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Full text of "La Civiltà cattolica"

:O> 






Mil 






LA 



CMLTA CATTOLICA 



ANNO QUABANTESIMOSETT1MO 



Beatus populus cuius Dominus Deus eius. 
PSALM. CXLffl, 18. 



VOL. VI. 
DELLA SERIE DECIMASESTA 





V 2> 



ROMA 

DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE 

Via di Bipetta, 246 

1896 



FEB - 9 1957 



PBOPBIETA LETTERARIA 



Bom, Tip. A. Bafani, Via dels* 8. 



LEZIONI BELLA PROVVIDENZA 

AGL'ITALIANI 



Se si raccogliesse insieme tutto quello che nel decorso mese 
tsi e stampato per la Penisola, e pel mondo, intorno alle scia- 
guratissime condizioni della nuova Italia e se ne distillasse 
Tessenza, si avrebbe quest' unica conclusione, che infelice essa 
-e veramente, e forse, per piu rispetti, la piu infelice delle na- 
zioni ; infelice dentro di s6 ; infelice fuori di se ; infelice nella 
sua politica, infelice nella sua milizia, infelice nelle sue finanze ; 
infelicissima nel suo presente, piu ancora che nel suo passato, 
<e, che peggio e, infelicissima per quello che del suo futuro puo 
presagirsi. Nel canto di questa elegia, amici e nemici si sono 
accordati. Cio che si e letto od inteso fra noi d' iroso, di lu- 
gubre, di disperato, non occorre nemmeno rammentarlo. Ma 
per quanto ci e stato dato di leggere nei fogli e nei periodic! 
di Germania, di Francia, d'Inghilterra, di Spagna, degli Stati 
Uniti d' America e d'altronde, noi non ci siamo incontrati nel- 
Tespressione di un sentimento, che fosse piu vivamente pale- 
sato, di quello della compassione, non sempre pur troppo scom- 
pagnato dallo scherno e dallo spregio. A tale siamo giunti, 
dopo trentasei anni di quella, che si e usato chiamare rigene- 
razione, risurrezione, rinnovazione del bel paese ! 

E le cause ? Innumerevoli se ne sogliono addurre dalla 
turba dei sapienti e degP insipienti del liberalismo, i quali, a 
maniera del caae, si fermano a guardare il sasso tiratogli ad- 
dosso, e non la mano che 1' ha tirato. Di cause immediate e 



6 LEZIONI DELLA PROVVIDENZA 

tutte umane della continua serie di effetti all' Italia pernicio- 
sissimi, risalendo dal marzo 1896 al principio del 1859, si 
puo tessere una lunga fila. Ma pochi, ancora fra i cosi nomi- 
nati benpensanti, sorgono a quella prima e potissima, che tutte 
le altre compr.ende, perche tutte e ciascuna ha indirizzate e 
indirizza a raggiungere i suoi fini: vogliamo dire alia Prov- 
videnza, che regge i destini dei popoli, e colla clemenza e 
colla giustizia, rimunera o punisce le nazioni. 

Noi gia, nel cominciare di quest'anno, ragionando di quello 
che definimmo flagello eritreo, indicammo questa cagione, o 
radice di calamitosissimi frutti, in quella maledizione che, 
temporalmente pure, tra i cattolici, non si separa mai dalle 
censure e dalle scomuniche della Chiesa, a quel sedeant su- 
per eum, cioe sopra il maledetto dalla Chiesa, o persona, o 
popolo, o Stato che sia, omnia maledicta, tutti i mali numerati 
nel Deuteronomio *. 

Le quali maledizioni pero non sarebbero venute, se non si 
fossero provocate coll'esecuzione di un disegno, in apparenza 
politico, ma in sostanza irreligioso, che doveva porre Htalia, 
non solo fuori dell' ordine, ma contro 1' ordine dalla Provvi- 
denza di Dio voluto ; e per conseguente la doveva esporre alia 
condanna di tutto cio che si edifica contro Dio, che e la ine- 
vitabile distruzione : isti aedificabunt et ego destruam 2 . 



II. 



Ci consentano i lettori, che noi rimettiamo loro sotto gli 
occhi quello che scrivemmo diciassett' anni or sono, allorche 
pubblicammo ed illustrammo, nel nostro periodico, col titolo 
Pio IX e Carlo Alberto, la corrispondenza tra questo glorioso 
Papa e lo sventurato primo Re del ramo di Carignano-Savoia, 
che lo stesso Santo Padre ci confido, affinche, a tempo oppor- 
tune, ce ne fossimo valsi, non meno in servigio e difesa della 

1 c. xxxix, 20. 

* Mai. 5, 4. 



AOL' ITALIANI 7 

Santa Sede, che ad ammaestramento degl' Italiani. Pare a not 
proprio il caso di ripetere : haec meminisse iuvabit. 

Conviene riportarsi colla memoria al 1848, dopo il giro del 
Gioberti, predicatore in Toscana e nelle terre pontificie di 
fusioni col Piemonte, e dopo i sanguinosi rivolgimenti di mag- 
gio in Napoli. In quelle contingenze il Papa Pio IX, al quale 
era stato offerto dalle sette il primato politico di tutta Y Ita- 
lia, se si fosse contentato di farsi ladrone di troni, giudico di 
scrivere al re Carlo Alberto, il quale campeggiava allora, 
prima delle sue disfatte, in Lombardia contro gli Austriaci, 
per metterlo in suiravviso delle trame, che si ordivano a con- 
vertire la nazionalita in unitd, con la sparizione dei singoli 
Stati dalla Penisola. 

Questa lettera spesso Pio IX rammentava, anche appresso i 
fatti del 1859 e del I860; e piu volte manifesto il desiderio che a 
tempo suo fosse pubblicata, quale argomento certissimo del suo 
sentire intorno al benessere delPItalia, e di cio ch'egli aveva 
preveduto sino dal 1848, e seguitava a prevedere; onde soleva 
dirla una lettera profetica. E profetica fu in verita : giac- 
ch6 tutto in Italia induce a credere, che si compira, come in 
parte si 6 compito, quanta allora egli, scrivendola, prenunzio. 

Essa ha la data del 13 giugno 1848. 
Maesta 

Li affari d' Italia si vanno complicando, ed io mi credo 
in dovere di fare una parola a V. M. 

Yi e un partito che fatica incessantemente, per ridurre 
Una 1' Italia ; il che vuol dire, per la totale distruzione della 
Penisola. Si parla con efflcacia di unire la Toscana al nuovo 
Regno Uno. I tentativi anarchici di Napoli potrebbero tendere 
allo stesso scopo. Forse in Bologna stessa si disseminano eguali 
principii. Un Regno d' Italia Uno e cosa impossibile ad otte- 
nersi; e dall'altra parte i tentativi di una tale Unita servono 
mirabilmente a spianare la via ai desiderii repubblicani ; ed 
e, credo, contro i disegni della Provvidenza. 

Dopo cio, 6 ben facile di vedere quali altre ferite potreb- 
bero farsi ai dominii della Santa Sede : e noi siamo disposti 



8 LEZIONI BELLA PROVVIDENZA 

a sostenerne i diritti, con tutti i mezzi che sono suggeriti dalla 
giustizia. 

In questo stato affliggente di cose mi rivolgo alia cono- 
sciuta sua religione ; affinche voglia adoperare quella influenza 
che la sua alta posizione le dk diritto di avere, procurando di 
risparmiare all' Italia i mali gravissimi, che sarebbero prodotti 
dai tentativi di un sistema assolutamente inapplicable. V. M.^ 
nella molta sua perspicacia, non puo non vederli ed il suo 
cuore eminentemente pio e religioso non puo non deplorarli. 

II disegno, aggiungevamo noi a questa trascrizione del 
testo autografo della minuta, da Pio IX accennato a Carlo Al- 
berto, e che questi giammai per fermo non avrebbe secondato, 
falli nel 1848. Ma undici anni dopo fu ripreso a calorire, sotto 
gl' influssi del Mazzini e coll'appoggio di Napoleone III; e tocco 
al Papa Pio IX sopportarne le amarissime conseguenze, fino al 
giorno in cui, passati ben sette anni di prigionia nel Vaticano,. 
lascio la terra e volo al premio eterno. Ghiunque pero abbia 
senno e cuore puo dire, se Pesecuzione di un disegno, che 
seguita a mostrarsi impossibile, nella sua stabile durazione,. 
abbia o no recati alP Italia quei mali gravissimi, che Pio IX 
previde ; e se sopra tutto abbia o no spianata la via ad altro r 
che flnirk di portare la distruzione nella Penisola, gik moral- 
mente e materialmente ridotta ad un abisso d' ignominie e di j 
miserie. Queste cose noi stampammo, a commento della succi- 
tata lettera, Panno 1879 \ 

Or da allora in avanti forsech^ i mali gravissimi non sono 
peggiorati? Forsech6 la distruzione civile e sociale della Pe- 
nisola, con quella delle cosi dette isiituzioni, non e proceduta 
a grado a grado sempre innanzi, sino alPorlo delPanarchia, 
cio& del caos, nel quale oggi la nazione avvilita e fiaccata si 
trova pericolante? 

III. 

Alia parola di Pio IX si accompagna quella costante e 
immutabile delPeccelso Successore suo, Leone XIII. II quale> 

1 Civilta Cattolica, Serie X. Vol. X. pag. 404-405. 



AGL' ITALIANI 9 

per non allegarne altre testimonianze assai, ia un solenne suo 
discorso, il 4 marzo 1879, ai giornalisti cattolici di tutto il 
mondo, convenuti in persona, o per rappresentanze, ai suoi 
piedi, disse formatamente : Proclamate che le pubbliche cose 
d' Italia non potranno prosperare giammai, n& godere stabile 
tranquillita, finche non si sara provveduto, come ogni ragione 
richiede, alia dignita della Sede Romana e alia liberta del 
Sommo Pontefice. II che era, dopo il fatto, un confermare 
il giudizio che, prima del fatto, ne aveva espresso il suo Pre- 
decessore : che cioe, Tassetto pretesosi dare alP Italia e contro 
Tordine della Provvidenza, imperocche include di necessita, 
oltre 1'oppressione dei diritti del Papato, il finale inceppamento 
della sua liberta, nella Citta stessa che Iddio ha preparata e 
stabilita in Sede ai Successori del Maggior Piero. 

Cio premesso, come postulate storico e giuridico inconcusso, 
il resto delle calamity che ban battuta 1' Italia nel corso di 
questi trentasei anni, e quelli in ispecie che piu fortemente 
r hanno percossa negli ultimi venticinque, ha il legittimo suo 
ooncatenamento di effetto con causa primaria, nel lume dei 
dettami della filosofia cristiana e del cristiano buon senso : 
dettami e buon senso, che si compendiano, nel motto fatto ri- 
sonare anche da Adolfo Thiers alle orecchie del Corpo legis- 
lativo di Francia: Qui mange du Pape en meurt. 

E su questo punto capitalissimo vorremmo noi che si fis- 
sasse davvero Tattenzione di tanti Italiani, i quali sono come 
imbalorditi nelPosservare che, dopo le pene, gli affaccenda- 
menti, le rivolture, gli sforzi, i dissanguamenti di ben sette 
lustri, questa Italia, che si e creduto di rinnovare da cima a 
fondo, perduto il piu ed il meglio del suo antico, non ha di 
nuovo se non rovine, che sempre, Puna piu luttuosa dell'altra, 
si rinnovano. 

Che serve stillarsi il cervello a indagarne le ragioni in 
questo o in quel partito, in questo o in quel corpo di Ministri, 
nelle debolezze di questo, o nelle pazzie di quell'uomo politico 
-che ha tenuto in mano il Potere e dominate il Parlamento, o 
Tonda mobile della pubblica opinione ? II filosofo pensatore sale 



10 LEZIONI DELLA PROVVIDENZA 

piu alto nelle sue ricerche. Sopra le cause istrumentali o se- 
condarie, che alia lor volta rivestono la natura di effetti, inve- 
stiga le principal! e si studia di rimontare sino a quella, che 
le altre tutte produce e governa. Or questa, si voglia o non 
si voglia, e la suprema: e Dio stesso che, colla mirabile sua 
Provvidenza, ogni cosa crea, dispone, muove ed avvia allo 
scopo che si e proposto, e giusta quelle leggi che ha deter- 
minate ; e formano un ordine, il quale all' arbitrio delP uomo 
non soggiace, ed indarno 1' uomo ardisce di sconvolgere o 
turbare : 

Che giova nelle fata dar di cozzo? 

Ebbene, 1'ordine di Provvidenza che Dio ha fermato in 
Italia, collocandovi la Sede del Capo della Chiesa, suo Vicario 
in terra, acciocche d'indi liberamente vi reggesse i popoli 
cattolici, si e voluto rompere, col costituirvi uno stato di cose 
che, violando la liberta di questo Capo, offendeva pur quella 
del popoli che della Chiesa fanno parte. E per riuscire a tale 
stato di cose e mantenerlo, si e rotta nelF Italia una guerra 
flera e pertinace a tutto quanto vi e di sacro ; anzi della legale 
persecuzione alia Chiesa ed ai diritti suoi e del Papato, si & 
fatta come una permanente istituzione ; la quale di necessita & 
sottostata e sottost a quelle censure, pur della Chiesa, che 
in se racchiudono le piu terribili fra le maledizioni. 

Come dunque negare o mettere in dubbio, che politica- 
mente 1' Italia si e stabilita, non solo fuori dell'ordine della 
Provvidenza, ma altresi contro di esso? E posto cio, come 
ripromettersi che 1' Italia abbia da scampare dagli effetti della 
legge punitrice dei popoli e degli Stati, che le censure della 
Chiesa si sono attirate sopra? 

Qui non si tratta di credere o non credere alia efficacia 
della legge di giustizia divina : si tratta di sapere, se una legge 
tale sia, o non sia. Ma dato che sia, gli effetti suoi hanno Fatto, 
si abbia poi o non si abbia fede nel suo vigore. Se non che 
1'esistenza di questa legge e comprovata dalla storia di tutti 
i secoli cristiani, in quel modo che la storia medesima ne com- 



AOL' ITALIANI 11 

prova Fefficacia, dai primi Gesari bizantini del quinto secolo, 
ai due napoleonidi del secol nostro. 

Con ragione dunque il Papa Pio IX prenunzio, avanti una 
ostituzione di cose in Italia, che sarebbe stata contro Pordine 
della Provvidenza, i mail gravissimi che alP Italia stessa ne sa- 
rebbero derivati: e noi abbiamo udito il 17 marzo 1896, venti- 
inque anni dopo la cattivita del Papato in Roma, il nuovo pre- 
sidente del Consiglio dei Ministri dover mestamente dichiarare 
al Parlamento, raccolto nella medesima Roma : Si direbbe 
quasi che tutti i mali, che da lunghi anni travagliano la na- 
zione, si sieno a un tempo resi piu dolorosi e molesti, produ- 
cendo un grande malessere ed un grande sconforto. E perche? 
Perche, di male in male, si e venuto ad una catastrofe mili- 
tare in Africa , che ha prostrata la potenza d'ltalia e ad una 
effervescenza popolare ! , che minaccia 1'edifizio eretto sopra 
la costituzione delle cose, che Pio IX sentenzio contraria al- 
Pordine della Provvidenza. 



IV. 



Sarebbe superfluo presentare il quadro dei danni inestima- 
bili, che PItalia ha patiti e seguita a patire, da che e stata messa 
fuori e contro di quesf ordine. II fine, piu o meno occulto, del- 
Pimpresa fu Pannientamento del Papato, in quanto fosse pos- 
sibile a conseguire ; ma per certo lo stremamento della vigoria 
sua nel mondo. Questo ebbe in mira la setta, motrice delP im- 
presa e goditrice dei frutti suoi, che sono stati Poro, il sangue 
e Ponore della nazione. 

Ma i due argomenti coi quali sedusse il popolo italiano e 
si e via via ingegnato di allucinarlo ed abbagliarlo, affinche 
in pace si lasciasse divorare nella vita e tradire nella coscienza, 
sono stati quelli della prosperitk materiale e della civile gran- 
dezza. Italia, tu sarai ricca, fortunata, possente, invidiata 



1 Dichiarazione del marchese di Rudini alia Camera, il giorno 17 
marzo 1896. 



12 LEZIONI BELLA PROVVIDENZA 

e gloriosa fra le nazioni della terra, se, incatenato il Papa 
nella sua Roma, e rinnegatane la santa e salutare Paternita^ 
ti prosternerai al Moloch della nuova liberta e della nuova ci- 
vilta e, coll' incenso delle tue adorazioni, gli offerirai in vit- 
tima la fede degli avi-tuoi e Panima de' tuoi figliuoli! 

Turbe non poche, inebriate da si pompose promesse ed 
ammaliate, si aggiogarono al carro trionfale del Moloch e si 
lasciarono trascinare : ma, fatto non lungo viaggio, dove sona 
ite a parare? Qual e 1'Italiano che non sorrida di pieta, alia 
dimanda del come, dal 1859 in quassia prosperata PItalia, e 
del come si sia rivelata grandiosa nelPEuropa? Miserabilita 
universale, emigrazione, pellagra, fallimenti, scioperi, debiti^ 
sparizione di ogni moneta metallica, agricoltura abbandonata^ 
fame che estenua in ogni contrada la popolazione. E la terza 
Roma che, dopo imprigionatovi il Papa, doveva rifulgere piu 
splendida e sontuosa della prima dei Gesari e della seeonda 
di Leone X e di Sisto V, e ridotta a rassomigliare in gran 
parte ad una citt bombardata, secondo che un labbro augusta 
Pha qualificata, e convertita in un albergo di miseria, in un 
ricovero di mendicita, dove i cenci e la disperazione passeg- 
giano, a guisa di scheletri o di ombre in un cimitero. E la 
grandezza civile e la potenza guerresca? Politicamente, di fuori,. 
si fc manifestata nelle servitu, prima a Napoleone III e poi alia 
Germania; di dentro, ad una confusione di gare, di rivalita, dr 
frodi e di ladronecci, che hanno toccato Papice nel saccheg- 
giamento civile della Banca romana; e poi, ha scritto Paltra 
giorno Edoardo Scarfoglio, nel distruggere tutto quanto nel 
paese era di buono e di alto, la ricchezza ed il gusto delParte,. 
il pensiero e la giocondita, e d'una terra che pur, nelle mag- 
giori infelicita. sue, conserve sempre un'aria di nobilta e di 
grandezza, fare un asilo della piu sciatta volgaritk i . 

E quanto alia gloria della potenza militare, ed ai fulgori 
della decantata epopea nazionale, che ha rinnovata PItalia,. 
il medesimo scrittore cosi liberamente ragiona : Gonquisto 

1 Giornale H Mattino di Napoli, num. 14-15 marzo 1896. 



AGL' ITALJANI 13 

Punitk a traverse una serie di sconfitte e di vittorie, dovute 
allo aiuto straniero; e dopo aver ottenuta la Venezia, in premio 
d'una disfatta, ed essersi assisa sul Campidoglio quasi senza 
combattere, non poteva avere che una molle idea della guerra. 
Che cos'era pel popolo italiano la guerra? Una serie di grandi 
razzie garibaldine, di battaglie francesi, nelle quali il re d'ltalia 
conquistava i galloni di caporale, e di proficue disfatte. Tren- 
t'anni di grandi manovre e di dispute bizantine sul parasitismo 
dell'esercito, non ban certo conferito a far piii virile la nostra 
gente *. Quindi, corrente il marzo di quest' anno 1896, si e 
dovuto sentire e leggere che, nel conserto delJe grandi Potenze 
europee, 1' Italia faceva la figura di maggiore fra le Impotenze. 
E per qual ragione? Perche senza denari, senza credito, senza 
uomini di Stato e di guerra, senza esercito, o piu tosto con 
un esercito cbe, da solo e privo del braccio altrui, non regi- 
strava nelle sue bandiere, se non Dogali, Amba-Alagi, Makalle, 
Alequa e Porribile rotta di Abba Carima. Maligne esagerazioni, 
a dir vero, ma che pure hanno offesi gli occhi di quanti Italiani 
sono stati costretti a leggerle in fogli stranieri. Se non che i 
mail gravissimi che tormentano la sciaguratissima Italia, perche 
messasi contro 1'ordine della Provvidenza, sono gik per se cosi 
enormi, che I'amplificarli, a dileggio, piu che villania, e cru- 
delta. 



V. 



Pero una lezione ben solenne la Provvidenza vindice di 
Dio ha teste data agP Italiani, dei quali coloro che non arri- 
vano ad intenderla, converrk dire che sieno senza intelletto, 

pecore matte, secondoche Dante li denominerebbe. 

Gome la giustizia di Dio, in pena della violenta cattivita, 
nella quale teneva il Romano Pontefice, spinse Napoleone I, 
fondatore di un Impero contro 1' ordine della Provvidenza, verso 

1 ghiacci della Russia, e Ik incontro 1' inciampo della sua ca- 
duta ; cosi la giustizia medesima, fino da dieci anni, ha spinta, 

1 ivi. 



14 LEZIONI DELLA PROVVIDENZA 

senza che ne sapesse il perche, PItalia legale, ancor essa co- 
stituitasi contro quell' ordine, verso le cocenti sabbie e i dirupi 
dell' Eritrea, dove ha pure incontrato uno spaventoso castigo, 
del quale non si possono ora predire le conseguenze, ma si 
vede essere pena esemplare della ignobile prigionia, in cui da 
oltre venticinque anni serba il Papa dentro la sua Roma. 

E intorno a cio sono da notarsi due non casuali partico- 
larita. La prima che, a teatro del flagello, ha scelta quella 
costa del Mare Rosso, che bagna la terra in cui Faraone te- 
neva imprigionato e servo il popolo di Dio. La seconda che, 
in quel modo che la folgore segue il lampo, nello stesso la 
punizione ha seguita la sacrilega gazzarra, con cui quest' Italia, 
nel settembre scorso, ha baldanzosamente festeggiato il giu- 
bileo della presa di Roma al Vicario di Gristo. 

Non diciamo casuale la prima, stanteche molta similitudine 
passa tra il Faraone d'Egitto, tiranno del popolo d'Israele, ed 
il Faraone italico, ossia la setta, co' suoi sicofanti e la caterva 
degli adepti e ligi suoi, che ripongono la gloria della loro 
Italia nella conculcazione dei diritti della Ghiesa e del Papato. 
Senza che puo asserirsi che questo Faraone opprime ancora 
il corpo del popolo di Cristo, giacche, nell'oppressione della 
liberta del Capo del corpo, resta pure oppressa quella delle 
sue membra. 

Non diciamo casuale la seconda, stanteche tra i codardi 
oltraggi al Padre Santo della Ghiesa in Roma e le sciagure 
che ne sono susseguite agli autori, si e osservato un tal nesso 
di causa con effetto, che ha dato negli occhi di tutti; ond'e 
che, fra i due equinozii, del settembre e del marzo, allo 
svolgersi dj/tali sciagure, si udiva comunemente esclamare : 
- Ecco i bei frutti delle feste pel 20 settembre ! II Papa ha 
implorato la misericordia pe' suoi ingiuriatori, ma Dio, prima 
di usarla, vuol prendere le sue vendette. 

Che piu? Si 6 fatto pubblico questo riscontro, che cioe pro- 
prio il giorno 20 settembre, nel quale il Faraone italico assor- 
dava Roma de' suoi urli di gioia infernale, la verga eletta da 
Dio a flagellarlo, il Negus Neghesti, Menelik bandiva la sua 



AGL' ITALIANI 15 

grida di raccolta ai Ras delF Impero, affinche chiamassero alle 
armi le loro genti e si accingessero a quella guerra, che do- 
veva immergere 11 Faraone in un lago di sangue e di umi- 
liazioni. 

Ben si sa che la relazione di causalitk fra questo intrec- 
cio di fatti non si palpa colle mani, ne si misura col metro: 
si sente pero nel fondo della coscienza cristiana, la quale ha 
strappato dalla bocca e dalla penna altresi d'uomini che si 
vantano scredenti, la confessione che usci gia dalla bocca dei 
maghi del Faraone egizio: Digitus Dei est Me! qui e il dito 
di Dio, quel dito che per tanti anni si e bestemmiato e de- 
riso. 

E come non riconoscere, colla demagogica Italia del po- 
polo di Milano, il castigo di Dio, nel subito precipizio di Fran- 
cesco Crispi, dalla sommita del Potere nel nulla, fra Tesecra- 
zione e gli scorni della intera Italia? Di quel Francesco Cri- 
spi che, sei mesi innanzi, appunto il 20 settembre, dall'alto 
del Gianicolo, in cospetto delP idolo di Giuseppe Garibaldi e 
dei Reali di Savoia, con petulanza non superata se non dalla 
insania, intimava, nel nome di Dio, al Papa Leone XIII di cur- 
var la fronte al Faraone italico, minacciandolo, se restio, di 
ceppi piu stretti e di piu pesanti catene ? Chi lo ha fulminato a 
un tratto e spazzato via, col suo codazzo, dalle aule del foro 
agonale ? Certo nessuno ha detto : II caso. Bensi si e detto 
che il fulmine si e sprigionato dalle mani del Negus, vittorioso 
in Abissinia. 

Ma il Negus che altro e stato ed e, pel Faraone italico, 
se non una delle piaghe, colle quali Iddio lo percuote, ut di~ 
mittat populum suum, acciocche renda in liberta il popolo suo, 
nella persona del Capo della sua Chiesa ? E se il Faraone ita- 
lico proseguira ad avere cor induratum, il cuore ostinato, non 
e forse a temere che Iddio, per indicia maocima, con altri piu 
formidabili colpi, non ostendat manum suam, non riveli la 
sua mano, siccome la rivelo al Faraone d'Egitto *? 

1 EXOD. VIII, 4-19. 



16 LEZIONI BELLA PROVVIDENZA 

VI. 

II Papa Leone XIII, passate le indegne baldorie del set- 
tembre, pel giubileo della breccia di Roma, spedi, F8 ottobre 
vegnente, al Gardinale suo Segretario di Stato, quella cosi no- 
bile e sapiente lettera, intorno a tali indegnita, la quale tutti 
ricordano e riscosse le lodi del mondo incivilito. La lettera con- 
teneva ammonizioni di salute all' Italia ed il Pontefice le in- 
dirizzava, non al Faraone, cioe alia setta ed ai settarii, pa- 
droni del campo ed oppugnatori delle istituzioni e delle ere- 
denze cristiane ; ma al senno pratico di quegF Italiani, ai 
quali tuttoche immuni dai legami della setta, ne ciechi se- 
guaci delle sue dottrine, fa velo la passione politica. Or a 
questi dava egli a divedere quanto sia opera perniciosa e 
stolta contrastare ai veraci disegni della Provvidenza , osti- 
nandosi a volere in Italia uno stato di cose, ripugnante alia 
liberta dovuta al Capo della Chiesa. non profittevole se non 
alle mene di fazioni audacissime : e lo dava a divedere nei 
mali che tribolano la Penisola e nel pericolo d'altri piii fu- 
nesti che le sovrastano. 

Andati non ancora sei mesi, i fatti hanno commentata que- 
sta lettera, nel modo piii luculento e lagrimevole che aspettare 
si potesse. L' opera contrastante i veraci disegni della Prov- 
videnza in Italia, a lume di mezzogiorno, e apparsa per- 
niciosa e stolta in sommo grado ; poiche, dalla parte ap- 
punto della Provvidenza, le & scrosciato sopra un improvviso 
turbine di calamita, attratto dalle stoltizie sue, che si e fatto 
sentire persino ai raacigni dell'Alpi ed ai sassi dell'Apennino. 

A proposito delle immani calamita e stoltizie dell' impresa 
eritrea, noi abbiamo udita gente popolare dire : Ecco che 
Dio rende quello che si e fatto al Papa ! I fucili, rubati al Papa 
e regalati agli Etiopi, sparano ancora, e sparano a vendicare 
il maltolto al Papa. Giusti giudizii di Dio! E similmenta 
abbiamo inteso osservare, che come' a Castelfidardo, ad Ancona 
ed alia Porta Pia di Roma, il numero esorbitante degli assa- 



AGL' ITALIANI 17 

litori fiacco il valore del difensori ; cosi ad Amba-AIagi, a Ma- 
kalle e ad Abba-Carima, la fiumana straboccante delle falangi 
scioane involse e travolse le prodi schiere dei nostri poveri 
giovani soldati, che, a migliaia e migliaia, vi son caduti dal 
piombo e dal ferro macellati. 

Ne si reputi a superstizione di plebe questo spontaneo ri- 
scontro di casi con casi e questo ricorso a somiglianze, che 
tengono del meraviglioso. Chi ha scienza di storia, sa che le 
leggi della superna giustizia non vanno disgiunte da ironie 
tremende. Basti il ricordo di Napoleone I, cui fu fatto scon- 
tare, dalle Potenze d'Europa, con un quinquennio di desolata 
cattivita nello scoglio di S. Elena, il quinquennio della dura 
cattivita, nella quale la prepotenza sua aveva tenuto il Papa 
Pio VII in Savona ed in Fontainebleau. 

Ad ogni modo gl'Italiani, ai quali principalmente Leone XIII 
rivolse la sua parola, che fu Teco della fatidica, scritta gia. da 
Pio IX al re Carlo Alberto, in cio che sta loro davanti agli 
occhi, hanno di che meditare, per deporre il velo della pas- 
sione politica , che ne annebbia la vista. Le catastrofi eritree, 
che hanno scosso dalle fondamenta Pedificio, costrutto in Italia 
contro Fordine della Provvidenza, hanno, dentro il paese, aperta 
la via del trionfo alia fazione audacissima , che del rovi- 
nante ediflcio agogna al possesso. I barbari vincitori di fuori, 
hanno portnta la vittoria ai barbari, gik sconfitti di dentro. 
1 socialisti d' Italia scambiano gli allori cogli Etiopi dello Scioa. 

Illudersi che giova? La bandiera, che si sognava dovesse 
sventolare gloriosa sopra il conquistato padiglione del Negus 
Neghesti, giace ora abbassata a' suoi piedi. In vano si tenta 
di mutar nome alle cose. A nulla servono i sotterfugii, coi 
quali si vorrebbero mostrare dall' Italia proposti i patti di pace, 
che dal Gesare etiopico sono imposti. Menelik, colla spada 
vittoriosa in mano, li detta; e 1' Italia, colla spada rotta in mano, 
li accetta. Questa e la dolorosa verita, spoglia d'ogni favoloso 
ornamento. 

Tutti lo sentiamo, pur troppo, rattristati pel tanto sangue, 
fatto pazzamente versare dal fiore della gioventu nostra, e con- 

Seri* XVI, vol. VI, fasc. 1099. 2 23 nwzo 1896. 



18 LEZIONI DELL A PROVVIDENZA AOL' ITALIANI 

fusi per Pavvilimento della patria che se n'e raccolto : Dio ha 
raggravata la sua mano sopra P Italia, come la raggravo gia 
sopra PEgitto, immisit manum suam super Aegyptum : e ne 
la tristezza, ne Pumiliazione ci debbono accecare al segno, 
che non lo riconosciamo, ed insieme non iscorgiamo il modo 
di vederla alleggerita e placata. Ci consola anzi che un rag- 
gio di luce principii ad entrare ancora nella mente di chi non 
la vorrebbe vedere e, vedendola, quasi la prende a gabbo. 

Se 1' Italia non deve far la guerra, se deve chinar la 
schiena davanti al primo barbaro che 1' ha battuta, tanto vale 
neutralizzarla, abolir Pesercito e la marina e affidarci all'am- 
ministrazione del Papa, che almeno ci dark la pace con tutto 
il mondo, un' influenza coloniale dieci volte piu vasta di quella 
inglese, e trovera nel Yangelo i rimedii ai morbi che trava- 
gliano il corpo sociale. 

Cosi ha scritto e stampato Edoardo Scarfoglio *, forse piu 
per celia che per da vero. Ma se da questo suo voto, o da 
questa sua deprecazione, si levi la celia e si ritenga il vero, 
si avrk tutto cio che occorre, perche P Italia, rientrata nelPor- 
dine voluto dalla Provvidenza, respiri; e da nazione la piu 
flagellata dall'ira di Dio, ridiventi la piu favorita dalla sua 
bonta. 

1 11 Mattino di Napoli num, cit. 



LA NORYEGIA 

E UNA COKSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZE 



I. 



Ai nostri lettori, gik da gran tempo accostumati a pellegri- 
nare col pensiero in nostra compagnia per varie region! della 
terra, non tornera discaro che noi adesso gPinvitiamo a se- 
guirci fino in Norvegia, dietro la scorta di Mons. J. B. 0. Fallize, 
Vescovo di Elusa e Yicario Apostolico di quella iperborea 
regione. 

La Norvegia non e un paese straniero a noi cattolici ; poi- 
che la fede nostra vi germoglio e crebbe, qual pianta rigo- 
gliosa e felice, per opera del suo apostolo Anscario, Yescovo 
di Amburgo, e in seguito merce lo zelo del santo re e martire 
Olao, il quale vi chiamo dotti e operosi monaci inglesi a colti- 
varla. Neppure quella regione puo dirsi straniera a noi italiani; 
dacche di Ik vennero que' valorosi Normanni, i quali, deposta 
a pie della croce la ruvida scorza del barbaro e quella nativa 
ferocia, che aveali resi il flagello dell'Europa, scaldaronsi al 
sole della civilta cristiana ; e poscia, mescolando il loro sangue 
col gentil sangue latino, fondarono tra noi, come avevano fatto 
in Inghilterra e in Francia, parecchi principati e un florido 
regno in Sicilia, di cui tuttora rimangono chiare e gloriose 
vestigia. 

Ma la patria loro venne, ai tempi della riforma luterana, 
trascinata anch'essa cogli altri popoli scandinavi e germani 
nelFinfausta ribellione contro la Chiesa; finche decretata nel 
16 luglio del 1845 dalla Costituzione Norvegiana la liberta di 
coscienza, i missionarii cattolici, i quali prima vedevansi cola 
asserragliato il passo alle loro corse apostoliche, vi poterono 



20 LA NORVEOIA 

novellamente penetrare e riprendervi le loro interrotte e frut- 
tuose fatiche. La loro opera svolgevasi lentamente, ma con 
promessa di piu felici success! per Pavvenire. Fra le altre 
fondazioni, Mons. Fallize aveva, non ha guari, in Ghristiansand 
edificata una cappella,,una scuola, il presbiterio e la casa delle 
Suore. Senonche queste umili dimore in legno, che rammen- 
tavano lo stato della primitiva Chiesa, andarono indi a un anno 
a fuoco e fiamma nel famoso incendio che ridusse in cenere 
una gran parte della citta. Egli non cadde di cuore per questo 
sinistro, ma volse tosto Panimo a rialzare dalle ancor fumanti 
ruine i distrutti edifizii, e non piii di legno, com'erano per 
P innanzi, ma di solido granito, unica pietra che cola si trovi, 
difficilissima a lavorarsi. Al che gli vennero in aiuto, oltre alia 
propagazione della fede, generosi benefattori, i quali gli cedet- 
tero perfino gratuitamente larghi tratti di terreno ; cotalche al 
presente egli quivi possiede nel cuore stesso della citta un 
immenso quartiere, che divise a mezzo, assegnandone una meta 
alle Suore per edificarvi un grande ospedale con intorno un 
bel giardino, e Paltra meta riserbo alia missione, innalzandovi 
sopra un'elegante cappella e un ampio presbitero con salotti 
spaziosi per le scuole, e il tutto bellamente cinto di piante e 
di fiorite aiuole. Cotesto quartiere & ora uno de' piu belli e 
vistosi di Christiansand. Egli e vero, peraltro, come dice 
Monsignore nella sua relazione l , che tutto ancora non e pa- 
gato; ma il buon Dio condurra a capo Popera sua. E noi 
siam certi che non gli fallira la speranza, dacche chi in Dio 
confida, non e mai deluso. 

Fin dal mese di febbraio dell' anno scorso tutte coteste 
opere erano state recate a fine. Non si tosto le Suore si fu- 
rono allogate nell'ospedale, che questo, avvegnache avesse le 
pareti ancor fresche e gocciolanti acqua, fu subito pieno di 
malati, riputandosi gli stessi medici protestanti felici di poter 
affidare alle Suore i loro infermi. Laonde fin d' allora i letti 
di quell'ospedale erano tra i detti medici oggetto di disputa; 

1 Une tournte pastorale en Norvege. Relation, aux Missions Catholiques. 
Ghristiania, 1895. 



E UNA CORSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZB 21 

e i giornalisti protestanti levavano a cielo la carita delle Sucre. 
L'eloquenza di questa muta predica dara a conosoere a quel 
popolo, meglio d'ogni discorso, ove sia la vera Chiesa di Gesu 
Cristo, la cui tessera gloriosa fu e sara sempre la carita. 

Una cosa sola ancor mancava alPospedale e alia cappella, 
ed era la benedizione della Chiesa; ed a compiere appunto 
questo rito mosse il zelante Mons. Fallize alia volta di cotesta 
citta, accompagnato da un giovane prete. Noi ne seguiremo i 
passi, compendiando la sua relazione di 117 pagine scritte in 
francese con molta eleganza e brio ; ma prima ci si consenta 
di gittare una rapida occhiata su quella regione, cosi lontana 
da noi e si poco conosciuta, o di certo non apprezzata quanto 
pur meriterebbe. 

II. 

La Norvegia, che i latini denominavano Nortmannia, e 
uno de'regni piu iperborei dell'Europa settentrionale, ed ha 
una distesa di 1986 chilometri sopra una larghezza media di 
men che cento chilometri al Nord e di quattrocento al Sud, 
con una superficie di 316,694 chilometri quadrati e una popo- 
lazione indigena che supera di poco il milione. E una regione 
montuosa solcata per lo lungo da un'aspra catena di monta- 
gne, che i geografi moderni appellano Dofrine, o semplice- 
mente alpi scandinave, e che la partono dalla Svezia. Dove 
questa giogaia rispiana, e lungo le coste, il paese e tutto in- 
tersecato da bracci di mare e da baie, le cui acque, ingolfan- 
dosi tra le gole di altissime rocce slanciantisi la piu parte a 
picco, addentransi fino a cento chilometri nelle terre, e poi 
diramansi in un prodigioso numero di canali marittimi, cola 
chiamati fiords ; i quali o sboccano ne' laghi, a cui diedero 
origine, o fecondano le campagne e agevolano il commercio. 
Questi sono collegati tra loro e coi laghi merce ponti di solida 
e bella costruzione, sui quali corrono ferrovie e agevoli strade 
che coprono di una rete tutto il piano. 

Tra i tanti golfi, i quali, insenandosi nella riviera norve- 
gese, aprono un ampio ricovero ai bastimenti, primeggia per 



22 LA NORVEGIA 

la sua importanza quello di Cristiania. L'approdo pero a questo 
e ad altri porti e assai pericoloso, sia per lo spesseggiare degli 
isolotti e degli scogli ciechi o a fior di acqua, di che e tutta 
sparsa e disseminata la riviera, sia ancora per le frequent! e 
sformate tempeste che si scatenano su que' mari e i banchi di 
ghiaccio trasportativi dall'impeto de' marosi o dalle correnti 
polari che battono la costa. Viaggiasi tuttavia cola phi per 
acqua che per terra, specialmente nelPinterno del paese, dove 
a ragione dei tanti golfl e canali, che tutta incidono, come di- 
cemmo, la contrada, le vie terrestri danno larghissime e in- 
terminabili volte, costeggiando i flanchi delle montagne, so- 
spese con mirabile ardimento e maestria sopra paurosi abissi 
che loro adimansi a pie', e fanno rabbrividire di spavento il 
viaggiatore. 

Le montagne hanno in piu luoghi le radici e i dossi sel- 
vosi e ricchi di pascione e le vette biancheggianti d'eterne nevi 
e ghiacci; e sono cosi serrate insieme che non lasciano negli 
intervalli se non angusti valloncelli, o precipitose lacche e bur- 
roni. Dalle loro cime avvallano numerosi fiumi e torrenti, che 
spesso precipitano di balzo in balzo in pittoresche cascate, il 
cui vaporoso polviscolo ai raggi del sole riverbera tutti i co- 
lori delPiride. 

II clima e salubre ma freddo, perche la Norvegia giace per 
due terzi nella parte settentrionale della zona temperata e pel 
restante nella zona glaciale; onde la temperatura e in ragione 
della sua latitudine geografica, con questo divario pero che le 
nevose montagne di verso oriente rendono questa parte assai 
piu rigida di quella volta ad occidente, ove Paria e addolcita 
dalla prossimM del mare, le cui acque vengono temperate dal 
gulfstream, calda corrente, che dal golfo del Messico spin- 
gendosi fino alle regioni polari, vi addolcisce la rigidezza 
delle acque e dell'aria, e reca alle terre spoglie di vegeta- 
zione il provvidenziale tributo del legno fluttuante. A oriente 
de' monti, i , ghiacci sono piu forti, piu alte le nevi e di piu 
lunga durata; e a occidente, piii frequenti le nebbie e le pioggie 
e piii tempestosi i venti. Sulle coste parimente regnano i geli ; 



E UNA CORSA APOSTOLIGA DI MONS. FALLIZE 23 

ma quivi ancor piu presto si sciolgono ; e nello scioglimento 
1'aria carica di vapori e le acque stagnant! rendono le costiere 
meno sane delle alte region!. 



III. 



La Norvegia non ha, a vero dire, che due stagioni, 1'inver- 
nale e Testiva, la prima lunghissima, breve e assai calda la 
seconda. In questa il sole accarezza quell'iperborea regione 
fino a rimanere sull'orizzonte 18 ore e mezzo, nella parte me- 
ridionale, e ore 21 nella mediana. Nella parte poi settentrio- 
nale della Norvegia per piu settimane il sole non tramonta 
mai. Senonche con egual misura la lascia poi vedovata nel 
verno, in cui i giorni piu corti sono dove di cinque, dove di tre 
ore solamente, e nella regione piu boreale per parecchie setti- 
mane il bell'astro non degna affacciarsi sul balzo di oriente. 

Tuttavolta 1'orrore delle lunghe notti vi & di frequente fu- 
gato da uno de' piu luminosi e incantevoli spettacoli della na- 
tura, qual e quello delle aurore boreali, non che dalla straor- 
dinaria chiarezza della luna, i cui argenti niun velo di vapori 
appanna. 

Nel piu fitto delle tenebre vedesi a un tratto biancheggiare 
Porizzonte come allora che albeggia, poscia apparire un 
grand' arco luminoso in cielo, che poggia a smisurata altezza, 
e dolcernente scende fino a posare sulla terra o sul mare. 
L'arco risalta e spicca dal cupo fondo del cielo con una tinta 
ora argentina, ed ora di dolce zaffiro o di fiammante piropo, 
dal cui centro e dagli orli sprizzano lampi e scintillii di ru- 
bini, di crisopazii, di smeraldi, di giacinti intramezzati da dar- 
deggiamenti e guizzi di luce si sfolgorante che 1'occhio non 
la sostiene. 

Indi 1'arco si svolge in un grandioso padiglione di luce, co- 
ronato d'oro e drappeggiato di porpora o d'indaco volgente al 
rosso, con in mezzo un gran disco di vivo argento, che saetta 
strali di bianchissima luce dal vertice dorato. A que' riflessi le 
terre e i mari di mille tinte incoloransi, e i ghiacciai river- 



24 LA NORVEGIA 

berano tutte le luci di che la natura pinge ed abbella le gemme, 
i fiori e le nubi investite dal sole. E un giorno in mezzo alia 
notte, ed un giorno di paradiso. 

Altri spettacoli ancora quivi compensano i brevi giorni e 
le lunghe notti della vernata; poiche gli obbliqui raggi del 
sole o delle aurore boreali illuminando i ghiacci, vi destano 
prismi che raggiano tutti i colori delPiride, trasformando per 
tal guisa quella regione in un incanto di luci le piu brillanti 
e svariate del mondo, che figurano palagi, castelli e torri di 
smeraldi, topazii, rubini, zaffiri, tutto in somma un mondo 
fatato. 

Vi sono inoltre frequenti gli aloni o anelli colorati, 
che coronano bellamente la luna, i parelii, o soli addop- 
piati, e i parasileni, o lune parimente addoppiate; cotalche 
par che Dio quivi si piaccia di sfoggiare la sua grandezza e 
munificenza, quando appunto vi sembra piu desolata e morta 
la natura. 



IV. 



I paurosi fenomeni delPatmosfera, come tuoni e fulmini, 
non turbano che assai di rado i placidi sonni de' Norvegesi. 

La madre terra non e loro avara de' suoi prodotti ; poiche 
se il suolo e in piu luoghi roccioso, o sabbioso, ovvero co- 
perto di paludi, nella parte meridionale e assai fertile' e nei 
dintorni di Bergen ubertosissimo. Essendoche nella state la 
lunghezza de' giorni, compensando la breve durata della sta- 
gione, vi conduce prestissimo a maturitk le biade e i frutti. 
Tuttavolta il difetto di un sistema di coltura piii acconcio al 
clima, e talora i ghiacci prematuri ed altre cause fanno spesso 
mancare i ricoHi, e riducono gli abitanti a grandi distrette, 
massime nella regione settentrionale, ove questi sono non di 
rado costretti a cibarsi di una pasta fatta con la scorza amara 
del pino. 

Oltre la biada coltivansi in alcuni luoghi orzo, avena, le- 
gumi, pomi di terra, lino, canape, luppoli, cumino, piante tin- 



E UNA CORSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZE 25 

torie, e nella parte meridionale eziandio parecchie piante frut- 
tifere, come meli, peri, ciliegi, castagni e perfino albicocchi. 
Immense foreste imboscano le montagne, ove giganteggiano 
pini, frassini e abeti di si gran corpo che forniscono agli abi- 
tanti uno de' piu lucrosi traffic! del paese. Su pel declivi delle 
medesime, nelle valli e nelle isole verdeggiano in piu luoghi 
ricchi pascoli, ove allevasi di molto bestiame. II selvaggiume 
parimente, come renne, cignali, armellini, castori, lepri e lontre, 
vi abbonda da per tutto ; e i laghi, i fiumi e il mare sono si 
ricchi di pescagione, che le acque suppliscono allo scarso ali- 
mento che dk agli abitanti la terra. 

Non bastando il suolo arabile in Norvegia al bisogno degli 
abitanti, non vi si veggono per le campagne villaggi, ma sol 
cascine isolate e caseggiati, ciascun composto di varii corpi di 
fabbrica appartenenti a un istesso padrone. Essi sono di legno, 
ma spaziosi, agiati e dentro mobiliati con un lusso che niun 
supporrebbe in quelle solitudini. Attorno aU'ediflzio principale, 
abitato dal signore del luogo, o dal suo affittuario, raggrup- 
pansi le casine de' domestici, le rimesse delle vacche, le stalle 
de' cavalli, 1'ovile, i magazzini di legname e quanf altro e al 
bisogno in luoghi solitari e spesso distanti piu leghe fra di 
loro, in ciascuno de' quali 1'uomo dee bastare a se stesso. 

II complesso di cotesti edifizii arieggia a un villaggio, av- 
vegnache tal non sia, ed e circondato da campicelli assiepati 
e messi a coltura o a foraggio per Pallevamento del bestiame, 
che e una delle principali ricchezze del paese. Piu oltre s'af- 
foltano macchie e boschi, anch'essi chiusi da folte siepi o stec- 
cati, ove pascola nella primavera 1'armento, che poi nella state 
va su pe' monti alle profumate pascione alpine, germogliate ai 
tepori di un sole che in quella breve stagione non abbandona 
mai 1'orizzonte; ne ritorna al chiuso che alia caduta delle 
nevi. Nella state si fabbrica colassii queU'eccellente formaggio 
cotanto ricercato in commercio; e nelle foreste si abbattono 
i pini, i frassini e gli abeti, che poi nella vernata sono con 
somma agevolezza trainati giu pe' ghiacci fino ai depositi o 
cantieri, donde vengono navigati in ogni parte del mondo. 



26 LA NORVEGIA 

y. 

La campagna in Norvegia non e come tra not coltivata da 
coloni o da braccianti, ma da afflttuari a vita, chiamati cola 
husmand, a' quali il proprietario cede 1'uso e il frutto del suo 
podere non a prezzo di denaro, ma a patto di tante giornate 
di lavoro. L'affittuario vi costruisce la sua casa, e coltiva in 
suo capo, o a suo profitto, il terreno, con diritto di tagliare 
per suo conto una parte del legname nelle foreste e di far 
pascolare un numero determinato di greggi o armenti nel po- 
dere del suo Signore. AlPaffittuario defunto succedono d'ordi- 
nario nel godimento di questi diritti la sua vedova e i suoi 
figli, e cio non in virtu della legge, ma di una lodevole co- 
stumanza nata dall'ingenita bonta di quel popolo. Di qui la 
agiatezza delFaffittuario o mercante di campagna, che vien ri- 
guardato come signore; e ne ha veramente, come ci attesta 
M. r Fallize, la grandezza d'animo e un'ospitalita che non co- 
nosce misura. Voi, dic'egli, potete battere a qualunque porta, 
e siete sicuro di trovarvi mensa imbandita e letto apparec- 
chiato. 

83 la Norvegia non offre gran campo all' agricoltura per 
la scarsezza di terreni arabili, Toffre tuttavia alPindustria mi- 
neraria che vi prospera, merc& capitali stranieri e nazionali. 
II paese e ricco d'ogni fatta minerali: argento, oro, nikel, 
rame, ferro, e ferro magnetico, piombo, cobalto, arsenico, 
cromo, allume, sale, amianto, alabastro, granito e marmo di 
finissima grana da rivaleggiare con quello di Carrara, per nulla 
dire delle pietre preziose, come agate, granate e ametiste. Non 
faceva difetto alia Norvegia che il petrolic, -ma anche di que- 
sto si e scoperta teste una sorgente nelF isola Andaeen, e alia 
mancanza di carbon fossile si supplisce, almeno in parte, con 
la torba. L' industria adunque mineraria non meno della fore- 
stale e della pastorizia e fonte di ricchezza pel paese. 

Ma ben maggiore profitto la Norvegia ritrae dalle acque ; 
poich& fiumi, canali, laghi e mari, tutto vi & assai pescoso, 



E UNA GORSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZE 27 

e per forma ch'ella sola puo rifornirne gran parte del mercati 
di Europa ; dacche le sue coste brulicano di aringhe, merluzzi, 
salmoni, e vengono di frequente visitate ancor dalle balene e 
dalle foche. Ora di soli merluzzi in salamoia il commercio 
Norvegese esporta in media un venticinque milioni alPanno, 
oltre a infinite numero di aringbe secche, salate e pigiate in 
botticelle, che i suoi ottomila legni mercantili sbarcano in tutti 
i porti. 

VI. 

Nonostante tanta abbondanza, la Norvegia non arricchisce 
gran fatto ; e la ragione di cio sembra essere il manco di 
economia e il lusso sfrenato che vi regna. Gonsumasi oggi 
quanto ieri si e guadagnato, ne si pensa aH'avvenire. I bisogni 
poi fittizii e le esigenze del lusso sono una voragine senza 
fondo, che ingoia le ricchezze delle piu agiate famiglie, tra le 
quali sono assai comuni i fallimenti. 

Arrogi ancora il gran numero degli spostati; poiche appena 
avvi campagnuolo, il quale non ambisca di mandare il suo 
figliuolo in citta a frequentare le scuole superior! per ivi lau- 
rearsi in qualche facolta. 

L'istruzione primaria in Norvegia e si diffusa, che non tro- 
vasi neppur nelle campagne chi non sappia leggere, scrivere 
e conteggiare ; e cotesta coltura e dovuta sia all'educazione di 
famiglia, in cui i genitori ammaestrano essi stessi i figliuoli, 
massime nelle lunghe notti invernali, sia al gran numero di 
scolari che frequentano le scuole comunali, nonostante il lungo 
cammino che debbono spesso percorrere per arrivarvi, sia fi- 
nalmente per un'assai commendevole industria usata dal Go- 
verno, il quale manda ogni anno per le provincie maestri am- 
bulanti, incaricati di sorvegliare 1'istruzione de' fanciulli e di 
compiere anche quella degli adulti. Essi insegnano agli hus- 
mand Tarte d'intagliare maravigliosi lavori in legno, alia mo- 
glie di lui quella di lavorare tessuti e ricami finissimi, ai cam- 
pagnuoli il secreto di que' delicatissimi lavori in filigrana, che 
occupano le loro lunghe notti invernali, cose tutte che poi 



28 LA NORVEOIA 

messe in commercio, accrescono il ben essere delle famiglie; 
e ai medesimi e ai pescatori i moderni ritrovati o perfezio- 
namenti introdotti nell'arte o mestiere di ciascun di loro. 

Aggiungasi a tutto questo la moltiplicita de' giornali che 
corrono per tutto il paese, chiamato pero da M. r Fallize YEl- 
dorado del giornalisti, lo svegliato ingegno e il vivo desiderio 
che hanno i Norvegesi d' imparare, la vaghezza de' viaggi, 
ne' quali sulle loro ottomila navi essi visitano ogni angolo della 
terra; e si potra far ragione del grado di coltura di questo 
popolo, a cui neppur manca il mezzo di darsi a studii supe- 
riori nelle principal! citta, e specialmente in Cristiania dotata 
di un' Universitk e di parecchie scuole e accademie. 

La sua lingua e un dialetto dell'antico idioma scandinavo, 
che partecipa delle lingue germanica, svedese e danese, come 
altresi Porigine di questo popolo, riguardato qual ramo scan- 
dinavo della gran famiglia germanica o germano-celtica. II suo 
stesso tipo e 1' indole sua ne rivelano 1'origine ; poiche il Nor- 
vegese e ben aitante della persona, di bianca e rosata carna- 
gione, capelli biondi, occhi cilestri, membra robuste, e si vegeto 
e sano, che un centenario non si dice decrepito, ma solo inabile 
a grandi lavori. 

Egli e d'animo franco, d' indole mite, e di semplici costumi, 
assai ospitaliero, amante della veritk e profondamente religiose. 
La sua maniera di vivere e quale piu innanzi la descrivemmo ; 
la sua religione era gik la cattolica ed ora e la luterana, a cui 
senza volerlo, e senza quasi saperlo, venne trascinato da principi 
stranieri ; il suo governo e monarchico costituzionale, con un 
proprio parlamento, sotto lo scettro del Re di Svezia, a cui 
il Congresso di Vienna nel 1814 voile unita la Norvegia. 

E tanto basti aver qui accennato di cotesto paese e de' suoi 
abitatori, sia per appagare la dotta curiositk dei nostri lettori, 
sia per seguire con maggior conoscenza de' luoghi e delle 
persone la corsa apostolica di M. r Fallize, il quale ci forni 
molte delle notizie da noi piu innanzi accennate. 



E UNA CORSA APOSTOLIGA DI MONS. FALLIZE 29 

VII. 

Ed ora mettendoci con lui in viaggio alia volta di Chri- 
stiansand, non si smarrisca d'animo il lettore al vedere cotesto 
coraggioso Vicario Apostolico in cammino nel piii crudo rigore 
della stagione. II missionario non bada n& a freddo n& a caldo, 
ne a venti n6 a procelle, n6 a pericoli di terra n6 di mare. Egli 
dice con S. Paolo Charitas Dei urget nos; e tolto il breviario 
sotto il braccio e appeso il crocifisso al collo, avviasi, senz'altro, 
ove il suo dovere lo chiama o la caritk lo sospinge. 

Un viaggio in febbraio, scrive I'istesso M. r Fallize, ne'paesi 
del ghiaccio e un affare molto serio. Pei grandi viaggi lungo 
le coste noi non abbiamo in Norvegia altro che il mare ; poiche 
le grandi strade fanno giri impossibili; e non 6 dato a tutti 
di poter passare intere settimane in vettura o in islitta con un 
freddo cbe spacca le rocce. E adduce in seguito la ragione 
di coteste interminabili giravolte delle strade maestre, ed e 
quella appunto che abbiamo piu innanzi indicata, cio6 Pinfinita 
moltitudine dei fiords o canali marittimi, che tagliano per ogni 
verso le pianure e la costiera. 

E qui egli nota che senza questi canali e senza i laghi 
il paese sarebbe una landa deserta, dove che con essi e per 
essi non solamente possiede le piu belle vie di comunicazione 
e i migliori porti di Europa, ma oltrepassa eziandio in bellezza 
i sogni piu arditi del viaggiatore. 

Nell'estate poi il viaggio per mare offre un incanto senza 
pari. Anzitutto trovasi a bordo delle navi ogni agiatezza che 
si possa mai desiderare e le persone sono di squisita amabilita 
e cortesia. Inoltre il mare nella bella stagione 6 sempre calmo; 
e siccome il Yapor postale si avvolge quasi sempre tra una 
selva d'isolotti, che spesseggiano lungo le coste da Cristiania 
ftno alle regioni piu boreali, le stesse rare tempeste non giun- 
gono a battere la nave. Anche nelle notti d'estate, notti punto 
oscure in questi paraggi, puossi a tutt'agio, assisi sul ponte, 
vagheggiare gli stupendi paesaggi, che ad ogni svolto della 



30 LA NORVEGIA 

nave per questo laberinto di golfi si scoprono. A dritta e a 
manca vi sovrastano in capo ora montagne e rocce levantesi 
a cielo, ora foreste di abeti, ed ora graziose casine di pastori 
e pescatori, dipinte con tutti i colori dell'arcobaleno e coronate 
di verdi pratelli smaltati di fiori; e in quella che le vacche 
e i montoni pascolano in riva al mare, le barche peschereccie 
volteggianvi d'attorno pe' campi, in capo a' quali entrasi in un 
piccolo porto di mare, ove buona parte della popolazione si 
affolla sul molo per appagare la sua curiosita o salutare gli 
amici. 

Ma nel nostro interminabile inverno tutto cambia d'aspetto, 
massime lungo la costa orientale. Mentre il gulfstream impe- 
disce che il mare e anche i fiords della costa occidentale ge- 
lino, da Cristiania in giu, fino alia Norvegia meridionale, tutti 
i fiords e tutti gli stretti e passaggi fra le isole sono abbar- 
rati da serraglie di ghiaccio; e solo a costo di grandi sforzi 
certe barche speciali (armate di congegni da fendere il ghiaccio) 
pervengono a tenere aperto un canaletto che apra alle navi 
1'uscita dal porto. I legni a vela non osando affrontare i pe- 
ricoli di cotesti angusti passaggi, lunghi alle volte fino a cm- 
quanta chilometri, sono condannati al riposo; e solamente le 
navi a vapore, le quali padroneggiano i loro movimenti in 
guisa da non dare di cozzo contro quelle barriere di ghiaccio 
di parecchi metri di spessore, o sono assai forti per romperne 
o cessarne da se i massi distaccati e galleggianti, possono 
tenere il mare. 

Alia sopraddetta difficolta se ne aggiunge un'altra, e sono 
le lunghe notti del nostro inverno. 

VIII. 

Cosi egli, e noi, senza qui ripetere quanto abbiamo accen- 
nato piu sopra di coteste notti invernali, teniam dietro al ze- 
lante Prelato, il quale in compagnia di un suo giovane amico 
e della Superiora provinciale delle Sucre di S. Giuseppe par- 
tito a mezzanotte dalla capitale, fe' rotta alia volta di Christian- 



E UNA GORSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZE 31 

sand. Non appena, dic'egli, eravamo usciti dal porto di Cri- 
stiania, che sentimmo a ogni momento la nave dar crolli e 
scricchiolare in tutte le sue giunture, e questo spaventoso stro- 
scio, prodotto dalPurto de'ghiacci, non ci lasciava velare gli 
occhi al sonno. Verso 11 mattino solamente abbiam potato 
prendere il largo; ma quivi ancora i ghiacci distaccati dal 
fondo dei fiords e fin cola trabalzati dalP impeto delle tem- 
peste, ci accompagnavano. Di tratto in tratto ci abbattevamo 
in qualche striscia d' acqua libera, che rifletteva come spec- 
chio il sole sempre dorato del nostro inverno, ma non serviva 
ad altro che a permettere al Vapore di prendere un novello 
slancio per forzare una nuova barriera di ghiaccio. Felice- 
mente per noi il tempo era tranquillo! Molte fiate ho io 
veduto in mezzo alle tempeste, onde 1' inverno e si prodigo 
in Norvegia, massi di ghiaccio bolzonati dall'uragano con- 
tro le navi, urtarle con forza inaudita e scuoterle e crol- 
larle tutte fino al fondo della chiglia, in quella che i flutti 
invadevano il ponte e incontanente gelavano, per Pacutezza del 
freddo, fino a parecchi piedi di altezza, di guisa che la ciurma 
non poteva attraversare il ponte senza rischio della vita. In 
questi frangenti ho imparato ad ammirare il sangue freddo 
e lo spirito di sacrifizio dei nostri bravi marinai norvegesi. 
Veggonsi sovente dal capo alle piante come cristallizzati dal 
gelo con la barba, i capelli e gli abiti coperti di ghiacciuoli, 
starsene le lunghe ore immobili al loro posto, e non aprir 
bocca che per dire agli atterriti passeggeri non esservi peri- 
colo di alcuna sorta, anche allora che il legno minaccia di dare 
alia banda sotto il peso delle acque gelate, ond' e aggravate 
sul ponte. 

Ben si comprende che in tempo de'ghiacci la nave deve 
tenere Palto mare, e non puo entrare che ne' porti assai ricchi 
per mantenere aperto un canale. Quanto agli altri porti, vi 
si spediscono la posta e le mercanzie in treggia fino al limite 
de' ghiacci, trasformati in uno scalo provvisorio ; e nonostante 
la distanza che vi corre spesso di parecchie leghe, i curiosi 
del luogo e soprattutto i biondi giovani d'ambo i sessi or sui 



32 LA NORVEGIA 

patini, ed ora sulle slitte vi accorrono da ogni banda per sa- 
lutare la nave. Dove poi ha un canale, aH'avvicinarsi di quella 
al porto, veggonsi ai due lati far siepe i Norvegesi, giovani 
e vecchi, e prendersi bel tempo patinando, sollazzo a cui tutti 
si danno con passione,. 

IX. 

E qui il Prelato viaggiatore, colto il destro di una sosta 
del Vapore in Arendal, da un cenno di questa graziosa citta 
di circa 7000 abitanti, la quale spiegasi in anfiteatro sul porto, 
ed e celebre pe' suoi cantieri di costruzione, i cui legni mer- 
cantili navigano su tutti i mari del globo. Egli esprime il suo 
ardente desiderio di fondarvi una missione e stabilirvi le Suore 
di carita, che tante volte vi furono invitate. Imperocchfc la 
citta & metropoli di una popolosa provincia vasta quanto un 
dipartimento francese, dove nulla ancora si & intrapreso per la 
propagazione della fede, e i pochi cattolici che 1'abitano, sono ab- 
bandonati a se stessi. Stringe adunque il bisogno di provvedervi : 
ma come, se il zelante Vicario apostolico Fallize scarseggia di 
mezzi, e i pochi che ha, neppur bastano a sopperire alle piii 
stringent! necessita delle missioni da lui altrove impiantate ? 
Gi giova tuttavia sperare che la Propaganda di Roma, coadiu- 
vata dalPOpera della Propagazione della Fede di Lione, possa 
venirgli quanto prima in aiuto. 

Rimessosi egli in mare, riprese la sua rotta verso Chri- 
stiansand ; e gia scopriva da lungi i due fari del molo, quando 
senti a un tratto un urto tremendo che scosse tutto il naviglio. 
Comprese tosto che a cagion delle tenebre il pilota non aveva 
imboccato il canale, ma lanciato il Vapore sopra una saraci- 
nesca di ghiaccio con manifesto rischio di mandarlo a picco. E 
si sarebbe esso infatti al flero cozzo fracassato o partito a mezzo, 
come a tante altre navi era intervenuto, ove non fosse stato 
foderato di ferro. Merc6 la sua brava corazza resistette all'urto r 
scio, e indi a poco, infilato il canale, di6 tranquillamente fondo 
in porto. 



E UNA GORSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZE 33 

Nonostante 1'ora tarda, tutti i cattolici del luogo, col loro 
parroco alia testa, erano sullo sbarcatoio in attesa del Vapore. 
II Prelate, appena messo pie a terra, venne da loro accolto a 
festa e condotto a mo' di trionfo alia canonica di recente 
edificata. 

La domenica seguente, 24 febbraio, era il giorno destinato 
alia benedizione della cappella e dell'ospedale, e fu una festa 
per tutti gli abitanti e im vero trionfo per la cattolica Chiesa. La 
cappella molto innanzi alia funzione era gremita non gik di cat- 
tolici, che sono pochi, ma di protestanti, tra quali il Gover- 
natore della Provincia, il Sindaco della citta, il Prefetto di 
polizia, le altre autorita e ogni ordine di cittadini, desiderosi 
di attestare al Vescovo il loro rispetto e ai cattolici la loro 
simpatia. Che mutamento di scena dal giorno in cui il prete 
cattolico era, sotto pena di morte, sbandeggiato dalla Nor- 
vegia! Cotesto rinsavimento della pubblica opinione ha qual- 
che cosa di prodigioso! 

I protestanti non meno dei cattolici accolsero con animo 
attento e benevolo le parole del Vicario Apostolico, il quale con 
la sua robusta eloquenza espose e confuto gli errori del prote- 
stantesimo, terminando il suo dire con una calda perorazione, 
in cui scongiurava i protestanti a volersi unire a noi in una 
preghiera a Dio, acciocche riconduca la Norvegia al seno di sua 
madre, da cui T astuzia e la violenza di principi stranieri ave- 
vanla strappata. Quest' invito fe' si profonda impressione nel- 
1'uditorio, che il Governatore dopo la funzione disse a Sua 
Eccellenza : Monsignore, noi pregheremo con voi, afflnche ab- 
bia il suo compimento la preghiera di Gesu Cristo ut unum 
tint; e s'io mal non m'appongo, non andra oltre a un secolo 
che questo voto si adempia. Gosi parla un protestante ; ne 
diverso dal suo e il sentimento del popolo, che e nella sua 
maggioranza protestante di nome e cattolico di cuore. Onde 
non e a meravigliare il suo concorso alia cappella cattolica, 
il favore con che accolse le parole del Prelato, ripetute poi 
con benevoli commenti dalla stampa cittadina, il devoto rac- 
coglimento che mostro durante il divin sacrifizio, celebrato 

Serie XVI, vol. VI, fasc. 1099. 3 24 marzo 1896. 



34 LA NORVEGIA 

da S. E., e la calca con che affollossi cola alle funzioni del po- 
meriggio, e accompagno poscia M. r Fallize alia visita e bene- 
dizione delPospedale, vivamente commossa, non meno degli 
infermi, dallo spettacolo della carita cattolica. Si corono la 
festa con la solenne benedizione del SS. Sagramento, preceduta 
da un commovente discorso di S. E. in lode della carita e di 
quelle angeliche creature, le quali in se stesse ne incarnano 
P ideale evangelico, votandosi per amor di Dio e del prossimo a 
una vita tutta di sacrifizio, che comincia dal momento in cui, 
dato un eterno addio al mondo, alia . famiglia, alia patria, a 
quanto P uman cuore ha di piii caro quaggiu, corrono a chiu- 
dersi nel lacrimevole ostello del dolore e della morte ; ne ter- 
mina che in quell' istante supremo, in che logore dalle fatiche 
e dalle veglie, consunte da infermita spesso contratte nelP as- 
sidua assistenza di malati contagiosi, o anche barbaramente 
uccise da quelli stessi che lor dovevano la sanita e la vita, 
volano con Peletto spirito a bearsi in Dio. 

Terminate le funzioni di chiesa, furono i magistrati della 
cittk invitati a un modesto desinare, in cui essi, avvegnache 
protestanti, brindarono alia salute del Santo Padre; e il Go- 
vernatore ringrazio il Vicario Ap. di essere venuto a dimorare 
tra loro, e a fondarvi una Missione e un ospedale. A quante 
speranze cosi belle disposizioni non debbono aprirci il cuore ! 

Da Christiansand il zelante Pastore mosse alia volta di 
Stavanger, ove pur c' invita ad accompagnarlo, e noi lo faremo 
di buon grado. 

II viaggio e assai arrischiato, perche convien costeggiare 
con la nave una delle piu orribili e pericolose riviere della 
Norvegia, irta di rocce denudate dalle tempeste che pescano 
con due capi in mare, aprendo tra Puno e Paltro un seno, 
anch'esso mal fido pei tanti scogli ciechi o a fior d'acqua, 
di che e tutto disseminato, ne' quali non e a dire quante 
navi sorprese dalle tempeste o dalle nebbie, quivi assai fre- 
quenti, vengono a fracassarsi. E quel che e peggio, smontando 
quivi le rocce a piombo, gP infelici naufraghi neppur possono, 
nuotando, afferrare a salvamento la spiaggia; e pero, ove non 



E UNA GORSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZE 35 

sieno soccorsi a tempo dalle barche di salvataggio, che, grazie 
al Governo e a private societa, vi stanno sempre sulP ancora, 
miseramente periscono. 

II Prelato pote tuttavolta approdare felicemente al porto di 
Ekersund, cittaduzza di soli tre mila abitanti, donde in due ore 
diferrovia pervenne a Stavanger, attraversando un verodeserto; 
poiche il cammino ch'egli tenne, corre tra immensi massi erra- 
tici di granito precipitati dalle montagne, e sbocca in una pla- 
nizie sterpigna e paludosa, ove pascono raagri armenti. 

La sua popolazione, come in generale la norvegese, e 
assai religiosa, ma pietista, in mezzo alia quale non fu dato 
ancora alia Mission cattolica di poter fermare sua stanza 
per difetto di mezzi e di sacerdoti. Eppure questa cittk non 
conta meno di 25,000 abitanti, ed e una delle citta marittime 
piu importanti, dove convengono da ogni banda i viaggiatori 
curiosi per visitare 1' immenso ghiacciaio Folgefonden e il pit- 
toresco lago di Suldal. 

E doloroso il pensare che in un' immensa distesa di terre 
non vi abbia un sol prete cattolico, e che il piu vicino, chiamato 
per telegramma, disti da Stavanger una giornata di mare. 
M. r Fallize al suo arrivo in questa cittk ando in traccia dei 
cattolici, coadiuvato in quest' apostolica caccia da un buon foto- 
grafo protestante, di cui aveva fatto conoscenza a bordo; e 
giunse dopo faticose ricerche a trovarne in numero sufficiente 
per formar quivi il nucleo di una missione. Ma il buon Vicario 
Apostolico non aveva preti da mandarvi; e cosi dopo avere 
fatto del suo meglio per ricondurre le smarrite pecorelle al- 
1' ovile del buon Pastore, videsi di nuovo costretto a lasciarle 
in mano alia Provvidenza ; e parti con le lagrime agli occhi, 
profondamente addolorato di dover abbandonare a s& stessa 
questa antica citta episcopale, la cui superba cattedrale cat- 
tolica e tuttora in piedi e invoca il suo Pastore. Senonche non 
ando guari che il Signore lo consolo e di un modo maravi- 
viglioso come appresso vedremo. 



GLI HETHEI-PELASGI 

IsTEL 



LA MACEDONIA 



SOMMAR10: La Macedonia detta prima Ematia. Suoi confini e suoi popoli. 
La leggenda di Titone e Placia e del loro figlio Ematione. Perche la 
Macedonia fu chiamata terra di Khettlm. Se i Macedoni furono Greci, 
come asserisce Erodoto. L' idioma macedone fu pelasgico. Se la lingua 
de' Pelasgi sia perita e come si potrebbe, in parte, rintracciare. Me- 
todo da seguire, difficolta e modo di superarle. La Calcidica. Origine 
del suo nome. I suoi popoli metallurgist! furono Hethei-Pelasgi. II 
monte Atos e le sue citta. Delia priorita di tempo nell'occupazione 
del mondo greco-orientale ed italiano, se debba concedersi agli Arii 
ovvero agli Hethei-Pelasgi. Gli Aborigeni della Sabina e del Lazio. 

La regione, di cui prendiamo a trattare in questo capitolo, 
non e altrimenti la Macedonia dell' eta di Filippo o di Ales- 
sandro il Grande, smisuratamente vasta ; si bene quella molto 
ristretta del tempo degli Hethei-Pelasgi, la quale portava il 
nome di Emathia e di Macetia e fu parte della Tracia auti- 
chissima. I suoi confini pertanto non si possono con certezza 
assegnare, ma solo con qualche probabilita, la quale peraltro 
in tanta lontananza di tempi ci dovrebbe bastare. Strabone 
scrive che F Ematia fu abitata dagli Epiroti, dagli Illirii, ma 
la parte maggiore dai Bottiei Gretesi e da' Pierii Traci ; i Bot- 
tiei oriundi da Greta sarebbero venuti sotto la condotta di 
Bottone, e i Traci dalla Pieria e da' luoghi vicini all' Olimpo. 
Altri popoli, cioe i Peonii, occuparono il paese presso PAxio, 
gli Edoni e i Bisalti il rimanente fino allo Strimone. Di tutti 
costoro divennero signori gli Argeadi e i Calcidesi Euboici l . 

1 STRAB. VII, Fragm, 11. 



GLI HETHEI-PELASGI NEL CONTINENTS ELLENIGO 37 

L' Ematia, considerata ne' suoi limit! geografici, ebbe a set- 
tentrione la Pelagonia e la Migdonia; a mezzodi la Tessaglia; 
a oriente la Pieria e il seno Termaico e ad occidente 1'Adria- 
tico *. Vero e che i poeti usano il nome di Ematia per tutta 
la Macedonia, la Tessaglia e la Farsalia 2 . Poiche dell' origine 
-del nome Ematia, come di Emathos, fratello di Macedone, di 
Macetia e di Macetta o Macessa scrivemmo altrove 3 , non porta 
il pregio di ripetere il gia detto. Quello che qui dobbiamo 
provare si e che i Macedoni furono tribu hetheo-pelasgiche 
dell' Ematia, la quale ebbe fin dal principio due nomi, ma po- 
scia fu piii nota con quello di Macedonia. 

Gli antichi ci dicono che Ematia fu cosi chiamata da Ema- 
tione, figlio di Titone e dell'Aurora, e fratello di Memnone, 
ambedue generati in Etiopia. Titone poi figlio di Laomedonte 
che fu figlio d' Ilo, da cui la citta d' Ilio, ebbe per moglie Pla- 
cia, figlia di Atreo o Catreo 4 . II significato della leggenda mi- 
tologica non e oscuro. L' Aurora che per amore rapisce Titone 
o, secondo altri, Gefalo, rappresenta 1' Oriente, e gli Etiopi, dove 
essa si trasferisce e vi genera Ematione, rappresentano i po- 
poli khamitici dell' Africa insieme e delPAsia, fra' quali gli He- 
thei-Pelasgi. Titone, infatti, ebbe per moglie Placia, figlia di 
Atreo o Catreo, il che vuol dire lui essere stato signore di 
Placia, la quale fu cittk pelasgica della Misia Olimpica, dove 
fino al tempo di Erodoto si parlava Fidioma pelasgico; e d'altra 
parte, in Atreo o Catreo che dicesi padre di Placia, si riconosce 
il nome degli Hethei, essendo 'Aipsu? figlio di Pelope, (X)ai- 
p-'jc col suffisso -p- di appartenenza. La leggenda di Pelope, 
figlio di Tantalo, ci conduce alle piu antiche memorie della 
Lidia preistorica confusa spesso dagli antichi con la Frigia, 
dove trovammo gik gli Hethei e i loro monumenti 5 . Donde e 



1 PLIN. H. N. IV, 10, 17. 

Cf. VERG. (Zeorg. I, 492; OVID. Met. 15, 825; Luc. Phars. I, 694 e 
passim. 

3 DE CARA, Gli Hethei-Pdasgi, VoL I, p. 403, 405. 
* A*POLLODOR. Ill, XII, 11, 4. 
6 Cf. DE CARA, o. c. p. 654. 



38 GLI HETHEJ-PELASGI 

lecito conchiudere che le primitive tribu dell'Ematia e pero 
della Macedonia, furono tribu di origine asiatica e della fa- 
miglia hetheo-pelasgica. 

Alia stessa conseguenza si viene sicuramente per altra via. 
Imperocch6 i Macedoni son chiamati Khettim e la terra loro, 
come si ricava dal Libro I, cap. I de' Maccabei, terra di Khet- 
tim = Macetia, dove Ma significa terra, paese, e ceti & = Khet- 
tim *. Qui si puo domandare donde i Maccabei conobbero la 
Macedonia sotto il nome di terra di Khettim. E primamente 
si noti che questo nome nel Lib. I, cap. I, de' Maccabei & 
scritto : Xeneteifx, e al capo VIII, 5, dello stesso Libro, KITI&OV. 
La terra dunque de' Khettim o de' Kitii e la Macedonia del 
tempo di Alessandro il Grande e di Perseo, perciocch6 1'uno 
e detto il Macedone e che usci dalla terra di Khettim, e Faltro 
che fu pure Re dei Macedoni, e chiamato Re de' Citii o Gitiei. 
L'assioma di Giuseppe Flavio, da noi altrove discusso 2 , e che 
gli Ebrei, col nome di XeOlji, significavano tutte le isole e la 
maggior parte delle citta lungo il mare:... vfjaoi IE TcSaai, xai TO. 
TtXefa) TWV Tiapa GaXaaaav -)($i\L 6716 'Eppafwv 6vo[ia^iat 3 . Ora 1'an- 
tica Macedonia, che fu 1' Ematia, non fu isola ne ebbe cittk 
lungo il mare Mediterraneo, e percio il suo nome non poteva 
esser compreso in quello di Xs0i|jt, dell'assioma flaviano, e 
molto meno che questo nome sia stato preso dall'isola di Cipro, 
detta XeOtfia, da cui, come penso Giuseppe, furono appellate le 
isole tutte e la maggior parte delle citta lungo il mare. Laonde 
se la Macedonia o Macetia si chiamo cosi, cio& terra o paese 
de' Khettim o Getii o Citii, non deve la sua denominazione ad 
altro se non alPessere stata abitata in tempi preistorici, da'figli 
di Khet ciofc dagli Hethei-Pelasgi, e non gia da' Kettim, figli 
di lavan, come scrisse Giuseppe. 

Ne si vuol trascurare un'osservazione molto utile al nostro 
scopo, e che vieppiu conferma 1'origine hethea de'primitivi Ma- 
cedoni. Ci fanno sapere gli antichi, fra' quali Erodoto, che 

1 Cf. DE CARA, o. c. p. 428, sfeo. 

2 DE CARA, o. c. p. 58 e segg. 

3 FLAV. I. Ant. lud. I, 6, . I. 



NEL CONTINENTE ELLENIGO 39 

tra' popoli della Macedonia v' erano i Brigi, che poi trasmi- 
grati d' Europa in Asia, si dissero Frigi. 01 & ^puyes, &$ Ma- 
*s86vs Xlyouai, IxaXsuvio Bpfyss XP^ VOV Saov EGpawcr/foi ^6vT$ au- 
VCLXO: laav Maxe86ac. [Aia[3avT Se i? TTJV 'Aafyv a[Aa -qj x^ * al 
TO ouvojAa (jLEil^aXov i; Opuya? *. Ora, come fu da noi dimostrato, 
non sono i Brigi che passano d' Europa in Asia, si bene i Frigi 
che primi vanno ad abitare le contrade de' Brigi, e la tras- 
formazione de' nomi" non e altrimenti quella che ci da Ero- 
doto, ma la contraria. I Frigi si mutano in Brigi, non vice- 
versa. Senonche i Frigi della Macedonia primitiva cioe della 
Ematia, non furono semplicemente auvotxot, cio6 coabitanti, 
viventi insieme con gli Ematii, ma loro fratelli, perche della 
stessa famiglia hetheo-pelasgica, come scrivemmo altrove 2 . Di 
che conseguita essere stati i primi Macedoni o Macetii veri 
popoli hethei, cio che da noi si doveva provare. 

Un fatto abbastanza curioso narratoci da Erodoto ci di- 
mostra chiaramente che 1'opinione comune de' Greci teneva 
i Macedoni non esser Greci, si bene barbari o mezzi barbari; 
laddove Erodoto dice che i Macedoni erano veramente Greci 
di origine e che ne dara le prove nel seguito della sua storia. 
Cio riconobbero, secondo lui, i Magistrati che preseggono a' ludi 
olimpici e ne fanno osservare le leggi. Imperocche, desiderando 
Alessandro, figlio di Aminta, prender parte a' solenni giuochi 
e percio recatosi ad Olimpia, i Greci, co' quali doveva con- 
correre nello stadio, lo vollero escludere dicendo non essere 
questa tenzone de' Barbari ma de'Greci. Senonche Alessandro, 
avendo dimostrato ch'egli era Argivo di origine, fu giudicato 
Greco 3 . Ora noi siamo di parere che 1'argomento di Alessandro 
non era in se stesso valido anzi provava contro di lui, e che se 
i Magistrati glielo dovettero passare per buono furon mossi da 
ben altre ragioni che non quelle di natura etnografica. Gli 
Argivi, infatti, non furono primitivamente Greci, perche Argo, 
onde si chiamarono, non fu greca citta ma pelasgica. Se Omero 

1 HERODOT. VII, LXXIII. 

* Cf. DE CARA, o. c. p. 627 e seg-g. 

3 HERODOT. V, XXII. 



40 GLI HETHEI-PELASGI 

da il nome di Argivi a tutti i Greci e quello di Argo alia citt& 
del Peloponneso, al Peloponneso e a tutta la Grecia, non lo 
fa per ragioni etnografiche ma, come opino Strabone, per la 
chiarezza di Argo: Stimo, egli dice, la gloria di questa citt& 
(Argo) essere stata la causa del chiamarsi gli altri Greci da 
lei Pelasgioti, Danai ed Argivi. Oijiai 8'5-ct xal TleXaaytwia?, xx 
Aavaouc, warcep xal 'Apyefous, if) So^a Tf^ TioXewc; TauiTjc; arc' adifjs 
xal TOI> yXkouc, f 'EXXr)va$ xaXelaSac Trapsaxeuaasv 1 . II nome stesso 
di Argo, "Apyos, dichiarava Forigine non greca di Alessandro,. 
perciocche apyo? in signiflcato di campo, rceBiov, non e altri- 
menti greco, comeche usato da' Greci moderni del tempo di 
Strabone. Omero infatti non ha neppure una volta adoperato 
questo vocabolo apyo? per campo. Strabone crede che sia nome 
di origine macedonica e tessalica 2 . Pelasgica cittk eziandio 
la dimostrano Farce di nome Larissa e la serie de' primi 
Re del Peloponneso : Foroneo ed Ezeo 3 , padre di Licaone,. 
Pelasgo, figlio di Agenore, Tantalo, Pelope, Atreo, ed altri. 
Quando dunque Alessandro, a fin di provare lui esser greco 
di origine, si appello a' Re argivi che furono Pelasgi e pero 
Barbari nelP opinione de' Greci, non solo non provo nulla, ma 
provo il contrario e confermo la veritk del diritto di esclusione 
invocato da' concorrenti a' giuochi olimpici. 

Si sa poi che 1'idioma degli antichi Macedoni non fu greco; 
perciocche nel dialetto macedone si trovano molti vocaboli 
tessalici ed arcadici ed anche latini, il che si spiega ottima- 
mente da cio che Tessali, Arcadi e Macedoni erano della stessa 
famiglia pelasgica, come popoli pelasgi furono i Sabini e i 
Latini 4 . Di che noi stimiamo che 1'idioma pelasgico non sola- 
mente non e del tutto perito, ma che se ne potrebbe eziandio 
raccogliere e ricuperare una buona parte. L'opera certamente 
non sarebbe facile ne d'un solo, ma domanderebbe gli sforzi 

1 STRAB. VIII, VI, 9. 

2 STRA.B. 1. c. 

3 DE CARA o. c. p. 321, dove si prova Teguaglianza fra Ai^stog ed 
HetJiaeus. 

k Cf. 0. MILLER, Dorians, Vol. I, p. 3 della trad, ing-lese. 




NEL CONTINENTE ELLENIGO 41 

di molti e soprattutto andrebbe incoraggiata con premii, come 
usa in Francia dove i lasciti per concorsi di si mil genere sono 
una dovizia e del continue si accrescono. 

Ecco ora quali sono le nostre considerazioni intorno la 
realta dell'idioma pelasgico non affatto estinto, e il modo di 
raccoglierne in parte almeno, le sparse membra. 

I popoli hetheo-pelasgici, come gia fu discorso da noi, pos- 
sederono, in tempi antichissimi, le terre intorno al Ponto, PAsia 
Minore, la Piccola Armenia, la Siria, la Tracia e tutte le con- 
trade che poi si chiamarono con nome generale la Grecia ; le 
isole delPEgeo, una gran parte d' Italia e della Sicilia. L'idioma 
loro anche dopo le invasioni arie si parlava al tempo di Ero- 
doto, in alcune citta delPEllesponto, della Galcidica, deirilliria 
-e in altri luoghi. N6 i Pelasgi ridotti alia condizione di popoli 
sottomessi e conquistati dagli Arii cessarono percio di usare 
la propria lingua fra loro, ma con questa dovettero altresi 
imparar quella degli Arii. Ora 6 noto che molti nomi di citta, 
di monti, di fiumi, di divinita, di feste e di assai altre cose 
restano e si perpetuano anche sotto la signoria de' conqui- 
statori, che pur d' idioma diverso, non li mutano ma li conser- 
vano e li fan propri. Laonde dove troviamo Arii col loro idioma 
in paesi che furono prima de' Pelasgi, non puo fare che voci 
pelasgiche non si sieno infiltrate nelP idioma ario, avvegnachk 
prendendo, conservata la radice, forma e fattezze convenevoli 
alia natura del nuovo linguaggio. Se nelle nostre province 
d' Italia, dove per piu o meno tempo dominarono Alemanni, 
Frances! e Spagnuoli, vivono tuttora parecchi vocaboli delle 
costoro lingue, a maggior ragione ne sarebbe restato un piu 
gran numero, anzi la lingua italiana si sarebbe guasta e cor- 
rotta con voci e modi non suoi, se qualcuno de' tre ricordati 
popoli fosse qui rimasto flno a' di nosfri, confondendosi per 
maritaggi gF Italici con gli Alemanni ovvero co' Francesi o 
gli Spagnuoli. Gio posto, qualora si volesse scoprire, a cagion 
d'esempio, quali sieno i vocaboli alemanni introdottisi nella 
nostra lingua, basterebbe che un italiano, buon conoscitore 
della lingua tedesca, toltosi in mano il nostro Dizionario, see- 



42 GLI HETHEI-PELASGI 

verasse dalle voci italiche quelle che tali non sono, si bene 
tedesche. 

Ma il caso non sarebbe lo stesso per la ricerca di vocaboli 
pelasgici nella lingua greca. Imperocche la sola conoscenza 
del greco, del sanscrito e, in generale, degP idiomi indoeuropei 
non gioverebbe a sceverare gli elementi pelasgici da' greci, 
essendovi nel greco di molti nomi semitici entrativi con le 
lunghe relazioni commerciali de' Fenicii co' Greci. Farebbe 
percio mestieri che il lavoro di eliminazione (ci si permetta 
questo vocabolo) trattandosi della lingua greca, fosse affidato 
a glottologi periti nelle due famiglie di lingue arie e semitiche 
o siro-arabiche. NelParmeno converrebbe ben distinguere Fan- 
tico ovverosia il non ario dalPario, e di pari ne' dialetti asiani, 
frigio, licio, misio, cario, pisidico, licaonio e cappadoce. Col me- 
desimo criterio si dovrebbero studiare il latino, Tosco, Pumbro 
e i rimanenti dialetti antichi italici, come per la Grecia il tes- 
salico, il macedone, il tracio, il beotico, Pepirotico o albanese, 
Pargivo, Parcadico e quelli delle isole dell' Egeo. Con Paiuto 
di tutti i vocaboli non greci, ne semitici tratti fuori da' singoli 
idiomi greci, asiani, armeni ed italici si darebbe opera alFin- 
terpretazione dell'etrusco, delle iscrizioni lemnie, licie per la 
parte non aria, e alle altre ultimamente trovate in Italia e a 
Greta. Non poca utilita si avrebbe parimente dallo spoglio 
de' lessici, che ci hanno conservato voci di particolari dialetti 
antichi, come quello di Esichio, di Fozio, di Favorino, PEti- 
mologico Magno e gli Scolii che accompagnano ed illustrano 
le opere de' greci scrittori, specialmente de' poeti. 

L' impresa da noi qui proposta e il metodo che si dovrebbe 
tenere nel metterla ad effetto, potra parere a taluno sover- 
chiamente vasto e difficile, e noi non sapremmo negarlo. Ma 
dobbiamo altresi confessare che la difficolta non e insupera- 
bile e porta il pregio che essa sia superata. Molte quistioni 
di etnografia, di storia e di filologia dipendono dalla soluzione 
di questo problema, d' un idioma antico, non semitico e non 
indoeuropeo, del quale si veggono in Oriente ed in Occidente, 
dove piu dove meno sparsi gli avanzi, e resta ancora ignoto 



NEL GONTINENTE ELLENICO 43 

nelle iscrizioni d' una delle piu illustri nazioni, 1' etrusca. II 
lavoro, come dicemmo, non puo fornirsi da uno solo o da due, 
ma e di quelli che richiedono la cooperazione di molti e il 
favore speciale d'una nazione. Quel che ora si fa in Oriente 
dalla Francia, dalla Germania, dall' Inghilterra e dalPAmerica 
per le esplorazioni archeologiche, si dovrebbe fare per lo 
studio de' dialetti gia ricordati, ne' quali sono tuttora vivi gli 
element! dell' idioma pelasgico. II secolo XIX, ch' e in sul chiu- 
dersi, restera memorabile nella storia letteraria per il decifra- 
mento della scrittura geroglifica delPEgitto e della cuneiforme 
assira ; ma P idioma etrusco, benche la sua scrittura sia nota, 
rimane tuttora muto. Al secolo che terra dietro al nostro, sara 
probabilmente concessa la gloria di aver dato P interpreta- 
.zione certa della lingua etrusca. Ma, salvoch& non si scoprano 
di lunghe iscrizioni bilingui, Punica via che si vuol battere 
per la soluzione del problema, 6 quella da noi indicata. Che 
se per indicarla abbiamo fatto questa digressione, non ce ne 
duole, ne deve parer disdicevole cosa a'lettori che lo storico 
degli Hethei-Pelasgi si studii di indagarne e di far che s' in- 
daghi da altri il costoro idioma. Ritorniamo alia Macedonia. 
Una regione degna di essere qui ricordata fra le piii anti- 
camente abitate dagli Hethei-Pelasgi 6 la Gaicidica, la quale 
puo dirsi appartenere egualmente alia Tracia e alia Macedo- 
nia. Alcuni, infatti, P attribuiscono alia Macedonia ed altri alia 
Tracia, conciossiache, come fu da noi gia notato, una gran 
parte delP antica monarchia macedone si costitui con le suc- 
cessive annessioni e conquiste de' territorii che la chiudevano 
dentro gli stretti confini delP Ematia. La Tracia, che vastis- 
sima fu nelP eta piii lontane e comprese anche P Ematia o 
Macedonia, venne di poi nel corso de'secoli divisa in parec- 
chie provincie o regioni libere, ciascuna con proprio dominio 
e con proprio nome. E dunque mestieri, nel trattar la geografia 
storica della Tracia, distinguere i tempi. Per noi la quistione 
essendo puramente etnografica, poco monta che le stesse con- 
trade sieno state stanza de'Traci e poscia de'Macedoni, per- 



44 GLI HETHEI-PELASGI 

ciocche si gli uni come gli altri appartengono alia medesima 
famiglia di popoli, cioe a dire agli Hethei-Pelasgi. 

II nome di Calcidica, XoXxtStx-^, e dato alia grande peni- 
sola che giace a mezzodi della catena del monte Cissus, Kca- 
SGS, oggi Khortiatzi, fra il golfo Termaico e lo Strimonico. 
Essa s' avanza nel mare Egeo prendendo la forma d' un gran 
tridente o forcina a tre rebbii, che sono altrettante penisole 
co' nomi di Acte, 'Axir j5 Sitonia, StOwvia, Longos, e Pallene, 
IlaXXyjVTj, Kassandhra; la prima, la piu orientale, termina al 
monte Atos, sorgendo a picco dal mare fino all' altezza di 
circa 6400 piedi. La piu occidentale e Pallene e fra 1' una e 
1'altra e Sitonia. Donde i due golfi, il Singitico fra la prima 
e la seconda, e fra questa e la terza il Toronaico o Meciber- 
neo. II nome di Calcidica le viene dalF antichissima citta di 
Calcide, XoXxfe, Egripo o Negroponte, nell' Eubea, da cui mos- 
sero i colonizzatori della penisola che fii cosi denominata Cal- 
cidica. Stefano di Bisanzio, scrivendo delF origins del nome- 
XaXxfe, ci fa sapere F opinione d' alcuni, che i XaXxtSeT?, Cal- 
cidesi, sieno stati chiamati dalFessersi vedute presso loro la 
prima volta, officine di fabbri ferrai : Tive? os XaXxtSeis cpa?t. 
xXyjOf^vat 6ta T& ^aXxoupyela Tipwiov Trap 'auioT^ 6cp6fjvai l . Strabone- 
riferisce che i Cureti furono appellati Calcidesi, perciocche nel- 
FEubea primieramente vestirono armi di bronzo, x a ^ 2 - Le 
quali cose conferma Eustazio nel commento a Dionigi : Si sa r 
cosi egli, che nella Calcide Euboica vi sono miniere di ferra 
e di rame ed ottimi fabbri ferrai; ne solamente quivi furona 
vedute le prime officine di lavori in bronzo, ma quivi altresi 
i Cureti e Giove primi indossarono le armi di bronzo 3 . 

Cio posto, crediamo poter tirare legittimamente queste con- 
seguenze: che i popoli primitivi della Calcidica che furono i 
Traci, e quelli che dopo loro vi migrarono e le diedero il 
nome, cioe gli Euboici di Calcide, erano Hethei-Pelasgi. Dei 
Traci qui non 6 d' uopo discorrere, avendo noi dimostrato al- 

1 STEPH. B. s. v. 

2 STRAB. X, III, 19. 

3 EUSTATH. in Dio. PERIEG. 764. 



NEL CONTINENTE ELLENICO 45 

trove la loro origine hetheopelasgica, e per i Calcidesi essa 
si fa manifesta dalP arte della metallurgia e dalla loro affi- 
nita co' Cureti, metallurgist! anch'essi ed Hethei-Pelasgi, come 
fu pure fatto chiaro da noi scrivendo di Greta. D' altra parte 
PActe quasi che tutta fu abitata da' Pelasgi Tirreni di Lemno 
e di Atene * ; la Sitonia dagli Edoni o Sitoni che, come ve- 
demmo, erano Hethei, e la Pallene, finalmente, ha la mede- 
sima origine, essendo cosi chiamata dall'eroe eponimo Pallene 
che fu figlio di Siton o, secondo altri, Oton 2 . Questi stessi 
luoghi furono di Cadmo e poi di Taso suo consanguineo 3 , e 
Cadmo e Taso sono Hethei. Un' altra conseguenza di rilievo 
si e che le citta fondate da' Galcidesi in Italia ed in Sicilia, 
non debbano essere considerate come citta greche etnografi- 
camente, ma soltanto per la lingua. In ragione di stirpe, i Gal- 
cidesi essendo Pelasgi, comeche usassero P idioma ellenico, 
anche le loro colonie d' Italia e di Sicilia furono di schiatta 
pelasgica, non greca. Tucidide ci faceva sapere che i Pelasgi 
della Calcidica, conservavano la loro lingua e parlavano ezian- 
dio quella de' loro coabitanti di greca origine e di favella greca. 
Quindi Cuma, Reggio, Napoli, Zancle, Nasso, Taormina per 
cio stesso che furono colonie calcidesi, non furono di origine 
aria ma pelasgica come i loro fondatori. La lingua per se 
non indica ne attesta la schiatta. 

De' monti della Calcidica non abbiamo ragione di far lungo 
discorso, ma diremo quello soltanto che strettamente si attiene 
al nostro soggetto. 

II monte Atos, "A0w?. "AGwv, oggi "Aytov "Opo$, Monte Santo, 
s'innalza fra il golfo Singitico e il mare Egeo sul confine 
estremo della lunga penisola della Calcidica. Omero lo ricorda 
a proposito di Hera che si ferma sulla sua cima nella fuga 
dall'Olimpo verso Lemno : 



1 THUCYD. IV, 109, 4. 

* Cf. DE CARA, c. c., p. 408. 

3 Cf. DE CARA, o. c., p. 407. 



46 GLI HETHEI-PELASGI 

'E$ 'AB6(o S'lrci TIOVTOV 
ATJJJWOV S'sbacpcxave 4 . 

Erodoto lo descrive e lo dice abitato dagli uomini, ot 
vov UTT' dvOpwraov : le sue citta sono Dium, Olophyxus, Acro- 
thoon, Thyssus, Gleonae 2 . Goteste citta peraltro sono da Tuci- 
dide chiamate (xixpa TioXc'qxata, cittaduzze, abitate nella massima 
parte, da gente pelasgica, da quei Tirreni cioe che antica- 
mente ebbero sede in Lemno e in Atene e parlano due lin- 
gue 3 . Qaesto testo rilevantissimo di Tucidide fu da noi ripor- 
tato e commentato altrove 4 a fin di provare che 1' idioma pe- 
lasgico non era altrimenti greco, ma khamitico, mercecch^ 
per semitico non fu tenuto, nonch& dimostrato da veruno. Que- 
sto fatto del bilinguismo de' Tirreni Pelasgi della Galcidica ci 
deve far riflettere sulle condizioni identiche degli altri Pela- 
sgi che vivevano e coabitavano con popoli greci in tanta parte 
del mondo antico greco-orientale, nell'Asia Minore, nelle isole 
deiFEgeo, nella Tracia, nella Macedonia, nella ,Tessaglia, nel- 
1' Attica e nel Peloponneso. Di che nasce un'altra quistione di 
capitale importanza, quella della priorita di tempo nell'occu- 
pazione di tutte le ricordate regioni, isole e citta, se dobbiamo 
concederla agli Arii ovvero agli Hethei-Pelasgi tanto in Oriente 
quanto ne' paesi delPOccidente e specialmente in Italia. Dalla 
soluzione di questo problema dipende la verita intorno le ori- 
gini della civilta nostra, cioe se si debba agli Arii venuti in Italia 
prima degli Hethei-Pelasgi, ovvero agli Hethei-Pelasgi venuti 
in Italia prima degli Arii. La quistione, posta in cosi chiari 
termini, 6 una quistione di cronologia e noi crediamo di po- 
terla sciogliere per una via non battuta finora da altri, non 
per mancanza d' ingegno, ma di un criterio assolutamente ne- 
cessario, ignoto loro per 1'addietro ed a'presenti mal noto. 
Siffatto criterio e la conoscenza dell' identita de' Pelasgi con 

1 HOM. II. XIV, 29. 
1 HERODOT. VII, XXII. 

3 THUCYD. IV, CIX. 

4 DE CARA, o. c. p. 640, 641. 



NEL CONTINENTS ELLENIGO 47 

gli Hethei, popoli non Arii, ma khamitici con idioma proprio 
ed arti proprie, massimamente le architettoniche e le metal- 
lurgiche. Ed ecco la nostra dimostrazione. 

E un fatto storico incontrastabile che la massima parte 
delle contrade, delle citta, de' monti e de' flumi dell' Asia Mi- 
nore, delle isole dell'Egeo, della Grecia settentrionale e me- 
ridionale e finalmente, dell' Italia meridionale e centrale con- 
servarono nel corso de' secoli i loro nomi primitivi, e uoi chia- 
miamo ancora queste regioni, citta, monti e fiumi con gli stessi 
nomi onde furono conosciuti e chiamati da Omero e da tutti i 
piu antichi scrittori greci. Cotesti nomi restarono, quasi tutti, 
specialmente i piu celebri, invariati e nella forma medesima 
onde furono dati la prima volta. Le mutazioni fonetiche non 
valsero a modificarli o trasformarli di qualita che non sieno 
piii riconoscibili. I nomi infatti di moltissimi popoli dell'Asia 
Minore, Lelegi, Dardani, Frigi, Misi, Carii, Licii, Calibi, Cau- 
coni, Licaonii, Golchi ed altri, e quindi i nomi de' paesi che 
da loro si appellarono, vissero sempre da' tempi di Omero fino 
a' di nostri. II simile si dica de' monti Tauro ed Amano, e dei 
flumi Scamandro, Sangario, Lico ed Oronte. NelFEgeo i nomi 
di Imbros, Cipro, Samo, Lesbo, Taso, Tera, Lemno, Carpato, 
Itaca, Greta ed altre ; e in esse quelli delle citta piu chiare, 
Amatunte, Pafo, Curio, Citio, Idalia, Cidonia, Gortinia, Cetea, 
Sitia, Gnosso, Licasto. Passando sul continente ellenico tro- 
viamo i nomi di Tracia, Macedonia, Ematia, Tessaglia, Beo- 
zia, Arcadia, Acaia, Attica, Laconia, e quelli delle cittk di La- 
rissa, Tebe, Orcomeno, Atene, Micene, Tirinto, Argo ed altre, 
con quelli de' monti Emo, Rodope, Parnasso, Pindo, Ato, Ci- 
terone, Eteo, Taigeto, e de' fiumi Strimone, Nesto, Peneo, Ce- 
fiso ed altri. Si aggiungano i nomi d'llliria, Dardania, Cao- 
nia, Acarnania, Tesprozia, ed altre molte co' nomi de' loro 
monti e fiumi. Gio sia detto della Grecia per sommi capi e 
senza venir a' particolari che vi si richiederebbe un volume. 

Yeniamo all' Italia meridionale e centrale. Essa ci dk le 
antiche regioni co' nomi di lapigia, Messapia, Peucezia, Dau- 
nia, Brettia, Lucania, Piceno, Umbria, Etruria, Lazio, Sabina, 



48 GLI HETHEI-PELASGI 

Sannio, ed altri; e i nomi delle citta di Otranto, Lupie, Uria, 
Canosa, Siponto, Larino, Reggio (Rekion), Medama, Atina lu- 
cana e Atina campana, Casino, Venafro, Isernia, Tarracina, Cir- 
cei, Sezze, Signia, Norba, Cora, Alatri, Ferentino, Yeroli, Ar- 
pino, Tivoli, Curi, Reate, Catilia, Issa, Tarquinia, Cortona, Sa- 
turnia romana ed etrusca, Gosa, Ruselle, Volterra, Yetulonia, 
Fiesole, Todi, Adria abruzzese e Adria veneta, Padova. I nomi 
de' principal! fiumi sono Esi, Tronto, Aterno, Tiferno, Tebro, 
Ofanto (Aufido), Grati, Siri, Bradano, Sarno, Yolturno, Arno. 
Nomi di monti piu noti: Gargano, Yesuvio o Yesvio, Apen- 
nino. 

I nomi da noi ricordati nonche esser tutti, sono appena un 
picciol numero, ma de' piu importanti per la soluzione del pro- 
blema propostoci ch'e, senza dubbio, cronologico insieme ed 
etnografico. Ora il nostro ragionamento e questo. Tutti i nomi 
riferiti di regioni, citta, monti e fiumi dell'Asia Minore, delle 
isole dell'Egeo, della Grecia e dell' Italia, sono nella massima 
parte i piu antichi che si conoscano, ma sono altresi nelle loro 
radici i piu oscuri ed impenetrabili aH'indagine etimologica. 
Tutte le prove fatte fin qui da valorosi glottologi, particolar- 
mente dal Gurtius, vennero meno, conciossiache egli stimasse 
doversi interpretare siffatti nomi con 1'aiuto delle lingue indo- 
europee, mentre d'indo-europeo non hanno che la sola forma 
e terminazione greca o latina, perciocche non altronde ci sono 
pervenuti, massimamente i nomi geografici d'Asia e di Gre- 
cia, se non dagli antichi storici, poeti e geografi greci o che 
usarono greco idioma. II significato, ch'era 1' importanza, resta 
tuttora ignoto. Gertamente se quei nomi fossero stati dati alle 
regioni, citta, monti e fiumi da popoli arii e di lingua aria, 
noi gl' intenderemmo con 1'aiuto de' molteplici idiomi indo- 
europei. 

Se dunque cotesti nomi interpretati per via di radici arie 
non danno verun significato, o se lo danno per qualcuno, piu 
o manco vago ed incerto, per tutti gli altri la chiave non apre, 
la conseguenza che legittimamente ne discende e che i nomi 
non sono arii e pero non furono dati dagli Arii. Ma essi, come 



NEL CONTINENTS ELLENICO 49 

dicevamo, sono i nomi originarii o certamente i piu antichi 
che gli Arii ritennero e conservarono, dunque i popoli che 
primi posero que' nomi non erano Arii. Dunque i primi che 
occuparono le regioni e che fondarono le citta che portano quei 
nomi furono popoli di stirpe e di lingua diverse dalla stirpe 
e dalla lingua degli Arii. Dunque i primi o almeno i piu an- 
tichi popoli d'Asia, dell'Egeo, della Grecia e della maggiore 
e piu illustre parte dell'antica Italia non furono gli Arii. 

Ora, esclusi gli Arii, non e mestieri che ci si domandi chi 
furono quei popoli che occuparono e denominarono nel loro 
idioma, le contrade e cittk delPAsia Minore e delPisole del- 
FEgeo, attesoche nel 1 Volume di questo lavoro e nella prima 
parte del 2 che veniamo scrivendo e pubblicando nel nostro 
Periodico, abbiamo gik provato che quei popoli furono gli 
Hethei-Pelasgi, come similmente proveremo della Grecia e 
della nostra Italia meridionale e centrale, compresa 1'Etruria. 
DelPItalia settentrionale, salvo il paese degli Eneti con Padova 
ed Adria, noi non abbiamo in animo di ricercare le origini, 
perciocche il nome d'ltalia fu esteso a quelle terre in tempi 
storici e per cosi dire recenti. Gli Hethei-Pelasgi, secondo noi, 
non posero piede nelle regioni alpine e subalpine; se vi fos- 
sero andati, un qualche avanzo di mura pelasgiche ce ne fa- 
rebbe fede, come ce Fattesterebbe di pari qualche nome di 
origine pelasgica; cio che non si e finora notato. 

Un'altra applicazione del principio dianzi posto, crediamo 
potersi fare in riguardo de' cosiddetti Aborigeni, de' quali par- 
lano gli scrittori romani e greci considerandoli quali primitivi 
abitanti del Lazio e prima che prendano il nome di Latini, 
lasciato quello di Casci. Alcuni opinano che cotesti Aborigeni 
sieno autottoni, altri che sieno stranieri venuti da lontanissimi 
paesi, ed altri flnalmente, ch'essi costituivano la parte non 
pelasgica de' popoli latini, co' quali si unirono e formarono col 
tempo una sola gente, i Latini, ed ebbero una sola lingua 
mista di voci arie e pelasgiche diverse totalmente dalle gre- 
che. Noi, al contrario, avvisiamo non esservi stati popoli col 
nome di Aborigeni nel Lazio e nella Sabina, dalla quale sareb- 

Serie XVI, vol. VL, fasc. 1099. 4 24 marzo 1896. 



50 GLI HETHEI-PELASGI NEL CONTINENTE ELLENICO 

bero usciti per fare il conquisto del Lazio, e che cotesti Abo- 
rigeni non furono che gli Hethei-Pelasgi, primi o piu antichi 
abitanti della Sabina e del Lazio. II nome infatti di Aborigeni, 
secondo altri, Aberrigeni, non puo essere un nome primitivo 
di popoli perciocche nome astratto e indeterminate e di radice 
manifestamente aria, laddove i nomi delle tredici citt di questi 
stessi Aborigeni o Aberrigeni, tramandatici da Dionigi d'Ali- 
carnasso che li cita da Varrone, non sono nomi arii si bene 
pelasgici, come di arte pelasgica sono gli avanzi delle mura 
che in esse si veggono, e pelasgiche di nome e di costruzione 
sono eziandio le citta del Lazio che ancora esistono. La somi- 
glianza pertanto fra le citta pelasgiche della Sabina e del Lazio 
non altro prova se non che i popoli della Sabina e del Lazio 
appartenevano alia stessa famiglia ed esercitavano le stesse 
arti. Che i Latini sieno stati colonie de' Sabini Aborigeni non 
e provato ne si puo provare, mercecche i Pelasgi del Lazio 
non necessariamente dovevano venire dalla Sabina, ma pote- 
vano venirvi parimente per la via del mar Tirreno ovvero per 
terra, dalla parte de' Marsi ovvero dalle contrade a mezzodi 
del Lazio, sedi anch'esse de' Pelasgi. Ma ondunque si vogliano 
far venire queste prime e piu antiche genti d' Italia, certa- 
mente non furono arie, si bene hetheo-pelasgiche. Gli Arii vi 
verranno piu tardi dal settentrione d' Italia, non per recare la 
civilta che nel Lazio era antichissima, ma per prendervi parte 
e ammirarne le opere meravigliose. I terramaricoli, piccole 
tribu senza nome al mondo, che si dicono in possesso della civilta 
medesima della Roma primitiva e autori dell'etrusca, sarebbero 
antichi italici e i nostri gloriosi antenati. Essi uscivano dalle 
loro capanne, che di case in pietra non seppero, e le loro citta 
edificavano sopra rialti di terriccio difesi d'argini e di fosso. 
A riscontro di siffatte citta e della Roma primitiva costruita su 
questi modelli, il Lazio mostrava gia da secoli le superbe citta 
pelasgiche di Norba, di Cora, di Alatri, di Ferentino, ed al- 
trettali, che all'occhio del terramaricolo dovettero parere Topera 
non di mortali si degli dei. Ma di cio sara detto a suo luogo, 
quando, volte le spalle alia Grecia, dirizzeremo la prora a' patrii 
lidi. 



LA DONNA NELLE INDIE ORIENTALI i 



v. 

Intorno la natura della educazione femminile, che pratica- 
mente e il punto piu importante del presente argomento, diro 
fin da principle senza timore di errare, che in generale 1' edu- 
cazione moderna, tanto favorita anche qui nell' India, ha preso 
una piega non buona o certo non solida. Ed eccone in breve 
le ragioni. 

Primieramente 1' elemento religiose non fa parte sostanziale 
delFeducazione, e ad ogni modo non e Felemento religioso 
vero. Ci potrk essere qualche cosa di religioso, ma non quello 
che vi deve essere e che solamente puo produrre salda e ferma 
educazione. Tale elemento, dove pure s' introduce, rimane nei 
termini piu vaghi, e lascia libero ognuno di seguire quel che 
crede bene, non quello che 1' esistenza di un Essere Supremo 
impone. 

In secondo luogo Feducazione, che si vuol impartire, e preci- 
puamente secolare, come trovo scritto nel periodico indiano piu 
sopra citato : Le nostre donne, egualmente che gli uomini, 
richiedono un' educazione assolutamente pratica e mondana 2 . 

D' altra parte qual altra educazione possono promuovere i 
poveri Indu, poiche essi non credono ne alia loro religione, 
ne alia nostra. Di fatto la loro educazione e semplicemente 
secolare e civile ; le manca Fanima, e tutta si riduce ad este- 
riorita, che danno un po'di lustro alia donna, lasciandole il 
cuore come era prima. Anzi questo sarebbe ancora il minor 
male ; che le fanciulle escono da cosiffatta scuola vane e su- 
perbe che muovon pieta. 

1 Vedi quaderno precedente e la nota apposta a pag 1 . 665. 

2 Nella pratica le scuole governative non danno nessuna istruzione re- 
ligiosa, e credo che anche nelle altre scuole, non dirette dai missionarii, non 
si insegni relig'ione. 



52 LA DONNA 

In terzo luogo Peducazione, che si vuol cosi impartire, non 
e per nulla acconcia alia donna ; la quale dalla natura stessa 
e fatta casalinga, e quindi bisognosa di tale educazione che 
la perfezioni ne' suoi propri ufficii. Si desidera invece ch'ella 
partecipi della educazipne propria dei giovani, onde parlai nella 
prima mia corrispondenza a codesto periodico della Civilta Cat- 
tolica *; quindi si desidera che le fanciulle indiane sostengano gli 
stessi esami di matricolazione, F. A., B. A., M. B. (Primo Esame 
nelle Arti, Baccelliere nelle Arti, Baccalaureate in Medicina), 
pe' quali si presentano i giovani. Nel fatto non mancano giova- 
nette che si sottomettono a questi esami ; ma fortunatamente, 
il buon senso impedisce che il numero delle medesime sia 
grande, almeno per F. A., B. A. ed M. B. 2 . 

Da cio si scorge che, quantunque non si dica apertamente, 
la tendenza di una tale educazione e di eguagliare il sesso 
debole al sesso maschile, pervertendo cosi 1'ordine ammira- 
bile della natura. 

In quarto luogo il cattivo avviamento della educazione fem- 
minile apparisce da questo, che, sebbene qui in India la me- 
scolanza dei sessi nelle scuole non si spinga molto per le non 
poche difficolta che s' incontrano, pure si favorisce e si vedo 
assai di buon occhio, giudicandola produttrice di grandi beni. 
Di fatto, affermano che fra gli Eurosiani e gl'Indiani Oriental i 
(East- Indians) si dovrebbe promuovere ; si dovrebbe inveco 
soltanto raccomandare agli indigeni, senza soverchia insistenza, 
se questi proprio vi si riflutano. Affinche non si creda che io 
esageri le cose, tradurro alcuni passi del Journal of Educa- 
tion, periodico indiano, assai letto nella Presidenza di Madras. 
Esso scriveva in questi termini nelPagosto del passato anno: 
Io sentii dire e potei vedere coi miei occhi che le giovani di 
una High School (scuola alta e quindi di giovani adulte), se sono 
educate coi ragazzi, hanno piu dignita, tranquillita e padronanza 
di se stesse, che non quelle le quali sono educate con ragazze 
solamente ; perche i ragazzi, essendo insieme colle ragazze, im- 

1 Vedi nostro quad. 1084 del 17 ag-osto 1895, pp. 501-510. 

2 lb., pag. 502. 



NELLE INDIE ORIENTALI 53 

parano da esse un salutare ritegno nel loro tratto... Queste pa- 
role vengono dalla bocca di Miss Page, ma da tutta 1'intonazione 
dell'articolo s'intende che lo scrittore le fa sue. Poscia quest! con- 
tinua. I promotori della coeducazione del sessi ci dicono che 
1'effetto ovvio della separazione dei medesimi si e favorire 1'igno- 
ranza e la rusticita mutua ; che 1'educazione dovrebbe ammae- 
strarli nella faoilita delle relazioni tra loro e nella cognizione 
del mondo, e che il riunire insieme i sessi raffina i giovani e 
invigorisce le fanciulle. Non si creda tuttavia che tutti sieno 
di questo parere. Anche in cio il buon senso prevale in molti, 
e la commissione di educazione dell'anno 1882 diede questo re- 
scritto : Le scuole miste, eccettuate le infantili, in generale non 
sono adattate a questo paese (India) ; non si deve incoraggiare 
che le ragazze frequentino le stesse scuole dei ragazzi, salvo nei 
luoghi dove le scuole delle fanciulle non si possono mante- 
nere. 

Finalmente la falsa piega della presente educazione si conosce 
dal frutto che essa reca, ed e che le ragazze sono obbligate 
ad imparare una quantita di cose che loro non servono a nulla, 
e poi non hanno tempo d'imparare a cucire e a cucinare; 
sicche, quando si maritano, non sanno preparare un po' di cibo 
o aggiustare il vestito ai loro mariti. In prova di cio rechero 
un fatto, accaduto pochi mesi sono. II compianto Mons. Ve- 
scovo Pagani m'aveva incaricato della direzione d'una scuola 
di giovanette cristiane che stava per aprirsi. Ora i genitori 
delle fanciulle mi pregarono di fare si che le loro figliuole 
imparassero anche un po' di cucina, il cucito ed altri simili 
lavori, in guisa da riuscire poi donnine savie e tali da poter 
guidare e governare la propria famiglia. lo promisi per parte 
mia che avrei fatto il possibile; ma come mantenere la pro- 
messa se i programmi governativi comandano un mondo di 
cose e le povere monache appena trovano tempo da insegnare 
le piu important! tra le prescritte? Questo e certo, che uno dei 
lamenti piii comuni in queste missioni e che le fanciulle, edu- 
cate secondo il sistema moderno, sanno tante e tanto belle 
cose, eccetto quelle che dovrebbero sapere. Or la cagione del 



54 LA DONNA 

grave sconcio non si deve attribuire alle maestre, ma bensi al 
sistema stesso che non risponde, per quanto si cerchi di adat- 
tarlo nella pratica, al vero bisogno delle fanciulle. 

VI. 

Rispetto ai mezzi che si usano per Peducazione femminile, 
il primo e principale promotore della medesima e il Go- 
verno, il quale a questo fine adopera tutti i mezzi che stanno 
in sua mano, senza offendere nessuno. In primo luogo esso 
non lascia passare occasione, di cui non si approfitti in maniera 
non ufficiale, a fine di meglio raggiungere si nobile intento ; 
offre quindi alle fanciulle molte agevolezze, anche in confronto 
dei maschi. Un potente mezzo di favorire 1'educazione sono i 
cosiddetti scholarships, come gli chiamano qui, ossia stipendii 
e aiuti pecuniarii, offerti agli studenti piii diligenti e phi va- 
lenti per imprendere e continuare gli studii. Ora gli stipendii per 
le giovanette sono sempre superiori a quelli dei giovani. Gosi, 
a mo' d'esempio, il codice recentissimo ha il seguente spec- 
chietto di stipendii, per il corso secondario (superiore al corso 
elementare) e per il corso universitario. 

Corso secondario Ragazzi Stipendio Ragazze Stipendio 

inferiore 6. 9. 

Corso sec. sup. 12. 18. 

Collegio iunior 14. 21. 

Collegio senior 20. > 30* 

Inoltre la dove nel codice scolastico si propongono le con- 
dizioni per gli stipendii da distribuirsi, si fa spesso una distin- 
zione in due classi, per ragazzi e per ragazze, e quest' ultime 
sono sempre le meglio favorite. Cosi la frequenza alia scuola 
per i giovanetti deve essere di venti almeno ; per le fanciulie 
bastano dieci. Parimente 1'etk delle ragazze ha privilegii : lad- 
dove i ragazzi, se passano Teta dei 12, 15, 18 e 20 anni non 
hanno stipendii, per le ragazze basta l'et di 13, 16, 19, 21 anni. 
Ma e superfluo addurre altri esempii, dappoiche tutto il codice 
e in favore delle ragazze. Inoltre, se si tratta di aprire scuole 
per fanciulle, si offrono speciali agevolezze, sia nelle condizioni 



NELLE INDIE ORIENTALI 55 

apposte ai nuovi istituti, sia negli aiuti pecuniarii che per av- 
ventura occorressero. Cosi, quando a Mangalore si apri la scuola 
Vittoria per le Indiane, il Direttore della pubblica istruzione 
stimo onore suo di presiedere all' apertura. Pochi anni fa, per 
favorire T istruzione delle donne, il Governo diede speciali ispet- 
trici alle scuole femminili, mentre prima queste erano visitate 
dagli ispettori. 

Un altro mezzo potente per diffondere 1' educazione e 1' isti- 
tuzione delle training schools, cioe delle scuole normali per 
donne, a fine di formare maestre, approvate dal Governo. Quivi 
s'insegna la pedagogia; e perche la teorica sia confortata dalla 
pratica, ciascuna training school ha congiunta una scuola, 
detta practising school, nella quale vanno ad insegnare per 
turno e a tempi determinati le ragazze della training school, 
a fine di mettere tosto in pratica i precetti che man mano vanno 
imparando intorno ai metodi d' insegnamento. Percio queste fu- 
ture maestre fanno le loro lezioni alia presenza della maestra, 
la quale poi le chiama in disparte e fa loro conoscere i difetti 
commessi durante la scuola. Vi e in Mangalore uno di tali isti- 
tuti. AI presente se ne sono formati parecchi altri nel Mofassil, 
cioe fuori della capitale, nelle varie cittk e paesi della Presi- 
denza. In Mangalore, oltre il cattolico affidato alia direzione 
delle monache, v' ha pure un istituto protestante. La nostra 
scuola cattolica fu fondata solo cinque anni fa, quando cioe si 
mandarono tre monache a Madras per essere istruite nella 
training school del Governo; queste ottennero il diploma, 
ritornarono e poterono istruire altre ragazze per diventare 
future maestre. E chiaro, che questo mezzo di natura sua e 
assai acconcio a diffondere 1' educazione femminile. 

VII. 

Gio non ostante i frutti nella realtk non rispondono agli 
sforzi. Faro solo una domanda ; qual e la frequenza delle fan- 
ciulle indiane alia scuola ? 

Stando alPultimo resocontodel direttore della Pubblica Istru- 
zione, fra piu di 35 milioni di abitanti della presidenza di Madras, 



56 LA DONNA 

le ragazze che hanno 1'eta per andare a scuola sono 2,701,657 
e di queste soltanto circa 106,000 la frequentano, dovecche i 
ragazzi scolari ammontano a 750,000. Qui nel nostro South 
Canara (Canara meridionals) la popolazione e 1,056,081 e gli 
scolari sono circa 21,000, laddove le scolare sono solo 2,547; 
a queste si dovrebbero aggiungere alcune altre delle classi piu 
alte, che pero tutte assieme sono molto poche. Da questa sem- 
plice somma si puo conchiudere che il numero delle giovanette 
che vanno a scuola, sopra Tintera popolazione, e di molto in- 
feriore a quello che altri potrebbe a buon dritto aspettarsi. 

Se poi distinguiamo le giovanette cristiane dalle non cri- 
stiane, si fara ancor piu manifesta la sproporzione. Almeno qui 
in Canara, e credo esser cosi anche in altri distretti, la maggio- 
ranza delle scolare e cristiana, sebbene la popolazione non cri- 
stiana sia di gran lunga superiore, cioe di piu di un milione 
d'abitanti, dovecche i cristiani non sono piu di settantadue mila. 
Dunque la gran maggioranza delle ragazze Indu non vanno a 
scuola ! 

Qui, per esempio, in Mangalore, ci si diceva che se apris- 
simo una scuola per le giovanette Indu, queste non avrebbero 
piu difficolta di frequentarla in gran numero, e ci si dava quindi 
speranza che cosi per mezzo delle giovanette bene inclinate, 
avremmo forse potuto convertire anche i pagani Indu. Ma il 
fatto ci ha amaramente disingannati. Pochi anni or sono fu 
aperta la scuola Yittoria, raffidammo alle monache del con- 
vento di S. Anna, ed essa procedette sempre regolata in modo 
da dare alle giovanette Indu quella vera educazione, che puo 
renderle propense al bene. Parimente un anno fa la comunit& 
dei Konkani (pagani) di Mangalore apri un' altra scuola per 
le giovanette della loro casta. Ma ne 1' una n& Faltra di 
queste due istituzioni puo vantare la frequenza, che si sperava. 

VIII. 

Terminero esponendo brevemente il programma dell'edu- 
cazione femminile, il quale spargera luce anche sui punti che ab- 
biamo svolto fin qui. 



NELLE INDIE ORIENTALI 57 

Bisogna distinguere il programma di quest! due ultimi anni 
da quello degli antecedent!. II presente e calcato quasi per in- 
tero sul programma per i giovani. Almeno nelle class! alte, 
voglio dire, delle matricole F. A., B. A., non v'e nessuna diffe- 
renza. Nelle class! inferior! c'6 questa difFerenza che, sebbene le 
giovanette ed i giovani mirino ad ottenere la matricola, pure, 
trattandosi di scegliere per gli esami inferior! tra le materie 
dette optional, altre sono riservate alle giovanette, altre ai gio- 
vani, altre infine sono comuni. Gosi, p. e., il lavoro d'ago (fancy 
needle work) e Peconomia domestica si riservano alle fern- 
mine, mentre la misurazione e Tagricoltura si riservano ai ma- 
schi. Invece il programma antico differiva alquanto da questo ed 
erameno irragionevole: cioe laragazza passava successivamente 
i suoi esami, di Primary, Upper Primary, Special Upper Pri- 
mary, Middle School l , come i ragazzi, colle piccole alterazioni 
pero accennate sopra ; poi, se la giovanetta voleva perfezionarsi 
ulteriormente, poteva attendere ad un corso speciale per donne 
che terminava coll'esame detto Higher Examination for Women 
e la finiva, se pur non voleva presentarsi per la matricola: che 
non era proibito. Questo corso conteneva le seguenti materie : 
1) inglese, 2) una lingua volgare, 3) aritmetica, 4) geografia, 
e poi due a piacere dei seguenti optional subjects: a) geometria 
e algebra, b) fisica, c) chimica, d) botanica, e) geologia, f) astro- 
nomia, g] storia inglese, h) storia della letteratura inglese e 
i) lavoro d'ago, cioe tagliare, lavorare di panno flno una bella 
camicia alia europea, una giacchetta d'uomo e di donna alia 
indiana ed un sottanino. 

Come si vede un tal programma era piu ragionevole; che 
la giovanetta poteva scegliere il lavoro d'ago e un po' di fisica 
molto elementare od altra simile materia. E notisi che il lavoro 
d'ago dovrebbe essere obbligatorio in tutte le scuole di donne. 
Ma ora questo programma fu abolito e le povere giovanette 
devono rompers! il cervello con Euclide, coll' algebra, colla 
meccanica, e via dicendo. Aggiungasi che ora si suole insegnare 

1 Di queste different! class! s'e ragionato nella Civ. Catt. quad. cit. 
pag. 502 seg. 



58 LA DONNA NELLE INDIE ORIENTALI 

alle ragazze anche il drill, che 6 quanto dire gli esercizii mi- 
litari. 

Agli sforzi del Governo nel promuovere 1'educazione della 
donna si associano di buon grado anche i preti cattolici e spe- 
cialmente i missionarii europei. Ma il clero cattolico anzitutto 
cerca di distruggere le tendenze pericolose della educazione mo- 
derna e secolare, adattandosi bensi, per necessita, al sistema go- 
vernativo, fin dove e necessario, m a poi aggiungendo dai tesori 
della Ghiesa cattolica quanto le circostanze permettono. Inoltre 
i missionarii stessi, per quanto possono, aprono scuole per 
aiuto cosi dei cristiani come dei pagani. Gia ho detto che la 
scuola Vittoria fu aperta dalla nostra missione mangalorese 
con ispese non piccole. La missione poi ha procurato di perfezio- 
nare le scuole che gia esistevano per le giovanette cristiane ; 
tanto che la scuola del convento di S. Anna in Mangalore, per te- 
stimonio della ispettrice oVernativa Miss Garr, si considera 
come la prima della Presidenza. Ultimamente la nostra missione 
ha riordinato e quasi direi rinnovato Paltra scuola parrocchiale 
per le giovanette. Giascuna di queste due scuole, e segnata- 
mente quella di S. Anna, e frequentata da molte fanciulle 
cristiane e da parecchie pagane. In fine i missionarii pren- 
dono cura, per quanto le circostanze permettono, dell' educa- 
zione delle giovani pagane, coll' impartire loro una vera e soda 
educazione. Quando si convertono le famiglie pagane alia re- 
ligione cattolica, i missionarii cattolici si studiano d' istruire 
con diligenza anche maggiore le figlie delle famiglie conver- 
tite, come si pratica nel nostro catecumenato di Jeppoo in Man- 
galore. Se il Signore ci concedera di cominciare le missioni 
fra i pagani in una scala piu larga, speriamo di poter far molto 
piu per la educazione delle giovani e cosi fornire alia societa 
spose amorevoli e fedeli, madri di famiglia vigilanti e solerti, 
cristiane insomma, che, avendo reso men travaglioso col loro 
mite ingegno il terrestre viaggio ai loro cari, passino a rice- 
verne guiderdone immortale in una patria migliore. 



RITA 



STORIA DI IERI 



PREMONIZIONE. 

A scrivere oggi il racconto di un avvenimento contempo- 
raneo, che faccia crollare il capo per incredulita ed anche am- 
mirare la fantasia dello scrittore, non e piu necessario ricorrere 
alle finzioni del romanzo ; basta seguire le realt della storia. 
GPintrecci piu bizzarri di casi, il raggruppamento piu strano 
di vicende e lo scioglimento piii inaspettato di nodi li porge 
Posservazione vigile dei fatti, quali, sotto i nostri occhi, si svol- 
gono, a traverso il succedersi tumultuoso delle passioni, degli 
errori, dei tradimenti, dei delitti e delle follie di un mondo, che 
e, in gran parte, seriza Dio, senza fede, senza leggi; quantun- 
que poi da mostre di una Provvidenza meravigliosa illuminate. 

Chi nel suo mezzo vive od opera e vi studia le condizioni 
degli animi, Pabbuiamento degli intelletti, la perversione delle 
coscienze, le gare, le ansie, gli usi, i costumi, gli spassi, tra il di- 
lagamento di miserie d'ogni sorta, non abbisogna di farsi poeta 
per riuscire romanziere; n'ha d'avanzo di far si storico per riu- 
scire poeta. 

Questo pensiero ci e venuto alia mente, nel licenziare per 
le stampe il racconto che or si principia a pubblicare: ed e 
il pensiero stesso di un filosofo, che, del suo tempo, diceva 
leggersi favole che parevano storie, e storie che parevano 
favole. 

Cio che, raramente forse, fu vero nel secolo suo, e dive- 
nuto comunemente vero nel nostro. E Paverlo, a maniera di 
premonizione, ricordato, non tornera per avventura inutile a 
chi, leggendoci, dimandera: --Ma si contan favole, o si con- 
tano storie? 

La risposta e bell'e data. 



60 RITA - STORIA DI IERI 

CAPITOLO PRIMO. 
Ogni rosa ha la ma spina. 

I. 

Tu, Claudia mia, sei proprio la piii fortunata delle donne! 
Nulla ti manca per esser felice. Hai un prodigio di marito, 
che, passati ventisei anni di matrimonio, ti seguita ad amare 
come il giorno in cui t'ha sposata. Due flgliuoli, fiori di bel- 
lezza e di bontk. Sei ricca, sei sana, sei santa, stimata e ben- 
voluta da tutti. Non hai dispiaceri, non rimorsi, non pene di 
cuore. La state vivi lontan dai rumori e dal soffoco della citta, 
alParia pura di queste colline, in un soggiorno ombrato e fio- 
rito, che e un paradisino di delizie. Beata te, cbe sei nata sotto 
una buona Stella ! II cielo davvero ti e stato propizio ! A volte, 
quando, nelle mie tante angustie, penso a te, parmi che tu in 
te accolga Pideale della felicitk, possibile a godersi in questo 
mondo. 

Cosi, con interrotti sospiri di amichevole invidia, sfogava ad 
una signora di etk provetta i suoi sentimenti un'altra piii gio- 
vane signora, nelPassidersi che facevano insieme al rezzo di 
un bosco, dopo passeggiato alquanto pei pergolati del giar- 
dino di una villa sontuosa. E Tasolare di un carezzevole ven- 
ticello, a quell'ora, che era la meridiana, ai raggi di un sole 
ancor cocente, non e dubbio che, piu che al passeggio, invi- 
tava alia quiete. Ne miglior posto le due signore avrebber po- 
tuto scegliere, per riposare ed aprirsi a vicenda liberamente 
il cuore ; avvegnache, ad aprire il suo, si mostrasse piii pronta 
e facile la giovane, che non la piu anziana ed invidiata Claudia. 

Tu dici bene; rispose questa, adagiandosi in un rustico 
sedile, appoggiato al tronco di un grosso platano. Sarei in- 
grata a Dio, se non riconoscessi le prosperitk che mi ha con- 
cesse. Le riconosco e gliene rendo grazie ogni giorno. Tu 
pero, Virginia, non m'invidiare. Credi, che non tutto quello 



GAPITOLO PRIMO. OGNI ROSA HA LA SUA SPINA 61 

che riluce e oro. Per tutti la vita e un intreccio di spine e 
di rose. Chi piu, chi meno, ognuno ha le sue punture. 

- Ma tu dove le hai, o le senti ? Ne si veggono, ne s' in- 
dovinano. Debbon essere spine molto morbide e punture assai 
miti. Le mie invece, sto per dire che le porto in fronte. 

Oh, lasciamo andare queste malinconie ! Tu ingrandisci 
il mio bene ed esageri il tuo male. Pur troppo si e tutti cosi : 
non raai contenti di quello che si ha. 

Se tu non fossi contenta di quello che hai, meriteresti 
di avere quello che ho io: un marito sempre duro, bambini 
sempre malati, discordie in casa, disgrazie che, a cascarci 
addosso, Tuna non aspetta 1'altra. Non fosse altro, tu sei con- 
solatissima nei flgliuoli : e ti si avviene, che hai saputo alle- 
varteli a perfezione. 

- Questa poi non e lode mia. A Marco ed a me tocca sol- 
tanto quella di averli messi nelle mani di chi ce li ha tirati 
su beae. Ci costo assai lo staccarceli da casa, Aldo a nove e 
la Rita ad undici anni. Questa, suo padre non finiva d' indursi a 
levarsela d'attorno. Pareva che gli si schiantasse il cuore. Che 
finalmente mi desse retta e si risolvesse, io 1' ho avuto in conto 
di una grazia speciale della Madonna di Lourdes. 

Ma il sacrifizio vostro oh, il bel compenso che ha ri- 
cevuto ! 

- Si, e vero. La nostra gratitudine a quei buoni Padri del 
collegio, che ci hanno educato ed istruito Aldo, sark eterna. 
Di questo figliuolo non si possono fare se non elogi. Egli e 
la speranza di suo padre, 1' allegrezza di sua madre, la perla 
del nostro casato. 

E la bellissima e graziosa Rita? Io mi figuro ch'ella debba 
essere la tua gioia. Ah, se la mia piccola Giuseppina diven- 
tasse piu tardi come lei, avrei per nulla tutte le tribolazioni 
he soffro ! Non si direbbe che tanto ingegno, brio e spirito 
si possano accoppiare con un'indole cosi amabile. A discor- 
rere seco, vi sembra di trattare colla piu Candida e gentile 
delle colombe. Claudia mia, quanto tu devi alle Madri che te 
T hanno cosi formata! Gia, da per tutto godono fama di sper- 



62 RITA - STORIA DI 1ERI 

tissime educatrici. Sanno formare 11 cuore; e questo 6 tutto: 
il cuore & 1'uomo. 

II cuore ti so dir io, Virginia, che i buoni Padri me 
lo hanno formato bello ad Aldo. 

E le buone sue Madri, forsechS non lo hanno formato 
bello anche alia Rita? 

Non dico di no. Esse pure le si sono adoperate intorno. 
Ma, cugina mia, formare il cuore 6 molto: 6 piu pero cor- 
reggere il naturale carattere, che spesso tiranneggia il cuore. 
Or in quest' arte i buoni Padri sono maestri. L' ho toccato con 
mano. Aldo, col crescer degli anni, sotto la cura de' suoi edu- 
catori, cosi veniva migliorando d'indole, che per me era un 
incanto. Se tu Pavessi conosciuto piccino! Pareva un orsac- 
chiotto: aspro, stizzoso, arrogante, manesco, intrattabile. Suo 
padre n' era sgomento. Nel collegio, a poco a poco, ce lo hanno 
rifatto. Coi principii della pietk soda e col battere il punto del 
vincere s6 stesso e del raffrenarsi, per P amore di Dio e della 
Madonna, ce lo hanno ridotto com'e: vivo, sensibilissimo, di 
prima impressione ; ma poi padrone sempre di se. Quando mai 
in famiglia avremmo potuto domarlo a tal segno ? Si dica quel 
che si vuole: ma, per me, benedetta Peducazione di questi col- 
legi! Avessi avuti dieci figliuoli, tutti e dieci li avrei dati ai 
Padri ! 



II. 



II colloquio delle due signore qui resto rotto, per la ve- 
nuta improvvisa della Rita, la quale, in elegante abito e cap- 
pellino da passeggio, con un giulivo sorrisetto, salutata la Vir- 
ginia, sottovoce disse alia madre : La Tullia & arrivata ; il 
legno & pronto; dunque si va. 

Dove ? 

Al Pino. 

Ti ho pur detto stamani, che questa non era giornata 
da visite, o da gite ; e ti conveniva tener compagnia alia zia 
Virginia, che sta con noi cosi poco; parte domattina! 



CAPITOLO PRIMO. OGNI ROSA HA LA SUA SPINA 63 

Ma la zia Teresa, la Bice, PAnnetta, mi aspettano. Si 
promise loro che oggi, senza meno, sarei andata. Yengono altre 
loro amiche, mie compagne di convitto, per le grandi partite 
di Croquet, con premii americani. Mancar di parola non si puo. 

Si promise ! lo veramente non promisi nulla. Tu da te, 
al tuo solito, ti mettesti innanzi e promettesti. 

Rita mia, che secreti hai tu ora colla mamma? le di- 
mando in aria scherzevole la Virginia. 

Niente di secreto, zia. Rammento alia mamma un im- 
pegno che si e preso. 

- E dalli coll' impegno ! sclamo la madre un po' bruschetta. 
Tutto da se, Paltro giorno, senza che io aprissi bocca, si obbligo 
di andare oggi alia villa del Pino, per divertirsi colle due 
cugine, figliuole della Teresa. Ed ora pretende di andarvi, e 
lasciarti qui sola con me, per tutta la serata. 

- Oh, se e per codesto, lasciala pur andare, ne ti dar 
pensiero di me ! 

- Gara zia, scusi tanto: la sua visita non era saputa; mi 
rincrescerebbe di fare, la al Pino, una figura non bella. 

Te la risparmiero io la figura non bella; soggiunse la 
madre. E presto fatto. Mando subito il cocchiere, con un mio 
bigliettino di scusa alia Teresa. 

No, Claudia, te ne prego, non privare, per cagion mia, 
la Rita di un gradito suo divertimento; ripiglio la Virginia. 
La quale, accortasi che la giovane arrossiva mortificata, si rizzo 
tosto, Pabbraccio ed accarezzandola in viso : Rita mia, le 
disse, tu devi fare sempre figura bella: bella nel mantenere 
le tue promesse, e bella nel comparire come sei. Con quanto 
garbo ti sai vestire! Va dunque, carina mia, e divertiti. La 
mamma te ne da la licenza, per amor mio. Dico bene, Claudia? 

- Ad un patto pero, soggiunse questa alquanto risentita; 
ed e che sara tornata per 1'ora del desinare. 

- Mamma, siate sicura che faro il possibile per esser 
tornata. 

- II possibile ? Devi esser tornata, ti dico. 



64 RITA - STORIA DI IERI 

E se la zia Teresa mi ritiene? Se le cugine, percb& non 
parta, mi rinserrano a chiave in un salotto? 

0, sai? chiamami la Tullia. 

Non occorre. lo le riferiro 1'ordine vostro. 

Ho capito! Virginia, abbi pazienza un momento; ed in 
cio dire la madre a un tratto si alzo e, presa la Rita per un 
braccio, passo nel piazzale, ov'era la carrozza ferma e pronta, 
e con tono imperioso : Tullia, soggiunse, resta inteso cbe, 
prima delle sette, sarete di ritorno. Ditelo da parte mia alia 
signora Teresa. Non ammetto pretesti. La signorina deve desi- 
nare stasera qui, con sua zia Virginia. 

Sara puntualmente obbedita, signora ; rispose la Tullia. 
Rimessa che si fu al suo posto, sotto il platano, la Claudia r 

che mal dissimulava la patita alterazione : Perdonami, disse 
alia Virginia, questa scenetta. Se non facevo cosi, la Rita ci 
sarebbe tornata in villa a due ore di notte. Quando ella e in 
quella casa, pare proprio che smemori, che perda la testa. 

Si sa, e ragazza ! La trova compagne delFeta sua : la 
gioventii ama i suoi pari. Qua, sempre sola con te, un pochino 
si deve annoiare. Noi, da giovani come lei, volentieri ci spas- 
savamo, colle parenti e colle amiche. Non te la pigliar tanto, 
Claudia ! Se la tua Rita non ha altri demeriti che questo, puoi 
ringraziar Dio. 

La Claudia tacque, e con bel garbo cerco di sviare il ra- 
gionamento. Pure chi ne avesse scrutato 1'occhio ed il sem- 
biante, vi avrebbe letto qualche cosa altra, che le labbra non 
esprimevano, ma dentro le amareggiava il cuore. E la Virginia, 
che se n'era avvista, si penti fra se di averla prima, poco a 
proposito, magnificata per la piu felice delle donne ; e tento, 
con destra curiosita, di levarle di bocca la pena che pareva 
tenesse chiusa nel petto. Fu pero indarno. La madre, amorosa 
e prudente, si guardo dall'appannare in un menomo che il buon 
nome della flgliuola, con inutili confidenze ad una cugina, la 
quale non aveva nessun titolo di entrare a parte delle sue 
materne tristezze. 

Di fatto la sua parentela colla Virginia era assai larga;. 



CAPITOLO PR1MO. OGNI ROSA HA LA SUA SPINA 65 

e si dicevano cugine cosi per dire. Questa poi viveva lontano, 
in tutt'altra regione dell' Italia ; di rado tra loro si vedevano, 
e questa volta era per caso, di passata, al suo ritorno dai 
bagni di mare; e il domani ripartiva, per raggiungere il ma- 
rito, che 1'aspettava in una vicina citt ; ne si sapeva quando 
piu si sarebbero incontrate. A che pro dunque scemarle il 
buon concetto in cui ella teneva la Rita, con biasimi i quali, ri- 
feriti altrove ad altri, avrebbero potato nuocere alle pratiche 
che allora secretamente si conducevano, per collocarla? 



III. 



La signora Claudia, in quel tempo, era sui quarantasette 
anni, e per verita, come 1'altra parente, quasi invidiandola, 
aveva detto, sino allora era stata prosperata di molto. Poche 
croci aveva portate e, tranne la perdita sempre dolorosa di 
due bambini in fasce, queste poche erano state leggiere. Di 
lei, nobile fanciulla da marito, i congiunti e gli amici solevan 
dire, ch'ella era un partito ricco di dote e di doti. Ed e certo 
che di quelle di natura e di ottima educazione era fornita a 
dovizia. 

A vent' anni fu menata sposa dal signor Marco, giovane 
patrizio di una illustre e popolosa citt dell'alta Italia, in tutto 
pari suo e degno di lei. Quest'unione fu benedetta da Dio nei 
figliuoli, due soltanto dei quali erano sopravvissuti ai primi, 
Teobaldo e Rita, minore questa di quattr'anni all'altro; ed ol- 
tre cio, nella costante affezione mutua ed in quella concordia 
di pensieri e di sentimenti, che e-il vincolo di pace delle fa- 
miglie, e di due fa un cuore solo, duo in corde uno ; siccome 
ebbe loro augurato il Vescovo, che ne aveva benedette le 
nozze. 

Teobaldo, ovvero Aldino o Aldo, come per vezzo fu poi 
chiamato, era cresciuto robusto, vivace, studioso e costumato 
quanto desiderare si potesse. Alle cure dei maestri, che nel 
collegio si erano adoperati ad ammorbidirne il naturale ruvido 
e selvatico, aveva corrisposto piu di quello che si sperava. La 

Serie XVI, vol. VI, fasc. 1099. 5 27 marzo 1*696. 



66 RITA - STORIA DI IERI 

signora Claudia ascriveva la formazione di questo bello e buon 
frutto a merito del Padri : essi per 6 attestavano, che il frutto 
n& bello ne buono sarebbe riuscito, se la madre non gli avesse 
inseriti nell'animo puerile quei semi di pietk e di santo ti- 
more di Dio, che tanto erano loro giovati a correggerne la 
impetuosa baldanza. 

II giorno nel quale, dopo ottenuta negli esami rultima li- 
cenza, Aldo fu ritirato dal collegio, il Rettore, accomiatandosi 
dai genitori suoi, disse loro : Signori, coll'aiuto di Dio, noi 
abbiamo cercato di fare la parte nostra. A nove anni, essi ci 
han dato nelle mani Aldo, innocente e buono: a diciannove 
anni, innocente e buono lo rendiamo loro. Pensino essi a te- 
nerlo da conto, a preservarlo dalle corruttele del mondo. 

Queste parole s' impressero nel vivo del cuor della madre, 
la quale, oltrech& religiosissima, era delPanima del figiiuolo 
sopra modo gelosa. Nei mesi delle vacanze le rammento spesso, 
cogli occhi molli di dolci lagrime, al signor Marco; e puo 
dirsi che conferirono a fargli prendere la risoluzione di non 
mandarlo altrimenti a proseguire gli studii in una universita, 
dove il giovane sarebbe stato esposto a pericoli di piu ma- 
niere. -- Tanto e tanto, insisteva ragionando la madre, il no- 
stro Aldo non avra bisogno di una professione, per vivere da 
pari suo: & figiiuolo maschio unico. Non credo che potra e 
vorra essere awocato, o medico, od ingegnere, od impiegato 
del Governo. Troppo avra da fare, se avra voglia di condurre 
bene il patrimonio che gli sara lasciato. Quando si dovra am- 
mogliare, se avra giudizio, come si spera, potra ancora pre- 
tendere una dote conveniente. Facciamogli dunque studiar legge 
in private ; teniamolo con noi, sotto gli occhi nostri. Che im- 
porta, se non prendera titolo e laurea di dottore ? Egli ha un 
bel titolo di nobilta. Basta che sia istruito e sappia bene il 
fatto suo. Tu intanto lo puoi introdurre pian piano nelPam- 
ministrazione delle cose tue, mettergli in amore la campagna, 
e dargli piu tardi la condotta delle lucrose officine, che hai 
stabilite laggiu lungo il flume. 

Al signor Marco, uomo assegnato e previdente, non sa- 



GAPITOLO PRIMO. OGNI ROSA HA LA SJJA SPINA 67 

rebbe rincresciuto che Aldo si abilitasse ad una professione, 
posto pure che non la dovesse esercitare. La regola del pro- 
verbio : Impara 1'arte e mettila da parte gli pareva savia, 
in tempi come i presenti, nei quali avvengono tantf capitom- 
boli e cadimenti di famiglie opulentissime. Molto piu che di 
sola entrata delle terre diviene difficile campare da signore, 
per le tasse che sempre aumentano, e per le rendite che sem- 
pre scemano. Ma considero che il buon avviamento dato al- 
1'industria di prodotti agricoli, in certi suoi possedimenti, la 
quale gia fruttava bene e prometteva di fruttare piu nelPav- 
venire, avrebbe potuto essere, in ogni caso, per Aldo una sor- 
gente di vantaggi, superiore ai lucri di qualsifosse altra pro- 
fessione. Per questo si arrese a secondare il desiderio della 
consorte: ed il figliuolo fu trattenuto in casa ed applicato agli 
studii di legge e di ragioneria, per quel tanto che gli andava 
a genio ed alle mire del padre si confaceva. 

N& si ebbe cagione di pentimento. Aldo si conserve cri- 
stiano, morigerato, alieno dalle dissipazioni e dalle compagnie 
licenziose; e divento cosi amante dell'agricoltura che, dopo 
tre anni, comincio a menare vita piu da fattore di campagna, 
che da gentil giovane di citta. La madre dentro n'era conso- 
lata, e Aldo era proprio il suo gioiello, 1'occhio del cuore suo. 

Piu innanzi talora gli tocco il tasto del prendere moglie. 
Ma, scherzando, egli rispondeva sempre: - - C'6 tempo, c'e 
temp^! Mamma, non abbiate fretta di farvi entrare in casa 
una nuora. Prima mettete a posto la Rita; e poi mi sceglie- 
rete voi la sposina. Dalle vostre mani Faccettero a chius'occhi. 

Che dici, figliuol mio? Tu te Thai da scegliere da te. 
A te deve piacere, non a me. 

Ed io vi dico che, se piacera a voi, piacera anche a me. 
Voi non mi potrete proporre altro che bonta sopraffina e bel- 
lezza. 

Ed aggiungi ancora dote ; perch& di sola bonta e bel- 
lezza, in questa terra, non si vive. 

Si, tutto quel che volete. Ma ora pensate a maritar bene 



68 RITA - STORIA DI IERI 

la Rita. Questo preme. lo vo pei ventisei: ma la Rita va pei 
ventidue. Pensate a lei che e tempo. 



IV. 



La Rita era nata il fausto giorno dell'Annunziazione di Maria 
Vergine, che e il venticinquesimo di marzo. La signora Claudia 
Febbe in conto di un dono della Madonna, e voile che in ogni 
modo la bambina quel giorno medesimo fosse battezzata, coi 
nomi di Maria, per primo, e di Rita, per secondo. E Maria si 
chiamo fino ai sette auni. Se non che, ad evitare scambii di 
persona con un'altra Maria, sua coetanea, di un casato dello 
stesso cognome, ma di ramo diverse nella citta, il signor Marco 
amo meglio che fosse denominata Rita, che era il nome del- 
Tava materna, la quale avevala tenuta al battesimo. 

Sino dalF infanzia, questa figliuolina si mostro di un tem- 
peramento placido e dolcissimo, che le appariva nel volto 
sempre sorridente e nell'occhio pieno di soave gaiezza. II si- 
gnor Marco n'era pazzo d'amore; ed alle volte, paragonando 
la natura forastica di Aldino colla mite graziosita della Rita, 
diceva celiando alia mogiie : Tu mi hai messi in casa un 
angelo e un diavoletto. 

Pero non ostante questo umore di tortorella, senz' ira e 
senza fiele, ne' suoi capriccetti, ella dava segni d' invincibile 
tenacita ; salvoche, invece dei pianti e delle bizze, usava gli 
attucci e le carezze : ma quel che voleva, lo voleva. II si- 
gnor Marco la chiamava la sua sirinetta, perche a' suoi vezzi 
non sapeva resistere, e finiva sempre col concederle ancor 
quello che la madre le negava. 

Tra per questa tenerezza, che col tempo sarebbe nociuta 
al bene della figliuola, e perche ella si mostro subito d' inge- 
gno perspicace assai e svegliato, la Claudia si studio di persua- 
dere il marito a chiuderla, come Aldo, in qualche convento in 
cui, con una eccellente istruzione, avesse pure educazione solida 
e squisita. Di ragioni ne recava molte. Marco pero, che ne 
ammetteva il peso, ripugnava al distacco di questa figliuoletta, 



GAPITOLO PRIMO. OGNI ROSA. HA LA SUA SPINA 69 

della quale si deliziava; e s'ingegnava di procrastinarne 1'allon- 
tanamento. Essa era gik nei dieci anni, ed aveva imparato 
il meglio che s' insegna nel quinto corso elementare, e parlava 
speditamente il francese e Pinglese, qaando al padre, riavutosi 
da pericolosa bronchite, fu dai medici consigliata la cura delle 
celebri acque di Cauterets nei Pirenei. La signora Claudia colse 
a volo quest'occasione, per proporgli di accompagnarvelo colla 
Rita, la quale potrebbe cosi fare la sua prima Gomunione nel 
rinomatissimo Santuario di Lourdes, posto alle falde di quella 
catena di montagne. La proposta piacque e fu eseguita. 

II giorno quindici di agosto, sacro alFAssunzione della Beata 
Vergine, la Rita, che, con gran fervore, vi si era apparecchiata 
nel ritiro di un convento di suore, messa in candidi veli e 
inghirlandata di flori, dentro la Rasilica, fu per la prima volta 
comunicata da un Yescovo degli Stati Uniti d' America : e la 
sera, cosi vestita e adorna com'era la mattina, con un bel cero 
in mano, nella Grotta dell'Apparizione, ai piedi della mirifica 
statua delP Immacolata, rinnovo le promesse del suo battesimo 
e si consecro a Maria, assistita dal predetto Vescovo, dal padre 
6 dalla madre, che si disfaceva in lagrime di pia gioia. 

L'angelica bellezza di questa creatura, inginocchiata davanti 
la bianca Vergine de' Pirenei, ed il suo divoto atteggiamento 
commossero gli astanti, che nella Grotta erano affollati. Vi ebbe 
un signore che, dopo contemplatala cogli occhi in pianto, disse 
ad un suo vicino : Se io dovessi dipingere una sant'Agnese 
in gloria, vorrei ritrarre quella fanciulla. 

Rientrati nelPalbergo, la Rita salto al collo della madre e, 
tenendola strettamente abbracciata : Ah, mamma, le diceva 
col singhiozzo ; mamma mia, come sono contenta di aver fatta 
in Lourdes la mia prima Comunione ! Lo debbo a te : e stato 
un tuo pensiero. Sai ? Ho pregato tanto, tanto la Madonna per 
te ! Che posso fare, per mostrarti di piii la mia gratitudine? 
- Esser buona davvero e ubbidiente, figliuola mia. 

Lo saro. Vedrai, mamma mia, che io saro la tua consola- 
zione, e mi faro degna di essere anche sempre figliuola della 
Madonna. 



70 RITA - STORIA DI IERI 

Ma se vuoi fare un gran piacere alia Madonna ed a me r 
vuoi tu che ti suggerisca una cosa? 

Di' pure. Per la Madonna e per te, faro ogni cosa. Voi 
siete le due mie care mamme. 

Ecco, dimanda tu a tuo padre che, per regalo della tua 
prima Comunione, ti" metta al piu presto a fare i tuoi studii 
in un convitto di signorine, che gP indichero io, e dove tu 
starai come in un paradiso. 

Perche non glielo dimandi tu ? 

Perch6 sta bene, che tu gliene mostri il desiderio, come 
frutto delle belle grazie, che Gesii e la Madonna ti hanno fatte 
in questo giorno. 

Mamma, credi tu che questo piaccia proprio alia Ma- 
donna ? 

Si, Rita mia; molto, molto! 

E come lo sai ? 

Goine lo so? La Madonna me lo ha detto al cuore, la, 
nella Grotta, mentre tu le leggevi il belPatto di tua consecra- 
zione a lei. 

E come ti ha detto? 

Mi ha detto, che gradirebbe tanto di'vederti in quel 
convitto, che e un giardino, dove le bambine crescono come 
odorosi gigli, cari al suo cuore, e che io ti faccia chiedere 
questo favore a tuo padre. 

Oh, allora glielo chiedo subito, avanti la processione colle 
flaccole ; e gli diro che lo prometta alia Madonna ! 

La signora Claudia non finse punto ad arte colla figliuola: 
ma affermava di essersi in verit sentita P ispirazione di cost 
parlarle, e di essersela sentita come con lei si era espressa* 
Marco poi poteva, in quel giorno, alia sua Rita negare la grazia? 
Egli cedette e da buon cristiano, qual era, fece il sacrifizio 
chiestogli alia Madonna; e la Rita, due mesi appresso, entro 
lietamente nel convitto, dalla madre gi& divisato. 



GAPITOLO PRIMO. OGNI ROSA HA LA SUA SPINA 71 

V. 

II convitto era de' migliori che si abbiano in Italia, retto 
da signore religiose, in faraa di educatrici solerti e di valenti 
maestre. Otto anni vi passo la Rita, la quale, fino dal principio, 
si fece ammirare per la prontezza e facilitk nell'apprendere, 
6 per Tamore e Pattitudine sua ad ogni sorta di studii. Nelle 
scuole riportava costantemente le prime lodi ed i primi premii. 
Coll' ingegno suo versatile, riusciva bene, non pure nelle varie 
discipline di lettere e di scienze, ma nella musica altresi, nel 
disegno e nei lavori d'ago e di ricamo, i piu complicati e sot- 
tili. A dir breve, nel profitto niuna delle compagne 1'ebbe mai 
superata. 

Quanto poi i rari talenti suoi le guadagnavano di concetto, 
altrettanto i non men rari altri suoi pregi le conciliavano di 
affetto; in ispecie Pamabile mitezza del suo naturale, rispon- 
dente alle grazie dell'aspetto avvenentissimo, del gaio favel- 
lare e della leggiadra personcina, cbe pareva ideata da un 
Angelico da Fiesole. 

Per giunta, si mostrava semplice di modi e niente, nel suo 
trattare, orgogliosa. Oltre cio, era d'anima illibata, pia e pro- 
pensa alia divozione, particolarmente a quella della Beata Ver- 
gine, della quale sapeva di portare il nome, che, dopo tornata 
da Lourdes, voile da se riprendere, usando sempre dipoi dirsi 
e sottoscriversi, com'era stata nominata nel battesimo, Maria 
Rita. 

Se non che la vaga rosa aveva la sua spina. Alia mente 
acuta ed al cuore gentile si accompagnava in lei, per tempera- 
mento di natura, un cervellino di sua pianta si ostinato, che si 
piegava, ma non si rompeva. La sua non era caparbieta iraconda, 
calcitrosa, arrogante ; era testardaggine blanda, melliflua, ca- 
rezzante. Come da bambinuccia, cosi da giovinetta, con lei, 
quando ella si era fitto nel capo un giudizio, una voglia, ne si 
vinceva, ne s'impattava. ElPera flessibilissima negli espedienti, 
irremovibile nella volonta. Non assaliva, ne insolentiva : tut- 



72 RITA - STORIA DI IERI 

t'altro ! Prendeva anzi aria di difendersi, di scusarsi, di per- 
suadere con ragioni, che sapeva presenlare acconcissime ai 
suoi intenti. E poi era sempre cosi garbata, rispettosa, man- 
sueta, ed all' affascinante parola univa tali mosse di occhio, di 
viso, di gesto, che, anche alle sue maestre, il contrastarla tor- 
nava difficil parte. Percio la solevano rassomigliare ad una 
manina di ferro inguantata di raso. 

Assai le avvedute madri si adoperarono a correggerla, am- 
monendola che riconoscesse questo suo capitale difetto, si vin- 
cesse ed abbassasse la superbietta che, alia fin fine, della sua 
piacevole caparbiaggine era radice. La piu affezionata di loro 
spesso le ripeteva, sorridendo: Rita, Rita, cuore tenero e 
testa dura! 

Ed essa, alia sua volta, ricambiandole il sorriso, le pigliava 
la mano, gliela lisciava, gliela baciava, se Paccostava alia 
fronte' e soggiungeva : Eccole, Madre, la mia testa : me 
1'ammorbidisca lei! 

II caso fu che, da questo lato, 1'educazione sua resto im- 
perfetta, massimamente perche ella non si rese mai ragione 
di tale vizio del suo naturale carattere, non parendole grande 
sconcio il veder le cose in modo diverse dagli altri ; tanto- 
piu che, se ella voleva sodo quello che s' impuntava a volere^ 
non le sembrava mai di volere il male. Magra scusa di uno 
spirito annebbiato da eccessiva presunzione di se. 

La signora Claudia, piu tardi, si lagnava a torto che le 
Madri avessero mancato di formarle la figliuola, come nel col- 
legio le era stato formato Aldo: e gik qualche cenno di la- 
mento aveva dato, nel suo parlare della Rita, con la signora 
Virginia. Non considerava ella, che Aldo era di tempera ben 
altrimenti manevole che la sorella, e dove la materia resiste,. 
non vi ha magisterio di educatore che possa. 

Povera signora ! La cugina le faceva il panegirico delle 
sue felicita ; mentr'ella aveva 1'animo traboccante di un'ama- 
rezza, che penava a celare : e la Rita appunto, che dall'altra 
le era lodata quasi celeste colomba, era allora il tormento del 
suo cuore. 



GAPITOLO PRIMO. OGNI ROSA HA LA SUA SPINA 73 

Questa benedetta figliuola era tornata in casa da due anni, 
e si avviava pel ventiduesimo dell'etk sua. Gosi il padre come 
il fratello, non vedevano Fora di bene allogarla ; al quale ef- 
fetto venivano tastando il terreno, per trovarle un partito che 
soddisfacesse. La madre tuttavia si mostrava fredda, e piu 
fredda si dava a conoscere la Rita. Pel signor Marco e per 
Aldo, questa freddezza di lei appariva strana, in una fanciulla 
della condizione sua. Se talora il padre o il fratello gliene git- 
tavano la un motto, ella, col suo risolino solito, volgeva loro 
gli occhi pietosi, poi li chinava, soggiungendo : Oh, che 
fretta avete voi due di mandarmi via di casa! Per ora non 
ci pensate! 

Per ora ! replied una volta sdegnoso il padre ; questo 
per ora quanto ha egli a durare? Gli anni passano anche per 
te : i buoni partiti sono come la fortuna, che va pigliata pei 
capegli. che ti frullerebbe nel cervello 1' idea di farti suora? 
Da quest' idea dovresti esser lontana le mille miglia ! 

La Rita, strette nelle sue le mani del padre : non ne 
avere il timore ! riprese a dire con uno scroscio di riso ; 1'Or- 
dine delle suore, tra le quali potrei entrare, ha da nascere 
ancora ! Tu fa come la mamma, che ne di partiti, ne di suore 
non mi ragiona mai. 

Ed era vero. Ma la Rita non ne indovinava il perch e. 



R1VISTA BELLA STAMPA 



i. 



ANTONII BALLERINI e Soc. lesu Opus Theologicum Morale in Bu- 
sembaum Medullam absolvit et edidit DOMINICUS PALMIERI ex 
eadem Societate. Editio secunda in nonnulis aucta et emendata. 
Prati, Giachetti, 1892-1894. Sette volumi in 8 gr. 

Appena nel 1889 vide la luce il primo volume di quest'opera 
veramente magistrate del chmo P. Antonio Ballerini, noi I'annun- 
ziammo al pubblico promettendo di fame una rivista, come prima ne 
fosse compiuta la stampa ! . L'avere tanto differito il mantenere la pro- 
messa,mentre dall'una parte ha messo al cimento la pazienza di tanti e 
tanti che, aspettando, piu e piu volte ce la ricordarono per lettera, dal- 
Taltra ha messo fuor di dubbio che il giudizio da noi allora da- 
tone non fu esagerato. Per verita, non era appena comparso il se- 
condo volume, e si dove incominciare una seconda edizione. Tanto 
favore 1' Opus Theologicum Morale aveva incontrato presso i dotti ! 
E ove si ponga rnente che 1'edizione, di ben 7 grossi volumi, era 
stata fatta di parecchie migliaia di copie, che il Compendium del 
Grury-Ballerini si continuava a vendere in numero di piu di un mi- 
gliaio di copie all'anno; ognun vede qual plebiscite sia stato 
questo in favore di quell' uomo, che senza dubbio fu de' piu insigni fra 
i Dottori della Teologia morale nel secolo XIX. Per altra parte il 
nome del Palmieri (non meno illustre di quello del Ballerini) che 
qua e la riempiva le lagune lasciate dall'Autore, godeva, in siffatte 
materie, la fiducia di tutti, e giustamente. Per lo che noi crediamo 
di potere asserire che se lo studio della Teologia morale in questi 
ultimi 40 anni ha progredito e va dando, la Dio merce, cosi bei 
frutti; se non in tutto, per certo in gran parte si deve all'innusso 
benefico esercitato su di esso dal Ballerini, il quale colle sagge ri- 

1 Vedi i Quaderni 952, 1023, 1036, 1038, 1040, 1063. 



RIVISTA BELLA STAMPA 75 

sposte, date agli innumerabili Yescovi e Teologi che, specialmente 
dall'estero, lo consultavano ne' casi piu intrigati ; colla voce, per ben 
25 anni fatta adire dalla cattedra nell'Universita Gregoriana, e cogli 
scritti, moltiplicati senza numero e sparsi da per tutto, ha ottenuto di 
guadagnarsi, se non il cuore, ben pero la mente di tutti gli studios! 
della verita. Non e quindi fuor di luogo 1'osservazione fatta dal 
Periodico Les Etudes, che cioe: amici e contrarii riconoscono in lui, 
nel Ballerini, un Moralista eminente da aversi in conto di Maestro 
della Scienza morale i . 

Or bene un effetto tanto fuor dell'ordinario vuolsi ripetere dall'in- 
gegno non comune dell'autore, dalla sodezza di dottrina, dal senno 
pratico assai fine, dalla forza di raziocinio, dall'imparzialita di giu- 
dizio, dalla critica inesorabile, dall'erudizione immensa. Questi sono i 
caratteri dell' Opus Morale del Ballerini, caratteri, davanti ai quali una 
mente desiderosa della verita e non travolta dalla passione rimane presa 
e soggiogata. Quel po' d'acre che si ritrova per avventura qualche volta 
nel suo stile, e noi confessiamo di buon grado non essere pregio 
ma difetto, appartiene al modo non alia sostanza, e si deve al na- 
turale delTuomo, vivo anzi che no; si deve all'amore ardente per 
la verita, all' innata lealta d'animo, all'evidenza della dottrina difesa 
e talvolta ancora agli attacchi non sempre giusti ne sempre cor- 
tesi 3 ; ed e certo che trova o scusa o compenso nel pregio intrin- 
seco dell' opera. 

Che poi 1' Opus Morale contenga una sostanza veramente preziosa 
apparisce evidentemente da questa breve analisi. 

Primieramente, la dottrina proposta dal Ballerini e quella stessa 
dei Dottori e Teologi cattolici antichi, e specialmente di S. Tommaso, 
nelle cui Opere egli si mostra versatissimo, e dai principii del quale 
sogliono d'ordinario prender le mosse le sue perentorie dimostra- 
jzioni. Essa non e nuova; egli stesso Tha dichiarato apertamente 
e ripetutaniente, e la tessitura stessa del suo discorrere e ragionare 
lo dimostra ad evidenza, essendo moltissimi e prolissi i brani dei 
Dottori che cita; e dunque la dottrina de' Maestri piu accreditati, 
incominciando dall'Angelico fino a S. Alfonso de' Liguori. Aggiungi 
che il piu delle volte la sua polemica s'aggira precisamente intorno 
all' investigare con critica sagace quale fosse la mente dei Dottori 



1 Etudes Religieuses. Paris, Retaux-Bray. XXVI. Anne'e. T, XLVIII. 
Pp. 140-142. 

2 Baata che il lettore ricordi per poco la polemica che il Ballerini ebbe 
a sostenere contro i Bosminiani. 



76 RIVISTA 

da questo o quel teologo citati ; eppero il piu ed il meglio del suo 
lavoro altro non e, pud dirsi, che un'esposizione esatta della loro 
opinione. Questa prerogativa del Ballerini fu messa in luce dal 
chmo P. Palmier! nella sua Prefazione stampata in fronte al I Yo- 
lume. Et primo quidem, A. Ballerini, dice, in toto opere illud sibi 
constantissime proposuit ut Theologiam Moralem ad veteres et puris- 
simos fontes revocaret, unde profecta est, eamque idcirco exigeret 
secundum magisterium summorum Theologiae luminum, et prae- 
sertim S. Thomae, cuius doctrinam qualibet in quaestione, quam 
S. Doctor attigit, fideliter refert. Cosi pure degli altri Dottori non 
dubitavit integros textus et bene longos recitare, ut quid illi senti- 
rent, apertum esset, atque eorum potius quam suis verbis contexta 
tractatio Maiorum turn doctrinam turn demon strationis methodum 
luculentius exhiberet l . E continua dicendo che non raramente il 
lavoro del Ballerini si rassomiglia in qualche modo a quello del 
Petavio ; conchiude poi osservando molto giustamente : Professus 
est ipse non semel se nihil novi dicere, quod nempe iam a Scholae 
Magistris dictum non fuerit, nee falsitatis argui potuit: id tamen 
non prohibuit quominus subinde diceret nove 2 . 

Lo stesso confessarono que' dotti che delTOpMs Morale diedera 
un pubblico giudizio per le stampe. Cosi il periodico THE 3IoxTH 
appunto per questa prerogativa dice che il Ballerini nella scienza 
morale compie e perfeziona I'eclificw. In secondo luogo, continua^ 
possiamo rassicurarci della solidita e cattolicita della sua dottrina : 
primo, per la fedelta con cui egli usa i criterii approvati dalla 
Chiesa nel trarre le conclusioni... ; secondo (e qui cita il giudizio- 
del Palmieri) perche il Ballerini adopera una nuova maniera d'in- 
culcarci la vecchia verita, o piuttosto si direbbe meglio che le sue 
straordinarie doti lo hanno reso capace fra molti illustri suoi con- 
temporanei, di gittare una particolare luce, tutta sua propria, sul 
campo intiero delle sue ricerche 3 . Un altro periodico, il LITERA- 
RISCHER HANDWEISER, dice : Tutto il libro e uno spicilegio di un 
numero indefinite di Autori, i cui detti illuminano le questioni del 
Busembaum 4 . II raccogliere in uno tante citazioni ci mostra 



1 Opus Theologicum Morale. I. p. VII. 
' Ivi. 

3 The Month. London. Ottobre 1889. Vol. LXVIL p. 278-282. Si vegga. 
anche il quaderno del giugno 1890. pp. 276-281. 

v Literarischer Handweiser. 1889, n. 493, p. 723. 



DELLA STAMPA 77 

1'acuto critico *. La stessa osservazione farmo la LINZEB QUARTAL- 
SCHEIFT 2 , e la ZEITSCHRIPT FUR KATHOLISCHE THEOLOGIE 3 . LES ETUDES 
KELIGIEUSES poi scrivono : L'un des traits caracteristiques de son 
enseignement etait la predilection avec la quelle il revenait aux 
vrais Princes de la Theologie, et par dessus tout aux principes et 
aux th6ories de S<* Thomas 4 . 

In secondo luogo quello che rende prezioso VOpus Morale e U 
metodo di critica irreprensibile, che il Ballerini us6 sempre e con 
tutti gli scrittori. Questo egli costantemente osservd : yim argu- 
mentorura, quae ab aliis profemntur, expendere, seposito partium 
studio et invidia 5 . E in eo studium suum impense collocavit ut 
quid quisque dixerit, sincere referret ac falsas seu minus idoneas 
aliorum citationes emendaret 6 . Ad ottener questo scopo cosi ne- 
cessario, e non poco difficile, il Ballerini era aiutato dalla cono- 
scenza che aveva di tutta la bibliografia moralistica 7 . L'impar- 
zialita di giudizio, senza la quale e impossible la buona critica, era 
in lui dote singolarissima. Essa si riduce tutta skYest est, non non; 
ed il metterla in pratica con inflessibile severita non indica disi- 
stima ovver disprezzo per questo o quel Dottore, si bene e segno 
d'un amore lealmente operoso per, la verita, e segno di rettitudine 
nella ricerca del vero. Sottoscriviamo pienamente in cio al giudizio 
portato dall' ottimo periodico, LES ETUDES, che scrivono : Son respect 
etait grand pour les Docteurs anciens ; mais, usant de son droit de 
Theologien, il faisait librement la critique de leurs opinions, de leurs 
arguments, des autorites par eux alleguees, eussent-ils nom Suarez, 
Lugo, ou meme S.* Alphonse de Liguori; il ne les regardait pas 
comme scientifiquement infaillibles,etil ne pensait point que le dernier 
mot de la Th6ologie morale consistat uniquement a reproduire leurs 
decisions et a trouver bonnes toutes leurs raisons 8 . E la natura delle 
cose richiede proprio cosi. Per yerita, quando si argomenta dall'au- 
torita, tutto sta nel dimostrare che i Dottori dicono veramente quello 
che si crede che dicano, quello che si riferisce e conduce all'og- 
getto della conclusione che si vuol dimostrare. Per questo e necessa- 
rio in prima indicar bene 1'oggetto della conclusione ; poi determinar 
bene la competenza dell'autore ; non enim perinde est, osserva 
giustamente il Palmieri, pro aliqua amplectenda opinione siye auctor 



1 1890, v. IV, p. 915. 2 RAUCH. Innsbruck 1891, IV, p. 778. 3 Ivi 
p. 724. k Tom. XLVIII, p. 141. " PALMIERI nella Prefazione, vol. I, 
p. VIII. 6 Ivi. 7 Zeitschrift filr katholische Theologie, an. 1889, IV, 
p. 715 seg. 8 Etudes Rtligieuses, 1. c. p. 142. 



78 RIVISTA 

tibi sit S. Antoninus, sive Antcine,... * ; quindi determinar bene il 
senso delle parole, non solo conie vengono prese communemente, ma 
eziandio come sieno intese da questo o quel Dottore particolare, la cui 
autorita s'invochi ; appresso presentar bene il valore delFaffermazione 
o negazione, per esempio se espressa con un certo, evidens est ecc., 
o piuttosto con un forte, videtur, probabiliter dicer em... e cosi di se- 
guito. Or bene questo lavoro, ben detto dal Palniieri opus emen- 
dationis 2 , che apparisce dalla prima aU'ultima pagina di ciascuno 
dei sette volumi dell' Opus Morale, costituisce I'immensa fatica e 
addimostra la inesorabile critica del Ballerini ; e 1'aversela a male 
in vedendo cadere a terra, como per incanto, certi castelli fondati 
suir arena, manifesterebbe non altro che Vegoismo nella scienza, il 
quale incaglia la sincera ricerca della realta, 1'amore per la verita. 

CM a queste due doti preziose accoppii 1' acuto, robusto e pro- 
fondo ingegno che il Ballerini, a detta di tutti, possedeva, compren- 
dera di leggieri come prerogativa singolare dell' Opus Morale sia 
il disciplinar la mente del lettore. Infatti lo studio del Ballerini 
awezza la mente alle seguenti cose : a risalire ai proprii principii nelle 
svariate conclusioni; a considerare le question! sotto il loro vero 
punto di vista; a sceverare il sostanziale dalTaccidentale, il prin- 
cipale dal secondario, il certo dalP incerto, secondo i varii fonti da 
cui il teologo argomenta : 1'autorita della Chiesa, della ragione, dei 
Teologi; a tener conto di tutto quello che puo chiarire, corrobo- 
rare, o infermare il punto discusso o controverso. II che facendo 
egli conduce la mente del lettore con raziocinio stretto, inflessibile, 
limpido fino alle ultime conseguenze logiche; la sorregge a tener 
sempre di mira il vero ed unico scopo del Moralista che e il punto 
pratico, distinguendo bene il consiglio dalT obbligazione, le ragioni 
sufficient! per consigliare, ma insufficient! per obbligare; la di- 
rige a non perder mai di vista 1' essenziale, che e la salute eterna 
delle anime. In questo modo lo studio del Ballerini, secondo noi, 
forma un Moralista acuto, erudito, solido ed imparziale. 

Ne noi siamo soli a cosi giudicare del Ballerini. Grande pure e la 
stima in cui e tenuto dai piu dotti Teologi de' giorni nostri. II Lehmkuhl 
dice che 1' Opus Morale contiene vastam eruditionem summumque 
acfuumen 3 ; ed altrove : con breve esame delle ragioni (il Balle- 
rini) divide con acume e chiarezza il probabile daH'improbabile 4 . 



1 Vol. I, p. VIII. Ivi. 

3 Theologia Moralis. Herder, Friburgi Brisgoviae, ed. VI, pag. 801. 

fc Linzer Quartalschrift, 1890. IV, p. 915. 



DELLA STAMPA 79 

L'illustre Mgr. Gennari, oggi Assessors del S. Uffizio, chiama il 
suo lavoro : classica opera postuma*. II Palmieri, il cui giudizio 
fine ed imparziale e a tutti noto, dopo aver ricordato i Principi 
della Teologia, S. Tommaso, Lugo, Suarez, S. Alfonso, prosegue: 
Coetum tot Magistrorum, qui iam de re moral! optime sunt me- 
riti ingreditur nunc Antonius Ballerini, cum honore et laude, nisi 
totus fallor, excipiendus 2 . II Card. D'Annibale nella terza edizione 
della Snmmida, della quale il primo volume vide la luce poco 
avanti alia pubblicazione del primo volume delTOpws Morale, par- 
lando del Gury soggiunge : Quern consultissimis adnotationibus lo- 
cupletavit P. A. Ballerini S. J. praeclara eruditione, et acuto in- 
genio, nulliusque merito addictus iurare in verba magistri 3 . 

Ne minore e il pregio in cui tengono il Ballerini i periodic! 
scientific! d' Italia, di Francia, di Germania, d' Austria, d' Inghilterra. 

La SCUOLA CATTOLICA di Milano nel salutare il primo volume 
dell' Opiis Morale dice: II nome del P. Ballerini... era divenuto 
mondiale e la sua autorita in fatto di Teologia morale era presso 
tutti assai grande 4 . 

L' UNIVERSITE CATHOLIQUE parlando delle principal! recent! pub- 
blicazioni teologiche date alia stampa in Eoma, Francia, Germania, 
incomincia dicendo : La plus importante, croyons nous, est 1' OPUS 
THEOLOGICTTM MORALE du celebre P. Ballerini 5 . 

II POLTBIBLION lo dice : Un travail d'une tres haute valeur, 
destine a prendre place dans toutes les biblioth6ques theologiques , 
soggiurigendo che les tresors de science et d'experience qu'il avait 
amasses ne devaient pas etre aneantis 6 . 

LES ETUDES RELIGIEUSES scrivono che pochi contemporanei sono 
oggi celebri nelle scuole di Teologia come il P. Ballerini e che 
il suo Opus Morale est une oeuvre vraiment magistrale 7 . 

II MONTH dice che il Ballerini non fu secondo a nessuno dei 
suoi contemporanei nella conoscenza della filosofia, dei Padri, e 
degli scrittori scolastici, come mostrano le parecchie sue opere. Egli 
era un consumato giurista civile e canonista 8 . 

Consultazioni Morall ecc. Napoli, Artigianelli 1893, p. 270. 
Vol. I, p. VII. 

Summula Theologiae Moralis. Romae, Propaganda 1889. Pars. I, p. 12, 
n. 84. 

Quad. 198, giugno 1889. 

LYON. Vilte. Nouvelle Serie. Tom. XIV, p. 603. 

Paris. Janvier 1890 p. 29. 

XXVI. e anne'e Tom. XLVIII. pp. 140-142. 

Ottobre 1889 vol. LXVII. pp. 278-282. 



80 RIVISTA 

II LITERARISCHER HANDWEiSBR chiama Y Opus un' opera corn- 
pita con una gagliardia da gigante, ricco tesoro, vasto e sodo la- 
voro i . 

LA ZEITSCHRIFT FUR KATHOLISCHE THEOLOGIE chiama il Ballerini, pro- 
fondo ed acuto filosofo, conoscitore del Diritto canonico, confessore 
assiduo, professore di Teologia morale per tanti anni nel Collegio 
rornano, coiisultato as'sai, uomo di studio severo e assiduo, che co- 
nosce tutta la bibliografia inoralistica e che pone ogni questione 
nella sua vera luce 2 . L' Opus Morale rende un servigio singolare 
alia scienza teologica non solo, nia anche alia vita pratica (la quale 
naturalmente deve essere animata da quella).... ; e 1'opera di Teologia 
morale piu vasta che sia comparsa in questo secolo ; opera che in 
arnpiezza e solidita si collega e si riallaccia meritamente coi grandi 
trattati di Teologia morale dei secoli scorsi 3 . 

I nostri lettori gia sanno come il Kettore Magnifico d'una delle 
piii illustri Universita d'Europa, nell'annunziar la morte del Balle- 
rini ai suoi colleghi, lo chiamd il LUGO de' nostri tempi. 

Kechiamo da ultimo il giudizio di uno dei piu rinomati Teologi 
moderni, e versatissimo in tutto lo scibile teologico. II chmo P. Hurter 
nel tomo III del suo Nomendator cosi parla del Ballerini : Mora- 
listaruro. fere princeps hoc aevo extitit Antonius Ballerini. Parlando 
delle sue note al Gurr, le dice eruditissimae sed sat acres.... eae 
continent eruditionis thesaurum, produnt singularem iudicii sagaci- 
tatem et saluberrime promoverunt solidum Theologiae Moralis stu- 
dium. Ostendunt enini levitatem tot ratiuncularum quibus tarn facile 
uti solebant Theologi Moralistae ad statuendas suas opiniones, osci- 
tantiam in citandis auctoribus, levitatem in tractandis quaestionibus 
raoralibus: hinc auctor censeri debet gravissimus, qui numquam 
sine magna utilitate consulitur. IS Opus Morale lo dice Opus 
plane egregium. E conchiude : Erat Ballerini non solum egregius 
magister, sed et in casibus solvendis valde practicus, confessarius 
expeditus, pauperum praesertim pater sollicitus 4 . 

Abbiamo dunque nel Ballerini un Maestro sommo che insegno 
e colla dottrina e colFesempio, che mentre con sana critica disci - 
plina la mente alia speculazione, indirizza con prudenza non ordi- 
naria ed addestra nella pratica. II suo norne nella storia della Teo- 



1 Anno 1889 n. 493. pp. 722-724. 

2 Anno 1889. Vol. IV. p. 715. 

3 Anno 1891. v. IV. p. 778. 

k Nomendator. Editio secunda. Tom. Ill, pp. 1445-1446. 



BELLA STAMPA 81 

logia Morale non morra; ma restera sfavillante di luce benefica, che 
servira di guida e d' incoraggiamento per coloro che con solido 
studio, con severa critica, ed aniino leale, seposito partium studio 
et invidia, si danno con tutta diligenza alia ricerca della verita. 

Ora, poche parole sul P. Palmieri (presentemente Teologo della 
S. Penitenzieria) che nello scrivere 1' Opus Morale del Ballerini pud 
dire Pars magna fui, avendone egli scritta una parte non piccola. 
Tomato 1'illustre Teologo dall'Olanda in sulla fioe del settembre 
del 1887, ebbe dai Superiori 1'uffizio di pubblicare gli scritti balle- 
riniani sulla Teologia morale ; e si pose all' opera di tutta lena, tra- 
vagliandovisi per cinque anni. Poiche, que' sette volumi che ora 
noi vediamo, non erano gia un' opera del tutto finita (quale il Bal- 
lerini da lungo tempo meditava) ma solarnente e semplicemente que- 
gli scritti, ch'egli recava in iscuola e su cui faceva le sue splendide 
lezioni al Collegio romano ; scritti, pero, che egli preparava per la 
futura Opera morale. II Palmieri dunque, oltre ad aver quasi rim- 
pastata tutta quella materia verificando e confrontando ogni cosa, 
ha scritto trattati interi e interi capitoli di suo. In fatti, (per lasciare 
le cose minori), nel II volume son del Palmieri il trattato de Sexto 
praecepto et de Decimis; nel III de Servitutibus , de Testamentis 
ecc.; nel IT de Statibus particularibus ; nel Y de Indulgentiis et 
suffragiis, de Or dine,, de extrema undione; nel YI de dispensatio- 
nibus matrimonialibus ; e nel YII de Suspensione et Irregulari- 
tate. Le quali giunte 9^ Opus morale del Ballerini sono, a giudi- 
zio di tutti, non inferiori in merito alle altre parti dell'Autore 
principale. 

II. 

La Palestina d'oggi studiata e descritta nei suoi Santuarii e nelle 
sue localita bibliche e storiche dal P. DOMENICO ZANECCHIA del- 
V Or dine dei Predicatori ex professore di teologia nella scuola 
di studii bibliti in Gerusalemme. Roma, tip. del Genio civile, 
1896, Yoll. due in 16 di complessive pagg. 926. -- Prezzo L. 8. 

Se havvi al mondo paese che meriti di chiamare a se lo studio 
degli storici, 1'attenzione dei fedeli, la curiosita dei viaggiatori, questo 
e certamente la Palestina, nella quale si sono svolti i piii grandi 
avvenimenti del mondo, e tuttavia se ne conservano i monumenti. 
Non e quindi a far meraviglia che, segnatamente da mezzo secolo 
in qua, questa terra privilegiata siasi presa a studiare con diligenza 

Serie XVI, vol. VI, fasc. 1099. Q 27 marzo 1896. 



82 RIVISTA 

ed ardore sempre crescente. Che ai giorni nostri, quando si ragiona 
di fatti gravi, non si ama piu prestar fede cosi alia cieca a leg- 
gende piu o meno in voga, ma si vuol saggiare ogni cosa a norma 
di sana critica, e pero si vengono con lodevole gara moltiplicando 
studii e ricerche nel campo della storia e dell'archeologia. 

La qual sana critica alle leggende di Palestina deve rigorosa- 
mente applicarsi anche per questo motive particolare, che, come tutti 
sanno, se la tradizione s'era ivi mantenuta schietta e genuina fino 
al principio delle Crociate, da quell'epoca in poi in molte cose fu 
perturbata, intorbidata, e non poco perdette di sua purezza. In 
questo secondo periodo, dice 1'egregio Autore, bastava che un in- 
dividuo, tenuto dal popolo in conto di sapiente, avesse emesso il 
suo parere sopra alcune localita, in modo speciale su quelle da lui 
acquistate, perche subito cominciassero nuove tradizioni contrarie a 
quelle che esistevano gia da secoli, non piu nel popolo (che, per 
differ enza di religione o per altro motive, non aveva alcun interesse 
a conservarle) ma nelle relazioni di antichi scrittori, le cui opere 
preziose giacevano sotto la polvere delle biblioteche (p. IV). 

Tornava dunque al tutto necessario il rimettere in luce le tra- 
dizioni antiche, liberandole da quello strato di tradizioni fantastiche, 
che si era lor sovrapposto nel medio evo ; e per far questo con si- 
curezza, bisognava intraprendere uno studio piu accurate della Bibbia 
nelle fonti ebraiche e nelle greche, esaminare le iscrizioni antiche, 
disseppellire, per mezzo di ben diretti scavi, le sotterrate rovine del 
passato, giovarsi insomma di tutti i sussidii dell'archeologia; che 
cosl e non altrimenti sarebbesi messo un suggello d'autenticita al- 
meno su quei luoghi, che giustamente si credono stati testimonii di 
biblici o storici awenimenti. 

Or questo appuntq da mezzo secolo si sta facendo da molti dotti 
delle diverse parti d'Europa, a cui si sono ultimamente aggiunti 
alcuni membri del clero secolare e di quegli Ordini regolari, che 
hanno stanza a Gerusalemme : il centro poi di questa attivita stu- 
diosa del clero e presso i KR. Padri Domenicani, che hanno ivi 
aperto una scuola di studii biblici, sul luogo santificato dal sangue 
del protomartire S. Stefan o. 

In questa scuola fu teste per due anni professore di teologia 
il ch. P. Zanecchia, nel. qual tempo non lascid passare occasione 
di studiare la Palestina, percorrendola su e giu nelle province della 
Giudea, della Samaria e della Gfalilea; ed ora ci presenta in que- 
st' opera il frutto di quegli studii e di quei viaggi, quale poteva 
aspettarsi da un uomo ben versato nella teologia, nella bibbia, nella 



BELLA STAMPA 83 

storied, nelle lingue oriental!, e forse assistito all'uopo dagli altri 
dotti suoi confratelli. 

Inconiincia egli dunque con alcune nozioni general! sulla Pa- 
lestina, sui popoli antichi che 1' abitarono, sulla presente sua popo- 
lazione mista di Turchi, Ebrei e Cristiani, sui costumi che ivi sono 
in vigore, e sui luoghi storici che s'incontrano tra Giaffa e Geru- 
salernme. Appresso ci offre in settantacinque pagine un bel com- 
pendio della storia di Gerusalemme dalla sua fondazione fino al 
Congresso eucaristico stato ivi recentemente tenuto, e quindi la 
descrizione di essa e de' suoi immediati dintorni. Poi viene giu 
descrivendo a mano a mano tutto il rimanente della Giudea, della 
Samaria, della Galilea, con brevita e chiarezza, sceverando le cose 
vere dalle false, e le certe dalle probabili. Di che quest' opera, oltre 
all'essere una eccellente guida nel pellegrinaggio di Terra Santa, 
tornera utilissima a tutti gli studiosi della Sacra Scrittura, e for- 
nira insieme ai fedeli d' ogni condizione una lettura assai istruttiva 
ed attraente. 

Quanto a noi, francamente diciamo che ben di rado abbiamo 
letto un libro con tanto piacere come questo; e ci auguriamo di 
vedercelo presto tornar dinanzi in altra edizione, non solamente 
fregiata al par di questa delle due piante di Gerusalemme e delle 
carte topografiche della Giudea, Samaria e Galilea 1 , ma ornata altresi 
di fototipie o incision! che ci mettano sott' occhio i principali Luoghi 
Santi in queste pagine cosi bene descritti. 

A proposito de' quali ci piace chiudere questa breve recensione 
col bell'elogio, che il ch. Domenicano fa dei PP. Minori Osservanti. 
Si deve, egli dice, alia benefica influenza delle scuole e alia co- 
stanza di quest! figli di S. Francesco nel mantenersi per tanti secoli 
fermi vicino ai celeberrimi santuarii del Cristianesimo, ad onta degli 
assalti e delle persecuzioni alle quali piu volte sono andati soggetti, 
se in Palestina si trovano alcuni indigeni che parlano italiano, se 
vi sono ospizii per alloggio dei pellegrini, e se si possono tuttora 
uffiziare i santuarii e celebrarvi la messa in rito latino. Sono percid 
meritevoli di grande elogio e della pubblica riconoscenza (p. 32). 

1 L'A. ha fatto anche eseguire una grande carta topografica dell' in- 
tera Palestina, che si vende separatamente al prez^o di L. 2,50. 



BIBLIOGRAFIA l 



BATTISTA FLORINDO. Nuova crestomazia di sacri carmi latini, 
antichi e moderni, raccolti per le scuole del Seminarii dal Cav. Flo- 
rindo Battista K. Provveditore agli studi in riposo, con note di 
Mons. Gualtiero Giamagli Arciprete della Cattedrale di Ancona. 
Volume primo. Sacri carmi antichi. Angri, stab. tip. Battistino 
Yescovile, 1895, 8 di pp. 223. L. 3. 
Noi abbiamo tante volte lodato i irae. Noi dunque facciamo plauso al- 



classici greci e latini e raccoman- 
datone vivamente lo studio, che non 
cadremo certamente in sospetto di 
avversarli, se ora annunziamo con 
onore la presente Crestomazia di 
sacri carmi latini . In un'operad'arte 
la forma & molto, e questa, nel caso 
nostro, va imparata dai classici del 
gentilesimo ; ma la forma non & tutto, 
chfc parte principalissima e il con- 
tenuto, la sostanza, il pensiero ; e ri- 
spetto a questo, diceva giustamente 
il Tommaseo, & piu verita in una pa- 
ffina cristiana che in dieci dei Gen- 
tili. Ne puo dirsi mancar del tutto 
alia sacra innodia dei Padri della 
Chiesa la stessa forma poetica: se 
non vi e 1'eleganza di Virgilio e 
d'Orazio, vi e un calore, uno slancio, 
una efficacia che non teme confront! ; 
e noi udiremmo volentieri quali poe- 
sie 1'antichita pagana possa contrap- 
porre al nostro Stabat Mater e al Dies 



1'emerito Provveditore agli studii, che 
ha compilato giudiziosamente questa 
raccolta di carmi, tolti da una ven- 
tinad'antichiscrittori sacri, mettendo 
in fronte ad ogni carme un cenno 
biografico dell'autore, (il qua! cenno 
pero potrebbe qua e la essere piu 
critico) e a piedi alcune note este- 
tiche e filologiche di molta utilita. 
A tutta poi la raccolta e fatto prece- 
dere, oltre la bella prefazione del 
compilatore, un magistrale discorso 
del professore Enrico Casti, intito- 
lato Gl'inni sacri al cospetto della 
storia e dell'arte , che vivamente 
invoglia del libro. 

Aspettiamo con desiderio il se- 
condo volume, che conterra i eacri 
carmi latini moderni, 1'edizione del 
quale ci auguriamo che riesca meno 
scorretta e piu elegante della pre- 
sente, che tale ei richiede ai tempi 
nostri. 



1 Mota. I libri e gli opuscoli, annunziati nella Biblio gratia, (o nelle Riviste 
della. stampa) della Civilta Cattolica , non puo 1'Amministrazione assumeie 
in nessuna maniera 1'incarico di provvederli, salvo che i detti libri non sieno 
indicati come vendibili presso la stessa Amministrazione. Cio vale anche per gli 
annunzi fatti sulla Copertina, del periodico. 

L'AMMINISTRAZIONE. 



BIBLIOGRAFIA 



85 



BECCARIA P1ETRO. Letteratura italiana ad uso de' Ginnasi e 
Licei. Edizione ritoccata ed accresciuta il terzo. Torino, tip. Sa- 



L. 3,30. 

menti. A dir il vero, a noi sarebbe 
piaciuto che 1'Oratoria fosse stata 
messa innanzi alia Poetica, ed ancbe 
avremmo amato qua e la, special- 
mente nella seconda parte, tra i di- 
versi quesiti un legame piu stretto, 
che lasciasse scorgere meglio 1'or- 
dine e il processo della trattazione. 
Ma in compenso, questo libro non ha 
nulla della consueta freddezza e noio- 
sita didascalica: e scritto con una 
leggiadria ed una vivezza che invo- 
glia a leggere, e noi crediamo che 
tutti gli studiosi gli faranno buon 
viso; quindi non ci sara bisogno di 
difendere questo povero topolino 
dall'ugne de' gattoni (p. 5). 



lesiana, 1895, 16 di pp. 640. 

Lo scopo delPAutore e stato quello 
d'iniziare i giovani alia Letteratura 
italiana per via di quesiti e risposte 
intorno ad essa. La materia e distri- 
buitain quattro libri,ne'qualisitratta 
della Grammatica, della Filologia, 
della Poetica, della Oratoria italiana. 
Nella Grammatica si spiega 1'Orto- 
grafia, 1'Ortologia, 1'Etimologia, la 
Sintassi. La Filologia comprende 275 
quesiti intorno ad altrettanti voca- 
boli o frasi o costrutti, che sono sag- 
giati se siano o no di buona lega 
italiana. La Poetica insegna prima a 
fare i versi, poi le poesie nei prin- 
cipali lor metri. Nell'Oratoria flnal- 
mente si parla del discorso, delle sue 
parti e dei varii generi di componi- 

DE BEAUREPAIRE DE LAUYAGNY comtesse. - Saint Albert de 
Messine de 1' Ordre des Cannes. Paris, P. Tequi, 1895, 16 di 
pp. 292. 
S. Alberto (f 7 agosto 1306) nato 

di nobile prosapia in Sicilia, illustr6 

1'Ordine Carmelitano colle austerita 

e coi miracoli. Ora che il culto del- 

1'oro, come osserva la scrittrice, e 

giunto al grado d'idolatria, e conso- 

lante ed istruttivo dare un'occhiata a 

quegli eroi di Gesu Cristo,che pas- 

sarono tutta quanta la vita nella mor- 

tificazione, nella preghjera e nel sa- 

crificio. A questo fine la S. a contessa 

DELFINO. La Critica del Dialogo S. Paolo di Giovanni Bovio 
pel Prof. Giuseppe D. r Delfino. Reggio- Calabria, 1895, 8 di pp. 41. 



de Beaurepaire mette in bella vista il 
raccoglimento di spirito ed il disprez- 
zo dei beni terreni di S. Alberto. Le 
notizie di questa vita sono attinte a 
fonti sicure, tra le quali sono da 
annoverare i Bollandisti. La lettura 
di questo libro e attraente per una 
certa aurea semplicita di narrazione 
e per bonta di edizione, accresciuta 
da molte incisioni. 



II Dialogo del Bovio e una far- 
ragine di error! filosofici, teologici 
e storici, sgabellati con sicumera 
olimpica e senza riguardi per la lo- 
gica. Di che indignato il filosofo ca- 
labrese Dr. Delfino, gli da un car- 
piccio di santa ragione. II Bovio che 



passa per filosofo e non sa mettere 
insieme un argomento che non zop- 
pichi, non sara lieto di vedersi stu- 
diato e ritratto al naturale nelle 
dotte pagine del Delfino. E il caso 
di dire : Mulier incidit in virum. 



86 



BIBLIOGRAFIA 



DE NEGRI FRANCESCO aw. Discorso giuridico sulla storia po- 
litica d' Italia con un accenno a quella dell'Europa. Pisa, tip. 
Yalenti, 1896, 8 di pp. 62. Cent. 80. 



i limit! dell'ordine etico, non meno 
naturale clie cristiano; e fa vedere 
che in sostanza cardine della vera 
giustizia politica e sociale resta sem- 
pre il cattolicismo. 



Checche sia delle divisioni razio- 
nali, delle definizioni e delle appli- 
cazioni che 1' ingegnoso.. Autore fa, 
in questo suo discorso, del diritto, 
certo e che egli si contiene dentro 

DURSO. Yedi LEZIONL 

FINALI C. Cristoforo Colombo e il viaggio di Ulisse nel poema 

di Dante con lettere di F. Tarducci e una prefazione di G. Fran- 

ciosi. Cittd di Castello, tip. S. Lapi, 1895, 16 di pp. XII-76. 

Cent. 80. 

II senators Finali nell'Ulisse dan- 
tesco intravede il grande navigatore 
e scopritor di terre Colombo : il Tar- 
ducci dissente da lui e vigorosamente 
sostiene un'altra interpretazione: ter- 
zo fra cotanto senno entra il Fran- 

GAETANI GIUSEPPE. - - I Mississipiani. 2 a edizione. Roma, tip. 
G. Bertero, 1895, 16 di pp. 60. -- L. 1,00. 
II famoso scozzese Giovanni Law presente lavoro passate in rassegna 



ciosi, e si dichiara pel primo ; noi 
dal canto nostro diciamo che questo 
libretto e un bellissimo documento 
di sapere e di cortesia, e puo ser- 
vir di modello a tutte le dispute let- 
terarie. 



sotto la Reggenza di Filippo d'Or- 
leans die nuova vita alia Compagnia 
d'Occidente, che quindi prese nome 
di Compagnia delle Indie, a fine di 
usufruire le ricchezze della Luisiana, 
corsa dal fiume Mississipi. 

I partenevoli od azionisti che si 
vogliano dire, vi fecero colle loro 
frodi inaudite grossi guadagni e sif- 
fatti affaristi ne andarono col nome 
di Mississipiani. La narrazione dei 
raggiri dei Mississipiani del secolo 
scorso e parte preliminare all'espo- 
sizione dei fallimenti fraudolenti dei 
Mississipiani moderni di Francia, d'l- 
talia, d'Austria-Ungheria, dell'Ame- 
rica del Sud e di altri Stati. L'Au- 
tore non si contenta di semplici af- 
fermazioni, ma ogni cosa lumeggia 
coi fatti particolari; le frodi dei for- 
nitori dell'esercito e deH'armata, de- 
gli appaltatori delle opere pubbliche 
e dei banchieri, ed infine le solenni 
assoluzioni dei medesimi sono nel 



ed esposte coi loro foschi e tetri co- 
lori. Perci6 la lettura ne e piacevole 
ed istruttiva. Credetelo; die' egli, 
al disagio economic vi hanno con- 
corso in parte le nazioni armate, il 
troppo sciupio di danaro, le specu- 
lazioni improduttive, il poco rispar- 
mio e la poca previdenza; ma quello 
proprio che lo determina, e ii per- 
vertimento del senso morale... giu- 
stizia o liquidazione della societa mo- 
derna. I capitalist! che hanno gua- 
dagnato illecitamente ed i parassiti 
di tutte le specie sono ora i veri 
padroni del mondo: lo hanno sfrut- 
tato, lo hanno ridotto un deserto, ed 
ancora le loro brame non sono sa- 
zie... si danno premi a chi da in 
mano alia giustizia un brigante o a 
chi uccide nn lupo: quali briganti 
peggiori e lupi piu famelici dei Mis- 
sissipiani antichi e moderni ? (pa- 
gina 57-58). 



BIBLIOGRAFIA 87 

GAUDIANO LEONARDO can. dott. prof. Contro 1'abuso del diffe- 

rire notevolmente il Battesimo. Capua, tip. Campano, 1895, 8 di 

pp. 136. -- L. 1,00. 

L'abuso incominciato ad intro- luppa la dottrina cattolica del pee- 
dursi a Capua (e Dio volesse che non cato originate e della necessita del 
altrove) di differire ai fanciulli no- battesimo; prova che la note vole di- 
tevolmente il battesimo, fu occasione lazione di questo e riprovata dalla 
che il ch. A. prendesse a combat- legge naturale, dalla divina e dal- 
terlo con questo libro. Dopo dimo- I'ecclesiastica ; mostra le ragioni che 
strato che e un rampollo del Mas- debbono indurre i genitori a solle- 
sonismo e del Razionalismo, atterra citare il battesimo dei proprii figli. 
gli argomenti su cui si appoggia, E un libro scritto con dottrina, con 
cioe che i genitori son liberi di opi- chiarezza, con calore, e tratto tratto 
nare come lor piace intorno al bat- con un certo colorito oratorio e poe- 
tesimo dei proprii figli, che non e tico, che forse ad alcuni parra sover- 
bene privare il fanciullo della sua chio, ad altri invece rendera piu gra- 
liberta religiosa, che non accade ver- devole la lettura: andrebbe diffuse in 
sargli in testa un po' d'acqua che tutti que' luoghi, e non sono pochi, 
non val nulla ed anzi potrebbe dan- ne' quali e invalso il detto abuso. 
neggiarlo nella salute. Ci6 fatto, svi- 
GIAMPAOLO F. mons. Dialogo sul rispetto alle chiese e sulle 

condizioni per bene ascoltare la Santa Messa. Preghiere e Indul- 

genze. Siena, tip. S. Bernardino, 1895, 16 di pp. 42. Cent. 10. 

Yendibile in Eipalimosani presso 1'Arciprete D. Nicola Minadeo. 
GOMEZ D'ALCALA PEDRO. Alonso Cano. Storia spagnuola. Edi- 

zione illustrata con 12 incision!. Genova, Fassicomo, 1895, due voll. 

in 32 di pp. 182-190. -- L. 1,40. 
GRAZIANO don GIOVANNI. L'avvenire. Canto. Vercelli, tipo- 

grafia Coppo, 1895, 16 di pp. 32. 
GROSSO AMBROGIO, arcipr. Tre rimedi efficaci ai mali present! . 

Moneglia (Genova), Amministrazione del Periodico La Buona Se- 

mente; Milano, Unione cattolica editrice ambrosiana, 1895, 16 di 

pp. 128. 

I tre rimedi, dei quali si parla in gioiello di libro spirituale per pratica 
questo libretto, sono la confessione, istruzioneeper leggiadriadiedizione. 
la comunione e la verginita. E un 

GRUBER P. HERMANN S. J. Le Positivisme depuis Comte jusqu'a 
nos jours. Traduit de 1'allemand par 1'abbe Ph. Mazoyer du Clerge 
de Paris. Paris, P. Lethielleux libraire-Miteur, 16 di pp. 528. 

II ch.Autore, avendo scritto il noto uscl dalle molteplici penne di quegli 
volume intitolato : Augusto Comte fon- scrittori che gli si diedero a disce- 
datore del positivismo, la sua vita e poli. Affine di dare alcun ordine alia 
la sua dottrina, nel presente espone immensa materia del suo argomento 
con somma diligenza le varie forme, divise 1' opera in due parti : nella 
sotto cui il positivismo si estese e prima mette in mostra la doppia fa- 



88 



BIBLIOGRAFIA 



e termina con una conclusione la 
quale e una stringata e piena con- 
futazione del positivismo. All'Autore 
di questo scritto si puo meritamente 
applicare il giudizio dato da Catullo 
alia storia perduta di C. Nipote, che 
Ausus... omne aevum tribus explicare 
chartis, - Doctis, luppiter! et labo- 
riosis in quanto che con felice ardi- 
mento entro un volume non lungo 
ci ha esposto 1'ampio sviluppo sto- 
rico-filosofico del positivismo dal suo 
fondatore fino a noi. 



lange positivista costituitasi in Fran- 

cia, 1'una dei dissidenti capitanata 

dal Littre", 1' altra degli ortodossi con 

a capo il Laffitte. A queste due ag- 

giunge la terza ortodossa formatasi 

nei paesi fuori della Francia special- 

mente in Inghilterra. Nelia seconda 

parte pone sott'occhio in primo luogo 

lo svolgimento del positivismo indi- 

pendente in filosofia, e poscia lo svol- 
gimento del medesimo fuori della 

cerchia filosofica. Dei moltissimi au- 

tori positivisti, che cita, espone i prin- 

cipii e vi appone un saggio critico, 

HEUSER HERMAN I. Chapters of bible Study (Introduzione po- 
polare allo studio delle sacre scritture) New York: The Cathedral 
Library Association, 1895, 16 di pp. 182. 
Quest'interessante operetta mette 

in luce una serie di letture sulla 

Sacra Scrittura, fatte 1'anno scorso 

nella scuola cattolica estiva di Platts- 

burg negli Stati Uniti. II ch. Autore 

e professore di S. Scrittura nel Se- 

minario Arcivescovile di Overbrook 

presso Filadelfla, e con la competenza 

che puo bene aspettarsi da un tale 

uomo svolge tutti que' punti piu so- 

stanziali in tale materia che devono 

essere conosciuti non pure da ogni 

cattolico, ma da ogni persona che si 

professa religiosa, specie in un tempo 

dove tanti discorrono della Bibbia 

e nondimeno pochi sono pronti a ren- 

derne retta ragione. La dimostrazio- 

ne e sempre solida ma popolare in- 

sieme e letteraria. II ch. Autore per 

illustrare il suo soggetto dai punto 

di vista letterario, storico e lingui- 

stico, s'appoggia costantemente a' piu 

LAVAL J. A. cure de Thouars. Notre monde terrestre. Son com- 
mencement, son milieu et sa fin, suivi des Mondes celestes et 
de leurs habitants. Tonneins, impr. GL Ferrier, 1895, 8 di pp. 32. 
Fra le molte questioni che il dei quali 1'uno la poneva a dirittura 

rev. Autore agita nel presente opu- nell'a. 1908,1'altropoi nell'a. 1921. No- 

scolo, quella della fine del mondo tiamo ch'egli presuppone vera la pro- 

egli la scioglie col dire che 6 Ion- fezia di S. Malachia (vedi la Civilta 

tana abbastanza, contro due anonimi, Cattolica, quad. 1084, pag. 430-443). 



riputati scrittori, e mentre abbella 
le sue pagine con le loro autorita, 
sparge luce assai viva suirargomento 
che ha per le mani. Questo suo me- 
todo, congiunto con una chiara e po- 
sitiva dimostrazione di cio che deve 
tenersi intorno 1'autorita ed il senso 
della S. Scrittura, fa di questo libro 
un manuale popolare pe' credenti 
cristiani. I cattolici^non v'e dubbio, 
per lo meno implicitamente ammet- 
tono quanto devono intorno la parola 
ispirata di Dio. Pero generalmente 
essi non sanno dar pronta ragione 
al momento opportuno di quegli ar- 
gomenti e di quei principii, che ser- 
vono a confutare gli errori correnti 
e che sempre aiutano gli uomini di 
buon volere nella ricerca del vero. 
II manuale del Heuser pare scritto 
apposta a questo fine. 



BIBLIOGRAFIA 89 

Parlando poi della durata straordi- del 19 marzo 1899, domenica di 

naria del pontificate di 17 Papi, sog- passione ed antivigilia della festa 

giunge: Leone XI22, dovendo rag- di S. Giuseppe. Si finisce coll'asse- 

giungere almeno la media dei tre ul- rire che i mondi celesti probabil- 

timi regni (di Pio VI, Benedetto XIV mente sono abitati. 
ed Urbano VIII), non vnorira prima 

LEZ10N1 CATECHISTICHE sulla missione spirituale delle Piccole 
Sucre dei Poveri. Traduzione dal francese pel teol. Filippo Durso. 
Andria, tip. Terlizzi, 1895, 16 di pp. 72. 
Oltre la cura del corpo de' po- sto fine nobile, sono divisate nel pre- 

veri vecchi, le piccolo Sucre nanno sente libretto minute e pratiche istru- 

ancbe sollecitudine deH'anima dei zioni. 

medesimi. A meglio raggiungere que- 

LONGO BARTOLO comm. aw. Pel primo Congresso nazionale 
mariano in Livorno cinque Yoti concernenti il secondo terzo e 
quarto tema. Valle di Pompei, scuola tip. Bartolo Longo, 1895, 
16 di pp. 45. 

Ecco i cinque voti : per la riu- per gli spiritual! Esercizii in prepa- 
nione delle chiese dissident! alia razione alia festa del Rosario: per 
unita cattolica sotto gli auspicii della la propaganda del culto di Maria 
Vergine di Pompei : per la propaga- nelle prigioni. Faccia la Vergine che 
zione del santo Rosario: per ravvi- questi voti del suo zelante divoto 
vare la recita delVAngelus Domini: vengano coronati di buon successo. 

MARCELLING DA CIYEZZA M. 0. Suor Maddalena M. del Cuor 
di Gesft (al secolo Carlotta Rosa Arnaldi) Madre Priora delle Car- 
melitane Scalze nei Santi Pietro e Marcellino di Roma. Firenze, 
tip. Ariani, via Ghibellina, 53-55, 1896, 16 di pp. 204. 
In Maria Maddalena del Cuor di a p. 158, e che sia cosi, chiunque si 
Gesu ebbe la gloriosa Madre Teresa faccia a leggere queste pagine re- 
una vera e degna figliuola ; il Mo- stera pienamente persuaso e ne andra 
nastero de' Santi Pietro e Marcellino santamente edificato. La quale let- 
un esemplare di virtu perfetta; e il tura, oltre che utilissima, e resa pia- 
Carmelo uno splendore novello, de- cevole dalla valente penna dell'Au- 
stinato com'e a rifulgere di perenne tore, chiarissimo per non pocbi altri 
e sempre nuova gloria, per averlo lavori di maggior lena. Elegantissima 
fatto monte a se diletto il Signore. 1'edizione. 
Cosi sta scritto, a modo di chiusa, 

MEMORIE di un Pellegrino del primo pellegrinaggio maltese a N. S. 

di Lourdes, 1895. Malta, tip. del Malta, 1895, 8 di pp. 60. 

La descrizione del viaggio e dei gine e il contenuto del presente opu- 
luoghi di Lourdes, 1'elenco dei pel- scolo. E insieme una memoria ed un 
legrini ed un grazioso inno alia Ver- elogio della pieta de' Maltesi. 

MESTRINER M. C. prof. Elementi di storia letteraria italiana ad 



90 



BIBLIOGRAFIA 



Lo scopo propostosi dall'Autore 
e quello di fornire una guida e come 
un prontuario di cognizioni alia gio- 
ventu studiosa, ed anche a quei mae- 
stri che desiderano raccolti in brevi 
pagine i fatti piu accertati della no- 
stra letteratura; e questo scopo a noi 
pare che sia stato felicemente rag- 
giunto. Tutte le notizie storico-let- 
terarie che sono prescritte dai pro- 
grammi, e molte altre non prescritte 
ma utilissime, qui sono raccolte ed 
esposte con sufficiente larghezza. La 
materia e distribuita secolo per se- 



uso delle scuole secondarie. Verona, Padova, Fratelli Drucker, 1895, 
16 di pp. 272. L. 2,75. 

colo, e in ogni secolo, prima di par- 
lare degli autori e dei loro scritti, 
si da un' idea generale delle condi- 
zioni civili, religiose e politiche della 
societa, come di quelle che natural- 
mente dovevano molto influire nello 
spirito degli scrittori. I giudizi in- 
torno a questi generalmente son giu- 
sti, come accertate le notizie storiche, 
almeno dei principal! di loro. Si e 
anche avuto cura di dare alle donne 
letterate un posticino un po' piu am- 
pio di quel che si soglia da altri loro 
accordare. 

MONCADA CARLO CRISPO. La Biblioteca Yaticana e mons. Isi- 
dore Carini. Ricordi. Palermo, tip. Davy, 1895, 16 di pp. 50. 
11 Moncada nel presente opuscolo fine parla del catalogo dei codici 

da contezza della biblioteca vaticana arabi, che il Carini fece compilare 

e dei lavori fattivi da mons. Isidoro all'Autore. 

Carini e dal P. Francesco Ehrle; in 

MORI GIUSEPPE Sac. II Rosario in Terra Santa. Quadri biblici 
illustrati. Roma, tip. Poliglotta della S. C. di Propaganda Fide, 
1896, 8 di pp. 704. 

dolorosi, gloriosi. Le incisioni sono 
nulla meno di trentacinque, cavate da 
fotografie prese sul luogo. Le dichia- 
razioni poi che fa Tegregio A., cosi 
dei fatti, come dei luoghi (di tutte 
le quali noi non intendiamo farci mal- 
levadori) sono ricche di erudizione 
antica e moderna, ma esposta in ma- 
niera allettante, non opprimente.Sif- 
fatti pregi intrinseci all' opera, con- 



Scopo dell'Autore e stato quello 
di fornire ai fedeli un potente aiuto 
per formarsi una esatta composizione 
di luogo nella recita e meditazione 
del santo Rosario, mettendo loro sot- 
t'occhio, rappresentati in tanti qua- 
dri, i fatti misteriosi che in quello 
son rammentati, non che i santi luo- 
ghi in cui avvennero, e gli uni e gli 
altri illustrando con ben acconce de- 
scrizioni. A tal fine, recatosi in Terra 
Santa, ha scrutato ivi ogni cosa, ha 
interrogato la tradizione, ha consul- 
tato i dotti del paese ; e cosi n'e 
uscita quest'opera, divisa in quattro 
parti. La prima va tutta in premesse 
sul Rosario, sulla Confraternita del 
Rosario, sulla Terra Santa, su Naza- 
reth, sul Santuario del Pater, ecce- 
tera. Le tre seguenti descrivono 1'un 
dopo I'altro i fatti e i luoghi relativi 
alle tre classi di misteri, gaudiosi, 



giunti agli estrinseci della nobile 
edizione, c' inducono a credere che 
questo lavoro storico critico tornera 
accetto, non solo ai parroci, ai pre- 
dicatori, ai direttori di confraternite 
e di altri somiglianti istituti, ma an- 
che a tutti quei fedeli a cui stanno 
molto a cuore i luoghi di Terra Santa 
e la divozione del Rosario, tanto rac- 
comandata ed inculcata dal nostro 
Santo Padre. 



BIBLIOGRAFIA 91 

NOYELLI NAZARENO. Saggi poetici. Castelplanio, tip. Romagnoli, 

1895, 16 di pp. 68. Cent. 50. 

No, non faremo a questo libretto si pare in questi versi medesimi, da 
il viso deH'arme, come sembra te- cui traspira un'anima Candida, mi- 
mere nella prefazioncella il modesto te, informata a buoni studii, benevisa 
Autore venticinquenne. Igiovani van- ad Apollo, e promettente, in non Ion- 
no incoraggiati, quando non sono al- tano avvenire, non che flori leggia- 
tezzosi; e che tale egli non sia ben dri, frutti sapor iti. 

NUO VE glorie di Maria venerata sotto il titolo dolcissimo Advocata 
nostra nella chiesa collegiata di Provenzano in Siena. 29 giugno- 

2 luglio 1895. Firenze, tip. A. Ciardi, 1895, 32 di pp. 112. 
Cent. 20. 

Con questo titolo il presente li- Curia Arcivescovile di Siena, nel 

briccino, di 112 pagine, racconta tre quale, fra gli altri testimonii, ha de- 

miracolose guarigioni operates! in posto con giuramento anche il me- 

Siena, nella Casa madre delle Sorelle dico curante. Noi invitiamo gP in- 

dei Poveri, il 29 giugno e 2 luglio creduli ai miracoli a leggere e stu- 

del 1895, per 1' intercessione di Ma- diare queste paginette, intorno alle 

ria SS. venerata ivi sotto I 1 invoca- quali niun sofisma e possibile. Al 

zione di Advocata nostra, nella chiesa tempo stesso poi eccitiamo quanti 

detta di Provenzano, della quale si hanno zelo per la fede e per la glo- 

celebrava in quei giorni il terzo Cen- ria della Madre divina a propagarle, 

tenario di fondazione. La narrazione acciocche si tocchi con mano che 

e semplicissima e condotta colla mas- nella nostra Italia ancora Maria fa 

sima veracita in ogni minima circo- bei miracoli, e che Ella e sempre 

stanza. Nell' appendice e riferita la pur oggi quella tesoriera dell' Onni- 

diagnosi medica delle malattie, da potenza di Dio, che e stata in tutti 

cui le tre inferme furono risanate, ed i secoli del Cristianesimo. Maria heri 

il certificate autentico del regolare et Jiodie, ipsa et in saecula. 
processo fatto dei tre prodigii dalla 

OPERA DEI CONGRESSI e Comitati cattolici in Italia. Sezione 
Giovani del Comitato Diocesano di Yenezia II vessillo sociale . 
Venezia, tip. Nodari, 1895, 16 di pp. 48. Cent. 50. Dirigersi 
alia Sezione Giovani suddetta, S. Maria Formosa, 5254. Venezia. 
In questo opuscolo si tratta della della sezione dei Giovani del comi- 

inaugurazione solenne del vessillo tato diocesano di Venezia. 

PERISTERO FAUST1NO. -- Nei Giardini della Leggenda. Edizione 
riccamente illustrata. Genova, Fassicomo e Scotti, 1895, 32 di 
pp. 163. 
Belle e buone leggende che spar- graziosa e la stampa. Ottimo regalo 

gono cari pensieri e invitano a virtu. alle famiglie. 

Sono anche scritte assai benino, e 

PIETRA GIOYANNI, sac. Le anime gementi del Purgatorio. Discorsi 



BIBLIOGRAFIA 



per quattro novene. Pavia, tip. del Priv. Istit. Artigianelli, 1895, 
16 di pp. 452. -- L. 3,25. 

si vogliano persoddisfare all'esigenza 
differente degli uditori, alia cui ca- 
pacita, gusto e bisogno, deve adat- 
tarsi il banditore della divina parola; 
quando si osservi Timbarazzo in cui 
trovasi spesso il parroco, a cui d'or- 
dinario fa difetto il tempo a prepa- 
rarsi i suoi discorsi corrispondenti 
per semplicita, brevitk e praticitk al 
suo desiderio e bisogno; credo non 
del tutto si possa chiamare inutile 
essa pubblicazione, la quale, senza 
pretesa di novita, di eleganza e di 
erudizione, mira ad ofFrire ai parrochi 
un mezzo a predicare con qualche 
varietk di svolgimento, popolarita di 
forma e sana dottrina, la causa im- 
portantissima delle anime purganti 
(pag. 7-8). 

PONZO FRANCESCO can. Avviamento per le Societa Operaie Cat- 
toliche. Istruzione, Educazione, Coraggio cattolico. Mondovi, tip. 
C. A. FraccMa, 1895, 8 di pp. 84. 

PROFILET abbe. Robinet De Plas, officier de la Marine franpaise. 
Paris, Tequi editeur, 1895, 16 di pp. 316. Fr. 2,00. 
II presente libro e la biografla di religiose esemplare. Possa la lettura 

un ufficiale della marina francese, 

che, salito in essa ai piu alti gradi, 

vi rinunzi6 e termino i suoi di nella 

Compagnia di Gesu. Le notizie bio- 



I discorsi della prima novena ver- 
sano su i patimenti dei fedeli defunti 
nel purgatorio ; quelli della seconda 
novena sono tratti dalle parabole e 
dagli insegnamenti del Vangelo; i se- 
guenti sono intorno la condizione ed 
i difetti varii delle anime purganti, 
sicche sono raggruppati sotto il titolo 
di Viaggio attraverso il Purgatorio ; 
gli ultimi hanno per soggetto i varii 
sentimenti che deve destare in noi 
la vista del camposanto. L'esposi- 
zione delle veritk cristiane e sem- 
plice, chiara ed adatta aU'intendi- 
mento del popolo. Potrk sembrare, 
dice 1'Autore, inutile o superflua la 
presente pubblicazione dopo tante 
altre in simile argomento; ma quando 
si rifletta quanta varietk di sermoni 



di questo libro riuscire, se non di 
uguale, almeno di simile utilita a co- 
loro che lo leggeranno. Osserviamo 
cio che nota 1'abbate Profilet, che 
cioe la presente biografia e cavata 
dall' opera del P. Mercier S. L, inti- 
tolata: Marin et Jtsuite. 



grafiche sono molte ed attraenti e 
provengono dagli appunti e dalle me- 
morie del Robinet. La lettura di libri 
buoni fece del dissipato officiale un 

ROCCA D'ADRIA. Come si diventa Parroco d'azione cattolica. (Let- 
tera ad un giovane sacerdote). 2 a edizione notevolmente accresciuta. 
Torino, tip. F. m Canonica, 1896, 16 di pp. 88. -- Cent. 40. 
Questo libro porta in fronte let- rocchiani. II ch. Auto re, mosso dal 

tere commendatizie degli Arcivescovi 

o Vescovi di Torino, Vercelli, Tor- 

tona, Ivrea, Alba, Saluzzo. 

E un opuscolo prezioso che ogni 

parroco dovrebbe avere a mano per 



giovarsene nelle sue relazioni coi par- 



suo ardente zelo pel bene morale e 
materiale delle nostre popolazioni, 
specialmente rurali, traccia al gio- 
vane parroco uno stupendo pro- 
gramma d'azione, tutto acconcio a 
guadagnarsi l'animo de'parrocchiani, 



BIBLIOGRAFIA 



93 



ad estirpare gli abusi, a promuovere 
ii bene e a far prosperare e tiorire in 
brev'ora la parrocchia. Dapprima gli 
suggerisce il modo di attrarre a se 
i fanciulli e per mezzo loro i geni- 
tori, come appunto faceva nolle mis- 
sion! S. Francesco Saverio e fanno 
in generate i missionarii. Poscia gli 
addita le Industrie dausarsiper avere 
tra i migliori terrazzani dei valenti 
cooperatori alle opere del suo zelo. 
Quindi prende a trattare di queste, 
xsominciando dalle opere che piu di- 
rettamente si attengono al bene spi- 
rituale della popolazione, e venendo 
giu flno alle istituzioni cattoliche 
ordinate al vantaggio materiale ed 
economico della medesima. Parla del- 
I'Oratorio festive per togliere la Do- 
menica i fanciulli dalla strada, ri- 
crearli onestamente ed istruirli, della 
Congregazione de' Luigini, di quella 
delle Figlie di Maria e delle Madri 



introduzione delle Suore per aiuto 
degl'infermi, del Comitato Parroc- 
chiale, della biblioteca circolante, 
della societk operaia, dell'asilo pei 
bambini, dove la donna costretta al 
lavoro consegna nel mattino alle 
suore il suo pargoletto per ripigliarlo 
la sera. Addita il modo di moraliz- 
zare Tofficina, di venire in aiuto della 
plebe per mezzo del Segretariato del 
popolo, cioe di un ufficio dove gli 
operai trovino aiuto e consiglio pei 
loro affari privati senza spesa, di un 
tribunale d'arbitrato per dirimere pa- 
cificamente le cause tra privati, del- 
1'istruzione religiosa nella scuola Co- 
munale* della Cassa rurale per aiuto 
de' contadini e del concorso alle Urne 
amministrative. 

Raccomandiamo caldamente a 
tutti, massime al giovane Clero, la 
lettura di questa pregevolissima ope- 
retta 



cristiane. E in seguito tratta della 

ROSATI LUIGI sac. Manuale di spiegazione del Catechismo mag- 

giore coinpilato a comodo dei catechisti sulle tracce dei migliori 

autori. Trento, tip. Artigianelli, 16 di pp. XH-296; 312; 464. 

L. 6,00. Yendesi presso 1' Editore in Trento. 

II moltiplicarsi de' manuali per del Breviario (esempii, di cui egli 
le spiegazioni del catechismo non e 
inutile ; poicb.6 ognuno reca seco 
un'impronta speciale, sia nella ma- 
teria, sia nell'ordine e metodo di trat- 
tazione. I tre volumi, che qui indi- 
chiamo ai lettori, sono eccellenti. 
L'Autore ha preso per testo il Cate- 
chismo maggiore in uso nella dio- 
cesi di Trento, e ad ogni breve ri- 
sposta di quello fa seguire la spie- 
gazione verbale e dottrinale con op- 



intende poi fare un volumetto sepa- 
rato). L'A. ha attinto, com 'egli confes- 
sa, alle migliori opere catechistiche, 
come p. es. a quella delFOberer e del 
Deharbe. Col presente manuale egli 
ha reso un ottimo servizio a tutti 
coloro che devono spiegare la dot- 
trina cristiana alia gioventu, i quali 
con esso, si pu6 dire, hanno il pane 
bello e affettato. Non resta che por- 
gerlo ai bambini. Ed oh ! quanti non 
bambini ne avrebbero bisogno a' no- 
stri tempi! 



portune applicazioni pratiche e cita- 
.zioni di esempii della Scrittura o 
ROTELLA GIACOMO. Cremazione o Inumazione? 2 a edizione ri- 

veduta e aumentata. Gatteo, tip. dell' Istituto Fanciulli poveri, 

1895, 16 di pp. 264. L. 2. 

Torna in luce questa operetta, lettori (Ser. XV, vol. II, pag. 102), e 
che noi gia annunziammo ai nostri torna, non solo riveduta ed aumen- 



94 



BIBLIOGRAFIA 



vivacita tratta uno degli argomenti 
piu importanti ai giorni nostri, e che 
per6 di bel nuovo caldamente rac- 
comandiamo ; tanto piu che si vende 
ad assoluto vantaggio dell'Istituto 
Fanciulli Poveri di Gatteo. 



tata, ma altresi confortata dalle let- 
tere commendatizie dell'Arcivescovo 
di Spoleto e del Vescovo di Cesena, 
e dai favorevoli giudizii dei princi- 
pali periodic! o giornali cattolici. I 
quali suffrapfi furono molto ben me- 
ritati da un libro, che can sodezza e 
SALLUSTIO PIETRO, caporal maggiore volontario di 1 anno. Cuor 

di madre. Firenze, tip. Bucci, 1895, 16 di pp. 32. 

II Sig. Sallustio tratteggia nel sublime Taffetto di madre. Vi spic- 
presente opuscolo alcune scene ma- cano sentimenti di vero cristiano. 
terne, a fine di mostrare quanto e 
SASSOLI DE' BIANCHI FILIPPO. Alcune considerazioni su i prin- 

cipii fondamentali de le scienze naturali. Parte prima. Chimica. 

Bologna, tip. Monti, 1895, 8 di pp. 24. 

Annunziamo con singolare insi- non sia per capire la distinzione dei 



stenza questo scritto e lo additiamo 
agli studiosi della buona filosofia. 
Sono poche pagine, ma rivelano un 
pensatore di merito non comune 
neanche fra i maestri. L'indagine 
circa i principii fondamentali della 
Chimica s'aggira di fatto sulla trita 
questione della costituzione ultima 
dei corpi, della quale, ancor nel senso 
scolastico, sembrava essersi detto ne- 
gli ultimi anni quanto v'era da dir- 
ne. Che se il frutto del persuaderne 
chi piu ne abbisognava non rispose 
alia bonta intrinseca delle dottrine 
e delle dimostrazioni, non e forse er- 
rato 1'ascriverne in parte la cagione 
a due difetti non rari ad incorrersi 
da taluni : 1'uso cioe di formole non 
abbastanza intese ne abbastanza spie- 
gate, e rinsufficiente risguardo ai 
fatti e alle leggi messe in sodo dalla 
scienza moderna. II Sassoli schiva 
perfettamente 1'uno e 1'altro scoglio: 
senza professarsi ligio per nessun'si- 
stema, discute le opinioni moderne 
con termini del nostro tempo; e le 
sue conclusion! adatta ai canoni della 
Chimica moderna, di cui si mostra 
appieno e non superficialmente co- 
noscitore. Non vi e chimico il quale 



due principii costituenti ogri corpo ; 
il comune cioe e il differentiate, e le 
condizioni del rimanere il primo e 
sorgere il secondo nella sintesi, e la 
legge del limite della divisibilita e 
la risoluzione della materia fino al 
detto limite come disposizione ultima 
alia composizione di una nuova so- 
stanza ecc. Quindi la spiegazione dei 
fenomeni della valenza, dell'isomeria 
e allotropia. 

Ripetiamo che queste pagine si 
leggeranno con profitto anche dai 
maestri, e si desiderera che il ch. 
Autore prosegua ad illustrare con 
simile studio le altre Scienze Natu- 
rali, come mostra di promettere. 

Vuole pero la lealta che non 
omettiamo due osservazioni riguar- 
danti nou la sostanza della dottrina 
ma il solo lato letterario. La prima 
e che nelle ultime pagine, per di- 
fetto certamente di correzione nelle 
bozze, si legge piu d'una sentenza, 
di cui ci e riuscito impossibile d'in- 
dovinare il senso (V. p. e. a pag. 21). 
L'altro appunto si riferisce alPinso- 
lita ortografia usata dai ch. Autore 
nel dividere vocaboli composti, che 
come si pronunziano cosl si sogliono 



BIBLIOGRAFIA 



95 



scrivere congiunti in uno: ad esem- 
pio le parole perche, intorno, appunto 
ecc., specie poi le proposizioni, con- 
glutinate nella lingua nostra cogli 
articoli coal che ne e alterata per- 
sino la forma, dicendosi p. e. co in 
cambio di con, nell' aggregate coi, 
colle. II Sassbli invece scrive per che, 
a punto, in torno, e c<) i, co le, de 
le t ne le e cosl via. Or noi non ci 
metteremo qui a sostenere, secondo 



testo modo di notazione, di cui si 
pavoneggia certa poesia moderna, 
ma, la Dio merce, rifiutato general- 
mente in prosa: diciamo pero sol- 
tanto che quei continui iati frastor- 
nano il pensiero del lettore, come 
farebbero altrettanti ciottoli sparsi 
sulla sua strada; ed e tanto maggior 
noia quanto piu belle e protonde sono 
le cose che egli sta per avventura 
leggendo. 



1'avviso nostro, 1'incongruita di co- 

SCURANI PKOSPERO prev. La chiesa parrocchiale del SS. Sal- 
vatore in S. Teresa di Reggio nell'Emilia. Notizie storiche. Reggio 
nell' Emilia, tip. degli Artigianelli, 1895, 16 di pp. 32. Cent. 
50. Si vende a beneficio dell'Istituto degli Artigianelli, 
11 rev. D. Prospero Scurani dap- tica chiesa di S. Salvatore fu ridotta 

prima da alcune nozioni generali 

sulle chiese di Reggio, poi descrive 

le varie parti della chiesa di S. Sal- 
vatore, la Vicinanza ossia Congre- 

gazione del capi di famiglia intenti 

a soccorrere i poveri della Vicinia, 

il decadimento della parrocchia per 



opera del giansenista Francesco III 
d'Este (a. 1757) e d' Ercole III. (a. 
1783), finche la parrocchia fu tra- 
mutata nella chiesa di Santa Teresa 
(a. 1786); il che da la ragione del 
titolo: La chiesa parrocchiale del San- 
tissimo Salvatore in S. Teresa. L'an- 



Pa. 1828 a casa privata. Stando al 
Compendia della Visita di Mons. 
Picenardi, il titolo di questa chiesa 
era la Dedicazione della basilica di 
S. Salvatore in Roma (p. 10). In fine 
v'e 1'elenco e le memorie dei par- 
rochi di S. Salvatore (cominciando 
dalla meta del secolo XVI) e di Santa 
Teresa, tra i quali troviamo Sforzani 
Cherubino de' Parolari (f 1563), ec- 
cellentissimo maestro dioriuoli, anche 
lui cumulator beneficiorum. Queste 
notizie sono state prese con diligenza 
dai cronisti e dagli archivii patrii. 



SERYAIS P. La Table Eucharistique et ses convives. Ou sont les 
convives? Qui les a disperses? Comment les ramener? Paris, 
P. Tequi, 1895, 16 di pp. 86. 



In questo libretto 1'Autore di- 
scorre le cagioni dell' abbandono e 
della nausea della mensa eucaristica, 
i deplorevoli effetti e i rimedii. E una 
lettura assai dilettevole, tanto piu 
che v'e encomiato e confortato 1'apo- 



stolato laico. II rev. Servais intende 
continuare su questo soggetto im- 
portante. E veramente, a giudicarne 
dal presente saggio, e da augurarsi 
sieno per uscire dalla sua pennaopere 
profittevoli alle anime. 



SERTO DI FIORI a Maria Immacolata. Venezia, tip. Patr. gia Cor- 
delia, 1895. 8 di pp. 66. 

sie italiane e latine, di vario merito 
come di vario metro, ma tutte olez- 
zanti dei profumi della pieta. 



E questo il XLI serto annuale, 
che a pie' della Vergine Immacolata 
depongono i giovani veneti, bella- 
mente intrecciato di prose e di poe- 



BIBLIOGRAFIA 



STAZZUGLIA AUGUSTO. Yindiciae Syllabi Pii IX, auctore A. 
Stazzuglia, Ripanae Ecclesiae canonico, S. Theologiae doctore ac 
professore. Liber septimus qui extenditur a Prop. LY usque ad 
LXIY. Neapoli, ex typis Priore, 1895, 8 di pp. 611-716. 
Di questa opera del ch. Profes- esaminate e svolte con la medesima 



accuratezza di concetti, che riluce 
nell'esame da lui fatto delle prece- 
dent! Proposizioni. Rinnoviamo dun- 
que all'illustre Autore le nostre con- 
gratulazioni, augurandoci di veder 
presto compiuta questa sua opera, 
dal cui studio tanta utilita possono 
sicuramente ripromettersi i cultori 
delle scienze sacre e delle sociali. 



sore abbiamo gia piu volte parlato 
annunziandone i primi sei fascicoli. 
Aggiungeremo solo che quello qui 
annunziato ci conferma nel favore- 
vole giudizio che di essa formammo 
fin dal principio. Le nove proposi- 
zioni del Sillabo (LV-LXIV) riguar- 
danti la separazione dello Stato dalla 
Chiesa e gli errori circa la morale 
naturale e cristiana vi si trovano 

STERZA ANDREA sac. II Socialismo. Odia il Prete e perche. Brevi 
conferenze. Parma, tip. della Provincia, 1895, 16 di pp. 52. 
Cent. 30. 
Le conferenze qui annunziate 

sono sei. L' argomento, che vi si 

svolge, e una confutazione della ca- 

lunnia, colla quale si cerca dai capi 

del socialismo di accendere nel cuore 

del popolo rancore ed odio accanito 

contro il prete e con lui contro la 

religione cattolica. II prete, secondo- 

ch6 essi vanno gridando nelle loro 

congreghe e nei loro giornali, se la 

intende coi ricchi a danno del po- 
polo, e la religione e lo stromento 

che usa per isfruttarlo. II prete, si 

risponde, si accosta al ricco per ra- 

gione del suo ministero ; ma si acco- 
sta pure al popolo e con maggiore 

predilezione. Questo nella prima e se- 



conda conferenza : nella terza, quarta 
e quinta il ch. A. annovera i beni re- 
cati dalla religione alia societa, quale 



potente ed insieme amoroea protettri- 
ce dei deboli e degli oppressi. Dalle 
inique leggi, che governarono il mon- 
do pagano di Grecia e di Roma relati- 
vamente ai bambini, alia donna, al po- 
polo, messe a confront colla condi- 
zione legale, in cui si trovano al pre- 
sente i bambini, le donne e il popolo 
per opera della Chiesa, egli mette in. 
chiaro lanera calunnia sparsa dai capi 
socialisti contro il prete e la religione. 
Nella sesta conferenza fa vedere, che 
il fine di tanta iniquita si e di al- 
lontanare il popolo dal prete ed averlo 
imbestiato alia mano quando torna 
loro utile, traendolo con promesse 
impossibili a mantenersi. Lo stile e 
chiaro, popolare ; si legge tutto 1'opu- 
scolo con piacere ; la diffusione riusci- 
rebbe certamente vantaggiosa. 



II Socialismo e i Santi Padri della Chiesa. Parma, tip. Fiaccadori, 
1895, 16 di pp. 112. Cent. 45. 



Die' occasione a questo opuscolo 
una corrispondenza del giornale so- 
cialista, che si stampa in Vicenza. 
Essendosi detto in essa, come il pre- 
dicatore quaresimalista aveva in una 



predica fatta una carica a fondo con- 
tro il socialismo, si soggiungevano 
alcune insolenze e si faceva appello 
all'autorita dei santi Padri, in favore 
del bistrattato socialismo. II ch. Au- 



BIBUOGRAF1A 



97 



tore racconcia in prima il linguag- 
gio in bocca al corrispondente, mo- 
strandolo o ignorante o di mala fede 
dalle gravi inesattezze, onde sono 
piene aippe le sue citazioni. Indi, 
fatto un confronto tra i principii pro- 
fessati e proclamati dai socialisti e 
quelli seguiti e predicati dai santi 
Padri, fa toccare con mano, come i 
primi facciano a calci coi secondi. 



Scendendo poscia in particolare alia 
dottrina dei medesimi Padri intorno 
alia proprieta, reca molti tratti, rica- 
vati dalle loro opere, ne chiarisce il 
senso genuine , e prova quanto a 
sproposito siano citati dai socialisti. 
Questo opuscolo puo essere utile ai 
socialisti per farli ricredere, ed an- 
che a quelli che si occupano della 
quistione. 



- II Comunismo dell'antica Sparta, della primitiva Chiesa e del Pa- 
raguai sotto la direzione dei Gesuiti. Parma, tip. Grazioli, 1895, 
16 di pp. 156. Cent. 50. 
Recate le obbiezioni e gli esempii, 
che i socialisti tolgono daH'ordina- 
mento dell'antica Sparta, dalla Chiesa 
primitiva e dai Paraguai sotto la di- 
rezione dei Gesuiti, PA. risponde con 
un vero trionfo di ragioni. Dell'antica 
Sparta descrive le leggi ed i costumi 
e ne addita le gravi magagne. Inol- 
tre dimostra, come i nostri sociali- 
sti non saprebbero acconciarsi a quel 
duro reggimento, in cui lo Stato era 
tutto, e Pindividuo e la famiglia 
nulla. Quanto alia primitiva Chiesa, 
colle testimonianze degli atti degli 
apostoli e con quelle dell'apostolo 
alia mano dimostra, che quella spe- 
cie di comunismo non era obbliga- 

STRAZZULLA V. sac. prof. Studio critico sulle iscrizioni cristiane 
di Siracusa. Ricerche di Filologia e di Archeologia cristiana. Si- 
racusa, tip. Norcia, 1895, 16 di pp. 116. L. 2,00. 

pronunzia, che ora 6 erasmiana, ora 
e reuchliana (par. V). Gli altri para- 
graft risguardano il signiflcato sim- 
bolico della nomenclatura cristiana, 
i carmi epigrafici, le iscrizioni latine, 



toria, ma volontaria degli individui, 
e che lo spirito, ond'era governata, 
era di tutt'altra natura da quello del 
socialismo presente. Da ultimo da la 
storia delle Riduzioni del Paraguai, 
indica la testimonianza degli scrit- 
tori, che le hanno vedute coi pro- 
prii occhi, riferisce le lodi date da 
uomini chiari in ogni scienza e con- 
futa le accuse, di che le gravarono 
alcuni per ignoranza ed altri per ma- 
lignita. Ci congratuliamo col ch. Au- 
tore del suo zelo, della forza e dello 
stile popolare, che adopera nel suo 
Btringente argomentare cosi in que- 
sto, come negli altri suoi opuscoli. 



II rev. Autore comincia coll'espo- 
sizione di una scelta e copiosa no- 
tizia bibliografica di opere antiche 
e mode me intorno le iscrizioni cri- 
stiane di Siracusa, notizia ch'egli 
addita non gia ad pompam, ma a 
prova del fondamento su cui real- 
mente si basa il suo lavoro. Nel pa- 
ragrafo III e IV si esaminano le forme 
doriche e latine dei norni proprii nelle 
epigrafi cristiane; se ne osserva la 



i sostantivi, gl'idiotismi, Pespressione 
degli affetti, le famiglie di padroni e 
di servi, i segni simbolici, le necro- 
poli di Siracusa : cose che si leggono 
con vero diletto, perchfc sono svolte 
esattamente. 



TINELLI GIRO mons. La Enciclica Leonina 8 dicembre 1892 e 
la pastorale dell' Episcopato pugliese pubblicata in gennaio 1893. 

Serie XVI, vol. VI, fasc. 1099. 7 2S marxo 1896. 



98 



BIBLIOGRAFIA 



Ricordi e pensieri. Seconda edizione accresciuta. Bari, tip. Avel- 
lino, 1895, 16 di pp. 76. L. 1,00. 

YAAL (De) ANTONIO mons. Valeria. Dalle catacombe al trionfo. 
Racconto storico. Trad, dal tedesco del cav. Domenico Valentinelli. 
Trento, tip. Monauni, 1895, 16 di pp. YI1I-376. L. 3/00. 

periodo dell'epocadelle persecuzioni. 
A ci6 s'aggiunga che PAutore ha 
scritto sul teatro medesimo degli av- 
venimenti da lui narrati, dopo avervi 
passato la maggiore e miglior parte 
della sua vita; sicche n'e venuta 
fuori un'opera, fondata sulla verita 
storica, come pare evidente dal te- 
sto e dalle annotazioni, ragionan- 
doci dei primi cristiani, della loro 
fede, della loro pieta, dei loro usi e 
patimenti ed infine delle loro lotte 
e dei loro trionfi, in guisa che la let- 
tura riesce dilettevole assai, istrut- 
tiva e proficua airanima cristiana. 
La traduzione in generale e buona; 
1'edizione poi, abbellita da molte in- 
cisioni, invoglia a leggere. 

VALENTINELLI. Yedi YAAL (De). 

YALENTINI Yenceslao. II patrimonio di Fisimbo e Filidio Marabot- 
tini nobili orvietani. Orvieto, tip. E. Tosini, .1895, 4 di pp. 48. 
I Marabottini, oriundi d'Arezzo, che vanti Orvieto. Di questi due per- 

traslocatisi in Orvieto, ivi crebbero 

in breve ad altissimo stato, e nel 

secolo XY erano gia dei maggiori cit- 

tadini e di gran parentado. Da que- 

sta casata uscl Fisimbo nato il 14 Feb- 

braio 1590; e stato piu volte gonfalo- 

niere della sua patria; e da lui nacque, 

nel 1610, Filidio, d'altissimo ingegno 

e maraviglioso sapere, e per6 avuto in 



II presente racconto di Mons. de 
Waal per la parte storica pu6 es- 
sere considerate, come una conti- 
nuazione della FaMola: esso mette 
sott'occhio al lettore 1'ultimo e su- 
premo sforzo del paganesimo soste- 
nuto da quell'obbrobrio deH'umamta, 
che fu 1' imperatore Massenzio, con- 
tro la religione di Cristo, ed il fi- 
nale trionfo di questa per opera di 
Costantino. Perci6 il lavoro del de 
Vaal ha sopra quello del Wiseman 
il vantaggio d' illustrare due epoche, 
o almeno il passaggio da un'epoca 
all'altra, cosa che non si pu6 fare 
senza presentare di entrambe se non 
altro la flsonomia, laddove il Wise- 
man illustra, senza uscirne, un solo 



sonaggi ragiona il signor Valentini, 
prima di mettere sotto gli occhi del 
lettore il pingue lor patrimonio, il 
che fa pubblicando un lungo e mi- 
nuto documento, scritto dallo stesso 
Filidio, finora inedito ed ora cavato 
dal solaio del palazzo del Comune, 
a consolazione degli amanti delle pa- 
trie memorie. 



conto del letterato forse piu illustre 

YALLACE LEW. Ben-Bur, ossia i giorni del Messia. Prima ver- 
sione italiana per Alfonso Maria Galea. Modena, tip. deH'Inima- 
colata Concezione, 1895, voll. 2 in 16 di pp. 364; 344. L. 2,50. 



L'opera, che annunziamo, e un ro- 
manzo, il cui racconto si svolge in 
Oriente ed in particolare in Pale- 
stina ed in Siria. Ben-hur, un prin- 
cipe di Giuda al tempo dell' impera- 



tore Augusto, dopo una vita di crudeli 
patimenti e di ambasce, arriva final- 
mente ad intendere che il regno del 
Messia non era terrestre e si con- 
verte. L'Autore vi narra la vita di 



BIBLIOGRAFIA 



99 



belli intrecci : la traduzione & buona 
e fornita di note. Noi sappiamo che 
questo racconto in Inghilterra e in 
America ha avuto grande successo, e 
gli auguriamo ugual favore anche 
in Italia. 



Gesu Cristo e vi descrive con isfog- 
gio gli usi e le dottrine orientali. II 
mal costume, la corruzione, 1'avari- 
zia ed il latrocinio, che allora dila- 
gavano da per tutto, vi hanno na- 
turalmente il lor posto. La narra- 
zione corre facile, varia e piena di 

VITA della ven. M. Anna Margherita Clement prima superiora del 
Monastero della Visitazione di S. Maria di Melun. Torino, G. Spei- 
rani, 1895, 8 di pp. 248. L. 3,00. 

La V. Anna Margherita Clement personaggi di Roma, i quali ne fu- 

rono assai ediflcati e le tennero in 
gran conto, come dimostra 1'appro- 
vazione che diede al libro il dotto e 
pio Bona, poscia Cardinale. La vita 
fu scritta dal R. P. Agostino Galice 
in latino e ne fu tradotta una gran 
parte in volgare 1'a. 1686. Oltre la 
vita havvi nella fine di questo libro 
una raccolta di alcune disposizioni 
che la Venerabile propose nelle ul- 
time sue solitudini, ed un elenco di 
grazie e rivelazioni avute dalla me- 
desima. Nella vita di questa serva 
di Dio assai cose incontrera il let- 
tore da imitare e da ammirare. 
ZANOTTO FRANCESCO. Gli eroi di Roma. Romanzo storico in 
versi. Terza edizione ritoccata dalPAutore. Roma, Desclee, Le- 
febvre et C., 1895, 16 di pp. 332. L. 2,50. 

I nostri lettori gia conoscono que- nostri, nei quali sono ormai passate 

di moda le riviste dei campi di Marte, 
gli eroi delle battaglie e le avven- 
ture cavalleresche, quali si hanno 
nelle epopee di tipo classico, noi cre- 
diamo che con vivo piacere si guste- 
ranno le qui descritte battaglie men 
clamorose, e gli affetti magnanimi 
si, ma piu domestici ed intimi, che 
sono proprii del romanzo moderno; 



nacque 1'ano 1593 a Cle>on, piccola 
citt della Franca Contea. Subito do- 
po la morte di questa grande serva 
di Dio, si procur6 di raccogliere e 
di ordinare le notizie necessarie a 
compilarne la vita. In meno d' un 
anno esse furono spedite a Roma e 
consegnate al Rev. P. Giovanni Ago- 
stino Galice, barnabita, il quale per 
piu di trent'anni aveva diretto nello 
spirito la Religiosa. Questi, assai oc- 
cupato in altre faccende, pot6 dare 
finita la vita solo dopo nove anni. 
Durante questo tempo, egli fece ve- 
dere le suddette notizie a parecchi 



sto bel lavoro per la notizia che ne 
demmo nella ser. XII, vol. Ill, p. 596. 
Qui aggiungeremo soltanto che il ch. 
Autore in questa terza edizione lo 
ha notevolmente migliorato e nella 
tessitura e nello stile. I caratteri dei 
personaggi sono coloriti con qualche 
nuova circostanza e resi piu spiccati: 
di maggior luce risplende partico- 
larmente Flavia, che sostiene le parti 
di protagonista, e ci conduce ad am- 
mirare la gran lotta rappresentata 
da un lato dal pontefice e martire 
Stefano I e dall'altro da Valeriano e 
Marciano, persecutor! della Chiesa 
nascente; il verso 6 qua e la piu tor- 
nito e piu elegante la frase. Ai giorni 



tanto piu che i personaggi che pri- 
meggiano in questo poema son veri 
eroi di Roma , come quelli che 
col sacrifizio del sangue diventarono 
a un tempo martiri della vera fede, 
della patria, della civilta. Potra es- 
sere questo un utile e gradito regalo 
alia gioventu d'ambo i sessi. 



CRONACA GONTEMPORANEA 



Roma, 1-15 marxo 1896. 
I. 
COSE ROMANE 

1. II triplice anniversario di Leone XIII: Pelezione, il di natalizio e 1'inc*- 
ronazione. 2. Suo discorso ai Cardinal!; gravi parole suir apostasia 
di Ferdinando di Bulgaria. 3. Morte del Card. Mauri, Arcivescovo di 
Ferrara. 4. Decreti delle Congregazioni romane : La scomunica mag- 
giore contro un sacerdote. 

1. II 20 febbraio, il 2 marzo e il 3 dello stesso mese furono tre 
giorni solenni pel S. P. Leone XIII. Nel primo, ricorrendo 1' anni- 
versario della sua elezione, egli entrava nel 19 anno del suo ponti- 
ficato ; nel secondo, celebrando il suo di natalizio, compiva 1'86 anno 
di vita ; nel terzo si festeggiava solennissimamente nella Cappella Si- 
stina la sua incoronazione. In questa festa dell' incoronazione (come 
si celebra ora dopo le vicende del 1870) il S. Padre si riveste degli 
abiti pontifical! nella sala dei paramenti con in capo il mistico tri- 
regno. Salito in sedia gestatoria, comincia la sfilata del corteo, che, 
attraverso la sala ducale e la regia, gremita di persone, recasi lenta- 
mente alia Cappella Sistina. Tutta la Corte papale, i Cardinali ed i 
grandi Prelati fanno corona al Pontefice. Entrato il Papa nella Cap- 
pella e giunto dinanzi all'altare, s' inginocchia per alcuni istanti al 
faldistorio, e quindi, andato ad assidersi sul trono, comincia la Messa 
pontificale, che fu celebrata in quest'anno dal Card. Serafino Yannutelli. 
II valentissimo maestro della Cappella pontificia, il Comm. Mustafa, fece 
eseguire per la prima volta la Messa Assumpta est Maria del Palestrina, 
la quale fu interpretata con gusto veramente artistico e degno della 
faina che meritamente gode la Cappella papale. Le tribune e la Cap- 
pella riboccavano di gente. 

2. II 2 marzo recossi il Collegio de' Cardinali a fare ossequio al 
S. Padre per le due ricorrenze accennate qui sopra, ossia del giorno 
natalizio di lui e della sua incoronazione. II Card. Monaco La Valletta 
parlo a nome de' suoi eminentissimi colleghi, ricordando specialmente 
il ristabilimento della gerarchia cattolica nella nazione de' Copti. II 
S. Padre nella risposta, accennato alia sua avanzata eta e ripetuto 
il motto di S. Martino Non recuso laborem, tocco due punti : quello 
della detta gerarchia cattolica tra i Copti e quello dell'apostasia di 
Ferdinando di Bulgaria. A questo si fece strada appunto dopo avere 



CRONACA CONTEMPORANEA 101 

espressa la sua gioia per le primizie dell'unione delle chiese dissi- 
dent! con la romana ; unione, disse, i cui frutti, se non da lui, si 
vedranno in eta non lontana. Quanto all' apostasia del Principe di 
Bulgaria (di cui narrammo la storia nel quad. 1097, p. 613) Leone XIII 
pronunzio queste gravi parole : Pur troppo in questi giorni venne 
a funestarci il fatto, ahi ! quanto lagrimevole, di chi dimentico della 
solenne parola evangelica, Quam dabit homo commutationem pro anima 
sua ?, fece miserando getto non men della propria che dell 'anima 
d'un figlio innocente, anteponendo ragioni di politica umana alia 
dignita della coscienza cristiana e alle ragioni sacrosante di Dio. 
Deh ! il Padre celeste, nell' infinita sua clemenza, dall' intimo del 
cuore lo supplichiamo, illumini e richiami a salute gli erranti ; ne 
permetta che il tristissimo esempio turbi od intralci, come che sia, 
1' opera santa che caldeggiamo della pacifica diiatazione del suo regno 
sulla terra. 

3. Era cominciato da pochi momenti il giorno 12 di marzo, e il 
Card. Egidio Mauri de' Predicatori, Arcivescovo di Ferrara, finiva san- 
tamente la sua camera mortale nella sua citta arcivescovile, confor- 
tato da tutti i Sacramenti. Era egli in Ferrara da soli 17 mesi, e 
aveva gia dato anima e vita a molte opere cattoliche, di cui vedeva 
oramai i primi frutti. II Card. Mauri, (scrive Filippo Crispolti, suo 
scolare ed amico) era Yescovo sempre, dalla primissima mattina quando 
s'alzava, fino a che non andava a riposare; nessuna distrazione di 
pensiero interrompeva 1'opera sua, opera che dai piu alti studi an- 
dava fino alia piu minuta pratica del bene. G-li stessi ritagli di tempo 
che dedicava apparentemente a ricrearsi passeggiando o conversando, 
erano continuazioni di lavoro, perche la sua mente e il suo animo 
teneva sempre fissi in un punto. Nella vita egli osservo rigidamente 
le regole claustrali, per quanto glielo consentiva 1'esser Vescovo. Ma 
risecando a se stesso quasi il necessario, c'era in lui anche un' idea 
di tesoreggiare. Egli voleva serbare il piu possibile dei suoi redditi 
episcopali per arricchire i poveri, i Seminarii, tutte le opere che vi- 
veano nel territorio della sua carita. Si direbbe che il beneficare gli 
fosse tan to piu caro, quanto piu gli costava sacrifizi. La parte del 
euo ufficio in cui egli toccd la cima fu il magistero. Teologo profondo 
e insieme scrittore di rara eleganza, le sue pastorali e le sue omelie 
erano, a quanto mi affermava un Prelato che conosce tutti i Yescovi 
italiani, un avvenimento per 1'episcopato... Quello stesso Prelato mi 
diceva che la sua pastorale sulla Mortificazione cristiana & citata come 
modello di letteratura episcopale... E quale connubio tra il pensiero 
e la forma ! Un altro personaggio ecclesiastico, che e meritamente te- 
nuto fra i primissimi scrittori d' Italia, mi diceva : Nessun Yescovo 
scrive bene 1'italiano come lo scrive Mauri. II Card. Mauri era nato 



102 CRONACA 

a Montefiascone, il 9 decembre del 1828. A 28 anni entro nell'Or- 
dine Domenicano alia Quercia; tra i suoi confratelli esercito alti uf- 
fizii ed ebbe fama tra i primi predicatori d' Italia. Create Vescovo da 
Pio IX nel 1871, resse varie diocesi : quella di Eieti in Sabina ; quella 
di Osimo e Cingoli e finalmente quella di Ferrara. Leone XIII 1'aveva 
fatto Cardinale, il 18 maggio del 1894. 

4. DECRETI DELLE CONGREGAZIONI ROMANE. II giorno 23 marzo ci 
fu comunicato direttamente dalla S. Suprema Congregazione del S. Uffi- 
zio il seguente decreto, con cui si scomunica il Sac. D. Paolo Miraglia,, 
di cui parlammo gia in questo periodico. La scomunica dovrk avere 
effetto, se entro quindici giorni egli non si sottomettera. Sappiamo che 
il 18 marzo, un messo della Curia piacentina presento il decreto al 
detto Sacerdote. Ecco il decreto. Decretuwi Sanctae Romanae et Univer- 
salis Inquisitionis . Feria IV, die 5 Februarii 1896. Apostolicae Sedi 
certo innotuit Paulum Miraglia presbyterum dioecesis Pactensis in Si- 
cilia, sed a pluribus mensibus in dioecesi Piacentina, proprio Ordinario 
non probante, degentem, vexasse et vexare isthic clerum per oblocutiones 
typis quoque editas et etiam traducendo ad tribunalia laicorum plures 
egregiae notae presbyteros; cum vero ob alia plura typis edita, minime 
probanda et pervicaciter asserta, prohibitus fuerit ab Ordinario loci a cuius- 
cumque sacri ministerii exercitio, non modo non resipuisse, aut erratorum 
veniam petiisse, sed et vexillum rebellionis contra eumdem loci, ubi ipse 
moratur, Ordinarium erexisse et in maiora scandala praecipitem proruisse, 
profanam scilicet mensam in profana quadam aula collocando, ibique con- 
ciones, invito Episcopo, habendo, sacrosanctum Missae Sacrificium sacrilege 
peragendo, sanctissimam Eucharistiam adeo sacrilege confectam distribuendo 
et imo SSmi Dfii Nostri PAPAE LEONIS XIII licentiam talia infanda patrandi 
mendacissime iactando. Sacra igitur Congregatio S. Romanae et Univ. Inqui- 
sitionis, ne a suo munere deficiat, neve salus animarum ex humsmodi scan- 
dalis gravissimo ac certo exponatur periculo, cum praedictus sacerdos 
Paulus Miraglia ex praecedentibus exhortationibus et salutaribus minis ac 
poenis nihilo melior effectus fuerit, sed obstinatior evaserit, veteribus su- 
pradictis nova ac graviora scelera cumulando, atque idcirco ex nota, ma- 
nifesta et explorata censurae violatione, incidisse in irregularitatem perpe- 
tuam ac interdictionem a sacrisfaciendis, a qua nonnisi auctoritate Apostolica 
liberari valeat: eumdem ipsum sacerdotem Paulum Miraglia per praesentes 
admonet, ut cesset a populo Dei conturbando et resipiscat, et veniam ab 
Episcopo petat, huiusque pareat mandatis, et ad saniora consilia revertatur, 
immania quoque scandala reparando: quern in finem ipsi statuuntur pe- 
remptorie quindecim dies ab huius decreti notitia decurrencU, quorum primi 
quinque pro prime canonico monitionis termino, alteri quinque pro secundo, 
alteri quinque pro tertio decernuntur: quibus inutiliter elapsis, excommu- 
nicationem maiorem ipso facto incurrat. Atque hoc decretum eadem S. Con- 
gregatio mandat intimari ipsi Paulo Miraglia efficaci et tuto modo, affigi 
publice in Sacrariis Civitatis et Dioecesis Placentinae, et notificari Ordinario 
Placentino et Ordinario Pactensi. Datum Romae die, mense, et anno su- 
pramemoratis. L. *Jt S. los. MANCINI, S. Rom. et Univ. Inquisitionis Notarius* 



GONTEMPORANEA 103 

II. 

COSE ITALIANS 

1. Vittoria degli Abissini sugli Italian! ad Abba G-arima presso Adua. 
2. Narrazione della battaglia: gl' Italian! ricacciati dentro gli antichi 
conflni; perdite, morti e prigionieri. 3. Particolarita narrate da chi 
fu presente. 4. Cause prossime e remote della disfatta. 5. Tumult! 
ed agitazioni in Italia contro la guerra d'Africa e i suoi autori. 
6. Riapertura delle Camere e caduta del Ministero di Francesco Cri- 
spi. 7. II nuovo Ministero con a capo il Di Rudinl. 8. Amnistia pei 
condannati dai tribunal! militari della Sicilia e della Lunigiana. 

1. Le facili predizioni, fatte da noi e da quanti consideravano spas- 
sionatamente le cose (fin da quando accadevano le facili vittorie di 
Coatit e Senafe) si sono pur troppo avverate con grave vergogna del 
Governo d' Italia. Vogliamo dire della piena disfatta dell'esercito co- 
loniale del Gen. Baratieri in Africa, accaduta il 1 marzo di questo 
anno, ad Abba Garima vicino ad Adua nel Tigre. La bandiera trico- 
lore degli uomini della rivoluzione italiana s'e dovuta ripiegare di- 
nanzi a tutto 1'esercito abissino, e lasciata una striscia di sangue ad 
Amba Alagi, a Makalle e ad Adua, ha dovuto ritirarsi in Asmara den- 
tro gli antichi confini, donde s'era mossa sull'altrui paese. La ban- 
diera di Porta Pia ha trovato colaggiu dinanzi a se non solo il di- 
ritto, ina il diritto sostenuto dalla forza. Con che 1'Imperatore abis- 
sino ha raggiunto felicemente il suo duplice intento, il militare e il 
politico : sciogliendo, cioe, il corpo del Gen. Baratieri, costringendolo 
ad una precipitosa fuga; e riconquistando all'iinpero tutto il Tigre. 
Kimane bensi, fino al punto in che scriviamo, il forte di Adigrat, ma 
esso e gia circondato dagli Abissini e quindi moralmente nelle loro 
mani. Narriamo ora brevemente la battaglia campale di Abba Garima, 
che restera fainosa nella storia della colonia italiana in Africa e tra ]e 
battaglie degli Europei nelle colonie. 

2. II Gen. Baratieri da quasi tre mesi (cioe fin dal 7 decembre 
passato, quando avvenne la sua prima sconfitta all'Aniba Alagi) s'era 
verameiite diportato con qualche senno, simile a quello di Fabio il 
temporeggiatore. In fatti, s'era dovuto accorgere facilmente che aveva 
a fare con un esercito di circa 100 mila armati, ben provvisti di vi- 
veri, e combattenti per la loro indipendenza e nel loro paese; i quali 
avevano dato saggio, non solo di valore personale e fierissimo, ma di 
accorgimento e tattica ammirabile. Ma il temporeggiare e buona cosa, 
quando 1'esito felice dipende solo dal tempo. Pur troppo il temporeg- 
giare del Generale italiano non era cosi fatto; era un'inazione for- 
zata proveniente da molte cause : dal numero de' nemici e tali ne- 



104 CRONACA 

mici, che potevano facilmente accerchiarlo ; dal paese dove egli era, 
paese avverso agl' Italian! per le fucilazioni e incendi fatti da quest! 
contro gl' indigeni ribellati ; dalla mancanza di viveri e dalla difficolta 
di approvvigionamento, aggirandosi attorno a! post! di rifornimento le 
bande de' ribelli Sebath e Agos Tafari. Poste le quali cose (a cui si 
possono aggiungere le difficolta d'una ritirata, 3 ' impazienza naturale 
di risolvere una condizione infelice e, chi sa, qualche tacito rimprovero 
da Roma) la sera del 29 febbraio il Baratieri decise pel 1 marzo seguente 
di attaccare il campo abissino. II tacito rimprovero del Governo pud ve- 
dersi in un telegramma del Crispi, in cui si diceva al Baratieri che 
quella non era guerra, ma tisi militare, o tesi militare, come altri lesse, 
a scusare il Crispi. E da aggiungere pero che anche gli altri General! 
ed ufficiali pratici dell 'Africa, diedero al Baratieri lo stesso consi- 
glio (non pero tutti), quello cioe di tentare 1'attacco. Ma e chiaro- 
dalle circostanze che era un consiglio preso dalla disperazione, piu che 
dalla ragione ; poiche trattavasi o di perire di fame, o di ritirarsi ver- 
gognosamente, o di tentare a qiialunque costo la sorte clelle armi. Se 
alia decisione influisse la imminente destituzione del Baratieri stesso, 
non consta, anzi sembra da escludersi. Ad ogni modo quella decisione 
era 1'ultimo errore che restava a commettersi. Le forze del Generale 
italiano erano circa 19 mila uomini. Trovavasi egli co' suoi ad Entiscib, 
non lungi dalla conca di Adua, ove era accampato 1'esercito abissino. 
La conca KAdua e cinta d'ogni intorno da una corona di creste roc- 
ciose, ed Abba Garima e un luogo che si trova appunto sulla linea da 
Entiseid ad Adua, all'entrata della conca. II disegno del Baratieri era 
questo: Sorprendere, la mattina del 1 marzo, con un avanzamento 
de' suoi di la delle gole, il campo abissino; e impegnatolo nella lotta 
nelle vicinanze delle gole stesse, far coronare le alture dal resto dei 
suoi per fulminare di lassu i nemici, che necessariamente avrebbero 
inseguito gl'Italiani nella ritirata. La mattina dunque del 1 marzo, dopo 
molte ore di marcia, anzi tutta intera la notte, arrivarono tre colonne di 
15 mila uomini complessivamente sotto le indicate creste : la colonna 
degl' indigeni del Gen. Albertone a sinistra con quattro batterie da mon- 
tagna ; la colonna del Gen. Arimondi con due batterie al centro, e la 
colonna del Gen. Da Bormida con quattro batterie alia destra. La bri- 
gata del Gen. Ellena con batterie a tiro rapido era rimasta in riserva a 
Debra Damo, ed i battaglioni del D'Ameglio, dello Stevani e del Brusati 
erano piu lungi in altri posti. Aperse il fuoco la brigata degl' indi- 
geni dell 'Albertone, il corpo piu valente dell'esercito coloniale, avan- 
zandosi in una delle gole. Ma gli Abissini furono desti e pronti a re- 
spingere 1'attacco, piombando addosso alia colonna delP Albertone con 
tutte le loro forze ; anzi eseguirono essi, per conto loro, il piano del 
Baratieri, occupando prontamente le alture in una estensione di 12 



GONTEMPORANEA 105 

chilometri. Di la gli Abissini, difesi e nascosti dalle irregolarita delle 
rocce, aprirono un fuooo di fucileria non interrotto, e la colonna del- 
1'Albertone fu disfatta e quasi distrutta. Sia che egli si sia avan- 
zato troppo oltre, sia che non si fosse esattamente informato delle di- 
stanze di tempo e di luogo, la brigata dell'Arimondi, piti prossima a 
quella Albertone, si trovo nell' impossibility di accorrere, accerchiata, 
a sua volta, da nemici che da ogni parte accorrevano. E come le due 
prime brigate, cosi quella del Generale Da Bormida che tentava il 
terzo passaggio, e quella del Generale Ellena che si teneva indietro 
in riser va, vennero avvolte, bersagliate da un nemico numericamente 
molte volte superiore. Anche le batterie poco poterono servire, atteso 
la ristrettezza e 1' inegualita del luogo. Talche, dopo qualche tempo, 
gl'Italiani dovettero ripiegare, inseguiti poi anche nella fuga dai ter- 
ribili Amahra e dalla cavalleria dei Galla, che spazzavano il terreno 
dinanzi a loro. La ritirata, benche al principio fosse fatta con qual- 
che ordine, alia fine divenne talmente confusa per un timor panico 
onde furono sorpresi molti bianchi, che invano gli ufficiali tentarono 
impedirla con la rivoltella alia mano. ISEsercito italiano nel n.* 28, 
cosi scrive : Piuttosto che un vero e proprio combattimento, 1'azione 
si risolse adunque in un grande e generale sbandamento, il quale non 
pot& essere frenato, ed impedi di dare esecuzione agli ordini impar- 
titi, o di modificarli a momento opportune. II Generale Baratieri sog- 
giunge che le truppe nere fecero prove migliori e combatterono colla 
solita tenacia. Gli eroi degli Abissini furono in quella tremenda 
giornata i soldati di Ras Makonnen e Ras Alula, i quali diedero prova di 
quel valore personale, soldatesco, irresistibile che non teme la morte, e 
che e tutto in un paese dove s'infrangerebbe la tattica europea me- 
glio ordinata, molto piu una mal preparata con pochi combattenti, sfi- 
niti dalla marcia di una intera notte. Gl'Italiani rifuggitisi dopo la 
sconfitta dentro le antiche frontiere della colonia, e specialmente ad 
Asmara, lasciarono ai nemici un 70 cannoni e parecchie munizioni. 
Un conto approssimativo fa ascendere a circa 12 milioni di lire le 
perdite degl'Italiani in armi, munizioni, provviste, quadruped] e vet- 
tovaglie. Dei dispersi e da narrare ancora, come essi, attraversando 
i paesi circostanti, ribellatisi agl'Italiani, dovettero sostenere varii 
scontri coi ribelli e una buona parte incontro cosi morte nella fuga. 
Quanto al numero de' morti, de' prigionieri e de' dispersi, ecco quanto 
narra V Italia militare, ed e un giornale dipendente dai Governo. Pre- 
sero parte alia battaglia 5 Generali, di cui due sono morti (Dabor- 
mida e Arimondi), uno e prigioniero (Albertone), due sono reduci 
(Baratieri ed Ellena). Yi presero parte 7 colonnelli, dei quali due 
morti (Airaghi e Eomero), uno prigioniero (Rava), quattro reduci (Ya- 
lenzano, Brusati, Stevani, Ragni)... Complessivamente hanno preso 



106 GRONAGA 

parte alia battaglia novemila Italiani, e ne tornarono solo tremila, del 
quali molti feriti ; i prigionieri Italian! sono solo quattrocento. Ne con- 
segue che cinquemila seicento Italiani, su novemila, sono morti in com- 
battimento o di ferite sul campo. Aggiungendovi le perdite de' sol- 
dati neri ce ne andiamo quasi su diecimila morti. Cosi Vltalia mi- 
litare. Le notizie posteriori poi, nonche diminuire tali numeri, li hanno- 
piuttosto accresciuti. 

3. Le seguenti particolarita della battaglia di Adua sono tolte dall' Africa 
italiana dell' 8 di marzo e da una lettera del Tenente Augusto Vaccari che 
scrive ad un amico le sue vicende durante la battaglia. L 1 'Africa italiana 
narra cosi. EfFettuata la marcia, mentre si studiavano le posizioni, si inizifr 
il combattimento all'estrema sinistra, combattimento cbe divenne subita 
vivacissimo e sostenuto dalle artiglierie. Per quasi tre ore il combattimento 
fu lasciato continuare senza che si avesse notizia di ci6 che succedeva, e- 
senza inviar truppe in sostegno della colonna Albertone. Finalmente verso 
le 9 4 / a il Generale Baratieri dnva le seguenti disposizioni : Alia brigata 
Da Bormida che procedesse sulla destra ed andasse ad occupare una posi- 
zione avanzata; alia colonna Arimondi che si portasse al colle retrostante 
all'altro di Chidane Maret in attesa di ordini; alia riserva, infine, del Ge- 
nerale Ellena, che si ammassasse sul colle di Rebi Areni. II quartier ge- 
nerale intanto si portava in testa alia brigata Arimondi. II Generale Ari- 
mondi non ebbe che il tempo di mettere in posizione la batteria Loffredo 
e far spiegare sulla destra un reggimento bersaglieri, e gia vedeasi tutta. 
la colonna degli indigeni (Albertone) ritirarsi di corsa, vivamente inseguita 
dal numeroso corpo scioano. I cavalieri Galla erano gia frammischiati alle 
file dei nostri ascari, tirando lanciate e sparando colpi, che facevano strage 
nelle nostre truppe indigene. La nostra artiglieria taceva; era gia quasi 
tutta in mano degli Scioani. Non si vedevano che le fumate degli spari del 
nemico. Solo alia batteria Loffredo fu dato aprire il fuoco contro questa massa 
irrompente. Vi fu un breve momento di sosta, che permise ai nostri ascari 
di sfilare sotto la posizione occupata dalla batteria; ma tosto gli Scioani 
ripresero piu accanitamente 1'inseguimento, girando una parte sulla sinistra, 
rivolgendosi i piu contro la posizione tenuta dalla brigata Arimondi. E qui 
il fuoco di fucileria e di artiglieria divenne vivissimo. Le batterie a tiro 
rapido erano state chiamate d'urgenza. Invano le truppe della brigata Ari- 
mondi tentavano spiegarsi ; perfino gli zaptiS ed i servi del quartier gene- 
rale erano entrati in linea. Invano si tento resistere all'invadente massa 
nemica ! La marea scioana batteva a grandi ondate ; montava, montava impla- 
cabile su per il colle, decimando i nostri, impossibilitati a spiegare la loro 
azione. Momento terribile ! La brigata Damorbida, intanto, alle dieci circa, 
aveva trovato contatto col nemico, col quale aveva impegnato combatti- 
mento. Essa si sostenne molto bene, e la massima parte delle sue forze 
spiegava la dove maggiormente ferveva la lotta. Ebbe attacchi e contrat- 
tacchi brillantissimi, arriv6 persino a poche centinaia di metri dagli atten- 
damenti scioani. Per un momento ufficiali e soldati credettero sicura la 
vittoria, e entusiasti sventolarono i fazzoletti in segno di esultanza. Ma 
ahim& ! le altre colonne, incalzate dal nemico sempre piu da vicino, non 



GONTEMPORANEA 107 

poterono piu tenere le loro posizioni. Incominciarono a dare indietro ; le 
artiglierie caddero in mano del nemico, il quale occup6 immediatamente 
il colle e incominci6 a bersagliare di colpi fatali i nostri in ritirata, dall'alto 
in basso. La brigata Da Bormida, disfatta la nostra sinistra, si trov6 anch'essa 
a contatto delle truppe scioane preponderanti, incalzanti il colle dove essa 
aveva trovato posizione. Fu impegnata seriamente la nostra artig-lieria, la 
nostra fucileria; invano tutti fecero prodigi di valore, resistendo sino a quasi 
sera all'irrompente e sempre crescente massa scioana. E le riserve anch'esse, 
che eseguivano spostamenti per sostenere la brigata Arimondi, furono tra- 
volte nella disastrosa ritirata. La battaglia ormai era perduta. Cos! Y Africa 
italiana. II Tenente Vaccari poi, un razziatore famoso, com'egli si chiama 
(che anche gl'Italiani colaggiu in mancanza di viveri facevano razzie di 
bovi e capre come gliAfricani) cosi narra di se stesso in una lettera,stampata 
nel Resto del Carlino. Dopo esser tomato dalla preda di 300 capi bovini 
e 400 capre, dice : Dove eravamo noi, cioe al magazzino ed alia dipen- 
denza del mio capitano, era il comando di tappa, che comprende tutti i 
servizi : de' viveri, della sanita e della posta. Con noi era pure il noto Felter, 
nostro ambasciatore presso Menelik. Si facevano previsioni, si sperava, si 
temeva, quando verso le 10 del mattino del 1 marzo cominciarono ad affluire 
i primi feriti per farsi medicare. Alle nostre domande rispondevano con un 
mesto crollo di capo e nel loro fantastico linguaggio i miei dicevano: Scioani 
essere catir, catir come sabbia (molti, molti come i granelli di sabbia). 
Temevamo gia per le nostre sorti. Gli altri feriti che susseguivano porta- 
vano nuove sempre piu desolanti,ed allora, fatti armare i nostri militi,demmo 
ordine di procedere al carico delle salmerie, che si esegui rapidamente. Alle 
14 circa un Tenente al galoppo venne ad avvertirci che gli Scioani avan- 
zavano e che i nostri si ritiravano precipitosamente. Noi incolonnammo il 
parco de'buoi e de' muli, e cominciammo la ritirata incalzati dai fuggiaschi. 
Non avevamo ancora fatti 400 metri, ossia non eravamo ancora usciti dal 
piazzale dove era costituito il magazzino, che un tremendo fuoco a ripeti- 
zione ci prese sul fianco sinistro da un'altura sovrastante. L'attacco inatteso, 
inesplicabile, fece terrorizzare quelli che gia fuggivano e non valsero le 
minacce a frenarli. Si estrassero le rivoltelle, si fece fuoco addosso a chi 
promuoveva il disordine, ma non ci fu verso di tenerli. Eravamo 7 ufficiali 
contro 2 o 3 mila soldati ed ascari. Qui comincio la debacle, la lotta per 
1'esistenza, si produsse una confusione indescrivibile e che ricordero sempre 
in mia vita. I buoi inferociti scorazzavano per la colonna; i muli cercavano 
di sbarazzarsi dal basto, galoppando e scompaginando le file; i fuggiaschi 
colla sciabola tagliavano le corde dei basti, buttavano il carico a terra, pur 
di inforcare una cavalcatura e salvarsi. Un vero orrore. 11 fuoco continuava... 
e nel mattino, verso circa le ore 5 giungemmo ad Adi-Caie, dove trovammo 
8. E. Baratieri, che faceva colazione, e dove ricevemmo la notizia dell'ar- 
rivo di Baldissera in Africa. Da qui sembra apparire la colpa del Baratieri 
in esser fuggito prima degli altri, molte ore prima che la battaglia finisse. 
4. Se noi narrassimo che le cause della sconfitta di Adua furono non 
una di quelle disgrazie, che possono incogliere qualsiasi piu valoroso eser- 
cito, ma un complesso di errori politici e militari mescolati a ignoranza e 



108 CRONACA 

menzogna, alcuni non lo crederebbero. Ma che la cosa sia cosi e tale sia 
giudicata da chi legge, rechiamo in mezzo fatti e testimonial) ze. II pub- 
blicista Mercatelli, che e pur ligio al Governo, cosi scrive da Massaua, dopo 
una visita al Baratieri, il 12 marzo : Torno ora dall'averlo visitato. L' im- 
pressione che ne ho riportata e triste e dolorosa. Baratieri si trova acca- 
sciato nel fisico e nel m-orale, ed oppresso dal dolore. Mi ha detto che da 
oltre tre settimane non poteva dormire per la soverchia tensione dei nervi, 
che agiva in modo deprimente, specie nelle gambe, cosicch& anche adesso 
mal si regge in piedi. Gli ultimi casi, afferma che hanno finito di stre- 
marlo.... Fu, egli dice, un momenta di debolezza e di follla, al quale ho ce- 
duto. Come ritirarsi senza vergogna t Riconosce purtroppo che le conse- 
guenze sono state terribili per 1'Italia e per la colonia.... La decisione di 
attaccare gli Scioani era, secondo lui fatale, trovandovisi spinto a prenderli 
da ogni lato ; e le spinte venivano (come accennammo, e il Baratieri in- 
dica assai chiaramente): dalla rivolta del paese ove egli trovavasi, dall' in- 
tercettamento de'viveri e dalla impossibility morale o fisica della ritirata. 
Or dopo la disfatta di Amba Alagi e dopo la perdita di Makalle, e il numero 
stragrande degli Abissini venuti a combattere, come e che il Cornando mi- 
litare della colonia non capi nulla di nulla ? Alia follia dell' ultima deci- 
sione, confessata dal Generale in capo, sono da aggiungere queste altre 
cause : il piccolo numero degP Italiani appetto agli Abissini, il che e come 
voler comperare un magazzino di stoffe preziose con pochi soldi (e questa 
era cosa nota prima della battaglia) ; la stanchezza de' soldati, obbligati 
a battersi con nemici fierissimi, dopo tutta una notte di marcia e, per 
giunta, a ventre vuoto ; Pessere stato il corpo d'operazione della colonia for- 
mato di soldati raccolti qua e la dalle guarnigioni d' Italia, sconosciuti tra 
loro e dai capi, ed essere stati per lo piii giovani che da poco tempo erano 
sotto le armi ; Paver dovuto essi combattere con un esercito, che difen- 
dendo le sue terre, era reso altiero da due solenni vittorie. Agli errori mi- 
litari e politici aggiungansi i morali, quali sono : primo, la mancanza del 
diritto in chi voleva togliere altrui la sua terra ; secondo, la mala fede 
onde il Ministero, per restare in seggio, e i giornali venduti, mentirono 
quasi sempre in tutta questa faccenda africana. Mentirono cioe quando af- 
fermavano che il clero abissino era favorevole agl'Italiani ; che a Coatit e 
a Senafe si fossero riportate gloriose vittorie essendo state piccole scara- 
mucce ; che la fuga di 70 chilometri dell'Arimondi dopo Amba Alagi fosse 
una ritirata, e che la compra capitolazione di Makalle fosse una gloria. Fi- 
nalmente, per salire dalle cause immediate ad una causa piti alta (a cui 
ci danno diritto le analogic storiche e gP insegnamenti cristiani) ricordino 
i lettori che la bandiera umiliata cosi in Africa, air Amba Alagi, a Makalle 
e ad Adua, e quella stessa che combatte il Papa a Castelfidardo, ad An- 
cona e a Porta Pia. Pareva che Dio si fosse dimenticato ; ma, non era 
spento appena Peco festosa del venticinquesimo anniversario delle imprese 
rivoluzionarie in Italia, celebrato a scorno del prigioniero del Vaticano fin 
sotto le sue finestre, ed ecco muoversi tutta PAbissinia contro la stessa 
bandiera. JMcono, ma non possiamo esserne mallevadori, che la data del 
manifesto di Menelik che invitava il suo popolo a difendere, in nome della 



CONTEMPORANEA 109 

Trinita e di Maria Yergine, 1' indipendenza della patria, corrispondesee al 
20 settembre ; e che molti fucili usati all'Amba Alagi, a Makalle e ad Abba 
Garima fossero i fucili tolti ai soldati pontificii, regalati e venduti poscia 
agli Abissini. Se cio fosse, che tremenda ironia della storia sarebbe 
ella mail L-ti* 

5. II mal animo, piu o meno latente, contro la dissennata guerra d'Africa 
scoppid, come una fiamma sinora soppressa, alia iiotizia della sconfitta san- 
guinosa; e furono messe fuori piu apertamente tutte le accuse che gia 
erravano di bocca in bocca contro gli autori della inutile e vergognosa 
guerra. E lo scoppio fu universale, eccetto, s'intende, i pochi che in Africa 
pescavano i loro guadagni: cio sono gli alti personaggi, che di la inten- 
devano trarre gloria al loro nome ; coloro, che cosi sarebbero rimasti al 
potere ; i fornitori che facevano i loro grassi affari, e pochi fuor di posto 
che in lidi lontani speravano cambiar fortuna. Ma la maggioranza degli 
Italiani si dichiaro contro gli autori della detta guerra. Narriamo qualche 
episodic di queste tumultuose agitazioni. Da Pavia, il 3 marzo, dovevano 
partire certi artiglieri per 1'Africa. Si prese quest'occasione per protestare, 
e dalla folia numerosa fu deciso di non farli partire. Invasero quindi la 
stazione della ferrovia. I sibili e le grida, le apostrofi, le imprecazioni contro 
Crispi, il Governo ed altri, andavano a ripercuotersi contro la tettoia, pro- 
ducendo un frastuono indescrivibile. Yennero tolte le assi che servono pel 
passaggio dei viaggiatori fra le rotaie, e ammucchiate attraverso ai binari 
per arrestare il treno, e si svitarono dai traversini alcuni pezzi di rotaia, 
interrompendo la linea. I soldati intanto, circuiti, arringati in tutti i modi, 
se ne stavano silenziosi e tristi. Ad un ufficiale che voleva opporsi, fu 
spezzata la spada. Il drappello de' soldati intanto fu preso in mezzo dalla 
folia, che per porta Cavour entro in citta. Allora la dimostrazione divenne 
magnifica e commovente. I balconi, le finestre erano gremite di donne, 
vecchi, fanciulli, e alia vista dell' immenso corteo che racchiuddva in mezzo 
i dieci soldati col loro berrettone rosso, il sacco sulle spalle ; le donne 
gridavano, battevano le mani, le signore sventolavano i fazzoletti, le grida 
assordanti, gli evviva andavano al cielo. Pareva che un esercito vincitore 
facesse il suo ingresso trionfale in citta, e invece non erano altro che dieci 
soldati che non si voleva andassero a morire inutilmente e senza scopo. 
Dimostrazioni simiglianti avvennero in quasi tutte le citta d' Italia; e in 
tutte si gridava: Abbasso Crispi! Abbasso i deplorati! Abbasso i ladri ! e 
altre cose che il Fisco non ci permette di registrare. Col capo del Governo, 
primo autore delle disgrazie africane, erano associati i giornalisti compri 
e partigiani della guerra, come la Tribuna di Roma, che ebbe le vetrine 
rotte e fracassate. A Milano la dimostrazione contro gli autori della guerra 
africana fu piu grande e terribile, che altrove, e per le milizie accorse a 
frenare i tumulti, v'ebbero parecchi feriti e anche un morto, un tal tipo- 
grafo, Carlo Osnaghi. che tardando ad ubbedire allo squillo della tromba, 
che intimava lo scioglimento della folia, spinto, non si sa bene, dalla calca, 
si trovo trapassato dalla baionetta d'un soldato, e poco dopo mori. Tra gli 
altri fatti contrarii all' impresa africana e da registrare quello dell'emigra- 
zione de' coscritti, di coloro che temevano d'essere richiamati e mandati in 



110 CRONACA 

Africa e anche di alcuni gia sotto le armi. Telegramrni dall'Austria annun- 
ziavano, gli scorsi giorni, che il Trentino era pieno di disertori italiani. 
L'istesso mandano a dire da Parigi. E interrogate della fuga rispondono 
colla voce del buon senso, che non si volevano fare uccidere per difendere 
un suolo che non e la loro patria. E poi anche de' Principi di Casa Savoia, 
niuno e finora andato a combattere colaggiii ! Dopo quests dimostrazioni 
popolari, fatte per lo piu contro gente legale e penne vendute di giorna- 
listi, s' e veduto in costoro un cambiamento di linguaggio, che e da notare. 
Hanno detto, cioe, che questa era Vora della canaglia ; laddove, quando 
questa stessa folia, aizzata da loro, gridava contro il Papa, fischiava i pelle- 
grini, e ricorreva alle mine e al pugnale, era allora detto il popolo sovrano, 
ovvero il popolo che insorgeva come un sol uomo, ovvero opera di popolo, 
e simili. E bene osservare questa differenza di linguaggio, ora che i fischi 
e gli abbasso toccano altri che non sono i cattolici. 

6. II 5 marzo, giusto dopo la sconfitta campale d'Africa, si dovevano 
riaprire le Camere, prorogate appositamente dal Crispi per non aver noie 
dai deputati, che pur s'erano mostrati tanto a lui docili e ligi, mandan- 
dogli buono anche la questione sulla sua moralita, dal Cavallotti impugnata. 
Ma cosl era fisso, pare per insistenza del Saracco, il quale minacciava di 
dimettersi, se ancora piu lungamente si tenesse chiusa la rappresentanza 
nazionale, che e Potere sommo in un regno costituzionale. Ma quel giorno 
fu 1'ultimo per la sovranita dell'antico cospiratore. Diecimila vite umane, 
mandate da lui ad essere uccise ad Abba Garima, pesavano per la sua 
coscienza ; pesava la ignoranza e T impreparazione del Generale da lui pre- 
posto alia guerra; pesavano i milioni tolti alia gente per mantener la sua 
gloria ; pesava come una vergogna, la rivelazione dell' impotenza militare 
d' Italia dinanzi all'Abissinia. II popolo, per6, s'era rivoltato contro di lui, 
come vedemmo, con una universale indignazione. E riapertasi la Camera, 
il 5 marzo, il Crispi e i suoi subalterni, non interrogata neppure la volonta 
della Camera, dovettero dare le loro dimissioni e il Re senz'altro le accetto. 
Ecco tutta la tornata di quel giorno. S'alzo il Crispi tra un silenzio pro- 
fondissimo e disse : Ho 1'onore di annunziare alia Camera che il ministero 
ha rassegnato le sue dimissioni a sua maesta il Re. Sua maesta il Re le 
ha accettate. Queste ultime parole suscitarono un applauso lungo, frago- 
roso, assordante. Tutta 1'estrema sinistra, quasi tutta la destra e oltre una 
meta della sinistra, si alzo in piedi plaudendo ; e piu di trecento deputati 
gridarono in coro : Viva il Re! Abbasso Crispi! Lo spettacolo fu grandiose. 
Parve allora che un incubo fosse tolto dall' intera nazione ; e la gioia si 
manifesto coi fischi popolari che accompagnarono il Crispi a casa fin sotto le 
sue flnestre. Ai soldati e alle guardie accorse rispondevano i popolani : Che 
state 11 ? A difendere quelli che vi rubano ? Noi siamo fratelli, non dovete 
venire contro di noi. Sono loro (i Ministri) che vi fanno anna infaccia a 
li neri. Ve manneno pe carnaccia a Menelicche. E a un questore che 
diceva, : Un popolo civile non fischia, gli risposero : Gia, paga solo le 
tasse..; e giu : Viva Milano! Viva Pavia ! Abbasso Crispi! Abbasso i tra- 
ditori! Cosi cadde il Crispi e cadde per vera volonta di popolo, non per 
interessati voti di camorre legali. E dopo che egli ebbe dato saggio di si 



CONTEMPORANEA 111 

poco senno nell'impresa africana e sacrificato al capriccio diecimila vite, e 
davvero meraviglia udir vantare il forte ingegno, il rapido sguardo da 
poterne formare un uomo di Stato e anche (chi il crederebbe ?) 1'uomo 
superiore nel fango settario , e che egli per6 tornera . Son giudizii 
proferiti forse in un momento di distrazione. Col Crispi caddero due altre 
cose, o meglio, una cosa ed un Generale. La cosa e la festa civile 
del 14 marzo, almeno per quest'anno. Infatti il Popolo romano annunzio: 
Causa la situazione in Africa, Sua Maesta il Re, con delicate pensiero, 
ha partecipato al presidente del Consiglio ed ai ministri della guerra e 
marina essere suo desiderio, cbe la prossima ricorrenza del suo gene- 
tliaco (XIV marzo) non sia considerata come festa civile; quindi nessuna 
rivista e nessuna altra manifestazione pubblica. E cosl fu. Alcuni hanno 
osservato che dopo aver dichiarata festa civile il 20 settembre, quei signori 
sono stati costretti a non celebrare un'altra festa civile gia preesistente. 
11 Generale caduto, non fisicamente per i fucili abissini, ma moralmente, e 
state il Baratieri, il quale 6 ora a Massaua aspettando un processo che si 
fara contro di lui; che molte accuse pendono sul suo capo, specialmente 
quella d'esser fuggito prima degli altri. 

1. II Re diede al Gen. Ricotti 1'incarico di costituire il nuovo Mini- 
stero. II Ricotti si mise all' opera, cedendo al March. Di Rudinl la presi- 
denza. Ecco i nomi e gli ufficii de' nuovi Ministri. Presidenza del Con- 
siglio e Ministero dell'Interno, on. Marchese Di RUDINL Guerra, on. ge- 
nerale cav. CESARE RICOTTI MAGNANI. Marina, on. BENEDETTO BRIN. 
Esteri, on. ONORATO CAETANI Duca di SERMONETA. G-razia, Giustizia e 
Culti, on. GIACOMO GIUSEPPE COSTA; Finanze, on. ASCANIO BRANCA. 
Tesoro, on. GIUSEPPE COLOMBO. Lavori pubblici, on. COSTANTINO PERAZZI. 
Istruzione pubblica, on. EMANUELE GIANTURCO. Agricoltura, Industria 
e Commercio, on. Conte FRANCESCO GUICCIARDINI. Paste e Telegrafi, on. 
PIETRO CARMINE. II Di Rudinl e nato a Palermo nel 1839. Successe gia 
al Crispi il 31 gennaio 1891, ed il 5 maggio 1892 ebbe a successore il Gio- 
litti. II Gen. Ricotti e nato a Borgo Lavezzano (Novara) nel 1822. Fu Mi- 
nistro della guerra al tempo della presa di Roma; egli e quindi uno degli 
autori della breccia di Porta Pia. II Colombo e deputato di Milano; ha 
56 anni, ed e insigne ingegnere. G-iacomo Costa, Avvocato generale erariale, 
ha 59 anni, 6 dotto giureconsulto ed eloquente oratore. Ascanio Branca e 
nato a Potenza nel 1840. Costantino Perazzi e nato a Novara il 1862. Ema- 
nuele Gianturco e giovane di 39 anni, professore di diritto ed illustre Av- 
vocato. Di costui, dice la Lega Lombarda, che e la piu simpatica figura 
del nuovo ministero. Dotato di un ingegno fortissimo, di una rapidita di 
parola che supera quella di Bernardino Grimaldi ed e molto piu simpa- 
tica, egli nella vita politica ha fatto una rapidissima camera. Era un 
povero giovanotto quando venne a Napoli dal suo oscuro paese delle pro- 
vince meridional!. Sonatore di mandoline, capit6 in casa di Pasquale Sta- 
nislao Mancini. Comincio a leggere, a studiare e divenne avvocato. Bene- 
detto Erin ha 62 anni ed e deputato di Torino. Francesco Guicciardini ha 
43 anni. Pietro Carmine e noto per i lavori e le relazioni fatte alia Camera, 
tanto che era detto Carmine relatore. Onorato Caetani ha poco phi di 50 



112 CRONACA. 

anni. Gia Sindaco di Roma 6 uno de' piu noti gentiluomini romani ed e 
d'indole tutta romana, anche col suo liberalismo ed anticlericalismo. Fi- 
lippo Crispolti cosi lo descrive. Egli ha una coltura larga e svariatissima, 
acquistata per eredita in una casa dove 1' arguzia e la passione per le cose 
dell'intelletto sono tradizionali : ha pel suo nome, per le sue parentela una 
notorieta europea e quindi otterra senza sforzo dagli ambasciatori delle po- 
tenze quella considerazione che molte qualita acquisite difficilmente rie- 
scono a dare; ha un ingegno in cui 6 entrata al disopra delle innegabili 
qualita positive, una qualita negativa preziosa, 1' assenza della rettorica. 
Per lui due e due fanno quattro, e non si & mai arreso a quella specie di 
fantasia, cos\ cara ai patrioti, per cui due e due riescono a far cinque. Questa 
e stata la ragione per la quale comincio a veder di mal occhio Crispi, anche 
prima di diventargli avversario per la questione morale : secondo lui Crispi 
e una testa incapace di qualunque calcolo esatto. Per la stessa ragione fu 
sempre opposto a Baccelli al quale affibbio un'altra delle sue terribili de- 
finizioni. II Caetani fu promotore del monumento a Giordano Bruno. An- 
che in cio egli die' mostra di una cotale bonomia sarcastica propria dello 
spirito romano. Un giorno (continua il lodato pubblicista) che il Caetani 
assisteva con un Consigliere cattolico ad un seggio elettorale politico per 
un'elezione assai importante e che gli elettori scarseggiavano egli disse: 
Ecco come sono gli Italiani, per una cosa seria, come questa, non si inco- 
moda nessuno; per una corbelleria come quella dell'inaugurazione della 
statua a Bruno ci corrono a migliaia. E il Consigliere nostro rispose: Ha 
ragione; ma se non sbaglio, alia corbelleria di Bruno contribui piu lei, per 
esempio, che io. Caetani si mise a ridere e dov6 convenirne. 

8. II 14 marzo fu pubblicato un decreto di amnistia pei condannati dai 
tribunal! militari della Sicilia e della Lunigiana, ed uscirono i famosi De Fe- 
lice Giuffrida dal maschio di Volterra, Barbato da quello di Pallanza e 
Garibaldi Bosco da quello di Paliano; anzi i primi due passarono su- 
bito dal carcere al trono, ossia andarono a sedere a Montecitorio come 
legislator! d' Italia. II Giuffrida, uscito dalla stazione ed entrato in Roma 
fu portato sulle spalle dagli amici tra un popolo immenso che lo fe- 
steggiava. Questi fatti davvero fanno perdere il senso morale alia gente, 
la quale non intende piu nulla, e dice tra se: costoro erano malfattori 
o no ; se malfattori, perch6 ora sono messi sul seggio del comando ? Se no, 
perche furono mandati in galera? N6 si pu6 dire: Sono emendati. Poiche 
il Giuffrida, e con lui gli altri, ha detto chiaro, che se & entrato socialists 
in carcere, ne e uscito socialista il doppio. Ma lasciamo ai fllosofi i ragio- 
namenti. Dicono che ascendessero a 120 quelli che in quel giorno dal car- 
cere uscirono a rivedere le stelle. 



CONTBMPORANEA 113 

III. 

COSE STRANIERE 

AUSTRIA-UNGHER1A (Nostra Corrispondenza). 1. A Vienna: sconfttta 
del liberalismo nelle elezioni municipal!; prima nomina del D. r Lueger 
a borgomastro; primo scioglimento del consiglio comunale ; nuova se- 
gnalata vittoria del partito antiliberale ; rielezione del D. r Lueger a 
borgomastro ; rifiuto della conferma sovrana, e nuovo scioglimento del 
consig-lio municipale. 2. II nuovo gabinetto Badeni: fisionomia della 
Camera alia sua riapertura; violentissime discussioni sull'affare Lue- 
ger; scissura nel circolo Hohenwart, e costituzione del nuovo gruppo 
cattolico popolare; adesione al nuovo partito; proroga della Camera. 

1. Le ultime elezioni del municipio di Vienna, nelle quali il par- 
tito giudaico-liberale, da tanti anni padrone assoluto del campo, ri- 
mase soccombente e per poco disfatto, checche sia per av venire in 
appresso, segnano una data storica della piu alta importanza, non solo 
nella cronaca della capitale, ma anche nella storia della monarchia 
austriaca. L'incanto del liberalismo, dopo ventisette anni di domina- 
zione tirannica nella capitale, creduto invincibile, e stato rotto nel 
maggior centro di sua potenza ed attivita : ecco il primo effetto della 
vittoria antisemitica. Dal trionfo finale siamo ancora lontani, poiche 
molti e formidabili ostacoli restano ancora da abbattere e da superare ; 
ma la prima battaglia campale, per quanto a lungo debba durare la 
guerra, e stata vinta, ed il primo effetto della vittoria non puo essere 
distrutto. Yeniamo ai fatti. 

Nel maggio p. p. il D. r Lueger, capo del partito antisemita ed 
antiliberale nel parlamento, nella dieta provinciale dell' Austria infe- 
riore e nel consiglio municipale Viennese, riusci eletto con 65 voti 
viceborgomastro di Yienna. In mezzo alia generale costernazione del 
partito liberale il borgomastro (sindaco) liberale D. r Griibl diede le 
sue dirnissioni, lasciando cosi la somma delle cose nelle mani del 
D. r Lueger, il quale la accetto con un discorso-programma assai mo- 
derato e conciliante. Pochi giorni dopo il D. r Lueger veniva eletto 
borgomastro; ma non avendo raccolta che la maggioranza dei voti 
puramente legale, non voile accettare la nomina, ed il Governo, me- 
glio per motivi politici che per arnministrativi, sciolse il consiglio co- 
munale, affidando la gestione degli affari ad una giunta presieduta da 
un commissario governativo. Tantosto incomincio 1'agitazione eletto- 
rale, accompagnata da dimostrazioni frequenti, talvolta tumultuose, in 
tutti i 19 quartieri della grande citta, e prolungatasi fino al 16 set- 
tembre, al quale per guadagnare tempo il Governo voile differita 1'ele- 
zione. La lotta nel terzo corpo degli elettori impegnossi con accani- 

Serie XVI, vol. VI, fasc. 1099. 8 28 marzo 1896. 



114 GRONAGA 

mento; straordinaria I'affluenza alle urne, e 1'ansieta degli animi fino 
a battaglia finita. Ambidue i partiti misero in opera tutti i mezzi di 
cui poterono disporre ; uomini e donne, col distintivo antisemitico del 
garofano bianco all'occhiello, percorrevano tutti i quartieri della ca- 
pitale, per eccitare gli elettori a presentarsi alle urne ; uno squadrone 
volante di velocipedisti, e circa 1500 carrozze facevano il servizio di 
galoppino da un estrenio all'altro della citta. La polizia, tutta in armi, 
ebbe un bel da fare a mantenere 1'ordine ; ammirabile del rimanente 
la disciplina, ed in generale il contegno fermo e calmo degli elettori 
antiliberali di fronte alle insidie dell'oro giudaico ed alle pressioni 
degli awersarii, che non lasciarono intentato alcun mezzo per pro- 
vocarli, e mettere a romore il campo elettorale. La vittoria rimase 
agli antisemiti, che piantarono la loro bandiera sulle due rocche prin- 
cipali del nemico, credute inespugnabili, la Leopoldstadt dove i 
figli d'Israello trovansi in maggioranza, e il primo distretto della 
Stadt o citta interna, centro del liberalismo e dell' alta finanza 
giudaica. Incredibile fu 1' entusiasmo della popolazione per questa 
prima vittoria, seguita ben presto da due altre nel secondo e primo 
corpo, dove agli antiliberali venne fatto di strappare ai liberali quin- 
dici nuovi seggi. Per tal modo essi si assicurarono la maggioranza 
assoluta con parecchi voti d'avanzo, riducendo i liberali ad una mi- 
noranza impotente. Fra i nuovi eletti spiccano alcuni ecclesiastic!, e 
laici clerical! della piu bell'acqua. Notevole an che il fatto, che grande 
numero di maestri e di impiegati civili e militari, appartenenti al 
IE corpo (che a detta dei liberali accoglie in sS 1'eletta dell' intelli- 
genza cittadina) votarono in senso antiliberale, ad onta d'un dispo- 
tico editto, mandate dal conte Kielmansegg, capo del G-overno prov- 
visorio, a tutti gli impiegati dello Stato, per distoglierli dal favorire 
gli antisemiti. La disfatta dei liberali fu compiuta, tan to da superare 
di lunga mano ogni piu triste previsione dei loro partigiani, gia sco- 
rati prima del combattimento. II giubilo della popolazione sali al 
colmo, e gli organi liberali non poterono far altro, che sfogarsi in 
piagnistei interminabili per la sconfitta toccata, che uno di essi chiamo 
il" Sedan degli Ebrei. La notizia della vittoria antiliberale fu 
accolta con plauso immenso anche nelle province, dove i cattolici in 
questo primo atto di potente riscossa contro il liberalismo salutarono 
1'aurora d'una nuova ra di riforma cristianamente civile. 

L'intervallo che passo da questa elezione alia nomina del nuovo 
borgomastro venne sfruttato dalla stampa officiosa dell'Ungheria, spal- 
leggiata dagli organi liberali viennesi, per impedire la conferma so- 
vrana della nomina del D. r Lueger a borgomastro, ancor prima che 
questa venisse proposta. Anche corse voce, che il ministero ungarese 
avesse strappato di que' giorni al Badeni, capo del nuovo gabinetto 



GONTEMPORANE A 115 

austriaco, la promessa, che il Lueger non otterrebbe poi la sanzione 
sovrana alia sua nomina. E questa notizia, nonostante le pin solenni 
smentite de' due Govern!, non cesso e non cessa di trovare credenza 
presso quanti conoscono la profonda avversione della camorra masso- 
nica dell'Ungheria contro il Lueger, per la campagna, che egli solo 
in tutta la Camera austriaca seppe intraprendere e sostenere in questi 
ultimi anni contro la preponderanza magiara nell' impero e contro la 
rinnovazione imminente del cornpromesso decennale coH'Ungheria, in 
forza del quale 1'Austria deve contribuire alle spese comuni nella in- 
giusta proporzione del 70 / . Nondimeno il consiglio comunale Vien- 
nese eleggeva di nuovo il 29 ottobre con 93 voti sopra 137 votanti 
il D. r Lueger a borgomastro. E questi in un discorso-programma assai 
lodato per saggia moderazione, dichiaro di accettare la nomina, quando 
ottenesse la sanzione sovrana. Alia sua uscita dal palazzo municipale 
egli fu accolto da una moltitudine plaudente di circa quarantamila 
cittadini, e dovette essere preso in mezzo dalle guardie, perche non 
rimanesse soffocato nella ressa che facevangli d'attorno i suoi am- 
miratori. 

Se non che la conferma sovrana fu attesa indarno per molti giorni, 
in mezzo ad una generale e vivissima tensione degli anirni. Final- 
mente il Governo annunzio, che 1'Imperatore non accordava la desi- 
derata conferma alia nomina del Lueger, intimando al consiglio co- 
munale di passare alia nomina di un altro. E poiche nella tornata 
del 13 novembre venne rieletto un'altra volta il Lueger, e questi ebbe 
accettato la nomina, il Governo sciolse senz'altro il consiglio con un 
decreto, nel quale tirava dentro imprudentemente a sua giustificazione 
il nome di S. M. 1'Imperatore, e la direzione degli affari comunali venne 
di bel nuovo sino a nuove elezioni affidata al commissario governativo 
D. r Friebeis. Non si pud descrivere 1' esacerbazione suscitata nella 
cittaclinanza da questo procedere del Governo, il quale pur troppo 
cominise il grosso errore di tirare in mezzo la'Corona in questa lotta 
dichiarata fra Governo e popolazione, col pericolo, anzi coll'effetto di 
compromettere 1' autorita della Corona e della dinastia, menomando 
altresi la riverenza e 1'affetto, finora non mai venuti meno nella ca- 
pitale e nelle province verso la persona di S. M. Francesco Giuseppe. 
Ke seguirono dimostrazioni clarnorose dinanzi al Parlamento e fin 
presso alia stessa residenza imperiale, col soli to codazzo di arresti e 
d'altre miserie, mentre d'altra parte davasi niano senza indugio alia 
nuova agitazione elettorale, la quale minaccia nuovi guai per il giorno 
non lontano delle elezioni municipal!. 

Questi fatti, che misero lo scompiglio per mesi e mesi nella capitale, 
ebbero un'eco potente in tutta la monarchia, e massimamente nelle 
discussioni del Parlamento, riconvocato il 22 ottobre, al termine delle 



116 CRONACA 

vacanze estive. E qui, prima di entrare nella relazione degli atti del 
Parlamento nella sessione autunnale teste chiusa, giovera riprendere 
in mano il filo interrotto della cronaca politica, rifacendoci breve- 
inente dalla nomina del Badeni a presidente del nuovo ministero, ap- 
pena accennata nelle passate corrispondenze. 

2. A' primi di ottobre il nuovo gabinetto era gia costituito come 
segue: presidente il conte Casimiro Badeni, polacco, di famiglia ric- 
chissima, d'antica progenie italiana, governatore della Gallizia, in 
fama di uomo dalla mano forte ; il barone Gautsch, ministro del 
culto e dell'istruzione, gia noto per i suoi sentimenti liberali, sin da 
quando occupava lo stesso ufficio nel ministero Taaffe ; il polacco ca- 
valiere Bilinski alle finanze; il barone Grlanz-Eicha al commercio; fi- 
nalmente il conte Gleispach alia giustizia, e il conte Ledebur-Wi- 
cheln all'agricoltura, ambedue in farna di buoni cattolici. La condi- 
zione de' principali partiti alia riapertura della Camera era la seguente : 
predominanti per numero, e per i loro stretti rapporti col nuovo ga- 
binetto, i Polacchi, sempre compatti fra di loro, non ostante il mi- 
scuglio di credenti, cattolici, scismatici, ebrei, atei settarii, e radicali, 
tenuti insieme unicamente dall' interesse nazionale ; il partito te- 
desco liberale, scisso in due per la secessione dei nazionali irreden- 
tisti, ed assottigliato per dimissioni de' suoi membri piu illustri, e 
quasi ridotto allo sfasciamento da discordie intestine, aggravates! dopo 
il capitombolo della famosa coalizione ; il circolo Hohenwarth, piu 
presto feu dale e governativo che conservative, ingrossato dai cattolici 
delle province alpine, piu veramente legati al suo corso politico che 
sorretti nell'attuazione del loro programma religioso-sociale, eppero 
da un pezzo malcontenti e riluttanti alia mano della loro guida, per 
quanto consumata in tutte le arti diplomatiche e parlamentari ; i 
Giovani-Czechi, sempre ostinati nelle loro pretese nazionali, e pronti 
a sostenerle all'uopo eon mezzi estremi, per nulla aminansati dalla 
cessazione dello stato d'assedio imposto due anni fa alia citta di Praga, 
e levato dal Badeni, con larga concessione di amnistia e d'altri favori 
politici, alia vigilia della riapertura della Camera, per ingraziarsi a 
quella gente implacabile; finalmente gli antisemiti, o antiliberali, 
forti delle recenti vittorie riportate sul campo municipale, e del cre- 
scente favore popolare accattivatosi nella capitale e nelle province, 
pronti anzi smaniosi di combattere colla foga d'un partito riforma- 
tore, risoluti di portare la lotta agli estremi contro gli oppugnatori 
delle loro prime conquiste. 

In condizioni cotanto difficili per crearsi una maggioranza il pre- 
sidente Badeni presento il 22 ottobre alia Camera il nuovo gabinetto 
extraparlamentare, esponendo il suo programma che fu accolto in 
generale con favore. 



CONTEMPORANEA 117 

Nonostante che la Camera avesse ad occuparsi tosto del bilancio per 
il 1896, e di molte altre gravi question! pendent! , queHo che la oc- 
cupd maggiormente fu 1'affare della conferma sovrana negata al Lue- 
ger, e lo scioglimento del consiglio comunale Viennese, per il quale 
il Badeni, come abbiamo detto, concito imprudentemente contro di se, ed 
indirettamente contro la casa imperiale, le ire della maggioranza cit- 
tadina di Vienna affezionatissima al suo Lueger, aprendo la porta ad 
un conflitto, del quale nessuno pud prevedere tutte le conseguenze 
in un prossimo avvenire. Per compenso, magro compenso, il Badeni 
guadagnossi le simpatie del partito tedesco liberale, e d'una parte del 
circolo Hohenwarth, i quali, schierandosi a fianco del gruppo polacco, 
fornirono al nuovo presidente una maggioranza provvisoria contro i 
primi assalti della opposizione. Questa infatti non tardo ad aprire le 
ostilita ; e nella tornata memorabile dell'8 novembre il Badeni, sfidato 
a giustificare il primo atto infelice del suo reggimento, dovette accet- 
tare la sfida, ne si puo dire certamente che egli ne sia uscito inco- 
lume, poiche la sua giustificazione non appagd alcun partito. 

Avvenuto in questo mezzo lo scioglimento del consiglio inunici- 
pale, per la rielezione del Lueger a borgomastro, piu sopra nar- 
rato, gli antisemiti tornarono alia carica piu furiosi di prima, 
accusando il Badeni di avere conculcato i diritti deH'autonomia co- 
munale, e di aver provocato per soprassello la pacifica popolazione 
Viennese, colla consegna della guarnigione nelle caserme, ordinata il 
giorno della pubblicazione della repulsa sovrana contro il Lueger, per 
far fuoco sulla cittadinanza in caso di una sommossa. II Badeni nego 
il fatto; ma i piu rimasero convinti, che egli abbia giocato di pa- 
role per cavarsela, e che il fatto nella sostanza sia vero. Tuttavia 
anche gli antisemiti uscirono un po' malconci da questa seconda batta- 
glia campale, per le parole di qualche loro oratore contro il Badeni, 
cotanto brutalmente intemperanti, da alienare 1'animo delle persone 
piu benevole verso il loro partito, e da compromettere seriamente la 
stessa loro causa, ove non sappiano contenersi meglio in avvenire. 
Conviene aggiungere tuttavia, che nell' ultimo scorcio della sessione 
parlamentare, grazie a' consigli amichevoli che non mancarono al 
Lueger, il contegno degli antiliberali apparve assai piu moderate ; 
purche sappiano serbarlo anche nelle discussion! future, soprattutto 
nella imminente lotta elettorale. D'altra parte e un fatto, che il modo 
di agire ed anche di parlare, tenuto dal nuovo ministero contro gli 
antisemiti, fu tale, da dover credere che esso abbia preso sopra di 
se 1' incarico di sterminare addirittura questo partito, cotanto inviso 
a' giudei ed a' loro alleati o mancipii di qua e di la dal Leitha. 

La Camera, dopo aver appro vato il bilancio in discussione generale, 
e votato con dibattimento particolare i primi capitoli, venne prorogata 



118 GRONAGA 

per le feste natalizie, colla promessa del Badeni, che appena sara 
riconvocata verso i primi di febbraio, le verra presentato il nuovo 
disegno di riforma elettorale, gia bello e stampato, ed appro va to dal- 
1' Imperatore per la presentazione alia Camera. Prevedesi fin d'ora, 
che la discussione di questo disegno di legge avra per effetto quasi 
sicuro lo scioglimento, della Camera, la quale del resto, col termine 
dell'anno corrente, trovasi agli ultinii sgoccioli del periodo legislative. 
A compire la cronaca dell 'ultima sessione parlamentare manca 
ancora 1' episodic principale, che vuole essere narrate a parte ed nn 
po' distesamente. Trattasi infatti d'un avvertimento, di grande conse- 
guenza per 1'avvenire, non solo della vita parlamentare e politica, ma 
anche religiosa de' cattolici in Austria : la costituzione d'un nuovo 
circolo parlamentare e centro d'azione politica, col titolo di parti to 
cattolico popolare . Questo avvenimento non riuscira del tutto inat- 
teso ai lettori della Civiltd Cattolica, i quali abbiano tenuto dietro con 
qualche attenzione ai fatti ed ai giudizii, raccolti nella passata corrispon- 
denza, intorno al circolo Hohenwarth, al suo carattere ed al suo in- 
dirizzo, piu diplomaticamente governativo, che risolutamente cattolico. 
Di fatto notavansi da molto tempo in quel circolo gli indizii sempre 
piu gravi d'una discordia intestina ; ed in particolare il malcontento 
de' suoi membri cattolici andava crescendo a vista d'occhio, nonostante 
la visita fatta al Yaticano dal conte Hohenwarth, e dal D. r Kothrein 
suo fido sostenitore. Troppe volte i detti deputati cattolici, volendo 
levare la loro voce per propagare i loro principii, e il programma di 
azione cattolica affidato alia loro coscienza dagli elettori, ebbero le 
mani legate e tappata la parola in bocca dalla maggioranza cosiddetta 
conservativa del circolo e del suo capo troppo ligio al Governo. Fi- 
nalmente il dissidio, che covava da qualche anno nel secreto del circolo, 
scoppio in aperta scissura. II primo sintomo si fece palese il giorno 
8 settembre, quando i deputati barone Dipauli, Dott. Ebenhoch, 
barone Morsey, e Dott. Fux, contro lo statute del circolo e la 
volonta del loro capo , apposero le loro nrine all' interpellanza 
del Dott. Pattai antisernita, nella quale invitavasi il Badeni ad 
esporre i motivi, per i quali egli aveva consigliato all' Impera- 
tore il rifiuto alia conferma della nomina del Lueger. In questa 
circostanza il valoroso deputato cattolico Dott. Ebenhoch giustifico la 
sua firma all' interpellanza con un eloquente discorso, nei quale, 
encomiate le doti ed i meriti personali del Dott. Lueger, dimostro 
che il G-overno, per il suo atto inconsulto ed ingiusto contro di esso, 
erasi meritato il biasimo generale dei cattolici, non ostante che il 
Vaterland, e pochi altri organi minori dell' Hohenwarth, sostenessero 
il Governo nella sua politica ostile agli antiliberali ; bollo con info- 
cate parole 1'oppressione dei giudei nelT Ungheria, e le vergognose 



CONTEMPORANEA 119 

pressioni esercitate dal loro Governo sulla Cisleitania, abbassata al 
grado di vassallo del regno giudaico ungarese. In appresso, dopo avere 
nel circolo Hohenwarth difesa la loro liberta di coscienza contro i pa- 
ragrafi dello statute, avendo i detti deputati favorevoli alia causa del 
Lueger presentato una nuova interpellanza circa lo scioglimento del 
consiglio comunale Viennese, senza il permesso della maggioranza del 
circolo, rimasero senza piu esclusi dal circolo stesso, e si accinsero 
tantosto a formare un nuovo gruppo indipendente. Questo venne di 
fatto, costituito il 25 novembre p. p., col titolo di circolo del par- 
ti to cattolico popolare composto di nove membri, sotto la presidenza 
del barone Dipauli (tirolese di origine italiana) e col seguente pro- 
gramma : difesa dei principii cattolici conservativi ; piena indipen- 
denza dal Governo ; affermazionc del carattere nazionale tedesco ; giu- 
stizia verso le altre nazioni. Questa preferenza quasi esclusiva, data 
alia nazione tedesca nel nuovo circolo, se non verra tolta di mezzo 
in appresso, sara pur troppo un ostacolo all'entrata dei deputati cat- 
tolici non tedeschi nel nuovo gruppo, il quale altrimenti potrebbe 
costituire il primo nucleo per la formazione di un centre cattolico 
sul fare del germanico, sinora da tanti anni indarno sospirato in 
Austria. Per ora il nuovo circolo conta 15 membri, tutti di nazione 
tedesca; fra questi tutti i Tirolesi, meno due, cio& Dott. Kathrein 
vice-presidente della Camera, e 1'abate benedettino Treuinfels, sem- 
pre fedeli all' Hohenwart, sei deH'Austria superiore, due soltanto degli 
otto Stiriani, uno del Salisburghese, e due del Yorarlberg, riservata 
1' appro vazione dei loro elettori. Ad organo del partito fu scelto il 
Linzer Volksblatt diretto dal Dott. Ebenhoch. 

II circolo Hohenwarth , anche dopo questa secessione, rimase 
forte di una quarantina di membri, quasi per meta appartenenti al 
grande possesso feudale della Boemia. Al nuovo circolo cattolico, il 
quale partecipo la sua costituzione a tutti i Yescovi austriaci, perven- 
nero tosto dalla capitale e dalle province numerosi indirizzi di adesione, 
di giornali, di societa (fra queste una di Graz contro i deputati stiriani 
rimasti coll' Hohenwart) ; il Yescovo di S. Polten (S. Leopoldo) mando 
per lettera al barone Dipauli approvazioni ed incoraggiamenti ; il Cardi- 
nale Arcivescovo di Yienna benedisse di gran cuore alia nuova im- 
presa. Dalle dichiarazioni date dal suo capo nella discussione del 
bilancio fecesi manifesto, che il nuovo partito, senza confondersi con 
quello degli antiliberali, o antisemiti, o cristiani scciali, ed anzi ripro- 
vando certi eccessi ed intemperanze di questi ultimi, le quali e lecito 
sperare cesseranno col tempo, appoggera gli antiliberali in tutto quello 
che riguarda la lotta contro il capitalismo giudaico-liberale, e la 
riforma cristiana della societa. 

I pochi organi delle cosiddette Mildere Tonard , ossia del par- 



120 CRONACA 

tito cattolico di sostegno meno energico e piu remissive verso il Gro- 
verno, deplorarono 1' indebolimento cagionato al Circolo Hohenwarth 
dal distacco del nuovo gruppo cattolico popolare. E parlando in ge- 
nerale, non si puo negare che fra i cattolici sia sempre desiderabile 
la massima unione. Nondimeno, chi vorrebbe condannare come una 
dannosa scissura la separazione compiutasi nel seno del Circolo Ho- 
henwart, nelle condizioni in cui S avvenuta ? Che cosa impedisce che 
i secessionist, del gruppo Dipauli si riuniscano con tutti gli altri 
cattolici della Camera, in tutte le votazioni d' interesse cattolico ? 
non e un nuovo e grande vantaggio per tutti, che sia finalmente 
spun ta to anche nella Camera austriaca un partito cattolico dalla voce 
e dalle mani libere, e non legato a nessun altro partito, e indipen- 
dente da ogni governo nella sua azione? L' illustre domenicano, Pa- 
dre Weiss, il cui giudizio in questo caso non pud apparire sospetto, 
sono gia parecchi mesi, scriveva nel Linzer Quartalschrift (articolo : 
Un'ora al Yaticano ) a proposito della coalizione promossa dall'Ho- 
henwart, queste precise parole : E ora di farla finita col sistema 
fin qui seguito, che e la negazione di ogni sistema ; voglio dire di 
quel sistema, col quale si cerco di contentare tutti, senza contentare 
nessuno, poiche si voile chiudere nel medesimo sacco conservatismo 
e liberalismo, radicalismo e assolutismo, cristianesimo ed anticristia- 
nesimo, Dio e Belial. Manco male il palese signoreggiare delle Logge 
e dell'Anticristo, piuttosto che questo sistema di mezzi termini. Fa 
d'uopo avere chiarezza di principii e risolutezza nell' applicarli in 
pratica. E il Magyar Allum, 1' organo piu anziano de' cattolici un- 
garesi (adesso ne abbiamo un altro fondato dal partito popolare cat- 
tolico dell'TIngheria col titolo La Costituzione) alia prima notizia della 
comparsa del nuovo Circolo parlamentare austriaco, si espresse in 
quest! termini : Miglior fortuna non poteva capitare alia buona causa 
in Austria di questo dissolvimento del Circolo Hohenwart, il quale 
gia per tredici anni fece da valletto al ministro Taaffe, e poscia da 
manuale alia fabbrica della famosa coalizione ; peccato soltanto che 
questo fatto non sia avvenuto molto tempo prima d'ora. 

Delle elezioni dietali, e de' lavori delle Diete presentemente convo- 
cate per la sessione annuale nelle singole province, sara trattato nella 
prossima corrispondenza. 

MUSS ICO INostra Corrispondenza). 1. Incoronazione di Nostra Sig-nora di 
Guadalupa. 2. La morte di un ministro di Stato. 3. L'XI Congresso 
internazionale di Americanist!. 

1. L' avvenimento messicano di maggiore importanza, non gia so- 
laniente dell' ultimo trimestre dell' anno 1895, ma di tutto 1'anno e 
di molti anni indietro, e stato la incoronazione di Nostra Signora di 



CONTEMPORANEA 121 

Guadalupa. Secondo la tradizione, riportata diffusamente nel nuovo 
Uffizio Guadalupano, nei primi giorni del decembre 1531, died 
anni dopo la conquista di questa terra per parte degli Spagnuoli, 
appari la Yergine Maria ad un indigene chiamato Giovanni Diego, 
promettendogli speciale protezione per la gente della sua stirpe eel 
incaricandolo di dire al Yescovo, Don Fra Giovanni Zumarraga, che 
era sua volonta fosse eretto in quel luogo, distante una lega da que- 
sta citta, un santuario in onore del suo Sacro Nome. E per provare 
che ella era veramente la Madre di Dio, gli lascio dipinta la sua 
immagine sopra una tela chiamata ayate. Rapidamente si propagd la 
devozione alia santissima effigie dal titolo di Guadalupa, e da quel- 
1'epoca ai nostri giorni e andata sempre crescendo. La sacra imma- 
gine fu prima venerata in un modesto eremo, dopo in una cappella 
di maggiore ampiezza, finche al termine del 1709 fu aperto al pub- 
blico il sontuosissimo e ricchissimo tempio d'ordine dorico, nel quale 
oggidi imploriamo la sua clemenza. Nell' anno 1737 la SS. Yergine 
sotto il titolo di Guadalupa fu dichiarata Patrona della Nuova Spa- 
gna ; nelP anno 1751 prese possesso di quel santuario, a maggior de- 
coro del culto, una Collegiata di canonici secolari, presieduta da uno 
di essi col titolo di Abate, e per ultimo il Papa Benedetto XI Y con- 
cesse nel 1754 Uffizio e Messa propria con rito doppio di prima classe 
ed obbligatorio in tutto il territorio messicano. 

Yenendo ora ai nostri giorni, nell'anno 1886, il defunto Arcive- 
scovo Don Pelagio Antonio de Labastida ebbe la felice idea d'ineoro- 
nare con solennita la miracolosa immagine. Si mise d'accordo con gli 
altri metropolitan! di questa Chiesa messicana, e fece con essi la do- 
manda alia Santa Sede, che benignamente acconsenti. Non mancd chi 
facesse notare in questa circostanza che il coro della collegiata, col- 
locato secondo il costume spagnuolo nella navata centrale, all' estre- 
mita opposta al presbiterio, riduceva notevolmente la capacita del 
tempio, e non occupava il luogo che gli competeva secondo il costume 
delle altre chiese. Si risolvette, prima di far uso della grazia ponti- 
ficia, di togliere il coro e collocarlo dietro 1'altare maggiore ; per far 
cio fu pero necessario demolire 1'abside, alia quale era appoggiato 1'al- 
tare, e prolungare da questo lato le tre navate del tempio. In questo 
lavoro e nel dare altra forma anche al presbiterio e cambiare tutte 
le decorazioni interne si sono impiegati nove anni ed alcune centi- 
naia di migliaia di pesos. II danaro e stato raccolto durante questo 
tempo dal sacerdote D. Antonio Plancarte, incaricato di cio e dell'ese- 
cuzione dell' opera dal suo venerando ssio, il detto illmo signer Laba- 
stida, e nominate dalla S. Sede, in premio di tanti buoni servigi, 
abbate di quel capitolo. 

Si pote infine stabilire per il giorno 12 dello scorso ottobre la 



122 GRONACA 

tanto desiderata incoronazione, alia quale furono invitati tutti i Vescovi 
non solo della Nazione Messicana, ma bensi di tutta I'America. Pre- 
cedette la festa una novena di funzioni che celebrarono nove delle 
nostre diocesi. Alia incoronazione, che fu solennissima e commovente, 
presero parte oltre quaranta Yescovi, riunione non mai sognata per 
questa terra del Messico. Ognuno dei rimanenti giorni del mese fu 
solennizzato con funzioni da alcune delle altre diocesi messicane, o 
da associazioni pie o da corporazioni ecclesiastiche di questa capitale ; 
dimodoche, tenendo con to del priino del inese, nel quale si fece il 
trasporto della sacra Immagine, e del giorno due, nel quale fu con- 
sacrato il tempio restaurato, officiando oltre il nostro Yescovo altri 
dodici Prelati nei rispettivi dodici altari delle cappelle, risulto dedi- 
cato a questa grande solennita tutto il mese di ottobre, che per la 
pieta del nostro Beatissimo Padre Leone XIII e il mese del santo Ro- 
sario. La devozione di cui fece mostra il popolo messicano, che di 
per se e devoto, formo 1'ammirazione e lo stupore dei Yescovi e degli 
altri Ecclesiastici venuti dagli Stati Uniti, dove il freddo del tempe- 
ramento e il furor degli affari uccidono in fiore pianta tanto delicata. 
I pellegrinaggi di tutto il paese anche dalle regioni piu remote furono 
numerosi ed entusiastici. Deve notarsi che per alcuni si dovettero 
percorrere a piedi od in cattive cavalcature lunghissime e scabrosis- 
sime strade ; quello di Chiapas, per esempio, impiego quaranta e piu 
giorni per arrivare al Santuario. Eipeto che il nostro popolo ha fama 
di pio ; in questa occasione pero supero ogni aspettativa. Yoglia la 
Madre di Dio una volta ancora aver pieta di noi e convertire alia 
penitenza i pochi empi e i molti peccatori della nostra patria, prepa- 
rando in questo modo giorni migliori per la nostra oppressa Chiesa. 

La prolungata oppressione, della quale e vittima questa Chiesa 
Messicana, deve pure manifestarsi chiaramente anche in mezzo a tante 
universal! allegrezze. II pellegrinaggio di Puebla de los Angeles, che 
venne in ferrovia, portava come gli altri i vessilli delle diverse cor- 
porazioni. La stazione della ferrovia dista circa 200 metri dal San- 
tuario ; orbene, basto che i pellegrini spiegassero i loro vessilli in 
questo corto tragitto perche fossero condotti avanti all'autorita civile 
del luogo e multati di 50 pesos. Solo nel Messico capita di vedere in 
mezzo a tanta pieta cinismo tanto oppressive. 

2. Nella mattina del tre ottobre si sparse per la citta colla rapidita 
del lampo la notizia della inaspettata morte del Sr. D. Emanuele Ro- 
mero Rubio, Ministro del Groverno dal 1 decembre del 1884. Era 
suocero del Presidente D. Porfirio Diaz; a tale circostanza egli tio- 
vette sia questo posto di Segretario di Stato, come anche la partico- 
lare influenza che esercitava suH'animo del Presidente. E pero da sa- 
persi che egli appartenne come Ministro di grande influenza anche al 



CONTEMPORANEA 123 

governo di Don Sebastiano Lerdo de Tejada rovesciato dalle baionette 
di Don Porfirio, ed il quale accompagno nella sua caduta fino al- 
1'esilio. Aveva prima parimente appartenuto al governo di D. Benito 
Juarez. La sua poderosa e malefica influenza nella politica del paese 
data dai suoi primi passi nella camera della vita pubblica. Benche 
educato nel Seminario sotto gli auspicii di eminenti ecclesiastici, fino 
al termine della sua camera di avvocato, non appena abbandono le 
scuole, si affilio al partito liberale come membro attivo. In questo si di- 
stinse fino alia morte come campione delle idee e delle azioni piu spinte. 
Pochi uomini ha avuto il Messico, piu tenaci persecutor! della Chiesa, 
con la quale si propago la voce che al momento di morire si era riconci- 
liato ; tanto che gli venne data sepoltura ecclesiastica. Pura illusione ! 
Gl' incaricati delle sue orazioni funebri (sic) nella Camera dei Deputati, 
convertita in cappella ardente magnificarono in modo superlativo i me- 
riti della sua vita liberale, non tocca dal minimo alito d' incoerenza poli- 
tica; e per di piu il deputato sig. Pineda, segretario particolare del 
defunto, si die' premura di reintegrare il buon nome liberale del suo 
padrone, pubblicando una lettera nella quale affermava categorica- 
mente non essere inter venuta riconciliazione alcuna colla Chiesa, essere 
soltanto accaduto che, stando in agonia 1' infermo e compietamente fuori 
dei sensi, la famiglia chiamo un sacerdote che gli amministro 1'Estrema 
Unzione. E come se dicesse poco questa autorevole e non smentita prova 
d' impenitenza massonica, in memoria ed onore del massone insigne Don 
Emanuele Romero Rubio, la Massoneria Messicana tenne una seduta il 
giorno 3 decembre nel fabbricato nazionale chiamato ex-Aduana, nel 
quale trovasi istallata la loggia Alpha. La cerimonia fu presieduta da 
Porfirio Diaz, che vi assiste col suo carattere ufficiale di Presidente 
della Repubblica, facendo gli onori di ordinanza una compagnia del 
battaglione degli Ingegneri. Cinque Fratelli .*. pronunciarono discorsi 
nello stile della setta. La Massoneria per tanto ha soltanto parole di 
benedizione sulla tomba di quest'uomo politico. I Cattolici deplorano 
la sua triste sorte ; ma nel vederlo scendere nel sepolcro si sentono 
come sollevati da un molesto peso. 

3. Mentre si stavano celebrando le feste della incoronazione nel San- 
tuario di Guadalupa, 1' XI Congresso Internazionale di Americanisti 
apriva le sue sessioni in questa antica capitale degli Aztechi. II Con- 
gresso precedente aveva avuto luogo in Stocolma, dove per il presente 
fu designata la nostra metropoli messicana. Quivi accorsero alia meta di 
ottobre i cultori dello studio delle antichita americane dall'antico e 
nuovo continente, benche fu relativamente esigua la concorrenza de- 
gli Americanisti stranieri. Di questi i piu eminenti furono Don Giusto 
Zaragoza di Madrid ed il Dr. Seller di Berlino. Le sedute durarono 
per lo spazio di una settimana, e furono in esse presentate moltis- 



124 CRONAGA 

sime memorie, eke in parte furono lette e presentemente si stanno 
stampando in tutta la loro integrita. In una di esse che & opera di 
D. Mariano Barcena, che passa per il primo dei nostri pochi geologi, 
si dava conto di scoperte sull'uomo terziario, fatte nelle nostre re- 
gioni. Di cid che a questo riguardo dice la memoria e del fonda- 
mento che ha, faro una relazione in modo da render la di pubblico 
dominio. Un altro lavoro fu letto, nel quale davasi importanza alia 
scoperta di orme umane, impresse nella lava vulcanica rassodata, 
esistente in grande quantita in questa valle di Messico e proveniente 
dalle ultime grandi eruzioni dei nostri crateri. Cio prova, come dice 
la memoria, che in quei tempi preistorici esisteva gia 1'uomo in que- 
ste regioni. Ne la scoperta e nuova ne legittima la deduzione. Infatti 
gia il marchese di Nardaillac nel suo libro Le Probleme de la vie > 
(Paris 1893) dice a pag. 196, riferendosi ad orme somiglianti impresse 
pure nella lava sulle rive del lago Managua (Nicaragua) : II est pro- 
bable que depuis 1'arrivee de 1'homme dans ces regions, les alluvions 
et les coulees volcanique se sont succede; mais une des empreintes 
observees est celle d'un pied chausse d'un mocassin ; ce n'est done 
pas aux hommes prehistoriques que nous pouvons la faire remonter? 
Come di consueto le sedute del Congresso furono allietate con in- 
termezzi di banchetti e gite, In quest' anno il XII Congresso si riu- 
nira all'Aia (Olanda). 

IV. 
COSE VARIE 

1. II messale di S. Agostino di Canterbury. 2. La persecuzione relig-iosa 
nella Repubblica dell' Equatore. 3. La produzione della lana in Italia. 

1. // Messale di S. Agostino di Canterbury. L' illustre scrittore in- 
glese Orby Shipley, M. A. dell'Universita di Cambridge, gentilmente 
rispondendo ad una nostra richiesta, ci in via i seguenti ragguagli in- 
torno la scoperta di tin nuovo Manoscritto del Sacramentario di S. Grre- 
gorio Magno. 

Or sono tredici anni, compilando per incarico del Governo bri- 
tannico un volume di memorie nazionali, il signer Martin Eule, 
graduate e M. A. della medesima Universita di Cambridge, ebbe a 
scoprire un libro manoscritto della Messa, il quale, ove le ragioni che 
si adducono per la sua autenticita vengano confermate, avra importanza 
non lieve per gli studii liturgici. La scoperta fu in certo modo fortuita, 
6 sebbene due o tre studiosi inglesi 1'avessero gia esaminato ed anzi 
uno di loro lo citasse, non sospettarono neppur da lontano la ric- 
chezza del tesoro che il signer Rule sostiene di avere tratto in luce. 
Sine dalla meta del decimosettimo secolo, il celebre maestro di litur- 



CONTEMPORANEA 125 

gia Dom Menard, aveva afferinato che 1' Inghilterra conservava come 
aveva certamente ricevuto il vero testo del Sacramentario di S. Gre- 
gorio Magno, giacche, diversamente dalla Gallia e dallaG-ermania, 1'In- 
ghilterra aveva accettato il Sacramentario del grande Pontefice ancor 
prima della sua dipartita dal soggiorno terreno. II Menard d'altronde, 
desiderava di possedere un documento, il quale vuoi per la scrittura, 
vuoi per il testo fosse valevole a ricondurre storicamente il liturgista, 
attra verso i tempi di Adriano e di Carlomagno, sino ai giorni dello 
stesso S. Gregorio. Ora il signer Rule dichiara appunto di aver rinve- 
nuto, nella Biblioteca del Corpus Christi College di Cambridge, un 
Messale manoscritto, copiato circa nel 1099, il quale porta non equi- 
voche impronte di affinita, se non d' identita, con quell' inestimabile 
gemma liturgica, che e il Sacramentario gregoriano. Sul manoscritto 
stesso il signor Rule forma il seguente giudizio, che & frutto di oltre 
due lustri spesivi intorno di lavoro e studio. 

Pel corso di cinque secoli, il Messale ha dovuto naturalmente, eccet- 
tuato il canone, accrescersi in tutte le sue parti costituenti e svilup- 
parsi nella struttura (due aspetti questi, che 1'autore studiasi di elu- 
cidare con cura) ; mentre nel manoscritto, quale ci e pervenuto, il 
testo verbale anch'esso steso minutamente trovasi modificato e 
volto a forma ora migliore ed ora peggiore. Ma, nel suo minimum 
irriducibile, per quanto riguarda le Messe di origine gregoriana, il 
signor Rule crede, e ne adduce parecchie ragioni, che il manoscritto 
del Corpus Christi College non sia purainente derivato da uno dei Mes- 
sali recati in Inghilterra da Agostino e dai suoi monaci nell'anno 597, 
ma sia una trascrizione diretta ed immediata della copia adoperata 
dallo stesso S. Gregorio, vale a dire del proprio suo Sacramentario, 
e di mano del Pontefice medesimo corretta sul manoscritto. 

Le argomentazioni del signor Rule, sebbene egli non le clas- 
sifichi in tal guisa, sono di cinque sorta, secondoche attinte a fonti : 
1 storiche, 2 archeologiche ed ecclesiastiche, 3 gramma ticali, 4 li- 
turgiche e 5 d'arte grafica o sticometrica. Le fila di queste cinque 
categorie d'argomenti vanno a convergere ad un solo punto, ad un fatto 
liturgico, la cui verita, se provata ed ammessa, basterebbe a sorreg- 
geiii tutti e ciascheduno. Questo fatto potra certo essere ancora im- 
pugnato e confutato; ma se non si concede, non sara possibile spie- 
gare le parecchie indisputabili verita raccolte dalle sue cinque fonti 
dal signor Rule a conforto della sua tesi. Gli argomenti sono trattati 
e svolti con vigore, con esattezza scientifica, senza intemperanti e 
sperticate esagerazioni, bench& non senza una vena di modesto en- 
tusiasmo, che tutti li colorisce e riscalda. Principiano col fatto rico- 
nosciuto, che, tra il 732 ed il 766 deli' era cristiana, i Messali o al- 
cuni dei Messali (poiche di piii libri parlano le storie) portati ai lidi 



126 GRONACA 

di Kent da Sant'Agostino, furono adoperati nell'Abbazia del SS. Pietro 
e Paolo di Canterbury, da Egberto Arcivescovo di York. Questa no- 
tizia stprica costituisce il punto di partenza della dimostrazione, la 
quale termina poi con 1'argomento sticometrico, mediante il quale il 
signor Martin Eule riesce a leggere, attra verso la pergamena del Corpus 
Christi College di Cambridge, il Messale stesso di S. Gregorio, in essa 
trascritto nell'undecimo secolo; mette quindi sotto gli occhi dell'atto- 
nito lettore quante colonne contenesse una pagina del Messale di 
S. Agostino, quante linee la colonna, e quante lettere la linea. 

Le ricerche grammaticali ed archeologiche del signor Rule non 
sono meno delle altre rile van ti ; ma io non posso qui esporle, conten- 
tandomi di mentovare una sola sentenza liturgica che 1'autore formula 
con un misto singolare di trepidanza e di balda fermezza. Imperocche 
egli sposa I'opinione arditissima, comeche possibile, anzi probabile, 
essere il manoscritto del Corpus Christi College copia di una preesi- 
stente edizione del Messale, compilato personalmente da S. Gregorio r 
laonde esso presenta un testo del Sacramentario piu puro di quelli, 
onde fu coinposta 1'autorizzata versione Pio- Clementina. L'autore pensa 
che, siccome le due grandi edizioni liturgiche del Sacramentario Gre- 
goriano pubblicate sotto gli auspicii del Pamelio e del Muratori sono 
dai periti reputate migliori per riguardo al testo, che non le altre 
due stampate dal Eocca e dal Menard, cosi questo nuovo manoscritta 
del Corpus Christi College si raccomandera alia preferenza dei dotti, 
come quello che ancor meglio delle altre due famiglie di testi rispec- 
chia, anzi riproduce il piu mature pensiero di S. Gregorio. se non 
pure il suo testo definitive. E questa una seria afferinazione, che- 
esercitera 1'acume critico degli studiosi e degli intenditori del Mes- 
sale ; ed io mi prendo la liberta di richiamare con premura la spe- 
ciale loro attenzione sull' importante argomento. Qui ripetero sol- 
tanto un'osservazione dell'autore. Confrontando il manoscritto del Cor- 
pus Christi College col testo pameliano, che offre con esso i caratteri 
della piu stretta parentela, il Rule enumera fra i due non meno di 
ottanta variazioni, entro i limiti del solo Proprium de tempore; ed e in- 
dotto a concluderne che il suo testo gregoriano rappresenti meglio 
d'ogni altro 1'mltima revisione del santo Pontefice. 

I brevi cenni suesposti sono desunti da lettere e da articoli, ve- 
nuti in luce nel Tablet di Londra ed in altri giornali, coll a firma 
del signor Rule medesimo. II testo del Messale di S. Agostino, quale 
esiste a Cambridge, ed una lunga introduzione di circa 200 pagine, 
ora quasi completata (ch' io ho avuto il permessu di leggere in buona 
parte nelle bozze) sara pubblicata in bella edizione dalla Cambridge 
University Press. L' opera verra distribuita ai sottoscrittori proba- 
bilmente entro il mese d' aprile, e messa in pubblica vendita nel 
maggio. Quando sara di pubblica ragione, e dopo la necessaria pon- 



GONTEMPORANEA 127 

derazione, speriamo di poter formare un giudizio piu sicuro e sere- 
namente imparziale di questo interessante libro, lavoro monumentale 
di un uomo, il quale, sono lieto di saperlo, e uno scienziato e litur- 
gista cattolico (oh! ne avessimo un maggior numero!), entrato in 
grembo alia Chiesa di Roma da circa 26 anni. 

Se il signor Rule riesce a provare la sua tesi con soddisfazione 
della critica illuminata dalla vera fede e dalla scienza liturgica, sem- 
pre colla dovuta sommissione alia suprema Autorita, la sua scoperta 
avra ben poche altre che la pareggino nell' importanza, e non ne avra 
forse alcuna che la superi. 

2. La persecuzione religiosa nella Repubblica dell' Equator e. Le no- 
tizie dalla Repubblica dell' Equatore fino alia fine dello scorso gen- 
naio, sono sempre peggiori ; che la rea setta e omai padrona assoluta 
di quel disgraziato paese. Gia narrammo (Quad. 1096 del 15 febbraio, 
p. 505 e segg.) che Mons. Yescovo Schumacher dov& abbandonare il 
territorio equatoriano, ove gli scherani del governo di Alfaro lo cer- 
cavano a morte ; egli insieme a' suoi sacerdoti e giunto a Tuquerres 
(Colombia) dopo aver attraversato aspre montagne e fiumi profondi, 
passando le notti al sereno, con lo stomaco vuoto e le vesti a bran- 
delli : quattro soldati tra quelli che lo accompagnavano, sono morti 
di stenti. La setta, furibonda nel vedere il Prelato sfuggire a' suoi 
artigli, si sfoga con le piu esose denigrazioni contro di lui, accusan- 
dolo di aver portato via dalPEquatore grandi somme di danaro, egli 
che e parti to senza aver seco un centavof 

Dopo il Yescovo, viene ora pei religiosi e per le suore la volta di 
prender la via dell'esilio, non avendo omai piu sicura la vita. Stanno 
per partire le Suore della Provvidenza, alle quali il Governo ha tolto 
la scuola, il pensionato e 1'orfanotrofio ; e forse terranno lor dietro le 
Suore di S. Yincenzo continuamente molestate nel loro spedale, ospizio 
e brefotrofio. Ai Fratelli delle Scuole Cristiane si fa una guerra in- 
degna di atroci calunnie, cercando di eccitar contro di loro la pleba- 
glia; onde, una sera, il console francese crede necessario di chiedere 
al Governo per la casa dei Fratelli una guardia che gli venne rifiu- 
tata. Intanto si era fatto 1'accordo che varii soldati, travestiti da con- 
tadini, avrebbero di notte tempo assalito la casa suddetta; ed il Go- 
verno ipocritamente mandava ad avvertire i Fratelli, la sera del 17 
gennaio, che il popolo era eccitatissimo contro di loro, e li invitava 
a recarsi nella caserma della polizia per loro sicurezza ! Ma i religiosi 
si guardarono bene di mettersi in bocca al lupo: undici di loro si 
rifugiarono presso il console francese; gli altri si ritirarono presso 
varie comunita. II console ha sporto vive lagnanze all' Alfaro, capo 
del Governo, il quale gli ha risposto che vedrebbe, che cercherebbe, 
ma che nulla puo farsi contro la volonta del popolo sovrano. E la 
commedia del popolo sovrano continua ad esser recitata dai settarii 



128 



CRONAGA GONTEMPORANEA 



con la maggiore sfacciataggine : cosi, 11 24 gennaio, una turba di fa- 
cinorosi, condotta da un certo Andrado, si rec6 alia casa di Alfaro, 
chiedendo a grandi urli 1'iminediata espulsione dei religiosi. Alfaro 
tenne consiglio coi ministri, e poi rispose con grande solennita rin- 
graziandoli delle loro manifestazioni e promettendo di soddisfarle ap- 
pena sara possibile. La turba seguito a schiamazzare imprecando al- 
1'Arcivescovo, al clero, ai religiosi ; quindi, circa 300 persone prece- 
duti da una banda musicale, si misero a girare per la citta, da un 
convento all'altro, urlando le piu sconce e feroci invettive. L'Alfaro 
e consorti, per rendersi arnica la plebe, ban pubblicato un bando che 
sopprime tutti i debiti dei conciertos verso i loro padroni (giova sa- 
pere che gl'indiani di una hacienda sono quasi sempre pieni di de- 
biti verso il loro padrone, anche per causa della loro ben nota indo- 
lenza); ed hanno nominato generale un indiano di Riobamba, inve- 
stendolo di tutte le attribuzioni di un generale dell'esercito. Yicino 
a quella citta sono state assalite varie tenute, e poi spartite fra i 
caporioni demagoghi : vi e adunque un pieno comunismo. Ed intanto 
i radicali insistono nel chiedere al Governo la cacciata dei Gresuiti e 
degli Ordini affini , Lazaristi, Redentoristi, Oblati, Salesiani. 

3. La produzione, della lana in Italia. Dal fasc. LIX, degli Annali di 
Statistica dal Ministero di Agricoltura, industria e commercio, ulti- 
mamente pubblicato, togliamo le seguenti notizie circa la produzione 
della lana e l'allevamento degli ovini. 





N dei capi 
di bestiame 
ovino 


Quantita 
della 
lana prodotta 


Valore 


Piemonte 


365,354 


Kg. 301,928 


Lire 432,787 




153 971 


133 975 


232 747 


Veneto 


368,581 


316,688 


482,173 


Liguria . . 


224,000 


115,550 


175,725 


Emilia . . .... 


443,095 


249,004 


574,068 


Marche ed Umbria. . . . 
Toscana 


1,021 ,402 
972,736 


667,781 
705,019 


1,381,492 
1,446,017 


Roma 


708,165 


1,649,422 


3,870,899 


Meridionale Adriatica. . . 
id. Mediterranea . 
Sicilia ... ... 


1,671,824 
1,344,636 
477,493 


2,026.767 
1,295,287 
1,407,096 


3,796,003 
2,284,879 
1,336,640 


Sardegua ' 


844 851 


740 201 


669,612 










TOTALE 


8,596,108 


9,608,718 


16,683,042 



II numero degli ovini e valutato secondo la statistica fatta nel 1881 
la quale e 1' ultima. Dopo tale statistica pero il numero suddetto e di- 
minuito molto e nel presente fascicolo e ridotto a circa 6,900,000 capi. 
La produzione della lana invece e calcolata secondo la tosatura dopo 
il salto fatto nel 1894. (Salto dicesi la lavatura delle pecore, che si 
usa fare prima della tosatura, per liberare il vello dalla polvere e 
dall'untume che lo insudiciano). 



L'AMNISTIA DEL 14 MARZO 

E IL DELITTO POLITICO 



I. 

Uno de' primi atti del nuovo Ministero Rudini-Ricotti fu 
la proposta a Re Umberto di usare, in tutta la sua ampiezza 
a favore de' condannati politic! della Sicilia e della Luni- 
giana, il diritto di grazia inerente all'autorita suprema e a 
lui concesso espressamente dallo Statute del Regno. Gosi, 
in forza di un Decreto di amnistia del 14 del decorso mese 
di marzo, uscirono dal carcere, insieme con altri centoventi. 
De Felice Giuffrida, eletto deputato di Roma; Barbato, eletto 
deputato di Milano; Bosco, eletto deputato di Palermo, e Yerro; 
tutti e quattro capi notissimi de'moti rivoluzionarii che turba- 
rono la Sicilia sul cadere delPanno 1893, e condannati il 30 mag- 
gio 1894 come nemici della Patria, rei di cospirazione con- 
tro lo Stato e di eccitamento alia guerra civile *. E poiche 
1' amnistia (in quanto essa si distingue dalP indulto e dalla 
semplice grazia, due altre forme parziali del potere sovrano 
di clemenza) ha questo di proprio, che copre col velo dell'oblio 
i delitti commessi, non solo estinguendo Pazione penale, ma fa- 
cendo cessare altresi Pesecuzione della condanna e tutti gli 
effetti penali di essa 2 , ne conseguita essere i reduci da' reclu- 

1 La sentenza del Tribunale militare di Palermo fu da noi pubblicata 
nel quaderno 1056 del 16 giugno 1894, pag. 750. 

2 Secondo i giuristi 1'amnistia risale al fatto stesso che fu oggetto 
dell'mcolpazione, ne toglie la criminalita, ne cancella tutti gli effetti e 
tutte le conseguenze; essa annulla inoltre tutte le condanne pecuniarie, 
quali sarebbero le spese, impedisce, in caso di delitto susseguente, le pene 
di recidivita, e non necessita la riabilitazione. L'amnistia, in breve, non e 
soltanto il perdono, il perdono leale, integrale, ma e il perdono insieme e 
la dimenticanza, il che esclude altresi la sorveglianza speciale della polizia. 

Serie XVI, vol. VI, fasc. 1100. 9 6 aprile 1896. 



130 L'AMNISTIA DEL 14 MARZO 

sorii di Volterra, di Pallanza e di Paliano, liberi sotto ogni 
rispetto; di guisa che possono, ove mai la passata loro ele- 
zione fosse combattuta, tentare di nuovo la fortuna delle urne 
elettorali e, come tanti altri patriotti dell' istessa farina, sedere 
anche sui banchi di Montecitorio quali legislator! della Na- 
zione. 

La soddisfazione che per questa loro liberazione e stata 
espressa da tutta la stampa della Penisola, anche da quella 
ligia al caduto Ministero, e piu che altro le festose e popo- 
lari dimostrazioni, con le quali gli amnistiati furono ricevuti 
per tutto, massime in Milano, Roma, Napoli, Palermo, Mes- 
sina e Catania *, mostrano con sufflciente chiarezza qual sia 
Fopinione che prevale nel pubblico intorno al loro operato, vo- 
gliamo dire, che un atto, riguardato e punito dal Godice ora vi- 
gente come un detestabile delitto contro la Patria, & lodato ed 
applaudito come eroismo di virtu e di coraggio cittadino. Donde 
segue che il malfattore legale e tenuto in conto di eroe po- 
polare, e il. recluso della giustizia e onorato qual martire 
della tirannide! 

Non cerchiamo se Tamnistia del 14 marzo abbia aperto 
un periodo di pace e di oblio , come con la Tribuna hanno 
preteso altri giornali, essendo noi ben convinti dell'opposto; 
ne cerchiamo se essa sia stata, come afferma la Nuova Anto- 
logia 2 un atto di savia politica e di prudente rispetto alle 
buone idee liberali , potendosi di cio seriamente dubitare nelle 
presenti condizioni d' Italia; vogliamo piuttosto brevemente 
indagare le ragioni delPaccennata pubblica opinione, ricor- 
dando e ribadendo anzitutto quei concetti e quei principii etico- 
sociali, la cui ignoranza o non curanza e, a parer nostro, la 
causa prima e principalissima del pervertimento morale, che 
tutti gli onesti hanno deplorato nelle dimostrazioni de' passati 
giorni. 



1 Vedi La Tribuna, nn. del 16-28 marzo 1896. 

2 Fascicolo del 15 marzo 1896, pag-. 389. 



E IL DELITTO POLITICO 131 



II. 



L'ordine sociale non e diverse dalFordine morale, ne e da 
questo disgiunto o separabile ; esso n'e soltanto una parte spe- 
ciale. L'ordine morale e piu ampio e piu comprensivo, riguar- 
dando tutti gli atti umani e imponendo all'uomo 1'adempimento 
di tutti i suoi doveri, non solo di giustizia, ma altresi di ca- 
rita. L'ordine sociale invece riguarda per se il solo ordine 
esterno, e, provvedendo alia sua sicurezza ed al suo svolgi- 
mento, si limita alia tutela del rigoroso diritto della societal e 
de' suoi membri : di quel diritto, cioe, la cui violazione puo 
esternamente conoscersi, valutarsi e andar quindi soggetta al 
sindacato e al castigo dell'autorita civile. A siffatta violazione, 
e a questa soltanto, i giuristi sogliono applicare il nome di 
delitto; onde, nel loro linguaggio, sebbene ogni delitto sia una 
colpa morale e percio un vero peccato, nondimeno non ogni 
colpa morale e un delitto. 

In altri termini, il delitto e sempre un male nell'uno e 
nell'altro ordine, ed e tale, che in ogni caso costituisce, non solo 
un disordine morale, ma altresi un grave disordine sociale. 
Sotto questo doppio aspetto adunque il fatto, onde furono accu- 
sati e convinti i Socialist! ora amnistiati, essendo un vero de- 
litto, non puo essere se non detestato e abborrito. 

II delitto inoltre, qualunque esso siasi, importa sempre due 
elementi egualmente necessarii a costituirne Pessenza, Timpu- 
tabilita cioe dell'agente e il fatto ingiusto e dannoso : 1'uno e 
morale o soggettivo, Faltro materiale od oggettivo. La quale 
verita viene espressa nella ben nota formola comunemente 
accettata da' giuristi : II fatto ingiusto disgiunto dalla volonta 
non e imputabile; la volonta disgiunta dal fatto ingiusto non 
& punibile *. Ora dal fatto ingiusto, diverso secondo la di- 
versita del diritto offeso e del modo, diretto o indiretto, in 

1 Chi desidera uno svolgimento di questc nozioni qui brevemente ac- 
cennate consult! il TAPARELLI, Saggio teoretico di diritto naturale, nn. 790- 
793; I'AUGIAS, Del Potere civile, Sez. IV, tit. I, cap. 5, art. 2. 



132 L'AMNISTIA DEL 14 MARZO 

cui esso riesce dannoso al bene pubblico, si desume appunto 
quella qualita del delitto che ne costituisce il carattere diffe- 
renziale e ne determina, in gran parte, la gravith. Ond' e 
che, come attesta il Pellizzari in una sua recentissima opera 4 , 
in quasi tutti i codici penali, non escluso quello d' Italia del 
1889, i delitti si trovano rettamente divisi e classiflcati se- 
condo la loro qualita : delitti contro la patria, delitti contro la 
sicurezza dello Stato, delitti contro il buon costume, delitti contro 
la persona, delitti contro la proprieta, eccetera. Nella quale 
dassificazione il legislatore, come ognun vede, ha voluto pro- 
cedere ordinatamente da' delitti, che piu largamente offendono 
la societa, a quelli de' quali 1'offesa risulta minore, e da' de- 
litti, il cui danno sociale e immediate, a quegli altri in cui esso 
e mediate. I primi sono designati col nome di delitti politiei, 
gli altri con quello di delitti comunL 

Stando dunque alia sana filosofia, confermata in questo caso 
dalla sentenza de' legislatori di tutto il mondo civile, i piu 
gravi delitti sono appunto i delitti politiei. Tra questi poi bi- 
sogna giudicare gravissimi quelli che sono contro la Patria. 
Infatti nessun altro delitto piu di questi colpisce direttamente la 
societa nella sua stessa esistenza, nella sua integrita, nella sua 
forza ; nessun altro come questi 1'offende in cio che costituisce il 
suo universale e vitale vantaggio, la tranquillita cioe delPordine 
pubblico, in cui e riposto il suo fine prossimo e donde dipen- 
dono la conservazione e lo svolgimento de' mezzi richiesti al 
perfezionamento fisico e morale de' suoi membri. In questo 
senso volentieri sottoscriviamo a quella parte della Relazione 
del Ministro Guardasigilli 2 , la quale riguarda gli articoli 
105 e 106 del Godice penale, applicati dal Tribunale militare 
di Palermo all'on. De Felice ed a' suoi complici 3 . In un or- 

1 II Delitto e la scienza moderna. Treviso 1896, pag. 371. 

8 Relazione a S. M. il Re del Ministro Guardasigilli (Zanardelli) per 
I'approvazione del testo definitivo del Codice penale, Napoli 1890, pag. 103. 

3 La sentenza del Tribunale militare condanno Ton. De Felice a di- 
ciotto anni di reclusione, alPinterdizione perpetua da' pubblici ufficii, a tre 
anni di sorveglianza speciale, alia confisca degli oggetti sequestrati, e alle 
spese del dibattimento. 



B IL DELITTO POLITICO 133 

dinamento civile e libero, dice la Relazione, siffatti delitti 
hanno una gravitd, che giustifica le piu severe sanzioni, poiche 
con essi si attenta al supremo bene del cittadino la Palria. 

III. 

Che cosa e la Patria ? Materialmente riguardata, e la terra 
che udi i primi nostri vagiti, dove respirammo le prime aure 
di vita, d'onde ci vennero le prime cure e traemmo i primi 
elementi della nostra sussistenza e della nostra educazione intel- 
lettuale e morale, e dove lo spettacolo della natura s'aperse 
la prima volta a' nostri sguardi. Un aifetto istintivo ci lega 
a lei, preferendola ad ogni altra terra. Persino le stirpi nomadi 
provano un affetto di tale natura, e 1'Arabo beduino ama il suo 
inabitato deserto non men di quello che ami il nostro alpino le 
sue Alpi. Ma considerata formalmente, la Patria e quella parte 
del genere umano, che a noi e piu strettamente congiunta 
per comunanza di stirpe, di dimora, di lingua, d' indole, d' in- 
teressi; in una parola, ell'e come 1'ampliazione della stessa 
nostra famiglia. L'affetto che ad essa ci stringe, come quello 
che ci vincola ai nostri genitori, e non solamente istintivo, ma 
deliberate; fl perch6 1'amor patrio elevasi all'altezza di una 
vera virtu e sopra di lui cade altresi il precetto divino : Diliges 
proximum tuum, sicul teipsum ; e con forza tanto maggiore, 
quanto piu strettamente ci sono prossime le persone che quel- 
Faffetto riguarda. 

Che se la legge stessa di natura, come sapientemente in- 
segna Leone XIII, ci comanda di amare e difendere spe- 
cialmente la societa nel cui seno vedemmo la luce, e di amarla 
tanto che ogni buon cittadino non dubiti di dare per la patria 
il sangue e la vita * , non dovranno dirsi mostri umani e 
ribelli anche alia natura coloro che odiano la Patria? E che 

1 Civitatem in qua editi susceptique in hanc lucem sumus praeci- 
pue diligere tuerique iubemur lege naturae usque eo, ut civis bonus vel 
mortem pro patria oppetere non dubitet. ENCYCLICA Sapientiae christia- 
nae del 10 gennaio 1890. 



134 L'AMNISTIA DEL 14 MARZO 

altro fanno in tutto il mondo i Socialist!, alcuni de' quali 
abbiamo veduto 1'altro giorno in Italia amnistiati dal Re e 
applauditi dal popolo? Essi, sparsi da per tutto e tra s6 legati 
co' vincoli d' iniqua cospirazione, ormai non cercano piu 1' im- 
punita nelle tenebre d'occulte conventicole, ma apertamente e 
a fidanza, usciti alia luce del* giorno, eccitando i popoli alia 
guerra civile e fomentando I'odio tra le diverse classi sociali, 
si studiano di rovinare le basi stesse di ogni civile convivenza. 
Sono costoro quelli che, al dire delle sacre Scritture, contami- 
nano la came, disprezzano le dominazioni, la maesta bestem- 
miano 1 ; e nulla rispettano, nulla lasciano intero di quanto 
venne dalle leggi divine ed umane stabilito per I'incolumita e 
il decoro della vita. 

I delitti dunque contro la Patria, quali sono quei de' So- 
cialisti 2 , costituiscono tale violazione dei sentimenti scol- 
piti nella coscienza di ognuno, che non v'e passione che li 
possa giustificare ; essi hanno un carattere cosi odioso, univer- 
sale e assoluto che meritano, sotto qualsiasi forma di govern o 
e sotto qualsivoglia organamento politico, 1' abbominio di 
tutti gli onesti e la severa repressione presso tutti i popoli 
veramente civili. I Greci pe'reati politici avevano Fostracismo ; 
i Romani parimente consideravano quali scomunicati i delin- 
quent! contro la Patria, essendo 1' aquae et ignis inter dictio, 
una delle pene stabilite contro di essi dalla Lex Julia; nella 
legislazione latina poi, non che il fatto, ma Panimo stesso di 
attentare alia Patria era tenuto come alto tradimento: Per- 
duellionis reus est qui hostili animo adversus rempublicam 
est animatus 3 . 



1 IUD., Epist., V, 8. 

2 Si vegga quel che ne serisse Leone XIII nella sua memorabile Enciclica 
Quod Apostolici muneris del 28 decembre 1878, in cui tratta degli errori 
de' Socialisti. 

3 ULPIANO, p. II, D. 48, 4. Vedi anche CARELLI negli Appunti al Codice 
Pcnale, Torino 1889, pp. 322 e 328; PBLLIZZARI, op. cit. pag-. 375. 



E IL DELITTO POLITICO 135 

IV. 

Se non cbe il tristo abuso che hanno fatto e fanno tuttora i 
partiti liberali, detti costituzionali, del sacro nome di Patria e 
stato purtroppo una delle prime ragioni del pervertimento 
morale da noi poc'anzi deplorato negli avvenimenti de'passati 
giorni. Essi hanno il malvezzo, non solo di confondere la Pa- 
tria con lo Stato, riferendo a danno di quella ogni altera- 
zione di questo ; ma altresi d' identificare la Patria col pro- 
prio partilo politico, considerando i vantaggi di questo come 
i soli e gli essenziali vantaggi di quella. Cosi il patriottismo 
e divenuto una sorgente di lucri, un mestiere privilegiato da 
esercitarsi in un modo o in un altro, a seconda del proprio 
tornaconto, o di quello del partito politico o settario, di cui cia- 
scuno forma parte. La stessa Tribuna ha dovuto piii d'una 
volta condannare il monopolio del patriottismo, particolar- 
mente quando chi lo esercita se ne vuol conferire da solo il 
brevetto assoluto ed esclusivo, bollando per nemico della pa- 
tria, opposto e contrapposto al patriotta, chi non la pensa ad 
un modo, a differenza di chi cerca propagare una di versa dot- 
trina * . Che anzi, uno degli appunti fatti dal Pellizzari al no- 
stro nuovo Cod ice penale in cio che riguarda i delitti contro 
la palria, e precisamente quello di dimostrare troppo chiara- 
mente la preoccupazione del legislatore di colpire un partito 
extra-costituzionale, per il quale la Patria potrebbe essere cosa 
ben differente dallo Stato o dalla forma di Governo 2 . 

1 La Tribuna num. de' 29 giugno 1892. Si vegga a questo proposito 
1'articolo Del Patriottismo in Italia, pubblicato nel nostro quaderno 1015, 
pp. 25-36. 

1 Op. cit., pag. 374. Anche il CARELLI (Op. cit., pag. 319) osserva, e 
con ragione, cbe il tentative di modificare la unitk della Patria, nel senso 
cbe desiderano i repubblicani federalist!, rari in Italia, o i clerical! papi- 
eti (sic), puo considerarsi un reato contro la organizzazione politica, con- 
tro le forme di Governo, non mai un reato contro la Patria. Questo si e 
detto o potra dirsi tutto al piu per figura rettorica : ma senza bisogno 
di larga dimostrazione, non e esatto dal punto di vista giuridico . II 
LOMBROSO per6, in una sua nota a questo testo, dicbiara che, la mag- 
gioranza degli antropologi criminali non divide (sic) le idee dell'Autore. 



136 L'AMNISTIA DEL 14 MARZO 

Cio posto, qual meraviglia che i Socialist! si reputino an- 
ch' essi soli e genuini patriotti, quando, imitando i loro avver- 
sarii liberali, giudicano e operano secondo Yideale di una Pa- 
tria di loro privata ed esclusiva fattura ? Qual meraviglia, che, 
pervertito nella mente del popolo il vero concetto di Patria, 
i Socialisti trovino ammiratori e seguaci principalmente tra 
gli artigiani e gli operai, i quali, oppressi dal fisco e dalle 
tasse, stanchi di combattere contro la miseria, avendo per av- 
ventura preso in uggia il lavoro, si lasciano assai facilmente 
sedurre dall' ideale de' beni altrui, proprio della Patria socia- 
lista ? 

II Carelli, scrittore liberale e anticlericale, e coerente a' falsi 
principii del suo partito, e mostra come questo concorre al 
sovvertimento delle idee popolari, quando asserisce de' delin- 
quent! politici, che non possono dirsi malfattori i . Essi, nella 
sua opinione, tratti da passione sia folle, sia sconsigliata, s' in- 
gannano, e vero, nella scelta de' mezzi, si lusingano di com- 
piere una santa missione, s' illudono nel credere che gl' inte- 
ressi della Patria non possono promuoversi se non co' loro 
principii ; ma, al tirare de'conti, essi non ledono alcun senti- 
mento giusto ; ne fanno solo una cattiva applicazione. E 
quale, di grazia, sarebbe un tal sentimento ? 11 desiderio, ri- 
sponde il Carelli, di fare alia loro Patria il maggior bene 
possibile 2 . Ma questo, ripigliamo noi, non basta a giustificarli. 
II desiderio di fare a chicchessia un qualsivoglia bene non e 
un sentimento giusto se non quando e ordinato ; ne e ordinato, 
quando il bene che si desidera altrui si vuole ottenere, come 
di fatto vogliono i Socialisti, per mezzi ingiusti, sconvolgendo 
la tranquillita dell'ordine 3 . Senonche queste verita elementari 

1 Appunti al nuovo Codice Penale, Torino 1889, pag. 320. 

1 Ibid. 

3 Giova qui ricordare la dottrina cattolica, la quale proibisce a' pri- 
vati d' insorgere a proprio talento contro i loro Governanti, anche quando 
questi esercitano la pubblica potesta a capriccio e oltre misura. Si quan- 
doque contingat temere et ultra modum publicam a Principibus potesta- 
tem exerceri, Catholicae Ecclesiae doctrina in eos insurgere proprio marte 
non sinit, ne ordinis tranquillitas magis magisque turbetur, neve societas 



E IL DELITTO POLITICO 137 

delPetica razionale e cristiana sono state anch'esse obliterate 
da' liberal!, pe' quali pur troppo non ha piii alcuna forza il 
principio morale : Non sunt facienda mala ut eveniant bona ! 

V. 

La stampa d' Italia, come sopra accennammo, ricordando 
durante gli scorsi giorni la glorificazione popolare degli amni- 
stiati del 14 marzo, la chiama sintomatica e significante . 
Anche il nostro Cronista, commentando saviamente, com' egli 
suole, i fatti contemporanei, osservava a proposito de' loro 
recent! trionfl *, che questi fanno davvero perdere il senso 
morale alia gente, la quale non intende piu nulla, e dice tra 
se: costoro erano malfattori o no; se malfattori, perche ora 
sono messi sul seggio del comando? Se no, perche furono 
mandati in galera? In questo dilemma si suppone evidente- 
mente, e non a torto, che la moralitk delle azioni umane, in 
quanto esse sono oneste o turpi, degne di premio o di pena, 
non sia una cosa mutabile e diversa, come diversi sono i tempi 
e i luoghi, e mutabili sono gF ingegni, le inclinazioni e le abi- 
tudini degli uomini ; si suppone cioe, che quella moralita, come 
non dipende dalle leggi umane, cosi in nessuna guisa dipenda 
dal proprio tornaconto ovvero dall'opinione de' popoli. Tale 
pero non e la sentenza de' liberali. Usi a chiamare bene il 
male e male il bene, essi non esitano nel proclamare che 
quella medesima azione, la quale e giudicata oggi malvagia 
e turpe, e come tale manda Puomo che Pha commessa in 
galera, possa domani essere giudicata virtuosa e onesta, e come 
tale fare ascendere quell' uomo anche a' phi alti onori. 

Noi non esageriamo. Si legga infatti quel che scrive del 
delitto politico uno de' corifei del liberalismo moderno. II 
delinquente politico, cosi il gik citato Garelli 2 , segue una con- 

maius exinde detrimentum capiat . LEONE XIII nell' Enciclica Quod apo- 
stolici muneris., del 28 dicembre 1878. 

1 Quad. 1099 del 4 aprile 1896, pag. 112. 

* Pag. 320. 



138 L'AMNISTIA DEL 14 MARZO 

dotta che oggi la maggioranza condanna, ma che domani po- 
trebbe essere forse giustificata e glorificata perfino. Glori- 
ficata, s'intende da coloro le cui raenti sono gik guaste e i 
cuori corrotti dalP errore e dalla licenza liberalesca. I criterii 
poi da seguirsi da'- Social isti saranno quelli stessi che furono 
per lo passato seguiti da' liberal!, nel condurre anche all'apice 
del potere antichi delinquenti politici e antichi reclusi a gran 
pezza peggiori del recentemente amnistiati. E certamente dolo- 
roso il ricordare che e stato appunto in forza di tali falsi e 
perniciosi criterii, che si e resa possibile nella nostra Italia 
perfino Fapoteosi di regicidi e di volgari assassini, erigendo 
monumenti, offrendo corone, e bruciando incensi a' Giro Me- 
notti, agli Agesilao Milano, a' Felice Orsini, a' Moncasi, a' Monti 
e Tognetti e ad altri assai! 

Sul monumento eretto dalla Citta di Modena a Giro Me- 
notti, reo di aver attentato alia vita del suo Principe, si legge 
incisa a grandi caratteri la seguente iscrizione: Scuola at 
nepoti, le opere degli avi l ! Se cotesti scellerati eserapii, che 
sono la negazione concreta di ogni principio di moralita, ven- 
gono proposti all' imitazione del popolo, qual meraviglia che 
questo plaudente e delirante porti in trionfo i nemici della 
Patria 2 * 



VI. 



Non v'e tiranno piu spietato della logica; e pero e stato 
sempre considerate quale assioma di alta prudenza il detto di 
Sant'Agostino : Muta antecedentia si vis vitare sequentia. Am- 

1 La statua di Ciro Menotti, in marmo di Carrara, tiene stretta colla 
sinistra mano la bandiera della rivoluzione, mentre la destra abbassata fino 
all'anca strings il pugno minacccioso verso il gia palazzo de' Duchi di Mo- 
dena, sul quale palazzo si affissa pure lo sguardo cupo e truce del tradi- 
tore. Oltre la citata iscrizione vi e anche la seguente : A Ciro Menotti ed 
ai promotori della liberta d' Italia ; Vittime del CONCETTO MAGNANIMO. Le 
parole Concetto magnanimo sono sottosegnate nella lapide istessa ! 

* Cosl son chiamati Ton. De Felice ed i suoi complici nella proposta 
fatta al Re dal Ministro Crispi, di decretare lo stato d'assedio per tutte le 
province della Sicilia. Vedi il nostro quad. 1047 del 3 febbraio 1894, p. 369. 



E IL DELITTO POLITICO 139 

messi i falsi principii liberal!, di cui abbiamo gik dato un cenno, 
quelli segnatamente che riguardano il delitto politico, giusti- 
ficabile e degno di premio quand' esso risponde a' vantaggi 
della setta o del proprio partito, non e possibile evitare ne il 
pervertimento del popolo, ne le conseguenze che i Socialist! 
con rigorosa dialettica ne derivano in proprio favore. 

Eccone un esempio. Nella gia citata Relazione del Mini- 
stro Zanardelli al Re si legge, che V idea, la quale tiene il 
reato politico essere un reato fittizio, un atto innocente o anche 
meritorio, pub giustificarsi soltanto di fronte alia illegittimita 
o alia tirannia de' passati ordinamenti. Ora e chiaro che non 
v'e ragione alcuna perche cio basti a giustificare i passati de- 
litti politici de' liberali e de' settarii, e lo stesso non possa o 
non debba bastare a giustificare i recenti delitti politici dei 
Socialist!; non essendovi ragione al raondo per cui a' liberali 
moderni debba apparire illegittimo o tirannico il reggimento 
degli antichi Principi italiani, per esempio del Re di Napoli 
o del Romano Pontefice, e non possa o non debba apparire 
illegittimo o tirannico a' Socialisti il reggimento de' liberali 
moderni sotto un Re costituzionale. 

Ad ogni modo i Socialisti, fondandosi sulla predetta idea 
del delitto politico e sull'esperienza fattane da' liberali, pos- 
sono ricordare oggi le parole che a proposito della condanna 
de' loro capi scriveva, nel maggio del 1894, la liberale Cor- 
rispondenza Verde: Sono trascorsi poco piu di trent'anni 
dacche il Papa Re, i Borboni e gli altri Principi d' Italia con- 
dannavano a morte o alia galera il fiore del patriottismo ita- 
liano (!) ; ma i condannati d'allora (fra i quali si trovava S. E. 
Von. Crispi, Collare deW Annunziata) sono i Ministri e i grandi 
uomini d'oggi... Vedremo forse prima che sieno passati i di- 
ciotto anni (della condanna dell'on. De Felice), chi sara in 
carcere e chi fuori, chi sara in piedi e chi a terra. Queste 
parole, dopo gli avvenimenti delle ultime settimane, hanno 
oggi una forza ben piu sintomatica e significante di quella 
che avessero quando apparvero per la prima volta nella Cor- 
rispondenza Verde. Due anni infatti non sono ancora trascorsi, 



140 L'AMNISTIA DEL 14 MARZO 

dacche i tribunali militari del Crispi condannavano i caporioni 
del Socialismo a lunghi anni di reclusione per aver fatto contro 
il suo Governo quello stesso che egli fece contro il Governo 
de' Borboni, e gik ii vediamo fuori di carcere e in piedi , 
applauditi e festeggjati in ogni dove, presentarsi perflno alia 
Camera de'Deputati e prestare il giuramento, come rappre- 
sentanti del popolo ; mentre il loro terribile avversario, quel 
fiore del patriottismo italiano , che si e decantato essere 
Francesco Crispi, spazzato dalPonda della pubbli-ca indigna- 
zione, tra i fischi e gl'insulti della piazza e della Camera e 
forzato a rinunziare al suo mandato di Ministro, ed e minac- 
ciato altresi di venir posto in istato di accusa! 



VII. 



Come la galera a cui fu condannato il Crispi da' Borboni 
di Napoli non servi a correggerlo, cosi neppure sono serviti i 
reclusorii di Volterra, di Pallanza e di Paliano ad emendare 
i De Felice, i Bosco, od i Barbato. Essi hanno immediatamente 
ripresa la propaganda socialista, dichiarandosi viepiu confer- 
mati nelle loro idee e ne' loro propositi. Nella pena stessa 
a cui furono condannati, essi hanno trovato il loro premio; 
poiche elPe la loro patente di patriottismo e il loro diploma 
di benemerenza, per salire a nuovi onori e a nuovi trionfi. 

Lo stesso dicasi delPamnistia. Per gente che si crede in- 
giustamente colpita, 1'amnistia, come acconciamente avverte 
un egregio scrittore 1 , non e un atto di clemenza, ma di 
giustizia, e purtroppo di giustizia tardiva. A'Socialisti con- 
dannati chi per dieci, chi per quindici, chi per diciotto anni 
di reclusione, i liberali hanno un bel dire: Voi ci dovete essere 
grati, perche vi abbiamo abbonati otto, tredici, sedici anni della 
vostra pena. I Socialisti loro risponderanno : Esservi grati, noi ? 

1 Nel Cittadino di Geneva, num. del 18 marzo 1896. 



E IL DELITTO POLITICO 141 

Ma voi liberal! piuttosto dovreste inginocchiarvi a'nostri piedi, 
e domandarci perdono d'averci tenuto per due anni a mar- 
cire in un carcere umido e malsano, in una cella fredda e 
desolata, lontano dalle nostre case e dalle nostre famiglie. 
Esservi grati, noi? Ma pregate Iddio, che non arrivi il mo- 
raento, a noi propizio, di attuare pienamente le nostre idee, per 
mezzo della rivoluzione sociale, e allora vedrete che specie di 
gratitudine sar la nostra! 

In tal guisa, dilagando sempre piii nella nostra Italia 
Pempieta teoretica e pratica, come il reclusorio, che doveva 
correggere il malfattore politico, lo fa peggiore ; cosi Pamni- 
stia a lui concessa, che doveva pacificare gli animi, diventa 
nelle mani di uomini facinorosi una nuova arma, per conti- 
nuare nella loro opera distruggitrice di ogni vera civilta e 
liberta! Chi non ricorda gli effetti della generosa amnistia, 
concessa da Pio IX, negl'inizii del suo Pontificato, ai ribelli 
ed ai settarii della Carboneria e della giovane Italia ? Questi 
effetti medesimi vediamo oggi riprodursi. Allora il beneficio 
delPamnistia si rivolse contro il Papa che la largi : ora si ri- 
volge contro il Potere che Pha data. Allora il liberalismo set- 
tario volto il beneficio in danno del benefattore : ora il socia- 
lismo lo volta in danno del liberalismo, che dalle vittorie del 
Negus e stato costretto a liberare i prigionieri di Francesco 
Grispi. 

A tanti mali non v' e che un solo rimedio, il ritorno cioe 
de' governanti e de' governati agli eterni principii di verita e 
alle immutabili norme della rettitudine e della giustizia. Fa 
mestieri che tutti si persuadano non essere perfezionamento 
civile il procace disprezzo d' ogni legittimo potere; non essere 
libertk quella che, per modi disonesti e deplorevoli, si fa strada 
con la sfrenata diffusione di idee sovversive, con lo sfogo di 
ogni rea cupidigia, con la impunitk de 1 delitti contro la Patria. 

Tali cose, giustamente condannate da Leone XIII come false, 
inique ed assurde i , non possono condurre P umana famiglia 

1 ENCYCLICA, InscrutaWi Dei del 21 aprile 1878. 



142 L'AMNISTIA DEL 14 MARZO E IL DELITTO POLITICO 

a perfetto stato e prospera fortuna, poiche il peccato immi- 
serisce i popoli 4 ; ma forza & che, avendoli corrotti nella mente 
e nel cuore, li traggano col loro peso a ruina, sconvolgano ogni 
ordine ben costituito, e cosi, presto o tardi, conducano a gra- 
vissimo rischio la condizione e la tranquillitk pubblica. 

Per la qual cosa 1'Augusto Pontefice, fin da' principii del 
suo Pontificato, a' popoli ed a' Principi sbattuti da fiera pro- 
cella, addito il porto ove sicuramente raccogliersi; ed in nome 
della loro propria salute e di quella dello Stato, con ogni 
istanza ii scongiuro che accogliessero ed ascoltassero come 
maestra la Chiesa, tauto benemerita della pubblica prosperita 
de' Regni ; e si persuadessero che le ragioni della religione e 
delPimpero sono si strettamente congiunte, che quanto vien 
quella a scadere, tanto si scema dell' ossequio de' sudditi e 
della maesta della legge. Facciano dunque i nostri liberali 
il cammino a ritroso ; ascoltino la Chiesa, ridonino ad essa 
quella condizione di liberta, nella quale possa dispiegare i 
suoi benefici influssi, e si convinceranno, che essa sola pos- 
siede tanta virtu per combattere la peste del Socialismo, quanta 
non ne possono avere ne le leggi penali, n& 1'azione coattiva dei 
tribunali e delle armi. 

8 PROV. xiv, 34. 



LA STORIA NATURALE DELLE PIANTE 

SEOOLO 



V. 

La Botanica vecchia e le piante curiose. Cannibali, mostri, 
trabocchetti e sirene fra i vegetali! La Dionea. La Dro- 
sera. L'Apocino. La Sarracenia. La Nepente. Le innocue 
celie ddrAristolochia. La Vallisneria. L'Utricolaria. H De- 
smodio. II sonno delle piante. / fiori elettrici. Fenomeni 
termici. 

Del paro colla Botanica utile ne va la curiosa, fatta per 
quei moltissimi che nella Storia Naturale delle Piante non ap- 
prezzano se non i fenomeni piu peregrini e strani ; e leggen- 
doli nei trattati moderni, corredati da osservazioni di Natura- 
listi recenti, un profano li credera di leggieri scoperti nel 
nostro secolo, mentreche sono anch'essi in buona parte un 
lascito dei nostri padri. Cosi e delle manovre delle piante cac- 
ciatrici, dei maravigliosi moti della Vallisneria, del sonno delle 
Piante, dello svolgimento di calore in taluni fiori, eccetera. 

Ai di nostri il Darwin ed altri hanno data celebrita alia 
Drosera, alia Dionea e consorti, discutendo se quelle piante 
si nutrano in verita degl'insetti che acchiappano: e ad essi 
dobbiamo la conclusion e abbastanza provata che le foglie, 
uccisa e decomposta la preda mediante il succo che distillano, 
assorbano di fatto quella specie di chilo, come altre (quelle 
p. e. dei pelargonii) assorbono 1' ammoniaca dell'aria o della 
pioggia : senza che pero un tal nutrimento sia loro necessario, 
onde solo accidentalmente e come a dire per lusso e ghiottor- 
nia diventano carnivore. 

1 Vedi Quad. 1098 del 21 marzo 1896, p. 653 SB. 



144 LA STORIA NATURALE DELLE PIANTE 

Moderna e altresi la scoperta come della pepsina (Schwann 
1839) cosi della sua presenza in moltissimi vegetal!, dai Bat- 
terii e dai Funghi fino ai semi di veccia e di lino: e la Ca- 
rica Papaya L. o Albero del mellone, in ispecie, ne produce 
in tanta copia, che da essa la estraggono per gli usi medici- 




Fig-. 1. a Nepenthes ampullacea b Sarracenia purpurea c Drosera ro- 
tundifolia d Dionaea muscipula e Darlingtonia. (Dal Manuale di 
Botanica del SORDELLI). 

nali, come dallo stomaco dei vitelli. Ora di questo succo ap- 
punto si avvalgono le piante carnivore per istemperare con 
digestione esterna (come fanno i serpenti ed altri) le loro 
prede. 

Con queste nuove particolarita si e quindi chiarito il punto 
della digestione; ma quello della caccia e del diverso tenore 
con che ella si effettua dalle varie specie, era stato notato e 



NEL SEGOLO XIX 145 

descritto dai nostri vecchi cosi bene, che lo troviamo consa- 
crato dal Linneo nel nome stesso della Dionaea muscipula. 
Le truculente imprese di questa assassina vegetale sono gia 
note ai nostri lettori. Le riferimmo discorrendo per incidente 
del moti di reazione flsiologica, a cui sono da attribuire si- 
milmente le manovre delle Drosere, dei Fisianti e degli Apo- 
cini; mentre le Aristolochie e le Nepenti e le Sarracenie figu- 
rano come trappole inerti, sebbene ugualmente insidiose e mi- 
cidiali. Riportiamo (pag. 144) in effigie un gruppo di tali piante, 
in cui la stranezza delle forme risponde alia stravaganza dei co- 
stumi, proprii a ciascuna. Nella Dionea ciascuna foglia si al- 
larga, alia estremita superiore, in un disco irto di peli sulla 
superficie e piu ai lembi, le cui due meta sono mobili lungo 
il nervo mediano, come due imposticine che vi fossero ma- 
stiettate; e al posarvisi un malavveduto insetto, si serrano di 
scatto cosi prestamente, che appena mai falla che egli non 
resti preso alia stiaccia ; e piu egli si dibatte, e piu fortemente 
quella si restringe, fino a soffocarlo, per ismaltirlo poi come 
fu detto. 

In altro modo pro- 
cede la Drosera o 
Rosolida, pianticina 
che s' incontra in Ita- 
lia ancora, nei luoghi 
paludosi, e vi conta 
cinque specie affini, 
di tre generi, appar- 
tenenti alia famiglia 
delle Droseracee. La 
Drosera o Rugiadosa, 
Fig. 2. Fogiie di Dionea. come indica ezian- 

dio il nome latino di Rossolis, cioe Ros soils o rugiada del 
sole, ha riportati quei bei titoli per 1'aspetto delle sue foglio- 
line ricoperte di peli rossi, terminati ciascuno in vetta da 
una minuta ghiandola, da cui geme un limpido umore, simile 

Seri* XVI, vol. VI, fasc. 1100. 10 6 apriU 1896. 




146 LA STORIA NATURALE DELLE PI ANTE 

alia rugiada; se non che questa ai raggi del sole svapora, e 
Pumore invece della Rosolide sotto ad essi si mantiene e si 
rinnova. Cio vale con poco divario della Drosera rotundifolia 
e della longifolia, e di tutte insomnia le nostrane. A tutta la 

generazione degP insetti che 
sogliono vivere intorno alle 
acque morte, quelle goccio- 
line cosi limpide su quelle 
fogliette variopinte hanno a 
parere una tavola imbandita 
per benefizio del pubblico, e 
non sono mai pochi gFim- 
prudenti che applicano al 
caso le massime dei socia- 
listi: in mal punto pero. 
L' intruso non s'e posato ap- 
pena sulla foglia, che si 
sente impigliato in una pa- 
nia da non ne spegnare ne 

Fig. 3. Foglia di Drosera (ingrandita al { ^ ^ }Q al Q ^ 

quadruple). 

/ non bastasse, tutti i peh 

d' intorno, come se avessero vita propria e cognizione, gli si 
ripiegano sopra ad avvinghiarlo e intriderlo della loro bava 
mordace, che gik mezzo affogato lo avvelena e non ancora 
morto lo concuoce. 

Diverse ancora e lo stile tenuto contro agPimportuni pre- 
datori dall'Apocino (Apocynum androsaemifolium L.), arbusto 
delP America boreale, a cui fa riscontro il piii recente Phy- 
sianihus, o Arauja albens Mart. Zucc., del Brasile. Ambedue 
portano la trappola non nelle foglie, ma nella corolla del flore, 
che, all' introdurvi i ladroncelli la proboscide o la testa o la 
vita, si restringe a un tratto flnche soffocati non cessino di 
dibattersi, e allora soltanto si riallarga, pronta a ricominciare 
con chiunque rinnovasse la prova. 





Fig. 4. Apocynum androsaemifolium. 
(Dalla Botanica ricreativa di GIU- 
SEPPE RODA '). 



NEL SECOLO XIX 147 

Accanto a queste trap- 
pole che coi loro moti di 
reazione si raostrano non 
gi sensibili, come Tani- 
male, ma viventi, come e 
ogni vegetale, vi sono altre 
piante da cui gl'insetti son 
presi, ed anche divorati al 
modo che s'e detto, senza 
che v'intervenga nessun mo- 
vimento loro, per mero ef- 
fetto della loro artificiosa 
struttura. 

Fra queste va nominata in primo luogo la Sarracenia, di 
cui il Linneo distingue tre specie, tutte e tre dell' America, la 
purpurea, la flava e la rubra, a cui il Michaux aggiunge la 
variolaris. Grescono spontanee cola nei luoghi paludosi; ma 
non v' e or to botanico di rispetto che non ne coltivi qualche 
campione per ornamento e per curiosita, attesa la strana con- 
figurazione delle foglie e le tinte incantevoli e le sfumature 
di verde, rosso carico e bianco di che si colorano nel fondo, 
nei lembi, nelle nervature. E non sono che trabocchetti insi- 
diosi, dove la cupidigia dei piccoli predoni a lungo impunita 
finisce con trovare il suo gastigo e la tomba. Perocche quelle 
foglie col crescere si ravvolgono ciascuna intorno a s& stessa 
in forma di cartoccio, a cui non manca neppure un prolunga- 
mento a modo di coperchio, il qual minacci di chiudersi sopra 
alia conserva dell'umor zuccherino che ne riempie il fondo : e 
sembra dire : Chi ne vuole, si spicci, che mo' si chiude (V. sop. 
Fig. 1. b). Come resistere a tante seduzioni? Mosche, scara- 
faggetti, formicole, qualunque ladroncello s'abbatte a passare 
di la, infila la porta, e giu pel pozzo fino a intingere il muso 

1 GIUSEPPE RODA, Botanica ricreativa 1895, p. Paravia 8 di pp. 294 
con 290 incisioni. L. 5. 00. 11 ch. Autore, cbe e dei piu insigni Fioricul- 
tori d'ltalia, ci ha raccolte ed esposte in istile gradevole le curiosita della 
Natura vegetale. 



148 LA STORIA NATURALE DELLE PI ANTE 

nel laghetto dello sciroppo. Ma quando poi, sazio e rimpinzato, 
si volge al ritorno, allora senza essere Virgilio ripete in sua 
favella il lugubre verso : Facilis descensus Averni, difflcilis 
reditus. 

Lo scender neH'Avemo e cosa agevole 
Che notte e di ne sta 1'entrata aperta : 
Ma tornar poscia a riveder le stelle, 
Qui la fatica e qui 1'opra consiste. 

Se n'accorge troppo tardi il prigioniero ; il quale nello scen- 
dere non pose mente alia selva di acuti peli ond' e guernita 
la gola del cartoccio, e sono tutti inchinati verso il fondo ; 
sicche non impacciano chi discende, ma a chi vuol risalire 
oppongono un anello insuperabile di punte rigide ed aguzze. 
Quindi e raro il caso di qualche piii gagliardo insetto, a cui 
venga fatto di pure aprirsi la strada a riveder la luce : i piu, 
sflniti e disperati si lasciano cadere nella pozza, dove Pumore 
male agognato li distempera come quello della Rosolida e li 
converte in nutrimento della satanica seduttrice. Grande le- 
zione all' uomo, che nel sentiero della vita incontra tante 
infide Sarracenie, animate e inanimate, neglette dai Botanici 
ma troppo note ai Moralisti! 

Alia Sarracenia si associa oggidi, per la somiglianza del- 
1'apparato predatore, la celebre Nepenthes distillatoria ed altresi 
la Darlingtonia, le cui effigie abbiamo date piu sopra (Fig. 1 a, 
e). La prima specialmente e famosa per la bizzarra confor- 
mazione delle foglie che confondono ogni analisi, e per Puso 
delPurna in cbe si terminano ; e serve primieramente a ripor- 
visi una provigione di acqua, di che la pianta abbisogna, e 
ogni urna ne puo contenere fino a mezzo litro, protetta an- 
cora, per allentarne P evaporazione, da un coperchio che na- 
turalmente si chiude e si riapre a seconda del bisogno. II 
viandante poi riarso dal sole del Madagascar, patria che e 
della Nepente, si disseta a quelle urne, benedicendo la pianti- 
cella che sembra offrirgliele, e maledicendo forse, invece di 
compatirli, gP infelici insetti, i cui cadaveri nuotano e si di- 
sfanno nel liquido traditore. 



NEL SEGOLO XIX 149 

Torciamo lo sguardo da quest! che perfino nella forma si 
rivelano come mostri, dell' innocente progenie di Flora. Una 
cacciatrice, degna di figurarvi per la delicatezza dei procedi- 
menti, e VAHstolochia o, come il volgo dice, Aristologia. Essa 
non solo porge ai medici il farmaco, onde ebbe dal Linneo il 
primo nome (che il secondo non ba senso) ; non solo allontana 
le serpi velenose, come fu piu sopra accennato; ma, forzata 
dalla necessita ad imporre agP insetti, che la visitano, le mo- 
lestie e il batticuore di una prigionia, lungi dal divorarli cru- 
delmente come le sue sanguinarie sorelle, li ridona invece, 
cessato appena il bisogno di loro, ad una liberty tanto piu 
gradita quanto doveva essere piu insperata. 

Prendiamo 1'esempio d&lYAristolochia clemalitis, una delle 
quattro specie nostrane classificate dal Linneo. Ommessa la 
descrizione del fiore la cui struttura e rappresentata qui presso 

in immagine, convien sapere cbe, 
in questo genere, per una di quelle 
varieta biologiche, ond' e si ricca 
la natura cosi animale come vege- 
tale, gli stimmi che hanno a rice- 
vere il polline, e le antere che lo 
somministrano, non giungono a per- 
fezione al tempo medesimo. Gli 
stimmi sono gia pronti, e le antere 
stanno tuttora chiuse. Si capisce 
essere questo un dei casi, in cui 
dovra intervenire la corporazione 
degF insetti paraninfi per rendere 
possibile la fecondazione. Sia adun- 
que per un'attrattiva particolare o 
sia perche altri insetti di maggior 
corpo non passerebbero agevol- 
mente per la strozzattura del calice, fatto sta che 1'ufficio di 
servire PAristolochia se lo assumono per proprio certi minuti 
moscherini neri e pelosi, a foggia di piccole Silocope. Ma se 
la Natura accetta i costoro servigi, non pare che si fidi pero 




Fig. 5. Aristolochia clematite. 



150 LA STORIA NATO RALE DELLE PI ANTE 

tanto della loro accuratezza, da non voiersene assicurare per 
altra via. Percio al fiore della nostra Aristolochia armo inte- 
riormente la gola di una spazzola di peli rivolti in dentro, nel 
modo che gia conosciamo, onde i moscherini, poich& sono 
dentro, non trovano phi il verso di uscirne; e non e raro il 
vedersene fino a otto o dieci che si aggirano affannosamente 
nel loro carcere tentando invano lo scampo. 

Le povere bestioline non sospettano alle mille miglia i 
disegni che ha formati su quel loro incarceramento la Natura. 
Primieramente, se esse, come talora accade, provengono da 
un altro fiore che avesse maturo il polline, in quel tramenio 
che fanno Ik dentro, ne impolverano a tutto agio gli stimmi 
gia maturi. Intanto che cio avviene, pero, il fiore continua la 
sua evoluzione. Gli stimmi si disseccano, si svolgono le antere, 
e gP insettucci passandovi sopra s' impolverano, pelosi come 
sono, di nuovo polline. Ma a che pro se hanno a fare cola 
dentro la morte del Conte Ugolino? Non dite: che di tali fe- 
rocie sara capace si quelPorco della Nepente, o quella sirena 
infida della Sarracenia, ma una nobile Aristolochia non mai. Ed 
ecco, infatti, ottenuto 1'intento, quasi ad un tratto inaridiscono 
e si raggrinzano i peli che asserragliavano il canale, fino 
a non restare di essi che una traccia di minuti puntolini neri. 
In pari tempo il fiore s' inclina, e pure in quelle contrazioni 
delP appassimento, ripiegandosi 1' estremita linguiforme sulla 
bocca del fiore, vi lascia da ambe le parti un varco, donde escono 
Tun dietro 1'altro alPaperto i prigionieri, infarinati, trionfanti, 
piii che mai incorreggibili e imbaldanziti a ritentare simili 
avventure. 

Vha certi Naturalisti che, descrivendo queste mirabili ri- 
spondenze di mezzi e di fini, le registrano fra i fenomeni di 
adattamento. L'adattamenio v'e senza dubbio. Ma si domanda 
se esso debba attribuirsi al caso, o se un' armonia si complessa 
ed elegante non richiegga evidentemente una Intelligenza or- 
dinatrice. Si domanda altresi se possa concepirsi un fiore d' Ari- 
stolochia, sguernito prima di peli, o guernito di peli non ca- 
duchi a tempo opportune, ovvero tale che avvizzendo si rin- 



NEL SECOLO XIX 

chiudesse in seno i suoi paraninfi; e che 



151 

poi, per via di 
adatlamento,si appropriasse a mano a mano tutti i requisiti 
contrarii: oppure si abbia a ritenere per evidente che un tal 
congegno di parti e di attitudini usci qual e dalle mani del 
Creatore. In verita metterebbe conto, che invece di gittar la 
cotesta generica parola di adattamento, ci si divisasse, dalla pri- 
mitiva alia presente, tutte le forme per le quali pote passare, 
per mera ipotesi, FAristolochia con le altre sorelle gia nomi- 
nate e colle parecchie non meno maravigliose per la struttura 
o pei moti; fra le quali si celebra a ragione la Vallisneria 
spiralis, descrittaci gia dal Linneo. 

Essa pure e nostrana e vive nelle acque tranquille; ma 
nel Regno di Flora non ha emula che la superi per copia e 
varieta di movimenti graziosi se non 1' Utricolaria. Premet- 
tiamo che la Vallisneria e pianta dioica, val quanto dire, pei 

profani, che i pistilli e gli stami sono 
impiantati sopra fiori distinti. Ora la 
pianta, svolgendosi sul fondo e cre- 
scendo colle foglie immerse nelPacqua, 
i soli fiori pistilliferi, sorretti da uu 
lungo stelo attortigliato a spirale, 
che si svolge secondo Foccorrenza, 
salgono ad affiorare sul pelo del- 
Facqua, volgendosi colla bocca verso 
la corrente, se alcun poco ve n'ha. 
I fiori staminiferi, al contrario, fissati 
a un breve gambo, si rimangono 
Fig. 6. Vallisneria spiraie. prigionieri presso al fondo, e non di 

rado a considerevole profondita. Come 

si operer la fecondazione fra due termini cosi separati? Non si 
pensi alPamminicolo ormai volgare dei paraninfi : alia Natura 
non mancano compensi inaspettati. Vedete quello sciame di fioc- 
chi bianchi, simili ad uno stuolo di farfalle acquatiche, che 
salgono dal fondo e si affollano intorno ai fiori pistilliferi? 
Sono i prigionieri di or ora che, giunti a maturita e provan- 
dosi alia fuga, hanno sentito spezzarsi come per incanto il 




152 LA STORIA NATURALE DELLB PIANTE 

ceppo del loro picciuolo, che in tempo opportune infradicio; 
ed ora venuti a galla volteggiano sullo specchio dello stagno, 
recando il polline fecondatore ai pistilli che 1'aspettano. In 
poco d'ora la fecondazione e compiuta; e mentre le corolle 
pellegrine, incapaci pramai di sopravvivere, si vanno a sper- 
dere qua e la. i gambi a spirale, dal canto loro, contraendosi 
per legge misteriosa, attirano sott'acqua i flori fecondati, per- 
che il frutto se ne maturi nell'elemento che gli si confa. A 
questo meccanismo di parti e di funzioni cosi collegate e di- 
pendenti a vicenda, applicate, se vi basta Panimo, la supposi- 
zione di un adattamento successivo. 

Applicatela a quell' automa graziosissimo dell' Ulricularia, 
che per complessita di manovre da bene i punti all' ammirata 
Vallisneria: applicateli ai misteriosi palpiti del Desmodium 
gyrans. LT Utrlcularia, sia poi la vulgaris o la nana, descritte 
ambedue dal Linneo, trae il nome da certi otricelli onde ha 
guernite le foglie: ed eccone il mistero, com'e spiegato da 
un botanico che s'e proposto di sopprimere dalla Scienza il 
nome di Dio, quando non v' accenna con insinuazioni blasfeme ! . 
Le Utricolarie, vegetando sott'acqua, ne avviene che la mag- 
gior parte delle foglie v' intristiscono e si riducono a un ciuflb 
di nudi filamenti. Or che aveva a fare in tali condizioni una 
povera pianticina, le cui foglie agognano, come tutte le altre, 
di respirare le aure tiepide e riscaldarsi ai raggi vitali del 
sole ? Come poteva fiorire in un'acqua diaccia e sopra un fondo 
fangoso, senza luce per isvolgersi, e senza calore per menare 
a maturita il seme? A tutte queste bisogne 1' Utricolaria ha 
trovato il suo compenso : e con che sforzo d'arte e d' imagi- 
nazione! Alia base di ciascuna delle sue scarne foglie ella s' 
fatto un otre e Yha raccomandata ad un sottile pedicello. 
L'otre di forma ovale si restringe alia cima, dove s'apre una 
boccuccia coronata da filetti diramati ; mentre 1' interno & tutto 
irto di peli biforcuti di aspetto strano ; e nasconde, presso la 
bocca, una piastrina, vera valvola mobile che si chiude di 
sotto in su secondo le circostanze. La macchinetta & montata, 

1 GRIMARD, La plante. 



NEL SEGOLO XIX 153 

non resta che vederla operare. Premettiamo che se PUtricu- 
laria nella stagione brutta si teneva ferma al fondo dello sta- 
gno, cio proveniva dalla precauzione da lei presa d' empire 
i suoi otricelli di un liquido gelatinoso piu pesante dell' acqua. 
Ma ecco sopraggiunge la primavera: e 1'ora di uscire dal 
ritiro invernale : e qui entrano in azione i misteriosi peli del- 
1' otricello, che, comunque si facciano, caso e che, essendo or- 
gani destinati a tale ufficio, convertono in gas il liquido dive- 
nuto oramai inutile; tutti gli otricelli si gonfiano, e tirata da 
quel sistema di palloncini P Utricolaria sale a pavoneggiarsi 
fra le piante acquatiche consorelle. Quivi fiorisce a suo agio 
nelP estate, e porta a maturita i suoi frutti. Segue Pautunno 
colle sue rinfrescate, colle nebbie, colle miuacce del verno. 
La nostra Utricolaria non ha aspettato neppur tanto. Al primo 
scorrubbiarsi della stagione gli otricelli aprirono ciascuno la 
sua valvoletta, sicche il gasse ne sfiato, e al posto suo rientro 
F acqua che i peli forcuti resero piu pesante con un loro di- 
stillato; sicche tutto il sistema affondo da capo, e la nostra 
pianticina sta gik dormendo tranquillamente sul fondo dello 
stagno, per ricominciare lo stesso verso al risorgere della 
stagione. 

II Grimard non lascia di avvertire che egli non attribuisce 
intendimenti ed artificii alle piante se non per metafora : ma 
tal metafora appunto percio riesce possibile e gradita, perche 
e evidente, in questi esseri maravigliosi per organismo e per 
manovre, 1'artiflcio e la rispondenza dei mezzi e dei flni; e 
vuol dire la direzione di una intelligenza conoscitrice del Buono 
e del Bello. Cotesta Intelligenza si vorrebbe ella far dimen- 
ticare, da prima colle diversioni di una metafora e poi col dichia- 
rare che non si parla se non in metafora? Saranno scambietti 
da gabbarcisi qualche piccolo incredulo: chi non ha perso il 
ben delPintelletto, ravvisando nelPistoria dell'Utricolaria, d'ac- 
cordo col Grimard, compensi trovati, capilavori d'arte e d'im- 
maginazione , precauzioni prese, leggi idrostatiche avute di 
mira, organi fabbricati in rispondenza ad uno scopo e collegati 
in sistema, funzioni complesse ordinate ad effetti svariati: ne 



154 LA STORIA NATURALE DELLE PI ANTE 

conchiude che tutto il lavorio mentale a cio richiesto, poiche 
non e dell' Utricolaria, e di un altro fuor di lei, di Golui in- 
somma che le diede di essere quello che ella e, e qual e. 

Di tutt'altro genere sono i misteriosi moti del Desmodium 
gyrans DC, o Hedysarum oscillans di Linneo. Avendoli gia 
descritti in altro proposito, serve che qui ne rinfreschiamo la 
memoria. Questa pianta, afRne alia nostra cedrangola od erba 
di Spagna, ha, come il trifoglio, le foglie composte di tre fo- 

liole ; se non che le due laterali non 
arrivano a un quarto della mediana. 
Sono queste due alucce a cui s'ap- 
propria 1'epiteto d' oscillanti. Peroc- 
che levato il giorno, tostoche si sen- 
tono inondar dalla luce, entrano come 
in un tripudio di festa, che mai non 
rista, movendosi a rapidi stratti in 
su e in giu e di flanco, e quasi esul- 
tando sul loro pedicello, mentre la 
foglia mezzana essa pure si rizza 
verso il sole, quando lo vede, e illan- 
. 7. Desmodium gyrans. gu idisce e ricade quando egli si na- 
sconde. II Desmodio fu scoperto nel Bengala da una viag- 
giatrice inglese, Lady Monson, sullo scorcio del secolo passato. 
II Gornut (& 1652) noto fino dai suoi tempi il comporsi 
che fanno le foglie delFacacia al cadere del giorno: al qual 
fenomeno, che variamente si manifesta in molte altre specie 
col raccogliersi o ricascare o storcersi sui loro picciuoli le foglie 

i fiori, si diede il nome di sonno delle piante: e sarebbe 
stata giustizia il lodarne per contrapposto la veglia notturna 
per quelle non poche, che, schive e ritrose, chiudono di giorno 

1 loro fiori ne si aprono se non nel segreto della notte, nella 
compagnia delle stelle, a imperlarsi di rugiada. Cos! vediamo 
fare nei giardini ai Gonvolvoli rampicanti e ai Gelsomini di 
notte e al Geranio notturno (Pelargonium triste Ait.), coi suoi 
modesti florellini di verde giallo a macchiette brune: e ad 
altre. Ma la fama, ciarliera al solito ed ingiusta, s' incapriccio 




NEL SECOLO XIX 155 

a magnificare 11 sonno delle civett61e mondane piu che le 
poetiche veglie delle pudibonde vestali. Alia quale ingiustizia, 
per esser giusti, puo aver dato occasione 1'avventura occorsa 
al Linneo, quando, entrato a caso di nottetempo nella sua serra, 
ci vide maacare con suo rincrescimento un magniflco fiore di 
Loto, a lui molto caro. Del che rammaricandosi egli la mat- 
tina seguente col custode, questi per risposta lo meno a rive- 
dere il suo loto, spanto come prima pomposamente sullo spec- 
chio delFacqua. La sera il flore si rincappuccio, rinvoltato nelle 
foglie piu vicine, per dormire secondo il solito, fra due guan- 
ciali. Ma questa volta c'era il Linneo ad osservarlo : e di qui 
mosse la serie di osservazioni, che misero in sodo e in luce 
il fenomeno del sonno delle piante i . 

II fenomeno delle scintille elettriche procedenti da fiori, 
oggi ancora si appoggia a poche osservazioni. Lo attesta per 
propria esperienza il Berthoud 2 , citando come idonee a pro- 
durlo, oltre al Tropaeolum mains o Gapuccinella, la Calen- 
dula officinalis o Fiorrancio, il Giglio (Lilium bulbiferum L.), 
la Tagetes erecta e la patula, il Girasole o Elianto annuo, e 



* Appuntando le ore, in che sogliono varie piante crepuscolari o not- 
turne espandere i fiori e quasi destarsi dal sonno, ne fu composto il se- 
g-uente orologio botanico, che non deve scambiarsi con un cronometro. 

Ore 5 pom. Gelsomino (o Bella) di notte (Miralilis Jalapa L.). 

6 Geranio notturno (Pelargonium triste Ait.). 

7 Hemerocallis fulva. L. 

> 8 Ficoide notturna (Mesembrianthemum dolabriforme L.). 

9 Nyctago (Mirabilis) longiflora L.; del Messico. 

10 Campanella di giardino (Convolvulus purpureus L.). 

11 Behen bianco e Bubbolino (Silene inflata L.). 

12 Cactus grandijlora L. 

1 ant. Cicerbita (Sonc/ius L.) di Lapponia. 

2 Barba di becco Tragopogon pratensis L. 

3 Terracrepolo (Picridium L.). 

4 Campanella delle siepi o Vilucchio magg*. (Convolvulus L.). 

1 Histoires et Romans des Vtgttaux. Paris, Paul Dupont Rue Jean-Jac- 
ques Rousseau 41. Pag. 207. 



156 LA STORIA NATURALE DELLB PI ANTE 

il Papavero orientale. Ma 11 fatto fu notato per la prima volta 
dalla Elisa, flgliuola che era del Linneo; e si legge da lei de- 
scritto fra le Memorie dell'Accademia di Stoccolma. 

llinnalzamento del calore nel tempo della fioritura era 
gik stato osservato nel 1791 dal Lamarck sul Gichero, Arum 
maculatum. La madre del naturalista Hubert avendo poi sen- 
tito descrivere dal figliuolo i flori del gichero, aggruppati 
sopra un asse comune e ravvolti, come lo vediamo spesso lungo 
le siepi, da un foglio verdastro a guisa di cartoccio; essa, 
incontratolo a tentone colla mano, perocche era cieca, ebbe 
a dare uno strido, parendole che scottasse. E cosi doveva sem- 
brarle, poiche 1' Hubert, applicatovi per quell' incidente il ter- 
mometro, vi riscontro una temperatura di 44, mentre Paria 
intorno non ne misurava che 20. Si potrebbe seguitare a lungo; 
ma questi accenni bastano a dimostrare come la Botanica 
yecchia ci desse illustrata non meno la parte curiosa che 
Putile della Storia naturale delle piante. 



VI. 

I cataloghi delle piante, vecchi e nuovi. II numero Male delle 
piante esistenti. Le conquiste del secolo XIX. 1 cataloghi 
regionali compilati in Italia. I botanici italiani moderni. 

Chi con segreta compiacenza ovvero rincrescimento pen- 
sasse che Poperositk cosi varia e feconda dei secoli piu recenti 
non avesse lasciato al nostro se non una scarsa materia di con- 
quiste nel campo della Botanica, puo cominciare a disingan- 
narsi pel solo specchietto che qui riportiamo, riguardante non 
altro che il numero delle piante registrate dai naturalisti an- 
teriori, a cominciare da Ippocrate a Linneo, e da quest'ultimo 
in poi flno ai nostri di i . 



1 V. SACCARDO. 11 numero delle Piante (Atti del Congresso Internazio- 
nale Botanico 1892). 



NEL SECOLO XIX 157 

ET! AUTORE NUMERO 

c. 460 a. C. Ippocrate 234 

c. 370 Teofrasto 500 

c. 50 d. C. Dioscoride 600 

c. 60 Plinio 800 

1650 Bauhin 5,266 

1704 Ray 18,000 (comprese le varieta) 

1775 Linneo ........ 8,851 (di cui 7,778 fanerogame) 

1807 Persoon, Syn. Plant. . . 20,000 fanerogame 

1824 ss. De Candolle, Prodrom. . . 30,000 fan. 

1841 Steudel, Norn. Bot., II. ed. 78,000 fan. 

1845 Lindley, Veg. Kingd. . . 79,387 fan. 

1885 Duchartre 125,000, di cui 100,000 fan. 

II qual numero, tenendo conto delle Monografie pubblicate dal 
Durand, dall' Hooker col Baker, e da altri, sale pel 1892 a 
131,104. 

In ispecie, per rispetto alle crittogame, il De Toni, nella 
sua Sylloge algarum, da 12,178 specie non registrate ancora 
nel 1849, onde da quell' anno in poi il numero ne era raddop- 
piato. II Saccardo poi, nella sua Sylloge fungorum, enumera 
39,663 specie di quella divisione, fra le quali sceverando le 
non computate da altri, il numero totale s' innalza a 166,225. 

Dopo il 1851 il numero dei Muschi si e raddoppiato, e quello 
delle Fanerogame e delle Felci e cresciuto del 5 % Risultano 
pertanto da cio 105,231 Fanerogame e 68,475 Crittogame : in 
tutto 173,706 specie. 

I Funghi, secondo il Saccardo, offrono tuttora la speranza 
piu abbondante di messe, poiche, contandosi a pocbe centinaia 
nel principio del secolo, erano saliti nel 1862 a 12,000, ed ora 
se ne contano intorno a 40,000. La perfezione a cui s' e recato 
il microscopio e il suo uso ci apre da questa parte un campo 
che era inaccessibile ai nostri maggiori, e dove stanno pure 
appiattati, infinitesimi per dimensione e quasi inflniti di nu- 
mero, gli agenti piu attivi nelP economia della Natura organica. 

Computando ora i varii element! di probability si puo con- 
getturare a un dipresso che delle Fanerogame non restino a 
scoprire che 15,000 specie; e delle crittogame, circa 170,000 : 



158 LA STORIA NATURALE DELLE PI ANTE 

onde il numero totale del vegetal! toccherebbe i 400,000; a 
compiere il qual novero tuttavia occorrerebbero le indagini 
e i riscontri di ancora un mezzo secolo per lo meno. 

Riteniamo intanto che, computate, per larghezza, in 10,000 
le specie riconosciute e descritte dopo il Rinascimento dai bo- 
tanici dei tre secoli precedent!, il secolo XIX ha accresciuto 
in piu che 17 tanti cotesto patrimonio, recandolo a circa 
174,000 specie. 

All' accumulamento di questo ricco bottino concorsero in 
singolar modo i compilatori delle Flore proprie di ciascuna 
regione o provincia o territorio, anche ristretto. Per non dire 
che dell' Italia, il Caruel conta flno a 400 le opere di tal ge- 
nere pubblicatevi dal Rinascimento in poi *. Fra queste va an- 
noverata in primo luogo la Flora italica del Bertoloni, uscita 
in luce dal 1833 al 1855, in 10 volumi; poi la nobilissima 
Flora italiana del Parlatore, che vi raise mano, tuttora giovane 
di primo pelo, nel 1848, e seguito a lavorarvi per 30 anni, 
senza arrivare tuttavia oltre a un terzo del cammino. Per for- 
tuna della botanica, essa viene continuata dal prof. Caruel. 
Assai lodata 6 inflne la Flora italiana di G. Arcangeli, per 
Parte con che seppe rendere accessibili ad un pubblico piu 
esteso i tesori vegetali della penisola: nel 1894 ne era gia 
uscita la seconda edizione pei tipi del Loescher. 

Ad esempio delle flore provincial! ricordiamo pel Piemonte, 
che gi possedeva la grande Flora pedemontana (1785), 1' Her- 
barium pedemontanum del Golla (1833-37), ed altri scritti 
minori del Parlatore e del Gesati. Per la Lombardia v' 6 la 
Flora Ticinensis di Nocca e Balbis (1816-21); il Prodromo 
alia Flora Valtellinese del Massara (1834) ; il Prospetto della 
Flora della provincia di Bergamo (1853) ; e simili scritti del 
Gomolci per la provincia di Gomo, del Zersi per le piante va- 
scolari della provincia di Brescia, ed altri. 

1 Memoria letta dal socio Prof. Teodoro Caruel nell'adunanza ordina- 
ria del di 6 settembre 1885, della R. Accademia Economico-Agraria dei 
Georgofili di Firenze. Dello stato presente delle nostre cognizioni sulla 
flora d' Italia. 






NEL SECOLO XIX 159 

Meglio ancora esplorato fu il Veneto per gli studii del Pol- 
lini, del Pirona, del Saccardo e del Visiani. II Passerini (1877) 
die lo spoglio della flora parmigiana; il Gibelli e il Pirotta 
(1888), della modenese. 

La Liguria ebbe una lunga serie di mietitori botanici. I 
loro manipoli furono radunati dal De Notaris, insieme coi suoi 
proprii, nel Repertorium Florae ligusticae. Cosi il Camel ci 
diede la. Flora toscana e la Statistica botanica toscana (1860- 
1871) ; il Tenore la napoletana, il Moris la sarda, il Gussone 
la sicula e altre numerose. 

Che se, non ostante una si lodevole operosita, 1' Italia non 
possiede ancora una flora sua propria cosi compiuta per ogni 
parte, come ne hanno a cagion d'esempio 1' Inghilterra, la Sviz- 
zera, il Belgio, la Francia e la Germania, essa non manca 
in compenso di esimii botanici che nell'uno o nelPaltro ramo 
di questa scienza oramai tanto suddivisa compariscono con 
onore fra i loro colleghi stranieri. Cosi TAb. Castracane che 
si reputa maestro fra i maestri per rispetto alle Diatomee; 
cosi il Saccardo, il Bizzozero, il Massalongo, rinomati per le loro 
osservazioni sui Funghi ; il Sodiro per le Crittogame vascolari ; 
il Piccone, il De Toni, il Trevisan, 1'Ardissone e lo Straforello 
ed altri, chiari pei loro studii sulle Alghe; e il Caruel, il Beccari, 
il Delpino, e piii altri, il cui nome suona con lode fuori dei con- 
fini d' Italia oltre ai monti e al mare. 



LE LOGGE ISRAELITICHE SECRETE 

PIENAMENTE ILLUSTRATE 



I. Origini delle logge israelitiche. 

Fu scritto per alcuni indagatori delle origin! della masso- 
neria, che la famosa setta fosse un arcano lavoro dei giudei, 
insieme congiurati contro la Ghiesa cattolica. Gosi ne penso 
Leo Taxil, tra i piii recenti scrittori di cose massoniche, e 
cosi parecchi altri. II vero si e che la prima fonte di veleno 
satannico derivato alia massoneria e la dottrina occulta di Fau- 
sto Socino sanese, la quale ispiro la fratellanza satanista dei 
Rosacroce, coi suoi gradi settarii secretissimi. Questa poi 
contamino le confraternite di Liberi Muratori in Inghilterra, 
e le tramuto in logge frammassone. II che viene dimostrato 
con document! nuovi e irrefragabili da Miss Diana Vaughan 
nelle sue Memoir es 9 la quale su questo particolare ha un trat- 
tato che farebbe onore a qualsiasi storico piu erudito. II nu- 
mero He stimato gradito e sacro al diavolo; pero 11 erano i 
gradi della setta dei Rosacroce, 11 o un multiple, 22,33, ecc. 
e sempre il numero legale dei socii nelle assemblee palladi- 
che e sataniste. 

Certo i giudei furono dei primi a salutare, come 1'aurora di 
un bel giorno, Tapparizione della massoneria, nel 1717, quando 
essa per la prima volta comincio a tenere le sue conventicole 
e ad ammettervi degli adepti : non era possibile che il popolo 
deicida non odorasse subito Todio accanito che vi regnava 
contro Gesu Cristo. E pure vero che il Rito, detto Scozzese 
antico ed accettato, e un intruglio di gradi vecchi, compicciato 
dai giudei in America sul fine del secolo scorso. Ne daremo 
un cenno piu avanti. Di la venne, ossia ritorno in Europa, e 



LE LOGGE ISRAELITICHE SECRETE PIENAMENTE ILLUSTRATE 161 

sul principio di questo secolo e vi si diffuse un po' per tutto, 
segnatamente in Italia ; senza arrivare tuttavia mai alia flori- 
dezza del Rito dell' Area o Arco reale, che, radicatosi nell'In- 
ghilterra fin dal 1771, invase la razza anglosassone nei due 
emisferi, ed e il piu numeroso ancora ai nostri giorni. I giudei 
videro con infinita soddisfazione prendere piede cotali associa- 
zioni, le favorirono e ne furono favoriti, a poco a poco vi 
parteciparono in gran numero e non tardarono a dominarle. 
Di che non ancora paghi, fondarono societa e riti massonici 
loro proprii ; e, dispersi come sono, per tutta la terra si strin- 
sero in tale comunella d' interessi colla massoneria, che al 
presente ben si puo dire che le logge israelitiche e le mas- 
soniche d'altri riti formino un solo esercito di cospiratori con- 
tro la religione di Gesu Cristo. Ecco cio che dimostreremo con 
fatti e document!. 

Come altre volte notammo, geloso oltremodo e il secreto 
giudaico, e de' fatti della loro massoneria appena e mai che 
apparisca un cenno nella stampa. E se s' incontra, non e per 
lo piu opera di giudei. Anche nelle piu intime corrispondenze 
massoniche le loro logge sono classificate tra le logge secrete, 
che non ammettono visitatori, tranne alcuni pochi e scelti 
satanisti di alto affare a cio destinati. Con tutto cio noi ci rin- 
fidiamo di dare sufficiente contezza delle logge, dello spirito e 
delPopere loro. Gia ci precorsero studiosi investigatori agitando 
la face. Abbiamo in questo stesso periodico pubblicati preclari 
studii su questo argomento del nostro compianto collega, P. Giu- 
seppe Oreglia. Piena di luce e 1' opera di monsignor Leone 
Meurin, il quale nelle ime viscere della massoneria trova la 
Cabala giudaica, come informante la setta massonica, e fonda- 
mento e ragione delle sue pratiche e de' suoi riti '. Eduardo 
Drumont stese in due grossi volumi una requisitoria tremenda 
contro le male opere d' Israele moderno. Chi non ha letto con 
raccapriccio la sua France juive e la France juive devant 

1 MEURIN, La Franc-Maconncrie, Synagogue de Satan; Parigi, 1893, 
8 di p. 556. E anche tr. in ital. Siena, 1895. Libro profondo, destinato a chi 
ha conoscenza della storia antica, e brama studiare da dotto. 

Serie XVI, vol. VI, fasc. 1100. 11 8 aprile 189C. 



162 LE LOGGE ISRAELITICHE SECRETE 

I' opinion? II valoroso antisemita non tralascia di osservare il 
pieno accordo, anzi la congiura perpetua della massoneria 
col giudaismo a danno del cristiani 1 . Cosi avesse egli ultimate 
il promesso lavoro sulla Europe juive ! Gerto e, per noi, che 
la Italia, la Germania, la Russia, 1' Ungheria, la Polonia non 
sono dalla massoneria giudaica meno devastate che la Fran- 
cia. Nominiamo poi con rispetto e riconoscenza il recente libro 
del De la Rive, Le Juif dans la Franc-Magonnerie 2 , tutto un 
tessuto di document! di ottima lega, e che dimostrano 1'azione 
malefica della razza giudaica confusa colle nazioni cristiane, 
e non mai fusa con esse, anzi nemica ed eccitatrice della per- 
secuzione contro la Ghiesa cattolica 3 . Con questi ed altri co- 
piosi presidii storici entriamo ne' segretumi massonici e giu- 
daici, voluti a noi contendere dalle logge israelitiche. 

II. Primi saggi di alleanza giudaico-massonica. 

Sebbene i giudei non diedero i primi fondatori della mas- 
soneria comunemente conosciuta per tale, furono dei primi ad 
amicarsela. e a guadagnarne le grazie. L'empio F/. Tolland 
patrocino la naturalizzazione dei dispregiati figli di Abramo, 

1 DEUMONT, La France juive, Parigi (1885), 2-16; La France juive de- 
vant I'opinion, ivi, 1886, 16 di p. 430. 

2 DE LA RIVE, Le Juif dansla Franc-Maconnerie, Parigi, Pierret, 1895, 
16 di p. 430 Eccellente lavoro, che vorremmo vedere in tutte le biblio- 
teche del popolo, delle famiglie, e delle persone colte. E per lo studio della 
Massoneria una raccolta di document! di un valore grandissimo, avendo 
1'Autore fatto tesoro specialmente delle pubblicazioni giudaiche e masso- 
niche. In questo articolo noi ce ne approfittiamo largamente ; e serva esso 
quasi di una rassegna letteraria per far conoscere al pubblico italiano 
il bel libro del nostro amico. 

3 Ai quali scrittori si potrebbero aggiungere otto o dieci altri, illu- 
stranti le dottrine ed i riti della sinagoga, attentatorii alia vita e alia 
roba dei cristiani : PRANAITIS, Christianus, in Talmude judaeorum. Pietro- 
burgo, 1892, 8 di p. 132 ; NEOFITO, ex Rabbino, II sangue cristiano ne 1 riti 
ebraici. Prato, 1893, 8 di p. 100, con splendide note del P. Giuseppe Ore- 
glia, S. J.; LAURENT, Relation historique des affaires de Syrie, 1840-1842, ecc. 
Parigi, 1846 ; e simili, che 1' industria dei kakam giudei fa seomparire 
dal commercio. 




PIENAMENTE ILLUSTRATE 163 

come cittadini inglesi. Cio nel 1715. Ma invano per allora: 
solo una passeggera emancipazione si concesse loro molti 
anni dopo. Intorno a quel tempo (1754), non paghi i giudei di 
affigliarsi alle logge dei Rosacroce, e poi alia gik sorta mas- 
soneria, vollero raffazzonare questa societk a modo loro : ed 
ecco il F.\ Martinez Paschalis, ebreo portoghese, fondare in 
Francia un rito speciale massonico, gli Eletti Cohen ossia eletti 
sacerdoti. In questa congrega trasfuse la corruzione gnostica 
e la rabbia della Cabala satannica : e i Cohen si perpetuarono 
sino ai giorni nostri, satanisti e gnostici come nella loro 
origine. 

Altra impresa giudaico-massonica e durevole fu il riordi- 
namento del cosi detto rito Scozzese antico ed accettato. Sul 
fine del secolo scorso il rito massonico piu comune era stato 
trasportato neH'America inglese. Varii giudei, tra i quali il 
dotto ed accanito cabalista F.\ Mose Holbrook (che tra poco 
ci tornerk innanzi) misero mano ad ebraizzarlo. Ne accrebbero 
il numero dei gradi sino a 33, o tre volte 11, che 6 il numero 
reputato piu caro a Satana. Altri storici pretesero che i giu- 
dei non fecero altro che accrescere il numero dei gradi del 
rito di Herodom ; altri che la proposta venisse da Federigo il 
Grande, re di Prussia. II certo 6 che i figli d' Israele rimpol- 
pettarono a loro talento i trentatr& gradi che vennero poi co- 
munemente accolti, sotto il nome di rito Scozzese antico ed 
accettato ; e che gli ebrei in America ne vendettero a grande 
guadagno le patenti a chi voile pagarle. 

Egli e certo pure che nelle iniziazioni a questi gradi e 
nelle rimanenti pratiche del rito 6 un'orgia di giudaismo sfac- 
ciato. Tutto vi sente Podio a Gesii Cristo e alia sua Chiesa, 
le storie drammatiche, che formano T insegnamento ai candi- 
dati, sono bibliche, ma travisate perfidamente da mitologie 
talmudiche e cabalistiche ; le parole di passo, e quasi sacra- 
mentali, sono egualmente ebraiche. Questo ghetto versato nella 
massoneria, vige e trionfa sino al presente, ove piu ove meno, 
nelle logge di tutti quanti i riti delle massonerie dei due emi- 
sferi. Vi ha certamente molta parte, ora espressa ora dissi- 



164 LE LOGGE ISRAELITICHE SECRETE 

mulata, la venerazione di oggetti osceni e innominabili tra le 
persone oneste ; ma cio sempre come parte del culto di Sa- 
tana, che la gradisce, e in odio al Cristo di Dio che la divieta 
col suo: Non fornicare. 

Cosi nacque massone e giudaico il primitivo Grand'Oriente 
del rito piii diffuso se non piu numeroso. Ebbe culla a Char- 
leston nella Carolina del Sud, e ne fu di fatto primo Gr.\ Mae- 
stro il giudeo F/. Isacco Long, il 31 maggio 1801. II generale 
F.\ Alberto Pike, succeduto poi a suo tempo, affermo che le 
principal! massonerie del mondo odierno erano figlie di questo 
primo Grande Oriente, e ne diede la figliazione o albero ge- 
nealogico in una Istruzione del Supr/. Cons/, di Charleston 
ai 23 Supc/. Cons.*. Confederati , del Rito Scozzese; affermo 
che tutti i Gr.\ Orienti e le Madrilogge degli altri riti mantene- 
vano con Charleston relazioni di amista. fraterna ; per le quali 
ragioni esso non si perito di assumere il titolo di Sommo Pon- 
tefice della Massoneria unwersale 1 : titolo che fu accolto e ri- 
conosciuto da tutte le massonerie ; ma forse, piii che per la 
principalita del seggio di Charleston, per la immensa influenza 
da lui acquistata col satanismo palladico. 

Imperciocche la principale opera del Pike fu la fonda- 
zione di un novello ordine massonico, cui egli chiamo dei 
Re Teurgisti Ottimati, e che va sotto il nome di Palladismo. 
In questo voile piu che nelle altre massonerie, esplicito e so- 
lenne il culto di Satanasso : e vi aduno il fior fiore dei mas- 
soni e delle massone di ogni rito, bramosi di convolgersi nel 
fango del satanismo piu empio e piu laido 2 . Gli diede 1' ultima 
mano il 20 settembre 1870, quando la massoneria entrava 
trionfante in Roma. Al presente si puo calcolare a circa un 
milione il numero dei satanisti palladici sparsi per tutto il 
mondo, e passati, dopo 1'effimero pontificate del Mackey, sotto 
la verga pastorale del Papa Adriano Lemmi. Ognun vede la 

1 Vedi Ricoux, L'existence des loges defemmes. Parigi, Tequi, (1891), 16. 
* Ivi, si legga, a pag. 64 e Begg., il testo di questa famosa Istruzione 
o Bolla storica e dommatica del Papa luciferiano. Non vi si pud piu sfac- 
ciatamente proclamare la bonta e divinita del diavolo, e il culto di forni- 
cazione con cui si deve onorare. E cio nell' anno 000889 della Vera 
Luce ! 



PIENAMENTE ILLUSTRATE 165 

irresistibile preponderanza nel governo massonico e Timmensa 
influenza che pote esercitare il Pike, con si numeroso esercito 
di adepti facienti parte di tutte le corporazioni settarie. Ma 
anche in questa fondazione del Pike ebbero la parte piu im- 
portante gli ebrei massoni ; e il palladismo e giudaico nel- 
I'ime sue viscere. I riti fondamentali il Pike gli ebbe dal vec- 
chio giudeo F.-. Holbrook, cabalista consummato e satanista ac- 
canito ; i cantici infami pei triangoli ossia logge palladiche il 
Pike li scrisse in ebraico talmudico, come 1' intero corredo 
della nomenclatura e delle parole rituali. Non deve dar mara- 
viglia, se le logge israelitiche militano sotto Palta dipendenza 
e protezione del Papa luciferino, e sono reputate logge sorelle, 
nella stessa maniera che le logge dei satanisti FF/. Odd Fel- 
lows, come diremo a suo luogo. 

Mentre la mano giudaica rimaneggiava liberamente i riti 
e i gradi massonici in America, in Europa le si opponeva 
Pinsuperabile dispregio che i popoli provavano per la loro 
stirpe. Nel convento, ossia assemblea internazionale, tenutosi 
-a Wilhelmsbad nel 1781, da massoni d'ogni pessima risma, 
Illuminati del Weisshaupt, Martinisti, Rosacroci ed anche parec- 
<chi giudei, fu preso il partito di escludere dalle logge i cir- 
concisi. Ma Teffetto fu parziale ad alcune logge tedesche. Gia 
gl'israeliti erano riuniti in una loro massoneria tedesca, detta 
Lessingbund, viva anche oggidi, carne ed ugna coi palladisti lu- 
-ciferini. Questa societa ebbe istitutore un giudeo, G. Efraimo 
Lessing, celebre letterato, preteso filosofo, empio certamente e 
accanito massone. In Francia e un po' per tutto, il giudeo 
trovo protettori e difensori massoni, e fraterna accoglienza. 
II suo odio a G. Gristo, e i suoi danari lo rendevano simpa- 
tico alia massoneria, come viceversa la massoneria per lo stesso 
motivo riusciva simpatica ai giudei. Erano fatti per intendersi 
e accomunarsi : s' intesero e accomunarono. 

NelFimmane cataclisma della rivoluzione francese, che tutto 
desolo con atroci devastazioni e delitti esecrandi, dinastia, 
Chiesa, Stato, famiglia, nobilta, finanze, studii, istituzioni one- 
ste ; solo Israele, puntellato dai peggiori framassoai e piu fe- 
roci demagoghi, compri dall'oro giudaico, non solo non per- 



166 LE LOGGE ISRAELITICHE SECRETE 

dette nulla, ma ne usci rassicurato, emancipato, pareggiato 
nei diritti cittadini ai francesi, di cui flngeva di accettare la 
nazionalita, che di fatto non ha mai accettato, fuorche negli 
utili. II decreto dell'Assemblea nazionale fa firmato da Luigi XVf 
il 13 novembre 1791 : Napoleone I lo confermo nel 1808. Que- 
sta dolorosa istoria e bene compendiata dal De la Rive, nello 
Juif, pp. 35-138, e piu ampiamente nel Drumont, La France 
juive, e prima del Drumont, fu dottamente discussa e com- 
mentata dalla Civilta Cattolica, negli studii sulla massoneria 
giudaica, sopra citati. Napoleone I fu dai giudei e dai loro de- 
legati solennemente gabbato : e forse voile esserlo. Ne' tempi 
di ribellioni e di catastrofi politiche, il giudeo che spesso vf 
spese il suo danaro, ad intento di pescare nel torbido, il giudeo 
sempre vi sfrutta la comune miseria, e dalle sciagure citta- 
dine esce incolume, anzi n'esce favorito e ricco. Nella rivo- 
luzione del 48, chi scrive queste righe udi co'suoi orecchi il' 
panurgo Camillo Cavour, proclamare nelle Camere al palazzo 
Carignano in Torino, con voce tra di scherno ai cattolici e di 
trionfo massonico : Israele contento. 

E bene Israele aveva di che giubilare. Mentre la Chiesa 
cattolica nel Parlamento italiano veniva derisa e svillaneg- 
giata, mentre era con violenze turchesche depredata, depaupe- 
rata, spogliata, schernita, il Ghetto trionfava, infrangendo i 
legami secolari che limitavano le sue usure e il saccheggio 
della pubblica fortuna ; Israele, in merito delle sue eterne 
concussioni, conquistava, non la galera meritata, ma il piena 
possesso dei diritti civili ; prendeva F abbrivo ad invadere i 
beni stabili, fondi sterminati nelle citta e nelle campagne, cat- 
tedre nelle universita, il giornalismo cotidiano, impieghi gelosi 
in tutti i dicasteri, e con questo Foro del popolo e il predo- 
minio nella finanza e nella politica. I circoncisi in Italia sono 
un pugno di non ben cinquantamila, non ben quindicimila 
toltine le donne e i fanciulli ; e voi li trovate per tutto spa- 
droneggianti la ricchezza pubblica, i contratti di forniture di 
Stato, le imprese lucrative, le banche, i ministeri. Ma & 
vero che non sono soli all'opera, hanno seco a proteggerli e 
favorirli quanti fiatano massoni in Italia ; perch& non vi & 



PIENAMENTE ILLUSTRATE 167 

forse un solo israelita in Italia, adulto e libero di se, che non 
frequenti le logge massoniche riconosciute, o quelle esclusiva- 
mente israelitiche, o, il piu spesso, le une e le altre a un tempo 
medesimo. Non senza grande previdenza, Adriano Lemmi ago- 
gnando ai primi onori massonici, credette utile barattare il bat- 
tesimo colla circoncisione. Al presente i suoi principal! agenti 
di governo secreto della massoneria italiana e del palladismo 
universale sono precipuamente scelti in seno agli amici figli 
<TIsraele. 

III. 1 FF. Bnai Berith massoni occulti. 

Notabile e caratteristico e il perpetuo maneggio de' giudei 
neH'affratellarsi, fondersi e immedesimarsi il piu possibile cogli 
adepti della massoneria; ma nel tempo stesso non subirne la 
legge, si bene governare a piacimento loro le logge e i 
<rrand' Orienti. A questo scopo hanno fondate logge separate, 
<jhe riserbano alia loro nazione, mentre poi essi individual- 
mente invadono le logge comuni, e spesso vi tengono il maz- 
auolo di venerabili, e reggono a bacchetta i protestanti e i 
cattivi cattolici. Oltre il Lessingbund, numerosa massoneria in 
Alemagna, e altre societa minori in Francia, la razza giudaica 
:mostro il suo maggior potere nella famosa associazione del 
Beni Berith o Bnai Berith (Figli delTAlleanza\ la quale si 
sparse per tutto il mondo, -accogliendo sotto la sua bandiera 
i dispersi figli di Giuda. La prima loggia di Bnai Berith si 
&perse a New York nel 1843. In breve gli Stati Uniti si popo- 
larono di logge giudaiche, PInghilterra e la Germania ne 
videro pullulare per tutto con la facility onde si propagano i 
funghi malefici. Cosi il De la Rive (p. 253), da cui togliamo 
molte notizie giudaico-massoniche. 

In Francia sotto Luigi Filippo e sotto Napoleone III, i favori 
'della corte si profondevano sopra Israele, che se ne giovava 
per fondare seminarii giudaici, ospizii, rifugi, scuole di rab- 
bini, patronati per la gioventu studiosa, opere di beneficenza, 
s' intende, sempre pei soli connazionali. Tutte le vie dei gua- 
dagni e degli onori erano aperte ai giudei: essi, impercetti- 
bile frazione del popolo francese, tenevano le banche piu Heche, 



168 LE LOGGE ISRAELITIGHE SECRETE 

prendevano d'assalto gl'impieghi piu lucrosi, penetravano net. 
parlamento, sedevano nel senate, scalavano i seggi del mini 
steri di Stato. Non e a dire se essi trovassero accesso nelle 
logge dei varii riti vigenti in Francia : nel rito di Misraim 
erano ricevuti a gala ; anzi, questo rito erasi per loro specials 
servigio o ristorato o fondato : nel rito francese e nello scoz- 
zese affine, loro non si teneva portiera. A mantenerli nel vero 
spirito di massoni giudaici, la Gran Loggia dei Bnai Berith 
di Nova York spediva loro regolarmente fratelli di alto grado r 
i quali sovente visitavano ciascuna loggia israelitica e vi te- 
nevano conferenze. 

Sembra tuttavia che il puro deismo panteistico, in voga 
allora nelle university tedesche e francesi, si facesse strada tra 
i massoni Bnai Berith, osserva il De la Rive (p. 264), e che questa 
apostasia contribuisse non poco a meglio fonderli colla mas- 
soneria francese, la quale visibilmente pencolava verso il 
deismo naturale, o panteismo degli adoratori della Natura. Noi 
crediamo che cio sia vero, ma siamo d'avviso che i Bnai Berith 
massoni giudei vincessero in acume i massoni francesi, e che r 
come avveniva nel giudaico Lessingbund, scorgessero benis- 
simo che sotto il dio Natura si celava il dio loro simpatico r 
il dio Lucifero. II che ai talmudisti e cabalisti non poteva dispia- 
cere : era il dio della cabala, era il dio degli occultisti, in 
altre parole, il Dio buono Lucifero. Diremo tra poco le ragioni 
della nostra opinione. Altro indizio della fede luciferiana del 
massoni Bnai Berith 6 in questo, che essi, al pari dei massoni 
giudei del Lessingbund e di altri Ordini massonici certamente 
luciferiani, decretarono di formare stretta alleanza col Palla- 
dismo, devoto a Lucifero. 

L'alleanza della massoneria Bnai Berith col Ponteflce della 
massoneria luciferiana ebbe luogo solennemente nel 1874. Per 
quanto i FF.*. massoni di varii paesi allargassero le braccia ad 
accogliere nelle loro file i massoni Bnai Berith, come ogni altro 
circonciso, rimaneva pure qua e cola una certa avversione contro 
il giudeo, quasi fosse uomo notoriamente vile e vivente di 
turpe guadagneria; alcune madrilogge di Allemagna non si 
erano mai degnate di far buon viso ai giudei, come neppure 






PIENAMENTE ILLUSTRATE 169 

si degnano al presente, quando la guerra antisemitica e venuta 
ad esasperare il secolare odio contro la razza eminentemente 
usuraia e sfruttatrice dei battezzati. Ora premeva ad Israele 
<li torre di mezzo questo increscioso inciampo al suo libero pa- 
tullarsi nelle logge di ogni rito e colore, cosi a Berlino, come 
jper tutto altrove. 

A tale intento si penso di ottenere un'autorevole bolla di 
riconoscimento massonico e di affigliazione legittima al piu 
celebre seggio della massoneria, che era incontrastabilraente 
il Grande Oriente di Charleston, dove le antiche ingerenze 
giudaiche non erano mai cessate, e che trovavasi preseduto dal 
Sommo Pontefice Alberto Pike, riguardato come capo orto- 
dosso dalle massonerie di tutti i riti, gran cabalista e nel 
cuore suo piii giudeo che i giudei. Si concertarono tra loro 
le grandi logge Bnai Berith d' America, d 1 Inghilterra, di Ger- 
mania, e d'accordo col loro Grande Oriente, sedente nel Tempio 
di Melchisedecco ad Amburgo, delegarono il massone Armando 
L6vy a trattare col Pike. Fu infatti segnato tra le due potenze un 
concordato, che riconosce ampiamente le logge dei Bnai Berith 
per ortodosse in massoneria, legittime, indipendenti, privilegiate. 
Questo fatto viene narrato dal De la Rive, one modestamente 
cita il Margiotta nel suo Adriano Lemmi. E noi sappiamo 
positivamente che quest'ultimo scrisse sopra document! intimi 
e preziosi, communicatigli da mano sicura, che non vogliamo 
nominare. II concordato e sottoscritto dal F.*. Limmud Ensoph 
(Alberto Pike) che prende titolo di Gran Maestro Conserva- 
tore del Palladio sacro, Sommo Pontefice della massoneria 
universale, agente come Capo supremo dell'Ordine, ma dopo 
raccolto Fassenso unanime del Serenissimo Gran Collegio 
dei Massoni emeriti. Armando Levy si nomina F.\ Nathaniel 
Yelup-Abiachaz, 33.'. Luogotenente, Grand' Assistente e sovrano 
delegate del Gran Direttorio centrals (palladico) di Napoli, 
Membro d'onore ad vitam del Sublime Concistoro Federale 
dei Bnai Berith d'Allemagna, agente come mandatario gene- 
rale di questo Concistoro e di quelli di America e d' Inghil- 
terra, le diverse federazioni dei Bnai Berith avendogli conferiti 
pieni poteri, riconosciuti regolari. L'accordo e definitive, in 



170 LE LOGGE ISRAELITICHE SECRETE 

nome dell'Alta Massoneria della Perfetta iniziazione (palladismo 
satannico), dopo invocato il Santo Nome del Nostro Divir* 
Maestro (Lucifero). 

IV. Societa pubbliche del massonismo giudaico. 

I massoni giudei non potevano augurarsi, n& ottenere piu 
plena ed assoluta conferma della loro massoneria, sebbene 
questa loro costasse un duro tribute annuale di presso che due 
milioni di lire. Con tutto cio non valsero a forzare le porte 
di certe logge tedesche, barricate dalla cocciutaggine dell'an- 
tisemitismo politico, sordo ad ogni rimostranza francese. Per 
tutto altrove sono i ben venuti nelle massonerie d'ogni rito~ 
Moltiplicarono i loro istituti di credito, le imprese commercial^ 
in Francia; con che si rinfrancano dell' imposta annuale. E come 
la Francia, cosi fu da loro sfruttato ogni altro popolo, governato 
coi principii massonici. Divenivano ogni di piu audaci e temera- 
riamente prepotenti e aggressori della fede cristiana e del po- 
polo che la professa. Bisogna vedere i loro continuati trionfi 
nello Juif del De la Rive, e piu ampiamente nella France Juive 
del Drumont, e nelle opere antisemitiche pubblicate in Russia 
ed in Germania. Qui e impossibile dare pure un breve cenna 
dell' invasione costante del giudaismo in tutti i paesi retti da 
governi massonici loro amici e schiavi. Quanto all'Italia, do- 
minata, dal 1848 in qua, dalla massoneria, affermiamo perche 
lo sappiamo, che, se un qualche Drumont italiano scrivesse con* 
buoni documenti 1' Italia giudaica, farebbe impallidire la France 
juive del Drumont francese. 

Nel 1860 piu loro non bastava la possente massoneria dei 
Bnai Berith, forse perch6 accentrata nel Patriarcato di Am- 
burgo, terra tedesca, e sopra tutto perch6 le sue logge dove- 
vano per loro costituzione fondamentale, e riconosciuta dal 
Pontefice Alberto Pike, restare al tutto secrete. Fondarono in 
Francia YAlleanza universale israelita, con intento pari a quello 
dei Bnai Berith, ma da procacciare liberamente, alia luce del 
sole, quello di distruggere il fanatismo. Gosi 1'annunziava un 
giornale, I'Univers Israelite, portavoce del giudaismo. I figlr 






PIENAMENTE ILLUSTRATE 171 

'd'Israele zelavano T an^antissement du fanatisme, glorificandosi 
della liberta ottenuta ai giudei nel Marocco, in Persia, in Siria, in 
Grecia,nelle province Danubiane, in Isvezia. Lo cita il De la Rive, 
p. 248. Del resto si sapeva da tutti a quale scopo mirino le logge 
e che cosa intendono i massoni, tanto giudei, quanto mali cri- 
stiani, sotto il nome di fanatismo. In questa Alleanza cosrao- 
polita calarono i massoni giudei d'ogni nazione, i piu ricchi, 
i piu intraprendenti, i piu facinorosi, e ne fu primo Gran Maestro 
il famoso F.*. Adolfo Isacco Cremieux, famoso per la tradito- 
resca sua condotta contro Luigi Filippo ; giacche nel 1848, egli 
fu, forse, il principale strumento a rovesciare dal trono quel- 
Pinfelice monarca, ingenuo protettore della razza giudaica. 

Le imprese dei massoni delP Alleanza israelita, non possono 
aver qui luogo. Ma non e da tacere della prepotenza del loro 
Gr.\ M.\ Adolfo Cremieux nel 1870, allorche, salito al potere 
coll'altro mezzo giudeo, Leone Gambetta, tra le ruine fumanti 
della patria, colse il destro di regalare a' suoi correligionarii 
delP Algeria il titolo e i diritti di cittadini francesi. Fu Patto 
piu ingiusto, piu antipolitico, piu odioso che potesse compiere 
il preteso Governo della difesa nazionale. Si trattava di circa 
trentamila giudei, covanti nel lezzo delle usure e dei merci- 
monii piii disonorati, uomini che nulla avevano operato per 
la patria francese, uomini vilipesi dai mussulmani, col nomi- 
gnolo divenuto appellative popolare di carogna, di cane, di figlio 
di cane. Or siffatti arnesi, maledetti anche nel Gorano, mal- 
grado il loro dispregio universale, venivano di punto in bianco 
esaltati e preferiti alia popolazione turca ed araba, pel solo 
arbitrio brutale d'un frammassone giudeo. Quali disastri e quali 
vergogne della Francia ne seguissero, vegga chi vuole nelle 
storie del tempo. Ma i massoni giudei, compreso il Cr6mieux, 
ne uscirono, come sempre dalle nazionali sciagure, piu lisci e 
piu fortunati che mai, a invadere impieghi, onori, ogni appar- 
tenenza del Governo francese e YAlta Banca, specie di so- 
cieta fondata dai Rotschild, allo scopo che tutti indovinano 
facilmente. 

Nella massoneria poi possono oggidi quello che vogliono: 
logge e Grandi Orienti, e Gran Consigli di 33.*. sono a loro devo- 



172 LE LOGGE ISRAELITICHE SECRETE 

zione. II Gran Patriarcato giudaico di Amburgo, che da prima- 
chiese umilmente la sua conferma al Sommo Ponteflce di Char- 
leston, invertite le parti, si puo dire che signoreggia il debole 
e impoverito Sommo Ponteflce presente, Adriano Lemmi, che 
e sua creatura. Niiino ignora che questo gia Gran Maestro 
della Massoneria italiana, e gia Sovrano Direttore esecutivo, 
sotto il Pontefice Pike, della Massoneria universale luciferiana r 
era caduto in grande dispregio de' suoi colleghi e soggetti, 
tanto italiani, quanto palladisti della massoneria mondiale. Egli 
sara candido come un armellino, ma non si e mai giustificato 
nettamente al cospetto del mondo dalle imprese ladresche e 
dalle ignominie impostegli pubblicamente a voce e a stampa. 
Quindi le accuse violente che giravano per le logge, e ben 
anco sui giornali profani. Con tutto cio nel Convento interna- 
zionale palladico, tenutosi in Roma nel 1893, per creare un nuovo 
papa luciferiano, tanto egli seppe maneggiarsi, dicono, con oro 
e raggiri, e colla massoneria giudaica dominante dal Tempio di 
Melchisedecco in Amburgo, che parve vincere la prova su 
tutti i punti capitali, per conquistare la tiara pontiflcale. Aveva 
ottenuto che il debole Pontefice Mackey, succeduto immedia- 
tamente al primo Papa Pike, rinunciasse al trono a cui era 
salito col beneplacito de' cardinali americani, intendi i Serenis- 
simi Maghi eletti del Gran Consiglio di Charleston; ottenne, 
in secondo luogo, che il Sanctum Regnum, ossia il Seggio 
centrale della massoneria luciferiana, si trasportasse a Roma; 
ottenne da ultimo, contemporaneamente, di essere egli stesso 
eletto Pontefice. 

Ma cio non fu senza asprissima lotta di molti elettori che 
protestarono non lo riconoscerebbero mai, ed empierono le 
logge e il mondo profano di oltraggiose accuse contro la lealta 
del nuovo pontefice. Andavano fino ad accagionarlo di avve- 
lenamenti di piu elettori contrarii, di frodi inescusabili, di 
falsit^i ignominiose, di eresie dottrinali, capi tutti che infer- 
mavano la sua elezione. La burrasca imperverso si minac- 
ciosa, che il povero Lemmi, se non era pilotato dai sempre 
fedeli massoni giudei, correva rischio di totale naufragio. In- 
fine, secondo il beneplacito dei piloti, si salvo con gettita 






PIENAMENTE ILLUSTRATE 173 

parziale del carico: si contento di godere solo una misu- 
rata e fissa pensione, invece di raestare liberamente nella cassa 
del Sanctum Regnum, bagattella di molti milioni di dollari 
annovali; ammise che I'amministrazione di questa rimanesse 
a Charleston, e indipendente, e fece altre concessioni, che in 
parte abbonirono gli avversarii. Restarono altri piu accaniti ri- 
belli, tra cui militava, 1'ora mite donzella cristiana, Miss Gio- 
vanna Maria Raffaella Yaughan, e allora fierissima e potente 
Maestra Templaria Sovrana. II Lemmi confida tuttavia di pa- 
cificarli col benefizio del tempo, colle amnistie, e forse con 
altri argomenti. Intanto egli rimane sempre un povero Papa, 
diminuito nel temporale, scaduto di riputazione, si che gli fu 
forza recentemente di smettere la Gran Maestranza della Mas- 
soneria italiana. Egli sente che la stessa tiara papale della 
Massoneria luciferiana in sul capo gli vacilla. Povero Lemmi . r 
Noi nol crediamo ne migliore ne peggiore de' pretendenti che 
sono in voce di dovergli succedere, il Bovio, il Garducci, il 
Nathan ; e siamo perfettamente indifferenti per la sua caduta 
o pel suo trionfo. Solo i massoni, e specialmente i massoni 
giudei vi sono interessati. 

V. Che si fa nelle logge israelitiche secrete. 

Ma ci tarda di porre termine a questo saggio sulla mas- 
soneria giudaica, squarciando da ultimo il velo che copre le 
pratiche ordinarie delle loro logge secrete, e in verita impe- 
netrabili per lo piu ai profani e perflno alia plebe delle altre 
massonerie. Queste hanno per costume costante di non le no- 
minare nelle loro relazioni e nei giornali, nella guisa stessa 
che per pudicizia mai non fanno menzione delle logge fem- 
minili, tranne che per certe tenute bianche ossia per le feste 
massoniche miste di impudenti o di sciocche signore profane. 

E innanzi tutto i massoni giudei professano qualche reli- 
gione nelle loro occulte adunanze? Certo non si attengono alia 
legge mosaica. II Talmud e la peggior Cabala sono i codici 
in onore presso i giudei, che non sono anche passati airindif- 
ferentismo, o al razionalismo, esercitando operosamente un 
culto solo, quello del vitello d' oro. Naturale frutto della Ca- 



174 LE LO&GE ISRAELITIGHE SECRETE 

bala e la tendenza all' occultismo. E si sapeva da gran tempo 
che il Dio della Cabala e Lucifero ; e chi nol sapesse puo 
vederlo dottamente dimostrato dal Meurin nelP insigne opera 
da noi sopra citata. La parola occultismo e una voce acca- 
demica per non rinfacciare rozzamente ai suoi seguaci la goe- 
tia, o magia nera, o stregoneccio, o culto di Satanasso. Si sa 
egualmente che alia stregoneria fornirono sempre, e forni- 
scono anche oggidi numerosi adept! i traviati flgli di Abramo. 
Mirabile a dirsi! Cio avviene in sul finire del secolo dei lumi, 
in seno alle piii culte nazioni di Europa e fuori. Piu masso- 
nerie onorano del nome di Maghi i loro graduati; abbiamo 
sulla scrivania un grosso volume impresso quest' anno a Parigi, 
pieno di stregonerie empie ed oscene, in voga a Parigi e nella 
Francia : e non vi sono tutte ! leri, passando per Firenze, un no- 
stro amico, colto fiorentino, ci accertava constare a lui come 
in una certa via (e ce la nomino) negozianti ebrei facessero 
commercio di oggetti di malefizio. In fatto di superstizioni i 
giudei furono sempre, da Mose a noi, facili e corrivi. Ne ci 
fa maraviglia che gravi autori, come il Gougenot des Mous- 
seaux e il De la Rive che lo cita, accusino le logge israelitiche 
di pratiche occultiste o, diciamo noi, di stregonerie. 

Ma possediamo indizii vie piii certi e dimostrativi. In esse 
fiorisce il culto di Satanasso, e se non tutti i fratelli Bnai 
Berith lo professano apertamente, vi e almeno in grande onore, 
e i loro capocci 1' accettano a man baciata. Se questo non fosse, 
perche mai le logge israelitiche secrete avrebbero chiesto il 
battesimo d'ortodossia legale al Sommo Ponteflce del Lucife- 
rismo, mentre potevano riceverlo egualmente legale da qual- 
siasi Grand' Oriente nazionale di America, di Germania, d' In- 
ghilterra? Vi era v indubitatamente un secondo fine latente: si 
voleva una consacrazione solenne al dio d*>lla Cabala, e un 
legame luciferino, che santificasse Israele massonico e il ren- 
desse sacro al cospetto deH'Alta Massoneria, tutta, ove piu ore 
meno, dedicata al culto di Satana. E affinche questo secondo 
fine apparisse agli adepti giudei, nel concordato stesso, ove 
noi riferimmo le proprie parole, vi e una adorazione ed in- 
vocazione esplicita di Lucifero, al quale si da il titolo di No- 



PIENAMENTE ILLUSTRATE 175 

stro divin Maestro. L' inviato del Bnai Berith sottoscrisse que- 
sta formola satanica a nome del mandanti, non meno che 
il Pontefice del luciferismo, Alberto Pike: atto gravissimo, e 
impossibile ad avvenire, se non esisteva una comunanza d' idee 
dommatiche tra le societa contraenti, e una comunanza pub- 
blica e dai socii incontrastata. Abbiamo adunque un documento 
autentico e perentorio che ci rivela la fede delle logge israe- 
litiche secrete. 

Si aggiugne che 1' interiore governo di queste logge viene 
a confermare e illustrare la gia evidente nostra deduzione. La 
magna charta, che le costituisce ed organizza, e il decreto del 
Gr.\ Or/, di Charleston, sollecitato dalle logge stesse, e stipulate 
solennemente come Concordato definitive. Lo riferisce il Mar- 
giotta, sui document! sopradetti ; ed e la piu compiuta descri- 
zione che noi abbiamo dell' ordinamento delle logge israeliti- 
che l . Vi si riconosce per legittima la confederazione giudaica 
dei Bnai Berith, le si accorda piena indipendenza pei fratelli 
e le sorelle sotto il regime supremo del G/. Oriente, che siede 
nel tempio di Melchidesecco ad Amburgo ; avranno rituali loro 
proprii, nessuna graduazione di adepti, tutti eguali di un solo 
grado; nessun nome alia loggia, un semplice numero d'ordine, 
e basti ; la esistenza stessa della confederazione giudaica deve 
avvolgersi nel piu impenetrabile secreto; nei cataloghi delle 
altre massonerie mai non se ne fara menzione. Le logge israe- 
litiche sono dispensate dal ricevere volontarii visitatori di 
qualsiasi grado di altre massonerie, eccetto due volte 1' anno 
alcuni Maghi eletti dal palladismo, e qualche altro d' alta sfera, 
sempre palladico e satanista. In ricambio di tanti privilegi 
P erario di Charleston imponeva una contribuzione ai massoni 
ebrei del 10 per cento delle loro contribuzioni personali (come 
notammo, quasi due milioni di lire); quanto al venire essi stessi 
ricevuti nei triangoli palladici, era la cosa piu agevole : bastava 
che chiedessero la iniziazione al palladismo : cio che avveniva 
di continue, essendo ben pochi i massoni giudei, che non te- 
nessero un piede nella loggia ebraica nazionale, e un altro 
in qualche triangolo palladico. 

1 MARGIOTTA, Adriano lemmi, chef supreme, etc. sopra cit., pag. 225 
e sgg. 



1 76 LE LOGGE ISRAELITICHE SECRETE PIENAMENTE ILLUSTRATE 

Gio posto, & superfine ricercare che cosa si faccia nelle 
logge israelitiche secrete. Vi si fa presso a poco cio che si 
fa nelle consimili logge sataniste affigliate al palladismo, come 
sono quelle degli Odd Fellows. Vi si pratica lo spiritismo, il 
satanismo, e in generale P occultismo e vi si trattano gF inte- 
ressi della razza giudaica. Sono le logge dei Bnai Berith quelle 
che hanno portato Adriano Lemmi al soglio pontificio, son esse 
che lo salvarono, quando pericolava, e che tuttavia lo pun- 
tellano nelle adunanze degli ebrei, in quelle dei palladisti e 
dei mali cristiani frammassoni. 

Ma il maggior lavoro di loggia e il proprio d'ogni giudeo : 
far danaro. Vediamo spesso gli sformati guadagni di questa o 
di quella banca israelitica, di questo o di quell' impresario di 
opere o di forniture pubbliche. e per contrario sciagure im- 
pensate di potenti e doviziose famiglie, o di imprese che pro- 
mettevano bene : sono cose predisposte e prevedute dalla mas- 
soneria giudaica, la quale eredita le spoglie agognate. Fiorisce 
tra gli ebrei una istituzione loro propria, detta il Kahal. Con- 
siste nel distribuire che si fa in distinte porzioni i quartieri 
della citta, compresovi persone e cose ; le porzioni si mettono 
come all'incanto, e il giudeo che ne acquista per danaro una, 
ottiene il diritto esclusivo di sfruttarla colle proprie arti, gli 
altri debbono astenersene e aiutare il proprietario di quei 
fondo. Ecco che cosa e il Kahal. Si dice che il pagamento 
della porzione, o lotto, si fa al Concistoro. Ma noi crediamo 
che nelle logge, impenetrabili ai cristiani, il Kahal fiorisca 
rigoglioso. E questo spiega in gran parte P odio antisemitico 
dei popoli che, tosto o tardi si accorgono di essere vittime sa- 
crificate al Kahal del Concistoro giudaico e della loggia secreta. 

Ma questo capitolo delP azione delle logge israelitiche ci 
porterebbe a interminabili particolari. Finiamo, o piuttosto tron- 
chiamo. Si ricordino i nostri cortesi lettori, che le logge se- 
crete israelitiche contano ben 500 mila fratelli, e che la no- 
stra infelice Italia, & lavorata da ben 109 delle loro logge 
proprie, senza contare che gli ebrei popolano largamente tutte 
le altre logge dei cattivi cristiani. 




RITA 



STORIA DI IERI 



CAPITOLO SECONDO. 
Non parere, ma essere. 

I. 

Si era alia fine del decembre di quelFanno, nel marzo del 
cui successive la Rita compirebbe il suo ventunesimo. Quasi 
strenna del Natale e del Capodanno, al signer Marco, da due 
diverse citta, Tuna dopo Taltra, erano venute due splendide 
proposte di matrimonio per la figliuola : la prima poi gradi- 
tissima anche ad Aldo, perch6 era di un caro suo compagno 
di collegio, per nome Eugenio. 

Che si fa ? domando il padre dubitoso alia Claudia. Gredi 
tu che ne abbiamo da parlare subito alia ragazza? 

- No, Marco. Dai retta a me. Tu rispondi a ciascuna delle 
due lettere, che il partito, in massima, come si suol dire, piace 
assai ; e speri, fra qualche tempo, di dare una risposta determi- 
nata. Gik sono due le chieste : vi e da scegliere. Finch& non si 
e scelto per una, non si puo accettare o ricusare Paltra. 

Sta bene ; ma intanto, per nostra regola, bisogna pure 
avere il sentimento della Rita. Si tratta di lei, ed ella piu di 
tutti ha da avere voce in capitolo. Non ti par giusto? 

Giustissimo, se fosse sperabile di cavarne un costrutto. Ma 
ella tornera a dirti, che c' e tempo da pensarvi ; e poco o nulla 
vorra saperne. 

- Te lo figuri tu. Ma non lo crederei. Per sino a tanto che 
si e stato sulle generali, e le si e discorso alto alto di darle ma- 

Strie XVI, vol. VI, fasc. 1100. 12 8 aprile 1896. 



178 RITA - STORIA DI IERI 

rito, capisco che ella non si sia mostrata calda e desiderosa di 
uscir di casa. Ora pero non si batte piu la campagna : si viene 
al caso concrete, ai particolari. Si hanno le proposte chiare, i 
nomi, i cognomi, i titoli, gli stati del patrimonio, i buoni prin- 
cipii delle famiglie : si ha tutto, in somma, davanti agli occhi. 
Ed io m' immagino che la Rita, in saper le cose per filo e 
per segno, mutera impressioni. Alia stretta dei conti, e dovere 
nostro darle notizia delle richieste che ci sono fatte per lei, 
A noi tocca brigarci di accasarla bene. 

Tu parli del nostro dovere. Troppo so, che la cura del buon 
collocamento dei figliuoli e obbligo dei genitori. Tuttavia ci e un 
altro obbligo ; ed e quello di guardarsi dalP ingannare e dal tra- 
dire il prossimo. Or non parrebbe a te nero tradimento metter la 
Rita, qual e al presente, in una famiglia cristiana? Darla in 
isposa alPuno o alPaltro dei giovani, cosi cattolici e religiosi,, 
come sono i due pei quali ci si domanda la sua mano ? Io ne 
avrei rimorso gravissimo di coscienza. Tu sai pure quanto 
questa figliuola si e rautata, da quella che ci torno dal con- 
vitto. Testereccia vi ando, e testereccia n' e rivenuta. Pazienza ! 
Almeno e rivenuta divota e pia! Ma ora? Ora per me sta che 
ella ha perduta la fede. 

Via, codeste poi sono esagerazioni belle e buone ! Di' che 
la Rita si e svagata e si e raffreddata nelle cose di religione; 
passi. Ma da questo ad aver perduta la fede, ci corre! 

Eppure, Marco, io, che P ho avuta sempre vicino a me, 
e con agonia di cuore ho seguito il suo rilassamento nella 
pieta, io ti dico che ella e a un tal punto, che mi fa tremare. 
Te ne ho avvisato piu volte : io era inquieta, ma da un anno 
in qua patisco un supplizio, perche non la riconosco piu. E, 
quel che e peggio, di questa sua lenta perversione, non ho 
mai potuta scoprire Porigine; e si, che P ho custodita e invi- 
gilata sempre con cent'occhi! Io proprio non mi so racca- 
pezzare. Questo e un mistero che mi toglie ogni pace, che mi 
avvelena la vita. 

Dunque a che ti atterresti tu ? A lasciar dormire ogni 
cosa? Questo non si puo. 




GAPITOLO SEGONDO. NOX PARERE, MA ESSERE 179 

Mio suggerimento e, che tu risponda come ti ho detto ; 
che si prenda un pochino di tempo. II tempo ci dark consiglio. 

II signor Marco defer iva molto ai pareri della consorte, 
provveduta e savia : quindi per allora la compiacque ed avverti 
Aldo, che delle chieste, o proposte, venute per lei, colla sorella 
non avesse fiatato. Cio non ostante gli sapeva duro il tener 
osi a dondolo i richiedenti, e non afferrare tosto una delle 
occasioni si belle, che la Provvidenza gli porgeva di assicurare 
la figliuola. 

Di questa egli era tenerissimo: e troppo forse glielo dimo- 
strava; tanto che ella sapeva di averne in mano il cuore, e 
quasi a posta sua girarlo. II che non era della madre, la quale, 
bench& 1'amasse quanto il padre, tuttavia non glielo dava troppo 
a divedere, con debolezze, che sono sempre di scapito alPauto- 
rita dei genitori. Da ci6 veniva il rimprovero, che a volte la 
Rita zuccherosamente le faceva : Tu mi vuoi bene, ma non 
quanto il babbo* Egli mi pare piii mamma di te. 

Perche te le da tutte vinte, eh ? Ed io non ti voglio bene, 
perche non mi lascio prendere alle tue smancerie? Ah, Rita, 
verra giorno in cui benedirai tua madre di aver fatto il pos- 
sibile, per rompere un poco la tua caponaggine ! 

Ma io, mamma, ti benedico sempre, anche quaudo mi 
scontenti e, colle tue riprensioni, mi mortifichi ! Io non so che 
sia voler male. Voglio bene a tutti : figurati poi se Io voglio 
a te ! E in cio dire, abbracciava la madre e le chiedeva un 
bacio, che questa mai non le negava. 

Al padre poi, in conclusione, il parere della moglie non 
dispiacque, poiche, nel breve indugio che si prendeva, egli si 
assuefarebbe all' idea penosa di allontanare da se quella 
figliuola, che era pur sempre il cuore del suo cuore. 

II. 

Aldo non ignorava la mala contentezza della madre, per 
Io spirito troppo poco religioso della sorella. Ma, portandole 
egli grande affetto, la compativa, la scusava e, bisognando, 



180 RITA - STORIA DI IERI 

ne pigliava ancora le difese colla Claudia; la quale, in udirlo 
perorare la causa della Rita : Bene sta, soggiungeva, e mi 
place che tu mostri tanta affezione a tua sorella . Vorrei pero 
che tu ti provassi a convertirla. 

Egli sorrideva,- si stringeva nelle spalle ed usava dirle: 
Mamma, datevi pace. Trovate alia Rita uno sposo buono e 
di suo gusto ; e vedrete che ella tornerk piii pia di prima. 

Si pensi dunque com'egli si rallegrasse in risapere, sotto 
secreto, appena giunte le due lettere, che, dei chiedenti la 
mano della Rita, uno era Eugenio, amico suo, poteva dirsi, 
dalla puerizia. La giudico una grazia del cielo, impetrata dalle 
orazioni di sua madre, che egli stimava donna santa ; e con 
ragione. 

Se non che forte gli rincrebbe, che ella avesse indotto il 
padre a soprassedere alquanto, nel dare piu determinativa ri- 
sposta, ed a nascondere per allora la cosa alia sorella. Ma 
sopra tutto lo afflisse il timore di coscienza, o lo scrupolo, che 
la madre aveva tirato fuori, e poteva mandare la partita a 
monte. Perocche sua intenzione sarebbe stata di subito persua- 
dere la Rita, quando niente avesse avuto in contrario, a preferire 
Eugenio, che per lui sarebbe stato come un fratello ; onde gli 
sarebbe parso che ella, maritandosi, non fosse nemmeno uscita 
dalla famiglia. Tuttavia colla sorella egli fu circospetto e serbo 
il voluto silenzio. 

Due giorni dopo il Natale, entrato egli nel salotto della 
signora Claudia, con una lettera spiegata in mano : - - Mamma, 
ecco una bella consolazione per te ! le dice tutto giulivo. Sai ? 
Eugenio mi ha scritta questa lettera confidenziale, in cui mi 
apre il cuor suo, proprio da fratello. E lunga : son due fo- 
glietti ; ma vale tant'oro ! Senti come da tutte le parti, d'onde 
le ban cercate, si sono avute in casa sua informazioni mera- 
vigliose della Rita; cominciando da quelle della Madre supe- 
riora del convitto. Sono elogi invidiabili, delPingegno, dell' istru- 
zione, delPabilita, della grazia, delle virtu di lei. Mamma, non 
f insuperbire ; ma Tavere una figliuola cosi stimata e lodata, 



CAPITOLO SBCONDO. NON PARERE, MA ESSERE 181 

e grande onore per te ! Cio detto, le si mise a leggere la 
lettera. 

La madre, con segni di vivo commovimento, ne ascolt6 la 
lettura, terminata la quale, asciugandosi gli occhi, soggiunse: 
Aldo mio, in queste informazioni e molta parte di vero. 
Alia nostra povera Rita il Signore e stato largo di doni. Ma 
le si d troppo delPangelo. Di bellezza, via, non puo negarsi, 
non manca : Dio P ha fatta bella. Ma di bonta ? 

Or che le manca per esser buona ? 

II meglio, figliuol mio ; la pieta e, son per dire, la fede. 
Tu, Aldo, che sei proprio buono e giudizioso, te la sentiresti 
tu di sposare una ragazza, com' e la Rita ? 

E perche no? 

Senza religione ? 

Ma la Rita non ne e senza. Va pure in chiesa ! 

Non basta Pandare in chiesa. Ci vuole il resto. 

Ma la Rita e un fiore di onesta. Tutti la rispettano, 
tutti ne dicono bene ; ella e riserbatissima ne' suoi portamenti : 
e un giglio immacolato ! 

Non ti dico il contrario. Per questo verso, io, che P ho 
sempre con me, posso chiamarla un angelo. Ah, perche si e 
tolta dal cuore la custode piii sicura dell' innocenza, che e la 
religione ? Aldo, credilo, che tua madre notte e giorno se ne 
strugge di dolore. E tu, se vuoi essere sincero, devi confes- 
sare che anche tu te ne duoli. 

Certo, la Rita era piu religiosa, quando usci dal con- 
vitto. Nelle pratiche di devozione si e rattepidita ; e me ne di- 
spiace anche perche, in una ragazza, la religiosita e un orna- 
mento prezioso : e divenuta mondanetta, gelosa di comparire 
e di fare bella flgura nei vestiti. Che vuoi, mamma ? Ella e 
cosi vistosa e carina, che ogni cencio le da grazia ; e le 
amiche le dicon troppo, che e la piu elegante signorina della 
citta e la piu bella. Io- lo so. Pure ti potrei giurare, che, dalle 
sue labbra, come non ho mai intesa una parola meno che con- 
veniente, cosi non ne ho mai intesa una meno che cristiana. 



182 RITA - STORIA DI IERI 

Sia; con te si riguarda : non con me. Di tanto in tanto 
mi vien fuori con certe proposizioni, intorno ai misteri . della 
fede, con certe frasi che sanno di eresia e di bestemmia. Mi 
danno il ribrezzo ! 

Sark per punzecchiarti, per farti dire, per celia. 

E ti par egli, che le veritk della fede ed il culto di 
Dio sieno materia da celia? Con te, Aldo, non sono mai en- 
trata in questo argomento : non ti ho voluta screditare la so- 
rella, che ami tanto. Ma in questo momento, in cui si ha da 
risolvere un suo matrimonio, con un giovane cattolico e per 
bene, bisogna che si parli a cuore aperto, con franchezza. 
Non so se tu 1' hai avvertito : tua sorella, da un anno, non si 
accosta quasi piu ai Sacramenti; si e allontanata dal confes- 
sore, che ella venerava ; non legge piu libri di religione, nem- 
meno gli Annali di Nostra Signora di Lourdes, che prima si 
divorava; delle orazioni temo che ne dica ben poche, o non 
ne dica piii punto. Tu avrai notato che al Rosario, che diciamo in 
famiglia, spesso manca, o arriva tardi e si mette a gingillare 
fuori della porta dell' oratorio ; alia Madonna ha perduta, lo 
temo, ogni divozione ; ella che ne porta il nome ; ella alia 
quale, appena fu nata, la consecrai, come consecrai te, figliuolo 
mio ; ella a cui, come a te, ho istillato col latte 1' amore a 
questa Madre celeste ; ella a cui feci fare la prima Comunione 
nel Santuario di Lourdes ! Ti dico il vero, Aldo : questa sua 
indivozione alia Yergine santa, mi fa gelare il sangue ; mi 
mette paura che ella abbia a finir male. Aggiungi la sua na- 
turale caparbieta, coperta dall' ipocrisia di un'amorevolezza se- 
ducente.... 

Mamma, non mi dire ipocrita la Rita ! Non e, non e : 
ella e di animo schiettissimo ! 

Bene, non sara ipocrisia, sark natura ; ma quel suo fare 
affettuoso e colombino, e quel suo ragionare melato, nascon- 
dono una durezza di testa, che non la spezzerebbe il ferro. Ella 
e cosi radicata e fissa nei suoi pareri, che non la smuovereb- 
bero i buoi. Or a te basterebbe il cuore di accompagnare, per 
tutta la vita, una tale ragazza con un giovane leale, virtuoso, 



GAPITOLO SECONDO. NON PARERE, MA ESSERE 183 

timorato di Dio, com' e F amico tuo ? Potresti farlo senza ri- 
morso ? 

S'intende che, avanti di prendersi, si dovranno conoscere 
tra loro. 

E quando Eugenic si sia avvisto, che elja non fa per 
lui, oh, il belPonore che ne verra a lei ed alia nostra casa, 
se garbatamente egli rompe le pratiche e si ritira ! Tua sorella 
andr& per le bocche di tutti, giacche tutti amano le chiacchiere, 
ed anche Faltro partito, che per lei ci. e offerto, andra in fumo. 
Aldo mio caro, se Dio non ci aiuta, il maritare la Rita vorra 
essere per noi un osso duro, ma duro molto a rodere. 

Eppure ell'ha talenti e qualita, che e un tesoro! Pare 
proprio un assurdo! Ma, in somma, qual e dunque la con- 
clusione ? 

- E che tuo padre e tu alia Rita non diate sentore di 
nulla. A giorni tentero io qualche cosa ; e vorrei sperarne bene, 
se le potessi toccare il cuore nella fibra della religiosita. Ma 
si e cosi travolta, che io non ardisco troppo sperare. Ah, po- 
vera me! Chi me 1'avesse detto! Ed il peggio e, che non so 
a che apporre il suo traviamento. Phi ci penso, piu mi con- 
fondo. Delle amiche ne ha poche, e sono tutte migliori di lei. 
La Tullia, che 1'assiste nella pittura e Faccompagna spesso al 
passeggio, e fidatissima. Sospetterei delle cugine, colle quali, 
in campagna, si e addomesticata di molto. 

La Rice e F Annetta, ? 

- Appunto. 

Oh, smetti il sospetto, che sarebbe temerario ! Esse 
avranno potuto invaghirla un poco della mondanita, di mode 
e di divertimenti, perche sono leggerine. Ma sono buone e 
religiose, e la zia Teresa, da questa parte, ne ha cura. Io so 
come si vive al Pino, Festate e Fautunno. Ogni mattina la messa, 
ed ogni sera il rosario. La sola cosa che non mi finisce, e che 
la zia ammette nella sua villa, con troppa famigliarita, gente 
che pbco mi va a sangue : per esempio, un certo giovane che 
io so essere un cattivo arnese. Egli e un moscone, che io non 



184 RITA - STORIA DI IERI 

lascerei ronzare intorno alle sue figliuole. Ma, in sostanza, la 
religione vi e, si pratica e si rispetta. 

Chi dunque puo avermi sviata la Rita? Chi mi ha assas- 
sinata quelPanima? sclamo allora la Claudia; e scoppio in un 
pianto dirotto. 

Aldo accostatosi a lei e giratole al collo il braccio: Po- 
vera mamma! soggiunse, intenerito a quel suo pianto; fatti 
animo ! La Madonna ti consolera. Tu lo meriti, perch& ci hai 
insegnato a volerle bene. 

Tu, si; rispose ella singhiozzando; tu le vuoi bene. Ma 
quella disgraziata di tua sorella? 

Ancor essa le vuol bene : non lo mostra, ma glielo vuole. 

Faccia Dio che sia vero! riprese a dir ella; ed appres- 
sata alle sue labbra la fronte del figliuolo: Aldo mio, seguito 
a dirgli ; tu sei Tunica gioia che mi resti al mondo ! 



III. 



Non e a credere che la Rita, benche cosi amorevole e 
gentile, avesse 1'animo di facile accesso e fosse di umore com- 
pagnevole e bramosa di sollazzi. Per Popposto, ella era assai 
riguardosa nel dare confidenza, o nel prenderla con chi si fosse, 
anche delle sue pari; e, fuorche coi piu stretti parenti, non 
trasmodava punto in atti e mostre di quelPaffettuosita, alia 
quale era, per natura, inclinatissima. Stava e sapeva stare con 
tutti a segno e a modo. Propendeva poi alia ritiratezza, allo 
studio, alPoccupazione ; ed usava dire che di passare il tempo 
da sola, non si annoiava mai. Ella era cosi destra in tante cose, 
e di mente cosi apprensiva e comprensiva, che Fapplicarsi a 
lavorini di mille specie e Pattendere ad instruttive letture, 
per lei, piu che fatica, era diletto. 

La signora Claudia le aveva assegnato un quartierino ac- 
canto al suo, vagamente arredato, luminoso, con flnestre che 
guardavano nel giardino: e si era ella contenta di abitarvi, 
che lo chiamava il romitorio delle sue delizie, il suo regno. 
Perche la servisse, aveva cavata da un orfanotrofio una buona 






CAPITOLO SECONDO. NON PARERE, MA ESSERK 185 

e semplice fanciulla, di nome Lea, educata dalle suore e for- 
mata a bello studio per cameriera; alia quale la Rita aveva 
posto amor grande e la trattava con tale discrezionej e dol- 
cezza, che ella soleva dire il cuore della sua signorina esser 
fatto di zucchero e di miele. Niente, in somma, la madre aveva 
omesso, per rendere alia figliuola il soggiorno domestico ge- 
niale e giocondo. 

Al disegno la Rita s' era mostrata ben disposta, flno da 
piccoletta. Nel convitto vi si era fatta abilissima. Rimessasi 
in casa, desidero vivamente di perfezionarsi nell'acquerello. 
Prima, n'ebbe lezioni da un vecchio pittore, che in quest'arte 
la porto molto innanzi. I suoi saggi, sopra carta bambagina, 
pergamena e porcellana, parevan fatti col flato. S'invoglio quindi 
di passare avanti e di miniare sulPavorio. Allora la Claudia, 
che niuna cosa ragionevole negava a questa figliuola, chiamo 
ad assisterla la mano piii delicata e perita che fosse nella 
citta; la signorina Tullia, nel minuto acquerellare cosi valente, 
che le opere sue, in piu mostre pubbliche di arte, avevano 
ottenuta la medaglia d'oro. 

Costei, nata di nobil casato, ma decaduto, era ancor gio- 
vane sui trenf anni, e viveva sola colla madre, esercitando la 
sua professione e quella di maestra. Le sembianze aveva poco 
attraenti, ma 1' ingegno accortissimo e, nel garbo e nella soa- 
vita dei modi, rassomigliava alia Rita : della quale, a mano a 
mano ch'ella seco piglio dimestichezza, piu che maestra, di- 
vento arnica. E la Claudia, a cui questa signorina era stata 
messa in ottima opinione e Paveva sperimentata irreprensibile 
e di maturo giudizio, le aggiunse 1' incarico di accompagnare 
la figliuola, quand'ella non poteva condurla con se, alia pas- 
seggiata. 

Dopo qualche mese di prove diligenti e felici, alia Rita sorse 
un grazioso pensiero : e fu di copiare, sopra ovalini d'avorio, 
i ritratti in fotografia del padre, della madre e del fratello, i 
quali, dentro accconce cornicette di ebano, sarebbero stati da 
lei offerti loro, per istrenne delle feste natalizie. Le tre minia- 
ture, fatte in secreto, col concorso della Tullia, riuscirono di 



186 RITA - STORIA DI IERI 

mirabile somiglianza e freschezza. Ma, per essere venute tardi 
le cornici, commesse altrove, il regalo non si ebbe pronto, se 
non Pultimo delPanno. 

La Rita ne send un pochino di dispetto, perche la vigilia 
del Natale, dal padre- e dal fratello aveva ricevute le strenne ; 
ed ella non aveva potato ricambiarle colle sue, certamente 
inaspettate. Se non che piu la punse, che la madre non le 
avesse regalato nulla. Gliene dolse, ma dissimulo la puntura. 

Ignorava ella che la strenna della madre le era mancata, 
per la ragione stessa, per la quale a lei ed agli altri era man- 
cata la sua. II regalo, fattole preparare, non era arrivato alia 
Claudia, prima del giorno in cui arrivarono a lei stessa le leg- 
giadre cornicine. 

Innanzi che giungessero le sopra mentovate lettere di ri- 
chiesta della mano della Rita, e dal padre e dalla madre si 
entrasse nelle perplessita, che allora appunto li angustiavano, 
la signora Claudia si era divisato in mente di fare alia figliuola, 
pel Natale, un dono che le desse occasione di toccarle il cuore. 
Immagino quindi di farglielo bello, ricco ed espressivo. II con- 
cetto fu tutto suo; e glielo ispiro amore ingegnoso di madre. 

Mando pertanto ad un bravissimo gioielliere di Firenze la 
commissione di lavorarle, al piu presto, un braccialetto d'oro, 
cesellato, corso in giro da colombe, due delle quali, nel mezzo, 
reggessero col becco uno scudetto, contornato di zaffirini, e 
portante di niello il motto : Non parere, ma essere. II lavoro 
indugio ad arrivare, ma arrivo eseguito con isquisitissima fi- 
nitezza. 

IV. 

II 31 decembre, terminata la colazione, mentre ancora tutti 
erano raccolti a tavola, la Lea entro con un vassoio coperto 
di seta rossa, e garbatamente lo presento alia sua signorina. 
La quale, sollevato il velo, mostro le tre galanterie che vi 
erano sotto, e porse a ciascuno la sua. I quadretti colle mi- 
niature furono accettati, come puo credersi, con infinite signi- 
ficazioni di meraviglia e di gradimento.. Oh, quante finezze e 
congratulazioni ebbe, in quel momento, la Rita dal babbo, a 






CAPITOLO SECONDO. NON PARERE, MA ESSERE 187 

cui gocciolavano gli occhi per tenerezza, dal fratello e dalla 
mamma ! Questa, poco dopo, tiratala seco per la mano, la in- 
trodusse nel suo salottino, dicendole : Che avrai tu pensato 
di me, che non ti ho ancor data la strenna del Natale? 

- Ho temuto che tu fossi disgustata meco ; e n'ero dispia- 
centissima. 

No, Rita mia, non e stato per questo. II regalo, che ti 
volevo fare, non mi era ancora giunto. L'ho avuto stamani, ed 
ora te lo do. Prendilo, con un mio bacio. Te lo d piu il cuore, 
che la mano di tua madre. 

In cio dire, le mise avanti Pastuccio, in velluto azzurro, 
che la Rita, con aria gaudiosa, afferro, baciandole focosamente 
la mano, e soggiungendo : Grazie, mamma mia, mille grazie! 

Poi, apertolo : bello, bellissimo ! esclamo. Come sei 
buona con me, cara mamma! e non si tenne che non Pab- 
bracciasse. 

- Guardalo: ti piace? riprese a dire Paltra. 

Oh, quanto ! Questo e un capolavoro d'arte ! Donde 
viene ? 

- Da Firenze : e 1' ho fatto fare apposta per te. 

Proprio per me? Che bella idea! 

- Tu, ne comprendi tu il senso ? Hai lette le parole dello 
scudo? 

- Forse lo comprendo, forse no. Tu, mamma, spiega- 
melo tu. 

Ecco Pidea della mamma, che in questo braccialetto ti 
e manifestata. I tuoi adulatori ti ripetono spesso, in viso, che 
tu pari una colomba, una creatura di cielo. lo ho inteso di 
esprimere prima il complimento, cioe quello che dicono che 
tu pari; e poi la realta, cioe quello che tu devi essere dav- 
vero. Non par ere soltanto, nota bene, ma essere, come leggi 
nello scudetto. Rita mia, devi nelPanima tua essere colomba 
e zaffiro : avervi la docilitk colombina e la pietk celeste : essere 
colomba nel capo e zaffiro nel cuore. Questo e il voto di tua 
madre, Paugurio di Capodanno, che ella fa a te, insieme con 
mille altri di ogni tuo bene, di ogni tua felicita. 



188 RITA - STORIA DI IERI 

La figliuola capi tutto, si commosse e, ribaciata con impe- 
tuoso affetto la mano della madre: Ti prometto, mamma, 
soggiunse, che io, dal canto mio, faro quello che potro per 
contentarti. Ma io posso ben poco: il mio naturale e piii forte 
di me. 

Tu devi fare quello che puoi, e chiedere a Dio quello 
che non puoi. Pensi tu che noi possiamo nulla, contro il na- 
turale, senza Paiuto di Dio? Per questo ti ho dati i zaffiri, 
che, nel linguaggio del lor colore ceruleo, ti dicono : Rita, 
occhio e cuore al cielo! Domani si entra nell'anno nuovo. 
Puo essere anno risolutivo di cose important! per te. Avrei 
caro che tu Io principiassi bene. 

In qual modo? 

Inzaffirando 1' anima tua, col fare le tue devozioni. Da 
un pezzo tu non le fai piu. Rita, riconoscilo; tu hai smesse 
tutte le buone pratiche di pieta che usavi, quando uscisti dal 
convitto. Non me Io puoi negare. 

Oh, tutte no ! 

Per esempio, dici tu, mattina e sera, le tue orazioni? 

Sempre: quelle che mi hai insagnate tu, quand'ero pic- 
cina, non le lascio mai. 

E in dosso porti tu la medaglia delle figlie di Maria ? 

Giammai, ne di giorno, ne di notte, me la sono levata 
dal collo. Vuoi vederla ? E slacciatasi davanti, la trasse fuori, 
appesa alia catenina d' argento ; e la mostro alia madre. La 
quale, dato un sospiro di gioia, la prese fra le dita e divota- 
mente se F accosto alia bocca, con esclamare : Ah, Rita, 
questo mi consola, perche mi prova che tu ami ancora la 
Madonna ! 

Certo che F amo ! 0, che mi pigli tu per paterina ? 

A dirti il vero, dubitavo che tu avessi conservata la 
fede. In sentirti proferire alle volte certe sentenze, in vederti 
quasi nauseata delle cose di religione, io me ne affliggeva 
dentro di me; e, benche non te ne parlassi, temeva che la 
tua fede si fosse spenta. 

Mamma, la fede io la conserve. Ma forse non e come 






CAPITOLO SECONDO. NON PARERE, MA ESSERE 189 

la tua. Tu hai una fede da monaca. Che vuoi? Crescendo negli 
anni, collo studio, coi ragionamenti, si formano certi giudizii, 
vengono nel pensiero difficolta, dubbiezze, che so io? 

- Ma perche non farti schiarire la mente, da chi e capace 
d'illuminarti? Avevi quel santo e dotto vecchio di Mousignor 
Biagio, che tu stimavi tanto e ti regolava con tanta tua sod- 
disfazione la coscienza. Tu gia da parecchio tempo lo hai la- 
sciato. Perche? 

Perche non mi andava piu. E poi, a confessare me non 
si domanda un gran teologo. Io non voglio mai fare del male, 
e credo di non farlo. I miei peccati li posso dire anche a te. 
Gik tu ora mi hai mezzo confessata. Seguita a interrogarmi : 

10 schiettamente ti diro tutto, tutto, fuorche una cosa, che e 

11 secreto del mio cuore, che non e peccato, e non dico a 
nessuno. Ma, se non te la posso dire oggi, un giorno te la diro. 

Io non voglio sapere, ne i tuoi peccati, ne i tuoi secreti. 
Tienli per te, purche tu ti apra con chi devi, in confessione. 
Cio che preme, Rita mia, e quello che ti ho espresso nella 
mia strenna: che tu abbia docilitk di mente e pieta di cuore. 
Adunque, per tornare al punto, domani principierai tu P anno, 
come io ti ho detto di desiderare? 

Si, volentierissimo. Domattina andremo insieme alia 
chiesa della Madonna, e Ik faro le mie divozioni. Voglio farle 
con te, e scaldarmi il cuore vicino al tuo. 

Ma le farai spontaneamente, o solo per compiacere me? 

Con tutta la possibile spontaneita. 

Ah, Rita mia diletta, quanto bene mi fa questa tua pa- 
rola ! ripiglio la signora ; la quale, rizzatasi, si strinse al petto 
la figliuola, con dirle : Tu fai rivivere tua madre ! 

La sera, ragionando di cio col marito : Io termino Panno 
piii tranquilla; concluse. La povera Rita e meno irreligiosa 
che io non sospettassi. Per ora possiamo contentarci. II giorno 
dell'Epifania penso che converrk darle notizia delle richieste 
venute. Intanto io staro piu che possa con lei, e cerchero di 
disporla pel meglio. Dio, lo spero, ci aiuterk! 



RIVISTA DBLLA STAMPA 



i. 

DUERM (Yan) CHARLES S. J. Un pen plus de lumiere sur le 
Conclave de Venise et sur les commencements du Pmtificat de 
Pie VII. 1799-1800. Documents in6dits extraits des archives de 
Yienne. Louvain, Ch. Peeters; Pahs, Y. Lecoftre, 1896, 8 di 
pp. 700. 

II presente lavoro del P. Duerm racchiude document! assai 
important!. II Consalvi nelle sue Memorie 1 ed il Mauiy nella sua. 
Corresp&ndance con Luigi XYIII 2 ci hanno ritratto la condotta 
del Cardinale austriaco Herzan nel conclave di Yenezia a colori 
foschi. II R. P. Duerm conferma che in ci6 1' Herzan non e stato 
punto calunniato, e le prove le ha rintracciate negli stessi scritti 
del Cardinale, scritti confrontati diligentemente dal Padre con quelli 
del Maury e del Consalvi ed illustrati con brevi e succose osser- 
vazioni, ove appare sagacia non comune. Dopo aver ascoltato r 
dic'egli, le rivelazioni del Cardinale romano e del Cardinale fran- 
cese, era mestieri udire lui stesso, il Cardinal Herzan, che dal fondo 
del monastero di S. Giorgio mantenne una corrispondenza assai fre- 
quente col suo Governo. Percio" noi abbiamo interrogate gli archivii 
di Yienna, a fine di. prendere ragguaglio, cogli scritti official! alia 
mano, della violenza che il Gabinetto imperiale adopero verso il 
conclave ed il nuovo Papa e dell'azione personale che dispiegd il 
Cardinale Herzan sotto 1'ispirazione del barone di Thugut, 1'onni- 
possente primo ministro dell' imperatore Francesco II. II presente 
volume e il frutto di questo lavoro d'investigazione. 

La parte che 1' Herzan prese nel conclave di Yenezia, era in 
qualche modo gia nota, prinia della presente pubblicazione 3 : ma. 

1 J. CRETINEAU-JOLY, Memoires du cardinal Consalvi avec une introduc- 
tion et des notes. 2 e Edition, Paris, H. Plon, 1866. 

2 Correspondance diplomatique et Mtmoires inedits du cardinal Maury 
(1792-1817). Lille, Societe de Saint-Augustin, 1891, 2 vol. in 8 di pp. 
LXXI-516 ; 576. Vedi la rivista del nostro periodico (ser. XV, vol. X, pag. 
716-721). 

8 Die Intriguen des osterreichischen Cardinals Herzan bewirkten die 
Verzogerung der Wahl und die Umgangnahme von Bellisomi (Gl'intrighi 
del Cardinale Herzan fecero si che si differisse 1'elezione e non si pensasse 




RIVISTA BELLA STAMPA 191 

ora tutta quella sceua che per poco non fini in tragedia, ci si pre- 
senta davanti viva e reale in tutti i suoi particolari, e per dippiu 
insieme con essa ci si palesa un caposaldo, a fine di meglio deter- 
minare a chi si debba il merito di avere distrigato la grande fac- 
cenda dell'elezione libera e pronta d'un Papa. 

Come e chiaro per se*, la forza ed il pregio di questi document! 
si possono dal lettore dedurre soltanto dalla lettura ordinata ed intera 
dei medesimi; pure non crediamo fuor di proposito accennare qui 
<li volo alcune particolarita, massime per coloro che non avessero 
la detta opera ovvero agio di percorrerla. 

Tra le carte dell'Herzan, conservate negli archivii imperiali di 
Yienna, hawi uno scritto, a quanto pare, della mano d' uno dei 
secretarii ordinarii del medesimo senza data e segnatura. Lo scritto 
contiene : I. le sagge derogazioni, che Pio YI in quei tempi torbidi 
dovette fare alle regole ordinarie per 1'elezione del Papa: II. una 
lunga lista di Cardinal i con indicazioni delle qualita di ciascuno a 
potere essere eletto Papa. Seguono due lettere scritte nel 1798 da 
Mons. Luigi Kuffo, nunzio a Yienna, a Thugut, contro 1'occupazione 
di Roma da parte del Direttorio. Lo stato delle cose era tale alia morte 
di Pio YI (a. 1799) che il luogo piu adatto alia riunione del future 
conclave fu giudicato la citta di Yenezia, ove il sacro Collegio 
avrebbe goduto delle buone disposizioni dell' Imperatore di Germa- 
nia, Francesco II, e, lontano dai tumulti rivoluzionarii, non gli sa- 
rebbe mancata la quiete necessaria. I Cardinali, riunitisi nella citta 
delle lagune, si studiarono di cattivarsene vieppiu Fanimo; e, poiche 
tra gli uomini di Stato, da cui era intorniato 1'imperatore France- 
sco, ve n'aveva di quelli che, imbevuti dei pessimi principii di 
Giuseppe II e del Kaunitz, avrebbero menomata la liberta dell'ele- 
zione del Papa, la diplomazia romana con una lettera del sacro 
Collegio al medesimo Sovrano ne sventd e prevenne i maneggi. Che 
il timore dei Gardinali fosse assai fondato, se ne veggono subito le 
prime prove nelle istruzioni peculiari del 26 novembre dell' a. 1799, 
provenienti dal Gabinetto di Yienna e dalla fucina di Thugut (pag. 
21-32). Codeste istruzioni sono dirette all'Herzan, affinche nell'ese- 
guire gli ordini imperiali adoperi tutta la sua esperienza e prudenza 
ed in particolare il suo zelo inconcusso, e ragguagli fedelmente la 
corte di tutto ci6 che sia per avvenire in conclave. In una istru- 
zione secreta, consegnata al medesimo prelato, e imposta 1'eeclu- 

piu al Card. Bellisomi), JOSEPH Cardinal HERGENROTHER, Handbuch der allge- 
meinen Kirchengeschichte. Pritte Auflage : Freiburg in Breisgau, dritter Band, 
s. 697. 



192 RIVISTA 

siva assoluta e formale all' elezione di qualsiasi Cardinale spagnuolo, 
sardo, napoletano, genovese e francese; nominatamente ai Cardinali 
G-erdil, Caprara, Antonelli, Maury ed a quelli della casa Doria, che 
e quanto dire pressoche a tutti i porporati (pag. 26-31). Le mire 
della Corte di Vienna nella scelta del future Papa erano dirette ad 
assicurarsi, per quanto fosse possibile, il tranquillo possesso delle tre 
Legazioni, acquistate dopo la battaglia della Trebbia, nella ritirata 
dei Francesi ; inutile dirlo, a cio richiedevasi un Pontefice che a 
favore degli Austriaci o confermasse la cessione iraposta a Pio YI, 
owero non vi si opponesse, nel caso che 1' antico stato di cose 
ritornasse. Questo e il giudizio del gran diplomatico, il Consalvi, 
sin dalT anno 1812, durante il suo esilio a Reims , giudizio riscon- 
trato esatto dai presenti documenti. Yienna credette che il Cardinal 
Mattei nel trono di S. Pietro si sarebbe piegato ad appagare le sue 
cupidige, e perciO fece di tutto per farlo eleggere Papa, riserbando 
questa dignita al Cardinal Yalenti, ove il Beniamino fosse sfavato 
(p. 98). 

Ognuno pud intendere chiaramente che siffatte istruzioni colla 
lista delle disorbitanti esclusioni, recate dalTHerzan al conclave, ove 
si fece attendere troppo (12 decembre 1799), dovevano produrre i frutti 
deplorevoli della dilazione e dell'incertezza nell'elezione del Pastore, 
allora piu che mai necessario a reggere la Chiesa universale. Infatti il 
prelato austriaco, dacche mise piede nel monastero di S. Giorgio, 
il piu segretamente che pote, si diede a informare di ogni menoma 
cosa di ciascuno scrutinio, con frequenti e lunghi ragguagli (per lo 
piu scritti in volgare italiano) il suo Thugut. Che piu? Benche il 
Cardinal Bellisomi fosse suddito di sua Maesta, benche venisse sti- 
niato da tutti i presenti per vita esemplare e gran prudenza, ed 
avesse gia ricevuto 21 voti, sicuro di arrivare ai 24 richiesti, pure 
1'aulico Herzan tanto brigd, che, cedendosi alle sue istanze, si so- 
spese verso la seconda meta di decembre 1'elezione imminente del 
Bellisomi, e si die luogo a interminabili rigiri ed inoperose sedute 
con pericolo grave di non conchiudere nulla, come era intervenuto, 
a gran danno della cristianita, nel medio evo (pag. 24; 47 ; 49; 51). 
Durante una tale sospensione 1' Herzan si valse della sua qualita 
d'ambasciatore imperiale, perche falh'sse 1'elezione del Bellisomi e 
vi riusci : ma allo stesso tempo si formo tale scissura nel sacro 
Collegio che sino al mese di marzo molti disperarono di potere riunire 
su di un qualsiasi Cardinale la pluralita legale de' voti : che gli uni 



Mdmoires du cardinal Consalvi, I, 238. 






DELL A STAMP A 193 

coll' Herzan davano. i loro suffragi a] Cardinal Mattel, gli aitri, allo 
scopo di escludere il candidate delk, corte Viennese, si accostavano, 
destreggiandosi, or a questo prelato, or a quello. I rapporti officiali, 
spediti dall' Herzan in quel tempo a Vienna, lo addimostrano troppo 
cortigiano, ed indulgente, la qual cosa e un obbrobrio per un principe 
della Santa Chiesa : basti dire che 1'astuto Thugut fece a fidanza colla 
debolezza di carattere del vecchio prelato (pag. 110-124). Indarno il 
Cardinal decano, 1'Albani, gli diede nna forte e vibrata risposta, 
dicendogli che la raccomandazione del Cardinal Mattei era riputata 
da molti colleghi come lesiva della liberta d'elezione, e perciO sarebbe 
annullata. L' Herzan fa sapere al ministro Viennese che allora 1'Al- 
bani era di cattivo umore, attesoche tutto il suo favore per il Mattei 
si riduceva ad un semplice consiglio, ad una sollecitudine pa- 
terna (p. 71). 

II conclave, protratto sino a] 15 febbraio, aveva mal corrisposto 
alle speranze della corte che 1'ospitava, quando si venne di nuovo 
a promesse splendide ed a minacce aperte. Ormai le lettere di Vienna 
riboccano di bile. Percid 1' Herzan dove spedire a Vienna la lista 
dei Cardinal! che avevano benefici negli Stati italiani, posseduti da 
Sua Maesta (pag. 184)! La Memoria del Cardinale Antonelli, che 
il P. Duerm chiama un capolavoro di abilita e destrezza italiana, 
diretta all' Herzan, affinche cessasse dalla resistenza, fa spedita da 
questo al ministro Thugut, e pare fosse celata all' Imperatore per opera 
del medesimo ministro, che, secondo una nota aggiunta dal Consalvi 
ai suoi scritti, diresse solo, all' insaputa del suo Sovrano, le mosse 
contro la liberta del conclave (p. 151-156). Finalmente il Cardinal 
decano Albani propone il 10 febbraio all' Herzan di abbandonare i 
Cardinal! Mattei e Bellisomi ed attenersi ad un terzo, scelto dai due 
opposti partiti; con cid la malaugurata candidatura del Mattei era 
bella e seppellita. Dopo il ripiego, proposto dall' Albani, 1'elezione 
del Papa prese bensi buon avviamento, ma dovette passare per la 
pruova del fuoco; poiche, non ostante le alternative e le sorprese, 
onde era bersagliato sin dal 19 febbraio 1' Herzan, questi non rimise 
mai dalTaizzare la sua piccola schiera a scegliere un candidate favo- 
revole al suo Sovrano. Iddio pero mandd a vuoto le mene degli 
awersarii per modo che il 14 marzo i medesimi dovettero assistere, 
colmi di ridicolo e di confusione, alia solenne elezione del Papa 
nella persona del Chiaranaonti, elezione convenuta e stabilita parec- 
chi giorni prima segretamente, senza che essi neppure ne sospettas- 
sero. L'animo del lettore, che abborre dai raggiri, a tale scioglimento 
del dramma, respira e gode che, non ostante le diverse passioni, 

Serie XVI, vol. VI, fasc. 1100. 33 10 aprile 1896. 



194 RIVISTA 

onde alcuni del sacro Collegio erano animati, Iddio aveva compiuto 
la sua opera e dato alia Chiesa un miovo Pontefice. 

Un'altra impressione riceve chi si fa a leggere queste pagine, 
ed 6 la meraviglia che fosse eletto improvvisamente a Pontefice un 
Cardinale, che quasi sino ai primi di marzo era rimasto dimentico 
ed abbandonato, il Chiaramonti. In qual maniera awenne dunque 
questa elezione ? La risposta sia del P. Duerm, che in cid ha potuto 
penetrare addentro ai document!. 

Paragonando tra loro le diverse versioni su i maneggi ultimi 
del conclave, lasciate dai Cardinal! Consalvi, Maury ed Herzan, 
torna men difficile scernere la parte dei principal! attori. Purche il 
lettore si contenti di non vedervi (negli scritti dell' Herzan, del Con- 
salvi e del Maury) se non do eke e scritto, queste tre relazioni non 
solamente non ci danno veruna differenza essenziale, ma anzi esse 
concordano, si chiariscono, si spiegano e si compiono a vicenda. I tre 
Principi della Chiesa hanno esposto, ciascuno in maniera propria, 
alcune particolarita dei fatti che avvennero negli ultimi giorni del 
conclave. Tra essi il Consalvi, benche non fosse ancora Cardinale, 
per una fiducia tutta speciale che gli torna ad onore, fu il meglio 
informato di questa abile combinazione : indurre la minoranza a sce- 
gli&re il Papa nel seno della maggioranza. Tuttavia il Cardinale romano 
non credette bene pubblicare il nome di colui che ebbe la fortuna 
di proporre 1'ingegnoso compromesso. II Maury indovino il piano 
di campagna che pose fine alia baruffa elettorale, ma non fu ammesso 
a partecipare al secreto delle operazioni. Nemmeno 1' Herzan pote" 
conoscere i maneggi speciali che diedero un termine al conclave. II 
Maury e T Herzan tutto d'un tratto si videro innanzi un avveni- 
mento che si compiva a loro insaputa e lo subirono tutti e due come 
nna specie di necessita. Le Memorie del Cardinal Consalvi ci forni- 
scono sull' inventore dello scioglimento finale del dramma alcuni dati 
che e mestieri non perdere di vista. II Cardinale, di cui e questione, 
apparteneva alia minoranza, cioe al partito del Mattei, non tanto di 
sua volonta, quanto per cagioni estrinseche, alle quali credette dover 
cedere; era d'una perspicacia d'ingegno raro, d'un cuore eccellente e 
da lungo tempo era divenuto uno degli amici del prelato segretario *. 
L'Albani, il Consalvi, 1'Antonelli, il Maury, il Braschi non ebbero 
tale complesso di qualita. Non vi e per ventura in esse, come si 
indicate piu sopra (p. 231), il ritratto del Cardinal Dugnani? La ra- 
gione per cui il Consalvi ha ravvolto nel silenzio e nell'obblio il nome 
del suo amico, non deve forse cercarsi nelle compiacenze eccessive che 
il Cardinal Dugnani ebbe per Napoleone I ? 

1 Memorie del CONSALVI. I. 263; ib. 268. 



DELL A STAMPA 195 

II P. Duerm continua a dire che al comparire in pubblico le 
Memorie del Consalvi, tradotte in francese, 1'asserzione del Cavaliere 
Artaud di Montor che ogni cosa riferi al Consalvi i e quella di 
Mons. Pietro Baldassari che fece merito della buona riuscita del 
conclave al Cardinal Albani 2 si dileguarono, ed invece nella versione 
francese delle medesime Memorie del Consalvi s'insinud un altro 
errore, prima in una nota e poi piu sotto nello stesso testo 3 , che 
cio& il Maury condusse a termine 1' elezione del Papa ! Errore 
grande, eppure seguito da parecchi Tedeschi e Francesi. Cosi altre 
allegazioni rispetto al conclave, prive di fondamento, prendono il 
posto delle favole, come presso il d'Haussonville 4 , il Weiss 5 , Leo- 
poldo von Ranke 6 , il Petruccelli della Gattina 7 , Mcodemo Bianchi 8 , 
Maurizio Brosch 9 ed Enrico Geffcken 10 . In certi punti pero, bisogna 
pur confessarlo, ancora non si e fatta piena luce: percid nasce natu- 
rale il desiderio che si facciano altre indagini negli archivii di Roma, 
di Napoli e di Madrid e che si pubblichino in volgare italiano le 
Memorie del Consalvi. 

Questa e la prima parte dei document! che risguarda il conclave 
di Yenezia: la seconda parte dei medesimi, tra i quali hawi non 
poche lettere autografe di Pio YII all' Imperatore Francesco LI, al- 
1' Herzan ed a Thugut, concerne prima gli sforzi inutili del Thugut 
per indurre il nuovo Pontefice a recarsi a Yienna, e cosi (credeva 
lui !) averlo docile ai suoi biechi disegni; in fine la durezza e la non- 
curanza del Governo di sua Maesta 1' Imperatore di Germania verso 
il Papa nel suo solenne incoronamento e nel viaggio alia Citta 
Eterna, che non servi ad altro che a far meglio risaltare la gran- 
dezza d'animo, la mitezza e la saggezza di Pio YII e dei suoi mi- 
nistri. Sono rilevanti le manifestazioni del Thugut (pag. 311 seg.) e 
del re di Sardegna (pag. 353) rispetto al ristabilimento della Com- 
pagnia di Gesu, soppressa da Clemente XIY, il quale ristabilimento, 
secondo gli atti dei primi giorni del pontificato, era gia cosa con- 
chiusa 1'a. 1800. Non poche delle piu belle parti di questi document! 

1 Histoire du pape Pie VII, I, chapitre V. Revue d'Histoire diploma- 
tique. Annee 1894, 437 et suivantes. 

* Relazione delle avversitd, e dei patimenti del glorioso papa Pio VI. 
Vol. I, 414, Roma, tip. di Propaganda Fide, 1889. 

8 Tome I er , 268 (note) et 271. 

4 L'jZglise romaine et le premier empire, I, Paris, 1870, 3 m * edition. 
8 Lehrbuch der Weltgeschichte. 6 Die Staatsverwaltung des Kardinals Con- 
salvi. 7 Histoire diplomatique des conclaves, torn. IV. 8 Storia della di- 
plomazia europea in Italia, 6, nota 3. 9 Geschichte des Kirchenstaates, II. 
10 Staat und Kir che, 350. 



196 RIVISTA 

risguardano la storia del douiinio temporale del Papi, storia che 
1' Autore ha illustrate colle sue Vicissitudes politiques du pouvoir 
temporel des Papes. Cosi la storia, frugando ne' piu riposti nascon- 
digli delle passioni timane, ne scopre i vituperii, e, ministra della 
giustizia divina, flagella di santa ragione chi si discosto dalla via 
diritta dell'onesta e della virtu cristiana ; ed allo stesso tempo mo* 
stra che nelle gravi vicissitudini di questa bassa e tempestosa regione 
una mano occulta e provvida mena gli uomini piu ritrosi la, dove 
essa intende. 

II. 

Sac. AMBROGIO SALA. L'Ideale Cristiano nell'odierno malessere 
sociale. Torino, tip. Salesiana, 1895, 8 di pp. 210. L. 2. 

Fu felicibsimo il Brunetiere in quella sua frase famosa : la 
scienza ha fatto bancarotta. E notisi che egli parlava della cosi 
detta scienza moderna, cioe di quell' affastellarnento di opinioni e 
di aforismi, destinato, sotto il mentito nome di scienza, a soffocare 
.qualsiasi influsso della fede soprannaturale, cosi nell'ordine teore- 
tico come nell'ordine pratico. 

Questo conato settario (ormai tutti devono riconoscerlo) e inte- 
ramente fallito; perocche, nel fatto, la celebrata scienza moderna 
mostrossi del tutto impotente. Per la parte speculativa, essa ap- 
prodo allo scetticismo universale, che e quanto dire alia distruzione 
d'ogni certezza e quindi d'ogni scienza. Ugualmente, ed anzi peg- 
gio sfortunata fu la scienza moderna riguardo alia parte pratica; 
perche, in luogo d'avviare le societa umane, come avea promesso 
e giurato, ad un assetto nuovo, tutto felicita e grandezza, le scon- 
volse da capo a fondo, trascinandole al compiuto sfacelo. 

n ch. Autore del libro, che qui con molto piacere annunziamo, 
prende particolarmente a disamina questo secondo aspetto pratico 
della rivoluzione settaria. Presupposto il fatto innegabile, perche a 
tutti evidente e da tutti sentito, del malessere onde la societa mo- 
derna e afflitta in ogni sua appartenenza, 1'A. ne va indagando la 
causa vera e reale, e la trova nelTopposizione sistematica ziridmle 
cristiano. 

Che cosa e codesto ideale cristiano? Sentiamolo dall' Autore 
naedesimo : Per ideale cristiano (scrive egli) si vuole intendere 
quel complesso di tutte le verita razionali-rivelate, di tutte le isti- 
tuzioni coordinate alia mente, al cuore, all' operativita dell' uomo 
individuo e sociale, come dalla Chiesa cattolica sono apprese e pra- 
ticate e di cui Gesii e 1' Autore (pag. 9). Posta la qual defini- 






BELLA STAMP A 197 

zione, che, pure con alcun difetto di forma, riesce nella sostanza 
plena ed abbastanza esatta, e agevole argomentare come diametral- 
niente opposto all' ideale cristiauo sia il liberalismo, il quale non 
per altro fine fu messo al mondo, e vive e si dibatte continua- 
mente, che per distruggere 1' impero sociale di quelle verita e di 
quelle istituzioni cattoliche. 

E ben vero che non il liberalismo soltanto, ma anche 1' anar- 
chismo ed il socialismo si propongono di riparare al malessere la- 
mentato col riporre 1'umano consorzio sopra basi diverse dalle an- 
tiche. II nostro A. pero rettamente osserva, 1'anarchismo ed il so- 
cialismo essere una filiazione logica del liberalismo, che, inteso 
nella sua astratta e generale significazione, e proprio il sistema ge* 
netico degli altri due grandi errori. Abbattere il liberalismo val 
dunque tanto quanto scalzare il fondamento vitale d'ogni forma di 
anarchia e di socialismo. Laonde si fa chiaro quanto poco coerenti 
sieno con se medesimi i liberali, che pretendono, pur salvando i 
proprii principii, di opporsi efficacemente ai socialisti ed agli anar- 
chici. E, per dirla solarnente di volo, e quindi evidente qual grosso 
abbaglio prendesse sin dai primordii della sua vita ufficiale il Mini- 
stero Rudini nel proclamarsi ad un tempo decisaniente liberale e 
risolutamente conservatore ; perocche 1'uno dei due termini fa a cozzo 
coll'altro. Yedremo poi come se Faggiusteranno. 

Intanto, per tornare al libro che ora ci occupa, il Sala, nella 
prima parte, atterra e stritola, con inoppugnabile raziocinio, Fanar- 
ohisrno del pari che il socialismo ed il liberalismo. 

Anarchismo e socialismo sono, a un dipresso, nel fatto una cosa 
medesima, come sarebbe a dire zuppa e pan molle ; perocche i due 
sistemi tornano, per diversi metodi o strade differenti, ad una guerra 
in permanenza contro Fordine sociale. Esser questo il termine del' 
1'anarchismo non ha bisogno di prova, bastando sola la sua for- 
mola radicale n& Dio, ne padrone a schiantare dalle fondamenta il 
consorzio civile. Ma ci6 non appare men vero per riguardo al so- 
cialismo, preso nella sua essenza di opposizione alia proprieta indi- 
viduale e privata, ove riflettiamo che un tale sistema non puo fi- 
nalmente non trascinare allo sbrigliamento di tutte le prepotenze ed 
all' insediamento di tutte le tiranuidi. sia il socialismo autoritario e 
di Stato dei collettivisti seguaci del Marx, o sia il socialismo fe- 
derativo e nichilista degli individualist! seguaci del Batounine, con- 
siderate bene e vedrete che quella conseguenza e sempre ine vita- 
bile nel socialismo. Quindi viene ad inferirsi che anarchismo e so- 
cialismo, messi su dai forsennati sconvolgitori dell' ordine sociale 



198 RIVISTA 

cristiano, col troppo facile pretesto di riparare alle ingiustizie ed- 
ai malanni nostri, accrescono invece questi a dismisura, e per di 
piu li rendono irrimediabili. 

Tutto ci6 rapidamente e lucidamente espone 1'egregio Autore 
in una quarantina di pagine, che comprendono i capitoli primo e 
secondo della prima parte: ma poi si fa, con piii minuta analisi r 
a sviscerare le malignita del liberalismo, in parecchi paragrafi del 
capitolo terzo. 

L'essenza de] liberalismo e giustamente riposta nell'esclusione 
del soprannaturale da tutte le appartenenze dell'umano consorzio, 
ossia nel laieismo, il quale a parole sembrerebbe voler soltanto- 
astrarre da Dio e dalla sua rivelazione nel governo della societa,. 
ma realmente e di fatto e 1'uno e 1'altra avversa. Ne, scrive l'A. v 
potrebbe essere altrimenti; giacche il cristianesimo ha tanta parte 
nell'uomo, in tutte le sue potenze, che non puo essere considerate 
come estraneo, come forastiero da nessuna istituzione sociale che 
sorga al suo fianco. Potrebbe esserle un ausiliario, un amico cosi 
prezioso, che il non curarlo non pud ascriversi che ad ignoranza. 
o ad odio. L' ha detto G. C. espressamente : qui non est mecum, . 
contra me est. Molto piii che il soprannaturale e tutt'altro che acol- 
tativo: obbliga il private e il pubblico, 1'individuo e la nazione. 
Ora la violazione abituale, sistematica di un obbligo implica 1'odio 
dell'obbligo stesso (pag. 59). Ma la cosa essendo cosi, come pu6 
il liberalismo provvedere effettivamente al malessere della societa 
moderna ? E per raziocinio e per esperienza troppo ovvio e pal- 
pabile che il liberalismo, colTesclusione del cristianesimo, fa getto 
di tutti i freni contro il male e di tutti i motivi efficaci per il. 
bene, inaridisce la sorgente del benessere sociale, sguinzaglia tutte 
le passioni e tutti gli appetiti piii ruinosi, nel punto medesimo 
che si spoglia del diritto intrinseco, vero, morale di governare, che, 
ben lungi dal fondarsi in un soggettivismo qualsiasi individuale 
o collettivo, si radica in Dio padrone di tutto e superiore a tutto. 
, Jslel liberalismo logicamente non pud dunque prevalere che la forza 
bruta del numero o della spada. Quindi in esso non liberta ma. 
tirannide ; non eguaglianza, non fraternita, e neppure patriottismo ; . 
ma solamente partiti che si accaneggiano e si awicendano coll' in- 
ganno e colla forza al potere. L'utile particolare degli individui e 
delle fazioni, ossia 1'egoismo per fine, la violenza poi per mezzo: ecco 
il liberalismo! N quel po' di bene che esso fa, od a cui dicono, 
fors'anche sinceramente, d'aspirare alcuni liberali, deve ascriversi, 
al sistema liberale ; ma piuttosto all'educazione, a cio che ora chia- 
mano Tambiente, ed alle tendenze delTanima naturalmente cristiana.. 






BELLA STAMP A 199 

Yi sono del liberal! che spaventati dell' opera stessa delle loro 
'mani ora invocano Dio. Ma o questo e un Dio cervellotico, e rica- 
diamo nell'arbitrio soggettivo poc'anzi accennato; o 6 il Dio vivo 
*e vero, autore della rivelazione e della Chiesa, e allora bisogna 
andare difilato sino al Papa ed al potere temporale, condannar ciofc 
tutte le idee e tutti i fasti cosi 'nefasti del liberalisino. 

n Sala tratta opportunamente altresi qaesto punto del potere 
temporale, che e punto di primaria importanza, nella condizione 
presente di cose, sfatando i sofismi di quei liberali piu annacquati, 
i quali pretenderebbero di rimaner cattolici pur negando, in nome 
del principio di nazionalita, il diritto del Papa ^d essere sovrano 
temporale. bella pretensione davvero ! Le instanze in contrario 
'(scrive egli) si eludono tutte osservando, che se la societa fosse 
come dev'essere, non sarebbe necessario nessun umano presidio alia 
Chiesa: le e invece necessario (o al suo Capo per lei, che $ lo stesso), 
perche" la societa, tutt'altro che quale dev'essere, e eminentemente 
disorganizzata, irta di mali e di disordini, nemica di Dio e della sua 
religione. I liberali oppongono un diritto controverso, circoscritto 
ad un regno, non equamente vindicate : il diritto del Pontefice al- 
1' incontro e inconcusso, cattolico nella' sua estensione e nel suo 
oggetto e inteso alia suprema delle cause, alia causa delTordine e del 
bene universale (pag. 78). E continua dimostrando quanto esi- 
ziale sia stata alia moralita pubblica la lotta scandalosissima del 
liberalisino italiano contro il Papa, principalmente per 1'intima 
connessione sua colla fra mmassoneria, intesa senz'altro ad abbattere 
il potere spirituale. 

D. liberalismo non e soitanto un'eresia, e tutte le eresie. Esso 
^quindi, conchiude il Sala, e la negazione della morale, del diritto, 
della giustizia sociale; ne, per conseguenza, pud esservi speranza 
di salute fuorche nel ripudiarlo sinceramente per rifarci all'ideale 
cristiano. 

Dopo di che 1'A. ha aperto 1'adito alia seconda parte positiva 
del suo lavoro che consiste nel rappresentare 1'ideale cristiajio in 
atto di por riparo al malessere della societa e di procacciarne il be- 
nessere. Cosi in questa seconda parte come nella prima il ch. A. 
prosegue invariabilmente col medesimo metodo espositivo e didattico, 
benche si mostri alieno dalla pompa vana delle frasi, sempre molto 
convincente. Egli si e proposto di condurre alia verita gli av- 
versarii di buona fede : laonde nel suo ragionamento va innanzi 
sereno, quasi se ne stesse dimesticamente conversando a tu per tu 
con un amico, di pensare bensi contrario al suo, ma benevolo e di- 
sposto anche a dargli ragione, ove gli riesca persuaderlo. Questa 



200 RIVISTA 

santa e calda intenzione di persuadere traspare ad ogni pagina; e 
pero non lascia il Sala d'incalzare 1'errore vigorosamente in tutti i 
suoi ripari, di rilevarne tutti i sofismi e le sottigliezze, di metterne 
a nudo le contraddizioni, di ribatterne trionfalmente le obbiezioni, 
perche piu non abbia via alcuna di scampo. Ma in far tutto ci6 si 
guarda bene dal dar a divedere la menoma velleita di schiacciar 
I'avversario; nel che, a parer nostro, e uno dei pregi principal! 
del suo scritto. Per questo e per 1'uso moderate e savio del me- 
todo esperimentale, tanto in yoga ai di nostri nella nuova genera- 
zione educata a procedere per via di fatti, anziche di principii astratti, 
crediamo che il presente volume potra riuscire molto fruttuoso e 
farsi leggere con grande utilita e piacere, nonostante una certa ne- 
gligenza di lingua e di stile, che sarebbe pur stato bene evitare. 

Delia seconda parte diciamo sol poche cose, citando anziche po- 
nendovi del nostro. 

II malessere della convivenza umana proviene dai vizii dell'uomo, 
dalla sua cupidita, dalla sua ingiustizia, dalla sua inumanita, dal suo 
egoismo. Or dunque, dice il ch. Autore, si distruggano queste idre 
che awelenano ogni bene ! Ed ecco appunto dove sta 1'efficacia del- 
1'ideale cristiano. Esso che e il perfezionamento della ragione na- 
turale, che e eminentemente filosofico, non insegue il nemico alia 
periferia, ma va difilato al centro, non si limita ad amputare i rami 
dell'albero infetto, ma ne risana la radice. Sapendo che dal cuore 
vengono gli smodati desiderii, la turpe ingordigia, 1'albagia del po- 
tere, gl'intenti disumani, lo purifica occupandolo della divina carita 
e per essa deH'amore dei fratelli (pag. 101). Non si nega punto 
ai socialist! che le istituzioni debbano mirare allo svolgimento di 
tutte le attivita umane in ciascuna delle condizioni sociali. Ma a 
tale intento non fanno ostacolo, siccome coloro pretendono, ne il 
capitale ne la privata proprieta. Bisogna soltanto che i rapporti 
tra il capitale e il proletariate, tra il capitale e il lavoro, tra il la- 
voro e la inercede, tra il ricco e il povero, tra la borghesia e 1'in- 
digenza sieno meno tesi, piu equi, piu umani che non siano al pre- 
sente. Come si pud venire a capo di questo? Col far affluire per 
le arterie sociali la vita cristiana (pag. 133). 

E qui il ch. Autore prende ad illustrare parecchi mezzi atti a 
far affluire nelle arterie sociali la vita cristiana, naturalmente pre- 
supponendo tutti quegli altri che sono stabiliti dallo stesso divina 
Legislatore del Cristianesimo, come a dire la predicazione, i saera- 
menti, la pubblica professione dei consigli evangelici, la gerarchia 
ecclesiastica, e che rimangono in tutti i tempi i primi e i piu efficaci. 






BELLA STAMPA 201 

Egli discorre delle Casse rurali, notando opportunamente, come 
auche noi gia facemmo in piu d'un articolo, che per adattarsi allo 
scopo e guarentirsi cosi da ogni intrinseco pericolo di deviazioni, 
come da qualsiasi esteriore attentato, esse devono essere impregnate 
da spirito sinceramente cristiano e cattolico intuttoil loro organamento 
e nella loro vita. Discorre del giornalismo cattolico qual tramite neces- 
sario di restaurazione cristiana, e lo yuole intransigents, cioe, tutto di 
un pezzo e senza palliativi o transazioni o fornicazioni coll'er- 
rore. Perocche quanto piu 1'uomo sta attaccato alia verita ed alia 
giustizia, e la difende e propugna non solo per se, ma anche per 
gli altri, tanto piu promuove 1'ordine, il benessere sociale. Yiceversa 
nol promuove, ma anzi lo rimuove quando e in quauto colla 
verita diffonde anche 1'errore, colla giustizia anche F ingiustizia, 
come fa il transigente (pag. 144). 

Di questa intransigenza santa e salutare il Sala vuol rawi- 
sare uno dei campioni nella Oivilta Cattolica, delle cui beneme- 
renze tesse il panegirico. Noi gliene siamo cordialmente grati, pur 
riconoseendoci inferior! di molto alle sue lodi ; e facciamo voti che 
i fogli cattolici tutti si conformino alle massime cosi bene espo- 
ste dal Sacerdote Sala, per rispondere degnamente al loro grande 
mandate, cui certo sarebbero irnpari, se, affine d'ammodernarsi, come 
ora si dice, si tramutassero in un repertorio di notizie piu o meno 
genuine, le quali si tagliano colle forbici e si uniscono colla gomma, o 
prendessero lo stile bolso che tanto garba ai liberal! moderati. 

Con un commento della Enciclica Rerum Novarum del regnante 
Pontefice Leone XIII, ed alcune bellissime considerazioni sull' influsso 
benefico della scienza e dell'arte cristiana, e poi della divina Euca- 
ristia, per la grandezza intellettuale e morale del mondo, il nostro 
Autore termina quindi la sua opportunissima trattazione, della quale 
iioi pure conchiuderemo la rivista, dicendo che ci piacque assai e 
vivamente desideriamo che si diffonda. Pur tuttavia 1'avremmo ve- 
duta volontieri compiuta con un capitolo sopra 1'ordinamento dei 
cattolici nei Comitati dell'Opera dei Congressi, tanto necessaria 
a far affluire, come ottimamente scrive il Sala, per le arterie so- 
ciali la vita cristiana in questa nostra Italia. II silenzio circa 
tale materia e una lacuna che speriamo sara colmata in un'altra 
edizione; perche dopo le reiterate raccomandazioni del Pontefice, 
dopo le insistenze di tanti insigni Yescovi, e inipossibile dubitare 
che quell' organismo non sia il mezzo piu pratico e concrete ordi- 
nato da Dio nei tempi presenti per la restaurazione cristiana del 
nostro paese nell'ordine soprattutto politico e civile. 



202 RIVISTA 



III. 



E. P. BAINFEL de la Compagnie de J6sus. Les contresenses bibli- 
ques des predicateurs. Paris, Lethielleux, rue Cassette, 10, 1895,, 
16 di pp. 164. 

Y' ha parecchi tra i predicatori moderni, dal labbro de' qaali 
raro e che si ascolti una citazione della Sacra Scrittura. Siccome 
la Bibbia e antichissima ed essi vogliono andar in voce di moderni r 
cosi le fan riverenza, ma la mettono in disparte e la rilegano a- 
muffir ne' musei tra gli altri codici della veneranda antichita. Qual- 
che cosa di meglio hanno essi trovato per farsi udir volentieri e 
conciliare alle loro parole autorita ; hanno trovato le sentenze di un. 
Montesquieu, di un Yoltaire, di un Franklin, di un Mazzini, di una 
Madama Stael, di un Napoleone a S. Elena; e col ricco corredo 
di siffatte citazioni e d'altre ancor piu fresche e rugiadiose, ben pos-- 
son essi passarsi dei rancidumi della Scrittura. 

!Ma, viva Dio, non tutti i predicatori sono poi di tal tempra. I 
piu di loro pensano ancora che nulla muova tanto le anime quanto 
una sentenza, una frase della Scrittura, e che sia proprio questa 
quella parola di Dio che penetra come spada a due tagli nel piu- 
vivo del cuore. Oonvien perO badar bene di" non citarla a sproposito. 
Non sono pochi coloro i quali, purche 1'applicazione sia comoda ed. 
ingegnosa, non si dan poi molto pensiero se sia anche giusta ed 
esatta. Y' ha certi testi principalmente cui e toccato proprio di- 
sdetta e sono stati sui pulpiti assai maltrattati. Senza badare al 
contesto e al senso originale, si sono presi cosi da se secondo quello 
che suonano a prima vista, si e fatto dir loro tutt'altro da cid che 
aveva inteso lo scrittore ispirato, e quel controsenso passando di 
bocca in bocca, di pulpito in pulpito, ha come acquistato diritto di 
cittadinanza, cosi che la moneta falsa e divenuta moneta corrente. 

A porre dunque un qualche riparo a siffatto inconveniente si & 
accinto 1'Autore di questo libro. Premette che 1'uso dei testi biblici 
sul pulpito in senso accomodatizio e lecitissimo, come mostra il 
fatto dei santi Padri e della Chiesa, ma che ai giorni nostri vi si 
richiede particolare esattezza, atteso le cresciute esigenze dei fedeli 
non piu cosi semplici come una volta. ed anche il pericolo d'esser 



OELLA STAMPA 203 

-colto in fallo da qualche eretico od incredulo che stesse li in agguato; 
e cid premesso, egli stabilisce alcuni principii per ben regolarne la 
pratica, e sono i seguenti: 

1. Non dare per parola di Dio quella che non e tale, ne 
attribuirle un senso che non ha. Per esempio, il cognovit bos pos- 
sessor em suum et asinus praesepe domini sui (Is. 1. 3), e bensi un 
testo scritturale, ma non ha nulla che fare colla culla di Betlemme; 
il suo significato e un altro, come apparisce dalle parole seguenti: 
Israel autem me non cognovit. Parlando dunque della capanna di 
Betlemme, ben si potranno usare quelle parole come ornamento, ma 
non mai come prova per dimostrar vera la tradizione, per altro 
rispettabilissima, del bue e delTasinello ivi presenti. 

2. Traducendo o interpretandOj distinguere il senso conse- 
quente dal letterale. E noto il bel testo d' Isaia : Qui sperant in 
Domino, mutabunt fortitudinem (40, 31). II senso diretto e : pren- 
deranno nuovo vigor e. Quei predicatori dunqne e quegli ascetici che 
insistono su quel mutabunt, o in forza di esso pretendono provare 
che noi colla confidenza cambiamo la nostra forza si debole colla 
forza infinita di Dio, esprimono un' idea bella, un' idea che e an- 
che contenuta implicitamente nel testo, ma hanno torto nel dare a 
quel mutabunt un senso che non e il suo. 

3. L' applications accomodatizia dei testi va fondata sul 
senso letterale, non mai sopra un controsenso, ne sopra un testo 
mozzato. Piu volte furono applicate alia Yergine Immacolata quelle 
parole : quaeretur peccatum illius et non invenietur (Ps. 9. 15). In- 
vece quel versetto dice : Contere brachium peccatoris et maligni : 
- quaeretur... Dunque quell VZ^^s si riferisce al peccatore, di cui il 
-Signore perseguita e annienta le opere malvage, fino a non lasciarne 
yestigio : applicar questo alia Yergine sara ben fatto ? Sotto una 
-statua di S. Giuseppe posta all' ingresso di una vigna noi abbiamo 
letto : Posuerunt me custodem in vineis (Cant. 1. 5) : ma dopo quelle 
parole seguono nel sacro testo queste altre : vineam meam non custo- 
divi. Fu dunque giudiziosa quella applicazione, che alia mente di 
un lettore un po' perito richiamava siffatta seconda parte, bench^ 
soppressa ? Similmente, spesso si citano quelle parole : omnia in 
figura contingebant illis (1. Cor. 10), per dimostrare che agli Ebrei 
totte le cose aceadevano in figura, mentre il testo dice : haec autem 
omnia, i fatti simbolici di cui aveva allora parlato. Quella genera- 
lizzazione & ella legittima ? 



204 RIVISTA 

4. Non farsi lecite certe liberta e facexie, che sarebbero inno- 
centi trattandosi di citazioni profane. Contro questa regola si pecco- 
molto spesso dai predicatori priina del Concilio di Trento ; ma ora r 
grazie a Dio, simili abusi sono rari. Una di tali profanazioni sarebbe 
se all'amor malvagio si applicassero le parole dette da Gresu alia 
Maddalena : Remittuntw ei peccata multa, quoniam dilexit mid- 
turn (Luc. 7. 47). 

E per evitare tutti gli accennati difetti nell'uso della Bibbia T 
rimedio semplice ma efficacissimo e questo: Nello spiegare e nel- 
Vadattare, sempre e da per tutto tener dinanxi alia mente il senso 
letterale ed il contesto. 

Dcpo queste regole generali, 1'Autore spiega le principali partico- 
larita di lingua e d' espressione che si trovano nella nostra Yolgata, la 
qaale essendo in gran parte traduzione dall' Ebraico, usa molte parole 
in 'senso piu ebraico che latino. Cosi verbum molte volte significa, non 
parola, ma cosa, fatto. Virtus vuol dire forza, miracolo, eser- 
tito, e rare volte virtu. Mortificamur non e mortificarsi, ma 
esser messi a morte. Veritas dinota spesso fedelta, giustizia. 
Similmente sancttis, sanctifico piu spesso si prendono per la eon- 
sacrazione a Dio, che per la santita propriamente detta. Infer- 
nus, inferi non indica ordinariamente il carcere dei dannati, ma il 
sepolcro. Peccatum non e solo il peccato, ma anche la pena o- 
la vittima del peccato, ed anche la concupiscenza. Confiteri or- 
dinariamente e lodare. Rationabilis vuol dire piuttosto spirituale 
che ragionevole. Anima e spesso vita, persona. Eccetera, eccetera. 

E quello che si e detto delle parole, si dica ancora di frasi in- 
tere, che nel latino della Yolgata debbono intendersi in un senso 
diverso dall' ordinario ; si dica similmente di molti ebraismi nella 
costruzione delle parole, come sarebbero i seguenti. II genitivo in- 
vece dell' aggettivo, donde virga directionis invece di directissima* 
II femminile pel neutro, donde haec facia est mihi, imam petii 
a Domino in luogo di hoc e di unum. In corde et corde locuti 
sunt, a significare doppiezza, e non (come alcuni pessimaniente in- 
tesero) il colloquio intimo e cuore a cuore. Odio habere per 'mi- 
nus diligere. Non omnis invece di nullus. I verbi inipiegati 
in senso avverbiale, come conversi sunt et tentaverunt Deum, in- 
vece di rursus tentaverunt. II dativo per 1' ablativo, quindi multi 
dicunt a^iimae meae invece di de me. Quanti abbagli si evitereb- 
bero dai predicatori, se tenessero sempre sott' occhio queste elemen- 
tari nozioni bibliche! 



BELLA STAMPS 205 

Finalmente 1'Autore ci offre un largo catalogo del testi . biblici 
abusati. Spigoliamone alcuni. 

Da mihi animas, cetera tolle tibi (Gen. 14, 21). E spesso citato 
a mostrare la grande stima che dell'anima fa il Signore, e che 
dobbiamo fare anche noi. Invece e il re di Sodoma che, dopo un 
combattimento, dice ad Abraino : Lascia a me le persone e tieni 
per te le spoglie. 

Ducunt in bonis dies suos, et in pitncto ad inferna descendant. 
(lob. 21, 13). Sembra fare buon giuoco a chi predica contro la vita 
niolle, che poi va a finire all' inferno. Invece vuol dire : Yi SODO 
degli ernpii a cui tutto sorride dalla culla alia tomba, nella quale 
discendono senza dolori, senza ambasce. 

Diminntae simt veritates a filiis hominum (Ps. 11, 2). Si cita 
a piu diversi propositi, ma il vero senso e questo: Sono divenuti 
rari i fedeli, i giusti, in mezzo agli uomini. 

Cum sancto sanctus eris... et cumperverso perverteris (Ps. 17, 26). 
Si usa ogni giorno per inculcare la fuga dei cattivi compagni. Ma 
il senso vero e questo: Coi buoni sarai buono, o Signore, e coi cat- 
tivi cattivo, cio& severe. 

In meditatione mea exardescet ignis (Ps. 38, 4). Non il fuoco 
dell' amor di Dio si accendera nella rnia meditazione, come spiegano 
molti ascetici ; ma il fuoco dello sdegno nel ripensare al male che 
trionfa. 

Ad Deum qui laetificat iuventutem meam (Ps. 42, 4). Qui non 
si tratta della gioventu naturale, quella parola va presa in senso 
figurato, e il testo significa: Dio, gioia dell'anima mia, quand'ella 
si sente giovine, ardente. Allora quel iuventutem sta bene anche 
in bocca ai vecchi. 

Ego iustitias iudicabo (Ps. 74, 3). Non vuol dire che Dio giu- 
dichera le opere buone, ma che giudichera giustamente. 

Manum suam misit ad fortia et digiti eius apprehenderunt 
fusum (Prov. 31, 19). Quanto bene si presta a celebrare le donne straor- 
dinariamente virili, le Pulcherie, le Catarine da Siena, le Giovanne 
d'Arco ! Peccato perd che a quel fortia corrisponda nelF ebraico una 
parola significante qualche cosa di simile al fuso. Non abbiamo qui 
dunque una contrapposizione, ma una ripetizione, di quelle tante 
che s 5 incontrano nei versetti biblici, la seconda parte de' quali spesso 
non e altro che una riproduzione dell^ prima sotto altra forma. Ci6 
non ostante noi non oseremmo condannare un' applicazione che fon- 



2Q6 RIVISTA DELL A STAMP A 

dasi sulia Yolgata. Non sarebbe cio sufficiente per un cmtroversi- 
sta, ma per un predicatore bastante. 

Ordmavit in me charitatem (Cant. 2, 4). Non si riferisce alia 
carita ben regolata, ma vuol dire : Ha schierato in ordine (come di 
battaglia) contro di me 1' amore, per conquistarsi T amor mio. E come 
una lotta d' amore.- Idea sublime e poetica. 

Salutem ex inimicis nostris (Sue. 1, 71). Piace a molti il ser- 
virsi di queste parole per significare che Dio ci salva per mezzo 
degli stessi nostri nemici, che cava il male dal bene: ma il testo 
vuol dir solo che Dio ci salva dai nemici nostri. 

Arrestiamoci qui. Ma prima di finire notiamp due cose. L'una, 
che quando una idea suggerita da un testo e buona, e raro che 
non sia stata usata o da qualche S. Padre o dalla Chiesa; allora 
dunque si potra appoggiarla alia loro autorita, ma perO non darla 
come parola di Dio, se tale non e realmente. L' altra, che le cita- 
zioni o applicazioni bibliche fatte a sproposito non sogliono essere 
molto nocive ai fedeli, perche, quantunque un testo non sia invo- 
cato opportunamente, 1'idea pero, la dottrina suol essere buona 
e retta. 

Ma se questa ultima considerazione e" consolante pei fedeli, non 
debbono peraltro abusarne i maestri in Israello e trarne occasione 
di trascurare lo studio della Bibbia. E un grande aiuto a tale studio 
troveranno certamente nel libro che abbiamo esaminato, libro che 
^ tutto succo di buona esegesi biblica, esposta con singolare preci- 
sione e chiarezza, e che noi facciamo voti sia presto tradotto in 
lingua italiana a maggior comodo dei nostri predicatori. Sara per 
essi un ottimo manuale. 



SCIENZE NATURALI 



L'anno e il giorno nei mondi planetarii. II giorno nel mondo di Venere, 
secondo lo Schiaparelli. Recenti conferme del Tacchini e del Perrotin. 
Un giorno lungo 225 giorni. 2. Ancora del raggi Roentgen. Schema 
dell'assetto nell'adoperarli. 3. Analisi scotoscopica. Applicazione al 
saggio dei diamanti veri e falsi; e dei congegni esplosivi. 4. Un 
Giona moderno a confronto col vero Giona biblico. 



1. Da parecchio tempo TAstronomia tace; certo non fa parlare di 
se. Cid non vuol dire che ella stia in ozio, e non ci prepaid forse 
anche qualche sorpresa clamorosa. Intanto essa non rista dall'altro 
lavoro non meno importante, che e di assodare con accurati riscontri 
le scoperte gia annnnziate per innanzi dai loro an tori, ma che abbi- 
sognano del suffragio autorevole degl'intendenti per venire ammesse 
nel codice della Scienza. Solo in seguito a una tale conferma esse 
principiano ad aver corso e valore, e di li comincia propriamente la 
vita, se non 1'istoria, d'una scoperta. A questo titolo possiamo ora 
rifarci sulla nuova determinazione della rotazione di Yenere, pubbli- 
cata dallo Schiaparelli nel 1890 e confermata con recenti osserva- 
zioni dal Tacchini a Roma e dal Perrotin in Francia. Egli e un punto 
che interessa non solo gli austeri analizzatori della meccanica celeste, 
ma niente meno gli amatori dell'Astronomia fisica ed amena. 

Abituata oramai a considerare i pianeti, non come fiammelle va- 
ganti nel firmamento, ma come altrettanti mondi, di cui conosciamo, 
colla distanza, la di versa grandezza e persino il peso, e la misura del 
calore e della luce che ricevono dall'astro centrale, 1'Astronomia fisica 
si occupa di rappresentarci alia mente e all'imaginazione le condizioni 
di ciascuno di quei mondi, diverse fra se e differenti tutte da quelle 
del nostro mondo terrestre. Un esempio se n'ha nella durata dell'anno, 
determinato da una rivoluzione intera intorno al Sole, che per un abi- 
tante di Mercurio (se ve n'e in quella fornace) si compie in 88 giorni ; 
BU! mondo di Yenere in circa 8 mesi ; su quel di Marte in 687 giorni 
o quasi due anni nostrani, col conseguente raddoppiamento dei rigori 



208 SGIBNZE 

invernali gia accresciuti per la maggiore distanza dal Sole, e del ca- 
lori estivi. Poi viene il mondo colossale di Giove col suo anno inter- 
minable che ne fa quasi 12 dei nostri ; e peggio quello del malinco- 
nico Saturno che ne divora 29 ; e quello di Urano dove con 84 anni 
si e tuttora bambini di un anno ; e per ultimo quello di Nettuno, che 
non rivede S. Silvestro se non in capo a 164 anni nostrani, siech& 
cola ogni bambino di 7 anni ha piu tempo che il nostro famoso Ma- 
tusalemme. 

Alia quale diversita nella durata degli anni fa riscontro e talora 
contrapposto la durata del giorno, procedente per ciascuno di quei 
mondi, come pel nostro, dal rotare che egli fa intorno al proprio asse, 
esponendosi partitamente ed involandosi airilluminazione dei raggi 
solari. Perocch& gli altri pianeti altresi rotano intorno a se stessi, ed 
hanno percio i loro giorni e le notti, come la Terra. Per chiarirsene 
basta avere gli occhi : occhi, ben inteso, da astronorni, ed istrumenti 
astronomici, ed abilita. Nel rimanente, il metodo & il medesimo che 
si terrebbe per accertarsi quaggiu del rotare di una palla qualsiasi : 
fissare coll'occhio un punto sulla superficie, e notare se dopo un dato 
tempo egli si e spostato e in che verso e di quanto. Trattandosi di mondi 
cosi lontani e, che e peggio, involti ciascuno nel velo di una sua 
densa atmosfera, ognuno intende come 1'indizio delle macchie prese 
a termine di confronto riuscisse per se infido, e quante cautele occor- 
ressero per accertarsi ogni volta che gli spostamenti osservati nel man- 
tello sono proprii, non del mantello, bensi del corpo che lo porta. Cosi 
fu determinata dall'Herschel e riconfermata con nuove osservazioni 
dall'Hall di Washington ]a durata del giorno per gli abitatori di Sa- 
turno (se ve ne fossero) in 10 ore e 15 minuti ; e per quei di Giove 
in 10 sole ore: sicche il lunario di la, oltre 1'intreccio dei 4 mesi 
simultanei dovuti alle 4 lune di quei mondo, ha la particolarita di con- 
tare 10,455 giorni, poca cosa a rispetto di quei di Saturno che ne 
conta 25,000. 

Or qui cade in taglio la scoperta dello Schiaparelli. Convien dire 
che il pianeta Yenere, benche a noi vicinissimo, torna assai difficile 
ad osservare, in ordine al determinarne la rotazione, a motivo del den- 
sissimo e tumultuoso oceano di vapori che gli leva intorno coi suoi 
ardori il Sole. Percio non si ebbero mai per pienamente sicure le 
determinazioni datene dal Cassini nel 1666, dal Bianchini nel 1726 
e dal De Vico nel 1840, che s'accordavano nel dare al giorno di Ye- 
nere la durata di circa 24 ore. Nondimeno parve una grande no vita 
quando lo Schiaparelli, direttore dell'Osservatorio di Brera in Milano. 
celebre gia per le sue scoperte intorno alia relazione delle stelle ca- 
denti colle comete, e per le nuove osservazioni sul pianeta Marte, 
usci ad annunziare che nel mondo di Yenere, come pure in quello 






NATURAL! 209 

di Mercuric, la durata del giorno uguaglia semplicemente quella del- 
1'anno. Quei due pianeti seguirebbero a riguardo del Sole lo stesso 
tenore che la Luna a riguardo della Terra, intorno alia quale il 
nostro satellite gira, tenendo sempre rivolta a lei la stessa faccia. 
Cosi una mela, conficcata all'estremita di un regolo rotante intorno 
a un pernio, guarderebbe sempre il centro con lo stesso emisfero, e alia 
fine di ogni corsa avrebbe compiuta appunto una vertigine intorno 
a se stessa. 

Conseguenza immediata di tal legge di moto sarebbe che un 
emisfero del mondo di Venere non vedrebbe mai sole, n& saprebbe 
che sia giorno, immerso sempre nelle gelide tenebre di una notte 
cimmeria; e 1'emisfero opposto, invece, non avrebbe mai un istante 
di rifrigerio dall'ardore incessante dei raggi solari. Immaginatevi il 
nostro vecchio continente, a mezza via tra il Capo Verde e le isole 
Salomone, immerso in una notte eterna, salvo due spicchi crepuscolari 
ai due lembi; e per contrario il Continente Americano col Pacifico 
sottoposti senza posa alia sferza quadruplicata di un sole canicolare : 
tale e il principio della distribuzione del calore nel mondo strano di Ve- 
nere: una caldaia, o fornace che sia, e una ghiacciaia,addossate 1'una al- 
1'altra, con un'atmosfera che, circolandovi di sopra, deve perpetuare 
in quell' astro, cosi giocondo in vista e sorridente, tifoni, nubifragii, 
diluvii e finimondi di scariche elettriche, da non saperceli noi raffi- 
gurare. 

Tutto e che lo Schiaparelli nelle sue osservazioni non abbia tra- 
veduto ; il che potendosi, senza ingiuria ancora di un pari suo, rite- 
nere per possibile, i piu circospetti fra gli astronomi si sono ristretti 
a prender nota della sua asserzione aspettandone dal tempo la conferma. 
E questa sembra ora venuta in buona forma da due parti : dalPOsser- 
vatorio del Collegio Komano e da quello del monte Mounier in su quel 
di Nizza, a 2741 metri sul livello del mare. 

II primo, come e no to, apparteneva ai Gesuiti, spogliatine ed espul- 
sine dal liber ale Governo italiano, non appena ebbe chiusi gli occhi il 
P. Secchi. Ora ne e direttore il Prof. Tacchini. Questi, nel novembre del- 
1'anno decorso!895,intraprese in circostanze favorevoli uno studio sulla 
rotazione del pianeta. Le macchie maggiori, che gia si veggono ritratte 
nei vecchi disegni, e simulano dei continenti o dei mari, apparivano 
assai distinte, e quindi piu facile a discernerne lo spostamento, che, 
nella ipotesi di una rotazione di 24 ore, doveva rapidamente mani- 
festarsi. Ma fu al contrario; che presi in 6 ore 4 disegni a intervalli 
di 2 ore 1'uno dall'altro, le macchie anziche avere percorso un arco 
di 90, apparvero dal principio alia fine sensibilmente immote. II so- 
migliante avvenne per uno screzio luminoso, osservato il 1 di set- 
tembre sul lembo interno del corno, di quei di, sottilissimo. Non solo 

Sorie XVI, vol. VI, fasc. 1100. U 10 aprile 1896. 



210 SGIENZE 

dopo due ore, ma per parecchi giorni appresso si mantenne nella 
medesima postura. Da cio conchiudeva il Tacchini la rotazione di 
Yenere dover essere lentissima, e la computava di 224,7 giorni, uguale 
alia durata della rivoluzione siderale, come aveva premmziato lo Schia- 
parelli. 

II Perrotin dal canta suo, direttore che e dell'Osservatorio di Nizza, 
nella stagione invernale, quando la citta si riempie di forestieri accorsivi 
al dolce clima del mezzodi, non ha dubitato di mettersi ad albergo 
fra le nevi e i ghiacci del monte Mounier per chiarirsi una volta del 
dubbio che 1' aveva per parecchi anni vessato. Le osservazioni da lui 
tentate nel 1890 e nel corso del 1895, 1'avevano condotto alia sol& 
conclusione del dovere, la rotazione di Yenere, soverchiare di molta 
le 24 ore. L'aria asciutta e limpida dell'Osservatorio alpino lo favori 
nella sua degna impresa : ed egli, impiegati circa tre mesi, dal di- 
cembre al febbraio 1896, ad esaminare e ritrarre piu specialmente i 
contorni del pianeta, trovandoli ognora identici con leggerissimi divarii r 
scese dal monte con la conclusione che Yenere ruota intorno a 86" 
stessa in circa 224 giorni; come appunto avevano asserito lo Schia- 
parelli ed il Tacchini. Sicche a voler anche tener sospeso il giudizio, 
poiche non v'e premura di pronunziarlo, non v'e dubbio che egli gia, 
inclina all'accettazione di cotesta no vita quanto curiosa, poiche tra- 
sporta fra i pianeti una legge di moto che credevamo propria del 
nostro satellite, altrettanto capitale per la conoscenza delle condizioni 
fisiche in che versa il mondo di Yenere. 

2. L'andazzo seguita pero ad essere pei nuovi raggi del Roentgen^ 
Non v'e gabinetto di Fisica, dove non si siano voluti vedere alia prova r 
ne v'e per poco un fisico di vaglia, che in questi due mesi non abbiali 
voluti studiare sotto un aspetto o sotto un altro. Lasciamo a quei dotti 
certe loro question! sull' essere p. e. i raggi Roentgen piuttosto di ori- 
gine anodica che catodica. sulla loro polarizzazione, sull'azione reci- 
proca fra essi e I'elettricita. II pubblico fino dal primo giorno capi 
una cosa, nella novita annunziata ; cio& le fotografie prodotte da quei 
raggi. Di queste s'interessa anche oggi, e convien confessare che in 
esse consistono tuttora i risultati piu important! della scoperta. Ab- 
biamo usato, come gli altri, il termine di fotografie; ma sia detto fra, 
parentesi e a voce sommessa, a noi parrebbe che non dovendo il greco 
servire per nominare le cose a rovescio di quei che sono, quelle ima- 
gini s'avrebbero oramai da domandare non gia fotografie che vuol dire 
effigie o stampe a luce, ma scotografie cioe stampe ad ombra o ad oscu- 
rita; tanto piu che oggimai i raggi x si denominano e con ragione- 
raggi oscuri. E basti 1'avere spesa qiiesta gocciola d'inchiostro per una 
questione che non vale di piu. Yeniamo alle nostre fotografie scoto 
grafiche. 



NATURALI 211 

Tanto per soddisfazione del lettori a cui nella passata Appendice 
non avessimo resa abbastanza intelligibile la propria maniera, onde i 
raggi Roentgen impressionano le lastre fotografiche, la riportiamo qui 
in figura, secondo 1'ottimo Cosmos di Parigi. (N. 576, 8 fevr. 1896, 
p. 301). Vi si vede il rocchetto generatore della corrente, i due elet- 




trodi, positive e negative dentro al tubo conico del Crookes, la ca- 
duta dei raggi x sul]a mano, che e posata sopra una scatola chiusa, 
>entro cui & riposta la lastra sensibile. I raggi, come e chiaro, arri- 
vano alia lastra attraversando la mano, se non in quanto siano inter- 
cettati da qualche sostanza a loro impenetrable, quali sono le ossa : 
e di queste si trovera stampata 1'effigie in chiaro sul negative e in 
ombra sul positivo che da esso si ricavi i . 

II processo qui sopra rappresentato rimane sempre il medesimo 
nella sostanza e non varia se non nelle accidentalita, secondo le 
condizioni del caso: donde si rileva che le sue applicazioni non 
sono a pezza cosi facili ne cosi estese come si seguita tuttora a 



4 II contrario avverra, come e evidente, se Pombra della mano sia ri- 
cevuta non sopra una lastra fotografica, ma sopra un diaframma tbsfore- 
scente ; che fu il principio delle esperienze del Roentgen. Nell' immagine 
passegg-era che cosi si ottiene, le ossa, intercettando i raggi eccitatori della 
foeforescenza, saranno rappresentate da una macchia oscura: il positivo, 
per cosi dire, & ottenuto immediatamente. Di qui 6 nata al Prof. Salvioni 
1'idea, lodata ancora all'estero, del suo crittoscopio. Esso consiste in un 
canocchiale a scatola, chiuso davanti da un foglio fosforescibile, e munito 
di una lente in foco, dalla parte opposta, dove si applica 1'occhio. 11 resto 
s'intende. E un'operazione spiccia che dispensa dalle lungaggini dello svi- 
luppo fotograflco, al quale si potra ricorrere quando e nel modo che si 
vorra, dopo avere premesso 1'esame crittoscopico. 



212 SCIENZE 

supporre e ad insinuare con annunzii di piu apparenza che realta. 
In ispecie per 1'indagine medica di corpi estranei, p. e. di proiettili 
incarcerati nei tessuti, o di deformazioni delle ossa, e cMaro che 
Tombra potra dare indicazioni abbastanza nette, se la parte sottoposta 
al cimento dei raggi non sia di molta grossezza e nell' interne suo non 
v'abbia diversi ordini di sostanze opache sovrapposte le une alle altre, 
come sarebbe p. e. nella cavita toracica a motivo delle costole e della 
spina dorsale, e nel cranio a motivo della doppia sua parete. Percio 
le scotografie presentate fin qui alle Accademie e al pubblico rappre- 
eentano in genere o la classica mano, o pesci o ranocchi o tibie o 
radii, tutti oggetti sottili e di poca complessita nel contenuto osseo ; 
e se si e parlato dell'osservazione di un femore, egli era pero il fe- 
more di un bambino di 8 anni. Quanto all'esame delle parti molli 
interne, finora non v'e nulla di positive, se non la fretta, che mo- 
strano gli osservatori, di pubblicare i riuscimenti ottenuti, quantunque 
imperfetti e poco utili nella pratica, per assicurarsi quella che dicono 
priorita. La priorita vera pero se la potra arrogare soltanto chi ci 
offrira nuovi metodi, confermati da risultati veramente serii: il che 
speriamo con fiducia che avvenga. 

3. Alle diagnosi mediche la scotoscopia e venuta ad aggiungere 
le sue analisi chimiche. Un primo saggio ce ne hanno offerto il Buignet 
ed il Gascaut, professori di Fisiea a Eouen : ed eccone il modo ed 
il principio. Abbiamo gia notato che la trasparenza ai raggi x varia 
secondo le varie sostanze. Laonde se fosse possibile determinare per 
ciascuna sostanza il suo grado di trasparenza e vi fosse modo di va- 
lutare esattamente 1'intensita deU'ombra che essa gitta, determinate 
questa si avrebbe nei casi particolari un criterio per conchiuderne 
immediatamente alia natura del corpo esperimentato. Possediamo gia 
1' analisi spettroscopica ; quinci innanzi possederemmo in sussidio o in 
ricambio di quella, 1' analisi scotoscopica. 

In pratica la cosa e molto piu complessa e incerta che non paia 
enunziandola cosi generalmente, ma pure v'e caso in cui ha risposto 
assai bene, ed e quello del confronto delle gemme vere e delle con- 
traffatte ; secondo che hanno sperimentato i due suddetti fisici. A detto 
loro non v' e ora cosa piu facile che il riconoscere il diamante vero 
dal falso. Basta metterli alia prova scotoscopica. Un diamante falso, 
composto, come e, di silicati e di sali metallici, produce un'ombra 
intensa; il vero, constando di puro carbonic, che e fra le sostanze 
piu trasparenti ai raggi oscuri, gitta un'ombra leggerissima. E il me- 
desimo criterio pud applicarsi alle altre pietre preziose, come il giacinto, 
il rubino, lo smeraldo. La gemma genuina e ognora piu trasparente 
che le imitate. 

Non meno curiosa, e d ! interesse ancor piu capitale per chi ha da 



NATURALI 213 

giovarsene, e la prova ideata dal Girard e dal Bordas, al laboratorio 
municipale di Parigi. Avviene di quando in quando che i chimici 
quivi impiegati ricevano 1' incarico di esaminare plichi o recipient!, 
sospetti di contenere materie esplosive ; e, quando cio sia, pericolosis- 
Bimi a maneggiare, e piu ancora ad aprire pei congegni insidiosi che- 
vi sanno disporre in ispecie gli anarchisti. Quindi & sorta spontanea- 
mente al Girard 1'idea di provare se 1'esame scotoscopico si prestasse 
a determinare il contenuto di tali involti tuttora intatti. Incomincio 
pertanto dal ricostituire il famoso libro inviato gia all'Imperatore di 
Germania or sono tre anni, contenente una carica di polvere e di 
proiettili. E di fatto la scotografia rivelo fedelmente la scatola appiat- 
tata fra i fogli del libro. Le palle, i chiodi, le polveri, a quanto pare, 
non si vennero a discernere, se non quando si saggid coi raggi x la 
scatola presa da sola, il che in piu di un caso pud bastare. Proce- 
dendo infine all'esame delle jDolveri, si pote dal grado della lofo im- 
permeabilita determinare persino la loro natura e composizione ; che 
e un esempio, e certo non dispregevole, di vera analisi scotoscopica. 

Non e quindi maraviglia che si cerchi di chiarire e determinare 
il piu precisamente che sia possibile, il grado di attitudine scotogra- 
fica proprio di ciascuna sostanza. Per questo riguardo il Meslan ha 
pubblicato un certo numero di osservazioni nuove e curiose, che do- 
vranno menarsi a compimento. II carbonic, non solo allo stato puro 
e cristallino, quale si vede nel diamante, ma nei suoi composti an- 
cora, quali sono i corpi vegetali, foglie, frutta, legno, carbone, & 
singolarmente diafano ai raggi x. II solfo invece, il selenio, il fosforo, 
il iodio agiscono come fortemente opachi. Le materie organiche, etere, 
acidi, corpi azotati, sono diafani, ma perdono in trasparenza e s' in- 
torbidano, per cosi dire, al mescolarvisi uno dei citati minerali. Con- 
forme a ci6 vediamo, nell'effigie della famosa mano, indicati appena 
da una leggiera penombra i muscoli, composti di carbonic, idrogeno, 
ossigeno, azoto; e le ossa invece pei loro sali minerali, delineati con 
ombre vigorose. 

E qui, per non tediare chi delle novita scientifiche non gusta 
tanto la discussione quanto le conclusioni di comune intelligenza, 
trasmetteremo i cento altri particolari di questioni circa la natura 
dei raggi x, e all'esistenza di altri raggi di simile efficacia ma d'altro 
genere, che costituirebbero secondo il Le Bon una luce oscura; e poi 
degli artifizii onde 1' impressione sulle lastre sensibili si ottiene ora- 
mai in pochi minuti primi ed anche secondi, dove non bastava una 
posa di mezz'ora : delle quali particolari ta, chi v'ha interesse, e in- 
formato dai periodici scientifici. 

4. II caso di Giona inghiottito da un cetaceo, e da lui rigettato 
vivo, il terzo di, sul lido, fu miracoloso senza dubbio e per tale si 



214 SGIENZE 

da. Si suppone dunque gia che il fatto non fosse naturalmente pos- 
sibile, e il mettere in rilievo, come si fa dagl' increduli, i varii capi 
pei quali era naturalmente impossibile, servira a determinare in che 
consistesse il miracolo e di qual grado egli fosse, ma a nient'altro; 
e meno che mai a conchiuderne che il fatto non e credibile. La 
regola e generale e tanto chiara che non dovrebbe essere necessario 
di rammentarla, e pure il bisogno c'e specie per sostegno di certi pu- 
silli di mente non meno che di fede. Yiceversa poi giova ricordare 
che, col progredire dello studio e dell'osservazione della natura, le pre- 
tese impossibility tendono in genere piuttosto a svanire, tantoche si 
corre pericolo di dare nell'eccesso opposto di ridurre i miracoli a fe- 
nomeni rari, se si vuole, ma naturali. La verita sta nel mezzo. Esem- 
pio. non s'e rinnovato ai giorni nostri il fatto di Giona, almeno 
quanto al capo precipuo dell' essere un uomo ingoiato vivo da un ceta- 
ceo, Essere durato vivo dentro lo stomaco del medesimo e tuttora 
vivo e gagliardo esserne uscito dopo forse 30 ore? Lo racconta il Co- 
smos (n. 580 p. 420 s.) e lo riporta come non incredibile il Parville, 
benche con la riser va che ci mettiamo noi pure, del desiderarvisi 
maggiore autenticita di testimonianze. E vero che a questa si pud 
supplire poi per indiretto col moltiplicarsi le relazioni, che di simili 
eventi sogliono uscire da varie parti, quando v'e chi ne da il primo 
esempio. 

Eacconta adunque il Cosmos che la nave baleniera Star of the 
Jfiast, trovandosi nelle acque delle isole Malvine, spedi due schifi in 
caccia di un maestoso cetaceo, che si scorgeva a qualche distanza. 
II mostro fu fiocinato e ferito a morte. Mentre si dibatteva perd 
nell'estrema lotta, uno degli schifi ne toccd un colpo di coda che lo 
capovolse. Accorso 1'altro schifo, raccolse i marinai caduti in mare, 
salvi tutti, eccettuati due, dell' uno dei quali si ripesco il cadavere, 
1'altro essendo scomparso, e ritenendosi che fosse andato al fondo. 
Morto frattanto il cetaceo, se ne accosto il corpo alia nave e si pro- 
cedette all'opera del tagliarlo a quarti, nella quale operazione si spese 
un giorno e una notte. Finalmente si arrivo allo stomaco del mostro 
e quello ancora si apri. Ora si pensi alia maraviglia dei pescatori, 
quando in quel gran sacco, fra la poltiglia degli altri cibi ingeriti, 
trovarono svenuto bensi ma tuttora spirante James Bartley, che cosi 
si chiamava il loro compagno dianzi scomparso. 

Si ebbe gran pena a farlo rinvenire, e per piu giorni egli fu in 
preda ad accessi di pazzia furiosa, che non gli lasciavano dir parola 
assennata. In capo a tre settimane tuttavia ricuperd 1'uso della ra- 
gione, e potS soddisfare alia giusta curiosita dei colleghi. 

< Mi ricordo chiaramente, disse egli, del momento in che la balena 
mi fece volare in aria. Ricaduto nell'acqua, mi sentii, dopo un istante, 



NATURALI 215 

chiuso in un canale scivolante, le cui contrazioni mi sospingevano 
ad affondare piu e piu. Questa sensazione non durd che un momento : 
poi mi trovai in uno spazio pill largo, e girando le mani a tentone 
capii che ero stato inghiottito dalla balena e che stavo dentro il suo 
stomaco. Potevo respirare ancora, ma con molta difficolta. Soltanto 
provavo 1' impressione d'un calore insopportabile e mi parve che an- 
davo ad essere lessato vivo vivo. 

L'orribile pensiero dell'essere condannato a morire nel corpo della 
balena mi spaventava, e 1'angoscia era aumentata dal silenzio del 
mio sepolcro. All 'ultimo perdei conoscenza. 

Lo spavento provato in quell' incontro dal pescatore fu tale che 
al ritorno in Inghilterra fu dovuto consegnare ad un manicomio ; ma 
la sua salute non ebbe a soffrirne sensibilmente, e soltanto si notava 
la sua pelle rincotta e quasi conciata per 1'azione del succo gastrico. 

Aggiungeva poi il capitano dello Star of the East, che i casi in cui 
i cetacei infuriati inghiottiscono uomini, non sono rari; ma essere 
questa la prima volta che ne vedeva uno uscir vivo da un cimento 
cosi arrischiato. 

Ora per ritornare al confronto di questo fatto (supponendolo anche 
accertato) con quello di Giona, il lettore osservera primieramente come 
i pescatori stessi nel dare il nome di balena ad un grosso cetaceo ca- 
pace d'inghiottire in un solo boccone un uomo e polpi e pesci di di- 
mensioni anche maggiori, non hanno gli scrupoli della gente di studio, 
che sogghigna, sentendo parlare di un Griona ingoiato dalla balena. 
Alia fin fine il significato dei vocaboli dipende dall'uso ; e se nell'uso 
dei pescatori il nome di balena corre anche con significato generico, 
non si pud riprendere come d'uno sbaglio chi si conforma al loro lin- 
guaggio. Del resto a tutti e noto che il testo biblico non nomina la 
balena ma un gran pesce, piscem grandem, che e la versione del greco 
XTjio? dei Settanta. 

Osserviamo ora una differenza sostanziale fra il caso dei due se- 
polti vivi. Per tutti e due la difficolta del reggersi in vita proveniva 
in modo particolare sia dalla mancanza d'aria sia dall'azione dei succhi 
gastrici. Se il fatto del Bartley e vero, dovremo ammettere per espe- 
rienza positiva che nello stomaco di un cetaceo, insieme coi gassi che 
si svolgono nella digestione dei cibi inghiottiti, vi sia una quantita 
baste vole di aria atmosferica, la cui presenza cola e tanto piu espli- 
cabile in quanto i cetacei sono propriamente mammiferi a sangue caldo r 
usati di risalire ogni poco a galla per respirare ; nel quale atto 1'aria, 
come si reca ai polmoni, cosi pud recarsi allo stomaco se occorra. Al 
Bartley poi, caduto poco stante in deliquio, x dovette essersi alien tata 
eziandio la respirazione. 

A questo primo inconveniente dell 'aria si aggiunga Fazione for- 



216 SGIENZE NATURALI 

midabile dei succhi dello stomaco d'un tal mostro, capaci di disfare 
e concuocere le masse coriacee di polpi giganteschi, ed altri boc- 
coni di simile resistenza. Ne lo scender vivi in quel bagno offre 
contro la sua mordacita il menomo vantaggio ; poiche, occorrendo ad 
ogni momento il caso che le prede di quei giganti siano da loro tran- 
gugiate vive, il suceo digerente deve essere dotato di tanta efficacia 
che le uccida prontamente. 

Come dunque pote il nostro Giona moderno scamparla senza mi- 
racolo? Pote perche la prova fu di brevissima durata. La bestia 
quando lo inghiotti, si dibatteva nell'agonia : di li a poco era morta 
e fredda, e il suo stomaco cessd dallo spandere i succhi mordent! che 
pure in pochi minuti avevano gia alterata la pelle dell' involontario 
inquilino. Per la bocca poi del grande cadavere, galleggiante, e va- 
riamente mosso e pigiato, pote essere trapelato gift nella cavita dello 
stomaco qualche nuovo alito d'aria respirabile. 

II vero Giona, invece, ebbe a passare nella sua tomba, che insieme 
era bagno mordente e crogiuolo, tre giorni e tre notti, tribus diebus 
et tribus noetibus, dice il sacro Testo. Restringasi pure questa durata 
ad uguagliare il tempo della dimora del Salvatore nel sepolcro : pas- 
seremo sempre le 24 ore. Altro che i pochi minuti a cui si riduce, 
rispetto ai punti principali, la prova sostenuta dal Bartley ! 

Quindi non solo non sottoscrivereinmo a cid che fu scritto, certo 
senza riflessione, da un autore, che egli cioe dopo 1'avventura del 
Bartley cominciava a creder vero il fatto di Giona Profeta ; ma nean- 
che accetteremo quell 'altra espressione, cioe che oramai non v'e 
nessuna difficolta ad ammettere il racconto biblico, come vero letter- 
ralmente > e non solo allegoricamente. Se la difficolta consisteva in 
cio che il fatto di Giona importava un gruppo di miracoli, ella sus- 
siste tutta intera oggi, come Faltrieri. L'errore e di riguardare la 
presenza di un miracolo come una difficolta, e come una ragione suf- 
ficiente per abbandonare il senso letterale dei racconti e interpretarli 
allegoricamente. Introdotto un tal criterio, dove ci menera la logica? 
Al vangeio dello Strauss. 






GRONAGA GONTEMPORANEA 



Roma, 16-31 marzo 1896. 



I. 
COSE ROMANS 

1. I rovesci Italian! in Africa, il Papa e la questione romana. 2. Parole 
di Leone XIII sulle present! condizioni d'ltalia. 3. La questione dei 
cappellani nell'esercito; la febbre gialla sulla nave Lombardia e morte 
edificante del Comandante Olivari. 4. 25 anniversario della fonda- 
zione della Voce della verita. 5. Decreti delle Congregazioni romane : 
decreto sulle Suore mendicanti. 

1. Dopo i rovesci toccati all'Italia in Africa, piu d'uno (intendiamo 
de' liberali), guardando il passato e confrontando le rosee speranze 
d'allora colla vergogna presente, ha esclamato : Per cogliere questi 
irutti era dunque necessario e metteva proprio conto cacciare il Papa, 
il Re di Napoli e gli altri Principi della penisola? La polizia di quei 
Governi era forse piu vergognosa di quella del Crispi? I loro tribu- 
nal! di guerra erano forse piu feroci di quelli istituiti nella Sicilia e 
nella Lunigiana? II domicilio coatto non e uguale al carcere duro? 
E i brogli parlamentari, nei processi sulla moralita e sui furti ban- 
carii messi in tacere, sono forse da meno delle cosi dette tirannie dei 
despoti? Ne allora si sperperavano milioni per la gloria di un solo, 
togliendoli dalle borse de' cittadini. Questo dice in sentenza un 
giornale liberalesco del Belgio, La Re forme. E in Italia ripete quasi 
1'istesso Edoardo Scarfoglio nel Mattino: Se 1'Italia... deve chinar 
la schiena davanti al primo barbaro che 1'ha battuta, tanto vale neu- 
tralizzarla, abolir 1'esercito e la marina e affidarci all'amministrazione 
del Papa, che almeno ci daraja pace con tutto il mondo, un'influenza 
coloniale dieci volte piu vasta di quella inglese, e che trovera nel Yan- 
gelo i rimedii ai morbi che travagliano il corpo sociale... bianco 
Yecchio, che stai in Yaticano e guardi e mediti questi bassi e scempi 
fatti d'ltalia, oh quanto piu di Giulio II e di Pio IX vedi tu pros- 
simo il compimento del sogno concepito dai Papi nel Rinascimento e 



218 GRONAGA 

accettato dagl'Italiani nel 1848 ! Benche ammettiamo che il Mattino 
dica cio, polemizzando contro chi condusse 1'Italia alia rovina, e non 
per amore al Papa, pure la confess! one non e meno significativa. 
La guerra combattuta dagl'Italiani in Africa ha fatto scoprire ai pen- 
satori un altro lato della gran questione romana. Da Roma (centro del 
cristianesimo, donde il Papa si sforza di riunire tutti i cristiani nel- 
1'unita della Fede) S intimata guerra ai cristiani d' Abissinia ; sia pure 
che 1'intimo non venga dal Yaticano, ma dall'a/fr-o trono che s'e vo- 
luto erigere di fronte al Yaticano. Ma la guerra vien da Roma, e gli 
Abissini molto facilmente nell'odio contro coloro, che vennero ad usur- 
pare le loro terre, travolgeranno insieme Yaticano e Quirinale, Cappuo 
cini e soldati. Quanto ai PP. Cappuccini e alle Suore di S. Anna, 
che lavorano nell' Eritrea al pacifico conquisto della Fede, secondo 
recenti notizie, pare che niuno sia perito nella disfatta di Adua. 

2. Quello che poco fa udimmo dire a mezza roce dai liberali 
stato compito ed asserito dal Papa con I'autorita che gli viene dal suo 
alto officio. In un colloquio avuto da lui, non e molto, col Card. Fer- 
rari, Arcivescovo di Milano, e pubblicato poi da questo in una sua 
lettera ai suoi diocesani, Leone XIII parlo a lungo delle ultime vi- 
cende d'ltalia. Con pennellate da maestro (dice il Card. Ferrari) mi 
pose sott'occhio lo stato in cui si trova presentemente il Yicario di 
Cristo, e 1'infelice condizione della patria nostra : condizione deriva- 
tale dalla guerra ingaggiata ad oltranza contro del Papa e della Chiesa. 
Si credeva di farla prospera e felice, cosi venne a dire il venerando 
Yegliardo, questa Italia, muovendo guerra al Papa e spogliandolo della 
sua sovranita temporale; ma, invece, dal di che colla violenza gli si 
tolse 1'indipendenza e la liberta e lo si rese prigioniero, comincio per 
questa povera nazione una serie di piu gravi calamita, le quali an- 
cora continuano, ne si sa quando potranno terminare. Un dissidio pro- 
fondissimo divide gli animi; la mano di Dio sembra aggravarsi ogni 
giorno piu su questa Italia, e, purtroppo sara sempre cosi, finche al 
Papa non sia restituita la sua liberta ed indipendenza, e gli sia dato 
di esercitare la salutare sua influenza in pro di tutta la nazione. Quanto 
si troverebbe bene 1'Italia, soggiunse, se si ascoltasse il Papa, che solo 
pud ancora preservarla da altre, e chissa quante sciagure ! L'influenza 
del Papato porterebbe la ristorazione in ogni ordine di cose. Piu non 
sarebbero necessarii tanti corpi di armata, i quali, stando, come suol 
dirsi, sul piede di guerra, fanno risentrre (toltone e non sempre, lo 
spargimento del sangue) alia nazione tutte le conseguenze di una guerra. 
Potrebbero cosi ridonarsi all'agricoltura tante e tante braccia; ed ag- 
giungendovisi la diminuzione di gravosissime imposte, sarebbe conve- 
nientemente risolta la qiiestione agricola ; il commercio fiorirebbe sempre 
pit, e cesserebbe o almeno diminuirebbe assai I'emigrazione degl'Ita- 






CONTEMPORANEA 21 9* 

iani, la quale torna a questa nazione e di danno e di disdoro... Del 
esto ben poco ci vorrebbe. Oh! venissero dal Papa, e si convince- 
ebbero che egli non & mosso da ambizione ne da bramosia di domi- 
tare, quando domanda e reclama la sua liberta ed indipendenza e 
[uanto puo bastare a sostenerla e tutelarla decorosamente. Giova, sog- 
fiunse il Papa, che tali cose sieno ognora piu conosciute e ripetute 
pesso, perchS ognuno intenda quello che vivamente desidera e vuole 
1 Papa pel bene della Chiesa e dell' Italia ancora. Ma, sebbene tutto 
piesto si a oggi assai manifesto, pure, continuo il Pontefice, non si 
ruol tener conto degl' intendimenti pacifici del Papato. Si moltipli- 
jhino pure le calamita di giorno in giorno, cio nulla importa, purche 
d continui accanitamente la guerra contro la Chiesa ed il Papa. Per 
iltro, non dimentichiamo le catacombe, dove il Papa & stato in altri 
;empi : anche la si erigera il trono pontificale, e sara sempre il solo 
she non vacillera mai, perche gli sta mallevadrice una promessa, che 
ion e della terra, ma del cielo. Cosi il Pontefice al Card. Ferrari. 
3. Un tema che tocca la religione e la patria, un Rappresentante 
pontificio e un Ministro del Governo d' Italia, non lo crediamo del 
iutto estraneo alle Cose romane. Si tratta, cioe, del grave fatto acca- 
luto sulla nave italiana L.ombardia nelle acque di Rio de Janeiro 
ael Brasile, ove per la solita incuria e ignoranza di chi siede al Go- 
7erno, trovarono la morte ben 131 Italiani ; ossia 5 ufficiali, 9 sot- 
toufficiali e 117 tra caporali, marinai, cannonieri, fuochisti, eccetera. 
Sono i numeri autentici pubblicati dal Ministero della marina. Quanto 
all'assistenza religiosa, a cui lo stesso Governo, non pensa neppur per 
sogno, essa fu supplita dall'Incaricato d'affari della S. S. E in generate, 
per quel che riguarda la parte religiosa, purtroppo le milizie italiane di 
mare danno poco edificante esempio pel mondo, sempre per colpa di chi 
presiede alia cosa pubblica. Quando, 1'anno scorso, il naviglio italiano 
tornando da Kiel, passo per i porti d' Inghilterra, fu uno scandalo 
per gl'Inglesi, non vedere in esse niuna pratica di religione. L'istesso e 
avvenuto quest' anno in Oriente. Un tale Ireneos da Smirne cosi ne 
scriveva a un giornale. Ci si dimandava meravigliati perche 1'Italia, 
che e cattolica, non ha alcun cappellano e non fa alcuna funzione 
religiosa a bordo delle sue navi, mentre la Francia, 1'Austria, la Russia 
ha i suoi cappellani? Ed ho saputo una cosa che m'ha stupito assai, 
che cioe marinai, sottoufficiali, ufficiali e vorrei dire anche alcuni 
ufficiali superior! profondamente cattolici si trovano imbarazzati nel 
soddisfare ai loro sentimenti religiosi. Tutte queste cose e altre ancora 
che vi scriverd forse un altro giorno, facevano dire agli abitanti di 
Smirne, schiettamente cristiani, che PItalia era una potenza diretta 
dalla setta dei framassoni ; ed ecco, mi faceva osservare un Greco 
Paltro giorno, perchd gPItaliani non sono quel che potrebbero essere,. 



220 GRONAGA 

perche sono lungi da Dio e non rispettano il loro Capo religiose che 
e il Papa. Dopo ci6, ecco 1'avvenuto nella Lombardia insieme colla 
morte edificante del suo Comandante, il genovese Olivari. La febbre 
gialla e un terribile flagello della costa brasiliana. I casi sono mici- 
diali e non di rado fulminanti. Ma in niun modo quest'anno si e svi- 
luppata con maggior violenza quanto sulla nave Lombardia, una co- 
razzata italiana ancorata sul porto di Rio de Janeiro. Da qualche 
tempo il Governo italiano aveva inviato a Rio questa grossa nave da 
guerra allo scopo di far valere certi suoi reclami per alcuni indennizzi 
che esso pretende da quel Governo per danni, dicesi, recati a sud- 
diti italiani durante la rivoluzione. Imprudenza maggiore non poteva 
commettersi, perche e sommamente pericoloso, per navi europee, sta- 
zionare a lungo, durante Testate, nel porto infetto di Rio de Janeiro, 
ed infatti nessuna nazione vi nianda, in questi mesi i suoi legni, o, 
se pur ve li manda, non ve li fa rimanere piu di due giorni. Comun- 
que sia, & avvenuto ci6 che si prevedeva. II 10 febbraio scoppio im- 
provvisamente il morbo fatale a bordo della nave e in poche ore il nu- 
mero de' colpiti ascese a 62 e a poco a poco crebbe, talche ne morirono 
131, come dicemmo. Edificante e stata la morte del Comandante Oli- 
vari, uomo di 48 anni, uno degli ufficiali piu stimati della marina ita- 
liana. Onesta a tutta prova e professione aperta della religione erano due 
sue ottime qualita. Tutte le domeniche, poi, il buon Comandante andava 
alia chiesa del S. Cuore, ove Monsignor Gruidi & solito dir la Messa, 
e, dopo avervi assistito, entrava nella sacristia per presentargli i suoi 
ossequii. La notte dell' 8 febbraio, essendo 1'Olivari ospite della Lega- 
zione italiana, tutt' a un tratto impallidi, e, lamentandosi di un forte 
mal di testa, si ritiro nella sua camera. Alia mattina del lunedi pen- 
sava tornare a Rio, ma quando il servo andd a svegliarlo, lo trovo 
con una febbre ardentissima e tutto disfatto nel volto. Avvisato il 
Minis tro, questi mando subito pel medico, il quale, non appena lo 
ebbe visitato, dichiaro il suo stato gravissimo, anzi senza rimedio. II 
Comandante aveva portato seco da Rio il germe della febbre gialla, 
che, rimasto per due giorni in incubazione, si rivelo, al terzo, nella 
forma piu micidiale. Appena egli si accorse della gravezza del male, 
prego il Ministro che mandasse a chiamare Monsignor Guidi, il quale 
accorse immediatamente. II povero infermo, come lo vide, lo ringrazio 
di essere andato. Forse egli temeva che il Rappresentante della Santa 
Sede avrebbe rifiutato di entrare nella residenza del Rappresentante 
del Governo italiano. L' infermo, ricevuti tutti i Sacramenti della Chiesa, 
mori con sentimenti di cristiana rassegnazione, volendo che fossero 
presenti il Ministro e tutti gli official! della Legazione. L' Olivari era 
stato allievo del Card. Gotti nelle matematiche. 

4. H giornale cittadino La Voce della Verita, che a lato dell' Osser- 






CONTEMPORANEA 221 

vatore Romano, rappresenta si bene in Roma la causa romana e cat- 
tolica, compie, 1'8 aprile, il 25 anniversario della sua fondazione. 
E un fatto importante, che non vogliamo omettere di fare osservare, 
questo della perse veranza de' cattolici romani nella difesa de' diritti 
della verita. La Voce da 25 anni ha conservato intatti i suoi principii, 
migliorata 1'edizione, ed & ormai divenuta un'effemeride che ha pian- 
tato bene le sue radici ed & considerata nelle fainiglie e ne' circoli, 
ove regna ancora il Cristianesimo, una lettura necessaria per chi 
vuol vedere il lato retto e giusto degli avvenimenti che si svolgono 
nella vita contemporanea in Roma. (Hi scrittori della Civiltd Cattolica 
offrono in quest'occasione i loro ossequii agli egregi amici della Voce, 
molto piu (e lo ricordiamo con piacere) che alcuni de' nostri colleghi 
contribuirono anch' essi, ne' primordii, alia vita del novello giornale, 
come il Curci, il Cornoldi e 1'Oreglia. II S. P. Leone XIII ha voluto 
anch'egli in questi giorni dare agli scrittori della Voce un bell' atte- 
stato di stima con questo rescritto : Veritatis libera voce et invicta, 
pergite strenui pro religione et patria, infestis temporibus, propugnare; 
pergite, dilecti filii, oculis in summam Veritatem cupide intentis Ex 
aedibus Vaticanis, die V aprilis MDCCCXGVI Leo PP. XIII. 

5. Decreti delle Congregazioni romane. Trascriviamo qui per 
comodo de' Yescovi e Sacerdoti la parte dispositiva d' un recente 
decreto, pubblicato dalla Congregazione de' Yescovi e Regolari. sulle 
Suore che raccolgono le elemosine. II decreto ha la data del 27 inarzo 
del 1896 ed e sottoscritto dal Card. Yerga, Prefetto della detta Con- 
gregazione. 

I. In votorum simplicium Institutis opus quaeritandi eleemosynas alum- 
nae non aggrediantur nisi in spiritu fidei, quod stipem non sibi quaerant 
sed ipsi Christo lesu, memores verborum eius: Quamdiu fecistis uni eat 
his fratribus meis minimis, mihi fecistis. Praeterea Ordinaries locorum, 
etiamsi eorum territoria pertranseant, obsequio, reverentia et devotione pro- 
sequantur tamquam parentes et patronos, quos adeant cum fiducia pro con- 
silio, auxilio ac praesidio in qualibet necessitate. II. lisdem votorum sim- 
plicium Sororibus non liceat eleemosynas quaerere sive intra dioecesim in 
qua ipsae resident, sive extra, sine licentia Ordinarii loci respectivae resi- 
dentiae. III. Stipem quaesiturae extra dioecesim respectivae residentiae 
licentiam obtinere insuper debent ab Ordinario lodi in quo eleemosynam 
quaeritare desiderant. IV. Nihil tamen impedit, quominus Superiorissae, 
nulla petita licentia, ad sublevandam domuum vel piorum operum, quibug 
praesunt inopiam, possint eleemosynas undequaque sponte oblatas accepto 
habere, vel etiam per literas impetrare ab honestis ac benevolis personis 
quibuscumque, usquedum a legitimo superiore rationabiii ex causa non pro- 
hibeantur. V. Ordinarius loci, in quo extat domus Sororum quaeritare 
volentium, licentiam eis non concedat: 1 si de vera domus vel pii ope- 
ris necessitate sibi non constet ; 2 si quaeritatio commode fieri possit per 
alios ab ipsomet Ordinario desig-nandos. Si autem necessitati occurri valeat 



222 CRONACA 

per quaeritationem in loco, in quo Sorores resident, vel infra propriam dioe- 
oesim, Ordinarius licentiam eisdem non impertiatur eleemosynas colligendi 
extra dioecesim. VI. Utraque licentia tradatur gratis et in scriptis, in qua. 
quilibet Ordinarius leges et conditiones imponere poterit, quas pro locorum 
temporum et personarum adiunctis magis opportunas in Domino iudicave- 
rit. Licentia vero Ordinarii piae Sororum domus contineat literas vel com- 
missorias ad parochos aliasve prudentes personas pro Sororibus quaeritan- 
tibus intra dioecesim, vel commendatitias ad Ordinaries aliarum dioecesium 
pro Sororibus extra propriam dioecesim quaeritantibus. In literis commis 
soriis mandetur parochis aliisve probis person is, ut consiliig, et meliori qua 
possunt opera, praesto sint Sororibus, earum agendi rationem invigilent et 
si quid in eis minus rectum rescieverint, statim ipsi Ordinario referant. la 
commendatiis exorentur Ordinarii locorum, ut in sua quisqne dioecesi So- 
rores ad quaeritandum admissas protegat ac adiuvet ac si sibi subditas eas 
haberet. VII. Quisque loci Ordinarius sorores ex aliena dioecesi adve- 
nientes ad eleemosynas colligendas non admittat, nisi prius eaedem licem- 
tiam proprii Ordinarii sibi exibuerint. Sororibus vero eiusmodi licentiam 
exibentibus ipse suam, si lubeat, impertiatur licentiam quaeritandi in pro- 
pria dioecesi. Ubi autem Sorores, etiamsi utraque licentia praeditae, in elee- 
mosynarum quaestu male se gerant, statim in propriam domum eas redire 
Ordinarius iubeat, opportunisque etiam mediis, si opus fuerit, compellat. 
VIII. Superiorissae, praesertim extra locum ubi domus babent, numquam 
ad eleemosinas quaerendas mittant Sorores, nisi binas aetate et animo ma- 
turas, intra dioecesim non ultra mensem, extra dioecesim non ultra duos 
menses, et semper ea pecuniae summa instructas qua, inopinato quocum- 
que casu cogente, possint statim domum redire. Sorores quaeritantes sem- 
per et ubique ea, qua decet, modestia eniteant, virorum familiaritatem et 
germones inutiles caveant : clamores, tabernas aliaque loca incongrua evi- 
tent; nee in domibus longiorem moram faciant, quam sit necessarium pro 
expectandis eleemosynis. Singulae numquam incedant, neque ab invicem 
separentur, nisi necessitate impellente. Iter facientes, si commode fieri po- 
terit, utantur via ferrea; sed quantum possunt, de nocte neque ab uno 
loco diecedant, neque ad alium perveniant. De suo adventu future praemo- 
neant ilium, cui datae sunt Episcopi literae ; eique cum pervenerint se si- 
stant precesque adhibeant, ut intercedat pro invenienda hospitalitate apud 
aliquod pium foeminarum institutum, vel saltern apud aliquam honestam 
mulierem, nunquam vero in domo ubi possint in aliquod periculum offen- 
dere. Matutinas ac vespertinas preces non omittant : quotidie de mane ali- 
quam ex vicinioribus ecclesiis petant, ibique Sacro assistant : singulis heb- 
domadis Poenitentiae et Eucbaristiae sacramentis reficiantur. Ante solis or- 
tum et post occasum eleemosynas per loca non quaeritent. Elapso tempore 
ad quaeritandum eis praefixo, sine ulla mora ad propriam Superiorissam 
recto tramite remigrent. Eleemosynas numquam arroganter vel tamquam 
debitas postulent, sed breviter et bumiliter sua et piorum operum expo- 
sita inopia, si quid sponte offeratur accipiant, secus patienter divinae Pro- 
videntiae confidant. Alias normas opportunas, quae a propria Superiorissa 
dari poterunt, adamussim observent. 



GONTEMPORANBA 223 

II. 

COSE ITALIANS 

1. Politica africana del nuovo Ministero, 140 milioni per 1'Africa, sconfitta 
del Crispin!. 2. Stato degli animi in Italia dopo la rovina africana ; 
pro e contro la pace. 3. Che cosa dicono i reduci ed i feriti della 
condotta della g-uerra e della ferocia dei nemici. 4. Varii processi 
g-overnativi. 5. Un duello fra due legislator!. 6. II viaggio del- 
1' Imperatore e dell' Imperatrice di Germania attorno alle coste d' Ita- 
lia : incontro col Card. Sanfelice a Napoli. 

1. II 17 marzo s'aperse di nuovo 1'aula di Montecitorio e il nuovo 
Ministero espose i suoi disegni sulle cose africane. Innanzi tutto il 
Presidente del Consiglio, il March. Di Rudini, e gli altri Ministri 
furono generalmente bene accolti, come galantuomini a tutta prova. 
A questo siamo oramai col liberalismo che e gia molto 1'aver che 
fare con gente umanamente onesta, ossia che rispetta il settimo e 
Pottavo comandamento della legge. A cid allude vano molto spirito- 
samente gli scrittori delY Italia del popolo, facendo 1'elogio del nuovo 
Ministero. Tanto s' era abbassata nella mente di tutti 1' onorabilita 
de' Ministri per gli scandali passati ! II nuovo Capo del G-overno, 
dunque, rivolgendo di primo acchito il suo discorso sulla cosa che piu 
premeva, che e la grossa faccenda africana, su di essa espose questi 
concetti. Primo, rinunzia ad ogni tentative di riconquistare il Tigre. 
Se anche il Negus (disse il Di Kudini) ci offrisse il Tigre, noi lo 
respingeremmo come un dono esiziale ai nostri interessi, poiche coloro i 
quali immaginano di trovare nel Tigre il dominio, la gloria e le ric- 
<;hezze, non sanno davvero che cosa sia V Etiopia o lo sanno anche 
troppo, tentando spingerci scientemente ad un' impresa che consume- 
rebbe senza profitto vicino o lontano tutte le nostre energie. Noi non 
dobbiamo, o signori, cercando 1' ignoto, indebolire o perdere la nostra 
posizione di grande potenza in Europa. Cos! il Presidente del Consi- 
glio. In questo primo punto ci si vede un poco dell'uva acerba della 
volpe di Esopo ; ma non fa nulla : il discorso e saggio. II secondo 
punto, aifermato dal Di Rudini, & I'abbandono del protettorato sull'Abis- 
sinia; e di ci6 diede due buone ragioni : la prima, perche uno degli 
articoli, riguardante appunto il protettorato, era equivoco (a cui si 
poteva aggiungere che quel trattato non fu accettato da Menelik e 
se anche fosse stato accettato, dopo cinque anni era gia scaduto) ; la 
seconda, che 1' interesse dell' Italia non lo permette. Ed in fatti osti- 



224 GRONACA 

narsi a proteggere chi non vuol esser protetto e come metterei a 
pelare gratuitamente un gatto od accarezzare una tigre ; e oggimai le 
famiglie de' diecimila morti ad Abba Grarima sanno quanto costa quella 
protezione, se non lo sanno i Fascia della politica. Poiche quello che 
per quest! son parole, per quelle e sangue. La terza cosa detta dal 
Capo del Governo e la dimanda di 140 milioni per sopperire alle spese 
della guerra fatta e alle urgent! neeessita del presente. La quarta e 
la proposta d'un trattato di pace onorevole coll' Abissinia. II centro 
di gravita delle cose proposte, come e facile immaginare, si porto 
sulla questione de' denari, dovendosi qui metter mano alia borsa, ed 
era la cosa piu urgente, da deciders! da! deputati. Tutti moralmente 
eran pronti ad accordare al Minis tero la somma desiderata, anzi si 
noto la sua lealta, che faceva un brutto riscontro colla proposta pre- 
cedente del Crispi che per la grossa guerra d'Africa dimando solo 
venti milioni, salvo a spenderne il quadruple senza il consenso del 
Parlamento. Ma la questione del concedere i detti milioni divenne 
piu grave, di quel che .sembrava, per il troppo zelo dei deputati cri- 
spini capitanati dal Sonnino. Anzi un loro sbaglio frutto una splen- 
dida vittoria al Di Eudini e la sconfitta del crispismo nella Camera* 
Ecco il fatto. II Sonnino con un abilissimo discorso persuase il Mi- 
nistero a dimandare il semplice voto per i milioni richiesti (nel che 
anche i Crispin! avrebbero votato favorevolmente) lasciando da parte 
il voto di fiducia al nuovo Ministero. II Di Eudini con un lodevole 
disinteresse accetto la proposta. Ma il crispino Fortis, non contento 
di questo poco onore pel suo sopraccio, tese la corda crispina piu di 
quel che doveva, sfidando il Di Eudini a dimandare un voto di fidu- 
cia. Quest! accettd la sfida, e separandosi da quelli dell'estrema sini- 
stra, che volevano il richiamo delle milizie dall'Africa, mostro che alia 
fin fine le trattative di pace col Negus erano state cominciate anche 
dall'antico Ministero. Cattivatasi cosi alquanto la benevolenza anche 
dei Crispin!, era facile in quelle congiunture che la maggioranza della 
Camera col voto de' credit! unisse anche la fiducia nel nuovo Mini- 
stero, come avvenne. La qual votazione evidentemente fu una piena 
disfatta di quella tal maggioranza si ligia al Crispi, che a! tempi del 
costui comando, avrebbe appro vato anche il taglio della testa senza 
discutere. Tanto era servile! In fatti, implicitamente e rea della 
morte di diecimila vite, lasciate macellare inutilmente ad Abba Ga- 
rima. Ora nel famoso giorno del 21 marzo molt! di costoro, se non 
tutti, convertitisi a un tratto, passarono al servizio del nuovo Mini- 
stero, il quale raccolse ben 219 voti favorevoli, oltre 72 astenuti, i 
quali evidentemente stanno in benevola aspettativa. I sopravvissuti al 
disfatto crispismo furono soli 119. Talche il Crispi, che evitd il voto 
politico il 5 marzo, -ebbe la condanna il 21 dell' istesso mese. 




CONTEMPORANEA 225 

2. II punto che riguarda la pace col vincitore Menelik d il pun to 
in quest! giorni piu discusso in Italia. In cio il Di Rudini stesso 
(checch& ne pensi dentro il suo cuore) ha dimostrato piuttosto vel- 
leita che risoluzione. Ma quelli che fanno la voce grossa contro la 
pace, atteggiandosi a eroi sulla pelle altrui, sono i partigiani del Crispi 
e altri, desiderosi di gloria senza fatica. Costoro hanno lanciato la 
frase che fa impressione a chi non pensa, ed hanno detto : La pace 
i un disonore, e un dichiararsi impotente a vincere. Osserviamo in 
prima che quelli che discorrono cosi son quelli stessi, che quando si 
parlava d'onore e di moralita (ai tempi delle gravi accuse del Caval- 
lotti contro il Capo del Governo) rispondevano : L' onore e la moralita 
non c' entrano. Son quelli stessi che, pronti a gettare i milioni in 
Africa, non vedono nessun disonore per 1' Italia che a Palermo vi 
sieno 20 mila mendicanti, che a Torino (citta delle piu agiate) ve 
ne sieno 5 mila e che nella sola Sardegna in dieci anni sieno stati 
messi all' asta per conto dello Stato 27 mila fondi immobili : cose 
tutte che ci narra la Nuova Sardegna nel n. 72. In queste cose nes- 
suno di costoro che predicano contro la pace vede alcun disonore o 
manco di dignita. Ma lasciamo questo e discorriamo in altro modo. 
Un discepolo di Socrate, uscendo da una cattiva casa, vide il suo mae- 
stro e fe' atto di nascondersi per vergogna. La vergogna, gli disse 
allora Socrate, non e uscir di la, ma entrarvi. Ecco la risposta a questi 
predicatori della guerra. La vergogna e il disonore non e ora nella 
pace, conseguenza degli errori fatti ; si bene nel metodo prescelto di 
far la guerra senza utilita, senza diritto, senza mezzi logistici, senza 
preveggenza, con pochi soldati stanchi e affamati contro un popolo 
bellicose. Ecco la vergogna. La pace al piu richiama in mente tal 
vergogna, non e essa vergogna. La gloria bisogna saperla guadagnare, 
e quando e perduta, come e nel caso nostro, 1' unico modo di ricu- 
perarla e : primo, punire i rei della sconfitta, se ci sono (come pur 
troppo sembra), e poi non commettere nuovi errori. Un' altra frase, 
che parimente non ha valore per chi pensa, e stata messa luori da 
quei che non vogliono la pace ; e sembra appunto lo scrupolo del 
tarlo, che, dopo avere roso un crocifisso, si arresto quando giunse alia 
croce. Dicono, dunque, che e indecoroso per il Re Umberto mettere 
la sua sottoscrizione vicino a quella dell* Imperatore di Etiopia, che 
e un brigante . E il verbo dei signori della Tribuna. Yedremo, 
anche qual sara il Ministro che avra il coraggio di chiedere ad un 
soldato, ad un Principe di Casa Savoia, al Re d' Italia, di porre la 
propria augusta firma vicina a quella di un brigante, capo degli 
eviratori dei soldati italiani ! Dunque Menelik, perche vittorioso, si 
appella ora brigante; prima pero era il piu gran galantuomo del 
mondo. In fatti, nel trattato d' Uccialli non ci fu niuna vergogna il 

Serie XVI, vol. VI, fasc. 1100. 15 11 aprile 1896. 



226 GRONAGA 

vedere le due sottoscrizioui regali messe vicine. Quindi il D. Chi- 
sdoite ebbe buon giuoco in rimbeccare cosi i pudibondi della Tribuna. 
Ma credete che il pubblico sia smemorato ? La gente ricorda bene 
che foste voi, i qtiali avete portato trionfalmente a Roma uno di quest! 
briganti, uno di questi capi d'eviratori, come elegantemente vi espri- 
mete : che gli avete reso onori sovrani ; che lo avete provvisto di 
carrozze di gala e di bottiglie di sciampagna ; che lo avete trascinato, 
per una settimana, da porta Pia al Quirinale, che avete posto, non 
la firma, ma la mano sua preeso quella d'un principe di casa Savoia. > 
Cosi il D. Chisciotte. Ecco come sono gli animi in Italia riguardo alia 
pace ; e si ricordi il lettore che queste che a prima vista sembrano 
discussioni filosofiche, non sono in realta che un quadro storico dello 
stato psicologico degl' Italiani dopo la sconfitta di Adua. 

3. II ritorno de' feriti dall'Africa e 1' arrive di molte lettere private for- 
niscono tanti preziosi particolari del vero stato delle cose nell'ultima guerra, 
che ai tutto debbono conservarsi per ammaestramento storico. La difficolta 
e solo nella scelta e nel metter da banda quel che vi potesse essere di 
esagerato. Diamo un qualche ordine all'arruffata materia. E per primo sia 
la parte direttiva e amministrativa della guerra. II pubblicista Mercatelli, 
presente alia battaglia, dopo la caduta del Baratieri parla nella Tribuna del 
30 marzo senza reticenze. Le titubanze ed incertezze prima della battaglia 
erano assai, specialmente per mancanza di viveri, di cognizione dei luoghi e 
delle forze nemiche. II nemico era disprezzato e i nuovi ufficiali venuti non 
facevano che sognar vittorie. L' ottimo Felter che aveva recato le prime 
notizie sulle forze degli Abissini, era quasi messo in canzonatura. Qualcuno 
gli batteva sulle spalle e diceva ridendo : Dunque sono proprio ottantamila ? 
II Generate Albertone, uomo audace ed ardito diceva: Appena saremo loro ad- 
dosso, scapperanno. Ma le condizioni morali e material! dell'esercito erano 
pessime. Reclutato in fretta, dice il Mercatelli, e malamente vestito, peg- 
gio calzato, era stato trasportato sull'altipiano dalla sola forza dell'entusia- 
smo. Due mesi passati a portar sassi, costruire muretti e cambiare campi, 
marcie disastrose per raggiungere il nemico, ed inazione completa una volta 
a contatto, variazioni quotidiane della razione, e da ultimo diminuzione non 
indifferente della stessa, due mesi di borcutta, d' acqua cattiva e di tensione 
di spirito, avevano logorato insieme alle scarpe e al vestito anche 1'entu- 
siasmo e la disciplina. Gli ufficiali, che erano giunti pieni di fede e di ar- 
dore, stavano al loro posto adesso per amore del dovere e per ispirito di 
sacriticio, sempre pronti a dare la vita, come 1' hanno data, ma sfiduciati 
del risultato finale. I servizi, che a furia di buona volonta e di lavoro, si 
erano andati organizzando meno male, tornavano a deperire. Come non vi 
erano scarpe per i soldati, molti dei quali andavano scalzi, come scarseg- 
giavano i viveri per truppe e per ufficiali, come mancava il chinino per i 
febbrieitanti, cosi non v' erano chiodi e ferri per i muli, non cuoio per le 
bardature, non spago per le piccole riparazioni di selleria. I capitani di ar- 
tiglieria davano la testa contro le roccie per mantenere in buono stato di 
mobilita le batterie di manovra ; quanto alle colonne di viveri e munizioni 






CONTEMPORANEA 227 

andavano come potevano; il parco era montato su cammelli. Prova di questo 
disordine e il fatto che il giorno del combattimento non si poterono portare 
ohe novanta colpi per pezzo, tutto compreso. II resto, flno ai centotrenta 
tutto compreso, e non e gran cosa, era rimasto a Sauria. Viveri, compresi 
quelli di riserva, se ne sarebbero avuti fino al giorno 2, essendosi, per otte- 
nere questo risultato, ridotte ancora le razioni. I muli restavano spesso 
senz'orzo; piu spesso ne avevano meno del necessario. Un soldato, scam- 
pato alia morte, cosi scrive alia sorella (e lo pubblica la Leg a lombarda) 
Non puoi imaginarti il dispiacere che provo di essere venuto in questa 
terra a patire fame e sete, a far tutti i giorni 30 chilometri su per le mon- 
tagne e dormire in su la terra e mangiare una volta al giorno. 11 primo 
marzo abbiamo attaccato il combattimento alle 5 di mattina ed abbiamo 
continuato fino alle 10 di sera, sempre in mezzo al fuoco; dopo abbiamo 
incominciato a ritirarci, perche il nemico era troppo, ne si poteva resi- 
stere, dappertutto si vedevano sortire Scioani come le formiche e correre 
eome gli animali. II Generale Ellena, di ritorno dall'Africa, in un collo- 
quio con uno scrittore deintalie, disse che arrivato cola per ordine del 
Ministero, il Baratieri fu imbrogliatissimo a metterlo a posto, e da questo 
e da altri indizi 1' Ellena s' accorse del disordine che regnava. Aggiunse di 
piu: II Baratieri non si occupava di niente, non dava mai alcun ordine. 
Tutto veniva disimpegnato da quattro o cinque ufficiali del quartier gene- 
rale che avevano saputo imporsi a Baratieri, indebolito di corpo e di spi- 
rito per la vita che conduceva a Massaua. (II Crispi sapeva benissimo in 
che condizioni si trovava Baratieri a Massaua e ne fece anzi la confidenza 
a parecchi deputati. Pure lo mantenne a capo dell'Eritrea!) Cosi VltaUe 
testualmente ; ne noi vogliamo aggiungerci nulla del nostro. Ora un 
cenno di quello che raccontano i feriti sulla battaglia stessa e sulla ven- 
detta degli abissini contro gl'invasori delle loro terre. Nel cuore della notte, 
precedente al 24 marzo, giunse a Napoli il Sumatra con 250 soldati, di cui 
111 feriti, il resto malati. Lo spettacolo dello sbarco, fatto al lume de' fa- 
nali, fu veramente ferale e faceva un triste riscontro collo spettacolo della 
partenza fatta al suono delle bande. Or le parole di que' feriti e di altri 
ritornati dalle ambe africane sono raggi di luce ammaestratrice. Un soldato 
narra cosi : La ritirata fu per noi fatale. In quelle gole di monti gli 
Scioani ci bersagliavano facilmente e fu la che morirono i piu. Quando noi 
vedemmo le artiglierie perdute, rompemmo gli otturatori. Le donne scioane, 
mentre gli uomini si precipitavano sui pezzi, rubavano i muli. Ci sono vo- 
luti quattro giorni per giungere ad Adi Caie, sempre ferocemente inseguiti 
dalle bande disertate che si mostrarono con noi piu feroci degli stessi 
Scioani non lasciandoci un minuto di tregua. Un altro soldato disse: <c I ca- 
daveri erano tutti denudati, avevano il ventre, nel basso, reciso da un sol 
taglio. Come durante il combattimento, cosi durante la ritirata, i medici 
erano presi specialmente di mira e freddati. Essi si difesero con atti di 
eroismo inauditi, ma alia fine venivano sopraffatti dal numero. Tre ufficiali 
medici, assaliti mentre curavano dei feriti, furono trasportati lontano, semi- 
vivi, verso Adi Caie, e gettati sopra dei roghi accesi per le alture, in segno 
di esultanza per la vittoria. Inoltre sopra i feriti gli Abissini compierono 



228 CRONAGA 

vere barbarie come decapitazioni ed altre mutilazioni, ed esportando sulle 
lance e fra i denti orrendi trofei di vittoria. Qui yotest capere capiat. Ulte- 
rior! notizie pero fanno risalire ai Galla ed ai ribelli, non all'esercito del 
Negus, quelle sevizie. Un ufficiale flnalmente, in una lettera, cosi descrive la 
tattica abissina. Sai come combatte il nostro nemico? A gruppi di tre, 
di cinque, di dieci; ognuno spara per suo conto senza alzo piazzato: i 
proiettili vanno lo stesso a posto, e questione di inclinazione deH'arma. 
La direzione del combattimento e data precedentemente ed ognuno tende al 
raggiungimento dello scopo. Voci modulate, suoni lugubri di corno servono 
a apingere, a frenare, a dirigere. Gente lesta, pronta, rapida si cela, ap- 
pare e scompare, servendosi di tutto per farsi scudo. Noi invece a masse 

quasi, sempre in vista, spossati, affranti ed afjamati. Con tale nemico, in 
simil terreno, saremo sempre distrutti, credilo. Cosi la lettera. Tutto 
ci6 sia detto a insegnamento storico, a cui aggiungiamo solo che il valore 
personale de' soldati, che certo non e mancato nell' infelice giornata del 
1 marzo, sara sempre inutile senza savia direzione tattica e logistica (come 
chiamano 1'approvigionamento e il trasporto di viveri e munizioni). Tra 

1 Generali, il caduto Arimondi, amatissimo da tutti, die prove di vero valore. 

4. La vita dell' Italia legale & piena di scandali. Non si finirebbe 
raai se si dovessero fare tutti i processi. Ecco alcune altre cause cri- 
minali che fanno il giro della penisola. Prima, e la sottrazione del 
document! daH'archivio di Stato rispetto alia resa di Makalle e alia 
ultima fase della guerra. II Capo del Governo lo disse in piena Ca- 
mera de' deputati; cioe che dall'archivio i passati Ministri avevano 
fatto bellamente scomparire i documenti accennati. Benche il buon 
Rudini poi al Senato si rimangio la parola per timore di dispiacere 
a qualcheduno, a cui egli laudabiliter se subi&cit. Tutti pero son per- 
suasi che delle due affermazioni la prima era vera. La causa di quella 
scomparsa la trovano alcuni in cid che non si vogliono far conoscere 
i patti della resa di Makalle, patti i quali non sarebbero stati osser- 
vati. Ed ecco una prima causa criminale. La seconda e contenuta nel 
processo contro il Gen. Baratieri, che pare si fara a Massaua. La 
terza e quella sulla compera de' grani per 1' Africa. Qui i fornitori 
hanno fatto, a quanto pare, grassi guadagni a carico dello Stato e i 
costui official! si son lasciati gabellare, colpevolmente o no, non sap- 
piamo ancora. Quanto a questi grani, narriamo, come saggio, che la 
Commissione d'inchiesta, fatto un conto dei danni recati all'erario 
dall'acquisto dei 33 mila quintali, comperati dal Yannicelli, trova che 
furono 68 mila lire circa, pagate piu del dovere, cioe circa lire 2,06 
per quintale. Ci sarebbe poi una quarta causa, quella dei muli; ma 
non ci consta della verita. Essa e anche amena, se e vera. Perche" 
1'omciale della commissione giudicasse giovani, sani e robusti i muli, 
si sarebbero tratti alcuni denti superflui ai muli vecchi, e quindi si 
sarebbero pagati oltre il dovere. 



GONTEMPORANEA 229 

5. Sia fine a queste gloriose geste governative con la narrazione 
d'un duello tra due legislator! : il gia Ministro della guerra Mocenni 
e 1'on. Barzilai. II duello & punito dal Codice penale italiano ; ma 
quella e lettera morta. Quando si dice una menzogna, per saper la 
verita, le cosi dette regole della perfetta cavalleria insegnano che bi- 
sogna sciabolarsi a vicenda; salvo poi a saperne dopo, quanto se ne 
sapeva prima. L'ebreo Barzilai, in una tornata alia Camera disse che 
il Ministro della guerra, Mocenni, gli aveva confidato, come era sua 
intenzione richiamar il Baratieri dall' Africa, ma che non gli fu pos- 
sibile per intrighi parlamentari. II Mocenni allora nego aver lui cid 
asserito; e il Barzilai, di rimando: Menzogna, Lei mente per la 
gola. Che occorreva fare allora ? Non altro che esaminare il pro e il 
oontro della cosa per dare un giudizio. Cosi i due interlocutor! si sa- 
rebbero mostrati ragionevoli. Ma, non signore: si sfidarono a duello. 
Sciocco ed inetto inetodo anzi ridicolo per ottenere lo scopo ! E cid 
con tanta gravita che ne fu fatto un rogito formale con testimoni di 
ambe le parti, che erano quattro legislator! italiani. Lo consegnamo 
alia storia, come monumento delle goffaggini umane. La scrittura e 
di questo tenore : I quattro r app resent an ti, dopo accurate esame della 
questione, ritenuta I' impossibility, di risolverla altrimenti che con le 
armi (?), di comune accordo hanno stabilito che lo scontro avra luogo 
domani, arma, la sciabola, con guantone, senza esclusione di colpi, e 
non avra termine se non dopo ferita che, a parere dei medici assi- 
stenti, renda impossible la continuazione del combattimento. Alberto 
Casale Ahssandro Modestino Imbriani-Poerio Gino Vendemini. 
E piu sotto : Roma, 22 marzo 1896. I sottoscritti dichiarano che 
nella partita d'armi fra Ton. Mocenni e Ton. Barzilai, questi riporto 
al primo assalto una ferita incisa lineare cutaneo-muscolare nella re- 
gione auricola-parotidea destra. L'on. Mocenni riportava una scalfit- 
tura all' ipocondrio destro. La lesione riportata dall'on. Barzilai e stata 
tale da impedire la continuazione dello scontro. Doit. Vincenzo Mo- 
rini Dott. Felice Santini. Oramai ognuno puo sapere chi dei due 
disse la verita. 

6. L'Imperatore di Germania, Guglielmo II, insieme coll'Impera- 
trice, sua consorte, e i due figliuoli maggiori, stanno facendo, mentre 
scriviamo, un giro marittimo attorno alle coste della nostra Italia sulla 
nave Hohenxollern. Da Genova, ove arrivarono il 24 marzo, giunsero 
a Napoli, il 25; da Napoli presero porto a Palermo e di la a mano 
a mano giungeranno a Yenezia, il 13 aprile, come dice 1'itinerario. 
L'arrivo a Napoli e 1'incontro col Card. Sanfelice ha senza dubbio 
importanza storica e quindi e degno d'essere raccontato. II 30 marzo, 
due carrozze con dentro PImperatore, 1'Imperatrice, il Conte di Billow 
e il piccolo seguito, passando per via Caracciolo, via Toledo, si reca- 



230 CRONACA 

rono alia Certosa di Camaldoli, sulla superba coliina che dominaNapolL 
II Card. Sanfelice eravisi recato qualche tempo prima per ricevere 
gli ospiti imperial!. Quel luogo era il chiostro abitato gia dal Card. San- 
felice, quando era semplice monaco benedettino, e vedesi ancora la 
siia cella. Dal primo incontro sulla porta dell'eremo, narra il Cor- 
riere di Napoli, i due uomini (che rinnovano dopo due secoli, quella 
poesia cristiana del' medioevo donde la civilta ha tratto le sue piu 
dirette ecaturigini) si piacquero mutuamente di una simpatia imme- 
diata e profonda. Gia, com'ebbe scorto 1'Arcivescovo, 1' Imperatore 
toltasi di dosso la mantellina, ando premurosamente a lui, offrendogli 
toeto, nel salutarlo, una sua fotografia. Assai commosso da tali dimo- 
strazioni di cordialita, il Card. Sanfelice, che all'austerita dello spirito- 
congiunge quella soave dolcezza di cuore che e tra le sue piu eminent! 
qualita, fece al Sovrano un'accoglienza di padre tenerissimo. Tutto- 
d'altronde concorreva a dar carattere d'intimita aH'avvenimento so- 
lenne : il luogo, il piccolo numero delle persone, la rozza semplicita- 
del cenobio, la natnra stessa dei due personaggi, che pareva si fossero 
conosciuti da lungo tempo. L' Imperatore, 1'Imperatrice e i Principi 
restarono oltre un'ora alia Certosa, senza, si pud dire, che la visi- 
taseero. II nostro angelico Arcivescovo esercito sopra di loro il suo- 
fascino immancabile : e Ohiglielmo II, su cui questo fascino opercK 
naturalmente in misura maggiore, si trattenne quasi tutto il tempa 
a discorrere piano con lui. Sedevano: 1'Arcivescovo nel mezzo, a si- 
nistra 1' Imperatore, a destra 1'Imperatrice, che assisteva al colloquio,, 
partecipandovi, tratto tratto, con atti del capo e con sorrisi.... L'linpe- 
ratore, interrogando e ascoltando le risposte, mostrava sempre piu 
d'essere sollecito d' interrogare e soddisfatto, e compiaciuto e lieto 
di ascoltare. Egli era intento : i suoi acuti occhi azzurri eran piu che 
mai vigili. Spesso egli fu visto sobbalzare in quei suoi scatti irrepri- 
mibili che lo scotono quando lo penetri 1'entusiasmo o la commozione* 
Ed era supremamente bello quello sfondo di quadro d'altri tempi, a 
cui la nobilta delle figure, 1'espressione dei volti, 1'armonia delle 
attitudini e perfino la tonalita dei colori dava una composizione e un- 
rilievo maravigliosi. Gli spettatori, quasi muti al colloquio, furono 
compresi di stupore e di diletto.... I poveri monaci, veramente sem- 
plici e veramente pii, non si trattennero di offrire agli augusti visi- 
tatori il loro cibo e la loro bevanda; e a un tratto presentarono al- 
rimperatore e all'Imperatrice di Germania, come avrebbero presentato- 
a un qualunque forastiero, in piatti rustici e in massicci bicchieri 
di vetro, della frittata e del vino. Poi, 1'Ospite che seppe essere alia 
Certosa la cella dell' Arcivescovo, voile vederla, e scortavi una foto- 
grafia di lui, e da Lui firmata, scrisse sotto quella veneranda firma 
il suo nome. E 1' Imperatrice imito immediatamente 1'esempio del 




GONTEMPORANEA 231 

:Sovrano. II Card. Sanfelice nell'accomiatare S. M. alia porta della 
oella, narrano che dicesse : Spero che un giorno ritrovero Y. M. 
in un sito migliore e per ora prego Dio che V. M. veda la verita, 
come la vedo io II giorno appresso i due personaggi si rividero a 
bordo delP Hohenzollern per espresso desiderio dell 3 Imperatore e il 
Oard. Arcivescovo fu ricevuto con gli onori dovuti al suo grado di 
Principe della Chiesa. 

III. 
COSE STRANIERE 

3FRANCIA (Nostra Corrispondenza). 1. La politica estera, 1' Inghilterra e la 
Germania; le relazioni con la Russia per risguardo all'Armenia e al- 
1'Abissinia. 2. II richiamo del sig. Lefebvre de Behaine, la politica 
*di Leone XIII e le tendenze del Governo francese; la quistione del 
Concordato; atti di persecuzione, resistenza delle Comunita religiose 
alia tassa di accrescimento. 3. Le faccende Arton, Saligoux, eccetera. 
4. Assalti al Presidente della Repubblica, 

Gli avvenimenti che accadono in lontane regioni son sempre quelli 
che determinano il raggrupparsi delle potenze; e, cid ch'& piu no- 
tevole, la stessa cosa riproducesi per le piu disparate cagioni. Nella 
<3ina e nel Giappone si sono riunite la Russia, la Francia e la Ger- 
mania in opposizione all'Inghilterra. Nell 'Armenia le quattro potenze 
si sono trovate sul medesimo cammino, facendosi notare 1' Inghilterra 
per le difficolta, da lei suscitate contro la Turchia. Nel Transvaal la 
condizione era ancor piu spiccata e ricisa : la Francia unanime ha fatto 
plauso ai rallegramenti che 1' Imperatore Ghiglielmo mando al presi- 
dente Kruger per la vittoria delle milizie del Transvaal contro i fili- 
bustieri inglesi del dottor Jameson. Quivi sono piu espliciti gl'inte- 
ressi dei due paesi. La Francia possiede quasi un terzo delle miniere 
aurifere del Transvaal, e la Germania e specialmente rappresentata 
da coloni e mercatanti, che tosto presero le armi per combattere coi 
Boeri contro gl' invasori. In ricambio hanno ottenuto la cittadinanza ; 
la qual cosa non manchera di rafforzare 1'elemento tedesco, special- 
mente poi per mezzo di nuovi immigranti. Come si e poscia risaputo 
i Tedeschi di Pretoria avevano domandato, mediante il loro Console, 
all' impera tore Guglielmo di essere aiutati energicamente dalla Ger- 
mania. Ad ogni modo & certo che il Transvaal, come la vicina Re- 
pubblica d'Orange, non potra scampare all' invasione dominatrice del- 
Telemento inglese, se non mediante una forte immigrazione tedesca, 
olandese, francese ecc., eccettuatane P inglese. L'entusiasmo per 1'im- 
peratore Guglielmo ed il Transvaal non stato durevole. Ben presto 



232 CRONAGA 

siamo ritornati verso 1' Inghilterra, la quale non ha mancato di fare im- 
promesse alia Francia e di fare la voce grossa contro la Germania. 
L' Inghilterra che non fa mai nulla gratuitamente, ha ottenuto in 
questa occasione un trattato che le assicura la sponda sinistra del 
Mekong e che impedisce alia Francia di metter piede a Bangkok e 
nella zona attinente. Di piu 1'Inghilterra acquista 1'esclusivo possesso 
della penisola di Malacca, la quale, oltre i vantaggi proprii, costitui- 
sce una posizione strategica di somma rilevanza perche domina e mi- 
naccia pur anche 1'Indo-Cina francese. Ond'e a prevedere che que- 
sto trattato incontrera forte opposizione alia Camera. Non e quindi a 
stupire che giornali gravi non abbiano seguito questo movimento a 
pro dell' Inghilterra. La politica molto avveduta di Guglielmo II, fa- 
Torita dagli eventi e dalle circostanze, la logica dei fatti e degl'in- 
teressi ci traggono e sospingono ad un accordo colla Germania, al- 
meno poi ad una politica alia sua, conchiudeva specialmente il Ra- 
dical. Altri giornali, riconoscendo impossibile siffatta alleanza, non 
hanno mancato di asserire, che, accadendo un conflitto fra la Ger- 
mania e F Inghilterra, la Francia non dovrebbe in verun caso parteg- 
giare con 1' Inghilterra e restringersi ad una neutrality benevola verso 
la Germania. Queste deduzioni hanno un valore soltanto teorico, poi- 
che la politica della Francia non entrera si presto in un periodo at- 
tivo : ma rileva sempre tener nota di siffatte manifestazioni dello spi- 
rit'o pubblico. II popolo desidera che gl' interessi della Francia sieno 
anzitutto tutelati ; esso conserva una tal quale diffidenza verso 1' In- 
ghilterra, che e stata spesso Pemula fortunata, e non sempre scru- 
polosa, della Francia. Ma da questo a mettere in oblio i torti della 
Germania, ci corre molto certamente. 

In Abissinia sembra che la Russia voglia trovarsi concorde colla 
Francia. I suoi giornali si schierano energicamente dalla parte del re 
Menelik ; anzi si annuncia che fra breve lo Czar palesera con un atto- 
pubblico il suo intendimento di prendere 1' Abissinia in sua tutela. 
Questa pero non potrebbe essere molto efficace, perche la Russia manca 
dei modi agevoli a recare saldo appoggio all'Abissinia. La Francia ha 
vecchie attinenze in Abissinia, ed ha sempre mantenuto relazioni ami- 
chevoli con Menelik, il quale, da quanto ci eonsta, e cristiano. II suo 
predominio potrebbe dunque ricondurre tutta 1'Abissinia in seno alia 
Chiesa cattolica, ed aprire di tal guisa un'era d' incivilimento e di 
possanza per quel paese. II nostro Governo dunque fara buona cosa 
a conservare le sue relazioni con Menelik ed oppugnare 1' influenza 
russa. C'e bisogno di smentire 1'accusa delle gazzette italiane, che 
la Francia abbia fornito d'armi ed aizzato Menelik contro 1' Italia? 
II nostro Governo da gran tempo non si e occupato affatto dell'Abis- 
sinia. Con una politica piu destra e piu energica si sarebbe giunti 






CONTEMPORANEA 233 

probabilmente a fare dell'Abissinia la base dell' influenza francese nel- 
1' Africa orientale e centrale, ed a stringere relazioni commercial! e 
d'altra specie ancora con quel paese atto a costituire un Impero cri- 
stiano. L'Abissinia e fornita di efficaci ordinamenti guerreschi, che, 
perfezionati all'europea, potrebbero farla addi venire potenza formida- 
ble. Menelik tiene al suo comando 150,000 uomini molto prodi, co- 
raggiosi e devoti, la cui sobrieta e resistenza alle fatiche ed alle pri- 
vazioni vincono tutto quanto se ne conosce in Europa. Grl'Italiani 
hanno acquistato il merito di aver tolta Massaua, Kassala ed altri luoghi 
ai Musulmani, ma non mi pare che sieno stati destri nella loro politica 
verso Menelik. Egli ed i suoi abissini, avvezzi a combattere i musul- 
mani, stupiscono al veder giungere dall'Europa dei cristiani, dei fra- 
telli nella fede, per combatter loro e soggiogarli. Combattendo i musul- 
mani, 1' Italia ha tratto dal fiioco la castagna per 1' Inghilterra, che 
cosi trovasi un po' fuori d' impaccio dal lato di Chartum. Comunque 
sia, la conquista dell'Abissinia richiede sacrifizii tali, che F Italia non 
e in grado di sostenere. Bisogna desiderare almeno che la sua im- 
presa non agevoli alia Russia d' impiantarsi in Abissinia e cosi chiu- 
dere quel paese al cattolicismo. 

2. Da gran pezza nessun avvenimento politico-religioso ha destato 
si grande impressione in tutta la Francia, come il repentino richiamo 
del conte Lefebvre de Behaine, ambasciatore presso la S. Sede. Tutti 
si sono incontanente ricordati che la Francia aveva un grande e ge- 
neroso amico in Yaticano, il quale non ha cessato mai di darle prova 
della sua amicizia con atti efficaci. E si e detto che mal si rispondeva 
a queste cortesie, richiamando I'Ambasciatore che deve avere contri- 
buito a questi atti benevoli, col quale, il venerando Yegliardo del 
Yaticano aveva preso consuetudine da lungo tempo. Ha conturbato 
questo richiamo, perche ci si e veduto 1' indizio di un mutamento 
nella politica; e gia si parlava dell'abolizione del Concordato. Senza 
correr tanto, bisogna pero riconoscere che la minaccia deH'abolizione 
non produce piu tutto Feffetto bramato. A furia di sentir sempre 
ripetare questa minaccia, i cattolici vi han fatto 1'orecchio ed hanno 
preso a disamina 1'effetto che verrebbe dalla sua attuazione. Dopo i 
tanti colpi onde furono percossi senza esserne feriti, i cattolici sono 
gia apparecchiati a quest' ultima prova. Non tengono piu tanto al 
concordato, dacche i governanti cercano di falsarlo, di liberarsi dagli 
obblighi che loro impone e di aggravare quelli dei cattolici. Per essi 
il Concordato e uno strumento di opposizione. I cattolici non daranno 
certamente la spinta all'abolizione, ma la temono tanto meno in quanto 
si apparecchiano a vederla succedere : essi p ^ssono sfidare le ire dei 
loro nemici. Mettano pure in pratica le loro minacce, sopprimendo 
il Concordato e il bilancio dei culti ; la Chiesa per questo non perira ; 



234 CRONACA 

ma lo Stato, rompendo il patto, non avra piu alcun diritto sulla Chiesa,, 
sulle nomine ecclesiastiche e sulle tante istituzioni, fondate e man- 
tenute dal clero e dai fedeli. La Chiesa si costituira in societa indi- 
pendente, la generosita dei fedeli supplira al bilancio dei culti; ma, 
clero e fedeli saranno liberi d' impegnare la lotta politica. Qualsiasi 
Governo dovra fare- i conti con essi, non ha forse dovuto il Govefno- 
della Germania protestante fare i conti colla minoranza cattolica, sal- 
damente ordinata per la lotta politica ? Perehe non c' e da pensare 
neppur un momento a disconoscere la Chiesa cattolica in Francia. La 
lotta riaccendera lo zelo, fara ringiovanire le sue forze. La persecu- 
zione costringera i cattolici ad unirsi per la comune difesa. La disgrazia 
stata di esserci lasciati spaurire dalla minaccia della soppressione 
del Concordats, dovecche solo i governanti debbono aver timore di 
questa soppressione. Si e fatto rimprovero, nei giornali bene infor- 
mati, al sig. Lefebvre de Behaine di non avere respinto, ma invece 
ascoltato e trasmesso a Parigi le lamentanze del Sommo Pbntefice per 
risguardo alia legge sulle associazioni, intesa a togliere di mezzo tutte 
le associazioni religiose. Altrove si crede che 1'Ambasciatore sia stato 
richiamato, per non essere riescito a far accettare dal Papa le nomine 
ai vescovati vacanti proposte dal Governo. 

II 12 gennaio, due giorni prima dell' apertura del Parlamento, 
il primo ministro sig. Bourgeois venne sponendo in un pranzo a Lione 
il programma del suo Ministero. Egli asserisce che trovo i repubbli- 
cani scissi e talvolta sconfortati (quand'egli venne al governo), gli 
official! tentennanti ed alcuni di essi trascinati a fare la- politica 
di reazione, che si e chiamata la politica di rannodamento ; per ri- 
guardo agli officiali ha preferito ammonirli che colpirli. Egli ha~ 
ridonato la fiducia e rimessa 1' unione nel partito repubblicano. 
II sig. Bourgeois dichiara esplicitamente guerra agli aderenti (ral- 
lies), e percio anche alia Chiesa. Minaccia il bilancio dei culti, che 
generalmente e considerate come principale elemento del bilancio mo- 
narchico nel linguaggio dei repubblicani. Dunque il bilancio dei culti 
deve far le spese delle riforme sociali, delle impromesse ai socialisti 
contenute in questo programma. Per la tassa sulla rendita non c'& 
da sperare che sia sancita quest'anno. Ci sono in Francia 10 milioni 
di elettori, dei quali 7,500,000 pagano le tasse dirette (personale r 
mobiliare, porte e finestre), le quali debbono essere sostituite dalla 
tassa sulla rendita. Ma questa gravera soltanto un milione e mezzo di 
cittadini, per che ogni rendita al disotto dei 2,500 franchi andra esente 
dalla tassa, che e dell'l al 5 per cento dai 2,500 franchi di rendita 
ai 50,000. Le persone daccio asseriscono che, invece dei 150 milioni 
registrati dal ministro per le finalize nel suo bilancio, la tassa sulla 
rendita non fruttera 110 milioni. Ad ogni modo la prudenza dette- 




GONTEMPORANBA 235 

di Bon avventurarsi cosi alia leggiera nella riforma tributaria. 
.Nel 1895 le riscossdoni sono rimaste di 70 milioni al di sotto di quanto 
.si era previsto; e similmente avverra nel 1896; con questo ehe le 
spese crescono ogni anno, laddove i risparmi che il sig. Doumer ottiene 
nel suo disegno di bilancio pel 1897 sono piu parventi che effettivi. 
J tre ultimi anni ci lasciano gia uno scoperto di 540 milioni, che bi- 
^sognera ben presto liquidare. Del rimanente, I'estrema sinistra, che 
si e costituita a partito governativo sotto il presente Ministero, ha piu 
smania di prebende che di riforme. Esso ha mandato suoi delegati al 
sig. Bourgeois, per ammonirlo di por mano alia purgazione del per- 
sonale. II sig. Bourgeois ha loro promesso che nel prossimo movi- 
mento di prefetti, due o tre di questi, specialmente odiati dai partiti 
estremi, rimarranno sul lastrico. C'e" molto a temere che, essendo inat- 
tuabili le divisate riforme, tutto lo sforzo dei partiti estremi si rivol- 
gera contro la Chiesa. Sono questi partiti, che hanno proposto e for- 
:mulato la legge sulle Associazioni, e che spingono all'intera esecu- 
zione della legge sulle fabbricerie delle Chiese. Ancor qui di recente 
-Hons. Goullie Arcivescovo di Lione ha dovuto esporre al Ministro pel 
'Cuilti, che quest' ultima legge non e attuabile, e domandare che la si 
faccia ripremdere a disamina da una Commissione mista, di delegati 
del Governo e delegati dei Yescovi. Al medesimo intento hanno scritto 
al Ministro i Yescovi di Montpellier, di Annecy e di Nevers. Di questi 
giorni una commissione presieduta da un protestante, il sig. Monard, 
direttore dell' igiene e della pubblica assistenza nel Ministero per 1' in- 
terno, sta discutendo una proposta di legge sull' assistenza pubblica, 
che assoggetterebbe tutte le opere di carita alia stretta vigilanza 
della potesta civile. S'impone loro specialmente 1'ispezione officiate 
quasi sconfinata, la dichiarazione, coll' indicazione dello scopo, delle 
fonti di rendita e dei loro membri, il registro delle persone sus- 
sidiate, sotto la sanzione di notevoli ammende. Di tal guisa la 
carita diverrebbe punibile, un pubblico delitto ! Un' opera a pro de- 
gl' infermi potrebbe essere punita ed anche fatta cessare se da pane 
ad un poveretto, che ha la disgrazia di star bene, o se essa gli da 
ricovero invece di lasciarlo morir di freddo per la strada. Siccome le 
opere ^i carita e di beneficenza sono nella massima part religiose, 
o istituite e dirette da solerti cattolici, la nuova legge ha dunque 
preso di mira la Chiesa nelle sue opere piu giovevoli, anche sotto 
1'aspetto politico in questi tempi di crisi sociale. Si vede chiara la 
successione degli assalti contro la Chiesa. II bilancio dei culti e stato 
diminuito di 8 milioni, e non somma piu che a 42 milioni in tutto. 
Quindi le chiese cadono in rovina. Nella festa della Candelora, una 
volta della chiesa di Monlevrier e rovinata durante le sacre funzioni 
uccidendo cinque persone e ferendone altre cinque. Per mancanza di 



236 CRONACA 

mezzi la fabbriceria avea potuto restaurare sola la meta della chiesa. 
Le Comunita che pagano gia la tassa di manomorta, sono state 
gravate della tassa sui lucri . . . . * e della tassa di accrescimento, 
che le mandano in rovina. Colla legge sulie fabbricerie, lo Stato si 
fa padrone delle scarse rendite delle parrocchie. La legge sull'assi- 
stenza pubblica dara tutte le opere di carita in balia del Governo. 
II laicizzamento della istruzione pubblica ha costretto i cattolici a 
spendere circa 40 milioni all'anno per mantenere le scuole cattoliche 
(nel 1892 erano 14,406 con 1,365,886 alunni). Dal 1879 al 1892 le 
scuole cattoliche hanno guadagnato 620,707 alunni, e le pnbbliche 
ne hanno perdu to 264,930. Le istituzioni pnbbliche di beneficenza 
sono messe al servizio dei partiti che stanno al governo, e lavorano 
in generale contro i cattolici. Yuolsi notare un fatto rilevante : a 
dispetto di tutti gli sforzi delle pubbliche autorita e dei loro servi- 
dori, la maggior parte delle Comunita religiose ricusano di pagare la 
tassa di accrescimento. Gli officiosi confessano che sopra dieci milioni 
circa di arretrati (deU'ultimo decennio) domandati dal fisco, sono stati 
ricusati poco meno di sette milioni. Finora non ci sono state esazioni 
per decreto di sequestro. II fisco si & tenuto pago di accendere ipo- 
teca sulle proprieta fondiarie. Certamente, non sara piccola briga 
mettere in vendita le masserizie e le case di qualche migliaio di Co- 
munita religiose, che per la maggior parte esercitano an che opere di 
carita, su tutti i punti della Francia. Ne nascerebbe senza dubbio un 
commovimento generale. Speriamo che il buon esempio dato dalla 
maggior parte delle Comunita religiose dara buon frutto, e animera 
i cattolici a difendere energicamente i loro diritti, la liberta della 
Chiesa e le sue opere. 

3. Quando giunse al potere il Ministero Bourgeois-Kicard, secondo 
una deliberazione della Camera che volea si facesse luce intera sulle 
frodi delle ferrovie meridionali, avea promesso di rnettere in chiaro 
tutte le bricconate di questi ultimi anni e fame punire i colpevoli. 
Quindi e che le inchieste, le perquisizioni domiciliari e le ricerche si 
son venute moltiplicando. Nel mese di novembre il famigerato Arton 
fu catturato a Londra, merce gl'indizii forniti da Parigi. Ma finora i 
tribunali inglesi non hanno concesso 1'estradizione 2 . L'Arton^che cre- 
devasi senza mezzi pecuniarii, e difeso da avvocati, che hanno un ono- 
rario di venticinquemila franchi ed ancor piu : nello stesso tempo si e 
avuto notizia che un impiegato di Parigi, il sig. Giorgio Lefebvre, ando a 



1 La parola francese qui usata dal nostro Corrispondente non e leggi- 
bile. Non sappiamo se ebbia voluto scrivere commerciaux o communei 
o qualche cosa di simile. N. d. D. 

8 L'Arton fu consegnato nel mese d\ febbraio. 



CONTEMPORANEA 237 

trovare Arton e la sua famiglia, promettendo danaro e scampo da qual- 
siasi pena, se voleva consegnare la lista degli uomini politic! che eb- 
bero denari del Panama, come pure il registro degli cheques ecc. In- 
terrogate intorno a cio alia Camera il sig. Richard ministro per la giu- 
stizia, ha confessato che il sig. Lefebvre si era assunto 1' incarico di farsi 
indicare dall' Arton il nascondiglio delle sue carte compromettenti, ben 
inteso per gli chequards, delle quali il Governo aveva risaputo 1'esi- 
stenza. Egli desidera di aver in mano quelle carte per la sua opera 
di giustizia. Dopo 1'Arton si catturd, a Parigi questa volta, un tal 
Saligoux, che aveva intinto il becco nel Panama, come anche il si- 
gnor Dupas, che, qual impiegato, era stato spedito a Venezia nel 1892 
per contra ttare coll 'Arton la consegna delle dette sue carte. II Dupas 
ha raccontato poco dopo tutta la faccenda in un opuscolo, senza essere 
disturbato. Ed ora e imprigionato coH'accusa di aver dato ricetto a 
un malfattore. La cosa e tan to singolare, che non puo a meno di 
suscitare violente censure. Poscia si e imprigionato una filza di per- 
sone, giornalisti piu o meno, che avrebbero estorto danaro ad un gio- 
vane dissipatore, Max Lebaudy, che, nel breve periodo di cinque anni 
ha sciupato abbastanza scioccamente da 17 a 18 milioni, e che e morto 
aH'ospedale militare. Non parlo d'altre faccende meno clamorose : ma 
il fatto sta, che si e finite coll'imbrogliarsi e dimenticare gli affari 
principali. La pubblica opinione e sconcertata. Cosi neppure si e ba- 
dato quando allora i giornali rilevarono che il giudice sig. Rein- 
pier, incaricato d' inquisire sulle ferrovie meridional! sarebbe stato so- 
stituito da un altro giudice istruttore, il sig. Le Poittevin. TJn gior- 
nale officioso ne ha dato la versione : il sig. Rempler non era d'accord 
col sig. Ricard ministro per la giustizia, per quel che concerne 1'av- 
viamento da darsi alia sua inchiesta. Finora avevamo sempre creduto 
che il solo indizio da darsi ad una inchiesta fosse quello che adduce 
allo scoprimento della verita. Tutto cio produce pessimo effette nel 
pubblico che diffida e teme di essere ingannato. A dir breve, si dif- 
fida un poco della giustizia adesso, vedendo questo garbuglio e que- 
st'imbroglio delle faccende; e si richiamano a mente i process! del 
Panama, che furono veramente una canzonatura. Intanto il gior- 
nale La France pubblicava in novembre un elenco di 104 uomini po- 
litici che hanno riscosso cheques dal Panama. L'elenco fu dichia- 
rato falso; il sig. Labussiere, che fu gia deputato. mosse querela 
per diffamazione contro la France. Ed ecco che il sig. Loubares, ap- 
pal tatore della France, assevera con giuramento che quando si pubblico 
il celebre elenco, il sig. Lalou proprietario del detto giornale, avrebbe 
ricevuto 30,000 franchi dal sig. Bourgeois, ministro per 1'interno, ed 
altrettanta somma dal sig. Loekroy ministro per le finanze. Alia Ca- 



238 CRONACA. 

mera i due ministri hanno smentito il sig. Loubares, ma non si sono 

curati di farlo processare per falsa testimonianza. 

4. Non pud passarsi in silenzio una quistione piu delicata : gli 
assalti, o calunnie, contro il Presidente della Repubblica. In un ar- 
ticolo avvalorato da molti document!, il Figaro (19 gennaio) ha pro- 
vato che da cinque anni in qua la brutta faccenda del Panama 
non solo e stata 1' incubo di tutti i Minister!, ma ha distrutto il prin- 
cipio di ogni progresso effettivo, di ogni riforma, di ogni migliora- 
mento materiale e morale, nell' animo delle persone oneste del Par- 
lamento, dei ministri piu probi e meglio disposti, e dello stesso 
Presidente della Repubblica. Se il sig. Felice Faure e ancor libero 
abbastanza da farsi capace della giustezza di questa osservazione: se ha 
il coraggio di scrollarsi di dosso 1' incubo, liberandone anche noi, 
riacquistera in breve il suo sorriso e la sua popolarita dei primi 
giorni. Altramente, si compia il suo destine ! II Figaro non e il solo 
che ha rilevato che, dopo avere soffocato la faccenda del Panama, 
non si governa piu per il bene della Francia, ma per rassicurare e 
guarentire gli uomini parlamentari compromessi, per vendicare le 
indiscrezioni commesse. Insomma il Panama ha conquassata la mac- 
china governativa. Inoltre si sono messe in giro indiscrezioni ed ac- 
cuse contro la famiglia del Presidente. Si sono trovate persone che 
hanno accusato il sig. Felice Faure di avere protetto, quando era 
sottosegretario di Stato e poi ministro della marina, certi imbroglioni 
d'affari, che avrebbero saputo cattivarsi la sua fiducia. Insomma il 
Presidente non e piu al riparo da sospetti e da calunnie pericolose, 
che tornano piu nocive delle colpe vere; tanto piu che difficilmente 
si possono combattere e confutare. L ? avviamento dell' opinione pub- 
blica e cattivo non solo pel Presidente della Repubblica : quasi tutti 
gli uomini posti in alto ne sono piu o nieno tocchi. 

GrERMANIA (Nostra Corrispondenza}. 1. 11 venticinquesimo anniversario 
della fondazione dell'Impero. 2. Le relazioni estere, i progredimenti 
e le ricchezze della Germania; i suoi lati deboli. 3. II Centro e il 
dissolvimento del partito conservators. 4. II bilancio della Prussia e 
gl'insegnanti. 5. La propaganda protestante e la Chiesa. 6. II nuovo 
codice civile. 7. Uno sciopero colossale. 8. Disegno imprudente. 
9. Faccende protestanti. 

1. Invece dell' anniversario deila erezione della Prussia a regno 
(17 gennaio 1701), si e testeggiato quest' anno ai 18 gennaio il 25 
anniversario della proclamazione del nuovo Impero tedesco a Ver- 
sailles il 18 gennaio 1871. Anche a Berlino la festa e stata del tutto 
officiale, consistette principalmente in una radunanza dei ministri e 
delle dignita la inattina, susseguita da un banchetto officiale anch'esso 






CONTEMPORANEA 239 

nel castello reale. L'adunanza del mattino fu preceduta da un officio 
religiose nella cappella del castello pei protestanti e da una Messa 
cantata a S. Edvige pei cattolici. Ben e vero che la stagione non si 
porgeva guari a festeggiamenti all' aria libera. E stata esclusa perfino 
la stampa dalle solennita officiali ; non si conosce la via di renders! 
popolari. L'Imperatore nella sua allocuzione di quella mattina assi- 
curo che atterrebbe la promessa fatta dal suo grand' avo Guglielmo I, 
di proteggere costantemente i dritti dell' Impero e delle sue membra, 
di tener salda coll'aiuto di Dio la pace e P indipenden/a della Ger- 
mania. Promise inoltre di procacciare il bene della nazione, di isti- 
tuire una legislazione uniforme, di assicurare una giustizia rispettata, 
come altresi 1' educazione della gioventii nel timore di Dio e nella 
devozione verso la patria, e di rafforzare i legami che uniscono in- 
sieme i popoli tedeschi. Al banchetto della sera, Guglielmo II parld 
delP opera del grand' avo e di suo padre, ai quali fu dato di attuare 
cio che i nostri avi sperarono, cio che la gioventii tedesca aveva bra- 
mato e cantato, di ristabilire 1' Impero, del che noi possiamo ralle- 
grarci. Ma questo ci fa obbligo di conservare quanto si e acquistato. 
L' Impero tedesco e addivenuto un Impero universale (Weltreich); in 
tutte le parti del mondo vivono migliaia di nostri compatriotti ; il 
capitale, 1'industria, la scienza tedesca varcano 1'Oceano. Si contano 
a miliardi i prodotti della Germania che corrono i mari. Tocca a voi, 
signori, di aiutarmi e congiungere questo Impero esteriore all 'Im- 
pero ; abbiamo doveri anche verso i nostri compatrioti di fuori. > Tutti 
hanno inteso che il discorso imperiale volea riuscire all'aumento della 
potenza marittima. Laonde si trattd di un aumento straordinario del- 
1'armata, che il principe Clodoveo de Hohenlohe, cancelliere dell'Im- 
pero, non voleva proporre al Reichstag, tenendosi gia sicuro che sa- 
rebbe respinto. Non v'e che dire ; la Germania e talmente gravata di 
spese pel suo esercito (ora si domandano, fra 1'altre cose, 180 milioni per 
costruire nuove caserme) che essa non pud pensare a mantenersi una 
armata di prima classe, che possa emulare quella dell' Inghilterra o 
della Francia. Per giunta, gli otto milioni di Tedeschi emigrati dimo- 
rano per la maggior parte negli Stati Uniti d' America, ove hanno 
ottenuto la quali ta di naturali. Parimente al Brasile i quattrocento- 
mila o cinquecentomila Tedeschi sonosi fatti naturali di quel paese, 
e la maggior parte di essi e nata la; non pud dunque trattarsi di 
aggiungerli alia madre patria in altra maniera, che median te rela- 
zioni di commercio od altre assai frequenti. Ma dopo la faccenda 
del Transvaal, nella quale tutta la Germania e stata unanime col- 
1'Imperatore, si e capito che anzitutto si tratta di mettersi in grade 
di difendere i paesi amici contro 1'aggressione dell' Inghilterra. 

Poi, c' e un' altra cosa, di cui non si parla affatto. Fra pochi anni 



240 CRONACA 

la giovane regina di Olanda sara in eta nubile : 1' Inghilterra si stu- 
diera di farle prendere un inarito, che sia seel to da lei, uno de' suoi 
protetti ; la Germania si opporra certamente all' instaurazione di una 
dinastia ostile, ligia all' Inghilterra, in Olanda, la quale altro non e 
che il delta del Reno, il fiume nazionale della Germania. Si tratta 
inoltre delle colonie olandesi, che 1' Inghilterra agogna sempre, ben- 
che ricca a dismisura di sterminati possedimenti oltre mare. Ove 
fosse minacciato lo statu quo presente, la Germania cerchera di assi- 
curare per se il possesso dell' Olanda e delle sue colonie ; ed in tal 
easo dovra fare i conti coll' armata inglese. Con 1' Olaada e con le 
sue colonie la Germania acquisterebbe vantaggi economici e strate- 
gici di si alto valore, da far contrappeso all' Impero coloniale dell' In- 
ghilterra. Per cagione di questi eventi, che possono nascere in ri- 
sguardo all' Olanda, la Germania da appoggio dappertutto alia poli- 
tica coloniale della Francia ; il che tien vivo il contrasto secolare 
coll' Inghilterra. La Francia ha buone ragioni di procacciarsi una con- 
dizione prevalente nel Mediterraneo, ove gia fece sua 1'Algeria e la 
Tunisia. Com' e ben naturale, e contraria affatto all' occupazione del- 
1'Egitto da parte dell' Inghilterra, e si giovera di qualunque occa- 
sione per costringerla a sgomberare da un paese che e la chiave del- 
PAsia e delle Indie. Tuttavolta non mi sembra probabile che in questi 
ultimi giorni la Francia abbia suscitato la questione dell' Egitto, seb- 
bene si riferisca che il Sultano, istigato da essa, abbia chiesto lo 
sgombero. Non e giunto ancora il momento per un' azione di questa 
specie. L' Inghilterra uscira dall' Egitto soltanto allora che avra contro 
di se, non la Francia sola, ma si ancora la Russia, la Germania e 
PAuBtria-Ungheria. Di presente la Russia e in buone relazioni con la 
Germania, e lo czar Nicole II, tutto assorto dalle prossime solennita 
della sua incoron azione, non ha alcuna fretta di suscitare una grossa 
quistione estera. Per ora gli basta Pesito propizio ottenuto in Bul- 
garia, merce la politica fiacca e malaccorta del principe Ferdinando. 
Non occorre rilevare che le gazzette russe non fanno mistero che il 
principe Ferdinando, coll' abbandono del figlio Boris allo scisma, ha 
ottenuto soltanto una dilazione di qualche tempo. La Russia non con- 
sidera come assestata la quistione bulgara. Anche per cagione del- 
PEgitto, e costretta P Inghilterra a tenersi in buoni termini con la 
Germania e con le altre potenze della triplice. L' esaltamento pro- 
dotto dalla questione del Transvaal si e pel momento dileguato. Nel 
resto, come rilevava il sottosegretario sig. Marschall al Reichstag, le 
relazioni officiali coll' Inghilterra hanno continuato ad essere soddis- 
facenti. 

2. L'luaperatore, nella suddetta festa, riscontro i progress! fatti dalla 
Germania dopo la istituzione delP Impero ; e a gran ragione, perche 






CONTBMPORANEA 241 

la Germania, nel risguardo economico, e addivenuta la terza potenza 
del globo, e non la cede ad altri che all' Inghilterra ed agli Stati 
Uniti d'America. La sua marineria mercantile viene subito dopo 
quella dell' Inghilterra ; similmente in fatto di costruzioni navali. II 
nostro commercio di esportazione tocca i 9 miliardi, dovecche la Fran- 
cia arriva ai 7 solamente. La Germania ha 45,000 chilometri di fer- 
rovie, ed incassa ogni anno 2 miliardi ; la Banca dell' Impero ha 
un giro d' atari per quasi dugento miliardi di franchi. Dopo 1' Inghil- 
terra e gli Stati Uniti Americani, la Germania e la nazione che pro- 
duce maggiore quantita di carbone e di ferro ; le sue miniere ed i 
suoi opificii metallurgici forniscono prodotti per 3 miliardi, e danno 
lavoro e pane a 2 milioni d'uomini. In quanto alia produzione dello 
zucchero la Germania sta in prima fila ; e giunta a ritrarre il 13 per 
cento di zucchero dalle barbabietole, laddove la Francia sino a questi 
ultimi tempi non ne ritraeva che il 5 o il 6 per cento, 

Nella produzione dell' alcool del pari la Germania primeggia, sia 
per la quantita come per la qualita. In Ispagna come in Francia $ 
preferito 1' alcool tedesco, per cagione della sua schiettezza, per fame 
liquori prelibati e rinforzare i vini. L'agricoltura tedesca gareggia nella 
fecondita con la belga e 1'inglese. In Baviera si raccolgono 25 ettolitri 
di grano per ciascun ettaro ; in Assia fino a 35 ; la media di tutta la 
Germania e di 24 ettolitri, contro 17 o 18 in Francia, a cui re- 
stiamo inferior! unicamente nell'orticultura e negli alberi da frutta. 
La Germania possiede 4 milioni di cavalli ; la Francia 3 : ha 19 mi- 
lioni di bestie cornute. Uno statista ha riscontrato che la Germania 
e in possesso di almeno 17 miliardi di valori finanziarii esteri, che 
le rendono frutto. La Francia ne ha di piu certamente; si parla di 
25 a 30 miliardi : tuttavolta io credo, contrariamente ad una stati- 
stica, non ha guari pubblicata, che la ricchezza e la sestanza della 
Germania deve notevolmente accostarsi a quella della Francia ; 
salvoch& qui da noi va ripartita sopra 51 milioni e mezzo di abi- 
tanti, e in Francia su 38 milioni. La nostra popolazione aumenta 
ogni anno di quattro o cinquecentomila persone ; quella della Francia 
di 50 a 60,000 in media da quindici anni in qua. Uno statista fran- 
cese il sig. Bertillon, asserisce che il popolo tedesco e costretto a 
spendere 4 o 5 miliardi di piu, ogni anno, per la sua procreazione, 
in confronto del popolo francese: questo dunque e in grado di fare 
maggior risparmio e godere maggior agiatezza di noi. Eppure non si 
deve vivere troppo malamente in Germania, poiche vi dirnorano 600,000 
forestieri di ogni paese. Dopo la Francia, la Germania e quella che 
novera maggior numero di stranieri, e, quel che piu monta, gli stra- 
nieri si vengono prestamente assimilando alia popolazione indigena. 
II territorio della Germania si stende per 540,500 chilometri quadrati ; 

Serie XV, vol. VI, fasc. 1100. 16 11 aprile 1896. 



242 GRONAGA 

quello della Francia per 536,400: la densita della popolazione vie d 
93 abitanti per chilometro quadrate, e in Francia di 71. Nel risguardo 
materiale ed economico la G-ermania dunque si e di molto avvantag- 
giata dopo la sua unificazione; le leggi e gl'istituti hanno favorito 
questo svolgimento. Ma le cose vanno altrainente nel risguardo reli- 
gioso e morale. II popolo cattolico ha resistito alia persecuzione, ma 
il cosi detto Kulturkampf e stato cagione di guasti a cosi dire irre- 
parabili, perche ha incoraggiato con leggi ed istituti tuttavia vigenti y 
1'incredulita, 1'irreligione, tutte le ree dottrine e tutte le male passionu 
Le defezioni sono state ragguagliatamente poche fra noi, ma i danni 
e le rovine sono stati tanto maggiori presso i nostri fratelli separati 
da noi, dove si professa la negazione di tutte le verita cristiane dalla 
maggioranza delle cattedre teologiche e da un numero di pastori che 
va crescendo. Le scuole, la letteratura, le arti, la stampa, lavorano 
al medesimo intento ; pad dirsi che il protestantesimo adesso e caduto 
per la maggior parte nel razionalismo e nella compiuta incredulita; 
per confessione degli stessi suoi autorevoli rappresentanti, esso non & 
piu che un vasto campo di rovine. Si conservano ancora, per 1'abi- 
tudine presa, i principii cristiani ; ma lo straordinario dilatamento del 
socialismo fra le popolazioni protestanti e la prova palpabile dei pro- 
gressi della dissoluzione del protestantesimo. (jli sforzi, che fa 1'im- 
peratore Ghiglielmo per tener salda la fede, ottengono qualche cosa, 
ma non han potuto infrenare 1'andazzo del pervertimento. II Kultur- 
kampf ha recato 1'effetto di un premio a tutti gli elementi malvagi r 
di un incoraggiamento al male. 

II Governo ha dovuto accettare il concorso di tutte le corruzioni r 
e da ultimo ne & stato preso anch'esso : la corruzione ha invaso i suoi 
officiali, gia intaccati dall'agiotaggio e dalle malversazioni della Borsa* 
Lo sfarzo, le male passioni d'ogni sorta hanno incancrenito molti strati 
della popolazione ; parecchie volte 1' Imperatore ha dovuto provvedere 
ad infrenare lo sfarzo, la passione del giuoco e via dicendo negli of- 
ficiali delle milizie. Arrogi all'abuso della ricchezza e dei godimenti r 
1'abuso della potesta. II principe Bismarck con la sua naturale per- 
spicacia disse un giorno: c siamo troppo governati . Ma non fu ca- 
pace di operare consentaneamente. Egli appunto fu quegli che esagero 
la podesta ad arbitrio degli officiali, che ne moltiplicd il numero e 
le categoric in modo spaventoso. Noi siamo divorati dalla burocrazia ? 
di cui sopportiamo le vessazioni innumerevoli e specialmente inutili 
alia pubblica cosa. Un antico officiale, il sig. de Massow, condanna per 
cosi dire irremissibilmente tutte le nostre pubbliche amministrazioni r 
che, a suo avviso, sono addietro di un secolo e si logorano a fare scar- 
tafacci nauseanti. Con quell 'ordinamento pratico, razionale, che esiste 
nelle grandi officine industrial! dei privati, si spiccierebbero le faccende 






CONTEMPORANEA 243 

dieci volte piu presto e con minor numero d ? impiegati di quelli d'adesso. 

La burocrazia stradale e tuttora alia posta coi suoi cavalli e colle sue 

cattive strade di un secolo fa, mentre il mondo gia si serve della 

.ferrovia e della luce elettrica. La giustizia si perde nella sofistica e 

uegli artificii per sentenziare delitti dove non ce n'e, allo scopo di 

igiungere a condanne politiche che inaspriscono tutti. La corruzione 

e 1' irreligione, 1'arbitrio del Governo e le vessazioni della giustizia, 

frutti del Kulturkampf, han fatto crescere il numero degli scontenti 

e spianata la via al socialismo. E, quel ch'e peggio, nessuno da vista 

di conoscere 1'origine del malanno che ci corrode. Avremmo gran bi- 

tsogno di maggiore liber ta per fare il bene. I cattolici domandano la 

diberta della carita e dell' insegnamento cristiano, merc& rammissione 

di tutti gli Ordini e le Opere religiose. I protestanti chieggono la li- 

berta per istituire una facolta di teologia ortodossa e credente, per far 

argine alia incredulita che si viene propagando dalle facolta official!. 

A noi farebbe d'uopo piu liberta di associazione e meno regolamenti 

segretarieschi del lavoro e della industria. Ci vorrebbe 1'abolizione della 

cuola obbligatoria che & il brodo onde si nutre il socialismo. Ci vor- 

rebbe 1'abolizione di tutte le leggi eccezionali che tuttora esistono a 

danno dei cattolici, dei Polacchi e dell'Alsazia-Lorena, le quali poi non 

eono certamente una prova di accortezza dei nostri governanti. Costoro 

sono tuttavia troppo ligii alle costumanze dei governatori degli Stati 

-piccini, che reputano di doversi occupare di dar arma a tutto e a 

tutti, di regolare i popoli in tutte le circostanze della vita. La Ger- 

mania e addivenuta un Impero grande e potente, ma i suoi ministri 

ed officiali sono rimasti piccoli impiegati, dambelle di pelle (usate dai 

medesimi impiegati nel loro lavoro) secondo la espressione pittoresca 

dei nostri vicini di ponente. La Germania & uno Stato misto, con 

.20 milioni di cattolici di fronte a 31 milioni e mezzo di protestanti ; 

<ma i Governi sono rimasti esclusivamente protestanti con tutta la 

<grettezza e la piccineria e tutti i pregiudizii proprii del protestante- 

-simo. L' idea militare e il sentirnento della potenza rude e materiale 

/han predominio nei nostri governanti, i quali non sanno fare giusta 

estimazione dei beni piu alti, il diritto e la giustizia, la religione e 

la Chiesa. , 

3. Addi 13 gennaio il sig. Trimburn del Centro fu eletto a Colonia 
con 11,888 voti sopra 21,805 votanti. Ai 15 di maggio 1895 il sig. Greiss, 
che poscia e morto, non aveva raggiunto gli 11,000 voti. Si e dunque 
fatto un guadagno di mille voti, mentre tutti gli altri partiti ne hanno 
perduto 1200. Le elezioni di JPassavia, di Aschaffenburg, di Moers-Rees 
.e di Ehingen dimostrano del pari un aumento di voti a pro dei nostri 
candidati. Cosi il Centro prosegue a dimostrarsi il piu vigoroso e 
compatto partito dell' Impero. Quindi che certi politicanti continuano 



244 CRONACA 

nei loro sforzi per disgregarlo ; cercano anzitutto di far nascere una 
scissura, mettendo innanzi gl'interessi agricoli per trarsi dietro le 
nostre societa rurali. Benche" certi cattolici si lasciano tentare, la con- 
dizione del Centre non e vulnerata in nessuna delle sue circoscri- 
zioni. Per converse, il grande partito conservatore, gia scemato di 
numero, e minacciato. ,11 sig. Stoecker, predicatore della Corte, e stato 
messo fuori dal Comitato d'ufficio del partito, per cagione della sua 
politica. Lo Stoecker si e fatto sollecito di costituire co' suoi parteg- 
giatori un partito conservatore, favorevole ai miglioramenti social!. 
V e gia un piccolo partito del socialismo protestante conservatore, 
con sette pastori a capo. II 18 febbraio la lega agraria, in una grande 
adunanza a Berlino, si e costituita in partito indipendente dagli altri 
conservatori. Esso chiede soprattutto un energico ordinamento econo- 
mico per mantenere il prezzo del grano ad un saggio medio sufficiente. 
Di tal guisa il novello partito si schiera contro il Governo che ha 
respinto il monopolio del commercio del grano, richiesto dal partito 
conservatore, e questo si trova cosi scisso dal nuovo partito agrario. 
Rileviamo tuttavolta che il discorso del trono per 1'apertura del Land- 
tag prussiano, il 15 gennaio, promette sussidii per i monti fru- 
mentarii che sieno istituiti dalle societa. 

4. II ministro per le finanze sig. Miquel aveva chiesto 1'anno scorso 
nuovi balzelli per coprire un disavanzo di 60 milioni. Ma in cambio 
di un disavanzo e' & una piccola eccedenza attiva, in grazia del natu- 
rale aumento dei redditi. II bilancio del 1887 presentato al Landtag, 
fa ascendere i redditi a 5,939,258,170 marchi (+ 38,504,380) dei quali 
27,645,950 dai demanii (possidenze rurali) e 62,308,000 dalle foreste; 
158,271,300 dalle tasse dirette, 68,718,500 dalle tasse indirette, 
82,476,800 dal lotto dello Stato; 121,313,400 dalle miniere e saline, 
1,027,173,190 dalle ferrovie, eccetera. Ben si vede che sopra 1 miliardo 
e 930 milioni di redditi, vi sono soltanto 227 milioni di tasse. Le 
spese ordinarie sommano ad 1 miliardo e 859 milioni e mezzo ; le 
straordinarie a 79 milioni e tre quarti. II bilancio dell' Impero che 
ascende ad 1 miliardo e 500 milioni viene alimentato dai redditi delle 
dogane, delle tasse di consume (sullo zucchero, sull'alcool ecc.), delle 
poste e dei telegrafi, e viene compiuto merce le quote dei varii Stati. 
La principale delle leggi sottoposte al Landtag intende a ordinare ed 
accrescere 1'assegno ai maestri. Essa tenne molta resistenza da parte 
delle grandi citta, alle quali accolla nuovi sacrifizii. II Centro e i 
conservatori combattono del pari la legge, perche essa non da assetto 
alia condizione legale delle scuole e non ne guarentisce il carattere 
religioso; il che favorisce 1'onnipotenza e 1'arbitrio del ministero e 
de' suoi officiali. II sig. Bachem ha riscontrato che il 22 gennaio il 
Governo aveva fatto esplicito divieto a' suoi officiali ed impiegati di 



CONTEMPORANEA 245 

assistere alle esequie del Cardie ale Melekers, morto a Roma, ma jiel 
quale ha voluto possedere la salma 1'antica sua diocesi, e 1'autorita 
proibi ai fanciulli delle scuole comunali di frequentare la scuola di 
cucito delle Suore della Provvidenza. 

5. La legge contro i Redentoristi fu abrogata gia da parecchi anni, 
ma fino ad ora il Governo non ha licenziato que' Religiosi a far ritorno 
alle loro antiche case. La legge contro i Gesuiti mantenuta tut- 
tavia in vigore, non ostante le reiterate decision! del Reichstag in 
lor favore. Nel corso dell'ultimo decennio le spese per la Chiesa pro- 
testante vennero accresciute di 1,946,873 marchi ; quelle della Chiesa 
Cattolica di soli 53,842 marchi. II Governo tira innanzi ad escludere 
i cattolici da tutti i maggiori impieghi pubblici. Tra gl' impiegati di 
grado inferiore v' e un decimo appena di cattolici. I ministri hanno 
risposto sempre che non si presentavano mai Candida ti cattolici capaci ! 
Ma, da cinquant'anni e piu, i cattolici hanno fatto sperienza; e non 
si fanno piu a chiedere pubblici impieghi, perche gia sanno di aver 
poca probability d'essere accettati e di ottenere promozioni. I ministri 
non han potuto risponder nulla a questi richiami. Solamente il mi- 
nistro per la giustizia ha riscontrato che il 34 per cento dei giudici 
sono cattolici, il che corrisponde all' incirca alia proporzione fra cat- 
tolici, e protestanti. II sig. Bosse, ministro pei culti, ha rigettato la 
domanda di un ginnasio cattolico in Berlino, ove sono 36 i ginnasii 
protestanti, benche vi sieno 200,000 cattolici sopra 1,700,000 abi- 
tanti. Egli ha dichiarato che il Governo non istituira piu ginnasii cat- 
tolici o protestanti, ma soltanto ginnasii misti, i quali in atto pratico 
sono protestanti. All' incontro il Governo si adopera a protestantizzare 
i ginnasii cattolici, benche sieno mantenuti da fondazioni cattoliche. 
Quindi e che ha messo professori protestanti nei ginnasii di Santa 
Maria a Posen, a Braunsberg, a Roessel, a Coblenza, a Culma, eccetera. 
Ben si vede dun que che il Governo prussiano, come i Governi degli 
altri Stati tedeschi, continua con asprezza la sua opera di protestan- 
tizzare i cattolici. E siccome non v' e liberta d' insegnamento, non 
torna guari possibile istituire ginnasii cattolici indipendenti. I ginnasii 
protestanti e misti non sono acconci in verun modo ad apparecchiare 
candidati al Sacerdozio: da cio proviene che le cerne pel clero sono 
gia molto pericolanti in molte diocesi. II Cardinale Kopp Yescovo di 
Breslavia nella sua pastorale per la Quaresima eccita nel modo piu 
incalzante a giovare le vocazioni religiose, mediante una educazione 
cristiana e il buon esempio della pieta. Adesso v' ha solamente 1100 
sacerdoti nella sua diocesi, che ha tre milioni d'anime; oltre 500 par- 
rocchie e vicariati sono vacanti per mancanza di preti. II zelante 
prelato ha costruito nuovi collegii, (i cui alunni frequentaiio i gin- 
nasii esistenti), ed ha ampliato il suo Seminario maggiore. Gli e dato 



"246 CRONAGA 

il eonforto di vedere che il numero degli aspirant! al sacerdozio e piu 
grande che mai, e questo da speranza di riempiere col tempo i vuoti 
del clero. Delle 858 parrocchie della diocesi di Colonia 17 sono prive 
di danaro; di 176 parrocchie seeondarie ne sono vacant! 45, e dei 779 
Yicariati ed aitri benefizii ecclesiastic! ve n' ha 393 senza titolare; 
di 1813 cure ecc. ne sono prive di titolare 455. 

6. II Reichstag ha preso a disaminare il disegno del nuovo Codice 
civile (Btirgerliches Gesetzbuch) che deve sottentrare ai diversi Codici 
ora vigenti in Germania. L' Episcopate della Baviera ha protestato 
contro alcune parti di questo Codice, quelle specialmente che con- 
cernono il matrimonio e la proprieta ecclesiastica. II Centro combatte 
anch'esso del pari queste parti del Codice, come anche quelle che si 
riferiscono alia liberta ed ai diritti delle Associazioni. Su questo punto 
il Centro sara padrone della maggioranza coi progressist! e i sociali- 
st! . II Consiglio federale, cioe i Govern!, dichiarano che non cede- 
ranno in questa quistione; essi vogliono 1'arbitrio, 1'onnipotenza della 
pohzia contro le associazioni religiose. Yi sono ancora altre parti molto 
discutibili perche il Codice e opera dei giureconsulti, degli uomini 
della professione, che non vanno d' intesa col sentimento popolare per 
riguardo al diritto e alia giustizia. E opera dotta, ma artificiale e 
spesso indigesta, che risponde solo vagamente, e molto vagamente, 
ai bisogni della vita pratica. I giureconsulti li lavorano nell'inte- 
resse proprio. Dalla Riforma in poi i Principi hanno distrutto il dritto 
popolare e consuetudinario a vantaggio del dritto romano, merce cui 
i impadronirono di tutti i dritti a tutto loro vantaggio. II Codice 
novello conferira all'unificazione esteriore e materiale della Germania, 
di che unicamente si occupa il Governo di Berlino. Dell'unione dei 
cuori e degli animi mediante la liberta e 1'equita, non si prende nes- 
suna cura ; non si conoscono che due forze d'unione : 1'esercito e il 
corpo degl' impiegati. Conviene sperare che, per opera del Centro, al 
nuovo Codice si faranno grandi modificazioni prima che sia accettato. 

7. Sulla meta dello scorso febbraio, i sarti, gli operai e le operaie 
di Berlino, 100,000 in complesso, si misero in isciop'ero ; e cosi anche 
quelli di Erfurt, di Dresda e d'altre citta. Lo sciopero percio e du- 
rato meno di una settimana, i padroni o fabbricatori di Berlino hanno 
concesso un aumento di 10 a 30 centesimi sui prezzi che pagavano 
per le varie categorie di vestimenta, da essi fabbricate. Quindi si $ 
xipigliato con ardore il lavoro, per poter eseguire a tempo le commis- 
sioni per la prossima estate. Non e no to dappertutto che Berlino $ 
senza dubbio una delle citta, ove si fabbrica la maggiore quantita di 
vestimenta. Yi ha officine vastissime, ove si apprestano mantelli e 
giacche per le signore; altri per uomini, per garzonetti e fanciulle. 
Molte societa fanno lavorare anche in varii luoghi di provincia. Ber- 




CONTEMPORANEA 247 

lino manda fuori vestimenta per 150 o 200 milioni ; e ve n'ha d'ogni 
foggia e fazione, e si spediscono in tutte le parti del mondo, persino 
in Francia ed a Parigi. I fabbricatori sono quasi tutti ricchi, o stanno 
per diventare ; non pochi di essi sono ebrei. Molte operaie non arri- 
vavano finora a guadagnarsi 10 lire la settimana; gran numero di 
esse gittavansi al malcostume, non bastando loro il lucro del lavoro 
onesto. Quindi innanzi si andra un po' meglio per questo capo. E grave 
danno che dieci o dodici mila tra mogli e figliuole di officiali ed im- 
piegati governativi facciano concorrenza alle operaie, costrette a vi- 
vere delle proprie fatiche. 

8. Sempre si ha la pretesa di combattere il socialismo con gli stessi 
spedienti, che lo fecero nascere. II regno di Sassonia ha la piti fasti- 
diosa e incornoda legislazione sulle associazioni e radunanze pubbliche f 
ed i suoi officiali ne usano ed abusano con tutto 1'arbitrio, di che sono 
capaci. Ne deriva che il socialismo ha guadagnato in Sassonia mag- 
gior terreno che per tutto altrove. Adesso si vuol mettere la corona 
all 'opera nefasta con una dissennata legge elettorale ; gli elettori sono 
ripartiti in tre classi, secondo il loro patrimonio : ogni classe nomina 
un numero eguale di elettori di secondo grado, i quali, alia lor volta 
nominano i deputati. Si fa con to che i socialisti potranno conquistarsi 
la maggioranza solo nella terza classe, la quale poi sara sopraffatta 
dalle altre due classi, e cosi i socialisti rimarrebbero esclusi dalla Ca- 
mera. Ma fin d'ora la proposta di questa legge elettorale ha suscitato 
un'agitazione formidabile, e da questa il socialismo ritrae novella forza, 
non pure in Sassonia, ma nella G-ermania tutta quanta. 

9. II sig. Zahn, pastore di una piccola parrocchia, si e fatto iscri- 
vere qual professore libero nella universita di Tubinga ; due volte la 
settimana si reca cola per ferrovia a far lezione, per offerire ai teo- 
logi della facolta protestante un insegnamento ortodosso, ispirato alia 
fede in Dio ed alia Redenzione. perche tutti i professori in officio sono 
razionalisti e increduli. II sig. Zahn ha 30 o 40 uditori. Un pastore 
narra piangendo, che in capo a un anno suo figlio aveva perdu ta la 
fede, studiando a Tubinga; una vedova si lamenta della stessa scia- 
gura toccata a suo figlio, e invece di pastore e diventato ingegnere. 
Sono esempii, che si contano a centinaia ed a migliaia. II sig. Weiz- 
saecker, professore a Tubinga, insegna che Gesu non ando a Gerusa- 
lemme a farsi uccidere : secondo il sig. Haering, il Cristo non e morto 
in olocausto per la Eedenzione: secondo il sig. Gottschuck, devesi 
sopprimere ogni autorita alia Chiesa. E cosi via via, tutti i profes- 
sori di codeste facolta! II Deutsche Adelsblatt rileva che nelle altre 
facolta di teologia protestante della G-ermania, le cose non vanno punto 
meglio. Specialmente a Gottinga, Marburgo e Giessen, impera la dot- 
trina del sig. RitschL, il quale non credeva piu neppure in Dio. A 



248 CRONACA 

Berlino, gli Harnack, i Pfleiderer e socii segupno vie consimili. Na- 
turalmente la Bibbia e battuta in breccia e spogliata di qualsiasi auto- 
rita ; oggimai non e piu che una compilazione senza lume di scienza 
ne garanzia di origine, non merita piu veruna credenza. Intanto il 
sig. Harnack ha fatto una dichiarazione : il Vangelo di S. Matteo e 
del tutto cattolico, nol si puo negare, esso conferma tutte le dottrine 
della Chiesa romana ; quindi il sig. Harnack fa ragione che esso de- 
v'essere stato interpolate, falsificato ! Nella funzione religiosa al ca- 
stello imperiale di Berlino, pel 25 anniversario della ristorazione del- 
1'Impero tedesco, il sig. Faber predicatore di Corte eosi conchiudeva 
il suo sermone : Noi giuriamo di bel nuovo fedelta all'Imperatore ed 
all'Impero fino alia morte. Morituri, Caesar, te salutant. Questa bassa 
adulazione pagana ha riscosso il biasimo universale. Sopra 42,809 bam- 
bini nati a Berlino nel 1894, non furono battezzati che 7246; di 15,569 
matrimonii, ne furono benedetti in Chiesa soltanto 6232. 

INGHILTERRA (Nostra Corrispondenza). 1. Le difficoltk sorte contro 1'In- 
ghilterra nel campo interriazionale. 2. Giustizia, diplomazia e sen- 
timento popolare. 3. Armamenti, federazioni ed alleanze. 4. II lievito 
che opera per la riunione delle Chiese. 

1. Le molteplici ed universal! perturbazioni dei calami tosi tempi , 
colle gravi e minacciose cause di litigii che si chiudono in seno, ren- 
dono dura 1' opera di un corrispondente nella scelta dei temi da 
trattare. Ma, quali pur siano i pericoli sovrastanti alia quiete del 
mondo, non abbiamo speciali ragioni di lagnarci dell' interna tran- 
quillita dell' impero britannico, nelle isole, nei continenti e nei 
mari che abbraccia. Gli elementi di conflitti si rimescolano soltanto 
fuori di questo gran corpo. Le relazioni colla Germania si rassere- 
nano a vista d'occhio, e le minori nubi salite all'orizzonte dal Vene- 
zuela e dal Transwaal sembrano diradarsi, restringersi e rientrare 
nella cerchia di una sperabile pacificazione. E stato ora distribuito 
Un voluminoso Libro Azxurro, ove sono esposte le ragioni dell' Inghil- 
terra nel dissidio col Venezuela, il quale non manchera certamente 
di contrapporvi le sue; e, cid fatto, se prevarranno in ogni cosa i 
dettami del senno e della moderazione, non sara piu troppo lontano 
un equo componimento. II Governo di Caracas fonda le sue argomen- 
tazioni sullo stato delle cose in origine, allorche la corona di Spagna 
signoreggiava su quelle contrade. Altri possessor!, tuttavia, succes- 
sero in processo di tempo, tra i quali furono in parte gli Olandesi 
della Compagnia delle Indie Occidentali > dal 1580, soppiantati di 
tempo in tempo dai Francesi, finche le dette contrade vennero asse- 
gnate all' Inghilterra dal Congresso di Vienna nel 1814. Anche il 
litigio del Transwaal ha perduto gran parte della sua primitiva acer- 



CONTBMPORANEA 249 

bita. Dopo tutte le dispute, e duopo convenire essere il porno della 
contesa piccino e leggiero. La superficie del suolo si estende a 112,700 
miglia quadrate; ma non alimenta che una popolazione di circa 800,000 
anime, di cui 90,000 soltanto sono bianchi. La storia del Transwaal, 
inoltre, non risale oltre i 56 anni, dovendo quello Stato la propria 
esistenza aU'emigrazione dalla Colonia del Capo di un certo numero 
di afflttaiuoli olandesi, malcontent! deH'amministrazione. II Capo, si, 
vantava i coloni neerlandesi, condottivi dalla loro Compagnia delle 
Indie Orientali , sino dal 1652, ed era rimasto nelle loro mani fino 
al 1796, anno in cui venne in potere di un nerbo di truppa inglese, 
che dovette restituirlo ai Batavi nel 1803, per riconquistarlo nel 1806, 
sinche nella pace generale del 1814 non venisse regolarmente ceduto 
all' Inghilterra. Adunque, gli affittaiuoli Neerlandesi, segregatisi dalla 
Colonia del Capo nel 1840, stabilironsi primieramente a Natal, ove 
li raggiunse in breve la crescente dominazione inglese. Ma, piuttosto 
che assoggettarvisi, il maggior numero di Boeri abbandond di nuovo 
le sue sedi, e, mettendo fra gl' Inglesi e se i fiumi Limpopo e Waal, 
fondd la Repubblica Sudafricana, riconosciuta nel 1854 dalla Gran- 
brettagna come Stato libero e indipendente. Questo ebbe dapprima 
a sostenere frequenti e moleste lotte coi Cafri, ond'era circondato, e 
quivi pure nel 1877 s' intromise il braccio inglese, quale protettore 
degli indigeni; se non che i Boeri, preparata pazientemente per tre 
anni la ribellione, pugnarono con tanta lena e tenacia, che nel 1881 
la potenza britannica si ritiro dalle loro terre, accontentandosi'del titolo 
di alta sovranita, titolo modificato nel 1884 in guisa da serbare all' In- 
ghilterra il diritto soltanto di soprastare alle relazioni del Transwaal 
col mondo esterno, eccettuato lo Stato libero e indipendente di Orange. 
Quest' ultimo copre 48,326 miglia quadrate di superficie, e conta una 
popolazione di 207,503 anime, di cui 77,716 sono bianchi. 

2. L'azione giudiziaria teste iniziata contro il dottor Jameson, 
sir John Willoughby e gli altri imputati dell'incursione nel Transwaal, 
sbarcati nei lidi d' Inghilterra poche settimane or sono, tiene alquanto 
eccitate le nostre popolazioni ; perch, non essendo peranco stata con- 
cessa una regolare e degna condizione di vita politica e sociale ai 
nostri numerosi connazionali nella Repubblica Sudafricana, il sen- 
timento popolare si e" volto in favore dei prigionieri, e non senza fatiea 
le autorita riescono a contenerlo. E ben vero che gli accusati, posti 
in provvisoria liberta sotto cauzione, adoperano grande prudenza, 
fuggendo con molta cura tutto cid che potrebbe dare incentivo alle 
manifestazioni degli affetti delle rnoltitudini a loro riguardo. Devesi pure 
aggiungere che sir Cecil Rhodes, altro beniamino del popolo, e ripar- 
tito alia volta dell'Africa Australe, ove d'ora innanzi avra per coope- 
ratore il conte (earl) Grey nella direzione della Chartered Company. 



250 GRONACA 

Si cerca, insomnia, quanto e possibile, di evitare le rumorose manife- 
.stazioni. II signer Kriiger, Presidente del Transwaal, e stato, in questo 
mezzo, invitato a visitare 1' Inghilterra, per conferire col nostro Go- 
verno sui provvedimenti piu acconci ad appagare i giusti voti dei 
nostri emigrati nella Repubblica ed a pacificare, per il comune loro 
bene, le diverse classi degli abitanti. Ma si ritiene poco probabile che 
il signor Kriiger abbia il coraggio di corrispondere, contro le opi- 
nioni del maggior numero dei suoi Boeri, al cortese invito ed alle pro- 
poste conciliative del gabinetto britannico. In ogni caso, egli potrebbe 
fare assegnamento bensi sull'osservanza dei doveri ospitali da parte 
delle autorita, ma non certo su cordiali accoglienze popolari, essendovi 
ancora troppe oscurita da diradare e troppi nodi da sciogliere per 
ristabilire amichevoli e fiduciose relazioni fra la Granbrettagna ed il 
Transwaal. L'agitazione degli animi era stata considerevole in sulle 
prime, a motivo specialmente del telegramma spedito dall' imperatore 
Guglielmo al Presidente Kriiger e del contegao che sembrava pren- 
dere la Germania. Ma, da quando si e veduto il Governo disporre 
1'aumento della nostra potenza navale, per non essere impari ad al- 
cuna evenienza, ed il primo lord deH'ammiragliato, signor Goschen, 
sottoporre alia Camera dei Comuni una serie di disegni intesi a tale 
scopo, non si sono piu ndite certe intemperanze o vivacita -di lin- 
guaggio. Sotto 1' impero della legge del 1889, si sono messe in co- 
struzione ed in parte finite non meno di 105 navi da guerra, mag- 
giori e minori, con 62 controtorpediniere : aggiungendovi ora un'altra 
ventina di navi ed una sessantina di controtorpediniere, si formera 
un'armata meravigliosa, equipaggiata da circa centomila soldati di 
marina. Volgendo il pensiero ad una simile forza, 1' Inghilterra si 
.sente tranquilla e sicura di se, come pure dei suoi vasti dominii e 
commerci. Cid spiega il rasserenamento degli spiriti prima conturbati. 
3. Altro segno de' tempi $ la sollecitudine colla quale i Governi 
delle diverse colonie australiane si sono accordati a costituire un 
esercito comune, tanto per assicurare la difesa generale di quel con- 
tinente, quanto per recare un valente contributo alia forza comples- 
.siva dell' impero. Determinazioni di tal genere si devono sempre con- 
templare con grande interessamento, cosi per se stesse, come per lo 
stato delle cose internazionali di cui danno indizio ; triste interessa- 
mento, pero, non iscompagnato dal doloroso stupore che le nazioni 
civili, dopo diciannove secoli di cristianesimo, siano ridotte ad armarsi 
fino ai denti le une contro le altre e a non sognare altro che stragi 
e rovine ! Qui pure i giornali ed i crocchi politici sentonsi trascinati 
dalle incertezze d 3 ogni momento, e fors' anche dalla contagione uni- 
.versale, a ragionare senza posa delle alleanze che si potrebbero con- 
trarre con maggior vantaggio, per non trovarci soli in momenti di 




CONTEMPORANEA 251 

pericolo. Molti Inglesi conservano un sentimento di parzialita, o de- 
bolezza che dir si voglia, verso 1' Italia ; ma, allo spettacolo de' suoi 
errori e rovesci africani, la compiangono, la cbiamano tapina e sfor- 
tunata, la dicono perfino divenuta un nuovo fattore di generale con- 
fusione ed un impaccio per gli amici. Ben pochi si danno cura di 
esaminare coscienziosamente le ragioni di tale decadenza dell' Italia, 
che per se stessa, per la sua storia e per i molti preziosi doni onde 
I'ha adornata la divina Provvidenza, non pud a meno di cattivarsi i 
cuori di tntte le persone intelligent e colte, e che potrebbe godere- 
di nna vita prospera e gloriosa ! Sono ragioni che germogliano da 
un grande ceppo comune, religioso e morale ; ma la parte maggiore, 
la perversa del mondo, si ristringe a notarne gli effetti, aggiungendovi 
la propria disistima, lo sdegno o la noneuranza. La Chiesa soltanto, 
vera Madre e Maestra di tutti i popoli, osserva i mali per compian- 
gerli e, se e possibile, risanarli. 

4. Non si pud dire certamente che la Lettera Apostolica di Sua. 
Santita Ad Anglos non abbia lasciata una traccia profonda ed incan- 
cellabile nello spirito di questa nazione ; che anzi, piu trascorre il 
tempo, e piu estese, piu vivaci, piu serie divengono le pubbliche di- 
squisizioni sui modi onde ottenere la riunione della divisa cristianita. 
Molti protestanti inglesi hanno tentato e tentano tuttora di scoprire 
la via onde raggiungere la meta bramata; e per lo piu vagheg- 
giano il sistema latitudinario, ch'essi chiamano comprehensive, inteso 
ad attenuare, per quanto e possibile, le dissidenze ed a far tollerare 
le diversita che non si possono comporre e sopprimere. Singolare 
spettacolo e il vedere come siffatta propensione si manifest! special- 
mente nella Chiesa stabilita d' Inghilterra, la quale, nelle menti di 
non pochi suoi autorevoli interpreti. sembra lusingarsi di possedere 
appunto nelle sue eterogeneita ed innumerevoli scissioni i necessarii 
requisiti per raccogliersi in grembo 1'intera cristianita ! Tale idea e" 
stata esposta con grande pompa in una pubblica conferenza dal dottor 
Gore, che fu il primo direttore della Pusey House, donde usci per 
avere incespicato sullo scabroso cammino della critica scritturale' r 
eenza perdere percio 1' idoneita ad occupare un pingue canonicato nel- 
1'abbazia di Westminster. II Gore non manco di cantare all' orecchio 
della Chiesa anglicana molte dure verita, sopra tutto per essersi desssi 
piu di qualsiasi altra dimenticata di predicare il Yangelo ai poveri ; 
ma, in ultima analisi, addito in quelle inestimabili e stupende atti- 
tudini ad applicare alia cristianita la panacea di un miracoloso cat- 
tolicismo liberale . Tale idea seduce evidentemente quegli stessi scrit- 
tori ecclesiastici anglicani, che dissentono in determinate dottrine dal 
Gore e che sembrano avere presa la penna per combatterlo. Taluno, 
anzi, amplifica vieppiu il suo disegno latitudinario, e lo arnplifica al 



252 GRONAGA 

segno, che la cristianita riunita alia lor maniera perderebbe quasi del 
tutto il carattere di cristiana ! Ma e buono, intanto, che il lievito 
open : si puo sempre sperare che la Provvidenza -ne voglia trarre 
infine effetti di salute ! 

IV. 
COSE VARIE 

1. II Vescovo coadiutore di Sion ed il nuovo principe Abate Benedettino 
di Einsiedeln. 2. Pel credito agrario nell' Italia meridionale. 3. La 
giurisprudenza babilonese. 4. II Calendario russo. 5. Cenno ne- 
crologico. 

1. // Vescovo coadiutore di Sion ed il nuovo principe Abate Benedettino 
di Einsiedeln. II venerando Vescovo di Sion, Mons. Jardinier, non po- 
tendo piu adempiere, per la grave eta, gli officii dell'Episcopato, ottenne 
che gli fosse dato per coadiutore Mons. Abbet, che gia da quindici anni 
era curato di Sion. Mons. Abbet nello scorso anno veniva scelto, fra 
i tre candidati proposti dal Capitolo di Sion, dal Gran Consiglio del 
Cantone, il quale gia dai tempi di Giulio II e del Card. Schinner, 
gode di questo privilegio, per concessione pontificia. II Papa, dopo le 
debite formalita, nomino Mons. Abbet vescovo ausiliare di Sion, ed 
il 2 febbraio, fra solenne pompa, coil' intervento di mons. Dernaz Ve- 
scovo di Losanna e Ginevra, di Mons. Haas Vescovo di Basilea-Lu- 
gano, di Mons. Zardetti gia Vescovo di Bukarest, di Mons. Bourgeois 
Prevosto del Gran S. Bernardo, e di altri personaggi del clero e del 
laicato, veniva consecrato Vescovo da Mons. Paccolat, abbate di San 
Maurizio e Vescovo di Betlemme. Erano presenti alia festa tutte le 
autorita civili e giudiziarie. II 5 dec. p. p. il celebre Monastero be- 
nedettino di Einsiedeln era in grande festa per la nomina del nuovo 
principe Abate Colombano Brugger. II novello Prelato di Einsiedeln 
nacque a Basilea il 17 aprile 1855. Dopo entrato nell'Ordine Bene- 
dettino, e fattivi i santi voti, nel 1879 fu ordinato sacerdote. Nel 
chiostro ebbe gli officii di Professore di Grinnasio e Maestro di mu- 
sica, fmche nel 1894 fu eletto Decano. I giornali della Svizzera tutti 
si felicitarono per la saggia scelta, e vedono nell' Abate Brugger, un 
intelligente e degno successore dell' Abate defunto P. Basilio Oberholzer. 
2. Pel credito agrario nell'Italia meridionale. Nel nostro fascicolo 
del 1 febbraio, parlando del successo ottenuto dai cattolici in materia 
di credito agrario in Italia, accennammo al disegno del Sig. Michele 
Modugno di dar vita permanente ad un tentative di Banca agricola, 
che egli aveva fatto nel 1893 con buona riuscita. In questo scorcio 
di tempo, 1'utile disegno ha trovato ottiina accoglienza nelle Puglie 
e a Napoli, ove hanno firmato come promotori del nuovo istituto i 




GONTEMPORANEA 253 

piu cospicui personaggi dell' aristocrazia cattolica, i quali sino ad ora 
si erano sistematicamente astenuti dal partecipare a qualsiasi eombi- 
nazione finanziaria. Sappiamo intanto che & intenzione del Sig. Mo- 
dugno e degli altri suoi cooperatori che la Banca agricola del mez- 
zogiorno abbia sede in Roma, Napoli e Bari ; ed il successo gia ot- 
tenuto a Napoli e a Bari lascia prevedere che anche qui il nascente 
Istituto trovera appoggi e adesioni. 

3. La giurisprudenza babilonese. Nel British Museum di Londra e 
ora esposta una serie di tavolette di terracotta le quali recano un 
note vole schiarimento sugli usi giudiziarii, la procedura tribunalizia 
e le leggi che vigevano nell'antica Babilonia : le quali cose formano 
tutto un eomplesso che spesso non teme il confronto con la legisla- 
zione mosaica e nemmeno con la romana. Quella citta ebbe i suoi 
giudici particolarmente nominati, per lo piu sacerdoti o scrivani giu- 
risperiti, i quali sia ne' templi come presso le porte della citta ascol- 
tavano e risolvevano in pubblico dibattimento le cause recate loro 
dinnanzi ; da certi indizii pud persino argomentarsi i'esistenza di tri- 
bunali di scabini o giurati. Nelle piccole cause la sentenza di costoro 
valeva come definitiva ; nelle piu gravi cause penali od in quelle ci- 
vili nelle quali era questione di qualche ragguardevole possedimento, 
restava al condannato il diritto di appello al supremo tribunale, com- 
posto di sei giudici, resident! in Babilonia: davanti questa corte i 
giudici stessi potevano rinviare le cause che lor sembrassero alquanto 
complicate e che eglino non ardivano risolvere. Le parti dovevano 
ordinariamente difendersi per mezzo di avvocati ; ma nel caso di po- 
verta potevano di per se stessi condurre direttamente i proprii affari. 
Se un testimonio non sapeva scrivere, egli doveva convalidare la 
sua deposizione mediante tre impronte fatte coll'unghia del pollice 
su di una tavoletta d'argilla ancor tenera ; la quale sottoscrizione ve- 
niva poi ratificata da un perito calligrafo, in caratteri cuneiformi, per 
mezzo di una formula rassomigliante a quelle in uso oggidi. Proprieta, 
matrimonio, eredita, sohiavitu erano da minuziose leggi regolate. I fan- 
ciulli, e segnatamente i figliuoli, venivano riguardati sino alia morte 
dei genitori come loro debitori. Da tal dekito essi potevano riscattarsi 
quanto al padre, non gia quanto alia madre; ed ogni tentative di- 
retto a tal fine, per esempio il rifiu tarsi ad assistere la madre, ve- 
niva punito, come un misfatto, col bollo a fuoco. Su di una delle 
tavolette esposte, si legge : Se un uomo dice al suo genitore : tu 
non sei piu mio padre, egli deve sborsare a questo una somma di 
danaro secondo i suoi mezzi : che se invece egli vuol separarsi dalla 
sua genitrice dicendole : tu non sei pift mia madre, esso dovra in 
pena sborsare una forte somma, perdera i suoi diritti civili, e sara 
bollato a fuoco in sulla fronte. Tre altre tavolette recano gli atti di 



254 CRONACA 

un processo portato dinanzi al supremo tribunals babilonese, 1'anno 9 
del regno di Nabonid (539 a. C.). Parte civile erasi costituita la ve- 
dova di un uomo della biblica citta di Sippara (Sepharim), mentre 
essa era oriunda di Borsippa. Con la dote di lei il marito aveva com- 
perato un piccolo possedimento ; ed essendo il matrimonio rimasto in- 
fecondo, i due coniugi aveano adottato un ragazzo. Poco prima della/ 
morte del marito, eglino presero un prestito ad ipoteca, non ancora, 
saldato quando mori il consorte. Dopo la morte di questo, il suo fra- 
tello maggiore si fece innanzi quale erede, a nor ma della legge babi- 
lonese, non essendo nato alcun figlio dal matrimonio ; e cosi prese 
possesso del terreno. La vedova si costitui parte civile presso il tribu- 
nale di Ghilla ; ma il giudice locale rinvid la causa alia corte supremo- 
di Babilonia, ove la donna insieme al figlio adottivo comparve alia, 
presenza de' suoi giudici. Costoro decisero a favore della vedova, la. 
quale era riuscita a provare ehe il terreno era stato comprato col suo 
denaro, e che il fanciullo era stato adottato con tutte le forme legali. 
Come narrano gli atti del processo, la donna comparve senza avvo- 
cato, e condusse da se 1'affare; il che offre un importante schiari- 
mento sulla condizione muliebre o, come dicono oggi, snlla questione- 
femminile, nell'antica Babilonia. 

4. H Calendario russo. In data 20 gennaio scrivono da Pietroburgo 
alia Koelnische Volkszeitung: La questione dell' introduzione del ca- 
lendario gregoriano si discute da vario tempo in Russia. La differenza 
tra il vecchio e il nuovo stile dal 1900 in poi non sara piu di 
12 giorni, sibbene di 13; onde al partito della riforma si uniscono 
i superstiziosi, qui numerosissimi, i quali non vogliono sapere di 
questo numero infausto*. La grande maggioranza degl' istruiti e 
segnatamente dei dotti e degli uomini d'affari, stanno per la intro- 
duzione della riforma e discutono le varie proposte per attuarla. Fra? 
queste, il giornale tedesco S. Petersburger Her old ne presenta una r 
consistente nell'omettere il giorno intercalare (29 febbraio) negli anni 
bisestili, e cid per due volte, ossia nel corso di 48 anni ; se questa pro- 
posta fosse accettata fin da quest' anno 1896 e subito applicata, lai 
differenza tra il vecchio e il nuovo stile verrebbe a cessare il 1 marzo 
1944; onde in quel giorno potrebbe entrare in vigore il calendario 
gregoriano. Altri giornali propongono di ridurre a 30 giorni i mesi 
che anche nel calendario russo ne contano 31, cominciando dal gen- 
naio o dal marzo 1898 ; e cosi alia fine del 1899 si otterrebbe il 
pareggio tra il calendario giuliano e il gregoriano. Mnalmente v'e 
un partito c radicale che preferisce di venire addirittnra a un sal to 
di 12 giorni i quali verrebbero nominalmente soppressi nella vita del? 
popolo russo. E degno di nota il fatto che il piu pregiato e diffuso 
dei giornali di qui, I'umciosa Nowoje Wremja, difende calorosamente 






CONTEMPORANEA 255 

questo radicale rimedio. Si capisce di leggeri, essa scrive, quanto 
<(la differenza del due calendar!!) valga ad intralciare i computi com- 
mercial!, e quanto incomodo rechi nei viaggi dall'O vest verso 1'Est; 
chi, per esempio, dalla Francia si dirige verso il Giappone (in ambedue 
quest! paesi vige il calendario gregoriano), nell'attraversare la Russia 
cade in una fossa di tempo di cui la muraglia occidentale ed orientale 
e alta di 12 giorni intieri ! E gia da molto che sono stati riconosciuti 
gl' inconvenient! di questa fossa di tempo; e si fecero divers! tentativi 
per colmarla ; ma questi riuscirono sempre a vuoto per il vano timore 
-one una riforma del calendario potesse irritare la superstizione, il 
malumore, il fanatismo della plebe. In verita, tale timore non e imma- 
ginario, imperocch& la grande massa del popolo russo vive secondo 
il sole ; ma la gente colta che ognor piu cresce di numero, ben 
eomprende quanto sia vergognoso di stare indietro agli altri di 12 
lunghi giorni e di riserbarsi il privilegio di essere e di venir giudi- 
-cati ignorant! e superstiziosi. La riforma dei libri liturgici fatta dal 
Nikon, ha purtroppo creato il Raskol (lo scisma nella Chiesa uffi- 
<dale russa) ; peraltro giova notare che, non ostante *P ingiusta ed 
imprudente persecuzione degli scismatici il Raskol sempre piu appa- 
risce e si dissecca; e naturalmente tanto prima appassirebbe quanto 
piu diminuissero le persecuzioni. Evidentemente, la riforma del ca- 
lendario, in questi tempi di estese relazioni ed interessi internazio- 
nali, e di concentrazione delle scienze, delle art! e delle industrie, 
e cosa meno urtante che non sia stata 1'anzidetta riforma dei libri 
iiturgici, per un popolo rozzo, cui una muraglia della Cina sembra 
separare dalle class! superior!. Ci pare altresi inutil cosa 1'escogitare 
<;erte fasi di transito dal vecchio al nuovo stile ; basterebbe solamente 
di fissare un termine di mezz'anno alia trascrizione delle obbligazioni 
private secondo la norma governativa, e poi cominciare senz'altro il 
nuovo computo annuale. Riportando questo passo della Nowoje 
Wremia, vorremmo avvertire che questo non va riguardato come il 
segno di una tendenza ad una generale riforma ed una accettazione 
delle idee occidental!, per uscire dall' isolamento del rigido e semi- 
barbaro russismo. Solo una speciale persuasione dell' impossibility di 
continuare col vecchio calendario, e del danno che questo reca alia 
Russia, ha potuto condurre a favorirne la riforma : fuori di questo 
riguardo speciale ed utilitario, si & piuttosto propensi a risalire il 
corso della storia russa per ravvivarne e rinnovarne i fasti. Per 
esempio, la stessa Nowoje Wremja che pur tanto saviamente parla 
dell'anzidetta riforma, fa la bizzarra proposta di cambiare i titoli 
degl'impieghi dell'amministrazione civile, e di ritornare alia nomen- 
clatura del tempo anteriore a Pietro il Grande: la Nowoje Wremja 
ne ha gia compilato un elenco cornpiuto ! 



256 CRONACA CONTEMPORANEA 

5. Cenno necrologico. II 29 del p. p. novembre morto nell' eta di 
62 anni, munito de' conforti religiosi, nel suo castello di Ellischau, uno 
de' piu celebri uomini di stato austriaci, il conte Eduardo Taaflfe, gia 
ministro nel 1870, e presidente del ministero dall' agosto 1879 al novem- 
bre 1893, nel quale egli cadde sul note disegno di riforma elettorale, per 
1' opposizione del conte Hohenwarth, prima suo amico, e per tanti anni 
suo fidissimo Acate. Veramente straordinaria ed insuperabile fu 1'abi- 
lita spiegata dal Taaffe nel barcamenare Ira gli scogli tempestosi delle 
avverse nazioni nde si compone il mosaico cisleitano, e nel destreg- 
giarsi in mezzo al cozzo de' partiti parlamentari durante il suo lungo 
reggimento. Tuttavia egli non riesci a spegnere 1' incendio degli odii 
nazionali, tutt' altro ; parve anzi gettasse olio sulle fiamme, lusin- 
gando tutti senza accontentare nessuno. 

Salito al potere con un programma governativo, se non peggioro 
la triste eredita delle leggi anticattoliche, lasciategli dai precedent! 
ministeri liberali, ben poco egli fece per rimediare colle necessarie 
riforme legislative al male nella sua radice. Sistema di governo egli 
non ebbe, quando per tale non vogliasi gabellare un opportunismo 
sconfinato, senza principii e senza energia, costretto di vivere inde- 
corosamente alia giernata, ed a furia di piccoli ripieghi. Esso potra 
forse trovare una scusa nelle difficolta veramente eccezionali che qual- 
sivoglia uomo di Stato deve necessariamente incontrare dal governo 
di questa vasta monarchia, cotanto eterogenea nel suo composto, per 
religioni, per lingue, per nazioni, per tradizioni, per vecchi diritti 
storici, per nuove aspirazioni e va dicendo. Ma . quello che niuno 
potra mai giustificare appieno nel reggimento del conte Taaffe e la 
trascuranza de' principii superiori del vero e del giusto nel governo 
dello Stato, e 1' opportunismo corruttore che riduce il Parlamento ad 
un luogo di traffico, ottundendo il senso morale nella coscienza pub- 
blica, ed obliterando un po' alia volta il carattere degli uomini, chia- 
mati a parte del governo della pubblica cosa. Senza dubbio sarebbe 
ingiusto trattare alia pari 1'austriaco Taaffe, opportunista e gioseffino 
fin che si vuole ma non massone, coll' italiano Depretis, padre del 
famoso trasformismo, del quale la povera Italia sta ora godendo i 
frutti avvelenati. Non puo negarsi tuttavia che il sistema demoraliz- 
zatore del Taaffe non abbia dato una forte spinta alia decadenza del 
Parlamento austriaco, e che la sua proposta di riforma elettorale, 
messa fuori nel momento della sua caduta, abbia, salvo le intenzioni, 
tutta 1' apparenza della freccia del Parto, scagliata nella fuga a col- 
pire i ministeri che hanno tenuto dietro al suo fino ad oggi. 



I CATTOL1CI ITAL1ANI 

IE L'OIEo^ ]P IR, IE S IE 1ST T IE 



I. 

Tristissima per T Italia e 1' ora presente, nella quale si e 
raccolta insieme ed aggravata 1' eredita dei trentasei anni di 
misfatti e di corruttele, che 1'hanno preceduta. Mai, come in 
quest' ora, ne il malcontento vi e stato piu universale, ne vi 
sono stati piu minacciosi i pericoli dello sfacelo. 

La somma delle cose e in mano di un Governo, che si 
vorrebbe fosse riparatore dei mali immensi, nei quali questa 
Italia affoga ; ma pur troppo vacilla tra due disfatte, cui esso 
6 inetto a porre un riparo : Tuna interna, che ne ha svigoriti 
gli ordinamenti politici e sociali ; Faltra esterna, che ne ha 
fiaccato il credito militare. II socialismo, vittorioso di dentro 
nelP audacia de' suoi capi rimessi sul candelabro, e il Negus 
vincitore di fuori dell' esercito eritreo, hanno aperta una si 
profonda voragine sotto le fondamenta dell' edifizio tirato su 
dal 1859 al 1870, che i suoi inquilini temono di vederselo da 
un giorno all'altro diroccare sul capo. Percio gridano aiuto ed 
invocano il soccorso dei cattolici, affinche 1' edifizio e gl' in- 
quilini salvino, sotto il pretesto di salvare la patria. - - Venite 
a noi, dicon essi, e dateci una mano. Cessate di formare una 
massa di gente exlege ; componetevi in poderoso partita ed 
entrate nelle screpolate mura della casa, che oggi con noi ri- 
covera la patria. Voi ci potete portare puntelli e catene, brac- 
cia ed ingegno, che della casa impediscano lo sfasciamento. 

Dal che si ricava che nell'ora presente, 1' Italia di fatto e 
piu che mai divisa in tre parti : nella legate, che va sotto 
nome di sabaudista, e comprende il liberalismo d'ogni grado 
e colore, fino al democratico; nella socialistica, che accoglie i 
radicali, i repubblicani, i socialist! delle varie scuole e da la 

Serie XVI, vol. VJ t fasc. 1101. 17 20 aprile 1896. 



258 I GATTOLICI ITALIANI 

mano agli anarchic!; nella cattolica, che si tien ferma alle 
storiche tradizioni ed alia fede della patria e sta in tutto col 
Papa, del quale propugna la indipendenza, come bene neces- 
sario, non meno alia religione che alia pace nazionale. 

Da se sola, la legale si sente mancare pian piano il terreno 
sotto del piedi, ne ha forza di vincere la socialistica, ch'essa 
ha creata, nutrita, cresciuta e favorita sino al punto nel quale, 
non avendo questa piu bisogno di essa, le si e rivoltata contro 
ed aspira ad inghiottirla con tutte le sue istituzioni. Quindi, 
per sua salvezza, implora il concorso della cattolica, che sinora 
ha spregiata per avversa, ed a cui ha fatta guerra, non si po- 
trebbe dire se piu fiera od ipocrita ; e le offre una tregua, per 
tener fronte viribus unitis alia socialistica, di amendue acre 
nemica. 

II. 

E da ringraziare il cielo, che la parte liberalesca abbia 
finalmente riconosciuto come la schernita massa exlege dei 
cattolici possegga piu di essa virtu da salvare la patria, nelle 
distrette odierne, le quali non e da negare che si socialmente 
e si politicamente ne mettono a cimento 1' esistenza. 

Tuttavia i cattolici, che nel socialismo veggono pur troppo 
il pericolo delFordine della societk e delFordine delle istitu- 
zioni, distinguono al tempo stesso il dover loro verso la pa- 
tria, per rispetto a quest'ordine duplice e diverse. Considerano 
essi che altro e concorrere a salvare P ordine sociale nell' I- 
talia, ed altro concorrere a salvarvi F ordine politico. Nel 
primo e un fondamento necessario ; nel secondo una mutabile 
contingenza. Nel primo s,ussiste 1' Italia reale ; nel secondo si 
asside la legale. 

Or qual dovere puo stringere i cattolici, a farsi conservator! 
delP Italia legale? L' unico, indiretto e negative, di non usare 
mezzi illeciti per la sua distruzione. Perocche, posto ancora 
che la distruzione dell'ordine legale torni a bene della gene- 
ralita del paese, per cui e un disordine mascherato di ordine, 
cio non ostante non e mai permesso ricorrere a quello che e 



E L'ORA PRESENTS 259 

male, affinche ne venga il bene. Percio i cattolici non adope- 
rano contro 1'ordine legale, avvegnachfc oppressive del loro 
diritti, le armi che adoperano i socialist! : non congiurano in 
secreto, non si ribellano all' aperto, non tumultuano per le 
piazze, non insidiano col pugnale o colla dinamite, non pre- 
dicano la rivolta, non aizzano a guerre fratricide. L' osser- 
vanza dell' ordine essenziale alia societa e loro prescritta da 
Dio e dalla Chiesa : e siccome quest' ordine non puo esistere 
senza un' autorita che lo regga ; cosi e prescritta insieme la 
soggezione a tale autorita, sia pure solo di fatto, sia pure il- 
legittima, sia pure malvagia,. ogni qual volta richiede atti non 
opposti alia coscienza naturalmente e cristianamente onesta. 
Questa e la dottrina cattolica, che insegna, cogli Apostoli, la 
potesta sociale venire da Dio; doversi star soggetto a questa 
potesta, benche in mano di discoli, qualora non comandi cose 
da Dio vietate, poich in tal caso a Dio si ha da obbedire e 
non all'uomo. 

Se non che da questo, che e un osservare 1'ordine cardi- 
nale della societa, a parteggiare per la forma politica, o per 
le civili istituzioni in cui quest'ordine e stabilito, corre divario 
grande : ne si potranno mai obbligare i cattolici a confondere 
le due cose, pretendendo che si facciano partigiani di una 
determinata forma politica, per amore dell'ordine sociale, fuori 
dei casi in cui la salvezza, od il maggior bene della societa 
esigessero che il cattolico la sostenga : caso pero che fra noi, 
nelP Italia, non si avvera. 

III. 

Dichiarato cosi questo punto, 1'mvito ai cattolici di entrare 
nell'ediflcio del sabaudismo, per aiutare i liberali a tenerlo in 
piedi, da un lato e ozioso, ed e ridicolo dall'altro. 

Che sia ozioso, gia da negli occhi di chi sappia (e chi non 
lo sa?) che ragioni di ordine altissimo impediscono ai catto- 
lici di formarsi in partito politico militante; tale essendo la 
volonta del Pontefice sommo, i cui diritti e la cui autorita an- 



260 I CATTOLICI ITALIANI 

tepongono a tutte le giuridiche finzioni del liberalismo: ne sopra 
cio vale la spesa che si entri a disputare. II fatto e che, nulla 
ostante il tempestare delle implorazioni e delle seduzioni, la 
massa cattolica, per ora, seguita, come in passato, a rimanere 
sotto la disciplina del Papa, nazionalissima per la patria, benche 
exlege al Governo ; paga di venirsi ogni giorno piu e meglio 
rafforzando, per comporre il grande esercito di riserva, che 
salvi Pltalia reale dagl'inflniti malanni cagionatile dall'Italia 
legale. 

Che poi 1'invito sia ridicolo, appare dalle condizioni in cui 
Tedifizio si trova, cadente piu per difetto capitale nelle fonda- 
menta, che pel pelo che da ogni banda fanno le sue mura. 

Gredono i liberali che noi cattolici di tanta ruina diamo la 
colpa alle istituzioni; e su tal presupposto si ostinano ad accu- 
sarci di exlegi, perche nemici della patria. Ma lasciando stare 
che noi, in ogni caso, non passiamo buona Pidentitk fra la 
patria e le istituzioni, giammai non abbiamo addossata proprio 
a queste una tale colpa. Esse di lor natura, guardate in 
astratto, sono adiafore ; ossia idonee a partorire il bene od il 
male, secondoche sieno informate da principii retti o malvagi, 
e bene o male adoperate. 

Non neghiamo che, data la condizione dei tempi nostri, esse 
pur troppo servono d'istrumento validissimo alle sette o fa- 
zioni, per tiranneggiare i paesi e per introdurre la domina- 
zione dei pochi sopra tutti, convertendo, con nome di liberta, 
in legale il piii iniquo dei despotismi. Fra i mille, ne sta in 
esempio la disastrosa guerra eritrea, che politicamente, eco- 
nomicamente e militarmente ha prostrata Tltalia. Chi Fha vo- 
luta? chi 1'ha impresa? chi 1'ha guidata al mal fine in cui la 
vediamo? Legalmente si dira la nazione, perche le istituzioni 
giustificano questo titolo colorato: ma, di fatto, si deve dire 
che autori e promotori ne sono stati i pochissimi, i quali, per 
le mire loro d'interesse o d'ambizione settaria, Thanno imposta 
alia nazione; ed a suo dispetto, han levato a lei di bocca 
1' ultimo tozzo di pane, e dalle vene il sangue piu vigoroso 
a' suoi figliuoli. 




261 

Pensano altri che noi cattolici incolpiamo delle ruine gli 
uomini, abusatori delle istituzioni: onde si figurano che se altri 
uomini si avessero, se in Italia sorgesse un partito, come lo 
chiamano, conservatore, il piu dei guai sparirebbe. Per questo 
non finiscono di augurarlo ; ed all'ora presente, in cui si opina 
che le redini dello Stato sieno nelle mani di galantuomini, piu 
che mai sospirano che la gente cristiana e proba si faccia 
innanzi, e dia loro di spalla per venire a capo di una salva- 
zione. 

Tuttavolta anche in cio e grande abbaglio. Si ammette che 
gli uomini sono parte potissima del bene o del male d'ogni 
forma di Governo. Ma piu che gli uomini, sono i principii i 
quali 1'avvivano e ne regolano lo svolgimento. Sia pure che 
il Ministero odierno in Italia sia di galantuomini : e questo il 
meno che in un paese civile si possa desiderare ; ed il solo 
menarne vanto, prova in qual grado di abbassamento sia stato 
fin qui il paese legale sommerso. 

Ma, senza cio, che possono le migliori e piu sane volontk 
del mondo, contro la ferrea prepotenza della logica? E dell'ini- 
quita, nell'ordine etico e giuridico, quello che della falsita, nel- 
1'ordine dialettico. Come da false premesse scendono per neces- 
sita false conseguenze; cosi da principii eticamente e giuri- 
dicamente iniqui non possono per se venire, nell'atto pratico, 
se non inique operazioni. Ed ecco perche Gamillo di Gavour 
ebbe a sentenziare che, per fare 1'Italia nuova, bisognava met- 
tere in disparte la morale; e Vincenzo Salvagnoli ebbe a pro- 
ferire 1'assioma che, per governarla, bisognava mettere in di- 
sparte la verita. Da uno Stato che exprofesso rinnega morale 
e verita, quale potenza d'uomini puo fare scaturire il bene vero 
della buona e vera civilta? 

IV. 

Si domanderebbe che i cattolici si presentassero alia soglia 
del rovinante edifizio, per fare che ? Un miracolo. Ricorriamo 
ad un' altra allegoria. Si vorrebbe che essi curassero un orga- 



262 I CATTOLICI ITALIANI 

nismo viziato. E cio possibile? Ora il natural vizio organico 
deir Italia legale e appunto nei principii del liberalismo, ond' e 
costituita. Fino a tanto che quest! sussistono, la cura e dispe- 
rata, ne v' e abilita di galantuomi che valga a sanarlo, in 
quella guisa che non vi ha perizia di medico, che basti a gua- 
rire un disordine ingenito al cuore od al polmone. Come un 
disordine di tal sorta conduce inevitabilmente alia morte, cosi 
il liberalismo, inoculato nel corpo politico di una societa, o 
piu presto o piu tardi, deve infallibilmente svilupparvi la can- 
crena del socialismo; stanteche in quel modo che la morte e 
necessario effetto di un vizio organico nel corpo umano, in 
quello stesso il socialismo, nel corpo politico, e necessario effetto 
del liberalismo. Lo ripetiamo: la prepotenza della logica e 
ferrea, e insuperabile. 

Eppure un grandissimo numero di coloro, che affrettano 
col desiderio il nascimento di un partito cattolico conservatore 
nella Penisola, e di quelli che vorrebbero intatto il sistema 
etico, giuridico e sociale del liberalismo. Vengano i buoni 
cristiani, dicono essi come gik il sofista Ruggero Bonghi; e 
sieno i ben venuti fra noi! Pero a un patto, che intendano 
essere, per un lungo corso di avvenimenti, incancellabili le 
condizioni della societa moderna : s' acconcino alia liberta che 
non possono togliere. 

II che equivale a un dire coperto: sieno si conservator!, 
quanto lor pare e piace; ma conservator! dei nostri fatti in- 
cancellabili, compiuti in virtu del diritto nuovo e dei neces- 
sarii nostri principii di rivoluzione. A questo patto, saranno 
abbracciati e baciati da tutti i liberal!. Ma i valentuomini non 
si avvedono che, in tal caso, i conservatori diveciterebbero 
tanto liberal!, quanto i liberali sono conservatori. I socialist! 
altresi accetterebbero, a questo patto, colle braccia aperte, il 
concorso dei liberali. E come no, dato che i liberali passas- 
sero a lavorare direttamente per conto loro, conforme gi 
indirettamente lavorano, colla graduale distruzione di Dio, delia 
famiglia e della proprieta, coll' ateismo di Stato, colla dissa- 
crazione del matrimonio e colle rapine fiscali? 




E L'ORA PRESENTE 263 

Altro e che un gruppo d' uomini o un partito si accomodi, 
in quanto e lecito, a fatti rei, che non e in halia sua disfare, 
e tolleri i rei principii che non ha vigore di abbattere, col- 
1' animo pero di migliorare le cose a poter suo ; ed altro e 
che si dia a consolidare gli uni ed a tener saldi gli altri. Se 
non andiamo errati, la gente che pensa air antica e sta col 
diritto antico ed immutabile del decalogo, piglia nome di con- 
servatrice, attesoche mira a conservare la ragione pubblica e 
privata di questo santo diritto. Ma se un giorno, colla scusa 
dell' essere incancellabili e necessarii, si mettesse a parteg- 
giare pe' fatti e pe' dettami ad esso opposti, pare a noi che 
farebbe un singolare scambio di conservazione: abbrucerebbe 
cioe quel che prima adorava, e adorerebbe quel che prima 
abbruciava. In una parola, di conservatrice del diritto di Dio, 
voltando a questo le spalle, si farebbe conservatrice del pre- 
teso diritto della rivoluzione. E posto cio, si avrebbe il bel- 
T utile di vedere, per 1' intento di dare un termine ai guasti, 
cresciuto 1'esercito dei guastatori. 

Non abbiamo dunque noi ragione di chiamare ridicolo 1' in- 
vito ai cattolici di entrare, nelF ora presente, dentro le crol- 
lanti mura delP edificio legale, per isforzarsi d'impedirne lo 
sfasciamento ? 



V. 



S' insiste pero, soggiungendo : Voi cattolici, col vostro 
rimanervene in disparte, fra tanto precipitare di uomini e di 
cose, spianate la via al trionfo del socialismo : e per questo 
riguardo vi diportate da nemici piu della patria, che delle 
istituzioni legali. 

Rispondiamo in primo luogo che, come si e dimostrato, 
Tintervento dei cattolici, desiderato dai liberali, nell'edifizio, 
non gioverebbe nulla a salvarlo, ma al piu potrebbe ritardarne 
11 diroccamento; per la grande ragione che non si salva dalla 
ruina una costruzione, la cui magagna principale e nelle fon- 
damenta. 



264 I CATTOLICI ITALIANI 

Rispondiamo poi in secondo luogo che, per metter paura- 
ai cattolici ed al volgo, non si hanno da esagerare le cose. II 
socialismo cresce e si dilata si, nelP Italia, ma non e ancor 
prossimo al suo trionfo. II pericolo piu imminente non e, fra 
noi, quello di una rivoluzione o di una evoluzione sociale; & 
quello di una rivoluzione o di una evoluzione politica, i cui 
segni precursori si sono succeduti con grande rapidita, mas- 
simamente dopo che la pazza impresa d' Africa, escogitata per 
allontanarne Tavvenimento, ha sortito 1'esito funesto e vergo- 
gnoso che si lamenta. 

Ne accade indicare con particolarit questi segni. Basta 
osservare lo stato degli animi, o 1' 'effervescent a popolare, se- 
condoche la detfniva il marchese Di Rudini, il 19 marzo, nel 
Parlamento, suscitatasi appresso Pimmane disastro di Abba- 
Carimi ; la baldanza acquistata dal partito radicale, ed il suo 
sopravvento nella stima della moltitudine; 1'audacia con cui i 
partigiani del federalismo democratico espongono i loro pre- 
sagi e le loro speranze; e finalmente il furore col quale da 
piu lati, ancor da quello d'onde meno si aspettava, si e ten- 
tato di caricare le piu terribili responsabilita delle nazionali 
sciagure sopra chi, per diritto, dev'essere il massimo deglVn?- 
sponsabili. Di maniera che si e detto e si e scritto che il Negus 
Menelik, colla sua vittoria di Adua, ha fatto piu danno all' Italia 
politica, di quello che Tabbia fatto all'esercito del povero Ba- 
ratieri, che pure vi e rimasto prigioniero, trucidato e disperse. 
.Or in cio e il vero pericolo delFora presente, piu assai 
che nel socialismo, il quale per certo gran vantaggio ha ri 
cavato dalla vittoria del Negus; ma Tha ricavato, non tanto 
per virtu sua propria, quanto per quella che il malcontento e 
F indignazione generale del popolo gli hanno recata. E se i 
nostri liberali sabaudisti vogliono essere sinceri, debbono con- 
fessare che il loro invito ai cattolici per soccorso, concerne la 
causa degP interessi politici loro, e non quella degP interessi 
sociali della nazione; dei quali si valgono, come di un man- 
tello, da mettersi o da riporsi, secondo il variare delle sta- 
gioni. 




E L'ORA PRRSENTE 265 



VI. 



Adunque eziandio che 11 dovere della disciplina non lo im- 
ponesse, ogni savia regola di prudenza esigerebbe che i cat- 
tolici si astenessero da mosse politiche, le quali li impegnas- 
sero a favorire piu tosto Tun partito che Taltro. L'ora pre- 
sente non richiede da essi un'azione, che sarebbe tanto nociva 
al bene comune, quanto intempestiva; ma richiede un piu ga- 
gliardo preparamento neiraspettazione. L'ora presente non e 
per anco Fora loro. Se 1' Italia, raffazzonata dal liberalismo 
senza di essi e contro di essi, si scompiglia, tal sia di chi Tha 
in questo modo raffazzonata. Si lasci che gFingordi de' suoi 
ruderi se li litighino fra di loro, e per goderseli si divorino 
tra se stessi. Gosi il campo si sgombrera sempre meglio, per 
un ordinamento consentaneo alle giustizie, alle tradizioni ed 
#i bisogni nazionali. Grande errore sarebbe che, col pretesto 
di frapporsi ad un trionfo rimotamente futuro del socialismo, 
i cattolici rinforzassero, col loro concorso, la esosa tirannide 
del liberalismo. 

Essi, per grazia di Dio, serbano le mani nette dalle ini- 
quita, che flnora hanno subissata F Italia in un mare di guai 
e d'ignominie. La loro bandiera e immacolata, e fra i raggi 
del sole che la illumina dal Vaticano, attira gia gli sguardi, 
e cogli sguardi consola le speranze del nostro popolo. I libe- 
rali stessi presentono che la bandiera dei cattolici ravvolge 
nelle sue pieghe le sorti avvenire della patria. Voi, radicali, 
scriveva Taltro giorno Tun d'essi, credete che il discredito 
delle istituzioni vi giovi, e vi preparate a raccoglierne 1'ere- 
dita; ma non vedete che il sentimento pubblico piglia altra 
via, e procede verso un Capo augusto, coperto da una Tiara, 
che non e Femblema dei vostri sogni ] ? 

Ebbene, i cattolici custodiscano intemerata la loro bandiera. 
ne s' illudano che possa sventolare sopra edifizii politici, eretti 

1 Corriere della sera di Milano, num, del 9-10 aprile 1896. 



266 I CATTOLICI ITALIANI 

apposta per umiliarla. Tengano sempre ferma dinnanzi a git 
occhi la legge storica, la quale, dal tempo della caduta del- 
I'lmpero romano in giu, governa i destini dell' Italia: ed e che, 
nella Penisola, nulla mai di politicamente solido si puo costi- 
tuire, fuori degPinflussi e, peggio, contro gl'influssi del Pa- 
pato. D'onde si deduce che, ancora politicamente parlando,. 
per disposizione di Provvidenza, il Papa, che ha la Sede in 
Roma, e il Capo augusto coperto da una Tiara eletto a 
predominare nelP Italia. Percio, sotto questo rispetto, la Roma 
dei Papi e stata e sara la citta Capitale d' Italia; giacche in 
essa, e perche Roma dei Papi, se ne racchiudono le sorti. Dal 
che si ritrae altresi, che qualsiasi politica antipapale e pure 
politica antinazionale; siccome a luce di mezzogiorno lo pro- 
vano questi ultimi trentasei anni di storia contemporanea, nei 
quali tanto tra di noi si e distrutto di nazionale, quanto si e- 
studiato di sradicarvi di papale. 



VII. 



Non potete negare, insistono altri liberali, che il socia- 
lismo per PItalia si allarga; e che la vostra inerzia conferisce 
alia sua propagazione. 

Che il socialismo, per le varie regioni della Penisola, si 
allarghi, sarebbe follia negarlo. Se ne gloriano del continue i 
giornali suoi portavoce, e chi vive in commercio col minuto 
popolo, lo tocca con mano; sebbene questo socialismo, nei 
cervelli volgari, sia piu tosto un ammasso d'idee confuse, sug- 
gerite da un odio mal ragionato e da disperazione, che non un 
sistema di principii, che dia unita alia turba de' suoi seguacL 

Ma si avviene proprio ai liberali il piangere sopra questa 
dilatazione, ed il lamentarsi dei cattolici che non lafrenano? 
Si osservino i semi, d'onde e germogliato il socialismo nostrale, 
e se ne guardino gli spargitori ed i coltivatori. 

Uno di questi semi e per certo Peducazione irreligiosa ed 
immorale, detta laica, in opposizione alia cristiana. Ma chi ha 






267 

introdotto questo metodo di educare il popolo, e chi lo ha dif- 
fuse e da tanti anni lo sostiene, come un progresso della ci- 
vilta, se non il liberalismo? 

Un altro 6 lo spregio ai diritti sacri della Chiesa. Ma chi, 
piii del liberalismo, lo ha inculcato alia plebe, colla voce e col- 
1'esempio? La confisczione dei beni ecclesiastic}, non e forse 
stato il massimo degli scandali che si potesse dare, a perdi- 
zione del diritto di proprieta? Se i socialisti agognano ad im- 
padronirsi del Potere, per applicare alia borghesia liberalesca 
la legge di confisca, che questa ha inventata contro il patri- 
monio della Chiesa, qual & il liberate che possa dar loro torto, 
e non confessare che e un render pane per focaccia? 

Un terzo seme e la corruzione del costume, sciolta da ogni 
freno. Ma chi ne ha nobilitata la licenza, sollevandola ad eser- 
cizio di giuridica liberta, se non il liberalismo, che, nato dalle 
corruttele, nelle corruttele ha riposto il secreto della sua du- 
razione? 

Un quarto seme & 1'esorbitanza dei tributi, la mostruosita 
delle sevizie fiscali e la dilapidazione della pubblica fortuna; 
cosi che PItalia e ridotta ad essere economicamente la piu pi- 
tocca delle nazioni. Ma di chi il merito di questo immane la- 
trocinio, se non del liberalismo, che, dopo essersi sforzato di 
togliere Dio dal cuore, ha strappato il pane dalla bocca delle no- 
stre misere popolazioni? 

Da ultimo, a non voler andare troppo per le lunghe, non 
sono state per sorte semi pestilenziali di socialismo tutte le 
brutture, le ladrerie e le scelleraggini di tanti uomini che, colle 
mani grondanti sangue e lagrime di popolo, hanno preteso di 
tenere alto il vessillo del liberalismo e della patria rigenerata ? 

L'altra sera, nel Gampidoglio, qualche consigliere liberale 
oso gridare, a scorno dei consiglieri cattolici di Roma: Non 
vo ma noi siamo italiani, perch& noi abbiamo fatta 1' Italia. 
Si, fu loro ben risposto ; Tavete fatta e poi ve la siete 
mangiata. 

Voi non siete stati con noi nei campi di battaglia, per 
la patria ; fu soggiunto : 



268 I CATTOLICI ITALIANI 

- Ma noi non siamo stati neppure coi vostri a saccheg- 
giare le banche, per la patria : si sarebbe potuto giustamente 
replicare. 

II men male che i liberal! possan fare, quando rampognario 
i cattolici di promotori del socialismo, e di abbassare la fronte 
e di picchiarsi il petto, ripetendo un mea culpa senza fine. 



YIII. 



I cattolici molto bene sanno, che delle due inerzie, la po- 
litica e la morale, questa e incomparabilmente piu perniciosa 
di quella. L' operosita politica, disgiunta dalla morale o ad essa 
contraria, non serve o pregiudica. In vece 1' operosita morale,, 
comeche separata dalla politica, e ricca sempre di efflcacia. 
Sia pure che i cattolici si tengano in quella, che piace chia- 
mare inerzia politica. Ma chi pud rimproverare loro di tenersi 
nell' inerzia morale ? 

Noi godiamo i bei frutti dei trentasei anni di operosita po- 
litica dei liberali. Ci stanno davanti gli occhi, ed avvelenano 
tutta la vita nazionale. I cattolici troppo tardi si sono riscossi, 
e vero, per opporre un rimedio alia morale dissoluzione, che 
P operosita politica del liberalismo ha recata al paese. Ma tanto 
la loro operosita non e sterile di effetti, che gia appare la 
sola temuta dal socialismo, la sola la quale ingerisca fiducia 
che del socialismo si possa frastornare il trionfo. E questa & 
quell' azione, che piu che mai i pericoli dell' ora presente ai 
cattolici dimandano. Si stia nell' inerzia politica, lasciando che 
i morti del liberalismo seppelliscano i loro morti. II perseve- 
rare in questa inerzia torna un operare; ed e il vero caso 
deWinertia sapientia, che risparmia le forze proprie e debi- 
lita quelle dell' avversario. Ma in quel cambio si raddoppii 
P azione morale, che di rimbalzo influisce non poco nelle con- 
dizioni altresi politiche della nazione. 

Tutti d'accordo e da per tutto, i cattolici smascherino le 
menzogne e le turpitudini del liberalismo, le nequizie della 
setta in cui esso si annida e si concentra, le malvagita sue, 






E L'ORA PRESENTE 269 

Je sue ruberie, le sue oppression!, le sue fallacie, gP inganni 
suoi. Facciano la luce e la spandano colla voce, colla penna, 
in pubblico ed in private : e con in mano la storia, o meglio 
la cronaca di quest' ultimi sette lustri di suo despotismo, met- 
tendo innanzi nomi, date, fatti, cifre, testi, sfrondino di ogni 
frasca le sue imposture. E converse poi presentino il Papa 
qual gloria pura, storica ed unica delP Italia, ancora di sua 
salvezza; e ne propugnino la indipendenza nella sua Sede, come 
necessaria alia indipendenza stessa della Penisola, e sfatino i 
bugiardi sofismi con cui questa verita si tenta di offuscare. 
Ed insieme non si.stanchino di far conoscere ai colti ed agli 
incolti la bellezza di quel cattolicismo, che per tanti secoli ha 
felicitate le generazioni precedent! la nostra, la sua santita, 
1' attitudine sua a conciliarsi con tutte le forme di civile reg- 
^imento, e 1' idoneita sua a procacciare ogni bene sociale. 

Ma allo spargimento indefesso della luce, debbono unire 
T attivita, nelP ordinarsi a gruppi, a legioni, ad esercito disci- 
plinato. Aprano asili e scuole, con istitutori cattolici: fondino 
associazioni di giovani e di adulti, di uomini e di donne; cir- 
coli, societa di mutuo soccorso, casse rurali, opere di confe- 
renze e di catechismi ; comitati parrocchiali e regionali e com- 
missioni elettorali, accalorando tutti affinche partecipino alle 
urne amministrative e si astengano dalle politiche ; durino co- 
stanti, pazienti, concordi. Seguano P impulso dato dal Papa 
Leone XIII, cogli atti suoi, tutti inducenti alia fede, provata colle 
opere, non solo di pieta e carita privata, ma di pubblica utilita. 

Per questa maniera finiranno col sopraffare ed il liberali- 
smo, il quale insidiosamente cerca attirarli a se, per farsi di 
loro uno scudo oontro il socialismo; ed il socialismo, che li 
avversa, per paura che afforzino il predominante liberalismo. 
Gosi, fra i due nemici di Dio, della Chiesa e della patria, usci- 
ranno essi i vincitori, perche sorretti dal Papato, cui unica- 
mente son date divine promesse di vittoria contro nemici, che 
gli han preso il temporale per annichilarne lo spirituale. 



GLI HETHEI-PELASGI 



LA TESSAGLIA 



SOMMARIO: Origine del nome Tessaglia. Divisione di essa fatta per do- 
minii da Omero.- Altre division! degli antichi. Citta della Pelasgiotide. 
II radicale Kpav-. Citta della Tessaliotide : Kispog o Kfepov. Hsipsatat ; 
Ktepov e KtGpov, esame d'un passo di Teofrasto, non ben inteso dal Pape- 
Benseler. Arna e la rad. Apv- pelasgica, non aria come supponesi nel 
Worterbuch del Pape-Benseler. <MpaaXo non e Ftia, come opina il 
Leake. L' Estieotide - 1 Perrebi. Altre citta della Tessaglia. Esame del 
nome di Pialia, pelasgico, non ario. II Pelio. Eginio e la rad, Mf-. Nomi 
con questa radice semplice e col suffisso -r- ed -1-. Dodona e Giove Do- 
doneo, Pelasgico, FwvatOa e Kaivatog. Congetture su quest'ultimo nome. 
I Tesproti. La Ftiotide. Greci, Achei ed Elleni primitivi non furono arii. 

Del nome della Tessaglia scrissero variamente gli antichi. 
Aleuni dicono che il nome primitivo fa Pirrea da Pirra ; 
altri Emonia da Emone e Nessonide da Nessone, figlio di 
Tessalo, e finalmente Tessalia da TessalOj 1 . OsaaaXca e lo stesso 
che OenaXia, e OstiaXca sta per XexraXfa, nome composto da 
quello de' Xenoc o XercaTo'. Hethei, e il suffissso -X- di appar- 
tenenza. Quindi BeiTaXia, sottintendendo x^pa o yrj, terra, paese, 
signiflca paese o terra degli Hethei 2 . La riprova e nell'identita 
fra Tessaglia e Pelasgia, come v' e identita fra Hethei e Pe- 
lasgi. Non v'e in effetto cosa piii certa di questa, che la Tes- 
saglia anticamente fu posseduta da' Pelasgi. Apollodoro (Fragm. 
174) scrive: La Tessaglia fu detta prima Emonia; ed ebbe 
anche altri nomi: Kal aXXa? 5e eax^v ovofxaaca;. Aggiunge che 



1 STRAB. X. I, II. 

8 Cf. DE CARA, GHi Hethei-Pelasgi, Vol. I, p. 449. 






GLI HETHEI-PELASGI NEL CONTINENTS ELLENICO 271 

fu chiamata Pirrea da Pirra, moglie di Deucalione e cita i 
versi di Riano: 



Iluppav or/rcoT, nrjv ye TcaXofotepoc xaXeeaxov 
AeoxaXitovos arc' ap^day]; aX6)(oto. 

8* eaOit a<p' Al'|Aovo, ov 
Fecvaio cpepiaiov UIGV 6 5'au TSXS OeaaaXov 
ToD B'a7i6 OeaaaXdrjV Xaol [Asie'fy^avto. 

Le prische genti la chiamaron Pirra, 

Da quella Pirra che nel tempo antico 

Fu di Deucalion fida compagna. 

Poscia da Emon, fortissimo rampollo 

Di Pelasgo, fu detta Emonia. Emone 

Genero quindi Tessalo e da lui 

La nomarono i popoli Tessaglia. 

Omero divide questa regione in died parti o signorie, pren- 
dendone alcune dall' Etea, dalla Locride e dalla Macedonia *. 
Noi daremo la divisione piu comune e meno incerta, com'e, 
senza dubbio, questa di Omero, per dominii di Eroi del tempo 
troiano, dominii che mutarono col mutare de' tempi e de' loro 
possessori. Anche la divisione in Tessaglia superiore ed infe- 
riore porge difficolta per la stessa regione de' confini. Apol- 
lodoro nel citato frammento 174, dice: Dividesi (la Tessaglia) 
in quattro parti: Pelasgiotide, Tessaliotide, lolcide, Ftiotide. 
Aiaipelia: 8e sic, [lepT] liaaapa* nsXaayiGiitv, OsaaaXtwitv, 'IwXxTxcv, 
OOLWTLV. Questa divisione non deve giudicarsi seconde le regole 
della dialettica, la quale vieta che il tutto diviso in parti v'entri 
come parte. Se dunque trattasi di noverare le parti o contrade 
della Tessaglia, questa non deve poi darcisi come una delle 
parti. Geograficamente pero la divisione di Apollodoro si vuole 
ammettere perciocche la Tessaliotide, che nel principio fu un 
tutto limitato, poscia crebbe per 1'aggiunta d'altre parti, Tlolcite, 
la Ftiotide e la Pelasgiotide, le quali anch'esse formavano un 

1 HOM. 11. II, 681 e segg.; Cf. STRAB. IX, V. 



272 OLI HETHEI-PELASGI 

tutto da se, ma tutte riunite alia Tessaliotide vennero deno- 
minate Tessaglia. Cio che si e detto della Tessaliotide si po- 
trebbe dire parimente della Pelasgiotide, la quale per Omero 
significa tutta la Tessaglia sotto il nome di Argo Pelasgico : 

Nuv aO TOI>, Scrarot *cb nAaaycy.bv "Apyo; svatov 1 . 



Strabone divide anch'egli la Tessaglia in quattro parti, ma 
in luogo dell' lolcite, pone 1' Estiotide. La Pelasgiotide abitata 
da' Pelasgi, si stendeva a mezzodi del Peneo e lungo il lato 
occidentale del Pelio e dell' Ossa, chiudendo dentro il distretto 
chiamato pianura Pelasgica, la cui citta capitale fu Larisa. Fra 
le altre cittk della Pelasgiotide che noi crediamo portar nomi 
pelasgici furono : Elatea, Mopsio, di cui scrivemmo altrove 2 , 
Girton o Girtona, Scotussa (=Cot-ussa), Amyrus, Armenium, 
Sycurium, Suxo6ptov e Suxuptov = Su-xouptov. (Cf. Koupcov, citta in 
Cipro ; monte e cittk in Etolia (Acarnania); Koupiot, popolo della 
Sabina; Kouprjs e Kouprjie?, i Cureti di Greta e di Acarnania), 
Cranon. II radicale di questo nome e Kpav-, la forma intera 
Kpavwv, Kpdcvtov, presso Tito Livio (Lib. 42, c. 64) Crannona, 
con doppio n. Da Stefano sappiamo che Cranon, Kpavwv, fu 
citta della Pelasgiotide, dell'Acarnania, fondata da Cranone, 
flglio di Pelasgo; e Granion, Kpaviov, una delle quattro citta 
di Cefallenia; Granea, Kpavsca, regione degli Ambracioti; Gra- 
nae, Kpava^ isola Laconica posta davanti a Giteo; Cranae, 
Kpavayj nome dell' Attica e di Atene. Da Re Granao Cranides, 
citta del Ponto Eussino. Aggiungi Cranides, Kpr^v^, citt della 
Tracia, Cranaide Kpava'fe, antico demo dell' Attica; Crana, Kpavyj, 
citta di Arcadia. Tutti questi nomi ricordano luoghi abitati 
dagli Hethei-Pelasgi e sono anteriori alia dominazione ariana. 
Di che la radice loro deve tenersi per non greca, ma per 
hetheo-pelasgica, cio& khamitica, ed e una da aggiungere alle 
non poche altre che siamo yenuti notando dal principio di 
questo lavoro. 

* HOM. IL II, 681 ; Cf. STRAB. VIII, VI, 5. 
9 DE CAR A, o. c. p. 675. 



NEL CONTINENTS ELLENIGO 273 

La Tessaliotide e formata dalla pianura del la Tessaglia e 
dal corso superiore del flume Peneo; e poi cosi chiamata 
da' conquistatori Tessali. Le sue citt che stimiamo d'origine 
antichissima e ante-ellenica, sono: Peiresiae, Gierium = Pierium 
e Pharsalos. Quantunque si dica da Stefano (s. v. 'Aorsptov) e 
dagli Scoliasti che Peiresiae sia il nome posteriore della citta 
di Asterio, noi opiniamo che i due nomi sieno egualmente 
antichi comecchfe soltanto quello di Peiresiae nel corso del 
tempo restasse in uso. II che si deve intendere nelF ipotesi che 
si tratti d'una sola e medesima citta e non di due citt& diverse 
sebbene vicine e di simile postura, cio che non 6 impro- 
babile: mercecche di Asterio sappiamo da Apollonio Rodio J 
che sorgeva presso il congiungimento delPApidano con TEni- 
peo ; e dall'autore degli Orfici 2 , ne' pressi della confluenza 
de' due fiumi teste mentovati. Omero ricorda Asterio e i bianchi 
vertici del Titano: 



O'i T' lyov 'Aailp-cov Ttiavoco TS Xsuy^a y.aprjva 



3 



Strabone 4 e gli Scoliasti di Apollonio pongono quegli il monte 
Titano presso Arna, e questi Peiresiae regione o citta, presso il 
monte Fillio : To Se <J>i>XXe?ov, opo? Maxeooviag. C H 8e Iltpsata x^pa, y) 
::6X^ % iyT^? ^ v T ^XXeibv- Di che conseguita doversi mettere 
in dubbio T identificazione di Asterio con Peiresiae, che non si 
sa bene se fu nome di regione o di citta, o Tuno e Taltro in- 
sieme. AlHncertezze del luogo si vogliono aggiungere quelle 
del nome che ci si presenta sotto le forme seguenti : Hetpeatal, 
nstpeaLTj, Ilstpaaca, Iltpeata. In questa variet^ di forme per cio 
che spetta alle vocali avemmo un esempio in ITpaiao?, con le 
varianti : Ilpaao;, Ilpiaiao^, Hpiavao? e Ilpoacc; 5 . Si noti 
di Greta e Ilsppafoiov o Espaiaiov (cf. ITcppaLpo: e 



1 APOLL. RHOD. I, 35. 

2 ORPHIC. Argon. 164. 

3 HOM. II. II, 735. 
v STRAB. IX, V, 18. 

'' Cf. DE CARA, o. c. p. 417, 614; L. HOLST., Not. et castig. in STEPH. B. 
De Urbib., p. 251. 

Serie XVI, vol. VI, fasc. 1101. 18 20 aprile 1S96. 



274 GLI HETHEI-PELASGI 

ap. HOM.) = IlepouT'a, var. Ikpuaia, Pirusio (Tab. Peuting. 
segm. IV d) Perusia e Perusium.Perusium o Perusia, citta 
umbro-etrasca. Si puo dunque conchiudere il nome di Peresia 

Pirasia, citta o regione della Tessaliotide, esser nome pela- 
sgico. II medesimo si dica di Asterio, ' Aarlptov, la cui etimo- 
logia non e da cercare nel greco aar/jp, astro, Stella, ma in 
Astarte Istar = Rhea, la Grande Madre, la dea degli He- 
thei-Pelasgi. Stefano di Bisanzio scrive che il nome fa data 
alia citta da Asterio, il quale, secondo altri, e chiamato Aste- 
rione ; ma cotesto Asterio o Asterione e un pelasgo argonauta,, 
flglio di Gometa '. 

Kfepos, Kfepov e Ktlptov, altra citta della Tessaliotide, 6 nota 
nella storia anche sotto il nome di ILsptov, per lo scambio 
della gutturale x nella labiale K. Tito Livio la chiama Piera 2 
Plinio Pieria 3 e f u identificata con Arna, "Apvrj, oggi Mala- 
ranga. Teofrasto peraltro, stando al Pape-Benseler, invece di 
Kfepoc; o Kfepov la chiamerebbe Ki'0pov. Ma nel luogo citato non 
v'e nulla che indichi questa sostituzione di Kt'Gpov a Kfepov. 
Teofrasto parlando de' luoghi dove son piu frequenti le gelate, 
ne' campestri cioe, piu che su' monti, perciocche qui 1'aere & 
piu sottile e mobile, reca alcuni esempii, e per primo quello 
di Kithro in Tessaglia, nelle cui vicinanze gela fortemente, es- 
sendo il luogo concavo e uliginoso: Tfjc is yap OsnaXta? 
Kt'Opov jJtaXcaS' wg ecTieTv IXTCYJ^'S Sariv 6 8e 1671:0? xolXo? xal 
La radice de' nomi KtGpov e Kfepov non 6 la stessa, e percio 

1 nomi sono diversi ; in Kt'Opov la rad. e Kc0-, e in Kfepov non 
v'e la dentale aspirata che fa parte della radice in KfOpov. 

In quanto al nome di Arna, "Apvyj, identificata con Kfepov, 
opiniamo essere pelasgico. Imperocche riscontriamo la rad. Apv- 
in parecchi nomi, la cui origine non 6 greca : "Apv-oc, flume 
dell'Etruria; "Apv-yj, Arna, oggi Givitella d'Arna, citta umbro- 
etrusca; "Apv-a, antico nome di Xanthos nella Licia; "Apv-at r 

1 Cf. L. HOLST. o. c. p. 54. 

1 T. Liv. Lib. XXXII, 15. 

3 PLIN. H. N. IV, 8, 15. 

* THEOPHR. De Causis plant. V, 14, 4. 



NEL CONTINENTS ELLENICO 275 

citt& nella Calcidica Macedonica; 'Apv-eal, piccola cittk della 
Licia; "Apv-aia, cittk della Tracia, fonte in Arcadia; "Apv-Tj, citta 
della Beozia; "Apv-caaa, citta dell' Illirico, dell'Eordea macedo- 
nica, oggi Ostrowa; "Apv-waaos, Re de' Misii. La mitologia ci 
da *Apv-7], nome d'una ninfa nutrice di Nettuno; della madre 
e, secondo altri, della figlia di Eolo; della madre di Beoto. 
Nel Worterbuch del Pape-Benseler, 1'etimologia di tutti i nomi 
qui riportati & quella di "Apv-o?, Lamm, agnello; genitive da 
una rad. Apv-, del cui nominative fa le veci d[ivo^. Ora con- 
verrebbe provare che i nomi etruschi di Arno e di Arna, i 
licii, i tessali, i traci, gl'illirii, i beotici da noi riferiti, sieno 
nomi greci, acciocche possano signiflcare agnello o agnella o 
qualitk appartenenti a questo animale, cio che non sara fa- 
cile per il flume Arno di Etruria e delPArna di Licia. Tutti 
i nomi che hanno per radice Xux- e sono una dismisura, come 
si puo vedere dal saggio che ne demmo al trove *, il Curtius 
seguito sempre dal Pape-Benseler, li spiegava col greco Xux-o$, 
lupo, ovvero con luc-, luce. L'etimologia trattata cosi, cioe dire 
senza tener conto della storia, dell'etnografia e della crono- 
logia, e un semplice passatempo e null'altro. 

Pharsalos, OapaaXog, oggi Fgrsala (ia 3>epaaXa) fu citta pe- 
lasgica in tempi lontanissimi, tanto che gli antichi geografi 
distinsero tra la Pharsalos del tempo loro o nuova Pharsa- 
los, e la Palaepharsalos, cio& Tantica 2 . II Leake, considerando 
che il nome di questa citta non si ode per la prima volta se 
non dopo le guerre persiane, e che d'altra parte, qui non vi 
fu altra citta antica, conchiuse il nome della citta in eta re- 
motissima essere stato Phthia, capitale della Ftiotide 3 . Senon- 
che il nome Pharsalos non essendo greco, e il silenzio d'una 
cittk di questo nome fin dopo le guerre persiane potendo es- 
sere accidentale, noi non abbiamo obbligo di darle un nome 
altro da quello che porta. Che poi il nome per noi sia pela- 
sgico, ci e prova la qualita deH'acropoli dove stette Pharsa- 

1 DE CARA, o. c. p. 666, 667, 668. 

2 STRAB. IX, V, 6. 

3 LEAKE, Northen Greece, Vol. IV, p. 484. 



276 GLI HETHEI-PELASGI 

los, costruita con mura ciclopiche, e la costruzione sotterranea 
nel mezzo dell'acropoli, al tutto simile al cosidetto Tesoro di 
Atreo che si vede a Micene. Se dunque la costruzione della 
citta antica fa pelasgica, il nome altresi di Pharsalos lo te- 
niamo per pelasgico. La citta sorgeva a' confini della Ftiotide, 
sulla riva sinistra dell'Enipeo. L'acropoli, come moltissime 
acropoli pelasgiche di Grecia, delle isole e d' Italia, era di 
forma quasi triangolare con due vertici rocciosi spianati in 
cima e uniti fra loro da basso ponte. 

L' Estieotide, 'Eaiiaiams e lanaiGm?, abitata dagli Hethei- 
Pelasgi, fu la parte settentrionale della Tessaglia col Peneo a 
mezzodi, e si stese a occidente sino al Pindo occupando pa- 
rimente i passi dell'Olimpo. Fu sede de' Perrebi, Ilsppaiffct, 
gente guerriera, la quale anche in tempi storici conserve pa- 
recchie citta forti su' monti. Omero li ricorda a Troia col ti- 
tolo di (JtV7iTcX[Aoi ie npaij3o *, cioe fermi, costanti in guerra. 
Intorno le origini dei Perrebi gli autori sono discordi. Stra- 
bone scrive che un di la signoria de' Perrebi giunse flno al 
lago Bebeide a mezzogiorno del Pindo, ma che ne furono scac- 
ciati dalla mitica stirpe de' Lapithi 2 . Altri avvisarono che tutta 
T Estieotide fu probabilmente de' Perrebi in tempi antichi, ma 
che ne dovettero sloggiare per 1' invasione de' Tessali Tesprozii 
e ricoverarsi a' monti. Strabone 3 ed Erodoto 4 flnalmente, ci 
fanno sapere, quegli che, secondo alcuni autori, 1'Estiotide si 
chiamo Doride, e questi che i Dori una volta abitarono in que- 
sta contrada, a pie de' monti Ossa ed Olimpo. 

Chi voglia formarsi un chiaro concetto de' popoli e delle 
regioni che vanno sotto i loro nomi, deve considerare pri- 
mieramente che la varieta e diversita di cotesti nomi e 
de' paesi che li portano, non sono segno di varieta e diversita 
di stirpe ; come di pari, i paesi che in un dato tempo furono 
abitati e posseduti da un popolo, non sempre continuarono a 

1 HOM. 11. II, 749. 

2 STRAB. IX, V, 19. 

3 STRAB IX, V, 17. 

4 HERODOT. I, LYI. 



NEL GONTINENTE ELLENIGO 277 

restare sotto la sua signoria, ma specialmente ne' tempi piu 
antichi mutarono spesso di abitatori comecche non sempre di 
nome. Di qui la nessuna concordia di opinioni negli scrittori 
che trattarono di geografia e di etnografia delFantica Grecia, 
ovverosia de' popoli primitivi che poscia furono compresi sotto 
il nome generale di Greci o di Elleni, tuttoche nel principio 
di stirpe non aria e piu tardi di stirpe mista.-Noi dunque rico- 
nosciamo ne' popoli o tribu della Tracia, della Macedonia, della 
Tessaglia, della Tesprozia od Epiro, della Beozia, come pari- 
mente dell'Attica e del Peloponneso, varie divisioni della grande 
famiglia degli Hethei-Pelasgi con nomi diversi di Hethei, di 
Lelegi, di Traci, di Macedoni, di Tessali, di Beoti, di Attici, di 
Argivi, di Laconi e somiglianti. Altri di costoro li vediamo 
dati all'agricoltura, altri alia guerra ovvero al ladroneccio e 
alia rapina ; e dove che questi invadono le terre degli altri e 
crescono in potenza, quelli, al contrario, passano nella condi- 
zione de' vinti e de' sottomessi. Ma quali ch'essi sieno di nome 
e di stato, sono tutti originariamente Hethei-Pelasgi. I Lapiti 
infatti, che guerreggiano e mettono al bando i Perrebi, al dir 
di Simonide, citato da Strabone, vissero un tempo insieme pro- 
miscuamente co' Perrebi, aval's oixelv, e gli uni e gli altri son 
chiamati da lui Pelasgioti : SttAawY]<; Ileppaiffobg xal AaTuOa? 
xaXel Tobg IleXaayuIrcas arcavias \ Eglino occupavano le terre 
volte ad Oriente intorno a Girtone e le foci del Peneo, e FOssa 
e il Pelio e il paese nelle vicinanze di Demetriade, e le citta 
che sono alia pianura, Larisa, Crannone, Scotussa, Mopsio, 
Atrace, e quelle che son presso alle paludi Nessonide e Be- 
beide. Altri luoghi tenuti da' Perrebi furono sulle montagne 
dell'Olimpo e a Tempe, come Cifo (K6cpo$), Dodona e ne' pressi 
del Titaresio. Omero ne parla in que' versi : 



i is 

Oi Tcepl AwowvTjV 5ua)(i|jLpov otxf 
[oc i']^{icp' Jjiepi6v TtiapY^acov spy' Iveptovio 2 . 



1 STRAB. IX, V, 2 
* HOM. II. II, 741. 



278 GLI HETHEI-PELASGI 

.... gl'intrepidi Perrebi, 
Che alia fredda Dodona intorno posta 
Avean la stanza, e Fopere ne' campi 
Che il Titaresio dolcemente irriga. 

A Dodona, Cifo e Titaresio si vogliono aggiungere fra le 
citta e popoli pelasgici della Tessaglia, Mopsio, Crannone, 
Atrace, Scotussa, Larisa, gli Etici (ATOixes) annoverati fra' Tes- 
sali, ma tanto antichi che presso loro si rifuggono i Centauri 
scacciati da Piritoo dal Pindo; i Magneti che diconsi fonda- 
tori di Magnesia sul monte Sipilo e di Magnesia sulle rive del 
Meandro; i Dolopi tra' monti Timfresto o FOtrys; gli Etei, 
OiTaiot, sulle montagne intorno all' Eta e nell'alta valle dello 
Sperchio, ed i Ftioti nella parte meridionale della Tessaglia. 
Citta antiche sono similmente nell' Estieotide o Perrebia : Pialia, 
Pelinneo, Aeginio, Tricca, Feca o Fecado, Festo, Farcadon o 
Parcadon, Ciretie, Itome, Azoro, Pitio, Lapato, Gonno o Gonni, 
Falanna, Orte; nella Tessaliotide Tetidio o Testidio; nella Pe- 
lasgiotide, Argissa ed Elatea, e nella Ftiotide, Tebe, Eretria, 
Iton, Larisa e Falara. 

Larisa, Mopsio, Girton, Festos, Farcadon, Eretria, Elatea, 
furono da noi ricordate ovvero illustrate nel 1 volume e nella 
prima parte del 11 che si aggira intorno F isole dell'Egeo. II 
nome di lauaiams o 'Eauatums si fa venire dalla citt dell' isola 
Eubea, 'la-ufata, detta piu tardi Oros, e che equivarrebbe ad 
"laii'a = e Eai:a = Vesta. Istieia era sulla costa dell' estremita 
settentrionale dell' isola e aveva a dirimpetto la Tessaglia. Noi 
siamo di parere che il nome di Istiotide o Estiotide non passi 
dalla citta di Istiea euboica in Tessaglia, e che 1'eguaglianza 
con loTia o c Eau'a, Vesta, di Istiea non e altrimenti provato 
si bene soltanto asserito. In effetto i primi abitanti dell' Eubea 
furono gli Abanti che Aristotile, citato da Strabone l , chiama 
popoli traci cosi denominati dalla citta de' Traci^ Abae. 

II nome dunque di Istiea, se antico, dovette essere un 
nome trace e introdotto nell' Eubea da' Traci venuti dalla con- 

' STRAB. X, I, 3. 



NEL CONTINENTE ELLENICO 279 

trada tessalica, la quale portava lo stesso nome; ovvero piu 
probabilmente, da' Traci-Sciti od Hethei che appellavansi e 
sono noverati da Plinio fra' popoli Sciti piu celebri, mettendoli 
insieme eon gli Edoni, gli Asei e gli Etei *; il che conferma 
la instability gi nota de' conflni della Tracia e della Scizia 
occidentale con quelli della Macedonia e della Tessaglia; con- 
ciossiache gli Edoni e gli Etei sarebbero Sciti-Macedoni i primi, 
e Sciti-Tessali i secondi, il che vuol dire aver noi con piena 
ragione, mostrato che gli Sciti intorno al Ponto erano Hethei, 
Hethei i Traci ed Hethee tutte le tribii che sotto diversi nomi 
popolarono le contrade che chiamiamo Macedonia, Tessaglia, 
Beozia e via dicendo. 

Pialia, HcocXsta, EtaX^a, Piera di Livio (XXXII, 15) citta nel 
settentrione delFEstiotide, che alcuni riconoscono nell'odierna 
Sklalina, sorse a pi6 del monte Cercetio, 6:16 TO Kepxe-ct&v 
5po 2 , del quale scrivemmo nel 1 volume, p. 525. II radicale 
maX - = Tuap - = maa - e per noi pelasgico : esso ci da i nomi 
di Pialia, EiaXsta, citta tessalica e percio pelasgica; di Piala, 
EtaXa, luogo nell'interno del Ponto Galatico 3 ; Pialae, popolo 
scitico ricordato da Plinio 4 ; Etap-yjvacoL, popolo della Mesia 
Inferiore a' confini della Tracia ; Piaso, Eiaaos, Re de' Pelasgi 
in Tessaglia, padre di Larisa dov'era venerato 5 ; Piasti, Eta- 
aiat, popoli del Ponto e Piasti, Etaorai, gente macedonica 6 . 
Quanto abbiamo notato del radicale TuaX - = map - = Ticaa -, 
puo dirsi del radicale Tutep-, anch'esso pelasgico, perciocche tutti 
i nomi formati con esso riguardano monti, fiumi, citta ed esseri 
astratti o mitologici preellenici e percio pelasgici. Gli etimo- 
logisti che ne' nomi della Grecia non vogliono veder altro se 
non che nomi arii, interpreterebbero tutti i nomi da noi qui 

1 PLIN. H. N.VI, XVII. 

2 STEPH. B. s. v. 

3 PTOL. 5, 6, 9. 

4 PLIN. H. N. VI, XVII, 19. 

5 STRAB. XIII, III, 4 ; dove Piaso & detto Principe de' Pelasgi nella La- 
risa Fricornide, la quale peraltro fu cosi chiamata dal 3>pcxiov opos della 
Locride. Cf. NIC. DAM. fr. 19 ; Sum., s. v. 

6 STEPH. B. s. v. 



280 GLl HETHEI-PELASGI 

citati, con la rad. m - e non come noi, da un radicale ra 
Laonde Pialia, Piala, Pialae, Piarensii, Piaso, Re de' Pelasgi 
e i rimanenti, comeche nomi traci, macedonici, scitici, dovreb- 
bero spiegarsi col grasso (map) ! , col concime (maafia), con la 
pinguedine (-WTYJ?), o metaforicamente per la fertilita, essendo 
Tr'aXov Xwuapov. Ma qui come sempre, si suppone che in Gre- 
cia, prima de' Greci non vi sieno stati altri popoli non greci 
n& di greco idioma. Cotesta supposizione e falsa perche la 
storia dimostra il contrario. So noi finora non possiamo dare 
il vero significato de' nomi con radice pelasgica, ben possiamo 
tuttavia negar il valore delle spiegazioni che di questi nomi 
ci si propongono, togliendole da radici greche. Che cosa signi- 
fichi Piasos V ignoriamo ; ma che i parenti di questo Re pe- 
lasgo preistorico, detto padre di Larisa, lo chiamassero il 
grasso o il pingue, quasi fosse stato greco e figlio di Greci, 
ci vuole per crederlo ben altra fede che la nostra non e. 

Pelinneo, IleXivvaTov, o Pelinna, IllXtvva, citta tessalica e, 
secondo Stefano, ftiotica, le cui rovine oggi si veggono presso 
Gordhiki. Nella stessa Tessaglia e con la medesima radice 
pel- che teniamo, senza dubbio, per pelasgica, abbiamo il 
monte Pelio, Ilr^ov, dor. IlaXiov, e IKXtcv. II nome e antichis- 
simo e noto ad Omero. Fu sede de' Centauri e de' Giganti, ai 
quali si ascrive la soprapposizione dell' Ossa all' Olimpo, e 
dell'Ossa al Pelio per dare la scalata al cielo. Connessa con 
questo monte selvoso e la leggenda degli Argonauti, percioc- 
ch& il legname per il loro naviglio fu tagliato nelle sue fo- 
reste. Alia favola de' Giganti allusero Omero e Virgilio, que- 
gli da suo pari, e questi da imitatore, ma in questo luogo non 
molto felice: 



"Oaaav ITU 'OuXufiTuw [Jtepiaaav 0[iev, afoap ITU ' "Oaay] 2 
Il^Xtov eivoot'^uXXov, tv 



1 Esichio, sotto la voce Tuap, scrive : TO xpat-ciatov, cisap, Tispa?, rciaXov. 
Ora xpoci'.aTov non puo connettersi in verun modo, con la significazione di 
una rad. 7:1- di Ttlap. Fortezza, signoria, potenza mai si accordano col 
grasso e con la pinguedine. 

2 HOM. Odys. XI, 315. 



NEL GONTINENTE ELLENIGO 281 

Sovrapporre tentar 1'Ossa all'Olimpo, 
All'Ossa il Pelio di frondose chiome, 
Perche la via del ciel libera fosse. 
Ter sunt conati imponere Pelio Ossam 
Scilicet, atque Ossae frondosum involvere Olympum l . 

Attesa la qualita. degli abitatori mitici del Pelio, Centaur i 
e Giganti, nessuno mettera in dubbio 1' antichita preistorica 
delle tribu che prime 1' occuparono. E d' altra parte, sappiamo 
che la Tessaglia fu nel principio sede degli Hethei-Pelasgi, e 
come parimente notammo altrove, i Giganti della favola fu- 
rono gli antenati degli Hethei di Hebron. 

Eginio, AtyiVov, oggi Erkinia. citta de' Timfei, che sono 
variamente posti nella Tessaglia, nella Macedonia e nelP E- 
piro. Strabone dice Eginio a confine con 1' Eticia e con 
Tricca 2 . Stefano scrive : Tupt-f TJ, opo? OsoTupumxov ; xal Tujjupata, 
TudXis 3 . Ma sotto il nome di Tesprozia s' intende 1' Epiro. Lo 
stesso autore dice Eginio citta degP Illirii : Afyiviov, TioXcs 'IX- 
Xopi&v, u>s Sipajtav. Livio 1' assegna alia Tessaglia 4 e Giulio 
Cesare scrive che Eginio stava di fronte alia Tessaglia \ 
Non e difficile intendere le cause di queste diversita, qualora 
si pensi alia ragione de' tempi e delle vicende de' paesi e 
de' popoli. Abbiamo ricordato Eginio non per se stesso, cbe 
non ebbe mai fama nelP antichita, ma perch6 il lettore notasse 
la radice del suo nome A'.y-wov, radice sommamente feconda 
e certamente non greca, quantunque moltissimi nomi di forma 
greca siano composti con essa. Imperocche la rad. Aty - si 
presenta in nomi personali e locali d'eta mitica o preistorica 
quando e dove la lingua greca non era usata e non poteva 
percio fornire radici. La forma poi di questa radice quale 
dovette esistere nel principio, non fu col dittongo ma con la 

1 VERG. Georg. 1, 281. 
1 STRAB. VII, VII, 9. 
3 STEPH. B. s. v. TOficpv]. 
* T. Liv. Lib. XXXII, 15. 
5 J. CAES. Bell. Civ. Lib. III. 



282 GLI HETHEI-PELASGI 

semplice vocale a od rj, e piu probabilmente suono ay - (Cf. 
A^ovi'g e Aavia). Esichio, 1' Etimologico Magno e in generate 
gli antichi scrittori stimarono che il significato di questa ra- 
dice sia dato dal greco AT, aiyos, capra, e da Alys;, i 
grand! flutti, [isyaXa y^aTa *. Ma con la capra e con F onde 
non si possono spiegar cose, le quali non hanno veruna rela- 
zione neppur metaforica con esse. Quando, infatti, si dice che 
il mare egeo, afyaicv TdXayo;, fu cosi cognominato, secondo 
Suida, da Egeo, Re dell' Attica e figlio d' Inaco, si dovrebbe 
provare che Egeo ed Inaco sieno di stirpe greca e del tempo, 
in cui la lingua greca parlavasi in Grecia. Ora con Egeo ed 
Inaco siamo in piena eta preistorica e in parte altresi mitica; 
o che e lo stesso, ci troviamo al tempo dell' invasione primi- 
tiva degli Hethei-Pelasgi nell' Attica e nel Peloponneso. 

Ed in vero, Inaco, padre di Egeo, e figlio delFOceano e di 
Teti, padre di Foroneo e d'lo, Re d'Argo. D'altra parte, ab- 
biamo che Foroneo, figlio d'Inaco o del flume Inaco, fu padre 
di Gar che diede il nome alia Garia 2 , di Litto, antichissima 
citta di Greta 3 ; di Taso, di Pelasgo e di Agenore 4 . Dionigi 
d'Alicarnasso poi ci dice che Fantico nome d'ltalia fu Foronia 5 . 
Dopo le quali cose, manifestamente apparisce che al tempo di 
Egeo Fidioraa greco non pote esistere, si bene il pelasgico, e 
percio la rad. aiy- o ay- non e altrimenti di greca origine, 
benche compaia in greci vocabili, sia perche molte voci pe- 
lasgiche passarono nel greco idioma, sia perche tra la rad. 
pelasgica e la greca si abbia somiglianza fortuita di suono. 
II vero significato dunque della rad. aiy- o ay- ci e ignoto, e 
questa verificazione non e senza utilita, come non e senza uti- 
lita lo sbandire certe etimologie date per certe e di greca ori- 
gine, doveche tali non sono. Si metta dunque co' lupi ed i picchi 
gia scoperti e snidati, anche la capra. Val meglio ignorare che 
sapere il falso. 

Cf. L. HOLST., Not. et Castig. in STEPH. B. p. 12. 
PAUS. I, XXXIX, 5, 6. 
PARTHEN. EROT. I. 
HELL AN. fr. 37. 
Dio. HALIC. II, 49. 



NEL CONTINENTE ELLENICO 283 

Stefano, corretto qui dall'Holstenio, scrive : AEyal, rc6Xet TioXXaT 
ia?, MaxsSovtag ecc. Le altre citta di questo nome con la 
rad. oay- noverate da lui sono : Aiyac nella regione Mirinea del- 
FEolide; Aiyai, nella Lidia, nella Locride, nell'Etolia e nell'Eubea. 
AiyoTov rceXayos e Atyalov TueStov OUVOCTCTOV ifj Kippa, il campo Egeo 
presso Cirra, citta antica a pie del Parnasso, sacra ad Apollo. 
Afyav, promontorio delPEolide, detto poscia Cana e Cane (KAvrj, 
Kavat). Nomi che alia rad. aiy- aggiungono i suffissi r ed Z.\ 
ATyetpa, citta dell'Acaia; la regione fu chiamata AfytoXov da 
Egialeo ed ATyiov. Per Omero Egira e Trcepijafy *. II nome di 
ATyetpa, secondo Eustazio, fu imposto da Iperete, figlio di Li- 
caone. ATyscpo?, citta della Megaride. Afyc&Xeiov, Eroo di Egialeo 
a Pege nella Megaride. Gli Eroi che portarono il nome di Egialeo 
sono: Egialeo, figlio di Eeta, Re de' Colchi 2 ; Egialeo, uno degli 
Epigoni ed Eroe degli Egialei, tribu in Sicione 3 ; Egialeo, figlio 
d'Inaco, Re d'Argo, dal quale TAcaia, Argo e Sicione e il Pe- 
loponneso ebbero il nome di AEyiaXeia o AiytaX6^. AtyfaXos o 
AtytaXot, spiagge e terre de' Paflagoni o presso il Ponto. AiyiaX6$, 
citta della Tracia presso lo Strimone. ALytaXrj, citta di Amorgo. 
ATyiXa ed AfyiXov, fiume p^lla Laconia. Alytva, una delle Cicladi. 

Di nomi con la rad. aiy- se ne potrebbero citare moltissimi 
altri, ma li lasciamo nella penna per cessare la noia a' let- 
tori. Siffatti nomi certamente non son tutti preistorici, ma ve 
n'ha tanti fra' citati, non solo preellenici, ma d'eta eziandio 
mitica, da rendere assurda Tarianita della rad. aty- onde sono 
composti. D'altra parte, come s'e potato vedere, si collegano 
con luoghi abitati dagli Hethei-Pelasgi e con Eroi hetheo- 
pelasgici. 

TpixxTj, Tpfxxa e Tpforj, oggi Trikkala, cittk della Tessaglia 
Estieotide, presso il fiume Leteo, ricordata da Omero 4 , figlia 
del Peneo : &nb Tpfrourjs, T^? H^vetoO 0uyaip6?; patria di Esculapio 
che v'ebbe un tempio antichissimo e famosissimo. 

1 HOM. n. n, 573. 

a Dio. Sic. IV, XLV, 2. 
3 HEEODOT. V, LXVIII. 
* HOM. II. IV, 202, TpbtYj; 11 II, 729. Tpbocrj. 



284 GLI HETHEI-PELASGI 

Fra le cittk della Tesprozia od Epiro merita d'essere ri- 
cordata Dodona, Aw56vr) o AcoSwv (SOPH. Track. 172), celebre 
per Toracolo del Giove pelasgico, di tutti il piu antico nell'El- 
lade. Cotesto Giove non e altrimenti il greco, ma il pelasgico, 
cioe Set, e Dodona fu sede de' Pelasgi. Achille 1'invoca col ce- 
lebre verso: 

ZeO ava Atooawafe, IleXaaycTd, TH]X6it vaiwv, 



Giove sovrano Dodoneo, Pelasgo, 

Che lontano hai la sede e nella fredda 

Dodona imperi. 

Gli antichi critici supposero due essere state le Dodone, 
una nella Tessaglia, nel distretto di Perrebia presso TOlimpo, 
e 1'altra nelPEpiro, nel distretto di Tesprozia. 

Stefano, citato Filosseno che cosi opinava, dice che male 
opinava, xaxwg 2 . Oltre 1'epiteto di Dodoneo, Stefano riferisce 
quello di Kacvalo;, di Ftovaco?, e di BcoBwvaTo?: T6v E Aa)5a)vatov, 
Kaivalov. ZyjvoSoioc & ypa^sc TcovaTo?, l~el Iv AwBwvir] Ttparcov 
i[AavTi>To, aXXot s yp&pouai Ba)5(ovaT 3 . Per noi quest' ul- 
timo epiteto non ha importanza; quello di FwvaTo; deve leg- 
gersi Orjywvalo;. come afferma lo stesso Stefano; resta il primo 
KaivaTo;, intorno al quale si potrebbe far qualche non inutile 
congettura. II De Pinedo in questo luogo scrive : Mentem Ste- 
phani in his sic accipiendam esse existimo, videlicet, lovem 
Dodonaeum dictum fuisse etiam Bodonaeum, vel ab urbe Do- 
done, vel a Bodone, cuius noster meminit in BwStovyj; quare 
pro Katvatov, si tibi placet, leges Bw^wvaTov 4 . Ma nella illustra- 
zione del Frammento di Stefano si legge : "EX^ov xal vaTov, e 
il De Pinedo nota che questo luogo e corrottissimo : Est locus, 
ut qui maxime corruptus, sed non prorsus occisa est res. E 

1 HOM. n. xvi, 233. 

2 STEPH. B. s. v. 



3 Id. ibid. 

v TH. DE PINEDO, in vers. STEPH. B. p. 249, n. 26. 



NEL GONTINENTE ELLENICO 285 

perche? perche Stefano nell'Epitome ci da la vera lezione, 
cio& KaivaTov. 

II Giove Pelasgico invocato da Achilla fu Saturno cioe Set, 
dio degli Hethei-Pelasgi. E detto da Omero Dodoneo dal laogo 
della sua foresta delle querce fatidiche o dal fiume Dodone. II 
nome poi di Ceneo, Katvafo;, gli puo similmente competere se 
si ammette, (e non v'e ragione di rigettarla), Peguaglianza fra 
Kaiv- e XYJV-, e pero fra KaivaTog e XyjvaTo?. In questo caso il 
nome XrjvaTos si puo attribuire al dio pelasgico Saturno sotto 
il rispetto locale e sotto il rispetto etnico. XVjv, infatti, e luogo 
nelle circostanze dell'Eta in Tessaglia, oiipea iwv Ofrattov (HERO- 
DOT. VII, CGXVII). Etea si chiamo il distretto meridionale della 
Tessaglia, ed Etea la citta. Per coloro dunque, i quali tengono 
due essere le Dodone dove fu 1'oracolo di Giove pelasgico, una 
in Tessaglia e 1'altra in Tesprozia ovvero nella Molosside o 
nell'Epiro, che sono tutte con diversi nomi la stessa regione, 
ben pote Giove dirsi Kheneo, Xyjvaco?, perciocchk questo nome 
gli sarebbe venuto da luogo abitato dagli Etei = Hethei = Pe- 
lasgi. Se poi si prenda il nome etnicamente, X7]vafo e lo stesso 
che Cananeo da Khena Xva = Khenean = Cananea. Ma, se- 
condo Suida, i Xercalbi rappresentano i Gananei, come fa pure 
1'Aritico Testamento, dove tutta la Cananea e detta tutta la 
terra dell'Hetheo *. A proposito di Misone, uno de' sette Sa- 
pienti, la cui patria era posta da taluno nella Laconia e da 
tal altro nella Etea, provammo che i due nomi di Cananei e 
di Hethei si scambiano Tun 1'altro, e che Misone fu chiamato 
Eteo od Hetheo, e Kheneo, mercecche XTJV, Xyjva o X^vac ed 

sono due nomi antichissimi d'una citta medesima 2 . 
Alia Tessaglia furono ascrittr gli Etici, AtOtxes, gli Atamani, 
e i Talari, T&Xapeg, genti epirotiche. In ATOtxe? e in 
le rad. Ac0- ed A0- = (X)i0- e (X)a0- e 1' essere al- 
tresi popoli della Tessaglia o dell'Epiro o Tesprozia, terre 
pelasgiche, li dimostrano Hethei. La Tesprozia, Osaiupama o 

1 Cf. DE CARA, o. c. p. 463. 

2 Cf. DE CARA, Gli Hethei-Pelasgi nelle hole dell'Egeo, Cipro, Civ. Catt. 
Ser. XVI, Vol. I, fasc. 1070, p. 148-149. 



286 GLI HETHEI-PELASGI 

OeoTCpwTis, fu terra di Pelasgi. I Greci considerarono i Tesproti 
barbari cioe non Greci al pari de' Macedoni, de' Tessali e de- 
gP Illirii, mentre fra quest! popoli fu somiglianza d' idioma e 
di costumi, specialmente nel taglio de' capelli e nelle vesti. 
D' altra parte Tesproto, OsaTipwio? fu figlio di Licaone * e, se- 
condo Igino, di Pelasgo 2 , Re dell' Epiro cioe della Tesprozia. 
Lo stesso Giove Dodoneo pelasgico, perciocche Dodona era nel 
paese de' Tesproti, fu detto eziandio Tesprotico. La Tesprozia 
porto il nome di Molossia MoXoaoia o MoXonta sotto Molosso 
o Molotto, figlio di Pirro (Neoptolemo) e di Andromaca. 

Ci resta a dire della Ftiotide. OOiGtas, una delle quattro 
Tetrarchie tessaliche, chiamata anche Ftia, O0a, che si vuole 
essere stato 1' antico nome di tutta la Tessaglia 3 , della citta 
sua capitale presso il corso dello Sperchio, e dell'Ellade 4 . V'eb- 
bero regno Deucalione, Ellene, Peleo ed Achille. Dicesi chia- 
mata Ftia da Ftio, O0ib$, figlio di Nettuno e di Larisa 5 , dal 
quale avrebbe tolto il nome la cittk e la contrada di Ftia. Ftio, 
secondo altri, fu figlio di Acheo, padre di Ellene 6 ; fratello di 
Pelasgo e di Acheo 7 . Da questa varietk di genealogie si de- 
duce primieramente Paffinita degli Achei co' Pelasgi; e secon- 
damente, che gli Ftioti, i Tessali e gli Achei furono popoli 
primitivi della famiglia pelasgica. Quando poi si dice che Ftio 
fu padre di Ellene, si vuol significare soltanto che e EXXg fu 
nel principio un distretto e una citta di questo nome nella 
Ftiotide tessalica, donde poi in tempi storici, il nome di Elleni 
si diffuse per tutta la Grecia. Al tempo di Omero i Greci sono 
nominati Danai, Achei od Argivi. Aristarco rigetto come 
spurio il verso 530 del II delF Iliade, dove si ha il nome di 
Pan-Elleni. E qui giova notare che Aristotile riconosce 1'Ellade 
antichissima presso Dodona e 1'Acheloo, e che in questo di- 

APOLLOD. Ill, 8, 1. 

HYGIN. f. LXXXVIII. 

Dio. Sic. IV, LXXII. 

Schol. APOLL. RH. I, 416. 

Dio. HAL. I, 17; St M. 793, 12; STEPH. B. s. v. 3>0ia. 

STEPH. B. s. v. 

Schol. 11. II, 681. 



NEL CONTINENTE ELLENIGO 287 

stretto abitarono i Selli, ministri del Giove Dodoneo, e un po- 
polo chiamato Greci, non Elleni l . Dal fin qui esposto discen- 
derebbe una conseguenza storicamente vera, ma, in apparenza, 
contraria alia comune opinione, che cioe gli antichissimi po- 
poli detti Greci o Grai, non furono Arii ne di stirpe ne di 
linguaggio; che tali non furono gli Achei della Ftiotide e che 
finalmente, neppur i primitivi Elleni della Tessaglia si potreb- 
bero considerar come Arii. Imperocche mal si confondono stirpe 
e linguaggio, e gli Ateniesi che, secondo Erodoto, erano Pe- 
lasgi, non poterono diventar Elleni -Arii se non per il mutato 
idioma. 

Questo gravissimo problema non e stato sciolto finora, che 
noi sappiamo, con soddisfazione de' dotti, ed e, di natura sua, 
difficilissimo perche si dovrebbe provare quando in Grecia si 
comincio a parlar greco, e se il greco idioma vi fu introdotto 
da popoli venuti d'Europa ovvero d'Asia, dove prima che in 
Grecia v' era stato portato. E certo intanto, che in tempi prei- 
storici 1'Asia Minore come la Grecia fu abitata da barbari, da 
genti cioe che non parlavano greco ed erano di stirpe kha- 
mitica, Hethei-Pelasgi, divisi in tribu, ciascuna col suo nome 
particolare di Lelegi, di Carii, di Tessali, di Macedoni e somi- 
glianti. Tra il III e II millennio nell'Asia Minore e nella Grecia 
vediamo regnare una civilta, una lingua e una scrittura che 
e tutta propria de' popoli ricordati, preistorici e preellenici. Di 
che segue che in questo spazio di tempo nell'Asia ed in Grecia 
o non erano ancor penetrati gli Arii, o se gia v' erano, non 
si fecero scorgere ne per arti ne per potenza, e quindi la loro 
lingua non pote diffondersi. I piu antichi nomi locali e per- 
sonali nelle terre d'Asia e di Grecia, dimostrano chiaramente 
che F idioma primitive non fu 1'ario si bene il khamitico. Se 
dunque a un dato tempo compaiono nomi locali e personali 
d' origine i)n piu khamitica ma aria, dobbiamo ammettere 
che popoli arii abbiano invaso 1'Asia e la Grecia. Eglino per- 
tanto non vi poterono entrare se non dalla parte orientale 
dell' Asia Minore e dalla occidentale del Ponto, discendendo 

1 ARISTOT. Meteor. 1, 14. 



288 GLI HETHEI-PELASGI NEL CONTINENTS ELLENICO 

dal Caucaso e dal Caspio e diramandosi lungo PEmo e il Da- 
nubio, donde era facile occupar il settentrione della Grecia, cioe 
la Tracia, P Illirio, la Macedonia, la Tessaglia e le rimanenti 
contrade fino a tutto il Peloponneso. Anche P Italia vide ve- 
nire dal Settentrione e dall'Oriente i suoi Arii primitivi, la cut 
civilta fu quella drelle terremare e delle palafltte, illustrata ai 
di nostri con tanto ardore e meritata autorita, dal Prof. Pigorini. 

Cio posto, come si potrebbe dubitare che i popoli greci 
primitivi e contemporanei de' Pelasgi dell' Ellopia, cosi detta 
dagli Helli o Selli ricordati da Omero, scalzi, zazzeruti, dor- 
menti sulla nuda terra e ministri di Giove Dodoneo, non fu- 
rono Arii? come riputeremo Arii i popoli dell'Ellade anti- 
chissima che fu tessalica e percio pelasgica? I nomi dunque 
primitivi e preistorici di Greci, di Elleni e di Achei non sono 
nomi di genti arie e d'ario idioma, conciossiache Greci, El- 
leni ed Achei tanto per le loro genealogie, quanto per i paesi 
che in origine abitarono, sieno preariani e pero pelasgi ; atte- 
soche le loro genealogie e le contrade in che vissero nel prin- 
cipio, rivelano, quelle la loro parentela co' Pelasgi, e questi 
furono antichi possedimenti pelasgici. Vedremo a suo luogo, 
se fra cotesti popoli pelasgici fin dalle prime migrazioni da 
Oriente in Occidente vi sieno stati degli Arii, comechS in 
picciol numero, bilingui e gia. da lunghi anni pelasgizzati. 

Lo studio da noi posto nella Tessaglia preistorica, tuttoche 
rapido, non potendo noi far di ciascuna contrada compite mo- 
nografie, e nondimeno piu che bastevole al nostro istituto di 
provare che la Grecia primitiva fu sede degli Hethei-PelasgL 
Vero e che dove, oltre la tradizione troviamo altresi i monu- 
menti, la dimostrazione e, senza dubbio, piu valida, ma i mo- 
numenti soli senza la tradizione, che proverebbero ? Nulla. 
Essi, peraltro, si potranno ricercare e trovare, mentre la tradi- 
zione rimane sempre, perche fortunatamente essa ha pre- 
scritto. 



LA NORVEGIA 

E UNA COKSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZE 



Dopo quella prima visita fatta, otto anni sono, a Stavanger 
Mgr Fallize stava sempre sulFavviso per cogliere il destro di 
fondarvi una missione cattolica, com'era suo ardentissimo de- 
siderio; e Dio glielo porse nel 1893 quando meno se Paspet- 
tava. 

Egli era a Bergen allora che per telegramma fu chiamato a 
battezzare un neonato a Saetersdal, luogo quinci lontano pa- 
recchie giornate di viaggio. Quanto costa talora al Missiona- 
rio un battesimo in quelle regioni vedovate di sacerdoti! 

Mgr Fallize non esita un istante, monta sopra un piccolo 
vapore, attraversa 1' Hardangerfiord, il piu celebre dei fiords 
per 1'orrida sua maesta e bellezza, e mettesi per quel labe- 
rinto che aggirasi in fondo a una gigantesca spaccatura di 
montagna, nel cui vivo masso le acque apertasi con lento la- 
vorio in piu luoghi 1'uscita, diramansi in cosi vasti canali da 
potervi ancorare qualsivoglia flotta per grande che sia. Ad 
ogni virar di bordo del vapore per que' meandri del fiord gli 
si aprivano d' innanzi nuovi mari e nuovi orizzonti coronati di 
ridenti poggi, di ville e masserie, ombreggiate da selve di 
abeti, del cui verde cupo rivestonsi i dossi delle montagne fino 
alia regione de' ghiacci eterni, e donde con grande scroscio 
avvallano infinite cascate d'acqua. II Vapore ad ogni tratto 
dava fondo ora a destra, ora a manca, innanzi a cittaduzze 
riviere, come suol fare quello che solca le acque del no- 
stro lago di Como, e ad ogni sosta veniva salutato da quei 

Serie XVI, vol. VI, fmsc. 1101. 19 22 aprile 1896. 



290 LA NORVEGIA 

buoni e ingenui paesani con Pagitare de' cappelli e delle bian- 
che pezzuole. 

In capo a 12 ore di navigazione Mgr Fallize approdo ad 
Odde, ch'egli onora del superbo titolo di Eldorado de' visita- 
tori stranieri; i quali non 1' abbandonano che alia caduta 
delle nevi. Ivi si avvenne in tre nobili Francesi, che gli fe- 
cero festose accoglienze, lietissimi di poter assistere il di 
seguente, ch'era domenica, al divin sacrifizio. Rimessosi in 
viaggio, e lasciato da banda il magnifico ghiacciaio di Buarbre, 
che rende aria di un' immensa cascata di ghiaccio frastagliata 
da sporti e speroni di roccia, si mise per un sentieruzzo che 
serpeggia a pi& di un'aspra giogaia di monti, ingombro qua 
e Ik di massi franati con le acque; e giunse a tre grandiose 
cascate, le quali di balzo in balzo precipitando riversano al- 
trettante Humane nella riviera, levando intorno a se un fltto 
nebbione che colorasi di tutte le tinte delP iride. 

Lungo il cammino egli fu graziosamente ospitato in tutte 
le masserie, ove fe' sosta, ripagando Pospitalitk di quella brava 
gente colPistruirla intorno alia vera Ghiesa di Gesii Cristo. II 
che eragli tanto piu agevole, quanto piu svegliato e in essa 
F ingegno, e piu vivi sono il desiderio d' imparare, Pamor del 
vero e il sentimento religioso. La strada, che il Vicario apo- 
stolico seguiva, attraversata una lacca paurosa, monta per 
Perta fino a un angusto sbocco che apresi tra due stagliate e 
repenti rocce, a pie delle quali cova un lago nero come Porco. 
La sola vista dello stretto e periglioso passo mette i brividi ; 
ma Pimperterrita guida sferza il cavallo, che ben conosce 
la sua via, e la corre a un fiato. 

Guadagnata la cima, il Prelato sosto in riva a un lago di 
montagna alPaltezza di oltre a 1030 metri. Quindi disceso per 
Popposto versante pernotto in un albergo; e il di seguente voile 
rimettersi in viaggio, non ostante il dissuadernelo che faceva 
Palbergatore, il quale prevedeva prossima una bufera di neve. 
E guai a lui se questa Pavesse colto nel passaggio di una 
spaventevole lacca, ove la strada, che corre pe' flanchi di- 
rupati del monte, pende sospesa sulla bocca di un abisso che 






E UNA CORSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZB 291 

d le vertigini a chi vi adima lo sguardo! Ma, come Dio 
voile, giunse sano e salvo a Naes; pero non fa vero che vi 
potesse trovare una guida ; che tutti i paesani si rifiutarono di 
scortarlo per quelli alpestri gioghi, ove pochi di innanzi eransi 
perduti tre cacciatori. E cosi il buon Missionario fu costretto, 
mal suo grado, a interrompere il viaggio e a tornare a Sta- 
vanger; dove Iddio aspettavalo per compensarlo del suo apo- 
stolico zelo. II premio fu che al suo ritorno il Municipio di- 
vise in lotti alcune aree di terreno nel recinto stesso della 
citta, state un tempo proprietk della Ghiesa cattolica, e misele 
in vendita a cosi vil prezzo, che Mgr Fallize affrettossi ad 
acquistarne una per fondarvi una chiesa e un ospedale. 

Poscia parti alia volta di Porsgrund a 195 chilometri da 
Gristiania, e fuvvi ricevuto a festa dal suo piccolo gregge. 
Visito quivi la moderna cappella piu ampia di quella, che per 
lo innanzi aveva aperta ai cattolici la generosita di due coniugi 
irlandesi, e quindi la scuola, e 1'ospedale, alia cui fondazione 
avevano concorso eziandio i protestanti. 



XI. 



Partito di colk in ferrovia, venne costeggiando il lago Far- 
risvand, irto di una selva di mille isolette imboschite di abeti 
che specchiansi nelle sue acque chiare e limpide come cri- 
stallo. Spettacolo maraviglioso, ma sfuggevole per le troppo 
frequenti gallerie che e d'uopo attraversare. Passo quindi per 
Laurvik e per Drammen cittk considerevoli, nella seconda 
delle quali egli diviso d' innalzare una cappella con limosine 
raccolte dal Rev. Yang in un suo viaggio pel Belgio ; e giunse 
flnalmente a Cristiania, ov'era ansiosamente aspettato. 

La capitale norvegese non ha che 175000 abitanti, ma 
per bellezza gareggia con le piu rinomate citta d'Europa. Essa 
siede a pie' di una collina verdeggiante di abeti, che levasi 
con dolce pendio, e curvasi in forma di anfiteatro fino all'estrema 
punta settentrionale del suo fiord, il quale nei pressi della citta 
allargasi e si dirama in una infinita di piccoli canali. Su per 



292 LA NORVEOIA 

Terta selvosa del colle corrono bei viali con qua e col sbocchi 
e riuscite che mettono roccMo per un'ampia distesa di terra, 
su cui siede la citta co' suoi sobborghi, e un gran tratto di 
mare tutto sparso d' isolotti boscosi, in vetta a' quali e su pei 
loro dossi siedono ,deliziose ville coi loro giardini. In mezzo a 
coteste isole serpeggiano con mille giri e rigiri i fiords corsi 
di continuo da un barchereccio minuto da traffico, da trasporto, 
da pesca o da sollazzo, che brulica intorno ai vapori e ad altre 
navi di maggior corpo qua e cola ancorate. A quest'incantevole 
quadro fa degna cornice una catena di monti biancheggianti 
di nevi, e da mirabile risalto un cielo che nelle notti estive, 
in cui il sole ascondesi appena sotto Forizzonte, manda riflessi 
di varii colori degradanti in vaghissime sfumature di luce. 
Ha ben ragione M. r Fallize di dire che ivi allora non si desi- 
dera piii ne Napoli, n& i Dardanelli. 

Cristiania e residenza del Re quando visita il suo reame, 
sede di un parlamento proprio, chiamato Storting, e di una 
universitk fiorente. Ha bei cantieri di costruzione navale, un 
naviglio di quattrocento legni, un commercio di cento milioni 
d' importazione sopra trentacinque di esportazione, e spiega 
un lusso strabocchevole accanto a un proletariato che va ingros- 
sando le file degli anarchici e dei socialisti. La licenza de' co- 
stumi e P empieta non sono quivi cosi sfrontate come in altre 
capitali di Europa, e questo e pregio non solo di Gristiania 
ma di tutta la Norvegia. Tuttavia il protestantesimo vi ha me- 
nato guasti assai, tanto che M. r Fallize non dubita affermare 
essere ivi le conversioni piu malagevoli che in paese pagano. 
Ora pero vi si manifesta un principio di ritorno alFantica fede ; 
e non sono rari tra i teologi protestanti coloro che ripudiano 
le dottrine luterane, pregano e fanno pregare per Tunita della 
Ghiesa, e adopransi a sbarbicare dal popolo gFinveterati pre- 
giudizii contro la Chiesa madre. Onde a ragione M. r Vicario 
apostolico nutre buone speranze per 1'avvenire, e non dubita 
di affermare che quando i popoli scandinavi intelligent!, ener- 
gici e dal cuore cosi vasto come il loro mare, rientreranno 
in seno alia Chiesa, ne saranno la forza e la gloria. Frattanto 






E UNA GORSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZE 293 

in Cristiania salutar possiamo i primi albori di un era novella. 
Ivi sorge il piu splendido tempio gotico della citta, la Chiesa 
<ii S. Olao, costruita nel 1856 con le largizioni della cattolica 
regina Giuseppina e di alcune famiglie della capitale, dove, 
grazie al concorso dell' opera apostolica, fondata da alcune 
dame della citta e della societa di canto, celebransi con bel- 
Tapparato e molta solennita le feste. I protestanti vi accorrono 
a centinaia, dapprima attrattivi dalla curiosita, e poscia dal 
loro sentimento religioso, di cui e manifesto indizio il raccogli- 
inento e la devozione, con la quale assistono ai divini uffizii. 

Cominciano a segnarsi anch'essi con la croce; comprano 
un libro di preghiera e di cantici in lingua norvegiana, e con 
esso uniscono la loro voce da principio tremante, poi sempre 
piu ferma, al canto dei cattolici; e terminati i divini uffizii, vanno 
di celato ad inginocchiarsi innanzi al SS. Sagramento. Sol dopo 
parecchi mesi ed anche anni, chieggono di^essere istruiti ed 
.ammessi nel seno della cattolica Ghiesa. 

Accanto al tempio sorge in mezzo a un bel pometo il 
presbiterio, ove menano vita comune col Vescovo e il suo se- 
gretario anche il Parroco e i giovani sacerdoti che vi fanno 
il tirocinio del loro apostolato, imparando la lingua e i costumi 
del paese. E cotesto apostolico collegio non trova per parte 
del Governo verun intoppo, neppur quello dei pubblici balzelli, i 
quali, per una legge, altrettanto saggia quanto morale, scemano 
a misura che cresce la famiglia; donde viene Paumento gra- 
duale della popolazione. 

II detto edifizio 6 fiancheggiato dall'ospedale, i cui letti sono 
disputati da tutti i inedici della citta: le Suore di S. Giuseppe 
di Ghambery lo fondarono e lo servono ; e Monsignore e tutto 
in opera di ampliarlo e di erigere fuor della citta una casa 
pei convalescent!. E qui non lasceremo di riferire cio che egli 
conta siuTorigine di cotesto ospizio di carita, ed e, che da 
principio la Superiora con altra Suora givano raccattando per 
le vie ossa di animali, con la vendita delle quali sostentavano 
alcuni poveri infermi. Di che non & capace la carit di Gesu 
Cristo ! Di fronte al Presbiterio sorge il Collegio delle Suore, ove 



294 LA NORVEGIA 

si educano le fanciulle, il Noviziato per quelle che aspirano 
allo stato religioso e FAsilo che ricovera i flgliuoletti poveri dei 
cattolici dispersi, mantenuti a spese della Missione. E perche 
nulla manchi alia cultura del gregge affidato alle cure di M. r 
Fallize, allato al Collegio grandeggia un vasto fabbricato con sale 
destinate alia lettura, alle conferenze, . alle riunioni di varie 
societ^ cattoliche e ad onesti ricreamenti, tra quali un tea- 
trino, ove si danno recite a benefizio dei poveri e della mis- 
sione. Vi vengono anche i magistrati della citta per onorare 
con la loro presenza la solenne distribuzione dei premi, PA1- 
bero del Natale ed altre feste di famiglia. Annessa ad una delle 
dette sale e la stamperia, ove si pubblica un giornale cattolico 
fondato da Monsignore, libri di scuola e di preghiera e fogli 
volanti. A cagione delPampiezza della citta, che si stende lungo 
le due rive del fiord, venne eretta nelP opposta banda della 
riviera una cappella succursale sotto il nome di S. Helvard, con 
la casa pel Parroco e un'altra per le Suore grige di S. Eli- 
sabetta, le quali hanno per istituto di curare gF infermi nelle 
loro abitazioni. Esse sono, non altrimenti che quelle di S. Giu- 
seppe, amate dalla popolazione oltre ogni dire. 

Da Cristiania il Vicario Apostolico mosse alia volta di Ber- 
gen, visitando tra via altre due stazioni, fornite anch'esse di 
chiesa, scuola e ospedale, finche pervenne alia famosa valle 
dell'Hallingdal. Non sara qui fuor di luogo il riportare alcune 
particolarita da lui notate nella sua relazione circa la popo- 
lazione di questa vallata. Essa si dispaia non poco dalle altre 
del regno sia per Pindole sua ardente e risentita, onde fre- 
quenti vi sono i duelli a coltello, che dir si possono quasi sco- 
noscluti nel rimanente della Norvegia, sia per la foggia del 
vestire tutto all'antica e assai vistosa nelle donne per la fu- 
sione de' colori rosso, violetto e azzurro, e pei guernimenti a 
ricamo e i tanti vezzi, onde esse si accingigliano. Anche nel 
culto si ama cola la pompa; e pero i ministri protestanti indos- 
sano, come noi, i sacri apparati durante quella ch'essi chiamano 
Messa, ed adottano gran parte della nostra liturgia in un col 
canto e Paccorapagnamento dell'organo. II qual costume, come 






B UNA GORSA APOSTOLIGA DI MONS. FALLIZE 295 

osserva M. r Fallize, rimonta ai tempi della riforma, quando la 
resistenza opposta, durante un secolo, dai Norvegesi all' inva- 
dente luteranismo costrinse i ministri di quella setta a trave- 
stirsi in agnelli, conservando Pantico apparato e le cerimonie 
del culto cattolico per dare a intendere al semplice popolo 
one nulla vi era di mutato; e sol dopo piu generazioni ardi- 
rono confessargli che esso aveva bel bello mutato di religione. 

Monsignore giunse a Bergen febbricitante per cagione del 
repentino e brusco abbassamento di temperatura, che nel pas- 
saggio per le gole de' monti, ove ad ogni tratto fiumi d' acqua 
dirupano nella riviera, da trenta gradi era scesa a cinque. 

Bergen e una delle principali cittk della Norvegia, popo- 
lata da cinquanta mila abitanti, fondata ed eretta in Vescovato 
verso la fine del secolo XI. Non ostante la sua boreale lati- 
tudine ha un cielo si mite che la temperatura ben di rado vi 
discende sotto lo zero; onde il suolo rivestesi di una ricca 
flora nutrita da abbondanti pioggie, che i vapori del gulfstream, 
condensati al contatto de' inonti, presso che ogni di vi river- 
sano. II popolo e gaio, spiritoso, vivace piu che non sieno in 
generate i Norvegesi, e punto ostile ai cattolici, i quali fin 
dal 1876 vi hanno una bella Chiesa col suo presbiterio, scuole 
6 un convento di Francescane che curano i malati a domicilio. 
L'antica cattedrale e la Chiesa di S. Maria, benche in mano 
ai protestanti, si conservano nel primiero stato; vi si veg- 
gono anche oggi una statua della B. Yergine e le pitture 
de' Santi, cosa in vero mirabile e di felice augurio ! 

Da Bergen Monsignore salpo verso Trondhiem, P antica 
capitale della Norvegia, toccando P isoletta di Selie, celebre 
per la morte di S. Sunniva patrona di Bergen, vergine reale, 
*di patria irlandese, la quale colk rifugiatasi con altre vergini 
per non volere andare a marito, come il padre esigeva, al- 
Pappressarsi di un'orda di pagani, furenti di libidine, impetro 
da Dio che la volta della grotta, ov' erasi con le compagne 
ricoverata, piombasse lor sul capo e le seppellisse. 

Di Ik il Vapore, su cui egli viaggiava, approdo a varie citta, 
fra le quali merita singolare menzione Molde, a cui affluiscono 



296 LA NORVEGIA 

nella state i viaggiatori attrattivi vuoi dalla mitezza del clima y 
perche la citta, avvegnacche giaccia a 62, 41' gradi di latitu- 
dine Nord, e tuttavia difesa a settentrione da una catena di 
monti; vuoi allettati dalla floridezza del suolo, onde viene de- 
nominata pe' suoi jigogliosi rosai la citta delle rose, e piu 
che altro ancora dair incantevole vista che si gode sulle sue 
alture, donde Focchio, passeggiando un ampio e ridente oriz- 
zonte, si spazia sulle verdi pianure e sul lago per una distesa 
di 18 chilometri, e vagheggia le superbe ramificazioni del Mol- 
defiord. 

II Yapore die finalmente fondo a Trondheim (Drontheim) citta 
di 25,000 abitanti, culla del regno norvegese, il cui vero fonda- 
tore fu S. Olao, ucciso nella battaglia di Stiklestad dai nemici 
del cristianesimo, e onorato come santo dal suo popolo ; il 
quale fin d'allora prese a pellegrinare alia sua tomba, ne ri- 
stette da questo suo romeaggio se non quando, ai tempi della 
Riforma, venne da mani sacrileghe il corpo del santo re in- 
volato e sepolto, Dio sa dove, o anche distrutto. La cattedrale,. 
che porta il suo nome, e superba e puo gareggiare con le piu 
belle chiese di Europa. Lo Stato e il Municipio non perdonano 
a spesa per condurre innanzi i restauri del piu bel monumento 
della Norvegia ; e corre voce tra il popolo dover esso servire^ 
restaurato che sia, ai cattolici e non ai protestanti. Dio lo 
faccia ! 

Frattanto il cattolicismo vi progredisce a passo lento, ma 
sicuro, ed ha una bella chiesa col suo presbiterio, scuole ben 
fornite, un grandioso ospedale di S. Elisabetta, e due chiese sue- 
cursali, Tuna delle quali sorge sul suolo consacrato dal sangue 
di S. Olao. In questo luogo avvenne, tre anni or sono, un singo- 
lare fenomeno, che fu cagione di un terribile disastro. Una notte 
i poggi che costeggiano la riviera, avvallando a un tratto, spro- 
fondaronsi in un mare di fango, trascinando seco le case che 
si levavano sul dosso con la morte di 115 persone. II di se- 
guente una voragine indicava il Inogo del disastro, che tra- 
sformossi ben tosto in un lago, il quale, allargandosi, inghiotti 
altre terre, e ristette Hon guari lungi da un podere apparte- 






E UNA CORSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZE 297 

nente alia Missions A 40 chilometri da Trondheim fu edificata 
in riva al gran lago Selbo una casa di esercizii, ove di tempo 
in tempo si raccolgono i Missionarii e ne profittano anche i 
paesani di col ; i quali accorrono ne' di festivi alia cappella, 
cattolici e protestanti alia rinfusa, ascoltano la santa Messa e 
il sermone, e Pascoltano con tanta avidita, che Mons. Fallize 
puo lor predicare per un'ora e mezzo la mattina e per altret- 
tanto spazio di tempo la sera, senza tema di stancarli, anzi 
sicuro di riceverne un rendimento di grazie per averli a lungo 
pasciuti del pane della divina parola. 



XII. 



Ma e tempo omai che seguiamo a volo il zelante Pastore 
nella sua corsa apostolica pel Nordland e la Lapponia. Egli 
<ia Selbo fe'ritorno a Trondheim, ove imbarcossi nella state 
per le regioni piu boreali della Norvegia. Chi viaggia cola in 
questa stagione ha sempre d' innanzi a se nuovi spettacoli 
-di natura. La luce, il colore e la trasparenza dell'aria sono 
tutt'altra cosa che nel rimanente d'Europa; e la fauna di 
mare, e anche in parte quella di terra, sembra moltiplicarsi 
sui passi suoi. E quel che e piu maraviglioso, gli uccelli e i 
quadrupedi, all'entrare del verno, cangiano di colore, dive- 
nendo bianchi come la neve. A Brdne, porto di mare, stor- 
meggiano le barche pescherecce; poiche ivi e la gran pesca 
delle aringhe. Quando queste avvicinansi alia spiaggia a folti 
branchi di milioni e milioni, annunziate dagli uccelli pescatori 
e dalle balene che ne fanno preda, spedisconsi da ogni parte 
telegrammi per darne avviso alle navi, e domandare alle sta- 
zioni marittime tonnellate di sale. Tosto navi a vapore e a 
yela vengono a golfo lanciato, e imprigionano con un' immensa 
rete il numeroso branco che sempre piu si affolta sulla super- 
ficie del mare. La massa di cotesti pesci e si compatta, che 
se un navicello si facesse ad attraversarla, ne verrebbe sol- 
levato, e Tocchio che la contemplasse, rimarrebbe abbagliato 



298 LA NORVEGIA 

dal riflesso delle loro squamme d' argento. In una sola retata 
si pescano milioni di aringhe, che, deposte subito sul lido, 
vengono sventrate, salate e chiuse in botticelle. Anche la terra 
presso le foci dei fiords offre di tratto in tratto lo spettacolo 
di magnifiche foreste, di grassi pascoli, di campi verdeggianti 
di avena e di patate ; e presso Mo, quello di un campo di neve 
lungo 55 chilometri sopra 16 di largo, che tutto indorasi ai 
riflessi del raggio solare. 

Un tiro di falconetto a prua del vapore avvisa i passeg- 
geri che si entra nel mar glaciale sotto il circolo polare 
a 66, 30", regione ove il sole non sorge mai nel verno, ne mai 
tramonta nella state. Verso la sera del secondo giorno di 
Tiaggio il Vapore tocco la citta di Bod&, ov'e un'antica chiesa 
cattolica, nel cui presbiterio alloggio nel 1796 Luigi Filippo esule 
dalla Francia. Era celebre il luogo per 1' impetuosa corrente 
del Saltstrem prodotta dal flusso e riflusso del mare, ed ora 
Jo e maggiormente per le miniere di ferro e d'argento. Poscia 
costeggio le isole Lofoten, nude e brulle, ma rinomate per la 
pesca de' merluzzi di cui formicola da gennaio ad aprile quel 
braccio di mare, che le parte da terra. Ivi nel tempo della 
pesca danno fondo fino a cinque e sei mila barche montate 
da oltre trentamila pescatori ; i quali nel cuor del verno vi sof- 
frono disagi e traversie di mare spaventose pe' venti aquilonari 
onde sono di frequente tempestati que 1 paraggi. Una provvida 
legge inibisce in tempo di pesca lo spaccio di liquori alcoolici, 
e nelle feste anche quello di qualunque liquore inebbriante ; la 
qual legge trova un valido appoggio nella societa di tempe- 
ranza gi& propagatasi in tutti i comuni. 

Era mezza notte, e 1'astro del giorno da settentrione ver- 
sava un torrente di luce, onde tutta la natura ai varii riflessi 
colorivasi di ostro, di violetto, d'aranciato e d'azzurro, offrendo- 
alFocchio una danza, una gaiezza, un diletto infinite. II Vapore 
indi a poco imbocco una stretta gola che s'apre tra due falde 
di monte levantisi a picco con le creste cosi vicine tra loro 
che raggio di sole mai non vi flla per entro, cotalchk 1'acqua 
sottostante negreggia come V inchiostro. II rimbombo di una 






E UNA GORSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZE 299 

cannonata, il fischio della vaporiera e il rombazzo delle ali di 
mille uccelli marini, che spaventati a quel romore, qua e 1 
stridendo si aggirano, ti rintronano gli orecchi. 

II Vapore pote appena virar di bordo nell'uscire da quella 
stretta, ed allargatosi in mare, passo verso il meriggio da- 
van ti %\YOfoten fiord, ove ha ricche miniere di ferro magnetico 
e cave di svariati marmi, e guadagno 1'ancoraggio di Hardstad 
nelF isola Kinde. In quella piccola citta fu nel 1893 eretta una 
cappella cattolica dedicata a S. Sunniva ; poiche la splendida 
chiesa, che nel medioevo serviva al culto, oggi e in mano ai 
protestanti, i quali peraltro furono abbastanza cortesi da con- 
servare gli altari e le bellissime sculture e pitture di santi, 
end' era adorna. 



XIII. 



Di la il Vapore fe' rotta verso Tromse, la Parigi del Nord, 
situata a 69, 38', nell' isoletta di questo nome, citta di 7000 
abitanti, ma posta a si benigna guardatura di cielo che la 
terra vi e ubertosa piu che nol comporti la latitudine in cui 
giace, ed e inverdita da piante di betulla e da campi smaltati di 
minuta erbetta e di fiori. Avvi una bella chiesa erettavi nel 1860 
<^on la sua casa parrocchiale e una fiorente scuola frequentata 
dai fanciulli della citta e dai bimbi de' Laponi. Questo popolo, 
il piii settentrionale d' Europa, vi conta una numerosa colonia 
di pastori, che menano a pascolare ne' dintorni della citta le 
ioro greggi di renne, dalle quali, vive e morte, ritraggono 
quanto fa lor bisogno alia vita. Infatti le renne aggiogate alle 
Ioro slitte trasportanli a grandi distanze, delle proprie pel- 
licce li vestono, li calzano e ne coprono le tende, con le carni 
e il latte li nutrono, con le corna preparano Ioro tazze, bic- 
chieri ed altri utensili, e con le interiora filamenta e corde. 
Cotesti animali insomma sono la provvidenza di quella povera 
gente, che non e ancora uscita dalP infanzia della civilta. Le 
renne sono somiglianti in tutto ai cervi, si pascono di un musco 
o lichene bianco, che nel verno sanno scavare sotto la neve ; e 



300 LA NORVEGIA 

sono di lor natura randagie, perche debbono andare in cerca da 
per tutto delFalimento ; onde costringono i loro padroni ad 
essere nomadi anch'essi. Malagevolmente si addomesticano ;, 
e fa d'uopo che il fido cane le tenga a freno, e qaando il 
padrone le vuol mugnere o aggiogare, gliele conduca. 

I Laponi, come altresi i Finni, sono i piu antichi abitatori 
della Norvegia, e conservano il tipo della stirpe mongolica r 
onde derivano. I primi soprattutto sono di piccola statura, 
faccia tonda, color giallognolo, fronte bassa, occhi piccini e 
tagliati a sghembo, naso camuso, grosse labbra, bocca larga r 
forti mascelle, mentre i secondi o i Finni non si distinguona 
da quelli di tipo caucaseo che per Pobliquita degli occhi. I 
Laponi vivono accampati sotto povere tende e rotonde, che 
hanno una bassa porticina difesa da una pelle di orso bianca 
e un'apertura al sommo, per la quale entra il giorno ed esce 
il fumo. Essi sono cristiani buccia a buccia, a cagione dell'igno- 
ranza e della licenza de' costumi ; ma i loro figliuoli educati 
alia scuola cattolica promettono una generazione novella piii 
istruita e piu morale. 

Data la cresima a molti di loro e visitate le scuole, Mon- 
signore si rimise in viaggio ; e attraversata una serie di stretti 
di gran bellezza pei giuochi della luce, approdo all'isola di 
Skaare, nell'istesso tempo che vi arrivava uno dei Vapori ba- 
lenieri traendosi dietro a rimorchio una balena di 16 metri di 
lunghezza. Non era delle piu gigantesche; poiche avvene di 
25 e ancor di 30 metri. Pesava 65,000 chilogrammi, e poteva 
quindi dare 27,000 chili di lardo e per conseguenza circa 22,000 
di olio e 1,500 di barbe, conosciute sotto il nome di ossi di 
balena. 

Anche i bimbi sanno che la balena e un mammifero, il quale 
dopo 18 mesi di gestazione da in luce un balenotto e lo allatta 
per un biennio; e che cotesto immane cetaceo spalanca una vora- 
gine di bocca per farvi entrare con Pacqua pesciatelli e mol- 
luschi, e poi la rinchiude ingoiando la preda e rigettando in 
alto zampillo Facqua per le narici o un foro che ha sulla testa. 
Ma quello che non tutti sapranno si e il modo che oggi $ 




E UNA CORSA APOSTOLICA DI MONS. FALLIZE 301 

tiene nel darle la caccia, descrittoci da M. r Fallize nella re- 
lazione del suo viaggio, ed e il seguente. Appena il getto d'acqua 
ne rivela ai pescatori la presenza, la nave baleniera le si ac- 
costa, e avutala a tiro, spara un cannone carico non a palla 
ma con un arpione raccomandato a una lunghissima corda 
ravvolta attorno a un cilindro girante. In capo alFarpione e 
una bomba carica di materie esplosive (forse di dinamite) a 
cui e attaccata una fialetta piena di un liquido che al minimo 
urto piglia fuoco e incendia la bomba. La balena colpita si som- 
merge, ma in quello stante scoppia la bomba e 1'uccide. La 
morta torna a galla, viene attaccata alia barca e trascinata al 
porto, ov'e fatta a pezzi. Non sempre pero riesce ai balenieri 
il colpo; poiche avvenne, pochi anni sono, che una balena, so- 
lamente ferita, si rivolse contro la barca e vendicossene, urtan- 
dola di si gran colpo ne' fianchi che mandolla a picco. 

Da Skaare Monsignore recossi ad Alien attraversando il 
Lyngenfiord di una bellezza cosi incantevole, ch'egli lo ap- 
pella il tempio di Dio suffulto da colonne di granito in basso, 
di ghiaccio in cima, che quand'e rischiarato dai raggi obbliqui 
del sole notturno riverbera tutti i toni e mezzi torii: e sfuma- 
ture di luce che la natura possa ma.k:presentare all'occhio o im- 
maginare la fantasia di un pittore. La terra stessa di Alten 
nel cuore della Laponia vestesi di una flora che in quella la- 
titudine sembrerebbe impossibile. II Prelato vi fu accolto dai 
Laponi cattolici a suon di campana e di tromba e con lieti 
osanna. 

Egli vi cresimo molti fanciulli ed adulti; e onoro di sua 
presenza la scuola, ove sono educati i piccoli Laponi. Poverini ! 
Gran parte dell'anno studiano al lume di una lampada e tre- 
mano di freddo, perche leggermente vestiti, con una tempera- 
tura di 20 e fin 30 gradi sotto lo zero. Oh se i buoni cattolici 
de'nostri paesi mandassero loro di che rimpannucciarsi, quanto 
merito si acquisterebbero innanzi a Dio, e di quanto affetto 
sarebbero corrisposti da que' cari bimbi cosi buoni e ricono- 
scenti verso i loro benefattori ! M. r Fallize visito le loro fami- 
glie, i cui padri erano alia caccia delForso bianco e della 



302 LA NORVEGIA 

foche nello Spitzbergen, onde ritraggono il sostentamento per 
le loro famigliuole, e largheggio con queste in limosine il piu 
che poteva. 



XIV. 



Poscia salito a bordo del Vapore Nord salpo alia volta di 
Hammer fest, quinci distante 12 ore di viaggio. E questa la citta 
piii settentrionale del mondo e Fultima stazione della missione 
norvegese. All'apparire del Vapore, la bella chiesa saluto da 
lungi il suo Pastore col suon festoso delle campane; e i cat- 
tolici col loro Curato alia testa accorsero al porto, per fargli 
una cara e lieta accoglienza. Tosto ch'egli ebbe messo pie a 
terra, furongli tutti d'attorno, come i figli al padre; e dopo 
le prime caldezze, lo condussero processionalmente alia chiesa, 
ove egli diresse loro parole di ringraziamento e di esortazione. 

La cittk sorta nel 1890 dalle sue ceneri, e piii bella di prima, 
ma situata in capo al mondo e a 70, W di latitudine boreale 
non ha d'intorno che squallide terre e nude rocce spoglie 
d'ogni vegetazione. L'aria poi vi e impregnata delle malsane 
esalazioni che mandano di continue le molte fabbriche di olio 
di balena e di fegato di merluzzo; onde gli abitanti suoi sono 
pallidi e sparuti. Eppure ivi contenti vivono per amore di Dio 
missionarii e suore nate ne' piu ridenti paesi di Europa, uffi- 
ziano la chiesa, fanno scuola e servono un ospedale modello. 

Non e da tralasciare un ricordo che segnala quella citta 
agli scienziati, ed e che ivi sorge una colonna commemora- 
tiva della misura di una parte del meridiano terrestre fatta 
dal 1816 fino al 1852. 

Qui terminano con la corsa apostolica le principali notizie 
forniteci da M. r Fallize nel suo libro piii innanzi citato. Basta 
il poco che accennammo a far comprendere la fruttuosa opera 
di cotesto zelantissimo Vicario apostolico, antico alunno del 
Collegio Germanico in Roma, e il molto piu che da lui e le- 
cito sperare, ove non gli vengano meno i necessarii sussidii 
di missionarii e di mezzi per mantenerli. II campo in cui esso 



E UNA GORSA APOSTOLIC A DI MONS. FALLIZE 303' 

lavora & tutt'altro che infecondo : riconosciuta alia Mission cat- 
tolica la personality giuridica, abolito, a preghiera di M. r Fal- 
lize, un articolo della legge che vietava a un vescovo straniero 
di possedere beni immobili in Norvegia, lasciata alia nostra 
Chiesa libera la nomina ai posti ecclesiastici, i cattolici affran- 
cati dalle imposte per la Chiesa dello Stato, riconosciuti i ma- 
trimonii di questi, celebrati innanzi al loro parroco, guarentito 
Pesercizio pubblico del culto cattolico, mandata a dimostra- 
zione di onore la milizia urbana in gran tenuta di gala a fare 
corteggio al SS. Sagramento nella processione del Corpus Do- 
mini, e lasciata ai sacerdoti cattolici la libertk della parola 
non pure in chiesa, ma in ogni luogo. A questo proposito conta 
M. r Fallize che un d'essi, volendo dare un corso di conferenze, 
ottenne dal Municipio di Molde la sala comunale e dal Pre- 
ietto di Aalesund tanto favore che voile presentarlo egli stesso 
al Decano de' Ministri protestanti, col quale combino il modo, 
il tempo, il luogo, delle conferenze, aggiungendo poi il Decano 
una raccomandazione al nostro Missionario, e fu di sradicare 
dal popolo i pregiudizii contro la Chiesa cattolica, raccoman- 
dazione da questi accettata di gran cuore. E il piii bello fu 
che il sacerdote cattolico fe' le sue conferenze avendo da un 
lato il Prefetto e daH'altro il Decano del clero protestante! 
L'unico avanzo delle antiche leggi ostili alia Chiesa e quello 
che vieta alle Congregazioni religiose, massime ai gesuiti, lo 
stabilirsi in Norvegia ; ma anche questa e sul punto di venire 
abrogata. 

E cosi la Chiesa cattolica, ricuperata la sua piena liberta, 
vedrassi un giorno novellamente rifiorire sulla terra de' prodi 
Normanni. 



DEI SAPIENTI IRRELIGIOSI 

E BELLA LORO. AUTORITA CONTRO LA RELIGIONE 



L 



Nei nostri quaderni del marzo 1895, lo ricorderanno i let- 
tori, abbiamo proposto e risoluto un quesito morale letterario 
intorno ai pregi degli scrittori malvagi, cioe se e quanto il 
loro merito artistico sia da lodarsi; e abbiamo risposto che 
no, ordinariamente non convien farlo, o almeno e da farsi con 
grande moderazione, e cio per le molte ragioni che ivi ab- 
biamo addotte, confutando altresi le obbiezioni che sogliono 
piu frequentemente mettersi in campo. 

Quelle ragioni, com'e evidente, si attagliano egualmente a 
tutti gli scrittori malvagi, o trattino essi di lettere ovvero di 
scienze; ma siccome gli esempii, che noi allora adducemmo, 
erano tolti quasi tutti dalla schiera dei letterati, cosi non e 
mancato tra i nostri benevoli lettori chi ci esprimesse un vivo 
desiderio, che da noi si aggiungesse qualche parola risguar- 
dante in modo piu diretto gli scienziati. E volentieri il faremo, 
ripigliando in mano quelPargomento, non per ridire il gia detto, 
ma per compirlo svolgendolo sott'altro aspetto, non meno utile 
a considerarsi del precedente. 

Innanzi tutto avvertiamo che la parola scienziati, ovvero 
sapienti, da noi qui si prende in un senso assai largo, cioe in 
quanto significa quelle persone che si sollevano sopra il volgo 
per una certa cultura ed istruzione, profonda o superficiale non 
monta, che loro acquista credito e li mette in voce d'uomini 
dotti. Per conseguenza a questa classe appartengono, non so- 
lamente coloro che hanno stampato libri scientific!, ma i sa- 



DEI SAPIENTI IRRELIGIOSI 305 

cerdoti (com'essi amano chiamarsi) d'Astrea e quelli d'Igia, 
cioe i magistrati, gli avvocati ed i medici di maggiore nomi- 
nanza; vi appartengono i luminari della scienza, cioe i pro- 
fessori, se non dei ginnasi o del licei, almeno delle universita, 
massime quelli che s'inoltrano impavidi a brancolar fra le te- 
nebre delPantichita, o si sprofondan sotterra a scavarvi gli 
avanzi delle eta preistoriche, o vanno alia cerca d'altre cose 
recondite e assai rimote dalla cognizione comune dei semplici 
mortali; vi appartengono i padri della patria, cioe i deputati, 
i senatori, e molto piu i ministri di Stato; vi appartengono in 
fine tutti quelli che sono considerati come i maggiorenti del- 
Tintelligenza e il flore degl'ingegni. 

Ora egli e innegabile, ci scrivono i sullodati benevoli, che 
in questa classe di persone ve n'ha parecchie, per le quali la 
religione non e certamente ne il primo dei loro pensieri, ne 
il supremo dei loro amori: o non credono punto, o credono 
male, foggiandosi una fede a lor modo che torna in nulla. E 
non e a dire il danno che questa o miscredenza o fede falsa 
d'uomini tali reca al volgo, usato a guardarli dal basso all'alto, 
e a scoprirsi dinanzi a loro il capo. Qualunque asserzione esca 
dalla lor penna o dalla lor lingua contro la religione, se non 
e subito un crollo alia fede dei semplici, e per lo meno una 
nebbia che sale ad ingombrarne la mente e vi stende la fredda 
ombra del dubbio. L'ha detto il professor tale, Tha stampato 
il tale scrittore di quei che vanno per la maggiore; che si 
ricerca di piu ? La loro parola sembra un quinto vangelo, mi- 
nacciante di sostituirsi agli altri quattro. Non sarebbero dunque 
utili alcune pagine a disinganno di questi illusi, a conforto di 
questi pusilli? 

Si, utili le crediamo noi pure, e pero le scriviamo ben di 
buon grado. Esamineremo dunque se quella specie di fede cieca 
che mostra d'avere in quei sapientoni il volgo (e quanti no- 
bili appartengono al volgo degrintelletti!) esamineremo, di- 
ciamo, se sia o no ragionevole, e se quindi torni scusabile quei 
patirne ch'ei fa scandalo nella fede. 

Serie XVI, vol. VI, fast. 1101. 20 22 aprile 1896. 



306 DEI SAPIENTI IRRELIGIOSI 



II. 



Per non cader nelPerrore del nostri general! d' Africa, che 
affrontarono gli Abissini senza conoscerne esattamente ne il 
numero 116 il valore, noi cominciamo dal domandare: Quanti 
son essi questi sapienti irreligiosi? 

Sappiamo bene che, a sentir certuni, sono quasi tutti co- 
loro che hanno qualche cultura. Guardate, essi dicono, i pro- 
fessori delle universita, i deputati del Parlamento, i capi del 
Governo : mirate perfino le borgate e i castelli : se vi e qualche 
persona meno volgare, come il sindaco, il medico, il farma- 
cista, voi vedrete che si distingue dagli altri anche per irre- 
ligione; e questo pensiero fa correre per le loro vene come 
un brivido di spavento. Ma e poi esatto quel calcolo? Non vi 
sarebbe qualche esagerazione ? 

II D'Alembert, nel suo elogio di Bernouilli, cosi scriveva: 
lo potrei con tutta facilita presentare la lista di quei grandi 
uomini, che hanno risguardato la religione come 1'opera di 
Dio; lista capace di sbalordire, anche prima d'essere esami- 
nata, tutti gli spiriti retti, ma sufflciente almeno a chiuder la 
bocca ad una folia di congiurati, nemici impotenti di verita 
necessarie al mondo, che i genii phi grandi hanno credute, 
rispettate e difese. Cosi scriveva nel secolo scorso uno dei 
piu celebri razionalisti; e si noti che la lista, di cui egli parla, 
comincerebbe dai Giustini Filosofi, dagli Origeni, dagli Ago- 
stini, e venendo giu pei Tommasi, i Bonaventura e gli Ali- 
ghieri, scenderebbe fino ai Bossuet ed agli altri sapienti dei 
secoli moderni, e cosi verrebbe a mostrare raccblti sulla no- 
stra fede i suffragi di tutti i secoli e degli uomini piu vene- 
randi. Nel nostro secolo poi, anzi nei giorni nostri, senza uscire 
d'ltalia e senza toccare gli scienziati teologi, agevol cosa sa- 
rebbe il far vedere alia testa degli archeologi un Giambattista 
De Rossi, in prima fila degli astronomi e fisici un Angelo Secchi; 
a corifei degli storici un Gantii e un Balan ; dei filosofi, un Libe- 
ratore e un Ausonio Franchi ravveduto; dei poeti un Manzoni 



E DELLA LORO AUTORITA GONTRO LA RELIGIONS 307 

e un Zanella; e cosi via via discorrendo per gli altri rami della 
iatellettuale cultura, tornerebbe assai facile il far notare in cia- 
scuno di essi non pochi astri scintillanti di doppia luce vivis- 
sima, di scienza insieme e di fede l . Ma piuttosto che scendere 
a minuti ragguagli, giova tenerci nella sfera piu nobile delle 
considerazioni generali, astraendo da ogni riguardo di luoghi 
e di persone. Invece dunque di soffermarci a particolari indi- 
vidui, daremo un'occhiata ad intere categorie. 

Noi chiediamo primieramente : E egli poi vero che tutti 
quegli uomini colti, che all'esterno si mostrano avversi alia 
fede, sieno tali realmente anche nel cuore? Sarebbe un mal 
conoscere il mondo il persuadersene si di leggeri. E noto che il 
Montesquieu, in sul confine della vita esortato a ritrattare molte 
proposizioni de' suoi libri offensive della religione: Oh! disse, 
s'egli e per cotesto, io non ho certamente da penarvi molto ; 
perche quelle proposizioni mi venner giu dalla penna, ma non 
dal cuore : il mio cuore e stato sempre cristiano, ma la mia penna 
ha dovuto pagare il suo tributo alle inclinaziont del secolo, ai 
capricci della moda, al genio dei lettori. - - Gosi egli, e quanti 
Montesquieu nel mezzo nostro! Quanti uomini colti vediamo 
anche oggi sul letto dell'agonia ritrattare le proposizioni lan- 
ciate un giorno contro la religione ! I dotti del cristianesimo, 
i sapienti nostri, oh! questi no davvero che non si veggono 
mai abiurare in morte la loro fede, o dubitarne anche solo; 
ma i sapienti del mondo li vediamo spesso in quei momenti 
pentirsi di non aver creduto abbastanza, e rinnegando il loro 
passato, invocare colFultimo sospiro il Dio delle scienze che 
avevano disconosciuto. Perche questo ? Perche quella loro mi- 
scredenza non aveva profonde radici nelFanimo, ma galleggiava 
alia superficie dello spirito ; perche fors'anche riducevasi tutta 
ad una esteriore apparenza. Con tutto il vantar che si fanno 



1 Chi voglia conoscere i sapienti religiosi che illustrano le altre na- 
zioni, legga lo ZAHM, Scienza cattolica e scienziati cattolici, Geneva, Fas- 
sicomo, 1895, e dovra stupire a tanta fioritura di dotti credenti, germo- 
gliata principal mente dopo il rigoglio che ha preso il razionalismo. 



308 DEI SAPIENTI IRRELIGIOSI 

a plena bocca le profonde convinzioni, queste ben di frequente 
non van piu giu della bocca. 

Cio che muove non pochi fra gl'istruiti a parlare ed ope- 
rare in un senso poco religioso, talora e una certa vanita di 
passare per belli spiriti, di mostrarsi superior! a quei che si 
chiamano pregiudizii del volgo, di far vedere che san tenersi 
al livello deWaltezza dei tempi; vanita simile a quella d'Ero- 
strato, che brucio il tempio di Diana per la smania che aveva 
di farsi un nome ; vanita che, per quanto sia puerile in se stessa, 
sa signoreggiar non di meno anche certe persone gravi, nelle 
quali cheta cheta mette radici senza che esse neppure 1'av- 
vertano. 

Altre volte la molla segreta che regola il sistema della lor 
vita e peggio ancora che vanita, e vergognosa paura prove- 
niente da vile rispetto umano. Quello scienziato, quel profes- 
sore d' universita, quello scrittore che tante volte ha fatto parlar 
di se i giornali e i periodici, non si vede mai alia chiesa nem- 
men per Pasqua: il popolo lo giudica un uomo senza religione, 
ma forse invece non gli manca proprio la religione, gli manca 
solo il coraggio di professarla. Se mi vedono in chiesa a far 
come gli altri, diranno che sono anch'io un uomo del popolo; 
e allora dove va quel lustro di riputazione scientifica che con 
tanti sudori mi sono acquistato? Se mi trovano a predica in 
mezzo alia folia, io faro la stessa figura che 1' ultima donnic- 
ciuola ; io che debbo insegnare non imparare, distribuire non 
ricevere luce e consigli: dunque tali luoghi non fan per me, 
perche io non sum sicut ceteri hominum (Luc. 18, 11). Con 
questa chiave si spiegano molti misteri, e si capisce, per esem- 
pio, perche mai qualche professore nella cittk dove insegna 
non va mai a Messa, fuori di quella non mai vi manca ; e si- 
milmente perche qualche signora e signorina assai nota nei 
suoi libri si mostra meno religiosa di quel che e. 

Per altri infine motore non ultimo e 1' interesse. Come 1' in- 
teresse in certe circostanze fa molti ipocriti, cosi in circc- 
stanze contrarie fa molti empii. Massimamente in quei tempi 
calamitosi, in cui la ruota volubile della fortuna porta in alto 



E BELLA LORO AUTORITA CONTRO LA RELIGIONE 309 

la irreligione, e le afflda il timone della pubblica cosa, e la 
rende arbitra delle sorti del popoli a lei soggetti; allora le 
persone piii colte di leggeri comprendono che a salire in qual- 
che fama, a raggiungere una cattedra d' universita, o un di- 
ploma accaderaico, o un seggio di parlamento, e necessario 
anzitutto fuggire ad ogni costo il nome aborrito di clericale ; 
percio, per farsi largo nel mondo, bruciano anch' essi, ipocriti 
deirempiet, il loro grano d'incenso dinanzi all' ara della do- 
minante irreligione. Come recentemente il Principe Ferdinando 
immolo allo scisma 1' anima del figlio suo per mantenersi sul 
trono bulgaro, cosi essi immolano alia miscredenza 1' anima 
propria per una cattedra od uno scanno, colla sola differenza 
che colui lo disse aperto, costoro non hanno il coraggio di 
confessarlo, forse perche serbano ancora un resticciuolo di 
lodevole erubescenza. 

In che dunque risolvesi per molti e molti la loro irreli- 
gione ? Non e il frutto di un intimo convincimento, e 1' effetto 
d'una ignobile servilita; non e 1'omaggio prestato a cio che 
credesi vero, e il sacriflzio di quanto v'ha di piu sacro, im- 
molato air idolo ora della vanita, ora dell' interesse, ora d' altro 
ignominioso rispetto umano. E chiaro dunque che dalle schiere 
degli uomini irreligiosi, sui quali 1'obbiezione si fonda, tutta 
la categoria di costoro conviene aflfatto sottrarla, perche le 
serve d'impaccio non di rinforzo: orsu, sottraetela tutta, e stu- 
pirete al vedere di quanto quelle file rimangono assottigliate. 
| 

III. 

Non puo negarsi pero che, dopo fatto questo diffalco, resta 
pur sempre un certo numero di persone colte, che non solo 
air esterno, ma nell' animo ancora osteggiano la religione. Bene: 
sia pure che sulla loro irreligione non cada dubbio; ma il 
dubbio non potrebbe muoversi invece sulla loro istruzione ? Si 
dice che passano per persone colte ; ma, di grazia, in che con- 
siste la lor cultura ? perche ve n 1 ha di piu generi di quei che 
figurano come sapienti. 



310 DEI SAPIENTI IRRELIGIOSI 

V ha di quelli che sembrano persone molte istruite, perche 
stanno in un posto che suppone molta istruzione; ma spesso 
non 11 merito li ha portati lassu, sibbene i raggiri, i maneggi, 
le protezioni: si trovano, & vero, sopra un piedestallo d'oro, 
ma non lasciano d' essere statue di stucco. La loro dottrina si 
riduce. ad una parvenza, cio6 a quella che puo venir loro data 
dalla toga di magistrate che indossano, o dal berretto dotto- 
rale che torreggia sulla lor zucca ; e pero ti richiamano alia 
mente quel grave professore di cui parla il Pignotti, al quale 
un mattacchione di scimmiotto domestico un bel giorno gioco 
un brutto tiro: 

(Hi rapi la parrucca, e in conseguenza 
Tutta la maesta, mezza la scienza. 

V ha degli altri che appaiono molto istruiti, anzi biblioteche 
ambulanti, perche, come suol dirsi, sanno una carta d' ogni 
giuoco : hanno, cioe, un'infarinatura d'ogni cosa, un amalgama 
indigesto di cognizioni superficial!, senz'ordine, senza esattezza, 
senza profondita. Saccenti piii che sapienti, ban quel monco 
sapere che spesso e peggiore delP ignoranza, talche si puo 
scrivere sulla lor fronte a modo d' epigrafe : Un poco di tutto 
e niente di buono. 

Altri in fine non hanno neppur questo: tutta la suppellet- 
tile delle loro cognizioni e quella che si vende per cinque cen- 
tesimi al foglio nelle gazzette; ma si fan forti per una sicu- 
mera portentosa con cui si atteggiano a dottori de rebus omni- 
bus et de quibusdam aliis, e per una vena anzi un profluvio 
di parole sonanti come le cataratte del Nilo, con cui ti stor- 
discono e non ti lasciano nemmeno il tempo di respirare : ma 
intanto il volgo, che misura i gradi della dottrina dal numero 
delle parole, spalanca gli occhi e la bocca, ed esclama trase- 
colato: Che area di sapienza! E tu che ne dici, o lettore? 

Che si che tutti costoro nel consesso dei sapienti non vi 
stanno altrimenti che per indebita usurpazione. Fuori dunque 
gP intrusi, che troppo e giusto ; e cosi vedremo una seconda 
volta diradarsi le schiere di coloro che possono dirsi con ve- 



E DELLA LORO AUTORITA CONTRO LA RELIGIONE 311 

rita sapient! ad un tempo e irreligiosi. Di che resta dimostrato 
quel che dianzi abbiamo asserito, cioe che il numero delle 
persone su cui 1' obbiezione si fonda, e di gran lunga esage- 
rato; perche fa d' uopo sottrarne due grandi categorie: la ca- 
tegoria di quelli, ne' quali e reale la cultura dello spirito, ma 
piuttosto apparente 1' irreligione ; e la categoria di quegli al- 
tri, in cui viceversa e reale 1' irreligione, ma apparente la 
cultura *. 

Anzi una terza classe e da sottrarsene ancora, una classe 
che forse avremmo dovuto nominar per la prima, perche nu- 
merosissima insieme e nobilissima, quella cioe degli ecclesia- 
stici. Che questa categoria sia religiosa non occorre dimo- 
strarlo; che poi in essa vi abbiano moltissimi dotti (e qui 
parliamo di scienze umane) si fa palese da una semplice osser- 
vazione. Non avvi nessuna delle scienze umane che tra' suoi 
cultori non conti molti ecclesiastici. Letteratura, filosofia, sto- 
ria, linguistica, archeologia, matematica, scienze naturali, tutti 
insomma i rami dello scibile umano son coltivati da molti di 
loro e non di rado con insigne successor; anzi non v'ha classe 
di dotti, come medici, avvocati, matematici, militari o simili, che 
possa vantare un egual numero d' uomini illustri in qualche 
scienza estranea a quella della loro particolar professione, 

1 A questo proposito ci e tomato alia mente un frizzo d'Aristofane nella 
sua commedia Le Nuyole . 

Strepsiade Che bella cosa e la sci'enza! Sai? 

Giove non c'e. 

Fidippide Davver? Chi regna dunque? 

Sir. Regna il turbo, che lui balz6 dal trono. 

Fid. Favole! 

Sir. E cosl proprio. 

Fid. Chi 1'ha detto? 

Str. Capperi, il nostro Socrate di Milo, 

E Cherofonte, quei che delle pulci, 

Quando saltano, i passi ad uno ad uno 

Sa misurar. 
Fid. E tu si stolto sei 

Da credere a tal gente tai panzane? 
Str. Ehi, come parli? I sapienti nostri 

Impara a rispettar. 



312 DEI SAPIENTI IRRELIGIOSI 

quanti ne offre la classe degli ecclesiastic!. Ebbene, tutti co- 
storo sono allo stesso tempo altamente dotti e profondamente 
religiosi: ecco dunque una terza grande categoria da sottrarsi 
dal numero dei sapient! che son di scandalo a! pusilli, quella 
degli uomini dotti delF altare e del chiostro. Oh quanto vuoto 
si e fatto nelle file dell' esercito nemico ! Oramai non puo far 
piu paura se non ai conigli. 



IV. 



Rispetto a quei sapienti che rimangono dopo questa tri- 
plice sottrazione, resta ora a bilanciarne 1' autorita. Li abbiamo 
ridotti al lor giusto numero, riduciamoli ancora al loro giusto 
peso: abbiamo veduto quanti sono, vediamo quali. 

Affinche di qualche peso potesse essere la loro autorita 
contro la religione, e chiaro che anzitutto sarebbe mestieri 
che della religione avessero fatto uno studio serio, spassionato 
e, come oggi dicono, coscienzioso ; altrimenti che forza puo 
avere il personale lot fatto del rifiutare una fede che non 
conoscono bastevolmente? Orbene, questa sufficiente cognizione 
della fede e proprio quella che manca in generale a tutti co- 
storo. Quando mai pensarono essi a studiare un po' seriamente 
la religione? Da fanciulli impararono forse un poco di cate- 
chismo, da adulti lo scordarono interamente e non ci pensa- 
rono piu: pensarono alle scienze umane, pensarono alia politica 
e alle rivoluzioni, pensarono a fare la patria (prima la privata, 
s'intende, e poi la comune), pensarono a pescare nelle altrui 
acque anche a costo di farsi deplorare, ma a studiare la re- 
ligione non ci pensarono piu. L'insigne astronomo Arago, 
allorche sul letto di morte si senti da un amico rivolger qualche 
parola su quel gran mondo che s'apre al di la della tomba: 
Oh ! disse, la e questa per me un' incognita di cui non mi sono 
occupato mai : lasciate che affronti ad occhi chiusi la soluzione 
di questo oscuro problema; lasciate che mi slanci bendato o 
negli abissi del nulla o negli spazii di un avvenire che non co- 
nosco; lasciatemi morire in pace. Cosi egli,e di questi Araghi in- 



E BELLA LORO AUTORITA CONTRO LA RELIGIONE 313 

dolenti e addormentati nel sonno dell'apatia religiosa, son piene 
le accademie e gli atenei. Se dunque tutti costoro non si veggono 
ne professare ne praticare la religione, qual maraviglia? Dor- 
mono. Che forza puo avere contro la fede la loro testimonianza ? 
Dormientes testes adhibes? direbbe qui S. Agostino: vere tu 
ipse dbdormisti, qui scrutando talia defecisti (Super Psalmos). 

Ma hanno ingegno. E che importa, se non r hanno* mai 
applicato ad argomenti di religione? Hanno dottrina. E che 
monta, se versa intorno a materie affatto disparate da quella 
di cui parliamo ? La loro scienza tutta profana e una scienza 
monca, perche manca del suo vero principio e del vero suo 
fine: manca del principio, perche initium sapientiae timor 
Domini (Ps. 110) ed essi da Dio prescindono: manca del fine, 
che dovrebbe essere la gloria del Creatore, cui naturalmente 
deve prefiggersi la creatura ragionevole nell'esercizio delle sue 
facolta, ed essi neppur vi pensano: ma, quel che piu fa al caso 
nostro, manca di ogni competenza a giudicare le dottrine altis- 
sime della religione. Come e giusto 1'adagio, Peritis in arte 
credendum est ; giusto deve essere anche Fopposto, Imperitis 
in arte credendum non est; il che corrisponde al proverbio 
italiano, Ne sa piu il matto in casa propria, che il savio in 
casa altrui. 

Ed entrano proprio in casa altrui certi scienziati, quando 
si mettono a dottoreggiare sopra e contro la religione senza 
averla studiata mai. Quel tale e Poracolo dei giureconsulti, 
quell'altro uno statista di primo ordine, o un insigne archeo- 
logo, ovvero un fisico che strappo alia natura e mise a nudo 
gran parte de' suoi misteri ; si, ma i misteri della fede e le 
altre verita religiose erano cose troppo volgari per la loro 
alta intelligenza, e quindi non pensarono mai a studiarle, ma 
solo a combatterle. Sentendo il proprio incontrastato valore in 
quella determinata scienza profana, si credettero con cio solo 
forti ugualmente per giudicare di religione, come se quella 
scienza conferisse loro una specie d'infallibilita universale. E 
qui consiste una differenza sostanziale tra essi e quei nostri 
dotti ecclesiastici che parlano delle loro scienze profane. I nostri 



314 J)EI SAPIENT! IRRELIGIOSI 

parlano delle scienze loro dopo averle profondamente studiate, e 
ne son prova i libri poderosi che stampano ; costoro invece invei- 
scono contro la fede e religiorie nostra senza conoscerla, e lo 
fan chiaro i loro solenni spropositi detti e stampati. 

La qual cosa, se dalPuna parte mostra la presuntuosa au- 
dacia di quest! dotti, dall'altra mette in luce la portentosa 
imbecillita. di coloro, che si lasciano abbagliare dallo splendore 
di certi nomi, e dicono: io sto con loro, io mi rimetto al loro 
giudizio! Tu ti rimetti al loro giudizio? Ma essi, per quanto 
sieno illuminati in altre materie, in religione son ciechi; e se 
un cieco prende per guida un altro cieco, dove andranno ambe- 
due a finire? Questi grandi esploratori del mondo fisico, del 
mondo chimico, del mondo astronomico, sono affatto stranieri 
al mondo teologico, al mondo delPaltra vita, non ne capiscono 
nemmen la lingua; e allora quali sicure informazioni ti puoi 
riprometter da loro ? In fatto di religione tu ti rimetti al giu- 
dizio di quelli che non la conoscono ? Ma quando hai un membro 
cancrenoso, ricorri forse ad un insigne avvocato? E se hai 
una lite, fai capo ad un valente chirurgo? E se la casa mi- 
naccia di rovinarti sul capo, ti rivolgi ad un astronomo ? Perche 
dunque, diceva S. Girolamo, in materia di scienza sacra ti 
rimetti al parere di chi e tutt'altro che teologo ? Ogni profes- 
sione ha i suoi maestri : hdbet unumquodque propositum prin- 
cipes suos. 



V. 



Ma la petulanza di questi sapienti, che vogliono metter 
bocca in quello che non conoscono, trova poi in se stessa il 
meritato castigo, cioe nei madornali grand porri che fa lor 
prendere. Appena metton la falce in questa messe che non e 
loro, se la danno sul piede in modo da far pieta: tu li vedi 
avvolgersi in un labirinte di parole strane e inintelligibili, dire 
e disdire, negare e concedere, attribuire alia Chiesa quello che 
non ha mai insegnato e i suoi veri insegnamenti mostrare di 



E DELLA LORO AUTORITA GONTRO LA RELIGIONE 315 

i 

non conoscere, scambiare i dogmi colle eresie e le obbiezioni 
colle dottrine, cosicche non di rado ti viene sul labbro : costui 
non sa nemmeno quel che si dica. Ne brameresti un esempio ? 
Eccolo. 

II celebre Jules Simon, filosofo razionalista, stato anche 
Ministro della istruzione pubblica in Francia, nella sua opera 
intitolata la Religions Naturale, a pagina 358, la dove pre- 
tende d'esporre Vopinione della Chiesa Cattolica sopra se stessa, 
dice fra le altre le parole seguenti. Secondo la Chiesa Cat- 
tolica T Eucaristia e un sacramento misterioso, nel quale il 
cattolico riceve il corpo di Gesu Cristo mangiando del pane. 
Ora quest'ultima parola, mangiando del pane,non manifesta ella 
una ignoranza della dottrina cattolica, che non si trova neppur 
nel fanciullo che frequenta il catechismo del suo parroco ? Pro- 
vatevi ad interrogar quel fanciullo se nelPostia, dopo la con- 
sacrazione, v'e piii il pane : Signor no, egli vi dira subito, non 
c'e piu pane, ma solo il corpo di nostro signor Gesu Cristo. 
Come dunque colui viene ad affibbiare alia Chiesa una goffag- 
gine si madornale, anzi una pretta eresia, da lei stessa con- 
dannata sotto il nome ftimpanazione? Ecco dunque un gran 
filosofo, un grande statista, un professore della Sorbona, un 
membro delFAccademia, un Ministro della istruzione pubblica, 
che avra, se si vuole, molta dottrina in altri rami, ma con- 
giunta con altrettanta ignoranza della dottrina cattolica. Ed 
uomini di questo genere li credi scarsi, o lettore ? Oh ! aveva 
ben ragione Pillustre Inghirami delle Scuole Pie di dire che, 
fra i tanti personaggi d'ogni colore e d'ogni paese da lui co- 
nosciuti ne' suoi lunghi viaggi scientifici, nessuna cosa gli aveva 
fatto tanta meraviglia, quanta il gran numero di sapientoni che 
non sanno il catechismo. E se nol sanno, noi insistiamo pur 
qui, se nol sanno, perche si seggono a scranna e si atteggiano 
a protoquamquam, trinciando decisioni a destra e a sinistra 
sulle materie piii delicate ? E gli altri perche credono a questi 
dottori senza dottrina? Non e questo un dar prova di presun- 
zione i primi, i secondi di pecoraggine? E non tornerebbe a 



316 DEI SAPIENTI IRRELIGIOSI 

proposito il rammentare agli uni il Sulor, ne ultra crepidam, 
agli altri il dantesco Uomini state non pecore matte 4 ? 



VI. 



E fin qui not abbiamo parlato della religione e della fede 
come se fosse una scienza meramente speculativa ; ma in 
realtk essa e ben altro : non 6 tanto un negozio d' intelletto 
quanto di volonta ; non ha per oggetto principale di soddi- 
sfare la mente, ma soprattutto di riformare il cuore. 

Or chi non sa che il cuore non si arrende si facilmente, 
e che sa sollevare una foltissima nebbia ad oscurare le verita 
anche piu fulgide, se il loro splendore gli torna grave e mo- 
lesto? II Malebranche soleva dire che perfino le verita geo- 
metriche troverebbero impugnatori, se il cuore fosse interes- 
sato a rifiutarle : ora il cuore, dove sia traviato e corrotto, 
ha troppo interesse nel rifiutare la fede, perche trova in essa 
la sua condanna; qual maraviglia dunque che si mostrino 
avversi alia fede certi cotali, che mentre per ingegno sono 
aquile, per costumi non sono altro che corvi ? E scritto che 
in malevolam animam non introibit sapientia, nee hdbitabit 
in corpore subdito peccatis (Sap. 1. 4). Gome la colomba noe- 
tlca non trovo dove posare il piede tra il lezzo e la melma 
lasciata in terra dalPuniversale diluvio, cosi la sapienza vera, 
e per conseguente la fede, non puo attecchire in un cuore che 
trova guasto e corrotto dalle passioni. 

Ben comprende il lettore che noi qui non possiamo, per 
piu ragioni, citar nomi di persone recenti e molto meno di 
viventi : ma consulti le biografie degFincreduli passati, e nella 
loro condotta morale troverk subito la spiegazione della lor 
miscredenza. Troverk di Voltaire, che fin da fanciullo fu un 



1 Si avverta che qui parliamo in generate dell'autorita dei sapienti irre- 
ligiosi, non dei punti particolari in cui la scienza pretende di avere trovato 
in fallo la fede. Quanto a questi vedi la nostra trattazione critica intorno 
la Storia del conflitto fra la religions e la scienza di Gugliemo Draper. 
Ser. IV, vol. I, p. 1 4^-421-676, eccetera. 



E BELLA LORO AUTORITA GONTRO LA RELIGIONE 317 

figlio cattivo, ribelle al padre, il quale dov6 perfino allonta- 
narlo da se; da giovine fu un libertino e venne licenziato da 
una ragguardevole casa per cagione appunto del suo liberti- 
naggio ; come cittadino fu un rissoso che si guadagno piu 
volte ora schiaffi or ferite or bastonate; come suddito fu un 
ribelle che due volte venne rinchiuso nella Bastiglia ; in somma 
tutta la sua vita non fu che una catena d'iniquita. Trovera di 
Rousseau, che fu ladro fin da ragazzo, che fu mostro d' ingra- 
titudine verso un' insigne benefattrice, che meno per venticin- 
que anni vita scandalosissima, che popolo di suoi figli lo spe- 
dale dei trovatelli. Trovera di Diderot, di d'Alembert, di La 
Mettrie e degli altri filosofi d'allora, che il lor Mecenate Fe- 
derico II Re di Prussia, il quale molto bene conosceva i suoi 
polli, aveva di loro si buon concetto che disse un giorno queste 
parole : lo penso che una provincia la quale meritasse d'esser 
punita severamente, dovrebbe darsi a governare a costoro. Dei 
viventi ripetiamo di non voler parlare, ma nulla c' impedisce 
d'accennare almeno sulle generali un certo fatto, che vediamo 
ripetersi frequentemente. Gome va egli che incontriamo si 
spesso preti spretati e frati sfratati, che ora da certe cattedre 
universitarie bestemmiano apertamente quel Dio, che per tanti 
anni avevan lodato nel coro al suono degli organi e dei sal- 
teri ? Qual nuova scoperta o qual talismano ha potuto operare 
nella lor mente si gran mutazione, da veder nero quel che 
finora avevano veduto bianco, da trovare falsit& e bruttura 
dove prima non iscorgevano che lo splendore del vero? Cer- 
cate la donna, e li troverete la taumaturga operatrice di quei 
portenti. 

Dopo cio noi non abbiamo bisogno di dimostrare che uomini 
di tal natura, qualunque esser possa il lor valore scientifico, 
non potranno aver mai nessun peso d'autorita contro la fede. 
Carichi di tanti vizii, come potrebbero professare ed amare 
una religione, che altro non ha per loro fuorche minacce e 
condanne ? N6 gia con questo vogliamo dire che per converse 
tutti i credenti siano virtuosi, ma si noti la differenza. Quando 
un credente, massime poi se dotto, non vive conforme alia 



318 DEI SAPIENTI IRRELIGIOSI 

sua religione, co' suoi stessi disordini ci rende piu sicuri della 
sua fede, perche, se non rigetta una religione che lo condanna, 
bisogna ben dire che ne sia profondamente convinto. Ma nel- 
Pincredulo signoreggiato dalle sue passioni la sua scostuma- 
tezza ci spiega abbastanza la sua miscredenza : per secondare 
le scorrette tendenze, E libilo far lecito in sua legge, e assai 
piu comodo non creder nulla. Di tale opposizione la fede non 
dee dolersi, ma rallegrarsi : 1'avere a fronte tali avversarii e 
per lei una gloria, non minore di quella del contare tra i suoi 
seguaci il flore della intelligenza e della virtu. 

Vero e che non tutti i sapienti avversi alia religione pos- 
son tacciarsi di costumi corrotti ; ma allora invece son gonfii 
di se medesimi, secondo quella divina sentenza che scientia 
in flat (i. Cor. 8); e in qualche modo puo loro applicarsi quel 
che fu detto delle gianseniste monache di Porto Reale: Pure 
come angeli, superbe come demonii. Quella che rifiuta la fede 
non e la sapienza, e la superbia. Si avverta che la fede e un 
atto delP intelletto, ma imperato dalla volontk : e tutto in- 
sieme un dono di Dio che muove a credere le verita rivelate 
e un atto virtuoso delPuomo che alle verita da Dio rivelate 
presta Passenso ; e per 6 due sono i fattori della fede, la grazia 
di Dio e la libera cooperazione delPuomo. Ora la fede, ad 
entrar nei superbi, da ambedue queste parti incontra ostacolo : 
dalla parte di Dio, del quale e scritto che la sua grazia piu 
largamente concede agli umili che ai superbi, e dalla parte 
delPuomo, che e piu disposto a respingerla. Dateci il piu gran 
dotto del mondo; se egli e umile, sara un dotto credente come 
un Tommaso d' Aquino : dateci Puomo piii zotico che sia sulla 
terra ; se e superbo, scotera il capo dinanzi alia fede, come 
il mulo scuote le orecchie dinanzi alia soma. Ma siccome la 
superbia piu facilmente alligna negli uomini di qualche conto, 
ecco il perche piii facilmente in loro si trova P irreligione ; 
e di rincontro, se fede maggiore si trova nel basso popolo, 
non e perche siavi maggiore ignoranza, e perche avvi mag- 
giore umilta. Eppure non bisognerebbe dimenticare che tutti 
siam popolo dinanzi a Dio : i dotti son popolo, i ricchi son 



E BELLA LORD AUTORITA GONTRO LA RELIGIONE 319 

popolo, i grandi son popolo : guai a que' pigmei miserabili che 
voglion fare i giganti; Dio solo 6 grande! 



VII. 

Concludiamo. Quando si obbietti contro la religione quel 
fatto, che nella maggior parte delle persone piu colte v'e poca 
fede, e not risponderemo cosi. Quanto al numero: certe per- 
sone son veramente colte, ma la irreligione che ostentano e 
piu nelPesterno che nelPinterno: viceversa altre persone son 
veramente irreligiose, ma la cultura che mostrano & piu appa- 
rente che soda e reale : avvi poi una terza categoria, quella degli 
ecclesiastici, che presenta invece bellamente congiunte molta 
religione e molta istruzione; e cosi tutte e tre queste classi 
dovendosi sottrarre, ne conseguita che quel numero 6 molto 
esagerato. Quanto al peso di quei che restano, cio& di quelli 
che accoppiano realmente una vera irreligione ad una vera 
cultura, si noti che, se in qualche materia son grandi dotti, 
nella scienza della religione sono spesso grandi ignoranti, e 
quindi la loro autoritk non 6 di nessun peso : inoltre, la reli- 
gione non 6 negozio meramente speculativo, ma soprattutto di 
cuore e di opere, e se il cuore 6 corrotto, chiude 1'accesso 
alia verita religiosa che 6 tutta pura e che lo sgomenta: di 
piu, la fede suppone un animo docile che la riceva, ma sovente 
nelle persone di qualche istruzione trova invece 1'orgoglio che 
la respinge. II dotto, per credere, deve sormontare le difficolta 
che gli affacciano a gara e 1' incomprensibilita dei misteri che 
umiliano la sua ragione, e 1'arduitk della morale cristiana che 
crocifigge la carne e lo spirito, e il rispetto umano che ar- 
rossisce alia taccia di clericale, e 1'interesse che teme o di 
non conseguire o di perdere posti lucrosi ed onorevoli ; percio, 
se crede, mentre tutti i motivi terreni congiurano a distornar- 
nelo, non puo esservi indotto da altro che dalla veritk della fede: 
al contrario il dotto miscredente nel non credere trova il tor- 
naconto delPorgoglio, del senso, dell' interesse, di tutte le pas- 
sioni, e percio la sua miscredenza trova in queste una facile 



320 DEI SAPIENTI IRRELIGIOSI 

spiegazione : donde si fa manifesto che piu vale in favor della 
fede Fautorita di un dotto credente (e ne abbiamo tanti!) che 
contro di essa quella di molti increduli. E sotto questi colpi 
di martello a che si riduce quella decantata obbiezione, che 
e per molti una pietra di scandalo? Ad un pugno di polvere 
che il vento si porta seco. 

Se alcuni dotti non credono, tal sia di loro; non la fede 
abbisogna del lor suffragio, ma essi del suo presidio. La fede, 
anche senza la scienza, ci salva come Lazzaro ; ma tutta la 
scienza dei Salomoni moderni non li salvera dalla sorte del- 
PArcangelo precipitato. 

Allorchk costoro da Dio si allontanano, Iddio ritirato in se 
stesso se ne resta con tutta la sua gloria, ma essi cadono ro- 
vescioni a terra, come i soldati del Getsemani. Quando ingom- 
brano la terra colla nebbia dei loro dubbii e dei loro sofismi, 
da quella nebbia restano anch'essi accecati, ma il cielo al di 
sopra di quella oscura nuvola non perde nessuno de' suoi 
splendori; e la fede, immota a quei colpi che a lei non giun- 
gono, esce poi da quel turbine bella di nuova luce, incoronata 
di nuovo alloro. 

Intanto (per tornare cola donde abbiamo preso le mosse), 
siccome Puomo e naturalmente portato ad inchinarsi in ogni 
cosa alPautorita di coloro che sente predicare dotti e sapienti, 
guardiamoci noi dal prodigar troppe lodi ai nemici della reli- 
gione. Se parlarne bisogna, si parli, ma con moderazione e 
colle opportune riserve, per non accreditarne, lodando scon- 
sigliatamente ingegno e dottrina, altresi le eleganti bestem- 
mie. Tradire la verita non si deve; ma molto meno si dee 
tradire, ancorchS senza proposito deliberate, Tanima e la co- 
scienza di chi ci ascolta. 

Le quali cose fin qui discorse riceveranno un'ampia con- 
ferma dall'esame che faremo di un dotto libro recentemente 
stampato; ma lo riserviamo ad altro quaderno. 



EITA 



STORIA DI IERI 



CAPITOLO TERZO. 
Chi piu guarda, meno vede. 

r. 

Come si e osservato, il gran timore della signora Claudia, che 
la figliuola fosse a dirittura caduta nell'abisso dell'incredulita, 
passava il segno ; e tanto il marito, quanto Aldo, con ragione 
tacciavano le sue travagliose apprensioni di fantastiche, o di esa- 
gerate. No, la povera Rita, secondoche ella ebbe poi a ricono- 
scerlo e a dirlo Fultimo giorno di quell'anno, era meno irre- 
ligiosa di quel che la madre si fosse immaginato. 

II timore fu scusabile, perche, secondo il bel detto del poeta 
latino, 

Res est solliciti plena tinioris amor: 

chi ama teme ; e la Claudia cosi amava la figliuola ed il bene 
dell'anima sua, che, per salvarla, avrebbe data la vita: inoltre 
perche il timor suo era nutrito da apparenze, le quali pote- 
vano ingannare nel grado, non nel fondo della verita. Avve- 
gnache sia certo che non ogni lucciola e fiamma, conforme, a 
questo proposito, le diceva il signor Marco ; tuttavia non e men 
certo che, a chi non legge nel cuore, le cose non sono come 
sono, ma come si veggono. Or gli occhi della madre, rispetto 
alia religiosita, vedevano poco di buono nei portamenti della 
Rita. 

Serie XVI, vol. VI, fuse. 1101. 21 23 aprile 1896. 



322 RITA - STORIA DI IERI 

Per di piii vuol sapersi che, tra madre e figliuola, era amore 
saldissimo, ma non confidenza pari all'affetto. II cuore della 
figliuola, plan piano, s'era chiuso airocchio della madre. Essa 
non ammetteva contraddizioni ; le sopportava, con serenita di 
sembiante e eon pacatezza di atti e di parole : non si adirava 
punto mai; simulava anzi di cedere: ma poi durava fermis- 
sima ne' suoi sentimenti. Come si e avvertito, era questo il vi- 
zio radicale del suo carattere di natura: orgoglio remis- 
sive di fuori, ostinato di dentro. Ella, ancor quando vi era, non 
pativa di confessarsi dalla parte del torto. La ragione, in ogni 
cosa, era sempre sua. Sapeva tacere e sapeva sopra tutto 
sedurre. 

La madre che, pur troppo, si era avvista del poco o niun 
profitto di emendazione, ricavato dalla figliuola nelFeducatorio, 
da principio si era proposto di fare, o tentar ella di fare, cio 
che erroneamente supponeva non si fosse fatto dalle maestre 
sue educatrici. Si mostro pertanto verso di lei dolce ed agra, 
blanda e severa: dolce nel corrispondere alle sue amorevo- 
lezze; agra nel resistere alia sua testardaggine: blanda nel 
concederle quanto ella potesse giustamente desiderare ; severa 
nel riprenderla, ad ogni cenno ch'ella desse d'intestarsi nelle 
opinioni, o voglie sue. E dacche la Rita si manifestava pia e 
divota, la Claudia, tutta religione, si valeva degli argomenti 
della pieta, per muoverla a vincersi, ad arrendersi, a sotto- 
mettersi a' suoi pareri e voleri. 

Se non che la Rita sentiva profondamente i contrasti, i 
rimbrotti, le ferite che le venivano dalla madre: prendeva si 
aria umile e compunta, e ricambiava le mortifi cazioni con ca- 
rezze : ma in se stessa si crucciava, e talvolta da s6 sola sfogava 
lagrime, che in presenza di lei ripugnava a versare. In tutto 
si sforzava di spuntarla, ma coi vezzi, o colle ragioni, non 
co'dispettucci, o col pianto. La Rita proseguiva sempre ad essere 
la manina di ferro in guanto di raso, che era stata defmita 
dalPamorosa sua maestra : di ferro, perche questo si piega e 
non si spezza : ed ella a piegarsi si adattava, a spezzarsi non mai. 

Di qui, in tante minime congiunture del vivere domestico 






CAPITOLO TERZO. CHI PIU GUARDA, MENO VEDE 323 

e dello star sempre insieme, la discrepanza del gusti, i dispa- 
reri, i contraggenii, che alia madre porgevano il destro di 
contrariare la figliuola, e questa mettevano al punto di dovere 
assottigliarsi il cervello, per trovare gli artifizietti della vit- 
toria. Non si trattava di fatti gravi, ma per lo piu di bagat- 
telle e di piccolezze, delle quali per altro la madre teneva 
conto; giacche, in materia di educazione, anche il poco val 
molto ed ogni pruno fa siepe. 

Alia Rita poi, per non esser vinta, di rado falliva 1'appoggio 
del padre ed il favore del fratello, i quali parevano non avere 
altr'occhio in capo che lei, ne altro desiderio che di farla con- 
tenta. II che dispiaceva alia Claudia ; ed ella talora in bel modo 
se ne lagnava ; che, per eccesso di affezione, eglino impedivano, 
a danno della Rita, Topera della sua materna solerzia. La quale, 
nelPintendimento di lei, mirava piu oltre di quello a cui il 
padre ed il fratello per avventura guardassero. 

La Rita, pensava seco stessa la madre, toccava allora i di- 
ciannove anni. Da un giorno alPaltro, poteva capitare la buona 
opportunita di collocarla. Ma con quale sicurezza di esito fe- 
lice si intavolerebbero le pratiche, posto il naturale suo cost 
stranamente pertinace ? Se non metteva mano per tempo a re- 
primersi ed a correggersi, o la figliuola non troverebbe ma- 
rito o, trovatolo, con tutte le altre sue belle doti, recherebbe seco 
al marito ed alia famiglia, nella quale entrasse, i semi di mille 
discordie e di mille guai. Che se mentre si cercava il partito a lei 
conveniente, ella per caso, di sua fantasia, si fosse incapricciata 
di un altro, che alia sua condizione non si confacesse, quale 
forza di tanaglie le strapperebbe piu dal capo questo chiodo? 
Ecco il pensiero che stimolava la signora Claudia, pavida e 
sollecita piu dello stato futuro, che del presente della sua Rita ; 
e le suggeriva le industrie, le cautele e talvolta i rigori, che 
con esso lei adoperava. 

Se non che, per mala sorte, cio fu senza frutto. Al termine 
del primo anno, da che la Rita era tornata in casa, non pure 
non si era altrimenti corretta, ma era anzi un pochino peg- 
giorata ; in quanto che alia madre conservo sempre, si, la ri- 



324 RITA - STORIA DI IERI 

verenza e 1'amore, ma menomo la confidenza. Di atti osse- 
quiosi e carezzevoli le era larga, ma di prove di flducia filiale 
erale diventata ogni di piu avara. II maggior suo detrimento 
pero fu, ch'ella piglio a noia la divozione, la quale vedeva 
servire alia madre di arma, per combatterla ed umiliarla; e 
tanto se ne alieno e via via nella sua pratica s'illanguidi, che 
la ridusse a poco, e questo poco adempiva piii per usanza, 
che per intimo attraimento del cuore. 

Sbaglio forse la signora Claudia la misura, col troppo ri- 
chiedere dalla figliuola, col troppo garrirla, col troppo saziarla 
di esortazioni e di ammonimenti? Ovvero non considero che 
essa, in quella eta sua, non era piu come una tenera pianti- 
cella, che agevolmente si raddrizza a senno di chi la coltiva ; 
ma doveva trattarsi da adulta e, conforme le andava dicendo 
Aldo, conveniva prenderla meglio pel suo verso? 

Se non che quale esser potesse questo, non si sa ; posto 
che ella, quanto alPammollire nel capo, non si voleva lasciar 
prendere per nessun verso. 



II. 



Nell'appartamentino abitato dalla Rita, dietro la sua camera, 
correva un andito, il cui usciolo metteva in un'ampia sala, 
detta il salone dello zio Paolo, perche vi era raccolta la son- 
tuosa mobilia, lasciata in eredita. al padre del signor Marco, da 
un prozio di tal nome. I mobili, seggioloni, canape, armadii, 
consolle, tutti erano foggiati ghiribizzosamente, con intagli in 
oro, sopra tinta aerina, su lo stile del regno di Luigi XY. 
Dalle pareti pendevano otto ritratti di buon pennello ad olio, 
in isfarzose cornici dorate. Sopra gli alabastri delle consolle si 
ammiravano stupendi vasi del Giappone e della Cina. Dei tre 
armadii, che ornavano quella sala, due compagni, spaziosi ed 
alti, mostravano negli scaffali, a traverse i cristalli delle im- 
poste, una varieta di tazze, di statuette, di gingilli in porcel- 
lana di Sassonia e di Sevres ; il terzo, men grande, era chiuso 






GAPITOLO TERZO. CHI PIU GKJARDA, MENO VEDE 325 

<la sportelli dipinti con foglie e bacche di lauro, che inghir- 
landavano due stemmi gentilizii. 

La sala era in tutto fuori d'uso, tranne alcune contingenze 
d'insoliti ricevimenti; ma si custodiva quale museo d'arte e 
storica memoria di famiglia. L' ingresso nobile aveva per una 
larga porta, che si teneva sempre serrata. L'usciolino invece, 
-che vi si apriva dal corridoio dietro il quartiere della Rita, 
era secreto e per comodo dei famigliari, che ogni tanto vi 
entravano, a darvi aria e spolverarne i mobili e il pavimento. 
La Rita riguardava quel salone come una giunta al suo quar- 
derino e, nella stagione bella, volentieri vi si spassava con 
-qualche arnica che fosse venuta a visitarla, o si piaceva di 
starvi seduta, leggendo e lavorando alia luce del sole che ne 
inondava Tambiente. Piu volte si era sentita vaghezza di sapere 
-che cosa nascondesse Tarmadio sempre chiuso, e ne aveva 
ancora forzata un poco la serratura: ma invano, che la stan- 
ghetta reggeva forte. Un giorno che, alia sua presenza, vf si 
levava la polvere, da un listello in alto, cased giii per caso 
una chiave, che ella si affretto di raccogliere. 

Rimasta sola, la mise nella toppa e con fatica, perche irrug- 
.ginita, ebbe aperto Tarmadio. Esso era a palchetti, fittamente 
-stipati di volumi di vario sesto, tutti di lingua francese, rile- 
gati alPantica, in pelle o rossa o color tane, filettati e con le 
coste in oro. 

I piu trattavano di storia di guerre nel Palatinato e nelle 
Fiandre, ai tempi di Luigi XIV, di arte militare, di nautica e 
di geografia. Ma nel palchetto di mezzo, e piu alia mano, era 
una fila di libercoli, stampati in eleganti edizioni elzeviriane 
nell'Olanda ed in Francia ; e formavano collezioncine, o anto- 
logie, scelte dalle opere dei giansenisti e dei filosofl increduli 
dei due ultimi secoli precedenti il nostro ; il fior fiore del- 
rempieta. 

La Rita, data un'occhiatina alia ignorata biblioteca, fermo 
la sua curiositk sopra il palchetto di questi libriccini, an- 
-cora intatti e custoditi si lustri, che parevano usciti pur 
allora dalle mani del rilegatore. Per buona ventura, non ve 



326 RITA - STORIA DI IERI 

n'era alcuno di argomento lubrico, il quale potesse offenders 
il candore della sua mente. L' incauta fanciulla, impossessatasi 
della chiave, si gitto avidamente sopra questo pascolo velenoso. 

Per qualche settimana, ella divoro in secreto una farraggine 
di sofismi, di arguzie blasfeme e di errori abbaglianti, che le 
conturbarono 1'anima e gliela empirono di dubbii a lei inso- 
lubili, di viluppi e di confusioni, circa i raisteri della fede, il 
libero arbitrio, la vita futura, i Sacramenti, il culto, Tesercizio 
delle virtii cristiane. La sottile perfidia con cui in quelle pa- 
gine era trasformato, disformato, o deriso il domma, Tartificio 
degP inganni, i lenocinii dello stile, il brio de' frizzi, onde vi 
si satireggiava tutto cio che a religione divina appartiene, da 
una parte la invogliavano di leggere, ma dall'altra le davano 
scandalo e scrupoli penosi. 

Quantunque ella si fosse tanto rattepidita nelle cose della 
pieta, pur non di meno serbava intera e fresca la memoria 
delle sante massime, impressele nel cuore, dei salutari am- 
maestramenti, ascoltati mentre viveva nel convitto, e delle 
buone risoluzioni che aveva prese e notate ne' suoi foglietti di 
ricordi spirituali. Rammentava in ispecie una conferenza udita,. 
durante il ritiro delle alunne, rultimo anno che cola aveva 
passato. Questa riguardava i pericoli di perdere il frutto della 
sana educazione, ricevuta in quel caro asilo, al tornare che 
esse avrebbero fatto in seno alle loro famiglie. Assai bene si 
risovveniva del pericolo appunto delle letture, alia fede od al 
costume perniciose; e come il Padre, che ragionava loro, 
avesse lor inculcato il detto dello Spirito Santo: Figliuolo, 
non far cosa veruna senza consiglio ; e raccomandato che 
nulla, nulla mai avessero letto, se prima non fossero state as- 
sicurate, da chi poteva consigliare il si od il no. 

Intorno a che le si rinfrescava la memoria delPesempio,. 
recato dal Padre, d' un imprudente fanciulla di alto casato, 
da lui conosciuta ; la quale si era guastata nella fede, frugando 
per la libreria domestica e mettendo mano a libri, simili a 
quelli della cui lettura essa allora si pasceva : e rammentava 
1' altro, dal medesimo narrato, di una gentilissima donzella 



GAPITOLO TERZO. CHI PIlJ GUARDA, MENO VEDE 327 

che, imparata nei romanzi Tarte di sfuggire ai dolori della 
vita col suicidio, a vista del padre, che quei romanzi pazza- 
mente le somministrava, in un bosco, si era stilettato il cuore, 
morta cadendb ai piedi suoi. 

Or dentro se la Rita provava acuto rimorso, perche di 
seguire F inteso ammonimento aveva fatto il proposito ; ed in- 
tanto, di suo capriccio, satollava la curiosita, su quei volu- 
metti, riboccanti d'irreligione e di eresie. II quale rimorso la 
strazio sopra tutto, al venirle sott'occhio un capitolo del Vol- 
taire, in beffe e scherno della Beata Yergine, Madre di Dio. 
La Rita ne inorridi, butto via il libro, e si determine a svelare 
la storditaggine sua a ciii, per obbligo di coscienza, il doveva. 
Promise di attenersi alle prescrizioni che le furono date, e 
giuro alia Madonna, che mai piu non avrebbe aperto quell'ar- 
madio maledetto. Anzi fece di piu. Per conformarsi alle pre- 
scrizioni avute, mise la chiave in mano della madre, che, sa- 
puto qual sorta di libri chiudesse, ne fu sgomenta; e pallida 
di terrore: che! li avresti tu mai letti, per tua disgrazia? 
la interrogo. 

La Rita, non volendo a lei mentire, ne confessare Ferrore, 
pronta rispose : Ho giurato alia Madonna e giuro a te, che, 
per nessuna cosa del mondo, li toccherei. 

La signora Claudia, cosi turbata com'era, non sospetto 
nulla del passato ; respiro e fatta subito togliere dalParmadio 
quella fila di libri, la gitto nel fuoco. 

Per fermo, la povera giovanetta riparo alia meglio lo spro- 
posito commesso, e dimostro alia Madre celeste com'ella si 
tenesse ancor sempre per sua. Ma il veleno tracannato le si 
diffuse nello spirito e glielo penetro, con impression! e germi 
di dettami torti e di fallacie, che il retto e cristiano giudizio 
delle cose le alterarono. 

II danno pero sarebbe stato di non difficil compenso, se 
non le fosse sopraggiunto alle costole un mai demone ad ag- 
gravarlo ; e, che peggio e, un mai demone, messole, senza vo- 
lerlo, alle costole dalla madre. 



328 RITA - STORIA DI IERI 



III. 



La signorina Tullia che, il secondo anno dopo ch'ella era 
uscita dall'educatorio, le fu data a maestra di pittura, non era 
altrimenti la pasta da fame ostie, che pareva e godeva ripu- 
tazione di essere : ma, tanto astuta nel simulare, quanto abile 
nel dipingere, Farte, la divozione, la misurata compostezza del 
modi, la grazia e la saviezza del discorso, tutto indirizzava 
all'unico suo fine dell'interesse proprio e del guadagno. Del- 
1'onesta, anche per un certo punto di decoro, ell'era gelosa, 
n'era in buon odore e ne aveva un valido presidio nella di- 
savvenenza del volto, ed in qualche difettuositk della gracile 
persona. Di religione nel cuore non aveva briciolo; di fuori 
pero ne mostrava piii che non bastasse, ad acquistarsi credita 
di pia ed a rassicurare le famiglie, che le davano entratura 
in casa, ( per lezioni di disegno, o di ricamo alle loro fanciulle. 
Da per tutto nella cittk se ne aveva stima, se ne diceva un 
monte di bene: ne vi era signora di conto, che non vedesse 
di buon occhio le amichevoli relazioni delle giovani figliuole 
colla contessina Tullia. 

Qual meraviglia dunque che la Claudia, intese le si belle 
lodi che se ne facevano, la chiamasse vicino alia sua Rita e 
gliela abbandonasse nelle mani ? L'esperienza che da principio 
ne fece, viemeglio la persuase che, pel senno, per la pietk e per 
Pavvedutezza, le poteva dormire col capo in grembo; tanto 
colei, sotto maniere ipocrite, seppe coprire lo spirito suo, si 
dica cosi, massonico ; avvegnache non sia provato che al corpo 
della setta, per accattarsene il favore, avesse dato il nome. 

A breve andare, la Rita pose in costei la confidenza che 
aveva tolta alia madre. I sangui fra loro due si affacevano, i 
genii e le nature s' incontravano, erano Tuna per Taltra due 
favi di miele. La Tullia si guardava, in ogni menomo che, di 
contrariarla : essa era sempre del parere di lei; tutto in lei 
encomia va, talenti, bellezza, coltura; in tutto le dava ragione,. 
le assegnava il primato. Con queste adulazioncelle e colle blan- 



CAPITOLO TERZO. CH[ PIU GUARDA, MENO VEDE 329 

dizie, se la seppe indolcire a tale, che del cuore di lei, inge- 
nuo pur sempre e semplice, ebbe la chiave ed acquisto il pos- 
sesso. Ella ne divento 1'amica, la consigliera, la custode dei 
giovanili secret!. A poco a poco ella guadagno per se, nel- 
ranimo della Rita, quello che la signora Claudia vi aveva per- 
duto. Or, cio non ostante, in quella che cosl rubava quasi Paf- 
fetto della figliuola alia madre, essa piu che mai fioriva nelle 
grazie di questa. La quale spesso la invitava a mensa, e 
Testate non meno di tre volte per settimana la voleva nella 
villa, a passare la giornata con la Rita; e la colmava di cor- 
tesie e di regali. 

La Tullia pero in ogni cosa procedeva guardinga di se e 
cautissima, sopra modo sollecita di non arrischiare i vantaggi 
che il suo posto le recava, e di non nuocere alia buona sua 
fama di religiosita. Quindi hulla mai colla Rita le sfuggiva di 
bocca, che potesse sapere d' irriverente alia fede, o d' indevoto. 
Ma, dandosi anzi aria di dissiparle dalla mente, or una dub- 
biezza, or una difficolta, che Faltra le accennava, delle tante 
-che le ree letture, prima fatte, vi avevano seminate, bel bello, 
sottilissima cora'era d'ingegno, gliele veniva a crescere, o a 
ribadire. 

Alia sua signorina erano stati consigliati libri di opportune 
.antidoto al tossico, ingeritole nello spirito dalla lezione degli al- 
tri pessimi. La madre, ignara del vero perche, ma fidata nella 
grande autorit& di chi aveva dato alia figliuola il consiglio, 
tosto glieli aveva provveduti; e ve n'erano, oltreche dei no- 
strali, dei francesi, degl'inglesi e dei tedeschi, essendo la Rita 
<conoscente di piu lingue. E la Tullia malignamente la distoglieva 
dal leggerli e ne la svogliava, colla bene orpellata scusa del- 
Tessere libri poco adatti alia sua capacita, troppo astrusi e 
piu fatti per confondere, che per istruire chi a studii severi 
non si era applicato. In quella vece gliene levava alle stelle 
altri, innocui, si, ma di puro diletto, di tema leggiero, senza 
sapore o succo di cristianita, buoni anco pei turchi, o pei pa- 
gani. 



330 RITA - STORIA DI IERI 

Di feste e divertimenti spesso e volentieri,con subdola malizia, 
le ragionava, mettendogliene vaghezza piu che ella non avesse : 
ma, sotto pretesto delParte, piu la invogliava del lussi e delle 
mode, e rappresentavale il garbo e la grazia, che da questa 
o quella foggia di abito, da questo o quel colore di una stoffa, 
da questa o quella acconciatura del capo, la sua svelta e venusta 
personcina acquisterebbe. D'onde poi si aguzzava nella Rita 
la brama delle ammirazioni, pel suo buon gusto e per Fele- 
ganza sua nel vestire. 

Questo perfido lavorio non e da stupire, che viepiii stor- 
cesse le idee nella testa della giovane Rita, ne falsasse il giu- 
dizio e rinvigorisse 1'orgoglio, che tanto aveva in lei fatto di 
presa. E pensare che la signora Claudia si struggeva 'dalla 
pena di non potere scoprire chi, o dove fosse il guastatore 
delPanima della figliuola ! Aveva in casa, fra i piedi, la tradi- 
trice ; e punto non se ne addava ! Quanto e mai vero che, a 
volte, chi piu guarda, meno vede! 

Talora ella prudentemente si spassionava colla Tullia, e la 
pregava che, giacche la Rita pareva portarle tanto amore,. 
cosi delP affezione sua si servisse per iscuoterla, e farle pra- 
ticare piu e meglio la pieta : che questa le stava a cuore so- 
pra ogni cosa, solendo ella dire, che una ragazza senza reli- 
gione non vale nulla, ne a nulla di buono puo riuscire. 

E la furba, atteggiandosi ad umilta, con vocina untuosa,. 
le rispondeva : Che vuole ? Colla sua signorina bisogna an- 
dare a rilento. Se non si muove da se, poco gradisce di essere 
mossa. Ella m' insegna, che questo punto della coscienza e de- 
licato assai. Se non me Tapre da se, io non ho titolo, ne veste, 
per entrarvi, con consigli e con eccitamenti. Debbo usarle ri- 
guardi infiniti. Essa e bonina tanto ; e dolce ed amabile quanto 
puo esserlo una creatura umana ; ma di facile non si arrende. 
Resiste coi sorrisi, ma resiste. Ella, signora mia, conosce me- 
glio di me quel suo caratterino, che si puo paragonare ad un 
bastoncello di ferro, in fodera di velluto. 

Pur troppo lo so ! esclamava sospirando la Claudia. 
Faccia pero ella, signorina Tullia, quello che e in poter suo; 



GAPITOLO TERZO. CHI PIU GIJARDA, MENO VEDE 331 

non la urti, ma colga la palla al balzo tutte le volte che le 
verra. 

E la fece venire e la colse davvero, quando, presso le feste 
del Natale, avutesi dal signer Marco le lettere di chiesta per 
la Rita, la madre, senza dar sentore del perche, incalzo forte 
la Tullia, acciocche avesse veduto di suggerire alia figliuola, 
he conveniva principiar bene F anno, accostandosi ai Sacra- 
mend. Dal tono del suo parlare, la scaltra volpe sospetto che 
la signora q,ualche ombra avesse concepita di lei. Or, a farla 
subito disombrare, si destreggio con tale accortezza, che la 
Rita ne fu persuasa e condiscesei Ne ella si piego per secondi 
fini ; bensi di volonta propria. Onde non s' inflnse, allorche 
consent! alia proposta fattale dalla madre, dopo che le aveva 
offerto il braccialetto ; ne disse bugia, affermando che di spon- 
taneissimo suo moto Favrebbe contentata. 



IV. 



I primissimi dell' anno furono, per la signora Claudia, 
giorni phi sereni e rallegrati da qualche luce di speranza. 
L' amore di madre le dipingeva la Rita gik tornata, o in via 
di tornare, a quel meglio, che ella tanto aveva desiderato; non 
indegna percio delle belle proposte, che si era sul punto di 
notificarle. 

La vigilia del di stabilito per dargliene parte, che sarebbe 
stata la festa dell'Epifania, a mezza mattina, le occorse di en- 
trare nel quartiere della figliuola, la quale era in quel momento 
occupata altrove. Intanto che, fattala chiamare, Faspettava, si 
fermo nel gabinetto, a canto una cui finestra essa era solita lavo- 
rare di pennello. Gittato per caso Focchio sopra un tavolinetto, 
vi scorse, tra alcuni fogli e cartoncini, il ritratto in fotografia 
della Rita stessa: ma da lei cosi finitamente colorito, nelFabito, 
nel viso, negli occhi, nella capigliatura, in ogni minutezza, 
che era proprio dessa viva e spirante. Intorno intorno poi, a 
guisa di fregio, vi correva una ghirlanda di edera, nel fondo 



332 RITA - STORIA DI IERI 

chiusa da un nastrettino, che portava scritto in francese: Je 
meurs ou je m* attache; cioe Muoio ove m'aggrappo . 

La signora, per osservarla meglio, prese in mano la leg- 
giadrissima miniatura, quand' ecco, da sotto uno scaccolo di 
earta che la ricopriva e si era smosso, apparire un'altra ft> 
tografia, a met& solo dipinta. Questa rappresentava un bel- 
lissimo giovane, signorilmente vestito, e sottovi, miniato a me- 
raviglia bene, un mazzetto di myosotis, fiorellini detti comu- 
nemente Non ti scordar di me , col motto : Ben ama, chi 
non oblia. 

A quella doppia vista, a quei simboli dell'edera e dei fiori, 
a quei motti, essa allibi. Or mentre si teneva nelle mani i due 
ritratti e con occhio tremante li fissava, rientra d'improvviso> 
nel gabinetto la Rita. La quale, scorte le due fotografie nelle 
mani della madre, da un grido e le balza al petto, sclamando: 
- Mamma, che fai ? e tenta di strappargliele dalle mani. 

Che fo? rispond' ella con calore, e tirando a se le foto- 
grafie. Cerco di spiegare Penimma di questi ritratti. 

- Oh, enimma! Non riconosci tu il mio? 

II tuo, si. Ma quest' altro ? E messoglielo davanti : di chi 
e questo? le chiede. 

Come ! Non lo ravvisi ? 

lo, no. 

- E di un signore, col quale, mesi fa, pranzammo, aven- 
docelo in mezzo, tu alia sua destra, io alia sua sinistra. 

La madre, stata un poco sovrapensiero, soggiunge: - - Io> 
non arrivo a richiamarmelo in mente. Ma, alle corte, come 
Thai tu avuto? Perche lo dipingi tu? 

Mamma, non e ancor tempo di dirlo. Te lo diro poi. 

Che poi ? Rita, ora, ora devi dirmelo. Tua madre ha 
diritto di saperlo. 

- La persona non si puo tenere secreta. Non rammenti 
tu la giornata, che passammo insieme al Pino, per la festa 
della zia? A tavola, fra noi due, era questo giovane signore,, 
che fu si gentile con noi, e fece anche un grazioso brindisi a 
te e a me. Non ti ricordi ? 



CAPITOLO TERZO. CHI PI ft GUARD A, MENO VEDE 333 

- Ah, il signer Livio ? 

- Appunto. 

E com'e venuto questo suo ritratto nelle tue mani? 

- Me 1'offerse egli. 

- E tu 1'accettasti ? 

- S'intende: e gli promisi il mio, miniato da me, com'egli 
ne mostro desiderio, ed io gli doveva. 

- La sciocca che tu sei ! Ma dove e quando mai, una si- 
gnorina tua pari, se ha un granello di giudizio in testa, si 
rende a scambiare la fotografia con un giovane, che ella co- 
nosce appena? Ma cio e contrario a tutte le convenienze, ad 
ogni decoro! 

- Mamma, non ti adirare. Se si 6 fatto, vi e stata la sua 
convenienza, e vi & stata la sua ragione. 

E quale ragione ? dimando con forza la madre, sbarran- 
dole gli occhi in faccia. 

La Rita chino i suoi, piglio dolcemente le mani della Claudia 
nelle sue, vi appresso le labbra e poi a bassa voce le mormoro: 
Per ora non te la posso dire. A suo tempo la saprai. Gia 
ti assicurai Paltro giorno, che a te mi sarei potuta confessare, 
che ti avrei potute dire tutte le cose dell'anima mia, eccetto 
una, che ti avrei pero detta piu tardi, ed era il secreto del 
mio cuore. Ebbene, il secreto 6 codesta ragione. 

Ragione che tu hai scritta qui, nel nastrino, sotto il tuo 
ritratto : Je meurs oil je m' attache ; non e vero ? 

- Ahi, mamma, tu 1' hai indovinata ! replied la Rita che, 
diventata rossa di porpora, strinse al suo il volto della madre, 
per nascondere nelle guance di lei la fiamma delle sue, e le 
sussurro nell'orecchio : Giurami, che non lo dirai a nessuno; 
che non mi tradirai! 

La signora Claudia si sciolse con veemenza dalle sue brac- 
cia, la respinse da se, butto sul tavolino le fotografie, si lascio 
cadere in una seggiola e, mandate un sospiro, si coperse il viso 
colle mani, sclamando : Povera me ! Poveri noi ! 



RIVISTA BELLA STAMPA 



PELLIZZARI VALENTINO. 11 delitto e la scienxa moderna. Saqqio. 

7y 

Treviso, L. Zoppelli editore, 1895. Un vol. in 8 di pagg. 456. 
L. 8,00. 

I criminalist! in Italia sono divisi in due scuole: elassica e 
positivista. LL fondatore della prima e il Beccaria, della seconda 
di data recente C. Lombroso. Molto nuinerosi sono i discepoli 
della prima ; e un grosso nodo si e pure aggregate intorno alia 
cattedra della seconda. Pro e contro sono usciti grossi volunii del- 
1'una e delPaltra. I principii fondamentali, onde muovono sono di 
natura sostanzialmente diversa : giacche la elassica ha per base la 
liberta umana, e da questa deduce la imputabilita e la gravita del 
delitto ; la positivista pone a suo fondaniento la fatalita, di guisa che 
1'uomo riesca tale nel suo operare, quale fatalmente fu naturato in 
grembo della madre: il delitto quindi essere un nome, non darsi 
in natura. Tali essendo le loro dottiine non si da mezzo: la vittoria 
dell'una e la estinzione dell'altra. 

II Pellizzari sta per la scuola elassica, salvo rispetto al nietodo. 
Egli divide la sua trattazione in quattro lunghissinii capitoli. II prirno 
eintitolato: Un dualismo teorico; il secondo: II delitto; il terzo: 
E%iologia e patologia del delitto; il quarto : / risultati scientifici 
e il diritto positivo. Cotesti quattro capitoli si possono rassomigliare 
a quattro ampli quadri, in ciascuno dei quali campeggi luminoso 
1'argomento indicate nei titoli, ed ai lati siano figurate a vivi tocchi 
quelle quistioni che servono a dare niaggior risalto all'argomento 
ed a torre le ombre, oscuranti lo svolgimento della tesi. II ch. Au- 
tore precede a passo lento, ma sicuro. Si vale dei nuovi lumi della 
scienza moderna, nia con senno. ~N"on altrimenti che i positivisti 
muove egli pure dal fatto, ma secondo ragione, sollevandosi cioe 
dall'analisi alia sintesi, e da questa traendo le sue conclusion! 
scientifiche. II suo saggio si mostra un lavoro ineditato ed eru- 
dito, condotto con buono spirito e con diritto ragionare. Potrebbe 
alcuno qua e la dissentire in qualche punto o su qualche quistione, 
come suole accadere nelle opere di vaglia, e forse E. Ferri tacciarlo 
invano di ecclettismo, ma non piu oltre. Dal canto nostro, non con- 
sentendoci lo spazio di una rivista un'ampia esposizione, ci conten- 
teremo di sfiorare alcuno dei sommi capi. 

H ch. Autore nel capitolo I ci presenta in certo modo lo stec- 
cato, in cui giostrano le due scuole, ci disegna il terreno, ci nomina 



RIVISTA BELLA STAMPA 335 

i duel, ci indica le clue insegne e ci qualifica le armi. La pugna 
s' inizia circa il metodo spiccatamente diverse nelle due scuole. 
Imperocche la classica si fonda sopra due assiomi, che non si discu- 
tono, se non col sindicato della ragione. La positiva invece si fonda 
sul fatto, onde attinge principii e conclusion! sue proprie. Laonde, 
essendo duplice 1'oggetto del diritto penale, cioe, delitto e delrn- 
quente, la scuola classica si occupa del primo, e la positivista uni- 
camente del secondo. La prima nel concetto del delitto ammette 
quale fondamento le giuridicita dei rapporti legali e percio non iscorge 
in esso un semplice fatto qualunque, ma una violazione dei diritti 
giuridici altrui , cio degli uomini associati. Indi trae il suo primo 
assioma. Al delitto e pure determinata Ja pena, la quale consegue 
siccome riparazione dell'ordine giuridico perturbato. Di qui il secondo 
assioma. La scuola positiva per 1'opposto considera il delitto come 
un ente di fatto, prod otto necessario della volonta; causato da un 
variabilissimo numero di fattori . Del cui studio esce qual parte della 
nuova scuola Yantr apologia criminale, la criminologia, la sociologia 
criminale. In cotale studio si notomizza 1'uomo normale (onesto) 
e il delinquente, si appuntano le differenze, si applicano tutti i vasti 
metodi sperimentali colT intento di ricavarne il tipo ed i caratteri 
del deliquente. Ed ecco a che e riuscito con tutti cotesti apparati la 
detta scuola: a definirvi, che il deliquente e un'anomalo, che il fatto 
dell'anomalia e un fatto patologico, un movimento psichico anormale 
in corpo ammalato . Tolta di mezzo per questa via colla liberta 
la imputabilita e la responsa]?ilita, per quale motivo si dovra sog- 
gettare alia pena lo scellerato ? Per la difesa della societa. I delin- 
quenti sono da rassomigliarsi alle bestie feroci o grandemente nocive: 
delle quali se alcune uscendo dei loro covi appaiono nelle vicinanze 
di qualche borgata, gli abitanti dando loro la caccia o le uccidono, 
o le fanno rinselvare. Non altrimenti la societa deve operare coi 
malfattori, o confinarli in qualche isola, o sopprimerli, come scriveva 
un cotale, cioe spegnerli colla morte. Nella scuola positiva non si 
conosce la punizione giuridica, non si conosce 1'emendazione, non si 
conosce la espiazione : 1'uomo eguagliato alia bestia e incapace del- 
1'una e dell'altra. Dal detto fin qui il motto che leggesi nella in- 
segna della scuola classica si e : liberta ; quella della scuola posi- 
tivista: necessita fatale. 

Yisto il fondamento, su cui fermano il piede le due scuole con- 
tendenti, veggiamone ora le qualita delle loro armi. II ch. Autore 
ce le dipinge qualificandole dai loro caratteri. II carattere sped- 
fico della scuola classica consiste nel considerare 1'ordine giuridico 



336 RIVISTA 

di per se, come un sistema di rapporti connatural! alia societa, che 
vengono turbati dal delitto, e reintegrati colla punizione del delin- 
quente. Carattere solido, immoto a qualunque urto, perche ricavato 
dalla natura stessa dell'uomo. Non cosi, secondo 1'autore, e da ra- 
gionare del caratteri letterarii. Questi, messo da banda il sistema 
seguito fino qui, dovrebbero pigliare forma di piu ampio svolgi- 
inento. Quanto alia scuola positiva il carattere specifico, che prirneg- 
gia in tutto il suo insegnamento, si e il metodo positive, su cui 
e tutto lavorato. Ma nel condurre questa opera sua sventuratamente 
inciampa in quattro difetti capitali. I quali sono: 1 misera scar- 
sexxa di esperimenti, e percio conclusioni che nulla conchiudono ; 
2 connessione presunta dei fatti osservati, base balenante e con- 
traria alia natura del metodo positive; 3 supposizioni nelle sue 
prime mosse, price di fondamento e contrarie alia realita dei fatti 
rispetto al diritto in genere, ed al dintto penale in ispecie, e per- 
ciO i suoi argomenti rimangono campati in aria; 4 quattro sup- 
posti a prori, che tutto il male della peggiore scuola insaccano. 
Figuratevi, che si suppone la morale relativa ; che si suppone bello 
e provato il darwinismo e 1'evoluzione biologica; che si suppone 
Tatavismo in piena attivita a loro servigio ; che si suppone Pecclet- 
tismo in religione e si nega il libero arbitrio. 

Che vi pare di cotesti ragionatori, dai cui cervelli germogliano 
simili argomenti ? Oh ! se I'Astoifo delT Ariosto salisse un'altra volta 
al mondo della luna riferirebbe certamente di essi sfumati 

Che molto piu maravigliar lo fenno 
Molti, che egli credea che dramma manco 
Non dovessero averne, e quivi denno 
Chiara notizia, che ne tenean poco ; 
Che molta quantita n'era in quel loco 1 . 

E come no, quando voi leggete in un libro dell'Ardigo, che 
la liberta e semplicemente una somma degli istinti , e in un altro 
di E. Ferri che il libero arbitrio e una pura illusiane sogget- 
Hva 2 ? Yedete stranezza di fenomeno ! Le migliaia di generazioni, 
che vissero fin qui, soggiacquero infelici a tanta illusione. Scoperta 
magnifica dei due citati professori e di altri socii positivisti ! 

II ch. Autore combatte 1'assurdo della morale relativa, ne chiarisce 
il concetto, da la genesi.del diritto, e mette in limpida mostra la 
parte sostanziale, che gli tocca nella quistione giuridica penale. 

1 Orlando furioso, c. XXIV. 

2 R. ARDIG<>, La Morale dei positivisti, pag. 82; E. FERRI, Sociologia 
criminale, pag. 42. 



DELLA STAMPA 337 

A scanso di torta interpretazione ci si consenta una osserva- 
sdone. L'Autore afferma, che tutta la ///////>//>//// della rea azione di- 
pende dalla legge. Qui, secondo noi, si cela un equivoco. Cio che 
e ginridico, come indica la Yoce, deve essenzialmente fondarsi sul 
(jinre o diritto. Suppongasi, che un Governo divieti e punisca come 
rea un'azione conforme il giure del cittadino o della coscienza. Si 
potra dire, che tale divieto esca fondato sul diritto ? Maino. Alle leggi 
del codice penale in tanto si conviene la qualifica di giuridiehe, in 
quanto il legislatore esercita nel formarle il suo diritto, che e di 
guarentire i cittadini contro il delitto. Nel caso supposto non garan- 
tisce, ma ne offende il diritto, e percio il divieto non e giuridico, 
ma semplicemeute legale. 

Nel secondo Capitolo il campo e tenuto dal delitto studiato sotto 
la sua forma giuridica. Innanzi tratto il ch. Autore confuta una fisima 
del Lombroso, al quale venne in capo di mettersi alia ricerca, se 
mai nella vita pre-urnana esistano ed appaiono fatti analoghi al 
delitto... quasi fossero la forma Fembrione della forma delittuosa , 
da svolgersi poscia nell'uomo malfattore venutagli in eredita dalla 
sua nobile prosapia bestiale. Indi, avendo dichiarato in qual modo 
si possa conoscere in certe passioni ardenti fino dalla giovinezza non 
conibattute, una tal quale specie di embrione dei delitti, si fa al suo 
tema precipuo. Arrecate le definizioni del delitto date da parecchi scrit- 
tori e criticatele, ne formola una secondo la sua opinione. Qui ci tro- 
viamo con dispiacere in disaccordo su due punti: circa la origine della 
morale, e circa la definizione accennata. Quanto alia prima tre 
cose, se male non ci apponiamo, egli afferma: 1 che le norme di 
essa non si hanno, ne dalla ragione, ne dal sentimento, ne dalla 
legge; 2 che dall'armonia universale degli esseri si deduce la obbli- 
gazione della legge ; 3 che il criterio della morale sta nella desti- 
nazione fun \ionale degli organi animali, rispetto all'individuo e 
negli organi socmli rispetto alia societa. Si, non vi e dubbio, le 
norme della morale non sono da ricavarsi ne dal sentimento, ne 
dalle leggi. II farlo sarebbe lavoro inutile ; giacche il primo e cosa 
vaga, le seconde debbono essere un riverbero delle norme suddette. 
S'interroghi invece la ragione, e questa rispondera, che le norme 
della morale non sono altro che prescrizioni o leggi, a cui 1'uomo 
deve uniformare il suo operare in ossequio al suo fattore, donde 
provengono. Kispondera ancora, che Dio manifesto i suoi intendi- 
menti alFuomo, anzi che glieli scolpi nella natura stessa in quelle 
tendenze od impulsi, che lo muovono ad operare. Or fra queste la 
prima, che cade nella sua apprensione, essendo la tendenza al bene, 

Serie XVI, vol. VI, fasc. 1101. 22 3 aprile 1&96. 



338 RIVISTA 

ne consegue il principle fondamentale della morale, il quale e: bonum 
est faciendum, malum est fugiendum. Ma il bene, al cui conquisto 
si deve tendere, e il bene illimitato, e il bene infinite; dunque a 
questo T uonio e obbligato, secondo 1' intento del suo creatore, vol- 
gere la sua niira e drizzare i suoi passi colla sua libera volonta. 
A questa tendenza capitale seguono le tendenze particolareggianti le 
norme sopraddette della morale. Difatti nell'uomo vi e la tendenza 
alia conservazione ed al miglioramento del suo essere, indi i do- 
yeri individuali. Yi e la tendenza alia propria riproduzione, ossia al 
coniugio. e di qui i doveri della famiglia. Yi e la tendenza alia 
cognizione di Dio, e della societa, e quindi spuntano i doveri verso 
Dio e i doveri sociali. E siccome tutto ci6 che avversa od impe- 
disce il conseguimento del sommo bene e male ; cosi e necessario, 
che 1' intelletto sia regolatore e lucerna dell'umano operare nella 
direzione delle tendenze motrici *. Da questo si apprende come la mo- 
rale sia una e comune a tutti gli uomini. Tale per fermo non sa- 
rebbe, se si mettesse alia merce dei fatti, onde il pedagogo dovesse 
dedurla, owero si dovesse ritraiia dall'armonia universale, o gittarla 
in balia degli organismi sociali. Nulla diciamo del criterio della 
morale posto nella destinazwne funzionale degli organi animali, 
in quanto che questa deve essere nell' uso corretta dalla ragione. 

Se la morale e una e comune a tutti gli uomini, come accade 
che tali atti siano riputati doverosi e meritorii in un luogo e in un 
dato tempo, e in altro luogo e tempo diverse siano condannati quali 
scelleraggini ? Due sono i motivi. Motive precipuo si e il traviamento 
degli uomini e dei popoli datisi brutalmente in braccio delle passioni : 
1'altro la ragione umana limitata, e quindi i suoi errori specialmente 
nel trarre le conseguenze da' primi principii. Di qui il grande van- 
taggio recato dalla rivelazione alia umanita in quanto ella afferma e 
rischiara quelle verita, che sono pure oggetto delle filosofiche disqui- 
sizioni. Si asserisce dall'A. con altri giuristi, che la legislazione penale 
presso gli ebrei fondavasi sulla vendetta, e quello che e il peggio, in 
prova della mutazione di un delitto in atto meritorie e viceversa se- 
condo i luoghi, tempi e popoli, riferisce ad esempio, che rincesto 
presso gli ebrei poteva essere doveroso, quando ai nostri tempi presso 
di noi e abbominevole e stimato degno di pena. Due infelicissime as- 
serzioni ! Non vi e amore paterno cosi fino, che Dio non abbia in 
cento e cento modi messo in opera per iscampare il popolo giudaico 
dalle pene sancite o minacciate alle ebraiche abbominevoli reita. Leg- 

1 Of. S. TOMMASO, Summa 1, 2, q. XCIV, art. II. 



BELLA STAMPA 339 

gansi i profeti Geremia ed Isaia. Le parole divine erano alle volte 
molto severe e le pene sancite oontro i delitti assai gravi, ma le une 
e 1'altre si convenivano alia natura del popolo giudaico, ne erano 
senza temperament!. E 1'incesto? La reita dell'incesto provenendo 
da una grave legge positiva, chi non sa, potersi ottenere la dispen- 
sazione della medesima, quando occorre un motivo parimente grave? 
Or tale motivo vi era per 1'appunto, proveniente dal sacro diritto delle 
famiglie. La dispensa quindi e il dovere imposto dal divino legis- 
latore erano giustificati. Con cid la reita, ond' e rivestito 1' incesto, 
veniva a cadere. E quindi tale esempio non prova 1'asserto del- 
1'autore. 

Su la fine del capitolo ci da la seguente definizione positiva 
del delitto in questi termini: II delitto e un fatto umano contrario 
al senso sociale d'una collettivita, eke nell'idea della collettivita 
stessa si oppone al bene pubblico, commesso volontariamente in 
opposizione alia volonta sociale espressa nella legge. 

Questa definizione, secondo il nostro parere, aprirebbe il varco alle 
leggi penali piu inique. Non furono tali parecchie di quelle de- 
cretate dalla collettivita rappresentativa durante la republica della 
grande rivoluzione in Francia? Non furono tali quelle sancite dai Ce- 
sari contro i cristiani? Non sarebbero tali quelle, che sancirebbero 
i socialist! contro ogni possesso ed acquisto di proprieta privata, 
quando pervenissero ad afferrare i pubblici poteri ? Eppure in tutti 
cotesti casi si tratterebbe di atti umani contrarii al senso sociale 
di nnn collettiritd, si verificherebbero le altre circostanze notate 
nella riferita definizione. E d'onde questo ? Dall' essersi obliati i 
principii della morale e del diritto degli associati; indi la ingiu- 
stizia delle leggi penali sopraddette. Affinche sia meglio chiarita 
la nostra asserzione, rechiamo qui cid che dice un profondo pen- 
satore italiano : II nemico della societa nelF ordine morale e il 
delitto, il quale essendo disordine sociale e essenzialmente distrut- 
tivo della societa. Sebbene dir si possa delitto ogni colpa, 1'uso 
dei giuristi suole applicare questo vocabolo alia colpa che lede 
altrui nel rigoroso diritto. Colpa io dico, cioe atto morale pro- 
dotto da libera ed illuminata volonta, che lede, cioe nocivo ad 
altrui nel rigoroso diritto, vale a dire in tale diritto, la cui viola- 
zione pud esternamente conoscersi e valutarsi esattamente e pero 
va soggetto alia correzione e castigo della societa. Una tal colpa e 
disordine; giacchd lede il diritto conseguenza dell'ordine, e disor- 
dine sociale, giacch& lede i dritti altrui, cioe di uoniini associati. 
Dal che ne consegue, che 1' autorita pritieipw dell' ordine sociale.... 



340 RIVISTA 

e naturalmente incaricata, obbligata di opporsi al delitto e campare 
dai suoi assalti la societa i . Supponete, che Vatto umcmo in que- 
stione non essendo punto lesivo della societa, sia invece 1'esercizio 
di un diritto, di un dovere di coscienza ; non sara in tal caso un 
delitto cotesto atto, sibbene sara delitto quello, onde il legislatore 
sancisce la legge punitiva contro di esso. 

Nel terzo capitolo vi si presenta un fiero assalto con tutta 1'arte 
della logica e del buon senso contro gli argomenti del positivismo 
in cerca di un delinquente nato, di un delinquente tipo. Si espon- 
gono, si chiariscono, e si mettono a nudo tutte le magagne delle 
quali sono tocchi. Nel capitolo prinio si sono indicate, in questo sono 
ampiamente provate. Seguire 1'Autore in cotesto erudito e ragionato 
lavoro per la nostra rivista sarebbe cosa soverchiamente lunga. Con- 
tentiamoci di un saggio. I positivisti hanno sottoposto a tutte le misure 
antropometriche gl'infelici galeotti, gli hanno misurati vivi e rnorti, in 
tutti i versi e sotto tutti gli angoli e tutti i rispetti, capacita e configura- 
zione del cranio, peso e volume e forma del cervello, e Fampiezza o la 
ristrettezza della fronte, hanno studiato la forma della dentatura, la ma- 
niera del palato, le mascelle se risentite, o no, le orecchie, se bene o 
male contornate, se distese o rialzate, la statura, il peso ed il por- 
tamento della persona, e cento altri appunti cosifatti. Tutti cotesti 
valentuomini messisi all' opera formarono tabelle delle loro misure. 
II ch. Autore ce li fa tutti sfilare dinnanzi colle medesime in mano. 
Tu vedi il Lombroso a capo con un grosso manipolo in mano, il Marro 
colle sue, il Ziino colle sue, il Yirgilio, il Mengarini, il Giacomini, 
il Bonn, la dottoressa Tarnowsky ed altri ed altri colle loro. Ogni 
tabella ha scritto in fronte il suo titolo : in questa tu leggi capacita 
cranica, in quella circonferenxa ed indice cefalica, nell'altra peso 
e statura, caratteri anormali e va dicendo. E una bella parata della 
scienza positiva. Quale fu 1'esito di tanto lavoro pazientissimo e fa- 
ticosissimo per edificare un monumento scientifico in onta della na- 
tura? Fu un sorriso di scherno della stessa natura. Messe a con- 
fronto le une colle altre tabelle si trovo, che non batteano punto, e 
che le une contraddiceano alle altre. Di guisa che il Lombroso, dato un 
lungo sospiro dovette dire : AM me lasso ! Pur troppo da questo 
cumulo di misure non emerge che ben poca cosa. Ci cade qui in 
mente quella novelletta di messer Boccaccio, in cui si conta di Calan- 
drino, che va in cerca della pietra Eltiropia nel Mugnone. La beffa 
per lui faticosissima e dolorosa, come e noto, riusci ad ingombrargli 
di inutili sassi la casa, e non al ritrovamento della pietra Eli- 

1 TAPARELLI, Saggio teoretico di airitto naturale, n. 790, 791. 



BELLA STAMPA 311 

tropia, che non esisteva. Noi non solamente approviamo, ma lo- 
diamo altamente gli scrutator! della natura, purche non cerchino 
in essa la Elitropia, ossia la scienza di ci6, che la stessa natura 
a cliiare note dice non esistere. Chi cerca nella struttura del- 
1'uomo la causa della delinquenza e non nella libera volonta tra- 
sviata dalle passioni, egli cerca la pietra Elitropia. Non vi e 
dubbio, la vivacita delle passioni, i mali eserapi domestic!, la falsa 
educazione, le ree costumanze della societa pervertita e la stampa 
coiTompitrice ed altre circostanze hanno influsso sull'uomo nel 
suo pervertimento, ma non sono cause necessitanti al nialfare. 
L'uomo, se vuole, pu6 resistere al loro influsso, e pervertito ria- 
versi. Giulio Cesare, secondo Plutarco, era uno scapestrato in Koma ; 
ito all'esercito e presone il comando si fe modello di retto vivere 
militare ai snoi soldati. Si purghi, in quanto e possibile, la so- 
cieta dalle malefiche influenze, si dia ai giovani una sana educa- 
zione, e s' innestino nel loro animo i forti principii e gli esempi inse- 
gnati e proposti dalla religione, come nota il ch. Autore difendendo 
i sacerdoti, che si dedicano alia santa opera, contro la calunnia del 
Sergi; ed il delitto diverra per lo meno assai piu raro di quello, 
che e al presente. 

Siamo al quarto ed ultimo capitolo. Ivi si descrivono i risulta- 
menti della scienza rispetto alia legislazione penale. Affine di met- 
terli in mostra egli percorre le varie legislazioni moderne dei codici 
penali, e nel percorrerle appunta or su questo ed or su quelParti- 
colo le sue osservazioni critiche. Scrivendo egli in Italia si trattiene 
un po' a lungo sul nuovo codice penale zanardelliano, al quale da 
su varii punti or lodi ed ora biasimi. Che se il nostro parere in 
ci6 non sempre e d'accordo con quello del ch. Autore, e piena- 
mente uniforme la, dove afferma non bastare alia reintegrazione 
dell'ordine morale turbato la pena, ma essere ancora necessario, 
che la cura si estenda al miglioramento morale del reo. E qui il 
ch. Autore, disprezzando i derisori di ci6 che spetta alia religione, 
cita e loda le sue istituzioni e in modo particolare quella parte 
del diritto canonico, che contiene la legislazione penale tutta in pro 
della emendazione dei delinquenti. Ne riescono inutili le insipienze 
della scuola positi vista ; giacche, egli soggiunge : Ogni giorno che 
passa ci offre lo spettacolo di nuovi trionfi della disprezzata sa- 
pienxa e ci promette il trionfo supremo. Ed e percio che noi conse- 
criamo la vita a cooperare per quel trionfo nella palestra delle batta- 
glie intellettuali. Bene ! 



BIBLIOGRAFIA 



AA. di S. P. II Maggio di Maria. Nuovissimo mese di maggio 
estratto dalle Opere del P. Paolo Segneri. Milano, tip. Arciv. G-. 
Agnelli, 1896, 16 di pp. 64. -- Cent. 30. Copie 12 L. 3,00. 
ALFONSO (S.) MARIA DE' LIGUORI. - - Yisite al SS. Sacramento 
ed a Maria SS. per ciascun giorno del mese. Treviso, tip. Istituto 
Mander, 1896, 32 di pp. 96. Cent. 15. Copie 100 L. 12. 
ANNALI di Statistica. Statistica industriale. Fasc. LYIII. Notizie 
sulle condizioni industrial! della Provincia di Modena con una 
carta stradale e industriale. Roma, tip. GK Bertero, 1895, 8 di 
pp. 62. -- L. 1,50. Yendibile in Roma presso i F. Ui Bocca. 
ARTUSIO VALENTINO, sac. Studio critico sugli inni del Bre- 

viario romano. Alba, tip. Paganelli, 1895, in 16. 
II ch. Auto re si place grandemente S. Ambrogio e di S. Gregorio e 
dell'innologia della Chiesa; ne parla quelli che loro si possono attribuire 
anzi con entusiasmo come si scorge con maggior sicurezza; la sentenza 
da queste brevi pagine, scritte con che fa Claudiano Mamerto autore 
buona lingua, con bell' ordine e con dell'inno della Passione Pange lingua 
una certa vivezza oratoria. Pccato, gloriosi (col seguito Lustra seas qui 
che nel piu e nel meglio del suo iam peregit] e oramai sfatata e 1'inno 
lavoro egli si muova sopra nn ter- ritorna a Venanzio Fortunato ; la 
reno che piu non regge, e mostri di sequenza Victimae paschali va ascrit- 
non conoscere il progresso che il ta non a Notkero ma a Wipone, cap- 
vero studio critico degli scrittori va pellano delFImperatore Corrado II e 
facendo in queste materie. Cosl p. e. via via; giacche e cosa ben facile 
non v'ha piu dubbio che S. Ilario continuare negli appunti, quando il 
non sia autore d' inni ecclesiastici, fondamento critico di un lavoro non 
sebbene rimanga incerto se il Beata regge. e quando perfino lo stesso 
nobis gaudia gli appartenga; si sono modo di parlare e di citare gli au- 
gia ben definiti gli inni autentici di tori rivela la pressoche niuna pra- 

1 Nota. I libri e gli opuscoli, annunziati nella Biblioffrafia (o nelle Riviste 
della staznpa) della Civilta Cattolica , non puo 1'Amministrazione assuraere 
in nessuna maniera 1'incarico di provvederli, salvo che i detti libri non sieno 
indicati come vendibili presso la stessa Amministrazione. Cio vale anche per gli 
annunzi fatti sulla Coper tin a del periodico. 

L'AMMINISTRAZIONE. 



BIBLIOGRAFIA 343 

tica nelle ricerche erudite. Anche la breve ma sugosissima ed erudita 
senza ricorrere ai bellissimi studii dissertazione che leggesi nel tomo I 
(per citarne alcuni piu alia mano) della Bibliothtque Liturgique, pub- 
del Kayser, del Dreves, del Morin, blicata dal Can. Ulisse Chevalier e 
del Batiffol, del Baumer, del Bar- da noi grandemente raccomandata 
denhewer, che piii o meno diretta- agli studiosi nel nostro quad. 1069 
mente trattano di questo argomento, del 5 gennaio 1895, pag. 81. 
basterebbe al ch. Autore consultare 

ASIOLI L., NEDIANI T. sac. 1 La Madonna del fuoco. Ricordo del 
Pellegrinaggio Diocesano 1896. Brisighella, tip. Servadei, 1896, 
32 di pp. YIII-104. 

Veneratissima a Forll e nei din- nostri. II lavoro e fatto con erudi- 
torni e la Madonna del Fuoco, della zione, con diligenza, con amore, e 
quale due colti sacerdoti ci offrono (cosa non frequente nei libri di questo 
in questo libro le Memorie, ripigliate genere) con buona lingua, 
dal secolo XV e condotte fino ai di 

ASSISI nel II Congresso italiano del Terziari di g. Francesco. 10, 11, 
12, 13 ottobre 1895. Assist, tip. Metastasio, 1895, f. di pp. 20. 
Cent. 50. 
E un numero unico, illustrate, nore Priori, Vescovo di Assisi, e varii 

che contiene 1'omelia di Mons. Nica- scritti intorno a S. Francesco. 

BACIG-ALUPI. Discorso dommatico morale e storico del S. Rosario, 
del Sacerdote Carlo Bacigalupi Dottore in S. Teologia ecc., con 
clichiarazioni. Genova, tip. della Gioventu, 1896, 8 di pp. 40. 
Le giunte fanno uscire il presente centemente da Roma ai sacri oratori. 
discorso dalla cerchia che gli asse- II ch. Autore, non contento di atte- 
gna il suo semplice titolo, e fra esse nervisi fedelmente, ne fa ricordo as- 
merita particolar lode il richiamo sai opportuno ed efficace nella Pre- 
delle eccellenti norme inculcate re- fazione. 

BILLUART C. R. 0. P. Summa Summae S. Thomae, sive com- 
pendium Theologiae dogniatico-speculativae iuxta mentem et tra- 
mitem Doctoris Angelici, ab ipso auctore editum et per Lectorem 
S. Theologiae in Seminario episcopali clavarensi in pluribus emen- 
datum et notis illustratum nee non novis adiectis actualitatis the- 
sibus ad hodiernam Scholarum exigentiam accommodatum. Genuae, 
typis archiepiscopalibus, 1894-95, voll. 4 in 16 di pp. comples- 
sive X-1508. -- Ciascun volume di circa 400 pp. L. 2,50. Pel 
Seminarii sconto del 20 / . 

Come appare dal titolo, il testo cavano nel Billuart, sono stati con 
del Billuart e modificato o corretto ogni diligenza inseriti. Le question! 
in modo che risponda alle esigenze del materialismo, del trasformismo e 
della scuola teologica moderna. Nuo- di altri errori comuni a'giorni nostri, 
ve tesi e nuovi trattati, come quelli sono svolte con maggiore ampiezza, 
d$ Religione e de Eccle&ia che man- mentre si trovano o interamente sop- 



3-44 



BIBLIOGRAFIA 



presse o notevolmente modificate 
quelle trattazioni riguardanti punti 
controversi nelle stesse scuole cat- 
toliche, quali sono la prescienza dei 
futuribili, 1' efficacia della grazia e 
la predestinazione. Su tutto cio, il 
ch. Prof. Gattelli, a cui^siamo grati 
per questo lodevole servigio reso ai 
buoni studii, ha seguito scrupolosa- 
mente le tracce del Billuart, imitan- 
done la chiarezza e seguendone il 
metodo puramente scolastico. 

L 'Opera e divisa in 4 Volumi, 



quanti sogliono essere gli anni di 
Teologia. II 1 Vol. contiene i trat- 
tati de Deo Uno, de Deo Trino, e de 
Deo Creatore. II 2* i Trattati de Pec- 
cato originali^ de Gratia e de Incar- 
natione. II 3 i Trattati de Religione, 
de Ecclesia e de Fide. II 4 i Trat- 
tati de Sacramentis in genere e dei 
singoli in specie. Chi volesse prima 
veder lOpera, puo richiederne anche 
un solo Volume. Rivolgersi alia Li- 
breria Arcivescovile, Piazza Nuova, 



N 43, Genova. 

BOUMAN R. S. J. De Gelukzalige Bernardinus Realino. Prie- 

ster der Societeit von Jezus. Brugge, Desclee, de Broivwer et C. 

1895, 8 di pp. 216. 

Questa vita del B. Realino, scritta 

in lingua fiamminga, 6 assai prege- 

vole, non per cose nuove che ag- 

giunga alle conosciute, ma perche 

BREV1ARUM ROMANUM ex decreto SS. Concilii Tridentini resti- 

tutum, S. Pii V. Pont. Max. iussu editum, Clementis VIII, Ur- 

bani VIII et Leonis XIII auctoritate recognitum. Editio torna- 

censis nona post typicam. Toi'naci Nerviorum, sumptibus et typis 

Soc. S. loannis Evangelistae, Desclee, Lefebvre et Soc. Pontif. 

(16X9 4 / 2 ). 
spazio possibile. L'edizione e in rosso 



e un'ottima compilazione fatta dal- 
1'A. sulle vite piu recenti del Beato. 
Alia bonta dell'edizione aggiungono 
pregio varii disegni in zincotipia. 



Editorum, 1895. 4 Vol. in 16 
Questo nuovo Breviario della ce- 

lebre casa Desclee, Lefebvre e C 1 

stampato su vera carta indiana, so- 

lidissima e perfettamente opaca e di 

ultima edizione. Ogni volume di circa 

1100 pagine non ha piu che da 18 a 20 

millimetri di spessezza e, legato, non 

pesa se non 360 grammi. Non ostante 

la piccolezza, il carattere ne e grosso 

e di bell'occhio e nitido, ed inciso 

a,pposta perche occupasse il minore 

CALVANO SALVATORE M. S. I. I Quattro Libri del Santo Van- 
gelo ordinati cronologicamente e dichiarati nel senso letterale se- 
condo i Padri e i Dottori della Chiesa. Parte I. Napoli, stab. tip. 
Pierro e Veraldi, 1896, 8 di pp. 156. L. 3,00. Vendibile in 
Napoli, presso la tip. editrice, presso 1'Ufficio della CiviUd Catto- 
lica, via Pignatelli 34 e presso i principali librai. 
Nel commentario letterale di tutto pubblicando, il sacro testo dei quat- 

il Vangelo che il ch. Autore vien tro libri ordinato cronologicamente 



e nero, ornata in ogni tomo di nu- 
merose incisioni, del tipo gia noto 
della casa Desclee. Secondo il desi- 
derio od il bisogno, si ha col supple- 
mento proprio dei PP. Carmelita- 
ni, Agostiniani, Lazzaristi e Gesuiti. 
Sciolto si vende L. 24; legato poi si 
puo avere a diversi prezzi che vanno 
dalle L. 38 alle L. 85. 



BIBLIOGRAFIA 



345 



e posto per intiero nel nostro idioma 
e dichiarato in tutte le sue parti 
con esegesi facile e quasi diremmo 
popolare. Gli avvenimenti narrati da- 
gli Evangelisti sono illustrati oppor- 
tunamente dalla storia del tempo, 
dalle profezie e da' riti della Sina- 
goga. Quella che qui annunziamo 
e la prima delle sei parti in cui sara 
divisa 1'Opera e tratta della Vita di 
Gesu Cristo, in XXIV Lezioni, co- 
minciando dalla concezione del suo 
Precursor? fino al trigesimo anno 
della sua eta. Siffatte opere oggi piu 
che mai sono, non solo utili, ma ne- 
cessarie, poiche, come rettamente av- 
verte il ch. Autore, oggi piu che mai 
i nemici della verita si adoperano a 
tutt'uomo ad adulterare in ogni loro 
scritto quel Libra divino, a travi- 
sarne il concetto, a metterne in con- 
traddizione le parole, ad irriderne i 
dommi e censurarne i precetti. Nella 
loro perversa opinione il Gesii di cui 
parlano gli Evangelisti non e il Fi- 
gliuolo di Dio, ma un ideale chime- 

CASTRONOYO GIUSEPPE sac. prof. Discorso su 1'arte e 1'aspi- 
razione cristiana. Girgenti, tip. Montes, 1896, in 8. 
E una buona confutazione della che tra 1'arte e 1' aspirazione cri- 

carducciana bestemmia, affermante stiana v'6 odio. 

CHEROT P. H. S. J. La conversion d'Augustin Thierry. A propos 
du centenaire de sa naissance, celebre le 10 novembre 1895 (10 
mai 1795 - 10 mai 1895). Extrait des fitudes, 15 octobre et 15 no- 
vembre 1895, augmente de pieces justificatives, precede d'une lettre 
de Mgr. Perraud eveque d'Autun. Paris, Y. Retaux editeur, 1895, 
in 8. 
In oocasione del centenario della 

nascita di Agostino Thierry, e sorta 

di nuovo la questione, se veramente 

Thierry s'6 convertito. Chi legge 1'ar- 

ticolodel P. Cherot(15 ottobre), non 

trovera piu di che dubitare su ci6. II 



rico, un mito; o almeno un perso- 
naggio storico, si e dotatd pure di 
rare doti, ma non piu che umano. 
Fare dunque conoscere a' suoi let- 
tori i genuini fatti e le vere dottrine 
dell'Evangelo; dimostrare la divinita 
del Redentore e Maestro de' popoli, 
illustrando tutto ci6 che egli insegno 
o impose, che promise o minaccio e 
quello che egli fece e soffrl pel ge- 
nere umano, ecco il nobile ed il solo 
scopo avuto in inira dalPAutore nel 
dare alia luce questo suo lavoro. Ri- 
servandoci a discorrere piu diffusa- 
mente de' suoi meriti, quando tutta 
1'Opera sark compiuta, volentieri ne 
raccomandiamo questa piima parte ai 
nostri lettori laici e al giovane clero, 
il quale trovera in essa abbondante 
materia onde istruirsi e pascere poi 
della divina parola i fedeli che sa- 
ranno alle sue cure commesse. Con 
questo pero non intendiamo sotto- 
scrivere a tutte le sentenze proposte 
o difese dalP Autore. 



fatto e confermato da sicure testimo- 
nianze del sacerdote Hamon, parroco 



di S. Sulpizio, del P. Gratry e di Sua 
Eccellenza Mons. Vescovo Perraud. 
Cio nonostante, i razionalisti, segna- 
tamente Ernesto Renan e G. Bonnet, 
hanno fatto le estreme forze per ab- 
buiarlo. Dopo la pubblicazione del 
primo articolo, la stampa ha divul- 
gato altre ragioni speciose, che il 



346 BIBLIOGRAFIA 

P. Cherot ha confutato in un altro pure 1'ombra del dubbio rimanesse 
articolo (15 novembra) affinche nep- nei lettori di buona fede. 

COLOMIATTI EMMANUELS, mgr. Idea della Facolta legale pon- 

tificia, eretta da S. S. Leone XIII nel ven. Seininario metro- 

politano di Torino. Discorso. Torino, Derossi ed., 1895, 8 di 
pp. 28. 

Abbiamo a suo tempo annunziato titoli che, se anche non verranno 
1'avvenimento importante della fon- riconosciuti dal Governo ostile alia 
dazione di questa Facolta. Ora annun- Chiesa, saranno pero validissimi per 
ziamo questo Discorso, come un mo- tutti gli effetti ecclesiastici, e pel 
numento storico, in cui e minutamente vantaggio proprio dei laureati, sia 
descritto, in qual modo siasi ottenuto avendo a patrocinare nelle Curie ve- 
al splendido privilegio dall'Arcidio- scovili, sia per consigliare in materie 
cesi di Torino, come sia disposto miste chi a loro ricorresse. Crediamo 
Finsegnamento del Gius Civile ana- che e Vescovi e Vicarii generali, e 
logamente al Gius Ecclesiastico, in Magistrati, e Direttori di istituti edu- 
quanti anni, e sotto la disciplina di cativi, saranno lietissimi di conoscere 
quanti professori ; e ci6 in iscuole ac- la grande opera fondata da Leone XIII 
cessibili al clero e al laicato, per nel Seminario di Torino, primo ed 
riportarne legittimi titoli di baccel- unico esempio in Italia. 
Here e di dottore in ambe le leggi: 

CORONA GIUSEPPE sac. Eicordi soavi o la Madonna dei Bianchi 
di Fosdinovo in Lunigiana. Discorso detto per la Nativita di Maria. 
S. Pier d' Arena, tip. Salesiana, 1895, 16 di pp. 48. 

D'ALENQON P. EDUARDO Archivista Generale Cappuccino. - - La 

Yen. Serva di Dio Maria Lorenza Longo. Cenno biografico inedito. 

Napoli, stabil. Festa, 1896, 8 di pagg. 30. Yendibile presso 1'Au- 

tore, Roma, Yia S. Nicola da Tolentino, 74. Cent. 75. 

Ben degna d'essere conosciuta da dovi alcuni appunti critici, pieni d'eru- 

tutti & la fondatrice di quelle pie e dizione e di sagacia. Vogliamo poi 

venerabili Suore che sono le Cap- sperare che, come prima abbia sco- 

puccine; e per6 siamo riconoscenti vatonegli archivii altre notizie,vorra 

al ch. P. D'Alencon, che ha fatto di darci a dirittura, scritta per disteso, 

pubblica ragione la biografla, finora la vita della Serva di Dio, la quale 

inedita, statane scritta prima del 1600 sara letta certamente con amore e 

dal P. Bellintani da Said, premetten- con profitto. 

DE GENNARO SERAFINO march, aw. --La S. Sede. Studio di 

Dritto Canonico e di Polizia Ecclesiastica. Napoli, tip. Savastano, 

1895, 8 di pp. YIH-312. Dirigersi all'Autore, Napoli, via Atri 3. 

Armomzzare insieme la cono- lo scopo prefissosi dall'Autore in 

scenza del diritto canonico e delle questo volume ben meditato e ben 

leggi emanate, in materia ecclesia- condotto, con grande chiarezza di 

stica, dal potere civile, per norma e idee, precisione di forme teologiche 

regola di chi se ne deve giovare & e giuridiche e bonta di dottrina. Puo 



BIBLIOGRAFIA 



347 



quisto il 20 settembre 1870, vi e 
esposta in modo che scioglie tutti i 
sofismi de' legulei politicanti, i quali 
tentano svisare perfino quella larva 
di liberta sovrana, che al Sommo 
Pontefice si gloriano di avere lasciata 
colla legge detta delle guarentige. 
Rallegrandoci col dotto Autore noi 
vivamente ne raccomandiamo 1'opera 
degna di diffusione. 



dirsi che, in quest'argomento, e un 
volume che tien luogo di molti; e 
mentre servira ai membri del clero, 
sara utilissimo ai laici, che della 
Santa Sede, de' suoi diritti e delle 
sue prerogative amano istruirsi fuori 
d'ogni pregiudizio. La trattazione, fra 
le altre, della sovranita pontificia vi 
e splendida, e quella pure dello stato 
legale in cui ora si trova in Roma, 
occupata dal Governo che la con- 

DE HOJEDA P. MAESTRO DIEGO. La Cristiada. Yida de Jesus 
N. S. con un prologo de D. Francesco Miquel y Badia. Edicion 
monumental esplendidamente illustrada, con cromolitografias, copia 
de los celebres cuadros de Murillo, S. Del Piombo, Rubens, Rafael, 
P. "Verones, Tintoretto, Tiepolo, Tiziano, etc. etc. y con profusi6n 
de dibujos intercalados originales, de pellicer, riquer, Climona y 
otros, y precedida de un prologo por D. F. M. y Badia. Barce- 
lona, L. Gonzalez y Comp. editores, 1896, in f. (fascicolo primo). 
Una delle opere piu splendida- Religione, alle lettere, alle arti e alia 



mente impresse ed illustrate che ci 
sia dato di vedere in questo secolo, 
che pur tante ne conta, e quella che 
qui annunziamo ai nostri lettori. La- 
sciando da banda per ora il merito 
intrinseco dell' opera, gia nota al 
mondo letterario, qual e la Cristiade 
deH'insigne poeta spagnuolo Hojeda, 
questo solo diremo che la nuova edi- 
zione della medesima non poteva riu- 
scire piu degna del sublime soggetto 
che contiene, dell'alto Personaggio 
a cui e dedicata (Leone XIII) e del- 
1'illustre Casa editrice, la quale con 
tanta fatica e spesa ha intrapreso un 
lavoro di grande utilita e onore alia 



cattolica Spagna. Qui vedra il lettore 
con nitidissimi tipi riprodotte e con 
immagini cromolitogranche di gentil 
fattura (copie di celebri dipinti) rap- 
presentate le scene principal! del 
poema o i tratti piu important! della 
vita di Nostro Signore. Da questo 
primo e magnifico saggio, che ci 
offre la Casa editrice del sig. Gon- 
zalez e C. 1 di Barcellona, il mondo 
letterario e cristiano potra trarre un 
felice pronostico della buona riuscita 
di un' Opera, che sara quinci innanzi 
uno de' preziosi ornamenti, onde si 
arricchiscono le biblioteche pubbli- 
che e le private. 



DE LA RIYE A. Le Juif dans la Franc-Maconnerie. Parigi, Libreria 
Antimassonica A. Pierret editore, (rue Etienne-Marcel, 37), 1895, 
16 di pp. XII-430. Prezzo, per I 7 Italia, 4 fr. 



E uno dei libri fondamentali per 
coloro che vogliono conoscere la 
storia vera della vera Massoneria. 
Noi lo proponiamo a chi insegna la 
storia moderna,ai president! d'istituti 
educativi, ai lettori di libri serii, e 



innanzi tutto al clero che per suo 
ufficio deve istruirsi dei pericoli a 
cui sono esposti i fedeli. II ch. Autore 
chiama questo suo lavoro eccellente 
e finite, Etude prliminaire. Dio vo- 
glia che presto egli possa darci altre 



348 BIBLIOGRAFIA 

opere somiglianti. Questa fa il paio Vorremmo dare un sunto dello 

con quella pubblicata da lui nel 1894, Juif, ma la strettezza dello spazio 

La Femmeetl'Enfant dans la Franc- d'un cenno bibliografico nol consen- 

Maconnerie universelle. Stesso ri- tendo, ne parleremo a migiior agio 

gore storico, stessa copia di docu- e in piu opportuna occasione. 
menti irrefragabili. 

DE OLIVART (Marques). Del aspecto internacional de la cuestion 
romana. Libro II. III. IV. Madrid, Fernando Fe, Barcelona, li- 
breria Barcelonesa, 1894-95, 8 di pp. XVI -248; XII-224; XVI-274. 
Di quest' opera insigne gia dem- che a confermare il favorevole giu- 
mo un cenno fin d'allora che apparve dizio che allora ne demmo, e che i 
in luce il primo volume. Ed ora che nostri associati lessero a pagina 339 
il ch. A. fa di pubblica ragione gli del volume X della serie decima 
altri tre volumi, ne' quali sviluppa quinta, e altrove. 
ampiamente il suo tema, non abbiamo 

DE ZETTIRY ARRIGO prof. II Brasile e il secondo congresso geo- 
grafico italiano tenuto in Roma dal 22 al 27 settembre 1895. Roma, 
tip, Bertero, 1895, 8 di pp. 100. 

E una comunicazione, fatta al Le osservazioni del Prof. De Zettiry 
suddetto congresso e corredata di sono bensi frutto della propria espe- 
note illustrative e d'allegati. Essa rienza, ma un po' troppo favorevoli 
comunicazione e in difesa ed in lode* alle condizioni present! del Brasile, 
del suolo e delle colonie del Brasile, del cui incivilimento ed agiato vi- 
tutto all'opposto di cio che riferi il vere si deve dire: Ancora c'e che ire. 
Prof. Scalabrini nel congresso g-eo- Osserviamo che i gesuiti ed il pa- 
grafico di Genova (a. 1892) e che pato non si convertirono mai, come 
Kcrissenell&Rassegna Nazionale\\ sa- 1'Autore afferma, in sordi e potenti 
cerdote Colbacchini (16 marzo 1895). avversarii del Brasile (p. 37). 

DONDI A. can. Notizie storiche ed artistiche del Duomo di Mo- 

dena, raccolte ed ordinate dal can. Antonio Dondi coll'elenco dei 

codici capitolari in appendice. Hodena, tip. deirimmacolata Con- 

cezione, 1896, 8 di pp. VIII-304. L. 5,00. 

Questo libro, come indica il ti- stri, nelle carte e pergamene del- 

tolo, non e una storia dell'unico mo- 1'archivio capitolare (p. VI). Tutti 

numento medievale; ma potra non riconoscono 1'importanza artistica del 

essere inutile a chi vorra dettarla in tempio di Lanfranco, il quale, non 

avvenire; giacche trovera in esso il ostante le non poche modificazioni, 

lettore un'ordinata raccolta di quante ad esso recate da molti secoli, pure 

notizie storiche ed artistiche sulla e da noverare tra quei monumenti 

modenese basilica venne dato all'au- coevi d' Italia, che piu conservano 

tore d' incontrare, dalla" sua fonda- delle antiche forme: sicch6 coloro, 

zione fino a tempi piu vicini, nelle che amano il decoro d'un tanto mo- 

stampe e cronache, in libri mano- numento, dovrebbero procurare colle 

scritti ed in ogni maniera di memorie loro oblazioni di tornarlo alio stato 

consultate, e segnatamente nei regi- primitivo. L 1 opera dei ristauri fa sin 



BIBLIOGRAFIA 



349 



dall'a. 1875 promossa e condotta in- 
nanzi in tutta la nave maggiore e 
nell'intera cripta di S. Geminiano, da 
sua Eccellenza Mons. Giuseppe Gui- 
delli de' conti Guidi, e sebbene con- 
tinuata con premura dal presente pa- 
store Mons. C. Borgognoni, pure pro- 
cede lentamente, atteso la mancanza 
di cooperazione. Speriamo che le fe- 
ste centenarie della benedizione della 
prima pietra e della dedicazione del 
duomo (1899; 1906) e le present! me- 



a santa gara di donazione. 

Quanto al valore del libro, la co- 
pia delle notizie e veramente grande. 
Rispetto ai document!, gli eruditi vi 
desiderano maggiori indicazioni e 
schiarimenti. Alia presente raccolta 
si e data la forma di repertorio al- 
fabetico, perche cosl parve di age- 
volare agli studiosi la ricerca delle 
notizie, ed anche perchfc men difficile 
rendevasi all'autore il compito as- 
sunto (p. ib.^. 



morie valgano a ridestare gli animi 

FINI PELLEGRINO, can. La manna del Seminarista, ossia corso 
di meditazioni per tutti i giorni dell' anno, proposto ai giovani 
cherici sulle tracce dell'aureo libro di Paolo Segneri La manna 
dell'anima . Siena, tip. editrice S. Bernardino, 1896, due voll. in 
16* di pp. 440; 496. L. 6,00. 

Sono meditazioni brevi, pratiche, tolta dal Segneri, ma 1'Autore vi ha 
non prive d'unzione, utilissime, non fatto riduzioni ed aggiunte opportune 
solo ai seminaristi, ma anche ai sa- al ceto ecclesiastico. Buona 1'edizio- 
cerdoti e ai religiosi. La materia e ne, mite il prezzo. 

FOSCI GIUSEPPE, sac. L' Arpa del Deserto. Firenze, tip. Baroni 
e Lastrucci, 1895, 16 di pp. 226. -- L. 1,50. Presso 1'Autore, 
Parroco di Modanella presso Rapolano, provincia di Siena. 
Non sonera al deserto quest'arpa, sata via . Noi per6 avremmo amato 



che, nella parafrasi della Cantica, o 
si omettessero alcuni tratti, o almeno 
si spiegassero con noticine opportune 
a toglierne il pericolo, di cui po- 
trebbero tornare a piu d'un'anima. 



o almeno non sonera alle sole fiere 
che vi dimorano: anche i passeg- 
geri che traversano quelle nrene si 
fermeranno a quel suono, che fara 
loro dimenticare per qualche mo- 
mento La noia e il mal della pas- 

FOSCOLO UGO. Poesie liriche scelte, con prefazione, note e appen- 
dice per cura del sac. Michelangelo Grancelli prof, nel Seminario 
vescovile di Verona. Torino, tip. e libr. Salesiana, 1895, 16 di 
pp. XXXII-90. Cent. 80. 
Sono nove sonetti, un'ode, un'epi- 

stola, un inno, *' Sepolcri, e alcuni 

frammenti delle Grazie, cio& il meglio 

delle non molte liriche foscoliane gia 

note. Ma nuovo 6 il lavoro illustra- 



tive del professor Grancelli, il quale 
con una erudita prefazione, con accu- 
rate note dichiarative, e con una 
specie di dissertazionesullaquestione 



cronologica intorno ai Sepolcri del 
Pindemonte (dei quali pure qui si 
offre un largo commento), ha bene 
meritato delle buone lettere e fatto 
cosa utilissima alia gioventu. Ci 6 
poi piaciuto il vedere i belli ammo- 
nimenti che ha saputo trarre dalla 
vita del Foscolo, e 1'osservare come 
1'amor di patria, che il bravo common- 



350 



BIBLIOGRAFIA 



tatore ha comune col Pindemonte, 
non Pabbia indotto a tradire la verita 
e la giustizia col preferire lettera- 
riamente VEpistola di esso al Carme 
del suo amico. Ci sembra pero che 
in un punto (p. 64) la sua penna sia 
corsa macchinalmente a scrivere il 
contrario di quel che 'forse voleva 
dettare la mente. Dopo aver detto, 
e con ragione : Dov' e nel Pinde- 
monte la maestosa gravita del verso 
e la concisione del pensiero, che tro- 
viamo nei sepolcri di Ugo ? cosi 



versi del Veronese: 

Ma il giovinetto che que' sassi guarda, 
Venir da loro al cor sentesi un foco, 
Che ad imprese magnanime lo spinge, 

si lascino di lunga mano indietro 
questi del Foscolo: 

A egregie cose il forte ammo accendono 
L'urne de' f orti ? 

Non e qui scambiato, per distrazione, 
il nominativo coll'accusativo, o non 
doveva usarsi in modo passivo il 
verbo lasciare, che fu usato in at- 
tivo? 



prosegue : chi non sente come questi 

FRANgAIS GABRIEL. - - Le complot franc-maponnique et le droit 
d'accroissement. Nouvelle edition. Paris, Maison de la Bonne 
Presse, 8, rue Frangois, 16 di pp. 122. 

Dimostrato che lo scopo della con- spedali e dai ricoveri: congiura con- 

tro gli operai, laicizzando P officina : 
congiura contro il Clero e gli Or- 
dini religiosi, preparandone la distru- 
zione: ultimo atto della congiura, de- 
nunzia del Concordato, soppressione 
del bilancio dei culti, chiusura delle 
chiese, cessazione del culto. Si chiude 



giura de' Frammassoni, che sono in 
Francia al potere (e similmente in 
Italia), e quello di scristianeggiare 
la nazione, si tracciano le linee mae- 
stre del lor disegno. Congiura contro 
il potere cristiano, proclamando lo 
Stato senza Dio: congiura contro 
1'insegnamento cristiano, volendo la 
scuola laica: congiura contro 1'eser- 
cito, laicizzando la caserma: congiura 
contro la famiglia, introducendo il 
divorzio : congiura contro gl'infermi 



con un'appendice sulle Congrega- 
zioni e sul diritto d' accrescimento. 
E un libro tutto nervo e splendore 
di verita: bisognerebbe diffonderlo a, 
centinaia e migliaia di copie. 



ed i poveri, sbandendo le suore dagli 

GL B. F. Meinorie della vita apostolica del P. Andrea Michelini della 
Compagnia di Gesu, fondatore del Monastero del Corpus Domini in 
Forli, scritte da G. B. F. Siena, tip. S. Bernardino, 1896, 16 di 
pp. XIH48. L. 1,20. 

delle virtu del P. Andrea suscito in 
molti il desiderio che si scrivesse di 
lui una qualche memoria. I religiosi 
della Compagnia di Gesu tentarono 
in vano di farlo, distoltine dalle vi- 
cende di quei noti tristissimi tempi. 
Finalmente le religiose del Corpus 



II P. Andrea Michelini, insigne 
per santita di vita e per dottrina, 
nacque in Bologna 1'a. 1733. A 18 
anni di eta vesti 1'abito della Com- 
pagnia di Gesu in Novellara. Fu mis- 
sionario a Tine in Grecia. Ritornato 
in patria, ripiglio il suo apostolato 
in Forli e si dedic6 particolarmente 
al bene spirituale e temporale del 
monastero delle religiose del Corpus 
Domini. Ivi mori 1'a. 1814. La fama 



Domini, prima che cessassero di vi- 
vere quelle antiche religiose, che o 
avevano conosciuto il Padre o n'ave- 
vano inteso dire dalle consorelle che 



BIBLIOGRAFIA 



351 



trattarono con lui, misero in iscritto 
alcune particolarita, e, chiamato a 
se Pa. 1866 il santo sacerdote Al- 
berto Mazzanti della diocesi di Bo- 
logna, lo pregarono perche volesse 
stendere una monografia del loro be- 
hefattore. II Mazzanti annul: ma il 
uo scritto, non ostante Pabilita ed 
il buono spirito dello scrittore, man- 
cava di pareccbie cose cbe solo si 
possono avere dalla maggiore cogni- 
zione delle cose della Compagnia e 
da ulterior! ricerche in altre fonti. 



A ci6 ba ora supplito con amore e 
diligenza un Religiose della Com- 
pagnia. Tuttavia cbi si fa a leg- 
gere queste memorie vedra una certa 
sproporzione di notizie fra la vita cbe 
il servo di Dio men6 nella casa re- 
ligiosa, e quella cbe men6 in mezzo 
al secolo : ma ci6 deve attribuirsi alia 
confusione di tutte le cose della Com- 
pagnia, che fu prodotta dalla sop- 
pressione deH'Ordine, e non poco alia 
rivoluzione francese che mise a soq- 
quadro molti archivii (p. XI). 



GARNERI G. B., prof. La Chiesa cattolica e la Riforma protestante 
in Inghilterra. Torino, tip. Giacinto Marietti, 1895, 16 di pp. 96. 



Mosso dall'esempio del Sommo 
Ponteflce, cbe recentemente ba cbia- 
mato i dissident! Inglesi all'unita 
della fede, Pegregio A. ba pubblicato 
questo libro a fine appunto d'age- 
volarne il rltorno. In esso egli espone 
la verita storica con tutta sempli- 
cita, e mostra ad evidenza da chi, 
percht, con quali mezzi nell'Inghil- 



terra siasi introdotta e mantenuta la 
Riforma, e quali conseguenze ne siano 
seguitate. E un libro sodo, utile e 
piacevole insieme, perche e un tes- 
suto di fatti storici, che si leggono 
coll'avidita d'un romanzo: sarebbe 
da diffondersi largamente a cautela 
dei cattolici, a disinganno dei dissi- 
dent! inglesi, ad istruzione di tutti. 



GIAMPAOLO F., Mons. Yescovo titolare di Cariopoli. Piccolo mese 
del S. Cuore di Gesu. Seconda edizione con 1'aggiunta per ciascun 
giorno di giaculatorie, praticbe, esempii e canzoncine. Siena, tip. 
S. Bernardino, 1895, 16 di pp. 130. Cent. 25. Dirigersi al 
sig. Arciprete Nicola Minadeo, Sagrestia di Ripalimosani (Molise). 

GIANNUZZI G., prof. Dei Sepolcri. Carme di Ugo Foscolo con la 
versione in esametri latini. Lecce, tip. Garibaldi, 1895, 16 di 
pp. 40. L. 0,50. 

rebbe chiamato contento, a piu forte 
ragione che di quello del Borgno, 
del quale si mostr6 soddisfatto, ben- 
che non sia scevro di solecismi e 
d' errori di prosodia. Solamente noi 



/ Sepolcri di Ugo Foscolo, se non 
sono proprio i piu bei versi sciolti 
che siano usciti dalla penna d'uno 
scrittore come dice il prof. Gian- 
nuzzi, indubitatamente sono tra i piu 
belli ed ispirati al piu alto classici- 
smo. Ben consigliossi egli dunque di 
voltarli in esametri latini, ritentando 
la prova gia fatta dal Borgno, dal 
Bottelli, dal Graziani, dal Musone, e 
da altri, i lavori de' quali lasciavano 
a desiderare non poco. Del suo noi 
crediamo cbe il Foscolo stesso si sa- 



avremmo amato qua e la maggior 
concisione, uguale almeno a quella 
dell' originale. Ne recheremo due 
esempi. 

Sol chi non lascia eredita d' aft'etti 
Poca gioia ha dell'urna. 

Qui post se nulhtm monumentutn et pignus 

[amoris 
Liquerit, ille parum tumnlo Jaetetur et urna. 



352 



BIBLIOGRAFIA 



Ma questo difetto, se pur 6 tale, ha 
un compenso: il nobilissimo carme 
6 piu chiaro nella traduzione latina 
che nell' originate italiano. 



Non sempre i sassi sepolcrali a' tempi} 
Fean pavimento. He agl'iucensi avvolto 
De' cadaver! il lezzo i supplicant! 
Contamino. 

Atra pai'lmento non semper saxa fuere 
Ftinereusque lapis templis, nee thuris odor't 
Pestlferi graoeolens immixtct cctdaveris aura 
Orantum infecit nares. 

GRANCELLI vedi FOSCOLO. 

ISOARD, Mgr Eveque d'Anneey. Le systeme du moins possible et 

demain dans la societe chretienne. Paris, P. Lethielleux, libraire- 

editeur, 18 di pp. 346. Fr. 3,50. 



Leggesi nel santo Vangelo, come 
N. Signore, avendo visto il sacro 
tempio convertito in piazza di mer- 
cato, afferrato un flagello, tempe- 
stasse di terribili colpi i profanatori 
dicendo : il tempio essere casa di 
orazione e non una ladronaia. Mon- 
signor di Annecy, acceso del mede- 
simo zelo e fatta della penna una ga- 
gliarda frusta, nella presente sua 
opera la mena a tondo, percotendo 
e ferendo senza pieta tutti gli abusi 
e le reita, che incontra sul suo cam- 
mino, incominciando dal santuario. 
Diciotto sono i capi, in cui e diviso 
il libro e tutti diciotto assestano 
gravi colpi sul capo dei rei. II suo 
ha la noncuranza delle leggi eccle- 
siastiche circa la profanita delle mu- 
siche e degli apparati; il suo i ma- 
trimonii di gran lusso, e special- 
mente i misti ; il suo le sepolture 



civili in quanto vi si accompagnano 
i cattolici; il suo i fieri e le corone, 
onde si adornano i cataletti. Sentono 
il fischio del flagello sul loro capo 
certi conferenzieri, certi predicatori, 
che si astengono dal rammentare nei 
loro sermoni le massime eterne, e 
quelli che fanno la via del cielo 
tutta cosparsa di rose, senza poi no- 
minare 1'annegazione di se, la pugna 
contro le passioni. Viene pure la 
loro volta ai giornali, ai teatri e via 
di questo metro. 

La cagione di tanti guai e da 
Monsignore posta nella teorica del 
menopossibile per acconciarsi alia qua- 
lita dei tempi. Intorno alia esten- 
sione di questo scritto, alia teorica, 
alia sua spplicazione ed ai fatti ri- 
feriti, essendo il libro scritto per la 
Francia, non vi apponiamo alcuna 
parola. 



KANNENGIESER A. Ketteler et 1'organisation sociale en Alle- 
magne. Paris, P. Lethielleux, 1895, 10 di pp. XVI-360. Fr. 3,50. 



Lo scopo che si propone il ch. Au- 
tore si 6 quello di provare coi fatti 
alia mano come una solida organiz- 
zazione delle forze cattoliche riesca 
a conseguire dei cospicui vantaggi. 
I fatti sono presi dai mirabili esempii 
che ha dato e da tuttavia al mondo 
quella parte cattolica dell' impero 
germanico, che sotto il nome di 
centru siede in Parlamento. Cinque 
sono le parti, in cui e diviso il li- 



bro, e da ognuna di esse risuona 
quale conseguenza : organizzazione ! 
organizzazione ! Nella prima il ch. 
Autore ci dipinge la nobile figura 
di Mons. Ketteler, a cui si devono 
gli inizii ed il progresso della po- 
tente organizzazione dei cattolici al- 
lemanni. Nella seconda ci descrive 
il Congresso tenutosi in Magonza 
nel 1892 e ci indica i grandi van- 
taggi che se ne colsero. Nel terzo 



BIBLIOGRAFIA 



353 



ci da la organizzazione dell'Asso- 
ciazione popolare (Volksveretn), che 
quale falange incrollabile si oppose 
al fiero assalto del socialismo, bra- 
moso di annientare 1'azione cattolica, 
sua terribile avversaria. Nella quarta 
ci espone la maniera e la forma onde 
fu costituita V Associations dell'inse- 
gnamento sociale. Nella quinta rife- 
risce il frutto raccolto da tale asso- 
ciazione. Conclusione : i cattolici si 
associno, si ordinino in una schiera 
pronta alia pugna contro gli avver- 
sarii del cattolicismo. La organizza- 
zione & Parma potente, che rimane 
a loro per non essere sopraffatti dalla 



setta imperante. Si miri il centre 
tedesco ; perchfc stretto dai vincoli 
di una solida organizzazione, esso 
riusci a tener testa nel Parlamento 
agli avversarii e conseguire piu di 
una palma nelle gravi lotte che ebbe 
a sostenere. Gli avversarii, con varii 
assalti e con varie arti, tentarono di 
infrangere la sua unita. Ma indarno. 
Rimasero cor unum et anima una 
rispetto alle difese del cattolicismo, 
il cui spirito si e quello di unificare 
e non mai dividere. Organizzazione 
adunque, organizzazione ; ma ani- 
mata e sorretta dal vero spirito cat- 
tolico. 



mese mariano ; il Rosario di Maria e 
i bisogni della societa moderna, 31 
discorso. 



KEMPIS TOMMASO. Della Imitazione di Cristo. Libri quattro tra- 
dotti in lingua italiana da un Veronese (Antonio Cesari). Firenze, 
G. Barbera editore, 1896, 32 p. di pp. 468. -- L. 2,25. 
LISI SEBASTIANO, sac. prof. Cento esempi per il mese mariano. 
Terza edizione. Giarre, tip. del Predicatore cattolico, 1895, 
16 di pp. 280. L. 3,00. Rivolgersi alia Direzione del Predi- 
catore cattolico Giarre. 
Alia stessa Direzione, per lire otto 
si avranno, oltre il libro suddetto, i 
tre seguenti: La Nazarena, Nuovo 
mese mariano; Fioridi Nazaret, altro 

MAGANI FRANCESCO, Mons. Degli scritti di Mons. Isidoro Ca- 
rini. Estratto dalla Scuola Cattolica. Milano, tip. Ghezei, 1896, 8 
di pp. 71. 

di questi equivoci bellamente corona 
con due lettere private dello stesso 
Carini, che tolgono ogni dubbio su 
questa materia. Ci piace riportarne 
alcune gravi parole. Liberale io? 
ma son giuochi di parole. 11 libera- 
lismo e la grande eresia del secolo, 



Quanta eredita d'affetti ha la- 
sciato Monsignor Carini! Ecco un 
altro suo amico, il dotto Vescovo 
di Parma, che prende ad illustrarne 
gli scritti, dividendoli in sette ca- 
tegoric. Poi, verso la fine, purga 
P amico dalla taccia di liberaleg- 
giante, datagli, die' egli per un 
po' non saprei bene se di malevo- 
lenza, d'invidia, di gelosia, o fors'an- 
che per qualche equivoco fp. 67); 



importando Gesii Cristo messo fuo-ri 
della vita pubblica. Ora, nella mia 
meechinita, questo liberalismo 1'ho 
sempre combattuto (p. 70). 



e le giustissime spiegazioni ch'ei da 

MESE (Nuovo) di maggio ad uso delle Religiose, cornpilato da una 

povera Suora. 2 a edizione. Napoli-Roma, tip. Festa, 1896, 32 di 

pp. 288. Cent. 40. 

Serie XVI, vol. VI, fasc. 1101. 23 25 aprile 1896. 



354 BIBLIOORAFIA 

MESE di maggio. Richiamo del cristiano alia Fede e alia Peni- 
tenza, ossia brevi considerazioni sulle apparizioni, le parole e i 
simboli svelati dall'Iminacolata a Lourdes con esempi di fatti pro- 
digiosi ivi awenuti. Seconda edizione. Modena, tip. dell'Imm. Con- 
cezione, 1896, 32 di pp. 144. Cent. 40. 
Libro dalla esperienza dimostrato utilissimo. 

MILANO SACRO,*waia, : Stato del Clero della citta e diocesi di Mi- 
lano per 1'anno 1896. Milano, tip. G. Agnelli, 16 di pp. 356. 
L. 1,50. 

MISSIONS (La) Francescana di Terra Santa nei recenti casi d'Ar- 
menia. Roma, coi tipi del giornale II Tempo, 1896, 8 di pp. 40. 
Sono descritti gli atroci fatti di la Fede predicata dai suoi ministri 
Aintab, di Marasc, di Donkale, di Mu- (p. 37). Splendida 1' edizione e bel- 
giukderesi, di Jenigekal6, e in par- lamente illustrata. La narrazione e 
ticolare la morte del P. Salvatore da quella stessa, che noi nel volume 
Cappadocia. E una pagina gloriosa precedente, p. 751, abbiamo detto 
nella storia della Chiesa, la quale, d'avere ricevuto da testimonii ocu- 
se nel P. Salvatore conta un mar- lari, e di serbare per un altro qua- 
tire di piu, nelle popolazioni morte derno. Ma la presente pubblicazione 
per Gesu Gristo pu6 mostrare quanta ha prevenuto e res superflua la 
forza ebbe nell' animo di quelle genti nostra. 

MIYART GEORGES, prof. L'homme. Traduit de 1' anglais par M. 

J. Segond. Paris, P. Lethielleux, 1895, 16 di pp. 398. Fr. 3,50. 

Attendiamo il secondo volume prima di parlarne. 
OLMI GASPERO, sac. -- Yita di S. Francesco d'Assisi. Yeglie cri- 

stiane. Quinta edizione adorna di quindici incisioni in Rame. Ge- 

nova, G. Fassicomo e Scotti editori, 1896, 32 di pp. 126. Cent. 60. 

Caro il libro, belle le incisioni, mite il prezzo. 
PIZZICARIA PIETRO d. C. d. G. Brevi memorie della contessa 

Giuseppina Acquaderni-Rossi. Bologna, tip. Arcivescovile, 1896, 
'16 di pp. 64. 

Questa Giuseppina, figlia del cele- di madre, ben meritava d' esser te- 
bre conte Giovanni Acquaderni, pel nuta viva nella memoria dei posteri, 
candore ingenuo dell' animo, per la come ha fatto 1'egregio P. Pizzicaria 
schietta pieta, e per altre doti non po- con queste pagine scritte con ele- 
che resasi uno specchio, prima di gio- gante semplicita ed -amore. 
vinetta e di figlia, poscia di sposa e 
POLETTO GIACOMO. - - Yersi e traduzioni poetiche. Auditore, tip. 

Sartori, 1896, 16 di pp. X-380. -- L. 3,50. 

Varie d' argomento e di metro si nuova, perche 1' autore fu educate 
presentano al pubblico queste poesie alia vecchia ; non vi trovera nep- 
del ch. Mons. Poletto, nelle quali il pure le elzeviriane sudicerie, le im- 
lettore non trovera certamente le magini briache e i versi zoppicanti 
alte ispirazioni e le finezze dell' arte e le sgrammaticature, onde i libri 



BIBLIOGRAFIA 



355 



di certi cigni del nuovo Parnaso sono 
bellamente riboccanti (p. IX) ; ma 
invece eletti pensieri esposti in buona 
forma, e qua e la 1* estro vero che 
vivamente scintilla. Primeggiano, a 

RAFFO GIROLAMO d. C. d. G. - 
Stanislao Kostka, novizio d. C. 
nino, 1895, 16 di pp. 150. 
Caro librino, scritto con semplicita 
elegante : v' e poi infine un' appen- 
dice contenente la narrazione di una 
recente grazia meravigliosa del San- 
to, una lettera del Ven. P. Lancizio 
sulla divozione ad esso, quattro can- 
zoncine ad onor suo e varie pre- 
ghiere. Elegante altresi 1'edizione, 
se non nella copertina, certamente 
nella carta avorio, nei caratteri el- 
zeviriani e nelle sedici cromolito- 



parer nostro, le terze rime, in cui si 
sente il celebre illustratore di Dante, 
e chiaro si pare il lungo studio e 
il lungo amore Che gli ban fatto 
cercar lo suo volume. 

- Vita del serafico giovinetto Santo 
d. G. Genova, stabilimento Arma- 

grafie rappresentanti diverse azioni 
del Santo. Sara questo dunque un 
bel regalo per la gioventu, e non 
costoso, essendo messo al prezzo di 
L. 1,50. Avvertiamo inoltre che per 
cinque lire se ne avranno tre copie, 
piu un esemplare del Canzoniere di 
S. Giuseppe, scritto dal medesimo Au- 
tore, e per ordinazioni maggiori si 
avranno agevolezze sempre piu lar- 
ghe. 



SAINT-ELLIER (D. L. di). L'ordine del mondo fisico e la sua 
causa prima, dietro la scienza moderna del D. L. di Saint-Ellier. 
Traduzione del D. r Domenico Andrea Renier. Chioggia, tip. di Lo- 
dovico Duse, 1894, 8 di pp. 347. L. 2,50. 



Quest'opera, citata piu spesso in 
Francia sotto il nome gentilizio del- 
1'Autore, che e il p. Lodier, d. C. d.jG. 
merita un posto distinto fra i libri 
cbe svelano le miserie della falsa 
scienza e mettono in luce 1'accordo 
fra la scienza vera moderna ela Fede. 
Nella prima Parte si danno raccolti 
in sei quadri e altrettanti capitoli le 
ordinatissime maraviglie del Mondo 
siderale ; e poi, pel nostro globo, 
quelle del Regno minerale, del ve- 
getale e dell' animale, e infine un 
riassunto dell'ordine universale. Se- 
gue nella seconda Parte 1'esposizione 
del Principio ordinatore giusta i varii 
sistemi e la loro discussione. Nella 
terza e raccolto un vero arsenale di 
testimonianze di scienziati, specie 
di moderni, in riconoscimento della 
Causa prima e della insufficienza, 



senza essa, delle cause seconde. Come 
appendice 1'Autore espone una serie 
di nuovi studii sull'ordine fisico nei 
varii regni della Natura, e sulle ori- 
gini della vita. 

La copia e la varieta dei fatti, 
1'abbondanza delle citazioni e la per- 
spicuita e calma della discussione 
spiegano il favore onde quest' opera 
viene letta in Francia; e 1'egregio 
Traduttore merita riconoscenza per 
la fatica che si prese di renderla 
accessibile al pubblico italiano. Una 
finitezza maggiore si sarebbe potuta 
desiderare nella versione per la parte 
letteraria; ma pur cosi egli e un 
libro che dev'essere accolto a fe- 
sta nelle biblioteche circolanti, e in 
quelle dei Seminarii e delle canoni- 
che, anzi di ogni famiglia colta. 



356 BIBLIOGRAFIA 

SCHERILLO GIOVANNI, can. Nuovo mese mariano su i terni del 
P. Muzzarelli, aggiuntovi le ore di Maria Desolata e sette copiosi 
schemi per celebrare i suoi Dolori con appendice di due discorsi 
sulla parte che ha Maria nelle feste dell'Ascensione e della Pen- 
tecoste. Napoli-Roma, tip. Festa, 1896, 16 di pp. 448. L. 3,00. 

SEGOND. Vedi MIVART. 

VITA compendiosa della ven. Anna Maddalena Remusat propagatrice 
della divozione al sacro Cuore di Gesu, Religiosa professa della 
Yisitazione S. Maria nel 1 Monastero di Marsiglia. Roma, 1895, 
presso 1'Agenzia libraria del Cav. Federico Melandri, Yia Giulia, 
n. 10. 16 di pp. 105. Cent. 30. 

La Ven. Remusat fu come una mente di questa Venerabile e del 
seconda B. Alacoque nella divozione Vescovo Monsignor di Belsunce, che 
al a. Cuore, e la sua vita si legge eccitavano a ricorrere ad esso tutti 
con particolare interesse, anche per- i Marsigliesi. Presso la medesima 
che va connessa strettamente colla Agenzia libraria si trova anche ven- 
terribile peste che desolo Marsiglia, dibile la Vita copiosa, 8 di pp. 640 
e coll' insigne grazia ottenuta allora con ritratto, L. 2,50. 
dal divin Cuore, per opera principal- 

YEGEZZI PIETRO, can. Poesie sacre e d'occasione. Lugano-Men- 

drisio, tip. Traversa, 1885, 16 di pp. 154. 

Poesie spontanee, popolari, affettuose, che molto si prestano ad esser 
messe in musica. 

ZAMBALDI G., sac. Fiammifero del Divino Amore, cioe breve rac- 
colta di preghiere dei Santi. S. Vito al Tagliamento, tip. Polo, 
1895, 32 di pp. 64. -- Cent. 20. Dirigersi all'Autore in Por- 
togruaro. 

ZAMPINI G. M., prof. I Morali di San Gregorio Magno a educa- 

zione del Clero giovine. Testo volgare del buon secolo. Parte prima. 

Studio di uomini e di cose. Torino, tip. e libr. Salesiana, 1895, 

16 di pp. 168. Cent. 60. 

Ecco un libro assai commende- da Zanobi da Strata e da Don Gio- 
vole per tre capi. Pel testo, che e il vanni da San Miniato, e ridotta alia 
fiore dei Morali di S. Gregorio Magno, sua vera lezione dal Filippino Bar- 
ne' quali i caratteri e i costumi de- tolomeo Sorio: pei commenti, ora fi- 
gli uomini sono con tanta esattezza lologici ed ora estetici, che con buon 
descritti e dipinti con si proprii co- gusto ed erudizione vi ha fatti a pie 
lori, che non lasciano luogo ad in- di pagina il professor Zampini. Per 
vidiare i classici del paganesimo : per tutti e tre questi capi lo raccoman- 
la volgarizzazione, fatta nel secolo diamo alia gioventu studiosa. 
d'oro, in maniera semplice e schietta, 



CRONAGA GONTEMPORANEA 



Roma, 1-15 aprile 1896. 



I. 
COSE ROMANE 

1. ^Oratorio del S. Cuore de' PP. Barnabiti in Roma; premiazione annua 
degli alunni. 2. I pellegrini di Limoges e dell'Aquitania in Roma; 
1'altare di S. Marziale, apostolo dell'Aquitania, in S. Pietro. 3. II 
Consiglio di Roma e le ire de' radicali a cagione d'un funerale pei morti 
d 'Africa. 4. Funerali pel Principe D. Agostino Chigi. 5. Decreti 
delle Congregazioni romane. 6. Appunti storici. 

1. Nel pomeriggio del 9 aprile, nella superba sal a papale del pa- 
lazzo della Cancelleria, abbiamo assist! to con intima soddisfazione ad 
una di quelle feste della gioventii che allietano il cuore e lo confor- 
tano nella speranza di men triste avvenire. Era la solenne premia- 
zione annna ai giovani componenti I' Oratorio del S. Cuore, diretto dai 
PP. Barnabiti. E ne parliamo ben volentieri, non tanto per descri- 
vere quella festa scolastica in se, quanto per far conoscere questa 
bellissima tra le opere cristiane e cattoliche di Roma. Sulla parete 
di fondo dell'immensa sala campeggiava 1'effigie del divin Cuore di 
Gesu (dal quale s'intitola 1' Oratorio) in mezzo a ricco padiglione di 
seta, ed a' suoi piedi s'ergeva maestoso il palco pei giovanetti pre- 
miati. Tutt'intorno facevano bella corona e gaio splendore numerosi 
lampadari. II programma della festa era stato assai ben composto e 
venne eseguito a perfezione. Yogliamo qui notare soltanto alcuni 
punti che meglio ci fecero apprezzare il gran bene di quest'opera, 
promossa con tanto zelo dai RR. PP. Barnabiti. Oltre le tre sonate 
di violino eseguite con meravigliosa finezza dalP illustre Comm. prof. 
Federico Consolo di Firenze, ci piacque soprammodo il bellissimo 
garbo e la modesta insieme e franca sicurezza nella recita di scelti 
componimenti, fatta dai giovani: prova manifesta dell'amorosa e sag- 
gia istruzione degli esperti educatori. Ci piacque assai ancora la 
buona esecuzione dei pezzi di canto da parte dei cori, tutti composti 



358 CRONACA 

di giovanetti dell' Oratorio : indizio pur esso di bene disciplinata for- 
mazione in un esercizio cosi acconcio ad ingentilire ed allietare in- 
sieme 1'animo ingenuo del fanciullo. Non vogliamo infine tacere del 
modesto contegno del giovanetti che, non alieni dalla gioviale e romo- 
rosa vivacita dei piccoli Romani, sapevan contenersi, quand'era d'uopo, 
al cenno dei Padri che gli assistevano. Onorarono di loro presenza la 
bella festa S. Em. Revma il Card. Mertel e molti illustri Prelati, 
nonche numerose famiglie di scelti invitati e di parenti dei giovani, che 
tutta stipavano quell' aula vastissima. I PP. Barnabiti fondarono 
quest' Oratorio nel 1880 ; e coll'andar degli anni prospero esso ognora 
piu sotto la valente direzione del P. Baravelli coadiuvato da' suoi reli- 
giosi confratelli, sino a raggiungere nell' ultimo anno la bella cifra 
di 270 frequentanti . Sono tutti giovani di onorate famiglie, le quali 
meritamente rallegransi nel vedere i loro figli profittare di si van- 
taggioso mezzo per la formazione religiosa. L giovanetti si adunano, 
alia mattina delle feste, nella chiesa di S. Mcola a' Cesarini per le 
pratiche della Congregazione. II giovedi poi nel pomeriggio si raccol- 
gono nella casa dei PP. Barnabiti in via de' Chiavari a ricevervi per 
un'ora 1'istruzione catechistica, e quindi vanno accornpagnati dai me- 
desimi Padri a luogo di onesta ricreazione. Yi si coltiva pure il canto 
in apposita scuola per quelli che vi hanno attitudine. E secondo queste 
tre divisioni, pieta e modestia, istruzione catechistica e scuola di 
canto, vennero distribuite le medaglie nella premiazione: le quali 
medaglie furono quest' anno con munifica bonta regalate dal S. Pa- 
dre stesso, che conforto sempre di sua altissima approvazione 1'opera 
dei PP. Barnabiti. Si abbiano dunque la sincera riconoscenza dei Ro- 
mani i benemeriti figli del B. Zaccaria; e rimanga il iatto ad esem- 
pio, degno d' imitazione, in ispecie nelle maggiori citta, dove pur- 
troppo non si puo aver sempre in mano quella compiuta educazione 
dei giovani, come si ha ne' convitti. Simiglianti Oratorii vi suppli- 
scono assai bene, posto che le moderne leggi non lasciano al clero 
quasi niun'altra liberta. E vi suppliscono si bene, che con questi 
quasi si ottiene quel frutto che con i convitti si vuol principalmente 
ottenere dal clero stesso. 

2. Un numeroso pellegrinaggio daH'Aquitania e venuto in questa 
prima meta di aprile in Roma, con a capo Mons. Renouard, Yescovo 
di Limoges. I pellegrini erano circa 200. Scopo della loro visita in 
Roma, oltre il venerare la tomba degli Apostoli e offrire i loro osse- 
quii al Papa, era anche assistere all' inaugurazione dell' altare di San 
Marziale, apostolo dell'Aquitania, nella basilica di S. Pietro. Sono i 
figli che si congiungono con istrettissimo nodo di fede ai loro padri. 
II giorno 12 aprile, domenica in albis, i pellegrini dell'Aquitania com- 
pierono i loro voti, recandosi al mattino nella basilica vaticana a 



CONTEMPORANEA 359 

prostrarsi avanti 1'altare di S. Marziale loro patrono, dove era esposto 
il grandiose nuovo quadro in musaico, come pure il ricco reliquiario 
da essi offerto al Capitolo vaticano. Durante la Messa, celebrata dal 
Yescovo di Limoges, accostaronsi alia mensa eucaristica e cantarono 
niottetti ed inni, e in ispecie uno in onore di S. Marziale, loro apo- 
stolo nella fede. II 14 poi essi furono accolti da Leone XIII nella 
sala Ducale in Yaticano, ove il S. P. prima celebro la Messa. Yi assi- 
stevano principalmente i detti pellegrini della diocesi di Limoges e del- 
1'Aquitania. Erano anche presenti, Monsignor Pietro Rougerie, Yescovo 
<ii Painiers, e Monsignor Antonio Carrie, Yescovo titolare di Dorileo, 
Yicario Apostolico del Congo francese inferiore, nonche circa altre 
seicento persone appartenenti alle piu alte classi sociali ; tra cui an- 
che alcune famiglie protestanti, che il Papa benignamente ammise. 
Dopo la Messa, segui 1' udienza. II Yescovo di Limoges parlo in nome 
^di tutti'al Papa, al quale presentd pure un ricco reliquiario di San 
Marziale, destinato al Capitolo vaticano. Yogliamo no tare nella ri- 
sposta del Papa un'espressione di giusto dolore, quando disse : Di- 
sgraziatamente i malvagi sembrano trionfare, mentre la disunione 
continua tra i buoni ; esprimendo quindi con accento di paterno 
rammarico il timore di non vedere quaggiu verificati i voti ch'egli 
innalza al cielo per la felicita della Francia. Ora, e da dire qual- 
che cosa piu particolareggiata sul nuovo altare di S. Marziale in San 
Pietro. Uno studio su questo punto, pubblicato d&ll' Analecta Juris 
pontificii, ci servira di guida. L'apostolo dell'Aquitania, S. Marziale, 
aveva fin ab antico un altare nella basilica costantiniana. Distrutta 
questa per dar luogo alia nuova basilica di Michelangelo, disparve 
1'altare di S. Marziale ; e quando nel 1626 Urbano YIII consacro la 
nuova basilica, niuno degli altari recava 1' imagine di questo Santo. II 
Capitolo di S. Pietro allora fe' istanza al Papa che, quanto era possi- 
bile, fossero conservati gli antichi titoli agli altari e che quindi si 
rimettesse anche quello di S. Marziale. Si^trovo giusta la dimanda, e 
il 25 maggio del 1627, la fabbrica di S. Pietro commise al pittore 
G. Antonio Galli, detto Lo Spadarino, il quadro di S. Marziale, che 
nel 1634 fu messo al suo posto. Esso rappresenta S. Marziale che ce- 
lebra la Messa e Santa Yaleria in ginocchio offrendogli (per un sup- 
posto miracolo) la sua testa separata dal tronco. Or, sotto il pon- 
tificate di Pio YII, il Capitolo vaticano penso di sostituire alle 
pitture su tela, che erano nella basilica, altrettanti quadri in mu- 
saico. E appunto in quel tempo Pio YII aveva fatto eseguire in 
musaico un quadro rappresentante le .stimrnate di S. Francesco, che 
-egli voleva regalare a Cesena, sua patria. Ma, impedito per i rivol- 
gimenti seguiti, ii Capitolo di S. Pietro mise quel musaico all' altare 
<di S. Marziale. Ed ecco, la seconda volta, sparito il quadro di San 



360 GRONAGA 

Marziale dalla basilica Yaticana. Ora finalmente, per una proposta 
del presente Yescovo di Limoges, rifatto in musaico dallo Studio 
de' musaici in A T aticano 1'antico quadro di S. Marziale dipinto gia 
dallo Spadarino, fu rimesso nella basilica vaticana. Esso e costato 
la bella somma di 60 mila lire. Fu cominciato I 1 8 maggio del 1893 
e finite il 31 decembre del 1895. Sotto al quadro leggesi questa 
iscrizione : SS. Patronis Leo XIII P. M. Altare restituit Mu- 
sivo ornavit Firminus Eenouard Ep. Lemovicensis MDCCCXCV. 
II quadro di S. Francesco sara collocate nella cappella del Sacramento 
dinanzi la tomba di Sisto IY. 

3. II liberalismo, come ognun sa, sta nel togliere la Keligione dalla 
vita pubblica, almeno in cio esso consiste in gran parte ; quasi che 
la Religicne cessasse di essere obbligatoria quando gli uomini si riu- 
niscono in societa. Or, essendo la maggioranza degl'Italiani battez- 
zati cattolicamente, ne segue una lotta contimia e sorda tra coloro 
che vogliono esser logici e sono i cattolid e tra coloro che sono illo- 
gici i liberali. Questi si vantano tanto d'aver dato unita all' Italia, e 
non si vergognano poi d'aver messo la scissione nelle menti. Un frutto 
di questa disunione che regna nell' Italia unita s'e visto, il 13 aprile, 
nella tornata del Consiglio romano in Campidoglio. E fu un vero scan- 
dalo ; ma i cattolici tennero alto 1'onore cristiano. Adunque, dopo che 
alcuni Consiglieri ebbero fatto 1'elogio de' morti Eomani ad Abba 
(rarima, come del Tenente Partini, del Principe Agostino Chigi e 
forse di altri ; dopo avere stanziata la somma di diecimila lire per le 
famiglie povere de' defunti e de' feriti; s'alzo il Conte Soderini e- 
fe' un'altra proposta. Essa era il fiore del buon senso cristiano, in 
quanto che al piccolo aiuto de' corpi e alia breve lode passeggera 
voile aggiungere 1'aiuto per le anime. lo mi associo, diss'egli, alia 
proposta della Giunta. Certo, e il meno che possiamo fare per le fa- 
niiglie di coloro che sono morti cosi eroicamente. Ma questo non mi 
pare che basti. Dopo aver pensato, diro cosi, alia parte materiale per 
i vivi, dobbiamo pensare a quella spirituale per i morti. Essi hanno 
dato la vita per difendere un ideale, sul quale ci sarebbe certo molto 
da discutere, ma cio non toglie che questo ideale 1'abbiano difeso nel 
modo piu nobile, sacrificando per quello, valorosamente, la loro esi- 
stenza. Noi abbiamo un debito verso di loro, e questo debito propor- 
rei di scioglierlo nel modo migliore, facendo celebrare un funerale 
nella Chiesa di Aracoeli, che, a quanto credo, e di patronato comu- 
nale. Se non erro, lo stesso fu fatto per Dogali. Non chiedo che la 
cosa si faccia con molto lusso^ perche le finanze del nostro Comune 
non lo consentono, e perche vorrei che si togliesse il meno possibile 
dalla somma destinata alle famiglie dei caduti. Basta un funerale mo- 
desto e decente ; cosi avremo mostrato alle famiglie dei morti in Africa, 



CONTEMPORANEA 361 

che non dimentichiamo le anime del loro cari e che cerchiamo com- 
memorarle nel modo che riputiamo il piii efficace. La nobile pro- 
posta del Soderini fu dapprima con certa tranquillita e poi con ir- 
ruente virulenza impugnata da alcuni anticlerical! e anticristiani. II 
Soderini rispose con pari tranquillita e forza. Sono dolente, disse 
egli, di non poter accettare la proposta delPegregio collega Carancini, 
ne diro subito il motivo. Se ho bene inteso il suo ragionamento, 
esso si riduce a questo : Al Consiglio sono rappresentate diverse con- 
fessioni religiose ; noi le offenderenimo coll' appro vare la proposta di 
an funerale cattolico. Veramente, qui al Consiglio, credo ci siano po- 
chissimi che abbiano una credenza religiosa diversa dalla nostra, ed 
ssi, ne sono quasi sicuro, sarebbero gli ultimi ad avversare la mia 
proposta, giacche anche per loro e ugualmente sacro il culto dei morti. 
Ma vi ha qualche altra cosa da aggiungere : noi siamo qui i rappre- 
sentanti della cittadinanza romana ; ora, sui sentimenti della mag- 
gioranza sua non vi e dubbio possibile; i Romani sono nella loro 
grande maggioranza cattolici. E qui i radicali cominciarono a ne- 
gare e a interrompere. Signori, continue 1'oratore, nessuno di noi 
v' interrompe quando parlate ; mi pare che abbiamo diritto alia stessa 
liberta di parola. Invocate sempre la liberta, ebbene lasciatela anche 
a noi ; la liberta non puo essere il monopolio di nessuno ; cosi al- 
meno 1'intendo io. I Romani professano dunque, nella loro maggio- 
ranza, la Religione cattolica, apostolica, romana, ed io non so in che 
cosa noi offenderemmo i sentimenti loro. Del resto, nelle citta piu 
important! d' Italia, a Milano, Torino, Napoli furono celebrate, per 
cura dei Municipii, funebri onoranze; ed a nessuno venne in mente 
che con cio si offendessero i sentimenti degl' Italiani. Anzi la se- 
conda volta che cio si ripete, giacch& per Amba Alagi fu fatto il me- 
desimo. E increscioso che Roma arrivi 1' ultima, e che non siasi gia 
prima pensato a far questo. Qui non c'entra alcuna quistione poli- 
tica, e sarebbe davvero tempo che, dietro il nome di Dio, non si 
cercasse piu di mettere secondi fini che proprio non vi sono. L'avve- 
nire e per chi crede in Dio, non per chi Io nega ; e i soldati che sono 
morti cosi coraggiosamente laggiu, sono morti invocando il nome di 
Dio. Leggete le loro lettere, o quelle dei loro compagni, e vedrete 
che, in quasi tutte, si parla di Dio, e s'invoca sulP Italia e sui figli 
suoi la protezione di Dio, del nostro Dio. Per conchiudere, io trovo 
che la discussione possa restringersi a questi termini : Voi dite che 
i sentimenti della maggioranza del Consiglio sarebbero feriti da que- 
sta proposta; ebbene poniamola ai voti, e dal risultato della vota- 
zione vedremo quale sia in proposito 1'animo del Consiglio. Dopo 
queste nobili e schiette parole comincio la violenza. Dapprima il Sindaco 
si rifiuto di far la votazione, anzi crede inconveniente il fame for- 



362 CRONACA 

male proposta. II Ferrari, il noto scultore del Giordano Bruno, user 
a dire che le parole del Soderini offendevano il sentimento d'lta- 
liani. Ma che offesa ! quegli rispose, noi siamo italiani anche not 
e piu di loro. Noi abbiamo fatta 1' Italia, soggiunse il Ferrari. 
L'avete fatta e ve la siete rimangiata, grido allora il Yespignani. 
II Sindaco a far cessare. la lotta minaccid di sospendere la tornata e 
il Soderini si riserbo di presentare formale proposta del funerale, 
iscrivendola, come dicesi, all'ordine del giorno. Non facciamo altri 
commenti ad una di queste luttuose scene che 1'anticristianesimo of- 
ficiale del nostro secolo ha fruttato al mondo. In Roma poi, centro 
del Cristianesimo, la cosa e stridente. E poi ci dissero che Roma di- 
venterebbe Sede rispettala del Sommo Pontefice, e poi ci ripetono che 
la conciliazione e possibile. Ah che non e la questione sola d'un 
palmo di terra! In fatti, un' effemeride che va per la maggiore pote 
stampare in Roma che la proposta della Messa pe' defunti era uno 
sfruttare i disastri nazionali, ed era la gran parola lanciata dal Fer- 
rari in Campidoglio. Un altro foglio pure gridava: Chi vuole la Re- 
ligione, se la paghi ; quasi che non ci fossero mille cose che pochi 
vogliono e tutti pagano, p. es. la guerra d' Africa, vedere un Impe- 
ratore, eccetera. E la Riforma finalmente: In Campidoglio si sono 
udite le improntitudini dei Consiglieri clericali contro 1'unita ita- 
liana. E 1'improntitudine fu la proposta d'un funerale. Dal che si 
vede per la millesima volta che cosa intendano i liberali per patria. 
4. II 10 aprile si celebro in S. Maria del Popolo il solenne fune- 
rale del Principe di Farnese D. Agostino Chigi, giovane di 38 anni, 
che andato volontariamente in Africa incontro la morte nella battaglia 
di Abba Garima. In quella chiesa e la cappella gentilizia della eccel- 
lentissima Casa Chigi. La chiesa era tutta da cima a fondo sontuosa- 
mente parata a lutto. Nel centro, dall'alto della volta, sormontato da 
una corona da Principe, scendeva un ricco padiglione che faceva da 
baldacchino al catafalco circondato da innumerevoli ceri. Tutto attorno 
al catafalco erano disposte bellissime corone. La chiesa della Madonna 
del Popolo del resto e acconcissima a queste lugubri cerimonie, es- 
sendo ivi raccolte le piu belle tonibe del rinascimento, che vanti 
Roma, tombe in cui gli estinti sono distesi sulla bara in pace, espri- 
menti cosi il vero valore delle cose umane di fronte alia morte. II 
tempio era affollatissimo per ogni ordine di persone, nobili, borghesi 
e militari accorsi. Anche gli eminentissimi Macchi ed Hohenlohe assi- 
stevano da un coretto. D. Agostino Chigi apparteneva a quei pochi 
della nobilta romana che si sono piu o meno accostati alia Corte 
del Quirinale. Quindi tra le corone nel suo funerale notavasi una 
mandata dalla Regina. II giovane Principe pero era religioso, ed 




GONTBMPORANEA 363 

essendo a capo d'un istituto d'educazione aveva fatto quanto poteva 
per conservare in esso come maestre le Suore, e queste stesse non 
avevano che a lodarsi di lui. II Principe Agostino Chigi era nato ad 
Ariccia il 29 luglio 1858, e come primogenito dovea ereditare 1'alta 
carica di Maresciallo del Conclave, onde Papa Alessandro YII voile 
decorata la sua famiglia. Di lui si diceva quello che e avvenuto a 
D. Marcantonio Colonna, il quale si riaccosto al Yaticano: Lasciate 
che passi qualche anno ancora e vedrete che riprendera le tradizioni 
di casa sua. Ma la morte ha troncato la trama delle cose umane. 
5. DECRETI DELLE CONGKREGAZIONI ROMANE. 1. Intorno alle pro- 
cessioni del SS. Sacramento insieme colle imagini e reliquie di Santi. 
Fu interrogata la Congregazione de' Riti se, fuori della festa del Corpus 
Domini, sia lecito in onore di Maria Yergine e de' Santi recare in 
processione il SS. Sacramento, e se all'istesso tempo potessero recarsi 
nella stessa processione le imagini o reliquie de' Santi. E la Congre- 
gazione, colla data del 31 gennaio del 1896, ha risposto di si alia 
prima parte della dimanda (purch il tutto si faccia col consenso del 
Yescovo) e di no alia seconda, cioe quanto al recare insieme col Sa- 
cramento le imagini o reliquie di Santi (Acta S. Sedis, marzo 1896, 
p. 503). -- 2. Circa il canto di preghiere e d'inni in lingua volgare 
durante la Messa. Da Ozieri, in Sardegna, fu proposto il dubbio, se 
dai fedeli, durante la Messa, secondo un'antica usanza (da alcuni anni 
perd interrotta) potessero cantarsi in lingua volgare preci ed inni in 
onore de' Santi di cui celebrasi la festa. II Card. Aloisi-Masella, Pre- 
fetto de' Sacri Riti, ha risposto cosi il 31 gennaio 1896: Affermativa- 
inente nelle Messe private (sempre col consenso vescovile), e negati- 
vamente nelle Messe solenni ossia cantate, secondo 1'artic. 7 e '8 
del regolamento della musica sacra, non ostante qualsiasi altro de- 
creto precedente. (/w, p. 504). 3. Per la rinnovazione delle sta- 
zioni delle Via crucis . E no to come per mettere in una chiesa od 
altro luogo pio le stazioni della Via crucis si richiedano alcune for- 
malita, senza le quali ogni erezione e nulla, cioe : la deputazione del 
sacerdote che deve erigere le dette stazioni, il consenso del Yescovo 
o Prelato religioso e il consenso del Rettore delle chiese o luoghi pii, 
e tutte queste cose per iscritto e non altrimenti, sotto pena di nullita. 
Ora, & stato dimanda to alia Congregazione delle indulgenze : E egli 
necessario tutto cio, quando le stazioni dovessero rinnovarsi, quale 
ctte sia la ragione? II Card. Steinhuber, Prefetto della detta Congre- 
gazione, ha risposto, I'll gennaio del 1896, non esser necessarie tutte 
le menzionate formalita, bastando la benedizione d'un Sacerdote a cio 
deputato, anche solo a viva voce, come si deduce dalle parole della 
risposta (Anal, eccl., febr. 1896, p. 69). 4. Indulgenze a coloro che 



364 GRONAGA 

prendono parte ai pellegrinaggi promossi dalla Gioventu cattoliea ita- 
liana . Sono queste contenute in un Breve del Papa, concesso il 23 
marzo del 1896. Esse si ridueono a tre specie : primo, indulgen/a ple- 
naria a chi confessato e comunicato preghera per 1'intenzione del Pon- 
tefice nella chiesa che e scopo del pellegrinaggio ; secondo, due altre- 
simili indulgenze plenarie tra 1'anno (nelle feste dell'esaltazione ed 
invenzione della Croce) colle solite condizioni per coloro che reche- 
ranno sotto le vesti nel petto la croce ricevuta officialmente ne' detti 
pellegrinaggi ; terzo, indulgenza di duecento giorni a chi, recando la 
detta croce, recitera contrito un Pater, Ave e Gloria (non piu d'una. 
volta al giorno). 5. Elenco delle materie che studiansi nell'Univer- 
sitd teologica di Padova. Ai nostri lettori parlammo gia di questa Uni- 
versita. Ora ci piace pubblicare qui 1'elenco delle materie che sono* 
1'oggetto degli studii teologici, elenco determinate daU'eminentissimo 
Card. Mazzella, Prefetto della Congregazione degli studii. Esso pud- 
servir di norma a tutti i Seminarii e in generale per gli studii del 
clero. Bichiamiamo 1' attenzione specialmente sui corsi dLell'Apolo- 
getica sacra, dell' /storm eccksiastica e anche della Teologia pastorale, 

10 studio delle quali e necessarissimo a' nostri tempi. In quell'uni- 
versita dunque vi sono dieci cattedre di Teologia cosi distribute : 
/. Studii biblici (Introduzione, Ermeneutica, Archeologia, Esegesi, Lingua 
ebraica e greca); IL Teologia dommatica; III. Teologia morale; IV. Teo- 
logia pastorale; V. Diritto canonico e matrimoniale ; VI. Sacri Riti; 
VII. Sacra eloquenza; VIII. Storia ecclesiastica ; IX. Apologetica Sacra; 
X. Spiegazione della Somma di S. Tommaso (Anal, eccl., ivi, p. 72). 

6. APPUNTI STORICI. 1. Principi in Vaticano. II 4 aprile il S. Pa- 
dre riceve S. A. R. il Principe Enrico di Prussia accompagnato dalla 
Principessa sua consorte, dal Ministro di Prussia presso la S. Sede 

11 Conte Billow e da alcuni dell'Ambasciata. II giorno 7 il medesima 
S. P. riceve S. A. Imperiale il Principe Eugenio Eomanowski Duca 
di Leuchtemberg, accompagnato dal Ministro di Russia presso la Santa 
Sede, il sig. Alessandro Iswolsky. 2. A S. Croce in Gerusalemme* 
II venerdi santo la basilica di S. Croce in Gerusalemme in Roma fu 
scopo di un numeroso pellegrinaggio per venerarvi il legno della 
S. Croce, indetto come commemorazione dell'ottavo centenario della 
prima crociata. La processione di penitenza, ivi fatta la sera stessa r 
fu numerosissima. Precede va il lungo corteo la Croce, portata dal 
Principe Marcantonio Colonna, Duca di Marino, assistente al Soglio 
Pontificio, presidente del Comitato per 1' YIII centenario della prima 
crociata; intorno al presidente procedevano i componenti il comitato, 
tutti portanti un cero. Seguivano poi numerosissirae le associazioni 
cattoliche, rappresentate tutte da molti membri. Durante lo sfilare 
della processione si udirono frequenti grida di Viva la Croce /Anche 



CONTEMPORANEA 365 

la Regina Margherita si trovd presente al passaggio della processione. 
3. Te Deum in S. Pietro. Questo solenne Te Deum per 1'anniver- 
sario della incoronazione del Papa, e che dovea can tarsi il giorno 
stesso della notizia della disfatta di Abba Garima, per un delicate 
sentirnento fu trasferito e cantato il 12 aprile. Esso fu cantato a voce 
cli popolo e riusci assai solenne, assistendovi un circa ottomila per- 
sone, non ostante un dirottissimo temporale che imperverso nelle ore 
pomeridiane sulla citta. 

II. 
COSE ITALIANS 

1. Combattimento a Mocram e a Tucruf contro i Dervisci : una piccola 
vittoria seguita da una sconfitta. 2. Nomina d'un Commissario re- 
gie per la Sicilia. 3. Convegno delPImperatore di Germania col Re 
Umberto a Venezia. 4. Monumento al Duca di Galliera in Geneva. 
5. Appunti storici. 

1. Non s' era ancora spenta 1' eco della battaglia di Adua contro 
gli Abissini, ed ecco ai primi d' aprile giunger notizie d' una nuova 
battaglia, non contro gli Abissini, ma contro i nemici occidentali del- 
1' Eritrea, cioe i Dervisci; ma anche questa, tutto sommato, e stata 
disgraziatamente perduta. Non sappiamo se ne saranno contenti i cosi 
detti guerrafondai. Yogliono la guerra, e non sanno vincere. Narriamo 
brevemente il fatto. Ogni mese giunge a Kassala e ne riparte una 
grossa carovana pel rifornimento di viveri e munizioni. Or questa 
volta, atteso il movimento dei Dervisci attornianti Kassala (altri ne- 
mici che si sono creati i nostri padroni, togliendo loro quella citta) 
era stato dato ordine al Colonnello Stevani di proteggere contro i 
detti nemici 1' uscita della carovana. E il 2 aprile in fatti, occupate 
le alture del monte Mocram da un battaglione d' indigeni, questi ven- 
nero assaliti da circa cinquemila Dervisci, sotto il comando degli 
Emiri Nurangara e Ahmed Fedil. Lo Stevani, conosciuto lo scontro, 
usci subito all'aiuto del battaglione, e sorprese il nemico che aggre- 
diva, mettendolo in fuga verso Tucruf, ne' suoi trinceramenti. Cosi la 
carovana pote agevolinente proseguire la sua via. Nel combattimento 
che durd quattro ore, cioe dalle 5 alle 9, le perdite dell' esercito co- 
loniale furono di un centinaio tra morti e feriti, tutti indigeni, oltre 
due ufficiali italiani, solamente feriti. E questo primo fatto d'arme fu 
certamente favorevole al Colonnello italiano; ma non cosi quello del 
giorno seguente. II giorno appresso, dunque, il 3 aprile (reso forse 
troppo fiducioso dell' esito fortunato del di innanzi) egli voile tentare 
1'offensiva. Usci to quindi lo Stevani nuovamente da Kassala, si diresse 
contro le boscaglie e i trinceramenti de' Dervisci a Tucruf. E fu un 



366 GRONAGA 

solenne errore ; perche i Dervisci, stando nel loro terreno e nelle 
loro trincee, respinsero vittoriosamente le milizie del Colonnello ita- 
liano, obbligandolo a ritornare a Kassala, dopo aver lasciato sul campo 
una diecina di ufficiali italiani, tra morti e feriti, e circa trecento 
Ascari. Nello scontro, il Colonnello italiano aveva ai suoi ordini 2500 
fucili con quattro cannoni, e i Dervisci 5000 fucili e 600 cavalieri. 
II Generale Baldissera, informato di questi fatti, richiamo subito la 
colonna Stevani ad Agordat, a oltre 100 chilometri di qua da Kassala. 
L'ordine repentino prova che il Generale in capo non era dell'avviso 
di dover assaltare il nemico. G-li ufficiali italiani morti nel combat- 
timento di Tucruf sono quattro : Umb&rto Partini, romano ; Augusto 
Benetti di Massa ; Giuseppe Stella di Triora (San Remo) ; Gaetano di 
Salvio di Maddaloni (Caserta). Pochi giorni dopo pero (ignorasi il 
perche) i Dervisci abbandonarono spontaneamente quelle trincee, che 
furono incendiate dagl' Italiani Ed ecco altre vittime sacrificate 
non si sa a qual bene ; poiche Kassala e in una regione infelicissima, 
circondata da deserti stenninati o da montagne aride e rocciose. A 
meglio illustrare quel che diciamo, ricordiamo al lettore due cose : 
primo, che Kassala fu occupata dal Baratieri, quando, ritornato alia 
colonia dopo la vittoria dell'Arimondi ad Agordat, voile far qualche 
cosa per offuscare la gloria del subalterno (Civ. Gait., fasc. 1060, 
pag. 493) ; secondo, che essa costa all' Italia un milione e inezzo di 
lire all' anno in tempo di pace. 

2. Le cause, che produssero in Sicilia i moti d' insubordinazione 
di due anni fa, sono rimaste, pur troppo, piu o meno, quali erano 
allora. II Crispi, uomo che ama piuttosto fare sfoggio di se che' ri- 
niediare coll'occulto e paziente studio ai mali, mando bene soldati a 
domare col piombo le affamate popolazioni cacciando in galera i cosi 
detti capi del movimento; ma la mala pianta degli abusi, delle in- 
giustizie e delle camorre municipal! era rimasta come prima. Ora il 
nuovo Capo del Governo, il March. Di Rudini, dopo aver ottenuto 
dal Re 1'amnistia ai condannati, ha volto 1'animo a sradicare, quanto 
e possibile, i detti abusi, per mezzo d'una saggia amministrazione. E 
siccome gran parte delle ingiustizie, onde si soffre in Sicilia, proviene 
dalla scarsa informazione che si ha dal Governo centrale di Roma e 
dalle lentezze secretariesche, egli ha ottenuto dal Re la nomina d'un 
Commissario regio per tutta la Sicilia, per lo spazio di un anno, 
affinche possa presiedere alle desiderate riforme. Tal Commissario sa- 
rebbe una specie di Ministro di Stato, dipendente dal Ministro del- 
1' interne ; a lui, in fatti, sono devolute tutte le attribuzioni de' varii 
Ministri. A questa carica fu nominato il Conte Gio. Codronehi } nato 
ad Imola nel 1841. Egli e stato gia Prefetto di Napoli e di Milano, 
ed e Senatore del regno. La nomina del Codronchi a Commissario 



CONTEMPORANEA 367 

civile e a Ministro segretario di Stato senza portafoglio e del 5 aprile. 
Eccetto gli avversarii del presente Ministero, tutti, generalmente, lo- 
dano, come saggio, 1'atto del Governo, e certo esso e qualche cosa 
di meglio, a sanare la piaga, di quello che fosse lo sfarzo teatrale 
dello stato d'assedio, le palle di piombo e le pistole de' carabinieri. 
Eppure, a sentire gli amici del Crispi, pare che la nomina del Com- 
missario civile in Sicilia sia, ne piu ne meno, che scindere la Sicilia 
dall' Italia e il divenire dell'isola una nuova Irlanda. La sede del 
Commissario e a Palermo. L'articolo 4 del regio decreto dara ai let- 
tori una qualche idea dell'opera salutare che intraprendera il Com- 
missario. Esso e di questo tenore. 

Art. 4. E data facolta al regio Commissario di ordinare ispezioni in 
tutti gli uffici amministrativi e politici delle dette province. Egli prov- 
vedera a una revisione straurdinaria dei bilanci provincial! e comunali, 
affinche le spese tutte, comprese le obbligatorie, siano proporzionate alle 
forze contributive delle province e dei comuni. Dovra. inoltre, a fine di 
assicurare un'equa ripartizione dei tributi locali, rivedere i regolamenti 
provincial! relativi ai tributi stessi di tariffs dei dazi addizionali e comunali 
e i ruoli delle imposte comunali. La revisione dei bilanci, delle tariffe e 
dei regolamenti suddetti e la compilazione dei ruoli potranno essere affidate 
a commission! speciali, scelte nei modi che il R. Commissario stimerk piu 
opportuni, secondo le varie esigenze locali. Le decision! di tali commission! 
earanno definitive. 

3. II giro attorno alle costiere d'ltalia, fatto dall'Imperatore e dal- 
1'Imperatrice di Germania suWBbhemxdUern, come gia dicemmo, ebbe 
termine a Yenezia, la quale per un paio di giorni fe' le veci di ca- 
pitale del regno, essendo ivi convenuto il Re Umberto e la Regina Mar- 
gherita ad accogliere i Sovrani di Germania. Una vaga voce s'era sparsa 
che il convegno si farebbe a Roma; ma non fu vero. Roma e citta 
assai incommoda a tali cerimonie. L'Imperatore qui avrebbe dovuto vi- 
sitare il Papa, e per visitare il Papa gli faceva d'uopo uscire dalla Corte 
del Re, andare al palazzo del suo Ambasciatore (che e quasi tornare 
al suo paese), ivi spogliarsi e rivestirsi e, cambiato di tutto punto, muo- 
vere al Yaticano su una carrozza fatta venir dal suo paese. Tutto cid, 
a dir vero, non pud garbare a tutti. Quindi pel convegno si scelse Ye- 
nezia, gia capitale augusta della gloriosa Repubblica veneta. II Re e la 
Regina giunsero il 10 aprile ; ed i Sovrani di Germania approdarono il 
giorno appresso, ricevuti a gala dal Re, dalla Regina, dal Principe 
di Napoli e da una folia immensa accorsa ad uno spettacolo sempre 
bello e divertente. II convegno duro un giorno e mezzo, ossia dal po- 
meriggio dell' 11 fino al 12 a sera, che fu domenica; poiche la mat- 
tina del 13 Guglielmo di Germania prese la via di Yienna, per visi- 
tare I'lmperator d'Austria Francesco II. Quanto al significato di questo 
convegno de' due Sovrani a Yenezia, eccetto che si voglia congettu- 



368 CRONAGA 

rare da semplici probabilita, non si pud nulla consegnare alia storia. 
Al pranzo di gala, la sera del 12, mancarono anche i brindisi, soliti 
a farsi tra Sovrani. Ma dope la recente sconfitta dell'esercito italiano 
in Africa che dire, se non rievocare tristi memorie ? Un significato 
pero sembra certo da parte dell'Imperatore, 1'assicurare 1'Italia legale 
della sua protezione anche dopo la patita disdetta africana. Quanto a 
cio che riguarda la triplice alleanza, probabilmente G-uglielmo, o meglio 
i suoi Ministri, avranno preso nota di quello che avranno veduto e 
udito, per farsene pro a suo tempo. Due cose pero non sonp da tra- 
sandare. Primo, che col Re Umberto eranvi tre Ministri italiani : il 
Di Rudini, il Caetani e il Brin e con loro I'Ambasciatore italiano a 
Berlino; con Guglielino v'erano il suo Ambasciatore a Vienna e quello 
di Roma. Secondo, che durante il colloquio di Yenezia il gran Can- 
celliere deH'impero germanico, il Principe Hohenlohe, era a Parigi, 
e che parti subito per Yienna, ove fu presente all'altro convegno 
del suo Imperatore con Francesco II. 

4. II giorno 12 aprile, la citta di Genova assisteva riconoscente 
allo scoprirsi del monumento ch'ella aveva innalzato al suo insigne 
concittadino e benefattore, RaffaeleDe Ferrari, Duca di Galliera. E ben 
lo meritava; che la munificenza del Duca di Galliera verso la sua 
citta nativa fu piu che regale, avendo egli dato venti milioni di lire 
per 1' ampliamento del porto, avendo fatto costruire case per gli 
operai, tre ospedali magnifici con ricche dotazioni, e avendo regalato 
alia citta due pinacoteche e fatti altri insigni benefici. E siccome la 
piu insigne delle beneficenze fu 1' ingrandimento del porto, appunto 
su d'un altura che guarda il porto rinnovato fu posto il monumento. 
Esso, per espressa volonta della Duchessa, dovette esser simbolico. 
L'artista n'e stato il Senator Monteverde e il gruppo allegorico e stato 
fuso qui in Roma nello stabilimento Nelli all'Ospizio di S. Michele. 
E un gruppo colossale di cinque metri d'altezza composto di tre fi- 
gure distinte, rappresentanti la Munifieenza, il Genio della naviga- 
.gazione ed il Commercio. La Munificenza, personificata in una gagliarda 
matrona, sostiene con la sinistra una patera ricolma di monete, posa 
la destra sulla spalla del Genio, vivace giovinetto alato che segna al 
Commercio, chino ai piedi della Munificenza, la via del mare. Nella 
parte anteriore del monumento e un medaglione colla figura del Duca 
di Galliera ; negli specchi di levante e di ponente leggonsi queste due 
iscrizioni, dettate da Anton Giulio Barrili. Ecco la prima : Al Citta 
dino insigne Che il porto di nuove, utili membra dotato Crebbe con 
le opere ardite sui ftutti La sua Genova Consacra il ricordo so- 
l-enne Per che pari alia fama del benefizio Resti memoria tra gli 
uomini Della riconoscenza materna MDCCCXCVL La seconda e 
di questo tenore : Al mare amico Onde il patrio commercio ebbe vita 



CONTEMPORANEA 369 

e fortuna Intese eon sollecito cuore La vasta vmnificenza 
Di Raff'aele De Ferrari Duca di Galliera Prineijje di Lucedio 
Ascoltando il genio felice Super undo i celebri esempi degli avi. 
Raffaele De Ferrari nacque a Geneva il 6 luglio 1803, e nel 1828 
sppso la Marchesa Maria Brignole Sale. Nel 1838 compro da Oscar, 
Re di Svezia e Norvegia, tutti i fondi che costituiscono il Ducato di 
Galliera nel Bolognese donde ebbe il titolo di Duca, e nel 1875 Vittorio 
Emanuele gli confer! il titolo di Principe di Lucedio. 

5. APPUNTI STORICI. 1. Morte cristiana del prof. Semmola. II 
Seinmola, uno de' piu rinomati medici che vanti 1' Italia, prima 
deputato e quindi senatore del regno d'ltalia, e morto in Napoli, 
confortato da tutti i Sacramenti della Chiesa. E questi furono da 
lui ricevuti con lucidita di mente, con quella fede che succhio col 
latte materno, e con quella piena coscienza di se, onde pote adem- 
piere a tutte le prescrizioni della Chiesa, ritrattando qualsiasi er- 
rore e pubblica colpa commessa, specialmente per 1'ufficio di de- 
putato e senatore. 2. Uno scandalo ed un buon esempio. E nota 
oramai a tutti la scomunica inflitta dal S. Offizio contro il Sac. Mi- 
raglia. Non ha guari, Piacenza dovette assistere ad un altro scandalo, 
essendosi celebrati onori funebri nella cosi detta cappella del Mira- 
glia alia salma del giovane Emilio Ghittoni, alia qual cerimonia pre- 
ae ro parte un migliaio di persone. Un tal sacerdote, Francesco Ne- 
groni, che s'era dichiarato indipendente dal suo Yescovo di Lodi, uf- 
ficiava in cotta col Miraglia. II Circolo Savonarola recava il gonfalone 
colle parole : Amore, Lavoro, Armonia. Predichiamo Gesu Crocifisso. 
Ora il Cittadino di Lodi ci da la lieta notizia del ravvedimento del 
sacerdote Negroni. Speriamo che il maestro segua 1'esempio del di- 
scepolo, il quale ha scritto quanto segue : 

II sottoscritto, riflettendo allo scandalo dato pubblicamente col procla- 
marsi indipendente dal legittimo suo Vescovo e coll'assistere col sacerdote 
Paolo Miraglia ad un funerale in Piacenza, pentito, liberamente dichiara 
che da ora innanzi adempira le promesse fatte nella S. Ordinazione di ri- 
verenza e di obbedienza al proprio Vescovo e non avra piu relazione di 
aorta col sacerdote Paolo Miraglia, ne coi di lui aderenti e procurera col- 
1'aiuto di Dio di edificare i fedeli come si conviene a Sacerdote, memore 
di sua vocazione santa. Questa mia dichiarazione sia pur fatta pubblicare 
dalla Curia vescovile e valga pure come ringraziamento a tanti attestati 
di fraterna carita ricevuti in questi giorni da' miei confratelli Sacerdoti che 
scongiuro mi raccomandino al Signore. Lodi, 9 aprile 1896. fir. Sacer- 
dote FRANCESCO MARIA NEGRONI. 



Serie XVI, vol. VI, fasc. 1101. 21 25 aprile 1896. 



370 CRONACA 

III. 

COSE STRANIERE 

FRANC IA (Nostra Corrispondenza). 1. La Francia, 1'Inghilterra e la Ger- 
mania; rinunzia del sig. Berthelot. 2. La tassa sulla rendita, 1'agri- 
coltura e la quistione sociale. 3. II conflitto del poteri, la Camera, 
il Ministero e il Presidente contro il Senate. 4. II XIV centenario 
del Battesimo di Clodoveo. 

1. Un uomo di Stato disse gia dopo il 1871: Non c'e piu Eu- 
ropa. > Ma gli avvenimenti che poscia accaddero gli hanno dato la piu 
solenne disdetta. Parecchi degli Stati principali si collegarono per 
un'azione comune, che fu appro vata pressoche dall'Europa intera. II 
sentimento della solidarieta, dei comuni interessi da tutelare, sopra- 
visse a tutti gli urti, e riuni i nemici d'ima volta nello stesso 
gruppo, al medesimo intento di operare di comune accordo. Inoltre la 
causa dell'Europa e siffattamente comune, che gli avvenimenti nelle 
altre parti del mondo recano sempre eguale effetto su tutti gli Stati 
Europei. Chi avrebbe mai creduto che un paese qual e 1'Abissinia po- 
tesse mettere in moto 1'Europa intera? La mala ventura degl'Italiani 
in Abissinia, le e cagione d'interiori difficolta; in Francia si crede 
ad una rottura della triplice alleanza : 1'imperatore Gruglielmo si fa 
sollecito di mandare in dileguo, col suo contegno risoluto, qualsiasi 
speranza di tal fatta: 1'Inghilterra avvisa di potersi giovare del mo- 
mento per ispingere le sue milizie nell'Egitto verso il mezzodi al ri- 
conquisto delle terre perdu te in passato, ed infrenare Madisti e Der- 
visci, i quali sono ad un tempo nemici pericolosi per gl'Italiani, per 
gli Abissini, e pei cristiani in generale. Si sarebbe potuto credere ad 
un accordo fra le tre Potenze contro il comune nemico; la Francia 
non avrebbe mai pensato ad osteggiare gl'indiretti sussidii dati al- 
1'Italia dall'Inghilterra ; ma 1'Inghilterra si e fitto in capo di far pa- 
gare la spedizione di Dongola dall'erario egiziano sindacato dalla Com- 
missione del debito, la cui porzione maggiore e in mano di creditor! 
francesi. La Francia dunque ha fatto le sue proteste contro siffatta 
uso del denaro egiziano, e la Russia ha seguito il suo esempio; ma 
le Potenze della Triplice hanno dato ragione all' Inghilterra. La 
pro testa delle due Potenze amiche non avra dunque conseguenze im- 
mediate, perche neppure la Francia ebbe mai in pensiero di contrap- 
porsi a viva forza all'Inghil terra. Noi portiamo adesso .la pena del- 
1'errore commesso nel 1882, quando, atteso la discordia dei partiti, 
non ci potemmo risolvere di prender parte alia occupazione dell'Egitto. 
L'odierna impresa delPInghilterra contro Dongola, eccetera, torneraforse 
giovevole all'Egitto ; ad ogni modo la spedizione accresce la potenza 



CONTEMPORANEA 371 

dell'Inghilterra in Egitto e intende a prolungare la sua occupazione, 
-centre cui la Francia ha protestato sempre. Di tal guisa essa tiene 
in serbo i suoi diritti per fino a quel giorno che sara dato di farli 
valere in piu efficace maniera. Molto assennatamente il Gaulois dice a 
-questo proposito : II vizio radicale della nostra diplomazia, in que- 
st'ora, e il tener di mira due scopi che non si possono conciliare, ten- 
tennando fra 1'uno e 1'altro ; noi vogliamo rivendicare PAlsazia-Lorena, 
e vogliamo porre un termine alia occupazione dell 'Egitto da parte del- 
l'Inghilterra : cosi ci troviamo fra due scogli, non risolvendoci a sce- 
gliere fra queste due politiche. Teniarno di mira un solo nemico, 
scegliendolo bene, e conserviamo religiosamente la nostra grande arnica, 
la Russia. Sono parole d'oro. Le persone assennate in Francia sono 
tutte del medesimo avviso, ma tutte sono altresi predominate dall'av- 
versione a qualsiasi atto che anche da lungi potesse aver 1'aria di una 
rinunzia all'Alsazia-Lorena. Ora qualsivoglia accordo colla Germania, 
secondoche si reputa dai piu, involge seco una tacita rinunzia; e 
non c'e chi voglia rischiare di pigliarsi la taccia di traditore per aver 
consentito ad un accordo, sia pure coi piu leali intendimenti. Allorche 
1'imperatore GKiglielmo mandd quel celebre telegramma al presidente 
Kriiger, 1'occasione porgevasi propizia : il Transvaal era una Repub- 
Wica che si difendeva da un'abbominevole aggressione; sarebbe stato 
cosa naturalissima che la Francia repubblicana affermasse del pari con 
un atto palese la sua simpatia verso quella piccola Repubblica. Ma il 
Governo schieravasi per cosi dire dalla parte dell'Inghilterra, conchiu- 
dendo la convenzione che a questa da la parte del leone nel Siam. 
II prestigio dell'Inghilterra si scrolld di dosso quel colpo, ed oggi ci 
rimerita coll'abbarbicarsi vieppiu nell 'Egitto, senza badare alle nostre 
proteste. Ma certamente essa avrebbe riflettuto due volte prima di con- 
dursi cosi, se la Germania si fosse associata alia pro testa della Francia 
e della Russia. In questa occasione siam venuti a conoscere che 1'al- 
leanza della Russia, per quanto sia preziosa, non e bastevole a far 
ricuperare alia Francia la sua condizione in Egitto e nel Mediterraneo. 
Altri appoggi ne farebbero d'uopo, forse il concorso operoso delle altre 
Potenze rnediterranee ; il quale potra per avventura conseguirsi me- 
diante alcuni compensi che farebbero diventare il Mediterraneo do- 
minio delle Potenze latine guidate dalla Francia. In quanto al riac- 
quisto dell'Alsazia-Lorena, non c'e finora nessuna Potenza, ne manco 
la Russia, che ci lasci sperare il suo concorso. Farebbe mestieri d'un 
altro aggruppamento delle Potenze, di un complesso di circostanze 
propizie, perche le cose andassero altramente. Ma per ora nulla di 
somigliante si prevede. 

La logica della condizione presente ci obbliga pertanto a scegliere 
fra 1'Egitto e 1'Alsazia-Lorena, di cercare di sciogliere una di queste 



372 GRONAGA 

due quistioni nazionali, riserbando 1'altra pel future. Bisogna imparare 
dai nemici : Bismarck va debitore de' suoi straordinarii success! in gran 
parte alia sua accortezza nell' accingersi unicamente a risolvere una 
questione sola. Ma in qualsiasi stadio della quistione, massimo interesse 
della Francia sarebbe quello di favorire in tutti i modi possibili lo 
estendersi del Cristianesimo nell'Africa, ed in peculiar maniera il ri- 
torno del re Menelik e dell'Abissinia alia cattolica unita. La prote- 
stante Inghilterra non si adopera in veruna guisa a pro del cattoli- 
cismo ; ma dacche essa occupa 1'Egitto, la Chiesa cattolica vi risorge 
e progredisce : ne e prova il ritorno de' Copti. La mala riescita della 
nostra politica in Egitto e stata cagione della rinunzia del sig. Ber- 
thelot all' uffizio di ministro degli affari esteri, il 27 marzo teste pas- 
sato. II Berthelot, in fin de' conti, e la vittima, il capro espiatorio, 
perche tutti gli atti rilevanti della politica estera furono deliberati 
dal Consiglio de' ministri. L' intero Gabinetto e dunque responsabile, 
ma se la cava gittando a mare il Berthelot. Intanto, ai 2 del cor- 
rente aprile, la Camera gli concesse un voto di fiducia, dopoche il 
sig. Bourgeois, che assunse gia il ministero degli affari esteri, ebbe 
letto una dichiarazione che diceva in sentenza cosi : La condizione 
dell' Inghilterra in Egitto e una condizione di fatto. L'Egitto forma 
parte integrante dell' Impero ottomano, giusta la garanzia dell 'art. 7 
del trattato di Parigi. D' allora in poi tutte le dispute riguardanti 
questo Impero e 1' Egitto sono dispute internazionali. L' intervento 
dell' Inghilterra nel 1882 non essendo ratificato ne dalle potenze ne 
dal Sultano, fu cagione di un disagio, ond' e afflitta 1' Europa intera. 
La spedizione di Dongola ripete questo incidente ed i suoi spiacevoli 
effetti. II Governo francese pro testa che la Cassa di riserva del de- 
bito egiziano & proprieta comune di tutti i creditori dell' Egitto, e 
che e necessario sia unanime la Commissione per dare facolta di 
levarne danaro. II suo Commissario si e ritirato col Commissario della 
Russia. Cosi la quistione e riserbata ad ulteriore disamina da parte 
delle potenze. La spedizione di Dongola crea un pericolo per tutti gli 
stabilimenti europei dell' Africa, inasprendo il fanatismo dei Madisti. 
Essa intende a modificare il carattere provvisorio della occupazione 
inglese. Gl' impegni iteratamente presi dall' Inghilterra di ritrarsi 
dall' Egitto non possono differirsi sine die. La spedizione sarebbe un 
pretesto a rendere perpetua e piu said a la occupazione inglese. In 
questa condizione di cose il Governo della Repubblica correva debito 
di non lasciare che la prescrizione si compisse. Pud star sicura la 
Camera che esso non venne meno a questo suo dovere. II Governo 
russo, col quale non fu mai piu stretto e piu cordiale 1' accordo (qui 
scoppiano applausi furibondi specialmente dall' estrema sinistra, cui 
sta a cuore di provare che il suo regno non ha rotto le . alleanze) , 



GONTEMPORANEA 373 

udire lo stesso linguaggio, e continue con noi, per le medesime 
vie, a tutelare la medesima causa. Sta benissimo ; il future e te- 
nuto in serbo, benche, per adesso, non abbiasi speranza alcuna di far 
sgomberare 1'Inghilterra. 

2. Dopo cinque giorni di appassionato discussioni, nella tornata 
de' 26 di marzo, che duro per otto ore e mezzo, la Camera approvd 
una deliberazione favorevole alia tassa sulla rendita, ma pero riser- 
bando la principale quistione, come cioe si avesse a ripartire quella 
tassa. La Commissione deve mettersi d' accordo col Governo per deci- 
dere se debbasi obbligare i contribuenti a denunziare le proprie ren- 
dite, ovvero se saranno tassate d'ufficio. Dunque nulla e fatto ancora, 
poiche fu scelto il detto ordine del giorno per non potersi mettere 
d' accordo Governo e Camera su questo punto capitale. La tassa pro- 
gressiva di certo sulla rendita e dunque tuttora assai lontana. L' ar- 
gomento precipuo del sig. Jaures, caporione de' socialisti, e stato 
questo : che in 32,000 casi sopra 36,000 la tassa personale-mobiliare, 
con la tassa delle porte e finestre, non e altro che una tassa mascherata 
sulla rendita, che la deve sostituire. II sig. Leone Say paventa un 
altro argomento del sig. Jaures : i socialisti vogliono che il contri- 
butore sia messo a fronte a fronte dello Stato, gli apra il suo scrigno 
ed il suo cuore. La funesta mania dell' accentramento sara cosi 
maggiormente rafforzata. II sig. Meline pose in riHevo che la tassa 
progressiva di ente sulla rendita fara di venire ancor piu gravi le 
condizioni presenti dell' agricoltura, la quale a quest' ora paga di 
tasse il 30 per cento della sua produzione, laddove 1' industria ed 
il commercio pagano solo 1' 11 per cento sui loro proventi. 

II sig. Doumer, ministro per le finanze, ha fornito una statistica 
interessante : secondo il suo disegno, la tassa sulla rendita aumentera 
la quota parte di Parigi di 40 milioni (dovendo la tassa produrre in 
complesso 150 o 160 milioni ; altri dieci dipartimenti, ove sono grandi 
citta, avranno del pari un aumento di gravame, ma tutti gli altri 
dipartimenti ne saranno disgravati ; p. es. 1'Ain del 26 per cento, le 
Alte Alpi del 51, le Basse Alpi dell'82, 1'Aveyron del 46, il Cantal 
del 37, la Correze del 45, la Charente del 35, le Coste del Nord del 45, 
la Creuse del 53 per cento. In un Comune del dipartimento del- 
1'Aisne sopra 102 persone che pagano la tassa personale-mobiliare e 
delle porte e finestre, soltanto 15 pagheranno la tassa sulla rendita, 
tutte le altre ne saranno esenti ; nella Bordogna sopra 127 contri- 
butori di un tal Comune, soltanto rimarranno 5 per la tassa sulla 
rendita ; in un Comune del Tarn e Garonna, ne restano 2 sopra 118, 
e via diccndo. Dunque v'erano ragioni gravi che peroravano pel dise- 
gno ministeriale, se fosse possibile trovare un modo di ripartizione 
equa, e specialmente per nulla inquisitoria, della tassa sulla rendita ; 



374 CRONACA 

perche in Francia si ha la massima avversione a veder sciorinare in 
pubblico la propria condizione patrimoniale : tanto piu che i socia- 
list! proclamano alto la loro intenzione di giovarsi della tassa pro- 
gressiva per agguagliare fra loro i patrimonii ; cioe saccheggiare i ricchi. 
La lista dei tassati guiderebbe la lista di proscrizione, e realmente ha 
fatto vedere che specialmente i grossi patrimonii sono quelli che si 
sottraggono alia tassa sulla rendita. II disgravio dell'agricoltura e di 
somma necessita, se vuolsi cessare 1' impoverimento delle nostre cam- 
pagne, i cui abitatori vanno emigrando sempre piu verso le maggiori 
citta, ove si accunmla la ricchezza del paese. Sugli 817 milioni di 
tasse di registro (sulle compere e sulle successioni ereditarie) riscosse 
in Francia, ben 306 milioni furono somministrati dal dipartimento 
della Senna, che per tale maniera rappresenta piu della terza parte 
della ricchezza della Francia, benche poi non contenga in se neppure 
la decima parte della sua popolazione. II patrimonio dell' intera Fran- 
cia si e stimato dai 200 a 220 miliardi: ora, nel 1895 la borsa di 
Parigi ha raggiunto in contratti i 131 miliardi ! Aggiungendovi poi 
quelli delle altre borse, come anche il movimento d'affari delle ban- 
che e del commercio, si ascendera certamente all'enorme somma di 400 
miliardi, se non anche di piu. Da che torna chiaro che la borsa, la banca 
ed il commercio fanno trapassare in altre mani due volte tutti gli 
anni il patrimonio del paese ! Si notera soprattutto 1'onnipotenza del 
capitale, dei valori mobili, rappresenta ti dalla borsa e dalla banca, 
appetto dell'agricoltura, della possidenza fondiaria, e del traffico delle 
merci. La nostra produzione agricola e industriale non arriva ai 20 
miliardi 1'anno, poiche la rendita di tutti i Francesi non e riputata 
maggiore di questa somma. L'agricoltura non pud schermirsi da questa 
onnipotenza del capitale mobile. Oberata di tasse e di balzelli, i fondi 
indispensabili a migliorare la sua coltura le vengono sottratti di mano 
in mano che si vengono formando, per andare ad accrescere vigore 
al capitale mobile. E sui 20 miliardi di rendita ne paghiamo piu di 
4 in balzelli allo Stato ed ai Oomuni, val dire sopra un quinto. Un 
alto impiegato a Parigi, che ha 20,000 franchi tra stipendio e rendita, 
il sig. Baurin-Gressier, ha messo in sodo che il 23 o 25 per cento 
delle sue spese e assorbito dalle tasse. Egli ha ripartito tutte le sue 
spese in 120 categorie per essere in grado di precisare la porzione 
che si piglia il fisco in ogni cosa comperata, in ogni spesa fatta da 
lui. Altri economisti sono pervenuti allo stesso risultamento : niet- 
tendo a parallelo la produzione agricola e industriale della Francia 
con le tasse e coi balzelli hanno riscontrato che la porzione dello Stato 
e dei Comuni era prossima ad un quarto della somma della rendita 
della nazione ; e questa porzione va crescendo tuttavia ! E poi si 
fanno gli stupori che tanti e tanti si gettino sopra le casse pubbliche 






CONTEMPORANEA 375 

e che i socialist! bramino di farvi entrare tutt' intera la rendita del 
paese per poterla saccheggiare a lor talento? La quistione sociale, il 
socialismo si assommano, pel rispetto materiale, nell' assorbimento 
del patrimonio pubblico da parte dello Stato, della borsa e dell'alta 
banca. 

3. Non giova dissimularselo, siamo in una condizione abbastanza 
rivoluzionaria la quale sempre prende le mosse dagli affari di aggio- 
taggio e di corruzione. Uno dei piu lerci affari di cotal genere fu la 
formazione della Societa delle ferrovie meridional!, fatta dal troppo 
celebre barone Keinach, coadiuvato da molti uomini politici, quali 
il Rouvier, Giulio Roche, Alberto Grevy, da venti a trenta insieme. 
L'azione giudiziale contro gl' imprenditori dei lavori, Felice Martin, 
Robin ed altri, dovea di necessita far capo ad una assohizione, es- 
sendosi ben guardati i giudici istruttori dalPestendere le loro in- 
quisizioni sui veri colpevoli, che istituirono 1'impresa. Un'altra in- 
chiesta sui fatti e sulle geste del Reinach e socii si faceva inevi- 
tabile : ne fu incaricato il giudice sig. Rempler. Se non che, d'un 
subito, il ministro per la giustizia sig..Ricard, conculcando ogni norma 
ed ogni legge, sostitui al sig. Rempler un altro giudice, che fu il 
sig. Poittevin. II senate senti sdegno di questo abuso di autorita, di 
questa ingerenza arbitraria del Governo nelle cose della Giustizia, 
e I'll febbraio, dopo una discussione a fondo, come si dice adesso, 
decreto con 261 voti, contro 62 oppositori, un biasimo al Governo. II 
Ministero fu pronto a dichiarare che un voto di sfiducia del Senato 
non contava nulla, e ch'egli non avea ragione alcuna di ritrarsi. 
Eppure 1'articolo 6 della Costituzione dei 25 febbraio 1875 dice chia- 
ramente : I ministri sono responsabili in solido innanzi alle Camere 
della politica generale del Governo, e individualmente ciascuno dei 
proprii atti. E fuori di quistione che il TO to del Senato deve avere 
lo stesso effetto di un voto della Camera. Questa aveva dato un voto 
di fiducia al Ministero trattandosi della medesima quistione. II voto 
del Senato valse a scatenare le furie dei radicali e dei socialisti. II 
viaggio del Presidente della Repubblica dai 28 di febbraio a' 9 di 
marzo, a Lione, Aries, Nizza, Tarascona, Marsiglia porsero loro molte 
occasioni a manifestare ostilita piazzaiuole contro il Senato. Da per 
tutto, persino nei palazzi municipal!, il Presidente fu accolto dalle 
grida di abbasso il Senato, viva il Ministero ! E le autorita lascia- 
rono correre a tal segno, che vengono accusate di complicita nella 
faccenda. A Marsiglia, il prefetto sig. Detfes, asseverava al sig. Fe- 
lice Faure : La nostra devozione e tutta per coloro che si felice- 
mente sceglieste per affldar loro la direzione della cosa pubblica. > 
E necessario ammettere che il Presidente abbia tollerato queste ma- 
nifestazioni incostituzionali, perche le approvava. Ad ogni modo, e 



376 GRONACA 

molto grave che in questa dissensione fra il Senate e la Camera il 
Presidente si sia rnesso dalla parte di questa, anziche obbligare il 
Ministero a ricondurre il buon accordo fra le due Camere. Questa 
dissensione fu aggravata, a proposito delle faccende dell' Egitto. II 
31 marzo il sig. Bourgeois, che aveva di poc'anzi assunto il porta- 
fogli degli affari esteri, dichiarava al Senato che, di fronte all'estero, 
gli faceva mestieri f'appoggio di entrambe le Camere, per avere e il 
prestigio e 1'autorita necessarii all'uopo. II Senato rinunzio dunque 
a discutere una interpellanza sull' Egitto, per non indebolire il Mi- 
nistero di fronte all'estero. Le gazzette ministerial! furono sollecite 
d' interpretare questa deliberazione, dettata dal patriottismo, quale un 
voto di fiducia, un'adesione cioe alia politica del Ministero, sorretto dai 
socialisti e dai radicali. Laonde il Senato ripropose le sue interpellanze 
add! 3 aprile (venerdi santo), per infliggere un biasirao al Ministero. 
Ma questo, facendo destramente valere 1'accordo con la Russia, che 
aveva protestato anch'essa contro 1' impiego dei fondi della Cassa del 
Debito egiziano nella spedizione di Dongola, fin dal giorno innanzi 
si era procacciato dalla Camera ^un voto di fiducia. Dopo il voto del 
Senato, giovandosi i Ministri del precedente creato dall' affare Rem- 
pler, furono concordi nell'asserire che il voto di fiducia della Ca- 
mera non consentiva loro di ritrarsi a fronte della manifestazione 
ostile del Senato. II sig. Bourgeois ebbe incarico di recare questa de- 
liberazione del Ministero al sig. Felice Faure e di rimettersi al suo 
beneplacito. II Presidente di bel nuovo si schiero subito dal lato del 
Ministero. Non e d'uopo dirvi che tra il pubblico questo contegno fu 
rnolto commentate. Si dice perfino che il sig. Felice Faure non osa 
di licenziare un Ministero sorretto dai radicali e dai socialisti, perche 
questi lo minacciano di scandalose rivelazioni, che lo sforzerebbero a 
seguire 1'esempio del Casimir-Perier. 

Lo stato delle cose viene peggiorando ancora per un'altra guisa. 
Nella tornata del 2 d' aprile, la Camera, dato il voto di fiducia al 
Ministero, si prorogo al 19 maggio, senza attendere che il Senato 
avesse manifestato il suo sentimento in riguardo al credito pel Ma- 
dagascar, che la Camera avea teste deliberate in 13,350,000 franchi. 
A mente sua, doveva il Senato spicciarsi a sanzionare questo credito ; 
ma il Senato nol fece e soltanto si prorogo al 23 d'aprile. Sara dunque 
costretto il Presidente a convocare per cotal giorno la Camera... Con- 
viene rammentarsi che il Senato non pud essere disciolto, dovecche poi 
e necessario il consentimento del Senato se il Presidente della Re- 
pubblica vuol disciogliere la Camera. Per tal modo si vede la inver- 
sione delle due parti : una v' e che dice, siamo in una condizione 
anormale per non dire rivoluzionaria, e non se ne puo prevedere 
1'esito. Ad ogni modo, questo confiitto delle podesta non puo non 



CONTEMPORANEA 377 

recare spiacevoli difficolta nell'ardiia condizione presente, crollando 
la fiducia nella saldezza delle nostre istituzioni *. I socialist! e radicali 
non rinunziarono mai alia revisione della costituzione. Durante il 
viaggio del Presidente della Eepubblica, essi 1' hanno domandata pa- 
recchie volte. Camera, Ministero e Presidente stanno contro il Senate, 
che potrebbe bensi soccombere in questa lotta disuguale, ma del pari con 
esso lui le nostre istituzioni soccomberanno, saranno scosse e portate via. 
4. L'Eminentissimo Cardinale Langenieux, arcivescovo di Reims, 
convoca la Francia tutta e i contermini paesi alle feste ed ai pelle- 
grinaggi ordinati da Pasqua al mese di ottobre a Reims, per la cele- 
brazione del centenario XIY del battesimo di Clodoveo. (Hi e certo 
che non v'ebbe mai un centenario piu opportune di questo. II batte- 
simo di Clodoveo non e soltanto il primo impulso dato alia costitu- 
zione del reame della Francia cristiana, ma si ancora dell'ordinamento 
politico fondato sul cristianesimo di qua dalle Alpi. Dalla regalita 
di Clodoveo discesero il regno di Francia, 1'impero romano e tedesco 
ed altri Stati cristiani, che fortemente reagirono sull' Italia, come 
pure sui paesi del settentrione, porgendo aiuto a stabilirvi il cristia- 
nesimo. A' di nostri, diceva un giornale straniero (la Volkszeitung di 
Colonia) ben ci vorrebbe un novello Clodoveo per ristaurare 1'ordina- 
men to cristiano, non pure in Francia, ma un po' per tutta Europa. 
Non v'ha dubbio che, quando fosse ridivenuta cristiana la Francia 
nelle sue istituzioni pubbliche, ritemprerebbe le proprie forze e por- 
terebbe la piu salutevole influenza sul rimanente della Europa ; la 
qual cosa non tornerebbe mai nocevole alia sua posizioue politica. 
Essa piglierebbe, a cosi dire, la direzione di quel movimento catto- 
lico che gia si va manifestando in tutti i paesi. Tutti i cattolici, per- 
tanto, andranno lieti delle grandi solennita religiose di Reims. Ma 
il presente nostro Governo non sembra guari di questo parere. Per 
una decisione del Consiglio dei Ministri, il sig. Combes ministro pel 
culti e per la pubblica istruzione rese noto a sua Eminenza il Car- 
dinale Arcivescovo di Reims che la pubblicazione delle Lettere Apo- 
stoliche concernenti il detto Centenario, come altresi la radunanza 
dei Yescovi della Francia il giorno 13 ottobre p. v. , erano contrarie 
agli articoli organic! famosi, e specialmente all'articolo X, che il Go- 
verno era deliberate a far rispettare. II Cardinale Langenieux rispose 
che gli articoli organici non erano punto applicabili a queste mani- 
festazioni religiose, e che, d'altra parte, non avevano forza di legge, 
come quelli che non furono mai riconosciuti dal Sommo Pontefice. 
II Governo ora ha deliberate di aspettare gli avvenimenti. II sig. Lam- 
belin, consigliere municipale di Parigi, aveva offerto, in nome della 
Unione della gioventu realista, un'orifiamma perche fosse benedetta 
1 II 24 aprile Bourgeois rinunzio deftnitivamente Tufficio. N. d. R. 



378 CRONAGA 

e poi conservata nella cattedrale di Reims. II Cardinale non 1'ha accet- 
tata, per ragione del carattere politico che si potrebbe riscontrare in 
siffatta manifestazione ; ed allora il sig. Lambelin ha offerto la detta 
orifiamma al Duca di Orleans, perche voglia depositarla a Reims, il 
giorno ch'ei sar& consacrato Ee in quella cattedrale (!). 

AUSTRALIA (Nostra. Corrispondenza}. 1. II secondo Sinodo plenario 
dell' Australia. 2. II St. John's College di Sydney. 3. Monsi- 
gnor Verdon. 

1. II 15 novembre scorso (1895), Manly, localita situata presso 
Sydney, ebbe 1'alto onore di raccogliere nel suo collegio ecclesiastico 
di S. Patrizio gli Arcivescovi e Vescovi di tutta 1'Australia, riuniti per 
la seconda volta dalla fondazione di queste colonie in sinodo plenario. 
Sua Eminenza il Cardinale Moran, Arcivescovo di Sydney, era cir- 
condato da cinque Arcivescovi e sedici Yescovi. Cadeva appunto 
il 78 anniversario, dacche un ecclesiastico irlandese, il P. Geremia 
0' Flynn, approdava alia spiaggia di Sydney, per dedicare le sue 
fatiche di missionario ad una terra, ove non incontravasi allora ne 
un prete, ne una chiesa, e donde si vide poi egli medesimo violen- 
temente espulso dalle autorita civili. Yivevano bensi numerosi cat- 
tolici in Australia, ma senza un solo sacerdote della loro fede che 
dispensasse loro gli ammaestramenti ed i conforti della Religione, 
laonde potevasi dire che tra essi ed i sacramenti della Chiesa s'in- 
terponessero gli Oceani Indiano e Pacifico e le Isole del Corallo a 
settentrione. La riunione del sinodo a Manly cagiond grande gioia 
nelle nostre popolazioni. La prima seduta si tenne nella cattedrale 
di S. Maria in Sydney. Dopo indossati i sacri indumenti nel presbi- 
terio, i Prelati mossero in solenne processione attra verso una gran 
parte della Via del Collegio, ov'era adunata una folia di almeno 2000 
cittadini, ed entro nella chiesa per la grande porta a ponente, po- 
polata da un'assistenza di 4000 persone circa. Celebro la Messa can- 
tata Monsignor Corbett, Yescovo di Sale : il sermone fu pronunziato 
con efficace e commovente eloquenza da Monsignor Gallagher, Yescovo 
coadiutore di Groulburn, del quale citero almeno la chiusa : I1 se- 
condo Concilio plenario della giovane Chiesa australiana si riunisce 
per promuovere quelle diverse opere che si connettono coll' inte- 
resse spirituale del popolo e con una piu estesa influenza ed utilita 
della Chiesa nel suo mezzo. Di politica non c' immischiamo ; colle 
contese delle fazioni e dei parti ti non abbiamo nulla di comune.... 
Non abbiamo che vedere qui con Cesare e colle cose di Cesare, cui 
obbediamo a tempo e luogo, consci tuttavia essere la Chiesa da lui 
indipendente. La nostra forza e in Dio : il nostro governo stendesi 
sulle anime. Informare la massa bruta del nostro materiale incivili- 



CONTEMPORANEA 379 

mento a quello spirito che nobilita e conserva, al principio vivificante 
della fede e della grazia ; fecondare le opere delle mani dell' uomo 
colle rngiade del cielo ; mantenere Integra e salda quell' aurea e mi- 
steriosa catena che lega i cuori degli uomini al trono dell' Eterno : 
ecco la nostra missione ; per essa siamo stati chiamati e mandati. 
Messi di Colui, al quale fu data ogni potesta in cielo e in terra, i 
Yescovi non rifuggono da alcun sacrifizio, non risparmiano i propri 
sudori nel compimento del loro mandate di salvezza e di verita. 

Con un solo cuore, adunque, e con un' anima sola, i Yescovi 
australiani vengono, intenti ad un grande fine: quello di coltivare 
la vigna del Signore, di abbellire il tempio di Dio, di proclamare la 
sua verita e santita, di cementare 1' unione fra gli uomini sulla terra 
e di condurne le anime immortali alia gloria d'oltre tomba. Tutti 
compresi di tale pensiero, essi assorgeranno di molto sopra la regione 
delle nubi e delle procelle, alia pura atmosfera di Dio, ove non sono 
controversie, ne conflitti accesi dalle umane passioni ; e quivi, illu- 
minati dallo Spirito Santo, cercheranno come si possa dare maggior 
gloria a Dio negli eccelsi e maggior pace agli uomini di buona vo- 
lonta" sulla terra. 

Fine speciale, poi, di questo secondo concilio plenario sara di 
raffermare 1' opera cosi bene cominciata dal primo, nel 1885 ; di assi- 
curare sempre piu completo eseguimento ai suoi decreti ; di promuo- 
vere 1'uniformita e la santita della disciplina, riconducendo le discre- 
panze, quando ve ne siano, all'osservanza dell'uso generale; di per- 
fezionare ed estendere il nostro sistema di scuole parrocchiali ; di 
ravvalorare la fede, accrescere il fervore, animare lo zelo del nostro 
popolo, di trasfondere nuovo sangue e nuova vita in ogni vena, in 
ogni fibra di questo mistico corpo, infine di arricchire dei piu bei 
fieri questa celeste vigna piantata dai nostri grandi predecessori sul 
suolo generoso della diletta nostra patria. Alia prima seduta ne 
seguirono altre due. Beninteso, il Cardinale Moran non aveva inau- 
gurate il sinodo, senza inviare al Sovrano Pontefice Leone XIII un 
rispettoso messaggio, cosi concepito : II Cardinale Arcivescovo di 
Sydney e gli altri Pastori della Chiesa australiana, raccolti nel secondo 
Concilio plenario dell'Australia, implorano 1'Apostolica Benedizione del 
Supremo Gerarca, per se, per le loro greggie, per tutta la Chiesa 
australiana, come arra del divino favore e delle benedizioni celesti. 

In risposta gli pervenne un telegramma, firmato dal Cardinale 
Rampolla, del tenore seguente : II Sovrano Pontefice, sperando per 
la Chiesa australiana copiosi frutti da questo secondo concilio ple- 
nario, mediante 1'assistenza dello Spirito Santo, cordialmente concede 
la chiesta Benedizione. II 25 novembre, infine, il laicato di Sydney 
voile rendere un festoso omaggio ai Yescovi, invitando Sua Eccel- 



380 CRONAGA 

lenza il governatore, Lord Hampden, ed i piu ragguardevoli cittadi ni 
ad un ricevimento in loro onore nel Town Hall (palazzo municipal e). 
Questo si adorno leggiadramente di palme, di piante rare e di fiori: 
gli intervenuti furono circa 2.000. La stampa quotidiana ebbe poi a 
dire che il governatore e quanti lo accompagnavano avevano provato 
sommo diletto e vera ammirazione per la maestri a di chi aveva cosi 
artisticamente decorato il Town Hall, notando pure la maguificenza 
del baldacchino d' onore per essi innalzato e la squisita cortesia di 
cui s'impronto la cordialissima festa. 

2. II St. John's College & una dipendenza dell'Universita di Syd- 
ney, e lo presiede il Revmo Monsignor 0' Brien. Nel principio dello 
scorso decembre, vi fu celebrata la commemorazione d'ogni anno, alia 
presenza del governatore colla consorte e di una rispettabile assistenza. 

Monsignor Delaney, Yescovo coadiutore di Hobart in Tasmania, in- 
vitato a pronunziare il discorso accademico, scelse a proprio tema : Lo 
spirito dei tempi moderni, e disse cose d'oro sugli esiziali effetti 
deH'incredulita e suH'urgentissimo bisogno di mettervi efficaci ripari 
per la salvezza di quanto e caro e prezioso alia natura umana. Dopo 
il discorso, furono distribuiti rinfreschi nella sala di lettura, ed il go- 
vernatore s'intrattenne a lungo col Rettore, mostrando interessamento 
grandissimo nelle cose dell'insegnamento e simpatia profonda per il 
Collegio. 

3. Prima che si chiudesse il sinodo plenario, di cui e cenno in 
principio di questa lettera, il Preside del St. Patrick's College di Manly, 
Monsignor Verdon, accettava 1'importante incarico di andare a rap- 
presentare i Yescovi australiani in Roma. II collegio di S. Patrizio 
fu aperto nel gennaio del 1889, col concorso di soli 12 studenti, mentre 
ora se ne contano 63, appartenenti a quattordici diocesi dell' Australia; 
ed il primo suo Preside fu appunto Monsignor Yerdon, il quale gli 
lascia un pregevolissimo e durevole retaggio di buone e salutari di- 
scipline. Innanzi alia sua venuta in Australia per invito del Cardi- 
nale Moran, che voleva affidargli quella sua prediletta fondazione, il 
Yerdon tenne per molti anni e colla stima universale il posto di vice- 
rettore del Collegio irlandese in Roma, ed anzi alia sua partenza dalla 
Citta Eterna, 1'indimenticabile Monsignor Kirby voile dare un pranzo 
in suo onore, al quale parteciparono, tra altri esimii personaggi, Mon- 
signor Jacobini, allora Segretario di Propaganda, e 1'Arcivescovo di 
Dublino. Monsignor Walsh, presente in quei giorni a Roma. 

Ora, non ha guari, i principali fogli quotidiani del I' Australia pub- 
blicarono il seguente dispaccio proveniente da Londra : Monsignor 
Michele Yerdon, Preside del St. Patrick's College di Manly ed uno 
dei piu insigni ecclesiastici cattolici della Nuova dalles Meridionale, 
e stato nominato Yescovo di Dunedin. E, tuttavia, necessaria una 



CONTEMPORANEA 381 

conferma ufficiale della notizia ; poich& non sarebbe il primo caso 
di false notizie romane divulgate in Australia per la via di Londra. 
Monsignor Yerdon, che gia faceva vela per 1' Italia ed era giunto a 
Melbourne, ha reputato in ogni caso prudente di sospendere il viaggio, 
fino a che sia appura^a la verita su tale proposito. 

IV. 
COSE VARIE 

1. II venerdl santo nella corte di Madrid. 2. Le Isole Filippine ed i Be- 
nedettini. 3. Una societk cattolica di assicurazione. 4. I Beni sta- 
bili deg-li ecclesiastic! in Italia. 

1. // venerdl santo nella corte di Madrid. Quanta eredita di spirito 
religiose e di fede viva conservi ancora la nazione spagnuola, si scorge 
nelle pubbliche solennita, ove i sovrani ed i piu ragguardevoli per- 
sonaggi del Governo rendono alia religione il debito ossequio e com- 
piono il dovere di dare buon esempio ai loro sudditi : tutto 1'opposto 
di cid che interviene in alcune nazioni cattoliche, nelle quali e per- 
fetta apostasia del Governo dall'avita fede e dal culto pubblico. Una 
si pura gloria degli Spagnuoli fu da noi notata in altre occasioni: 
ora ci piace narrare la funzione dell'adorazione della croce, che fu 
celebrata con singolare pompa nella corte di Madrid, il venerdi santo. 
La regina Cristina, circondata dalle infanti Isabella ed Eulalia, da 
inolti officiali, dai cortigiani e dai bellissimi alabardieri assistette 
prima all' Ufficio divino nella cappella regia, che fu celebrato dal 
Nunzio pontificio, Mons. Cretoni, e dai cappellani. Al momento del- 
l'adorazione della croce fu veduta la regina incamminarsi sola al 
luogo, ove la croce era stesa sul pavimento. Quivi presso 1'attende- 
vano il Vescovo di Sion ed un altro prelate che teneva in mano un 
vassoio con sopravi i processi di sette uomini, condannati a morte, sei 
dai tribunali civili ed uno dal tribunale militare. I processi erano 
legati da un nastro nero. Allora il Yescovo disse : Yostra Maesta, 
perdona a questi condannati? A cui la Eegina rispose : lo perdono 
loro, perche Iddio pure mi perdoni. Quindi un nastro di seta bianco 
fu messo in luogo del nero, e la buona nuova fu incontanente an- 
nunziata ai sette infelici. Con non minore magnificenza e splendore 
si fece, alquanto dopo 1'Umcio divino, la processione delle reliquie, 
il Lignum Crucis e il Santo Chiodo, movendo dalla cappella all 'ora- 
torio della regina, nel salone giallo. Soave e profonda rimase in tutti 
1' impressione che sogliono recare ogni anno nella corte della nazione 
cattolica e 1'atto di clemenza e le cerimonie degli augusti e venerandi 
misteri. 

2. Le Isole Filippine ed i Benedettini. L'isola di Mindanao ed al- 



382 GRONAGA 

cune altre isole vicine che vanno sotto il nome d'Isole Filippine y 
sono state finora am date alle cure ed alle fatiche del missionarii della 
Compagnia di Gesu ed in particolare alia provincia d'Aragona. Nes- 
suna missione si e tanto rassomigliata alle famose Riduzioni del Pa- 
raguay, quanto la missione delle Isole Filippine. Un ordinamento di 
parrocchie ben condotto, con chiese fornite a dovizia di paramenti, e 
case di missione; villaggi che man mano son venuti crescendo bel- 
lamente attorno alia parrocchia; scuole e officine numerose per gl'in- 
digeni, ove possono imparare arti e mestieri ; buon numero di fami- 
glie stabilite ne' feitili campi a coltivarli e dissodarli; in fine una 
lieta popolazione di cristiani, ossequenti ed amorevoli, come buoni 
figliuoli, verso i loro superiori, ecco il frutto che da due generazioni 
in qua hanno saputo raccogliere coi loro sudori e stenti valorosi mis- 
sionarii, ecco cid che ti richiama alia mente // Cristianesimo Felice > . 
Or sono sei anni, pieni di stupore, pendevamo dal labbro dei mis- 
sionarii, che, reduci da quelle lontane regioni, ci narravano mera- 
viglie di conversioni, atti di virtu singolare, di tenera gratitudine e 
di costumi ingentiliti in que' popoli che priina quasi non si differen- 
ziavano dalle belve delle loro selve. Ma giova darne qui brevemente 
piu minute particolarita, raccolte dal periodico Die katholischen 
Missionen > e dalle lettere edificanti della provincia di Aragona y 
dette Cartas de Filipinas. L'ultimo censimento del 1893-94 forni la 
somma di 208,818 cristiani convertiti dal paganesimo, distribuiti in 
34 parrocchie e 223 stazioni secondarie (visitas). La parte, che me- 
glio ha risposto alle fatiche dei missionarii, e il distretto di Surigao, 
a greco dell'isola Mindanao: essa noverava nel 1891-92 dieci missioni 
(misiones), venti villaggi di soli cristiani, diciannove stazioni, sette 
riduzioni e nove casolari, che racchiudevano 66,654 cristiani. Or, 
poiche i Padri della Compagnia di Gesu agognavano nuovi manipoli 
nelle missioni dei numerosi infedeli, dei selvaggi e dei Mori maomet- 
tani di quelle isole (misiones vivas, com'essi le chiamano con enfasi), 
il molto Rev. P. Generale Martin determine di consegnare il distretto- 
di Surigao alle cure ed allo zelo dei Benedettini spagnuoli di Mon- 
serrato. Roma approvo tale determinazione e Madrid la confermo con 
editto reale del 10 luglio dell'a. 1895. II 12 settembre, sette Padri 
e sei Fratelli conversi, guidati dall'abate Don Giuseppe Deas, dopa 
una navigazione di ventisei giorni, approdarono a Manila, accoltivi 
con grandi mostre di onore e di affetto dal Governatore Generale, dal 
Superiore della missione, il R. P. Ricart, dal Capitolo e dal popoio. 
Di II a non molto il P. Ricart li accompagnd a Surigao e li mise in 
possesso della vasta porzione della loro vigna con tutti i diritti e pri- 
vilegi parrocchiali. I vecchi missionarii sentirono vivamente il di- 
stacco dai loro amati figliuoli, i cristiani di Surigao, distacco che 



CONTEMPORANEA 383 

unito al nobile disinteresse della Compagnia di Gesu produsse negli 
animi degli Spagnuoli e del Benedettini grande ammirazione e stima 
di un Ordine che ai fatti mostra una sola essere la sua ambizione, 
il continue lavorare ad maiorem Dei gloriam. 

3. Una societd cattolica di assicurazione. L' Unione cattolica 
agricola del Veneto, presieduta daH'Illmo monsignor Luigi Bellio, 
fino dal passato estate si faceva promotrice tra i cattolici per la co- 
stituzione di una societa cattolica di assicurazione contro i danni 
oausati dalla grandine e dall'incendio e dava incarico al rev. prof. 
D. Luigi Cerruti di compilare un disegno di statute. Esso fu dap- 
prima presentato all'esame di alcuni economisti cattolici, radunatisi 
in Brescia il 5 agosto 1890. Poi fu discusso a Milano, durante il Con- 
gresso eucaristico, e per ultimo a Torino, durante il Congresso cat- 
tolico. La presidenza della 2 a sezione dell' Opera de' Congressi non 
tardd ad approvarlo e subito le Unioni cattoliche regionali del Yeneto, 
della Lombardia e del Piemonte e le diocesane di Yicenza, Rovigo, 
Bergamo, Brescia ed insieme altri illustri cattolici di varie regioni 
s' incaricarono di mettere ad esecuzione la bella proposta. 

II 26 febbraio i promote ri si radunarono in gran numero a Yerona, 
discussero lo statto della nuova societa, e il di seguente ne firma- 
rono 1'atto costitutivo, che fu sollecitamente appro vato dal Tribunale 
di Yerona il 10 marzo. 

A questo proposito il R. D. Cerutti scrive : E inutile ricordare 
1' importanza di questa nuova societa, la quale ha per carattere essen- 
ziale I'esclusione di ogni lucro sia nella persona degli azionisti che degli 
impiegati. Essa infatti sorge per liberare tanti agricoltori, che dopo 
aver pagato per assicurarsi, si vedono delusi nelle loro speranze. Le 
<3ondizioni stesse della polizza sono tali, da porre 1'agricoltore in eccel- 
lente condizione in caso di infortunio, mostrandogli cosi coi fatti che 
la societa vuole realmente provvedere a lui nella sventura che lo pud 
opprimere. Gli utili annuali sono devoluti agli assicurati, che rinnovano 
il contralto di assicurazione. 

Mentre applaudiamo di cuore alia nuova societa, esortiamo viva- 
mente i cattolici a sostenerla, facendola conoscere agli amici, assi- 
curando quinc' innanzi presso lei i loro prodotti e soprattutto coope- 
rando all'acquisto delle azioni, che sono soltanto di 50 lire ciascuna. 

La Presidenza della Societd cattolica di Assicurazione ha la sua 
sede in Verona, Corso Cavour, Palazzo Canossa. 

4. 1 Beni stdbili degli ecclesiastici in Italia. Presentiamo ai nostri let- 
tori un prospetto dello stato in cui si trovavano i Beni stabiii e le 
le Eendite degli ecclesiastici d' Italia, descritti nei verbali delle 
prese di possesso, alia fine del inese di giugno 1894. Possiamo accer- 
tare la esattezza delle cifre, essendo le stesse che furono comunicate 



384 CRONACA CONTEMPORANEA 

dalla Direzione generale del demanio al R. Ministero di Agricoltura, 

e che fanno parte dell' ultimo Rendiconto consuntivo del Regno. 



Beni stabili con- 
fiscati dal De- 
manio e da esso 
dovuti resti- 
tuire 

1 


Beni stabili con- 
nscati dal De- 
manio edeiqua- 
li si efatto pro- 
prietario 

2 


Valove del Beni 
stabili confisca- 
ti e venduti 

3 


Valore comples- 
sivo dei Beni 
stabili conn- 
scati 

(I -4-2) 


12,606,882,64 


65,361, i 84,96 

"ii m* r\ o s* r\ ** A 


64,614,515,06 


77,968,067,60 



Liguria 2,378,573,11 11,279,860,74 11,025,023,31 13,658,433,85 

Lombardia .... 19,644,607.28 52,288,827.65: 51,994,758,77) 71,933,434^93 

Veneto ...... 5,781,106,32, 38,696, 906.59 j 37,573,791,10 44,478,012,91 

Emilia ; 28,753,175,97, 54,441,236,21 j 51.714,263,93 83,194,412,18 

Toscana ' 13,861,703,76: 55,756,295,031 48,553,360.95 1 69,617,998,79 j 

Marche ' 6,071,312,93J 23,249,184,53; 22,579,955,95 29,320,447,46^ 

Umbria j 1,478,180,75 16,063,757,39! 15,763,873,62! 17,541,938,14 



Roma 3,234,046,53; 31,436,824,951 25,538,325,55! 34,670,871,48 

Abruzzi e Molise 1,735,489,70 20,649,661,36! 18,937,074,90 22,385,151,06 

Campania 9,506,104,61 77,804,311.81 70,419,158,41 87,310,416,42 

Puglie 10,339,758,42 80,223,113,20 79,212,307,65j 90,562,871,62 

Basilicata 1,779,495,75 21, 999,760,64 | 19,948,654,56; 23,779,256,39 



Caflabrie. 
Sicilia. . 



1,448,793,82 35,800,630,18 
17.849,915,911135,360,443,72 



33,556,206,95 37,249,424,00' 
50,648,379,79153,210,359,63! 



Sardegna 2,936,062.66 16,606,582,45 14,105,912,84 19,542,645,11 

L J , 1 _J, 

TOTALE 139,405,210,16 737,018,531,41 '616,1 85,563,34 876,423, 741,57; 
I Beni confiscate e non ancora venduti ascendono alia somma di 
L. 34,065,875,62. Nella somma dei Beni confiscate medesimi vi e 
compresa pure quella di L. 86,767,092,45 rappresentante il valore dei 
Beni che il Demanio non pud vendere, secondo la legge del 10 agosto 
1867, il cui testo fu da noi pubblicato nel quad. 418 (17 agosto 1867) 
a pag. 490 e segg. Gli Enti morali soppressi o assoggettati alia con- 
versione dei Beni immobili furono, fino al termine del mese di giugno 
1894, n. 61,611. La loro Rendita accertata e sottoposta al pagamento 
della tassa di manomorta ascendeva a L. 57,967,715,02. Siccome e 
data facolta ai compratori dei Beni ecclesiastici di sborsarne il prezzo 
a rate in 18 anni, cosi al 30 giugno 1894 i crediti per residuo di 
prezzo asoendevano a L. 30,754,293, delle quali L. 9,971,750 rappre- 
sentavano la somma cfc rate gid scadute e non pagate. 



Ringraziamo tutti coloro che, colle offerte della loro carita, ci hanno 
aiutati a sornministrare la strenna dell'ovo pasquale ai presso quattrocento 
Mcnasteri di Sacre Vergini dell' Italia, che, nella estrema loro miseria, pro- 
curiamo di sollevare. Ognuna di queste Comunita ci ha incaricati di testi- 
ficare ai benefattori viva riconoscenza, e di assicurarli del ricambio di ora- 
ztoni continue per loro e per le loro famiglie. Vogliono poi tutte che le rac- 
comandiamo alia loro memoria, perche dichiarano di essere oggimai dimenticate 
da tutti, fuorche da noi, che ogni tanto ci ricordiamo delle loro pene e della 
ragione per la quale vi sono sottoposte ; ed e la loro fedelta al Signore ed 
agli obblighi santi che con lui hanno contratti. 



LE CASSE RURALI CATTOLICHE 

E UN'ALTRA GRANDE CONTROVERSIA 



TJILT Z0* 3DI 



L'anno scorso, come scrivernmo e come ben ricorda il 
lettore, sollevossi tra i liberal! una controversia, assai viva, 
che Ton. Luzzatti voile chiamata, non sappiamo perche, col 
pomposo nome di grande i . A prima vista pareva si restrin- 
gesse a quest'unico panto, se cioe le Casse rurali cattoliche 
si dovessero o no aiutare nel credito dalle Banche liberali. II 
Luzzatti stava pel si, affermando che nel cattolico non si do- 
veva vedere un rivale, si bene un collaborator, e che i re- 
denti dalfusura, lo siano da una Banca popolare liberate, 
o da una Cassa rurale cattolica, rappresentano la liber azione 
economica di fronte alia catena dell'antica servilu. E senten- 
ziava : da qualsiasi altezza sgorghi la fonte del credito sano, 
emancipator e^ attua il suo cdmpito di redenzione dall'usura. 

Senonche le risposte che il valent'uomo a propria difesa 
dovette poi dare agli amici svelarono un'astuta insidia, che 
nascondevasi sotto quelle offerte, in apparenza generose; si 
consigliava si 1'aiuto, ma col segreto intento di penetrare le 
Casse cattoliche delle sane influence liberali e di attrarle 
quindi a poco a poco nell'orbita delFazione avversaria : con- 
tegno questo, diceva il Luzzatti, economicamente il pin retto 
e politicamente il pia savio ed accorto, non a breve, ma a 
lontana scadenza. A rincalzo delle quali dichiarazioni gli giun- 
geva da Parigi e da persona onde meno potevasi attende-re 

1 Veggasi il nottro articolo Le Casse rurali cattoliche e la grande con- 
troversia nel quad. 1075 del 6 aprile 1895. La medesima controversia fu 
trattata dal R. D. L. Cerutti nella Cooperazione popolare di Gambarare, 
aprile 1895, n. 6, p. 42 e segg-. 

Serie XVI, vol. VI, fuse. 1W2. 25 4 maggio 18<*. 



386 LE GASSE RURALI CATTOLICHE 

un fragoroso battimano, con 1'affermazione schietta ed aperta: 
Voi, caro maestro... consigliando i vostri amid di aiutare 
senza esitazioni le Casse cattoliche, forzerete i sacerdoti a 
fondare le Casse liber ali! 

Ma i cattolici risposero subito, energicamente riflutando 
ogni aiuto dai liberal!; e cio non solo per semplice sdegno di 
accomunarsi con loro, ma precipuamente perche 1' intima na- 
tura dell' istituzione Raifteisen, dai cattolici promossa, non puo 
ammettere dipendenza di sorta alcuna dalle Banche popolari 
dello Schultze-Delitzsch, che son poi quelle fondate in Italia 
dai Luzzatti. 

Noi ne abbiamo gia date le valide ragioni nel citato arti- 
colo della Civiltd. e si riducono a due principal! : 1 la sicu- 
rezza economica delle Casse rurali, che vince di gran lunga 
quella delle Banche popolari ; 2 il principio religioso che e 
fondamentale e sostanziale nelle Casse rurali, intorno al quale 
i fedeli seguaci del Raiffeisen, e sovratutto i cattolici, non pos- 
sono tollerare che ad esso in qualsivoglia modo si attenti. 

Fatte queste dichiarazioni, la grande controversia doveva 
dirsi finita. Ma Ton. Luzzatti rimase fermo nel suo proposito, e 
pur lamentando, che I 9 alia controversia fosse passata da 
una fase elevatissima ad un'altra, dichiaro nel suo periodico, 
che quello scoppio d'intransigenza era un motivo di piu, che lo 
persuadeva a per sister e ne' suoi propositi e che in un pros- 
simo numero ne avrebbe detto le alte e disinteressate ragioni i . 
Non mantenne poi la parola e solo piu tardi, in altro scritto 
e ne' suoi discorsi al Gongresso di Bologna, vi torno sopra, 
come piu innanzi diremo. 

Intanto pero quel cotale scoppio d'intransigenza reco dav- 
vero la grande controversia luzzattiana ad uiiaUra fase, po- 
nendo in campo quest' importante questione, se cioe le Casse 
rurali ed in generale le istituzioni del credito, debbano o no 
avere per fondamento il principio religioso. Gosa singolare ! 
Questa medesima questione fu sollevata quasi contemporanea- 

1 Credito e cooperazione di Roma del 1 maggio 1895, p. 70, nel breve 
articolo : Polemica religioso-sociale. 



E ,UN'ALTRA GRANDE CONTROVERSIA 387 

mente anche in Francia, in Germania, nel Belgio, nelP Inghil- 
terra, appassionando dovunque gli animi e dando chiaro a 
vedere, ch'essa e questione di massima e sovramodo vitale. 
Naturalmente i fedeli seguaci del Raiffeisen e tutti i veri cat- 
tolici stanno pel si 1 ; pel no si schierano i liberali, i giudei, 
i massoni ; pochi seguono una via di mezzo, non gia per s6 
concedendo il principio religioso nel credito, ma tolleran- 
dolo con piii o meno benevola cortesia, a seconda del concetto 
che se ne sono formati 2 . 

Non sara privo di frutto Pindicare per sommi capi e nei 
suoi punti piu importanti la storia di questa nuova e veramente 
grande controversies, quale si e andata svolgendo, specialmente 
in Italia, negli ultimi mesi. 

II. 

Anzitutto Ton. Luzzatti, fin dal discorso ai suoi elettori po- 
litici di Battaglia il 12 maggio 1895, non parve ammettere 
piu i cattolici tra gli alleati, poiche li confuse in un fascio co'so- 
cialisti, dichiarandosi contrario agli uni ed agli altri e soste- 
nendo aperto, che il mutuo soccorso DEVE avere per tempio 
il mondo intero e non gi& le pareti di una Ghiesa. Oramai 

1 Important! assai in questa parte sono gli argomenti e le nobili di- 
chiarazioni dei cattolici italiani, in persona di D. Davide Albertario e del 
Prof. D. Luigi Cerutti, che si lessero in parecchi articoli polemici pubbli- 
cati nell'egregio Osservatore Cattolico di Milano, nn. 95, 99, 110, 121, 127 
(aprile-giugno 1895). 

* Cosi il protestante inglese ENRICO WOLFF, nell'articolo Catholic Banks 
in The new Ireland Review (3 maggio 1895, pp. 133-144), pure affermando 
che gli istituti di credito dovrebbero per se esser neutri, e pieno d'entu- 
siasmo per le nostre Casse cattoliche d' Italia. Egli riconosce la forza e la 
efficacia del principio religioso fra le popolazioni credenti e giunge persino 
a consigliare 1' introduzione del nostro sistema nelle parrocchie protestanti 
o cattoliche della sua patria. Tutto intero 1'articolo e stato pubblicato in 
italiano nella Cooperazione popolare di Gambarare, giugno 1895, pp. 58-63. 

Simile piu equa tolleranza dimostra pure il Dr. ROMOLO BROGLIO 
D'AJANO nel suo lavoro Ue.ber die italienischen Darlehnskassenveseine, pub- 
blicato non ha guari nei JahrMcher flir Nationalolionomie und Statistic^ 
di Jena (1896, Ser. Ill, Vol. XI, fasc. 3, pag. 439, e seg.). Se ne legge un 
buon sunto nella Lega Lembarda del 30 marzo 1896, n. 88. 



388 LE CASSE RURALI GATTOLIGHE ^ 

i/i Italia, diceva egli, socialist! e cattolici soltanto, almeno se 
si badi allo strepito, paiono occuparsi de' lavoranti; i primi 
con 1'evoluzione pacifica preparano la rivoluzione, i secondi 
con alti intenti e pietosi rinchiudono il mutuo soccorso nelle 
pareti, per quanto sublimi, d'una Chiesa; mentre come il lavoro 
che lo alimenta, come la sventura che lo ispira, deve avere 
per tempio il mondo intero, aprirsi a tutti i derelitti, ai mesti 
nel silenzio, ai forti nel dolore... j E sebbene altra volta avesse 
chiamata la concorrenza de' cattolici, problema nuovo e for- 
middbile 2 , fldando nelle sue forze non se ne spaventa. Noi 
che siamo ancora la maggioranza, sclamava, che abbiamo fon- 
date le piii solide e sane istituzioni di risparmio e di coope- 
razione, ci arresteremo a mezzo del cammino, quasi confes- 
sando di aver perduta la corrispondenza delle idee e degli 
affetti col popolo che lavora ? 

A suo conforto e per meglio spingerlo innanzi nel suo cam- 
mino, venne in buon punto il 7 Congresso delle Banche po- 
polari, celebrato in Francia a Nimes, dal 12 al 15 maggio 1895. 
Gome abbiamo gia riferito altra volta 3 tale Congresso e ra- 
dunato dalle due societk alleate, il Centre feddratif composto 
di alcuni che vogliono essere cattolici, e la Soctete de Pro- 
pagation che raccoglie il fior fiore de' massoni francesi : unione 
ibrida e condannata da tutto cio che v'ha di piu sinceramente 
cattolico in Francia, e contraria agli insegnamenti dati piu 
volte dal S. Padre Leone XIII. Ma checche sia di cio, fatto e 
che tra la presidenza del Congresso e il nostro on. Luzzatti 
corsero subito telegrammi d' amicizia, di simpatia, di solida- 
rieta; e perocche il Luzzatti fu eletto subito presidente ono- 
rario del Congresso, rispose con vivi ringraziamenti accen- 
nando all' idea, che ormai anche la previdenza costituiva una 
vera internazionale del bene e che tutti gli Istituti popolari 
del mondo erano solidali nei trionfi come nelle sventure 4 . 

1 II discorso leg-gesi in appendice al Credito e coop, del 15 maggio 1895. 

' Art. cit. della Civ. Catt. p. 8. 

3 Civ. Catt. quad. 1064 del 20 ottobre 1894, p. 165 e segg. 

v Credito e coop, del 15 maggio 1895, p. 84. 



E UN'ALTRA GRANDE CONTROVERSY 389 

E la solidarieta si manifesto eziandio neir atteggiamento 
preso dal Congresso di Nimes rispetto alia grande contro- 
versies, anch' essa inter nazionale, sul principio religioso delle 
associazioni cooperative. II presidente del Congresso, presidente 
insieme del cattolico Centre fed&ratif, Eugenio Rostand, pose 
ai voti e fece passare alFunanimita la massima : che le coo- 
perative di credito agrario, siano fondate CON UNO SPIRITO 

ASSOLUTO DI NEUTRALITA CONFESSIONALS E POLITICA l . E in 

altra occasione, riassumendo le question! dell'Assemblea, ri- 
batte la necessita di quel voto, nou semplicemente in se 
stesso, ma quale condizione essenziale al benessere delP asso- 
oiazione cooperativa. Diceva : Quest' associazione, PER RIU- 
SCIRE, deve farsi fuor d'ogni considerazione di partito politico 
o religioso, unicamente mediante 1'appello a tutte le buone 
volontk 2 . 

Ma quali ragioni s'adducevano a Nimes per mostrare in 
tal modo che la religione e incomportabile con la coopera- 
zione? A un dipresso le medesime, che furono riassunte un 
anno innanzi nel 6 Gongresso di Bordeaux e che anche piu 
recentemente servirono di caval di battaglia al sig. d'Andri- 
mont nel 3 Gongresso internazionale d'agricoltura, a fine di 
dare biasimo alle casse rurali Raiffeisen, fondate nel Belgio 
dal solerte ab. Mellaerts 3 . 

1 Septieme Congres du Credit populaire, tenu a Nimes. Actes du Con- 
gres. Men ton, Impr. coop. 1896, p. 117. 

4 C16 e riferito nella Coop. rur. di Padova del 15 ag. 1895, p. 121. Note- 
remo che proprio mentre queste cose edificanti si proponevano dai cattolici al 
Congresso di Nimes con grande plauso de' massoni e de' liberali di la e di 
qua delle Alpi, S. E. il Card. Rampolla, in data 13 maggio 1895, scriveva 
a nome del S. Padre una bellissima lettera al Comm. Aw. Luigi Durand, 
presidente &e\V Union des Causes rurales et ouvri&res di Lione, approvando 
la sua condotta per non aver egli mai voluto far lega coi massoni della 
Socittt de Propagation e lodandolo in ispecie per aver messo a fondamento 
della sua opera i principii della nostra fede cattolica, che sono il fondamento 
UNICO e SOLIDO della morale, ed eziandio LA SORGENTE DELLA VERA PROSPE- 
RITA TEMPORALS. La lettera e pubblicata nel Bullettin mensuel de V Union 
di Lione (Avenue de Noailles 56), giugno 1895. 

3 La democratic rurale di Parigi (Rue de Provence 30) del 12 gennaio 
1896. 



390 LE CASSE RURALI CATTOLICHE 

Consoliamoci, signori, sclamava un oratore, consoliamoci di non 
vedere in mezzo a noi spirit! appassionati, che avrebbero recato nelle 
nostre tornate i tizzoni della discordia. Le nostre division! non sona 
abbastanza numerose? E si dovranno accrescere di vantaggio? Non sa- 
rebbe delitto cangiare in armi da guerra le istituzioni, che secondo 
la loro natura devono essere mezzo efficace a dilatare i cuori onesti 
e ad accostarli tutti in- un unico sentimento di fraterno amore? Ah, 
possa io essere inteso da quanti amano la Francia ! Sopra ogni cosa 
possano le Banche popolari, le Casse rurali, tutte le Societa coopera- 
tive, intendere le mie parole, resistere agli eccitamenti che vanna 
subendo e rimanere con noi nell'unione e nella pace... Affermo con 
profondo convincimento : La banca popolare e 1'armonia di tutti gli 
interessi, e 1'attutamento delle passioni politiche e religiose ; la banca 
popolare E LA PACE 4 . 

Finora il vangelo ci diceva che solo Gesu Cristo e la pace 
del mondo, che solo gli uomini di buona volonta, che in lui 
credono e sopra lui ediflcano, godranno questa pace, che chi 
non semina con Gesu, disperde, che chi non e con lui e contro 
lui, che egli venne a portare nel mondo la divisione tra quei 
che lo amano e lo seguono e quei che lo disconoscono, e via 
e via. Oggi invece per far piacere ai liberali, ai giudei, ai 
massoni, la pace sociale cercheremo nelle Banche cooperative 
e la compreremo a prezzo di non contare piu sulla forza della 
fede e della morale cristiana per la stolta ragione, che essa 
ci mette in discordia con chi non crede e hestemmia 2 ! 

III. 

In Italia, il Prof. Aldo Gontento, esaminando nella Riforma 
sociale 3 di Torino i varii articoli da noi scritti in argomento 

1 Les Banques populaires sont des institutions de paix sociale; Paris, 
(Rue de la Sant6, 15) p. 18,19. 

2 Mentre stiamo per licenziare alia stampa queste pagine, ci scrivono 
dalla Francia che la massonica Socie~t de Propagation du Cre'dit populaire 
si e disciolta. Resta pero il cattolico Centre fedtratif, che continuera a 
pubblicare per suo conto il Bulletin du Cre'dit populaire, finora diretta 
dall'ebreo massone Benolt-Levy. Speriamo, che cessata in forza delle cir- 
costanze la deplorevole alleanza coi massoni, il Centre Fe^dfratif si volgera 
a' retti principii, sovratutto secondando la mirabile opera deirZTm'oft des 
Caisses rurales di Lione. 

3 Del 10 luglio 1895, pp. 50-63. 



E UN'ALTRA GRANDE GONTROVERSIA 391 

delle Casse rurali, tocca il medesimo punto e chiama addirit- 
tura tarlo roditore delle istituzioni cooperative tutto cio che 
si aggiunge al loro carattere puramente economico l . E quindi 
tarlo roditore anche il principio religioso da noi propugnato. 
La sua prova e data nel seguente sillogismo : In ogni azione 
della vita individuate o sociale 1'esito non puo riescire piena- 
mente favorevole, se il principio che la ispira non e in rela- 
zione allo scopo cui si tende: lo scopo al quale miravano i 
primi fautori della cooperazione era quello di ottenere un van- 
taggio economico ; considerazioni d'indole essenzialmente eco- 
nomica dovevano quindi dirigere la propaganda in favore di 
essa. Qui la minore e storicamente falsa ; perche il Raiffeisen 
pose quale scopo ultimo delle sue Casse il miglioramento mo- 
rale del contadino, considerando il vantaggio economico come 
un semplice mezzo che a quello conduce; e lo Schultze-Delitzsch, 
per lo meno nella teorica, ha sempre congiunto lo scopo morale 
con I'economico, come anche oggi predicano il Wollemborg, 
il Luzzatti ed i promotori della cooperazione, a qualsivoglia re- 
ligione o partito appartengano. Perche Targomento potesse 
correre, conveniva dimostrare che la morale, o per restrin- 
gere ogni cosa alia nostra grande controversia, che il prin- 
cipio religioso non ha e non puo avere nessuna relazione con 
lo scopo economico, e che per conseguenza, aggiunto a que- 
st'ultimo, ne produce la rovina. In altri termini era necessario 
recare in mezzo una ragione intrinseca, che movendo dalla 
stessa natura della cooperazione come tale, ne escludesse cate- 
goricamente ogni elemento che non sia economico. 

Ne ebbe miglior fortuna in questa dimostrazione Ton. Luz- 
zatti. Se le religioni, egli scrive 2 , hanno la divina missione 
di fortificare la virtu, di educare alia rassegnazione, di far 
sopportare i dolori inevitabili in questa valle di lagrime con 
le celesti speranze deH'anima immortale e cogli eccelsi risar- 

1 P. 51. 

8 Nella Relazione che precede la statistica delle Banche popolari per 
1'aimo 1893, pubblicata dal Ministero di Agricoltura, Ind. e Comm. (Roma, 
tip. naz. Bertero, 1895), p. 12. 



392 LE CASSE RURALI CATTOLIGHE 

cimenti di una vita futura, male si confondono insieme i loro 
reggimenti con quelli dell 1 economia sociale. Ed eccone la 
ragione : I sodalizii cooperativi predicando il sacrifizio, edu- 
cando alia previdenza, sono una scuola di mutua carita, di 
mutua tolleranza e di pace sociale. Ma come errerebbe (e la- 
si e visto a prova) cbi volesse sostituirli alia religione, cosi 
non sono ben consigliati quegli apostoli della religione, che 
vogliono assorbire soltanto nella Chiesa i sodalizii cooperativi. 

Veramente ci aspettavamo qualcbe piu ingegnoso argo- 
mento dalla mente robusta dell' on. Luzzatti. E vero : religione 
e cooperazione sono due cose di diversa natura e 1'una non 
puo sostituirsi alPaltra. Ma nulla vieta, che cio non ostante 
s'accordino amendue nel produrre i medesimi effetti sotto ua 
qualche particolare rispetto. La religione impone il sacrifizio, 
come oggetto suo proprio; e per eccellenza scuola di mutua 
carita; predica come sua massima la mutua, purche giusta r 
tolleranza ; e il principio vero e 1'assoluta sorgente della pace 
sociale; per ultimo, se non e suo proprio istituto di educare 
i fedeli alia previdenza, ne regola tuttavia le norme, perch& 
tutto proceda con equitk e giustizia. Quindi la cooperazione 
congiunta con la religione nulla perde dei suoi beni morali, 
anzi gli accerta, li feconda, li raddoppia di mille tanti. 

Come si vede 1'on. Luzzatti ha scelto per mezzo termine 
della sua prova, non cio che dispaia la cooperazione dalla 
religione, ma cio che le accomuna ambedue. Quindi 1'argo- 
mento suo viene precisamente a provare il contrario di quello 
che proponeva. Ma le prove logiche di una tesi non sono mai 
da cercare nelle dimostrazioni de' liberali, quand' entrino in 
cose di religione; essi affermano quel che loro meglio talenta 
e da' falsi principii traggono poi le conseguenze che piu fanno 
al caso loro. E cosi, posto falsamente che religione e coope- 
razione siano tra loro sotto ogni rispetto incomportabili, anche 
il Luzzatti deduce la conseguenza che dunque la cooperazione 
sotto 1'influsso della religione non puo procedere innanzi, e che 
avendo in se il principio corruttivo tosto o tardi deve dissol- 
versi. Quando si giunge a dichiarare, come si e letto in questi 



E UN'ALTRA GRANDE CONTROVERSIA 393 

ultimi tempi, che la cooperazione sard confessionale, chiusa 
nella Chiesa, fra i soli aderenti e credenti a essa, o non sara, 
se un alto senso del divino non ci sorreggesse (!), verrebbe la 
voglia di rovesciar la tesi e dimostrare che la cooperazione 
sard umana, fuori delle singole confessioni, o affetta da ele~ 
menti mistici si dissolvera. 

II Luzzatti, sorretto dalValto senso del divino, non diede 
ne allora n& poi la dimostrazione di questa tesi. Senonche 
I' alto senso del divino non lo sorresse cosi, che questa mede- 
sima tesi, senz' ombra di prova, non affermasse solennemente 
nel Congresso di Bologna, inserendola in modo esplicito nel 
voto, approvato a grande maggioranza dalP intera assemblea, 
come ora vedremo. 

IV. 

Questo Congresso, che fu il 6 delle Banche popolari, si 
tenne in quella citta dal 19 al 21 ottobre 1895, e Ton. Luzzatti 
nel convocarlo- e celebrarlo ebbe ogni miglior agio di esporre 
a'ppieno le sue idee. II carattere precipuo dell' adunanza dovea 
consistere neW 'accordo delle varie forme di previdenza, pro- 
mosse e sostenute dai liberali. Minacciate, scriveva egli, da- 
gli stessi pericoli (socialismo e cattolicismo), animate dallo 
stesso principio educatore (senza Dio), si sentono da molto 
tempo solidali nel bene; mancava un'occasione per esplicare 
il comune sentimento, e quest' occasione 1'ha offerta il Con- 
gresso di Bologna *. Or questo comune sentimento doveva ma- 
nifestarsi sotto forma di un attacco campale contro i comuni 
nemici, che sono i cattolici ed i socialist!. E questo appunto 

1 L'imminente Congresso in Credito e coop. 1-15 ott. 1895, p. 153. In 
quale bene siano solidali tutte le forme di previdenza agli ordini del Luz- 
zatti, ci viene spiegato alquanto piu innanzi : Qui in queste istituzioni, e 
1' Italia, che lavora, che risparmia, che risarcisce con le sue buone opere 
gli errori, le ignavie, le sventure quotidiane (!). Qui 6 1' Italia aliena dalle 
sette, aliena da ogni considerazione unilaterale, che non chiude il mutuo 
soccorso, il mutuo credito, la previdenza, la cooperazione, nelle pareti, per 
quanto sublimi di una Chiesa, ma apre a tutti coloro che lavorano e sof- 
frono le comuni sorgenti della vita economica. 



394 LE CASSE RURALI CATTOLICHE 

fu lo scopo ultimo del Congresso, come si prova dalla lettera 
circolare d'invito spedita dal Luzzatti agli amici e dalla que- 
stione posta in primo luogo alPordine del giorno e che Ton. 
Luzzatti riservo a se il trattare. 

La lettera diceva in termini aperti: A quest' assemblea, 
oltre Padesione delle Banche popolari, noi abbiamo ottenuto 
quella delle Gasse di risparmio, dei sindacati agricoli e delle 
principali societa operaie : la nostra speranza e adunque fon- 
data, che, tra il movimento clericale e il movimento socialista, 
che aspirano a guadagnare I'anima del popolo, tutte le forze 
libere e non dommatiche della previdenza popolare italiana 
potranno essere passate in rassegna a Bologna. Guerra adun- 
que doveva signiflcare eziandio la prima questione, proposta 
al Congresso : Quale atteggiamento debbono tenere le nostre 
istituzioni rimpetto al movimento cooperativo cattolico e alia 
propaganda socialista i . 

Si noti pero, che mentre prima del Congresso la guerra 
doveva essere di tutte le forze della liberaleria contro i cat- 
tolici ed i socialist!, quando poi gli eserciti s' incontrarono di 
fatto sul campo di battaglia, cioe nelle tornate del Congresso, 
socialisti e liberali agitarono subito le bianche pezzuole e si 
diedero il bacio di pace, affratellandosi insieme e movenda 
compatti contro i soli cattolici. 



1 Qual differenza tra il Luzzatti d' oggi e quello di ieri, quando esor- 
tava i suoi a non considerare i cattolici come rivali, ma come collabora- 
tor*; quando riconosceva che anche le Casse rurali cattoliche rappresen- 
tano la liberazione economica di fronte alia catena dell'antica sermtu; quando 
consigliava i liberali a togliere essi il dissidio offrendo aiuti alle Casse ru- 
rali, in luogo di considerarle degli avversarii o de' concorrenti! L'avv. Du- 
rand, presidente deir Union des Caisses rurales di Lione, a proposito di 
questa sfida, osservava molto bene nel suo Bulletin mensuel (nov. 1895): 
c M. Luzzatti a toujours 6te consider^ et present^ comme 1'esprit le plus 
liberal et le plus mode>6 de 1'Italie... Et c'est lui qui met la propagande 
catholique sur la m^me ligne que la propagande socialiste, c'est lui qui 
les signale comme un danger social equivalent, c'est lui qui veut pac- 
ser en revue toutes les forces libres (?) pour les mener a 1'assaut, c'est 
lui qui se charge du rapport de cette question au Congres de Bologne 1 
Nous voila e~difies sur le liberalisme de ces liberaux! 



E UN'ALTRA GRANDE GONTROVERSIA 395 

E notevole un fatto significante. scriveva YOpinione di Roma , 
he cioe, mentre da un lato i liberal! si addimostrarono ben disposti 
a fare qualche passo avanti, i socialist! , che pure intervennero in non 
piccolo numero al Congresso, non disdegnarono di fare qualche passo 
all'indietro, pur di associarsi ai liberal!, nell'opera di redenzione eco- 
nomica che dalle cooperative si ripromettono... In effetto, liberal! e 
socialist!, si sono trovati concord! nel ritenere che la cooperazione 
possa efficacemente migliorare, se non trasformare, 1'attuale ordina- 
mento economico, i prinii convinti che la cooperazione stessa sia il 
iocca-sana di tutti i mali, gli altri fiduciosi che la cooperazione rap- 
presenti un grado di ascensione, verso quell' ideale che essi vagheg- 
giano. 

Ge Taspettavamo ! Et facti sunl amid Herodes et Pilatus 
in ipsa die: nam antea inimici erant ad invicem 2 , come 
sempre avviene quando c'e da combattere Gesu Gristo, la Chiesa 
e i cattolici. E Tamicizia risparmio poi i socialist!, perfino nella 
grande questione, dov'essi erano direttamente presi di mira 
insieme ai cattolici. Per vero, diceva la citata Opinione, men- 
tre 1'oggetto all'ordine del giorno accennava alVatteggiamento 
che devono tenere le istituzioni di credito e cooperazione di 
f route al movimento cattolico e alia propaganda socialisia, 
il tema si svolse tutto a carico de' cattolici, i quali ebbero cosi 
1'onore di una speciale menzione e di una discussione molto 
elevata ed importante. 

E giusto che ne rendiamo conto anche noi, lasciando pero 
la parola all' 'Economista d' Italia, poich6 non potremmo ne 
sapremmo dir meglio 3 . 

Dove ha campeggiato la virtu del Congresso e stato nella grande 
controversies fra gl'istituti confessionali cooperative e i liberali. Biso- 
gnava veder la vastissima aula nel momento in cui s'agitava ! Gre- 
mita, silenziosa, ansiosa, bastava percorreiia con lo sguardo per in- 
tendere che dovevasi trattare un grande tema. Non vi sono che le 
quistioni religiose, le quali abbiano la efficacia perpetua di divider e 
e di innalzare in tal modo gli animi. La discussione e stata breve e 
nervosa ; la inizio il Maffi con dichiarazioni molto convenient! e li- 

1 Del 5 novembre 1895, n. 302. 

2 Luc., 23, 12. 

3 Sono parole del periodico del Luzzatti Credito e coop. (1 nov. 1895, 
p. 158), che riferisce per intero quell'articolo in luogo di una relazione del 
Congresso sua propria. 



396 LE CASSE RURALI CATTOLICHE 

berali ; lo segui il senatore Griffini, un antico patriotta, che parl6 
meno di cinque minuti, commovendo 1'udienza coi pericoli del cle- 
ricalismo e chiedendo che si escludessero dal credito degli istituti 
liberali e delle ban che di emissione le casse confessionali. II Barbanti, 
in nome del socialismo, fu piu lungo, ma piuttosto misuiato ; di fronte 
ai partiti liberali ha dichiarato ch'essi erano morli o stavano per mo- 
rire e non vi era piii posto che pei socialist! o pei cattolici. La qual 
tesi piace segnatamente ai clerical!, e posta cosi si sentono invin- 
cibili. II Nitti, con argomenti sottili e con parola persuasiva, sostenne 
con grande ingegno che si dovevano escludere dal beneficio delle leggi 
gli istituti confessionali, perche vincolano la coscienza de' loro socu 
Sorse allora il D'Apel, un oratore possente e caro a Bologna, a man- 
tener 1'ordine del giorno del Comitato, il quale affermava tre con- 
cetti sostanziali : a) gli Istituti di previdenza a base di preference con- 
fessionali o politiche contengono i germi della loro ruina; b) gli Istituti 
liberali non chiedevano ai sod e ai clienti che il segno dell'onesta e del 
lavoro e nulValtro e in do e la loro fortuna; c) doversi gli Istituti libe- 
rali difendere contro i confessionali non gid colle persecuzioni, ma colle 
opere migliori, delle quali s'indicavano le tracde i . 

Ma 1'assemblea irresoluta, desiderosa di non parere ne intolle- 
j-ante, ne clericale, voleva sentire la parola dell'uomo in cui poneva 
la massima fiducia. E il discorso dell'on. Luigi Luzzatti fu un trionfo 
dell'arte oratoria e dell'equita religiosa. Confidiamo che il suo di- 
scorso sia stato stenografato con precisione, perche non e possibile 

1 La deliberazione del Congresso contenente il triplice concetto fu di 
questo tenore : 

II Congresso esprime il voto che le banche popolari, le casse di ri- 
sparmio e tutte le altre istituzioni di previdenza persistano ad astenersi da. 
ogni preferenza politica e religiosa nelPesercizio delle loro funzioni; prefe- 
renza che, indebolendo il solo criterio sano della rettitudine e della Ido- 
neita economica, finisce sempre per nuocere alia solidita degli istituti che- 
la praticano. 

Respinge le accuse insussistenti e che sente nella dirittura della pro- 
pria coscienza di non meritare, di tendenze irreligiose e settarie attribute- 
agli istituti di credito popolare e di cooperazione, nessun programma po- 
litico o confessionale essi come tali professando, non chiedendo ai loro socii 
e clienti qualsiasi atto di fede tranne la prova di essere onesti e laboriosi, 
e nei loro Consigli d'amministrazione sedendo insieme uomini delle piu di- 
yerse opinioni, congiunti nel pensiero del bene comune. 

II Congresso fa voti che le nostre associazioni rendano sempre piit 
intensa la loro azione segnatamente nelle campagne, promovendo ag-enzie r 
casse rurali, distillerie ccoperative, sindacati per 1'esportazione e altre isti- 
tuzioni somiglianti collegate colle banche popolari, colle casse di rispar- 
mio, colle cattedre ambulanti del circondario e addita ci6 che si 6 fatto a 
Parma all' imitazione de' sodalizii italiani. 



E UN'ALTRA GRANDE CONTROVERSIA 397 

epilogarlo, non sarebbe possibile rifarlo allo stesso Luzzatti. Sono cli- 
scorsi cotesti che hanno per collaborator! gli anirai appassionati di 
un'assemblea eccitata, escono dalla sua coscienza traverse la mente 
dell' orator e che la interpreta. 

Peccato, che gli Atti del Congresso, dopo ben sei mesi dalla 
sua celebrazione, non siano ancora stati pubblicati! Quel mi- 
rabile e stupefattivo discorso fregerebbe si bene queste no- 
stre modeste pagine ! C'e pero modo di supplirvi, non gik coi 
riassunti de' giornali, che spesso variano anzi tradiscono i con- 
cetti degli oratori, ma con le dichiarazioni autentiche, non pro- 
nunciate ex abrupto, in un momento di fervore, ma studia- 
tamente meditate a mente fredda e scritte dall'on. Luzzatti a 
tavolino e per giunta con la veste officiale di chi compone una 
Relazione destinata a comparire in un volume di quelle Statisti- 
che, che suol pubblicare il Governo. E perocche tal volume 
fa preparato pel Congresso di Bologna e quivi al suo aprirsi 
distribuito, non vi puo essere differenza sostanziale tra quello 
che lo scrittore corisegno alle carte e 1'oratore disse, sebbene 
improvvisando. Nel resto ognuno puo consultare le relazioni 
del Congresso, pubblicate in quei giorni ne' giornali d'ogni 
colore, e vedrk tosto che le dichiarazioni sono le medesime 
e che tutta la differenza si riduce alia forma ; nella Relazione 
prevale un sentimento assai acre contro i cattolici, poiche 1'Au- 
tore ingrandisce ed esagera gli attacchi che gli furono mossi, 
presentandoli sotto un aspetto che veramente non ebbero ; nel 
Congresso invece 1' Oratore fu dolce, fu mite, fu perfino gene- 
roso co' cattolici, si che parecchi de' nostri, badando piu alia 
buccia che al midollo, gliene seppero grado. 

Ma veniamo a quella sua pagina *. 

Com' e noto, offrivamo lealmente di aiutare col credito, col ri- 
sconto, i sodalizi confessionali bene amministrati, giudicandoli nna 
delle forme varie e libere della coOperazione, abbracciando con uno 
stesso amore gli umili e dolenti, a qualsiasi fede ascritti ; ci si e 
risposto persino che noi eravamo degli ipocriti o peggio, che i nostri 
abbracciamenti soffocavano, che i nostri contatti contaminavano, che 
le nostre istituzioni erano atee, framassoniche, sementi di iniquita, 
fomiti di scandalo 2 . Oh ben ci verrebbe la voglia di ripetere all' in- 
dirizzo di costoro le parole del salmista : 

1 Relazione cit. pp. 12-13. 

* . . . e chi ne ha piu ne metta ! 



398 LE GASSE RURALI CATTOLICHE 

Sepulchrum (sic) patens est guttur eomvm ; linguis suis dolose age- 
bant. Judica illos Deus ! 

Le nostre istituzioni ne atee, ne framassoniche, continueranno ad 
accogliere nel loro grembo tutti gli uomini di buona volonta, a cu- 
rare supremamente 1'elemento morale pur poggiando su basi econo- 
miche e non su principii mistici, a offrire il loro aiuto anche ai no- 
stri avversarii onesti che ci maledicono *, a considerare il carattere 
della comune fralezza fra tanta diversita inevitabile di opinioni poli- 
tiche e religiose. E il giorno in cui una banca confessionale crolli, 
un cassiere confessionale fugga, casi che pur si son visti 2 , lo scrit- 
tore di questa introduzione riputerebbe non degno quel cooperatore 
liberale se questa infermita della umana natura collegasse con ra- 
gioni religiose 3 , Ma quando scrittori anche autorevoli assalgono le 
nostre istituzioni che non fanno male a nessuno e traboccano di equita, 
ne annunziano imminente la rovina 4 , io che so di non poter essere 
superato nel sentimento di tolleranza, io che mi sento tutto pieno 
del pensiero della divinita, io che non sono ne ateo, ne framassone, 
in nome degli alti interessi economici e morali della mia patria, dico 
agli istituti nostri che e tempo di difendersi con serena benevolenza, ma 
con invitta fermezza. 

V. 

Stando alle parole del gia citato Economista, il trionfo del 
Luzzatti durante il Congresso fa pieno, ed il valent'uomo do- 
vette essere pago di se e degli altri. 

E sia pure! Ma questi altri non furono tutti paghi di lui. 

Ecco come alcuni tra' principali ne giudicarono. 

1 Chi maledice ingiustamente non puo essere onesto. Ora nel senso 
del Luzzatti i cattolici certo maledicono ingiustamente. Come dunque sono 
per lui uomini onesti, e tanto onesti che ancora si possa loro offerire 1'aiuto 
del credito? 

2 I nostri istituti di credito in Italia hanno cominciato ieri, e finora 
per grazia di Dio nessun nostro cassiere e fuggito. Certo tutti possono 
peccare, liberali e cattolici ; ma i veri cattolici che credono nell' inferno e 
praticano la santa confessione hanno certi freni contro il peccato, che man- 
cano a chi non crede, o credendo a modo suo, non pratica. 

3 Parrebbe generosita nel Luzzatti. Ma si rifletta quanto e sciocca la 
sua supposizione ! E forse possibile che p. e. il ladro possa recare a scusa 
del suo furto il settimo comandamento ? 

* Non sappiamo chi abbia cio affermato. Quel che si & detto e si deve 
dire e solo questo, che la Cassa rurale Raiffeisen presenta nel g-enere suo 
guarentige di sicurezza assai piu solide della Banca popolare Schultze. Nel 
resto i due istituti hanno diversa natura e diverse fine, e come tali e bene 
procedano separati, senza contatto di affari tra loro. 



E UN'ALTRA GRANDE CONTROVERSIA 399 

II corrispondente dell' Opinione 1 non sa darsi pace, come 
mai il Luzzatti, cos\ accorto nel dare al Congresso I'impronta 
esatta del suo pensiero, abbia poi commesso I'imprudenza di 
parlar de' cattolici ; anzi non si perita a dire, che cio fu un 
passo falso, e tale da suscitare diffidence e mail umori che 
forse era bene evitare ; contro P azione cattolica sarebbe ba- 
stato un indiretto attacco svolgendo un opposto programma 
di economia sociale ; che se sotto le apparenze di un pro- 
gramma economico i cattolici mascherano un programma po- 
litico, conveniva opporre concetto politico a concetto politico 
e non limitarsi a voti platonici e inutilmente nobili e gene- 
rosi, ma additare alto Stato il pericolo e suggerirgli i mezzi 
per salvaguardarsi. 

II signor Carlo Contini, uno de' piu valenti sostenitori e 
difensori dell' on. Wollemborg, e pure assai malcontento del 
Congresso. Secondo lui, si doveva opporre solamente azione ad 
azione e non perdere il tempo in saggi d'incantatrice arte 
oratoria. II voto fu platonicamente liber ale; ma se si fosse 
presa una deliberazione illiberale, ma sempre platonica, forse 
che do varrebbe ad inceppare d' un solo istante il maravi- 
glioso svolgimento del programma elaborate dai Congressi 
cattolici 2 ? 

Un altro economista, il signor Vincenzo Meneghelli, impugna 
direttamente il principio fondamentale affermato nel Congresso, 
che cioe la tendenza religiosa delle cooperative cattoliche possa 
essere per loro principio di rovina. II meccanismo delle 
Casse rurali, cosi come e stato ideato ed esplicato in Italia 
dai clericali sulla copia delle loro consorelle tedesche, e troppo 
ingegnosamente architettato, perche 1' istituzione possa sentire 
una dannosa influenza dalla sua tendenza confessionale 3 . 

* Num. cit. del 5 nov. 1895. 

2 Cooperations rurale di Padova del 15 novembre 1895 nell'articolo A 
Congressi chiusi, pp. 161-164. 

8 Riforma sociale di Torino del 25 novembre 1895 nell'articolo II mo- 
vimento cooperative rurale in Italia, p. 775 e seg-g-. II Meneg-helli aiferma 
che i progress! delle istituzioni cooperative cattoliche sono addirittura 
sbalorditivi , e che nessuno pu6 prevedere dove il movimento cattolico 
sapra arrivare. Egli pero non lo ascrive direttamente all'influsso del prin- 



400 LE CASSE RURAL! GATTOLICHE 

Non basta. Convinto, com' egli e, che le cooperative catto- 
liche hanno scopo politico, deplora con note solenni Paiuto 
che il Luzzatti persiste loro ad offerire. Che almeno chi ha 
ancora fede nella dignitk e nelP avvenire di uno Sta f o laico, 
libero da perniciose influenze religiose e perennemente pro- 
grediente, non si penta un giorno di avere avuta la dabbe- 
naggine di essere egli stesso concorso, per soverchia ed in- 
giustificata tolleranza a favorire indirettamente la propaganda 
e il successo di un opposto indirizzo 4 . 

Non basta ancora. Non puo neppure approvare il voto del 
Congresso inteso a raccomandare negli istituti di credito 
popolare piu forti, la perfetta astensione da ogni preferenza 
politica o religiosa nelPesercizio delle loro funzioni. Secondo 
lui, la situazione de'partiti politici in Italia e tale, che non si 
puo assolutamente astrarre da essa anche trattando di istituti, 
i quali dovrebbero essere soltanto ispirati e guidati da criterii 
e principii economici. Con quale logica adunque si condanna 
in massima la teridenza politica o religiosa degli istituti coo- 
perativi, e poi si offre Pappoggio ai cattolici che Puna e Pal- 
tra professano ? Chi precede in questo modo faccia il medesimo 
esame di coscienza; cosi almeno Peresia economica avrk gio- 
vato a salvarlo dalla inconseguenza politica 2 ! 

A queste critiche, che scalzano Puna dopo Paltra tutte le 
affermazioni del Congresso di Bologna, aggiungeremo quella 
piii universale del Prof. Ugo Rabbeno della R. Universita di 
Modena. Egli scrive : Fra il Luzzatti, che volendo conciliare 
Pinconciliabile, propone di aiutare le casse cattoliche, ed il 

cipio religiose, ma all'autorita del clero e all'unita d'indirizzo e conformita 
di criterii, onde le cooperative cattoliche sono vigfiate ed amministrate. A 
queste cause tie aggiunge un' altra, puramente estrinseca. E una preziosa 
rivelazione e mette conto tenerla a mente : La solerte vigilanza delFau- 
torita g-iudiziaria sulle istituzioni cattoliclie, per poterle cog-Here in fallo, e 
un nuovo stimolo per loro a procedere colla massima circospezione e re- 
golarita ; onde si pu6 arguire che questo movimento cooperativo rurale 
offuschera in breve quello dovuto al lavoro ed alle premure dei non cle- 
ricali (p. 779). 

1 L. c., p. 780. 

Ivi. 



E UN'ALTRA GRANDE GONTROVERSIA 401 

Toniolo die gli risponde sdegnosamente quae conventio Christi 
et Belial? la logica a mio avviso sta per quest' ultimo 1 . 

Nessuno pero di codesti bravi signori ha notato la grande 
contraddizione, nella quale durante il Congresso e caduto de- 
plorevolmente Ton. Luzzatti, non ostante la sua mente acuta 
ed il suo alto sentire in cose economiche. La noteremo noi e 
sara la critica nostra a chiusa delle precedent!. 

L'on. Luzzatti persiste ad offrire il suo appoggio alle coo- 
perative, cattoliche, e nondimeno nel voto solenne del Congresso 
afferma categoricamente che la preferenza religiosa nelle coo- 
perative, indebolendo il solo criterio sano della rettitudine e 
della idoneita economica, flnisce sempre per nuocere alia so- 
lidita degli istituti che la praticano. Dunque secondo voi le 
cooperative cattoliche sono fuori di strada, mancano di retti- 
tudine e d'idoneita economica, sono quindi prive di solidita e 
destinate tosto o tardi a fallire 2 . Ma se e cosi, come potete con- 
sigliare i vostri a sostenerle ed appoggiarle ? Nella vostra qua- 
lita di alto rappresentante in Italia della cooperazione, voi era- 
vate per lo contrario obbligato ad additare 1' inganno che ten- 
dono i cattolici, a svelare il pericolo per la gente ignorante 
e dabbene che loro incautamente afflda le proprie sostanze, a 

1 Cooperazione rurale di Padova, decembre 1895, p. 177.' Notiamo che 
le parole quae conventio ecc. non sono state proferite ne dal Toniolo, ne 
dal Cerutti, ne dall'Albertario, come variamente fu scritto, ma da noi (nel 
ricordato nostro quaderno 1075, p. 22), e non gia contro questa o quella 
persona in particolare, ma in generate contro tutti gli avversarii, che con 
false carezze intendevano inquinare la purezza dei principii cattolici nel- 
1'istituzione delle Casse rurali. 

8 A questo concetto delle nostre cooperative dobbiamo aggiungere un 
altro, espresso bensl piu tardi in ragione di tempo, ma che rappresenta piu da 
vicino il pensiero dell'on. Luzzatti. Nett'Economista d'ltalia del 9 febbr. 1896, 
n. 6 egli tratta delle concorrenze degli istituti confessionali, che male a 
proposito invocano a loro aiuto forze misteriose e celesti , e li defmisce, 
con queste parole, che noi non possiam tralasciare di dire perfide ed indegne 
di un uomo serio ed onesto: Sono forze di disgregazione del risparmio, 
che mirano a spostarlo dagli antichi centri neutri e a trasferirlo nei nuovi, 
forze senza scrupoli, come si conviene a coloro che allegando un fine oltre- 
mondano non badano alia scelta de' mezzi. Le parole in corsivo sono del 
medesimo Luzzatti. 

Serie XVI, vol. VI, fasc. 1102. 26 4 maggio 19*. 



402 LE CASSE RURALI GATTOLICHE 

soffocare per ogni modo, magari con la ferrea mano dello Stato, 
quel movimento che un giorno o Paltro dovra recare tanta e 
si esiziale rovina, sovratutto alle povere nostre campagne. 

Questa e non altra doveva essere la vera conseguenza lo- 
gica di quel voto. 

Che se Ton. Luzzatti vuol uscire da questa stretta, confess! 
lealmente, che il supporre un pericolo economico nelle nostre 
cooperative, per ragione del principio religioso che le sorregge, 
e una solenne minchioneria, affermata si nel Congresso di Bo- 
logna, ma non per suo intimo convincimento, si bene per dire 
qualche cosa, che piacesse agli astanti, e per non parere da 
meno degli altri suoi amici, che Favevano affermata prima di lui. 



In un prossimo articolo, trattando dello spirito delle Casse 
rurali secondo F. G. Raiffeisen, noi torneremo su questi vitali 
argomenti e ci moveremo in un aere piu puro, piu spirabile, 
piu sereno. 

Intanto dalla succinta esposizione storica, che s' e qui 
fatta delPodierna controversia, veggano i cattolici qual gente 
sta loro innanzi nel campo avversario. Sono uomini senza 
sodi principii, senza giusto concetto morale, senza retti ideal! , 
senza logica, senza vera unita tra loro, salvo quella di com- 
battere contro noi. Non se ne spaventino i nostri; ma proce- 
dano compatti per la loro via, che e la vera e la buona. Non 
discendano a conciliazioni di nessuna sorta coi nemici di Dio 
e della Chiesa; com'essi si sono separati da Dio e dalla Chiesa, 
cosi noi con Dio e con la Ghiesa dobbiam procedere separati 
da loro. Scrivano pur essi sui loro vessilli altisonanti parole 
di amore, di fratellanza, di religione universale del bene; 
sono parole vuote di senso, che percotono Paria e nulPaltro. 
Noi sulle nostre bandiere scriviamo il nome di Gesu Cristo. 
Esso solo dice tutto; perche quel nome e carita, e unione, e 
santita, e redenzione morale e materiale del mondo, e con- 
forto degli afflitti, sostegno degli umili, forza de' combattentu 



DEI SAPIENTI IRRELIGIOSI 

ZETTO 



I. 

Trascriviamo fedelmente una lettera, che abbiamo teste 
ricevuto da stirnabilissima persona. 

Nel primo numero della Rivista bibliografica italiana 
ohe si pubblica a Firenze, e un breve cenno sulla seconda edi- 
zione del Virgilio nel medio evo , opera in due volumi del 
professor Domenico Comparetti, ivi chiamata eruditissima e 
densa di pensiero storico e filosofico. II cenno si chiude con 
queste parole. In quelle molte affermazioni che riguardano 
da vicino la Chiesa e il Gristianesimo noi siamo ben lontani 
dal convenire col Comparetti. Non entriamo in questo punto 
in particolari, perch6 egli non scrittore al quale si possa 
rispondere alia sfuggita e con le solite frasi fatte. A dir 
vero, una tale dichiarazione spiattellata cosi in pubblico e in 
subiecta maleria non so quanto sia prudente : mi pare che si 
faccia troppo poco conto delle savie norme che la Civilta 
Cattolica ha esposto ne' suoi articoli intorno ai pregi degli 
scrittori malvagi . Non voglio dire che sia malvagio il Vir- 
gilio nel medio evo al pari di tanti altri libracci d'inferno ; 
e certo peraltro che il Gristianesimo vi e maltrattato spieta- 

tamente E indubitato che quel libro ha fatto e continuera 

a fare del male assai, attesa la riputazione d'insigne ellenista 

rneritamente goduta dal Gomparetti I suoi ammiratori non 

mancheranno di trarre anche profitto dalla improvvida con- 
fessione della Rivista , dicendo che si, anche i Gattolici sono 
costretti a riconoscere di non potersi cimentare con chi sa 

1 V. quad, precedents pag. 304 e seg-g. 



404 DEI SAPIENTI IRRELIGIOSI 

assalire sapientemente il Cristianesimo 1 Non sarebbe il caso 

che la Civilta Cattolica se ne occupasse ? 

Perche no? abbiamo noi detto subito, appena letta questa 
lettera di un dotto nostro associate ed amico, perche no? E 
tosto abbiamo preso in mano Fopera del Comparetti, nella 
quale intende esporre tutta intiera la storia della nominanza 
di cui godette Virgilio lungo i secoli del medio evo, segnarne 
le varie evoluzioni e peripezie, determinare la natura e le 
cause di queste, e i rapporti che le collegano colla storia del 
pensiero europeo (pag. VII); e veramente vi abbiamo trovato 
quelle sconsigliatissime frecciate al Cristianesimo, delle quali 
parlano e la Rivista e il nostro egregio corrispondente. 
Ma come fare a ribatterle ? II piu delle volte non sono ragio- 
namenti, dei quali possa farsi una gagliarda confutazione, sono 
semplici affermazioni buttate la alia sfuggita e colle solite 
frasi fatte , alle quali per conseguenza basterebbe il contrap- 
porre quel notissimo, quod gratis asseritur, gratis negatur. 
Quando poi, ed e raro, le accuse contro il Cristianesimo pren- 
dono 1'aria di raziocinio, sono ben lontane dal confermare la 
fama di dotto pensatore, che il Comparetti si e acquistata in 
altre materie. 

Quel poco che verremo spigolando dal libro suo, lo mo- 
strera chiaramente, e insieme servira di conferma delle cose 
per noi discorse nelParticolo precedente. 



II. 



Incominciamo dalle solite frasi fatte . 

Aprendo il primo volume a pag. 99, c'imbattiamo a leggere 
che nel medio evo regnava il fanatismo religioso . Ecco 
una fra le tante frasi fatte , i facitori delle quali non si 
curano poi ne di giustificare, ne di spiegare, ora perche essi 

1 Noi amiamo credere che la Rivista abbia semplicemente voluto 
dire che la brevita di un ammnzio non le permetteva di scendere a par- 
ticolarita. Sul buono spirito ond'essa e animata e sulla valentia di chi la 
dirige non cade ombra di dubbio. 



E DEL VIRGILIO KEL MEDIO EYO 405 

medesimi non ne hanno un'idea baste volmente chiara e distinta, 
ed ora perche tornano comode a ferire il Cristianesimo, senza 
incorrere apertamente la taccia d'empieta. Qual e lo sfrontato 
che dica tondo: io non ho religione? I piu ricorrono ad un 
eufemismo, e dicono invece: io non ho super stizioni, io non 
ho pregiudizii. E al modo stesso per poter inveire piu fran- 
camente contro Pardore, il fervore, lo zelo religiose, a queste 
nobili voci ne sostitniscono un'altra di pessimo suono, e impre- 
cano al fanatismo. Quanto poi alia ragione che giustifichi Puso 
di tal parola, o ne dia almeno una spiegazione plausibile, vo- 
lentieri si scordano d'allegarla. Noi pero osserviamo che per 
fanatismo religioso s'intende dai savii una esaltazione del- 
ranimo, che fa dare in eccessi piu o meno disordinati, sotto 
pretesto di religione : or quali eccessi ci mostra il professore, 
per provare il fanatismo degli uornini del medio evo? 

Nella pagina che abbiamo ora sotf occhio egli non accenna 
che questo : Laici ed ecclesiastici hanno troppe preoccupa- 
zioni materiali o troppo han da pensare per la salute delPanima, 
perche il gusto del bello classico possa fiorire tra loro . E 
cosi tu ti figuri dalPuna parte i laici tutti ingolfati nelle tem- 
porali faccende, e dalPaltra gli ecclesiastici da mane a sera 
colle ginocchia a terra, cogli occhi in cielo, colPanima assorta 
in contemplazioni superne, per guisa tale che non resta loro un 
minuzzolo di tempo da dare al bello classico, E pensiero storico 
questo? Di piu, & proprio vero che il gusto del bello classico 
trovi impedimento nel pensiero della salute delPanima? Quei 
che composero in quei tempi il Dies Irae e lo Stabat Mater, 
erano al certo di tal pensiero profondamente compresi, eppur 
ci diedero un canto ed un'elegia, che (tranne qualche ruvidezza 
nella scorza delle parole) non hanno nulla da invidiare alle 
migliori poesie del Lazio e della Grecia; e il Papa S. Damaso, 
e il Papa Urbano VIII, e soprattutto il nostro Leone XIII, pur 
pensando alia salute non solo delPanima propria ma dei tanti 
milioni d'anime alle lor cure affldate, seppero trovare il tempo 
per trattenersi colle muse latine, e delle loro caste bellezze 
si mostrarono innamorati. 



406 DEI SAPIENTI IRRELIGIOSI 

Nel rimanente, se il fervore della fede e della pietk si vuol 
chiamar fanatismo, non vediamo perche questo nome dar non 
si possa ugualmente all'ardore per le lettere e per le scienze; 
e allora, fanatismo per fanatismo, noi preferiamo quello del 
medio evo, che trascura il bello classico, perche troppo ha 
da pensare per la salute delPanima , a quell'altro moderno 
di certi professori, che pel soverchio amore al bello classico 
o alle scienze, trascurano la salute defPanima e non han 
tempo di pensare: Chi sono io? Donde vengo? Dove sono di- 
retto? Al di Ik della tomba c'e un'altra vita? E se c'e, come 
fare ad assicurarmela eternamente beata? Preferiamo il primo, 
diciamo, e perche i pensieri in cui esso s'immerge son di gran 
lunga piu nobili, e soprattutto perche sono assai piu necessarii. 
Belle sono le lettere, belle le scienze ; ma i gradi accademici 
e i diplomi d'onore e i brevetti d'invenzione schiuderanno 
forse a quegli scienziati Tingresso a quel regno che non ha 
termine? Questa e moneta che lassu non ha corso i . 

Ne miglior mostra di se fa questa frase fatta del fana- 
tismo le altre volte che ci ricorre sott'occhio, come, per esempio, 
apagina 140, dove cosi leggiamo: L'antica religione dovette 
combattere corpo a corpo con una religione novella piu omo- 
genea ai progressi del pensiero e del sentimento, e colPardore 
fanatico di chi a tutto si esponeva e tutto tentava per farla 
trionfare nel mondo. Chi erano questi fanatici? II professore 
nol dice chiaro, ma sembra che alluda principalmente ai Mar- 
tiri. Certo e che essi fra gli altri si segnalarono in quell' ar- 
dore religiose ch' egli chiama fanatico , essi piu degli altri 
combatterono corpo a corpo , essi a tutto si esposero 
anche ai tormenti e alia morte. Ma se egli davvero intende 
colpire i Martiri, il suo giavellotto e come quello di Priamo, 
telum imbelle sine ictu. 



1 Questo pensiero si trova in piu maniere svolto ed inculcate in un 
libro, scritto appunto da uno di quei fanatici del medio evo, e ci6 non 
ostante per universale giudizio stimato pieno di profonda fllosofia morale, 
tradotto in tutte le lingue, ristampato in tante edizioni quante non ne conta 
niun altro libro: tutti conoscono I'Imitazione di Cristo. 



E DEL VIRGILIO NEL MED10 EVO 407 

Perche 11 chiama fanatic! ? Quelli che ai giorni nostri 
ban fatto e patito alcuna cosa per un' idea nazionale, a 
giudizio dei liberali ed anche del professore, sono eroi, sono 
glorie d' Italia, sono i primi figli della patria ; e chi muore 
per Dio e per la patria celeste, perche sara fanatico? Sin- 
golare fanatismo davvero, quello che ha saputo mantenere gli 
spiriti in istato d' esaltamento e tener sempre tese le corde 
delPanimo per tanti secoli fino ai di nostri ! E poi, dov' e nei 
Martiri quell' orgasmo impetuoso e scomposto che e proprio 
del fanatismo, quando invece la loro fortezza non ha mai nulla 
di torbido e di violento, e nelle risposte che danno e nei tor- 
menti che soffrono manifestano sempre un far nobile e digni- 
toso, un animo al tutto signore di se medesimo ? E qual pas- 
sione umana avrebbe potuto infiammarli fino a tal segno ? Essi 
sacrificavano il presente all' avvenire, soffrivano per la spe- 
ranza di una vita migliore ; ma le cose lontane di lor natura 
fanno nell' anima umana lieve impressione : beni futuri, beni 
invisibili, beni che nessuno dei viventi ha gustato, per se me- 
desimi son forse atti a riscaldar vivamente 1' animo nostro? 
Finalmente, se i Martiri fossero stati pochi, abitati in paesi vi- 
cini, soggetti alle stesse influence, pur pure : ma rnilioni e mi- 
lioni, per tutto il mondo, per tanti secoli, e sempre la stessa 
costanza, in giovani e vecchi, uomini e donne, dotti ed igno- 
ranti,... eh! via, ci si rifletta un po' seriamente, e si vedra che 
il nome di ardore fanatico applicato al caso nostro e una 
di quelle frasi fatte , che tornano comode per isbrigarsi con 
poca fatica, ma con altrettanta efficacia, da qualche cosa che 
ci molesta. 

III. 

E un' altra di queste comode frasi incontriamo a pag. 246, 
dove il professore si corruccia con Carlomagno per la po- 
tenza temporale data al Papato, che frutto immensi danni al- 
1'Europa tutta, e fu fino ad oggi la maledelta piaga del nostro 
paese. Di questa frase buttata la alia sfuggita , per mera 
incidenza, e senza alcun sostegno di prova, noi potremmo non 



408 DEI SAPIENTI IRRELIGIOSI 

tener conto; ovvero potremmo contentarci di contrapporre a 
quella maledizione lanciata al dominio temporale una nostra 
benedizione al medesimo, ed ecco che i conti batterebbero 
pari. Ma non possiamo trattenerci dal notare che ci vuole un 
bel coraggio a parlar della piaga del dominio temporale, pro- 
prio oggi che il Governo succeduto a quello ci sta infliggendo 
piaghe ne meno numerose ne meno gravi delle famose piaghe 
d'Egitto. 

Ecco, per consolazione del lettore, le dieci piaghe d' Italia. 
La piaga del libero insegnamento di tutti gli errori fino al- 
I'ateismo; la piaga della immoralita che dilaga per le contrade; 
la piaga dei duelli e dei suicidii che si rendono ogni di piu 
frequenti ; la piaga dei deputati ed altri maggiorenti deplorati 
e tuttavia trionfanti ; la piaga della carta straccia sostituita al- 
Foro, che ci fa comparire straccioni agli occhi degli altri 
Stati ; la piaga degli enormi scandali bancarii impuniti ; la 
piaga delPemigrazione che priva P Italia di tante braccia ro- 
buste; la piaga del socialismo che si avanza sempre piu mi- 
naccioso ; la piaga delle tasse che ci dissanguano e della fame 

universale che scarnifica le ossa dei grandi e dei piccoli ; 

mancava la decima piaga, rispondente alia strage dei primo- 
geniti egiziani, ed ecco e venuta la guerra d' Africa a far 
cadere il fiore della nostra gioventu, non sotto la spada di 
un angelo, ma sotto le lance di neri etiopi. E con tante 
piaghe che il Governo succeduto al pontificio ha inflitto al 
corpo di questa povera Italia, piaghe che sfidano la perizia 
di tutti gli Esculapii antichi e moderni, si ha la fronte di 
chiamare il dominio temporale una maledetta piaga ? Che 
si che quelle altre che ora ci stan rodendo le carni, son pia- 
ghe benedette ! Dio ci liberi da tali benedizioni. 

Non cosi la pensava Edoardo Scarfoglio quando nel Mat- 
tino del 15 marzo scriveva che P opera dei governanti ormai 
consiste nel distruggere tutto quanto nel paese era di buono 
e di alto, la ricchezza ed il gusto delParte, il pensiero e la 
giocondita, e d'una terra che, anche nelle maggiori infelicita 
sue, conservo sempre un'aria di nobilta e di grandezza, fare 



E DEL VIRGILIO NEL MEDIO EVO 400 

un' asilo della piu sciatta volgaritk Se 1' Italia deve chinar 

la schiena davanti al primo barbaro che 1' ha battuta, tanto 
vale neutralizzarla, abolir Pesercito e la marina, e affldarci 
all' amministrazione del Papa, che almeno ci dark la pace con 
tutto il raondo, un' influenza coloniale dieci volte piu vasta di 
quella inglese, e trovera nel Vangelo i rimedii ai morbi che 
travagliano il corpo sociale. Qualunque sia lo spirito che ha 
dettate queste parole, non puo negarsi che in esse qualche 
buona confessione si trovi. 



IV. 



Procedendo innanzi, troviamo a pag. 307 non una ma due 
frecce velenose contro la Chiesa, mezzo nascoste in fondo ad 
una nota. Essi cristiani non videro il Gristianesimo di per- 
seguitato divenir persecutore sanguinario alia sua volta, e la 
storia della Ghiesa mutarsi in libro osceno. La p'rova, al 
solito, il professore 1' ha lasciata nella penna, e per molti, 
purtroppo, terra le veci di prova Tautorita del suo nome. 

II Gristianesimo persecutore sanguinario ? Ma quando ? 
Si parla qui forse del tribunale dell' Inquisizione ? E chiaro che 
noi non possiamo far ora una dissertazione per dimostrare 
come quel tribunale nella sua istituzione era giusto, ed ordi- 
nato non a far credere per forza, ma ad impedire che un bat- 
tezzato, e percio soggetto alia Chiesa, corrompesse la fede 
degli altri ; come gli abusi si debbono imputare agli uomini 
e non alia istituzione ; come questi abusi medesimi furono 
grandemente esagerati ; come convien giudicarli alia luce di 
quei tempi e di quei costumi tanto diversi dai nostri ; come 
per la massima parte furono commessi dalF Inquisizione di 
Spagna, che era un tribunale piu secolare che ecclesiastico. 
Questo fatto storico, chi voglia vederlo convenientemente trat- 
tato, legga principalmente il Balroes nella sua opera II Prote- 
stantismo comparato al Cattolicismo, Gap. XXXVI-XXXVII *. 

1 V. anche HEFELE, Card. Ximenes ; CLAESSENS, L' 'Inquisition etle re- 
gime ptnal pour la repression de I'htrtsie dans les Pays-Bas du passe; 



410 DEI SAPIENTI IRRELIGIOSI 

Si parla invece delle guerre di religione ? Ma senza citar qui le 
testimonianze di sacerdoti e vescovi e papi, che deplorarono il 
sangue sparse col pretesto della religione, ci contenteremo di 
osservare che un fatto non prova nulla contro una istituzione 
o una dottrina, se da essa non derivi naturalmente ; ora il 
sangue di cui si macchiarono alcuni cattolici, quando non ve 
li autorizzava la difesa della loro persona e dei loro sacri di- 
ritti, anzi che venir sanzionato dalla religione, viene da essa 
abbominato qual cosa nefanda e contraria allo spirito della 
cristiana mansuetudine, donde Fadagio giuridico : Ecclesia 
abhorret a sanguine. Come dunque chiamare il Cristianesimo 
persecutore sanguinario ? 

La storia della chiesa un libro osceno ? Confessiamo 
apertamente che questa non e una delle solite frasi fatte : 
e la prima volta che ci accade di leggerla, e tutta nuova di zecca, 
e coniata espressamente dal professore, e ce ne duole per Ponor 
suo. Intendiamo bene che egli allude ai disordini che nel me- 
dio evo macchiarono non pochi ecclesiastici ; ma che questi 
disordini gli abbian poi fatto dimenticare tutte le glorie di cui 
splendeva la Ghiesa anche in quel tempo, glorie cosi bene 
compendiate dal Montalembert nella sua Introduzione alia Vita 
di S. Elisabetta Regina d'Ungheria; che egli insomma abbia 
chiuso gli occhi alle perle per non veder altro che il fango, 
e passi sopra alia regola per arrestarsi sull'eccezione, questo e 
cio che non mostra in lui ne pensiero storico ne filosofico *. 
Ha egli dunque dimenticato si presto che si tratta di quegli 
uomini stessi, de'quali ha detto poc'anzi che avevano troppo 
da pensare per la salute delPanima ? 

A questa stregua, noi potremmo chiamare un libro osceno 
Vlliade, perche vi hanno dei tratti sconci, e il suo Virgilio nel 
medio evo avremmo diritto di chiamarlo a dirittura un libro 
empio . 

HERGENROTHER, Kath. Kirche und christicler Staat ; DE MAISTRE, Lettera 4* 
ad un gentiluomo russo. 

1 V. MURATORI, Annali d'ltalia e Antichita del medio evo ; HURTER, In- 
nocenzo III; DIGBY, Mores catholici; GUIZOT, Histoire de la civilisation en 
France, item en Europe. 



E DEL VIRGILIO NEL MEDIO EVO 411 

E qui sorvoliamo all' antipatico puzzo di sagrestia (pa- 
gina 246), alia invasione clericale (p. 247), alia violenta 
condizione del monaco (p. 249), e ad altre simili frasi fatte , 
che non onorano ne chi le ha fatte ne chi se ne serve; sor- 
voliamo a tutto cio per venire a quelle accuse, che hanno al- 
meno un'apparenza di raziocinio. 



V. 



Or chi avrebbe creduto che la prima occasione di tali ac- 
cuse contro il Cristianesimo dovesse fornirla al professore pro- 
prio la cristiana aniraa di Dante ? Eppure tant'e. lo, dic'egli, 
non ho mai potuto convincermi che una mente tale, a cui fu dato 
il vedere tanto al di la delle menti contemporanee, non avesse 
dei momenti di dubbio, e non sentisse, almeno momentanea- 
mente, il debole della credenza cristiana. Ma cio in ogni caso 
non poteva avvenire che per fatto d'impulsi istintivi e pas- 
saggeri, poiche era del tutto impossibile allora andar piu ol- 
tre in tal materia, formulando per via dialettica e con quieta 
coscienza una ferma negazione. La mente la piu robusta man- 
cava del punto d'appoggio a sollevare, nelP indagine del vero, 
la plumbea cortina dell' idea religiosa. La filosofia della espe- 
rienza non era nata (p. 266). 

Questo qualsiasi raziocinio intoppa, se mal non vediamo, 
contro due gravissime difficolta. 

E in primo luogo, e proprio vero che al tempo di Dante 
la filosofia dell'esperienza non era nata ? Sembra che il pro- 
fessore sia di coloro che salutano padre di essa Bacone da 
Yerulamio. Ma a questi il professor Zahm, competentissimo giu- 
dice di tali materie, cosi risponde. Noi dobbiamo saper grado 
alle scuole e agli studiosi del medio evo pel loro metodo in- 
duttivo e sperimentale, che tanto contribui alia evoluzione ma- 
teriale della scienza naturale e fisica. Lo dobbiamo, tra < "*gTi 
altri, a Gerberto, che fu quindi Papa Silvestro II (nato nel 920 
e morto nel 1003), il quale riputavasi il piu dotto de' suoi 
tempi; lo dobbiamo ad Alberto Magno, il genio del secolo XIII; 



412 DEI SAPIENTI IRRELIGIOSI 

lo dobbiamo al suo contemporaneo Ruggero Bacone. Si dira 
che il conte di Verulamio, lord Bacon, e non altri, e riputato 
autore del sistema induttivo di filosofia, ma chiunque abbia 
letto per poco la storia della scienza, converra meco che que- 
sto sistema fu accettato e seguito secoli prima che fosse nato 
lord Bacon. E seguita citando i passi dell' Opus maius di 
Ruggero Bacone e delle opere d' Alberto Magno che lo dimo- 
strano, e le testimonianze del Whewhell, dello Stanley Jevons 
e d'altri che lo confermano \ 

Or quando scrissero quei tre dotti del medio evo? Ger- 
berto alia meta del secolo decimo, e Alberto (vissuto dal 1193 
al 1282) e Ruggero Bacone (vissuto dal 1214 al 1294) intorno 
alia meta del secolo decimoterzo. E PAlighieri quando inco- 
mincio il suo poema? Nel mezzo del cammin di nostra vita , 
cioe, come spiegano tutti gF interpreti, nel trigesimo quinto 
anno della sua vita, corrispondente al 1300 dell'era volgare. 
Dunque quando egli lo scrisse la filosofia dell'esperienza era 
nata da mezzo secolo, e, se risaliamo a Gerberto, da tre se- 
coli e mezzo. 

In secondo luogo e egli vero che questa filosofia fornisca 
un punto d'appoggio a sollevare la plumbea cortina della 
idea religiosa , e che quindi avrebbe potuto togliere all'Ali- 
ghieri la fede ? Dei padri di essa, Gerberto (che piuttosto deve 
dirsene precursore) fu papa, e gli altri due Alberto Magno e 
Ruggero Bacone, erano due buoni monaci, 1'uno domenicano, 
Taltro francescano. Piu tardi poi il piu grande impulso alia 
meccanica, all' idraulica, all' idrodinamica non fu dato da Leo- 
nardo da Yinci e poscia dal Galileo e da' suoi discepoli, Tor- 
ricelli, Viviani, Gastelli, Mersenne e Gassendi, tutti credenti e 
i tre ultimi anche ecclesiastic! ? E giii giu discendendo fino ai 
giorni nostri, doe fino ai Moigno, agl' Inghirami, ai Secchi, ai 
Denza, ai Caselli, si troveranno, fra i cultori del metodo spe- 
rimentale e induttivo, tanti ecclesiastici illustri, da dover esclu- 
dere qualsivoglia contraddizione tra esso e la fede. Per con- 

1 Scienza cattolica e scienziati cattolici, p. 57, 58; Genova, Fassicomo, 
1895. 



E DEL VIRGILIO NEL MEDIO EVO 413 

seguenza, anche se PAlighieri fosse stato valente nella filosofia 
sperimentale altrettanto che nella razionale, non solo non 
avrebbe trovato nulla di debole nella credenza cristiana , 
non solo non si sarebbe sentito offeso dalla plumbea cor- 
tina dell'idea religiosa , ma avrebbe potato emettere una pro- 
fessione di fede simile a quella di uno de' phi eminenti ma- 
tematici e fisici moderni, il Cauchy, il quale nella sua opera 
sugli Ordini Religiosi stampo queste parole. Sono Cristiano, 
cioe credo alia divinita di Gesu Cristo, insieme a Tycho Brahe, 
Copernico, Descartes, Newton, Fermat, Leibnizio, Pascal, Gri- 
maldi, Eulero, Guldin, Boscovich, e Gerdil, e in un coi grandi 
astronomi, i grandi fisici, e i grandi geometri dei secoli che 
furono. 

Non ignoriamo che, dagli enciclopedisti in poi, non sono 
mancati mai certi falsarii della scienza, che servendosi di essa, 
come di punto d'appoggio per sollevare la plumbea cortina , 
han preteso di cogliere in fallo la Bibbia ; ma con qual esito ? 
Quelle ricerche scientifiche, che si erano intraprese contro la 
fede, continuate piu oltre tornarono in suo favore; quegli studii 
superficiali destinati a combatterla, spinti a maggiore profon- 
dita. servirono a confermarla ; le obbiezioni si convertirono in 
prove, e la scienza divenne ausiliare della fede *. Che se qual- 
che ombra rimane ancora, ai riottosi che impennano dinanzi 
alia plumbea cortina 1'Alighieri grida alto : 

State contenti, umana gente, al quia: 
Che se potuto aveste veder tutto, 
Mestier non era partorir Maria. 

(Purg. III). 

VI. 

Chi ha del Gristianesimo il concetto che mostra d'averne 
il professore, non e maraviglia che non abbia troppa stima 
del clero; quindi non ci torna strano che egli attribuisca al 

1 Oltre lo ZAHM sullodato, vedi MOIGNO, Les splendeurs de la Foi, ac- 
cord parfait de la Reflation et de la Science. Paris, Bleriot 1877-82, voll. 5. 
-VIGOUROUX e BACUEZ, Manuale biblico, S. Pier d'Arena, tip. Salesiana, 
1894-95, voll. 4. 



414 DEI SAPIENTI IRRELIGIOS1 

clero il decadimento letterario del medio evo. Confessiamo 
pero che non siamo giunti a comprendere il raziocinio con cui 
tenta provarlo. 

L'affermazione egli fa con forza e la ribadisce in piu modL 
Le lettere minacciano di perire sotto i colpi del fanatismo 
religioso o d'affogare nel vasto pelago della letteratura teo- 
logica (p. 99). E piu avanti : L'antichitk classica con a capo 
Virgilio, trascinata in mezzo al ripugnante ed eterogeneo mo to 
delle menti chiesastiche del medio evo, puo assomigliarsi 
all'astro della luce, che attraverso ad un'atmosfera densa e 
pregna di vapori perde i raggi e il calore, non illumina, non 
riscalda e non feconda (p. 245). E similmente altrove. L'ac- 
cusa e chiara, ripetiamo, formulata con parole sonore, troppo 
sonore anzi, che sanno un po' di retorica ; ma le prove ? 
Eccole. 

Prima prova, c Quel sentimento, che pote avere per pro- 
dotto Pascetismo eremitico e monacale, quanta parte deU'animo 
poteva lasciare alia intelligenza del bello antico, alle idealita 
artistiche di Omero e di Virgilio? (p. 258). Gravi incom- 
patibilita rendevano grande il disagio in cui trovavasi 1' idea 
cristiana e la poesia del cristianesimo nelle forme classi- 
che (p. 216) , e a lungo si seguita su questo metro. 

Noi non potendo fermarci sulle particolarita, per tagliar 
corto, imiteremo colui, che ad un sofista negante il moto ri- 
spose movemlosi. Cosi noi diremo: Volete vedere quante e 
quanto gravi siano le incompatibility dell' idea cristiana col 
bello artistico? Osservate. In poesia, i nostri due piii grand! 
poemi, la Divina Commedia e la Gerusalemme Liberata, sono 
interamente cristiani. In pittura, le migliori tele od affreschi 
che vanti 1' Italia, dal Giotto al Raffaello, dal Raffaello al Sasso- 
ferrato, al Reni, al Guercino, sono cristiani. In scultura, le piu 
belle statue, dal Mose del Michelangelo alia Pieta del Canova, 
sono cristiane. In architettura i piu maravigliosi ediflzii sono 
le nostre chiese o basiliche, di stile or gotico or lombardo or 
romano, sempre cristiane. In musica le armonie piu commo- 
venti, dalle Messe di Palestrina ai Notturni di Haydn e agli 



E DEL VIRGILIO NEL MEDIO EVO 415 

Stdbat Mater di Pergolesi e di Rossini, sono cristiane. II let- 
tore & sulla via, e da se puo percorrerla e sempre piu con- 
vincersi delle accennate gravi incompatibilitk i . Ma noti 
ancora che gli autori cristiani allora diedero nel brutto e nel 
laido quando paganeggiarono, cio6 quando, scordatisi del mondo 
di Ik ed ingolfandosi tutti nel mondo di qua, tradussero in 
mille guise, in verso e in prosa, colla penna e col pennello 
quel detto d' Orazio : Nunc est bibendum, nunc pede libero 
Pulsanda tellus, con quel di peggio che non vogliamo tra- 
scrivere. Dunque 1' incompatibilitk dell' idea cristiana e col 
brutto, non gik col bello. 

Seconda prova. E vero che le scuole erano in mano al clero, 
^ che questo spiegava anche i classici, e li copiava assidua- 
mente, ma senza intenderne e gustare il bello. Questo pensiero 
e sviluppato qua e Ik in molte pagine dei capitoli VI-XIII. 

Ma, dato anche che il pensiero sia giusto, era forse colpa del 
clero se non era piu colto di quel che comportassero quei tempi 
barbari? Egli fece quel che pote per rompere quelle tenebre : 
se non vi riusci altrknenti che solo in parte, dovremo rampo- 
gnarnelo, o non piuttosto sapergli grado della sua opera buona? 
Intanto e sempre vero che in quella oscuritk universale non 
trovavasi un po' di luce fuor che in seno alia Chiesa : e sempre 
vero che alPombra del santuario si mantennero vive le ultime 
scintille delle lettere e delle scienze, come un giorno si con- 
servo da Geremia il fuoco sacro in mezzo alia caldaica deva- 
stazione : e sempre vero che, se anche il laicato imparo qual- 
che cosa, fu il clero e non altri che addottrinollo, e che se oggi 
i filosofi sanno leggere, debbono ringraziarne quei vecchi preti. 
Sono delitti questi da ascriversi al ripugnante ed eterogeneo 
moto delle menti chiesastiche ? 

Terza prova. Questa grande eclissi non cesso che col tor- 
nare gli studii in mano al laicato (p. 245). 

1 Vedi anche CHATEAUBRIAND, 11 Genio del Cristianesimo, dove si fa un 
continue confronto tra le bellezze pagane e le bellezze cristiane. Altre 
bellezze di un altro genere, delle quali ugualmente andiamo debitori a 
quel sentimento che pote avere per prodotto 1'ascetismo monacale , si 
troveranno nel MONTALEMBERT, I Monad d'Occidente. 



416 DEI SAPIENTI IRRELIGIOSI 

Sara, ma questo & affermato, non 6 dimostrato ; non e, 
diciamo, dimostrato che al Risorgimento, insieme coi laici, non 
avessero larghissima parte gli ecclesiastic! ; se pure non debba 
aversi in conto di prova un'altra affermazione gratuita, che 
ripete tutte quelle tenebre medioevali dalla prevalenza della 
fede sulla ragione " (ivi). Ma questa prevalenza non suppone 
antagonismo. Fede e ragione sono due raggi che partono en- 
trambi dal volto dell' increata Sapienza, 1'uno piu nobile del- 
Paltro, ma non opposti ; n& si vede come mai un raggio ag- 
giunto ad un altro debba produrre un'eclissi tenebrosa. 

II dominio assoluto della fede, egli dice, doveva essere 
cosa transitoria, e la ragione domandava imperiosamente i 
proprii diritti (p. 249). E dove meglio li ha essa esercitati 
che nelle due Somme dell'Aquinate ? Dove si trova maggior 
acume d' ingegno e lavoro di raziocinio? La fede non impe- 
disce ne' suoi movimenti la ragione, le dice anzi : girami in- 
torno finchS ti piace, guardami, studiami a tuo bel grado, solo 
bada di non urtarmi. E frattanto, stabilendo come inconcusse 
non poche verita razionali, viene a mettere in mano alia ra- 
gione un ricco patrimonio di cognizioni, senza che questa 
debba molto sudare a rintracciarle da se, e viene inoltre ad 
innalzare come tanti fanali luminosissimi lungo i tortuosi sen- 
tieri, per cui s'inoltra Fintelletto alia ricerca degli altri veri. 
Per conseguenza, la fede promuove la scienza, la scienza spiega 
e illustra la fede, e tutte e due di conserva fanno avanzare la 
civilta. Perch& dunque ai piu grandi cultori della fede, cioe 
ai sacerdoti, sara impossibile di essere altresi grandi promotori 
dello sviluppo della ragione, delle lettere e delle scienze ? E 
che impossibile non sia ben si parve e nello stesso medio evo 
e qualche secolo dopo, alFepoca della Kinascenza, quando si 
videro fiorire mtorno al Yaticano tanti splendidi ingegni, e ii 
secolo d'oro della nostra letteratura prendere il nome da un 
gran Pontefice. 

Donde ricavasi dunque che le lettere minacciano di pe- 
rire sotto i colpi del fanatismo religioso ? 




E DEL YIRGILIO NEL MEDIO EVO 417 



VII. 



Le sovraesposte or trecciate or accuse contro il Cristiane- 
simo si contengono tutte nel primo volume : dal secondo ne 
piglieremo ad esame una sola, per non annoiare il lettore. 

In questa si vuol togliere al Cristianesimo la gloria d'avere 
nobilitato la donna. Coloro i quali sostengono che di molto 
vada debitrice la donna al Gristianesimo e alia cavalleria, evi- 
dentemente vogliono farsi illusione... L' ideale della santa e 
quello della dama degli antichi romanzi sono prodotti d'idee 
utopistiche affatto inconciliabili colFordine sociale (p. 111). 

Lasclamo stare quel grazioso accoppiamento del Cristiane- 
simo e del romanticismo, di questi due agenti storici come 
egli li chiama ; lasciamo interamente la dama che non ci 
riguarda,e fermiamoci a chiedere: perch6 mai sarebbe un'utopia 
1' ideale della santa ? Perche, risponde egli : Ognuno puo 
domandarsi che cosa diverrebbe la societa umana, se ogni 
donna fosse una santa Teresa od una Isotta ; due opposti egual- 
mente esiziali per essa, come quelli che, quantunque in modo 
diverse, ne escludono il principale fondamento la famiglia. 

Qui il raziocinio del professore zoppica piu d'un poco, per- 
ehe, dopo aver prima parlato in genere delP ideale della santa, 
viene poi a circoscriverlo entro i limiti di una santa Teresa. 
Ma chi gli ha detto che santa Teresa sia il tipo universale ed 
unico della santa cristiana ? No, non tema che tutte le donne, 
per farsi sante, debbano, come lei, sparire dal mondo e chiu- 
dersi tra le quattro mura d'un chiostro ; non tema che, in 
conseguenza, il genere umano debba finire per mancanza di 
successione ; potranno esse benissimo raggiungere la santita 
battendo altra via e proponendosi altri esemplari. Le padrone 
potranno prendere ad imitare S. Perpetua e le serve S. Feli- 
cita o S. Zita ; le povere si proporranno S. Germana Cousin 
e le ricche S. Paola ; le maritate flsseranno Tocchio su S. Fran- 
cesca Romana e le vedove m S, Catarina da Genova ; e per- 
fino le regine troveranno i loro tipi nelle Pulcherie, nelle 

Serie XVI, vol. VI, fuse. 1102. 27 maggie 1896. 



418 DEI SAPIENTI IRRELIGIOSI 

Cunegonde, nelle Margherite, nelle Elisabette, nella Yen. Cristina 
di Napoli. E quando tutte le padrone e le serve, tutte le ric- 
che e le povere, tutte le maritate e le vedove, e tutte altresl 
le regine fossero simili a quest! santi loro esemplari, crede 
egli proprio il professore che si avrebbero altrettanti pro- 
dotti d' idee utopistiche affatto inconciliabili coll'ordine so- 
ciale ? Persiste ancora a chiedere che cosa diverrebbe la 
societa umana ? Glielo diremo noi francamente. Non diver- 
rebbe nient'altro che un paradiso in terra. 

Ma no, soggiunge egli, nel medio evo cosi non era. I Pa- 
dri e gli scrittori ecclesiastic! ad una voce encomiavano il 
celibato, come quello fra gli stati dell' uorao che solo e capace 
di condurre a perfezione : dottrina non solo assurda, ma emi- 
nentemente immorale, perch& egoistica, perch& contraria alia 
prima base della societa umana, e perch& tale che pone il perfe- 
zionamento umano in aperta contraddizione colle leggi natu- 
rali e sociali e coll' esistenza stessa dell' umanita. Non puo 
negarsi che sia questa una potente scarica d' artiglieria. Pec- 
cato pero che abbia sbagliato il bersaglio! Peccato che questi 
colpi siano diretti contro un solo che non esiste! Quel 
solo il celibato & capace di condurre a perfezione nella 
dottrina cattolica non c' e, anzi e ad essa diametralmente con- 
trario : come dunque ardisce il professore d' affibbiare ai Pa- 
dri e scrittori ecclesiastic! questa mezza eresia? Su, ci reciti 
le lor parole, le parole almeno di uno di loro. Egli che in 
quello stesso capitolo moltiplica 1'una sull'altra le citazioni 
intorno alia leggenda di Virgilio mago, dei suoi viaggi aerei, 
della pendula cesta in cui fu lasciato una notte dalla figlia 
delP imperatore, dell' oscena vendetta ch' egli ne prese, e d' altre 
simili favolette di molto secondaria importanza, non avrebbe 
potuto e dovuto allegare qualche testimonianza in appoggio 
di un'accusa si grave? 

Noi intanto, mentre stiamo aspettando da lui queste testi- 
monianze, esporremo nettamente quello che ha insegnato in 
tal materia la Chiesa, dagli Apostoli in flno a noi. Dottrina 
cattolica e che non nel solo celibato, ma in tutti gli stati 



E DEL VIRGILIO NBL MEDIO EVO 419 

si puo raggiungere la perfezione ; come la Chiesa indica chia- 
ramente neU'Oremus di santa Giovanna Francesca Chantal, da 
Dio condotta e fortificata per omnes vitae semitas (verginale, 
coniugale, vedovile, claustrale) in via perfectionis , e come 
ha mostrato col fatto, innalzando alPonor degli altari le Bri- 
gide, le Margherite, i re Luigi, i re Ferdinandi ed altri del 
medio evo e d' altre eta, santificatisi nel matrimonio. Dottrina 
cattolica e che lo stato del celibato di sua natura e piu per- 
fetto che quello del matrimonio, per le ragioni addotte da 
S. Paolo nel capo settimo della sua prima lettera a quei di 
Gorinto, senza pero che ne conseguiti Pessere una persona 
celibe, per questo solo, piu perfetta d'una coniugata. Dottrina 
cattolica e finalmente che il celibato non e per iuiti lo stato 
migliore, tornando anzi meglio per moltissimi il contrarre ma- 
trimonio, melius est enim nubere quam uri (Ibid.); ed oltre a 
cio, in certi casi, la Ghiesa ha sciolto piu d'una persona dal 
voto, anche solenne, di castita, perch& potesse continuare la 
successione della famiglia, quando il bene pubblico lo richiedeva. 
Questa e non altra e la dottrina cattolica. Or si domanda: e 
ella questa una dottrina assurda ed eminentemente immo- 
rale , o non e piuttosto eminentemente immorale lo stam- 
pare sotto Pocchio del sole quelle calunnie? 

Per quello poi che risguarda in particolare 1'accusa di 
egoismo , lasciando stare quel che fece la vergine S. Pul- 
cheria a pro delPimpero romano, la vergine S. Caterina da 
Siena a pro della Toscana e di tutta la Chiesa, e non poche 
altre lor somiglianti; noi vorremmo sapere se sieno piu bene- 
merite della societa quelle signore, che attendono nel matri- 
monio alia cura d' una sola famiglia, oppur quelle vergini re- 
ligiose, che or si consacrano alPeducazione di tanta gioventu 
femminile, or volano al soccorso dei soffrenti negli spedali, 
nelle carceri, nei campi di battaglia, ovunque le chiama il bi- 
sogno ; od anche quelle vergini secolari, che, sciolte dalla cura 
d' una famiglia, son pronte sempre a dar mano attivissima a 
tutte le opere pie, e ne sono 1' anima e il cuore. II popolo le 



420 DEI SAPIENTI IRRELIGIOSI 

chiama angeli del conforto ; e il professore le dira prodotti 
di una dottrina assurda ed egoistica ? 

Eppure egli rincara la dose. L' aver santificato il matri- 
monio, che a molti sembra uno del grand! merit! della chiesa 
cristiana, fa Peffetto di una derisione a chi conosce il medio 
evo, ed ha veduto-da presso tutta quella falange di uoraini 
autorevoli, che ad ogni occasione il matrimonio e la donna 
pongono in iscredito colla voce, coll' esempio e collo scritto. 
Ma se altri dicesse, che qui non c'e nessuna derisione , c'e 
soltanto un'insolenza del professore, avrebbe torto? Certo e 
che qualunque cosa abbiasi detto e fatto quella sua falange 
di uoraini autorevoli ch' egli invoca, al solito, senza citarne 
le parole, non ha nessuna autorita ne contro la santita del 
matrimonio elevato a sacramento, ne contro la verita e giu- 
stezza delle dottrine della Chiesa, le quali sono precisamente 
quelle che abbiamo ora esposte l . Queste dottrine, che sono 
insegnate da tutta la falange dei teologi, le conosce va egli ? 
E allora perche scrivere a quel modo? Non le conosceva? 
E allora perche parlarne ? Quando di certe materie non si ha 
una conoscenza esatta, non vi e che una cosa da fare : tacere 2 . 

E basti. Dalle riflessioni che abbiamo esposte ci sembra sia 
messo in chiaro che, quando il dotto professore, nel dotto suo 
libro, sia con frasi fatte , sia con apparent! raziocinii, se la 
piglia contro il Cristianesimo, fa la flgura degP intelletti volgari. 

E qui e proprio il caso di dire, alludendo ai sapienti irre- 
ligiosi: Crimine db uno disce omnes. 

1 V. S. THOM., Contra Gentes, 1. 3, c. 136; PALMIERI, De Matrimonio , 
c. 1, thes. 4; DE AUGUSTINIS, De Matr., art. 10; BILLOT, De Matr., num. 2, 
thes. 39. 

2 Le dottrine della Chiesa intorno al matrimonio sembra che il Com- 
paretti o non le conosca o non le curi, se e vero quello che di lui scrive 
il De Gubernatis: Introdotto dal Nerucci presso il banchiere greco di Li- 
vorno, barone Tossizza, in quella famigiia fu combinato il suo matrimonio 
(celebratosi nel 1863 in Genova) con una ricca israelita di Odessa, Elena 
Raffalovich, che lo fece padre d'una bambina. Dizion. biogr. degli scrit- 
tori contemp. Firenze, Le Monnier, 1879. 






IL PRESENTE E L'AVVENIRE 
DELL'AZIONE CATTOLICA 

IZST 



L 



Ci pare opportune, in questo momento, di prendere ad esame 
con qualche ampiezza, secondochk nel nostro periodico fu fatto 
altre volte, il vitale argomento dell'azione cattolica. Non puo 
-essere infatti che vantaggiosissimo, ad indurre in noi stessi e 
nei nostri avversarii un'equa estimazione delle forze cattoliche, 
il bilanciare di quando in quando quello che noi abbiamo otte- 
nuto con quello che ci rimane da ottenere in ordine al fine 
propostoci d'avviare la patria ad un migliore assetto religioso, 
morale, civile. E Fora presente e a questo propizia. Perocche 
<chi non vede che il popolo italiano dimostrasi intieramente sfi- 
duciato dei metodi e degli uomini, esperimentati con vece as- 
sidua al governo senz'altro frutto che di disastri? II popolo, 
come e ben naturale, non ha un concetto concreto e definite 
di quel che si dovrebbe fare per redimere il paese da tanti 
guai ; ma principalmente colle elezioni amministrative signified 
molto risolutamente il proposito di mutare da capo a fondo 
Tindirizzo della pubblica cosa. 

II popolo vuole aprire una breccia nel muro che d'ogni 
parte lo rinserra e lo soffoca, infrangere la cerchia fatale dentro 
cui Fltalia da trentacinque anni si dibatte, sciupando ogni sua 
vitale energia. II popolo, si vede bene, cerca una via d'uscita, 
pronto a prendere quella qualsiasi che gli si pari innanzi piii 



422 IL PRESENTE E L'AVVENIRE DELL'AZIONE CATTOLICA 

sbrigativa ; e quindi v'e da temere che accolga anche il par- 
tito estremo del socialismo, se questo giungesse almeno per 
un istante a persuaderlo della propria efficacia a far quella 
breccia. Ma prevarra invece agevolmente la parte cattolica r 
ove con pronta e fulgida dimostrazione di forza essa si palesi 
capace d'imprimere* alia cosa pubblica un movimento nuovo r 
ordinato e salutare. 

Insomnia quel che piu chiaramente esce fuori dalla ba- 
raonda odierna di fazioni che si tramutano ad ogni istante, di 
partiti che si trasformano o si confondono, di opinioni che si 
rovesciano e di giudizii che si contradicono e Pinsofferenza asso- 
luta dello stato presente. La maggioranza del popolo, di quel 
popolo segnatamente che spende e soffre e paga il flo di tutti 
gli errori dei governanti, non vuol piu al timone del paese 
nessuno di coloro che vi furono fin qui, progressisti o mode- 
rati, crispini o anticrispini, destri, sinistri o centri ; perche tutti 
costoro, senza eccezione, diedero prove troppo palpabili di mal- 
vagita o d'incapacita o delFuna e 1'altra cosa insieme, e perchk 
e dimostrato che essi, a cagione dei loro principii medesimi,. 
s'aggirano in un circolo vizioso d'onde non v'e uscita altrimenti 
che col danno ed il malanno d'ltalia. 

Percio, crediamo noi, nelle elezioni amministrative passano 
trionfalmente quasi per intiero le liste proposte dai cattolicL 
Molti degli elettori le votano senza dubbio per ispirito di di- 
sciplina e per convincimento; ma v'e ragione fondata di sup- 
porre che parecchi le votino soltanto per la persuasione, in cui 
sono, della necessita di mutare radicalmente uomini e metodi r 
poiche tutti i vecchi hanno fallito. Quindi, pur riconoscendo il va- 
lore di certe ragioni che inducono i cattolici ad inchiudere nelle 
proprie liste nomi di liberali moderati, noi non crediamo pero 
che a tale inclusione debbasi ordinariamente il merito della 
vittoria ; perche ci pare che le liste medesime, nel piu dei casi, 
otterrebbero ugualmente la maggioranza, se fossero anche com- 
poste di soli nomi cattolici, o comprendessero nomi di radi- 
cali, purche onesti. Per noi, anziche ai singoli nomi di quelle 
liste, la prevalenza si deve al colorito generale di esse, in quanto 



IN ITALIA 423 

esprimono il desiderio d'innovazione ab imis, che & diventato 
vivissimo nelle moltitudini per i disinganni crudeli del sette 
lustri trascorsi. 



II. 



Non e dunque quella, che 1' Italia ora attraversa,- una pura 
semplice crisi di governo. Oh! il popolo italiano nella sua 
grande maggioranza sente, ancorch& non valga ad esprimersi 
<3on formole precise, che la salute nazionale deve ricercarsi in 
qualcosa di ben piu profondo che non sia la mutazione di un 
ministero ! Percio la caduta di Crispi rallegro universalmente 
tutti gl'Italiani non venduti a quella banda di malfattori, la 
quale ci travolse nudi e scarnificati nelPabisso ; ma la succes- 
sione del Rudini non valse tuttavia a rassicurarli. II ministero 
Rudini, come puo agevolmente persuadersene chiunque tien 
dietro alle manifestazioni sincere del sentimento popolare, e 
tollerato, anzich6 approvato e gradito ; non bastando la rispet- 
tabilita personale degli uomini, che lo compongono, a ricoprire 
il marciume del principio che esso rappresenta, il quale e pur 
sempre il vecchio principio riuscito ognora fatale a tutti gli 
interessi del paese. 

Per questa malaugurata successione di idee malsane e di 
un patrimonio politico ruinato, le persone rimarrebbero, al 
cospetto del paese, moralmente sempre le stesse, anche quando 
si rinnovassero intieramente i titolari dei portafogli, e per 
conseguenza non potrebbero mai ottenere la fiducia della na- 
zione. Come pero lusingarsi che riesca mai .di ottenerla al 
ministero Rudini, i cui componenti per la maggior parte sono 
uomini tutt' altro che nuovi, uomini gia sciupati nell' esercizio 
del potere, gia provati e riprovati, sperimentati, pesati e tro- 
vati, per dirla con una frase biblica, minus habentest 

No, ne questo Ministero, ne alcun altro, tolto dalla vermi- 
nosa carcassa parlamentare, screditata e condannata senza 
remissione dai suoi proprii fatti e dal giudizio di tutti gli 



424 IL PRESENTS E I/AVVENIRE DELL'AZIONE GATTOLIGA 

onesti, potra phi mai mettere salde radici nella coscienza del 
paese. E facciano quante dichiarazioni vogliano, si presentino 
pure coi piu rosei programmi e colle piu fiorite intenzioni, 
non saranno creduti, piu che il Marchese di Rudini fosse cre- 
duto quando annuncio il proposito di conciliare ogni cosa e 
di contentar tutti, mostrandosi ad un tempo e francamente libe- 
rale e risolutamente conservatore. Perocche nel sistema stesso 
di quel parlamentarisrao ibrido e bastardo, che ha finora trion- 
fato in Italia, e riposta 1' intrinseca contraddizione, onde colora 
che lo seguono, per quanti sforzi facciano di resistere, son 
tratti fatalmente alia peggiore, e piu odiosa, e piii dissolvente 
forma di governare, che e 1' opportunismo, per cui necessa- 
riamente offendono e conservatori e liberali, facendola a volta- 
da rivoluzionarii a volta da tiranni. 

L' esperienza gia troppo lunga ha messo cio cosi in chiaro^ 
che P illudere piu oltre il popolo non sara altrimenti possibile, 
e bisognera pur consentire al voto universale di mutar sostan- 
zialmente registro, ponendo per sempre in bando uomini a 
forme e metodi, cui non rimane piu oramai che il suffragia 
di ribaldi, di deplorati, dMngenui e di cortigiani. 



III. 



Ecco perche dicevamo che Pora presente ha una singolare 
e forse decisiva importanza anche per Pazione cattolica; sic- 
come sentiamo proclamarsi da molti e crediamo fermamente 
essere nel cuore di assai piu, i quali per gelosi riguardi cio 
non esprimono. 

Non si tocco per avventura mai tanto dappresso quanto al 
presente, in Italia, la verita pur le mille volte ripetuta da noi, 
che due sole falangi son destinate alia fine a trovarsi di fronte ; 
quella dei radicali da una parte, e quella dei cattolici dall'al- 
tra. Queste infatti speculativamente sono le due sole, che 
nelle proprie deduzioni possano mostrarsi logiche, e pratica- 
mente sono le due sole, che non furono coinvolte nello sfacela 



IN ITALIA 425 

del potere, i radical! propriamente detti essendone stati tenuti 
lontani da riguardi dinastici, i cattolici essendone stati preser- 
vati (usiamo le belle parole dell' Osservatore romano del 30 
aprile) dalla 'paterna e sapiente autorita del Capo supremo 
della fede religiosa e delta vita politica dell'Italia, gli uni e 
gii altri poi avendo avuto comune il benefizio d'essere stati 
dall'oligarchia dominante posti sempre fuori dell'orbita di quelle 
istituzioni, che ora son precipitate in tanta debolezza e disistima. 

Dunque : o prevalgono i radicali, o prevalgono i cattolici ; 
vale a dire che o prevalgono coloro i quali sono risoluti ad 
applicare il liberalismo flno nelle sue ultinie conseguenze, o 
prevalgono invece coloro i quali sono risoluti a schiantare il 
Hberalismo sino dalle sue prime radici: Poligarchia, che 4 ha 
sgovernato fin qui, rappresentante Toscillamento indefinite, il- 
logico, contradditorio, spesso mostruoso tra questi due punti 
<estremi, e per ogni modo condannata a dissolversi. Ecco Popi- 
nione che si e fatta strada in tutti questi anni, arrivando or- 
mai ad essere di dominio pubblico ed universale cosi che veg- 
giamo, per cagion d'essa, mutato in tutfaltro da prima, non 
che il linguaggio del giornalismo, anche Tatteggiamento popo- 
lare nelle sue varie manifestazioni. 

Questo tramutamento, che e palpabile e quindi innegabile, 
merita bene la considerazione attenta di chi voglia ragionare 
con gravita, secondo fatti e non secondo fantasia. 

Non e forse cosa grandemente mirabile che i cattolici, tenuti 
fino a poco tempo addietro in conto di quantity negligeable^ 
sieno ora invece tanto ricercati, temuti e persino adulati ed 
accarezzati da una moltitudine di liberali d'ogni tinta ? Si, 
scatenano, e vero, terribilmente ancora contro di essi massoni 
<ed ebrei; ma lo fanno a denti stretti, non riuscendo piii a 
celare la paura, in che ne sono, ed il livore che provano di 
vederli divenuti forti e restituiti in tutti i loro diritti di parte 
belligerante, colla quale o tosto o tardi converra pure trattare 
da pari a pari, per amore o per forza. 



426 IL PRESENTS E L^AVVENIRE DELL'AZIONE GATTOLIGA 



IV. 



Fenomeno in tale riguardo rilevantissimo 6 quello offertoci 
dalle trattative di accordo coi cattolici, aperte spontanearaente 
nell' ultima quindicina dalla Corrispondenza Verde per conto 
della democrazia. Yi corrispose per la prima 1' Unitd Cattolica 
e dietro a lei i principali fogli cattolici, con un linguaggio 
cortese, quasi amichevole, ricambiato perfettamente dalla Cor- 
rispondenza Verde. E nel trattato intervenne il radicale Ro- 
dolfo Calamandrei, professore nelPUniversita di Siena, con una 
lettera all' Unitd Cattolica, per liberta di giudizio intorno alle 
istituzioni, giungente sino all'ipotesi d'una repubblica fede- 
rate, e per serenita e sincerita di ossequio verso i cattolici ed 
il loro Capo Supremo, tale, che V Unitd Cattolica, nelPatto di 
pubblicarla, scriveva : Questa lettera, indipendentemente dalla 
egregia persona che ce la indirizzo, apparira per certo ai let- 
tori come un segno dei tempi. Dieci anni fa, un documentor 
simile sarebbe stato anticipatamente giudicato impossibile & 
posteriormente assurdo ; oggi esso non destera ne scandalo ne- 
meraviglia in hessuno, tranne nei farisei del sabaudismo, sem- 
pre pronti a velarsi gli occbi per Porrore, ogniqualvolta giunga 
a maturazione qualche frutto della loro politica insipiente e 
colpevole 1 . 

Ed e per davvero cosi, come Peccellente diario fiorentino 
scrive. II fenomeno d'un grave e leale trattato d' accordo tra 
radicali e cattolici, che sarebbe apparso stravagantissimo qual- 
che anno fa, si presenta ora per contrario come la cosa piu 
naturale del mondo a chi con noi e convinto, che nelle condi- 
zioni in cui Poligarchia, stata fin qui al potere, ridusse P Italia, 
i soli logici, i soli forti, i soli, che abbiano coscienza di s& e 
sicurezza di trovare salde basi nella coscienza del popolo, sono 
radicali e cattolici. La tendenza ad intendersi per mrazione 

1 UUnita Cattolica N. 87 per il 15 uprile 1896. 



IN ITALIA 427 

<comune nasce quindi tra cattolici e radical! quasi spontanea, 
certo piu spontanea che tra moderati e cattolici; giacche in 
questo secondo caso non vi puo essere che contratto d'oppor- 
tunita od accordo di persone, nel primo e possibiie colleganza 
d'idee sovra un terreno comune. 

II prof. Galamandrei scendeva fino a precisare le partico- 
larita di tale colleganza tra radicali e cattolici nelF ordine re- 
ligiose, economico e politico, e invitata YUnita Cattolica a 
inettere i punti sugli i, conchiudeva col dire: Puo essere che 
sia sfatata, cosi, la seducente prospettiva di un'alleanza; ma 
io credo piu probabile che c' intendiamo alia priina ! E que- 
sto del Prof. Galamandrei ottimismo soverchio ? Si, noi fer- 
mamente lo riteniamo tale. E tale dimostrossi per verita nel 
seguito della disputa, perche, lungi daH'intendersi alia prima, 
Corrispondenza Verde da una parte e Unita Cattolica e gior- 
nali cattolici dall'altra, si videro obbligati a fare molte riserve, 
e restrizioni ed eccezioni notevolissime, soprattutto perche al 
radicalismo italiano tornera sempre malagevole il disfarsi della 
lebbra anticlericale, la quale e gia per se medesima un grande 
ostacolo a conchiudere P accordo e costituirebbe pericolo per- 
manente di rottura anche dopo che T accordo fosse conchiuso, 
dato pure, non concesso, che T anticlericalismo non sia d'in- 
superabile inciampo a trovare tra i radicali numerosi seguaci 
della nobile iniziativa. 

Ma ebbero gran torto di gettare il ridicolo sopra codesta 
iniziativa i fogli della risma della Riforma e del Resto del Car- 
lino: il ridicolo cade tutto sovr'essi, che dimostransi incapaci 
d'assorgere un palmo dalla melma degli interessi materiali e 
delle bizze settarie ; laddove uomini in politica radicali, in re- 
ligione liberi pensatori, non si peritano, per amor di patria, 
di stendere generosamente la mano in pubblico agli odiati 
clerical! e di riconoscere la potenza della loro organizzazione . 
e della loro fede. 

Yergogna per i feticisti del liberalismo parlamentare e mo- 
narchico il continuare coirOpinione e eolla Perseveranza nella 
stolta ipocrisia d'ascrivere alia loro opera di spogliazione la 



428 1L PRESENTS E L'A^V VENIRE DELL'AZIOXE CATTOLICA 

^randezza sempre crescente del Pontificate, mentre quei radi- 
cal! e quei liberi pensatori proclamano la necessita urgente per 
F Italia di consacrare (cosi il Prof. Calamandrei) la liberta e 
I 3 indipendenza di quetta Autorita die sola & rimasta intatta 
nel moderno sfacelo morale! Vergogna ai vanesii ed agli sca- 
pati che ridono! 

Invece di ridere, dovrebbero saviamente riflettere, che radi- 
cali e cattolici sono davvero all'unisono in molte cose, secon- 
doche lo stesso professore assai bene dimostra, e specialmente- 
nel detestare Pindirizzo presente dell' Italia legale; dovreb- 
bero riflettere per conseguenza, che, ove pure, come noi con- 
cediamo di leggieri, radicali e cattolici non potessero stringers 
un accordo stabile, potrebbero pero in un giorno di giustizia 
trovarsi uniti ad abbattere il comune nemico. 



V. 



Certo la Corrispondenza Verde ebbe ragione d' inferire da 
questi tentativi d' alleanza, che tra i due campi non sussi- 
stono piu le diffldenze ed i pregiudizii che, in altri tempi ten- 
nero divise due forze cosi preziose. E anche abbastanza ve- 
rosimile quei che la Corrispondenza stessa soggiungeva, cioe,. 
<jhe nell'ordine economico e politico si rendera tosto o tardi 
inevitabile un contatto fecondo tra quei due elementi, che si 
sono mantenuti vigorosi e puri in mezzo alle lordure del Ga- 
verno italiano. Ma noi non consiglieremmo per fermo ai cat- 
tolici di lasciarsi indurre da queste speranze a diminuire it 
lavoro d'organizzazione di tutte le loro forze o Penergia e la 
continuita della loro azione pubblica e sociale, dentro i termini 
voluti dal loro Padre e Sovrano, il grande Vegliardo Leone XIIL 

Se vi e anzi una conseguenza prossima e pratica, la quale 
discenda a filo dalla discussione teste ricordata, e questa : urge 
piu che mai di mandare innanzi alacremente e di estendere 
a tutta quanta 1' Italia cosi quella organizzazione come quella 
azione, perche Palleanza piii sicura e sempre quella che si fa 






IN ITALIA 429 

con se stessi. Anche per trattare vantaggiosamente alleanze 
con altri, vale piu di tutto il dimostrare d' esser forti tanto 
da poter fare da se ; e per divenire tali i cattolici hanno bi- 
sogno di disciplinarsi meglio e di operare assai. Per cio ap- 
punto noi abbiam voluto, trattando dell' azione cattolica, indu- 
giarci a ragionare dei discorsi, finora niente piu che ipotetici, 
d'accordo, corsi tra radicali e cattolici. Di qui infatti meglio 
assai che da qualunque astratta speculazione risulta Poppor- 
tunita presente di raddoppiare nelle file nostre il lavoro d' or- 
ganizzazione e la sociale e pubblica operosita, perche di qui 
sgorga chiaro il convincimento dei nostri stessi avversarii, che 
stia per maturare qualche gran fatto, onde richiedasi dai cat- 
tolici d' essere spediti e pronti alia chiamata del loro Capo. 

Sono anni gi e molti che il Papa inculca ai cattolici ita- 
liani questa preparazione alia sua chiamata ; e per veritk alle 
insistenze di lui fu corrisposto docilmente, ma non pero dap- 
pertutto colla medesima vigoria di opera e colla stessa cospira- 
zione di intenti. Ove tale difetto, d'altronde per varii motivi com- 
patibile, non si fosse verificato, P Italia cattolica sarebbe gia a 
quest'ora piu forte assai di quel che non e, rispetto alia rivo- 
luzione, e in grado non pure di ricevere dai partiti liberali 
delle offerte d'amicizia, ma d'imporre altresi ad essi la pro- 
pria autorita. 

Sono anni gia, e molti, che la tanto benemerita e bene- 
detta Opera dei Congressi s'adopera ad unire 1' Italia guelfa, 
contro P Italia ghibellina ad un tempo e massonica, in una 
compagine formidabile di comitati e di associazioni, e ad ag- 
guerrirla per tutti i modi, ad esercitarla in tutte le imprese di 
utility religiosa, civile, morale e sociale. La stampa cattolica 
non ha cessato un istante, in questi anni, di secondare, con 
concordia diventata sempre maggiore, le mire dell' Opera dei 
Congressi. , 

Ora sentiamo tutti che e il tempo di affrettarci, di ricat- 
tarci degli anni perduti e delle negligenze commesse, di com- 
piere in breve il lavoro da si lunga mano intrapreso; e sen- 



430 IL PRESENTE E I/AVVENIRE DELL'AZIONE GATTOLICA 

tiamo altresi che, cessate molte riluttanze, caduti non pochi 
pregiudizii, meglio illuminati gli spiriti, ci troviamo in ogni 
parte d' Italia molto piii disposti a lavorare indefessamente, 
finche la grande opera sia davvero in ogni sua parte flnita e 
perfetta, giusta i desiderii del Santo Padre! 



VI. 



Ed ecco senza dubbio una delle ragioni, perche gli ecci- 
tamenti ad operare, a lavorare, ad agire si sono fatti in questo 
ultimo scorcio di tempo piii vivi, e 1'azione istessa e Torga- 
nizzazione cattolica piu generali in Italia. 

A Milano, centro e cuore di quella Lombardia, dove con 
tanta maturita di senno, costanza di volere, alacritk di opera, 
il lavoro e stato condotto cosi innanzi, questo risveglio si e 
manifestato in una recente occasione anche piu gagliarda- 
mente. E cio ci pare ben naturale, anzi ne sembra bello, lode- 
vole, degnissimo degli applausi con che Faccolse subito la 
stampa cattolica, cui si aggiunse una parte della stampa libe- 
rale, colla riprova indiretta bensi, ma concludentissima, di spin- 
gere i suoi all' emulazione dei cattolici lombardi. 

Nella VI adunanza regionale dei Comitati cattolici di Lom- 
iardia, si voile alFazione cattolica dell' Opera dei Congressi 
imprimere come un impulso tutto nuovo, rispondente alia nuova 
gravitk delPora presente, che noi venimmo in quest'articolo 
esponendo. Noi crediamo che quei valorosi campioni dell'ope- 
rositk cattolica dicessero a s& medesimi : uopo e di calare 
audacemente il colpo di grazia e di sparare P ultima cartuccia, 
per raggiungere piii presto lo scopo nostro d' accendere tutti 
i cattolici alPazione ed alia organizzazione. Tentiamo con lin- 
guaggio nuovo di suscitare, se e possibile, nelle nostre file 
anche nuova lena di attivita. Quindi quell' invito fatto ai cat- 
tolici di agire esplicitamente sul terreno della vita politica, 
colla mira finale, posto che il Papa un giorno lo permetta, 
anche di giungere alia conquista del potere politico. 



IN ITALIA 431 

I Congress! e le Adunanze cattoliche non aveano mai preso 
questo frasario, anzi 1'aveano sempre a bella posta evitato, 
preferendo di parlare d'azione cattolica, ed anche d'azione pub- 
Mica, d'azione sociale, anzich6 d'azione politico,. Naturalissimo 
pero e ragionevolissimo, che la novita non piacesse, non tanto, 
pensiamo noi, per 1'addiettivo politico in se medesimo, che 
come gia avvertimmo fin dal 18 ottobre 1879 *, non ha una 
grande importanza, quanto perche la vita politica era posta 
in diretta relazione, come mezzo a fine, colla conquista del 
potere politic