il canto gregoriano dovea essere il
fondamento di ogni buona musica da chiesa. Di Ik dovevano i
maestri prendere d'ordinario non pure 1'ispirazione, ma il mo-
tivo medesimo delle loro opere; anzi il Glareano non conce-
pisce altrimenti la polifonia che come un ampliamento del
canto liturgico e si lagna di que' maestri, che si prendono li-
cenza di cambiarvi qualche nota, quasi toccassero sacrilega-
una cosa sail fa ' >'}\<> la
tivo, non appnrisro aflat to nol suo v.
ritmo I noumi sono disgrejzati por modo, cho IP noto per in pirt
hanno il valoro di semihwi, <li hi-eni e assai spesso di lunghe
o m o vengono senza pirt disposte lungo il periodo mu-
e, interrottft porn* no talvolta da pause pift o meno lungbe*
Non formano dunquo in sostanza una vora inolodia, ma sola-
iiH-nte il terreno sopra il quale, per dir cosi, danzano le altre
parti, con volteggiamenti ed intrecci e corse e fermate, le
juali, a seconda della bonta del compositore, sono spesso una
meraviglia d'arte o se non altro d' artiflcio. Graziosamente e
> paragonato il motivo gregoriano cosi disposto a quelle
armature, che s'adoperano a sostegno di un trionfo di flori o
di un gentile panneggiamonto di veli saviamente intrecciati e
cadenti. II senso vero della melodia gregoriana resta adunque
perduto, ma esso in certo singolar modo si trasfonde nelle
altre parti, e in questo v'ha guadagno inestimabile.
Anzitutto la melodia gregoriana, o diciam meglio il ranius
fimnus tratto dalla melodia gregoriana, determina la modalit.V
delKintera composizione. Mercecche, non essendo possihil^ <li
condurre le imitazioni o di cogliere le armonie se non sulla
scala proposta dal cantus firmus (salve sempre quelle modi-
flcazioni, sovratutto nogli accordi di chiusa, che sono richieste
dalle leggi speciali dell' armonia e del contrappunto), tutta
intera la composizione riceve assai manifestamente T impronta
del modo ecclesiastico che ha il medesimo cant* firm us. Cosi
si mantenne la distinzione dei modi voluta da Giovanni XXII,
quanto alraeno nella polifonia poteva tornare possibil\
In secondo luogo, incontrano spesso nollo parti d'imita-
zione alcuni tratti, che rifanno il motivo del cantus finnus
con ritmo piA stretto e piu naturale e che quindi meglio ri-
chiamano il primitive ritmo gregoriano. Negli autori, sovratutto
del la Scuola romana, ci6 6 frequente assai *; ma non mancano
' /... H.i-il.
nlciiiii M iithimi il (h MALI.FK nolla sua r-.
i<hre flir poliphonrn Kinhengctany (Regenbur_ :irlb
i89l , |> -it. e segg.
280 LA MUSICA SACRA
eserapii neppure in quelli della Scuola fiammioga. Per altro
verso, siccome le nuove parti che lavorano sul cantus finnus
si rauovono su e giu per la scala diatonica, non solo ridanno
una melodia che ha tutto il sapore gregoriano, ma spesso
prendono andaraenti e movenze, che trovano buon riscontro
nelle melodie del Liber Gradualis e del Liber Anliphonarius,
tanto che si potrebbono chiaraare reminiscenze di quelle. Cosi
quella vita, che le melodie gregoriaue aveano presso che per-
duta nella pratica delle chiese, riappariva in certa maniera
nelle invenzioni melodiche della polifonia. Ed in vero, il canto
gregoriano nel secolo XV, e assai prima ancora, eseguivasi
in chiesa a note eguali e martellate e prive d'ogni senso me-
lodico. Nella polifonia invece il flusso melodico ritornava spon-
taneo ed era dolce, soave, delicato ed avea tutte le qualita che
deve avere un vero canto, perche possa piacere all' orecchio,
com' era appunto la melodia gregoriana, prima del guasto suo.
Ad ogni modo la composizione polifonica, presentandosi cosi
pregna di sapore gregoriano, era per cio solo meritevole d'es-
sere considerate come musica veramente liturgica.
Inoltre la polifonia seppe pure felicemente congiuogere in-
sieme nelle sue melodie 1'andamento a misura con un fare
libaro e spigliato, che se non altro meglio s'accosta al ritmo
libero gregoriano. La musica moderna con tutti i suoi mira-
bili progress! e ne' suoi ritmi le mille miglia lontana da quel-
1'artiflcio semplicissimo in se medesimo, ma pure di somma
efflcacia, che seppero trovare quegli antichi. Essi movevano
senza dubbio dal principio che il testo liturgico dev'essere
melodicamente declamato; quindi non tenevano niun conto
de' tempi forti e deboli della battuta (e forse non vi avevano
mai fatto riflessione), ma solamente delle arsi e tesi, o vogliam
dire delle sillabe accentate ed atone. Su quest'unica trama dis-
ponevano le lor melodie, e ne usciva quel contrasto bellissimo,
che anche oggi rapisce addirittura chi ascolta. Con la massima
liberUi e variety le arsi or cadono sul tempo forte ora sul
debole, producendo 1'effetto di una specie di sincope e quindi
di uno scambio continue di tempi pari e dispari, mentre pure
la bait 11 ta proo- ,lto
quanto nel ritmo ,1 misura v' ha di troppo uniforme; la I
tut.i non si srnt- piu durante il canto e solo si vedo nl in
della mano di chi dirige, c la melodia prcnde una sp'( !<> di
andamento oratorio, quasi fosse retta dalle sole arsi e tesi
testo liturgico '.
Or siccome tal giuoco si fa in tutte le parti, e queste per
lo piu -non corrono simultanoe, ma indipendenti com'6 proprio
dello stilo imitative, no se^ue che le arsi e le tesi formino pure
contrasto tra le parti stesse; mentre una voce 6 in arsi, 1'ahra
e in tesi e sempre con la massima discioltura, come se Tar-
tificio non fosse pensato, ma succedesse a caso. Ne segue inoltre
che ogni parte, declamando la sua melodia con piena indipcn-
denza, torna distinta da tutte le altre e con nelti e pr
contorni; di maniera che 1'orecchio non percepisce gia un
guito d'armonie, ma due, tre, quattro o piu melodie, quante
sono le parti, che mirabilmente giuocano fra loro. Cosi se sulla
superficie di tranquillo pelaghelto, si gittino delle piotn;
vedrai formarsi de' circoli che s'aprono e muovono ciascnno
per conto proprio; senza punto turbare il corso altrui, s'intrec-
ciano quelli a vicenda, e sempre ondeggiando ed ampliando le
crespe, non s' arrestano flnchfc non abbian baciate ripetuta-
mente le sponde intorno.
Un altro pregio. La frase irielodica, che adopera la poliio-
nia, non 6 a ritmo flsso, pognamo di tanli piedi, a cui ri-
sponda una seconda, una torza e quarta fra^e di eguale ritmo,
come si fa generalmente nolla musica moderna, che per lo piu
prende i suoi ritmi dalla poesia delle lingue moderne. Gli an-
tichi, se il testo non era metrico e pero gia diviso in i
1 Ouost'.irtilicio p stato assai !>eno illtntralo con rapmpii I;H' IVAVA nfl-
1'openi L'i tntnticn rcrlr tins lien lecondo In rolonla della chits* (Trontn, Mo-
naui |i. li" o SP^.-- Solamcntp si o*orvi rhi il ch. Antnro. chiaina
arw il tempo in li'%;in\ //-< il t j fii|m in haltcrc; riienlrp tantio alia n-
turn dcjili arcpnti ilovn-Mip dir>i il mnlnrio. I/lvtvA SPRIH- l-< s-nlenza li
alcuni rontra|>punlisli nmclrrni ip. e.- doll' UAM.KIH otl am he li alcuin
antichi. Si vppjja pcm <ju<>l i ' uMAxx (D^r Conlraptml t.
Berlin, Springer, 187T; p. 1, t).
LA MUSICA SA<
metriche, inventavano per modo la melodia, che liberainente
abbracciasse Ja frase o 1'inciso di frase, proprio del testo in
prosa; quindi il testo e la melodia si sposavano a vicenda con
modi cosi spontanei, che 1'uno parea fatto per Taltra. N 7 on e
a dire che gli antichi siano in questo senza difetti, e molto
meno i Fiamminghi; anzi nel periodo degli artificii i Fiam-
minghi peccarono per tal modo, che spesso pareva si curas-
sero solo delle imitazioni e de' canoni musicali e non gia delle
parole liturgiche. Ma qui parliamo delle qualita della polifonia,
come tale, di cui e proprio questo pregio. Nondimeno se la
polifonia classica anche in questo tocco il sommo, le opere
fiamminghe ne danno gia esempii in buon numero e fin dai
primi tempi di quella scuola.
Tali qualita non essendo un elemento esterno e quasi acci
dentale, che si aggiunge alia composizione polifonica perche
sia sacra, ma appartenendo alia sua stessa natura e formando
per conseguenza quel che intrinsecamente la costituisce, la
polifonia diviene da se medesima musica sacra per eccellenza.
E fu giustamente paragonata alle grandi cattedrali, che nei
secoli specialmente del medio evo, con ardimenti d'architettura
non piu veduti, e con finezza d'arte e profusione d'ornamenti
fin nelle parti piu riposte, sorgevano, monumento imperituro
cosi del genio delPuomo, come della sua fede viva in Dio ed
in Cristo. La croce, segno sacrosanto della Redenzione, ne di-
segnava la pianta e ne formava 1'ossatura precipua; e le co-
lonne e gli archi e gl'intrecciamenti delle volte si gittavano
con tal legge, che lo spazio interno fosse limitato a croce e
tutto il complesso anche alPesterno ne mantenesse la forma.
Allo stesso modo nella polifonia, il canto della Chiesa era il
disegno fondamentale, la croce per dir cosi di un edificio tutto
suoni; e le onde melodiche delle parti si levavano ed intrec-
ciavano per modo, che quel disegno non pure rimaneva illibato
ma rifondevasi nelFintero lavoro, determinandone le forme e
a ciascuna cbmunicando la sua ingenita vigoria e quel che
piu monta la castita e santita de' suoi concetti ispirati. Or
questo e pure un monumento imperituro di quel che ha sa-
283
>ni il f^nio umano, animato dalla fede e
all.-i ^niila rh- -li proponeva la Chiesa '.
2. /' tfinsfri (1,'lla /)f>lif>.nia rocale.
Come dunque le grandi cattedrali del medio evo appari-
vano Pediflcio piu degno, dove celebrare i divini misteri, oosl
la polifonia appariva, dopo il canto gregoriano, la musica
degna d'echeggiare fra quelle volte. Diremo anzi, che perflno
ai nostri tempi e nonostante tutto Pimmenso progresso che ha
fatto Parte, non s'e ancor trovata una specie di musica che
-rlio risponda nelle grandi nostre chiese e basiliche di quel
che faccia o Pantica polifonia vocale, o anche la musica moderna,
se in ogni cosa, sebbene con forme piti moderne, segua quel-
Pantico modello.
L'ampiezza medesima e la risonanza delPediflcio sembrano
richiedere dalla musica come condizione assoluta un andamento
sobrio e posato e diremo anche diatonico, quale e appunto
quello della polifonia. Ogni muoversi piu concitato delle parti
facilmente produce confusione, come pure le forrae troppo cro-
matiche della melodia non si percepiscono mai cosi distinto,
come quelle della scala diatonica, che e la scala della natura.
Sembra poi che le onde melodiche della polifonia abbiano non
so quale parentela con le onde sonore delPedittcio: tanto le
risonanze del tempio non turbano menomamonte il loro svol-
gersi limpido e spiccato per ogni angolo; e se Pesecuzione
per parte de' cantori sia difettosa, non diciamo che allora i di-
fetti spariscano, ma che tornano notevolmente diminuiti, sempre
che la polifonia si ascolti a qualche distanza. Quanto alPor-
gano, Peffetto e sempre ottimo, se in tali basiliche vien sonato
solo e in modo grave e solenne; ma se si congiunga con le
voci, sovratutto a ripieno aperto, nuoce non poco al canto,
1 La condizione voluta da Tiiovaniu XXII per la musica sacra figurata
ut ipsius cantnf (ocflcsi.i-tii-i) intrgrita* illibata pcrmantat i nihil ex Aoc de
benemorata mnsica immntrtur, non pntpv;i davvero adempierai in miglior modo,
<ii <jiif| che siasi pni fattn noll.t |-lif.
284 LA MUSICA SACRA
particolarmente perche impedisce che -si percepisca netta la
pronuncia de' cantori e quindi la parola del testo liturgico.
Dell' orchestra raoderna non diciam nulla; quanto piu cresce
il suo lavorio, e tanto meglio volgesi in frastuono. Non e certo
impossibile ammettere quivi e 1'orchestra e 1'organo insierae
al canto; ma poste le coudizioni particolari che vi hanno i feno-
meni acustici, converrebbe che il maestro concepisse per modo
la sua composizione vocale e strumentale, che tenesse insieme
conto scrupoloso del luogo dove farla eseguire. Resta dunque
che la polifonia vocale sia la musica piu appropriata alle
grandi basiliche. Ma siccome puo eseguirsi con ottimo effetto
anche nelle chiese piu piccole, cosi e una forma d'arte sacra
conveniente a qualsivoglia luogo dove venga proposta. Quando
in Roma si tenevano le funzioni papali, i cantori pontificii
eseguivano le musiche, ora nella cappella Sistina, ora nelle
basiliche piii ampie, ora nelle chiese minori a seconda della
necessita; ne mai pensarono di dover percio mutare il loro
repertorio a fin di scegliere il genere di composizione piu ac-
concio all'ampiezza del tempio dove cantavano. Non avrebbero
davvero potuto adoperare il medesimo con musiche di forma
e andamento moderno.
Un'altra convenienza sta in cio che la polifonia s'acconcia
a' mezzi anche scarsi, de' quali puo altri disporre. Non diciamo
che il suo massimo effetto non ottenga, quando il coro de' can-
tori sia numeroso e potente ; ma affermiamo che il numero
anche assai limitato delle voci, purche buone e ben discipli-
nate, non guasta nulla. E la ragione ci sembra non tanto
questa, che intento precipuo della polifonia e che il lavorio
delle parti si percepisca limpido e spiccato, cio che puo sem-
pre ottenersi (anzi si ottiene meglio) con poche voci ; si bene
quest'altra, che tale musica non fu scritta per nulla col fine
speciale di ottenere effetti fonici singolari e straordinarii, quali
sono possibili soltanto con masse corali assai numerose e quali
per esempio s' incontrano di frequente ne' grandi oratorii clas-
sici del Handel, del Haydn, del Mendelssohn, del Beethowen.
Tali effetti non mancano nella polifonia: si pensi solo alia
K PRESCRIZIONI
idiosa finale del Credo nella " del
.iia; ma essi sono piuttosto un rUultamento ddlTottlmo
intreccio delle parti e sovratutto della flnissima disposizione
degli accordi in giaciture spesso cosi perfette, che vengono
dai flsici considerate come le piu sonore dell'arte. Kitengono
quindi una loro specialo oilica ii ancorch^ proposte da poche
voci. Certo e che Fieri uigi, a'suoi tempi, non ebte mai la conso-
lazione di udire gli efietti della sua musica, quali noi oggi pos-
si.-uno ottenere con cori di sessanta, di cento e talvolta ancora
liu voci. La Cappella pontilicia contava una trentina di can-
tori, e non piti di venti la Cappella Giulia allorchfe il Palestrina
ne fu eletto maestro nel 1551. Nel secolo dei Fiammin^hi i
cantori pontificii erano in numero ancor minore; dai died ai
quattordici, e poco piu nelle circostanze piu propizie della <
pella. Segno evidente che le grand! e solenni composizion!
de' suoi maestri, non miravano gia al grande numero de'can-
tanti, ma alia bonta della loro voce e della loro scuola l .
Per giunta la polifonia 6 quel genere di musica, che dopo il
canto gregoriano meglio conviene alle Scholae Canlorum, che
secondo 1'uso antico e tradizionale si vogliono ora restituire, al-
meno presso le chiese di maggiore importanza. II concetto tra-
dizionale e liturgico del canto sacro fu sempre questo, che il coro
de' cantori fa le veci di tutto il clero e del popolo e peru canta
> Nolle preziose Slemoric di viaggio (lell'illii-lr> oiupianto 11 Cav Giu-
LIO ROBKRTI, da lui pubblicate poco prinia della sua morte nei Supf>l<
dell'ottimo Corriere Xazionale di Torino, leggiamo quanto segue (Sufijil. del
i febbrain 18-.H
Da Torino a Lipsia potevo, gen/a variare d' un sol passo la mia stra-
da, dare una rapatina a Ratisbonn, ovo ero gia stato nel 1881, e vi avevo
inlito dai Domchor espjjiiire le Mease th-l Palestrina ron una perfeziono tale,
<lic ilissi e scrissi allora che avevo trovato la C&pptlln Sislina in Gernunia....
La doiiH-nira mattina, alle 9 in punto, io gia avevo preo pi^to in un I,
e risalutavo non senza una rispettosa piim/iuni- il liellisaimo Oom, capol..
. del XIV spcolii. Ma MH-i |iin ci'l.-ti.ili rhp iimane riauonano all' im-
^isn diftro 1'altar maggiore, e la divina inutira della Messa .\fii-rna
tli miincra mi rioinj)!.- 1'anima e il rii->r.' dfll.- sue puriasime arm
II coro d.-lla Catti-dr.ilf si (-,.!N|.'in,- drdinariamiMite di rirra quaraoU
voci fra uomini e ragazzi, e questi ultimi tntti appartenenti ad una souola
286 LA MUSICA SACRA
in nome comune. Cosi e sempre stato fin da quando si comii!
ad affidare ne'primi secoli della Chiesa ad un gruppo di chieri'-i
il canto delle melodie liturgiche, e cosi si e sempre poi man-
tenuto nelle Scholae gregoriane del medio evo. I Fiamminghi
continuarono nella medesima tradizione e seppero dare alia
loro rausica tale impronta di canto veraraente corale, e la
Scuola romana la mantenne e perfeziono per si fatto modo,
che quando nel secolo XVII si voile far valere non piu il coro,
ma il cantore e la voce particolare, si dovette romperla addi-
rittura con la classica polifonia, e creare un nuovo genere di
musica, assolutamente diverse da quella. Ed in vero nella po-
lifonia non vi sono ne soli, ne duetti, ne terzetti in senso rao-
derno; rari sono i passi duarum vel trium vocum, e questi
pure lavorati con le imitazioni e spesso in forma di canone,
cosi che una voce non domina mai sola, ma costantemente
subordinata alle voci compagne e per amore dell'equilibrio fra
le parti deve sempre moderarsi in modo da non sorpassarle.
Per questo i concerti della polifonia (se cosi possiamo chia-
marli) si possono sempre eseguire con maggior numero di
voci, come d' ordinario si pratica oggi anche nelle cappelle
migliori, distinguendo il coro non gi in soli e tutti, ma in
coro intero e mezzo coro. N6 si perde nulla perdendo i con-
certisti ; giacchfe per noi il coro stesso e un coro di concerto,
tanta e la disciplinatezza che vogliamo nelle singole parti e
la bonta d'arte neir interpretazione del pezzo e nell'espres"-
sione della melodia. Or come questa bont di esecuzione nel-
corale di musica sacra... I tenori ed i bassi, i quali per lo piii sono an-
ticbi soprani e contralti della stessa Cappella, sono quasi tutti impiegati du-
rante la settimana in studi di notai, procuratori ed avvocati, od in case <li
banca o di commercio, e ricevono dalla Cattedrale una remunerazione an-
nua che va sino a 600 marchi (750 franchi). Siccome nel mese di settem-
bre vi sono ancora le vacanze nelle scuole elementari, tecniche e gionasiali,
a cui i soprani ed i contralti tutti appartengono, cost non potei sentire die
un coro assai ristretto ; ma questo non fu per me un contrattempo, anzi la
esecuzione accuratissima ed il perfettissimo affiatamento fra queste poche
voci (12 in tutto all" incirca) mi persuasero viepiii di quanto gia cre<l<
<-hf> la musica palostriniana non abbisogna di grandi masse voeali, anzi ne
soffrirebbe.
287
I' intero coro si ottiene ass.. con un j.
e da cantor novi/ii o da giovinetti di nose e died anui,
ne segue che, senza punto cu !<>' cantori cosi dotti di
professione e del solisti, die <litlidlmente si trovano buon
sempiv si pagano caro, noi possiamo fondare le nostre cap-
pelle di inusica polifonica, per eseropio nei scminarii anche
piu modesti, ed eseguire assai bene composizioni, che sono
sacre per eccellenza e classic-he come cosa d'art i
Resta ancora un' osservazione di siinil genere ed e non
poco importante. Ne' secoli piu vicini a noi, e nel nostro so-
vratuito, si parlo spesso e si parla ancora, di JDIHUVI italiana,
tedesca, francese, inglese, spagnuola. Checche sia di cio, que-
sto e certo che la Chiesa, abbracciando tutti i popoli e tutti i
tempi, come ha proposto ceremonie esterne comuni a tutti
nella celebrazione de' divini misteri, cosi ha trovato felicemente
nella sua polifonia le forme musical!, comuni a tutti, che
meglio a quei misteri convengono. Non sono ne italiane, nfc
tedesche, ne francesi, ne inglesi, ne spagnuole, ne altro ;
sono forme musicali della Chiesa, nate per lei, per lei cte-
sciute e dal suo softio pressoch6 divino ispirate. Come cosa
d'arte, sono 1'espressione della civiltft latina e cristiana e per6
costituiscono il fondamento di tutta la musica de' popoli ci-
vili. Ricevettero questi la prima loro educazione dal canto gre-
goriano, che si sparse per tutto non appena per opera di San
Gregorio, come attesta la tradizione, fu ridotta 1'antica rae-
1 Gli assoli, i duetti, i terzetti non sono esrlusi dalla musica sacra tno-
derna, |)tircbe si osservino in cio le prescrizioni della S. Congregazione (!!
Riti. Noi tutta via nei seminarii dei chierici vorremmo vadere abolite per ma-
flima tali parti di concerto. Ditlicilmente si trovano buoni solisti tra' rh:
e quando pure n'esca qualcuno, il farlo primeggiare cosi e sempre cagionc
<l'invidia, di gelosia, di amor proprto. Spesso poi si sacrifica la buona niu-
sica sacra per arnore di quell'unico che deve fare il concerto; e quel cbe \
canta oggi non pud piii servire domain, pcrrln- i < lii.-nri del seminario, ap-
punto quandu comitichino a valer qualche cosa, ae ne debbono andare. Me-
tenersi alle sole composizioni per coro, le quali si pOMono mantenere
sempre e sempre eseguire. B se 1'esecuzione merita lode, la lode e per tutu
in coiuuno, e I'innocente risolioo dell-- > -ompiai -t-iu.i -.fiora ulla bocca -li
tutti e non e monopolio di un solo.
288 LA MUSICA SAC,
lopea ecclesiastiea a forme finite d'arte. Similmente la polifb-
nia, altro non essendo in sostanza che un libero ampliamento
a piii parti del canto della Chiesa, rispose tosto al genio di
tutte le nazioni cristiane. E non appena, per la Scuola fiam-
rainga, s'ebbe una prima consecrazione di vera arte, la ve-
diamo essere accolta con plauso eguale in Francia, in In-
ghilterra, in Germania, in Ispagna, in Italia, in ogni luogo
insomma, dove professavasi la medesima fede e i medesimi
misteri si celebravano. Ma qui in Roma, aH'ombra del Vati-
cano, come gia, awenne della melopea ecclesiastiea, la polifo-
nia ricevette la sua ultima perfezione come arte, e fa delta
arte classica, e arte classica rimase per tutti i tempi av ve-
nire.
Or perche le ragioni del bello, se si possono talvolta igno-
rare o anche per alcun tempo negligere awedutamente, non
cessano per cio d'essere quello che sono, ne segue che man-
tengono per se medesime tutta la loro efficacia, tostoche siano
novellamente considerate e messe in luce. E noi assistiamo
ora a questo bellissimo spettacolo, che la polifonia classica
della Scuola romana rivive nella stima e nel culto de' popoli
civili, e non ostante tutte le differenze profonde che T indole
nazionale seppe imprimere nelle forme della musica piu mo-
derna, noi vediamo e inglesi e tedeschi e francesi e italiani e
spagnuoli e americani, prostrarsi egualmente innanzi a un
Pierluigi da Palestrina e udire in un?estasi comune di ammi-
razione le sue divine polifonie. Sembra che questa musica af-
fratelli novellamente i popoli d'ogni razza e debba essere di
nuovo pei tempi futuri la fonte vera, onde 1'arte riattinga il
vigore della sua gioventu. Tale fatto, oltre che torna di sommo
onore alia Chiesa, e una riprova luminosa di quel che ap-
punto asseriamo, essere cioe la polifonia vocale, per la sua
universality di luoghi, di nazioni e di tempi, la musica vera-
mente propria della Chiesa cattolica. Non si vuol dire con cio
che la musica moderna con le sue forme piu o meno nazio-
nali, purche convenient! al tempio, non possa darci buone
ma non p< i vantar itoli che
ha per quosto la polifonia.
Alia fin fino la musjra sacra moderna dal teatro pass*'.
chiesa, ril ha quimli un peccato originale che non puo togli
se non con un sal u tare battesimo, che dispogli la comp
zione da tutte le forme profane, indegne del tempio. La po-
lifonia invece nacque nel tempio col sorriso doll' innoconza,
vi crebbe pura ed immacolat-i e solo nel tempio trovasi al
posto suo, perchfe quivi soltanto & possibile il rito a cui si 6
indissolubilmente disposata. Questa condizione suprema dHla
vera musiea sacra, esclama I'Ambros, non 6 un suo lato debole:
ogni op>ra porfetta d'arte ha la sua patria alia quale appai -
tiene, come la quercia ne' boschi del settentrione, come la pal-
ma sotto il cielo dei tropici ! .
3. La polifonia vocale, specialmente della Scuola roman<>.
la norma suprema d'ogni buona musiea sacra figurata.
In un precedente paragrafo abbiamo dimostrata la seguente
tesi: // ranto gregorifino Iradizionale & la norma supretna
e il fondaiii'-ittn <r ogni buona musiea sacra, ed abbiam detto
che ci6 posto ogni altro genere di musiea amraesso o tol-
lerato in chiesa tanto e piu sacro e liturgico, quanto piii si
accosta nell'andamento, nell' ispirazione, nel sapore al cantli
gregoriano . Da questo principio, e per le ragioni (in qui n--
cate, segue dunque immediatamente e con piena evidcnza che
la polifonia classica, dopo il canto gregoriano, 6 rausica sa
per eccellenza ed insieme norma suprema e fondamento d-ll.i
buona musiea figurata, che pu6 ammettersi in chiesa *. Quanto
1 L. r. HI, |. 8.
II 55 J! (l.-l /V.. fTOMM ;>-nfrak di asione <1<-1 C>rnilato permanent per
i sacra in Italia (V'li il |)prio<lico .V
bre 1891, p. 1G1) espriin.' ;i^;ii h-ne qiiMla regola e<! iriM.-m" lodifl m -i 1 '-' 1
senso hi proiniio\f il.ii mil. MI .l-lla music. i sacra la reatitu7.ii>n< ili-ll*
eica pnlifoniii. a La polifonia classica italiana, perialmente del ecolo X^
(l.-ll i > uola roman . ; moi l.i I'alostrina, non olo
pocaiede un intrinseco valore music il.-, *iij I uo genere a tutto
&r XV, vol. Ill, fate. 1011. !'> **
I. A SACRA
piu 1^ comjM.si/ioiu imxlfnie s'accosteranno in-ir.-mii..
ncirispira/iono nel sapore alia classica polifonia, e tanto
ranno piti degne di entrare nel tempio; quanto piu da qu
saranno diflbrmi, e tanto perderanno le buone qualita della
vera musica sacra.
Ne vi ha altra regola per ben giudicare delle cose, che
questa sola; giacche questa sola e veramente ibndata nella
storia e nella tradizione della Chiesa. II voler far passare sim-
plicitcr per sacra la rausica moderna, e un errore gravissimo
e funesto assai per le sue conseguenze. La rausica moderna
pu6 solo darci delle buone composizioni sacre; ma per se me-
desima non e sacra, come e sacra la melodia gregoriana e la
classica polifonia. E quando ci dicono alcuni che se il Pale-
strina vivesse oggi, adoprerebbe i mezzi moderni e scriverebbe
per chiesa musica moderna, non avvertono essi abbastanza
che in tal caso il Palestrina, non farebbe diventar sacra la
musica moderna, ma scriverebbe in istile moderno composi-
zioni sacre. Ad ogui modo si guarderebbe assai beue dall'ado-
perare per la chiesa le cavatine, le cabalette, le reminiscenze
teatrali, i ritmi della danza, del teatro, della poesia volgare:
cose tutte che per certi tali costituiscouo quello, che essi chia-
mano per antonomasia musica moderna!
Conformemente a questo principio storico e tradizionale
la Chiesa ha sempre lodata ed approvata in mille maniere
la polifonia vocale, benediceado ed incoraggiando tutti co-
loro che si sono accinti a rimetterla in onore, ogni qual volta
anche per poco si vide dimeuticata. Per lo coutrario la Chiesa
non ebbe mai una lode diretta per la musica moderna come
che la storia doll'arto ha potato registrare negli ultirai tre seroli, ma < di
tantii convenienza per le funzioni liturgiche, che, dopo la melodia gregoriana,
essa sola inerita veramente in chiesa il primo posto d 'onore, ad esempio e
itnitazione di cio che si pratica nelle funzioni piii solenni della Chiesa r ii-
ti-lira. qnali sono le papali. Noi dunque -i adopt-no tno con tutte lo forze
perche risusciti in Italia 1'amore verso questa inestimable nostra gloria na-
zionale, religiosa od artixtica, c pordio la polifonia classica venga lar^aiiicnto
restituita nelle piiltliliclie esocnzioni di Chiesa, per lo mono nelle Basiliche
Icdrali o Hello altre cluese precipue d' Italia.
/'I
, e solo i-on mill^ rostri/inni no pornmo Puso durante la
litiirgia, Sc .iltrimonti avesse adoperato, no! dovrcmmo ora
conchindere che la musica profana e teatralo pm'. star^ in
-a, non mono della sacra e liturgica.
Nel seguente paragrafo ritornoromo piii da prosso ai Fiam-
minghi e diremo dei difotti dolla loro Scuola, e in prime luogo
dell'aver essi composto frequentemente le polifonie sopra tin
cantus firmus, tratto da canzoni non pure profane, ma spesso
ancora assai licenziose. Si vedra che il diavolo non 6 poi
sempre si nero come si dipigne.
IL CRISTIANESIMO
ESCLUSO DALL'INSEGNAMENTO PUBBLICO
I RIMEDII.
L
Una siepe allineata e frutto dell'arte e non della semplice
natura. Molto piu e frutto delTarte 1'uomo cristiano.
In fatti il Cristianesimo non e ingenito alia natura umana,
ma si deve ad essa ingemmare, come un innesto gentile a
pianta selvatica. Ossia, quella somma di credenze e di giu-
dizii sulle cose umane e divine, sulla vita e la morte, sul
mondo presente e Tavvenire, quella somma di precetti e di
doveri da mettere in pratica, onde I'uomo diventa ed e cri-
stiano, considerata nel suo complesso, deve venire dal di fuori ;
come una forma artistica, onde si vuole sia rivestito un mar-
mo, deve essere indotta ab extrinseco da un artefice. Talche
qnello che attorno al marmo operazione artistica, e in certa
guisa, attorno all'uomo, istruzione ed educazione.
Si compie questo lavoro riguardo all'uomo in quegli anni,
che corrono dall' infanzia alia assodata gioventu, ne' quali il
fanciullo e nelle mani degli educatori, come la creta in quelle
del vasaio. E quindi evidente che niuno venuto di fresco al
mondo puo riuscir giovane cristiano, se coll' istruzione ed edu-
cazione non s j induce in lui quella forma; come indarno il
giardiniere si aspetterebbe una forma d'aquila da un cespo di
bosso lasciato crescere a suo genio.
Questo e ci6 che dovrebbe essere; ma di fatto non e, come
vedemmo, e il non esser cosi & fonte d'immensi mali. Ora si
tratta di rifabbricare un ediflcio caduto o, se meglio piaccia,
ii. so DALL'INSEON 293
IT la sanita ad un malato. Fatta (juin-li ; ...si d.-l
mal\ v.Miiamo a' rimedii.
Tre sono, a nostro awiso, i rimedii opportuni, almeno i
precipui, do' quali i primi due hanno indole negativa, in quanto
riniuovono gli ostacoli, il terzo ha indole positiva; e sono: 1 la
riconciliazione dello Stalo colla Chiesa; 2 la libertd
(jnamento; 3 le scuole di Religione.
II.
PRIMO RIMEDIO: Riconciliazione dello Slalo colla Chiesa.
II primo e il piu efficace di tutti i rimedii, quando esso fosse
possibile, sarebbe togliere la causa del male. Ora la causa ultima
e vera dell'esser rimosso il Cristianesimo dal pubblico insegna-
mento in Italia e, come vedemmo, la passione polilica. Tol-
i dunque questa, o meglio, s'infreni dentro i limiti del-
1'onesto e del giusto; T Italia legale faccia pace col Papa, ren-
dendogli la dovuta giustizia, e sara rimossa la causa per cui
il Cristianesimo fu escluso dalla scuola.
Disnebbiamo da ogni ombra questi concetti.
La nostra societa pubblica italiana, quella, cioe, che dal
IMS fino a noi ha avuto mano nella pubblica cosa, fu divo-
lata da una fierissima febbre politica, la quale non 6 spenta,
ina dura gagliarda. L' unita, la esterna grandezza, Tindipen-
denza d' Italia e quell'aura di mondanita e di gloria che le
accompagna nella pubblica stima e stato il fine d'una inten-
sissima brama; brama, che ha quasi innebriato i nostri uo-
mini politici. Or costoro nel conseguimento del loro fine sono
veiiuti in rotta colla societa ecclesiastica; e non con questo
o quel Vescovo, non in questa o quella parte del mondo, ma
col Capo stesso della Chiesa, a Roma, centre del Cristianesimo.
^sedeva egli un piccolo Stato di legittimo ac<im>to, che era
i e tutela dell'esercizio della sua altissim i di^
possesso dichiarato autenticamente necessario e che era co-
ale appannaggio di che i secoli cristiani, duce la Prov-
vi.lMixa, avevano dotato il Capo d <> di Dio sulla ter-
ra. Or coloro non dubitarono dMntentar guerra all' augu-
294 IL CRISTI.VNKSIMO
stissimo personaggio, rapirgli, armata mano, il piccolo terri-
torio, per ingrandire il proprio, entrare co' grimaltlulli in un
palazzo di lui e rinchiuderlo dentro il Vaticano, impedend'
moralmente d'uscir di li. E quella stessa passione, onde fii-
rono spinti a togliere alia Cristianita quel lembo di terra, dura
ancora ne' loro animi e li fa escogitar tutti i mezzi per ri-
tenerlo.
Chi stadia Tandamento delle passioni umane intends bene
come la rapina del territorio pontificio e quindi 1'insulto, fatto
alia Chiesa cattolica nella persona del suo Capo, doveva far
parte d' un gran cumulo di rancori, dispetti, accuse e ricri-
minazioni contro la medesima. E la storia contemporanea
ce lo insegna; che come nel fatto gli uoraini politici si col-
legarono con tutte le sette anticristiane, cosi, a coonestare il
fatto e dargli 1'apparenza di diritto, si dovettero empire le
cattedre di anticristiani, e di anticristianesimo inondare, per
dir cosi, le strade. Non v'ha festa patriottica in Italia che non
sia condita di anticlericalismo, ossia anticristianesimo. Nessun
primo Ministro d' Italia pronunzia un solenne discorso senza
fare il bravo contro la Chiesa. Lo stesso gentiluomo Mar-
chese Di Rudini, nel discorso di Milano, accenno al Papa, come
a persona sospetta da doversi tenere a freno. Non diciam nulla
poi dei discorsi del Crispi. Se s'innalza un monumento a per-
sonaggio insigne per lettere od armi, non d'altronde derivasi
la grandezza di lui che dall'aver lottato colle lettere o col-
T armi contro il Papato. In guisa che talora c'e da vergo-
gnarci d'essere Italiani. La statua a Giordano Bruno, quella ad
Arnaldo da Brescia, quella al Savonarola, le innumerevoli al
Garibaldi, quella al Mameli e ad altri noti personaggi non
hanno altra ragione di essere che 1'aver costoro fatto guerra,
non pure al dominio territoriale della Chiesa, ma alia stessa
divina istituzione del Papato. E, in genere, basta aver impu-
gnato in qualsiasi modo il Papato per esser riputati beneme-
riti della palria. Gli stessi Monti e Tognetti, volgari assassin!
che, facendo crollare la caserma Serristori, seppellirouo tante
vittime sotto le sue ruine, furono reputati degni, nel pubblico
MAI. I.' IN
i-ho i loro teschi fossero rawolti nolle
pieghe d^lla landi'ra it.ili-in.-i e scagliati sul vise del Papa.
E Adriano L.-inmi, gran maestro dolla frammassoneri i italiana
_M> molto bene a Bologna, il 30 giugno passato, il signifl-
cato della lundi'-ra italiana a Roma.
Tutta questa condotta doll' Italia legale fu, quanto dir si
pu\ logica nel suo svolgimento. Una volta rifiutato pratica-
ite dagli uomini politici d' Italia 1'insegnaraento pontifi-
cio, riguardante quel beneflcio ecclesiastico (ch& tale 6, in al-
tre parole, il dorainio temporale del Papa), era facile dedurre
che con quello molti altri insegnamenti pontiflcii si sarebbero
raessi in non cale; e si sarebbe, a mano a raano, venuto fino
a disconoscere praticamente il Cristianesimo, di cui il Papa
e custode e vindice. Come in fatti poteva 1' Italia legale, man-
tenendo una qualsiasi coerenza, fare insegnare il Cristianesimo
cattolico a quelli che essa accoglie nelle sue scuole, se essa
6 in guerra permanente col Capo e Custode del Cristianesimo?
L'insegnamento cristiano cattolico schietto sarebbe stalo un'ar-
ma mossa in mano degritaliani contro lo Stato. L'insegnamento
quindi nelle scuole dell' Italia legale divenne semplicemente ci-
vile o pagano. E cosi la passione politica che la mosse ad
ini:randire il suo territorio, usurpando al Capo della Cristia-
nita quel lembo di terra e sconoscendone il diritto, la fe 1 pre-
cipitare flno alTaholizione del Cristianesimo stesso nella scuola.
II primo e sovrano rimedio dunque, a guarire P Italia pel
male abbandonato Cristianesimo nella scuola, 6 la paciflca-
zione col Capo della Cristianita. Questo dissidio 6 il vero can-
cro che rode il nostro bel pacse, togliendogli il fiore delle sue
forze pin vitali, che sono quelle che derivano ai popoli dalle
ragioni morali e storiclie.
III.
Dunque a benefizio della Chiesa, dovrebbe T Italia per-
dere la sua unita?
A benefizio del Regno di Dio sulla terra ii Regno tf Italia
dovrebbe perdere la sua unith. - Eoco la verita senza ambagi.
296 IL CRISTIANKSIMO
La patria ha non solo iliritii raa anche doveri. La patria
nostra ha questo gran dovere verso il Regno di Dio, che ha
sede in Roma, il dovere di lasciare a questo gran Regno li-
bera la sua capitale storica, restituendogli quel che esso le-
gittimamente possedeva.
- Ma e doloroso scindere 1' units, della patria.
Certamente; poiche dovere non e piacere. Ma Tesecu-
zione d'un dovere (oltreche e sempre fonte di grandi beni che
compensano la perdita) e in se stesso grandezza morale, e
onore, e gloria. La ferita ad un soldato, senza esser piacevole r
e gloriosa e da tutti stimata tale.
Messasi cosi T Italia legale in pace col Papa, e cessata la
ostilitk coll'augusto Capo del Cristianesimo, cesserebbe il mo-
tivo ultimo e secreto pel quale venne dalle pubbliche scuole
escluso il naturale maestro del Cristianesimo, il sacerdote.
L' Italia non avrebbe nulla a temere dalla Chiesa, anzi da
questo accordo infiniti vantaggi gliene verrebbero, e per primo
questo che andiamo considerando, cioe quella vigoria intfl -
lettuale e morale che deriva ad ogni nazione dai grandi vrri
e dai grandi beni, di cui fu apportatore al mondo il Cristia-
nesimo cattolico. E diciamo appositamente Cristianesimo cat-
tolico, poiche e Tunico vero. Un Cristianesimo che escluda la
gerarchia cattolica, come quello de' protestanti; un Cristiane-
simo che si contenta della itiorale naturale e rigetta i dogmi
o non li cura, come vorrebbe il Gabelli ; un Cristianesimo ac-
cademia, come il Platonismo e come la scuola eleatica o pita-
gorica, non sono il caso; del pari che una locomotiva spenta,.
per bella che paia, non guida il treno al suo scopo.
IV.
Riguardo a questo primo rimedio da noi suggerito si pos-
sono opporre due difflcolta. La prima e che, postisi i re^
tori italiani sulla via del laicismo o indifferentismo religioso
e neiraffermazione imperterrita d'un preteso diritto, aiutati
in cio dall'aura anticristiana che spira, non e probabile che
per amor del Regno di Dio e in vista de' beneficii morali che
iv 297
TO alia societa pul>Mi-a, non 6 pr lice,
cho sieno per cedere un lemlo pure del territorio roinano. La
seconda 6 cho, anche ci6 posto, non pare che dovrebbe se-
il restauramento del Cristianesimo nelle pubbliche
come 6 manifesto dalPesempio della Franria od'altri
^\, in cui non vige alcuna lotta di territorio tra lo Stato
la Chiesa. -- Quanto alia prima osservazione dobbiam con-
fessare che pur troppo 6 cosi. La passione politica 6 ancora
forte, circondata per soprassello da tanti soflsmi e da tali ba-
gliori d'esterna grandezza da non potersi sperare che i legis-
lator! italiani tornino in amicizia col Padre della Crislianita,
iion* costretti, come gia il prodigo del Vangelo, da qualche
esterna ruina, a cui vadano incontro. Ma, checchfc sia del loro
volere, seminiamo la verita e lasciamo al tempo e alia Prov-
videnza il frutliflcare. Quanto alia seconda osservazione, cioe
che, anche tolto di mezzo il dissidio, non per questo ne se-
jjuirebbe il bramato reslauramento cristiano nelle scuole, di-
ciamo che in questa ipotesi si sarebbe tolta almeno la causa
precipua impediente, e che allora la monarchia di Savoia,
svincolatasi dalle morse della rivoluzione, potrebbe facilmente
ripigliare le antiche tradizioni cristiane di famiglia.
V.
>NDO RIMEDIO: La liberla d' insegnamenlo.
II secondo rimedio 6 la libcrt;\ d'ins.-><. r namento.
I i scuola, com'6 adesso, 6 un monopolio dello Stato, ed
e nelle sue mani un mezzo potentissimo per educare le nuove
generazioni, foggiandole secondo le sue mire predilette. E sic-
come esso stesso, come vedemmo, 6 in atteggiamento ostile
contro la Chiesa e questa esso considera come suo piu capi-
tale nemico, di qiiosta stessa indole vuol che sieno i cittadini,
ailiix ii.- restino (com' esso pensa) vie piu tutelati i suoi diritti.
no dunque deve poter pubblicamente alzar cattedra di let-
o scienza, se non <jual dclegato dello Stato, sotto la sua
/ione e vigilanza e seguendo un programma da esso trac-
298 IL CRISTIANESIMO
ciato. Chi vuole attinger la scienza deve andare a quella fonte.
Or questa e una schiavitu dell'animo, come il militarismo e
la schiavitu del corpo; due servitti che pesano sulle nazioni
moderne e che altri disse schiavitu in guanti gialli.
Faccia lo Stato, poichfe siamo nel regno della liberta, faccia
il suo piacere in opera d' insegnamento, nelle sue scuole; ma
in virtu dello stesso prinnpio lasci parimente, a chi sa, la liberta
d'insegnare; lasci ai padri di famiglia la liberta di mandare i
flgli a quella scuola che loro garba di piu ; lasci ai cittadini
la liberta di erigere scuole. Lo Stato, dicono, ha interesse
che nella nazione vi sia istruzione e scienza. Ottimamente ;
lo Stato ha pure interesse che si coltivino le viti e le patate.
Dovra dunque prenderne il monopolip e mettere dentro un
cerchio di ferro la libera industria de' cittadini ? Lasci in ci6
ad essi la liberta, e si contend di tutelarla contro gli abusi e
di promuoverla con premii ed allettamenti, come si fa per tutte
le altre cose. Nulla e meno di competenza d^llo Stato quanto
la verita che si deve coll' insegnamento far risplendere nelle
menti, per modellare secondo essa le abitudini e le passioni u-
mane.
Tolta che fosse dalle mani dello Stato la scuola, quasi pianta
rimossa da uggioso terreno e restituita all'aria aperta e al suolo
native, essa germoglierebbe e fruttificherebbe meravigliosa-
mente. Poiche, essendo la maggioranza de' padri di famiglia
cristiana cattolica, non sarebbe dalla forza onnipotente dello
Stato impedita di dare maestri cristiani a' proprii flgli ; la
Chiesa inoltre, maestra de' veri, affldatile da Cristo, esercite-
rebbe senza pastoie la sua pacifica missione tra le genti, e la
scienza e T educazione non sarebbero piu strumenti di poli-
tica. Conformemente a do, Cesare Cantu, nella tornata del
26 giugno 1860, proponeva alia Camera subalpina una legge
cosi formolata: Art. 1. Ci sari piena liberta d 1 insegnamento
e massimo rigore agli esami. - Art. 2. II Ministero deir In-
terno 6 incaricato del Regolamento per Tapplicazione della
presente legge.... Lo Stato, secondo quest.i legge, avrebbe
avuto solo T alta vigilanza amministrativa; e il cittadino che
DALL'U 299
i.lino ch scrivp,o trailh-a, odipinge,
o scolpisce, non avrrM>> potnto avere altra opposizione cli
una sontfM/a <li tribunale.
VI.
Questa sarebbe vera liberta, e il Liberalisrno, che ne ha
serapro piVna la bocca, raostrerebbe a'fatti la su.i sino-rita. I la
ncato le orecchie col predicare la liberty di coscienza ; e poi
niuno e libero, sotto il suo scettro, d' insegnare la fede che crede,
di farla insegnare a' flgli e ai nuovi venuti alia vita. Ha tanto
gridato contro F Inquisizione e contro la tirannide delle rao-
narchie, ed ecco un servaggio ben piu duro che esso impone ai
popoli : servaggio pero gentile ne 1 modi, che nulla oflre di or-
ribile alia fantasia e si presenta alle nuove generazioni coi
nomi piil cari che abbia Fumaoa favella. E in questo i liberal!
sono al certo piti scaltri degli antichi, ed e un vanto che non e
da no^r.irsi loro.
Resta per6 il fatto che la scuola 6 per loro una catena per
ire al carro della rivoluzione politica e religiosa lutto il
mondo, se fosse possibile ; e quindi nulla piu teraono che far
litnTa la scuola. Citiarao tre soli esempii. II Gran Maestro della
soneria italiana, Adriano Lemmi, cosi gridava il 30 giugno
passato in un simposio di fratelli alVIIMel Bntn a Bologna :
Questo tipo di Stato laico deve svolgersi ed incarnarsi nella
scuola, nella famiglia, in ogni forma e manifestazione della vita
pubblica. Nessuna religione sMnsegni nella scuola '. II depu-
tato Borella, fin dal 1851, al riierire della Gaszelta del Popolo
del 31 roaggio dello stesso anno, voleva gridare a tutti gli
angoli dello Stato che per ora la liberta d'insegnamento sa-
rebbe la rovina della pubblica istruzione. Quando il Governo
colla sua sorveglianza avr^t potuto diffondere un' istruzione li-
berale, per tanto tempo per quanto i Gesuiti Fhanno diffusa
ile..., allora prometto un panegirico sulla liberta d' inse-
gnamento. Avendo il sig. Ghisleri (riferisce VUnitd Cattolica
M lu^'lio di quest'anno) propugnato a Milano, in una pub-
1 Civ. Cull. quad. 1010, pag. 246.
300 IL CRISTIAXESIMO
blica conferenza, 1'intervento legale deliberative de'genitori
nel nostro ordinamento scolastico; un suo amico, deputato
di sinistra, uscendo gli sussurro all' orecchio : E che ti salta
per voler 1'ingerenza de'genitori? AVREMMO LE SCUOLE NELLE
MANI DEI PRETI.
Questo si dice, perchfe si sappiano le difficolta che si frap-
pongono nell' opera del porre in atto questo secondo rimedio
contro i mali che deplorammo. Ma gutta caval lapidem; e se
prima di poter cogliere un porno ci deve correre tanta vicenda
di stagioni sul piccolo seme gittato a terra, non e da meravi-
gliare se piu lungo tempo e piu iterati sforzi si richiedano talora
a vincere la resistenza delle volontk umane, impegnate afflnche
non attecchisca tra le genti, che pur si dicono libere, questa
santa liberty d' insegnare il Cristianesimo a chi entra nel
mondo. I popoli e i singoli uomini non sono gia, come li consi-
dera il Liberalismo, mezzi allo Stato ; ma in ultima analisi lo
Stato e mezzo alia loro felicitk temporale in ordine alia eter-
na. Quando dunque lo Stato toglie a' popoli la liberty d' essere
istruiti cristianamente per averli ligii alle sue voglie, esercita la
piu esosa delle tirannie, togliendo loro il meizo necessario per.
conseguire la felicitk oltramondiale, che e il fine ultimo. Di que-
sta tirannia e giusto e santo scuotere, con tutti i mezzi legali,
il giogo.
Nel proporre la liberta, d' insegnamento, come uno de' ri-
medii ai mali provenuti dall'abbandono deirinsegnamento del
Cristianesimo, noi non facciamo che brevissimamente accen-
narlo. Ci vorrebbe ben altro a svolgere in tutte le sue parti
questo tema. Chi ne volesse una compitissima trattazione,
potra trovarla, eccellente tra le molte, nell' opera del Pe-
netti: Del libero insegnamento e delta sua necessitd l . Par la
egli in priraa dell' origine e nalura della schiavitu inse-
gnativa, sorta col la Ri forma e col Liberalismo, per assog-
gettare la mente e il cuore, il pensiero e la coscienza. Mo-
Del libero inscgnamento e dclla sua necessila onde nr.tovare gli studiiin
Italia, per PIETRO PEI.NETTI. Milano. Serafino Muggiani e Comp., via Sa
Spirito, n. 20, 1865.
DAII/I 10 PUBBLICO IN IIM.IA 301
(jiiiiuli il rlififlo cho hanno a tal lil"rt.t le due societa,
la pater na e l'eccl : e dopo aver risposto ad alcune
apparent difficult* e sventati i pretcsti de' liberal!, con cui
vorrebbero negare la liherta d' insegnamento, passa al modo
onde essa potrebbe attuarsi nelle scuole primarie, seconda-
rie e superiori.
VII.
TKRZO RIMEDIO : Scuole di Religione
I due rimedii flnora proposti sono negatiri di propria na-
tura; il che non vuol dir punto inefficaci, tutt'altro; ma so-
lamente che son rimedii di quella specie, la quale e tutta
in allontanare un ostacolo, e nel nostro caso, ostacolo vali-
dissimo, per conseguire un fine.
I medesimi inoltre son tali, la cui applicazione (benchfc me-
diatamente dipenda dagli sforzi di tutti in diffondere quella
idea, in farla penetrare dappertutto) immediatamente per6
dipende da" nostri legislatori, i quali, come sono adesso, non
sembrano punto disposti a volerla incarnare. Anzi precisa-
mente contro loro si combatte colle armi del diritto, flno a
che o essi od allri di piu cristiani pensamenti, che ad essi
possano quandochessia succedere, la meltano in pratica,
Veniamo dunque ad un rimedio positivo, e che si pu6 e si
dovrebbe adottare anche subito. Questo e aprire dappertulto
scuole di religione.
La cosa e giusta e logica, nfc impedita da alcuna legge.
Avendo la societa pubblica, politica, dopo essersi arrogato
il compito d 1 istruire ed educare la novella generazione, sban-
dito T insegnamento delCristiano-imu dalla scuola, non ostante
il diritto dei padri di famiglia, e rimanendo pur sempre in
costoro inalienabile il dovere d' impartire tale insegnamento
a' loro figli, non resta altro che aprire essi stessi scuol-
rHi-i'.i nza dubbio un sacriflcio di piu che da es-
esige, ma sacrificio necessario ; rome 6 necessario, in una
malattia trar di tasca i soldi per il chinino od il cremor di
302 IL CRISTIANESIMO
t.-irtaro. II dovere di conservare la vita impone quella spe;-
piu. Cosi il dovere che loro corre di dare a' flgli la vita cri-
stiana, dopo aver loro dato la vita flsica, li obbliga a quell'ul-
terior sacriflcio; poniamo pure che ci6 avvenga per difetto
d' una causa morale e - per altrui colpa, non per causa neces-
saria, come nell' ipotesi d' un terremoto o d'una malattia. Ma
ue nelP un caso, ne nell'altro resta eliso od annullato il do-
vere de' genitori.
E tali scuole di religions, o comunque vogliansi appellare,
non dovrebbero per awentura istituirsi solo in alcune citta,
ne restringersi al catechismo o alia dottrinella. Esse, a no-
stro avviso, quanta a luogo, dovrebbero stabilirsi dappertutto,
nelle grandi e nelle piccole citta, ne'borghi e villaggi, insomma
in ogni luogo dove ha gioventu che s'ammaestra senza Cri-
stianesimo. Quanto ad ampiezza poi dovrebbero avere varii
gradi, secondo il bisogno della gioventu che deve istruirsi ; e
quindi dal semplice catechismo estendersi fino al corso filo-
soflco e teologico di Religione, quale si richiederebbe per gli
studenti degli Atenei. A maestri poi (appena e necessario ri-
cordarlo) si dovrebbero scegliere, per lo piu, sacerdoti, poiche
il sacerdote e il maestro naturale di quest'altissimadisciplina;
e sacerdoti, non quali che sieno, ma forniti di tutto quel cor-
redo di scienza ed erudizione e, diciamo anche, di quell'one-
sto decoro, garbo ed attrattiva, com'e richiesto da' nostri
tempi e dal cuor caldo e dalla briosa fantasia de'giovani che
debbonsi istruire. Gli altissimi veri della Religione, svelati al
genere umano dal divino Messo di Dio, devono penetrare da
ogni banda nella mente e nel cuore de'giovani a farvi presa
potente, cui non valgano poscia a svellere apparent! soflsrai
e forza di passioni. L'attitudine del maestro poi deve crescere
in proporzione diretta del grado d' istruzione degli alunni.
VIII.
E qui ci place manifestare un'idea tutta acconcia a 1 tempi
moderni. Poiche bisogna essere uomini, ne deH'avvenire, ne
del passato, ma del presente, se vogliamo far bene a' nostri
conUmporan>i. I.'acqua passata c <jn.
non fa giraro il molino, dice un provorbio.
I.'i |iiesta.
I/insognamonto religioso ha duo p-irti natu?
stinto; Tuna riguarda le verita rivelate da Dio, sia speculative
sia prati'-h' 1 : 1'altra riiruarda i fondam^nti delln stessa ri
lazione e si chiama apologrticu. Dopo stahilitosi il CriMiane-
simo nel mondo no' primi soroli, nl risorgere degli *tudii in
Europa, ossia dal secolo duodecimo fin quasi alia fine del pas-
sato secolo, convinti come erano tutti universalmente del fatto
della rivelazione venuta da Dio per G. Cristo, i maestri di re-
ligione s'intrattenuero precipuamente sull.i parto rlnrjutatica e
morale. Prova ne sieno anche i lihri de' teologi classici del
medio evo, che tutti sono, per lo pirt, in fllosofiro su i dogmi
e meno in provare il valore storico del Vangelo, della costi-
tuzione della Chiesa e simili. Anche 1* istoria delle eresie, da
Ario flno a Lutero, dimostra come non il fatto ddla rivHn-
zione, bensi i singoli dogmi erano presi di mira. Lutoro co-
minci6 a toccarne i fondamenti, e da lui, a mano a mano fino
a noi, si and6 sempre piu scavando. Ma dopo che per 1' im-
menso sviluppo e le indefinite ramiflcazioni delle scienze flsicho,
astronomiche, matematiche e storiche, si e andato ricercando
ogni pid remoto angolo della natura e s' e creduto d*aver pene-
trati i suoi segreti piu intimi; dopo che queste medesime scionze,
messe a servizio delle umane passioni e altiere delle loro sco-
perte gittarbno il dubbio sui fondamonti storici delle nostre
credenzo, niuno v'ha che, volendcsi accertnro sull.-i quostione
religiosa, sia soddisfatto in udire spiegazioni e fllosofomi MM
dogmi, sibbene in vedere la prova del fatto dolla rivelazione
stessa. Ognuno, cui travaglia il dubio religioso, dice a se stesso:
Se Dio ha parlato non pu6 non esser vero quel cho ha
detto; ma. <linanzi ai dubbii. ai soflsmi o allo dini--olt.\ li lanti
incroduli. vo' accertarmi del fatto, e ci(S mi I ' sapore
con certez/.a se Cristo affido alia C ' mtorith d'insegnare
no. Questo m'importa soprat
Or il c6rapito di chi insegna Religione a' t.^npi nostri e
."') 1 IL CRISTIANKSIMO
appunto soddisfare questo desiderio delle inonti e venire in
aiuto di questo bisogno. Se fossimo a' tempi di Ario, si udrebbe
volentieri parlare della consustanzialita del Verbo-, se a' tempi
di Costantino Copronimo, quando infieriva una falsa dottrina
contro la venerazione delle imagini, ci assoderemmo nella dot-
trina della Chiesa su tal punto; se a' tempi dello scisma d'o-
riente o di quello d' occidente ci garberebbe udire buoni argo-
nienti suirautorit& papale, sulla formola filioque del simbolo,
e udiremmo volentieri notizie di Giovanni il Digiunatore, di
Fozio, di Marco d'Efeso, del Card. Bessarione e dite voi. Or
a' tempi nostri non s'impugna piu questo o quel dogma, sib-
bene il fatto stesso fondamentale della rivelazione, cui si tenta
spiegare come un qualsiasi prodotto naturale, vero o finto,
quale, a guisa d'esempio, la spedizione degli argonauti, Tincar-
nazione di Visnu, 1' impero di Maometto, le imprese di Cesare,
i prodigi deirelettricita e del vapore, la coltivazione della ci-
coria e del prezzemolo. Non si va piu in 1& di quel che Tuo-
mo pud vedere, toccare e fingere. Ecco Teresia de' nostri
tempi ; e di essa n'e impregnata perfin 1'atmosfera in che ci mo-
viamo e T aria che respiriamo. II bisogno presente e dunque
\" apologetica cristiana e catlolica; nella prima delle quali si
parla della Religione cristiana, si prova il fatto della rivela-
zione, la sua divinitk; nella seconda della divina costituzione
della Chiesa co' principal! corollarii pratici.
E tutto ci6 e tanto piii facile, in quanto che tutta la verita
e divinita della Religione cristiaua e fondata in un fatto sto-
rico, i cui elementi son disseminati in tutta la storia del ge-
nere umano; fatto storico, diciamo, come e un fatto storico
che Colombo ha scoperto T America ; con questa differenza
poro, che, mentre questo niuno ha interesse di negare, contro
quello si e collegata tutta Tastuzia delle umane passioni, che
cercano oscurarlo, disprezzarlo e confondere, se fosse possi-
bile, coi miti e colle leggende; quasi che non avessimo piii
occhi in fronte da distioguere il falso dal vero, Tuomo dalla
scimmia, le monete vere dalle false.
906
IX.
In tal modo queste scuol- <H Mirjinnr (i:iUe non ad usum
hini od a vana specolazione accademica di dilettanti) po-
uvhbero divenire, in mezzo alia guerra univcrsale degPincre-
<luli di tutti i gradi, vere fortezze e castclli insuperabili del
corabattuto Cristianesimo. Ma por ottenere lo scopo i maestri
dovrebbero, oltre la conoscenza teologica degli antichi, ap-
portare tutto il corredo dell'erudizione moderna, e, se occorre,
acquistarsi ancora altre nuove cognizioni. Qui certo v' ha una
difiicolta da superare; ed e la naturalc inerzia che, paga di
struttare gli altrui studii col facile sforzo di non piu che slen-
der la mano, rifugge dall'aggiungere una nuova pietra all'e-
diflcio scientiflco de' padri nostri. Chi facesse altrimcnti, rasso-
raiglierebbe a un generale francese che ai cannoni e alle mi-
tragliatrici uscite dalla fabbrica del Krupp in Germania vo-
lesse opporre non altro che le frecce e le catapulte dei Galli
di Vircengetorige. I grandi uomini non bisogna spostarli dal
loro tempo, se si vuol conoscere il loro valore; solo Dio mi-
sura coir eternita la sua grandezza che non e circoscritta da
tempo e da spazio. Tra noi poveri uomini tutto e relative ; e
a nuove necessita bisogna occorrere con nuovi aiuti. La luce
del gas che fu gik la maraviglia del passato e o^gimai impal-
lidita di fronte alle lampade elettriche, e i vascelli a vapore
tengono il luogo delle caravelle di Colombo.
II succo di tutto cio e, in sorama, questo: -- A' nostri
tempi nell' insegnamento della Religione e da dare maggiore
svolgimento alia parte fondamentale, delta altramente apolo-
getica, raccogliendo i combattenti sulla parle piu oppugnata
e servendosi, per la difesa, di armi non disuguali da quelle
de 1 nemici, ove nulla lo vieti La verita e immutabile, ma
non immobile; la Chiesa non ha preteso mai di pielrificare la
scienza e contenere gli studii n-li^iosi serapre in uno stesso
stampo, come in un letto di Procuste. Siccomo variano i t-inpi
oi tempi gli errori, cosi, restando una nella sostanza, ap-
StrU XV, tol. Ill, fate. 1011. M *7 lmgU IMt.
306 IL CRISTIANKSIMO
parisce varia, nclla forma e nei mezzi, la difesa del Cristiano-
simo. Non nova sed nove. I Padri ban fatto 1' apologia che
conveniva ai primi secoli del Cristianesimo. S. Tommaso e \i\\
Scolastici rizzarono quell'ediflzio teologico, ch'era richiesto dai
bisogni de' loro tempi. II secolo XVI e XVII risvegliarono piu
potentemente gli studii ermeneutici e patristici per opporsi al-
Feresia protestante. II secolo XVIII ed il principio del nostro
secolo ci hanno dato Fapologia filosofica e sociale, perche la
fede veniva minacciata dall'incredulita degli Enciclopedisti e
dai principii deirottantanove. A' giorni nostri, in cui le scienze
sperimentali esercitano sugli animi un fascino irresistibile, fa
d'uopo che il metodo sperimentale sia pure applicato alia di-
fesa della Religione. Cosi egregiaraente il prof. G. Alessi nel
discorso inaugurate della Scuola di scienze della Religione
apertasi a Padova nel 1890 *.
Vogliamo in sulla fine accennare qualcheduna delle opere
apologetiche, che potrebbero servire per le scuole di Religione,
a comodo de' maestri e di chicchessia, il quale amasse studiare
questo punto piu importante di tutto lo scibile umano, qual 6
la Religione. Qualcuno di questi libri (quello piu acconcio al
grado di scienza e d'intelligenza de'singoli) non dovrebbe
mai mancare nella piccola biblioteca d'ogni uomo che bazzica
co' libri ; poiche si tratta d'un libro che svolge metodicamente
e scientificamente il piu grande di tutti i problemi.
Tra le opere piu grandi in opera di apologetica sono da
noverarsi quella del Cornely S. I. in latino, F apologia dello
Schanz in tedesco, quella del Weiss 0. P. anche in tedesco, e
la grande raccolta del Migne intitolata: Demonstrations evange-
liques, in francese. Vengono in secondo luogo F apologia del-
F Hettinger, tradotta in italiano; un' altra opera pur del me-
desimo ma non tradotta, intitolata Apologetica; quella eccel-
lente del Gutberlet e quella del Vosen, ambedue in tedesco.
Commendevolissimo per ordine e sodezza, acconcissimo a' stu-
denti di Universita e il corso di religione del Weddingen
i Prof. D. GIUSEPPE ALESSI. La scienza e la Religione ed il metodo speri-
mentale. Padova, tip. del Seminario, 1891.
I ALIA
lotto in it.iliano da Muiis. Gialdini ! ; ottimo e a ,.llo
d- 1 Duilhd / s /' / /, tradotto *, e quello del Devi*:i
in francese 3 ; buono e quello di Mons. M//Y// *, quclli ii
'a/-/, del Corti, ecc. Come lil>ri utilissimi in raateria apo-
logetica iudicliiamo ancora Topera del Boissarie 5 , quella del
P. Salis Seewis ' e le Risposte alle obbiezioni del P. S. Fran
Chi volesse piu minuti ragguagli bibliograflci vegga il 1 Ca-
talogo di lil>ri per le famiglie colte ed oneste del P. G. Franco
sotto il titolo Introduzione alia Bibbia e gli altri due
Apclogetica cristiana ed Apologetica cattolica 8 .
X.
Ecco i tre mezzi o rimedii, che abbtamo creduti piit atti
a sanare i mali prodotti dallo scristianeggiamento delle scuole,
per rimettere la societa e i singoli sulle basi incrollabili della
verita e del dovere, di cui e maestro il Cristianesimo.
Quanto al metodo pratico di fondare le menzionate scuole
di Religione, di adunare in esse la gioventu studiosa, e an-
1 VAN WEDDINGE.I A. Gli elementi ragionati dalla Reli'jionf. Apologetica
fondamenlale appropriata ai corti superiori di Belle Letlere e di Filotofia. Ver-
tione dal francese di Mons. FKLICK GIALDIM, Vescovo di Dioclea. Siena, tip.
S. Bernardino, 1882.
* nrn.HK DE SAINT PROJET F. CAM. Apologia identified della Fede cri-
ttiana. t- edizinne tradolta ial prof. V. MESSINA DA COTRO.XE. Foligno, Ub.
tip. P. Sgariglia, 1892.
s DEVIVIER P. W. d. C. (1. G. Court d' Apoloyttiqtte chrilienne. on
tition raisonnte des fondements de l>i Foi. Tournui, Decallonne-Liagre, 1889.
4 NAHDI FRANCESCO mons. Verita della ReligioM crislinnn caltolica dimo-
ttrata sittematicamentc. Tersa di;ione, Rom-i, )i tipi della Civilt t Call'
1868.
* BOISSARIE iloctcur. Lourde*, Ilistoire medicate. Detuneme edition. P'trit,
\. I :sj|.
8 SALIS SEKWIS FRANCESCO S. I. Le estati, le itimate e la tciens-i. Second*
ediiione, Pnitn, tip. OmtriK-ci. 1891 Detto, Visioni e allucinationi. SeconJa
edizinnr, Praia, tip. Cootrucri 1892.
" FRANCO SECONDO d. C. d. G. Rupotte popolari alb obbiezioni piit co-
muni contra la Religione, Modtna, ti|>. ImmacolaU, 1878.
* FRANCO G. GIUSEPPE d. C. d. G. Cataloyo di libri per le famiglie coin
ed oneste, Roma, tip. Artigianclli, 1892.
308 IL CRISTIANESIMO ESCLUSO DALL'lNSEON. PUB. IN ITALIA
che di allettarla, lo rimettiamo alia prudenza, sagacia e so-
lerzia, in prima de' Vescovi, e poi di tutti coloro, cui e alli-
data la propagazione ed il mantenimento del Cristianesimo
nel mondo, compresi anche i padri di faraiglia cristiani, che
hanno il dovere dell' educazione cristiana de'figli. Grande aiuto
potrebbero a ci6 dare le due grandi associazioni : quella dell'O-
pera de' Congressi cattolici e 1'altra della Giovenlu cattolica.
S'intende da se che ad impossibile nemo lenetur. Ma, come non
fanno opera perduta i medici in proporre ne' loro corsi di tera-
peutica medicamenti, poniarao pure che costosissimi, ai mali,
del pari non crediamo aver gittata la fatica in esporre gl' indi-
cati rimedii al male che siamo venuti considerando. Molto piii
che gia vediarao sorgere tali scuole in alcune parti d' Italia.
Notissima e, fra le altre, quella di Padova a cui presiede il
sac. prof. Giuseppe Alessi. Ad essa fu dato principio il 4 di-
cembre del 1890 alia .presenza di S. E. Revfiia mons. Gius.
Callegari, vescovo di Padova e promotore dell'opera insigne;
la prima a sorgere in Italia e forse in Europa. A Milano esi-
ste gia una societa, con a capo il sig. Duca Scotti, per fon-
dare un Convitto magistrate che s' intitolera da Leone XIII.
Di Torino pur sappiamo che la societa per le feste del pros-
simo giubileo episcopale del Papa ha gia determinato di dare
assetto definitive, in onore e ricordo del grande Pontefice, alia
Scuola di religione per la gioventu studiosa d'ambo i sessi, e
che una commissione di cento signore raccogliera le offerte.
Se tali scuole s' istituissero in ogni luogo, ove un nucleo
di giovani viene ammaestrato senza Religione, si farebbe
un' opera gigantesca, la cui gloria supererebbe quella di chi
alzasse una fortezza ad ogni varco per dove un drappello ne-
mico potesse entrare a devastar la patria.
ANEDDOTI RUSSI
Nel passato inverno men Ire facevasi sentire nella Russia
sempre piu acuto e straziantc il rovello della fame, presentossi
n di a una panetteria di Mosca uno sconosciuto brullamente
vestito e tutto imbacuccato in un logoro e rattoppato man-
tello, donde cacciava fuori appena la punta del naso. Era gia
nolle, e la bollega affbllata di awentori.
Lo sconos.ciuto ritto e immobile la in un canluccio aspetta
che venga la sua volla, e fallosi presso al panelliere, gli
dimanda:
- Padrone, quanlo sta il pane?
Tre Koppek e mezzo la libbra, rispose quegli.
Cos! caro?
- Anzi e a buona derrala pei lempi che corrono!
- Ma io non ho meco che tre Koppek.
Va a torre la mezza che manca, e avrai il pane.
E donde 1'ho io a cavare, se in casa non ho piu il becco
di un qualtrino?
Eh... allora rimanti a denli asciulli.
- Deh, padrone, abbiate piela cM un povero operaio afla-
malo e della sua famigliuola che si rauor anch'essa di fame.
Conlenlalevi di tre Koppek: finalmenle vi offro un pn
onesto.
- Ti dico e torno . lo^li la nie/za Kop:
manca, e avrai il pane, se no, no. Hai inteso?
- Quanlo siele duro coi povcrelti!
- Duro o non duro, questo 6 il prezzo del Se ti
piace, beno; so non ti pia<', vanne con Dio.
- Dunque per pochi mi ci vorresle veder morli
:ne?
310 ANEDDOTI RUSSI
- Oh tu ra'hai ristucco e fradicio. Vanne pe' falti tuoi,
ch'io non ho tempo da perdere con te, vanne.
E accompagn6 queste parole con un gesto minaccioso.
- Dove volete ch'io vada, se voi altri panettieri siete tutti
di balla ad alzare i prezzi del pane fin dove noi poveri operai
non possiam giungere, neppure stracanandoci tutto il santo
giorno e parte della notte? E poi si ha a dire che voi altri
non aflamate il popolo?
- Vuo' tu smettere, si, o no ?
- II Governo ha fatto venire buone provviste di granaglie,
e voi altri mantenete gli stessi prezzi, anzi gli alzate alle
stelle. Ben si vede che siete gente senza cuore.
- Ola, misura bene le parole, altrimenti...
Altrimenti che?...
- T insegnero io a rispettare la gente.
- Io rispetto i galantuomini; ma tale non e chi affama il
popolo.
- per... te ne vuoi andare, si, o no?
- Non mi movero di qui, fino a tanto che non mi avrete
dato il pane per tre Koppek; perchfe questo e il giusto; e voi
altri pauettieri non avete il diritto di metterlo a quel prezzo
che vi garba.
- Ti dico per tuo bene, vattene; e non mi rompere piu
il capo con coteste tue taccole.
- Ed io vi dico e vi ripeto che non me ne andr6.
Ah noh te ne vuoi andare? mugolo il panettiere mon-
tato in bizza. Ebbene aspetta, che trovero io modo da farti
alzare il tacco.
E si dicendo, da di piglio ad un randello; e levandolo in
atto di percuotere, grida con tuon di voce arrangolata per la
rabbia Se non te ne vai subito te Io do tra capo e collo.
- Voi a me?... non puo essere; e afferratogli fortemente
il braccio, strappogli di mano il randello.
11 panettiere grida - - accorr'uomo ; ed ecco i suoi garzoni
levarsi in sua difesa, facendo intorno allo sconosciuto un bac-
!>DOTI RURSI
cano indiavolato; e sospin^cndolo con minacce, rincalzate da
qualchi' pugno, fuor di lx)ttega.
Al rumore dclla baruffa trae cola gran folia di curie
mcy.zo a' quali parecchi poliziotti. Questi, rorapendo a forra di
goraitate e di pugni la calca, si fanno innanzi, e visto e udito
di che si trattava, arrestano lo sconosciuto, e lo menano in
queslura.
II panettiere e alcuni suoi garzoni lo seguono corae accu-
satori e testimoni, e appo loro il solito codazzo degli sfac-
cendati.
Tradotto lo sconosciuto alia presenza del Questore si ode
far da questi una canata coi flocchi.
- Chi t'insegna, villano che sei, dicegli con flero cipiglio
il Questore, chi t'insegna a burbanzare cosi, e a fare scompigli
e baruffe nelle botteghe?
- Signer Questore, risposegli lo sconosciuto, io non en-
trai nella panetteria con animo di attaccar briga con veruno,
ma per comprarvi del pane.
- E allora perche cotesta buglia col panettiere?
Perchfc egli non voleva contentarsi di tre koppek, ma
ne voleva tre e mezza.
- Ero nel mio diritto, disse allora tutto scorrucciato il
panettiere.
Taci tu, gridogli il Questore. Chi ti ha dato licenza di
parlare? Indi rivolto allo sconosciuto, soggiunse:
- Se il prezzo del pane ti pareva troppo alto, invece di
venire a contesa col panettiere, dovevi uscire dalla sua bo t toga
e andare ad un'altra.
Ah, signer Questore, tutti i panettieri sono di una buc-
cia, tutti son d' accordo a far montare il prezzo del pane oltre
il giusto.
- Che che sia di cio, tu hai provocato disordini ed hai
ingiuriato il panettiere ; e penS sei incorso nelle pene commi-
nate dalla le^ge.
. signore, il disordino f- cagionato dal panetti-r
afferr6 un randello per batacchiarmi, Dio sa' come, e non da
312 ANKDDOTI HUSSI
rae, che non feci altro se non strapparglielo dalle mani senza
torcergli un capello....
Ma tu 1'avrai ingiuriato a parole....
E come! mormoro tra denli il panetliere.
lo non gli dissi altro se non che egli era duro coi po-
veretti e d'intesa con gli altri panettieri per affamare il po-
polo.
Questo solo?
Sol questo.
- Or parla tu Giacobbe, disse il Questore al panettiere.
E egli vero che non aggiunse altro?
Signer Questore, rispose il panettiere, le par lieve ingiuria
1'avermi costui incolpato di affamare il popolo?
Certamente 1'affronto e grave, disse il Questore, liscian-
dosi i lunghi baffi che veniva attorcigliando in punta, e ag-
giunse in cuor suo: & pero ben meritato.
Poscia rivolto allo sconosciuto, domandogli quel che per
altro avrebbegli dovuto chiedere fin da principio Come ti
chiami? qual e il tuo mestiere? sai tu scrivere?
Si, signore.
- Ebbene, scrivi 1'uno e T altro.
Lo sconosciuto, tolta in mano la penna, ch' era sul tavolino
del Questore, scrisse in un foglio a grandi lettere:
Granduca Sergio Governatore di Mosca e porse con
bella grazia il foglio al Questore.
Figurisi ognuno la sorpresa di quel povero diavolo. Egli
balza in pie; s'accosta al Granduca, I'afflssa, lo riconosce, e
sberrettandosi e prendendogli per baciarla la mano, fa con lui
le sue scuse per non averlo prima riconosciuto. II signer Gia-
cobbe intanto e i suoi garzoni udito chi quegli era, gli cad-
dero a' pie, chiedendogli umilmente perdonanza, e imploran-
done la clemenza.
II Granduca, rivolto al Questore Voi, dissegli, avete adem-
piuto il vostro dovere; ma a te, Giacobbe, daro aspra ammenda
non gik dell'offesa fatta alia mia persona, che tu non cono-
scevi, ma di quella che vieni facendo ai poveri, alzando so-
;>I>OTI u
il prezzo del pane. E si dicendo, fo' cenm
Questore che gli soraministrasse un contentino alia russa,
scudisciandolo di santa ragione.
I.'rdin> di Sna Altezza venne tosto eseguito; e al povero
Giacobtx) toccarono le carezze del Knaut, che ammaccogli IKMI
bene le carni, e cacciogli, com' 6 a sperare, di corpo il mal-
vezzo di profittare delle miserie del popolo per impinguare so
stesso.
Bella lezione a fe di Dio ! Oh perchfc non mandiamo in
Russia ad assaporare il Knaut quanti tra noi ammiseriscono
ed affamano il popolo? Che benedetta emigrazione sarebbe
cotesta ! Invece tra noi espatriano gli aflamati, e restano gli
aflamatori. Che sventura per la patria ! Almeno vi avesse chi
facesse s'ia la causa del popolo; ma dove trovarlo se tra noi
que' che amministrano la cosa pubblica sono piu o men sog-
getti air influenza della setta giudaico-massonica, la quale 6
una voragine senza fondo cho ingoia tutte le ricchezze degli
Stati? Dal di che cotesta malnata genia, abbindolando con
arte sottilissima i popoli della cristianiu\ ebMi arreticati noi
suoi laeci, e tolte in mano le redini degli Stati, riusci ad ag-
giogarli al suo carro, noi vedemmo vuotarsi come per incanto
gli erarii pubblici, sparire milioni e miliardi ruhati alia Chi
e ai luoghi pii, inabissarsi ncl baratro del debito pubblico
tutti i risparmii e tutte le riprese della nazione, cr
dismisura i gravami di tasse e di balzelli, in una parola ri-
manero dissantjuato e spolpato flno all'osso tutto il popolo ita-
liano a profitlo di pochi sottarii e giudei. Che se tra noi non
si muor di fame come in Russia, si langue tuttavia nclla n.i-
seria, che e una morte lenta, accompagnata da un lungo
strascico di dolori, di colpo e di delitti.
las.-iarno per poco 1' Italia e dianio un' altra capatina
nella Santa Russia, ove c' invita un ctirioso aneddoto ill
diversa natura dal narrate piA sopra, ma O>M singolare e s 1
no, che vale il pregio di rccarlo a notizia dei nostri lettori,
ai quali, come ad ogni mortalo, le cose nuove e straordin
314 ANEDDOTI RUSSI
non possono non piacere, massime quando se ne pu6 trarre
qualche utile ammaestramento.
A quanto dicono i pubblici fogli, non e guari che in Ar-
tyni inferm6 gravemente il Principe David K , signore che
nuotava nell'oro a gola; e per quanto vi si adoperassero in-
torno a guarirlo ben died medici, il male si ando aggravando
per guisa che un di, non dando egli piu segno di vita, fu te-
nuto per morto, e tfasportato in chiesa, ove gli vennero
fatte solenni esequie secondo il rito scismatico russo.
Terminata la funebre ceriraonia, PArchimandrita si fa
presso alia bara del principe, e, secondo il costume del paese,
gli da il bacio delPultima separazione; quand'ecco che quegli
riscuotesi di repente dalla sua catalessi, e mal soffrendo di
sentirsi sbacciuccare il viso, lascia andare in faccia all' Ar-
chimandrita due solennissimi ceffoni, che altamente risona-
rono per la chiesa.
Immagini il lettore lo spavento del popolo, che il credeva
morto, e la confusione e il terrore dell' Archimandrita e del
suo clero, che ne circondava la bara ! Un morto risuscitato, e
che fa si bei complimenti, era cosa da far venire a tutti la
pelle d'oca.
II -principe intanto erasi levato su a sedere ; e i famigliari
accorrevano per aiutarlo a scendere dal suo cataletto. Ogni
malore parea scomparso, ed egli sentivasi come rinato a no-
vella vita. Quindi, tutto raggiante di giubilo, e tra i ralle-
gramenti de' suoi e gli stupori del popolo, che da ogni banda
traeva per vedere il morto risuscitato, fe' ritorno al suo pa-
lazzo; ove, per festeggiare la sua risurrezione, imbandi un lau-
tissimo banchetto a tutti i suoi parenti ed amici. Nou 1'avesse
mai fatto !
II tripudio e la festa dei convivi fu qual si puo immagi-
nare dopo un avvenimento cosi insolito e maraviglioso, che
rendeva alia vita chi avevano pianto per morto. Ma oh come
e corto il nostro vedere, e quanto son fallaci le speranze e le
gioie umane !
II principe che per la contentezza non capiva piu nella
II RU88I 315
, smo<l !i nol man^ sopraflatto
ne, passo di nu<>vo dalla
-a al cataletto; m.i <jnf>sta flata per non piu rialzarsl.
E cosi awerasi che dove si muor di fame, si crepa ancor
d' indigestione.
Senonchfe senza andare in Russia a rintracciare fatti di
questa natura, non nc abhiamo forse a iosa nelP Italia nostraf
Qui piu cho altrove oggi si vede F indegno spettacolo di
gente che gozzoviglia e fa tempone in mezzo a un popolo che
langue nella miseria.
A ogni poco dannosi feste es' imbandiscono luculliani ban-
chetti per Tarrivo di qualche ministro o deputato e per ogni
sorta di commemorazioni, centenarii, congressi, inaugurazioni,
e via dicendo. E quasi fosse poco il banchettare tra gente
aflamata, se ne mena gran pompa e romore, come di cosa
che, risaputasi, avrebbe da mandar tutto in solluchero il po-
polo che paga e se ne sta a denti asciutti. I giornali infatti
danno fiato alle mille trombe della pubblicita e strombazzano ai
quattro venti la sontuosita del convito, sciorinando innanzi
agli affamati tutte le ingorde imbandigioni, i leccardi manica-
retti, le squisite confetture, i prelibati vini col sottinteso motto
Vedere e non toccare -
Or facciano i lettori ragione se un popolo affamato abbia
a fare buon viso a cotesta gastronomica ostentazione!
Eppure elP 6 cosa d' ogni di ; cotalchfe di pochi giornali
infuori un po 1 piA pudibondi, non sappiamo che vi sia chi,
per riguardo almeno alia desolante raiseria, ond'6 afflitto il
nostro paese, si astenga dallo spiegare innanzi agli occhi del
pubblico 1'opulenza e il fasto sibaritico dei pochi favoriti dalla
fortuna, o de' tanti che si rimpolpano a spese del povero po-
poletto.
Non fa bisogno adunque di andare fln cola in Russia per
vedere il contrasto tra chi muor di fame e chi crepa d' indi-
gestione ; visto che tanti esempii ne abbiamo tutto di sott'oc-
chio nella nostra Italia.
Ma quello che vi ha cola di notevole si e la rassegnazione
316 DDOTI I-;'
e la pietk cristiana di che dan prova i contadini russi alle
prese colla fame.
II sentimento religiose e cosi profondo e radicato nell'animo
della popolazione campestre, che quando taluno sentesi dalla
miseria e dalla fame ridotto a fin di vita, mostrasi piu sol-
lecito de' sacraraenti che non del pane, e preferisce di morire
anzi d'inedia che rimanere privo dei conforti della religione.
Tra le nazioni, che pur diconsi pill civili, non corre cosi la
bisogna. La fame vi moltiplica i ladri e gli assassini ; e poiche
questi tra noi, grazie al progresso della giustizia, vivono sicuri
di non avere a lasciar la testa sotto la mannaia, o ad allungare
il collo in sulla forca, scorrazzano bravamente da per tutto, e
derubano e ammazzano per pochi quattrini il prossimo fin
ne' luoghi piii frequentati e sotto gli occhi deH'autoritk. Altri
poi, piu indragati nell' odio verso la societa, si apprestano a
far saltare con la dinamite per aria in un fascio quanti han
qualche cosa al sole in case, fondachi o botteghe, come si e co-
minciato a fare in Francia. Finalmente havvi gran numero
di quelli che incrudeliscono perfino contro se stessi e si tol-
gono la vita; a tanto puo spingere la miseria, quando non e
sostenuta e consolata dalla fede ! Ben sappiamo che la Russia
e il paese del nichilismo; ma questa setta non conta cola tra'
suoi affigliati la religiosa gente del campo, bensi rivoltosi
appartenenti alle classi agiate della societa russa.
Tra noi la miseria spinge ingenerale la gente agricola piut-
tosto aU'emigrazione che al delitto : ma tra gli operai che la-
vorano nelle officine oh quanti vanno ad ingrossare le file dei
nemici della societa. Di chi la colpa? Di chi strappa al popolo
di bocca il pane, dal cuor la fede, e iuvece di tenerne con
leggi coercitive in briglia le passioni, le accarezza e le disfre-
na alia dissolutezza, infausto semenzaio d'ogui altro vizio.
RIVISTA BELLA STAMPA
i.
L'Encyclique aux Calholiques de France: Objections et Re-
ponses par Mgr. HENRY SAUVI:, Prttat de la Maison de
Sa SainteW. Paris, Victor Palme, Editeur, 76 Rue des
Saints- Peres, 1892. Un vol. in 8 di pp. XVIII-112.
II semplice titolo di questo libro basta a far comprendere
quale scopo vi si proponga il dotto e zelante Mgr Sauv.\
gik noto a' nostri lettori per le sue Questions Religieuses el
Sociales de noire temps, di cui la CivillA Cattolica rendette
ragione quando esse furono pubblicate '. Egli vuol raettere
innanzi agli occhi de' suoi concittadini, e segnatamente di
quelli che si dicono monarchici e cattolici, la natura e il
valore degl' insegnamenti loro dati dal Sommo Ponteflce
Leone XIII nella Enciclica del 16 dello scorso febbraio, e cos!
renderli viepiu fermi, o maggiorraente proclivi ad obbedire
alia paterna voce del Maestro supremo, e del Moderatore delle
loro coscienze.
L'Autore esordisce con una nobile dichiarazione da lui
chiamata La mia confessione pnlitira. E^li professa di
esser monarchico e di riconoscere nel Conte di Parigi, i cui
diritti alia Corona di Francia gli spmbra che tuttora sussi-
stano, il legittimo rappresentante della monarchic francese.
Questa, nella sua opinione, sarebbe per la -, |XT inolti
titoli, una feconda sorgente di preziosi vantaggi sot to il ri-
spetto vuoi sociale vuoi roligioso. Cio non ostante, egli, desi-
deroso innanzi tutto di conforraarsi interaraente alia lettera
1 V. Civilta Callolica Serie XIH, V. 8, p. 603, e V. 10, p. 601.
318 RIVISTA
ed allo spirito dell' Enciclica del Santo Padro,
dichiara (p. XV) di aderire con ogni sincerita alia Repub-
blica stabilita per le leggi costituzionali del 1875, come ad
un governo costituito, al quale ragionevolmenle, e religiosa-
mente si deve, in coscienza, sottomissione e obbedienza in
tutte le cose oneste e permesse. Aggiunge inoltre (p. XVII)
che intende di rinunziare non solamente a qualunque atto
violento o illegale, il quale fosse ostile alia esistenza della
presente Repubblica francese, ma ancora d'astenersi, per uno
scopo religioso e per obbedire al Papa, da qualunque azione
politica anche legate, la quale avesse per oggetto P attuale
restaurazione della monarchia. La sola riserva fatta dall'Au-
tore e quella del diritto e del dovere di combattere la le-
gislazione repubblicana passata, presente e futura, contro la
quale hanno protestato, protestano e protesteranno il Papa e
i Vescovi francesi.
Tale e la confessione politica di Monsignor Sauve, e tale,
a buon diritto, egli vuole che sia la dichiarazione di tutti i
cattolici monarchici francesi obbedienti al Papa. Egli insiste,
e con ragione, su questo punto, e con mirabile cbiarezza os-
serva che P Enciclica di Leone XIII e un atto che emana dal
Papa in quanto e Papa, cioe Capo spirituale della Chiesa;
un atto diretto agli Arcivescovi ed a' Vescovi, al Clero ed a
tutti i fedeli di Francia, considerati, non gia come cittadini
francesi, ma come membri della Chiesa, e soggetti di diritto
al Vicario di Gesu Cristo; un atto che contiene insegnamenti,
i quali riguardano materie non meramente politiche, ma re-
ligiose o miste, cioe strettamente legate agl'interessi religiosi
della Chiesa in Francia, e perci6 materie intorno alle quali il
Papa, in virtu della sua suprema autorita apostolica, ha il
diritto di giudicare. E che sia cosi e cosa evidente; poiche a
chi mai spetta se non al Successore di Pietro la tutela degli
interessi religiosi della Chiesa di cui egli e capo e fonda-
mento? Non ha egli forse la divina missione di pascere, reg-
gere e governare il gregge di Cristo, di cui e il Vicario so-
pra la terra?
LA 8TAMPA
Come mai, dunque, riconoscendo tali verila, potra alcuno
senza rendere vana questa missione ed inefflcace qiiHU tu-
tela, negare al Pontcflce il diritto di giudicare do' mezzi piu
acconci por ottenere il flne della sua missione, e di detenu i-
oare quiiuli qualc condotta sia da seguirsi per il bene della
religione?
Ora e chiaro che al diritto corrisponde il dovere. Se dunque
il Papa ha il diritto di deter minare una tal condotta, e nel-
1'esercizio del suo diritto la determina, come ha fatto teste
nella sua Enciclica a' cattolici francos!, queSti sono stretta-
mente tenuti a conformarsi alia direzione loro data dal Pon-
teflce e seguire esattamente la via che e loro tracciata.
Che cosa dunque vuole il Santo Padre, e che cosa domanda
egli da' cattolici francesi?
II Santo Padre, risponde il nostro Autore (p. 8), vuole la
paciflcazione della Francia, ailino di facilitare la tutela della
religione. Questa risposta e del tutto conforme alle parole
del Pontetice, il quale ha ripetutamente dichiarato, sia nella
Enciclica, sia nelle due Lettere a 1 Cardinali francesi e al
Vescovo di Grenoble, che il suo scopo e religiose : La tutela
degli interessi religiosi a Noi confidati, ecco, dice il Pontetice,
cio che Ci ha indotti ad innalzare di Nostra spontanea volonta
e con piena conoscenza di causa la Nostra voce.
Queste parole dan no una solenne mentita a coloro i quali,
come riferisce I 1 Autore (p. 32), per non obbedire al Papa, af-
fermano che Leone XIII non e ben informato; egli non
conosce lo stato degli animi in Francia; se lo conoscesse meglio
non avrebbe certo pubblicato la sua Enciclica . Gli aweni-
menti, ne siamo certi, confermeranno quello di cui e persuaso
chiunque conosce Roma ed il Papa, cioe che Leone XIII, pie-
namente informato delle cose di Francia, ha veduto piii Ion-
tano e di piu alto, che non questi politicanti, i quali, colmi
d' orgoglio e con presuntuosa temerita, reputano s piti sa-
pienti e prudenti del Capo supremo della Chiesa, a cui e stata
da Dio promessa speciale divina ?.ssisten/;i.
Avendo dichiarato (p. 7) lo scopo del Pontefice, e stabiiito
320 KIVISTA
(p. 9) il principle dal quale parte 1'Enciclica: la somma ne-
cessita, cioe, della religione per creare il vincolo sociale, e
per mantenere su solide basi la pace di una nazione , e quindi
il dovere di tutti i cattolici francesi di allearsi per assicurare
alia loro patria la conservazione della religione, e per difen-
derla al bisogno, il ch. Autore (p. 13) passa alia considera-
zione della domanda fatta dal Sommo Ponteflce a' cattolici
francesi.
La domanda e che essi accettino senza secondi flni la Re-
pubblica esistente tra essi, la rispettino, e le sieno soggetti
come rappresentante il Potere venuto da Dio, e che, messo
in disparte ogni dissenso politico, essi rinunzino non sola-
mente a qualsiasi atto violento ed illegale contro Tesistenza
della Repubblica, ma si astengano altresi, per uno scopo re-
ligioso, da qualsiasi azione o rivendicazione politica anche le-
gale in favore di un' altra forma di governo.
Nell' articolo, che pubblicammo nel precedente quaderno,
mostrammo a' nostri lettori quale fosse la mente del Pontefice,
e cio facemmo in gran parte citando e spiegando le dichia-
razioni date dallo stesso Pontefice, sia in questa Enciclica, sia
in altri suoi documenti, nei quali i principii di sociologia cri-
stiana sono pienamente esposti.
Le nostre spiegazioni sono in pieno accordo con quelle date
da Monsignor Sauve; per non ripetere, quindi, il gia detto, ci
contenteremo qui di aggiungere alle sensate e dotte osserva-
zioni sue e da noi gia citate, altre poche le quali valgano a
mettere in sempre maggior luce la natura e la forza delle
autorevoli parole del Ponteflce; parole le quali erano peraltro
cosi semplici e cosi chiare che non parea potessero dare appi-
glio a false interpretazioni.
E cosa certa che il Santo Padre, col domandare a' cattolici
francesi di accettare la Repubblica senza secondi fiiii > non
ha loro domandato di dare alia forma repubblicana un' ade-
sione talmente irrevocabile e deftnitiva che li obblighi a ri-
nunziare per sempre alle loro convinzioni e speranze, ai per-
sonali sentimenti di onore e di devozione ad altre cause nobili,
DELLA STAMPA
e ad alt iv in-morie gloriose e care. Anzi-tale inlerpretazi
vieno esprossamente esclusa dal Soramo Ponteflc*, il quale in-
segna rh-\ qualunque sia la forma dei Pot i in una
zione, non si pu' consi<l<>rarla come talmontc d.'/i/n 1
debba restare irrrrombilr, fosse anche questa Pintenzione di
coloro cho in origine Phanno determinata. L'Autore (p. 04),
n>l rispondere alle difllcolta dei monarchici, fi loro notare c
sccondo Pinsegnamento di Leone XIII, se la necessita so-
ciale giustiflca la creazione e Pesistenza di un nuovo governo,
una necessita egualmente grave puo richiamare a novella
vita un vecchio governo.
Ne sembra aver voluto il Sommo Ponteflce, come oss-
PA n tore, obbligare i cattolici francesi ad accettare la Repub-
blioa esistente tra essi non solo come un Governo costituito di
fatlo, ma anche come un Governo costituito di dirilto, cioe
come il solo Governo attualmente legittimo in Francia, di tal
maniera che i monarchici siano obbligati a tenere che il di-
ritto monarchico abbia cessato di esistere. -- La questione
della I'tjitlunitii della presente Repubblica francese, cosi 1'An-
tore, c una questione che non e stata finora aciolta '.
altrove (p. til)) aggiunge: Non mi sembra che il Papa ri-
chiog^a dai monarchici francesi di abbandonare la loro intitivi
convinzione che il Conte di Parigi ritiene tuttora i suoi diritii
alia Corona di Francia. La sola cosa certa 6 che la Repub-
blica presente pu6 e deve essere accettata da tutti i cattolici
nel senso e nello spirito della Chiesa; rispettata ed obbedita
in tutte le cose giusle e onesle, e conservata nolla stia
stenza finche le esigenze del bene comune lo richiodoranno:
poichi> (ju'sto bene e, dopo Dio, nella societa la ragione priina
ed ultima della sua esistenza: .* tlus popuU.
In altri termini il contegno da servarsi da' Francesi i.
loro rolazioni civili colla Repubblica, contegno che il Saut.)
Padre dichiara essere la p ; % a e saluldrr lin'n
dotta, e di wjntMrmar>i al contegno della Santa Sede nel in
1 IV XVII ilfU'lntroiliizione e pp. 101 107 fleU'opin-
XV, vol. Ill, fate. 1011. 21 *9 t*fli 189*.
322 RIV1STA
tenimento delle sue relazioni coi numerosi Govern! che si suc-
cedettero in Francia in meno di un secolo. Ora la Santa Sede,
come attesta TEiTio Cardinale Rampolla, rispetta tutti i po-
teri civili costituiti, quale che siasi la loro forma di governo,
e mantiene relazioni con essi, sensa voter con cib recar pre-
giudizio a' diritti di allri, ove mat questi esistessero.
Errano dunque coloro, i quali credono che il Santo Padre
con la sua Enciclica giustiflchi i fatti compiuti contrariamente
a quello che Pio IX insegna nel Sillabo; poiche Leone XIII
non dice che il fatto compiulo di se stesso diventa diritto e
distrugge qualunque altro diritto preesistente ; ma solamente
insegna che nuovi Governi possono sorgere in conseguenza
de' fatti compiuti (siano essi colpabili o no), e derivare la loro
legittimita, esigere sottomissione e rispetto, non in virtu di
questi fatti, ma della necessita sociale la quale sola giustiflca
ed impone tali Governi.
Sarebbe anche un grandissimo errore il confondere, contro
Pesplicito insegnamento del Sommo Pontefice, i Poteri costi-
tuiti e la loro Legislazione. II Santo Padre nel domandare che
si accetti la Repubblica non ha domandato 1'accettazione della
legislazione repubblicana in quei punti, nei quali la Repub-
blica, immemore della sua missione, si e messa in contrasto
con la legge di Dio e della Chiesa. Non sapremmo biasimare
troppo coloro, i quali mossi da passioni politiche non vogliono
riconoscere che altra cosa e la questione, se la Repubblica
ora esistente in Francia debba essere accettata da tutti i
Frances! come un governo costituito, al quale si deve la sot-
tomissione e 1' obbedienza comandata dalla Chiesa (questione
essenzialmente religiosa e di competenza della Chiesa); altra
cosa e la questione se questa Repubblica, nelle mani di co-
loro che esercitano il potere, compia i doveri che Dio le im-
pone, ed altra cosa, in fine, e la questione, se, supposta la vio-
lazione di tali doveri, bisogni combattere non solo le sue inique
leggi (il che e permesso ed anche comandato) ma ben si la sua
stessa esistenza. Questo sarebbe contraddire alia volonta del
I. A STAMPA
Papa e de' >i, e potrebbe attirare sulla 1
inali j^ggiori '.
Cho ;in/.i, come notammo nel precedeate quaderno, 1
dal v..ior che si accetti colla Repubblica la presente sua !*-
gisla/ioii", Leone XIII vuole che i cattolici francesi acceltino
la Repuhhlica, a fine di entrare senza riserve nel campo <l-l-
Topposizione costituzionale; o cosi spiegare in essa la propria
beneflcn attivita, giovandosi della propria influenza per con-
durre la Repubblica a cambiare in buone le leggi malvage e
incipient!, e provvedere legalment? al l^nessere della religione.
Questo non e sfuggito a' nemici della Cbiesa. Essi intatti
sono stati piu chiaroveggenti nell'afferrarne il seoso, e nel mi-
surarne in pratica la portata. Non banno trascurato, percid,
ne' loro scritti di condannare con severissime parole, come
ha test& fatto il Grosjean 2 , la condotta prescritta dal Ponte-
fice a' cattolici francesi, quasi che questi non avessero al pari
degli altri francesi il diritto e il dovere di pronmovere per
mezzi legali quello che, nella loro opinione, costituisce il mas-
simo bene della loro patria. L'errore fondamentale del Gros-
jean consiste precisamente nel pretendere che certe leggi,
contro le quali hanno protestato e protestano il Santo Padre
e T Episcopate francese, debbono considerarsi come parte in-
tegrante delle istituzioni repubblicane, in guisa che niuno
possa essere repubblicano senza sottoscrivere al loro pro-
gramma, ed inchinarvisi; e che il domandare 1'abrogazione
o la modificazione di questa o di quella legge speciale, costi-
tni>ca un atto altamente sedizioso.
Ci piace moltissimo Tappello fatto da M-Mi>i^nor Sauve
(p. 28) alia buona fede de' monarchic! e degli imperialiMi.
Suppongo, cosi egli, che un Governo di loro elezione sia giunto
al potere, e sia autore di leggi antireligiose, come e la pre-
sente Ropubblica; e domando a' fautori di questo Governo, a
quelli che ammettono la sua legittimitk e segnatamente a' \
1 P 17-18.
* GCORGR.S GROSJKAIV. La Question Retigifiue: Etude ffiitnriqur tt Polt
Paris, ih
324 RIVISTA
chi monarchic!, se essi non distinguerebbero tra 1'esistenza di
questo Governo, e la sua legislazione, e se, sotto pretesto che le
sue leggi sono ingiuste, essi negherebbero la sua legittimita
e vorrebbero che fosse sostituito da un altro Governo? Non
ripeterebbero essi col Papa: Altra cosa e il nostro Governo,
ed altra cosa sono le sue leggi? Noi accettiamo e vogliarao
sinceramente sostenere il nostro Governo, e difenderlo contro
coloro che cercano la sua distruzione. Tutti i nostri sforzi sa-
ranno diretti al fine di ottenere che esso modifichi il suo modo
d'agire. Noi continuererao a gridare: Viva il re! ma allo stesso
tempo gli domanderemo 1'abolizione delle leggi funeste, e ci
guarderemo bene dal domandare la sua caduta.
Dunque, conchiude 1'Autore, (p. 29), io diro a questi stessi
monarchic!: Sia la vostra condotta verso la Repubblica pre-
sente, quella che sarebbe verso un re che fosse egualmente
persecutore, e non dite: guerra alia Repubblica f vi basti il
dire: guerra alle sue caltive leggi!
In breve, la Chiesa non vuole che i suoi figliuoli facciano
guerra, nelle presenti condizioni di cose, alia esistenza della
Repubblica in quanto e Repubblica, e proibisce di servirsi a
questo fine anche delle armi lecite e legali. La ragione si e,
perche questa minuta guerra recherebbe di fatto gran pre-
giudizio e danno alia grande guerra che tutti i cattolici fran-
cesi, quale che siasi la loro politica, debbono combattere per
la difesa della religione. In questo la loro condotta deve essere
quella stessa che essi vorrebbero seguire e, senza fallo, segui-
rebbero, se un'orda nemica minacciasse la loro frontiera.
E bene; ecco, secondo 1'illustre Monsignor Sauve (p. 75),
quel che la Chiesa domanda per mezzo del Papa a' monar-
chic! francesi suoi figliuoli: - - Io son fatto bersaglio agli
attacchi e alle minacce di numerosi nemici. Correte, dunque,
al soccorso della vostra madre. Io non vi domando che ri-
nunziate alle vostre speranze e alle vostre convinzioni mo-
narch'che, le quali io non biasimo, ma solamente vi domando
che per ora voi rinunziate a farle prevalere. Unitevi agli altri
cattolici, i quali non partecipano alle vostre opinioni, ed i quali
DELLA STAN 325
non vorranno com! con voi se voi non accettatc la
pubblica, come e vostro dovere di accettarla, pel bene della
ivligione e per la pace della Francia.
Non v' e dubbio che il Santo Padre chiede a' cattolici mo-
narchici francesi un sacriflcio ; ma questo e tale, che 1
come Maestro supremo e Moderatore delle loro coscienze, giii-
dica necessario per la tutela degli interessi religiosi a Lui
amfldati; interessi cbe ogni sincere cattolico francese pel bene
della sua patria deve porre prima e sopra degli interessi di
qiialsivoglia partito politico. Quaerite primum regnum Dei et
ii'.sdtiam eius et haec omnia adiicientur vobis. Salvate la re-
ligione ed avrete salva la patria.
L'Autore (p. 64) cita queste parole del Vangelo, la dove
esorta il Conte di Parigi ad ascoltare il Papa e a mettersi
lrne in cuore i suoi insegnamenti. Se il Principe avesse ci6
fatto, non avrebbe di certo nel suo discorso di Folkestone '
dichiarato che i monarchic! non potrebbero sacrificare la loro
indipendenza politica, n6 flngere sentimenli contrarii alle loro
convinzioni aderendo ad islitusioni condannate ai loro occhi
dall'esperien/a del passato e dalP interesse del paese. Se con
tale dichiarazione egli ha inteso di proibire a' monarchici di
adrrire alia Repubblica nel senso voluto dal Sommo Poate-
fice, allora, come rettamente insegna lo stesso Autore (p. XI)
bisognera in questo sottomettersi piultosto alia volonta del
Papa che a quella del re,... poiche quando si tratta del bene
religioso di una naziono, il Papa e non il re e il supremo
;riiulice.
Quest'opuscolo dell'illustre Monsignor Sauv6 ci rivela il suo
animo sinceramente cattolico, pieno di flliale devozione per la
Santa Sede e di amore per la sua patria. Lo raccomandiamo
i& a tutti i nostri lettori, massimamente francesi, persuasi
che la sua lettura tornera loro molto vantaggiosa, nelle pre-
i circostanze della Chiesa in Francia. Ci congratuliamo
aiu-he con 1'Autore per la bella e paterna lettera che il Santo
Padre si fe dcgnato indirizzargli il 4 giugno del corrente anno
in commendazione di questo suo lavoro veramente ecccllente.
1 Vedi VOaurvatore Callolico di Milano, D. 106 del S3-J4 luglio 1891.
326 RIVISTA
II.
Sistema fisico di S. Tommaso per GIOVANNI MARIA CORNOLDI
d. C. d. G. Un volume in 8. di pag. 144. Tipografia di A.
Befani, Roma, 1891.
E questo I'ultinio dei molti lavori dell'egregio P. Cornoldi,
compito da lui pochi giorni prima della lacrimata sua morte.
In esso egli espone e propugna il sistema filosofico di S. Tom-
maso d' Aquino, intorno alia natura e alle proprieta dei corpi.
Dopo le nozioni preliminari, Topera e divisa in ventuno
paragrafo, sotto i seguenti titoli: - - Essenza delle sostanze
corporee, - - Materia prima, Forma sostanziale, Natura,
- La creazione, - - Atomi, Ragioni seminali, - - Qualita,
Attrazione, Leggi flsiche, Perche il sistema si dica
fisico, II sistema fisico rispetto alia Fisica in generale, na-
tura di questa scienza, -- Inerzia meccanica e attivita flsica
de' corpi, - - Difflcolta contro la proposta dottrina, Azione
in assoluta distanza, Moto, -- II principio: Quod movetur
ab olio movetur, et primum movens est immobile, Muta-
bilita della estensione, Ragione della supposta opposizione
alia Fisica, Della divisibility del continue esteso, - - Etere,
Chimica, Atomi elementari, La materia e la forma
nelle sostanze elementari sono realmente distinte, - - La so-
stanza elementare e chimicamente semplice, Del misto e
del composto chimico, - - II misto o il composto chimico ha
natura speciflca diversa dai component]'. Trasformazione so-
stanziale come sMntenda, - - La persuasione generale sta per
la vera sostanziale trasformazione degli elementi, - - La me-
desima verita si conferma dal fat to, - - Opposizioni contro la
trasformazione sostanziale.
Da siffatta enumerazione ognuno pu6 intendere di quanta
importanza sia cotesto trattato; segnatamente per le scienze
fisiche. II Cornoldi risolve le accennate quistioni in maniera
DBLLA STAMI'A
. in conform!^ ;u prinripii di S. Tommaso
d'Aquino. Essendo un tal trattato ^i.\ noto ai lettori dclla d-
vilta, perch6 raccolto dagli artiroli in essa ptil.blicati, n< ,\
contentererao di ricordare qualcuna delle sue conclusion!*, per
richiamarnc la m.-moria.
I corpi, quanto alia loro c risultano dall'unione di
due principii roalmente ilistinti, materia e forma; Puno deter-
minabile e potenziale, 1'altro determin int.- >.! attuale. Quello
e fonte di moltiplicit^. ed ostensione; questo di unita ed azione.
l/accoppiamento di essi costituisce la sostanza corporea, estesa
insieme ed attiva. Siffatta dottrina i i. : i da Platone ed
Aristotile, fu accolta poscia da S. Agostino, e svolta in tutte
le sue particolarita dai Dottori Scolastk-i.
DalT unione doi dotti due principii sor^e il concetto di
natura, la quale 6 dett.i da Aristotilc: primo principio per se
di moto, ossia di operazione, e di quiete, ossia di riposo nel ter-
mine, a cui tende Toperazione.
La materia e la forma non furono da Dio create disgiunte,
ma unite; giacch6 la materia non puo esistere senza la forma
da cui vione speciflcata ed attuata, e la forma corporea non
puo stare senza la materia, che n' e il sostegno e la base.
Quando si dice che Iddio produsse prima la materia e po-
scia I'attu6 delle diverse sue forme, cotesta priorita vuolsi
intendere non quanto al tempo, ma quanto airorigine, in quol
modo che si dice la voce esser prima del canto. Non si emette
prima la voce, e poscia le si congiunge 1'armonia per fame
il canto, ma la voce stessa armoniosa e canto. Questo nondi-
meno e posteriore di origine; perche, come osserva S. Agostino,
non si cava la voce dal canto, ma il canto dalla voce.
Oltre il primo essere, che e Tessere sostanziale, ci ha nelle
cose T essere accidental, sopraggiunto a quel primo. Cotesto
essere accidentale, che sopravviene, e che dispone la sostanza,
sia quanto all' essere, sia quanto alPoperare, dices! qualita ;
come sarebbero le figure ne' corpi, e le loro potenze att
o passive. Siccome poi esse e dalla forma
sostanziale, e le forme sostan/iali stanno fra loro in tale or-
328 H1VISTA
dine, che lo piu perfette contengono virtualmente le meno por-
fette e comunicano alia materia diversi gradi di essere, ne
viene che la stessa gradazione debba aver luogo nelle qualita.
Esse risulteranno in ciascuna sostanza con rispondenza a tutti
i gradi di essere sostanziale, ond'e dotata. Quindi le qualita
inflrae dell'inflraa sostanza elementare saranno comuni a tutte
le superior! ; e cosi si vede, a cagion d'esempio, che Tattrarre
e il gravitare e comune a tutte le sostanze corporee ; e alia
stesso modo il sottostare al calore, il dilatarsi, il restringersi e
via discorrendo. Siccome poi un essere piu perfetto ha forma
sostanziale, contenente le perfezioni delle inferiori forme; cosi
deve altresi possederne le qualita. Ma nell' essere, che sia uno r
tutto si deve trovare nell'armonia e nelPordine; per6 anche
nelle qualita dev' essere certa legge, per cui, dove le inferiori
contrastino alle superior!, quelle vi debbano aver luogo in
grado rimesso, o, come dicono i moderni, diminuite o neutra-
lizzale l .
Per dare un saggio della maniera, onde TAutore tratta
le singole quistioni, rechiamone un esempio, e togliamolo dal
paragrafo XVIII, in cui parla della density e rarezza dei corpi.
Che i corpi in diverse circostanze e sotto Tazione di cause
esterne si condensano e rarefanno, e un fatto di esperienzn.
I Cartesiani spiegano questo fenomeno per dilatazione o re-
stringimento dei pori, di cui il corpo e dotato. Che i corpi sieno-
porosi, cioe forniti d' interstizii, piu o meno grandi benchi
non discontinuanti (il che non e provato dall' esperienza) e
un altro fatto. Nei corpi bisogna distinguere la massa dal
volume. La massa e costituita dalla materia di ciascun corpo,
ossia dalle sole sue parti intrinseche ; il volume dalla esten-
sione di esse parti rispetto al luogo, ossia in ordine allo spazio
che occupano. Onde nella stessa massa pu6 considerarsi un
volume reale e un volume apparente. Imperocche se si con-
sidera Testensione di dette parti, allargate o ristrette dall'allar-
gamento e reslringimento dei pori, essa occupera luogo piu
ampio o meno ampio e apparira maggiore o minore. Se poi
* Pag. 40.
DELL A STAN 329
si o i la dott.i cstensione in se stcssa, \>:
pori, 'i scmpn- la medesima ampiczza o ristret-
ii spazio, e il suo volume si dira reale, perch
allo spazio chc realmonte il corpo occupa colle sole sue
parti. Ora i Cartosiani, i quali confondono la sostanza del
[>o colla sua estensione, voglion che la condensazione o
>fazione avvenga per mutazione del solo volume apparente,
rimanendo la stessa massa estesa. Ma il sistcma fisico di
ommaso, benche ammetta che talvolta cio avvenga, e sem-
pre in parte si avveri, nondimeno nega che cio avvenga
M-mpre o che propriamente in ci6 consistano. Esso insogna
dio la rarefazione o condensazione avviene per mutazione del
\olurae reale, in quanto rimanendo la stessa sostanza corporea,
1'estensione in so si cangi, sicchfc tenda ad occupare colle sue
jnrti un maggiore o minore spazio.
Ecco sopra di ci6 due testi: uno di S. Tommaso, un altro
del Cardinale Toledo. S. Tommaso dice: c La grandezza di un
corpo viene estesa e amplificata nella rarefazionc, non perche
la matcria riceva in > s altra cosa, ma perche quella, che
prima era in potenza ;id una grandezza maggiore, si riduce
alTatto; e pcro la sost.-mza non fassi rara o densa per addi-
zione di ostranee particl!e in essa entranti o per sottrazione
di csse, ma Pistes.*a m-noria divien rara o densa. * 11 Toledo
poi: Dicesi raro qin-!lo che sotto molta quantita contiene
poca matoria... denso (juello che sotto poca quantita ne contiene
molta... H poi da notare ch' \i v - dt,j>j.in rarefazione e con-
densazione, propria e impropria. Improjn-in 6 qiiflla che accade
solo per approssimazione e segregazione delle parti, senza
mutaziono ak-una o altora/ione di esse... e questo non ha luogo
/a chc un corpo csterno venga espulso o introdotlo. Eranvi
fra gli anlichi molti che ammettevano solo questa; con t.-il
difTerenza pcro che mentre credevano trovarsi ne' corpi del
pori affatto vacui, noi li vogliamo picni di una soltilissima
anza corporea... La propria non si fa con espellere o
introdurre un corpo estranoo, ma >i colla mutazione intcrna
330 RIVISTA
del soggetto. Mutazione cioe quanto all'estensione, rimanendo
la stessa materia '.
Se cosi non fosse, la materia sottilissima, o sommamente
rarefatta che riempie i pori, esigerebbe un' altra materia,
anche piu rarefatta che riempisse i suoi interstizii; e questa,
per la stessa tagione, una quarta: in natura non si da vuoto
assoluto. Di questo passo andremmo all' inflnito.
Ma veniamo a toccare un pochino di quella parte, che
riguarda la Chimica.
Questa e la scienza che tratta della mutazione sostan-
ziale dei corpi. Diciamo mutazione sostanziale quella, la quale
avviene, quando una sostanza non per sola cagione di va-
ria temperatura o per passeggiero influsso degli agenti estrin-
seci mutata, ma e mutata nell' intrinseco suo essere, sicchfe
cangi natura e da quella che prima era diventi un'altra so-
stanza. Siffiitta mutazione non ha luogo che nelle sostanze cor-
poree ; giacche esse sole sono composte nella essenza. Perche
poi noi con la mente non abbiamo immediata intuizione delle
sostanze, ma le conosciamo per mezzo delle loro operazioni,
la diversita o contrarieta di queste ci sara scorta a discer-
nere se 1'essere loro sostanziale e o non e mutato. Se non che
non richiedesi, per conoscere cio, che tutte le operazioni sieno
mutate, ma basta il sapere che sono mutate le operazioni
specifiche. Infatti : siccome il genere rimane nelle sostanziali
mutazioni, percio rimangono anche quelle operazioni o pas-
sioni, che si attengono al genere stesso. Laonde puo ben mu-
tarsi la sostanza in altra, bench rimanga la stessa gravita,
lo stesso peso, la stessa solidita o liquidita e va dicendo 2 .
I corpi, altri sono semplici, ciofe non risultanti daH'unione
di altri corpi, distinti fra loro nella sostanza, ed altri compost!
o misti, cioe risultanti dall'unione dei semplici. L'unione, se e
superficial, non da che miscuglio, solvibile per via meccanica.
Ma se e profonda, da nuova sostanza, di versa da quella dei
component}. Tale e 1'acqua per esempio a rispetto dell'ossigeno
e dell' idrogeno, che ne sono i componenti. In essa neppure
1 Pagina 29. - - Pag. HO.
LA STA.V
il raggio solare potrebbe distinguore Tos^igeno dall'i i
e tiaactma soa particella, quantunque minima, 6 acqua: il
signiflca che ne e sorta una nuova sostanza, composta ancor
essa di materia e di forma. La forma del misto contienc in
virtu le forme de' suoi element! ; essendo in lui rimaste le
qualith attive e passive di qinsti, benche nr>- nie per
equilibrio scambievole; il quale, se vien rotto per T influenza
di qualche agente, quelle ripigliano la loro forza.
Nessun fatto accertato della Chimica moderna, puu vitto-
riosamente contraddire a questa teorica. Non il ritorno dei
component! nella disaoluzione del misto, per la ragione testt-
cennata, esseodo naturale che lasciate libere le quality elemen-
tari, queste operino alia riproduzione delle forme sostanziali, da
cui prima pullulavano e alle quali inchiudono disposizione.
Non la contrarieta richiesta nelle sostanze componenti, essendo
naturale che dovendo operare le une sulle altre, debbano essere
nella loro attivita opposte. Non la proporziono, in che debbono
essere gli elementi, acciocch6 possano equilibrarsi tra loro.
Non la loro riduzione alle minime particelle; giacchfc corpora
non agunt, nisi soluta. Non la stessa collocazione diversa dei
loro atomi. II Cornoldi scioglie tutte le dillicolta che sogliono
proporsi.
CJotesto trattatello 6 prezioso. Esso 6 frutto del lungo studio
e del grande amore, onde il Cornoldi ha cercato i volumi del
Dottor S. Tommaso.
BIBLIOGRAFIA
ALLEGRO FILIPPO mons. Elogio funebrc del Card. Alimonda, lelto
nella Metropolitana di Torino il giorno 27 giugno 1891 da moos. Fi
lippo Allegro, vescovo di Albenga. Albenga, tip. vescovile di Tommasa
Craviotto, 1801, 8 di pagg. 22.
Nelle solenni esequie celebrate in
Torino a quel suo grande Arcivescovo,
il Card. Alimonda, fu con savio con-
siglio dato a inons. Allegro, intimo
amico dell' estinto e suo degno suc-
cessore della Cattedra di Albenga, il
difficile incarico di far 1' elogio di
tant' uomo. E 1' afiettuoso Prelate,
pieno del suo dolore, ha soddisfatto
all'aspettaziono universale. Ha saputo
in poche pagine racchiudere il vasto
argomento, mostrandoci al suo vero-
lume P intemerato Sacerdote, il Ve-
scovo perfetto, il dotto ed eloquen-
tissimo oratore, qtiale fu quel privi-
legiato figlio di Genova, quell' eletto
figlio della Chiesa Romana, quella rin-
novata gloria dell 1 ingegno italiano.
Quanti fummo ammiratori del Card.
Alimonda, tutti dobbiamo molte gra-
zie e rnolta lode al suo valente pane-
girista.
AMNA, schiava africana. Cenni sulla vita della giovanetla africana
Amna, accolta nel monistero della Visitazione in Pinerolo ed ivi morta
Dell' aprile del 1856, lettera della superiora. Sec. edizione. Saluzzo,
tip. S. Vincenzo, 1892, 16 di pp. 92. Per o-ni copia L. 0,30, per
12 copie L. 3,00. Si vende a benefizio degli schiavi africani.
Queste poche pagine sono scritte alia schiavitii dall' apostolo dej;li A-
con tale aurea semplicita che e un fricani Don Nicold Olivieri di Ge-
desio. Vi si vede ritratta 1'effigie d'un nova.
angiolo in carne, anch' esso ritolto
ANGELLM ANTONIO d. C. d. G. -- Annus MDCCCXCI, Aloisio Sacer.
apud C;isliiionenses Stiverorum. Mantova, tip. Apollonio, 189'2, ia
folio di pp. 3.
II ch. P. Antonio Angelini d. C.
d. G., gia notissimo pe' stioi frequenti
lavori in genero di stile lapidario in
iilioma latino e per molti altri scritti
di varia letteratura, ha dato un nuovo
eaggio del suo valore e della sua pe-
rizia nel maneggio della lingua del
Lazio con qucsto breve e succoso
commentario delle feste centenarie di
S. Luigi Gonzaga celebrate in Casti-
glione delle Stiviere nello scorso anno
1891. Uno dei pochi, e tra essi fra i
primi, che cofosce a fondo e fa gu-
stare le grazie e le bellezze di quella
.1 lingua, non ostante la corrente
vertiginosa di una pessima educazione
letteraria che ora ha preso il soprav-
vento, il ch. A. sa dire qualunque cosa,
lOORAFlA
ISMIM p.Ti
alia pt-rdila di ngni buon pi-
II presente commcnUrietto e laU
in m.iri!,'. iu-1 Santuario di G-
UT \nlorita <li
Sarto vescovo di Mantova.
pT ipl
panti |ir ' in-
dlo stile grave e
dd til-'li, il-llc IM ri/.inni e dei fasti,
da i-ui ipi.il apt- industre raccoglie il
pi'i l>d tiore e ne adorna vagamente
le sue 8frittiin. Possa I'eaempio delta
ATT I Mli R. AccadiMiiia M l.im-d. Anno CCI.\\\I\. 1X'.-2. 8
qninlii. ll'-ndiconti. C.lassc di srienze fisidio, matrin.itidii' c natur.ili.
S.-.lula di-l i giugno 189-2. Vol. 1 I'.is,-. !!. 1 senx'Stre. flown, tip.
dclla II. Aivadcmia, IS'.I-J, 8" di pp. 375-411.
r,\r.MiiAi;TK.\ PAOLO MAKIA. r,i<>vanni lutisia n- Kossi t.-mi
ddla sdi-n/M ili ardii'ol.i-i.i SUT.I. tl.'iuii bin-r.ilid. Vi-rsiotn- dalla
linjiu.i l- li->'-.i per Giuseppe Bonaveoia d. I], tl. (i. Kdizi int i
e corrdta ilall'Aulore oou ritratto dt'l l)e liossi. lltmn, tip. d-II.i !
di pp. XIV- 1 1 -2.
1'archeologia sacra. I suoi studii con
i graziosi aneddoti delta vita, i suoi
viaggi, gli Hrritti, gli onori, le sue
sropprti', le re!a/i"tii < % on gli altri
scicn/.iati sonn il campo amenissimo
percorso dal ch. Autore e cbe non
possono non allettaru chirchessia. Le
brevi incisioni di temi arrheologici
sparai qua e la sono in ottima corri-
8|>nndenza col sommo archeologo la
cui imagine in fototipia, rassomiglian-
tisMiua, iima la pritna pagina del libro.
PiKllNAIlDINO DA C.MOLE. -- Un vero Franccscano, umile fi >r.- scpri
I.i dun!).! dd P. Krini-m-ii lo da Cliiligoano; p.-r fr.i 15 Tinr.lino da
C.iinl,. M p... h'ulo, Stefaoo Belli, editorc-libraio, 1891, 8 di pp. 297.
L. 2,50 (fraoco).
Non sara niai lodata abbaslanza perpetuare ci libri qtu'U' apostolato
quedta vita che ci ritrae fetlelmente del vero, del bello e del buono che
.n> aembianzi' di qudraiiiiua s..a- a VIM r,.-i-npata la vita di lui e di tra-
vissiru.i < In- fn il comp"iaolo I' 1>-
_ildo. La vera immagine <li lui
e tutta dipinta in i|n-t poche pa-
role dd diiaro Ant'rL': Kd in vero
il tloppio ( aratterc di un' aurea aem-
plicita cuii^iiiiita a si im/a profoodl
e un Tnoco tntto di\in<> ram|><
Iiegli scritti, die pnrt-iim il iminc dd
frate d.i CliiL-nami. Kgli intese di
il mnndo arlistico e lettorario ac-
ciui \i\,i soddisfazione la com-
parsa di questa biografia, scriita con
fed ell .1 -t"ri ;i c ron attraimento d'un
romanzo. L'edizione splendida e la
parafrasi, pin rhe traduzione, d--l P.
I '-nia nc accrescono il pregio.
Vicnc in essa doscritta la persona del-
rillustre archeologo, la sna indole, la
sua atnabilita e altre belle qn.-ilit.i di
lui in felice accordo colla dottrina,
onde inorito il titolo di foodjtore del-
negli allri cpu-U 1 ;irdore e-
r.ilic ... che inliatnmava i simi studii
e vi riusci a meraviglia p. I'Ji)- *
La fliia profonda scienza 1'attinse egli
da ottime fonti, che il su< lirn' di-
sciTfiiniiMit. in, -lii- in t"inpi.
in t-ui un foil-- 1-ntiniasino t^a^
,i diim'i'
d'.ttr;.a- lt-l H.ibiiiJiii e delGioberti. Hi
334 HIUI.IO.JKAFIA
asti ijii.
antori di betPingegno, ma prr mr h/mno cenno.
sbagliato la rm(p.fii). Piccola, ma forte I nostri rallegramenti al P. Ber-
lezione per quei cattolici, i quali ere- nardino per avere scrilto <|u.-.t ; i m ,..
dono d'aver detto tutto in favore di moria con tale affetto, con tale brio
questi scrittori quando li lodano di e con si bella maniera da emularc il
grande ingegno come se il campo fe- suo confratello e da meritare le lodi
race non possa portare triboli e spine di quanti amano il bello delle lettere
da svellersi e gittarsi al fuoco, ove e la soavita delle virtu religiose. Gli
manchi vera coltura. auguriamo molti lettori specialmente
Del P. Ermenegildo abbiamo par- fra i giovani avidi di letture at-
lato spesso in questo nostro periodico, traenti.
ragionando dei suoi aurei scritti e
BERNASCONI BALDASSARRE sac. -- II Card. Velzi. Cenni biograf.ci.
Como, tip. Cavalleri, 1892, 8 di pp. 18.
fe una breve memoria, come in- zione nell'arte difficilissima di gover-
dica il titolo, di Giuseppe Carlo Fi- nare, esercito nell' Ordine Domeni-
lippo Velzi nato in Como il di 8 marzo cano, di cui fu grande ornamento e
1767 e morto il 23 novembre 1836 in splendore, onorevoli caricbe; e final-
Montefiascone, di cui era vescovo. mente, essendo maestro dei SS. Pa-
Siccome egli seppe congiungere a non lazzi, fu da Gregorio XVI innalzato
comune dottrina una profonda cogni- all'eccelsa dignita di Cardinale.
BERTOZZI P1ETRO. - - I fiori della mia primavera. Rime. Rimini, tip.
Renzetli, 1892, 16 di pp. 144.
Parte di queste poesie son di ge- presi a cantare dal giovine poeta. II
nere scherzevole ed in esse abbonda libretto puo riuscire dilettevole a tutti.
il sale oraziano: parte di genere serio specialmente alia gioventii schifa delle
e vi si scorge robustezza di pensiero barbaric, dette veriste.
quale si addice ad argomenti nobili
BEUGNY (De) D' HAGERNE G. I casi d' un commesso-viaggiatore,
versione dal francese per Alfonso Maria Galea. Modena, tip. dell' Ira-
macolata Concezione, 1892, 8 di pp. 295.
fe un bel racconto istruttivo e di- II lettore vi trovera scene semplici,
lettevole, che fa parte della collezione naturali, spirant! vivezza e talvolta
di letture amene ed oneste, cbe ogni allietate dallo spirito cristiano. Con-
anno spedisconsi da Modena in nu- tuttocio non ne crediamo opportune
mero di sei volumi agli associati pel la lettura per i giovanetti dei collegi.
tenuissimo prezzo di cinque franchi.
BOLLETTINO della societa di storia patria Anton Ludovico Antinori
negli Abruzzi. Anno IV. Puntata 7 e 8". Aquila, Santini Simeone
editore, 1892, 8 di pp. complessive 250. Prezzo di ciascuna puntata
L. 3; delle puntale precedent!, eccettuata la prima, L. 5. ciascuna.
BOTTALLA PAOLO d. C. d. G. -- Pancgirico del glorioso Vescovo e
marlire S. Public, recitato il 1. magyio nella cbiesa parrocchiale e
HI!
I'l' "'
I UK " - Kln-in r,m,.|.r.- -r rdpre
ri, Into d.il (i.irr. \r slide llotli. ndh rinri"\a/iim' ddl.-
il di li (tttnl.re tX'.M. ,|iita lipo-Ht. I'idro Ci>nli dirdU da
Giuseppe Monl.mari, IS'.M, K. di pp. 58.
II liotti ron alTelto o M-elte/./a ill telli, die ne euaiiri tulta 1'itti.
pensicri desrrive in breve la vita del- in- . nnmimn irin.in/i lmpo la viu.
I'arriprele Oonti. sacerdote di / I !i. si f..rmTa di i degoo
pperoso, inatancabile e magoaoimo sao-rd.ite hi faratai a leggere quota
per la casa di Dio e la salute dri fra pm h- p.i-in.-
in fundtrc in morlt- tl>l r.mniiirn I.iii-i I{.dilu//i, U-ttu u.-II.i ,.,1-
li^i.ilii di I'..i-i).M;i\;ill( li -21 iiiiir/.u IX'.I-J d.d s.ir. Aristidc liotti parr.
in Kiionza. Faenza, st;i!>. tijio-lit. ili((;i Pidrn f'.'tnti, IS ( .i, s. di
pp.
- ID morte del sucerdote \M\Z\ Tiimburini, ccnnn inrrlo-ir<i, lotto gul
ciid.ivi TI>, ndl;i diicsii .irciprotalc di Cotigoula il di 13 novembro ix'.il
dal snocrdotc Arislide Belli pnrroco. io Faeozu. im-nni. ditla lipo-lit.
I'. C<.nli dircll.i da G. Montanari, 1892, 8. di pp. 24.
BREVIAttlUM romanuiu ex Dccreto sacrosaocli Coocilii Tridcolini rcsli-
tiiliiiu. S. I'ii V P. M. jussu cdituin etc. Cdilio altcra roin.ma poet
typirain. llmnn. Propaganda, 1802, 16. gr. di pp. 1580. -- L. 14;
ml Prni>riuni di Roma L. 15,25, franco ppr posla.
CALVANO M. SALVATORE. 11 SS. Cnor di GCSII. Dlscorsi del P.
vat ore M. Calvano d. C. d. G. Napoli. Dom. Mnrano e C. edit.,
1892, 16 di pp. 112. -- L. 4,25.
Con bella novita I'A. ha d<>ttato i mente del Cuore di Gait. L'A. parla
nove discorsi in apparecchio alia festa percho sente, e vuole trafondere in
del SS. Cuor di Gesii in guisa da ve altri quol ch' ? la delizia del uo pi-
nine ciascun giorno a dire della virtii rito Voglia e^li pertant> in una nuova
propria di ciascuno de' imve ullizii, edizione mutare quel luogo della pag.
cbe si distribuUi-ono fra i devoti. ('.hi 35, d<>ve alia leltera pare cbeie*iliiU
legge questo libretto ha nuH<> in poco. p.-' < ri-.li.im il rirom-wiTe Dio per
vicne a conoscere quanto bisogna principio e per S I. '"-i q<iel
della atoria e delto natura di quel- neo gtorico della comuneconecrazi"ne
raltisaima divozione; e vi trova al- della Chiesa al SS. Cuore, alia pa^
(ii'iisieri e noti/ic .issai singolari, p i din- .-rmri di -Limpa della pag. 18
i-. JI.T .- l.i ! \<- nd tiT/o x'i'riio d' lini".-. !!/(. II [i-r X'. ddl' anno
.U-KIII.I .!,- in- ii.uiii di '<>*. 'l>l).- IT': ,,,-1 17*7. .|-i.unl .ippiuH.. n-
-sivamente; prima del L>ilo Ira- gna\,i li.-ii.-d XIII
fitto, |>oi del Cuore trafttlo, e linal-
rnitl.NA I' AMjl'AU: .-.m. - Siill-i .Til/ion,- ddl'Ktt; e 8U
d'linn ijjintn doi-uiinnto rd.iiivo alia slessa. Leltera al caf. Giuseppe
336
Trattasi d'un poemetto latino in
esametri, rrlativo all' eruzione del-
1'Etna del 1669, di D. Francesco Se-
verino Gravagno catancse rinvenuto
<!il can. Pasquale Castorina e dal me-
Lndi priino archivista di Stalo. /Vcn//, lip. drll-> Sl.-ihilo, I
di pp. 20.
desimo rnmmentnlo ed illu-
uria bihliografia di qiiel temp-
scorge il frutto di minuta cd atlenla
indagine a\ \alorata dal graade amore
ill-Hi- memorie patrie.
CECCIIETELLl 1PPOLITI KODOLFO. -- I reliquiari pcrotliani di Sasso-
fcrralo, csl ratio clalla Nuova Rivista Miscna, Anno V, n. 2. lesi, lip.
Augusto Spinaci, 1892, 8. di pp. 15.
CERVOS FED. -- Vida del Angelico Protector de la Juventmi San Luis
Gonzaga, religiose de la Compania de Jesus, por el P. Federico Cer-
vos de la misma Compania. Barcelona, Subirana, 1802, 16 di pp. 643.
Che tutto il mondo cattolico ab- contate le geste. II P. Cervus ha con-
bia presocon grande entusiasmo parte
a festeggiare il lerzo centenario delta
inorte dell'angelico giovine S. Luigi
Gonzaga e un fatto storico innegabile,
the ha fatto fremere i lerci cnrruttori
della gioventii a' tempi nostri, ed ha
riempiiito di santa allegrezza i buoni
tutti. II piii consolante si e che le fe-
ste centenarie non si sono rislrette
a pompe e sontuosita estoriori, die
pur furono da prr tutto straordina-
rie, ma hanno prodotto un vero frutto
di vita eterna per le anirne dei fedeli,
epecialmente della cattolica gioventii.
k come nna Missiono che S. Luigi
nol sec. XIX ha dato in tutto il mondo,
la quale ha risvegliato la fede, ha ria-
nimato la speranza, ha riacceso la
carita e specialmente ha eccitato for-
ttrnente gli anitni a custodire illibata
1' innocenza che e il piii bel pregio
di un'anima e fu la gioia preziosis-
sima dell'Angelico Gioyane. A questo
ha contribuito specialmente la narra-
zione della vita del Santo, di cui puo
dirsi che in tutte le lingue sonosi
corso anch'esso a far conoscere gli
amrnirabili esempii che il Gonzaga
ne lascio. Ebbe la felice idea e la
pazienza di raccorre molte e pre-
ziose notizie finora sconosciutc, che
si ritrovano negli Archivii <> nolle
Biblioleche di Spagna, specialmante
negli Archivii di Saragozza e di .M>ii-
serrato. S'e servito ancora di non po-
chi dci tralti storici, ptibblicati nel
Bollettino ullici.ilt' della Reale Acca-
demia della storia di Spagna dal rino-
mato archeologo il P. Fcdele Fit.i.
Donde apparisce quanto sia pregevole
il lavoro del ch. P. Cervos, e come
merit! per qtiesto solo d'csser nume-
rato tra i piii considerevoli che vide-
ro la luce neU'annuo centenario. No-
stro desiderio sarebbe che questo li-
bro si prezioso per le tante particola-
rita al tutto nuove che contiene, ve-
nisse tradotto nel nostro idioma, af-
(inche sempre meglio sia conns, -iuta
anclie in Italia la vita di qnell'Ange-
lo che in essa ebbe i natali, in essa
mori, glo^a e decoro della meii
('.. LI 'ISA. -- S. Giovanni della Croce e S. Teresa, ossia due slelle che
s'incontrano a dare i loro splcndori davanti al trono della Hc^ina dt-l
Carmelo, per una Teresi.ma, al secolo Luisa C. Savona, lip. di A.
Hicci, 1801, 8 di pag. 424.
Ricorrendo I' anno passato il tcrzo rielo di quel gran compagno di Santa
centenario della felicissima entrata in Teresa, che fu San Giovanni della
T mi. i
< .l.-ll' allr", I.I .plali- Mlllilll.iMlti- n;|.
it Him mniii'. \nlli- i .-Irlir.irt'
in mi IM-! volume Ii- .u'lnri'-i' oporr
loro, e come santi * cmm- fomlatori.
M JUT im-xli" * "Ipire i mcriti concordi
16, ha la Imona suora il.-rrilti-
|IIL \il<- parill'-l'-, <i piuttn->t<> |i> h:i
con nuova arto intrecciatw I'una nel-
I'altra. Ollre a qursta in>\it.i, di 'e
tutla sua e pare ansai l>rne inlesa, la
doppia storia o cmnlotta nn M-comlo
una *orii- (In- si svolge, ma a trntti,
e mi'diante scene o qua.lri. o come
oggi diciiiio PIT lm//ftti ; ch' e una
i reccnte manii-ra ili narrare quasi
gli HV\(Miiiiii-nti, Miirir'Tita
dall'ottica. usata ne 'roman/i, rd
omai spesso applicata alia storia. Che
che sia del metodo. e per altro que-
sto libro opera di gran lena e di mlto
pregio. Quanto di pin iinportan/.i vi
l.i in quei due grandissimi personaggi
\-fti nm.lcrni. i loro coniincin-
inenti, la loro siiMime virtii, Ic f.iti-
< h.-. l.i ilotlritn conteniita ne' non
pirroii voluini dell' una e dell' altro,
i lor casi, !e piT^i-rnzioni. la pazii-n/a
e la vittoria ; e oltre a cio le noti/ic
de' primi frati e delle prime snore, nnd
riforinossi I'Ordinedel Carmi'lo, tutto
' con mi liiiL-n i-'.-i" |>inoo di
enttifliatmo e con
'li "tilt- l-'ik'ni- r li- piu \i-
v.i< i . < In- non wi M la vpirituile au-
'notce per n- -rU> la
I IIMI a sua |KU. Mi-laforc,
cuiiiparazioni, a[><>Ktrnli. proopope
ne incontri ad ogni pano : .I/ i-lla
va dig8<>iniii;inilo con un'inucniia ma-
gnirn-iMi/a PIT l>i-ii i|n;illr-.i .MitM ,. pin
li ili-iisa scrittiira In omma
senilira d'andare per halze Uwcoae 6
liorite piagge, tra il canto degli uc-
n-lli e il niorinoran- dt-' rivi. La fl-
vella ricca e varia e quai netta. Gli
uscritti al Carmeln, i quali vojjliono
sotto nuovo furiiii- riandare le gloria
(I'uii Online, on<le si largo fiume di
no e dt-rivato nolla ChieM,
troveranno nel volume della f-r\cnt
suora molto pascolo al loro alTctto. e
niiiti-ria di soavi trattfiiinn-nti piri-
lu.ili. Sulla fine sono aggiunle alcune
po.-ln- pot^ie, li quali, e n
al paraRone della prosa, cono luion
Uistimonio della carita die avvampi
in pi Ho alia scrittrice. Una lode me-
rita pun* I'c^r.'-io A. Hiroi di S.ivona,
il quale ha condotto con ci.rn-zione,
oggi rara, la etampa, ed ha data attai
huona forin.1 al libro.
\i I* riferito e distintamente rappn-si-n-
nil.L.\.\.\ di Nil,, di S;mti. Anno M.ll. Di>p. -2l.. - Vila d.-I v.-n. Nunrio
Sulpri/io o 1'operaio psomplaiv. Mn xi, lip. doi I'aolini, IS"
pp. 160.
Mi LA HIVE TEODORO. -- II Cardinal.- r,.i<p..n- .M.'nnillod. ilis.-nrao di
(oiiiiiitMiitir.i/.iono, proniin/.iato il di 2ii m.ir/i IS'.i-J al Jlirni'.. ildla
Immacolnta della j-iovmlii li Uoina. /{..wi-i, li[>. M.'1-mi IN'.'-J, 8 dl
PP- :;| -
tullora viva e fresca nt'H'animo
<lei cattolici la ineiuoria di-l uinpianto
('..inlinale Gaspare Mermillod, cln> il<-l
,iirito apostolico o dell'incompa
rultile amore suo all !>> ' '-
eacmpii msi insigni in gran
8*ri XV, col. HI, fate. 1011.
parle d'Europa. II valornto
l.i Hive, in qin--to s'n> li<ro, O6
lia ilipintii mi rilr.Mt" ra ca-
ro a quanti perMmalmente conobl^ro
.(M.rrfto, ili nmi ci. mime
/ii'iM- a tuiti c. loro cbe i com-
. ., ,
338
|)i;irrii>m> dell' onore
del cattolicismo. Imperocche non e
da negare, che il Cardinale Mermillod,
per quello che opero, a servigio della
Chiesa e del Papato, nella sua nativa
Svizzera, in Roma, durante il Con-
HIBLIOQRAKIA
della gloria cilio V;itic;in. e nolla Kram ia pel cup-
so del siio e.-ilio, e per le dun- :
cuzioni che dovette sostenere per la
causa di Cristo, sara annoverato nella
storia ecclesiastica fra gli uomini piii
benemeriti del nostro tempo.
DI SEGUR mons. Lc meraviglie di Lourdes. Traduzione dalla 27" ediz.
francese, con appcndicc dei nuovi miracoli. Roma, librcria Salesiana,
1802, 32" di pp. 272. -- Cent. 30.
Novita di prodigi, grazia di narra- ranno ne caveranno senza dubbio uti-
zione, h'nitezza di tipi fanno di que- lita grande e diletto non minore.
sto libro mi gioiello. Quanti to legge-
FAMJCCIH DOMENICO can. La moderna predicazione confrontata
colic istruzioni di S. Carlo Borromeo. Prolusione agli studii per
1' anno scolastico 1891-1892 del can. Domenico Fanucchi, rettorc
del Seminario di S. iMichele in Lucca. Milano, tip. di Serafino Ghezzi,
1891, 16 di pp. 16.
Kra cento opere, ch' escono della
peana di sent tori cattolici, non si
troveranno forse due o tre, che ab-
biano il valore di questa semplice
prolusione scolastica. Di tutte le p'o-
fessioni, che sono al mondo, certo
niuna per altezza e per utilita pud
mettersi a paro di quella del predi-
catore cattolico. Pero 1" invidia del
demonio, quando non pote piii impe-
dirla, con ogni arte cerco di sven-
tarla. Ed oh ! quanto gli e venuto
fatto al presente dalP un capo quasi
all' altro d' Italia, anzi dell' Europa !
Onde con vero zelo sacerdotale il si-
gnor Canonico Fanucchi, facendosi
scudo dell'autorita di San Carlo Bor-
romeo, alza liberamente la voce contro
la leggerezza, la vanita, 1'imprudenza,
1' aflettazione e il mat garbo di quei
predicatori, i quali profanano e ren-
dono inutile se non dannoso tanto
magistero. Lo scritto e condotto con
mirabile semplirita e maestria, chia-
rezza e forza d' argomenti, rispoete
irrefragabili a tutte le difficolta, san-
tita di massime, discrezione di avvisi,
elegariza e persuasione, di guisa che
proprio ne vorremmo arrecare alcuni
luoghi per saggio. Ma quali scegliere?
E come trarre alcuna parte la dove
tutto e ottimo e cosi connesso, cbe
niente se ne puo levare, che non
venga I 'altro appresso? Qui non una
parola senza ragione, non una pro-
posizione, che non sia una verita di
fatto o di dottrina. Un periodo che
scorre e da se risuona. Lingua che
puo dirsi tutt'oro quasi senza 1' tisata
mondiglia. Una brama ci nasce, che
di questa rarissima operetta si molti-
plicassero gli esemplari ; ne entras-
sero le decine ne' Seminarii, nelle
adunanze de' sacerdoti, nelle case re-
ligiose, nelle anticamere degli epi-
scopii, nelle sagrestie e dovunque
sieno ecclesiastic! che aspettano e non
vogliono perder tempo ; che anzi se
ne spargessero le migliaia tra il po-
polo, perche discerna meglio i veraci
banditori del Vangelo da' profanatori
della parola di Dio. Certamente a
molli fia savor di forte agrume ; cer-
tamente si faranno distinzioni e sud-
distinzioni : e molti si terranno di
miglior senno e piii esperti de' L>mpi
e del mondo. Intanto la verita, che
raggia dal libretto, si fara via.
BIBUO
i i:\ I ii I i; Ippol
I 11 Tuili I :
- ;iim,-[.| M -. 1802, 8 >li pp. fiO. I.. 1 prrssM I'Vu-
ii-lo).
llcodice V.itic.n,,, N '.II il fo|. 144-
152 col tiltilo : Anlicnylie > he si ri-
viio terriloHo e alt r ore,
dal Momiiixeti. che ii. ->| 1Hf>X lii ptil)
bli' neM'Acc. idemia di Scienze, Let-
d Arti di Padova, fu pu.lic.ito
eaaere fattura di Ippolito Angelieri,
medico rslense, morto verso il 1606,
autore dell 'opera : f)e antiqnitate urbis
Atfstinat. II Francesrhetti, per occa-
eione della Storia del Duomo d'Etle,
a cui attende, dovendo occuparsi della
siiddeli.i raccolla, dopo \arie ricer
die trn\u,
un altm
rlie
MM fa parte di
il <|ualc >| iit|<* :
itoriche : Genealogia
della fami'jlid Lnni<jn, connervaai rot.
n. !!. i Barberiniana di Roma, aotto il
N. LY 53, c che 1'autore di entntubt
e un altro li-iit-r.it" catenae, H
iiu-o l.niiijjii Discorre poi della fami-
glia Lonigo, di cui presenta varii al-
beri genealogici, e corregge pareccbie
ineaaitezzo afuggite al Mouun- n
sua stampa.
;\<TAM)I IMKTUn PAOLO sac. -- I prodigi dclh c.irit;i rrisli;in.-i .!-
scriMi ridl.i vila del Veo. Servo di Dio Giuseppe Bem'di-llo Cniiu-
Iciijio. Kdi/inuc IV. Torino, tip. Salesi;in;i, 1802. Due vnlumi in 8' di
pp. XXX11-801, 888. Tre/xo dei due volumi : L. 10.
Chi non conosce la vita e le i pert-
ammirabili del Yen. Cottolengo, pro-
di^io di I'.uit.i doll'era nogtra in fatto
di iHtituzioni fondiite a sollievo della
uiii.init.i soflerente, c di virtii da lui
esercitatt- in grado sommo? La hella
desoriziont* rhe ne ha fatto il Rev. e
ch. sacordote oblato di M. V., Don
Pit-tro Ci.istaldi, 6 stata gia pnbblicata
in tro diverse i>ili/ioni prestamente
iritf, ea proposito delle prime di
esap, noi ne abbiaum >jia fatto i me-
ritati ologi per rio che riguarda la
eeattezza atorica. la chiarezza dello
Rtile e la divozione che traapira in
ogni parte, e che ne forma tina let-
turn non ineno piarevole che edifi-
cante ed nltremodn fnittii'isa ad ogni
classe di peraone, gegnatamente al
Clero. Ora annunziamo con piacere
questa quarta edizione e la
mandiamo vivamente a tutti, non aolo
perche migliorata dietro uno s-tmlin
piii acciirato dei priH-essi di-ll'Ordi-
nario ati cui fu compilata, ma eziandio
per 1'eleganza dell 'edizione aotto ogni
rispetto commendevoliasima. Magni-
fico aeato, tip! nobili e mae-tosi. carta
solida ed eccellente, vaga cop>rlina
con brlla varirta di rolorito e di di-
segno ; insomrna tutto cio rhe puo
goiidisfare anche all* occhio del leg-
gitore e far onore all' arte *\ e pro-
curato che ornaaae queata nuova ri-
fltampa, a cui auguriamo ogni piii
prosper^ succeaao.
J'.IULLd FliA.Ni ;i-;<i .n S.VVKIUO cav. Ur.-vi noti/ir sul cult., di N -
ddlr Cir.i/ii' e dellii su;i pmdi^iosa immaginc che si venera in Tred-
lin.. 5 tip. S. H.Tiiar.lino, 180i, 10. di pp. 66. -
UK Illii; S. J. Au._iist- Comte, fimd.ihMir du r.isiti\isn, B, sa
doctrine. Traduit d.- I'AII.-iii.in.l par 3\. TAbU- I'h. Ma/..ver du
340
B1BLIOGRAPIA
de P;iris, priVi-ilt'- d' unc nn'-fjin' p;ir M. nili'--K;tpruno. M.iilr
Conferences l\ V Ecolc normale Sii[><Tieiin\ P.iris. Li-lliicllou\, I
16 di pp. XVIII-313. L. 3, r,<.
Questo lavoro del P. Gruber e me-
ritamentc riputato come uno del la-
vori piii critici ed esatti intorno al
fondatore del Positivismo. Lavoro se-
vero, istruttivo e che ti prescnta no-
tizie attinte alle piii sictire fonti.
Angiisto Comte nato in Montpellier ai
19 Gennaio 1789 venne educate alia
pieta dai parcnti, religiosi si, ma po-
co accorti, i quali lo mandarono nel-
1'ctadi 9 aiini ad una di quolle scuole,
di cui ne ha tante oggigiorno, nelle
quali la gioventii non viene educata,
nia corrotta nella mentc e nel cuore.
Guastato diinque dal suo Professore
Eticontre, ben presto rnostrossi ri-
belle ad ogni autorita ; entrato nella
Bcuola politecnica di Parigi ne fu cac-
ciato, perchc s'era messo a capo dei
rivoltosi. Impossible rimanere in fa-
miglia, la quale a lui, divenuto irre-
ligioso, era diventata insopportabile.
Entro pertanto come secretario pres-
BO il banchiere Perier, col quale ben
presto litigo. Si diede come discepolo
a Enrico Saint-Simon, fondatore del
Sansimonismo, col quale pure la rup-
pe. Si capisce quale fosse la condotta
morale del Comte ; all'eta di 27 anni
s'uni con madamigella Massin, figlia
illegittima, messa nell'eta di 14 anni
dalla sua stessa niadre sulla strada del
disonore ; questa donna fu poscia il
dispiacere che piii amareggio la sna
vita. Nel 1845 fu preso da viva pas-
sione per ClotilJe de Vaux, donn*il
cui marito trovavasi condannato alia
galera a vita. A questa donna egli
prestava un vero culto, alzatole un
altare, vi si prostrava davanti tre
volte al giorno, gli atti idolatriri du-
ravano un'ora nel mattino, 20 minuti
nel mezzo giorno, mezz'ora nella se-
ra ; terminando la sua preghiera al-
1' idolo iminondo con queste paroli- :
]'<->-i/in>' Minlff, fii/lid i.'r! In, i fi</tii) t
atni'tn t<* ]>lu* ijmm, ,nv m'ni
jii-n/iti-r if. Morta Clotilde, egli oltre
alle sacrileghe prcghiere quotidiane,
andava ogni settimana ad adonirl.i
nella tomba. Adorava una rnassa in
corruzione, un cumolo di venni, (|iiat-
tr'ossa spolpate, un pugno di cenere!
Tale vita era coerente alle sue dot-
trine, o piuttosto ai suoi spropositi,
triste retaggio di una mente traviala,
di un cuore corrotto. Voile fondare
una nuova religione, il cui Dio e Gran-
de Essere e 1' I'mnnltn; il culto priv;i-
to consisteva in gran partein una s<>/.-
zaadorazionerfM.^^e affwtif (p. 237),
e ne dava esempio egli stesso, il Gran
!','/<> di qupsla nuova religione da
ciacchi ! A queste idee piii o meno
corrispondeva il sistema di educazio-
ne da darsi ai fandulii cd alle fan-
ciulle, le (piali dovevano soguire gli
stessi corsi che quelli, per imparar^
a rin-f ftonr ant nil (p. 261): e la
espressione dello stesso Comte!... EC--
CO dove arriva 1'uomo che lascia hi
verita per seguire le proprie aberra-
zioni, le proprie voglie! Ne manca-
no dei tratti che farebbero credere
un pa/./.o il traviato filosofo. In fatti
ogli per propagare meglio le sue idee,
vedondo la forza morale di cui di-
spone la Compagnia di Gesii, penso
di accaparrarsi 1'aiuto del su<> ti
rale, il veneratissimo P. Bech\. Man-
do da lui Alfredo Sabatier afline di
indurlo colle promesse piii luanjghie-
re, a mettersi a capo in-ii-m cnn lui
della ]><>!itn-(i i>n*H >',;.-' <: i Padri di-ll.i
Compagnia si chiamerebbono d' <>ra
in poi Ljnaz'nitri, egli il P Beckx si
i Principi''
Yeacovn ill Hi. ma. lr.i-|i',rt.Ti'lili> !i
ua residenza in Par'mi ,'p S88, n ).
t tier si pro-onto inf.itti p.-r <'ii<'-
*ti nrgoziati ai primi <li Marzo 1857.
Parlamoiito, come mini dirsi, col Pa-
dre Ruhillon, aMialentc di Francia.
N'ebho in ri*posta : LP-H Jcsuitr* no
sont quo ilf pau\rc* roluieux <{iii no
e'oocupont niillomont do pn|jtiqiio;
outre lf me niliros d'uii Ordre qni a
Jeaus Christ pour centre do son exia-
tcrn (, ! I.MIX qui nient la divinitu
n Christ, aiicun. 1 alliance reli-
gieusen'eat possible (p. i'.)0).>. IlComte
a\ula por mo//<> del Sakitu-r i|in->t.i
i -i maraviglid vedeodo eaaere
il P. Riihillnn u assez retrograde pour
it rnmproridre qu'lgnace est
bien 8U[x'Tifiir an Christ (p. i'.)!) >. Piii
tartli ritnrti.i iill'as-.dio i- I'liltinio pa-
role del Saliati.T al P. Riihillcii fu-
rono qupsto: Ouando I'uragano po-
litico di-ll' :i\\onirp si soatonor.i run
tutta 1' intoiiMta tlflla crisi modornd,
van! pot.:
\"i .il prenoiii vi mofttrale pr
farvi ni.icoll.iri> JMT Din (ivi) . II
Comte niaml" .il I' Hwkx il C
di ana man'
to eaiMnpl.irr, dopo il (8*70, fu com-
prato all'asta puhhli -na dal
a!g. Tittoni : i simi fogli non erano
no|>pur t.ifjli.iti, |n>va >vidonu>, di-
i-c il l.alilt>. dfll.i IIOHSIIII.I iin;
za cho i P.idri di-ll.i Comp.ixnia da-
vano allo s -rilt<> di Aimn>t<i Comto
([>. 202) . r' cliiaro; se gli dava la
importanza die si doe agli ncritti di
tin p.izzo 1 Cerlo cho Aujjuulo Com-
te moatra quanlo i (imitori .l,-I.Ij.,i...
-t.irr in gnardia pri:i,i di a;!,
loro lijjli a certe scuolo ili VT,I !-
pravaziono, e come I' intollotto uina-
no, abbandonando la verita o dalle pa-
sioni piii hrntali tr.- in.ilo lino alia
pazzia ! Hi quanti c <|'ianti ..
no*tri >i pntrohbo tosaere una Mtnilo
lagrimevole iatoria !
GUIDKTTI BAIlTOLn.MMfo) s;ic. -- L'OM cniiv,,r.,l.i a Gcsu S.i. r.inen-
l;.to. Con ;i|,j)cnilicc. Aor/i, tip. Croppi, 18'.i-2, 3i." di pp. 88. -
Cent. 50. Si vende a bcQcfioio ili un'opon pi;i.
lini\.\K IH!'H.\.\K Urcvhirii roin;mi ex dccrclo SS. Concilii Trident ini
rcstiltili, S. hi V I'. M. jussu nliti -lc. Kdilin priinn roiuana post
typic:im. Hniiw. I'mpji^-mdii. IS'.)-2. :I3 di pp. XXXII-i%. I.. 3,50; col
/' oprium <li lioni:), L. :i,75, franco per pasta.
HUHM: IHril.\M-: \\rr\\-ir\\ roinani ox divn-l.. Mii Tri.lonlini
uti, S. hi V I'. M. jussu >.lili !.-. Kdilin tcrti.i Tanrin
Torino, M.iri 2, If.- di pp. XXXII--JStl. - I.. !5, 00.
IANSSI x >- I.I!KN7(>, iM-m-drll. L-s Trali-inanN d'rnr.-r, .Inn.
un ar|- on v.-rs par Dmn. Laur.-nt ] S. 0., |T-
lUlclrrlijIlc ;l 1'ccnl,. .ililMtiafc di> M
. I), llmiiwcr i>t H.ic.
I . un picculu dr.uniiia ni'.ll- i rance-
ii toiupi. noi quali
itili d.ii muni "i .'-.,-rillu .1 I i
[sti N'o priii- -nir..tu di
342 BIBLIOCKA
ricevere in punto <li inortc i sacra- di farlo morire senza I'assistenza d.-l
nuMiti. Tiiinito a qupH'ultima ora se prete. Lo aforzo della figlia Emma par
ne pente. La figliuola e il parroco so- mandarne a vuoto le perfide me:
stengono una lotta disperata contro finalmente la vittnria ottenuta sono
il medico e due settarii, che cogli in- bellamente descritte.
ganni e colle minacce argomentansi
KNOLL ALBERTO. Fr. Alberti Knoll a Bulsano Ordinis Capuccinorum
Institutioncs Theologiac thcoreticae seu dogmalico-poh-micae ab Auctore
in compendium redacLic et a Sac. Eugenio Morandi S. Theol. et 1'hi-
los. doct. ac Theol. dogmaticae professorc recognitae, auctae, emen-
datae. Torino, Marietti, 1892, due volumi in 8 gr. di pp. X-540, 528-
- L. 10.
II ch. prof. Morandi non ha inteso tificante (ivi p. 86. ss.) ; alia causalita
di ristampare il compendio gia pubbli- de' Sacramenti, al concetto della Tran-
cato dallo stesso Knoll, ma piuttosto sustanziazione ecc. Quanto al Sacra-
ha voluto presentare lo stesso com- mento della Penitenza molto oppor-
pendio accommodate a' tempi nostri. tunamente si serve dei lavori dei ri-
Per questo ha dovtito fare alcuni cam- nomati Teologi Hurter e Palmieri, e
biamenti, e non poche aggiunte. Dalla confuta brevemente gli argomonti che
Introduzione egli ha tolto via quelle lo Knoll portava per dimostrare la
cose che si trovano esposte e trat- necessita dell'amor* iniziale\l\ p. 308).
tate nella Theologia generate seu fun- Anche gli errori del Rosmini, con-
damentdlis, ed alcuni altri punti di dannati dalla S. Sede, vi sono vali-
natura puramente ascetica, e cio per damente confutati. Queste poche cose
evitare le ripetizioni ed ottenere la da noi indicate, tra le altre tante, ba-
brevita, (p V, VI; e VIII). Non poche stano per far comprendere con quanta
poi sono le aggiunte che il ch. Morandi cura il ch. Professore abbia presentato
fa si nel primo si nel secondo volume agli studios! di Teologia dommatica
(p. VII ss.), trattando piii diffusamente le Istituzioni dello Knoll, ed in cio
alcune question! : p. e. intorno alia ha fatto opera veramente utile, ne
genuina nozione della persona e del- dtibitiamo che gli studiosi ne sapranno
1'unione ipostatica (I. pp. 429-432); trarre profitto.
alia natura della grazia efficace e san-
LAAGE (De) d. C. d. J. Le zele sacerdotal. Paris, Tequi, 1892, 16 di
pp. V1I1-240.
6 un libretto utilissimo ai sacer- quella chiarezza, brevita e unzione
doti, a' quali e destinato. Esso e di- di spirito :he si addice all'argomento.
viso in due parti, nella prima delle Ci auguriamo di \ederlo volgarizzato
quali il ch. Autore tratta della vita e fatto anche tra noi correre tra le
del sacerdote ; e nella seconda delle mani del Clero.
virtii sacerdotal! : e ne tratta con
LESETRE H. abb. Notre Seigneur Jlsus-Christ dans son saint Ev;m-
gile, Paris, P. Lethielleux, 1892, 8 di pp. XII 591.
II sig. Abbate Lesetre con questo rano conoscere viemeglio le verita di
libro porge ai Cristiani, che deside- Nostro Signore Gesii Cristo, abbon-
< buon pawn. |> ill Int..
ir.i i'il i'|i'^.iiilriiii'iiU>
soni|>lt. -, M-nza inutili |
eoza discusnioni sciiMitiliche e senza
sfoggio di iTinli/i-'in'.
Vll;i JI.-ILV 3 il chiarn Autore,
|iarl.iinli. ilrll ' r-iu/ione ill S. (iiu
seppe al vedere la Vergine incinta,
-scr probabile che il Santo gia
M pease che cio era opera ilrll Spirito
Santo. Noi i -n diamo il contrario. Al-
trimenti sarebbe state inutile I'inviare
cbe il Signorc fece a Giuseppe im
angoln che tie tranijuillasse lo gpirito
agitato col solo avvN.irlo che ci>. die
s'era operato nella Vergine, prove-
niv.i il.illu Spirito Santo: Quod cnim
in ea natum est, de Spiritu Sancto
cst. Nell' ipotesi del chiaro Autore
queU'enim non avrebbe nessun signi-
ficato e quasi S. Giuseppe poteva ri-
!o apvo. Che |
spoto iveMe coi
\niniarn., n..i
BIBUOOfUFIA
.
rtto *>-
axuto alcuna
di etitare e di tnrl.i!
nalmente non vediain M<li<>
puidasa quella divina faini^litiola in
guixa die in.. |ii- .-,.-.-. .In- poi avven-
nero, le fossero occulte, allim he in-
teraineritu riposasse in bra. . P. delta
Prov\ idenza ed an.-li-- in quexto deMtt
. -niipio a noi che ignari del dun. mi
non ne fossimo tan to sol;
die il Padre nostro ne' cieli vegiia
alle sorti dei li^ in-li ? Certamente nel
loro ritorno dall'Egitto Maria <
seppe non sapevano che in Giudea,
ove s'erano avviati, regnava Archelao
e che Gesii nella loro andata a Geru-
salerarne sarebbe rimasto a disputare
fra i Dottori.
MANCINI PAOLO. - - Vit:i dell'Apostolo S. Pietro, per PaMwlr I'aolo
Mancini. Cassino, tip. sh-n-otipa L. Ciolfi, 1892, 8" di pp. 114. -
L. 2. Presso l';uilore L. 1.
Cristiani di Pa-
nque
Scopo dell 'Autore nello scrivere la
vita del Primini- ili-^li Apostoli e
stato di seinpn 1 pui confi-nnare che
San Pietro <> stato il primo Vescovo
di Roma, profittando, cosi egli dice
ni-lla prcfa/ionc, dclle gravi fatiohe
durate da benemeriti scienziati. Or-
dine, chiarezza, belle ed opportune
riflessioni ed una ccrta un/.ione spi-
rittiale sono i pregi di quest' opu-
scolo.
Spiace il vedervi notati rcrli ili,
anni, notni di (MT-.-MC. av\.-niini'iiti
e mille altre minute partin>larita con
tal certe/za che la ana critica ri-
getta. In cio tin fnrxt, un ' dice e
siinili vale un Peril. Cosi afT.Tinasi
enza piii che la inoglie di Pirlrn
<-bi:im:i\asi ('<.n. r.lia pa:.-. 3); d
nel niorim ' ^IIIM:I> il.'ll anno
Hi R"ii..i ' -H .iv. i H.-iil .iiini e
'tasi liera
persecuzione contro i
lestine, secoodo il ch
mila cristiani apprmlarono nelle Spa-
firn- p. 21); S. Pietro e faljo partire
da Roma e viaggian- nclle Gallic e
nella Gran BreU.ip "9 e
80), non raniiniMitaiulosi I'Autori' < io
che tengono i Teologi, e I* etpree
cosi esattaiiu-ni.- il dottn P C<
.. (fuae Patrex nobi* (/- iri nl
limit anni* trudiderunt, MO raid* multa
mint, nee omnia t<nlem certititdint gau-
dent Intrt'ilin ti" |M-ciali-. in N. T.
M, P.-, |) H . Inoltr liequi
^..n i itati a provare il primtto e
I' infallihilita <li I'i.-ln- ri. Im-d
|i.. .li M-hiarmiiMit' , .ndi- apparifCA
l.i f'.rza della veriU. ! :>*,
-i il . hi.ir.. An- >U> dl
ci infer; questa sua opera il
-mi falto <l-llj vt-nula e d-lla lini"r
I'n-tr" in I il.nea tra-
344
BIBLIOORAFIA
lasciarc <li chiarire brevemente <|iiei S. Giovanni Crisostomo, od il
due argomcnti rhe cc l<> rendono senso c I'autnritn della Chiosa. K_'li
( ertissimo, ciop la tradi/.ione Iraman- invocp ncppurc li acconna.
dalaci da S. Irenoo, S. Girolamo e
MAIUNOM GIUSEPPE mons., prime Uircllorc del Srtnioario dcllc Mis-
sioni cslorc di Milano. Scrilli varii, r.iccolli da Giacomo Srurali,
s;in>rdo(e del inedesimo Istiluto. Milano, tip. pool, di S. Giuseppe,
1802, 8 di pp. 372.
Cotosta raccolta, cara memoria del
compianto mons Marinoni, conticne
discorsi, conference, racconli, necro-
logie, dissertazioni, indirizzi, pre-
ghiere, novene, epigrad, un po' di
tutto. Vnriala placent ; tanto piii che
cssi sono un fedelissimo specchio
della bell' anima sua, irraggiata dalla
vcra sapiensa de' santi, cd inh'am-
mata di zelo per la gloria di Dio, il
ben della Chiesa e il progresso delle
MAURIZI MONTALD1M G. F. A.
Mission!, delle quali il ch. Autore si
rese somniamente benemerito in tutla
la sun vita.
Molla lode pertanto inerita il Rev.
Scurati, che a perpctuarne la memo-
ria e 1'apostolalo, con diligenza rac-
colse e die in luce gli scritti di Mon-
signor Marinoni, primo Direttore di
un Seminario, che fu ed c tuttavia
un vivaio di apostoli dp.stin.iti a por-
lare la luce del Vangelo agl' infedeli.
11 Mistcro della scionza massonica
Bo-
svclnto al popolo. Miluno, lip. c librcria ardvescovi'c, dill a
niardi-Pogliaoi di G. Giovagnola e C., 1892, 8 di pp. 72.
L'Autore con questo libro s'e pro-
posto di far conoscerc anche al po-
polo la sciensa occulta della Masso-
neria, smascherandola, cioe svelandone
lo scopo, 1'organizzazione interna o le
male arti che adopera a pervertimento
delle idee ed a corrompimento degli
affetti. In cio egli segui il consiglio
del Sommo I'onteu'ce Leone XIII, es-
presso con queste parole: Statuite
primum omnium reddendam masso-
nibus csse suam, dempta persona, fa-
ciem. La maniera breve e chiara,
colla quale il ch. Autore espone le
cose faranno si che il desiderio suo
sara appagato.
MELIS GIOVANNI prof. Ragioni che iodusscro ai abbaidonaro il prote-
sfanlesiino per entrarc nella Chiesa cattolic.i romani il prof. Gio-
vanni Mclis, ex-minislro evangelico. Roma, tip. Tiberina, 1802, 8 di
pp. 32 -- Cent. 10.
litano pel Crislianesimo cattolico con-
iro il protestantico. >] un bell'osse-
quio alia verita reso dal HI;. Metis.
II suo ragionare e tanto sodo ed a-
podiltico che non manchera di pro-
durre il bramato frulto, che e di
(.onferinure i catlolici nella verita e
Grand' eco ha avuta nei giornali
cattolici di Roma la receute conver-
sione al Cattolicismo del gia ministro
protestante sig. G. Melis con la sua
consorle. L'abiura fu falta nella ca-
sa dei convertendi a Scossacavalli, il
10 luglio. Or il Melis, da profondo
pensatorc che egli e, ha in queste po-
che pagine tracciate le ragioni che mi-
persuadere i proteslanti della falsa via
che baltono.
"",':/ 1 In) di II DJ < Hoto .1! Si.-n.-i.
rnardino,
Lto che contiene I'elo- lantitimo Factors rlie fi
gio film-lire e 1 1 partimlarita d.-lla Oleslino 7.ini, Arvi\.-
m.iljtli.i < dei funeral! ili qnrllo zi--
MICIIKI.I \l.\r.K\Xi) ran. I.M.I. - Tr.i-odir- dri SS. M.irliri .11 <-
e di S. Lon-n/'i. lecce, \\. li|>. s:dmlin.i, IX'.H, X di pp.
Non poto v.i il rli. Autore see- Primaldo o martiro delta cattita. Lo
gliero un soggetln piii dej;ii<> ddla
eua drammati.-a p'>e>ia che i Mar-
tiri Idruntini ; i <|<iali in nmnnro <li
ollre cti-u -ento, (liij)o a\-ro con eroico
valore lunga [>//. i dife^a t.i patria
contro 'e orde l>n l.ri> he di-' turchi,
espupnnta (|iif*ta d.illa snv.-rchianlfi
moltitiidino dci ncrnic-i, inanlctificro
semprc salda o im-rollahile la Icr f'do
a Cristn, p ( r la (jiule ai I i di aj?o-
stn i|, -I (480 diedcro gcnerosamcnto
il gangnc o 1 1 vil.t.
II trin, i ndnnque di i|in-t i tra-
gedia o tutl( stnrii <> t > riolla si..-tan/.a
e nc' siioi pHrticolari; hello c intc
rewanto I' introirio e hen trat!
i personal, fra' qnali primpjjgia il
martiri- I'riinaldd, i ho con la vo<'i> (>
con l'cd(Mnpi') rincoro i 8iioi concit-
tadini al inirtirio i< d-M-oll.ito pel pr!-
mo, ri/z)s.i prodigioMnente '"! mor-
to troncn in pio, o ri-t'ttt in fin rh<>
noo cadde 1'idtinm do* stioi compagni
gotto la scimit;irra d'l turro. Ncllu
Bviluppo di (iiu'-it'a/ionc, sommamenlo
dramniatica, a\vi *rrm> a>-.ii inniiin)-
venli, ("I,,,- i|, ii-ll. i d' Idrusa, liglia di
HIMSTKHO di A};ricultiiru, lotlustri-i < Comnicn i>. Iiirczinn>-
dclhi Statislii-.i. Amiiili di Slalislic;i. Slalislic.i indiistrialc. i
colo XXXVII. I/ iodustri:i iHI;i sola in lluliu. Horn*, tip. n
. IX'.H, X 1 di pp. i:!-J. - L. I.
MuMl \NGELO pro!', di l-'ilis..!i.i o l.-ll. il-diana nol I.i. -- ', di
Crcmon;!. l.;i ri(tilr;i Ij-ttcrdura. l.c/.ioni d.-ll.il.' p--r M
vsini sliiiliMili. Vol. prim". *' di pp
- I.. 1,80.
Di (jm^t:- Ir/ioni.detlate con Miia 'ri Icttori nn rcnn, qun-
critica, buon giwto c bello stile, da- do vcrr.i in l.i.-o tulta l'opra
stile 6 nohilc cd elevato, il verco ar-
monioso e la fraso poetica : ma,
rmti \i h.i f.-u.i in
mondo, cost al ch. Autoro non !.,
sapcr agr) rho in nit-//.) ai
ond'c ricoo il -IM l.ivcrn, oi.tij-
amnre li vi-rit.i alcnnc nn'rid.-, chi
vorremmo vedcr corretto in tma e-
cunda c''ii/.iiin.', coin.' .d.-iini \.-r-
gliati, per iiu-iiria del pmtn, alcuoo
nelnild-ita nollo stile e qual<-he inve-
rosimiglianzn ncll'azionp. M.I
sono appunli di lievo iinportanza e
che nun isi-i>m.mo il \i-rn ineriln di
cotesta bella e ccnnuoMMite tr
I.'i-tr-M. f.iv(.r>\..|e jjiudi/
semhra meritare 1'allr.i tragodi.i. di
mi l'(Tot prinripale il .!
tire S. Lorenzo. Andu* qup-t.i p*-r la
.1 -I tcin i. la fe l.-ll .
IILMI inleso introi-i-io. i raratlrr.
flianu-nti! srf,||iiti. IILISHJIIIP ipu-l dt S.
l.ntcnxo, e per la nohilt.i di-!l<> tlile,
li.rn.i a-i-i.ii COmOMOdeVolfl o I
ispirarc nogli spettatori alti -.-n-i . n-
Hiiani, cbe 6 appunto (|in>l|o
cb. Autore si propose.
346
BIBLIOGRAFIA
simo e ci prometto un lavoro i!
lena.
ora ci ri'striniriamo a dire che il prirno
saggio che gia ne abhiamo o felicis-
MORANDI K. V'ili KNOLL.
MUSKO (IL) provincial sannitico di Campobasso. Inventario degli
anliclii. Napoli, tip. della Regia Universita, nel giii collogio del Sal-
vatore, 1889, 8 di pp. 208.
fc un catalogo esatto delle anti-
chita scoperte nell' Italia meridionale
disposta in bell'ordine e che le col-
lezioni fossero scevre di oggetti falsi
o di niuna importanza.
e riunite nel museo di Campobasso.
Si e procurato che ogni cosa fosse
OLMI G. Vita popolarc di Cristoforo Colombo r;ic< ontal.-j in dodici con-
versazioni. Genova, tip. arcivescovile, 1892, 16" di pp. 108. -
Cent. 50.
A render popolare la vita del gran
Genovese il rb. Autore la narra in
forma di dialogo, compendia ndnla tut-
ta in 12 conversazioni; nolle quali
facciam di nuovo conoscenza col buon
Parroco D. Antonio, che nello scorso
gennaio appariva nel Racconto della
Civilth Cattolica, come storico di Co-
lombo; mentre qui e *un Marchese
che ne racconta per minuto la vita,
non essendo 0. Antonio che un suo
interlocutore, a cui quegli lascia 1'in-
PAVISSICII (DE) dott. L. C. -- Delle glorie di S. Francesco d'Assisi
nel suo VII centenario. Rovereto, tip. Giorgio* Grigolelti, 1892, 8.
di pp. 1X-71.
Questo lungo ed aflettuoso sermone
di lode a S. Francesco d'Assisi, e
stato recitato dal ch. Autore nella
chiesa dei Cappuccini di Trieste il 4
ottobre 1886; ed a questi I 'ha voluto
carico di far moral! riflessioni ser-
bando per se quello di narratore.
II merito di questo libretto consi-
ste non solamente in darci piu parti-
colareggiate notizie di Colombo, come
non si poteva dare in un romanzo,
che avea tutt'altro titolo e tutt'altro
scopo; ma eoprattutto nell'aver il ch.
Autore tnesso in bocca al Marchese
ottimi ammaestramenti a seconda che
i narrati event! porgevangli il destro.
dedicare. Esso poi non contiene sol-
tanto un' esposizione oratoria ricca di
nobili concetti e di varia erudizione,
ma altresi un'appendice di note, nelle
quali batte gagliardamente i corrut-
tori della moderna letteratura e di-
fende il hollo e il buono della coltura
cristiana. Chi voglia ragionare delle
glorie del Poverello d'Assisi, trovers
in questo volumetto una miniera di
cose opportunissime.
PERI-MOROSINI ALFREDO mons. -- La questione diocesana ticinese,
ovvero: Origine della Diocesi di Lugano. Benziger, Einsiedcln, 1892,
8." di pp. 126, vendibile esclusivamente in Lugano, libreria Grassi.
L' idea di costituire il Canton Ti- antiche terre dei baliaggi italiani della
cino in dioccsi separata, smembran- Svizzera si unirono a formare un solo
dolo dalle due diocesi di Milano e di Cantone autonorao, il che fu nel 1803.
Como, venne fin dal giorno in cui le La S Sede, intenta sempre a pro-
ill-Ill-
popolazioni ed a gecondarne i giiuti
: mo*tro ti>.-ti fa\(,ri'\ ule
I 'a l-i non dipendette
se I'autoiiiuiii.i i-cdc-i i-!i.-a del Ticino
tardo aurora 80 anni ad easere at-
i al tempo che tpadroneggiava
il ndi :dim<.. |a riprcwd \\
ti-riiiine a cui .imdiH-rn.
I'alta menti- id !
del giio Nun/in mn. Ferrata, il <li
ii.i.-r.-,,,. di nions. Larbat, ed il
|atri"tti*mo di eminenti pervooaggi
Svi/./i-ri i < ati..|iri ,-ln- I,'
in. inn altrett.mti punti <|.-l lil.n. dn
annunziamo. EMO tara letto o contul-
tato con piacere Don meno dai Ti-
cinesi e dagli Svizzeri, die dd tutti
gli amatori di slnria ecde,in.,ti<
temporanea.
/'/;/// .W/-.'S.v I '.'/-.' ;m\ Directeurs de P Association des Families JMHIF l.i
I'rit-re du soir I.iilo co roiiinuin. Lyon, irnpr. Alirir\ cl I ,m ju,-.
I IV ,li p,,. IV 100.
Kin ((iniiindiiiiiio .a nostri lettori
<|ii.->t u|iusrolo die ci f.i conoscere la
natura e I<> 8co|>o dell' accennata as-
sociazionc, approvata e benedetta dai
I'Killl (i. H. sac. DeU'AutoriUi del Hitualc Itomaoo. Edizione seconda
con A|i|i'inliri. Yt-rona, (limjuctli, iXOi, 10 gr. di pp. Td.
Cent. 75.
II rtOCOOtO delle traltazioni corse
tra la S. Sede e la Sviz/i-ra. ditto
condotto supra autentici docnmenti, e
reao dalla penna di monw. IVri-Moro-
La necessita pei Pelegati pontilicii
di trattare con varie Antorita fi-de-
rali e cantonali, che non scrnpre erano
dai mcdivsimt scntimenti che
SS. PonteHri Pio IX I..-.,n.- XIII .-
che va ogni di pin difTondcndosi tra
le nazioni cristiane a incrcmcnto delta
fede e della piela nelle famiglie.
I nostri lettori gia conoscono il
gindi/ : n che ci parve di dover dare di
questo opuscnlo d.-l ch. Prof. Pigh'
(Serie XIV, v XII, p. 34). L'Appcn
dice che v'e agginnta e scritta per
rispondere a nuove repliche. Ci piace
di vedi-re che il mndo, con cui vien
condotta la polemica da una parti- e
dall'altra, e niolto piii screno, corne
appuntn siinl f;irsi da persone dotte e
amanti del! Se insistono non
e per mal animo, ma perche si co-
ooaca sempre meglio la forza degli
argomenti che sono me*si in campo.
I'm o m.Mio la '|ii-tiom- e ridotta a
tal punto die il I'itlii. ^'-.tenendn la
di ruliridic |>r. '-Itive e di
direttive, nega poleri porlare c>ntro
di lui verun argoniento inli-inif
abhia fnrza di provare la tesi contraria
propnHta in termini nni\vrsali pd as-
soluti. K la ragione e appunto p^rdie
la tradizionedei Dottori e Maestri nella
Teologia morale e litnr^ica non a'*
accorta di 0*1 f.itto ar^Mm'-iilo intrin-
'I qnal modi, di argnmentare
diventa nelle m mi del Pighi tanto pin
forte, jfi qilinto i-hi- i -nr.i ..p|
gli concedono che sti<no per Ini tutti
o (junsi tittti i Tfolnqi f ll'iliririiti
(p. 62, 66 segg. . Piwato coci bene il
punto ill-Ma controvrniia e ijin-llo che
rimane ancora a dimnstruri-. nn dti-
hiliamo che la verita n'apparira ma-
nifexta, e*pnd' gli ingegm, . h- da
ambe le parti e ne orciipano, aeoxa
duhlii' capaci asaai e l>. n.> i-
nati. Dello steaso modo d'argonoMta-
343
niBLIOQRAFIA
re noi ci siam scrviti, por la qn
generale, contro il Bouvry, il quale
gia son trent'anni ai faceva forte <ii
nn pretext) argomento intrinseco. Noi
pure ahhiamo invocata 1'autorita non
sospetta di uno (lei piii eruditi Litur-
gisti doi tempi nostri, del Thalhofer ;
il quale dice espressamente chc i Teo-
logi,sostenendoladitinzionefra leRu-
hriche precettive e direttive, s'appog-
giavano prnprio nella spiegazione che
davano della Bolla di S. Pio V. Con
cio noi ci atlencmmo allo storico cbe
narra e non che fTosofeggia - XIV
v. XII p. 279 88.). Donde sej:
I'autorita dei Teologi non o un mero
argomento estrinseco, ma t<><
(jMiilche modo ani-he 1' ni/rinv
rui si appoggia il Bouvry, <
che i rnedesimi non solo manifesta-
rono la loro sentenza, ma iml
eziandio come intendessero la Bolla
Pontifiria. Kppero soggiungemmo con-
tro il Falise che non vuolei confon-
dere il preccllo coll 1 'cstensione del me-
desimo (ivi p. 292).
RlCOIiDl. lannuzzi Nicola fu Stefano. Napoli, De Angelis, 8 di pp. 5G.
K un tributo di filiale pieta e ri- per 1'educazione religiosa e lettcraria
e scienlifica do* suoi figliuoli. Di che
raccolse copioso frutto ; come n' e
conoscen/a che i superstiti figli danno
al defiinto lor padre. E ben a ragione;
poiche Nicola lannuzzi, nomo pio e
colto, non risparmio ne fatica ne spesa
prova la virtuosa e splendida riuscita
de 1 medesimi.
RIGUTLNI GIUSEPPE. Primo dizionarlo lalino-italiano c ilaliano-lalino
compilato da Giuseppe Higutioi. Con 114 inrisioni intercalate nel te-
sto. Firenze, II. Bcmporad e figlio, 1892, 8 di pp. 232-150, a due
colonne. L. 4.
II vedere in questi tempi, in cui
lo studio delle lingue classiche, spe-
cialmento della Latina, va ogni di piii
illanguidendo, persone di rara dot-
trina, come e il prof. Rigutini, ap-
plicarsi a rendcre mono spinoso e piii
agevole lo studio del Latino, e cosa
che riconforta e consola.
II Dizionarietto Latino-Italiano e
Italiano-Latino, che abbiamo fra le
mani, quantunque di piccola mole,
pur raccoglie pregi non comuni, come
quello di una sugosa bruvita, d'una
aggiustata interpretazione dei voca-
boli. Oltre i temi ordinarii 1'A. nota
i perfetti, i participit, e simili, come
o usato in molti lessici moderni, mas-
sime greci. Cosa comodissima al gio-
vanetto che da i primi passi in que-
st' arte dillicile d'imparare il latino.
Altro vantaggio pratico c la dcler-
minazione delle sillabe rispetto alia
quantita. L'A. non vi cita esempii di
classici. Sarebbe un difplto in un Vo-
cabolario per gli eruditi : in un ma-
nuale per i principianti, basta la buo-
na scelta delle frasi clanicbe, le quali
egli egregiamente rende nell'altra lin-
gua. Oltime idee quella delle Hi ni-
tide incisioni intercalate nel testo, e
quella dell'Onomastico latino e del-
1'italiano. Ognuno ne scorge la pra-
ttca utilita.
Se a tutto questo poi s'aggiunga,
la castigalezza dei temi, 1'eleganza
dell' edizione, la nitidezza dei carat-
teri P. anchc la modicita del prezzo,
il Dizionarielto del Rigutini o un libro
che dovrebbe correre per le mani dei
giovani studenti le prime tre classi
ginnasiuli, come quello che, oltre i
prelodali pregi, corrisponde altresi
alle norme e ai principii d'una retta
e savia pedagogia.
349
la sua palria. Sarona,
borare la sua asserzione. Ma, iadetto
con liiHin.i pare del medesimo, role-
ste prove, ftchhene sieno tutl'altm . [IP
dispregrvili, nun ri sembran
tavia tali da invalidare le tante che
Ci.TKiva adduce in suo favore. Tutta-
vi.i i hi avesse tempo, agio e vaghezia
di <>. i uparsi di queata questione l>pne
che legga il citato lil.ro del sig. Rocca
e lo rafTronti cnnquelche no
in contrario i fautori di C.pnova ; poi-
che quanto a quelli che pretpndono
far di Colombo un cittadino di Pia-
cenza o di Calvi in Corsica, non ci
sembrano meritare molta considera-
zione.
H1HUOORAPIA
\ - CrUtoforo Col,.,,,!,,,
A. Hi,, i v 1 di |i[> r.ti.
moMO da amor di p.itn.i, -tu.li.i-i di
iicare a Savona la gloria di aver
dato i natali al grande Scopritore del
IIIIIIMI mmido. Adduce all'uopo quanti
argomcnti e^li pnte trarrp da inemo.
rie Hcriite e tradizionali, donde risulta
e non la certezza della nascita di Co-
lombo in Sarona, almen quell. i del
KIIO soggiorno ; pnicho il jrenitore <li
lui, avtMid') Imttoga di laniprp in UP
nova e in Savona alternava coi figli
Midi tra I HIM e I'altra citta la sua
dimora. II che non DMterebbe al certo
a provare che Colombo sorlisse quivi
i suoi natali, se il ch. Autore n<>n
avesse addotte altre prove per corro>
N IIIAVI LnUK.NZO prof. II Popoio Sovrano, ossia la cadiita della Ve-
n. Li lii |.iil.lilir,i. Tragicomcdia oscguibilc da soli uomioi. S. Hcnigno
C.inave$e. tip. Salesiana, 1891, 32" di pp. 160.
nue>t.i tragedia in prosa del ch. dola vile mancipio della Francia. Al
TV Schiavi e una pepata satira >lej
prin< ipii dell' 89 importati in Italia
dagli eserciti della Francia Rppul.bli-
cana ; i quali in nome della libprla
\ennpro a dintrnsgere le antiche e
gloriose repubbliche di Vene/ia e di
Genova, a epogliare il nostro paeso
lfl!e sue ricchezze e delia sua liliei 1.1,
a far bottino degli artistici tesori ac-
cumiilati np||p ChieHP, ne'muflei P nelle
jiiriacniechp nazionali, a trascinare il
(lore della nostra gioveotii ad ignol.ili
carnpi di l.atta^lia, a far prigioriiero il
Pontflire p ;id ,i\ \ilire, scristiani/
e rendere schiava I' Italia. Meiitr'.-irli
aceneKU'i.i i di- nlini della I;I|M-|P ri-
Milii/ionaria, gitta eziandio il ridic<>l<>
sulla mania scimiesca di c<i|<>ro che
tra noi vollero trasporlare le i<l
coBtumi, il lingitaggio francesp, ana-
tiirando cosi la patria loro e remlcn-
S. Cipriano Martire. Tragedia slorica del prof. can. Lorenzo
che oltimamente gli giova il frizzo
tagliente e la ridevole romparsa dellt
tre maschere ch'egli mette in is-pna.
II sun lavoro e ttitto condotto -<>pra
un fondo di verita storica ; e |-M
piii istruttivo e di maggtore elTetto.
II dialogo e abbasUnza vivace : i ca-
ni'.teri dei personaggi bene scolpiti e
conservati; e 1' intre.-rin. avvpgnacbe
non sia molto complic.i(. ijn.il forae
altri il pntrehbe desiderare, ha per6
il merit-) <li esserp n?l *in> Hviluppo
e nel HUO scioglimcnto assai morale,
e diro an. lif. patrinttii tn !
genso della parola. (li rallpgriamo
pertanto col ch. Autore che mctte,
mine nellp sue opere prci-edenti, la
Rita penna a ser\i^i della puMilira
iniiralit.i e dell' pducazione della gio-
\entti, alia quale e apecialmpnle de-
dicato il auo \a\
.350
BIBLIOORAFIA
Schiavi. Torino, (S. Benigno Canavese), tip. Siilesiana, 1801. '.\-2 ill
pp. 122.
Questo lavoro del medesimo Au- tire africano, tnaestrevolmente lumeg-
tore venne gia annunziato nel primo
Fasc. di ottobre dell' anno scorso a
pp. 82 ; ed ora lo raccomandiamo
novellamente ai nostri lettori ; perche
tutt'acconcioad ispirare altissimi sensi
cristiani,quali nutrivali il glorioso mar-
SCHNEIDER PHILIPP dr. Die
giato dal ch. Autore in qtiesto suo
dramma, ricco di pensieri,di sentenze
e di afletti nobilissimi, con un intrec-
cio e uno scioglimento che commuove
1'animo e lo accende di un santo de-
siderio di patire per Gesii Cristo.
lehre von den kirchenrechtsquellen,
eine einleitung in das studium des kirchenrechts, von Dr Philipp
Schneider, professor der Theologie am kgl Lyceum zu Regensburg (La
doltrina sulle fonti del diritto ecclesiastico, introduzione allo studio
del medesimo diritto, del dott. Filippo Schneider, prof, di Teologia
nel liceo reale di Ratisbona), 2 a cdizione. Ratisbona, tip. di Federigo
Pustet, 1892, 8di pp. 112.
fc una breve, compiuta, e quasi se il concordato sia contralto hilate-
direi, succosa esposizione delle fonti rale, egli s'attiene alia parte afTerma
del diritto ecclesiastico. Nella pag. 31, tiva contro il Card, de Azevedo, il
trattando il ch. Autore delta questione Card. Tarquini S. I. ed altri.
SGURAT1. Vedi MARLNOiNl.
STERZA ANDREA. - Filius prodigus, Poemation, auctore Andrea Sterza,
Parmae, typis fiaccadorianis, 1890, 8 di pagg. 36.
Maria Virgo in Monte Calvariae, sepulto Domino, Elegia Andreae Ster-
zae Veronensis io certamine Hoeftiano laudc ornata, Amstelodami
apud Io. Mullcrum, 1891, 8 dt pagg. 16.
Troppo rara cos>a e oraai abbat- stile ancor piii esercitato, e pern d'es-
tersi a un vero scrittore latino, spe-
cialmente in versi. E pero molto ne
ha rallegrati con quest! due lavori
1'egregio sac. Sterza, per i quali pud
egli bcne andare in ischiera co' va-
lenti latinisti de' secoli passati. Pur-
gato, benche talor ardito nella lingua,
la quale egli prende si principalmente
da Virgilio e dagli altri di quella fe-
lice eta, ma occorrendogli anche da
scrittori de' tempi seguenti, mostra di
avere un dono di chiarezza tutto spe-
ciale, e di facilita e d'armonia. Que-
ste lodi sono piii proprie del maggior
componimento intitolato dal Figkuol
prodigo; il quale, benche comparisca
stampato prima, da a divedere uno
sere nato piii tardi dell'altro, cioe del-
1'elegia. II poeta (che ben ne merita
il nome) per ottocento e piii esame-
tri vi tratta la bella storia contenuta
nella parabola evangelica. II Kno suo
giudizio per altro gli fa prevenire i
lettori nell'accusa di soprabbondanza;
la quale in vero per quella sua ele-
ganza di dettato non ispiace troppo,
se non che nel dialogo pare proprio
eccessiva. Altra cosa non ci lim-. v
di piacere, ch'e certa poca varirta.
Per ordine e per ragione 1'estrema
disperazione e I'andarsi umiliando del
giovane dovea seguire noa precedere
la vendita della ricchissima suppel-
lettile. Ma una lode, che vince ogni
HI!
* olto ld f: '
enle l>;.tt,-n- il DttON <!.il v.-m X.I.-.T.
dot, tutto frde e carita, lode che in
I No I'll. I'llO MI. .us |. a Nostra
In.- p;irli; mi. . sinnV.i < r.-illn
di pp. 111.
Chi bra ma di avere cnntezza P-
Mtta e pii-na del celebrt> S.mtn iri-i
-tra Signora di Oropa nel Biel-
lese legga questa breve istoria cbe
gli tonirra di .-"turn" gradimciito per
la moltiplidta e varietii degli awe-
niincnti in essa contenuti, e per le
In-Ill- pratiche di pieta che motto op-
TOHKI.U r.AIU.M l.rir.I. -Cenni
351
qualche secolo manc6 pur tn.ppo a
pin d'un dotto ecclesia-
<li Virgilio e d'On
Sij;nora di Ornpa. Oji.rrlt.. uisain
pratica. Biella, tip. f,. AIIHWSO, 1892,
portunamente si toggiungono nella
spconda parte, a fomento ed *.
zio di devozione verso si porteotoM
Santuario. BMO forma una d.-||,- pin
Ml? gloric della nostra reli^""tif in
Italia e percid inerita di pggere da
tutti ronoBciuto.
-i H can. Pasquale Tordli
iri-na, scritli d;il nipott- I'.arlo L. Ton-Hi, professor^ di !
.1 Montecassino. tip. di .J/o/i/fV/m/'/io, IK90, 8- di pag. 44.
I'avere ini/iato alia pieta e agli *tu-
dii lo srrittorp di qup-Ur mi'mr.rir, !
oltre la gratitudine, ha due doti oggi
rare, di pensare da rristiano e di par
(are italiano. Ci e per altro in sulli
fine della vita descrilta alcum-he, onde
pare che si tolga al carattere sacer-
dotale quella inita e quello splendore
tutto soprannaturale, chp n'e la pro-
pria e vera gloria.
II can. Torelli, morto d'anrii 74
nella sua terra uatale nel 1884, fu ai
giorni nostri mm di quei dogni sa-
ccrdnti, rln- alia l>onta della vita c
agli ullit ii del aacro ministero sogliono
per eletto ingegno congiungere varia
dottrina, e specialmente amore alle
lettcrc. 1C ben si scorge il suo valore
da un saggio di poesie latine ed ita-
liane messo qua e la per entro il li-
bretto. Non ultimo suo mprito poi fu
ZAfiAlU HOCCO mons. Confcrenzc ai S-mTdnli, di MODS. Hocco M.'
Z;i^;iri, Arciproto di Molochio. Estratto dalla POLIANTEA OHATOUU di
P.ili-riiii). Maggio, 1892. 16 di pp. 26.
Sono sei brevi Conferenze intorno ai doveri -lei Sacerdote.
ZOCCHI C.AETANn S. J. La Qiiestione socialc, ossia donde 11 popolo
possa sperare Pane, Lavoro e l*ace. Conferonza. S. Pifr f Arena, lip.
Mna, 1892, 16 di pp. 42.
didamente esposta \i ~i reouoli
ficolta in contrario, e sopra ri.>
parte important? si danno |p solurioni
vere e pratirho. II dpttato e la fnrma
--ii7 i nulla mam-are della roltura con-
veniente, brillam> di < hiareiia e di
popolarita singolare. Coni quento li-
brino si diffondesse a migliai.i
Non tutti hanno tpmpo P mezzi di
studiare le terribili qucstioni soriali,
che pure ^ forza non ignoran*. < < he
sar'bl>p pure ottimo consiglio di ro-
noscere sufficientemrntp , per bene
proprio e per altrui A ci6 prowede
questa Conferenza, che fu ascoltata
con ammirazionp P plauso da uditori
competenti. Tutli i punti print-ipali vi
SOQO trattati con dottrina soda
pure tra le percone di fine educazione,
ma anchc tra gli arli< t.idini I
SANCTISS1MI DOMINI MS'IT,I
DIVINA PROVIDEMTIA
ZF-^IF-^IE] 2CZZZ
EPISTOLA
AD ARCHIEPJSCOPOS ET EPISCOPOS
EX HISPANIA ITALIA ET VTRAQVE AMERICA
DE CHRISTOPHORO COLVMBO
VENERABILIBVS FRATRIBVS
ARCHIEPISCOPIS ET EPISCOI'IS
EX HISPANIA ITALIA ET VTRAQVE AMERICA
LEO PP. XIII.
VENERABILES FRATRES
SALL'TEM ET APOSTOLICAM BENEDICTIONEM
Quarto abcuntc sacculo, postea quam homo Ligur ad ignotas trans
Oceanum Atlanticum oras, Deo auspice, primus appulit, gestiunt hominos
et memoriam rei grata recordatione celebrare et auctorem extollere. Mi
sane facile reperialur, quae permovoat animos studiaque inflammet, caussa
ulla dignior. Res enim per se omnium est, quas ulla aetas unquam ab
hominibus eflcctas vidit, maxima et pulchrrrima : is vero qui fecit, pe-
ctoris ingeniique magnitudine post natos homines cum paucis comparandus.
Eius oper1, ex inexplorato Oceani sinu alter emersit orbis: centena mor-
tab'um millia ex oblivione et tenebris in communem humani generis so-
Atlo spirare del quarto secolo dal di che, auspice Iddio, 1' intrepido
Ligure approdo, primo fra tulli, di la dall' Oceano Allantico a scouosciuli
lidi, vanno licti i popoli di celebrare con sentimenli di gratitudine l.i
memoria di quel fatto, e di esultarne 1'autore. E certo non si saprehbo
agevolmente trovar cagione d' infervorare gli animi e destar entusiasmo
piii degna di questa. Poiche il fatlo k in se stesso il piu grande e me-
raviglioso di quanti mai se ne videro ncll' ordine delle cose umane : e
T uoino che recollo a compimento nou c paragonabile che a pocbi di
quanti furono grandi per tcinpra d' animo e altezza d' ingegno. Sursc
per lui dall' inesplorato grcmbo dell' Oceano un nuovo mondo : milioni
di creature ragionevoli vennero dall' obblio e dalle tenebre a integrarc
' iiii!.t. -i. i
tMilnrl.i; qiiodqur maximum, mriiin r-'iimiuniratior:
ruin. qu.ie b^ii* i.!in-!u~ peperit, ad \it.nn sMiipilernam ;ili inlcriln
i i. I urnp.i quidem. suliilai- rd n.. \it.tlc ,( iiiir.ii-iilo turn-
quid <',nliiml"> ildi.-.il. scusini postea I-.-- u< nil, cum niiniriiiii dednrl;
Ameriram rdli.iiiis, cnininoatu assiduo, mulali TIIIII, dan
piendisqu.' mari n bus, ad naturae n^uiliuiiem. ' nunmiiaes copias
ineredibilis ost aceessio I. da. miaque siniiil ' iiniuinis
i audnrilas. lu hac i-itur tain multiplid si^nilirationo hon
atipic in (me vrlut cnnccnlu ^ratiilaiiliiiin, ciiiiiu. - leM non decel
mi, (|iii|)|io ijuac umrc atijue iostilutu suo, quid(|uid usijiiain I
stum ar laudaliilc videatur, [irul);it lilw-ns ac provc!u>n> uililur. llonorcs
ilia (juidcm singularcs ct maxiinos reservat praeslaolissiinis in ^in-rc m.-
rnin virtulihus, qua saluli actornae aDimuruin rnlnMTcnt : non id<
tamen spornil aut parvi acslimat fi-lcruin genus: iinino vc>r< m
luntat*' favcro honoremque semper habcre cunsue\it <'^rvi' d- civili IM-
niiniini coniunrtione incritis atqnc iiiniinrtalitatciii a|iud pcstoros BM
cutis. Mirabilis enini Deus est inaxiinc in sanclis suis: scd divinae virtutis
eius in iis quoque apparrnt iniprcss.) vi>sti^ia, in quibus cluccat vis q
dam unimi ar monlis e\n 1! ns, qnia non aliunde in homines luiiH-n b
la laini^li.i iiinana ; di barbarc, lat?e mansiiclr > rivili : e qin-I die ioli-
nitanifiitf pin inqmrla. di pcrdnte die rrann, ri^cncralc alia sper
ddla vita rti-rna, merrt!? la partccipa/ioiii' dt>' l.-ni sovranaturali, recall
in terra di (1,-si'i ilrislu. -- L 1 Europa, percossa allora di mrravijilia
novita < j;rande//a del subitaneo portento, fece poi ^iusla stima di qu
essa dev- a C.dldinlM), man mann flu- It- cnlunie slabilile in Ann-ri
municii/iniii inn-ssanti, la rei-ipnu-.m/a di amidi'vt|i ull'uii. 1'rspli.
del commcrdn marittimn dicdcro impulso pi-,:'. no alle s. j,
turali, alia posvin/.,i c alle rirdie//*- n a/innali. .!) inral.-i.l.ibilc in
inento di-1 utiinc Kupip-ii. l.annili- I'M si \.irii- in.mil. si. i/iuiii "n-
die, e in questo conserlo di ^ratula/inni, n<m vunle rim.mer mul
I'.liii'sa caltolica, lisa nun <' pmuiuovcre s--
condo sua possa <>-ni oncsl-i < lodevole ''us.!. YiT" ' dif i s\r.uii suoi
ODOfi la llhi'-sa li SIT!M all' tTN'h dlle viflll MI rali in qu.inl"
\ita drrna: ma nun per i| M:onosce o< lii-m- in \>-
;iii : die an/.i i-ompi.n di far pl.msn rd onore
ai benrmeriti ddla civil mmiman/a, e a quanti vivnn
Icri. Pcrt-'T Id'lio Ii.'ii-i
ma 1' nrma d.-l diuii. \al.rr ril'til.. ",;li u miiii di
Serit XT, vol. Ill, fiuc. 1011.
SANTTISSIMI DIVINA PROVII.i. \III.
nii ;i|i|in> c\cclsil;is .ininii, nisi ;i parrnir cl |irnrrv;itnp' ht-n pn>liris.-imtur.
Snl prJii'liTdi :ili:i -t r.niss.'i, <>;nlrmqili' prOfSUS sin^ul.'iris, <|il;uiioli-
rem recoftudam nohis mcmnri gr;tltil;ilione |>u((mus inimort;il<' l;ichun.
Niinirum Columbus noster osl: qnandoquidem si paulisper specie! ur qua
potissimum caussa consilium rfpit tenebrosum mare conquirer*'. <! i|ii;i
ratibne consilium conatus ost exequi, dubitari Don potcst, pluriimim in
re suscipienda perficiendaque potuissc fidem calholicam, it a \\l n<m parum
hot- etiam nomine nniversum hominum genus debeat Ecclesiae.
Fortes quidem atquc oxperientes viri, cum ante Christophorum Co-
lumbum turn postea, numerantur noo pauci, qui ignotas terras, i.
tiora maria pertinaci studio exquisicrint. Quorum memoriam fama ho-
minum, beneficiorum metnor, iure praedicat, praedicabit, propterea quod
scientiarum atque humanitatis propagavere fines, communemque prospe-
ritatem auxere : idque non levi negotio, sed per summam animi conten-
tionem, nee raro per summa pericula. - - Est tamen, quod hos inter
atque eum, de quo loquimur, magnopere differat. Videlicet haec pr.-n-ri-
pue nota Columbum distinguit, quod emetiendo remetiendoque immcnsa
Oceani spatia, maius quiddam atque altius quam ceteri, peteb;U. Nun
quod nidi! ille moveretur honestissima cupiditate sciendi, beneque de ho-
genio, giacche il genio e pur esso un dono gratuito di Dio creatore e padre
Dostro.
Ma oltre a questc ragioni di ordine gcnerico, abbiamo motivi al tutto
particolari di voler commemorare, gratulando, 1' immortale impresa. Im-
perocche Colombo e 1' uomo della Chiesa. Per poco che si rifletta al pre-
cipuo scopo onde si condusse ad esplorare il mar tenebroso, e al modo
che tenne, e fuor di dubbio che nel disegno e nella esecuzione dell'ar-
dua impresa ebbe parte principalissima la fede caltolica : di guisa che
eziandio per questo titolo tutto 1' uman genere ha obbligo non lieve alia
Chiesa cattolica.
Impavidi e perseveranti esploratori di terre sconosciute e di piu
sconosciuti man", e prima e dopo di Colombo, se ne conta parerchi. Ed
e ragione che la fama, memore delle opere benefiche, celebri perenne-
mente 11 nome loro, in quanto che riuscirono ad allargare i confmi delle
scienze e della civilta, a crescere il pubblico benessere : e ci6 non a lieve
costo, ma a prezzo di faticosi conati, e sovente di rischi gruvissimi.
iMa pure da essi a Colombo e gran divario. La nota caratteristica di Co-
lombo sta in questo, che nel solcare e risolcare gli spazii immonsi dol-
1'oceano, egli aveva la mira a maggior segno che gli altri non avessero.
Non gia che nulla potesse in lui la compiaeenza nobilissima di avanzar
nel sapere, di ben meritare della umana fumiglia: non che tenesse in
HO
in iinjiiis pe.-torilms sdenl ec ' spem iilili(;iliint siurinu
inr: vertiin \<T.\>- his hnmanis ration!
in illo ratio \.iluit reli^ionis a\ii.i.-. <|iiippe qu.ie sine nll.i dtiliit.ilim,
earn mentem volnnt..lemque Immiui dedit, el in siiininis - Vul-
l.i'i: iili.nii rum solalio pr.iclinit. II. me <-nim pr.ieii|ine seoteo-
liain jttqtio hoc proposituin i ins inscdissc .mini > >-\\^( .1 ; .li:uin Kvan-
[i.T novas terras novaque ninri.i piid'i.u-frr.
Id ijuiiliMii p;iriiin verisimile viil^ri cis IM.I.-S!. ijui in h;mr rcruiu na-
tur.iin, (ju;ic pcrcipitur scnsihus. i-i^it;itiunc muni runiijui- rnnlr.irla, re-
nt iutucri iniiiori. Sod contra in niiixiinis inj;ciiii> ln- !.-r- c\
ut inalint .illins iissur^iTf : snnl mini ;n| concipion los divin.ic li-li-i io-
tus .-illl.it USIJIH- optinii- nniiiiniii foinpar.it:i. (l.-ri.- studiuni ii..tur.n-
rdi-innis studiu (lolnitiluis cuniiinxiTat, .iti|in> h.uistis *>x intiin.i lide
catlmlica pr.ucfptis im-nlcin conform. irat II. ic tic caussa cnin rx astrooo-
i disciplina cl vctcrnin iii(iniiiin>nlis compcrissct, trans noli nrliis ti-r-
minos iii.i^na lorraruin spatia cti.nn in orcidcnlcni p.il.-n-, nulli hoiniuuin
ad cam tlifin c.xplorata, obvenabatur animo inultitudo in^eos, iiiiscramlis
circiiinfusa Irndiris, vcsanis rililnis ac Dconnn inaniuin siipcrstilioaihus
iinplicita. Miscruin ugresti cultu ferisquc morihus vivcrt- : miserius car ere
DOD cal- la ^loriu, i cui stimoli chi e piii Brando pin sontc. <> chc ili-
spn-zzassc affalto la speran/u de'inatcriali vanta--i : ina sovra tulle (|iio-
sic M-ioni miian.- cainpt^-io in lui il sontiincnli) ilcll.i rcli^iom- d^'p^'dri
suoi, dallu qtiale ci prose son /.a dnlthio I' ispira/iunc d-l j.ran disegoo, e
sovento ncirurdna opera di escguirlo no tnisso ar^onicnti di Icrincz^a e
conforto. Impcrocche e dimostrato ch'egli iutose e voile inassimainente
qucsto ; aprir 1'adito all'Kvangelo per ine//.i a nnove terro e nnovi mari.
La qual cosa puo paroro men verosimilc a rlii, ogni pensicro e ogni
lira reslriii.-einli. entro ai confmi del mondo sensiliile, ricus.i di .nlrr
I'occliio pin in alto. -- Per contrario a motn pin nnati per lo
li .ispirare lo aniine voramcntc ^randi, pen-h- sunn l- ine-lio dispoate
inii entnsi.isini dclla Cede. Oloinlio, disposato lo studio dell.i n
ailo /r!n il.'ll.i pieta, ave.i inonto e cnore profondameolc fonnati all-'
den/r . iiiiiliclio. L.mnde pcrsnaso por ar^oincnti aslronomici o aoli'he
/ioni, die al di la del mondo eonnsciiito dove.mo pure eslondersi d.dla
p.irte ii'.M-i-idenle j;ran tr.itli di paesc non [er auci. esplorati. la lede rap-
presentava^'li allo ipirtto popolaziODi stenninate, involte in tenebre d.-plo-
ii, prrdille dietro reriinonie lull rirhe. lufelii il.i
-chi suoi, condurre la \it.i in .iss..etudini sclvagge costmni
ni : ma inromparahilniente piii -rrando rinorare rose di t-apilale iu>-
356 SANCTISSIMI I). N. LEONIS IHVINA I'k"YII)ENTIA 1'Al'AK XIII.
notilia rcrum maximarum, atquc in unius v>ri Dei i^nnntinnc vcrsnri.
llaoc igitur apud animum suiini ;ii;il;ins, primum omnium cxpotivil,
rhrislianum nomcn, christianae beneficia caritatis in occidenteni <-.\tm-
derc : quod tola" rei gestae histori.1 abunde comprobatur. Sane rum ;i
Ferdinando et Isabella Hispaniae regibus priinum petiit, rem suscipere ne
gravarentur, plane exponit caussam, fore id ipsorum gloria ad immortuli-
tatem cresceret, si notnen ac doctrinam lesu Christi inferre in reginnes turn
hnge dissitas instUuissent. Nee mullo scrius compos votorum factus, con-
tendere se a Deo testatur, vt reges divina eius ope gratiaque velle pergant
novas oras nova litora Evangelio imbuere. Ab Alexandro VI Pontifice nia-
ximo viros apostolicos maturat per litteras petere, in quibus ea cst sen-
tentia; sacrosanctum lesu Christi nomen et Evangelium qtiam lalissime dis-
seminare me aliquando posse, Deo adiutore, confido. Atque eflereb.it ur, pu-
tamus, gaudio, cum Raphaeli Sanchesio primum ab India redux Olisipone
scriberet, agendas Deo immorlalcs gratias, quod sibi successus tarn prosperot
bt-nigne dcdisset : gaudere ac friumphare lesiim Christum in terris aeque ac
in caelis oportere, proximo iam gentium innumerabiliun, quae antea ad in-
teritum ruerent, salute. Quod si Ferdinando et Isabellae auctor est ut no-
vum orbem adiri commerciaque cum indigcnis institui nisi a chrislianis
catholicis ne sinant, earn affert caussam, quod incepto conaluque suo nihil
portanza, e non avere pur sentore dell'unico vcro Dio. Onde, pieno di tali
pensieri, si prefisse piu che altro di estendere in Occidente il nome cri-
stiano, i benefizii della cristiana carita, conforme risulta evidentemente
da tutta la storia della scoperta. Infatli, quando ai re di Spagna, I crdi-
nando ed Isabella, propose la prima volta di voler assumere 1'impresa, ne
cm'arisce lo scopo col soggiungcre, che la gloria delle Loro Maesta virrel/be
imperitiira, ove consenlissero di recare in si remote conlrade il name e la
d'tUrina di Gesit Cristo. E non molto dopo, falto pago de' voti suoi, affida
allo scritto ch'egli dimanda al Signore di far si colla divina sua yrazia che
i re (di Spagna) siano perseveranti nella voloutd di propagare a nuove regiom
e nuovi lidi la santa reli()ione cristiana. Tutlo premuroso d'implorar mis-
sionarii da Papa Alessandro VI, gli scrive : spero bene, coll'aiuto di Z)/o,
di poter ormai spargere in tulto il rnonio il sunto nome e il Vangelo di Gesu
Cristo. E crediamo dovesse sovrabbondar di giubilo, allorche, reduce dal
primo viaggio, scriveva da Lisbona a Hatfaele Sanchez : doversi rende.re a
Dio graz-ie immortali per aver gli largito x'i i)n>*iT siiccesso. Che '.V> Crixtc
x'-:llieti c trionfi qui sulla terra, come s'allieta e trionfa ne' deli, prossiinc
exsendo la salvezza di lanti popoli, il cui retaggio sino ad ora fu la per
die se a Ferdinando ed Isabella ei suggcrisce di non permettere st
non a cristiani cattolici di navigare al nuovo mondo e j)i;int;ir traHichi
-rOPHORO C<
; .|.it- Isa-
IM-U.I. <nmmi viri nii-ntnn in 1
nliim: iiiiiiiii idem |d.m pr<>psitmii pirntissim.K
!i" |ii.- :niimo fiMiiin it luissr. lll.i cniiu d<- Gdun
riitunim ut in vast urn OcMBUm M aifatOM d.in-t, rent effectm-u*
<llnriac caussd, magnojw insiynem. Kt ad ipsum Coliiinliiiiu svum!'
iliicciil, opt i me collucutos, scribil, quos ipsanict in expedition?* Imln-nn
xet. qtioxque esset faclura, sumptnx: imif I'nim nmpli^ntiimfi u' rei
ronseculuram.
Alioqui pr.ioliT c.iiissain huin;m;i mninrcm, untie crat illc rnnstiiuti.ini
.iniini(|ii(> roliur Inuisturus ad ca perfcrentta, quuc cuaclus .-! iiMjue ad
<'\tr<Miiiun pcrliTn 1 d |i('r|i-ti? cnntrarias int'llij.'iintis rruililnriiiii si-ntcn-
viroruin principuin rt-pulsas, furcnlis Occaoi tcm iissiduas
\i-ili;is, quilius usiiin luininum plus scincl ainisit. Acccsscr- \<r> -li.i cinn
li.irli.iris, iiiiiicnrnin ct sociorum inlitlclilatos, consc'l-Ml;ic i-(inpir;iliuDe8 T
invidorum perfidiac, oblrectatoruni f;ilinnniac, impositae innurenli com-
pfilrs. Oinniao oecessc hoinini cr.it l.tlmrihus t;mt.ic inolis .ir (.into con-
cursii succ uinlicrc, nisi se ipse conscientiii susleatassot JMI < u.-rrimi i.n-li.
<|ii'>d numini t-lirisliano gloriosuin, att|uc iulinil-if mullidnliui salutare
nolle nuove conlmlo, la ra^'ionc si 6, che il disegno e 1'etenrJiyne. della
stta impresa non elbe altro scopo che I' increinento e ionore d,-ILi rcliyione
'iana. E cio conobbe appieno Isabella, essa che assai m.-.u.. d'ogni
.iltro seppe leygere noll.i incnte tlel ^nnde: ' ;in/i liior tli tlnlibio cho
quella piissima principesst*, di u>ente virile e di .iuiun> ..,!-... nn ebbe
<'lla inrdcsiiiia altro scopo. Scrivcva infatti di (Colombo, ch'i-i iillmntcrcbbe
(cr.i^j;i(is,iii)t'nte il v;isto Occ.mo a (in di coinpie re un' iinpi-fxu di ' uran mo~
mento per la gloria di Dio. K a Colombo medesimo, rctlin < ii.il secondo
via^gio, scriveva: euere egregiamente iinpieunti- If spe*e ch'sll-i m-rra falte
' i he farebbe ancora per la spedizione delle Indie, in yiuitn i-fn- u? *
rebbe la diffusione del catlolicismo.
H.ill'iiliro canto, sc si prt'srind.i d.i un inotivo siiprri'nv, J'<>n.ii> ^vrchlM*
pittuto c}jli altingere perseveranza e lorlo/za p;iri allo tlurt- (irnvc. rhe gli
I'u forza afTrontare sostcncre sino all'iiltim-'/ Intcndijinn l'n|i|>osiziooe
do' dotti conteinpor;mt>i, le repulse da parto <\>-' prinrijii, i TJM Id del mare
in fortun;i. !< \.-Ji' 1 incessanti, sino a sinarriru<- piu d'un.i \oita la vi-
sta: aggiungasi lo lien- tenzoni n>i srl \.i--i. i tr.idiiiicnti ..i .uiiiri .
p.i::ni. lc srdlrnite coogiure, le perlidic degl' invidiosi, ! <.>niii:dc del
malevoli, ! immeritatf r.itrnc. Airentirine |-fvi di tanto solTereoze ei
dovr Itro soccombcre, se non )o avesse fraoclieggi.ilo la coscicnza
d.-iriinpresa nobilissima. ftH-imda di gloria all.i t-ristianit.i, di salute a
358 SANCTISSIMI D. N. KOYIDKNTIA I'AI'AK XIII.
piTspidehat faro. -- Quod qiiidcm factum ipsa temporis adiuncta mirifice
Hhislrant. Siqtiidcm Ameriram Columbus aperuit quo tcmpon- prop*- IT.I!
uf inagna in Ecclcsiam procella innimbrri't. Ou;inlmn i-ilur -\ rcriiin
eventis divinac providentiae vi;is existirnare homini licet, vcre singul;iri
Dei consilio natus videtur ille Liguriae ornainenlum ad ea, quae callio-
lico nomini ab Europa impendercnt, detrimenta sarcienda.
Vocare Indorum genus ad instituta Christiana, erat profecto Ecclesiae
munus atque opus. Quod ilia munus statim a principio inchoalum, insi-
stere perpetuo caritatis tenore perrexit, itemque pergit, ad ullimam I'a-
tagoniam novissimo tempore progressa. Columbus tamen certus praecur-
rere ac munire vias Evangelic, penitusque hac in cogitatione defixus,
omnem operam suam ad id retulit, nihil fere aggressus nisi religione duce,
pietate comite. Res commemoramus vulgo compertas, sed ad mentem
animumque viri declarandum insignes. Scilicet coactus a Lusitanis, a Ge-
nuensibus, infecta* re, abire, cum in Hispaniam se contulisset, intra pa-
rietes religiosae domus ad maturitatem alit meditatae conquisitionis grande
consilium, conscio ac suasore religiose viro, Francisci Assisiensis alumno.
In Oceanum, circumacto septennio, denique egressurus, quae ad expiandum
animum pertinent, curat in procinlu: caeli Ueginam precalur ut coeptis
milioni di anime. Impresa, intorno alia quale fanno luce gli aggiunti
del tempo. Imperocche Colombo svelo 1'America, mentre una grave pro-
cella veniva addensjindosi sulla Chiesa : sicche per quanto e locito a mente
umana di congetturar dagli, eventi le vie mistcriose della Provvidenza,
1'opera di quost'uomo, ornamento della Liguria, sernbra fosse particolar-
mente ordinata da Dio a ristoro dci danni, che la santa fede avrebbe poco
stante palito in Europa.
Chhimare gl' Indiani al cristianesimo, era senza fullo opera e uffizio
della Chiesa. La quale sin dai primordi della scoperta, pose mano a fare
il dover suo, e prosegui prosegue sempre a farlo col medesimo zelo,
inoltratasi, non 6 molt' anni, sino all' ultima Patagonia. - Nondimeno
persuaso di dover pcrcorrere e spianar la via alia (ivangelizzazione delle
nuove contrade e tutto compreso da questo pensiero, ogni suo atto coor-
dino Colombo a tal fine, nulla quasi operando se non ispirandosi alia
religione e alia pieta. Hammemoriamo cose a tutti note, ma preziose a
dii voglia penetrare ben addentro nella mentc e nel cuore di lui. Kor-
x;tto di abbandonare, senza aver nulla conchiuso, il Portogallo e Geneva,
e voltosi alia Spagna, all'ombra di un cenobio *-i vieno maturaiiilo Talto
tfisegno, confortatovi da un rnonaco Franccscano suo fido. Dopo sette
anni, spimlalo fmalmcntf il giorno di far vela per I' Oceano, s' accosta
iii divini sacramenli : supplica alia Hegina del cido die pi.icd.ilo di pro-
KPISTOLA IK i ;.-,'.(
a< * sil I, quam . mi rninc
.up'Tat. Mo\ iii .ilium proved 1)v v marl,
tocil , tranquillam mentis nmstaiitiai. 'his Deo.
sit urn h. minis ipsa loquuntur imposila insulis u . nomina :
quidcm uhi .illigil. Drum omnipct. :|plex ador.it.
neque pen ~ MI. in earum init, nisi in norn'mc Icsu .' i huscumquc
appulsus oris, .'!! hahet qiiicqtiam ,mtiqtiius, quam lit , , ,3 sacrosanc.lae
simulacrum dHuat in litnre: diviniimijiie UeileumtorU H.MIKH, |IHH| lo-
; iuerat ad sonitum murmuranlium II . uiim. in novas
insulas primus inlert : eamque oh caussam ad llisp .. M|..UI aedili
initium a moLiinne templi lacil, popular, sque celdiri; n
noniis rx'rditur.
In i-ilur quo spedavil, qui<l e-it lioliimbtis in reg ; onihus tanto maris
terraeqiie trac'u ind.igandis, inaccessis ad earn diem atqoe incullis, quarum
tameu liumanilas et nonien et opes releri cursu in lant.im amplitiuiioem,
quanlam viuVu.u-;, postea crevere. Qua tola in re m.i-iiKiido ucti, et vis
varielasque hc:ie!iciorum, quae inde conscnila sunl, ^ral.i quidcm recor-
d.dionc atqin MI;,; honoris signification!- cdehr.iri liominrm iubent: sed
prim urn omnium agnoscere ac venerari singular! ralionc cporlet aeternae
mentis iiunier dque consilium, cui scicns paruit aique iuservivit novi
inventor
logger I' ini|ir >,i e guidare la rotta : e non comanda di Icvar le an
se Don dopo iavorata la Santissima Trinila. Avan/atnsi qnindi in cain-
miuo, Ira T iiiluriar dei njarosi o il tumultuarc dell' i-quip.i-gii), uiun-
tiriic inaltcrat.i la serenita dclia sua f'Tinr//.,, Micn>- l.i li.luri.i in Dio.
T.irlano del SIM inli>ndimcnto prrsino i noini novoll.iiucntf iui|o8ti allc
isole novcllc: ,t ciascuna doile quali, appcua postovi il pi*>, adora suppli-
rht-vole Iddio ounipolcntc, e non nc premie possesso die in nome di Gc*u
Critto. DovuuqiiH approdi, il primo suo atto e di pi.mlar sulla spiaggia
roce: e dopo ave.r tante volte, al rombo de'fltilli mtigghiauti, inneg-
^i.ito in ald> .narc al nomc sanlissimo del iS.'d.-nlnr.-, lo fa risonarc
vgli pel priiuo nelle is>l ( - da lui scoperle: e pero .dl.i ^ingi.uol.i il primo
edifizio ' una Uiicsa, la prim > testa popolare una soli-mnia n-ligiona.
Ecco dunqiie cio die intese. cio du- voile CoIomlN* ncll'awenturarsi
per tanto spa/io di terra e di mare all'esplora/ioiie di o>uiradi>, ignorate
sino a ipiel it iiipd ed incolte : le quali peralim in lalio di dvilla, d'in-
flut-n/a. .., mr/a, salirono poi velocemenlc a quel gr.idn di allezza, . In-
ognuno v - La grandezza dell' a\ venimento e I., im omiuensurabile
importan/a de-:i i-lfeiti die ne se^uirnno. rendono doveros-i la ricordanza
e la j;l..rin.-.i/i i. dell'eroe. Ma e debilo, innanzi tint.', di riconotcere e
venerare singolarmunle gl Hi decreli di (juella meule elerna, alia quale
uhhidl, consapevole stromento, il ri -1 nuovo mon
360 SANCTISSIMl I). N. LEONIS DIVINA PROVIDKNTIA PAPAE XIII.
Quo igitur digne ct convenienler veritali solemnia Columbian;! a^rantur,
ad celebritatum civilium dccus religionis adhihcnda sanclitas est. I'mpti r-
eaquc sicut olim ad primum fact! nuntium grates Deo immorlali, prn-
videnlissimo, publice actae sunt, praccunte Pontifice maximo: ita nunc
in rcnovanda auspicatissimi cvcotus memoria idem arbitramur faciendum.
Edicimus itaque ut die XII Octobris, aut proximo die Domioico, si Ordi-
narius loci ita cxpcdirc censuerit, in Ecclcsiis Catbedralibus et Collegia I is
ex Ilispania, Italia, alque ex utraque America, post Ullkium diei, solemoi
ritu Missa celcbretur do Sanctissima Trinitate. Quod, praeter nationes quac
supra memoralae sunt, apud ceteras quoque confldimus fore ut idem,
Episcopis auctoribus, peragalur: quod enim omnibus profuit, id convenit
pie grateque ab omnibus celebrari.
Interim divinorum munerum auspic.em et paternae Nostrae benevolentiae
testem, vobis, Venerabiles Fralres, et Clero populoque vestro apostolicam
benedictioncrn peramanter in Domino impertimus.
Datum Uomae apud S. Petrum, die xvi lulii An. MDCCCXCII, Pontili-
catus N 7 ostri Decimoquinto.
LEO PP. XIII.
A celcbrar dcgnamente e in armonia colla verita storica le solenuita
Colombiane, e dunque d'uopo che allo splendore delle pompe civili v.ula
compagna la santita della religione. Ondc come gia al primo annunzio
della scoperta furono rese a Dio immortale, providentissimo, pubbliche
grazic, primo a darne 1'esempio il Pontefice ; cosi ora ncl festeggiar la
memoria delPauspicalissimo evento stimiamo doversi fare il medesimo.
Disponiamo percio, che il giorno 12 ottobre, o la Domenica sussegu;nle,
se cosi giudichera espediente 1'Ordinario del luogo, nolle Chiese Cattedrali
e Collegiiite di Spagna, d' Italia, e delle Americhe, dopo 1' Uffi/io del
giorno, sia cantata solennemente la Messa de Sanclissima Trinilale. Oltrc
alle regioni sopra mentovate, confidiamo che per iniziativa dei Vescovi il
medesimo si faccia nelle altre, essendo conveniente che tutti concorrano
a celebrarc con pieta e riconoscenza un avvenimento che torno profittc-
vole a tulli.
Inlanto come auspicio dei divini favori e pegno della Nostra paterna
bencvolen/a a voi, Vcnerabili Fratelli, e al Clero e popolo vostro impar-
tiamo affettuosamente la Doncdizione apostolica.
Dato a Koma presso S. Pietro, a di 16 Luglio 1802, anno decimo-
quinto del Nostro Pontificate.
LEONE PP. XIII.
JL
II. P. LUGI PRHVITI S. I.
Alle parccchie dolorose perdite, chc in mcno di un ;mno aveva patite
il ('.nil. '-in dfll. i Civillt'i Cutlolicu, si e aggiunla ultiiuaincnte un'altra non
men doloriKa, rolla inorle del I'. Luigi I'rcvili, awenuta iu Alhaoo la
mattina del 12 dello scorso luglio. I nostri let tori, alcuni do' quali lianno
nsalo con lui porsonalmente, od allri mollissimi chc lo lianno coDosciuto
o sia n%'li scritli dali alia luce, o sia in opera di jiredicazione. avranno
iro avernc da noi una memoria alquanto piii |>.irlin>lareg-
.-iata. E noi hen volentiori li contenteremo, bcnche con quella brevilii
<-h'' sol ci cnnscnte lo spazio: con chc pure verremo in parle u consol.ire
qutll'aiiiaro dcsiderio che ha lasciato nel nostro cuore la sua dipartita.
11 P. Lui^i Previli nacque in Palermo, di oncsta famiglia, n-l 1823,
c fecc i snoi primi sludii ncl Collogio massimo dclla i . di Gesu
<li (jiii'lli tl;i. S.-ntissi allora ispirato da Dio ad abbracriarc 1'lsli-
tuto de' snoi maestri, confortato Torse a cio anche daU'esoinpio domestico
di un suo zio malerno, appartcnuto pur csso alia Compa^ni.i ; c fc' sol-
li-citi- |i< rscveranli istanze ai Superior! che il volcsscro conteotarc. C
<juesli, avvoirnarht 1 ' yssai lencro di ela, non avendo ancora compili i quat-
tonlici anni, uondimcno perche d' ingegno dcslo e \iv.n-c e d' innocent!
costuini, lo arrolsero nel Novizi.ito. Da' varii a'jeddoli, che e^'li solcv.i ;
.re di qne' due anni di pruova, DOD meno si fa manilesta la viv;n-i(a
dclla sua indole, che lo studio di cornv.-'Tl.i, act-oppialo ad una c
plan- obbodicnza. Frutto ne fu un amor sinj:ilare alia .ioneche
;^li aiitin si'iiijire ( TI-V cndo, e di cui diode luminosc pruove ne' varii pe-
riod! ddla sua vita, traverse le calamilose vio-ndc, per le quali e passata
ii|i.i;iii.i.
Compito il Novizialo diede opera agli studii, priina di Ictl.T.- c p->i .li
Kilosofia; ins%'no parc-cchi anni (irainiiiali.-.t, c, dnpt aver forniti j;li sludii
. allri no\c l!.-it.,ri.-a. .Nell'ufficio di maestro furono in lui notate
.lot! special!, ben difflcili a trovari unite insieme, quella di saper
,i rol freno dt-lla cs.it la lisciplina. e r..llr.i ill ^uada-
gnarnc gli aniini colla patcrna ain-re\o|zza e soavila: donde quella sin-
362 HOLOGIA
golare aflVzitire -on die i suoi disrepnli ::li rim;isern geoeralroenle
anche in segiiiin. in tult'i j, r r;idi die vcnnoro occupando nella sncieta e,
non rnde volte, ;-ncho nolle file, ostili.
Sopraggiiinle le rivolhire del i860, con quella sorie di tradimenti e
defezioni di (iep- r.-ili cd uffiziali dell'escrcito njipolitano clie omspgnarono
nelle in;ini del 'i.irihaldi la Sicilia, e quindi a poco il regno di Niipoli; e
handito da quelln il draconiano dccrcto di proscrizione dall' Isola di tutti
e singoli i Gesuiii, il P. Previti si ricolse nclla Francia presso i suoi
confratelli dolla r.ompagnia, fra'quali, in varii de' nostri Collegi e Convilti
di piu citlii dimoro molti anni in ufficio di lettore di Filosofia e di altre
discipline a quo' giovani alunni ed anche ai nostri studenli, esercitanda
nello stesso tempo altri ministerii proprii del nostro Istituto: come fece
altresi in allro nostre case della provincia veneta, dove si tramuto di
Francia verso il 1870. Da questo tempo in poi, ed in Palermo, sua pa-
tria, dove torno dopo un anno, od in Firenze ovc, dopo molti altri anni,
fu destinato da' Superior}, tutlo si dedico al ministero dclla predicazione,
sia nelle quaresime, sia fra 1'anno con missioni ed esercizii spiritual!.
Del favoro incontrato universalmentc nel difficile ministero di dispensare
la parola di Din, specie nelle quaresime per lo spazio di piu di qu;tt-
tro luslri, non e mestieri dir molto, bastando sol ricordara, die le piii il-
lustri cilt^ gareggiavano di averlo; ed in Firenze, in Roma ed in Geneva
fu ascoltato non solo con soddisfazione, ma con ammirazione da scelti
ed affollatissimi uditorii.
Ne meno conta 6 la sua valentia, come scrittore, a cagion della quale
fu da noi desidirato collega nella compilazione del nostro Periodico, e
da' superiori concesso stabilmente nel 1885; giacche anche negli anni
precedent! ci a\ova fornili parecchi lavori. Era egli dotato di-una certa
singolare versatilith d' ingegno, die porgevasi pronto a qualsivolesse sog-
getto; di ammirabile facilita di concepire e di esporrc i suoi concetti,
che spesso l.-nnpeggiavano d' improvvisi sprazzi di luce; ma non aveva
pero la paziVma di tornarc sullc sue cose, di limarne il soperchio, di
riforbirle delle piccole inesattezze di vario genere, ne di quelle imperfe-
zioni di stile, che la fretta suoi recare con se\ Ma eran falli agevolmente
emendabili.
Nel tempo die passo nella Civilta Cattolica suo compito principale fu
quello di coni|'l;irc la cronaca contemporanea, che fedelmente forni sino
allo scorcio d<I p r ssato anno; non si perd che non si occupasse nello
st(-sso tempo di altri soggetti e trattazioni. Nel primo anno, di fatto,
oltre alia cron;ica, attendeva ancora ;i quella insane o|ier,i, die fu poco
appresso pubblirata, sopra Giordano Bruno e i suoi tempi; e ne^li anni
seguenli veniva liitt' insicme fornendo alia stessa Civilln Cdlttiiii-n tra di
articoli e di riviste, cosi gran rnpi;i, dio essa sola s;iria bastata ad una
p'T "mo MTIII n!,, ,,1,-nni 1
principal! ; COOM -li sull.i /<
bniti in parecdii volu-ni delle S.-rie \1 . XII; quelli sul I'eniiero call
nella ttwia ci.ntfmporuneu d' Italia, omU'Diiti in piii \olmiii ddle
MI Mil; /' ''lit- delta plelx- iu due arlicoli del voi
lliunomnnia, due arlicoli uel v.d. 10 delta Seri.- Mil
-///> (// f.'niH Maestro delta Mas*n.-ua ncl vol. I -2 delia >,-rie XIII;
/.<; liiiulniiviie dell' 89, c la nrilla mim-.i in 10 arlicoli io piii voluini
dt'll.i Si-ric XIV; cd ;illri iiiulli^sinii : il Kacconlo: Lwilln. <> un epuodio
del Terrore. in piii voluini dcll.i Srric XIV, * I'.illro I.,- \'ininu del Dicorzio,
cli- rimasto inrdiiipitito, uc^li ultiiui due voluini ddh st.-ss;i Scrio.
M.I intanlo clie lavora\.i con si jjr.tu Icna per l.i Civilla ('atlitlica, egli
Don cessava d.illa pn-dicazione, non solo uell.i (juan-siin.i, o.m! si 6 ac-
cennato, ma aoche in altrj tempi d(>irauno: .-.I appunlo dopo due niissioni
j, r uito fra il sctlcinbrc e Tottobro del passato anno, -li si inanifeslarono
i primi indi/ii del male, die, comliiiUulo vigorusann-ulc da priina si i-ln-
parve doinato, torno non guari apprcsso ad atlac.-arlo con lanla fer
<-li', non ostante le piii squisito euro usategli per piu inesi, dovetle fi-
ualineiile si>ccoinl>oro alia sua violenza. Duniolc la su.i lun^a malattia,
ma specialmente negli ullimi giorni, e^li ili.-de esempii di LT..U pazieua
nel tollcrarc gli acerbissiini dolori die il (ormentavano, sonza quasi dar-
uli posu, di pacilica rasscgnazione e come ahliandono uellc man! di hio,
e di cristiana umilta domandando ripctulamente pcrdono a tutli : ricev&
piii volte con gran divozione il SS. Viatico, c poco prim.i di spirare
I' estrema I'nzione: fmalmente cou molta quictc si addonnenlo ncl Si-
^nore all.- <> e 30 del mat lino del I- luglio.
Come s' e potato scorgere da questi lirevi ct-noi, cgli si segoalo per
molle virtu, proprie del grado sacerdolale e dello slalo reiigioso; ma
quella die puo dirsi essere slata la piii distintiva, In l.i carita. A ca-
gione de* miuisteri, per tanti anni esercilati, e delle sin-oLri attratli\e
della sua conversazione, estesissime crano le sue nmox.-enze e, com* 6
ladle imiiia-inare, inolte crano ancora le nccessiUi c le iniseric di gran
parte de' suoi conoscenli. II I 1 . I'reviti era il rifugio di tnlti cosloro;
ed ove il poleva e la condi/iou di rdi-ioso non gliel \ielava, uou Iu
m.ii (lie HI ; _assc a verooo I' opera sua, facendola valere in loro aiuto
\<r< i non podii potenti, di cni, come abhiamo .icrenn.ilo, godeva
r.imi.-i/;.i. Nou i- .juindi nu-raviglia, die la morte di lui sia sUU a molti,
andie esdrni, ( agionc di gran dolore; come in parte oe ne (anno
teslim. iji.ui/.i -li .iltestali di coutlogli.uu! 'iio da molle
geulili p ijn.ili amorevoli ufticii uoi rendiam<> loro pul>blican><
a lutti i lostri letlori doi^
zioni o sullragi per 1' anim;i <lel raro d-'lnnto. It. I. I'.
3ft4 NECROLOGIA
<tl'I III III I . I'lll * I I I
Delia poesia lirica italiaua. Palermo, presso G. Pedone, 1850.
Discorsi del Conte Carlo di Montalembert pronunziati dalla trihuna fran
cese e pn-ceduti da un discorso del P. Luigi Previti. Palermo, stamp. F. Spani-
pinato, iNol. Un op. di pp. XII-HO in 16.
Corse di poetica ad uso della gioventii italiana. Palermo, tip. Vizzi, 1854.
Delle ipedizioni polari. Roma, tip. di Roma, 1876, in 16 di pp. 320.
Studii sulla letteratura rivoluzionaria in Italia. Palermo, A. Palomes edi-
tore, 1876. 16 di pp. 420.
La Chiesa e la liberta moderna. Conferenze. Palermo, stamperia militate,
1880. Un vol. in 8" di pp. XXX-392.
II Pro testa ntesi mo. Conferenze polemiche recitate nella Chiesa del SS. Sal-
vatore. Palermo, tip. Lorsnaider, 1881. Un vol. in 8 di pp. XV-360.
Delia decadenza del pensiero italiano. Seconda edizione. Firenze, tip. M.
. Ricci, 1885. Un vol. di pagg. XXXII-449 in 8. L. 4,00.
Racconti e leggende. Prato, tip. Giachetti, 1886-90.
Vol. I. di pagg. 536 in 16 conliene : Carneh'ci e vittime La con-
giura di Babington. L. 2,10.
Vol. II. di pagg. 490 in 8 contiene : Povera Mamma Dall'osteria
alia Reggia I Diamanti della Principessa di Beira. L. 2,10.
Vol. III. di pagg. 483 in 16 contiene: II martirio dopo le nozze
La famiglia ebrea Checco il trovatello II Bandito II Diavolo di fuoco
I Gemelli della Basilicata. L. 2,10.
Vol. IV. di pagg. 506 in 16 contiene : Un nobile decaduto Gli ultimi
giorni di Tiberio a Capri Lucilia e Servio Gisla e Serena Cose incre-
dibili, ma vcre Lucilia o un episodic del terrore. L. 2,10.
Giordano Bruno e i suoi tempi. Libri tre. Prato, tip. Giachetti, 1887. Un
vol. di pagg. 486 in 8. L. 4,50.
La Brunomania in Italia. Roma, tip. Befani. 1888. Op. in 8 di pagg. 40.
Cent. 30.
In occasione del monumento a Giordano Bruno. Roma, tip. Befani, 1889.
Op. in 32 di pp. 35.
La Rivoluzione dell'0ttantanove e la Civilta nuova. Prato, tip. Giachetti,
di pagg. XXXVI-190. L. 1,50.
Lucilia. Racconto. Seconda edizioue. Prato, tip. Giachetti, 1890. Un vol.
di pagg. 262 in 16. L. 1.
Del Divorzio. Sua origine e suoi efletti. Op. di pagg. 93 in 16.. Roma,
tip. dell' Italia amminislrativa. 1891. L. 0,10.
La tradizione del pensiero italiano. Roma, tip. Befani, 1891. Un vol. in
16 di pagg. XVI-592.
CRONACA CONTEMPORANEA
Roma. 1-J5 luglio 1892.
I.
COSE ROMANS
\. La luce clcltrica a Roma. 2. II Consiglio comimale di Roma e risparmii
mille Bcuole laiche. 3. La Penevenmza di Milano sull' Enciclica ai
Fr.mcesi. I. Brrvt; sill culto dellu S. Famijilia. 5. Concistoro in
V.iiirano pmvvista ili sedi vacant!. 6. Morte del Card. Battaglini.
7. Appunti storici.
I. II -i luglio un' insulilii gioia rcgnava a Tivoli. Kr;i una fcsta detta
di'ilti'i, dice tin jjiornale anticristiano, i|ii;isi insultandoci. () se fosscro lulte
di qm -I. i f.itta le feste della civilta, mi s.ir.Miiino scinprc i primi a li.it-
tT l^ mani, come coo gioia |il;niiii.iiiio a (juolla ili Tivoli. Altro ^ quaodo
lialt-//ani per civilla eerie bombc c cTti ^rirn.ilili-lli ! Ma narriamo
La son'Ha an^lorornana, partita da.'la sta/.imx- di Pprta S. Lorenzo io II
vcttur.'. tuttc pi(>no, si diri^ova alia volta di Tivoli por celcbrarvi 1
gantcS'-a oprr.i. mnai comlotta a (ermine, dellu trasniissioDc dclla forza
rira da Tivoli a Homa, Irasrnissiooe falta i >lla casoala dcU'Atii
l.d.-lu; tiitt.i liuin.i, tra poco, sara illuniinata .1 luci- i-lcttrica. Nd pros-
simo sclteinlir. 1 ^ia siranno in tal guisa ilhuninatc l.i pi. //.i dclla staziooc,
quclla di Termini, via Na/ionale, il Corw V. E., le vie di S. Nicola da
utinn, del Tritone o Vcnli Scttcmlirc. LI- lampadc a luce liianca con
grossi globi a forma di pcra saranno SOSJMJSC, cum.' in a lire citta, in al(.
e nel centro delle strado, potendosi in lal moJo trar profillo di tutta
liazione.
II documcnto migliore, riguardauti* qm-slu fatto, veramcnte r^i*
O/)IM, s' \\-\ ncl dis. i rsi die il prof, liu^licliim Mcn r iriui tcnnc allu
illustrc i r nn.ma a cui ' dovuta 1' opera insi^'ne. Esso 6
ripnrlato nel n. del <> lu^liu deir^v.-vrro/ore- H-nnano. C.\ piace, per dare
CRONACA
ulterior! noli/ic di quc^t-i f'.itln, riforirc, alinono in parlr. I.- sue
che sono qnrllc di clii in qin-lla materia i: a casa sua.
II volume dcH'acqua, che vi accennai, e condotto in s<-i -randi tur-
bine, delh c.isa G.'in/ di Budapest, lc quali mettono in movimento altn-i-
tanlc inacchine produttrici deU'eletlricita ad esse direttamente accoppiatc,
dclla forza di treccntocinquanla cavalli Tuna; a qucste sei maccliinc di
namo-clcttrichft ne sono unite altre tre piu piccole dclla forza di cin-
|iiani i cavalli Tuna. Diversi anni fa la Societa anglo-romana per la illu-
minazione di Roma, per iniziativa di un uomo di vero genio, il Cornm.
Carlo Pouchain, prcse 1' iniziativa dell'impianto dell'elettricila in Roma.
Nell'86 s'inauguro ncllo slabilimenlo del gas ai Cerchi la prima officina,
col sistema Edison ; di queste officine ne esisteva una sola in Italia, qurlla
di Santa Radegonda a Milano. Avendo diamdri lunghissimi da attr,
sare, in una citta come e Roma, dovevamo trovare un sisterna che da
un'unica officina ci permettcsse di irradiare la forza elettrica per lunghi
raggi, fipo a sei chilomctri di distanza. All'ingegnere Wcin della casa Ganz
di Budapest si deve, se riuscimmo a creare il distributore con correnti al-
ternanti.
* II progetto ora realizzato fu da noi studiato ed elaborate nel 1888.
Le dinamo a correntc alternante e le eccitatrici a corrente diretta furono
ideate dagl' ingegneri Zipernoroski e Deri della casa Ganz ; merce i con-
sigli di illustri uomini, tra i quali il venerando mio maestro professor
Blaserna, che vedo con gioia qui presente, si pot6 realizzare cio che di-
cevasi una pazzia.
Fu graode merito per la Societa anglo-romana 1* aver deciso di am-
pliare 1' impianto elettrico dei Cerchi, ricorrendo alia forza delle acque di
Tivoli ; progetto arditissimo e dispendioso, poiche si doveva superare una
distanza di trenta chilometri ; il problema ora e risolto ; ma io credo che
noi non abbiamo vinto una battaglia, abbiamo semplicemente risollo con
serenita d' animo un problema, sicuri come eravamo della csattezza dei
nostri calcoli. Gli apparecchi di regolaggio e di controllo sono ideati dal-
1'ingegnere Blathy. La linea elettrica si compone di quattro cordoni di
rame puro elettrolitico, fabbricalo dalla socicta metallurgica di Livorno.
L' avvolgimento in trecce fu fatto dalla Ditta Pirelli di Milano. La lun-
ghezza della linea e di 25 kilometri fra 1'officina di Tivoli e 1'officina di
distribuzione a Porta Pia. Di questi cordoni, due dcbbono servire di scoria.
Le trecce di rame sono sostenute da speciali isolator! di porcellana, fab-
bricati su nostro modello dal Ginori. 1 pali di sostcgno, in numero di
707, sono formati da due travi a doppio T in acciaio di 160 millimi-tri
d'altezza, opportunamenle collegati. 11 filo piu basso si trova metri 7, 52
sopra il livello del terreno ; 51 piu alto, metri 9, 35. I pali sono piantati
in una zona di tre metri di larghezza che e stata appositamente cspro-
CONTKMPORANBA
.
1. 1 litie.i
atlraversa I'Anieue in nn punto prettO l ri I'r I M i. '
ruth) uoa passarelli di :<rr... .Ml, luce ili metri :!-_, per
vr possibile il seni/in d' ispe/iou.- lun^n l.i I'm. -a ... I., i distri!*u/
la facciamu run lampad.- ,.d arco pi senizio muninpale. ,i inr.mdescenza
pel servizio del privati; oil re ;i do, abbiamo disponiliilc l.i '
mntr r;i In vedrd.- ne-li , -spentm-nti die cs'-uiremo ;i I'orl i I'i.i.
ID latli. appnia -iunlo ,i |!MIM.I il Jrcim i lie ri>D(Juccva i vj;ij; r
(ii Tivoli, furono condotti Ira im.i filta sicpr <ii |M|MI|D .1 \ill;i I'.ilrin,
vicinn .1 I'urt;i l'i;i, ovc l,i snciri i ,!,! _ is avcv;i |rt'|i;irato IIDO 8|icttarn|i
indiiiicntic.iliilc per Ic mLli.ii.-i di l.iuip.idi- .id iiii-..iid.">r.-n/.i disport
ii ndoniif Ira il v.-rdc dcllc piaotc. Talcho la fost.i ddl.i Inn- non
riiiscin' piii splcndid.i.
2. II .* lu-lid comiocio ncl Consigliu Couuinali- di lloina, a propocta
di'llo stosn Sindaco, il dura (lactaoi, la discussionc sul ridurre, pt>r eco-
nuiiiia, Ii' spcsc dellc sennit- del Lomuoe. V'eraoo in fatti \i-n- spivs.- di
lusso ai };iardini d' infauxi.i, air.-din-.itnrio P.r-in.i .M.ir^herila, allc scuole
st-r.di. alia scuola supcriorc fiMiiininilo, alia sriml.i pri'fi'ssional.- liMiiiniDile,
al (loDvitlo (Idle allicve maestro e in varii altri Islituti inunicipali. II
Sindaro propose anche la sopprcssiun<> dello scuole serali e festive o.in-
pleuicDtari, Ic quali non avevann quasi alunni e costavaoo 24 inila lire
annue,
Tiilli sauno il Sindaco non esser gia un <-l,u-nl>\ e s<- pmpooeva
ijuc' rispannii sulle scuole, era solo per ver.i n. ( essita, fondata sul noto
ad,i-iii di scnso comnne die unt?u rst e*se et pontfn }>hHosophari Hr
il I'linv.ijrnoli ed altri tiran- in mezzo il patrinttismn e la paura d'i cle-
ricali, gridando che con quellc economic veniva a diminuirsi rautnrita
IlKirale che la Homu nunva de\e t'Sen-ilare sillla edlicazinili- ili'lle -cne-
ra/inni future. Hoina, ei disse, dcve alfermarsi m-lla scuola laic.i p.-r com-
bat tore IMnflueoza delle scuole cli-ricali, dc\e s'i-np.irtisce un inse^namento
anlipatriottico e quindi pn-ferisci) piuttosto un aumento della quota ddla
tassa di lami^lia die tina diminuzione sulle spese per la puhMica islru-
/ione >. Ma sorse opportunamente il Santucci a riliattere Taccusa vlllana
Ian. i. it a contro i cattolici. L'Ouervaiore Ii. riporta ;HT intero il dis.-orso
di lui nd n" del 7 luglio. Ne citeremo qualcli" brano. L'on '.'
gnoli per riscaldan- Tainliiente e sviare la quest ione d.d suo vero ol
tivo h.i credulo d' inlonare un .-antn di ' -II' oe-
mici della palria... ! non posso lasciar. ,...sta I'accusa d'anti-
patriottismo die Ton (iiova-noli h.i l.,n - imle pr
di Iloina, lie [Mtsso toll, r.ir.' che il liil..;jci coinunale d.-lla I' I
nine un arillaliieuto contro di eve. ilil-
368 CRONACA
paftfscOno ;dlr famuli i risli.me un;i snd.i nlnca/inne reli^iosn e HUT
quale Ic famiglie cristi;me hanno il diritln dYsi.unv. Keen la l.ir.i rarat-
tcristica. Mn, quanto ;t polilica, esse non nc fanno, c In ma^inr -aran-
zia di 'io flic io dico sta ncl fatto che 1' islruzionc vi ' data il.i n
slri patenlati sopra programmi govcrnntivi, c sotto lu continua e s
vigilanza dcgli ispcltori regii. Questo dovrebbe baslare all'on. (Hova-noli
per convenire che la sun accusa e infondata, c per ritirarla. Che se r_li
dopo cio, si contcntasse soltanto di restringere la sua accusa, e lasciando
in pace I'andamcnto gcneralc delle scuole private, dichiarasse d'avere
alluso a qualche fatto particolare, io questo caso io 1'inviterei a citarlo ;
ma contemporaneamente gli direi die non ci provocasse con cio a citare
da parte Jioslra qnei fatti parlicolari in cui 1' insegnamento delle scuole
comuncili e stato I6rlo esplicitamente conlro le convinzioni rcligios
si badi che quesli fatti sarobbero ban piu gravi di qnelli che ogli riu-
srisse a citare, pcrch6 1' insegnamento private e impartilo a spcsc di co-
loro che Io desiderano jiitittosto in un modo che in nn altro ; quindi,
qualunque sia il sno indirizzo, non abusa delle sostanze e della liberta
dci cittadini, mcntre 1' insegnamento comunale e pagalo col danaro di
ttilli, e quindi non puo, scnza slcalla, cssere rivollo a fini partigiani, a
ofTondcre Ic convizioni della maggioranza. E Io stesso on. (linvagnoli cnu-
prendera quanto sarebbe sconvcniente che fosse ridotto ad arme di guerra
il bilancio dell' istruziono, quando a nutrirlo contribuiscono largampnte le
stesse persone, contro Ic quali si vorrebbe far guerra. >
Queste parole, dettate dal buon senso, feccro il bramato efTetto, e il
bisogno di vivere pole piu dell' anticlericalismo e del cosi dt.-tio p;itriot-
tismo. In falti nella tornala del 9 furono approval* 1 : 1* economia di 24
mila lire per la soppressione delle scuole serali e festive complemontari;
di 48,236 sui giardini d' infanzia ; di 6,140 lire sulle scuole serali per
gli arlicri; di 4,500 sulla scuola supcriore femminile; di 1,500 sulla
scuola professional femminile; di 2,550 sulla scuola preparaloria alle
;irti ornamenlali; di 1,300 sulla scuola commerciale femminile; di 1000
sull' islituto per le macstre giardiniere; di 17,175, gugl* insegoamenti
facoltativi; di 8,000 sulla spesa delle premiazioni. La somma infora dei
risparmii ascende a 113,271.
3. Non vogliamo omeltere di regislrare alcunc sensate parole della
l\vseveranza di Milano sopra 1' Enciclica, ormai famosa, di Leone XIII ai
Kr;mcesi. La verita cvidentemente si fa strada. Questa e la conclusione
che si sprigiona da se, al vedere che anchc la stampa liberals ilaliana
applaude alia nobile idea del Papa. Le parole indicate sono del 7 luglio.
Non v' ha, pare, se non i veccliissimi, i quali conservino quali-he
vi^dre in Europa, vigore, diciamo, d' indirizzo intelleltuale nella condotta
politica degli Stali. II (iladstonc e il Bismarck son prova di quesla os-
CONTEIIPORANEA :M>
ii. ! IT- ton
Mil n' (' prova, a capo dclla pi che
esista al moDilo. l'.tr- die in ipi.-i.i im. di secolo noo si giunga a e
ere povani .-In* ;i ollanl' atini. Li lettcra. in f.itti. <li l..-..n.- Mil al
Yescovn di (ireimlde c un document", die \icri dnpo l.mli .illri, a prota
M LT.III chiarez/a di mcnte e di un;i ma^ior lcrmc//.a di pn>|iosUo
in lui.... hicnno, nhbiettann: il I'onteliee, esprimcndfi quest! sni \<>lcri,
dal campo religiose e moral,-, in mi i caltnlid h.iuno oh-
Mij:o d'obhedirlo, nl entra in un campo politico, in mi o^li nun In di-
rilto di cnin.indiirc, n'- di mnsijilian'. A ijucsta nlilii.'/i.mi' rjrli ris|M)ndc
IK-UC: No, noi imn riTfliiaim) di fare dclla pnlilii-a, ina, quando l.i poll-
si irova strcttamente h^ata a-li inlercssi reli^iosi, rnnu- ac.-ail! at-
tualmcuU* in Franria, se qualcuno ha la missions di dclcnninare la con-
doda die pin'i oiTiraromenli' tulclaro g'' intercssi rcli^iosi, m-i quali con-
la lino suprciua dclh- coso, (jii(>sto qualcuno 6 il I'onlHiiv lioinano.
Ma p-iniaiiio rlie (|iiosto sia pure un fare dclla pnlilira. rnm.-. ci-rlo, a
modo e; la famosa sonlcnza, che il s.-iccrdotc d-va chiudcrsi nel
'.In drl (empio c non inai in^crirsi dclla vita pulililica, non ' slaU
ripdula ron mono soslanza di quello che sia stata simntila nm piu
lrci|iicn/a. Oggi, poi, 6 assurda del lulli). .\nn v' ^ jwrlitit laico c ho nel
sun pro^rainina non mella nn' axiom- nslilc < aiiiira alia r.hiosa ; |M-rci6
non vi puo ossorc partitn roli^ioso o rci-losiaslico die poss;i o df-va non
i.-rarc die prc\al-a il parlito laico, il cui propraiiuiia \z\\ sia an
anzichc (|tidl< il cui pm^ramma ^li sia ostilc. Si puo nc-.nv .1 l.cnne Mil
die esisle in Francia, in qualdie parlilo, la vojrlia. onuai r.ita e
senza freno, d' una pcrscruzione scttaria, die ha nmi;iur..ln '' rovlna
insa dclla Francia ? (Hi si puo contender.- di rilencn- p.-r m\ina re-
si la rovina del Catlnlicisuifr.' .Non 6 un partito silTatl.. quasi in
lutto padrone dd Cmmine stesso di l'arij;i ? Ora, come si pno sin
men to prctenderc die il Capo della Chi.'sa che questo parlito \iml di-
strutto, non ricerchi c su^-cris.-a i modi di mclter^li o-iiaml... di rreaie
i -r/.i a rinlii/.xarne V impel" c scem.irn.- il pitere? >
i. II culto della sacra fami^Ha .N;./arelana 6 un mez/o pntcntissimo
ritemprare nella virtii e nel iloven- ! faiui^lii- r me/zo del
'i^iini esempii dali dalla fami-lia di Hio fallo iiomn. A tal uopo il
in data del 1 I "iu^no mise fuori un Itreve in mi piibblirtTa
i\\ statuli cnmpilati dalla llongre^a/iniifi de' Kili, aMinchc le associ.v
r.i I'ami-lia, .la staliilirsi, Inssern mc.ulio -..vcrnatc cd unite. II
re, prima in latino e quindi in it.iliano, tr-v.isi per intern neirOMfr-
re /?., solto i jjiorni !." >' H l"j{li". l v r '' I'revita dello spaxio che
.-..ntnitrreiuo nilViie ..i l.-Uori il p.iss.. pr -ieme
uli. _ < Onrst,. cult. i. -ii - si d.hc in iiltisslou
XV. *ol. III. fa*. 101 1. -* *> W
370 CRONACA
oooranza ipeeialmente dal sccolo dedmotettimo in poi < largamente pro-
pagato per 1' lt;ili;i, l;i Francin cd il Belgio, si distcsc prcssoclu; in lutta
1' Europa ; quindi valicaln 1' Oceano, si diffuse e con fausti auspicii prese
a fiorire in America nella regione del Canada, merce le zelanti e spe-
cial! cure e 1' opc'ra del Venerabile Servo di Dio Francesco de Montmo-
rency-Laval, primo vescovo di Quebec, e della Venerabile Serva di Dio
Margherita Bourgeois. In questi ultimi tempi, il diletto figlio Francesco
Filippo Francoz, della Compagnia di Gesu, fondava in Lione una pia As-
sociazione della Sacra Famiglia, che, col divin favore, da fiducia di lieti
e copiosi frutti. Questa societa, surta con si santi auspicii, si propone
il fine salutare di congiungere con piu stretti vincoli di pieta le famiglie
cristiane alia Sacra Famiglia, o, piuttosto, di consacrarle a Lei intera-
rainente, anche perche Gesu, Maria e Giuseppe, proteggano e custodi-
scano, come cosa propria, le famiglie ad cssi dedicate.
Gli ascritti Ira' soci, debbono, a norma di loro istituzione, con quelli
che dimorano entro le stesse domestiche pareti, radunarsi insieme, com-
piere in comune, innanzi aU'immagine della Sacra Famiglia le stabilite
pratiche di pieta, e, col celeste aiuto di Lei, adoperarsi affinche. unite le
menti nelia stessa fede e fatte concordi le volonta con la stessa carita
nell'amore di Dio e degli uomini, si conduca una vita conforme al propo-
sto csemplarc. Questa pia Associazione istituita in Bologna a somiglianza
della Lionese, venne approvata con Breve da Pio IX, Nostro predecessore
di f. m., e poi, con Lettera del 5 gennaio 1870 diretta al pio istitutore,
fu onorata di encomio singolare. In quanto a Noi, che portiamo somtna
cura ed afTetto a cio che puo tornare di speciale giovamento alia salute
delle anime, volemmo che non mancasse a questo proposito la Nostra lode
e la Nostra calda raccomandazione; e con Lettera inviata al diletto Figlio
Nostro, Agostino Bausa Gardinale di S. R. C. e, per dispense Apostolica,
Arcivescovo di Firenze, significammo che quclFAssociazione era utile, sa-
lutare e grandemente opportuna ai nostri tempi. Ollraccid approvammo
la formola di consacrazione delle famiglie cristiane e la preghiera da re-
citarsi innanzi la immagine della Sacra Famiglia, che Ci erano state pro-
poste dalla Nostra Congregazione de' Sacri Riti, col suflragio del diletto
Figlio Nostro Gaetano Aloisi-iMasella, Prete Cardinalc di S. R. C. e Pre-
fetto della stessa Congregazione, e provvedemmo, che 1'una e 1'altra fos-
sero trasmesse agli Ordinarii delle varie diocesi. Ed affinche non venisse,
col volger del tempo, a languire 51 sincero spirito della ricordata devo-
zione, ordinammo alia stessa Nostra Congregazione dei Sacri Riti, che
compilasse alcuni Statuti, pe' quali le pio Associazioni da istitirirsi, cosi
fossero tra loro unite in tutte le parti del mondo cattolico, che tutte ri-
conoscessero un solo presidente o direttore, rivestito di somma autorita
nel reggerle e governarle. Gli statuti stabiliti, dopo accurate esame, dalla
stessa Sacra Congregazione, sono del tenore seguenle:
CONTKMPORANRA
v !/< M\f famiglif cuntn,
alln
1 Scopo dclla pia Awocia/.ione ii & chc le famiglie cristiano si COD-
no .ill.i S. I.T.I r'.imi-li.i di .Nazaret u la propongano alia propria TO-
licra/ione -d CM-nipio, onorandol.i davanti l.i sna !iiera
juolidiana, . modi-ll.tn ),) l.i vita sulle siihlinii virtu, dellc quali ea dfode
/in a<i O-QJ class.? so -i.il. 1 e p.irlicobrin.Mile all'op
2 La Pia Associazionc lia il suo centro in K<>mi presso I'K.mo Car-
dinale Vicario pro lempote di Sua Santita. die no e il Protctt.>rc. I
oudiuvato da Monsi-imr Si^n-lario della Sacra Hori^n^a/ionc d< i i Hili
da iluc altri Pn-lali a sua scdla, cd oltre a qucsti da un Koclcsiaslico
n.iroilicio di Segretario, diriye TAssociazionfi incdcsinia in tuttc I.- p.irti
del inoodo, procuraodo chc essa ronservi Io spirito e il caraltcrc dclla
propria istituziooc, e semprc piii si propa^lii.
3 In ogni Diocesi o Vicarialo Apostolico, 1'Ordinario per mcglio pro-
muovcrt' b I'i.i Associaziooc tra i suoi fcdrli, si varra di-H'iipi-ra di un
l>i Icsiastico a sua scclta, col titulo di Direttore Diocesuno.
4 I Direttori Dioccsani lerraano corrispondcn/a mi I'arrochi, a* quali
soli e aflidata 1'ascrizioDC dellc laini^lii- dclla rispcdiva loro Parrocrhia.
Nel maggio poi di ciascuo anno i Purrochi conuinichoranno .ii Dircttori
IHocesani, e questi, sotto la dipondcnza delPOrdinario, alia S.-dc n-ntralo
di Roma il numero dellc DUOVC famiglic ascritle alia Pia Assnciazione.
5 La consacrazionc dellc fainiglie si fara sccondo la Tormola appro-
\.it.i c prescritta dal Soinino Pontcficc Leone XIII. Kssa pu6 Tarsi in par-
ticolare da ciascuna famiglia, ovvcro da piii famiglie riunilc oella chieM
, .rmcoliialo presso il proprio Parroco, o suo delegato.
6 L'immagioe della Sacra Fainiglia di Nazaret dovra (rovarsi in
ciascuna dellc famiglie asm' lie, ed i membri di essc alineno una volta al
giorno, e possibilmcnte la sera, pregheranno in comune inoaozi la inc-
dcaiina. Si raccomaoda a tal uopo in modo particular! 1 la formula di pre-
ghiera approvata dal Ke-uantc Sommo Ponlclicc, cd aim-si 1'uso frequent.-
delle tre note "iaculalorie: Gc$u, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e
I'nnii/ia mia. Cent, Giuseppe e Maria, auuMfmi ndl'ullima agonia.
Getu, Giuseppe e A/aria, spiri in pace con Yoi ianiinn mia ' .
7 L' immaginc della Sacra Fami^lia |iu6 enere o quella nienzionata
nelia l.ctti-M tl'-ll.i sa. me. di Pio IX del ."i gcnnaii' 1870, o qualunque
.iltra in cui sia rappresentato il Nostn> Signore Gesii Cristo Delia sua vila
naacosta che menu con la li.m.i Vcr r in.- Mia >l:.lr slissimo Spoao
di lei, San l'iiiis.-|>[e. Him. un |MTO M-inpre nell' ( >rdiu.iri., a Dorma del
Tridenlino, il diritlo di csclud.-re ijurlle iiiima-iui clie non fussero 16-
condo il cuiicfllo proprio di quesla A.,s(cia/ione.
372 CRONACA
8 Le famiglie ascritte all'Associazione godono delle Indulu.'ii/
dci vantajrin spirituali conccssi dai Sommi Pontefici, come vicne indicate
Delhi patella di aggregazione.
9 11 Cardinalc Protettore col suo Consiglio formera e pubblici
UQ Regolamento, nel quale si troveranno parlicolari disposiziooi inloruo
a cio die puo tornare piii ulile alia Pia Associazionc, e specialmente s'in-
dicheranno Ic sue Feste proprie, il giorno della Festa Titolare, la rinno-
vazione annua dell'atto di consacrazione da farsi collettivamente, le adu-
Dunze da tenersi ecc. >
5. La mallina dell'll luglio vi fu concisloro secreto in Yatirano, in
cui il S. Padre, premessa un'allocuzionc, si e degnato provvedere di pastori
le chiese seguenli Chiesa Metropolilana di Toledo, per 1'Efiio e RiTio
Sig. Card. Antonio Monescillo y Viso, traslato dalla sedc arcivescovile di
Yalenza Chiesa metropolitan*! di Valenza, per MODS. Ciriaco Maria Soncia
y Hervas promosso dalla Sede Caltedrale di Madrid e Compluto Chiesa
metropolilana di Geneva, per MODS. Tommaso dei Marches! Reggio, pro-
raosso dalla Sede Cattedrale di Ventimiglia Chiesa metropolilana di Sens,
per MODS. Pietro Maria Stefano Gustavo Ardin, promosso dalla Sede Cat-
tedrale di La Rochelle e Saintes Chiesa metropolitan di Siena, per MODS.
Benedetto Tommasi, promosso dalla Sede Cattedrale di Fiesole Chiesa
titolare Arcivescovile di Tolemaide, per MODS. Lorenzo Passerini, diocesano
di Cortona, dottore in sacra teologia ed in ambe le leggi, Commendatore
di Santo Spirito Chiesa Catledrale di Madrid e Compluto, per Mons. Giu-
seppe Maria de Cos y Macho traslato dalla Sedc Metropolitana di Santiago
di Cuba Chiesa Cattedrale di Novara, per Mons. Edoardo Pulciano, tra-
slalo dalla Sede Cattedrale di Casale Chiesa Caltedrale di Fossombrone,
per MODS. Vincenzo Franccschini, diocesano di Ilipatransone, Protonotario
Apostolico ad instar participantium dottore in sacra teologia ed in ambe le
legjii, Scconda Dignila di Arcidiacono nella Cattedrale di Ilipatransone
Chiesa Cattedrale di Casale, per Mons. Paolo Maria Barone, di Torino,
Prelato domestico di Sua Santita, dottore in sacra teologia, Consultore
della Sacra Congrcgazionc di Propaganda, e gia Amministratore Aposto-
lico delle Sedi Calledrali uuitc di Zante e Cefalonia Chiesa Cattedrale
di Lacedonia, pel II. P. Fr. Biomede da Pescocostanzo della Badia Nullius
di Monte Cassino, dei Minor! Rifonnati di S. Francesco, nel secolo Angelo
BalTaele Falconio, Letlore di filosofia e di sacra teologia, Missionario Apo-
stolico emerilo, Esaminatore Sinodale ncll'arcliidiocesi di Aquila, e Pn>-
curatore Generale in Iloma dei Minori Biformati Chiesa Cattedrale di
Sarsina, pel It. D. Enrico Graziani, diocesjino di Faenza, doltore in ambe
le loj:i:i c Missionario Apostolico Chiesa Cattedrale di Yetiliinifjlia, pel
R. D. Ambrogio Ba(Tra, diocesano di Tortona, ivi Esaminatore pro-Sino-
dale e Canonico della Cattedrale Chiesa Cattedrale di Massa Mariltima
CO' -HA
t P pel II. I). (',!.. \.ini:. ,!i l.nni-
lale, Virjirin Koraneo c Parroco Prevosto di
lla stessa dioresi t'.lnr-,.i ('.tiUnlrule ill ' p. I
I!. l>. I'liilT.iclIo dei nnbili Sandrolli, diocesan') di Arr/./n. duttore in .
le Icggi, Parroco Priore di S. M irlino in Vitiano sua palria ('hittn <
:le di St. Flour, pol II. 0. Giovanni Maria Francesco l.:imoiir<>ii\,
della stevv. di'.rrsi, cd i\i Vicario lioncralc f'hiega diltcdrale <li .\
time, pel II. I). Giovanni Ilattista Frerot, diocesano di Dijon, eil ivi Vi-
cario Genorale ('hir.m (".dtlcilrnl- di Arras, pel U. H. Allrcdn Will!*-/,
archidincrs.mo di Tours, rd ivi Vicario (li-ncralp China fatted!? ,ti
.\''.n, a. p. 1 II. D. Staniskio (liovanni Datlista Dccroli^re, dioccsann di
Tournay, ivi F'resulcnlc del scnrinario iiKijj'liorc c Canonico della (l;i(t--
dr.dc - Cltiesa Cultcdrnlc di Citlima nel Mes$ico, pel 11. I). Alen<>
Silva, di Guad;d;ix;ir.i, dot tore in sacra teologia, Profcssoro di S. Scrit-
ttira in qtit-1 sominario o Canonico Lottoro dt-lla stossa Motropolitann
Chitsa litnl'ire Yt^rai-ile di Samo, per Mons. fiiulio Tonli. di llom.i, dul-
tore in filosofia, in sacra loologia ed in anibe le lcj;-i, r.ainTicr' S.-j:rrl)
Snpranuiiicrario di Sua Santith Chiesa titolare Yescorile di Arc<ulinpnli,
p- 1 H. 1). Emilio dni nobili Todisco-Grande, di Bisceglie, dottore in
teologia, Socio dell'Accadpmia filosofico incdica di S. Tomrnaso in Homo,
in patria Ksaminatore pro Sinodale e Arnprcte-Curato dolla ('..iticdralo -
-n tilul'ire Yrsroi'ile di Sion, per Mons. Giacomo Cardnna y Tur, ili
l\i/.a, ('arncriere Segreto Soprannnmcrario di Sua Sanlila. T.apprllano c
Pri'difiiturt' di S. M. il Me di Spagna Chies<i titolare Vescovile di Mili't.
pel R. I). Osvaldo (lasali, di (latnerino, dottore in filosofia, sacra leol
ed ambe le lo^i, ArcidiacoLo nella ji.itri.i Metropolitan;!, Ks.nniuatorc
pro-Sinodidt I'D- Vicario General*', deputato Ausiliare di Mnns. K*-!'
simo Salvini, Arcivcscnvo di (lamcrino ed Amministratorc di Treji
Chiesa litolure Vcscoi'ile di Amatunte, pol R. D. Giorgio Monies, di v
del I'.hili, d-tttorc in sacra tcolo^ia, ivi Decano drlla Kaeolla I
li'-ir.i nella I'niversita, o Hi-nila di (Lmture in (juella Melrnixililana.
Per nianc.inza di spa/io, puhliliclieremo ncl prossiino qtiaderno I'allrn
elenco di Cliieso provvisle per P.revo.
ti. 1/8 lu^lio, all*- ." pom., nioriva s.mtamentc in Dologna il C.ardin.d
'l.i-lini, ArcivesruMi di qiirll.i cilia. (1M una piii
parlii-n! ire ri u ; .it;i narra/inn*' della \ita dcIT eslinto Cardinale, Irgg.i n--l
!! '. lu-lid Vl'niiine di P.nlogna, da cui attingiaino qtiosto brevis-
ccnno. -- II (l.irl. FrancetCO l!.itt;^'lini era nato a Mirab.'lln, nrlla di>-
ccsi di |{i)!(. r -na, il III inarzo 1S-JM. Onlinato si.cerdote fu d.ilP l.in <>1-
ui, \r>\. >Mo professore di filosolia nel Seniin.iri bul.^n.
nel quale offi- ti servij:i per I rostanra/i me lil.'sodr.i cmupita
d.d pre--ril.- Pontefn-e. Miinast.i \.n-.mtf l.i >.,). \r- .,ini.
374 CRONACA
Leone XIII lo preconizzo vcscovo <li qnella dion>si. il -2X l.-hliniio \^
o nel 9 luglio del 1882 tlal vescovato di Hiniini lo promossc alia Snlr
inelropolitiin;! di Bologna, alia gloriosa Sedt- di S. IVlronio e di I'rospero
LamlMTliui. II 21 luglio 1885 fu insignito dellii pnrpora romana cnl tit"l>
di S. Bernardo alle Terme. Fu precipua cura del Cardinal Batlaglini,
come osserva V Unionc, di congiungere gli alii inleressi dclla grand*'
Archidioresi a lui confidata, coll'appagamento, colla pace, col bcne d'ogni
singolo figliuolo di Gesu Cristo, nel cui cuore divino ha sempre voluto
accoglier tutti, ha cercato sempre di attirarveli tutti colla milezza, colla
pazicoza, colla preghiera e col perdono. > E quest a divisa di S. Paolo
omnibus ornnia factus sum fu quella che at I in> ul dcfunto Cardinalc le lodi
di tulli, perfm di quelli di parte liberalesca. Non I'u gia altra cagione
come altri ha voluto asserire. Veggasi su questo punto una lettera au-
torevole spedila da Bologna all' Osservatore Romano del 16 luglio, nella
quale si ritiuta una lode riprovevole onde alcuni non cattolici hanno vo-
luto onorare il BaltagHni, avendolo chiamato con certi ambigui appella-
tivi, come moderate, conciliatore, liberate e simili. II Battaglini, ivi si
dice, assolutamente non meritava e non merita le lodi del libcralismo e
gli onori della rivoluzione.
7. Presenlazione della Rosa d'or alia Regina di Portogallo. La bellis-
sima cerimonia e descritta minutamente nel 'n. del 12 luglio dell' Osser-
vatore Romano. Breve apostolico per la festa della Madonna del Carmine.
In esso si concede 1' indulgenza plenaria in tulte le chiese dell' Ordine
Carmeiitano, il 16 luglio (in perpetuo) a cominciare dai primi vesperi
lino al tramonto del sole del di della festa. L' indulgenza puo lucrarsi,
come nella I'orziuncola, luttc le volte che si visilino le dette chiese,
adempiendo le altre condizioni prescritte. Vedi il Brev^ nel Moniteur de
Rome sotto il giorno 9 luglio.
II.
COSE ITALIANS.
\. II nuovo Ministro del tesoro. 2 Bombe a Pavia e altrove. 3. Pro-
cesso per un omicidio in un convento. 4. Chiusura del Seminario di
Osimo. 5. Riforme nell'istruzione secondaria ideate dal Ministro di P. I.
1. Atteso la gravissima malattia, che lo condusse poi alia tomba,
Ton. Ellena aveva rinunziato all'ufficio di Minislro delle finanze; e 51 Ik-
con decreto del 7 luglio nomino provvisoriamente a ijiiclla di^nita Ber-
CONTKMPORANEA '75
I Te-
soro. Itarnanlr Mi, depuiato ,|i C.ii.in/.irn. ,istro
IK r.rispi. il Ml ^mi.iio IS'.M, ;i\es;i ii ." m.!--; ,.icna
tidiii-i.i n. ! hi Itinlini. an-onsentcndo all'appalto ,;. ll'au-
mcoto di miove f.isse. Or eeeolo di nuovo ;i lar parte d'n:i i sorlo
ullc mine del pren-d'-nle. Dirono ;ilrtini hi causa di I r
il cnntentamenlo de' meridional!, di'erano quasi esdnsi !.d IMMVO Mini-
. allri il dare piu sloj;o alia sinistra. l/arcusa die si :., .. i,. r..ln
al <iriiii;<ldi <jticll;i di m>n ap|t,irtpinTc ;i IICSSUD |iarli:i- srr\rui
Puno or 1'altro scrondo 1 .-imliixiono inorlMtsa die In mnsi^li.i >, mine dice
il Fnlchetto. A nni li.^ta rc-islraro (|i]csti falli o i|in-sii .iudi/ii |MT io-
forni.ire de-li avvoniincnli i nostri lettori. Del resin h i,.-.-t8sita urgeote
di asst*staro i conti dcllo Stato, al cui paro^io dicono cli.- MI .urhino ben
37 o 38 milioni, a\ra latto rhii,<lerr mi occhio al colore |Mililiru drll'i-li-Uu,
eneodnvi <ra bon poclii die abbiano quulche compctenza a (piell'ui!
Si era pensato al sonatitr I'crazzi, ma si dovetle sineKer- I' idea, aveodo
rostui i-ipri-sn il volerc risdluto di aumcntar di due de.-iiu: 1'imposta dellu
fondiaria e d'un deciino quclla del sale.
2. 1/8 corrcnte, verso Ic 2 di nolle, IID lerribilc scoppio fi?' balzare
i fnreslieri all'allier-n dclla Croce bianco di Pavia. Una Iminlia inlrodolta
nolle finest re del salone era ivi stesso scoppiala. Accorsa ^-nlr, \idero
tr ' il fumo e il disordine della stanza speech! frantmn.it i, rnobili rotli e
spostati, pezzi di Iravi sr.ilrinati e un largo buco nel pa\iui'-fi(i>. Per Tor-
tuna niuno fu tocco o ferilo. Da quell'albcrgo era stala t-ili.i. tempo fa,
dal padrone hi lapide a Mazzini per lilwrarsi dalle nnii- ilr, partit<> iu<>-
narrhicn, il ipiale, per rir;ittc-rsi conlro coloro che nella medesima cilia av6-
vano fatlo sfrej,'io ad una lapide di llarlo Alberto e rave\.uii perlin tolla
dal nmro, volevano sfn-raro la loro bile contro la lapide mazziniana. DI
qui la causa della hoinlia fatla scoppi.ire in quell'alberjjo. Unu scoppio
simi^liante e avvoniito il medesiuio giorno a Livorno, semndo la relazione
della Tribuna nol n. del lu^lio Itavadiol e stato fat In parlir di que-
8to mondo; ma la sua scunla cnntinua. 6 bi-nc rirord.ir.- j-. ro 1 parole
dello stesso Kavadiol all'abale Claret: 4 Se avessi creduto in l*io IMH a\tvi
fatlo (jiiel rlie bo fatto. >
3. 1/11 Iti^lio mmindo ;iirA<|iiila il proccsso conlro uti tale (iiovanni
Gerbiiz ii die essendo religioso de* Minori Dappm ini e sospeao
gift a ilirini* per le sue male opere, uccise il I' i to Mczzalana
nel convent o di San S'-verino. Fin dal li otlobre IK'.M ^l\ era si a to co-
municato il docrelo dell* ospulsione dall' Online; ma il inle ri tto^
nl. i e il .'! div.'inlire verso le T di sera f.-ri : lii il
P. lleiii'd.-tto, della <|iial li-rila quest i nmri.
'Jnesto delilln d' nil soln e die nmi led.- puoto 1* ciinralezza d' (ID
::?fi CRONACA
Online rrligioso, or;i tullo fiiltn pi-relit'- i legulri libcrali-sclii o la
Nberaleseamente educala DC fan>ss<! pasn>in ,-il sun paliitn. -liintio di
Imvarr srandali no' convenli. IVr tali ragioni quindi la causa fu tolta
alia r.nrlr ili Macerata c Irasfcrita a quella ddl'Aquila ; ma ivi accadde
qucl die cola si Icmeva. Cosi infalti dall'Aqnila scrivono alia Voce della
Yi-riiii, il giorno 11 luglio. La Icttura degli alii c I'inlerrogalorio drl-
1'accusalo sono prcccduli rogolarmcntc: ma airaudizione dei testimonii,
clie oggi crano lull! Cappuccini, il pubblico, che aveva gia incominciato
a dar sogni di oslilita ni I'rali, proruppc in clamorosi applausi allorche
un avvocalo della dil'esa sccondo, con una frasc a .scwsfl/ion, quest a ten-
denza dt-ll'iidilorio. II Presidente ha fatto sgombrare la sala e rilirare la
Corte, la quale e rienlrata dopo circa mezz'ora, per rinviare a domani
1'udipn/a. I Cappuccini all'uscire furono sonoramentc flscbiati, ed ecco
crcato i'ambicntc, per propararo il trionfo dell' accusato. Sono questi i
fnitti della educazione clie da 30 anni il Governo da alle noslre popola-
zioni. L'odio ai prcli e ui frali che esso ha seminal o a larga mano fra le
plebi, per raggiungere i suoi fmi, erompo. oggi nolle aule dei Iribunali, e
domani forzera la mano dei giudici popolari, slrappaudo loro un verdello
che non avra cerlo 1'apparenza della imparzialita e della giuslizta. > -
1 giornali liberalcschi c massonici poi hanno rincaralo la dose allc accuse
dcH'impulato conlro i Religiosi Cappuccini.
4. Grande scalpore hanno menalo parimenle i liberal! in questi giorni
per il fulmineo ordine del iMinislero in data del 5 corrente onde veniva
chiuso il Seminario Campana di Osimo. Era quello un Seminario Collegio
sollo la dipendenza del Yescovo. Che cosa era avvenulo? Fu giusto il
decrelo di cbiusura? Fu, sopraltutlo, opportune e riguardoso per 1'aulo-
rila ecclesiaslica? Ai lettori la risposta. Una letlera u\V Unila (Mttolica del
12 luglio, inviala da persona autorevole narra il falto dislesamenle e sin-
fcramente. Ad essa rimandiamo i nostri lettori. Si tralta di alcuni alti
conlro il buon costume, commcssi da alcuni pocbi alunni di tencra eta,
alcuni de' quali erano cnlrali con la maluia gia appresa: inconvenienle,
a cui il Yescovo, Superiorc legillimo del pio Isliluto, avcva gia mcsso ri-
nicdio, pnnendo per ora i colpevoli ed invigilandoli, colla determinazione
fissa di scacciare gli aulori delle sconcczze al finir dell' anno scolastico,
jivulo riguardo alle famiglie. L'espulsione era stala gia dccisa, d' inlesa
anche colla dcputazionc dell 1 Isliluto, quando il decreto fulmineo del Mi-
nislero hu messo a soqquadro ogni cosa. Dai gioruali massonici e libcra-
kschi poi e stalo un sclvaggio inveirc conlro i prcti, quali aulori di ogni
nefandezza; e la Tribuna nel n. 11, ailibbialasi la giornca di S.mtn l'adr<%
ha fatlo un bellissimo panegirico sulla purila, da disgradarne S. Ambrngio.
(lio non tolse che nella pagina appresso non vi fosscro annunzii di cose
invercconde e di fotogralie pornngnlich.'. Ma (jiuindo il panegirico della
CO IIANEA
purila S.T
.">. I! rn ddl i piilililica
volto l.i iiinite ;i stii>li;ire il sempre dillidl pmlilrMiia ddl' inse r
second, iri.> ne' liinn.isi e l.i., i , ,, prep. Mr-- I.- ne.vss.irM' rilnnne o.n urn
leggc chc proporra piu l.ir.li alia ('..IIII<T.I. II i s r\(( int mlo su do HIM
lettera ;ii re^ii provvelitnri de-li stu.lii, ,ii presidi e tliretlori d'-' I.'
dc' (linn .i>i I. a lettera pnrta la d.i(;i did lo In Ji ... !.. coso piu rile\
dfll.i li-lt.T.i sono contenule in quest! punti. 1. Sorcr<-l,in IK
ti topnu-rnri-'iino i/li tilunni. Sun <li j.-ri, dire il Minislrn, I.- .n-. Tin-
role <'lic il Lupradc scrivcva in Kr.inria ronlro ta editcir.ione omi--t>ii; di
icri lc simi^lianli, dif il Linjjliolm pronun/iava in liorinain.i. an-iis.ini
i prc|ws(i ;ii pulihlici studi di farsi n i i dflla Kinnji' <///< in"
ra/ioni, lo so: ina pcrch6 da una parti' si i'sij;<Ta, non si dove dall'al
tra ni'fiarc. l>-d iriuslo in tali laLMian/c \c n'f. Nun Ift Iczioni. in
vi-raincntc stanca t- pc-.-io inlastidisco (ch6 a chi dove apprcnd'r il fastidin
e p^gior Dcmico delta fiiticn) e il troppo dci sunti, dci rumpili, di mi
^ia dinmstrava il danno diciotto anni fa, in una sua circolan*, un ini<>
illustre prodecossorc, I'mi'irevole Honj, r lii ; in porhr pandc, il l.ivurn a cjisa.
I IT.I in pui, iliinqne, j;i"\tr;i insiomc c alia salute d-_li alunni c alia
efficac-ia dc^li studii, il raccn-n.-rc ndlc <iro di scuola almono una parlc
doj:li osrrci/i ond'c ora a^ravato il lavoro doin<slico. > - _'. '/<-/io in-
farcimentn di imh-rit- tin impumr,- ; piii liherla pel maestro ; aboli~ivn>'
progrtimini. Assognati |>rccisi limit! all' insc^nanu-nlo d'n-ni disciplina,
ntro i coofini Iracciati 1'inso^nanto possa inuovcrsi con sa-^i.i lilM-rla.
possa sn-findo il proprio cril<Tio c Ic special i condizioni
stcsso i modi mi^liori a rajr^iun^ore il line dell'opera pripri;i : il ijualt-
non e j,'ia di infamr- di indi-i'sle no/ioni 1' intclletlo dc' giovani, t
dispnrli a ma^iore dottrina e di suscitare nej;li animi ranmre dello studi
e il dcsiili-rio dolla coitura. lo, dumpie, pur inanleix-ndo p>>' di.
^naiucnli il liiuite assejMiato dai prcscnti pro-ramini, inlt-n.lo i pro-jraiuiui
abolire intanto nellc s-'nulr rl.ssidie ; ni-lle allre piu tardi, ini|MT"
per I'indidc di quest o importa clu- altri provvediiu-nli pren'dann. > seiu-
lirerii nudare innova/inne questa, oinle maestri valorosi e pmvetli simo
lasriati lilx-ri di svoL.-re il proprio inse^naiuenlo ; ovo si |X-IIM cln- una
variela ra^iniir\.de In Bempn COBdgUali rfl dall' indole e dall' intelli.
dell >ia dal ^ustu tleirins.'-nanlr, sia dalle ra r 'i.ni dei luoghi.
Pep-In-, mi: -j.io, per rin die. si rilerisre alle let I.
Stro preililiue quesln < (jueiraiilore. e |>u iii.-pl'" l""ndar\i
;.er quantn ' della sloria, n-ni Unslra ItTIM i-!i!ie \i
proprie. ne Ta re .1,11. i patria ^rande deve oflbc*rc il sen-
tim ndo andi'essn di l>ene, cln- ci inn
-so la palria min<Te. :'.. .\>il ititliano ti prefer uca nel Ginnatio il
378 CRONACA
linyit'i . > i<i'min>ln <tl Liceo lo studio dell'arcaico c <///'
L di-ciu "n . iniidamentali desidero clic sieuo prol'essate per modo da
farne |)iu pirna c sirura hi rispondcnza, non pure ;il fine dc^'li sludi se-
condari, m;i ; ndie alle necessita della vita modcrna. Cosi per 1' insr
mentu d.-ll' italhno parmi opportunu la raccomanda/ione suggerila dal-
I'espericn/.a clic ntl ginnasio si preferiscano aulori relalivamente modcrni,
dovendo 1' insegnamento dclla lingua nazionale, dopo il necessario fonda-
mento grammatii-ale, mirarc da prima a rendcre lamigliare ai giovani qucl
tesoro di parole vive e proprie, di locuzioni efficaci, di costrutti schictti
ondc e ricco il nostro linguaggio non arcaico, non aecademico. Nel li-
ceo sara necessario invece volgere 1' ingegno dci giovani all' intelligen-
za dci classic! e dei maggiori e di Dante, e saggiare scrittori di tutti i
secoli c di tutte le forme dell'arte, necessario compimento allo studio
della storia letteraria - - 4. Nell' insegnamenlo del latino libertd sulla
scelta deyii autori. 11 Ministro vuole che assolutamt-nte sia mantenuta
questa lingua dclla civilta 5. L insegnamento del greco sia riservato so-
lamente a coloro che tcndono alle facolta di lettere e di filosofia. La ragione
che ne da e il non polersene cavare niun costrutto, quando le lezioni di
greco debbono impartirsi a tutti indistintamente 6. /'/M liber ta per gli
scolari, 11 M.trtini saggiamente fa osservare se, mutate le condizioni so-
cial! e chia ma li alia scuola maggior numero di frcquentalori che quando
essa fu inslituita, giovi tutti legare dellc pastoie medesime; se, impo-
nendo a tutti la medcsima e grave quantita di discipline, non si uccida
nei gioviini intelletti ogni germoglio di originalila; se, con tanto novero
di inscgniun^iiti obbligatorii che siamo andali via via crescendo, intanto
che le menti umane rimanevano quelle di prima, non si sia pcrduto di
intensila quanto ci piacque guadagnar di estensionc; se, finalmcnte, non
abbiamo fatte cosi aspre le prime vie della cultura, da spegnere, nei piu
valenti c valenti d'un piu alto cammino, forza e desiderio ad un tempo.
7. Storia e geografta. Devono essere esposte senza eccesso'di erudizioni
critiche e di considerazioni general! e alle storie antiche si preferiscano
quelle che per essere a noi piu vicine di tempo e di luogo, hanno maggiore
attraimenlo 8. Scienze matematiche e naturali. Devono esstre ristrette
entro limiti proporzionali La Filosofia. Vuole il Ministro che^si restringa
alia Logica e alia Psicologia.
Mentre facciamo plauso a molte sagge riforme del Martini, non pos-
siamo non disapprovare due gravi mancanze che si notano nelP insegna-
mento. La prima, e gravissima, consiste nell'ESCLUSiONE DEL CRISTIANE-
SIMO. Noi ce DC siamo occupati di proposito in varii articoii pubblicati
quest'anno in questo periodico e u quelli rimandiiinio il Minislro della P. 1.
La seconda mancanza e nella Filosofia, privata di alcune parti importan-
tissime, come p. es. dell' Ontologia, delVEl'ica, del Dirillo,
CO'
111.
COSE STRAN1EK1-:
GE/M/.l YM .Voatro Corriipondenxa). i. Le relazioni con la Fran
Itu-su. n.Miiniiirra Ii.ilia. J. L' Imperatore, I'wercito, la hurorrasia
' il I" I I'rogreaao dei socialist!. 4. Important* rivelazione
ton liti e la fondazione del regno di Petunia 5. Manifesto-
zioni cattolirhp a Berlino, Magdel>urgo, Fulda e a Kevelaer. 6. Que-
stionp scolastica. 7. Morte del Signor von Kleist-Retzow.
I. ('.on meravi^lia iii tutti, l;i Norddeutsche Allgemeine Zfitnnrj puhhlicava
nna nnt;i risenlita intorno alle feste disposte dajrli student! ;i Nanry in
-innc ilrlln visila del iVcsidentc doll;i HepiibbliiM ;i (jiicll.i citla. Kd
eceo tosto gli anlirtii fo^li nificiosi del princijrc di Bisrn;irok, hi /'ox/, l;i Ao/-
nitfhf o siinili co-licr l.i p.dl.i ;il h;ilzo per invcir min;ifcios;imcnle contro
I Ir.iiifi.i. Kssi hiinno n-so in Uil gui&i un |Hssimo sorvigio ;dl.i pnliiica
di p;ice dell' Inipcnilorc. I'ero mcntrc i Frann-si irrilati dal Hnguagpo di
quoi pinrnali nddoppiavano di zelo per fcstoggiarc il capo dcll.i loro na-
zionc, j;li alsaziani < ltrenosi, invore di lasciarsi conlnrhare da codeste
, hanno seinprc piu pcrsistito nel propsito di fare dello escur-
siuni .t N.IIKV. I'-T huona vontura la piihlilira slainpa o il pO|K)lo (
prnnla -iusti/ia di rudest o reliqtiie di vecchi ranrorl. F^ssi pensarono, e
non a lorto, die i Fnnresi son pai'rooissimi di li-ste^-iare il loro capo
polilirn in nna cilia di I'rnntiera; die so, rnnfro o^ni aspetla/.ionc. ijiialrfie
provocazioop, tjnalrlie insulto venisse fat to alia (lermania in tal ronj:iun-
tura, non mancherebbero i-erlo il tempo e I niez/i per tar dei riVhiami
ttenere uii.i -oddisfaziono. Kino al presente motnentn le no-Jtre rela-
zinni I'fn la Franria non vennero inenoinainente lurliale.
!i liltiini ^iorni di rna_J'> il He e la lie-ina di D.iniinarca hanno
loro no/zi- il'or, cirrornlali dallo C/ar e dalla (]/arina, dal
dal prinripo e dalla |)riin*ipcssa di dalles, da^'li allri parent i
il-iiinti nonrhe dai rappresenlanti di tulle I.- poten/e. I/ Imjier.itore
. Meluio vi si fee.' rappn^'-ntan* dal dura di Moist ein-illiieksluirj:. he 6 le-
gato da vin<-iili fdinili..ri i.ll'ima eall'altra llorte. Si .-ompremle ajrevolm
.li un invi'o all' luiperatore, per so personaliuenle a tali
feste giuliilari, non si e mai parlato, almcno seriainen
iupr<- vivo il raneore per la pi-nlil.i dei due ,| i .|i S-li!.-swlg-
llolstein; seliliene il lor'o in codesl l.i non islesse interain
dalla parte drlla i\i rinania.
CRONACA
11 -lii.iccio ci)ll;i Russia dura fullnra, uuLradn 1' t-nirsinnc di nn
i:inrnn die fcce lo I'./ar d;i Gipcnaghen ;i Kiolta per inr,ontr;irsi mil' Ini-
pcratore, il qualc aspctlava da due mini la restiluzionc ddl.i visit a diVi
free alia Corle di 1'ictroburgo. IQ compenso abbiamo avuto la visita di
Ic Umberto c dclla Itrgina .Mar^lierila; o, priin.i di qucsta, la visila
dcllc due Hegine d' Olanda.
11 17 maggio teste decorso il signer Wessclitzki Bogdanowisch, sud-
dito russo, e slato espulso da Bcrlino e dalla Germania, sollo la impu-
lazioDc di avcre sparsa la falsa nolizia dclla grave malallia del Sullano,
c di csscre un aigyitc attivissimo del Governo or.culto dei panslavisli.
Pure difiicilmentc i piu inducoosi a credere che il signer Wcsselitzki, il
qualc trovavasi in continue relazioni coll'ambasciata russa e con tutti i
diplomatic!, ahbia potuto arrecar pregiudizio alia Germania. Non si dcve
ccrlamentc a lui la sottrazione di dispacci ai'idati dal nostro ambascia-
dore a Vienna ad un funzionario tedesco, il signor Weisse, di passa-
in Austria.
2. 11 soldalo Ltirk, del 3. reggimenl.o della Guardia, essendo stalo
insultato da tre pcrsonc, mentre trovavasi di senlinclla dinanzi la pro-
pria caserma, rcagi prontamente esplodendo il suo fucile conlro gli offen-
sori, uccidendone uno e gravemente ferendo un passante. II colonncllo
del reggimento congratulossi col ferilore per avere agito in conformita
dei regolamenli, e lo promosse. Ma una sorpresa ancor piu rincrescevole
era riserbala al pubblico da partc dell' Imperat ore; il quale voile che il
Luck venissegli presentato per farlo segno a specialissima distinzionc,
quale fu quella di donargli la propria fotografla. E incntre cio avveniv.i,
i giornali unanimi reclamavano si inodificasscro i regolamenti mililari sulla
consegna troppo severa dei soldati in senlinella. Tutti si domandarono
per qual cagione 1'lmperatore avcsse voluto onorare in modo cosi insolito
un soldato clie alia fin fine aveva ucciso un uomo per un motivo tutt'altro
che serio. E tutti convennero che la cagione non poteva cssere se non
questa: che, cioe, GuglieJmo II e assai m.le infornialo delle disposizioni
del popolo e dell'opinione pubblica. In parecchie occasioni 1'Imperalore ha
palesalo un certo timore, una preoccupazione esagcrata rispetto ai socia-
list!: egli mostra di sospettarc che i soldati finiscano con cedere alle sug-
gestion! e all'influenza dei socialisti, al segno di non essere piu in grado
di compiere il loro dovere nel caso di una sommossa. Ora codesti sospetti
e tirnori sono, a parer mio, infondati. Ed e cosa spiacevole che coloro i
quali sono piu vicini al sovrano non curino di rettificare i suoi giudizii,
t di meglio e piii esattamente ragguagliarlo intorno alia rcalta delle cose.
I.' Imperatore scnza lallo occupasi con inccssjnte cura e con vera predi-
Iczionc di tulto cio che concerne 1' esercito. Cio nulla ostante sembra
rh'ei sia all'oscuro di cio che segue nella milizia. Se cosi non fosse, eirli
CONTEMPORASEA
-<> <li \ol^ere la sua ..' de-
mmi'To ili suicidii nfUVs.T.it n. .]iielli del solo
ill in;ir/n. Kpplire till! In- :nl ;il .^a 000
6ono oslram-i i m.illratl.iiiienli dei i|iiali rendonsi n.lpevoli aleuni nil:
Mo niliciali.
II jMiaio ic -rnss.i -uain) e die rimpenlnre \ien cirnmdato da immini
usi ;ii metmli |i;ir/i.ili inlull.-r.mti del gnvcroo bismarkista. CI6 si 4 po-
tiitn (occur run iinii" re.vntissimamonto, cine al tempo del sun viaggfo
ili H.m/i'M. dove sYMie dull.) pnpolazione uo'accoglienza veramente entu-
siastica o clamorosa. Or bom-: le .mtnrila di quella pm\ii aoo
.-n daj'invili la st:mi|i.i c.iltulicii, linn la \Yeslpreusiche Yolksblatt
di Danzic.i, nunc del p,,ri i piii cospicui riltadini polaci'lii. Ku ncoessario
nn onlirit 1 dirotto da llcrlinn. pi>rche vcnisscro iovitali i nohilumnini ap-
|tartcnonti a (jnclla nazionalita. Al hanchotto drgli slati d-ll.t proviiu -ia
(iii^liclmo II vollo \'\ fnssero prcscntati in.vifino aj:li ;dtri anrlu- i ptlarrhi,
tratti'Dendosi a ragiooare COD cssi; e nominaodone per giuntu pan-rt hi
suoi ciainlu'llaiii.
Ni-11'ulliinu riuniun< 1 dci rapi del socialismo di Berlioo e dclla pro-
vincia di Urandoburiro, il camorata Aver fcce noto die i giornali del par-
tilo avpann Ibrnito UD avanzo di 150 mil.i inarclii, -ia vorsali mlla rassa
ocntralc, per scrvire alle sposc da far proselili. V hanno pornali socialist!
in IJrandclnir^o, in Francofort*-, suU'Oder e in Tollnw, il primo d-i rpiali
ha vTsato sin dal primo anno nelle casse del parlito ben 300(1 marrlii.
In Berlino il Vorwaerts ha snpcrato la cifra di -10 mila alilnmati e la
Vvlkstribune, che conla un minor niimcro d'anni, e punla in brow tempo
a coprire lo spest; cio chc ne assicura onnai la esiston/.i
NcU'adunanza modcsima \cnno pure riconosciulo rho s'o.i;li era poco
mon dio impossibilo altrarro alia causa socialista gli uomini di matura
<-la n-llt' campa-no, cnnvoniva riconccntrare tutti gli sforzi del partito
sulla giovontu. I'.io die prnva soiupre piu coino la scuola inodorua -
tuisce il mi^lior semcnzaio del socialismo.
4. Era noto j;ia da -ran tempt) cha alcuni rcligiosi desuili avevaoo
avuto parto nolle trattativo clie condussero alia ere/inne in r.^-no, del
r.randcburgo e del Ducalo di Prussia. Cio non ostante aolamenl-- "--i il
piibblicci venue posto in jirado di nmsiiltaro importanli ilocuinetiti su lale
proposito in un volume iiitilnlato : l><r .\nthril der Jesuit an ties prem-
titchen koenigskmnc von 17<>l. Dalle pa-ine di qurstn volume risulla cbe
i I'l'. Wolf in Vienna e Yolta in Varsavia, i quali erano in . .-ntinua n-
lazinne col principo-elellore Federico, die li tralta nelle sue Ml ore da
intimi amici, adnperantnsi. ,-sso, prcsso rim|MTator
sco e prcsso il H- di 1'nlouia. p-rche dessero il lon> conseoio alia
no di Prussia, i in '-ssi miravaoo principalmeaU
382 CRONACA
n stabilire un'alleanza Gra il naovo regno, 1' Imperatnre e la Pulnni;i.
scopo che si potosse piu vigorosampnto resist rre alle aggrossioni dt'll;i
Turchia e ildl;i Franria, chc minacriavano in quei tempo IVsistcn/
della Gcrmania e della Polonia. Tutti ricordano che nel 1683 la Germania,
sfinita per i continui assalimenti ill Luii XIV, fu sul punto d' essere
annicntata, chc si richiesero sforzi inauditi per battere i turchi sotto
Vienna, e per cacciarli nei successive anni dall'Ungfaerlt, ch'essi occupavano
da ben 150 anni. Luigi XIV erasi con ogni possa adoperato per dislaccare
la Polonia dall'allcanza coll'Imperatore; ed era riuscito ad impedire che
il principe-elettore cli Brandeburgo unisse le sue truppe a quellc dell'eser-
cito imperiale. Per motivo di codesta defezione, le truppe dell'Annover e
di altri piccoli Stati furono medesirnomente ritirati dall'armafa cristiana,
liberalise di Vienna. La stessa Polonia, dividendosi poco dopo dall' Impe-
ratore, si espose novamente ai colpi della Turchia e, piu tardi, a quelli
della Russia. I Padri Wolf e Volta nulrivano, inoltre, speranza di vedere
il nuovo He avvicinursi alia Chiesa ed al Papa, il quale avrcblu; ritirato
la condanna inflitta pel ducalo di Prussia, posscdimenlo strappato all'Or-
dine Teutonico. Quei Gesuiti, pertanto, propone vansi, nelle loro trattative,
un'opera di pace c di riconciliazione politica c religiosa. V T ero e che non
vi riuscirono se non imperfettamente e in rnodo assai limitato. Cio nulla
meno il primo lie di Prussia uni le sue forze con quelle dell'Imperatore
per guerreggiare contro i turchi e contro la Francia ; contribuendo per
siffatto modo a sventare, almeno in parte, il disegno dei Borboni di
umiliare la Casa degli Absburgo.
Qualcbe cosa ottenncro, dunque, quei religiosi contribuendo a con-
servare codesto bastione della cristianita. Federico I. circondato da ron-
siglieri avversissimi al cattolicismo, non corrispose alle speranze ch'eransi
dapprima concepite. Uno di tai consiglieri, il ministro Caron von Illgen,
cosi scrive in una mcmoria del 1704: Sebbene purecchi vescovi e pre-
lati gliene abbiano porto il destro, sua Maesla non ha voluto punto sa-
perne del Papa. La Sede di Roma arrogasi, e vero, da tempo immemo-
rabile, grandi prerogative circa la fondazione di nuovi regni; ma il nostro
augusto sovrano, come uno dei principal! sostegni della (Ihiesa Evangelira,
si e ben guardato dall' ammettere menomamente una silTatta pretesa e dal
compiere alto che potesse, sia pure in lontanissimo modo, rassomigliare
ad un riconoscimcnlo di questa natura. In conseguenza di cio, mentre
il nuovo Re annunciava il suo avvenimonto al trono a tutte IP llnrti
d'Europa, comprcsi principi dei piu piccoli Stati it.iliani, soltanto il Papa
escludeva da silTatta partecipazione; onde il Sommo Pontofn-.' aveva o-ni
riigione e picnissirno diritto di protestaro encr^icauicntc contro un'inl'ra-
xione si grave di lulte le tradizioni o le rogole internazionali. Piu tardi,
Federico il Grande, uno dei principi piu uccorti del suo tempo, addiino-
CONTKM FORA NBA
<!i hi.-s. - oel
line ; l |irnl''tl'-rr n d.-ll 1 ' :
iili, persi-uilali mil -r ml.- accanimeulo in I> uofUi
iuglii-Iiiiii I srrisso <li proprio p> ,nun-
rl. inlii I,-, corona imperial*-: il ^ran Papa fu will.', -it,, ,|j
i i simi coagratuldaMQti, n<>n MBU av\ertir- uiii.' ci consideraMe
l.mto pii'i lortunato, in qtianlo com ( <>uscnlin
dei prindpi e delle cilia liliere della r,rrmatiia.
Hreve: il vnliinip del si-, Thoemes, die t.ili- il n.>m- ili'll'aui
di 80MIIII.-I importunza storica; ft le poleinichc da esso desi pub-
blii-i tc-li f<intril)iiir;inno scn/.i iluliliio ;i snllccit.irt- ! scin-lim, nt>. (!!-
I'.ir.lu.i qucslioup d>ll;i l;ln-rl;i dt-pli Ordini Hdi^iusi iu <icrin.ini.i.
5. II 17 muggio in Horlino < il i(* dello slesso mesc io Mugdeburgu
si lenncro adunanzo cattoliolif, intcrvcncnddvi da 1 a ."> uiila individui,
fn <]tiali non podii dcputali del Ontro. I signori Lirl.rr, I'orsrh, von
Hume od altri pfoflerirooo discorsi inoltn notuvuli iolorno uile qucstiooi
pin in voga c di comune intercssc. Una risoluzionc vot.ita da .ju.-sle due
grand! riunioni rivcndica cmTiriciiinentc i diritti di-ll.i (lliios;! sull' iose-
gnamcnto, la liberta dcll.i carita cristianu e dt^li Ordiui Kdi-insi c piu
di tutto 1' indipcndcnza temporalc del Sommo Pontcfin'. (insi i discorsi
dr_-li oratori romc i voti dellc Asscmhlcc souo stali vi\,n cmcntc discuss!
da tutti i .-inrnali.
II 7 giugno vi fu il grande pcllegrinaggio dclla licriuania c;ittolica
alia toinba del suo grandc apostolo San Bonifacio, in Kulda. Moll! de-
putali del Centro e non podii r.i.^iiardcvoli pcrsonaggi hanno soltoscritto
un manifesto, ncl quale essi alTcrmano di bel nuovo la ncccssita di difen-
derc la Thiosa nelP illustrc suo Capo, assicurandogli una posizione toin-
purale confnnnc all'alta sua dignita.
II I di giugno una sterininata nmltitudine di pello^riui, tutto il pa-
tri/iat.i dell. i Westfalia, numerosi cavalier! di Malta in uniform*- ed altr
cospicui personaggi hanno assistito all' incoronazionc doll' iuimagine delta
SSiii.i V. r.ine Kevelaer; la cerimonia solenne fu presieduta dall'Arcive-
scovo di Colonia, assistito da pan-cdfi Vesn\i.
II Governo ha acconsentito die i PP. Pallottini si stabilisscro in Ger-
inania, collo scopo di fornire missionarii per le colouie tedi-sdie. La priina
casa sara fondata nella Di-u-esi di Limlmrgo.
6. II minis! M dei culti, signor von Bosse, ha respinto la domanda
d-i padri di fami-lia cattoli.-i di Danzica, i qtiali rliiedr\.ino di stalilir-
una scm.L del proprio culto nella loro citta. * di sopprimere succesalva-
menlf le s* imli- mist*- tMsiormandole in iifessionali. II Ministro
SllHiciente 1' inst'guameilto _couli-ssionale iiu, Ofa
esistcnli per tutelar*- gl'inleressi n-ligiosi; e porta opiir 1? scuole
384 CROXACA CONTEMl'ORANI.A
nbt6 offirono vantaggi pii'i siruri ris|ic||( ;ill' istrn/innr. Pur troppo >
nostri govcrnanti mm scmpre si accorgono che 1* istru/inm- I'ur/.il.i
tiepidezza religiosa frulto dellc scuole miste SODO i piii cili< .;
del socialismo !
In llrcshvia contansi sci ginnasii proleslanli rnaoteDiili dalla d
dallo Stiito, cd im ginnasio cattolico, la cui csistcnza e dovuta a pii
legati di nostri corrcligionarii, e che novera 600 altmni, mentre i r
nasii protcstanti DOD nc contano in media so non 400. Con lutto cio, il
Municipio rifiutossi di fare imparlire 1' istrnzione religiose agli alnimi cat -
tolici dei due ginnasii protcstaoti municipali. Sebhene ooi nunchiame di
ginm<sii caltolici, il mioistro dei Culti noo ha voluto acconseolirc alia
richiesta di traslbrmare in ginnasio la scuola superiore di Bosholt.
Inaugurandosi il Semioario per prcdicatori protestanti in Goest nri
locali di UD anlico Convento cattolico il signor Ii;nir, sopraintendente
generalc -della Provincia, esortava i futuri pastor! a volcr appropriarsi la
sagacia dei Domcoicani, 1'assiduita dei Bencdettiai, DOD mono che la po
polarita e la povcrta volontaria dei r'rancescani. > Bell' omaggio involon-
tariamente reso agli Ordini religiosi da uno dei piii accaniti loro neiniii.
Da parecchi anni vennero fondati non pochi di sifiatli Seminarii, scim-
miottando i cattolici. Occorre pero avvertire che tutte le spese p*r il
loro mantenimento sono sostenulc dal Governo : laddove i 13 Seminarii
cattolici lianno ricevuto solo un acconto di 107 mila marchi in risarci-
mento insufficicnte della confiscazione dei beni ecclesiaslici.
L'8 di maggio, il signer Augusto Reichensperger, il decano del Cenlro
e membro del Landtag prussiano sin d;ilhr istituzione nel 1847, ha n-1- -
brato le sue nozze d'oro. II Centro, parecchi membri dei due Corpi lej;i-
slativi e numerosissimi amici da lutti i pacsi della Germania e fuori invi;i-
rono o presentarono personalmente doni ed augurii : fu una vera festa prr
la Germania cattolica.
7. 11 signor von Kleisl-Betzow, 1'anlico duce del parlito conservalon 1 ,
6 passato di questa vita il 18 maggio. Nalo egli ncl 1814, era on(rat<>
nella vita politica il 1847, rimanendo sin d' nllon attaccato in modo ir-
removibile ai principii conservator!. Nel 1872 ei si distacco dal suo in-
timo amico, principe di Bismarck, a cagione delle prime leggi di m;i r
Cionondimeno, governando egli la I'rovincia renana, soppresse violentc-
mente 1' unico foglio cattolico (Yolkshalle) e usava dei riguardi verso la
Koelnische Xeilunu, perche vedeva in essa uno strumenlo per combat
il Cattolicismo. A dir breve, non ostante i suoi principii cristiani, il signor
von Kloist-Hetzow era un nemico della Chiesa.
DELLE CONDIZIONI DEL PAPA
IN CASO DI OUERKA
i.
Da molti anni si cantano a pieno coro in Europa inni alia
pace. Tutto si dice farvisi dai Governi per la sua stabilita.
Le stesse alleanze o gli accordi che da' suoi Stati piu potenti
si contraggono, si promulgano per alleanze od accordi di pace.
A conservare inalterata e florida la pace, si bandisce stretta
1'alleanza tra Germania, Austria ed Italia ; ed a renderne im-
possibile il turbamento, si pretende stabilita la qualunque con-
cordia che corre tra Russia e Francia. Se non che, nulla
ostante questo sdilinquirsi di amor per la pace, i Regni, gli
Imperi e le Repubbliche costanteraente si preparano alia
guerra, e di niuna cosa si mostrano piti solleciti che d'in-
grossare gli eserciti, di accumulare armi, di apprestare difese,
di moltiplicare navigli, come se tutti fossero sul punto di az-
zuffarsi fra loro. Pel quale effetto aggravano i popoli di pesi
insopportabili, ne esauriscono sempre pit! le forze economicbe,
e cagionano un malessere, un ribollimento di passioni, che mi-
nacciano nelle sue basi 1'ordine sociale.
Giacche questo continue apparecchiamento alia guerr
vuol chiamare stato di pace, di pace si chiami. Siccome pero
piti si va innanzi col tempo, e piti lo scoppio di una guerr.-t
giudica inevitabilo, e quindi si lodano di preveggenti i Governi
che vi si approntano; cosi pare a noi che altresi ai cattolici di
tutto il mondo converrebbe approntarvisi, per cio che riguarda
la tutela di un loro comune interesse di ordine primario, al
Serb XV, vol. Ill, fcut. : W ' *
386 DELLE CONDIZIONI DHL 1'APA
quale flnora non hanno direttaraente volto a sufflcienza il
pensiero : intendiamo dire la sicurezza e liberta del Sommo
Pontefice, dato il caso di una tanta calamita.
Postoche il pericolo di una guerra europea, piaccia o non
piaccia riconoscerlo, certaraente cresce ogni anno, colle diffl-
colta di prolungare una pace armata che stentasi a sostenere;
e postochfc ogni anno ancora i cattolici dei varii paesi, nelle
loro adunanze, non cessano di protestare contro le intollerabili
condizioni alle quali il Governo occupatore di Roma, da piu di
quattro lustri, ha ridotto il Capo della Chiesa ; sembrerebbe
opportune che alle ragioni permanent! delle loro proteste ag-
giungessero in particolare questa del caso di guerra, nel quale
niuno puo congetturare quello che avverrebbe della sacra sua
persona e della sua liberta, oggi piu che mai importante a
tutte le nazioni.
Percio non sara altro che utile richiamare sopra quest' ar-
gomento 1' attenzione, non solo dei cattolici piu autorevoli, ma
eziandio dei politici avveduti, i quali troppo sanno quanto
valga e possa valere il Papato, nella supposizione di un belli-
cose commovimento d'Europa.
II.
Per molto che, a dare un colore di qualche giustizia al fatto
ingiustificabile, compiutosi in Roma il 20 settembre 1870, siasi
sofisticato, sta fermo che, dopo ventidue anni, non si e ancor
giunto a mostrare che, con esso, si e almeno salvato il diritto
piu sostanziale, che al mondo premeva di vedere intatto ;
quello cioe della piena indipendenza del Papa, coabitante nella
citta medesima col Potere che ve lo ha detronato.
La solenne parola, che Pio IX fece tosto risonare per
T universe, e Leone XIII, appena succedutogli, ripete e non
finisce di ripetere : sub hostili poteslate conslituli sumus, resta
sempre vera, lampante, irrefutabile. Da che Roma, col diritto
della forza, gli fu presa, il Papa vi e necessariamenle soggetto
ad un Potere, che gli e necessariamenle oslile. Necessariamente
387
soggetto, perche godento r nnico ^ra<lo li II
siagli conceduto da questo Potere : il qu.ilc tfli necessa
mento ostile ; giacche dal Papa ne ottiene, no otterrfc
che gli coda il supremo diritto della sua liberta e lo riguardi
per amico. Quindi e che, in tutta verita e nel piu ripido senso
del vocabolo, il Papa 6 moral men te prigioniero del Pot
che lo tiene nelle mani. Indarno si e cercato e si c<
paralogismi, cogli scherni e colle contumelie, di uscire dalle
strette di questa conclusione, radicata nella natura delle cose
e risplendente nella evidenza dei fatti.
Ne giova addurre la legge cosi delta delle guaren
Questa fu ideata e manipolata dal Governo italiano, a favore,
non del Papa, ne dei cattolici, ma soltanto a schermo di se
e delP opera sua; rappresentandola come un fermo proposito,
che esso prendeva al cospetto del mondo civile e cristiano, la
cui osservanza sperava lo guarentirebbe dai tristi effetti della
sua impresa. Ed in vero, non fu offerta al Sommo Ponteflce,
che fin da principio la defini un ludibrio, non agli Stati aventi
interesse air indipendenza del Papa, che ricusarono di accet-
tarla, non ai cattolici che Phanno respinta come un assur.lo
giuridico, ne si stancano di levarle contro la voce.
E in effetto, che e questo trovato, il quale i suoi stessi piu
caldi fautori, nel corso di questi anni, ci hanno dipinto per
un ircocervo di legge, immutabile insieme e mutabile, d'or-
dinn interno e d'ordine internazionale, statutaria e transitoria,
fondamentale del Regno e riformabile, secondoche ha messo
conto il ragionarne?
III.
La legge delle guarentige, scrisse gia Emilio Oilmen, non
rassicura nessuno. Si e detto che il Consiglio di Stato la di-
chiar6 parte integrante delPordine costituzionale. Che valore
ha una dichiarazione di tal sorta ? Chi irnpedira ad un nuovo
Ministero di fare una dichiaraziono contraria, e chi obblighera
i deputati a tenerne conto ? L' indipendenza, la sicurezza, la
388 DELLE CONDIZIONI DEL PAPA
dignita del Capo della religione cattolica sono in balia della
maggioranza del Parlamento italiano. Da un giorno all'altro,
un voto db irato pu6 togliere il Vaticano alia Santa Sede, e
nulla vieta che il Santo Padre sia gittato sul lastrico, come
un vagabondo, dai carabinieri italiani l .
E questo savio giudizio dello statista francese, conforme a
quello di assai altri giuristi di ogni regione, dura ad essere
espressivo della verita piu perspicua.
Per vantare i meriti di una si fatta legge, si ricorre alle
prerogative sovrane che essa concede al Papa, ed alia sacra
inviolabilita di che insignisce la sua persona. Ma oltreche si
tratta sempre di una concessione, che puo essere tolta, e sup-
pone potesta superiore in chi la fa ; oltrechfc la sovranita, cosi
concessa al Papa, non si sa che cosa propriamente sia, e si
disputa ancora intorno alia natura sua; nel fatto, ossia nella
storia di questi ventidue anni, si e vista sempre avverata la
sentenza dei tanti, che queste sovrane prerogative chiamarono
una celia irriverente e la paragonarono a quella de' giudei,
quando, dopo avere inchiodato Cristo nella croce, lo salutarono
col titolo di Re.
La storia cotidiana della sacra inviolabilita del Sommo
Ponteflce, contro del quale i reati si dicon puniti colle stesse
pene di quelli contro il Re, si legge nelle ingiurie, nelle beffe
e nei vituperi che ogni piu villano scriba ha licenza di stam-
pare nei giornali, a suo vilipendio. E questo e argomento che
riluce agli occhi di tutti; e doveche ogni menomo sfregio alia
persona del Re si e venuto e si viene dall' autorita pubblica
reprimendo senza pieta, gli oltraggi, gl'improperii, le sacri-
leghe caricature in onta all'augusta persona del Santo Padre,
passano dentro Roma stessa in franchigia, quasi piacevolezze
le piu innocenti. La quale storia e stata confermata da altri
fatti strepitosi: quali sono state e sono le non infrequenti di-
mostrazioni delle piazze, con grida le piu scellerate contro il
Papa: quali furono i baccanali nefandi del 13 luglio 1881, a
1 L'Egtise el VElal au Concile du Vatican, II, p. 478.
AM) I.I OUBRRA ::s{|
no delta venerata salma <li 1'iu IX; ijuali le feste volute
<Lil Governo per I'apoteosi di Giordano Bruno, a spregio della
inaesta del Papa; e quali le ignobili scene del 2 ottobre 1891
contro i pellegrini, venuti di Francia ad onorare il Papa, che
colraarono d'indignazione il mondo civile.
In sostanza, la sola guarentigia che il Romano Ponteflce
goda di liberti, e riposta nella invincibile sua resistenza al
Potere ostile che lo opprirae; e nel timore che questo Potere
ha degli Stati d'Europa, i quali non gli consentono di fare
del Papa quel peggior trattamento, che in caso diverse fa-
rebbe. Onde, non potendo peggio, nemico lo proclarna della
patria e della nazione, e per nemico lo addita all'odio della
plebe.
Tal e il fatto costantc e notorio, che costituisce la condi-
zione del Papa nella citta di Roma ; no vi ha potenza di ret-
torica che valga a sflgurarlo. ,
I
IV.
Se tal e la sua condizione in tempo di pace, quale pu6
argomentarsi abbia a divenire, data una guerra, che, nell'of-
fesa o nella difesa, involga ntalia?
La prima cosa da notarsi 6 questa : che, per accattare ma-
lovolenza sempre piti acre verso il Papato, si accreditera su-
bito la voce (piu o meno connivente il Governo, secondo il
caso) che il Santo Padre parteggia per le armi ostili all'Italin;
che colle avverse Potenze se la intende : e conseguentemente
e necessario custodirlo coi ri^ori richiesti a contenere un ne-
mico il pift pericoloso, qual 6 il domestico. Di ci6 non e a du-
liitarsi: e tutti i cattolici del mondo possono essere certi che,
al rompersi di una guerra, il Capo della Chiesa cattolica mu-
i tosto in istrettamente materiale la morale prigionia che
oggi soffre. II men male che sia da prevedere e, che il Papa,
in Roma, dentro il Vaticano, avra sottosopra i trattamenti che
Pio VII in Savona e poscia nel c-a>u'llo di Fontainebleau ebbe
da Napoleone.
390 DELLE CONDIZIONI DEL PAPA
Allorche nel 1871 si discuteva dal Parlamento la legge
delle guarentige, il deputato Corte propose che nel testo della
legge si dichiarasse, che le immunity diplomatiche e la liberta
dei telegrammi rimanevano sospese in tempo di guerra. Ma
il Bonghi, manipolatore principale dello schema della legge,
rispose la legge esser fatta per la pace, non per la guerra,
ed aggiunse: << in questo caso la salute dello Stato e il su-
premo ed unico diritto, e questo solo e sufflciente a determi-
nare la condotta del Governo * . Ond' e chiaro che, nella
mente dei legislatori, il libero governo della Chiesa univer-
sale, ed i diritti della coscienza dei popoli cattolici di tutti i
paesi, dovranno essere unicamente subordinati all'interesse di
uno Stato singolare ed a quello che gli uomini, i quali lo reg-
geranno, sieno per giudicare supremo suo diritto; e questi
uomini potranno facilmente essere di coloro, che dipendono da
quel gran maestro della massoneria, che anche teste definiva
il Papato coltello infisso nel cuore dell'Italia; o di coloro che,
bench& sciolti forse dai lacci settarii, hanno, come appunto
gik il medesimo Bonghi, gridato il Papa cancro dell'Italia.
Bastano in genere 1'accennata infallibile previsione, e que-
st'apertissima dichiarazione, a fare che la cattolicitk si formi
un concetto dello stato in cui il Sommo Pontefice, nelle mani
del Potere che lo circonda, dovrk trovarsi, posto il caso di
una guerra.
V.
Attilio Brunialti, professore di diritto costituzionale nel-
TUniversitk di Torino e deputato al Parlamento, e forse il piu
fervido ed acuto apologista della legge delle guarentige, che
sia sorto in Italia; quantunque ammetta pur egli, che essa e
una tela di ragno, un tessuto di assurdi, quale non si vide
mai , e cio nonostante creda alia sua perennita, perche, di-
c'egli, sono appunto questi assurdi, a giudizio della logica,
i Atti uflic. 15 febbraio 1871.
IN CASO DI <JUEKRA 391
durano iifi a lungo '. ndo stare la logica di questa
sua credenza, ed al proposito nostro, prendendo cio che egli
opina possa accadere della legge in caso di gucrra, prim
tutto assorisce che se, come nel 1866, si conferissero al Oo-
verno poteri eccezionali pin di una disposizione della legge
sulle guarentige potrebbe riceverne nocumento ; ed a parer
suo questo nocumento sarebbe giustiflcato da cio, cbe nes-
suno potra mai aflermare una si fatta legge superiore allo
Statuto ; il quale in alcuni casi permette al Governo di ap-
propriarsi poteri eccezionali. E sono memorabili questi poteri,
che, durante la guerra del 1866, trasformarono il Governo in
una specie di Comitato di salute pubblica, e misero la liberta
e la pace d'innumerevoli persone e famiglie a discrezione di
tirannelli, che sfogarono quanto piti poterono livori e vendette,
a libito di settarie passioni -.
Del resto avvertiamo, cosi di passaggio, come, per confes-
sione anche di questo paladino della liberta del Papa, gua-
rentita dal Regno d' Italia, codesta liberta in fin de'conti sia
soggetta allo Statuto del Regno; e per tal guisa il libero reg-
gimento della Chiesa universale venga ristretto dalle prescri-
zioni di un paese particolare.
Nel presupposto che la guerra sin dal principio fosse
fortunata per 1'Italia e si riuscisse a portarne tutti gli orrori
fuori dei confini, se il Vatican o si limilasse a gridar pace,
la legge potrebbe essere applicata nella sua integrita . Ma
con queste eccezioni, soggiunge il Brunialti: che si potra
invitare ad allontanarsi dal Regno rambasciatore vaticano
della Potenza con cui fossimo in guerra : si potra vietare
che il corpo delle guardie pontificie sia accresciuto, e persino
chiederne il disarmo : si potra impedire ai cittadini dello
Stato nemico di entrare od uscire dal Regno . E queste ec-
cezioni egli leva di bocca al Toscanelli, al Corte, al Sineo; e
pi- n.uiiente le approva 8 . II che signified che, accesasi la
1 Lo Stato e la Chiesa in Italia, pap. CLXXXYI1I. Torino, 1891.
h \ll.
3 Pag CIA \.\\III.
392 DELLE CONDIZIONI DEL PAPA
guerra, il Sommo Pontefice poirci subito essere impodito dul
comunicare coi cattolici della Potenza belligerante contro Tlta-
lia, e potrd pure essere posto sotto la guardia armata del
suo Governo : e ci6, nell'ipotesi piu bella che air Italia la sorte
arrida benigna, che le sue terre non sieno allagate da eser-
citi ostili, ed il Papa si limiti a gridar pace, e sia grido in-
teso da tutti, e grido non sospetto al Governo d' Italia.
VI.
Ma e se la guerra non fosse felice, ed i vincitori arrivassero
persino ad assediare Roma? Allora e impossibile ed inutile
prevedere quello che potra avvenire , replica Papologista : il
quale, disperando in questo estremo di nulla guarentire piii al
Papa, di proprio moto suggerisce due partiti: od una sospen-
sione dell'autorita del Pontefice, che intanto, pel tempo che
puo credersi breve della guerra, si eserciterebbe nel mondo
dai nunzii o legati suoi : ovvero <c un viaggio suo in qualche
Stato neutrale, si no a che fosse ristabilita la pace e potesse
ritornare in Roma .
Di maniera che, supposta una disfatta delle armi italiane, il
Papa in Roma non avrebbe altra scelta, fuorche di cessare
dal ministero suo di Capo della Chiesa, o di prendere la via
delP esiglio.
E pensare che, per tutelare stabilmente la dignita, la li-
berta e la sicurezza del Sommo Pontefice nella sua Sede, si
disse e ridisse, nel 1870, da re Vittorio Emanuele, da' suoi
ministri, da' suoi ambasciatori, dai deputati e dai senatori,
che si espugnava Roma e se ne toglieva al medesimo Pon-
tefice la legittima signoria !
Beatissimo Padre ; scriveva il re Vittorio Emanuele a
Pio IX, annunziandogli Poccupazione armata della sua Roma;
io sento il dovere di prendere, in faccia all' Europa ed alia
Cattolicita, la responsabilita della sicurezza della Santa Se-
de... il mio Governo e le mie forze si restringeranno assolu-
tamente ad un'azione conservatrice e tutelare dei diritti facil-
ASO DI GUERRA
ule conciliabili delle popolazioni romane coll' mrwta/
del Sommo Ponteflce dolla sua spirit uale autorita, e colla
della Santa Sede. Mi permetta Vostra s.-mtita
di sperare ancora, che il momento attuale aggiunga eflicacia
a quei sentimcnti di conciliazione, che mi studiai serapre, con
inst.uu-abile perseveranza, di tradurre in atto, perch\ sod-
disfacendo alle aspirazioni nazionali, il Capo della Cattolicita ,
ondato dalla devozione delle popolazioni italiane, con
s6% sulle sponde del Tevere, una Xede gloriosa e indipen-
dt'nte da ogni umana sovranilA.
Or ecco che necessaria conseguenza di questo fatto cosi
propisio alia Santa Sede, e deH'aver voluto legare le vicende
del Papato con quelle deirallobrogo Regno d' Italia, a delta
dei piu benigni interpreti della legge che ne regola le con-
di/ioni, in un caso non improbabile, viene ad essere, o la
cessazione temporanea deir autorita papale, ovvero il danno
ed i rischi d'un esiglio.
E poi si pretende dai politicastri italiani, che i cattolici
dell' Italia e quelli delle altre parti della Cristianita si con-
tentino di ci6 che si e fatto, riposino fidenti nella generosa
lealta del loro Governo e flniscano di protestare contro uno
stato di cose, che essi celebrano pel piQ desiderabile alPonore
del Papato, alia sua indipendenza ed alia pace della Chiesa !
Se non che bisogna studiar raeglio 1* ipotesi di una scon-
fltta dell' Italia nella presunta guerra ; giacch6 nulla fa certo
che non possa avverarsi.
VII.
Finche Tordino pubblico si conservasse in Roma e nel ri-
manente della Penisola, premerebbe troppo al Governo ita-
liano, che verso il Papa non si trascorresse ad eccessi estre-
ini. La ni'Miesiraa necessita che lo sforza a contenersi in suo
irdo nel tompo di pace, lo sforzerebbe nel tempo di gu
ra. Percio non vogliamo fare al re^io Governo di Casa Sa-
voia il disonorc di riputarlo capacc, ne meno presupposta
394 DELLE CONDIZIONI DEL PAPA
una grande sventura militare, di brutali violenze alia vene-
randa persona del Santo Padre. Per sino a tanto che il Go-
verno stesse in piedi e rimanesse regio, quali che si fossero
gli uomini che 1'avessero in mano, la incolumita personale
del Papa non serabrerebbe a temere che pericolasse. Non fosse
altro, gli alleati per una parte, ed il bisogno di mitigare i
vincitori per 1'altra, li indurrebbero a portargli un certo ri-
spetto. Ma chi pu6 fare la sicurtk che, data questa grande
sventura, 1'ordine politico si mantenesse fermo, e non ne se-
guissero sconvolgimenti, tanto piu facili, quanto piu gli animi
sarebbero per tale sventura irritati, e meno guarnite di forze
le citta?
Nulla di ben determinate si puo pronosticare: ma noi sfi-
diamo qualunque siasi nostro piu fanatico monarchista uni-
tario a giurare, che lo sfasciamento deiresercito regio, in una
guerra sfortunata, non si tirerebbe dietro lo sfacelo dell' Italia
allobroga e legate, qual e oggi costituita; e che mentre 1' Italia
vera e reale si preparasse, nel subito sbalordimento, a muo-
versi ed a provvedere a' casi suoi, I' Italia illegale delle sette
massoniche, socialistiche, anarchiche, accarezzatesi in seno dalla
legate^ non sorgerebbe audace ad usurparsene T ereditk ; e nello
scompiglio delle disfatte, delle fughe e delle invasioni del ne-
mico vittorioso, non rinnoverebbe, sotto il suo cannone e le
sue baionette, dove piu, dove meno, i drammi atroci dei Co-
muni di Parigi e di Cartagena.
Dio solo sa allora che cosa avverrebbe del Vaticano e del
Sommo Ponteflce, se in Roma avessero da prevalere gli eroi,
che tanto si segnalarono la notte del 13 luglio 1881,colle lor
prodezze contro le ceneri di Pio IX, ed il 2 ottobre 1891,
colla loro bravura contro glMnermi pellegrini francesi, che
tranquilli andavano per la citta. II men male che si possa
congetturare si e, che il Papa fosse ritenuto in ostaggio; ed
al prezzo della sua vita, si esigessero dai vincitori patti forse
non accettabili dalla giustizia e dall'onore.
Chi conosce 1' Italia, non flnta ed artificiale, com'e quella
del giornalismo compro o partigiano, delle carnevalate delle
ASO DI
ti i e del ci na vera
ed pflottiva, coll.' sue congiure sotterranee, collo sue raiserie
e scontentezze inenarrahili, colle corruzioni inoculatele da
trentadue anni di awelenamento scltario e c ilimenlo
che sfihra la porzione massima delle sue popolazioni; troppo
puo dire so 1'ipotesi di una subita insurrezione repubblicana
e socialistica, nel caso di guerra infelice, sia immaginaria e
non anzi piu che verosimile. Per lo che, neH'esame delle con-
dizioni, in cui, giusta le varie contingenze probabili di guerra,
il Papa pu6 trovarsi in Roma, questa ipotesi va tenuta di
conto o ponderata dai cattolici amanti del bene della Chiesa,
non meno che dagli statist! ai quali importi il bene dell' Europa.
VIII.
Maggiormente che la liber ta delle comunicazioni del Papa
con tutti gli Stati sarebbe necessaria piu che mai nella con-
giuntura di una guerra, che presto nascerebbe, e presto di-
verrebbe generale. Gia persino i politicanti piu astiosi del
Papato in Italia confessano a piena bocca, che ora esso ha
raggiunto un grado di autorita mondiale, che non li tiene
quieti. Onde, anziche vedere m ci6 Tavviamento che la Prov-
videnza prepara alia soluzione della questione roraana, per
ingannar se stessi, recano questo incrernento di grandezza pa-
pale a frulto salutare della loro irapresa del 20 settembre 1870.
Si legga, verbigrazia, come candidamente Attilio Hrunialti,
col suo stile teutonico, ne discorre: Certo pu6 dirsi che
mai, come in questi ultimi tempi, furono maggiori e piu svi-
luppate le relazioni del mondo cattolico col Capo supremo
della Chiesa. Tutti i Governi, meno r Italia, furono condotti a
rivolgersi al sovrano Ponteflce, a questo Capo spirituale, sotto
la cui bandiera combattevano i cattolici, per attingerne aiuti
non trascurabili alia politica di conciliazione e di moderazione,
sempre pi6 necessaria nelle grandi lotte sociali: tutti, quasi
sempre con successo, cercarono di riuscire alia paciflcazione,
invocando anche T influenza morale di colui che dirige, rap-
396 DELLE CONDIZIONI DEL PAPA
presenta, vigila gl' interessi general! della Chiesa. Cos! il forte
ordinamento del partiti cattolici da un lato, dall' altro la loro
dipendenza piil accentuata dal Vaticano, contribuirono larga-
mente perche le dirette relazioni tra i Governi ed il Papa
fossero riprese o diventassero piu intirae. II Papa, secondo la
pittoresca espressione d'un pubblicista russo, e diventato un
atout, che ciascun Governo tiene ad avere nel proprio giuoco.
L'azione del Pontificate ne riusci di tanto ingrandita, chela
sua macchina amministrativa, il sistema delle Congregazioni
vi bastaappena e non corrisponde piu ai nuovi bisogni. La voce
del Geffeken, che si adopero a dimostrare 1'inutilita delle re-
lazioni permanent! colla Santa Sede, rimase pressoche isolata
e senza eco, perche i bisogni del presente s'impongono alle
piu dotte teorie 1 .
Ammesso e riconosciuto, per comune giudizio, 1'alto in-
flusso che ora il Pontefice Romano esercita, pel buono anda-
mento degli Stati e delle nazioni, ed il gran pregio in cui le
Potenze hanno il viver d'accordo con esso, dimandiamo noi,
se non solamente i cattolici, ma i politici assennati altresi
possano guardare con occhio sereno questa eccelsa Potenza
morale, nel caso di una guerra, impacciata, legata, sequestrata
o ancor violentata da un unico Stato: il quale, non potendone
godere gli effetti benefici per se, tentera dispettosamente di
impedire, per ogni modo, che altri li goda. No, la liberta del
Papa, rispetto agl'Imperi, ai Regni, alle Repubbliche bellige-
ranti fra loro, non puo, in detto caso, stare in balia e sog-
getta all'arbitrio del Governo italiano. In questo caso, la li-
bert pontificia prenderebbe forma d'interesse politico primario
dell'Europa. II Sovrano, forse solo, che sara in pace con tutti;
quegli che da tutti sara riverito come Principe di pace; quegli
al quale non sara possanza di maesta che si senta umiliata
di ricorrere ; quegli che a niuno sara mai sospetto di gelosia,
di ambizione o di parzialita, deve tra i furori, le ruine e gli
eccidii di una guerra europea, restar accessibile a tutti: a tutti
' Ivi pag. CLIIMV.
IN ' ASO DI CUE I
voce dev.- 111., r.un.'nte far ascoltare, a tutti IB sue mani
devo potore stendere, qualo amico, qual Padre.
Neghi, cui ne basta 1'animo, che, nelPessere presente <:
cose in Europa, non sia interesse politico priraario per ogni
Stato, che il Papa, fra le ealamita di una guerra, possa con
ciascun di essi liberamente comunicare; possa a ciascun di
east liberamente spedire, e da ciascun d'essi liberamente ri-
<>re messi e legati; possa liberamente a quali crede off* ,
la sua mediazione; possa, invocato mediatore, trattarc senza
intoppi colle parti vincitrici e colle vinte.
IX.
Si confida per avventura che i due Imped alleati d' Italia,
al sopraggiungere della guerra, porranno a questa condizioni
tali, o faranno agli avversi belligeranti proposte si fatte, che
attenuino o rimuovano i pericoli che in Roma correrebbe il
Papa. Giova sperarlo; che, oltrech& loro utile, sarebbe anche
obbligo loro; datoche, contro le millanterie dei portavoce del
Governo d' Italia, piu volte hanno lasciato intendere, che
1'alleanza loro con esso non poteva pregiudicare il Papa, ne
i suoi diritti, n6 la dignita, n6 la liberta sua.
Ma se 6 vero che prevedere 6 provvedere, sembra che, a
rassicurare per questo capo il mondo civile e cristiano, non
vesse aspettare il giorno della rottura della pace; la
qual rottura potrebb' essere e sara forse repentina.
Come ora si fa servire la pace di un continuo apparec-
chiamento alia guerra, cosi, avaoti che questa divampi, si
dovrebbe, se non altro in genere, far noto, che, a tutelare la
sicurezza e la indipcndenza del Papa, nel caso di guerra.
e pensato.
1-M a procurare che vi si pensi in tempo, i cattolici di
ogni nazione, ma segnatamente quelli deirAustria-Ungheria
e della Gerniania. con titolo piu legittimo, avrebbero da ado-
perarsi.
Che per cagione dell' alleanza coi due Imperi, T odierno
398 DELLE CONDIZIONI DEL PAPA
Stato d' Italia si creda piu franco di fare, nell' occasione di
una guerra, il governo che piu gli torni con to del Papa e
della sua liberta; non e a dubitare. Che i suoi propositi, in
tal caso, se non e tenuto in briglia, sieno acremente avversi
alia libera azione ed alPautorita supreraa del Papa; non e
men certo. Che le diverse ipotesi, da noi di volo indicate, non
escluse le piu orribili, si possano veriflcare; troppo e sicuro.
Ne Tesiglio del Ponteflce da Roma, ne la sua stretta cat-
tivita, n6 il suo sequestramento come ostaggio, ne altre peg-
giori sevizie alia sua persona, n& il saccheggio ed il dirocca-
mento del Vaticano possono entrare nel concetto delle due
Potenze, che allo Stato italiano han concessa la loro interes-
sata protezione, con nome di alleanza.
X.
Alia fin fine lo Stato che in Roma serra fra i suoi artigli
il Capo della Chiesa cattolica, persino a che durera ad essere
allobrogo e regio, o in pace od in guerra, stark ai cenni dei
forti suoi alleati. II commediografo poeta Felice Cavallotti,
uno dei grandi sopraccio dell'estrema sinistra di Montecitorio,
parlando il 17 luglio scorso a' suoi elettori di Corteolona, rac-
contava di recenti suppliche fatte dal Governo italiano alia
Germania, perchfc volesse alleggerire all' Italia i pesi e gli
aggravii militari, impostile dall' alleanza. Ed ebbe per tutta
risposta, proseguiva il Cavallotti, Mumilianie monito del gior-
nale dell' imperatore Guglielmo, monito che persino dal Bi-
smarck fu dichiarato esorbitante. E pur tuttavia il Governo
docilmente ha chinata la fronte ed eseguira il monito.
Chi puo dunque mettere in dubbio che, eziandio all'accen-
dersi di una guerra, questo Governo medesimo si conformera
ai moniti i quali, circa il rispetto da portarsi in Roma alia
sacra persona, alia dimora ed alia liberta del Sommo Ponte-
fice, sieno per venirgli da Vienna e da Berlino?
Chi stara in forse ad ammettere, che accettera pure la
guarnigione mista degli alleati in Roma, postoche questa si
IN i ASO DI OUBRRA '.'.'')
reputi guarentigia di maggior sicurczza pel Santo Padre; e
di piii si .icconcera ad avere per neutrale il recinto del Va-
110, ed a riconoscerlo coperto dalle bandiere di tutte le
Potenze, anche belligeranti, se tutte, con mutuo accordo, con-
verranno di prenderlo sotto una comune tutela?
Concludiarao pertanto con asserire, che le condizioni del
Papa, in caso di guerra, piu che nelle mani dello Stato d' Ita-
lia, saranno in mano dei grandi Stati europei, che intendono
qual potente forza morale sar per tutti il Romano Ponteflce,
tra il cozzo sanguinoso delle armi, ed insieme sentono di
quanta importanza per loro debba essere Paver questa forza
libera di esercitare sopra tutti i suoi benevoli influssi : il che
non avverrebbe mai quando rimanesse soggetta all' arbitrio
armato di uno Stato solo; o difflcilmente avverrebbe, quando
esulare dovesse dalla sua giuridica e storica Sede.
Noi stimiamo per conseguenza debito dei cattolici il non
trascurare questo punto capitalissimo nelle loro nazionali atlu-
nanze, e con atti, proteste e ragionate petizioni ai Govern!,
T insistere affluent i pericoli si prevedano ed ai pericoli si
provveda. Sopra tutto poi lo diciamo debito del prossimo gran
Congresso cattolico intercazionale, di cui faranno parte anche
personaggi politici eminenti di varii paesi, del quale i voti,
da nessuno Stato saran tenuti di picciol valore.
IV.
Come sia andato a finire il tipo dell' uomo delinquente,
composto dal Lombroso.
Per dare qualche apparenza di vero a quella mostruosa
sentenza che il delitto e un fenomeno naturale e necessario
come i concepimenti e le morti, il Prof. Lombroso, aiutato da
discepoli e colleghi dello stesso pensare, si diede con indefesso
studio a ricercare i proprii caratteri anatomici, fisiologici, let-
terarii, morali e se altro v'e, dei delinquent, confrontandoli
con quelli dei pazzi per una parte, e degP individui sani ed
onesti per 1'altra. Chi ben riflette, questo genere di dimostra-
zione non poteva avere efflcacia se non qualora dai confronti
fosse risultato che nei delinquenti si riscontrano gli stessi ca-
ratteri che ne' pazzi manifesti ; non bastando all'uopo neanche
il potersi mostrare una differenza fra i malfattori e i galan-
tuomini. Quand'anche ci6 si avverasse, il che di fatto non e,
il piu che se ne potrebbe dedurre, sarebbe una fisica e piu
veemente propensione d' alcuni individui a questo o a quel
vizio e delitto, il che fu sempre ammesso; e, posta una tal
propensione, sopratutto poi se vi si aggiunge la mala educa-
zione, le male compagnie ed altre circostanze favorevoli, e
naturale che i piu di siffatti individui si diano al mal fare,
liberamente per6 e non per legge e necessity flsica.
Un tipo ben netto del delinquente, il Lombroso ha sentito
egli stesso di non lo poter dare. A cio rispondono quei della
1 Vedi Quad. 1010 (16 luglio 1892), p. 143 e segg.
CIVILTA MODEK \TTORI 401
scuola colla solita rep!: la loro disciplina e tuttora
alle primo prove, e die se il ritratto tipico del malfattore non
e per anco colorito, egli e abbozzato pero nei suoi lineament!
principali, o certo in moltissime linee, che ci danno buone
speranze di approdare ad un disegno compiuto. Ora ecco: che
IP linoi> tirate dal Lorabroso e dai suoi colleghi fosser molte
flnche essi soli lavorarono intorno al cartone, e un fatto. Lo
vedremo or ora: que' poveri galeotti, li hanno misurati, vivi
e morti, in tutti i versi, e sotto tutti gli angoli e tutti i ri-
spetti, capacity e conflgurazione del cranio, peso e volume e
forma del cervello, e 1'ampiezza o strettezza della fronte, e 1'ab-
bondanza della capigliatura, ed anco il naso se diritto o storto,
e le orecchie se distese naturalmente o rialzate, se bene o raal
contornate, se aderenti col lobulo alia guancia o libere: e poi
la statura e il peso e il portamento della persona; e cento
altri appunti cosi fatti che a riportarli tutti in sul cartone,
componevano certamente, se non un ritratto del malfattore,
almeno una similitudine di ombra. II male e che quost'om-
bra, in cambio di profllarsi, ha finito con isvaniro anrh'essa
sotto le spugne di altri osservatori, che ne hanno inesorabil-
mente cancellati oramai quasi tutti i tratti: incontrando essi
pure la medesima sorte, se niai si provavano a sostituirvene
alcun di suo.
Rifacciamoci dal cranio, che insieme col cervello fu sempre
il prediletto campo delle osservazioni dei frenologi. La scuola
d'antropologia criminale, scrive il Francotte ! , s'e applicata a
studiarlo con ardore e con cura particolare. Ma i suoi studii
non hanno approdato che a risultamenti assai tenui. Le con-
clusioni precise e incontrastate mancano quasi del tutto, men-
he le contraddizioni e i dissensi sorgono da ogni part<\ >
A riguardo della capacitd il Lombroso trova n>i <Min-
quenti un predominio di cap u it;i minime: pel Ranke e il Ma-
nouvrier la capacity media eguaglia in essi la misura comune:
rilegel, il Dallemagne e il Bordier essa e superiore. Si-
1 L'Anthropologie criminelle. Parit 1891, p. 18.
Stri* Xr, vol. Ill, fate. 1012.
402 CIVILTA MODERNA,
milmente pel peso del cranio il Lombroso ha trovato nei de-
linquenti una cifra superiore alia media ordinaria; il Manou-
vrier 1'ha trovata d'alquanto inferiore.
Misurando orizzontalmente in giro il cranio di un certo
numero d'assassini, PHeger e il Dallemagne, conchiusero che
questi, se non tutti i malfattori, sorpassano la media comune.
Ma il Corre tiene Popposto, e il Bordier offre alle nostre con-
siderazioni la seguente statistica, dove si dk in iscala cente-
siraale la suddetta misura secondo varie condizioni di persone:
Scienziati 100
Servitori 100
Nobili 98.9
Borghesi 98
Assassini 96.4
donde i cappellai raccoglieranno subito, per norraa della loro
industria, che le teste degli scienziati e quelle dei servitori
(vedete combinazione !) sono le piu grosse fra tutte; e i pa-
droni anch'essi v' irapareranno non senza qualche soddisfazione
che i servitori sono la gente piu aliena dall'omicidio ; per que-
sto capo, ogni servitore e da quanto uno scienziato.
Un rafflnamento nella misura orizzontale del cranio con-
siste nel paragonare 1'ampiezza della semicirconferenza ante-
riore con la posteriore. Perocche, dicono, la metk anteriore
delPorgano cerebrale pare che serva alle funzioni della ra-
gione, e la posteriore, invece, alle operazioni istintive. Ora e
ben chiaro che il delitto appartiene piuttosto a queste ultimo,
e quindi e da aspettare che il delinquente nato, abbia la col-
lottola piu voluminosa che non la regione frontale. Checche
sia di questo ragionamento, che PHeger e il Dallemagne e il
Bajenoff credettero di trovare confermato dalPosservazione, il
Marro vi oppone le osservazioni sue, secondo le quali di 100
teste di malfattori 65 crescevano dalla parte d'innanzi, 20 dalla
parte di dietro, 5 erano pari.
Le medesime contraddizioni si hanno per tutte le altre mi-
sure del cranio, immaginate dietro la scorta di varie conside-
8CWNZA E MALPATI
i >ni flsiologiche e talora darvinistiche. Cosi per la curva
versa sotto-auricolare, cosi por Panteroposteriore, cosi per
gli angoli auricolari, cosi pel diarnctri principal! del cranio,
e per la variabile prevalenza dei raalfattori brachicefali e do-
licocefali, e per P indice verticale e pel frontale, e per Pasim-
metria craniana, e per le sette o otto anomalie delle suture,
e per quelle del foro occipitale, e per 1* indice cefalospinale e
per le alterazioni del tessuto osseo.
E una maraviglia a vedere la tenacitk con che cotesti an-
tropologi son venuti moltiplicando le misure e i confront! colla
speranza di scoprire i caratteri flsici che contraddistingues-
sero il malfattore dall'uomo onesto; e ancor maggiore e il
compatimento che desta 1'esito infelice di ricerche cosi inde-
fesse. P. e. lo sdoppiamento di una delle circonvoluzioni fron-
tali, a cui si dava tanto peso, dice il Francotte, non si con-
sidera piu al presente che come una varietk usuale. La fos-
setta occipitale media, che si dava come singolarmente pro-
pria dei delinquent!, e quattro volte piu frequence negli Ebrei
e negli Arabi, i quali danno alle prigioni un minor numero
di delinquent! che non gli Europe!. Intorno alP asimmetria
del cranio il Lombroso, P Amadei, il Corre e il Manouvrier
arrivano ciascuno a conclusion! diverse; il primo asserisce che
ne' delinquent! predomina Peccesso in sulla diritta ; il secondo,
in sulla sinistra; il terzo, n& di qua nfe d! la; il quarto, va-
riamente secondo i varii delitti. Per ultimo il Lebon, misurate
metodicamente col conformatore da capellaio, 1200 teste di
parigini, ne conchiude che Pasimmetria ora a dritta ora a si-
nistra e uno dei fenomeni piu ordinarii presso la comune de-
gli uomini, onde non e maraviglia che sia al tret tan to fra i
malfattori.
In generale poi il Fere, il Topinard, il Luys, il Lebon ed
altri, ci dicono il medesimo per tutte le asimmetrie del -
nio e del cervello e della faccia: il qual giudizio se si estende
eziandio alia stortura dei nasi, non si pu6 altro che condo-
lersi delP inutile fatica delPOttolenghi che, de' nasi ne studio,
con sagacia pari alia costanza, mille e settanlaquatlro viventi
404 CIVILTA MODERN A,
e cinquecentovenlisei virtualmente rappresentati nelle ossa na-
sali d'altrettanti cranii, donde non solo ricavo un tipo gene-
rico di naso da malfattore, ma di piii le differenze speciflche
delle due classi, del ladri e del violator!. In verita noi non
arriviamo a comprendere qual connessione ci possa essere fra
la conflgurazione dell'organo olfattorio e la perversita umana,
onde il ch. Professore s'inducesse a ricercarla con tanto stu-
dio e, diciamolo pure, con tanto incommodo d'un migliaio di
persone angariate per farselo misurare in tutti versi. Comun-
que sia, la connessione non s'e trovata, a grave rammarico,
crediamo noi, del bargello e dei giudici, che non potranno piu,
come si sperava, riconoscere di tratto ogni malfattore e i suoi
relativi malefizii, con solo mirargli nel mezzo della faccia.
Potremmo seguitare per un lungo tratto ancora percor-
rendo gli altri caratteri anatomic! accumulati dal Lombroso
e dai suoi ; ch& gli allegati non ne sono che la minor parte :
e dopo quelli vengono i fisiologici, come la perfezione o i di-
fetti di tutti e cinque i sensi un per uno, e la sensibilita ma-
gnetica e meteorica e la resistenza al dolore, ed altri : a' quali
fan seguito i psicologici, come i gradi d' intelligenza, la fur-
beria, e i gerghi, e la mano di scritto, e il portamento, e i
gesti, e la letteratura; e il sentimento e 1' insensibilita, e la
vanita e la codardia e la mancanza di rimorso e di senso
morale: farraggine tumultuaria di fatti, tutti inconcludenti e
per la maggior parte confutati da testimonianze contrario.
Per non toccare che di qualcuna, il Francotte scrive (op. cit.
p. 98) a riguardo della sensibilita meteorica e magnetica'
Bench& appoggiata a cifre" che le danno un'apparenza scien-
tifica, quest'asserzione del Lombroso mi sembra ben temera-
ria! Che sappiamo noi di positive intorno a questi due modi
di sensibilita? Che si sa del loro modo di essere nelle condi-
zioni normali? Dal canto suo il Laurent non ha ravvisato
punto nella scrittura dei delinquenti i caratteri assegnati dal
Lombroso. E il Joly a proposito dell' asserita resistenza dei
galeotti al dolore, appella all' esperienza contraria degli spe-
dali. La buona gente, gli operai onesti, i padri di famiglia
:ORI
che si curano alia Ci sopportano le
operazioni con molto maggior coraggio che gl' infermi car-
cerati delta SanfS... La differonza salta agli occhi ad ognuno.
Si osservi che la massima parte di cotesti scienziati ac-
colsero con benevolenza la nuova tesi del Professore di To-
rino; e che i loro studii erano rivolti a confermarne e illu-
strarne vie meglio le prove, non gia a contrariarle. Ma Tesito
non corrispose al buon volere, anzi alfopposto, flno ne^li ul-
timi ragguagli, come abbiamo veduto. V Uomo delinquente di
Cesare Lombroso e un libro oramai sepolto e che non puo
citarsi se non che da chi ignora lo stato presente della gcienza
in questa materia.
V.
Le statistiche delV Antropologia criminate. Difetti d'ogni ma-
niera onde sono viziate, quanto ai criterii, al metodo, alia
logica e al materiale.
Dappoiche tutto 1'edificio della nuova Antropologia a
nale s' e sfasciato sotto ai colpi delle raentite oppostegli dalla
comune dei dotti ; anche gli ammiratori di tutto cio che si
mantella del norae di scienza raoderna saranno ora disposti
ad esaminare cotesta sconciatura di sistema col semplice lume
della logica; il quale, ad averlo voluto adoperare, sarebbe
bastato flno dal principio a dame il giudizio che mmtava.
II Lombroso s' era messo nell' impegno di trovare e trat-
teggiare i caratteri, anche flsici e flsiologici, onde il delin-
quente, quasi sottospecie della specie umana, si diflerenzia
dal rimanente degli uomini. Vediamo in quanti scogli di m<>-
todo e di raziocinio urta questa sua ricerca, e doveva urtare.
Infino dalle prime raosse v'tj T indeterminatezza dei due termini
di confronto, che vizia dalla prima flno all' ultima tutte le
statistiche e le loro deduzioni. Se io mi propongo, a cagion
d'esempio, di confrontare i cranii dei delinquenti con quelli
degli uomini oriesti, converra inuanzi tutto che io stabilises
chi s' ha a riguardare come delinquente e chi come onesto.
406 CIVILTA MODERNA,
La nuova scuola coraincia dal lasciare indeterminate questo
che e il fondamento di tutta la discussione. Misurando la de-
linquenza col criterio della perversity morale, 1'usuraio, Fadul-
tero, F ateo, non valgono punto meglio del ladro e del truf-
fatore : e pure oggidi non si trovano piu, come in altri tempi,
nelle carceri, dove il Lombroso va a flssare i caratteri dei
delinquenti, e vivono invece all' aperto mescolati colla gente
onesta. Onde una delle due: o supporre che la conformazione
nativa del cranio del vero delinquente segua i capricci delle
legislazioni ; ovvero, se si rigetta questo puerile assurdo, si
avr& a concedere che il confronto delle due classi, mal se-
parate fra loro fin dal principio, deve riuscire sostanzialmente
viziato.
Un altro vizio fondamentale, che non e soltanto delle sta-
tistiche del Lombroso, ma di molte altre riguardanti cotesta
materia, proviene dall'assoluta mancanza di metodo scienti-
fico. Che la veemenza di certe passioni e quindi la probabi-
litk (non diciamo necessita) della caduta nei corrispondenti
delitti, potesse rilevarsi da certi caratteri anche materiali, non
e una opinione ne inverosimile ne nuova. II celebre Porta nel
secolo XVI ebbe persino 1'idea di ragguagliare i varii tipi di
flsionomie umane con quelle di alcuni bruti, come del mon-
tone, del ciuco, del leone, pretendendo di cavarne un indizio
dell' indole comune ai due soggetti ; e, tanto per esercizio di
curiositk accademica, la cosa potea correre. Ma a voler pro-
cedere seriamente e con metodo in tali indagini, si vogliono
tener d'occhio due avvertenze capitalissime. La priraa, che
un qualsivoglia carattere flsico riscontrato in un delinquenle,
sia ad esempio la dolicocefalia o allungamento della testa,
tanto puo spettargli (per ipotesi) come a delinquente, quanto
per propriety del popolo dov'e nato. Pertanto se la testa di
quel malfattore si paragonasse con quella de' suoi paesani,
non offerirebbe nessuna differenza sua propria: al contrario
se un gruppo di delinquenti usciti dal medesimo popolo, fos-
sero raccolti in un carcere posto altrove, a misura del loro
numero potrebbero apparir contraddistinti dai galantuomini
3CIENZA E MALPATTORI 407
per un carat t-ro, che pur non ha nulla che fare colla loro
malvagita. L'altra avvertenza si riferisce al grande influsso
che hanno sulla vita umana deU'uomo 1'educaziooe, le com-
pagnie, le varie occasion i e circostanze cbe avviano al bene
al male. Lo stesso Lombroso non lo concede soltanto, ma
lo dimostra con molti csempii. La famiglia Cornu, racconta
egli, era composta d'assassini e di ladri, abituati al delitto
dai genitori fino dalla piu tenera infanzia. Di cinque fratelli
e sorelle una sola avea mostrato ripugnanza invincibile al
crimine; era la piu piccola : ma essi ve 1'iniziarono facendoie
portare, per due leghe, nel grembiale la testa di una loro
vittima. Scorso breve tempo ella si era cosi spogliata d'ogni
rimorso, da mostrarsi la piu feroce della masnada, godendo di
far soffrire ai passeggieri le torture piu crudeli. Che la com-
pagnia dei furfanti converta le carceri non cho in una scuola
ma in un seminario di delinquenti, che la necessita, la faci-
lita, 1' impunita, Tesempio sieno un incentivo si possente al
male, che se ne possa con certezza morale pronosticare il
crescere dei delitti o lo scemare; sono cose ammesse da tutti.
1 fatti anzi dimostrano che gli aiuti morali come valgono il
piu delle volte, se son buoni, a correggere le indoli piQ per-
verse, cosi se sono rei bastano a pervertire le piu felici.
Or dunque, essendo tante e cosi potenti le cause che in-
fluiscono sulla formazione del delinquente, chiara cosa 6 che
per determinare ciascuno dei caratteri proprii del medesimo,
e necessario di confrontare il malfattore, non gia con altri
individui onesti alia rinfusa, bensi con tali che per tutto il
rimanente si sieno trovati nelle medesime circostanze, abbiano
cioe avuto i medesimi impulsi estrinseci, al vizio e al delitto:
ed aggiungiamovi altresi (mirando alia prima delle due pre-
cedenti avvertenze), che si sieno trovati in condizioni simili
per lo svolgimento flsico. Cosi si procede in tutte le scien/
osservazione : e d' uopo isolare ad ogni costo e, se occorre,
con ogni maniera d'artiflzii ciascuna forza, ciascun elemento:
altrimenti non si conchiude nulla. Ci6 nel caso nostro e dif-
flcile, lo concediamo, anzi e quasi impossibile: certamente non
408 CIVILTA MODERNA,
s'e fatto e non si fa: ma per questo appunto diciamo che
tutte coteste statistiche sono sbagliate in radice e prive d'ogni
valore. Voi entrate in una carcere dove sono 400 condannati,
i piti d'inflma e povera condizione, cioe di quella in cui il
tipo suol essere piu imbruttito, e le particolarita delle razze
originarie piu conservate. Trovate che 20 / 00 non hanno la testa
perfettamente simmetrica. Poi vi volgete a misurare altret-
tante teste d'individui di tutt'altra provenienza e condizione,
e non vi trovando per avventura la stessa frequenza di asira-
metria, registrate questa fra i caratteri del delinquente. Co-
testo non e il procedere che si usa nelle scienze.
Altro sarebbe se, avendo 20 soli malfattori d'una stessa
origine contrapponeste loro 200 altri individui onesti tolti dal
medesimo popolo e dalla medesima condizione; e i primi si
trovassero tutti bollati di una nota che non apparisce nei se-
condi. Ma di siffatte statistiche quand'e raai che ci se ne dia
alcuna ? Tutto si riduce ogni volta ad asserire (salve le raen-
tite seguenti) che il tal carattere s'incontra piu frequenle-
mente fra i malfattori, confessando cosi che v' ha dei delin-
quent!, anzi d'ordinario il maggior numero, che ne son privi,
e v' ha invece dei galantuomini che ne sono marcati. Per que-
sto secondo capo adunque e manifesto che quella qualsiasi
nota non e un distintivq dei delinquenti. Ma neanche la sua
maggior frequenza nelle carceri, qualora fosse dimostrata, non
proverebbe che da essa derivi comechessia la malvagita dei
condannati. Questa ipotesi avrebbe qualche valore se dei no-
tati di quel peculiar carattere si dimostrasse essere eglino
stati immuni da tutti quegl'incentivi e impulsi morali, che da
se soli dovettero bastare a mettere sulla via del mal fare i
loro colleghi conformati alia maniera de' galantuomini. Ma se
la mala educazione, i mali esempii e gli altri impulsi al male
si trovano generalmente essere intervenuti del pari a corrom-
pere i primi come i secondi, il supposto elemento non e piu
isolate, anzi ci si mostra accompagnato da un agente di co-
nosciuta efflcacia, baste vole a dar ragione del fenomeno: e cio
basta per rendere vana, oziosa e illusoria ogni statistica com-
SCIENZA E MALFATTOIU -J09
parativa. 1; !>e soltanto a spiegare .jin-l fatto della mag-
gior frequenza ; m,i il piu delle volte le testimonianze conti
dittoric do' varii osservatori rendono inutile ancor questa fa-
i ; o pel rimanento de'r.i-i vtppiamo ad o^ni modo che la
spiegazione non e da cercare in una nativa e necessaria con-
nessione fra un dato vizio di conformazione e il delitto.
Abbiamo accennato air inanita intrinseca delle tavole sta-
tistiche, che non danno se non se la frequenza comparative
di un carattere qualsiasi, sia egli anatomico, flsiologico o al-
tro. Vi si aggiunga ora il numero generalmente scarsissimo
dei casi, donde quelle stesse tavole sono ricavate. Sono rare
le conclusion! tratte, come le sopracitate dell'Ottolenghi, dal-
Pesame di un migliaio o due di campion! : e frequentissimo
invece il contentarsi di un centinario o due, e persino di po-
che decine, per istabilire subito un canone generale, che poco.
stante viene contraddetto da altri collo stesso metodo e diritto.
II Lombroso dall'esame di soli 21 esemplari pretende rilevare
che il cranio dei delinquenti pesa piu dell'ordinario: il Ma-
nouvrier rileva il contrario dal saggio di soli 41 cranii d'omi-
ci-li e 50 di individui normali. E di questo passo si suole an-
dare dai piu nel piu de' casi. Abituati come siamo alia circo-
spetta severita delle altre scienze positive, si rimane, sia le-
cito il dirlo, indignati di cotesta gazzarra di statistic-he tern* 1
rarie, che non valgono la carta su cui furono scritte ; e che,
dalla serieta con che si presentano e si accolgono, rivelano
una vera decadenza del metodo, che ci frutt6 le grandi sco-
perte moderne.
E non e tutto. Alia scarsita dei fatti si aggiunge il difetto
di criterio nella scelta. Spieghiamoci. Ogni ricerca scientiflca
presuppone neH'osservatore una divinazione almeno vaga del
vero che egli va rintraceiando, e questa lo guida nella scelta
dei fenomcni sui quali avra a fissare la sua attenzione. Per-
ci6 Tesser buono osservatore non e cosa da tutti, mentre 1'al)-
boracciare osservazioni senza rogola ne criterio, e mestiere
quanto facile altrettanto inutile alia scienza e poco onorevole
a chi lo pratica. Contro questo canone non peccano nel caso
410 CIVILTA MODERNA,
nostro il Lombroso ed altri suoi colleghi evoluzionisti, quando,
presupposto che il delinquente abbia a ritrarre dell'uomo sel-
vaggio o anche della scimmia, da cui derive, ricercano in esso
i caratteri anatoraici dei presunti suoi antenati. II presupposto
e falso in se, e logicamente nullo; ma, dato che altri lo ri-
tenga per vero e valido, s'intenderk come quegli osservatori
si sieno dati ad esaminare minutamente i caratteri che si con-
nettono con quell'ipotesi ; ad esempio, il volume del cervello
e gli angoli auricolari ed altre tali particolaritk valevoli a
mettere in sodo, se vi fosse nel delinquente, Tesistenza di un
tipo belluino.
Ma le osservazioni di tal genere sono il minor numero ;
e, non menando esse a nessuna conclusione , vediamo cote-
sti scienziati gittarsi sconsigliatamente e alia disperata a pren-
der note e misure e confronti su tutto ci6 che pu6 cadere
non diciamo sotto Tocchio, ma nell' immaginazione, ancorche
non vi si vegga nessuna possibilita di relazione colle qualitk,
morali dell' individuo. Che sperava egli di trovare 1'Ottolen-
ghi con quella sua inaudita rassegna di presso a due mila
nasi, analizzati secondo la base, la lunghezza e le varietk del
profilo? E colla statistica dei delinquenti che hanno un brac-
cio piii lungo dell'altro? E colla misura (sa Iddio quanto ac-
certata) della squisitezza od ottusitk degli odorati e dei gusti?
Ed egli ed altri, con la stucchevole abbondanza di raggua-
gli tutti ugualmente remoti da ogni probabile connessione
con Tordine morale? E nondimeno tutto lo scopo di tali ri-
cerche era di stabilire, se si poteva, i caratteri proprii, non
di una classe qualunquesia, sibbene di quella dei malfattori.
Ora, giocando a gatta cieca, non si far& certamente mai ne
questa invenzione, ne altra che valga.
Ricapitoliamo, bencbe vi sarebbe ancor troppo che aggiun-
gere : Statistiche compilate alia ventura, spesso estranee al
subbietto, fondate sopra pochi fatti, prive di valor logico,
perche non presentano caratteri esclusivi, ma soltanto la
frequenza relativa di caratteri comuni, e portano quindi in
se stesse la negazione di ci6 che pretendono di dimostrare ;
: ORJ 1 1 1
canti di metodo e di rigore scientiflco e perflno di quella
condizione fondamentale, che 6 in ognl confronto la distin-
zione fra i due estremi che si vogliono confrontare : questo
e non altro pu6 dire d'aver veduto, chi percorse i lavori ora-
mai troppo numerosi e voluminosi, onde si e preteso di creare
la nuova disciplina dell'Antropologia criminale. Loripetiarao;
il sentimento che si prova dopo aver perlustrata quella selva
di raffronti contraddittorii, illogici e tumultuarii, e un pro-
fondo disgusto non solo pel tempo gittatovi inutilmente, ma
assai piu pel tristo esempio che vi si d del calpestare tutte
le regole del buon metodo.
Ci mancava soltanto che il Lombroso flnisse con ricono-
scere che tutti i caratteri da lui con tanto studio raccolti non
approdano allo scopo voluto di comporne il ritratto dell'uomo
delinquente : ed egli lo fa, affermando per ultimo che il pro-
prio distintivo del delinquente nato e Ja recidivitA. Adunque
il distintivo non si trova nei pretesi caratteri anatomici, fl-
sionomici, e fisiologici ; i quali avrebbero a denotare un de-
linquente nato, e pure non lo denotano sempre ; giacche, di
questi stessi delinquent! cosi notati, solo alcuni si hanno da
dire nati delinquenti, cio6 i recidivi. E gli altri? Gli altri,
risponde il Lombroso, sono delinquenti d'occasione; p. e.
1'omicida per ira subitanea, il ladro per tentazione fortuita t
e non per necessita di costituzione. E ci6, non ostante che
abbiano la stessa costituzione dei recidivi? Si Basta cosi:
per chiunque ragiona ci6 vuol dire che i caratteri flsici di
qualunque maniera non importano una innata necessita di de-
linquere ne pei delinquenti d'occasione ne pei recidivi, e che
tutta la fatica spesa nel raccoglierli fu gittata al vento.
IL METODO SPERIMENTALE
E LE CAUSE FINALI
i.
Se c'e cosa, di cui piii raeni vanto e si pavoneggi la nostra
eta, e senza dubbio, di saper applicare il metodo sperimentale
in ogni rarao della scienza. All'udir certuni, ei si crederebbe
che il nostro secolo colle sue osservazioni ed esperienze abbia
tocco 1'apogeo del sapere, e che le passate generazioni, princi-
palmente quelle che precedettero il Galilei, fossero, presso a
poco, un portento d'ignoranza, di rozzezza, di errori: si fre-
quente e a costoro il levare a cielo il presente progresso, e vi-
tuperare la scienza degli antichi. La Dio merce, il ch. professor
Todaro, senatore del regno, non e de' cosi fatti, ed ha tanto
di senno in capo da non dare in simUi esorbitanze, come ne
fa fede il discorso inaugurate da lui tenuto in Roma il 3 del pas-
sato novembre. In esso egli si propone di venir ragionando del-
1'applicazione del metodo sperimentale alia scienza della vita l .
II suo linguaggio e senza sfarzo, temperate a gravita, qual si
conviene a chi favella ad un consesso eletto di colte persone,
e in una occasione cosi solenne, qual e T inaugurazione degli
studii. Non prorompe in invettive, ne ha parole di vilipendio
contro la Religione: lode non piccola a questi tempi, in cui
non pochi professori, dimentichi delle prime regole del Galateo,
si fanno un vanto, nei loro pubblici discorsi, o di svillaneg-
1 Regia Universita degli studi di Roma. Annuario scolaslico 1891-92, p. 8,
n, METODO SIM:: \.i.i
giare apertamente, o se non tanto, almen di mordere coper-
tamente la Chiesa Cattolica. Tutto questo e \ >; non-
dimeno, ci duole il dirlo, non ostanto la sua moderatezza di
linguaggio, malgrado cho e^ r li conscio della levita di ccrto
dottrine, si inostri pcritoso ad afferraarle, tuttavia il suo di-
scorso non lascia di essere gravemente riprovevole, siccome
quello che sotto lo specioso nomc della scienza va insinnando
errori funestissimi, i quali scalzano i fondamenti della sana fllo-
sofia e quindi d'ogni ordine morale, pubblico e private. Troppo
per veritk avremmo a dire, se per singulo volessimo esaminar
questi suoi falli, non essendovi quasi periodo in cui non po-
tessimo appuntarlo o di inesattezze o di aperto errore. Quattro
cose nondimeno troviamo da lui asserite, delle quali non pos-
siamo ne vogliarao passarci.
Esse sono: 1 che la nuova fllosofla emancipando il pen-
siero umano dalla autorita e dalla Scolastica ha proclamato
Tosservazione e 1'esperienza ' ; 2 che la dottrina delle cause
finali arresta la ricerca scientifica *; 3 che la teorica della evo-
luzione o della discendenza poggia sopra fatti numerosi e ben
assodati 3 ; 4 che la teorica delPevoluzione si Irova formulate
stupendamente da S. Agostino 4 . Notiamo che della prima e
della quarta asserzione il chiaro professore non tocca che di.
passaggio e per incidente: il che tuttavia non e ragione per
noi di dover tacere, e rimanerci dal fargliene rimprovero f
per ci6 che hanno di falso e di pernicioso: troppo manife-
sto essendo, che altri si dee guardare non solo dal propu-
gnar studiosamente dottrine erronee, ma anche dal pur sem-
plicemente affermarle di volo. Anzi (chi nol sa?) arte vecchia
, ni ingannatore e cotesta, di asserir senza esitanza e senza
recar prova di sorta alcuna, ci6 che si vuol far credere altrui :
della quale arte si valgono mirabilmente al fatto loro molti
increduli de' giorni nostri, per far passare presso gl'inesperti
il volgo quali verita lampanti, incontrastabili, da tutti am-
>se quelle dottrine che, rivocate per poco ad esame, fareb-
j 7. _ P 8 g 9. s Pag. 10. Pag. 13.
414 IL METODO SPERIMENTALB
hero vergognare di se chiunque avesse avuto la poca accor-
tezza di aderirvi.
II.
Per farci dunque dalla prima delle quattro asserzioni, che
cosa dobbiamo dire intorno ad essa? & egli vero che la Sco-
lastica abbia avuto in non cale 1'osservazione e 1'esperienza,
come il signor Todaro suppone per indubitato? Distinguiamo.
Che prima del Galilei, nel campo delle scienze puramente na-
turali, in piu cose gravemente si errasse per difetto di osser-
vazione e di esperienza, e un fatto che non revochiamo punto
in dubbio; ma che ci6 si debba imputare alia dottrina scola-
stica, quasi che questa avesse per massima ed insegnasse non
doversi tener conto dell'esperienza nell'acquisto delle scienze, e
tal cosa che quegli solo affermera, il quale o pur conoscendo
il vero ama di mentire sfacciatamente, ovvero, del tutto ignaro
della dottrina aristotelica, non ha tuttavia rossore di far mani-
festa al mondo la sua supina ignoranza sopra tal fatto. E diciamo
ignoranza supina; poiche, al trar de' conti, ad avere una verace
contezza della dottrina scolastica intorno alia necessita dell'os-
servazione e dell'esperienza, per 1'acquisto delle scienze natu-
rali, non si richiede altro se non conoscere un poco le opere
dello Stagirita o di qualsiasi de' suoi piu celebri commenta-
tori. Nessuno meglio di un Aristotile ha parlato dell'induzione,
la quale, come ognun sa, muove dall'osservazione e dall'espe-
rienza. Egli ne ha con ogni esattezza in piu luoghi tracciata
1'indole e la natura l : ha distinto accuratamente il sillogismo
deduttivo dall'induzione, mostrandone le differenze 8 : ha espo-
sto colla massima lucidita, quali esperimenti debbano prece-
dere, perche 1'induzione abbia vigore dimostrativo 3 . Tanto poi
1 ARIST. 1. i topic, c. it, 105 a 15; 1. 1 topic, c. 18, 108 b. 7 ; 1. 3
anal, prior, c. 23, 686, 28 egg; 1. 8 top. c. 8 156 a, 35 segg.
2 L. 1 anal. post. c. 18, 81 a, 34. L. 2 anal, prior, c. 23, 686, 13.
L. 6. ethic. Nicom. c. 3, 1139 b, 28.
3 L. 2 anal, prior, c. 23. L. 1 anal prior, c. 30.
B LB CAUSE PINALI 415
fu lontano dalFavere in poco conto 1'osservazione e 1'esperienza
cho, come si raccoglie da piil luoghi, egli all'induzione at
bui il nobilissimo uflizio di somministrare i principii, dai quali
possa prender le mosse il sillogismo ' : afferm6 chiaramente,
senza il presidio delle osservazioni non poter 1'uomo giungere
a conoscere la natura delle cose *: coloro errare di leggieri, i
quali, troppo confldando nel proprio ingegno, abbandonano la
testimonianza de' sensi 3 : ed in tutti i suoi libri, come giu-
stamente osserva il Sanseverino 4 , specialmente in quelli ove
tratta della scienza delle cose natural!, espose le osservazioni
da lui fatte con assiduita, e se alcuna cosa da" suoi anteces-
sori o non fu osservata o male osservata, egli diligentemente
il not6.
Nella storia poi degli animali, ed in quanto scrisse della
respirazione, della gioventu, e di altre cose e agevole il ve-
dere come Aristotele osservasse tutte quelle regole che Bacone
dett6 poi intorno airarte dello sperimentare : le quali altresi,
senza aver appreso nulla da Bacone, seppero a meraviglia
mettere in atto i Galilei, i Copernici, i Kepleri, i Borelli, i
Kircher, i Redi e gli Accademici del Cimento.
III.
E tale e stato sempre il sentire de' piu insigni maestri della
Scolastica. L'Angelico Dottor S. Tommaso insegna che dall'espe-
rienza sMngenera negli uomini la scienza e 1'arte: ex experien~
tia in hominibus fit scientia el ars 5 ; ne sappiamo che ci sia
stato giammai piu profondo osservatore di lui, per ci6 che spetta
agli atti umani, come evidentemente ci mostra la sua Somma
Teologica. Lo Scoto anch' esso tratta assai accuratamente
1 *H |iiv 8
T&V xaWXoo. L. 6 ethic. Nitom. c. 1139 b, 89.
1 De animalium mntinne c. 1 698 a. it.
> 8 Phys. c. 3.
Log. Vol. 4 p. 176.
5 In 1. i metapb. led. 1.
416 IL METODO SPERIMENTAL1.
dell'induzione compiuta ed incompiuta ! ; ed il Suarez, distin-
guendo con molta avvedutezza principii da principii, fa osser-
vare, che non solo i principii particolari e proprii di ciascuna
scienza, ma anche alcuni principii notissirai e molto universali,
se non si apprendono per via di raagisterio, hanno mestieri, per
la loro esatta cognizione, dell'esperienza 2 . E adunque, a voler
dir poco, manifesto indizio di grande leggerezza quel continue
blaterare che si fa da molti saccentuzzi de' giorni nostri contro
gli antichi, quasiche neppure conoscessero che sia esperien/a :
sarebbe bene, che costoro, prima di metter lingua in certe
questioni, studiassero. Nel resto saremmo oltre modo vaghi di
sapere dal professore Todaro, quale sia questa nuova filosofia,
che ha proclamato Tosservazione e 1'esperienza. E essa per
avventura la filosofia trascendentale di Emmanuele Kant, dello
Schelling, deH'Hegel e via via? Ma cotesta e la filosofia de' va-
neggianti, ed ha tanto che fare coiresperienza, quanto i sogni
colla realta. Kant stesso dichiara, doversi render ragione del-
1'origine delle nostre cognizioni a priori, collocandosi di la da
ogni esperienza. Quindi e che chiamo trascendentale I'esame
che istituiva delle umane cognizioni, e 1'opera intitolo: Critica
delta ragion pura.
Sara forse la filosofia positivista di Augusto Comte, di
Stuart Mill, di Herbert Spencer? Queste millantano bensi espe-
rienza, ma in verita la distruggono radicalmente, perche non
ammettono verun principio analitico col quale 1'induzione possa
aver vigore, e riducono tutte le nostre cognizioni ad affezioni
puramente soggettive 3 .
Dira taluno che questa nuova filosofia, la quale ha pro-
clamato 1'osservazione e TeSperienza, e appunto quella del Ga-
lilei. Ma chi cosi sentenziasse mostrerebbe chiaro, o di non
sapere che sia filosofia, o di non aver mai letto le opere di
Galileo. Quando mai questo uomo si insigne avvisossi di fon-
dare un nuovo sistema di Logica e di Metaflsica? Questo fece
> In 1. i (list. 3, q. 4, n. 9. In I. 2 analyt. prior, q. 8.
* Metaph. d. 1, sect. \, n. 27... 30.
' STUART MILL. System of logic ratiodnative and inductive 1. i, c. 3.
N'ALI 417
i*] il Cart"io e la sgarrd gravemente: non gia il nostro
astronomo, gloria splendidissima dell'Italia, il quale, come for-
nito di savissimo giudizio e bene esperto non mono in
ica che in Fisica, sopp? distin^uere gli errori nei quali ca-
devano i peripatetic! per difetto di osservazione, dai princij.ii
che in metafisica e logica professavano : quelli corresse, qi
ritenne, mostrandosi cosi troppo miglior discepolo di Aristotele,
che non quegli stessi, tra i suoi avversarii, i quali, per non
concedere che in alcuna conclusione il Filosofo avesse errato,
dovevano negare fede all'esperienza, dal medesimo Aristotele
cotanto commcndata e posta a fondamento della filosofia '.
Non diciamo nulla di Bacone; perche, quantunque questo
autore abbia molto scritto suH'osservazione ed esperienza, il
vero e. che non ebbe idea chiara della natura dell'induzione
e del suo valore *.
IV.
II signor Todaro non pago d'insinuare che la Scolaslica non
conoscesse che sia esperienza, reca altresi a merito della nuova
filosofia 1'aver emancipato il pensiero dall'autorita. Ma, di grazia,
di che autorita intende egii parlare? Dell' autorita di :
Sarebbe questa un'empieta e stolidezza degna bensi di coloro
che amano di agguagliarsi a' ciacchi, ma che a quel belli
simo ingegno d'un Galileo non pot6 giammai cadere in pen-
siero; ben intendendo egli, che, essendo Dio la stessa verita,
voler sottrarre la filosofia all'autorita di Dio e un medesimo
che volerla fare maestra d'ogni errore. DelP autorita dunque
umana?
Ma, adagio a ma' passi. Non si dovranno dunque oggimai
apprezzare i giudizii de' dotti e de' savii in punto di scienia?
Si dovranno disprezzare? No, si risponde: tanto solo che non
1 II rhiani I'rofessore A uti ha owervazioni rnollo aascnnatc in-
tonir. ;i .|u.-to punto noil' irilroduzione al! prose sceltr di <ialileo e nelle
note apposte. Fireme. Barl>era.
K. Fischer, Francis Bacon pag. 633.
8tri4 17, vol. Ill, fMC. 101.'. 27 It ayotto 1899.
418 IL METODO SPEKIMKNTALK
si faccia delFautorita, Funico o principale criterio all'aequisto
della scienza. Egregiamente ! ma e forse questo un trovato
della raoderna fllosofla? In quali tempi e in quali opere la
Scolastica ha insegnato, Fautorita essere un tal criterio? Ni
apriamo la Somma Teologica di S. Tommaso e vi leggiamo
queste parole: L'argomento che si appoggia sull'autorita
umana 6 debolissimo *. Pensiamo che questo sia un parlare
non malagevole ad intendersi. E pur v'ha di meglio al fatto
nostro. Non solo Fautorita non e 1'unico ne il principal cri-
terio per 1'acquisto della scienza secondo la dottrina degli sco-
lastici, ma essa, in quanto tale, non ingenera la scienza, sib-
bene la fede.
Ond'e che lo stesso Angelico Dottore, favellando del ma-
gistero, fa osservare, esser proprio del medesimo, non gia
d' indurre i discepoli a credere, ma sibbene di proporre le
cose in guisa che essi stessi ne veggano la verita e vi ade-
riscano per la testimonianza del proprio intelletto: -Si autem
aliquis,a.ggi\inge,alicui proponat ea, quae in principiis per
se notis non includuntur, vel includi non manifestanlur, non
faciet in eo scientiam, sed forte opinionem vel fidem 2 . Non
c'e adunque cosa che mostri maggior ignoranza o malizia in
noil pochi, che pur vanno in fama di uomini saputi e probi,
che F affermare che da essi si fa, che la Scolastica rende il
pensiero schiavo dell'autorita: ignoranza o malizia che non
deve oggimai far meravigliare alcuno, poiche s'e veduto un
professore di Filosofia che dalla cattedra delF Universita di
Torino, esponendo, a sua delta, il sistema filosofico della Chiesa
Cattolica, non si vergogno di confonderlo col Tradizionalismo
piu puro, condannato gia dalla stessa Chiesa come dottrina
eretica. Vero e, che qui i nostri avversarii ci oppongono quella
turba di peripatetici, i quali agli argomenti di Galileo non sa-
pevano rispondere che recando in mezzo Fautorita di Ari-
1 1* p. q. 1, 8, 2. un * Licet locus ab auctoritate quae fundatur super
ratione humana sit infirtnissimiH, locus tamen ab auctoritate quae fundatur
super revelatione divina cst eflicacissirpus.
* Qq. Disp. De Veritate. Q. XI De Magistro a. 1.
B LB CAUSE FIN A LI 419
stotele. Ma costoro s'abbiano per risposta queste belle parole
dello stesso Galileo : lo stimo . . . che F esser veramento po-
ripatetioo, ovvero fllosofo aristotelico, consista principalissiraa-
mente nel filosofare conforme alii aristotelici insegnamenti,
procedondo con quei metodi e con quelle vere supposizioni e
principii sopra i quali si fonda lo scientiflco discorso, suppo-
nendo quelle generali notizie, il deviar dalle quali sarebbe
grandissimo difetto ! . Quella turba dunque di peripat
non fllosofava secondo le dottrine di Aristotele, quando per
tutto argomento non avea ricorso che alFautorita. E corae
sarebbe stoltezza (nel che crediamo che convenga altn>>i il
signer Todaro) il condannare la scienza medica, perch6 alcuni,
i quali pur si vantano raedici, si allontanano da' suoi
precetti, e per6 fanno degli infenni a loro affldati quello strazio
che Dio sa ; cosi e da uomo di mente ben piccina vitupe
rare la dottrina scolastica, perch& alcuni detti scolastici non
s'attennero a suoi dettami e per conseguente errarono.
Nel resto i grandi Dottori scolastici non furono giammai
ciechi seguaci di Aristotele, ma ove Fesperienza o la ragione
o la fede mal si conciliavano colle sue dottrine, Fabbandona-
vano e Foppugnavano. Basti qui il ci tare quel che delF opera
del Borelli scrisse al Principe Leopoldo di Toscana il valen-
tissimo e profondo teologo scolastico Pallavicino 8 . Dopo aver
gi assegnato uno de' due raotivi che il movevano ad apprezzar
molto la delta opera, Faltro, soggiunge, e la perfezione del
trattarlo, congiungendosi quivi la diligeuza degli astronomici
esperimenti ed il rigore degli aristotelici discorsi: laddove i
piu dei moderni, o con pigrizia del senso si fanno ciechi schiavi
dell'antichita poripatotica, o con pigrizia delF intelletto pren-
dono le relazioni del senso come fine e non come principio e
materia del fllosofare. *
1 Due lettere a Portunio Liccti a Padova topra 1'autorita d'AriatoUle.
* Lettere <!.-it..t.- .l.il Ciinlioal Sforza Pallavicino. Vetuzia, MDCLXXVIH.
420 IL MBTODO SPERIMENTALE
V.
Ma veniamo alia seconda asserzione, che ci siam proposto
di esaminare, e che e di somrao momento, siccorae quella che
riguarda le cause final i. Sono elleno da ammettere in natura
le cause finali? Deve la scienza tenere conto di esse, e fame
I'oggetto de' suoi studii e delle sue ricerche? II chiaro pro-
fessor Todaro ci manifesta quel che egli ne sente, istituendo
una comparazione tra Giorgio Cuvier e Stefano Geoffrey Saint-
Hilaire: accusa il primo d'avere, rimettendo in campo le cause
finali, scambiato 1' effetto colla causa, limitato 1' anatomia alia
pura descrizione ed arrestato la ricerca scientifica: loda il se-
condo d'avere, negandole, rettaraente applicato il metodo speri-
mentale, cercato il vero nesso tra la causa e Teffetto, ed aperte
nuove vie alia scienza l . Accuse cotanto gravi, mosse ad un
uomo cosi benemerito della scienza, come il Cuvier, biasimi
cotanto umilianti, che per poco P abbassano alia condizione di
un ignorante scolaretto, ci parrebbe che il ch. professore
avrebbe dovuto corroborare con buoni argomenti a fine di
non incorrer la taccia di temerita. Ma 1'egregio signor senatore
non se ne dk punto pensiero: egli si tien pago all' affermare :
e veramente, considerando ben bene le cose, crediamo che nel
suo interesse, abbia operate con prudenza. Perciocche, qual ar-
gomento avrebbe egli potuto recare in mezzo a provare che
non debbonsi ammettere in natura le cause finali? L'autoritk di
sommi filosofi? No certamente: egli, come non nuovo della sto-
ria, sa troppo bene che niun filosofo veramente insigne nego
giammai la finalitk della natura ; che questa negazione e la glo-
ria dei moderni materialisti, i quali nondimeno, poveretti! non
hanno neppure il merito dell'invenzione; 1'attinsero da Anassa-
gora, Empedocle, Democrito, Epicure, tutte cime d'ingegno, come
ognun sa, da esser chiamati dall'Aquinate filosofi grossolani:
1 Pag. 9.
421
mentiv, dall' ,-iltro canto, n6 un Platone ne un Aristotele, tra
i Greci, n& un Cicerone, ne un Seneca tra i Laiini negarono
inai la verita, per altro si fulgida nella natura, di tali cause '.
Che piu? Non ignaro il signer Todaro della filosofla che ha
preso le mosse da Kant, sa che questo filosofo, venerate dagli
increduli come una divinita per sapienza, non solo non ha mai
negate, ma ha propugnato valorosamente la flnalito della na-
tura; e che tra i cultori delle scienze natural!, per tacer di
molti altri, si recarono a vanto di riconoscerla un Loibnit/,
un Newton, uomini i quali senza fallo valgono qualche cosa
di piu e di meglio, che non quella turba arrogante di mate-
riaiisti che appestano le nostre Universita e non sauno ve-
dere che mota e fango.
N6 ci potrebbe il signer Todaro opporre Cartesio o Bacone;
perchfc quantunque questi due filosofl non volessero ch delle
cause finali nelle scienze naturali si facesse motto, nondimeno
non ne revocarono giammai in dubbio Tesistenza. Male adun-
que avrebbe procacciato, ricorrendo airautorita. Ma neppure
sarebbe stato a miglior partito, ove si fosse dato briga di recar
qualche argomento di ragione; perciocchfc chi non vede, che
anche il sol proporre la sua tesi in termini chiari, sarebbe
di per sfc stesso sufficiente per muovere a riso ogni uomo
che non abbia del tutto smarrito il ben deirintelletto? Che
dovrebbe egli, di fatto, dimostrare? Che se gli uomini hanno
gli occhi, non gli hanno per vedere ; se hanno piedi, non gli
hanno per camminare; se hanno orecchi non gli hanno per
ascoltare: che un medesimo che se altri dicesse, che gli
oriuoli non son fatti per scgnar le ore, n& le case per abitarvi,
116 i musicali strumenti per render armonie. Di piu, fin da prin-
cipio ei gli converrebbe ammettere come inconcussa questa bella
proposizione : Nel mondo non c'e ordine, e quindi non pro-
portion di parti, non bellezza, non armonia: essendo evidcn-
tissimo che 1'ordine suppone come causa propria 1' intelligenza,
e che dove 6 intelligenza, ivi 6 operazione secondo il fine : se
1 AHIST. Fhys. I. J. CICEBOME. De natnra Deorum 1. I, o. 30.
422 IL METODO SPERIMENTALE
giei il signer Todaro non volesse dire, che per iscolpire una
bella statua, come un Canova, per innalzare un maestoso edi-
flzio, come un Michelangelo, per dipingere una bella tela, come
un Raffaello, tanto vale 1'intelligenza quanto 1'ignoranza; nel
qual caso sarebbero da abolire tutte le scuole di scienze e di
arti '.
Ma dira qui per avventura alcuno, che cotali assurdi
non si possono imputare all'egregio senatore Todaro, il quale
non niega Pesistenza delle cause flnali, ma si tien pago di
sottrarle alia considerazione scientiflca. Rispondiamo primie-
ramente, che, come appare da tutto il discorso, egli si fa lo-
datore e patrono della sentenza de' materialisti : i quali negano
recisamente le cause flnali in natura, e pero reca a colpa allo
stesso Bacone non averle escluse 2 . In secondo luogo diciamo
essere contro ogni ragione ammettere 1'esistenza delle cause
finali, e non volere che siano oggetto della scienza. Oh che, la
scienza non deve forse indagare tutte le cause, perche sia per-
fetta? Dovra rimanersi dallo studiar quella che e la principale
e da cui tutte le altre dipendono?
VI.
Ma, insistono i nostri avversarii, affermando, che nella que-
stione delle cause finali, quando, a mo' d' esempio, si dice che
1'occhio e fatto per vedere, le ali per volare ecc., si prende
1'effetto per la causa. Non e egli il vedere un effetto dell'occhio,
il volare un effetto delle ali? Chi ne dubita? Ma ci6 e veris-
simO se si consider! la causa efflciente: per opposto, se si con-
sideri la causa finale, siamo costretti di dire che 1'occhio e
stato costruito in quel modo, e le ali in quell' altro, perche
il primo possa vedere, e colle seconde si possa volare. Insorama
una stessa cosa pu6 essere causa ed effetto in diverse or-
1 Vedi TitEXDKi.EMirnG. Disquisizioni logictw IF, pag. 24.
Pag. 18.
B LE CAUSE FINALI
dine '. Cosi i! Hno e causa noIPordine intonzionaln, in <|n.into,
medianto la rognizione, muove 1'agento ad operate: ed e efr
n>H'ordinp dell'esecuzione, in quanto 1'agente, adoperando i
mezzi opportuni, lo reca in alto. Quando adunque il professor
Todaro accusa il Cuvier di prender colla dottrina delle cause
final! 1'effetto per la causa, non fa altro che ripetere un mero
soflsraa proposto g& dallo Spinoza e dallo Strauss, e cui
ogni scolaretto di logica saprebbe dissipare. Si (lira che per-
che possa darsi direzionc ad un fine, si richiede intelligenza :
e si dice vero, purche s'intenda che non gia ogni essere che
opera secondo un fine, debba esso stesso essere intelligente, ma
a tanto basti che sia diretto da un agente che sia tale. Quel
battelletto a vapore che gremito di passeggeri fende le acque,
che e una meraviglia, e superando destramente mille ostacoli,
approda al porto bramato, non si rauove certamente a caso, si
veramente ad un fine, e ci6 non per altro se non perche guidato
da chi opera con intelligenza. Vuolsi adunque distinguere un
doppio modo di operare per il fine: 1'uno conviene alia na-
tura intellettuale, la quale conoscendo il fine sotto la ragion
di fine e la proporzione di mezzi al medesimo, muove se stessa
allo scopo che si propone: 1'altro conviene alia natura irra-
gionevole, la quale tende bensi al fine, ma mossa e diretta da
quella causa che le ha assegnato e lo scopo da raggiungere
e i mezzi da adoperare. Propnum est, dice il grande Aqui-
nate, naturae rationalis ul tendat in finem, quasi se agens
et ducens ad ftnoti; natura vero irrationalis quasi ab alio
acta vel ducla, .v/r<? in finem apprehensum si rut brntn nni
malia, sive in finem non apprehensum, sicut ea quae omnino
cognitione carent 2 . Dal che si fa manifesto non poter altri
ammettere la finalita della natura, senza riconoscere ad un
tempo la necessita di una suprema intelligenza che la go-
> Gontingit secumiiim diveraa genera causarum idem reapectu eiu*dem
6MO causa m et causatum ; sicut purgatio est causa sanitatia in genere causa
i-flicientis, sanitas vero est catiMi |)iir^;itii.ni tiiu-uiuhim gontiB oamae h'nalis.
Dbp. i),. V< i vn.
nma th. 1 :' <. I a. 1.
424 IL METODO SPERIMENTALK
verni 1 : la qual conseguenza non potendo gli atei in alcuna
guisa negare, per non consentire all' esistenza di Dio, von-
nero nel farnetico di asserire, non esser altro le cause flnali
che un parto della nostra immaginazione. Superfluo sara ora
il notare, qual follia voglia essere il dire che lo studio delle
cause flnali arresti la ricerca scientifica. Se la cosa cosi fosse,
converrebbe inferirne, che cio che fa la scienza e 1' ignorarne
le cause: il che dubito forte che il nostro professore sia per
ammettere.
N 7 on solo un cosi fatto studio non e di ostacolo alia ri-
cerca scientifica, ma e quello che meglio lo promuove. Chi
non sa, che, conosciuto il fine di una macchina, di un edifi-
zio, di uno strumento, piii agevole torna il ravvisarne 1' in-
gegno, la struttura, la disposizione delle parti, il lavorio? A
giudizio di uon pochi, 1' Harvey e venuto in notizia della
circolazione del sangue, in quella che stava indagando lo
scopo che possono avere le valvole delle vene. Per avere
poi il Cuvier, mediante il solo poll ice del piede, ricostruito 1'in-
tero animale, Whewell tolse a dimostrare che dall' idea del
fine mosse la nuova scienza detta Paleontologia. Vero e che,
conosciuto il fine di una cosa, piii non ci 6 lecito sbizzarirci
a nostra posta sul conto della medesima, piii non ci e con-
cesso di proporre a nostro talento ogni fatta congettura in-
torno alia sua natura ; ma, questo non e gia un arrestare la
ricerca scientifica, ma un aiutarla, un dirigerla, un gover-
narla. Quando altri e pervenuto a conoscere le cause efflcienti
e materiali di alcuni corpi, senza dubbio non avra piu balia di
fantasticar a suo piacimento intorno alia natura de'medesimi:
si dovra dunque dedurne che la cognizione delle cause effi-
cienti e materiali e anch' essa d' impedimento al progresso
> Dicit (AnisroTELE) quod natura est de numero illarum causarum quae
propter aliquid agunt. Et valet ad qtiaestionem de Providentia. Ea enim,
quae non cognoscunt finem, non tendunt in finem nisi ut directa ab aliquo
cognoscente, sicut sagitta a sagiltante : unde si natura operatur propter finem,
necesse est quod ab aliquo intelligente ordinetur, quod est providentiae opus.
(2 Phys. lect. 12).
K I-K <\M >|; i IN.U.I 425
Se cosi fosse, rijrnoran/a, come dicevamo poc' a
sarebbe 1'unica via per fare le grandi scoperte.
VII.
M.i tant' e, gridano i materialist!, il metodo sperimentale,
che solo scorge 1'uomo alia conoscenza delle cose, delle cause
finali non cura; siano esse o non siano in natura, poco monta: il
metodo sperimentale non ne ha mestieri. Non si puo proffe-
rire errore piu solenne di questo. si lungi dal vero che un
tal metodo, rettamente applicato, prescinda dalle cause flnali
che, come saggiamente osserva Francesco Hettinger ! , ciascun
esperimento e una prova della verita delle cause flnali. Ci
dica in cortesia il professor Todaro: qual pro dal metodo
sperimentale, se non in quanto ci rivela le leggi della natura?
E si possono mai concepir leggi in natura, senza concepire la
flnalita della medesima? Lo stesso nome di legge vale ordi-
namento, ed ordinamento senza scopo e una contraddizione
in termini. Che ^i pretende egli col moltiplicare gli esperi-
menti? Di venire in cognizione della natura delle cose. Be-
nissimo ; ma come pretender^ altri di venire per via de' me-
desimi in cognizione della natura delle cose, se non suppo-
nendo, che gli stessi fenomeni debbano avere le stesse cause,
che un effetto costante debba avere una causa costante, che
cio che succede per accidens, non suole intervenire che di
rado?
Or questo ed altri simili principii a che possono essi gio-
vare, se si proclama che tutto e fortuito, e che natura opra
a casaccio?
N6 vale il rispondere che il metodo speriraentale non ab-
bisogna delle cause flnali, siccome quello che nelle cause ef-
flcienti, cui indaga, trova la ragione di tutti i fenomeni. Sap-
piamo che i materialisti cio dicendo s'avvisano di essere usciti da
ogni impaccio; ma in verita, chi ben 'Ta, non dicono che
una scempiaggine di cui dovrebbero arrossire. Che direbbe
1 Apologia del Cristianesimo, c. IV, vol. I.
426 IL METODO SPERIMENTALE
ella, signor professore, di colui il quale interrogate del per-
che il tal ediflzio e riuscito si bello, si maestoso, si perfetto
in ogni sua parte, rispondesse, ci6 essere avvenuto, perche
gli arteflci hanno disposto cosi e non altriraenti i mattoni ed
i marmi? Non lo terrebbe ella in conto di uno scimunito? E
pure secondo la sua teoria dovrebbe star pago ad una tale
risposta, siccome sapientissiraa : poiche alia fin fine quegli
avrebbe assegnato la causa efflciente dell' ediflzio.
Veniamo al fatto nostro. Noi interroghiamo i materialist! :
ond' e, che le piante, gli animali fanno costantemente le tali
e tali operazioni, a cui sono annesse quelle molteplici utilita?
Ci rispondono: perche natura cosi ha fatto le piante e gli
animali. Bella soluzione in vero ! Questo e un pigliarsi giuoco
de' prossimi, riputandoli tanti sciocchi. Si arrabatti altri
quanto vuole, si stilli il cervello a sua posta, nella sola causa
efflciente non potra giammai trovare la ragione della bonta,
della convenienza, dell'ordine che splende nell'effetto. Ei con-
vien aver ricorso all' idea, all' intendimento che ha guidato
1'artefice per trovar una tale ragione.
Perciocche chi non vede, che, se non si ricorre air idea, al-
T intendimento dell' artefice, sempre rimane ad interrogare,
perche mai la causa efflciente abbia operato in questo modo
piuttosto che in un altro? Ecco come 1'Angelico Dottor S. Tom-
maso svolge a meraviglia bene questo nostro discorso : Gli
antichissimi filosofl (quelli cioe della scuola lonica) non am-
misero, dice egli, altro che la causa materiale ; ond' e, che
non riconoscendo la causa efflciente, neppur poterono ricono-
scere il fine, il quale non e causa se non in quanto muove
1'agente. I filosofi che immediatamente tennero lor dietro, po-
nevano la causa agente, ma della causa finale non facevan
motto. E secondo gli uni e gli altri tutte le cose seguivano
di necessita, in virtu della causa agente e mater iale. Ma cotal
dottrina cosi vien riprovata dalla sana filosofia. Perciocche
la causa materiale ed agente sono bensi aU'efletto causa del
suo essere: ma sono tutt' altro che sufficient! per produrre
nel medesimo quella perfezione, ordine e convenienza in forza
<lll;i <|iiale esso perscveri nel suo stato e possa essere di gio-
vamento altrui '.
Stringiamo dunque 1'argomento a questo modo. La causa
efficiente, in cut si vuol ritrovare la ragione dei fenomeni
cosi e cosi ordinati, o opera liberamente, ovvero di necessita.
Opera essa liberamente ? Dunque mossa da fine: da che ove
e liberta, ivi 6 intelligenza: e dove e intelligenza, ivi 6 ope-
razione secondo il fine; e sarebbe da pazzo, dice Aristotele, il
pur dubitare se una cagione operante con conoscenza abbia
in mira quegli effetti, che alia sua operazione sono ancbe
solo ordinariamente e regolarraente congiunti. Opera essa di
necessita? Dunque convent render ragione di una tale ne-
cessita.
Perche e essa determinata ad operare in tal modo anziche
in un altro? Se non si vuol rinunziare al principio di causa-
lita, bisogna pur trovar la ragione di tali determinazioni.
Dove si troveru? In un'altra causa efficiente? sarerarao da
capo: di questa istessa chiedererao so si muove liberamente,
o per necessita. Nella materia forse? Molto meno: essa e in-
determinatissima: puo rivestire innumerevoli forme: andar
soggetta a mille svariati raovimenti. E follia il voler trovar
nella medesima la ragione di una data forza, di un deter-
minate movimento.
Sarebbe un medesimo che se altri volesse ritrovar nei.co-
lori la ragione sufficiente della bellezza che rifulge nelle pit-
ture d 1 un Raffaello, o nei mattoni e nei marmi il motivo
adeguato deir eleganza e maesta che s' amraira negli ediflzii
d' un Michelangelo; essendo manifestissimo che come quelli
potevano esser usati di modo da uscirne fuora un mostro,
1 Anti<|iii--imi (thilosophi tan turn posuerunt causam materialem ; undo
cum non pone rent causam spentem, nee potiierunt ponere fincm, i|ii;ic non
et causa nisi in quantum movet agentem. Alii autem potcriore ponehant
causani agentem nihil dicentea de causa linali. Et secundum utroque omnia
procedebant de necessitate causarum praecedcntiiuu vel materiae vcl ag<
Sed ! tio hoc modo a philoaophis iiuprobatur. Causae enim rnatcrialia
et agens, in quantum huiuamodi, Bunt efTectui causa essendi, non auti'in
sutlii iniit ad causandam bonitatem in efTectu, secundum quam sit convenient,
et in suipsiim ut |K n...ni.-rf possit, et in aliis, ut opituletur. (Qq. disp. de
Ver. q. 5, a. 1).
428 IL METODO SPERIMENTALE
cosi questi esser disposti in guisa da formarsene un cumulo
qualsiasi di macerie.
Se non che il ch. prof. Todaro soggiunge che per istabilire
una teoria scientiflcamente, bisogna partire dal concetto del
necessario, che e la conseguenza deir irapero della legge l .
Ottiraamente detto ! Non sapremmo come meglio esprimer la
cosa. Ma non sappiamo allo stesso tempo comprendere, come
mai non vegga che la necessita, che e conseguenza di una
legge, possa concepirsi senza una finalita. Kant * stesso di-
chiara che le leggi della natura hanno per fondamento la fi-
nalita interna, tolta la quale, non si da necessita, nfe ordine.
Mostrano per tanto fino all'evidenza di ignorare che cosa
sia metodo sperimentale, coloro i quali dicono che esso delle
cause finali non ha mestieri, anzi le rigetta come inutili e
nocive alia scienza.
VIII.
Ma 1'egregio senatore crede di poterci provare invittamente
che il metodo sperimentale patisce incaglio dalla dottrina
delle cause finali, ne puo con essa conciliarsi. Infatti, prose-
gue egli, finchfe si diceva cogli scolastici che la pietra cadeva,
perche ad essa era utile di risiedere sulla terra, oppure, in-
fondendo un sentimento umano alia natura, si diceva che
questa avesse orrore del vuoto, non era possibile di venire
alia scoperta della legge di gravitazione universale e di tutte
le altre leggi secondarie ad essa collegate 3 . > Mirabil razio-
cinio in vero! Altri s'inganna nell' assegnare il fine di un
movimento, di un'operazione; dunque, deve inferirsene, la dot-
trina dolle cause finali 6 nociva alia scienza. Come scende, si-
gnor professore, la conseguenza?
Comprendiamo ottimamente, che se un medico aflerma la
tal medicina esser utile per una infermita, laddove giova ad
un'altra alia prima contraria, mal potra investigare e de-
durre la natura della predetta medicina: ma chi se non uno
sciocco dira, non doversi studiare lo scopo a cui tende un
medicamento, per non errare sulla natura di tal medicina?
* Pag. 12. Kritik der Urtheilskraft 62-63. 3 Pag. 12.
poniamo dunque pure che gli scolastici, con quelle parol.%
non intendessero gia solo di signiflcare il fatto stcsso del cader
della pietra e TefTetto che ne segue del rimanersi in terra,
come cose richieste dalla natura e dalle circostanze (da che
che 6 richiesto dalla natura di una cosa si dice dagli sco-
lastici utile alia medesima), ma che veramente volessero ren-
dere 1'intima ed universale ragione del fatto; ci6 che prove-
rebbe? Che essi avrebbero errato, e nulla piu. Che il Darwin
mal s'avviasse, introducendo nel suo sistema la scolta delle
variazioni utili, ne conveniamo: il professor Todaro ha ogni
diritto di rimproverarglielo, come fa: essendo una contratl-
dizione manifesta Tammettere una tal scelta, la quale suppone
quelle cause flnali per cui escludere fu messa in campo quella
dottrina. Di qui nondimeno non segue che dette cause flnali
in natura non esistano, e che lo studiarle sia d' impedimento-
al scientiflco progresso.
Vorremmo poi sapere dall' egregio senatore, dove egli abbia
trovato che gli scolastici dicendo, la natura aver orrore del
vuoto, intendessero d'infonderle un sentimento umano. Noi
abbiain serapre creduto finora che quando si dice, che i prati
ridono, che la terra esulta, che il mare infellonisce e cose
simili, si favellasse per metafora: bisognera quinci innanzi
pensare che con tali detti si voglia infondere un sentimento
umano ai prati, alia terra al mare. Su via parliamo da senno.
Qual meraviglia che uomini i quali si mostrano cotanto ignari
delle dottrine scolastiche, da affermare che le medesime attri-
buissero sensi umani alia natura inanimata, ne discorrano
poi con tan to spregio e vilipendio? Qual meraviglia che i
cosi fatti ripudiino ogni causalita finale della natura, come
cosa contraria alF esperienza? Qual meraviglia che costoro
levino al cielo il danvinismo, come uno de' piu mirabili trovati
della scienza moderna, laddove considerate secondo i dettami
della logica esso 6 in verita quanto di piu assurdo si possa
flngere per denigrare T uoino? Ma di si importante argomento
ci proponiamo di parlare in un altro articolo, nel quale esa-
mineremo le altre due asserzioni del professor Todaro : delle
<lu<> prime basti il fln qui detto.
AL DOMANI DEL DILUVLO
RACCONTO PREISTORICO
I.
LA PRIMAVERA DELLA CIVILTA
I primi rinnovatori dell' umana progenie sulla superflcie
del nostro pianeta, dopo Puniversale cataclisraa che 1'aveva
distrutta, scendevano dalle pendici dei monti Ararat. Noe li
guidava. Venivano avvisando ora un poggio, ora un alto
piano tra gF immani scaglioni delle montagne, onde le acque
si erano teste ritirate. Quivi piantavano le tende, per passarvi
le ore piii calde, e pascolare gli scarsi armenti sulle prata,
che cominciavano qui e colk a rinverzicare di erbette pur
mo' nate de' semi lasciativi dalle stesse acque diluviane. Sulle
prode meglio rasciutte, trascorso il giorno, pernottavano, go-
dendo P aure ritemperate, e il cielo flnalmente tomato sereno.
Quanti ricordi del mondo antidiluviano, perito, quanti disegni
per Pavvenire, si affollavano nell'animo dei flgliuoli di Noe,
e delle famiglie loro ! L' universe, quanto e ampio tra le quattro
plaghe dell' orizzonte, appariva loro quasi un fondo loro con-
cesso da Dio, per isfruttarlo come proprio, e condurvi giorni
felici e santi, sotto lo sguardo vigile del cinquecentenario ve-
gliardo, Re e sacerdote ad un tempo, scienziato e artista, padre
del novello genere umano. Nei terreni piu felici, a buona guar-
datura di cielo, le posate si prolungavano i mesi e gli anni.
Allora si affldavano ai campi le conservate semenze del mondo
anteriore e si mietevano le biade del mondo novello. Vi pian-
I. LA PRIM I TA 431
tavano fruttoti, e ne aspettavano lift:im<>nt>. a grando ;i
i tiori e le poma; se pure, come la colomba svolata dallV
non si abbattevano in novelli rimessiticci, gik rigogliosi
ceppi del tompo antico.
Cos! le prime caravane noetiche venivano pellegrinando,
Iddio sa quanti anni. Lasciavano forse a' luoghi colti, giovani
famiglie a conservarli, e il grosso del popolo continuava a tra-
sportare le stanze al basso, verso il piii vasto e dovizioso ba-
cino del mondo, formato di pianure e di valli, cui irrigano
quinci il Tigri e quindi 1'Eufrate. Quivi le gia poche famiglie
vaganti nelle insenature dei colli, crebbero in tribrt numerose,
perche la strabocchevole uberta del stiolo, gli agi della vita,
e la benedizione di Colui che aveva detto: Crescete e molti-
plicatevi e riempite la terra, conferivano una fecondit ma-
ravigliosa ai maritaggi. Ne era gia quella una moltitudine
godente spensieratameote della facile abbondanza. Forma vano
anzi un popolo disciplinato, vivo alle speculazioni della scienza,
esperto dei nobtli artiflcii che sorreggono e aggentiliscono
1'umano convitto. Erano i naturali eredi delle tradizioni di
Caino, primo architettore di citta, di Enos primo ad ordinare
le cerimonie del culto, di Jabel primo ad insegnare la coltura
de' campi e la pastorizia, di Jubal il musicista primitive, e in-
ventore degli strumenti da fiato e da tasto, di Tubalcain primo
a cercare nelle viscere della terra il rame e il ferro, e do-
marli col martello nella fucina. Nelle centinaia d'.inni che
ogni uomo passava col padre e cogli avi, imparava gli arcani
della scienza antica, s'impratichiva dei ritrovati dei tempi
trascorsi, e alle altrui conoscenze aggiugneva le sue, tesori
accumulati a tesori.
Allorche nelle pianure del Sennaar i discendenti di Noe si
videro e si contarono, fu loro facile intendere che fra poco
loro non basterebbero pift le terre che coltivavano, e loro sa-
rebbe d* uopo cercare novelle patrie in novelle contrade. -
Ma prima di separarci, si dicevano Tun 1'altro, fondiamo qui
una citta, e nella citta una torre, che levando al cielo la
fronte ricordi alle genti avvenire il nostro nome. Non si
432 AL DOMANI DEL DILUVIO
pens6 ad erigere un tempio a Dio, comun padre, non a dedi-
cargli un altare, no : presi da folle orgoglio ambivano 1' onor
vano per se stessi: Celebremus nomen nostrum. Forse il di-
segno veniva dai Figliuoli degli uomini, che anche nel campo
di Sennaar tornavano a pullulare mescolati ai Figliuoli di Dio.
Una mattina, tornando i manovali all' opera, che gia saliva
altissiraa, si avvidero che ogni uomo parlava una favella ignota
al suo compagno di lavoro. Riconobbero il raeritato castigo;
ristette la fabbrica; il popolo cominci6 a sciamare verso nuove
dimore, naturalmente diviso secondo famiglie e tribu d' un
sangue e d'un linguaggio. Le letterature oggidi piu progre-
dite e le scoperte moderne ci additano la seconda culla del
genere umano nelle pianure fra 1' Eufrate e il Tigri, la prima
citta posdiluviana in Bab-ilu, delta poi Babilonia, presso le
cui immense ruine torreggiano gli avanzi della non finita
torre di Babele.
Le varie genti trattanto prendevano possesso della terra:
era la primavera dell' umanita rinata. Certi filosofi idioti in
tempo recente ci venivano oracolando che i nostri primi trae-
van la vita vagolando per le selve, poco meglio sociabili che
il castoro ed il bisonte ; e a' di nostri peggio ancora vaneg-
giando i dottori delle nostre universita, ambirono di chiamarsi
figli degli urangutanghi e dei macacchi, anzi che confessarsi
figli di Adamo, che fu figlio di Dio, qui fuit Dei. E specula-
rono che gli antenati del genere umano abitassero per case
ta spelonche alpestri, si procacciassero il cibo grufolando car-
poni sotto le querce, e aspettassero intanto che i loro artigli
si foggiassero in mani e piedi, e il. loro grugno si modellasse
in volto di bestia piu gentile. E non prevedevano quegli
scienziati di scienza ottusa, che a schernire le loro ambizioni
vigliacche appunto a' di nostri sorgerebbe la storia arcaica,
appoggiata a forse centomila monumenti di Mesopotamia,
d' Egitto, d' altre contrade, a raccontarci la primavera del
mondo primitivo. I marmi, le terre cotte, i bronzi coevi a
quella stagione, come che non ci dicano ne 1'anno loro n& il
secolo, pure gridano alto, che le aurore delle prime civilta bril-
I. I \ i DELLA C1VII 433
i.\ luminose quanto il raori^io dollo civilta odierne. I
iiti, die furono per avventura i primi a volger le spalle
alia sciagurata piramide di Habolo, un' a lira simile ne edifl-
cavano poco di poi, sullo stesso disegno, all'occidente del Sen-
naar, al di la dell'Arabia e del mar Rosso nella valle del
Nilo. Quando? Non vi 6 data. Ma certo nella primavera del
mondo, non molto lontano dall' epoca diluviana, forse un bel
quaranta secoli prima dell' era cristiana.
Altre sorelle quivi sorgevano in non lontano processo di
tempo, piramidi sopra i cui massi il primitive genio dcll'uomo
faceva parlare la religione vera. Esso consacrava a Dio quelle
opere immortali, a compiere le quali si davano la mano le
arti e le scienze piu progredite, la meccanica, la matematica,
rastronomia. Tan to non eran selvaggi gli uomini" nella prima-
vera del mondo ! I due maggiori imperi deH'antichitA remota,
Egitto e Babilonia, non avevan peranco dimenticato le tradi-
zioni divine. Avveniva a un dipresso il medesimo nell' India,
nella China, nelle terre che poi furono 1' Ellade e T Italia, in
generate in ogni luogo ove prese stanza la stirpe umana. E
quando 1' apostasia si propago nelle genti, quelle tradizioni
rimasero tuttavia tra i sapienti a guisa di scienza acroama-
tica, nel volgo a modo di vago sentimento esoterico. Ciascun
popolo e ciascun individuo professava della religione vera
quel piu o quel meno, cbe gl' insegnava la educazione locale,
o cbe gli ragionava in cuore il lume divino. Le passion i umane,
com' era naturale all' uomo caduto, dopo corrotta la dottrina
monoteistica e la legge morale che ne sgorgava, spingevano
gli uomini al politeismo, e flno al piu abbielto feticismo ; e la
pratica morale deturpavano sino a consacrare il vizio ai numi
vi/.iosi (la prostituzione sacra fu comunissima nella gentilita,
quale ora la risuscita la massoneria) : ma non giunsero mai
a svellere dagli umani petti i dettami general! impressivi dal
Creatore: riverenza alia Divinita, speranza di premio in una
vita, dopo la morte, immortale, terrore di castigo, giusta il
merito delle azioni ; quindi 1'onore renduto ai virtuosi, il bia-
simo ai malvagi, e riconosoiuti i grandi doveri di som:
w XV, vol. Ill, f<uc. : M 11 offofto 189*.
434 AL DOMANI DEL DILUVIO
sione ai maggiori, di giustizia cogli eguali, di amori onosti,
di beneflcenza, di perdono delle offese, di rispetto alle tombe.
Quali che fossero gli oltraggi di fatto recati a Dio e alia sua
legge, tale e non altra rimaneva la coscienza pubblica e la
privata.
Da questo fondo di religione, indelebile nel cuore umano,
germogliava la radice della possibile salvazione eterna di cia-
scun mortale; da questo prosperava la civilta delle nazioni.
Piti civile riusciva il popolo, che piu serbava dei santi prin-
cipii, piu barbaro quello che piu se ne scostava, selvaggio ai
tutto quello che quasi al tutto gli obliterava. Tra questi ul-
timi solamente sono da cercare le eta della pietra e del rame
e del ferro; non gia in tutti i popoli indistintamente. Ben e
vero pur tro'ppo, che spesso insieme si collegavano civilta e
barbaric; lustro esterno di arti, di scienze, d' istituzioni, e
fradicio profondo di corauni costumi. Non poteva altriraenti
seguire, attesa la corruzione delFumana natura, e il deficiente
freno della religione vera. Cosi fu in Egitto, a Babilonia, in
Grecia, a Roma, cosi per tutto; cosi veggiarao avverarsi og-
gidi proporzionalraente, nelle nazioni, ove i governi, divenuti
apostati, infelloniscono contro il cristianesimo. Ma sempre ri-
mane incontrastabile, che il supporre una eta di uomini ge-
neralmente selvatici, quasi naturale stato primordiale, e fan-
tasia di iqsensati, stupidamente ignari della storia umana.
Gia nelle prime e piu vetuste memorie del mondo TEgitto
appariva maraviglioso di materiale civilta, politico di fine ac-
corgimento, legislatore austero, economista avveduto, guer-
riero disciplinato, mercatante industrioso, architetto e inge-
gnere ardito, agricoltore, artista, scienziato, estimatore pas-
sionato dei libri e delle biblioteche. Al tempo medesimo che
nella valle del Nilo cresceva tanto incivilimento, un niente
inferiore ne dissimile floriva dal fondo della Mesopotamia. E
questo esce oggigiorno alia luce, colla sua storia scritta in
caratteri cuneiformi, bella di quaranta secoli di splendori, da
paragonarsi colle civilta greca e latina. Insomma,la citta umana,
al dimani del diluvio, nacque non bambina, ma gigante. Una
I LA PRIMAVERA DELLA CIVILTA 435
oosa \o nianc.i: la esatta cronologia. I suoi thai, benche atte-
stati da' monumenti contemporanei e irrcfragabili, ondeggiano
nel vano di molti secoli. Ma ben si pu6 affermare, che q
ii- iniTanni priraa di Cristo, regnava a Bab-ilu il re Saga-
ractia o Sargon 1'Antico, e dalla metropoli sua stendeva lo
scettro dal golfo Persico alle montagne dell'Armenia.
Ne il rearae di Sargon era quello d'uno sceicco arabo che
corre per sua la distesa del deserto; nel suo regno sor-
gevano citta ampie, murate, torreggianti di templi e di pa-
lagi, Erech, e Accad, e Calanne, fondate come Babilonia, da
Nembrot figlio di Cus, flglio di Cam, flglio di Noe; ed Ellasar,
antica di tempo e grande; ed Eridu fortissima, al confluente
del Tigri e dell'Eufrate; e Larsam, e ISMpur, un tempo citta
regali ; e Sippara, la citt dei libri e la regina delle bibliote-
che; e Resen, mentovata piu secoli dopo da Mose, allora non
anche nato; e Gale, da Mos6 distinta colPaggiunto di cilia
grande; e Tello, gi florida di arti belle e di lusso sfoggiato;
e Ninive che poi agguagli6 e vinse Babilonia; e Ur popolosa
e possente lunghi secoli prima che dal suo seno emigrasse il
suo piu famoso cittadino, Abramo flgliuol di Tare, e padre dei
credenti. E qui piu che altrove si veniva conservando il fuoco
sacro della religione priraitiva, dalla stirpe delta degli Arfas-
sidi da Arfassad figliuolo di Sem. Vi erano gli apostati, ma vi
erano altresi i fedeli.
Di ricchezze e di agi floriva il vasto impero di Sargon. Fe-
race il suolo e coltivato da un popolo di sangue schietto, di
membra salde, di mente svegliata e culta, di vita longeva piii
e meglio che ne' secoli nostri. II coltivatore assirocaldeo ve-
deva sorgere con poca fatica piene campate di sesamo e di
sorgo e di orzo incredibilmente rigogliose, mieteva frumenti
che gli rispondevano flno al trecento per uno. Ne' pressi in-
torno al casolare gli maturavano frutti squisiti, le melarance,
i cedrati, le uve eccellenti pel vino, i fichi, le raelagrane, le
carube, le albicocche, le olive; e lussuriava negli orti una rara
varieta di ortaggi. Nelle pingui pascione delle valli, e nelle
pianure ombrate da vere selve di palmizii nutriva annonti di
AL DOMANI DEL DILUVIO
buoi, di pecore, di capre, di caramelli a due gobbe, e di briosi
cavalli. La gioventu balda e rubesta, non istancheggiata dal
soverchio lavoro de' campi, si praticava alle fazioni militari,
facendo le prime arrai contro le flere delle forester ed era
sollazzo ai nipoti di Nembrot, il robusto Cacciatore, affrontare il
toro selvatico, 1'elefante, il leone.
Tutt'altra vita, e pur gaia si viveva nelle cittk quasi tutte
lunghesso ai fiumi. Era bello vedere alle calate il numeroso
barchereccio minuto, inteso a traghettare i popoli da sponda
a sponda, poiche rarissimi erano i ponti; il naviglio da pesca
e da traffico avvivava tutti i corsi d'acqua o flurai o canali,
trasportando viveri e merci alle cittadinanze agiate; nelle
insenature de' fiumi, quasi in porti sicuri, fondeggiavano le
navi di maggior corpo, attrezzate alia navigazione di alto mare.
Perche la Mesopotamia incettava nell' India frutti, perle, bal-
sami, profumi ; e chiedeva fino alle montagne del golfo Sinai-
tico, lastre di pietra per le sue iscrizioni, e massi enormi di
diorite, per istatuare i suoi colossi.
Per fabbricare, no, non chiedeva nulla ai monti. A' suoi
edifizii presceglieva il mattone, non solo nella Caldea, ove il
pietrame scarseggia, ma ben anco nelle terre montane del-
1'Alto Tigri, ove abbonda. II mattone lo modellava netto, lo
segnava di note scritte, lo coceva a gran fuoco. Con questo
manevole materiale, come gik aveva erette le basi della torre
di Babele, ergeva le dighe ai fiumi, i baluardi e le mura alle
citta, e dentro le cinte murate le sue zigurrat piramidali, e
i palagi piu simili a citt& che a case. Nelle popolose contrade
si vedeva per ogni parte formare mattoni, tutti simili ed eguali,
e una moltitudine di carradori occupati a vettureggiarli. Al-
tri recavano il bitume dalle naturali sorgive de' pozzi: era il
cemento.
Ne in citt& ne in contado abbonda va 1'ozio. E chi avesse
potuto librarsi a volo, e dall'alto abbracciare d'un gitto d'oc-
chio 1' impero Assirocaldeo nei primi suoi splendori, avrebbe
veduto una moltitudine innumerable che ne animava la su-
perficie, tutta senza posa ne requie intenta al lavoro. . Tutto
I. LA PRIMAVKRA DELLA C !
ra operazione energica, e prosperity crescei i reggia
il Sar di Bab-ilu, sar del paese d'Accad, sar del paese de'Su-
miri, sar delle Quattro regioni, sedeva a consiglio, e coi grand!
ufliciuli del regno minutava trattati di federazione COD na-
zioni rimote, o preparava cartelli di guerra. Pompe e sacri-
flcii si avvicendavano nei templi; le offlcine assordavano dei
loro martelli il vicinato; nelle case traboccava 1'abbondanza
del necessario alia vita ed ai piaceri ; 1* oro e 1' argento (in
pani, non monetato) dei tributi ingombrava le casse del pub-
blico erario. Se ti affacciavi alle campagne, anche lontane
dall'abitato, ancbe deserte, v' incontravi gli architetti idrau-
lici che vi tracciavano canali per fecondarle. I canali irriga-
tori si chiamarono benedizioni.
E la notte ancora non passava interamente inoperosa.
Perche, mentre numerose guardie battevano le strade interne
e gli spaldi delle mura, vegliavano silenziosi i sapienti, i cosi
detti maghi caldei, sulle aeree logge de' templi, a calcolare il
corso degli astri e i fenomeni del flrmamento. Negli scavi as-
siri fu trovata anche una gran lente di cristallo : forse aveva
servito agli astronomi del suo tempo. I loro computi poi e
presagi i savii deponevano sulle lastre di terracotta, che erano
i loro libri, e i libri serbavano gelosamente nelle pubbliche
biblioteche. Perche, giova ripeterlo, quei pretesi selvaggi delle
eta preistoriche, erano vaghi di letture, e orgogliosi delle loro
librerie, n6 piu n6 meno che un qualsiasi odierno custode
della Vaticana. E molte pagine, scritte venti o trenta secoli
prima dell' era cristiana, si leggono tuttavia nel secolo deci-
monono dopo Cristo. Niun Plantino, niun Bodoni, niun Firmin
Didot puo lusingarsi che le sue edizioni abbiano ad esser lette
dopo altrettanti secoli.
In quelle pagine appunto e glorioso il nome di Sargon
TAntico e di Narajnsin suo figliuolo e successore. Sebbene
non sia agevole flssare cronologicamente la sede di qt
astri di prima grandezza nel cielo Assirocaldeo, si puo tut-
tavia senza errore notabile collocarli cosi vagamente ne 1 priini
secoli della societa umana. Brillavano gia prii Romani
438 AL DOMANI DEL DILUVIO
contassero gli anni per Consolati, prima che i Greci nume-
rassero le Olirapiadi, prima che Mosfc scrivesse la priraa pa-
rola della Bibbia : Da principle Iddio creb il cielo e la terra;
brillavano priraa che Abrarao fosse partito da Ur della Caldea ;
brillavano nell'eta della prima vera del mondo.
II.
UNA NEBBIA IN PRIMAVERA
Anche la primavera soffre talora le sue nebbie. Sargon il
gran Re, re di Babilonia, re di Accad, re di Sumer, re delle
Quattro regioni, al colmo della prosperita e della gloria, non
era senza qualche apprensione di una guerra, forse inevita-
bile neU'estremo confine dell' impero. Non era gia che paven-
tasse di esito infelice nella guerra, no ; ma gli riusciva oltre-
modo importuno, il dovere sospendere i disegni che allora
accarezzava, di assestamenti per la stabilita del trono, e di
migliorie importanti al benessere de' suoi Stati. Riceveva in
quei giorni le solenni ambascerie annuali dei popoli tributarii,
sia dei paesi occidentali verso il mare Mediterraneo, sia delle
regioni bellicose del Settentrione ; e le riceveva adagiato so-
lennemente sul trono d'oro, protetto dagli ampli flabelli gem-
mati, e circondato da splendido consesso di cortigiani, di go-
vernatori di province, di grandi ufflciali di ogni ragione. Pa-
reva sopra pensiero e distratto nell' ascoltare le arringhe degli
oratori, i quali, per mostra di sommissione, il complimentavano
con lodi presso che divine, e lo sommergevano in un mare di
adorazioni ; lasciava passare senza far segno di avvedersi, le
offerte di oro, di argento, di rame, di ferro, che i legati ram-
mentavano, e dicevano avere deposte nelle mani del ministro
dei tributi. Questi era alia presenza, ritto dinanzi al suo Re,
e teneva alia mano le tavolette, nelle quali leggeva il nome
di ciascun tributario, e il genere e la qualita di tribute a cui
era sottoposto per virtu dei trattati, e, subito dopo, riscon-
II. UNA NKBBIA IN i KIMAVERA 439
trava il d<-l>ito colla nota particolareggiata di quanto avesse
effettivamente consegoato.
Durante tutta la legale cerimonia il Monarca teneva il
raento c il volto infossato nella copiosa barba, che gli cumu-
lava il petto, a fltti cannelloni inanellata. In fine si riscosse,
e senza soverchio snodarsi in dimostrazioni di benigno so-
prassovrano, dichiar6 di tenere per saldati i debiti de' tribu-
tarii present!, e licenzio 1' assemblea. Lo rodeva il pensiero
della guerra. Cio si conobbe alia sera, quando, come soleva,
accolse i cortigiani piu intimi a piacevole conversazione. -- lo
non so che mi pensare, diceva egli, di questi miei alleati e tri-
butarii; ma un cuore mi dice che qualche novita si prepara
nelle confederazioni dei Moschi... oggi non sono comparsi.
Peggio per loro! osserv6 Naramsin, che in queste se-
rate era Tidolo della brigata, come colui che tutti riputavano
vicino ad essere associate al trono.
Peggio per loro, si : ma ora mi guasterebbe il correre
alle loro montagne. E pure non sono d'animo di chiuder gli
occhi su tali ritardi. Guai, se un vassallo non paga lealmente,
a glorno flsso! Domani saranno due, tre, dieci: addio vas-
sallaggio.
Naramsin non voile farsi scorgere come ambizioso di co-
mando militare; ma in cuor suo rugumava: Che bisogno di
disagiarsi mio padre? A me basterebbe il fegato di piombare
loro addosso, come Pavoltoio sui gallinacci dell'aia, e in meno
di una settimana rimetterli in cervelio.
Mentre tutti rimanevano sospesi e mutoli, aspettando che
U Re mettesse sul tappeto qualche partito, il Tartan di destra,
primo ministro di guerra, si fece animo di suggerire una sua
idea: - testa (era il titolo usato), il vostro consiglio sara
sempre rultimo e il migliore: ma, tanto per rischiarare la
questione, mi sembra che si potrebbe far qualcosa di utile ed
efflcace senza dare alFarmi.
Spiegati meglio, disse il Re con favore.
- lo dico, ripigli6 il Tartan, che senza disagio del gran
Re, si potrebbe far venire il Prefetto di Ninive o i coraan-
440 AL DOMANI DEL DILUVIO
danti delle fortezze piu settentrionali a dare informazioni,
prima che venga la stagione della guerra. Se qualcosa bolle
in pentola, non si puo tanto dissimulare dai ribelli, che alcun
indizio non se ne abbia: vi saranno preparativi nel regno dei
Moschi, e nei loro alleati piu irrequieti d'ordinario, gli Etei,
i Coramuk, i Nairi (Siria, Commagene, Armenia); e allora...
Tutti questi indizii, disse il Re, gia ci sono. Lo stesso
differire il tribute dei mille cavalli, e forse piu che un indizio.
E allora, soggiunse il ministro della guerra, e da pre-
venirli.
Marciando sopra la capitale Mazaca?
- Forse non e bisogno di tanto.
- Che faresti? dimand6 il Re.
Farei adunare a Ninive, o meglio piu vicino al nemico
in Haran, un grosso di mille carri da battaglia, senza ben
far sapere se minaccino Mazaca dei Moschi, o Carchemisc
degli Etei, o altri. Cosi si sparge la fama che il gran Re sta
alle vedette; chi ha il fradicio in casa, teme d'essere esso il
preso di mira; ognuno capisce che non c' e da fare a fldanza
per via di ribellione imprevista. Bastera forse la paura a fare
sbollire gli umori ingrossati, e vostra Maesta udira forse
presto Tannunzio che i cavalli del tribute gia sono in via alia
volta di Babilonia.
Cosi fosse, disse il Re, non molto persuaso. Ma io sento
poca fantasia a sguernirmi d'un migliaio di carri, se non vi
sono tratto proprio pei capelli. I miei carri con tutto il for-
niraento da guerra, io li voglio avere sempre alia mano: e
la raia strategica. E ora piu che mai, per via del torbido che
cova sempre nell'Elam. Finche i rivoltosi sanno che Sargon
pu6 volare loro addosso con Pintero sforzo dell'esercito, ne da
presso ne da lungi nessuno osa levare la cresta. Se io di-
videssi le forze, forse mi prenderebbero animo addosso, gli
Elamiti di la dal Tigri, i Moschi di la dall'Eufrate. -
Sfatato cosi dal Re il disegno del suo primo ufflciale di
guerra, nessuno ardi piu di fiatare. Gia, non si sedeva ad un
consiglio di guerra ; si bene in conversazione di veglia,. Sargon
" ' I'.RA
r6, corae soleva spesso e volentieri, nei disegni cho allora
il toncvano occupatissimo, di novelle muni/ioni cho innalzava
lungo 1'Fufrate, e di certi castelli nella Susiana ch'egli faceva
arraare per tenere in rispetto quei popoli. Si chiacchiero delle
novelle correnti, riferendo ciascuno le novitk udite dai proprii
corrieri. E dopo confettato e beuto largamente, il Re si ritird.
NVl ritirarsi disse a Naramsin: Diraani, di levala vai
ad aspettarmi alia zigurrat... al Bit Saggatu, sai. Tu solo col
tuo Ben Sale, e niun altro... E che non si sappia.
Gran Re, sarai obbedito.
Ma senti, ho qualcosa da dirti, prima che ci troviamo
1 col tuo maestro.
III.
VICING AL TRONO
Sargon trasse il figliuol suo ad un vasto androne, che ser-
viva di vestibolo ai quartiere della Regina, ed era occupato
dalla guardia del corpo. Entr6 nelle stanze, avendo congedato
prima i famigliari del suo corteggio. Licenzi6 dall'anticamera
le dame e le ancelle; e solo col figliuolosi fu alle stanze della
moglie. Quivi voltosi a Naramsin, scatta di punto in bianco:
Sai tu chi 6 Ben Sale?
- Si, babbo: 6 il mio precettore.
E non sai altro de' fatti suoi?
So che 6 il Prefetto dei libri.
- E non sai altro ? ripetfc il Re, quasi in atto di can-
zonella.
So tante altre cose, rispose celiando esso pure Naramsin ;
so che fe un buffone finite, e quando si mette sulle celi<
tutti smascellare dalle risa.
- Bella scoperta! Cotesto lo sanno tutti, non e una prova
del tuo acume. lo non so rendermi ragione, perchfc quest'oggi
alia conversazione stesse 11 musonc musone, come se avesse
dato la lingua al fabbro.
442 AL DOMANI DEL DILUVIO
- Patira UD poMa luna, osserv6 la Regina.
Che? rispose Naramsin. Ben Sale non e uomo di lune:
gli e fatto a quel modo, e raesso li.
Ma tu, ripiglio il Re, lo credi uomo capace negli affari?
Se avessi da propormi un consigliere nuovo, e lui nol fosse
anche, me lo proporresti? Sentiamo un po' il parere della tua
testina di giovinotto.
- lo, rispose Naramsin, spero che mio padre non abbi-
sogni ne del mio avviso, ne di un nuovo consigliere: ma se
proprio dovessi scegliere un consigliere per me, Ben Sale sa-
rebbe 1'uomo del mio cuore. Esso solo mi basterebbe per due,
e lo farei ad un tempo mio Tartan di destra e mio Tartan di
sinistra.
Sorrise il Re della pensata del flgliuolo di tenersi un solo
uomo a destra e a sinistra. Ma questa, in sentenza, era pro-
prio T idea da lui vagheggiata, e che gli dava la misura del
maturo giudizio di Naramsin. Soggiunse : - Dunque tu lo
tieni per uomo di stocco, e il vorresti vicino a te?
Sicuro, piu lui che niun altro.
- Per udirlo motteggiare a destra e a sinistra, neh vero ?
Voi, babbo, volete la berta de' fatti miei, disse Naramsin.
II fatto e che colui sa essere tutto cio che vuol essere : pia-
cevolone, serio, accorto ; e io lo credo per giunta uomo fedele
a noi, alia vita alia morte.
- Ecco un giudizietto, disse il Re con approvazione, che
mostra che non hai il cervello sulla berretta. Si, Ben Sale e
la miglior testa che abbiamo in tutto 1'impero, da Ur di Caldea
fino alia frontiera dei Moschi. Se questo non era, io non te lo
davo per precettore... Ma ormai deve finire la vita beata di
suo scolare. Hai ventitre anni...
- E svolti, aggiunse la Regina.
Si, svolti, ventitre pei ventiquattro, continu6 Sargon; sei
grande e grosso come i tori alati d' in fondo allo scalone, sei
cacciatore emerito, sai cavalcare e far d'armi... Da due anni
assisti a tutti i consigli di stato e di guerra. Sarebbe tempo
che fossi uomo, e imparassi il mestiere di tuo padre.
in. nCDfO AL TRO- 443
Naramsin non capiva per Pappunto ove andasse
il Re, e guatavalo peritoso, come chi intravvede qualcosa di
grande e di nuovo, che tuttavia non arriva a chiarin\ La Re-
gina, balzando dal suo seggio, gli avvinse le braccia al collo,
e schioccando un sonoro bacio su quelle goto florenti. -
vedi, flgliuol mio, che tuo padre ti vuole associare al trono?
Commosso Naramsin e tremante, per risposta bacio la mano
al padre. II quale, accarezzando ruvidamente qucl fiero maschio
che era la sua gloria e la sua speranza Gia, aggiunse, ci6
fara piacere alia mamma. E non dico mica, che non faccia
piacere anche al babbo. Da molti anni sospiro il giorno di ban-
dire a Babilonia, che Naramsin anche lui 6 Re di Bab-ilu, Re
di Accad, Re di Sumer, Re delle Quattro regioni; e che il vec-
chio Sargon si tira dall'un de' lati, a guardare ci6 che sa fare
il suo bel figliuolaccio.
E tenerlo magari un po j pel lembo della tunica, ag-
giunse la madre.
- Gia si capisce. lo non ebbi la fortuna, che avrai tu,
caro Naramsin : io dovetti afferrar la fortuna pei capelli, e
di primo acchito essere re fatto e verniciato. Tu farai T im-
paraticcio. Prima di reggere il timone della gran barca, na-
vigherai con un timoniere vecchio. Ma, bada, prima ancora
di chiamarti re, abbiamo da prendere le nostre precauzioni.
10 voglio le cose a modo, per bene tuo, e mio, e del regno.
Non & mio parere, che di punto in bianco una bella mattina
si debba gridare in piazza: Naramsin assiso sul trono col suo
padre, e pa pa pa pa (Sargon imitava il gesto del trombet-
tiore), e tutto fe fatto. Abbiamo da reggere il popolino sotto-
messo e i grandi signori superbi. Io voglio che in quel giorno,
per me fortunate, non sia solo il banditore a fare pa pa pa pa :
ma tutto il popolo, grandi e piccoli, urli e tempesti, salutando
11 tuo innalzamento, come una sua fortuna.
E Naramsin, raodestamente : Per cotesto converrebbe
che voi, babbo, m' imprestaste una serqua delle vostre vit-
torie.
Va' la, raio bel future collega, che non ce n'e bisogno.
444 AL DOMANI DEL DILUVIO
Niuno dimanda le vittorie a un giovane di ventiquattr'anni.
Fai da giovane savio, discrete, prode al bisogno, vero amico del
popolo. II popolo capisce per aria chi gli vuol bene per daddo-
vero, e da re. Se quella canaglia dei Moschi non ci guastano
le ova nel paniere, io in pochi mesi ti presento all' impero...
ti fo desiderare, acclamare... E aliora, fiato alle trombe: Na-
ramsin, re di Babilonia, re di Accad, re di Sumer, e di tutto
quanto. II mio decreto e fatto e ferrao : ma tu non lo strom-
bazzare. Lascia che ciascun lo aspetti e lo desideri.... Tutto
e che i Moschi...
Avete dunque informazioni urgenti, interruppe Na-
ramsin.
- Non te ne dar noia. Al bisogno, anche a questo fascio
ho la sua ritortola. Invece di farti passeggiare nell' interno
e nell' Egitto a prender moglie ... che non saresti uomo di
fare la tua prima campagna alia testa del nostro esercito?...
Non te la sentiresti di fare un po' da te, senza che babbo ti
regga per le dande ?... Basta, ci penseremo. Decideremo il da
farsi al Bit Saggatu... A dimani.
Naramsin usci dalla presenza del padre e della madre, con
un mondo di castelli in aria, che gli si ergevano dinanzi alia
fantasia, 1' uno piii maraviglioso che 1'altro : 1'aspettazione
errava in un orizzonte infinite.
KIYISTA DELIA STAMPA
i.
Du Caucase an Golfe Persique a travers I'Armenie, le Kur-
distan et la Mteopotamie 1 888- 1889, par P. MULLER-SI-
MONIS. Relation suivie de Notices sur la Geographic et VHi-
stoire Ancienne de VArmenie et les Inscriptions Cundi for-
mes du Bassin de Van par II. HYVERNAT. Paris et Lyon,
Delhomrae et Briguet editeurs, 1892. Un volume in-4 di
pagine VIII-628. Prezzo: 35 fr.
I libri di viaggi leggonsi serapre con diletto e profitto.
Imperciocche le avventure, i pericoli, le ansie, come i piaceri
e le sorprese, gF incontri e tutto ci6 che e nuovo ed inaspet-
tato nella natura, ne' costumi ed usi de' diversi popoli non
sono altrimenti una creazione della fantasia di chi scrive fole
di romanzi, ma racconti di fatti storici e descrizioni di cose
vere osservate ed intese con gli occhi e la mente del viaggia-
tore. Laonde, chi legge ha un doppio vantaggio, F utile cioe
della storia e il diletto del romanzo e della poesia.
Ma non tutti i viaggi sono egualmente dilettosi, ne sono
egualmente forniti di sapere e di altre belle qualita gli scrit-
tori di viaggi. Quelli soltanto si tengono e sono eccellenti in
questo genere, i quali sanno unire e con debita proporzione
temperar F utile col dolce ; cotalchfc ne istruiscano solamente
senza dilettare, ne solamente dilettino senza istruire. II perche
noi siamo lieti di poter dichiarare che il racconto de' viaggi
contenuto in questo splendido volume che annunziamo, ri-
sponde pienamcntc al doppio fine di che abbiamo discorso.
Infatti, la prima parte dove si narra e descrive il viaggio dal
446 RIVISTA
Caucaso al Golfo Persico attraverso I 1 'Armenia, il Kurdistan
e la Mesopotamia, trova nel Rev. Sig. P. Muller-Simonis, come
il tipo del viaggiatore perfetto, cosi 1' ideale del perfetto scrit-
tore di viaggi. Di pari, il Rev. Sig. E. Hyvernat, autore della
seconda parte, la quale ci da le Notizie intorno alia geogra-
fia e la storia antica delV Armenia e le iscrizioni cuneiformi
del bacino di Van, e un dotto Orientalista e gia noto per i
suoi impareggiabili lavori di paleografla copta, e per la cono-
scenza e 1' insegnaraento della storia e della lingua assira.
Con queste due quanto amabili altrettanto espertissime e dotte
guide, il piacere che sente il lettore seguendole nel lungo,
vario e interessante viaggio, e cosi grande e di natura si no-
bile, che tolto una volta in mano il volume, non si sa piu come
staccarsene e deporlo. Aggiungi che al diletto della narrazione
sempre viva, spigliata ed arguta, quello eziandio si unisce
degli occhi, sotto i quali passano del continuo schizzi, figure e
vedute d'ogni ragione, altre in fototipia, e ve n' ha 32, ed altre
incise, e ve n' e la bellezza di un centinaio, oltre due carte
geografiche, delle quali una grandissima e a quattro colori, e
tutte e due commendevoli per singolare esattezza, come era
richiesto dalla natura stessa e dall' importanza di un viaggio
scientifico, qual era questo intrapreso da' nostri viaggiatori.
Mercecchfe il Sig. Hyvernat aveva una missione scientiflca dal
Governo francese, ed una iden'.ica il Sig. Muller-Simonis dal
Governo deH'Alsazia-Lorena.
Senonche un viaggio scientifico domanda in chi vi si ac-
cinge, una lunga preparazione e solerte, sia leggendo gli al-
trui viaggi negli stessi paesi che devono essere visitati, sia
studiandone la storia, la letteratura e quanto altro li concerne
sotto il rispetto geologico, fisico, orografico e idrografico, senza
trascurare ci6 che riguarda i loro naturali prodotti e i com-
merci. Ora i nostri viaggiatori, che si proponevano di veriflcare
e rettificare il gik veduto e scritto dagli altri, specialmente nella
parte geograflca e nella misura delle distanze, trovarono ben
impiegato a siffatta preparazione un intero anno, e reffetto delle
notizie nuove e delle parecchie rettificazioni che si leggono
LA STAMP A I 17
M. 1 lodato volume, con forma la necessita e 1'utilita grandis-
sima de' loro studii previi al lungo e faticoso viaggio. Ma
tutto il corredo de' prolissi studii poco giova quando a vin
cere le gravi difflcolta e spesso non prevedute ne prevedibili
nell'esecuzione del disegnato viaggio, manchi 1'ingegno pronto
e 1'energia della volonta per affrontarle e trionfarne. Fortu-
n.ttamente i nostri viaggiatori avevano acquistato in altri
- i;igi in paesi lontani, l'espericn/a degli uomini e delle cose,
donde poi il naturale coraggio anche ne' maggiori pericoli si
appalesa con un certo contegno di animo tranquillo e imper-
turbabile, che ba del sublime e agli stessi facinorosi assalitori
ispira rispetto insieme e sgomento.
Tante e si egregie doti naturali de' nostri viaggiatori no-
bilita un doppio amore, quello della scienza e 1'altro pirt alto
e divino, della religione cbe in essi manifestasi sempre e per
tutto in opere e in parole. Di che 1'animo del lettore si sente
corapreso di riverenza e di affetto per questi due valent uo-
mini, ricchi d'ingegno e di fede, che senza ostentazione 1'am-
maestrano, lo dilettano e lo rendono migliore ; che e pur bello
ed utile apostolato.
Lo scopo comune de' due viaggiatori era quello di esplo-
rare i monumenti antichi; il particolare e proprio del sig. Hy-
uat quello di rilevare esattamente le iscrizioni cuneiform!;
per 1'uno e per 1'altro lo studio delle condizioni topografiche
ed economiche de' paesi che visitavano. II c6mpito era grande
e laborioso, trattandosi di vaste con trade ora di montagne al-
ti>^ime ed ora di pianure desolate; qui senza acque e la con
paludi d'aria pestilente; dove nevi, ghiacci e freddi intei.
si mi, e dove caldo ed afa insopportabili. Sentieri oggi paurosi
"su per precipizii, e domani larghi, fangosi, polverosi, e a per-
correrli carri e veicoli di strane fogge e si disagiati da la-
sciarti rotta la vita e nessun membro senza dolore. Agl' in-
commodi del cammino convieneaggiungere le molestie, i fastulii,
le pretensioni, le minacce, gli arbitrii, i soprusi, le infedeltfc
delle guide, de' postiglioni, degli osti, degli ufflciali, de' go\
natori civili e militarise' loro compari nolla principal faccenda
448 R1VISTA
di smungere piu che possono i raalcapitati viaggiatori stra-
nieri. La politica poi e la diplomazia diffldente e sospettosa
de' Russi, il fare despotico con le infinite esigenze segreta-
riesche, diedero loro di che esercitar la pazienza in tutti quoi
paesi, ed eran molti, dove si stende ovvero il dominio ovvero
Tinfluenza degli Czari. Dopo le quali cose e mestieri conchiu-
dere quanto diversa sia la condizione di chi fa i viaggi scien-
tifici, e di coloro che saporitamente se li leggono senza una
fatica al mondo!
Le contrade e citta visitate sono la Transcaucasia, Kuth-
ais, Tiflis, parte del Caucaso fino a Wladikavkaz, il lago di
Sevanga, uno de' tre dell'altipiano arraeno, Erivan. Nella Per-
sia, Djulfa, Khoi, Khosrava, Urmiah col suo mare o lago, 1'al-
tra valle del Gran Zab, Bachekaleh, il bacino di Van, dove
i viaggiatori furono come spie, arrestati da' Turchi e dopo
sei settimane di vessazioni e angherie di ogni genere, ebbero
la libertk per 1' intramessa del Console russo. Ma tutto questo
tempo di una lunga sosta involontaria riusci soprammodo pro-
fittevole per lo studio accurate di quanto concerne Van, lago
e citta, i suoi giardini, i costumi del popolo, le vicinanze e il
clima. Segue il viaggio nel Kurdistan dove visitano Bitlis che
n' e la cittk principale, e per Saird entrano nella valle del Ti-
gri, lungo le cui sponde avanzano con grandi disagi e piogge
continue fino all'isola dove sorge Djezireh. Finalmente dopo
quattro giorni di navigazione, giungono a Mossul. Nella Me-
sopotamia visitano Khorsabad, Nimrud, Kalaat-Scerkat, Bagh-
dad, le rovine di Babilonia, Bassorah, donde prendono il mare
per recarsi all' Indie. Ma il viaggio descritto in questo volume
si termina al Golfo Persico.
Di molta importanza e la parte che tien dietro al racconto
del viaggio ed & storico-archeologica. In essa il dotto prof. Hy-
vernat ci fornisce un breve e accurate sunto della storia an-
tica d' Armenia, quale si puo raccogliere dalle iscrizioni cu-
neiformi, e un catalogo di quelle trovate a Van, delle quali,
altre rettifica quando mal copiate da' suoi predecessori, ed altre
ne aggiunge di nuove da lui scoperte. Se 1' universale de 1 let-
I, A STAMP A
tori non pr diletto in queste notizie raccoltc
sig. Hyvernat, i dotti vrt imente, specie gli Assiriolo^ri
mo obbligo grande.
Anche le Appendin meritano lode per la materia che con-
tengono e il modo onde sono state compilate, ma piil d'ogni
altra cosa ci piacque F Indice alfabetico delle materie, il quale
rende pregevolissimo un lavoro gi& per s& degno di meritato
encomio. Utile 6 FAppendice in cui il sig. Miiller-Simonis da
pratici ammaestramenti per ben viaggiare ne' paesi d'Orient*-,
e T altra che presenta FItinerario del viaggio. La lista degli
Autori che si vogliono consultare intorno a' paesi visitati dai
nostri viaggiatori, si pu6 dire se non compiuta, certo pvu che
bastevole, anzi ricca.
La nostra recensione di questa bella e dotta fatica dei
sigg. Miiller-Siraonis e Hyvernat non poteva esser che brevo
e fatta a modo di chi disegna a contorni, non di chi dipinge
a colori. II piacere della pittura 6 riservato soltanto al lettore,
che in queste carte ne vedra di bellissime e d'ogni ragione
e stile, dal grazioso e proprio deir idillio, al sublime de* ma-
gnifici spettacoli della natura. Tanto la tavolozza del sig. Mul-
ler-Siraonis 6 ricca di colori, la fantasia di luce e ranim:i,
soprattutto, di felici ispirazioni e di nobilissimi sentimenti!
n.
ONORATA GROSSI-MERCANTI, Come si 4 fatta V Italia. Storia
del risorgimento Ualiano, narrala ai fanciulli. Brett rar-
conti per la terza classe elemenlare. Libro di testo per
le scuole elementari del Comunc di Firenze. Firense,
1891.
Ecco trentadue anni da che si 6 fatta V Italia; ma gl
li.ini. < he, per popolarla, Massimo d'Azeglio voleva si faces-
sero, sono ancora di la da venire. I ladri, i hindoli, i lari,
ral.utti, gli armeggioni ed i L-iivl'i, in questa Italia cosi
i, sono spuntati e spuntano come i funghi; ma degl' it i-
7, w*. Ill, f<uc. : 29
450 RIV1STA
Hani ;illa Massimo d'Azeglio non vi si ha sentore. Da per
tutto si sono aperte scuole, per farli venire su ; a quest' ef-
fetto si sono moltiplicati a sciami i pedagoghi della catted ra,
del teatro, della stampa, i disserenti maschili e femminili
d' ogni genere: tutte le immaginabili arti educative si sono
escogitate. Sino al presente pero non si & riusciti a tirar su
altra generazione, da quella in fuori che annualmente mette
in mano dei tribunali un centomila giovani minorenni, da
condannare per reati, o degli altri che si addestrano a servir
F Italia nelle case di vizio, ed empiono le farmacie e gli spe-
dali che ne curano i malanni. E poi vi par egli poco, dopo
sei lustri e mezzo di risorgimento, vedere quest' Italia, gia
bell' e fatta, primeggiare in Europa pei delitti di sangue, in
quel modo che vi primeggia per 1'esorbitanza dei debiti e delle
tasse ?
Che coll' unita politica abbia flnalmente raggiunta anche
Vnnita dei dolori nella miseria, come lagrimosamente se ne
doleva F altro giorno il liberalesco Veneto di Padova-, pu6
sopportarsi in pace; ma che insieme tenda a raggiungere pure
F unita nello sfibramento della corruzione, e cosa da non si
poter tollerare, chi si senta scaldare il petto da uua scintilla
di patrio amore.
La signora Onorata Grossi-Mercanti, che di quest' amore
prova un irtcendio, per buona fortuna, ha scorto acutamente
d'onde venga il male, e con piu che virile animo si 6 accinta
al rimedio.
II male e in cio, che i bimbi d' Italia, per tempo non
imparano ad amare e venerare coloro, che ci dettero le due
cose piu preziose che Fuomo possa aver sulla terra: la patria
e la liber ta.
Percio, deposta la rocca e il fuso e i ferri da calza, la si-
gnora Onorata ha dato di piglio alia penna, e sfogliando qui
e cola i libri, i libercoli, i romanzi e le gazzette che hanno
esposta la mitologia della rivoluzione italica, ne ha raffazzo-
nato questo suo opuscolo, che col titolo: Come si <} ft
r Italia, passa per istoria : un editore giudeo glielo ha stain-
DELLA STAMPA
pato;ed i valvassori del! il. di Fir
10 hanno sc u>rza classe elementare.
<-apo a fondo esso e tutto un ditirambo, ad onore e
gloria dei soliti //w/-//>/. dei soliti m* e delle solite imprese,
che all' Italia vora o reale hanno fruttata la gioconda patria
e la deliziosa liherta che si gode.
Comincia alia pagina quinta coll' inneggiare al vcnti
tembre, eccitando i bimbi a gioirne ; e termina alia pagina
naquarta, con invitarli ad avere una parola di bene-
di/ione, un palpito d'amore per tutti quelli che ci liberarono
dalla schiavitu, che ci condussero, in mezzo a lunghi tormenti.
al giorno glorioso del nostro riscatto.
I bimbi, ammaestrati dalla penna della signora Onorata,
debbono imparare, che il sommo bene dell'italiano, 1'unico fine
pel quale Iddio lo ha creato, e la patria: e che per secoli raolti
i poveri italiani mai non poterono possedere questo bene su-
premo, flno a trentadue anni indietro. Tatti i popoli ebbero
una patria: e gF italiani invece, per secoli e secoli, indarno la
sospirarono.
Pare impossible, e pure cosi e stato ! Ne Dante, ne Pe-
trarca, ne RaflTaello, ne Michelangelo, n6 Cristoforo Colombo,
n& Galileo, ne i potenti veneziani, ne gli operosi liguri, n.- i
florentini che eressero il tempio di Santa Maria del Fiore ed
11 palazzo vecchio, ne i senesi che ediflcarono il loro duomo
meraviglioso, ne i romani che videro innalzarsi nella eterna
loro citta monumenti che sono lo stupore del mondo, giam-
niai non ebbero una patria. Acciocche finalmente P avessero,
fu necessario che sorgessero i carbonari, i framraassoni, i n
ziniani, i quali, colPaiuto delPoro e del sangue straniero, ri-
ducessero ogni membro della Penisola ad un'unita allobroga;
ed in questa unitfi di Governo con leggi giuste ed umane ^
(insegna la signora Onorata) mostrassero agP italiani la patria
sorta come per incanto, fatta e compiuta.
Questo, prima di tutto e sopra tutto, i bimbi hanno da
nel cervollo. Dopo | t signora Onorata vuole che
!io con fede -'i Siati ii:
452 RIVfSTA
divisa 1' Italia, e percio le toglievano Tessere di patria per gY i-
taliani, erano tutti e sempre mal governati ; che i principi
i quali reggevano quest! Stati, non escluso il Papa, tutti erano
piu o meno crudeli, tutti tiranni, benche i piu scellerati dei
tiranni fossero i princi