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Mil
LA
CMLTA CATTOLICA
ANNO QUABANTESIMOSETT1MO
Beatus populus cuius Dominus Deus eius.
PSALM. CXLffl, 18.
VOL. VI.
DELLA SERIE DECIMASESTA
V 2>
ROMA
DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE
Via di Bipetta, 246
1896
FEB - 9 1957
PBOPBIETA LETTERARIA
Bom, Tip. A. Bafani, Via dels* 8.
LEZIONI BELLA PROVVIDENZA
AGL'ITALIANI
Se si raccogliesse insieme tutto quello che nel decorso mese
tsi e stampato per la Penisola, e pel mondo, intorno alle scia-
guratissime condizioni della nuova Italia e se ne distillasse
Tessenza, si avrebbe quest' unica conclusione, che infelice essa
-e veramente, e forse, per piu rispetti, la piu infelice delle na-
zioni ; infelice dentro di s6 ; infelice fuori di se ; infelice nella
sua politica, infelice nella sua milizia, infelice nelle sue finanze ;
infelicissima nel suo presente, piu ancora che nel suo passato,
<e, che peggio e, infelicissima per quello che del suo futuro puo
presagirsi. Nel canto di questa elegia, amici e nemici si sono
accordati. Cio che si e letto od inteso fra noi d' iroso, di lu-
gubre, di disperato, non occorre nemmeno rammentarlo. Ma
per quanto ci e stato dato di leggere nei fogli e nei periodic!
di Germania, di Francia, d'Inghilterra, di Spagna, degli Stati
Uniti d' America e d'altronde, noi non ci siamo incontrati nel-
Tespressione di un sentimento, che fosse piu vivamente pale-
sato, di quello della compassione, non sempre pur troppo scom-
pagnato dallo scherno e dallo spregio. A tale siamo giunti,
dopo trentasei anni di quella, che si e usato chiamare rigene-
razione, risurrezione, rinnovazione del bel paese !
E le cause ? Innumerevoli se ne sogliono addurre dalla
turba dei sapienti e degP insipienti del liberalismo, i quali, a
maniera del caae, si fermano a guardare il sasso tiratogli ad-
dosso, e non la mano che 1' ha tirato. Di cause immediate e
6 LEZIONI DELLA PROVVIDENZA
tutte umane della continua serie di effetti all' Italia pernicio-
sissimi, risalendo dal marzo 1896 al principio del 1859, si
puo tessere una lunga fila. Ma pochi, ancora fra i cosi nomi-
nati benpensanti, sorgono a quella prima e potissima, che tutte
le altre compr.ende, perche tutte e ciascuna ha indirizzate e
indirizza a raggiungere i suoi fini: vogliamo dire alia Prov-
videnza, che regge i destini dei popoli, e colla clemenza e
colla giustizia, rimunera o punisce le nazioni.
Noi gia, nel cominciare di quest'anno, ragionando di quello
che definimmo flagello eritreo, indicammo questa cagione, o
radice di calamitosissimi frutti, in quella maledizione che,
temporalmente pure, tra i cattolici, non si separa mai dalle
censure e dalle scomuniche della Chiesa, a quel sedeant su-
per eum, cioe sopra il maledetto dalla Chiesa, o persona, o
popolo, o Stato che sia, omnia maledicta, tutti i mali numerati
nel Deuteronomio *.
Le quali maledizioni pero non sarebbero venute, se non si
fossero provocate coll'esecuzione di un disegno, in apparenza
politico, ma in sostanza irreligioso, che doveva porre Htalia,
non solo fuori dell' ordine, ma contro 1' ordine dalla Provvi-
denza di Dio voluto ; e per conseguente la doveva esporre alia
condanna di tutto cio che si edifica contro Dio, che e la ine-
vitabile distruzione : isti aedificabunt et ego destruam 2 .
II.
Ci consentano i lettori, che noi rimettiamo loro sotto gli
occhi quello che scrivemmo diciassett' anni or sono, allorche
pubblicammo ed illustrammo, nel nostro periodico, col titolo
Pio IX e Carlo Alberto, la corrispondenza tra questo glorioso
Papa e lo sventurato primo Re del ramo di Carignano-Savoia,
che lo stesso Santo Padre ci confido, affinche, a tempo oppor-
tune, ce ne fossimo valsi, non meno in servigio e difesa della
1 c. xxxix, 20.
* Mai. 5, 4.
AOL' ITALIANI 7
Santa Sede, che ad ammaestramento degl' Italiani. Pare a not
proprio il caso di ripetere : haec meminisse iuvabit.
Conviene riportarsi colla memoria al 1848, dopo il giro del
Gioberti, predicatore in Toscana e nelle terre pontificie di
fusioni col Piemonte, e dopo i sanguinosi rivolgimenti di mag-
gio in Napoli. In quelle contingenze il Papa Pio IX, al quale
era stato offerto dalle sette il primato politico di tutta Y Ita-
lia, se si fosse contentato di farsi ladrone di troni, giudico di
scrivere al re Carlo Alberto, il quale campeggiava allora,
prima delle sue disfatte, in Lombardia contro gli Austriaci,
per metterlo in suiravviso delle trame, che si ordivano a con-
vertire la nazionalita in unitd, con la sparizione dei singoli
Stati dalla Penisola.
Questa lettera spesso Pio IX rammentava, anche appresso i
fatti del 1859 e del I860; e piu volte manifesto il desiderio che a
tempo suo fosse pubblicata, quale argomento certissimo del suo
sentire intorno al benessere delPItalia, e di cio ch'egli aveva
preveduto sino dal 1848, e seguitava a prevedere; onde soleva
dirla una lettera profetica. E profetica fu in verita : giac-
ch6 tutto in Italia induce a credere, che si compira, come in
parte si 6 compito, quanta allora egli, scrivendola, prenunzio.
Essa ha la data del 13 giugno 1848.
Maesta
Li affari d' Italia si vanno complicando, ed io mi credo
in dovere di fare una parola a V. M.
Yi e un partito che fatica incessantemente, per ridurre
Una 1' Italia ; il che vuol dire, per la totale distruzione della
Penisola. Si parla con efflcacia di unire la Toscana al nuovo
Regno Uno. I tentativi anarchici di Napoli potrebbero tendere
allo stesso scopo. Forse in Bologna stessa si disseminano eguali
principii. Un Regno d' Italia Uno e cosa impossibile ad otte-
nersi; e dall'altra parte i tentativi di una tale Unita servono
mirabilmente a spianare la via ai desiderii repubblicani ; ed
e, credo, contro i disegni della Provvidenza.
Dopo cio, 6 ben facile di vedere quali altre ferite potreb-
bero farsi ai dominii della Santa Sede : e noi siamo disposti
8 LEZIONI BELLA PROVVIDENZA
a sostenerne i diritti, con tutti i mezzi che sono suggeriti dalla
giustizia.
In questo stato affliggente di cose mi rivolgo alia cono-
sciuta sua religione ; affinche voglia adoperare quella influenza
che la sua alta posizione le dk diritto di avere, procurando di
risparmiare all' Italia i mali gravissimi, che sarebbero prodotti
dai tentativi di un sistema assolutamente inapplicable. V. M.^
nella molta sua perspicacia, non puo non vederli ed il suo
cuore eminentemente pio e religioso non puo non deplorarli.
II disegno, aggiungevamo noi a questa trascrizione del
testo autografo della minuta, da Pio IX accennato a Carlo Al-
berto, e che questi giammai per fermo non avrebbe secondato,
falli nel 1848. Ma undici anni dopo fu ripreso a calorire, sotto
gl' influssi del Mazzini e coll'appoggio di Napoleone III; e tocco
al Papa Pio IX sopportarne le amarissime conseguenze, fino al
giorno in cui, passati ben sette anni di prigionia nel Vaticano,.
lascio la terra e volo al premio eterno. Ghiunque pero abbia
senno e cuore puo dire, se Pesecuzione di un disegno, che
seguita a mostrarsi impossibile, nella sua stabile durazione,.
abbia o no recati alP Italia quei mali gravissimi, che Pio IX
previde ; e se sopra tutto abbia o no spianata la via ad altro r
che flnirk di portare la distruzione nella Penisola, gik moral-
mente e materialmente ridotta ad un abisso d' ignominie e di j
miserie. Queste cose noi stampammo, a commento della succi-
tata lettera, Panno 1879 \
Or da allora in avanti forsech^ i mali gravissimi non sono
peggiorati? Forsech6 la distruzione civile e sociale della Pe-
nisola, con quella delle cosi dette isiituzioni, non e proceduta
a grado a grado sempre innanzi, sino alPorlo delPanarchia,
cio& del caos, nel quale oggi la nazione avvilita e fiaccata si
trova pericolante?
III.
Alia parola di Pio IX si accompagna quella costante e
immutabile delPeccelso Successore suo, Leone XIII. II quale>
1 Civilta Cattolica, Serie X. Vol. X. pag. 404-405.
AGL' ITALIANI 9
per non allegarne altre testimonianze assai, ia un solenne suo
discorso, il 4 marzo 1879, ai giornalisti cattolici di tutto il
mondo, convenuti in persona, o per rappresentanze, ai suoi
piedi, disse formatamente : Proclamate che le pubbliche cose
d' Italia non potranno prosperare giammai, n& godere stabile
tranquillita, finche non si sara provveduto, come ogni ragione
richiede, alia dignita della Sede Romana e alia liberta del
Sommo Pontefice. II che era, dopo il fatto, un confermare
il giudizio che, prima del fatto, ne aveva espresso il suo Pre-
decessore : che cioe, Tassetto pretesosi dare alP Italia e contro
Tordine della Provvidenza, imperocche include di necessita,
oltre 1'oppressione dei diritti del Papato, il finale inceppamento
della sua liberta, nella Citta stessa che Iddio ha preparata e
stabilita in Sede ai Successori del Maggior Piero.
Cio premesso, come postulate storico e giuridico inconcusso,
il resto delle calamity che ban battuta 1' Italia nel corso di
questi trentasei anni, e quelli in ispecie che piu fortemente
r hanno percossa negli ultimi venticinque, ha il legittimo suo
ooncatenamento di effetto con causa primaria, nel lume dei
dettami della filosofia cristiana e del cristiano buon senso :
dettami e buon senso, che si compendiano, nel motto fatto ri-
sonare anche da Adolfo Thiers alle orecchie del Corpo legis-
lativo di Francia: Qui mange du Pape en meurt.
E su questo punto capitalissimo vorremmo noi che si fis-
sasse davvero Tattenzione di tanti Italiani, i quali sono come
imbalorditi nelPosservare che, dopo le pene, gli affaccenda-
menti, le rivolture, gli sforzi, i dissanguamenti di ben sette
lustri, questa Italia, che si e creduto di rinnovare da cima a
fondo, perduto il piu ed il meglio del suo antico, non ha di
nuovo se non rovine, che sempre, Puna piu luttuosa dell'altra,
si rinnovano.
Che serve stillarsi il cervello a indagarne le ragioni in
questo o in quel partito, in questo o in quel corpo di Ministri,
nelle debolezze di questo, o nelle pazzie di quell'uomo politico
-che ha tenuto in mano il Potere e dominate il Parlamento, o
Tonda mobile della pubblica opinione ? II filosofo pensatore sale
10 LEZIONI DELLA PROVVIDENZA
piu alto nelle sue ricerche. Sopra le cause istrumentali o se-
condarie, che alia lor volta rivestono la natura di effetti, inve-
stiga le principal! e si studia di rimontare sino a quella, che
le altre tutte produce e governa. Or questa, si voglia o non
si voglia, e la suprema: e Dio stesso che, colla mirabile sua
Provvidenza, ogni cosa crea, dispone, muove ed avvia allo
scopo che si e proposto, e giusta quelle leggi che ha deter-
minate ; e formano un ordine, il quale all' arbitrio delP uomo
non soggiace, ed indarno 1' uomo ardisce di sconvolgere o
turbare :
Che giova nelle fata dar di cozzo?
Ebbene, 1'ordine di Provvidenza che Dio ha fermato in
Italia, collocandovi la Sede del Capo della Chiesa, suo Vicario
in terra, acciocche d'indi liberamente vi reggesse i popoli
cattolici, si e voluto rompere, col costituirvi uno stato di cose
che, violando la liberta di questo Capo, offendeva pur quella
del popoli che della Chiesa fanno parte. E per riuscire a tale
stato di cose e mantenerlo, si e rotta nelF Italia una guerra
flera e pertinace a tutto quanto vi e di sacro ; anzi della legale
persecuzione alia Chiesa ed ai diritti suoi e del Papato, si &
fatta come una permanente istituzione ; la quale di necessita &
sottostata e sottost a quelle censure, pur della Chiesa, che
in se racchiudono le piu terribili fra le maledizioni.
Come dunque negare o mettere in dubbio, che politica-
mente 1' Italia si e stabilita, non solo fuori dell'ordine della
Provvidenza, ma altresi contro di esso? E posto cio, come
ripromettersi che 1' Italia abbia da scampare dagli effetti della
legge punitrice dei popoli e degli Stati, che le censure della
Chiesa si sono attirate sopra?
Qui non si tratta di credere o non credere alia efficacia
della legge di giustizia divina : si tratta di sapere, se una legge
tale sia, o non sia. Ma dato che sia, gli effetti suoi hanno Fatto,
si abbia poi o non si abbia fede nel suo vigore. Se non che
1'esistenza di questa legge e comprovata dalla storia di tutti
i secoli cristiani, in quel modo che la storia medesima ne com-
AOL' ITALIANI 11
prova Fefficacia, dai primi Gesari bizantini del quinto secolo,
ai due napoleonidi del secol nostro.
Con ragione dunque il Papa Pio IX prenunzio, avanti una
ostituzione di cose in Italia, che sarebbe stata contro Pordine
della Provvidenza, i mail gravissimi che alP Italia stessa ne sa-
rebbero derivati: e noi abbiamo udito il 17 marzo 1896, venti-
inque anni dopo la cattivita del Papato in Roma, il nuovo pre-
sidente del Consiglio dei Ministri dover mestamente dichiarare
al Parlamento, raccolto nella medesima Roma : Si direbbe
quasi che tutti i mali, che da lunghi anni travagliano la na-
zione, si sieno a un tempo resi piu dolorosi e molesti, produ-
cendo un grande malessere ed un grande sconforto. E perche?
Perche, di male in male, si e venuto ad una catastrofe mili-
tare in Africa , che ha prostrata la potenza d'ltalia e ad una
effervescenza popolare ! , che minaccia 1'edifizio eretto sopra
la costituzione delle cose, che Pio IX sentenzio contraria al-
Pordine della Provvidenza.
IV.
Sarebbe superfluo presentare il quadro dei danni inestima-
bili, che PItalia ha patiti e seguita a patire, da che e stata messa
fuori e contro di quesf ordine. II fine, piu o meno occulto, del-
Pimpresa fu Pannientamento del Papato, in quanto fosse pos-
sibile a conseguire ; ma per certo lo stremamento della vigoria
sua nel mondo. Questo ebbe in mira la setta, motrice delP im-
presa e goditrice dei frutti suoi, che sono stati Poro, il sangue
e Ponore della nazione.
Ma i due argomenti coi quali sedusse il popolo italiano e
si e via via ingegnato di allucinarlo ed abbagliarlo, affinche
in pace si lasciasse divorare nella vita e tradire nella coscienza,
sono stati quelli della prosperitk materiale e della civile gran-
dezza. Italia, tu sarai ricca, fortunata, possente, invidiata
1 Dichiarazione del marchese di Rudini alia Camera, il giorno 17
marzo 1896.
12 LEZIONI BELLA PROVVIDENZA
e gloriosa fra le nazioni della terra, se, incatenato il Papa
nella sua Roma, e rinnegatane la santa e salutare Paternita^
ti prosternerai al Moloch della nuova liberta e della nuova ci-
vilta e, coll' incenso delle tue adorazioni, gli offerirai in vit-
tima la fede degli avi-tuoi e Panima de' tuoi figliuoli!
Turbe non poche, inebriate da si pompose promesse ed
ammaliate, si aggiogarono al carro trionfale del Moloch e si
lasciarono trascinare : ma, fatto non lungo viaggio, dove sona
ite a parare? Qual e 1'Italiano che non sorrida di pieta, alia
dimanda del come, dal 1859 in quassia prosperata PItalia, e
del come si sia rivelata grandiosa nelPEuropa? Miserabilita
universale, emigrazione, pellagra, fallimenti, scioperi, debiti^
sparizione di ogni moneta metallica, agricoltura abbandonata^
fame che estenua in ogni contrada la popolazione. E la terza
Roma che, dopo imprigionatovi il Papa, doveva rifulgere piu
splendida e sontuosa della prima dei Gesari e della seeonda
di Leone X e di Sisto V, e ridotta a rassomigliare in gran
parte ad una citt bombardata, secondo che un labbro augusta
Pha qualificata, e convertita in un albergo di miseria, in un
ricovero di mendicita, dove i cenci e la disperazione passeg-
giano, a guisa di scheletri o di ombre in un cimitero. E la
grandezza civile e la potenza guerresca? Politicamente, di fuori,.
si fc manifestata nelle servitu, prima a Napoleone III e poi alia
Germania; di dentro, ad una confusione di gare, di rivalita, dr
frodi e di ladronecci, che hanno toccato Papice nel saccheg-
giamento civile della Banca romana; e poi, ha scritto Paltra
giorno Edoardo Scarfoglio, nel distruggere tutto quanto nel
paese era di buono e di alto, la ricchezza ed il gusto delParte,.
il pensiero e la giocondita, e d'una terra che pur, nelle mag-
giori infelicita. sue, conserve sempre un'aria di nobilta e di
grandezza, fare un asilo della piu sciatta volgaritk i .
E quanto alia gloria della potenza militare, ed ai fulgori
della decantata epopea nazionale, che ha rinnovata PItalia,.
il medesimo scrittore cosi liberamente ragiona : Gonquisto
1 Giornale H Mattino di Napoli, num. 14-15 marzo 1896.
AGL' ITALJANI 13
Punitk a traverse una serie di sconfitte e di vittorie, dovute
allo aiuto straniero; e dopo aver ottenuta la Venezia, in premio
d'una disfatta, ed essersi assisa sul Campidoglio quasi senza
combattere, non poteva avere che una molle idea della guerra.
Che cos'era pel popolo italiano la guerra? Una serie di grandi
razzie garibaldine, di battaglie francesi, nelle quali il re d'ltalia
conquistava i galloni di caporale, e di proficue disfatte. Tren-
t'anni di grandi manovre e di dispute bizantine sul parasitismo
dell'esercito, non ban certo conferito a far piii virile la nostra
gente *. Quindi, corrente il marzo di quest' anno 1896, si e
dovuto sentire e leggere che, nel conserto delJe grandi Potenze
europee, 1' Italia faceva la figura di maggiore fra le Impotenze.
E per qual ragione? Perche senza denari, senza credito, senza
uomini di Stato e di guerra, senza esercito, o piu tosto con
un esercito cbe, da solo e privo del braccio altrui, non regi-
strava nelle sue bandiere, se non Dogali, Amba-Alagi, Makalle,
Alequa e Porribile rotta di Abba Carima. Maligne esagerazioni,
a dir vero, ma che pure hanno offesi gli occhi di quanti Italiani
sono stati costretti a leggerle in fogli stranieri. Se non che i
mail gravissimi che tormentano la sciaguratissima Italia, perche
messasi contro 1'ordine della Provvidenza, sono gik per se cosi
enormi, che I'amplificarli, a dileggio, piu che villania, e cru-
delta.
V.
Pero una lezione ben solenne la Provvidenza vindice di
Dio ha teste data agP Italiani, dei quali coloro che non arri-
vano ad intenderla, converrk dire che sieno senza intelletto,
pecore matte, secondoche Dante li denominerebbe.
Gome la giustizia di Dio, in pena della violenta cattivita,
nella quale teneva il Romano Pontefice, spinse Napoleone I,
fondatore di un Impero contro 1' ordine della Provvidenza, verso
1 ghiacci della Russia, e Ik incontro 1' inciampo della sua ca-
duta ; cosi la giustizia medesima, fino da dieci anni, ha spinta,
1 ivi.
14 LEZIONI DELLA PROVVIDENZA
senza che ne sapesse il perche, PItalia legale, ancor essa co-
stituitasi contro quell' ordine, verso le cocenti sabbie e i dirupi
dell' Eritrea, dove ha pure incontrato uno spaventoso castigo,
del quale non si possono ora predire le conseguenze, ma si
vede essere pena esemplare della ignobile prigionia, in cui da
oltre venticinque anni serba il Papa dentro la sua Roma.
E intorno a cio sono da notarsi due non casuali partico-
larita. La prima che, a teatro del flagello, ha scelta quella
costa del Mare Rosso, che bagna la terra in cui Faraone te-
neva imprigionato e servo il popolo di Dio. La seconda che,
in quel modo che la folgore segue il lampo, nello stesso la
punizione ha seguita la sacrilega gazzarra, con cui quest' Italia,
nel settembre scorso, ha baldanzosamente festeggiato il giu-
bileo della presa di Roma al Vicario di Gristo.
Non diciamo casuale la prima, stanteche molta similitudine
passa tra il Faraone d'Egitto, tiranno del popolo d'Israele, ed
il Faraone italico, ossia la setta, co' suoi sicofanti e la caterva
degli adepti e ligi suoi, che ripongono la gloria della loro
Italia nella conculcazione dei diritti della Ghiesa e del Papato.
Senza che puo asserirsi che questo Faraone opprime ancora
il corpo del popolo di Cristo, giacche, nell'oppressione della
liberta del Capo del corpo, resta pure oppressa quella delle
sue membra.
Non diciamo casuale la seconda, stanteche tra i codardi
oltraggi al Padre Santo della Ghiesa in Roma e le sciagure
che ne sono susseguite agli autori, si e osservato un tal nesso
di causa con effetto, che ha dato negli occhi di tutti; ond'e
che, fra i due equinozii, del settembre e del marzo, allo
svolgersi dj/tali sciagure, si udiva comunemente esclamare :
- Ecco i bei frutti delle feste pel 20 settembre ! II Papa ha
implorato la misericordia pe' suoi ingiuriatori, ma Dio, prima
di usarla, vuol prendere le sue vendette.
Che piu? Si 6 fatto pubblico questo riscontro, che cioe pro-
prio il giorno 20 settembre, nel quale il Faraone italico assor-
dava Roma de' suoi urli di gioia infernale, la verga eletta da
Dio a flagellarlo, il Negus Neghesti, Menelik bandiva la sua
AGL' ITALIANI 15
grida di raccolta ai Ras delF Impero, affinche chiamassero alle
armi le loro genti e si accingessero a quella guerra, che do-
veva immergere 11 Faraone in un lago di sangue e di umi-
liazioni.
Ben si sa che la relazione di causalitk fra questo intrec-
cio di fatti non si palpa colle mani, ne si misura col metro:
si sente pero nel fondo della coscienza cristiana, la quale ha
strappato dalla bocca e dalla penna altresi d'uomini che si
vantano scredenti, la confessione che usci gia dalla bocca dei
maghi del Faraone egizio: Digitus Dei est Me! qui e il dito
di Dio, quel dito che per tanti anni si e bestemmiato e de-
riso.
E come non riconoscere, colla demagogica Italia del po-
polo di Milano, il castigo di Dio, nel subito precipizio di Fran-
cesco Crispi, dalla sommita del Potere nel nulla, fra Tesecra-
zione e gli scorni della intera Italia? Di quel Francesco Cri-
spi che, sei mesi innanzi, appunto il 20 settembre, dall'alto
del Gianicolo, in cospetto delP idolo di Giuseppe Garibaldi e
dei Reali di Savoia, con petulanza non superata se non dalla
insania, intimava, nel nome di Dio, al Papa Leone XIII di cur-
var la fronte al Faraone italico, minacciandolo, se restio, di
ceppi piu stretti e di piu pesanti catene ? Chi lo ha fulminato a
un tratto e spazzato via, col suo codazzo, dalle aule del foro
agonale ? Certo nessuno ha detto : II caso. Bensi si e detto
che il fulmine si e sprigionato dalle mani del Negus, vittorioso
in Abissinia.
Ma il Negus che altro e stato ed e, pel Faraone italico,
se non una delle piaghe, colle quali Iddio lo percuote, ut di~
mittat populum suum, acciocche renda in liberta il popolo suo,
nella persona del Capo della sua Chiesa ? E se il Faraone ita-
lico proseguira ad avere cor induratum, il cuore ostinato, non
e forse a temere che Iddio, per indicia maocima, con altri piu
formidabili colpi, non ostendat manum suam, non riveli la
sua mano, siccome la rivelo al Faraone d'Egitto *?
1 EXOD. VIII, 4-19.
16 LEZIONI BELLA PROVVIDENZA
VI.
II Papa Leone XIII, passate le indegne baldorie del set-
tembre, pel giubileo della breccia di Roma, spedi, F8 ottobre
vegnente, al Gardinale suo Segretario di Stato, quella cosi no-
bile e sapiente lettera, intorno a tali indegnita, la quale tutti
ricordano e riscosse le lodi del mondo incivilito. La lettera con-
teneva ammonizioni di salute all' Italia ed il Pontefice le in-
dirizzava, non al Faraone, cioe alia setta ed ai settarii, pa-
droni del campo ed oppugnatori delle istituzioni e delle ere-
denze cristiane ; ma al senno pratico di quegF Italiani, ai
quali tuttoche immuni dai legami della setta, ne ciechi se-
guaci delle sue dottrine, fa velo la passione politica. Or a
questi dava egli a divedere quanto sia opera perniciosa e
stolta contrastare ai veraci disegni della Provvidenza , osti-
nandosi a volere in Italia uno stato di cose, ripugnante alia
liberta dovuta al Capo della Chiesa. non profittevole se non
alle mene di fazioni audacissime : e lo dava a divedere nei
mali che tribolano la Penisola e nel pericolo d'altri piii fu-
nesti che le sovrastano.
Andati non ancora sei mesi, i fatti hanno commentata que-
sta lettera, nel modo piii luculento e lagrimevole che aspettare
si potesse. L' opera contrastante i veraci disegni della Prov-
videnza in Italia, a lume di mezzogiorno, e apparsa per-
niciosa e stolta in sommo grado ; poiche, dalla parte ap-
punto della Provvidenza, le & scrosciato sopra un improvviso
turbine di calamita, attratto dalle stoltizie sue, che si e fatto
sentire persino ai raacigni dell'Alpi ed ai sassi dell'Apennino.
A proposito delle immani calamita e stoltizie dell' impresa
eritrea, noi abbiamo udita gente popolare dire : Ecco che
Dio rende quello che si e fatto al Papa ! I fucili, rubati al Papa
e regalati agli Etiopi, sparano ancora, e sparano a vendicare
il maltolto al Papa. Giusti giudizii di Dio! E similmenta
abbiamo inteso osservare, che come' a Castelfidardo, ad Ancona
ed alia Porta Pia di Roma, il numero esorbitante degli assa-
AGL' ITALIANI 17
litori fiacco il valore del difensori ; cosi ad Amba-AIagi, a Ma-
kalle e ad Abba-Carima, la fiumana straboccante delle falangi
scioane involse e travolse le prodi schiere dei nostri poveri
giovani soldati, che, a migliaia e migliaia, vi son caduti dal
piombo e dal ferro macellati.
Ne si reputi a superstizione di plebe questo spontaneo ri-
scontro di casi con casi e questo ricorso a somiglianze, che
tengono del meraviglioso. Chi ha scienza di storia, sa che le
leggi della superna giustizia non vanno disgiunte da ironie
tremende. Basti il ricordo di Napoleone I, cui fu fatto scon-
tare, dalle Potenze d'Europa, con un quinquennio di desolata
cattivita nello scoglio di S. Elena, il quinquennio della dura
cattivita, nella quale la prepotenza sua aveva tenuto il Papa
Pio VII in Savona ed in Fontainebleau.
Ad ogni modo gl'Italiani, ai quali principalmente Leone XIII
rivolse la sua parola, che fu Teco della fatidica, scritta gia. da
Pio IX al re Carlo Alberto, in cio che sta loro davanti agli
occhi, hanno di che meditare, per deporre il velo della pas-
sione politica , che ne annebbia la vista. Le catastrofi eritree,
che hanno scosso dalle fondamenta Pedificio, costrutto in Italia
contro Fordine della Provvidenza, hanno, dentro il paese, aperta
la via del trionfo alia fazione audacissima , che del rovi-
nante ediflcio agogna al possesso. I barbari vincitori di fuori,
hanno portnta la vittoria ai barbari, gik sconfitti di dentro.
1 socialisti d' Italia scambiano gli allori cogli Etiopi dello Scioa.
Illudersi che giova? La bandiera, che si sognava dovesse
sventolare gloriosa sopra il conquistato padiglione del Negus
Neghesti, giace ora abbassata a' suoi piedi. In vano si tenta
di mutar nome alle cose. A nulla servono i sotterfugii, coi
quali si vorrebbero mostrare dall' Italia proposti i patti di pace,
che dal Gesare etiopico sono imposti. Menelik, colla spada
vittoriosa in mano, li detta; e 1' Italia, colla spada rotta in mano,
li accetta. Questa e la dolorosa verita, spoglia d'ogni favoloso
ornamento.
Tutti lo sentiamo, pur troppo, rattristati pel tanto sangue,
fatto pazzamente versare dal fiore della gioventu nostra, e con-
Seri* XVI, vol. VI, fasc. 1099. 2 23 nwzo 1896.
18 LEZIONI DELL A PROVVIDENZA AOL' ITALIANI
fusi per Pavvilimento della patria che se n'e raccolto : Dio ha
raggravata la sua mano sopra P Italia, come la raggravo gia
sopra PEgitto, immisit manum suam super Aegyptum : e ne
la tristezza, ne Pumiliazione ci debbono accecare al segno,
che non lo riconosciamo, ed insieme non iscorgiamo il modo
di vederla alleggerita e placata. Ci consola anzi che un rag-
gio di luce principii ad entrare ancora nella mente di chi non
la vorrebbe vedere e, vedendola, quasi la prende a gabbo.
Se 1' Italia non deve far la guerra, se deve chinar la
schiena davanti al primo barbaro che 1' ha battuta, tanto vale
neutralizzarla, abolir Pesercito e la marina e affidarci all'am-
ministrazione del Papa, che almeno ci dark la pace con tutto
il mondo, un' influenza coloniale dieci volte piu vasta di quella
inglese, e trovera nel Yangelo i rimedii ai morbi che trava-
gliano il corpo sociale.
Cosi ha scritto e stampato Edoardo Scarfoglio *, forse piu
per celia che per da vero. Ma se da questo suo voto, o da
questa sua deprecazione, si levi la celia e si ritenga il vero,
si avrk tutto cio che occorre, perche P Italia, rientrata nelPor-
dine voluto dalla Provvidenza, respiri; e da nazione la piu
flagellata dall'ira di Dio, ridiventi la piu favorita dalla sua
bonta.
1 11 Mattino di Napoli num, cit.
LA NORYEGIA
E UNA COKSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZE
I.
Ai nostri lettori, gik da gran tempo accostumati a pellegri-
nare col pensiero in nostra compagnia per varie region! della
terra, non tornera discaro che noi adesso gPinvitiamo a se-
guirci fino in Norvegia, dietro la scorta di Mons. J. B. 0. Fallize,
Vescovo di Elusa e Yicario Apostolico di quella iperborea
regione.
La Norvegia non e un paese straniero a noi cattolici ; poi-
che la fede nostra vi germoglio e crebbe, qual pianta rigo-
gliosa e felice, per opera del suo apostolo Anscario, Yescovo
di Amburgo, e in seguito merce lo zelo del santo re e martire
Olao, il quale vi chiamo dotti e operosi monaci inglesi a colti-
varla. Neppure quella regione puo dirsi straniera a noi italiani;
dacche di Ik vennero que' valorosi Normanni, i quali, deposta
a pie della croce la ruvida scorza del barbaro e quella nativa
ferocia, che aveali resi il flagello dell'Europa, scaldaronsi al
sole della civilta cristiana ; e poscia, mescolando il loro sangue
col gentil sangue latino, fondarono tra noi, come avevano fatto
in Inghilterra e in Francia, parecchi principati e un florido
regno in Sicilia, di cui tuttora rimangono chiare e gloriose
vestigia.
Ma la patria loro venne, ai tempi della riforma luterana,
trascinata anch'essa cogli altri popoli scandinavi e germani
nelFinfausta ribellione contro la Chiesa; finche decretata nel
16 luglio del 1845 dalla Costituzione Norvegiana la liberta di
coscienza, i missionarii cattolici, i quali prima vedevansi cola
asserragliato il passo alle loro corse apostoliche, vi poterono
20 LA NORVEOIA
novellamente penetrare e riprendervi le loro interrotte e frut-
tuose fatiche. La loro opera svolgevasi lentamente, ma con
promessa di piu felici success! per Pavvenire. Fra le altre
fondazioni, Mons. Fallize aveva, non ha guari, in Ghristiansand
edificata una cappella,,una scuola, il presbiterio e la casa delle
Suore. Senonche queste umili dimore in legno, che rammen-
tavano lo stato della primitiva Chiesa, andarono indi a un anno
a fuoco e fiamma nel famoso incendio che ridusse in cenere
una gran parte della citta. Egli non cadde di cuore per questo
sinistro, ma volse tosto Panimo a rialzare dalle ancor fumanti
ruine i distrutti edifizii, e non piii di legno, com'erano per
P innanzi, ma di solido granito, unica pietra che cola si trovi,
difficilissima a lavorarsi. Al che gli vennero in aiuto, oltre alia
propagazione della fede, generosi benefattori, i quali gli cedet-
tero perfino gratuitamente larghi tratti di terreno ; cotalche al
presente egli quivi possiede nel cuore stesso della citta un
immenso quartiere, che divise a mezzo, assegnandone una meta
alle Suore per edificarvi un grande ospedale con intorno un
bel giardino, e Paltra meta riserbo alia missione, innalzandovi
sopra un'elegante cappella e un ampio presbitero con salotti
spaziosi per le scuole, e il tutto bellamente cinto di piante e
di fiorite aiuole. Cotesto quartiere & ora uno de' piu belli e
vistosi di Christiansand. Egli e vero, peraltro, come dice
Monsignore nella sua relazione l , che tutto ancora non e pa-
gato; ma il buon Dio condurra a capo Popera sua. E noi
siam certi che non gli fallira la speranza, dacche chi in Dio
confida, non e mai deluso.
Fin dal mese di febbraio dell' anno scorso tutte coteste
opere erano state recate a fine. Non si tosto le Suore si fu-
rono allogate nell'ospedale, che questo, avvegnache avesse le
pareti ancor fresche e gocciolanti acqua, fu subito pieno di
malati, riputandosi gli stessi medici protestanti felici di poter
affidare alle Suore i loro infermi. Laonde fin d' allora i letti
di quell'ospedale erano tra i detti medici oggetto di disputa;
1 Une tournte pastorale en Norvege. Relation, aux Missions Catholiques.
Ghristiania, 1895.
E UNA CORSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZB 21
e i giornalisti protestanti levavano a cielo la carita delle Sucre.
L'eloquenza di questa muta predica dara a conosoere a quel
popolo, meglio d'ogni discorso, ove sia la vera Chiesa di Gesu
Cristo, la cui tessera gloriosa fu e sara sempre la carita.
Una cosa sola ancor mancava alPospedale e alia cappella,
ed era la benedizione della Chiesa; ed a compiere appunto
questo rito mosse il zelante Mons. Fallize alia volta di cotesta
citta, accompagnato da un giovane prete. Noi ne seguiremo i
passi, compendiando la sua relazione di 117 pagine scritte in
francese con molta eleganza e brio ; ma prima ci si consenta
di gittare una rapida occhiata su quella regione, cosi lontana
da noi e si poco conosciuta, o di certo non apprezzata quanto
pur meriterebbe.
II.
La Norvegia, che i latini denominavano Nortmannia, e
uno de'regni piu iperborei dell'Europa settentrionale, ed ha
una distesa di 1986 chilometri sopra una larghezza media di
men che cento chilometri al Nord e di quattrocento al Sud,
con una superficie di 316,694 chilometri quadrati e una popo-
lazione indigena che supera di poco il milione. E una regione
montuosa solcata per lo lungo da un'aspra catena di monta-
gne, che i geografi moderni appellano Dofrine, o semplice-
mente alpi scandinave, e che la partono dalla Svezia. Dove
questa giogaia rispiana, e lungo le coste, il paese e tutto in-
tersecato da bracci di mare e da baie, le cui acque, ingolfan-
dosi tra le gole di altissime rocce slanciantisi la piu parte a
picco, addentransi fino a cento chilometri nelle terre, e poi
diramansi in un prodigioso numero di canali marittimi, cola
chiamati fiords ; i quali o sboccano ne' laghi, a cui diedero
origine, o fecondano le campagne e agevolano il commercio.
Questi sono collegati tra loro e coi laghi merce ponti di solida
e bella costruzione, sui quali corrono ferrovie e agevoli strade
che coprono di una rete tutto il piano.
Tra i tanti golfi, i quali, insenandosi nella riviera norve-
gese, aprono un ampio ricovero ai bastimenti, primeggia per
22 LA NORVEGIA
la sua importanza quello di Cristiania. L'approdo pero a questo
e ad altri porti e assai pericoloso, sia per lo spesseggiare degli
isolotti e degli scogli ciechi o a fior di acqua, di che e tutta
sparsa e disseminata la riviera, sia ancora per le frequent! e
sformate tempeste che si scatenano su que' mari e i banchi di
ghiaccio trasportativi dall'impeto de' marosi o dalle correnti
polari che battono la costa. Viaggiasi tuttavia cola phi per
acqua che per terra, specialmente nelPinterno del paese, dove
a ragione dei tanti golfl e canali, che tutta incidono, come di-
cemmo, la contrada, le vie terrestri danno larghissime e in-
terminabili volte, costeggiando i flanchi delle montagne, so-
spese con mirabile ardimento e maestria sopra paurosi abissi
che loro adimansi a pie', e fanno rabbrividire di spavento il
viaggiatore.
Le montagne hanno in piu luoghi le radici e i dossi sel-
vosi e ricchi di pascione e le vette biancheggianti d'eterne nevi
e ghiacci; e sono cosi serrate insieme che non lasciano negli
intervalli se non angusti valloncelli, o precipitose lacche e bur-
roni. Dalle loro cime avvallano numerosi fiumi e torrenti, che
spesso precipitano di balzo in balzo in pittoresche cascate, il
cui vaporoso polviscolo ai raggi del sole riverbera tutti i co-
lori delPiride.
II clima e salubre ma freddo, perche la Norvegia giace per
due terzi nella parte settentrionale della zona temperata e pel
restante nella zona glaciale; onde la temperatura e in ragione
della sua latitudine geografica, con questo divario pero che le
nevose montagne di verso oriente rendono questa parte assai
piu rigida di quella volta ad occidente, ove Paria e addolcita
dalla prossimM del mare, le cui acque vengono temperate dal
gulfstream, calda corrente, che dal golfo del Messico spin-
gendosi fino alle regioni polari, vi addolcisce la rigidezza
delle acque e dell'aria, e reca alle terre spoglie di vegeta-
zione il provvidenziale tributo del legno fluttuante. A oriente
de' monti, i , ghiacci sono piu forti, piu alte le nevi e di piu
lunga durata; e a occidente, piii frequenti le nebbie e le pioggie
e piii tempestosi i venti. Sulle coste parimente regnano i geli ;
E UNA CORSA APOSTOLIGA DI MONS. FALLIZE 23
ma quivi ancor piu presto si sciolgono ; e nello scioglimento
1'aria carica di vapori e le acque stagnant! rendono le costiere
meno sane delle alte region!.
III.
La Norvegia non ha, a vero dire, che due stagioni, 1'inver-
nale e Testiva, la prima lunghissima, breve e assai calda la
seconda. In questa il sole accarezza quell'iperborea regione
fino a rimanere sull'orizzonte 18 ore e mezzo, nella parte me-
ridionale, e ore 21 nella mediana. Nella parte poi settentrio-
nale della Norvegia per piu settimane il sole non tramonta
mai. Senonche con egual misura la lascia poi vedovata nel
verno, in cui i giorni piu corti sono dove di cinque, dove di tre
ore solamente, e nella regione piu boreale per parecchie setti-
mane il bell'astro non degna affacciarsi sul balzo di oriente.
Tuttavolta 1'orrore delle lunghe notti vi & di frequente fu-
gato da uno de' piu luminosi e incantevoli spettacoli della na-
tura, qual e quello delle aurore boreali, non che dalla straor-
dinaria chiarezza della luna, i cui argenti niun velo di vapori
appanna.
Nel piu fitto delle tenebre vedesi a un tratto biancheggiare
Porizzonte come allora che albeggia, poscia apparire un
grand' arco luminoso in cielo, che poggia a smisurata altezza,
e dolcernente scende fino a posare sulla terra o sul mare.
L'arco risalta e spicca dal cupo fondo del cielo con una tinta
ora argentina, ed ora di dolce zaffiro o di fiammante piropo,
dal cui centro e dagli orli sprizzano lampi e scintillii di ru-
bini, di crisopazii, di smeraldi, di giacinti intramezzati da dar-
deggiamenti e guizzi di luce si sfolgorante che 1'occhio non
la sostiene.
Indi 1'arco si svolge in un grandioso padiglione di luce, co-
ronato d'oro e drappeggiato di porpora o d'indaco volgente al
rosso, con in mezzo un gran disco di vivo argento, che saetta
strali di bianchissima luce dal vertice dorato. A que' riflessi le
terre e i mari di mille tinte incoloransi, e i ghiacciai river-
24 LA NORVEGIA
berano tutte le luci di che la natura pinge ed abbella le gemme,
i fiori e le nubi investite dal sole. E un giorno in mezzo alia
notte, ed un giorno di paradiso.
Altri spettacoli ancora quivi compensano i brevi giorni e
le lunghe notti della vernata; poiche gli obbliqui raggi del
sole o delle aurore boreali illuminando i ghiacci, vi destano
prismi che raggiano tutti i colori delPiride, trasformando per
tal guisa quella regione in un incanto di luci le piu brillanti
e svariate del mondo, che figurano palagi, castelli e torri di
smeraldi, topazii, rubini, zaffiri, tutto in somma un mondo
fatato.
Vi sono inoltre frequenti gli aloni o anelli colorati,
che coronano bellamente la luna, i parelii, o soli addop-
piati, e i parasileni, o lune parimente addoppiate; cotalche
par che Dio quivi si piaccia di sfoggiare la sua grandezza e
munificenza, quando appunto vi sembra piu desolata e morta
la natura.
IV.
I paurosi fenomeni delPatmosfera, come tuoni e fulmini,
non turbano che assai di rado i placidi sonni de' Norvegesi.
La madre terra non e loro avara de' suoi prodotti ; poiche
se il suolo e in piu luoghi roccioso, o sabbioso, ovvero co-
perto di paludi, nella parte meridionale e assai fertile' e nei
dintorni di Bergen ubertosissimo. Essendoche nella state la
lunghezza de' giorni, compensando la breve durata della sta-
gione, vi conduce prestissimo a maturitk le biade e i frutti.
Tuttavolta il difetto di un sistema di coltura piii acconcio al
clima, e talora i ghiacci prematuri ed altre cause fanno spesso
mancare i ricoHi, e riducono gli abitanti a grandi distrette,
massime nella regione settentrionale, ove questi sono non di
rado costretti a cibarsi di una pasta fatta con la scorza amara
del pino.
Oltre la biada coltivansi in alcuni luoghi orzo, avena, le-
gumi, pomi di terra, lino, canape, luppoli, cumino, piante tin-
E UNA CORSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZE 25
torie, e nella parte meridionale eziandio parecchie piante frut-
tifere, come meli, peri, ciliegi, castagni e perfino albicocchi.
Immense foreste imboscano le montagne, ove giganteggiano
pini, frassini e abeti di si gran corpo che forniscono agli abi-
tanti uno de' piu lucrosi traffic! del paese. Su pel declivi delle
medesime, nelle valli e nelle isole verdeggiano in piu luoghi
ricchi pascoli, ove allevasi di molto bestiame. II selvaggiume
parimente, come renne, cignali, armellini, castori, lepri e lontre,
vi abbonda da per tutto ; e i laghi, i fiumi e il mare sono si
ricchi di pescagione, che le acque suppliscono allo scarso ali-
mento che dk agli abitanti la terra.
Non bastando il suolo arabile in Norvegia al bisogno degli
abitanti, non vi si veggono per le campagne villaggi, ma sol
cascine isolate e caseggiati, ciascun composto di varii corpi di
fabbrica appartenenti a un istesso padrone. Essi sono di legno,
ma spaziosi, agiati e dentro mobiliati con un lusso che niun
supporrebbe in quelle solitudini. Attorno aU'ediflzio principale,
abitato dal signore del luogo, o dal suo affittuario, raggrup-
pansi le casine de' domestici, le rimesse delle vacche, le stalle
de' cavalli, 1'ovile, i magazzini di legname e quanf altro e al
bisogno in luoghi solitari e spesso distanti piu leghe fra di
loro, in ciascuno de' quali 1'uomo dee bastare a se stesso.
II complesso di cotesti edifizii arieggia a un villaggio, av-
vegnache tal non sia, ed e circondato da campicelli assiepati
e messi a coltura o a foraggio per Pallevamento del bestiame,
che e una delle principali ricchezze del paese. Piu oltre s'af-
foltano macchie e boschi, anch'essi chiusi da folte siepi o stec-
cati, ove pascola nella primavera 1'armento, che poi nella state
va su pe' monti alle profumate pascione alpine, germogliate ai
tepori di un sole che in quella breve stagione non abbandona
mai 1'orizzonte; ne ritorna al chiuso che alia caduta delle
nevi. Nella state si fabbrica colassii queU'eccellente formaggio
cotanto ricercato in commercio; e nelle foreste si abbattono
i pini, i frassini e gli abeti, che poi nella vernata sono con
somma agevolezza trainati giu pe' ghiacci fino ai depositi o
cantieri, donde vengono navigati in ogni parte del mondo.
26 LA NORVEGIA
y.
La campagna in Norvegia non e come tra not coltivata da
coloni o da braccianti, ma da afflttuari a vita, chiamati cola
husmand, a' quali il proprietario cede 1'uso e il frutto del suo
podere non a prezzo di denaro, ma a patto di tante giornate
di lavoro. L'affittuario vi costruisce la sua casa, e coltiva in
suo capo, o a suo profitto, il terreno, con diritto di tagliare
per suo conto una parte del legname nelle foreste e di far
pascolare un numero determinato di greggi o armenti nel po-
dere del suo Signore. AlPaffittuario defunto succedono d'ordi-
nario nel godimento di questi diritti la sua vedova e i suoi
figli, e cio non in virtu della legge, ma di una lodevole co-
stumanza nata dall'ingenita bonta di quel popolo. Di qui la
agiatezza delFaffittuario o mercante di campagna, che vien ri-
guardato come signore; e ne ha veramente, come ci attesta
M. r Fallize, la grandezza d'animo e un'ospitalita che non co-
nosce misura. Voi, dic'egli, potete battere a qualunque porta,
e siete sicuro di trovarvi mensa imbandita e letto apparec-
chiato.
83 la Norvegia non offre gran campo all' agricoltura per
la scarsezza di terreni arabili, Toffre tuttavia alPindustria mi-
neraria che vi prospera, merc& capitali stranieri e nazionali.
II paese e ricco d'ogni fatta minerali: argento, oro, nikel,
rame, ferro, e ferro magnetico, piombo, cobalto, arsenico,
cromo, allume, sale, amianto, alabastro, granito e marmo di
finissima grana da rivaleggiare con quello di Carrara, per nulla
dire delle pietre preziose, come agate, granate e ametiste. Non
faceva difetto alia Norvegia che il petrolic, -ma anche di que-
sto si e scoperta teste una sorgente nelF isola Andaeen, e alia
mancanza di carbon fossile si supplisce, almeno in parte, con
la torba. L' industria adunque mineraria non meno della fore-
stale e della pastorizia e fonte di ricchezza pel paese.
Ma ben maggiore profitto la Norvegia ritrae dalle acque ;
poich& fiumi, canali, laghi e mari, tutto vi & assai pescoso,
E UNA GORSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZE 27
e per forma ch'ella sola puo rifornirne gran parte del mercati
di Europa ; dacche le sue coste brulicano di aringhe, merluzzi,
salmoni, e vengono di frequente visitate ancor dalle balene e
dalle foche. Ora di soli merluzzi in salamoia il commercio
Norvegese esporta in media un venticinque milioni alPanno,
oltre a infinite numero di aringbe secche, salate e pigiate in
botticelle, che i suoi ottomila legni mercantili sbarcano in tutti
i porti.
VI.
Nonostante tanta abbondanza, la Norvegia non arricchisce
gran fatto ; e la ragione di cio sembra essere il manco di
economia e il lusso sfrenato che vi regna. Gonsumasi oggi
quanto ieri si e guadagnato, ne si pensa aH'avvenire. I bisogni
poi fittizii e le esigenze del lusso sono una voragine senza
fondo, che ingoia le ricchezze delle piu agiate famiglie, tra le
quali sono assai comuni i fallimenti.
Arrogi ancora il gran numero degli spostati; poiche appena
avvi campagnuolo, il quale non ambisca di mandare il suo
figliuolo in citta a frequentare le scuole superior! per ivi lau-
rearsi in qualche facolta.
L'istruzione primaria in Norvegia e si diffusa, che non tro-
vasi neppur nelle campagne chi non sappia leggere, scrivere
e conteggiare ; e cotesta coltura e dovuta sia all'educazione di
famiglia, in cui i genitori ammaestrano essi stessi i figliuoli,
massime nelle lunghe notti invernali, sia al gran numero di
scolari che frequentano le scuole comunali, nonostante il lungo
cammino che debbono spesso percorrere per arrivarvi, sia fi-
nalmente per un'assai commendevole industria usata dal Go-
verno, il quale manda ogni anno per le provincie maestri am-
bulanti, incaricati di sorvegliare 1'istruzione de' fanciulli e di
compiere anche quella degli adulti. Essi insegnano agli hus-
mand Tarte d'intagliare maravigliosi lavori in legno, alia mo-
glie di lui quella di lavorare tessuti e ricami finissimi, ai cam-
pagnuoli il secreto di que' delicatissimi lavori in filigrana, che
occupano le loro lunghe notti invernali, cose tutte che poi
28 LA NORVEOIA
messe in commercio, accrescono il ben essere delle famiglie;
e ai medesimi e ai pescatori i moderni ritrovati o perfezio-
namenti introdotti nell'arte o mestiere di ciascun di loro.
Aggiungasi a tutto questo la moltiplicita de' giornali che
corrono per tutto il paese, chiamato pero da M. r Fallize YEl-
dorado del giornalisti, lo svegliato ingegno e il vivo desiderio
che hanno i Norvegesi d' imparare, la vaghezza de' viaggi,
ne' quali sulle loro ottomila navi essi visitano ogni angolo della
terra; e si potra far ragione del grado di coltura di questo
popolo, a cui neppur manca il mezzo di darsi a studii supe-
riori nelle principal! citta, e specialmente in Cristiania dotata
di un' Universitk e di parecchie scuole e accademie.
La sua lingua e un dialetto dell'antico idioma scandinavo,
che partecipa delle lingue germanica, svedese e danese, come
altresi Porigine di questo popolo, riguardato qual ramo scan-
dinavo della gran famiglia germanica o germano-celtica. II suo
stesso tipo e 1' indole sua ne rivelano 1'origine ; poiche il Nor-
vegese e ben aitante della persona, di bianca e rosata carna-
gione, capelli biondi, occhi cilestri, membra robuste, e si vegeto
e sano, che un centenario non si dice decrepito, ma solo inabile
a grandi lavori.
Egli e d'animo franco, d' indole mite, e di semplici costumi,
assai ospitaliero, amante della veritk e profondamente religiose.
La sua maniera di vivere e quale piu innanzi la descrivemmo ;
la sua religione era gik la cattolica ed ora e la luterana, a cui
senza volerlo, e senza quasi saperlo, venne trascinato da principi
stranieri ; il suo governo e monarchico costituzionale, con un
proprio parlamento, sotto lo scettro del Re di Svezia, a cui
il Congresso di Vienna nel 1814 voile unita la Norvegia.
E tanto basti aver qui accennato di cotesto paese e de' suoi
abitatori, sia per appagare la dotta curiositk dei nostri lettori,
sia per seguire con maggior conoscenza de' luoghi e delle
persone la corsa apostolica di M. r Fallize, il quale ci forni
molte delle notizie da noi piu innanzi accennate.
E UNA CORSA APOSTOLIGA DI MONS. FALLIZE 29
VII.
Ed ora mettendoci con lui in viaggio alia volta di Chri-
stiansand, non si smarrisca d'animo il lettore al vedere cotesto
coraggioso Vicario Apostolico in cammino nel piii crudo rigore
della stagione. II missionario non bada n& a freddo n& a caldo,
ne a venti n6 a procelle, n6 a pericoli di terra n6 di mare. Egli
dice con S. Paolo Charitas Dei urget nos; e tolto il breviario
sotto il braccio e appeso il crocifisso al collo, avviasi, senz'altro,
ove il suo dovere lo chiama o la caritk lo sospinge.
Un viaggio in febbraio, scrive I'istesso M. r Fallize, ne'paesi
del ghiaccio e un affare molto serio. Pei grandi viaggi lungo
le coste noi non abbiamo in Norvegia altro che il mare ; poiche
le grandi strade fanno giri impossibili; e non 6 dato a tutti
di poter passare intere settimane in vettura o in islitta con un
freddo cbe spacca le rocce. E adduce in seguito la ragione
di coteste interminabili giravolte delle strade maestre, ed e
quella appunto che abbiamo piu innanzi indicata, cio6 Pinfinita
moltitudine dei fiords o canali marittimi, che tagliano per ogni
verso le pianure e la costiera.
E qui egli nota che senza questi canali e senza i laghi
il paese sarebbe una landa deserta, dove che con essi e per
essi non solamente possiede le piu belle vie di comunicazione
e i migliori porti di Europa, ma oltrepassa eziandio in bellezza
i sogni piu arditi del viaggiatore.
Nell'estate poi il viaggio per mare offre un incanto senza
pari. Anzitutto trovasi a bordo delle navi ogni agiatezza che
si possa mai desiderare e le persone sono di squisita amabilita
e cortesia. Inoltre il mare nella bella stagione 6 sempre calmo;
e siccome il Yapor postale si avvolge quasi sempre tra una
selva d'isolotti, che spesseggiano lungo le coste da Cristiania
ftno alle regioni piu boreali, le stesse rare tempeste non giun-
gono a battere la nave. Anche nelle notti d'estate, notti punto
oscure in questi paraggi, puossi a tutt'agio, assisi sul ponte,
vagheggiare gli stupendi paesaggi, che ad ogni svolto della
30 LA NORVEGIA
nave per questo laberinto di golfi si scoprono. A dritta e a
manca vi sovrastano in capo ora montagne e rocce levantesi
a cielo, ora foreste di abeti, ed ora graziose casine di pastori
e pescatori, dipinte con tutti i colori dell'arcobaleno e coronate
di verdi pratelli smaltati di fiori; e in quella che le vacche
e i montoni pascolano in riva al mare, le barche peschereccie
volteggianvi d'attorno pe' campi, in capo a' quali entrasi in un
piccolo porto di mare, ove buona parte della popolazione si
affolla sul molo per appagare la sua curiosita o salutare gli
amici.
Ma nel nostro interminabile inverno tutto cambia d'aspetto,
massime lungo la costa orientale. Mentre il gulfstream impe-
disce che il mare e anche i fiords della costa occidentale ge-
lino, da Cristiania in giu, fino alia Norvegia meridionale, tutti
i fiords e tutti gli stretti e passaggi fra le isole sono abbar-
rati da serraglie di ghiaccio; e solo a costo di grandi sforzi
certe barche speciali (armate di congegni da fendere il ghiaccio)
pervengono a tenere aperto un canaletto che apra alle navi
1'uscita dal porto. I legni a vela non osando affrontare i pe-
ricoli di cotesti angusti passaggi, lunghi alle volte fino a cm-
quanta chilometri, sono condannati al riposo; e solamente le
navi a vapore, le quali padroneggiano i loro movimenti in
guisa da non dare di cozzo contro quelle barriere di ghiaccio
di parecchi metri di spessore, o sono assai forti per romperne
o cessarne da se i massi distaccati e galleggianti, possono
tenere il mare.
Alia sopraddetta difficolta se ne aggiunge un'altra, e sono
le lunghe notti del nostro inverno.
VIII.
Cosi egli, e noi, senza qui ripetere quanto abbiamo accen-
nato piu sopra di coteste notti invernali, teniam dietro al ze-
lante Prelato, il quale in compagnia di un suo giovane amico
e della Superiora provinciale delle Sucre di S. Giuseppe par-
tito a mezzanotte dalla capitale, fe' rotta alia volta di Christian-
E UNA GORSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZE 31
sand. Non appena, dic'egli, eravamo usciti dal porto di Cri-
stiania, che sentimmo a ogni momento la nave dar crolli e
scricchiolare in tutte le sue giunture, e questo spaventoso stro-
scio, prodotto dalPurto de'ghiacci, non ci lasciava velare gli
occhi al sonno. Verso 11 mattino solamente abbiam potato
prendere il largo; ma quivi ancora i ghiacci distaccati dal
fondo dei fiords e fin cola trabalzati dalP impeto delle tem-
peste, ci accompagnavano. Di tratto in tratto ci abbattevamo
in qualche striscia d' acqua libera, che rifletteva come spec-
chio il sole sempre dorato del nostro inverno, ma non serviva
ad altro che a permettere al Vapore di prendere un novello
slancio per forzare una nuova barriera di ghiaccio. Felice-
mente per noi il tempo era tranquillo! Molte fiate ho io
veduto in mezzo alle tempeste, onde 1' inverno e si prodigo
in Norvegia, massi di ghiaccio bolzonati dall'uragano con-
tro le navi, urtarle con forza inaudita e scuoterle e crol-
larle tutte fino al fondo della chiglia, in quella che i flutti
invadevano il ponte e incontanente gelavano, per Pacutezza del
freddo, fino a parecchi piedi di altezza, di guisa che la ciurma
non poteva attraversare il ponte senza rischio della vita. In
questi frangenti ho imparato ad ammirare il sangue freddo
e lo spirito di sacrifizio dei nostri bravi marinai norvegesi.
Veggonsi sovente dal capo alle piante come cristallizzati dal
gelo con la barba, i capelli e gli abiti coperti di ghiacciuoli,
starsene le lunghe ore immobili al loro posto, e non aprir
bocca che per dire agli atterriti passeggeri non esservi peri-
colo di alcuna sorta, anche allora che il legno minaccia di dare
alia banda sotto il peso delle acque gelate, ond' e aggravate
sul ponte.
Ben si comprende che in tempo de'ghiacci la nave deve
tenere Palto mare, e non puo entrare che ne' porti assai ricchi
per mantenere aperto un canale. Quanto agli altri porti, vi
si spediscono la posta e le mercanzie in treggia fino al limite
de' ghiacci, trasformati in uno scalo provvisorio ; e nonostante
la distanza che vi corre spesso di parecchie leghe, i curiosi
del luogo e soprattutto i biondi giovani d'ambo i sessi or sui
32 LA NORVEGIA
patini, ed ora sulle slitte vi accorrono da ogni banda per sa-
lutare la nave. Dove poi ha un canale, aH'avvicinarsi di quella
al porto, veggonsi ai due lati far siepe i Norvegesi, giovani
e vecchi, e prendersi bel tempo patinando, sollazzo a cui tutti
si danno con passione,.
IX.
E qui il Prelato viaggiatore, colto il destro di una sosta
del Vapore in Arendal, da un cenno di questa graziosa citta
di circa 7000 abitanti, la quale spiegasi in anfiteatro sul porto,
ed e celebre pe' suoi cantieri di costruzione, i cui legni mer-
cantili navigano su tutti i mari del globo. Egli esprime il suo
ardente desiderio di fondarvi una missione e stabilirvi le Suore
di carita, che tante volte vi furono invitate. Imperocchfc la
citta & metropoli di una popolosa provincia vasta quanto un
dipartimento francese, dove nulla ancora si & intrapreso per la
propagazione della fede, e i pochi cattolici che 1'abitano, sono ab-
bandonati a se stessi. Stringe adunque il bisogno di provvedervi :
ma come, se il zelante Vicario apostolico Fallize scarseggia di
mezzi, e i pochi che ha, neppur bastano a sopperire alle piii
stringent! necessita delle missioni da lui altrove impiantate ?
Gi giova tuttavia sperare che la Propaganda di Roma, coadiu-
vata dalPOpera della Propagazione della Fede di Lione, possa
venirgli quanto prima in aiuto.
Rimessosi egli in mare, riprese la sua rotta verso Chri-
stiansand ; e gia scopriva da lungi i due fari del molo, quando
senti a un tratto un urto tremendo che scosse tutto il naviglio.
Comprese tosto che a cagion delle tenebre il pilota non aveva
imboccato il canale, ma lanciato il Vapore sopra una saraci-
nesca di ghiaccio con manifesto rischio di mandarlo a picco. E
si sarebbe esso infatti al flero cozzo fracassato o partito a mezzo,
come a tante altre navi era intervenuto, ove non fosse stato
foderato di ferro. Merc6 la sua brava corazza resistette all'urto r
scio, e indi a poco, infilato il canale, di6 tranquillamente fondo
in porto.
E UNA GORSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZE 33
Nonostante 1'ora tarda, tutti i cattolici del luogo, col loro
parroco alia testa, erano sullo sbarcatoio in attesa del Vapore.
II Prelate, appena messo pie a terra, venne da loro accolto a
festa e condotto a mo' di trionfo alia canonica di recente
edificata.
La domenica seguente, 24 febbraio, era il giorno destinato
alia benedizione della cappella e dell'ospedale, e fu una festa
per tutti gli abitanti e im vero trionfo per la cattolica Chiesa. La
cappella molto innanzi alia funzione era gremita non gik di cat-
tolici, che sono pochi, ma di protestanti, tra quali il Gover-
natore della Provincia, il Sindaco della citta, il Prefetto di
polizia, le altre autorita e ogni ordine di cittadini, desiderosi
di attestare al Vescovo il loro rispetto e ai cattolici la loro
simpatia. Che mutamento di scena dal giorno in cui il prete
cattolico era, sotto pena di morte, sbandeggiato dalla Nor-
vegia! Cotesto rinsavimento della pubblica opinione ha qual-
che cosa di prodigioso!
I protestanti non meno dei cattolici accolsero con animo
attento e benevolo le parole del Vicario Apostolico, il quale con
la sua robusta eloquenza espose e confuto gli errori del prote-
stantesimo, terminando il suo dire con una calda perorazione,
in cui scongiurava i protestanti a volersi unire a noi in una
preghiera a Dio, acciocche riconduca la Norvegia al seno di sua
madre, da cui T astuzia e la violenza di principi stranieri ave-
vanla strappata. Quest' invito fe' si profonda impressione nel-
1'uditorio, che il Governatore dopo la funzione disse a Sua
Eccellenza : Monsignore, noi pregheremo con voi, afflnche ab-
bia il suo compimento la preghiera di Gesu Cristo ut unum
tint; e s'io mal non m'appongo, non andra oltre a un secolo
che questo voto si adempia. Gosi parla un protestante ; ne
diverso dal suo e il sentimento del popolo, che e nella sua
maggioranza protestante di nome e cattolico di cuore. Onde
non e a meravigliare il suo concorso alia cappella cattolica,
il favore con che accolse le parole del Prelato, ripetute poi
con benevoli commenti dalla stampa cittadina, il devoto rac-
coglimento che mostro durante il divin sacrifizio, celebrato
Serie XVI, vol. VI, fasc. 1099. 3 24 marzo 1896.
34 LA NORVEGIA
da S. E., e la calca con che affollossi cola alle funzioni del po-
meriggio, e accompagno poscia M. r Fallize alia visita e bene-
dizione delPospedale, vivamente commossa, non meno degli
infermi, dallo spettacolo della carita cattolica. Si corono la
festa con la solenne benedizione del SS. Sagramento, preceduta
da un commovente discorso di S. E. in lode della carita e di
quelle angeliche creature, le quali in se stesse ne incarnano
P ideale evangelico, votandosi per amor di Dio e del prossimo a
una vita tutta di sacrifizio, che comincia dal momento in cui,
dato un eterno addio al mondo, alia . famiglia, alia patria, a
quanto P uman cuore ha di piii caro quaggiu, corrono a chiu-
dersi nel lacrimevole ostello del dolore e della morte ; ne ter-
mina che in quell' istante supremo, in che logore dalle fatiche
e dalle veglie, consunte da infermita spesso contratte nelP as-
sidua assistenza di malati contagiosi, o anche barbaramente
uccise da quelli stessi che lor dovevano la sanita e la vita,
volano con Peletto spirito a bearsi in Dio.
Terminate le funzioni di chiesa, furono i magistrati della
cittk invitati a un modesto desinare, in cui essi, avvegnache
protestanti, brindarono alia salute del Santo Padre; e il Go-
vernatore ringrazio il Vicario Ap. di essere venuto a dimorare
tra loro, e a fondarvi una Missione e un ospedale. A quante
speranze cosi belle disposizioni non debbono aprirci il cuore !
Da Christiansand il zelante Pastore mosse alia volta di
Stavanger, ove pur c' invita ad accompagnarlo, e noi lo faremo
di buon grado.
II viaggio e assai arrischiato, perche convien costeggiare
con la nave una delle piu orribili e pericolose riviere della
Norvegia, irta di rocce denudate dalle tempeste che pescano
con due capi in mare, aprendo tra Puno e Paltro un seno,
anch'esso mal fido pei tanti scogli ciechi o a fior d'acqua,
di che e tutto disseminato, ne' quali non e a dire quante
navi sorprese dalle tempeste o dalle nebbie, quivi assai fre-
quenti, vengono a fracassarsi. E quel che e peggio, smontando
quivi le rocce a piombo, gP infelici naufraghi neppur possono,
nuotando, afferrare a salvamento la spiaggia; e pero, ove non
E UNA GORSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZE 35
sieno soccorsi a tempo dalle barche di salvataggio, che, grazie
al Governo e a private societa, vi stanno sempre sulP ancora,
miseramente periscono.
II Prelato pote tuttavolta approdare felicemente al porto di
Ekersund, cittaduzza di soli tre mila abitanti, donde in due ore
diferrovia pervenne a Stavanger, attraversando un verodeserto;
poiche il cammino ch'egli tenne, corre tra immensi massi erra-
tici di granito precipitati dalle montagne, e sbocca in una pla-
nizie sterpigna e paludosa, ove pascono raagri armenti.
La sua popolazione, come in generale la norvegese, e
assai religiosa, ma pietista, in mezzo alia quale non fu dato
ancora alia Mission cattolica di poter fermare sua stanza
per difetto di mezzi e di sacerdoti. Eppure questa cittk non
conta meno di 25,000 abitanti, ed e una delle citta marittime
piu importanti, dove convengono da ogni banda i viaggiatori
curiosi per visitare 1' immenso ghiacciaio Folgefonden e il pit-
toresco lago di Suldal.
E doloroso il pensare che in un' immensa distesa di terre
non vi abbia un sol prete cattolico, e che il piu vicino, chiamato
per telegramma, disti da Stavanger una giornata di mare.
M. r Fallize al suo arrivo in questa cittk ando in traccia dei
cattolici, coadiuvato in quest' apostolica caccia da un buon foto-
grafo protestante, di cui aveva fatto conoscenza a bordo; e
giunse dopo faticose ricerche a trovarne in numero sufficiente
per formar quivi il nucleo di una missione. Ma il buon Vicario
Apostolico non aveva preti da mandarvi; e cosi dopo avere
fatto del suo meglio per ricondurre le smarrite pecorelle al-
1' ovile del buon Pastore, videsi di nuovo costretto a lasciarle
in mano alia Provvidenza ; e parti con le lagrime agli occhi,
profondamente addolorato di dover abbandonare a s& stessa
questa antica citta episcopale, la cui superba cattedrale cat-
tolica e tuttora in piedi e invoca il suo Pastore. Senonche non
ando guari che il Signore lo consolo e di un modo maravi-
viglioso come appresso vedremo.
GLI HETHEI-PELASGI
IsTEL
LA MACEDONIA
SOMMAR10: La Macedonia detta prima Ematia. Suoi confini e suoi popoli.
La leggenda di Titone e Placia e del loro figlio Ematione. Perche la
Macedonia fu chiamata terra di Khettlm. Se i Macedoni furono Greci,
come asserisce Erodoto. L' idioma macedone fu pelasgico. Se la lingua
de' Pelasgi sia perita e come si potrebbe, in parte, rintracciare. Me-
todo da seguire, difficolta e modo di superarle. La Calcidica. Origine
del suo nome. I suoi popoli metallurgist! furono Hethei-Pelasgi. II
monte Atos e le sue citta. Delia priorita di tempo nell'occupazione
del mondo greco-orientale ed italiano, se debba concedersi agli Arii
ovvero agli Hethei-Pelasgi. Gli Aborigeni della Sabina e del Lazio.
La regione, di cui prendiamo a trattare in questo capitolo,
non e altrimenti la Macedonia dell' eta di Filippo o di Ales-
sandro il Grande, smisuratamente vasta ; si bene quella molto
ristretta del tempo degli Hethei-Pelasgi, la quale portava il
nome di Emathia e di Macetia e fu parte della Tracia auti-
chissima. I suoi confini pertanto non si possono con certezza
assegnare, ma solo con qualche probabilita, la quale peraltro
in tanta lontananza di tempi ci dovrebbe bastare. Strabone
scrive che F Ematia fu abitata dagli Epiroti, dagli Illirii, ma
la parte maggiore dai Bottiei Gretesi e da' Pierii Traci ; i Bot-
tiei oriundi da Greta sarebbero venuti sotto la condotta di
Bottone, e i Traci dalla Pieria e da' luoghi vicini all' Olimpo.
Altri popoli, cioe i Peonii, occuparono il paese presso PAxio,
gli Edoni e i Bisalti il rimanente fino allo Strimone. Di tutti
costoro divennero signori gli Argeadi e i Calcidesi Euboici l .
1 STRAB. VII, Fragm, 11.
GLI HETHEI-PELASGI NEL CONTINENTS ELLENIGO 37
L' Ematia, considerata ne' suoi limit! geografici, ebbe a set-
tentrione la Pelagonia e la Migdonia; a mezzodi la Tessaglia;
a oriente la Pieria e il seno Termaico e ad occidente 1'Adria-
tico *. Vero e che i poeti usano il nome di Ematia per tutta
la Macedonia, la Tessaglia e la Farsalia 2 . Poiche dell' origine
-del nome Ematia, come di Emathos, fratello di Macedone, di
Macetia e di Macetta o Macessa scrivemmo altrove 3 , non porta
il pregio di ripetere il gia detto. Quello che qui dobbiamo
provare si e che i Macedoni furono tribu hetheo-pelasgiche
dell' Ematia, la quale ebbe fin dal principio due nomi, ma po-
scia fu piii nota con quello di Macedonia.
Gli antichi ci dicono che Ematia fu cosi chiamata da Ema-
tione, figlio di Titone e dell'Aurora, e fratello di Memnone,
ambedue generati in Etiopia. Titone poi figlio di Laomedonte
che fu figlio d' Ilo, da cui la citta d' Ilio, ebbe per moglie Pla-
cia, figlia di Atreo o Catreo 4 . II significato della leggenda mi-
tologica non e oscuro. L' Aurora che per amore rapisce Titone
o, secondo altri, Gefalo, rappresenta 1' Oriente, e gli Etiopi, dove
essa si trasferisce e vi genera Ematione, rappresentano i po-
poli khamitici dell' Africa insieme e delPAsia, fra' quali gli He-
thei-Pelasgi. Titone, infatti, ebbe per moglie Placia, figlia di
Atreo o Catreo, il che vuol dire lui essere stato signore di
Placia, la quale fu cittk pelasgica della Misia Olimpica, dove
fino al tempo di Erodoto si parlava Fidioma pelasgico; e d'altra
parte, in Atreo o Catreo che dicesi padre di Placia, si riconosce
il nome degli Hethei, essendo 'Aipsu? figlio di Pelope, (X)ai-
p-'jc col suffisso -p- di appartenenza. La leggenda di Pelope,
figlio di Tantalo, ci conduce alle piu antiche memorie della
Lidia preistorica confusa spesso dagli antichi con la Frigia,
dove trovammo gik gli Hethei e i loro monumenti 5 . Donde e
1 PLIN. H. N. IV, 10, 17.
Cf. VERG. (Zeorg. I, 492; OVID. Met. 15, 825; Luc. Phars. I, 694 e
passim.
3 DE CARA, Gli Hethei-Pdasgi, VoL I, p. 403, 405.
* A*POLLODOR. Ill, XII, 11, 4.
6 Cf. DE CARA, o. c. p. 654.
38 GLI HETHEJ-PELASGI
lecito conchiudere che le primitive tribu dell'Ematia e pero
della Macedonia, furono tribu di origine asiatica e della fa-
miglia hetheo-pelasgica.
Alia stessa conseguenza si viene sicuramente per altra via.
Imperocch6 i Macedoni son chiamati Khettim e la terra loro,
come si ricava dal Libro I, cap. I de' Maccabei, terra di Khet-
tim = Macetia, dove Ma significa terra, paese, e ceti & = Khet-
tim *. Qui si puo domandare donde i Maccabei conobbero la
Macedonia sotto il nome di terra di Khettim. E primamente
si noti che questo nome nel Lib. I, cap. I, de' Maccabei &
scritto : Xeneteifx, e al capo VIII, 5, dello stesso Libro, KITI&OV.
La terra dunque de' Khettim o de' Kitii e la Macedonia del
tempo di Alessandro il Grande e di Perseo, perciocch6 1'uno
e detto il Macedone e che usci dalla terra di Khettim, e Faltro
che fu pure Re dei Macedoni, e chiamato Re de' Citii o Gitiei.
L'assioma di Giuseppe Flavio, da noi altrove discusso 2 , e che
gli Ebrei, col nome di XeOlji, significavano tutte le isole e la
maggior parte delle citta lungo il mare:... vfjaoi IE TcSaai, xai TO.
TtXefa) TWV Tiapa GaXaaaav -)($i\L 6716 'Eppafwv 6vo[ia^iat 3 . Ora 1'an-
tica Macedonia, che fu 1' Ematia, non fu isola ne ebbe cittk
lungo il mare Mediterraneo, e percio il suo nome non poteva
esser compreso in quello di Xs0i|jt, dell'assioma flaviano, e
molto meno che questo nome sia stato preso dall'isola di Cipro,
detta XeOtfia, da cui, come penso Giuseppe, furono appellate le
isole tutte e la maggior parte delle citta lungo il mare. Laonde
se la Macedonia o Macetia si chiamo cosi, cio& terra o paese
de' Khettim o Getii o Citii, non deve la sua denominazione ad
altro se non alPessere stata abitata in tempi preistorici, da'figli
di Khet ciofc dagli Hethei-Pelasgi, e non gia da' Kettim, figli
di lavan, come scrisse Giuseppe.
Ne si vuol trascurare un'osservazione molto utile al nostro
scopo, e che vieppiu conferma 1'origine hethea de'primitivi Ma-
cedoni. Ci fanno sapere gli antichi, fra' quali Erodoto, che
1 Cf. DE CARA, o. c. p. 428, sfeo.
2 DE CARA, o. c. p. 58 e segg.
3 FLAV. I. Ant. lud. I, 6, . I.
NEL CONTINENTE ELLENIGO 39
tra' popoli della Macedonia v' erano i Brigi, che poi trasmi-
grati d' Europa in Asia, si dissero Frigi. 01 & ^puyes, &$ Ma-
*s86vs Xlyouai, IxaXsuvio Bpfyss XP^ VOV Saov EGpawcr/foi ^6vT$ au-
VCLXO: laav Maxe86ac. [Aia[3avT Se i? TTJV 'Aafyv a[Aa -qj x^ * al
TO ouvojAa (jLEil^aXov i; Opuya? *. Ora, come fu da noi dimostrato,
non sono i Brigi che passano d' Europa in Asia, si bene i Frigi
che primi vanno ad abitare le contrade de' Brigi, e la tras-
formazione de' nomi" non e altrimenti quella che ci da Ero-
doto, ma la contraria. I Frigi si mutano in Brigi, non vice-
versa. Senonche i Frigi della Macedonia primitiva cioe della
Ematia, non furono semplicemente auvotxot, cio6 coabitanti,
viventi insieme con gli Ematii, ma loro fratelli, perche della
stessa famiglia hetheo-pelasgica, come scrivemmo altrove 2 . Di
che conseguita essere stati i primi Macedoni o Macetii veri
popoli hethei, cio che da noi si doveva provare.
Un fatto abbastanza curioso narratoci da Erodoto ci di-
mostra chiaramente che 1'opinione comune de' Greci teneva
i Macedoni non esser Greci, si bene barbari o mezzi barbari;
laddove Erodoto dice che i Macedoni erano veramente Greci
di origine e che ne dara le prove nel seguito della sua storia.
Cio riconobbero, secondo lui, i Magistrati che preseggono a' ludi
olimpici e ne fanno osservare le leggi. Imperocche, desiderando
Alessandro, figlio di Aminta, prender parte a' solenni giuochi
e percio recatosi ad Olimpia, i Greci, co' quali doveva con-
correre nello stadio, lo vollero escludere dicendo non essere
questa tenzone de' Barbari ma de'Greci. Senonche Alessandro,
avendo dimostrato ch'egli era Argivo di origine, fu giudicato
Greco 3 . Ora noi siamo di parere che 1'argomento di Alessandro
non era in se stesso valido anzi provava contro di lui, e che se
i Magistrati glielo dovettero passare per buono furon mossi da
ben altre ragioni che non quelle di natura etnografica. Gli
Argivi, infatti, non furono primitivamente Greci, perche Argo,
onde si chiamarono, non fu greca citta ma pelasgica. Se Omero
1 HERODOT. VII, LXXIII.
* Cf. DE CARA, o. c. p. 627 e seg-g.
3 HERODOT. V, XXII.
40 GLI HETHEI-PELASGI
da il nome di Argivi a tutti i Greci e quello di Argo alia citt&
del Peloponneso, al Peloponneso e a tutta la Grecia, non lo
fa per ragioni etnografiche ma, come opino Strabone, per la
chiarezza di Argo: Stimo, egli dice, la gloria di questa citt&
(Argo) essere stata la causa del chiamarsi gli altri Greci da
lei Pelasgioti, Danai ed Argivi. Oijiai 8'5-ct xal TleXaaytwia?, xx
Aavaouc, warcep xal 'Apyefous, if) So^a Tf^ TioXewc; TauiTjc; arc' adifjs
xal TOI> yXkouc, f 'EXXr)va$ xaXelaSac Trapsaxeuaasv 1 . II nome stesso
di Argo, "Apyos, dichiarava Forigine non greca di Alessandro,.
perciocche apyo? in signiflcato di campo, rceBiov, non e altri-
menti greco, comeche usato da' Greci moderni del tempo di
Strabone. Omero infatti non ha neppure una volta adoperato
questo vocabolo apyo? per campo. Strabone crede che sia nome
di origine macedonica e tessalica 2 . Pelasgica cittk eziandio
la dimostrano Farce di nome Larissa e la serie de' primi
Re del Peloponneso : Foroneo ed Ezeo 3 , padre di Licaone,.
Pelasgo, figlio di Agenore, Tantalo, Pelope, Atreo, ed altri.
Quando dunque Alessandro, a fin di provare lui esser greco
di origine, si appello a' Re argivi che furono Pelasgi e pero
Barbari nelP opinione de' Greci, non solo non provo nulla, ma
provo il contrario e confermo la veritk del diritto di esclusione
invocato da' concorrenti a' giuochi olimpici.
Si sa poi che 1'idioma degli antichi Macedoni non fu greco;
perciocche nel dialetto macedone si trovano molti vocaboli
tessalici ed arcadici ed anche latini, il che si spiega ottima-
mente da cio che Tessali, Arcadi e Macedoni erano della stessa
famiglia pelasgica, come popoli pelasgi furono i Sabini e i
Latini 4 . Di che noi stimiamo che 1'idioma pelasgico non sola-
mente non e del tutto perito, ma che se ne potrebbe eziandio
raccogliere e ricuperare una buona parte. L'opera certamente
non sarebbe facile ne d'un solo, ma domanderebbe gli sforzi
1 STRAB. VIII, VI, 9.
2 STRA.B. 1. c.
3 DE CARA o. c. p. 321, dove si prova Teguaglianza fra Ai^stog ed
HetJiaeus.
k Cf. 0. MILLER, Dorians, Vol. I, p. 3 della trad, ing-lese.
NEL CONTINENTE ELLENIGO 41
di molti e soprattutto andrebbe incoraggiata con premii, come
usa in Francia dove i lasciti per concorsi di si mil genere sono
una dovizia e del continue si accrescono.
Ecco ora quali sono le nostre considerazioni intorno la
realta dell'idioma pelasgico non affatto estinto, e il modo di
raccoglierne in parte almeno, le sparse membra.
I popoli hetheo-pelasgici, come gia fu discorso da noi, pos-
sederono, in tempi antichissimi, le terre intorno al Ponto, PAsia
Minore, la Piccola Armenia, la Siria, la Tracia e tutte le con-
trade che poi si chiamarono con nome generale la Grecia ; le
isole delPEgeo, una gran parte d' Italia e della Sicilia. L'idioma
loro anche dopo le invasioni arie si parlava al tempo di Ero-
doto, in alcune citta delPEllesponto, della Galcidica, deirilliria
-e in altri luoghi. N6 i Pelasgi ridotti alia condizione di popoli
sottomessi e conquistati dagli Arii cessarono percio di usare
la propria lingua fra loro, ma con questa dovettero altresi
imparar quella degli Arii. Ora 6 noto che molti nomi di citta,
di monti, di fiumi, di divinita, di feste e di assai altre cose
restano e si perpetuano anche sotto la signoria de' conqui-
statori, che pur d' idioma diverso, non li mutano ma li conser-
vano e li fan propri. Laonde dove troviamo Arii col loro idioma
in paesi che furono prima de' Pelasgi, non puo fare che voci
pelasgiche non si sieno infiltrate nelP idioma ario, avvegnachk
prendendo, conservata la radice, forma e fattezze convenevoli
alia natura del nuovo linguaggio. Se nelle nostre province
d' Italia, dove per piu o meno tempo dominarono Alemanni,
Frances! e Spagnuoli, vivono tuttora parecchi vocaboli delle
costoro lingue, a maggior ragione ne sarebbe restato un piu
gran numero, anzi la lingua italiana si sarebbe guasta e cor-
rotta con voci e modi non suoi, se qualcuno de' tre ricordati
popoli fosse qui rimasto flno a' di nosfri, confondendosi per
maritaggi gF Italici con gli Alemanni ovvero co' Francesi o
gli Spagnuoli. Gio posto, qualora si volesse scoprire, a cagion
d'esempio, quali sieno i vocaboli alemanni introdottisi nella
nostra lingua, basterebbe che un italiano, buon conoscitore
della lingua tedesca, toltosi in mano il nostro Dizionario, see-
42 GLI HETHEI-PELASGI
verasse dalle voci italiche quelle che tali non sono, si bene
tedesche.
Ma il caso non sarebbe lo stesso per la ricerca di vocaboli
pelasgici nella lingua greca. Imperocche la sola conoscenza
del greco, del sanscrito e, in generale, degP idiomi indoeuropei
non gioverebbe a sceverare gli elementi pelasgici da' greci,
essendovi nel greco di molti nomi semitici entrativi con le
lunghe relazioni commerciali de' Fenicii co' Greci. Farebbe
percio mestieri che il lavoro di eliminazione (ci si permetta
questo vocabolo) trattandosi della lingua greca, fosse affidato
a glottologi periti nelle due famiglie di lingue arie e semitiche
o siro-arabiche. NelParmeno converrebbe ben distinguere Fan-
tico ovverosia il non ario dalPario, e di pari ne' dialetti asiani,
frigio, licio, misio, cario, pisidico, licaonio e cappadoce. Col me-
desimo criterio si dovrebbero studiare il latino, Tosco, Pumbro
e i rimanenti dialetti antichi italici, come per la Grecia il tes-
salico, il macedone, il tracio, il beotico, Pepirotico o albanese,
Pargivo, Parcadico e quelli delle isole dell' Egeo. Con Paiuto
di tutti i vocaboli non greci, ne semitici tratti fuori da' singoli
idiomi greci, asiani, armeni ed italici si darebbe opera alFin-
terpretazione dell'etrusco, delle iscrizioni lemnie, licie per la
parte non aria, e alle altre ultimamente trovate in Italia e a
Greta. Non poca utilita si avrebbe parimente dallo spoglio
de' lessici, che ci hanno conservato voci di particolari dialetti
antichi, come quello di Esichio, di Fozio, di Favorino, PEti-
mologico Magno e gli Scolii che accompagnano ed illustrano
le opere de' greci scrittori, specialmente de' poeti.
L' impresa da noi qui proposta e il metodo che si dovrebbe
tenere nel metterla ad effetto, potra parere a taluno sover-
chiamente vasto e difficile, e noi non sapremmo negarlo. Ma
dobbiamo altresi confessare che la difficolta non e insupera-
bile e porta il pregio che essa sia superata. Molte quistioni
di etnografia, di storia e di filologia dipendono dalla soluzione
di questo problema, d' un idioma antico, non semitico e non
indoeuropeo, del quale si veggono in Oriente ed in Occidente,
dove piu dove meno sparsi gli avanzi, e resta ancora ignoto
NEL GONTINENTE ELLENICO 43
nelle iscrizioni d' una delle piu illustri nazioni, 1' etrusca. II
lavoro, come dicemmo, non puo fornirsi da uno solo o da due,
ma e di quelli che richiedono la cooperazione di molti e il
favore speciale d'una nazione. Quel che ora si fa in Oriente
dalla Francia, dalla Germania, dall' Inghilterra e dalPAmerica
per le esplorazioni archeologiche, si dovrebbe fare per lo
studio de' dialetti gia ricordati, ne' quali sono tuttora vivi gli
element! dell' idioma pelasgico. II secolo XIX, ch' e in sul chiu-
dersi, restera memorabile nella storia letteraria per il decifra-
mento della scrittura geroglifica delPEgitto e della cuneiforme
assira ; ma P idioma etrusco, benche la sua scrittura sia nota,
rimane tuttora muto. Al secolo che terra dietro al nostro, sara
probabilmente concessa la gloria di aver dato P interpreta-
.zione certa della lingua etrusca. Ma, salvoch& non si scoprano
di lunghe iscrizioni bilingui, Punica via che si vuol battere
per la soluzione del problema, 6 quella da noi indicata. Che
se per indicarla abbiamo fatto questa digressione, non ce ne
duole, ne deve parer disdicevole cosa a'lettori che lo storico
degli Hethei-Pelasgi si studii di indagarne e di far che s' in-
daghi da altri il costoro idioma. Ritorniamo alia Macedonia.
Una regione degna di essere qui ricordata fra le piii anti-
camente abitate dagli Hethei-Pelasgi 6 la Gaicidica, la quale
puo dirsi appartenere egualmente alia Tracia e alia Macedo-
nia. Alcuni, infatti, P attribuiscono alia Macedonia ed altri alia
Tracia, conciossiache, come fu da noi gia notato, una gran
parte delP antica monarchia macedone si costitui con le suc-
cessive annessioni e conquiste de' territorii che la chiudevano
dentro gli stretti confini delP Ematia. La Tracia, che vastis-
sima fu nelP eta piii lontane e comprese anche P Ematia o
Macedonia, venne di poi nel corso de'secoli divisa in parec-
chie provincie o regioni libere, ciascuna con proprio dominio
e con proprio nome. E dunque mestieri, nel trattar la geografia
storica della Tracia, distinguere i tempi. Per noi la quistione
essendo puramente etnografica, poco monta che le stesse con-
trade sieno state stanza de'Traci e poscia de'Macedoni, per-
44 GLI HETHEI-PELASGI
ciocche si gli uni come gli altri appartengono alia medesima
famiglia di popoli, cioe a dire agli Hethei-Pelasgi.
II nome di Calcidica, XoXxtStx-^, e dato alia grande peni-
sola che giace a mezzodi della catena del monte Cissus, Kca-
SGS, oggi Khortiatzi, fra il golfo Termaico e lo Strimonico.
Essa s' avanza nel mare Egeo prendendo la forma d' un gran
tridente o forcina a tre rebbii, che sono altrettante penisole
co' nomi di Acte, 'Axir j5 Sitonia, StOwvia, Longos, e Pallene,
IlaXXyjVTj, Kassandhra; la prima, la piu orientale, termina al
monte Atos, sorgendo a picco dal mare fino all' altezza di
circa 6400 piedi. La piu occidentale e Pallene e fra 1' una e
1'altra e Sitonia. Donde i due golfi, il Singitico fra la prima
e la seconda, e fra questa e la terza il Toronaico o Meciber-
neo. II nome di Calcidica le viene dalF antichissima citta di
Calcide, XoXxfe, Egripo o Negroponte, nell' Eubea, da cui mos-
sero i colonizzatori della penisola che fii cosi denominata Cal-
cidica. Stefano di Bisanzio, scrivendo delF origins del nome-
XaXxfe, ci fa sapere F opinione d' alcuni, che i XaXxtSeT?, Cal-
cidesi, sieno stati chiamati dalFessersi vedute presso loro la
prima volta, officine di fabbri ferrai : Tive? os XaXxtSeis cpa?t.
xXyjOf^vat 6ta T& ^aXxoupyela Tipwiov Trap 'auioT^ 6cp6fjvai l . Strabone-
riferisce che i Cureti furono appellati Calcidesi, perciocche nel-
FEubea primieramente vestirono armi di bronzo, x a ^ 2 - Le
quali cose conferma Eustazio nel commento a Dionigi : Si sa r
cosi egli, che nella Calcide Euboica vi sono miniere di ferra
e di rame ed ottimi fabbri ferrai; ne solamente quivi furona
vedute le prime officine di lavori in bronzo, ma quivi altresi
i Cureti e Giove primi indossarono le armi di bronzo 3 .
Cio posto, crediamo poter tirare legittimamente queste con-
seguenze: che i popoli primitivi della Calcidica che furono i
Traci, e quelli che dopo loro vi migrarono e le diedero il
nome, cioe gli Euboici di Calcide, erano Hethei-Pelasgi. Dei
Traci qui non 6 d' uopo discorrere, avendo noi dimostrato al-
1 STEPH. B. s. v.
2 STRAB. X, III, 19.
3 EUSTATH. in Dio. PERIEG. 764.
NEL CONTINENTE ELLENICO 45
trove la loro origine hetheopelasgica, e per i Calcidesi essa
si fa manifesta dalP arte della metallurgia e dalla loro affi-
nita co' Cureti, metallurgist! anch'essi ed Hethei-Pelasgi, come
fu pure fatto chiaro da noi scrivendo di Greta. D' altra parte
PActe quasi che tutta fu abitata da' Pelasgi Tirreni di Lemno
e di Atene * ; la Sitonia dagli Edoni o Sitoni che, come ve-
demmo, erano Hethei, e la Pallene, finalmente, ha la mede-
sima origine, essendo cosi chiamata dall'eroe eponimo Pallene
che fu figlio di Siton o, secondo altri, Oton 2 . Questi stessi
luoghi furono di Cadmo e poi di Taso suo consanguineo 3 , e
Cadmo e Taso sono Hethei. Un' altra conseguenza di rilievo
si e che le citta fondate da' Galcidesi in Italia ed in Sicilia,
non debbano essere considerate come citta greche etnografi-
camente, ma soltanto per la lingua. In ragione di stirpe, i Gal-
cidesi essendo Pelasgi, comeche usassero P idioma ellenico,
anche le loro colonie d' Italia e di Sicilia furono di schiatta
pelasgica, non greca. Tucidide ci faceva sapere che i Pelasgi
della Calcidica, conservavano la loro lingua e parlavano ezian-
dio quella de' loro coabitanti di greca origine e di favella greca.
Quindi Cuma, Reggio, Napoli, Zancle, Nasso, Taormina per
cio stesso che furono colonie calcidesi, non furono di origine
aria ma pelasgica come i loro fondatori. La lingua per se
non indica ne attesta la schiatta.
De' monti della Calcidica non abbiamo ragione di far lungo
discorso, ma diremo quello soltanto che strettamente si attiene
al nostro soggetto.
II monte Atos, "A0w?. "AGwv, oggi "Aytov "Opo$, Monte Santo,
s'innalza fra il golfo Singitico e il mare Egeo sul confine
estremo della lunga penisola della Calcidica. Omero lo ricorda
a proposito di Hera che si ferma sulla sua cima nella fuga
dall'Olimpo verso Lemno :
1 THUCYD. IV, 109, 4.
* Cf. DE CARA, c. c., p. 408.
3 Cf. DE CARA, o. c., p. 407.
46 GLI HETHEI-PELASGI
'E$ 'AB6(o S'lrci TIOVTOV
ATJJJWOV S'sbacpcxave 4 .
Erodoto lo descrive e lo dice abitato dagli uomini, ot
vov UTT' dvOpwraov : le sue citta sono Dium, Olophyxus, Acro-
thoon, Thyssus, Gleonae 2 . Goteste citta peraltro sono da Tuci-
dide chiamate (xixpa TioXc'qxata, cittaduzze, abitate nella massima
parte, da gente pelasgica, da quei Tirreni cioe che antica-
mente ebbero sede in Lemno e in Atene e parlano due lin-
gue 3 . Qaesto testo rilevantissimo di Tucidide fu da noi ripor-
tato e commentato altrove 4 a fin di provare che 1' idioma pe-
lasgico non era altrimenti greco, ma khamitico, mercecch^
per semitico non fu tenuto, nonch& dimostrato da veruno. Que-
sto fatto del bilinguismo de' Tirreni Pelasgi della Galcidica ci
deve far riflettere sulle condizioni identiche degli altri Pela-
sgi che vivevano e coabitavano con popoli greci in tanta parte
del mondo antico greco-orientale, nell'Asia Minore, nelle isole
deiFEgeo, nella Tracia, nella Macedonia, nella ,Tessaglia, nel-
1' Attica e nel Peloponneso. Di che nasce un'altra quistione di
capitale importanza, quella della priorita di tempo nell'occu-
pazione di tutte le ricordate regioni, isole e citta, se dobbiamo
concederla agli Arii ovvero agli Hethei-Pelasgi tanto in Oriente
quanto ne' paesi delPOccidente e specialmente in Italia. Dalla
soluzione di questo problema dipende la verita intorno le ori-
gini della civilta nostra, cioe se si debba agli Arii venuti in Italia
prima degli Hethei-Pelasgi, ovvero agli Hethei-Pelasgi venuti
in Italia prima degli Arii. La quistione, posta in cosi chiari
termini, 6 una quistione di cronologia e noi crediamo di po-
terla sciogliere per una via non battuta finora da altri, non
per mancanza d' ingegno, ma di un criterio assolutamente ne-
cessario, ignoto loro per 1'addietro ed a'presenti mal noto.
Siffatto criterio e la conoscenza dell' identita de' Pelasgi con
1 HOM. II. XIV, 29.
1 HERODOT. VII, XXII.
3 THUCYD. IV, CIX.
4 DE CARA, o. c. p. 640, 641.
NEL CONTINENTS ELLENIGO 47
gli Hethei, popoli non Arii, ma khamitici con idioma proprio
ed arti proprie, massimamente le architettoniche e le metal-
lurgiche. Ed ecco la nostra dimostrazione.
E un fatto storico incontrastabile che la massima parte
delle contrade, delle citta, de' monti e de' flumi dell' Asia Mi-
nore, delle isole dell'Egeo, della Grecia settentrionale e me-
ridionale e finalmente, dell' Italia meridionale e centrale con-
servarono nel corso de' secoli i loro nomi primitivi, e uoi chia-
miamo ancora queste regioni, citta, monti e fiumi con gli stessi
nomi onde furono conosciuti e chiamati da Omero e da tutti i
piu antichi scrittori greci. Cotesti nomi restarono, quasi tutti,
specialmente i piu celebri, invariati e nella forma medesima
onde furono dati la prima volta. Le mutazioni fonetiche non
valsero a modificarli o trasformarli di qualita che non sieno
piii riconoscibili. I nomi infatti di moltissimi popoli dell'Asia
Minore, Lelegi, Dardani, Frigi, Misi, Carii, Licii, Calibi, Cau-
coni, Licaonii, Golchi ed altri, e quindi i nomi de' paesi che
da loro si appellarono, vissero sempre da' tempi di Omero fino
a' di nostri. II simile si dica de' monti Tauro ed Amano, e dei
flumi Scamandro, Sangario, Lico ed Oronte. NelFEgeo i nomi
di Imbros, Cipro, Samo, Lesbo, Taso, Tera, Lemno, Carpato,
Itaca, Greta ed altre ; e in esse quelli delle citta piu chiare,
Amatunte, Pafo, Curio, Citio, Idalia, Cidonia, Gortinia, Cetea,
Sitia, Gnosso, Licasto. Passando sul continente ellenico tro-
viamo i nomi di Tracia, Macedonia, Ematia, Tessaglia, Beo-
zia, Arcadia, Acaia, Attica, Laconia, e quelli delle cittk di La-
rissa, Tebe, Orcomeno, Atene, Micene, Tirinto, Argo ed altre,
con quelli de' monti Emo, Rodope, Parnasso, Pindo, Ato, Ci-
terone, Eteo, Taigeto, e de' fiumi Strimone, Nesto, Peneo, Ce-
fiso ed altri. Si aggiungano i nomi d'llliria, Dardania, Cao-
nia, Acarnania, Tesprozia, ed altre molte co' nomi de' loro
monti e fiumi. Gio sia detto della Grecia per sommi capi e
senza venir a' particolari che vi si richiederebbe un volume.
Yeniamo all' Italia meridionale e centrale. Essa ci dk le
antiche regioni co' nomi di lapigia, Messapia, Peucezia, Dau-
nia, Brettia, Lucania, Piceno, Umbria, Etruria, Lazio, Sabina,
48 GLI HETHEI-PELASGI
Sannio, ed altri; e i nomi delle citta di Otranto, Lupie, Uria,
Canosa, Siponto, Larino, Reggio (Rekion), Medama, Atina lu-
cana e Atina campana, Casino, Venafro, Isernia, Tarracina, Cir-
cei, Sezze, Signia, Norba, Cora, Alatri, Ferentino, Yeroli, Ar-
pino, Tivoli, Curi, Reate, Catilia, Issa, Tarquinia, Cortona, Sa-
turnia romana ed etrusca, Gosa, Ruselle, Volterra, Yetulonia,
Fiesole, Todi, Adria abruzzese e Adria veneta, Padova. I nomi
de' principal! fiumi sono Esi, Tronto, Aterno, Tiferno, Tebro,
Ofanto (Aufido), Grati, Siri, Bradano, Sarno, Yolturno, Arno.
Nomi di monti piu noti: Gargano, Yesuvio o Yesvio, Apen-
nino.
I nomi da noi ricordati nonche esser tutti, sono appena un
picciol numero, ma de' piu importanti per la soluzione del pro-
blema propostoci ch'e, senza dubbio, cronologico insieme ed
etnografico. Ora il nostro ragionamento e questo. Tutti i nomi
riferiti di regioni, citta, monti e fiumi dell'Asia Minore, delle
isole dell'Egeo, della Grecia e dell' Italia, sono nella massima
parte i piu antichi che si conoscano, ma sono altresi nelle loro
radici i piu oscuri ed impenetrabili aH'indagine etimologica.
Tutte le prove fatte fin qui da valorosi glottologi, particolar-
mente dal Gurtius, vennero meno, conciossiache egli stimasse
doversi interpretare siffatti nomi con 1'aiuto delle lingue indo-
europee, mentre d'indo-europeo non hanno che la sola forma
e terminazione greca o latina, perciocche non altronde ci sono
pervenuti, massimamente i nomi geografici d'Asia e di Gre-
cia, se non dagli antichi storici, poeti e geografi greci o che
usarono greco idioma. II significato, ch'era 1' importanza, resta
tuttora ignoto. Gertamente se quei nomi fossero stati dati alle
regioni, citta, monti e fiumi da popoli arii e di lingua aria,
noi gl' intenderemmo con 1'aiuto de' molteplici idiomi indo-
europei.
Se dunque cotesti nomi interpretati per via di radici arie
non danno verun significato, o se lo danno per qualcuno, piu
o manco vago ed incerto, per tutti gli altri la chiave non apre,
la conseguenza che legittimamente ne discende e che i nomi
non sono arii e pero non furono dati dagli Arii. Ma essi, come
NEL CONTINENTS ELLENICO 49
dicevamo, sono i nomi originarii o certamente i piu antichi
che gli Arii ritennero e conservarono, dunque i popoli che
primi posero que' nomi non erano Arii. Dunque i primi che
occuparono le regioni e che fondarono le citta che portano quei
nomi furono popoli di stirpe e di lingua diverse dalla stirpe
e dalla lingua degli Arii. Dunque i primi o almeno i piu an-
tichi popoli d'Asia, dell'Egeo, della Grecia e della maggiore
e piu illustre parte dell'antica Italia non furono gli Arii.
Ora, esclusi gli Arii, non e mestieri che ci si domandi chi
furono quei popoli che occuparono e denominarono nel loro
idioma, le contrade e cittk delPAsia Minore e delPisole del-
FEgeo, attesoche nel 1 Volume di questo lavoro e nella prima
parte del 2 che veniamo scrivendo e pubblicando nel nostro
Periodico, abbiamo gik provato che quei popoli furono gli
Hethei-Pelasgi, come similmente proveremo della Grecia e
della nostra Italia meridionale e centrale, compresa 1'Etruria.
DelPItalia settentrionale, salvo il paese degli Eneti con Padova
ed Adria, noi non abbiamo in animo di ricercare le origini,
perciocche il nome d'ltalia fu esteso a quelle terre in tempi
storici e per cosi dire recenti. Gli Hethei-Pelasgi, secondo noi,
non posero piede nelle regioni alpine e subalpine; se vi fos-
sero andati, un qualche avanzo di mura pelasgiche ce ne fa-
rebbe fede, come ce Fattesterebbe di pari qualche nome di
origine pelasgica; cio che non si e finora notato.
Un'altra applicazione del principio dianzi posto, crediamo
potersi fare in riguardo de' cosiddetti Aborigeni, de' quali par-
lano gli scrittori romani e greci considerandoli quali primitivi
abitanti del Lazio e prima che prendano il nome di Latini,
lasciato quello di Casci. Alcuni opinano che cotesti Aborigeni
sieno autottoni, altri che sieno stranieri venuti da lontanissimi
paesi, ed altri flnalmente, ch'essi costituivano la parte non
pelasgica de' popoli latini, co' quali si unirono e formarono col
tempo una sola gente, i Latini, ed ebbero una sola lingua
mista di voci arie e pelasgiche diverse totalmente dalle gre-
che. Noi, al contrario, avvisiamo non esservi stati popoli col
nome di Aborigeni nel Lazio e nella Sabina, dalla quale sareb-
Serie XVI, vol. VL, fasc. 1099. 4 24 marzo 1896.
50 GLI HETHEI-PELASGI NEL CONTINENTE ELLENICO
bero usciti per fare il conquisto del Lazio, e che cotesti Abo-
rigeni non furono che gli Hethei-Pelasgi, primi o piu antichi
abitanti della Sabina e del Lazio. II nome infatti di Aborigeni,
secondo altri, Aberrigeni, non puo essere un nome primitivo
di popoli perciocche nome astratto e indeterminate e di radice
manifestamente aria, laddove i nomi delle tredici citt di questi
stessi Aborigeni o Aberrigeni, tramandatici da Dionigi d'Ali-
carnasso che li cita da Varrone, non sono nomi arii si bene
pelasgici, come di arte pelasgica sono gli avanzi delle mura
che in esse si veggono, e pelasgiche di nome e di costruzione
sono eziandio le citta del Lazio che ancora esistono. La somi-
glianza pertanto fra le citta pelasgiche della Sabina e del Lazio
non altro prova se non che i popoli della Sabina e del Lazio
appartenevano alia stessa famiglia ed esercitavano le stesse
arti. Che i Latini sieno stati colonie de' Sabini Aborigeni non
e provato ne si puo provare, mercecche i Pelasgi del Lazio
non necessariamente dovevano venire dalla Sabina, ma pote-
vano venirvi parimente per la via del mar Tirreno ovvero per
terra, dalla parte de' Marsi ovvero dalle contrade a mezzodi
del Lazio, sedi anch'esse de' Pelasgi. Ma ondunque si vogliano
far venire queste prime e piu antiche genti d' Italia, certa-
mente non furono arie, si bene hetheo-pelasgiche. Gli Arii vi
verranno piu tardi dal settentrione d' Italia, non per recare la
civilta che nel Lazio era antichissima, ma per prendervi parte
e ammirarne le opere meravigliose. I terramaricoli, piccole
tribu senza nome al mondo, che si dicono in possesso della civilta
medesima della Roma primitiva e autori dell'etrusca, sarebbero
antichi italici e i nostri gloriosi antenati. Essi uscivano dalle
loro capanne, che di case in pietra non seppero, e le loro citta
edificavano sopra rialti di terriccio difesi d'argini e di fosso.
A riscontro di siffatte citta e della Roma primitiva costruita su
questi modelli, il Lazio mostrava gia da secoli le superbe citta
pelasgiche di Norba, di Cora, di Alatri, di Ferentino, ed al-
trettali, che all'occhio del terramaricolo dovettero parere Topera
non di mortali si degli dei. Ma di cio sara detto a suo luogo,
quando, volte le spalle alia Grecia, dirizzeremo la prora a' patrii
lidi.
LA DONNA NELLE INDIE ORIENTALI i
v.
Intorno la natura della educazione femminile, che pratica-
mente e il punto piu importante del presente argomento, diro
fin da principle senza timore di errare, che in generale 1' edu-
cazione moderna, tanto favorita anche qui nell' India, ha preso
una piega non buona o certo non solida. Ed eccone in breve
le ragioni.
Primieramente 1' elemento religiose non fa parte sostanziale
delFeducazione, e ad ogni modo non e Felemento religioso
vero. Ci potrk essere qualche cosa di religioso, ma non quello
che vi deve essere e che solamente puo produrre salda e ferma
educazione. Tale elemento, dove pure s' introduce, rimane nei
termini piu vaghi, e lascia libero ognuno di seguire quel che
crede bene, non quello che 1' esistenza di un Essere Supremo
impone.
In secondo luogo Feducazione, che si vuol impartire, e preci-
puamente secolare, come trovo scritto nel periodico indiano piu
sopra citato : Le nostre donne, egualmente che gli uomini,
richiedono un' educazione assolutamente pratica e mondana 2 .
D' altra parte qual altra educazione possono promuovere i
poveri Indu, poiche essi non credono ne alia loro religione,
ne alia nostra. Di fatto la loro educazione e semplicemente
secolare e civile ; le manca Fanima, e tutta si riduce ad este-
riorita, che danno un po'di lustro alia donna, lasciandole il
cuore come era prima. Anzi questo sarebbe ancora il minor
male ; che le fanciulle escono da cosiffatta scuola vane e su-
perbe che muovon pieta.
1 Vedi quaderno precedente e la nota apposta a pag 1 . 665.
2 Nella pratica le scuole governative non danno nessuna istruzione re-
ligiosa, e credo che anche nelle altre scuole, non dirette dai missionarii, non
si insegni relig'ione.
52 LA DONNA
In terzo luogo Peducazione, che si vuol cosi impartire, non
e per nulla acconcia alia donna ; la quale dalla natura stessa
e fatta casalinga, e quindi bisognosa di tale educazione che
la perfezioni ne' suoi propri ufficii. Si desidera invece ch'ella
partecipi della educazipne propria dei giovani, onde parlai nella
prima mia corrispondenza a codesto periodico della Civilta Cat-
tolica *; quindi si desidera che le fanciulle indiane sostengano gli
stessi esami di matricolazione, F. A., B. A., M. B. (Primo Esame
nelle Arti, Baccelliere nelle Arti, Baccalaureate in Medicina),
pe' quali si presentano i giovani. Nel fatto non mancano giova-
nette che si sottomettono a questi esami ; ma fortunatamente,
il buon senso impedisce che il numero delle medesime sia
grande, almeno per F. A., B. A. ed M. B. 2 .
Da cio si scorge che, quantunque non si dica apertamente,
la tendenza di una tale educazione e di eguagliare il sesso
debole al sesso maschile, pervertendo cosi 1'ordine ammira-
bile della natura.
In quarto luogo il cattivo avviamento della educazione fem-
minile apparisce da questo, che, sebbene qui in India la me-
scolanza dei sessi nelle scuole non si spinga molto per le non
poche difficolta che s' incontrano, pure si favorisce e si vedo
assai di buon occhio, giudicandola produttrice di grandi beni.
Di fatto, affermano che fra gli Eurosiani e gl'Indiani Oriental i
(East- Indians) si dovrebbe promuovere ; si dovrebbe inveco
soltanto raccomandare agli indigeni, senza soverchia insistenza,
se questi proprio vi si riflutano. Affinche non si creda che io
esageri le cose, tradurro alcuni passi del Journal of Educa-
tion, periodico indiano, assai letto nella Presidenza di Madras.
Esso scriveva in questi termini nelPagosto del passato anno:
Io sentii dire e potei vedere coi miei occhi che le giovani di
una High School (scuola alta e quindi di giovani adulte), se sono
educate coi ragazzi, hanno piu dignita, tranquillita e padronanza
di se stesse, che non quelle le quali sono educate con ragazze
solamente ; perche i ragazzi, essendo insieme colle ragazze, im-
1 Vedi nostro quad. 1084 del 17 ag-osto 1895, pp. 501-510.
2 lb., pag. 502.
NELLE INDIE ORIENTALI 53
parano da esse un salutare ritegno nel loro tratto... Queste pa-
role vengono dalla bocca di Miss Page, ma da tutta 1'intonazione
dell'articolo s'intende che lo scrittore le fa sue. Poscia quest! con-
tinua. I promotori della coeducazione del sessi ci dicono che
1'effetto ovvio della separazione dei medesimi si e favorire 1'igno-
ranza e la rusticita mutua ; che 1'educazione dovrebbe ammae-
strarli nella faoilita delle relazioni tra loro e nella cognizione
del mondo, e che il riunire insieme i sessi raffina i giovani e
invigorisce le fanciulle. Non si creda tuttavia che tutti sieno
di questo parere. Anche in cio il buon senso prevale in molti,
e la commissione di educazione dell'anno 1882 diede questo re-
scritto : Le scuole miste, eccettuate le infantili, in generale non
sono adattate a questo paese (India) ; non si deve incoraggiare
che le ragazze frequentino le stesse scuole dei ragazzi, salvo nei
luoghi dove le scuole delle fanciulle non si possono mante-
nere.
Finalmente la falsa piega della presente educazione si conosce
dal frutto che essa reca, ed e che le ragazze sono obbligate
ad imparare una quantita di cose che loro non servono a nulla,
e poi non hanno tempo d'imparare a cucire e a cucinare;
sicche, quando si maritano, non sanno preparare un po' di cibo
o aggiustare il vestito ai loro mariti. In prova di cio rechero
un fatto, accaduto pochi mesi sono. II compianto Mons. Ve-
scovo Pagani m'aveva incaricato della direzione d'una scuola
di giovanette cristiane che stava per aprirsi. Ora i genitori
delle fanciulle mi pregarono di fare si che le loro figliuole
imparassero anche un po' di cucina, il cucito ed altri simili
lavori, in guisa da riuscire poi donnine savie e tali da poter
guidare e governare la propria famiglia. lo promisi per parte
mia che avrei fatto il possibile; ma come mantenere la pro-
messa se i programmi governativi comandano un mondo di
cose e le povere monache appena trovano tempo da insegnare
le piu important! tra le prescritte? Questo e certo, che uno dei
lamenti piii comuni in queste missioni e che le fanciulle, edu-
cate secondo il sistema moderno, sanno tante e tanto belle
cose, eccetto quelle che dovrebbero sapere. Or la cagione del
54 LA DONNA
grave sconcio non si deve attribuire alle maestre, ma bensi al
sistema stesso che non risponde, per quanto si cerchi di adat-
tarlo nella pratica, al vero bisogno delle fanciulle.
VI.
Rispetto ai mezzi che si usano per Peducazione femminile,
il primo e principale promotore della medesima e il Go-
verno, il quale a questo fine adopera tutti i mezzi che stanno
in sua mano, senza offendere nessuno. In primo luogo esso
non lascia passare occasione, di cui non si approfitti in maniera
non ufficiale, a fine di meglio raggiungere si nobile intento ;
offre quindi alle fanciulle molte agevolezze, anche in confronto
dei maschi. Un potente mezzo di favorire 1'educazione sono i
cosiddetti scholarships, come gli chiamano qui, ossia stipendii
e aiuti pecuniarii, offerti agli studenti piii diligenti e phi va-
lenti per imprendere e continuare gli studii. Ora gli stipendii per
le giovanette sono sempre superiori a quelli dei giovani. Gosi,
a mo' d'esempio, il codice recentissimo ha il seguente spec-
chietto di stipendii, per il corso secondario (superiore al corso
elementare) e per il corso universitario.
Corso secondario Ragazzi Stipendio Ragazze Stipendio
inferiore 6. 9.
Corso sec. sup. 12. 18.
Collegio iunior 14. 21.
Collegio senior 20. > 30*
Inoltre la dove nel codice scolastico si propongono le con-
dizioni per gli stipendii da distribuirsi, si fa spesso una distin-
zione in due classi, per ragazzi e per ragazze, e quest' ultime
sono sempre le meglio favorite. Cosi la frequenza alia scuola
per i giovanetti deve essere di venti almeno ; per le fanciulie
bastano dieci. Parimente 1'etk delle ragazze ha privilegii : lad-
dove i ragazzi, se passano Teta dei 12, 15, 18 e 20 anni non
hanno stipendii, per le ragazze basta l'et di 13, 16, 19, 21 anni.
Ma e superfluo addurre altri esempii, dappoiche tutto il codice
e in favore delle ragazze. Inoltre, se si tratta di aprire scuole
per fanciulle, si offrono speciali agevolezze, sia nelle condizioni
NELLE INDIE ORIENTALI 55
apposte ai nuovi istituti, sia negli aiuti pecuniarii che per av-
ventura occorressero. Cosi, quando a Mangalore si apri la scuola
Vittoria per le Indiane, il Direttore della pubblica istruzione
stimo onore suo di presiedere all' apertura. Pochi anni fa, per
favorire T istruzione delle donne, il Governo diede speciali ispet-
trici alle scuole femminili, mentre prima queste erano visitate
dagli ispettori.
Un altro mezzo potente per diffondere 1' educazione e 1' isti-
tuzione delle training schools, cioe delle scuole normali per
donne, a fine di formare maestre, approvate dal Governo. Quivi
s'insegna la pedagogia; e perche la teorica sia confortata dalla
pratica, ciascuna training school ha congiunta una scuola,
detta practising school, nella quale vanno ad insegnare per
turno e a tempi determinati le ragazze della training school,
a fine di mettere tosto in pratica i precetti che man mano vanno
imparando intorno ai metodi d' insegnamento. Percio queste fu-
ture maestre fanno le loro lezioni alia presenza della maestra,
la quale poi le chiama in disparte e fa loro conoscere i difetti
commessi durante la scuola. Vi e in Mangalore uno di tali isti-
tuti. AI presente se ne sono formati parecchi altri nel Mofassil,
cioe fuori della capitale, nelle varie cittk e paesi della Presi-
denza. In Mangalore, oltre il cattolico affidato alia direzione
delle monache, v' ha pure un istituto protestante. La nostra
scuola cattolica fu fondata solo cinque anni fa, quando cioe si
mandarono tre monache a Madras per essere istruite nella
training school del Governo; queste ottennero il diploma,
ritornarono e poterono istruire altre ragazze per diventare
future maestre. E chiaro, che questo mezzo di natura sua e
assai acconcio a diffondere 1' educazione femminile.
VII.
Gio non ostante i frutti nella realtk non rispondono agli
sforzi. Faro solo una domanda ; qual e la frequenza delle fan-
ciulle indiane alia scuola ?
Stando alPultimo resocontodel direttore della Pubblica Istru-
zione, fra piu di 35 milioni di abitanti della presidenza di Madras,
56 LA DONNA
le ragazze che hanno 1'eta per andare a scuola sono 2,701,657
e di queste soltanto circa 106,000 la frequentano, dovecche i
ragazzi scolari ammontano a 750,000. Qui nel nostro South
Canara (Canara meridionals) la popolazione e 1,056,081 e gli
scolari sono circa 21,000, laddove le scolare sono solo 2,547;
a queste si dovrebbero aggiungere alcune altre delle classi piu
alte, che pero tutte assieme sono molto poche. Da questa sem-
plice somma si puo conchiudere che il numero delle giovanette
che vanno a scuola, sopra Tintera popolazione, e di molto in-
feriore a quello che altri potrebbe a buon dritto aspettarsi.
Se poi distinguiamo le giovanette cristiane dalle non cri-
stiane, si fara ancor piu manifesta la sproporzione. Almeno qui
in Canara, e credo esser cosi anche in altri distretti, la maggio-
ranza delle scolare e cristiana, sebbene la popolazione non cri-
stiana sia di gran lunga superiore, cioe di piu di un milione
d'abitanti, dovecche i cristiani non sono piu di settantadue mila.
Dunque la gran maggioranza delle ragazze Indu non vanno a
scuola !
Qui, per esempio, in Mangalore, ci si diceva che se apris-
simo una scuola per le giovanette Indu, queste non avrebbero
piu difficolta di frequentarla in gran numero, e ci si dava quindi
speranza che cosi per mezzo delle giovanette bene inclinate,
avremmo forse potuto convertire anche i pagani Indu. Ma il
fatto ci ha amaramente disingannati. Pochi anni or sono fu
aperta la scuola Yittoria, raffidammo alle monache del con-
vento di S. Anna, ed essa procedette sempre regolata in modo
da dare alle giovanette Indu quella vera educazione, che puo
renderle propense al bene. Parimente un anno fa la comunit&
dei Konkani (pagani) di Mangalore apri un' altra scuola per
le giovanette della loro casta. Ma ne 1' una n& Faltra di
queste due istituzioni puo vantare la frequenza, che si sperava.
VIII.
Terminero esponendo brevemente il programma dell'edu-
cazione femminile, il quale spargera luce anche sui punti che ab-
biamo svolto fin qui.
NELLE INDIE ORIENTALI 57
Bisogna distinguere il programma di quest! due ultimi anni
da quello degli antecedent!. II presente e calcato quasi per in-
tero sul programma per i giovani. Almeno nelle class! alte,
voglio dire, delle matricole F. A., B. A., non v'e nessuna diffe-
renza. Nelle class! inferior! c'6 questa difFerenza che, sebbene le
giovanette ed i giovani mirino ad ottenere la matricola, pure,
trattandosi di scegliere per gli esami inferior! tra le materie
dette optional, altre sono riservate alle giovanette, altre ai gio-
vani, altre infine sono comuni. Gosi, p. e., il lavoro d'ago (fancy
needle work) e Peconomia domestica si riservano alle fern-
mine, mentre la misurazione e Tagricoltura si riservano ai ma-
schi. Invece il programma antico differiva alquanto da questo ed
erameno irragionevole: cioe laragazza passava successivamente
i suoi esami, di Primary, Upper Primary, Special Upper Pri-
mary, Middle School l , come i ragazzi, colle piccole alterazioni
pero accennate sopra ; poi, se la giovanetta voleva perfezionarsi
ulteriormente, poteva attendere ad un corso speciale per donne
che terminava coll'esame detto Higher Examination for Women
e la finiva, se pur non voleva presentarsi per la matricola: che
non era proibito. Questo corso conteneva le seguenti materie :
1) inglese, 2) una lingua volgare, 3) aritmetica, 4) geografia,
e poi due a piacere dei seguenti optional subjects: a) geometria
e algebra, b) fisica, c) chimica, d) botanica, e) geologia, f) astro-
nomia, g] storia inglese, h) storia della letteratura inglese e
i) lavoro d'ago, cioe tagliare, lavorare di panno flno una bella
camicia alia europea, una giacchetta d'uomo e di donna alia
indiana ed un sottanino.
Come si vede un tal programma era piu ragionevole; che
la giovanetta poteva scegliere il lavoro d'ago e un po' di fisica
molto elementare od altra simile materia. E notisi che il lavoro
d'ago dovrebbe essere obbligatorio in tutte le scuole di donne.
Ma ora questo programma fu abolito e le povere giovanette
devono rompers! il cervello con Euclide, coll' algebra, colla
meccanica, e via dicendo. Aggiungasi che ora si suole insegnare
1 Di queste different! class! s'e ragionato nella Civ. Catt. quad. cit.
pag. 502 seg.
58 LA DONNA NELLE INDIE ORIENTALI
alle ragazze anche il drill, che 6 quanto dire gli esercizii mi-
litari.
Agli sforzi del Governo nel promuovere 1'educazione della
donna si associano di buon grado anche i preti cattolici e spe-
cialmente i missionarii europei. Ma il clero cattolico anzitutto
cerca di distruggere le tendenze pericolose della educazione mo-
derna e secolare, adattandosi bensi, per necessita, al sistema go-
vernativo, fin dove e necessario, m a poi aggiungendo dai tesori
della Ghiesa cattolica quanto le circostanze permettono. Inoltre
i missionarii stessi, per quanto possono, aprono scuole per
aiuto cosi dei cristiani come dei pagani. Gia ho detto che la
scuola Vittoria fu aperta dalla nostra missione mangalorese
con ispese non piccole. La missione poi ha procurato di perfezio-
nare le scuole che gia esistevano per le giovanette cristiane ;
tanto che la scuola del convento di S. Anna in Mangalore, per te-
stimonio della ispettrice oVernativa Miss Garr, si considera
come la prima della Presidenza. Ultimamente la nostra missione
ha riordinato e quasi direi rinnovato Paltra scuola parrocchiale
per le giovanette. Giascuna di queste due scuole, e segnata-
mente quella di S. Anna, e frequentata da molte fanciulle
cristiane e da parecchie pagane. In fine i missionarii pren-
dono cura, per quanto le circostanze permettono, dell' educa-
zione delle giovani pagane, coll' impartire loro una vera e soda
educazione. Quando si convertono le famiglie pagane alia re-
ligione cattolica, i missionarii cattolici si studiano d' istruire
con diligenza anche maggiore le figlie delle famiglie conver-
tite, come si pratica nel nostro catecumenato di Jeppoo in Man-
galore. Se il Signore ci concedera di cominciare le missioni
fra i pagani in una scala piu larga, speriamo di poter far molto
piu per la educazione delle giovani e cosi fornire alia societa
spose amorevoli e fedeli, madri di famiglia vigilanti e solerti,
cristiane insomma, che, avendo reso men travaglioso col loro
mite ingegno il terrestre viaggio ai loro cari, passino a rice-
verne guiderdone immortale in una patria migliore.
RITA
STORIA DI IERI
PREMONIZIONE.
A scrivere oggi il racconto di un avvenimento contempo-
raneo, che faccia crollare il capo per incredulita ed anche am-
mirare la fantasia dello scrittore, non e piu necessario ricorrere
alle finzioni del romanzo ; basta seguire le realt della storia.
GPintrecci piu bizzarri di casi, il raggruppamento piu strano
di vicende e lo scioglimento piii inaspettato di nodi li porge
Posservazione vigile dei fatti, quali, sotto i nostri occhi, si svol-
gono, a traverso il succedersi tumultuoso delle passioni, degli
errori, dei tradimenti, dei delitti e delle follie di un mondo, che
e, in gran parte, seriza Dio, senza fede, senza leggi; quantun-
que poi da mostre di una Provvidenza meravigliosa illuminate.
Chi nel suo mezzo vive od opera e vi studia le condizioni
degli animi, Pabbuiamento degli intelletti, la perversione delle
coscienze, le gare, le ansie, gli usi, i costumi, gli spassi, tra il di-
lagamento di miserie d'ogni sorta, non abbisogna di farsi poeta
per riuscire romanziere; n'ha d'avanzo di far si storico per riu-
scire poeta.
Questo pensiero ci e venuto alia mente, nel licenziare per
le stampe il racconto che or si principia a pubblicare: ed e
il pensiero stesso di un filosofo, che, del suo tempo, diceva
leggersi favole che parevano storie, e storie che parevano
favole.
Cio che, raramente forse, fu vero nel secolo suo, e dive-
nuto comunemente vero nel nostro. E Paverlo, a maniera di
premonizione, ricordato, non tornera per avventura inutile a
chi, leggendoci, dimandera: --Ma si contan favole, o si con-
tano storie?
La risposta e bell'e data.
60 RITA - STORIA DI IERI
CAPITOLO PRIMO.
Ogni rosa ha la ma spina.
I.
Tu, Claudia mia, sei proprio la piii fortunata delle donne!
Nulla ti manca per esser felice. Hai un prodigio di marito,
che, passati ventisei anni di matrimonio, ti seguita ad amare
come il giorno in cui t'ha sposata. Due flgliuoli, fiori di bel-
lezza e di bontk. Sei ricca, sei sana, sei santa, stimata e ben-
voluta da tutti. Non hai dispiaceri, non rimorsi, non pene di
cuore. La state vivi lontan dai rumori e dal soffoco della citta,
alParia pura di queste colline, in un soggiorno ombrato e fio-
rito, che e un paradisino di delizie. Beata te, cbe sei nata sotto
una buona Stella ! II cielo davvero ti e stato propizio ! A volte,
quando, nelle mie tante angustie, penso a te, parmi che tu in
te accolga Pideale della felicitk, possibile a godersi in questo
mondo.
Cosi, con interrotti sospiri di amichevole invidia, sfogava ad
una signora di etk provetta i suoi sentimenti un'altra piii gio-
vane signora, nelPassidersi che facevano insieme al rezzo di
un bosco, dopo passeggiato alquanto pei pergolati del giar-
dino di una villa sontuosa. E Tasolare di un carezzevole ven-
ticello, a quell'ora, che era la meridiana, ai raggi di un sole
ancor cocente, non e dubbio che, piu che al passeggio, invi-
tava alia quiete. Ne miglior posto le due signore avrebber po-
tuto scegliere, per riposare ed aprirsi a vicenda liberamente
il cuore ; avvegnache, ad aprire il suo, si mostrasse piii pronta
e facile la giovane, che non la piu anziana ed invidiata Claudia.
Tu dici bene; rispose questa, adagiandosi in un rustico
sedile, appoggiato al tronco di un grosso platano. Sarei in-
grata a Dio, se non riconoscessi le prosperitk che mi ha con-
cesse. Le riconosco e gliene rendo grazie ogni giorno. Tu
pero, Virginia, non m'invidiare. Credi, che non tutto quello
GAPITOLO PRIMO. OGNI ROSA HA LA SUA SPINA 61
che riluce e oro. Per tutti la vita e un intreccio di spine e
di rose. Chi piu, chi meno, ognuno ha le sue punture.
- Ma tu dove le hai, o le senti ? Ne si veggono, ne s' in-
dovinano. Debbon essere spine molto morbide e punture assai
miti. Le mie invece, sto per dire che le porto in fronte.
Oh, lasciamo andare queste malinconie ! Tu ingrandisci
il mio bene ed esageri il tuo male. Pur troppo si e tutti cosi :
non raai contenti di quello che si ha.
Se tu non fossi contenta di quello che hai, meriteresti
di avere quello che ho io: un marito sempre duro, bambini
sempre malati, discordie in casa, disgrazie che, a cascarci
addosso, Tuna non aspetta 1'altra. Non fosse altro, tu sei con-
solatissima nei flgliuoli : e ti si avviene, che hai saputo alle-
varteli a perfezione.
- Questa poi non e lode mia. A Marco ed a me tocca sol-
tanto quella di averli messi nelle mani di chi ce li ha tirati
su beae. Ci costo assai lo staccarceli da casa, Aldo a nove e
la Rita ad undici anni. Questa, suo padre non finiva d' indursi a
levarsela d'attorno. Pareva che gli si schiantasse il cuore. Che
finalmente mi desse retta e si risolvesse, io 1' ho avuto in conto
di una grazia speciale della Madonna di Lourdes.
Ma il sacrifizio vostro oh, il bel compenso che ha ri-
cevuto !
- Si, e vero. La nostra gratitudine a quei buoni Padri del
collegio, che ci hanno educato ed istruito Aldo, sark eterna.
Di questo figliuolo non si possono fare se non elogi. Egli e
la speranza di suo padre, 1' allegrezza di sua madre, la perla
del nostro casato.
E la bellissima e graziosa Rita? Io mi figuro ch'ella debba
essere la tua gioia. Ah, se la mia piccola Giuseppina diven-
tasse piu tardi come lei, avrei per nulla tutte le tribolazioni
he soffro ! Non si direbbe che tanto ingegno, brio e spirito
si possano accoppiare con un'indole cosi amabile. A discor-
rere seco, vi sembra di trattare colla piu Candida e gentile
delle colombe. Claudia mia, quanto tu devi alle Madri che te
T hanno cosi formata! Gia, da per tutto godono fama di sper-
62 RITA - STORIA DI 1ERI
tissime educatrici. Sanno formare 11 cuore; e questo 6 tutto:
il cuore & 1'uomo.
II cuore ti so dir io, Virginia, che i buoni Padri me
lo hanno formato bello ad Aldo.
E le buone sue Madri, forsechS non lo hanno formato
bello anche alia Rita?
Non dico di no. Esse pure le si sono adoperate intorno.
Ma, cugina mia, formare il cuore 6 molto: 6 piu pero cor-
reggere il naturale carattere, che spesso tiranneggia il cuore.
Or in quest' arte i buoni Padri sono maestri. L' ho toccato con
mano. Aldo, col crescer degli anni, sotto la cura de' suoi edu-
catori, cosi veniva migliorando d'indole, che per me era un
incanto. Se tu Pavessi conosciuto piccino! Pareva un orsac-
chiotto: aspro, stizzoso, arrogante, manesco, intrattabile. Suo
padre n' era sgomento. Nel collegio, a poco a poco, ce lo hanno
rifatto. Coi principii della pietk soda e col battere il punto del
vincere s6 stesso e del raffrenarsi, per P amore di Dio e della
Madonna, ce lo hanno ridotto com'e: vivo, sensibilissimo, di
prima impressione ; ma poi padrone sempre di se. Quando mai
in famiglia avremmo potuto domarlo a tal segno ? Si dica quel
che si vuole: ma, per me, benedetta Peducazione di questi col-
legi! Avessi avuti dieci figliuoli, tutti e dieci li avrei dati ai
Padri !
II.
II colloquio delle due signore qui resto rotto, per la ve-
nuta improvvisa della Rita, la quale, in elegante abito e cap-
pellino da passeggio, con un giulivo sorrisetto, salutata la Vir-
ginia, sottovoce disse alia madre : La Tullia & arrivata ; il
legno & pronto; dunque si va.
Dove ?
Al Pino.
Ti ho pur detto stamani, che questa non era giornata
da visite, o da gite ; e ti conveniva tener compagnia alia zia
Virginia, che sta con noi cosi poco; parte domattina!
CAPITOLO PRIMO. OGNI ROSA HA LA SUA SPINA 63
Ma la zia Teresa, la Bice, PAnnetta, mi aspettano. Si
promise loro che oggi, senza meno, sarei andata. Yengono altre
loro amiche, mie compagne di convitto, per le grandi partite
di Croquet, con premii americani. Mancar di parola non si puo.
Si promise ! lo veramente non promisi nulla. Tu da te,
al tuo solito, ti mettesti innanzi e promettesti.
Rita mia, che secreti hai tu ora colla mamma? le di-
mando in aria scherzevole la Virginia.
Niente di secreto, zia. Rammento alia mamma un im-
pegno che si e preso.
- E dalli coll' impegno ! sclamo la madre un po' bruschetta.
Tutto da se, Paltro giorno, senza che io aprissi bocca, si obbligo
di andare oggi alia villa del Pino, per divertirsi colle due
cugine, figliuole della Teresa. Ed ora pretende di andarvi, e
lasciarti qui sola con me, per tutta la serata.
- Oh, se e per codesto, lasciala pur andare, ne ti dar
pensiero di me !
- Gara zia, scusi tanto: la sua visita non era saputa; mi
rincrescerebbe di fare, la al Pino, una figura non bella.
Te la risparmiero io la figura non bella; soggiunse la
madre. E presto fatto. Mando subito il cocchiere, con un mio
bigliettino di scusa alia Teresa.
No, Claudia, te ne prego, non privare, per cagion mia,
la Rita di un gradito suo divertimento; ripiglio la Virginia.
La quale, accortasi che la giovane arrossiva mortificata, si rizzo
tosto, Pabbraccio ed accarezzandola in viso : Rita mia, le
disse, tu devi fare sempre figura bella: bella nel mantenere
le tue promesse, e bella nel comparire come sei. Con quanto
garbo ti sai vestire! Va dunque, carina mia, e divertiti. La
mamma te ne da la licenza, per amor mio. Dico bene, Claudia?
- Ad un patto pero, soggiunse questa alquanto risentita;
ed e che sara tornata per 1'ora del desinare.
- Mamma, siate sicura che faro il possibile per esser
tornata.
- II possibile ? Devi esser tornata, ti dico.
64 RITA - STORIA DI IERI
E se la zia Teresa mi ritiene? Se le cugine, percb& non
parta, mi rinserrano a chiave in un salotto?
0, sai? chiamami la Tullia.
Non occorre. lo le riferiro 1'ordine vostro.
Ho capito! Virginia, abbi pazienza un momento; ed in
cio dire la madre a un tratto si alzo e, presa la Rita per un
braccio, passo nel piazzale, ov'era la carrozza ferma e pronta,
e con tono imperioso : Tullia, soggiunse, resta inteso cbe,
prima delle sette, sarete di ritorno. Ditelo da parte mia alia
signora Teresa. Non ammetto pretesti. La signorina deve desi-
nare stasera qui, con sua zia Virginia.
Sara puntualmente obbedita, signora ; rispose la Tullia.
Rimessa che si fu al suo posto, sotto il platano, la Claudia r
che mal dissimulava la patita alterazione : Perdonami, disse
alia Virginia, questa scenetta. Se non facevo cosi, la Rita ci
sarebbe tornata in villa a due ore di notte. Quando ella e in
quella casa, pare proprio che smemori, che perda la testa.
Si sa, e ragazza ! La trova compagne delFeta sua : la
gioventii ama i suoi pari. Qua, sempre sola con te, un pochino
si deve annoiare. Noi, da giovani come lei, volentieri ci spas-
savamo, colle parenti e colle amiche. Non te la pigliar tanto,
Claudia ! Se la tua Rita non ha altri demeriti che questo, puoi
ringraziar Dio.
La Claudia tacque, e con bel garbo cerco di sviare il ra-
gionamento. Pure chi ne avesse scrutato 1'occhio ed il sem-
biante, vi avrebbe letto qualche cosa altra, che le labbra non
esprimevano, ma dentro le amareggiava il cuore. E la Virginia,
che se n'era avvista, si penti fra se di averla prima, poco a
proposito, magnificata per la piu felice delle donne ; e tento,
con destra curiosita, di levarle di bocca la pena che pareva
tenesse chiusa nel petto. Fu pero indarno. La madre, amorosa
e prudente, si guardo dall'appannare in un menomo che il buon
nome della flgliuola, con inutili confidenze ad una cugina, la
quale non aveva nessun titolo di entrare a parte delle sue
materne tristezze.
Di fatto la sua parentela colla Virginia era assai larga;.
CAPITOLO PR1MO. OGNI ROSA HA LA SUA SPINA 65
e si dicevano cugine cosi per dire. Questa poi viveva lontano,
in tutt'altra regione dell' Italia ; di rado tra loro si vedevano,
e questa volta era per caso, di passata, al suo ritorno dai
bagni di mare; e il domani ripartiva, per raggiungere il ma-
rito, che 1'aspettava in una vicina citt ; ne si sapeva quando
piu si sarebbero incontrate. A che pro dunque scemarle il
buon concetto in cui ella teneva la Rita, con biasimi i quali, ri-
feriti altrove ad altri, avrebbero potato nuocere alle pratiche
che allora secretamente si conducevano, per collocarla?
III.
La signora Claudia, in quel tempo, era sui quarantasette
anni, e per verita, come 1'altra parente, quasi invidiandola,
aveva detto, sino allora era stata prosperata di molto. Poche
croci aveva portate e, tranne la perdita sempre dolorosa di
due bambini in fasce, queste poche erano state leggiere. Di
lei, nobile fanciulla da marito, i congiunti e gli amici solevan
dire, ch'ella era un partito ricco di dote e di doti. Ed e certo
che di quelle di natura e di ottima educazione era fornita a
dovizia.
A vent' anni fu menata sposa dal signor Marco, giovane
patrizio di una illustre e popolosa citt dell'alta Italia, in tutto
pari suo e degno di lei. Quest'unione fu benedetta da Dio nei
figliuoli, due soltanto dei quali erano sopravvissuti ai primi,
Teobaldo e Rita, minore questa di quattr'anni all'altro; ed ol-
tre cio, nella costante affezione mutua ed in quella concordia
di pensieri e di sentimenti, che e-il vincolo di pace delle fa-
miglie, e di due fa un cuore solo, duo in corde uno ; siccome
ebbe loro augurato il Vescovo, che ne aveva benedette le
nozze.
Teobaldo, ovvero Aldino o Aldo, come per vezzo fu poi
chiamato, era cresciuto robusto, vivace, studioso e costumato
quanto desiderare si potesse. Alle cure dei maestri, che nel
collegio si erano adoperati ad ammorbidirne il naturale ruvido
e selvatico, aveva corrisposto piu di quello che si sperava. La
Serie XVI, vol. VI, fasc. 1099. 5 27 marzo 1*696.
66 RITA - STORIA DI IERI
signora Claudia ascriveva la formazione di questo bello e buon
frutto a merito del Padri : essi per 6 attestavano, che il frutto
n& bello ne buono sarebbe riuscito, se la madre non gli avesse
inseriti nell'animo puerile quei semi di pietk e di santo ti-
more di Dio, che tanto erano loro giovati a correggerne la
impetuosa baldanza.
II giorno nel quale, dopo ottenuta negli esami rultima li-
cenza, Aldo fu ritirato dal collegio, il Rettore, accomiatandosi
dai genitori suoi, disse loro : Signori, coll'aiuto di Dio, noi
abbiamo cercato di fare la parte nostra. A nove anni, essi ci
han dato nelle mani Aldo, innocente e buono: a diciannove
anni, innocente e buono lo rendiamo loro. Pensino essi a te-
nerlo da conto, a preservarlo dalle corruttele del mondo.
Queste parole s' impressero nel vivo del cuor della madre,
la quale, oltrech& religiosissima, era delPanima del figiiuolo
sopra modo gelosa. Nei mesi delle vacanze le rammento spesso,
cogli occhi molli di dolci lagrime, al signor Marco; e puo
dirsi che conferirono a fargli prendere la risoluzione di non
mandarlo altrimenti a proseguire gli studii in una universita,
dove il giovane sarebbe stato esposto a pericoli di piu ma-
niere. -- Tanto e tanto, insisteva ragionando la madre, il no-
stro Aldo non avra bisogno di una professione, per vivere da
pari suo: & figiiuolo maschio unico. Non credo che potra e
vorra essere awocato, o medico, od ingegnere, od impiegato
del Governo. Troppo avra da fare, se avra voglia di condurre
bene il patrimonio che gli sara lasciato. Quando si dovra am-
mogliare, se avra giudizio, come si spera, potra ancora pre-
tendere una dote conveniente. Facciamogli dunque studiar legge
in private ; teniamolo con noi, sotto gli occhi nostri. Che im-
porta, se non prendera titolo e laurea di dottore ? Egli ha un
bel titolo di nobilta. Basta che sia istruito e sappia bene il
fatto suo. Tu intanto lo puoi introdurre pian piano nelPam-
ministrazione delle cose tue, mettergli in amore la campagna,
e dargli piu tardi la condotta delle lucrose officine, che hai
stabilite laggiu lungo il flume.
Al signor Marco, uomo assegnato e previdente, non sa-
GAPITOLO PRIMO. OGNI ROSA HA LA SJJA SPINA 67
rebbe rincresciuto che Aldo si abilitasse ad una professione,
posto pure che non la dovesse esercitare. La regola del pro-
verbio : Impara 1'arte e mettila da parte gli pareva savia,
in tempi come i presenti, nei quali avvengono tantf capitom-
boli e cadimenti di famiglie opulentissime. Molto piu che di
sola entrata delle terre diviene difficile campare da signore,
per le tasse che sempre aumentano, e per le rendite che sem-
pre scemano. Ma considero che il buon avviamento dato al-
1'industria di prodotti agricoli, in certi suoi possedimenti, la
quale gia fruttava bene e prometteva di fruttare piu nelPav-
venire, avrebbe potuto essere, in ogni caso, per Aldo una sor-
gente di vantaggi, superiore ai lucri di qualsifosse altra pro-
fessione. Per questo si arrese a secondare il desiderio della
consorte: ed il figliuolo fu trattenuto in casa ed applicato agli
studii di legge e di ragioneria, per quel tanto che gli andava
a genio ed alle mire del padre si confaceva.
N& si ebbe cagione di pentimento. Aldo si conserve cri-
stiano, morigerato, alieno dalle dissipazioni e dalle compagnie
licenziose; e divento cosi amante dell'agricoltura che, dopo
tre anni, comincio a menare vita piu da fattore di campagna,
che da gentil giovane di citta. La madre dentro n'era conso-
lata, e Aldo era proprio il suo gioiello, 1'occhio del cuore suo.
Piu innanzi talora gli tocco il tasto del prendere moglie.
Ma, scherzando, egli rispondeva sempre: - - C'6 tempo, c'e
temp^! Mamma, non abbiate fretta di farvi entrare in casa
una nuora. Prima mettete a posto la Rita; e poi mi sceglie-
rete voi la sposina. Dalle vostre mani Faccettero a chius'occhi.
Che dici, figliuol mio? Tu te Thai da scegliere da te.
A te deve piacere, non a me.
Ed io vi dico che, se piacera a voi, piacera anche a me.
Voi non mi potrete proporre altro che bonta sopraffina e bel-
lezza.
Ed aggiungi ancora dote ; perch& di sola bonta e bel-
lezza, in questa terra, non si vive.
Si, tutto quel che volete. Ma ora pensate a maritar bene
68 RITA - STORIA DI IERI
la Rita. Questo preme. lo vo pei ventisei: ma la Rita va pei
ventidue. Pensate a lei che e tempo.
IV.
La Rita era nata il fausto giorno dell'Annunziazione di Maria
Vergine, che e il venticinquesimo di marzo. La signora Claudia
Febbe in conto di un dono della Madonna, e voile che in ogni
modo la bambina quel giorno medesimo fosse battezzata, coi
nomi di Maria, per primo, e di Rita, per secondo. E Maria si
chiamo fino ai sette auni. Se non che, ad evitare scambii di
persona con un'altra Maria, sua coetanea, di un casato dello
stesso cognome, ma di ramo diverse nella citta, il signor Marco
amo meglio che fosse denominata Rita, che era il nome del-
Tava materna, la quale avevala tenuta al battesimo.
Sino dalF infanzia, questa figliuolina si mostro di un tem-
peramento placido e dolcissimo, che le appariva nel volto
sempre sorridente e nell'occhio pieno di soave gaiezza. II si-
gnor Marco n'era pazzo d'amore; ed alle volte, paragonando
la natura forastica di Aldino colla mite graziosita della Rita,
diceva celiando alia mogiie : Tu mi hai messi in casa un
angelo e un diavoletto.
Pero non ostante questo umore di tortorella, senz' ira e
senza fiele, ne' suoi capriccetti, ella dava segni d' invincibile
tenacita ; salvoche, invece dei pianti e delle bizze, usava gli
attucci e le carezze : ma quel che voleva, lo voleva. II si-
gnor Marco la chiamava la sua sirinetta, perche a' suoi vezzi
non sapeva resistere, e finiva sempre col concederle ancor
quello che la madre le negava.
Tra per questa tenerezza, che col tempo sarebbe nociuta
al bene della figliuola, e perche ella si mostro subito d' inge-
gno perspicace assai e svegliato, la Claudia si studio di persua-
dere il marito a chiuderla, come Aldo, in qualche convento in
cui, con una eccellente istruzione, avesse pure educazione solida
e squisita. Di ragioni ne recava molte. Marco pero, che ne
ammetteva il peso, ripugnava al distacco di questa figliuoletta,
GAPITOLO PRIMO. OGNI ROSA. HA LA SUA SPINA 69
della quale si deliziava; e s'ingegnava di procrastinarne 1'allon-
tanamento. Essa era gik nei dieci anni, ed aveva imparato
il meglio che s' insegna nel quinto corso elementare, e parlava
speditamente il francese e Pinglese, qaando al padre, riavutosi
da pericolosa bronchite, fu dai medici consigliata la cura delle
celebri acque di Cauterets nei Pirenei. La signora Claudia colse
a volo quest'occasione, per proporgli di accompagnarvelo colla
Rita, la quale potrebbe cosi fare la sua prima Gomunione nel
rinomatissimo Santuario di Lourdes, posto alle falde di quella
catena di montagne. La proposta piacque e fu eseguita.
II giorno quindici di agosto, sacro alFAssunzione della Beata
Vergine, la Rita, che, con gran fervore, vi si era apparecchiata
nel ritiro di un convento di suore, messa in candidi veli e
inghirlandata di flori, dentro la Rasilica, fu per la prima volta
comunicata da un Yescovo degli Stati Uniti d' America : e la
sera, cosi vestita e adorna com'era la mattina, con un bel cero
in mano, nella Grotta dell'Apparizione, ai piedi della mirifica
statua delP Immacolata, rinnovo le promesse del suo battesimo
e si consecro a Maria, assistita dal predetto Vescovo, dal padre
6 dalla madre, che si disfaceva in lagrime di pia gioia.
L'angelica bellezza di questa creatura, inginocchiata davanti
la bianca Vergine de' Pirenei, ed il suo divoto atteggiamento
commossero gli astanti, che nella Grotta erano affollati. Vi ebbe
un signore che, dopo contemplatala cogli occhi in pianto, disse
ad un suo vicino : Se io dovessi dipingere una sant'Agnese
in gloria, vorrei ritrarre quella fanciulla.
Rientrati nelPalbergo, la Rita salto al collo della madre e,
tenendola strettamente abbracciata : Ah, mamma, le diceva
col singhiozzo ; mamma mia, come sono contenta di aver fatta
in Lourdes la mia prima Comunione ! Lo debbo a te : e stato
un tuo pensiero. Sai ? Ho pregato tanto, tanto la Madonna per
te ! Che posso fare, per mostrarti di piii la mia gratitudine?
- Esser buona davvero e ubbidiente, figliuola mia.
Lo saro. Vedrai, mamma mia, che io saro la tua consola-
zione, e mi faro degna di essere anche sempre figliuola della
Madonna.
70 RITA - STORIA DI IERI
Ma se vuoi fare un gran piacere alia Madonna ed a me r
vuoi tu che ti suggerisca una cosa?
Di' pure. Per la Madonna e per te, faro ogni cosa. Voi
siete le due mie care mamme.
Ecco, dimanda tu a tuo padre che, per regalo della tua
prima Comunione, ti" metta al piu presto a fare i tuoi studii
in un convitto di signorine, che gP indichero io, e dove tu
starai come in un paradiso.
Perche non glielo dimandi tu ?
Perch6 sta bene, che tu gliene mostri il desiderio, come
frutto delle belle grazie, che Gesii e la Madonna ti hanno fatte
in questo giorno.
Mamma, credi tu che questo piaccia proprio alia Ma-
donna ?
Si, Rita mia; molto, molto!
E come lo sai ?
Goine lo so? La Madonna me lo ha detto al cuore, la,
nella Grotta, mentre tu le leggevi il belPatto di tua consecra-
zione a lei.
E come ti ha detto?
Mi ha detto, che gradirebbe tanto di'vederti in quel
convitto, che e un giardino, dove le bambine crescono come
odorosi gigli, cari al suo cuore, e che io ti faccia chiedere
questo favore a tuo padre.
Oh, allora glielo chiedo subito, avanti la processione colle
flaccole ; e gli diro che lo prometta alia Madonna !
La signora Claudia non finse punto ad arte colla figliuola:
ma affermava di essersi in verit sentita P ispirazione di cost
parlarle, e di essersela sentita come con lei si era espressa*
Marco poi poteva, in quel giorno, alia sua Rita negare la grazia?
Egli cedette e da buon cristiano, qual era, fece il sacrifizio
chiestogli alia Madonna; e la Rita, due mesi appresso, entro
lietamente nel convitto, dalla madre gi& divisato.
GAPITOLO PRIMO. OGNI ROSA HA LA SUA SPINA 71
V.
II convitto era de' migliori che si abbiano in Italia, retto
da signore religiose, in faraa di educatrici solerti e di valenti
maestre. Otto anni vi passo la Rita, la quale, fino dal principio,
si fece ammirare per la prontezza e facilitk nell'apprendere,
6 per Tamore e Pattitudine sua ad ogni sorta di studii. Nelle
scuole riportava costantemente le prime lodi ed i primi premii.
Coll' ingegno suo versatile, riusciva bene, non pure nelle varie
discipline di lettere e di scienze, ma nella musica altresi, nel
disegno e nei lavori d'ago e di ricamo, i piu complicati e sot-
tili. A dir breve, nel profitto niuna delle compagne 1'ebbe mai
superata.
Quanto poi i rari talenti suoi le guadagnavano di concetto,
altrettanto i non men rari altri suoi pregi le conciliavano di
affetto; in ispecie Pamabile mitezza del suo naturale, rispon-
dente alle grazie dell'aspetto avvenentissimo, del gaio favel-
lare e della leggiadra personcina, cbe pareva ideata da un
Angelico da Fiesole.
Per giunta, si mostrava semplice di modi e niente, nel suo
trattare, orgogliosa. Oltre cio, era d'anima illibata, pia e pro-
pensa alia divozione, particolarmente a quella della Beata Ver-
gine, della quale sapeva di portare il nome, che, dopo tornata
da Lourdes, voile da se riprendere, usando sempre dipoi dirsi
e sottoscriversi, com'era stata nominata nel battesimo, Maria
Rita.
Se non che la vaga rosa aveva la sua spina. Alia mente
acuta ed al cuore gentile si accompagnava in lei, per tempera-
mento di natura, un cervellino di sua pianta si ostinato, che si
piegava, ma non si rompeva. La sua non era caparbieta iraconda,
calcitrosa, arrogante ; era testardaggine blanda, melliflua, ca-
rezzante. Come da bambinuccia, cosi da giovinetta, con lei,
quando ella si era fitto nel capo un giudizio, una voglia, ne si
vinceva, ne s'impattava. ElPera flessibilissima negli espedienti,
irremovibile nella volonta. Non assaliva, ne insolentiva : tut-
72 RITA - STORIA DI IERI
t'altro ! Prendeva anzi aria di difendersi, di scusarsi, di per-
suadere con ragioni, che sapeva presenlare acconcissime ai
suoi intenti. E poi era sempre cosi garbata, rispettosa, man-
sueta, ed all' affascinante parola univa tali mosse di occhio, di
viso, di gesto, che, anche alle sue maestre, il contrastarla tor-
nava difficil parte. Percio la solevano rassomigliare ad una
manina di ferro inguantata di raso.
Assai le avvedute madri si adoperarono a correggerla, am-
monendola che riconoscesse questo suo capitale difetto, si vin-
cesse ed abbassasse la superbietta che, alia fin fine, della sua
piacevole caparbiaggine era radice. La piu affezionata di loro
spesso le ripeteva, sorridendo: Rita, Rita, cuore tenero e
testa dura!
Ed essa, alia sua volta, ricambiandole il sorriso, le pigliava
la mano, gliela lisciava, gliela baciava, se Paccostava alia
fronte' e soggiungeva : Eccole, Madre, la mia testa : me
1'ammorbidisca lei!
II caso fu che, da questo lato, 1'educazione sua resto im-
perfetta, massimamente perche ella non si rese mai ragione
di tale vizio del suo naturale carattere, non parendole grande
sconcio il veder le cose in modo diverse dagli altri ; tanto-
piu che, se ella voleva sodo quello che s' impuntava a volere^
non le sembrava mai di volere il male. Magra scusa di uno
spirito annebbiato da eccessiva presunzione di se.
La signora Claudia, piu tardi, si lagnava a torto che le
Madri avessero mancato di formarle la figliuola, come nel col-
legio le era stato formato Aldo: e gik qualche cenno di la-
mento aveva dato, nel suo parlare della Rita, con la signora
Virginia. Non considerava ella, che Aldo era di tempera ben
altrimenti manevole che la sorella, e dove la materia resiste,.
non vi ha magisterio di educatore che possa.
Povera signora ! La cugina le faceva il panegirico delle
sue felicita ; mentr'ella aveva 1'animo traboccante di un'ama-
rezza, che penava a celare : e la Rita appunto, che dall'altra
le era lodata quasi celeste colomba, era allora il tormento del
suo cuore.
GAPITOLO PRIMO. OGNI ROSA HA LA SUA SPINA 73
Questa benedetta figliuola era tornata in casa da due anni,
e si avviava pel ventiduesimo dell'etk sua. Gosi il padre come
il fratello, non vedevano Fora di bene allogarla ; al quale ef-
fetto venivano tastando il terreno, per trovarle un partito che
soddisfacesse. La madre tuttavia si mostrava fredda, e piu
fredda si dava a conoscere la Rita. Pel signor Marco e per
Aldo, questa freddezza di lei appariva strana, in una fanciulla
della condizione sua. Se talora il padre o il fratello gliene git-
tavano la un motto, ella, col suo risolino solito, volgeva loro
gli occhi pietosi, poi li chinava, soggiungendo : Oh, che
fretta avete voi due di mandarmi via di casa! Per ora non
ci pensate!
Per ora ! replied una volta sdegnoso il padre ; questo
per ora quanto ha egli a durare? Gli anni passano anche per
te : i buoni partiti sono come la fortuna, che va pigliata pei
capegli. che ti frullerebbe nel cervello 1' idea di farti suora?
Da quest' idea dovresti esser lontana le mille miglia !
La Rita, strette nelle sue le mani del padre : non ne
avere il timore ! riprese a dire con uno scroscio di riso ; 1'Or-
dine delle suore, tra le quali potrei entrare, ha da nascere
ancora ! Tu fa come la mamma, che ne di partiti, ne di suore
non mi ragiona mai.
Ed era vero. Ma la Rita non ne indovinava il perch e.
R1VISTA BELLA STAMPA
i.
ANTONII BALLERINI e Soc. lesu Opus Theologicum Morale in Bu-
sembaum Medullam absolvit et edidit DOMINICUS PALMIERI ex
eadem Societate. Editio secunda in nonnulis aucta et emendata.
Prati, Giachetti, 1892-1894. Sette volumi in 8 gr.
Appena nel 1889 vide la luce il primo volume di quest'opera
veramente magistrate del chmo P. Antonio Ballerini, noi I'annun-
ziammo al pubblico promettendo di fame una rivista, come prima ne
fosse compiuta la stampa ! . L'avere tanto differito il mantenere la pro-
messa,mentre dall'una parte ha messo al cimento la pazienza di tanti e
tanti che, aspettando, piu e piu volte ce la ricordarono per lettera, dal-
Taltra ha messo fuor di dubbio che il giudizio da noi allora da-
tone non fu esagerato. Per verita, non era appena comparso il se-
condo volume, e si dove incominciare una seconda edizione. Tanto
favore 1' Opus Theologicum Morale aveva incontrato presso i dotti !
E ove si ponga rnente che 1'edizione, di ben 7 grossi volumi, era
stata fatta di parecchie migliaia di copie, che il Compendium del
Grury-Ballerini si continuava a vendere in numero di piu di un mi-
gliaio di copie all'anno; ognun vede qual plebiscite sia stato
questo in favore di quell' uomo, che senza dubbio fu de' piu insigni fra
i Dottori della Teologia morale nel secolo XIX. Per altra parte il
nome del Palmieri (non meno illustre di quello del Ballerini) che
qua e la riempiva le lagune lasciate dall'Autore, godeva, in siffatte
materie, la fiducia di tutti, e giustamente. Per lo che noi crediamo
di potere asserire che se lo studio della Teologia morale in questi
ultimi 40 anni ha progredito e va dando, la Dio merce, cosi bei
frutti; se non in tutto, per certo in gran parte si deve all'innusso
benefico esercitato su di esso dal Ballerini, il quale colle sagge ri-
1 Vedi i Quaderni 952, 1023, 1036, 1038, 1040, 1063.
RIVISTA BELLA STAMPA 75
sposte, date agli innumerabili Yescovi e Teologi che, specialmente
dall'estero, lo consultavano ne' casi piu intrigati ; colla voce, per ben
25 anni fatta adire dalla cattedra nell'Universita Gregoriana, e cogli
scritti, moltiplicati senza numero e sparsi da per tutto, ha ottenuto di
guadagnarsi, se non il cuore, ben pero la mente di tutti gli studios!
della verita. Non e quindi fuor di luogo 1'osservazione fatta dal
Periodico Les Etudes, che cioe: amici e contrarii riconoscono in lui,
nel Ballerini, un Moralista eminente da aversi in conto di Maestro
della Scienza morale i .
Or bene un effetto tanto fuor dell'ordinario vuolsi ripetere dall'in-
gegno non comune dell'autore, dalla sodezza di dottrina, dal senno
pratico assai fine, dalla forza di raziocinio, dall'imparzialita di giu-
dizio, dalla critica inesorabile, dall'erudizione immensa. Questi sono i
caratteri dell' Opus Morale del Ballerini, caratteri, davanti ai quali una
mente desiderosa della verita e non travolta dalla passione rimane presa
e soggiogata. Quel po' d'acre che si ritrova per avventura qualche volta
nel suo stile, e noi confessiamo di buon grado non essere pregio
ma difetto, appartiene al modo non alia sostanza, e si deve al na-
turale delTuomo, vivo anzi che no; si deve all'amore ardente per
la verita, all' innata lealta d'animo, all'evidenza della dottrina difesa
e talvolta ancora agli attacchi non sempre giusti ne sempre cor-
tesi 3 ; ed e certo che trova o scusa o compenso nel pregio intrin-
seco dell' opera.
Che poi 1' Opus Morale contenga una sostanza veramente preziosa
apparisce evidentemente da questa breve analisi.
Primieramente, la dottrina proposta dal Ballerini e quella stessa
dei Dottori e Teologi cattolici antichi, e specialmente di S. Tommaso,
nelle cui Opere egli si mostra versatissimo, e dai principii del quale
sogliono d'ordinario prender le mosse le sue perentorie dimostra-
jzioni. Essa non e nuova; egli stesso Tha dichiarato apertamente
e ripetutaniente, e la tessitura stessa del suo discorrere e ragionare
lo dimostra ad evidenza, essendo moltissimi e prolissi i brani dei
Dottori che cita; e dunque la dottrina de' Maestri piu accreditati,
incominciando dall'Angelico fino a S. Alfonso de' Liguori. Aggiungi
che il piu delle volte la sua polemica s'aggira precisamente intorno
all' investigare con critica sagace quale fosse la mente dei Dottori
1 Etudes Religieuses. Paris, Retaux-Bray. XXVI. Anne'e. T, XLVIII.
Pp. 140-142.
2 Baata che il lettore ricordi per poco la polemica che il Ballerini ebbe
a sostenere contro i Bosminiani.
76 RIVISTA
da questo o quel teologo citati ; eppero il piu ed il meglio del suo
lavoro altro non e, pud dirsi, che un'esposizione esatta della loro
opinione. Questa prerogativa del Ballerini fu messa in luce dal
chmo P. Palmier! nella sua Prefazione stampata in fronte al I Yo-
lume. Et primo quidem, A. Ballerini, dice, in toto opere illud sibi
constantissime proposuit ut Theologiam Moralem ad veteres et puris-
simos fontes revocaret, unde profecta est, eamque idcirco exigeret
secundum magisterium summorum Theologiae luminum, et prae-
sertim S. Thomae, cuius doctrinam qualibet in quaestione, quam
S. Doctor attigit, fideliter refert. Cosi pure degli altri Dottori non
dubitavit integros textus et bene longos recitare, ut quid illi senti-
rent, apertum esset, atque eorum potius quam suis verbis contexta
tractatio Maiorum turn doctrinam turn demon strationis methodum
luculentius exhiberet l . E continua dicendo che non raramente il
lavoro del Ballerini si rassomiglia in qualche modo a quello del
Petavio ; conchiude poi osservando molto giustamente : Professus
est ipse non semel se nihil novi dicere, quod nempe iam a Scholae
Magistris dictum non fuerit, nee falsitatis argui potuit: id tamen
non prohibuit quominus subinde diceret nove 2 .
Lo stesso confessarono que' dotti che delTOpMs Morale diedera
un pubblico giudizio per le stampe. Cosi il periodico THE 3IoxTH
appunto per questa prerogativa dice che il Ballerini nella scienza
morale compie e perfeziona I'eclificw. In secondo luogo, continua^
possiamo rassicurarci della solidita e cattolicita della sua dottrina :
primo, per la fedelta con cui egli usa i criterii approvati dalla
Chiesa nel trarre le conclusioni... ; secondo (e qui cita il giudizio-
del Palmieri) perche il Ballerini adopera una nuova maniera d'in-
culcarci la vecchia verita, o piuttosto si direbbe meglio che le sue
straordinarie doti lo hanno reso capace fra molti illustri suoi con-
temporanei, di gittare una particolare luce, tutta sua propria, sul
campo intiero delle sue ricerche 3 . Un altro periodico, il LITERA-
RISCHER HANDWEISER, dice : Tutto il libro e uno spicilegio di un
numero indefinite di Autori, i cui detti illuminano le questioni del
Busembaum 4 . II raccogliere in uno tante citazioni ci mostra
1 Opus Theologicum Morale. I. p. VII.
' Ivi.
3 The Month. London. Ottobre 1889. Vol. LXVIL p. 278-282. Si vegga.
anche il quaderno del giugno 1890. pp. 276-281.
v Literarischer Handweiser. 1889, n. 493, p. 723.
DELLA STAMPA 77
1'acuto critico *. La stessa osservazione farmo la LINZEB QUARTAL-
SCHEIFT 2 , e la ZEITSCHRIPT FUR KATHOLISCHE THEOLOGIE 3 . LES ETUDES
KELIGIEUSES poi scrivono : L'un des traits caracteristiques de son
enseignement etait la predilection avec la quelle il revenait aux
vrais Princes de la Theologie, et par dessus tout aux principes et
aux th6ories de S<* Thomas 4 .
In secondo luogo quello che rende prezioso VOpus Morale e U
metodo di critica irreprensibile, che il Ballerini us6 sempre e con
tutti gli scrittori. Questo egli costantemente osservd : yim argu-
mentorura, quae ab aliis profemntur, expendere, seposito partium
studio et invidia 5 . E in eo studium suum impense collocavit ut
quid quisque dixerit, sincere referret ac falsas seu minus idoneas
aliorum citationes emendaret 6 . Ad ottener questo scopo cosi ne-
cessario, e non poco difficile, il Ballerini era aiutato dalla cono-
scenza che aveva di tutta la bibliografia moralistica 7 . L'impar-
zialita di giudizio, senza la quale e impossible la buona critica, era
in lui dote singolarissima. Essa si riduce tutta skYest est, non non;
ed il metterla in pratica con inflessibile severita non indica disi-
stima ovver disprezzo per questo o quel Dottore, si bene e segno
d'un amore lealmente operoso per, la verita, e segno di rettitudine
nella ricerca del vero. Sottoscriviamo pienamente in cio al giudizio
portato dall' ottimo periodico, LES ETUDES, che scrivono : Son respect
etait grand pour les Docteurs anciens ; mais, usant de son droit de
Theologien, il faisait librement la critique de leurs opinions, de leurs
arguments, des autorites par eux alleguees, eussent-ils nom Suarez,
Lugo, ou meme S.* Alphonse de Liguori; il ne les regardait pas
comme scientifiquement infaillibles,etil ne pensait point que le dernier
mot de la Th6ologie morale consistat uniquement a reproduire leurs
decisions et a trouver bonnes toutes leurs raisons 8 . E la natura delle
cose richiede proprio cosi. Per yerita, quando si argomenta dall'au-
torita, tutto sta nel dimostrare che i Dottori dicono veramente quello
che si crede che dicano, quello che si riferisce e conduce all'og-
getto della conclusione che si vuol dimostrare. Per questo e necessa-
rio in prima indicar bene 1'oggetto della conclusione ; poi determinar
bene la competenza dell'autore ; non enim perinde est, osserva
giustamente il Palmieri, pro aliqua amplectenda opinione siye auctor
1 1890, v. IV, p. 915. 2 RAUCH. Innsbruck 1891, IV, p. 778. 3 Ivi
p. 724. k Tom. XLVIII, p. 141. " PALMIERI nella Prefazione, vol. I,
p. VIII. 6 Ivi. 7 Zeitschrift filr katholische Theologie, an. 1889, IV,
p. 715 seg. 8 Etudes Rtligieuses, 1. c. p. 142.
78 RIVISTA
tibi sit S. Antoninus, sive Antcine,... * ; quindi determinar bene il
senso delle parole, non solo conie vengono prese communemente, ma
eziandio come sieno intese da questo o quel Dottore particolare, la cui
autorita s'invochi ; appresso presentar bene il valore delFaffermazione
o negazione, per esempio se espressa con un certo, evidens est ecc.,
o piuttosto con un forte, videtur, probabiliter dicer em... e cosi di se-
guito. Or bene questo lavoro, ben detto dal Palniieri opus emen-
dationis 2 , che apparisce dalla prima aU'ultima pagina di ciascuno
dei sette volumi dell' Opus Morale, costituisce I'immensa fatica e
addimostra la inesorabile critica del Ballerini ; e 1'aversela a male
in vedendo cadere a terra, como per incanto, certi castelli fondati
suir arena, manifesterebbe non altro che Vegoismo nella scienza, il
quale incaglia la sincera ricerca della realta, 1'amore per la verita.
CM a queste due doti preziose accoppii 1' acuto, robusto e pro-
fondo ingegno che il Ballerini, a detta di tutti, possedeva, compren-
dera di leggieri come prerogativa singolare dell' Opus Morale sia
il disciplinar la mente del lettore. Infatti lo studio del Ballerini
awezza la mente alle seguenti cose : a risalire ai proprii principii nelle
svariate conclusioni; a considerare le question! sotto il loro vero
punto di vista; a sceverare il sostanziale dalTaccidentale, il prin-
cipale dal secondario, il certo dalP incerto, secondo i varii fonti da
cui il teologo argomenta : 1'autorita della Chiesa, della ragione, dei
Teologi; a tener conto di tutto quello che puo chiarire, corrobo-
rare, o infermare il punto discusso o controverso. II che facendo
egli conduce la mente del lettore con raziocinio stretto, inflessibile,
limpido fino alle ultime conseguenze logiche; la sorregge a tener
sempre di mira il vero ed unico scopo del Moralista che e il punto
pratico, distinguendo bene il consiglio dalT obbligazione, le ragioni
sufficient! per consigliare, ma insufficient! per obbligare; la di-
rige a non perder mai di vista 1' essenziale, che e la salute eterna
delle anime. In questo modo lo studio del Ballerini, secondo noi,
forma un Moralista acuto, erudito, solido ed imparziale.
Ne noi siamo soli a cosi giudicare del Ballerini. Grande pure e la
stima in cui e tenuto dai piu dotti Teologi de' giorni nostri. II Lehmkuhl
dice che 1' Opus Morale contiene vastam eruditionem summumque
acfuumen 3 ; ed altrove : con breve esame delle ragioni (il Balle-
rini) divide con acume e chiarezza il probabile daH'improbabile 4 .
1 Vol. I, p. VIII. Ivi.
3 Theologia Moralis. Herder, Friburgi Brisgoviae, ed. VI, pag. 801.
fc Linzer Quartalschrift, 1890. IV, p. 915.
DELLA STAMPA 79
L'illustre Mgr. Gennari, oggi Assessors del S. Uffizio, chiama il
suo lavoro : classica opera postuma*. II Palmieri, il cui giudizio
fine ed imparziale e a tutti noto, dopo aver ricordato i Principi
della Teologia, S. Tommaso, Lugo, Suarez, S. Alfonso, prosegue:
Coetum tot Magistrorum, qui iam de re moral! optime sunt me-
riti ingreditur nunc Antonius Ballerini, cum honore et laude, nisi
totus fallor, excipiendus 2 . II Card. D'Annibale nella terza edizione
della Snmmida, della quale il primo volume vide la luce poco
avanti alia pubblicazione del primo volume delTOpws Morale, par-
lando del Gury soggiunge : Quern consultissimis adnotationibus lo-
cupletavit P. A. Ballerini S. J. praeclara eruditione, et acuto in-
genio, nulliusque merito addictus iurare in verba magistri 3 .
Ne minore e il pregio in cui tengono il Ballerini i periodic!
scientific! d' Italia, di Francia, di Germania, d' Austria, d' Inghilterra.
La SCUOLA CATTOLICA di Milano nel salutare il primo volume
dell' Opiis Morale dice: II nome del P. Ballerini... era divenuto
mondiale e la sua autorita in fatto di Teologia morale era presso
tutti assai grande 4 .
L' UNIVERSITE CATHOLIQUE parlando delle principal! recent! pub-
blicazioni teologiche date alia stampa in Eoma, Francia, Germania,
incomincia dicendo : La plus importante, croyons nous, est 1' OPUS
THEOLOGICTTM MORALE du celebre P. Ballerini 5 .
II POLTBIBLION lo dice : Un travail d'une tres haute valeur,
destine a prendre place dans toutes les biblioth6ques theologiques ,
soggiurigendo che les tresors de science et d'experience qu'il avait
amasses ne devaient pas etre aneantis 6 .
LES ETUDES RELIGIEUSES scrivono che pochi contemporanei sono
oggi celebri nelle scuole di Teologia come il P. Ballerini e che
il suo Opus Morale est une oeuvre vraiment magistrale 7 .
II MONTH dice che il Ballerini non fu secondo a nessuno dei
suoi contemporanei nella conoscenza della filosofia, dei Padri, e
degli scrittori scolastici, come mostrano le parecchie sue opere. Egli
era un consumato giurista civile e canonista 8 .
Consultazioni Morall ecc. Napoli, Artigianelli 1893, p. 270.
Vol. I, p. VII.
Summula Theologiae Moralis. Romae, Propaganda 1889. Pars. I, p. 12,
n. 84.
Quad. 198, giugno 1889.
LYON. Vilte. Nouvelle Serie. Tom. XIV, p. 603.
Paris. Janvier 1890 p. 29.
XXVI. e anne'e Tom. XLVIII. pp. 140-142.
Ottobre 1889 vol. LXVII. pp. 278-282.
80 RIVISTA
II LITERARISCHER HANDWEiSBR chiama Y Opus un' opera corn-
pita con una gagliardia da gigante, ricco tesoro, vasto e sodo la-
voro i .
LA ZEITSCHRIFT FUR KATHOLISCHE THEOLOGIE chiama il Ballerini, pro-
fondo ed acuto filosofo, conoscitore del Diritto canonico, confessore
assiduo, professore di Teologia morale per tanti anni nel Collegio
rornano, coiisultato as'sai, uomo di studio severo e assiduo, che co-
nosce tutta la bibliografia inoralistica e che pone ogni questione
nella sua vera luce 2 . L' Opus Morale rende un servigio singolare
alia scienza teologica non solo, nia anche alia vita pratica (la quale
naturalmente deve essere animata da quella).... ; e 1'opera di Teologia
morale piu vasta che sia comparsa in questo secolo ; opera che in
arnpiezza e solidita si collega e si riallaccia meritamente coi grandi
trattati di Teologia morale dei secoli scorsi 3 .
I nostri lettori gia sanno come il Kettore Magnifico d'una delle
piii illustri Universita d'Europa, nell'annunziar la morte del Balle-
rini ai suoi colleghi, lo chiamd il LUGO de' nostri tempi.
Kechiamo da ultimo il giudizio di uno dei piu rinomati Teologi
moderni, e versatissimo in tutto lo scibile teologico. II chmo P. Hurter
nel tomo III del suo Nomendator cosi parla del Ballerini : Mora-
listaruro. fere princeps hoc aevo extitit Antonius Ballerini. Parlando
delle sue note al Gurr, le dice eruditissimae sed sat acres.... eae
continent eruditionis thesaurum, produnt singularem iudicii sagaci-
tatem et saluberrime promoverunt solidum Theologiae Moralis stu-
dium. Ostendunt enini levitatem tot ratiuncularum quibus tarn facile
uti solebant Theologi Moralistae ad statuendas suas opiniones, osci-
tantiam in citandis auctoribus, levitatem in tractandis quaestionibus
raoralibus: hinc auctor censeri debet gravissimus, qui numquam
sine magna utilitate consulitur. IS Opus Morale lo dice Opus
plane egregium. E conchiude : Erat Ballerini non solum egregius
magister, sed et in casibus solvendis valde practicus, confessarius
expeditus, pauperum praesertim pater sollicitus 4 .
Abbiamo dunque nel Ballerini un Maestro sommo che insegno
e colla dottrina e colFesempio, che mentre con sana critica disci -
plina la mente alia speculazione, indirizza con prudenza non ordi-
naria ed addestra nella pratica. II suo norne nella storia della Teo-
1 Anno 1889 n. 493. pp. 722-724.
2 Anno 1889. Vol. IV. p. 715.
3 Anno 1891. v. IV. p. 778.
k Nomendator. Editio secunda. Tom. Ill, pp. 1445-1446.
BELLA STAMPA 81
logia Morale non morra; ma restera sfavillante di luce benefica, che
servira di guida e d' incoraggiamento per coloro che con solido
studio, con severa critica, ed aniino leale, seposito partium studio
et invidia, si danno con tutta diligenza alia ricerca della verita.
Ora, poche parole sul P. Palmieri (presentemente Teologo della
S. Penitenzieria) che nello scrivere 1' Opus Morale del Ballerini pud
dire Pars magna fui, avendone egli scritta una parte non piccola.
Tomato 1'illustre Teologo dall'Olanda in sulla fioe del settembre
del 1887, ebbe dai Superiori 1'uffizio di pubblicare gli scritti balle-
riniani sulla Teologia morale ; e si pose all' opera di tutta lena, tra-
vagliandovisi per cinque anni. Poiche, que' sette volumi che ora
noi vediamo, non erano gia un' opera del tutto finita (quale il Bal-
lerini da lungo tempo meditava) ma solarnente e semplicemente que-
gli scritti, ch'egli recava in iscuola e su cui faceva le sue splendide
lezioni al Collegio romano ; scritti, pero, che egli preparava per la
futura Opera morale. II Palmieri dunque, oltre ad aver quasi rim-
pastata tutta quella materia verificando e confrontando ogni cosa,
ha scritto trattati interi e interi capitoli di suo. In fatti, (per lasciare
le cose minori), nel II volume son del Palmieri il trattato de Sexto
praecepto et de Decimis; nel III de Servitutibus , de Testamentis
ecc.; nel IT de Statibus particularibus ; nel Y de Indulgentiis et
suffragiis, de Or dine,, de extrema undione; nel YI de dispensatio-
nibus matrimonialibus ; e nel YII de Suspensione et Irregulari-
tate. Le quali giunte 9^ Opus morale del Ballerini sono, a giudi-
zio di tutti, non inferiori in merito alle altre parti dell'Autore
principale.
II.
La Palestina d'oggi studiata e descritta nei suoi Santuarii e nelle
sue localita bibliche e storiche dal P. DOMENICO ZANECCHIA del-
V Or dine dei Predicatori ex professore di teologia nella scuola
di studii bibliti in Gerusalemme. Roma, tip. del Genio civile,
1896, Yoll. due in 16 di complessive pagg. 926. -- Prezzo L. 8.
Se havvi al mondo paese che meriti di chiamare a se lo studio
degli storici, 1'attenzione dei fedeli, la curiosita dei viaggiatori, questo
e certamente la Palestina, nella quale si sono svolti i piii grandi
avvenimenti del mondo, e tuttavia se ne conservano i monumenti.
Non e quindi a far meraviglia che, segnatamente da mezzo secolo
in qua, questa terra privilegiata siasi presa a studiare con diligenza
Serie XVI, vol. VI, fasc. 1099. Q 27 marzo 1896.
82 RIVISTA
ed ardore sempre crescente. Che ai giorni nostri, quando si ragiona
di fatti gravi, non si ama piu prestar fede cosi alia cieca a leg-
gende piu o meno in voga, ma si vuol saggiare ogni cosa a norma
di sana critica, e pero si vengono con lodevole gara moltiplicando
studii e ricerche nel campo della storia e dell'archeologia.
La qual sana critica alle leggende di Palestina deve rigorosa-
mente applicarsi anche per questo motive particolare, che, come tutti
sanno, se la tradizione s'era ivi mantenuta schietta e genuina fino
al principio delle Crociate, da quell'epoca in poi in molte cose fu
perturbata, intorbidata, e non poco perdette di sua purezza. In
questo secondo periodo, dice 1'egregio Autore, bastava che un in-
dividuo, tenuto dal popolo in conto di sapiente, avesse emesso il
suo parere sopra alcune localita, in modo speciale su quelle da lui
acquistate, perche subito cominciassero nuove tradizioni contrarie a
quelle che esistevano gia da secoli, non piu nel popolo (che, per
differ enza di religione o per altro motive, non aveva alcun interesse
a conservarle) ma nelle relazioni di antichi scrittori, le cui opere
preziose giacevano sotto la polvere delle biblioteche (p. IV).
Tornava dunque al tutto necessario il rimettere in luce le tra-
dizioni antiche, liberandole da quello strato di tradizioni fantastiche,
che si era lor sovrapposto nel medio evo ; e per far questo con si-
curezza, bisognava intraprendere uno studio piu accurate della Bibbia
nelle fonti ebraiche e nelle greche, esaminare le iscrizioni antiche,
disseppellire, per mezzo di ben diretti scavi, le sotterrate rovine del
passato, giovarsi insomma di tutti i sussidii dell'archeologia; che
cosl e non altrimenti sarebbesi messo un suggello d'autenticita al-
meno su quei luoghi, che giustamente si credono stati testimonii di
biblici o storici awenimenti.
Or questo appuntq da mezzo secolo si sta facendo da molti dotti
delle diverse parti d'Europa, a cui si sono ultimamente aggiunti
alcuni membri del clero secolare e di quegli Ordini regolari, che
hanno stanza a Gerusalemme : il centro poi di questa attivita stu-
diosa del clero e presso i KR. Padri Domenicani, che hanno ivi
aperto una scuola di studii biblici, sul luogo santificato dal sangue
del protomartire S. Stefan o.
In questa scuola fu teste per due anni professore di teologia
il ch. P. Zanecchia, nel. qual tempo non lascid passare occasione
di studiare la Palestina, percorrendola su e giu nelle province della
Giudea, della Samaria e della Gfalilea; ed ora ci presenta in que-
st' opera il frutto di quegli studii e di quei viaggi, quale poteva
aspettarsi da un uomo ben versato nella teologia, nella bibbia, nella
BELLA STAMPA 83
storied, nelle lingue oriental!, e forse assistito all'uopo dagli altri
dotti suoi confratelli.
Inconiincia egli dunque con alcune nozioni general! sulla Pa-
lestina, sui popoli antichi che 1' abitarono, sulla presente sua popo-
lazione mista di Turchi, Ebrei e Cristiani, sui costumi che ivi sono
in vigore, e sui luoghi storici che s'incontrano tra Giaffa e Geru-
salernme. Appresso ci offre in settantacinque pagine un bel com-
pendio della storia di Gerusalemme dalla sua fondazione fino al
Congresso eucaristico stato ivi recentemente tenuto, e quindi la
descrizione di essa e de' suoi immediati dintorni. Poi viene giu
descrivendo a mano a mano tutto il rimanente della Giudea, della
Samaria, della Galilea, con brevita e chiarezza, sceverando le cose
vere dalle false, e le certe dalle probabili. Di che quest' opera, oltre
all'essere una eccellente guida nel pellegrinaggio di Terra Santa,
tornera utilissima a tutti gli studiosi della Sacra Scrittura, e for-
nira insieme ai fedeli d' ogni condizione una lettura assai istruttiva
ed attraente.
Quanto a noi, francamente diciamo che ben di rado abbiamo
letto un libro con tanto piacere come questo; e ci auguriamo di
vedercelo presto tornar dinanzi in altra edizione, non solamente
fregiata al par di questa delle due piante di Gerusalemme e delle
carte topografiche della Giudea, Samaria e Galilea 1 , ma ornata altresi
di fototipie o incision! che ci mettano sott' occhio i principali Luoghi
Santi in queste pagine cosi bene descritti.
A proposito de' quali ci piace chiudere questa breve recensione
col bell'elogio, che il ch. Domenicano fa dei PP. Minori Osservanti.
Si deve, egli dice, alia benefica influenza delle scuole e alia co-
stanza di quest! figli di S. Francesco nel mantenersi per tanti secoli
fermi vicino ai celeberrimi santuarii del Cristianesimo, ad onta degli
assalti e delle persecuzioni alle quali piu volte sono andati soggetti,
se in Palestina si trovano alcuni indigeni che parlano italiano, se
vi sono ospizii per alloggio dei pellegrini, e se si possono tuttora
uffiziare i santuarii e celebrarvi la messa in rito latino. Sono percid
meritevoli di grande elogio e della pubblica riconoscenza (p. 32).
1 L'A. ha fatto anche eseguire una grande carta topografica dell' in-
tera Palestina, che si vende separatamente al prez^o di L. 2,50.
BIBLIOGRAFIA l
BATTISTA FLORINDO. Nuova crestomazia di sacri carmi latini,
antichi e moderni, raccolti per le scuole del Seminarii dal Cav. Flo-
rindo Battista K. Provveditore agli studi in riposo, con note di
Mons. Gualtiero Giamagli Arciprete della Cattedrale di Ancona.
Volume primo. Sacri carmi antichi. Angri, stab. tip. Battistino
Yescovile, 1895, 8 di pp. 223. L. 3.
Noi abbiamo tante volte lodato i irae. Noi dunque facciamo plauso al-
classici greci e latini e raccoman-
datone vivamente lo studio, che non
cadremo certamente in sospetto di
avversarli, se ora annunziamo con
onore la presente Crestomazia di
sacri carmi latini . In un'operad'arte
la forma & molto, e questa, nel caso
nostro, va imparata dai classici del
gentilesimo ; ma la forma non & tutto,
chfc parte principalissima e il con-
tenuto, la sostanza, il pensiero ; e ri-
spetto a questo, diceva giustamente
il Tommaseo, & piu verita in una pa-
ffina cristiana che in dieci dei Gen-
tili. Ne puo dirsi mancar del tutto
alia sacra innodia dei Padri della
Chiesa la stessa forma poetica: se
non vi e 1'eleganza di Virgilio e
d'Orazio, vi e un calore, uno slancio,
una efficacia che non teme confront! ;
e noi udiremmo volentieri quali poe-
sie 1'antichita pagana possa contrap-
porre al nostro Stabat Mater e al Dies
1'emerito Provveditore agli studii, che
ha compilato giudiziosamente questa
raccolta di carmi, tolti da una ven-
tinad'antichiscrittori sacri, mettendo
in fronte ad ogni carme un cenno
biografico dell'autore, (il qua! cenno
pero potrebbe qua e la essere piu
critico) e a piedi alcune note este-
tiche e filologiche di molta utilita.
A tutta poi la raccolta e fatto prece-
dere, oltre la bella prefazione del
compilatore, un magistrale discorso
del professore Enrico Casti, intito-
lato Gl'inni sacri al cospetto della
storia e dell'arte , che vivamente
invoglia del libro.
Aspettiamo con desiderio il se-
condo volume, che conterra i eacri
carmi latini moderni, 1'edizione del
quale ci auguriamo che riesca meno
scorretta e piu elegante della pre-
sente, che tale ei richiede ai tempi
nostri.
1 Mota. I libri e gli opuscoli, annunziati nella Biblio gratia, (o nelle Riviste
della. stampa) della Civilta Cattolica , non puo 1'Amministrazione assumeie
in nessuna maniera 1'incarico di provvederli, salvo che i detti libri non sieno
indicati come vendibili presso la stessa Amministrazione. Cio vale anche per gli
annunzi fatti sulla Copertina, del periodico.
L'AMMINISTRAZIONE.
BIBLIOGRAFIA
85
BECCARIA P1ETRO. Letteratura italiana ad uso de' Ginnasi e
Licei. Edizione ritoccata ed accresciuta il terzo. Torino, tip. Sa-
L. 3,30.
menti. A dir il vero, a noi sarebbe
piaciuto che 1'Oratoria fosse stata
messa innanzi alia Poetica, ed ancbe
avremmo amato qua e la, special-
mente nella seconda parte, tra i di-
versi quesiti un legame piu stretto,
che lasciasse scorgere meglio 1'or-
dine e il processo della trattazione.
Ma in compenso, questo libro non ha
nulla della consueta freddezza e noio-
sita didascalica: e scritto con una
leggiadria ed una vivezza che invo-
glia a leggere, e noi crediamo che
tutti gli studiosi gli faranno buon
viso; quindi non ci sara bisogno di
difendere questo povero topolino
dall'ugne de' gattoni (p. 5).
lesiana, 1895, 16 di pp. 640.
Lo scopo delPAutore e stato quello
d'iniziare i giovani alia Letteratura
italiana per via di quesiti e risposte
intorno ad essa. La materia e distri-
buitain quattro libri,ne'qualisitratta
della Grammatica, della Filologia,
della Poetica, della Oratoria italiana.
Nella Grammatica si spiega 1'Orto-
grafia, 1'Ortologia, 1'Etimologia, la
Sintassi. La Filologia comprende 275
quesiti intorno ad altrettanti voca-
boli o frasi o costrutti, che sono sag-
giati se siano o no di buona lega
italiana. La Poetica insegna prima a
fare i versi, poi le poesie nei prin-
cipali lor metri. Nell'Oratoria flnal-
mente si parla del discorso, delle sue
parti e dei varii generi di componi-
DE BEAUREPAIRE DE LAUYAGNY comtesse. - Saint Albert de
Messine de 1' Ordre des Cannes. Paris, P. Tequi, 1895, 16 di
pp. 292.
S. Alberto (f 7 agosto 1306) nato
di nobile prosapia in Sicilia, illustr6
1'Ordine Carmelitano colle austerita
e coi miracoli. Ora che il culto del-
1'oro, come osserva la scrittrice, e
giunto al grado d'idolatria, e conso-
lante ed istruttivo dare un'occhiata a
quegli eroi di Gesu Cristo,che pas-
sarono tutta quanta la vita nella mor-
tificazione, nella preghjera e nel sa-
crificio. A questo fine la S. a contessa
DELFINO. La Critica del Dialogo S. Paolo di Giovanni Bovio
pel Prof. Giuseppe D. r Delfino. Reggio- Calabria, 1895, 8 di pp. 41.
de Beaurepaire mette in bella vista il
raccoglimento di spirito ed il disprez-
zo dei beni terreni di S. Alberto. Le
notizie di questa vita sono attinte a
fonti sicure, tra le quali sono da
annoverare i Bollandisti. La lettura
di questo libro e attraente per una
certa aurea semplicita di narrazione
e per bonta di edizione, accresciuta
da molte incisioni.
II Dialogo del Bovio e una far-
ragine di error! filosofici, teologici
e storici, sgabellati con sicumera
olimpica e senza riguardi per la lo-
gica. Di che indignato il filosofo ca-
labrese Dr. Delfino, gli da un car-
piccio di santa ragione. II Bovio che
passa per filosofo e non sa mettere
insieme un argomento che non zop-
pichi, non sara lieto di vedersi stu-
diato e ritratto al naturale nelle
dotte pagine del Delfino. E il caso
di dire : Mulier incidit in virum.
86
BIBLIOGRAFIA
DE NEGRI FRANCESCO aw. Discorso giuridico sulla storia po-
litica d' Italia con un accenno a quella dell'Europa. Pisa, tip.
Yalenti, 1896, 8 di pp. 62. Cent. 80.
i limit! dell'ordine etico, non meno
naturale clie cristiano; e fa vedere
che in sostanza cardine della vera
giustizia politica e sociale resta sem-
pre il cattolicismo.
Checche sia delle divisioni razio-
nali, delle definizioni e delle appli-
cazioni che 1' ingegnoso.. Autore fa,
in questo suo discorso, del diritto,
certo e che egli si contiene dentro
DURSO. Yedi LEZIONL
FINALI C. Cristoforo Colombo e il viaggio di Ulisse nel poema
di Dante con lettere di F. Tarducci e una prefazione di G. Fran-
ciosi. Cittd di Castello, tip. S. Lapi, 1895, 16 di pp. XII-76.
Cent. 80.
II senators Finali nell'Ulisse dan-
tesco intravede il grande navigatore
e scopritor di terre Colombo : il Tar-
ducci dissente da lui e vigorosamente
sostiene un'altra interpretazione: ter-
zo fra cotanto senno entra il Fran-
GAETANI GIUSEPPE. - - I Mississipiani. 2 a edizione. Roma, tip.
G. Bertero, 1895, 16 di pp. 60. -- L. 1,00.
II famoso scozzese Giovanni Law presente lavoro passate in rassegna
ciosi, e si dichiara pel primo ; noi
dal canto nostro diciamo che questo
libretto e un bellissimo documento
di sapere e di cortesia, e puo ser-
vir di modello a tutte le dispute let-
terarie.
sotto la Reggenza di Filippo d'Or-
leans die nuova vita alia Compagnia
d'Occidente, che quindi prese nome
di Compagnia delle Indie, a fine di
usufruire le ricchezze della Luisiana,
corsa dal fiume Mississipi.
I partenevoli od azionisti che si
vogliano dire, vi fecero colle loro
frodi inaudite grossi guadagni e sif-
fatti affaristi ne andarono col nome
di Mississipiani. La narrazione dei
raggiri dei Mississipiani del secolo
scorso e parte preliminare all'espo-
sizione dei fallimenti fraudolenti dei
Mississipiani moderni di Francia, d'l-
talia, d'Austria-Ungheria, dell'Ame-
rica del Sud e di altri Stati. L'Au-
tore non si contenta di semplici af-
fermazioni, ma ogni cosa lumeggia
coi fatti particolari; le frodi dei for-
nitori dell'esercito e deH'armata, de-
gli appaltatori delle opere pubbliche
e dei banchieri, ed infine le solenni
assoluzioni dei medesimi sono nel
ed esposte coi loro foschi e tetri co-
lori. Perci6 la lettura ne e piacevole
ed istruttiva. Credetelo; die' egli,
al disagio economic vi hanno con-
corso in parte le nazioni armate, il
troppo sciupio di danaro, le specu-
lazioni improduttive, il poco rispar-
mio e la poca previdenza; ma quello
proprio che lo determina, e ii per-
vertimento del senso morale... giu-
stizia o liquidazione della societa mo-
derna. I capitalist! che hanno gua-
dagnato illecitamente ed i parassiti
di tutte le specie sono ora i veri
padroni del mondo: lo hanno sfrut-
tato, lo hanno ridotto un deserto, ed
ancora le loro brame non sono sa-
zie... si danno premi a chi da in
mano alia giustizia un brigante o a
chi uccide nn lupo: quali briganti
peggiori e lupi piu famelici dei Mis-
sissipiani antichi e moderni ? (pa-
gina 57-58).
BIBLIOGRAFIA 87
GAUDIANO LEONARDO can. dott. prof. Contro 1'abuso del diffe-
rire notevolmente il Battesimo. Capua, tip. Campano, 1895, 8 di
pp. 136. -- L. 1,00.
L'abuso incominciato ad intro- luppa la dottrina cattolica del pee-
dursi a Capua (e Dio volesse che non cato originate e della necessita del
altrove) di differire ai fanciulli no- battesimo; prova che la note vole di-
tevolmente il battesimo, fu occasione lazione di questo e riprovata dalla
che il ch. A. prendesse a combat- legge naturale, dalla divina e dal-
terlo con questo libro. Dopo dimo- I'ecclesiastica ; mostra le ragioni che
strato che e un rampollo del Mas- debbono indurre i genitori a solle-
sonismo e del Razionalismo, atterra citare il battesimo dei proprii figli.
gli argomenti su cui si appoggia, E un libro scritto con dottrina, con
cioe che i genitori son liberi di opi- chiarezza, con calore, e tratto tratto
nare come lor piace intorno al bat- con un certo colorito oratorio e poe-
tesimo dei proprii figli, che non e tico, che forse ad alcuni parra sover-
bene privare il fanciullo della sua chio, ad altri invece rendera piu gra-
liberta religiosa, che non accade ver- devole la lettura: andrebbe diffuse in
sargli in testa un po' d'acqua che tutti que' luoghi, e non sono pochi,
non val nulla ed anzi potrebbe dan- ne' quali e invalso il detto abuso.
neggiarlo nella salute. Ci6 fatto, svi-
GIAMPAOLO F. mons. Dialogo sul rispetto alle chiese e sulle
condizioni per bene ascoltare la Santa Messa. Preghiere e Indul-
genze. Siena, tip. S. Bernardino, 1895, 16 di pp. 42. Cent. 10.
Yendibile in Eipalimosani presso 1'Arciprete D. Nicola Minadeo.
GOMEZ D'ALCALA PEDRO. Alonso Cano. Storia spagnuola. Edi-
zione illustrata con 12 incision!. Genova, Fassicomo, 1895, due voll.
in 32 di pp. 182-190. -- L. 1,40.
GRAZIANO don GIOVANNI. L'avvenire. Canto. Vercelli, tipo-
grafia Coppo, 1895, 16 di pp. 32.
GROSSO AMBROGIO, arcipr. Tre rimedi efficaci ai mali present! .
Moneglia (Genova), Amministrazione del Periodico La Buona Se-
mente; Milano, Unione cattolica editrice ambrosiana, 1895, 16 di
pp. 128.
I tre rimedi, dei quali si parla in gioiello di libro spirituale per pratica
questo libretto, sono la confessione, istruzioneeper leggiadriadiedizione.
la comunione e la verginita. E un
GRUBER P. HERMANN S. J. Le Positivisme depuis Comte jusqu'a
nos jours. Traduit de 1'allemand par 1'abbe Ph. Mazoyer du Clerge
de Paris. Paris, P. Lethielleux libraire-Miteur, 16 di pp. 528.
II ch.Autore, avendo scritto il noto uscl dalle molteplici penne di quegli
volume intitolato : Augusto Comte fon- scrittori che gli si diedero a disce-
datore del positivismo, la sua vita e poli. Affine di dare alcun ordine alia
la sua dottrina, nel presente espone immensa materia del suo argomento
con somma diligenza le varie forme, divise 1' opera in due parti : nella
sotto cui il positivismo si estese e prima mette in mostra la doppia fa-
88
BIBLIOGRAFIA
e termina con una conclusione la
quale e una stringata e piena con-
futazione del positivismo. All'Autore
di questo scritto si puo meritamente
applicare il giudizio dato da Catullo
alia storia perduta di C. Nipote, che
Ausus... omne aevum tribus explicare
chartis, - Doctis, luppiter! et labo-
riosis in quanto che con felice ardi-
mento entro un volume non lungo
ci ha esposto 1'ampio sviluppo sto-
rico-filosofico del positivismo dal suo
fondatore fino a noi.
lange positivista costituitasi in Fran-
cia, 1'una dei dissidenti capitanata
dal Littre", 1' altra degli ortodossi con
a capo il Laffitte. A queste due ag-
giunge la terza ortodossa formatasi
nei paesi fuori della Francia special-
mente in Inghilterra. Nelia seconda
parte pone sott'occhio in primo luogo
lo svolgimento del positivismo indi-
pendente in filosofia, e poscia lo svol-
gimento del medesimo fuori della
cerchia filosofica. Dei moltissimi au-
tori positivisti, che cita, espone i prin-
cipii e vi appone un saggio critico,
HEUSER HERMAN I. Chapters of bible Study (Introduzione po-
polare allo studio delle sacre scritture) New York: The Cathedral
Library Association, 1895, 16 di pp. 182.
Quest'interessante operetta mette
in luce una serie di letture sulla
Sacra Scrittura, fatte 1'anno scorso
nella scuola cattolica estiva di Platts-
burg negli Stati Uniti. II ch. Autore
e professore di S. Scrittura nel Se-
minario Arcivescovile di Overbrook
presso Filadelfla, e con la competenza
che puo bene aspettarsi da un tale
uomo svolge tutti que' punti piu so-
stanziali in tale materia che devono
essere conosciuti non pure da ogni
cattolico, ma da ogni persona che si
professa religiosa, specie in un tempo
dove tanti discorrono della Bibbia
e nondimeno pochi sono pronti a ren-
derne retta ragione. La dimostrazio-
ne e sempre solida ma popolare in-
sieme e letteraria. II ch. Autore per
illustrare il suo soggetto dai punto
di vista letterario, storico e lingui-
stico, s'appoggia costantemente a' piu
LAVAL J. A. cure de Thouars. Notre monde terrestre. Son com-
mencement, son milieu et sa fin, suivi des Mondes celestes et
de leurs habitants. Tonneins, impr. GL Ferrier, 1895, 8 di pp. 32.
Fra le molte questioni che il dei quali 1'uno la poneva a dirittura
rev. Autore agita nel presente opu- nell'a. 1908,1'altropoi nell'a. 1921. No-
scolo, quella della fine del mondo tiamo ch'egli presuppone vera la pro-
egli la scioglie col dire che 6 Ion- fezia di S. Malachia (vedi la Civilta
tana abbastanza, contro due anonimi, Cattolica, quad. 1084, pag. 430-443).
riputati scrittori, e mentre abbella
le sue pagine con le loro autorita,
sparge luce assai viva suirargomento
che ha per le mani. Questo suo me-
todo, congiunto con una chiara e po-
sitiva dimostrazione di cio che deve
tenersi intorno 1'autorita ed il senso
della S. Scrittura, fa di questo libro
un manuale popolare pe' credenti
cristiani. I cattolici^non v'e dubbio,
per lo meno implicitamente ammet-
tono quanto devono intorno la parola
ispirata di Dio. Pero generalmente
essi non sanno dar pronta ragione
al momento opportuno di quegli ar-
gomenti e di quei principii, che ser-
vono a confutare gli errori correnti
e che sempre aiutano gli uomini di
buon volere nella ricerca del vero.
II manuale del Heuser pare scritto
apposta a questo fine.
BIBLIOGRAFIA 89
Parlando poi della durata straordi- del 19 marzo 1899, domenica di
naria del pontificate di 17 Papi, sog- passione ed antivigilia della festa
giunge: Leone XI22, dovendo rag- di S. Giuseppe. Si finisce coll'asse-
giungere almeno la media dei tre ul- rire che i mondi celesti probabil-
timi regni (di Pio VI, Benedetto XIV mente sono abitati.
ed Urbano VIII), non vnorira prima
LEZ10N1 CATECHISTICHE sulla missione spirituale delle Piccole
Sucre dei Poveri. Traduzione dal francese pel teol. Filippo Durso.
Andria, tip. Terlizzi, 1895, 16 di pp. 72.
Oltre la cura del corpo de' po- sto fine nobile, sono divisate nel pre-
veri vecchi, le piccolo Sucre nanno sente libretto minute e pratiche istru-
ancbe sollecitudine deH'anima dei zioni.
medesimi. A meglio raggiungere que-
LONGO BARTOLO comm. aw. Pel primo Congresso nazionale
mariano in Livorno cinque Yoti concernenti il secondo terzo e
quarto tema. Valle di Pompei, scuola tip. Bartolo Longo, 1895,
16 di pp. 45.
Ecco i cinque voti : per la riu- per gli spiritual! Esercizii in prepa-
nione delle chiese dissident! alia razione alia festa del Rosario: per
unita cattolica sotto gli auspicii della la propaganda del culto di Maria
Vergine di Pompei : per la propaga- nelle prigioni. Faccia la Vergine che
zione del santo Rosario: per ravvi- questi voti del suo zelante divoto
vare la recita delVAngelus Domini: vengano coronati di buon successo.
MARCELLING DA CIYEZZA M. 0. Suor Maddalena M. del Cuor
di Gesft (al secolo Carlotta Rosa Arnaldi) Madre Priora delle Car-
melitane Scalze nei Santi Pietro e Marcellino di Roma. Firenze,
tip. Ariani, via Ghibellina, 53-55, 1896, 16 di pp. 204.
In Maria Maddalena del Cuor di a p. 158, e che sia cosi, chiunque si
Gesu ebbe la gloriosa Madre Teresa faccia a leggere queste pagine re-
una vera e degna figliuola ; il Mo- stera pienamente persuaso e ne andra
nastero de' Santi Pietro e Marcellino santamente edificato. La quale let-
un esemplare di virtu perfetta; e il tura, oltre che utilissima, e resa pia-
Carmelo uno splendore novello, de- cevole dalla valente penna dell'Au-
stinato com'e a rifulgere di perenne tore, chiarissimo per non pocbi altri
e sempre nuova gloria, per averlo lavori di maggior lena. Elegantissima
fatto monte a se diletto il Signore. 1'edizione.
Cosi sta scritto, a modo di chiusa,
MEMORIE di un Pellegrino del primo pellegrinaggio maltese a N. S.
di Lourdes, 1895. Malta, tip. del Malta, 1895, 8 di pp. 60.
La descrizione del viaggio e dei gine e il contenuto del presente opu-
luoghi di Lourdes, 1'elenco dei pel- scolo. E insieme una memoria ed un
legrini ed un grazioso inno alia Ver- elogio della pieta de' Maltesi.
MESTRINER M. C. prof. Elementi di storia letteraria italiana ad
90
BIBLIOGRAFIA
Lo scopo propostosi dall'Autore
e quello di fornire una guida e come
un prontuario di cognizioni alia gio-
ventu studiosa, ed anche a quei mae-
stri che desiderano raccolti in brevi
pagine i fatti piu accertati della no-
stra letteratura; e questo scopo a noi
pare che sia stato felicemente rag-
giunto. Tutte le notizie storico-let-
terarie che sono prescritte dai pro-
grammi, e molte altre non prescritte
ma utilissime, qui sono raccolte ed
esposte con sufficiente larghezza. La
materia e distribuita secolo per se-
uso delle scuole secondarie. Verona, Padova, Fratelli Drucker, 1895,
16 di pp. 272. L. 2,75.
colo, e in ogni secolo, prima di par-
lare degli autori e dei loro scritti,
si da un' idea generale delle condi-
zioni civili, religiose e politiche della
societa, come di quelle che natural-
mente dovevano molto influire nello
spirito degli scrittori. I giudizi in-
torno a questi generalmente son giu-
sti, come accertate le notizie storiche,
almeno dei principal! di loro. Si e
anche avuto cura di dare alle donne
letterate un posticino un po' piu am-
pio di quel che si soglia da altri loro
accordare.
MONCADA CARLO CRISPO. La Biblioteca Yaticana e mons. Isi-
dore Carini. Ricordi. Palermo, tip. Davy, 1895, 16 di pp. 50.
11 Moncada nel presente opuscolo fine parla del catalogo dei codici
da contezza della biblioteca vaticana arabi, che il Carini fece compilare
e dei lavori fattivi da mons. Isidoro all'Autore.
Carini e dal P. Francesco Ehrle; in
MORI GIUSEPPE Sac. II Rosario in Terra Santa. Quadri biblici
illustrati. Roma, tip. Poliglotta della S. C. di Propaganda Fide,
1896, 8 di pp. 704.
dolorosi, gloriosi. Le incisioni sono
nulla meno di trentacinque, cavate da
fotografie prese sul luogo. Le dichia-
razioni poi che fa Tegregio A., cosi
dei fatti, come dei luoghi (di tutte
le quali noi non intendiamo farci mal-
levadori) sono ricche di erudizione
antica e moderna, ma esposta in ma-
niera allettante, non opprimente.Sif-
fatti pregi intrinseci all' opera, con-
Scopo dell'Autore e stato quello
di fornire ai fedeli un potente aiuto
per formarsi una esatta composizione
di luogo nella recita e meditazione
del santo Rosario, mettendo loro sot-
t'occhio, rappresentati in tanti qua-
dri, i fatti misteriosi che in quello
son rammentati, non che i santi luo-
ghi in cui avvennero, e gli uni e gli
altri illustrando con ben acconce de-
scrizioni. A tal fine, recatosi in Terra
Santa, ha scrutato ivi ogni cosa, ha
interrogato la tradizione, ha consul-
tato i dotti del paese ; e cosi n'e
uscita quest'opera, divisa in quattro
parti. La prima va tutta in premesse
sul Rosario, sulla Confraternita del
Rosario, sulla Terra Santa, su Naza-
reth, sul Santuario del Pater, ecce-
tera. Le tre seguenti descrivono 1'un
dopo I'altro i fatti e i luoghi relativi
alle tre classi di misteri, gaudiosi,
giunti agli estrinseci della nobile
edizione, c' inducono a credere che
questo lavoro storico critico tornera
accetto, non solo ai parroci, ai pre-
dicatori, ai direttori di confraternite
e di altri somiglianti istituti, ma an-
che a tutti quei fedeli a cui stanno
molto a cuore i luoghi di Terra Santa
e la divozione del Rosario, tanto rac-
comandata ed inculcata dal nostro
Santo Padre.
BIBLIOGRAFIA 91
NOYELLI NAZARENO. Saggi poetici. Castelplanio, tip. Romagnoli,
1895, 16 di pp. 68. Cent. 50.
No, non faremo a questo libretto si pare in questi versi medesimi, da
il viso deH'arme, come sembra te- cui traspira un'anima Candida, mi-
mere nella prefazioncella il modesto te, informata a buoni studii, benevisa
Autore venticinquenne. Igiovani van- ad Apollo, e promettente, in non Ion-
no incoraggiati, quando non sono al- tano avvenire, non che flori leggia-
tezzosi; e che tale egli non sia ben dri, frutti sapor iti.
NUO VE glorie di Maria venerata sotto il titolo dolcissimo Advocata
nostra nella chiesa collegiata di Provenzano in Siena. 29 giugno-
2 luglio 1895. Firenze, tip. A. Ciardi, 1895, 32 di pp. 112.
Cent. 20.
Con questo titolo il presente li- Curia Arcivescovile di Siena, nel
briccino, di 112 pagine, racconta tre quale, fra gli altri testimonii, ha de-
miracolose guarigioni operates! in posto con giuramento anche il me-
Siena, nella Casa madre delle Sorelle dico curante. Noi invitiamo gP in-
dei Poveri, il 29 giugno e 2 luglio creduli ai miracoli a leggere e stu-
del 1895, per 1' intercessione di Ma- diare queste paginette, intorno alle
ria SS. venerata ivi sotto I 1 invoca- quali niun sofisma e possibile. Al
zione di Advocata nostra, nella chiesa tempo stesso poi eccitiamo quanti
detta di Provenzano, della quale si hanno zelo per la fede e per la glo-
celebrava in quei giorni il terzo Cen- ria della Madre divina a propagarle,
tenario di fondazione. La narrazione acciocche si tocchi con mano che
e semplicissima e condotta colla mas- nella nostra Italia ancora Maria fa
sima veracita in ogni minima circo- bei miracoli, e che Ella e sempre
stanza. Nell' appendice e riferita la pur oggi quella tesoriera dell' Onni-
diagnosi medica delle malattie, da potenza di Dio, che e stata in tutti
cui le tre inferme furono risanate, ed i secoli del Cristianesimo. Maria heri
il certificate autentico del regolare et Jiodie, ipsa et in saecula.
processo fatto dei tre prodigii dalla
OPERA DEI CONGRESSI e Comitati cattolici in Italia. Sezione
Giovani del Comitato Diocesano di Yenezia II vessillo sociale .
Venezia, tip. Nodari, 1895, 16 di pp. 48. Cent. 50. Dirigersi
alia Sezione Giovani suddetta, S. Maria Formosa, 5254. Venezia.
In questo opuscolo si tratta della della sezione dei Giovani del comi-
inaugurazione solenne del vessillo tato diocesano di Venezia.
PERISTERO FAUST1NO. -- Nei Giardini della Leggenda. Edizione
riccamente illustrata. Genova, Fassicomo e Scotti, 1895, 32 di
pp. 163.
Belle e buone leggende che spar- graziosa e la stampa. Ottimo regalo
gono cari pensieri e invitano a virtu. alle famiglie.
Sono anche scritte assai benino, e
PIETRA GIOYANNI, sac. Le anime gementi del Purgatorio. Discorsi
BIBLIOGRAFIA
per quattro novene. Pavia, tip. del Priv. Istit. Artigianelli, 1895,
16 di pp. 452. -- L. 3,25.
si vogliano persoddisfare all'esigenza
differente degli uditori, alia cui ca-
pacita, gusto e bisogno, deve adat-
tarsi il banditore della divina parola;
quando si osservi Timbarazzo in cui
trovasi spesso il parroco, a cui d'or-
dinario fa difetto il tempo a prepa-
rarsi i suoi discorsi corrispondenti
per semplicita, brevitk e praticitk al
suo desiderio e bisogno; credo non
del tutto si possa chiamare inutile
essa pubblicazione, la quale, senza
pretesa di novita, di eleganza e di
erudizione, mira ad ofFrire ai parrochi
un mezzo a predicare con qualche
varietk di svolgimento, popolarita di
forma e sana dottrina, la causa im-
portantissima delle anime purganti
(pag. 7-8).
PONZO FRANCESCO can. Avviamento per le Societa Operaie Cat-
toliche. Istruzione, Educazione, Coraggio cattolico. Mondovi, tip.
C. A. FraccMa, 1895, 8 di pp. 84.
PROFILET abbe. Robinet De Plas, officier de la Marine franpaise.
Paris, Tequi editeur, 1895, 16 di pp. 316. Fr. 2,00.
II presente libro e la biografla di religiose esemplare. Possa la lettura
un ufficiale della marina francese,
che, salito in essa ai piu alti gradi,
vi rinunzi6 e termino i suoi di nella
Compagnia di Gesu. Le notizie bio-
I discorsi della prima novena ver-
sano su i patimenti dei fedeli defunti
nel purgatorio ; quelli della seconda
novena sono tratti dalle parabole e
dagli insegnamenti del Vangelo; i se-
guenti sono intorno la condizione ed
i difetti varii delle anime purganti,
sicche sono raggruppati sotto il titolo
di Viaggio attraverso il Purgatorio ;
gli ultimi hanno per soggetto i varii
sentimenti che deve destare in noi
la vista del camposanto. L'esposi-
zione delle veritk cristiane e sem-
plice, chiara ed adatta aU'intendi-
mento del popolo. Potrk sembrare,
dice 1'Autore, inutile o superflua la
presente pubblicazione dopo tante
altre in simile argomento; ma quando
si rifletta quanta varietk di sermoni
di questo libro riuscire, se non di
uguale, almeno di simile utilita a co-
loro che lo leggeranno. Osserviamo
cio che nota 1'abbate Profilet, che
cioe la presente biografia e cavata
dall' opera del P. Mercier S. L, inti-
tolata: Marin et Jtsuite.
grafiche sono molte ed attraenti e
provengono dagli appunti e dalle me-
morie del Robinet. La lettura di libri
buoni fece del dissipato officiale un
ROCCA D'ADRIA. Come si diventa Parroco d'azione cattolica. (Let-
tera ad un giovane sacerdote). 2 a edizione notevolmente accresciuta.
Torino, tip. F. m Canonica, 1896, 16 di pp. 88. -- Cent. 40.
Questo libro porta in fronte let- rocchiani. II ch. Auto re, mosso dal
tere commendatizie degli Arcivescovi
o Vescovi di Torino, Vercelli, Tor-
tona, Ivrea, Alba, Saluzzo.
E un opuscolo prezioso che ogni
parroco dovrebbe avere a mano per
giovarsene nelle sue relazioni coi par-
suo ardente zelo pel bene morale e
materiale delle nostre popolazioni,
specialmente rurali, traccia al gio-
vane parroco uno stupendo pro-
gramma d'azione, tutto acconcio a
guadagnarsi l'animo de'parrocchiani,
BIBLIOGRAFIA
93
ad estirpare gli abusi, a promuovere
ii bene e a far prosperare e tiorire in
brev'ora la parrocchia. Dapprima gli
suggerisce il modo di attrarre a se
i fanciulli e per mezzo loro i geni-
tori, come appunto faceva nolle mis-
sion! S. Francesco Saverio e fanno
in generate i missionarii. Poscia gli
addita le Industrie dausarsiper avere
tra i migliori terrazzani dei valenti
cooperatori alle opere del suo zelo.
Quindi prende a trattare di queste,
xsominciando dalle opere che piu di-
rettamente si attengono al bene spi-
rituale della popolazione, e venendo
giu flno alle istituzioni cattoliche
ordinate al vantaggio materiale ed
economico della medesima. Parla del-
I'Oratorio festive per togliere la Do-
menica i fanciulli dalla strada, ri-
crearli onestamente ed istruirli, della
Congregazione de' Luigini, di quella
delle Figlie di Maria e delle Madri
introduzione delle Suore per aiuto
degl'infermi, del Comitato Parroc-
chiale, della biblioteca circolante,
della societk operaia, dell'asilo pei
bambini, dove la donna costretta al
lavoro consegna nel mattino alle
suore il suo pargoletto per ripigliarlo
la sera. Addita il modo di moraliz-
zare Tofficina, di venire in aiuto della
plebe per mezzo del Segretariato del
popolo, cioe di un ufficio dove gli
operai trovino aiuto e consiglio pei
loro affari privati senza spesa, di un
tribunale d'arbitrato per dirimere pa-
cificamente le cause tra privati, del-
1'istruzione religiosa nella scuola Co-
munale* della Cassa rurale per aiuto
de' contadini e del concorso alle Urne
amministrative.
Raccomandiamo caldamente a
tutti, massime al giovane Clero, la
lettura di questa pregevolissima ope-
retta
cristiane. E in seguito tratta della
ROSATI LUIGI sac. Manuale di spiegazione del Catechismo mag-
giore coinpilato a comodo dei catechisti sulle tracce dei migliori
autori. Trento, tip. Artigianelli, 16 di pp. XH-296; 312; 464.
L. 6,00. Yendesi presso 1' Editore in Trento.
II moltiplicarsi de' manuali per del Breviario (esempii, di cui egli
le spiegazioni del catechismo non e
inutile ; poicb.6 ognuno reca seco
un'impronta speciale, sia nella ma-
teria, sia nell'ordine e metodo di trat-
tazione. I tre volumi, che qui indi-
chiamo ai lettori, sono eccellenti.
L'Autore ha preso per testo il Cate-
chismo maggiore in uso nella dio-
cesi di Trento, e ad ogni breve ri-
sposta di quello fa seguire la spie-
gazione verbale e dottrinale con op-
intende poi fare un volumetto sepa-
rato). L'A. ha attinto, com 'egli confes-
sa, alle migliori opere catechistiche,
come p. es. a quella delFOberer e del
Deharbe. Col presente manuale egli
ha reso un ottimo servizio a tutti
coloro che devono spiegare la dot-
trina cristiana alia gioventu, i quali
con esso, si pu6 dire, hanno il pane
bello e affettato. Non resta che por-
gerlo ai bambini. Ed oh ! quanti non
bambini ne avrebbero bisogno a' no-
stri tempi!
portune applicazioni pratiche e cita-
.zioni di esempii della Scrittura o
ROTELLA GIACOMO. Cremazione o Inumazione? 2 a edizione ri-
veduta e aumentata. Gatteo, tip. dell' Istituto Fanciulli poveri,
1895, 16 di pp. 264. L. 2.
Torna in luce questa operetta, lettori (Ser. XV, vol. II, pag. 102), e
che noi gia annunziammo ai nostri torna, non solo riveduta ed aumen-
94
BIBLIOGRAFIA
vivacita tratta uno degli argomenti
piu importanti ai giorni nostri, e che
per6 di bel nuovo caldamente rac-
comandiamo ; tanto piu che si vende
ad assoluto vantaggio dell'Istituto
Fanciulli Poveri di Gatteo.
tata, ma altresi confortata dalle let-
tere commendatizie dell'Arcivescovo
di Spoleto e del Vescovo di Cesena,
e dai favorevoli giudizii dei princi-
pali periodic! o giornali cattolici. I
quali suffrapfi furono molto ben me-
ritati da un libro, che can sodezza e
SALLUSTIO PIETRO, caporal maggiore volontario di 1 anno. Cuor
di madre. Firenze, tip. Bucci, 1895, 16 di pp. 32.
II Sig. Sallustio tratteggia nel sublime Taffetto di madre. Vi spic-
presente opuscolo alcune scene ma- cano sentimenti di vero cristiano.
terne, a fine di mostrare quanto e
SASSOLI DE' BIANCHI FILIPPO. Alcune considerazioni su i prin-
cipii fondamentali de le scienze naturali. Parte prima. Chimica.
Bologna, tip. Monti, 1895, 8 di pp. 24.
Annunziamo con singolare insi- non sia per capire la distinzione dei
stenza questo scritto e lo additiamo
agli studiosi della buona filosofia.
Sono poche pagine, ma rivelano un
pensatore di merito non comune
neanche fra i maestri. L'indagine
circa i principii fondamentali della
Chimica s'aggira di fatto sulla trita
questione della costituzione ultima
dei corpi, della quale, ancor nel senso
scolastico, sembrava essersi detto ne-
gli ultimi anni quanto v'era da dir-
ne. Che se il frutto del persuaderne
chi piu ne abbisognava non rispose
alia bonta intrinseca delle dottrine
e delle dimostrazioni, non e forse er-
rato 1'ascriverne in parte la cagione
a due difetti non rari ad incorrersi
da taluni : 1'uso cioe di formole non
abbastanza intese ne abbastanza spie-
gate, e rinsufficiente risguardo ai
fatti e alle leggi messe in sodo dalla
scienza moderna. II Sassoli schiva
perfettamente 1'uno e 1'altro scoglio:
senza professarsi ligio per nessun'si-
stema, discute le opinioni moderne
con termini del nostro tempo; e le
sue conclusion! adatta ai canoni della
Chimica moderna, di cui si mostra
appieno e non superficialmente co-
noscitore. Non vi e chimico il quale
due principii costituenti ogri corpo ;
il comune cioe e il differentiate, e le
condizioni del rimanere il primo e
sorgere il secondo nella sintesi, e la
legge del limite della divisibilita e
la risoluzione della materia fino al
detto limite come disposizione ultima
alia composizione di una nuova so-
stanza ecc. Quindi la spiegazione dei
fenomeni della valenza, dell'isomeria
e allotropia.
Ripetiamo che queste pagine si
leggeranno con profitto anche dai
maestri, e si desiderera che il ch.
Autore prosegua ad illustrare con
simile studio le altre Scienze Natu-
rali, come mostra di promettere.
Vuole pero la lealta che non
omettiamo due osservazioni riguar-
danti nou la sostanza della dottrina
ma il solo lato letterario. La prima
e che nelle ultime pagine, per di-
fetto certamente di correzione nelle
bozze, si legge piu d'una sentenza,
di cui ci e riuscito impossibile d'in-
dovinare il senso (V. p. e. a pag. 21).
L'altro appunto si riferisce alPinso-
lita ortografia usata dai ch. Autore
nel dividere vocaboli composti, che
come si pronunziano cosl si sogliono
BIBLIOGRAFIA
95
scrivere congiunti in uno: ad esem-
pio le parole perche, intorno, appunto
ecc., specie poi le proposizioni, con-
glutinate nella lingua nostra cogli
articoli coal che ne e alterata per-
sino la forma, dicendosi p. e. co in
cambio di con, nell' aggregate coi,
colle. II Sassbli invece scrive per che,
a punto, in torno, e c<) i, co le, de
le t ne le e cosl via. Or noi non ci
metteremo qui a sostenere, secondo
testo modo di notazione, di cui si
pavoneggia certa poesia moderna,
ma, la Dio merce, rifiutato general-
mente in prosa: diciamo pero sol-
tanto che quei continui iati frastor-
nano il pensiero del lettore, come
farebbero altrettanti ciottoli sparsi
sulla sua strada; ed e tanto maggior
noia quanto piu belle e protonde sono
le cose che egli sta per avventura
leggendo.
1'avviso nostro, 1'incongruita di co-
SCURANI PKOSPERO prev. La chiesa parrocchiale del SS. Sal-
vatore in S. Teresa di Reggio nell'Emilia. Notizie storiche. Reggio
nell' Emilia, tip. degli Artigianelli, 1895, 16 di pp. 32. Cent.
50. Si vende a beneficio dell'Istituto degli Artigianelli,
11 rev. D. Prospero Scurani dap- tica chiesa di S. Salvatore fu ridotta
prima da alcune nozioni generali
sulle chiese di Reggio, poi descrive
le varie parti della chiesa di S. Sal-
vatore, la Vicinanza ossia Congre-
gazione del capi di famiglia intenti
a soccorrere i poveri della Vicinia,
il decadimento della parrocchia per
opera del giansenista Francesco III
d'Este (a. 1757) e d' Ercole III. (a.
1783), finche la parrocchia fu tra-
mutata nella chiesa di Santa Teresa
(a. 1786); il che da la ragione del
titolo: La chiesa parrocchiale del San-
tissimo Salvatore in S. Teresa. L'an-
Pa. 1828 a casa privata. Stando al
Compendia della Visita di Mons.
Picenardi, il titolo di questa chiesa
era la Dedicazione della basilica di
S. Salvatore in Roma (p. 10). In fine
v'e 1'elenco e le memorie dei par-
rochi di S. Salvatore (cominciando
dalla meta del secolo XVI) e di Santa
Teresa, tra i quali troviamo Sforzani
Cherubino de' Parolari (f 1563), ec-
cellentissimo maestro dioriuoli, anche
lui cumulator beneficiorum. Queste
notizie sono state prese con diligenza
dai cronisti e dagli archivii patrii.
SERYAIS P. La Table Eucharistique et ses convives. Ou sont les
convives? Qui les a disperses? Comment les ramener? Paris,
P. Tequi, 1895, 16 di pp. 86.
In questo libretto 1'Autore di-
scorre le cagioni dell' abbandono e
della nausea della mensa eucaristica,
i deplorevoli effetti e i rimedii. E una
lettura assai dilettevole, tanto piu
che v'e encomiato e confortato 1'apo-
stolato laico. II rev. Servais intende
continuare su questo soggetto im-
portante. E veramente, a giudicarne
dal presente saggio, e da augurarsi
sieno per uscire dalla sua pennaopere
profittevoli alle anime.
SERTO DI FIORI a Maria Immacolata. Venezia, tip. Patr. gia Cor-
delia, 1895. 8 di pp. 66.
sie italiane e latine, di vario merito
come di vario metro, ma tutte olez-
zanti dei profumi della pieta.
E questo il XLI serto annuale,
che a pie' della Vergine Immacolata
depongono i giovani veneti, bella-
mente intrecciato di prose e di poe-
BIBLIOGRAFIA
STAZZUGLIA AUGUSTO. Yindiciae Syllabi Pii IX, auctore A.
Stazzuglia, Ripanae Ecclesiae canonico, S. Theologiae doctore ac
professore. Liber septimus qui extenditur a Prop. LY usque ad
LXIY. Neapoli, ex typis Priore, 1895, 8 di pp. 611-716.
Di questa opera del ch. Profes- esaminate e svolte con la medesima
accuratezza di concetti, che riluce
nell'esame da lui fatto delle prece-
dent! Proposizioni. Rinnoviamo dun-
que all'illustre Autore le nostre con-
gratulazioni, augurandoci di veder
presto compiuta questa sua opera,
dal cui studio tanta utilita possono
sicuramente ripromettersi i cultori
delle scienze sacre e delle sociali.
sore abbiamo gia piu volte parlato
annunziandone i primi sei fascicoli.
Aggiungeremo solo che quello qui
annunziato ci conferma nel favore-
vole giudizio che di essa formammo
fin dal principio. Le nove proposi-
zioni del Sillabo (LV-LXIV) riguar-
danti la separazione dello Stato dalla
Chiesa e gli errori circa la morale
naturale e cristiana vi si trovano
STERZA ANDREA sac. II Socialismo. Odia il Prete e perche. Brevi
conferenze. Parma, tip. della Provincia, 1895, 16 di pp. 52.
Cent. 30.
Le conferenze qui annunziate
sono sei. L' argomento, che vi si
svolge, e una confutazione della ca-
lunnia, colla quale si cerca dai capi
del socialismo di accendere nel cuore
del popolo rancore ed odio accanito
contro il prete e con lui contro la
religione cattolica. II prete, secondo-
ch6 essi vanno gridando nelle loro
congreghe e nei loro giornali, se la
intende coi ricchi a danno del po-
polo, e la religione e lo stromento
che usa per isfruttarlo. II prete, si
risponde, si accosta al ricco per ra-
gione del suo ministero ; ma si acco-
sta pure al popolo e con maggiore
predilezione. Questo nella prima e se-
conda conferenza : nella terza, quarta
e quinta il ch. A. annovera i beni re-
cati dalla religione alia societa, quale
potente ed insieme amoroea protettri-
ce dei deboli e degli oppressi. Dalle
inique leggi, che governarono il mon-
do pagano di Grecia e di Roma relati-
vamente ai bambini, alia donna, al po-
polo, messe a confront colla condi-
zione legale, in cui si trovano al pre-
sente i bambini, le donne e il popolo
per opera della Chiesa, egli mette in.
chiaro lanera calunnia sparsa dai capi
socialisti contro il prete e la religione.
Nella sesta conferenza fa vedere, che
il fine di tanta iniquita si e di al-
lontanare il popolo dal prete ed averlo
imbestiato alia mano quando torna
loro utile, traendolo con promesse
impossibili a mantenersi. Lo stile e
chiaro, popolare ; si legge tutto 1'opu-
scolo con piacere ; la diffusione riusci-
rebbe certamente vantaggiosa.
II Socialismo e i Santi Padri della Chiesa. Parma, tip. Fiaccadori,
1895, 16 di pp. 112. Cent. 45.
Die' occasione a questo opuscolo
una corrispondenza del giornale so-
cialista, che si stampa in Vicenza.
Essendosi detto in essa, come il pre-
dicatore quaresimalista aveva in una
predica fatta una carica a fondo con-
tro il socialismo, si soggiungevano
alcune insolenze e si faceva appello
all'autorita dei santi Padri, in favore
del bistrattato socialismo. II ch. Au-
BIBUOGRAF1A
97
tore racconcia in prima il linguag-
gio in bocca al corrispondente, mo-
strandolo o ignorante o di mala fede
dalle gravi inesattezze, onde sono
piene aippe le sue citazioni. Indi,
fatto un confronto tra i principii pro-
fessati e proclamati dai socialisti e
quelli seguiti e predicati dai santi
Padri, fa toccare con mano, come i
primi facciano a calci coi secondi.
Scendendo poscia in particolare alia
dottrina dei medesimi Padri intorno
alia proprieta, reca molti tratti, rica-
vati dalle loro opere, ne chiarisce il
senso genuine , e prova quanto a
sproposito siano citati dai socialisti.
Questo opuscolo puo essere utile ai
socialisti per farli ricredere, ed an-
che a quelli che si occupano della
quistione.
- II Comunismo dell'antica Sparta, della primitiva Chiesa e del Pa-
raguai sotto la direzione dei Gesuiti. Parma, tip. Grazioli, 1895,
16 di pp. 156. Cent. 50.
Recate le obbiezioni e gli esempii,
che i socialisti tolgono daH'ordina-
mento dell'antica Sparta, dalla Chiesa
primitiva e dai Paraguai sotto la di-
rezione dei Gesuiti, PA. risponde con
un vero trionfo di ragioni. Dell'antica
Sparta descrive le leggi ed i costumi
e ne addita le gravi magagne. Inol-
tre dimostra, come i nostri sociali-
sti non saprebbero acconciarsi a quel
duro reggimento, in cui lo Stato era
tutto, e Pindividuo e la famiglia
nulla. Quanto alia primitiva Chiesa,
colle testimonianze degli atti degli
apostoli e con quelle dell'apostolo
alia mano dimostra, che quella spe-
cie di comunismo non era obbliga-
STRAZZULLA V. sac. prof. Studio critico sulle iscrizioni cristiane
di Siracusa. Ricerche di Filologia e di Archeologia cristiana. Si-
racusa, tip. Norcia, 1895, 16 di pp. 116. L. 2,00.
pronunzia, che ora 6 erasmiana, ora
e reuchliana (par. V). Gli altri para-
graft risguardano il signiflcato sim-
bolico della nomenclatura cristiana,
i carmi epigrafici, le iscrizioni latine,
toria, ma volontaria degli individui,
e che lo spirito, ond'era governata,
era di tutt'altra natura da quello del
socialismo presente. Da ultimo da la
storia delle Riduzioni del Paraguai,
indica la testimonianza degli scrit-
tori, che le hanno vedute coi pro-
prii occhi, riferisce le lodi date da
uomini chiari in ogni scienza e con-
futa le accuse, di che le gravarono
alcuni per ignoranza ed altri per ma-
lignita. Ci congratuliamo col ch. Au-
tore del suo zelo, della forza e dello
stile popolare, che adopera nel suo
Btringente argomentare cosi in que-
sto, come negli altri suoi opuscoli.
II rev. Autore comincia coll'espo-
sizione di una scelta e copiosa no-
tizia bibliografica di opere antiche
e mode me intorno le iscrizioni cri-
stiane di Siracusa, notizia ch'egli
addita non gia ad pompam, ma a
prova del fondamento su cui real-
mente si basa il suo lavoro. Nel pa-
ragrafo III e IV si esaminano le forme
doriche e latine dei norni proprii nelle
epigrafi cristiane; se ne osserva la
i sostantivi, gl'idiotismi, Pespressione
degli affetti, le famiglie di padroni e
di servi, i segni simbolici, le necro-
poli di Siracusa : cose che si leggono
con vero diletto, perchfc sono svolte
esattamente.
TINELLI GIRO mons. La Enciclica Leonina 8 dicembre 1892 e
la pastorale dell' Episcopato pugliese pubblicata in gennaio 1893.
Serie XVI, vol. VI, fasc. 1099. 7 2S marxo 1896.
98
BIBLIOGRAFIA
Ricordi e pensieri. Seconda edizione accresciuta. Bari, tip. Avel-
lino, 1895, 16 di pp. 76. L. 1,00.
YAAL (De) ANTONIO mons. Valeria. Dalle catacombe al trionfo.
Racconto storico. Trad, dal tedesco del cav. Domenico Valentinelli.
Trento, tip. Monauni, 1895, 16 di pp. YI1I-376. L. 3/00.
periodo dell'epocadelle persecuzioni.
A ci6 s'aggiunga che PAutore ha
scritto sul teatro medesimo degli av-
venimenti da lui narrati, dopo avervi
passato la maggiore e miglior parte
della sua vita; sicche n'e venuta
fuori un'opera, fondata sulla verita
storica, come pare evidente dal te-
sto e dalle annotazioni, ragionan-
doci dei primi cristiani, della loro
fede, della loro pieta, dei loro usi e
patimenti ed infine delle loro lotte
e dei loro trionfi, in guisa che la let-
tura riesce dilettevole assai, istrut-
tiva e proficua airanima cristiana.
La traduzione in generale e buona;
1'edizione poi, abbellita da molte in-
cisioni, invoglia a leggere.
VALENTINELLI. Yedi YAAL (De).
YALENTINI Yenceslao. II patrimonio di Fisimbo e Filidio Marabot-
tini nobili orvietani. Orvieto, tip. E. Tosini, .1895, 4 di pp. 48.
I Marabottini, oriundi d'Arezzo, che vanti Orvieto. Di questi due per-
traslocatisi in Orvieto, ivi crebbero
in breve ad altissimo stato, e nel
secolo XY erano gia dei maggiori cit-
tadini e di gran parentado. Da que-
sta casata uscl Fisimbo nato il 14 Feb-
braio 1590; e stato piu volte gonfalo-
niere della sua patria; e da lui nacque,
nel 1610, Filidio, d'altissimo ingegno
e maraviglioso sapere, e per6 avuto in
II presente racconto di Mons. de
Waal per la parte storica pu6 es-
sere considerate, come una conti-
nuazione della FaMola: esso mette
sott'occhio al lettore 1'ultimo e su-
premo sforzo del paganesimo soste-
nuto da quell'obbrobrio deH'umamta,
che fu 1' imperatore Massenzio, con-
tro la religione di Cristo, ed il fi-
nale trionfo di questa per opera di
Costantino. Perci6 il lavoro del de
Vaal ha sopra quello del Wiseman
il vantaggio d' illustrare due epoche,
o almeno il passaggio da un'epoca
all'altra, cosa che non si pu6 fare
senza presentare di entrambe se non
altro la flsonomia, laddove il Wise-
man illustra, senza uscirne, un solo
sonaggi ragiona il signor Valentini,
prima di mettere sotto gli occhi del
lettore il pingue lor patrimonio, il
che fa pubblicando un lungo e mi-
nuto documento, scritto dallo stesso
Filidio, finora inedito ed ora cavato
dal solaio del palazzo del Comune,
a consolazione degli amanti delle pa-
trie memorie.
conto del letterato forse piu illustre
YALLACE LEW. Ben-Bur, ossia i giorni del Messia. Prima ver-
sione italiana per Alfonso Maria Galea. Modena, tip. deH'Inima-
colata Concezione, 1895, voll. 2 in 16 di pp. 364; 344. L. 2,50.
L'opera, che annunziamo, e un ro-
manzo, il cui racconto si svolge in
Oriente ed in particolare in Pale-
stina ed in Siria. Ben-hur, un prin-
cipe di Giuda al tempo dell' impera-
tore Augusto, dopo una vita di crudeli
patimenti e di ambasce, arriva final-
mente ad intendere che il regno del
Messia non era terrestre e si con-
verte. L'Autore vi narra la vita di
BIBLIOGRAFIA
99
belli intrecci : la traduzione & buona
e fornita di note. Noi sappiamo che
questo racconto in Inghilterra e in
America ha avuto grande successo, e
gli auguriamo ugual favore anche
in Italia.
Gesu Cristo e vi descrive con isfog-
gio gli usi e le dottrine orientali. II
mal costume, la corruzione, 1'avari-
zia ed il latrocinio, che allora dila-
gavano da per tutto, vi hanno na-
turalmente il lor posto. La narra-
zione corre facile, varia e piena di
VITA della ven. M. Anna Margherita Clement prima superiora del
Monastero della Visitazione di S. Maria di Melun. Torino, G. Spei-
rani, 1895, 8 di pp. 248. L. 3,00.
La V. Anna Margherita Clement personaggi di Roma, i quali ne fu-
rono assai ediflcati e le tennero in
gran conto, come dimostra 1'appro-
vazione che diede al libro il dotto e
pio Bona, poscia Cardinale. La vita
fu scritta dal R. P. Agostino Galice
in latino e ne fu tradotta una gran
parte in volgare 1'a. 1686. Oltre la
vita havvi nella fine di questo libro
una raccolta di alcune disposizioni
che la Venerabile propose nelle ul-
time sue solitudini, ed un elenco di
grazie e rivelazioni avute dalla me-
desima. Nella vita di questa serva
di Dio assai cose incontrera il let-
tore da imitare e da ammirare.
ZANOTTO FRANCESCO. Gli eroi di Roma. Romanzo storico in
versi. Terza edizione ritoccata dalPAutore. Roma, Desclee, Le-
febvre et C., 1895, 16 di pp. 332. L. 2,50.
I nostri lettori gia conoscono que- nostri, nei quali sono ormai passate
di moda le riviste dei campi di Marte,
gli eroi delle battaglie e le avven-
ture cavalleresche, quali si hanno
nelle epopee di tipo classico, noi cre-
diamo che con vivo piacere si guste-
ranno le qui descritte battaglie men
clamorose, e gli affetti magnanimi
si, ma piu domestici ed intimi, che
sono proprii del romanzo moderno;
nacque 1'ano 1593 a Cle>on, piccola
citt della Franca Contea. Subito do-
po la morte di questa grande serva
di Dio, si procur6 di raccogliere e
di ordinare le notizie necessarie a
compilarne la vita. In meno d' un
anno esse furono spedite a Roma e
consegnate al Rev. P. Giovanni Ago-
stino Galice, barnabita, il quale per
piu di trent'anni aveva diretto nello
spirito la Religiosa. Questi, assai oc-
cupato in altre faccende, pot6 dare
finita la vita solo dopo nove anni.
Durante questo tempo, egli fece ve-
dere le suddette notizie a parecchi
sto bel lavoro per la notizia che ne
demmo nella ser. XII, vol. Ill, p. 596.
Qui aggiungeremo soltanto che il ch.
Autore in questa terza edizione lo
ha notevolmente migliorato e nella
tessitura e nello stile. I caratteri dei
personaggi sono coloriti con qualche
nuova circostanza e resi piu spiccati:
di maggior luce risplende partico-
larmente Flavia, che sostiene le parti
di protagonista, e ci conduce ad am-
mirare la gran lotta rappresentata
da un lato dal pontefice e martire
Stefano I e dall'altro da Valeriano e
Marciano, persecutor! della Chiesa
nascente; il verso 6 qua e la piu tor-
nito e piu elegante la frase. Ai giorni
tanto piu che i personaggi che pri-
meggiano in questo poema son veri
eroi di Roma , come quelli che
col sacrifizio del sangue diventarono
a un tempo martiri della vera fede,
della patria, della civilta. Potra es-
sere questo un utile e gradito regalo
alia gioventu d'ambo i sessi.
CRONACA GONTEMPORANEA
Roma, 1-15 marxo 1896.
I.
COSE ROMANE
1. II triplice anniversario di Leone XIII: Pelezione, il di natalizio e 1'inc*-
ronazione. 2. Suo discorso ai Cardinal!; gravi parole suir apostasia
di Ferdinando di Bulgaria. 3. Morte del Card. Mauri, Arcivescovo di
Ferrara. 4. Decreti delle Congregazioni romane : La scomunica mag-
giore contro un sacerdote.
1. II 20 febbraio, il 2 marzo e il 3 dello stesso mese furono tre
giorni solenni pel S. P. Leone XIII. Nel primo, ricorrendo 1' anni-
versario della sua elezione, egli entrava nel 19 anno del suo ponti-
ficato ; nel secondo, celebrando il suo di natalizio, compiva 1'86 anno
di vita ; nel terzo si festeggiava solennissimamente nella Cappella Si-
stina la sua incoronazione. In questa festa dell' incoronazione (come
si celebra ora dopo le vicende del 1870) il S. Padre si riveste degli
abiti pontifical! nella sala dei paramenti con in capo il mistico tri-
regno. Salito in sedia gestatoria, comincia la sfilata del corteo, che,
attraverso la sala ducale e la regia, gremita di persone, recasi lenta-
mente alia Cappella Sistina. Tutta la Corte papale, i Cardinali ed i
grandi Prelati fanno corona al Pontefice. Entrato il Papa nella Cap-
pella e giunto dinanzi all'altare, s' inginocchia per alcuni istanti al
faldistorio, e quindi, andato ad assidersi sul trono, comincia la Messa
pontificale, che fu celebrata in quest'anno dal Card. Serafino Yannutelli.
II valentissimo maestro della Cappella pontificia, il Comm. Mustafa, fece
eseguire per la prima volta la Messa Assumpta est Maria del Palestrina,
la quale fu interpretata con gusto veramente artistico e degno della
faina che meritamente gode la Cappella papale. Le tribune e la Cap-
pella riboccavano di gente.
2. II 2 marzo recossi il Collegio de' Cardinali a fare ossequio al
S. Padre per le due ricorrenze accennate qui sopra, ossia del giorno
natalizio di lui e della sua incoronazione. II Card. Monaco La Valletta
parlo a nome de' suoi eminentissimi colleghi, ricordando specialmente
il ristabilimento della gerarchia cattolica nella nazione de' Copti. II
S. Padre nella risposta, accennato alia sua avanzata eta e ripetuto
il motto di S. Martino Non recuso laborem, tocco due punti : quello
della detta gerarchia cattolica tra i Copti e quello dell'apostasia di
Ferdinando di Bulgaria. A questo si fece strada appunto dopo avere
CRONACA CONTEMPORANEA 101
espressa la sua gioia per le primizie dell'unione delle chiese dissi-
dent! con la romana ; unione, disse, i cui frutti, se non da lui, si
vedranno in eta non lontana. Quanto all' apostasia del Principe di
Bulgaria (di cui narrammo la storia nel quad. 1097, p. 613) Leone XIII
pronunzio queste gravi parole : Pur troppo in questi giorni venne
a funestarci il fatto, ahi ! quanto lagrimevole, di chi dimentico della
solenne parola evangelica, Quam dabit homo commutationem pro anima
sua ?, fece miserando getto non men della propria che dell 'anima
d'un figlio innocente, anteponendo ragioni di politica umana alia
dignita della coscienza cristiana e alle ragioni sacrosante di Dio.
Deh ! il Padre celeste, nell' infinita sua clemenza, dall' intimo del
cuore lo supplichiamo, illumini e richiami a salute gli erranti ; ne
permetta che il tristissimo esempio turbi od intralci, come che sia,
1' opera santa che caldeggiamo della pacifica diiatazione del suo regno
sulla terra.
3. Era cominciato da pochi momenti il giorno 12 di marzo, e il
Card. Egidio Mauri de' Predicatori, Arcivescovo di Ferrara, finiva san-
tamente la sua camera mortale nella sua citta arcivescovile, confor-
tato da tutti i Sacramenti. Era egli in Ferrara da soli 17 mesi, e
aveva gia dato anima e vita a molte opere cattoliche, di cui vedeva
oramai i primi frutti. II Card. Mauri, (scrive Filippo Crispolti, suo
scolare ed amico) era Yescovo sempre, dalla primissima mattina quando
s'alzava, fino a che non andava a riposare; nessuna distrazione di
pensiero interrompeva 1'opera sua, opera che dai piu alti studi an-
dava fino alia piu minuta pratica del bene. G-li stessi ritagli di tempo
che dedicava apparentemente a ricrearsi passeggiando o conversando,
erano continuazioni di lavoro, perche la sua mente e il suo animo
teneva sempre fissi in un punto. Nella vita egli osservo rigidamente
le regole claustrali, per quanto glielo consentiva 1'esser Vescovo. Ma
risecando a se stesso quasi il necessario, c'era in lui anche un' idea
di tesoreggiare. Egli voleva serbare il piu possibile dei suoi redditi
episcopali per arricchire i poveri, i Seminarii, tutte le opere che vi-
veano nel territorio della sua carita. Si direbbe che il beneficare gli
fosse tan to piu caro, quanto piu gli costava sacrifizi. La parte del
euo ufficio in cui egli toccd la cima fu il magistero. Teologo profondo
e insieme scrittore di rara eleganza, le sue pastorali e le sue omelie
erano, a quanto mi affermava un Prelato che conosce tutti i Yescovi
italiani, un avvenimento per 1'episcopato... Quello stesso Prelato mi
diceva che la sua pastorale sulla Mortificazione cristiana & citata come
modello di letteratura episcopale... E quale connubio tra il pensiero
e la forma ! Un altro personaggio ecclesiastico, che e meritamente te-
nuto fra i primissimi scrittori d' Italia, mi diceva : Nessun Yescovo
scrive bene 1'italiano come lo scrive Mauri. II Card. Mauri era nato
102 CRONACA
a Montefiascone, il 9 decembre del 1828. A 28 anni entro nell'Or-
dine Domenicano alia Quercia; tra i suoi confratelli esercito alti uf-
fizii ed ebbe fama tra i primi predicatori d' Italia. Create Vescovo da
Pio IX nel 1871, resse varie diocesi : quella di Eieti in Sabina ; quella
di Osimo e Cingoli e finalmente quella di Ferrara. Leone XIII 1'aveva
fatto Cardinale, il 18 maggio del 1894.
4. DECRETI DELLE CONGREGAZIONI ROMANE. II giorno 23 marzo ci
fu comunicato direttamente dalla S. Suprema Congregazione del S. Uffi-
zio il seguente decreto, con cui si scomunica il Sac. D. Paolo Miraglia,,
di cui parlammo gia in questo periodico. La scomunica dovrk avere
effetto, se entro quindici giorni egli non si sottomettera. Sappiamo che
il 18 marzo, un messo della Curia piacentina presento il decreto al
detto Sacerdote. Ecco il decreto. Decretuwi Sanctae Romanae et Univer-
salis Inquisitionis . Feria IV, die 5 Februarii 1896. Apostolicae Sedi
certo innotuit Paulum Miraglia presbyterum dioecesis Pactensis in Si-
cilia, sed a pluribus mensibus in dioecesi Piacentina, proprio Ordinario
non probante, degentem, vexasse et vexare isthic clerum per oblocutiones
typis quoque editas et etiam traducendo ad tribunalia laicorum plures
egregiae notae presbyteros; cum vero ob alia plura typis edita, minime
probanda et pervicaciter asserta, prohibitus fuerit ab Ordinario loci a cuius-
cumque sacri ministerii exercitio, non modo non resipuisse, aut erratorum
veniam petiisse, sed et vexillum rebellionis contra eumdem loci, ubi ipse
moratur, Ordinarium erexisse et in maiora scandala praecipitem proruisse,
profanam scilicet mensam in profana quadam aula collocando, ibique con-
ciones, invito Episcopo, habendo, sacrosanctum Missae Sacrificium sacrilege
peragendo, sanctissimam Eucharistiam adeo sacrilege confectam distribuendo
et imo SSmi Dfii Nostri PAPAE LEONIS XIII licentiam talia infanda patrandi
mendacissime iactando. Sacra igitur Congregatio S. Romanae et Univ. Inqui-
sitionis, ne a suo munere deficiat, neve salus animarum ex humsmodi scan-
dalis gravissimo ac certo exponatur periculo, cum praedictus sacerdos
Paulus Miraglia ex praecedentibus exhortationibus et salutaribus minis ac
poenis nihilo melior effectus fuerit, sed obstinatior evaserit, veteribus su-
pradictis nova ac graviora scelera cumulando, atque idcirco ex nota, ma-
nifesta et explorata censurae violatione, incidisse in irregularitatem perpe-
tuam ac interdictionem a sacrisfaciendis, a qua nonnisi auctoritate Apostolica
liberari valeat: eumdem ipsum sacerdotem Paulum Miraglia per praesentes
admonet, ut cesset a populo Dei conturbando et resipiscat, et veniam ab
Episcopo petat, huiusque pareat mandatis, et ad saniora consilia revertatur,
immania quoque scandala reparando: quern in finem ipsi statuuntur pe-
remptorie quindecim dies ab huius decreti notitia decurrencU, quorum primi
quinque pro prime canonico monitionis termino, alteri quinque pro secundo,
alteri quinque pro tertio decernuntur: quibus inutiliter elapsis, excommu-
nicationem maiorem ipso facto incurrat. Atque hoc decretum eadem S. Con-
gregatio mandat intimari ipsi Paulo Miraglia efficaci et tuto modo, affigi
publice in Sacrariis Civitatis et Dioecesis Placentinae, et notificari Ordinario
Placentino et Ordinario Pactensi. Datum Romae die, mense, et anno su-
pramemoratis. L. *Jt S. los. MANCINI, S. Rom. et Univ. Inquisitionis Notarius*
GONTEMPORANEA 103
II.
COSE ITALIANS
1. Vittoria degli Abissini sugli Italian! ad Abba G-arima presso Adua.
2. Narrazione della battaglia: gl' Italian! ricacciati dentro gli antichi
conflni; perdite, morti e prigionieri. 3. Particolarita narrate da chi
fu presente. 4. Cause prossime e remote della disfatta. 5. Tumult!
ed agitazioni in Italia contro la guerra d'Africa e i suoi autori.
6. Riapertura delle Camere e caduta del Ministero di Francesco Cri-
spi. 7. II nuovo Ministero con a capo il Di Rudinl. 8. Amnistia pei
condannati dai tribunal! militari della Sicilia e della Lunigiana.
1. Le facili predizioni, fatte da noi e da quanti consideravano spas-
sionatamente le cose (fin da quando accadevano le facili vittorie di
Coatit e Senafe) si sono pur troppo avverate con grave vergogna del
Governo d' Italia. Vogliamo dire della piena disfatta dell'esercito co-
loniale del Gen. Baratieri in Africa, accaduta il 1 marzo di questo
anno, ad Abba Garima vicino ad Adua nel Tigre. La bandiera trico-
lore degli uomini della rivoluzione italiana s'e dovuta ripiegare di-
nanzi a tutto 1'esercito abissino, e lasciata una striscia di sangue ad
Amba Alagi, a Makalle e ad Adua, ha dovuto ritirarsi in Asmara den-
tro gli antichi confini, donde s'era mossa sull'altrui paese. La ban-
diera di Porta Pia ha trovato colaggiu dinanzi a se non solo il di-
ritto, ina il diritto sostenuto dalla forza. Con che 1'Imperatore abis-
sino ha raggiunto felicemente il suo duplice intento, il militare e il
politico : sciogliendo, cioe, il corpo del Gen. Baratieri, costringendolo
ad una precipitosa fuga; e riconquistando all'iinpero tutto il Tigre.
Kimane bensi, fino al punto in che scriviamo, il forte di Adigrat, ma
esso e gia circondato dagli Abissini e quindi moralmente nelle loro
mani. Narriamo ora brevemente la battaglia campale di Abba Garima,
che restera fainosa nella storia della colonia italiana in Africa e tra ]e
battaglie degli Europei nelle colonie.
2. II Gen. Baratieri da quasi tre mesi (cioe fin dal 7 decembre
passato, quando avvenne la sua prima sconfitta all'Aniba Alagi) s'era
verameiite diportato con qualche senno, simile a quello di Fabio il
temporeggiatore. In fatti, s'era dovuto accorgere facilmente che aveva
a fare con un esercito di circa 100 mila armati, ben provvisti di vi-
veri, e combattenti per la loro indipendenza e nel loro paese; i quali
avevano dato saggio, non solo di valore personale e fierissimo, ma di
accorgimento e tattica ammirabile. Ma il temporeggiare e buona cosa,
quando 1'esito felice dipende solo dal tempo. Pur troppo il temporeg-
giare del Generale italiano non era cosi fatto; era un'inazione for-
zata proveniente da molte cause : dal numero de' nemici e tali ne-
104 CRONACA
mici, che potevano facilmente accerchiarlo ; dal paese dove egli era,
paese avverso agl' Italian! per le fucilazioni e incendi fatti da quest!
contro gl' indigeni ribellati ; dalla mancanza di viveri e dalla difficolta
di approvvigionamento, aggirandosi attorno a! post! di rifornimento le
bande de' ribelli Sebath e Agos Tafari. Poste le quali cose (a cui si
possono aggiungere le difficolta d'una ritirata, 3 ' impazienza naturale
di risolvere una condizione infelice e, chi sa, qualche tacito rimprovero
da Roma) la sera del 29 febbraio il Baratieri decise pel 1 marzo seguente
di attaccare il campo abissino. II tacito rimprovero del Governo pud ve-
dersi in un telegramma del Crispi, in cui si diceva al Baratieri che
quella non era guerra, ma tisi militare, o tesi militare, come altri lesse,
a scusare il Crispi. E da aggiungere pero che anche gli altri General!
ed ufficiali pratici dell 'Africa, diedero al Baratieri lo stesso consi-
glio (non pero tutti), quello cioe di tentare 1'attacco. Ma e chiaro-
dalle circostanze che era un consiglio preso dalla disperazione, piu che
dalla ragione ; poiche trattavasi o di perire di fame, o di ritirarsi ver-
gognosamente, o di tentare a qiialunque costo la sorte clelle armi. Se
alia decisione influisse la imminente destituzione del Baratieri stesso,
non consta, anzi sembra da escludersi. Ad ogni modo quella decisione
era 1'ultimo errore che restava a commettersi. Le forze del Generale
italiano erano circa 19 mila uomini. Trovavasi egli co' suoi ad Entiscib,
non lungi dalla conca di Adua, ove era accampato 1'esercito abissino.
La conca KAdua e cinta d'ogni intorno da una corona di creste roc-
ciose, ed Abba Garima e un luogo che si trova appunto sulla linea da
Entiseid ad Adua, all'entrata della conca. II disegno del Baratieri era
questo: Sorprendere, la mattina del 1 marzo, con un avanzamento
de' suoi di la delle gole, il campo abissino; e impegnatolo nella lotta
nelle vicinanze delle gole stesse, far coronare le alture dal resto dei
suoi per fulminare di lassu i nemici, che necessariamente avrebbero
inseguito gl'Italiani nella ritirata. La mattina dunque del 1 marzo, dopo
molte ore di marcia, anzi tutta intera la notte, arrivarono tre colonne di
15 mila uomini complessivamente sotto le indicate creste : la colonna
degl' indigeni del Gen. Albertone a sinistra con quattro batterie da mon-
tagna ; la colonna del Gen. Arimondi con due batterie al centro, e la
colonna del Gen. Da Bormida con quattro batterie alia destra. La bri-
gata del Gen. Ellena con batterie a tiro rapido era rimasta in riserva a
Debra Damo, ed i battaglioni del D'Ameglio, dello Stevani e del Brusati
erano piu lungi in altri posti. Aperse il fuoco la brigata degl' indi-
geni dell 'Albertone, il corpo piu valente dell'esercito coloniale, avan-
zandosi in una delle gole. Ma gli Abissini furono desti e pronti a re-
spingere 1'attacco, piombando addosso alia colonna delP Albertone con
tutte le loro forze ; anzi eseguirono essi, per conto loro, il piano del
Baratieri, occupando prontamente le alture in una estensione di 12
GONTEMPORANEA 105
chilometri. Di la gli Abissini, difesi e nascosti dalle irregolarita delle
rocce, aprirono un fuooo di fucileria non interrotto, e la colonna del-
1'Albertone fu disfatta e quasi distrutta. Sia che egli si sia avan-
zato troppo oltre, sia che non si fosse esattamente informato delle di-
stanze di tempo e di luogo, la brigata dell'Arimondi, piti prossima a
quella Albertone, si trovo nell' impossibility di accorrere, accerchiata,
a sua volta, da nemici che da ogni parte accorrevano. E come le due
prime brigate, cosi quella del Generale Da Bormida che tentava il
terzo passaggio, e quella del Generale Ellena che si teneva indietro
in riser va, vennero avvolte, bersagliate da un nemico numericamente
molte volte superiore. Anche le batterie poco poterono servire, atteso
la ristrettezza e 1' inegualita del luogo. Talche, dopo qualche tempo,
gl'Italiani dovettero ripiegare, inseguiti poi anche nella fuga dai ter-
ribili Amahra e dalla cavalleria dei Galla, che spazzavano il terreno
dinanzi a loro. La ritirata, benche al principio fosse fatta con qual-
che ordine, alia fine divenne talmente confusa per un timor panico
onde furono sorpresi molti bianchi, che invano gli ufficiali tentarono
impedirla con la rivoltella alia mano. ISEsercito italiano nel n.* 28,
cosi scrive : Piuttosto che un vero e proprio combattimento, 1'azione
si risolse adunque in un grande e generale sbandamento, il quale non
pot& essere frenato, ed impedi di dare esecuzione agli ordini impar-
titi, o di modificarli a momento opportune. II Generale Baratieri sog-
giunge che le truppe nere fecero prove migliori e combatterono colla
solita tenacia. Gli eroi degli Abissini furono in quella tremenda
giornata i soldati di Ras Makonnen e Ras Alula, i quali diedero prova di
quel valore personale, soldatesco, irresistibile che non teme la morte, e
che e tutto in un paese dove s'infrangerebbe la tattica europea me-
glio ordinata, molto piu una mal preparata con pochi combattenti, sfi-
niti dalla marcia di una intera notte. Gl'Italiani rifuggitisi dopo la
sconfitta dentro le antiche frontiere della colonia, e specialmente ad
Asmara, lasciarono ai nemici un 70 cannoni e parecchie munizioni.
Un conto approssimativo fa ascendere a circa 12 milioni di lire le
perdite degl'Italiani in armi, munizioni, provviste, quadruped] e vet-
tovaglie. Dei dispersi e da narrare ancora, come essi, attraversando
i paesi circostanti, ribellatisi agl'Italiani, dovettero sostenere varii
scontri coi ribelli e una buona parte incontro cosi morte nella fuga.
Quanto al numero de' morti, de' prigionieri e de' dispersi, ecco quanto
narra V Italia militare, ed e un giornale dipendente dai Governo. Pre-
sero parte alia battaglia 5 Generali, di cui due sono morti (Dabor-
mida e Arimondi), uno e prigioniero (Albertone), due sono reduci
(Baratieri ed Ellena). Yi presero parte 7 colonnelli, dei quali due
morti (Airaghi e Eomero), uno prigioniero (Rava), quattro reduci (Ya-
lenzano, Brusati, Stevani, Ragni)... Complessivamente hanno preso
106 GRONAGA
parte alia battaglia novemila Italiani, e ne tornarono solo tremila, del
quali molti feriti ; i prigionieri Italian! sono solo quattrocento. Ne con-
segue che cinquemila seicento Italiani, su novemila, sono morti in com-
battimento o di ferite sul campo. Aggiungendovi le perdite de' sol-
dati neri ce ne andiamo quasi su diecimila morti. Cosi Vltalia mi-
litare. Le notizie posteriori poi, nonche diminuire tali numeri, li hanno-
piuttosto accresciuti.
3. Le seguenti particolarita della battaglia di Adua sono tolte dall' Africa
italiana dell' 8 di marzo e da una lettera del Tenente Augusto Vaccari che
scrive ad un amico le sue vicende durante la battaglia. L 1 'Africa italiana
narra cosi. EfFettuata la marcia, mentre si studiavano le posizioni, si inizifr
il combattimento all'estrema sinistra, combattimento cbe divenne subita
vivacissimo e sostenuto dalle artiglierie. Per quasi tre ore il combattimento
fu lasciato continuare senza che si avesse notizia di ci6 che succedeva, e-
senza inviar truppe in sostegno della colonna Albertone. Finalmente verso
le 9 4 / a il Generale Baratieri dnva le seguenti disposizioni : Alia brigata
Da Bormida che procedesse sulla destra ed andasse ad occupare una posi-
zione avanzata; alia colonna Arimondi che si portasse al colle retrostante
all'altro di Chidane Maret in attesa di ordini; alia riserva, infine, del Ge-
nerale Ellena, che si ammassasse sul colle di Rebi Areni. II quartier ge-
nerale intanto si portava in testa alia brigata Arimondi. II Generale Ari-
mondi non ebbe che il tempo di mettere in posizione la batteria Loffredo
e far spiegare sulla destra un reggimento bersaglieri, e gia vedeasi tutta.
la colonna degli indigeni (Albertone) ritirarsi di corsa, vivamente inseguita
dal numeroso corpo scioano. I cavalieri Galla erano gia frammischiati alle
file dei nostri ascari, tirando lanciate e sparando colpi, che facevano strage
nelle nostre truppe indigene. La nostra artiglieria taceva; era gia quasi
tutta in mano degli Scioani. Non si vedevano che le fumate degli spari del
nemico. Solo alia batteria Loffredo fu dato aprire il fuoco contro questa massa
irrompente. Vi fu un breve momento di sosta, che permise ai nostri ascari
di sfilare sotto la posizione occupata dalla batteria; ma tosto gli Scioani
ripresero piu accanitamente 1'inseguimento, girando una parte sulla sinistra,
rivolgendosi i piu contro la posizione tenuta dalla brigata Arimondi. E qui
il fuoco di fucileria e di artiglieria divenne vivissimo. Le batterie a tiro
rapido erano state chiamate d'urgenza. Invano le truppe della brigata Ari-
mondi tentavano spiegarsi ; perfino gli zaptiS ed i servi del quartier gene-
rale erano entrati in linea. Invano si tento resistere all'invadente massa
nemica ! La marea scioana batteva a grandi ondate ; montava, montava impla-
cabile su per il colle, decimando i nostri, impossibilitati a spiegare la loro
azione. Momento terribile ! La brigata Damorbida, intanto, alle dieci circa,
aveva trovato contatto col nemico, col quale aveva impegnato combatti-
mento. Essa si sostenne molto bene, e la massima parte delle sue forze
spiegava la dove maggiormente ferveva la lotta. Ebbe attacchi e contrat-
tacchi brillantissimi, arriv6 persino a poche centinaia di metri dagli atten-
damenti scioani. Per un momento ufficiali e soldati credettero sicura la
vittoria, e entusiasti sventolarono i fazzoletti in segno di esultanza. Ma
ahim& ! le altre colonne, incalzate dal nemico sempre piu da vicino, non
GONTEMPORANEA 107
poterono piu tenere le loro posizioni. Incominciarono a dare indietro ; le
artiglierie caddero in mano del nemico, il quale occup6 immediatamente
il colle e incominci6 a bersagliare di colpi fatali i nostri in ritirata, dall'alto
in basso. La brigata Da Bormida, disfatta la nostra sinistra, si trov6 anch'essa
a contatto delle truppe scioane preponderanti, incalzanti il colle dove essa
aveva trovato posizione. Fu impegnata seriamente la nostra artig-lieria, la
nostra fucileria; invano tutti fecero prodigi di valore, resistendo sino a quasi
sera all'irrompente e sempre crescente massa scioana. E le riserve anch'esse,
che eseguivano spostamenti per sostenere la brigata Arimondi, furono tra-
volte nella disastrosa ritirata. La battaglia ormai era perduta. Cos! Y Africa
italiana. II Tenente Vaccari poi, un razziatore famoso, com'egli si chiama
(che anche gl'Italiani colaggiu in mancanza di viveri facevano razzie di
bovi e capre come gliAfricani) cosi narra di se stesso in una lettera,stampata
nel Resto del Carlino. Dopo esser tomato dalla preda di 300 capi bovini
e 400 capre, dice : Dove eravamo noi, cioe al magazzino ed alia dipen-
denza del mio capitano, era il comando di tappa, che comprende tutti i
servizi : de' viveri, della sanita e della posta. Con noi era pure il noto Felter,
nostro ambasciatore presso Menelik. Si facevano previsioni, si sperava, si
temeva, quando verso le 10 del mattino del 1 marzo cominciarono ad affluire
i primi feriti per farsi medicare. Alle nostre domande rispondevano con un
mesto crollo di capo e nel loro fantastico linguaggio i miei dicevano: Scioani
essere catir, catir come sabbia (molti, molti come i granelli di sabbia).
Temevamo gia per le nostre sorti. Gli altri feriti che susseguivano porta-
vano nuove sempre piu desolanti,ed allora, fatti armare i nostri militi,demmo
ordine di procedere al carico delle salmerie, che si esegui rapidamente. Alle
14 circa un Tenente al galoppo venne ad avvertirci che gli Scioani avan-
zavano e che i nostri si ritiravano precipitosamente. Noi incolonnammo il
parco de'buoi e de' muli, e cominciammo la ritirata incalzati dai fuggiaschi.
Non avevamo ancora fatti 400 metri, ossia non eravamo ancora usciti dal
piazzale dove era costituito il magazzino, che un tremendo fuoco a ripeti-
zione ci prese sul fianco sinistro da un'altura sovrastante. L'attacco inatteso,
inesplicabile, fece terrorizzare quelli che gia fuggivano e non valsero le
minacce a frenarli. Si estrassero le rivoltelle, si fece fuoco addosso a chi
promuoveva il disordine, ma non ci fu verso di tenerli. Eravamo 7 ufficiali
contro 2 o 3 mila soldati ed ascari. Qui comincio la debacle, la lotta per
1'esistenza, si produsse una confusione indescrivibile e che ricordero sempre
in mia vita. I buoi inferociti scorazzavano per la colonna; i muli cercavano
di sbarazzarsi dal basto, galoppando e scompaginando le file; i fuggiaschi
colla sciabola tagliavano le corde dei basti, buttavano il carico a terra, pur
di inforcare una cavalcatura e salvarsi. Un vero orrore. 11 fuoco continuava...
e nel mattino, verso circa le ore 5 giungemmo ad Adi-Caie, dove trovammo
8. E. Baratieri, che faceva colazione, e dove ricevemmo la notizia dell'ar-
rivo di Baldissera in Africa. Da qui sembra apparire la colpa del Baratieri
in esser fuggito prima degli altri, molte ore prima che la battaglia finisse.
4. Se noi narrassimo che le cause della sconfitta di Adua furono non
una di quelle disgrazie, che possono incogliere qualsiasi piu valoroso eser-
cito, ma un complesso di errori politici e militari mescolati a ignoranza e
108 CRONACA
menzogna, alcuni non lo crederebbero. Ma che la cosa sia cosi e tale sia
giudicata da chi legge, rechiamo in mezzo fatti e testimonial) ze. II pub-
blicista Mercatelli, che e pur ligio al Governo, cosi scrive da Massaua, dopo
una visita al Baratieri, il 12 marzo : Torno ora dall'averlo visitato. L' im-
pressione che ne ho riportata e triste e dolorosa. Baratieri si trova acca-
sciato nel fisico e nel m-orale, ed oppresso dal dolore. Mi ha detto che da
oltre tre settimane non poteva dormire per la soverchia tensione dei nervi,
che agiva in modo deprimente, specie nelle gambe, cosicch& anche adesso
mal si regge in piedi. Gli ultimi casi, afferma che hanno finito di stre-
marlo.... Fu, egli dice, un momenta di debolezza e di follla, al quale ho ce-
duto. Come ritirarsi senza vergogna t Riconosce purtroppo che le conse-
guenze sono state terribili per 1'Italia e per la colonia.... La decisione di
attaccare gli Scioani era, secondo lui fatale, trovandovisi spinto a prenderli
da ogni lato ; e le spinte venivano (come accennammo, e il Baratieri in-
dica assai chiaramente): dalla rivolta del paese ove egli trovavasi, dall' in-
tercettamento de'viveri e dalla impossibility morale o fisica della ritirata.
Or dopo la disfatta di Amba Alagi e dopo la perdita di Makalle, e il numero
stragrande degli Abissini venuti a combattere, come e che il Cornando mi-
litare della colonia non capi nulla di nulla ? Alia follia dell' ultima deci-
sione, confessata dal Generale in capo, sono da aggiungere queste altre
cause : il piccolo numero degP Italiani appetto agli Abissini, il che e come
voler comperare un magazzino di stoffe preziose con pochi soldi (e questa
era cosa nota prima della battaglia) ; la stanchezza de' soldati, obbligati
a battersi con nemici fierissimi, dopo tutta una notte di marcia e, per
giunta, a ventre vuoto ; Pessere stato il corpo d'operazione della colonia for-
mato di soldati raccolti qua e la dalle guarnigioni d' Italia, sconosciuti tra
loro e dai capi, ed essere stati per lo piii giovani che da poco tempo erano
sotto le armi ; Paver dovuto essi combattere con un esercito, che difen-
dendo le sue terre, era reso altiero da due solenni vittorie. Agli errori mi-
litari e politici aggiungansi i morali, quali sono : primo, la mancanza del
diritto in chi voleva togliere altrui la sua terra ; secondo, la mala fede
onde il Ministero, per restare in seggio, e i giornali venduti, mentirono
quasi sempre in tutta questa faccenda africana. Mentirono cioe quando af-
fermavano che il clero abissino era favorevole agl'Italiani ; che a Coatit e
a Senafe si fossero riportate gloriose vittorie essendo state piccole scara-
mucce ; che la fuga di 70 chilometri dell'Arimondi dopo Amba Alagi fosse
una ritirata, e che la compra capitolazione di Makalle fosse una gloria. Fi-
nalmente, per salire dalle cause immediate ad una causa piti alta (a cui
ci danno diritto le analogic storiche e gP insegnamenti cristiani) ricordino
i lettori che la bandiera umiliata cosi in Africa, air Amba Alagi, a Makalle
e ad Adua, e quella stessa che combatte il Papa a Castelfidardo, ad An-
cona e a Porta Pia. Pareva che Dio si fosse dimenticato ; ma, non era
spento appena Peco festosa del venticinquesimo anniversario delle imprese
rivoluzionarie in Italia, celebrato a scorno del prigioniero del Vaticano fin
sotto le sue finestre, ed ecco muoversi tutta PAbissinia contro la stessa
bandiera. JMcono, ma non possiamo esserne mallevadori, che la data del
manifesto di Menelik che invitava il suo popolo a difendere, in nome della
CONTEMPORANEA 109
Trinita e di Maria Yergine, 1' indipendenza della patria, corrispondesee al
20 settembre ; e che molti fucili usati all'Amba Alagi, a Makalle e ad Abba
Garima fossero i fucili tolti ai soldati pontificii, regalati e venduti poscia
agli Abissini. Se cio fosse, che tremenda ironia della storia sarebbe
ella mail L-ti*
5. II mal animo, piu o meno latente, contro la dissennata guerra d'Africa
scoppid, come una fiamma sinora soppressa, alia iiotizia della sconfitta san-
guinosa; e furono messe fuori piu apertamente tutte le accuse che gia
erravano di bocca in bocca contro gli autori della inutile e vergognosa
guerra. E lo scoppio fu universale, eccetto, s'intende, i pochi che in Africa
pescavano i loro guadagni: cio sono gli alti personaggi, che di la inten-
devano trarre gloria al loro nome ; coloro, che cosi sarebbero rimasti al
potere ; i fornitori che facevano i loro grassi affari, e pochi fuor di posto
che in lidi lontani speravano cambiar fortuna. Ma la maggioranza degli
Italiani si dichiaro contro gli autori della detta guerra. Narriamo qualche
episodic di queste tumultuose agitazioni. Da Pavia, il 3 marzo, dovevano
partire certi artiglieri per 1'Africa. Si prese quest'occasione per protestare,
e dalla folia numerosa fu deciso di non farli partire. Invasero quindi la
stazione della ferrovia. I sibili e le grida, le apostrofi, le imprecazioni contro
Crispi, il Governo ed altri, andavano a ripercuotersi contro la tettoia, pro-
ducendo un frastuono indescrivibile. Yennero tolte le assi che servono pel
passaggio dei viaggiatori fra le rotaie, e ammucchiate attraverso ai binari
per arrestare il treno, e si svitarono dai traversini alcuni pezzi di rotaia,
interrompendo la linea. I soldati intanto, circuiti, arringati in tutti i modi,
se ne stavano silenziosi e tristi. Ad un ufficiale che voleva opporsi, fu
spezzata la spada. Il drappello de' soldati intanto fu preso in mezzo dalla
folia, che per porta Cavour entro in citta. Allora la dimostrazione divenne
magnifica e commovente. I balconi, le finestre erano gremite di donne,
vecchi, fanciulli, e alia vista dell' immenso corteo che racchiuddva in mezzo
i dieci soldati col loro berrettone rosso, il sacco sulle spalle ; le donne
gridavano, battevano le mani, le signore sventolavano i fazzoletti, le grida
assordanti, gli evviva andavano al cielo. Pareva che un esercito vincitore
facesse il suo ingresso trionfale in citta, e invece non erano altro che dieci
soldati che non si voleva andassero a morire inutilmente e senza scopo.
Dimostrazioni simiglianti avvennero in quasi tutte le citta d' Italia; e in
tutte si gridava: Abbasso Crispi! Abbasso i deplorati! Abbasso i ladri ! e
altre cose che il Fisco non ci permette di registrare. Col capo del Governo,
primo autore delle disgrazie africane, erano associati i giornalisti compri
e partigiani della guerra, come la Tribuna di Roma, che ebbe le vetrine
rotte e fracassate. A Milano la dimostrazione contro gli autori della guerra
africana fu piu grande e terribile, che altrove, e per le milizie accorse a
frenare i tumulti, v'ebbero parecchi feriti e anche un morto, un tal tipo-
grafo, Carlo Osnaghi. che tardando ad ubbedire allo squillo della tromba,
che intimava lo scioglimento della folia, spinto, non si sa bene, dalla calca,
si trovo trapassato dalla baionetta d'un soldato, e poco dopo mori. Tra gli
altri fatti contrarii all' impresa africana e da registrare quello dell'emigra-
zione de' coscritti, di coloro che temevano d'essere richiamati e mandati in
110 CRONACA
Africa e anche di alcuni gia sotto le armi. Telegramrni dall'Austria annun-
ziavano, gli scorsi giorni, che il Trentino era pieno di disertori italiani.
L'istesso mandano a dire da Parigi. E interrogate della fuga rispondono
colla voce del buon senso, che non si volevano fare uccidere per difendere
un suolo che non e la loro patria. E poi anche de' Principi di Casa Savoia,
niuno e finora andato a combattere colaggiii ! Dopo quests dimostrazioni
popolari, fatte per lo piu contro gente legale e penne vendute di giorna-
listi, s' e veduto in costoro un cambiamento di linguaggio, che e da notare.
Hanno detto, cioe, che questa era Vora della canaglia ; laddove, quando
questa stessa folia, aizzata da loro, gridava contro il Papa, fischiava i pelle-
grini, e ricorreva alle mine e al pugnale, era allora detto il popolo sovrano,
ovvero il popolo che insorgeva come un sol uomo, ovvero opera di popolo,
e simili. E bene osservare questa differenza di linguaggio, ora che i fischi
e gli abbasso toccano altri che non sono i cattolici.
6. II 5 marzo, giusto dopo la sconfitta campale d'Africa, si dovevano
riaprire le Camere, prorogate appositamente dal Crispi per non aver noie
dai deputati, che pur s'erano mostrati tanto a lui docili e ligi, mandan-
dogli buono anche la questione sulla sua moralita, dal Cavallotti impugnata.
Ma cosl era fisso, pare per insistenza del Saracco, il quale minacciava di
dimettersi, se ancora piu lungamente si tenesse chiusa la rappresentanza
nazionale, che e Potere sommo in un regno costituzionale. Ma quel giorno
fu 1'ultimo per la sovranita dell'antico cospiratore. Diecimila vite umane,
mandate da lui ad essere uccise ad Abba Garima, pesavano per la sua
coscienza ; pesava la ignoranza e T impreparazione del Generale da lui pre-
posto alia guerra; pesavano i milioni tolti alia gente per mantener la sua
gloria ; pesava come una vergogna, la rivelazione dell' impotenza militare
d' Italia dinanzi all'Abissinia. II popolo, per6, s'era rivoltato contro di lui,
come vedemmo, con una universale indignazione. E riapertasi la Camera,
il 5 marzo, il Crispi e i suoi subalterni, non interrogata neppure la volonta
della Camera, dovettero dare le loro dimissioni e il Re senz'altro le accetto.
Ecco tutta la tornata di quel giorno. S'alzo il Crispi tra un silenzio pro-
fondissimo e disse : Ho 1'onore di annunziare alia Camera che il ministero
ha rassegnato le sue dimissioni a sua maesta il Re. Sua maesta il Re le
ha accettate. Queste ultime parole suscitarono un applauso lungo, frago-
roso, assordante. Tutta 1'estrema sinistra, quasi tutta la destra e oltre una
meta della sinistra, si alzo in piedi plaudendo ; e piu di trecento deputati
gridarono in coro : Viva il Re! Abbasso Crispi! Lo spettacolo fu grandiose.
Parve allora che un incubo fosse tolto dall' intera nazione ; e la gioia si
manifesto coi fischi popolari che accompagnarono il Crispi a casa fin sotto le
sue flnestre. Ai soldati e alle guardie accorse rispondevano i popolani : Che
state 11 ? A difendere quelli che vi rubano ? Noi siamo fratelli, non dovete
venire contro di noi. Sono loro (i Ministri) che vi fanno anna infaccia a
li neri. Ve manneno pe carnaccia a Menelicche. E a un questore che
diceva, : Un popolo civile non fischia, gli risposero : Gia, paga solo le
tasse..; e giu : Viva Milano! Viva Pavia ! Abbasso Crispi! Abbasso i tra-
ditori! Cosi cadde il Crispi e cadde per vera volonta di popolo, non per
interessati voti di camorre legali. E dopo che egli ebbe dato saggio di si
CONTEMPORANEA 111
poco senno nell'impresa africana e sacrificato al capriccio diecimila vite, e
davvero meraviglia udir vantare il forte ingegno, il rapido sguardo da
poterne formare un uomo di Stato e anche (chi il crederebbe ?) 1'uomo
superiore nel fango settario , e che egli per6 tornera . Son giudizii
proferiti forse in un momento di distrazione. Col Crispi caddero due altre
cose, o meglio, una cosa ed un Generale. La cosa e la festa civile
del 14 marzo, almeno per quest'anno. Infatti il Popolo romano annunzio:
Causa la situazione in Africa, Sua Maesta il Re, con delicate pensiero,
ha partecipato al presidente del Consiglio ed ai ministri della guerra e
marina essere suo desiderio, cbe la prossima ricorrenza del suo gene-
tliaco (XIV marzo) non sia considerata come festa civile; quindi nessuna
rivista e nessuna altra manifestazione pubblica. E cosl fu. Alcuni hanno
osservato che dopo aver dichiarata festa civile il 20 settembre, quei signori
sono stati costretti a non celebrare un'altra festa civile gia preesistente.
11 Generale caduto, non fisicamente per i fucili abissini, ma moralmente, e
state il Baratieri, il quale 6 ora a Massaua aspettando un processo che si
fara contro di lui; che molte accuse pendono sul suo capo, specialmente
quella d'esser fuggito prima degli altri.
1. II Re diede al Gen. Ricotti 1'incarico di costituire il nuovo Mini-
stero. II Ricotti si mise all' opera, cedendo al March. Di Rudinl la presi-
denza. Ecco i nomi e gli ufficii de' nuovi Ministri. Presidenza del Con-
siglio e Ministero dell'Interno, on. Marchese Di RUDINL Guerra, on. ge-
nerale cav. CESARE RICOTTI MAGNANI. Marina, on. BENEDETTO BRIN.
Esteri, on. ONORATO CAETANI Duca di SERMONETA. G-razia, Giustizia e
Culti, on. GIACOMO GIUSEPPE COSTA; Finanze, on. ASCANIO BRANCA.
Tesoro, on. GIUSEPPE COLOMBO. Lavori pubblici, on. COSTANTINO PERAZZI.
Istruzione pubblica, on. EMANUELE GIANTURCO. Agricoltura, Industria
e Commercio, on. Conte FRANCESCO GUICCIARDINI. Paste e Telegrafi, on.
PIETRO CARMINE. II Di Rudinl e nato a Palermo nel 1839. Successe gia
al Crispi il 31 gennaio 1891, ed il 5 maggio 1892 ebbe a successore il Gio-
litti. II Gen. Ricotti e nato a Borgo Lavezzano (Novara) nel 1822. Fu Mi-
nistro della guerra al tempo della presa di Roma; egli e quindi uno degli
autori della breccia di Porta Pia. II Colombo e deputato di Milano; ha
56 anni, ed e insigne ingegnere. G-iacomo Costa, Avvocato generale erariale,
ha 59 anni, 6 dotto giureconsulto ed eloquente oratore. Ascanio Branca e
nato a Potenza nel 1840. Costantino Perazzi e nato a Novara il 1862. Ema-
nuele Gianturco e giovane di 39 anni, professore di diritto ed illustre Av-
vocato. Di costui, dice la Lega Lombarda, che e la piu simpatica figura
del nuovo ministero. Dotato di un ingegno fortissimo, di una rapidita di
parola che supera quella di Bernardino Grimaldi ed e molto piu simpa-
tica, egli nella vita politica ha fatto una rapidissima camera. Era un
povero giovanotto quando venne a Napoli dal suo oscuro paese delle pro-
vince meridional!. Sonatore di mandoline, capit6 in casa di Pasquale Sta-
nislao Mancini. Comincio a leggere, a studiare e divenne avvocato. Bene-
detto Erin ha 62 anni ed e deputato di Torino. Francesco Guicciardini ha
43 anni. Pietro Carmine e noto per i lavori e le relazioni fatte alia Camera,
tanto che era detto Carmine relatore. Onorato Caetani ha poco phi di 50
112 CRONACA.
anni. Gia Sindaco di Roma 6 uno de' piu noti gentiluomini romani ed e
d'indole tutta romana, anche col suo liberalismo ed anticlericalismo. Fi-
lippo Crispolti cosi lo descrive. Egli ha una coltura larga e svariatissima,
acquistata per eredita in una casa dove 1' arguzia e la passione per le cose
dell'intelletto sono tradizionali : ha pel suo nome, per le sue parentela una
notorieta europea e quindi otterra senza sforzo dagli ambasciatori delle po-
tenze quella considerazione che molte qualita acquisite difficilmente rie-
scono a dare; ha un ingegno in cui 6 entrata al disopra delle innegabili
qualita positive, una qualita negativa preziosa, 1' assenza della rettorica.
Per lui due e due fanno quattro, e non si & mai arreso a quella specie di
fantasia, cos\ cara ai patrioti, per cui due e due riescono a far cinque. Questa
e stata la ragione per la quale comincio a veder di mal occhio Crispi, anche
prima di diventargli avversario per la questione morale : secondo lui Crispi
e una testa incapace di qualunque calcolo esatto. Per la stessa ragione fu
sempre opposto a Baccelli al quale affibbio un'altra delle sue terribili de-
finizioni. II Caetani fu promotore del monumento a Giordano Bruno. An-
che in cio egli die' mostra di una cotale bonomia sarcastica propria dello
spirito romano. Un giorno (continua il lodato pubblicista) che il Caetani
assisteva con un Consigliere cattolico ad un seggio elettorale politico per
un'elezione assai importante e che gli elettori scarseggiavano egli disse:
Ecco come sono gli Italiani, per una cosa seria, come questa, non si inco-
moda nessuno; per una corbelleria come quella dell'inaugurazione della
statua a Bruno ci corrono a migliaia. E il Consigliere nostro rispose: Ha
ragione; ma se non sbaglio, alia corbelleria di Bruno contribui piu lei, per
esempio, che io. Caetani si mise a ridere e dov6 convenirne.
8. II 14 marzo fu pubblicato un decreto di amnistia pei condannati dai
tribunal! militari della Sicilia e della Lunigiana, ed uscirono i famosi De Fe-
lice Giuffrida dal maschio di Volterra, Barbato da quello di Pallanza e
Garibaldi Bosco da quello di Paliano; anzi i primi due passarono su-
bito dal carcere al trono, ossia andarono a sedere a Montecitorio come
legislator! d' Italia. II Giuffrida, uscito dalla stazione ed entrato in Roma
fu portato sulle spalle dagli amici tra un popolo immenso che lo fe-
steggiava. Questi fatti davvero fanno perdere il senso morale alia gente,
la quale non intende piu nulla, e dice tra se: costoro erano malfattori
o no ; se malfattori, perch6 ora sono messi sul seggio del comando ? Se no,
perche furono mandati in galera? N6 si pu6 dire: Sono emendati. Poiche
il Giuffrida, e con lui gli altri, ha detto chiaro, che se & entrato socialists
in carcere, ne e uscito socialista il doppio. Ma lasciamo ai fllosofi i ragio-
namenti. Dicono che ascendessero a 120 quelli che in quel giorno dal car-
cere uscirono a rivedere le stelle.
CONTBMPORANEA 113
III.
COSE STRANIERE
AUSTRIA-UNGHER1A (Nostra Corrispondenza). 1. A Vienna: sconfttta
del liberalismo nelle elezioni municipal!; prima nomina del D. r Lueger
a borgomastro; primo scioglimento del consiglio comunale ; nuova se-
gnalata vittoria del partito antiliberale ; rielezione del D. r Lueger a
borgomastro ; rifiuto della conferma sovrana, e nuovo scioglimento del
consig-lio municipale. 2. II nuovo gabinetto Badeni: fisionomia della
Camera alia sua riapertura; violentissime discussioni sull'affare Lue-
ger; scissura nel circolo Hohenwart, e costituzione del nuovo gruppo
cattolico popolare; adesione al nuovo partito; proroga della Camera.
1. Le ultime elezioni del municipio di Vienna, nelle quali il par-
tito giudaico-liberale, da tanti anni padrone assoluto del campo, ri-
mase soccombente e per poco disfatto, checche sia per av venire in
appresso, segnano una data storica della piu alta importanza, non solo
nella cronaca della capitale, ma anche nella storia della monarchia
austriaca. L'incanto del liberalismo, dopo ventisette anni di domina-
zione tirannica nella capitale, creduto invincibile, e stato rotto nel
maggior centro di sua potenza ed attivita : ecco il primo effetto della
vittoria antisemitica. Dal trionfo finale siamo ancora lontani, poiche
molti e formidabili ostacoli restano ancora da abbattere e da superare ;
ma la prima battaglia campale, per quanto a lungo debba durare la
guerra, e stata vinta, ed il primo effetto della vittoria non puo essere
distrutto. Yeniamo ai fatti.
Nel maggio p. p. il D. r Lueger, capo del partito antisemita ed
antiliberale nel parlamento, nella dieta provinciale dell' Austria infe-
riore e nel consiglio municipale Viennese, riusci eletto con 65 voti
viceborgomastro di Yienna. In mezzo alia generale costernazione del
partito liberale il borgomastro (sindaco) liberale D. r Griibl diede le
sue dirnissioni, lasciando cosi la somma delle cose nelle mani del
D. r Lueger, il quale la accetto con un discorso-programma assai mo-
derato e conciliante. Pochi giorni dopo il D. r Lueger veniva eletto
borgomastro; ma non avendo raccolta che la maggioranza dei voti
puramente legale, non voile accettare la nomina, ed il Governo, me-
glio per motivi politici che per arnministrativi, sciolse il consiglio co-
munale, affidando la gestione degli affari ad una giunta presieduta da
un commissario governativo. Tantosto incomincio 1'agitazione eletto-
rale, accompagnata da dimostrazioni frequenti, talvolta tumultuose, in
tutti i 19 quartieri della grande citta, e prolungatasi fino al 16 set-
tembre, al quale per guadagnare tempo il Governo voile differita 1'ele-
zione. La lotta nel terzo corpo degli elettori impegnossi con accani-
Serie XVI, vol. VI, fasc. 1099. 8 28 marzo 1896.
114 GRONAGA
mento; straordinaria I'affluenza alle urne, e 1'ansieta degli animi fino
a battaglia finita. Ambidue i partiti misero in opera tutti i mezzi di
cui poterono disporre ; uomini e donne, col distintivo antisemitico del
garofano bianco all'occhiello, percorrevano tutti i quartieri della ca-
pitale, per eccitare gli elettori a presentarsi alle urne ; uno squadrone
volante di velocipedisti, e circa 1500 carrozze facevano il servizio di
galoppino da un estrenio all'altro della citta. La polizia, tutta in armi,
ebbe un bel da fare a mantenere 1'ordine ; ammirabile del rimanente
la disciplina, ed in generale il contegno fermo e calmo degli elettori
antiliberali di fronte alle insidie dell'oro giudaico ed alle pressioni
degli awersarii, che non lasciarono intentato alcun mezzo per pro-
vocarli, e mettere a romore il campo elettorale. La vittoria rimase
agli antisemiti, che piantarono la loro bandiera sulle due rocche prin-
cipali del nemico, credute inespugnabili, la Leopoldstadt dove i
figli d'Israello trovansi in maggioranza, e il primo distretto della
Stadt o citta interna, centro del liberalismo e dell' alta finanza
giudaica. Incredibile fu 1' entusiasmo della popolazione per questa
prima vittoria, seguita ben presto da due altre nel secondo e primo
corpo, dove agli antiliberali venne fatto di strappare ai liberali quin-
dici nuovi seggi. Per tal modo essi si assicurarono la maggioranza
assoluta con parecchi voti d'avanzo, riducendo i liberali ad una mi-
noranza impotente. Fra i nuovi eletti spiccano alcuni ecclesiastic!, e
laici clerical! della piu bell'acqua. Notevole an che il fatto, che grande
numero di maestri e di impiegati civili e militari, appartenenti al
IE corpo (che a detta dei liberali accoglie in sS 1'eletta dell' intelli-
genza cittadina) votarono in senso antiliberale, ad onta d'un dispo-
tico editto, mandate dal conte Kielmansegg, capo del G-overno prov-
visorio, a tutti gli impiegati dello Stato, per distoglierli dal favorire
gli antisemiti. La disfatta dei liberali fu compiuta, tan to da superare
di lunga mano ogni piu triste previsione dei loro partigiani, gia sco-
rati prima del combattimento. II giubilo della popolazione sali al
colmo, e gli organi liberali non poterono far altro, che sfogarsi in
piagnistei interminabili per la sconfitta toccata, che uno di essi chiamo
il" Sedan degli Ebrei. La notizia della vittoria antiliberale fu
accolta con plauso immenso anche nelle province, dove i cattolici in
questo primo atto di potente riscossa contro il liberalismo salutarono
1'aurora d'una nuova ra di riforma cristianamente civile.
L'intervallo che passo da questa elezione alia nomina del nuovo
borgomastro venne sfruttato dalla stampa officiosa dell'Ungheria, spal-
leggiata dagli organi liberali viennesi, per impedire la conferma so-
vrana della nomina del D. r Lueger a borgomastro, ancor prima che
questa venisse proposta. Anche corse voce, che il ministero ungarese
avesse strappato di que' giorni al Badeni, capo del nuovo gabinetto
GONTEMPORANE A 115
austriaco, la promessa, che il Lueger non otterrebbe poi la sanzione
sovrana alia sua nomina. E questa notizia, nonostante le pin solenni
smentite de' due Govern!, non cesso e non cessa di trovare credenza
presso quanti conoscono la profonda avversione della camorra masso-
nica dell'Ungheria contro il Lueger, per la campagna, che egli solo
in tutta la Camera austriaca seppe intraprendere e sostenere in questi
ultimi anni contro la preponderanza magiara nell' impero e contro la
rinnovazione imminente del cornpromesso decennale coH'Ungheria, in
forza del quale 1'Austria deve contribuire alle spese comuni nella in-
giusta proporzione del 70 / . Nondimeno il consiglio comunale Vien-
nese eleggeva di nuovo il 29 ottobre con 93 voti sopra 137 votanti
il D. r Lueger a borgomastro. E questi in un discorso-programma assai
lodato per saggia moderazione, dichiaro di accettare la nomina, quando
ottenesse la sanzione sovrana. Alia sua uscita dal palazzo municipale
egli fu accolto da una moltitudine plaudente di circa quarantamila
cittadini, e dovette essere preso in mezzo dalle guardie, perche non
rimanesse soffocato nella ressa che facevangli d'attorno i suoi am-
miratori.
Se non che la conferma sovrana fu attesa indarno per molti giorni,
in mezzo ad una generale e vivissima tensione degli anirni. Final-
mente il Governo annunzio, che 1'Imperatore non accordava la desi-
derata conferma alia nomina del Lueger, intimando al consiglio co-
munale di passare alia nomina di un altro. E poiche nella tornata
del 13 novembre venne rieletto un'altra volta il Lueger, e questi ebbe
accettato la nomina, il Governo sciolse senz'altro il consiglio con un
decreto, nel quale tirava dentro imprudentemente a sua giustificazione
il nome di S. M. 1'Imperatore, e la direzione degli affari comunali venne
di bel nuovo sino a nuove elezioni affidata al commissario governativo
D. r Friebeis. Non si pud descrivere 1' esacerbazione suscitata nella
cittaclinanza da questo procedere del Governo, il quale pur troppo
cominise il grosso errore di tirare in mezzo la'Corona in questa lotta
dichiarata fra Governo e popolazione, col pericolo, anzi coll'effetto di
compromettere 1' autorita della Corona e della dinastia, menomando
altresi la riverenza e 1'affetto, finora non mai venuti meno nella ca-
pitale e nelle province verso la persona di S. M. Francesco Giuseppe.
Ke seguirono dimostrazioni clarnorose dinanzi al Parlamento e fin
presso alia stessa residenza imperiale, col soli to codazzo di arresti e
d'altre miserie, mentre d'altra parte davasi niano senza indugio alia
nuova agitazione elettorale, la quale minaccia nuovi guai per il giorno
non lontano delle elezioni municipal!.
Questi fatti, che misero lo scompiglio per mesi e mesi nella capitale,
ebbero un'eco potente in tutta la monarchia, e massimamente nelle
discussioni del Parlamento, riconvocato il 22 ottobre, al termine delle
116 CRONACA
vacanze estive. E qui, prima di entrare nella relazione degli atti del
Parlamento nella sessione autunnale teste chiusa, giovera riprendere
in mano il filo interrotto della cronaca politica, rifacendoci breve-
inente dalla nomina del Badeni a presidente del nuovo ministero, ap-
pena accennata nelle passate corrispondenze.
2. A' primi di ottobre il nuovo gabinetto era gia costituito come
segue: presidente il conte Casimiro Badeni, polacco, di famiglia ric-
chissima, d'antica progenie italiana, governatore della Gallizia, in
fama di uomo dalla mano forte ; il barone Gautsch, ministro del
culto e dell'istruzione, gia noto per i suoi sentimenti liberali, sin da
quando occupava lo stesso ufficio nel ministero Taaffe ; il polacco ca-
valiere Bilinski alle finanze; il barone Grlanz-Eicha al commercio; fi-
nalmente il conte Gleispach alia giustizia, e il conte Ledebur-Wi-
cheln all'agricoltura, ambedue in farna di buoni cattolici. La condi-
zione de' principali partiti alia riapertura della Camera era la seguente :
predominanti per numero, e per i loro stretti rapporti col nuovo ga-
binetto, i Polacchi, sempre compatti fra di loro, non ostante il mi-
scuglio di credenti, cattolici, scismatici, ebrei, atei settarii, e radicali,
tenuti insieme unicamente dall' interesse nazionale ; il partito te-
desco liberale, scisso in due per la secessione dei nazionali irreden-
tisti, ed assottigliato per dimissioni de' suoi membri piu illustri, e
quasi ridotto allo sfasciamento da discordie intestine, aggravates! dopo
il capitombolo della famosa coalizione ; il circolo Hohenwarth, piu
presto feu dale e governativo che conservative, ingrossato dai cattolici
delle province alpine, piu veramente legati al suo corso politico che
sorretti nell'attuazione del loro programma religioso-sociale, eppero
da un pezzo malcontenti e riluttanti alia mano della loro guida, per
quanto consumata in tutte le arti diplomatiche e parlamentari ; i
Giovani-Czechi, sempre ostinati nelle loro pretese nazionali, e pronti
a sostenerle all'uopo eon mezzi estremi, per nulla aminansati dalla
cessazione dello stato d'assedio imposto due anni fa alia citta di Praga,
e levato dal Badeni, con larga concessione di amnistia e d'altri favori
politici, alia vigilia della riapertura della Camera, per ingraziarsi a
quella gente implacabile; finalmente gli antisemiti, o antiliberali,
forti delle recenti vittorie riportate sul campo municipale, e del cre-
scente favore popolare accattivatosi nella capitale e nelle province,
pronti anzi smaniosi di combattere colla foga d'un partito riforma-
tore, risoluti di portare la lotta agli estremi contro gli oppugnatori
delle loro prime conquiste.
In condizioni cotanto difficili per crearsi una maggioranza il pre-
sidente Badeni presento il 22 ottobre alia Camera il nuovo gabinetto
extraparlamentare, esponendo il suo programma che fu accolto in
generale con favore.
CONTEMPORANEA 117
Nonostante che la Camera avesse ad occuparsi tosto del bilancio per
il 1896, e di molte altre gravi question! pendent! , queHo che la oc-
cupd maggiormente fu 1'affare della conferma sovrana negata al Lue-
ger, e lo scioglimento del consiglio comunale Viennese, per il quale
il Badeni, come abbiamo detto, concito imprudentemente contro di se, ed
indirettamente contro la casa imperiale, le ire della maggioranza cit-
tadina di Vienna affezionatissima al suo Lueger, aprendo la porta ad
un conflitto, del quale nessuno pud prevedere tutte le conseguenze
in un prossimo avvenire. Per compenso, magro compenso, il Badeni
guadagnossi le simpatie del partito tedesco liberale, e d'una parte del
circolo Hohenwarth, i quali, schierandosi a fianco del gruppo polacco,
fornirono al nuovo presidente una maggioranza provvisoria contro i
primi assalti della opposizione. Questa infatti non tardo ad aprire le
ostilita ; e nella tornata memorabile dell'8 novembre il Badeni, sfidato
a giustificare il primo atto infelice del suo reggimento, dovette accet-
tare la sfida, ne si puo dire certamente che egli ne sia uscito inco-
lume, poiche la sua giustificazione non appagd alcun partito.
Avvenuto in questo mezzo lo scioglimento del consiglio inunici-
pale, per la rielezione del Lueger a borgomastro, piu sopra nar-
rato, gli antisemiti tornarono alia carica piu furiosi di prima,
accusando il Badeni di avere conculcato i diritti deH'autonomia co-
munale, e di aver provocato per soprassello la pacifica popolazione
Viennese, colla consegna della guarnigione nelle caserme, ordinata il
giorno della pubblicazione della repulsa sovrana contro il Lueger, per
far fuoco sulla cittadinanza in caso di una sommossa. II Badeni nego
il fatto; ma i piu rimasero convinti, che egli abbia giocato di pa-
role per cavarsela, e che il fatto nella sostanza sia vero. Tuttavia
anche gli antisemiti uscirono un po' malconci da questa seconda batta-
glia campale, per le parole di qualche loro oratore contro il Badeni,
cotanto brutalmente intemperanti, da alienare 1'animo delle persone
piu benevole verso il loro partito, e da compromettere seriamente la
stessa loro causa, ove non sappiano contenersi meglio in avvenire.
Conviene aggiungere tuttavia, che nell' ultimo scorcio della sessione
parlamentare, grazie a' consigli amichevoli che non mancarono al
Lueger, il contegno degli antiliberali apparve assai piu moderate ;
purche sappiano serbarlo anche nelle discussion! future, soprattutto
nella imminente lotta elettorale. D'altra parte e un fatto, che il modo
di agire ed anche di parlare, tenuto dal nuovo ministero contro gli
antisemiti, fu tale, da dover credere che esso abbia preso sopra di
se 1' incarico di sterminare addirittura questo partito, cotanto inviso
a' giudei ed a' loro alleati o mancipii di qua e di la dal Leitha.
La Camera, dopo aver appro vato il bilancio in discussione generale,
e votato con dibattimento particolare i primi capitoli, venne prorogata
118 GRONAGA
per le feste natalizie, colla promessa del Badeni, che appena sara
riconvocata verso i primi di febbraio, le verra presentato il nuovo
disegno di riforma elettorale, gia bello e stampato, ed appro va to dal-
1' Imperatore per la presentazione alia Camera. Prevedesi fin d'ora,
che la discussione di questo disegno di legge avra per effetto quasi
sicuro lo scioglimento, della Camera, la quale del resto, col termine
dell'anno corrente, trovasi agli ultinii sgoccioli del periodo legislative.
A compire la cronaca dell 'ultima sessione parlamentare manca
ancora 1' episodic principale, che vuole essere narrate a parte ed nn
po' distesamente. Trattasi infatti d'un avvertimento, di grande conse-
guenza per 1'avvenire, non solo della vita parlamentare e politica, ma
anche religiosa de' cattolici in Austria : la costituzione d'un nuovo
circolo parlamentare e centro d'azione politica, col titolo di parti to
cattolico popolare . Questo avvenimento non riuscira del tutto inat-
teso ai lettori della Civiltd Cattolica, i quali abbiano tenuto dietro con
qualche attenzione ai fatti ed ai giudizii, raccolti nella passata corrispon-
denza, intorno al circolo Hohenwarth, al suo carattere ed al suo in-
dirizzo, piu diplomaticamente governativo, che risolutamente cattolico.
Di fatto notavansi da molto tempo in quel circolo gli indizii sempre
piu gravi d'una discordia intestina ; ed in particolare il malcontento
de' suoi membri cattolici andava crescendo a vista d'occhio, nonostante
la visita fatta al Yaticano dal conte Hohenwarth, e dal D. r Kothrein
suo fido sostenitore. Troppe volte i detti deputati cattolici, volendo
levare la loro voce per propagare i loro principii, e il programma di
azione cattolica affidato alia loro coscienza dagli elettori, ebbero le
mani legate e tappata la parola in bocca dalla maggioranza cosiddetta
conservativa del circolo e del suo capo troppo ligio al Governo. Fi-
nalmente il dissidio, che covava da qualche anno nel secreto del circolo,
scoppio in aperta scissura. II primo sintomo si fece palese il giorno
8 settembre, quando i deputati barone Dipauli, Dott. Ebenhoch,
barone Morsey, e Dott. Fux, contro lo statute del circolo e la
volonta del loro capo , apposero le loro nrine all' interpellanza
del Dott. Pattai antisernita, nella quale invitavasi il Badeni ad
esporre i motivi, per i quali egli aveva consigliato all' Impera-
tore il rifiuto alia conferma della nomina del Lueger. In questa
circostanza il valoroso deputato cattolico Dott. Ebenhoch giustifico la
sua firma all' interpellanza con un eloquente discorso, nei quale,
encomiate le doti ed i meriti personali del Dott. Lueger, dimostro
che il G-overno, per il suo atto inconsulto ed ingiusto contro di esso,
erasi meritato il biasimo generale dei cattolici, non ostante che il
Vaterland, e pochi altri organi minori dell' Hohenwarth, sostenessero
il Governo nella sua politica ostile agli antiliberali ; bollo con info-
cate parole 1'oppressione dei giudei nelT Ungheria, e le vergognose
CONTEMPORANEA 119
pressioni esercitate dal loro Governo sulla Cisleitania, abbassata al
grado di vassallo del regno giudaico ungarese. In appresso, dopo avere
nel circolo Hohenwarth difesa la loro liberta di coscienza contro i pa-
ragrafi dello statute, avendo i detti deputati favorevoli alia causa del
Lueger presentato una nuova interpellanza circa lo scioglimento del
consiglio comunale Viennese, senza il permesso della maggioranza del
circolo, rimasero senza piu esclusi dal circolo stesso, e si accinsero
tantosto a formare un nuovo gruppo indipendente. Questo venne di
fatto, costituito il 25 novembre p. p., col titolo di circolo del par-
ti to cattolico popolare composto di nove membri, sotto la presidenza
del barone Dipauli (tirolese di origine italiana) e col seguente pro-
gramma : difesa dei principii cattolici conservativi ; piena indipen-
denza dal Governo ; affermazionc del carattere nazionale tedesco ; giu-
stizia verso le altre nazioni. Questa preferenza quasi esclusiva, data
alia nazione tedesca nel nuovo circolo, se non verra tolta di mezzo
in appresso, sara pur troppo un ostacolo all'entrata dei deputati cat-
tolici non tedeschi nel nuovo gruppo, il quale altrimenti potrebbe
costituire il primo nucleo per la formazione di un centre cattolico
sul fare del germanico, sinora da tanti anni indarno sospirato in
Austria. Per ora il nuovo circolo conta 15 membri, tutti di nazione
tedesca; fra questi tutti i Tirolesi, meno due, cio& Dott. Kathrein
vice-presidente della Camera, e 1'abate benedettino Treuinfels, sem-
pre fedeli all' Hohenwart, sei deH'Austria superiore, due soltanto degli
otto Stiriani, uno del Salisburghese, e due del Yorarlberg, riservata
1' appro vazione dei loro elettori. Ad organo del partito fu scelto il
Linzer Volksblatt diretto dal Dott. Ebenhoch.
II circolo Hohenwarth , anche dopo questa secessione, rimase
forte di una quarantina di membri, quasi per meta appartenenti al
grande possesso feudale della Boemia. Al nuovo circolo cattolico, il
quale partecipo la sua costituzione a tutti i Yescovi austriaci, perven-
nero tosto dalla capitale e dalle province numerosi indirizzi di adesione,
di giornali, di societa (fra queste una di Graz contro i deputati stiriani
rimasti coll' Hohenwart) ; il Yescovo di S. Polten (S. Leopoldo) mando
per lettera al barone Dipauli approvazioni ed incoraggiamenti ; il Cardi-
nale Arcivescovo di Yienna benedisse di gran cuore alia nuova im-
presa. Dalle dichiarazioni date dal suo capo nella discussione del
bilancio fecesi manifesto, che il nuovo partito, senza confondersi con
quello degli antiliberali, o antisemiti, o cristiani scciali, ed anzi ripro-
vando certi eccessi ed intemperanze di questi ultimi, le quali e lecito
sperare cesseranno col tempo, appoggera gli antiliberali in tutto quello
che riguarda la lotta contro il capitalismo giudaico-liberale, e la
riforma cristiana della societa.
I pochi organi delle cosiddette Mildere Tonard , ossia del par-
120 CRONACA
tito cattolico di sostegno meno energico e piu remissive verso il Gro-
verno, deplorarono 1' indebolimento cagionato al Circolo Hohenwarth
dal distacco del nuovo gruppo cattolico popolare. E parlando in ge-
nerale, non si puo negare che fra i cattolici sia sempre desiderabile
la massima unione. Nondimeno, chi vorrebbe condannare come una
dannosa scissura la separazione compiutasi nel seno del Circolo Ho-
henwart, nelle condizioni in cui S avvenuta ? Che cosa impedisce che
i secessionist, del gruppo Dipauli si riuniscano con tutti gli altri
cattolici della Camera, in tutte le votazioni d' interesse cattolico ?
non e un nuovo e grande vantaggio per tutti, che sia finalmente
spun ta to anche nella Camera austriaca un partito cattolico dalla voce
e dalle mani libere, e non legato a nessun altro partito, e indipen-
dente da ogni governo nella sua azione? L' illustre domenicano, Pa-
dre Weiss, il cui giudizio in questo caso non pud apparire sospetto,
sono gia parecchi mesi, scriveva nel Linzer Quartalschrift (articolo :
Un'ora al Yaticano ) a proposito della coalizione promossa dall'Ho-
henwart, queste precise parole : E ora di farla finita col sistema
fin qui seguito, che e la negazione di ogni sistema ; voglio dire di
quel sistema, col quale si cerco di contentare tutti, senza contentare
nessuno, poiche si voile chiudere nel medesimo sacco conservatismo
e liberalismo, radicalismo e assolutismo, cristianesimo ed anticristia-
nesimo, Dio e Belial. Manco male il palese signoreggiare delle Logge
e dell'Anticristo, piuttosto che questo sistema di mezzi termini. Fa
d'uopo avere chiarezza di principii e risolutezza nell' applicarli in
pratica. E il Magyar Allum, 1' organo piu anziano de' cattolici un-
garesi (adesso ne abbiamo un altro fondato dal partito popolare cat-
tolico dell'TIngheria col titolo La Costituzione) alia prima notizia della
comparsa del nuovo Circolo parlamentare austriaco, si espresse in
quest! termini : Miglior fortuna non poteva capitare alia buona causa
in Austria di questo dissolvimento del Circolo Hohenwart, il quale
gia per tredici anni fece da valletto al ministro Taaffe, e poscia da
manuale alia fabbrica della famosa coalizione ; peccato soltanto che
questo fatto non sia avvenuto molto tempo prima d'ora.
Delle elezioni dietali, e de' lavori delle Diete presentemente convo-
cate per la sessione annuale nelle singole province, sara trattato nella
prossima corrispondenza.
MUSS ICO INostra Corrispondenza). 1. Incoronazione di Nostra Sig-nora di
Guadalupa. 2. La morte di un ministro di Stato. 3. L'XI Congresso
internazionale di Americanist!.
1. L' avvenimento messicano di maggiore importanza, non gia so-
laniente dell' ultimo trimestre dell' anno 1895, ma di tutto 1'anno e
di molti anni indietro, e stato la incoronazione di Nostra Signora di
CONTEMPORANEA 121
Guadalupa. Secondo la tradizione, riportata diffusamente nel nuovo
Uffizio Guadalupano, nei primi giorni del decembre 1531, died
anni dopo la conquista di questa terra per parte degli Spagnuoli,
appari la Yergine Maria ad un indigene chiamato Giovanni Diego,
promettendogli speciale protezione per la gente della sua stirpe eel
incaricandolo di dire al Yescovo, Don Fra Giovanni Zumarraga, che
era sua volonta fosse eretto in quel luogo, distante una lega da que-
sta citta, un santuario in onore del suo Sacro Nome. E per provare
che ella era veramente la Madre di Dio, gli lascio dipinta la sua
immagine sopra una tela chiamata ayate. Rapidamente si propagd la
devozione alia santissima effigie dal titolo di Guadalupa, e da quel-
1'epoca ai nostri giorni e andata sempre crescendo. La sacra imma-
gine fu prima venerata in un modesto eremo, dopo in una cappella
di maggiore ampiezza, finche al termine del 1709 fu aperto al pub-
blico il sontuosissimo e ricchissimo tempio d'ordine dorico, nel quale
oggidi imploriamo la sua clemenza. Nell' anno 1737 la SS. Yergine
sotto il titolo di Guadalupa fu dichiarata Patrona della Nuova Spa-
gna ; nelP anno 1751 prese possesso di quel santuario, a maggior de-
coro del culto, una Collegiata di canonici secolari, presieduta da uno
di essi col titolo di Abate, e per ultimo il Papa Benedetto XI Y con-
cesse nel 1754 Uffizio e Messa propria con rito doppio di prima classe
ed obbligatorio in tutto il territorio messicano.
Yenendo ora ai nostri giorni, nell'anno 1886, il defunto Arcive-
scovo Don Pelagio Antonio de Labastida ebbe la felice idea d'ineoro-
nare con solennita la miracolosa immagine. Si mise d'accordo con gli
altri metropolitan! di questa Chiesa messicana, e fece con essi la do-
manda alia Santa Sede, che benignamente acconsenti. Non mancd chi
facesse notare in questa circostanza che il coro della collegiata, col-
locato secondo il costume spagnuolo nella navata centrale, all' estre-
mita opposta al presbiterio, riduceva notevolmente la capacita del
tempio, e non occupava il luogo che gli competeva secondo il costume
delle altre chiese. Si risolvette, prima di far uso della grazia ponti-
ficia, di togliere il coro e collocarlo dietro 1'altare maggiore ; per far
cio fu pero necessario demolire 1'abside, alia quale era appoggiato 1'al-
tare, e prolungare da questo lato le tre navate del tempio. In questo
lavoro e nel dare altra forma anche al presbiterio e cambiare tutte
le decorazioni interne si sono impiegati nove anni ed alcune centi-
naia di migliaia di pesos. II danaro e stato raccolto durante questo
tempo dal sacerdote D. Antonio Plancarte, incaricato di cio e dell'ese-
cuzione dell' opera dal suo venerando ssio, il detto illmo signer Laba-
stida, e nominate dalla S. Sede, in premio di tanti buoni servigi,
abbate di quel capitolo.
Si pote infine stabilire per il giorno 12 dello scorso ottobre la
122 GRONACA
tanto desiderata incoronazione, alia quale furono invitati tutti i Vescovi
non solo della Nazione Messicana, ma bensi di tutta I'America. Pre-
cedette la festa una novena di funzioni che celebrarono nove delle
nostre diocesi. Alia incoronazione, che fu solennissima e commovente,
presero parte oltre quaranta Yescovi, riunione non mai sognata per
questa terra del Messico. Ognuno dei rimanenti giorni del mese fu
solennizzato con funzioni da alcune delle altre diocesi messicane, o
da associazioni pie o da corporazioni ecclesiastiche di questa capitale ;
dimodoche, tenendo con to del priino del inese, nel quale si fece il
trasporto della sacra Immagine, e del giorno due, nel quale fu con-
sacrato il tempio restaurato, officiando oltre il nostro Yescovo altri
dodici Prelati nei rispettivi dodici altari delle cappelle, risulto dedi-
cato a questa grande solennita tutto il mese di ottobre, che per la
pieta del nostro Beatissimo Padre Leone XIII e il mese del santo Ro-
sario. La devozione di cui fece mostra il popolo messicano, che di
per se e devoto, formo 1'ammirazione e lo stupore dei Yescovi e degli
altri Ecclesiastici venuti dagli Stati Uniti, dove il freddo del tempe-
ramento e il furor degli affari uccidono in fiore pianta tanto delicata.
I pellegrinaggi di tutto il paese anche dalle regioni piu remote furono
numerosi ed entusiastici. Deve notarsi che per alcuni si dovettero
percorrere a piedi od in cattive cavalcature lunghissime e scabrosis-
sime strade ; quello di Chiapas, per esempio, impiego quaranta e piu
giorni per arrivare al Santuario. Eipeto che il nostro popolo ha fama
di pio ; in questa occasione pero supero ogni aspettativa. Yoglia la
Madre di Dio una volta ancora aver pieta di noi e convertire alia
penitenza i pochi empi e i molti peccatori della nostra patria, prepa-
rando in questo modo giorni migliori per la nostra oppressa Chiesa.
La prolungata oppressione, della quale e vittima questa Chiesa
Messicana, deve pure manifestarsi chiaramente anche in mezzo a tante
universal! allegrezze. II pellegrinaggio di Puebla de los Angeles, che
venne in ferrovia, portava come gli altri i vessilli delle diverse cor-
porazioni. La stazione della ferrovia dista circa 200 metri dal San-
tuario ; orbene, basto che i pellegrini spiegassero i loro vessilli in
questo corto tragitto perche fossero condotti avanti all'autorita civile
del luogo e multati di 50 pesos. Solo nel Messico capita di vedere in
mezzo a tanta pieta cinismo tanto oppressive.
2. Nella mattina del tre ottobre si sparse per la citta colla rapidita
del lampo la notizia della inaspettata morte del Sr. D. Emanuele Ro-
mero Rubio, Ministro del Groverno dal 1 decembre del 1884. Era
suocero del Presidente D. Porfirio Diaz; a tale circostanza egli tio-
vette sia questo posto di Segretario di Stato, come anche la partico-
lare influenza che esercitava suH'animo del Presidente. E pero da sa-
persi che egli appartenne come Ministro di grande influenza anche al
CONTEMPORANEA 123
governo di Don Sebastiano Lerdo de Tejada rovesciato dalle baionette
di Don Porfirio, ed il quale accompagno nella sua caduta fino al-
1'esilio. Aveva prima parimente appartenuto al governo di D. Benito
Juarez. La sua poderosa e malefica influenza nella politica del paese
data dai suoi primi passi nella camera della vita pubblica. Benche
educato nel Seminario sotto gli auspicii di eminenti ecclesiastici, fino
al termine della sua camera di avvocato, non appena abbandono le
scuole, si affilio al partito liberale come membro attivo. In questo si di-
stinse fino alia morte come campione delle idee e delle azioni piu spinte.
Pochi uomini ha avuto il Messico, piu tenaci persecutor! della Chiesa,
con la quale si propago la voce che al momento di morire si era riconci-
liato ; tanto che gli venne data sepoltura ecclesiastica. Pura illusione !
Gl' incaricati delle sue orazioni funebri (sic) nella Camera dei Deputati,
convertita in cappella ardente magnificarono in modo superlativo i me-
riti della sua vita liberale, non tocca dal minimo alito d' incoerenza poli-
tica; e per di piu il deputato sig. Pineda, segretario particolare del
defunto, si die' premura di reintegrare il buon nome liberale del suo
padrone, pubblicando una lettera nella quale affermava categorica-
mente non essere inter venuta riconciliazione alcuna colla Chiesa, essere
soltanto accaduto che, stando in agonia 1' infermo e compietamente fuori
dei sensi, la famiglia chiamo un sacerdote che gli amministro 1'Estrema
Unzione. E come se dicesse poco questa autorevole e non smentita prova
d' impenitenza massonica, in memoria ed onore del massone insigne Don
Emanuele Romero Rubio, la Massoneria Messicana tenne una seduta il
giorno 3 decembre nel fabbricato nazionale chiamato ex-Aduana, nel
quale trovasi istallata la loggia Alpha. La cerimonia fu presieduta da
Porfirio Diaz, che vi assiste col suo carattere ufficiale di Presidente
della Repubblica, facendo gli onori di ordinanza una compagnia del
battaglione degli Ingegneri. Cinque Fratelli .*. pronunciarono discorsi
nello stile della setta. La Massoneria per tanto ha soltanto parole di
benedizione sulla tomba di quest'uomo politico. I Cattolici deplorano
la sua triste sorte ; ma nel vederlo scendere nel sepolcro si sentono
come sollevati da un molesto peso.
3. Mentre si stavano celebrando le feste della incoronazione nel San-
tuario di Guadalupa, 1' XI Congresso Internazionale di Americanisti
apriva le sue sessioni in questa antica capitale degli Aztechi. II Con-
gresso precedente aveva avuto luogo in Stocolma, dove per il presente
fu designata la nostra metropoli messicana. Quivi accorsero alia meta di
ottobre i cultori dello studio delle antichita americane dall'antico e
nuovo continente, benche fu relativamente esigua la concorrenza de-
gli Americanisti stranieri. Di questi i piu eminenti furono Don Giusto
Zaragoza di Madrid ed il Dr. Seller di Berlino. Le sedute durarono
per lo spazio di una settimana, e furono in esse presentate moltis-
124 CRONAGA
sime memorie, eke in parte furono lette e presentemente si stanno
stampando in tutta la loro integrita. In una di esse che & opera di
D. Mariano Barcena, che passa per il primo dei nostri pochi geologi,
si dava conto di scoperte sull'uomo terziario, fatte nelle nostre re-
gioni. Di cid che a questo riguardo dice la memoria e del fonda-
mento che ha, faro una relazione in modo da render la di pubblico
dominio. Un altro lavoro fu letto, nel quale davasi importanza alia
scoperta di orme umane, impresse nella lava vulcanica rassodata,
esistente in grande quantita in questa valle di Messico e proveniente
dalle ultime grandi eruzioni dei nostri crateri. Cio prova, come dice
la memoria, che in quei tempi preistorici esisteva gia 1'uomo in que-
ste regioni. Ne la scoperta e nuova ne legittima la deduzione. Infatti
gia il marchese di Nardaillac nel suo libro Le Probleme de la vie >
(Paris 1893) dice a pag. 196, riferendosi ad orme somiglianti impresse
pure nella lava sulle rive del lago Managua (Nicaragua) : II est pro-
bable que depuis 1'arrivee de 1'homme dans ces regions, les alluvions
et les coulees volcanique se sont succede; mais une des empreintes
observees est celle d'un pied chausse d'un mocassin ; ce n'est done
pas aux hommes prehistoriques que nous pouvons la faire remonter?
Come di consueto le sedute del Congresso furono allietate con in-
termezzi di banchetti e gite, In quest' anno il XII Congresso si riu-
nira all'Aia (Olanda).
IV.
COSE VARIE
1. II messale di S. Agostino di Canterbury. 2. La persecuzione relig-iosa
nella Repubblica dell' Equatore. 3. La produzione della lana in Italia.
1. // Messale di S. Agostino di Canterbury. L' illustre scrittore in-
glese Orby Shipley, M. A. dell'Universita di Cambridge, gentilmente
rispondendo ad una nostra richiesta, ci in via i seguenti ragguagli in-
torno la scoperta di tin nuovo Manoscritto del Sacramentario di S. Grre-
gorio Magno.
Or sono tredici anni, compilando per incarico del Governo bri-
tannico un volume di memorie nazionali, il signer Martin Eule,
graduate e M. A. della medesima Universita di Cambridge, ebbe a
scoprire un libro manoscritto della Messa, il quale, ove le ragioni che
si adducono per la sua autenticita vengano confermate, avra importanza
non lieve per gli studii liturgici. La scoperta fu in certo modo fortuita,
6 sebbene due o tre studiosi inglesi 1'avessero gia esaminato ed anzi
uno di loro lo citasse, non sospettarono neppur da lontano la ric-
chezza del tesoro che il signer Rule sostiene di avere tratto in luce.
Sine dalla meta del decimosettimo secolo, il celebre maestro di litur-
CONTEMPORANEA 125
gia Dom Menard, aveva afferinato che 1' Inghilterra conservava come
aveva certamente ricevuto il vero testo del Sacramentario di S. Gre-
gorio Magno, giacche, diversamente dalla Gallia e dallaG-ermania, 1'In-
ghilterra aveva accettato il Sacramentario del grande Pontefice ancor
prima della sua dipartita dal soggiorno terreno. II Menard d'altronde,
desiderava di possedere un documento, il quale vuoi per la scrittura,
vuoi per il testo fosse valevole a ricondurre storicamente il liturgista,
attra verso i tempi di Adriano e di Carlomagno, sino ai giorni dello
stesso S. Gregorio. Ora il signer Rule dichiara appunto di aver rinve-
nuto, nella Biblioteca del Corpus Christi College di Cambridge, un
Messale manoscritto, copiato circa nel 1099, il quale porta non equi-
voche impronte di affinita, se non d' identita, con quell' inestimabile
gemma liturgica, che e il Sacramentario gregoriano. Sul manoscritto
stesso il signor Rule forma il seguente giudizio, che & frutto di oltre
due lustri spesivi intorno di lavoro e studio.
Pel corso di cinque secoli, il Messale ha dovuto naturalmente, eccet-
tuato il canone, accrescersi in tutte le sue parti costituenti e svilup-
parsi nella struttura (due aspetti questi, che 1'autore studiasi di elu-
cidare con cura) ; mentre nel manoscritto, quale ci e pervenuto, il
testo verbale anch'esso steso minutamente trovasi modificato e
volto a forma ora migliore ed ora peggiore. Ma, nel suo minimum
irriducibile, per quanto riguarda le Messe di origine gregoriana, il
signor Rule crede, e ne adduce parecchie ragioni, che il manoscritto
del Corpus Christi College non sia purainente derivato da uno dei Mes-
sali recati in Inghilterra da Agostino e dai suoi monaci nell'anno 597,
ma sia una trascrizione diretta ed immediata della copia adoperata
dallo stesso S. Gregorio, vale a dire del proprio suo Sacramentario,
e di mano del Pontefice medesimo corretta sul manoscritto.
Le argomentazioni del signor Rule, sebbene egli non le clas-
sifichi in tal guisa, sono di cinque sorta, secondoche attinte a fonti :
1 storiche, 2 archeologiche ed ecclesiastiche, 3 gramma ticali, 4 li-
turgiche e 5 d'arte grafica o sticometrica. Le fila di queste cinque
categorie d'argomenti vanno a convergere ad un solo punto, ad un fatto
liturgico, la cui verita, se provata ed ammessa, basterebbe a sorreg-
geiii tutti e ciascheduno. Questo fatto potra certo essere ancora im-
pugnato e confutato; ma se non si concede, non sara possibile spie-
gare le parecchie indisputabili verita raccolte dalle sue cinque fonti
dal signor Rule a conforto della sua tesi. Gli argomenti sono trattati
e svolti con vigore, con esattezza scientifica, senza intemperanti e
sperticate esagerazioni, bench& non senza una vena di modesto en-
tusiasmo, che tutti li colorisce e riscalda. Principiano col fatto rico-
nosciuto, che, tra il 732 ed il 766 deli' era cristiana, i Messali o al-
cuni dei Messali (poiche di piii libri parlano le storie) portati ai lidi
126 GRONACA
di Kent da Sant'Agostino, furono adoperati nell'Abbazia del SS. Pietro
e Paolo di Canterbury, da Egberto Arcivescovo di York. Questa no-
tizia stprica costituisce il punto di partenza della dimostrazione, la
quale termina poi con 1'argomento sticometrico, mediante il quale il
signor Martin Eule riesce a leggere, attra verso la pergamena del Corpus
Christi College di Cambridge, il Messale stesso di S. Gregorio, in essa
trascritto nell'undecimo secolo; mette quindi sotto gli occhi dell'atto-
nito lettore quante colonne contenesse una pagina del Messale di
S. Agostino, quante linee la colonna, e quante lettere la linea.
Le ricerche grammaticali ed archeologiche del signor Rule non
sono meno delle altre rile van ti ; ma io non posso qui esporle, conten-
tandomi di mentovare una sola sentenza liturgica che 1'autore formula
con un misto singolare di trepidanza e di balda fermezza. Imperocche
egli sposa I'opinione arditissima, comeche possibile, anzi probabile,
essere il manoscritto del Corpus Christi College copia di una preesi-
stente edizione del Messale, compilato personalmente da S. Gregorio r
laonde esso presenta un testo del Sacramentario piu puro di quelli,
onde fu coinposta 1'autorizzata versione Pio- Clementina. L'autore pensa
che, siccome le due grandi edizioni liturgiche del Sacramentario Gre-
goriano pubblicate sotto gli auspicii del Pamelio e del Muratori sono
dai periti reputate migliori per riguardo al testo, che non le altre
due stampate dal Eocca e dal Menard, cosi questo nuovo manoscritta
del Corpus Christi College si raccomandera alia preferenza dei dotti,
come quello che ancor meglio delle altre due famiglie di testi rispec-
chia, anzi riproduce il piu mature pensiero di S. Gregorio. se non
pure il suo testo definitive. E questa una seria afferinazione, che-
esercitera 1'acume critico degli studiosi e degli intenditori del Mes-
sale ; ed io mi prendo la liberta di richiamare con premura la spe-
ciale loro attenzione sull' importante argomento. Qui ripetero sol-
tanto un'osservazione dell'autore. Confrontando il manoscritto del Cor-
pus Christi College col testo pameliano, che offre con esso i caratteri
della piu stretta parentela, il Rule enumera fra i due non meno di
ottanta variazioni, entro i limiti del solo Proprium de tempore; ed e in-
dotto a concluderne che il suo testo gregoriano rappresenti meglio
d'ogni altro 1'mltima revisione del santo Pontefice.
I brevi cenni suesposti sono desunti da lettere e da articoli, ve-
nuti in luce nel Tablet di Londra ed in altri giornali, coll a firma
del signor Rule medesimo. II testo del Messale di S. Agostino, quale
esiste a Cambridge, ed una lunga introduzione di circa 200 pagine,
ora quasi completata (ch' io ho avuto il permessu di leggere in buona
parte nelle bozze) sara pubblicata in bella edizione dalla Cambridge
University Press. L' opera verra distribuita ai sottoscrittori proba-
bilmente entro il mese d' aprile, e messa in pubblica vendita nel
maggio. Quando sara di pubblica ragione, e dopo la necessaria pon-
GONTEMPORANEA 127
derazione, speriamo di poter formare un giudizio piu sicuro e sere-
namente imparziale di questo interessante libro, lavoro monumentale
di un uomo, il quale, sono lieto di saperlo, e uno scienziato e litur-
gista cattolico (oh! ne avessimo un maggior numero!), entrato in
grembo alia Chiesa di Roma da circa 26 anni.
Se il signor Rule riesce a provare la sua tesi con soddisfazione
della critica illuminata dalla vera fede e dalla scienza liturgica, sem-
pre colla dovuta sommissione alia suprema Autorita, la sua scoperta
avra ben poche altre che la pareggino nell' importanza, e non ne avra
forse alcuna che la superi.
2. La persecuzione religiosa nella Repubblica dell' Equator e. Le no-
tizie dalla Repubblica dell' Equatore fino alia fine dello scorso gen-
naio, sono sempre peggiori ; che la rea setta e omai padrona assoluta
di quel disgraziato paese. Gia narrammo (Quad. 1096 del 15 febbraio,
p. 505 e segg.) che Mons. Yescovo Schumacher dov& abbandonare il
territorio equatoriano, ove gli scherani del governo di Alfaro lo cer-
cavano a morte ; egli insieme a' suoi sacerdoti e giunto a Tuquerres
(Colombia) dopo aver attraversato aspre montagne e fiumi profondi,
passando le notti al sereno, con lo stomaco vuoto e le vesti a bran-
delli : quattro soldati tra quelli che lo accompagnavano, sono morti
di stenti. La setta, furibonda nel vedere il Prelato sfuggire a' suoi
artigli, si sfoga con le piu esose denigrazioni contro di lui, accusan-
dolo di aver portato via dalPEquatore grandi somme di danaro, egli
che e parti to senza aver seco un centavof
Dopo il Yescovo, viene ora pei religiosi e per le suore la volta di
prender la via dell'esilio, non avendo omai piu sicura la vita. Stanno
per partire le Suore della Provvidenza, alle quali il Governo ha tolto
la scuola, il pensionato e 1'orfanotrofio ; e forse terranno lor dietro le
Suore di S. Yincenzo continuamente molestate nel loro spedale, ospizio
e brefotrofio. Ai Fratelli delle Scuole Cristiane si fa una guerra in-
degna di atroci calunnie, cercando di eccitar contro di loro la pleba-
glia; onde, una sera, il console francese crede necessario di chiedere
al Governo per la casa dei Fratelli una guardia che gli venne rifiu-
tata. Intanto si era fatto 1'accordo che varii soldati, travestiti da con-
tadini, avrebbero di notte tempo assalito la casa suddetta; ed il Go-
verno ipocritamente mandava ad avvertire i Fratelli, la sera del 17
gennaio, che il popolo era eccitatissimo contro di loro, e li invitava
a recarsi nella caserma della polizia per loro sicurezza ! Ma i religiosi
si guardarono bene di mettersi in bocca al lupo: undici di loro si
rifugiarono presso il console francese; gli altri si ritirarono presso
varie comunita. II console ha sporto vive lagnanze all' Alfaro, capo
del Governo, il quale gli ha risposto che vedrebbe, che cercherebbe,
ma che nulla puo farsi contro la volonta del popolo sovrano. E la
commedia del popolo sovrano continua ad esser recitata dai settarii
128
CRONAGA GONTEMPORANEA
con la maggiore sfacciataggine : cosi, 11 24 gennaio, una turba di fa-
cinorosi, condotta da un certo Andrado, si rec6 alia casa di Alfaro,
chiedendo a grandi urli 1'iminediata espulsione dei religiosi. Alfaro
tenne consiglio coi ministri, e poi rispose con grande solennita rin-
graziandoli delle loro manifestazioni e promettendo di soddisfarle ap-
pena sara possibile. La turba seguito a schiamazzare imprecando al-
1'Arcivescovo, al clero, ai religiosi ; quindi, circa 300 persone prece-
duti da una banda musicale, si misero a girare per la citta, da un
convento all'altro, urlando le piu sconce e feroci invettive. L'Alfaro
e consorti, per rendersi arnica la plebe, ban pubblicato un bando che
sopprime tutti i debiti dei conciertos verso i loro padroni (giova sa-
pere che gl'indiani di una hacienda sono quasi sempre pieni di de-
biti verso il loro padrone, anche per causa della loro ben nota indo-
lenza); ed hanno nominato generale un indiano di Riobamba, inve-
stendolo di tutte le attribuzioni di un generale dell'esercito. Yicino
a quella citta sono state assalite varie tenute, e poi spartite fra i
caporioni demagoghi : vi e adunque un pieno comunismo. Ed intanto
i radicali insistono nel chiedere al Governo la cacciata dei Gresuiti e
degli Ordini affini , Lazaristi, Redentoristi, Oblati, Salesiani.
3. La produzione, della lana in Italia. Dal fasc. LIX, degli Annali di
Statistica dal Ministero di Agricoltura, industria e commercio, ulti-
mamente pubblicato, togliamo le seguenti notizie circa la produzione
della lana e l'allevamento degli ovini.
N dei capi
di bestiame
ovino
Quantita
della
lana prodotta
Valore
Piemonte
365,354
Kg. 301,928
Lire 432,787
153 971
133 975
232 747
Veneto
368,581
316,688
482,173
Liguria . .
224,000
115,550
175,725
Emilia . . ....
443,095
249,004
574,068
Marche ed Umbria. . . .
Toscana
1,021 ,402
972,736
667,781
705,019
1,381,492
1,446,017
Roma
708,165
1,649,422
3,870,899
Meridionale Adriatica. . .
id. Mediterranea .
Sicilia ... ...
1,671,824
1,344,636
477,493
2,026.767
1,295,287
1,407,096
3,796,003
2,284,879
1,336,640
Sardegua '
844 851
740 201
669,612
TOTALE
8,596,108
9,608,718
16,683,042
II numero degli ovini e valutato secondo la statistica fatta nel 1881
la quale e 1' ultima. Dopo tale statistica pero il numero suddetto e di-
minuito molto e nel presente fascicolo e ridotto a circa 6,900,000 capi.
La produzione della lana invece e calcolata secondo la tosatura dopo
il salto fatto nel 1894. (Salto dicesi la lavatura delle pecore, che si
usa fare prima della tosatura, per liberare il vello dalla polvere e
dall'untume che lo insudiciano).
L'AMNISTIA DEL 14 MARZO
E IL DELITTO POLITICO
I.
Uno de' primi atti del nuovo Ministero Rudini-Ricotti fu
la proposta a Re Umberto di usare, in tutta la sua ampiezza
a favore de' condannati politic! della Sicilia e della Luni-
giana, il diritto di grazia inerente all'autorita suprema e a
lui concesso espressamente dallo Statute del Regno. Gosi,
in forza di un Decreto di amnistia del 14 del decorso mese
di marzo, uscirono dal carcere, insieme con altri centoventi.
De Felice Giuffrida, eletto deputato di Roma; Barbato, eletto
deputato di Milano; Bosco, eletto deputato di Palermo, e Yerro;
tutti e quattro capi notissimi de'moti rivoluzionarii che turba-
rono la Sicilia sul cadere delPanno 1893, e condannati il 30 mag-
gio 1894 come nemici della Patria, rei di cospirazione con-
tro lo Stato e di eccitamento alia guerra civile *. E poiche
1' amnistia (in quanto essa si distingue dalP indulto e dalla
semplice grazia, due altre forme parziali del potere sovrano
di clemenza) ha questo di proprio, che copre col velo dell'oblio
i delitti commessi, non solo estinguendo Pazione penale, ma fa-
cendo cessare altresi Pesecuzione della condanna e tutti gli
effetti penali di essa 2 , ne conseguita essere i reduci da' reclu-
1 La sentenza del Tribunale militare di Palermo fu da noi pubblicata
nel quaderno 1056 del 16 giugno 1894, pag. 750.
2 Secondo i giuristi 1'amnistia risale al fatto stesso che fu oggetto
dell'mcolpazione, ne toglie la criminalita, ne cancella tutti gli effetti e
tutte le conseguenze; essa annulla inoltre tutte le condanne pecuniarie,
quali sarebbero le spese, impedisce, in caso di delitto susseguente, le pene
di recidivita, e non necessita la riabilitazione. L'amnistia, in breve, non e
soltanto il perdono, il perdono leale, integrale, ma e il perdono insieme e
la dimenticanza, il che esclude altresi la sorveglianza speciale della polizia.
Serie XVI, vol. VI, fasc. 1100. 9 6 aprile 1896.
130 L'AMNISTIA DEL 14 MARZO
sorii di Volterra, di Pallanza e di Paliano, liberi sotto ogni
rispetto; di guisa che possono, ove mai la passata loro ele-
zione fosse combattuta, tentare di nuovo la fortuna delle urne
elettorali e, come tanti altri patriotti dell' istessa farina, sedere
anche sui banchi di Montecitorio quali legislator! della Na-
zione.
La soddisfazione che per questa loro liberazione e stata
espressa da tutta la stampa della Penisola, anche da quella
ligia al caduto Ministero, e piu che altro le festose e popo-
lari dimostrazioni, con le quali gli amnistiati furono ricevuti
per tutto, massime in Milano, Roma, Napoli, Palermo, Mes-
sina e Catania *, mostrano con sufflciente chiarezza qual sia
Fopinione che prevale nel pubblico intorno al loro operato, vo-
gliamo dire, che un atto, riguardato e punito dal Godice ora vi-
gente come un detestabile delitto contro la Patria, & lodato ed
applaudito come eroismo di virtu e di coraggio cittadino. Donde
segue che il malfattore legale e tenuto in conto di eroe po-
polare, e il. recluso della giustizia e onorato qual martire
della tirannide!
Non cerchiamo se Tamnistia del 14 marzo abbia aperto
un periodo di pace e di oblio , come con la Tribuna hanno
preteso altri giornali, essendo noi ben convinti dell'opposto;
ne cerchiamo se essa sia stata, come afferma la Nuova Anto-
logia 2 un atto di savia politica e di prudente rispetto alle
buone idee liberali , potendosi di cio seriamente dubitare nelle
presenti condizioni d' Italia; vogliamo piuttosto brevemente
indagare le ragioni delPaccennata pubblica opinione, ricor-
dando e ribadendo anzitutto quei concetti e quei principii etico-
sociali, la cui ignoranza o non curanza e, a parer nostro, la
causa prima e principalissima del pervertimento morale, che
tutti gli onesti hanno deplorato nelle dimostrazioni de' passati
giorni.
1 Vedi La Tribuna, nn. del 16-28 marzo 1896.
2 Fascicolo del 15 marzo 1896, pag-. 389.
E IL DELITTO POLITICO 131
II.
L'ordine sociale non e diverse dalFordine morale, ne e da
questo disgiunto o separabile ; esso n'e soltanto una parte spe-
ciale. L'ordine morale e piu ampio e piu comprensivo, riguar-
dando tutti gli atti umani e imponendo all'uomo 1'adempimento
di tutti i suoi doveri, non solo di giustizia, ma altresi di ca-
rita. L'ordine sociale invece riguarda per se il solo ordine
esterno, e, provvedendo alia sua sicurezza ed al suo svolgi-
mento, si limita alia tutela del rigoroso diritto della societal e
de' suoi membri : di quel diritto, cioe, la cui violazione puo
esternamente conoscersi, valutarsi e andar quindi soggetta al
sindacato e al castigo dell'autorita civile. A siffatta violazione,
e a questa soltanto, i giuristi sogliono applicare il nome di
delitto; onde, nel loro linguaggio, sebbene ogni delitto sia una
colpa morale e percio un vero peccato, nondimeno non ogni
colpa morale e un delitto.
In altri termini, il delitto e sempre un male nell'uno e
nell'altro ordine, ed e tale, che in ogni caso costituisce, non solo
un disordine morale, ma altresi un grave disordine sociale.
Sotto questo doppio aspetto adunque il fatto, onde furono accu-
sati e convinti i Socialist! ora amnistiati, essendo un vero de-
litto, non puo essere se non detestato e abborrito.
II delitto inoltre, qualunque esso siasi, importa sempre due
elementi egualmente necessarii a costituirne Pessenza, Timpu-
tabilita cioe dell'agente e il fatto ingiusto e dannoso : 1'uno e
morale o soggettivo, Faltro materiale od oggettivo. La quale
verita viene espressa nella ben nota formola comunemente
accettata da' giuristi : II fatto ingiusto disgiunto dalla volonta
non e imputabile; la volonta disgiunta dal fatto ingiusto non
& punibile *. Ora dal fatto ingiusto, diverso secondo la di-
versita del diritto offeso e del modo, diretto o indiretto, in
1 Chi desidera uno svolgimento di questc nozioni qui brevemente ac-
cennate consult! il TAPARELLI, Saggio teoretico di diritto naturale, nn. 790-
793; I'AUGIAS, Del Potere civile, Sez. IV, tit. I, cap. 5, art. 2.
132 L'AMNISTIA DEL 14 MARZO
cui esso riesce dannoso al bene pubblico, si desume appunto
quella qualita del delitto che ne costituisce il carattere diffe-
renziale e ne determina, in gran parte, la gravith. Ond' e
che, come attesta il Pellizzari in una sua recentissima opera 4 ,
in quasi tutti i codici penali, non escluso quello d' Italia del
1889, i delitti si trovano rettamente divisi e classiflcati se-
condo la loro qualita : delitti contro la patria, delitti contro la
sicurezza dello Stato, delitti contro il buon costume, delitti contro
la persona, delitti contro la proprieta, eccetera. Nella quale
dassificazione il legislatore, come ognun vede, ha voluto pro-
cedere ordinatamente da' delitti, che piu largamente offendono
la societa, a quelli de' quali 1'offesa risulta minore, e da' de-
litti, il cui danno sociale e immediate, a quegli altri in cui esso
e mediate. I primi sono designati col nome di delitti politiei,
gli altri con quello di delitti comunL
Stando dunque alia sana filosofia, confermata in questo caso
dalla sentenza de' legislatori di tutto il mondo civile, i piu
gravi delitti sono appunto i delitti politiei. Tra questi poi bi-
sogna giudicare gravissimi quelli che sono contro la Patria.
Infatti nessun altro delitto piu di questi colpisce direttamente la
societa nella sua stessa esistenza, nella sua integrita, nella sua
forza ; nessun altro come questi 1'offende in cio che costituisce il
suo universale e vitale vantaggio, la tranquillita cioe delPordine
pubblico, in cui e riposto il suo fine prossimo e donde dipen-
dono la conservazione e lo svolgimento de' mezzi richiesti al
perfezionamento fisico e morale de' suoi membri. In questo
senso volentieri sottoscriviamo a quella parte della Relazione
del Ministro Guardasigilli 2 , la quale riguarda gli articoli
105 e 106 del Godice penale, applicati dal Tribunale militare
di Palermo all'on. De Felice ed a' suoi complici 3 . In un or-
1 II Delitto e la scienza moderna. Treviso 1896, pag. 371.
8 Relazione a S. M. il Re del Ministro Guardasigilli (Zanardelli) per
I'approvazione del testo definitivo del Codice penale, Napoli 1890, pag. 103.
3 La sentenza del Tribunale militare condanno Ton. De Felice a di-
ciotto anni di reclusione, alPinterdizione perpetua da' pubblici ufficii, a tre
anni di sorveglianza speciale, alia confisca degli oggetti sequestrati, e alle
spese del dibattimento.
B IL DELITTO POLITICO 133
dinamento civile e libero, dice la Relazione, siffatti delitti
hanno una gravitd, che giustifica le piu severe sanzioni, poiche
con essi si attenta al supremo bene del cittadino la Palria.
III.
Che cosa e la Patria ? Materialmente riguardata, e la terra
che udi i primi nostri vagiti, dove respirammo le prime aure
di vita, d'onde ci vennero le prime cure e traemmo i primi
elementi della nostra sussistenza e della nostra educazione intel-
lettuale e morale, e dove lo spettacolo della natura s'aperse
la prima volta a' nostri sguardi. Un aifetto istintivo ci lega
a lei, preferendola ad ogni altra terra. Persino le stirpi nomadi
provano un affetto di tale natura, e 1'Arabo beduino ama il suo
inabitato deserto non men di quello che ami il nostro alpino le
sue Alpi. Ma considerata formalmente, la Patria e quella parte
del genere umano, che a noi e piu strettamente congiunta
per comunanza di stirpe, di dimora, di lingua, d' indole, d' in-
teressi; in una parola, ell'e come 1'ampliazione della stessa
nostra famiglia. L'affetto che ad essa ci stringe, come quello
che ci vincola ai nostri genitori, e non solamente istintivo, ma
deliberate; fl perch6 1'amor patrio elevasi all'altezza di una
vera virtu e sopra di lui cade altresi il precetto divino : Diliges
proximum tuum, sicul teipsum ; e con forza tanto maggiore,
quanto piu strettamente ci sono prossime le persone che quel-
Faffetto riguarda.
Che se la legge stessa di natura, come sapientemente in-
segna Leone XIII, ci comanda di amare e difendere spe-
cialmente la societa nel cui seno vedemmo la luce, e di amarla
tanto che ogni buon cittadino non dubiti di dare per la patria
il sangue e la vita * , non dovranno dirsi mostri umani e
ribelli anche alia natura coloro che odiano la Patria? E che
1 Civitatem in qua editi susceptique in hanc lucem sumus praeci-
pue diligere tuerique iubemur lege naturae usque eo, ut civis bonus vel
mortem pro patria oppetere non dubitet. ENCYCLICA Sapientiae christia-
nae del 10 gennaio 1890.
134 L'AMNISTIA DEL 14 MARZO
altro fanno in tutto il mondo i Socialist!, alcuni de' quali
abbiamo veduto 1'altro giorno in Italia amnistiati dal Re e
applauditi dal popolo? Essi, sparsi da per tutto e tra s6 legati
co' vincoli d' iniqua cospirazione, ormai non cercano piu 1' im-
punita nelle tenebre d'occulte conventicole, ma apertamente e
a fidanza, usciti alia luce del* giorno, eccitando i popoli alia
guerra civile e fomentando I'odio tra le diverse classi sociali,
si studiano di rovinare le basi stesse di ogni civile convivenza.
Sono costoro quelli che, al dire delle sacre Scritture, contami-
nano la came, disprezzano le dominazioni, la maesta bestem-
miano 1 ; e nulla rispettano, nulla lasciano intero di quanto
venne dalle leggi divine ed umane stabilito per I'incolumita e
il decoro della vita.
I delitti dunque contro la Patria, quali sono quei de' So-
cialisti 2 , costituiscono tale violazione dei sentimenti scol-
piti nella coscienza di ognuno, che non v'e passione che li
possa giustificare ; essi hanno un carattere cosi odioso, univer-
sale e assoluto che meritano, sotto qualsiasi forma di govern o
e sotto qualsivoglia organamento politico, 1' abbominio di
tutti gli onesti e la severa repressione presso tutti i popoli
veramente civili. I Greci pe'reati politici avevano Fostracismo ;
i Romani parimente consideravano quali scomunicati i delin-
quent! contro la Patria, essendo 1' aquae et ignis inter dictio,
una delle pene stabilite contro di essi dalla Lex Julia; nella
legislazione latina poi, non che il fatto, ma Panimo stesso di
attentare alia Patria era tenuto come alto tradimento: Per-
duellionis reus est qui hostili animo adversus rempublicam
est animatus 3 .
1 IUD., Epist., V, 8.
2 Si vegga quel che ne serisse Leone XIII nella sua memorabile Enciclica
Quod Apostolici muneris del 28 decembre 1878, in cui tratta degli errori
de' Socialisti.
3 ULPIANO, p. II, D. 48, 4. Vedi anche CARELLI negli Appunti al Codice
Pcnale, Torino 1889, pp. 322 e 328; PBLLIZZARI, op. cit. pag-. 375.
E IL DELITTO POLITICO 135
IV.
Se non cbe il tristo abuso che hanno fatto e fanno tuttora i
partiti liberali, detti costituzionali, del sacro nome di Patria e
stato purtroppo una delle prime ragioni del pervertimento
morale da noi poc'anzi deplorato negli avvenimenti de'passati
giorni. Essi hanno il malvezzo, non solo di confondere la Pa-
tria con lo Stato, riferendo a danno di quella ogni altera-
zione di questo ; ma altresi d' identificare la Patria col pro-
prio partilo politico, considerando i vantaggi di questo come
i soli e gli essenziali vantaggi di quella. Cosi il patriottismo
e divenuto una sorgente di lucri, un mestiere privilegiato da
esercitarsi in un modo o in un altro, a seconda del proprio
tornaconto, o di quello del partito politico o settario, di cui cia-
scuno forma parte. La stessa Tribuna ha dovuto piii d'una
volta condannare il monopolio del patriottismo, particolar-
mente quando chi lo esercita se ne vuol conferire da solo il
brevetto assoluto ed esclusivo, bollando per nemico della pa-
tria, opposto e contrapposto al patriotta, chi non la pensa ad
un modo, a differenza di chi cerca propagare una di versa dot-
trina * . Che anzi, uno degli appunti fatti dal Pellizzari al no-
stro nuovo Cod ice penale in cio che riguarda i delitti contro
la palria, e precisamente quello di dimostrare troppo chiara-
mente la preoccupazione del legislatore di colpire un partito
extra-costituzionale, per il quale la Patria potrebbe essere cosa
ben differente dallo Stato o dalla forma di Governo 2 .
1 La Tribuna num. de' 29 giugno 1892. Si vegga a questo proposito
1'articolo Del Patriottismo in Italia, pubblicato nel nostro quaderno 1015,
pp. 25-36.
1 Op. cit., pag. 374. Anche il CARELLI (Op. cit., pag. 319) osserva, e
con ragione, cbe il tentative di modificare la unitk della Patria, nel senso
cbe desiderano i repubblicani federalist!, rari in Italia, o i clerical! papi-
eti (sic), puo considerarsi un reato contro la organizzazione politica, con-
tro le forme di Governo, non mai un reato contro la Patria. Questo si e
detto o potra dirsi tutto al piu per figura rettorica : ma senza bisogno
di larga dimostrazione, non e esatto dal punto di vista giuridico . II
LOMBROSO per6, in una sua nota a questo testo, dicbiara che, la mag-
gioranza degli antropologi criminali non divide (sic) le idee dell'Autore.
136 L'AMNISTIA DEL 14 MARZO
Cio posto, qual meraviglia che i Socialist! si reputino an-
ch' essi soli e genuini patriotti, quando, imitando i loro avver-
sarii liberali, giudicano e operano secondo Yideale di una Pa-
tria di loro privata ed esclusiva fattura ? Qual meraviglia, che,
pervertito nella mente del popolo il vero concetto di Patria,
i Socialisti trovino ammiratori e seguaci principalmente tra
gli artigiani e gli operai, i quali, oppressi dal fisco e dalle
tasse, stanchi di combattere contro la miseria, avendo per av-
ventura preso in uggia il lavoro, si lasciano assai facilmente
sedurre dall' ideale de' beni altrui, proprio della Patria socia-
lista ?
II Carelli, scrittore liberale e anticlericale, e coerente a' falsi
principii del suo partito, e mostra come questo concorre al
sovvertimento delle idee popolari, quando asserisce de' delin-
quent! politici, che non possono dirsi malfattori i . Essi, nella
sua opinione, tratti da passione sia folle, sia sconsigliata, s' in-
gannano, e vero, nella scelta de' mezzi, si lusingano di com-
piere una santa missione, s' illudono nel credere che gl' inte-
ressi della Patria non possono promuoversi se non co' loro
principii ; ma, al tirare de'conti, essi non ledono alcun senti-
mento giusto ; ne fanno solo una cattiva applicazione. E
quale, di grazia, sarebbe un tal sentimento ? 11 desiderio, ri-
sponde il Carelli, di fare alia loro Patria il maggior bene
possibile 2 . Ma questo, ripigliamo noi, non basta a giustificarli.
II desiderio di fare a chicchessia un qualsivoglia bene non e
un sentimento giusto se non quando e ordinato ; ne e ordinato,
quando il bene che si desidera altrui si vuole ottenere, come
di fatto vogliono i Socialisti, per mezzi ingiusti, sconvolgendo
la tranquillita dell'ordine 3 . Senonche queste verita elementari
1 Appunti al nuovo Codice Penale, Torino 1889, pag. 320.
1 Ibid.
3 Giova qui ricordare la dottrina cattolica, la quale proibisce a' pri-
vati d' insorgere a proprio talento contro i loro Governanti, anche quando
questi esercitano la pubblica potesta a capriccio e oltre misura. Si quan-
doque contingat temere et ultra modum publicam a Principibus potesta-
tem exerceri, Catholicae Ecclesiae doctrina in eos insurgere proprio marte
non sinit, ne ordinis tranquillitas magis magisque turbetur, neve societas
E IL DELITTO POLITICO 137
delPetica razionale e cristiana sono state anch'esse obliterate
da' liberal!, pe' quali pur troppo non ha piii alcuna forza il
principio morale : Non sunt facienda mala ut eveniant bona !
V.
La stampa d' Italia, come sopra accennammo, ricordando
durante gli scorsi giorni la glorificazione popolare degli amni-
stiati del 14 marzo, la chiama sintomatica e significante .
Anche il nostro Cronista, commentando saviamente, com' egli
suole, i fatti contemporanei, osservava a proposito de' loro
recent! trionfl *, che questi fanno davvero perdere il senso
morale alia gente, la quale non intende piu nulla, e dice tra
se: costoro erano malfattori o no; se malfattori, perche ora
sono messi sul seggio del comando? Se no, perche furono
mandati in galera? In questo dilemma si suppone evidente-
mente, e non a torto, che la moralitk delle azioni umane, in
quanto esse sono oneste o turpi, degne di premio o di pena,
non sia una cosa mutabile e diversa, come diversi sono i tempi
e i luoghi, e mutabili sono gF ingegni, le inclinazioni e le abi-
tudini degli uomini ; si suppone cioe, che quella moralita, come
non dipende dalle leggi umane, cosi in nessuna guisa dipenda
dal proprio tornaconto ovvero dall'opinione de' popoli. Tale
pero non e la sentenza de' liberali. Usi a chiamare bene il
male e male il bene, essi non esitano nel proclamare che
quella medesima azione, la quale e giudicata oggi malvagia
e turpe, e come tale manda Puomo che Pha commessa in
galera, possa domani essere giudicata virtuosa e onesta, e come
tale fare ascendere quell' uomo anche a' phi alti onori.
Noi non esageriamo. Si legga infatti quel che scrive del
delitto politico uno de' corifei del liberalismo moderno. II
delinquente politico, cosi il gik citato Garelli 2 , segue una con-
maius exinde detrimentum capiat . LEONE XIII nell' Enciclica Quod apo-
stolici muneris., del 28 dicembre 1878.
1 Quad. 1099 del 4 aprile 1896, pag. 112.
* Pag. 320.
138 L'AMNISTIA DEL 14 MARZO
dotta che oggi la maggioranza condanna, ma che domani po-
trebbe essere forse giustificata e glorificata perfino. Glori-
ficata, s'intende da coloro le cui raenti sono gik guaste e i
cuori corrotti dalP errore e dalla licenza liberalesca. I criterii
poi da seguirsi da'- Social isti saranno quelli stessi che furono
per lo passato seguiti da' liberal!, nel condurre anche all'apice
del potere antichi delinquenti politici e antichi reclusi a gran
pezza peggiori del recentemente amnistiati. E certamente dolo-
roso il ricordare che e stato appunto in forza di tali falsi e
perniciosi criterii, che si e resa possibile nella nostra Italia
perfino Fapoteosi di regicidi e di volgari assassini, erigendo
monumenti, offrendo corone, e bruciando incensi a' Giro Me-
notti, agli Agesilao Milano, a' Felice Orsini, a' Moncasi, a' Monti
e Tognetti e ad altri assai!
Sul monumento eretto dalla Citta di Modena a Giro Me-
notti, reo di aver attentato alia vita del suo Principe, si legge
incisa a grandi caratteri la seguente iscrizione: Scuola at
nepoti, le opere degli avi l ! Se cotesti scellerati eserapii, che
sono la negazione concreta di ogni principio di moralita, ven-
gono proposti all' imitazione del popolo, qual meraviglia che
questo plaudente e delirante porti in trionfo i nemici della
Patria 2 *
VI.
Non v'e tiranno piu spietato della logica; e pero e stato
sempre considerate quale assioma di alta prudenza il detto di
Sant'Agostino : Muta antecedentia si vis vitare sequentia. Am-
1 La statua di Ciro Menotti, in marmo di Carrara, tiene stretta colla
sinistra mano la bandiera della rivoluzione, mentre la destra abbassata fino
all'anca strings il pugno minacccioso verso il gia palazzo de' Duchi di Mo-
dena, sul quale palazzo si affissa pure lo sguardo cupo e truce del tradi-
tore. Oltre la citata iscrizione vi e anche la seguente : A Ciro Menotti ed
ai promotori della liberta d' Italia ; Vittime del CONCETTO MAGNANIMO. Le
parole Concetto magnanimo sono sottosegnate nella lapide istessa !
* Cosl son chiamati Ton. De Felice ed i suoi complici nella proposta
fatta al Re dal Ministro Crispi, di decretare lo stato d'assedio per tutte le
province della Sicilia. Vedi il nostro quad. 1047 del 3 febbraio 1894, p. 369.
E IL DELITTO POLITICO 139
messi i falsi principii liberal!, di cui abbiamo gik dato un cenno,
quelli segnatamente che riguardano il delitto politico, giusti-
ficabile e degno di premio quand' esso risponde a' vantaggi
della setta o del proprio partito, non e possibile evitare ne il
pervertimento del popolo, ne le conseguenze che i Socialist!
con rigorosa dialettica ne derivano in proprio favore.
Eccone un esempio. Nella gia citata Relazione del Mini-
stro Zanardelli al Re si legge, che V idea, la quale tiene il
reato politico essere un reato fittizio, un atto innocente o anche
meritorio, pub giustificarsi soltanto di fronte alia illegittimita
o alia tirannia de' passati ordinamenti. Ora e chiaro che non
v'e ragione alcuna perche cio basti a giustificare i passati de-
litti politici de' liberali e de' settarii, e lo stesso non possa o
non debba bastare a giustificare i recenti delitti politici dei
Socialist!; non essendovi ragione al raondo per cui a' liberali
moderni debba apparire illegittimo o tirannico il reggimento
degli antichi Principi italiani, per esempio del Re di Napoli
o del Romano Pontefice, e non possa o non debba apparire
illegittimo o tirannico a' Socialisti il reggimento de' liberali
moderni sotto un Re costituzionale.
Ad ogni modo i Socialisti, fondandosi sulla predetta idea
del delitto politico e sull'esperienza fattane da' liberali, pos-
sono ricordare oggi le parole che a proposito della condanna
de' loro capi scriveva, nel maggio del 1894, la liberale Cor-
rispondenza Verde: Sono trascorsi poco piu di trent'anni
dacche il Papa Re, i Borboni e gli altri Principi d' Italia con-
dannavano a morte o alia galera il fiore del patriottismo ita-
liano (!) ; ma i condannati d'allora (fra i quali si trovava S. E.
Von. Crispi, Collare deW Annunziata) sono i Ministri e i grandi
uomini d'oggi... Vedremo forse prima che sieno passati i di-
ciotto anni (della condanna dell'on. De Felice), chi sara in
carcere e chi fuori, chi sara in piedi e chi a terra. Queste
parole, dopo gli avvenimenti delle ultime settimane, hanno
oggi una forza ben piu sintomatica e significante di quella
che avessero quando apparvero per la prima volta nella Cor-
rispondenza Verde. Due anni infatti non sono ancora trascorsi,
140 L'AMNISTIA DEL 14 MARZO
dacche i tribunali militari del Crispi condannavano i caporioni
del Socialismo a lunghi anni di reclusione per aver fatto contro
il suo Governo quello stesso che egli fece contro il Governo
de' Borboni, e gik ii vediamo fuori di carcere e in piedi ,
applauditi e festeggjati in ogni dove, presentarsi perflno alia
Camera de'Deputati e prestare il giuramento, come rappre-
sentanti del popolo ; mentre il loro terribile avversario, quel
fiore del patriottismo italiano , che si e decantato essere
Francesco Crispi, spazzato dalPonda della pubbli-ca indigna-
zione, tra i fischi e gl'insulti della piazza e della Camera e
forzato a rinunziare al suo mandato di Ministro, ed e minac-
ciato altresi di venir posto in istato di accusa!
VII.
Come la galera a cui fu condannato il Crispi da' Borboni
di Napoli non servi a correggerlo, cosi neppure sono serviti i
reclusorii di Volterra, di Pallanza e di Paliano ad emendare
i De Felice, i Bosco, od i Barbato. Essi hanno immediatamente
ripresa la propaganda socialista, dichiarandosi viepiu confer-
mati nelle loro idee e ne' loro propositi. Nella pena stessa
a cui furono condannati, essi hanno trovato il loro premio;
poiche elPe la loro patente di patriottismo e il loro diploma
di benemerenza, per salire a nuovi onori e a nuovi trionfi.
Lo stesso dicasi delPamnistia. Per gente che si crede in-
giustamente colpita, 1'amnistia, come acconciamente avverte
un egregio scrittore 1 , non e un atto di clemenza, ma di
giustizia, e purtroppo di giustizia tardiva. A'Socialisti con-
dannati chi per dieci, chi per quindici, chi per diciotto anni
di reclusione, i liberali hanno un bel dire: Voi ci dovete essere
grati, perche vi abbiamo abbonati otto, tredici, sedici anni della
vostra pena. I Socialisti loro risponderanno : Esservi grati, noi ?
1 Nel Cittadino di Geneva, num. del 18 marzo 1896.
E IL DELITTO POLITICO 141
Ma voi liberal! piuttosto dovreste inginocchiarvi a'nostri piedi,
e domandarci perdono d'averci tenuto per due anni a mar-
cire in un carcere umido e malsano, in una cella fredda e
desolata, lontano dalle nostre case e dalle nostre famiglie.
Esservi grati, noi? Ma pregate Iddio, che non arrivi il mo-
raento, a noi propizio, di attuare pienamente le nostre idee, per
mezzo della rivoluzione sociale, e allora vedrete che specie di
gratitudine sar la nostra!
In tal guisa, dilagando sempre piii nella nostra Italia
Pempieta teoretica e pratica, come il reclusorio, che doveva
correggere il malfattore politico, lo fa peggiore ; cosi Pamni-
stia a lui concessa, che doveva pacificare gli animi, diventa
nelle mani di uomini facinorosi una nuova arma, per conti-
nuare nella loro opera distruggitrice di ogni vera civilta e
liberta! Chi non ricorda gli effetti della generosa amnistia,
concessa da Pio IX, negl'inizii del suo Pontificato, ai ribelli
ed ai settarii della Carboneria e della giovane Italia ? Questi
effetti medesimi vediamo oggi riprodursi. Allora il beneficio
delPamnistia si rivolse contro il Papa che la largi : ora si ri-
volge contro il Potere che Pha data. Allora il liberalismo set-
tario volto il beneficio in danno del benefattore : ora il socia-
lismo lo volta in danno del liberalismo, che dalle vittorie del
Negus e stato costretto a liberare i prigionieri di Francesco
Grispi.
A tanti mali non v' e che un solo rimedio, il ritorno cioe
de' governanti e de' governati agli eterni principii di verita e
alle immutabili norme della rettitudine e della giustizia. Fa
mestieri che tutti si persuadano non essere perfezionamento
civile il procace disprezzo d' ogni legittimo potere; non essere
libertk quella che, per modi disonesti e deplorevoli, si fa strada
con la sfrenata diffusione di idee sovversive, con lo sfogo di
ogni rea cupidigia, con la impunitk de 1 delitti contro la Patria.
Tali cose, giustamente condannate da Leone XIII come false,
inique ed assurde i , non possono condurre P umana famiglia
1 ENCYCLICA, InscrutaWi Dei del 21 aprile 1878.
142 L'AMNISTIA DEL 14 MARZO E IL DELITTO POLITICO
a perfetto stato e prospera fortuna, poiche il peccato immi-
serisce i popoli 4 ; ma forza & che, avendoli corrotti nella mente
e nel cuore, li traggano col loro peso a ruina, sconvolgano ogni
ordine ben costituito, e cosi, presto o tardi, conducano a gra-
vissimo rischio la condizione e la tranquillitk pubblica.
Per la qual cosa 1'Augusto Pontefice, fin da' principii del
suo Pontificato, a' popoli ed a' Principi sbattuti da fiera pro-
cella, addito il porto ove sicuramente raccogliersi; ed in nome
della loro propria salute e di quella dello Stato, con ogni
istanza ii scongiuro che accogliessero ed ascoltassero come
maestra la Chiesa, tauto benemerita della pubblica prosperita
de' Regni ; e si persuadessero che le ragioni della religione e
delPimpero sono si strettamente congiunte, che quanto vien
quella a scadere, tanto si scema dell' ossequio de' sudditi e
della maesta della legge. Facciano dunque i nostri liberali
il cammino a ritroso ; ascoltino la Chiesa, ridonino ad essa
quella condizione di liberta, nella quale possa dispiegare i
suoi benefici influssi, e si convinceranno, che essa sola pos-
siede tanta virtu per combattere la peste del Socialismo, quanta
non ne possono avere ne le leggi penali, n& 1'azione coattiva dei
tribunali e delle armi.
8 PROV. xiv, 34.
LA STORIA NATURALE DELLE PIANTE
SEOOLO
V.
La Botanica vecchia e le piante curiose. Cannibali, mostri,
trabocchetti e sirene fra i vegetali! La Dionea. La Dro-
sera. L'Apocino. La Sarracenia. La Nepente. Le innocue
celie ddrAristolochia. La Vallisneria. L'Utricolaria. H De-
smodio. II sonno delle piante. / fiori elettrici. Fenomeni
termici.
Del paro colla Botanica utile ne va la curiosa, fatta per
quei moltissimi che nella Storia Naturale delle Piante non ap-
prezzano se non i fenomeni piu peregrini e strani ; e leggen-
doli nei trattati moderni, corredati da osservazioni di Natura-
listi recenti, un profano li credera di leggieri scoperti nel
nostro secolo, mentreche sono anch'essi in buona parte un
lascito dei nostri padri. Cosi e delle manovre delle piante cac-
ciatrici, dei maravigliosi moti della Vallisneria, del sonno delle
Piante, dello svolgimento di calore in taluni fiori, eccetera.
Ai di nostri il Darwin ed altri hanno data celebrita alia
Drosera, alia Dionea e consorti, discutendo se quelle piante
si nutrano in verita degl'insetti che acchiappano: e ad essi
dobbiamo la conclusion e abbastanza provata che le foglie,
uccisa e decomposta la preda mediante il succo che distillano,
assorbano di fatto quella specie di chilo, come altre (quelle
p. e. dei pelargonii) assorbono 1' ammoniaca dell'aria o della
pioggia : senza che pero un tal nutrimento sia loro necessario,
onde solo accidentalmente e come a dire per lusso e ghiottor-
nia diventano carnivore.
1 Vedi Quad. 1098 del 21 marzo 1896, p. 653 SB.
144 LA STORIA NATURALE DELLE PIANTE
Moderna e altresi la scoperta come della pepsina (Schwann
1839) cosi della sua presenza in moltissimi vegetal!, dai Bat-
terii e dai Funghi fino ai semi di veccia e di lino: e la Ca-
rica Papaya L. o Albero del mellone, in ispecie, ne produce
in tanta copia, che da essa la estraggono per gli usi medici-
Fig-. 1. a Nepenthes ampullacea b Sarracenia purpurea c Drosera ro-
tundifolia d Dionaea muscipula e Darlingtonia. (Dal Manuale di
Botanica del SORDELLI).
nali, come dallo stomaco dei vitelli. Ora di questo succo ap-
punto si avvalgono le piante carnivore per istemperare con
digestione esterna (come fanno i serpenti ed altri) le loro
prede.
Con queste nuove particolarita si e quindi chiarito il punto
della digestione; ma quello della caccia e del diverso tenore
con che ella si effettua dalle varie specie, era stato notato e
NEL SEGOLO XIX 145
descritto dai nostri vecchi cosi bene, che lo troviamo consa-
crato dal Linneo nel nome stesso della Dionaea muscipula.
Le truculente imprese di questa assassina vegetale sono gia
note ai nostri lettori. Le riferimmo discorrendo per incidente
del moti di reazione flsiologica, a cui sono da attribuire si-
milmente le manovre delle Drosere, dei Fisianti e degli Apo-
cini; mentre le Aristolochie e le Nepenti e le Sarracenie figu-
rano come trappole inerti, sebbene ugualmente insidiose e mi-
cidiali. Riportiamo (pag. 144) in effigie un gruppo di tali piante,
in cui la stranezza delle forme risponde alia stravaganza dei co-
stumi, proprii a ciascuna. Nella Dionea ciascuna foglia si al-
larga, alia estremita superiore, in un disco irto di peli sulla
superficie e piu ai lembi, le cui due meta sono mobili lungo
il nervo mediano, come due imposticine che vi fossero ma-
stiettate; e al posarvisi un malavveduto insetto, si serrano di
scatto cosi prestamente, che appena mai falla che egli non
resti preso alia stiaccia ; e piu egli si dibatte, e piu fortemente
quella si restringe, fino a soffocarlo, per ismaltirlo poi come
fu detto.
In altro modo pro-
cede la Drosera o
Rosolida, pianticina
che s' incontra in Ita-
lia ancora, nei luoghi
paludosi, e vi conta
cinque specie affini,
di tre generi, appar-
tenenti alia famiglia
delle Droseracee. La
Drosera o Rugiadosa,
Fig. 2. Fogiie di Dionea. come indica ezian-
dio il nome latino di Rossolis, cioe Ros soils o rugiada del
sole, ha riportati quei bei titoli per 1'aspetto delle sue foglio-
line ricoperte di peli rossi, terminati ciascuno in vetta da
una minuta ghiandola, da cui geme un limpido umore, simile
Seri* XVI, vol. VI, fasc. 1100. 10 6 apriU 1896.
146 LA STORIA NATURALE DELLE PI ANTE
alia rugiada; se non che questa ai raggi del sole svapora, e
Pumore invece della Rosolide sotto ad essi si mantiene e si
rinnova. Cio vale con poco divario della Drosera rotundifolia
e della longifolia, e di tutte insomnia le nostrane. A tutta la
generazione degP insetti che
sogliono vivere intorno alle
acque morte, quelle goccio-
line cosi limpide su quelle
fogliette variopinte hanno a
parere una tavola imbandita
per benefizio del pubblico, e
non sono mai pochi gFim-
prudenti che applicano al
caso le massime dei socia-
listi: in mal punto pero.
L' intruso non s'e posato ap-
pena sulla foglia, che si
sente impigliato in una pa-
nia da non ne spegnare ne
Fig. 3. Foglia di Drosera (ingrandita al { ^ ^ }Q al Q ^
quadruple).
/ non bastasse, tutti i peh
d' intorno, come se avessero vita propria e cognizione, gli si
ripiegano sopra ad avvinghiarlo e intriderlo della loro bava
mordace, che gik mezzo affogato lo avvelena e non ancora
morto lo concuoce.
Diverse ancora e lo stile tenuto contro agPimportuni pre-
datori dall'Apocino (Apocynum androsaemifolium L.), arbusto
delP America boreale, a cui fa riscontro il piii recente Phy-
sianihus, o Arauja albens Mart. Zucc., del Brasile. Ambedue
portano la trappola non nelle foglie, ma nella corolla del flore,
che, all' introdurvi i ladroncelli la proboscide o la testa o la
vita, si restringe a un tratto flnche soffocati non cessino di
dibattersi, e allora soltanto si riallarga, pronta a ricominciare
con chiunque rinnovasse la prova.
Fig. 4. Apocynum androsaemifolium.
(Dalla Botanica ricreativa di GIU-
SEPPE RODA ').
NEL SECOLO XIX 147
Accanto a queste trap-
pole che coi loro moti di
reazione si raostrano non
gi sensibili, come Tani-
male, ma viventi, come e
ogni vegetale, vi sono altre
piante da cui gl'insetti son
presi, ed anche divorati al
modo che s'e detto, senza
che v'intervenga nessun mo-
vimento loro, per mero ef-
fetto della loro artificiosa
struttura.
Fra queste va nominata in primo luogo la Sarracenia, di
cui il Linneo distingue tre specie, tutte e tre dell' America, la
purpurea, la flava e la rubra, a cui il Michaux aggiunge la
variolaris. Grescono spontanee cola nei luoghi paludosi; ma
non v' e or to botanico di rispetto che non ne coltivi qualche
campione per ornamento e per curiosita, attesa la strana con-
figurazione delle foglie e le tinte incantevoli e le sfumature
di verde, rosso carico e bianco di che si colorano nel fondo,
nei lembi, nelle nervature. E non sono che trabocchetti insi-
diosi, dove la cupidigia dei piccoli predoni a lungo impunita
finisce con trovare il suo gastigo e la tomba. Perocche quelle
foglie col crescere si ravvolgono ciascuna intorno a s& stessa
in forma di cartoccio, a cui non manca neppure un prolunga-
mento a modo di coperchio, il qual minacci di chiudersi sopra
alia conserva dell'umor zuccherino che ne riempie il fondo : e
sembra dire : Chi ne vuole, si spicci, che mo' si chiude (V. sop.
Fig. 1. b). Come resistere a tante seduzioni? Mosche, scara-
faggetti, formicole, qualunque ladroncello s'abbatte a passare
di la, infila la porta, e giu pel pozzo fino a intingere il muso
1 GIUSEPPE RODA, Botanica ricreativa 1895, p. Paravia 8 di pp. 294
con 290 incisioni. L. 5. 00. 11 ch. Autore, cbe e dei piu insigni Fioricul-
tori d'ltalia, ci ha raccolte ed esposte in istile gradevole le curiosita della
Natura vegetale.
148 LA STORIA NATURALE DELLE PI ANTE
nel laghetto dello sciroppo. Ma quando poi, sazio e rimpinzato,
si volge al ritorno, allora senza essere Virgilio ripete in sua
favella il lugubre verso : Facilis descensus Averni, difflcilis
reditus.
Lo scender neH'Avemo e cosa agevole
Che notte e di ne sta 1'entrata aperta :
Ma tornar poscia a riveder le stelle,
Qui la fatica e qui 1'opra consiste.
Se n'accorge troppo tardi il prigioniero ; il quale nello scen-
dere non pose mente alia selva di acuti peli ond' e guernita
la gola del cartoccio, e sono tutti inchinati verso il fondo ;
sicche non impacciano chi discende, ma a chi vuol risalire
oppongono un anello insuperabile di punte rigide ed aguzze.
Quindi e raro il caso di qualche piii gagliardo insetto, a cui
venga fatto di pure aprirsi la strada a riveder la luce : i piu,
sflniti e disperati si lasciano cadere nella pozza, dove Pumore
male agognato li distempera come quello della Rosolida e li
converte in nutrimento della satanica seduttrice. Grande le-
zione all' uomo, che nel sentiero della vita incontra tante
infide Sarracenie, animate e inanimate, neglette dai Botanici
ma troppo note ai Moralisti!
Alia Sarracenia si associa oggidi, per la somiglianza del-
1'apparato predatore, la celebre Nepenthes distillatoria ed altresi
la Darlingtonia, le cui effigie abbiamo date piu sopra (Fig. 1 a,
e). La prima specialmente e famosa per la bizzarra confor-
mazione delle foglie che confondono ogni analisi, e per Puso
delPurna in cbe si terminano ; e serve primieramente a ripor-
visi una provigione di acqua, di che la pianta abbisogna, e
ogni urna ne puo contenere fino a mezzo litro, protetta an-
cora, per allentarne P evaporazione, da un coperchio che na-
turalmente si chiude e si riapre a seconda del bisogno. II
viandante poi riarso dal sole del Madagascar, patria che e
della Nepente, si disseta a quelle urne, benedicendo la pianti-
cella che sembra offrirgliele, e maledicendo forse, invece di
compatirli, gP infelici insetti, i cui cadaveri nuotano e si di-
sfanno nel liquido traditore.
NEL SEGOLO XIX 149
Torciamo lo sguardo da quest! che perfino nella forma si
rivelano come mostri, dell' innocente progenie di Flora. Una
cacciatrice, degna di figurarvi per la delicatezza dei procedi-
menti, e VAHstolochia o, come il volgo dice, Aristologia. Essa
non solo porge ai medici il farmaco, onde ebbe dal Linneo il
primo nome (che il secondo non ba senso) ; non solo allontana
le serpi velenose, come fu piu sopra accennato; ma, forzata
dalla necessita ad imporre agP insetti, che la visitano, le mo-
lestie e il batticuore di una prigionia, lungi dal divorarli cru-
delmente come le sue sanguinarie sorelle, li ridona invece,
cessato appena il bisogno di loro, ad una liberty tanto piu
gradita quanto doveva essere piu insperata.
Prendiamo 1'esempio d&lYAristolochia clemalitis, una delle
quattro specie nostrane classificate dal Linneo. Ommessa la
descrizione del fiore la cui struttura e rappresentata qui presso
in immagine, convien sapere cbe,
in questo genere, per una di quelle
varieta biologiche, ond' e si ricca
la natura cosi animale come vege-
tale, gli stimmi che hanno a rice-
vere il polline, e le antere che lo
somministrano, non giungono a per-
fezione al tempo medesimo. Gli
stimmi sono gia pronti, e le antere
stanno tuttora chiuse. Si capisce
essere questo un dei casi, in cui
dovra intervenire la corporazione
degF insetti paraninfi per rendere
possibile la fecondazione. Sia adun-
que per un'attrattiva particolare o
sia perche altri insetti di maggior
corpo non passerebbero agevol-
mente per la strozzattura del calice, fatto sta che 1'ufficio di
servire PAristolochia se lo assumono per proprio certi minuti
moscherini neri e pelosi, a foggia di piccole Silocope. Ma se
la Natura accetta i costoro servigi, non pare che si fidi pero
Fig. 5. Aristolochia clematite.
150 LA STORIA NATO RALE DELLE PI ANTE
tanto della loro accuratezza, da non voiersene assicurare per
altra via. Percio al fiore della nostra Aristolochia armo inte-
riormente la gola di una spazzola di peli rivolti in dentro, nel
modo che gia conosciamo, onde i moscherini, poich& sono
dentro, non trovano phi il verso di uscirne; e non e raro il
vedersene fino a otto o dieci che si aggirano affannosamente
nel loro carcere tentando invano lo scampo.
Le povere bestioline non sospettano alle mille miglia i
disegni che ha formati su quel loro incarceramento la Natura.
Primieramente, se esse, come talora accade, provengono da
un altro fiore che avesse maturo il polline, in quel tramenio
che fanno Ik dentro, ne impolverano a tutto agio gli stimmi
gia maturi. Intanto che cio avviene, pero, il fiore continua la
sua evoluzione. Gli stimmi si disseccano, si svolgono le antere,
e gP insettucci passandovi sopra s' impolverano, pelosi come
sono, di nuovo polline. Ma a che pro se hanno a fare cola
dentro la morte del Conte Ugolino? Non dite: che di tali fe-
rocie sara capace si quelPorco della Nepente, o quella sirena
infida della Sarracenia, ma una nobile Aristolochia non mai. Ed
ecco, infatti, ottenuto 1'intento, quasi ad un tratto inaridiscono
e si raggrinzano i peli che asserragliavano il canale, fino
a non restare di essi che una traccia di minuti puntolini neri.
In pari tempo il fiore s' inclina, e pure in quelle contrazioni
delP appassimento, ripiegandosi 1' estremita linguiforme sulla
bocca del fiore, vi lascia da ambe le parti un varco, donde escono
Tun dietro 1'altro alPaperto i prigionieri, infarinati, trionfanti,
piii che mai incorreggibili e imbaldanziti a ritentare simili
avventure.
Vha certi Naturalisti che, descrivendo queste mirabili ri-
spondenze di mezzi e di fini, le registrano fra i fenomeni di
adattamento. L'adattamenio v'e senza dubbio. Ma si domanda
se esso debba attribuirsi al caso, o se un' armonia si complessa
ed elegante non richiegga evidentemente una Intelligenza or-
dinatrice. Si domanda altresi se possa concepirsi un fiore d' Ari-
stolochia, sguernito prima di peli, o guernito di peli non ca-
duchi a tempo opportune, ovvero tale che avvizzendo si rin-
NEL SECOLO XIX
chiudesse in seno i suoi paraninfi; e che
151
poi, per via di
adatlamento,si appropriasse a mano a mano tutti i requisiti
contrarii: oppure si abbia a ritenere per evidente che un tal
congegno di parti e di attitudini usci qual e dalle mani del
Creatore. In verita metterebbe conto, che invece di gittar la
cotesta generica parola di adattamento, ci si divisasse, dalla pri-
mitiva alia presente, tutte le forme per le quali pote passare,
per mera ipotesi, FAristolochia con le altre sorelle gia nomi-
nate e colle parecchie non meno maravigliose per la struttura
o pei moti; fra le quali si celebra a ragione la Vallisneria
spiralis, descrittaci gia dal Linneo.
Essa pure e nostrana e vive nelle acque tranquille; ma
nel Regno di Flora non ha emula che la superi per copia e
varieta di movimenti graziosi se non 1' Utricolaria. Premet-
tiamo che la Vallisneria e pianta dioica, val quanto dire, pei
profani, che i pistilli e gli stami sono
impiantati sopra fiori distinti. Ora la
pianta, svolgendosi sul fondo e cre-
scendo colle foglie immerse nelPacqua,
i soli fiori pistilliferi, sorretti da uu
lungo stelo attortigliato a spirale,
che si svolge secondo Foccorrenza,
salgono ad affiorare sul pelo del-
Facqua, volgendosi colla bocca verso
la corrente, se alcun poco ve n'ha.
I fiori staminiferi, al contrario, fissati
a un breve gambo, si rimangono
Fig. 6. Vallisneria spiraie. prigionieri presso al fondo, e non di
rado a considerevole profondita. Come
si operer la fecondazione fra due termini cosi separati? Non si
pensi alPamminicolo ormai volgare dei paraninfi : alia Natura
non mancano compensi inaspettati. Vedete quello sciame di fioc-
chi bianchi, simili ad uno stuolo di farfalle acquatiche, che
salgono dal fondo e si affollano intorno ai fiori pistilliferi?
Sono i prigionieri di or ora che, giunti a maturita e provan-
dosi alia fuga, hanno sentito spezzarsi come per incanto il
152 LA STORIA NATURALE DELLB PIANTE
ceppo del loro picciuolo, che in tempo opportune infradicio;
ed ora venuti a galla volteggiano sullo specchio dello stagno,
recando il polline fecondatore ai pistilli che 1'aspettano. In
poco d'ora la fecondazione e compiuta; e mentre le corolle
pellegrine, incapaci pramai di sopravvivere, si vanno a sper-
dere qua e la. i gambi a spirale, dal canto loro, contraendosi
per legge misteriosa, attirano sott'acqua i flori fecondati, per-
che il frutto se ne maturi nell'elemento che gli si confa. A
questo meccanismo di parti e di funzioni cosi collegate e di-
pendenti a vicenda, applicate, se vi basta Panimo, la supposi-
zione di un adattamento successivo.
Applicatela a quell' automa graziosissimo dell' Ulricularia,
che per complessita di manovre da bene i punti all' ammirata
Vallisneria: applicateli ai misteriosi palpiti del Desmodium
gyrans. LT Utrlcularia, sia poi la vulgaris o la nana, descritte
ambedue dal Linneo, trae il nome da certi otricelli onde ha
guernite le foglie: ed eccone il mistero, com'e spiegato da
un botanico che s'e proposto di sopprimere dalla Scienza il
nome di Dio, quando non v' accenna con insinuazioni blasfeme ! .
Le Utricolarie, vegetando sott'acqua, ne avviene che la mag-
gior parte delle foglie v' intristiscono e si riducono a un ciuflb
di nudi filamenti. Or che aveva a fare in tali condizioni una
povera pianticina, le cui foglie agognano, come tutte le altre,
di respirare le aure tiepide e riscaldarsi ai raggi vitali del
sole ? Come poteva fiorire in un'acqua diaccia e sopra un fondo
fangoso, senza luce per isvolgersi, e senza calore per menare
a maturita il seme? A tutte queste bisogne 1' Utricolaria ha
trovato il suo compenso : e con che sforzo d'arte e d' imagi-
nazione! Alia base di ciascuna delle sue scarne foglie ella s'
fatto un otre e Yha raccomandata ad un sottile pedicello.
L'otre di forma ovale si restringe alia cima, dove s'apre una
boccuccia coronata da filetti diramati ; mentre 1' interno & tutto
irto di peli biforcuti di aspetto strano ; e nasconde, presso la
bocca, una piastrina, vera valvola mobile che si chiude di
sotto in su secondo le circostanze. La macchinetta & montata,
1 GRIMARD, La plante.
NEL SEGOLO XIX 153
non resta che vederla operare. Premettiamo che se PUtricu-
laria nella stagione brutta si teneva ferma al fondo dello sta-
gno, cio proveniva dalla precauzione da lei presa d' empire
i suoi otricelli di un liquido gelatinoso piu pesante dell' acqua.
Ma ecco sopraggiunge la primavera: e 1'ora di uscire dal
ritiro invernale : e qui entrano in azione i misteriosi peli del-
1' otricello, che, comunque si facciano, caso e che, essendo or-
gani destinati a tale ufficio, convertono in gas il liquido dive-
nuto oramai inutile; tutti gli otricelli si gonfiano, e tirata da
quel sistema di palloncini P Utricolaria sale a pavoneggiarsi
fra le piante acquatiche consorelle. Quivi fiorisce a suo agio
nelP estate, e porta a maturita i suoi frutti. Segue Pautunno
colle sue rinfrescate, colle nebbie, colle miuacce del verno.
La nostra Utricolaria non ha aspettato neppur tanto. Al primo
scorrubbiarsi della stagione gli otricelli aprirono ciascuno la
sua valvoletta, sicche il gasse ne sfiato, e al posto suo rientro
F acqua che i peli forcuti resero piu pesante con un loro di-
stillato; sicche tutto il sistema affondo da capo, e la nostra
pianticina sta gik dormendo tranquillamente sul fondo dello
stagno, per ricominciare lo stesso verso al risorgere della
stagione.
II Grimard non lascia di avvertire che egli non attribuisce
intendimenti ed artificii alle piante se non per metafora : ma
tal metafora appunto percio riesce possibile e gradita, perche
e evidente, in questi esseri maravigliosi per organismo e per
manovre, 1'artiflcio e la rispondenza dei mezzi e dei flni; e
vuol dire la direzione di una intelligenza conoscitrice del Buono
e del Bello. Cotesta Intelligenza si vorrebbe ella far dimen-
ticare, da prima colle diversioni di una metafora e poi col dichia-
rare che non si parla se non in metafora? Saranno scambietti
da gabbarcisi qualche piccolo incredulo: chi non ha perso il
ben delPintelletto, ravvisando nelPistoria dell'Utricolaria, d'ac-
cordo col Grimard, compensi trovati, capilavori d'arte e d'im-
maginazione , precauzioni prese, leggi idrostatiche avute di
mira, organi fabbricati in rispondenza ad uno scopo e collegati
in sistema, funzioni complesse ordinate ad effetti svariati: ne
154 LA STORIA NATURALE DELLE PI ANTE
conchiude che tutto il lavorio mentale a cio richiesto, poiche
non e dell' Utricolaria, e di un altro fuor di lei, di Golui in-
somma che le diede di essere quello che ella e, e qual e.
Di tutt'altro genere sono i misteriosi moti del Desmodium
gyrans DC, o Hedysarum oscillans di Linneo. Avendoli gia
descritti in altro proposito, serve che qui ne rinfreschiamo la
memoria. Questa pianta, afRne alia nostra cedrangola od erba
di Spagna, ha, come il trifoglio, le foglie composte di tre fo-
liole ; se non che le due laterali non
arrivano a un quarto della mediana.
Sono queste due alucce a cui s'ap-
propria 1'epiteto d' oscillanti. Peroc-
che levato il giorno, tostoche si sen-
tono inondar dalla luce, entrano come
in un tripudio di festa, che mai non
rista, movendosi a rapidi stratti in
su e in giu e di flanco, e quasi esul-
tando sul loro pedicello, mentre la
foglia mezzana essa pure si rizza
verso il sole, quando lo vede, e illan-
. 7. Desmodium gyrans. gu idisce e ricade quando egli si na-
sconde. II Desmodio fu scoperto nel Bengala da una viag-
giatrice inglese, Lady Monson, sullo scorcio del secolo passato.
II Gornut (& 1652) noto fino dai suoi tempi il comporsi
che fanno le foglie delFacacia al cadere del giorno: al qual
fenomeno, che variamente si manifesta in molte altre specie
col raccogliersi o ricascare o storcersi sui loro picciuoli le foglie
i fiori, si diede il nome di sonno delle piante: e sarebbe
stata giustizia il lodarne per contrapposto la veglia notturna
per quelle non poche, che, schive e ritrose, chiudono di giorno
1 loro fiori ne si aprono se non nel segreto della notte, nella
compagnia delle stelle, a imperlarsi di rugiada. Cos! vediamo
fare nei giardini ai Gonvolvoli rampicanti e ai Gelsomini di
notte e al Geranio notturno (Pelargonium triste Ait.), coi suoi
modesti florellini di verde giallo a macchiette brune: e ad
altre. Ma la fama, ciarliera al solito ed ingiusta, s' incapriccio
NEL SECOLO XIX 155
a magnificare 11 sonno delle civett61e mondane piu che le
poetiche veglie delle pudibonde vestali. Alia quale ingiustizia,
per esser giusti, puo aver dato occasione 1'avventura occorsa
al Linneo, quando, entrato a caso di nottetempo nella sua serra,
ci vide maacare con suo rincrescimento un magniflco fiore di
Loto, a lui molto caro. Del che rammaricandosi egli la mat-
tina seguente col custode, questi per risposta lo meno a rive-
dere il suo loto, spanto come prima pomposamente sullo spec-
chio delFacqua. La sera il flore si rincappuccio, rinvoltato nelle
foglie piu vicine, per dormire secondo il solito, fra due guan-
ciali. Ma questa volta c'era il Linneo ad osservarlo : e di qui
mosse la serie di osservazioni, che misero in sodo e in luce
il fenomeno del sonno delle piante i .
II fenomeno delle scintille elettriche procedenti da fiori,
oggi ancora si appoggia a poche osservazioni. Lo attesta per
propria esperienza il Berthoud 2 , citando come idonee a pro-
durlo, oltre al Tropaeolum mains o Gapuccinella, la Calen-
dula officinalis o Fiorrancio, il Giglio (Lilium bulbiferum L.),
la Tagetes erecta e la patula, il Girasole o Elianto annuo, e
* Appuntando le ore, in che sogliono varie piante crepuscolari o not-
turne espandere i fiori e quasi destarsi dal sonno, ne fu composto il se-
g-uente orologio botanico, che non deve scambiarsi con un cronometro.
Ore 5 pom. Gelsomino (o Bella) di notte (Miralilis Jalapa L.).
6 Geranio notturno (Pelargonium triste Ait.).
7 Hemerocallis fulva. L.
> 8 Ficoide notturna (Mesembrianthemum dolabriforme L.).
9 Nyctago (Mirabilis) longiflora L.; del Messico.
10 Campanella di giardino (Convolvulus purpureus L.).
11 Behen bianco e Bubbolino (Silene inflata L.).
12 Cactus grandijlora L.
1 ant. Cicerbita (Sonc/ius L.) di Lapponia.
2 Barba di becco Tragopogon pratensis L.
3 Terracrepolo (Picridium L.).
4 Campanella delle siepi o Vilucchio magg*. (Convolvulus L.).
1 Histoires et Romans des Vtgttaux. Paris, Paul Dupont Rue Jean-Jac-
ques Rousseau 41. Pag. 207.
156 LA STORIA NATURALE DELLB PI ANTE
il Papavero orientale. Ma 11 fatto fu notato per la prima volta
dalla Elisa, flgliuola che era del Linneo; e si legge da lei de-
scritto fra le Memorie dell'Accademia di Stoccolma.
llinnalzamento del calore nel tempo della fioritura era
gik stato osservato nel 1791 dal Lamarck sul Gichero, Arum
maculatum. La madre del naturalista Hubert avendo poi sen-
tito descrivere dal figliuolo i flori del gichero, aggruppati
sopra un asse comune e ravvolti, come lo vediamo spesso lungo
le siepi, da un foglio verdastro a guisa di cartoccio; essa,
incontratolo a tentone colla mano, perocche era cieca, ebbe
a dare uno strido, parendole che scottasse. E cosi doveva sem-
brarle, poiche 1' Hubert, applicatovi per quell' incidente il ter-
mometro, vi riscontro una temperatura di 44, mentre Paria
intorno non ne misurava che 20. Si potrebbe seguitare a lungo;
ma questi accenni bastano a dimostrare come la Botanica
yecchia ci desse illustrata non meno la parte curiosa che
Putile della Storia naturale delle piante.
VI.
I cataloghi delle piante, vecchi e nuovi. II numero Male delle
piante esistenti. Le conquiste del secolo XIX. 1 cataloghi
regionali compilati in Italia. I botanici italiani moderni.
Chi con segreta compiacenza ovvero rincrescimento pen-
sasse che Poperositk cosi varia e feconda dei secoli piu recenti
non avesse lasciato al nostro se non una scarsa materia di con-
quiste nel campo della Botanica, puo cominciare a disingan-
narsi pel solo specchietto che qui riportiamo, riguardante non
altro che il numero delle piante registrate dai naturalisti an-
teriori, a cominciare da Ippocrate a Linneo, e da quest'ultimo
in poi flno ai nostri di i .
1 V. SACCARDO. 11 numero delle Piante (Atti del Congresso Internazio-
nale Botanico 1892).
NEL SECOLO XIX 157
ET! AUTORE NUMERO
c. 460 a. C. Ippocrate 234
c. 370 Teofrasto 500
c. 50 d. C. Dioscoride 600
c. 60 Plinio 800
1650 Bauhin 5,266
1704 Ray 18,000 (comprese le varieta)
1775 Linneo ........ 8,851 (di cui 7,778 fanerogame)
1807 Persoon, Syn. Plant. . . 20,000 fanerogame
1824 ss. De Candolle, Prodrom. . . 30,000 fan.
1841 Steudel, Norn. Bot., II. ed. 78,000 fan.
1845 Lindley, Veg. Kingd. . . 79,387 fan.
1885 Duchartre 125,000, di cui 100,000 fan.
II qual numero, tenendo conto delle Monografie pubblicate dal
Durand, dall' Hooker col Baker, e da altri, sale pel 1892 a
131,104.
In ispecie, per rispetto alle crittogame, il De Toni, nella
sua Sylloge algarum, da 12,178 specie non registrate ancora
nel 1849, onde da quell' anno in poi il numero ne era raddop-
piato. II Saccardo poi, nella sua Sylloge fungorum, enumera
39,663 specie di quella divisione, fra le quali sceverando le
non computate da altri, il numero totale s' innalza a 166,225.
Dopo il 1851 il numero dei Muschi si e raddoppiato, e quello
delle Fanerogame e delle Felci e cresciuto del 5 % Risultano
pertanto da cio 105,231 Fanerogame e 68,475 Crittogame : in
tutto 173,706 specie.
I Funghi, secondo il Saccardo, offrono tuttora la speranza
piu abbondante di messe, poiche, contandosi a pocbe centinaia
nel principio del secolo, erano saliti nel 1862 a 12,000, ed ora
se ne contano intorno a 40,000. La perfezione a cui s' e recato
il microscopio e il suo uso ci apre da questa parte un campo
che era inaccessibile ai nostri maggiori, e dove stanno pure
appiattati, infinitesimi per dimensione e quasi inflniti di nu-
mero, gli agenti piu attivi nelP economia della Natura organica.
Computando ora i varii element! di probability si puo con-
getturare a un dipresso che delle Fanerogame non restino a
scoprire che 15,000 specie; e delle crittogame, circa 170,000 :
158 LA STORIA NATURALE DELLE PI ANTE
onde il numero totale del vegetal! toccherebbe i 400,000; a
compiere il qual novero tuttavia occorrerebbero le indagini
e i riscontri di ancora un mezzo secolo per lo meno.
Riteniamo intanto che, computate, per larghezza, in 10,000
le specie riconosciute e descritte dopo il Rinascimento dai bo-
tanici dei tre secoli precedent!, il secolo XIX ha accresciuto
in piu che 17 tanti cotesto patrimonio, recandolo a circa
174,000 specie.
All' accumulamento di questo ricco bottino concorsero in
singolar modo i compilatori delle Flore proprie di ciascuna
regione o provincia o territorio, anche ristretto. Per non dire
che dell' Italia, il Caruel conta flno a 400 le opere di tal ge-
nere pubblicatevi dal Rinascimento in poi *. Fra queste va an-
noverata in primo luogo la Flora italica del Bertoloni, uscita
in luce dal 1833 al 1855, in 10 volumi; poi la nobilissima
Flora italiana del Parlatore, che vi raise mano, tuttora giovane
di primo pelo, nel 1848, e seguito a lavorarvi per 30 anni,
senza arrivare tuttavia oltre a un terzo del cammino. Per for-
tuna della botanica, essa viene continuata dal prof. Caruel.
Assai lodata 6 inflne la Flora italiana di G. Arcangeli, per
Parte con che seppe rendere accessibili ad un pubblico piu
esteso i tesori vegetali della penisola: nel 1894 ne era gia
uscita la seconda edizione pei tipi del Loescher.
Ad esempio delle flore provincial! ricordiamo pel Piemonte,
che gi possedeva la grande Flora pedemontana (1785), 1' Her-
barium pedemontanum del Golla (1833-37), ed altri scritti
minori del Parlatore e del Gesati. Per la Lombardia v' 6 la
Flora Ticinensis di Nocca e Balbis (1816-21); il Prodromo
alia Flora Valtellinese del Massara (1834) ; il Prospetto della
Flora della provincia di Bergamo (1853) ; e simili scritti del
Gomolci per la provincia di Gomo, del Zersi per le piante va-
scolari della provincia di Brescia, ed altri.
1 Memoria letta dal socio Prof. Teodoro Caruel nell'adunanza ordina-
ria del di 6 settembre 1885, della R. Accademia Economico-Agraria dei
Georgofili di Firenze. Dello stato presente delle nostre cognizioni sulla
flora d' Italia.
NEL SECOLO XIX 159
Meglio ancora esplorato fu il Veneto per gli studii del Pol-
lini, del Pirona, del Saccardo e del Visiani. II Passerini (1877)
die lo spoglio della flora parmigiana; il Gibelli e il Pirotta
(1888), della modenese.
La Liguria ebbe una lunga serie di mietitori botanici. I
loro manipoli furono radunati dal De Notaris, insieme coi suoi
proprii, nel Repertorium Florae ligusticae. Cosi il Camel ci
diede la. Flora toscana e la Statistica botanica toscana (1860-
1871) ; il Tenore la napoletana, il Moris la sarda, il Gussone
la sicula e altre numerose.
Che se, non ostante una si lodevole operosita, 1' Italia non
possiede ancora una flora sua propria cosi compiuta per ogni
parte, come ne hanno a cagion d'esempio 1' Inghilterra, la Sviz-
zera, il Belgio, la Francia e la Germania, essa non manca
in compenso di esimii botanici che nell'uno o nelPaltro ramo
di questa scienza oramai tanto suddivisa compariscono con
onore fra i loro colleghi stranieri. Cosi TAb. Castracane che
si reputa maestro fra i maestri per rispetto alle Diatomee;
cosi il Saccardo, il Bizzozero, il Massalongo, rinomati per le loro
osservazioni sui Funghi ; il Sodiro per le Crittogame vascolari ;
il Piccone, il De Toni, il Trevisan, 1'Ardissone e lo Straforello
ed altri, chiari pei loro studii sulle Alghe; e il Caruel, il Beccari,
il Delpino, e piii altri, il cui nome suona con lode fuori dei con-
fini d' Italia oltre ai monti e al mare.
LE LOGGE ISRAELITICHE SECRETE
PIENAMENTE ILLUSTRATE
I. Origini delle logge israelitiche.
Fu scritto per alcuni indagatori delle origin! della masso-
neria, che la famosa setta fosse un arcano lavoro dei giudei,
insieme congiurati contro la Ghiesa cattolica. Gosi ne penso
Leo Taxil, tra i piii recenti scrittori di cose massoniche, e
cosi parecchi altri. II vero si e che la prima fonte di veleno
satannico derivato alia massoneria e la dottrina occulta di Fau-
sto Socino sanese, la quale ispiro la fratellanza satanista dei
Rosacroce, coi suoi gradi settarii secretissimi. Questa poi
contamino le confraternite di Liberi Muratori in Inghilterra,
e le tramuto in logge frammassone. II che viene dimostrato
con document! nuovi e irrefragabili da Miss Diana Vaughan
nelle sue Memoir es 9 la quale su questo particolare ha un trat-
tato che farebbe onore a qualsiasi storico piu erudito. II nu-
mero He stimato gradito e sacro al diavolo; pero 11 erano i
gradi della setta dei Rosacroce, 11 o un multiple, 22,33, ecc.
e sempre il numero legale dei socii nelle assemblee palladi-
che e sataniste.
Certo i giudei furono dei primi a salutare, come 1'aurora di
un bel giorno, Tapparizione della massoneria, nel 1717, quando
essa per la prima volta comincio a tenere le sue conventicole
e ad ammettervi degli adepti : non era possibile che il popolo
deicida non odorasse subito Todio accanito che vi regnava
contro Gesu Cristo. E pure vero che il Rito, detto Scozzese
antico ed accettato, e un intruglio di gradi vecchi, compicciato
dai giudei in America sul fine del secolo scorso. Ne daremo
un cenno piu avanti. Di la venne, ossia ritorno in Europa, e
LE LOGGE ISRAELITICHE SECRETE PIENAMENTE ILLUSTRATE 161
sul principio di questo secolo e vi si diffuse un po' per tutto,
segnatamente in Italia ; senza arrivare tuttavia mai alia flori-
dezza del Rito dell' Area o Arco reale, che, radicatosi nell'In-
ghilterra fin dal 1771, invase la razza anglosassone nei due
emisferi, ed e il piu numeroso ancora ai nostri giorni. I giudei
videro con infinita soddisfazione prendere piede cotali associa-
zioni, le favorirono e ne furono favoriti, a poco a poco vi
parteciparono in gran numero e non tardarono a dominarle.
Di che non ancora paghi, fondarono societa e riti massonici
loro proprii ; e, dispersi come sono, per tutta la terra si strin-
sero in tale comunella d' interessi colla massoneria, che al
presente ben si puo dire che le logge israelitiche e le mas-
soniche d'altri riti formino un solo esercito di cospiratori con-
tro la religione di Gesu Cristo. Ecco cio che dimostreremo con
fatti e document!.
Come altre volte notammo, geloso oltremodo e il secreto
giudaico, e de' fatti della loro massoneria appena e mai che
apparisca un cenno nella stampa. E se s' incontra, non e per
lo piu opera di giudei. Anche nelle piu intime corrispondenze
massoniche le loro logge sono classificate tra le logge secrete,
che non ammettono visitatori, tranne alcuni pochi e scelti
satanisti di alto affare a cio destinati. Con tutto cio noi ci rin-
fidiamo di dare sufficiente contezza delle logge, dello spirito e
delPopere loro. Gia ci precorsero studiosi investigatori agitando
la face. Abbiamo in questo stesso periodico pubblicati preclari
studii su questo argomento del nostro compianto collega, P. Giu-
seppe Oreglia. Piena di luce e 1' opera di monsignor Leone
Meurin, il quale nelle ime viscere della massoneria trova la
Cabala giudaica, come informante la setta massonica, e fonda-
mento e ragione delle sue pratiche e de' suoi riti '. Eduardo
Drumont stese in due grossi volumi una requisitoria tremenda
contro le male opere d' Israele moderno. Chi non ha letto con
raccapriccio la sua France juive e la France juive devant
1 MEURIN, La Franc-Maconncrie, Synagogue de Satan; Parigi, 1893,
8 di p. 556. E anche tr. in ital. Siena, 1895. Libro profondo, destinato a chi
ha conoscenza della storia antica, e brama studiare da dotto.
Serie XVI, vol. VI, fasc. 1100. 11 8 aprile 189C.
162 LE LOGGE ISRAELITICHE SECRETE
I' opinion? II valoroso antisemita non tralascia di osservare il
pieno accordo, anzi la congiura perpetua della massoneria
col giudaismo a danno del cristiani 1 . Cosi avesse egli ultimate
il promesso lavoro sulla Europe juive ! Gerto e, per noi, che
la Italia, la Germania, la Russia, 1' Ungheria, la Polonia non
sono dalla massoneria giudaica meno devastate che la Fran-
cia. Nominiamo poi con rispetto e riconoscenza il recente libro
del De la Rive, Le Juif dans la Franc-Magonnerie 2 , tutto un
tessuto di document! di ottima lega, e che dimostrano 1'azione
malefica della razza giudaica confusa colle nazioni cristiane,
e non mai fusa con esse, anzi nemica ed eccitatrice della per-
secuzione contro la Ghiesa cattolica 3 . Con questi ed altri co-
piosi presidii storici entriamo ne' segretumi massonici e giu-
daici, voluti a noi contendere dalle logge israelitiche.
II. Primi saggi di alleanza giudaico-massonica.
Sebbene i giudei non diedero i primi fondatori della mas-
soneria comunemente conosciuta per tale, furono dei primi ad
amicarsela. e a guadagnarne le grazie. L'empio F/. Tolland
patrocino la naturalizzazione dei dispregiati figli di Abramo,
1 DEUMONT, La France juive, Parigi (1885), 2-16; La France juive de-
vant I'opinion, ivi, 1886, 16 di p. 430.
2 DE LA RIVE, Le Juif dansla Franc-Maconnerie, Parigi, Pierret, 1895,
16 di p. 430 Eccellente lavoro, che vorremmo vedere in tutte le biblio-
teche del popolo, delle famiglie, e delle persone colte. E per lo studio della
Massoneria una raccolta di document! di un valore grandissimo, avendo
1'Autore fatto tesoro specialmente delle pubblicazioni giudaiche e masso-
niche. In questo articolo noi ce ne approfittiamo largamente ; e serva esso
quasi di una rassegna letteraria per far conoscere al pubblico italiano
il bel libro del nostro amico.
3 Ai quali scrittori si potrebbero aggiungere otto o dieci altri, illu-
stranti le dottrine ed i riti della sinagoga, attentatorii alia vita e alia
roba dei cristiani : PRANAITIS, Christianus, in Talmude judaeorum. Pietro-
burgo, 1892, 8 di p. 132 ; NEOFITO, ex Rabbino, II sangue cristiano ne 1 riti
ebraici. Prato, 1893, 8 di p. 100, con splendide note del P. Giuseppe Ore-
glia, S. J.; LAURENT, Relation historique des affaires de Syrie, 1840-1842, ecc.
Parigi, 1846 ; e simili, che 1' industria dei kakam giudei fa seomparire
dal commercio.
PIENAMENTE ILLUSTRATE 163
come cittadini inglesi. Cio nel 1715. Ma invano per allora:
solo una passeggera emancipazione si concesse loro molti
anni dopo. Intorno a quel tempo (1754), non paghi i giudei di
affigliarsi alle logge dei Rosacroce, e poi alia gik sorta mas-
soneria, vollero raffazzonare questa societk a modo loro : ed
ecco il F.\ Martinez Paschalis, ebreo portoghese, fondare in
Francia un rito speciale massonico, gli Eletti Cohen ossia eletti
sacerdoti. In questa congrega trasfuse la corruzione gnostica
e la rabbia della Cabala satannica : e i Cohen si perpetuarono
sino ai giorni nostri, satanisti e gnostici come nella loro
origine.
Altra impresa giudaico-massonica e durevole fu il riordi-
namento del cosi detto rito Scozzese antico ed accettato. Sul
fine del secolo scorso il rito massonico piu comune era stato
trasportato neH'America inglese. Varii giudei, tra i quali il
dotto ed accanito cabalista F.\ Mose Holbrook (che tra poco
ci tornerk innanzi) misero mano ad ebraizzarlo. Ne accrebbero
il numero dei gradi sino a 33, o tre volte 11, che 6 il numero
reputato piu caro a Satana. Altri storici pretesero che i giu-
dei non fecero altro che accrescere il numero dei gradi del
rito di Herodom ; altri che la proposta venisse da Federigo il
Grande, re di Prussia. II certo 6 che i figli d' Israele rimpol-
pettarono a loro talento i trentatr& gradi che vennero poi co-
munemente accolti, sotto il nome di rito Scozzese antico ed
accettato ; e che gli ebrei in America ne vendettero a grande
guadagno le patenti a chi voile pagarle.
Egli e certo pure che nelle iniziazioni a questi gradi e
nelle rimanenti pratiche del rito 6 un'orgia di giudaismo sfac-
ciato. Tutto vi sente Podio a Gesii Cristo e alia sua Chiesa,
le storie drammatiche, che formano T insegnamento ai candi-
dati, sono bibliche, ma travisate perfidamente da mitologie
talmudiche e cabalistiche ; le parole di passo, e quasi sacra-
mentali, sono egualmente ebraiche. Questo ghetto versato nella
massoneria, vige e trionfa sino al presente, ove piu ove meno,
nelle logge di tutti quanti i riti delle massonerie dei due emi-
sferi. Vi ha certamente molta parte, ora espressa ora dissi-
164 LE LOGGE ISRAELITICHE SECRETE
mulata, la venerazione di oggetti osceni e innominabili tra le
persone oneste ; ma cio sempre come parte del culto di Sa-
tana, che la gradisce, e in odio al Cristo di Dio che la divieta
col suo: Non fornicare.
Cosi nacque massone e giudaico il primitivo Grand'Oriente
del rito piii diffuso se non piu numeroso. Ebbe culla a Char-
leston nella Carolina del Sud, e ne fu di fatto primo Gr.\ Mae-
stro il giudeo F/. Isacco Long, il 31 maggio 1801. II generale
F.\ Alberto Pike, succeduto poi a suo tempo, affermo che le
principal! massonerie del mondo odierno erano figlie di questo
primo Grande Oriente, e ne diede la figliazione o albero ge-
nealogico in una Istruzione del Supr/. Cons/, di Charleston
ai 23 Supc/. Cons.*. Confederati , del Rito Scozzese; affermo
che tutti i Gr.\ Orienti e le Madrilogge degli altri riti mantene-
vano con Charleston relazioni di amista. fraterna ; per le quali
ragioni esso non si perito di assumere il titolo di Sommo Pon-
tefice della Massoneria unwersale 1 : titolo che fu accolto e ri-
conosciuto da tutte le massonerie ; ma forse, piii che per la
principalita del seggio di Charleston, per la immensa influenza
da lui acquistata col satanismo palladico.
Imperciocche la principale opera del Pike fu la fonda-
zione di un novello ordine massonico, cui egli chiamo dei
Re Teurgisti Ottimati, e che va sotto il nome di Palladismo.
In questo voile piu che nelle altre massonerie, esplicito e so-
lenne il culto di Satanasso : e vi aduno il fior fiore dei mas-
soni e delle massone di ogni rito, bramosi di convolgersi nel
fango del satanismo piu empio e piu laido 2 . Gli diede 1' ultima
mano il 20 settembre 1870, quando la massoneria entrava
trionfante in Roma. Al presente si puo calcolare a circa un
milione il numero dei satanisti palladici sparsi per tutto il
mondo, e passati, dopo 1'effimero pontificate del Mackey, sotto
la verga pastorale del Papa Adriano Lemmi. Ognun vede la
1 Vedi Ricoux, L'existence des loges defemmes. Parigi, Tequi, (1891), 16.
* Ivi, si legga, a pag. 64 e Begg., il testo di questa famosa Istruzione
o Bolla storica e dommatica del Papa luciferiano. Non vi si pud piu sfac-
ciatamente proclamare la bonta e divinita del diavolo, e il culto di forni-
cazione con cui si deve onorare. E cio nell' anno 000889 della Vera
Luce !
PIENAMENTE ILLUSTRATE 165
irresistibile preponderanza nel governo massonico e Timmensa
influenza che pote esercitare il Pike, con si numeroso esercito
di adepti facienti parte di tutte le corporazioni settarie. Ma
anche in questa fondazione del Pike ebbero la parte piu im-
portante gli ebrei massoni ; e il palladismo e giudaico nel-
I'ime sue viscere. I riti fondamentali il Pike gli ebbe dal vec-
chio giudeo F.-. Holbrook, cabalista consummato e satanista ac-
canito ; i cantici infami pei triangoli ossia logge palladiche il
Pike li scrisse in ebraico talmudico, come 1' intero corredo
della nomenclatura e delle parole rituali. Non deve dar mara-
viglia, se le logge israelitiche militano sotto Palta dipendenza
e protezione del Papa luciferino, e sono reputate logge sorelle,
nella stessa maniera che le logge dei satanisti FF/. Odd Fel-
lows, come diremo a suo luogo.
Mentre la mano giudaica rimaneggiava liberamente i riti
e i gradi massonici in America, in Europa le si opponeva
Pinsuperabile dispregio che i popoli provavano per la loro
stirpe. Nel convento, ossia assemblea internazionale, tenutosi
-a Wilhelmsbad nel 1781, da massoni d'ogni pessima risma,
Illuminati del Weisshaupt, Martinisti, Rosacroci ed anche parec-
<chi giudei, fu preso il partito di escludere dalle logge i cir-
concisi. Ma Teffetto fu parziale ad alcune logge tedesche. Gia
gl'israeliti erano riuniti in una loro massoneria tedesca, detta
Lessingbund, viva anche oggidi, carne ed ugna coi palladisti lu-
-ciferini. Questa societa ebbe istitutore un giudeo, G. Efraimo
Lessing, celebre letterato, preteso filosofo, empio certamente e
accanito massone. In Francia e un po' per tutto, il giudeo
trovo protettori e difensori massoni, e fraterna accoglienza.
II suo odio a G. Gristo, e i suoi danari lo rendevano simpa-
tico alia massoneria, come viceversa la massoneria per lo stesso
motivo riusciva simpatica ai giudei. Erano fatti per intendersi
e accomunarsi : s' intesero e accomunarono.
NelFimmane cataclisma della rivoluzione francese, che tutto
desolo con atroci devastazioni e delitti esecrandi, dinastia,
Chiesa, Stato, famiglia, nobilta, finanze, studii, istituzioni one-
ste ; solo Israele, puntellato dai peggiori framassoai e piu fe-
roci demagoghi, compri dall'oro giudaico, non solo non per-
166 LE LOGGE ISRAELITICHE SECRETE
dette nulla, ma ne usci rassicurato, emancipato, pareggiato
nei diritti cittadini ai francesi, di cui flngeva di accettare la
nazionalita, che di fatto non ha mai accettato, fuorche negli
utili. II decreto dell'Assemblea nazionale fa firmato da Luigi XVf
il 13 novembre 1791 : Napoleone I lo confermo nel 1808. Que-
sta dolorosa istoria e bene compendiata dal De la Rive, nello
Juif, pp. 35-138, e piu ampiamente nel Drumont, La France
juive, e prima del Drumont, fu dottamente discussa e com-
mentata dalla Civilta Cattolica, negli studii sulla massoneria
giudaica, sopra citati. Napoleone I fu dai giudei e dai loro de-
legati solennemente gabbato : e forse voile esserlo. Ne' tempi
di ribellioni e di catastrofi politiche, il giudeo che spesso vf
spese il suo danaro, ad intento di pescare nel torbido, il giudeo
sempre vi sfrutta la comune miseria, e dalle sciagure citta-
dine esce incolume, anzi n'esce favorito e ricco. Nella rivo-
luzione del 48, chi scrive queste righe udi co'suoi orecchi il'
panurgo Camillo Cavour, proclamare nelle Camere al palazzo
Carignano in Torino, con voce tra di scherno ai cattolici e di
trionfo massonico : Israele contento.
E bene Israele aveva di che giubilare. Mentre la Chiesa
cattolica nel Parlamento italiano veniva derisa e svillaneg-
giata, mentre era con violenze turchesche depredata, depaupe-
rata, spogliata, schernita, il Ghetto trionfava, infrangendo i
legami secolari che limitavano le sue usure e il saccheggio
della pubblica fortuna ; Israele, in merito delle sue eterne
concussioni, conquistava, non la galera meritata, ma il piena
possesso dei diritti civili ; prendeva F abbrivo ad invadere i
beni stabili, fondi sterminati nelle citta e nelle campagne, cat-
tedre nelle universita, il giornalismo cotidiano, impieghi gelosi
in tutti i dicasteri, e con questo Foro del popolo e il predo-
minio nella finanza e nella politica. I circoncisi in Italia sono
un pugno di non ben cinquantamila, non ben quindicimila
toltine le donne e i fanciulli ; e voi li trovate per tutto spa-
droneggianti la ricchezza pubblica, i contratti di forniture di
Stato, le imprese lucrative, le banche, i ministeri. Ma &
vero che non sono soli all'opera, hanno seco a proteggerli e
favorirli quanti fiatano massoni in Italia ; perch& non vi &
PIENAMENTE ILLUSTRATE 167
forse un solo israelita in Italia, adulto e libero di se, che non
frequenti le logge massoniche riconosciute, o quelle esclusiva-
mente israelitiche, o, il piu spesso, le une e le altre a un tempo
medesimo. Non senza grande previdenza, Adriano Lemmi ago-
gnando ai primi onori massonici, credette utile barattare il bat-
tesimo colla circoncisione. Al presente i suoi principal! agenti
di governo secreto della massoneria italiana e del palladismo
universale sono precipuamente scelti in seno agli amici figli
<TIsraele.
III. 1 FF. Bnai Berith massoni occulti.
Notabile e caratteristico e il perpetuo maneggio de' giudei
neH'affratellarsi, fondersi e immedesimarsi il piu possibile cogli
adepti della massoneria; ma nel tempo stesso non subirne la
legge, si bene governare a piacimento loro le logge e i
<rrand' Orienti. A questo scopo hanno fondate logge separate,
<jhe riserbano alia loro nazione, mentre poi essi individual-
mente invadono le logge comuni, e spesso vi tengono il maz-
auolo di venerabili, e reggono a bacchetta i protestanti e i
cattivi cattolici. Oltre il Lessingbund, numerosa massoneria in
Alemagna, e altre societa minori in Francia, la razza giudaica
:mostro il suo maggior potere nella famosa associazione del
Beni Berith o Bnai Berith (Figli delTAlleanza\ la quale si
sparse per tutto il mondo, -accogliendo sotto la sua bandiera
i dispersi figli di Giuda. La prima loggia di Bnai Berith si
&perse a New York nel 1843. In breve gli Stati Uniti si popo-
larono di logge giudaiche, PInghilterra e la Germania ne
videro pullulare per tutto con la facility onde si propagano i
funghi malefici. Cosi il De la Rive (p. 253), da cui togliamo
molte notizie giudaico-massoniche.
In Francia sotto Luigi Filippo e sotto Napoleone III, i favori
'della corte si profondevano sopra Israele, che se ne giovava
per fondare seminarii giudaici, ospizii, rifugi, scuole di rab-
bini, patronati per la gioventu studiosa, opere di beneficenza,
s' intende, sempre pei soli connazionali. Tutte le vie dei gua-
dagni e degli onori erano aperte ai giudei: essi, impercetti-
bile frazione del popolo francese, tenevano le banche piu Heche,
168 LE LOGGE ISRAELITIGHE SECRETE
prendevano d'assalto gl'impieghi piu lucrosi, penetravano net.
parlamento, sedevano nel senate, scalavano i seggi del mini
steri di Stato. Non e a dire se essi trovassero accesso nelle
logge dei varii riti vigenti in Francia : nel rito di Misraim
erano ricevuti a gala ; anzi, questo rito erasi per loro specials
servigio o ristorato o fondato : nel rito francese e nello scoz-
zese affine, loro non si teneva portiera. A mantenerli nel vero
spirito di massoni giudaici, la Gran Loggia dei Bnai Berith
di Nova York spediva loro regolarmente fratelli di alto grado r
i quali sovente visitavano ciascuna loggia israelitica e vi te-
nevano conferenze.
Sembra tuttavia che il puro deismo panteistico, in voga
allora nelle university tedesche e francesi, si facesse strada tra
i massoni Bnai Berith, osserva il De la Rive (p. 264), e che questa
apostasia contribuisse non poco a meglio fonderli colla mas-
soneria francese, la quale visibilmente pencolava verso il
deismo naturale, o panteismo degli adoratori della Natura. Noi
crediamo che cio sia vero, ma siamo d'avviso che i Bnai Berith
massoni giudei vincessero in acume i massoni francesi, e che r
come avveniva nel giudaico Lessingbund, scorgessero benis-
simo che sotto il dio Natura si celava il dio loro simpatico r
il dio Lucifero. II che ai talmudisti e cabalisti non poteva dispia-
cere : era il dio della cabala, era il dio degli occultisti, in
altre parole, il Dio buono Lucifero. Diremo tra poco le ragioni
della nostra opinione. Altro indizio della fede luciferiana del
massoni Bnai Berith 6 in questo, che essi, al pari dei massoni
giudei del Lessingbund e di altri Ordini massonici certamente
luciferiani, decretarono di formare stretta alleanza col Palla-
dismo, devoto a Lucifero.
L'alleanza della massoneria Bnai Berith col Ponteflce della
massoneria luciferiana ebbe luogo solennemente nel 1874. Per
quanto i FF.*. massoni di varii paesi allargassero le braccia ad
accogliere nelle loro file i massoni Bnai Berith, come ogni altro
circonciso, rimaneva pure qua e cola una certa avversione contro
il giudeo, quasi fosse uomo notoriamente vile e vivente di
turpe guadagneria; alcune madrilogge di Allemagna non si
erano mai degnate di far buon viso ai giudei, come neppure
PIENAMENTE ILLUSTRATE 169
si degnano al presente, quando la guerra antisemitica e venuta
ad esasperare il secolare odio contro la razza eminentemente
usuraia e sfruttatrice dei battezzati. Ora premeva ad Israele
<li torre di mezzo questo increscioso inciampo al suo libero pa-
tullarsi nelle logge di ogni rito e colore, cosi a Berlino, come
jper tutto altrove.
A tale intento si penso di ottenere un'autorevole bolla di
riconoscimento massonico e di affigliazione legittima al piu
celebre seggio della massoneria, che era incontrastabilraente
il Grande Oriente di Charleston, dove le antiche ingerenze
giudaiche non erano mai cessate, e che trovavasi preseduto dal
Sommo Pontefice Alberto Pike, riguardato come capo orto-
dosso dalle massonerie di tutti i riti, gran cabalista e nel
cuore suo piii giudeo che i giudei. Si concertarono tra loro
le grandi logge Bnai Berith d' America, d 1 Inghilterra, di Ger-
mania, e d'accordo col loro Grande Oriente, sedente nel Tempio
di Melchisedecco ad Amburgo, delegarono il massone Armando
L6vy a trattare col Pike. Fu infatti segnato tra le due potenze un
concordato, che riconosce ampiamente le logge dei Bnai Berith
per ortodosse in massoneria, legittime, indipendenti, privilegiate.
Questo fatto viene narrato dal De la Rive, one modestamente
cita il Margiotta nel suo Adriano Lemmi. E noi sappiamo
positivamente che quest'ultimo scrisse sopra document! intimi
e preziosi, communicatigli da mano sicura, che non vogliamo
nominare. II concordato e sottoscritto dal F.*. Limmud Ensoph
(Alberto Pike) che prende titolo di Gran Maestro Conserva-
tore del Palladio sacro, Sommo Pontefice della massoneria
universale, agente come Capo supremo dell'Ordine, ma dopo
raccolto Fassenso unanime del Serenissimo Gran Collegio
dei Massoni emeriti. Armando Levy si nomina F.\ Nathaniel
Yelup-Abiachaz, 33.'. Luogotenente, Grand' Assistente e sovrano
delegate del Gran Direttorio centrals (palladico) di Napoli,
Membro d'onore ad vitam del Sublime Concistoro Federale
dei Bnai Berith d'Allemagna, agente come mandatario gene-
rale di questo Concistoro e di quelli di America e d' Inghil-
terra, le diverse federazioni dei Bnai Berith avendogli conferiti
pieni poteri, riconosciuti regolari. L'accordo e definitive, in
170 LE LOGGE ISRAELITICHE SECRETE
nome dell'Alta Massoneria della Perfetta iniziazione (palladismo
satannico), dopo invocato il Santo Nome del Nostro Divir*
Maestro (Lucifero).
IV. Societa pubbliche del massonismo giudaico.
I massoni giudei non potevano augurarsi, n& ottenere piu
plena ed assoluta conferma della loro massoneria, sebbene
questa loro costasse un duro tribute annuale di presso che due
milioni di lire. Con tutto cio non valsero a forzare le porte
di certe logge tedesche, barricate dalla cocciutaggine dell'an-
tisemitismo politico, sordo ad ogni rimostranza francese. Per
tutto altrove sono i ben venuti nelle massonerie d'ogni rito~
Moltiplicarono i loro istituti di credito, le imprese commercial^
in Francia; con che si rinfrancano dell' imposta annuale. E come
la Francia, cosi fu da loro sfruttato ogni altro popolo, governato
coi principii massonici. Divenivano ogni di piu audaci e temera-
riamente prepotenti e aggressori della fede cristiana e del po-
polo che la professa. Bisogna vedere i loro continuati trionfi
nello Juif del De la Rive, e piu ampiamente nella France Juive
del Drumont, e nelle opere antisemitiche pubblicate in Russia
ed in Germania. Qui e impossibile dare pure un breve cenna
dell' invasione costante del giudaismo in tutti i paesi retti da
governi massonici loro amici e schiavi. Quanto all'Italia, do-
minata, dal 1848 in qua, dalla massoneria, affermiamo perche
lo sappiamo, che, se un qualche Drumont italiano scrivesse con*
buoni documenti 1' Italia giudaica, farebbe impallidire la France
juive del Drumont francese.
Nel 1860 piu loro non bastava la possente massoneria dei
Bnai Berith, forse perch6 accentrata nel Patriarcato di Am-
burgo, terra tedesca, e sopra tutto perch6 le sue logge dove-
vano per loro costituzione fondamentale, e riconosciuta dal
Pontefice Alberto Pike, restare al tutto secrete. Fondarono in
Francia YAlleanza universale israelita, con intento pari a quello
dei Bnai Berith, ma da procacciare liberamente, alia luce del
sole, quello di distruggere il fanatismo. Gosi 1'annunziava un
giornale, I'Univers Israelite, portavoce del giudaismo. I figlr
PIENAMENTE ILLUSTRATE 171
'd'Israele zelavano T an^antissement du fanatisme, glorificandosi
della liberta ottenuta ai giudei nel Marocco, in Persia, in Siria, in
Grecia,nelle province Danubiane, in Isvezia. Lo cita il De la Rive,
p. 248. Del resto si sapeva da tutti a quale scopo mirino le logge
e che cosa intendono i massoni, tanto giudei, quanto mali cri-
stiani, sotto il nome di fanatismo. In questa Alleanza cosrao-
polita calarono i massoni giudei d'ogni nazione, i piu ricchi,
i piu intraprendenti, i piu facinorosi, e ne fu primo Gran Maestro
il famoso F.*. Adolfo Isacco Cremieux, famoso per la tradito-
resca sua condotta contro Luigi Filippo ; giacche nel 1848, egli
fu, forse, il principale strumento a rovesciare dal trono quel-
Pinfelice monarca, ingenuo protettore della razza giudaica.
Le imprese dei massoni delP Alleanza israelita, non possono
aver qui luogo. Ma non e da tacere della prepotenza del loro
Gr.\ M.\ Adolfo Cremieux nel 1870, allorche, salito al potere
coll'altro mezzo giudeo, Leone Gambetta, tra le ruine fumanti
della patria, colse il destro di regalare a' suoi correligionarii
delP Algeria il titolo e i diritti di cittadini francesi. Fu Patto
piu ingiusto, piu antipolitico, piu odioso che potesse compiere
il preteso Governo della difesa nazionale. Si trattava di circa
trentamila giudei, covanti nel lezzo delle usure e dei merci-
monii piii disonorati, uomini che nulla avevano operato per
la patria francese, uomini vilipesi dai mussulmani, col nomi-
gnolo divenuto appellative popolare di carogna, di cane, di figlio
di cane. Or siffatti arnesi, maledetti anche nel Gorano, mal-
grado il loro dispregio universale, venivano di punto in bianco
esaltati e preferiti alia popolazione turca ed araba, pel solo
arbitrio brutale d'un frammassone giudeo. Quali disastri e quali
vergogne della Francia ne seguissero, vegga chi vuole nelle
storie del tempo. Ma i massoni giudei, compreso il Cr6mieux,
ne uscirono, come sempre dalle nazionali sciagure, piu lisci e
piu fortunati che mai, a invadere impieghi, onori, ogni appar-
tenenza del Governo francese e YAlta Banca, specie di so-
cieta fondata dai Rotschild, allo scopo che tutti indovinano
facilmente.
Nella massoneria poi possono oggidi quello che vogliono:
logge e Grandi Orienti, e Gran Consigli di 33.*. sono a loro devo-
172 LE LOGGE ISRAELITICHE SECRETE
zione. II Gran Patriarcato giudaico di Amburgo, che da prima-
chiese umilmente la sua conferma al Sommo Ponteflce di Char-
leston, invertite le parti, si puo dire che signoreggia il debole
e impoverito Sommo Ponteflce presente, Adriano Lemmi, che
e sua creatura. Niiino ignora che questo gia Gran Maestro
della Massoneria italiana, e gia Sovrano Direttore esecutivo,
sotto il Pontefice Pike, della Massoneria universale luciferiana r
era caduto in grande dispregio de' suoi colleghi e soggetti,
tanto italiani, quanto palladisti della massoneria mondiale. Egli
sara candido come un armellino, ma non si e mai giustificato
nettamente al cospetto del mondo dalle imprese ladresche e
dalle ignominie impostegli pubblicamente a voce e a stampa.
Quindi le accuse violente che giravano per le logge, e ben
anco sui giornali profani. Con tutto cio nel Convento interna-
zionale palladico, tenutosi in Roma nel 1893, per creare un nuovo
papa luciferiano, tanto egli seppe maneggiarsi, dicono, con oro
e raggiri, e colla massoneria giudaica dominante dal Tempio di
Melchisedecco in Amburgo, che parve vincere la prova su
tutti i punti capitali, per conquistare la tiara pontiflcale. Aveva
ottenuto che il debole Pontefice Mackey, succeduto immedia-
tamente al primo Papa Pike, rinunciasse al trono a cui era
salito col beneplacito de' cardinali americani, intendi i Serenis-
simi Maghi eletti del Gran Consiglio di Charleston; ottenne,
in secondo luogo, che il Sanctum Regnum, ossia il Seggio
centrale della massoneria luciferiana, si trasportasse a Roma;
ottenne da ultimo, contemporaneamente, di essere egli stesso
eletto Pontefice.
Ma cio non fu senza asprissima lotta di molti elettori che
protestarono non lo riconoscerebbero mai, ed empierono le
logge e il mondo profano di oltraggiose accuse contro la lealta
del nuovo pontefice. Andavano fino ad accagionarlo di avve-
lenamenti di piu elettori contrarii, di frodi inescusabili, di
falsit^i ignominiose, di eresie dottrinali, capi tutti che infer-
mavano la sua elezione. La burrasca imperverso si minac-
ciosa, che il povero Lemmi, se non era pilotato dai sempre
fedeli massoni giudei, correva rischio di totale naufragio. In-
fine, secondo il beneplacito dei piloti, si salvo con gettita
PIENAMENTE ILLUSTRATE 173
parziale del carico: si contento di godere solo una misu-
rata e fissa pensione, invece di raestare liberamente nella cassa
del Sanctum Regnum, bagattella di molti milioni di dollari
annovali; ammise che I'amministrazione di questa rimanesse
a Charleston, e indipendente, e fece altre concessioni, che in
parte abbonirono gli avversarii. Restarono altri piu accaniti ri-
belli, tra cui militava, 1'ora mite donzella cristiana, Miss Gio-
vanna Maria Raffaella Yaughan, e allora fierissima e potente
Maestra Templaria Sovrana. II Lemmi confida tuttavia di pa-
cificarli col benefizio del tempo, colle amnistie, e forse con
altri argomenti. Intanto egli rimane sempre un povero Papa,
diminuito nel temporale, scaduto di riputazione, si che gli fu
forza recentemente di smettere la Gran Maestranza della Mas-
soneria italiana. Egli sente che la stessa tiara papale della
Massoneria luciferiana in sul capo gli vacilla. Povero Lemmi . r
Noi nol crediamo ne migliore ne peggiore de' pretendenti che
sono in voce di dovergli succedere, il Bovio, il Garducci, il
Nathan ; e siamo perfettamente indifferenti per la sua caduta
o pel suo trionfo. Solo i massoni, e specialmente i massoni
giudei vi sono interessati.
V. Che si fa nelle logge israelitiche secrete.
Ma ci tarda di porre termine a questo saggio sulla mas-
soneria giudaica, squarciando da ultimo il velo che copre le
pratiche ordinarie delle loro logge secrete, e in verita impe-
netrabili per lo piu ai profani e perflno alia plebe delle altre
massonerie. Queste hanno per costume costante di non le no-
minare nelle loro relazioni e nei giornali, nella guisa stessa
che per pudicizia mai non fanno menzione delle logge fem-
minili, tranne che per certe tenute bianche ossia per le feste
massoniche miste di impudenti o di sciocche signore profane.
E innanzi tutto i massoni giudei professano qualche reli-
gione nelle loro occulte adunanze? Certo non si attengono alia
legge mosaica. II Talmud e la peggior Cabala sono i codici
in onore presso i giudei, che non sono anche passati airindif-
ferentismo, o al razionalismo, esercitando operosamente un
culto solo, quello del vitello d' oro. Naturale frutto della Ca-
174 LE LO&GE ISRAELITIGHE SECRETE
bala e la tendenza all' occultismo. E si sapeva da gran tempo
che il Dio della Cabala e Lucifero ; e chi nol sapesse puo
vederlo dottamente dimostrato dal Meurin nelP insigne opera
da noi sopra citata. La parola occultismo e una voce acca-
demica per non rinfacciare rozzamente ai suoi seguaci la goe-
tia, o magia nera, o stregoneccio, o culto di Satanasso. Si sa
egualmente che alia stregoneria fornirono sempre, e forni-
scono anche oggidi numerosi adept! i traviati flgli di Abramo.
Mirabile a dirsi! Cio avviene in sul finire del secolo dei lumi,
in seno alle piii culte nazioni di Europa e fuori. Piu masso-
nerie onorano del nome di Maghi i loro graduati; abbiamo
sulla scrivania un grosso volume impresso quest' anno a Parigi,
pieno di stregonerie empie ed oscene, in voga a Parigi e nella
Francia : e non vi sono tutte ! leri, passando per Firenze, un no-
stro amico, colto fiorentino, ci accertava constare a lui come
in una certa via (e ce la nomino) negozianti ebrei facessero
commercio di oggetti di malefizio. In fatto di superstizioni i
giudei furono sempre, da Mose a noi, facili e corrivi. Ne ci
fa maraviglia che gravi autori, come il Gougenot des Mous-
seaux e il De la Rive che lo cita, accusino le logge israelitiche
di pratiche occultiste o, diciamo noi, di stregonerie.
Ma possediamo indizii vie piii certi e dimostrativi. In esse
fiorisce il culto di Satanasso, e se non tutti i fratelli Bnai
Berith lo professano apertamente, vi e almeno in grande onore,
e i loro capocci 1' accettano a man baciata. Se questo non fosse,
perche mai le logge israelitiche secrete avrebbero chiesto il
battesimo d'ortodossia legale al Sommo Ponteflce del Lucife-
rismo, mentre potevano riceverlo egualmente legale da qual-
siasi Grand' Oriente nazionale di America, di Germania, d' In-
ghilterra? Vi era v indubitatamente un secondo fine latente: si
voleva una consacrazione solenne al dio d*>lla Cabala, e un
legame luciferino, che santificasse Israele massonico e il ren-
desse sacro al cospetto deH'Alta Massoneria, tutta, ove piu ore
meno, dedicata al culto di Satana. E affinche questo secondo
fine apparisse agli adepti giudei, nel concordato stesso, ove
noi riferimmo le proprie parole, vi e una adorazione ed in-
vocazione esplicita di Lucifero, al quale si da il titolo di No-
PIENAMENTE ILLUSTRATE 175
stro divin Maestro. L' inviato del Bnai Berith sottoscrisse que-
sta formola satanica a nome del mandanti, non meno che
il Pontefice del luciferismo, Alberto Pike: atto gravissimo, e
impossibile ad avvenire, se non esisteva una comunanza d' idee
dommatiche tra le societa contraenti, e una comunanza pub-
blica e dai socii incontrastata. Abbiamo adunque un documento
autentico e perentorio che ci rivela la fede delle logge israe-
litiche secrete.
Si aggiugne che 1' interiore governo di queste logge viene
a confermare e illustrare la gia evidente nostra deduzione. La
magna charta, che le costituisce ed organizza, e il decreto del
Gr.\ Or/, di Charleston, sollecitato dalle logge stesse, e stipulate
solennemente come Concordato definitive. Lo riferisce il Mar-
giotta, sui document! sopradetti ; ed e la piu compiuta descri-
zione che noi abbiamo dell' ordinamento delle logge israeliti-
che l . Vi si riconosce per legittima la confederazione giudaica
dei Bnai Berith, le si accorda piena indipendenza pei fratelli
e le sorelle sotto il regime supremo del G/. Oriente, che siede
nel tempio di Melchidesecco ad Amburgo ; avranno rituali loro
proprii, nessuna graduazione di adepti, tutti eguali di un solo
grado; nessun nome alia loggia, un semplice numero d'ordine,
e basti ; la esistenza stessa della confederazione giudaica deve
avvolgersi nel piu impenetrabile secreto; nei cataloghi delle
altre massonerie mai non se ne fara menzione. Le logge israe-
litiche sono dispensate dal ricevere volontarii visitatori di
qualsiasi grado di altre massonerie, eccetto due volte 1' anno
alcuni Maghi eletti dal palladismo, e qualche altro d' alta sfera,
sempre palladico e satanista. In ricambio di tanti privilegi
P erario di Charleston imponeva una contribuzione ai massoni
ebrei del 10 per cento delle loro contribuzioni personali (come
notammo, quasi due milioni di lire); quanto al venire essi stessi
ricevuti nei triangoli palladici, era la cosa piu agevole : bastava
che chiedessero la iniziazione al palladismo : cio che avveniva
di continue, essendo ben pochi i massoni giudei, che non te-
nessero un piede nella loggia ebraica nazionale, e un altro
in qualche triangolo palladico.
1 MARGIOTTA, Adriano lemmi, chef supreme, etc. sopra cit., pag. 225
e sgg.
1 76 LE LOGGE ISRAELITICHE SECRETE PIENAMENTE ILLUSTRATE
Gio posto, & superfine ricercare che cosa si faccia nelle
logge israelitiche secrete. Vi si fa presso a poco cio che si
fa nelle consimili logge sataniste affigliate al palladismo, come
sono quelle degli Odd Fellows. Vi si pratica lo spiritismo, il
satanismo, e in generale P occultismo e vi si trattano gF inte-
ressi della razza giudaica. Sono le logge dei Bnai Berith quelle
che hanno portato Adriano Lemmi al soglio pontificio, son esse
che lo salvarono, quando pericolava, e che tuttavia lo pun-
tellano nelle adunanze degli ebrei, in quelle dei palladisti e
dei mali cristiani frammassoni.
Ma il maggior lavoro di loggia e il proprio d'ogni giudeo :
far danaro. Vediamo spesso gli sformati guadagni di questa o
di quella banca israelitica, di questo o di quell' impresario di
opere o di forniture pubbliche. e per contrario sciagure im-
pensate di potenti e doviziose famiglie, o di imprese che pro-
mettevano bene : sono cose predisposte e prevedute dalla mas-
soneria giudaica, la quale eredita le spoglie agognate. Fiorisce
tra gli ebrei una istituzione loro propria, detta il Kahal. Con-
siste nel distribuire che si fa in distinte porzioni i quartieri
della citta, compresovi persone e cose ; le porzioni si mettono
come all'incanto, e il giudeo che ne acquista per danaro una,
ottiene il diritto esclusivo di sfruttarla colle proprie arti, gli
altri debbono astenersene e aiutare il proprietario di quei
fondo. Ecco che cosa e il Kahal. Si dice che il pagamento
della porzione, o lotto, si fa al Concistoro. Ma noi crediamo
che nelle logge, impenetrabili ai cristiani, il Kahal fiorisca
rigoglioso. E questo spiega in gran parte P odio antisemitico
dei popoli che, tosto o tardi si accorgono di essere vittime sa-
crificate al Kahal del Concistoro giudaico e della loggia secreta.
Ma questo capitolo delP azione delle logge israelitiche ci
porterebbe a interminabili particolari. Finiamo, o piuttosto tron-
chiamo. Si ricordino i nostri cortesi lettori, che le logge se-
crete israelitiche contano ben 500 mila fratelli, e che la no-
stra infelice Italia, & lavorata da ben 109 delle loro logge
proprie, senza contare che gli ebrei popolano largamente tutte
le altre logge dei cattivi cristiani.
RITA
STORIA DI IERI
CAPITOLO SECONDO.
Non parere, ma essere.
I.
Si era alia fine del decembre di quelFanno, nel marzo del
cui successive la Rita compirebbe il suo ventunesimo. Quasi
strenna del Natale e del Capodanno, al signer Marco, da due
diverse citta, Tuna dopo Taltra, erano venute due splendide
proposte di matrimonio per la figliuola : la prima poi gradi-
tissima anche ad Aldo, perch6 era di un caro suo compagno
di collegio, per nome Eugenio.
Che si fa ? domando il padre dubitoso alia Claudia. Gredi
tu che ne abbiamo da parlare subito alia ragazza?
- No, Marco. Dai retta a me. Tu rispondi a ciascuna delle
due lettere, che il partito, in massima, come si suol dire, piace
assai ; e speri, fra qualche tempo, di dare una risposta determi-
nata. Gik sono due le chieste : vi e da scegliere. Finch& non si
e scelto per una, non si puo accettare o ricusare Paltra.
Sta bene ; ma intanto, per nostra regola, bisogna pure
avere il sentimento della Rita. Si tratta di lei, ed ella piu di
tutti ha da avere voce in capitolo. Non ti par giusto?
Giustissimo, se fosse sperabile di cavarne un costrutto. Ma
ella tornera a dirti, che c' e tempo da pensarvi ; e poco o nulla
vorra saperne.
- Te lo figuri tu. Ma non lo crederei. Per sino a tanto che
si e stato sulle generali, e le si e discorso alto alto di darle ma-
Strie XVI, vol. VI, fasc. 1100. 12 8 aprile 1896.
178 RITA - STORIA DI IERI
rito, capisco che ella non si sia mostrata calda e desiderosa di
uscir di casa. Ora pero non si batte piu la campagna : si viene
al caso concrete, ai particolari. Si hanno le proposte chiare, i
nomi, i cognomi, i titoli, gli stati del patrimonio, i buoni prin-
cipii delle famiglie : si ha tutto, in somma, davanti agli occhi.
Ed io m' immagino che la Rita, in saper le cose per filo e
per segno, mutera impressioni. Alia stretta dei conti, e dovere
nostro darle notizia delle richieste che ci sono fatte per lei,
A noi tocca brigarci di accasarla bene.
Tu parli del nostro dovere. Troppo so, che la cura del buon
collocamento dei figliuoli e obbligo dei genitori. Tuttavia ci e un
altro obbligo ; ed e quello di guardarsi dalP ingannare e dal tra-
dire il prossimo. Or non parrebbe a te nero tradimento metter la
Rita, qual e al presente, in una famiglia cristiana? Darla in
isposa alPuno o alPaltro dei giovani, cosi cattolici e religiosi,,
come sono i due pei quali ci si domanda la sua mano ? Io ne
avrei rimorso gravissimo di coscienza. Tu sai pure quanto
questa figliuola si e rautata, da quella che ci torno dal con-
vitto. Testereccia vi ando, e testereccia n' e rivenuta. Pazienza !
Almeno e rivenuta divota e pia! Ma ora? Ora per me sta che
ella ha perduta la fede.
Via, codeste poi sono esagerazioni belle e buone ! Di' che
la Rita si e svagata e si e raffreddata nelle cose di religione;
passi. Ma da questo ad aver perduta la fede, ci corre!
Eppure, Marco, io, che P ho avuta sempre vicino a me,
e con agonia di cuore ho seguito il suo rilassamento nella
pieta, io ti dico che ella e a un tal punto, che mi fa tremare.
Te ne ho avvisato piu volte : io era inquieta, ma da un anno
in qua patisco un supplizio, perche non la riconosco piu. E,
quel che e peggio, di questa sua lenta perversione, non ho
mai potuta scoprire Porigine; e si, che P ho custodita e invi-
gilata sempre con cent'occhi! Io proprio non mi so racca-
pezzare. Questo e un mistero che mi toglie ogni pace, che mi
avvelena la vita.
Dunque a che ti atterresti tu ? A lasciar dormire ogni
cosa? Questo non si puo.
GAPITOLO SEGONDO. NOX PARERE, MA ESSERE 179
Mio suggerimento e, che tu risponda come ti ho detto ;
che si prenda un pochino di tempo. II tempo ci dark consiglio.
II signor Marco defer iva molto ai pareri della consorte,
provveduta e savia : quindi per allora la compiacque ed avverti
Aldo, che delle chieste, o proposte, venute per lei, colla sorella
non avesse fiatato. Cio non ostante gli sapeva duro il tener
osi a dondolo i richiedenti, e non afferrare tosto una delle
occasioni si belle, che la Provvidenza gli porgeva di assicurare
la figliuola.
Di questa egli era tenerissimo: e troppo forse glielo dimo-
strava; tanto che ella sapeva di averne in mano il cuore, e
quasi a posta sua girarlo. II che non era della madre, la quale,
bench& 1'amasse quanto il padre, tuttavia non glielo dava troppo
a divedere, con debolezze, che sono sempre di scapito alPauto-
rita dei genitori. Da ci6 veniva il rimprovero, che a volte la
Rita zuccherosamente le faceva : Tu mi vuoi bene, ma non
quanto il babbo* Egli mi pare piii mamma di te.
Perche te le da tutte vinte, eh ? Ed io non ti voglio bene,
perche non mi lascio prendere alle tue smancerie? Ah, Rita,
verra giorno in cui benedirai tua madre di aver fatto il pos-
sibile, per rompere un poco la tua caponaggine !
Ma io, mamma, ti benedico sempre, anche quaudo mi
scontenti e, colle tue riprensioni, mi mortifichi ! Io non so che
sia voler male. Voglio bene a tutti : figurati poi se Io voglio
a te ! E in cio dire, abbracciava la madre e le chiedeva un
bacio, che questa mai non le negava.
Al padre poi, in conclusione, il parere della moglie non
dispiacque, poiche, nel breve indugio che si prendeva, egli si
assuefarebbe all' idea penosa di allontanare da se quella
figliuola, che era pur sempre il cuore del suo cuore.
II.
Aldo non ignorava la mala contentezza della madre, per
Io spirito troppo poco religioso della sorella. Ma, portandole
egli grande affetto, la compativa, la scusava e, bisognando,
180 RITA - STORIA DI IERI
ne pigliava ancora le difese colla Claudia; la quale, in udirlo
perorare la causa della Rita : Bene sta, soggiungeva, e mi
place che tu mostri tanta affezione a tua sorella . Vorrei pero
che tu ti provassi a convertirla.
Egli sorrideva,- si stringeva nelle spalle ed usava dirle:
Mamma, datevi pace. Trovate alia Rita uno sposo buono e
di suo gusto ; e vedrete che ella tornerk piii pia di prima.
Si pensi dunque com'egli si rallegrasse in risapere, sotto
secreto, appena giunte le due lettere, che, dei chiedenti la
mano della Rita, uno era Eugenio, amico suo, poteva dirsi,
dalla puerizia. La giudico una grazia del cielo, impetrata dalle
orazioni di sua madre, che egli stimava donna santa ; e con
ragione.
Se non che forte gli rincrebbe, che ella avesse indotto il
padre a soprassedere alquanto, nel dare piu determinativa ri-
sposta, ed a nascondere per allora la cosa alia sorella. Ma
sopra tutto lo afflisse il timore di coscienza, o lo scrupolo, che
la madre aveva tirato fuori, e poteva mandare la partita a
monte. Perocche sua intenzione sarebbe stata di subito persua-
dere la Rita, quando niente avesse avuto in contrario, a preferire
Eugenio, che per lui sarebbe stato come un fratello ; onde gli
sarebbe parso che ella, maritandosi, non fosse nemmeno uscita
dalla famiglia. Tuttavia colla sorella egli fu circospetto e serbo
il voluto silenzio.
Due giorni dopo il Natale, entrato egli nel salotto della
signora Claudia, con una lettera spiegata in mano : - - Mamma,
ecco una bella consolazione per te ! le dice tutto giulivo. Sai ?
Eugenio mi ha scritta questa lettera confidenziale, in cui mi
apre il cuor suo, proprio da fratello. E lunga : son due fo-
glietti ; ma vale tant'oro ! Senti come da tutte le parti, d'onde
le ban cercate, si sono avute in casa sua informazioni mera-
vigliose della Rita; cominciando da quelle della Madre supe-
riora del convitto. Sono elogi invidiabili, delPingegno, dell' istru-
zione, delPabilita, della grazia, delle virtu di lei. Mamma, non
f insuperbire ; ma Tavere una figliuola cosi stimata e lodata,
CAPITOLO SBCONDO. NON PARERE, MA ESSERE 181
e grande onore per te ! Cio detto, le si mise a leggere la
lettera.
La madre, con segni di vivo commovimento, ne ascolt6 la
lettura, terminata la quale, asciugandosi gli occhi, soggiunse:
Aldo mio, in queste informazioni e molta parte di vero.
Alia nostra povera Rita il Signore e stato largo di doni. Ma
le si d troppo delPangelo. Di bellezza, via, non puo negarsi,
non manca : Dio P ha fatta bella. Ma di bonta ?
Or che le manca per esser buona ?
II meglio, figliuol mio ; la pieta e, son per dire, la fede.
Tu, Aldo, che sei proprio buono e giudizioso, te la sentiresti
tu di sposare una ragazza, com' e la Rita ?
E perche no?
Senza religione ?
Ma la Rita non ne e senza. Va pure in chiesa !
Non basta Pandare in chiesa. Ci vuole il resto.
Ma la Rita e un fiore di onesta. Tutti la rispettano,
tutti ne dicono bene ; ella e riserbatissima ne' suoi portamenti :
e un giglio immacolato !
Non ti dico il contrario. Per questo verso, io, che P ho
sempre con me, posso chiamarla un angelo. Ah, perche si e
tolta dal cuore la custode piii sicura dell' innocenza, che e la
religione ? Aldo, credilo, che tua madre notte e giorno se ne
strugge di dolore. E tu, se vuoi essere sincero, devi confes-
sare che anche tu te ne duoli.
Certo, la Rita era piu religiosa, quando usci dal con-
vitto. Nelle pratiche di devozione si e rattepidita ; e me ne di-
spiace anche perche, in una ragazza, la religiosita e un orna-
mento prezioso : e divenuta mondanetta, gelosa di comparire
e di fare bella flgura nei vestiti. Che vuoi, mamma ? Ella e
cosi vistosa e carina, che ogni cencio le da grazia ; e le
amiche le dicon troppo, che e la piu elegante signorina della
citta e la piu bella. Io- lo so. Pure ti potrei giurare, che, dalle
sue labbra, come non ho mai intesa una parola meno che con-
veniente, cosi non ne ho mai intesa una meno che cristiana.
182 RITA - STORIA DI IERI
Sia; con te si riguarda : non con me. Di tanto in tanto
mi vien fuori con certe proposizioni, intorno ai misteri . della
fede, con certe frasi che sanno di eresia e di bestemmia. Mi
danno il ribrezzo !
Sark per punzecchiarti, per farti dire, per celia.
E ti par egli, che le veritk della fede ed il culto di
Dio sieno materia da celia? Con te, Aldo, non sono mai en-
trata in questo argomento : non ti ho voluta screditare la so-
rella, che ami tanto. Ma in questo momento, in cui si ha da
risolvere un suo matrimonio, con un giovane cattolico e per
bene, bisogna che si parli a cuore aperto, con franchezza.
Non so se tu 1' hai avvertito : tua sorella, da un anno, non si
accosta quasi piu ai Sacramenti; si e allontanata dal confes-
sore, che ella venerava ; non legge piu libri di religione, nem-
meno gli Annali di Nostra Signora di Lourdes, che prima si
divorava; delle orazioni temo che ne dica ben poche, o non
ne dica piii punto. Tu avrai notato che al Rosario, che diciamo in
famiglia, spesso manca, o arriva tardi e si mette a gingillare
fuori della porta dell' oratorio ; alia Madonna ha perduta, lo
temo, ogni divozione ; ella che ne porta il nome ; ella alia
quale, appena fu nata, la consecrai, come consecrai te, figliuolo
mio ; ella a cui, come a te, ho istillato col latte 1' amore a
questa Madre celeste ; ella a cui feci fare la prima Comunione
nel Santuario di Lourdes ! Ti dico il vero, Aldo : questa sua
indivozione alia Yergine santa, mi fa gelare il sangue ; mi
mette paura che ella abbia a finir male. Aggiungi la sua na-
turale caparbieta, coperta dall' ipocrisia di un'amorevolezza se-
ducente....
Mamma, non mi dire ipocrita la Rita ! Non e, non e :
ella e di animo schiettissimo !
Bene, non sara ipocrisia, sark natura ; ma quel suo fare
affettuoso e colombino, e quel suo ragionare melato, nascon-
dono una durezza di testa, che non la spezzerebbe il ferro. Ella
e cosi radicata e fissa nei suoi pareri, che non la smuovereb-
bero i buoi. Or a te basterebbe il cuore di accompagnare, per
tutta la vita, una tale ragazza con un giovane leale, virtuoso,
GAPITOLO SECONDO. NON PARERE, MA ESSERE 183
timorato di Dio, com' e F amico tuo ? Potresti farlo senza ri-
morso ?
S'intende che, avanti di prendersi, si dovranno conoscere
tra loro.
E quando Eugenic si sia avvisto, che elja non fa per
lui, oh, il belPonore che ne verra a lei ed alia nostra casa,
se garbatamente egli rompe le pratiche e si ritira ! Tua sorella
andr& per le bocche di tutti, giacche tutti amano le chiacchiere,
ed anche Faltro partito, che per lei ci. e offerto, andra in fumo.
Aldo mio caro, se Dio non ci aiuta, il maritare la Rita vorra
essere per noi un osso duro, ma duro molto a rodere.
Eppure ell'ha talenti e qualita, che e un tesoro! Pare
proprio un assurdo! Ma, in somma, qual e dunque la con-
clusione ?
- E che tuo padre e tu alia Rita non diate sentore di
nulla. A giorni tentero io qualche cosa ; e vorrei sperarne bene,
se le potessi toccare il cuore nella fibra della religiosita. Ma
si e cosi travolta, che io non ardisco troppo sperare. Ah, po-
vera me! Chi me 1'avesse detto! Ed il peggio e, che non so
a che apporre il suo traviamento. Phi ci penso, piu mi con-
fondo. Delle amiche ne ha poche, e sono tutte migliori di lei.
La Tullia, che 1'assiste nella pittura e Faccompagna spesso al
passeggio, e fidatissima. Sospetterei delle cugine, colle quali,
in campagna, si e addomesticata di molto.
La Rice e F Annetta, ?
- Appunto.
Oh, smetti il sospetto, che sarebbe temerario ! Esse
avranno potuto invaghirla un poco della mondanita, di mode
e di divertimenti, perche sono leggerine. Ma sono buone e
religiose, e la zia Teresa, da questa parte, ne ha cura. Io so
come si vive al Pino, Festate e Fautunno. Ogni mattina la messa,
ed ogni sera il rosario. La sola cosa che non mi finisce, e che
la zia ammette nella sua villa, con troppa famigliarita, gente
che pbco mi va a sangue : per esempio, un certo giovane che
io so essere un cattivo arnese. Egli e un moscone, che io non
184 RITA - STORIA DI IERI
lascerei ronzare intorno alle sue figliuole. Ma, in sostanza, la
religione vi e, si pratica e si rispetta.
Chi dunque puo avermi sviata la Rita? Chi mi ha assas-
sinata quelPanima? sclamo allora la Claudia; e scoppio in un
pianto dirotto.
Aldo accostatosi a lei e giratole al collo il braccio: Po-
vera mamma! soggiunse, intenerito a quel suo pianto; fatti
animo ! La Madonna ti consolera. Tu lo meriti, perch& ci hai
insegnato a volerle bene.
Tu, si; rispose ella singhiozzando; tu le vuoi bene. Ma
quella disgraziata di tua sorella?
Ancor essa le vuol bene : non lo mostra, ma glielo vuole.
Faccia Dio che sia vero! riprese a dir ella; ed appres-
sata alle sue labbra la fronte del figliuolo: Aldo mio, seguito
a dirgli ; tu sei Tunica gioia che mi resti al mondo !
III.
Non e a credere che la Rita, benche cosi amorevole e
gentile, avesse 1'animo di facile accesso e fosse di umore com-
pagnevole e bramosa di sollazzi. Per Popposto, ella era assai
riguardosa nel dare confidenza, o nel prenderla con chi si fosse,
anche delle sue pari; e, fuorche coi piu stretti parenti, non
trasmodava punto in atti e mostre di quelPaffettuosita, alia
quale era, per natura, inclinatissima. Stava e sapeva stare con
tutti a segno e a modo. Propendeva poi alia ritiratezza, allo
studio, alPoccupazione ; ed usava dire che di passare il tempo
da sola, non si annoiava mai. Ella era cosi destra in tante cose,
e di mente cosi apprensiva e comprensiva, che Fapplicarsi a
lavorini di mille specie e Pattendere ad instruttive letture,
per lei, piu che fatica, era diletto.
La signora Claudia le aveva assegnato un quartierino ac-
canto al suo, vagamente arredato, luminoso, con flnestre che
guardavano nel giardino: e si era ella contenta di abitarvi,
che lo chiamava il romitorio delle sue delizie, il suo regno.
Perche la servisse, aveva cavata da un orfanotrofio una buona
CAPITOLO SECONDO. NON PARERE, MA ESSERK 185
e semplice fanciulla, di nome Lea, educata dalle suore e for-
mata a bello studio per cameriera; alia quale la Rita aveva
posto amor grande e la trattava con tale discrezionej e dol-
cezza, che ella soleva dire il cuore della sua signorina esser
fatto di zucchero e di miele. Niente, in somma, la madre aveva
omesso, per rendere alia figliuola il soggiorno domestico ge-
niale e giocondo.
Al disegno la Rita s' era mostrata ben disposta, flno da
piccoletta. Nel convitto vi si era fatta abilissima. Rimessasi
in casa, desidero vivamente di perfezionarsi nell'acquerello.
Prima, n'ebbe lezioni da un vecchio pittore, che in quest'arte
la porto molto innanzi. I suoi saggi, sopra carta bambagina,
pergamena e porcellana, parevan fatti col flato. S'invoglio quindi
di passare avanti e di miniare sulPavorio. Allora la Claudia,
che niuna cosa ragionevole negava a questa figliuola, chiamo
ad assisterla la mano piii delicata e perita che fosse nella
citta; la signorina Tullia, nel minuto acquerellare cosi valente,
che le opere sue, in piu mostre pubbliche di arte, avevano
ottenuta la medaglia d'oro.
Costei, nata di nobil casato, ma decaduto, era ancor gio-
vane sui trenf anni, e viveva sola colla madre, esercitando la
sua professione e quella di maestra. Le sembianze aveva poco
attraenti, ma 1' ingegno accortissimo e, nel garbo e nella soa-
vita dei modi, rassomigliava alia Rita : della quale, a mano a
mano ch'ella seco piglio dimestichezza, piu che maestra, di-
vento arnica. E la Claudia, a cui questa signorina era stata
messa in ottima opinione e Paveva sperimentata irreprensibile
e di maturo giudizio, le aggiunse 1' incarico di accompagnare
la figliuola, quand'ella non poteva condurla con se, alia pas-
seggiata.
Dopo qualche mese di prove diligenti e felici, alia Rita sorse
un grazioso pensiero : e fu di copiare, sopra ovalini d'avorio,
i ritratti in fotografia del padre, della madre e del fratello, i
quali, dentro accconce cornicette di ebano, sarebbero stati da
lei offerti loro, per istrenne delle feste natalizie. Le tre minia-
ture, fatte in secreto, col concorso della Tullia, riuscirono di
186 RITA - STORIA DI IERI
mirabile somiglianza e freschezza. Ma, per essere venute tardi
le cornici, commesse altrove, il regalo non si ebbe pronto, se
non Pultimo delPanno.
La Rita ne send un pochino di dispetto, perche la vigilia
del Natale, dal padre- e dal fratello aveva ricevute le strenne ;
ed ella non aveva potato ricambiarle colle sue, certamente
inaspettate. Se non che piu la punse, che la madre non le
avesse regalato nulla. Gliene dolse, ma dissimulo la puntura.
Ignorava ella che la strenna della madre le era mancata,
per la ragione stessa, per la quale a lei ed agli altri era man-
cata la sua. II regalo, fattole preparare, non era arrivato alia
Claudia, prima del giorno in cui arrivarono a lei stessa le leg-
giadre cornicine.
Innanzi che giungessero le sopra mentovate lettere di ri-
chiesta della mano della Rita, e dal padre e dalla madre si
entrasse nelle perplessita, che allora appunto li angustiavano,
la signora Claudia si era divisato in mente di fare alia figliuola,
pel Natale, un dono che le desse occasione di toccarle il cuore.
Immagino quindi di farglielo bello, ricco ed espressivo. II con-
cetto fu tutto suo; e glielo ispiro amore ingegnoso di madre.
Mando pertanto ad un bravissimo gioielliere di Firenze la
commissione di lavorarle, al piu presto, un braccialetto d'oro,
cesellato, corso in giro da colombe, due delle quali, nel mezzo,
reggessero col becco uno scudetto, contornato di zaffirini, e
portante di niello il motto : Non parere, ma essere. II lavoro
indugio ad arrivare, ma arrivo eseguito con isquisitissima fi-
nitezza.
IV.
II 31 decembre, terminata la colazione, mentre ancora tutti
erano raccolti a tavola, la Lea entro con un vassoio coperto
di seta rossa, e garbatamente lo presento alia sua signorina.
La quale, sollevato il velo, mostro le tre galanterie che vi
erano sotto, e porse a ciascuno la sua. I quadretti colle mi-
niature furono accettati, come puo credersi, con infinite signi-
ficazioni di meraviglia e di gradimento.. Oh, quante finezze e
congratulazioni ebbe, in quel momento, la Rita dal babbo, a
CAPITOLO SECONDO. NON PARERE, MA ESSERE 187
cui gocciolavano gli occhi per tenerezza, dal fratello e dalla
mamma ! Questa, poco dopo, tiratala seco per la mano, la in-
trodusse nel suo salottino, dicendole : Che avrai tu pensato
di me, che non ti ho ancor data la strenna del Natale?
- Ho temuto che tu fossi disgustata meco ; e n'ero dispia-
centissima.
No, Rita mia, non e stato per questo. II regalo, che ti
volevo fare, non mi era ancora giunto. L'ho avuto stamani, ed
ora te lo do. Prendilo, con un mio bacio. Te lo d piu il cuore,
che la mano di tua madre.
In cio dire, le mise avanti Pastuccio, in velluto azzurro,
che la Rita, con aria gaudiosa, afferro, baciandole focosamente
la mano, e soggiungendo : Grazie, mamma mia, mille grazie!
Poi, apertolo : bello, bellissimo ! esclamo. Come sei
buona con me, cara mamma! e non si tenne che non Pab-
bracciasse.
- Guardalo: ti piace? riprese a dire Paltra.
Oh, quanto ! Questo e un capolavoro d'arte ! Donde
viene ?
- Da Firenze : e 1' ho fatto fare apposta per te.
Proprio per me? Che bella idea!
- Tu, ne comprendi tu il senso ? Hai lette le parole dello
scudo?
- Forse lo comprendo, forse no. Tu, mamma, spiega-
melo tu.
Ecco Pidea della mamma, che in questo braccialetto ti
e manifestata. I tuoi adulatori ti ripetono spesso, in viso, che
tu pari una colomba, una creatura di cielo. lo ho inteso di
esprimere prima il complimento, cioe quello che dicono che
tu pari; e poi la realta, cioe quello che tu devi essere dav-
vero. Non par ere soltanto, nota bene, ma essere, come leggi
nello scudetto. Rita mia, devi nelPanima tua essere colomba
e zaffiro : avervi la docilitk colombina e la pietk celeste : essere
colomba nel capo e zaffiro nel cuore. Questo e il voto di tua
madre, Paugurio di Capodanno, che ella fa a te, insieme con
mille altri di ogni tuo bene, di ogni tua felicita.
188 RITA - STORIA DI IERI
La figliuola capi tutto, si commosse e, ribaciata con impe-
tuoso affetto la mano della madre: Ti prometto, mamma,
soggiunse, che io, dal canto mio, faro quello che potro per
contentarti. Ma io posso ben poco: il mio naturale e piii forte
di me.
Tu devi fare quello che puoi, e chiedere a Dio quello
che non puoi. Pensi tu che noi possiamo nulla, contro il na-
turale, senza Paiuto di Dio? Per questo ti ho dati i zaffiri,
che, nel linguaggio del lor colore ceruleo, ti dicono : Rita,
occhio e cuore al cielo! Domani si entra nell'anno nuovo.
Puo essere anno risolutivo di cose important! per te. Avrei
caro che tu Io principiassi bene.
In qual modo?
Inzaffirando 1' anima tua, col fare le tue devozioni. Da
un pezzo tu non le fai piu. Rita, riconoscilo; tu hai smesse
tutte le buone pratiche di pieta che usavi, quando uscisti dal
convitto. Non me Io puoi negare.
Oh, tutte no !
Per esempio, dici tu, mattina e sera, le tue orazioni?
Sempre: quelle che mi hai insagnate tu, quand'ero pic-
cina, non le lascio mai.
E in dosso porti tu la medaglia delle figlie di Maria ?
Giammai, ne di giorno, ne di notte, me la sono levata
dal collo. Vuoi vederla ? E slacciatasi davanti, la trasse fuori,
appesa alia catenina d' argento ; e la mostro alia madre. La
quale, dato un sospiro di gioia, la prese fra le dita e divota-
mente se F accosto alia bocca, con esclamare : Ah, Rita,
questo mi consola, perche mi prova che tu ami ancora la
Madonna !
Certo che F amo ! 0, che mi pigli tu per paterina ?
A dirti il vero, dubitavo che tu avessi conservata la
fede. In sentirti proferire alle volte certe sentenze, in vederti
quasi nauseata delle cose di religione, io me ne affliggeva
dentro di me; e, benche non te ne parlassi, temeva che la
tua fede si fosse spenta.
Mamma, la fede io la conserve. Ma forse non e come
CAPITOLO SECONDO. NON PARERE, MA ESSERE 189
la tua. Tu hai una fede da monaca. Che vuoi? Crescendo negli
anni, collo studio, coi ragionamenti, si formano certi giudizii,
vengono nel pensiero difficolta, dubbiezze, che so io?
- Ma perche non farti schiarire la mente, da chi e capace
d'illuminarti? Avevi quel santo e dotto vecchio di Mousignor
Biagio, che tu stimavi tanto e ti regolava con tanta tua sod-
disfazione la coscienza. Tu gia da parecchio tempo lo hai la-
sciato. Perche?
Perche non mi andava piu. E poi, a confessare me non
si domanda un gran teologo. Io non voglio mai fare del male,
e credo di non farlo. I miei peccati li posso dire anche a te.
Gik tu ora mi hai mezzo confessata. Seguita a interrogarmi :
10 schiettamente ti diro tutto, tutto, fuorche una cosa, che e
11 secreto del mio cuore, che non e peccato, e non dico a
nessuno. Ma, se non te la posso dire oggi, un giorno te la diro.
Io non voglio sapere, ne i tuoi peccati, ne i tuoi secreti.
Tienli per te, purche tu ti apra con chi devi, in confessione.
Cio che preme, Rita mia, e quello che ti ho espresso nella
mia strenna: che tu abbia docilitk di mente e pieta di cuore.
Adunque, per tornare al punto, domani principierai tu P anno,
come io ti ho detto di desiderare?
Si, volentierissimo. Domattina andremo insieme alia
chiesa della Madonna, e Ik faro le mie divozioni. Voglio farle
con te, e scaldarmi il cuore vicino al tuo.
Ma le farai spontaneamente, o solo per compiacere me?
Con tutta la possibile spontaneita.
Ah, Rita mia diletta, quanto bene mi fa questa tua pa-
rola ! ripiglio la signora ; la quale, rizzatasi, si strinse al petto
la figliuola, con dirle : Tu fai rivivere tua madre !
La sera, ragionando di cio col marito : Io termino Panno
piii tranquilla; concluse. La povera Rita e meno irreligiosa
che io non sospettassi. Per ora possiamo contentarci. II giorno
dell'Epifania penso che converrk darle notizia delle richieste
venute. Intanto io staro piu che possa con lei, e cerchero di
disporla pel meglio. Dio, lo spero, ci aiuterk!
RIVISTA DBLLA STAMPA
i.
DUERM (Yan) CHARLES S. J. Un pen plus de lumiere sur le
Conclave de Venise et sur les commencements du Pmtificat de
Pie VII. 1799-1800. Documents in6dits extraits des archives de
Yienne. Louvain, Ch. Peeters; Pahs, Y. Lecoftre, 1896, 8 di
pp. 700.
II presente lavoro del P. Duerm racchiude document! assai
important!. II Consalvi nelle sue Memorie 1 ed il Mauiy nella sua.
Corresp&ndance con Luigi XYIII 2 ci hanno ritratto la condotta
del Cardinale austriaco Herzan nel conclave di Yenezia a colori
foschi. II R. P. Duerm conferma che in ci6 1' Herzan non e stato
punto calunniato, e le prove le ha rintracciate negli stessi scritti
del Cardinale, scritti confrontati diligentemente dal Padre con quelli
del Maury e del Consalvi ed illustrati con brevi e succose osser-
vazioni, ove appare sagacia non comune. Dopo aver ascoltato r
dic'egli, le rivelazioni del Cardinale romano e del Cardinale fran-
cese, era mestieri udire lui stesso, il Cardinal Herzan, che dal fondo
del monastero di S. Giorgio mantenne una corrispondenza assai fre-
quente col suo Governo. Percio" noi abbiamo interrogate gli archivii
di Yienna, a fine di. prendere ragguaglio, cogli scritti official! alia
mano, della violenza che il Gabinetto imperiale adopero verso il
conclave ed il nuovo Papa e dell'azione personale che dispiegd il
Cardinale Herzan sotto 1'ispirazione del barone di Thugut, 1'onni-
possente primo ministro dell' imperatore Francesco II. II presente
volume e il frutto di questo lavoro d'investigazione.
La parte che 1' Herzan prese nel conclave di Yenezia, era in
qualche modo gia nota, prinia della presente pubblicazione 3 : ma.
1 J. CRETINEAU-JOLY, Memoires du cardinal Consalvi avec une introduc-
tion et des notes. 2 e Edition, Paris, H. Plon, 1866.
2 Correspondance diplomatique et Mtmoires inedits du cardinal Maury
(1792-1817). Lille, Societe de Saint-Augustin, 1891, 2 vol. in 8 di pp.
LXXI-516 ; 576. Vedi la rivista del nostro periodico (ser. XV, vol. X, pag.
716-721).
8 Die Intriguen des osterreichischen Cardinals Herzan bewirkten die
Verzogerung der Wahl und die Umgangnahme von Bellisomi (Gl'intrighi
del Cardinale Herzan fecero si che si differisse 1'elezione e non si pensasse
RIVISTA BELLA STAMPA 191
ora tutta quella sceua che per poco non fini in tragedia, ci si pre-
senta davanti viva e reale in tutti i suoi particolari, e per dippiu
insieme con essa ci si palesa un caposaldo, a fine di meglio deter-
minare a chi si debba il merito di avere distrigato la grande fac-
cenda dell'elezione libera e pronta d'un Papa.
Come e chiaro per se*, la forza ed il pregio di questi document!
si possono dal lettore dedurre soltanto dalla lettura ordinata ed intera
dei medesimi; pure non crediamo fuor di proposito accennare qui
<li volo alcune particolarita, massime per coloro che non avessero
la detta opera ovvero agio di percorrerla.
Tra le carte dell'Herzan, conservate negli archivii imperiali di
Yienna, hawi uno scritto, a quanto pare, della mano d' uno dei
secretarii ordinarii del medesimo senza data e segnatura. Lo scritto
contiene : I. le sagge derogazioni, che Pio YI in quei tempi torbidi
dovette fare alle regole ordinarie per 1'elezione del Papa: II. una
lunga lista di Cardinal i con indicazioni delle qualita di ciascuno a
potere essere eletto Papa. Seguono due lettere scritte nel 1798 da
Mons. Luigi Kuffo, nunzio a Yienna, a Thugut, contro 1'occupazione
di Roma da parte del Direttorio. Lo stato delle cose era tale alia morte
di Pio YI (a. 1799) che il luogo piu adatto alia riunione del future
conclave fu giudicato la citta di Yenezia, ove il sacro Collegio
avrebbe goduto delle buone disposizioni dell' Imperatore di Germa-
nia, Francesco II, e, lontano dai tumulti rivoluzionarii, non gli sa-
rebbe mancata la quiete necessaria. I Cardinali, riunitisi nella citta
delle lagune, si studiarono di cattivarsene vieppiu Fanimo; e, poiche
tra gli uomini di Stato, da cui era intorniato 1'imperatore France-
sco, ve n'aveva di quelli che, imbevuti dei pessimi principii di
Giuseppe II e del Kaunitz, avrebbero menomata la liberta dell'ele-
zione del Papa, la diplomazia romana con una lettera del sacro
Collegio al medesimo Sovrano ne sventd e prevenne i maneggi. Che
il timore dei Gardinali fosse assai fondato, se ne veggono subito le
prime prove nelle istruzioni peculiari del 26 novembre dell' a. 1799,
provenienti dal Gabinetto di Yienna e dalla fucina di Thugut (pag.
21-32). Codeste istruzioni sono dirette all'Herzan, affinche nell'ese-
guire gli ordini imperiali adoperi tutta la sua esperienza e prudenza
ed in particolare il suo zelo inconcusso, e ragguagli fedelmente la
corte di tutto ci6 che sia per avvenire in conclave. In una istru-
zione secreta, consegnata al medesimo prelato, e imposta 1'eeclu-
piu al Card. Bellisomi), JOSEPH Cardinal HERGENROTHER, Handbuch der allge-
meinen Kirchengeschichte. Pritte Auflage : Freiburg in Breisgau, dritter Band,
s. 697.
192 RIVISTA
siva assoluta e formale all' elezione di qualsiasi Cardinale spagnuolo,
sardo, napoletano, genovese e francese; nominatamente ai Cardinali
G-erdil, Caprara, Antonelli, Maury ed a quelli della casa Doria, che
e quanto dire pressoche a tutti i porporati (pag. 26-31). Le mire
della Corte di Vienna nella scelta del future Papa erano dirette ad
assicurarsi, per quanto fosse possibile, il tranquillo possesso delle tre
Legazioni, acquistate dopo la battaglia della Trebbia, nella ritirata
dei Francesi ; inutile dirlo, a cio richiedevasi un Pontefice che a
favore degli Austriaci o confermasse la cessione iraposta a Pio YI,
owero non vi si opponesse, nel caso che 1' antico stato di cose
ritornasse. Questo e il giudizio del gran diplomatico, il Consalvi,
sin dalT anno 1812, durante il suo esilio a Reims , giudizio riscon-
trato esatto dai presenti documenti. Yienna credette che il Cardinal
Mattei nel trono di S. Pietro si sarebbe piegato ad appagare le sue
cupidige, e perciO fece di tutto per farlo eleggere Papa, riserbando
questa dignita al Cardinal Yalenti, ove il Beniamino fosse sfavato
(p. 98).
Ognuno pud intendere chiaramente che siffatte istruzioni colla
lista delle disorbitanti esclusioni, recate dalTHerzan al conclave, ove
si fece attendere troppo (12 decembre 1799), dovevano produrre i frutti
deplorevoli della dilazione e dell'incertezza nell'elezione del Pastore,
allora piu che mai necessario a reggere la Chiesa universale. Infatti il
prelato austriaco, dacche mise piede nel monastero di S. Giorgio,
il piu segretamente che pote, si diede a informare di ogni menoma
cosa di ciascuno scrutinio, con frequenti e lunghi ragguagli (per lo
piu scritti in volgare italiano) il suo Thugut. Che piu? Benche il
Cardinal Bellisomi fosse suddito di sua Maesta, benche venisse sti-
niato da tutti i presenti per vita esemplare e gran prudenza, ed
avesse gia ricevuto 21 voti, sicuro di arrivare ai 24 richiesti, pure
1'aulico Herzan tanto brigd, che, cedendosi alle sue istanze, si so-
spese verso la seconda meta di decembre 1'elezione imminente del
Bellisomi, e si die luogo a interminabili rigiri ed inoperose sedute
con pericolo grave di non conchiudere nulla, come era intervenuto,
a gran danno della cristianita, nel medio evo (pag. 24; 47 ; 49; 51).
Durante una tale sospensione 1' Herzan si valse della sua qualita
d'ambasciatore imperiale, perche falh'sse 1'elezione del Bellisomi e
vi riusci : ma allo stesso tempo si formo tale scissura nel sacro
Collegio che sino al mese di marzo molti disperarono di potere riunire
su di un qualsiasi Cardinale la pluralita legale de' voti : che gli uni
Mdmoires du cardinal Consalvi, I, 238.
DELL A STAMP A 193
coll' Herzan davano. i loro suffragi a] Cardinal Mattel, gli aitri, allo
scopo di escludere il candidate delk, corte Viennese, si accostavano,
destreggiandosi, or a questo prelato, or a quello. I rapporti officiali,
spediti dall' Herzan in quel tempo a Vienna, lo addimostrano troppo
cortigiano, ed indulgente, la qual cosa e un obbrobrio per un principe
della Santa Chiesa : basti dire che 1'astuto Thugut fece a fidanza colla
debolezza di carattere del vecchio prelato (pag. 110-124). Indarno il
Cardinal decano, 1'Albani, gli diede nna forte e vibrata risposta,
dicendogli che la raccomandazione del Cardinal Mattei era riputata
da molti colleghi come lesiva della liberta d'elezione, e perciO sarebbe
annullata. L' Herzan fa sapere al ministro Viennese che allora 1'Al-
bani era di cattivo umore, attesoche tutto il suo favore per il Mattei
si riduceva ad un semplice consiglio, ad una sollecitudine pa-
terna (p. 71).
II conclave, protratto sino a] 15 febbraio, aveva mal corrisposto
alle speranze della corte che 1'ospitava, quando si venne di nuovo
a promesse splendide ed a minacce aperte. Ormai le lettere di Vienna
riboccano di bile. Percid 1' Herzan dove spedire a Vienna la lista
dei Cardinal! che avevano benefici negli Stati italiani, posseduti da
Sua Maesta (pag. 184)! La Memoria del Cardinale Antonelli, che
il P. Duerm chiama un capolavoro di abilita e destrezza italiana,
diretta all' Herzan, affinche cessasse dalla resistenza, fa spedita da
questo al ministro Thugut, e pare fosse celata all' Imperatore per opera
del medesimo ministro, che, secondo una nota aggiunta dal Consalvi
ai suoi scritti, diresse solo, all' insaputa del suo Sovrano, le mosse
contro la liberta del conclave (p. 151-156). Finalmente il Cardinal
decano Albani propone il 10 febbraio all' Herzan di abbandonare i
Cardinal! Mattei e Bellisomi ed attenersi ad un terzo, scelto dai due
opposti partiti; con cid la malaugurata candidatura del Mattei era
bella e seppellita. Dopo il ripiego, proposto dall' Albani, 1'elezione
del Papa prese bensi buon avviamento, ma dovette passare per la
pruova del fuoco; poiche, non ostante le alternative e le sorprese,
onde era bersagliato sin dal 19 febbraio 1' Herzan, questi non rimise
mai dalTaizzare la sua piccola schiera a scegliere un candidate favo-
revole al suo Sovrano. Iddio pero mandd a vuoto le mene degli
awersarii per modo che il 14 marzo i medesimi dovettero assistere,
colmi di ridicolo e di confusione, alia solenne elezione del Papa
nella persona del Chiaranaonti, elezione convenuta e stabilita parec-
chi giorni prima segretamente, senza che essi neppure ne sospettas-
sero. L'animo del lettore, che abborre dai raggiri, a tale scioglimento
del dramma, respira e gode che, non ostante le diverse passioni,
Serie XVI, vol. VI, fasc. 1100. 33 10 aprile 1896.
194 RIVISTA
onde alcuni del sacro Collegio erano animati, Iddio aveva compiuto
la sua opera e dato alia Chiesa un miovo Pontefice.
Un'altra impressione riceve chi si fa a leggere queste pagine,
ed 6 la meraviglia che fosse eletto improvvisamente a Pontefice un
Cardinale, che quasi sino ai primi di marzo era rimasto dimentico
ed abbandonato, il Chiaramonti. In qual maniera awenne dunque
questa elezione ? La risposta sia del P. Duerm, che in cid ha potuto
penetrare addentro ai document!.
Paragonando tra loro le diverse versioni su i maneggi ultimi
del conclave, lasciate dai Cardinal! Consalvi, Maury ed Herzan,
torna men difficile scernere la parte dei principal! attori. Purche il
lettore si contenti di non vedervi (negli scritti dell' Herzan, del Con-
salvi e del Maury) se non do eke e scritto, queste tre relazioni non
solamente non ci danno veruna differenza essenziale, ma anzi esse
concordano, si chiariscono, si spiegano e si compiono a vicenda. I tre
Principi della Chiesa hanno esposto, ciascuno in maniera propria,
alcune particolarita dei fatti che avvennero negli ultimi giorni del
conclave. Tra essi il Consalvi, benche non fosse ancora Cardinale,
per una fiducia tutta speciale che gli torna ad onore, fu il meglio
informato di questa abile combinazione : indurre la minoranza a sce-
gli&re il Papa nel seno della maggioranza. Tuttavia il Cardinale romano
non credette bene pubblicare il nome di colui che ebbe la fortuna
di proporre 1'ingegnoso compromesso. II Maury indovino il piano
di campagna che pose fine alia baruffa elettorale, ma non fu ammesso
a partecipare al secreto delle operazioni. Nemmeno 1' Herzan pote"
conoscere i maneggi speciali che diedero un termine al conclave. II
Maury e T Herzan tutto d'un tratto si videro innanzi un avveni-
mento che si compiva a loro insaputa e lo subirono tutti e due come
nna specie di necessita. Le Memorie del Cardinal Consalvi ci forni-
scono sull' inventore dello scioglimento finale del dramma alcuni dati
che e mestieri non perdere di vista. II Cardinale, di cui e questione,
apparteneva alia minoranza, cioe al partito del Mattei, non tanto di
sua volonta, quanto per cagioni estrinseche, alle quali credette dover
cedere; era d'una perspicacia d'ingegno raro, d'un cuore eccellente e
da lungo tempo era divenuto uno degli amici del prelato segretario *.
L'Albani, il Consalvi, 1'Antonelli, il Maury, il Braschi non ebbero
tale complesso di qualita. Non vi e per ventura in esse, come si
indicate piu sopra (p. 231), il ritratto del Cardinal Dugnani? La ra-
gione per cui il Consalvi ha ravvolto nel silenzio e nell'obblio il nome
del suo amico, non deve forse cercarsi nelle compiacenze eccessive che
il Cardinal Dugnani ebbe per Napoleone I ?
1 Memorie del CONSALVI. I. 263; ib. 268.
DELL A STAMPA 195
II P. Duerm continua a dire che al comparire in pubblico le
Memorie del Consalvi, tradotte in francese, 1'asserzione del Cavaliere
Artaud di Montor che ogni cosa riferi al Consalvi i e quella di
Mons. Pietro Baldassari che fece merito della buona riuscita del
conclave al Cardinal Albani 2 si dileguarono, ed invece nella versione
francese delle medesime Memorie del Consalvi s'insinud un altro
errore, prima in una nota e poi piu sotto nello stesso testo 3 , che
cio& il Maury condusse a termine 1' elezione del Papa ! Errore
grande, eppure seguito da parecchi Tedeschi e Francesi. Cosi altre
allegazioni rispetto al conclave, prive di fondamento, prendono il
posto delle favole, come presso il d'Haussonville 4 , il Weiss 5 , Leo-
poldo von Ranke 6 , il Petruccelli della Gattina 7 , Mcodemo Bianchi 8 ,
Maurizio Brosch 9 ed Enrico Geffcken 10 . In certi punti pero, bisogna
pur confessarlo, ancora non si e fatta piena luce: percid nasce natu-
rale il desiderio che si facciano altre indagini negli archivii di Roma,
di Napoli e di Madrid e che si pubblichino in volgare italiano le
Memorie del Consalvi.
Questa e la prima parte dei document! che risguarda il conclave
di Yenezia: la seconda parte dei medesimi, tra i quali hawi non
poche lettere autografe di Pio YII all' Imperatore Francesco LI, al-
1' Herzan ed a Thugut, concerne prima gli sforzi inutili del Thugut
per indurre il nuovo Pontefice a recarsi a Yienna, e cosi (credeva
lui !) averlo docile ai suoi biechi disegni; in fine la durezza e la non-
curanza del Governo di sua Maesta 1' Imperatore di Germania verso
il Papa nel suo solenne incoronamento e nel viaggio alia Citta
Eterna, che non servi ad altro che a far meglio risaltare la gran-
dezza d'animo, la mitezza e la saggezza di Pio YII e dei suoi mi-
nistri. Sono rilevanti le manifestazioni del Thugut (pag. 311 seg.) e
del re di Sardegna (pag. 353) rispetto al ristabilimento della Com-
pagnia di Gesu, soppressa da Clemente XIY, il quale ristabilimento,
secondo gli atti dei primi giorni del pontificato, era gia cosa con-
chiusa 1'a. 1800. Non poche delle piu belle parti di questi document!
1 Histoire du pape Pie VII, I, chapitre V. Revue d'Histoire diploma-
tique. Annee 1894, 437 et suivantes.
* Relazione delle avversitd, e dei patimenti del glorioso papa Pio VI.
Vol. I, 414, Roma, tip. di Propaganda Fide, 1889.
8 Tome I er , 268 (note) et 271.
4 L'jZglise romaine et le premier empire, I, Paris, 1870, 3 m * edition.
8 Lehrbuch der Weltgeschichte. 6 Die Staatsverwaltung des Kardinals Con-
salvi. 7 Histoire diplomatique des conclaves, torn. IV. 8 Storia della di-
plomazia europea in Italia, 6, nota 3. 9 Geschichte des Kirchenstaates, II.
10 Staat und Kir che, 350.
196 RIVISTA
risguardano la storia del douiinio temporale del Papi, storia che
1' Autore ha illustrate colle sue Vicissitudes politiques du pouvoir
temporel des Papes. Cosi la storia, frugando ne' piu riposti nascon-
digli delle passioni timane, ne scopre i vituperii, e, ministra della
giustizia divina, flagella di santa ragione chi si discosto dalla via
diritta dell'onesta e della virtu cristiana ; ed allo stesso tempo mo*
stra che nelle gravi vicissitudini di questa bassa e tempestosa regione
una mano occulta e provvida mena gli uomini piu ritrosi la, dove
essa intende.
II.
Sac. AMBROGIO SALA. L'Ideale Cristiano nell'odierno malessere
sociale. Torino, tip. Salesiana, 1895, 8 di pp. 210. L. 2.
Fu felicibsimo il Brunetiere in quella sua frase famosa : la
scienza ha fatto bancarotta. E notisi che egli parlava della cosi
detta scienza moderna, cioe di quell' affastellarnento di opinioni e
di aforismi, destinato, sotto il mentito nome di scienza, a soffocare
.qualsiasi influsso della fede soprannaturale, cosi nell'ordine teore-
tico come nell'ordine pratico.
Questo conato settario (ormai tutti devono riconoscerlo) e inte-
ramente fallito; perocche, nel fatto, la celebrata scienza moderna
mostrossi del tutto impotente. Per la parte speculativa, essa ap-
prodo allo scetticismo universale, che e quanto dire alia distruzione
d'ogni certezza e quindi d'ogni scienza. Ugualmente, ed anzi peg-
gio sfortunata fu la scienza moderna riguardo alia parte pratica;
perche, in luogo d'avviare le societa umane, come avea promesso
e giurato, ad un assetto nuovo, tutto felicita e grandezza, le scon-
volse da capo a fondo, trascinandole al compiuto sfacelo.
n ch. Autore del libro, che qui con molto piacere annunziamo,
prende particolarmente a disamina questo secondo aspetto pratico
della rivoluzione settaria. Presupposto il fatto innegabile, perche a
tutti evidente e da tutti sentito, del malessere onde la societa mo-
derna e afflitta in ogni sua appartenenza, 1'A. ne va indagando la
causa vera e reale, e la trova nelTopposizione sistematica ziridmle
cristiano.
Che cosa e codesto ideale cristiano? Sentiamolo dall' Autore
naedesimo : Per ideale cristiano (scrive egli) si vuole intendere
quel complesso di tutte le verita razionali-rivelate, di tutte le isti-
tuzioni coordinate alia mente, al cuore, all' operativita dell' uomo
individuo e sociale, come dalla Chiesa cattolica sono apprese e pra-
ticate e di cui Gesii e 1' Autore (pag. 9). Posta la qual defini-
BELLA STAMP A 197
zione, che, pure con alcun difetto di forma, riesce nella sostanza
plena ed abbastanza esatta, e agevole argomentare come diametral-
niente opposto all' ideale cristiauo sia il liberalismo, il quale non
per altro fine fu messo al mondo, e vive e si dibatte continua-
mente, che per distruggere 1' impero sociale di quelle verita e di
quelle istituzioni cattoliche.
E ben vero che non il liberalismo soltanto, ma anche 1' anar-
chismo ed il socialismo si propongono di riparare al malessere la-
mentato col riporre 1'umano consorzio sopra basi diverse dalle an-
tiche. II nostro A. pero rettamente osserva, 1'anarchismo ed il so-
cialismo essere una filiazione logica del liberalismo, che, inteso
nella sua astratta e generale significazione, e proprio il sistema ge*
netico degli altri due grandi errori. Abbattere il liberalismo val
dunque tanto quanto scalzare il fondamento vitale d'ogni forma di
anarchia e di socialismo. Laonde si fa chiaro quanto poco coerenti
sieno con se medesimi i liberali, che pretendono, pur salvando i
proprii principii, di opporsi efficacemente ai socialisti ed agli anar-
chici. E, per dirla solarnente di volo, e quindi evidente qual grosso
abbaglio prendesse sin dai primordii della sua vita ufficiale il Mini-
stero Rudini nel proclamarsi ad un tempo decisaniente liberale e
risolutamente conservatore ; perocche 1'uno dei due termini fa a cozzo
coll'altro. Yedremo poi come se Faggiusteranno.
Intanto, per tornare al libro che ora ci occupa, il Sala, nella
prima parte, atterra e stritola, con inoppugnabile raziocinio, Fanar-
ohisrno del pari che il socialismo ed il liberalismo.
Anarchismo e socialismo sono, a un dipresso, nel fatto una cosa
medesima, come sarebbe a dire zuppa e pan molle ; perocche i due
sistemi tornano, per diversi metodi o strade differenti, ad una guerra
in permanenza contro Fordine sociale. Esser questo il termine del'
1'anarchismo non ha bisogno di prova, bastando sola la sua for-
mola radicale n& Dio, ne padrone a schiantare dalle fondamenta il
consorzio civile. Ma ci6 non appare men vero per riguardo al so-
cialismo, preso nella sua essenza di opposizione alia proprieta indi-
viduale e privata, ove riflettiamo che un tale sistema non puo fi-
nalmente non trascinare allo sbrigliamento di tutte le prepotenze ed
all' insediamento di tutte le tiranuidi. sia il socialismo autoritario e
di Stato dei collettivisti seguaci del Marx, o sia il socialismo fe-
derativo e nichilista degli individualist! seguaci del Batounine, con-
siderate bene e vedrete che quella conseguenza e sempre ine vita-
bile nel socialismo. Quindi viene ad inferirsi che anarchismo e so-
cialismo, messi su dai forsennati sconvolgitori dell' ordine sociale
198 RIVISTA
cristiano, col troppo facile pretesto di riparare alle ingiustizie ed-
ai malanni nostri, accrescono invece questi a dismisura, e per di
piu li rendono irrimediabili.
Tutto ci6 rapidamente e lucidamente espone 1'egregio Autore
in una quarantina di pagine, che comprendono i capitoli primo e
secondo della prima parte: ma poi si fa, con piii minuta analisi r
a sviscerare le malignita del liberalismo, in parecchi paragrafi del
capitolo terzo.
L'essenza de] liberalismo e giustamente riposta nell'esclusione
del soprannaturale da tutte le appartenenze dell'umano consorzio,
ossia nel laieismo, il quale a parole sembrerebbe voler soltanto-
astrarre da Dio e dalla sua rivelazione nel governo della societa,.
ma realmente e di fatto e 1'uno e 1'altra avversa. Ne, scrive l'A. v
potrebbe essere altrimenti; giacche il cristianesimo ha tanta parte
nell'uomo, in tutte le sue potenze, che non puo essere considerate
come estraneo, come forastiero da nessuna istituzione sociale che
sorga al suo fianco. Potrebbe esserle un ausiliario, un amico cosi
prezioso, che il non curarlo non pud ascriversi che ad ignoranza.
o ad odio. L' ha detto G. C. espressamente : qui non est mecum, .
contra me est. Molto piii che il soprannaturale e tutt'altro che acol-
tativo: obbliga il private e il pubblico, 1'individuo e la nazione.
Ora la violazione abituale, sistematica di un obbligo implica 1'odio
dell'obbligo stesso (pag. 59). Ma la cosa essendo cosi, come pu6
il liberalismo provvedere effettivamente al malessere della societa
moderna ? E per raziocinio e per esperienza troppo ovvio e pal-
pabile che il liberalismo, colTesclusione del cristianesimo, fa getto
di tutti i freni contro il male e di tutti i motivi efficaci per il.
bene, inaridisce la sorgente del benessere sociale, sguinzaglia tutte
le passioni e tutti gli appetiti piii ruinosi, nel punto medesimo
che si spoglia del diritto intrinseco, vero, morale di governare, che,
ben lungi dal fondarsi in un soggettivismo qualsiasi individuale
o collettivo, si radica in Dio padrone di tutto e superiore a tutto.
, Jslel liberalismo logicamente non pud dunque prevalere che la forza
bruta del numero o della spada. Quindi in esso non liberta ma.
tirannide ; non eguaglianza, non fraternita, e neppure patriottismo ; .
ma solamente partiti che si accaneggiano e si awicendano coll' in-
ganno e colla forza al potere. L'utile particolare degli individui e
delle fazioni, ossia 1'egoismo per fine, la violenza poi per mezzo: ecco
il liberalismo! N quel po' di bene che esso fa, od a cui dicono,
fors'anche sinceramente, d'aspirare alcuni liberali, deve ascriversi,
al sistema liberale ; ma piuttosto all'educazione, a cio che ora chia-
mano Tambiente, ed alle tendenze delTanima naturalmente cristiana..
BELLA STAMP A 199
Yi sono del liberal! che spaventati dell' opera stessa delle loro
'mani ora invocano Dio. Ma o questo e un Dio cervellotico, e rica-
diamo nell'arbitrio soggettivo poc'anzi accennato; o 6 il Dio vivo
*e vero, autore della rivelazione e della Chiesa, e allora bisogna
andare difilato sino al Papa ed al potere temporale, condannar ciofc
tutte le idee e tutti i fasti cosi 'nefasti del liberalisino.
n Sala tratta opportunamente altresi qaesto punto del potere
temporale, che e punto di primaria importanza, nella condizione
presente di cose, sfatando i sofismi di quei liberali piu annacquati,
i quali pretenderebbero di rimaner cattolici pur negando, in nome
del principio di nazionalita, il diritto del Papa ^d essere sovrano
temporale. bella pretensione davvero ! Le instanze in contrario
'(scrive egli) si eludono tutte osservando, che se la societa fosse
come dev'essere, non sarebbe necessario nessun umano presidio alia
Chiesa: le e invece necessario (o al suo Capo per lei, che $ lo stesso),
perche" la societa, tutt'altro che quale dev'essere, e eminentemente
disorganizzata, irta di mali e di disordini, nemica di Dio e della sua
religione. I liberali oppongono un diritto controverso, circoscritto
ad un regno, non equamente vindicate : il diritto del Pontefice al-
1' incontro e inconcusso, cattolico nella' sua estensione e nel suo
oggetto e inteso alia suprema delle cause, alia causa delTordine e del
bene universale (pag. 78). E continua dimostrando quanto esi-
ziale sia stata alia moralita pubblica la lotta scandalosissima del
liberalisino italiano contro il Papa, principalmente per 1'intima
connessione sua colla fra mmassoneria, intesa senz'altro ad abbattere
il potere spirituale.
D. liberalismo non e soitanto un'eresia, e tutte le eresie. Esso
^quindi, conchiude il Sala, e la negazione della morale, del diritto,
della giustizia sociale; ne, per conseguenza, pud esservi speranza
di salute fuorche nel ripudiarlo sinceramente per rifarci all'ideale
cristiano.
Dopo di che 1'A. ha aperto 1'adito alia seconda parte positiva
del suo lavoro che consiste nel rappresentare 1'ideale cristiajio in
atto di por riparo al malessere della societa e di procacciarne il be-
nessere. Cosi in questa seconda parte come nella prima il ch. A.
prosegue invariabilmente col medesimo metodo espositivo e didattico,
benche si mostri alieno dalla pompa vana delle frasi, sempre molto
convincente. Egli si e proposto di condurre alia verita gli av-
versarii di buona fede : laonde nel suo ragionamento va innanzi
sereno, quasi se ne stesse dimesticamente conversando a tu per tu
con un amico, di pensare bensi contrario al suo, ma benevolo e di-
sposto anche a dargli ragione, ove gli riesca persuaderlo. Questa
200 RIVISTA
santa e calda intenzione di persuadere traspare ad ogni pagina; e
pero non lascia il Sala d'incalzare 1'errore vigorosamente in tutti i
suoi ripari, di rilevarne tutti i sofismi e le sottigliezze, di metterne
a nudo le contraddizioni, di ribatterne trionfalmente le obbiezioni,
perche piu non abbia via alcuna di scampo. Ma in far tutto ci6 si
guarda bene dal dar a divedere la menoma velleita di schiacciar
I'avversario; nel che, a parer nostro, e uno dei pregi principal!
del suo scritto. Per questo e per 1'uso moderate e savio del me-
todo esperimentale, tanto in yoga ai di nostri nella nuova genera-
zione educata a procedere per via di fatti, anziche di principii astratti,
crediamo che il presente volume potra riuscire molto fruttuoso e
farsi leggere con grande utilita e piacere, nonostante una certa ne-
gligenza di lingua e di stile, che sarebbe pur stato bene evitare.
Delia seconda parte diciamo sol poche cose, citando anziche po-
nendovi del nostro.
II malessere della convivenza umana proviene dai vizii dell'uomo,
dalla sua cupidita, dalla sua ingiustizia, dalla sua inumanita, dal suo
egoismo. Or dunque, dice il ch. Autore, si distruggano queste idre
che awelenano ogni bene ! Ed ecco appunto dove sta 1'efficacia del-
1'ideale cristiano. Esso che e il perfezionamento della ragione na-
turale, che e eminentemente filosofico, non insegue il nemico alia
periferia, ma va difilato al centro, non si limita ad amputare i rami
dell'albero infetto, ma ne risana la radice. Sapendo che dal cuore
vengono gli smodati desiderii, la turpe ingordigia, 1'albagia del po-
tere, gl'intenti disumani, lo purifica occupandolo della divina carita
e per essa deH'amore dei fratelli (pag. 101). Non si nega punto
ai socialist! che le istituzioni debbano mirare allo svolgimento di
tutte le attivita umane in ciascuna delle condizioni sociali. Ma a
tale intento non fanno ostacolo, siccome coloro pretendono, ne il
capitale ne la privata proprieta. Bisogna soltanto che i rapporti
tra il capitale e il proletariate, tra il capitale e il lavoro, tra il la-
voro e la inercede, tra il ricco e il povero, tra la borghesia e 1'in-
digenza sieno meno tesi, piu equi, piu umani che non siano al pre-
sente. Come si pud venire a capo di questo? Col far affluire per
le arterie sociali la vita cristiana (pag. 133).
E qui il ch. Autore prende ad illustrare parecchi mezzi atti a
far affluire nelle arterie sociali la vita cristiana, naturalmente pre-
supponendo tutti quegli altri che sono stabiliti dallo stesso divina
Legislatore del Cristianesimo, come a dire la predicazione, i saera-
menti, la pubblica professione dei consigli evangelici, la gerarchia
ecclesiastica, e che rimangono in tutti i tempi i primi e i piu efficaci.
BELLA STAMPA 201
Egli discorre delle Casse rurali, notando opportunamente, come
auche noi gia facemmo in piu d'un articolo, che per adattarsi allo
scopo e guarentirsi cosi da ogni intrinseco pericolo di deviazioni,
come da qualsiasi esteriore attentato, esse devono essere impregnate
da spirito sinceramente cristiano e cattolico intuttoil loro organamento
e nella loro vita. Discorre del giornalismo cattolico qual tramite neces-
sario di restaurazione cristiana, e lo yuole intransigents, cioe, tutto di
un pezzo e senza palliativi o transazioni o fornicazioni coll'er-
rore. Perocche quanto piu 1'uomo sta attaccato alia verita ed alia
giustizia, e la difende e propugna non solo per se, ma anche per
gli altri, tanto piu promuove 1'ordine, il benessere sociale. Yiceversa
nol promuove, ma anzi lo rimuove quando e in quauto colla
verita diffonde anche 1'errore, colla giustizia anche F ingiustizia,
come fa il transigente (pag. 144).
Di questa intransigenza santa e salutare il Sala vuol rawi-
sare uno dei campioni nella Oivilta Cattolica, delle cui beneme-
renze tesse il panegirico. Noi gliene siamo cordialmente grati, pur
riconoseendoci inferior! di molto alle sue lodi ; e facciamo voti che
i fogli cattolici tutti si conformino alle massime cosi bene espo-
ste dal Sacerdote Sala, per rispondere degnamente al loro grande
mandate, cui certo sarebbero irnpari, se, affine d'ammodernarsi, come
ora si dice, si tramutassero in un repertorio di notizie piu o meno
genuine, le quali si tagliano colle forbici e si uniscono colla gomma, o
prendessero lo stile bolso che tanto garba ai liberal! moderati.
Con un commento della Enciclica Rerum Novarum del regnante
Pontefice Leone XIII, ed alcune bellissime considerazioni sull' influsso
benefico della scienza e dell'arte cristiana, e poi della divina Euca-
ristia, per la grandezza intellettuale e morale del mondo, il nostro
Autore termina quindi la sua opportunissima trattazione, della quale
iioi pure conchiuderemo la rivista, dicendo che ci piacque assai e
vivamente desideriamo che si diffonda. Pur tuttavia 1'avremmo ve-
duta volontieri compiuta con un capitolo sopra 1'ordinamento dei
cattolici nei Comitati dell'Opera dei Congressi, tanto necessaria
a far affluire, come ottimamente scrive il Sala, per le arterie so-
ciali la vita cristiana in questa nostra Italia. II silenzio circa
tale materia e una lacuna che speriamo sara colmata in un'altra
edizione; perche dopo le reiterate raccomandazioni del Pontefice,
dopo le insistenze di tanti insigni Yescovi, e inipossibile dubitare
che quell' organismo non sia il mezzo piu pratico e concrete ordi-
nato da Dio nei tempi presenti per la restaurazione cristiana del
nostro paese nell'ordine soprattutto politico e civile.
202 RIVISTA
III.
E. P. BAINFEL de la Compagnie de J6sus. Les contresenses bibli-
ques des predicateurs. Paris, Lethielleux, rue Cassette, 10, 1895,,
16 di pp. 164.
Y' ha parecchi tra i predicatori moderni, dal labbro de' qaali
raro e che si ascolti una citazione della Sacra Scrittura. Siccome
la Bibbia e antichissima ed essi vogliono andar in voce di moderni r
cosi le fan riverenza, ma la mettono in disparte e la rilegano a-
muffir ne' musei tra gli altri codici della veneranda antichita. Qual-
che cosa di meglio hanno essi trovato per farsi udir volentieri e
conciliare alle loro parole autorita ; hanno trovato le sentenze di un.
Montesquieu, di un Yoltaire, di un Franklin, di un Mazzini, di una
Madama Stael, di un Napoleone a S. Elena; e col ricco corredo
di siffatte citazioni e d'altre ancor piu fresche e rugiadiose, ben pos--
son essi passarsi dei rancidumi della Scrittura.
!Ma, viva Dio, non tutti i predicatori sono poi di tal tempra. I
piu di loro pensano ancora che nulla muova tanto le anime quanto
una sentenza, una frase della Scrittura, e che sia proprio questa
quella parola di Dio che penetra come spada a due tagli nel piu-
vivo del cuore. Oonvien perO badar bene di" non citarla a sproposito.
Non sono pochi coloro i quali, purche 1'applicazione sia comoda ed.
ingegnosa, non si dan poi molto pensiero se sia anche giusta ed
esatta. Y' ha certi testi principalmente cui e toccato proprio di-
sdetta e sono stati sui pulpiti assai maltrattati. Senza badare al
contesto e al senso originale, si sono presi cosi da se secondo quello
che suonano a prima vista, si e fatto dir loro tutt'altro da cid che
aveva inteso lo scrittore ispirato, e quel controsenso passando di
bocca in bocca, di pulpito in pulpito, ha come acquistato diritto di
cittadinanza, cosi che la moneta falsa e divenuta moneta corrente.
A porre dunque un qualche riparo a siffatto inconveniente si &
accinto 1'Autore di questo libro. Premette che 1'uso dei testi biblici
sul pulpito in senso accomodatizio e lecitissimo, come mostra il
fatto dei santi Padri e della Chiesa, ma che ai giorni nostri vi si
richiede particolare esattezza, atteso le cresciute esigenze dei fedeli
non piu cosi semplici come una volta. ed anche il pericolo d'esser
OELLA STAMPA 203
-colto in fallo da qualche eretico od incredulo che stesse li in agguato;
e cid premesso, egli stabilisce alcuni principii per ben regolarne la
pratica, e sono i seguenti:
1. Non dare per parola di Dio quella che non e tale, ne
attribuirle un senso che non ha. Per esempio, il cognovit bos pos-
sessor em suum et asinus praesepe domini sui (Is. 1. 3), e bensi un
testo scritturale, ma non ha nulla che fare colla culla di Betlemme;
il suo significato e un altro, come apparisce dalle parole seguenti:
Israel autem me non cognovit. Parlando dunque della capanna di
Betlemme, ben si potranno usare quelle parole come ornamento, ma
non mai come prova per dimostrar vera la tradizione, per altro
rispettabilissima, del bue e delTasinello ivi presenti.
2. Traducendo o interpretandOj distinguere il senso conse-
quente dal letterale. E noto il bel testo d' Isaia : Qui sperant in
Domino, mutabunt fortitudinem (40, 31). II senso diretto e : pren-
deranno nuovo vigor e. Quei predicatori dunqne e quegli ascetici che
insistono su quel mutabunt, o in forza di esso pretendono provare
che noi colla confidenza cambiamo la nostra forza si debole colla
forza infinita di Dio, esprimono un' idea bella, un' idea che e an-
che contenuta implicitamente nel testo, ma hanno torto nel dare a
quel mutabunt un senso che non e il suo.
3. L' applications accomodatizia dei testi va fondata sul
senso letterale, non mai sopra un controsenso, ne sopra un testo
mozzato. Piu volte furono applicate alia Yergine Immacolata quelle
parole : quaeretur peccatum illius et non invenietur (Ps. 9. 15). In-
vece quel versetto dice : Contere brachium peccatoris et maligni :
- quaeretur... Dunque quell VZ^^s si riferisce al peccatore, di cui il
-Signore perseguita e annienta le opere malvage, fino a non lasciarne
yestigio : applicar questo alia Yergine sara ben fatto ? Sotto una
-statua di S. Giuseppe posta all' ingresso di una vigna noi abbiamo
letto : Posuerunt me custodem in vineis (Cant. 1. 5) : ma dopo quelle
parole seguono nel sacro testo queste altre : vineam meam non custo-
divi. Fu dunque giudiziosa quella applicazione, che alia mente di
un lettore un po' perito richiamava siffatta seconda parte, bench^
soppressa ? Similmente, spesso si citano quelle parole : omnia in
figura contingebant illis (1. Cor. 10), per dimostrare che agli Ebrei
totte le cose aceadevano in figura, mentre il testo dice : haec autem
omnia, i fatti simbolici di cui aveva allora parlato. Quella genera-
lizzazione & ella legittima ?
204 RIVISTA
4. Non farsi lecite certe liberta e facexie, che sarebbero inno-
centi trattandosi di citazioni profane. Contro questa regola si pecco-
molto spesso dai predicatori priina del Concilio di Trento ; ma ora r
grazie a Dio, simili abusi sono rari. Una di tali profanazioni sarebbe
se all'amor malvagio si applicassero le parole dette da Gresu alia
Maddalena : Remittuntw ei peccata multa, quoniam dilexit mid-
turn (Luc. 7. 47).
E per evitare tutti gli accennati difetti nell'uso della Bibbia T
rimedio semplice ma efficacissimo e questo: Nello spiegare e nel-
Vadattare, sempre e da per tutto tener dinanxi alia mente il senso
letterale ed il contesto.
Dcpo queste regole generali, 1'Autore spiega le principali partico-
larita di lingua e d' espressione che si trovano nella nostra Yolgata, la
qaale essendo in gran parte traduzione dall' Ebraico, usa molte parole
in 'senso piu ebraico che latino. Cosi verbum molte volte significa, non
parola, ma cosa, fatto. Virtus vuol dire forza, miracolo, eser-
tito, e rare volte virtu. Mortificamur non e mortificarsi, ma
esser messi a morte. Veritas dinota spesso fedelta, giustizia.
Similmente sancttis, sanctifico piu spesso si prendono per la eon-
sacrazione a Dio, che per la santita propriamente detta. Infer-
nus, inferi non indica ordinariamente il carcere dei dannati, ma il
sepolcro. Peccatum non e solo il peccato, ma anche la pena o-
la vittima del peccato, ed anche la concupiscenza. Confiteri or-
dinariamente e lodare. Rationabilis vuol dire piuttosto spirituale
che ragionevole. Anima e spesso vita, persona. Eccetera, eccetera.
E quello che si e detto delle parole, si dica ancora di frasi in-
tere, che nel latino della Yolgata debbono intendersi in un senso
diverso dall' ordinario ; si dica similmente di molti ebraismi nella
costruzione delle parole, come sarebbero i seguenti. II genitivo in-
vece dell' aggettivo, donde virga directionis invece di directissima*
II femminile pel neutro, donde haec facia est mihi, imam petii
a Domino in luogo di hoc e di unum. In corde et corde locuti
sunt, a significare doppiezza, e non (come alcuni pessimaniente in-
tesero) il colloquio intimo e cuore a cuore. Odio habere per 'mi-
nus diligere. Non omnis invece di nullus. I verbi inipiegati
in senso avverbiale, come conversi sunt et tentaverunt Deum, in-
vece di rursus tentaverunt. II dativo per 1' ablativo, quindi multi
dicunt a^iimae meae invece di de me. Quanti abbagli si evitereb-
bero dai predicatori, se tenessero sempre sott' occhio queste elemen-
tari nozioni bibliche!
BELLA STAMPS 205
Finalmente 1'Autore ci offre un largo catalogo del testi . biblici
abusati. Spigoliamone alcuni.
Da mihi animas, cetera tolle tibi (Gen. 14, 21). E spesso citato
a mostrare la grande stima che dell'anima fa il Signore, e che
dobbiamo fare anche noi. Invece e il re di Sodoma che, dopo un
combattimento, dice ad Abraino : Lascia a me le persone e tieni
per te le spoglie.
Ducunt in bonis dies suos, et in pitncto ad inferna descendant.
(lob. 21, 13). Sembra fare buon giuoco a chi predica contro la vita
niolle, che poi va a finire all' inferno. Invece vuol dire : Yi SODO
degli ernpii a cui tutto sorride dalla culla alia tomba, nella quale
discendono senza dolori, senza ambasce.
Diminntae simt veritates a filiis hominum (Ps. 11, 2). Si cita
a piu diversi propositi, ma il vero senso e questo: Sono divenuti
rari i fedeli, i giusti, in mezzo agli uomini.
Cum sancto sanctus eris... et cumperverso perverteris (Ps. 17, 26).
Si usa ogni giorno per inculcare la fuga dei cattivi compagni. Ma
il senso vero e questo: Coi buoni sarai buono, o Signore, e coi cat-
tivi cattivo, cio& severe.
In meditatione mea exardescet ignis (Ps. 38, 4). Non il fuoco
dell' amor di Dio si accendera nella rnia meditazione, come spiegano
molti ascetici ; ma il fuoco dello sdegno nel ripensare al male che
trionfa.
Ad Deum qui laetificat iuventutem meam (Ps. 42, 4). Qui non
si tratta della gioventu naturale, quella parola va presa in senso
figurato, e il testo significa: Dio, gioia dell'anima mia, quand'ella
si sente giovine, ardente. Allora quel iuventutem sta bene anche
in bocca ai vecchi.
Ego iustitias iudicabo (Ps. 74, 3). Non vuol dire che Dio giu-
dichera le opere buone, ma che giudichera giustamente.
Manum suam misit ad fortia et digiti eius apprehenderunt
fusum (Prov. 31, 19). Quanto bene si presta a celebrare le donne straor-
dinariamente virili, le Pulcherie, le Catarine da Siena, le Giovanne
d'Arco ! Peccato perd che a quel fortia corrisponda nelF ebraico una
parola significante qualche cosa di simile al fuso. Non abbiamo qui
dunque una contrapposizione, ma una ripetizione, di quelle tante
che s 5 incontrano nei versetti biblici, la seconda parte de' quali spesso
non e altro che una riproduzione dell^ prima sotto altra forma. Ci6
non ostante noi non oseremmo condannare un' applicazione che fon-
2Q6 RIVISTA DELL A STAMP A
dasi sulia Yolgata. Non sarebbe cio sufficiente per un cmtroversi-
sta, ma per un predicatore bastante.
Ordmavit in me charitatem (Cant. 2, 4). Non si riferisce alia
carita ben regolata, ma vuol dire : Ha schierato in ordine (come di
battaglia) contro di me 1' amore, per conquistarsi T amor mio. E come
una lotta d' amore.- Idea sublime e poetica.
Salutem ex inimicis nostris (Sue. 1, 71). Piace a molti il ser-
virsi di queste parole per significare che Dio ci salva per mezzo
degli stessi nostri nemici, che cava il male dal bene: ma il testo
vuol dir solo che Dio ci salva dai nemici nostri.
Arrestiamoci qui. Ma prima di finire notiamp due cose. L'una,
che quando una idea suggerita da un testo e buona, e raro che
non sia stata usata o da qualche S. Padre o dalla Chiesa; allora
dunque si potra appoggiarla alia loro autorita, ma perO non darla
come parola di Dio, se tale non e realmente. L' altra, che le cita-
zioni o applicazioni bibliche fatte a sproposito non sogliono essere
molto nocive ai fedeli, perche, quantunque un testo non sia invo-
cato opportunamente, 1'idea pero, la dottrina suol essere buona
e retta.
Ma se questa ultima considerazione e" consolante pei fedeli, non
debbono peraltro abusarne i maestri in Israello e trarne occasione
di trascurare lo studio della Bibbia. E un grande aiuto a tale studio
troveranno certamente nel libro che abbiamo esaminato, libro che
^ tutto succo di buona esegesi biblica, esposta con singolare preci-
sione e chiarezza, e che noi facciamo voti sia presto tradotto in
lingua italiana a maggior comodo dei nostri predicatori. Sara per
essi un ottimo manuale.
SCIENZE NATURALI
L'anno e il giorno nei mondi planetarii. II giorno nel mondo di Venere,
secondo lo Schiaparelli. Recenti conferme del Tacchini e del Perrotin.
Un giorno lungo 225 giorni. 2. Ancora del raggi Roentgen. Schema
dell'assetto nell'adoperarli. 3. Analisi scotoscopica. Applicazione al
saggio dei diamanti veri e falsi; e dei congegni esplosivi. 4. Un
Giona moderno a confronto col vero Giona biblico.
1. Da parecchio tempo TAstronomia tace; certo non fa parlare di
se. Cid non vuol dire che ella stia in ozio, e non ci prepaid forse
anche qualche sorpresa clamorosa. Intanto essa non rista dall'altro
lavoro non meno importante, che e di assodare con accurati riscontri
le scoperte gia annnnziate per innanzi dai loro an tori, ma che abbi-
sognano del suffragio autorevole degl'intendenti per venire ammesse
nel codice della Scienza. Solo in seguito a una tale conferma esse
principiano ad aver corso e valore, e di li comincia propriamente la
vita, se non 1'istoria, d'una scoperta. A questo titolo possiamo ora
rifarci sulla nuova determinazione della rotazione di Yenere, pubbli-
cata dallo Schiaparelli nel 1890 e confermata con recenti osserva-
zioni dal Tacchini a Roma e dal Perrotin in Francia. Egli e un punto
che interessa non solo gli austeri analizzatori della meccanica celeste,
ma niente meno gli amatori dell'Astronomia fisica ed amena.
Abituata oramai a considerare i pianeti, non come fiammelle va-
ganti nel firmamento, ma come altrettanti mondi, di cui conosciamo,
colla distanza, la di versa grandezza e persino il peso, e la misura del
calore e della luce che ricevono dall'astro centrale, 1'Astronomia fisica
si occupa di rappresentarci alia mente e all'imaginazione le condizioni
di ciascuno di quei mondi, diverse fra se e differenti tutte da quelle
del nostro mondo terrestre. Un esempio se n'ha nella durata dell'anno,
determinato da una rivoluzione intera intorno al Sole, che per un abi-
tante di Mercurio (se ve n'e in quella fornace) si compie in 88 giorni ;
BU! mondo di Yenere in circa 8 mesi ; su quel di Marte in 687 giorni
o quasi due anni nostrani, col conseguente raddoppiamento dei rigori
208 SGIBNZE
invernali gia accresciuti per la maggiore distanza dal Sole, e del ca-
lori estivi. Poi viene il mondo colossale di Giove col suo anno inter-
minable che ne fa quasi 12 dei nostri ; e peggio quello del malinco-
nico Saturno che ne divora 29 ; e quello di Urano dove con 84 anni
si e tuttora bambini di un anno ; e per ultimo quello di Nettuno, che
non rivede S. Silvestro se non in capo a 164 anni nostrani, siech&
cola ogni bambino di 7 anni ha piu tempo che il nostro famoso Ma-
tusalemme.
Alia quale diversita nella durata degli anni fa riscontro e talora
contrapposto la durata del giorno, procedente per ciascuno di quei
mondi, come pel nostro, dal rotare che egli fa intorno al proprio asse,
esponendosi partitamente ed involandosi airilluminazione dei raggi
solari. Perocch& gli altri pianeti altresi rotano intorno a se stessi, ed
hanno percio i loro giorni e le notti, come la Terra. Per chiarirsene
basta avere gli occhi : occhi, ben inteso, da astronorni, ed istrumenti
astronomici, ed abilita. Nel rimanente, il metodo & il medesimo che
si terrebbe per accertarsi quaggiu del rotare di una palla qualsiasi :
fissare coll'occhio un punto sulla superficie, e notare se dopo un dato
tempo egli si e spostato e in che verso e di quanto. Trattandosi di mondi
cosi lontani e, che e peggio, involti ciascuno nel velo di una sua
densa atmosfera, ognuno intende come 1'indizio delle macchie prese
a termine di confronto riuscisse per se infido, e quante cautele occor-
ressero per accertarsi ogni volta che gli spostamenti osservati nel man-
tello sono proprii, non del mantello, bensi del corpo che lo porta. Cosi
fu determinata dall'Herschel e riconfermata con nuove osservazioni
dall'Hall di Washington ]a durata del giorno per gli abitatori di Sa-
turno (se ve ne fossero) in 10 ore e 15 minuti ; e per quei di Giove
in 10 sole ore: sicche il lunario di la, oltre 1'intreccio dei 4 mesi
simultanei dovuti alle 4 lune di quei mondo, ha la particolarita di con-
tare 10,455 giorni, poca cosa a rispetto di quei di Saturno che ne
conta 25,000.
Or qui cade in taglio la scoperta dello Schiaparelli. Convien dire
che il pianeta Yenere, benche a noi vicinissimo, torna assai difficile
ad osservare, in ordine al determinarne la rotazione, a motivo del den-
sissimo e tumultuoso oceano di vapori che gli leva intorno coi suoi
ardori il Sole. Percio non si ebbero mai per pienamente sicure le
determinazioni datene dal Cassini nel 1666, dal Bianchini nel 1726
e dal De Vico nel 1840, che s'accordavano nel dare al giorno di Ye-
nere la durata di circa 24 ore. Nondimeno parve una grande no vita
quando lo Schiaparelli, direttore dell'Osservatorio di Brera in Milano.
celebre gia per le sue scoperte intorno alia relazione delle stelle ca-
denti colle comete, e per le nuove osservazioni sul pianeta Marte,
usci ad annunziare che nel mondo di Yenere, come pure in quello
NATURAL! 209
di Mercuric, la durata del giorno uguaglia semplicemente quella del-
1'anno. Quei due pianeti seguirebbero a riguardo del Sole lo stesso
tenore che la Luna a riguardo della Terra, intorno alia quale il
nostro satellite gira, tenendo sempre rivolta a lei la stessa faccia.
Cosi una mela, conficcata all'estremita di un regolo rotante intorno
a un pernio, guarderebbe sempre il centro con lo stesso emisfero, e alia
fine di ogni corsa avrebbe compiuta appunto una vertigine intorno
a se stessa.
Conseguenza immediata di tal legge di moto sarebbe che un
emisfero del mondo di Venere non vedrebbe mai sole, n& saprebbe
che sia giorno, immerso sempre nelle gelide tenebre di una notte
cimmeria; e 1'emisfero opposto, invece, non avrebbe mai un istante
di rifrigerio dall'ardore incessante dei raggi solari. Immaginatevi il
nostro vecchio continente, a mezza via tra il Capo Verde e le isole
Salomone, immerso in una notte eterna, salvo due spicchi crepuscolari
ai due lembi; e per contrario il Continente Americano col Pacifico
sottoposti senza posa alia sferza quadruplicata di un sole canicolare :
tale e il principio della distribuzione del calore nel mondo strano di Ve-
nere: una caldaia, o fornace che sia, e una ghiacciaia,addossate 1'una al-
1'altra, con un'atmosfera che, circolandovi di sopra, deve perpetuare
in quell' astro, cosi giocondo in vista e sorridente, tifoni, nubifragii,
diluvii e finimondi di scariche elettriche, da non saperceli noi raffi-
gurare.
Tutto e che lo Schiaparelli nelle sue osservazioni non abbia tra-
veduto ; il che potendosi, senza ingiuria ancora di un pari suo, rite-
nere per possibile, i piu circospetti fra gli astronomi si sono ristretti
a prender nota della sua asserzione aspettandone dal tempo la conferma.
E questa sembra ora venuta in buona forma da due parti : dalPOsser-
vatorio del Collegio Komano e da quello del monte Mounier in su quel
di Nizza, a 2741 metri sul livello del mare.
II primo, come e no to, apparteneva ai Gesuiti, spogliatine ed espul-
sine dal liber ale Governo italiano, non appena ebbe chiusi gli occhi il
P. Secchi. Ora ne e direttore il Prof. Tacchini. Questi, nel novembre del-
1'anno decorso!895,intraprese in circostanze favorevoli uno studio sulla
rotazione del pianeta. Le macchie maggiori, che gia si veggono ritratte
nei vecchi disegni, e simulano dei continenti o dei mari, apparivano
assai distinte, e quindi piu facile a discernerne lo spostamento, che,
nella ipotesi di una rotazione di 24 ore, doveva rapidamente mani-
festarsi. Ma fu al contrario; che presi in 6 ore 4 disegni a intervalli
di 2 ore 1'uno dall'altro, le macchie anziche avere percorso un arco
di 90, apparvero dal principio alia fine sensibilmente immote. II so-
migliante avvenne per uno screzio luminoso, osservato il 1 di set-
tembre sul lembo interno del corno, di quei di, sottilissimo. Non solo
Sorie XVI, vol. VI, fasc. 1100. U 10 aprile 1896.
210 SGIENZE
dopo due ore, ma per parecchi giorni appresso si mantenne nella
medesima postura. Da cio conchiudeva il Tacchini la rotazione di
Yenere dover essere lentissima, e la computava di 224,7 giorni, uguale
alia durata della rivoluzione siderale, come aveva premmziato lo Schia-
parelli.
II Perrotin dal canta suo, direttore che e dell'Osservatorio di Nizza,
nella stagione invernale, quando la citta si riempie di forestieri accorsivi
al dolce clima del mezzodi, non ha dubitato di mettersi ad albergo
fra le nevi e i ghiacci del monte Mounier per chiarirsi una volta del
dubbio che 1' aveva per parecchi anni vessato. Le osservazioni da lui
tentate nel 1890 e nel corso del 1895, 1'avevano condotto alia sol&
conclusione del dovere, la rotazione di Yenere, soverchiare di molta
le 24 ore. L'aria asciutta e limpida dell'Osservatorio alpino lo favori
nella sua degna impresa : ed egli, impiegati circa tre mesi, dal di-
cembre al febbraio 1896, ad esaminare e ritrarre piu specialmente i
contorni del pianeta, trovandoli ognora identici con leggerissimi divarii r
scese dal monte con la conclusione che Yenere ruota intorno a 86"
stessa in circa 224 giorni; come appunto avevano asserito lo Schia-
parelli ed il Tacchini. Sicche a voler anche tener sospeso il giudizio,
poiche non v'e premura di pronunziarlo, non v'e dubbio che egli gia,
inclina all'accettazione di cotesta no vita quanto curiosa, poiche tra-
sporta fra i pianeti una legge di moto che credevamo propria del
nostro satellite, altrettanto capitale per la conoscenza delle condizioni
fisiche in che versa il mondo di Yenere.
2. L'andazzo seguita pero ad essere pei nuovi raggi del Roentgen^
Non v'e gabinetto di Fisica, dove non si siano voluti vedere alia prova r
ne v'e per poco un fisico di vaglia, che in questi due mesi non abbiali
voluti studiare sotto un aspetto o sotto un altro. Lasciamo a quei dotti
certe loro question! sull' essere p. e. i raggi Roentgen piuttosto di ori-
gine anodica che catodica. sulla loro polarizzazione, sull'azione reci-
proca fra essi e I'elettricita. II pubblico fino dal primo giorno capi
una cosa, nella novita annunziata ; cio& le fotografie prodotte da quei
raggi. Di queste s'interessa anche oggi, e convien confessare che in
esse consistono tuttora i risultati piu important! della scoperta. Ab-
biamo usato, come gli altri, il termine di fotografie; ma sia detto fra,
parentesi e a voce sommessa, a noi parrebbe che non dovendo il greco
servire per nominare le cose a rovescio di quei che sono, quelle ima-
gini s'avrebbero oramai da domandare non gia fotografie che vuol dire
effigie o stampe a luce, ma scotografie cioe stampe ad ombra o ad oscu-
rita; tanto piu che oggimai i raggi x si denominano e con ragione-
raggi oscuri. E basti 1'avere spesa qiiesta gocciola d'inchiostro per una
questione che non vale di piu. Yeniamo alle nostre fotografie scoto
grafiche.
NATURALI 211
Tanto per soddisfazione del lettori a cui nella passata Appendice
non avessimo resa abbastanza intelligibile la propria maniera, onde i
raggi Roentgen impressionano le lastre fotografiche, la riportiamo qui
in figura, secondo 1'ottimo Cosmos di Parigi. (N. 576, 8 fevr. 1896,
p. 301). Vi si vede il rocchetto generatore della corrente, i due elet-
trodi, positive e negative dentro al tubo conico del Crookes, la ca-
duta dei raggi x sul]a mano, che e posata sopra una scatola chiusa,
>entro cui & riposta la lastra sensibile. I raggi, come e chiaro, arri-
vano alia lastra attraversando la mano, se non in quanto siano inter-
cettati da qualche sostanza a loro impenetrable, quali sono le ossa :
e di queste si trovera stampata 1'effigie in chiaro sul negative e in
ombra sul positivo che da esso si ricavi i .
II processo qui sopra rappresentato rimane sempre il medesimo
nella sostanza e non varia se non nelle accidentalita, secondo le
condizioni del caso: donde si rileva che le sue applicazioni non
sono a pezza cosi facili ne cosi estese come si seguita tuttora a
4 II contrario avverra, come e evidente, se Pombra della mano sia ri-
cevuta non sopra una lastra fotografica, ma sopra un diaframma tbsfore-
scente ; che fu il principio delle esperienze del Roentgen. Nell' immagine
passegg-era che cosi si ottiene, le ossa, intercettando i raggi eccitatori della
foeforescenza, saranno rappresentate da una macchia oscura: il positivo,
per cosi dire, & ottenuto immediatamente. Di qui 6 nata al Prof. Salvioni
1'idea, lodata ancora all'estero, del suo crittoscopio. Esso consiste in un
canocchiale a scatola, chiuso davanti da un foglio fosforescibile, e munito
di una lente in foco, dalla parte opposta, dove si applica 1'occhio. 11 resto
s'intende. E un'operazione spiccia che dispensa dalle lungaggini dello svi-
luppo fotograflco, al quale si potra ricorrere quando e nel modo che si
vorra, dopo avere premesso 1'esame crittoscopico.
212 SCIENZE
supporre e ad insinuare con annunzii di piu apparenza che realta.
In ispecie per 1'indagine medica di corpi estranei, p. e. di proiettili
incarcerati nei tessuti, o di deformazioni delle ossa, e cMaro che
Tombra potra dare indicazioni abbastanza nette, se la parte sottoposta
al cimento dei raggi non sia di molta grossezza e nell' interne suo non
v'abbia diversi ordini di sostanze opache sovrapposte le une alle altre,
come sarebbe p. e. nella cavita toracica a motivo delle costole e della
spina dorsale, e nel cranio a motivo della doppia sua parete. Percio
le scotografie presentate fin qui alle Accademie e al pubblico rappre-
eentano in genere o la classica mano, o pesci o ranocchi o tibie o
radii, tutti oggetti sottili e di poca complessita nel contenuto osseo ;
e se si e parlato dell'osservazione di un femore, egli era pero il fe-
more di un bambino di 8 anni. Quanto all'esame delle parti molli
interne, finora non v'e nulla di positive, se non la fretta, che mo-
strano gli osservatori, di pubblicare i riuscimenti ottenuti, quantunque
imperfetti e poco utili nella pratica, per assicurarsi quella che dicono
priorita. La priorita vera pero se la potra arrogare soltanto chi ci
offrira nuovi metodi, confermati da risultati veramente serii: il che
speriamo con fiducia che avvenga.
3. Alle diagnosi mediche la scotoscopia e venuta ad aggiungere
le sue analisi chimiche. Un primo saggio ce ne hanno offerto il Buignet
ed il Gascaut, professori di Fisiea a Eouen : ed eccone il modo ed
il principio. Abbiamo gia notato che la trasparenza ai raggi x varia
secondo le varie sostanze. Laonde se fosse possibile determinare per
ciascuna sostanza il suo grado di trasparenza e vi fosse modo di va-
lutare esattamente 1'intensita deU'ombra che essa gitta, determinate
questa si avrebbe nei casi particolari un criterio per conchiuderne
immediatamente alia natura del corpo esperimentato. Possediamo gia
1' analisi spettroscopica ; quinci innanzi possederemmo in sussidio o in
ricambio di quella, 1' analisi scotoscopica.
In pratica la cosa e molto piu complessa e incerta che non paia
enunziandola cosi generalmente, ma pure v'e caso in cui ha risposto
assai bene, ed e quello del confronto delle gemme vere e delle con-
traffatte ; secondo che hanno sperimentato i due suddetti fisici. A detto
loro non v' e ora cosa piu facile che il riconoscere il diamante vero
dal falso. Basta metterli alia prova scotoscopica. Un diamante falso,
composto, come e, di silicati e di sali metallici, produce un'ombra
intensa; il vero, constando di puro carbonic, che e fra le sostanze
piu trasparenti ai raggi oscuri, gitta un'ombra leggerissima. E il me-
desimo criterio pud applicarsi alle altre pietre preziose, come il giacinto,
il rubino, lo smeraldo. La gemma genuina e ognora piu trasparente
che le imitate.
Non meno curiosa, e d ! interesse ancor piu capitale per chi ha da
NATURALI 213
giovarsene, e la prova ideata dal Girard e dal Bordas, al laboratorio
municipale di Parigi. Avviene di quando in quando che i chimici
quivi impiegati ricevano 1' incarico di esaminare plichi o recipient!,
sospetti di contenere materie esplosive ; e, quando cio sia, pericolosis-
Bimi a maneggiare, e piu ancora ad aprire pei congegni insidiosi che-
vi sanno disporre in ispecie gli anarchisti. Quindi & sorta spontanea-
mente al Girard 1'idea di provare se 1'esame scotoscopico si prestasse
a determinare il contenuto di tali involti tuttora intatti. Incomincio
pertanto dal ricostituire il famoso libro inviato gia all'Imperatore di
Germania or sono tre anni, contenente una carica di polvere e di
proiettili. E di fatto la scotografia rivelo fedelmente la scatola appiat-
tata fra i fogli del libro. Le palle, i chiodi, le polveri, a quanto pare,
non si vennero a discernere, se non quando si saggid coi raggi x la
scatola presa da sola, il che in piu di un caso pud bastare. Proce-
dendo infine all'esame delle jDolveri, si pote dal grado della lofo im-
permeabilita determinare persino la loro natura e composizione ; che
e un esempio, e certo non dispregevole, di vera analisi scotoscopica.
Non e quindi maraviglia che si cerchi di chiarire e determinare
il piu precisamente che sia possibile, il grado di attitudine scotogra-
fica proprio di ciascuna sostanza. Per questo riguardo il Meslan ha
pubblicato un certo numero di osservazioni nuove e curiose, che do-
vranno menarsi a compimento. II carbonic, non solo allo stato puro
e cristallino, quale si vede nel diamante, ma nei suoi composti an-
cora, quali sono i corpi vegetali, foglie, frutta, legno, carbone, &
singolarmente diafano ai raggi x. II solfo invece, il selenio, il fosforo,
il iodio agiscono come fortemente opachi. Le materie organiche, etere,
acidi, corpi azotati, sono diafani, ma perdono in trasparenza e s' in-
torbidano, per cosi dire, al mescolarvisi uno dei citati minerali. Con-
forme a ci6 vediamo, nell'effigie della famosa mano, indicati appena
da una leggiera penombra i muscoli, composti di carbonic, idrogeno,
ossigeno, azoto; e le ossa invece pei loro sali minerali, delineati con
ombre vigorose.
E qui, per non tediare chi delle novita scientifiche non gusta
tanto la discussione quanto le conclusioni di comune intelligenza,
trasmetteremo i cento altri particolari di questioni circa la natura
dei raggi x, e all'esistenza di altri raggi di simile efficacia ma d'altro
genere, che costituirebbero secondo il Le Bon una luce oscura; e poi
degli artifizii onde 1' impressione sulle lastre sensibili si ottiene ora-
mai in pochi minuti primi ed anche secondi, dove non bastava una
posa di mezz'ora : delle quali particolari ta, chi v'ha interesse, e in-
formato dai periodici scientifici.
4. II caso di Giona inghiottito da un cetaceo, e da lui rigettato
vivo, il terzo di, sul lido, fu miracoloso senza dubbio e per tale si
214 SGIENZE
da. Si suppone dunque gia che il fatto non fosse naturalmente pos-
sibile, e il mettere in rilievo, come si fa dagl' increduli, i varii capi
pei quali era naturalmente impossibile, servira a determinare in che
consistesse il miracolo e di qual grado egli fosse, ma a nient'altro;
e meno che mai a conchiuderne che il fatto non e credibile. La
regola e generale e tanto chiara che non dovrebbe essere necessario
di rammentarla, e pure il bisogno c'e specie per sostegno di certi pu-
silli di mente non meno che di fede. Yiceversa poi giova ricordare
che, col progredire dello studio e dell'osservazione della natura, le pre-
tese impossibility tendono in genere piuttosto a svanire, tantoche si
corre pericolo di dare nell'eccesso opposto di ridurre i miracoli a fe-
nomeni rari, se si vuole, ma naturali. La verita sta nel mezzo. Esem-
pio. non s'e rinnovato ai giorni nostri il fatto di Giona, almeno
quanto al capo precipuo dell' essere un uomo ingoiato vivo da un ceta-
ceo, Essere durato vivo dentro lo stomaco del medesimo e tuttora
vivo e gagliardo esserne uscito dopo forse 30 ore? Lo racconta il Co-
smos (n. 580 p. 420 s.) e lo riporta come non incredibile il Parville,
benche con la riser va che ci mettiamo noi pure, del desiderarvisi
maggiore autenticita di testimonianze. E vero che a questa si pud
supplire poi per indiretto col moltiplicarsi le relazioni, che di simili
eventi sogliono uscire da varie parti, quando v'e chi ne da il primo
esempio.
Eacconta adunque il Cosmos che la nave baleniera Star of the
Jfiast, trovandosi nelle acque delle isole Malvine, spedi due schifi in
caccia di un maestoso cetaceo, che si scorgeva a qualche distanza.
II mostro fu fiocinato e ferito a morte. Mentre si dibatteva perd
nell'estrema lotta, uno degli schifi ne toccd un colpo di coda che lo
capovolse. Accorso 1'altro schifo, raccolse i marinai caduti in mare,
salvi tutti, eccettuati due, dell' uno dei quali si ripesco il cadavere,
1'altro essendo scomparso, e ritenendosi che fosse andato al fondo.
Morto frattanto il cetaceo, se ne accosto il corpo alia nave e si pro-
cedette all'opera del tagliarlo a quarti, nella quale operazione si spese
un giorno e una notte. Finalmente si arrivo allo stomaco del mostro
e quello ancora si apri. Ora si pensi alia maraviglia dei pescatori,
quando in quel gran sacco, fra la poltiglia degli altri cibi ingeriti,
trovarono svenuto bensi ma tuttora spirante James Bartley, che cosi
si chiamava il loro compagno dianzi scomparso.
Si ebbe gran pena a farlo rinvenire, e per piu giorni egli fu in
preda ad accessi di pazzia furiosa, che non gli lasciavano dir parola
assennata. In capo a tre settimane tuttavia ricuperd 1'uso della ra-
gione, e potS soddisfare alia giusta curiosita dei colleghi.
< Mi ricordo chiaramente, disse egli, del momento in che la balena
mi fece volare in aria. Ricaduto nell'acqua, mi sentii, dopo un istante,
NATURALI 215
chiuso in un canale scivolante, le cui contrazioni mi sospingevano
ad affondare piu e piu. Questa sensazione non durd che un momento :
poi mi trovai in uno spazio pill largo, e girando le mani a tentone
capii che ero stato inghiottito dalla balena e che stavo dentro il suo
stomaco. Potevo respirare ancora, ma con molta difficolta. Soltanto
provavo 1' impressione d'un calore insopportabile e mi parve che an-
davo ad essere lessato vivo vivo.
L'orribile pensiero dell'essere condannato a morire nel corpo della
balena mi spaventava, e 1'angoscia era aumentata dal silenzio del
mio sepolcro. All 'ultimo perdei conoscenza.
Lo spavento provato in quell' incontro dal pescatore fu tale che
al ritorno in Inghilterra fu dovuto consegnare ad un manicomio ; ma
la sua salute non ebbe a soffrirne sensibilmente, e soltanto si notava
la sua pelle rincotta e quasi conciata per 1'azione del succo gastrico.
Aggiungeva poi il capitano dello Star of the East, che i casi in cui
i cetacei infuriati inghiottiscono uomini, non sono rari; ma essere
questa la prima volta che ne vedeva uno uscir vivo da un cimento
cosi arrischiato.
Ora per ritornare al confronto di questo fatto (supponendolo anche
accertato) con quello di Giona, il lettore osservera primieramente come
i pescatori stessi nel dare il nome di balena ad un grosso cetaceo ca-
pace d'inghiottire in un solo boccone un uomo e polpi e pesci di di-
mensioni anche maggiori, non hanno gli scrupoli della gente di studio,
che sogghigna, sentendo parlare di un Griona ingoiato dalla balena.
Alia fin fine il significato dei vocaboli dipende dall'uso ; e se nell'uso
dei pescatori il nome di balena corre anche con significato generico,
non si pud riprendere come d'uno sbaglio chi si conforma al loro lin-
guaggio. Del resto a tutti e noto che il testo biblico non nomina la
balena ma un gran pesce, piscem grandem, che e la versione del greco
XTjio? dei Settanta.
Osserviamo ora una differenza sostanziale fra il caso dei due se-
polti vivi. Per tutti e due la difficolta del reggersi in vita proveniva
in modo particolare sia dalla mancanza d'aria sia dall'azione dei succhi
gastrici. Se il fatto del Bartley e vero, dovremo ammettere per espe-
rienza positiva che nello stomaco di un cetaceo, insieme coi gassi che
si svolgono nella digestione dei cibi inghiottiti, vi sia una quantita
baste vole di aria atmosferica, la cui presenza cola e tanto piu espli-
cabile in quanto i cetacei sono propriamente mammiferi a sangue caldo r
usati di risalire ogni poco a galla per respirare ; nel quale atto 1'aria,
come si reca ai polmoni, cosi pud recarsi allo stomaco se occorra. Al
Bartley poi, caduto poco stante in deliquio, x dovette essersi alien tata
eziandio la respirazione.
A questo primo inconveniente dell 'aria si aggiunga Fazione for-
216 SGIENZE NATURALI
midabile dei succhi dello stomaco d'un tal mostro, capaci di disfare
e concuocere le masse coriacee di polpi giganteschi, ed altri boc-
coni di simile resistenza. Ne lo scender vivi in quel bagno offre
contro la sua mordacita il menomo vantaggio ; poiche, occorrendo ad
ogni momento il caso che le prede di quei giganti siano da loro tran-
gugiate vive, il suceo digerente deve essere dotato di tanta efficacia
che le uccida prontamente.
Come dunque pote il nostro Giona moderno scamparla senza mi-
racolo? Pote perche la prova fu di brevissima durata. La bestia
quando lo inghiotti, si dibatteva nell'agonia : di li a poco era morta
e fredda, e il suo stomaco cessd dallo spandere i succhi mordent! che
pure in pochi minuti avevano gia alterata la pelle dell' involontario
inquilino. Per la bocca poi del grande cadavere, galleggiante, e va-
riamente mosso e pigiato, pote essere trapelato gift nella cavita dello
stomaco qualche nuovo alito d'aria respirabile.
II vero Giona, invece, ebbe a passare nella sua tomba, che insieme
era bagno mordente e crogiuolo, tre giorni e tre notti, tribus diebus
et tribus noetibus, dice il sacro Testo. Restringasi pure questa durata
ad uguagliare il tempo della dimora del Salvatore nel sepolcro : pas-
seremo sempre le 24 ore. Altro che i pochi minuti a cui si riduce,
rispetto ai punti principali, la prova sostenuta dal Bartley !
Quindi non solo non sottoscrivereinmo a cid che fu scritto, certo
senza riflessione, da un autore, che egli cioe dopo 1'avventura del
Bartley cominciava a creder vero il fatto di Giona Profeta ; ma nean-
che accetteremo quell 'altra espressione, cioe che oramai non v'e
nessuna difficolta ad ammettere il racconto biblico, come vero letter-
ralmente > e non solo allegoricamente. Se la difficolta consisteva in
cio che il fatto di Giona importava un gruppo di miracoli, ella sus-
siste tutta intera oggi, come Faltrieri. L'errore e di riguardare la
presenza di un miracolo come una difficolta, e come una ragione suf-
ficiente per abbandonare il senso letterale dei racconti e interpretarli
allegoricamente. Introdotto un tal criterio, dove ci menera la logica?
Al vangeio dello Strauss.
GRONAGA GONTEMPORANEA
Roma, 16-31 marzo 1896.
I.
COSE ROMANS
1. I rovesci Italian! in Africa, il Papa e la questione romana. 2. Parole
di Leone XIII sulle present! condizioni d'ltalia. 3. La questione dei
cappellani nell'esercito; la febbre gialla sulla nave Lombardia e morte
edificante del Comandante Olivari. 4. 25 anniversario della fonda-
zione della Voce della verita. 5. Decreti delle Congregazioni romane :
decreto sulle Suore mendicanti.
1. Dopo i rovesci toccati all'Italia in Africa, piu d'uno (intendiamo
de' liberali), guardando il passato e confrontando le rosee speranze
d'allora colla vergogna presente, ha esclamato : Per cogliere questi
irutti era dunque necessario e metteva proprio conto cacciare il Papa,
il Re di Napoli e gli altri Principi della penisola? La polizia di quei
Governi era forse piu vergognosa di quella del Crispi? I loro tribu-
nal! di guerra erano forse piu feroci di quelli istituiti nella Sicilia e
nella Lunigiana? II domicilio coatto non e uguale al carcere duro?
E i brogli parlamentari, nei processi sulla moralita e sui furti ban-
carii messi in tacere, sono forse da meno delle cosi dette tirannie dei
despoti? Ne allora si sperperavano milioni per la gloria di un solo,
togliendoli dalle borse de' cittadini. Questo dice in sentenza un
giornale liberalesco del Belgio, La Re forme. E in Italia ripete quasi
1'istesso Edoardo Scarfoglio nel Mattino: Se 1'Italia... deve chinar
la schiena davanti al primo barbaro che 1'ha battuta, tanto vale neu-
tralizzarla, abolir 1'esercito e la marina e affidarci all'amministrazione
del Papa, che almeno ci daraja pace con tutto il mondo, un'influenza
coloniale dieci volte piu vasta di quella inglese, e che trovera nel Yan-
gelo i rimedii ai morbi che travagliano il corpo sociale... bianco
Yecchio, che stai in Yaticano e guardi e mediti questi bassi e scempi
fatti d'ltalia, oh quanto piu di Giulio II e di Pio IX vedi tu pros-
simo il compimento del sogno concepito dai Papi nel Rinascimento e
218 GRONAGA
accettato dagl'Italiani nel 1848 ! Benche ammettiamo che il Mattino
dica cio, polemizzando contro chi condusse 1'Italia alia rovina, e non
per amore al Papa, pure la confess! one non e meno significativa.
La guerra combattuta dagl'Italiani in Africa ha fatto scoprire ai pen-
satori un altro lato della gran questione romana. Da Roma (centro del
cristianesimo, donde il Papa si sforza di riunire tutti i cristiani nel-
1'unita della Fede) S intimata guerra ai cristiani d' Abissinia ; sia pure
che 1'intimo non venga dal Yaticano, ma dall'a/fr-o trono che s'e vo-
luto erigere di fronte al Yaticano. Ma la guerra vien da Roma, e gli
Abissini molto facilmente nell'odio contro coloro, che vennero ad usur-
pare le loro terre, travolgeranno insieme Yaticano e Quirinale, Cappuo
cini e soldati. Quanto ai PP. Cappuccini e alle Suore di S. Anna,
che lavorano nell' Eritrea al pacifico conquisto della Fede, secondo
recenti notizie, pare che niuno sia perito nella disfatta di Adua.
2. Quello che poco fa udimmo dire a mezza roce dai liberali
stato compito ed asserito dal Papa con I'autorita che gli viene dal suo
alto officio. In un colloquio avuto da lui, non e molto, col Card. Fer-
rari, Arcivescovo di Milano, e pubblicato poi da questo in una sua
lettera ai suoi diocesani, Leone XIII parlo a lungo delle ultime vi-
cende d'ltalia. Con pennellate da maestro (dice il Card. Ferrari) mi
pose sott'occhio lo stato in cui si trova presentemente il Yicario di
Cristo, e 1'infelice condizione della patria nostra : condizione deriva-
tale dalla guerra ingaggiata ad oltranza contro del Papa e della Chiesa.
Si credeva di farla prospera e felice, cosi venne a dire il venerando
Yegliardo, questa Italia, muovendo guerra al Papa e spogliandolo della
sua sovranita temporale; ma, invece, dal di che colla violenza gli si
tolse 1'indipendenza e la liberta e lo si rese prigioniero, comincio per
questa povera nazione una serie di piu gravi calamita, le quali an-
cora continuano, ne si sa quando potranno terminare. Un dissidio pro-
fondissimo divide gli animi; la mano di Dio sembra aggravarsi ogni
giorno piu su questa Italia, e, purtroppo sara sempre cosi, finche al
Papa non sia restituita la sua liberta ed indipendenza, e gli sia dato
di esercitare la salutare sua influenza in pro di tutta la nazione. Quanto
si troverebbe bene 1'Italia, soggiunse, se si ascoltasse il Papa, che solo
pud ancora preservarla da altre, e chissa quante sciagure ! L'influenza
del Papato porterebbe la ristorazione in ogni ordine di cose. Piu non
sarebbero necessarii tanti corpi di armata, i quali, stando, come suol
dirsi, sul piede di guerra, fanno risentrre (toltone e non sempre, lo
spargimento del sangue) alia nazione tutte le conseguenze di una guerra.
Potrebbero cosi ridonarsi all'agricoltura tante e tante braccia; ed ag-
giungendovisi la diminuzione di gravosissime imposte, sarebbe conve-
nientemente risolta la qiiestione agricola ; il commercio fiorirebbe sempre
pit, e cesserebbe o almeno diminuirebbe assai I'emigrazione degl'Ita-
CONTEMPORANEA 21 9*
iani, la quale torna a questa nazione e di danno e di disdoro... Del
esto ben poco ci vorrebbe. Oh! venissero dal Papa, e si convince-
ebbero che egli non & mosso da ambizione ne da bramosia di domi-
tare, quando domanda e reclama la sua liberta ed indipendenza e
[uanto puo bastare a sostenerla e tutelarla decorosamente. Giova, sog-
fiunse il Papa, che tali cose sieno ognora piu conosciute e ripetute
pesso, perchS ognuno intenda quello che vivamente desidera e vuole
1 Papa pel bene della Chiesa e dell' Italia ancora. Ma, sebbene tutto
piesto si a oggi assai manifesto, pure, continuo il Pontefice, non si
ruol tener conto degl' intendimenti pacifici del Papato. Si moltipli-
jhino pure le calamita di giorno in giorno, cio nulla importa, purche
d continui accanitamente la guerra contro la Chiesa ed il Papa. Per
iltro, non dimentichiamo le catacombe, dove il Papa & stato in altri
;empi : anche la si erigera il trono pontificale, e sara sempre il solo
she non vacillera mai, perche gli sta mallevadrice una promessa, che
ion e della terra, ma del cielo. Cosi il Pontefice al Card. Ferrari.
3. Un tema che tocca la religione e la patria, un Rappresentante
pontificio e un Ministro del Governo d' Italia, non lo crediamo del
iutto estraneo alle Cose romane. Si tratta, cioe, del grave fatto acca-
luto sulla nave italiana L.ombardia nelle acque di Rio de Janeiro
ael Brasile, ove per la solita incuria e ignoranza di chi siede al Go-
7erno, trovarono la morte ben 131 Italiani ; ossia 5 ufficiali, 9 sot-
toufficiali e 117 tra caporali, marinai, cannonieri, fuochisti, eccetera.
Sono i numeri autentici pubblicati dal Ministero della marina. Quanto
all'assistenza religiosa, a cui lo stesso Governo, non pensa neppur per
sogno, essa fu supplita dall'Incaricato d'affari della S. S. E in generate,
per quel che riguarda la parte religiosa, purtroppo le milizie italiane di
mare danno poco edificante esempio pel mondo, sempre per colpa di chi
presiede alia cosa pubblica. Quando, 1'anno scorso, il naviglio italiano
tornando da Kiel, passo per i porti d' Inghilterra, fu uno scandalo
per gl'Inglesi, non vedere in esse niuna pratica di religione. L'istesso e
avvenuto quest' anno in Oriente. Un tale Ireneos da Smirne cosi ne
scriveva a un giornale. Ci si dimandava meravigliati perche 1'Italia,
che e cattolica, non ha alcun cappellano e non fa alcuna funzione
religiosa a bordo delle sue navi, mentre la Francia, 1'Austria, la Russia
ha i suoi cappellani? Ed ho saputo una cosa che m'ha stupito assai,
che cioe marinai, sottoufficiali, ufficiali e vorrei dire anche alcuni
ufficiali superior! profondamente cattolici si trovano imbarazzati nel
soddisfare ai loro sentimenti religiosi. Tutte queste cose e altre ancora
che vi scriverd forse un altro giorno, facevano dire agli abitanti di
Smirne, schiettamente cristiani, che PItalia era una potenza diretta
dalla setta dei framassoni ; ed ecco, mi faceva osservare un Greco
Paltro giorno, perchd gPItaliani non sono quel che potrebbero essere,.
220 GRONAGA
perche sono lungi da Dio e non rispettano il loro Capo religiose che
e il Papa. Dopo ci6, ecco 1'avvenuto nella Lombardia insieme colla
morte edificante del suo Comandante, il genovese Olivari. La febbre
gialla e un terribile flagello della costa brasiliana. I casi sono mici-
diali e non di rado fulminanti. Ma in niun modo quest'anno si e svi-
luppata con maggior violenza quanto sulla nave Lombardia, una co-
razzata italiana ancorata sul porto di Rio de Janeiro. Da qualche
tempo il Governo italiano aveva inviato a Rio questa grossa nave da
guerra allo scopo di far valere certi suoi reclami per alcuni indennizzi
che esso pretende da quel Governo per danni, dicesi, recati a sud-
diti italiani durante la rivoluzione. Imprudenza maggiore non poteva
commettersi, perche e sommamente pericoloso, per navi europee, sta-
zionare a lungo, durante Testate, nel porto infetto di Rio de Janeiro,
ed infatti nessuna nazione vi nianda, in questi mesi i suoi legni, o,
se pur ve li manda, non ve li fa rimanere piu di due giorni. Comun-
que sia, & avvenuto ci6 che si prevedeva. II 10 febbraio scoppio im-
provvisamente il morbo fatale a bordo della nave e in poche ore il nu-
mero de' colpiti ascese a 62 e a poco a poco crebbe, talche ne morirono
131, come dicemmo. Edificante e stata la morte del Comandante Oli-
vari, uomo di 48 anni, uno degli ufficiali piu stimati della marina ita-
liana. Onesta a tutta prova e professione aperta della religione erano due
sue ottime qualita. Tutte le domeniche, poi, il buon Comandante andava
alia chiesa del S. Cuore, ove Monsignor Gruidi & solito dir la Messa,
e, dopo avervi assistito, entrava nella sacristia per presentargli i suoi
ossequii. La notte dell' 8 febbraio, essendo 1'Olivari ospite della Lega-
zione italiana, tutt' a un tratto impallidi, e, lamentandosi di un forte
mal di testa, si ritiro nella sua camera. Alia mattina del lunedi pen-
sava tornare a Rio, ma quando il servo