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Full text of "La Civiltà cattolica"

LA 



ANNO QUARTO 




IOTTAD 



ft i 



i 




LA 



CIVILTA CATTOLICA 



ANNO QUARTO 



Beatus populus cuius Dominus 
Deus eius. 

Ps. XCYIII, 18. 



SECONDA SERIE 
VOL. SECONDO 




'**/ 

ROMA 

COI TIPI DELLA CIVILTA' CATTOLICA 

Via del Quirinale Num. 56. 

1853. 



FEB - 4 1957. 



a/mcm 



/ Compilatori della Civilta Cattolicaj?er gli articoli da essi pubbli- 
cati , intendono godere il diritto di proprietd letteraria giusta le 
convenzioni stabilite fravarii Stati d" Italia. E cost riputeranno* 
frodolente quelle ristampe che sifacessero di detti articoli, senza 

I' espresso loro consenso. 








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RAGIONE 

DELLE NOSTRE RIVISTE 



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olge oggimai il quarto anno da che stiamo pubblicando Rivisle 
della stampa italiana , le quali molti pensieri ci costarono e molte 
fatiche , e benches occupassero un sottosopra il quarto dei nostri 
quaderni , staremmo per dire che ci rubavano la maggior parte del 
nostro tempo. Ci confortava nondimeno alia malagevole e spesso 
incresciosa opera la rilevanza che in questa parte del nostro pe- 
riodico noi ravvisammo fin da principio, ed il frutto svariato ed 
ampio che potevamo promettercene ci era largo compenso alia du-- 
rata fatica. Tuttavolta , dobbiam pur dirlo schiettamente, la novita 
dell' uffizio toltoci a compiere non ci permise formarcene una chia- 
ra e distinta idea fin da principio, e non prima di ora ci e paruto 
trovarci in condizione di rendercene a noi medesimi ragione e di 
comunicarla allo stesso tempo ai nostri lettori ; i quali nel leggerci 
avranno molto pro.babilmente versato nella medesima incertezza , 
nella quale noi scrivendo ci trovavamo. II succedersi dei varii ra- 
si 5 la copia e la svariata multiplicita degli scritti , ondunque fosse, 
venutici alia mano ; la necessita di dover giudicare quello da am- 
mettere , questo da rifiutare $ qualche lamento sentito , rare volte 
si, ma pur sentito 5 qualche menorara approvazione trovata: tutto 
questo ha contribuito a farci formare un concetto chiaro dello scopo 



6 RAGIONE 

a cui tender debbono le nostre Riviste , della materia intorno a cui 
debhono aggirarsi e della mnniera onde possono e debbono utilmente 
condursi. Questo intendiamo noi dichiarare trattando la Rayione 
delle nostre Riviste; e i nostri lettori ce ne sapraii grado, speriamo, 
in quanto puo loro riuscire utilissimo il saper nettamente che cosa 
si preteuda da noi in quesla parte precipua del nostro Periodico. 

Finclie pochi lessero e piu pocbi scrissero, il giudizio delle opere 
e degli Autori si portava nella maniera che e la semplicissiraa e na- 
turale , leggendo cioe i libri e da essi facendo stima dello scrittore. 
Ma quando lo scrivere fu di quanti presunsero di poterlo e pero di 
moltissimi; quando Tarte tipografica perfezionata rese agevolissimo 
il far correre attorno i proprii pensamenti ; quando col crescere dei 
libri e multiplicarsene gli esemplari scemo in inversa ragione la vo- 
glia ed il tempo di leggere, si fe cosa malagevole lo stare al corrente 
delle opere cbe si venivano a mano a mano pubblicando ; ed ezian- 
dio i meno pigri correan rischio d'esser tenuti per zotici ed ignoranti 
se non si fossero mostrati istrutti , non foss' altro , del firontespizio 
dell' opera uscita noveliamente alia luce nella propria citta o provin- 
cia. A questo bisogno si cerco forse sopperire coi primi tentastivi di 
Riviste che apparvero sui Giornali, le quali erano poco altro clit' un 
annunzio tipografico con un picciol cenno del suggtto dal nuovo 
libro tolto a trattare. Era una novella come le altre che negl' inizii 
del giornalismo si mandavano a guisa di lettere e manoscritte a chi 
ne voleva il comodo e ne pagava per conseguenza lo scomodo che 
altri prendevasi per servirlo. Cosi con poca spesa gi potea nella sala 
del giuoco , al teatro , nella passeggiata , nel convegno di amici dir 
franco : 1' ho visto , lo conosco , la e bella opera , la e brutta , la 
trattn questo o quell' altro argomento. 

Ora chi scrive un libro ( c' intendiamo ) fa il meglio che puo ; e 
scambiando troppo spesso il suggettivo coll' oggettivo , -dall' aver 
1'atlo il meglio die puo passa non rade volte a supporre di aver 
fatto il meglio che sia. Cbi ha questa persuasione in capo ha natu- 
ralmente voglia vivissima e si puo credere ancora di avere il diritto 
che tutti i capaci di leggerlo si comprrno il suo libro e lo si leggano 
dal frontespizio infino all' indice. Ma nil wlitum quin praecognitum, 



DELLE NOSTHE IUMSTE 7 

diceano gli anticlii, e crediamo che i modern! non pensino diversa- 
mi-ilk'. Quinci 1' impeguo caldissimo dell' Autore , dell' Editore e del 
libraio, che il titolo del libro venga a notizia dei piu che si possn : rie 
solo questo, ma con esso il titolo un po' di schizzo dell'argomento, 
un po' di encomio sopra la opportunita di esso, un po' di elogio sopra 
la eleganza del dettato, senza che vi manchi una paroletta della cor- 
rezione tipografica, della nitidezza dei tipi e via diseorrendo. Ed ec- 
covi una usanzaper comododi chi legge riuscita adessere strumento 
per comodo di chi scrive e piu di chi stampa edi chi vende. Di qui 
quel diluvio, quella infestazione di prospetti, di manifest!, di annunzii 
che nei paesi di grand i traffichi si danno a profusione a chi li vuole 
e a chi non li vuole , fino a trovarlivi cacciati in tasca da una mano 
mvisihile, che in paesi meno civili ne avrebbe portato via il mocci- 
chino o la tabacchiera. In somma e intervenuto in questa come in 
cento altre cose che iniziate per altrui comodo riescono per lo 
meno a dargli noia e fastidio. Proprio come in Napoli i cocchieri 
di piazza per la smania di portarvi in carrozza non vi lasciano 
andare a piedi, in Ginevra i camerieri di locande per trascinarvi 
ciascuno alia sua poco meno che non vi fanno a brani le vesti , e 
giunto sul liodano a Lione vi vetlete assalito nel rigor del termi- 
ne da una turba di facchini che tutti ansiosi di caricarsi del vostro 
bagaglio, vi fan correrenon lieve rischio di restarvene nudo e crude 
con quel solo che avete addosso. Ma lasciamo questa digressione 
per tornare alle Riviste. 

Le quali fatte presto strumento di traffico o di glorietta letteraria 
non avrebbero recato grande nocumento se avesser solo gabbato 
qualche credulo compratore o I'rodata la longauime espettazione di 
qualche benevolo lettore. Ma il peggio si fu che i tristi e segnata- 
mente gli enciclopedisti francesi del passato secolo s' impossessarono 
con rara solerzia di quello strumento ; e nel dar conto 1'uno del libro 
di altri si servivano a meraviglia lodandosi ed incielandosi scambie- 
volmente, per guisa che di un libro era talora fabbricata la riputa- 
zione prima che si leggesse, e fors' anche prima che fosse stampato 
o scritto. In questo nella prima meta del nostro secolo furono imi- 
tati , come in altre cose assai , dai nostri riformisti e progressist 



RAGIONE 



italiani ; e fatto quasi monopolio degli organ! cli puhhlicita , come 
piarque chiamare i periodici, cominciarono a jabbricare ({uelle im- 

meritate riputazioni degli scritti e degli scrittori , giudicati unica- 

. 
mente secondo le norme , non diremo solo di un sistema , ma di un 

partito piu o meno dichiaratamente ostile alia Cattolica Cliiesa ed ai 
leuitlimi poteri civili. E mentre quegli Aristarchi decretavan da! 

1 1 1 1 1 V 

tnnode aureola ed mcenso a qualunque anche meno die mediocre 

T -1 

scrittura la quale plandisse le loro idee , andavano invidamente e 

1 

maliziosamente soffocando qualunque anche non comunale merito 
osasse sbucciar dal guscio nella sclnera avversa. A cio si provvedeva 
ora col sarcasmo , ora colla calunnia , piu spesso con un silenzio 

Mil T ' 1 f 

sprezzatore, il quale bastava di per se solo a non iar aiungere nep- 

r - v i- r -\ f i u 

pure il nome di quei scntti mvisi agh orecchi di quei tanti clie altra 
bibliografia ne altra norma di giudicare non conoSceano fuori <lt>]- 

T Osservatare, dell' Aniologia italiana e piu tardi del Progresso. Cosi 

.,.,.,. 
si stabihrono i giudizu sopra i hbri e gh auton : cosi coloro che pure 

o r a i 

voller leffgerequalcbe cosa, materia degna delle loro letture appena 
. . . r .... 

trovarono altrimenti che in conformita a quei giudizii , e cosi da 
ultimo quella sorda cospirazione organata contro la Chiesa ed i! 

potere civile riusci a formarci questa ibrida generazione d'italianis- 
r ~i c 

.simi , che si pretende cattolica e rinnega praticamente i principii 
piu vitali del Cattolicismo : professa di volere felicitare la societa 
temperando il potere sovrano , ma altro depositario per diritto non 

ne conosce che se medesima: e quando nel fatto le riusci ehermirlo 

f"v - 1% - f l i 

ne le 1 uso piu arbitrano e intemperato che si potesse. 
t i j 

Noi non ci stupiamo per nulla di questo effetto , veduta la po- 

i 

tenza delle cagioni e le attinenze strettissime tra gli ordini ideali 

i tlr I ' ** 

ed i pratici : corrotti quelli, e impossibile che questi alia loro vol- 

ta non si corrompano 5 ed e impossibile che una societa , niente 

i- i i 

meno che un mdividuo, i quali pensmo male ed a rovescio , pos- 

sano vivere bene e.tranquillamente. Piuttosto ci stupiamo che per 

^i;!T 1 1 I 

un sei o sette lustri quella cospirazione potesse mantenersi in pie- 
di, operare per poco che non dicemmo a viso aperto, fruttando quei 

i'rutti amari che vedeano e deploravano tutti i buoni , senza che le 

1 

si levasse contro un antidoto uguale almeno alia vastita del veleno. 



DELLE NOSTRE RIVISTE 9 

Non che mancassero lamentazioni e borbotti sopra il danno intellet- 
tuale che gittava in Italia la stampa lihertina anche sotto le censure 
governative , le quali se in qualche paese non erano vessatorie ed 

insulse, non filavan certo molto per le sottili in fatto di Chiesa; nep- 

. 
pur vi mancarono risposte, censure e polemiche parziali dalla parte 

di generosi scrittori ai quali recava sdegno e dispetto lo strazio clie 
faceasi delle verita piu sante e delle riputazioni piu reverende. Ma 
i piagnistei e i borbotti (gia si sa) non hanno veruno effetto se non 
fosse quello di scorare i piu operosi e di far credere a chi li fa di 
avere col brontolio salvato il mondo. Gli scritti poi erano ben lungi 
dalFagguagliare il bisogno: non per manco d'intrinseco valore; che 
molti ne conosciamo d'insigne merito e che sarebber potuti bene al- 
trimenti essere profittevoli che non furono. Ma appunto non furono 
o perche singolari e solitarii non ebber seguito di periodicita costan- 
te; o perche eziandio con questa, non ebbero quella diffusione vasta, 
equabile, regolata qual si addiceva ad un rimedio contrapposto a mor- 
bo in cui 1' ostinata pertinacia dei partiti pur troppo aveva quelle 
due quali ta improntate. Recheremo esempio della prima maniera, 
di scritti cioe pregevoli ma che non ebber seguito, nei belli e sapo- 
riti dialoghetti del Conte Monaldo Leopardi che associava il suo no- 
me ad una qualita d' idee ben different! da quelle che piu tardi 
avrebbe lo sventurato suo figlio caldeggiate. Noi non ricordiamo che 
altra scrittura per quel tempo acquistasse tanta voga quanta in po- 
che settimane ne ottennero quegli stupendi dialoghi ; ed alia voga 
corrispose 1' effetto. Ma ad averne effetto duraturo dovea essere piu 
lunga la cagione 5 e quella penna dovea o essere piu feconda o avere 
chi degnamente a lei mancata si sostituisse. Quanto all' altra maniera 
di scritti che non ebbero diffusione sufficiente almeno pari al biso- 
gno , ne potreinmo trovare esempio nella Voce della Verita di Mo- 
mpMn ' 
dena che con tanta sapienza e generosita rispose al suo titolo e fe 

sentire alia Italia delle verita forti ed utilissime , le quali avremmo 
dovuto meglio comprendere e non cosi presto dimenticare. Ma per6 
appunto che esse poco ampiamente si stesero , non poterono far 
presa in molti animi , e tranne pochi elettl uomini che partecipa- 

vano alle idee del benemerito periodico , esso trovo detrattori molti 

Ifs onon 



iO RAGIONE 

ed acerbi, let tori scarsi e certo non guari zelanti : talmenteche do- 
po non lunga vita dove finire col rammarico di quanti vi aveano 
collocato una speranza non ultima pel rinsavimento delJa Penisola. 
Da quel tempo a noi, clue vuol dire per un buon quarto di seco- 
lo , i ritbrmisti italianissimi hanno presso che essi soli tenuto il 
campo tra noi : essi ban distribuita la lode, barmo gettato il biasi- 
mo a cui meglio si aflaceva pei loro interessi ; il cbe oltre alia in- 
giustizia di creare immeritate ripulazioni e sofibcarne nei'nascere 
delle meritatissime, produceva di rimbalzo un altro nocumento po- 
co. ossef vato, ma non men grave ; e questo era cbe qualunque im- 
pugnando la peuna per mandare al pallio qualcbe suo lavoro , ove 
mai avesse mirato ad acquistarne qualcbe ripula/ione nel suo pae- 
se ( e qual e quell' uomo che da questa onestissima tra le umane 
vaghezze non si lasci alcun poco sedurre? ) cbiunque, diciamo, mi- 
rato avesse a questo ancbe per indiretto, vedea benissimo a lui non 
essere scbiusa allra via da varcar la soglia nel tempio della Gloria, 
cbe gratificarsi in un modo o in un altro il partito prevalente che 
se ne avea per somma ingiuria usurpate le cbiavi. E per parlare 
fuori metafora , se a venire in fama di scrittore italiano vi volea il 
beneplacito del partito die a poco a poco si era appropriate i gior- 
nali, le riviste, 1'ummo per dire 1'intera stampa, ci stupiremo noi 
cbe per quel tempo quasi non vi fosse scrittore italiano di qual- 
cbe nome, cbe piu o meno non parteggiasse per le idee di quel 
parlilo? Le idee poi, gia si sa fmo alia nausea, sono quell 1 inva- 
riato e oggimai stracco Ibrmolario di nazionalita , indipendenza , 
libei'la patria , riforme politiche , cattolicismo civile, separazkme 
dello Stato dalla Cbiesa e sopra e pria d'ogni altro qwl luogo co- 
jnune dei dispetti e delle ire contro il Principato temporale dei Pa- 
pi o eontro il governs clericale negli Stati della Cbiesa. Signori 
si ! senaa un ritaglio, una goccia, uno spruzzolo di codeste cosette 
<-ra nnlla del venire in onore non diremo di storico e di pubblicista, 
ma pertino di agiografo o di predicatore; e giasappiamo, senza cbe 
altri lo ci ricordi. <]iial doloroso tribute alcuni ecclesiaslini eziandio 
ihl pergaino, pagassero a questa tirannide cbe una nazione ad oc- 
-lii M'ggenti si era colla piu insigue sbadataggine lasciata imporre. 



BELLI: NOSTUE IUVISTE 1 J 

Dopo un cinque o si lustri <li rodesto giuoro, qual maravigtia 
die arrivasse nn anno di agitazioni e di vertigini che nella no- 
stra >-oria non hanno le soraiglianti ? qual maraviglia clie n he I 
giorao ci trovammo tuUi ua po" itali&ni . uu po 1 itazionali e , se 
non iia vergogna il dirlo , ariche un po' costituzionali , non tbs- 
s' altro per convenienza ed aftine che iion ci si appiccasse la tac- 
cia di sentirla diversamente <iai grandi scrittori . dai grandi uo- 
inini . dai grandi pensatori della Penisola? e come potea essem 
altrimenti, se scrittore, se pensatore, se (yiiasi uomo uon era te- 
nuto cbi osasse sentire e p.irlare allrimeuli ? 

Quel tera})o , la Dk> merce , non e piu ; e sarei>be bene che non 
ce ne cadesse dall' aninio k memoria. E ollre ad un lustro ciie 4a 
parte verarnente onesta e catAolica d' Italia ha < oininciato ad avere, 
come oggi dicono, i suoi organi nella stampa periodic* ed oggimai 
^ impossihile o che un libro tristo prenda voga per gli speilicati 
eucomii di un partito , snza che si levi qualche voce a sfblgorare 
della meritata int'amia il lodato e i lodatori; o che un lavoro prege- 
vole resti sconosciuto e cada dimenticato senza che a incoraggiare 
ii verace inerito . sempre timido nelle prime pruove , non giunga 
una voce all'ettuosa ed arnica che ne faccia giungere a moltissimi 
col nome la laude pel presente e le speranze concettene per I 1 awe- 
wire. Noi non diciamo che questo sia mezzo per se solo eflkace a 
guarire le piaghe della patria comune: queste sono piu univorsali e 
proibnde che altri noai crederehbesi, e rimedio vigoroso non pu6 
recarvisi che dall 'azione ibrte e Concorde di molli elementi puhblici 
e privati , tra i quali la stampa periodica tieiie luogo cospicuo e 
forse [MMiK-ipe ma non solo, soprattutto pel met t ere che puo in ono- 
re i huoni scritti e scredilare i malvagi. Per ([iiesta ragione. avendo 
noi preso parte da alcuni anni nella stampa periodica , eravamo 
nel dovere di abbracciare eziandio quest' uiii/io spesso ingrato, tal- 
ora caro , ma sempre faticoso e rischievole di una critica ragionata 
delle opere contemporanee. 

E quanto alia materie che quesla parte del nostro periodico 
doveva abbracciare, e naturale cho essa dovea rimanere ristretta nel 
giro Ael nostro programma, Tutti gli scritti adunque che riguardano 



, J^(T 

12 RAGIONE 

la Civilta ed il Cattolicismo alia Civilld Cattohca non sono estra- 
nei. Ma si osservi che a cio non basta una qualche attinenza di 

uno scritto colla religione e colla civilta: in questa maniera le no- 

1 1 f a. 1-11- P i 

stre riviste si sarebber fatte una vera bibhograha umversale , m 

quanto appena vi e ramo dell' umano sapere , cbe in un modo o in 
un altro colla prima e piu ancora colla seconda non si altenga. La 
medicina, 1' arcbitettura, la legislazione, 1' arte militare o nautica e 

lino le trattazioni teoreticbe o praticbe delle arti meccaniche con- 

. -i il ii -u' * ^iaaftl 

tnbuiscono in qualcbe maniera alia civilta ; e in questa condizione 

avrebbono avuto un diritto alle nostre riviste. Yede ognuno cbe 
noi non potremmo abbracciare tanta ampiezza di materie , la quale 
per giunta poco avrebbe giovato al nostro intento , siccome quel- 
lo cbe non tanto e di promuovere in qualunque modo la civilta , 
quanto di far si che essa si mantenga in quella via di cattolicismo in 
cbe Ja Chiesa aveala iniziata nelle societa moderne. 

Dall'altra parte noi nella critica che inseriamo nel nostro quader- 
no non potevamo assumere il carico di recare alia notizia dei nostri 
lettori i nudi titoli delle nuove opere riducendo le Ririsle a poco 
piu cbe annunzii tipografici. Questo primamente sarebbe stato poco 
utile per la diffusione delle buone scritture, atteso le difficolta die 
si scoritrano nei diversi Stati d' Italia per procurarsi un libro stam- 
pato in altri , talmente che il sapersi che si e pubblicato in paese 
lontano un utile libro, puo ben dare occasione a qualcbe raro uomo di 
farlosi venire con non poca spesa e con non minore longanimita dello 
attendere, ma farlo correre per le mani dei piu non e a pensarvi se 
ivi medesimo non se ne procuri una ristampa. Ora a qtiesto giova 
assai piu avere una contezza abbastanza esatta del pregevole libro, 
la quale invogli qualche zelante a farlo venire e ristampare, di quel- 
lo che avere un nudo titolo, che puo essere piu bello del libro stesso 
e far pentire chi allettato dalla speciosita di quello vi avesse speso i 
quattrini a comprarlosi ed il tempo a leggerlo. 

A questa ragione tolta dalla poca utilita di riviste somiglianti 
ad annunzii, se ne aggiunge un'altra tolta dalla difllcolta che vi tro- 

tlfiiflt fiJUJilSffl lJ 

veremmo noi , pel tempo che vi dovremmo spendere o pel ri- 
spondere della loro bonta a cbe in certa guisa ci obbligheremmo. Se 



DELLE NOSTRE RIVISTE 13 

la Civilta CatloUca annunzia UH libro, vuol dire die ne giudica 
profittevole la k'ttura; vuol dire die nulla vi ha trovato di notevol- 
nii'iile riprensibile. Or questo parvi egli che possa farsi senza aver 
letto niolto posatamente da capo a fondo il libro medesimo ? Per 
dirvi : prendete guardia del tal libro perche pericoloso o cattivo , 
hasta avervi scorta una dottrina sola , un solo principle , talvolta 

ancora una sola espressione die sia rea o in se o nelle necessarie il- 
1 

lazioni che altri ragionandovi sopra potrebbe trarne. Ma per dirsi : 
legga con piena fiducia, e come Girolamo disse dei libri di S. Ilario 
inojfenso decurrat pede, ci vuol altro! Bisogna non pure aver letto , 
ma avere attesamente considerate, talmente che dove qualche passo 
men sicuro si scontri , si possa ammonirne , non che 1' autore o il 
nuovo editore a rettificarlo , ma chi si accinge a leggerlo a star sul- 
F avviso. Or vede ognuno che questo a volersi far bene , non puo 
farsi di moltissimi libri , e posto che si faccia e utilissimo coglierne 
il destro sia per confermare le dottrine trattate negli articoli prin- 
cipali e come dicono di fondo, sia per rincalzarne quelle confu- 
tazioni degli errori correnti, le quali negli articoli medesimi non in- 
frequenti s'incontrano. Nel qual modo acquistando questa parte del 
nostro periodico una maggiore ampiezza , si aveva una nuova ra- 
gione per circoscriverne la materia , quando pure non si fosse vo- 
luto che la Rivisla , uscendo dai limiti assegnatile fin da principio , 
invadesse lo spazio assegnato alle altre parti integrant] del nostro 
quaderno , le quali se in rilevanza non pareggiano tutta la rivista , 
giovano nondimeno a mantenergli quella varieta si necessaria a non 
creare svogliatezza o fastidio. 

Sono pertanto i nuovi scritti italiani contemporanei o certo recen- 
tissimi attenentisi strettamente alia religione ed alia civilta la pro- 
pria materia delle nostre riviste. II loro line poi e di far conoscere, 
mettere in onore e per indiretto procurarne la diffusione: ammoni- 
re delle parti meno buone che si scontrassero in qualche lavoro al- 
trimenti pregevole , e da ultimo i gravemente pericolosi o dichiara- 
tamente tristi proclamare a viso aperto come tali , e dove fia uopo 
gettar loro addosso la meritata infamia. Vero e che tra quest' ultima 
maniera di libri, che possono aver luogo nella Civilta Cattolica, noi 



\ i RAG10HE 

il piu spesso non noverammo certe scritturacce o saorilegamente 
empie, svergognatamente sudicie. di che, grazie alia libera sUim- 
pa . alcune vituperose officine italiche ed elvetiche in quest' ultimo 
lustro ci regalarono. Ci parve che somiglianti lord u re erano fuori 
senon della nostra materia, almeno del nostro scopo; in quanto ai 
lettori della Civilta Cattolica era ben malagevole che capitasse fra 
ie mani qualcuna di quelle nequitose scritture; e quando vi Ibsser 
pur giimte , la lettura di mezza pagina potea bastare per farle 
sdegnosamente scagliar via come oggetto pestifero o caustko, sen- 
za che noi dovessimo imbrattar le nostre carte con certi titoli > 
con certi argomenti, che talora col solo riferirli sono uno scan- 
dalo. Lo abl)iam fatto di volo qualche rarissima volta ; e piut- 
tosto di passata , non tanto per distogliere dalla scellerata lettura 
chi sicuramente non ne avea la voglia e neppur forse il pericolo, 
quanto per fare intendere a quale eccesso di svergognato cinismo* 
pu6 schiudere il varco qruesto cosi vantato acquisto della civilta 
moderna, la libera stampa. Piuttosto ci siamo fermati su quei li- 
bri che sotto belle apparenze accludono il veleno, o che omettono 
ove pii ne sarebbe il bisogno cio che e sovranamente necessa- 
rio alia ristaurazione intellettuale e religiosa della eta moderna. 
Facciasi questo per ipocrisia che e di pochi , o per insigne im- 
pemia che e pur troppo di molti; 1'effetto e lo stesso o di fam 
sorbire il tossico sotto le apparenze di farmaco , o di apprestar 
'arrnaco aiTatto inefficace; il quale se non uccide eome il tossico., 
lascia morire per la forza dell' interne malore che esso avrebfee 
dovuto e prometteva guarire. Oh ! qui si ! abbiamo scaldati i ferri : 
afefeiam parlato spesso severe , talora anche acerbo, e per quanto 
ci dolga il rammarico avutone da parecchie gentili persone di am- 
bi i sesSi, lo diciamo schietto, non siam guari disposti a gover- 
narci in diversa maniera per 1' avvenire. 

Ma osservate di grazia: fin qui abbiam parlato di libri; ed ar- 
visatamente abbiamo adoperata questa parola , in quanto per ess* 
abbiam voluto escludere dalla materia delle nostre Riviste ^nelk 4 - 
scritture che per la piccolezza della loro mole rion meritano quei 
nome : i quaderni , i fogli quasi rolanti e com dkortii i Frances* 



DELLE NOSTRE RIVISTE 15 

brochures. Non che in poclie pagine non si possano talvolta acclu- 
dere pregi grand! ed assai ; ma perche queste, mentre dall'una parte 
rare volte escono dal giro della citta e provincia in cui vider la luce, 
ci avrebber dall' altraper la loro copia e svariatezza sminuzzata per 
guisa la nostra Rivista , die T avreJbbon condotta ad essere quella 
specie di Annunzii bibliografici cbe noi non volemrao abbracciare. 
come discorrere posatamente e recare un abbastanza ponderato 
giudizio di dieci o dodici opuscoletti in un solo quaderno; che 
non meno di tanti e forse piii se ne potrebbero raccogliere da 
tutta Italia per ogni quindicina? Jntendiamo bene che agli au- 
lori sarebbe caro che la notizia del loro scritto una col loro no- 
me si stendesse dall' un capo all' altro della Penisola ; e noi lungi 
dal riprendere una cosi onesta vagbezza , la vorremmo anzi di 
tutta la nostra volonta secondare. Ma noi nella scelta degli scritti 
a rivedere dobbiam governarci non tanto col piacimento dei po- 
ehissimi , quanto colla veraoe utilita dei piu. Ora nei cenni stretli 
* t'ugaci degli scritti brevissimi , poniamo una biografia , una ora- 
tion funebre , un discorso aocademico e somiglianti , noi vediamo 
pochissima utilita pei nostri lettori , i quali non molto cerlo ca- 
verebbero dal poco piu dei titoli che noi ne potremmo recare , e 
non avrebbero il mezzo o la voglia di farsi venire da lontana citta 
d' Italia un faseicoletto di poche dozzine di pagine. 

A questa norma generale noi dobbiam recare, come quasi sem- 
pre si suole , una eccezione 5 e questa e intorno a quegli scritti 
cbe piccoli di mole banno un interesse universale , in quanto o 
reeano qualche nuovo concetto , o fanno felicemente qualche pruo- 
va da altri non tentata , ed in somma scrivon cosa che o per se 
medesima o per le circostanze in che versiamo meriti di essere 
universalmente saputa , non fosse altro , come notizia letteraria o 
scientifica. In questi casi non sarebbero mal collocate dieci pagine di 
rivista intorno ad uno scritto anche di sole venti. IS 7 oi gia lo abbiam 
fatto piu volte , ed il discorso sopra la Prolusione del Professore 
Yallauri ne puo essere un esempio : e se piu urgent! materie non ci 
avessero incalzato ne avremmo gia dato due altri di genere tra loro 
molto diversi. La tragedia il Tommaso,Moro del Maggio di Firenze, 



16 RAGIONE 

e due orazioni panegiriche del sac. Gaelano Alimonda di Geneva 
ci parvero degnissime di speciale attenzione , e ci tarda davvero 
il discorrerne atteso le diverse e singolari qualita di quei lavori. 

Lo stesso presso a pocovuol dirsi degli articoli di giornali. Noi non 
prendiamo a fame rivista, se non quando la speciale qualita dell'ar- 
gomento ci costringe a farla, massimamente dove inculchino qualche 
massima erronea la cui diffusiorie riuscirebbe di grave danuo. Non 
crediamo per altro doverci occupare almen di frequente di quegli 

i i a i o 

articol'acci che propinano Tempieta alia sfacciata, di cui sono per lo 
piu gremite le colonne della Gazzella del Popolo e delF Opinions di 
Torino e somiglianti. Trattenerci in quel letame sarebbe per noi un 
dispendio di tempo e una vana opera pei nostri lettori , i quali non 
ban bisogno d' essere ammoniti della pestilenziale dottrina cbe si 
manipola in quelle officine di menzogna. 

Per cio cbe si attiene alle versioni pubblicate tra noi di opere 
straniere , noi le consideriamo come Stamp a ilaliana , in quanto 
una versione naturaleggia , a cosi dire , lo scritto nel paese della 
cui lingua lo veste , e gliene da colla cittadinanza novella i doveri 
e i diritti. Dall' altra parte ve'de ognuno che i fini per noi pro- 
postici nelle riviste sono i medesimi per qualunque libro corra 
per la Penisola , vuoi che esso sia stato originalmente dettato in 
italiano , vuoi che tale sia stato fatto per una versione nel nostro 
idioma. Non cosi delle semplici ristampe , le quali facendosi co- 
munemente di libri gia certi nel pubblico , e dei quali gia si e 
formato nell' universale un giudizio , puo ben giovare all' editore 
che si dill'onda al possibile la notizia della ristampa ; ma non ci 
sarebbe luogo a portarne nuovo giudizio. Vero e cbe il giudizio 
prevaluto potrebbe talora essere dalla verita lontanissimo : nel qual 
caso bella e salutare opera sarebbe il rettificarlo : e se il tempo e le 
forze ci bastano ci siam messo in animo di farlo intorno a pareccbi. 
Ma in questo caso si esce dall' ufficio di semplice rivista per en- 
trar nel campo della disquisizione e della polemica, il che meglio si 
farebbe negli articoli dottrinali; soprattutto clie spessobisognerebbc 
portar 1'esame sopra tutto un sistema , sopra tutte le opere di un 
antico scrittore , il che malagevolmente farebbesi in una Rivista. 



() I, 

._ 

DELLE NOSTRE RIVISTE I / 

] 

Uie so un libro quasi dimentico della eta moderna venisse inai 
disseppellito e recato quasi a nuova vita o dalla malizia di qualchc 
tristo cui il tempo presente non sembri abbastanza fecondo di inal- 
v;iiro scritture , o dal zelo di qualcbe onesto uomo die da <.-l;'i 
piu forte che non e la nostra voglia derivare qualcbe pregevole 
lavoro cadulo dalla inemoria dei piu 5 vede ognuno die uria so- 
migliante ristampa deve aver per noi tutte le qualita ed i caratteri 
di una nuova pubblicazione, come ne ba tutti i vantaggi ed i peri- 
coli. Cosi facemmo coi due volumi sopra la educazione scritti ba 
presso tre secoli dal Card. Silvio Antoniano e cosi faremo colla Istirff 
inzionc crixliana pei giomnelli dcttata e oltre ad un secolo e mezzo 
dal P. Giov. Crisostomo Salistri delle Scuole Pie e ristampata lo 
scorso anno in Firenze. Per contrario quel rincrudimento delle ire 

n 1 1* > 

anticattoliche che ferve inPiemonte ha fatto dissotterrare una scem- 
piata e trista scritturaccia di un preteso prelato italiano contro ii 
diritto di proprieta della Cbiesa. Noi dab" errore toglieremo il de- 
stro di rincalzare la verita, e c' intratterremo di quel libercolo con 
qualche cosa piu prolissa di unaRivista. 

Non ci resta che un' ultima categoria di libri , dei quali ci ' 
pur forza il dire qualche parola per giustificare non tanto il mo- 
do onde ne parliamo , quanto le ragioni onde piu spesso ne dob- 
biamo tacere. Egli incontra piu di una volta che persone altri- 
menti rettissime , piene di zelo , di fede e aggiungiamo ancora di 
buon senso pratico , vi scaglino nel pubblico un libro 'nel quale la 
bonta della suslanza non e pareggiata dalle qualita della forma lino 
a ledere i diritti che il vecchio Prisciano si ha acquistato su d' o- 
gni maniera di scritture e fossero pure le piu serie e le piu com- 
mendabili. Ora supposto il caso di un somigliante libro , come 
si farebbe da noi a parlarne con quella imparziale equita che e 
nostro debito , e dalla quale ci studiamo di non dipartirci giam- 
inai? Direte lodandone il bene e riprendendone colla dovuta con- 
venienza le imperfezioni e le pecche. Codesto si dice presto ; ma 
nel pratico ofire delle difficolta di non facile soluzione. E prima- 
mente supposto che il libro nella sustanza sia buono, non si gua- 
Smell, vol. II. 2 



1,S RAGIONE DELLE NOSTRE RIVISTE 

dagna nulla col metterne in rilievo i difetti della forma , i quail 
passerebbero forse inosservati presso i meno esperti ; laddove se- 
<rnati a dito scemerebber pregio ad uno scritto che noi suppo- 
niamo utile. Aggiungete che quelle censure , anche espresse colle 
forme della piu squisita gentilezza , riuscirebbero forse acerbe ad 
uno scrittore che conscio della sua rettitudine e chi sa che non 
anche carezzato dagli encomii largamente profusigli dall' amici- 
zia . non sa vedere differenza tra un bravo ! con una stretta di 
mano detto cosi per la via o sotto un uscio , ed un giudizio gra- 
ye , ragionato , imparziale che si deve metter sott' occhio a mezza 
T Italia. E cosi recherebbe a mal animo , a privati riguardi e si 
superis placet anche a segreto rancore una censura temperata , mo- 
desta e portata con ripugnanza , solo per compiere il dovere di 
non frodare la fiducia che in noi ban collocato i nostri lettori. Ec- 
coci dunque colle proposte , risposte e contrarrisposte : coi lamenti 
e colle giustilicazioni , con insomnia un mondo di brighe , dopo 
le quali , come gia si capisce, ognuno resta col sentimento che 
aveva prima. Poco vantaggio dunque da una parte , anzi rischio 
di nuocere ad un libro utile nel fondo e solo riprensibile per qual- 
che lieve esagerazione di forma , per lo stile gretto , per la vio- 
lata grammatica : dall' altra parte molta probabilita di far dispia- 
cere a cui meno vorremmo , di sentire lamenti e rimproveri e 
di appiccare un piato epistolare da obbligarvi a scrivere una doz- 
zina di lettere per una rivista di tre pagine ; non vi pare che 
pro bono pads il migliore partito in somigliante caso sia non dime 
sillaba , e fare addirittura come se quel libro non ci fosse mai 
venuto sotto degli occhi? Intendiamo che questa ragione sara poco 
capita e meno apprezzata da cui piu si dovrebbe ; ma che ci vor- 
reste voi fare se in questa faccenda del proprio lo spesso uomi- 
ni anche pregevolissimi , sono oltremodo diflicili e quasi inacces- 
sibili alia ragione? Quello che dovevam noi e giustilicare il nostro 
procedere per questo capo : e ci pare di averlo fatto abbastanza, 
avendo diseorsa non solo la ragione delle Riviste che facciamo ; 
ma quella eziandio delle Rivislv che per buoni inotivi dobbiamo 
omettere. 




D E L L A 

. . , , 



('I HOI; 



Cosi chinmasi la generations di esseri organizzati ( piante o 
niiimali ) operata per le forze natural!, senza il concorso di al- 
tri esseri appartcnenti alia specie medesima. Una volta dicevasi 
ancora generazione ex pulri. Intorno all 1 esistenza di questo modo 
di generazione s 1 e disputato in altri tempi e si controverte an- 
che oggidi. Ma la questione e ora ridotta ai minimi termini : pe- 
rocche i difensori di tal generazione, battuti da per tutto in aperta 
campagna , sono rifuggiti nelle latebre de' fenomeni piu oscuri 
e degli esseri non percettibili all 1 occhio non aiutato dal micro- 
scopio. Niuno al di d'oggi pone in dubbio die gli esseri piu gran- 
di e piu peri'etti de 1 due regni organic! , sieno solamente gene- 
rati da' simili ad essi, e che questo sia il mezzo stabilito dal Oea- 
tom per ottenere il rinnovamento dcgi' individui e la conserva- 
zione e la stabilita delle specie. Ma vi sono moltissimi animali 
( parleremo soltanto di quest! per brevita, tacendo delle piante), 
la cui riproduzione non si osserva cosi agevolmente. Gli anticni 
iilosofi, mossi da osservazioni superficial!, e troppo facili ad opi- 
nare, ricorrevano seven te a! la putrel'azione, al limo riscaldato o 



20 DELLA GEISERAZIONE 

a somiglianti cagioni. Alcuni di essi, al dire di Diodoro Siculo 1 , 
ins.'gnando die gli aniinali erano priraamente nati dalla terra ( cio 
chc era lorse un avanzo di corrotta tradizion primitiva ), confer- 
niavano cio coir osservazione degli Egiziani, i quali vedendo nella 
Tebaide apparir gran numero di topi dopo il ritirarsi del Milo , 
aveano per i'enno che il limo scaldato dal sole generasse quegli 
aniinali. Arislotile - pensava che alquanti pesci traessero origine 
dal fango o dall 1 arena eccitata dalla pioggia. Ma principalmente alia 
putrefazione si dava 1'incarico di produrre gran numero d'insetti 
e di vermi o sia testacei o nudi. II nascer delle api dalle carni 
corrotte d'un vitello era autenticato pe' versi immortali di Virgi- 
lio 3. Questa dottrina regno nelle scuole lungo tempo senza ri- 

vale, ed aveva acquistato autorita di assioma il famoso : corruptio 

, 
unius, generatio alter ins. 

E qui saranno opportune due osservazioni. Prima : 1' adagio ora 
allegato, se e falso nel piu stretto senso, contiene peraltro qual- 
che cosa di vero 5 poiche la materia del gernie degli aniinali e 
quella che serve al loro sviluppo ed aumento e generalmente do- 
vuta ad altri esseri organizzati alterati e distrutti, ond' e che 1'al- 
terazione e la distruzione di certi esseri e condizione indispen- 
sabile per la forniazione e Taccrescimento di certi altri. La se- 
conda piu importante osservazione si e che questa dottrina am- 
messa comunemente dai dottori , eziandio nelle scuole cristiane , 
non generava ivi alcuna rea conseguenza , perniciosa alle sane 
credenze. Esse tenevano , Jddio aver tutto creato , ed aver de- 
cretato che gli esseri organizzati si producessero , altri da' loro si- 
inili , ed altri per altri mezzi da lui stahiliti. Ne contraddicevano 
alia sacra istoria del Genesi : perocche eziandio i piu pii e santi 
Ira essi non credevano che pun to si offendesse il racconto mo- 
saico, ponendo che alcune nuove specie sieno apparse dopo Tuo- 
mo 5 e che ne' giorni anteriori queste fossero si da Dio prodot- 
te , ma soltanto in causa o in potenza , cioe col darsi da Esso 

1 Biblioth. L. I. 2 HiH. animal. L. VI, c. 15, 16. 3 Georgic. IV. 



SPONTANEA 21 

agli element! ed alle stelle certe attive virtu, atte a produrle nclle 
opportune circostanze 1. Queste dottrine, a dir vero , ne cliiare 
ne soddisfacenti per i fisit-i, almeno non offendevano i libri san- 
ti, ne le sane dottrine. Non mancavano peraltro di qunlche pe- 
ricolo , pasSando tra le mani di uomini irreligiosi : questi pote- 
vano credere che le Ibr/e naturali indebolite e quasi invecchiate 
valesser solo ai di loro a produrre animali piccoli e men perfetti, 
e che le inedesimc robusle e vigorose nella giovinezza del mon- 
do prodotto avessero gli animali piu perfetti e 1'ra questi 1'uomo, 

pome avea insegnato Lucrezio : 


huiujue adco off H flu <'*1 nrffis, effoetaque tellus 

YLr animalia narva creat. quae cuncta crearit 

. 
Saecla, deditque ferarum inyentia corpora partu 2. 

E gia qualche tempo che la natura meglio osservata ha per- 
duto la virtu di produrre spontaneamente topi o pesci o altri ani- 
mali appartenenti alia prima gran divisione o provincia del regno 
animale, ch' e quella de' vertehrati ; e si renderehhe oggidi ridi- 
colo chi, contra Tevidenza de' fatti, avesse per probahile la loro 
generazione spontanea. Maggiore difficolta s' e incontrata rispetto 
agli animali inferiori ; e il volgo non si persuade cosi facilmente, 
che i vermi, i quali si palesano nella carne guasta, non sieno ge- 
nerati da essa. E pure e agevole convincersi del contrario, proi- 
bendo con un pannolino Tavvicinamento alia carne delle mosche, 
talche (peste non possan deporvi le uova ; cio che hasta ad im- 
pedire Tapparizione de' vermi. Le belle osservazioni del Redi, del 
Vallisnieri , del Reaumur e di altri hanno distrutto nella mente 
di tutte le persone istruite quelle volgari credenze. 

.Nondimeno la dottrina della generazione spontanea trova tut- 
tora dei dif'ensori. Cacciala dalle superior! provincie del regno ani- 

1 V. S. Til. I. P. , qu. LXXII ad 5. - Id. ib. qu. LXX1II , art. \ ad 3. - 
PETRUS LOMB. L. II. Sent. , dist. 15. - S. BONAVENTURA in II. Sent. , dist. 15, 
qu. 3 etc. 

2 LDCR. De R:rum natura, L. II, v. 1150. 



"1-2 BELLA GJBBBRA2IONE 

male e ancora dalle medie. eerca di conservaFsi nelle inh'me das- 
si , doe tra gli animali intestinal! e mfusorii. E strano F abuso 
che di (juesta dottrina, benche cosi ristretta, si fa da alcuni di- 
fensori dell' assurdo sistema, cui si da, assai male aproposito, il 
bel titolo di lilosolia della nalura. Seeondo costoro, gli esseri na- 
tnrali esistono necessariamente, o piuttosto essi sono i'enorneni ne~ 
cessarii. forme passeggiere e necessarie dell' essere universale, il 
quale mai non e, secondo essi , esistito senza gli esseri , co' quali 
si corifonde e pe' quali si manifcsta. La serie degli esseri natural) 
esiste ab eterno,come 1' essere universale. Questo e necessuriameiite,. 
ma non immutabilmente lo stesso, e si svolge e si perfeziona conti- 
nuamente secondo leggi inerenti alia sua natura, e realizza, nella 
serie delle sue successive trasmutazioni , i gradi di perfezione , die 
a noi si palesano, dalla forma piu semplice, quella dell' essere inor- 
jjanico , per quelle de' vegetabili e de' zoofiti o anirnalipiante , iufina 
alia piu perfetta, T animate intelligeiite, Gli animali ora esistenti e 
Ira essi I'liomo, derivano da animali inferiori, i quali procedevan da 
aitri anche inferiori, e questi pare cbe traesser rorigine da sostanzie 
vegetabili e minerali. Non domandate le prove di questo sistema* 
E un puro giuoco di sfrnata fantasia, senza alcun sostegno di 
sano ragionamento o di osservazioni ben condotte. In luogo. di 
(jueste si parte dall incognito per ispiegare il cogiuto , e ci si 
presentano assurdita matufeste, <|uali sono una serie infmita reale 
di i'enorneni e di esseri , e una quantita innumerabile di e$etli . 
die asserisconsi necessarii , senza una cagione. Ma qui non dob- 
biamo distenderci in esaminare cotoli assurdi. Gli alibiamo raramea- 
tali soltanto . percl>e i propagatori di questi , in mancanza di prove- 
dirette, difendono la uenerazione spontanea dei viventi inferiori, 
credendofavorevoli al loro sistema gli esempii di esseri fonnantisi 
oaehe oggidi senza il ronrorso di altri esseri della stessa s])ecio, gli 
esempii di sostanze vive ed organizzate, formate senza piu per la 
metamorfosi della materia priva di vita. 

Per altro, se non puo rigorosamente dimostrarsi cbe tutte e sin- 
gole le specie animati, eziandio le infime e microscopiicbe, derivino 



si'i.NTAM-.A 23 

<la genitori simili a loro , anche meno si dimostra il contrario ; 
e la prinui sentenza favoritti dalle analogic , diviene di giorno 
in giorno sempre piu verisimile per le nuove osservazioni. Queste 
hanno svelato negli animali , eziandio delle classi inferior! , diver- 
sity di sesso e uova , salvo poche eccezioni. Non e dunqiie dub- 
bio che quelli nascano, come gli altri ovipari, da esseri simili a lo- 
ro : e cosi essendo, non e ragionevole ricorrere alia pretesa gene- 
razione spontanea. Per concludere qualche cosa a favore di questa 
da pochi animali, che sono apparsi privi degli organi destinati alia 
S'rrondazione, converrehbe provare ch' essi non si propaghino per 
propagini, tralci o gemme, ne per divisione , come fanno alcnni 
animali e assai generalmente le piante -, il qual modo di propaga- 
xioiic, oomeche differente da quello degli animali piu perfetti , e 
ancor esso un venir generati da esseri simili, e suppone ugualmen- 
te la preesistenza d'individui della medesima specie ; e di piu sa- 
ria duopo dimostrare clie qut'gli esseri non sieno animali incapaci 
di generare nel primo stadio della lor vita, ma che possano, se 
le circostanze li favoriscano, tramutarsi in esseri perfetti ed atti a 
ligtiare. Tutti conoscono gl 1 insetti, che nel primo stato sono inetti 
alia generazione, e alcuni de' quali nell 1 ultimo stato depongono 
le uova , ma non hanno i mezzi no 1 istinto di nutrirsi. 

II dott. Giulio Sandri, nell 1 ultimo volume della Societa Italia- 
na delle Scienze residente in Modena 1 , ha inserito una estesa 
.Mcmoria sulla insussisteiiza della generazione spontanea. Egli ave- 
va gia letto all 1 Accademia di agricoltura di Verona delle osserva- 
zioni contra la spontanea generazione de 1 funghi, da altri affer- 
niala, come pure intorno a quella degli esseri, che virono in altri 
rircnti 2. Ora e tomato piu in generale sopra questo argomento 
per lui doppiamente importante , atteso la relazione ch 1 esso ha 
colla dottrina de' contagi , intorno alia quale egli si e piii volte 
occupalo e in particolare in uno scritto , ch' e nel precedente 

1 Mem. di matem. e di fiiica della Soc. It. cce. T. XXV, Parte I, pag. 259. 

2 Mem. dell Accad. agr. di Verona. Vol. XXIIL 



24 DELLA GENERAZIONE 

volume delle Mem. della Societa Italiana 1. II dott. Sandri , non ci 
pare verumenle die arrechi nuovi fatti contra la generazione spon- 
tanea, ma sanamente discorrendo sopra quei die raccoglie, e mos- 
so a concludere, die dessa 6 contraria alia verace osservazione , 
contraddetta dall 1 argomento di analogia, conducente a strane con- 
seguenze. nala principalmente dalla nostra ignoranza rispetto al 
trasporto de' gerini o ad altre circostanze e finalmente fuori del- 
T attual potere della natura. Ne lascia di lar vedere come senza 
quella dottrina si possano spiegare alcuni de' fatti die a prime 
sguardo la favoriscono. Ne accenno uno per cagion di esempio. 
I'n ascaris galli , lungo circa due pollici, usci vivo da un uovo, 
die era stato rotto per sorbirlo. Come si era racchiuso in quella 
prigione senza porta ? Questa agli ocdii del volgo e per avven- 
tura una dimostrazione d' una generazione spontanea. Ma il si- 
gnor Bertoncelli, relatore del fatto negli atti deU'Accademia agra- 
ria di Verona , lo spiega piu semplicemente, dicendo die 1' ani- 
mate, generato negl' intestini, suo proprio luogo, s'era ancor pic- 
colino insinuate per 1'ovidutto all' ovaia, ed entrato in un uovo, 
die stava nel formarsi, ivi era cresciuto, e al vestirsi quello del 
guscio calcario , s' era trovato imprigionato in modo da non piu 
uscire del carcere, se non se ne rompevano le pareti. 

Ci duole die il sig. Sandri non abbia, a quanto pare, avuto noti- 
zia delle importanti c laboriose indagini del dott. Van Beneden , 
professore di zoologia e di notomia comparata nella Universita cat- 
tolica di Lovagno , e delle numerose memorie da lui inserite negli 
atti deU'Accademia R. di Brusselle, intorno a varii generi di animali 
inferiori, die sono 1'oggetto principale de suoi studii : e forse, allor- 
dio il dottor Veronese scriveva la sua memoria , non poteva aver 
notizia di quella pubblicata dal professor Belga Va. 1850 intorno ai 
verini cestoidi o acotili. 

La classe de' vermi intestinali o entozoi , a cui questi apparten- 
gono, comprende piu ordini e generi , e questi un gran numero di 

'f9bi^T 'f 
J XXIV, Pane II, pa fi . 223. -, ni ' im ,,. 



SPOXTAXEA 2> 

specie. Non solamente si acquattano nell' intestino : ma alcuni pren- 
dono ancora alloggio nella sostanza del fegato, nel tessuto ceilulare, 
negli occlii, Tie' muscoli eel ezjandio nel cervello. I moderni zoologi 
avevano avverato nella pin parte di (juesti vermi gli organi della 
riproduzione : ma in quei che si appellano vermi vescicolari o idatiti 
tali organi mancano. Ora le osservazioni del prof. Van Beneden 
provano ad evidenza, la riproduzione di qtiesti esseri regolarsi per 
le medesime leggi generali , die reggon quella degli altri animali. 
Soltanto i venni vescicolari non sono animali coinpiuti ; ma costi- 
tuiscono la prima eta d' un entozoo , non ancor giunto ai suo pieno 
svilnppo, al quale non puo pervenire nel luogo ove ha prima abi- 
tato , ma solo cangiando di abitazione. Questa trasmigrazione si fa 
quando ranimalealbergatore del verme parassito e divorato da altro 
animale : allora il parassito , se resti vivo , continua a svilupparsi 
dentro questo ultimo , acquista nuovi organi , giunge a stato com- 
piuto e soltanto in questo stato puo riprodurre la specie. Questi 
vermi, dice F autore, sembravano appartenere ad una classe privi- 
legiata e tutta da se: leggi particolari parevano presedere alia Ion > 
formazione: essi godevano ancora , agli occhi di alcuni . naturalist! , 
del privilegio d'una generazione immediata : ma collo scalpello alia 
mano la verita e penetrata nella loro struttura , e vedremo tosto 
svanire questa ultima speranza de'partigiani della generazione spon- 
tanea. Se i pesci non nascono piu dal fango, come anticamente , se 
gf infusorii non provengono piu , come nello scorso secolo , dalla 
scomposizion vegetable , ne pure i vermi intestinali nascono piu . 
agli occbi de' naturalisti osservatori, se non da esseri similiad essi, 
come tutto cio che vive : essi discendono da un uovo o da un germe. 
e tutti, allo stato adulto e compiuto , hanno organi per riprodursi. 
Questi organismi cosi semplici e agli occhi di molti cosi anormali . 
nascono , vivono e muoiono , come tutti gli esseri appartenenti al 
regnn animale o al vegetabile. "j)ai iff) 

II dott. Eschricht avea mostrato che alcuni entozoi cangiano fre- 
quentemente la lor residenza , nelle diverse epoche della lor vita. 
Cosi ne 1 cavalli i giovani individui dello Stongylus armatus sono 



26 BELLA GENERAZIONE . 

nell'arteria mesenterica, mentre i piu grossi fra questi vermi si tro- 
vano generalmente in visceri piu ampli , es. gr. negl' intestini. II 
Bolryocephalus solid us fanalogo al Tafnia o venue solitario) passa la 
prima parte della sua vita nella cavita addominale de' pesci, e non 
ha allora ne testa ne organi riproduttori, ma gli acquista negl'inte- 
stini degli uccelli di mare, cui i pesci servono di nutrimento. II pr. 
Van Beneden ha fatto vedere che questa trasmigrazione e un feno- 
meno ordinario e necessario allo sviluppo di parecchi di questi ani- 
mali. Egli avea trovato in molti pesci ossei de 1 vermi nominati te- 
trarinchi, involti nella lor guaina, e senza indizio di sesso: mentre 
ne' pesci piu voraci , i plagiostomi , gli stessi animali esistono in 
istato adulto edatti a'riprodursi: quindi dedusse che i primi vermi 
potevano continuare il loro sviluppo nel canale intestinale di altri 
pesci , che si pascono de' primi. Per avverare questa congettura 
studio accuratamente i vermi de' pesci plagiostomi, e gli avanzi con- 
tenuti nel loro stomaco, per venire in cognizione de' pesci, di cui i 
primi si cibano. Cerco poi questi ultimi freschi , per conoscerne il 
cibo abituale ed i vermi , e condotto da questi ad altri , arriv6 allo 
studio delle piccole specie , e trovo la prima eta di piu parassiti ne" 
crostacei, ne' molluschi, negli anellidi e ancora negli acalefi *. 

Nonsarebbe ad ognuno agevole, ma non e impossibile ad un sa- 
gace ed esercitato zoologo, il riconoscere F identita di questi animali. 
ne'varii periodi del loro sviluppo, sia in organi diversi di un animale, 
sia in animali different!. da sapere che le metamorfosi , le quali 
certi vermi subiscono nella lor vita , lasciano intatti alcuni pa rtico- 
lari organi , caratteristici della specie. Tali sono le quattro appeudici 
dette lobi, venlose, foglie e da Van Beneden botridie. Queste, restan- 
do le stesse, mentre le altre parti dell 1 animale presentano de' can- 
giamenti , permettono di riconoscere lo stesso animate sotto forme 
geuerali different! ed in different! dimore. 

Possiamo dunque ritenere che alquanti vermi intestinali comin- 
ciano a svilupparsi in un animale, generalmente erbivoro, destinato 

J Gli amlefi sono animali ragigiati, delti ancora ortiche di mare. 



SPONTANEA. 27 

a servir di pasto ad altri. Fine-he sono nel primo, il loro sviluppo e 
rilardalo: e morendosi 1' alLergatore, si inuore 1'ospite, seriza aver 
provveduto alia sua discendenza , non peraltro sempre cosi subito , 
.poidie, Van Beneden ha trovato de' vermi vivi in animali morti da 
otto giorni. Se il primo animale divenga pasto d' un carnivoro . la 
came e digerita ; ma i vermi possono continuare a svilupparsi rrel- 
Vintestino del carnivoro-, e divengono atti a produrre uova feeonde. 
C.osi si avvera, in un senso sicuramente non sospettato da quelli che 
lo ripetevan , 1' antico adagio : corruptio unius , generatio altering. 
JNV pesci , fra i quali assai comunemente i piccoli son pasto de' 
grandi, le uova cominciano lo svolgersi ne' pesci minori e lo com- 
piono negi' intestini de' maggiori. 

L' analogia de' cisticerchi , considerati come una particolar divi- 
sione degli entozoi , con i primordii de' tetrarinchi , ha condotto il 
dott. Van Beneden ad ammeltere che i cisticerchi non sono che la 
prima eta delle tenie. Siebold ha veduto che la corona del cysticer- 
n/.s f'asciolaris del fegato del topo si accorda perfettamente con 
quella della taenla crcmic.o'lUs del gatto. Semhra dunque che sia uno 
stesso animale incompiuto nella prima dimora e perfetto nella se- 
conda. 

In seguito di queste helle indagini , non poche specie di vermi 
intestinali (idatidi , echinococcus ecc.) non sono piu animali parti- 
colari di origine oscura e misteriosa , ma senza piu i primordii di 
altri animali gia noti, comeche sotto altra forma, i quali si derivano. 
benche mediatamente , da esseri simili a loro, e producono esseri 
che saranno simili a loro , se giungano allo stato perfetto , come 
fanno gli uccelli e gli altri ovipari. 

Mi piaoe fare osservare che la generazione spontanea di qualche 
verme intestinale, quando fosse bene avverata, punto non giove- 
rebbe ai pretesi filosofi della natura 5 perocche la formazione del- 
I' entozoo sempre supporrebbe il preesistere di altro animale , non 
simile a quello, ma appartenente a classe superiore nella serie ani- 
male : cosi in luogo di provare che gli esseri piu semplici , formati 
primamente dalla natura, si trasformano in esseri piu complicati, e 



BELLA GEJXERAZIONE 



die gli animali superior!, non escluso I'uomo, non sono die meta- 
morfosi (piu strane di quelle di Ovidio) degli esseri inferior!, stabi- 
lirebbe per opposito die alcuni iutimi animali derivano dagli ani- 
mali superior!, i quali percio dovrebbono credersi anterior! a quell! . 

A questo proposilo non sara inopportuno rammentare le belle os- 
servazioni pubblicate dal lodato prof. Van Beneden, son gia alquan- 
ti anni, intorno alle campanularie della costa di Ostenda. Si e fatto 
ricorso agli animali inferiori per appoggiare 1'arbitrario sistema del 
perfezionamento delle specie, oss!a del cangiarsi di queste in altre 
piu elevate nella serie animale. Ora queste accurate osservazioni 
dimostrano che negli animali inferiori per opposito la legge ascen- 
dente ne pur sempre si osserva negT individui di una data specie , 
come si osserva negli animali superior! , i quali dallo stato di em- 
brione sino a quello di animale adulto vanno sempre progredendo , 
fatto che esteso a tutto il regno animale formava la debol base del 
sistema panteistico dell' evoluzione dell' essere universale. 

Le campanularie appartengono alia general divisione de'polipi a 
polipaio, che un tempo si consideravano come piante marine, e che 
in vero somigliano le piante in cio che molti individui sono unit! 
in gran numero per formare degli animali composti, de' quali i piii 
sono fissi come vegetabili. Attorno ad una bocca centrale hanno 
de' filament! carnosi o tentacoli, che servono loro come di braccia a 
di gambe : per 1' estremita inferiore il polipo aderisce a! corpi stra- 
nieri , e la sua p elle s' indura generalmente in gran parte in modo 
da costituirgli un inviluppo corneo o calcario persistente. Allorche 
1' animale s' e fissato . cresce per mezzo di gemme che nascono, e si 
sviluppano da diverse parti del corpo: hanno doppio modo di ripro- 
duzione , gemmipara ed ovipara. Le campanularie in particolare 
presentano un tronco principale, donde partono piu rami terminati 
ognun d' essi du un corpo a foggia di campanello continente un 
polipo. II sig. Van Beneden , che ha dato di questi animali un' assai 
accurata descrizione anatomica e fisiologica , ha osservato come , 
allorche i giovani polipi escon dell' uovo , la loro organizzazione 
e al tutto simile a quella degli animali molli , gelatinosi e seinure 



SI'ONTANEA 29 

iluttuanti nel mare, appellati meduse . e nuotano come quesle: ha 
riconosciuto in quelli la presenza di muscoli . di nervi e ancora <li 
alcuni organi de'sensi. L'autore non dissimula, che potra sembrare 
strano il parlare di muscoli, di nervi e di organi di sensi negli em- 
brioni di polipi , ne' quali nulla di cio puo ossorvarsi piu tardi. Ma 
pure , esso osserva , la ragione nulla ha da opporre: il polipo , du- 
i ante la sua vita vagabonda, ha bisogno di organi di relazione, poi- 
che dee fissare una nuova colonia: tostoche esso si e trovato 1111 
luogo conveniente e si e ivi fissato , questi organi gli divengono 
tanto piu inutili , quanto prima gli erano opportuni : tutte le loro 
future i'unzioni si restringono all' alimentazione ed alia riproduzio- 
ne. Ecco dunque degli animali , i quali in luogo di ascendere nella 
scala animale, piuttosto discendono nel progredir della vita, trovan- 
dosi nella eta prima o verso il mezzo della vita embrionaria assai 
piu elevati nell' organizzazione che non nello stato adulto. Ma di 
cio "basti. 

II second* > rifugio de'partigiani della generazione spontanea sono 
gli animaletti infusorii , cosi nominal], perche si trovano principal- 
mente nelle infusion! delle sostanze animali o vegetabili : la piu 
parte di essi sono microscopic!. Alquanti anni addietro si era prodi- 
giosamente accresciuto il numero delle specie degl' infusorii da al- 
cuni naturalisti. Si e postcriormentc riconosciuto che parecchi fra 
questi pretesi nnimalini infusorii appartengono al regno vegetabile, 
ed altri sono la prima eta o 1' embrione di animali di classi diverse , 
ossiii forme transitorie, che si erano tolte in luogo di animali adulti. 

I veri infusorii hanno una organizzazione semplicissima. Tutte le 
I'unzioni della vita animale si operano in essi per mezzo di cigli vi- 
bratorii, come li chiamano, ossia di lilamenti mobili , di cui il loro 
corpo e coperto ed operano a un dipresso a modo di remi. Questi 
sono Togni cosa di questi animaluzzi: per mezzo di essi si muovono: 
per essi , standosi fermi , agitano 1' acqua la quale rinnovata porta 
loro F alimento di cui hanno bisogno : essi in somma servono alia 
locomozione, alia nutrizione, alia respirazione e forse alia circola- 
/ione. Non dee dar maraviglia , se animali di organizzazione cosi 



30 BELLA GENERAZIONE 

semplice appaiono a nn tratto nelle acque ove prima nulla rivelava 
la loro esistenza , e sieno stati percio reputati una prova conclu- 
dente della generazione spontanea: ma 1'argomeuto e tutt'altro che 
dimostrativoi 

La maggior parte degT infusorii sono fissipari , cioe si riprodu- 
cono per separazione. Si vede spesso 1' animate dividers! in porzion- 
celle innumerabili ; e ciascuna di queste diviene ben presto uguale 
all' infusorio di cui era parte e prende la medesima forma. Queste 
division! si ripetono frequentemente. Cosi in meno d' un giorno 
pu6 popolarsi d 1 infusorii un' acqua , ove prima ne erano appena 
alcuni. In tal modo si spiega come uno stagno divenga talora verde 
in una notte , e un' acqua prenda il colore del sangue in alquan- 
le ore. 

E avverato al presente che questi animali si propagano eziandio 
per mezzo di bulbetti.o gemme. Si forma sul loro corpo una escre- 
scenza che va aumentando e si sviluppa in modo da formare un ani- 
male simile al primo. LTembrione o bulbetto piu o meno sviluppato 
si stacca quindi e vive dapperse. Focke Tanno 1844 annunzio d'aver 
veduto il Loxodes bursaria y non dividersi , ma dare a luce degli 
embrioni che nascevano gia sviluppati. Ferdinando Colin anch'esso 
ha veduto nascere distintamente uno o piu embrioni in questo mo- 
do. Questi embrioni del genere Loxodes erano stati osservati e de- 
scritti sotto altri nomi e come infusorii distinti da Ehrenberg e da 
Dujardin. 

Si vede quanto facilmente questi animali si propaghino e si mol- 
tiplichino. Si e anche osservato che essi restano talvolta per mesi 
intieri al secco , esposti a' raggi del sole, senza perdere la virtu di 
riprodursi, tostoche sieno bagnati dair acqua. Tuttocio peraltro non 
basta, convien confessarlo, ad ispiegare il primo apparire degl' in- 
fusorii nell' acqua, che n' era priva. Se in questa s'immergano delle 
sostanze vegetabili o animali, dopo alcun tempo, queste scompon- 
uonsi, e 1' acqua e piena di pianticelle ed animaluzzi microscopic! . 
different! secondo la materia messa in soluzione,. e different! ezian- 
dio in una data infusione se la si osservi in tempi diversi. Peraltro 



SI'ONTAXEA 31 

recenti osservazioni hanno mostrato , che questi fenomerii non si 
palesano mai, se I 1 infusione sia stata portata alia temperatura del- 
F acqua bollente , ne pure se poi si faccia passare sopra essa acqua 
dell' aria, che abbia traversato un tubo scaldato fortemente: il cou- 
trario avviene se prendasi per 1' infusione acqua, o sia cruda o bol- 
lita, lasciata al contatto dell' aria. Da ci6 consegue che I' acqua sotto- 
messa per un certo tempo al contatto dell' aria, e percio anche essa 
aria , racchiudono un principio indispensabile per la formazione 
degl'infusorii e distruggibile dal calore, o sia tal principio un infuso- 
rio, o un embrione di esso, germe, bulbetto,o uovo, o sporo, o altro. 

(il'infusorii contenuti nella terra diseccata e pulverulenta, posso- 
no essere agevolmente trasportati colla polvere a distanze conside- 
rabili. Ehrenberg trovo che la polvere deposta dall' atmosfera con- 
tiene degli organism! microscopic! , varii generalmente ne' diversi 
paesi. In una recente eruzione dell' Ecla in Islanda , le ceneri fu- 
ron portate dal vento fmo alle isole Shetland e Orcadi : una nave 
danese a distanza di 533 miglia inglesi dal vulcano, fu interamente 
coperta da questa materia. La comparazione di queste ceneri con 
quelle prese ai piedi del vulcano , dimostr6 1' identita di origine : 
esaminate al microscopio , si trovarono composte di frammenti di 
corpi vulcanic! , di una terra bruna e di forme organiche d' acqua 
dolce o terrestri. La disseminazione degl' infusorii sotto forma di 
polvere atmosferica e dunque un fatto : questi sparsi per 1' aria si 
depositano per ogni luogo: e alcuni fra essi posson tornare a dar 
segni di vita, se trovino condizioni a cio opportune. 

ancora possibile, e piu consentaneo alle analogie che non lage- 
nerazione spontanea, il sospettare che questi animaluzzi si propaghi- 
no oziandio per uova o spori, a cagione della loro estrema piccolezza 
non ancora osservati, quantunque nori sia approvata dai naturalist! 
1'opinione del celebre osservatore Ehrenberg, che si crede di averne 
scoperti gli organi della riproduzione. Comunque siasi , la mirabile 
moltiplicazione degl' infusorii ne' due modi couosciuti , lissiparo e 
gemmiparo, e il loro trasporto per 1'aria, spiegano in modo verisi- 
mile i fatti , ond 1 e che ancora rispetto agl' infusorii la generazione 



32 DELIA GENERAZIONE 

spontanea e ipotesi al tutto gratuita esenza base *. a parer mio, 
scriveva I'illustre Ranzani. piu inintelligibile, che un corpo organiz- 
xato t.ragga origine da particelle inorganiche, mediante le sole forze 
comuni a tutti i corpi, di quello sia che i germi, a cagion d' esem- 
pio, d'un infusorio, minutissimi e leggerissimi , vengano sollevati 
neU'atniosfera, che gia sappiamo dar ricetto alle particelle de'corpi 
piu pesanti ; e che cotai germi colle piogge . colla rugiada qua e la 
cadano, e trovando 1' opportunity, si svolgano e cresoano 2. 

II sig. Paolo Gorini in un suo volume SuU'origine delle mnntd- 
gne 3 ha traltato brevemente della generazione spontanea. Que- 
sto argomento non si aspettava di entrare in un libro che versa 
intorno alle montagne. Ma cessa e piu veramente si volge ad altro 
la maraviglia , quando si sa che T autore citato trova grandi e mol- 
te analogic tra la formazione dei monti e le funzioni delle piante 
e degli animali , e che ci parla della vita minerale , non meno 
che della vegetabile e dell 1 animate. Esso ha mostrato delle ap- 
plaudite esperienze : non del pari sembra che siano state applau- 
dite le sue nuove dottrine geologiche ed anehe meno le fisiolo- 
giche. Si e lodato il suo ingegno , ma si & deplorato , che non ab- 
bia dato ad esso una miglior direzione. Lasciando da parte le al- 
tre sue dottrine , toccheremo solamente ci6 che scrive intorno alia 
generazione spontanea. Esso suppone , esser generahwnte ammesso 
che malerie vegelabili opportunamente combinate all' aria e all' ac- 
qua possano dare oriyine a vert animali , e che malerie animali in 
analoga combinazione possano produrre essen vegetabiti. Noi non 
crediamo cio punto vero, specialmente rispetto alia prim a parte : 

\ Le cose qui dette si leggono piii stesamciite esposte in mi bell'art. della 
Revue Cathol. di Lovaijno : fevrivr 185^, p. 301. Possono ronsultarsi anconi 
gli articoli preeedenti; septembre 1831, p. 331, e octobre p. 421. Abbianio mo- 
tivo di congetturare che questi articoli sieno lavoro del sig. H. B. Waterkeyn 
prof, di mineralogia e di geologia all' Uniyersita cattolica di I.ovagno. 

2 Elem. di zoologia T. I, pag. 100. 

3 SuU'origine delle montagne e deivulcani: studio sper!m<>>ita1e di PAOLO 

1851, pag. I, sez. I, c. 2, art. 10. 



SPONTANEA 33 

ci sembra piuttosto che le recenti indagini allontanino sempre piu 
da tal modo di pensare gli scienziati , guidati soltanto dah" amore 
del vero. II sig. Gorini non trova impossible, che eziandio sole 
le sostanze minerali possano in certe circostanze tramutarsi in pian- 
te ed in animali , e crede che numerosi fatti rendano indubilabile 
la generazione sponlanea: ma intorno a cio ei ci rimanda a quan- 
lo altri ha scritto; e ne allega solo uno, ch' e, a suo dire, esem- 
pio irrermabile di produzione d' un animate per mezzo di sostanzi* 
puramenle minerali. Sono le celehri sperienze del Crosse, delle 
quali molto si parlo alquanti anni addietro: in esse, in seguito 
dell' azion prolungata della corrente voltiana sul silicate .di potassa , 
vedevansi venire fuora alquanti individui d' una brutta specie di 
piccoli insetti , cui si die nome Acarus Crossii. Questo fatto e 
tutt' altro che dimostrativo. Non potevano le uova forse impercet- 
til)ili di quell 1 animalettucciaccio (pare che per esso il Redi co- 
niasse tal voce ) essere nella soluzione o nelF aria sovrapposta , 
allora eziandio ch'era questa coperta da una campana di vetro? 
Al piu coteste sperienze provano 1' energia della corrente elettrica 
per eccitare esse uova. Ma v'e di piu. 11 sig. Gorini non sapeva 
e forse allora non poteva sapere , che il sig. Turpin , avendo esa- 
minato questi acarus , ha trovato che erano senza piu individui 
della specie acarus horridus, specie assai diffusa, che si svolge 
facilissimamente e rapidissimamente ne' luoghi umidi, qual era 
senza dubbio quello , ove questi esseri furono osservati. 

Ma piu che su questo fatto particolare , scrive il sig. Gorini , 
dobbiamo rivolgere la nostra attenzione sul fatto generate , che gli 
esseri vegetabili ed animali , i quali ora esistono , un tempo non 
sistevano ; e che per conseguenza i primi devono essersi formati 
in un modo diverso da quello che originariamente essi tengono per 
Tnoltiplicarsi . Certamente i primi esseri di qualsiasi specie , niuno 
pu6 pensare che sieno stati generati da esseri anteriori della specie 
medesima : percio dovettero venir prodotti altrimenti 5 se non vo- 
glia , ammettendo T assurdita delle specie eterne , negare ad esse i 
protoparenti. Ma cio affatto non prova, com' egli pensa, la necessild 
Serie H, vol. II. 3 



84 BELLA GENERAZIONE 

della generazione spontanea pe' primi indicidui del regno vegelabile 
ed animale. V ha un' altra soluzione del problema molto piu razio- 
nale : ed e quella , die ci vierie insegnata nelle prime lezioni del 
catechismo , e die si legge ne' primi versetti della piu antica delle 
storie. Disse Iddio : Erbeggi la terra d' erba , che faccia seme ; e 
produca alberi fruttiferi che portin frutto, secondo la loro specie; 
il cui seme sia in essi. E cosl fu . . . Disse Iddio : brulichino le acque 
di animali viventi ; e voli il volatile sopra la terra per I' estensione 
del cielo. E Iddio creo i grandi ceti e tutti i viventi , che I' acque in 
copia produssero, secondo la loro specie ed ogni volatile alato . . . E 
Iddio benedisseli , dicendo : figliate , moltiplicatevi e riempite I' acque 

de' mari , ed il volatile moltiplichi sulla terra E disse Iddio : 

produca la terra animaii viventi, quadrupedi mansueti e feroci e ret- 
tili. E cosl fu . . . E disse Iddio: facciamo I'uomo a nostra immagi- 
ne. . . . E creb Iddio I' uomo a sua immagine : creo maschio e fem- 
mina. E benedisseli Iddio e disse loro: crescete e moltiplicatevi ed em- 
pite la terra ed assoggeltalela e dominate sui pesci del mare e ml vo- 
latile del cielo , e sopra ogni beslia moventesi sulla terra 1. 

Ecco la sola risposta al quesito intorno alia prima formazione 
degli esseri organizzati , come a tutti quelli che versano inlorno 
alia origin prima delle cose. II Creatore ordin6 , e fu. Cosi e non 
altrimente si spiegano e T esistenza della materia e le leggi generali 
ad essa imposte. Se si prescinde dal volere di Dio, tutto nella na- 
tura e non solo incomprensihil mistero , ma vero assurdo , cioe 
effetto senza cagione. Anche nella ipotesi della virtii animatrice at- 
tribuita alia materia ossia della generazione spontanea, perche non 
sia questa al tutto ripugnante ed assurda , e duopo ricorrere alia 
prima Cagione, al supremo Legislatore, senza cui non sarebbe alcuna 
legge di natura , non che questa la quale non e avverata da sicure 
osservazioni, ma supposta per non saper noi render ragione di alcuni 
fatti. Iddio voile che fossero le prime piante ed i primi animali r 
non peraltro tutti ad un tempo, ma secondo \ ordine stabilito dalla 

i Gtn. C. I, vv. H, 12,030. 



SPONTANEA 35 

sua sapienza ; e questi e quelle furono , quando e come piacque al 
Creatore. Ma questo suo comando non era una legge imposta alia 
natiira: ne doveva come le leggi imposte alia natura seguitare a 
produrre i suoi effetti pel decorso de' secoli. Voile il sommo Legi- 
slatore che ciascuna specie avesse i mezzi di produrre esseri della 
specie medesima , e cosi diffondersi e conservarsi , ed ordin6 alle 
specie animali di attivamente concorrere a tale riproduzione. Que- 
sta fu vera legge del Creatore , ed in virtu di questa si mantengono 
anche oggidi e si propagano le piante e gli animali: e se alcuna vol- 
ta in qualche specie quella legge non si osservi , es. gr. se gl' indi- 
vidui d' una specie tutti rapiti da morte violenta nori possano ge- 
nerarc altri esseri , allora quella specie perisce. Gli elementi che 
costituiscono gli esseri organizzati sono, e vero, i medesimi di quel- 
li che formano i corpi inorganici. Ma ci6 vuol dire soltanto che a 
formare i primi non ebbe duopo il Creatore di dar 1' esistenza a 
nuove sostanze material! , e pote fare uso della materia gia creata. 
Ci spieghi il sig. Gorini come in virtu di leggi fisiche e chimiche 
siensi formati senza piu coll' ossigene, coll' idrogene, col carbonic e 
coll'azoto, o con altri elementi, degli esseri dotati di organi cioe 
di parti evidentemente ordinate a certe funzioni utili o necessarie 
pel mantenimento degl' individui e delle specie ; et erit mihi magnus 
Apollo. Ma certo niuno spieghera come possano in tal modo for- 
Tnorsi esseri dotati di sensibilita, di moto spontaneo, di appetiti, di 
passioni, d' istinti e di giudizii istintivi , e alcuni oltre cio forniti di 
vera ragione, di libera volonta, e capaci di conoscere il lor Crea- 
tore , discorrere , ed inventare e coltivare le arti e le scienze. Pre- 
tendere che si formino tali esseri con sola la materia , egli e come 
voler formar V acqua con solo Y ossigene. Supporre che siensi pro- 
dotti senza il comando del Facitore supremo , assai maggior folha 
sart'bhe che non 1'avvisarsi che fossero dal caso prodotte le poesie 
di Virgilio e le pitture di Raffaello . senza Y opera di un poeta e di 
'in dipintore. 



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TJBALDO ED IRENE 

j RACCOMO DAL 1790 AL iSH'1'1^- ""I* 

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VILLA 



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IL COJM1L D ALMA VILLA 



Come la brigata de' giovani fu pervenuta in sul rispianato di san 
Valentino, entro nel santuario a udirvi la messa del primicerio Gre- 
sti, e poscia fatto una buona colezione, le donzelle si raccolsero 
nella foresta dei pini, e gli uomini si misero lietamente a ragionare 
passeggiando verso Prabubalo, ch' era appunto la villa montana del 
Primicerio, ove 1' autunno si raccoglieva per la caccia delle lepri, 
in ch' era passionate e gagliardo. 

II conte d' Almavilla iva godendo 1' occhio di que' valloni boscosi 
e beendo quell' aria purissima e viva che spirava rubizza e fresca 
dalle alte cime de' monti. Egli era bello e grande della persona, co- 
me sogliono essere i Piemontesi, d' aria alquanto chiusa, ma di ma- 
niere amabili e urbane oltre ogni dire $ avea fattezze lungbe e risen- 
tite , con fronte larga , naso aquilino col labbro di sotto alquanto 
sporto cbe gli dava aria d' uomo subito all' ira e sdegnoso, e in uno 
arguto ai sali e alia maldicenza ; ma sovra tutto avea le cigiia fitte , 
rigidamente arcate , e senza 1' intervallo cbe le suol disgiugnere 
sopra il naso , onde cbe i due estremi s 1 inframetteano : segno ma- 
nifesto d'uomo strano e bizzarro, cui non fayorisce il buono e retto 
giudizio. 



UBALDO ED IRENE JL CONTE D' ALMAMLLA 37 

Quel giorno vestia 1' abito di caccia alia foggia di Pietro il Grande 
Czar di Moscovia, di cui aveva un ritrattto al naturale nella sala 
del castello di san Roberto ; imperoccbe 1' avo suo trovandosi riella 
Legazione di Savoia all' Aia quando Pietro Alexiowitz era a Sardam 
ad apprendervi la marineria come garzon di vascejlo, ivi lo conobbe 
assai, e favello a lungo del savio rcggimcnto dei ducbi di Savoia di 
<jua edi la dall'Alpi; dellu repubblica di Venezia, degli altri principati 
d' Italia, e delle guerre onde Luigi XIV li travagliava. Di cbe lo 
Czar ebbe infmito piacere ; e lo rivide poscia a Vienna, ove il mar- 
chese era ambasciatore, e donollo d' un riccbissimo diamante, di 
cui il padre del conte d' Almavilla fece presente al figliuolo quando 
prese moglie -, e il conte portavalo sempre in dito col nome di So- 
lilario di Pietro il Grande. 

II conte fu assai giovinetto ammesso a studio nell' universita di 
Torino, ove a dir vero non viveano gia piu quei tre fieri Appellanti 
cbe Re Amedeo avea chiamati da Parigi a leggere in quella celebre 
Accademia ; ma v'erano i loro allievi i quali, ancora cbe pe' richiami 
di Benedetto XIV si fossero alquanto temperati nelle pubbliche 
lezioni, tuttavia stillavano nella mente e nell' ammo de' giovani le- 
gist! di molte dottrine avverse alia santa Chiesa, cui essi dan nome 
di Curia e di Corte Romana. Percbe sui vent'anni gia laureate, fu 
fatto annoverare dal marcbese di san Roberto suo padre tra gli altni- 
ni dell' ambasceria di Parigi. 

Gramo invero e infelice quel giovane cbe a quei di viveva a Pa- 
rigi i'ra le delicatezze, le pompe, e le licenze della Corte di Luigi 
XV! E per giunta libero di so medesimo, poco pio e costumato, 
aiovane, bello, ricco ed allettato alle mille lusingbe e seduzioni, 
onde traboccava a quei di 1' Eden, come dicean Parigi, della Francia 
e del niondo. VoHuirc non era ancora decrepito, anzi nel tempo 
de' suoi piu gloriosi trionfi, e il giovane d' Almavilla era si preso di 
quel irivolo ingegno ed empio cbe tutti i suoi studii diplomatic! non 
erano gia sopra la sloria de' Traltati, dei Diplomi, delle Convenzio- 
ni, delle Alleanzc, delle Lcyhe anticbe e moderne, ma pure nel di- 
vorarsi giorno e notte la Pulzella d' Orleans, i romanzi , le storie e 



38 UBALDO ED IRENE 

le poesie di Voltaire, ammirandone i salti, i guizzi, le iacezie, i so- 
(isini, e beendo con essi tutta T empieta che riboccava da quelle o- 
scene scritture. II nostro giovane diplomatic recitava colla giovane 
Mailly , poscia Duchessa di CMteauroux, conlinuo la ZaiFa , la Zu- 
lima, 1' Alzira, la Merope e il Maometto, e di coteste tragedie andava 
si pazzo, che non pago di recitarle in que' teatri domestici, tutto il 
di le iva declamando in guisa che ne riuscia la noia, la seccaggine e 
il fastidio degli amici. 

L' Ambasciatore gli aveva vietato severamente di visitare Voltaire; 
ma egli trovava mille artifizii per isvanire agli occlri del suo argo e 
visitarall vecchio di celato, e n'era accolto araorevolmente e careg- 
giato con tante jpiacevolezze, che il giovinotto avealo per suo Men- 
tore in tutto. Gli tenea mano a coteste tornate clandestine il Conte 
d' Argenson, e talvolta la Marchesa di Chastelet al cui castello soven- 
te si riparava Voltaire per istudiare colla Marchesa gli elcmenti della 
filosofia di Newton. Cotesto perfido giuntatore penetro si a dentro 
neH'animo giovanile deH'Almavilla che 1'avea gia corrotto e travolto 
nell' empieta. Ne pago a tanto il mise neU'amista cogli Enciclopedi- 
sti ed nsava famigliarmente con d'Alemhert, con Diderot, con Fre- 
ret, con Condorcet, con Raynal, con la Mettrie ed altri empii, cui la 
Francia onorava del nome di Filosofi. 

Saputo che Gianiacapo Rousseau fu esiliato da Parigi e riparato- 
si in Inghilterra , F Almavilla non si tenne , e trascorse sino a Lon- 
dra per offerirgli colla sua devozione i suoi servigi e le sue ammi- 
razioni , predicandosi altamente favoreggiatore delle sue dottrine 
delTl&wiWo, del Contralto sotiale, e della Xoi-ella Eloisa. A Londra 
ebbe nuovi inciampi e diede in nuovi lacci ^ perocche entrato nel- 
I'amicizia di lord Bolingbrocke , tli Collins, di Tindal, di Morgan e 
di Chubb , uoraini ch' avean rotto la guerra al cristianesimo , ed 
empiano Inghilterra e il mondo di loro bestemmie , il giovane di- 
plomatico divelse e sbarbico daU'animo ogni resticciuolo di religio- 
ne. Ivi si ascrisse ai Free-tinkers, o liberi pensatori che lo misero in 
sulla via di conoscere poscia in Francia i Franchi Jlassoni e d' ar- 
rolarsi e divenirne arrolatore indelesso in Piemoute. 



1L CONTK D ALMAVfLLA 30 

La misera Italia, sebben rorsa per ogni lato tlagli emissarii dcl- 
]' empieta, nulla per6 di meno si guastava e incancheriva da se me- 
desima col mezzo di parecchi suoi signori, i quali spandeano le loro 
ricchezze riel procacciare con mille modi soppiatti i libri franccsi 
piu nefandi e irreligiosi. In cotesto tradimento crudele ebbero non 
piccola mano , se non gli ambasciatori delle corti d' Italia, almeno 
piu d'uno de'loro Secretarii, de'Consiglieri di legazione, degli Alun- 
ni, e persino degli Uscieri corrotti, i quali nel fare i paccbi pei Mi- 
nistri degli Affari Esteri delle loro nazioni poneano di contrabban- 
do i piu pessimi libri stampati a Parigi da Voltaire, da Tbiriot , da 
D'Argental, da I)amilaville, da D' Argens, da Elvezio, da Marmon- 
tel e da cent' altri impissimi scrittori. Nel Ministero avevavi sempre 
alcuno uffiziale alto o basso , il quale sottraeva agli occbi del Mini- 
stro quell'abbominazione, che poscia con di ricche mance venia re- 
capitata di celato ai committenti. 

In un certo caso, cbe occorse all'Ambasciatore a Parigi, egli do- 
vette visitare non so che stanza e magazzino dell' Ambasceria e vi 
trovo a suo sommo dolore , imperocche era uomo molto cattolico e 
virtuoso, una grande accolta delle opere di Voltaire, massime del- 
I'Epistola ad Urania, delle Novelle, del Saggio sopra i costumi e lo 
Spirito delle nazioni, del poema della legge naturale, delle tragedie , 
e di cent'altre pessime composizioni di quel corruttore d'Europa. I 
rammarichi deH'Ainbasciatore fur molti, ma non pote mai venire a 
capo di sapere chi fosse colui cbe avesse adunata quella prostituzib- 
ne di libri, e a quale intend i men to; e non sapea il valent'uomo che 
quei libri trasmigravano a Torino sotto il santo suggello della Cro- 
ce di Savoia, e si spandeano a sicurta pei palazzi di molti grandi ch" 
Corona e di Corte, e d' altri cavalieri e gentildonne. 

Tuttavia Venezia in coteste trappolerie si segnalava sopra le al- 
tre Metropoli d'ltalia, ed ogni di e ogni notte dai misteriosi deposit! 
di Fusina e di Mestre se ne riversavano a migliaia di copie. A cio te- 
nean mano pareccbi patrizii, i quali nelle loro ville della Mirra. del 
Dolo, e lungo Brenta faceano scaricare le balle intere, le quali po- 
scia smagliate e divisi i libri in molti carichi ne riempiano i cuscini 



.10 UBALDO ED IRENE 

delle loro gondole , i magazzini di poppa, i boccaporto di prua . e 
sotto le assise de' gondolieri di palazzo passavano inavveduti nei 
palazzi del Canalazzo, della Giudeca , del canal regio, e d' altri piu 
illustri di Venezia , donde poi si spandeano a ruina della fede e dei 
costumi in cento e mille mani. Ne paga 1' empieta a tanto strazio ; 
que' pessimi libri si traducean subito in volgare , e si stampavano 

1 ! 1 , -,,! 

alia macchia e spandeansi di celato a corrompere i cittadmi. 
Anche Milano n' era ben condito ; e siccome a quei di le vie re- 

1 1 11? 4 1 ' L I L 

gie dei passaggidell Alpinon esistevano, e le mereatanzie svizzere, 
francesi e alemanne faceano il valico a dosso di muli . cosi i basti 
de 1 somieri , in luogo d' esser pieni di crini di cavallo e di pelo di 
cane, erano rimpinzati di'fogli proibiti delle opere di Voltaire ede- 
gli altri empii scrittori; persinoi largbi pettorali e le groppiere n'e- 
ran tutto in giro imbottiti. Altri scendeano gia ben rilegati col fron- 
tespizio delle Confessioni di sanf Agostino , del Gersone , de 1 Santi 
Vangeli, e dopo il primo foglio cominciava il pessimo libro , e per 
tal guisa si spandeano in Italia ; oltre i mille mezzi de' contrabban- 
dieri, i quali per sentieri e tragetti fuor di mano li recavano a Susa 
pel Moncenisio , al lago maggiore pel Sempione , al lago di Como 
pel canton Ticino, oltre quelli che giugneano per mare a Venezia , 
in Ancona , Geneva , a Livorno , cb' erano un sobisso ; ne Roma 
stessa n' era sprovveduta. 

Cotali correano i tempi sopra 1' Italia , quando il conte d' Alma- 
villa essendo gia secretario di Legazione air Aia fu ricliiamato 
dal marchese di san Roberto suo padre , per fargli menar moglie , 
siccome colui cb' era uriico figliuol maschio. E considerate che 
il marchese lasciava conquassato il patrimonio pei gravissimi de- 
biti che il rodeano da piu anni , e in luogo di acconciare gli antichi 
disordini , accrescendo le spese (com' e proprio de' signori indo- 
lenti) . li moltiplicava per opera de' fattori , de' secretarii e d' altri 
ufficiali infedeli , fu cerco d' una giovine di ricca dote e di pingue 
nretaggio. Laonde per mezzo de'parenti, posto gli occhi sopra una 
-giovinetta d' una picciola citta di provincia , ma nobile e dovizio- 
*a , fu proposta al marchese , il qtiale contuttoche la donzella non 




IL CONTE D' ALMA VILLA 41 

aggiugnesse a tutti i gradi dell' arme sua , e si potesse dubitare al- 
quanto s 1 ell' avesse i quarti rinterzati e rinquartati da potere i suoi 
figliuoli divenir militi di yiuslizia sulle galere di Malta , tuttavia la 
dote pomposa e la pingue eredita die le cadea uscita di minore, fe- 
ce rammollire alquanto nel marchese Talbagia del Blasone. 

La Virginia era allora nei sedici anni, bella, pia, modesta, d' in- 
dole dolce, timidetta e alquanto solitaria; era stata educata a Cham- 
beri nel monistero delle Salesiane, le quali per tutto furono sempre 
valentissimeneH'informare 1'animo delle giovinette alle piu rare vir- 
tu cristiane , domestiche e sociali. La Virginia avea la mente colta 
in quegli studii die s' addiceano a gentildonna-, sonava ben la spi- 
netta o il graviceaibalo, come diceasi allora, aveva appreso il canto, 
ricamava in bianco e a colori, sapea portar la vita con grazia ed av- 
venenza 5 e uscita di monastero , una sua zia faceala ammaestrare 
nel ballo. Ell' era orfana di padre edi madre, rimasta a guardia di 
cotesta sua zia materna, donna di gran senno e pieta, e a tutela di 
un suo zio paterno, uomo singolare estrano, anzi bizzarre, il quale 
era tutto in certe sue ricerche d' oggetti antichi e non comuni ad 
avere,ch'egli teneva in conto delle piu preziose maraviglie di natura 

e d'arte, siccome colui che non era mai uscito di quella sua cittaduz- 

1 

za, e credea d'esser solo posseditore al mondo di quelle sue tattere. 
Laonde avresti veduto certi suoi stanzoni , ov' egli teneva alia rin- 
fusa coma di stambecco, teschi di cervo co' rami in fronte, la guai- 
na impagliata d' un biscione, un gran rocchio di cristallo di monte 
otto o dieci pesci impetriti de' monti di Bolca , una farragine di 
marmi parte lisci e parte grezzi colle loro polizze scritte che ne di- 
visavano i nomi e le fazioni. Ed oltre a questo gli pendeano dalle 
pareti celate di ferro, bacinelle , morioni, cervelliere, e altre anti- 
che armature, ch'ei comperava a ingordissimi prezzi da certi giun- 
tatori , i quali spacciavano que' loro ferravecchi per monumenti 
storici singolarissimi. Quell' elmo era di Corrado il Salico, quello 
scudo di Federico Barbarossa, quell' asta di lancia dell' Imperatore 
Rodolfo d' Amburgo , quella manopola di Elelrcdo d' hujhillerra , 
quelle rotelle di speroni erano alle calcagnadi Carlo Magno quando 



{2 IBALDO El) IRENE 

I'u ineoronato imperator d' occidente in Roma. Cosi qualche moneta 
cM/ica gli i'u venduLa per una medaglia di Cublai gran Can de'Tar- 
tari: un pezzo di calamita per una scheggia di quel portentoso ina- 
ynelc die sostiejie a mezz' aria nella moschea della Mecca 1' area di 
Maometto; un anellaccio per quello d'Wa quando approdo alle fo- 
ci del Tevere ; un cainmeo per 1'anello cheportava in dito Traiano 
quando in Roma meno il trionfo de' Sarmati e dei Daci. 

Cotesto huon cavaliere credeva in questi suoi tesori con una fe- 
de die niuno gli avrebbe mai divelto dal cuore, e facea loro i piu. 
belli astucci dorati e le piu elegant! scarabattole die mai veder si 
potesse; e non era giorno ch' egli non invitasse a pranzo il notaio, 
il medico, 1'arciprete, il sindaco, i maggiorenti de' paesi circostanti 
quando veniano al mercalo; e dopo desinare conduceali a que suoi 
tesori, e sciorinava sue dissertazioni, die mai le piu calde e addottri- 
nate: per tale die quei valent' uoinini aveano quelle maraviglie per 
piu trasecolate che quelle del museo britaunico, e le galleriedi Fi- 
renze e di Parigi. 

Ma quando entrava nelle stanze de'quadri ei si toglieva il berretto 
di capo come s' egli ponesse il piede in un sacrario, ed ivi par lava 
di pittori e di pittura da vincere il Borghini, il Vasari ed il Lanzi. 
Tutto iyi era originali dei capiscuola. quello, sapete, e un Tizia- 
/u> : (juello e un Leonardo , quella vergine e un Luino ; quel putto 
un Pomerancio. Ma guardate la quella Veneziana! Non ci vedete voi 
un (r*orgio/j?queirangioletto che suona iliiuto e un GianbcUini ma- 
niato.Eecovi quiun^rondrio, IsmnCorreygio: Ehquegji occhigros- 
si, quel sorriso, quello spartimento di capelli! e tutto desso; 1' ebb! 
per una bella ventura da uno ebreo e nol pagai molto, poiche il ghiot- 
to nol conobbe-, ma venutomi a trovare ilguardiano del palazzoBor- 
romeo nell' isolabella del Lago Maggiore, ov' e un' accolta di <jua- 
dri sontuosissima, appena entrato mi disse Quello e un Corregyio 
Kiguratevi! costui va a spolverare quei quadri ogni settimana cha 
la il sole. lo nol darei se lo mi coprissero di zecchini quant' e lungo 
e largo. Un Coereggio ! e un tesoro. Yuolsi di giunta die quelhi 
Vergine sia di Raffaello>e giuromnielo un arciprete die fu a Roma. 



IL CONTK I)' ALMAVILLA 1 '. 

Paoli Veronati poi, Rasmni, Caram, Dnmenichim. fii ! io gli ho a 
died a dicci.Iieata mia nipote Virginia f he un di lasara posseditrice 
di quosti tesori: il mese entrante la sposera it conte d'Almavilla; un 
giovane, vedetr. rhe ci oompera a un soldo il liraecio: pensate voi! 
egli e stato a Parigi parecchi anni, aLondra, in Olanda, viaggio l;i 
<icrmania: costui e pazzo e si muor di questi oggetti pellegrini. 

E di vero il giovane Almavilla facea il trasecolato quand 1 era col 
cavaliere, e te lo canzonava bene: perocche gli portava a quando a 
quantlo certe anticaglie, cui vestia d 1 una storia come gli venia, e il 
cavaliere, bersela, e notarla asomina diligenza. Anzi ammogliato che 
In colla huona Virginia, siccome costui giocava e scialacquava: quan- 
do avea bisogno di pecunia fecava al cavaliere, uua di quelle lampa- 
nette mortuarie che si trovano negli antichi sepolcri e faceagli cre- 
dere ch' ell' era d' una rarita superlativa, siccome quella che fu tro- 
yata nel mausoleo di Porsenna Re d'Etruria; ovvero trovossi anco- 
ra accesa dopo due mil' anni nell' area di Sdpione Africano. II ca- 
valiere inarcava le ciglia, si stropicciava le mani, curvava il capo 
e saltacchiava per la sala come un estatico ; ma intanto il gio- 
vinotto pigliavalo per mano, gnene accarezzava, e con un sor- 
risetto alia parigirui diceagli Deh si, caro xio, prestatemi sei 
mila franchi, che ho la piu bella occasione d' investirli a grande 
e ricco agio E il gonzo darglieli-, e non sapea che li avea gia in- 
vestiti le notti innanzi al gioco. 

Sposata ch' ebbe la Virginia , un di avutala da se a se le disse 
Moglie mia, tu dei obbedire, al marito secondo 1' obbligo tuo-, 
fosti allevata da quelle sciocche pinzocchere di Salesiane , che le 
sono in dietro dieci secoli alia civilta odierna ; tu dei affarti cogii 
usi del secolo, e sappi ch' io non voglio santocchierie La Virgi- 
nia gli rispose modestamente Che intendete voi ]>er santocchie- 
rie? Intendo 1' andare alia messa ogni giorno , come avete pra- 
ticato sin ora : intendo 1' ire ogni otto di a far pissi pissi alle grate 
del confessionale, 1' avere il frate fra' piedi ( che guai ci venisse ad 
appuzzarmi il palazzo), il cornunicarvi sovente, 1'ascrivervi a con- 
gregazioni. 1' andare ai perdoni ecc. ecc. Coteste son f utte cose fuori 



5 i UBALDO ED IRENE 

d' usanza alle giovani signore : si fanno una volta per Pasqua come 

. -i i v . 

porta il costume e basta 

La buona Virginia a cotal favellare rimase attonita ; pur fattasi 
animo gli disse Conte , io credeva che amandovi , riverendovi , 
compiacendovi in tutto ci6 che spettasi a buona moglie , nel rima- 
nente io fossi libera d' esser cristiana : io, non vi daro il minimo 
impaccio , ma intorno all' anima mia io vi supplico a mani giunte 
clie mi concediate di seguitare le mie pratiche di pieta. 

Ecco la santusse, cominci6 a gridare come uno indiavolato il 
conte ; ecco la cocciuta, ecco la pervicace : non so a ch' io mi tenga 
ch' io non ti pesti di pugna e scbiaffi quella faccia ipocrita. Breve. 
La festa verra il cappellano a dirvi la messa : abbiate un uffiziuolo 
e basta: non voglio in casa ne Croiset, ne Crasset, ne vite di Snnti 
e di Madonne ; guai se vi trovo una novena ; lasciatele alle beghine 
e alle spigolistre; vi daro io di bei libri da leggere : voi siete un'igno- 
rante, educata nelle superstizioni : ob ve le cavero io del capo. Que- 
sta sera v' e circolo dall' Ambasciator d' Ingbilterra ; voglio che vi 
segnaliate nell' eleganza : verra il Principe del Ciablese e danzera 
con voi, non mi fate la goffa che vi giuro per ... E detto que- 
sto, lascio la poverina in un mare d' angosce. 

Tuttavia perche la vera pieta e forte , valorosa e prudente , e le 
Salesiane di Chamber! e la zia stessa aveano munito 1' animo della 
giovinetta contra gli assalti improvvisi , la Virginia vistasi sola , 
gittossi a ginocchi e domando grazia a Dio di reggere invitta alle 
prove : e chiamata la sua cameriera, ch' era una giovane amorevole 
verso la sua signora e ben costumata -, le disse Giulia , fa di re- 
care tutti i miei libri di pieta, che sono nello stipetto, su in guarda- 
roba; allogali in modo che le donne non li scovino ; indi rivieni a 
me, che stassera v' e parata e hallo Cosi fu fatto : e a tarda sera 
la Virginia era messa a tale sfarzo di drappi , di guernimenti e di 
gioie ch' ell' avea indosso un tesoro. L' acconciatura poi era la piu 
iresco venuta da Parigi e dicevasi all' Elioles quando la duchessa di 
Pompadour era ancora damigella di questo nome , e la grazia che 
dal garbo de' capelli e di tutta la persona ne venia alia Virginia era 
tale , che alia festa ell' avrebbe ottenuto i primi onori. 



IL CONTE D ALMAVILLA 4o 

Perclie la l)uona giovane , tutta lieta di piacere al suo Edoardo , 
f attendeva con impazicnza, e quando 1' udi entrare nell' anticamera 
gli si fece iucontro bella come una stella. Ma il villan cavaliere vi- 
stala ornata si ed elegante, ma modesta, le s' avventa al petto , e le 
strappa i ricchissimi merletti di Fiandra, gridando Che ! mi vieni 
innanzi come una Madonna di Loreto? Ah ho capito ! Quella 
scema di Giulia ricevera gli ordini precisi : le Madonne stanno in 
chiesa. e al hallo vanno le galanti. Animo, oltre, chiama la Giulia. 

La \irginia pallida e tremante suona il campanello, e I 1 Almavilla 
fa ornare la sposa sua come una Psiche. La onesta giovane sentiasi 
i rossori coprir la faccia, e nego risoluto d'uscire al festino cosi scol- 
lacciata e dissoluta. II bestial marito a quelle savie parole entro in 
un furore crudele ; prese la Virginia a schiaffi, la scarmiglio, strac- 
ciolle i vezzi d'attorno, e datole un urtone la gitto impetuosamente 
sul canape. II conte fu alia festa rabbioso come un istrice , ma fa- 
<*endo buon viso, spacciava die la Virginia avea quella sera un forte 
dolor di capo che le tolse la gioia di quella nobilissima festa. Egli 
intanto cercava fra quelle eleganti una sposa da corteggiare, come 
correa la pessima usanza a quella stagione. 

Intanto 1'infelice Virginia menava i suoi giorni fiottata continua- 
mente dall' incredulo marito, e lottava con esso lui, ora per la mo- 
destia del vestire, ora perche la non volea punto il cavalier servente, 
ora per potere almeno qualche rara volta ire alia chiesa : ma quel 
tiranno la opprimeva con un'acerbita incredibile. Allora la pia gio- 
vane s'aperse amichevolmente colla principessa della Cisterna, colla 
quale era stata allevata in Savoia ; ed era parente dei san Roberto, e 
sovratutto sorella di quella dama, che Edoardo bramava di servire; 
e pero quel sultano permettea che la moglie la vedesse e trattasse 
sovente senza testimoni. La Cisterna era anch'essa bellissima sposa 
e avvenente quanto vedere e desiderare si possa in giovane gentil- 
donna 5 ma avea sortito consorte cristiano, e il giovane principe la- 
sciavala praticare liberamente i suoi atti di pieta. Onde che fecero 
le due amiche? Siccome la soda virtu sa uscire valentemente dai pin 
intricati labirinti , cosi le due gruziose giovani convo.nnero insieme 



K> UBALDO ED IRENE 1L CONTE D' ALMAVJLLA 

d' invitarsi spesso di priino mattino a certe lor colezioncelle e lava- 
rietti , che I' Almavilla consentia volentieri . orgoglioso di cotesta 
Mobile amista. 

Ma il baccello non sapea che la principessa della Cisterna lacea 
venire per la scaletta seereta im venerando Padre Cannelitano di 
santa Teresa, il quale raccoltosi in cappella attendea la buona Vir- 
ginia , la confessava , diceale la Messa , e per ultimo le porgeva il 
conforto del pane degli Angeli che tutta la ravvivava a sostener le 
nuove battaglie e continue, con che 1' assaliva quella tigre. II padre 
Bonaventura di santa Maria era cosi pieno dello spirito di santa Te- 
resa, che lo trasfondea copioso e robusto in Virginia, ravvalorandole 
Vanimo a queiraltissimo sentimento della Serafina d'amore, out 
pali aut rnori o patire o morire. E ben n'avea sommo bisogno la 
Virginia ; con cio sia che quell' eroina di pazienza a sostenere gli 
ompii capricci del marito n'ebbe a passare di aspre e crudeli tanto, 
ch" ei pare iinpossibile che petto di donna sia tanto vigoroso , solle- 
vato, e irremovibile al bene. 

Sara continuato ) 









RIVJSTA 

BELLA 

STAMPA ITAL I AN A 

-- 



I. 

In yiudice e parte, ossia Rivisla del libro Lo Stato Romano dalT an- 
no 1815 all' anno 1851, per C. L. FARLXI. 

Farini ha delle eccellenti qualita,ma non pub es- 
sere uno storico contemporaneo. Spirito acre, 
passionato, bislacco restera serapre violento. 
quanlunque si sia fatto battezzar moderato. 

Lettera di MONTANELLI nella Voce del Deserto 
N. 20,100ttobrel851. 

Lo Stato Romano doll' anno 1815 all' anno 1851, per C. L. FA- 
itiNi 1 , fin dal primo suo apparire ci parve lavoro da intrattenerne 
i nostri lettori con qualcosa di piu che una semplice Rivista. E cio 
non tanto per iscemar fede a quella storia; che niuno sara si sem- 
plice che voglia imparare i fatti e molto meno le cagioni da tale che 
nel farla da giudice si professa all' ora stessa parte e parte passiona- 
tissirna; si veramente ci pareva opportunissimo il parlarne in quan- 
to questo lavoro puo giovare mirabilmente a fare giusta stima 
dei principii , delle massime e degV intendimenti del partito a cui 

1 Torino, vol. 1 e II, 1850 vol. Ill, 1851 presso Ferrero e Franco vol. IV, 
Firenze 18.*>3, presso Lemounier. 



.48 RIVISTA 

appartiene 1'A. . . iXiuno per avventura fin qui gli ha messi all'aperto 
con quella improntitudine e direm quasi con quel cinismo, onde 1* 
ha fatto il Farini. D' altra parte noi gia dicemmo altra volta e nai 
cesserem di ripetere che nella plena coguizione e nella giusta stima 
del partito costituzionale clie si dice moderate , e posta in gran 
parte la salvezza d' Italia. ji/jjv ->im 

Ma inuanzi di chiamaread esame questo lavoro, avremmo voluto 
vederne il quarto volume che probahilmente sara 1' ultimo; e nutri- 
vamo qualche speranza che un certo sentimento di naturale onesta, 
onde spirano alcune sue pagine , avrehhe almen sulla fine scema- 
te nell' A. le influenze dello spirito di parte , che nei primi volu- 
mi ne sono Tunica norma. E tanto piu ci pareva poterlo aspettare, 
quanto che le peculiar! condizioni di lui hen gli poteano fornire la 
maniera di dettare almen qualche tratto di storia contemporanea 
con penna imparziale. II Farini , come dice egli stesso ( Vol. H, 
pag. 189 ), gode intime comunicazioni , entr6 in gelosi impieghi , 
opero in trattati rilevantissimi del Governo pontificio. Or questo 
complesso di circostanze hen potea da un canto destare nei lettori 
savii ed onesti qualche dubbio del come egli, uomo che si dice ono- 
rato e che si professa cattolico, abbia potuto giustificar se medesimo 
in faccia alia propria coscienza ed onoratezza, le quali doveano rim- 
proverargli di abusar tanta fiducia a contristare e discreditare il 
Padre comune dei fedeli che ne lo aveva onorato. E chi sa quanti di 
loro avranno ricordato in tale occasione , che un orator pagano , 
da giudici pagani , ottenne la preferenza di accusare uno scellerato 
pretore, recando in mezzo contro il suo competitore quella ragio- 
ne di convenienza ; essere cioe indegna cosa che egli questore si 
presentasse ad accusare quel Governo , di cui avea goduto la con- 
fidenza 1 ! 

Ma 1' Italia ben pu6 chieder questo e piu dolorosi sacrifizii di de- 
licatezza ai cuori che di lei s' innamorano ! 

Se un cuore annodi -- Se un' alma accendi 
Che non pretencli ~ Tiranno amor ? 


i Cic. Divin. in Ver r . 



DELLA STAJ1PA 1TALIANA 



f trattandosi d' innamorati non e fuor di proposito una citazione del 
Metastasio). E non vedemmo noi il Farini medesimo priina confi- 
dento ed impiegato del Pontefice, profferirsi poscia per amor d' Ita- 
lia candidate per la Costituente, dichiararsi appressonon contrario 
alia Repubblica 1 , tornar quindi all' impiego pontificio ; e mentre 
ne ricevea stipendio , scriverne vituperii al Risorgimento e al Co- 
slUuzionale -? E nol vedemmo per amor d' Italia accetlare un por- 
laioglio con 22 mila franchi di stipendio, e nel rimmziarlo accetta- 
re invece una grossa sine cura? Tutlo si fa per amor di patria, an- 
che vituperare i benefattori , Principi , Pontefici. 

Tuttavia ci restava sempre nell 1 animo quella dubbiezza: Avrebbe 
j)oi perseverato ed in che misura su questo metro fmo al tennine 
del lavoro? 

Or ecco finalmente il IV volume che viene a togliere ogni am- 
biguita, e a mostrarci il sig. L. C. Farini in puris naturalibus, spo- 
glio ormai di quelle ragioni d' interesse, che lo costrinsero a camuf- 
farsi di una tal quale moderazione. Leggete soltanto , se vi piace , 
la lettera al Gladstone, degna corona di tal opera, e vedrete tutto il 
sussiego dell 1 ex moderate ex Ministro svanire come 1' impero di 
Arlecchino iinto principe , e mostrare la verita del giudizio recato- 
ne dal Montanelli nell' epigrafe di questo articolo : sempre riolento, 
quantunque si sia fatto baUezzar moderate. Nell' esordio di questa 
lettera egli ci fa sapere che non avertdo documenli inedili dopo il 
18oO', sui quali metlere in sodo il racconto , non ha avuto coraggio 
di condurlo innanzi sino a quest i giorni. Ma d' aUra parts pensando 
che i foraslicri ne avranno curiosita ha divisato darne notizia al si- 
gnor (jladstone. Capite il latino, lettore accorto? Vuol dire che al 
signor Gladstone si possono scrivere senza scrupolo que' farfalloni 
che non affronterebbero il severo giudizio di coloro che ricercano 
indagini accurate c sicure prove 3 . 11 complimento non e molto lu- 
singhiero pel Sire inglese che lo riceve , ma non puo negarsi che e 

1 La Croce di Savoia nell' Italia e Popolo , 20 Ottolirc ISM. 

2 Vedi il Lombardo- Veneto , 21 otlobrc 1881. 

3 Tom. IV. pag. 299 1 . 

Serie II, vol. II. 4 



:;o HI VISTA 

sincerissimo per parte di chi lo fa : il quale infatti nelle otto pagine 
segueriti. sembra aver preso allamano tutta la quisquilia della Gaz- 
zetla del popolo, doll' Opimone, dello Statuto di Firenze, della Strr- 
fja, deWlfalia libera, e checche altro ha incontrato nel fango o nei 
lupanari per razzolarne le calunnie piii infami , le accuse piu av- 
ventate. le derisioni piu empie, che in quattro anni abbiano vomi- 
tato rontro il Governo diRoma i piu svergognati demagoghi; e im- 
pinzati tre anni in otto pagine, conchiude ( pag. 307 ) : questo oyai 
f il Gowno del Papa. 

Riserbiamoci di parlar di questo altra volta : intanto buon per 
quel Governo , cbe sotto questa tcmpesta di vituperii non e solo : 
nno sguardo, soggiunge T A. , agli allri Gorerni iialiam (ivi); e ri- 
facendosi da Napoli comincia con un altro complimento al signor 
Gladstone, lodandolo di quelle lettere da lui in gran parte ritrattate: 
poi galoppa in Toscana e rimprovera a Leopoldo II 1' aver dislrulti 
gli ordini liberi e menomala la tolleransa , e glie lo rimprovera in 
quella stampa appunto con che la tolleranza del Granduoa . soffre 
di essere da lui ingiuriata e calunniata in Firenze. E diciamo ca- 
lunniala perch^ la esagerazione si trasforma in calunnia degna di 
chi ha perduto non solo la cosrienza, ma il sentimento eziandio 
della propria dignita, quando la pena inflitta ai sovvertitori dei cat- 
tolici fa dire al Farini che in Toscana si mandano in galera coloro 
che leggono la Bibbia *. E conclude rinfacciando al Granduca , che 
ora e dai sotpetti , dagli odii e dalle selte trarayliato quel paese , die 
nn tempo era alberqo di pace e di concordia (pag. 308) : quasi non 
fosse egli appunto, il Farini, Torditore ormai noto delFinfame con- 
giura. E chi turbo quella pace e la^ero quel popolo uno , se non 
quella cospirazione che in Pisa ordivasi dal medico di Russi? Del 
Lombardo-Veneto poi, di Parma, di Modena; immaginatese si rac- 
contano orrori ! Solo nella nostra penisola ( e non e chi possa du- 
bitarne) il Piemonte viene rispanniato , perche i cotnmerd c le in- 
dustrie, le rendite, il credito , la fi-nanza , tutto cola si ristora ; e 



4 Veggasi in tal proposiio la hella lettera del D. W.-Gahill a un lord ihglese 
rifcrita dal Dublin Journal nell' Echo du Mont Blanc 4 Marzo-18113; 



DELLA STAMPA ITALIANA M 

la religione stessa e I' ecclesiastica disciplina , e I' antoriia spirituale 
del Papa e V Ejiiscopalo van prosperando (!!; sotlo libero Cover- 
no (pag. 312). 

Come vedete, 1' A. si e manifestuto appieno, e 1'iridugio ci ha for- 
nito de' docuinenti atti a chiarire il vero nierito di questa storia e 
liljerarci dalla taccia di soverchia severila uel giudizio die ne dovre- 
mo recare. Ed anche prima di questo 1V Vol. shucavano inces- 
sanlemente dal segreto dei cuori.storie novelle e confession! ina- 
spettate: i partiti contrarii entrando in lotta si davan mentite scam- 
bievoli. Cosi la libera stampa rettifica da se i proprii eccessi, e qua- 
si diresti ne guarisce, se fossero sanabili, le ferite. Ed una appunto 
di tali confession! e quella lettera di Montanelli , che ci ha fornita 
r epigrafe di quest' articolo. Essa ci fa sapere che il Farini neir in- 
verno del 1846 proponeva al Professor di Pisa di rinnovare in To- 
scana la rivoluzione si mal riuscitagli nel 1845 a Rimini, dove il Fa- 
rini stesso avea scritto il Manifesto ai Principi e ai popoli d'Europa, 
program ma della rivoluzione ; che esso recito parecchi Credo politi- 
ci , e che divenne moderate allora soltanto quando non ispero piu 
grandeggiare nella ri\ olta avventata. Non altrimenti ne parla Tavvo- 
cato Mayr in una protesta che avremo occasione di citare fra poco. 
E il Guerrazzi nella sua Apologia ha una lunga nota ^ , nella quale, 
dopo aver dimostrato che la storia del Gualterio e libro di parte, de- 
stinato a favoreyyiareil Piemonte ed esallare i moderati (pag. 813), 
passa a dir del Farini : il mo libro si manifesta dettato nel medesimo 
spirilo . . . ma con manco tli yencrosita e piu piglio di procurator?, 
regio ; rilevando poscia alcune che benignamente ei vuol chiamare 
faJsild, ma che a poco a poco la schiettezza del calore gli fa nomi- 
nare spiattellatamente bugie; e ne va annoverando parecchie (pag. 
817) oltre le altre gia rilevate nel decorso dell' apologia. 

Queste e simili rivelazioni pongono ormai i nostri lettori in istato 
di giudicare cio che per essi maggiormente importa , che e non 
tanto la verita dei 1'atti singolari , quanto lo spirito generale del 

1 Apologia di'lla rita polilicn <H V. I). (JlERiuzzi scritta da lui medetimo. 
Firenze 18ol. Paj;. 81 i 



$2 R1YISTA 

Jibro e T intenlo a cui venue indirizzato , a fm di andar piu cauti 
nella pericolosa let t lira. 

j 

Preoccupazione ond' e dominate lo Storico. 

Con qualc spirito sia stata scritta questa istoria , se pure la dee 
chiamarsi cosi, e agevole a ravvisarsi. Fervido amatore d'ltalia, ma 
non giusto estimatore del verace bene di lei e dei diritti ch'essa do- 
vea rispettare, 1' A. sembra appartenere (almeno nello scrivere) ad 
una classc di uomini piu ingegnosi die sapienti , i quali vollero 
1'onor della patria senza commisurarlo a quelle giuste proporzioni 
clie vengono assegnate dalle norme eterne della giustizia ad ogni 
bene creato. I quali vagbeggiando una cotal loro idea di grandezza 
politica come ultimo loro fine, non furono talmente padroni di que- 
sto affetto per se lodevole , che col trasmodare nol rendessero per- 
nicioso e reo. Lodevole senza dubbio, anzi doveroso e I'amor di pa- 
tria, diramazione che e della pieta di figlio clie per amor dei geni- 
tori ama la societa in cui nacque ; per amor della societa yuolve- 
derla ordinata a felicita civile-, per rqeglio ottener quest' ordinamen to 
la vuole ben costituita nel governo e indipendente nella operazione. 
Ma siccome ogni ordine temporale trova le sue ragioni nella felicita 
oltramondiale , cosi ogni desiderio dell' onesto cittadino dovrebbe 
sempre subordinarsi alle leggi del diritto, dell'onesta, della religio- 
ne conosciute col doppio lume della ragione e della fede. 

Ora quest' ultima subordinazione non la intese il partito a cui ap- 
partiene il Farini ; e pero all' impazzata avventossi all' impresa de- 
plorata oggidi da tante famiglie orbe di padri, di figli, di sostanze, 
straziate da civili e da domestiche discordie, pericolanti nella fama, 
nella vita e nell' esistqnza avvenire, tra sventure troppo piu acerbe 
che non erano quei mali antichi, ai quali i mali recenti furono giun- 
ta dolorosa e non rimedio. 

Se ad alcuno sarian potute sembrare esagerate queste imputa- 
zioni prima del moto di Milano , questo e giunto purtroppo a 
tempo per giustificarle. Sventuratamente i nostri eroi lungi dallo 



- DELLA STAMPA ITALIANA S3 

sconfessare il passato, perfidiano tuttavia a preparnrne un nuovo 
conato , falsando le idee moral! di amor patrio , per aver pronto le 
moltitudini ad una terza riscossa ; e noi rion dobbiamo che mo- 
strare da questo delirio patriottico compreso il Farini. Del pas- 
sato ci e testimonio egli stesso 1 , assicurandoci che il soitimento 
di indipendenza scaldava yli animi piu d' ogni altro ; che V accomo- 
darci di Codici , di strade ferrate , e diciam puranche , di gnalche 
civile e libcro istiluto , non avrebbe (ranquillata T Italia. E gia si sa 
che Tltalia non e piu costituita di 2-1 milioni d'ltaliani, i quali ruilla 
sapeano delle congiure o le abbominavano ; ma e concentrata in 
quelle poche migliaia di rnoderati e di congiurati che condussero hi 
sanla impresa, delta dal Farini i7 piu efficacc desiderio delle genti 
citlte e liberali, il desiderio italiano 2 , ed attribuita anche da lui in 
gran parte alls cospirazioni cd alle congiure, che nello Stato pontifi- 
cio era/vo slate per trent'anni attuose e costanti piu che alt rove 3. 
Questo significava tutta quella nostra agilazione festosa, nella quale 
il grido ff Italia vcniva pur sempre mandato dalle moltitudini fe- 
sleggianti le ri forme *. 

Ma questo che fu nel 1847 il parossismo febbrile di una parte dei 
nostri popoli, si tenta oggi di risuscitarlo con perorazioni tragiche, 
quintessenza diTitoLivio e deirAlfieri,magnificando cio cheappena 
potrebbe scusarsi. Leviamone un saggio dal nostro A.: Ogni volta 
che I' Italia arra un poco di vita, un poco di liberta , si studiera, si 
sforzcrd sempre di usarla a fine di indipendenza nazionale : sara o 
potrd esserc giudicato illegale rispetto ai tratlati, inopportuno rispel- 
to alle occaxioni , imprudente rispetto alle forze , ma e NATURALE : e 
contro natura non pud sempre la ragione: contro la natura e la giu- 
sti-.ia non provano, non valgono, non durano eternamente protocol- 
1i, tratluti cd i)nperii >. 

Respiriamo un tratto , se vi piace , da questa tempesta , e ci si 
dica se non e proprio una pieta a vedere un A. che scrisse talora 
pagine assennate, di professione che si dice cattolico, abbandonarsi 

1 Vol. I, P a s . 200 e sc sg . - 2 Ivi pag. 199 c scg. - 3 Ivi pag. 201. - 
\ Ivi pag. 199. 5 Ivi pag. 201, 



;; { 

per 1' ehbrezza di una mal digesta idea in balia di codeste fantasir 
incoerenli e soflstiche! IYNATURALE essere illegal? , arrentalo. impru- 
dente! LA RAGIOSE e contraria alia natura umana e comanda di ten- 
tare disperate imprese senza mezzi ! LA GIUSTIZIA e contraria alln 
ragione e prescrive di violare i trattati ! e questa ragione e giusti- 
zia erano calde per cospirazioni e congiure! e queste cospirazioni e 
congiure erano il desiderio italiano! e questo desiderio italiano era 
quell' opinione liberale svolazzanle leggermente pei campi della fan- 
fasia , piuttosto che andare in traccia con per&everanle rolonta delk 
sostanziali ri forme civili (pag. 202). Povera Italia ! quali avvorati 
a patrocinare i tuoi diritti! quali medici a guarirti dei diuturni tuoi 
morbi ! Noi non sapremmo rivenire dallo stupore in questo labi- 
rinto di contraddizioni ed arrossiamo pel povero intelletto cbe detto 
questa pagina. E pur siamo al principio ! 

Apri ora il volume II e leggi a pag. 27: E santa era (la guerra) 
perche era guerra d'indipendmza. Imprudente o no, esm era santa f 
f piu se era imprudente, perche I' aiidacia ed il sacrificio aggrandi- 
scono e sanlificano le opere umane. Santa perche una guerra d'indi- 
pendmza e santa sempre : essa t legitlima guerra a quel tnodo che 
leyiltima e la difesa e che I' uomo ha dritto di uccidere I' assaJitore. 
Guerra pur sempre c solo di difesa ; perche respingere o scacciare 
dalla patria lo straniero imporla difendere il noslro bene , il nostro 
onore , i nostri sepolcri, lulto do che V uomo ha di piu caro , dt piu 
.sacro dall' altare di Dio sino al bacio dell' amata. 

In verita per congiungere due oggetti sacri cosi eterocliti , non 
ri voleva mono di questa sparala poetica degna di un rettorico trilu- 
stre sui banclii della souola ! Ogni guerra d' indipendenza e santa ! 
E perche dunque condannaste le insurrezioni di Geneva, i separati- 
sti di Sicilia, i sette Cantoni elvetici ? e che avreste voi fatto Ministry 
degli Stati sardi, se la Savoia, francese per postura, per indole, per 
linguaggio, avesse rietisato di esser provinria di un regno italiano? 
avreste mandate i Ijattaglioni piemontesi a comprimere una itmtir- 
rezione santa ? Gran cosa ! poco forse osservata e pure degnissima 
di osservazione ! che lo Stato d'ltalia il quale si e mostrato il piu fcal- 
do e V ha fatta quasi da paladino della indipendenza dallo straniero^ 



DELLA STAMPA 1TALIANA 55 

Ma pffopriamente quello die ha in sua dipcnden/a una gente stra- 
niera, se pure e vero essere francese la Savoia, quanto sono italiane 
la Lombardia e la Venezia. Non vedete che codesta eontraddizione 
mostra esservi anche per voi delle dipendenze yiuste e delle indiper^ 
denze inyiuste? che dunque il supporre giusta la vostra senza pro- 
varla , era per lo meno prosunzione ed arroganza ? che i tenan del 
giusto sarebbonsi f'atti rei se T avessero abbracciata senza prove ? 
die tutti grilaliani non essendo, la Dio merce, scellerali e fedifra- 
ghi , la vostra iinpresa divideva T Italia almeno in due partiti ? che 
contro voi sarebbero state tutte le anime oneste e le coscienze dili- 
cate, le quali non vedeano come voi santa sempre oyni indipenden- 
denza? che con tale interno contrasto Fltalia dovea necessariamente 
esser vinta e la guerra vituperata? 

Ma quelle sconfitte e quei vituperi non isruorano menomamente 
il nostro A. , il quale e cosi dominato da quella sua fissazione , che 
chiaina un diiendere il nostro bene ed il nostro onore T andare in 
cerca appunto di quelle sconfitte e di quei vituperi. Egli nel terzo 
volume (pay. 321 ) scrive : il Re Carlo Alberto aver salvato I' onor 
proprio, del Piemonle, della Monarchia, percht noncoiiforlato da spe- 
ranza era risoluto alfeslremo sacrifirio per la causa delfindipenden- 
za, quando denunx.io larmistizio nel Marzo 18 1-9. E pure non vi e 
atore di pubblico diritto il quale, non diciamo in un insorgimento 
tumultuario, maanrhein una giusta guerra, non imponga il debito 
di ponderarne gli eventi , e no;i avve;i tarsi imprudentemente a ci~ 
inenlar tutti i beni di una intera nazio'ie. Ma gia Tudiste! quanto era 
piu imprudente, tan to era piu santa la guerra. Or ri si di^a se non. 
< la morale dei pazzi che puo scambiare cosi il vizio colla virtu. La 
ragione poi rhe se ne reoa e an cor piu matta: perche, dic egli, Tau- 
dana e il mcriftcio sanlificano le opere wnane. Adagio a' ma 1 passi , 
signor dottor onorandissimo ! che qui non istate a presrrivere pil- 
lole ai vostri malati di Russi . quando farevate il medico , se ve ne 
ricorda; qui ragionate con uomini che librano i vostri aforismi pri- 
ma di credervi. II sacrificio di se e del suo santifica le opere oneste : 
verissimo ! chi lo nega? cosi ne vedessimo piu frequenti gli esempii. 



SO RIVISTA 

Ma il sacrificio della roba c della vila allnii santifica ogni opera im- 
pnulcnte'.oli qui davvero ci vuole una morale italica per ingollarlosi 
ad occhi serrati. Che un bravo nuotatore rairando un naufrago tra 
i gorgbi si slanci a pericolarvi per salvarlo, lo diro eroismo ; ma se 
egli nei lanciarvisi traesse seco iii quel pericolo ogni altro che sta 
sulla riva , senza veruna speranza di salvare il naufrago, io lo direi 
uno scellerato omicida. Ma come cliiamarlo poi se lanciando gli al- 
tri tutti nei gorghi a perire , corresse egli al magistrate a chieder 
premio e decoro per T azion generosa ? clie sarebbe se i salvatori 
d' Italia fossero usciti tutti o quasi tutti dall' universal naufragio con 
portafogli e con ciondoli, conpensioni e con commende, o certo non 
senza qualche fondo di riserva sul banco di Parigi o di Londra, men- 
tre il resto d' Italia che detestava la guerra , ne pianse gli strazii 
e ne sta pagando le spese? , ll(j 

La guerra d' indipendcnza e difesa legittima ! Adagio anche qui ! 
se 1' indipendenza e legittima, se e provata a rigor di dritto, potra 
certo dirsi legittima la guerra. Trattandosi poi non di dirla ma di 
farla , si doveano calcolare le prohabilita degli eventi ; le quali ove 
fosser mancate , la guerra gia delta legittima , saria stata nei fatto 
sconsigliata, matta e crudele. E tuttavia 1'A. perfidia nei vedere in 
quella impresa un dettame della coscienza, un mezzo per salvar To- 
nore 1 un consenso di ogni anima italiana (vol. II, pag. 27). Buon 

per noi, cui Dante ha insegnato le anime non aver patria e che 

r l J 

ciascuna e cittadina 

D' una vem citlaecc.; 

') if) 
altrimenti, pensandola il letter come noi, ci troveremmo egli e noi 

nei brutto bivio o di non avere anima in corpo, o di esser nati tutn t . 

A ox 

to altrove che nelU Italia. 

>jrn?ornib non il 

Dal III al IV vol. sonp corsi due anni, e il caldo dell' A. avrebbe 

' 1 ol 

avuto tempo a raffreddarsi. Eppure non ne fu niente. Leggete il IV 
1 il " 

\ II Re (Carlo Alberto) . . . .'risolit-td'hd'Wtrkmo sacriftcio per la causa dcl- 
l' indipendenza italiana, SE NON COHFORTATO DA SPERAN/.E, era confortato dalla 
a di sahare I'onor pro-prio, del Pieinonte a della Monarchia. Tom. III. 

3 * r 9HIOO , 



BELLA STAMP A ITALIAN A .'IT 

vol. a pag. 331, e vedrete il Farini inginocchiato a pie della Gran 
Urcttagna raccomandarlesi per quanto ella ama 1' Italia , che facciu 
di tutto per ispodestare il Pontefice. E sapete perche? Perche alia 
cosmopolitica aulorild spiriluale non si addice vivere della vita na~ 
zionale : giacche il di che J)io mandasse le occasioni di nazionale ri- 
scossa, il Principe non vorrebbe coglierle. Vedete come costui conti- 
nua nel pensiero della nuova riscossa ! 

Nc'i e piu felice il Farini quando o scioglie le obm@ziohio conforta 
di esempii quel suo delirio. Eccone qualche brandellopersaggio. Le 
mfamie smseguite dissacrar non possono do che virlualmenle e sacro. 
Anche questo efalso: se iopreveggo infamie e delitti, posso essere 
ohbligato a tralasciare un' opera virtualmente santa, la quale potreb- 
be divenire aflbra attualmente ingiusta, spietata, sacrilega; e sanno 
tutti che trattandosi di azioni in alto, si dee fame stima dall'aMtiq- 
h 1 , HOP, da cio clie altri pu6 supporvi di virtudle. 

Ogni straniero., continua 1'A., il quale rammenti le generoseire di 
sua nazione per debcllare stranieri dominatori,nonpuo niegareal- 
T ftalia di vendicarle stesse onle. La morale e una per tutti: ma le 
cifcostanze non sono sempre per tutti le stesse. Mosca e Sara- 
gozza, Vienna e Parigi erano (son parole dell' A.) corse dal fulmi- 
ne e non gia governate da secoli e vincolate da trattati : era egli 
si breve il dominio straniero in Italia, da Carlo V a Ferdinando II? 
E 1' A. cbe dice malvagio e lacrimoso., die le nazioni cristiane si con- 
sumino in sospetti ein lolte, dovrebbe comprendere, non esser buon 
mezzo di cessare le nimista, quell' annullare ogni forza di trattati e 
di prescrizione. fi vero che al tribunal della ragione e di Dio la col- 
pa del sangue che si sparge e delle anime che si perdono ricadrd (pag. 
28.) . . . 1' A. dice qui, sugli oppressor i; e lo diciamoanchenoi. Ma 
se egli non dimostra che ogni Sovrano straniero e oppressore per6 so- 
lo che e straniero, cosa non dimostratamaiedimpossibile adimostar- 
si perche prettamente falsa-, se egli, diciamo, non dimostra questo, 
avrem piu ragione di ripeter noi chela colpa del sanguechesi spar- 
ge e delle anime che si perdono ricadra sui sommovitori e sui fel- 
loni che soffiano ire impotenti e feroci, destano lotte senza diritti e 
accendono guerre senza speranze per mandare, come teste inMilano, 



58 R I VISTA 

sempre nuove vittime al sepolcro e al patibolo. E diciarno impos- 
sibile a dimostrare che un Principe straniero per6 solo e oppres- 
sore ; non pure perche se esso e onestuomo e cattolico non oppri- 
mera; ma soprattutto perche 1'esser nato in terra straniera non fa 
che sia straniero un Principe quando governa legittimamenteunaso- 
cieta. Nell'attostessoche ne divenne capo, ne fuallastess' oramem- 
bro principalissimo, ed in questa condizione cess6 diessere stranie- 
ro alia societa di cui e capo: alia stessa maniera appunto che voi, 
signor Farini, se non foste innanzinaJwraliszatoPiemontese, cessa- 
ste di essere straniero al -Piemen te nell'atto medesimo che ne dive- 
niste Ministro. Che se altri a titolo di straniero vuol mettervi in 
voce di oppressore siam qui noi a purgarvi di questa taccia, quando 
non 1' abbiate voi giustificata coll' opprimere la pubblica istruzione. 

Pure T A. pretende dimostrarlo; edecco la pruova(maqual pruo- 
va!): Lo straniero dominatore e liranno sempre, ei non pub essere 
che tiranno: anche la sua civilta, lasua mansuetudine, lasua libera- 
litd sono rajftnamento di tirannide (pag.27). Che fracasso! Almeno 
il Gioberti riverisce la civiltanel dominatore straniero ! almeno lo 
Statuto di Firenze ricordava giorni felici per la Lombardia sotto Ma- 
ria Teresa e ne sospirava il ritorno ! Ma pel Farini meglio esser vin- 
ti da un Attila che da un Carlo Magno: meglio un Ezzelino carne- 
fice italiano, che un Ottone pacificatore straniero. 

Dalla quale monomania d'italianismo eagevolearaccogliersi qua- 
le e Tunica preoccupazione che lo invase e lo domina, quale Tidolo 
che adora e con quanta non diremo disinvoltura, ma ambizione, a 
quell' idolo sacrifica giustizia, verita, prudenza, ogni cosa-, fmo a 
.professarlo apertamente: con che ti fa segno il suo essere piuttosto 
un capitale errore d' intelletto, o piuttosto una lissazione, che una 
colpa di mal volere. Egli e lasuaconsorteria,invece didirebene su- 
premo di una nazione 1'onesta e la giustizia, volendone qual mezzo 
1'indipendenza, presero Tindipendenza qual fine ultimo; ecosi Findi- 
pendenzasecondo essifu sempre santa; la giustizia e Tonestadei mez- 
zi si misurarono dalla indipendenza che quelli doveano procacciare; 
e tutto fu onesto e santo cio che conduceva alia indipendenza. Sov- 
vertito cosi 1' ordine del fine, tutta la economia dei mezzi ne dovea. 



BELLA STAMPA 1TALIANA 59 

essere stranamente alterata e fu. Secondo riatura , la famiglia dee 
lormare il bene dell' individuo; e questo bene serve di norma e di 
misura all'-ordine domestico, come il bene domestico all 1 ordine ci- 
vu'o, il Lene civico all' ordine politico, il bene politico all' ordine in- 
h'rmi/ionale: e proeedendo secondo questi insegnamenti di natura, 
bene ordinata internazionalmeiite sara una confederazione di varii 
Stati,la quale salva agli Stati stessi confederati laloro unita e liber- 
ta politica^ bene ordinato politicamente uno Stato che rende libera 
t> tranquilla 1' azione onestadei Municipii-, ben ordinato civilmente il 
Municipio die rende onestamente felice la famiglia ; bene ordinata 
questa domesticamente, se feliciti nell'onestaTindividuo, la cui ve- 
ra felicita mira direttamente a Dio medesimo, centre ditutto il crea- 
to. Ma quelli che ignoravano o sconoscevano questo accordo si ar- 
monico, e sono idolatri di una patria alia pagana, piantato per fine 
Ondipendenza neir ordine internazionale, tutto a lei sacrificavano; e 
fino neir audacia dell' assassinio trovarono 1' eroismo della santita: 
I' individuo i'u strascinato o sui bancbi delle scuole ministerial! a 
incalenarne il pensiero, o nelle legioni or civiclie ora stanziali ad 
usufruttuarne i sudori, il sangue e la vita: la famiglia, toltole il di- 
ritto di educare i ligli, fu costretta a sguernire lo scrigno esorride- 
ce ancora ai suoi espilatori con cvviva eluminarie^la provinciaa di- 
menticare i proprii interessi sacrificati ad una dispotica centralizza- 
zione\ e tuttigli Stati italiani, die con una lega iniziata preparavan- 
si ad unita legittima, furono pest! e triturati inogni loro fibra per 
essere rimpastali dalla Costituente in una unita monotona, contraria 
a tutte le lor tradizioni ed abitudini. E tuttocio PEL BENE D' ITALIA I 
Oh si davvero! Se Tindipendenzaeil bene ultimo, sacrificar tutto per 
I' iudipendenza era bene; ma se questa non e 1' ultimo fine, se piut- 
tosto e, un remotissimo fra i mezzi, sacrificarle tutti i mezzi prossi- 
mi con danno immenso dell' individuo, della famiglia, del Municipio, 
della provincia, dello Stato fu spietatezza : sacrificar tutto cio senza 
probabilita di riuscimento, fu frenesia, fu delirio, e, peggio forse, 
iii cospirazione infernale. E degnissimo di tal cospirazione e 1'ng- 
giungervi con un misto di bugia e di bestenunia ( torn. IV, pag. 73) 
che la nazionaie indipendenza e Tesplicazione hyittima, necessaria, 



00 RIVISTA 

immancherole del yiure civile delle genie crisliane; eppero vituperar la 
Francia perche non [a capace della vera natura dei moti italiani, che 
erano slati favilla all" inccndio europeo. 

Queste cose abbiamo discorse alquanto posatameute non perche 
fossero confutazione della storia: intendiamo bene die per confuta- 
re una storia bisogna scriverne un altra: ma perche servissero a fa- 
re giusta stima dello storico e dei principii onde egli si e governato 
dettandola. Noi non faremo un rimprovero al Farini di avere ignora- 
to i primi elementi del naturale diritto, e molto meno di non aver 
penetrato le maravigliose armonie onde laProvvidenzaha accordato 
nell' ordin morale ogni cosa, dall'individuo fino all' universale asso- 
ciazione dei popoli. Pubblicista, direbbero i Francesi, improi'isalo, 
egli nella sua condizione di medico si e trovato forse piu forte nella 
patologia e nella clinica, che non nelle quistioni di dritto pubblico 
e internazionale. Neppur gli moviam richiamo che messosi a idola- 
trare una idea ne sia stato preso a quando a quando dal capogirlo. 
Quello che diciamo noi e, che un uom somigliante, con quella h'ssa- 
zione in capo e con quella passione in cuore, a tutt' altro poteva es- 
ser buono che a tesser una storia. Questa non potea riuscire ad al- 
tro, ne in fatto e riuscita, che a presentare uoraini e fatti misurati e 
giudicati tutti a quell' unica norma della indipendenza e della na- 
zionalita : proprio cqme se altri vi presentasse a mirare gli oggetti a 
traverso un cristallo verde od azzurro , e manifesto che 1' oggetto 
non vi puo parere altro che verde od azzurro. Insomnia egli epaarte, 
e per giunta parte esagerata e sconfitta: si pensi come abbia potuto 
farla da giudice quando si e messo a dar sentenza sopra gli eventi e 
le loro cagioni ! Sarebbe infmito recarnein mezzo le pruove; ed o- 
gnuno puo vederle da se, starem per dire, in qualunque pagina di 
quei quattro volumi in cui si avvenga. J\oi avendo chiaritoqual sia 
1' idea dominante dell' A. parte, stimiamo pregio dell' opera mostra- 
re qual sia lo scopo ultimo di lui stesso giudice: scopo germinante 
logicauiente da quella idea e impronlato con caratteri si manifest! 
nel libro stesso , che neppur i ciechi non si ci potrebbon gabbare. 

1 
(I\ seyuito al fnluro fascicolo.) 



DELLA STAMPA ITAL1ANA Ci\ 

iV IP.'' 

KoUcftinn Ardieologh-o Xnpolitano. Nuova Sorie. Num. i o <. 

II dottoMinervini nel passato Agosto, neiNum. 4 e 6 del suo nuo- 
vo Bolhllino Archeoloyico Napolitano annunziava il trovamento dj 
una preziosa iscrizione cristiana fattosi allora allora in Pozzuoli, e 
precisamente in luogo pieno di sepolcri .... ore si crcde fosse anlica- 
menle cdificala la Basilica di S. Slefano. La iscrizione si merita una 
puhhlicila maggiore di quella gli possa dare quel Bollettino. Essa, 
per ragione del dettato molto buono, a noi sembra appartenere anzi 
al quarto clie al quinto secolo, ed e cosi: 

' lit I/If'' 

C. KONIVS FLAMANYS 

PLVRIMIS ANNIS ORATION1BVS PETITVS NATVS YIXIT ANNO VNO 
M. XI. IN CVIVS HONOREM BASILICA HAEC A PARENTIBVS ADQVISITA 

ijTMiy 
CONTECTAftVE EST REQVIEV1T IN PACE XVIII. KAL. IAN. 

Per una lunga tratta d'anni erasi chiesto con orazioni ed era na- 
to il fanciullino Caio Nonio Flaviano. Ma non avea compiuti i due 
anni, che morte se 1'era rapito. Igenitori Tonorarono con acquista- 
re e coprire una basilica , ove seppellirlo. Si riposo Flaviano nella 
pace il 15 Dicembre. 

Non v'e mestieri che noi ci fermiamo a far lunghe riflessioni so- 
pra le assidue orazioni di molti anni, con che i genitori di Flaviano 
1' ebbero da Dio impetrato , ne sopra i due anni non interi che fu 
loro lasciato-, .ne sopra la rassegnazione eroica con che a Dio stesso 
lo restituirono , ne sopra la pace in cui si riposo. Sono questi pen- 
sirri che spontanei si destano in un' anima veracemente cristiana. 
Voiiiain jiiullosto all'onore della basilica che i genitori stessi acqui- 
stano o cuoprono per seppellirvclo. 

Vede ognnno che (juesta voce non puo qui avere il senso , che 
pure haquando 1'adoperianio a significare le chiese maggiori, le piu 
antiche e le piu sante del cristianesimo. E molta 1' erudizione ed e 
alia erudizione eguale la chiarezza , con cui il Minervini dimostra, 



62 HI VISTA 

avere avuto in que' secoli la voce basilica eziandio la virtu di si- 
iiniiieare luogo create a bello studio per seppellire. 

Ma ci sia lecito I'aggiiingere qualche osservazione alia iscrizione 
romana di Faustiuiano, allaquale egli ricorre per confermare la sua 
sentenza. L' iscrizione dice: 

FELIX FAVSTIXIAS 

YS EMIT SIBI ET VX 

OKI SVAE FELICITATI 

FELICI FOSSORI 

IN BALBIX1S BASILI 

CA LOCVM SVB TE 

GLATA SE VIVVM 

Felice Faustiniano , vivente tuttavia, compero per se e per Felicita 
sua moglie dal fossore Felice un luogo per seppellirsi, sotto la tet- 
toia, riella Basilica di Balbina. Noi il SVBTEGLATA nol sappiamo 
interpretare se non sotto la tettoia , o sotto il portico esterno , qua- 
lunque si fosse , aderente alia basilica di Balbina , ove intendiamo 
che il fossore avesse eretto il sepolcro. E se cid fosse , trattandosi 
qui di tettoia non di basilica, trattandosi d' una basilica dedicata ad 
ana santa martire, dove non e il sepolcro di Faustiniano, parrebbe 
I- autorita della iscrizione recata alquanto fuori del proposito. Ma 
diciamo poche cose cbe ne dimostrino la opportuiiita. 

E dov' era in Roma la basilica di Balbina? Non era gia entro il 
recinto dellemura: era fuori, ederaprecisameiitequellacheS. Mar- 
co Papa aveva edificata sulla sinistra della via Ardeatina sopra il ci- 
niitero dov 1 era sepolta la Santa , e dov' egli stesso voile dipoi esser 
sepolto. II libro Pontificate , e probabilmente Damaso autore delle 
vite di quei Pontefici che di poco T aveano preceduto , parlando di 
Marco afferma: Hie fecit duas basilicas , unam via Afdeatiua , ubi 
requiescit, et aliam in urbe Roma iuxta Palaccinas. Tra TArdeatina 
<> i'Appia vi rimangono tuttavia le tracce di due di cosi fatte basi- 
licbe , coraunque convertite in altri usi. Chi le voglia vedere , non 
ha che a dirigersi o per T Ardeatina o per 1' Appia a quella vi- 
gna.che riman cliiusa dalla via traversa che da S. Sebastiano va a 



DELLA STAMPA ITALIANA (>3 

S. Paolo. Yeggonsi quivi due piccole aree recinte daun muro e co~ 
perte da una volta del quarto secolo. II recinto e rettilineo dal lato 
della porta, curvilineo nei tre altri lati, percheincurvasi in tre absi- 
di di cui la prima presentasi di fronte , le due altre una a destra , 
1'altra a sinistra. Y'e inoltre una scala la quale conduce al cimitero 
sotterraneo. Noi siamo molto incerti nel credere che sia opera del 
Pontefice S. Marco una di queste basiliche. Aveano quivi stesso 
basilica propria Marco e Marcelliano fratelli martiri , F aveva Papa 
Damaso e qualche altro ancora 5 onde il riconoscervi 1' opera di 
Marco Papa , che doveva essere piu prossima all Ardeatina , mentre 
queste due sono alquanto internate nella vigna e dalla via discoste, 
sarebbe temerita. Ma qui non abbiamo mestieri della identita del 
luogo ; basta per noi 1' avere ancbe una somiglianza di queste basi- 
liche per potere stabilire il nostro giudizio. Le tre absidi adunque 
davano il luogo a tre sepolcri in modo che a questo uso principal- 
men te era la basilica costrutta. La scala serviva alia comunicazione 
col sotterraneo cimitero , e ancorche non vi fosse stata , la basilica 
avrebbe portato il nome di basilica. I sepolcri erano comunemente 
di uomini santi , ma ancorche santi non fossero stati , nulla vieta il 
credere che basilica sarebbesi appellata per la somiglianza che ave- 
va colle basiliche de' Martiri e de' Santi. Onde possiamo conchiude- 
re die anche 1'argomento tolto dalla tettoia della basilica di Balbina, 
sia dal Minervini bene appropriato all' uopo per cui egli lo adopera. 

III. 

AUSONII POPMAE Frisii De difterentiis Verborum cum additamentis 
IOANNIS FRIDERICI HEKELII , AUAMI DANIELIS RICHTERI , IOANNIS 
CHRISTIANI MESSERSCHMIDII el THOMAEVALLAURII qui opus diligen- 
(issime recognitum emendavit Augustae Taurinorum ex officina 
regia an. MDCCCLII. -- Un vol. in 8. pag. 452. 

Un libro di filologia e, quello ch'e assai peggio, di filologia latina 
che ha mai che fare coll' incivilimento cattolico? Se i nostri lettori 
si compiaceranno di riandare colla memoria le cose toccatene qim e 
la ne' precedent! volumi 5 o di leggere quello che rie diFemo spie* 



(54 RIVISTA 

gatamente trattando dell' Insegnamento ; vedranno V assurdita di 
quella domanda. A non dilungarci dal nostro scopo , chiediamo in 
urazia che ci sia consentlto , lo studio della lingua latina ad una 
parte della umana societa essere non che conveniente ma necessa- 
rio ; posta la quale verita, 1' opera d' Ausonio Popma era degna delle 
cure del ch. Prof. Vallauri ne dovea esser tralasciata nella nostra ri- 
vista. Nissuno si spaventi del vederci entrare ne' campi della filologia 
o fcome vien delta da nuovi barbari) della pedanteria. La dimora 

n- IM&WMMMW * * L1(*&rf^?>HX. .^^feMfei ttfrt^ aillKUlX 

nostra sara assai breve ; cioe solo quanto basti a dare qualche con- 
tezza di questo libro del buon Olandese , e de' pregi della nuova 
edizione. 

La prima dote d' ogni discorso e la cbiarezza ; il mezzo phi ne- 
cessario per conseguirla e la proprieta de' vocaboli ; e 1'Qstacolo piu 
forte ad ottenere, scrivendo o parlando, la proprieta sono que' vo- 
caboli che nel comune linguaggio vengon detti sinonimi. In questa 
sentenza convengono, piu o meno esplicitamente, quanti trattarono 
della rettorica, da Aristotele e Cicerone e Quintiliano ed Ermogene 
fino al Decolonia, al Colombo, al Montanari, al Vallauri. Da si fatta 
persuasione s'origino tra i Francesi 1' opera del Girard ; ed in Italia il 
Saggio de' sinonimi del torinese Giuseppe Grassi , ed il Dizionario 
di Niccolo Tommaseo, libro che non oseremmo con im buon lette- 
rato lombardo cbiamare il catcchismo de' liberdli; ma che certo non 
e da porre cosi facilmente in mano alia gioventu come vedemmo 
talvolta usare a certi genitori mal consigliati. Si legga anche sola 
la prefazione, e chi abbia buon giudizio vi trovera gittati con gran- 
d'arte i semi di quelle dottrine che 1'A. dichiaro altrove piu alia 
scoperta -, e che il portarono ne' passati sconvolgimenti al seggio 
occupato un tempo dai Contarini e dai Giustiniani. Ma di cio basti 
per ora questo cenno. 

Quel che nel secolo decimonono eseguirono il Grassi ed il Tom- 
maseo per la lingua italiana , quello stesso avean fatto per la latina 
molti grammatici , come pu6 vedersi nell' ampia raccolta fatta del- 
le opere loro da Elia Putschio stampata in due .volumi in quarto nel 
1605 in Hannover ; ovvero nel lessico del Forcellini, che tratto trat- 
to va registrando le differenze delle varie parole da quelli notate. 



DELLA STAMPA ITALIANA 65 

Ma perche di quelle diflerenze una gran parte non ha fondamento 
che nel cervello di que' gramma tici, e le buone sono sepolte in una 
raccolta non fatta pe'giovani,il paziente Olandese aduno il meglio di 
quelle osservazioni ; alle quali molte altre ne aggiunse ch' egli avea 
con lungo studio notato negli antichi autori.del miglior tempo e 
segnatamente ne' giureconsulti, indagatori sottilissimi del signifi- 
cato delle parole ; o raccolto dal Perotto , dal Valla , dal cardinale 
Adriano, e da altri filologi vivuti nel tempo compreso fra il ristora- 
mento della buona letteratura e i primordii del secolo decimoset- 
timo. 

E peroccbe Y operetta del Popma parve utilissima a formare gli 
studii de' giovani alia eleganza nello scrivere latino $ molti letterati, 
come ne dire il titolo stesso, posero le mani ad accrescerla e miglio- 
rarla. La qual cosa se per Tuna parte riesce non poco in commenda- 
zione di questo libro, potrebbe per 1'altra parte ingenerare il sospetto 
cbe gli toccasse quella stessa fortuna die incontro a molti somiglianti 
lavori, e fra gli altri anco agli Jdiotismi della lingua yreca di Fran- 
cesco Yigero. Cbiunque confront! quel trattatello , quale usci dalle 
mani dell'Autore con la quarta edizionedi Lipsia, comprendera tosto 
cir egli non serve piu per nulla allo scopo-, cbe non era gia di fare, 
come e in proverbio, d'ogni erba un i'ascio, madi tessere unaghir- 
landa de' piii bei fiori di quella bellissima tra le lingue antiche e 
moderne ; ne cio pe' grandi letterati ma pe' giovanetti gia un po' 
dii'ozzati co' primi principii della grammatica. A questo sconcio un 
altro se ne aggiunge ed ancora piu grave. Chiunque ba pratica di 
quel libro, sa quanto noi cbe ad un' osservazione del Vigero un'al- 
tra ne sottopose ben sovente Y Hoogeveen del tutto contraria ; e a 
questa un' altra il Zeune che le distrugge amendue 5 e a cui regga 
il cuore di cercare in fin del volume la nota a cui vien rimanda- 
to , si sente intimare dall' Hermann un omnes falsi sunt , od altra 
formola siinigiiante, e talvolta senza cbe ve ne renda uno straccio 
di ragione. 

Poniamo pure che le emendazioni dell 1 altissimo EUenisla te- 
desco ( come vien detto Y Hermann da un giudice autorevolissimo 
,wZ.//. 5 



66 BIVISTA 

qual e Amedeo Peyron i ) tutte sieno ibndate sul vero; e lutte pre- 
/iose le giunte dilui e de" precedent! annota tori vigeriaiii: e nondi- 
meno verissimo che in quel trattato regna ora uria grandissima con- 
fusione, ed e a desiderare che qualche uomo dacio giovandosi del- 
la dottrina di quelli lo riordini e ricomponga tutto da capo. 

Ball' ultimo di si fatti inconvenienti non andava del tutto immu- 
ne 1' opera d'Ausonio Popma neU'edizione del Messerschmid ; e in 
quell' aliqua passim emendavi, alia novwn in ordinem digessi, di cui 
ciparla il Vallauri nella prefazione, Y aliqua e Yaliasono da intende- 
re con ampiezza di significazione assai maggiore della parola. II 
qual esempio di moderazione verso i precedenti editori ci sembra 
tanto piu pregevole , quanto e meno frequente in certi letterati di 
oltralpe^ ebasti citare il severo ed ingiusto giudizio portato inGer- 
mania sopra i meriti del Forcellini e del Furlanetto da chi si prese 
la cura di raflazzonare 1'opera immortale di que'dottissimi. 

E tuttavolta, ad essere piu cortesi in quella critica li costringeva 
per tacere d'altre ragioni, il bisogno che aveano pur essi di trovare 
in altrui molta e molta indulgenza. E per fermo chiunque conosce 
alquanto il gran lessico latino pubblicato in Lipsia, si sara avvedu- 
to primieramente che in cambio di ridurre i varii significati d' una 
parola ad un ordine piu filosofico , come aveano promesso i nuovi 
compilatori , sconvolsero ed ingarbugliarono le cose per modo che 
a trovare T uso d' una voce fa spesso mestieri leggere una o piu 
colonne , la dove nell' edizione del Furlanetto ti si parava subito 
innanzi. In secondo luogo le nuove aggiunte a pezza non coni- 
sposero alle promesse; e segnatamente quanto alle particelle , che 
piu abbisognavano di venire ampliate , altri miglioramenti non vi 
troviamo sovente dhe gl'indicati dal Baumgarten nell'indice di Sve- 
tonio^ miglioramenti pregevoli , non ha dubbio, ma gia conosciuti 
anco in Italia. Finalmente questi severi censori de due filologi ita- 
liani comprovarono col loro esempio che operi longo fas est obrepe- 
re somnum 2 e qualche centinaio d' errori fu notato da noi stessi 5 

\ Vedi la prefazione alia Grammatica deito lingua greca di A. MATTHIAE da 
I ui tradotta. 

i 



BELLA STAMPA ITALIANA U7 

o pia ne troverebbe chi avesse maggior perizia ed anche ozio mag- 
giore per coltivar (juesti studii. Nella qual digressione non intendia- 
uio a meiioman; i! civdilo (ilologico onde primeggia la Germauia 
sovra ogni altra na/.ione : ma solo a difendere la memoria di due 
uomiiii henemeriti quanto altrimai della buona letteratura in Italia. 

Ritornaiido adunque al nostro argomento , dicevamo die un al- 
tro inconveniente notato ne' libri i quali vengono a mano a inano 
aumentaridosi di miovegiunte e il riiis<'ire sovente aifatto spropor- 
zionatiairintento de'loro autori. K peroecheil libro del Popmanon 
era creseiuto ad una lungbezza e?cedente i confmi prescritti alFopere 
dettate in servigio della gioventii; la molt a ]iratica del Vallauri nel- 
Tinsegnare ci era pegno sicurissimo. prima aiicora d'aver sott'occbk) 
la nuova edizione, clie non per opera di lui sarebbe avvenuto scon- 
cio si fatto. Ne la nostra aspettiizione fu punto delusa ; e la prima 
lode dovutagli nelle giunte i'atte e appunto la sobrieta nel proporre 
nuovi temi , come soglion cbiamarli. Parra strana a molti si fatta 
lode, e tale un tempo pareva anclie a noi; ma Tesperienza ci fe co- 
noscere clie a ragione Quintiliano poneva tra i pregi di-chi profes- 
sa eerie diseipli ne qucu'ckiw nescire; eil dimenticarsene talora i mae- 
stri e in gran parte cagione del poco profitto che i loro discepoli 
Iraggono dagli studii. Tale crediamo che fosse 1'opiniondel Vallau- 
ri; il quale, se avesse mirato adingrossare il volume, poteva corre- 
dare 1' opera del Popma d'un numero di nuovi temi assai piu copio- 
so. Ma con qual i'rutto? Forse con dis?apito del prolitto de'giovam 
per cui strive ; e certamente senza verun vantaggio della propria 
riputazione -, la quale si appoggia a ben altri fondamenti clie non 
sono }>ocbe osservazioni staccato. 

Del rimanente quelle poco oltre a dnquanta osservazioni, in cui 
si propongono nuovi temi o si ampliano quelli gia proposti, ci sem- 
lapano commendaJjili per molti pregi. E primieramente le differen- 
xe dal Vallauri notate ci sembrano fondate sulFuso declassici; uni- 
ca regola cui dee seguitare chi aspiri alia fama di terso e purgato 
scrittore latino. A questo pregio si aggiugne che le dichiarazioni 
sono distese con egualeluciditaed eleganzaj e gli esempii, onde egli 
corrobora le sue sentenze , ci sembran sceltissimi, Da ultimo le 



68 RIVISTA 

nuove osservazioni sono rivolte a correggere molti error! , die sfug- 
trono scrivendo non solo a giovanetti di primo pelo; ma talvolta ad 
uomini die passurono molti anni della loro vita nello studio degli 
scrittori latini. >*oi certo confesseremo di buon grado die dove ci 
fosse occorso di usare scrivendo le voci dichiarate qui dal Yallauri, 
ne avremmo, ingannati da qualche latinante di molta fama , adope- 
rata qualcuna in un senso del tutto falso. 

Dalle cose dette sin qui si pare manifesto il nostro giudizio intorno 
alia edizione die il valoroso Professore procure dell' operetta d'Au- 
sonio Popma. Se gli studii della lingua latina (com'egli ci assicura) 
sono veramente risorti nel Piemonte da quell' avvilimento, al quale 
erano addivenuti per le improvvide innovazioni di pochi anni addie- 
tro;lericerchedi quest' opera saran tante cli' egli dovra quanto pri- 
ma por mano ad una ristampa. 

Dove questo avvenisse, siccome ne abbiamo un vivissimo deside- 
rio, noi portiamo opinione die con aggiungere alcune poche osserva- 
zioni aiuterebbe in gran maniera i giovani a comprendere la dilTe- 
renza che separa molte voci volgarmente credute sinonimeepercio 
abusate da' poco esperti. Ci si consenta di esporre la cosacon quel- 
la maggior cbiarezza e brevita che possiamo. Insegna Varrone, so- 
pral'autorita di un certo Cosconio, i verbi primigenii della lingua la- 
tina essere presso a mille 4 j dai quali compost! con preposizioni ch'e- 
gli dice preverbii nasce una quantita di voci sterminata die a pri- 
mo aspetto non sembra credibile; e tuttavolta e verissimo che di so- 
li verbi compost! con tali particelle la lingua latina nepossiedeotto- 
mila o in quel torno. 

Cio posto , noi impariamo da Frontone die una plcrumque lit- 
tera translala aut exempla ant inmutata rim verbi ac venustalem 
commutat et elegantiam vel scienliam loquentis declaral. Del quale 
suo precetto recando gli esempii, Notim igilur (continua scrivendo 
al suo nobilissimo discepolo M. Aurelio) le ignorare syllabae unius 
discrimen quantum referat. Os colluere dicam; panmentum autemin 

balneis pelluere, non colluere: lacrimis verogenas labere(sic) die-am* 



i VARROMS, J)e L. L. V, 5, 



DELLA STAMPA ITALIANA 69 

non pelluere neque colluere; restimcnla aulem favare, non lavcre:sw- 
dorem porro ct puhcrcm abluero, non lavare; sedinaculamehgantiux 
eluere, quam abluere. Si quid vcro mag is heseril, ncrxinc aliquo de- 
trimenlo e.rigi possil, plaulino i-crbo elavere dicam. Turn praelcrea 
mulsitm diluere, fauces proluere , ungulam iumenlo subluere. Tot 
cxcmplis (e tuttavolta non Iia notati tutti i derivati di lucre] unum 
atque idem verbum syllabac adque Utlcrae commutadonc in varium mo- 
dum adccnsum usurpalur, (am liercule quam faciem wierficatwenfolitam, 
caeno corpus oblitum, calicem meUc delitum ; mucronem veneno, ra- 
dium visco, inlitum, rccluts direr im 1 . Dalle quali parole del dottissimo 
maestro di M. Aurelio consegue per nostro avviso che a scrivere con 
proprieta nella lingua latina sia di non picciolo giovamento il cono- 
scere qual valore acquistino i vocaholi primigenii se loro si accoppii 
1'una oTaltraparticella. De'varii spedienti che ci sovvengono ad age- 
volaresi fat la cognizione ilprimo e piii vantaggioso sarebbe lacom- 
pilazione di un dizionario latino ordinato per radici come fece Er- 
rico Stefano per la lingua greca, e secondoche proponeva, avra ora 
dieci anni, il dottissimo Conte Giovanni Galvani; etrattandosi di un 
libro da porre in mano ai giovani basterebbe il ristampare quello del 
(A-llario, usandogli attorno quelle diligenze che ilVallauri adopero in- 
torno air operetta del Popma. L'altro partito sarebbe diaggiungere a 
questa operetta alcune osservazioni che dichiarassero il valore delle 
preposizioni ed altre particelle nelle voci composte ; appunto come 
vediamo praticato, per la lingua greca, nelle annotazioni apposte al 
Vigero. Non vogliamo dissimulare la difficolta dello stabilirne leggi y 
brevi, cliiare e pratiche; nientedimeno questa difficolta non e in- 
supcrabile, spezialmente ad un uomo della tempera del Vallauri che 
ad un gusto squisito e ad una eradizione vastissima accoppia una 
brarna sincera che lo studio della pura ed incorrotta latinita si man- 
tengain onore fru gl' Ttaliani. 

i Clii voglia risi.'oiitrare questo tratto notabilissimo di Fronloiie, nclla prima 
odizionc roraana procuratanc daH'immortale scopritore 1'Emo Card. A. Mai Tan- 
no 1823 lo troverii a pag. 97 ; e nella seconda cdizione procuratanc dal mede- 
simo 1'anno 1846, a pag. 71. Nell' ortografia ahbiamo scrupolosamentc seguito 
quest' ultima. 






CRONAGA 

CONTEMPORANEA 



Roma 28 Marzo 1853. 



COSE ITALIANS. 

STATI PONTIFICII. 1. Di nuovo il dott. Ives. 2. Operc pubbliche. 3. I 
forestieri. 

1 . Nel raccontare in uno del passati fascicoli la conversione alia 
Chiesa cattolica del rev. sig. L. Silliman Ives Vescovo proteslante di 
JNorthe Carolina, riferiramo a fede di racconii , per noi giudicati pro- 
babili , alcune particolarita , le quali abbiarao ora occasione di rel- 
tificare coll'autorita irrefragabile del medesimo convertito. Egli sles- 
so, il quale ora si sta occupando a deltare un libro intorno ai motivi 
avuli per divenir cattolieo, ha scrilto al giornale americano The Guar- 
dian dichiarando esser falso 1. che avanti di far la sua sottomissio- 
ne alia Chiesa Romana avesse mai avuto conference o col Dottor For- 
bes o coll' Arcivescovo di iN'ew-Yorck o con rerun altro cattolieo in- 
torno a questa sua determinazione; 2. Che avesse mai fatto in Ame- 
rica, prima di allontanarsene, alcuna o secrela o pubblica abiura o che 
vi avesse cola ricevuti i sanli Sacramenti; 3. Che avesse mai sofFerto 
di mentale alieuazione salvo nei delirii dello aqcesso piu violento di 
febbre tifoidea^ 4. Che prima di lasciar la sua Diocesi avesse tolto 
anticipatamenle 1' annuale salario j avenie, e vero, ricevuta por/ione 
soltanto, ma questa medesima rinunziata dal di della sua conversio- 
ne. Delle prime due circostanze noi avevamo detto quel taiito che 



CRONACA COMEMPORANEA 7i 

nvea somierlianza di verita : delle altre due siam content! di aver ta- 
ciuto allora perche a veil n tutta 1'apparenza di calunniose. Dobbiamo 
inline far note che nella Cliiesa protestante di America non v'ha leg- 
ge canonica che imponga ai Vescovi le insegne della croce, dell'anel- 
lo , e del suggello : ma non vo ne ha pure alcuna che le divieti. In- 
torno all'uso e da sapere che generalmente s'adoprano 1'anello ed il 
suggello: e che alcuni Vescovi di forli tendenze al catlolicismo v'han- 
no e/iandio ;iggiunta la croce, ed uno di essi che la portava era il no- 
slro convertito. Cio abbiam fatto noto perche alcuni giornali avean 
mossi lor dubbii sopra la veracita di quella circostanza da noi recata, 
che cioe il dott. Ives avesse quelle sue insegne posto nelle mani del 
Ponlefice come testimonianza della sua soggezione. 

2. Fin dall' anno scorso fu decretata la costruzione d' una linea di 
telegrafi eleltrici die correndo lo Stato Pontificio si congiungesse da 
una banda a quella del regno delle due Sicilie, e dall'altra alle linee 
telegraftche dell'alta Italia. Essendo ormai compiuto 1'intero tratto te- 
legraflco che partendo da Napoli passa per Caserta, va a Gaeta e quin- 
di per Fondi entra in Terracina nello Stato Pontificio, il Governo di 
Sua Santita ha cominciati i lavori perche quella linea si protragga 
fino a Roma. All' altra eslremita dello Stato van distendendosi i fili 
che porranno in comunicazione Bologna con Modena ; e nelle pro- 
vincie al di la dell'Apennino non tardera molto a porsi mano alia linea 
che deve congiungere questi estremi. 

La societa che ha intrapreso d'illuminare Roma a gasse ha dimostra- 
to grande sollecitudine, ed omai vedesi molto avanzata la fabbricache 
dee servire per i fornelli distillatorii del gas luce, per il depuratore o 
lavatoi, e per il gasometro. Con la fabbrica van facendosi di conserto 
gli altri preparatiri necessarii, e non poca parte degli arnesi richiesti 
e gia in pronto -, sperasi adunque di veder quanto prima aggiunto 
quest'altro lustro alia citta piu insigne d'Europa pei suoi monumenti 
antichi e moderni. Ne la tardiia del provvedimento cagionata parte 
dall' incertezza del vantaggio dell' illuminazione a gasse in paesi s\ 
prowisti di oho, parte dalle circostanze politiche degli ultimi anni, 
renderii men cara alia popola/.ione la comodita che ne verra alle 
strade, alle botteghe, alle sale, alle stanze per lo splendore piu ac- 
ceso e piu bianco di quella riamma. 

3. Argomento certissimo della fiducia pubblica nella pace d'un pae- 
se e il concorso degli stranieri , i quali s' affannano piu di ogni altro 
citladino dei tumulti d'una citta. E forestieri quest'anno non ne man- 
oano a Roma non ostante che poco sia ridente la stagione , e molti 
rumori di cospirazioni siensi propagati ad arte, e fondamento di te- 
merne non mancasse, testimonio Milano. Ma quel che piu e son tanti 



72 CROKACA 

cole^ti slranieri accorsi chi per dovo/.ione religiosa. chi per profittevole 
islru/.ione, chi per curiosita e dilello, chc da molti anni a questa parte 
non erasi giammai vednto tanto eoncorso: ed il vantaggio clic ne vie- 
ne al popolo e grandissimo. Ahl)iamo lidito noi medesimi da artisli. e 
negozianti che gli albcrghi soncolmi, le private abila/.ioni ripiene, le 
botteghe e gli studii frequentati, e commission! ed allogamenti e 
<*ompre di oggetti d' arti liberal! in gran numero. Bei frulti di pace , 
e ben altramente deliziosi pel popolo, che le matle strida non sian- 
gli, le paure, le agita/.ioni, e dicasi pure gli assassiniie le depredazio- 
ni cui 1' ebbrezza del Hbertinaggio gli presenta con man generosa ! 

STATIS.VRDI (X'ostra Corri.pontonza* 1. La stampa c taiffrazionc - 2. Impro- 
stito, e Finanze 3. F.purazione della Cortc 4. Senate; Camera dei de- 
putati; voti per la abolizioiie dclla pona capifale S. Fcrrovia di havigliano 
di Novara; monumenti; scuole e tenipli Valdesi. 

i 

1. A scolpare d' ogr.i laccla d' esagerazione chi lamenlava le sfic- 
natezze della stampa in Piemonle venne fuori opportunissima iin;>. 
nota della Gazz-etta ufllciale, che seir/a ambagi le confessa in tulta la 
lor turpitudine, e pur condannandole dichiara il fermo proposilo del 
Ooverno Sardo di non voler por mano a nuovi e pin efficaci mezzi 
di repressione, comunque sia evidente che gli alluali non bastano. 
(( II Governo, come gia lo espresse allre volte, disapprova altamente 
gli eccessi della stampa e principalmente le ingiurie ai potentati 
esteri, le apologie dell'assassinio, e gli eccitamenti alle rivolte: >s- 
so divide in cio T indignazione della gran maggiorama del paese 
conlro gli aulori di tali eccessi, i quali hanno lo scopo visibile e di- 
chiarato di rendere difficile la liberta costitux.ionale, e di compro- 
t< melter la liberta della stampa. Ma appunto perche la opinione 
pubblica condanna la cattiva stampa e ne punisce gli autori col suo 
disprezzo ; cd ha dimostrato recentemente di non lasciarsi com- 
muovere da' suoi eccitamenti, il Governo, convinto che i mrzx.i le- 
.gali di cui dispone sono sufficienti a paralizzare leprave inlenzioni 
fli pochi traviati ocompri, che non trovano eco nel paese: delibera- 
te to a far rispettare le leggi colla voluta energia, crede non del)basi 
nelle atluali circostanze proporre modificazioni ad una leggeorga- 
<( nica, le quali, credute foriere di altre restrizioni, scemerebbei-o 
confidenza nelle attuali istilu/.ioni libere agli uomini sinceramente 
costituzionali, e porterebbero la perturbazione negli animi. Onde 
vuolsi inferireche il Governo Sardo giudica le ingiurie a' Principi stra- 
nieri, le apologie dell'assassinio e gli eccitamenti a rivolta essere rea- 
ti di tal natura che basti a punirli la indignazione ed il disprezzo con 



CONTEMPORANEA 73 

mi si suppone che siano guardati dalla maggioranza della nazione. 
l)i che basti in prova la incrzia del pubblico Minislero che manifesto 
rolla piu assuluta impassibilita ed indillerenza la valuta eneryia con 
cui il Governo dice esser risolulo di far rispetlare le leggi. Oltre di 
ehe riesce preziosa, per non dir allro, la confessione elie si fa coji ei- 
plicila, dell' esscre eioe la confidenza nelle isUlnzioni libere fondala 
sulla lolleranza ed impunilu di tali eccessi che pur sollevano contro 
di se la pubblica indignazione ! Ma il meglio da sapere , e che puo 
gillar molta luce sul significato di cotesta nota ufliciale, si e il perehe 
siasi messa fuori: ed eccolo quale 1' abbiamo da oltima fonte. 11 sig. 
Appony, Ministro d' Austria a Torino, avea diretto giusti richiami al 
Miuistero Sardo, per la cinicae brutal maniera con cui certi giornalac- 
ci, facendo 1'apoteosi dell'assassino Libenyi, si svelenivano contro 1'Im- 
peratore d' Austria; e in questo avea pur dato a capire che sarebbe 
necessario una buona volta pigliare provvedimenli che valessero ad 
impedire tali enormezze. II Ministro degli Esteri e quello di Grazia e 
Giustizia gli fecero capire che non sariasi cangiato pur un ette delle 
present! leggi della stampa. E per viemeglio ribadire il chiodo, fudi- 
retta a Vienna una nota in questo stesso senso, rivendicando la per- 
felta indipendenza del Piemonte per cio che spetta 1' interno suo reg- 
gimento e la propria legislazione. Quindi, a cessare i clamori de' li- 
berlini messi in subbuglio della voce corsa che si dovesse tra poco 
restringere la licenza della stampa, mando pubblicare sulla Gazzetta 
ufikiale la surrifei'ila dichiarazione , con cui palesare tutto 1' ani- 
mo suo. Ma resta a vedere se il provvedimento riuscira poi sempre 
a bene. Dotto qual' egli e delle dinamiche leggi d' equilibrio nell' al- 
lalena , il Ministero Sardo che alleggiossi a magnanimo campione 
d' indipendenza per cio ehe riguarda la stampa, s' affretto di rabbo- 
nire i corrucciati vicini con rinnovali rigori contro alcuni turbolenli 
emigrali. If rate Hi ne levarono alte querele: ed il Ministero rispose 
eon un' allra nola in quesii termini: . Quanlo e fermo proposito del 
(ioverno di tulelare lapacifica emigrazione, altrettanto si erede es- 
so in debilo di non perniellere che nessun emigrate abusi dell'ospi- 
<( talita sia col prendere la posizione di nemico dichiarato dei princi- 
pii coslituzionali, sia col premier concert! e tenlativi che compro- 
metlouo il Governo nelle sue relazioni estere. Cosi la paura e la 
neeessila niette senno in capo a quegli slessi uomini die durante 1'ar- 
mistizio del 48 preparavano laseconda riscossa del 49, e rinfocolava- 
no gl' incendii di Brescia e di Venezia. Ma non per questo e da cre- 
dere che mo 111 o di gran conto siano gli emigrali i quali abbiano a do- 
lersi di sovevchia severila del Governo Sardo. 11 proverbio che son 
sempre gli stracci che vaniio all' aria , s' o avverato anche in questo/ 



74 CKONACA 

caso; e pochi ciechi islrumenli del Mazzini andranno altrove a portare 
lor miseria e lor delilti; mentre il Mazzini, tenutosi con tutta sicurta 
parecchi giorni in Piemonte e in Torino stessa, tornera nell' agiato 
suo covo a Iramar quetamente nuove congiure e nuovi assassinii. 11 
Governo Sardo, comunque innocentissimo d' ogni complicita col fa- 
inigerato banditore dell' Idea, polrebbe lrovai\?i in qualche impiccio 
se fosse vero quello che stampavasi in Svizzera dal Bund, cioe che 
in dosso ad un sicario arrestato a Poschiavo si eogliessero lettere di 
Mazzini colladala di Torino, scrittenei giomi in eui succedettero i mo- 
ti di Milano; e che dal Piemonte fossero spedite le arnai sequestrate 
poi a Poschiavo. Ma gli aifettati timori di certi cotali che sembrano 
paventareuna imasione Austriaca in Piemonte, sono senza fonda- 
meiato. II Governo imperiale mostro di accettare in tutta la loro eslen- 
.4one le schiette e leali proteste del Ministero Sardo contro il sangui- 
nario attentato d' un pugno di ribaldi, i quali irassero sulla Lombar- 
dia nuovi ilagellk; e nella quistione del sequestra posto sulle rendite 
degli emigrati pare che non voglia punto spinger lacosaagli estremi. 
Dicevasi che il Ministero Sardo, pigliando le difese de' Lombardi gia 
ascrittialla cittadinan/.a piemontese, minacciasse di venire per rap- 
presagliaal sequestro de' beni che molti dovi/iosi sudditi austriaci 
posseggono nella Lomellina e sulNovarese. Ma cotali spavalderie deb- 
boiio essere piuttosto desiderii di certe teste calde ed avventale, che 
non serie deliberazioni d' un (ioverno che senle tutla la debolezza a 
cui si ridusse per gli errori e pei disastri d una guerra mal ordita e 
j>eggio coiidotla, con quell' esito che lutti sanno. Certo e rhe le islan- 
/e fatte da parecchi emigrati presso il Governo Austriaco, perche si 
facesse ragione alia loro innocenza col sottrarli agli ettetti del seque- 
stro, furono accolle molto favorevoicnente; epare che al postutto gli 
i'll'elti di tal provvedimento generale si restringeranno a punire certi 
pochi , i quali sanno pur troppo quanto sia notoria la lor complicita 
rogli assassini del 6 Febbraio. 

i. Intanto il Piemonte debbe saper grado al Ministro delle finanze 
</>nte di Cavour del vantaggio che gli verra dal recente imprestito 
st-ipulato con molta abilita colla Casa Rots-child di Pajrigi. (iia fii> d;il- 
i anno scorso il sig. di Cavour chiedeva la vendita di due railioni di 
reudita alia stessa Gasa Rotschild al prezzo di L. 92 ]>er L. 5 direndi- 
la. Ma la Camera elettiva vi si oppose per tal modo che la cosa si do- 
vetle lasciane da parte. Ora venue compiuta sulla base del 3 per cen- 
to a L. 70; di che viene allo Stato un considerevole vantaggio. Infat- 
ti L. 70 di Capitale contro L. 3 di rendita rappresentano L. 116,66 
di Capilale, contro L. 5 di rendita. II prezzo offerto 1' anno scorso 
esseado di sole L. 92 , il vantaggio presente e di 24 , 66 per cento. 



CONTEMPORANEA 7^ 

Cosicche mentre a' patti d' allora due milioni di rendita avrebbero 
procurato alle linanze soltanto un capitale di L. 36,800,000; col con- 
tralto ora conchiuso essi loro produrannoL. 46,666,666. E se a que- 
sta somtna si aggiungano i due milioni di lire che nel corso dell' an- 
no si sarebbero dovuti pagare per gl' interessi, si vede che 1'utile re- 
cato alle finanze da cosi lempestiva dilazione, e dall' aceorgimento 
del Ministro delle finanze, ascende quasi a dodici milioni di lire. Sa- 
rebbe grasso mercato! Ma vuo-lsi por menle che a temperare i risul- 
tali di cosi prospera specolazione intervengono poi le condizioni ac- 
cessorie di commissione, di abbandono, di decorrenze, di interesse e 
di more di pagamento, le quali ridurranno sen/a fallo a propomo.nl 
piii modeste la vistosa cifra de' guadagni. Intantosi sache al Rotschild, 
venne consentita nna provvigione del 2 per cento, sicche la rendita 
netta e di 68, comunque a Parigi siasi venduta al 69 per maggior fa- 
cilita e pronterza di spaccio. InoUre pare che, senxa assumere verun 
obbligo di ammorlinicnto alpari mediante estrazionia sorte, non sia- 
si attribuito alia estrazione, da farsi mediante le compre al corso, 
che un fondo del 1/2 per 0/0 del Capitale ; e di pin la meta dei titoli 
cosi comprati debbano immediatamente annul larsi. Per lo che 1'estin- 
zione sarebbe molto lenta , e laseerebbe tempo allo Stato da riordi- 
nare e rifornire le finanze. 

Qneste sono oberale d'un enorme debito; ma le crescenti imposle 
direlte, e la rendila copiosa delle indirette, se non bastano acolmare 
1'annuo deficit, aiutano a manteiier \i\o il credito, e dar speran'/e di 
piu lieto avvenire. Le imposte indirelte dell' anno scorso diedero ua 
prodolto di L. 7,243,092 di piu della somma bilanciata; la qualepre- 
sumevasi non dover eccedere L. 66,690,100; ed invece tocco le L. 
73,933,192. An/.i tale incremento sarebbe giunto a circa 9 milioni, se 
la tassa sui diritti di successione, che supponevasi dover f'rwllare L. 
3,500,000, avesse almeno raggiunla lal cifra. Ma per lo contrario non 
se ne ritrassero che L. 2,213,086-, onde 1'introito di questo ramo delle 
imposte indirette fuminore del prevedutodi L. 1.286,9H. Le dogane 
fruUarono L. 2,949,481 oltre alia somma segnata nel preventive; e 
cosi i fautovi del Hbero scambio hau buono in mano a provare 1'ec- 
cellenza di lor sistema, e cantar vittoria. Resterebbe solo a provare 
cheuna maggior riscossione di gabella non sia effettod'unacrescente 
importazione di roba straniet^a, la quale in un paese che < tullora in 
condizioni d'industriapoco sviluppata, presuppone unapix>poraionata 
esportazione di denaro; il che suole per lo piu andar inuanzi di non 
molto allo scadimento ed alia rovina del paese. Aumento di traiiico 
e di consumo v'e cei tamente; ma lo scambio quale, se non di denaro 
contro merci? Basta; tali questioni meglio che dai discorsi, si risol- 



76 CROXACA 

vono dal tempo e dalla sperienza: ne influiscono poco a decidcrle lo 
condi/.ioni polhiche, e lo stato delle relazioni interna/.ionaH de'varii 
popoli. Pure-he si faccia senno quando si vede 1' inette/./,a degli spe- 
dienli, e il pericolo d'un falso sistema ! 

3. II Ministro Siccardi preconizzava Eiptorflstowe della ma gistralura: 
e si sache per questo intendevasi quella specie d'ostracismo per cui 
si doveano toglier d'uflicio uomini anche eminenti per senno e pro- 
bila, sni quali cadesse sospcllo di non essere bastevolmenle devoti 
agli ordinamenti del Governo rappresenlalivo. Ora s'e posto ir.ano nl- 
l ' epurazione della Corte. Fin d'allora che giunsero ad afferrare nuo- 
vamente il portafoglio i sigg. di Cavour c di S. Martino, sapevasi di 
certe condi/.ioni pattovite, per cui alcuni degui ed cccellenti personag- 
gi voleansi allontanati dalla persona del Re. e ridolti neH'impossibilila 
di giovare col lorconsiglio e colla loro lealta a tulle prove alia a vi gust a 
dinastia Sabauda. Tra quesli primeggiava il Marchese Cordcro di Pam- 
para, benemerilo per lunghi ed onorali servigi, e sovrintendento della 
lista civile. Ma appunlo per queslo egli era il bersaglio costante delle 
ire e de'rancori mal dissimulati d'alcuno fra i ministri del He, che 
sludiavasi di mellerlo in aspetlo d'un caporione di reazionarii. 11 voto 
solenne del Marchese Pampara, chenel Senato del Regno respinse la 
legge pel matrimonio civile, diede un appiglio a chi ne cercava per 
disfarsene. 11 Marchese Pampara fu poe'anzi licenzialo dalla sua carica, 
per dargli successore uncostiluzionaledibuona lega, cioe il banchiere 
INigra, degnocollegadel Ministro Siccardi, valente propugnatore delle 
leggi per 1'abolizione delle immunila ecclesiastiche, e del malrimonio 
civile, e tullo cosa del sig. di Cavour. Cos"!, a poco a poco, si vanno 
rimovendo dai consigli della Corona lulli qvielli che prima degl' in- 
leressi di parle politica tengono in pregio la verila , e la relicione. 
Accertasi che il Marchese di Pampara abbia nobilmente rifiutata la 
decorazione dell'Ordine supremo della SS. Nunziata che gli si offeriva 
nell'allo di quell' improvviso licenziarlo daH'ufllzio che ei lenevacon 
lanto luslro della Corte Reale. 

4, Nel Senato del Regno discutevasi la legge pel riordinamento delle 
Camere di Commercio. Conpoca baltagliane venivano indislinlamen- 
le approval! lutli gli articoli. Ma lo scrulinio segrelo olleneva un op- 
poslo risultalo; e colla maggioranza d'un -rolo, ne piu ne meno di 
qiiel che avvenne per la legge del matrimonio civile , la legge era 
reietta. Di che i malevoli tolsero appiglio a vilipendere il Senato. come 
se si fosse mescolato piu d' un codardo , che menlisse a se slesso in 
pubblico, volando dapprima pel Ministero , poscia in segrrto per la 
sua coscienza. Son miserie tullo propi'ie d'ognifioverno che si lie- 
ne a forme di pubblicha. La Camera dei depulali fu piu d'una volta 



COMEMPORANEA 77 

costrelta ad aspettar buona pe//a. ed anco a sciogliersi sem.a aver falto 
nulla, perche i rappresenlanli del popolo badavano adaltro, e lascia- 
vano desevti i loro slalli, a segno da non trovarsi raccolli in numero 
sufliciente adehberare. .Ma uu giorno essendosi impesoalle fbrcheun 
omicida, e per difetto del carneiiee riuscita male 1 "esecuxione della 
senlen/.a di inorle, i depulali udirono calde interpellan/e di aleuni 
eloquenti oralori, e con alleUucsa unanimita si formolo il voto e de- 
siderio di veder modiiicala 1'esecuzione capilalc, eperintanto studia- 

10 il modo di abolirla intieramente. 

i>. La ferrovia di Savigliano e gia in piena allivita, e fu solenne- 
menle inaugurala eoirinlervento del lie, dei varii poteridello Stato, 
e di moltis>inii amalori del progresso, i cut elo^i tesseva religiosa- 
.uienlc Mons. di Callabiana, Vescovo di Casale e ciltadino di Saviglia- 
no, che t'n prescelto per compiere il religioso rilo della benedixione. 

11 degno prelato dimostrava ifruttidello inciviliniento catlolico, ed il 
sineero amore e studio con cui la Chiesa favoreggio sempre il bene 
de'popoli. Ma i cultori del materialismo sanno forse apprezzare cosi 
sublinii e giusle considera/Aoni ? Le deridono. Tant'e : con costoro la 
materia e lulto, la religione e nulla. In quanto alia ferrovia daiN'ova- 
j'a a Torino, pare clie si spingano con molto calore gli studii, i pre- 
paralivi ed i lavori per compierla in breve tempo; e lo scalo precipuo 
sara in faccia al ponte sulla Dora. 

II monuniento per la legge-Siccardi e presso al termine. In sulla 
pia/./a di (alia si gkttano le basi pel magniftco monumento al Conte 
.1 <T<lc ; ed in Alessandria i Curia li si dan no altorno a raccogliere de- 
naro ]>er quello die yogliono innal/are al mart ire Vochieri, messoa 
morle come reo di ribellione contro Re Carlo Alberto. I^e scuole 
Valdesi era no semeuzaio di errori e di pericolipci fanciulli caltolici. 
11 Min. Cibrai'io ordino agl' ispettoi'i di vegliare che questi non si me- 
scolino a ([uelli. Parlasi di innal/are un altro tcmpio Valdese; e la Pro- 
paganda Anglicana clie spese ben 7 mila sterline per quello che sta 
compiendosi in uno dei pin bei quartieri di Torino, cerlo non si tro- 
vcia in iuipiccio per fondarne un altro. Ma che sara del Cattolicismo 
del Piemonte.'* 
-ffo n 1 1 

TOSCANA f.Vo.vfra Corrlspondenza} \. Liberazione dc'Mudini. 2. Ampliamcnto 
del poi-to di Livonio. 3. Traltati di commcrcio colla Francia. -4. Leg^e 
sulle rcclutc militari, 

1 . Quando meno eel saremmo aspeltato , quando meno al debol 
nostro opinare sembrava opporluno e coniacente alia dignita e al- 
l' amor proprio del Coverno di Toscana , la gra/ia de' sciaguvati sposi 



78 CRONACA 

Madiai . e stala concessa clal Granduca. I Ministri di Francia e d' In- 
ghilterra. c quello pur anehe di Prussia, raddoppiavdo I'in-istenza e 
gli uflici, c facendo valere che la rigorosa espiaz'ione della pena in- 
flitta a costoro, era aeerbo pretesto alle sevizie di un partito intolle- 
rante contro i cattolici e nella Germania e nell' Irlanda, e toglieva ai 
Governi, di Prussia in ispecie, il poter accordare alia Chiesa cattolica 
una prolezione scoperta , hanno finite coll' espugnare 1' animo del 
(Iranduca: e come sempre avviene. che i piccoli e i deboli, dehbono 
piegare ai forti e potenti , cosi la fermezza del Governo toscano h* 
dovulo qiiesta volta esser vinta dalle tie Potenze che si sono riunite 
per trionfarne. Nella nolle del 15 al 16 Marzo, con grandissima ses- 
grele/.za , furono lolli dagli Ergasloli o Penilen/iavii di Lncca e di 
Vollerra, i due cow'ragi, e scorlati da vifticiali di gendarmeria in abito 
borghese , furono essi condolti a Livorno. Quivi consegnati a bordo 
del bastimento a vapore france<e ['Industrie e muniti di passaporto 
francese con finti nomi, parlirono nella serata del 16 per MarsigHa. 
Assicurasi che il Segretario della Legazione di Francia a Firenz.e fosse 
incaricalo di accompagnarli: ed e cerlo che questo personaggio sbar- 
co insieme con essi a Marsiglia. 

2. Se 1' agricoltura ha sofferto, il commercio pero s' e riavulo d'as 
sai in quest' ullimi tempi. Livorno va riprendendo molta dell' antica 
atlivila, e unavvenire assai fauslo gli viene preparato dalle sempre 
sollecite cure del Granduca per questa importante cilia che t: chia- 
ve del commercio dell'Italia centrale. Al prossimo ilaapio si devo- 
no aprire i grandiosi lavori per I'ampHamento del porto. II Mini- 
stro delle Finanze ha gia contra ttato col la Casa bancaria Rotschild, 
la vcndita di altrettanta rendita consolidata per produrre un capi- 
tale di 10 milioni quanto si reputa necessario per la spesa di tali 
important! costruzioni. L'allual porlo e piccolo e troppo poco pro- 
fondo, sicclu- i bastimenli di alto bordo e i navigli da grande carico 
n<ui vi possono ne entrare ne stare. Guerrazzi che conosceva piu che 
cliiuiKjue allio Livomo e il suo commercio aveva ideatoun progelto 
di ampliamento inlerno e di sca\alura artificiale del vecchio porto . 
per otlenere entrata e stanza sicura dai venli alle navi di qualun- 
que portata. Ma il suo disegno fu lasciato in disparte come troppo 
difficile e lungo, e si ebbe invece ricorso a un modo di costru/.io- 
ue sollomaiino per giavare sulle sabbie del profondo letlo del ma- 
re al di fuori del porto attuale le fondamenla di un muraglione o 
diga che chiudesse un novello bacino sicuro dall' urto dei venti e det 
marosi e facile all' entrare e all' uscir dei navigli. Questo sistema 
on c nudvo, an/.i c anlichissimo in Italia, ed e invenzione dei Ro- 
mani, il che ben dimostrano le vecchie costruzioni del porto di Civi-- 



CONTEMPORANEA 79 

tavecchui. Esso eonsisle nell' afl'ondare grossi cantoni di mistura di 
memento, po//.olana e gbiara, di tigura cubica di 10 niHri quudrali 
in volume, i quali assodandosi niiiabilmenle iiell'acqua, e pel gran- 
de peso e gravita loro restando 1'uu sopra 1'allro immobili , oil'rcmo 
H>pra le acque un solido piano ove fondare le roslruziom. A lalo 
al porto sara edificata la nuova stazione dclla Slrada Ferrala Leopol- 
<la per cui le merci sen/.a taulo sciupio di trasporti e di nian d'oiiera 
yen-aii travasatedai baslimenti sui carri deiconvogli e partiranno rapi- 
dameate per il loro destino. E poiche la Leopolda andra quanto pri- 
;uiii a romunicare colla linea di Lucea a I'istoia e quindi colla grande 
Strada Ferrala Haliana centrale che al mese di Giugno coniineera ad 
sser costrutta, Livorno sara lo scalo cui Bologna, Modena, Parma 
e Lombardia dovranno ricorrere pei loro coinmerci col mediter- 
raneo. 

3. Un Iraltato di oommercio fra la Francia e laToscjina e stato sli- 
pulalo ret-enternente cioe il 9 di Mar/.o per an nisei ed entrera in vi- 
gore il prime Aprile ; in questo traltato oltre grandi concession! ai 
sudditi respettivi e alia parificax.ione dei diritti di tonnellagio per i 
bastimenti di due Stati; vi e la esen/.ione de'bastimenti francesi toc- 
rauti Livorno e per le merci esportate o importate per mezto di 
'->i . da ogni tarift'a o dirilto di entrata o di uscila : il che viceversa 
< slabilito parimente per le navi di bandiera toscana approdanli nei 
porti di Francia. Molla lode dai giornali piemontesi sonosi acquistata 
per quesio tratlato e il Ministro di Finanza Cav. Baldasseroni, e il 
<]onte Gabriac residenie francese a Firenze. Si pretende da alcimi 
(jnesto u n prineipio di lega commerciale che dovrebbe vinco* 
laic in opposixione e in confroiito dello Zolhvei'einaustrogermanico. 
i'llalia centrale e meridionale, cioe la Toscana, gli Stati dellaChiesa 
<> il liegno delle due Sicilie. Egli e cerlo che quesio trattato per cui 
la Francia istessa ha messo grande impegno e calore , e che tende 
a far Livorno emporio di commercio francese ove i bastimenti di 
questa bandiera snran da qui avanti come in casa propria. ove i sud- 
diti di quella na/.ione potran risedere e commerciare con esenzione 
di patenli e di tasse. <' HMO dei niez/.i con cui il nuovo Imperatore 
tende a mettere in atto il gigantesco progetto di far del mediterra- 
neo un lairo franeese. 

A. A promuovere il sollecito riordinamento delle proprie milizie che 
a quanto viene a<sienralo da persone competenti , molto pro- 
, solto il eomando e la disciplina del nuovo Generale austriaco 
Ferrari, il Governo loseano ha volulo riformare le legtri e Hegolay 
menti sopra la leva militare. Sulle norme di questi e dietro alcuiie 
inodificax/ioni indottevi suH'esempio della legge piemontese , e stRlo 



80 CRONACA 

compilato uu unico regolamento per la coscrizione mililare da esten- 
dere a tulU) il Granducato, non escluse le Isole die per antico e sin- 
golare privilegio aveano fin qui goduta 1' esenzione. Questo regola- 
mento clie leggemmo pubblicato nel Monitore Toscano 20 Feb., im- 
pone 1' obbligo del reclutamento a tutti i giovani , compiuto che ab- 
biano il loro 19mo anno di eta: da licenza pero a ciascuno di sostituire 
a se stesso un cambio purche sia di specdriata condotta morale e po- 
litica, e venga guarentito dal sostiluente : gli ebrei vengono esclusi 
dal servizio mililare personale, ma debbono pero sostituire un ram- 
bio per ciascuno di essi a proprie spese. La dura la della capitolazio- 
ne, ossia del servizio obbligatorio, e di anni 8 : sicelie enlrandovi i 
giovani al I9mo ne escono al 27mo anno d'eta. In Decrelo posteriore, 
stabilisce per quest'anno il contingente militarein 1500 uomini: que- 
sto contingente viene estratto fra tutti i compresi, mediante estra/io- 
ne a sorte. Sembra die il quadro delle truppe toscane al completo , 
compresa la gendarmeria , e i corpi dei cacciatori di confine , e della 
costiera o littorale maritlimo, debba esser progressivamente condotto 
a 14 mila uomini : di cui 10 mila di truppa attiva , e 4 di riserva , o 
milizia provinciale rion assoldala. La gendarmeria a piedi e a cavallo 
e compiutamente organizzala , e compresa in tin solo reggimento dk 
oltre a 2 mila uomini. La fanteria di linea e divisa in otto battaglio- 
ni, che sommano a circa 5 mila uomini, pochissima la cavalleria, 
piu numerosa rarliglieria da piazza, che e destinata a guarnire i forti 
dell' Elba e del littorale. La spesa pel Ministero della guerra , che 
adesso ascende a 7 milioni, vogliono i pratici che possa arrivare fino 
ai 10 milioni di lire allorche 1'armata sara giunla al suo pieno. 

La Toscana non si e forse mai trovata ad assoldare tanla truppa 
quanto al presente. 1 Granduchi Medicei non furono mai militari , e 
soldavano un corpo di lance svizzere o tedesche per guardia delle loro 
persone, e le fortezze e presidii erano guardale dalle liandc o milizie 
volontarie che erano presso a poco della natura delle guardie civichc. 
Pietro Leopoldo I, fidava piu nella vigilanza della polizia e det bar- 
gel li che nelle milizie , e le licenzio totalmente: anzi a causa di ur.a 
lissa avvenuta in Firenze fra gli sbirri e i granatieri della sua guar- 
dia , die il torto cosi mareio aquesti, che incontanenlc gli disciolse 
e gli esiglio di Toscana. Ne si parlo piu di truppe in Toscana fino al- 
1'epoca del Governo Napoleonico , e la memoria spavenlosa delle co- 
scrizioni francesi dura ancora negli animi del popolo delle campague 
che e nemico del mestiero delle armi e talmento i-eslio al servigio 
militare , che a qualunque piu grave sacrificio andrebbe inconlro , 
anziche a prestarsi volenteroso come in altri paesi al reclutamento. 
Per guisa che e impresa alquanto difficile sebbene necessaria, e dalle 



CONTEMPORANEA X I 

circostanze del tempi resa mdispensabile, di formare in Tosrana una 
buona e numoi-osa armala. Pure vi riuscira persistendo il (iovcrno del 
(Jranduca . e la tutela dell'ordine pubblico, e della propria indipm- 
deir/a gliene fanno un dovere. 

i, r v ,\ . i -i- .. . .' r J- 

REGNO LOMUAIIDO-VENETO. Quiete nstabihta c attcstali di uivozione verso 
I 'linnon'ore 

Dalo giii quel primo sussulto in che fu messo il regiio daunbran- 
co di frenHici tin rstulori e dalle provvidenze che le autorila credel- 
tero di adollare, s' abbonaccio la burrasca e si volse in serenita forse 
piii limpida di prima. Le teslimonianze d' affetto verso il legittimo 
Monarca die moltissimi municipii s' alfretlarono di recare al Feld 
Maresciallo e le sincere proteste di ribrczzo comune per lo scoppio 
degli ullimi allenlati, sono e saranno ai poster! un bel documento 
da ouorarsene grandemente la Lombardia. La notizia poi della pro- 
diloria aggressione avvcntita a Vienna fin\ di far cadere piu d' una. 
squamma dagli occhi de' poco vcggenU e ridestar piu d' una favilla 
in qualche animo lino a quel tempo irresoluto pel suo Sovrano. II 
Regno Lombardo-veneto non fu secondo a nessun paese della Monar- 
chia nell' esecrare il fatto e far pubbliche preci per il prodigioso 
scampo dell' Imperatore. Parecchi Vescovi avvivarono con patetiche 
pastorali il fuoco spontaneamenle acceso ed aggiunsero esca alia di- 
vota vainpa. Quindi parole non inutile e scritture di condoglienza e 
di speranza recate a pie dell' infermo Monarca da alcuni eletti citta- 
dini delle due capitali delle cittii inferiori. All' appello dell'Arciduca 
Ferdinando Massimiliano per la erex.ione del lempio votivo rispose il 
regno con lal generosita da destar maraviglia, se pongasi mente alle 
anliche e recenli spese che, colpa della rivoluzione, gia sborsarono i 
ciUadini d' ogni maniera e specialmente gli abitatort delle due citta 
sorelle. Lo sfralto poi de' Ticinesi resident! nella Lombardia e mol- 
lo piu 1' ultimo decreto che pone sotto sequestro i beni degli esuli 
di falto o di diritlo per motivi politici fe levar alto la voce ai col- 
piti , e desto un finimondo tra la stampa libertina. Ma i giornali piu 
assmnali < 1 [rmonia specialmente con quel suo squisito tatto che le 
fa onore giudicarouo ben altrimenti del rigoroso provvedimento, e 
mostrarono ad evidenza che i primi a gridar alia barbaric sono quegli 
appunto che somiglianti fatli promossero ed encomiarono allorche 
liguardavano altri ceti ed altre persone. Alle savie osserva/.ioni di 
<[uel periodico non abbiam nulla da aggiugnere. II castigo fu gravis- 
simo , chi puo dubitarne? ecolpl per avventura piu d' un innocent e . 
Serie 77, ro?. //. 6 



CRONACA 

*, tranne qualche rara ecce/.ione. i proclivi alia rivolla non sono 
i Signori: bensi 1' irreligioso popolazzo che, nulla avendo a. perdere 
quaggiu, si ta baldo e ardimentoso per ghermire 1'altrui. Negli ultimi 
moli non ebbe piccola parte 1' emigra/.ione : si pole adunque punire ; 
sebbene incomba poscia a' governanti il dovere di farvi le volute dif- 
ferenze, colpendo i rei e risparmiando gl'innocenti. II che lodevol- 
mente si pratica da quella stessa mano che pria pareva al punire 
cosi risoluta. Nel leggereeconsiderareattentamente I'ultima sentenza 
di Mantova, la quale pone soil' occhio, non solo le enormita di ven- 
tisette sciagurati, ma la spaventosa ramifiea/ione della rivolta scorn- 
partita ne' suoi comitali e terribilmente organata , non potemmo a 
mono di non sovvenirci : che ad estremi pericoli non disdicono, se 
pur non sono necessari estremi rimedii. Eppure la clemenza sovrana 
voile distrutto il rimanente del processo mantovano, e per non con- 
dannare al lutto molte altre favniglie, accetto come sincero e comune 
il pentimento deila maggior parte de'rei e le loro supplichechieden- 
ti merce e perdono. 

II. 
COSE STRANIERE. 

FRANCIA. \. Nuova complicazionc nell' affare dell' I'nivers 2. Di una 
Memoria anonioia condannata dal Vescovo di Montauban. 3. Arresto del 

creduto assassino di Mons. Affre. i. Miyliorainenti nell' Amminislrazione 

dlla Polizia. 5. Segni di vita del partito demagogico. 

1. Nel general silenzio della politica, la Francia mira ansiosa la 
gj~an quistionedeH't/m'wer* che si va svolgendo con fasi novelle. Sep- 
pero i nostri lettori la condanna fulminata contro di lui da Monsi- 
gnor Arcivescovo di Parigi e 1' appello del Sig. Luigi Veuillot alia 
S. Sode i. Mentre ques-to precede per le vie consnete, 1'illustre scrit- 
tore interrogava Monsig. Fioramonti Segretario delle lettere latine , 
dalla cui dottrina e vivo sentimento cattolico sperava luce e con- 
forto , intorno a cio che giudicar si dovesse del suo giornale : e ne 
ebbe infatti ai 9 di Marzo onorevolissima risposta, nella quale lodando 
altamente i sentimenti religiosi dell' Univers (che dai politici prescin- 
de assolutamenle 2) e il valore dello scriltore, lo confortava a non 

1 V. Cii-ilta Cattolica II Serie Vol. 1, pap,. 711 e scgg. 

2 Politicam eius pnrtem heic consulto praetereo. 



^CONTEMPORANEA Si> 

Ismarrirsi per que'travagli, i quail pareano procedere appuntodallo 
/.elo inostrato nel difendere la fede cattolica e il primatu romano. La 
nobile imprrsa rsigere mansuetudine e soavita di maniera, afline di. 
guad.ignaie icuoii, inentie si convincono gl' intellelti; e potersi iu 
lal guisa sperarr rhr que' medesimi che oggi avversauo, sccowlino 
pocoslanle, o alineno ammirino, tanta capaclta ed allello impiegati in 
favoie della religioue e della Sede Apostolica 1 . 

.Ma nell'aUo che cosi procedevano in Roma le faccende, Monsignor 
Aicivescovo di Parigi Irasmutava total meute lo stato della causa col- 
I'invocare egli medesimo il giudi/.io della S. Sede, non piu contro un 
privalo e laico, ma contro un suo Collega nell'Episcopato , Monsig. 
Dreux-Breze Vescovo di Moulins, il quale, come altrove narrammo, 
sen/a attaccar 1' Arcivescovo erasi peraltro dichiarato in favore del- 
1' Univers. 

L' accusare alia S. Sede un Collega perche non pensa come 1'Arci- 
\c>((j\(> di Parigi, era tal procedere che facea quasi dimenticare il 
giornale, presentando al tribunale pontificio due personaggi insignt- 
ti dello stesso carattere. A rendere la complicazioqe piu intricata e 
solenne, si aggiunse una indiscrezione di chi conobbe le intenzioni di 
Monsig. Sibour, e le avvenlo sui Debats nel vortice del pubblico, in 
halia di quella pubblica opinione, che come e riverita da taluni reina 
del mondo politico, cos'i si arrojga senza ombra di scrupolo la giuris- 
dizioue eziandio sul mondo cattolico. Una tale pubblicita data all'ac- 
cusa di un Vescovo, abbiam dello non poter essere se non indiscre- 
zione contro un Prelate che, allamenle penelralo della dignila epi- 

l Altar um quidam quamvis religiosarum Ephemeridiim scriptores parati ae- 
([Ht- tic intrnti aunt ad Ephemeridem tuam interdum et graving petendam : qua. 
ntiqiie ratione suspicioncs in animos sensim invehunt,eosque germanae doctrinac 
.ititii nunc maxime cupidos , ntque ad Sedis Apostolicae obsequium et amorent 
provide maiorcmque in modum venientes misere de cursu retardant. Quod san& 
in genie potitgimum dolendum est, quae sanctissimue Religionis studio ac lunde 
nunquym non mirifice praestitit et quae arctioribm idcirco vinculis omnium 
Ecclesiarum matri etmayislrae con&ociari praeclaro nunc certe emmet desiderio. 
Quocirca, non modo pro virtute tua, verum etiam pro utilitate Ecclesiae fades* 
illme due, si veritatis patrocinium libere suscipiendo et statuta ac decreta Sedis 
Apostolicae, propuynando, omnia primum diliyentissime expendas, idqne in illis 
maxime quae in utramr/ue par'tem possunt licite disputari, iuyiter cures, nc qua. 
praereUentium rirorum tmmini labecula adspergatur. Et rero religiosa qiiaerix 
Ephemeris cum Dei et Ecclesiae cautam sibi assumit propugnandam et Sedis 
Apostolicae supremam potestalem vindicandam ita comparata esse debet, vt ni- 
Ml non moderatum, nihil non lene adhibeat. 



8i CRONACA 

scopale la quale non puo compromettersi in uno sen/a danno soli- 
dario di lutti, proibl hi altre occasioni di propalare sul giornalismo 
laicale le quistioni religiose. Con tali disposi/.ioni , quanto dovette 
egli sentire die si manifestasse ad un giornalisla 1'alto di accusa, ecio 
andie prima chc giungesse alFallissimoTribunale a cui era indiritto! 

Ma poiche i giornali hanno menato tanto strepilo, la causa e ormai 
ridotta a tali termini , da sembrare quasi inevitabile il prendere un 
provvedimento die componga la ditteren/a. Ne il fatlo sembra a noi 
doversi dcplorarr, se si riguardi solo il vero bene del la Clriesa: giac- 
die il baccano di quattro giornalisli poco religiosi , die Irionferanno 
niomentaneamente di quest' apparente scissura , verra ampiamente 
compensato dalla solenne dichiarax.ione che in quel fatto implieita- 
mente si raccliiude , oltre modo onorevole all' Episcopate francese. 
11 quale , suppongasi pure per ora diviso intorno alia qtiistione pra- 
tica , mostra peraltro dall' una parte e dall' altra una riverenza cosi 
pubblica e cosi profonda, riconoscendo la 8. Sede come autorita su- 
prema atta a comporre qualsivoglia dissidio nel piu alto ordine della 
gerarchia. E se la S. Sede fara sentire una sua parola, il monde avra 
1' edificante spetlacolo non piu di un solo , ma di molti Fenelon , i 
quali dando agli avversarii 1' amplesso pacifico , intoneranno a coro 
pieno: Roma locuta est, causa finita cst. 11 qual sublime concento di 
umilta e di fede, tanto riuscira piu edificante per la Chiesa univer- 
sal e nei Vescovi di I'rancia, quanto nieglio confermera il detto dell Ar- 
civescovo di Parigi , essere ormai obbliate cola le antiche dissidenze 
gallicane, e tutto il Clero essere uno nell'affetto e nella riverenxa alia 
Cattedra Romana. Nel che a dir vero quel degno Prelate sembra aver 
voluto precorrere infatti a tutti i suoi colleghi , smetlendo formal- 
mente con quell' alto le anliche massime gallicane die vietavano un 
immediato ricorso alia S. Sede. 

Veggono i nostri lettoil quanto ap]>arisca solto tale aspelto im- 
porlanle la causa , leale il procedimento dell' Episcopate Francese e 
vantaggioso T esito, qualunque sia per essere , agl' increment! della 
unita cattolica: al che non avvertono i giornali irreligiosi, cite me- 
nano trionfo di que' fatti medesimi , i quali tanto onore preparano 
al cattolicismo. 

2. Leggemmo con piacere nelle recentissime pastorali dei Prelati di 
Parigi e di Viviers le consolanli asseveranz.e che il cosi detto gallica- 
nismo piu non esiste in Francia , che oggivnai e un nome vuoto di 
senso, che in nessun seminario vi si professa esimili bellissime cose. 
All' autorita di tali e tanti personaggi die cosi allermano non pos- 
siamo a meno di chinar la testa e lodar in cuor nostro la divina 

bnrJr) fiJ/l il 



CONTEMPORANE.V 80 

Provvidenza dell'essersi sbarbicale per cura de' VescovL quclle picco- 
le si, ma rigogliose radici di diseordie die nclla Chiesa di Dio una 
< s;in la 11011 lasciavan di produrre scandal! e iatture. Cio non di me- 
rio, ceiti i'alti ullimamente avvenuli , paiono indicare che 1' antico 
fuoco malgrado la vigilanza de' Pastor! non sia del tullo spento. Lo 
scalpore v. g. menalo da parecchi scriltori per la recente condanna del 
Dailly. a cni perocon lanla lode si assoggelto 1'episcopato, il progetto 
di erigere proprio in questi tempi un monuirienlo al gran Yeseovo di 
Meanx , c molto pin una reeenlissima scrillura dedicata a' Yescovi , 
combattula eloquentemente dal Cardinale di Gousset, e condannal;;, 
non < guari, dal Yeseovo di Monlauban, sono tali motivi che baslano 
a risvegliare un qualehe timore. 

Quest'iiU'ima operetta t- nna Menioria eonfiden/iale inlorno al diritto 
di eerie usanze anliche nella Chiesa di Francia. II libro e anonimo : dal 
conteslo apparisce scrilto da alcimi preti, tra cni pretendesi che pri- 
meggi v.n colale, ledoltrine dicuifurono allra volta condannalo dalla 
S. Sede. S(;I)bene la Scriltura sia indiri/xata a' Yescovi, s'invio pure 
a \ "icarii , e bel hello tin! per traforarsi ne' Seminar!! e quindi ven- 
ders! pubblicamente. A volerne dare qualche giudi/.io non sappiamo 
iar meglio che compendiare alcnni bran! della sapienlissima lettera 
circolare di quello sjiecchio de' generosi Prelati che e il Yeseovo di 
Monlauban. Questi, dopo accennalo che il libro fu messo nella luce 
in circostame senza dubbio preparate all' uopo da lungo tralto , lo 
incolpa di parecchi gravi reali. Eccone i principal!. 1. Gontiene 
biasimi inlorno a qualche atto emanate dalla S. Sede o alia divozio- 
ne con che i Yescovi, secondo 1'obbligo che ne hanno dalla Bolla di 
Sislo Y, sottoposero alia censura romana i decreli de' lor concilii 
provincial! leiiuti negli ullimi anni. 2. Dall'un capo all'altro vi s'in- 
segna, che il Sovrano Pontefice puo abusare del suo polere ; poter- 
.^lisi percio legittimamenle disobbedire 5 cosi, salva la coscienza, es- 
ser lecito a' preti di opporsi a' Yescovi quando quesli sbilanciano 
dal giusto me/zo. 3. E ripieno di perversi germi di presbitcrianismo* 
d' usurpazione di potere , di provocazione alia pen icacia , alia diffi- 
denza, ed eziandio all'aperto disobbedire. Per le quali ragioni il ze- 
lante Prelate condanna 1' opera come ingiuriosa al Supremo Clapo 
della Chiesa, a cui essa pretcnde fissare e reslringere i diritti, fino ad 
accusarlo aperlamenle lantoal Clero comea'fedeli d'abuso di potere, 
almeno riguardo alia Francia; come offensiva a' Pastori che con ma- 
ravigliosa unanimila e divozione si conformarono picnamente negli 
nllimi anni alle coslituzioni apostoliche riguardo a' (loncilu dioce- 
sani; e finahnente come pericolosissima a' Seminar!! dove si cerco 
con tant'arte di farla clandestinamenle penetrare. 






N(J CROXACA 

3. Chi la fa 1'aspetti, dice il proverbio. Cadde malata e fu trasferita 
all'ospedale una povera femminetta die da molt'anni abilava il quar- 
tiere di S. Antonio cola stesso dove nella insurrezione del quaran- 
totto da ignola mano venia morlalmente colpito I'illustre Marlire dl 
carita 1'Amvescovo Parigino. Imperversando il male sentiasi 1'infer- 
ma ogni di piu sopraffatta da un peso che nell'animo la oppriraeva e 
sforzavala, quasi suo malgrado, a fare una rivelazione. Chiese adunque 
ed ottenne di accusare giuridicamente un cotal venditore di vino 
agiato di fortuna die essadesiguo autore del sacrilege omicidio. Egll 
e da sapere che il sig. Dussai t commissario di Polizia avea gia nelle 
mani parecchi argomenti conlro di lui, cavati di bocca a certi operai 
che erano stati dal misero indolti alia rivolta. Messa adunque 1'aiitorita 
sulle tracce del fellone e trovate conformi al vero molte delle circo- 
stan/.e rivelate, fu catlurato il raalfattore nella oasa d'arresto militare. 
11 Maresciallo eomandante dell' esercito di Parigi ordino che, lasciato 
in disparte ogn'altro affare. si procedesse inconlanente alia discussione 
della causa di cui avremo altra volta a favellare. 

4. In Francia la pace e profonda; quindi poche notizie politiche, 
e queste per lo piu segnate di pacifiche circostanze. Nomine di nuovi 
Senatori, mulazioni di prefetti, decreti ]iarticolari a vantaggio civile & 
religioso de' popoli sono gli argomenti della sollecitudine del Cover- 
no. L'lmperatore par risol-utodiconceritrar nelle sue mani lasomma 
del potere e a cio tendono parecchie ordinanze recentemente pub- 
blicate. La piu assennala, e, ove sia ben condotta , la piu feconda a. 
nostro giudiziq d'immensi vantaggi e 1'istituzione di nuovi commissaril 
di Polizia, soppressi gl' ispettori di prima, i quali saranno incaricatt 
di assistere a' Prefetti e dirigere la soi"veglianza delle leggi ne' Parli- 
menti^ sicche la Polizia centrale esercitera sulla Francia un'azione cost 
diretta e, direm quasi, immediata come sopra Parigi : perche a somi- 
glianza deH'amministrazione civile convex gera tutta in un punto e sot- 
lo gli occhi dell' Imperalore , rinnovandosi in certa guisa e perfezio- 
nandosi i missi dom/nici, ossia messaggeri del Re, che furono a' tempi 
de' Carlovingi. Nel centi'o 1'autorita sara di molto rinforzata, saia 
affievolita alia circonferenza; in una parola si stringera il potere a' 
Prefetli eMagistrali subalterni, per accrescerlo al Sovrano. Aggiun- 
gasi che special! messi nominati da lui percorreranno V Impeix) per 
indagare gli abusi da sopprimere e le migliorie da introdurre, il che 
varra nello stesso tempo di rbcontro (con t role) e imbrigliamento de' 
Magistrati locali. Sistema in teoria bellissimo, adottato ab immemo- 
rabili, e non senza grande utilita, da' Cinesi e che in Francia per 
molte ragioni riuscira troppo piu facile ad eseguire che non nel ce- 
leste impero. 



CONTEMPORANEA 87 

.". .Nondinieno non convieno lusingarsi al di la del vero. La ribel- 
iione o bensi srhiacciata ma non eslinta, e cerca ogni destro di rial- 
'.;:!< il capo e mostrarsi viva e minacciosa. Per non dire de'numero- 
si anvsti operali il giorno stesso che avvenivano i lumultidi Milano, 
<* da cui s' ottcnnero rivelazioni important'! : per non ridire cio che 
iiarrarono le corrisponden/.e parigine d' un attentato fallilo contro 
L. >". per cui soggiungono essersi formata una guardia speciale di 
cinquanta Corsi a tutela di S. M. ; egli e certo che, soprattutto in 
Paris/i. il guasto eprofondoe sebben reso iunocente, lo spirito dema- 
gogico fa sue comparse. Cosi p. e. nell'anniversario del-la proclamata 
repubblica meglio di ventimila persone si recarono silenziose a salu- 
lare fa Colonna di Luglio scandaloso trofeo d'insurrezione popolare.- 
<lf'i pure furon celebrati piu volte bauchelti democraliei e falti brin- 
(]\<\ alia repubblica col gergo convenuto di : Viva 1'Imperadrice. Fi- 
nalmente, toltaoccasione d'accompagnare al sepolcro la defuntacon- 
sorte del famoso repubblicano ora prigioniero di Stato sig. Raspail , 
la dimostrazione libertina fu ancor piu manifesta. Perche un motto 
d' online uscito non si sa d' onde assembro presso la casa ov'era la 
i da tumulare undieci o quindici mila persone vestite a duolo 
COM corone d'amaranto alia mano. Mosso il funereo convoglio per le 
vie piu popolate dellacapitale, il codazzo ad ogni tratto ingrossava ; 
iinche giuuti alia piazza della Bastiglia , e fatto un giro inlorno al- 
i'infame colonna, lacomitiva s'avvio lacilurna al cimitero La-Chaise. 
Ivi attendevalo la Polizia con un drappello di soldati: la cosa fin\ 
quietamente, non pero senza qualehe timore pe' pacifici cittadini. 



A 1. Timor! di fjuerra. 2. Questione intorno a'riftifjgiti politic! 
3. Rendiconto della societa biblica 4. Avvilimcnto della ehiesa anglica- 
na f). Del P. Gavazzi. 

1. Parlammo negli ultimi fascicoli del congresso della Pace raguna- 
t> a .Manchester. Or due parole di quello di Bristol, il quale per ve- 
ro dire comincio con ispiriti paciflci e si chiuse col grido di guerra. 
11 quacchero Charlton dichiaro vergoguarsi de' suoi ciltadini in ve- 
tk^ndoli basire di paura per unpericolo che non ha fondamento. Sur- 
se a confutarlo il sig. Herapath con lunga tiritera sbuffante ad ogni 
periodo furor guerresco; propose sistemi di difesa e adopero di spol- 
irire la pjitria dal letargo in cui sonnecchia^ che 1' invasion francese, 
ilicea, non puo fallire se si pon mente a'secreti apparati di guerra, a- 
gli incrementi dell'annata, all' iudole stessa di L. N. II suo discorso 
in gnmdemente applaudito ed ebbe abbacchiati i fan tori della pace. 



3P CRONACA 

Senonche levalosi il sig. Shork, a cue, disse egli da buon quacehero, 
appareeehiarsi alia guerra? Se la na/.ione inglese vuol seguire i del- 
lami del vangelo polrebb'essa per avventura metier la mano all'elsa 
e sguainar la spada? Queste parole furono quasi elellrica favilla cue 
scosse 1'assemblea e ne ringagliardi le vene e ipolsi. Si urlo, si schia- 
ma/./.o, si venne alle mani e lo stesso Shork dovette da bravo paladi- 
no giucar di scherma se voile salva la vila. I parligiani del la guerra 
raeciaron gl' irenoiili fuor del tealro cd aex:olsero adunanimila lapro- 
posla Herapath. Cosi il Wanderer di Vienna. II giorno appresso i\\ 
letla nel Times una letlera diLord Edgecumbe il quale assicurava a- 
ver egli non dubbie prove de ? preparativi di guerra ehe slopei-jino in 
Fraucia e dello spirilo pubblico che imperiosamenle la irascinaa pi- 
gliar le armi. Centinaia di giornali ripeton la slessa canzone e la gal- 
lofobia tra molti inglesi e giunla a segno da farli temere di svegliar- 
siunbel mattino sopraffatli da una falange de'rossobracati. A Brighton 
1' ubbia e piu che al trove stragrande. Vi si fanno teslamenli a fusone, 
ne la mitexxa del ciima attira oggimai a svernarvii solitiforestieri: che 
anzi i ricchi del paese se la svignano bel bello persuasi che tra non 
raolto vi debbano approdare lemilizie imperiali. Fu firmala una-suf)*- 
plica e porta dal Maggiorea S M. perche degnisi provvedere a <juel- 
le coste. II Minislro della guerra si arrese alle preghiere e die ordine 
ad un nuovo reggimento di recarvisi alia difesa. II grido all'armi creb- 
be ancor di vantaggio, allorche s' intese che alcuni pescatori aveanvi- 
sto qualche battello francese scandagliar nolle tempo il fondo litlora- 
le, e partirsi avanli giorno. 

2. A' poco veggenti sembrera panico od almcno esageralo tanlo ti- 
nlore^ non cosi forse a chi sa quanto sia ombrosa la coscienza 4 del 
non senlirsi puri. Cio sia dello con licenza e colla debila osservan/a 
non solo della na/.ione, ma e/.iandio de' parecchi suoi magistral! che 
hanno fama d' uoniini dabbene. Nondimeno non si possono lacere le 
madornali pappolate che in queste ul lime seltimane sbollarono lords, 
deputali e giornalisti a proposito degli ospili polilici albergali nella 
Inghilterra. Richieslo Lord Palmerston del ruinore che ognl'di piu 
ingrossava di querele ricevule dall' Austria e inlima/.ioni di dar lo 
sfratlo a'politici rifuggili, lispose: nulla di somiglianle essere avvenu- 
to e che dove awcnisse il Gabinello inglese vi si rifiuterebbe recisa- 
menle perche, soggiunse, egli e evidentissimo (la filosofia dimostrativa 
nol trova neppur probabile) che cosi e da fare ; le leggi concedono 
os|)ilalila ed asilo a' rifuggili; essi pero in ercnj principle of honour 
per luUi i principii d'onore (si nega il supposlo sonoobbligali anon 
dar ombra di se a' (ioverni slranieri. II giorno dope annunziavasi dal 

riq Blbn oiyb hb 



CONTEMPORANEA 8( 

Conle di Aberdeen e^er bensi giunta a tal proposito qualche nolerella 
delFA'.islria 11011 ben precise: manileslarsi ]>ur Iroppo la djfliden/.a < 
il mal uniore de'Gabinelti e de'.popoli estranei iucolpanli i riiuggHi 
d' InghilleiTa dogli ullhm nioti sanguinarii, nondimeno mm aversia 
loerar le palvie leggi, che colla loro severitaprovvcggono all'uopoeu 
suflicien/.a. Interrogate poseia severamente Maz/Ani salpasse allavolta 
di Malta su nave iuglese, il dabben uomo si strinse nelle spalle, ne- 
go d aver cognizione del fallo, quasi dieesse come 1' antico eremita 
eli$ tenea le mani conserte ne'maniconi della tonaca: di ([ui none 
passalo. In fine, posto a discnlere il dritto d' asilo die la gran Hret- 
tagna generosamenle esibisce a' rifiuti delle altre na/Aoni, e dibattu- 
tesi quinci e quindi le ragioni, t'u conchiuso che 1'Austria non avea di 
(be muoverle qnerele, perelie le leggi inglasi sono qnali sono, e tan- 
to basla. Or andate, se vi da 1' aniino ad indagare, perche que' si- 
gnoi-i niciniu) tanto romba/zo in favore degli ostieri Madiai i qnali 
pin' i'nrono gindicati secondo il codicc del paese; e vi risporideranno 
probabilmente: che lor leggi sono sante ed immulabili, inginste leto- 
scane. (i'riedcle |)oscia, perche in virtu delle stesse leggi negassero 
o^pilalila al primo de' Napoleonidi, e vi diranno che la pace d'Enro- 
pa nol permeltea. O potenza di ra/Aocinio! hanno sempre ragione. 
Qualche giorno dopo discussa la questione degli ospitati politici, si 
asilo di nuovo il bill eontro i crudeli che maltrattano le bestie. Egli 
e vero che a migliaia muoion di fame gl' Irlandesi ein Londra stessa, 
come ci rivelano i giornali della citla, v'hanno miriadi d'esseri umani 
tenuti cattivi per 1' ingordigia de' speculator! nel piu snaturato ab- 
brutimento e bistrattati troppo peggio de' cani e de cavalli; ma cio 
che importa ? 

3. Anche quest' anno secondo F usanza ebbe luogo il congresso 
della Societa biblica numeroso di oltre quattromila persone. II Con- 
te di Shaftesbury annnnziodal suo seggio di presidente che la societa 
avea tiglialo <S,000 nnove associa/Aoni, fatta tradurre la Bibbia in 148 
lingue , speso percio 100;000,000 di franchi, distribuiti 43,000,000 
di esemplari e procuralo per tal guisa il pascolo dell' anima a forse 
600,000,000 di leltori dispersi sn tntta quanta la superficie della terra. 
Pollare, queste son cifre ! Oh perche il nobile relatore non ci trasmise 
cio che piu c' importava di sapere, la somma cioe delle conversioni! 
Del resto poco male: delle minu/Ae non si cura il pretore. Appetto di 
lanti milioni non valea la pena di aggiugnere qualche qnisquilia di 
numeri, se pure in fatto di conversioni eravi qualche cifra al di su 
dello zero da poter registrare. 

4. Venne presentato alia Regina un indirizzo della convocazione 
del clero nella provincia di Cantorbery. I membri del comitato giunti 



SO CRONACA 

a Buckingham Palace furono introdotti alia presenza di S. M. assisa 
pontificalmente in trono. l/Arcivescovo le s' inginocchio e porse la 
scritta alia sua papessa , che 1' accolse con cortesi parole , e lodo lo 
/.elo del Prelato in tutelare 1' armonia nella Chiesa anglicana, la san- 
tita delle sue dotlrine c specialmente la supremazia che nelle cose 
ecclesiasliche e dovuta alia Sovrana d'lnghilterra. Fu quindi ammesso 
all' alto onore di baciarle la mano. Sublime speltacolo ! un Arcive- 
scovo ginocchioni a pie d' una femmina. Ma ella e papessa e tanto 
basla. Non ostante pero i buoni officii e le spavalderie del Cler# di 
Cantorbery s' e messa in piedi, none guari, una nuova societa com- 
posta di laici e di cherici intitolata: The ecclesiastical Reform Lea- 
gue. Ha per iscopo di promuovere important! niutazioninel Governo 
clella Ghiesa nazionale, riparlire nuovamenle lediocesi e dividere con 
maggior equita gli stipendii de' benefizii. Riformino pure alia lor po- 
sta: Iroveranno sempve la materia sorda aH'mten/.ion dell'arte, flnche 
non sapranno, enol sapranno mai mentre saran lungi dal fonte della 
vita, infondere a quel loro cadavere lo spiracolo rigeneratore. 

5. Svogliato del soggiorno d'lnghilterra, o piultosto dere litto e de- 
riso dai suoi antichi amniii atori 1'infelice Gavazzi determine di tentare 
altrove la fortuna delle sue ciurmerie. Veleggia adunque alia volta 
d' America a farvi la seconda recita delle sue diatribe contro la vera 
religione. Prima di parthsi dal suolo inglese voile render ragione del 
non essersi voluto giammai appellare protestante. V'ha, disse, chi mi 
chiese se io sia protestante ; rispondo di no. Sono cristiano cattolico 
romano, ma della primitiva Ghiesa fondata da S. Paolo: Chiesa che non 
avea ne Papi , ne papato. Non voglio esser detto protestante, perche 
altrimenti desterei contro di me sospetti e pregiudizii. Questo titolo in 
Italia rimoverebbe i popoli dalla mia cattedra con danno della mis- 
sione. L' Inghilterra ha suoi protestanli, TAllemagna suoi luteraui. 
laFrancia suoi ugonotti, 1'America suoi puritani e 1'Italia suoi romani. 
Ecco perche io voglio esser romano, ma nel senso sovraccennato. Cost 
Tindegno apostata. Monsignor Vescovo di Montauban con quel suo sen- 
no che lo rende cos\ venerando^iarrato il falto, lo lumeggia diqualche 
breve ma succosissima chiosa, facendo spiccare 1'arte ipocrita dell'ere- 
sia che in Italia si camuffa in mille guise per nascondere la turpittidine 
del suo cefFo , e vi serpe frattanto ed attosca gl'incauti. Pur troppo i 
deplorandi fatti che avveugono ogni giorno in qualche italica contrada 
iprovano ad eviden/a quanto sia vero il concetto dell' illustre Prelato I 



CONTEMPORANEA 91 

AUSTRIA. 1. Guarigione del 1'hnpera tore 2. Ccnni di alcuni fatti. 

1. Dopo ventidue giorni di malattia a varie riprese di limori e di 
speranze parve interamente ripristinata la sanita dell' Imperatore. 
Perchc il sue prhno pensiero f u di recarsi a render grazie solenni a 
Dio per lo scampalo periglio, e mostrarsi frattanto a'snoi Viennesi sol- 
ledli di osannarlo, quasi il riavesero la seeonda volta dal Cielo. I 
ruori bennati sentono meglio che non si possa esprimere la grandez- 
za del beneiizio e possono farsi una idea della letizia che ne dovette 
conseguire: percio ci asteniamo dal raccontare le testimonian'/e d'af- 
fetlo e la sineei a gioia di quel giorno segnato a caralteri d'oro ne'fa- 
sti dell' imperial famiglia. Direm piuttosto, perche ne resti memoria 
a' posleri, che tanto 1' Imperatore nella sua malattia, come la sua 
piissima Genitrice feeer rifulgere di nuova luce la lor carita yeramen- 
te cristiana. II primo, inteso che la mad re dell' infelice Libeny era 
stata in odio del figlio espulsa dall' onorala famiglia presso cui cam- 
pava suoi giorni, provvide che d'or innanzi lulta la vita non le venis- 
se meno il sostentamento. L seeonda, qualche ora dopo il supplizio 
del sicario deh, sclamo intenerila, voglia Dio che sia quella 1' ultima 
vittima della rivoluzione! e poscia mandando celebrar messe asuffra- 
gio di lei in tulte le ctiiese di Vienna; il misero, dieea singhioz/ando, 
non e oggimai per inolti che obbiello d'esecrazione; a me spetta, a me 
che son madre e pin d' ogni altro mi sentii squarciare il cuore dal 
suo collello, spetta u me di compassionarlo in ispecial maniera: ogni 
anno al ritornar di questo giorno faro suffragare all'anima dello scia- 
gurato. 

2. La colletta per la chiesa votiva s' avvicina oramai a mezzo mi- 
lione di fiorini. Quattro infelici Kossuttiani furon dannati alia for- 
ca per delitto di alto tradimento: tre si ravvideroprima dipresentar- 
si al divin tribunale ed esecrarono i loro misfatti, il quarto morl nel- 
la impenitenza. Dicesi esser stato catturato il preposito della fortezza 
di Comorn qual cospiratore contro il Governo ed oramai sul punto di 
consegnare il forte nelle mani de' Magiari se avvenia la ribellione. 
Per buona yentura le rivelazioni degli arrestati diedero in mano alle 
autorita gli orditi dell'orribil tela. A scoprirla sempre meglio non sara 
di poco vantaggio 1'opera recentemente pubblicata ad uso solo de'Go- 
verni della confederazione, da due celebri capi di Polizia Stieber e 
Vermuth. In essa sono esposte e corredate d' irrefragabili document! 
letendenze e le congreghe socialistiche, e i mezzi che adoprano per 
riuscire nel loro intento. 



1)2 CRONACV 

IU SSIA E PRINCIPATI DAMBIAM. -1. Progress! materiali della Russia. 2. Tur- 



bok-iizc uclla Moldavia. 

I 

1 . Se il ben essere d'una nazione s'avesse solo a misurare col regolo 
de' progressi politici o materiali, e'converrebbe dire che la Russia si 
avan/.i a gran passi verso 1'eta dell'oro e vadasi schiudendo un feli- 
eissimo avvenire. Non e forse in Europa altro paese che in quest! 
ultimi tempi abbia migliorala d'altrettanto la cosa pubblica. Rinforzo 
dal lato d'Asia e rese piu sicure le frontiere, condusse a termine trat- 
tazioni di commercio con terre prima d'ora inospitali , affranse in 
parte e circoscrisse in piu angusta cerchia la guerra del Caucaso e 
dilato i confini verso 1' impero ottomano. 

Yalidissima barriera levo dall' occidente legandosi coll' Austria e 
colla Prussia e distribuendo a scaglioni numerosi eserciti che fanno 
capo nella Polonia , iuvitta piazza d' armi , e di la guardano il cuore 
della Germania. Le immense plaghe Siberiane e le contrade del Cau- 
caso venner piu strettamente collegate al centre dell' impero per 
mezzo di Comitati sedenti in Pictroburgo, col carico ciascuno di zelare 
il bene de'proprii paesi. Alia nobilta di second' ordine venne schiusa 
la via -per salire alia magistratura ed a qualsiasi dignita di toga e 
di spada. Le finanze poi, ad onta delle ultime guerre condolte senza 
imprestiti, delle nuove milizie assoldate, de'tanti lavori di comune uti- 
lita e de'viaggi molteplici dell'imperial famiglia, non venner meno, 
grazie alia economia degli amministratofi e alle crescenti rendite del- 
le miniere d'oro e d'argento. Fu pure eretto a Pietro I un monumen- 
to cola stesso , dov' egli costrusse i primi modelli della sua armala: 
elegante e ricco lavoro, il qualepero nongiunge a pezza a gareggiarc 
con quello che sorge in riva alia Newa e rappresenta 1'Imperatore in 
arcione sopra un galoppante destriero , colla destra stesa verso 1' oc- 
cidente, quasi dicesse: unitevi in amista con que' paesi : ovvero: ecci 
pur molto da questo latoaconquistare. Questi, pertacere dialtri as- 
sai, sono i miglioramenli di che la Russia, usufruttuando la pace, s'ar- 
ricchl ne' tempi a noi vicini. Ma nel fatto della religione, senza cui i 
popoli saranno sempre infelici? Ma riguardo alia sincera tolleranza 
dei cattolici e di quella liberta di che fornilli il divino Istitutore? Ai- 
me ! ne facemmo lagnanze altra volta e molto ancor resterebbe a la- 
men tare. 

2. la Moldavia uno de'principati del Danubio gia colonia romana 
mandatavi da Traiano per far argine alle aggressioni barbaresche, po- 
scia caduto in poter de' Turchi e da ultimo fatto Hbero e padrone di 



CONTE.MPORANEA 93 

se con circa un milione d' abitanti. Stcndesi dalla Bucovina austria- 
ca e dalla Bessarabia russa, che le sono al nortc, fino al Danubio ond' <' 
all'ostro ricisa dall'impcro oltomano. Ha per capilale Jassy citta su- 
dicia e soprattutto nell' estate quasi inabitabile per la malsania delle 
gore che le fanno cerchio. Dal traltalo di Andrinopoli in qua e gover- 
nata a setlennii da un Principe che appellano Ospodaro sebbene a dit 
vero vi comandario piullosto i Boiardi o sieno aristarchi. Non piii 1'in- 
gombro di milizie turchesche, non piu 1'aggravio come per 1'addielro 
di fustidiosi e minuti bal/.elli verso la Porta, tranne una somma dl 
800 mila piastre che annualmente le paga in riguardo dell'antica si- 
gnoria e de'cednti diritti. Se non che, come incontra d'ordinario a'de- 
boli aiftevoliti da lungo servaggio, sbrigatasi la Moldavia delle pastoie 
tin che incappo nelle branche della Russia, la qualc in atto di proteg- 
gerla vi slende sopra un braccio assai pesante, e cerca pretesti d' in- 
tervenire ne' suoi aflari eziandio , ove il creda opportune , a mano 
armata. Nel quarant'olto, presa occasione della guerra ungherese, vi 
fe stan/iare uno sciame di soldati che se la piluccarono all'usanza mi- 
litare e poi, partendo, le fu imposlo di pagare la quota di dodici mi- 
lioni di piastre , somma esorbitante per que' poveri paesi, ma che lo 
Czar ha grande interesse di manlenersi debitori. Or la Moldavia (' 
nella costerna/ione. Lettere giunte di cola annun/iano che il Principe 
(j. Ghika e poco meno che spodestato. Parea in sulle prime prometter 
bene del suo governo, ma gl' intrighi de'Boiardi, la scoperta di mol- 
tissimi falsarii di cui buon numero fu catturato, le mene della fazio- 
ne ellenica che riuscirono a farlo zimbello delle loro arti e ad agitarlo 
come debole canna al vento, finirono per invilirlo a segno da rendergii 
esosa la vita. Credesi che assalito da cupa malinconia attentasse egli 
stesso a' suoi giorni. Or ha chiesto alia Russia ed alia Turchia lafacolta 
d'uscir del Principato, finche siasi riavuto della malatlia che lo affligge. 
Purtroppo, avanli di cederle, erangli state rapite le redini e con quelle 
in mano i tumultuanti mettono a soqquadro lapatria, brogliano , 
cercano di scavalcarsi per giungere al potere, e intanto pericola 1' au- 
tonomia della Moldavia. L' Autocrate , a quanto ne dicono i giornali 
tedeschi, non si fara pregare per accorrere all' eslin/ione dell' incen- 
dio e ad occupare il paese colle sue milizie ; quindi altra sorgente di 
turbolenze in Europa. 






4 CRONACA 

III. 
COSE SCIENTIFICHE. 

J. Fabbricazione e conscrvazione de' vini 2. Nuovo uso della gliccrina. 
3. Nuove proprieta della trcracntina. 4. Malachite artificiale. 5. I)i- 
boscameuto del monti. 

1 . La Gazzetta di Francia annimziava qualche tempo fa una sco- 
perla singolarisshna che, dove fosse vera in ogni sua parte, cagione- 
rebbe una rivoluzione nella coltura delle viti e nel commereio dei 
vini. Essa racconta che il sig. Martin avignonese trovo il modo di sos- 
pendere indefinitamente la fermentazione delle uve. II musto ridotto 
alia meta del suo volume per 1'evaporazione puo trasportarsi in qua- 
lunque regione anche fra i tropici , senza la menoma altera/ione; la 
fermentazione ripresa e condotta a quel grado che meglio si convie- 
ne dara sul luogo stesso 1' ordinaria quantita di vino pari in qualita 
a un vino di dieci anni. In tutte queste operazioni I' unico agente e 
1'uva medesima. 

In tal modo si fara. un economia di 50 per o/* sui trasporti e dazii , 
ecanomia nella manipolazione dei vini; questi si conserveranno inde- 
fmitivamente in tutti i clirai ; si raigliorevanno in qualita cosl che i 
yini di Surene pareggeranno i vini di Borgogna. A questo la Gaz-zetta 
aggiungeche il sig. Martin ha preso un brevetto d'invenzione in tutti 
i paesi di Europa, e che il suo metodo sara fra breve messo in esecu- 
zioneda unasocieta di commercianti di vini. Possano queste maravi- 
gliose promesse non dileguarsi come sogni di un' immaginazione 
riscaldala ! 

2. Gli scultori saranno grati al sig. Barreswil il quale ha trovalo 
nil melodo semplicissimo per conservare sempre umida e molle 1'ar- 
gilla onde sogliono farsi i modelli nella statuaria. A questo fine ba- 
steia d' inumidire 1'argilla non con Tacqua pura ma con una disso- 
luzione concentrata di glicerina, sostanza naturalmente liquida e che 
nou si dissecca mai. Molti artisti si sono gia serviti con gran vantag- 
gio di questa preparazione. 

3. Conosciute sono da piii anni le proprieta ossidanti dell'acqua 
ossigenata scoperta dal celebre chimico Thenard , e le belle applica- 
zioni alle quali da luogo particolarmente nella pittura. Ma 1' acqua 
ossigenata e difficile ad ottenersi, eppero costosa e il suo uso ristret- 
to. II sig. Schoenbein di Basilea trovo che 1'olio essenziale di tremen- 



C01VTEMPORANEA !>'> 

tina esposlo in un vaso di vetro scoperto al contalto dell' aria e ai 
raggi direlli del sole , e agitato di quando in quando durante due o 
tre mesi ac([uista le stesse proprieta ossidanti dell' acqua ossigenata, 
< fa rivivere quasi islanlaneainentr il color bianco di piombo offusca- 
to dall'azionedeH'idrogeno sulfurato, e puo quindi servire economi- 
caim-nu', alia ristorazione de'quadri antichi: parecchi altri liquidi p re- 
para li alia slessa manieia aequistano le medesime propriela. 

4. I, "illuslrc chimico di Berlino Enrico Rose iudico ulliniamente il 
modo di produrre ad arte una malachite identica in composizione ed 
in proprieta alia malachite verde, minerale prezioso che incontrasiin 
pochi luoghi e in piccole quantita. Siprecipiti una dissoluzione fred- 
da cli solfato di raine per mezzo del carbonato di soda e di potassa; 
questo precipitate abbondantissimo lasciato in riposo acquista a poco 
a poco una sufilciente coesione; si dissecchi allora e si lavi. Questa 
massa tagliata e pulita ha tulti i caratteri esteriori della malachite. 

5. 11 sig. Becquerel in un' opera ultimamente stampata che ha per 
litolo Des Climuts et de I' Influence qu'exercent les sols boisds et non 
boisex, parla ck'i vantaggi prodotti dalle selve e degl'iHconvenienti die 
> iiicorrono colla mania generalmente pre^alsa di sboscare i monti e 
lepianure. Le foreste, dice il sig. Becquerel, modificano la temperatu- 
ra del clinia, oppongonoun riparo aiventi, conservano le acque vive 
e impediscono lo smantellamento delle allure. I monumenti storici 
non bastano, dice egli, a provare se un vasto diradamento dei boschi 
raddoldsca la media temperatura, ma ci pare indubitato che il dibo- 
scare un ampio lerreno accresca notabilmente i due estremi del cal- 
do e del freddo. II riparo che le foreste oppongono ai venti e indu- 
bilalo. La corrente allo scontrarsi colla selva comincia a rail en tare e 
diminuendo successivamen te la foga se il bosco e folto e profondo 
muore prima di giungere all'altro capo. Spesso un semplice filare di 
alberi porge utile riparo, e nella valle del Rodano con una siepe di 
appena due metri di alte/za sogliono i coltivatori preservare i campi 
dal soffio del Cauro o Maestrale fino alia distanza di ventidue metri. 
Ln' inlerposla selva puo trattenere una corrente d'aria umida pregna 
di miasmi pestilenti e render sano un paese, che sarebbe insalubre e 
inabitabile se fosse aperto daquella parte. (ili alberi operano in que- 
sto caso chimicamente purificando 1' aria infetta ed appropriandosi o 
scomponendo i maligni elemenli. Quindi si puo capire come alcune 
parti della campagna di Roma andassero anticamente meno soggette 
alle febbri, merce le foreste che le diyidevano dalle paludi pontine. 

Incontrastabile e parimente la facolta chehanno le foreste diconser- 
vare le acque vive , tratlenendole si che non trascorrano precipitose 



06 CRONACA CONTEMPORANEA 

iii torrent i. Per la stessa ragione le selve impediscono lo smantella- 
mento del ir.onti, ed il franare delle rocce die ne conseguita , frena- 
jio I'urto de'torrenti, e 1'impeto delle valanghe, c diminuiscono 1'ac- 
cumularsi de'macigni nelle sottoposle valli. Cosieche oltre le ricchez- 
ze die la conservazione delle selve forntece nelle varie specie di le- 
gnanii opportune alia fabbricazione dei mobili, degli edifizii, delle 
navi e alia combuslione, rende capace di collura molti terreni circo- 
stanti che rimarrebbero deserti o per la sterilila del suolo o per la 
malignita dell'aere. 



RETTIFICAZIONE 

La gentilezza di due giovani toscani ci fece accorti di un errore sfug- 
gitoci nel fascicolo LXIX; a pag. 173, 1. 10, edove non eel divietasse lo 
spazio, ci ascriveremmo ad onore di recar per disteso la sensata let- 
lera con cui provano non doversi il Borghi annoverare tra gli scrit- 
tori che s'adoperarono a paganizzare 1' Italia. Giustissima e 1' osserva- 
zione ; e ne siamo persuasi da molto tempo. In vece del nome del 
BORGHI dee stare quello del BOTTA; e la lonlananza delFA. di quel dia- 
logo rendera scusabile quella svista tipografica, la quale tuttavia non 
ora difficile il sospetlare perclie del Borghi abbiamo si veramente un 
DISCORSO SOPRA LE S i ORIE IxALi.vNE , ma non gia Storie Ifalic.ne : ed 
ancora perche 1'Autore rilornando poche linee piu sotto a ragionare 
di alcuni tra gli scrittori mentovali dian/i nomiua il Bolta, e tace del 
Borghi. Siamo niente di meno riconoscenti a chi ci pose in grado di 
correggere un errore di stampa che contro la verila e il nostro me- 
desimo sentimento apponeva al Borghi una taccia non meritala. 







L' ASILO 

DELLA RIVOLUZIONE 



Allo scoppio del movimento di Milano, le menti perspicaci hanno 
bensi potuto mostrare una qualche sorpresa della stupidezza ed in- 
capacita clie splendettero in tutta la loro forza nella meschinita e 
improntitudine di quel tentative. Ma tranne la stoltezza, null' altro 
poterono incontrare d' inaspettato e sorprendente in un attentato 
che preparavasi da due anni agli occhi dell' Europa universa nei Co- 
mitati di Londra, con pubblicazioni e manifest! stampati e ristampa- 
ti dai giornali rossi del Piemonte, a spese di un imprestito mazzinia- 
no, di cui correano notoriamente le cartelle poco meno accreditate, 
che quelle dei bancbi di Londra o di Parigi. Gli assasshm dei Van- 
doni, degli Evangelisti, dei Dandini e tant'altri che per ogni dove 
insanguinavano la gleba europea, dicevano abbastanza ai chiaroveg- 
genti quale avvenire minacciasse 1' Europa e principalmente 1'Italia. 
Coloro peraltro, che poco si brigano di tali segrete indagini a tut- 
t' altro si aspettavano che a quel tafferuglio, e al primo udirne ri- 
jnasero quasi colpiti da fulmine improvviso : ne sapeano forse a cui 
impular la sventura, se a poco a poco le rivelazioni pubblicate non 
Sent II, vol. II. 7 



98 L" ASM.O 

avessero posto in chiaro tutta la tela della congiura. Indarno grin- 
teressati, al vedere abortito il colpo, vollero dimostrarlo un puro tu- 
multo isolate : che la presenza di Mazzini e Saffi in Isvizzera. il loro 
passaggio pel Piemonte, le loro Gride e le lettere, I'andirivieni degli 
emissarii, il fermentare degli emigrati sui confini, i varii documenti 
specialmente dell' Independance Mge sopra i Comitati italiani, i pic- 
cioli moti parziali qua e cola compressi, ma soprattutto Torrendo as- 
sassinio del giovane Imperadore, e gli altri o falliti nell' esecuzione 
o prevenuti dalla scoperta ; tutto cio ha fatto ravvisare an che agli 
occhi piu miopi le maglie densissime di quella rete che, lacerata 
al 2 Decemhre, erasi in poco piu di un anno cosi ben rinacciata e 
ristretta : e un grido universale o di sdegno o di spavento congiunse, 
dice lord Aberdeen, in un medesimo afletto e Governi e popoli eu- 
ropei 1 a chiedere e volere che chiudasi una volta quell Asilo, donde 
il delitto impunito accenna minaccioso all' Europa, e preparandole 
sterminio future la tiene nei palpiti di un' agonia perenne. 

Chiudere I' Asilo ! Al suono di questo voto europeo, fttantropia, 
umanita, indipendenzanazionale, magnanimitd ospitale* aufonomia, 
generosita liberah, e quant' altri paroloni magici sono in uso presso 
il partito sowertitore nel consueto incantesimo con cui suole assi- 
derare ogni braccio e intenebrare ogni mente, tutti comparvero in 
fantasmagoria a far loro prove per difesa dell' Asilo , ma finora in- 
darno, che fra gli orrori di quella notte fattizia rosseggia tuttavia di 
luce maligna lo spettro insanguinato di non Ion tana catastrofe-. < i 
popoli palpitariti continuano a interrogare fremendo, fino a quando 
un branco di sicarii dovra braveggiare impunito e straziare e ma* 
cellare e Principi e popoli? 

Quale risposta sieno essi per ricevere dai Governi eel dira 1' av~ 
venire. Frattanto per altro due giornali, il Times inglese e il Paria- 
menlo piemontese, hanno assunto il compito onorevole di difendere 

. 

1 Non si tratta solo di Governi europei: debbo dirlo, questo seutimcnto e 
generalmente diviso dalle popolazioni di questi paesi. Camera dei Jordt, sedu- 
t<i 4 Mar so. 



BELLA RIVOLUZIONE 99 

a que' sicarii il loro diritlo : e Y arlicolo pul)blicnto da quest' ultimo 
ucl suo numero del 5 Marzo, h<i riassunto sulle norme del Debate 
gli argomenti predpui del milord inglese. Non dispiacera, crediamo, 
ai nostri lottori^ clie, secondo P obbligo assunto nel nostro Program- 
ma di chiarire prinripalmente le dottrine universali, esaminiamo 
codes to ragioni. ricorrendo ai principii del dritto, e mostriamo per 
ultimo come altro elle non sono finalmente se non una vergognosa 
mentita per cui 1' errore e ridotto al suicidio. 

L'Asilo nel suo aspetto giuridico, altro non e in fin dei conti, co- 
me la stessa sua etimologia re lo indica 1 se non il dritto acrordato 
ad un luogo d' impedire la cattura del reo. fi egli ragionevole che in 
qualche luogo un reo possa trovare impunita ? Delilto ed impunita 
sono ad ogni uom che discorre due termini ripugnanti, in fama 
a' quali quasi atterrita dallo spettro terribile del disordine, laragio- 
ne umana rifugge e freme sdegnosa e si accende a vendetta. Fatelo 
comparire codesto mostro orribile ove meglio vi attalenta , or sulle 
pagine di un romanzo , or sulle scene di un teatro, or nei penetra- 
li di una famiglia, ornella corruzione di un tribunale, or nelle pom- 
pe di un malvagio avventurato, or sul carro di un oppressore trion- 
fante : sempre udrete nell' intimo della coscienza iremere sdegno- 
so il sentimento della giustizia-, e se non trova sulla terra un tribu- 
nale che lo ascolti, volgersi al cielo implorando vendetta e vantar 
quasi il diritto di ottenerla. E il dritto lo ha veramente, e loscrisse 
Iddie medesimoneicuor dell'uomo, quando v'impresse le proporzio- 
ni dell' ordine e la persuasione di quella Provvidenxa infinita che ne 
assicura il regno nell' universo. Vero e che la giustizia aspetta tal- 
volta il reo nell' altra vita, ma sempre sta che delitto ed impunita 
non saranno mai finche i'Eterno non muore. 

II delitto peraltro non e il colpevole, giacche altro e disordine, altro 
disordinato. 11 disordine non sara ordine mai; ma il disordinato ben 

1 "Ao-jXov, templum, aliusve quivis locus inviolabilis, conaecrationis lege tutus, 
^td quern confugientes sine summo piaculo avelli nonpoterant: ab a. privativa et 
-rjXaw, spolio, rapio, vel quasi asyron ab a. privat. , tt oupw traho, quod inde ex- 
trahineminem fas esset, ut Serv. docet. FORCELLINI Lexicon V. Aiylum. 



iOO L' ASILO 

pun riordinarsi,e coll'ordine novello distruggere, compensare, puni- 
re il disordine antecedente. L'aprire dunqiie ad un colpevole in certe 
circostanze una via percuigiungerpossaa ritemprarsi moralmente e 
ri[>igliare le vie delF ordine, e non pur lecito, ma doveroso ovnnque 
parla in petto d' uom ragionevole sentimento di giustizia e di uma- 
nita. E che altro e finalmente la pena nel suo concetto primitive e 
sublime, se non appunto una via al riordinamento del oolpevole? La- 
sciamo alle grosse teorie dell' utilitario 1' avvilire la giustizia crimi- 
nale ad un pugilato della societa contro il ladro; ogni altro in cui la 
ragione non sia schiava del sofisma arrossira quando ode il Beccaria 
paragonare il supplizio coll'assassinio, quasi 1' uomo al par del bru- 
to non avesse occhi se non nel corpo per vedere un cadavere insan- 
uinato: quasi un popolo spettatore del malvagio punito non vedes- 
se nelle ragioni morali di quell' atto , relazioni tutt' altre da quelle 
di un viandante assassinato dal malandrino. 11 tempo di que' deli- 
rii e passato, e non e oggimai aniino gentile in Europa clie noncom- 
prenda essere la pena un mezzo di riordinamento morale. '' ilj f 

Ma sara egli questo il solo possibile ? La clemenza, quella virtu 
cbe formo in ogni tempo gemma si splendida nel diadema regale, 
non testimonia ella vivamente come e impressaneH'animoumano la 
possibilita di riordinarsi talora senza clie la giustizia brandiscala spa- 
da e vibri il colpo ? Sono dunque possibili altre forme di ristora- 
mento per 1' ordine: e se si trovasse via per cui al malfattore penti- 
1o si agevolasse il campare dal supplizio senza danno e pericolo del- 
la societa. e con allettamento per lui al pentimento e alia riabilita- 
2o/i, 1' istituzione sarebbe degnissima d'ogni vero nmico dell' or- 
dine. Ma quanto piu poi se accader potesse clie sotto apparenza di 
colpevole si celasse un innocente , e sotto sembianze di giudice un 
persecutore ! 

Or questo appunto e cio clie nelle societa poco ordinate suolege- 
neralmente accadere. La poca vigilanza dell' autorita pubblica. la 

10 1 

nullita della Polizia , i soprusi dei prepotenti , Y irregolarita delle 
comunicazioni , i disordiui delle annninistrazioni , la rozzezza dei 
popoli, il furore delle vendetta private e mille altre ragioni consimili, 



BELLA R1VOLUZIONE 1 i 

rendono allora tanto agevole lo srambiar col reo Tinnocente, quan- 
lo i'acile e precipitoso il fulmiriarlo. Qual meraviglia che la Cbie- 
sa, come saviamente avverte ii Pbillips, nei secoli principalmente 
delle invasion i barbaricbe e del feudalismo sovercbiante abbia molti- 
plicati gli Asili, clie ella stessa ando poscia mano mano restringendo 
a misura die la societa e i tribunal! si riordinavano ? 

Notate peraltro cbe lo spirito della Cbiesa uel lavorire gli Asili, fu 
tutt' altro cbe favorire la impunita : ed oltre cbe molti delitti piu 
enornii ne venivauo esclusi , i rei medesimi a quali essi restavano 
aperti , doveano valersene secondo lo spirito della Chiesa ad aggiu- 
stare confornie la legge cio die contro la legge aveano peccato: Legi- 
ihnt' conijuniul r/od inique i'ecit 1. E il Concilio di Reims: Ilk vero 
(Uti S. Ecclesiac bcnefido liberatur a morte, non prius eyrediendi ha- 
beat liber lalem quampoenitentiam se pro scelere esse facturum promit- 
laf at quod ipsi canonia' imponelur implelurum. 

II condannato Vigil, non sospetto di parzialita. per la Cbiesa , dal 
quale abbiamo estratte queste due citazioni, si diffonde nel molti- 
plicarle e commentarle, dimostrando come questa condizione del 
peiitimonto doveva, al dir del Tommassino, soLtintendersi sempre in 
altre leggi consimili: ed e queslo veramente conformissimo allo spi- 
rito ddia Cliiesa, la quale in tutto il suo dritto penale (egregiamen- 
te il Yillemain e il Guizot) miro sempre a condurre dal supplizio al 
pentimento 2. Non c' interterremo qui, cbe saria fuor di luogo, a 
confutare il Xuyts del Peru nella lunga dissertazione con cui pre- 
tende attribuire al Governo civile qualsivoglia potere esercitato 
dalla Cliiesa in tal materia : misera quistione speciale clie forma 
una picciola applicazione di quel paralogisoio che toccberemo altra 

1 CONCILIO i MAGOISZA citato dal VIGIL Defensa torn. IV Diss. X. pag. 27. 
Jjma J8i9. 

2 C' est le systeme penitentiairc dc la philantropie moderne anticipe de '15 
siecJes par hi foi rhriticnnc. VII.I.KMAIN Cours de Utterature pag. 26. Bruxel- 
les 1838. 

Lt repent ir ct I'exempJe sont h but qm rEi/lise se propose dans tout son ty- 
steme penitentiaire. GCIZOT Leo. 6, pag. 56. 



L ASILO 

volta, sul quale si fonda tutta 1' opera di quell' apostata . separando 
gl' irnperi della Cliiesa e dello Stato , e riducendo la prima al ptiro 
governo degli spirit!. Quello che fa al caso nostro & lo stabilire il prin- 
eipio di naturale diritto sul quale ragionevolmente pu6 appoggiarsi, 
sia umana o divina, 1' istituzione dell'Asilo. possibile che in una 
societa male ordinata i giudizii procedano tumultuariamente e met- 
tano a repentaglio non di rado col colpevole V innocente ? E possi- 
bile che il colpevole stesso non indurito ad ogni scelleraggine col 
campar dalla pena rinsavisca ? Se ci6 e possibile, nulla vieta che, 
entro certi confmi prescritti dalla prudenza politica, si agevoli agli 
innocenti la sicurezza, ai delinquent! la via delpentimento, evitan- 
done frattanto 1' impunita assoluta. 

Lungi dunque da noi il biasimare quelle nazioni ospitali e quei 
cuori magnanimi , che in tempi qiiali oggi corrono caliginosi per 
errore , trepidi per passione , impetuosi per subiti sconvolgimenti , 
si dichiarano pronte sempre a tendere una man soccorrevole all' il- 
luso disingannato , o al malfattore pentito, che disdicenel silenzio 
della fuga cio che os6 nell'ebbrezza del delirio. Quelle autorita me- 
desime che colla spada di Temide incalzano alle reni il reo fuggen- 
te, son liete (e chi nol sa anche troppo ?) d' incontrare un termine 
contro cui quella spada si spezzi in forza di quel diritto medesimo, 
di quell' ordine pubblico in nome di cui la brandivano: e ricordevo- 
li allora di una clemenza assai piu cara che la giustizia ad un cuor 
magnanimo, benedicono un'ospitalita che le salva dal debito gravo- 
sissimo d'infligger catene o spargere il sangue. 

Ma e egli codesto il sentimento con cui i due giornali inglese e pie- 
montese difendono il principio di Asilo? Oime ! parlare cola di pianto 
e di pentimento non e che una derisione, che tutta 1' apologia fondano 
sulla indipendenza e sulla forza. E in verita dopo quanto abbiamo os- 
servato intorno alia evidenza della congiura, scoppiata dopo tre anni 
di pubhlicita, a che altro poteva ella mirare se non ad un' assoluta 
impunita del delitto , a quel disordine appunto che vedemino al 
principio essere lo spavento di ogni animo onesto? Noi non voglia- 
mo credere esservi un Governo al mondo, il quale volontariamente 



. 

BELLA RIVOLUZIONE 



i * i r r , , ' r i r- 

ed a ration veduta rendasi complice dl tanta uilaima : ma cne 1 m- 

famia succeda, die le cospirazioni si prosieguano, clie le Gride ne 
corrano 1'Europa, che gli ordini si compiano, che i ribelli insorga- 
no, clie i sicarii vibrino il colpo, che i fratelli sieno avvisati ed aspet- 
tino il giorno eT ora : tutto cio sono fatti che niuno ignora, e che 
costituiscono un vero sistema d' impunita pel delitto, una vera isti- 
luzione d' incoraygiamento pei sicarii e i cospiratori d' ogni popolo 
posta sotto 1'egida del diritto delle genti. Mirata sotto tale aspetto la 
quistione, puo ridursi in questa formola e in minimi termini: fi egli 
possibile che vi sia un diritto secondo natura che assicuri Timpunitd 
al delitto impenitente e perseverante negli attentati? Non crediam 
necessario sciogliere tal quesito : chi osasse darvi una risposta af- 
fermativa dovrebbe pronunziare che 1'ordine stabilito da Dio (don- 
de sgorga ogni diritto) vuole il disordine (impunita del delitto). II 
perche senza procedere piu oltre nell' analisi dei diritti internazio- 
nali potremmo qui arrestarci e dire arditamente ai difensori dell'in- 
fame Asilo, che se V indipendenza nazionale logicamente giungesse 
a un tanto assurdo , sarebbe ella stessa un' assurdita. Le dimostra- 
zioni che i logici chiamano ad absurdum sono accettate come irre- 
cusabili perfmo dalla piu rigorosa ed esatta delle scienze , la mate- 
matica: cotalche la nostra dimostrazione non potrebbe ricusarsi dal 
logico anche piu severo presentata in questo dilemma : e 
falso che il dritto d' indipendenza nazionale assicuri impunita al de- 
litto-, o se 1'assicura dovra dirsi un errore lo stesso dritto d'indipen- 
denza nazionale : or questa indipendenza non e un errore : dunque 
falso ch'ella assicuri impunita al delitto. 

Ma no, viva Dio! La luce che questo eterno Fattore segno sul vol- 
to alia prediletta sua creatura non ci lascio finora piombare cosi al 
basso; e il grido universale delle anime oneste manifesta abbastan- 
za che V arroganza del sofisma incute orrore e non persuasione o 
convincimento. E certamente non e necessaria gran forza di analisi 
per mettere in chiaro con argomenti anche diretti , le vere norme 
che in tal materia natura ci detta. Chiudete , lettor mio di grazia , 
per un momento giuristi e protocolli , e domandiamo alia natura 



104 L' ASILO 

sola, die cosa e la nazione e la sua indipendenza? Mull'altro in so- 
stanza clie una gran famiglia non soggetta ad altra societa. 

Ponete in vasta terra deserta due famiglie patriarcali, 1'una delle 
quali dica all' altra, come gia Abramo a Lot: Scegli a tua posta : 
se tu prendi la destra io volgero alia stanca. Se in una di queste 
due famiglie uno scellerato prepari intriabi , ordisca stragi, faccia 
correre il sangue; e fuggendo poscia alle terre della vicina, continui 
quindi a fomentar le congiure , a rinnovare gli attentati : vi sara 
uom di senno clie accordi alia famiglia ospitatriee il dritto di perfi- 
diare in tale vergognosa complicita ? clie interdica alia famiglia pe- 
ricolante il chieder ragione alia complice ospitatrice di que' tumul- 
Tii'onde e travagliata 1'innocen'te ? E se i mamitenyoU rispondessero 
aver se determinate di non vietare giammai agli scellerati il maneg- 
giar pugnali e veleni , purcbe non lacciasi in danno degli ospiti . 
credete voi clie la ragione persuaderebbe le famiglie vieine ? 

Credete clie non saprebbero rispondere, quella legge da lei roga- 
ta essere ingiusta , ne bastare la sua autonomia a darle il diritto di 
costituirsi leggi contro il natural diritto universale? i/|> 

Una sola ragione , crediamo , potrebbe convincerle , e sarebbenl 
terrore o la forza : ma clie s' adagi in cervello umano essere lecito 
ad una famiglia il rogar per se questa legge in onta della natura u- 
jnana e dei diritti Altrui : ob questo, lo diciam francamente , non 
.sappiamo comprenderlo ! 

Or clie altro sono le nazioni se non grandi famiglie poste in re- 
Jazioni d' indipendenza e di vicinato? Che la famiglia sia di cento 
individui o di mille o di milioni , cangia forse il dritto clie ba cia- 
scuna delle famiglie vieine alia tranquillita, alia sicurezza. agli averi, 
alia vita? 1' indipendenza e ella piii diritto di una famiglia, quan- 
do questa la volge a perpetuare il soqquadro delle famiglie vieine ? 
- Adagio, tidiamo dirci: le societa pubbliclie col trapassare dal- 
1'ordine domestico al cittadinosi trasformano in tut t' altro essere ed 
acquistano dirilti di tutt'altra natura. 

Sappiarncelo si: ma die qucstn mutazione di dritti gi linger possa 
& quell' altro diritto di assicurare agli scellerati un asilo , non gia 



DELIA RIVOLUZIONE 105 

perche vi spargano le lacrime del pentimento, ma perche vi assicu- 
rino rimpunitu e la continuazione del delitto, qursto in verita nol 

* 

sapevamo iinora, ne crediamo ehe |>ossa saperlo UOIMO ragioneypte, 
giacche il falso non puo sapersi. Cio nonostante ridotti come siamo 
dall'estremo dell'aberrazione a udir la scelleraggine ridotta in teo- 
rica da que 1 medesimi che sempre gridario . esser morta , la Dio 
meree , la machiavellicu raqione di Slalo , una essere ormai la giu- 

:<JTJ DIM? - 

stizia e la morale pel pubLlico non raeno che pel private , per lo 
Stalo come per Tiudividuo, per le nazioni, come per le t'umiglie : 
udiamo in buon' ora 1' avvocato inglese e il piemontese cantarci il 

: 'tii;jh 

duetto della loro generosita nazionale. Le loro ragioni sono regi- 

O ft^ 

strate nel citato I'arlamcuto (giornale) o Marzo 1853, ilquale am- 
mii-a nel Times il wodo cost nobile c la lanta fierczza 1 a favo- 
rc dcllti inriulabiUla dftll' Axilo dei rifuyyili politici ndki massima 
ampiezza. Premesso (]uesto proibndo salamelecche della indipen- 
denza piemontese alia ^ua Grazia inglese,il giornale subalpino ri- 
porta le ragioni principali del suo padrone e maestro: e la prima di 
queste e , die lutti i popoli incivilid di questo mondo sanno , dice il 
TIMES, c/te il noslro jtaese e I'asilo dellc nazioni e che difenderd il di- 
i'il(o d'dsiht xino all' ultimo scudo, sino all' ultima goccia del sanyue. 
(Iran 1'orza di argomento in verita, la quale potrebbe ridursi a que- 
sta espressione : II latto e conosciuto da tutte le genti, e noi ab- 
biam forza e denari per sostenerlo. E cbi vorra mai nega^^e 
1'uno el'altro ? Disgraziatamente il solo quesito da chiarire e , non 
gia se il I'atto esiste. masc sia lecito ? non gia seabbia forza e quat- 
trini ringliilterra, ma se abbia diritto di sostenerlo? 

La seconda ragione e die il TIMES ricorda con piacere essere il suo 
pae&esolv in Kiit'opa, oveil politico srenturato ha Tagiodi esaminare 
la sua cowienz e di pcnlirai de' proprii error i. Deb ! non avesse 
egli insieme \'a<jio di propagar questi error! e di rinnovarei delitti, 
che niuno verrebbe a chieder ragioue al Times di quell' asilo. Ma 

1 Fortunatamcnte il Parlamento ;;,-.lliciz/;ntc <Iu-r una verila ai;l' Ilaliani 
senza avvedersene tradncendo fierte in ficrezza e f;ran fierezra iu verita parra 
agl' Italiani ilift-ndere 1'asilo degli assassin! . 



L ASILO 

disgraziatamenle questo agio che 1'Europa vorrebbe veder tolto, e 
proprio il solo ch' egli dovrebbe difendere e non difende. 

La terza ragioue e, prosiegue il giornale, die non vogliam cono- 
scere Tincendiario slraniero nascosto in qnesta capitale ancora quando 
ci si rendesse facile scoprirlo e por la mano sorra esso. II quale ar- 
gomento che potrebbe compendiarsi nel sic volo, &ic iubeo, viene 
rincalzato condannando ad inevitable disgrazia I' uomo di Stato che 
osa.w ascoltar ledomande delle genti vessate dai cospiratori. Queste 
minacce, come ognun vede, nulla aggiungono a scliiarimento della 
quistione, e letto ormai per meta Tarticolo, nulFaltro possiarn rica- 
varne se non cbe T Ingbilterra difende i nostri assassini perche li 
yuol difendere, perche li pu6 difendere, perche niuno de' suoi Mi- 
nistri osera opporsi al partito checomanda. E la risposta del Ministro 
Pahnerston a lord Dudley Stuart nella seduta dei Comuni primo 
Marzo sembra autenticare 1' ultima parte della risposta. 

Voltiamo ormai il foglio, giacche, continua T articolista , vi sono 
ancora altre ragioni che debbono ponderarsi. . . . La nuova rivolu- 
zione che veira a prorompere bisogna che trori /' fnghillerra pronla 
ad esser rifugio delle sue vittime. Mille grazie, milord! questo felice 
augrio pel Continente ci avvisa a prepararci a nuovi sconvolgi- 
menti. Bene sta: uomoavvisato mezzo salvato. dice il proverbio. INla 
ia quanto alia quistione nulla dice , ben potendo T Inghilterra esser 
rifugio alle vittime senza esser complice dei sacrificatori o carneilci. 

Not siamo una nazione di rifuggiti, soggiunge ii Times : il che, a 
dir vero , non sappiamo quanto potra piacere ai nobili eredi dei 
Sassoni , de^li Seandinavi , e dei Normanni. Ad ogni modo se essi 
gradissero la genealogia del Times , si ricordino che potrebbero un 
giorno temere da un qualche Liutprando il complimento ch'egli fece 
ai Romani; allorche rimproverato da questi d' esser disceudente dai 
bai'bari , rispose ricordaudo ai Romani T asilo primitive di Romolo 
end' essi sgorgavana 1 . -o loiium *<** 



snvnorti>mo. 1. 
1 Adiecit (Nicephorus) guast ad contumeliam: Yos non Romani ted Lango- 

bardi estis. Cut adhuc dicere volenti, et manu, ut tacerem, innuenti, commo- 
tus inquam : Romulum fratricidam, ex: quo et Romani dicti sunt . porniogeni- 



DELIA RIVOLUZIONE 

, . 

Migliore delle ragioru precedenti potra sembrare 1 ultima o pmt- 
tosto Tunica con cui si chiude T articolo. Se I' Austria, la Francia, 
la Russia vogliono disarmare i rifuggiti, ristabiUscano la fidncia nel- 
l' inferno . . Prodann senza uomini, scnza armi ecc., un Governo 
veramenle buonn potrebbe non pensarri. Quest' argomento potrebbe 
avere una qualche apparenza se si trattasse di determinare qual sia 

la causa delle aaitazioni : ma quando trattasi di esaminare se sia. 


lecito tener mano agli assassin i, la risposta e aflatto inconcludente: 

.... 
sia colpa dei Governi , o vizio dei popoli , o sventura dei tempi , o 

scelleraggine di pochi congiurati 1' agitazione che travaglia il Con- 

tinente, il tener mano ai sicarii non puo esser lerito mai : e il ricor- 

* 

rere a tale recriminazione, e appunto come se quella famiglia teste 
supposta albergatrice di tutti gli sleali e i traditori delle famiglie 
vicine, rispondesse ai richiami di queste esortandole a meglio edu- 
care i figli e contenere i servi , quasiche niuna sventura potesse 
incogliere pel libero arbitrio di qualche malvagio anche ad una fa- 
miglia onesta ; quasiche dato anclie un qualche errore piu o men 
volontario in una famiglia improvvida ed incapace , divenisse lecito 
gravarne le sventure e divenhiie complice cospirando cogli scellerati. 
Ed a qual fine, di grazia, congiunse natura col soavissimo intreccio 
di carita internazionale le genti , se non perche le piu gagliarde e 
piu ferme nel tempo appunto della sventura divenissero appoggio 
alle vacillanti e men capaci? Negare aiuto a chi e nella sventura 
perche e sventurato , egli e altrettanto che negare F elemosina al 

Iwn, hoc est ex adtilterio natum chronographia innotuit; atylumque sibi feci$*e, 
in quo alieni aeris debitoret , fugitives servos homicidas , an pro reatibus suis 
morte dignos suscepit , multitudinemque quamdam talium tibi adscivit , quot 
Romanos appellavit; ex qua nobilitate propagati sunt ipsi, quo* vos Kosmocra- 
tores , idest Ilnperatores appellatis ; quos nos, Lcmyobardi scilicet , Saxoms , 
Franci, Latharingi , Baioarii, Trevi, Bttrgundiones tanto dedignamar . tit ';.' 
micos nostros (sic) commoti nil aliud contumeliarum, nisi, Romnnc. dieamiisf 
hoc solo idest Romanorum nomine, qitidquid ignobilitatis, quidquid timiditatis, 
quidqitid avaritiae , quidquid luxttriae , quidquid mendacii , tmo qtiidquid vi- 
tiorum est comprehendenles. Legatio Liulprandi ad Ificephorum Phocam 
apud MIUAT. JRerwm Itulic. Scriptt. t. 2, pag. 481. 



L' AS1LO 

mendico perche e mendieo : egli e un troncare dalla radice ogni 
affetto di umanila, ogni frutto di socievolezza : trarne poi argomento 
per rincrudirne le piaghe dando mario agli scherani, e il colmo della 
brutalita piu. inumana. E ie nazioni, a cui il giornale volge questa 
parenesi : Signer dottore , potrebbero rispondergli . se la scelle- 
raggine e la sventura non ci avessero ridotte allo stato in cui ci 
troviamo di vedere subornati i popoli e vacillanti i Govern! , non 
avremmo die temere da programmi $enz armi , e senza uomini. Ma 
quando una Setta tenebrosa e riuscita a formar dei Comitati in ogni 
spelonca europea, allora il paventare in casa vostra un centro motore 
nniversale di que' Comitati a cui le nostre Polizie non arrivano per- 
che. rispettano il vostro diritto, e la vostra non bada perche disprez- 
za i nostri: allora, diciamo, il paventare in casa vostra questo centra 
d' incendiarii e di scherani, non e pia un paventare proclanii senza 
uomini, ma un paventare uoinini inespugnabili, chedaunoil prinio 
impulse agl'incendii e agliassassinii. protetti da un diritto che^o- 
tremmo calpestare, se Tunica nostra legge fosse la f'orza (Icgli -uonrim 
e deqU scudi. )> 

Ma eccoci alia conclusione pronunziata dal Times con nna maesta 
che ha del comico, quasi egli fosse il Re d'Inghilterra o la Camera 
dei Lords: permetteremo agli uomini il dire e il fare tntto cib che a loro 
piace (inche non violino le nostre leggi. La ci fermianw, e la liberlti dtl 
suddito , che t-par-te integmnte della nostra coslihtzione quanta la 
monarchia istessa, non ptrmette di andar piii hinyi. Ecco il grande 
cavallo di battagiia dei farisei difensori dell' assassinio i 
le. Nos legem habemus; e 1'avere questa legge dee scusare pe 
tra ragione di giustizia e di equita. II Times vorrebbe cosi irttrerduh- 
re nelle relazioni internazionali quella medesima sciagurata legalitd 
che forma la sventura delle relazioni politiche, e delta quale ah- 
biamo dimostrata piii volte T insussistenza , benehe i giornali di 
quella risma la vadano applicando non solo agli uomini, ma persfco 
a Dio, intimandogli che si contenti di essere riverito colla Relujiimr, 
ddlo Stato. sotto qualunque forma la sancisca il capriccio della plu- 
ralila. e non osi nella sua onnipotenza vietare a chi oggi e cattolico 



BELLA R1VOLUZIONE 109 

I'autenticar domani perleggeil Corano. Gosi intendono costorol'in- 
violabilita delle leggi eterne di giustizia,dei principiisupremidi veri- 
ta! Or (juando iiu si tracotante linguaggio si parla con Dio, non do- 
vremino arrossire di voler incglio trattate le nazioni?Con qual fronte 
oseranno queste invocare gli eterni diritti di ogni socicta umana 
fondati nella stessa natura. quando 1'infinita maosta dell' Eterno e 
dilcggiata da codesti sdiernitori ed invitata a diiederc il eulto die 
le si compel edali'nrtiiilo rotolar delle pallottolo iieiruriuilegislatrice? 

Ma poidie e consiglio di Dio medasimo die allo stolto si risponda 
secondo la sua slollezza , accettiamo la stoltez/.a del Times e del 
ParJamcnto pur moslrarli seco stessi in contraddizione. La legge, 
dicuno cssi, dec rimanersi inviolahile, come volonta ch'ella e della 
nazione legislatrice; or la legge perniette ayU uomini il dire e il fare 
tutto ciit che lor piace, purehe non armino : dunque gf incendiarii 
purche non armino dicano e facciano tutto cio die a lor piace. 

Bel raziocinio in verita , ma clie dimentica soltanto qual sia lo 
steccato della gioslra. Noi non istiamo qui |)arlando di legge inglese, 
ma di legge internazionale , la quale risulta , giusta i costoro prin- 
eipii. dalla volonla delle nazioni associate, come la legge di un po- 
polo dalla volonla delie jiersoni 1 die lo eompongono. A die dunque 
parlar colle altre nazioni della legge inglese, quando si tratta delle 
rela/ioni con esse ? Se dovessimo definire il piato colle leggi del- 
T t'tt'rna Giustizia. vi ripeteremmo die I' impunita del delittoe un 
disordine indegno d' ogni ariimo onesto. Ma se avete }>iir lermo di 
non riconoscere giudiratrice suprema di tutte le umane volonta una 
eterna Giustizia . sappiate almeno essere coerenti a voi medesimi , 
ed aecettate per 'teggi delle nazioni quella die dalla pluralila di que- 
ste verra stanziata. E die si, die tutte ormai le nazioni stanche dal 
perpetuo palpitare e cadere sotto il i'erro degli assassini vorranno 
veder fmita una volta Tiliade di tnntei sventure. 

11 giornalista risponde al voto di tutta I'Kuropa die so/o i harhnri 
polrebbei'o violar queirasilo , nt V oserebbero clu 1 per propria sven- 
tura : risposta degnissima di uh Brenno die colla scimitarra alia 

ri9)oqinno an- 



411) L'ASILO 

mano uguaglia le partite del sangue sparse c deH'oro raccolto. Ne noi 
sappiamo se il Brenno inglese incontrera quel Camillo cui gitta si 
audace il guanto della disfida. In verita se potessimo credere che il 
Times parlasse a nome del suo Governo , diremmo die questo sia 
risoluto alia guerra, e spiegheremmo cosi il tanto apparecchiarvisi : 
giacche che altro e se non invitare a guerra quel rispondere si fie- 
ramente guai a chi osasse interdir questo asilo ? 

Ma poiche siam persuasi non esser la guerra nell' interesse della 
Gran Brettagna , lasciamo ai nostri giornalisti il merito di codesta 
arrogante fatuita, e ringraziamoli anzi dell' apologia tessuta allaim- 
punita del delitto: che davvero noi non avremmo saputo raccogliere 
oiide che sia ragioni a dimostrare 1' empieta di questo asilo cosi ef- 
licaci ad infamarlo, come 1' apologia che ne tessono i due giornali- 
sti. I quali francamente dicono all'Europa intera: Quando una na- 
zione e forte non riconosce altra legge che il proprio volere; e que- 
sta legge che padroneggia in sua casa dee regnare dispoticamehte 
sopra tutte le genti a cui ella I'imponga Speriamo che i sapient* 
politici di quella gran nazione sentano meglio di costoro le vooi 
della giustizia, gli affetti della umanita, i dettati dell' interesse. 

Ma le ragioni da noi fin qui recate e per istabilire il dritto d' Asilo 
e per combattere 1' impunita del delitto , hanno riguardato la qui- 
stione in astratto e solo sull' ultimo hanno accennato a qualche COB- 
traddizione dei due apologisti. Gran torto peraltro faremmo ai let- 
tori nostri se non richiamassimo per ultimo il loro sguardo ad un 
vitupero a cui la Provvidenza sembra condannare in pena di anti>- 
<?he menzogne i patrocinatori degl' incendiarii e degli scherani. I 
quali sapete voi a qual partito appartengouo ? A quello appunto che 
grido a piena gola contro gli Asili della Chiesa. 

Oh chi e mai si nuovo in questo mondo , che non abbia udito e 
letto vituperii infiniti contro 1' asilo ecclesiastico ? Avea bel gridar 
la natwra essere indegna cosa che nella santita del tempio penetras- 
se senza riguardo col ferro sguainato il birro, senza sospendere il 
passo un momento , senza dar segno di riconoscervi la maesta ter- 



BELLA, RIYOLLZIONE 1H 

ribile del Dio dell' universo: avea bel fremere il natural sentimento 
<ii pieta eontro lo aptetato, il sacrilego 

Natiim ante orapatris, patrem qui oblruncat ad aras: 

avea bello slancarsi la storia nel raccoutarci per minuto le costu- 
manzo religiose dei popoli anche pagani , anclie selvaggi , ai quaU 
f altare , la selva sacra era asilo inviolabile 4 , e i dritti diplomatioi 
delle nazioni colte pressu i quali e inviolabile il domicilio di un ain- 
basciadore. Lo stesso Dio tremendo del Sinai squillava indarno fra 
le caligini di quelle pewdici la tromba, segnando nelle tribu del pel~ 
Jegrino Israello quali citta e a quali delitti dovessero assicurare la 
vita. L' empieta avea vinto , il secolo apostatava: ed ogni Asilo do- 
vette porlar 1'anatema e perdere non solo il dritto, ma 1'onore : non 
solo cessare dal tutelare gli sventurati , ma andare in voce d' infa- 
jnia c d'ingiustizia. 

Or ecro cbe ad un tratto il linguaggio si cambia e i zelatori della 
giusti/.ia eontro la rcligionc strappano dalle mani di Temide le 
hrtance, e gridano umanita, perdono. leri parea loro indegna cosa 
die la maosta suprema di un regnante potesse accordare una gra- 
zia al malfattore: peggio poi cbe questi aver potesse uria franrbigia, 
Ticovero nelle ombre del Santuario. E: (jnal forza. sclamava- 
Hd, avra piu la legge,qual freno il delitto, qual sicurezza la socictn. 
se uno scellerato pu6 sperare o grazia dal Principe o scampo dalla 
peligione ? Oggi , vedete mutazione di linguaggio ! la societa ^ 
sicura, la legge inviolabile , il delitto conquiso con un passaporto 
} ic 

1 II VlGlL con una franchczza degna d'uu igfnorante afferma arditamenle la fal- 
sila di questa proposiiionc, asserendo die i (Icrmani non riconobbero il drilto 
d'asilo (Tomk IV. Diss. X, j>;i}>,. 30). II 1'hillips die. conosce probabilmente un 
po'incglio i suoi connazionali asserisce appunto il contrario, attribuendo 1'asilo 
cclesiastico ad nna iraitazione dei costumi germanici e ne cita le prove in ap- 
poggio: L'Eglise adoptant d cet egard les principes des Romaini et desGermains 
siir I'inviolabilite des lien.r vmiet an culte de la divinite PHILLIPS Droit ec- 

'. ./,,(/* Trad. GnorzET torn. Ill, lib. I, 121. 






112 L' ASILO DELLA RIVOLLZIONE 

benignamente accordato a un manigoldo die fugge grondante del 
sangue di cento vittime. Strana mutazione invero , ma die non e 
mestieri spiegare ai nostri lettori. Essi gia sanno di lunga mano che 
i promulgatori di convincimenli profondi, di prindpii inviolabili, di 
esecrazione contro i ducpesi e le due misure, sono que'dessi appun- 
to che gia tengono negli dastioi loro porlaibgli dei priucipii. per ogni 
fortuna, dei convincimenti per ogni interesse, delle misure adatta- 
bili ad ogni spanna: e che quando si chiedea severita alia legge era 
interesse nel perseguitare gli avversarii-, quando si chiede benigni- 
ta all' Asilo e interesse nel tutelare i complici. r /[ 

Or su, signori : e egli leoito o illecito 1' apparecchiar un rifugio 
all' innocente perseguitato, all'illuso disingannato, e al delinquente 
pentito? Se questo e illecito, se fomenta il delitto , se rende ineffi- 
cace la legge, incerta la morale , paralitica la giustizia , cessate or- 
mai dal volcre un Asilo aperto in qual si voglia angolo della terra , 
che una e per tutti I'inviolabilita della giustizia, della legge, dell'or- 
dine , della morale. Se poi riconoscete essere oggidi istituzione de- 
gnissima di una giustizia itmana, T aprire un asilo all' innocenza e 
al pentimento , cessate, se '1 ciel vi salvi , dal ripeterci le invettive 
protestanti e volteriane contro que'secoli in cui lareligione facendo- 
si incontro al reo lo coprivacon un mantoriverito, assicurandolo non 
a ritemprare i pugnali, ma a piangere i suoi delitti. Se quella reli- 
gione augusta ricovrata solitaria nei suoi santuarii piu non ne esce 
oggi a tern}) rare le ire furibonde, a dissipare le calunnie dei falsarii 
a sospendere il colpo del littore, lasciatela ahneno tranquilla in que' 
silenzii reverendi, e godetevi senza bestemmiarla la liberta che igno- 
ra ogni divinita. Allora potrem credere che vi rimane in cuore un 
senso almeno di misericordia, e non sembrerete disdire, per bestem- 
miar la Chiesa, quei principii che millantate per divinizzar le na- 
zioni. 

. 

qrnoa oiiodu 

)o ado ni iJJhib iJgQijp fcM ,Qtm&,i'\> 
g 



It nitJtiL 

GLI OSPITI DI CASORATE 

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N AZ I N AL I T A 

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ic, , . 

liMERTEJNIMENTO SESTO 

Rientrato colla serva il Parroco, sceso pocanzi ad affrettare gli 
apparecchi della cena , si assise cogli Ospiti alia mensa . la quale 
riusci come gli altri pasti, lieta non menu che frugale, condita 
com' era da quella intimita d' amicizia che stringe si soaveniente in 
simili congiunture albergati e albergatori. Tolto poscia il rilievo, 
che diede a Perpetua ed a iSiccola 1' occasione di far prodezze ; 

Ted. Orsu, disse il Capitano, pagateci 1' ultimo tributo della vo- 
stra cortesia ed erudizione, e ripigliamo lo svolgimento dei vostri 
pensieri intorno alia nazionalita cristiana. 

Cur. Resta dunque ammesso da voi che si da associazione fra le 
yenti , che questa associazione e in pro delle genii associate, che que- 
sto pro consiste nel farle partecipi di certe forze di ordine superiore, 
ossia di certi dritti risultanti dal loro congiungimento, i quali alle 
singole genti non potrebbono competere. 

Piem. chiarissimo. Ma questi diritti in che consistono? 
Serie IL vol U. 8 






3 i 5 GLI OSP1TI DI CASORATE 

Cur. O lo dira il nostro Capitano, rispondendo ad una mia sem- 
plice interrogazione. Quali sono i diritti, o piuttosto il dritto fonda- 
mentale acquistato in forza dell 1 associazione medesima dagl' indi- 
vidui associate cljyup ;> tnutaer &J .jj-ioJen ulbb eUdiip 6 - 

Ted. Considerando la defmizione stessa della societa ( cooperazio- 
ne di molli intelligent.! ad un fine) , essi mi paiono acquistare il drit- 
to e contrarre il dovere di tendere al bene comune congiungendo i 
mezzi opportuni con isforzo Concorde, sotto V indirizzo dell' autori- 
ta sociale. 4Ju.t omo:> muJfin 

Cur. Egregiaraente. Or sostituite a' vocaboli generic! i termini 
proprii della societa cristiana , e vedrete risultarne questa formola 
semplicissima : Le nazioni cristiane collegandosi nella unita catto- 
lica acquistano il dritto (anzi contraggono il dovere) di tendere alia 
piena attuazione del concetto cristiano , usando i mezzi proprii del 
cristiano col concorso degli sforzi comuni , indirizzati dall' autorita 
cristiana . 

Piem. Non c' e che dire : la conclusione e evidente. 

Cur. Svolgete ora akjuanto questo concetto e ne vedrete sgorgare 
delle conseguenze pratiche di sommo rilievo ancbe nell' ordine po- 
litico. E in primo luogo se ogni associato ba il dritto che gli altri 
consocii non ialliscano alia congi^nzione convenuta, questo dritto 
medesimo appartiene alle genti cristiane : per modo che se un opr- 
pressore voglia indurre una di esse all' aposlasia, lo all re banno il 
diritto anzi il debits di soccorrere la Nazione oppressa, jiro accian- 
dole il libero uso del suo cattolioismo. E questo appunto e cio che 
1'iTf la cristianita quando rivendicava dalla sehiavitii -le genti opprcs- 
se sotto il giogo dell' islamismo. 

Piem. Colle Crociate volete dire ? 

Cur. Appunto: con quelle Crociate ehe formarono lo scandalo di 
tanti filantropi , secondo i quali lelNazioni crisliane avrebbono lo- 
v.uto lasciarsi trucidare come pe ore cetlendo liberi i campi d' Euro- 
pa alia civilta del Cx>rano} la (juale certamente, non puo negarsi, sa- 
rebbe stata piu indulgente che i Ponteftci a oerte passioncelle inno- 
centi .... mi capite eh ? 

nqqo BlSBmoIqib t,l ,. i**Kiqqo 



LA NAZIOMALITA M5 

Piem. In questo inodo la legge del non intervenlo andrebbe a 
monte ! 

f**r. E qual dubbio? Essu e c ontraria del pari alia legge del 
Vangelo e a quella della natura. La natura e quella olie dice all' in- 
dividuo : Fa ad altrui cio che ragionevolmente vorresti per te . 
Applicate questo principio alle Nazioni e vedrete che ogni Nazione 
se venga oppressa da un branco di scellerati ha lo stesso dritto ad 
ottenere soccorso dalle genti vicine , che un privato sotto il coltello 
degli assassini. Ma questo dovere di natura come tutte le altre leggi 
di questa madre un po' troppo ontologica, puo lasciare una certa 
mdelerminazione nelle applicazioni. Ora in quella guisa che a to- 
gliere una tale indelerminazione interviene fra'privati la legge civile, 
interviene allo stesso niodo fra le genti cristiane 1'autorita cristiana; 
u dichiara in quali circostanze un popolo debba dirsi oppresso nella 
sua coscienza, un Governo debba dirsi oppressore della religione, e 
.alle genti circonvicine sia lecito od anche obbligatorio il soccorrere 
-ai fratelli pericolanti. 

Piem. Ma come mai tutte le genti europee si sarebbero congiu- 
rate in un dettame contrario alia carita cristiana? 

Cur. Ve ne meravigliate ! Ed io mi meraviglio della vostra me- 
raviglia. Sapete voi che cosa e questo gran vocabolo, questo non tn- 
ttrvento si vezzeggiato ! 

Piem. Che cosa? 

Cur. Non altro che la libera associazione alia moderna trasporta- 
ta negli ordini internazionali. 

Ted. II signor Curato dice a meraviglia : quando si permette ai 
malvagi il cospirare in pieno giorno, vietando I'intervento dell 1 auto*- 
rila pubblica , il paese gode di libera associazione : quando questa 
liberta di cospirazione gia vincitrice e tiranna in un popolo. si vuol 
sottrarre alle ire dei popoli vicini, cui la carita internazionale obbli- 
ghereblje a difendere gli oppress! , si grida il non intervento. 

Piem. Ma , caro Capitano , voi che conoscete le mene politic he 
dovivsto essere meno indulgenie verso codesti protettori oificiosi o 
officiali , dovendo sapere benissimo quante volte sotto il pretesto di 
difendere gli oppressi , la diplomazia opprime reahnente i difesi. 



1 M) GLI OSP1TI DI CASORATE 

Ted. Lo so purtroppo ! Ma, caro Tenente,colpito forse da un dis- 
ordine , da un abuso , non riflettete ad un errore comunissimo fra 
ie persone anche oneste, quando la prudenza da vecchio non ugua- 
glia lo zelo da giovane; ed e di correggere gli abusi col sopprimere le 
istituzioni. Gnai a me se voi foste il mio chirurgo ! Per curarmi la 
gain ha die e ferita , se il vostro cuore non si opponesse alia vostra 
teoria, sapete che sareste tentatodi tagliarmela? M 'loqoq 

f<C#r. La e proprio cosi: in ogni ordine di idee, quando s' infiltra 
il principio ammodernatore, produce dappertutto i medesimi effetti. 
Vedeteli nella carita puhblica: predicata dalla Chiesa cattolica, essa 
era divenuta una panacea sociale. Ma che? mentre volea soccorre- 
re alle vere calami ta fu talvolta ingannata dagli scrocconi , dai va- 
gabond!, dagli oziosi. Voi sapete qual fu il rimedio: declamare con- 
tro T elemosina e artigliare tutte le opere pie. E con qual esito , lo 
sapete del pari: la carita venne meno e la societa dovette sopperirvi 
oolla tassa dei poveri. Questo aflrancamento dell' artiglio laicale a 
rapinare la carita dei sudditi fu detto secolarizzazione della benefi- 
cenza-, ma potrebbe dirsi il non intervento intimato alia carita cri- 
stiana e alia autorita della Chiesa in soccorso della miseria-, o altri- 
tnenti, la liberta accordataalFisco di mettere una tassa sulle borse 
caritatevoli o di appropriarsele interamente. 

Ted. Bravo, signor Curato ! Questo si chiama ampiezza di vedu- 
te , trovare e sprigionare per ogni dove un principio , benche si 
trasformi, qual Proteo, sotto mille forme diverse. 

Cur. Ed ecco perche io dicea pocanzi al Tenente di meravigliarmi 
della sua nu'rariylia. Ciii conosce la fecondita dei principii elaloro 
tendenza a traforarsi in tutti gli ordini pratici: quando uno ne scor- 
ge !>ene accolto, vezzeggiato, autenticato , santificato in una parte 
delle attinenzesociali,prevede immediatamente che a tutte le altre 
si appicchera ben presto il principio medesimo , il medesiino con- 
tagio. Ma risU^bilite nella societa T idea cattolica , la vera carita . 
1'autorita e le influenze della Chiesa; e il mutuo soccorso contro gli 
incendii morali sara un diritto ilelle nazioni, comee dritto degl' in- 
dividui contro gl' incendii materiali. 



LA NAZIO.XAL1TA 117 

Piem. Ola, signor Curato, mi |)are che voi vogliate condurci alia 
teocrazia del medio evo. 

-etfair. La frase e tecnica , caro signor Tenerite : si vrde prnprio 
che avete imparato il linguaggio corrente. Anticamente. a dir vcro, 
teocrazia signiticava il Governo letnporale d 1 Iddio medesimo. giar- 
che si supponeva cbc moralmente la legge di Dio governassc tutl' i 
popoli. Ma oggidi il mal vezzo di travisarc vocaboli per rendere o- 
diose or cose or persone, ha introdotto anche questo nella societa : 
appena un buon cattolico pretende che i Governi non hanno rt.sso- 
luto arbilrio contro le leggi divine o morali o rivelate , eccoti in- 
contaiKMitc al/arsi un urlo contro la leocrazia. E i gridatori sapete 
chi sono? sono appnnto ijnei fainosi gridatori di guacentigie, il cui 
zelo si scalda fino alia sedizione e alia strage per difcndere i popoli 
<lagli arbilrii deft assohi-lismo . Ma quando la guarontigia viene dalla 
potenza del Clero . . . oii<6 1 da tal mano, neppur la lifyerta non vo- 
gliono ac-cettarc. Yoi peraltro.caro Tenente, non siete di questhed 
io vi lascio in piena halia il vocabolo. E se volote cbiamar teocrazia 
un Governo clu> riverisce ed obbedisce la volonta divina, or sia ma- 
nilVstata per V online di natura. or per dettato di rivelazione, usate 
pureil vocabolo in buon'6ra: ed io vi rispondero che si, ho proprio 
intenzione e desiderio vivissimo che i Governi come gl' individui si 
pieghino al voler divino, non solo col credere i dogmi ma col prati- 
carnei doveri.Se dunque fra molte genti 1'osservanza del cattolici- 
smo e riconosciuta come precetto divino : se queste genti sono fra 
di lore congiunte per societa; se questa associazione e diretla come 
suo lint* ;id attuaro T idea cristiana-, se il dovere di ogni associato e 
di coadiuvare gli altri al fine socialo : voi vedete cliiaramente che 
rintcrvento scambievole dellc Nazioni cattoliche per dil'endersi nel 
possesso della propria religione , lungi dall' essere una violazione 
della liberta dei popoli, ne e anzi una delle piu important! applica- 
y.ioni. K se aveste qualche diftirolta in questo, sapete. chi verrebbea 
sciogliere i vostri scrupoli? Yerrebbe un giurista protestante , il 
signer Vattel in petto e in persona ; e vi direbbe che : Quand on 
wit un parti acharne contre la religion qu' on professe. et un prince 



118 GLI OSPITI DI CASORATE 

wisin persecute en consequence les snjets de cette religion, il est per- 
mis de les secourir * . E credete voi che la Francia avrebbe veduto 
correre tanto sangue nel 93 , se questo grande obbligo di fratellan- 
za fra' popoli cattolici fosse stato e compreso e praticato? 

Piem. Ma in tal caso il Papa diventa Re di tutte le genti cri- 
stiane ? 

Cur. Sicuro ! Appunto come il vostro confessore e anmiinistrato- 
re delle voslre entrate e regolatore delJa vostra famiglia. 

Piem. Comesarebbeadire? 

Cur. Se voi foste scialacquatore e andaste a confessarvene, eam- 
monitone ricadeste , credete voi che il confessore non vi i'arebbe 
una buona ramanzina? E se educaste male i figli , se in casa vostra 
bazzicassero persone malvagie a corromperli , o alle pareti pendes- 
sero pitture oscene , o corressero alle mani libri pesliferi , non do- 
vrebbe il confessore esigere da voi una mutazione di governo , o 
imporre ai figli vostri certe leggi di condotta morale per difenderli 
dal precipizio ? Or fate conto che 1' autorita del Pastore supremo 
adoperi verso le genti quel medesimo addottrinamento , e all' uopo 
quella medesima severita che il confessore verso il padre di fami- 
glia : la quale per questo nessuno sogno mai di trasformare in una 
teocrazia. Vero e che questa direzione morale e spirituale, traspor- 
tata nell' ampio campo di tutta la cristianita , e munita di quel po- 
ter coattivo che si ricbiedc a formare visibilmente ( notatela questa 
parola) visibilmente una sola societa, o, come dice il Vangelo, uti 
unico ovile sotto un solo Pastore, acquista un'ampiezza, una impor- 
tanza , una potenza , rimpetto a cui ingracilisce e quasi si perde , 
qual piu giganteggia , principato sulla terra . . . E qual vi ha Prin- 
cipe che possa penetrare nel cuore e nella mente di tutti ad uno ad 
uno i suoi sudditi , comandargli 1' assenso e vantarsi di ottenerlo ? 
Qual e che vegga i sudditi prostrarglisi ai piedi , ed implorar com* 
favore un comando che li leghi a volere , un oracolo che impongk 

\ VXTTK,. Tom. I lib. II , cap. IV, g. 58, nota. - Citato nella CMM Cat- 
tof.ea, vol. XI, pag. 508. 



,fiOUJ( 



LA NAZIONAUTA HO 

il pensare? Gran Dio die istituzione e questa vostra! I Principi 
temporal! arruolano rairiadi , fan trabaliare sotto i loro bron/i la 
terra, abbisognano di uno sciamc d'impiegati per istrappare a po- 
cbi sudditi in un angolo del mondo una esterna materiale obbe- 
dienza. Un veccbio inenne , solo , deriso , insidiato , imprigionato 
forse , incatenato , scrive pocbe sillabe sopra una carta ; e quella 
carta fa il giro del globo , e dovunque incontra un cattolico , ecco 
inehinarlesi colle ginocchia della niente, del cuore, del corpo. Vedote 
grandezza del potere pontificio ! Ma grande qual lo vedete egli 
sempre quel desso, che per mezzo d' un confessore nelleangustie di 
iina capanna governa la famigliuola d'un contadino cattolico. Con- 
fessatelo , cari miei , la societa delle genti cattob'che e un prodigio 
"msieme di grandezza nell'idea e di semplicita nella esecuzione. 

Ted. Sembra dunque che la congiunzione delle genti cristiane 
potrebbe compararsi ad una federazione. 

T//r. Si cerlamente : anzi ancbe piu cbe federazione dovrebbe 
dirsi fratellanza. La federazione e congiunzione non solo volontaria 
ma libera : la fratellanza e volontaria si ( giacche la volonta si as- 
soggetta alia legge divina di ainare i fratelli) , ma non e libera, es- 
sendo anteriore logicamente alia elezione umana : cotalche le leggi 
fin qui descritte non dipendono dalla volonta delle genti ma dalla 
divina prescrizione. Ed ecco in qual senso e verissima una proposi- 
xione cbe fu talvolta avventata con piu entusiasmo che intelligenza 
uei taHerugli parlamentari. Nei quali udimmo gridarsi cbe le genti 
cattolicbe sono immortali , con intenzione di provocare all' insorgi- 
inento ora i Polaccbi ora gV Irlandesi o altro qualunque popolo op- 
presso. IQ non trovo a dir vero nel Vangelo queste promesse d'im- 
lUortalita pob'tica e non mi arro^o il debito di patrocinarla. Ma se 
altri asserisse con tal vocabolo che le genti cristiane hauno il-dritto 
di trovare nell'aiuto della cristianita una guarentigia contro ([ualun- 
que violenza distruggi trice, sarei dal canto mio prontissimo a sotto- 
scriverne 1' opinamento. 

Ted. Parmi peraltro che una tale sentenza trascenda nella con- 
clusione T ampiezza delle premesse , e pero non possa reggere a ri- 
gore di dialettica. 



12 GLI OSl'lTI Dl CASORATE 

Cur. La vostra sentcnza mi senibra un po" severa. Ma via chiari- 

* 

tela, e ibrse ci inelteromo d 1 aecordo. 

M. lo parto dalle vostre premesse nolle quali voi avete inferito 
la Nazionalita cristiana dal debito di concorrere al fine della cristia- 
na societa, clie e Fattuazione dell a dottrina di Cristo. Secondo questa 
teoria ben potramio i popoli criiniani pretendere la difesa conl.ro i 
nemici della fede, ma non gia cont.ro i nemici della esislenza po- 
litica. 

Cur. Se anclie volessimo attenerci a tale conclusione , essa po- 
trebbe militare a i'avore di quei popoli ai quali certi oratori di Par- 
lamento rivendicavano appunto il diritto di vivere cattolicamente, 
contrastato loro da potenze scismatiche. Credo peraltro inutile una 
tale restrizione. Quando una societa e formata in un ordine supe- 
riore, essa dee tutelare tutt' i dritti degli altri ordini inferior! ai 
quali ella sovrasta^ e cio per una ragione semplicissima, non poten- 
dosi difendere una dote al soggetto senza difendere il soggetto me- 
desimo. Le genti non potrebbero professare il cristianesimo se non 
esistessero. Dunque cbi ha dritto a difendere il loro cristianesimo, 
ha dritto a difendere la loro esistenza in ordine a tal professione. 
Altrimenti i persecutor! potrebbero manomettere lo genti cristiane 
e distruggerle senza temere contrasto. purche non professassero 
apertamente di guerreggiarne gli altari. ..M') 

Ted. Avete ragione. E per altra parte essendo ilmutuo soccorso 
dovere di natural carita, veggono naturalissimo che tal doyere flan- 
to piu strettamente obblighi quanto piu intima diviene nella sociela 
cristiana la congiunzione delle genti. Uj ih > 1/jup 

Piem. In tal guisa dunque il piu forte di tntti i Goverai sari il 
Governo pontificio, come il meglio difeso di tutti in una famiglia di 
militari e il padre per cui sono pronti a guerreggiare tiitti i suoi 
figli. 

Ted. E ne dubitate? Per me mi fanno ridere certi profeti di mai 
augurio , quando vatidnando da gufi sinistri ci dicono che il Pon- 
tefice sara spogliato ben presto del suoi dominii temporal! . Gome 
non vedono costoro che il Governo pontificio e un comune interesse 
di tutti i popoli cattolici? 



O LA NAZIONALITA 121 

Cur. Ed osservate come la fratellanza cristiana non solamente 
<lifende le genii, ma difende eziandio le istituzioni, gli averi, le per- 
sono individue e tutto che appartenga alia soeieta cristiuna. Di che 
avotc un' attuazione concreta nei Cnntoni di Svi/zera; dove i dritti 
confcssinnali , come li chiamano , erano posti sotto la difesa delle 
rispettive confession!, benche si trovassero attuati in territorii di 
confession! diverse. Cotalche i Cattolici di tulti i Cantoni difendeano 
quei monasteri e conventi che vennero oppress! dai radical! nel 
cantone di Argovia. Oh e il cristianesimo fosse cosi inteso pratica- 
mentecome egli e in verita nelle sue istituzioni efllcacissimo a ren- 
dcrc insuperahile , anche teniporalinente parlando, la societa delle 
genti cattoliche! 

Tnl. Che volete? Questa unita dopo il Trattato di Yestfalia ha 
soiferto uno scaccomatto. 

Cur. E per questo la Chiesa vi si opponea con tanta forza ! Ma 
sentite: la natura delle cose e inespugnabile ; e se le genti cattoliche 
non vogliono perire , tosto o tardi saranno costrette a difendersi 
scambievolmente 5 e capiranno i loro principii in forza della neces- 
sita coloro che non vollero capirli dalla voce autorevole della Chiesii. 

Piem. E i preti staranno bene quel giorno , divenuti maestri e 
padroni di tutte le genti cattoliche ! 

Cur. Sempre a celiare il nostro Tenente. Ma sentite: se questa 
mia testa cjnuita non mi avvertisse ormai ch' ella vuole adagiarsi 
suir origliere del sepolcro; se D. Vincenzo arrivasse a vedere que! 
giorno di trioni'o per la Chiesa , egii si rimarrebbe ne piu ne meno 
qual e di presente , un povero pretoccolo con una sottana logora . 
una borsa vuota , e una piccola casuccia. . . . 
: ' <'(P-iem. Ma con un gran cuore ed una gran carit;i. 

Cur. (Tutto bonta vostra). Voglio dire che se co' mici voti affretto 
quel giorno, lo fo solo per brama che trionfi la fede sugl' intelletti. 
ehe la fede degf intelletti produca la giustizia dell' opera, che non si 
rinneghi coll' opera nelle conseguenze social! quel principio che for- 
mcrobbe di tutte le genti cristiane una immensa societa, regno di 
giustizia e di pace. 

v 



GLI OSP1TI DI CASORATE 

T- t 11' T 

II tono di voce commossa con cui queste ultime parole vennero 
pronunziate dal Parroco, propago il medesimo afietto neidue Ospiti; 
i quali compresi di riverenza aspettavano in silenzio la continuazione 
di quelle gravi considerazioni. Quando il sant'uomo riscotendosi ad 
un tratto corse alia fenestra con esso T af tigliere piemontese , cui 
parve udire per la via il calpestio de' cavalli e il rotare di un legno 
che veniva in gran fretta. Onde origliando e sbirciando fra la tene- 
bria : son dessi , grido, e correndo ratio a cingere la spada, allesti- 
vasi per la partenza , mentre il Parroco sceso alia porta facea le 
prime accoglienze al chirurgo , e davasi attorno con Nicola per 
trovare un par di stanghette a cui legare una sedia a braccioli 
per calare bel bello il ferito per le angustie della scaletta: e giu 
clietro al Parroco gia stava correndo anche 1' artigliere piemontese , 
affine di dar mano agli apparecchi : quando risovvenendogli di quel 
foglio ove il Capitano avea notate le precipue proposizioni del ra- 
gionamento tornossene a lui di fretta, e : 

Piem. A proposito, disse, la vostra carta, di grazia, che non vor- 

, . 4n'> 

rei perdere una si cara memona. 

Ted. Poca perdita, se mai. 

Piem. Yoi non siete buon giudice. 

Ei j- i r> -i 

presa la carta di mano al Capitano. si pose a 

appunto cosi. 

Nazionalild k Y astratto di nazione ; e ne esprime T essenza 
come umanitd esprime 1' essenza di iiorno. Colui e uomo che ha 
1' wnanita 5 quella moltitudine e nazione che ha la naziondlita. 

Quel dritto che nasce dalF esser nazione dee dirsi drilto di 
nazionafita, come quello che nasce dall' essere uomo , dritto si dice 
di umanita. Se poi una qualche moltitudine potesse vantare il dritto 
a diventar nazione , quando tale non sia , questo dritto dovrebbe 
chiamarsi diritto alia nazionalild. 

dunque mestieri conoscere che cosa e nazione per conoscere 
il dritto di nazionalita : e contemplando qual e la moltitudine si 
potra comprendere qual dritto abbia alia nazionalita. Rifacciamoci 
dal primo. 



O LA NAZIONALITA 123 

II vocabolo nazione puo pronunziarsi in varii sensi, secondo le 
varie scienze che lo pronunziano : considereremo soltanto il senso 
filosofico e Tinternazionale, essendo ([uesti soli i cardini delle odier- 
ne quistioni europee , e specialmente della quistioue italiana. 

In questa seconda scienza, nazione e un popolo che costituisce 
uno Slalo indipendente : e 1' essenza della yoce nazione presa in tal 
significato e il complesso di que' caratteri die costituiscono lo Stato 
indipendente, in quanto questi possono attribuirsi non solo al Go- 
verno che rappresenta la nazione (e che sotto tale aspetto dicesi lo 
Stato) , ma tutta insieme la moltitudine colle sue proprieta o at- 
tributi necessarii. 

I caratteri di nazione sotto tale aspetto sono 1'unita di fusione 
almeno, se non di origine, 1'unita di autorild suprcma, 1'unita di 
Governo, 1'unita per quanto puossi di territorio e I'autonomia. 

Nella guerra italiana non si trattava di questa nazionalitd , 
giacche in tal senso 1'Italia non costituiva una nazione , 1 . perche 
non era indipendente, guerreggiando anzi per divenir tale; 2. per- 
che era divisa in molti Stati indipendenti , che costituivano la na- 
zione Siciliana, la Toscana, la Piemontese ecc. 

Presa nel senso filosofico la voce nazione , significa 1'unita di 
schiatta, di lingua, di istituzioni donde germina una tal quale uni- 
ta d'affetti, d'interessi e si prepara 1'unita di territorio. 

La quistione di nazionalitd puo interrogare : 1 . Se ogni mol- 
titudine dotata di qualcuno di codesti elementi abbia diritto di 
costituirsi in nazione nel senso filosofico ? 2. Se un popolo gia 
dotato di nazionalitd nel senso filosofico, abbia il diritto ad ac- 
quistare 1'unita e 1'indipendenza, e divenire cosi nazione in sen- 
so giuridico ? 3. Quali diritti sgorghino dalla nazionalitd, gia co- 
stituita in ambe le forme ? I due primi sarebbero diritti a naziona- 
litd, quest' ultimo diritto di nazionalitd. 

Chiariti cosi i termini e facile il comprendere, 1. che una mol- 
titudine non ha dritti di nazionalita, giacche chi non ha Yessere non 
ha i diritti che dipendono dall' essere. Ma ha ella dritto a divenir 
nazione ? II divenire nazione in quanto vi s' include 1'idea di unica 



GLI OSP1TI DI CASORATE 

schiatla , sarebbe una pretensione tanto ridicola quanto assurda. 
Ma potrebbe ella almeno pretendere alia unita difusione? Questa 
unita dipende principalmente dai matrimonii . e i matrimonii da- 
gl' interessi domestic! ; dal cui intreccio suol nascere ancbe una 
certa unitci o fusione di linguaggi. Or tutti questi element! dipen- 
dono dallo stato di famiglia e sono per conseguenza dritti delle fa- 
miglie, alle quali niuno, fuor di Dio, pu6 vietare 1'intrecciar matri- 
monii a lor talento , di promuovere onestamente i proprii interessi , 
di usare , conversando , la lingua loro familiare. Questi diritti die 
appartengono a ciascuna famiglia in particolare , potrebbero dirsi 
impropriamente dritti della moltitudine ; ma T espressione sarebbe 
impropria ed anche in certo senso contraddittoria : giacche dicendo 
noi qui moltitudine un' agglomerazione d' individui o di famiglie 
7ion ancor dotala di ccnma unita morale, I'attribuire i"s diritto a 
cbi non ha unita di essere, sarebbe un afiermare e riegare nel tem- 
po stesso, attribuendo alia moltitudine cio die presuppone I' unita. 

II dritto dunque a nazionalita per una moltitudine si riduce al 
dritto clie ha ogni famiglia di fare liberamente i fatti suoi, senza le* 
sione dei dritti altrui : e in tal senso niuno puo negare che le molti- 
tudini hanno il diritto di non essere impedite dal diveaire nazioni. 

Supponiamo ora la moltitudine divenuta una schiatta per via 
di fusione coll' intreccio dei maritaggi e rolla comunanza del lin- 
guaggio : una nel territorio per la contiguita dell' abitazione e dei 
campi, una fino a un certo segno nella legislazione. e nella autorita, 
per T unita d' interessi e di consuetudini nel reaolafli sotto gl' in- 
dirizzi almeno di un' autorita comunale : potra domandarsi se una 
tale associazione d'uomini che gia puo d^irsi nazione nel senso iilo- 
sofico abbia il dritto di costiluirsi nazione nel.senso ^iuridico 2mi>o 

Una tal quistione puo muoversi o rispetto ad un popolo , die 
siasi sviluppato in tal modo mdipendentemente da ogni altro, come 
avrebbe potuto fare una Colonia di Norvegi trasportataida una tem- 
pesta sui deserti della GroenlandiaJ^oi -dell' ^Almefida. nel secolo X : 
ma ognun vede cbe la quistione sarebbe fuorxliluogoyiessendo una 
tal nazione gia indipendente di fatto. 

o 



.rr/0- LA NA/IONALITA 125 

La sola quislione die potrebbe muoversi per una tal Colonia 
sarebbe intorno al conservare contro gli assalitori rindipendenza 
propria , come la Spagna serbolla coutro JNapoleone. Ma questo e 
diritto di nazionalita rion gia a nazionalita. 

Sr poi si suppone die quel popoio siasi sviluppato , mescolato 
con altri, e vincolato per conseguenza da quell' iiitreccio di diritti e 
doveri sociali per cui formava con essi una sola societa : allora il 
(ionmndare se abbia drilto a nazionaliUi vale altrettanto die doman- 
darc se abbia il dritto di rompere tutti que' vincoli raorali. Al che 
la risposta non e difficile, essendo notissimo che i vincoli del diritto 
non si rompono onestamente, se non in due modi : 1. inducendo 
flu t 1 invcslito del dritto medesimo a rinunziarvi di volonla pro- 
pria, compensandoglieli con altri beni rnoralmente equivalenti: 2. 
castigando giustamente il grave abuso die altri abbia fatto dei dritti 
die prinia godea. II priino modo compete ad ognuno , il secon- 
do a cbi ba Tautorita punitrice, alia quale fra le nazioni si ri- 
duce il terribile diritto della guerra. Tale fu la separazione degli 
Israeliti dagli Egizii fra i quali erano cresciuti in popolo, ed op- 
pressi da quei tiranni ebbero dal Legislatore supremo il coinan- 
do di rivendioarsi in liberta , e di costituire quindi in poi una 
nazione indipendente. inn(|i|jj' 

Una nazione di tal fatta , quali dritti ba ella di nazionalita '.' 
Era questo il terzo qucsito a cui non ineno facile e la risposta: ella 
ba il dritto di conservare contro ogni ingiusto aggressore 1' essere 
di cui e in possesso; e per conseguenza la sua moltitudine, 1' auto- 
nomia di autoriti'i , la forma di Governo sotto cui viene posseduta . 
la lingua nazionale , il territorio in cui regna , le istituzioni avite e 
confacenti al genio naxiouale. E poicbe questi varii element! lianno 
n naturale loro movimento ed esplicamento, ella ba il diritto a non 
esser turbatain questo regolare suo procedimento, purcbenon pre- 
tenda valicare quei termini, ove Tarrestano i diritti delle genti vicine 
ovvero le leggi della eternaGiustizia . Cosi la scrittura del Capituno. 

Piem. (]bc peccato, die non abbiate potuto aggiungervi in poche 
parole le belle osservazioni di D; Yincenzo intorno alia confedera- 
zione o fraternita cristiana ! 



GLI OSPITI DI CASORATE 

Ted. Non manchera tempo: non dobbiamo viaggiare insieme? 
L 1 importante e, die que'porhi cenni si capiscano e vi persuadano. 

Piem. State certo e dell'uno e dell'altro. Quello solo du> non in- 
tendo e come mai le storte idee di nazionalita siano potute pene- 
trare in tanti cervelli , far palpitare tanti cuori, mettere in movi- 
mento tanti popoli. 

. Ted. Eh caro mio! questi movimenti che fermentano cosi in tin 
attimo da tin capo all'altro di Europa, che pronunziano per ogni do- 
ve la stessa formola, procedono per gli stessi gradi, rivestono le stes- 
se assise, inalberano la stessa bandiera , questi movimenti, io dico, 
bisogna spiegarli con tutt' altro elemento die identita di pensiero. 
E come potrebbero dieci , venti nazioni diverse ingannarsi nel me- 
desimo errore , commettere i delitti medesimi , abbracciare un lin- 
guaggio alieno dall'indole propria del loro idioma, invogliarsi di tras- 
formarsi in altra nazione?Come mai Portoghesi e Spagnuoli, Pie- 
montesi e Toscani, Lombardi e Romani, Napoletani e Siciliani, tutti 
avrebbero voluto nel tempo medesimo il medesimo sconvolgimento, 
le medesime guerre ai preti e frati, i medesimi colori alia bandiera, 
i medesimi Evviva, i medesimi Abbasso, se la combriccola segreta dei 
settarii ncn avesse irivasato come demone fremente, ed agitato tutta 
la massa di tanti popoli con unico impulse ? 

Piem. Avete ragione. E di fatto appena i settarii si divisero, 
divisa comparve I' Italia : la comparsa dello scellerato Mazzini a 
Milano fu il tizzone di discordia , al quale andiam debitori pur- 
troppo nella massima parte di nostre sventure. 

Ted. Or via : speriamo che facciano senno ormai gl' Italian! ; 
e che iuvece di correre dietro ad una nazionalita fattizia sotto il 
gonfalone di quegli scellerati, cerchino quindi in poi quella sola 
unita legittima , epper6 gagliardissima , che viene iniziata dal- 
r osservanza del diritto. 

Rientrava in quel momento il Parroco sceso pocanzi ad affret- 
tare gli allestimenti per trasportare il Capitano ferito 5 lasciato il 
tutto in mano al chirurgo piu esperto di lui in simili bisogni , 
correva ad accomiatare i suoi ospiti. Tutto & pronto , signori 



O LA NAZIONALITA 127 

miei, poiche siete pur fermi a partire. Ma ricordatevi , soggiunse 
tendendo ad ainendue le niani : questa casa e vostra , e voi mi 
date parola di tornarvi piu a lungo altra volta. Non dubitate , si- 
gnor Curato, rispose il Piemoritese, non occorre dar parola, ch6 
gia ne avete rubato 1' nffetto. E in quello entrava con due grana- 
tieri il chirurgo , e adagiando il ferito pian piano sulla sedia sic- 
che minore riuscisse il travaglio , seco il condusse acoompagnato 
dall' ufiiziale piemontese. 

Seguiteli voi pure , lettor gentile , se non temete 1' aria not- 
lunia e i pmcoli delle agitazioni guerresche; e udrete il rima- 
nente di loro conversazioni erudite. In quanto a noi ci rimar- 
remo al coperto in casa di D. Vincenzo a passarvi la notte. 

=, == _ 
ft 9 ieorL 

Due dei nostri associati, di quegli amatori di severe e robuste teorie, ai quali 
la Cicilta Cattolica tanta riconoscenza dee professare per gli onorevoli suffragi 
con cui la confortano . haunoci mossa querela che il grave soggetto della na- 
zionalita sia stato da noi trattato sotto forme amene e leggere. Speriamo che 
nel leggere la carta rimessa dal Capitano al Tenente, vorranno ribenedirci, ve- 
dendo che 1' A. si e sforzato di congiungere la robustezza della dimoslrazione 
che piace ai dotti colla piacevolezza delle forme piu accessibili ai mediocri. II 
clie si parra loro tanto piii ragionevole se ricordino che sotto forma severa tr 
unuscoletti gia parlavauo sulla nazioualita agl' Italiani: il 1 breve scrittura del 
P. Taparelli stampato in Genova pel Ponthenier nel i846 e ristampato sotto 
forma di giusto opuscolo a Firenze pel Ducci nel 1849 in risposta al 2 del Gio- 
berti (ultima nota del Gesuita moderno}. Ai quali due aggiuhse nnove impor- 
tant! teorie nel V Tom. delle Memorie modenesi III Seine Pegregio dottor Bar- 
tolommeo Veratti. Dopo questi tre lavori , che altro avremmo fatto non can- 
giaudo le forme, se non una ristampa o una ripetizione ? 

IS'on dubitiamo clie una tal risposta appaghera gli amatori delle forti teorie : 
tanto piii che gia avraiino scorto nell' iniziamento delle materic filosofiche ( e 
vedranno successivamente nelle altre che abbiamo promesse e che verrertro 
svolgendo sulla govraniia del popolo ecc.) un germe di tratlaztonle , che , ^er 
quaiitunqrie ci sforziamo a<l ammorbidiiia , nulla avra ad invidiai-e alia serieti 
delle specolazioni razionali della priina serie. Beninleso die la matcria pro- 
jnessa per una serie di tre anni non puo tutta esordirsi nell Volume. 





Igflllitl'f .**** 

DELL' ARMONIA 

FILOSOFICA 



-ho ; 



DifficoUa del problema. 

';jft*krM 
SOMMARIO 

i. Affermativa senlenza del Proudhon 2. comprovata dal fatto. 3. Influen- 
za dcgli idiomi nazionali. 4. Universalita della distruzione. 

i . Uno degli effetti piu gravi e piu funesti prodotti nelle scienze 
razionali dalla innovazione onde sorse la filosofia moderna, e senza 
fallo lo sterminio assolufo della unita filosofica, notato gia dal Prou- 
dhon nella sua opera recentissima sul 2 Decembre. De meme ( que ) 
depuis Luther . . . il n'est plus resle place pour aucune eQlise, aucum 1 
confession religieuse . . . (de memc) lorsque Bacon . . . eut revendi- 
qae pour chacun la liberte d" observer et le droit de condure d' apres 
ses observations, quelle fut la consequence de ce fait ? Plusieurs crurent 
qu'il s'agissait de reconstruire une nouvelle philosophic : erreur. Rien 
ne pouvait plus r ester debout que la critique , c est-a-dire la faculte 
de construire des systemes a I'infini ce qui equivaut a la nullite de sys- 

teme. Apres le NOVUM ORGANUM il n'y a pas , il ne pent pas y avoir 
JMnf AMtemfl - f .** I|HM mr i *)toO ZULU* O^HMMI MI 

\\ .\99 <\\ " 



DELL' \RMONIA FILOSOFICA 129 

df doctrine philosophique J . L' A. attribuisce qui a Bacone 1' indi- 
pendenza assoluta delF individuo in fatto di scienze , indipendenza 
da noi altrove attribuita a Cartesio : ma ci6 poco monta ; essi furono 
in questo concordi. L' importante e, die da questa emancipazione 
il Proudhon e la Revue inferiscono concordemenle 1' impossibility 
di formare in Europa una dottrina filosofica : ne niuno , crediamo , 
dei nostri lettori vorra negare la giustezza di tale asserzione e la in- 
ferenza con cui vien dedotta : anzi ci domandammo noi stessi piu 
volte , e da altri ci udimmo interrogare , se esista una filosofia , se 
sia possibile ? 

2. N& certamente a torto , che in verita se vi aflacciaste ad ori- 
gliare al portone di certe Universita principalmente tedesche ove 
1' emancipazione e compiuta , potreste voi non rimanere smarrito , 
o scandolezzato, o forse anche eccitato a riso e disprezzo, mirando 
la condizione a cui la filosofia ammodernata e ridotta? Un vocio 
<liscordante di professori e discepoli, tutti scambievolmente osteg- 
giantisi , introna quelle aule dal primo all 1 ultimo giorno dell' anno 
scolastico: e rado fia che ti riesca afferrare nella confusione di quel 
piato qual sia il pensiero , quale il linguaggio di ciascuno dei con- 
tendenti: che sulle varie labbra le voci medesime hanno diversissi- 
ma significanza ; ne entra in questa pugna novello campione che 
non foggi nel primo ingresso vocaboli e sistemi novelli: vera Babele, 
dice il Balmes, ove ciascuno parla la sua lingua; ma con questo di- 
vario che laddove in Sennaar 1' orgoglio partoriva confusione, qui la 
confusione ingenera orgoglio , dando ansa a ciascuno di alzar cat- 
tedra e gridarsi maestro 2. Anche 1' Accademia di filosofia italica si 
duole di questo difetto negli atti test& puhblicati. La metafisica, 
dice, ha piu che tutte le altre (scienze) soflerto dalla inesattezza del 
linguaggio e dalle licenze degli scrittori di foggiare voci e frasi no- 

\ Revue des deux mondes Vol. XVI nouvelle periode, pag. 1153. 

2 Esto es la torre de Babel , en que rada cual habla su lengtia ; con la 
diferencia ds que alii el orgttllo acarreo el castigo de la confusion y aqui la 
confusion misma aumenta el orgullo, erigiendose fada cual en unico legiti- 
mo maestro. BXLMES Car las a un esceptico pag. 7 Barcelona Brusi 1846. 

Serie If, vol. II. 9 



130 TIEI.L' ARMONIA 

\elle 1 . Cotalche ogni filosofo non solo non intende e non e inteso 
dagli altri, ma 1' intendere e il farsi intendere gli divienepoco men 
che impossibile. Conciossiache sebbene egli ricorra diviato al solito 
ripiego di definire i proprii vocaboli, le deiinizioni medesime di 
che altro son composte se non di altri vocaboli non di rado litigiosi? 
E pognam pure che questi fossero accolti univocamente da tutti, 
quak- e quella mente si ferma , quelia memoria si tenace cbe non 
iseambi a quando a quando la defmizione di un filosofo con quella 
dell' altro? Qual e anzi quel filosofo (se non fosse portentosamente 
sistematico) , il quale mentre va cosi barattando i termini e i signi- 
ticati , non trascuri poi quel che defini prima, e non sia tratto o 
dal linguaggio volgare , o dalF uso antico a ritroso del sistema ne- 
cente? 

3. Questa immensa fallacia di un linguaggio perpetuamente va- 
riabile prende nuovi incrementi neli'uso generalmente adottato delle 
lingue volgari, per cui ogni nazione filosofante, gia mal atante nel 
comprender se stessa , diviene incomprensibile alle altre genti eu- 
ropee, delle quali i filosofi non sono per lo piu poliglotti; e le tradu- 
zioni raro e che riescano ad esprimere con piena esattezza il con- 
cetto originale. Or questa inesattezza di linguaggio non e chi non 
vegga ridursi fmalmente per necessita dell' umana natura ad ufla 
confusione d'idee e di concetti: non essendo possibile che Tespres 
sione si alteri senza alterazione d' idea. E ben sel sanno oggidi t 
sovvertitori , i quali , come altrove abbiam notato , ogni volta che 
vogliono sconvolgere 1'ordine pubblico assumono un vocabolo oti6- 
sto, gli affibbiano un significato anfibologico, e scaraventandolo fra 
le turbe , tutte ne confondono le idee. Per F opposito quanti van- 
taggi rec6 a certe scienze 1'aver saputo imprigionare la mobilita de- 
gl 1 ingegni in una formola invariabile ? Quali acquisti non fece coi 
nuovo linguaggio la chimica I E se la matematica ha fra tutt' i po- 
poli colti si portentosa unita , quanta parte di tal vanto non dcvo 
attribuirsi alia severa unita di sue espressioni ! Ben vede il lettore 

\ UOCCARDO Saggio di filosofia civil* pag. 10 Genova i8i(i. 






FILOSOPICA 

Tagionarsi qui da ooi del linguaggio nel senso logico e non gia nel- 
T etnografico o nel grammaticale : non appelliamo alterazione delia 
espressione ua tersione per es. dal latino in volgare o dalla Crase 
attiva in passiva; wile quali sehhene qualche mutaxione logica puo 
intervenire, pur non e per lo piu malagevole ad evitarsi. Ch voi 
dieiate Cesare ewere, stain ucriso da Bruto , ovvero Bruto avere ue- 
fiso Cesare, ovvero Caesarem a Bruto interemptum^ il senso non sa- 
ra punto alterato e le conseguenze di questa proposizione riusciran- 
no sempre le stesse. Ma s<; alia voce autorita che significa un diritto 
di ordinare la societa , voi applirate il concetto di somma delle vo- 
l&nia di un popolo , le proposizioni die con tal voce comporrete . 
potranno essero verissime nel primo senso e falsissime nel secondo 
o viceversa: sara vero per es. nel primo senso che 1' autorita debba 
essere obbedita , il che e falso nel secondo ; sara vero nel secondo 
senso che Tautorita (volonta dei piu) e tirannia, il che sarebbefabo 
nel primo. Se dunque nell'alterare il linguaggio filosofico, e nel tras- 
portare da un idioma nazionale in un altro le trattazioni dei filoso- 
fanti possono intervenire alterazioni di tal fatta-, 1' equivocanza s'in- 
trodurra necessariamente in questi trattati, ed ogni nuova scrittura 
che a tali equivocanze si appoggi, tornera a crescere le ambagi e ad 
arruffar la matassa. 

II fatto ^ notissimo ai critiri. specialmente teologi, cui la necessita 
di rinvenire V unita tradizionale del dogma nella moltiplicita dei 
Padri die lo testimoniano, pone a si dure strette per diciferarne il 
linguaggio e mostrarne la coerenza. II solo S. Agostino, quanto ha 
fatto sudare colle varianti nella espressione in materia per es. di 
grazia e di libero arbitrio! Ed appunto per questo fu inestimabile il 
vantaggio introdotto in teologia dal linruaggio scolastico perche im- 
pronto quasi marcliio immutabile ad ogni vocabolo la propria idea. 
Questa immutabilita e proprict.a di espressione erasi comunicata in 
qualche parte alia filosofia cattolica. Ma nella ammodernata, tutto 
e tomato a confusione e per la liberta nel foggiare i voraboli e pel 
nazionalismo nell' adoperare gl' idiomi , non essendosi ponderato 

al)bastanza che tutti gli scienziati formano una sola repubblica 

' 



132 DELL' ARMOMA 

bisognosa di un solo linguaggio, ed essendosi voluto nazionaleygicb- 
re le filosofie, come il protestante nazionaleygia le Chiese. 

Quindi si fa chiaro che tutto ci6 clie andrern dicendo intorno 
alia confusione filosofica; vuolsi applicare e al linguaggio e alle idee. 
A queste come a sede principale del vero o del falso, a quello come 
stromento nel quale il concetto s' incarna, partecipandogli la verita 
o la falsita, a un dipresso come la volonta partecipa la sua moralita 
alle azioni. II perche quando si accorda maggior liberta ai filosofi 
nel modificare il senso de loro vocaboli , tanto si rende piu facile 
Talterazione de' concetti procurata a bello studio: e quando alia di- 
versita filosoficasi aggiunge la diversita nazionale dell'idioma, ven- 
gono a moltiplicarsi i pericoli di confusione per 1' involontaria ine- 
sattezza a cui raro e che sfuggano i traduttori. 

4. Fossero almeno accettate universalmente certe dottrine fon- 
damentali , che piantate sulle vie del vero additassero a chi vi in- 
cede certi puriti indeclinabili ove tutti dovessero convenire! che po- 
trebbe sperarsi giugnesse finalmente un bel giorno, ove la severita 
della logica tutti riunisse in un termine. Ma no, tutt' altro : la dis- 
puta comincia dai primi elementi dello scibile e dalla facolta con 
cui si conoscono; e quasi ogni lilosofo inizia la disputa mettendo in 
problema se si dia una verita, e se abbiamo una facolta per cono- 
scerla, e mentre dubita se la verita esista e se la ragione la possa 
conoscere , a questa ragione appunto si raccomanda per conoscere 
la verita, come se fosse certo che la verita e , e che la ragione puo 
conoscere infallibilmente. .., n<1 lJ1fll 

Or come sperare in tanta indipendenza di cervelli , in tanta va- 
rieta di nazioni e di linguaggi, in tanta nullita di elementi e di ba- 
si, diciferar questo caos, e tornare la filosolia ad una (paalche uniia 
universale fra le genti e i dottori europei? - ;) ^ fci 

I 

'- ! 9lh 3 

> Bqo'iu3 9Jn 
IWftii^iBfi^iloyjBJ'iJm/fi ! 
< ' \b iffl/Mr 



F1LOSOFICA 133 

H- 

ui oi>iu 5^ , 

Rdgioni di vinccre lali diflicoltd. 

1, Universalitk del male. 2. ^Jell'ordine anche morale 3. Non si correg- 
pe senza riformar la filosofta. i. Almeno nella sostanza. S. Danno del 
neolojjismo tilosofico per la religione 0. la quale si comunica colla parola 
7. sancila dalla Cbiesa 8. e rivcrita dai dotti. 9. Obbiezione R. 
La Provvideuza presuppone 1'uso dei mezzi. 10. II neologisirio mira a no- 
vita di dottrina. 11. Poca cautela di certi cattolici. 12. Vanita di un 
siitterfugio. 13. Teologia e filosofia non si diversificano per 1' obbietto 
materiale. 14. I danni del ncolofjismo immensamente propaginanti. 

1. Eppure 1'impresa non sembra a noi cosi disperata, come sem- 
breru forse a molti altri , e la fiducia nostra nasce appunto dalla gra- 
vezza, dall' eccesso , dalla enormita del male e del danno. II danno 
e immenso, avendo la lilosofia immense attinenze con tutto il mondo 
e speculativo e pratico, altro non essendo filosofia nella trattazione 
attuale , se non la scienza che rende evidenli le ragioni supreme di 
lutti f/li esseri parlendo da principii accessibili alia nostra ragione. 
Una tale scienza, se pure ella esiste , non solo e connessa con tutto 
lo scibile, ma secondo che ne assegna , or vere , or false le cause , 
ella dee cagionare or giusto or torto il logicare e 1' operare di cia- 
scuna delle scienze subalterne. 

2. Le quali se fossero tutte di soggetto materiale , pa/ienza! 
fatti precedent! si correggerebbero presto per la susseguente espe- 
rienza : e se il fisico t'insegnasse cbe 1'azoto e respirabile, che 1'idro- 
geno non e infiammabile , basterebbe una ispirazione del primo , o 
uno scoppio del secondo per gittare nel sepolcro colF autore anche 
la dottrina. Ma non cosi nelle scienze moral! , ove le passion! ven- 
gono si spesso a confederazione coll' errore , e il disordine veste le 
sembianze di felicita. E che altro sono le odierne sventure ed an- 
gosce della palpitante Europa , se non applicazioni logiche di falsi 
principii filosofici adocchiati talvolta dasguardo volgare nelle region! 
piu sublimi delle astrazioni ontologiche? Piu d'un saggio di tali 



1 34 DELL' ARMOM A 

error! abbiam noi dato nella prima Serie della Civittit Cattolica , 
rendendo ragioni filosofiche degli error! politic! : e sebbene ci sfor- 
zassimoa non abusare con soverchie astrattezze la pazienza de'nostri 
associati , piii d 1 uno forge avra detto che i nostri quaderni erano 
algebra almen per meta. Se non che veggendo finalniente quanto 
fosse rigoroso il vincolo stringente le ronseguenze colle premesse, 
avra dovuto riconoscere quanta parte abbia la filosofia negli storti 
giudizii e nelle aberrazioni del volgo, ancorchequestonon compren- 
da nella loro forma astratta i supremi principii da cui egli parte , e 
il metodo con cui giunge alle pratiche conseguenze funestissime. 
Laonde con pienissima ragione 1'Empio da noi citato pocanzi , con- 
trapponendo all' antica filosofia la moderna , a questa attribuisce in 
religione T atejsmo , in politica i'anarchia, in aaiministrazione lo 
spogliamento 1. 

3. Perloche eonfesseremo ingenuamente (e sia pur che ne ridano 
certi cervelli piu badiali) confesseremo , si , che non isperiamo aver 
tranquilla TEuropa, ordinata la societu, giustii Govern!, obbedienti 
i sudditi, oneste le famiglie, soddisfatti i comuni, rispettati i dritti, 
adempiuti i doveri, insomma tomato il mondo alia quiete dell'ordi- 
ne , finche non possiam dire risorta in Europa una unita nelle dot- 
trine filosofiche. Beninteso, che quando speriamo unita parHamo di 
unit;i morale e non assoluta , di unita sostanziale nei punti impor- 
tant! , non di unita pienissima in ogni piu minuta conseguenza , di 
unita soprattutto nei principii fondamentali e negl' intent! della filo- 
solia , piuttosto che nelle dottrine secondarie , e nelie mediate loro 
inferenze. 

\ Jusqu'ici toute philosophic avait commence par poser un dogme qui, tervant 
de base et de point de depart, ne se prouvait pas lui-mvme ; notre principe a 
nous au contraire est la negation de tout dogme , notre premiere donnee le 
neant . . . et c'est en suite de cette methode negative que nous avom ete con- 
duit d poser come principe , en religion V atheisme , en politique I' anar- 
chic, en economic politique la non propriete. PROUDHON. La revolution socialv 
demontree par le coup d'Etat de 2 Decembre citato nella Revue des deux Mon- 
des Vol. XVI, nouvelle periode, pag. 4155. 



4. Imperciocche le varieta delle opinioni mai non poterono , mai 
potranno evitarsi interamente tra i filosofi o , dieiom meglio , 
tra gli sr ienziati : e la Scolastica stessa del medio evo , riputata da 
molti im puro catechismo di albrismi aristotelici , accettati con istu- 
pida buaggine sotto il suggello dell' ipse dixit : ebbe pure tanta 
varieta di sentenze, cbe dal Cousin, dal Detrerando, e do cotali altri 
non prevenuti per fermo in ffivore dei quodlibeti , pote paragonarsi 
alia varieta delle scuole odierne 1. Or come va frattanto che la 
Scolastica corre in voce di filosofia unica, anzi monotona, anzi git- 
tata a stampo , quasi parto di unico cervello? La ragione e questa, 
a parer nostro, che la sterminata varieta delle dottrine speciali, mai 
non giungeva a. scrollare certi fondamenti comuni e a deviare le 
investigazioni da un comune intento con certi mezzi universalmente 
accettati. II che se tornasse oggi a determinarsi di comune consen- 
timento tra i filosofi , almeno cattolici , potremmo riavere in gran 
parte quella sostanziale unita che diminuirebbe i palpiti e i travia- 
menti delle societa; le cui sorti, vogliasi o non vogliasi riconoscer- 
lo, dipenderanno sempre in gran parte daH'opinar dei sapienti, come 
1' opinare di questi dai loro principii filosofici. E di vero chi pu<V 
negare, che il Montesquieu, il Sieyes, ilBentham, il RomagnOsi, il 
Gioberti abbiano contribuito ai movimenti odierni di Europa, ben- 
che non letti da molti, e che 1' impulse dato da loro ai pcpoli abbia 
preso le mosse dai loro principii filosofici? 

Le aberrazioni filosofiche sono dnnque un male gravissimo e pro- 
ducono gravissimo il danno. E quatito meno la connessione di que- 
sto danno coi principii oncle sgorga e palpabile al grosso volgb e 

1 Basti piM- tuiti il COISIN. J.r* systemes lei phi* diWs sont dans IctSchola- 
ttique aree w\e apparent? de hardi essv Artreme. . . . Vouf connaisses let que- 
relles des nominaliites , des realistts et des conceptualistes * Les sectes de Id 
Scholastiqw sont plus nombreuses que toutes les sectes grecques et que les sectes 
indiennes et chinoises. . . . Aujourd'hui si on regardait du cdte de la scholasti- 
que, on scrait si fort ctonne de la comprcndre et de la trouver tres-ingenieuse, 
qu'oH passerait a I' admiration. COISI5 Introd a I'hisMfe de la philos. nou- 
relle edition pag. 51 , Paris 1 841 . 4b*"N sWafHW, k 4 \ 



136 DELL' ARMOMA 

alia turba ancora dei mediocri, tanto e piu pernicioso lo scapestrare 
di quelle dottrine, per quella ragione medesima che rende piu dete- 
stabile un occulto traditore domestico , che un esterno assalitore 
manifesto. Se ilvolgo vedesse 1' ultimo risultamento delle astrattezze 
e dei principii , si porrebbe per lo piu in guardia contro i principii 
medesimi. Ma essendo incapace di discernere il loro nesso, per poco 
cbe i principii abbiano dell'appariscente e dell' n tile per le passioni, 
sara pronto ad abbracciarli come verita evangeliche, appena li vegga 
autorizzati dai sofismi , o anche solo dalla tronfia sic um era di un 
saocentello da caffe. 

5. Ma vi e di peggio. . . . Come ! e vi puo esser di peggio che 
1'universale sovvertimento della sorieta? Si certamente, vi puo 
esser di peggio; giacch& la societa pu6 ristorarsi llnche dura integro 
ed inconcusso T elemento religiose. Ma se le storture filosofiche 
giungesseroad alterare le dottrine della fede, lo scompiglio univer- 
sale piu non avrebbe rimedio, e la leva Arcbimedea per sollevare il 
globo terraqueo piu non troverebbe il fulcro su cui appoggiarsi. 
Buon per noi, cbe quella figlia del cielo reggesi nelle sfere dell' em - 
pireo , librata sulle ali sue divine , senza abbisognare di sgabello 
terrestre, cbe le somministri un fragile puntello ! 

6. Ma se la religione perdura da se stessa per forza dell' eterno 
Verbo, dura egli ugualmente immobile 1' umano intelletto nell' os- 
sequio della fede senza il sussidio del verbo umano? in altri ter- 
mini, possiam noi aderire alia rivelazione divina, sei vocaboli uma- 
ni coi quali essa ci viene espressa , vadano cambiando nell' avvicen- 
darsi delle dottrine il primitive loro significato? Se cio cbe ieri si 
cbiamava sustanza oggi si cbiami persona , se la voce persona che 
oggi significa un essere positive passi domani a significare una pura 
negazione , se cio cbe era un essere fisico passasse dopo pochi giorni 
ad una modalita morale ovvero a diversi momenti di una medesima 
sostanza : colui che in quest' ultimo periodo protestasse di credere 
le tre persone in Dio , crederebbe egli il medesimo che fu creduto 
nei periodi precedenti? Si puo egli esser cattolico colla fede della 
Trinita , comunque prendasi il senso di questo vocabolo o per la 



FILOSOFICA 137 

trimurti Indiana, o per la iriade platonica o lamennaisiana, per quella 
di Demofilo o di Leroux ecc., o per 1' infinilo , il finilo e il loro rap- 
porlo, secondo il Cousin? 

7. II variare dunque del senso nei vocaboli con cui viene espressa 
la rivelazione divina, se non puo alterare la rivelazione medesima , 
ben pud alterare il concetto con cui 1' intelletto umano vi si confor- 
ma. Ed appunto per questo, la Chiesa in ogni tempo fu gelosissima, 
come delle dottrine , cosi ancor dei vocaboli -, e il frutto di quelle 
sue solenni Adunanze, ove tutta la sapienza dei Prelati cattolici 
raccoglievasi dalle quattro parti del mondo per difender la fede , si 
ridusse talora in gran parte a consecrare autenticamente un voca- 
bolo , una formola , un simbolo , che mettea poscia alia tortura la 
perfidia ereticale , servendo all' opposto di vincolo fortissimo per 
coiiiriungere la cattolica unita. 

8. Ma ilsignificato di questi vocaboli o formole o simboli, chia- 
rissimo a quei giorni quando li costituiva la Chiesa , non pu6 egli 
pure alterarsi di mano in mano? Per questo la divina Regolatrice 
degl' intelletti fu condotta dallo spirito che 1' anima, a ritenere per 
suo volgare idioma la lingua antica per lo piu morta , come quella 
che , appunto per esser morta , avea rivestito nel lessico una specie 
d' iinmortalita. Ma qual pro che la lingua sia grammaticalmente 
inalterabile, se la filosofia alterassei concetti, che in lei s'incarnano? 
E sarebbe egli forse difficile il trovare tra filosofi, eziandio cattolici, 
dottrine ricevute in buona fede come scevre di errore , eppur con- 
trarie nella sostanza, beriche consone nel suono dei vocaboli, al dom- 
ma cattolico ? Basterebbe ad insospettire ogni vero ortodosso quei 
lusso di fraseologia evangelica di cui menano tanta pompa i pietisti, 
gli ecclettici, i comunisti, i quali sotto quei vocaboli norma e base 
di ogni ortodossiu nascondono sensi della piu sfrenata empieta: ea 
noi basta toccar questi esempii riprovati da tutti i savii cattolici per 
far comprendere quanto possa riuscire nociva alia fede la liberta di 
barattare filosoficamente i vocaboli. Mentor) . oi<T n't 

La liberta filosofica nel cangiare e i termini e le dottrine, e dun- 
que di gravissimo pericolo non solo per lo scompiglio ehe introduce 



138 DEI^' ARMONIA 

nolle idee sociali, ma anche per TaHerazione die iutrodur potrebbe 
nella societa rispetto alle dottrh*e religiose. Le quali se una voltaai 
alterassero, qual altro rimedio rimarrebbe alia travagliata societa? 

t). Ouesta alterazione, replichera forse taluno, non e possibile ; 
la divina Provvidenza ce ne assicura. 

E sia pure : gia peraltro abbiam risposto ehe la Provvidenza di- 
vina, la quale assicura 1' infallibility della Cbiesa, non assicura ugual- 
niente la fedella cli ciascuno dei credeuli. Ma ora aggiungiamo di 
piu, die V indefettibilita stessa assicurata alia Cbiesa, presuppone in 
essa T uso indefettibile dei mezzi proporzionati aH'intento. Ed ap- 
puuto per questo, come abbiam veduto pocaiizi, la Maestra delFuni- 
verso va incidendo con severo scalpello sulla colonna fermissima di 
sua verita i vocai>oli e le formole da Lei co^isecrati. Cke se Ella 
tanta cura mette nello sceglierli , e tanta saldezza nel consoHdarK, 
non e egli debito di ogni dottore cattolico il mettere uguale atten- 
zione neirapprenderli, e ugual costanza nel venerarli ? 

Trovate voi tra i capiscuola del lai?ato un iilosofo anche cattolieo 
die non iscappi fuori con vocaboli suoi , o non aderisca a filosofi 
creatori (come dicono) di nuovi sistemi? i quali poi appunto perch& 
nuovi, almeno nei vocaboli, divengono al mondo universe incom" 
prensibili. 

(iosi la pensarono in fatti generalmente le Seuole veramente cat- 
tolicbe, fra le quali, sia detto a lode del vero , quelle d" Italia e di 
Spagna dovettero avere un vaato specialissimo di fermezza, poichfe 
gjunsero a meritare dagli empii settentrionali quel vitupero miglio- 
re di ogni elogio di mm avere filosofia, di rir.ere net ceppi della teolo- 
ifia. Cbi comprende il-costoro linguaggio, sa benissimo quanto sia 
I'onore e quale il sigmflcato di un tal vitupero : il quale in so^tan- 
jsa equivale al dire die gTItaliaiii e gli Spaguuoli non credendo pos- 
sibile die una dottrina medesima sia vera in teologia e falsa in filo- 
sofia, falsi giudicarono tutti i sistemi ftlosofici , i quali conducono 
logicamente alia negazione di un qualcbe dogma cattolico. Uatu- 
mettere lacertezza di questi dogmi, Tusarla a controprova delle v&- 
rita filosofidie fu detto da costoro o scbiavitu o nullita di filosofia : 



MUW*>FK* 139 

ma avrian dovuto dirlo saldissimo elemento di filosofica unita , ed 
argine insuperabile contro il torrente di quella confusione babelica 
in mi le filosofie nordiche vanno brancolando tentoni. E noi che 
questa unita attrihuiamo agrandissimo vanto dellapatria nostra, ri- 
conosciamo nel tempo stesso che essa ne va debitrice in gran parte 
al Clero e secolare e regolare die con tanto zelo di fatiche e chia- 
rezzad'ingegno ritenne i'ra di noi Tegemonia delle scienze razionali. 
So si fosse laicizzato anche questo insegnamento , Dio sa in qua! 
turbine di opinione saremmo ora ravvolti! e Dio sa ove sarebbetra- 
volto ben presto il Piemonte, ove una turba di saccenti emigrati va 
invadendo ogni cattedra, se il robusto sapere di molti Chierid non 
ne ribattesse i sofismi, non ne iiTidesse i vaneiraiamenti ! 

Certamente dovunque penetra la mania dell' insegnamento laicale, 
una liberta indicibile nel diseostarsi da tutto cio cbe ricorda i dogmi 
di fede, o, come dicono, pute di sacrestia, manifesta anche in certi 
cattolici assai poca apprensione dei pericoli a cui espone il neologi- 
smo tilosofico. E non ne vogliam per ora altra prova che le apolo- 
gie di que'medesimi cui di tempo in tempo la Chie.sa condannanei 
loro delirii (Lammenais, Hermes ecc.), i quali non rifinano di dolersi 
che i censori di loro dottrine non ne compresero il sentimento. Se 
il loro sentimento non fu compreso da censori cattolici, che pur so- 
gliono essere in Roma il fior degl'ingegni, quanti equivoci, o piut- 
tosto, quanti errori potranno correre nelle menti d 1 inferior carato 
che pescano in que'libri i sentimenti delFautore fra le tenebre di un 
linguaggio si fallace e vacillante * ? 

10. Sebbene , a che perdiamo il nostro tempo , dimostrando i 
pericoli delle novita filosofiche, mentre la base stessa di questn no- 
vita ben puo dirsi piuttosto una ruina che un pericolo del cattolici- 
smo? E d'oiule infatti questa tanta novita nel linguaggio, se non 
dalla voglia di tutto innovare nelle idee ? Vi sarebl>e filosofo cui 
premesse davvero d' introdurre novita nei vocaboli, se non volesse 


1 Vedi la nota posta in finedi questo articok). 



140 DELL' ARMONIA. 

insieme novita nelle cose? Questa e dunqu* la novita che veramente 
prelendesi, la novita delle dottrine: la novita del vocaboli ne e solo 
un mezzo, una conseguenza. E di vero, chi e oggimai si nuovo, si 
ignaro degli aiidamenti del secolo , che non conosca f intento della 
filosofia di separarsi totalmente dalla teologia? 

Chi non udi ripetere le mille volte non dover la Chiesa brigarsi 
di filosofia, come la filosofia non deve entrare in sacrestia? Espres- 
sioni subdole e traditrici, le quali vengono in sostanza a dirci in un 
ordine diverse di idee , cioe nelle filosofiche, quel medesimo che 
tante volte confutar dovemmo nelle politiche-, ove gli ammoderna- 
tori esprimono precisamente il concetto medesimo con quelf altra 
notissima formola , altrove da noi combattuta , Separazione della 
Chiesa dallo Stato I : formole che richiamanol'antica idea del Pom- 
ponazzi, potere esser vero in filosofia cio che e falso in teologia e vi- 
ceversa. Questo e in sostanza il vero scopo della novita voluta nel 
linguaggio, giacche 1'errore sarebbe impossibile, o almeno si ma- 
nifesterebbe da se medesimo, se venisse espresso con quelle formole 
colle quali in ogni tempo venne condannato dalla Chiesa cattolica. 
Infatti qual sarebbe mai quel fedele, ossequioso verso di Lei, che sof- 
frisse di sentirsi intimareper es. non esser la Chiesa interprete legit- 
tima del Decalogo riguardo al IV, all' VIII precetto? ?vnub 

Fate alfopposto clie penetri negli animiil principio, non toccare 
alia Chiesa rintromettersi nella filosofia del dritto, o nelle quistioni 
politiche 5 e saranno ben molti che ne rifiuteranno gli ammaestra- 
menti, quando Ella imponga obbedienza ad un Principe, ovvero di- 
chiari illecito o nullo un giuramento prestato, o dal Principe o dal 
suddito. i ,,- i r.Jrav 

11. La liberta dunque del linguaggio filosofico viene a ridursi in 
sostanza alia filosofica indipendenza , ossia alia indipendenza della 
ragione, funesta causa di tutto il moderno scompiglio. Al che vor- 
remmo ponessero mente certi cattolici ai quali 1'ebbrezza di novita 

t - .-;; !! fOil obn; >lp fli OJ ' 

1 V. Civilta Cattolica Vol. VII, pag. 257 e segg. 



FILOSOFICA 141 

rende accettevole in filosofia ogni sistema novello ; benches sieno 
alienissimi peraffetto da tutto cio che fa contrasto all' ordine pub- 
blico o alia Chiesa. Rifiettano essi di grazia , alia analogia con cui 
precede il principio eterodosso negli ordini politico, religiose, filo- 
sofico. 11 vederlo costantemente muovere dalla indipendenza indivi- 
duate^ autenticare il dubbio, seminare la divisione, affrancarsi dalla 
Chiesa, condannare le anticbe istituzioni, mutarecontinuamente le 
novelle ecc. ecc. non e egli questo un indizio manifestissimo che la 
somiglianza del frntti germina dalla unita di radice ? E una radice 
die avvetena la teologia e la politica sara ella innocua in filosofia ? 
E il solo attezionare a que' principii i giovani e gl' incauti non puo 
egti porre a grave repentaglio, che accettati una volta in filosofia 
non si possano disdire in religione ed in politica ? 

12. Sappiamo henissimo che a schermirsi da questo colpo, certi 
Cxittolioi fatitori della indipendenza filosofica, vantano siccome evi- 
dentissima quella tinea che separa i due territorii tilosofico e teologi- 
co: ma sappiamo ugualmente accadere nel fatto quel medesimo che 
accade tuttodi nelle relazioni fra i due Poteri. Anche qui i legulei 
polkici non si stancano di ripetere essere distinte per ciascuna auto- 
rita le materic e le competenze, e solo la mala fede potervi intro- 
durre dubbiezza e collisioni. Ma quando si viene alle application! , 
tutto finalmente si riduce ad una sola competenza, e il poter tem- 
porale invade tutto , mcno cio che non pu6 vedersi ne toccarsi , lo 
spirito e la grazia. 

13. Cosi av\iene e debbe avvenire in filosofia, la quale tratta con 
lume naturale tante materie suite quali la teologia sparge i lumi 
della verita rivelata. Anche qui la ragione si fa innanzi, invade il 
campo, preoccupa gl' intelletti dei secolari che mai non istudieran- 
no in divinita e di que'chierici che ancora non vi studiarono, inchio- 
da in quegli animi i suoi equivoci , i suoi sofismi, i suoi errori, ma 
soprattutto I orgoglio di non cedere ad autorita anche divina^ e dal 
maschio di questa fortezz.a sparando novita inaspettate, sfida la Ri- 
velazione e la Chiesa che vengano, se tanto osano, a snidarla: e forse 



DELL ARMONIA 

anche le dileggia tendendo loro dolcemente la mano per sublimarle 
alia suapropiia altezza (Cousin). 

14-. Non verra meno certain en te la Chiesa al gran debito che le 
incombe di tutelare la verita ; ed inviati da lei i teologi s' ingegne- 
ranno d' irraggiare nel buio dei sistemi inventati un fiat hue : ma 
quanto tempo ci vorra a stenebrarlo ? E trovata la chiave del siste- 
ma neonato, la fallacia del sofisma, Tequivoco del vocabolo, saraella 
certa pei cattolici la vittoria? Tutt'altro! sara appena iniziata lapu- 
gna: che ilfilosofo incalzato nel primo steccato si ricovrera nel seeon~ 
do, nel terzo, nel decimo , nel centesimo se occorre, opponendo dei 
suo libro citazionia citazioni,definizionia definizioni, disdette a det- 
ti, neologismi aneologismi, durando in tal guisa nel combattimento 
con perpetue proteste che non e compreso, che bisogna studiare tut- 
to il suo sistema, che bisogna accettare tutte le sue delinizioni, che bi- 
sogna leggere cento volumi per interpreter quttll'uno che viene incol- 
pato. Cosi procedettero sempregli erranti, dopo che Temancipazione 
della filosofia ne porse loro il destro, dai giansenisti fino al Lamen- 
nais, all'Hennes, al Cousin ecc. E mentre cosi si dibattono i piu alti 
intelletti, gli uni per intendere, gli altri perche nx>n si credono in- 
tesi, o piuttosto per non essere intesi, 1'errore ingrossa nelle men- 
ti piu grosse, opera negli animi piu pratici, e quando fmalmente i! 
Caposetta e ridotto a smascherarsi , gia trae dietro un lungo codoz- 
zo di discepoli, che giurano nella sua parola, rifriggono le sue apo- 
logie, incarnano nelF opera le sue dottrine, ma non hanno o la pene- 
trazione, ola pazienza, o 1'uniilta uecessarie a ricredersi e rinsavire. 

Sono queste le dolorose conseguenze dell' aver detto in filosoiia 
labia noslra a nobis sunl: quis nosier Dommus est ? Alle quali se ri- 
lletteranno i cattolici nostri leggitori, vedranno qual sia 1'importan- 
za della quistione che abbiamo fra le mani. E gli zelanti Prelati che 
con tanta indulgenza ci onorano tratto tratto , e ci confortano dei 
loro suffragi, di quanto ardore non sentiranno accendersi nella im- 
presa che da noi si propone di far si che quella unita , la quale nel- 
le scuole ecclesiastiche mantenuta merce 1' influenza dei professori' 



FILOSOFTCA 143 

formali nella scuola del dogma, ripigli i suoi diritti in tutte le seuo- 
le anche laicali, ove la religiosa sapienza del Principi nostri accor- 
da oggidi tanta e si giusta influenza air Episcopato ! 

(Continua) 



N T A 

Al>biara falto noi uiedesimi pocanzi an curioso gpcriinenlo di quest! incon- 
ivenieuti nel precedcnte articolo Di due ftlnsofte- Chi crederebbe, clie nell'Kpi- 
logo di queH'articolo (Civiltd Cattolica II Serie, Vol.1, pag. 046, 1m. 14) la voce 
ST/I.VII comune sia stata da taluno interpretata col Lamennais pereonsenso comnne? 
Kppure tutto quell' articolo destinato a dimostrare che la certezza si puo avere 
<l;i inolti fniiti 1 , e die la iilosofia in ispecie non puo stabilirsi sc uon sulla ii<- 
Irinseca evide.nsa dei principii , ben potea dirsi ua perpetua confutazione di 
quel fanntico , del quale noininatauieute si dicea tre paginc prinia ( pa;;. 043 ' 
essarsi dato al diavolo per far proseliti. In tale scritluni , quaud'aiiche hi voce 
fosse per se equivoca, tutte le regole critiche bastavano a spiegare la nostra 
sentenza. Ma il vero e che la voce neppure e per se equivoca ; e im da quando 
Orzio serivea Communi sentu plane caret, inquimut etc. (Sat. 1,3, 06) la voce 
sensus eommnnit interpretavasi secondo il Forccllini cognitio enrum quae ab 
omnibus roynosci solent: quo qui carent stHpitti rornntur. Xe oggidi e cambia- 
to il si;;nilic;il(i nel linguaggio volgare; ijiacche, secondo il Manuzzi (cui con- 
simua il vocabolario di Napoli) senso comune dicesi alia facoltd per la quale i 
piit, degli uomini giudicnno ragionevolmente delle cos? : e ne adduce in con- 
ferma i testi del Varchi e del Salvini. Vero e che il Dmowski (Imtitutiones phi- 
losophicae Romae 1843 pag. 50 e seg.) ristringe questa significazione aigiudizii 
morali. Ma oltre che questo ristringimento di un particolare filosofo non cambia 
il significato volgare, 1'A. medesimo ci awerte che dee distinguersi il senso ro- 
mune dal consenso comune e dalla antoritd universale: Distinguendus est sensus 
naturae communis \ (i simplici CONSENSU COMMUNI ... 2a6 AUCTORITA.TE UNIVER- 
'/itiim noinnilli uenditant. Nel che molto piii esplicito e il Liberatore: il 
quale mettendosi di proposito a confutare coloro che sensus communis naturae 

1 questo appunto I'assunto della terza proposizione a pag. 378, dimo- 
ftrata poscia a pag. 501 e seg. 



144 DELL ARMONIA F1LOSOFICA 

nomine vim nescio quam ab intelligentia et ratiodnatione divtrsam interprt- 
tantitr, e mostrando gli assurdi chene seguirebbero conchiude che i diritti della 
certezza filosofica non potrebbono servarsi nisi sensum naturae 'ommunem pro 
ipsa intelligentia^et ratione humana sumamus, r quindi passa a confutare il 
I^unenmir<^'to8e^lpn8^<^eraate<| TA 

Sotto la Mjorta <Ii tali donimrnli |>arf\,i ini)>.)>-,ilii!c < l.r il nosl 

specialniente in quella contcstura di articolo vcnisse franteso. Ma cbe volete ? 

r 

Lamennais adopro eqnivocamente que' vocaboli le tent commun, le consente- 
ment commun; e tanto basto perche la voce da noi adoprata fosse presa nel 
senso di quello sciagurato apostata , benche appunto per confutarlo implicita- 
mente avessimo escluso dalle basi di dimoslrazione filosonca Its traditions uni- 
verselles correggendo in qucsto, come nell' uso del vocabolo fede, V inesatto 
linguaggio del P. Ventura (Civilta Cattolira ivi, pag. 441 -63i). 

Ma se la voce e equivoca nel linguaggio di Lamennais, perche non evitarla ? 
Perche in nn Epilogo , ove si ristringono sei paragrafi e necessario il massimo 
laconismo. Volendo dunque restringere tulte le basi di ogni certezza e di r;iii 
dimoslrazione nei due ordini soprannaturale e naturale ; siccome le sopranna- 
turali riducemmo alia fede che abbraccia la parola di Dio e scritta c tradita ; 
cosi cercammo una sola espressione che abbracciasse tutti i principii della co- 
fpiizionc naturale: c scnza ripetere i tre fonti donde sgorgano le cognizioni del- 
I'uomo intellcttivo (evidenza di ragione), del sensitive (sensazione), del sociale 
(autorita) adopraramo quel vocabolo senso comune, che solo Irovaniuio proprio 
a tale signincazione nell' idioma italiano , in cui procuriamo di non ammettere 
barbarism! senza assoluta necessita. 

Speriamo che questa dichiarazione appaghcra il censore amorevole e rispar- 
jniera in simili occasion! gli abbagli involontarii. 



1 Institutions Logicae et Metaphyt. Vol. 1. Log. Part altera c. i, art. 2. 
sexto, editio. 






01 A\ 



UBALDO ED IRENE 

RACCONTO DAL 1790 AL 1814 



IL GONTE D' ALMAVILLA 

(Conlinuazione e fine) 



11 marilo per timore che la moglie a qualche ora non cogliesse il 
destro d'ire alia chiesa, faceale ogni mattina in letto prendere il caf- 
lo ; ma la Virginia sapea cosi ben procacciare che il piu delle volte 
ora a cagione de 1 nervi , ora di qualche stomachino , ora per intra- 
niessa iK-1 medico, se la fuggia netta , e sapea coll' arnica adoperare 
cosi discretamente , die de' buoni niesi potea comunicare tutti gli 
otto giorni senza che il Conte potesse mai venirne in sospetto. Tut- 
tavia im giorno avvistosi che la Virginia soleva accogliere di primo 
mattino certi vecchi gentiluomini e dame, o della parentela o an- 
tichi amici della casa di san Roberto , le tenne V occhio addosso , e 
la colse che portava al collo una camicina incrociata , che allora di- 
ceasi alia Main/own , e poscia alia Maria Clolihle , poiche la pia e 
modesta Regina di Sardegna se ne dilettava. Cotesto bast6 per- 
che quello sguaiato , tornando dalla cavallerizza , da tirare al ber- 
saglio , o dall' aver corso in Faeton per li spaldi delle citta , le con- 
ihu-csse uno sciame di giovani volteriani scapestrati, ingiugnendole 
per mezzo del secretario di togliersi quel bavaglio d'attorno: e per- 
che talora la ritrosa giovaiie , tolta la camicina , usava altri suoi 
Strit II, vol. IL 10 



1 il> UBALDO ED IRENE 

ingegni graziosi da coprire le spalle e il petto questo sudieione gnene 
strappava sul viso di quegli impronti. 

INon e a dire come a tavola si tenessero ragionamenti atti a far 
arrossare la pudica donna , e come dopo desinare al caffe or 1' uno 
or 1'altro per far! a versare le si esibisse per cavalier servente; ma il 
tratto piu crudele per la povera creatura riusciva in sulla sera quan- 
do il marito voleva assistere all' acconeiatura e imponeva alia Giu- 
lia che guernisse il busto a suo capriccio. La derelitta si sentia ve- 
nir meno di vergogna, e cotesto goffo e tristo la faceva seco ascen- 
dere il Faeton , clie era un cocchio di gala aperto e altissimo di 
molla onde i signori pareano in un carro trionfale. Or la Virginia 
in quella specola non osava levar gli oechi e spesso di soppiatto del 
Conte apriva il ventaglio e paravasi alia meglio. Taccio dei rossori al 
caffe pel gelato, ove Edoardo si dilettava di tener la moglie in mo- 
stra, ele veniano attorno mi lie cicisbei, e si vedea in riscontro colle 
piu belle eleganti della citta, le quali teneano di raolta ciccia all' aria 
e al sole , di che la giovinetta smarriva tutta e confondeasi in cuore. 

Ne qui terminava la guerra; che costui era fermo di pervertire se 
potuto avesse quella bell' anima. Gia vedemmo che la Virginia do- 
vette levarsi dinanzi quanti libri poteano raffermarla nella pieta , 
nel pudore e nel timor santo di Dio : ogni di saliva in guardaroba 
ed ivi leggeva e meditava alia fuggiasca ua quarticello d' ora , e la 
buona Giulia aveale provveduti certi pii libriccini di piccolissimo 
formato che la Virginia chiusa negli agiamenti leggea, e di verno li 
tenea nel manicotto , e appena udia scricchiolare un uscio , li na- 
scondea come la donna infedele il ri tratto dell' amante. In mezzo a 
tante battaglie 1' alto animo della virtuosa giovane si tenea saldo, e 
cercava colla piacevolezza de' modi , colla serenita del viso , colla 
soavita delle parole, e piu col silenzio, colla mansuetudine, e coUa 
dissimulazione di vincere se medesima e 1' acerbo suo tiranno. Ma 
<jostui, che alia guisa di tutti gl' irreligiosi, avea spento ogni gentt~ 
lezza c dolce affetto di cuore , scortese e villano la pungea sovente 
di parole, e quando indragava batteala come una vil iante, e p*u 
volte la Giulia dovea trargliela di sotto. 



IL CONTE D' ALMAV1LLA 147 

Cagione speciale di queste furie si era il volerla violentare a leg- 
gere libri empii e lascivi ch'ella si riiiutava gagliardamente d'accon- 
sentire: ne cominciava alcuria volta la lettura, e poi chiudeali inor- 
riditu o stomacata ; ed eccoci ai garriti , ai rimproveri , alle smariie 
del inarito, il quale poneasi a legger forte e commentare quelle em- 
pieta e quelle lascivie. Recavale persino a vedere le piu laide stam- 
pacce che la facean spiritare, ne si vwgognava quel briaco d'oflfen- 
dere quelli castissimi occlii che non si iissavano che nel suo volto ? 
e non amavano altri che lui , schivi da ogn' altro oggetto proiano. 
La tapinella solto quelle sozzure chiudeva gli occhi, tentava di i'ug- 
gire, e afterrata da quello indiavolato, gli cadeva a piedi ginocchio- 
ni , gli abhracciava le ginocchia , supplicavalo , scongiuravalo cl>e 
avesse pieta se non di lei , almeno del frutto che portava nel suo 
seno; ma quello spietato delle carni sue, talora le dava d'urto e stra- 
niazzavala in terra 1. 

1 Non sarh fuor di luogo I'avvertire che questi son tutti casi veri, e che cio 
die t'aceano i Volteriani del Secolo passato lanno di niolti mariti pagani oggidij 
e piu d' una povera sposa italiana vi si trovera dipinta. Coteste martiri se- 
crete si divorano tacilamente le loro angosce per tale, che parecchie di loro 
portano cosi magnanime al di fuori il loro martirio che sono invidiate per le 
piu felici consorti d'alto e ricco signore; quando per converse dentro agl' in- 
timi penetrali di loro abitacoli sono vitliine deU'einpieta, della sporcizia, della 
bizzarria della crudelta de' loro carnefici. 



148 UBALDO ED IRENE 



IL PRIMOGENITO 

9 irtooTteg 



0192839J"'' mo if) iqFo') r.trrfiimnn moi 

Non ebbe appena il Marchese di san Roberto avuto contezza che 
la nuora sarebbe per consolare la sua canizie di un rampollo che 
perpetuasse il nobilissimo arbore di sua antica prosapia , che tutto 
galluzzo venne dal suo castello a visitarla. La buona Virginia, che 
gentilissima era d'animo e di modi, 1' accolse con tanta grazia e-.gli 
fe intorno tante carezze , che il vecchio ne pianse di compiacenzam 
ma come fummo all'argomento, la giovane s'awide che tutte le pia- 
cevolezze del suocero erano condizionate, imperocche egli ragionava 
pur sempre d 1 un figliuol maschio , e dicea rotondo alia Virginia 
e gnene ribadia ad ogni tratto Nuoruccia raia , non fate scioc- 
chezze, sapete? Noi abbiamo bisogno d'un maschiotto clie ci tiri in- 
nanzi il nome, i privilegi e le prerogative del casato: per le femmine 
c'e sempre tempo, bastano all'uopo le rastiature della madia. 

La timida sposa volea dire che sperava di renderlo lieto; che tut- 
tavia al volere di Dio niuno potea impor legge : ma il vecchio invb 
bizzarritosi al solo dubbio ch'ella non fosse per dargli un maschio, 
le si volse gonfio e altero , dicendo Virginia , o datemi un ma- 
schio od io non vi guardo piu in viso di che la povera donna ri- 
mase dolentissima che alle angherie del marito , s' arrogesse 1' ira e 
Fodio del suocero, e si raccomandava a Dio. 

Intanto ii Marchese alia speranza d' un maschio non capia nella 
pelle e facea gli apparecchi grandi e magnifici. Per padrino avea 
gia fatto gittare un motto al Re, e il Re benignamente s'era offerto 
presto a levarlo dal forite : i present! per la puerpera erano tre- 
cento doppie di Savoia , una gran coppa d' oro fatta cesellare e 
smaltare dai migliori orafi di Genova , la qual coppa avea legato in 
sommo aH'anello del coperchio un diamante di mold carati e di bel^o 
lissime acque, e ne'due manichi due" rubini di maravigliosa luce: un 
vezzo da collo di perle candidissime e grosse , ed una bo?cola da 
petto di smeraldi, con altre belle cose e preziose. 



IL PR1MOGENITO 149 

A tutti i suoi castellani e gastaldi avea mandate die al primo 
avviso della nasoita dell' credo dessero nelle campane a doppio ; i 
parrochi e cappellani cantassero il Tedeum ; si sparassero in sulle 
torri cinquanta colpi di cannone-, si facessero ventolar le bandiere 
per otto giorni; per giorni tre s' aprisse corte bandita a tutti i vas- 
salli e non mancasse carne di bue, montoni arrosto, salame e cacio, 
pane e vino a volonta. Beneficassero i guardacampi , i guardabo- 
sehi, i braccianti delle possession! d'un sacco di grano t.urco e d' un 
mezzo bigoncio di vino. Clie se per isventura s'annunziasse una tVm - 
inina, niuno, pena Toflizio, dia il minimo segno di letizia. 

Cotesto buon Marchese era si fitto in queste sue ugge de' maschi 
clie un giorno essendo vicina al suo castello la villa del collegio del 
nobili di Torino , e piii figliuoli di suoi parenti ed amici trovandosi 
in quella, cbiese in grazia al rettore d'averli un di seco a pranzo, e 
1'ottenne, e gli accolse con festa di campane e di spari. Se non cbe. 
com' ebbero pranzato, approssimandosi 1' ora del ritorno si mise a 
piovere a ciel rovescio un acquazzone pauroso. II Marchese ch' era 
uomo puntuale e assegnato , veggendo piovere si sformatamente , 
chiamo un guardacaccia e messolo a cavallo , gli consegno la scar- 
sella ad armacollo, e lo spaccio alia villa de'nobili. Giunto al rettore, 
e portogli il piego, il rettore 1'aperse, e vi trovo una lettera corre- 
data da pie di tre gran suggelli in cera lacca; il primo del Marche- 
se , il secondo del Parroco , il terzo del Sindaco del castello , e la 
lettera dicea cosi Signer rettore. Piove a ciel rotto, ed ho qui 
dodici suoi giovinetti: ella si metta ne'miei panni. Se fossero dodici 
femmine poco male d'una buona sguazzata; ma dodici maschi! do- 
dici colonne delle primarie prosapie del regno! No davvero, doma- 
in li condurro io stesso; e questa notte, la non dubiti, saranno ben 
allogati e guardati. 

E cosi fu : che il Marchese con tre carrozze venne il domani a 
consegnare le dodici colonne in mano del rettore , narrando tutti i 
casi del viaggio , come si farebbe de' volteggiamenti d' un esercito 
che riesce a sottrarsi dagli aguati d' un nemico formidabile che lo 
insegue. 



150 UBALDO ED IRENE 

Or chi potra immaginare le strette in che si vedea sen-are la Vir- 
ginia? Dall'mia parte il vecchio che si moria cTun maschio; dall'altra 
il marito filosofo , che non credea ne' sacramenti , e in sulla rabbia 
era uscito un di in certe parole mozze , che le parea d' aver pene- 
trate, e la sua pieta provvide in bella guisa di stornare. Imperocche 
negli ultimi giorni, avuta a se la levatrice , le disse Buona mia , 
voi dovete ad ogni costo, nata appena la creatura, battezzarla sotto 
gli occhi miei, dicendo ch'egli non v'e tempo da soprastare il che 
promessole la savia donna, la Virginia attese a raccomandarsi a Dio 
e ad apparecchiare CK') che s'addiceva a quelle congiunture. Se nor* 
che, come Dio voile, ne nacque una bambina, e tutta la casa rie fu 
d' una malissima voglia , comineiando dal Marchese , che fe subito 
attaccare i cavalli, e andossene a san Roberto senza voler ne vedere 
ne salutar la puerpera, ne benedire la nipotina , e ne stette ingro- 
gnato , e non comparve in casa il figliuolo per lunghi mesi : il che 
quanto spiacesse al Conte non e a dire-, ma il guaio che lo res& 
furibondo si fu, quando ito a salutar la moglie , le disse Voi s*~ 
pete com'eravamo rimasti, se fosse una bambina, d'attendere la zia 
Livia per le ceremonie del battesirno nella nostra cappella d' Alma- 
villa; onde corisegnatemi la bambina, che intanto ioledaro 1' acqua 
Cui rispose soavemente la Virginia Edoardo rnio, la farttolina 
die nascendo tanto timore di se , che la levatrice non riputo pru~ 
dente il sostenere un minuto , e lavatala appena , battezzolla 

L' irreligioso uomo vistosi antivenuto dalla saggia consorte die in 
ismanie tali, che accorsero le cameriere, e il secretario pel calrnario^ 
e toglierlo dinanzi a quella poverina che tremava tutta. L'empio per 
gabbare la Chiesa avea divisato chiamare la levatrice e in sua pre- 
senza e di due testimoni far battezzare la bimba secondo il rito cat- 
tolico-, ma in luogo d' acqua schietta , pura e naturale avea posto 
neU'ampolla acqua distillata di rose; e perd la figliuola non rimarria 
biittezzata, ne anco dopo le aitre ceremonie della Cliiesa 1 . 

\ Quesli casi avvennero piU d'una voi la in Italia, massime al tempo della re- 
puliblica Cisalp'nia ; e 1'autore coitobbe due Iramassoiti, rtiarito e moglte, d'alto 
lignaggio , che venuto a morte un loro figliolctto di sei anni , la madre locca 



IL PR1MOGENITO 

Voduto il murito ch'ei non ci potea di vantaggio p-n>6 d'atlligg'n 
e ,di tarmeiitare per ogni guisa la moglie. A quei di pochissime 
gentildonne nutriano del proprio latte i figliuoli , come interviene 
felicemente a' nostri giorni: ma pure ve n'avea di quelle die anche 
avuta la balia in casa , godeano di lattare al proprio seno piu voile 
il giorno le carni loro. II Conte le tolse crudelmente la figliuolina , 
mando la balia a' campi , e non gnene facea vedere , ne anco una 
volta 1'anno. Di che In madre, priva d'ogni conforto, vivea in lunga 
pciia, slruggendosi di veder la ligliuoletta e passando i suoi giorni 
solitaria o fra i continui rimbrotti del consorte, il quale non le pcr- 
misi! d' andare in santo ne anco in cappella. Se noa ehe coll' aiuto 
della Principessa della Cisterns, un di che fece invitare il Conte da 
suo marito a una caccia, le condusse tacitamente il parroco e chiuse 
in camera ebbe con inQnito suo coniento la benedizione sacerdotale. 
E perche fra molti buoni servitori anticbi v' erano quelli del Conte 
ch'eraiio mondani e tristi, il parroco colse 1'occasion di visitare una 
vecchia fante di guardaroba inferma, e poi sceso colla Giulia dalla 
cbioccioletta secreta , entro alia buona puerpera , e partissi per la 
Ktessa via delle guardarobe. 

Intanto il Conte niulinava in suo capo come far allevare la figliuola 
Lauretta secondo le pratiche dell' Emilio e della Novella Eloisa. La 
bamboletta era gia ne' quattro anni ; ed egli non patia die bazzi- 
casse punto colla madre, temendo che le seminasse nell 1 animo 
tenerello i germi della fede e del santo timor di Dio ; poiche s' era 
fermo di volerla crescere senza sentimenti religiosi , aociocche ne' 
diciott' anni , secxndo la dottrina di Rousseau fosse arbitra d' eleg- 
i> - ere (jual miglior religione le piacesse. Laonde scritto a Parigi a un 
Volteriano de' suoi amici , gli commise di mandargli una giova- 
nc istitulrice che fosse bene istrutta nella musica, nel canto , nella 

da un rimorso cniddc, die in ijjrida acutissime c svcllcasi i capelli. Accorsa la 
cognata, virtuosissinia damigella, disse Che avete Bettina? Oh Dio, rispo- 
sc, Nino non e Itatteizato e muore La giovane non rispose puuto ; ma preso 
un bicchier d' acqua battczzo imtnantinente il nipotino, e mandoUo a Dio. Per 
buona ventura non sono frequenti questi mostri! 



152 LBALDO ED IRENE IL PR1MOGENITO 

storia , nella lingua inglese , e adorna di quei tratti che per 1' arti 
donnesche, ad allevare una giovane gentildonna, si chieggono dalla 
fiorita condizione degli odierni Signori. 

Fu servito appuntino. Madamigella Elvira era stata allevata nel- 
I'lstituto filantropico di Parigi.eretto sotto gli auspizii del Marchese 
d'Argental e della Duchessa di Barri, nel quale niun sacerdote potea 
mai comparire e non vi si nomava mai ne Dio ne santi. \ 7 i correano 
per le mani tutte le opere de' corifei dell' empieta , e quelle giovani 
usciano di la ricche d'ogni pellegrino e raro corredord'arte, di gra- 
zia, di lusinghe^d'orpello, d'ipocrisia e di ciurmeria, d'attraimenti 
piacevolissimi ; colle quali fallacie sogliono trascinare a perdizione 
coloro che non sanno guardarsene sottilmente. 

Da quello Istituto uscirono tutte quelle lusinghiere che sotto il 
titolo di Duchesse, di Marchese, di Baronesse, di figliuole naturali di 
Principi e di Monarchi filtravano a quei di nelle metropoli d'Europa 
a farvi innamorare di se veri Duchi, Marchesi, Baroni ed anco Prin- 
cipi , e traboccarli nella massoneria , e nel tilosofismo. Assai di co- 
storo pero si diffondevano nelle grandi famiglie , massime d' Italia , 
per corrompere la fede negli animi vergini e tenerelli delle donzelle 
italiane, e sapeano farlo con tant'arte che il piu delle volte le pie ma- 
dri non se n' avvedeano, se non tardi. 

njr;>5*MT r< ^^S* 

!'!> fieus*) 

A questo segno era pervenuto I'Autore , quando , aggravandoylisi 
le infermitd che da lunyhi mesi lo travagliavano, fu quasi repentina- 
menle ridotto agli eslremi. Piacque alia divina bontd di serbarlo a 
nuove faliche, delle quail ', ripresa che egli abbia nuova Una , carissi- 
ma fra tulle gll sard smza dubbio la continuazione dell' interrotto 
lavoro. Intanio , per nun prirare il noslro periodico di quella parle 
amtna che lanlo vivcuncnte si desidera e gentilmenle .si chiede, forni- 
nmo un allro racconio con cui speriamo di non frodare le prouiesse 
del noslro prog^ v^f^ G ^f cjRMtfionc de' cortcsi lettori. !t ,/ 6 y 9 h 
HI ? Qlovsnofgei 9la9mBiffn9 ^ onr D osswi b olieoqoiq 



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R1VISTA 

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STAMPA ITALIANA 



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Un giudice e parte, ossia Rivista del libro Lo Stato Romano dall' an- 
no 1815 all' anno 1851, pa* C. L. FARINI. 



II. 

5coj)o precipuo a cui mira questa istoria. 

Caduta al fondo, per cui colpa non lo ignora oggimai nessuno, la 
causa della indipendenza italiana , i piu caldi promoter! di quella si 
sono rivolti a rimuovere il precipuo ostacolo clie ne impedisce il 
trionfo. Or questo ostacolo precipuo non occorre lungamente cer- 
carlo: gia Titalianismo pagano del Machiavelli ne ha trasfuso in tutti 
gli eredi suoi la profonda persuasione e Fodio accanito; e si eel ri- 
cantano in ogni metro e ad ogni proposito : 1' ostacolo all' indipen- 
denza italiana e il principato civile dei Papi. Ne noi saprem riputarlo 
bro a delitto di lesa logica , quando , rinnegata francamente ogni 
memoria cristiana . son risoluti a risuscitar T Italia pagana sull' ara 
della Vittoria a pie di Giove Capitolino. Stabilito una volta un tal 
proposito , il mezzo che scelgono e empiamente ragionevole , IH 



RIYI8TA 

quanto c verissimo che, perdurante nella Penisola un Principe ita- 
liano che e Pontelice , 1' idea di una Italia pagana, di una Italia che 
metta la felicita suprema nell' indipendenza e santifichi per conse- 
guenza tutti i me'zzi, pronta a calpestar tutti i dritti per conseguirla, 
questa idea, diciamo, non trionfera mai nelle menti, e molto meno 
ricevera la sanzione dall 1 Oracolo supremo del diritto e della verita. 
Ogni altro conato abene ancor temporale ma lecito, avra quell' Ora- 
colo, come 1' ebbe in ogni tempo, cooperatore sapiente e munifico j 
ma giunti a quelle colonne ove la giustizia cristiana segna il non 
plus ultra, il Pontefice si arrestera e tutti con lui i lealmente catto- 
lici 1. L'autorita temporale del Sommo Pontefice edunque ragione- 
volmente, secondo empio, odiatadall'idolatra d'ltalia , e di tutt' altro 
puoi accagionarlo che d'incoerenza. Solo e maraviglia che consenta 
a costoro chi si dice cattolico, non fingendo da ipocrita , non fran- 
tendendo da stupido. 

Ma tant'e: ci ha in Italia parecchi che pretendono tuttavia con- 
giungere questi estremi : ed essi vedendo pure impossible aver 
i'autore il Pontefice, debhono muorere ogni pietra a fine di esauto- 
rarlo temporalmente ; ma questo non basta a cangiare il loro scopo 
e sol puo mostrarli meno violenti nella eletta dei mezzi. Secondo a 
noi pare, tre sono le vie aperte alia scelta di tre specie di coscienze 
italianissime : alle piu feroci il Mazzini propone la violenta conqui- 
sta del Campidoglio $ alle piu astute e miscredenti 1' Anglicanismo 
suggerisce Aiprotestanteggiare 1' Italia; alle scrujK>lose dei piu assen- 
nati nel partito, Y&rlodossia del Mamiani e i piagnistei semicomici 
del Tommaseo raccomandano il discredito del governo ecclesiastico- 
cdl' autorita del Vangelo e dei Santi Padri. E per quel che tocca a 
Vangelo e SS. PP., la Letlera ortodossa niente meno che Rorha e il 
Mondo 2 , gia lo sanno i lettori, spalancano un arsenale : all' ar 
ineoto storico contemporaneo molti gia poser la mano> ma niuno 
forse coll' arte e col sussiego del Farini. 






Vol. II pag. 69 esegg. AUorche, dice, JH dome della liberfa e dell'l- 
talia si commettestero eccessi ecc. Pio IX diflidava dei tiovatori &t. 
3 V. CiviUa Cattolica I Swie, torn. YII pag. 339 c 128, 



BELLA STAMPA ITALIANA 

Lo condanni pure il liberale avvocato Francesco Mayr, secondo 
il quale, finora il pubblico ha yiudicato che la storia di Farini e su- 
jH'fficiak leygera : e sipiw aggiunyere, senza tema di andare errati, 
the beiw spetso e slcale. Si direbbe che non allro si e proposto che di 
n-nilicarsi dei suoi nemici e d' incensare i suoi amid e benevoli: trop- 
po spettso ha dimenticalo che uno storico deve fare un sacrijicio *u1- 
T allare della verita delle proprie aflezioni e dei personali risen ti- 
inenti 1. Cosi 1' ex Presidente di Ferrara; ed il Guerrazzi gli rimpro- 
vera di aver yittato addosso ad allrui accuse pessime per isrivolare 
via, lasciando dietro una iraccia di bava a mo' di lumaca, ricordan- 
dogli che la st&ria scrivono yli slorici non gli scoiattoli 2. Ma tutto 
cio prova solo che il racconto non e veridico. Ora appuntx) di qui 
piii sopraffina apparisce 1' arte nel farlo credere, e fario per guisa, 
che il calunniatore del Re di Napoli il gia onorevole Gladstone, col 
volt;ire in inglese la storia del Farini si sia risparmiata la fatica di 
dettare un altro paio di lettere contro il Vicario di Gesu Cristo. 

L'artificio poi del Farini si raggira in tutto il corso della storia 
sopra due perni principalraente: 1 . mostrare per via di fatto impos- 
sibile indurre i preti ad un governo giusto, progressivo e pero caro 
ai jiopoli. Ma poiche il regnante Pontefice provo coi fatti precisa- 
mente il contraiio, uopo e, 2. chiarire che tutto il suo buon volere 
trov6 nelle tendenze chierieali un insuperabile impedimento. Stabi- 
lite queste due premesse, e scaldati frattanto gli animi incauti alia 
idolatria della italiea indipendenza posta in cima di ogni pensiero, 
la cousegueuza scende spontanea : a terra il governo temporale del 
Pontefiee ! Noi uon intendiamo con cio accusare T A. d' aver cono- 
sciuto egli stesso tulta T infamia di codesto tradimento , molto meno 
-d' averne ordito per la terza volta una trama. Conosciamo pur trop- 
po quanto sia inscrutabile il cuor dell' uomo e quanto artificiosa la 
passione a scombuiarlo seuza ch' egli pur talvolta se ne addia. Dicia- 
mo solo che la passione italiea, la quale gli guido la penna, con- 
<lusse TA. e il libro a quel risultamento. 

1 Ottervatore Romano 26 Setlemlire t85i . 

2 Apologia della vita politico tec. pag. 815. 



156 RIVISTA 

E in quanto al discreditare il governo dei chierici, il lavoro inco- 
mincia dalle prime pagine, ove perfin nella lode s'intromette il bia- 
simotanto piu pungente, quanto, dopo la lode, sembrapiu imparzia- 
le. Cosi (vol. I, p. 6) 7a RomanaCorte non piega mcti I' ammo ne alia 
forza ne alia fortuna, testimone la costanza di PioVII. questo un 
bell' elogio e tu crederai che tanta costanza germogli dal sacerdozio 
cattolico, come dira senza fallo chiconobbequelmansuetissimoeroe. 
Ma pel Farini era avanzo di spirili guelfi imbastarditi. Chi poi vide 
a que'di il trionib del Reduce da Bologna al Vaticano, sa benissimo 
che i veri popoli (le moUUudini yrulle, ha detto il Farini a pag. 29 j 
sospiravano il ritorno del Re Pontefice, meno alcune centinaia di 
ufliciali infrancescati o d' avvocati volteriani. Ma pel Farini ai po- 
poli dello Slato Romano immodernati (potea dire all' Italia) piaceva 
che i chierici soffrissero onte (pag. 6). ' fibol e e <up sx-iola 

Piu innanzi : rinfacciando (pag. 10) alia Corte di Roma di non 
axere assunto in quei primi momeni di sua, restaiir azione il patro- 
nato d' Italia vivificando il guelfismo, le rimprovera che essa disco- 
nobbe i destini del Papato. Lo disconoscevi forse ariche tu, letter 
cortese, che i destini del Papato fossero di risuscitare le rabbie civili 
e di padroneggiar 1' Italia , ma gl' italianissimi cosi la pensano, o al- 
men cosi dicona di pcnsare quando loro torna conto; e cosi non e 
maraviglia che gli rinfaccino di aver paventato la potenza ghibellma 
e le opinimi liberali (pag. 11). 

Alia pagina stessa, s' incominciano a contrapporre col titok) di 
setta i sanfedisti ai carbonari : quasiche setta dir si potesse una ag- 
gregazione di uomini concordi nella riverenza al loro governo le- 
gittimo, adopranti sotto ladirezione di lui per mantenerne il vigxDre 
ed eseguirne gH ordini -, quasiche una tal classe d' uomini , se pur 
ebbe mai essere a maniera di associazione ( giacche non se ne reca 
it menomo documento), potesse paragonafsi senza ingiustizia enor- 
me a quei Carbonari, ctoe fulminati da tante scomuniche e ribelli ad 
ogni autorita, aveano raccolla la bandiera ddl' indipendenza dalla 
mano del vinto Murat, e preparavano quegli eccessi dei quali parla 
poco appresso I' autor medesimo (pag. 21, 24J. Cosi 1' aver trovata 

JirwM ts*^- 



DBLLA STAMPA ITALIANA J57 

una inoltitudine di difensori volontarii fra i proprii sudditi, si attri- 
buisce a vitupero di quel Papato, die al trove si dice esoso a tutti i 
buoni; e gia s intende: i buoni sono il Farini cogli altri cospiratori. 
Ne e men mirabile T arte colla quale sa rendere odioso tutto ci6 
clie fu lentato dal Governo pontificio per frenare T invasione dei set- 
tarii, prinia sotto Pio VII reggente il Consalvi, poscia sotto il riso- 
luto e vigoroso Leone XII. Del quale pure la v-erita xuok che si nar- 
rmo alcune buone ed ulili cose . lolli abusi, puniti abusatori, accon- 
ciati spedali, strade, ponti ecc., stirminati gli scherani, poslo modo 
alle spese, scemale le tasse, creala I' ammorlixzazione < 'pag. 27, 28). 
JNondimeno 1' A. mostra, senzaavvedersene, colla stessa sua dicitu- 
ra, che a uuilincorpo gli tributa queste lodi, e sembra dirti : benche 
il niio intento sarebbe di non iscrivere se non vituperi, la veritami 
sforza questa volta a lodare. E pero vi appicca tosto una eccezione 
non meno iinportante a ben comprendere lo scopo ultimo di questa 
storm. Jieneficii quesli , prosiegue TA., che avrebbero avvalorata 
I' Aulorila Pontificia, se non acesse timonegyialo lo Slato contro le 
correnti del secolo in vantayyio di una casla e led fiala di una setta 
(pug. 28). Chiunque capisce il gergo non ba bisogno di leggere il 
rirnanente di questa pagina : tutla <[uintessenza di quel linguaggio 
clie sa mettere in mala voce qual si voglia mezzo di governo, vitu- 
perandolo nel clero, benche assai piu usitalo dai governi laicali. La 
polizia, il castigo dei ribelli, \ imbrigliare le penne seduttrici, il 
regolare 1' inseguamento, il frenar 1' empieta scandalosa: tutto cio 
vien messo in mala vista col consueto frasario ipocrita. E perche 
1' ipocrisia abbia il suo coluio, \ A. aggiunge uu paragone, che noi 
nuvomandiamo al lettore gia bene addottrinato dal Montanelli su- 
glii antecedent!, come dicono, del Farini. Codeste vessazioni del Go- 
verno pontiiicio pesavano, die' egli, piu fortemente per la compa- 
razuHie. . . . coUa ricina Toscana, dove Leopoldo If seguica la via 
batluta dal i/ddre e doll' arc (pag. 28). Si eh? gli e molto cara quel- 
la Toscana al sig.. Farini ! ed era proprio per questo che nel 46 co- 
spirava per cacciarne Leopoldo e felicitarla di un triumvirato * ! 

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. /Ti> 1 ' \' 'JlJwlOJA-'vJlAt 1 ' 

1 V, la lettera citau del MONTAKELLI nella Voce del deserto. 



io8 

II capitolo III rarcuntu le mene dei cospiratori, dei quali i piu 
erano, dice, volteriani o indifferentisti in religione, sensisti in filo- 
sofia ; e dopo aver calunniato il Ducat di Modena come seyrclamenle 
cospiratore o traditore, rironosee indi a poco che quel segre to resto 
chiuso nel cuore ducale, e nella strozza dell' impiccato Menotti, e spar- 
ge lacrime e fiori sulla tomba del giovane tradito (pag. 33) ; il quale 
probabilmente rive!6 dopo morte al Farini il segreto rimastogli nella 
strozza: altrimenti, come avrebbe osato imputare al Duca si orri- 
Lil delitto? Piu difficile ti sara T indovinare come mai il breve regno 
<li Pio VIII contaminate (pag. 31) da inqwisizioni e condanne po- 
litichesotto il governo e hi crescents potenza del Sanfedismo, a jia- 
gine 33, 34 quel governo stesso non facesse prove di repression*, 
lasciaiido scorati i sanfedisti e i liber ali baldanzosi. Appettodi que- 
sta ti sembrera bagattella quell' altra erudizione storica che cioe Gre- 
gorio XVI, Camaldolese , come tutti sanno, fosse stato pel Farini 
Generate dei Carmelitani (pag. 36). Ne noi noteremmo questi falli, 
se non giovassero a dimostrare quanta disattenzione alcuni recano 
fiel dettare la storia anche di fatti notissimi. 

Quel che piu fa al nostro proposito e il racconto della ribellione 
di Bologna nel 1831, dilatatasi, dice lo storico, senza sforzo diri- 
Itelli, senza resistenza di milizia, quasi patria festa, non politico ri- 
volgimento (pag. 37). 11 che tornerebbe in discredito del Governo 
pontificio mostrandolo odiato insieme ed inetto, se 1' A. medesimo 
non avesse cura di contraddirsi, facendoci sapere (pag. 35). che si 
cospirava nelle provincie e nella capitale con audacia confortata dalle 
promesse di non intervento, dalle speranze negli aiuti di Francia, e 
dal tradimento di vecchi soldali e dei capi delle milizie, i quali .st of- 
frivano ai servigi della rivoluzione (pag. 38). Rappresentarci code- 
sto macehinare dei cospiratori in molti angoli dello Stato, quasi 
una festa di tutto il popolo insorgente a tumulto senza sforzo di ri- 
.belli* egli e in verita un far troppo a fidanza colla dabbenaggine dei 
$uoi .let tori , riputandoli si semplici che ancor non conoscano come 
si maneggi a' di d 1 oggi un rivolgimento di Stato, e come si faccia 
comparire moto di tutto un popolo 1'agitarsi di un pugno di faziosi. 



BELLA STAMPA 1TALIANA I M 

Per ora tocca al Farini lo spiegarci come una palria fesla avesse 
bisogno di cospirazioni , di non intervento e di Iradinwnto di recchi 
soMati. Se in una casa, per figura di esetnpio, i figli discoli si con- 
giurassero di aecoppare il padre con promessa di non aiulo dai gen- 
darmi e di aiuto dai servidori, questa, secondo il Farini, si dovrel>- 
he cliiamare una fcsta di famirjlia ! Ci guarderem bene di augurarne 
a lui una somiglianto ; ma clii sa che egli non abbia mirato a quella 
nwmiera italiana registrata nel Yocabolario di far la fesla a un 
cristiano ! 

Non andrem per le lunghe a dimosirare siccome vengano discre- 
ditati i tentativi di Gregorio XVI nel pacificar le Romagne. Bastera 
dire che il Governo Pontificio vi comparisce sempre inetto nelle per- 
sone governanti, violento coi sudditi, intrigante colle Potenze stra- 
niciv, allora eziandio che queste si dichiarano soddisfatte del mi- 
glioramenti introdotti nell' amministrazione. Solo i moderati sono 
gli onesti e i capaci, che suggeriscono i soli mezzi possibili, i quali 
tutti, gia si sa fino alia nausea, si assommano nella panacea univer- 
sale di uno Statute. L'A. poi ne intreccia gli elogi nelVatto stesso 
che mostra inutili tutti gli sforzi eziandio degli Statutisti per com- 
primere le sempre rinascenti rivoluzioni. 

JDei Centurioni e Volontarii pontificii egli ti parla con una tal ret- 
torica da fartene spiritare ; ma a spremerne il succo non sapresti di 
riio pretenda accusarli: e il lumacone del Guerrazzichenon sa ince- 
derc senza lasciarsi dietro la strisciadi bava.Fw miliziasegreta, dire 
VA. (p. 72) : non sappiamo come una miUzia seyreta potesse ope- 
i-are quei tanti finimondi che di lei si raccontano-, ma fosse pure! 
qual legge proibisce ad unGowrno legittimo 1'averpersone obbliga" 
tesi in segreto a maggior fedelta? forse che non ne hanno in un mo*- 
do d in un altro le polizie di tutti Governi? Redutata fra la piu ab- 
hteUa e facinorosa genie ( ivi ). Lepida questa! se era milizia segreta, 
come ne sapete vx)i per filo e per segno la condizione e 1' oritriiu*? 
Che se altri la dicesse fiore di galantuomini non dovrebbe esserne 
creduto meno di voi , che pure non: ne arrecate altra pruova che 
il dirlo. Privileyiali di poriar armi: sarebbe bella fhe oresse arro- 



160 RFVISTA 

lato una truppa senza armi ! Esenti da eerie law : ci ha chi lo nega; 
ma ci voleva pure un qualche stipendio-, ed o che il Governo desse 
loro qualche paga, o che gli francasse dal pagare, la cosa tornava al- 
lo stesso.Riscaldati dal fanatismo, perche i Vescovi e Saccrdoli yli ad- 
dot trinavano : singolare questa camale PERCHE! ti farebhe credere 
che il Farini sia di quei Volteriani detti pocanzi, che neh" addot- 
trinamento della Chiesa veggono sol fanatismo : altrimenti qual sen- 
so avrehbe quel PERCHE? Scorrazzavano armati sino ai denti: e avre- 
ste voluto che corressero inermi? Le polizie erano in mano loro, 
pertib insolentirano . La polizia dovra dunque rimanere in marro di 
nessuno, giacche il PERCi6 potra applicarsi a chiunque lamaneggi. 
Ma questa pittura alia Rembrandt dei volontarii pontificii non dee 
recar meraviglia chi sappia dal Montanelli essere il Farini autore di 
quel Manifesto di Rimini , nel quale i medesimi vituperii contro i 
Centurioni o Volontarii sono espressi (pag. 117) col medesimo sti- 
le, e quasi colle medesime parole, talmente che basterebbe esso so- 
lo a provare uno lo scrittore del Manifesto e della storia. E dello 
stile medesimo caricato a segno di divenire ridicolo, potremmo re- 
care esempii a migliaia in tutto il libro , se non temessimo la noia 
attiva e passiva di tale rassegna. Vedrebbesi (pag. 62), che Tin- 
dulto accordato ai ribelli non li preservo da faslidiosa sorveglianza. 
Vedi stranezza ! Non bastava adunque il perdonare , se non si la- 
sciava ancora libero il ricospirare , ovvero bisognava sorveglicvre 
senza dar fastidio ai docilissimi sorvegliati , i quali poco stante tor- 
narono a ribellare (pag. 68) a dispetto delle fastidiose sorveglian- 
ze. \edrebbesi (pag. 63-, 73) il Governo Pontificio concedere a po- 
co a poco (&gocciole, dice 1'A. pag. 61) , contentando cosi i diplo- 
malici ; i ribelli abusar tosto quel poco , e 1'A. scusare i ribelli ed 
accusare il Governo quasi fosse possibile accordare il piu a chi abu- 
sa il poco. Vedrebbesi (pag. 97) che dopo nuovi tumulti il Freddi 
ebbe in balta di inquirire , ( grande enormita a dir vero , che tm 
Governo osi inquirere contro i ribelli ! ) e vessare a suo mat talen- 
to ; eppure questo stesso vessatore dopo il!7 Luglio 1848 , costi- 
tuitosi volontariamente prigioniero dei suoi stessi nemici. fu da loro 



DELIA STAMPA ITALIANA 161 

processato, senza che ne potessero sentenziare un trascorso. A 
pag. 110 vedrebbesi i congiurati preparare armi e danaro , e il 
Cardinal Massimo accusato che provocasse ire disperate , chia- 
mando la Commission militare a giudicarli. In somma il sig. Fari- 
ni vorrebbe che il Governo clericale lo avesse licenziato ad ogni 
congiura, ringraziandolo e stipendiandolo per soprassello. 

Si pensi ora che cosa dovra dire quando nel capitolo XI prende 
a dimostrare partitamente tutto Torganismo del Governo pontificio! 
Eppure un solo tratto che si legge sul principio basterebbe a dimo- 
strare falso 1'assunto non che di quel capo, ma di tutto il libro. 11 
sagro Collegio de Cardinali era , dice , onorevole per molli uomini 
pii ; alcuni chiari per dottrina ecclesiaslica ; altri per sapere pere- 
yn'no, ma non risplendeva per eccellcnza di quelle virtu che sono ne- 
cessarie a ben governare gli Stati. Che se non si riguardi ne at ta- 
lenti, ne alle opinioni politiche; e se poche eccezioni si facciano, bel- 
lo e I'altestarne la pietd sincera e la bontd del costumi ( pag. 140 e 
segg. ). Vedi con qual arte 1'A. seppe salvare le convenienze verso 
quel Consesso augusto , senza divertir frattanto dallo scopo a cui 
mira ! accorda tutto al sacro Collegio , meno le virtu necessarie a 
governare. Strano portento di maligna natura ! che ogni avvoca- 
tuzzo, ogni giornalista, ogni mediconzolo , sbucato appena con un 
paio di baffi sotto il naso dai bigliardi e dai club , sia un miracolo 
di senno politico , atto a governare e impastar tutto il mondo ; e 
sou' i chierici benche abbiano logora una vita austera e studiosa nel- 
le Cattedre, nei Tribunali, nei Governi , nella Diplomazia , pure si 
rimangano sempre si poveri di virtu civile , che ogni sbarbatello 
possa proflerirne senza temerita la condanna ! 

Ma accettiamo in buon' ora codesta sentenza : a noi basta il poco 
bene rjconosciuto dall 1 A. nei Cardinali per dirnostrare, che da taU 
uomini puo ottenersi ogni vero progresso sociale. Infatti , dimmi 
in fede tua, lettor cortese , tu che leggi un tale elogio sotto la pen- 
na di un nemico cospiratore, e capisci che voglia dire in bocca di 
lui mancanza di virtu governative , troverestu. facilmente un altro 
Governo in Europa ai cui Ministri e Consiglieri supremi, un nemico 
S*rieII,wl.U. 11 



fosse costretto trikitare un tale elogio cli pieta siacera , di bouta <ii 
eostumi , di chiara dottrina, di saper pellegrino ? E con tali doti 
eredi tu possibile alk lunga che una eletta di govenianti supremi 
noil voglia o non sappia correggere e ie leggi e gli abusi ? In quau- 
to a noi , senza voler riconoscere ( giacche nou abbiamo iuiornia- 
zioni sufficient! ) nelle istituzioni attuali rottimisrno leibniziano, CL 
basterebbe questo panegirico dei governanti tessuto da uii ueinico, 
per trovarvi il germe d'ogni possibile migli<M*amento. Che se ad 
ogni grido dei cerretani politici che lianno scoperta la via ali'Eldo- 
rado, non veggiarao questo sapiente Consesso avventarvisi tosto al- 
1' impazzata , lungi dal condannarlo come nemico al progresso , ,Jo 
diremmo sticcessore di quel Senato romano che sbandiva Cajmeade 
coi suoi sotisti, se noa temessimo di oil'enderlo, ben sapeiwlo quau- 
to soprastia lo spirito cattolico alia sapienza pagaaa. 

Quste contraddizioni ed incoerenze siara venuti racinwlaudo 
dalla ubertosissima messe dei primi volumi , non perche sia- 
no le piii gravi , ma perclie ci souo parate le piu accooce a chia- 
rire la pi-ima parte dello scopo che si e prefisso 1'A.; uiostrare cioe 
impossibile indurre i preti ad un goveroo giusto, progressive e pe- 
r^caro ai popoli. Quindi quel livore con cui TA., aenza piii hadare 
al tma dello Slato romano, corre fine in Fraticia per isfogare la sua 
rabbia maledica contro il Clero : e vedendo cola il sentimeato 
spon tai leo di <juella oattolica nazione munifestai-si allamonte nci- 
le onoraiize verso ta Giiesa , appena i libero dalla volterian 
politica orleanese , il Farini volge a vilupero di ([uel Cloro spec- 
chiatisswno 1" aver saputo meritarne tanta riverenza ; ed <jcco ii, 
qual forma ne parla (torn. IV, pag. 74); // Clero c-ke acea twwtQiil 
broncio ayli orleanesi , e benedetto it moto di febbruio , auet;a acqiii- 
stato sullt' i>o[)oJaznn queU' autarita che acquista it die prcdette il 
ctrazie piii che in ogni altro Stato; e chiaro era I'airebbe us&ta* come 
la sturia imegna che fa ogni qual volta si versa nelia politico,, cio per 
tondurre gli Stati se le plebi trionfassero, col mezzo della dtmayoyia 
o teocraziaj che e palese oligarchia diahierici in.democrazia volgarc, 
e se le plebi fallissero , per riliro/rli a quelle monarchie bigotte , dn- 
sono occulto prfariputy 



DELLA STAMP A ITALIANA 163 

Quo! mistodi rancore. di frodc c di contraddreione! Evoi. signor 
Farini. vi date per amico delia liberta popolare. c joi maledfte cfei 
eel sacrih'earsi d popolo sa meriUirne 1' aiTettcr! E roi ei verrite a 
yendere m>a f'utiira teocra/ia in Franria sot to la Hepubbliea ! e voi 
ebiamate j)riiu'ipato di chierici la Monarrhia frnncese ! t Hie serve 

10 soriver tan to contro il Governo dei preti in Italia , se ess* 

aiano onnai ditto il mondo? E qnal paee puo piu averne i 
quando tut to per Ini si rangiaaglt ocelli vostri in dclitto ? ColpwvoJe 
se tiene il bvonrio al Monarca euipio, colpevole se le riverisce cat- 
tolico. colpevole so amato dal popolo in Kranoia, colpevolo se, odia- 
tone in Roma , colpevole da portutto o scinpre ! . . . . Dovette se- 
<ter l>ene in cima ai pensieri del Farini questo intento di seredilan- 

11 Clero quando per rapoitinprerk) voile romperla si bruscamente 
colla logica e col senso eomnne ! Quindi si ragioni quanto piu vo- 
lentlieri e piu spesso 1' al>bia dovuto fare nei tanti casi in cm', con 
meno riscbio di esserne vituperate, pota avanzare all' intento stes- 
sa ora disstmulamlo una circostanza , ora aggravaodone un' altra . 
<juando caricando le tinte , quando dikvartdole , e qui indovinando 
una intenzione , la coprendone un' altra. Buono che i posteri leg- 
gendo questx) libro sapranno altresi chi era il Farini, dove, quando 
scrisse e perche. In fede nostra non daraniio sentenza del Governo 
olerienh' su ijuesto processo ! 

Ma perciocch(fe a smentire questa calunnia del Governo clericale 
st>cit6 Iddio sotto i nostri occbi un Pontefire che ne fu la piu so- 
lenne e la piu irrerusabile conl'iilazione , cbe fa il Farini per ricu- 
sare appunto questa mentita eosi perentoria dei fatti (i per rican- 
tarei la vieta canzone sopra 1'impossibilita di avere un- buon governo 
dai Papi? Egli tra artificiosi e studiati enoomii del rogfiante Ponte- 
fice iutreccia callidarnente odioso sosjwzioni per mostrarlo ora in- 
con^mte a se stesso , ora consenziente ai sogni d' italianismo ; ma 
in ogni easo il suo buon volere aver trovato insuperable impedi- 
mento nelle tendenze clerical}. 

La riverenza profonda e filiale , cbe- per piu titoli noi dobbiamo 
il N icario di G. Cristo. iM>n ci permettf seguitar 1' A. nella minuta 
: J'HD i>nprot)io) m h'jt?f)h ib o^cshM^t o)Unoo ono% 



164 RIV1STA 

etopea che ci fa di Pio IX ; molto meno ci consente di tenergli die- 
tro nello audace traforarsi che tenta fino nei pensieri di Lui, fmo 
nelle segrete intenzioni, fmo nei penetrali piu riposti dellacoscienza. 
Se la moderna civilta non ha peranco insegnato ai ciarlatani politici 
di rispettare , non diremo altro che in im Principe , cio che pure 
dovrebbe rispettarsi nell' ultimo dei privati , il santuario della co- 
scienza, non commetterem certo noi d' imitarli neppure a titolo di 
apologia. LT apologia del suo Yicario 1'ha tessuta Dio col linguaggio 
dei fatti , chi sa e vuole capirlo , assai piu eloquente che non po- 
trebbero essere le nostre parole. II solo che noi possiamo e dobbia- 
mo e convincere il Farini di avere o falsati o alterati notabilmente 
alcuni fatti , narrandoli in guisa che riuscissero a quel suo capitale 
intendimento che gia dicemmo essere lo scopo di tutto il libro. 

E nota innanzi tutto Tarte di presentare gli eventi. Tu vedi (pag. 
59 e segg.) le truppe pontificie sul Po , mentre Monsignor Corboli- 
Bussi era al campo di Carlo Alberto , e cosi ti si fa supporre come 
di sbieco il Pontefice bramoso d' in trap render la guerra, benche 1' A. 
non osi esplicitamente affermarlo. Sebbene poi nella contestura del- 
la narrazione, faccia 1'A. intendere, con due paroline alia sfuggita, 
che quelle truppe per ordine del Cardinal Segretario di Stato e col 
parere di Re Carlo Alberto , dovessero stare ai confini ; pure riepi- 
logando a pag. 61 , sf narra essere stato ordinato al Comandantp) 
pontificio di operare di concordia col Re : le quali parole darebbero 
ad intendere movimento guerresco, chi non rammentasse che il Re 
medesimo gia avea dichiarato che le truppe dovean rimanersi al 
confine. E questo stesso osserverai cola, ove per dispaccio del Mini- 

stro Aldobrandini, sotto il di 18 Aprile, il Durando viene autoriz- 

' *" 
zato a fare tutto do che giudica necessario per la tranquitiita e t' l 

bene dello Stato ponlifido (pag. 62, 63). Le quali parole, notate in 
corsivo come le precedenti , tornano ad insinuare quelle medesime 
voglie guerresche , specialmente confortandole il proclama di Du- 
rando immediatamente suggiuntovi. 

Se ogni lettore fosse cauto, conoscerebbe tosto che questo Pro- 
clama dei 5 Aprile non poteva avere cagione o pretesto nella mini- 



AI? - 

DELLA STAMPA ITALIANA 165 

. , 1 . .0- ' i>)tlfl*l. -11 1 /-I I i II , M , 

stenale dei 18, c che il porsi d accordo con Carlo Alberto, il quale 
voleva si stesse ai confini, non lo autorizzava a passare oltre Po. Le 
parole medesime del Ministro (tranqmUild e bene dello Slato) non 
esprimevano oflesa ma difesa. Tuttavolta siccome il piu dei lettori 
e insoflerente di tali confront! , essi crederanno bonamente che il 
Papa cangiasse consigli a seconda degli eventi volendo e disvolen- 
(lo la guerra; e cio basta all'intento. 

Vero e che 1' Allocuzione del 29 Aprile spiegava chiaramente le 
vere intenzioni del Pontefice , le quali erano state dar compimento 
allesecuzione del Memorandum e alle promesse del suo predecesso- 
re, abborrendo ogni guerra con popoli cattolici (pag. 106, 107). 
Vero e che T istessa rimostranza ministeriale dei 2o Aprile fa chia- 
ro abbastanza come nulla fosse deciso fino a quel punto. Cionono- 
stante essendo stato, secondo 1'A., confortato il Ministro Aldobran- 
dini fin dai 18 Aprile a dare ordine a Durando di andare a campo 
oltre Po, tu nel leggere non sai a qual partito appigliarti, e tutto il 
torto sembra finahnente ricader sul Pontefice. II quale pure in quel- 
le si trepide circostanze fu talmente fermo nel non disconoscere la 
missione conciliatrice a Lui confidata , che il Farini stesso aflerma 
(pag, 92 , 125J il Papa aver deliberate di non prender parte alia 
guerra, se non per metier la pace. 

Che se, varcato il Po , le truppe furono poste dal Pontefice sotto 
il comando di Carlo Alberto, per camparle dall' esser trattate come 
bande di malviventi * , questo ben dimostra in lui sollecitudine pa- 
terna pei suoi, ma non prova che ei partecipasse menomamente al- 
le stoltizie dei novatori. Tanto piu trovandosi egli ridotto a quella 
dura condizione di aver Ministri che contrastavano apertamente ai 
suoi comandi , secondo il narrato quivi dall' A. medesimo 5 nella 
qual tristissima condizione il Re Pontefice, che piu non poteva ap- 
pigliarsi aH'ottimo con libera elezione, doveva necessariamente ras- 

segnarsi a quello che riputava male minore. 

. 

1 V- FAHIM Tom. II, pag. m. 



Hit) RIVISTA 

E in proposito di quesia lotta fra il Papa e i suoi Mivsistri . Hr- 
sce, noil direm solo imivereu-te edacerba, ma perfin ridicola la een- 
sura dell'A. (}>ay. 235^. II quale si maraviglia ehe il Pootefice vo- 
lesse salvo lo Statuto. quale egli lo avea lorgito fonciliandolo .'-olla 
liberta necessaria al Capo del la Cliiesa. // Papa, dice qui il Farini, 
all'crmava che il Principe Sacerdote avea mestiefi di tutta la sua li- 
berta .... Condannava il programma (del Miuistii . . . Aecenr- 
naca al poier suo. dt saiogliere e leyare . . . Sicche non si capiva piu 
qual dottrina casttiuzionate fosse questa (pag. 2o5). 

Sono originali davvero codesti signori eol lono tipo inamutabile 
di Gostituzione , al quale appellano perpetuamente I e vi torna il 
Farini a pag. 80S. doleudosi die il Principe inviolabile parlasse aJ 
popolo come Pontefice , coatro le dottrine e le cousuotudini cosli- 
tuzionaii. Ma di grazia, sigaor dottorc . non ci diceste voi medesi- 
mo che la Costituzione datji da Pio IX si differensictva wstanizial- 
mentedatte moderw e, laieali? (vol. 11, pag. 3). A che proposito dunr 
([e citaur le consoetudini di altre Costituzioni ? E come stupice cbe 
Pio IX voglia salva la liberta di Pouldioe e ])arli come tale al suo 
pojiuli i. e biasim i come tale gli eceessi dei suoi Miiiistri, se qui ap- 
panto stava la.base di tutto lo Statuto Pontificio? Una scrittore lea- 
le, invece di biasimare nel Principe la fermezza in unadeliberazio- 
ne suggeritagli dajrinviolaiiQ'obbligaEioiae del suo ufficio, avitebbe 
dovuto segnalare alia esecrazioae dei posted quai traditori , che 
giurando lo Statuto e aceetUadone le funzioiii e la custodia, a nul- 
I' altro miravano ehe a corroroperlo ed a violarlo. 

Diamo un ultimo sguardo-alla narrazione, ove il Farini e insienie 
iusieme storico e pfotagonista ; e sembra, tanto piu degao di fede 
qaato-dice (pag. 188 e seg.): il Prmctpe mi onorava di fiducia delta 
quale serbaro pur sempre grata, memoria . . . e pwche era in sospelr 

to d-i soverchio ossequio al Papa. La grata memoria, egli la 

mostra facendo ogni suo possibile perche apparisca appro vato dal 
Papa tutto, men tre frasi, il lungo e bizzarro discorso apparecchia- 
to dal Mamiani per recitarlo alle Camene ; d? qual disc&rso , dice , 
si conserva I'autografo. Per disgrazia dello storico nell'autografo si 



BELLA STAMfA ITALIANA 

trova tutto fuorche I' approvazione dei Pontefice * ne le tre po- 
stille correttive possono importare approvazione. Del rimanente 
I'argomentare del Farini e curioso : II Papa corresse solamente 
tre frasi, dunque approve tutto il resto. Ci6 sar&bbe come un dire 
che la Civilta Cattolica ha approvato tutti i quattro volumi del Farini 
percbe essa si e contentata a rilevarne solo tm quindiei o venti stra- 
falcioni dei piu madornali. E la conseguenza del Farini e tanto piii 
falsa, quanto che in quel caso nan aveasi a fare con un Kbro che si 
lascia censurare senza contrasto, ma il Pontefice trovavasi a fronte 
tli im Ministero recalcitrante , gia dimesso , ritenuto solo precaria- 
mente per necessita , e parlante un linguaggio lontanissimo da quel- 
lo che a Governo pontificale si convenisse. Leggi quel discorso, se 
non ti grava, e lo vedrai tale da destare le repugnanze, non che di 
persona dotta in iscienze sacre , ma fino d' un semplice fedele. H 
quale condonerebbe forse siffatto gergo all' ortvdossia, del Mamiani , 
ma non potra a meno di sorridere al grotteseo aspetto di quell a, 
ascetico-politico-teologica diceria. Ridera al vedere fin dal primo 
articolo confowdersi il libero arbitrio umano, senza ctii non vi e cn- 
rita , colla liherta civile vantata dai costituzionali ; ridera sentendo 
du> iri Roma cattolica I'imperio dette Ivggi cominffiasse ai 9 di <jh(- 
(jno del 1H48 (. i) , ridera che si attribuisca ad im Papa I' aver li- 
mitata la cck-ste uutorila sua a dispensar la parola di Dio (. 3); ri- 
der^ die si finga un Papa non imputabile al cospetto di Dk> di ci6 
cbe fa il suo Governo (5. 4>)- ridera che si dica approvato il fatto 
dai Ministri per la causa italiana, quando pure TAlloctiziolne dei 29 
Aprils Tavea teste condanmto (. 8); ridera, che Fassumere ufticio 
di conciliatore fra due connbattenti , venga rigiiardato come impli- 
cita simten2a in favor cteir un dei due (. 12)-, ridera insomma di 
tutto queH'insidioso tessuto di sentimenti e di frasi or mistiche, of 
liberati , or riroluzionarie , or sofistiche, cui basta teggere per rav- 
visarvi un agguato teso al Pontefice non meno che al Sovrano : al 
primo per surrepirtie una approvazion dell' errore ; ti\ secondo per 
fargli sottoscrivere la rovina del proprio trono. A farci inghiottire 
die tutto -ooAedto cumulo di sconftessioni siR stato approvato dal 



ATI AIM' 

Sommo Pontefice, ci vuol altro die tre postille con cui ne disappro- 
vu qualche parte , e la teslimonianza di un uomo che ne abusa la 
fiducia volgendola contro il suo benefattore ! II piu che possa con- 
cludersi da quelle postille e che si sperava raddrizzarne le storpia- 
ture, dopo la terza dispero della impresa e abhandonolla. 

Ed ecco quanto basta a dare un'idea del come I 1 A. pretenda mo- 
strar Pio IX favorevole ai novatori per intimo convincimento e dis- 
senziente solo quando essi scapestravano. Resta solo il sentire da 
lui come alle supposte tendenze del Pontefice si opponessero e il 
partito clericale e le Potenzestraniere: il che si ripete in questi vo- 
lumi ad ogni pie sospinto, talmente che se volessimo raccorle tutte 
riusciremmo quasi infmiti. Ma spigolarne qualcuna e indispensabile 
a questa ultima parte del nostro assunto. Tu leggi a pag. 79 che il 
Principe fastidito e timoroso dette esorbitanze liberalesche inchinava 
piii a quel partito assoluto costituito di chierici e di laid clienti di 
chierici, il quote teneva coperte sue voglie di restaurazione degli or- 
diniantichi, ma ingrandiva i danniedipericolideinuovi. Leggi in- 
oltre (Vol. HI , pag. 308), che i chierici tentano confondere la tra- 
dizione della propria signoria con quella della Chiesa eterna ( pag. 
309) 5 che Pio IX avea distrutta la signoria dei chierici, ma fu co- 
stretto da scelleranze e stoltezze libertine, da invidie e cupidita cleri- 
cali e da perfidie e ambagi straniere a riprendere negli archivii la 
tradizione della casta (pag. 299): i chierici facevano questione catto- 
lica la questione del Papato, e le Potenze caltoliche compiacevano ai 
chierici. Nel Vol. IV poi destinato a narrare il ripristinamento del 
Governo pontificio , pensa quante volte tornano in campo questi 
sentimenti medesimi ! Basta vedere pag. 232 come si deridono i 
General! francesi, come quelli che ignorantissimi erano dei bisogni 
delle popolazioni e della natura del Governo clericale, i quali pren- 
devano I' irnbeccala dai procaccianti che li corleggiavano , novellando 
d'ogni maniera miracoli dei chierici e sacrilegi dei novatori. Si bab- 
buassi erano quei poveri Generali quando favorivano il Clero. Ma 
che? passa alia pag. seguente e vedrai che tre uffiziali deputati.a n- 
cevere le casse e i portafogli del tesoro, cerlificarono che la finanza 



DELIA STAMPA ITALIANA 169 

era stata governata con tanta reltitudine e tanta abilitd che a riscon- 
Iro den' amministrativa clericale erano maravigliose. Su questi ufli- 
ziali non un'ombra di sospetto che fossero aggirati dai procaccianti. 
Che gente immacolata erano quei repubblicani massime in materia 
di denaro! Queste e cento altre citazioni potremmo recare in con- 
fermazione del nostro assunto; e se ne trarrebbero le medesime 
conseguenze fin qui dedotte dai testi del Farini ; che per coglierne 
gl' intend , basta capirne le parole e guardarsi dalla sua rettorica. 
Infatti che voglion dire tutte codeste fiabe sbombardate , se tu 
ne smungi il succhio ? Vogliono dire , che gli scellerati e gli stolti , 
abusando lo Statute ridussero ilPontefice alia necessita di ritirare i 
doni abusati ; che gli ecclesiastici ne furono soddisfatti , in quanto 
vedeano tolto di mezzo un pretesto di agitazioni ed uno strumento 
abusato a sacrilegi ; che a quel consiglio si ebbero consenzienti 
eziandio le straniere Potenze , alle cui domande in gran parte il 
Pontefice voleva soddisfare colle prime concessioni. Ecco il vero 
significato di quelle ampollosita ; dai quale potra inferirsi tutt' altro 
che T impossibility di ottenere emendamenti nel Governo del Pon- 
tefice. 

Ci6 nulla ostante e tale oggidi la potenza dei paroloni, che chiun- 
que legge incautamente queste pagine, capo d' opera d'ipocrita mal- 
dicenza, rimarra sopraflatto e credera che il Governo papale sia po- 
co men che T inferno. E come no? se vedra, che lo Stalo Pontificio 
non ha glorie 1. Di grazia, sig. dottore, non gli negate almen quella 
a" aver germinato al mondo un FARINI ! Chee un' aggregazione di Mu- 
nicipii serbanti le lor tradizioni e le loro vanita : strana imputazione 
invero che si rimproveri ad un Governo il rispettare le tradizioni e le 
glorie dei Municipii: tanto e incarnata in codesti liberali la tirannide 
del centralismo; che la casta clericale, quella appunto che non piega 
inai I'animo ne alia forza, ne alia fortuna, ne per tempo dimentica 
mai (Vol. I, pag. 6) , quella ove e sempre qualche geloso custode 
delle anlicaglie (Vol. I, pag. 72); quella tone d'inerzia contro la 

.'.iqp. jJcioflaO i'lQVuq liwjp OUJB-I 



1 Vol. Ill, pag. 308 eseg. 

' hb j 



no HIV IMA 

giiak si rompo vgni sforto di vol(mt<* per I'induyiare (Vol. I, pag. 
74);, queUa insomma maledetta da tutti i liberaH perche uon cain- 
bia tuai; si sigftore, quella stessissima casta appunto non ha tradi- 
zione f&rma, e pr signoreggiare ha mutato e mula semprv ttinore 
(Vol UI, pag. 308 ). Rama e il deserto senza affetto patrio , senzet 
st#ria (Vol. ML pag. 309) ; ma ci6 vuole inteittlersi fmo alia a$>pa- 
rizioiie di cjuesti quattro voliimi. 

Codilessianio , ehe al vedere taule contraddiziom congtunto & 
tanta non cuyanzja d' ogai legate di derenza , di lealta , di grafci* 
tudine , di coscieaza , di cattolieismD , corriauia eolle mani a e0> 
prirci la faccia e domandiamo a noi stessi , se la eivilta moderna 
ci abbia fatto perdere col discoFSO ogni seatinaento d' unaanita. e obi 
pudore ? 

Ma no I ci6 ctie sembra malvagita e delirio di passions sregolata, 
c iilululria di u n a Ualia fantastic a, si ilia cut ara e stata iinniolata. la 
coscienza cattolka , \* sapieaza politka , ogai ragioji di prutikeaaa : 
non 6 stupofe dote vi s* vegga sacri&eaia la storica verita ! Questa 
idola^ia chiede die il Go.verao d-el Poafeefioe sia abbattato per seaa- 
pre e ad ogni costo: e il nostro A. ha recato egli pure il suo tribu-' 
to ai twipio deiridak). EgU la dimo&traio cfee U ceto leratico y ia- 
formato dal Redejaiore al sagriiizio di s^ pel beae di tutte 1# gen^ , 
no,** Q eapace di quella virtu naedioicrissiQia ch abboiida in tutti i 
g$.vraa#ti laici; die ehi now hafeniiglia e naluraluieiito piu cupn 
do di foloro die debbo.no. sosteatare ed arricchire mogli* e figliuo- 
li^ the lo spirito cattolico essendo cosmopoUticq qd am/indo git uo- 
mini tutti, ^ naturalraentd ninwco dei piu prossimi e domestici; che 
es3endiQ lecito aoicbe; all'infimo dei popolarii il divenir Pr^ato, Car- 
diaaie ^ Papa, i preti faraiano una easta cbe esr-lude tutta la nazio- 
ihe dal governo di ss iae<iesima. 

Se a te sembca incredibile die un uotna, non in delirio, prenda 
a dimostrare sul &erio eodeste contraddliziooi, noi trofiamo. piu in^ 
credibile ancora che tanti e Unti senza diinostrazione le credaao^ e 
che da qualche difetto presente (che troverebbero forse molto mi- 
nore se si paragonasse ad altri popoli ) si diauo a credere oontro 



DELLA SlMMM fTALIAX.V IT I 

F esperieiixa di tanti seeoli , in cni Roma fu inaestra di buon go- 
vrrno a tntte lo u< re impossible che ben governino iprcti. 

fton metterem fine a questo articolo s^n/a preomipare non a- 
prcnmio dire so ima obbierione od on lamento'che ci potrebbe'esser 
swsso dai nostri 'lettori, ai quali non vorrera certo far cosa rbo riu- 
scisse mcno utile o gradita. Ad cssi ptirra forsc snvcrcliio qtiesto ri- 
badire die stiam facendo da un paio di vohmri la gran quistione sul 
principato civile dei Papi. Ma che ci vorrest fare? Nelfa partc po- 
o battagliera dol nostro periodiro a noi non data lilx-rta 
scelta: il soggottn della puami ci e determinato dai nostri arv- 
versarii-, ed e naturale-che facerwiota wri po'noi da oste schieraita in 
cn^)0, cda dobb-iam rivolgerci ed accorrere ^ove TOdiawi pi{i fre- 
qucnti i canipioni e piu ostinSto 1'attacco. Non dunque a noi, wia 
jii Mamiani , ai Tonwnaseo , ai Farini ed ; ai fantoccini minori deHa 
stessa foinngie dovete 'Chiedere per qnal ragione essi eggrmai non 
sappian quasi trovare altro nimico a combattcre ehe qwel civil prnv 
cipato. Ma o vi rispondano o no, noi siam fcrmi a wcm ritram 
d'nn passo dafta mischia fin clic e^si vi armegdand) -, -ecio anche a 
<xto di riuscirne un po 1 faStidiosi ai nostri lettori. I qimli nondi- 
nteno appwnto dalla ostinatezza deH'attacco e dalle armi 'mdecorose 
che altri vi brandisce . ilcMiono intcndere la rilevan^a swprema , e 
diciawa cosi, strategica del passo per noi difefco. (Jhi sa die a que- 
sto non <d attengano i deslini della civilfa ewopea? Cbi sa clic da 
rfuesto palladio non dipenda il tranYutarsi che potreM)^ fore la on/- 
ta cattolica in civilta pagana ! 

: '. 
II. 

Sagffio sul Callolidsmo, Liberalismo e Socialismo di DOKOSO Omwss 
Marcliese di Valdfgama*. Prima Versione italiarra. Pulijyno Ti- 
pografia Tomassini 18.>2. i. Vol. in 8. di pag. 410. 

4UJAQ*i)8'i 

11 nome del marcbese di Valdegamas e noto ai cattolici, e dev'es- 
ser earn ai nostari lettori ch' ebbero gia per lo passato occasiorte di 



172 RIV1ST.V 

ammirarne V ingegno elevato o le nobili dottrine. Con diletto a- 
dunque ci rifacciamo su questo sorittore, dando uncenno dell'opera 
pregiatissima annunziata qui sopra , originalmente scritta in lingua 
spagnuola , poi volta nella francese, e da questa recata nel nostro 
volgare. E tanto piu a proposito giungera questa rivista, quanto che 
il Saggio sul Cattolidsmo fu recentemente bersaglio in Francia di 
gravi critiche pubblicate in un dotto cattolico giornale dall'ab. P. 
Gaduel Vicario generate del Vescovo d 1 Orleans 1. ... ,,i,,^ r nfi^68 

A dire in poche parole cio che sia questo libro e come lamateria 
risponda al titolo, bastera citare il detto prudoniano che gli serve 
quasi d' introduzione. t, cosa ammirabih, che in fondo delta noslra 
politico, abbiamo sempre da rinvenire la teologia. Dio e Tunica spie- 
gazione compiuta della natura e della sopraniiatura: la teologia sola 
da perfetto compimento a tutte le scienze : la sola religione cattoli- 
ca puo sciogliere adeguatamerite i problemi tuttodi nascenti della 
politica: la Chiesa e non altri pu6 salvare la societa agonizzante in 
preda airanarchia: invano i libertini e i socialisti si argomentano di 
rimediare a tutti i bisognideirumanita coi loro trovati e coi loro in- 
segnamenti: se il Liberalismo e il Socialismo vincono, e spenta la so- 
cieta, e annientata ogni speranza di un felice rinnovamento. Tale, e il 
subbietto del libro, tema quanto altro mai vasto, e mirabiimente ad- 
atto ai bisogni dell' eta presente. II valoroso scrittore senza spaven- 
tarsi della difficolta dell' argomento lo contempla (juasi daH'alto, ne 
misura 1' ampiezza, lo percorre con pie risoluto e franco spargen- 
do d 1 intorno a se torrenti di luce che rendono accessihili anche ad 
intelletti volgari lequistioni piu riposte ed astruse-, 1 .ctebaiagib 

L' opera e divisa in tre libri. Nel priino dopo di aver dimostrato 
che ogni grave quistione politica s' intreccia con una quistione teo- 
logica tratteggia a grandi pennellate e risentiti colori il ristauro del 
mondo, dello Stato, della famiglia per opera della teologia cattoli- 
ca e della Chiesa. Ricercando quindi il principio intrinseco, per cui 
la cattolica societa fu feconda di tanti beni, trova che questo prin- 

1 V. L'Ami de la religion N. 5471, 5472, 5473, 5479, 3*63. 



DELLA STAMPA ITALIANA 173 

cipio e la legge di grazia e di amore. Grazia soavissima e onnipo- 
tente che i cuori degli uoniini attrae misteriosamente a Dio ed uni- 
sce fro loro-, grazia sovnumaturale e arcana che sola pu6 spiegare 
appieno il trionfo della virtu sul vizio, della verita sull' errore, del- 
la dottrina di Cristo sopra un mondo conrotto e perverse. 

La forza sovrannaturale della grazia, dice FA. , si comunica 
perfettamente ai fedeli pel ministero dei sacerdoti e pel canale dei 
sagramenti-, questa forza sovrannaturale comunicata ai fedeli mem- 
bri nello stesso tempo della Chiesa e della civile societa, ha a- 
perto quell 1 abisso profondo che esiste fra le antiche societa e le so- 
cieta cattoliche, considerandole anche sotto il punto di vista politi- 
co e sociale. Bene esaminato il tutto, non v'ha traqueste societa al- 
tra differenza se non che le une sorio composte di cattolici e le al- 
tre di pagani, le une composte di uomini mossi dai loro naturali 
istinti, e le altre di uomini che morti phi o meno completamente 
alia loro propria natura, obbediscono piu o meno completamente al- 
1' impulso sovrannaturale e divino della grazia. Cosi si spiega la 
differenza che separa le istituzioni politiche e sociali delle societa 
antiche da quelle che hanno germogliato come da se stesse e spon- 
taneamente nelle societa moderne: infatti le istituzioni sono T e- 
spressione sociale delle idee comuni, le idee comuni sono il risulta- 
to generate delle idee individual!, le idee individuali sono la forma 
intellettuale della maniera di essere e di sentire dell' uomo. Ora 
1'uomo pagano e I'uomo cattolico hanno cessato di essere e di sentire 
nella stessa maniera ; 1' uno rappresenta 1' umanita prevaricatrice e 
diseredata, Taltro I' umanita redenta. Le istituzioni antiche e le isti- 
tuzioni moderne non sono adunque Tespressione di due societa diffe- 
renti se non perche esse sono Tespressione di due difTerenti umani- 
ta. Cosi da che le societa cattoliche prevaricano e cadono fa subito 
irruzione in esse il paganesimo ed al paganesimo fan ritorno Tidee, 
i costumi , le istituzioni , e le stesse societa 1. E poi conchiude : 
Chi non tiene con to della sovrannaturale e divina virtu della Chiesa, 



1 Pag. 82,83. 'Tifi ,7lG .STiC JTir 



174 ' Riwum 

non comprettdertt mai ne la sua mttuenza, ne te sue viuoric . n& le 
sue tribolazioni : o clii non la comprende, n<m coiwprendera mai 
ei6 che vi ha d 1 itimo. di essenziaie e di profondo nella>civika eu- 
ropea 1 . 

Nel secondo iibro lo scrittore affronta la vasta e diitieile quistione 
del come e del perche il maie s' incontri in twiti gli erdini dell' u- 
BiVerso. A dilucidarla espone da iprrma la teoria della vera iifcerta 
ronsiderata come perfezione'O mezzo a c0n-p;uir}a. Percorre fa- 
scia te fasi 'ch'ebbe questa liberta in cielo-e in torra, ne tocoa labu- 
so fatto dagli angeli edall' uomo le immediate censeajoenze che 
1' aDOonnpagnarono: combatte il nuovo manicneismo del sociaAisba 
Proudhon e dimostra come secondo la dottrina caltolica si concrh'a- 
HO in perfertta armonia la provvidenza di Dio e la Hberta deli' oomo. 
Spaziando quindi nel re-irno della natura e della storia descrive ie 
sdgrete acialogie ira le pertunbazioni fisiche e le perturbazioni rno- 
rali derivote dalla colpa. E tfiii ripiliandoundistso ragionato rac- 
conbo deH'azidBne mai'avigliosa <che comincio in cielo e fim nel nara-* 
diso -terrestre insegna come iDio trasse il berre dal male, 1'ordrne dal 
disordine, daHa tprevaricazione la gloria, ed a ragione esclama n Vm 
si penetra in questi dommi sorprendenti , piu si vede risplewiere la 
scfwrana conveaienza e la maravigliosa concordia dei misteri criti-* 
oL La scienza dei misteri e la srienza di tutte le soluzioni S. 

Alia soluzione cattolica fa seguire T esame delle soluzioni propo- 
>!i- <lHa scuola Hbertina e dalla -social 1st ica. Quivi pariando della 
sterilita. ed knpotenza innata delle dottrineiiberlesche anchein pen 
totiea vi contrappone la fecondita del cattolicismo e i sommd poHfcici 
che vi liorirono-, pruova che la scienzadi Dio da a chi la possiede sa- 
^acila e forza, aguzza la meuteed ingrandisee il pensiero, perfezio- 
na rriiraliilincnte ia conoscenEa pratica e produce qoello s^tfisilo 
sense che 6 propri dei gavii e dei prodenti. inferendoqfte che: 
f enere amano non fosse abitaato a wder ie cose a rovescio 
e^fi sceglierebbe per consigiHeri fra -tntti gli uomini i Teologi , fra t 

\ Pag. 88. 2 Pag. 166. 



DELLA 41AHPA ITALIANA IT-i 

Teoiogi i Mistici, e fra i .Mistiri qimlli ehe hanao raeoata hi vila piu 
rilirata (fcl inondo e dagli affari ^. Pronunziato mirabile ia undi- 
plomatico iliustre e conoscitore profondo degli uonaini e della so- 
eieta. 

Non mew> reca ne meno scolpita e I 1 imraagiae ehe egli fa del- 
la scuola Hbertina. Di tutte le seuole questa si e> la piu. sterik 
pecolie la pii ignorantc c la piii eiroista. Essa non sa nulta, come 
sopra vedemmo, della natura ne del nwle ne del beae , essa Ua ap- 
pena una nozkme di Dio , dell' uomo poi non ne ha a In ma. Impo- 
tentn pel bene pereu&manca di qualunque atfermato dograatico, iratr 
potent* pel male perthe ha orrore tli onni lu-ua/ione intrepidaed as- 
solata , e CM )udanwata senza saperlo ad andare a gettarsi con la nave 
che porta la sua foirtuna o nel porto del caitolicismo o sugli scogli 
del socialismo. Questa scuola non domino che albrquando la so- 
eiota moribomla , il periodo del suo domioio e quel periodo 
transitorio e fugace! in cui il niondo non sa se deve andare con 
Baorabboo segui tare Gesw, eri mane sos}>e8o tra un aftermato dog- 
fntitieo (il cattolkisiBo) ed una soprenaa negazione (il Socialismo). 
La sociefca si* laseia aUora governar voientieri da una scuola cbe non 
die mai -** lo affermo Jo nego^ ma invece dice sempre fa tfc- 
stmgtwo. U sommo degF interessi di questa scuola e riposto in non 
lasdare giongere il giorno delle negazioni radical i e delle afferma- 
ziooi supreme , ed e perei6 che col mezzo delta discussione con- 
foruJe tutto le nozioni e propaga lo scetticismo , ben sapeodo ehe 
mi popolo il quale intende sempre dalla bocca de'suoi sofeti ii pro 
e ik contra su tutto, finisce col non saipere a ehe attenersi e col chie- 
<IJMV a se medesimo se la verita e \' errore , il giusto e I' ingiusto, il 
turpe e I' onmto sono realmeiiite contrarii fra loro . o non siano 
piuttosto ehe una <-<sa ^Irssa considerata sotto a^)etti diUferenti. 
Quahinque sia la durata di questo periodo, ella e sempre assai coiU. 
L' uomo e nato per agire , e fca discussione perpetua , nemica come 
* delle <Dfere , e contraria alia natura umana. II giorno poi view 

i Pag. 168. 11 , gB *H& T i;> ! >-. 



j 76 RIVISTA 

in cui il popolo spinto da tutti i suoi istinti si spande nelle pubbli- 
che piazze e nelle vie, dimandando risolutamente Barabba o Gesu y 
e rotolando nella polvere la cattedra dei sofisti 4 . 

I libertini fanno consistere il male della societa nel governo mo- 
narchico sotto Tinflusso dell'idea cattolica, o nell'anarchia frutto del 
socialismo: altro disordine non veggono che questo e quelli che lo 
conseguitano. Laonde per essi la societa sara beata e felice e il male 
scomparira dalla terra quando il reggimento dei popoli passera nelle 
mani de'filosofi e della borghesia. I socialisti poi sostengono che I'uo- 
mo e naturalmente santo e perfetto , e che il male gli viene da Dio, 
dalle leggi, e dal governo; che pero 1'eta dell'oro annunciata dai poeti 
ed aspettata dalle nazioni comincera nel mondo quando svanira la 
credenza in Dio, 1' impero della ragione sul senso e il dominio dei 
governanti sul popolo: quando le moltitudini abbrutite saranno a se 
medesime Dio, legge e re. Queste aberrazioni mostruose sonoespo- 
ste e combattute nel rimanente del libro con una logica stringata e 
calzante, con tanta luce di raziocinio, grandezza e novita di con- 
cetti che la lettura ad un tempo convince, persuade, muove e dilet- 
ta. Se dolorose devono quivi riuscire ad ogni animo bennato le be- 
stemmie d' inferno che i socialisti e il Proudhon loro caporione sca- 
gliano contro Dio, chiamandolo con inaudito cinismo , stoltezza e 
villa , ipocrisia e menzogna , tirannia e miseria, sfidando ad incene- 
rirli colle sue folgori: soavi come rugiada nel deserto e ridenti come 
il sole dopo la tempesta sono le belle parole che la forza del vero e- 
storse da queH'anima fella, e cui TA. opportunamente fa succedere 
alle riportate bestemmie per rasserenare la mente de' suoi lettori. 
Oh ! quanto il Cattolicismo si e mostrato piu prudente, (esclama 
Proudhon quasi suo malgrado}, e come vi ha sorpassati tutti, sansi- 
moniani, repubblicani, universitarii, economisti nella conoscenza 
dell'uomo e della societa ! II sacerdote sa che la nostra vita non e 
che un viaggio, e che il nostro perfezionamento non puo effettuarsi 
qui in terra; ed ei si contenta di abbozzare sulla terra un'educazione 

1 Pag. 173, H4. 

SI .U.So- 



BELLA STAMPA ITALIANA 177 

die deve trovare il suo compimento nel cielo. L' uomo formato 
dalla religione, conterito di sapere, tli fare e di ottenere ci6 che ba- 
sta al suo terrestre destine non pu6 mai divenire un imbarazzo sul 
governo: ei ne sarebbe piuttosto il martire ! religione diletta , e 
dovra dunque avvenire che una borghesia che ha tanto bisogno di 
te ti disconosca 1 ! )> verita , diro io , o grande e nobile regina 
delle intelligenze, e egli possibile cheun uomo ti vegga si raggiante, 
si bella, ti ammiri e poi ti tradisca ! 

Dopo d'aver dimostrato la convenienza della dottrina cattolica 
nello spiegare T origine del male , un altro prohlema si propone il 
filosofo cattolico nel terzo libro : cioe , perche il male originato da 
una prima colpa perduri nel mondo, e dal primo padre si trasmetta 
ai piu tardi nepoti. Fassi allora ad esaminare conforme ai delta ti 
della rivelazione quel grande arcano che e il domma della solidarieta 
e la trasfusione della colpa e della pena: ne mostra la ragionevolezza, 
le attinenze necessarie coi fatti piu cospicui e la consonanza colle 
leggi universali della natura : parla del dolore , e ricercandone 1' in- 
tima natura fa vedere, come Dio quasi trasnaturandolo lo trasformi 
di male in bene, e da castigo lo rivolga in rimedio d' incomparabile 
virtu. Cosi si spiega e si armonizza pel cristiano la perrnanenza della 
colpa e della pena. 

La scuola libertina per I'opposto nega la solidarieta umana nelVor- 
dine religiose come la nega nel politico. La nega nell'ordine reli- 
gioso, negando la dottrina della trasmissione della pena e della colpa; 
la nega nell'ordine politico proclamando il non intervento, distrug- 
gendo la nobilta , e sostenendo T eguale diritto di ciascuno alle di- 
gnita dello stato. Ma i libertini mentre negano la solidarieta sono ob- 
bligati a confessarla, riconoscendo 1'identita delle nazioni, 1' eredita 
della monarchia e la trasmissione delle ricchezze col sangue, come se 
il potere dei ricchi fosse piu sacro e legittimo del potere dei nobili. 

Simili contraddizioni si rinfacciano giustamente dalVA. alia scuo- 
la socialistica : questa afferma contro i libertini , che chi rigetta 

\ Pag. 192. 

Scrie II, vol. II. 12 



f*78 IUVIS1A 

la solJdarieta nella famiglia. nella politica e nella religione non deve 
accettarla nella nazione o nella monarchic. Ma che fa ella poi ? Dopo 
d'aver riprovato tutte queste solidarieta proclamalaso-lidarietauma- 
na. Col bandire to Uberla, la fraternity, e Vuguaglianza onon signi- 
fica nulla o vuol dire che tutti gVi uominisono solidarii fra loro. Or 
come puo essere che i vineoli della nascita, dello state, delta religio- 
ne non collegkino gli uumini fra loro, e ehe 1'umanita tutta quanta 
sia unasocieta di fmteUi ugualmente partecipi d'una comune ttbertd? 

Di piu il socialisrao e contraddittorio, perche contraddittorie sono 
fira loro le dottrine propugnate dalle divCTse scuole che lo compon- 
gono, e 1' A. lo dimostra delineando i varii stadii die in breve tempo 
pereoi > se il Socialismo. In fine questa teoria e la massima delte con- 
traddizioai perche da qualunque verso la si consider} riesee ad un 
assoVuto nullismo. Negazione assoluta deH'uomo, della fam?lia, deW 
lasocieta, dell'umaiaita, di Dio, tali sono i momenti pei quali discor- 
re Fipotesi soeiaKstica dove a-Hri Vincalzi con logifa irresistihile, co^ 
mevien fatto dali'illustre scrittore nel eapitolo quiwto di qnesto 
libro. 

Nei riinaiifiilt' dell' opera aUa solidarieta della colpa e della eadnta 
vlene opposta la solidarieta del ristauro e delmerito. Ivi rintracoian- 
do le tradizioni dei popoli ed illustrandole coll' insearnamento catlo- 
lio si diinostra la virtii espatrie del sacrifizio , inesplicabile a te- 
nore dei prineipii socialisti e libertini. La redenzione centro di tutti 
i misteri e fcte da tutte le solazkmi si presenta qui al religioso 
scrittore nella sua augusta inaesta : egli ne melte m luce la conve- 
nienza rispettaa Dio, aU'uomo, aH'opdiine untversale: fa redere come 
net sacrifizio deffUomo Dio si terg la colpa, si vince it mondo, ed 
ogni eosa ritorna, al suo ppineipio : compindo per ta-1 maniera la df- 
mostrazione del suo assunto, cioe: cbe i problerfti fondamen tali del- 
Vuonio e della societa non sispregano veramente senza la rirelazio- 
HfselaChicsa. 

l>opo quest'anaftsi suceinta sarebbe soverchie rinsistere in suite 
lodi dell' opera e dello scrittore nella quale non so che cosa sia piu da 
ammirarsi o la magniloquenza dello stile, o 1* online delfe eoiMtotta, 

A\ .. 



DELLA STAMPA 1TALIANA 

la Koipidezza e suWinaita dei pensieri, o il vigoare deH'argomoiita- 
/ione, o la vivacita della polemica , o la prolbndita ddla dottrina, o 
ia jHiif/./a drlla leile,.t) la nobilta del sentire sempr? alto, generoso, 
squisiiaiiirnlf cat loiico. prr-iu sin^olarr di quella nazione spagnuola 
di cui il marchese di Valdegainas e splendido ornamento. 

Malgrado questi pregi, r opera dell' iUiwire pubblicista ande sog- 
getta a gravi rritiche che tletes'iniuarono T A. ad iraa generosa pro- 
iessionedi fede puhblicata ael giornale catkolico T Univers. Nan pu6 
esseoe niatoria di una breve rivista T esarae minuto e ponderato di 
(jueste censure, ne pretendianio stabilirci giudici di questa causa . 
ueUa quaLe se dalTuim parte vi pa^> essere qualche torto in fatto di 
accurate parlare, daU'^lli-a non niaiico Tacerbezza dei modi equai- 
che esagei'azione di auimo concitato. Per dare un' idea bastante- 
mettte cliiara dogli ewori apposti al filosofe spagnuolo e premunire 

1 lettori di ([lU'lFoiicrt'tta aftinche li possano percoiTere moffenso 
//c(/c. ricbiiuiK'ivino le censure a sei punti capitali annm-erati dal 
t-ritico, e indidhoremo i uiolivi cbe condussero lo scrittore a pro- 
jKisizioni in apparenza iucsalU 1 cd cccessivc nclla loro piu cxvvia si- 



1. Le prime censure risnoardano il concetto di Dio del quale 
1' A. esakando Ja sapienza e la potenzn ])arvc diminuire la liberta. 
2. View poscia il Misturo della SS. Triuita, a spiegare il quale si 
adaperarouo un linguaggio iigua^ato (3 qualche similitudine tolta dai 
SS. Padri , ma priya di tutta quella pi'ecisiaae <'he si ricercherebbe 
da chi disputa nelle scuole. 3. La nozione della liberta , per la 
quate lo scrittore witende freqwentenierite la liberta perfetta quella 
eke e in Dio enei santi, -elie affranea T uomo dalla servitu del poc- 
cato. 4. La dottrina del peccato originale, dove 1'A. volendo spie^ 
gare gli arcani fioi infcesi dal Oealorc nella penuissiorae della col- 
pa , da luogo a CJ'etkere cbe senza di quella il mondo non avrcbbe 
manifestato con sufliciente splendore le infinite periezioni ditDio. o. 
Gli e^'et'ti di qaesto medcsiino peccato sulla volonta e suH'intendi- 
meato aggravati di soverohia con dire iperbolicamente che ogni 
aziene uniana e accompagnata dal riniorso ed ogni cognizione dalla 



180 niviSTA 

incertezza. 6. I motivi di credibilita di nostra fede del quali il va- 
lente scrittore attenua 1'efficacia, anzi ne fa quasi ostacoli alia pro- 
pagazione del Vangelo, per magnificare la potenza di quella grazia 
interna che sa trionfare di tutte le difticolta della inferma ragione e 
del senso. isdii atew non iov 

ia i.A spiegare come un cattolico cosi illuminato abbia dettato pro- 
posizioni in apparenza cosi ardite, e adoperando un linguaggio alie- 
no dal comune abbia lasciato credere a taluno di allontanarsi ugual- 
mente dalle comimi dottrine, bastano, crediamnoi, le due seguenti 
considerazioni. non otenJ ib emoigilyi #J :oi 

Primieramente il Conte di Valdegamas fornito di alto intendimen- 

ibtopii ^asta comprensiva, di mente terma e tenace , come sogliono 
essere le nature spagnuole, e inchinevole ad affermare risolutamente 
Duello che gli par vero e nemico della perplessita e delV incertezza, 
efletto talora di prudenza , e non di rado indizio di mente debolei e 
peritosa. Ora vedendo egli la societa nella quale si aggira travagliata 
dal dubbio, dalla fluttuazione, dalFondeggiare perpetuo fra la verita 
e 1'errore, dovette per necessariariazione sentire in semedesimo as- 
sodarsi e pigliar nuovo vigore quella innata disposizione naturale al- 
ia certezza, airaflermazione, al dogmatismo. Quindi ne' suoi scritti 
eombattendo gli scettici e i libertini non si applico a discernere nelle 
false dottrine quei barlumi di verita che sempre accompagnano 1'er- 
rore; preieri affermazioni ardite, malimpide ericise, alle distinzioni 
accurate di chi rigorosamente discute , assalendo 1' avversario di 
fronte e conquidendolo coll 1 assolutismo delle sue afiermazioni. I 
nemici dae combatteva negavano Dio, e se pure ne ammettevano 
Tesistenza, lo esigliavario per cosi dire dal creato spiegando ogni cosa 
coirunico intervento della natura e dell' uomo-, ed egli afferm6 che 
la sola spiegazione della natura e dell' uomo si trova in Dio e nella sua 
sapienza regolatrice degli esseri e degli eventi. II secolo incredulo 
a cui parlava ripugna alia credenza dei misteri impenetrabili della 
fede ; ed egli voile con paragoni e figure fare accettabile alle menti 
proterve T arcano piu augusto della rivelazione , Iddio uno e trino. 
A chi nega la realta della colpa originale e 1' infermita di nostra 



DELLA STAMI'V ITALIANA 181 

natura che ne fu la pena . si sforzo di provare la convenienza della 
prima faeendola quasi n^cessariu alia manifestazione dei divini at- 
tributi , e pane esagerar la seconda dichiarando la umana natura in 
ogiii SUQ atto schiava della colpa e dell'errore. A chi esalta la liberta 
e indipendenza dell' uomo disse : voi non siete liberi ma servi , la 
vera liberta risiede nei santi , in quelli che vigoriti dalla grazia si 
sottraggono alia possibilita della colpa. I miracoli, le profezie, sono 
da inolti annoverati tra le favole , e cio che dev' essere motive di 
credenza e fatto loro pietra di scaridalo ; per quest! diss 1 egli gene- 
raleggiando: La religione di Cristo non vinse il mondo coi miracoli 
e le profezie; bensi malgrado le profezie ed i miracoli. Cosi la viva- 
city della lotta lo spinse a passi ardimentosi e per esser sicuro di 
non rimanere in qua dal segno parve talora travalicarlo. 

Dal qual difetto vanno difficilmente esenti gli scrittori di polemica 
popolare nei tempi di reazione. Pare loro a dir cosi che le intempe- 
ranze della parte awersa non possano vincersi senza qualche esa- 
gerazione del vero, poiche le menti ottuse e sonnolente, per le dense 
tenebre dell'errore che le circondano, ban no bisogno di essere ri- 
scosse con aflermazioni audaci, risolute, dogmatiche. II Conte Giu- 
seppe De-Maistre, che per molti capi puo assomigliarsi al Marchese 
di Valdegamas, fu eglipure tacciato con fondamento di qualche tras- 
modanza in questo genere. Pure i suoi scritti, sebbene rifioriti qua 
e la di qualche proposizione ardita e alcim poco paradossale, tocca- 
rono lo scopo, conquisero lo spirito volteriano e libertino, efurono 
quasi seme fecondo dal quale germogliarono nelVordine laicale tanti 
valorosi propugnatori delle cattoliche dottrine. sempre dovere 
degli scrittori tenere il mezzo ed evitare gli estremi , ma quanti il 
possono dove la discussione richiede vivacita di forme, energia di fi- 
gure, generalita di concetti, un camminare franco, sicuro e spedito? 

A questa prima ragione che spiega le esagerazioni del ch. scrit- 
tore, un'altra verissima ci si presenta che ne spiega Timproprieta di 
qualche formola. A tutti e noto che gli antichi Padri ragionando 
delle veritii divine ed umane, benche concordi nella fede, non ado- 
perarono sempre un medesimo linguaggio per esprimere gli stessi 



KV2 i, i VIST A 

veri, e che le medesirae voci sortirono presso i varii -scrittori divert 
signitlcato : sia per la diffieretiKa'dei tempi e delle genti in c*ri visse- 
ro, sia per le scuole iilosoficfhe che essi-o i loro awersarii frequenta- 
rono , sia perche a mano a mano che andavasi esplicando il dogma 
era necessario Tuso di nuove locuziom die ciasctmo si ibggiava se- 
condo la necessita e le eircostanze. I coijcilii colle loro defmizifflni 
resero a poco a poco imiforme il lingnaggio soienfeifico della Chiesa & 
i dottori della scuola ^lo ratlassero ad tma precisioe quasi goometri- 
ca. Da quell'ora in poi fu tacitamente convenuto fra i cattolici che 
niuno adoperi le voci scientifidie con altro valore da qullo che 
umversalmente fu accettato dalle sciiole^e dcrveiliaecia nonsmsetiza 
ragiorie ed informandorte i kggitori. Savk) consiglio per im<pedire o 
i'ar piu rare le quistioni di parole dov e accordo ! di idee. Per que&a 
medesima ragione tengono i savii che la lettura dei Padri per tomar 
vantaggiosa debba essere preceduta da qwella dei dottori che inse- 
^iarono oelle scnole. La Sofl&ma di S. Tormnaso, sorive M do*tis- 
siiMO (ierdil, e on capolavoro di metodo, di ordine e di discor&> , & 
l'ai)bat'e Dioguet consenteThe bisogna leggerla 7jrima d'mcominciar 
la tettura dei Padri. ; lie waterie piu dilficili vi si trattafno 'con tntta 
la Irm])ide7,za di cui ^ono capaoi ^ cdtTespressioni -pm afiatte a cir- 
coscrivere la d0ttrwm<ed impedire c(he gi' intelletti trasafrwlmo i giusti 
confini, 'Se cerbi dottori che fiorirono qualche-secolo doposi fossero 
astretti al linguaggio consacrato <dair eso comune 'deMe scuole, non 
avrehbero avuto iuogo molte dispute inopportune 'die fecarono gra- 
ve ;0ffesa alia religioKte * . Ora, se mal no ; avvisiawo, il difetto deglt 
stodiiscolastici,ai qoaK troppo difficilmentepuoastringersi iwi laico, 
diplomat ieo e pubbticista fu la ragione di quelle locuzioni improprie 
che s'incontrano nel .Saggio, e dalle quali sono raramente irnmnni 
;ntclie gli scritti di molti -che freqiaentaroHO le scuole. Sen^a qne^ti 
partieolari studii alieni dal sito state, il Marchese di VaMegaTnas, per 
quanta si puo rioavare dal suo scrifcto, e dalle parole di na sna 
tera , si nutri delln lettura dei Padri , e questo pascoto gli si 

i GF.RTUL. Operc; Roma 1806, T<i. I, ?ag. 252. 



BELLA STA.MPA FTALIANA 

form& in sueco ed in sangue , e nello scrivere rec6 1' impronta di 
quelle locuzioni , di quei tropi, di quelle similitudini usate da loro 
iu tempi nei quali il linguaggio teologieo non avea ancora raggiunta 
quell' unita e perfezione che ebbe di poi. In fatti non crediamo di 
ssere troppo audaci afifermando , eke di tutte o quasi tutte le 
espressioni censurate dal suo critico qualche simile od equivalents 
potrebbe riLrovarsi negli scritti dei piu rinomati fra gli anticlii 
dottori : se ne togli quelle pochissime die riguardaoo il sesto capo 
deile CLMisujce. 

Recliiaiaone nn solo eseinpio, e scegliamo quel tratto, cui il suo 
cejjsore per non dichiaraflo eretico , pronunzi6 assolutamente fals 
e teudente al iw(ramsmo, al ealvinismo, al baicmismo, al gietnseiii- 
S&LQ, 1. Trattasi quivi deUa liberta, e to scrittore ricercandone 1' in- 
luua essenza co^ diseorre. Veneado alia terribile questione , cbe 
fa il soggetto ^di questo capitolo , io diro che I 1 idea die si ha ge- 
u neraJoaente del libero arbitrio e falsa su tutti i punti. II libero ar- 
<t biLFK) noa consiste gia come comuuemente si erede, nella facol- 
la di scegUere fra il bme ed il male che lo sollecitano in due sen- 
si opposti, Se m eB consistesse il libero arbitrio ne verrebbero 
a dwe cooj>ega)Dze 1' ua relativa all' uomo, 1' altra relativa a Dio , 
ed aml)edL*e' di' una evidente assurdita. La prima conseguenza si 
e.che Tuonio sarebbe tauto meno libero quanto piu sarebbe per- 
fetto., poicbe sgli aon puo crescere in perfezione se non assogget- 
tandosi all 1 impero di ci6 che lo jwrta al bene . . . Ne seguirebbe 
in seconds luogo che: Perche Dio fosse libero , converrebbe che 
<t ei.potesse scegliere fra il bene- ed il male, fra la santita ed il pec- 
<t cato 2. 

Ua cio si vede come I' A. impugim qiwl pregiudizio volgare, eke 
IA consisler la liberta nella possilsilita di pertcare e di operare refeta- 
iiien]>. e ia ^Uiesto DGB ass*;ri$ce m>lla d;i strano, auzi ripote ci& che 
Agostino disse gia coafero Giuliano. Eccone le parole. Sed ut de 
. hac re vana sapias, fallit te definitio tua, qua in superior! prosecu- 

1 L'Ami de la Religion N. 5472, pag. 50. 2 Pag. 91, 92. 



184 RIVISTA 

<( tione, cui iam respondimus, sicut saepe et alibi facis, liberum ar- 
bitrium defmisti. Dixisti enim : Liberum arbitrium non est aliud 
quam possibilitas peccandi et non peccandi. Qua definitione pri- 
ce mum ipsi Deo liberum arbitrium abstulisti .... Deinde ipsi san- 
<c cti in regno eius liberum arbitrium perdituri sunt , ubi peccare 
K non poterunt 1 . 

Lo stesso osservava il beato Anselmo nel dialogo del libero ar- 
bitrio. Ivi il maestro , rispondendo all 1 interrogazione del discepolo 
dice : Liberlalcm arbilrii non puto esse , potentiam peccandi et non 
peccandi. E quali ragioni, adduce egli a distruggere questo pregiu- 
dizio? Le medesime die il sig. Donoso Cortes. Si hoc eius esset 
diffinitio: nee Deus, nee angelus, qui peccare nequeunt, liberum 
haberent arbitrium, quod nefas est dicere .... Liberior voluntas 
est, quae a rectitudine non peccandi declinare nequit quam quae 
illam potest deserere 2. 

Sollevandosi poscia T A. al concetto universale e primo della li- 
berta dice: che questanon risiede nella facolta discegliere, (intendi 
fra il male ed il bene come e spiegato qui sopra ed e ripetuto piu 
sotto) ma bensi nella facolta di volere , facolta che suppone qitella 
d' intendere. Dal che inferisce : Se la liberta consiste nella facolta 
d' intendere e di volere , la liberta perfetta consistera nell' inten- 
dere e nel volere perfettamente; e siccome Dio intende e vuole in 
(( tutta la perfezione , da cio ne segue per necessaria induzione che 
Dio solo e perfettamente libero 3. 

Poi conchiude : La facolta di scegliere (fra il bene ed il male) 
accordata all'uomo, lungidall'esserela condizione necessaria del- 
la liberta, ne e anzi lo scoglio, poiche in essa si trova la possibi- 
lita di allontanarsi dal bene e d' impegnarsi nell'errore, di rinun- 
ciare all' obbedienza dovuta a Dio e di cadere nelle mani del ti- 
<c ranno. Tutti gli sforzi delV uomo aiutato dalla grazia debbono 
concorrere per ridurre al riposo questa facolta , ed estinguerla se 

\ S. AUGUSTIM Op. imp. Lib. VI, n. 10. 2S. ANSELMI Dialog, de lib. Arb. 
Cap. 1. - 3 Pag. 93. 



BELLA STAMPA ITALIAN*. 185 

fosse possibile con una perpetua inazione .... Ecco perche nes- 
suno dei beati possiede questa facolta; nonDio, non i cori dei suoi 
angeli, non i santi *. 

Ora in tutto questo discorso inteso a dovere, e non ricercato con 
occhio livido, non vediamo, che una dottrina molto ortodossa. Che 
il libero arbitrio non sia una facolta distinta dalla volonta, lo afier- 
rno il Damascene : Liberwn arbitriumnihilaliud estquam vohmlas 2 
e lo concede S. Tommaso. Che la possibilita di peccare sia un' im- 
perfezione cui 1' uomo deve attenuare in se stesso non replicandone 

gli atti, e pure cosa tanto certa, quanto 1" impeccability, di Dio e dei 

. 



Ma se queste sentenze s'accordano col pensare comune dei dot- 
tori, come va, dice il Critico, che lo scrittore pretende combattere 
un errore volgare? La risposta & facile. II Valdegamas in tutto que- 
sto libro non combatte le scuole cattoliche , ma i libertini e i socia- 
listi, cui nessuno dubitera avere in queste materie le idee singolar- 
mente ottenebrate. Che piu ? poche linee prima di entrare in que- 
sta discussione 1'A. protesta di seguire i cattolici maestri negletti ed 
ignorati dai suoi avversarii. Tali questioni, scrive egli, occuparo- 
no tutte le intelligenze nei secoli dei grandi dottori. Oggi esse 
sono disdegnate dagli impudenti sofisti, che non hanno la forza 
di sollevare da terra le armi formidabili che si facilmente e si u- 
milmente maneggiarono quei grandi dottori dell' eta cattoliche 3 . 
La qual cosa si fa ancor piu manifesta da un secondo errore che 1'A. 
combatte dopo il primo, cio& quello di alcuni che confondono la 
nozione della liberta con quella di un'assoluta indipendenza: opinio- 
ne che certamente non regna nel campo delle scuole ortodosse, e fa 
vedere contro quali avversarii 1'A. abbia rivolto la sua argomenta- 
zione. Arrogi a ci6 , che non andrebbe lungi dal vero quegli che 
. afiermasse, rari essere anclie fra i cattolici non eruditi nella scuola 
coloro , i quali non considerino la facolta di scegliere tra il bene ed 
il male come essenziale alia liberta ; confondendo un fatto universale 

3D ^jOlBllJ 

4 Pag. 96. - 2 De fide orth, L, HI, Cap. XIV, - 3 Pag. 90, 



IUVISTA 

nelV uomo viatore coi requisite essenziali d'una perfezione die con- 
viene a tutti gli esseri intelligent . 

Se la liberta non e una potenza distinta dalla volonta, se e k vo- 
lonta medesima, la liberta si concilia coliagrazianecessitantedi Lu- 
tero, di Calvino, di Baio , di Giansenio ; soggitmge il dotto eenso- 
re *. A questa difficolta si presentano varie soluzioni; ma la pi to sem- 
plice e la piu categorica e quella che lo stesso Danoso Cortes da ver- 
bis ampli&simis, e che non avrebbe dovuto sfuggire aM'acuto guardo 
del cli. \bate. <^ Certuni non possono comprendere in qual modo 
la grazia che ci ha resa la liberta , e che ci ha redenti, si aceordi 
con questa redenzione e con questa liberta. Sembra a costoro 
che in tale operazione misteriosa Dio solo sia attivo e 1'iiorno pas- 
srvo, nel che essi s'ingannano compiutamente , poich^ in questo 
grande misfcero concorrono Iddio e 1'uomo-, coll' azione il primo, 
colla cooperazione il secondo. Ecco perche Iddio non e solito con- 
cedere altro che la grazia mfficiente , onde sol dolcemente muo~ 
vere la volonta, chejiwlmia di apprirnere, sollecita verso lui coHe 
piu dolci chiamate. L'uomo dal -canto so arrendendosi alia voce 
del la grazia accorre con una docilita e felicita incomparabili , e 
quando la volonta docile dell 1 uomo che si conforma alia chiamata 
si riunisce alia dolce volont.^ di Dio che si compiacedi chiamarla, 
K allora pel concorso di queste due volonta quella grazia che era 
sufficients diviene grazia efficace 2. Colle qtiali parole i'illustre 
A, neH'aecordare la grazia e il libero arbitrio espone quello fra tutti 
i sistemi oattolici che favorisce maggiormente la liberta, epi^si al- 
fentana dalle sen ten ze condannate negli eretid mentovati. 

f.'escludere la possibilita di peecare dalla liberta dell'uomo mor- 
tale non e egli un enorme errore, e quest' errore non s'inferisce egli 
daH'esposta dottrina sul libero arbitrio ? Cosi insisted! b^lnuoTO il 
dotto censore 3. Ma eziandio a qiiesta difficolta gia provvideil Val- 
degamas scrivendo che: L'uomo won sttrtibbe'lib&o se non pottsse 



\ L'Ami de la Religion loc. cit. 2 Pag. 95. 3-Z,' Ami de la rehgion 
1, c. pag. 52. 



DELLA STAMP A, ITALIANA JS7 

tf <V mate; che: senza la-possibilita di peecare la liborta umana 

mwiribih 1. Proposi/ioni ehe contengono e quasi e- 
rano uiw dottriura diametraimente opposta a quella che gli & impu- 
lala in virtju delle superiori detinizioni, Quale pu6 dunque essere in 
<U*tto c&il tofito del valente scrifetore? Gia lo dicemmo: quell 1 uiiioo 
tOFto^ se torto egtt ptio dij'si, d'aver usate locuzioni emaniere tiilvol- 
laaliene dalle usate oij^idj iiell' insegnamento delle scuole, e collt- 
quali piuche colle anticlie e feiniliare il, dotto professore orleanese. 
Uali ci parvero W ragioui per cui ua raLtolico di tanta dotti-ina 
o di Itnle cosi iiktemwnata ROB reco nei suoi scritti cjuelia, aggiusta- 
teaza e precisions di Oci)oU chie togtie agli avvenssrii ragionevolc 
pretesto di cviUi e di consura. Gi affr^ttiamo pero di soggiungere 
clu 1 lo aifermaaioni del March, di Valdegama*. se pjiono arrist-Jiiate 
o per-k'olose a; ^hi le. (?dBimleri straieiafce dal testo e senza il cocredo 
delle coinpagim che le eirscoscriivoiio*, nel corpa dell' opera suooaiio 
assai.ioea uaale e lontano cipareHiperieolo deHo'SCMidaloe delfer- 
MKt. A.H/J noix pftssiamo non ainmiraiv. cheim laico nudrito att ro- 
ve ehe nelle scuole d' uu semmario o nel sacro ricinto di uu chio- 
stro, Gonosca si appiRo i 1 eeonomia della scienza telogica.e8'ad- 
dentri 0011 tanta simr.ezau nei misleri piu uxdosi e rielle pi u delica- 
te questioni. L' illustre filosofo ron uiia docibta tanto piik ammi- 
r;d)ile quanto piu rara nei grandi ingegrii, sottomise 1 ! opera sua 
all' esame dei giualifiii supremi, pixnito ad emendarla quando e come 
il vogliano. Ove questo venga eseguito, il Sagyio sul CattoHcismo 
riuscira senza lallo ai Gattolici piu caro e piu sicuro. Ma qualunque 
sia per esswe la sentenaa, non orediarao temerark> I'esprimere il 
desiderio concepito da noi nelJa lettura del libra ; che per dar a 
un' opera per tante ragioni pregevolissima tutta la perfezione che 
si addice all' importanza dell'argomento, ne fosse ritoccato in alcu- 
rii punti lo stile, e in qualcbe altro temperata la forma della dottri- 
na in modo da renderlo irneprensibile anche eri piu schinltosi. I qua- 
H trascumndo le original! bellezze dei grandi scrittori si dilettano 

1 Pag. t31. 



188 RIVISTA 

di ricercarne ogni libra con una severita che tocca non di rado i 
confini dell'ingiustizia. Che sarebbe ditanti libri che si scrivono alia 
giornata dai laici in difesa delle sane dottrine, in Francia particolar- 
mente, chi vi aguzzasse la vista desideroso di trovarli in fallo? Che sa- 
rebbe delcritico medesimo, ecclesiastico e maestro in divinita, chine 
librasseogni verho e ne ponderasse ogni proposizione? Noi senza 
dubbio non vorremmo ricevere per articoli di fede cio che egli after- 
ma in piii luoghi ed anche nelle materie piu gelosre dove i professori 
sogliono procedere con maggior riflessione e maggior cautela. Tale 
sarebbe a mo'di esempio il mistero della SS. Trinita a proposito del 
quale T arguto critico c' insegna che : L' on dit Men la diversite des 
personnes divines ; metis on ne doit pas dire la diversile divine. Si pu6 
dire la diversita delle persone divine? Questo lo consentiremmo ad 
un laico che confonde la diversita colla distinzione; ma in im cono- 
scitore della teologia che ci assicura aver passata tutta la rita a stu- 
diar ed insegnare la religione potrebbe parere indizio di eresia aria- 
na. Ad evitar la quale prudentemente ci avverte 1' Angelico che par- 
lando delle persone divine sono da evitarsi i vocaboli di diversita e 
difterenza. Ad evitandum igitur errorem Arii, ritare debemus in 
divinis nomen diversitatis et differentiae netollatur unitas csscntiac . 
(Sum. theol. p. 1, q. 31, a. 2.) 

Non avvertiamo questo per censurare il dotto ecclesiastico che 
prese ad esaminare il libro del Valdegamas, ma a dimostrare che 
tali pecche di locuzione improprie od arrischiate sono da compatirsi 
in un laico quando sfuggono ai teologi di professione. Tuttavia non 
dissimuleremo che molto piu commendevole delle censure ci pane 
1'opera del traduttore italiano o di chicchessia quel cortese die fre- 
gio con amorose cure la versione di savie noticine a pie di pagina, 
colle quali ora teniperando le forme ardite del linguaggio original?, 
ora volgendo a retto senso le proposizioni ambigue , o rischia- 
rando le oscure, rimosse dai leggitori in mold punti ogni fondato 
pericolo di falsa interpretazione. Cosi il libro del marchese di Valde- 
gamas, quale usci dai tipi del Tomassini se non paveggia Y edizione 
originale in magnificenza di stile, la vince in precision ?, e sicu- 
rezza di dottrine. 



DELL A STAMPA ITALIAN A 

obm fb non J5-mJ ifo s)ij|fv r.n-- 

trtj5ti!.*>(l(l'n. rigni'lbfi imV 

Elica elementare di GIACOMO HALMES volgarizzata Roma Tip. 
de' Fr. Pallotta 1852. 

on rib . 

Piccola di mole ma plena di sugo e di sostanza e quest' operetta 

del Balmes,degna del nome di questo chiarissimo lilosolb, onor del- 
la moderna scienza e della moderna Spagna. Sole cen tod ieci pagine 
in piccol ottavo ti presentano come un sunto de' principii fonda- 
inentali della morale e del diritto. 

Sotto nome di Etica intende il Balmes quella scienza che ha peifcup 
oggetto la natura e I'origine della moralita. Da siffatta investigazione 
egliadunque prende le mosse per fame poi 1'applicazione aidiversi 
particolari subbietti. Avvertita 1'esistenza dell' ordine morale, anche 
perpraticaconfessione dicoloroche il negano colle parole, dimostra 
daprima che le condizioni indispensabiliaformareun'azione buona 
o rea sono la conoscenza della sua moralita e la liberta di operare 
conformemente a tal conoscenza. Queste peraltro sono le condizioni 
necessarie non le costituenti della moralita. A conoscere cio che co- 
stituisce 1' essenza stessa dell' atto morale 1'A. precede in tal guisa: 

I. Cerca se ci sia una regola fissa che distingua il bene dal male 
neir ordine morale, e mostra che si, e come nella conformita delle 
libere azioni con codesta regola dee consistere la moralita. 

II. Stabilisce siffatta regola non consistere nel privato interesse, 
vuoi che si riferisca al piacere, vuoi alia vita, vuoi allo svolgimento 
delle facolta inteUettuali. Ne puo consistere nella pubblica utilita, 
in quanta per essa oltre che la moralita sarebbe iluttuante, le azio- 
ni meramente individuali resterebbero fuori dell' ordine morale. Ge- 
neralmente il principio utilitario non ispiega ma annieuta la morale 
riduceudola ad un calcolo, sicche 1' azione prava sia uno sbaglio, 
non una colpa; un errore, non un misfatto. 

III. Noii ispiegandosi abbastanza la moralita col dire esser morale 
cio che econibrme alia ragione, ne col dire che essa e un fatto assoluto 
della umana natura , deducesi doversene cercar la origine in Dio , 

ib 






R1VISTX 

fonte primitiva come tl' ogni veritA, cosi d'ogni santita e giustizia. 
E qui T\. venendo adeterminarepiii inparticolarelaquistionecon- 
chitide, la moralita delle azioni umane ibndarsi nella bonta morale 
di Dio. ossia nell'amore con che Dio dilige necessarianaente sestes- 
so ab eterno e quindi vuole 1' ordine nelle creature che egli libera- 
mente produce nel tempo. La parted pa zione o copia. direm COB! . 
di questa regola eterna vien impnessa nello spirito nostro e come 
scritta dal dito stesso di Dio, ed essa eche chiamasileggenaturale. 

Se non andiam errati, e questo 1'unico punto, sopra cui 1'illustre 
A. non arreca tutta quella preoisione e chiarezza che sparge 
daotissima sopra tutto il rimaneiite del libro. Nbi \~i avremmo 
dea'ato piu luce a far comprendere il suo peasiero. 

Iinperocch*'. non ci sembra suftieientemenle chiarito in che moclo 
dalla moralita assolula di Bio, ossifi dall'atto ool quale Dio ama la 
sua iufinita perfezione derivi: la raoraHta relativa che le creature in- 
tellettuali ritrovano in IOTO stesse. L'.V. si coutenta di dirci che Dio 
amando se stesso amava ancora 1' online a cui devono aridar sogtret- 
te le cose tutte da lui distinte e vole\ r a effettuato nd tempo un t;ii 
ecdioe, dove si degnasse estrarre dal nulia le razionali creatu- 
re J . Bene sta; ma diceadosi cio, si dice, e vero, la radice ultima 
deir ordin morale esser in Dio, ma non si: spiega ancora prossirna- 
mente in che consista il costitutivo intrinseco della moralita. Perof- 
che si suppone gia T online idealmeute nell' intelletto di Dio per ri- 
spetto alle creature razionali e per conseguente si stippone idealmen- 
te gia costituita la moralita, la quale per ccrto non e diverse dai 
detto ordine. Or questo appunto potrebbe dimandarsi: che e ri6 che 
si concepisce nel formare quell' ordine, il quale e voluto daDio nel- 
T atto stesso che ama se medesimo, bonta infinita? Laonde ci sem- 
bra che 1 ? A. per ispiegare un tal punto avrebbe dovuto ricorrere a 
qoalche altra cosa, come alia conformita ravvisata dal divino intel- 
letto tra 1' azione e 1'essenza della creatura rationale creabite, o al- 
ia convenienza dell' azione col fine ultimo a cui Tente raaionevole e 

f Pag. '$i. > 



BELLA STAMPA ITALIANA 

or<iiuato,o a <|(ialche altro fondamento non dissiinile dai precedent!, 

mrglio gli fosse piaciuto. Ma e queslo un piccolo nro, a pona. 

rvabile in uno scritto di tanto pregio, e che non e in uiiisa al- 

cuna un.errore, ma uoa semplice oaiissiono di cio che sarebbe sta- 

to Ix-m- agiiiuniiviv [ler maggiore iucidita del lavoro. Torniamo alia 

esposizione del libro. 

LTA. vien poscia deducendo iprecipui doveri dell'uomo verso Dio, 
verso se stesso, verso i suoi simili. E mirabile la limpidetza e soli- 
dita con che egli li tratla esponendoli in pocliepagine enoudimeno 
dimostraiidoli con validissinii argomenti presi dal senso comuin 1 < k 
dalla ration filosoiica. 

La terza classe di essi , cio& i doveri verso iili altri gli aprono il 
campo a parlare della societa e de suoi elementi. Egli prova che 
1'uomoedestinato a vivere in comunicazione con altri uomini e pri- 
tnaineiite.in liuaaglia; descrive i doveri e i diritti della societa do- 
mestica ; dall' ordine e dalla pace richiesta tra ie diverse famiglig fa 
nascere la civil societa. II potere che dee reggere e governare il 
civile consorzio c di diritto naturale e divino; benchela forma sotto 
cuisi costituisce e si esercita sia varta secondo le circostanze diverse 
-che v'iuftuiscono. Peraltro tal varietu nulla prova contro la necessita 
dei fatto focdamenlale , solo ne manifesta le diverse appltcazioni 5 
nun indica che sia dipendente dalla libera volonta de' popoli il suo 
felabilimenLo; ma che la necessita, la convenienza e altre cagioni vi 
roncorsero nell' attuarlo. Ci diletta grandcmente il vedere un si 
illustre scrittore assegnai- qui al potere civile la stessa concreta ori- 
giue che noi abbiamo diverse volte inculcata, checche ne avesse gli 
scritto antecedntemente in altra sua opera. Ci conferraiamo semprc 
piii neiridoa cliei fatti sociali e il progressive svolgimento delFerro- 
i c ecciUi sovte i gran pensatori a meditar meglio sopra quelle 
teoriche, che pi'ima non avvertitone ilfeisogno trattarouo conquat- 
die osourita o qualche incertezza. La dottrina sopra 1'origiTieilel po- 
tere civile proposta dall'autore in un altro suo pregevolissimo libro J 

1 II Protes(antesi-me paragonato al Cattolicismoeoc. in ordine oll'inririli- 



192 RIVISTA 

accettata da lui sulla fede di preclarissimi scrittori antichi senza 
quello ulteriore svolgimento ed esame che 1'importanza della mate- 
ria avea reso necessario, viene in questa operetta con mirabile luci- 
dezza ridotta a' suoi veri termini , e determinata con quelle formole 
nelle quali la filosofia consuona alia storia. Egli in sostanza deduce 
la concreta attuazione del potere civile dai fatti stessi che si svolgono 
naturalmente e in ispecial guisa dal fatto fondamentale della podesta 
paterna. Sara bene riferire a verbo le sue parole. Dopo aver dimo- 
strato che 1'autorita e dalla natura e da Dio cosi prosegue : Come 
(( si organizzo il pubblico potere ? Quali furono le orditure di sua 

' J UFTP^ a ' 

formazione? Furono le stesse di tutti i fatti grandiosi, i quali non 
si assoggettano alia strettezza e regolarita dei procedimenti dal- 
1' uomo fissati. Dovettero combinarsi elementi di classi diverse , 
secondo le circostanze. La patria podesta, i matrimonii, 1'opulenza, 
la forza , la sagacita , le convenzioni , la conquista , il bisogno di 
protezione, ed altre cagioni somiglianti, naturalmente produrreb- 
bero che un individuo, una famiglia, una casta, si erigessero sopra 
i loro simili, e vi esercitassero con maggiore o minore restrizione 
le funzioni del pubblico potere. Talora 1' autorita di un padre di 
famiglia estendendosi sopra le sue diramazioni e dipendenze for- 
merebbe il tronco di un potere che vincolandosi a una casa o 
w^parentela darebbe Principi e Re alle generazioni che sopravvenis- 
sero 7 talora abbisognerebbero piccoli Capi che in una trasmigra- 
zione, in una guerra o in una difesa dei sacri lari regolassero tutti 

''-';-> .'-1i\" ' 'TrJlHJK. 

<( gli altri ; e questi piccoli Capi di brigata innalzati dalla necessita 
a delle circostanze resterebbero dappoi nel loro innalzamento; talora 
una colonia di popoli piu civilizzati cominciando dal chiedere ospi- 
talita linirebbe per fondare un impero ; qualche volta un uomo 
u straordinario per la sua capacita si attirerebbe , come per forza, 
1' ammirazione de' suoi simili che credendolo inviato dal cielo si 
assoggetterebbero di buon grado alia sua dottrina e ai suoi co- 
mandi , vincolando nella sua famiglia il supremo diritto 5 in una 
parola il supremo potere si e formato in varie maniere, sotto con- 
dizioni diverse, e quasi sempre lentamente a guisa di quei terreni 



DELLA STAMPA ITALIANA 193 

che risultano dal sedimento de' fmmi nel decorso di lunghi an- 
nM. Per lion esser troppi nella rivista di un' operetta, ci affret- 
tiamo a dir poche altre cose intorno ai sommi capi in essa contenuti. 

Antecedentemente e indipendentemente da ogni organizzazione 
civile e riunione permanente in societa, 1' uomo ha doveri e diritti, 
che formano come un capitale suo proprio e il quale benche sia 
soggetto a certe condizioni non gli pu6 essere legittimamente tolto. 
Grandissimi sono i vantaggi che reca all' uomo 1' associaizione. In 
forza di essa pu6 solamente avverarsi il progresso. Nella associa- 
zione le forze non si sommano , hensi si moltiplicano , e qualche 
volta la moltiplicazione non pu6 esprimersi per la legge dei fattori 
ordinarii. 

II diritto di proprieta vi e limpidamente chiarito e dimostrato e 
se ne stabilisce per titolo fondamentale il travaglio, a cui vien dall'A. 
ridotta la stessa ocrupazione , nonche gli altri titoli secondarii. Si 
dimostra esser diritto naturale intangibile la successione de'figliuoli 
alia eredita paterna, e la facolta di donare o far testamento a bene- 
fizio di altri individui o societa d'individui. La sola espiazione e ca- 
rattere essenziale della pena ; gli altri possono esserci e non esserci 
secondo i diversi emergent]. II sostituire nel luogo della espiazione 
la correzione del colpevole e una cpnseguenza del principio utilita- 
rio, la quale sovverte da capo a fondo Y ordine morale e le idee di 
giustizia e sotto apparenze filantropiche e sommamente inumana e 
crudele. Da siffatto pervertimento d'idee precede la bramosia d'an- 
nullare la pena di morte, ed altri spropositi concernenti i codici 
criminali. Queste e simiglianti cose 1'A. sapientemente pertratta, n& 
lascia di toccare le relazioni delle societa con la morale e la religio- 
ne, confutando 1' epicureismo civile di qtielli che pongono la perfe- 
zione de'popoli nella maggior copia possibile de'godimenti materiali, 
e T empieta di coloro che vogliono la societa atea in religione , e 
pero propugnano con tanto zelo la separazione dello Stato dalla 
Chiesa. 

1 Capo XVIII, pag. 61. 

Sme II, vol. II. 13 



JfH RIVISTA DELLA STA-MPA ITALIANA 

E tanto basti avere accennato di questo eccellente libretto , i! 
quale nella sua brevita racchiude assai piu di quello che ti direbbo- 
BO altri grossi volumi scritti alia moderna i quali cbe in un diluvio di 
parole ti liquefanno pocbi principii morali rnescolati sovente eon 
errori tanto piu pregiudiziali quanto meno avvertiti. Questa operetta 
del Balmes potrebbe ottimamente servir dl testo nelle scuole ele- 
mentari per quelli <*he-non avendo tempo di seguire un corpo piu 
ampio di filosofia morale e di diritto , ban nondimeno bisogno di 
cibar 1'animo con alcuni principii fondamentali e assodare la mente 
sopra i punti piu important! di quelle discipline. Saremmo oltre- 
modo lieti se in ogni citta principale dltalia si facesse una ristampa 
del prezioso opuscoletto , il cbe attesa la ristrettezza del volume 
dovr^bbe essere agevolissimo 



. 

i 



prwhn- .s*ff5 ti 

* iian ctipratit ciWi vilv 









CRONACA 

CONTEMPORANEA 





fiomer 11 April* 1853. 

I: 

COSE ITALIANS. 

STATI PONTIFICH. 1. La settimana Santa. 2. Conversione d' una ebrea. 
3. Seicento trentasei doti distribuite al popolo. 4. Arti e scienze protette. 
5. La Consulta delle finalize. 

1 . La maesta del culto cattolico in Roma poche altre volte in fra 
I' anno assume tanta maesta , quanta ne mostra nei sacri riti della 
Settimana Santa, e del giorno di Pasqua. In quella la soave mestizia 
delle. gramaglie , delle tenebre , del canto ti compungon 1' animo a 
pieta verso il Divin Redentore tormentato e morto per la salute del 
genere umano : in questo la pompa , gli splendori , la gioia ti at- 
teggiano alia speranza della risurrezione , ed illustrano il trionfo 
dalla fede ottenuto per quel prodigio fondamento della nostra santa 
Religione. E sebbene per la sustanza tutto 1'orbe cattolico conviene 
nella celebrazione di questi sacri misteri, nondimeno quegli aggiunti 
che valgon tanto a ingrandire e adornare la cosa stessa, solo in Roma 
li trova il Cristiano. La vasta e sontuosa magnificenza del Tempio 
Vaticano, la maesta e la grandezza del Capo della Chiesa, lo splen- 
dore della dignita nei sacri ministri, la ricchezza dei paramenti , la 
valentia tutta originate dei canlori , la foggia stessa del rito usato 



100 CRONACA 

allora quando uilicia il Romano Pontefice, e tutto questo congiunto 
insieme o cospirante al medesimo punto di aggiugner lustro e decoro 
ai singoli atti delle saute ceremonie, son tali circostanze die si scol- 
piscono sui sensi anco piu restii, e fan quindi concepire idea ben alta 
dell' ossequio che 1' uomo deve alia Divinita. Per queste ragioni da 
tutte le parti del cristianesimo concorrono in tal congiiintura in. 
Roma forestieri in gran numero, e gia dicemmo che quest' anno ne 
venner tanti , clie presto non vi fu dove potessero piu albergare , 
con tutto che Roma sia fornita a dovizia di pubblici e di privati 
ostelli.ii jjoifl fb'mtim -wml-iO ii 1 ulfa Bup^'i ib oJs 

I tre giorni piu solenni son sempre la Domenica delle palme , il 
Giovedi Santo, e la Domenica di Pasqua. La processione consueta 
delle palme e stata quest' anno anche piu numerosa e abbellita dalla 
gran quantita degli uffiziali 1'rancesi che vi accorsero. INel Giovedi 
Santo v'e il maggior numero e la maggior varieta di sacre funzioni: 
la solenne messa alia Cappella Sistina, la processione del Santissimo 
dalla Cappella Sistina alia Paolina , la benedizione apostolica al po- 
polo, che quest' anno a cagion delle piogge fu data dal Trono Pon- 
tificio nella Basilica del Vaticano , la lavanda dei piedi , e la mensa 
dei pellegrini. Nel giornodi Pasqua si spiega nella Basilica Vaticana 
tutta la solennita della sacra festa, e terminasi il rito colla benedi- 
zione apostolica a tutto il popolo addensato intorno all' ampissima 
piazza sulla quale ergesi il tempio, ed alle milizie messe a gala e 
schierate nel mezzo di essa. A stimolo e segnale della comune al- 
legrezza suole illuminarsi la sera 1'immensa cupola, la facciata e la 
piazza della Basilica Yaticana con molte migliaia di lumi scompartiti 
con accortissima maestria da rilevare tutto il hello ed il grande 
deir architettura : e chi riguarda da lungi ha la dolce illusione d' un 
portentoso monumento che campasi in aria, ed e disegnato da linee 
continue di fuoco : tante sono le facelle e si piccoli al' intervalli che 
le separano. Anche questo spettacolo dove aggiornarsi al Martedi 
seguente perche le piogge della Domenica nol couscntirono. Tal fu 
eziandio dello spettacolo dei fuochi arlificiali , chiamato in Ro- 
ma dalla Girandola , sebbene quelle rote infiammate che girando 
schizzano raggi di fuoco , e che furono ingegnoso trovato del Fio- 
rentino Bernardo Buontalenti , non siano che una piccola parte di 
tutto il divertimento. Esso non pote darsi che il di 3 di Aprile : 
ne 1'espettazione cresciuta dalla tardanza fu da ineno della riuscita. 
Sulle coste del Pincio , volte alia Piazza del Popolo , eran disposti 



CONTEMPORANEA. 197 

gl'ingegni , e le macchine pirotecniche : e la lor parte principale fu 
la rapproscntazione (Tuna gran mole acuminata nol mezzo, con pun- 
te, e archi, e finestre da darti la sembianza d'un bel ternpio gotico. 
La svelta nettezza delle linee liammanti , e il giuoco dei colori va- 
riante a tempo , e di grado in grado succedentisi chiarivano come in 
Rorna anclie ai divertimenti piu popolari s'accoppii lamagnificenza, 
ed il buon gusto. 

2. Le sopraddette son cose d'ogni anno: particoiarissima di questo 
fu il Lattesimo, la confermazione e la santa eucaristia data il Sab- 
bato di Pasqua alia giovane Ebrea Velli Orhuer natia di Brott in Ga- 
lizia. Nella Sacrosarita Chiesa Lateranese riceve quei tre Sacramenti 
dall' Emo Cardinal Vicario,e fu sua matrina la Principessa Orsini nata 
Torlonia. Ebl)e la Orhuer da fanciulla , cosi udimmo raccontare da 
ragguardevole persona, una visione la quale rimasele fitta in mente 
sino a condurla al OistianesimO; Vide due tempii: uno torreg- 
giante e splendido di sontuosa magnificenza: I 1 altro tutto rovine e 
desolazione : ed iritese quello essere il Vaticano. questo la Sinagoga, 
ed una voce la invito chiaramentc a venerare nel tempio piu splen- 
dido il Messia veimto. Ne fu garrita dalla madre quando le manife- 
sto cio che avea veduto ed ascoltato ; ma per quanto facesse a can- 
cellarsi dalla mente quello spetta n olo , nol pote mai. Crebbe negli 
anni, prese marito amorevole e cortese, e n' ebbe prole : ma li quel 
pensiero a tonneiitarla, a spingerla, a sollecitarla di farsi Cristiana. 
(^erco notizie della nostra religione , se ne istrusse , e colto il de- 
stro fuggi di Costantinopoli abbandonando gli agi domestici dei 
quali era fornita a dovizia : ma fu a Smirne sopraggiunta dai suoi , 
spogliata d'ogni cosa, ed a stento concedutole di tener presso di se 
il figliuolo, munita dei piu ampli documenti dell 1 esser suo, della 
.sua libera volonta , dell' antico desiderio di farsi cristiana parti da 
iSmirne : e perche per via il suo figliuolo ammalo con pericolo della 
vita il voile battezzato anche prima di giugnere in Roma. Arrivata 
c-he vi fu , come a Dio piacque , il suo primo stupore 1' ebbe in ve- 
dendo la santa Basilica Vaticana, perche vi raftiguro tosto il tempio 
lurninoso comparso a lei fanciulia: e con <|uesto si rallermo alla- 
mente nel suo santo proposito , e si console delle pene sostenute. 
Trovo da piu parti incoraggimento, sostegno . consolazione d'ogni 
maniera, e <[uel che piu monta la pace smarrita per salute dell' ani- 
ni; sua da si gran tempo. 

oloqp'l ib *isei4 fiiifi sj 



J 5)8 CRONACA 

3. Un' altra pia costumanza che suole lenersi il giorno dell' An- 
nunziazione di M. SS. non vogliamo che passi inosservata per 1' e- 
gregio documento che essa contiene. II pio Istituto della SS. An- 
nunziata di Roma ha distribuito quest' anno, come suole ogni volta, 
63(i doti per giovani zitette , e circa ventunmila sc.udi sono stati 
cosi dispensati Ira il popolo. Or di siffatte consuetudini ve ne ha in 
Roma dovizia, e non v'ha donna del popolo alquanto grama di so- 
stan /i' che non ottenga la sua dote, e spesso da piu parti, la merce 
della carita cristiana. Ecco adunque la proprieta della Chiesa e del 
luoglii pii come s' adoperi e s' impieghi ! Vengano i barbassori a 
gridave al popolo che il denaro e i beni della Chiesa impoveriscono 
la nazione; che altro faran con questo se non mentire per ingannarlo 
e spolparselo? 

4. Due altri recenti argomenti della munificenza del Romano Pon- 
telice a pro delle belle arti, e dclle scienze abbiamo ora veduti nel- 
la Gazzetta di Roma. Li racconteremo semplicemente e senza ne 
chiose ne pastille. stato gia collocato sulla specola dell 1 osserva- 
torio astronomico della romana Universita il circolo ineridiano do- 
natole dal S. Padre. Esso e accurate , solido ed elegante lavoro 
del sig. Ertel di Monaco, e se cede in grandezza all' altro fabbricato 
da lui per 1'osservatorio di AVashington, non gli e inieriore e Ibrse 

10 avanza in maestria di arlificio , e in lacilita di movimento. II 
commendatore de Fabris concepi gia il disegno d'un monumento al 
Tasso, principe tra gli epici modern i, e cantore d una delle ]>iu glo- 
riose iinprese del Cristianesimo , la crociata. Ora il S. Padre infer- 
mate di cio non ha solamente data lode all' artista , ed approvatone 

11 pensiero, ina concorrera eziandio largamente del suo perche in 
Roniii s'onori per tal modo quel gran poeta italiano . 

5. Dicose politiche quanto maggiore e in Roma il vezzo di par- 
larne, eongetturarne, sentenziarne nei crocchi , e capannelli dome- 
stici, e nei pubblici ritrovi dei cafte e delle piazze, tanto minore e la 
maleria che puo accertarneun cronacista riserbato. Prima perche in 
Goveruo retto pacificamente dai suoi ordini, e schivo della tanto dan- 
nosa (juanto vana aura popolare, non distitrbato da intestini dissidii 
le cose si lanno , e non si trombano innanzi ; e quelle che si fanno 
non sono sempre novita, e avvemmenti straordinarii ; secondo, per- 
che delle materie riguaruanti il reggimento della Chiesa universale, 
o certi atti piu solemn del Ponteticato, grande imprudenza sarebbe il 
gettar cosi per aria motti e cougetture monche, quali appena possono 



COKTEWOR ANEA \ 91 1 

rssrrequello cho giungono anotizia volgare.:Questa partc adunque 
ddla nostra cronaca non t'u mai ampia rie potea essere, e ci6 ror- 
reiniiK) intendesserlo quei gcntili, che ci luin mauifestato il lordesi- 
derio cli vederci allargare in questa parte. 

Cio posto in questo quademo non cade altro a narrarsi se non la 
chiusura fattasi il giorno 18 Mar/o della sessione della consulta di 
Stato perle finanze neiraimo 1833. 1 conti preventivi da lei riveduli 
furon presentati dopo qualche modificazione atSommoPontefiee per 
averne Fapprovazione: e perche il voto di quella eonsulta non e ehe 
solo guida e eonsiglio ma non legue indeclmabile, cosi le loro deci- 
sioni non divengono di pubblica ragione se non quando sono oonva- 
lidate dall'approvazione sovrana : e quindi noi non siamo ancora in 
grado d'informarne i nostri lettori. Certo e solamente che queU'illu- 
stre e zelante ronsesso ha bene adempiuto alle sue parti , e nella 
prossima tornata tutti son certi che le terra un pari zelo : e questo 
dcvci ispirare fiducia che se la tranquillita lascia il tempo al Governo 
di operare, si giugnera a poco a poco a cancellare questa , che pur 
troppo e la piu sentita conseguenza della passata rivoluzionc. 

SICILIA (Nostra Corrispondenza) 1 . Rigori della staipone ; carita pubhlica ; 
fenomeni dell' Ktna; indei^iiazioiie pc' casi di Milano e di Vienna. 2. Due 
scoprte ajrcheologicUe. 3. Una sacra fumione. 

1 . Siamo nel piu rigido inverno; comeche in sul volgere di Marzo, 
e sul primo nascere della primavera. I monti inghirlandaronsi di ne- 
ve^ e il softio austero del vento ponente-maestro rende da (|ualche 
giorno piu inclemente la stagione. Forse a questa rigidita ed incle- 
ineiiza d 1 aria e da attrihuire rmcremento della poveraglia la quale 
da piii giorni forma uno spettacolo desolante a vedere sulle pubbli- 
che vie.. Nondimeno eda coidVssare die il Governo nulla ha omesso 
in questi rigidi giorni per venire in soccorso della miseria, aiutan- 
do gli uni di lavoro gornaliero. sovvenendo gli altrigenerosamente. 
Anzi furono allidale ai RR. PP. Cappuccini (Idle grosse somme , 
perche questi huoni Padri, miracolo sempre vivente della carita cri- 
stiana. piu largamente spargessero le loro beneficenze in favore dei 
poverdli. Fra tanta miseria pero quello die ci conforta e che 1' or- 
dine < la siciuvz/a non e stata punto t.urhata da alcun (lelitto facile 
per altro a commettersi in s'unili congiunture, e ciomercela vigilan- 
za del potere il quale protegge la vita e le sostanze dei cittadini. 



200 CRONACA 

Vi parlai nell' ultima mia corrispondenza dell' eruzioni dell' Etna. 
Ora da qualche settimana questo tremendovulcano, che cihatenuto 
per si lungo tempo in tanta trepidazione. non ha piu eruttato lava, 
ne fatto sen tire detonazioni. Solamente il di 28 dello scorso Feb. 
verso le ore 4 a. m. fu intesa una scossa di terra, la quale benche 
lieve fu pero alquanto prolungata. Sul venire della sera e al momen- 
to dell' eruzione si vide un cbiarore simile ad un' aurora boreal e 
che duro sino all' alba del 1 Marzo. Questo fenomeno si ripeteva 
nella notte seguente ma piu debolmente. 

I casi dolorosi di Milano e il perfido attentato commesso sulla per- 
sona del giovane e pio Monarca di Vienna ban qui destato un fre- 
mito universale d' indignazione. Posso assicurarvi cbelavostra cro- 
nacadel quaderno 71 riusci grata oltre ogni dire agli associati per 
T esattezza e il garbo con cui vi erano raccoatate le notizie del 
giorno. 

2. Non vo' tacere di due scoperte arcbeologicbe fatte recentemento 
1' una a Catania e T altra in Messina. Praticandosi nella prima alcu- 
ni lavori nella strada del Cor so si rinvennero alcuni sarcofaghi e cas- 
se mortuarie egrossi mattoni di argilla. Aspetto ulteriori c piu. di- 
stinti ragguagli per farvi conoscere 1' epoca, la condizione e la va- 
ria struttura degli avanzi disseppelliti, sui quali i piu valorosi ar- 
cheologi di quella citta si sono con posato animo messi a studiare. 
Nella medesima incertezza ed oscurita siamo circa all' altra scopertu 
fatta in Messina di una quantita prodigiosa di monete antiche, che 
per qualcbe tempo alcuni numismatic! a torto giudicarono false, m 
che piu recenti ed accurate indagini hanno fatto riconoscere per ve- 
re. Spero al venturo quaderno somministrare piii distinti ragguagli 
anche sopra questa materia cbe dovrebbe riuscire cara agli amalon 
e studiosi dell'antichita. 

3. Non voglio cbiudere la presente corrispondenza senza far parolu 
della sacra cerimonia a cui ebbi la fortuna di assistere la domenica 
delle Palme nella chiesa della Casa Professa dei PP. Gesuiti. E irj 
vero fu uno spettacolo tenerissimo e bello tutto insieme T ascol ta- 
re presso a cinquanta giovinetti che, accompagnati dal magnifico or- 
gano dei fratelli Serassi da Bergamo cantavano il passio messo in 
musica da tale, il cui nome non e a voi sconosciuto. Le volte del sa- 
cro tempio , uno dei piu maestosi e piu ricchi di questa citta , riso- 
navano della melodia di quella musica, di quelle voci, e di quello 
strumento si dolcemente, che la folia immensa che riempiva la chiesa 



CONTEMPORANEA 201 

ne andava in estasi , ed avrebbe voluto prorompere in espressioni 
di eiitusiasmo se la solennita e maesta del luogo non 1'avessero vic- 
tato. Un gentiluomo prussiano mi assicurava che il canto di quei 
fanciulli gli avea fatto dimenticare cio che avcva altra volta ascoltato 
in Roma nelF immense tempio del Vaticano. 
. 

STATI SARI,., (\ostrn n.rm/mm/,,,:,,; - \. Lavori parlamontari ; il Minislro 
defjl' inlmii c la moralita nci l'>ati'i ; ville:j|jialurc {jesuitiche; telegrafo sot- 
toiuarino. 2. (ill asili infantili cli Torino ed il coucistoro valdesc. 3. Le 
letture cattolichc. i. Prepa.ralivi pel cenlcnario del miraeolo del SS. Sa- 
cramento. .">. Kspulsione di (iniijrali. G. Rcpressionc dclla licenza del 
ij'itioco. 7. Pubblicazioni intorno al matrimonio civile. 8. La Patria 
<<! i parlili in Picnimite 

- 

i. La scssiono jiarlamentare volge al suo termine, e si vanno 
speditamente apj)rovando nella Camera elettiva Ie leggi del preven- 
tivo per 1' anno che corre , non senza ragguardevole economia di 
ciance ormai riconosciute inutili rispetto allo scopo d' ottenere eco- 
nomie del pubhlico denaro. La celerita e la docile obbedienza , con 
cui i rappreseritanti del popolo si fanno un dovere d' approvare le 
proposte del Ministero, aggiungono verosimiglianza alia voce che si 
e divulgata , dell' essere cioe pattovita fra il Ministero e la maggio- 
ranza della Camera una discretissima convenzione, per cui e questa 
assentirebbe al prinio , riguardo alle novelle imposizioni ed alle esi- 
genze del prevent! vo ; e quello sarebbesi obbligato di consolare la 
seconda con le sospirate riforme religiose, cioe col matrimonio civile 
e colla ripartizione dei beni ecclesiastic}. Intorno alle quali cose , 
riguardale come necessarii esplicamenti dello Statute e della liberta 
gia s'ebbero solenni promesse del Ministero, e si stanno elaborando 
gli opportuni progetti di legge. Cbecche ne sia pero, gli e certo che 
fin d'ora i libertini avrebber torto alagnarsi del Ministero, che fa di 
tut to per appagarli, e dimostrarsi amatore tenerissimo della piii il- 
limitata liberta. Di c-iic giova recar in prova un fatto assai conclu- 
dente. Sulle pubblicbe scene , con antecedente permissione d" un 
Consiglio di revisione , cransi gill ate in pascdlo alle passioni piu 
immoude certc opere di genere fescennino, e drammi della piu turpe 
e scandalosa natura. Venutosi all' approvazione d' una categoria del 
bilando, per cui si stanziavano L. (3000 di stipendio ai revisori delle 
opere teatrali, il Sac. deputato Angius con forti e coraggiose paro- 
le sorse a dimostrare 1' hiutiliUi d" una spesa cho non valeva nulla a 
6YJqrri9h ado cgnommi slldl r>\ 9(b ? sdn9ffi9ok)l) it ola-> 



tutelarela pubblica morale oltraggifita con quelle nefandezzp. II Mi- 
nistro degli interni confesso che anche a lui era pervenuto il grido 
della pubblicn indegnazrone contro certo dramma. e die per accer- 
tarsi della rea qualita dello spettacolo avea voluto egli stesso assi- 
stervi , che certo sarebbe stato meglio se quel dramma non si fosse 
lasciato andar sulle scene; ma che essendo stati permessi altri ancor 
peggiori , egli non avea stimato di dover far contro il voto della- 
Commissione di revisione. Poi con lazzo indecoroso awisando il Sac. 
Angius quanto andasse errato pensando che dei teatri si dovesse fare 
una scuola d'educazione seminaristica, ribadi piu e piu volte questa 
sentenza : esser proprio dei Gocerni liberi lasciare che il teatro vada 
sino a quelT eslremo limite ollre al quale n' e il pericolo di una commo- 
zione pubblica , ossia di tumulti. Onde inferirono dirittamente gli 
ascoltanti, chedachi governail Piemorttenon s'avesse altra suprema 
regola di moralita, che quells di man tener se stesso al potere, poco 
liadandodel resto a quelle enormezze contro il boon costume le quali 
a prima giuntanon son cagionedi tumulti e scompigli. Ma cio sarebbe 
uno spingere tropp'oltre il rigor della logica, sapendosi di bocca del 
Ministro stesso chei trequarti delle opere offer te alia revisione furono 
rigettate, appunto perche ingiuriose contro la moralita o lareligione. 
Sicche vuolsi conchiudere che anche in ci6 il Ministero moderato 
s'attenga al suo sistema di transigere, e permettere esplicitamente 
alcuni snmdali per ralfermarsi nel diritto d'impedirne alcuni altri!. 
Se tal sistema sia per se lodevole , ne giudichi ogni uom di senno. 
Ben e vero che non seguesi tal principio quando si tratta di con- 
summarecerte imprese d'onde ricavasi danaro. A cagiond'esetnpio si 
possono citare le villeggiature gesuitichs. Esse erano state confiscate- 
ai Gesuiti colla legge del 25 Agosto 1848, e destinate, cogli altri 
beni della stessa natura, a vantaggio deU'istruzione pubblica. e ad uso 
dei Collegi nazionali. Pur temendosi ognora che i formidabili Padri 
possano quandochessia rientrar sulla libera terra del Piemonte, a 
cessarne il pericolo si voile disfare i lor nidi e venderne le case ed i 
poderi, in segno della fermissima volonta che serbasi di mai piu iion> 
dar loro ricetto. Doleva agli Amministratori del Collegio del Carmine 
in Torino di vedersi privare di quella amena erl agiata'villeggiatura 
di Moritalto, si bene assestata da' Gesuiti, e.cotanto acconcia a con- 
durvi gli alunni ne'mesi di vacanze autunnali. Quindi essi fecer tan- 
te che parecchi deputati irnpresero a sostenerne calorosamente le 
ragioni nella Camera elettiva, insistendo perche il Gastello di Mon- 



COMBMI'OKAM-A 

talto fosse deslinato ad uso del Collegio del Carmine, .od almeno si 
sostenesse ancora dal venderlo. Ma ohe? dopo molto disputare per 
I' una parte e per T altra, levossi un cotale a dire che stando a' 
termini del decreto del 25 Agosto per favorire il Collegio dal Car- 
mine, ben pochi sarebbero i beni de'Gesuiti clie si potrebbero ven- 
dere. stanteche erano quasi tutti volti ad uso de'collegi dello Stato; 
eppero . . . Far balenare questa minaccia d' un ritorno de'padri ne' 
beni loro invcnduti, e vincer la causa coritro il Collegio del Carmine 
I'u un punto solo! Dunque resta inteso che i beni de' Gesuiti, che 
son pur beni ecclesiastici, saranno tutti venduti, con quel rispetfo 
che si scorge per 1' alto dorninio del la Chiesa sui possedimenti reli- 
giosi. Ma per compenso e da sperare che se ne debba vanlaggiare 
immensamente la pubhlica istruzione; ne vuolsi pensar altrimenti, 
vede-ndo come vada di continue) crescendo la spesa che si fa a tal li- 
ne. Basli dire che prima del 48 lo Stato ritraeva di pretto guada- 
gno parecchi centinaia di mille lire sull' istruzione pubblica; ed ora 
vi spende del suo nulla meno che 2, 084, 261. 8o,;-e che solo dal- 
1'anno scorso avvi un aumento in piu di L. 178, 252. ;10. (^on tan- 
ta spesa chi sa dire quanta scienza si comperi? liasta consuUare il 
libro del ch. A. Peyron per andarne convinti ! Tuttavia queste so- 
no bagatelle cui non si bada, quandosi godono gli amplissimi bene- 
lizii della liberta, a cui non sarebbe meravigiia se si volesse esclusi- 
Yamente attrihuire il telegrafo sottomarino dalla Spezia alia Sarde- 
gna, intorno al quale s' e approvato dalla prima Camera un proget- 
to di legge. 

2. II Concistoro Yaldese , caldo di zelo evangelico va spargendo 
denari copiosamente, e nelle sue largizioni non dimentiro gli (txili 
hifanliU. Per un equivoco, innocenteo malizioso poco importa. av- 
venne che la somma destinata a tali creazioni dello spirito (ilantro- 
pico del 47 e del 48, fosse recata all'asilo infantile della (^ontessadi 
Borgo Masino, che del suo lo sostiene sotto ilMagistero delleottinie 
Snore di (/arita. Queste buone Sucre, come s'.avvidero dello sbaglio, 
ne diedero avviso a chi spettava; e tosto comparve sull' Arnntnia 
una dichiarazione per cui dicevasi che siccome la qualificazione del 
donante o la ragione del tempo con altre notizie corse per Torino, 
polevauo t'avorire una sinistra interpretazione del fatto. cosi accer - 
lavas! aver le suddette suore ricevuto quel denaro consanta sempli- 
cita, senza badare a chi 1 olVeriva: e che se tal fatto potesse sparge- 
re qualche dubbio sulla lor fede, od accordare qualche inlluenza al 



20 i CRONACA 

Concistoro Valdese sulla loro scuola, sarebbero liete di poter ivsti- 
tuire la somma ricevuta. II (Concistoro Valdese fu scottalo sul vivo 
di tal disdetta , e sulla Gazzetta del Popolo pubblicossi una lettera 
d'un Michele Peyrot, membro del Concistoro Yaldese, il quale con- 
fesso 1'abbaglio tolto, e cbiari come quella somma fosse veramente 
destinata agli Asili Infantili di Torino, eretti sotto gli auspicii del- 
1'Ab. Aporti, e non gia a quello della Contessa di Borgo Masino; e 
prosegui: <( Grato il sottoscritto all' opera suddetta fMasino) della 
fattagli proposizione, con cui puo senza essere incivile riparare ii 
fatto errore, dichiara aver ritirato le L. 4o, cheerano destinatv (id 
una istituzione piu con-forme allo spirito cui si attmyono i Valdesi 
e che le ha conseynate alia direzione degli Asili in fan tilt di Torino . 
Basterebbe questa ingenua dichiarazione del Valdose Peyrot per di- 
mostrare quanta ragione s'avessero si gran numero di egregi e dot- 
ti prelati cattolici, i quali al paro di Mons. Fransoni, non s' abban- 
donarono con troppa fiducia alle filantropicbe innovazioni di quello 
spirito ammodernatore clie incielavasi nel 47 e nel 48. Per verita 
non sappiamo quanto le simpatie e le lodi del Concistoro YaUlese 
onorino la direzione degli Asili infantili di Torino; ma non puo ne- 
garsi cbe ne vadano ben giustificati i dubbi e i sospetti onde molti 
eran mossi sopra 1'indole e lo spirito di certe istituzioni conformi allo 
spirito cui si attenyono i Voidest-. 

3. Mentre per I' una parte la propaganda eterodossa si travaglia 
co' mezzi che le son proprii, cioe colla seduzione, del denaro e con 
gli artifizii della menzogna, a comprar proseliti ; dall' altra non la- 
scia Iddio di provvedere alia sua Cbiesa, suscitando uomini caldi di 
santo zelo , cbe si contrappongano colla forza della persuasione e 
dell' apostolato all 1 invasione dell' eresia. Fra questi va distinto per 
merito di eminenti, sebbeneper niente spettacolose virtu, un egre- 
gio Sacerdote per nomo D. Bosco , il quale seppe a piu riprese 
strappar a'suoi nemici un omaggio di ammirazione per li prodiiii di 
carita e di beneficenza verso i poveri e derelitti figliuoli popolani , 
di cui egli e maestro e padre. Questo degno Sacerdote , insieme 
con altri , diviso di pubblicare, sotto il titolo di letture cattolichc una 
serie d'opuscoletti istruttivi di religione e morale cattolira. La sua 
impresa venne benedetta dall' autorita eoclesiastica . e fin dal suo 
primo comparire alia lure un fascicolo di saggio, desto le ire e le 
paure della propaganda eterodossa. Due sconosciuti furono a tro- 
varlo , e prima coll' adulazione piu esagerata , poi con eccitamenti 



CONTEKPORANEA 205 

ad imprendere lavori storici, quindi con proflerte di denaro, da ul- 
timo con atroci e cnpe niinncce di morle si adoperarono per due 
intieru ore per isvolgerlo dalla pubblicazione delle letture cattoliche. 
Egli tenne saldo, e gli emissarii se ne partirono scornati. Da cio si 
puo inferire (jual sia il pregio di Lai pubblicazione . tutta diretta a 
favore de' semplici popolani. Dio lo benedica , e con lui benedica 
pure la sua bella iinpresa! ifhl. olhr 

4. Pel centenario del miracolo del SS. Sacramento , che cadra 
nel giorno (5 di Giugno, si fan no tali preparativi da promettere alia 
pieta de' fedeli una testa splendida e proporzionata , colla magnifi- 
cenza degli arredi e della pompa religiosa , alia solennita del fatto 
di cui rinnuovasi la mernoria. Giii la chiesa del Corpus Domini ven- 
ne chiusa per rimetterla a nuovo con sontuosi ristauri ed abbelli- 
menti; e quei che furono delegati a cercare per le case di Torino le 
spontanee oblazioni con cui vi concorre il popolo torinese , confes- 
sano con meravit>lia di ricevere da pertutto le piu belle prove di 
quella insigne pieta , che tan to in addietro contraddistinse questi 
Jbuoni cittadini , e che , a giudicarne da certi pubblici fatti , crede- 
rebbesi illanguidita d'assai, se non anche spenta affatto. 

5. II Ministero Sardo venne a'l'atti, e caccio davvero m\ ottanti- 
na d'emigrati, la cui imprudenza nel cooperare ai moti mazziniani 
di Lombardia non poteva scusarsi, e minacciava serie conseguenze 
al Piemonte. Pare che cotesti troppo zelanti amatori di liberta sa- 
ranno condotti parte in Inghilterra, e parte in America. Finora 
non si sa quale esito abbiano avute le pratiche e le proteste fatte 
dalGoverno Sardo per sottrarre i Lombaidi stanziati nel Piemonte 
ai rigori del seijuestro poslo dall' Austria sulle loro rendite. Pare 
tuttavia , che ad ec'cezione delle elastiche dichiarazioni del Ministro 
Inglese. e di qualche osservazione del Governo francese , non siasi 
otlenulo punto nulla; e che il Governo austriaco tenga sodo sul pro- 
posito di governare in casa sua a modo suo. Ma non e improbabile 
che coloi'O , i quali potranno dimostrare di non avere per veruna 
maniera cooperate al Mazzini , siano per ottenere tra non molto la 
restituzione de loro averi , riducendosi il sequeslro ad una lezione 
per V a wen ire. 

6. La ognor crescente licenza di giuochi clandestini e rovinosi , 
che si teuevano pe'ridotti epei catFe, gia da lunga pezza dava mol- 
to che pensare a'padri di famiglia die ne vedevano intristire la gio- 
ventu, e scapitare e perdere la pace dimestica, insieme con la dila- 



206 CRONACA 

pidazione delle sustanze. II Ministro degl' interni finalmente feee 
ragione ai richiami d' ogni maniera di oittadini , e con vigoroso 
provvedimento fece arrestare quei die tenevano tali giuochi, dando 
al lattoun tale aspetto di pubblicita da incutere timoreanche ai piu 
audaci. Ben e vero che due giorni appresso tutti, o quasi tutti i 
<?olpevoli furono rimessi in liberta -, ma credesi che do nulla meno 
si debba procedere contro di essi a tutto rigore di legge. 

7. Mentre si ski aspettando di vedere qual sia per essere il nuo- 
vo progetto di legge pel matrimonio civile, riesce opportunissima la 
pubblicazione di due scritture di gran merito sopra tale argomento. 
L' una e del sig. Sauzet, che ne faceva dedica al sig. di Cavour pre- 
sidente del Consiglio dei Ministri del Governo sardo. L' allra e del 
profondo e dottissimo E. Avogadro Conte della Motta, il quale in un 
giusto volume di 300 pagine incirca tutta svolse e tratto con im- 
mensa copia d' erudizione e di argomenti la difficile controversia. 
Questa specialmente del Conte Della Motta e opera degna dello stu- 
dio degli uomini che amano di ragionare e di sapere, siccome quel- 
la die va di paro coll' altra del saggio intorno al socialismo , di cui 
ebbe gia a discorrere la Ciciltd Cattolica. Da molti si attribuisce un 
significato, e forse anche una influenza politica alia pubblicazione del 
Sauzet ; ma gli uomini del Piemonte, che mettono la gloria nell'an- 
dar a ritroso di tutto il Continente Europeo, vorranno essi accetta- 
re i consigli e dar retta alle ragioni dell' eloquente e dotto scrittor 
francese? 

8. II giornale la Palria di Torino , che rappresentava il partito 
costituzionale capitanato dal Revel, dal Balbo, ed altrettali uomini di 
schietta fede religiosa e di i'erma lealta politica, deve cessare le sue 
pubblicazioni. Lno de' precipui suoi redattori era impiegato nel Se- 
nato del Regno. Gli venne ingiunto di desistere dallo scrivere la 
Patria , o contentarsi d' esser dimesso dall uih'cio. E cosi , non po~ 
tendo egli far senza dello stipendio con cui sostentare onoratamente 
la vita, gli fu forza lasciar libero il campo agli antagonistiehe sape- 
'vano di non potergli stare a petto sul campo d' una onesta polemi- 
ca. Cosi s'ebbe una lezione di quel che sia 1 amore di liberta e di 
pubblica discussione , onde menano tanto vanto i governanti ilel 
Piemonte ; poiche a disfarsi d' un avversario molesto non isdegnan 
d' operare mezzi di tal fatta. Ma un altro insegnamento ricavasi da 
tal fatto. 1 giornali che diconsi clerical! si reggono forti, e la durano 
intrepidi, sen^a cedere ne alle violenze de' nemici, ne alle molestie 



CONTEMPOKAIS K \ 1207 

lei falsi amici , ne ai sacrifr/ii di spese, ne alle diilieolta d'ogni maniera 
onde sono assiepati; anzi superando le anglici-ic (iscali, vanno di be- 
ne in meglio. Dunque v'ha chi tiene per essi, e ibrmano un partito. 
Cosi pure que' di parte mazziniana, e i rivoluzionarii d' ogni gene- 
ra/ i one e d'ogni mestiere hanno i lor proprii organi d' opinions pub-- 
blica. Ma quei che professano opinioni di Governo monarehico-co- 
stituzionale foggiato sul concetto die ne hanno gli onest' uomini 
della tempera di Balbo , di Revel, di Menabrea ecc. indarnosi sfor?- 
zano di aver un giornale cheli rappresenti. Che cosa vuol dire do? 
Sarebbe mai che il Piemonte sia propriamente diviso in due soli 
campi, sicche dall'una parte stiano que' che pensano come YArttw- 
nia , e dair altra que che militano sotto le bandiere di Mazzinio di 
iMamiani ? 

II. 

COSE STRANIEKE. 

AMERICA. 1 . Discorso del Presidente deijh Stati L'niti. 2. (tfostra Corri- 
spondenza}. Condizioni present! dell'isola di Cuba. 

1 . Scomparsi dalla scena del mondo quegli uomini sperimentati 
che videro nascere la Confederazione e secondo la politica di Was- 
hington infrenavano le cupidigie popolari corrive per natural istin*- 
to ;i novita spesso Tatali, monto in-seggio la democrazia e vi monto 
promettendo esca perenne a que' famelici che dopo il pasto hanno 
piu fame di prima. Mold tra' huoni si lusingavano nella loro sem- 
plicita che il nuovo Presidente non farebbe carezze alia fazione de- 
mocratica la quale avealo innalzato al potere. Noi dicemmo tosto e 
ripetemmo piu volte il contrario. Ora dobbiamo e non senza dolo- 
re soggiugnere di non esserci punto ingannati. N'e prova il discorso 
ultimamente recitato nel Campidoglio di Washington a numerosis- 
sima folia che plaudendo 1'accolse e tripudiando il trasmise sulT all 
telegrafiche del bale-no alia cupida aspettazione de 1 compaesani. 
Memorando discorso a cui se inanca il bollore degli agitati period! , 
e la virulenza delle dicerie kossutiane, e pur bastevolmente imper- 
lato non si sa bene di qual nuovo diritto delle genti. Egli e da 
ottenere, vi si predica, il protettorato d' ogni mare e d'ogni terra 
dove le tendenze commerciali potrebbero invocare la nostra ban- 
diera; altrove : le guerre d' Europa non valgono a commove- 4 - 
re la Confederazione finche non allettano le nostre simpatie per la 



208 CRONACA 

liberta e pel progresso universale , piu sotto : non si deve dissi-- 
mulare che la nostra forma nazionale ed il luogo die noi occupiamo 
nel mondo remle utilissimo alia tulela degli interessi nostri, anzi 
d'or innanzi essenziale e per la protezione del commercio e pel man- 
tenimento della pace universale 1'acquistodi certi possedimenti clie 
finora non dipendono da noi ecc. Chi si conosce alcun poco del- 
1' arte squisita con cui vengono manipolati ne' Governi parlamenta- 
ri simili discorsi fino a renderli capilavori di furberie die parlan di 
tutto e non dicon nulla, dara gran peso alle improvvide frasi del pro- 
gramma americano . ne si lascera illudere da qualche scaltra pro- 
messa di lealta e di giustizia di die pure e infiorato. Anche Kossuth 
e Mazzini non schitano somiglianti promesse. Questa diceria del 
Presidente fu da lui stesso r.ecitata dal terrazzo del Campidoglio 
dopo prestato il giuramento in mezzo delCorpo diplomatico, de'go- 
vernatori de' varii Stati federati, de'suoi Ministri e del popolo che, 
malgrado il fioccar della neve, v'era accorso piu. del solito aifollato. 

2. Venticinque giorni di prospera navigazione mi ehbero tragit- 
tato da. Southampton all'Avana. Trovai 1'isola e specialmente la ca- 
pitale poco meno che convertita in vastissimo lazzaretto ; tanto v'in- 
furiavano il colera ed il vaiuolo. Le vittime mietute da queste due 
epidemic ascendono a molte migliaia ; ne deve recar maraviglia , 
perche i soli infetti del secondo malore, che per ordinario si reputa 
meno micidiale, giunsero in pochi giorni a meglio di ventimila. A 
Santiago di Cuba vi si aggiunse per soprassello di tante calamita 
un ripetuto ondeggiare e traballare del suolo che danneggio, abhat- 
te, distrusse innumerevoli fabbriche, siccome avete inteso pe'gior- 
nali d'Europa. II perche non procedo piu avanti sopra di cio, pago 
d'intertenervi de'timori e delle speranze politiche e religiose che in- 
digeni e forestieri volgono in mente intorno a quest' isola. Mi sara 
uopo adunque di ripigliare alquanto addietro la storia , ed io il fa- 
ro di buon animo, perche so esser vostro stile di temporeggiare al- 
quanto nel render conto delle questioni piu importanti, afline di rag- 
gruppare in uno e dar eorpo di storia a que piccoli avvenimenti 
che i fogli quotidiani producono alia spicciolata. Eccomi adunque 
all' intento. 

(iravi e fondati timori travagliavano i Cubani in sullo scorcio del- 
1'anno passato a cagione del conflitto avvenuto per Tincidente del 
battello a vapore Crescent City fra il Governo dell Isola e quello 
degli Stati Uniti 5 poiche non solo il popolo americano , ma ezian- 



CONTEMPORANEA 201) 

dio 1'odienio Gabinetto di Washington cerca, come si suol dire, midi 
a ijuatorze heures per tar nascere querela con quest" isola e impa- 
dronirsene. La vittoria poi della lazione democralica nel collocaiv 
a prosidente degli Stati Uniti il Gen. Pierce uomo ligio alia con- 
quisla di Cuba, ed il ritiuto formale del suo Gabinetto di concorrere 
colla Francia e coll' Inghilterra ad assicurare il perpetuo dominio 
della Spagna sopra quell 1 isola , metton in evidenza le mire ostili e 
le voglie smodate della Confederazione, le quali si ireneranno forse 
per qualche tempo, ma non potra fall ire che non irrompano quando 
che sia in funesti attentati. IlGoverno spagnuolo sotto 1'egida delle 
due Potenze sovraccennate spera poter rintuzzare ogni attacco ed 
impedire qucsto nuovo incremento della possanza anglamericana , 
la quale eoll'aequisto dell isola diventerebbe formidabilissima perche 
Cuba costituisce, a vero dire, la chiave del golfo messicano ed e sen- 
/a dubbio una delle piu importanti piazze marittime politiche e 
mercantili dell' atlaritico. A questo fine fu tentata da piccola ilot- 
ta I'rancese Toccupazione del porto di Samana quasi per togliersi 
il protettorato dell' isola di S. Domingo, mentre il Governo de- 
gli Stati i'ederati procacciava d' inviare in quell 1 isola una forte 
immigrazione, sotto colore di fondarvi colonie, ma in realta per 
esser piu presso con sue genti all' isola di Cuba. La stampa ame- 
ricana meno gran rumore suirimpertinente accorrere dell' Euro- 
pa negli ail'ari del nuovo mondo, conciossiache si reputa essa sola 
arbitra delle vicende americane e non patisce neppur 1'ombra di 
ijiialsiasi slraniero intervento. 

Ma per non discostarci da Cuba , questione importantissima non 
meno per I' Europa die per I' America, dir6 che ne vedo 1'integrita 
gravemente minacciata se il Governo di Washington s'accigne all'im- 
prcsa di larsene padrone. Che ne avverra probabilmente ? Gl' indi- 
geni tutti nobili o plebei , per quanto dispettino la Confederazione, 
cederanno di leggeri il campo senza ingaggiare la piu piccola lotta. 
Finche s'avi-a a trattare con avventurieri nulla v'e a temere, fossero 
pure parecchi migliaia ; che ordini precisi e conosciuti diplomatica- 
mente e pubblicamente agli Stati Uniti , intimano alle autorita di 
farli passar dal primo all' ultimo a fil di spada 5 ma se un qualche 
cento mila armati piombassero sull' isola , non sarebbe piu dubbio 
il contegno e si darebber vinti al primo atlacco. Parlo non del Go- 
verno ma degl' isolani , che sono, tranne qualche onorevole e rara 
famiglia, un branco di vigliacchi, incapaci di sparare un tiro non 
Serie II, vol. //. 14 



210 CRONJLCA 

che culpo ferire , divisi fra loro , gangrenati di vizii , e smunti 
di ogni virtu cittadina. Di religione poi non si parla; ne' piu e piut- 
tosto superstizione che sincera fede la quale ne affranchi lo spirito 
a magnanimo operare. Sperperamento delle ricchezze, vivere scio- 
perato, amor di gozzoviglie e peggio , sono 1' unico pensiero della- 
gioventu dell' isola. La quale inoltre o e crassamente ignorante , 
o , se educata fuori a Nuova York e Filadelfia , empiamente per- 
vertita nelle piu rilevanti massime politiche e religiose. Eppure 
questi patriotti cubani aspirano a liberar la patria dal giogo spagno- 
lo, il che ove accadesse poco o nulla resterebbe da fare ai negri per 
ribellarsi compitamente e gittare il paese nella costernazione. Se 
dopo trent'anni esistono tuttavia in molte parti dell' isola i vestigi 
delle discordie intestine che seguirono 1' emancipazione del conti- 
nente ispano americano , chi potra idearsi le scene che succedereb- 
bero fra trecento mila bianchi lasciati in balia di se medesimi? Nel 
giorno stesso dell'acquistata indipendenza si troverfebbero in armi e 
di fronte Tun contro \" altro i seguenti partiti : spagnuoli isola- 
ni , nobilta cubana , milizia indigena assoldata tra il popolo cara- 
pestre, borghesia, e popolazzo bianco ossia il ceto appellato yuajiros y 
fazioni tutte die anc' oggi si guardano bieco e caninamente rin- 
ghiano-, solo il freno governativo lor toglie di assannarsi a vicenda. 
Ecco 1' esito probabile dell' emancipazione cubana , esito che pur 
troppo si ha da deplorare in altre repubbliche ispane dell' America 
fatte padrone di se e libere dell'antico giogo. E cio in caso di eman- 
cipazione dalla Spagna. Che se avvenisse 1'unione cogli Stati Tede- 
schi, qui pure, come in tutte le parti spagnuole o francesi unite alia 
Confederazione , passerebbe il livello anglosassone a pnreggiare 
ogni sommita e i rivoltosi che si promettono un mondo di onori e 
di lucri nel cacciar fuori la Spagna che realmcnte glieli da a biz'- 
zeffe, rimarrebbero a denti asciutti spettatori passivi dell' invasione 
de' nuovi padroni. Del resto 1'unione non si vuole a nessun patto, e 
gli stessi corifei che stampano a Nuova York ovvero a Nuova Or- 
leans i loro libelli incendiarii e si arrocano nel gridare indipendenza, 
non voglion sapere di fusione , persuasi che questa piluccherebbe 
F isola, non ne migliorerebbe le fortune. 

Qui cade in acconcio di dir (jualche cosa del malcontento cubano 
e degli argomenti che se ne spacciano pei fogli d' Europa. Fa pro- 
prio dispiacere il veder certi giornali di senno tener bordone a' ge- 
miti appassionati de' ribelli e rimpiangere con loro le cosi dette 



CONTEMPORANEA "21 ! 

Tessazioni ispane. Dicono essi che ogni anno si traggono dall' isola 
cinque o sei inilioni di scudi pel tesoro di Madrid. E che? ibrse in 
Francia , in Inghilterra ed in ogni Stato non si rifondono gli n 
si de" fondi provincial! nel pubblico erario dello SUito? Resta a ve- 
ilriv M- >i lax-ianti inane are a Cuba que'sussidii die le son necessarii; 
ma i 1'atti coH'ineluttabile loro eloquenza dimostrano che il Governo 
metropolitano ridusse 1' isola a tale stato ch' essa e la piu deliziosa 
di tutte le Antille, la piu ricca d'ogni contrada d'America in ferro- 
\ ie. in opere di pubhlica utilita e di piacere. Le migliorie vi conti- 
nuano senza posa; ogni piccolo luogo ha la sua amministrazione mu- 
nicipale di cui fanno parte con iinmensa maggioranza gF isolani. 
Diasi un' occhiaUi alle statistiche pubblicate ogni anno per ordine 
governativo, e si parranno i progressi straordinarii della popolazio- 
ne, deiragricoltura, dell'industria, del commercio, della ricchezza e 
d'ogni rarno di pubblica ainininistrazione. 

Oppongonsi inoltre gl' impieghi e gli onori rari e dati a forestieri. 
A svcnlare la calunnia di questa diceria hastera aprir T almaiiacco 
del Governo e vi si troveranno oltre sessanta famiglie fregiate dei 
titoli di Casliglia , gran numero di Gran Croci di tutti gli ordini 
equestri di Spagna, \w non parlare delle meda^lie interiori, e uno 
slortno di Ciainberlani. Se poi si volessero ad uno ad uno spigolare 
i nomi degfjuipiegaLi con salario ne'pubbiici dicasteri, due terzi ne 
risultano cubani. Cubani quasi tutti i principali dignitariicivili e re- 
.golari. Cubano v . g. il Sopraintendente delle tinanze ilContePinillos, 
il Cornandante supremo del Genio Gen. Carrillo, Flntendente de' be- 
ni di S. M. la Regina madre, il rettore della lacolta medic.a (yankee 
per altro nell' animo in barba del Governo die lo paga e carica di 
onori riguardando al suo merito senza curarsi delle utopie)ecc. ecc. 

Obbiettano ancorailbisogno di liberta. Vocabolomalaugurato che 
diede e da luogo a tante menzogne ! Eppure ne a Madrid ne a Pa- 
rigi se ne la Urn to sciujiio quanto nell' isola di Guba. Ne credasi che 
io accenni a quella singolare liberta inventata ndla mia patria al- 
1'epoca della defunta Gostituzione del quarant' otto, la liber te d'atte) 
et de vcnir. Qui la legge si ha quasi in conto di parola che uccide ; e 
siccome si vuol vivere, lasciasi ancbe troppo dormire ne'codici e nei 
palimpsesti: (juindi quella vita senza disciplina die vedesi in tutte. le 
classi. In quanto poi a liberta morale leggete di grazia in qualdie 
pcridilico dell' Avana e mi saprete dire se discutansi o no i temi 
politici piu attuali : voltate pagina e dale un" occhiata agli annunzii 



CRONAGA 

bibliografici, e vi scorgerete di che risma scritturacce e libelli si git- 
lino alia curiositii di questo povero paese. Indarno io mi adoprai di 
far osservare la licenzaelo scandalo in die rompetanto abuso di li- 
berta a Mons. Vescovo e a S. E. il Governatore; amendue doloran- 
do mi risposero non essere in loro potere arginare tanto torrente , 
aver fatti molti tentativi ma senza pro : che ognuno e avvezzo da 
lungo tempo a far cio che meglio gli talenta. 

Adducono iinahnente in mezzo la negletta conciliazione de'parti- 
ti. Or sappiasi una volta che la voluta conciliazione non si otterra 
sotto nessun Governo di qualsivoglia forma. La sola religione rav- 
vicinera gli animi e fara cadere gli odii secolari tramandati per in- 
felice retaggio dagli avoli a' nipoti. Roncally e Concha i due ultimi 
governatori tentarono con troppo buona fede ogni mezzo concilia- 
tivo e ne rimasero alia fine delusi. L'uno avea spinto la cosa all'ec- 
cesso , sicche gli europei stavano , direi quasi nel secondo posto , 
ceduto il primo assolutamente agl' indigeni. Segui nondimeno la 
prima aggressione de' pirati a Cardenas con gran tripudio de 1 Cu- 
hesi. Concha tolse di mezzo qualche abuso e per riunire le due par- 
ti paesane e fores tiere le riuni spesso e non senza grave spesa a 
banchetti , a balli ed a conversazioni. Che ne aweniva? Tra lo 
spumar delle tazze e Tintrecciar delle carole si rasserenavano i vol- 
ti . ma gT isolani corrivi per natural acrimonia alia maldicenza e 
ah" epigramma non si sapeano infrenar dal gittar ivi stesso mottet- 
ti e dar materia a'pettegolezzi. Al buon Generate mille promesse di 
fedeltii edi buon accordo; e intanto si scoprivano congiure iniziate 
talvolta da piii intimi di palazzo i quali sapevano usufruttuare le 
notizie raccolte in que' momenti di fiducia a vantaggio de loro piani 
sediziosi. Non per essere conciliativo fu rimosso Concha, ma beHsi 
per aver mancato di prudenza nell' inviare alia Spagna i ri belli ed i 
pirati prigionieri mettendo per tal guisa allo scoperto il Gabinetto 
matritese verso quello di Washington. Dopo la venula di Lopez, 
Concha non era piu T uomo df^la conciliazione, egli non poteva es- 
sere oggimai che un valent' uoino tradito e percio stesso dis}K>sto a 
que' rigori che volevansi ad ogni modo evitare. No, nella causa di 
Cuba non si fa giustizia in Europa al Governo di Madrid, ne trattasi 
la questione con quella imparzialita che impongono i dirilti e le 
leggi della monarchia spagnuola. Non si mormora, ma si calunnia: 
non si sconvolgon i fatti, ma s'inventano a bella posta. Si spaecian 
come reclamazioni del popolo cubano domande giuste ma da gran 






CONTEMPORANEA 213 

tempo e con esuberanza esaudite: frattanto si celano i lor fantastic! 
desiderii con cui agognano a sempre nuovi diletti. 

Keco die cosa vorrebhero. Giudichi il lettore se non e carita es- 
sere loro scortese. Nell' ordine materiale aspirano a liberla assoluta 
di giucare. 11 Governo nol consente di tutti i giuocbi piu dannosi 
perche 1'esperienza ha mostrato tornar quest! a rovina d'innumere- 
voli famiglie. Quando giunse a governare Tacon trovo i mmiti in 
tutte le pubbliche piaxze e perfino nell'atrio del suo palaz/o, ove si 
.riiioava perdutamente , con i soliti corollarii di alterchi , coltellate 
e suicidii frequentissimi. Yorrebbero ancora far debiti e non pa- 
garli, come si usava priina del Governo di Tacon quando certi si- 
unori i'acean basl.onare e assalire da' mastini di casa i miserabili 
clie venian per cbiedere i lalti loro, mantenendo in tan to de' bronchi 
di negri annati a mo' de"J)aroni feudali del medio evo per far assassi- 
nare in piena citta gli esattori del commercio. Vorrebbero inoltre 
convivere a lor talento coile negre, moltiplicando cosi il Hagello di 
tutti i paesi tropici e mettendo poscia a lucro le conseguenze delle 
loro brutali passioni con venderne, quasi giumenti, atanto per ca- 
po, i nati pargoletti. Politicamente poi, i piu moderati, que' che ri- 
-conoseono la propria inettitudine a costituire tin Governo indipen- 
dente vorrebbero governarsi a colonie come nel Canada ovvero nel- 
la Giamaica : aver Parlamento per soddisfare al pizzicore di sciorrc 
lo scilinguagnolo e cinguettare: diritto di far leggi, giusle o ingiuste 
poco monta: discnssione senza temperanza de'fatti governativi: fa- 
colta illimitata d'imbrattar la carta delle piii assurde utopie le quali 
riscaldate del fnoco tropico che loro accende il cervello, vi so dire 
che riuscirebbero imparcggiabili : vituperare ove lor talenti Dio , 
Sovrano e Governo: darsi in nna parola tutti i solazzi elettorali e po- 
litici che occupano la meta della vita dell' americano yankec. 

Oueste sonole bagattelle che (salve le dovnte eccezioni), pretende 
questa buona gente, alle quali ilGoverno non puo far certamente buori 
viso : e mentre cerca di purgarsi di tali posteme nelle Spagne non 
le favorira per avventura nelle colonie ; tanto piu che 1' esperienza 
dimostra, tali forme produrre pessime conseguenze nel Canada e 
nella Giamaica ed esser per cio stesso prossima a maturare la loro 
emancipazione. Le quali se sono cosi abbandonate dall' Jnghilterra 
fino a non curarsene essa gran fattodi conservarle alia sua corona, 
la Spagna ha ben altro interesse di non perdereCuba, ultimo avan- 
zo del suo potere in America. Finche questa le rimane unita non 



CRON.VC.V 

e per lei perduta ogni speranza di ricuperarealcuna delle perdu(<- 
possession!. Staccata Cuba . addio per sempre alle piagge scoperte 
dal Colombo. 

All' Europa non puo calere gran fatto die quest'isola si governi 
anziiti uua die in altra guisa; importa pero assaissimo che essa ri- 
mangain potere d'una nazione europea monarchical edalleata. Altra 
ragione per la stampa cattolica di star bene all 1 erta e non eoone- 
nestare del suo suftragio certe voglie indisciplinate de' Cubani le 
quali non fallirebbero di condurre a catastrofi e mine senza riparo. 

Per tenninare la, parte politica delle mie osservazioni dim die, tol- 
to il caso di guerra cogli Stati uniti, Cuba e per natural posturain- 
vulnerabile si dal lato estero come dall'interno. L'esercito ascende a 
oltre trentamila uomini di ogni sorta d' armi ; altri quattromila si 
attendono con rinforzo di artigiieria e di marina. Urgente il biso- 
gno, si solderebbero ed armerebbero altri ventimila Spagnuoli di 
basso ceto i quali, avendo quasi tutti servito gia nella Spagna in al- 
tre guerre civili , possono aversi in pregio di buoni soldati. Final- 
mente, ove bisogno fosse, il Governo tiene in riserva tin ultimo e- 
spediente orribile e tremendoal quale, sebbenenon credanoi cuba- 
ni, io so certamente che vi si.pensa: ed e 1'emancipazione ed arma- 
mento de'negri che non sono nieno di ottocentomila. II che ove av- 
venisse Tisolanon sarebbe piu, ne de 1 naturali, nedegli americani. 
nia una copia fedele della vicina Haiti. 

Egli e tempo di scostarci da quest' ingrato spettacolo e parlar 
piuttosto de' miglioramenti religiosi che schiudono ad ogni animo 
bennato un miglior avvenire. Cosi per ordinario la finisce pertut- 
to: si mettono prima in opera gl' ingegni umani e i trovati specula- 
tiviper sorreggerele nazioni che si sfasciano^e poi si finisce col dir 
mia colpa a Domeneddio. Meglio tcirdi che non mai. (^osi lece laFran- 
cia, cosi la Spagna, ove il concordato gitt6 tosto un soave profumo 
di benedizioni, iniziando la via delle vere riforme, il miglioramen- 
lo cioe delle cose religiose di quel paese. Anche Cuba partecipa a" 
benefizii della niadre patria ed il Governo ha conceduto una visto- 
sa dote pel risarcimento del culto sacro in quest'isola, formando un 
; nuovo partimento delle parrocchie divise in tre classi, di inyresso 
con 800 fr., di fwomozione con 1400 fr., di termine con 2000 fr. Ad 
ogni parroco si da un coadiutore conGOOfr. ed un sagrestano sacer- 
dote. Molte altre somme furon gia decretate e in [>arte distribute 
per I'increniento di nuovi canonici alle chiese collegiate; per la fab- 



CONTEMPORANBA 

brica di nuovi templi del Signore, creazione di nuove eattedre ne'se- 
ininarii e provvedimenti di saori apparati. N ultima tra le sovran e 
beneficenze vuol essere ricordata 1'ammissione della Compagnia di 
Gesu a lavorare nella cultura morale e letteraria dell' isola. In altra 
mia scrittura inlitolata Cuba, Reflexions sur les derniers evenemrnts 
e data alia luce nel settembre del 1851 parlat a lungo delTapostolato 
gesuitioo in America. Le mie parole recate a S.M. dal Gen. Concha e 
riprodotte da qualehe giornale spagnuolo non caddero inosservate. Ne 
>ia lode ;i Dio. Gli Scolopii, i Domenicani ed i Francescani vi opera- 
no indefessamente e confrutto degno del loro gran zelo, ma non ba- 
stano alia fatica di tanta messe. Nella diocesi di Cuba 1'egregio Arci- 
voscovo \lons. Claret seguita operando miracoli di conversioni. Ho 
mtt'so parlarne da ogni condiziorie di persone e posso accertare di 
non aver inteso cbe elogi. Piu d'uno m'ebbe a confessare d'essersi 
lasciato indurre dal venerando prelate a lasciare il vizio solo per 
dargli gusto : or praticare la virtu e dirsi veramente beati d' aver 
dato ascolto a' suoi amorosi consigli. Quanti concubinati da lui ri- 
dotti a stato rnatrimoniale , rjuante coppie di negri ammesse in 
grembo alia Santa Chiesa ! Nello scompiglio del colera e de' tre- 
muoti ])arve a tutti un S. Carlo Borromeo redivivo a vantaggio 
dell 1 umanita sofferente. Insomma, se io volessi mettere in iscrit- 
to tutte le maraviglie dell'apostolato di questo santo, non ne verrei 
a capo neppure scrivendo un libro. Basti sapere, cbe, lasciata al suo 
vicario ogni sollecitudine temporale , non si occupa che nelle cose 
di spirito : e de' diciotto inila soudi annui della sua mensa non 
toglie pel suo mantenimento cbe uno scudo al giorno ; il re- 
sto va tutto in benelicenze. Fa a piedi i lungbi e penosi viaggr del- 
la visita pastorale e allora solo e veramente contento quando ha 
sofferto assai per la causa di Dio. Sventuratamente insiste per ri- 
nunziare la sede aspettando, dic'egli, di 1'arlo dopo terniinata 1' apo- 
stolica sua pcrcgrina/ione. Se ci6 si verifica sara una perdita irre- 
parabile per questa Chiesa, e voglia Dio che mm periscano in qual- 
che iiH'st 1 i molti semi da lui gittati nello scorso biennio e inafliali 
tanlo sddore! 



216 CRONACA 

INGHII.TERRA 1. Lclfera del Dolt. Caliill a lord Carlisle. 2. I CatVi sono 
uomiiii o bestie ? 3. Vendita di una cura d'animc aU'incanto. -4. l)e- 
putazione di mercatanti all'Imperator Napoleone. 

J . Aggiugniamo . perche ne resti memoria , un documento che 
nessuno sapra smentire intorno alia proteziorie che da T Inghilterra 
a rimestatori a Europa. E dessa una lettera inviata all' occasione 
dei recenti scompigli dal Dott. Caliill a lord Carlisle la quale dicecosi 
... Sarete orainai convinto non esservi rivoluzionario in Europa 
chenon abbia avuto I'onore di corrispondere con gli ambasciadori di 
S. M. Britannica nelle varie corti ove risedevano: che loro non fosse 
personalmente conosciuto: che non ne ricevesse doni, liete acco- 
glienze, feste, pranzi, e, che piu monta, palese e dichiarato patro- 
cinio. Cio facevasi allora appunto, o slgnore, quando cotesti fautori 
d'incendii e di rovine disponevansi ad appiccare il fuoco della guerra 
civile nella loro patria: quando stava sospeso sull'ali il gran mo- 
inento del general conflitto, quando esulavano i legittimi sovrani, 
depredavansi le pubbliche e le private sostanze, manomettevasi ogni 
cosa. Questi sono fatti reali che voi potete leggere negli annali d'o- 
gni citta, da Vienna a Torino, da Napoli a Berna. E storica verita 
come in ognuna di queste capital! le ambasceric inglesi servissero 
d'asilo a' ri belli d'ogni fazione, i quali convenivano ivi ad ordire le 
loro trame ecc. Giudichi da se ogni savio lettore della verita di 
cosi uravi reati. 

2. What are the Kaffris ? Che cosa sono i Cafri ? Son egli uo- 
'rnini o bestie? Con quest' interrogazione sarcastica s'introduce il 
Tablet a raccontare una storiella avvenuta di recente allorquando il 
(ien. (^athcart si reco co'suoi per ripetere da Moshesh alcune gregge 
(T armento. Una bamla d' Inglesi si sbranco a diporlo per la colonia 
del Capo di buona spcranza: eran forse una trentina armati di tutto 
punto. Giunta la lieta brigata verso il termine della loro scorrc.ria 
s'incontrano in jjarect-hi Cafri. Viva Diana protettrice de'cacciatori! 
abbassano gli schioppi. inarcano il fucile, mirano la preda, esplodono 
e feriscono. I poveri scivaggi, benche armati, non ricambiano il sa- 
luto, si danno alia fuga. GUnglesi per genio di sollazzarsi continua- 
no il giuoco , fanno una seconda e terza scarica fino ad atterrarli al 
suolo. Lo stesso scherzo si fa con nitre bande cafre. Trovano un 
lapino che si donnia trkfl^feHHnttWttt tra gli sch.eggioni d'tina rupe 
M^prWift^a^ei^rtc i! piombo niicidiale e il 
olfeb hddfil i o Gfliofflo 9! onneioe iv BTioHidgnl ni ado 



CONTEMPORANEA 217 

misero si sveglia trambasriato e riclle agonie di morte. Eppure quo' 
selvaggi non opponevano resistenza, non portavano prade o bottino, 
non eran riconosciuti per ladri : se pur 1' esser Cafro non equivale 
all' esser ladrone, come a tempi della Regina Elisabetta ogni Sacer- 
dole era per cio solo in virtu del sacro carattere traditore. Cosi si sol- 
lazzarono i bravi paladini tirando ad uomini come si fa alle Leslie. 
Non si sa , dice il giornale , di die pranzassero , percio non possiam 
dire clie qualcuno di que' miseri fosse apprestato a mensa. Egli e 
percio die diihitavamo fin da principio se i Cafri siano uomini o 
helve feroci, e tali cui non si debbano usare le solite cortesie della 
caccia. Un cacciatore d'animo ben fatto non lira a' cignali clie quan- 
do fuggono e agli sparvieri allorche volano. Cbi ha qualche senso 
ca\ alleresco si guarderebbe di uccidere una lepre nella sua lana od 
una pernice clie sta beccando in sul prato. Ancbe alia cerva si da 
agio di fuggire prima di sguinzaglierle addosso i cani: un uccelletto 
innocente che dorme nel suo nido si lascia riposare in pace. Ma non 
si fa cosi in una colonia inglese: il Cafro si uccidenelsonno-, dunque 
e peggio che bestia. Questa, finisce il Tablet, e la nostra civilta; 
queslo il ris[>etto clie noi abbiamo per la vita d' un uomo ! 

3. La direzione spiritiiak del popolo di Spetisburg-Charton-Mar- 
sbal fu venduta all' asta pubblica da' sigg. Smith e figlio. II ban- 
ditore annunzio che il titolare ottuagenario cagionevole di salute 
volea ritirarsi dalla cura delle anime vendendola per6 al miglior of- 
ferenle. La rendila del benefizio e di 624 lire slerline. Messa all' in- 
(auto la prima grida fu di 5000, crebbe bel hello a misura del vario 
xelo dei prctendenli ministri, fmche il zelanlissimo ebbe comperata 
la direzione spirituale al prezzo di oooO sterline ossia 138,750 fr. E 
poi dicasi che i protestanti non bruciano di sagro fuoco, avidi come 
sono di comperare a tanto prezzo il campo de loro apostolici sudori ! 

4. Una deputazione di banchieri e mercatanti inglesi recossi a 
pie dell' Imperator Napoleone per assicurarlo de lor sinceri senti- 
menti di afletto e di stima verso 1'augusto capo della Francia; sentir 
essi con rammarico che alcuni Francesi ne dubitino: deplorare assai 
le antic-he inimicizie die costarono lanlo danaro e tante vite uma- 
ne: esser corsi oramai quarant'anni di buon accordo Ira le due Po- 
tenze: far voti ardenli perche 1'armonia conlinui per sempre. L'lm- 
peralore rispose loro amorevolmente ripetendo la centesima volta 
che vuole pace e pace sara. Cosi sia ! Noi temiamo per6 che fino a 
tanto che in Inghilterra vi saranno le officine e i fabbri delle rivo- 



21 <S CK03ACA 

luzioni recentemente scoppiate , la pace non attecchira gran fatto . 
jnalgrado le ofliciose promesse de' banchieri inglesi. 

COSTANTINOPOLI. Quegtionc d'Oriente. 

Un negro e denso nuvolone precursore di grandinee di tempesta 
1'u visto condensarsi repentinamente sull" iiupero turco. L' Europa 
attonita.ne senli ribrezzo e paura: le Borse calarouo : i sinistri va- 
ticinii furono infiniti e la stampa sudo neiresagerarne i funesti effet- 
ti. Or, come a Dio piacque, Tincanto si va sciogliendo e spuntano di 
bel nuovo i raggi del sole oscurato. Noi diremo brevemente i fatti 
avvenuti con animo di tornarvi sopra dopo terminata la crisi. Nes- 
suno ignora 1'esito de' buoni uffizii del conte di Leiningen a pro dei 
Montenegrini e de'Cristiani tiranneggiati dal Turco. La pieghevo- 
lezza della Porta sembra aver fatto gola alia Russia la quale pretese 
ancli' essa un simile diritto relativamente a suoi correligiosi della 
Turchia. Invio dunque a trattarne un suo Legato. La missione del 
Generale Russo Menzikoff non e per anco interamente conoseiu- 
ta da' giornali die noi potemmo scorrere fin qui ; par nondime- 
no aver avuto T incarico di cbiedere al Governo Ottomano: 1. die 
Tautocrate russo sia riconosciuto protettore della religione greca 
in Turcliia: 2. Che d'or innanzi 1'elezione del Patriarca di Costan- 
tinopoli fatta da' maggiorenti della Cliiesa abbisogni per la validiUi 
della conferma delllniperator di Russia: 3. Che si defmisca Tinter- 
minabil questione de' Luoghi Santi secondo le tracce da lunga pezza 
inviate alia Porta: 4. Clie si dicbiari non poter Tlmperatore veder 
piu a lungo con indifferenza la situazione de'popoli del Montenegro, 
della Bosnia , della Moldavia , della Valachia , e della Bulgaria che 
per vincoli di stirpe e di religione appartengono alia Russia. 

II Gen. MenzikolV arrivato ad Odessa i'e la rivista della flotta e 
delle truppe da sbarco che il suo Governo tien pronte a Sebastopoli: 
armata forrnidabilissima di ventisette legni da guerra con quasi 
due mila can non i e trenta mila soldali.Quindi, conducendo seco due 
Generali e due Ammiragli,giunse sopra un battello a vapore il ful- 
minanle alia capitale della Turchia accoltovi dagT impiegati della 
legazione e da piu di sei mila sudditi russi e correligiosi greci. Due 
giorni dopo recossi a far visita al gran Visir ma, contro 1'uso diplo- 
matico , vestito familiarmente in abito borghese. Fu questa la pri- 
ma scortesia ch' egli fece 7 alia quale tenne dietro una seconda ? 



CONTEMPORANEA 219 

ometlendo la solita visita di ceriimmia al Ministro degli affari esteri 
Fuad-Efferidi , chene rimase percio vituperate. Arreco il Russo a 
<lisrol|m dell" aperta villania: essere il suo Governo corrucciato con 
quel Ministro reo di mala 1'ede. Fuad-Eftendi indispettito si Iicenzi6 
issofatto dall'incarico ed ebbe a successore Rifaat-pascia magistrato 
in farna di favorcvole e ligio alia Russia. Questa fu la prima scara- 
muccia eoronata di non piccola vittoria del G. Menzikoff. Allora 
il f Golonnello inglese Rose, o i'acesse da se , o per richiesta della 
Porta che dovette eertamente trovare esorbitanti le pretensioni 
russe, mando invitare rAmmiraglio Dundas : si recasse imrnediatfi- 
mente da Malta colla saa flotta nell' Arcipelago. Anche la squadra 
francese che trovavasi a Tolone ebbe ordine di veleggi are verso le 
acque della Grecia. II movimento coritemporaneo delle due armate 
fe credere da principio clie la Francia si fosse unita coll'Inghilter- 
ra contro la Russia. Ma elle furono baie : or pare ormai certo che 
MOM esiste fra loro accordo di sorta. Ciascuna delle due Potenze ha 
suoi interessi da tutelare: ciascuna accorse al bisogno. Che la squa- 
dra inglese slbrzasse i Dardanelli e la Russa s'avvicinasse a poca di- 
stanza da Costantinopoli fu spacciato falsamente ; come falsamente 
si suppone essere dwreiato 1'eccidio del colosso turco per torsene le 
grandi Potenze, ogiiima la sua parte. L'impero Turco e cadente gia 
lo dicemmo piu volte . ma se non muore di morte naturale , chi 
osera dargli il col[>o di grazia ? Le aquile della Newa, a nostro uiu- 
dizio, non svolazzeranno cosi tosto sulle moscheedi Costantinopoli. 
Intanto il Gen. .Menzikoll' mand6 sue circolari }>er ingagliardire 
gli animi scorati de' negozianti. In esse e detto, che le trattazioni 
proseguono alacremente e con vicendevole contento. Lo stesso con- 
fermano i giornali e le corrispondenze private : onde giova sperare 
che tra breve sara interamente scongiurata la tempest a. 

.Ma come finira la questione de' Luoghi Santi la (juale pareva in 
|iicsti ultimi mesi avvicinarsi ad un felice sciogliniento? Dopo tante 
fatiche del religiosissimo Patriarca Mons. Valerga erasi pur ottenuto 
qualche tregua alle anticho vessazioni. Prirna di lui innumerevoli 
difticolta ottendevano ad ogni passo gli ottimi religiosi che sono alia 
custodia di que' preziosissimi monumenti di nostra redenzione. 
L' autoritu del Prelalo e la sua fermezza avean dissipato di molti 
ostacoli, e di quanto ei voile recisamente parte ottenne, e parte era 
snU'ottenere, malgrado 1' opposizione del Patriarca greco. Si tento 
da' scismatici di rabbindolare tra le tazze e corrompere col danaro 



220 CRONACA 

1' inviato Turco sovrapposto a giudice della causa , ma quesli non 
pote disconoscere il diritto de' latini riconfermato tante volte dalla 
Porta e die mostre di altissima venerazione verso il Patriarca Va- 
lerga. Fu dimque rimessa a suo liiogo la Stella della Nativita e 
consegnata a' cattolici una nuovachiavedella Grotta. L'Arcivescovo 
pote recarsi in tutto il fulgore delle sacre insegne a celebrare solen-- 
nemente i santi misteri nella chiesa di Betlemme ecc. Le quali con- 
cessioni se tornarono accettissime a' latini inasprirono si fattamente 
i Greci, che il loro Patriarca mossedifilato alia voltadi Coslaritinopoli 
per querelarsene col Sultano. Ora, aiutato dal vice Au (.cerate Men- 
zikofF, chi pud immaginare le trame che ordiranno insieme la fede 
greca e la prepotenza russa? 


111. 

COSE SCIENTIFICHE. 

j r. , i i ,1 a it -i i T 

i. Liolorazione naturalc della seta. z. Magnetismo ammale. d. Luce elet- 
trica. 4. Proprieta dei liquid! nel vaporarsi. 5- Anamoribsi singolare. 
6. Kelazioni i'ra i moti dei satelliti di Giove e di Satumo. 7. Del te verde 
e del te nero. 

1 . Nessuno ignora la proprieta che posseggono certe materie co- 
loranti, quando sono frammischiate cogli alimenti, di assimilarsi 
e colorire le ossa. Alcune esperienze hanno dimostrato, che certi 
aniinali nutriti con robbia ebbero ben presto le ossa di color di 
porpora. Si notano anche altri esempi d'animali, sui quali altre so- 
stanze produssero il medesimo effetto. Fra i pochi che tentarono 
di trar profitto da questa curiosa scoperta possiamo annoverare il 
sig. Rtinlin di Chamber! a cui venne in pensiero di dare a bachi da 
seta un nutrimento colorato , in quel tempo appimto , che sono 
prossimi a fare i bozzoli. A tal fine frammischio una piccola quan- 
tita d'indaco alle foglie dei moroni, di cui si nutriscono e ottenne 
per primo risultato bozzoli di un bell' azzurro. Cerco di poi una 
sostanza rossa, che gl' insetti potessero mangiare senza noctimento, 
e riusci dopo qualche infelice esperienza a trovarla nella Bignonia 
Chica. Frammischio alcune parti di questa pianta alle foglie dei 
moroni e ne ottenne di belle sete rosse. II sig. Runlin continua le 
sue esperienze e spera di ottener seta di varii altri colori. 

2. La quistione del magnetismo animale e una di quellc che 
solleticano piu vivamente in questo seoolo la curiosita, degli uo- 
mini istruiti e del volgo. Nella prima serie di questo periodico 



CONTEMPORANEA 

noi la discutemmo in piu articoli proponcndoci per iscopo non 
gia di definire In natura di questo agente misterioso , ma bensi 
di provare clie dai feiiomeni magnetic! o veri o supnosti nulla 
potevasi inferire contro Teilicacia dei miracoli onde si conferma 
la santita della religione cattolica. Malgrado la specialita del no- 
stro lavoro, non pochi, hadando piu al loro desiderio che al no- 
stro intendimento , si trovarono delusi nella loro aspettativa , e 
forse ci biasimarono del non aver decisa una si gran lite, asse- 
gnata 1'origine di quei fenomeni, fatte le parti della natura, del- 
Tarte, dell' immaginazione e fornito un criterio col quale discer- 
nere gli effetti reali dagli apparenti , e i naturali dagli oltrena- 
turali. 

Questo scopo non solamente non era il nostro, ma era supe- 
riore alle nostre forze, e per quanto sappiamo niuno finora tent6 
con felice successo di raggiungerlo. Nondimeno a soddisfare co- 
me e in noi il desiderio dei lettori registreremo qui succintamente 
cio clie su tal proposito pubblicava alcuni rnesi fa Tillustre fisi- 
co ed astronomo Francesco Arago nella biografia di Giovanni Sil- 
vano Bailly. 

Egli distingue quivi due ordini di fenomeni ; quelli propria- 
mente detti magnetic! o mesmeriani, che si suppongono dipen- 
dere da un iluido universaimente sparso clie si accumula, si con- 
centra, si trasporla da uomo a uomo , ed operando immediata- 
mente sul sistema dei nervi produce delle crisi capaci di guarire 
le malaltie particolarmente nervose ; e quelli clie sono proprii del 
sonnambulismp moderno. In quanto ai prim! si attiene alia rela- 
zione latta da Bailly, il quale a nome del Governo nell' anno 1783 
fu incaricato cogli accadeinici Le Roy, Bory, Lavoisier, Francklin, 
e (Kiattro medici della facolta parigina di esaminare le pretese in- 
venzioni magnetiche dei mesmeriani. Da questa relazione egli de- 
duct 1 , che gli effetti singolari del mesmerismo, verissimi in piu 
d'un caso, potevano, e conforme alle regole della scienza speri- 
mentale dovevano spiegarsi tutti col semplice concorso della fan- 
tasia, v die so in qualche rara circostanza riuscirono favorevoli, 
iu gt'ucralc dovevano essere furo?sti alia salute dei magnetizzati. 
I fenomeni poi del sonnambulismo moderno sono dichiarati dal 
segretario perpetuo dell' accademia iuiprobabili , non impossibili, 
e pensa non essere cosa indegna di un fisico di sperimentarne il 
valore. Un inagnetizzatore, scrive egli, affenna per certo uiw 



222 CRONACA 

cosa improbabilissima, assicurando ehe un tale nello stato di son- 
nambulisino puo vedfiv noil 1 oscnrita piu profonda, puo leggere 
a traverse di un mnro, e persino senza 1'aiut.o degli occhi. Ma 
il fisico , il medico , i! sempliee eurioso che intraprendono tali 
esperienze , che cercano se in alcune condizioni di ecoitamento 
nervoso alcune persone sono veramente fornite di facolta straor- 
dinaria, verbigrazia, della facolta di leggere eollo stomaco o colie 
calcagna ; tali sperimentatori , dico io , non devono annoverarsi 
tra i cerretani e gl' impostori. Entrando poscia a dimostrare che 
gli studii fisiologici dell' organismo umano sono tuttora imperfet- 
tissimi, che molte proprieta dei sensi, della luce, dell' elettrici- 
ta ignorate dai nostri padri furono scoverte in questi ultimi tem- 
pi^ asserisce che il giudicare questi fenomeni per impossibili sa- 
rebhe giudicarli immaturamente. 

I lettori potranno argomentare da cio, che se il nostro riserbo in 
tale materia fti per avventura soverchio rispetto alia loro aspetta- 
zione, in sfe medesimo non fu che giustissimo, essendo comprovato 
da un' autorita che nella conoscenza dei fenomeni naturali ha pochi 
pari e forse non ha maggiore. 

3. Gli sforzi dei fisici per sostituire la luce elettrica a quella del 
gaz riuscirono fmora inutili soprattutto per la spesamolto piii grave 
nel primo caso che nel secondo. Ora il dottor Watson pretende non 
solo di fornire una luce elettrica meno costosa di quella del gaz. ma, 
gratuita e forse anche vantaggiosa. Questa scoperta consiste nel ser- 
virsi a produrre 1' elettricitA di tali sostanze che dopo P operazione 
si trasformino in prodotti d'unprezzo superiore a quello che ave- 
vano prima. I prodotti ottenuti dal dottor Watson sono sali, che 
servono a preparare colori di gran finezza e di gran valore. 

4. Alcune proprieta relative allo svaporamento dei liquidi furono 
novellamente scoperte dal sig. Marcet di Ginevra. Egli osservo < 'he: 
1. Unliquido, v. g. 1'acqua o Palcool, esposto all' aria in un vaso 
scoperto e sempre piu freddo dell' aria chelo cir^onda, e questadif- 
ferenza cresce coll' aumen tarsi la temperatura dell' ambiente : fra 
e 5 la differenza e di alcuni decimi di grado; di un grado e mezzo 
fra 20 e25-, di 5' 06 fra 45 e 50. 2. L'evaporazione di un liquido 
dipende dalla materia del vaso che loconticnc: -osi Pacqua e Pal- 
cool svaporano pid prontamente in vasi di porcellana die in vasi si- 
milissimi di vetro o di metallo. Per questa medesima ragione la tem- 
peratura e diversa nei diversi vasi. 3. I/ acqua salina svapora piu 



OVNTEMPORANEA >.'> 

lentameiito die 1'acqua dolee, e pero nelle medesime circostanze 
conserva una temperatura piu alta \. L' evapora/ione e il raftred- 
daniento sono aecelerati dalla sahhia o da altre polveri insolubili me- 
seolate col li<|uido: dal che si conchiude che il t'reddo e 1'evapora- 
ziono nci terreni uniidi e paludosi devono essere piu considerevoli 
die alia superfieie delle acque proionde. Cosi il citato lisico spiega 
come dopo il diluvio la temperatura del globo dovette essere ini'e- 
riorealla presente, e i ghiacciai occuparono vasti terrenioraabitati 
c colti, ma che , secondo i geologi, conservano le tracce della loro 
aritica azioiie. 

5. I iriornali tedesehi ed inglesi parlano d' un maraviglioso cano- 
lavoro esposto agli occhi del pubblico in Colonia. Questo e una su- 
periicie levigata sopra la quale non si scorge altro cbe un gruppo 
irregolare di macchie, quali lasciale il pittore sulla tavolozza. Ma. 
>pongasi uel suo mezzo uno .specchio cilindrico verticale e quella dis- 
ordiiiata comj)osi/ione si trasforma in un subito , dipingendo nello 
s|KM(hio un quadro con sei figure rappresentatiti Televazione della 
croce, disegnate con una stupenda precisione di contorni e vivacita 
<li tinte. I conoscitori delle regole con cui si governa 'la riflessione 
della luce sugli specchi conici e cilindrici non troveranno inquest'o- 
pera nulla di nuovo, tranne la perfezione del disegno e la paziente 
maestria deH'artista. 

(>. Se i pitagorici avessero conosciute le belle armonie scoperte 
dai moderni astronomi nel corso degli astfi, avrebbero con molto 
maggior ragione discorso della musica celeste e del concento mira- 
bile delle stere. Quest'armonia si manifesta particolarmente nelle 
relazioni somplicissime che corrono fra i moti dei satelliti di Giove 
e di Saturno. , gia noto da molto tempo cbe il tempo di rivoluzio- 
ne del primo satellite di Giove e incircala meta di quello del secon- 
do e qiiesto incirca la meta di quello del terzo. Ora il barone Bebr 
trovo ultimamentecbe la durata della rivoluzione del quarto satel- 
lite di Giove uguaglia la durata di quella del terzo, piu i quattro 
terzi della ditTerenza di tempo della rivoluzione del secondo e del 
primo. 

John Herscbel scoperse cht- la durata della rivoluzione di Tetide 
terzo satellite di Saturno e doppia di quella del primo satellite 'Mi- 
uiaiite; e che la durala del quarto, Dione. e doppia di quella del se- 
condo, Encelado. A questo il barone Behr aggiunse novellamente, 
che la durata del settimo satellite Iperione e quintupla di quella del 



224 CRONACA CONTEMPORANEA 

quinto satellite Rea, e la rivoluzione dell'ottavosatelliteGiapeto du- 
ra similmente il quintuple di quella del sesto satellite Titano. 

7. Non dispiacera forse ai dilettanti di te udire cio che intorno 
a' te neri e verdi ha detto M. Boyle nell' ultima Sessions dell' Asso- 
ciazionc Britannica per V avanzamento delle scienze. notabile 
che la cagione della differenza tra i te neri e verdi sia stata lino ad 
ora oggetto di controversia. I Gesuiti che penetrarono nella Cina 
e Pigou pensarono che gli uni e gli altri fossero prodotti della 
stessa pianta, laddove Reeve gli attribuiva a due piante distinte. 

10 aveva adottato questa opinione e 1' esame di alcuni saggi sem- 
brava confermarla $ ma ripetendo le prove , non si e confermata. 
M. Fortune, dopo la guerra colla Cina , essendo stato inviato cola 
dalla societa d' orticoltura d' Inghilterra ha fatto intorno a cio delle 
ricerche. Trov6 il thea bohea impiegato nel mezzodi della Cina a 
fare il te nero , e avanzandosi al nord fmo a Shanghae trovo il thea 
viridis che serviva a fare il te verde, ne' distretti ove si fa il miglior 
te verde. Cio confermava 1' opinione delle due specie di thea impie- 
gata a fare le due sorti di te : ma M. Fortune, visitando il distretto 
di Fokien, fu sorpreso vedendo ci6 ch' ei riguardava come vera thea 
viridis servire a fare il te nero ne' distretti vicini a quello ove si fa 

11 miglior te nero. Presi de' saggi delle piante di Fokien li porto a 
Shanghae, ne pote trovar differenza fra le duesorte di piante. Resta- 
va a procurarsi de' saggi sui luoghi ove si fanno i te neri e verdi del 
commercio : ci6 si e fatto ultimamente. In cdnseguenza dell'ottimo 
successo ottenuto dalla coltura sperimentale del te negli stabilimen- 
ti dell' Imalaia, M. Fortune fu di nuovo inviato alia Cina dalla Com- 
pagnia delle Indie Orientali : s' avanzo nelle parti settentrionali per 
ottenere semi e piante di te delle prime qualita, che meglio dovea- 
no riuscire nel clima dell' Imalaia : n' ebbe in gran copia e le invi6 
nell' Imalaia, ove tutto fu poi coltivato. Tomato esso a Calcutta , i 
fabbricanti di te , che avea seco condotti , hanno fatto il te verde e 
il te nero colle stesse piante del giardino botanico , ond' e evidente 
che il processo della fabbricazione e non la natura della pianta pro- 
duce il te verde. Al presente quanti conoscono la differenza tra i te 
neri ed i verdi sanno che si pu6 prepararli colla medesima pianta 
senza T aiuto di alcuna materia straniera, benche molto usino i fab- 
bricanti d' impiegar 1' indaco, 1' azzurro di Prussia ecc. per colorire 
il te . 






DEL 

. 

DIR1TTO BELLA CHIESA 

i 

INTORNO AL POSSESSO 

DI BENI TEMPORALI 

_ , 

i 

i. 

Che tra- i libertini ci sieno di gran zelanti e un fatto cosi cospicuo 
che basta aprir gli occhi per ravvisarlo. Dove pure tutt'altro man- 
casse, non basterebbe a confermarlo il nobile esempio del sig. F. 
Predari ? Costui vedendo in quel paese bollire gli animi contro il 
diritto di proprieta ecclesiastica e molte arpie gia' esser pronte a 
stendcrvi sopra gli artigli, per rinfocolare vie meglio alia generosa 
impresa gli spirit! ha riprodotto per le stampe un libretto anonimo 
uscito in luce nel 1762 1 ed ha cercato diffonderne a parecchie mi- 
gliaia gli esemplari anche fra il popolo 2. 

Tuttavolta non sempre lo zelo, come dice 1' Apostolo, e secundum 
scieniiam, e ci ha talvolta dei zelatori senza cervello, i quali invece 
di migliorare rovinano la causa che vogliono favorire. Abbiam gran 

\ Dei diritti del Clero sui beni dal medesimo posseduti. RagionamentO ecc. 
Torino 1853. 2 Pag. 4. 

Serie II, vol. IL 15 



226 DEL DIRITTO DELLA CHIESA 

sospetto die questo appunto sia incontrato al nostro buon piemon- 
tese , stante la pessiina scelta da lui fatta del mezzo per conseguire 
il suo scopo. 

Noi non diremo che il libercolo e troppo vecchio. avendo la data di 
quasi un secolo addietro. L'editore ha ovviato a questa difficolta av- 
vertendoci che riardendo ora tal quistione fra il suopaese e la Curia 
di Roma il libro acquista un interesse riro e di attualita 1. Ne pure 
diremo che il libercolo e stato gia solidamente e largamente eonl'u- 
tato fin a que' tempi dal Domenicano Mamachi con apposita opera 
in ben cinque volumi 2. Egli potrebbe risponderci che pochi cono- 
scono sifiatta opera, e quelli stessi che 1' ban sentita nominare non 
se ne cureranno piu che tanto. E chi voleteche s'induca oggigiorno 
a digerirsi cinque volumi ? Per contrario quel libretto piccin piccino, 
di sole 80 pagine in sedicesimo , sara senza noia divorato da tutti 
producendo in tal guisa senza contrasto T effetto suo. Finalmente 
non diremo che il libercolo fu scritto per comando di una Eccellenza 
austriaca e che questo incidente sembra poco opportune a rendere 
quella lettura ingraziata e persuasiva agli animi de'Piemontesi. LT e- 
ditore potrebbe risponderci che quando trattasi di certe verita su- 
preme, ogni uomo saggio dee prescindere dalla qualita delle persone 
e dei luoghi e dei tempi che le accompagna. e tutti, se ban sete. at- 
tiagono 1'acqua senza badar molto al canale per cui viene trasmessa. 
Sta bene; a tutto questo non abbkuuo che cosa replkare. Ma ch 
dira egli, se gli obbiettiaino che il libercolo manca di.senso coinune 
e contiene qualche principio che fu somma imprudenza divolgarr 
Ira il popolo? E, che questo sia vero , senza mettere piu tempo iu 
mezzo, facciaiuci a dimostrarlo sfiorando i soawni capi della sgi*a- 
ziata scritturaccia ; che troppa noia rechereuimo ai nostri lettorise 
imprendessiraQ una minuta analisi di tutle le sbardellate scempiag- 
gini in essa contenuLe. 



\ Pag. 4. 

i Del iltntiu liber,, delta Chiesu di acyttistnrt e di posst(Ur bni temporal* 
it mobili che stabili. 



INTORNO 1L POSSESSO DI BENI TEMPORALI 527 

II. 

l/autoiv nol sno ragionamento si propone a dimostrare questi 
oinque punti : I. Che Cristo fondo la sua Chiesa senza alcun dominio 
o pn>se>so <li beiii temporali; II. Che percio un tal possesso in lei 
nan provenne se non dalla concession? do' Principi seeolari ; III. 
Che i Principi con tal coneessione non intesero derogare ai diritti 
di <]iiel supremo dominio chedevono intoudersi riservati al Sovrano 
per ampliare, moderare o togliere la faoolta da esso largita-, IV. Che 
in forza di qnesta essenziale rise-rva ogni Sovrano per officio di Prin- 
cipe ha nnohhligo mtBsp^nsalwie, quaiido la necessita lo richiede, 
li venire agPindicati provvedimenti; V. Che a far ci6non ha bisogno 
d' altra -podesta che la propria. 

Dove questi pnnti sieno dimostrati 1' A. erede d' aver dimostrato 
die i Principi seeolari hanno essenzialmente diritto a stanziar leggi 
restrittive della proprieta della Chiesa, scnza curarsi della santa Se- 
de; e 1'editore Predari Vrede che il medesimo diritto hanno ora in 
Piemonte le camere legislative nelle cut man* no-no al presente pas- 
ta li quei diritti di supremo dominio che riferimmo nel punto III. 

Povero cervello umano che senza sua colpa e costretto a far mac re 
figure in certe teste balzane che scrivono e parlano all'impazzata 
sen/a sapere dove riescono coi discorsi che snutano! E non s'accorge 
tanlo T Autore quanto V editbre che se il iilo logico di quei cinque 
punti sussistesse, esso proverebbe non solo contro la proprieta della 
C.hicsa, ma contro la proprieta d'ogni privato cittadino, e menereb- 
be dritto dritto al socialismo e al comunismo, attribuendo al potere 
sovrano il diritto di restringere o anche togliere a ciascuno la facol- 
ta di possedere per trasferirla nel solo Stato? Basta in tutto quel 
discorso dei cinque pnnti, lasciando intatti i principii e la loro cOn- 
catenazione, sostitniro in luo"'> ( !"!la Chiesa I' individuo umano, in 
luogo di Cristo la natura, e la conseguenza verra di galoppo. Infatti 
ritenendo tutta la forma dell' argomentazione del nostro scrittore si 
potrebbe dire cosi : La natura cre6 e istitui ciascun individuo uma- 
no senza alcun dominio o possesso di beni temporal]'. Dunque un 



228 DEL D1RITTO DELLA CHIESA 

tal possesso provenne nell' individuo per concessione del potere ci- 
vile. Ma il potere civile con tal concessione non intese derogare ai 
diritti di quel supremo dominio che necessariamente gli son riservati 
di moderare o anche togliere la facolta conceduta. Dunque in forza 
di questa essenziale riserva il potere civile ha non solamente diritto 
ma Fobbligo, quando la necessita il richiede, di venire a siffatti prov- 
vedimenti. Laonde, purche si trovi alcun pazzo, il quale giunga a 
dimostrare ( e siflatte dimostrazioni non dovrebbero esser difficili al 
tempo d' oggi ) che la necessita sociale cosi richiede-, potra anzi do- 
vra per obbligo il potere civile venire agT indicati provvedimenti di 
restringere o anche togliere a ciascuno la facolta di possedere e tras- 
ferirla nel comune. Che ti pare, letter mio bello? Non sarebbe 
questo un ottimo diritto del potere civile, scoverto finalmente per 
benefizio del nostro profondo ragionatore?LTargomentazione eliscia 
e spedita; non e che la ripetizione del discorso del libretto proposto- 
ci dal Predari. Non vi si e fatta altra mutazione se non che invece 
di dirsi che Cristo fondo la Chiesa senza possesso , si e detto che la 
natura creo 1' individuo senza possesso. Se questa sostituzione di 
termini e lecita , non ci e mezzo tra 1' una o 1' altra di queste due 
inferenze : cioe o che ciascun uomo dee rassegnarsi a vedersi un 
bel giorno spogliato per legge di quanto possiede; o che 1'argomen- 
to dai cinque punti se e sofistico e inconcludente contro il diritto di 
proprieta civile , e sofistico altresi e inconcludente contro il diritto 
di proprieta ecclesiastica. Delia quale alternativa se la prima part& 
si adotta contro la proprieta civile, essa sara tanto piu riducibile al 
pratico, in quanto altro non e che la volgare dottrina dei comunisti 
confortata da quel principio si ripetuto : che quando la legge e 
fatta debbe aver forza. 

Senonche ci6 appunto dira taluno : quella sostituzione di termini 
non essere legittima; essendo falso che 1'uomo sia prodotto dalla na- 
tura privo d' ogni possedimento. Chi cosi ripigliasse mostrerebbe 
d'ignorare i primi elementi del diritto 5 niente essendo sinoto anche 
ai novizii di questa disciplina quanto la nativa carenza di qualsiasi 
determinate dominio e la naturale eguaglianza di tutti in ordin* 



INTORNO AL POSSESSO DI BEM TEMPORALl 229 

alia facolta di divenir proprietario ; la quale poi non si attua e sin- 
golareggia in ciascun uomo se non mediante un fatto distinto e 
diverse dalla sua produzione e die originariamente considerate si 
riduce alFoccupazione ed al lavoro. Ma senza aver bisogno di ricor- 
rere ai principii d' alcuna scienza, chi e che assistito dal solo senno 
naturale non intenda : niuno ricevere dalla natura il dominio di tale 
o tal podere, di tale o tal casa, di tale o tal greggia e via discorren- 
do , ma queste cose essersi acquistate da ciascuno per altri titoli 
provenienti da atti umani che determinarono la capacita che natu- 
ralmente si avvera in tutti nel medesimo modo? Se fosse altrimenti 
niuno potrebbe cedere o permutare o perdere per qualsivoglia caso 
cio che possiede , non essendo mai lecito di distruggere o alterare 
per volonta umana cio che la natura ha definite e fisso per se 
medesima. 

Di piu la stessa Santa Scrittura ci conferma un tal vero dicendoci 
T Apostolo : Niente recammo con noi in queslo mondo ; nihil intulimus 
in hunc mundum * ; e Giobbe : Nudo sono uscito del grembo di mia 
madre e nudo vi ritornero ; nudus egressus sum de ulero malris meae 
el nudus revertar illuc 2. 

Dira taluno : e vero che la natura nel produrci non da a veruno 
il possesso di questa o quella cosa in particolare , nondimeno da a* 
tutti la capacita d'acquistarla ; in altri termini non conferisce un di- 
ritto determinato sopra verun oggetto particolare , ma conferisce un 
diritto indeterminato di possedere quelle cose che 1' individuo farat 
poi sue per alcun atto senza ledere Taltrui possesso. 

Bene sta; ma che vuolsi inferire da cio? 

Vuolsi inferire , odo rispondermi, che questa e la ragione per 
cui I' individuo possiede poi giustamente per volere della natura e 
non per concession dello Stato : laddove la Chiesa allorche venne 
istituita dal suo divinFondatore, nepure un tal diritto indeterminato 



1 I. Ad Tim. VI, 7. 

2 IOB. I, 2i. Parimente 1'Ecclesiaste: Sicut egressus est nudus de utero ma- 
trix iwe, sic revertetur et nihil auferet secum de labore suo, V, H. 



230 DEL DIRITTO BELLA CHIESA 

ricevette da lui. E forse e per codesto clie il nostro A. nl dirno- 
strare il suo prinio punto invece di provurci che Cristo non don6 
alia Ghiesa cosa alcuria temporale , si mette a provare che le diede 
anzi divieto di procurarsela. Imperocche ci t'a sapere che Cristo tia 
e coif esenipio e culla dottrina insegnalo e fattu inlendere che la Chiesa 
non dovea possedere beni terreni 1. Per do gli asseynamcnti de'beni e 
de' fondi temporali de' quali cosi le Chiese come i Pastori e i ministri 
delle medesime so'no stati in progresso arricchili sono in essi perve- 
nuti per concessione e facoltd che diedero loro i Prindpi secolari di 
possederli %. Ma questa risposta, lungi dallo scagionaredaincoerenza 
1'A., serabra appurito nata fatta per mostrarne vie peggio la mancan- 
za iotale del senso comune. Imperocche se, secondo che egli sforzasi 
di dimostrare , Cristo viet6 alia Chiesa di possedere , come poi puo 
affermarsi che essa Chiesa possedette per facolta che a lei ne diedero 
i Principi secolari? I Principi secolari , secondo la logica del nostro 
autore, creavano nella Chiesa una facolta contraria agli ordinamenti 
di Cristo? E la Chiesa, la quale dovea certamente obbedire piuttosto 
a Cristo che ai Principi secolari accettava tal facolta? E questo, no- 
tate , non da pochi secoli fa , quando il pio autore puo credere de- 
generata la Chiesa 5 ma fino da spirato appena il terzo secolo, giac- 
che FA. riconosce da Costantino fatta la prima concessione in tal 
genere. 

Ecco come ando la faccenda giusta il senno del nostro scrit- 
tore. Cristo avea detto alia sua Chiesa : non voglio che tu possieda. 
Costantino per contrario le disse: e vero che Cristo non vuole , 
che tu possieda, ma io per mia benignita ti dispense dall'obbedirgli 
e ti concede di possedere. I Principi che vennero appresso ripetero- 
no la stessa canzone. La Chiesa chiudendo gli orecchi alia dura in- 
timazione di Cristo li aperse alle blande note dei Principi, e in dispet- 
to di nostro Signore acquist6 quella facolta che egli non voleva che 
essa acquistasse. Se questo non e mancare del senso comune, mi si 
dica che cosa sia. 

1 Pag. ft. 2 Pas. 8. 



INTORNO AL POSSESSO DI BEM TEMPORAL! 

11 buon A. con una filza di testi scritturali tolti da'Waldesi, 
miserabilmente copiandoli in quello stesso ordine che si trovano 
presso il Ven. Moneta coni'utatore di quegli eretici , si studia di 
provare die Cristo veramente proibi alia Chiesa di possedere beni 
temporali. Ma allora per essere consentaneo a se medesimo avrebbe 
dovuto sostenere del pari che la Chiesa non pote acquistar giammai 
un tal diritto per concessione de 5 Principi , non potendo mai per 
(jualsivoglia titolo acquistarsi diritto intorno a ci6 che da Dio ci & 
espressaraente vietato. Per6 egli avrebbe dovuto rifriggerci Terrore 
di Arnaldo da Brescia , dei Fraticelli , di Marsilio da Padova , dp 
Guglielmo Ockam, di Giovanni Wicleffo , di Giovanni Huss , ed al- 
trettali eretici dommatiz/anti, esserc alktto illecito alia Chiesa e ai 
suoi ministri qualunque possesso di temporali beni , ne poter essa 
mai acquistarne legittimamente il diritto. Questi eretici sebben con- 
dannati da tanti Papi e da tanti Concilii e confutati da tanti dottori 
cattolici , tuttavia erano almeno consenzienti a loro stessi , e se 
sconvolgeano la fede non guastavano la logica. Ma il nostro A. ama 
di {'are T uno e T altro , e dopo avere stabilito contro il sentire uni- 
versale e costante delta Chiesa Cattolica che essa per comando di 
Cristo non puo possedere , afferma poi che essa possedette legittima- 
mente per concessione de' Principi : Not non neghiamo potere gli 
ecdesiastici avere e possesso e dominio di beni temporali con titolo 
giuxto c dipemhiilemente. dalle concessioni e leggi de' Principi t. Oh 



capo scarico ! 



in. 



Via, parmi che altri ripigli , non siate cotanto arcigno 5 i razioci- 
nii al tempo d'ogginon voglion poi sempre misurarsi a fil di logica; 
liisogna prender le cose un po'piu all'ingrosso; le proposizioni con- 
viene esaminarte non eiascuna da s&o nella sola connessione colla 
seguente, ma tutte insieme, nella collana, direm cosi, di tutti gli a- 
nelli componenti un discorso. Ci<5posto, si vede che 1*A. non volen 



232 DEL DIRITTO DELLA CHIESA 

propriamente dir questo, che Cristo cioe proibisse alia Chiosa 1'ac- 
quistare, ma solamente che non gliel conresse; altrimenti e chiaro 
che i Principi non avrebbero potuto attribuirle tal facolta. Cristo, 
secondo lui, si tenne in im modo negative; disse in certa guisa: fate 
voi, io non ci entro piii cbe tanto: se i Principi vel concedono, bene; 
in altra forma contentatevi di chiedere lalimosina e usate pazienza. 
Insomnia 1'A. intende solo che la Clriesa non possiedeper dirittodi- 
yino: Xeghiamo solamente che il yossesso e il domtnio de uiedesimi 
beni temporal! sia in lorn 'cioe negli ecclesiastici) dericato per isti- 
tuzione di Cristo Siynare, ossia dc inre dirino *. Ecco tutto. 

Se cosi e, perche dunque recare tutti quei testi dell a Scrittura: 
ne tuleritis in via neque rirgam', neque peram , neque panem (nep- 
pure il pane), neque duas tunicas habeatis 2 (una sola tunica! e se 
debbon lavarla convien che se ne restino in camicia) -, ne possidcatis 
aurwn neque argentum, neque aes (neppur monete di rame) in zonis 
vestris 3 : dicendo essere questa esplicitamente la volonta di Cristo 
non per quel caso particolare ma per sempre rispetto a tutta la Chie- 
sa; ed aggiungere poi tante autorita di SS. Padri 4? 

1 Pag. 26. 2 Pag. 9. 3 Pag. i9. 

4 Chi volesse intendere la legittima intclligenza di tutti c singoli questi testi 
e la confutaziqne del senso dato ad essi dall'A. legga 1'opera del citato MAMA- 
CHI: Del diritto libero deJla Chiesu di acquistare e di posscdere beni temporal* 

l mobili che stabili lib. \ . Noi per non infastidire i lettori ci asterremo dal 

.... 
confutarli. Basti solo rifletterc che gli esempii di Cristo sono fatti non pei soli 

ecclesiastici, ina pei secolari altresi, e in generate per tutti, tanto se abbiano 
la chierica, quanto no. Laonde se contenessero un vero divieto di possedere, 
tutti i cristiani in qualunque cono"izione si trovino dovrebbero professare la 
poverta religiosa. 

Cristo il gran modello a cui dobbiam conformarci, ma e modello per tutti: 
quos praes.civit et praedestinavil conformes fieri imaginis Filii sui. Qtianti 
debbon salvarsi e giugnere al cielo non possono in altra guisa se non seguitan- 
do i divini esempii del Salvalore. II dire che i soli ecclesiastici son tenuti a cio 
vale il medesimo che stabilire i soli ecclesiastici essere ordinati a couseguir la 
corona della gloria sempiterna. Se dunque 1' esempio di Cristo povero e senza 
possedimento di beni almeno stabili involgc precetto. di fare altrettanto, tutti 
chierici e laici rinunzino issofatto a' loro beni, altrimenti saranno dannati. 



INTORNO AL POSSESSO DI BEM TEMPORAL! 233 

E dalli-, si e detto gia, si condoni questo scappuccio all' A. 
il quale stava distratto in quel purito clie scriveva siilatte cose. 

Ma allora bisognera cancellare una Imoun terza partedel mi- 
sero libriceino. 

Si cancelli pure; die importa? Gia ci siatno spiegati; egli intende 
solamente negare il diritto divino pei pos sediment! della Cliiesa, per 
quindi inferire die dunque essa possiede per diritlo unuuio cio per 
concessione dei Principi. E vi credete anche cosi di poterlo scusare 
da mancanza di senso comune ? lo ne dubito fortemente. Da prima 
onde egli inferisce in ordine ai possedimenti della Cliiesa 1' assenza 
del diritto divino ? Dal vedere, io credo, clie Cristo nel fondare la 
Chiesa non parlo di un tal possesso. Ma Cristo neppur parlo della 
istituzionedei diaconi, ne della fabbrica delle chiese. Diremo dun- 
que clie i diaconi e i sacri templi sieno d'istituzione umana e quindi 
pr.ocedano dalla concessione de'Principi, siccbe a loro appartengail 
disporne? Certo secondo il modo d'argomentar dell' au tore dovreb- 
be cosi ragionarsi : Cristo fondando la Cliiesa non fe menzione de' 
diaconi, almeno cio non e registrato negli Evangelii ; dunque 1'isti- 
tuzion de' diaconi e di diritto umano ; dunque per concessione dei 
Principi ; dunque i Principi , o chi per loro , possono restringere 
o togliere la facolta di crearli. Essendo certo che il dominio e la 
possessione delle cose temporali nella Chiesa e nei cliierici non 

Lo stesso vuol dirsl delle parole di Gristo. Esse erano dirette non ai soli 
Apostoli e ai loro successor! , ma a tutti generalmente : quod vobis dico, omni- 
bus dico. L' A. afferma che eran diretle ai soli discepoli. Ma anche i laici , se 
sono cristiani, son discepoli di Cristo. Discepolo significa qualunque ascolta e 
professa la dottrina d* un dato maestro. F] cosi Giuseppe d' Arimatea benche se- 
colare e pubblico magistrate, vien detto nell' Evangelic discepolo di Cristo : eo 
quod esset disdpulus Ie$u (lOAN. XIX). Del resto il vedere dai seminatori di 
menzogne riportati i passi delle S. Scritture in difesa dei loro errori non do- 
vrcbbe illuder nessuno. Perche gia si sa tutte le eresie si fondano sopra qual- 
che passo della Scrittura male interpretato : Neque natae sunt haereses et qitae- 
dam dogmata perversitatis . . . nisi dum Scripturae bonae interpretantur non 
bene , et quod in eis non bene intelligitur etiam temcre et audacter asseritttr. 
AGOST. Tract. XVIII in loan. Evang.v. i. 



234 DEL DIR1TTO 'DELIA CHIESA 

e d' istitu/ione divina; o come parlano i canonist! , tie iure 
no, deve per -necessita dirsi che eila sia per concessione uinana , 
poiche non puo essere per altro canale da cui possa derivare, 
quando con hestemmia dir non si volesse che vi fosse un'altra au- 
<( torita tra 1' umana e la divina da cui possa immediatamente pro- 
<c cedere. Se dunque per concessione umana, da qual altra pu6 ella 
mai venire se non dalla potesta di chi tiene la sovranita sopra le 
cose medesime temporali che si sono concedute 1 ?Cosi il nostro 
scrittore. 

In secondo luogo, 1'A. per diritto divino chiaramente intendedl 
sol positivo ; poiche a costituirlo richiede una positiva ed espressa 
volonta del medesimo; e per diritto umano intende quello che pro- 
cede dalla lihera eoncessione del potere civile. Or chi non vede la 
stranezzadiquesto argomento: tal cosa non precede da positiva con- 
cessione divina, dunque procede da positiva concessione umana?. E 
i diritti che nascono dalla natura dove son iti? Sarehbe bella se do- 
vessero ripetersi dalla libera concessione del potere civile tutti quei 
diritti dell' uomo di cui non troviamo nelle divine Scritture una e- 
spressa concessione fattane da Dio! II diritto di proprieta individua- 
ie sarebbe il primo a girsene a spasso ; perciocche non abbiamo al- 
cun luogo della Bibbia in cui si diea Dio averlo largito , almeno in 
guisache debba intendersi delle singolari persone e non piuttosto di 
tutta la societa umana in comune. 

IV. 

Se Cristo nel fondar la sua Chiesa non mentov6 il diritto di pro- 
prieta, ci6 egli fece perche non ce n 1 era uopo^ bastando Vesempio 
ch'Egli le avea dato col possesso della borsa apostolica di cui 1'Isea- 
riotto era si cattivo amministratore. II che, come c'insegna il Ven. 
Beda, Cristo fece non per bisogno che avesse di denaro, avendo a 
sua disposizione gli Angeli del cielo che il servivano dove occorre- 
\ a ; ma per ammaestramento della sua Chiesa, acciocche intendesse 

1 Pag. 27. 



INTORNO/ AL POSKES90 1)1 BENI TEMPORALI 

che non era vietato il possedere: Cnni ft ipse Dominus cui ministra- 
bant Angrfi, (amen ad inforniandam Ecclfsiam .swam , loculos ha- 
biiissi 1 legatur I. Di piu bastava che la Chiesa fosse d' istituzione 
ilivina perche il natural diritto che ha ogni collezione e societa <li 
uomini a possedere. in l< i si elevasse a giure divino e quindi di- 
ventasse al tut to in<lipendente da qualsivoglia disposizione civile. 

Srbben chi lia detto al nostro scrittore che Cristo non fe men- 
zione del diritto di proprieta nello stabilire la Chiesa? II non tro- 
varsi scritto nel sacro testo. Ma S. Giovanni ci la sapere che non 
tutto che riguarda Cristo fu scritto: stint autem et alia multa quae 
fecit lesus, quae si scribantur pw trinyula, nee ipsum arbitror mun~ 
dam capere posse eo.s, qui scribendi mnt, Ubros 2. Certamente I 1 Apo- 
stolo aflerma aver Cristo ordinato che i ministri del Vangelo vivesse- 
ro del Vangelo : Dominus ordinavit UK qui Evangelium annuntiant, 
dc Eraiuu'li.o rirere ''>. Dui-ique fu positive ordinazione di Cristaehe 
i ministri della Chiesa ritraessero dal loro uflioio i mezzi necessarii 
al loro sostenimento. Questo niuno puo duhitare che sia di diritto 
divino. Or dal diritto di trarre i mezzi a vivere si deduce appunto il 
diritto di proprieta non solo mobile ma eziandio stabile; essendoque- 
sto secondo diritto non altro che un corollario del primo. Dunque se 
nella Chiesa e di diritto divino il mantenimento de' sacri ministri, e 
di diritto divino altresi la facolta di possedere come che sia , ora 
mobili ed ora stabili, secondo che gli uni o gli altri dallu pieta de'fe- 
deli le vengono oflerti ed Ella giudica opportune di accettarli. 

L' A. e veramente ridicolo , allorche nella pag. 33 riportando 
quel passo dell' Apostolo : chi serve all' altare dee vivere dcU'aUare , 
concede che il diritlo divino enaturale comandano che chi s'impieya 
nel sei^vizio della Chiesa debba conseg-uire il sostenlaiiienlo da quelU a 
cui serve; ma nega che possa poi da cio inferirsi la facolta d' appro - 
priarsi stahilmente dei fondi. Noi vorremmo sapere dal dabbenuo- 
mo onde egli cava pei singoli individui il diritto di stabile proprie- 
ta. Non e appunto dal dirilto di assicurar non comunque ma stabil- 

1 Homil. 1. i. c. li. 2 Evang. secundum IOAN. XXI, 23> 31. ad Cor. 



236 DEL DIRITTO DELIA CHIESA 

mente la vita e provvedere non solo al presente ma eziandio all'av- 
venire? L'un diritto nasce dall' altro e si confonde nella radice al- 
meno con esso , posti i continui bisogni e la provvida natura del- 
ruomo. Or cio che ha luogo pei singoli individui umani , non dee 
aver luogo per la Chiesa di Dio , pei suoi ministri , per 1' esercizio 
del divin culto? II concedere alia Chiesa in quanto Chiesa come di 
diritto naturale e divino il vivere e quindi il servirsi a tal uopo di 
mezzi materiali somministratile da'fedeli, vale il medesimo che at- 
tribuirle il diritto parimente naturale e divino d'appropriarsi i fon- 
di onde si cavano quei mezzi , qualora i fedeli le ne facciano offer- 
ta. In tutto cio non ban che fare ne leggi di Principi o Parlamenti , 
ne qualsiasi potere umano. La Chiesa esercito questo diritto fin da 
principio ad onta de 1 continui divieti che ne facevano gTImperadori 
pagani. Costantino non fece altro se non ordinare che a lei si resti- 
tuissero quei beni che a lei erano stati tolti e che tutlavia sussiste- 
vano presso il Fisco o presso i privati. In persona christianorum, 
statuendum censuimus quod si loca ad quae antea venire consue- 
verant .... priore tempore aliqui vel a Fisco nostro vel ab olio 
quocumque videntur esse mercati , eadem Christian^ sine pecunia 
et sine ulla pretii petitions postposila frustratione atque ambigui- 
tale restituantur . . . . Et qnoniam iidem Chrisliam non ea loca 
lantum ad quae convenire consueverant , sed alia etiam habuisse 
noscuntur ad IDS CORPORIS EORUM IDEST ECCLESIARUM non homi- 
num singulorum pcrtinentia, ea omm'a, lege, qua superius com- 
prehendimus, citra ullam prorsus ambiguilalem vel controversiam 
iisdem Chrislianis idest corpori et convcnticulis eorum reddi iube- 
bis 1. Cosi Costantino nella prima sua legge intorno ai possedimen- 
ti della Chiesa pubblicata Tanno 313. Nella quale e da avvertire che 
chi ordina che si restituisca non crea ma riconosce gia previamen- 
te il diritto nelle persone alle quali la restituzione dee farsi. 

Che se il medesimo Imperadore in un' altra legge da facolta 
ad ognuno di lasciare per testamento quei che vuole alia Chiesa : 


\ Presso LATTANZIO. Lib. de mortib. Perseeut. c. XLVI1I. 



1NTORNO AL POSSESSO DI BENI TEMPORALI 237 

Habeal unusquisque licentiam sanctissimo catholicae venerabilique 
concilio, dccedem, bnnorum (fiiod optabit relinquere 4; cio non pro- 
va die egli istituisce un tal diritto, ma die lo riconosce legalmente 
e lo conferma. Altrimenti il nostro Autore leggendo rie' codici vie- 
tato il furto e 1'omicidio dira che la loro malizia precede dalla buo- 
na volonta de' legislatori. 

IV. 

Ma S. Agostino, ripiglieraTAvversario, dice injun luogo : Quo 
iure villas Ecclesiae def end-is; divino ^an humano ? Divinum ius in 
Scrip turis habemus ; humanum leyibiis regum. Unde quisque possi- 
dcl quod possidet, nonne humano? . . . litra aulem humana iura 
imperatorum sunl 2. 

Ottimamente , ma 1' imbroglio e che S. Agostino dice in cento 
luoghi che la Chiesa possiede per diritto divino e che e sacrilegio 
porre le man! sui beni che a lei appartengono. Per non gremire 
quest! articoli di testi, tralascio di riportarli; chi vuol vederli, con- 
sulti 1' opera del Mamachi di sopra ricordata 3. Quanto poi al passo 
obbiettato, il Mamachi avverte die S. Agostino non dice: villas Ec- 
clesiae defendis , bensi solamente villas defendis , e che^quell' Eccle- 
siae fa inserito per errore da Graziano nel riportare quel luogo nel 
suo decreto. Benche Graziano medesimo cita poi tosto in altro luo- 
go lo stesso passo senza quell' aggiunto } *. Ma che dirassi se S. Ago- 
stino in quello stesso luogo che 1'avversario obbietta, spiegatamen- 
te insegna i possedimenti della Chiesa cattolica esserefdi diritto di- 
vino? Imperocche quivi Egli per dimostrare ai Donatisti che la loro 
conventicola non potea possedere per diritto divino dice loro che 
essa nori era la cattolica Chiesa , a cui sola si riferisce il Vangelo. 
La qual risposta sarebbe inetta, se non si supponesse aver la Chiesa 

.,,,_.. ,, , , an- OCI 

1 Cod. Theodos. DE LPISCOPIS etc. L. i. 2 Ragion. pag. 32. 

3 Del diritto libero della Chiesa di acquistare e di possedere beni temporal*. 1 

4 MAMACHI Opera cit. lib. II, part. II, c. 3, . V. 



238 DEL MRITTO DELL A CHIESA 

cattoiix"d , e ( quidem in Ibrza del Vangelo , il diritto di propriety. 
Si vegga il Mainachi che diffusamente rapporta e analizza quel 
passo. 

Cite sepoi S. Agostino revoca a diritto umanoogni dominio cit- 
tadinesco, e questo a diritto imperiale; cio dee.intendersi in quanta 
il diritto di possedere, che ben puo dirsi umano perche originate 
dalla natura dell' uomo , e nella societa retto in quanto all 1 esercizio 
dalle leggi civili. Ma non puo sospettarsi che quel S. Dottore ablria 
con cio opinato essere quel diritto talmente soggetto al Principe , 
rhe questi possa ampliarlo e restringerlo o torio eziandio , come 
scioccamente dice I'autore. Se cosi fosse, non avrebLe il Santo ri- 
provate quelle repubbliche nelle quali il Sovrano si considera non 
come rettore ma come dominatore delle soslanze de sudditi 1. 

Poste tutte codeste considerazioni, mi sen to da ultimo interro^ai 
da qualcuno: Dunque il libro del pretest) prelato italiano non prova 
nulla? aiiatto nulla? No^ rispondiamo j ci ha uoa cosa sola clie esso 
prova a meraviglia ed e quella ap[)unto che 1'autore esprime nel fine 
del libi'o con queste parole : \~ostra Eccellenza riceva un teslitnonio 
della sinceraubbidienca mia in questo rayionamenlo 2. Ecco tutto il 
dinaostrato: la sincera obbedienza a sua Eccellenza, Oh si, non sa- 
pr&nmQ in modoalcuno negarlo, quest' ubbidienza 1'A. la dimostra 
nella maniera piu irrefragabile e folgorante! E qual maggiore ub- 
Uidienza che prendersi a dimostrare un assunto non dimostrabile 
perche contrario alia Santa Scrittura, alia tradizione de' Padri, alia 
pratica univ 7 ersale e costantedeHaCattolicaChiesa, all'evidenza stessa 
del razionale discorso? Qual ubbidienza piu sincera ehe per ubbidire 
al comando contentarsi non solo di recedere dal retto sentir della 
Chiesa, ma uscire in pubblico spropositando e sragionando si fatta- 
mente che il lettore a pena saprebbe contenere le risa? Questa ub~ 
l.idifii/ii. (virtii tanto meritoria come ognun sa) scusa-dei tutto- 1'A. 
e da ragione del perche egli accintosi a dimostrare ci6 che non po- 
teva dimostrarsi e costretto a falsare la storia , a interpretare i test! 

\ De Ciuft. Dei Lib. II r C. 20, 2 Pag. 77. 



INTORNO AL POSSESSO DI BKM TEMPORAL! 

..a rovesrio, a ci^diirrv illazioni in onta della stessu loirica naturale. 
L' ubhjdienza vi spiegu ditto. 

Non cosi saj)f)iamo trovar spiegazione del poco senno che rnostra 
iVdiloro iiel presentare al pubblico -torinese come fior di sapienza 
<codesto libercolarcio, i cui principii, non -provando niente contro la 
Cbiosa, potrebbero per contrario provar molto contra certe altre 
tstittr/ioni, delle quali il dabben uomo dovrebbe senza fallo essere 
spasimato caldeggiatore. E che? non ha il Predari posto mente a 
rjuel principio stanziato dal libro come assioma: Ofjni volta che la 
volute pubblica e la necessita di truer transjuillo il popolo ricercano o 
flic siano confernmle le concfssioni <jin fade , o che siano diminuile , 
o <-hfi siano reyolatee modifaate , o che siano anche tolte tecondo la 
soprarvenienza de' ttmpi , dr hioyhi c delle circostanzc che possono 
emerqere, t certo che riservala e sempre la podesta del Sovrano di po- 
Icr prnrredere. 6 trito I'assioma delle scuole. Nexsuno poter imporsi 
'tale Iwjqe, dalla <iiuile cambiando volonta non si possa srioyliere 1. 

Qui noi non vogliamo entrare a discutere la verita o falsita di 
questa sentenza e in quali casi possa valere e in quali no. Diciam 
solamente che Teditore ha commessa una solenne imprudenza nel- 
1'encomiare e diffonder tanto un libro in cui essa s'insegna. Sifiatto 
prontinziatc non potrebbe applicarsi contro la Chiesa, la quale pos- 
^edendo per diritto naturale e divino, non dipende in cio dal ca- 
priccio degli uomini. Ma ben potrebbe applicarsi a danno di qualche 
altra cosa che veramente e proceduta dalla concessione del Princi- 
pe. II buon editore m'intende ed io non voglio parlar piii chiaro per 
non attaccare, come suol dirsi, la campanella in gola al gatto. Egli 
stesso si saradovuto forse a quest' ora accorgere del proprio sbaglio 
di divolgare fra il popolo quasi crema di verita uno scritto in cui 
tin principio cosi pericoloso si spaccia. 

Ognuno dira: o questo principio e falso; e allora appoggiandosi ad 
-esso tutta Targomentazione del libro contro i possedimenti ecclesia- 
stici, questa cade per terra. quel principio e vero, cioe che il Prin- 

1 Pag. 36. 



240 DEL DIRITTO DELLA CHIESA INTORNO AL POSSESSO ECC. 

cipe pu6 sempre, mutate le circostanze, ritirare le fatte concessioni, 
e allora potrebbe il nostro principe ... Oh clie m'usciva di,bocca ! 
Caro sig. Predari, qualche temerario potrebbe dire che anche voi 
mancate di senso comune. State un poco piu attento ai libri che sce- 
gliete per le stampe. Leggeteli prima bene e soprattutto capitene il 
senso; altrimenti potreste correre riscliio di fare piu male che bene. 
Verbigrazia, per cogliere uno de'frutti potreste rovinare 1'intera pian- 
ta. Cosi nel caso presente per brama di promuovere lo spogliamento 
del Clero, che alia fin fine non e che un semplice porno, avete spar- 
so e propagate nel popolo un principio in forza del quale potrebbe 
attentarsi all'esistenza stessa del fecondo albero. che imprudenza, 
torno a ripetervi; che dissennatezza, che cecita! E pare proprio che 
i libertini si agitino oggigiorno di mani e di piedi per moltiplicare 
spropositi. Ma si consolino, che questo e buon segno, fi segno die 
son vicinissimi alia sapienza : perche errando discitur ; a forza di 
spropositi si divien savio e quegli e piu prossimo a divenire che piu 
ne va accurnulando. 












aio* 
, .--.-& .!3^ .tow Jno )ntu\ souj -tiwaw>t 

A\ io'j \\ ^n^ 



GIULIANO APOSTATA 



I. 



Code la mente, non saprei ben ridire il perche, a trovar del ri- 
scontri de' tempi nostri nei tempi andati. forse questa una istinti- 
va vaghezza di scoprire le relazioni che passano tra il corso e ri- 
eorso delle cose umane, o una naturale testimonianza che diamo a 
quella sentenza dell 1 Ecclesiastico : niente esser nuovo sotto il Sole ; 
niuno poter dire : ecco questo e recenle ; perocche gid fu nei secoli che 
ci precessero * . 

Gomunque sia, io ravviso una mirabile corrispondenza tra Giu- 
liano, soprannomato 1'apostata, e i moderni nemici della Chiesa; sic- 
che le costoro arti non sembrano in verita che una parodia ed un 
centone di quelle che in tempi cosi lontani adopero quel fierissimo 
nemico di Cristo. Noi non abbiamo a far altro se non riandare e 
poire in mostra i tratti precipui del carattere e della vita di lui 5 e i 
lettori senza piu scorgeranno da loro stessi a quali presentemente 
compete il ragguaglio. 

i Nihil sub sole novum nee valet quisquam dicere: ecce hoc recens est; iam 
enim praecessit in saeculis quae fuerunt ante nos. ECCLES. I, 10. 

Serien,vol.Il. 16 



G1ULIANO 

Dopo tre secoli d'ostinatissima lotta sostenuta dalla Chiesa di Cri- 
sto contro le forze fiorenti e poderose del paganesimo , dopo ben 
dieci sanguinose persecuzioni softerte appetto alia potenza di fero- 
cissimi Imperadori; ella usciva dall'arena col capo incoronato di vit- 
torioso lauro , e colle mani cariche di opime spoglie. lo vo meco 
stesso contemplando piu volte qual dovett'essere la sorpresa di Ro- 
ma pagana allorclie dopo tante stragi e sangue in cui erasi argo- 
mentata di soffocare e spegnere fin la semenza del nome cristiano , 
dopo averne per bocca de'suoi Cesari annunziato il gia seguito ester- 
minio, si vide entrar tra le mura il trionfante esercito di Costantino 
col monogramma di Cristo inscritto nel labaro , con la croce innalr- 
zata sui militari vessilli, con la croce dipinta sugli scudi esuH'elmo 
de' guerrieri e de'duci, e da ultimo mir6 essa Croce inalberarsi sul 
Campidoglio come a prender possesso di tutto quanto 1'impero. 

Riuscita la Chiesa vinci trice della ferodta e delF aperta violenza, 
le restava superare un' ultima pruova , quella cioe della perlidia e 
della simulazione. Fu qtiesta T opera di Giuliano. 

Giuliano era un nemico della Chiesa, che a iei veniva non dal di 
faori ma dal di dentro. Nipote del piissimo Costantino egli era stato 
allevato cristianamente in corte del proprio cugino Costanzo. Quan- 
to al fondo naturale del suo carattere vi scorgevi un misto di buone 
>e fee qualita che ti rendea difficile il vaticinio di cio che sarebbe 
stato per essere, quando la maturita del giudizio e resplicamento 
-della libera volonta avrebbono determinato il predominio degii op- 
posti elemeoti. Se Gregorio Nazianzeno studiando con lui in Atene 
al mirarne il torvo lume degli occhi, T irrequieto tragittare della 
persona, il rotto e avventato parlare ebbe a dire: ahi qual fiera Tim- 
pero si nudre nel seno 1 ; d' altra parte nobili semi di magnanime 
propensioni erano per certo piantati in quell 1 animo. Basti ricordare 
11 valore di cui ben presto die prova nelle Gallic difendendo in qaa- 
lita diCesare dall'irruzione de'Franchi e degli Alemanni la frontiera 
settentrional dell' impero ; 1' affezione che si concilio nell' esercito ; 



1 Vedi 1'orazione 3 di S. GREGORTO NAZIA^ZENO contra Giuliauo. 



APOSTATA 

1'ouore con che fin dai primi aniii si diede alle scienze; il disprezzo 
che raostro del fasto e del lusso; il desiderio di gloria che vivissima- 
ineiite il pungeva. 

Le quali disposizioui sarebbero senza fallo potute divenir prim i- 
pio e sprone a grandi e lodevoli fatti, se egli prestamente non cor- 
rompevale, facendo degeuerare il coraggio in audacia, la popolarita. 
in triviale abbassarnento, la vaghezza di gloria in ismodata ambizio- 
ne, la bramosia di sapere in viziosa curiosiladi conoscere 1'avveni- 
re per mezzi superstiziosi e crudeli, la parsimonia in avarizia, 1'odJo 
al i'asto in sudiciume. E chi puo ricordar senza stomaco cio di elm 
egli stesso si glorio nel suo misopoyone rassomigliando la sua barba, 
a, una selva in cui inveoe di ftere si nasrondessero scliifosissimi ani- 
naaletLi: discurrentesineapediculosperfero tanquam feras aliquas in 
.sjy/ra? Oh chi non s' indignera nel leggere in S. Giovanni Crisosto- 
iao che un uomo Imperadore e filosofo e guerriero, non peritavasi 
|d>er le vie ddla popolosa Antiochia, sotto colore del culto di Venere, 
lasciati alia coda i magnati e duci dell'esercito, rnostrarsi circondato 7 
alii sozza compagnia ! di rufliani, di feminine da coriio, di garzeni 
p^rnefande disonesta esecrandi? Bel vezzo da eroe! ffir sue solenni 
comparse in mezzo a si laido corteggio e tra i cachinni , gli sghi- 
gnazzari, i vituperosi sermoni di si abbominevole masnada 1. 

II. 

Gkoliano venne all 1 iinpero ribellando al proprio Sovrano ed ac~ 
coppiando alia fellonia 1'ingratitudine. Tnocdine diCostanzo chia- 

\ Hie lmj>erator duccs rpsos ac militum praefectos contemnere , assrs 
unius non aestimaro; contra mares meritorios et racretrices e fornicibus suis 
t:\fitai as una secum per totaiu urbem , per angiportus oinues circumUucere ? 
< cum interim rcgiiw quidcin equus omnesque praetorian! pone multo inter- 
vallo sequerentur. Lenones autcin et meretriculae anleambulonum loco et 
univcrstis mentoriorum adolescentium chorus regem medium stipantes, per 
forum inambularent sermones cos proferentes alque cachinnos attollentes quos. 
par erafe huiuBcemodt liomines fariuae attollere. S. Giov. CRISOST. Oratio 
Adversus Gentes. 



244 GIULIANO 

mavalo con parte dell'esercito in Oriente per opporlo a'Persiani che 
aveano rotto guerra all'impero. Le milizie, ritrose a quel comando, 
romoreggiarono. Giuliano in cambio di sedare fin dagl' inizii quel 
tumulto, lo fomento; lascio anzi correre tra' soldati delle scritte de- 
stramente consiglianti di gridarlo Imperadore, e da ultimo accettd 
senza contrasto la offertagli dignita , scusandosi poi col dire d' aver 
cio fatto per espressa volonta degl' Iddii 1 . 

Cosi, rotta fede a Costanzo al quale dovea vita, educazione e gra- 
do diCesare, ne pur si tenne dalPinsultarlo. Nel significargli il suo 
innalzamento all'impero gli^crisse lettere piene di rimproveri e dr 
minacce siffattamente che allo stesso suo ammiratore Ammiano par- 
vero indegne di ricordanza. His litteris iunctas secretiores alias Con- 
stantio misit obiurgatorias et minaces, quorum seriem nee scrutari li- 
cuit; nee, si licuisset, proferre decebat in publicum 2. Al Senate poi 
rapporto tali villanie di Costanzo chei Senatori stomacati non potero- 
no contenersi dall'esclamare: deh alquanto diriverenza a cui tu devi 
ogni tua cosa: auctori tuo reverentiam rogamus 3. 

Questa bassezza nel vilipendere il proprio benefattore cresce di 
lunga mano, ove si confronti colla vile adulazione di cui era stato 
prodigo verso il medesimo quando ne temeva la potenza e ne ambi- 
va i favori. Ci resta ancora quella sua celebre orazione, modello di 
piacenteria cortigianesra, nella quale dopo d'aver agguagliato Co- 
stanzo ad Alessandro magno esce in quella grottesca sentenza: to- 
gliete da Omeroi nomi proprii de'suoi eroi, sostituitevi Costanzo, e 
il poeta vi sembrera piu veridico *. 

Ma poco era infmgersi rispetto al Principe; egli s'infinse verso la 
Cbiesa. Imperocche quantunque egli avessc per tempo rinnegata se- 
gretamente la fede, pure finche non sali al trono si mostro anzi pio 
e devoto cultore del Cristianesimo. S. Gregorio Nazianzeno ci fa sa- 
pere che egli usava alle Chiese; partecipava ai divini misteri; con- 
correva con largizioni al decoro del culto; favoriva i Vescovi catto- 

\ Opera Ji I.IAM etc. Epist. 13. 2 AMM. MARCEI.MMO 1. 20 c. 8. 
3 AMM. MARCELLING 1. 21, c. 10. 4 Orazione 2. 



APOSTATA 245 

lici, secondo che di se stesso afferma S. Ilario 5 c perfino nel prin- 
cipio del suo innalzamento all impero non dubitodi celebrarco'cri- 
stiani la festadeH'Epifania 1. Questo ipocrito contegno gli era ne- 
cessario per non inimicarsi i fedeli, che senza dubbio formavano la 
maggioranza. Per conciliarsi (cosi di lui scrive Ammiano) il fa- 
vore di tutti, senza chealcuno gli ostasse ne'suoi disegni simula- 
va d'aderire al culto cristiano, al quale gia da pezza avea ririun- 
u ziato: ulque omnes nullo impediente ad sui facorem allicerel, adhae- 
rere cultui christiano fingebat, a quo iampridem occulle desciverat 2. 
Ma come priina si credette sicuro posseditor dell' impero, gitto via 
la maschera e si paleso quel che era, fierissimo nemico del Cristia- 
nesirno: vix imperil hacredilatcm adire coeperat, cum impielatem pa- 
lam libereqnc profilerelur 3. Pur venerido a pubblica professione del- 
Todio suo conlro la Chiesa di Cristo ei non credettedi doverdismet- 
tere le arti dell' infingimento, ma tenendo una via tutta opposta a- 
gli antichi persecutori penso di combatterla non coll'aperta violen- 
za, ma colla simulazione e coll'astuzia. 

III. 

t 

Egli professo di voler propugnare la liberta di coscienza e di cul- 
to, cassando da prima tutte le sentenze date da Costanzo contro 
qualsivoglia setta religiosa. Guerreggiando la Fede cristiana diceva 
di guerreggiar I'ateismo, e restaurava il culto pagano sott'ombra di 
restaurar Vellenismo. Pigliando sembianze e norne di moderato egli 
spergiurava per gli Dei non essere sua intenzione che i Galilei (cosi 
per istrazio nomava i Cristiani) fossero uccisi ne che patissero veru- 
na molestia, tranne cio che richiedesse la legalita e la giustizia. Ego 
per Deos neque interfici Galilaeos, neque caedi praeter ius et aequum, 
neque molestiae quidquam perpeli volo *. Delia qual sua umanita e 
moderanza apportava questa cortese ragione: che i pazzi si deono 
ammaestrare non punire; docere enim amentes, non punire oportet %. 

1 AMM. MARC. 1. 21. 2 Id. c. 2. Vedi ancora LIBANIO epistola 51 . 

3 GREGORII NAZIANZ. Adversus lulianum oral. 3. 4 Epist. 7. 5 Epist. 42. 



240 GIULIANO 

Cotanta clemenza per allro non iinpediva die ei non comandasse 
lo shaudeggiamento del grand e Atanasio non sol da Alessandria ma 
da tutto VEgitto: die ei nonprivasse del grado molti duel dell'eser- 
oito sol perche si professavano cristiani; che molti fedeli non ucci- 
desse o esiliasse o tartassasse sotto varii prelesti e sopra tutto che non 
lasciasse assalire, spogliare, trucidare dal furor de'pagani ora sacer- 
doti ed ora laici per solo odio di religione. 

Dividendosi la potenza { cosi il Nazianzeno ci descrive questa 
<i arle diabolica di Giuliano in opprimere i fedeli di Cristo ) dividen- 
dosi la potenza in persuasione e coazione , egli comportavasi di 
guisa die quel die era piu inumano, doe la forza e la tirannide, 
. si esercitasse dal popolo-e dalle turbe cittadineselie siccome tali 
K die per li temerarii movimenti e gl' imped precipitosi sembrasse- 
ro incapaci di freno. Ne questo ei faceva con edilto pubblico, ma 
colla connivenza , non impedendo ne reprimendo Y audacia di 
H queUi , e promulgando cosi la sua volonta per una legge non 
<( iscritta, ma nondimeno intesa abbastanza 4 . D'onde traeva que- 
sto vantaggio die nel fatto adoperava la violenza, senza parere di 
adoperarla: ac proinde id molilur ut ipse quidem vim afferat,et inte- 
rim after-re non videalur %, 

Che se talvolta alcun magistrato volea porre qualche freno a sif- 
fatti imped delle moltitudini, egli ne lo sgridava dicendo non do- 
versi per si poca cosa recar violenza al popolo. Basti, in grazia d'e- 
sempio, riferir questo sol fatto. I gendli di Gaza ed Ascalona fiera- 
mente ammutinatisi contro i cristiani , ne uccisero molti con bar- 
l)ari modi e crudelissimi. II governatore della provincia comeche 

\ Cum potenlia iw pcrsitasionn et coactionem divisa sit, ita se compa- 
rareit ut quod inliuiuauius crat , hoc cst vim et tycannidem popular! turbae 
civitatibusque permitteret, ut quarum vesana audacia propter temcrarios ani- 
< morum motus praecipitesque ad omnia impetus, effraenatior esse videretur^ 
Idquc baud publico edicto , verum ex eo quod impetum audaciamque mini- 
me reprimebat , velut proposita quadam lege, non seripta, id se velle pro- 
mulgans . Contra lulianum^Otai. 3. 

2 GKEG. NA/.UNZ. loco citato. 



APOSTATA 217 

pagano, mosso nondimcno da sentiniento di naturale giustizia stim6 
dover prendere condannazione di quei ribaldi imprigionandone i 
capi. Risaputosi cio da Giuliano ne lo gam aspramentej'ebbe cas- 
so d' ufficio, Tesilio e per poco si tenne cite nol dannasse nella te- 
sta. Rieordando poi I'avvenuto diceva tra 1 suoi piacevolmente : Che 
gran delitto alia fine si era commesso ? Una turba di gentili avea 
ucciso una decinadi Galilei, ecco tutto; '{unl enim grave si manux 
una yenfiUs dccem fjalilatos inter fecit ? 

Mi par proprio di udire i libertini moderati del quarantotto die 
dopo lo scacciamento , lo spoglio , i maltrattamenti di frati e di. 
suore fatti fare dal popolaccio , andavan dicendo a chi deplorava 
1'accaduto: che gran male alia fine si e fatto ? II popolo irritato ha 
voiuto sbarazzarsi d'alcuni ceti a lui odiosi ! 

Se poi talora per rimuovere da se Tinfamia deiriniquo fatto era 
fostretto a levar la voce contra alcun eccesso popolare, il facea con 
parole cosi melate, che e una delizia a udirle. Avendo gli Alessan- 
drini con gentilesco furore messo a morte il Vesrovo Giorgio, che 
quantunque Ariano veniva nondimeno da' pagani nel generate odio 
pontro de' cristfiani confuso co' cattolici, T Imperadore credette do- 
yerneli punire. Adunque per tutta punizione scrisse loro una lette- 
ra, nella quale con gran sussiego si mette a ragioriare della necessi- 
ta della raoderazione , del rispetto dovuto alle leggi , delF inconve- 
nienza che e a punire fuor delle vie giuridiche i forfatti di chicches- 
sia. Ma voi mi direte , prosiegue, Giorgio era degno di patir tali 
cose. vero; anzi aggiungo ch' ei meritava piu acerbi supplizii. 
Ripiglierete che cio per vostra cagione? Vel consento: ma non 
per le vostre mani. Imperocche doveyate rispettare e servare le 
leggi 1. 

Finalmente conchiude: lo non voglio adoperare con voi che il 
rimedio piu dolce, la parola cioe e Fammonizione; alia quale io 

4 At enim dignus erat Georgius qui talia pateretur. Immo longe graviora in- 
l\uim et acerbiora. At vestro nomine ? Fateor; sad a vobis non concedo. Sunt 
-errim leges quas observare omnes et colere debebatis. IDIJAM IMPERAT. Opera 
etc. Epist. X. 



218 GIULIAKO 

spero die voi tanto piii volentieri obbedirete, in quanto e per an- 
tica origine siete Greci e di tal nobilta anche oggidi ritenete i pre- 
clari raratteri npH'animo e nella vita . 

Nondimeno aggiudico a se la ricca biblioteca dell'ucciso Ve*scovo 
e comando al prefetto di Egitto di adoperare la tortura per ricupe- 
rare i libri di gia involati 4 . Cos! dove a punir gli omicidii fatti in 
odio del cristianesimo non trovava che parole , a conquistar per se 
le spoglie delle vittime credeva buoni i supplizii. 



IV. 



Ma 1'arte piu sottile per venire a capo deirempio suo divisamen- 
to, si fu di svigorire la Chiesa di Dio sottraendole ogni umano pre- 
sidio e conforto. Annullo le immunita e i privilegi conceduti dagli 
Imperadori cristiani a' cherici 2 . Ordino che i fedeli non potessero 
ne esercitar inagistrato, ne aver grado nelle milizie , ne conseguire 
altra dignita onorifica nello Stato 3. Per contrario favori e si mo- 
stro oltremodo cortese e benevolo verso i disertori della verace Fe- 
de. Testimonio 1'amicizia professata agli eresiarchi Fotino ed Aezio, 
invitando questo secondo eziandio agli onori di corte *; e la licen- 
ziosa impunita accordata ai donatisti nell' AfTrica. Spogli6 le Cbiese 
dei loro possedimenti dicendo che il Vangelo imponeva a' suoi se- 
guaci la poverta e 1'umilta, ed aggiungendo airingiustizia lo scher- 
no soggiugneva che cosi facendo egli agevolava a' cristiani 1'acqui- 
sto del regno de' cieli. Se alcuno poi di questi a lui ricorreva per 
essere stato offeso o tartassato da' gentili, negava di fargli giustizia 
dicendo che il Vangelo intimava a 1 fedeli di non vendicarsi ma off&- 
rir r altra guancia a chi li avesse percossi nella prima, e dare anche 
il mantello a chi avesse loro rapita la tunica 5. 

La ferita per altro piu grave si fu il vietar loro la pubblica profes- 
sione delle scienze e delle lettere, costringendo chi voleva impararle 

\ Epist. IX, etXXXVl. 2 SOZOMLNO 1. X, e. S. L *W 3 Id. 1. V, c. 17. 
4 Epist. XXXI. 5 S. GREG. NAZIANZ. Orat. contra htlianum. 



APOST.VTA. 24i) 

a I'requentar le scuole do' gentili 1. Con questa perfida disposizione 
<>iili otteneva piii scopi. Dapprima impediva die i maestri cristiani in 
un col Ictterario ammaestramento infondessero negli allievi la pieta 
e laFede. (nsecondo luogo sperava cliei giovanetti cristiani colVusare 
alle so nole pagane J)evessero a poco a poco il veleno delle gentili su- 
perstizioni e si disponessero adapostatare. In terzo luogo ovviava alia 
rinomanza die gia si acquistavano dottori cristiani dotati d'altis- 
simo ingegno e di protbnda dottrina, tra i quail primeggiavano 
Apollinare Siro e Basilio e Gregorio di Cappadocia. Da ultimo s'im- 
prometteva che alcuni almeno tit* questi per non lasciare la loro 
onorifica e lucrosa professione s'inducessero a rinnegare la fede. Ma 
questa sua Iblle speranza ando a vuoto 5 perocche appena uscito 
1' erapio editto , i maestri cristiani senza esitare abbaridonarono le 
loro cattedre, e tra questi Mario Vittorino Africano , celebratissimo 
oratore, il quale insegnava rettorica in Roma, dove per decreto del 
Senato gli fu rizzata una statua nel foro Traiano 2. 

Tuttavolta non puo negarsi che questa iniquissima legge fu il 
colpo piu sentito ed atroce contro i cristiani ; come apparisce dalle 
gravissime e dolorosissime parole, colle quali se ne lagna S. Grego- 
rio Nazianzeno e scaglia i fulmini della sua eloquenza sul capo del- 
Tempio che promulgolla 3. Imperocche essa avea per iscopo preci- 
puodi mostrare clie la profession della fede procedesse dall'ignoranza 
de 1 suoi cultori , essendo Giuliano usato di dire che era proprieta 
de' gentili 1' acutamente discorrere e 1' acconciamente favellare, de' 
cristiani per contrario esser patrimonio 1' idiotaggine e la barbarie , 
non riducendosi ad altro la loro sapienza che al credere ciecamente. 

V. 

Mentre che per 1' una parte Giuliano ingegnavasi di vedovare la 
Chiesa degli amminicoli umani e terreni, sperando cosi d'atterrarla 

1 AHM. MARCELL. lib. 2o. 2 S. AGOSTINO Confess, 1. 8, c. 2. 
3 Orat, I. contra Giuliano. 



250 G1ULIANO 

levandole ogni sostegno ; dava opera dall'altra a trasferire nel paga- 
nesimo tutte le pratiche, i riti, le istituzioni, che egli credeva essere 
cagione della propagazione e della stabilita della Fede. 

Laonde assunto per se il supremo pontificate cred e spedi in molte 
parti pontefici subaltern! perche richiamassero in vita e ammini- 
strassero il culto pagano. Yolle che ad imitazione di cio che faceva 
]a Chiesa si ergessero ne'templi del gentilesimo cattedre dalle quar 
li si spiegassero i profani dommi e s 1 ineulcasse la morale insegnata 
da' filosofi. Statui si cantassero con alterne voci le orazioni nella 
forma che costumavauo i cristiani e s 1 imponessero pubbliche peni- 
tenze a norma de'diversi peccati, secondo Tuso de' primitivifedelL 
Esorto che si celebrassero con diligenza le esequie dei trapassati. 
Perche non pensiamo anche noi a far uso degli stessi mezzi , pe, 
quali Tateismo 1 si e accreditato nel mondo, val quanto dire l-o- 
<( spitalita , 1' onore ai defonti , una vita di regolata apparenza? 
Cosi scriveva al pontefice da lui stabilito per la Galazia 2 . 

Per iscimiottare lo zelo e la dignita dei Prelati e la virtu del 
cLro cristiano , scriveva al medesimo Arsacio , dianzi mentovato : 
Ei non basta che tu sii irreprensibile : tutti i sacerdoti della Gala- 
<c zia dehbono esser del pari. Privah' delle funzioni del sacerdozio , 
se essi o le loro mogli , o i loro familiari non sono virtuosi .... 
Un sacro ministro non dee andare a teatro, ne bere nelle taverne, 
ne esercitar ufficio vile e vergognoso. . . . Quando i governatori 
entrano nelle citta nessun sacerdote esca loro incontro ; bastera- 
<i accoglierli nel vestibolo quando essi si recano al tempio. 

In ispecie egli avrebbe voluto trasportare nel paganesimo 1'eser- 
cizio della carita cristiana e si consumava di rabbia nel veder acca- 
dergli il contrario. Gli empii Galilei avendo osservato che i nostri 
sacerdoti trasandano i poveri, si sono applicati a prenderne essi la 
u cura. E come quei che, volendo rapire i fanciulli per venderli, h 
u attirano col dar loro delle ibcacce, cosi essi hanno cacciato i fedeli, 

1 Ricordi U lettore che questo era il nome oud' ei segnava U Criatiaaeimo. 

2 Appresso SOZOMENO lib. b, c. ib. 



APOSTATA 

u Hell'aleismo mediante 1'eserc-izio della oarita, dell'ospitalita, e del 
x< minislero alte mense; poiche hanno mold nomi per significant 
tntte codeste cose obe essi praticano abbondevolmente. 

Ondeche impose ad Arsacio di fare altrettanto per rimettere in 
onore il paganesimo. Stabilite in ciascuna citta molti ospedali per 
esercitarvi Fumanita, non solamente verso i nostrali, ma verso gli 
sU-anii altresi , e Verso tutti generaLmente , tanto sol che siano 
poveri. Egli e vituperevole a noi che nessun giudeo mendichi , e 
che gli empii galilei pascano oltre ai loro poveri anche i nostri , 
ctii noi lasciamo languire nella miseria. Gli Elleni contribuiscano 
per queste spese (ecco la car Ha leijalc fin da quei tempi) ed ogni 
villaggio ofl'ra agli Dei le primizie delle ricolte'l. 

Da ultimo stanzio che si fondassero luoghi di ritiramento e di me- 
ditazione tanto per gli uomini quanto per le donne in maniera non 
dissimile dai monisteri cristiani. 

Povero fanatico! Tutti questi suoi ordinamenti erano splendidi, 
>erano magnifici, erano poderosi; ma una sola cosa mancava loro. 
1' interna efficacia della grazia divina. Questa non era in potere di 
Giuliano^ e lo stolto non intendeva che senza questo principio di vi- 
ta egli non faceva che elettrizzare un cadavere. Non le esteriori 
pratiche da per loro, ne i meccanici ingegni costituiscono la vitalita 
della Chiesa; ma la virtu che in lei scende dal cielo, e che sola d'un 
tronco altrimenti arido sa fare un albero vivido, frondoso, fiorente, 
e di dolci frutta generatore. 

II disegno di Giuliano non attecchi per manco di vita e di princi- 
pio animatore del corpo che con tanto artifizio congegnava. Ei rap- 
present6 T ultimo sforzo fatto dal paganesimo tra I'agonie di morte 
che 1' incalzavano. Ei fe servire i Suoi talenti , la sua scaltrezza, la 
sua dottrina, la sua potenza, tutti i mezzi che il piu alto grado so- 
ciale ponevagli in mano, per richiamare a sanita un malato gia boc- 
cheggiante e vicino a dar 1' ultimo tratto. Ricorrendo a uno spediente 
fmo allora inusitato ei cerc6 dall' una parte infievolire ed annientare 

i Luogo citato. 



252 GIULIANO APOSTATA 

T azion della Cliiesa , e fortificare dall' altra la superstizione gentt- 
lesca aiutandola di tutti i presidii ond' ei spogliava la vincitrice av- 
versaria. L' idolatria figurata da Giovanni sotto 1' immagine di una 
bestia che piagata a morte guarivasi per breve tempo della sua fe- 
rita, sembrc sotto quei fomenti riaversi un istante 1. 

Ma il ricevuto colpo era mortale, e nel cielo era scritto che 1'A- 
gnello sul monte di Sion circondato da'suoi santi avrebbe vinta quel- 
la nuova battaglia per distendere il suo scettro pacifico sulle nazio- 
ni tutte della terra. La sozza bestia non riacquistava potenza sotto 
quella primitiva sua forma se non per lo spazio di mesi quarantadue. 
Potra promettersi miglior giornata, quando ella riapparira nell 1 are- 
na benche sotto altre sembianze adoperante tuttavia le medesime 
armi? questo cio ohe ci resta a vedere. 



1 Et vidi de mare bestiam ascendentem , habentem capita septem et cor- 
nua decem . . . Et dedit illi draco virtutem suam et potestatemmagnam. Et 
vidi unum de capitibus suis quasi occisum in mortem , et plaga mortis eius 
curata est et admirata est universa terra post bestiam . . . Et datum est ei os 
loquens matjna et blasphemias et data est ci potestas facere menses quadra- 
ginta duos. Apocal. XIIT. 



. 



q 6'ioIIj; 



el HP 

DELL' ARMONIA 

FILOSOFICA 

^f^P|^ 

. 



. III. 

Si sciolgono due obbiezioni. 

1. Obbiezione. 2. Risposta. 3. II progresso non dee distruggere 4. se 
non 1' errore. 5. La filosofia non e sempre polemica 6. specialnienle 
insegnando ai giovani. 7. L'universale esige chiarezza e non solidita. 
8. L' unita se e necessaria non e impossibile. 9. Sentimento comune 
del bisogno. 

Vedemmo nei due paragrafi precedent! i danni recati alia filo- 
sofia da quella liberta che scompagino interamente 1'antica unita: e 
dalla gravezza dei danni inferimmo la necessita di mettervi un 
qualche riparo. Non e per6 chi non veda due gravi difficolta che a 
prima giunta si presentano, e alle quali risponderemo in questo pa- 
ragrafo. E che ? diranno molti uomini dabbene; e egli forse in no- 
stra mano il fare che non sorgano idee novelle $ o che le novelle i- 
dee non ricerchino novelli vocaboli ? Andate a predicare al Kant 
che non critichi la ragione, al Fichte che non trasformi Yio nell' as- 
soluto , all' Hegel che non contraddica la logica, al Cousin che non 
divinizzi il pensiero : ed allora potremo tener ferma la lilosofia 



DELL ARMONIA 

nell'antico linguaggio, poiche non dovra esprimere se non le antiche 
idee. forse, pretendereste voi, che si lasciassero ignorare ai catto- 
lici i sistemi di filosofia novella ? Cotalche all' impotenza del com- 
battere aggiungessero.la vergogna del non sapere ! 

L' obbiezione e doppia. per non dire moltiplice; e pu6 ridursi ai 
termini seguenti : 1. non puo evitarsi novita nel linguaggio perche 
non e possibile che la filosofia non progredisca con nuovi acquisti : 
2. fosse pur possibile che non progredisse, pure si dovrebbero stu- 
diare i nuovi formolarii dell 1 errore per non essere nella impossibili- 
ta di confutarli. 

2. Lunga discussione sarebbe richiesta a sciogliere pienamente 
con ragioni intrinseche le due obbiezioni , e lo verrem facendo a 
suo luogo. Per ora ci contenteremo di indicare appena con pochi 
cenni la risposta categorica, ricorrendo poscia ad altra risposta me- 
no diretta, ma piu confacente al presente nostro assunto. 

3. La prima obbiezione sembra supporre che il progresso della 
filosofia consista nel distruggere domani quel che ieri si edific6 , 
giacche altrimenti 1' obbiezione non avrebbe consistenza. Lafiloso- 

^ 

fia progredisce, dicono-, dunque a cose nuove vocaboli nuovi . Sia 
pure, nol contendiamo: ma perche andar a prendere i vocaboli uv- 
chi . spogliarli della sostanza in cui s' inpcarnano , e rivestirne una 
sostanza novella onde si equivochi perpetuamente tra 1' antica e 
la nuova significanza ? Niuno certamente avrebbe vietato al Kantil 
suo iraperativo categorico, cbe non andava soggetto a scambio nel- 
l' antica filosofia: ma quando mi trasforma in idee le illazioni della 
ragione, e in forme sensibili i concetti intellettuali dello spa/io 
del tempo, allora ho dritto a dolermi che egli introduce 
tuitamente 1'equivoco nelle nostre discussioni. Lo stesso avrem- 
mo potuto dire a que' primi cartesiani che separando 1' anima 
<>orpo e riducendola a puro pensiero , ci costrinsero a defmii 
Principle pensanie, mentre per lo passato era Prindpio di rito, ed 
animati si diceano tutti gli esseri vivenli. La novita di significazio- 
ne rese allora incomprensibili molte frasi e proprie e figurate, ove 
J'aiunia riguardavasi come principio vitale, e si dovette ricorrere a I 



FILOSOHCA 

vocahoio di vilalita per togliere ringanno in eerie IIMM. aprendo il 
\am> ad altri equivoei. 

Si ioggino pur dunque nuovi vocaboli a cose numc ; ma nelle 
dot trine comunemente ricevute, ritengusi il vocaboio usalo, se non 
vuolsi ontrare in quel labirinto die abbianio poeanzi indicate. 

\. Ma e se le dottrine anliche ibssero appunto un cumulo di er- 
rori da condannarsi tutle in fascio, come vorreste voi salvare il lin- 
guaggio condannando gli error! ? 

Oh ! allora in verita non abbiamo die rispondere : ed e questo 
appunto il supposto di que' filosofi die tutto trasibrmano nella filo- 
soiia e nel suo voeabolario. Ma siccorne noi non supponiamo tanta 
oltracotanza nello merit! cattoliche ; e siccome 1' obbiezione a noi 
proposla prcsuppoiK* anzi precisamente il contrario, non dobbiamo 
noi (}ui rispondere a tale istanza. Coloro die ci dirono die la filo- 
son'a progredisce, eppero abbisogna di nuovi vocaboli, veugono per 
questo stesso a dire! die dal rero coitosciulo <;lla si inoltra al non. 
t'onost'iuto : altrimenti dovrebbero dirci non gia die progredisce , 
ma die esordisce, die baiuboleggia. E quando ma! si udi un ardii - 
it-Uo asserire die progredisce il suo edifizio se una bufera atterra 
ijiiesla nolle cio die ieri malamenle edilico ? l.a prima obbiezione 
adunque non autorizza i neologism! equivoci se non si presuppone 
nelle anticbe teorie un assoluta falsita : anzi presupporiendosi die 
duri T antico vero, conierma la necessita di serbare intatlo T antico 
vocaboio. 

o. Almeuo, si dira . dovn'ino aceetlare il linguaggio dei niiscre- 
denli per poterli comballere : era tpiesla la seeonda obbiezione. 

Ma dii eoinprende 1 ollicio dell' insegnamento lilosolico vedra a 
diriltnra I" insussistenza andu- di questa obbiezione : sjieciahnenlc 
se rillella alia slretla allinita ; he connelte il pensiero colla sua c>- 

Mone. II eonibattere i neiiiici del vjro e certamente fun/i 
utile e nobile della tilosolia, ma uon e la prima, come a suo h- 
\edcmino. Prima Inn/ione della lilosolia e rendere evidente-agt m- 
teltksUi per via delle cause intrinseche le verita die ia qualsivegUa 
maniera noi conosciamo : ed e facile lo scorgere nulla essnre si 



2"6 DELL' ARMO NIA 

conducente a tal uopo come 1' esattezza rigorosa del linguaggio. 
Mutuare durique il linguaggio dell' errore nel primo insegnumento 
filosofico, e mezzo certissimo di fallire il colpo, e di formare giovani 
che combattono il falso senza conoscere il vero. Lasciamo alia gio- 
vanile arroganza codesta matta prosufizione , biasimata da tutti i 
savii istitutori in ogni altro ramo dell'umano sapere. tl giovinetto u- 

, 

manista vuol leggere ogrii sorta di autori, ma il maestro gli racqo- 
manda i classici , 1' artista che apprende il disegno vorrebbe copiare 
a caso , ma 1' accademico gli mette innanzi gli originali di Fidia e 
di Raffaello; Tidiota laico vorrebbe poter leggere tutti i libri , ma la 
Cbiesa ne interdice a migliaia: si formino prima sul bello e sul vero i 
giovanetti; e poi sapranno studiare e correggere originali imperfetti. 

6. E questo appunto e il motivo per cui la totalita delle scolare- 
sche dovrebbe in filosofia.tener salda come la vera dottrina, cosi Tu- 
nica terminologia, affine di chiarire con esattezza ed ordine quelle 
idee fondamentali cbe entrar debbono nella formazione di tutti i teo- 
remi, nell' esplicamento di tutti i raziocinii, nel sistema di tutte le 
scienze. Questo si che e necessario a tutti, ed a tutti proporzionato; 
il giurista e il teologo, il medico e il matematico, il politico e 1'am- 
ministratore, tutti abbisognano d' idee giuste, chiare, ordinate; e se 
a taluno le forze non bastano a tanto, la filosofia non e per lui, ne 
sono per lui le scienze che alia filosofia si appoggiano. Tutti in que- 
sto senso debbono esser filosofi, tutti abbisognano della veritae del 
suo linguaggio. 

7. Ma qual bisogno hanno le scienze subalterne di conoscere tutti 
i delirii che infettarono la scienza prima, se questi delirii non sono 
penetrati ad infettare le secondarie ? Lasciamo a pochi ingegni phi 
penetranti, piu vivaci, piu saldi il rintracciareque'veleni sottilissimi 
che infettano il pensiero e il linguaggio. Ma per la totalita degli uo- 
mini facciamo che il linguaggio sia quel che natura il fece, guida e 
conforto degl' intelletti nella certa apprensione della verita. A tal 
uopo sia una, sia cattolica la filosofia, ed avremo gittato un fonda- 
mento saldissimo per innalzarvi tutto I'edifizio scientifico, base del- 
F edifizio sociale. 



FILOSOFICA 257 

8. L' unita necessaria in filosofia rion pu6 dunque essere impedi- 
ta ne dalla necessita di progredire negl' incrementi scientific!, ne 
dallo zelo di combattere errori novelli camuffati sotto stranezza di 
linguaggio. Veggiamo peraltro , die rimosse comunque le due dif- 
ficoltu precedent! . ancor non s' intendera da molti come nella pre- 
sente confusione babelica sperar si possa un complesso di teoremi e 
una unita di linguaggio tilosofico, cbe riunisca i suflragi , e cessi la 
lunga discordia. A noi peraltro basterebbe 1' averne dimostrato la 
necessita, deducendola dai mali die la confusione delle dottrine in- 
generar deve e ingenera veramente nella societa e nella Chiesa, per 
esser convinti cbe 1' impresa potra essere difficile, ma non e impos- 
sibile. Anzi se si riflette alia general persuasione, gia penetrata in 
tanti animi, i quali condannano la sbrigliata liberta dell' opinare, 
specialmente dopo avere osservato come una tale licenza, invasan- 
do la societa anche praticamente, la conduca a sterminio; si capira 
come V idea di una certa armonia filosofica debba oggi ottenere fra 
i cattolici il suflragio di tutte le persone assennate: e quanto divie- 
ne facile con tale suffragio ogni impresa benche scabrosissima! Non 
siamo certamente tanto in odio al cielo che il genere umano debba 
essere condannato a vivere perpetuamente nelle tenebre dell' erro- 
re, o nelle angosrie del dubbio, o nellabirinto degli equivoci: neper 
lasciarci in tali strette scese 1'eternaSapienzaa farsi maestradel ge- 
nere umano. Finche 1'errore filosofico chiuso nel germe lasciavadi- 
battere i filosofi in quistioni, delle quali mal si apprendevano lecon- 
seguenze, ci voleva 1'intelletto di un Bossuet, di un Leibnitz per 
prevedere lin dove sarebbe giunto 1'orgoglio della ribellione. Ma og- 
gi che tutti veggiamo nel fatto, tutti udiamo dai barbassori dell' ec- 
elettismo francese essere la filosofia ammodernata un contrapposto 
della religione, e restare a noi la scelta di qual debbasi accettare per 
reina; esitare in questa scelta, non pu6 cadere nel cuor d'un catto- 
lico; e diffidare di ben riuscirvi sarebbe un' onta recataalla Provvi- 
denza che ci governa. Dee dunque esservi un mezzo di tornare gli 
intelletti a una certa unita delle verita primordiali, che assicuri alia 
Serie II, vol. II. 17 



2o8 HELL' ARMONIA 

societa e alia Chiesa T unita del linguaggio, la santita del sapere ? 
1'efficacia dell 1 opera. 

Debb' esservi: die il mancarne supporrebbe una grave lacuna della 
Provvidenza nella istituzione della societa cristiana, incredibile in 
clii la riconosce ultimo compimento della fattura divina nella pie- 
nezza dei tempi. Finche ci si dice che la scienza era vacillante, o- 
scura la storia, dispotico ilGoverno, laceratala societa, incompren- 
sibile Tuomo nel paganesimo o anche sotto la legge mosaica, facil 
cosa e giustificare la Provvidenza rispondendo che la legge non do- 
vea condurre a perfezione (nihil ad perfectum adduxit lex) , che la 
natura dovea trovare il compimento nella grazia (uf impleret om- 
nia). Ma se nella societa sublimata dal cristianesimo si vedesse 
un'immensa lacuna, un pericolo imminente, un danno irreparabile. 
e la societa cristiana non avesserimedi con cui sopperirvi, 1'Istitutor 
della Chiesa, hen potrebbe dirsi Autore, ma non Consummatore del- 
la fede. Basterebbe a noi dunque questo semplice argomento per di- 
mostrare che se i pericoli da noi rawisati nella moltiplicita delle 
dottrine sono veri e gravissimi, una giusta armonia filosofica non e 
impossibile anche a'di d'oggi: La Babele filosofica, chedallescuo- 
le nordiche va propagandosi e minaccia ormai anche le scuole cat- 
toliche d' Italia e di Spagna per le iniluenze del laicato eterodosso, 
& uno sterminio per la societa cattolica, un pericolo gravissimo per 
la Chiesa: or la Provvidenza tiene in cura la societa cattolica e la 
Chiesa se esse adoperano i mezzi die vi ha istituiti: dunque debbo- 
no esservi dei mezzi per ristorare 1' Armonia filosofica e resistere 
alle Babele che ci minaccia . 

Ma questo argomento a priori riuscira anche piu convincente e 
verra ridotto a pratica utilita con analitica applicazione nel para- 
grafo successive. 



\60 ^!<> 

' 



F1LOSOFICA 259 

iv. 

Armenia tiello scopo c nelle nozioni elementari. 

1. Impossibilita di persuadere i liberlini. 2. Ai cattolici e chiara la necessi- 
ta 3. anche a posteriori i. nell' insegnaraento filosofico elementare 
5. che muove dalle idee piii comunali 6. tracciando verita e non meravi- 
Ijlie 7. senza trascurare una discreta eriulizione. 8. La filosofia adulta 
c polemica tende anch'essa ad armonia. 0. Modello di tal polemica il Bal- 
mes. 40. Altro esempio in altre scienze. 11. Necessita di studio serio. 
^BtO" 1 ^ 

1 . Non ci crediate, lettor cortese, cosi dabbenuomini da sperare 
che questa nostra scrittura intorno all' unita del filosofare possa ot- 
tenere di primo slancio 1' universale assenso del dotti italiani : noi 
siamo all'opposto fermamente persuasi che chiunque non e piu che 
mezzanamente affezionato alia perfezione della propria fede e ai suoi 
increment! nella societa , non solo non sentira 1' importanza di tale 
unita , ma si dara anzi ogni fretta di protestare in contrario e di 
far di tutto affine di renderla impossibile nell' opera e screditarla 
nelTopinione. E qual meraviglia? Se la mancanza dell' unita in filo- 
sofia e un effetto, come udimmo gia dal Proudhon, del libero esame 
luterano introdottovi , chiunque parteggia pel libero esame non 
parteggera per T armonia filosofica : chi non e affettuosamente ad- 
detto all'autorita della Chiesa, molto meno potra esser sollecito della 
unita nella scuola. 

2. Ma questi nostri articoli non parlano a tali sventurati , parla- 
no ai veri, ai fermi cattolici, cattolici almeno per intelletto e per fe- 
de se non per una vita pienamente degna di nome si santo. A que- 
sti noi presentammo nei precedenti paragrafi ragioni che ci parvero 
di qualche forza per dimostr.ire che rtinita filosofica e una necessi- 
ta sociale, una necessita cattolica; e che per conseguenza se la so- 
cieta e la Chiesa non sono cadute in ira al Cielo ; 1' unita iilosofica 
non debb'essere impossibile, non avendo la Provvidenza reso impos- 
sibile cid che e necessario. 



260 DELL 



' 



ARMONIA 






o r i u -1,1. 

3. Questa pruova peraltro a priori poco gioverebbe se non venis- 
se per noi additata ana via di fatto , mediante il quale si riduce il 
possibile al reale. E questo appunto anderemo facendo negli arti- 
coli seguenti. Per ora contentiamoci di accennare due elementi di 
unita , il primo dei quali risulta da ci6 che altra volta abbiamo 
detto intorno allo scopo della filosofia , distinguendo cio che a lei 
propriamente si appartiene da cio cbe accidentalmente puo conve- 

1 ti" T ' ' T L -1 1 1 il 

nine nei van oggetti ai quali puo venire apphcata : il secondo dallo 
spirito del cattolicismo cbe investe naturalmente la scienza , come 
tutte le altre parti dell' umanita fra i cattolici. 

Ragionammo altrove intorno allo scopo della filosofia , e ci giova 
sperare aver consenzienti di leggeri tutti coloro che lessero il no- 

1 CO 

stro primo articolo intitolato Di due Filosofie. Yidero essi cola come 
funzione propria del filosofonon e Tottenereuna certezza qualun- 
que che per molte altre vie potrebbe aversi , ma 1' ottener quella 
che va congiunta con 1' evidenza. Quando il marangone per far la 
sua centina ellittica ha piantati i due cavicchi ai due fuochi e appic- 
catovi lo spago ha descritta la curva per cui questo lo guida, egli e 
certissimo di avere descritta una ellissi : ma pu6 egli per questo 
van tarsi di conoscere filosoficamente la curva che ha descritta? Mai 
no: egli la sa da artista, come da artista lavora quel pittore che ri- 
traendo la facciata di S. Pietro o la mole del Colosseo, ne conduce 
le linee a rigore di prospettiva, senza conoscere alcuna di quelle di- 
mostrazioni geometriche che ne rendono ragione. Anche questo e 
certissimo della verita di quelle linee, quando ne vede la rassomi- 
glianza perfetta coll' originale, benche non ravvisi alcuna di quelle 
ragioni intrinseche per cui le linee debbono cosi comparire all' oc- 
chio e descriversi sulla tela. Quando direbbesi egli conoscitore del- 
la filosofia dell' arte ? Allora soltanto quando sapesse rendeme ra- 
gione partendo dai primi principii della geometria. Questo dunque 
vuol dire filosofia : conoscimento delle cause che rendono evidente 

filosofico. 




F1LOSOFICA 261 

4. II die se merita grande attenzione in qualsivoglia grado della 
scienza , negli element! di essa ha un' importanza suprema, poiche 
dal primo insegnamento di ogni scienza dee dipendere , secondo il 
teste ragionato , tutta 1' evidenza degli ulteriori progressi a cui i 
primi elementi servir debLono perpetuamente di base. Se questa 
hase noii sia per lui evidente, ben potra lo studiante imparare una 
sloria o un calechismo dei teoremi successive, ma Tadito alia filoso- 
fia gli e chiuso fine lie non risale ai principii e non ne riverbera 1'e- 
videnza sulle veritu dimostrate. Per questo sorio si accurati i pro- 
fessori di scienze esatte ad assicurare nella mente dei giovani r evi- 
denza dei principii. 11 matematico quando insegna elementi si da 
egli briga d' iniziare i giovani ai trovati pellegrini dell' analisi mo- 
derna , o fastidisce gli antichi teoremi come gia rancidi ? Tutt' al- 
tro : egli toglie in mano gli elementi di Euclide coi venti secoli che 
portano in fronte e s' ingegna a far si che T alunno penetri con evi- 
deuza gli assiomi e le proprieta della linea, della superficie, del solido 
e delle varie figure > affinche T evidenza di questi principii assicuri 
poi T evidenza delle remotissime deduzioni in chi vorra progredire. 
Ora gli elementi della filosofia sono alle scienze razionali cio cheal- 
le sc ienze della quantita continua gli elementi di geometria: debbo- 
no cioe rendere cosi chiari e precisi i concetti piu universali nell'or- 
dine intelligibile, che ovunque poscia si rivolga 1' intelligenza gio- 
vani le , seco vi rechi quella chiarezza d' idee , senza la quale non 
puo sperarsi sicurezza ed evidenza nelle deduzioni. 
_j f ^, r E poiche i concetti universali, appunto in forza della loro uni- 
versalita, entrano in ogni proposizione e discorso anche piu volgare 
e eomunale, un savio istruttore da queste idee piu trite dovra pren- 
dero le mosse, come appunto fa nella matematica Euclide, sforzan- 
dosi di essere vero ed evidente piuttosto che di sorprendere col nuo- 
y.p ed inaspettato. Non e questa certamente la via che battono certi 
faniusi cattedratici, le cui diceriesono destinate a procacciare plausi 
e rinomo al professore, anziche profitto ai giovani esordienti? E pur 
troppo quello che dai barbassori si delta per lusso di erudizione 
nelle scuole piu sublimi, viene poscia imitato per gara da chi insegna 



262 DELL ARMONIA 

iprimi element! ; nei quali dettata in poche pagine a guisa di vo- 
eabolario la nomenclature del termini, delle proposizioni, dei razio- 
cinii ecc. , si passa poi a discutere con molta pompa le quistioni 
piu intricate econtroverse, senzache i giovani abbiano altri elementi 
a comprenderne gli argomenti , se non quel misero vocabolario e 
quel po'di buon senso che natura infuse loro nel cervello spontanea- 
mente. Dal che siegue che molte nozioni elementari rimanendo oscu- 
re ed equivoche senza un' accurata discussione , danno occasione a 
mille errori anche in dottrine importantissime! Quanti errori per es. 
quando non si comprende il valore o la debolezza degli argomenti di 
analoyia ! Se la relazione e la base con. cui ragioniamo intorno alia 
trinita delle persone, un'idea men giusta della relazione pao alterare 
i concetti cattolici in tal materia: una giusta idea di genere e specie 
fara comprendere la differenza fra T Ente assoluto e il dipendente : 
una giusta idea di sostanza non permettera che si confonda colla 
estensione : il comprendere donde si ripete la differenza formale di 
un atto o di un abito e condizione necessaria per ragionare soda- 
mente intorno a tutte le fat'olta umane, moltiplicate a dismisura da 
certi autori per le confuse idee in tal materia. E se tan to si e scre- 
ditato il sillogismo, non e egli appunto perche non se ne compren- 
deva il valore? 

Certamente fmche s'insegna la filosofia in questa forma, sara diffi- 
cile che 1'insegnamento acquisti una certa armonia, essendo impos- 
simile che non penetri in tal modo negli addiscenti di primo pelo 
quella ambiguita e moltiplicita di dottrine, che tanto piu cresce in 
ogni scienza, quanto piu questa s'inoltra nelle regioni piu oscure e 
meno accessibili. Ma se il professore si contentera di rimanersi in 
quel basso ove i giovanetti possono ormarne i passi, il tempo che 
s'impiegherebbe nel quistionar sottilmente potra invece impiegarsi 
a porre in chiaro le dottrine piu elementari e i piu volgari dettati 
del senso comune, analizzandoli e dimostrandoli per modo, cheniu- 
na parola venga pronunziata dal giovane, della quale egli non com- 
prenda la significazione e la causa. 



FILOSOFICA 

0. E questo abbiam del to metodo elcrnenlare e basso per adattarci 
al concetto che corrc fra coloro che usar vorrebbero rinsc-griamento 
lilosoiico a guisa di poesia o di scenario teatrale, ove si fa di lutto 
per eccitare la meraviglia e carpiro gli applausi. Ma il vero e che 
qui sta propriamente il pregio e Taltezza della filosofia, indagatrice 
del vero e non fingitrice dello stupendo : e quinci appunto il dot- 
tissimo Pallavicino , nel paragonare que 1 due luminari della filosofia 
greca, Platone ed Aristotele. ripete il trionfo che a lungo andare fu 
riportato dal secondo nelle scuole cattoliche. Aristotele, dic'egli, 
tanto fu alieno dal tracciare lo stupore del volgo, che si elesse per 
maestro il volgo medesimo; e sui primi e piu rozzi ed universal! 
concetti della marmaglia appoggioJe colon ne della sua filosofia : 
la quale quanto per tal modo fu sincera, tanto riusci finalmente 
<c piu fortunata della platonica. E videsi tra loro quella differenza, 
che suol essere trale poesie ele storie: quelle come audaci in men- 
tire cosi piumeravigliose e perci6 piu gustose: queste come ri- 
te verenti del vero, c^si piu autorevoli e per6 piu pregiate epiu frut- 
tuose. Tal giudizio ha di questi due maestri il testimonionon er- 
<( rante del tempo. Si e conosciuto con lunga esaminazione, che la 
natura non e ciurmadrice di bugie agli intelletti-, e che avendo 
questi per unico fine il vero, non sono prodotti con una fatale ne- 
cessita, oride il piu delle volte sieno delusi dal falso : che per6 la 
<c maggior parte delle umane credenze e vera, e che la buona filo- 
iiti nun deve affaticarsi in altro, che in ispiegare agli uomini di- 
stiiitamente quello che in una certa maniera confusa e noto na- 
turalmente a ciascuno; faceiido ella la ripetizione e il comento 
alia lezione ed al testo dettato ad ogni uorao dalla natura 1 . Co- 
me vedete da que-slv sentenze del gran lilosolb porporato, la parte 
atlidata ad un savio istruttore che brama introdurre il giovane nei 
penetrali del sapere, non e bassa ne contennenda, essendo anzi la 
via per cui si sale alle supreme altezze di gloria e di signoria nel re- 
gno della ragione, la quale non obbedisce e non riverisce legittima- 

1 PALLAMCINO Del bene 1. 2, cap. 4. 



2(34 DELL 1 ARMONIA. 

mente se non la verita: e Taver preso la strada opposta e una delle 
precipue cagioni per cui, rimasti gl'intelletti a fortuneggiare tra i 
venti delle opinion!, senza bussola di principii e senza ancora di 
certezza, gittarono la filosofia in balia or delle passioni, or del sofi- 
sma, or della eloquenza. 

7. Questo procedere sul terren sodo delle verita piu comunali e 
sicure non vieta che certe difficolta o teorie pellegrine si propon-- 
gano ai giovani sotto forma di obbiezioni, si per aguzzarne 1'appe- 
tito, si per cbiarir la materia. Ma quarido esse vengono come puro 
sussidio dell'attenzione o della intelligent, non debbono introdurre 
nell' insegnamento quella moltiplicita di sistemi e di metodi , che 
ad altro non giova se non a slancare e confondere. 

8. In quanto poi agli adulti , gia vedemmo nulla vietare che la 
filosofia da loro appresa per formare in se stessi 1'evidenza , venga 
poi rivolta a smascherare e combattere gli error! altrui : funzione 
anche questa degnissima e gravissima , benche non elementare e 
primaria, delle scienze filosoiiche, come di ogni altra: non essendovi 
cosa nel mondo che non possa giovare al bene o alia difesa della reli- 
gione, e subordinarsi a sussidio dell' ultimo fine. Ma 1'entrare gia ma- 
tura in questa giostra, lungi dall'essere cagione per la filosofia catto- 
lica di dissidii e di screzie, sara anzi un nuovo conforto a piu ferma 
unita , si per la cautela con cui in tali cimenti ogni vero cattolico 
tjen fiso il guardo ai punti determinati gia dalla Chiesa,si per 1'accu- 
ratezza colla quale e necessitate a ridurre in termini chiari e comu- 
nali le ambagi del gergo sempre oscuro ed equivoco adoprato dalla 
eterodossia. Al qual proposito degnissimo di osservazione e 1'avver- 
timento del ch. Aw. Capogrossi nella Disserlazione inserita negli 
Annali di .scAenze religiose ( II. a Serie , torn. X , pag. 47 e seg. ) 
intorno alia Teodicea dell' Ab. Maret. Molti scrittori , die' egli , 
si servono quasi senza volerlo di . . . . espressioni pericolose .... 
II cbe pu6 derivare da molte cause : la lettura di scritti erronei per 
confutarli , un certo desio di confondere questi errori nel proprio 
loro linguaggio, 1' abito di tal linguaggio , contralto da giovani, fi- 
nalmente, diciamolo arditamcnte, una certa bramosia d' ingrandire 



il dominio della ragione e di affrancarsi dal linguaggio parlato co- 
stanlemente per tanti secoli dagli apologisti della religione ... Ma 
in tilth 1 le cose lunga e difficile impresa e abbarulonar la via segnata 
dai padri nostri, creando e inventando una nuova lingua scientiiica 
per surrogarla all'antica: difficolta che, se e grande in tutte le 
scienze, e immensa in teologia, .... parlante di cose appena intel- 
ligibili relative all' infinite, alsommo, al soprannaturale 1. 

Fin qui il valente scritlore degli Annali citato da noi tanto piu 
volentieri, quanto meglio conferma cio che altrove abbiam detto 
serbarsi in Italia piu die in altre genti 1'armonia filosofica per 1' in- 
fluenza delta terminologia teologica. 

9. L' aver saputo in tal guisa ridurre al linguaggio comune dei 
filosofi il gergo del trascendentalismo forma, come allora osservam- 
mo, uno dei titoli alia gloria del ch. Giacomo Balmes; il quale e 
nella Filosofia fondamentale e nelle Letters sullo scetlicismo si ado- 
pero a ridurre in lingua da galantuomo il gergo di certe espressioni 
del trascendentalismo tedesco, affine di disingannare i suoi conna- 
zionali, alcuni de'quali sorpresi da que'paroloni misteriosi inco- 
minciavano a sospettare in quel buio longinquo, speculazioni pro- 
fonde e sublimita inarrivabili. No no, dice loro il sommo filosofo 
dopo aver posto in chiaro alcune stravaganze dell' Hegel : nulla e 
qui di sublime, nulla di profondo. La difficolta di assalire codesti 
delirii provien da ci6, che i nuovi filosofi hanno avuto 1' accortez- 
(( za di foggiare un linguaggio enigmatico, ove mai non puoi sapere 
se hai azzeccato il senso dell' A. 2 >,. 

10. Concludiamo. Se i filosofi italiani abbracciano quella unita di 
scopo , che ogni persona assennata ravvisa negli studii filosofici , 
specialmente elementari, questi contrarranno fin dalle mosse una 
direzione armonica che potra essere un primo elemento di unita: in 
quella guisa che le scienze matematiche , le fisiche , le geologiche , 

il'I'X ib JJlllJJsl cl : OeiiJU'J 'ilkufl );ji .r.'UYi . 

1 N 'i^^ff WWte ^^^M^^ < !fl'6W%dB b ttff lradouo <11U '- 

sto avvortimento dagli Annales de philosophic chretienne (IV Serie, torn. A ] 

, ^. ^ Hi) om- . . . liiim lx;! 
ove la Dissertazione fa inscntn in rmgtfo Francese. 

i BAI.MES, Cartas a un esceptico pag. 181. li;irrcl<Mi:i Hrnsi H 



^(56 DELL' ARMONIA 

le chimiche eec., benche riesca.no varie e complicate quando s' in- 
nalzano a nuove scoperte, o incalzano nelle loro polemiehe i nemi- 
ci della fede che si armano contro lei di quelle scienze-. pure quando 
trattasi dell'insegnamento, prescindendo da tali complicazioni e pen- 
sando quasi unicamente a porre in evidenza le nozioni elementari 
del proprio soggetto coiranalisi accurata dei fatti, e colla for/a del- 
le dimostrazioni, armonizzano generalmente nel linguaggio e nelle 
idee: e quanto sono piu adulte le scienze, tarito piu rigoroso diventa 
il loro formolario e pih uniform! e comuni le loro idee elementari. 

Lo stesso, crediamo, dovra accadere nella suprema delle scienze 
naturali la filosofia, il soggetto della quale sono quelle nozioni e 
quo' principii supremi che entrano in tutto lo scihile: metta ella 
dunque questi in luce, in evidenza; ed avra riempito una gran lacu- 
na e sparse un seme fecOndo di immensi vantagp-i sociali. E il pro- 
cacciarli dovrebbe premere a tutti sieno cattolici o miscredenti ; 
giacche chiuriqtie e uomo dovrebbe comprendere quanto import i il 
bene e sodamente discorrere. 

E qui giovera avvertire una volta per sempre cbe quando racco- 
mandiamo 1' unita di linguaggio, pairliamo dell' unita filosofica, non 
gia della grammaticale, siccome fin da principio abbiamo avvortito: 
parliamo cioe di quella che nasce principalmente dalla somiglianza 
delle dottrine e non dalla somiglianza della barbaric. II Dante cbe 
citeremo fra poco fu seguace di S. Tommaso nelle dottrine, e m<>- 
dello insieme di eleganza nella lingua : ne per esprimere i soggetti 
sublimi della scuola cattolica abbisogn6 della petreila, della ecceita, 
o del reubau. Vi banno alcuni termini consecrati dalla Cbiesa e que- 
sti ogni cattolico deve serbarli inviolati -, negli altri, salva 1'esattezza 
e la riverenza all'uso dei cattolici, chi e perito e della lingua e del- 
le dottrine, sapra sempre esprimerle con un frasario puro e nobile, 
come le verita di cui parla. E se alcuni credono non potersi vestire 
di una bella dicitura quelle dottrine che formarono 1'ammirazione 
dei piu bei secoli di nostra letteratura , cio awien solo perche, im- 
pastati di teorie straniere, e forse di straniero vocabolario, hanno 
dimenticato di essere nati in Italia. 



F1LOSOFICA 

Ma poicbe, qualunque ne sia la causa, le scuole eterodosse hanno 
ridotta la filosofia a tal nullita e disprezzo da fare increscere di loro; 
i cattolici che veggono quanto noccia alia societa e alia religione la 
superficiality degli studii filogofici. hanno in questa persuasione ga- 
gliardo stimolo a rassodame le basi , e per conseguenza ad agevo- 
larne 1'unita. 

11. Vero e. che per procedere con questo metodo e dare ad ogni 
concetto plena analisi, principii sodi, svolgiinento compiuto non 
vuolsi incarcerarne 1' insegnamento della piu alta , piu ardua , 
piu universale delle scienze entro gli angusti corifini di cinque o sei 
mesi, pressurati ed infarciti per soprassdlo da non so quanli altri 
inst'irnamenti encidopedici. che'rubino mda del tempo, dellatten- 
zione e delle forze a quella testoliaa inzuppata ancora nell' acque 
dell'Ippocrene per non dire nel latte della nutrice. Deplorabile co- 
stumanza introdotta nelle scuole di filosofia dal secolo clie si vanta 
ragioiuitore per eccellenza! e die manifesta put troppo in qual con- 
cetto vada presso 1' universale lo studio delle scienze razionali. (Ihi 
coinprende come tutte le aberrazioni onde e scombuiato il inon^o, 
nascono dalla incapacita di scernere il vero nella confusiorie di tan- 
te sofisme; e come questa incapacita nello scernere nasca dalla ine- 
satU'zza ed oscurita dei concetti , arrossira certamente cbe tutti gli 
dementi dello scibile umano abbiano ad infondersi con uno studio 
semestre in una intelligenza trilustre ; e cbe mentre il fattorino di 
unlegnaiuolo appena impara in sei mesi a rotondare un cavicdiio . 
o a piallare una tavola; quel^brevissimo tempo bastar debba al novi- 
zio lilosol'o, non solo per comprendere da capo a fondo tutti gli uni- 
versal! element! dello scibile umano , ma eziandio ad acquistare 
1'esercizio del raziocinio in modo da usarlo speditamente, ora a conn 
iVnnar le proprie, ora a combattere le sentenze contrarie. 

Ma questo sia detto per passaggio , come conseguenza di quello 
studio severo inlorno ai principii metafisici, senzail quale le scien- 
ze razionali e morali mai non potranno acquistare (juella saldezza 
ed armonia di cui stiamo trattando. 



on 

268 DELL ARMONIA. 

V. 

. oloqoq 

. O 

ia risullanle dallo spirito caltoUco. 



1. Effelto della fede 2. e della caritk unificante 3. Loro contrapposto 
J'eresia essonzialmente scindente. 4. Spirito tradizionalc del caUolicis- 
ino 5. careggiato dalle altre scicnze 6. alterato in filosolia per ispirilo 
eterodosso: 7. questo svolgendosi si va smaschcrando 8. Modo di cor- 
recgerlo 9. favorevole all' unita. 

aio-i loov 9ib oJcthsofi^ 

A T rj-*' j r . j- 11, vi- 

1. La solidita degh studu sarebbe, come abbiamo accennato, 
interesse comune di tutti gli scienziati , qualunque sia la religione 
che professano : laddove il secondo elemento di unita , die oggi 
ahbiam preso ad esaminare, vale a dire quello spirito di fede e 
di carita che ne forma Y essenza e la vita , appartiene quasi e- 
sclusivamente ai cattolici, presso iquali Funita della Chiesa trasfon- 
de una certa unita in tutte le altre istituzioni. E in quanto alia fede 
non torneremo a favellarne, essendo evidente da cio che ahbiam 

detto nel primo articolo quanto a lei giovi una certa unita filosofica ; 

.,-,,, 
e quanto per conseguenza questa unita debba rmscir cara al catto- 

lico , e indurlo a far di tutto per mantenerla e fomentarla nelle 
scuole specialmente della gioventii: la quale dal primo indirizzo 
ch'ella riceve verra mossa in seguito o a ragionare co 1 ragionevoli o 

r i i l-i , 

a lolleggiare cogh stravaganti. 

. ^ . , yfj 

2. Meno laconici saremo parlando della carita cattolica: la quale 
considerata come principio di armonia nel filosofare, non viene qui 
da noi riguardata precisamente in quanto e amore scamhievole , 
tendente per sua natura a produrre tra i fedeli una certa somiglian- 
za. Anche questo amore scamhievole puo certamente influire nel 
rendere piu agevoli i consentimenti : ma quello che a tal uopo dee 
principalmente giovare e quell' affetto, con cui il cattolico e vincolato 
alia unita della Chiesa e rannodato alia tradizione di tutti i secoli 
precedenti. Si comprendera viemeglio quanta. forza debba esercitare 
questo spirito, se si rifletta agli effetti dello spirito opposto. 



FILOSOFICA. 269 

1 iao( 

3. LTeresia e essenzialmente divisione, come il nomestesso la dice; 

divisione nella generazione vivente, divisione dalle generazioni pas- 
sate. Ovunque V eterodossia alligno divise popolo da popolo, gente 
da gente, famiglia da famiglia, fratello da fratello : ovunque giunse 
a regnare dett6 leggi ed istituzioni, che isolassero da tutti i vicini e 
troncassero tutte le tradizioni *. La scissura nelle opinioni filosofi- 
che sotto le influenze eterodosse non e dunque soltanto un risulta- 
mento necessario della varieta deglintelletti nell'apprendere e giudi- 
care, ma e di piu un bisogno, un desiderio, uninteresse di un cuore 
esacerbato che vuol romperla con tutti i circostanti e con tutto il 
passato. E qual ragione avea la Repubblica francese del 93 di can- 
giare quella bandiera onorata, che conoscea si bene il cammino della 
vittoria? qual ragione di cambiare la settimana in decade , o T 6ra 
volgare nella repubblicana? qual ragione di abolire perfino i nomi 
non che i monumenti e le costumanze delle antiche province? Gia 
tutti lo sanno : si volea iinirla per sempre col medio evo , ossia in 
lingua volgare, rigenerare un popolo che piu non avesse antenati. 
Chi cammina con questo spirito e naturalissimo che piu trionfi , 
quanto piu cambia o abolisce T antico. 

4. Ma lo spirito cattolico e precisamente il contrario; e la venera- 
zione alle tradizioni, come forma un articolo della sua professione di 
fede , cosi forma un istinto della sua car i la. II cattolico ricorda con 
giubilo le glorie dei padri suoi, ne accetta con riverenza il retaggio 
di diritti e di obbligazioni , ne apprende e custodisce il linguaggio , 

ne osserva le costumanze, ne perpetua le istituzioni : sente insomnia 

. 

ch'egli e Uno colle generazioni passate, le quali giunte al porto del- 
la eternita sembrano accennargli da quel lido che prosiegua il cam- 
mino, onde esse giunsero a salvamento. Sotto 1' impulse di un tale 
spirito, il filosofo cattolico al par di ogni altro fedele,allora soltanto 
s' induce a mutare , quando la costanza sarebbe colpa o difetto. Ma 

cambiare per cambiare, ma lasciare V antico perche e antico, ma 
IO-MIIV ,(i an r 

1 Abbianio thiarito qucsta tendcnza desolatrice dell'eresia nella I. Serie della 
Cirilta Cattolicu: Vol. V, pag. 395 c seijt;. 

up 



270 DELL' ARMONIA 

vergqgnarsi di una verita perche e ripetuta da died o quindici seco- 
ti , oh questo davvero che non cadra in mente al cattolico : ed ecco 
in qual senso abbiam detto essere gran mezzo di armonia lilosoiica 
1' amore ond' egli e ispirato. Sotto tale ispirazione una gran Mente 
puo essere promotrice di progressi portentosi. ma non sara mai in- 
novatrice nell' antica verita ; la quale ben puo essere antica , ma 
vecclria e logora non mai. 

5. Sotto tale ispirazione i progressi della filosofia saranno come 
quelli delle scienze matematiche , le quali quando mai pensarono 
che ad ottenere increment! veraci fosse mestieri disprezzare e cal- 
pestare i document! diPappo, di Archimede, di Archita, diPitagora? 
Ogni grand' uomo vi si fece continuatore dei precedent} , e Keplero 
era riverito da Eulero, questi da Lalande, da Lagrange, da Laplace, 
seguiti essi pure dai Poisson,dai Cauchy,dai Venturoli, dai Caraffa. 
persuasi tutti che, se 1' antico e vero, non vi e ragione di mtitarlo 
con un nuovo che ben puo essere falso: e che una tal mutazione 
limgi dall'agevolare il progresso, lo rende quasi impossibile, obbli- 
gando i dotti a spendere nel discutere ed accertare rudimenti no- 
velli quel tempo prezioso, che impiegar si poteva a sopraedificare 
sugli antiehi gia provetti e rassodati. 

6. Se i filosofi cattolici avessero tutti imitato nella loro scienz* 
(juesto savio procedimento dei matematici, credete voi che si sa- 
rebbero lasciati strascinare dagli schiamazzi di Wicleffo 1 e dei pro- 
testanti 2 a quello sterminio universale delle dottrine antiche che 
parve in certe epoche piuttosto una persecuzione di passioni t'anati- 
che, che uno studio di verita filosofiche? Molto certamente vi era da 

1 II sinodo di Costanza Sessione VIII, nc condanno la seguente proposizione 
Unwersitates s(udia collegia vana garulitate introducta sunt- 

2 Qual fosse Paccanimento del proteslantisino contro gliScolastici e notissimo; 
not issi mo quanto in favor di questi sancirono i supremi Pontefici Benedetto XIV 
che cita un lungo squarcio di Sisto V, (Inst. IV, lib. XIV), Pio VI, che nella Bolla 
Auctorem fidei LXXVI ha eosi: Insectatio qua Sy nodus scholasticam exagitat... 
falsa, temeraria, in SS. viros et doctores, qtii mayno catliolicae religionis bono 
scholasticam excoluere, iniuriosa, favens infestis in earn haereticorum conviviit* 



FILOSOFICA 

i'orreggeree da progredire nelle dottrine e neimetodi degliScolastici. 
per cont'essione di loro medesimi : ma questi progress! doveano ot- 
tenersi col vagliare nelle accademie e scrutinare ad una ad una le 
dottrine accusate di falsita; non gia con queH'ostracismo universal, 
con quell' auto-da-fe, sentenziato a furor di popolo alia voce di un 
mtMUire bretom (cosi dal Cousin si descrive il Cartesio) risoluto, fer- 
mo e pin che mediocremente temerario, non meno intrepido nd pensar 
da fdosofo che ml battagliare sotto le mnra di Praya , che filosofava 
da dilettante, come da dilettante avea yuerreyyialo I . In nessun' arte 
i dilettanti sogliono essere professori, ne i professori prender regola 
dai dilettanti : ed ecco perche le scuole cattoliche, governate gene- 
ralmente dal Clero , andarono riguardose a riiento nel consentire 
alia condanna fulminata dai protestanti. Ma il laicato meno istrutto 
e meno fermo nella fede, eppero meno sensitivo alle ispirazioni dello 
spirito cattolico, t'u strascinato da quegli sehiamazzi , vi fece eco 
co' suoi , e non cessa tuttavia di gridare le scuole clerical! incapaci 
di ogni progresso. 

7. Se non che a poco a poco le conseguenze si svolgono, i prin- 
eipii si chiariscono, le dottrine si contornano a caratteri e fisonomie 
ricise e distinte : ed al vedere la nullka , il pericolo , lo sterminio 
portato nelle generazioni presenti da quella lilosofia improvvisata 
sul tamburo dal militare bretone , anche i laici sincerameute catto- 
lici incominciano a ricredersi e si persuadono , come dice il citato 
Cousin , che la filosofia scolastica , bestemmiata nel primo momenta 
di emancipazione , conliene verita profonde e non fu scomunicata se 
non perche non oso ollrepassare i confini imposti a lei dalla fede 2. 

\ Descartes etait un gentilhomme breton, rrdlitaire, ayant an plus haut degr6 
nos defauts et nos qualites; net, ferme, resolu, asses tetneraire, pensant dans 
son cabinet avec la meme intrepidite qu.' il se battait sous las miurs de Prague. 
II avail fait la guerre en amateur, il philosophait de meme. 

COUSIN; Cours de V histoire de la philosophic ; Introd. nouvelle edition 
pag. 54 Paris 1811. 

-2 II ;/ <i beawoup de verite dans le scholastiqiw . . . ( Elle) doit contenir 
aussi de profondes verites . . La pensee qui t'exerce dans nncercle qu'ellen'a. 



2T2 DELL' ARMONIA 

In tale disposizione degli animi , qual sarebbe il consiglio della 
prudenza per ristorare i danni delle scienze razionali ? Supponete , 
per una ridicola ipotesi , clie un agrimensore , o un muratore fosse 
riuscito a persuadere ad una generazione di matematici, clie abban- 
donassero le teorie troppo astratte degli antichi maestri e ne bru- 
ciassero i libri, attenendosi quindi in poi alle dimostrazioni del com- 
passo e della sinobia , tanto piu evidenti delle anticbe , quanto piii 
visibili agli occbi e palpabili alle mani; clie dovrebbero fareirnate- 
matici che venisser dopo per ristorare la scienza senza ripigliare ten- 
toni i primi passi? Dovrebbero fare quel medesimo, che, dopo Tin- 
cendio delle biblioteche, opero la Cina in favor di Confucio: risusci- 
tare gli anticbi codici, e studiarne, esaminarne, librarne le dottrine. 

8. Or questo appunto suggerisce naturalmente ad un savio filo- 

sofante quello spirito che abbiamo accennato, animatore del catto- 


licismo. Invece di svolazzare a caso pei fantastic! regni di que' tan- 

ti sistemi cozzanti che brulicano ogni di dal fermento dei cervelli 
riscaldati , ove i creatori o non s' intendono o si contraddicono 
continuamente , perche non interrogare piuttosto ad una ad una 
quelle dottrine che vantano 1' assenso unanime di quattro o cinque 
secoli , e che , sparse bensi e men coerenti , pur durano tuttavia 
in molte scuole cattoliche? Se in queste i principii apparissero in- 
concussi , le conseguenze concatenate , le obbiezioni gia sciolte , i 
teoremi gia applicati al pratico, gia comprovati dall' esperienza, gia 
connessi con tutto il sistema delle dottrine volgari e delle scienti- 
fiche , e soprattutto gia conciliati perfettamente coile dottrine reli- 
giose; non dovremmo esser lieti di iniziare in tal guisa i giovanetti 
ad una dottrina , che armonizza con tutti i secoli e con tutte le 
scienze, impiegando le meditazioni dei dotti ad alzare 1' edifizio ver- 
so il cielo, invece di scavare indefinitamente sotterra in un terreno 
incerto per ripiantarne, Dio sa dove, la pietra fondamentale? 



point trace elle meme, et qu'elle n'ose pas depasser, est une pensee quipeut con- 
tcnt'r toute verite; mat's ce n'est pas encore la pensee dans cette liberte absolue 
gui caracterise la philosophic proprement dite. COUSIN 1. cit. pag, 51-52- 

AA ,fo'j 



FILOSOFICA 273 

9. Riflettano a questo di grazia i sapienti Italian! ; e se un tal con- 
siglio non sembrasse improvvido, avrem trovato un secondo ele- 
mento di iinila nel filosofare , tanto proprio della lilosofia cattolica, 
quanto e proprio del cattolico il rannodare la propria esistenza alle 
generazioni passate, ripetendo il noto aforismo : Profana novitas, 
sacrata vetustas. 

11 che se sarebbe proprissimo del cattolico in quanto e rispettoso 
osservatore delle sue tradizioni, sarebbe per soprappiu proprissimo 
del cattolico italiano in quanto e amatore sincere della propria ar- 
moniosa favella, educata, come ognun sa, sotto gli auspicii della 
Chiesa nelle scuole del medio evo. II linguaggio cattolico e filoso- 
fico dei padri nostri e si connaturato al nostro idioma , cbe le reli- 
gioni e ftfosofle straniere riescono barbare al nostro orecchio non 
meno che erroneeal nostro pensiero. LTAllighieii, padre riverito di 
nostra favella, trasfuse in lei si fattamente quella doppia forma di 
vero naturale e soprannaturale , cbe gli amatori di terso dire non 
possono a meno di ripetere quelle formole anche talora quando vor- 
rebbono rinnegarne il concetto. 

Tutto adunque sembra additare all'Italia la via da battersi, ricon- 
ciliandosi con quel linguaggio filosofico immedesimato per lei colle 
tradizioni cattolicbe. Aggiungete ora a questi inviti un cattolicismo 
cbe si rinfervori alia vista di pericoli minacciati alia societa ed alia 
Chiesa dalla Babele di oltremonti; e vedete quanto ne rimarra age- 
volata 1'anmonia dell' insegnamento filosofico, se non ci lasciamo il- 
ludere dallo stolto desio di folleggiare co' novatori , e rinnegare gli 
avi per obbedire agli stranieri. 



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Serb II, vol. II. 18 






L' ORFANELLA 








I. 
IL MIO RACCONTO. 

Amico mio dolcissimo leri me ne stava seduto sopra un de- 
schetto innanzi a una bottega da caffe di qaesta Vico , donde ti 
scrivo, sorsandomi una tazza di cioccolata che, a dirtela tra paren- 
tesi , non era ne la piu schiumosa ne la meglio aromatizzata del 
mondo. Quand' ecco fermarmisi li dinanzi uno di quei calessetti 
che fanno il viaggio dalla stazione di Castellamare a Sorrento , e 
guizzarne un giovanotto tanto azzimato che parea uscisse da una 
sala da hallo. Tolse di presente una delle panchette imbottite che mi 
eran dappresso, e vi si gitt6 sopra a cavalcioni appressandosi a quella 

medesima tavoluccia a ribalta ove era posato il vassoio delle mie 



1 Come until m mo nel passato quaderno , 1' Ubaldo ed Irene sara sospeso finche 
1'autOre dell' Ebreo di Verona, gia riavutosi per divina bonta da mortale malat- 
tia, nou sia in condizione di poterlo alacremente continuare. Frattanto per 
alquanti mesi verremo pubblicando questo racconto dell' Orfanella perche non 
manchi al nostro periodico questa parte che sappiamo quanto sia cara e giunga 
aspettata al maggior numero dei nostri associati. 



L' ORFANELI.A 

cbicchere , e dimandando al donzello della bottega con una voce 
stridula e schiacciata da far colezione speditamenle. M' accorsi to- 
sto die il messere fosse il piu nuovo uccel da muda che mai , e 
quello il primo volo che egli spiccasse fuori del nido. Poiche con 
fidanza tutta napolitana , e per soprappiu sbadata per V inespe- 
rienza del mondo e degli uomini comincio ne richiesto ne inteso a 
darmi ragione di se , del suoi parent! e familiar! , dei suoi studii 
e dei suoi educator! , del suo viaggio e del suo albergo e di cento 
altre attinenze cosi alia minuta che un fiscale ne avrebbe soverchio 
per tener sempre dietro alle peste d' un galantuomo. La foga del 
suo chiacchierare era cosi stemperata che ne vinceva di gran lunga 
T appetite ; e quando il poco cortese vetturino cominci6 a serpen- 
tare del troppo indugio , egli fu costretto a lasciar mezzo intatta 
la colezione preparatagli, e a saltare sull' impaziente legnetto che 
1'attendeva, dopo dispensati a dritta edastanca infmiti saluti alle 
persone che neppure eransi accorte di sua presenza. 

Peggio per T infronzito messer Ldnduccio , dirai tu : ma che co- 
mincianiento e egli cotesto d' una lettera che mi scrive un amico 
dopo cinque anni di lontananza, e tre di silenzio? Rabbonati e il sa- 
prai tosto. Di poche t-ose al mondo non trae T uomo qualche van- 
taggio : e il pro ch'io m'ebbi dal colloquio del ciarliere viaggiatore 
i'u questo: ch'io seppi da lui che tu eri teste giunto in Napoli , e vi 
divisavi passar mezzo T autunno alline di scuoterti di dosso il mu- 
lamio di certe febbracce, che t' hanno spolpato sotto un cielo meno 
amico alia tua gracilezza, e meno ridente per la tua fantasia. Vera- 
mente questa nuova 1' avrei atteso piuttosto da te , che dalla mia 
ventura. Ma pure ove diamine potevi tu scrivermi , se io non ti feci 
consapevole del mio nuovo traslocamento ? Sappilo adunqua ora , 
e se m' ami ancora vieni ad accertartene coi tuoi proprii occhi. Qui 
il cielo azzurrino, T aria spiritosa , i colli verdi , i venticelli odorati 
di cedri, di mortelle e d' alloro, la brezza marina soavissima fugano 
sfinimenti , ambasce , macilenze e febbri d' ogni sorta. Qui per 
giuiita potrai imbalsamare i visceri di certo vin gagliardo e sma- 
i-liante che i miei propri vitigni equensi pullulano, e le mie mani 



276 L ORFANELL.V 

spremono, purificano ed imbottano ; e si che ne uscirai vigoroso 
e capace di sfidare ove che si a tutte le inclemenze della stagione , 
e le malignita delle terre. Cagliati adunque di te , e ripara per al- 
quanti giorni su queste colline : e se non di te, almeno dell' amico 
tuo, che e desideroso di stringerti al seno, di versarti nell' animo 
una qualche parte del proprio cordoglio , e compensare 1' assenza 
di circa a 60 mesi con almeno alquanti giorni di domestici conver- 
sari. La mia casa non e gran fatto lungi dalla Citta di Yico , e sol 
che ne chiegga al padrone della prima bottega da caffe che incon- 
trerai sulla via, ti sara facile il trovarla. II carattere di questa let- 
tera t' ammonisce che gia son cosa troppo vecchia e logora da po- 
terla durare piu a lungo su questo mondo : e siati questo un mo- 
tivo di piu da gettarti presto fra le braccia del 

oni 
Tuo Raimondo . . . 

. 

Questa lettera si cortese mi giunse in Napoli sul principiare 
dell 1 Ottobre dell anno scorso. L' amicizia mia col sig. Raimondo 
comincio dall'esserci a caso abbattuti insieme molti anni innanzi in 
Salerno e fu continuata dipoi con sollecita amorevolezza piu col 
mezzo di lettere , che di visite. La somiglianza degli studii scam- 
bievoli, ed una insigne bonta di carattere ed onesta e gentilezza di 
modi nell 1 amico, mi avean reso oltre ogni forma gradevole quella 
dimestichezza. Egli avea valico allora il suo undecimo lustro : per 
me spuntava appena il quinto. Ma questa disparita di anni era forse 
il vincolo piu stretto che ci legasse i cuori. lo facea grande stima e 
mi giovava non poco della sapienza e della pratica dell' amico : ed 
egli compiacevasi e si rallegrava della mia vivacita e spensieratezza 
giovanile. Divisi 1'uno dairaltro quasi sempre ingannavamo il dis- 
piacere della lontananza colla dimestica assiduita dello scrivere : e 
tal costume duro fin tanto che le traversie dei tempi non ci costrin- 
sero entrambi ad un vagare frequente e angoscioso. Era questa 
adunque la prima lettera che io ricevessi da lui dopo il lungo si- 
lenzio. II primo affetto che mi si mosse neir animo fu il piacere di 



L' ORFASELLA 277 

trovarmi si dappresso a tale clie io supponea dimorare nella patria 
giu giu al fondo delle Calabrie. Quindi appresso la curiosita mi sti- 
molava coi suoi pungoli-, e per quanti arzigogoli mulinassi nel mio 
cervello, non riusciva ad aggiustar nel segno ne anche per una del- 
le tante novita che quella inaspettata lettera mi rivelava. II mio 
antico e vecchio amico lia nella sua vecchiaia lasciata la patria e 
i parent! cosi da lui amati ! E come cio, e perche? E poi parlarmi 
di vigneti proprii , di vini da lui fatti , di vita scioperata ed oziosa 
e passarsela in tutto delle sue consuete scientifiche investigazio- 
ni, e dei suoi si dotti commenti filologici! E la malincoriia diffusa in 
quella lettera , e il confessarlo aperto che esso f a , e F invocare il 
mio conforto! Quale strano cangiamento di cielo, di occupazione, 
e quasi d'indole non e egli mai cotesto! Solo costante in quest' uo- 
mo serbossi 1'antico afletto verso di me. Come va? Come sta? 

Cosi discorrendola fra me stesso mi trovai stimolato da tre vali- 
di alletti ad accettare 1'invito: 1'amicizia, la curiosita, la gratitudi- 
ne. E per6 senza por tempo in mezzo mi posi in assetto pel breve 
viaggio , e quella sera medesima era gia , poco dopo F imbrunire , 
alia porta delF amico. Questa celerita e il sopravvenire presso 
alia notte davano alia mia visita tutto il piacere d' una sorpresa , 
scbbene ella fosse non solo desiderata , ma cercata con tanta insi- 
stenza. Al primo busso che io diedi colla campanellotta sul pic- 
chio del cancello esterno della vigna rispose un abbaiare acuto 
di cani , che per quelle vigrie e uso d' averne di molti a cu- 
stodia , i quali accorsero tosto al capo del viale d' ingresso e li 
fermi a guardia della casa , intramezzavano ai latrati pih smaniosi 
il sommesso e cupo lor gagnolio. Accorse a quello strepito cagne- 
sco un domestico piu villano che fante e domandatomi chi fossi , 
con viso brusco e insospettito, ebbe a fare una gran cortesia di la- 
sciarmi cosi tuttavia sulla strada alia custodia dei suoi striduli 
cucciolini , linche non corse a recare il polizzino al padrone di 
casa. Dove questi garrirlo dell' avermi lasciato li sulla soglia , 
perche nell'accorrere che fece ad aprirmi Io stesso sig. Raimondo, 



278 L' ORFANELL.V 

ei gli tenea dietro recandosi con un' aria un po' mortificata un lunie 
a mano, e affaccendandosi intorno a quei suoi guardian! per ricac- 
ciarli nella lor cuccia. Mentre tutto cio avveniva io contemplai d'un 
guardo quel vecchio, e traune un po' di raaggior magrezza egli era 
tuttavia quella si svelta e diritta persona , che aveva io sern- 
pre conosciuta : e questo primo avviso giovo molto a rinfrancar- 
mi Tanimo di piu gravi timori. II vedermi egli di lungi e ilgridare 
fu tutt'uno. Perdonami, sail questo Menico e uno stordito, un pau- 
roso cioe quando glie ne salta ilgrillo pel capo Ecco vengo io 
stesso ad aprirti per far piu presto. Eh ! clie ai vecchi tocca ora 
d' essere piu svelti dei giovani. To' Menico : lascia li da un canto la 
tua lampada,e corri ad avvertire la signora che abbiamo unospite, 
un amico . . . dille che e uno di casa. 

Mentre cosi parlava un poco a me , un poco al suo paggio, avea 
gia tratto il paletto del cancello fuori delta boccuccia e schiavato ii 
serrame della toppa: entrai tosto, e quegli richiuso nuovamente mi si 
laacio al collo, e datami una stretta affettuosissima : dopo cinque 
anni ! dissemi, avea quasi per.du.ta la speranza di rivederti. Quan- 
te cose da dirti ! quante vicende I Ma prima d'ogni altro di' con li- 
berta per rifocillarti della via vuoi un po' d'acqua acconcia di cedro r 
o anzi meglio una bevanda calda di caffe? Ma oibo lascia fare a me: 
il migliore sara un buon calicetto di vin vecchio : n' ho del pretto 
che spuma taut' alto , ed e vigoroso da risuscitare un morto. Ehi 
Menico ... 

11 buon vecchio non in' avea lasciato ancor tan to di tempo da po- 
ter mettere una sillaba in quel primo sfogo della sua cordiale ospi- 
talita : ed appena allora ebbi agio di dir qualche parola , quando 
presomi domesticamente sotto al braccio , e toltomi di mano il pic- 
colo mio fardelletto, mi accompagno per quella balestratadi via die 
correa dalle muricce delJa vigna alia casa. Dissi allora in poche 
parole Io intervenutomi dei miei ultimi tre anui, e non fui interrot- 
to da lui, se non con qualche semplice esclamazione di pieta o di 
sdegno. Osservai che esso mi Uicque affatto delle proprie avventure 
in su quel primo sconlro , per uaa fine dilicatezza di non scemare 



L' ORFANELLA 279 

la compassione dr' miei easi col racconto de' suoi tanto piu I'or- 
timosi. 

Mentre die io prendea qualche ristoro offerlomi dal cortose ami- 
co, la sig. Rosaria sua sorella , minore a lui d'una ventina d' anni 
inciroa , venne a congratularsi col gemiano della visita , e a ren- 
derne a me cortesissime grazie come d' un favore , cosi ella il 
rhiamava, che io impartiva al loro romitaggio. Presa poscia 1'auto- 
rita c i dritli di donna della casa, mi domando se io soffrissi a dor- 
mire in una stanza volta Sulla marina, amenissima per la vista che 
vi si godeva , e rallegrata dal mormorio delle onde fiottanti contro 
alle I'alde della collina. Se cio m' inrrescesse avrei potuto trovare 
maggior silenzio dalla banda opposta , ove le tinestre guardavano le 
coste del monte messo a vigne ed oliveti. Mi tolse dall' esitazione 
della scelta la franehezza del veccbio , che 1' amico e stance , le 
disse , e fresco d' anni : terra legata la giumenta anco che il 
mare tempestasse. D' altra parte io ho saputo da quel bigolone , 
in cui come voile Dio ieri m' abbattei , e che mi si disse suo al- 
lievo nella facolta fisica, che 1' amico e infetto delle terzane. Ora 
un po' d' aria piu schiettamente marina gli fara buon pro. Andre- 
mone dunque da quella parte : tanto piu che essa e la piu de- 
eente camera del nostro quartiere, e la serbiamo per g\i ospiti . E 
cosi senz' altro attendere mi vi guid6, e volto d'un tratto il nottoli- 
no di ferro, spalancola invetriata; e piglia, dissemi , amico con una 
boccata di quest 1 aere cosi sottile e salubre, possesso di questa casa. 
Io mi sentii aUargare il petto, e raHegrarmisi il sangue: ma Io spet- 
tacolo che mi offerse agli occhi quella vista mi trasse tutto fuor 
di me stesso, si che rimasi un bel tempo come smemorato d'ogni co- 
sa e fin dell' ospite che mi stava ai fianchi appoggiato coi gomiti 
snl davan/ale. Vedeva a dirimpetto la citta di Napoli cogli editi- 
cii digradanti sulla collina e spiegati a semicerchio , intanto che il 
riverbero del gas ben ripercosso dall' interno dell' abitato parea che 
le formasse sul capo tin 1 aureola luminosa. La lanterna messa in 
cima della torre sull' imboccatura del porto, coll' alterno suo splen- 
dere ed ecclissare or m' irradiava quelle case , quel porto , quella 



280 L' ORFANELLA 

marina di splendore acceso , or mi sottraeva allo sguardo ogni cosa 
lasciandovi una incerta mapiacevole confusione di oggetti. Quello era 
Testremo confine clie s'apriva alia vista , e di cola s'arcuava il cer- 
chio del golfo seminato di citta e di borghi che per tutto vedeansi 
sparsi di lumi ora aggruppati a molti insieme, ora solinghi e piu lan- 
guidetti. Dopo la Torre dell'Annunziata, e piu d'appresso il piccolo 
seno di Castellamare una striscia ampia di fuoco, quasi minuta bra- 
ce versata sul terreno continnamente, mi disegnava il cammino del- 
la strada f errata: ed il fanale che la precedea con un movimento as- 
sai celere era segno certo che a quell' ora la via era percorsa da un 
convoglio. Di dietro a questo lemho di piaggia illuminata stendevasi 
un gran tralto nero interrotto solo da qualche ceppo di case dalle 
iinestre raggianti , e da qualche fuoco acceso innanzi ad un tugurio 
o ad una capanna. Quel tratto nero scorgeasi manifesto che abbrac- 
ciava i colti, i seminati, gli arbusti , i vigneti della riviera. Dietro 
ad essi torreggiava la vetta del Vesuvio, dalla cui sommita usciva di 
volta in volta un globo misto di fiamine e di fumo , il quale parte 
ricadeva nella voragine sottoposta, parte sboccava sul rovescio sgo- 
lato di tramontana. 

Tale era la scena terrestre a quell'ora: e a lei appropiavasi lo spet- 
tacolo della marina. Sulla superficie del mare vedeasi qua e cola 
sporgere lembi, fisoliere, grottoline e cotali altre navicelle da pe- 
sca, con sul castelluccio della prora una fiamma accesa di tizzi piu 
o meno vivace, mezzo acconcio ad allettare alcune generazioni di 
pesci. Un po' po' cbe esse scorressero o volteggiassero , e piu ad 
ogni incresparsi dell' acque sotto la pala del remo che le fendea , 
la spuma gorgogliando montava alia superficie imperlata di scin- 
tille giallognole e i flutti intorno accendevansi di luce fosforina. Ma 
quello che piu rapivami era la tranquilla c quasi immobile pianezza 
di quelle acque: e il raddoppiarsi che per questo facevasi in grem- 
bo ad esse, come sopra uno specchio terso e brunito, ogni fiaccola 
ed ogni luce della riva e delle barchicciuole ; onde la lor vista du- 
plicata aggiungnea alia naturale belta di quella scena 1'incanto d'una 
insolita corrispondenza. L' immaginazione era cosi illusa che a! 






L' ORFAIS'ELLA. 2<S I 

tremolar dolie hnagini capovolte in fondo al mare per gli ondeggia- 
menli, il cuoro mi palpitava quasi di rovina minacciata a quella si 
vaga prospeltiva. Cosi I'attamente c' inganna la fantasia se noi le ci 
aflidiamo anchc un istantc! otmiiirrea 

A scuotermi pero dallo stupore di cotal vista non vi voile meno 
die un profondo sospiro del buon vecchio. Ecco, ei tosto comincio 
a dirmi, la nuova materia delle mie contemplazioni. Lungamente ho 
studiato neile opere degli uomini, ed il mio spirito ne ha colto ari- 
ditae desolazione, se non peggio. Glianni e la sventura, ainico mio 
dok'o, m'hanno i'alto volger F animo allc opere del Creatore. Li da 
quel poggetto, die vedi giu al fondo della vigna e che fila a piom- 
ho sul mare ^ assisto al sorgere o al tramontare del sole : e qui da 
questo hallatoio die sporgeti sulla dritta contemplo attonito per 
qualche ora la notte aggirarmisi sulla testa i pianeti, e brillare tre- 
molanti le stalle nel lirrnamento. Oh come mi parlano esse di Dio 
piu. eloquentemente che nori la parola mendicata dai piu facoiidi in- 
gegni! Oh come m'imbalsamano V animo tanto bisognoso di questa 
medicinal 

Ma che vi tocco mai , dolcissimo e rispettabile amico o piut- 
tosto padre , che vi tocc6 di sofferire? Ditemelo alia buon' ora 
La vostra lettera , questa nuova dimora stessa , e piu queste vostre 
parole mi fan sospettare tali sciagure , che io non posso sostenere 
di vanLaggio a dimandarvene. 

fin-f, La mano di Dio ha giunto un'intiera famiglia che mi apparte- 
neva: la famiglia di Rosaria mia sorella Ma la Dio merce fu 
per loro salute, e per salute anche mia; tel dir6 pure con gioia, seb- 
benc ... 

Sebbene, volete dire, la memoria delle pene sofferte v'addolori 
ancora 1' animo , e vi spreina queste lacrime dagli occhi. Lasciate 
adunque . . . . ]mtnd o 

iNo: caro mio, no. Queste lacrime son d' amarezza tanto forse 
quanto di gioia. Dopo tanti anni di vita spesi in vani e pur faticosi 
Studii: dopo casimolti ora lieti ora infelici, nel giro di pochi mesi io 



282 L' OKFANELLA 

lio appreso a conoscere I'uomoja natura, Iddio quali essi sono vera- 
mente, e Fappresi da una povera creatura,fanciulla del popolo,sen~ 
za coltura umana , ne educazione , ne fortuna. Cara Rosella ! II 
cielo ti voile orfanella ai primi tuoi anni perche tu fossi la fortuna 
di molti. Questo e quel pensiero che qualunque volta mi torna al- 
ia mente mi fa piangere di mera consolazione e mi sparge di doicez- 
za il dolore delle tristizie viste, e delle pene soffertene. Ma io volea 
dirti teste che non dovevamo questi primi momenti rattristare con 
racconti di troppa pieta. Resterai, non e vero con me almeno a for- 
nita la vendemmia ? 

II vorrei ben volentieri. 

Oh lasciamo questi benedetti ottativi ... la trista pruova 
Fho fatta io stesso troppo a lungo ed a mio danno-, che la mia vita 
fu sempre una tempesta finche ebbi in cuore e sul labbro il vorrei.. 

Allora diro la cosa rotondamente come la vostra amicizia mel 
consente. Piu di tre di non restero lontano di Napoli. Ho di molte 
brighe e faccende, e piati cola .... 

Buon, buono : che i piati, le brighe, e le faccende ti sappia- 
no meno ostico che il piacere d'un tuo amico. E pur dovresti pen- 
sare a ristorarti qui lungamente . . . 

E i tre di che vi restero mi sembrano quanto ad ozio ancor 
troppi: quanto al preferire le occupazioni all' amicizia .... 

Le fur celie le mie, non isforzai nissuno, e men che gli altri 
gli amici ; ne costringero te. Ma per tornare alle mie avventure , 
in questo tempo udirai tu da me e dalla mia sorella la parte che 
scambievolmente abbiam tenuta nella storia che ti racconter6, se 
pure ella sara cosa che t'alletti il saperla. Ma uno degli attori 'prin- 
cipal!, e forse il Reus ex machina Thai visto entrando, e non t'avra 
fatto concepire grande idea di se: perche a dirtela quell 1 averti fatto 
aspettare. 

Oh no : era cosa che andava da se ; e chi siede in piano non 
tta onde caggia, dices! in proverbio. Un uomo ignoto, ad ora tarda, 
in campagna solitaria non dovea essere da un servo ammesso di pri- 
mo slancio in casa. . 



L' ORFANELL.Y 

Bravo : mi piace che Menico ahbbia trovato il suo difensore. 
lo tuttavia ne 1'ho rabbuffato per due motivi: e perche la diffidenza 
verso un ecclesiastico e cosa disdieevole, e perche eri tu cbe aspet- 
tavi. Ma del rimanente io quel Menico 1' bo in quel con to che fi- 
gliuolo . . . 

In questo entra a rompere il nostro discorso la sig. Rosaria con- 
ducendosi Menico appresso : e chiestomi con molta gentilezza che 
dessi retta a ima parola che quel buon tigliuolo aveva a dirmi, gli 
lascio campo di parlare, con un coraggio Menico, fa il tuo dove- 
re . Io non indoviriava cbe cosa volesse dirmi quel bravo garzonotto 
e pure aveva gran voglia di ascoltarlo e di parlargli , perche egli era 
tanto stimato ed amato dal sig. Raimondo. E poi quelle parole mi- 
steriose benche cosi mozze dettemi dianzi intorno a lui , e quell' es- 
sere stato non parte solamente ma principale attore d' una storia 
ignota ancora per me , e nondimeno importante altame.nte per la 
famiglia alia quale si riferiva , me ne accrescevano il desiderio. A 
torgli 1'imbarazzo, che il teneva ancora sospeso: scusate, gli dissi, 
se la mia venuta e cagione d' accrescere i fastidii del vostro servi- 
zio e forse occasions di qualche rimprovero . A queste parole egli 
corse tosto ad afferrarmi con impeto la mano, e baciatala con afietto, 
fissandomi in volto con molta ansieta gli occhi vivacissimi pronun- 
zi6 appena poche parole nel suo dialetto calabrese , colle quali ma- 
nifestommi tutto il suo accoramento del non avermi accolto con mi- 
glior garbo, e il piacere che io non ne fossi rimasto offeso - Un tal 
dialogo fu bellamente rotto dalla sig. Rosaria che il mand6 ad assi- 
stere alia Marianna, la quale in qualita di fante governava la cuci- 
na , ordinandogli che tornasse poi ad avvertirla quando fosse appa- 
recchiato. Rimasti cosi soli : 

Vi avra, credo, informato, ripigli6 la sig. Rosaria, il mio fra- 
tello del quanto dobbiamo noi a quel caro Menico ! 

Qualche cosa diss' io , me ne ha detto: ma questo poco e 
servito piu a stuzzicar 1'appetitoche a sfamarlo. 

Allora la sorella del mio ospite mi delined in poche parole, e mol- 
lo assennate , la storia di quel loro benefattore : cosi 1' udii spesso 



281 L' ORFANELLA 

chiamare da essi quando Menico era assente, die non potesse 
ascoltarli. 

?'>ib mio unob utgjy ib oirruq ii 

Da questa narrazione comindai a scovrire un poco piu die imian- 
zi non aveva imaginato delle avventure del sig. Rairaondo. lonon avea 
perloaddietroconosciutagiammai la suasorella, ne la famiglia di lei, 
e solo in generale avea potuto scorgere da certe formole e sentenze 
nelle lettere del mio amico die quella famiglia gli era taiito cara, 
quanto spesso gli dava sollecitudini ed amarezze. La signora Rosa- 
ria sia nel discorrere, sia nelT operare mi parve donna di alti spiri- 
ti e di squisito sentire : e tal donna messa a capo d'una casaavreb- 
be dovuto a mio credere condurla a bene e si dirittamente, die non 
potessero allignarvi guai e sconcerti molto alia lunga. Vero e die 
fin da questo primo schizzo d' una storia, die mi veniva descritta a 
spilluzzichi ed a salti, io cominciai a sapere che aveva essa avuto im 
figliuolo, il quale da mammoletto in molti vezzi allevato, era poi nd- 
la maggiore eta venuto impronto , riottoso e tristo, e causa princi- 
pale delle sue disgrazie. Aveva altresi fatta menzione d'una Bet- 
tina sua figlia , cbiamandola accorta e savia donzella ed avventu- 
rata: e solo verso di lei mostrava un po' di cruccio percheTavesse ab- 
bandonata, sebbene per onesto e buon fine, facendola nella veccbiaia 
restar non solo donna vedova, ma grama ed orba genitrice. Piu in 
la di tan to non mi riusci per quella sera d'intendere, perche le sol- 
lecitudini di Menico aggiuntesi a quelle di Marianna ci ammanirou 
piu presto da cena ; nelqual tempo era, com'ei-si protesto sul seder- 
si a mensa, costume del sig. Raimondo di non parlare die di cose 
liete: perclie soggiungeva egli : 1' intingolo e la salsa piu digestiva 
d' una vivanda e sovra tutto la ilarita. rfg Kn r>iy 

II di seguente levatomi ben per tempo affine di godere di quelle 
aure mattutine si frescJie e si odorate, mi condussi a passeggiar.p^ 
la vigna dell' ospite come ebbi di lui saputo die contra il consue- 
to era uscito di casa assai di buon'ora. Yalsemi di compagnia c di 
guida il giovane Menico: il quale s'ebbe a granpiacerela dimanda die 
io glie ne fed, per compensaro, credo io, la rozzezza di lasdarmi la 
ogasioq niy jsnu'rfo t 6iijJi8oq sfidiggafe uiq'&l 



L' ORFANBLLA 285 

sulla strada la serainnanzi. Egli sbracciavasi tutto a farmi contem- 
plare la deliziosa giacitura del vigneto e della casa; e per mettermi al 
miglior punto di vista dondesenza alcun disagio avrei osservato ogni 
cosa menommi ad unospianato a capo d'unaviottolapergolatadi viti, 
ove era un lastrone tondo da mensa e da giuoco. Di qnivi osservai 
la collina scendere a distesa nel mare , si che il dolce sbalter- 
vi delle onde ne sprazzava di spuma argentina le baize piu alte. 
Qua e la vedevasene rotto il pendio da certi grossi scheggioni di 
monte che facean getto sulla costa, e riuscivano colle lor punte a 
balzirelle sospese a filo sull' acqua. Una cotal giacitura o conforma- 
zione delsuolo rendea la marina sottostante la piu vaga e piu dilet- 
tevole prospettiva che potesse godersi. Poiche in poco spazio era 
tanto il serpeggiare e 1'incurvarsi e sporgere ed awallarsi della riva 
che ogni spranna quasi di piaggia era dissimile e parea piu deliziosa 
dell'altra. Qua punte piu o meno sportate in fuori, e fra esse seni e 
lune e incavi e grotte; la poggerelli che tagliano a riciso il mare e ne 
rompono immobili il iiotto: e da per tutto una cotal mistura e con- 
fusione elegantissima, che la piu giuliva fantasia di dipintore del- 
le cento bizzarrie qui raccolte non saprebbe accozzarne le venti. 
Ogni piu leggera minuzia mi poneva sotto gli occhi il mio rusti- 
co cicerone, e col dito continuamente teso, guardate la, gridava, e 
poi piu giu: Or qui sulla dritta; e quest' altro e piu vago, e quelloe 
un sito sdrucciolente a chi visi aggrappi: e cento altre indicazioni di 
questa forma. Quando gli parve che io ne fossi satollo, rimane, mi 
disse, a visitar la vigna : appena nelle Calabrie ne potreste vedere 
una simigliante a questa. Approvai questo suo pensiero, sebbene 
1'osservazione aggiuntavi era una cortesia tutta contadinesca. La 
vigna era coltissima e lieta e intozzata , che su per quella falda di 
monte la vite si gode e viene felicissimamente e si bonifica in lieta 
ricolta-, e i vini, dal saggio fattone per me medesimo, riescono di piu 
che ordinaria potenza e gagliardia. I vignazzi son piantati -a iiloni 
sovra ciascun dosso del colle, e sostentano i loro tralci quando a 
bronconi, e quando ad ordini di pertiche alte e piu lunghe chedop- 
pie: come vi e consentito dall'essere quel tratto difeso dai venti, e 
la piu eleggibile positura, ch'una vigna potesse dimandare. 



L' ORFANELIA 

lo scorreva cupidamente coll'occhio quei poggi , quelle ripe, 
quelle baize , e Tanimo tutto inteso al racconto fattomi la sera 
innanzi, parea ne trovasse una conferma sopra ogni vitigno, oani 
muriccia, ogni siepe che mi scorreva sotto la vista. Non volli al- 
lora chiederne a Menico, perehenon bene ancora informato del fat- 
to suo avrei potuto o dargli sospetto di me, o prenderlo di lui. Ma 
pur quella diligenza accurata colla quale ogni cosa era quivi ordi- 
nata. intesa, eseguita, dimostravano molto maggiore sollecitudine e 
intelligenza che da un volgare fittabile o mezzaiuolo o contadino si 
potesse attendere. Ogni cosa accennava al senno e direi quasi an- 
cora alia mano amorevole d'uomo sperto e amorosissimo della eol- 
tura. E cbi potea quello essere altri che 1'amico mio? E un uom di 
lettere messosi d'un tratto a coltivare un campicello con tanto amo- 
re divenia per me un argomento visibile che quell' uomo erasi can- 
giato dentro interamente: non era piu lui, altro che nella scorza e 
nel sembiante. Cercando dunque modo di saper piu per filo la cau- 
sa^di tal mutamento, e fatto gia alto il di, mi ritrassi all'ostelloche 
ra la casa insieme e il casino del mio ospite , e mi vi trovai atteso 
dalla signora Rosaria angustiata del mio tardar troppo a prendere 
alcun conforto di cibo. 

Questo e forse il ritratto della Bettina, o signora? io le do- 
mandai vedendo sospesa al muro , racchiusa entro una elegante 
cornicetta nera di ebano con quattro rovesci a fogliame d'oro sui 
quattro canti, una lamina dagherriana con Timmagine presa al giusto 
di una gentile giovanetta. 

Se ella avesse avuto il piacere d'esservi nota sarebbe stata rav- 
visata tosto da voi-, tanto ella e dessa. Ora 1'avete dovuto indovinare, 
e ci6 mostra la parte che prendete nei nostri infortunii. fi un po- 
chino piu seria e piu compressa del vero: perche, come da mio fra- 
tello ho udito spiegarmi , sara questo probabilmente un difetto in- 
evitabihe di questa invenzione si bella, lo scortare d'alquanto le linee 
verticali , e fare ingrugnatette anzi che no le arie dei volti. Ma tol- 
to questo essa e li : tutta li. Cara figliuola ! quanto hai sofferto tu 
pure ! Ma quanto pure soffro io ora per la separazione da te ! 



L ORFANELLA 

Ed essa ne sara certamente del pari addolorata. perche alia ce- 
ra per quanto la mi dica infoscata ed io il creda, mi da indizio d'iii- 
dole assai dolce ed amorevole. 

Amorevolissimaanzi. E sehbene in bocca mia la lode d'una liglia 
debba parervi sospetta, nondimeno se vi piace d'udirne la vita die 
meco ha menata nei suoi primi 22 anni, troverete cbe essa e molto 
di sotto alia verita. Quanto al doiore poi che essa sente della mia 
privazione io vi credo cosi cosi. Le sue lettere sono piene di tanta 
festa, ogni volta che mi scrive ; ed ogni volta che la visito ella ino- 
strasi cosi gioviale e contenta , che non posso crederla si di leggeri 
rammaricata di cio. Madi grazia non vi distolga il discorso dalla rele- 
zione, che pur viene un po' tardiccia. Cosi ella dissemi, perche Me- 
nico sopraggiunse allora cogli apprestamenti fatti per asciolvere , e 
coll'annunzio che il sig. Raimondo era gia ritornato , e sarebbe in- 
contanente venuto li per farci compagnia. II buoii vecchio erasi mes- 
so in giro di si buon mattino per dar sesto ad alcuni suoi aiVari 
domestic!, e per invitare tre persone della vicina citta; brigatella as- 
sai ragguardevole e la sola che usavagli a casa. Gli prego di tenergli 
per quei di compagnia al desinare , ailine di rendermi, cosi egli 
pensava, meno noioso e uniforme il soggiornare per quei di pres- 
so di lui. Cio veramente venia dalla sua gentilezza, e per questo 
rispetto m' era giocondissimo. Pur tuttavolta dehbo contessare che 
m increbbe alquanto, atteso che mi toglieva 1' agio di trattener- 
mi con lui alia dimestica e largamente, secondo che io avrei desi- 
derato. 

E la cosa ando appunto per questo verso. Ella era la piu onesta 
ed amorevole brigala che ultra mai : e nondimeno siccome innanzi 
a nuovi amici ei mi conveniva gir cauto nel parlare. Se volli saper 
piu,avajiti deir accaduto alia signora Uosaria ed ai suoi famigliari , 
mi dovetti ingegnare con ogni sottigliezza a trovar dei momenti 
piu solitarii per attjngerne or questa parte, ora (juell' altra delk 
bramata istoria. Ma con questo v' ebbe pure un guadagno ; del 
quale il pro maggiore coglieranno i miei lettori , se ad essi sara per 



288 L' ORFAPIELLA 

piacere e per giovare il mio scritto. Poiche mentre pure eziandio 
dopo il desinare tenevamo ragionamento di cento cose tra gravi e 
tra piacevoli, uno dei tre convitati, uom gottoso e burbero , ma di 
gran cuore e di buon discernimento, trattomi a parte 

Avrete, mi disse, saputo a quali triste vicende dobbiamo noi 
altri di qui il piacere dell' amicizia del sig. Raimondo. 

Qualche cosa, diss' io, ne ho pure appresa, e ne son dolente 
quanto voi. 

Oibo : non vi feci io quell' interrogazione per chiedervi della 
vostra compassione : ma per suggerirvi un mio pensiero , un di- 
segno che ho qui da gran tempo. E se non fosse stato questo reu- 
ma , o come il medico s'ostina a dire 

Penso che miriate con queste parole a qualche segno di pie- 
ta a darsi all' amico afflitto. 

Solo a questo no : pensava di piu all' altrui vantaggio. Se 
vi fosse uno che scrivesse questa istoria , e la pubblicasse per le 
stampe , quanta istruzione non potrebbe cavarsene per tanti e tan- 
ti. A dirvi il vero se io non fossi la meta dell' anno tribolato come 
vi diceva da questo reuma, che il medico ha caratterizzato osti- 
natamente per gotta 

Neppur questa seconda volta pote finire la sua sentenza pre- 
diletta, perche ci si appressarono con suo dispiacere gli altri del 
piccolo gruppo a dirci una loro facezia , e ci distolsero da quel 
discorso. Esso pure non fu perduto per me , e da quel momento 
mi si ficc6 nel capo il pensiero che quel fatto era bene a sa- 
persi da molti, e che se nulla vi si opponesse, potrei io descri- 
verlo per altrui utilita. Ma per questo era mestieri di conoscer- 
ne fil per tilo tutto 1'ordito, ed io senza un gran giucar d'inge- 
gno nonl'avreipotuto in si breve spazio. II quale trascorso quan- 
do tornerei dopo ad averne il destro ? Mi determinai adunque a 
fare ogni sforzo per usare vantaggiosamente del poco tempo: e 
schivo com' era di tutt' altra ricreazione per trattenermi con li miei 
ospiti, me ne restai sempre con loro in casa, e il suggetto del no- 
stro discorso fu quel solo. A dissimulare non per tanto la premura 



L' OR FAN ELLA. 289 

specialissima die io avea di porre in ordine le piu piccole partico- 
larita d'ogni successo, usai TindusLria innocente di interrogar quel- 
la coppia venerata di amici alia spicciolata sopra le medesime circo- 
stanze, e quando ne avessi avuto il fatto mio, ripeteva in certe ore 
piu libere T appreso al giovane Menico divenutomi contidente del 
primo parlargli che feci. Non sempre la mia storia gliandava a'ver- 
si, edallora con imacerta rustica verecondia, e dopo essersi grat- 
tato un po' le tempie e crollatosi entro il giubberello, mi dava 
la sua versione un po'piu,giusUi e sempre piu passionata della mia. 
La sostanza della uarrazione era la medesima: le ditl'erenze veni- 
\;>n (Tordinario dalla diversilu del genio narrative che corr^va fra, 
me e lui. , ^m 

Arrogivi i' uso ch' ei i'aceva del diaielto natio , nel quale alcurie 
parole da me usate parlando , trovavano un riscontro presso a 
poco d'ugual siiono, ma che importavano un signiftcato tutto a ro- 
vescio. Una cosa nondirneno osservai costantemente, e fu che nella 
esposizione dei fatti , come la mi facea la sig. Rosaria , v era una 
certa cura di torre dal vivo delfazione un personaggio, che pure a 
mal suo grado d'ogni parte v'entrava siccome la luce in una came- 
ra che voglia tenersi oscura collo stoino tessuto di steli di hiodolo, 
pei cui fessi penetra piu che mezzanamente : e nel raccoato come 
lo mi aggiustava il mio nuovo istruttore <[uella figura v' entrava ia 
tutta la sua rozza semplicita , ma cosi grande e cosi commovente 
che per lei la narrazione divenia a cento doppi piu attrattiva. Delia 
parte avutavi dal mio Menico la cura d 1 intormarmi avealasi presa 
Raimondo , il quale lo amava d' un affetto caldissimo , e non sapea 
far senza di lui ne per la casa, ne per la vigna, ne tra'suoi discorsi. 
Di questo adunque io era bene istruito , e Menico se ne maravi- 
gliava: e se m'uscisse qualche parola di lode ei si rattristava tutto r 
e corrucciato s'affannava a mostrarmi che cosi e non altriinenti po- 
tea farsi in quel caso. Era 1' idea generosa del dovere che gli i'acea 
parere i'acile e naturale qualunque azione fosse necessariaper adem- 
pirlo: e le lodi egli le giudicava superfluita da regalarsi a chi andas- 
se al ;di la del proprio debito. , ., . . 

Serie II, vol. II. 19 



290 L' ORFANELLA 

.Non parlava adunque di se con tanto amore, ma d 1 una sorella.' 
uscita come lui di basso stato, ecome lui trovatasi in una faccenda. 
troppo piu intrigata che alia stia condizione fosse paruta verisimile. 
A non dissimulare parte alcuna della verita, e difficilmente il potrei 
perche il lettore se ne sarebbe accorto da se, debbo confessare che 
V opinione del vecchio mio amico in questa parte attribuita da Me- 
moo alia Rosella (questa era la sorella di lui) andava d'accor- 
do col giudizio del giovane villanello. In costui era istinto di natura 
clie il portava a scorgere i fatti da quel lato che piu eran vincolati 
colla sua propria persona: nel sig. Raimondo era nobile ammirazio- 
ne delle virtu, e gratitudine generosa del bene quindi derivato a se 
ed ai suoi. 

Questa nuova occupazione di cercare tutte le circostanze d' un 
latto, che io avea disegnato in pensier mio di pubblicare il piu tosto 
che potessi, mi fece scorrere rapidamente i primi tre giorni della mia 
gita a Vico. Appressavasi il quarto di che io m'era fin dal principio 
stabilito per termine, e prevedendo la resistenza che avrei trovato a 
svincolarmi delle affettuose premure de'miei ospiti, tesi loro aceor- 
tamente un agguato , al quale ei restaron presi entrambi. Proposi 
adunque una breve scorsa alia dimora della Bettina. Io cosi avrei 
uccellato a due piccioni con una fava. Mi sarei messo in relazione 
oolla figliuola della sig. Rosaria , e potendo avrei saputo di lei piu 
certamente da lei stessa quel tanto che ancor mi restava affine di 
ordinare tutte le iila della mia trama ; e snidato da Vico e ri- 
dotto per necessita di passaggio a Napoli , avrei cola avuto un'ap^ 
parente ragione presso di loro a reslarmene alle mie iaccendej E la 
cosa ando per Io appunto aquesto modo, anzi meglio; pereh^ come 
voile la mia ventura m abbattei cola , contro ogni espettazione . 
anche nella Rosella , e conosciutala di ]>resenza la interrogai di 
molte cose sul conto di lei , che per ultra parte non avrei potuto 
sapere giammai. 

In breve adunque io conobbi la istoria domestica della fainiglia del- 
la sig. Rosaria ravvolta e meschiala cogli avvenimenti politici delle 



L' ORFANELLA 29 f 

Calabrie. E poi colle nuove amicizie fatte erami messo in grado di 
conoscerla piu adentro , e forse ancora meglio che nol potessero 
partitamente ciascuno de'superstiti a quel fatto. Astabilirmi del tutto 
nel proponimento gia preso. valsenii urui circostanza che io scorsi 
nel colloquio avulo eolla Bettina inquellavisita. Seppi da lei d 1 una 
doppia corrispondenza di lettere contenenti particolari importan- 
itissimi. Una -conservavasi gelosamente dalla sig. Rosaria, la quale 
mi si mostro cortese di promettermi che me. T avrebbe fatta te- 
nere per poco tempo atline di leggerla e accertarmi con quei do- 
cument! della verita delle cose narratenii , delle quali dicea la sig. 
Rosaria non parea che io sapessi lasciarmi persuadere. L' altra mi 
sarebbe un po 1 piii difficile a venirmi nelle mani percbe chi potrebhe 
supporre se fosse tenuta in serbo? E pognamo cbe si-, 1' avrebbe dovu- 
to avere presso di se un pio e ragguardevole ecclesiastico, col quale 
erasi consigliata nei suoi frangenti Bettina. Egli dimorava lungi, 
erami ignoto, sarebbe forse stato ritroso a darmi quei testimonii par- 
lanti della sua carita e del suo senno. Nondimeno sela pescav'e, la 
pesca avra il suo nocciuolo, diss'io tra me col proverbio: etanto mi 
aiutero col sig. Raimondo che quelle lettere pur mi vengano in ma- 
no. Cosi pensai allora tra me: e cosi fu. 

Tornando adunque dalla visita della Bettina assai lieto delle nuo- 
ve scoperte fatte e delle maggiori da poter fare, e chiarito quasi in 
tutto in tutto deli'avvenimento, ardevadi ritrarmi tosto al mio stu- 
diolo, aftine di poter mettere in carta una bozza del racconto udito, 
innanzi che alcune delle circostanze mi si dileguassero della memo- 
ria. Quindi se prima avea fermo di restarmi in Napoli, ora tluc (uii.-i 
di huoi non me He avrebbero saputo smuovere un |>asso. P] il mio 
proponimento ebbe il suo effetto. Pregaronmi gli amici , mi scon- 
ginrarono: ma eglino poteronla ben sonare che io mi lasciassi vince- 
re alle loro istanze. Anzi preso coraggio di questa prima vittoria 
trassi a parte il mio riverito sig. Raimondo, ed avutolo tutto a me 
e senza testimoni 

Vi sorprendera, gli dissi, Fudire che a sostar qui giusto come 
aveatisso nel partirne ahbiami di piu spronato una nuova ragione 
tjjopraggiuntami proprio in casa vostra. 



L ORFANELLA 

Lo imaginava , amico mio. La noia e il disagio te ne hanno 
cacciato anche prima del divisato. 

Anzi all' opposto. II piacere coltone mi vi avrebbe inchiodato, 
se ei fosse stato in mano mia 1' indugiarmi d 1 avvantaggio. 

Dunque se questo non i'u, che altro pole essere? Deli! To- 
glimi dell' impacciato. 

Abbiatevelo in due parole. Se io mi fossi stato pur libero di 
tornare con voi a Vico , ora nol sarei piu. Mi brulica per lo cer- 
vello una fantasia la quale non mi da tregua a verun modo se io 
non me 1' abbia cavata di capo. 

Ed ella e? 

Che debbo notarmi teste tutti i particolari piu important! 
degli ultimi avvenimenti della vostra famiglia. 

Tu mi faresti smemorare, amico mio. vuoi pigliarti giuo- 
co di me? Elleno son cose che meglio e dimenticarle per sem- 
pre, salvo solo se non fosse per aiutarmi a ringraziar la Prov- 
videnza che m' abbia campato da peggio, e del poco male incol- 
toci abbia saputo derivarci si grandi vantaggi. 

E appunto per questo io vo che la memoria di si grande 
bonta non perisca. Deh non abbiate a male che io vi dica il ve- 
ro : che se io non vi dicessi 1'animo mio, mi parrebbe forte er- 
rare. Sapete voi quanti dell'udire i vostri casi ne avranno gran 
pro ? quanti s' uniran con voi a lodare il provvidissimo Signor no- 
stro, che se ci affanna con misura da padre, ci consola poi con 
larghezza da Dio. 

Ma considera , amico , che son fatti troppo freschi ; che 
le ferite non sono ancora rammarginate : che tanti nomi di persone 
vive son pure da rispettare. II bene e da fare temperatamente ... 

V intendo , v' intendo io. Cio alia fin delle fini non vuol 
dire altro da questo in fuori, che io debba usare tutta la discre- 
zione a non dispiacere a nissuno, a star sulle guardie che uom 
vivo non prenda scandalo da questa storia ! Ma non potrete voi 
per tutto questo fidare sopra di me? , n r> \ . noi^->' 

Una stretta affettuosa di mano fu la risposta del mio ottimo 
amico , dopo la quale successero un tacere scambievole , e un 



L' ORFANBLLA 203 

guardarsi tiso quasi Funo asppttasse dall'altro lal risposta'che il 
togliesse della incertezza. Io ruppi il ghiaccio con un 

Dunquc vi ii.lorete di me? 

Ad un patto solo che i nomi dclle persone sien trasformati 
aflatto : almerio findie ci son vivi o non fosser gia noti per al- 
tra parte : e quelli dei luoghi coverti di tal maniera che non sia 
facile Findoviriarla a diicdiessia. 

*m_ft!sti>'cj vi basta, debbo dirvi die era per lo appunto il mio 
stesso proponimento. Ma io non sono contento di cio so!o. A dar- 
vi un argoniento del riguardo che io voglio adoperare a non re- 
car noia ne dolore a veruno, e meno d'ogni altro a voi , che amo 
si come padre, io diieggovi che voi dobbiate rivedere tutta la sto- 
ria che io scrivero , sicche ne vi sia sillaba che esca fuor della 
convenienza , ne parola che ragionevolmente rammarichi chic- 
chessia. 

Accetto volentieri, amico mio , questo incarico : e perche 
voglio alleggerirti quanto e possibile la fatica del cercar le notizie, 
te ne forniro io per iscritto quelle piu che mi torneranno a men- 
te. Iddio aiuti Fopera tua, se essa sia per giovar pure a un solo 
che leggera. 

Con questa conclusione tanto a seconda delle mie intenzioni io 
mi divisi da lui, e presi poscia commiato dalla sua sorella pro- 
mettendo ad entrambi, come attesi per amor loro, e per fini- 
re la mia storia , che sarei ri tomato a quel si delizioso romitag- 
gio. Segnai allora alcuni schizzi che mi valessero come d' ossa- 
tura a questo racconto : ed essi ora impolpati ed insanguinati , e 
coloriti e animati presento, o lettore cortese, piu alia tua istruzione r 
die alia tua curiosita. Leggili, e se in alcuna cosa troverai di che 
giovarti, perche la storia, anche quando ella sembra una favola, 
deve sempre riuscire la maestia della vita, sappine grado alia cor- 
tesia di due vecchi : alia nuova conoscenza di Yico che me ne sug- 
geri il pensiero, ed all' antica mia conoscenza di Salerno, che mi 
forni Foccasione, la materia, gli aiuti e le correzioni di tutto il 
racconto. -^b fiteoqan el ui onr m ib r- 

l>( Oijol' 



AHA I 

. 



RIVISTA 



DELLA 



STAMPA ITALIANA 



i. 



DE LUCA Principii elementari della stienza economica Parle prima 
Teoria Napoli 1852. 

Uno dei piu curiosi fenomeni della teofobia volteriana che fara 
uii di trasecolare i nostri posteri, e senza fallo T estremo a cui si 
condusse di rinnegare i piu triviali elementi di filosofia, nell'atlo che 
in nome appunto della filosofia vantavasi riformatrice del mondo. 
Mentre la scienza lilosolica ha per obbietto supremo di comprender 
1'essere in ogni parte della natura, quegli sciagurati sofisti trattarono 
tutte le scienze in un campo ideale formato innanzi alle loro infer- 
me pupille dalla frenesia irreligiosa, vuoto di ogni idea ed influenza 
di Dio. 11 perche anche molti trattatisti, che si diceano cattolioi, 
abbassaronsi codardamente al vezzo dei protestanti di trattare tutte 
le scienze come se cristianesimo mai non si fosse conosciuto sulla 
terra. 



RIV1STA DELLA STAMPA 1TALIANA 295 

L' econoniia politica non merita in tal materia veruna eccezione. 
Nata fra i protestanti Smith, Malthus, Ricardo (che al protestanti- 
sino aggiungca 1" originc giudaica i, Sismondi ecc., volgarizzata dai 
volteriani di Francia e loro successor! socialist! Quesnay, Say, Blan- 
qui, Gabet, Louis Blanc ecc., italianeggiata dai discepoli di Con- 
dillac e Voltaire, Genovesi, Beccaria ecc. ecc., V econoniia politica 
doveanecessariameute contrarre la lue paterna^ efingersi ignara di 
Dio quando non oso bestemmiarlo. Quindi tutti que' corsi di eco- 
nomia politica ove la scienza della ricchezza sociale viene trattata 
come se il cristianesimo, o non avesse gittato unraggio sul mondo, 
o quel raggio non vi avesse fatto germinare un fiorellino dalla ma- 
teria ch 1 egli feoondo del vivih'co suo calore. II che e la prova piu 
Leila, del livore invelenito con cui scrivevano costoro a strazio della 
religione. 

Conciossiache se per miserando error d'intelletto avessero credu- 
to ravvisare nel cristianesimo element! funesti alia pubblica econo- 
mia, avrebbono dovuto studiarlo viemeglio per isprigionarne colla- 
nalisi ogni miasma mortifero. Ma scrivere nel mondo odierno, ove 
T atmosfera e pregna di cristianesimo, ove non isplende nn' idea, 
non suona una tradizione, non muovesi un passo, non sorge un mo- 
numento che non ncordi le influenze cristiane; scrivere, diciamo, 
in un mondo tale trattati di una scienza sommamente pratica, sen- 
za iar motto della iinmensa efiicacia che vi esercita il sentimento 
cristiano, egli e appunto come chi volesse* scrivere un trattato di co- 
smologia, prescindendo dalla esistenza del sole che forma il centre 
del nostro uni verso. 

Sventuratamente ella e questa la sorte che tocca per lo piu alle 
scieii::e materiali, le quali dallo spirito del cristianesimo poste allo 
scalino [)iii basso, sogliono vezzeggiarsi spasimatamente da (juegli 
animi volgari che non mirano piu su della-terra. I quali studian- 
dole cosi al falso lunie dell' uom materiale credono tosto aver trova- 
to arme inespugnabili contro la verita cristiana: e costringendo in 
tal guisa i cattolici ad impossessarsi dei trovati novelli per ribattere 
1' assalto, li pongono in dovere di rettificare e sublimare le dottrine 



296 UIVISTA 

novelle, e tbrniscono materia di nuovi trionii alia Chiesa. dove cre- 
deano prepararle disdoro e seonfi tte 1 . 

Questa fase di splendori novelli incomim ia ad inaugurarsi anche 
per le scienze economiche: e gia senza parlare d'altri di minor con- 
to, il Villeneuve Bargemont nella eruditasua Economia crisdanafe- 
ce fare alia scienza eeonouiica cattolica dei passigignnteschi, i qua- 
li orraati da trattatisti piu analitici e metodici potranno quando die 
sia produrre in questi studii un rivolgimento solenne. 

Ci gode 1 animo di potere oggi annunziare due novelli atleti en- 
trati nel campo medesimo coll' intento, a quanto sembraci, di con- 
durre metodicamente la scienza per quelle vie appunto die la vera 
filosofia addita ; vale a dire per le vie del mondo reale, il quale al- 
tro non e che il mondo cristiano. L Analyse des phenomenes econoiui- 
ques 2 in due tomi , mostra coll' epigrafe stessa tratta dal Yangelo 
di volere trattar T economia con sentimento cristiano. Ed e questa 
ragione valevolissima presso i nostri lettori per legittimarne T an- 
nunzio, benche la nostra rivista non debba occuparsi di libri stra- 
nieri. In tanta scarsezza di trattati scevri dello spirito eterodosso, 
i lettori gradiranno certamente d' aver contezza di questo, il quale 
giunge da un paese, ove le quistioni economiche acquistano quella 
importanza che ha ciascuna scienza, quando dai banchi dellascuola 
passa immediatamente alia casa, alia bottega, alia piazza. 

L'altro che sembraci indirizzarsi per via analoga, sebbene con 
tinte meno ricisamente religiose, e quello che abbiamo intitolalo 
a questa rivista , dettato dal successore del Genovesi nella Uni- 
versita di Napoli. II ch. professor de Luca mentre riveste Ibnne 
assolutamente filosofiche, professa peraltro fin da principio, che 
una societa non potra progredire nella via del perfezionamento 
K morale e materiale col fondarsi sulla sfrenata cupidigia individuale, 

1 Dichiara egregiamente questa materia 1'Emo Wiseman nHla tntroduzione 
alle Conference into'rno alle relaz.ioni fra la scicriza e la religione. 

2 Analyse des phenomenes economiqites Coll' epigrafe : Chervhez ilonc pre- 
mierement le royaume de Dieu et sa justice; et tout le restc vans sera dunne pur 
5urcroif (Kv. de S; MATH. VI, 33.) .Nancy 1833. 



BELLA STAMPA ITALIANA 

sulla rivalita degli interessi , sulla guerra continua a cm condu- 
ce ce necessariamente la illimitata libera concorrenza .... Que- 
st' opera non e solo da sperarsi dalla scienza economica . . . . : 
e un' opera di morale e di religione. II eonvertire i ruori dall' e- 
goismo, il renderlo pago e contento della sua sorte, il mettere a 
disposizione altrui ci6 che sarebbe superfluo per se: questi effetti 
salutari e fondamentali per I' armonia della societa, possono solo 
sperarsi dalla morale che infonde ne' cuori la religione del Van- 
gelo. fi dunque seeo'ndo questi dettami che lo studio della scien- 
za economica puo divenir sostegno agli Stati, all' ordine, all' in- 
teresse beninteso, ed essere una riparazione ai danni che la passa- 
ta scienza ha recati (pag. 34. 35). 

Non potra quindi recar meraviglia che il ch. A. abbracci gene- 
ralmente le dottrine temperate che sono proprie del cattolicismo , 
e che si sforzi di allontanare la filosolla italiana da quegli eccessi a 
cui si spingonole filosofie d'oltramonti. Gli economists italiani, dice 
egli, partendo dai principii del giusto e dell'onesto senevenivano con- 
chiudendo, che vera, reale e posiliva utilita non possa darsi se non 
in do che scende all'uomo dalla sfera de'suoi diritti (pag. 42). E ve- 
nendo a paragonare le tre scuole nel modo di risolvere un problema 
medesimo: Se si trattasse soggiunge di dimostrare la schia- 
vitu non potersi comportare nelF ordine economico sociale , la 
scuola inglese vi direbbe che 1' uomo schiavo e la piu cattiva mac- 
china e la piu dispendiosa insieme ... La scuola francese vi ri- 
<c chiamerebbe ai sentimenti di umanita col presentarvi lo schiavo 
<c lavorante di mala voglia e a forza di battiture. La scuola italiana 
vedrebbe nella schiavitu una lesione ai diritti, una massima in- 
giustizia: e come ci6 che e ingiusto non puo mai divenire di vera 
ntilita ne a chi riceve il torto ne a chi lo commette, ne conchiu- 
de la disconvenienza del lavoro degli schiavi (pag. 43). 

Nell'atto che tributiamo giusti elogi al professore d'ispirare in tal 
guisa ai proprii suoi alunni un' alta estimazione della loro patria , 
non ci rendiam pagatori ne sostenitori di queste doti ch' egli riven- 
dica alia scienza italiana. Si e a di nostri tanto millantata V Italia 



ono 

208 RFVISTA 

ehe, scrivendo a persone gia adulte, :ion crediam neeessario ;li trop- 
po inculcarne i vanti: ma recammo .in mezzo questo paragone affin- 
che i let tori possano comprendepe quali sieno i principii dell' A. e 
donde egli ripeta le glorie italiane. 

Detto cosi dello spirito diamo qualche cenno dell' opera. 

Destinata alia istruzione della gioventu venue dall' A. divisa in 
tre parti, Teorica, Finanza e Popolazione. ciascuna delle quali for- 
inera una trattazione distinta e indipendente. L' A. rende ragione 
nella Tntroduzione di questa sua divisione , la quale si discosta al- 
quanto dalla consueta degli altri economisti. INei Prolegomena di 
questa prima parte, la sola pubblicata finora, espone la genesi della 
scienza economica, le sue proporzioni colla civiltci attuale, il rarat- 
tere della scuola italiana. Divide poscia tutta la trattazione m tre 
.titoli: 1 Dei eambi e della circolazione, 2 Delia proprifita, 3 Drllti 
ricchezza. Un oechio esperto comprende tosto la messe amplissima 
delle teorie che vengono arannodarsi sotto questi tre titoli: ma ca- 
pira nel tempo stesso con qual laconismo debbano essere trattate in 
mi volnmetto di non piu ehe 240 pagine. E ohi sa non pensi talu- 
no essere questo uno di que'libercolettidestinati a formare i sarcen- 
telli per istrazio e della scienza e delln societcV? Ma il fatto va tut- 
-t'allrimenti, ed abbiamo ravvisato con piacere nel dotto A. le for- 
ijDie di savio insegnatore, dimenticate oggidi pur troppo in molte di 
-quelle Universita, ove i barbassori europei salgono in bugnola non 
gia per ammaestrare i giovani, ma per accattare incensi al profes- 
sore. Di cbe poi tu vedi quelle loro magniloque e verbose dedama- 
y.ioni andar correndo astampaper tutto Europa interpolate e lardel- 
late ad ogni tratto d'interiezionifrenetiche, diapplausi,di bravo, die 
mostrano la cattedra del santo magistero trasformata in tribuna di 
passioni politiche. Di quest'incensi , siatene certi, il professor De 
Luca non ne odoro: main compenso avraavuto al fine dell'anno la 
^cosolazione di veder formato neirintelletto dei giovani un quadro 
compiuto delle parti integrant! della sua scienza; ciascuna delle quali 
viene svolta dall'A.nei suoi muscoli principali,e i muscoli nelle loro 
fibre fino all' ultima divisione atomica: per modoche , come appunto 



BELLA STAMPA ITALIANA 

egli promette al principle dei PROLEGOMENA i fatli lutli che prendon- 
*i ad esaminare si raggruppano ad un sol falto yenerale, e le teoriche che 
ne discendono concalenauxi in niodo <l<i (li]><'iider tulle daun'idea ma- 
dre (pag. 1). II deltare a questo modo i libri didattici, reca due 
grandi vantaggi per coloro die cercano, anziche gli applausi dei let- 
tori, il bene dei giovani. II primo e dipresentare a questi delle for- 
mole concise in cui ogni parola ha la sua importanza , epper6 vien 
misurata con esattezza geometrica, i principii appariscono limpidi 
e potenti, le inferenze inevitabili e concatenate: insomnia dipresen- 
tare rieir ordine morale ci6 che il professor di disegno presenta ai 
suoi apprenditori negli studii di anatomia: alia quale bene studiata 
non riesce poi malagevole il sopravvestire le morbide pelli con tutta 
la varieta delicatissima delle carnagioni, e sovr'esse panneggiamenti 
d'ogni maniera. L'altro vantaggio, che ad ogni savio professore do- 
vrebb'essere piu caro dei bravo e degli evviva e Timpiegar la scuola 
utilinente, aggiungendo a voce i tesori di una scienza magistrate ai 
rudimenti somministrati nel libro. Cosi il libro ricorda 1'ampia dot- 
trina spiegata dalla cattedra per arricchirne i piu capaci , senza so- 
praffare i mediocri con un tor-rente d'idee, se pur non sono parole. 
i\on recheremo esempio speciale di questa dote dell'egregio A. giac- 
che essa risplende quasi ad ogni pagina aperta a caso : si toccheremo 
poche parole iritorno alle sue opinioni, il cui carattere, come gia 
accennammo , e una giusta temperanza che siegue nelF opina- 
re non gia le bizzarrie della moda e gli slanci delle passioni, ma la 
pinna via della verita e deU'esperienza. Quindi le sue dottrine mi- 
rano generalmente a favorire i poveri, ma con quella sapienza, che 
ignorano sempre gli adulatori della piazza , i quali null' altro pre- 
tendouo che far le moltitudini sgabello all'ambizione delUJfo. Lungi 
dunquedal lasciarsi inebriare di tjue tanti diritti inalienabili,parolo- 
ni senza senno che formario tutto il tesoro del comunismo, egli inco- 
mincia anzi dal confutarlo fin dalla sua radice, il panteismo (p. 143;: 
ma nel tempo medesimo fa di tutto per agevolare, senza troppo smi- 
nu/zarla. la distribuzione territoriale (p. loO-lol). Altrove ragio- 
nando non senza elogio sopra la utilita degl'istrumenti e delle mac- 



300 .RLV1STA 

chine (p. 108), soggiunge tosto(p. 170 o segg: moltc ivgole piene 
diaccoFgimenio e di carita sulla prudenza nell'introdurlc. Allo stessa 
modo mentre assegna all'intraprenditore le leggi economiehe dell'in- 
trapresa, glie ne ricorda insieme (p. 181 e seg.) le leggi morali. lt> 
quali cosi conclude: L'intraprenditore deve assumere la veste di 
un padre di famiglia in mezzo ai suoi lavoranti. jmrtecipare alle, 
loro angustie come a'godimenti, introdurvi le abitudini morali di 
risparmio, fondando in seno all'intrapresa le analog he istituzio- 
ni ecc. ecc. Non altrimenti apparisce la sua giustizia a pag. 202, 
ove con tutta 1'evidenza di un ragionatoro dimostra quanto sia sto- 
lido il ripiego degli economist allorche, parlando del contralto 1'ra 
rintraprenditore e il lavorante , non vogliono vedere la preponde* 
ranza dispotica del primo sul secondo. 

Al qual proposito il ch. Autore avverte saviamente e il vi/.io ve- 
ro del si vantato sistema di libera concorrenza e il vero suo rinie- 
dio. Non dimandiamo gia, dice egli col Degerando, eke il laroro xia 
vincolato e assoggettato , ma che impari ad usare liclla liherla- (pag. 
34). In queste poche parole ci si fanno palesi i tre sistemi che pos- 
sono ispirare una legislazione , non solo in materia ec-onomica ma 
in qualsivoglia altro ramo eziandio di sociale governo. Evvi un si- 
stema che tulto permette meno Taperta violenza, quasi I'uomo fos- 
se impeccahile ogni qual volta non afferra uno stocco per istrappa- 
re la borsa al viandante : e questo sistema si millanta come favo- 
reggiatore della liber ti. 

L' estremo opposto si presenta come difensore dell' ordine ; e 
ponendo in mano all' autorita centrale il compasso , il regolo e la 
sinopia a lui attribuisce tutto Toperare della societa ; le cni mem- 
bra trovansi cosi ridotte come altrettante marionette a non poter 
dare un passo se un lib tirato dall' autorita centrale non muova la 
gamba. 

Media fra i due e il sistema che contemplando nell' uomo un' o- 
pera del Creatore, perfetta quando gli usci dalle mani, ma corrot- 
tasi poi per la colpa , lascia bensi all' uomo libero il corso del retto 
operare : ma non cosi che lo giudichi in ogni suo atto infallibile e 



DELLA STAMPA ITALIANA 301 

indefettibile 1. II pen-he rostituisce Tautorita in tale alto di perpe- 
tua vigilanza che e prevenga le aberrazioni ove puossi, e le correg- 
ga (juando non pole preveuirle. 

Al (piale intento medicativo saviamente osserva 1'A. non bastare 
pur troppo la scienza econoinica , ma volersi invocare il coneorso 
della religione e della coscienza 2. 

Degne d osservazione sono le dottrine eolle quali il ch. Professo- 
re ( pag. 108 e seg. ) entra a parlare di cjuella materia importari- 
lissima ;ii tli nostri che e la propriety. Dopo avere avvertito come 
questa voce puo significant ora una immediata attineir/a di natura, 
ora una dole Hie ne oonsiegue, ora una cosa di cui MOM si puo con- 
trastare I' uso a chi la |ossiede: FA. osserva che i niezzi cou cui 
1' uomo assicura la propria esisteuza iormano la sua proprieta in 
tutti e tre i sensi spiegati. esscndocche ipiesti mezzi dipendono dalle 
nostre facolta che sono proprieta nel prime senso ; dal modo di 
usarle clie sono proprieta uel secondo, dagli oggetti che con que- 
st' uso ci siamo appropriati, che sono proprieta nel terzo senso. 

La rettitudine di cjueste dottrine comhatte due eccessi opposti 
degli economist i eterodossi : combatte il dispotismo del Mirabeau, 
del Forti ( seppure sua e la lettera che va sotto il suo nome ) e di 
altri tali politic! , i quali dalla societa civile pretesero derivare ogni 
proprieta individuate, quasi che fosse libero al potere dei governauti 
il riconoscere o non riconoscere la proprieta : d' onde poi nacque la 
scellerata sentenza di chi disse libero alia nazione lo spogliare la 
Chiesa. Contro cosloro avverte saviamente Y A. che 1' uomo ha pel 
fatto di sua esisten/a una proprieta oritfinaria e primilira (le sue 
potenze; ; Tuso della (juale dovendo essere guarentito dalla societa, 
produce la proprieta secondaria e derivata ( il frutto dellefatiche). 

Le stesse dottrine combattono dal lato opposto rapotemma dei so- 
cialisti, il famigerato diritto al lavoro. Se questa parola significasse 

1 La doltriua italiana sa tcnersi ucl mezzo c non urtare gli estrcmi, con am- 
mcttere per rcijoln la lihortii, i vinroli solo come ((cc/.ionc paij. 47). 

2 K ([iiesto il (loVere a cui l;t chiamianio ; ma soprattutto e un 1 opera di mo- 
tile e di religione. 



302 RIVISTA 

in boccn di costoro snbbiettivaniente, che essi hanno diritto a non es~ 
sere impediti nell' tiso utile delle loro braccia e (Idle loro laroita. 
la dottrina sarebbe innegabilej Ma tutti saiino in (jual inodo inten- 1 - 
dano obbietlivamente il loro diritto, e che secoudo costoro lasocieta 
e in debito di somministrar loro e la materia in cui faticare e il sa~ 
lario per la fatica : il che vale altrettanto che obbligare i governanti 
a togliere la roba a' possessor! per metterla in mano ai lavoranti. 

Nel breve trattato intorno agli abusi relativi al lavoro, ove I 1 A. 
parla (pag. 120) della triplice schiavitu, pay ana, della gleba e afri- 
cana, ci ha recato meraviglia, che questi ahusi si asseriscano com- 
presi sotlo il nome di aristocrazia propriamente delta. Sara ibrse 
errore del tipografo, che avrebbe dovuto scrivere impropriammle, 
giacche aristocrazia propriamente null' altro significa se non Go- 
vrno dei migliori : ne noi veggiamo come il Governo dei migliori 
pro])riamen4e detti possa portare per conseguenza 1' abuso di oppri- 
mei*e gli operai. Ma se si tolga questa inesattezza', utilissima e que- 
sta trattazione, ove si da una giusta idea del dritto che ha il lavoran- 
te a godere il frutto delle proprie fatiche. 

La saviezza con cui 1' A. ha saputo temperarsi dal seguire con 
ebbrezza 1' opinione di moda, apparisce singolarmente cola ( pag. 
f46'-'i<7) ove discute 1' agitata questione della grande e della picco- 
la coltivazione. Ivi proposte le ragioni dell' una e dell' altra senten;- 
za, fa poscia notare che 1. dando la terra principalmente materie 
alimentizie per I'liomo, non e da cercarsi il modo in cui si ottenga 
<( il massimo prodotto netto, o li prodotti a minori spese. ma la 
massima quantita di prodotti effettiva indipendentemente del piu 
o del rneno di netto. 2. Che nell' agricoltura la massima parte 
<( delle spese di produzione consistendo in lavoro dell' uomo, deesi"; 
mirare piu al lordo che al netto del prodotto, ossia piu a mante- 
nere florida una popolazione agricola, col procurarle lavoro, an- 
ziche fare arricchire pochi intraprenditori, e se vuolsi ancora, 
pochi proprietari o possessor! di terreni (pag. \\1 } . Nel che 
F egregio A. e coerente alle altre dottrine savie e veramente filan- 
tropiche % abbracciate da lui nelle quistioni analoghe intorno al 



DELLA STAMP A- ITALIANA 303 

libero scamhio, alia introduzione delle maccliine ecc.: nelle quail 
pur troppo niolti autori seguendo il princij)io economico inglese 
hanno sramhiato etl invert! to 1 online naturale riguardando la ric- 
ichezza dello Stato come fine, e r.uomo come mezzo, mentre vera- 
inente I 1 uomo e fine e la ricchezza e mezzo. 

Riportando ed illustrando a pag. 197 la tavola sinottica del De- 
gerando sui due movimenti paralleli della produzione e della distri- 
umzione della ricchezza, il proi'essore conclude colla seguente os- 
servazione degnissima di un savio economista : e die bene intesa 
tojdierebbe molte -illusioni intorno alia supposta felicita economica 
del!a Gran Brettagna. La condizione economica di un paese deve 
pin dal nietodo di ripartizione, anziche di produzione detegersi... 
Potendo la ricchezza trovarsi in mano a pochi, rimanendone il 
maggior numero nello stato di privazione. Chi parte da tal prin- 
oipio, rjual conto potra fare dell'economia di un paese, ove a fianco 
di pochi milionarii , un sesto della popolazione vive di elemosina 
legate ? 

Questi sensi di giustizia, che-sono assai comuni fra gli economisti 
italiani, anchesemieterodossi, mi ricordano un passo del Romagno- 
si il quale . lodato a cielo dai nostri rigeneratori quando meno sel 
inerita, riderehhe oggi (se piuttosto non piangerebbe) di certe cime 
d'nomini che credono aver fatta la fortuna d'Halia se riescono a tras- 
portare fra di noi coi milionari inglesi i palazzi di cristallo e i giar- 
dinid'inverno, senza badare al pauperisino e alia irreligione che-aie- 
de in groppa dietro quel lusso insolente. 

(juesti elogi , siam certi, non parranno soverchi ad ogni uomo 
i senno che legga il libro. Ma i nostri lettori gia sanrio esser noi 
irmi nel non adular chicchessia, ed essere impossibile ohe opera 
di uomo possa riuscire assolutamente perfetta. Capiranno dunquc 
non potere una nostra rivista cambiarsi in puri panegirici , se non 
vogliamo tradire i lettori. iE nella presente siamo anche piu obbli- 
^ati a parlar candido, quando il modesto A. e il primo ad implorare 
in conto di favore savi .animunimenti che /o rincarmo a migliarare 
Je altre due parti (pay. VLU). Ci permetta dunque.di .chiedergli>per 




30i TUVISTA 

quanto la materia gliel permettera (e qual materia puo mai vie- 
tarla?) una dicitura se non elegante, almeno correttamente.italiana. 
Vi sono dei termini tecnici inevitabili ; e un orecchio che a questi 
si rifiuti, e scbizzinoso. Ma non maneano in molti casi dei vocaboli e 
jnolto piu le diciture pienamente italiane, cbe vanno obliterandosi a 
poco a poco per la comoda noncuranza degli autori nostri, allorehe 
costretti a ricercare oltramonti la scienza, la trasportano in veste po 
co men cbe straniera nelle pagine italiane : di cbe, per non asserire 
srratuitamente, ci contenteremo di recare in prova la priina frase ael 
Jibro: Una serie di veritd e aUora che possono dirsi ordinale hi nudo 
da formare una scienza, quando i falti Inlli si raggrnjipano ecr. La 
coltura della lingua e un nonnulla rispello alia rcrita dei pensirri: pu- 
le il coltivarla oltre cbe mostra la riverenza al pubblico cui si parla, 
giova molto ai aiovani nei libri cbe formano testo alia loro istruzione. 
In quanto poi alle teorie , protestercmo in prinio luogo die, sic- 
come abbiamo giudicato lodevole generalmente lo spirito e la mini 
del trattato, cosi non intendiamo assumere sopra di noi le particolari 
opinioni in ciascuna quistione. Anzi , sebbene il ch. A. abbia fatto 
ogni studio per allontanarsi dalle storte idee degli utilitarii, confu- 
tandoli anclie espressamente ; pure non taceremo che s' incontrano 
tratto tratto certe locuzioni, che difflcilmente si distinguono da 
quelle degli economist! epicurei : e ne troviamo un esempio a 
pag. 222 e seg., ove dopo aver detto cbe lo scopo dell'esistenza so- 
ciale sta nello sviluppo migliore di nostre facolta , che e il grande 
~bene possibile a conseguirsi in quesla terra (il die non sappiamo 
quanto andera a sangue ai moralisti), ne inferisce una terza regola 
che si ottenga una soddisfazione dei bisogni , la quale e uguale ad 
un piacere conseguilo. Chi conosce le teorie del Gioia, crederebbe 
1'A. averne tratto questo documento, se non vedesse altrove quanto 
ne sia diversa la dottrina morale. E sarebbe confermato in questo 
abbaglio dai precetti che sieguono : Si procuri di avere nei consumi 
la combinazione di piu piacen in uno : sia tale la soddisfazione da 
non lasciarci la nausea, ma il desiderio di tornare a gustarla . . . Sub- 
crdinare la sfera degli appetiti dtt'enlrala e allaryar quella a misura 

M .^o Al 



BELLA STAMPA ITALIANA 305 

che qucsla .si cstende: ecro la norma da tenersi a rista. In ttitti que- 
st! pivcdti I'assohrta dimenticanza del fine supremo , e delle idee 
catloliche intorno al deb! to di vita non epic-urea non puo scusarsi , 
a parer nostro, col dire che F economists non e ascetico. Altro e il di- 
re qua! < il modo di regolare ramministrazione affinehe ehi non ha 
coraggio di viverc da rristiano o almen da uomo, trovi senza ruba- 
re i mezzi per vivere da Sibarita; altro il dire , rbe nna tal vita sia 
11 n precetto , una norma di pubbliea economia. Infatti questo tras- 
corso della penua metterebbe il dotto professore in contraddizione 
<-ou si' 1 mcidc'simo, ossendo direttamente opposti il precetto or or ei- 
tato di ('twere, i yodimenli a misura che crescono T enlrate . o I' al- 
tro (paii. Hi i di mettcre a ditposizione altrui rib che sarebbe super- 
fluo per se. 

II cb. A. ci perdonera, speriamo, laliberta con cui abbiam posta 
questa sola eccezione alle lodi da lui si ben meritate nei principii 
che abbraccia. Uscendo dal suolo della economia epicurea , egli ha 
operato un mezzo prodigio evitandone generalmente i lacci: e se in 
questa e in poche altre circostanze venne strascinato dalle remini- 
scenze di un secolo clie fu il vitupero della sua scienza , ci6 potra 
servire a metterlo viemaggiormente in guardia nei volumi seguenti 
contro la trista eredita ch' egli ha si saviamente ripudiata. 
* on i, 

H. 

Della vita e dcgU sort Hi di I'eUeijrino Rowi. Operetta del professore 
A. (t, B. Pinerolo 1852. 

La vita dello sventurato Rossi ebbe, come ognun sa, tutte quelle 
parti che render possono piacevole una narrazione : un misto di 
grandi eventi, di calamita spaventose, d'interessi supremi, nei qua- 
li egli pote dire senza esagerazione : pars rnac/im fni: con quella 
giunta di varieta che s'incontra da chi va pellegrinando di terra in 
terra, di gente in gente, tracangiando cittadinanzaefunzioni. L'A. 
che ha descritta questa vita in poche pagine , ha dunque doviito 
Serie II, vol. II. 20 



'306 RIVISTA 

scrivere ed ha scritto in efletto , un libro (seppur libro puo dirsi) 
dilettevole: il dettato della scrittura e mediocremente corretto, co- 
me si suole oggidi negli articoli de 1 giornali. 

Lo spirito con cui lo ha scritto e spirito tra moderato e italia- 
nissimo. il clie ha ridotto il suo libro a forme di panegirico piutto- 
sto che d' istoria, essendo il Rossi certamente uno di coloro che piu 
contribuirono ad infondere ne\[ italianis)iio il yiusto mezzo dei mo- 
derati. Scrivendo sotto I 1 influenza di questo spirito (cheassunse 
la difesa fpag. 43) perlino di Guglielmo Libri), enaturale che FA. 
lodi nel Rossi la saggia transazione fra caltolici e protestanti nell'ar- 
gomento del Matrimonio; e quella moderazione cmrica del procedere 
grado grado , il solo ohe possa prevenirc i commo churn ti rivoluzio- 
nari ( pag. 17 ): non avvertendo a cio che disse saviamente nelle 
famere di Berlino lo Stahl , non essere rivoluzione propriamente i 
oommovimenti esterni , ma 1' interna trasmutazione ^de' principii ; 
nella quale il Rossi ebbe tantopiu gagliarda influenza. in Isviz-z(M-ae 
negli altri paesi che prima o poi 1' ebbero o T adottarono per figlio, 
quanto piu rari furono i doni d'ingegno ch'egli abuso neldisonesto 
sovvertimento. Molto piu poi comparisce quest' indole medesima co- 
la ove raccontasi lo scorcio della vita del Rossi divenuto Ministro 
del PonteGce: ma poiche questo racconto e un tessuto del solito f'ra- 
sario narrante fatti notissimi, non e uopo intertenervici. 

Trattando delle opere mandate a stampa, I' A. ne da un picciolo 
sunto, e sta qui la parte piu erudita della sua operetta, o articolo da 
giornale, ilche diciamo principalmente rispetto al dritto penale ed 
alia economia politica. In quest 1 ultimo 1' A. si ferma con una certa 
predilezione trovandovi il destro di perorare in favore del teorema 
alia nioda , il libero scambio (pag. 34 a 40) : e parlando in favor 
dell' usura, cita una di ijuelle sentenze gratuitamente arrogant i con 
cui gr<ignoranti sogliono provare che non comprendono i loro pro- 
iWemi , mentre cifanno delle esortazioni allassanto umilta. Come 
( mai dice co' sen timenti del Rossi ;potea asserirsi che un presta- 
. tore ad interesse fosse uno scellerato che volea trar prolitto dal 
< proprio OPO ed argento, mentre T oro e F argento non producono 

. 



307 

nulla? fatto questo die ritenuto per vero pareochi secoli , deve 
cessare di renderci fieri ed -orgogliosi della potenza dello spirito 
umano (pag. 37,38) ? In quanto a noi nulla troviamo di piu 
umiliante per lo spirito umano die F orgoglio di chi cosi senteijzia 
contro tulli que 1 secoli e , cio die piu inonta, contro la Cbiesa cat- 
tolica , senza aver letto , o eertamente senza aver capito qiielle 
dottrine, die qui non toglieremo a spiegare. Ci contenteremo di 
osservare die qnando que' dottori accordavano qual titolo d' in- 
teresse il hicro cessanlc , supponeano con questo stesso die 1' oro 
e I' argento producano talor qualchc com. E se distinguevano un 
capitale prodnttivo da un capitale inerte , erano d' accordo in que- 
sto co' piu recenti ed illuminati eoonomisti ^ . 

L<> altre ojxM'e edite del Rossi non hanno Timportanza scientifica 
di queste due : ben avrebbero supreina importanza politica le suf 
lezioni sul giure costituzionale se si pnbblicassero, come potentissi- 
ma influenza esercitarono in Isvizzera , specialmente la Relazione 
intorno alle riforme del patto federale ed altre minori scritture, cbe 
prepararono le sventure del Sonderbund. 

L' ultima parte dell' operetta ricorda , cio cbe tutti gia sanno , la 
lunzione con cui governo gli Stati pontificii poco prima cbe ilsica- 
rio-mazziniano dosse aH'Europa Torrendo spettacolo delFassassinio 
mirato con gelida indiilerenza da un'Assemblea, cbe sara, meno le 
onorevoli eccezioni, etemo vitupero d' Italia e di Roma, o piuttosto 
di quel partito esecrabile cbe le tiranneggiava amendue. 

i Nello scrigno del ricco, nclla hum dcll'avaro, non ; certamenle un ca- 
pitale quel valore ehe vi'si Irova accunmlato , ma vi diviene al momento clie 
passa nelle niani di chi sa metterlo in opera. Queste due operazioni necessarie 
alia formazione de' capitali hen puo dirsi essere slate avvertite precedentemen- 
te da altri scrittori; ma il priino clie le distiuse ibrmalmcnte fu il professor 
Rossi ecc. . DELuCA. Pi-inc. Etem. della scienza econ. (pag. 161). Napo- 



308 RIVISTA 

d ii tnuu 

rOpiniom del 2 Aprile 1853. 

.Jit Cttj^r 

Sirana condizione della eta moderna die i giornali debbano re- 
gnare il morido; esui giornali nonregni spesso che la malevolenza e 
la malafede! Gia noi da parecchi mesi avevamo messo da banda que- 
sto vituperoso giornalaccio torinese; e ci pareva un riguardo alia 
convenienza dovuta ai nostri lettori il non imbrattar loro gli ocelli 
e gli orecchi con quelle svergognate esorbitanze di cbe 1' Opinione 
giornalmente regala il pubblico. Ma un articolo intitolato Le Finiw- 
ze Ponlificie non puo passare senza la debita correzione: in quanto 
versando esso sopra di cifre raggruppate a capriccio e giudicate a 
strazio, potrebbe sorprendere la buona fede di qualche lettore non 
abbastanza scaltrito di somiglianti gberminelle. 

II soggetto dell' articolo e una variazione dell' eterno lamento sul 
mal governo dei preli chiarito qui , secondo pretende 1' articolo , 
dallo stato deplorabile in che sono le finanze pontificie. Noi sarem- 
mo infiniti se dovessimo librare ogni cifra e notare ogni svarione ; 
ma il rilevarne qualche mezza dozzina sara pregio dell' opera , e 
giovera piu che alia riputazione di questo Governo, a fare intendere 
a quale cinica impudenza dechini un partito demagogico , che sa- 
rebbe innocuo se non trovasse eco e simpatia nei libertini che pre- 
tendonsi moderati. 

L' articolo coraincia dal paragonare 1' introito jujixnii I 

di scudi 11,110,569: 97, 9. 
coll'esito 13,006,419: 46, 3. UBIIOO 

e ne cava la diff'erenza 1 ,895,849: 48, 4. 

Quindi sclama alia rovina di un deficit cotanto enorme. E nondi- 
meno il messere non ci dice cio che pure avea trovato nel bilancio : 
in quel deficit niente meno che un milione erogarsi in ammortizza- 
zione dei debiti precedentemente coritratti , e cosi quella somma 
essendo dei tutto estranea ai pesi e alle spese dell' amministrazione 
corrente , il deficit si riduce a soli scudi circa 890 mila. Ora questo 



DELLA STAMPA ITALIANA 309 

non e cosa da fame le disperazioni, chi consideri in quali acque na- 
vighi la Finanza diqualche altro paese e sia pure il beatissimo e li- 
bero Piemonte. n -\ 

Non diremo nulla delle proprieta camerali e dei beni ecclesiastici 
ed i-x eommimitativi nelle Legazioni e nelle Marche ; pel quali 
tutti Tarticolo sclaina clie le spese d' amministrazione superano la 
rendita stessa. Ci6 non e nuovo e non e rovinoso, traltamlosi di ra- 
mi molto secondari nella pubblica iinanza. Ma oltreche giasi lavora 
alacremente a scemare quella iattura,vuole avvertirsi die per le pro- 
prieta camerali nella partita delle spese di amministrazione si eon- 
lengono parecchi capi, clie di amministrazione non sono. Per iigura 
di esempio vi si comprendono i Livelli , i Ganoni , i Censi , le altre 
prestazioni inerenti ai beni, glinteressi dei cambi e dei crediti 1'rut- 
tiferi clie banno Tipoteca sui fondi stessi, e cbe percio a norma delle 
disposizioni governative non possono essere iseritti e soddisi'atti 
dalla Cassa delDebito Pubblico , i frutti delle cauzioni prestate da- 
gliAmrninistratori Camerali, dagrintraprendenti,appaltatori e simi- 
li. Se si togliera tutto questo, le vere spese di amministrazione sa- 
ran condotte ad una cifra da non iscandolezzare la dilicata coscien- 
za deirOjpim'one. 

(>lie dire dello seal pore menato perche nel titolo Miniere ? Cave 
deUo Slalo si trovi il prodotto dell' allume inferiore di qualcbe mi- 
gliaio di scudi alle spese cbe vi si fanno intorno? Si vuole cbe il Go- 
verno favorisca questi prodotti nazionali, e si grida poi perche nel- 
1'iniziarne le prime mosse si spenda qualche cosa di piu sul ritratto- 
ne. Per ora si tratta di aprire le viscere della terra onde assicurare e 
conservare perenne un prodotto nello Stato Pontificio cbe, purifica- 
to e recato con appositi metodi alia possibile perfezione, forma de- 
coro pel Governo, eammirazione negli stranieri fmo ad uverne por- 
tato un premio nella esposizione di Londra. Poste in regola le cave 
ed assicurato il prodotto, non fallira eziandio un'utilita non isprege- 
vole ; e per ora e gia molto il dar pane e lavoro a una popolazione 
ehe privatadiquestaindustria resterebbe abbandonata di ogni mez- 
zo di susistenza. 



310 RIVISTA 

Ma quello che sopratutto ci ha stomacato e Finvereconda manie- 
ra onde parla Tarticolo intorno all' assegnamento fatto al Principe 
ed al Sovrano Pontefice. Con formole degne del trivio e della bet- 
tola si parla ivi di Lista civile, senza che 1'articolista si avvegga che 
questa parola e mnl collocata in un paese non felicitato , la Dio 
mcrce, dai frutti costituzionali. Qui il Principe non e un impiega- 
to come gli altri che riceve il suo stipendio dal popolo sovrano. 
Qui e stata una squisita delicatezza del regnante Pontefice che gli ha 
fatto ritenere scrupolosamenteda medesima cifra stahilita nei d'r 
ternpestosi della rivolta. E quella cifra non e dedicata solo come 
altrove a mantenere lo splendore della corte. In essa entrano i trat- 
tamenti annui al Sacro Collegio , le spese di tutte le Nunziatura 
presso le Corti estere, le spese per le Congregazioni ecclesiastiche , 
quella per la Segreteria di Stato per gli aflari si ecclesiastici ch& 
diplomatici, quella pel trattamento e soldo a tutta la famiglia ponti- 
iicia , quella pel soldo e per quanto occorre alia guardia nohile ed 
alia svizzera ; le spese tutte infine della manutenzione degli immen- 
si fabbricati di residenza sovrana e che contengono ancora ricchi 
musei e biblioteche. Ora se si dicesse che a tutto questo bastano 
soli 600 mila scudi annui, appena troveremmo fede; eppure questo 
che agli sperti non parrebbe forse uguale alia meta del bisogno , e 
quello appunto che all' Opinions pare intollerabile sciupinio e poca 
meno che pubblica espilazione. 

A noi pare averne detto soverchio $ ma si consider! che giuoca 
iniquo si sta giucando da questo fiore di rivoluzionarii svergognati. 
Furono essi che dal 1830 in poi a furia di rivolte , di minacce, di 
cospirazioni, posero a forido le fmanze di quasi tutti i Governi euro- 
pei, e le pontificie segnatamente, che fino al 1829'erano state non 
che integrema fiorenti. Ora fingono deplorarne lo scadinieiito quasi 
non fosse opera delle loro-mani. Non vi pare di vedervi imtnaginato 
innanzi il coccodrillo ,. del quale contavano certi naturalisti seinpli- 
ciani, che deplora e piange la viltima di cut ha succiato il sangue. 
fi egli rimorso di avere espilato 1'altrui, o raminurico di non trovare 
piu nulla ad espilare ? 



DELLA STAMPA ITALIANA 



IV. 



Si* 



Le Rivelazioiti del Cuore. Lettere sentimentali ad Evelina per NICOLA 
LONGO 3. Vol. Napoli. 1832. 



;Le passion! considerate, come suoldirsi. lisicamente, efattaastra- 
zione dalle eircostanze morali , non sono cosa nk buona ne rea: ma 
fldoperate (juando e come conviene sono strumenti di nostra inter- 
im cd ostmia t'elicita. Di fatto esse dispongono T uomo a volere.ef- 
ficacemente le cose die sono utili alia conservazione di se, della spe- 
cie r della societa intera; donde furono appellate con acutezza Ale 
ilt'll' wrinia : sono semi di virtu: imperocche, tolti i gagliardi movi- 
inenti dell 1 animo, V uomo ahriighiltirebbe alia presenza delf arduo 
oonnaturale alle belle e virtuose operazioni: finalmente procurano 
all' uomo <[iiella felicita, di cui e capaoe su questa terra; stanteche 
non pu6 farsi che 1' uomo sia avventurato, ove non assapori quel 
tlol'-e, die nell' amore, nell 1 allegrezza, nellasperanzaeinsimili af- 
fetti, come in altrettanti soavissimi favi , e raccolto. Se non che , 6 
d' uopo confessarlo ingenuamente, le passioni umane possono esse- 
re strurnento di felicita, ma sono pur troppo il piu delle volte stru- 
mento elficacissimo di sventura. E donde mai rottenebrarsideirin- 
telletto, il difetto di riflessione, le inquietezze e gli strazii del cuo- 
n>. i terror! della imaginazione, i sonni perduti o interrotti, i fremi- 
ti, le smanie, le insidie, le rivoluzioni, le guerre e tutta 1' orrida 
scbiera del delitti, se non da ree passioni sguinzagliate e lasciate 
scapostrare a talento? Di qui 1'assoluta necessita, che I'uomo pon- 
gasi alia direzione de'suoi alTetti e li imbrigli e li guidi a norma di 
ragione. Ora fra i rimedii piu forti e possenti accennati daisavii af- 
iine di preservarsi dalla tirannide dei pravi affetti, meritano di es- 
.sere anuoverati il considorarc T indole delle buone e delle ree pas- 
sioni, il ponderarne diligentemente i buoni o tristi effetti, e in ispe- 
cial modo il contemplare la storia di uo.nini o signori o schiavi delle 



312 R I VISTA 

passion! . E per verita quale ammaestramento. quale stimolo all'am- 

' 

mirazione e alia pratica , per mo' di esempio , dell' amore del nostri 
simili , il vedere una buona Suora di Carita , appartenente a civile 
ed agiata famiglia , clie nel liore degli anni , raccolta in povero 
saio, modesta. angelica nel guardo, si asside di e notte fra le sale 
ammorbate di uno spedale, e porge agl'infermi il cibo, eparla loro 
nn linguaggio di carita e di amore, e mesce le sue al!e lor lacrime, 
e piangendo ne raccoglie 1' ultimo respiro? Ci6 posto, egli e. mani- 
festo quanto benemeriti dell' umana famiglia siano quegli serittori , 
i quali prefiggendosi il lodevole scopo di educare le crescenti ge- 
nerazioni alia difficile impresa di signoreggiare gli affetti, consacrano 
la loro penna alia trattazione di morali argomenti, e notomizzano. 
per cosi, dire, il cuore umano, e accennano quando gli affetti son 
regolati e quando trasmodano, e a rendere piu palpabile la loro di- 
mostrazione, sottopongono agli occhi dei leggitori chiari esempli, o 
di virtuosi affetti cbe furono guiderdonati largamente da Dio, o di 
affetti malvagi che procacciarono a cbi gli ebbe retaggio abbonde- 
vole di sventure. 

Or bene tra la nobile schiera degli serittori infiammati dal santo 
zelo di ammaestrare altrui intorno al modo di reggere e guidare gli 
affetti, ci e caro Vannoverare Niccola Longo, autore dell' opera ac- 
eennata qui sopra : Le rivelazioni del cnore. Qual sia precisamente 
1' ultimo scopo cbe L'A. ebbe in vista nello stendere quell' opera ce 
lo rivela egli stesso in parecchi luogbi. II Longo nel programma si 
esprime cosi: Lo scopo morale e di ridurre le passioni alia lor </i><- 
sla misura; e scowire in pari tempo qualche lato ascoso delle medesi- 
me, su cui passa inarrcdula la mollitudine: e nel principio degh* 
xScliiarimenti appie del terzo volume cosi scrisse: Di modo che non 
Ito intcsn di far la pittura del proprio animo, bens'i di qnei senlimenii 
che nel proprio animo formati, fjencraH~-zandoli< li ho trovati come 
principio della nalura -urn-ana, o come tenderize della vitasociale. Per- 
cbe 1' A. potesse espandere meglio il suo cuore, e quinci ladipintu- 
ra degli nmani affetti riuscisse piu varia, piu viva epiu parlante, e- 
gli ha steso una lunga serie di lettere dirette ad una cotal Evelina-, 



DELLA STAMPA IT.VLIANA 

donzella adornu delle piii rare qualiui, e nome non oscuro nei i'asti 
della Storia Greca moderna. In queste lettere e nell'appendice die 
tiene lor dietro, il Longo passa come a rassegna le principali epodie 
ed avvenlure dell' agitata sun vita; descrive le impression! e i ver- 
gini airetti della prima infan/ia, I' esplicarsi e ingrandirsi delle sue 
cognizioni, e gl' impel! inaspettati delle passion! neU'ampioefragOr 
roso teatro della capitale, e il casto e acceso afi'etto cli che fu com- 
preso per la giovinetta Evelina, e le spernn/e di un sospirato ime- 
neo ora vive ora languide ora spente, e il ritirarsi improvviso della 
fidanzata in un sacro chiostro e il suo gemerne quindiinconsolabile; 
insomnia egli la la storia di un bd cuore eresduto dalla piu tenera 
fanciullez/a sotlo le benefidie influenze d'una buona educazione, 
qual pellegriiio arboscello cresciuto rigogliosamente in tepida serra 
sotto cure di vigile giardiniere. 

Le prerogative notate in quest 1 opera sono molteplici ; uulladi- 
ineno pare! di poterle riepilogar tutte dicendo, die 1' A. delle Rice- 
lazioni e letterato di buono ingegno e di bellissimo cuore. II Longo 
fa mostra della perspicacia del suo ingegno in piu modi-, e uell'ideare 
una tela amplissima di fatti e di osservazioni a meraviglia raimodati 
e congiunti , e nel fare un analisi profonda insieme e minutissima 
degli umani affetti; ma soprattutto nello avere Irattato da maestro 
ijiia e cola , ([uistioni difficili e di sommo rilievo , le quali danno a 
tutta 1' opera , sparsa tratto tratto di letterarie bellezze , una cotal 
aria di nobilta e di grandezza, siccome nella stagione dei fiori i co- 
lossali avanzi dei tempi! danno alle pianure deir antica Pesto un 
aspetto di maesta e di magnificenza. Cosi sono quistioni piacevoli e 
utili a leggersi quelle die riguardano 1' odierno romanzo, il giorna- 
lismo , il sentiment alismo e il posilivismo , 1' indole dei popoli anti- 
dii , la natura e gli efletti dell' eloquenza , il suicidio . il oarattere 
deiramore ne' divers! tempi della Storia e simib argomenti. Quanto 
poi al buon cuore e al sentire soprammodo dilicato e stjuisito dell'A. 
noi direm solo, cbe in leggere parecchie di quelle lettere ci sen- 
timmo intenerire e ricercar T anima da nobili e soavissime affe- 
zioni. Si legga di grazia la lettera die 1' A. indirizza ad Evelina 



314 R1VJSTA 

costretta a partirsi tutto improwiso per la Grecia , e quella in cui 
le dipinge le tempeste del suo spirito per tale inopinata partenza ,- 
e quella in cui la invita al tempio per istringere il sacro nodo, e. 
quella in cui le partecipa clie per amore della sanita di lei vuol dif- 
ferire la pia cerimonia delle nozze , avvegnache egli affretti coi 
sospiri il momenta di vederla compiuta, e parecchie altre lettere o 
brani di quell' opera -, si leggano, diciaino, que' passi, epoi ci si dica, 
se il nostro A. non fu , come dicemmo , arricchito da Dio di un ot- 
timo cuore, di un cuore clie risponde all 1 unisono alle aflezioni piu 
tenere e piu generose. 

Ma delle sole opere del Creatore e proprio 1' essere scevre d 1 im- 
perfezioni ; che le opere dell' arte sono somiglianti agli arazzi , i 
quali , avvegnache della famigerata fabbrica dei Gobelini , hanno 
sempre una parte men bella a essere mirata. Cio posto, non dee far 
maraviglia, se fra le molte filosofiche e letterarie bellezze delfopera 
del Longo ci paia di vedere alcuni piccoli difetti , cui la qualita e 
T ullicio di questa Rivista c'impone 1'obbligo di palesare. L' A. , 
attesa la natura dell' argomento, avendo a fare il quadro del cuore 
umano , ha dovuto necessariamente dipingere piu d una volta un 
qualrhe affetto men buono , una qualche passione che trapassa i 
limiti daila ragione prescritti , e soverchiamente imperversa. In si- 
milicongiunture egli e chiaro che gii correva il debito di condannare 
simili afietti e di mostrarne i pericoli , perche il leggitore incauto 
apprendesse a discernere i rei affetti dai buoni e a temerne le con>- 
segiienze. 11 nostro A. non ha mancato il piu delle volte di far ci6 
e di farlo a dovere ; niilladimeno talora o dimentic^ di farlo, ovvero 
nol feoe con (juella severita e peso di parole che portava il biso- 
gno. Cosi quando egli , ricevuta la lettera di un rivale che lo slida 
a duello , si reca alia casa di lui e ne accetta condizionatamente 
rinvito, 1 A. non riprova quest 1 atto con parole abliastanxa lorti 
e sentite. Parimente quando egli entrato nel tempio del romitag- 
gio, e sopravvenuta ivi pure Evelina, egli le volgdttrepidando* 
la parola. e la invita a lasciare il monistero e, allerratala pi'r un 
braccio, si attenta di rapirla, T A. non disapprove il misl'atto coo. 



DELIA STAMPA 1TALIANA 

forme bastevolmente rigide e vigorose. Un altro difetto che os>- 
rcuimo apporre all' A. delle liirt'ltizimn . si (' un lingtiaggio re- 
ligioso alquanto vago e indeterminate , non abbastanza pratico e 
positive, mi linguaggio cbe passando sotto silenzio i misteri , le 
verita , i precetti , i riti , le praticbe e cio che attiensi esclusi- 
vamcntc alia vera Religione. accenna quasi a solo que' veri , che 
sono ammessi da quelli pure che dissentono da noi in fatto di cul- 
to. Egli e verissimo che 1'A. non lascia in alcuni luoghi di ren- 
dere splendido omaggio alia Religione , per cagione di esempio , 
la dove parla con rara elevatezza di pensieri della comune Reden- 
zione, e la dove ripete dalla Religione le gioie piu pure e sante del 
cristiano connubio; nulladimeno, giusta il nosu?o modo di scorgere, 
da questo lato egli lascia alcuna cosa a desiderare. Forse il Longo si 
appigli6 a questo genere di eloquio per insinuarsi piu agevolmen- 
te nell' animo de' suoi leggitori , soprattutto di quelli che vacillano 
nelle veraci credenze , e a cui suona male il linguaggio veramente 
cattolico 5 ma in tal caso , in quella che ammireremmo lo scopo 
prefisso , non sapremmo approvare il mezzo abbracciato. Di fatto 
un linguaggio religioso che sta sempre sulle generali , che accenna 
di rado ai dommi da credere e alle virtu da praticare , e che , pre- 
sentandosi il destro, non discende a quei caratteri e a quelle ultime 
difierenze, che contraddistinguono il culto cattolico datogni altro 
estraneo, un linguaggio, diciamo, di siffatta natura non e egli forse 
d'inciampo ai leggitori inesperti, i quali in leggerlo apprenderanno 
a discorrere di religione non da fervorosi cattolici, ma come favella- 
vano a' di loro un Tullio, un Seneca, un Posidonio? Oltre di che non 
e forse disdicevol cosa 1'adoperare un cosiffatto linguaggio, pel qua- 
le si occulta in parte almeno la verita , e il non mostrare sufficiente 
ardire e franchezza di parlare come parlarono i piu grandi genii 
del Cristianesimo , anzi gli stessi ispirati Scrittori? E poi non e 
forse cosa irragionevole e dissentanea allo scopo di accorto scrittore, 
il far uso di una favella debole , languida , non abbastanza efticace, 
qual e per appunto il parlar di cose religiose in modo vago , gene- 
rico e superficial , mentre j>ossiamo appigliarci a un linguaggio 



31 6 RIVISTA BELLA STAMPA ITALIANS 

di origine celestiale , linguaggio che illumina , che persuade , che 
inaniina , che rassicura , che conforta , che trasforma , che in- 
ciela, che india? 

Ora per epilogare il cletto fin qui, le Rivelazioni del Cuore, tol ti- 
ne alcuni pochissimi nei, sono opera degna di commendazione. Es- 
se disvelano nel loro A. un' inmiagiriazione hella siccome il cielo 
sotto cui furono ispirate : esse palesano una mente conoscilrice del 
ripostigli piu intimi del cuore umano : esse inline fan prova di 
un cuore di tempera fina e squisita , si die il loro A. avendo bi- 
sogno di dipingere 1'immagine d'un cuore benfatto, non ebbe a far 
altro che tratteggiare se stesso. L' unico difetto che ci notammo e 
di semplice omissione. 












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CRONAGA 



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Roma 2 Maggio 



I. 
COSE ITALIANS. 

STATI SAUDI (Nostra Corrispondenza). 1. Vertenze coll' Austria. 2. Irv- 
dennita agli Emigrati. 3. Feste per lo Statuto. 4. Legge contro la 
schiavitii. 5. Sicurezza pubblica. G.Statistica giudiziaria. 7. Furti 
sacrileglii. 8. Ripartiiuenti de'beni ccclesiastici. 9. La stampa e la re- 
visione. 10. Balzelli e perquisizioni. 

1. II conflitto sorto fra il Governo Sardo ed il gabinetto di Vienna 
pel sequestro posto sui bent degli emigrati Lombardo-Veneti va di 
giorno in giorno acquistando proporzioni piii spiccale e gravi. Se il 
Piemonte si trovasse ora in quelle condizioni di forze e d'apparecchi 
che nel 1847, forse non terrebbesi dal calare ad una terza riscossa. E 
per quanto sta in poter loro vel sospingono animosamente certi o 
farnetici o traditori, che braveggiando all'impazzata vorrebbero stra- 
scinare il Governo ad atti di tal natura che ne sarebbe inevitable 
conseguenza una guerra di devastazione e di sterminio. Pretendevasi 
da costoro che per rappresaglia si bandisse il sequestro de' beni pos- 
seduti da'sudditi austriaci sul territorio Sardo; e lanto si ribadiva que- 
sta idea che parve entrar perfino in capo ad uomini d' alto affare , i 



318 CRONACA 

quali non 1'avrebbero forse piu deposta, se non era degli imperiosi 
consigli di certi amici onde sentesi gran bisogno. Altri strillava che 
a maniera di protesta si dovessero senz'altro rivestire della dignitadi 
Senator! del Regno i piu cospicui fra gli emigrati ; an/A Intti quelli 
che si trovassero aver qualouno dei titoli a cio richiesti dalla lop^e. 
Ma questo era un nulla a petto di cio che altri chiedevacon gran for- 
za; cioe, stretta alleanza colla Svizzera, si spiegasse nnovamente la 
santa bandiera dell' Indipendenza italiana, ne si desse tregua al bar- 
baro prima d'averlo ricacciato dietro 1' Isonzo. Tuttavia, dato giii il 
primo bollore, fu d'uopo riflettere che lo Stato del Continente Euro- 
peo, ben diverse da quello del 48 e del 49, non e troppo favorevole 
a cotal genere d'imprese. Oltre a cio le ftnanze esauste, in iscompiglio 
oberate d' un debito enorme; 1'esercito scarso e tutto sul rifarsi; I'am- 
ministrazione incagliata fra i nuovi e gli antichi ordini-, le fazioni po- 
litiche frementi e pronte a scatenarsi 1' una conlro 1' altra: la molti- 
tudine scorata per le triste vicende guerresche del 48 e del 49, e pel 
moltiplicarsi continuo di gravosi balzelli; le speranze d'aiuto estranio 
o scarse o mal sicure-, tutto insomnia consigliava a fare di necessita 
virtu, ed usar prudenza. L' Austria dal canto suo, guardandosi attor- 
no in casa e girando gli occhi al di fuori, e anch' essa consigliata alia 
pace, ne i suoi interessi le permettono d'arrischiarsi a fare che per 
lei divampi una generale conflagrazione Europea, il cui pericolo si 
fa ognor piu chiaro ed imminente. Eppero, concorrendo 1' interesse 
dell' una e dell' altra parte, le ostilita si restrinsero finora ad uno 
scambio risentito di note acerbe, di proteste e di recriminazione, di 
dimanda e di i iftuti, di dichiarazione e di minacce, che, a giudicarne 
dalle apparenze, dovrebbesi tener perfermola question eesserh IVper 
venir risoluta a colpi di cannone. 

IlMinistero Sardo per mezzo del suo rappresentante a Vienna avea 
diretto al Governo Austriaco un energico riclamo a lavoiv dcgli e 
grati. 11 Conte Buol oppose un riciso e formale rifiuto d'entrar in pa- 
role su questo negozio coll' luvialo Sardo, accennando che intorno a 
cio 1'avesse a trattare col suo Ministro residenle a Torino, a cui avea 
trasmesso le proprie istruzioni , e pel resto lo rinviava alMaresciallo 
Radetzky ed alia Commissione del Palazzo Borromeo. (ili uificidiplo- 
malici di Francia ed Inghilterra, anziche piegare irrigidirono vieppiu 
1 la fermezza del Governo imperiale; i-he forse trovossi itiffermato nel 



CONTEMPORANEA 

sno proposito da qiici gelosi riguavdi, per cui un;i I'olen/.a di priinu 
ordine i eoherebbesi adontadi laseiar credere * la- Je >i pns>a per ve- 
run modo hnporre la legge da diicdiessia. Vedulo rkiM'ir vano ogni 
lentalivo in ([uanto al vinceie die il decreto imperials di sequestro 
revocalo: e neppur avendo potato ottenere die si comuniea-M ro 
aHioverno Sardo i document! giuridici del la eolpabilila di quelli ch 
nc subtvano il rigore, il Minislero di Torino Irovossi nclla ncco^ila 
d ititerrompere ogni mauiera di trattalivc. e .ichiamare da Vienna il 
psoprio rappresenlale. Ma cio non poteasi fare per mod(j die vales- 
se una dichiaraxione di guei'ra; eppero spedivasi al (ionledi Ucvcl mi 
seitipliee congedo, sic.clir Ic rela/.ioni ufliciali e diplomatiche non sono 
pnnto inlerrolte intorno ad ogni altro affaro. In (juesto mentre diri- 
ut'\Hsi a tutlc le Potcn/.e un Memorandum, per esporre lo stato dt-lle 
cose, ed invocainel appoggio.Questodocumento, cumunque sia coni- 
pilato in forme insolite e eon lingnaggio nuovissimo rispetto alle u- 
sai./r di[)lomatiche, va improiitato d'una colal dignitosa energia die 
lalvoliaassuine.il luono di iniuaccia, j-.er cui e variamenle giudiaito 
dacoloro die sicredono uomini di Stalo. Gli e lutlavia a sperareehe 
con inolto diiasso si riesca a poco o nulla. dhe le grandi Poteilze 
continentali iiou troverebhero lor guadagno a romper guerra pert piel 
nommlla die debbon essere agli occhi loro le umilia/.ioiu del Pie- 
inonU-. c la >everita con eui TAustria lo ripaga delle sue aggressioni 
DC! 48 e nel 49. Inlanto, giunto appena a Torino da Vienna il Conte 
di Revel, se ne dipartiva alia volta di Milano il Conte Appony Mini- 
stro d'Austria, lasciando anch'egli il segretaiio di lega/.ione a disbri- 
gar gli aftari di minor conto. e rappresentare il proprio governo. Af- 
fennasi die a cio fare >iasi indollo non solo i>er seguire le istru/.ioni 
ricevute, e per riguardi diplomatici, ma si ancora per levarc oec^^io- 
ne d\ peggiori guai. Che discorrcvasi di fragorose edinsultanti dinio- 
slra/.ioni popolari con cui progeltavasi da certi a wen tat i di voler di- 
sfogare 1'odioche li divora c la rabbia die sentono contro iHiovei-no 
imperiale. i.a (pial cosa ove fosse avveuuta iM>le\a aver le pin . 
sle conseguen/.e. 

2. H Ministero Subalpino si credette inoltre obbligato a (pialoli^ 
<'.-a meglio die a gillai paicic c pi-olr.4e. forse iucllicaci, per sal va-- 
if ie ragioni di que' suoi pioletli, con cui stringeva palto di fralel- 
lanza e d'unione jndissolubile. Penso elie menlie si scanij.uerejjbero 



320 CRONACA 

nole e dichiai a/.ioui , e protocolli , gh emigrali privi di loro rendite 
non saprebbero coaie campar la vita. Eppero nella tornata del 20 
Aprile il sig. Conte di Cavour presidenle del Consiglio del Ministri of- 
feriva alia samione del Parlamento un progetlo di legge , in for/.a di 
cui >i aprisse al Governo un credito di L. 400,000 da largirsi a titolo 
di preslilo a coloro die si trovassero eolpili dal sequestro. Con que- 
sto spera il sig. di Cavour die si potra provvedere almeno per uu 
anno ai piu urgenti bisogni di cotesti emigrati. Per mala ventura tal 
richiesta coincide colla discussioue di parecchie leggi che suggette- 
ranno il Piemonte a nuove e pesanti conlribu/.ioni ; e la moHiludine 
volgare, che bada piu a' proprii interessi che a ragioni d'onore e di- 
gnita nazionale, non inghiottira forse di molto buon grado 1'obbligo 
di sovraccaricare 1'annuo deficit con un mezzo milione incirca di piu. 
onde so\ venire a quelli che essa riguarda come invasori degli impie- 
ghi e degli ufficii dovuti a' Piemonlesi. Ma e probabile e poco meno 
che certo, che le 400,000 lire per gli emigrali saranno concedute dal 
Parlamento, che vi si trova astretto da tal quale rigoroso dovere. Di 
qui a un anno chi puo indovinare che cosa sara ! 

3. Gli italianissimi del Piemonte nei recenti decreti del Governo 
auslriaco seppero vedere un attentato contro leliberta poliliche e le 
franchigie costituzionali. Per manifestare in modo solenne quanto sia 
caldo e tenacissimo Tamore che per esse nutrono, la voglionp dare a 
mezzo in feste pompose e dispendiosissime con cui per tre giorni eon- 
secutivi dalla seconda domenica di Maggio sara tutta a romore la Ca- 
pilale, imitata alia meglio dalle province. Funzione religiosa con. 
1' intervento de' corpi civili e militari e delle societa industrial! ed 
operaie, carrocci simbolici, rassegne di milizie, rimbombo d'artiglie- 
rie, esercitazioni e spettacoli equestri, tornei, musiche, luminarie, 
inaugurazioni di monumenti, distribiu-ione di premii agli allievi delle 
scuole serali, gazzarre e spettacoli pirotecnici, col gaz luce ed acqua; 
deputazioni dalle province j le vie tutte a tappeli e bandiere ; e uu 
mondo d'altre simili cosej ecco il programma di tali feste. Dicesiche 
il solo Municipio di Torino abbia per cio stanziata la somma di L. 
30,000 ; cioe tre tanti piu di quello che dopo molto contrasto la illu- 
minata parsimonia di cotesti padri della patria degnavasi concedere 
pel centenario del miracolo del SS. Sacramento. Quando 1' amore 
delle libere istituzioDi e tanto acceso da guardar come bazzecole 



CONTEMPORANEA 

rotali spese, han troppa raglone i giudiziosi Minislri di metlerlo alia 
prova. sovraccaricando la mano ad imposte e tributi con cui rlforniiv 
I r.urio. 

4. Per non res tare addietro dalle allre nazioni in quel progresso 
di vera civilta, cui la Chiesa Cattolica dava i primi e piii eiucaci im- 
pulsi, e di cui i noslri umanitari recano ogni merito alia filantropia 
inglese , il Parlamento sardo ha pure votato una legge per cui e ri- 
gorosamente vietato, sotto gravissime pene , ogni traffico di schiavi , 
ed e posto un freno al vituperoso commercio della tratta dei negri. 
Manco male ! Se pero la legge sarda sara piu potente a tal fine clie 
non sia utile la crociera delle navi anglo-francesi , la quale sembra 
non essere fin qui riuscila ad altro che ad aggravare le atroci tor- 
ture, di cui veniano martoriate nel tragitto dai lidi affricani alle cosle 
d' America quelle misere vittime dell'umana rapacita. 

5. Ma sarebbe pur bene che la filantropia del Parlamento subalpi- 
'.lo si desse pensiero di rassicurare un po' meglio le vile e le sustan- 
ze dei cittadini esposte ognora alia baldanzosa, perche impunita trop- 
po spesso, industria de' ladri ed assassini 11 Deputato Bronzini nella 
tornata del 1. Aprile ne mosse alte querele , ricordando a' suoi col- 
legia i continui ed universal! reclaim de' loro elettori accio i furti 
campestri organizzati sopra una scala spaventevole siano repress! , 
e meno pericoloso riesca il porsi in viaggio sopra le pubbliche stra- 
de. Poi accenno le recenli evasion! di famigerati assassini dalle 
carceri e dalle segrete in cui erano chiusi, e d'onde sparirono miste- 
riosamente , le aggression! de' corrieri e delle vetture pubbliche de- 
predate da bande di masnadieri ; la necessita cui sono ridotli i car- 
rettieri di camminare amolti insieme a guisadi carovane chepassino 
in paesi inospiti e selvaggi 5 la frequenza di furti audacissimi nel bel 
mezzo delle citta e in pien meriggio ecc. ecc. II Ministro dell' interno 
^colpo la pubblica autorita d'ogni taccia di mollezza o connivenza in- 
diretla 5 manifesto la sua convinzione che a poco a poco la liber la e 
I'educazione avrebbero migliorata la moralita del popolo ; consiglio 
ad aspettar dal tempo e dalle istituzioni liberali sifFatli benefizii , e 
tanto seppe dire che il Bronzini si diede vinto, e ritiro 1'ordine del gior- 
no da lui proposto per eccitare il Governo a provvedere. Intanto ogni 
giorno i fogli pubblici registrano dolorosi racconti di furti , ed omi- 
cidii, e sanguinose lolte di malandrini contro la forza pubblica, in cui 

Smell, vol. II. 21. 



CRON.U:A 

sempre la vittoria sta p i dif'ensori dell' ordine. Nel volgere di. 

e settimane parerrhi valorosi dell'arma dei Reali Curabinieri 
perdettero la vita eroicamente aftrontando la disperala resistemu di 
baudili armati sino ai denti. Di Sardegna scrivono c>seie uvvenute 
collision!, in cui sarebbero slati morti non pochi, tra' quail il Sinda- 
co ed il parroco di nou so qual cornune. II famigerato Moltino, scam- 
pato al carcere dove aspetlava la sua sentenza, gitta il lerrore per ogni 
dov<e, non perehe commetla enormimisfaUi,ma perehe ha tulta 1'au- 
dacia ed il prestigio del Passatore romano. 

6. Come per rispondere alle pubbliche querele sopra questo punto 
il Ministero di Gra/Aa e (iiustizia aumentava il propi'io bilancio della 
somma non indiiFerente di 1,739,921. 60 in piu di quello che spen- 
devasi nel 47 ; sicdie ora esso tocca le L. 6,279,021. 60. Da cui to- 
gliendosi pure le L. 800,000 teste slaoziate per assegai e sussidii al 
clero di Sardegna, reslerebbe pur senipre un tale eccesso da muovere 
desiderio di sapere se per esso abbiasi a deplorare siffatto aumento 
di crimini e delitti, quale e qaello rivelato dalla statistica giudi/iaria 
pubblicata, sebbene incompiutaraente, per eura del Guardasigilli. In- 
torno a che basti accennare queslo solo : che le sentenze penali pro- 
nunziate dai Magistral! d'appello, le quail indicano solo la progressione 
di crimini verificali , vennero crescendo a centinaia in ciascuno degli 
ultimianni j tantoche essendo state 1019 nel 1849, si numerarono fino 
a 1909 nel 1852! Questo moltiplicarsi di sentenze dimoslra ]>er certo 
1'operosita e lo/elo de' Magistrati ; ma dimostra pur nicnlc meno I'o- 
perosita de'malandrini e la facilita con ciii si corre al delilto. 

7. Vuolsi notare che Ira le nefande/ze, di cui rinnovasi con qualdtt 
frequen/.a IVsempio nel Piemonte, gia da qualche tempo occupa un 
tristo luogo il furto sacrilege. E appunto di ((vif^sti giorni Torino fu 
commos?a da tale avvenimento, che hinganienie se ne serbeiii lame- 
moria. Nel ricco santuario di NostraSignoia dt lU-C.onsolazioni vene- 
ravasi un bel monumento della pieta di Maria Cristina vedova di Re 
Carlo Felice. Era desso una statua di gran mole e tutta di puro ai- 
gento, del peso di 14 miriagrammi incirra . rappresentante la Madiv 
di Dlo col bambino Gesu, che soleva pov tarsi nelle solenni pi'ocessioni 
per le vie, e seit>avasi gelosamerite chiusa 11 rimanenle dell'anno ii 
sicuro ripostiglio con tortissimi cancelli. 11 martedi 19 Aprile un buou 
parroco forestiere, che visitava quel santuario, mosse calde istanze 
di pQter yedere quel prezioso simulacro, Qual fu U terrore e la sor- 



CONTEMPORANEA 323 

presa quando, aperla la prima porta. attraverso il secondo camvllo 
si \itie vuola la niechia, ed involata la slatua! Non la menoma traecia 
di violenza fatta alle porle. non indi/io veruno lasciato dal ladro. o\e 
si rccellui un pocolir.o di eora nella toppa della serralui'a, da eui puo 
inferirsi ehe abbiasi prima modellato con eera lc false chiavi. Le in- 
dagini del Fisco non riuseirono a nulla. Solo hassi qualche barlume 
dalla deposizjone d' un talc die nella nolle dal 10 all' 11 corrente , 
iij-rilo di uolU- sul verone di sua stanza a respirare un j>o' d'aria ir.-- 
sca, udi certo romove, come d'un carro die Icnlanumte e con cautela 
si liai'sse avanli. Fallosi a guardare, osservo che tre uomini spini^e- 
vano a mano uu leggier carro . sul quale era disteso un non so che, 
lollo da lui in canibio d'uiui persona che vi giacesse distesa e coperta 
d'un velo. JN'oto la porla in cui fit condolto il carro; eper tulta (juel- 
la via si iecej o rigorose perquisizioni , ina seaxa frulto. Sicehe oggi- 
mai poco resta.a sperare sia per la scoperta del ladro, sia per la ri- 
< uperazione dell'involato tesoro. Al tempo stesso si sjeppe che da una 
r'niesa di (^a.vile venne pure rubata una ricca cassa d'argento, in cui 
serbavansi le rcliquie di S. Evasio Pare chelapolizia avesse sentoi-e 
dei preparalivi che per cio si facevano, giacche area avvisato i Retto- 
ri di quelle Chiese a star in guardia, che v'era chi lavorava a fabbri- 
care chiavi con sospetto di mal fine. Oh se mai altra volta, certo al- 
meno questa I'aulorita pubblica debbe senlire il suo dovere di porre 
in opera tutta la sua en ergia a discoprire gli autoriditali enornaezze. 
(he si dicono opera d'uiia societa numerosa e ben diretta ! 

S. Nel Parlamento si prelude al prossimo compiersi della tanto 
reilciala piomessa d' una nuova ripartizione dei beni ecclesiastic!. 
Abolile le decime, onde provvedevasi al sustenlamento del Glero sar- 
do , si stauxio per legge una somina di L. 800,000 c<m cui dare sus- 
sidii a membri di lal cleio che restano sprovveduli d' ogni sostenta- 
menlo : il che si e iatto. a dirla di volo, senza pur consultare la San- 
ta Sede, econ quella pienexza di aulorita che si attribiiisce allo Stato. 
Un deputato sacerdote Robecchi mosse istanza perche lal somma si 
lacesse al piii presto sparire dal bilancio , mediante tale prowedi- 
mento che colle rendile gia devolute alia Chiesa si sopperisse a tale 
spesa , e se ne sgravatsse lo Stato. II sig. di Cavour , Presidenle del 
llonsiglio de' Minislri, dii'hiaro ibrmahnente che vi si atlendeva, che 
iia ]>oco si farebbe, eche certo nel 1854 non troverebbesi piu nel bi- 
deilo Stato la menonia somina assegnata a tale scopo. E per 



324 CRONACA 

sommi capi torno ad indicare le sue idee d' una ripariizione , di cur 
il Governo s' arroga il diritto , e che si vuol compiere senza aspettar 
Passenso di chicchessia. 

9. Se dispogliando la Chiesa dell' assoluto dirilto di proprieta in- 
violabile che le e guarentito dallo Statute , le si assicurasse almeno 
una forte tutela nell'esercizio della sua spiiiluale autorita, si potreb- 
be forse riguardar con meno dolore la ialtura de' beni temporal! Ma 
il peggio si e che tutto in aspetto di religiosissima divozione v'ha cht 
si fa un dovere di lasciar le dot trine e la morale cattolica esposte ad 
ogni maniera di atlacchi, La Critica deyli Evangeli e tal libro , che 
basta nominarne 1' Autore Bianchi-Giovini , scrittore della Papessa 
Giovanna , per far comprendere quel che vi si debba leggere. E un 
centone delle piu artificiose nequizie che siansi mai gittate sulla carta 
dai nemici del Cristianesimo per abbattere e schiacciar Vinfame, co- 
me diceva Voltaire. Questo libro si spaccia liberamente. II deputato 
Angius con ammirabile coraggio ne rampognava il Ministero, ed in- 
vocava lo Statute e la legge sulla stampa. II Ministro dell' interne si 
sfiato in proteste d' inviolata fedelta alia religione per finire poi eon- 
ehiudendo, che in uno Stato retto a Governo liberale vuolsi lasciare 
libera la discussione intorno a checchessia. Ed al rimprovero che dun- 
que fosse inutile una revisione per la stampa estera, rispose: la revi- 
sione essere di fatto abolita col togliere che fece la Camera la somma 
fissata sul bilancio ; esserne date le altribuzioni ad ufficiali che non 
hanno tempo di occuparsene , e che nemmeno possono avere istru- 
zione da tanto-, se talvolta vien respinto qualche libro o giornale, cio 
av venire solo perche qualche benevolo da avviso a chi spetta del con- 
tenervisi massime contra rie a quelle professate dallo Slato. Avviso 
alia Civilta Cattolical Ma a che si riduce dunque in Piemonte la li- 
berta della stampa e quel simulacro di revisione preventiva? La pri- 
ma debbe cadere in licenza-, e la seconda servir di stromento a gelo- 
sie e vendette di parte. 

10. Tuttavia quanto s'allarga la liberta di pensare e scrivere, tan- 
to si ristringe quella di goder del falto suo. Che le imposte vanno ia 
Piemonle crescendo per maniera da compensare i beneflzii della li- 
berta. Fu votata teste una legge per 1'imposta personale e mobiliare, 
di cui si dara un cenno qviando sara promulgata. Si sta pure discu- 
tendone un'allra pel riordinamento deirimposta sull'industria, sulle 
arti, mestieri e profession! liberal!. Gli avvocati che seggono in Par- 



COMEMPORANEA 325 

lamento fanno magnifidx 1 perora/.ioni pro domosiw, ma pur debbo- 
,10 tot-car anch'essi un po' del peso romune. Tutli ne saranno mole- 
slali assai. Sarebbe stato pur n;eglio die le perquisizioni fatte il gior- 
no 6 Aprile nei sotterranei e nei sepolcri della chiesa del SS. Martiri 
per iscoprirvi i tesori celali cola dai Gesuiti, fossero stale efficaci ! Ma 
per mala vcnlura non si polo vuivenirvi altroche ossa di morlie ra- 
gnatele, e per giunta uscirne con 1' onta d' aver fatlo una ridicola fi- 
gura. Fu cosa che nei 1853 , dopo ormai cinque anni compiuli dac- 
ehe furono espulsi i Gesuili , tocco il colmo della dabbenaggine quel 
credere che vi giacessero sepolti favolosi lesori , e fame ricerca con 
lanlo apparalo di fiscali! Ma i grand' uomini son quelli che dan mano 
ad eroiche imprese ! . . . . 

STATI POSTIFICH 1. Preslilo coulrutto colla banca Rotlischild. 2. Una 
importantc memoria lotta all'Accademia Pontificia di Archeologia 3. Mo- 
numento a Bolivar in Lima da allogarsi a uno scultore in Pioma. 4. Una 
rtit-hiarazionc del si;j. Principe Aldobrandini. 

1. Tra le dolorose eredita lasciate allo Stato Pontificio dalla rivolu- 
zione non fu la meno prcgiudizievole 1'enorme quantita di carta mo- 
nelata, per supplire alia moneta malversata o rubata non sappiamo, 
ma certo sparila. 1 danni di tale prowedimento sono manifest! ed il 
dovt'ino fu sempre sollecito di scemarli coll'occhio ad annullarli af- 
latlo ove il destro se ne fosse presentato. 11 S. P. ne parlo calorosa- 
mente alia Consul la di Finanze quando questa ebbe 1' onore di pre- 
sentarglisi la prima volla. Poscia quest'oggetto richiamo 1'atten/ione 
della Consulta stessa e dell'Amministrazione finanziaria. Oggimai 1'af- 
fare e conchiuso con le condizioni piii vantaggiose che si poles; e.x> 
sperare*, ed in meno di vm anno la carta monetata sparira aflatlo da- 
5_'li Slali Ponlificii, senza che i possessor! di essa vi rimeltan nulla. 

Non si e falto, come altri potrebbe credere, un nuovo prestilo, ma 
si e allualo il preslito gia conlratlalo in Portici nei 1850 eolla lian; a 
Rothschild, le cui cartelle per la massima parte erano restate nei por- 
tafoglio per quiodi negoziarsi quando il Governo Pontiflcio avesse 
creduto opportune. Quella somma ascende a 26 milioni di franchi , 
forse un quinto di piu sopra quello che sarebbe necessario per riti- 
rare tutla la carta monetata. Oggi quella contrattazione e compiula 
cctlla stessa Banca Holhschild al 92 per cento nelto d'ogni gravame di 
qualsivoglia tilolo : vagione ben vantaggiosa, chi abbia riguardo alia 
lanlo nmggior gravezza soslenula in somiglianli preslili anche nei 
tempo presente da qualche allro Slato di Europa. Quaranla giorni 
dopo la slipolazione gia fatla del contralto si cominceranno a spedire 



326 CRONACA 

parte in moneta battuta, parte in verghe, le rate rispondenti per rom- 
piere il pagamenlo in circa sedici mesi. A proporzione che giunpc la 
moneta si comincera a rilirare la carta prima dalle pubbliche casse , 
poscia dai privati , talmenle che in poc' oltre a died mesi tutla 1 <>- 
pera/.ione potra esser compiuta. 

2. Tra le molte epellegrine dovizie di palinsesti, di codici e di pa- 
piri , onde per cura de' Romani Pontefici e rieca la Biblioteca Yati- 
cana , vi ha il Reyes turn Farfense, magnifico volume pergameno con 
lettere iniziali splendidamente alluminate ; nel quale il monaco Pie- 
tro vergo gli atti dell'antichissimo archivio di quella Badia che s' in- 
titolava di S. Maria di Farfa in Acuxiano. Esso per la maggior parte e 
luttora inedito, e aspetta la mano di un accurato interprete e di uno 
spositore erudite , quanlunque il Galletti ne' suoi commentarii del 
Primicerio , del Vestarario e di Gabio , il Muratori qua e cola nelle 
Antiquitates M. Aevi , il Mabillon negli Annales O. 5. Bcnedicti e 
principalmente il Fatteschi nelle Memorie storico-diplomatiche de' Du- 
chi di Spoleto abbiano pubblicato parecchi istrumenti di esso Rege- 
stum. 1 quali tulti sono di non mezzana, alcuni poi di suprema e pel- 
legrina importanza per la paleografia, per la cronologia de' Papi, dei 
Vescovi sabinesi, de' dtiehi spoletani, de' gastaldi reatini, per la to- 
pografia e storia dell Italia Media, attesoche gli abbati di Farfa potenti 
oltremodo per numero di vassal!!, per ampie7za di signorie, per do - 
viziadi rendite moimcali, per singolarita di privilegi imperiali e pon- 
lificii, ebbero non poca parte ed influenza nelle vichsitudini di quel 
tempo e di quelle contrade. 

II prof. Paolo Mazio, che per illustrare la storia civile ed ecclesia- 
stica del Medio Evo molti anni spese nel frugal e e diciferare le carte 
de' romani archhii capilolari e baronali, di recente applico 1' animo 
all'esame di un isti umento di questo tabulario farfense, e il prescelse 
a soggelto di una dissertazione che nella tornata del 10 Febbraio di 
questo anno 1853 lesse ad un eletto e frequente uditorio nella Pon- 
tificia Accademia di Archeologia. Esso contiene la donazione del ca- 
strum Bucciniani iBocchi guano) in Sabina, celebrata nel 940 da'con- 
iugi Ingebaldo , conte e rettore della Sabina stessa , e Teodoranda a 
favoie del n:onastero di Farfa. Ollre le attinenze che la Diplomalica 
e 1' Archeologia a bucn fine indiri/zale hanno con la storia della ci- 
vilta e del eattolicii-mo, t> pero con lo scopo e istituto del nostro Pe- 
riodico , lanto piu volentieri porgiamo un sunto di quesla esercita- 
zione accademica., in quanto il documento riferito si connette alle 
origini del dominio c governo politico della Chiesa nelle teri'e umbre 
e sabinesi. 

Da principio invesligava il disseitnte e descriveva il carattere , le 
specialita, gli aggiunti deH'istrumento; la vera eta del medesimo, la 



C03TEMPORANEA 327 

poslura del castello e tenimento di Bocchignarto, i personaggi cli<' in 
(|iialunque modo parteeipanmo al solenne atto della pia donarione , 
le ( -ei 'imonie e le formole con cui la dona/tone slessa fn celebrata. 

Ingebaldo ei'a uomo franco e donna romana Teodoranda, figliuola 
a un console Graziano , ma viveano entrambi a legge salica. II che 
ibrniva al disserente occasione e materia di pesate considera/ioni , 
e>sendo un latto straot dinario, che men t IT da pertulto in Italia rifio- 
riva il dirilto romano , e mentre il dint to barbarico , come insufll- 
ciente salvaguardia delle propriela, dagli stessi uomini franchi e lon- 
gobardi era abbandouato, nel cuore poi della Sabina tuttora vi fosse 
qualche famiglia che conservasse tenacemente le tradizioni e leggi 
barbariche. 

Siccome poi quell' istrumento fu rogato nel nome di Papa Stefano 
VH1 edi Gregorio Vescovo sab'mese. e lutti gli altri istrumenti di data 
anti-riore, sia del Regestum Farfense , sia dell' archivio capitolare di 
Kieli, recano in fronte il nome del duca spolelano e del gastaldo rea- 
lino , cos\ da questo fatto notevolissimo assorgeva a ragionare deMe 
origini del Governo civile della Chiesa presso gli Umbri e i Sabinesi. 

Con una serie ben connessa di prove storiche , giuridiche , diplo- 
maliche addimostrava che la insigne donazione di Carlo Magno , la 
quale comprendea cunctum Ducatum spoletimtm , per lunga pe/./a e 
general men te parlando non ebbe effetto, quanto all' eserci/io della 
pubblica podesta e al dominio di fetto, ma solo quanto all' alto ed 
eminente dominio; che i duchi spoletani di origine e istitiv/.ione lon- 
gobarda conservarono per un buun secolo il loro territorio , piu o 
meno lato , piu o nieno disgtunto per la interposixione di altre giu- 
risdi/.ioni : che nell' ambito del ducato e pero anche nella Sabina fn- 
rono arbitri e legislator! supremi , ligi ora del Papa, ora dell'Impe- 
ratore, secondo che prevaleano in Italia le influenze del sacerdozio o 
dell'impero: e per ultimo cheil principio del dominio eflfettivo della 
Chiesa nelle tene umbreesabinesi puo staluii'si nel secondo venten- 
nio del secolo X. 

Quanto al modo, eon cui pole nialurarsi simile avvenimenlo, nella 
oscurita che involge le cose ilaliche de' seeoli IX e X. contrellnrava il 
disserente che la congiun/ione del ducato spoletano , della digni- 
ta senaloria e dell amministra/.ione civile di Roma nella persona di 
Alberico iuniore , pio e divoto alia Chiesa, facilitasse nelle con trade 
nmbre e sabine lo iniziamento delle influen/e papali e poi con 1'an- 
dare de' tempi lo stabilimento del Governo ecclesiastico. 

3. II Cav. Bartolomeo Hen-era Min. Plenipotcn/.iai-io della Repub- 
blica Boliviana presso la S. Sedeprima di partire pel Peru per assistere 
alia sessiont 1 legislaliva di cui e uno dei pin riguardevoli membri, ha 
proposto a nome del sue Govemo un concorso agli artisli di qnesla 



328 CRONACA 

eapilale. Si Iratta di erigere un monumento a Lima in onore del Gene- 
rale Bolivar fondatore di quegli Stati a cui diede il nome. Si propone 
un modello in gesso di una statua equestre con due bassi-rilievi alle 
due maggiori facce del piedistallo. Piu : dodici statue di marmo da 
decorarne una piazza. Puo immaginarsi con quanto calore gli artisti 
romani abbiano accettato questo invito : ci si dice che piu di trenta 
disegni sono start presentati, il che tanto e piu notevole, quanto che 
per ragioni che noi rispeltiamo, il Ministro non ha concesso che tre 
soli giorni per termine irremovibile alia loro presentazione. 

4. II sig. Principe Aldobrandini ci ha invitato a pubblicare la se- 
guente sua dichiarazione. Noi, che recammo i fatti quali li conla il 
Farini, ci asteniamo da allri comenti, parendoci che oggimai le cose 
son cosi pubbliche da non ammettere ulterior! discussion!. 

II sottoscritto hti creduto fin' ora doversi astenere dal prendere 
parte alle discussioni nate tra i molti autori italiani e stranieri i qua- 
li hanno, ognuno secondo le sue passioni, narrato i fatti accaduti in 
Roma nel 1848. 

Oggi pero esso crede dovere altamente protestare contro cio che 
viene asserito nell' articolo Stampa Italiana contenuto nell' ultimo 
numero della Civiltd Cattolica. La sua riputazione, quella di quei a 
cui in quell' epoca aveva 1' onore di comandare lo spingono a fare 
questa protesta. 

a Non vuole entrare in una Polemica la quale non servirebbe che 
a ravvivare delle passioni appena smorzate: e percio si contenta di 
questa sua dichiarazione rimettendo al tempo la cura di fare conosce- 
re tuttala verita. Roma 20 Aprile 1853. C. ALDOBRAMMM. 

DUE SICILIE. 1. Una nuova casa di ricovero per le peiitite. 2. II tromuoto 
del 9. Apr. 3. Sommc raccolte a sollievo di Melfi. 4. La sacra Spina 
di Bari (da nostre corrispondenze ). 5. Grazie sovrane in Palermo. f'. 
Opere di carita nelle prigioni. 7. Un incendio spaventevole. 

I 

1. Una bella istituzione non nuova certo, ma della quale il bisogno 
era urgente, e surta in Napoli come per incantesimo. II raccogliere le 
donne ravvedute e che abbandonano una vita di perdizione era cosa 
gia falta da molti zelanti in quel paese per mezzo di apposite pie ca- 
se. Ma come av viene le istituzioni deviano spesso dal loro scopo e 
questa piu agevolmente di qualunque altra; in quanto la casa delle 
pentite col volger degli anni si trasforma agevolmente in monastero 
o conservatorio come cola lo chiamano, e le pentite per cui fu fatta 
non vi trovano piu ricelto. II ritornare le antiche alia pristina loro 
destinazione sarebbe desiderabile, ma inconlra delle diflicolla gravis- 
sime le quali ognuno puo immaginare. II meglio e fondarne delle 



CONTEMPORANEA 329 

miove; e cosi fece la munificenxa di Ferdinando II, secondata in que- 
sto, come in cenlo allre buone opere, dall'egregio Coin. Murena Direl- 
lore dell' Inlerno. In diciolto raesi e surla una casa con bella chiesa 
edificata di pianta 1' una e 1' altra sotto il litolo di Casa di Asilo di 
S. Maria Maddalena ai Cristullini. 11 capitano del genio sig. Pepe e 
V ingegnere sig. Torcia vi spesero lunghc ed amorose cure con non 
altro compenso che la coscienza di concorrere ad opera cos'i bella. 

11 giorno 10 di Aprile s' inaugurava la casa, si benediceva la chie- 
sa, el 7 Emo Caixlinale Arcivescovo compiva rgli medesimo quel rito 
in mezzo a una splendida corona di ragguardevoli pei'sonaggi. Le vie 
ciiroslanti, le case, il lempio, tutto era adorno per ispontanea pieta 
del fedeli} e vi parea proprio assistere alia festa fatta dall' amoroso 
padre al figliuol piodigo, reduce dai lunghi suoi errori. Per tutto si 
leggevano iscrizioni dellate quali in italiano dal sig. Domenico Mo- 
schitli e dal cav. l)e Giorgio, quali in latino dallo stessosig. Ministro 
Murena e dal Comm. Quaranta. 

2. II giorno 9 di Aprile un tremuoto fu inteso per lungo spazio 
nella parle meridionale del regno di Napoli. Nella capilale stessa si 
senti non molto veemente, ma di durata non ordinaria, cioedi 35 in 
40 second! . La maggior forza dellascossa si avverti nei circondarii di 
Calabritto edi Campagna nel principato citeriore, eslendendosi pel 
principato ulteriore verso i confini della provincia di Molise fino alia 
capilale nella linea di Caserta e Nola, e fino a Melfi nella linea di Po- 
tenza. Fuorche in pochi Comuni la scossa non cagiono danni di sor- 
la. Caposele i\i il paese piu maltrattato; e 1'Intendente della provin- 
cia Com. V'alia recatosi immantinenle sul luogo del disastro fe pruo- 
va di singolare alacrita nel prendere e fare eseguire tulli quei prov- 
vedimenti, che nell' universale scoramento sono cosi difficili e nondi- 
meno di cosi urgente necessita. Ne meno sollecito fu 1'Intendente di 
Avellino Com. Mirabelli Centurione pei Comuni della sua provincia 
che erano stati danneggiati dal tremuoto. 

3. E poiche siamo sul parlare di questo flagello, onde quel Regno 
<: s'l spesso afflitlo, aggiungeremo di aver sott'occhi una tabella messa 
a slampa indicfinte le somme raccolte pei danneggiati dal terribile 
tremuoto dello scorso anno in Basilicata e singolarmente in Melfi. La 
tabella va lino al 1. Aprile 1853, ed indica le persone che largirono 
le somme e 1'uso fattone dai deputati a quel pietoso uflkio. La somma 
totale si eleva a ducati 142,040:27 la spesa a 137,530:51. Molto a vero 
dire se si riguarda alia generosita de' mollissimi che vi concorsero; 
ma poco in effctto se si ha 1'occhio ad una citta ricca e popolosa fatta 
in pochi minuti un mucchio di rovine. 

4. Si conserva in Bari una sacra Spina della corona di N. S. Una 
pia tradizione reca che cadendo il Venerdi santo nel giorno 25 diMarzo, 



330 CRONACA. 

quella Spina si mostra intrisa di vivo sangue per qualche tempo nel 
giorno medesimo. Cosi dieesi essere avvenuto nel 1842, e cos'i ci si 
strive essere avvenuto in queslo. Noi non polremmo meglio per 
informarne i nostri lettori ehe recare per intero la lellera uiedesima 
che abbiamo ricevnta da quella citta. Essadice appunto cosu 

Unprodigio si verificava il giorno 25 corrente , anniversario della 
morte dolorosa del Divin Riparatore, in questo tempio. La sacra Spi- 
na, che Carlo II d'Angio visilando la tomba del glorioso taumaturgo 
S. Nicola, depositava in questa Regia Cappella del Tesoro, sibagnava 
di sangue. La storia aveva registrato da lungo tempo questo porten- 
to 5 e la divina misericordia, a confusio-ne inaggiore de' tempi di ne- 
quizia che volgono, degnos&i ancora questa volta col mare di grazia 
la divota noslra citta. Noi vedemmo il miracolo , e con noi 1' Inten- 
dente della Provincia, il maggiore di Gendarmeria Reale, che as-isl'> 
fin dal primo all'iiltimo momenta, il Comandante learmi. Con noiil 
vide 1' intero Capitolo , ed il Corpo di citta , e quanti a migliaia il 
poterono. Erudite 1'Arcivescovo dal la storia e dal caso succeduto pure 
ai25Marzo 1842 disponeva da Ire giorni innanzi, che u notaio con 
testimoni e chimici valenti osservassero lo stato normal e del hi prezio- 
sa reliquia , e che dal mezzogiorno del venerdi la Canonica , ed il 
Regio Clero, alternando, porgessero fervide preci all'Altissimo, onde 
la divina Ronta accogliesse la preghiera umilissima di ripetere il mi- 
racolo. Alle ore ventuna e mezzo gia la sacra Spina avea principiato 
ad alterare il suo stato ordinario, ed in seguito il nolaio, i testimoni, 
e gl' illustri accorsi a vedere , ed assistere , altestavano essei'e dessa 
granderaente rautata dallo stato di prima, per cui il miracolo era gia 
accaduto. Fu allora che dalla cappella del real Tesoro , si porto la 
suddetta sacraSpina all'altare del Guore di Gesii alia pubblica venera- 
zione, anche per contentare la pieta deJ popolo divoto che a migliaia 
fUMreva ad osservare il portento. Ad un'ora circa della notte, quando 
si cantava il Christus, ed il Miserere da scella orchestra , il (^avaliere 
Dupuis, Maggiore della gendaumeria reale, che non aveva lasciato mai 
di stare accanlo alia Reliquia, avverli pel primo , e chiamo 1' alten- 
zione de' signori Intendente, e comandante di Provincia , che aS lato 
sinistro della base della reliquia si vedeva rosseggiare il sangue. 
L'lntendente, osseifvato tutto, lo annun/.iava con commozione di gioia. 
edalk>ra L'esultajiza addoppio, le lagrime di tenerezza . i gemili dei 
supplicant!, le preghiere aH'Allissimo si alzarono cosi , che i cuori 
piii duri sarebbonsi spezzati a vederue lacaldezza, a sentirne i voti. )> 

5. L'atto di clemenza con cui 1'Augusto Monarca delle Due Sidlie sal- 

vava dalla condannadi morte in Palermo quattro incolpati e convinti 

di detenzione d'armi e una delle tante riprove della magnanimita di 

un Principe si perfldamente calunniato dalla stampa libertina. La 



CONTEMPORANEA 33 i 

cospirazione ma/7.iniana che doveva un' altra volta mettere a soqqua- 
dro I'ltalia. avt-va ancora in Sicilia i suoi complici e i suoi ciechi stru- 
incnli. i quali a giorno da to, pare dovessero rinnovare le dolorose e 
sempre lagrimabili prove del 48. Voile Iddio pero che si calamitoso 
spettacolo non fosse ripeluto , e il complotto con una abilita senza 
pari fu tosto sventato dall' instancabile previdenxa del Governo. Co- 
loro che doveano figurare da attori in questa scena, sono ora in ma- 
no della giustizia, e le loro rivelazioni dimostrano siccome le fila di 
questa trama erano mosse da Giuseppe Max/ini. (inesto tremendo ge- 
nio del male. II delitto reso adunque impossibile per ora , speriamo 
che qui come altrove possiamo godere per 1'avvenire tranquille e ri- 
posate le condizioni del vivere civile. 

6. Fu spettacolo consolanle e sublime ad un tempo quello che fu 
vedulo Domenica 17 Aprile nelle prigioni di Palermo. Molti pii e 
zelanti preti, insieme coi PP. della C. di Gesu per interi 8 giorni vi 
predicaronogliesercizii spiritual'!, ed ascollarono le numerose confes- 
sioni. 11 trionfo della graxia fu sensibilissimo la mattina di Domenica 
giunta 1' ora della comunione ; tra mille e dugento meglio che due 
terxi de'prigionieri riceveltero il Pane degli Angioli, e tra questi non 
pochi che mai nella lor vita non si erano accostati alia mensa eucari- 
stica. Dopo la messaMgr.Cilluffo, degno prelate, superiore aqualun- 
queelogioperloxeloerallivita in porgersiadogni opera dicarita,dava, 
dopo breve e fervoroso colloquio la benedixione del Santissimo. Ces- 
sati gli esercixii di pieta si diede a tutti i detenuti una refexione corpo- 
rale frulto della carita pubblica e segnalamente della (^ongregaxione 
delle Dame. 

7. La notte del 16 Aprile destava per molte ore la costernazione e 
lo spavenio in tult'i rioni della citta gettando pareccliu- famiglie nella 
miseria. Uno spaventevole incendio, appreso non sisacomeadun ma- 
gax/ino di mercatanzie della Strada dei Fornieri e dilatatosi con rapidi- 
t;i ii-resisiibile invacleva gli ediiici circostauti. Ad arrestare 1' incen- 
dio non valsero gli sforxi dei pompieri militari : il fuoco a mano a mano 
progrcdendo trovava sempre esca maggiore. Dopo circa sette ore 1'in- 
reniiio vennc supcrato dall'cnergica attivita de'militari pompieri. rhe 
guidatidai loro cap i diedero prove di coraggio e destrer/a mirabili. Al 
domani la luce del nuovo giorno illuminava quelle macerie accumu- 
late nella notte alle quali traeva un immenso popolo curioso ed avi- 
do per contemplarle. I danni arrecati dall'incendio si fannoascen-Jere 
da alcuiii a 60,000 ducati incirca, da altri aqualche cosa di piti. 

Ill* 0JWrtUili/.:> .:)!. 



332 CRONACA 

II. 
COSE STRANIERE. 

FRANCIA. 1. Enciclica di S. S. Pio IX. 2. Deliberazione presa dall'Arciv. 
di Parigi. 3. Senlimenti dei sigg. compilatori dell' Univers. i. S'in- 
i'rcna la vendita girovaga di libri. 5. Provvidenzc contro i rifiifjgiti poli- 
tici. 6. Mazzini giudicalo da se c da'suoi. 7. Alcuni schiarimenti. 

Mentre non inFrancia solamente ma in tutta Europa gli aninu eni- 
no sospesi e impensieriti per la condanna dell' Univers, e per la di- 
visione che per cagione di quella cominciavasi a manifestare nell' Kpi- 
scopato francese,un J Enciclica del Sommo Pontefice venue come rug- 
giada a rinfrescare gli spiriti ed a mostrarci che la sapiema romana 
in difficili congiunture non fa al presente pruove meno salulari di 
quello che facesse per lo passato. La rilevanza di questo dorumento 
ci ha persuaso a recarlo qui per intero. Esso dice appunto cosi : 

AI D1LETTI NOSTRI FIGLI CARDINALI BELLA S. R. C. 

E AI VENERABILI FRATELLI ARCIVESCOVI E VESCOVI DELLE GALLIK 

SALUTE E APOSTOLICA BENEDmONE. 



Tra le moltiplici angosce , da cui per ogni lato siamo strelli per 
la sollecitudine di tutte le chicse a Noi, sebbene immeritevoH, com- 
messa per secreto consiglio della divina Provvidema in questi diflici- 
lissimi tempi, in cui troppi si danno a vedere del numero di coloro i 
quali, come predisse 1'Apostolo: Sanam doctrinam non Kitstinenl, 
sed ad sua desideria coacervantes sibi mayistros a veritate mulitum a- 
vertunt, et seductores proficiunt in peius, errantes, et in error em mit- 
tentes (ad Tim. II, cap. IV, v. 3 e 4, cap. 3, v. 13), al certo siamo da 
grande letizia compresi, quando gli occhie la. menle Noslra volgiamo 
a cotesta inclita e per tanti titoli illustre, e di noi benemerita nazio- 
ne francese. A somma consolazione del nostro aninio palerno vedia- 
mo come in codesta na/ione, laDio merce, la cattolica religione e la 
sua salutare dottrina ogni di \iemaggiormente pigli vigore, fiori- 
sca e domini, e con quanta cura ed ardore voi , diletti figli noslri c 
venerabili fratelli, chiamati a parte della nostra sollecitudine, v'ado- 
priate a compiere il vostro ministero, e a prov vedere all' incolumitu 
ed alia salute del gregge a voi affidato. E questa nostra consola/ione 
viemaggiormente cresce quando dalle rispeltosissime letterecheci 
scrivete sempre piii veniamo n conoscere qual filiale pieta , amore e 
ossequio voi professiate verso di Noi, e verso questa Catledra di Pielro, 



COMEMPORANEA 333 

cenlro della verita ed unilii callolica , e di tulte le chiese assoluta- 
mente capo, madre e maestra (5. Cypr. ep. 45; S. Aug., ep. 162 
et alii), alia quale ogni obbedienza ed ogni onore e dovuto (Cone. 
Eph.* act. IVi, alia quale per la maggiore preminenza e necessario 
che ogni chiesa si unisca, cioe tutti i fedeli in qualunque lato del- 
la terra. (S. Iren. advers. haeres., c. III.) Ne certo minore e il nostro 
gaudio non ignorando noi chc voi, ottimamente memori del vostro 
dovere e del vostro ministero episcopale, v' adoprate diligentissima- 
mente nel dilatare la gloria di Dio, e nel difendere la causa della S. 
Chiesa, e nelF esercitare tulla la vostra curae vigilanza pastorale, af- 
finche gli ecclesistiri delle vostre diocesi, camminando ogni di in mo- 
do piii conforme alia loro vocazione, diano 1' esempio di tutte le vir- 
tu al popolo cristiano, hdempiano diligentemente i doveri del loro 
ministero, ed aflinche i fedeli a voi amdati, nudriti ogni di piu delle 
parole di fede, e confermati dai doni della grazia, crescanonellascien- 
za di Dio, e proseguano la via che conduce alia vita, e che i miseri 
Iraviati rilornino sul sentiero della salute. 

Quindi con egual letizia dell'animo nostro conosciamo con quant' a- 
lacrita, assecondando i noslri desiderii e i nostri awisi, voi procuria- 
te di celebrare i Concilii provincial!, aflinche nelle vostre diocesi, e 
si conservi integro ed inviolato il deposito della fede, e s' insegni la 
sana dottrina, e s'accresca 1'onore del divin culto, e la morigeratezza, 
la virtu, la religione, la pieta per ogni dove con fausto e felice pro- 
gresso ogni di piu sieno stabilite e confermate. 

Grandemente ci rallegriamo poi nel vedere in moltissime di coteste 
diocesi, ove particolari circostanze non ostavano, restituita per le vo- 
stre peculiar! cure, giusta i noslri desiderii, la lilurgia della Chiesa 
Romana. 11 che tan to piu ci torno gradito, quanto sapevamo che in 
molte diocesi della Francia, pei 1 le vicende de' tempi, non era stato 
osservato cio che il santo nostro predecessore Pio Y avea provvida- 
menle e sapientemente slabilito colle sue letlere apostoliche del 9 di 
luglio 1568, che cominciano: Quod a nobis postulat. 

Quanlunque pero siamo lieli dipoter ricordare tutto questo agran- 
de consolazione dell'animo noslro, a lode dell'insigne ordine voslro, 
tuttavia non possiamo dissimulare la grave tristezza e il dolore, da 
ui siamo proibndamentecompresi, ora che ci e nolo quali dissensio- 
iii tent! di susciture tra voi J'anlico nemico per distruggere, od indr- 
bolire la concordia degli animi vostri. Quindi e che per dovere del 
nostro aposlolico ministero, e per quella somma carila che ci arde in 
cuore per voi e per colesli fedeli popoli, vi scriviamo qucste lettere, 
colle quali vi parliamo coll' intimo aifelto del nostro cuore, edinsie- 
me vi avvertiamo, esortiamo, scongiuriamo che ogni giorno piu stret- 
ianunle dal vincolo della carila legati, stretti, unanimi e vicendevol- 



CRONACA 

mente accordandovi nel medesimo sentimento. procimatecoU'esimia 
vostra virtu di rigettare, e del lutto shandire qualunque discrepan/.a, 
che \' antico nemico sistor/a di suscilare, e sin to >>lliviti con tutla u- 
inilta e mansiteludine a serbare in ogni rosa 1'unita di spirito nel vin- 
colo dellapace. Imperocche siele cosi savii, che rununo di voi sa ot- 
timamente quanlo sia necessaria e giovi la sacerdotale e ferma con- 
cordia degli animi, de'voleri e de' sentimenti alia prosperita della 
Chiesa, ed all' eterna salute degli uomini. 

La quale concordki degli animi e dei voleri, se in ogiii tempo, og- 
gidl e necessario che con ogni ardore fomentiate tra di voi, quando 
specialmente per 1' ottimo volere del carissimo nostro figliuolo in 
Cristo , Napoleone Imperatore dei Francesi , e per 1'opera del suo go- 
verno la Chiesa Cattolica costi gode intern pace, tranquillita e t;jvo- 
re. K cotesta felice condi/.ione di cose e di tempi hi cotesto impero 
deve essere per voi piu potenle stimolo per adoprarvi ad ogni mo- 
do, serbando una stessa condotta, affiiiche la divina religione di (Ir'K 
sto, la sua dottrina, la purita dei costumi, la pieta mettano m tutta 
la Francia profondisrsime radici, e semprepiii si diaopemallamig:lio- 
re e piu internerata educaxione della gioventu, eper tal modo piiYfc- 
eilmeate sieo spuntali e rotti gli assalti de' neiwici, i qwali gia co'kj- 
ro sforzi si manifeatano quali furono e quali sono , nemici oatiati 
della Chiesa edi Gesu Cristo. 

Epipercio, dilettt nostri figli e 'venerabili fratelli, col masstmo r- 
dore vi chiediamo istantissimamente, che nel difendere la causa deJ- 
la Cfoiesa e la sua salutare dettrina e liberta, e nell'adempiere tutte le 
altr-e parti della vostra carica episcopale, nulla abbiate pni a euore. 
iiulla di piu sacro, che con somma concordia dire tutti la stessa oe- 
sa, ed essere perfetti nello stesso sentimento, e nellostessogiudicio, 
e on t%itta fiducia consultare Noi e questa Apostolica Sede, affine di 
togiiei e ti a di voi qualunque questione e qualunque conlroverm. 

E primieramente, essendovi noto e wanifesto quanto giovi alia 
prosperila della Chiesa, non meno ehe dello Stato, la buoa educ- 
zioe del Ctero, non cessate di corwane aceordo dull' adoprare in nn 
affitre di tanto momento le rostre cui^ee le voetre sollecitmlim. Prose- 
guite, come fate, a non lasciar nulla d'inlentato. affinehe i giovwni ehie- 
riei ne'rostri seminarii si formino per tempo ad ogni virtu, alia pieta, 
allo spirrto ecclesiastico ; cbe vengano crescendo nell' irmiHa, sema 
cuinoti possiamo piacere a Dio, ed insieme nelie umane leltere e nolle 
discipline piu severe, specialmente sacre: e lontani da ogni perteolo 
d' errore, sieno cos\ diligentementc islruiti, chepossano imp?rarenov: 
&o\o la vera elegan/a del parlaree dcllo scrivere, TeK-qncnxa. sia dal- 
le sapientissime opere dei SS. Padri, sia da' piii insignt scrittori pa- 
gani da ogni sozzura purgati, ma possano ancor principalmente oon- 









CONTEMPORAMA '.\.\-\ 

seguire la perfetta e solida seien/a della lealogia, della aloria eccle- 
siaslica e dei sacri eanoni, lolta dagli auloi'i da quesla Apostolica Se- 
de approviili. Per lal modo quesl'illustre Clero di Francia, die ri- 
srplende per lanti uomini insigni per ingegoo, pieta, dottrina, spirito 
ecclesiaslico, e singolare ossequio vei'so quesla Apostolica Sede, andra 
ogni giorno pin abbondando di solerti e industriosi operai , i quali, 
ornati di tulle le virtu e mum'ti del presidio di sana scien/a , possano 
opportwiiamente esservi di aiuto nel coltivare la vigna del Signore, 
riprendere quei che contraddicono, e non solo confermare nella nostra 
sanlisshna religione i fedeli della Francia, ma anche propagarla nel- 
!c lonlaue ed infedeli na/ioni per mezzo delle saute missioni, come il 
uK'desimo (Hero lluora fece a somma lode del suonome pel bene del- 
la religione e per la salute delle anime. 

E poiche insieme con Noi siete profondamente addolorati per i 
la ill pesliferi libri, libercoli, giornali, foglietti, che il virulento ne~ 
mico di Dio edegli uomini non cessadi vomitare da ogni lato, a cor- 
rmione de' costumi, ascrollare le fondamenta della fede, e rovesciare 
tivKi i dommi della nostra santissima religionc, percio, diletti ISostri 
liuli e veneirtbili fratelli, per la vostra sollecitudine e vigilan/a epi- 
seopale non cessale mai tutli d'accordo d'allontanare con ogni studio 
da questi awelenali pascoli il gregge alia vostra cura afi&dato, e con- 
tro la colluvie di tanti errori con salutevoli ed opportuni avvisi 
istruirlo, difenderlo, confermarlo. 

E qui non possiamo a meno di richiamare alia voslra memoria gli 
avvisi ed i consigli, coi quali (jualtro amii fa foptemente eccita-vanio 
ttitli i Yescovi dell'orbe cattolico, a non cessare dall'esorttnre gli uo- 
mini insigni per ingegno e per sana dottrina a pubblicare scritti op- 
portuni , co' quali procurassero di illuminare le menti dei popoli, e 
dissipare le tenebre de' serpeggianti errori. Per la qual cosa vi do- 
mandiamo istantemente che in quella che procurate di allontanare 
da' fedeli alia vostra cura commessi il mortifero danno de' libri e de' 
giornali pestilenti , vogliate nello stesso tempo usare ogni benevo- 
len/.a e favore verso quegli uomini che, animati da spirito cattolico, 
e istruiti nelle lettere e nelle science, lavorano a scrivere e a stam- 
pare cosll libri e giornali per propugnare e pro]iagare la dottrina 
cattolica, per conservare intatti i venerandi diritli della S. Sede e gli 
alti della medesima , per distruggere le opinion! e te asserx.ioni con- 
trarie alia stessa Sede ed alUi sua autorita, per dissipare la caligine 
degli errori, eperche le menli degli uomini sieno da soavissima luce 
illustrati. Tocchera pure alia vostra sollecitudine ed alia vostra carita 
t'ineoraggiarequestibeneinlenxionati cattolici scrittori, perehe prose- 
con sempre maggiore alacrita a difendere con diligenza e con 

' 



336 CRONACA 

iscienza la causa della verita cattolica, ed ammonirli prudentemenle- 
con paterne parole, quando nello scrivere errassero. 

."Von e poi ignolo alia rostra saviezza , che tulli i nemici piu acca- 
niti della catlolica religione fecero sempre, benehe con vani sforzi, la 
guerra a questa cattedra del beatissimo principe deglL Apostoli, ben 
sapendo die non potra mai cadere e venir meno la religione slessa , 
iinche durera quella caltedra, la quale e appoggiata a quella pietra , 
cui non possono vincere le orgogliose porte dell'inferno (S. August, 
in Ps. cont. part. Donat.), e in cui havvi intera e perfelta la saldezza. 
della crisliana religione. (Lift. sijn. Joann. Constant, ad Honnisd. 
Pont.} Per la qual cosa , diletti flgli nostri e venerabili fratelli , vi 
dimandiamo istantemente, che per 1' esimia voslra fede nella Chiesa, 
e per la peculiare piela verso la medesima cattedra di Pietro , non. 
cessiate mai tutti nello stesso pensiero e nello stesso spirilo dal raet- 
lere ogni cura, ogni diligenza ed ogni opera , acciocche cotesti it-deli 
popoli della Francia, diligentemenle evilando le sottilisiime frodi de- 
gl' insidiatori e i loro errori , ogni giorno piu si gloriino di tenersi 
fermamente e costantemente stretti con flliale afFetlo e divozione a 
questa Apostolica Sede, ed a lei ubbidiscano, come e dovere, con som- 
ma riverenza. Con tutto lo zelo pertanto della vostra episcopale vi- 
gilanza, nulla mai ne in fatti ne in parole tralasciate che possa con- 
tribuire a cio che i fedeli sempre piu di cuore amino, venerino e ono- 
rino con ogni ossequio questa S. Sede, ed eseguiscano cio che la stessa 
S. Sede insegna, slabilisce e decreta. 

Qui poi non possiamo non esprimervi il sommo dolore , da cui 
siamo stati compresi, quando tra gli altri scritti costi divulgali ci per- 
venne teste un libercolo scritto in idioma francese, e stampato a Pa- 
rigi col titolo Sur la situation presente de I' Eglise Gallicane rclati- 
vement au droit coutumier, il cui autore contraddice appieno a cio 
che Noi tanto raccomandiamo ed inculchiamo. Abbiamo ordinato alia 
nostra Congregazione dell'Indice di riprovare e dieondannare coteslo 
libercolo. 

Prima pero di terminare, diletti figli noslri e venerabili fratelli, 
torniamo a ripetere, desiderare Noi sommamente, che ogni qnistione 
e conlroversia sia da voi reietta, la quale, come sapete, turba la pace, 
offende la carila, e somministra a' nemici della Chiesa armi cx>n cui 
vessarla ed oppugnarla. Adunque siavi sommamente a cuore di con- 
servare la pace tra di voi, e di conservare la pace con tutli, conside- 
rando seriamente voi far le veci di colui che e Dio non di dissensione, 
ma di pace , e che mai non cesso dal raccomandare , comandare e 
prescrivere a' suoi discepoli la pace. E veramente Cristo , come voi 
tutti sapete dona omnia snae pollicitationis , et praemia in pads rcn- 

iiSr A\ 



CONTEMPORANEA 

vrrationc promisit. Si haemles Christi sumus, in Christi price 
//ius. sijilii Dei, sumus, pacifici esse debcmus. . . . Pacificos esse opor- 
i<l Dei jilio* , corde mites, sermone simplices , affectione concordes , 
full' liter sibi. unanimitatis ncxibus coJtaerentes. (S. Cyp. de f r nit. ec- 
r/c'.s-. \\ cci to che tale e la stima e la fiducia che abbiamo della vo- 
slra virlu , irligione e piela che non dubitiamo, diletti nostri figli c 
venerabili fratelli, che volentierissimamente obbedendo a questi no- 
stri avvisi, desiderii e dimande non vogliate estirpare fino dalle radici 
i germi di lulle le dissensioni, e per tal modo colmare il nostro gau- 
dio , e sopporlandovi a vicenda con tutta pazienza nella carita , ed 
imanimi lavorando per la fede del Vangelo, conlimtiate con sempre 
inau'giore /.elo ad essere sentinelle vigilanti sopra la greggia alia vo- 
stia cnra aHidala , e a compiere con diligenza tntti i doveri della 
vostra gravissima carica per la perfezione de' Santi in edificazione del 
Coi-po di Crislo. Siatepoiiritimamente persuasi nulla esservi per Noi 
di piii grato, nulla di piii accetto che il fare tutto cio che conosceremo 
a voi ed a cotesti voslri fedeli poler maggiormente giovare. Frattanto 
nell' umiliazione del nostro cuore preghiamo e scongiuriamo Dio a 
volei e spandere sopra di voi 1'abbondanza di tutte le sue grazie celesti, 
e benedire le vostre cure e fatiche pastorali, affinche i fedeli alia vo- 
slra vigilan/a commessi, ogni di piu camminino degnamente, piacendo 
a Dio in ogni cosa, e porlando frutti di ogni sorta di buone opere. E 
a pegno di questo divine aiulo, e in testimonio dell'ardentissima carita 
con cui vi abbracciamo nel Signore, imparliamo con tutto 1'afFelto, e 
dal fondo del cuore 1'apostolica benedizione a voi, diletti figli noslri, 
a tutli i chierici di coteste Chiese, e a lulti i fedeli laici 

Duto a Roma presso S. Pietro, addi 21 di marzo 1853. Del noslro 
Pontificato anno setlimo. 

PIUS PP. IX. 

2. Quesle sono, secondo la traduzione dell' Armonia , le soavi pa- 
role indiri/zate da S. S. allo specchiatissimo Episcopate francese. Le 
quali, quasi seme gittalo in fecondo terrene germinavano tosto e ma- 
luravane frulti di celestiale fragranza. Alia dignitosa voce di Pietro vi- 
vente lino al consumar de' secoli ne' suoi successori ogni cuor benfat- 
to si sent! commosso e fece a gara d'entrar nelle mire del comun Pa- 
dre de' fedeli. L' Arcivescovo di Parigi , seeondande 1' impulse della 
sua divozione a questa cattedra di verita , mando pubblicare senza 
indugio la seguenle deliberazione-, la quale di nuova gemma arricchi- 
sce quella liaia che Egli tanto onora e da cui e tan to onorato. 

Noi Maria Domemco Augusto Sibour per misericordia divina e gi-a- 
zia della S. Sede Arcivescovo di Parigi, avuta cognizione della leltem 

Sent II, vol. II. ' 22 



338 CRONACA 

Enciclica diretta dnl mrstro Santo Padre il Papa Pio IX a' Cardinali 
\rcivcscovi e Vescovi di Krancia addi -2\ Mar/.o 1853, 

Volendo mettere in praliea i consigli che vi si conlengono ed en- 
trare per parte nostra c M-n/.a riserho nelle intenzioni del Capo del- 
la Chiesa, 

Desiderando d>i coTieorrere con cio alia pacificazioHe delle discus- 
sioni ullimamente sollevate, e rallegrare il cuore del S. Pontefice : 

Ritiriamo spontstneamente le proibi/ioni da noi fatte nel nostro 
monitorio del 17 Febbraio 1853. 

Da to in Parigi dal nostro palazzo arcivescovile I' 8 di Aprile 1853. 

f- MARIA DOMENICO AUGUSTO Arciv. di Parigi. 

EgH spettacolo commovente insieme e sublime lo scorgere con 
qtiale concordia di nobilissimi sensi ogni buon cattolico ammiri ed 
esalli la generosita del vei>erabile Prelate parigtno. Molti periodic! 
Ualiani e slranieri t>lie ne tributarono le pin sincere lodi, alle quali 
e a quelle maggiori che si potessero per avvenlura slampare noi fac- 
rian; eco e lietamente plaudiamo. Parecchi fogli francesi commenta- 
rono 1'avvenuto con tanto senno che non sappiam resistere al desi- 
denno di arrecame per saggio un (fualche brano. ammirabile pos- 
samza dell' ecclesiastica autorita ! il viltorioso contrasto della divi- 
na gerarchta messa a paragone col poter temporale e colle autorita 
umne ! Vedete cio che accade : si sollevano con trove rsie, si alierna- 
no discussioni : Roma leva la voce pacificatrice e sovrana : la sacra 
parola e accolta con sollecitudine , con venerazione, con ispontanea 
obbedienza ; i suoi consigli s' hanno in conto di precelti quasi ordi- 
ni si fa opera di appagarne i desiderii. I piu illustri esempii vengono 
da' personaggi piu elevati. E questo un nuovo trionfo dello spirilo 
di concordia, e una sfolgorante lestimonianza della inallerabil divo- 
zione che lega i Vescovi ed il clero di Francia alia S. Sede ecc. Cosi 
nella Union il sig. Enrico di Riancey. u 11 Sommo Pontefice con una 
dolcezza che tutto puo, mette line a certe diflferenze di cui qualcuno, 
sccondo noi , erasi troppo impensierito. E menlre la S. Sede iuler- 
Teniva con esito cos\ felice, uno de'membri piu eminenli dava un ge- 
neroso e bell' esempio. E difficile di fare con maggior semplicita piu 
nobite azione: cosi \\e\\' Assembles Nationale il sig. A. l^etellier. Alle 
quali grarrissime parole noi ci sottoscriviamo senxa restrizione ralle- 
grandoci in cuor nostro del trionfo riportato in queslo falto contro i 
nemici della carita cristicina, i quali tripudiavanodi veder un' ombra 
di discordia tra i maestri d'lsraello. Forsennati che essi sono ! (Ian- 
tan vittoria per un qualche disparere che tra loi-o ^-oi-gano in qtie- 
stioni disputabili, e poi non san-no ammirare riuilueuza divina d' un 



CONTEMPORANEA 

ronsiglio, d'un cmino ch' esca dalla bocca uVI supremo Pasiorr e I'e- 
roi>mo di chi. posposto ogni suo privato sentimento. >i la m sacro 
dovere di chinar rirerente il capo assecondarne i desiderii ! Noi 
lion pnssiamo che bene augurare ad una na/.ione i cniPrelati danuo 
-esempio di tanla virtu; e quanto a chi li da, persuasi die Dio solo c 
degno giudice e premiatore di atti cotanto generosi,confessiamo di non 
a\c ; parole da degnamente eneomiarli. 

3. Hieonoscenti a cosi nobile indulgeiua del loro Arciveseovo i sigjz. 
coinpilatori <\e\V Univers pubblicarcno le seguenti assenuatissiaie pa- 
lolc. Quest' atto dell'Arcivesoovo c' impone un novtllo e ph'i 
stretto dovere di non usare che sa>'iainente del la liberta concessaoi, 
e di correggere nel noslro periodico quanto vuol esser corretto, mi- 
gtiorandolo exiandto secondo le nostre Ibrze. Collo sguardo rivolto 
alle regole che ci venirer triiccinte dobbiamo an/i tutlo procacciare di 
-sfiiggire (jualsiasi cosa potesse avei 1 sembianxa d'ofFemlere quella eri- 

stiana modera/ioe, la quale on esdude la difesa libeca, fcanoa e vi- 
gorosa Uella verita. Per tal guisa noi safem certi di conformarci alle 
imcnzioni de' Tenerabili Prelati che ci manife.slarouo i lor pensieri 
sopra quanto lor parea biasimevole, ovvero sembrava meiitare i loro 
incoraggiamenti nelle nostre fiiticlie. Noi avrerno soprattutto la con- 
solaaioTie di ubbidire al nosti-o Arciveseovo il quale adoperando co- 
m <' credette op}*ortuiM>, oi vuleva ivndiM'c [>iu degni della santacau- 
*aper cui abbiamo 1'onore e hi fortuna di coaibattere. Sara cruesto il 
miglior naewo di testimuruargli la noslra gratitudii^e, di ottenere la 
sua induliKMi/.;! c di provare la schi-elte/.i del noslio rispetto per la 
soa autorkta. 11 nostro prii1ci^al reddatore slg. Veuillot e tuttavaa a 
llonia ; ma i seut'uiienli cle noi iHanifestiamo iin'on sempre i suoied 
in leilere reoentemettte pubblu ale egli lw gia tatto per se e per not 
te prouiesse die or gotiiamo di rinnovare . Fin qui quegli illustri 
scrittori. Laude iBQ-racrlale alia Chiesa di DLo in cui sola si veggono 
Hipettacoli cost lumiuosi di umilla e di carila cristiana ! 

4. Quasi ogni giorno appremliamo con soddisfazione , addottarsi. 
dalla autorita imovi provvedimenti a lutela della pubblica morale. 
Saremmo troppo lunghi a volerli tutli per mitiuto riprodurre : c 
tluRque mestieri di alU-nerci a'prUwJrpali, e aquelli spccialmente che 
vwrremmo > i fder pure introdcUi tra que'popoli, i ipiali lolsero per 
loro sveiitura ad esemplare <jucl nobile |>aese i>e ? nioaienti de' suoi 
delii'ii, sen/a puuto cur;;rsi d'imilarne p<cia ii generoso ravvedimen- 
to. Tra le piii savie leggi die voglionsi emanate, hassi da ricordai<' 
(|uella cln 1 inircna la vendita vaganU- de' libri e delle slampe. Dal 
rapporlo del sig. l,a (iuerroriiere al Minislro genei'ale di Polizia si 
i icava che il danno arrecato aliaFrancia con simili derrate e spaven- 



340 CRONACA 

toso. In pochi anni , egli dice , la Francia campagnuola fu invasa 
fin ne' suoi tugurii piu solitavii d;i una propaganda d'ateismo ma- 
teriale e grossolano, che figlio quindi le calamita a nessuno ignote. 
Al finire del regno di L. Filippo il male ingrandi fuor di misura. 
Si sa per cerlo che tremila cinquecento venditori ambnlanli di li- 
bri , arrolati a decadi e dipendenti da trecento caporioni della pro- 
paganda malaugurala seminarono per tutto il paese e versarono negli 
Stati confini della Svizzera, della Spagna e del Piemonte ben nove 
milioni di volumi, de' quali otto sopra nove parti furon trovati piu 
o meno immorali. Gli stessi litoli di molti Ira que' libri sono cosi 
so/zi che il pudore non consente di neppur nominarli. Al sudiciu- 
me delle operette aggiugnevansi bene spesso incision! lieenziosissi- 
me destinate ad allellarc gli appetiti che volevansi usufrulluare. 
Kgli e vero che lo zelo di egregie persone cerco piu volte di spar- 
gere per la stessa via il contraveleno , ma non puo negarsi che il ri- 
medio riusciva insufficiente alia grandezza del male. Or dunque il 
Governo visti frustrati i mezzi finora messi all' opera per cessare cosi 
enorme scandalo, sta preparando provvidenze acconce al bisogno e 
d'infallibile efficacia. 

5. A compimento di altre simili istruzioni gia emanate, il sig. Mau- 
pas Minislro di Polizia indirizzo a'Prefetti una severa circolare in tor- 
no a' rifuggiti politici gia ammessi in Francia o che cercassero d' or 
innanzi di penetrarvi. Riguardo a'primt ei vuole che senza speciale 
approvazione del Governo non sia lor dato di pigliar stanza nel Par- 
timento della Senna e nelle province lionesi, vietisi agli Spagnuoli di 
soffermarsi a minor distanza di dieci miriametri da'PLrenei, e i Tede- 
schi,Polacchi ed Italiani non si lascino avvicinarealla Svizzera, all'Al- 
lemagna ed all'Italia Cio riguardo agli esuli politici che gia sono in 
Francia. Riguardo poi a nuovi avventori, finche :1 Governo non avra 
ordinato di respingere da'confini questa o quella delerminata classe di 
forestieri, permette che sieno bens'i ammessi , ma si disarmino allo 
frontiere, e inviati un dieci miriametri dentro lo Stato, altendano ivi 
sotto la vigilanza della Polizia iinche sia loro rilascialalapermissione 
di soggiornare in Francia. 

6. Mazzini yiudicato da se stesso e da suoi. Con questo titolo il sig. 
Giuliodi Breval regalo all'Europa e piu particolarmente all'Italia una 
sua recente scritiura stampata a Parigi per cura degli editori fratelli 
Plon. L'autore, chiamate a disamina le utopie mazziniane, riesceadi- 
mostrare, che il famoso visionario non e altro per pubbliche doti che 
una pi etta nullita; e che se nulla ostante tanti fanatici tributarongli ova- 
zioni e incensi fino ad indiarlo, cio non torna a gloria di lui, ma bensi a 
vitupeio de\>uoi stolidi ammiratori. Invoca da priina a sostegno della 



CONTEMPORANEA 341 

sua tesi 1' autorita d' uomini non sospetti e Irova che Karini il disse: 
un uomo mediocre e di folli intraprese; Guerram il chiamo : impo- 
tente a creare qualche cosa di durevole ; Gioberti : tanto slupido da 
servire 1'Austria pretendendo di combatterla: Massimo d'A/.eglio: in- 
sudicialore e dislrutlore della liberta ; Sismonda : rovinatore dellu 
patria: Gualterio : giuoco e zAmbelio dell' Austria ; Bianchi-Giovini : 
ciarlalano; Garibaldi: guaslatore di cio che locca, e cosi via via. En- 
Ira po.-.eia nelFanalisi de'suoi scritti e, mostratolo plagialore sfacciato 
del Sarpi, di Prondhon. di Luigi Blanc e consorti, fa vedere che il fa- 
migeralo ri forma to re della politica, della Societti, della religione in 
tutti isuoipiani, in tutti i suoi sislemi allro mm cerea, o a I men non 
riesre ad altro, che a drslruggere ogni politica, ogni societ;''., ogni re- 
ligion* 1 . !csla solo a deplorare die il ritrallo di Max/ini (juale il mo- 
stra lo scrilloi 1 franccsfMion sia venuto alia luce allorr[uando il pre- 
stigio de'paroloni edil fascino del suo nome pole allucinare qualche 
semplice o mal accorto. Or chi non conosce la volpe che egli c? chi 
ha tede nelle sue promessc ? chi non si ride delle sue vipliaccherie? 
E lungo tempo che la maschera gli e caduta. Oramai chi lo segue e fer- 
mo di volerlo seguire, ne riuscira 1'opera del Breval (juantunque pre- 
gevole a distorlo da cosl empia sequela. Cio basti aver accennato stori- 
camenle d'un' opera straniera che per ora non cntra nella ragion del- 
le nostre riviste. 

7. ft on 1'erezione del monumento al gran Vescovo di Meaux, ma 
solo 1'essersene proprio in (juesti tempi messo fuori il progetto ci par- 
ve aver un po'di sembian-/.a gallicana. Quando scrivevamo quelle li- 
nee ignoravamo affatto qual sommita d'uomini si sarebbe incaricata 
di presedere c dirigere il lavoro. Ora grillustri nomi, che formano la 
lista della Commissione, offrono tal guarentigia del conlrario che ogni 
ombrasfavorevoledebb'essereancheper cio solo interamentedistrut- 
ta. Godiam pure di accennare che nell' operetta, gia da due prelati 
t'rancesi epoi dall'enciclica pontiftcia biasimata, non ebbe parte veru- 
na 1'eeclesiastico le cui doltrine furono altra volta condannate; ed es- 
ser pei-cio folso il rumore che ne correa. Finalmente vuolsi ricordarr 
che il supposto uccisore di Mons. Affre fa bensl g'uidicato reo e con- 
dannato di ribellione, ma deirimputatogliomicidio assolulo aunani- 
mita da'giurati. 

INGHILTERHA. \ . Dc'ginnasii dcllo State 2. Fatto avveuuto nella olezione 
d'un dcputato 3. Scoperta di molle armi clandestine. 

; iJiu;l 'ifm;f-o iillui 

1. Tra le different! quistioniche s'agiteranno tra breve nel Parla- 
inento inglese una delle piii gravi a nostro giudixio sara quella delle 



CRONACA 

riforme da introdurre nella educa/.ione. II discorso di Lord John Rus- 
sell, recitato nella Camera de'Comuni per disporla allaproposta del suo 
bill, espone certi particolari che ci paionodegnid'essereriportati.L'o- 
ratoro ;idunque, toccato alcun poco della istituzione de'pivbblici gin- 
nasii fatta in sul cominciare di questo secolo e degl' incoraggiamenti 
di che furono animati dal re Giorgio 111 e dal Duca di Bedford, entra 
a dire del loro numero'presente. Le scuole sono 44,898, gli seolari era- 
no nel 1851 quasi un mihone e setlecentocinquant' wn mila, di cui 
due terzi irequentavano le pubbliche, il resto le private istituzioni. 
Da tulle insiotiH 1 iraesi la rendita di oltre venti sei milioni di franchi, 
de' quali pagano circa la meta le classi povere del paese sollecite esse 
pure deU'ediicazione de'loro figliuoli. A 330, 000 slerlino ascendono 
le dota/.ioni del governo per il pubblicoinsegnamento. L'elevatezza di 
queste cifre prova abbastanza quanto si amino gli stndii nelT Inghil- 
terra: or come proteggerli e diftbnderli efficacemente? Qui il Ministro 
dopo aver sentenziato che qualsivoglia sistema di pubblica educazione 
da cui vada disgiunto affiitto 1'insegnamento religioso sarebbe imper- 
fetto, s'apre la via ad accennare vagamentecio che nepensi il goyer- 
no, e cio che si chiegga o si proponga da varie petizioni inviate al 
Gabinetto inglese. Le quali proposi/ioni non essendo abbastanza chia- 
re e dovendo noi tornare altra volta su quest'argomento, soprasedia- 
moper ora di dirnepiu avanti, salva questa circostanza : esistere in 
quel paese ben 28,840 fondazionidi carita le qtiali producono la ren- 
dita di ollre 29 milioni di fr. Or il governo dice esser difettosa 1'am- 
ministrazione di cotali fondi e appartenere a lui di mettervi la mano 
a regolarli. Questi govern! costituzionali paion nati a un parto;tanto 
$i somigliano perfin ne'desiderii. 

Racconla il Morning Post una piccola storietta avvenuta di recente 
nel paese rnodello di tutU i paesi costitvizionali. Se qualcuno, leggen- 
dola, vorra trarne altre conseguenze, faccialo allabuon'ora, che non 
glielo contendiamo: la nostra conclusione e quel la slessa dell'Armo- 
nia: esser cioe falsa in questo caso la deflnizione che de'governi co- 
stituzionali diede il Melegari allorche disseli: una guerra civile in- 
(Tiienta. II fatto avvennc cos'i. Dovevasi procedere in Blackburn ad 
una elezione di certo deputato. Due partiti contrarii favorivano cia- 
scuno il suo candidate. Messe alia prova e tornate vane tutte le solitr 
Industrie di tranelli e raggiri, si venne all'ultimo argomento, che 1'e- 
sperienza moslro sempre ma! emcacissimo per ottenere i suffragi. 
S'armaron quinci e quindi di pietre e di bastoni e, malgrado 1'inten- 
sita del freddo che vi feceva rigidissimo, scorrazzarono per la citta tutta 
la notte piecedenle alia vola/.ione, con un baccano daspiritati. Fat- 
to giorno si venne alle man!, e il combattimerilo fu terribile. Molti 



CONTEMPOBANE\ 343 

degli elettori per imirbarsi da'loro coiiladid-vvcvan passaiv il vrochio 
ponle cli IliiiLi Sln-fl.Al ponleadunque accorrela eiurniagliaper iin- 
paxlronirsi di quel passaggio stralegico e capiUile. In uu' ora fu pre- 
:>o e perdu lo ben dieci voile dall'unoe daH'altro parlilo: fiuehelafa- 
/.ione vincitrice, tiralavi altra verso uua fane, non lasrio passar per- 
sona cut nou frttgasse minutamente. Parleggiava per il tal candidate? 
avanti ; ultrimenli uo. >'e solo facevasi violen/a a' pedoiii, ma ezian- 
dio a'signori ribaltando loro e rompendo le vetlure se nou promel- 
ievano, liberamenle Nintendo, come vuole la legge, di volare per ii 
designato antesignano A titolo di specialissimo tkvore accordavasi a 
qualche corc'iiere di tornarsene con Dio sen/.'esser pagato. .\egli as- 
.>alti del ponte piu d'uno rimase gravemente ferito. Le ease eran 
chiuse, il paese in iscoftapiglio. Avvisate del tumulto le autorila, vi 
maudaron tosto per la via ierrata di Barnslev un soccorso di quasi 
<;ento soldati, i quali percorrendo le vie colla baionetta in canna ed 
aiutati da un drappello dicavalleria vi ritornarono a poco a poco la 
quiete. 

3. 11 Times in un articolo oltre il solito assennato sebten contrad- 
dicente ad altri suoi recenlissinii scritti, e lutto nel provare che 1'In- 
gliilterra deve e vuol procedure rigorosamenle conti'o gli emigrati 
politici clie a danno d'Europa abusano della ospilalita inglese. L'es- 
sersi s-econdo lui scoperti in casa di Kossulli apparati guerrieri lo fa 
rorapere in gravi sentence di cui crediamo opportune di arrecare il 
saggio di un qualche periodo. L'unico commercio, esso dice, tinor 
tentato da'rifuggiti politici in questo paese commerciale, e la fabbri- 
ca di proiettili destinati a seminar altrove lo sco npiglio e la morte, 
scopo vergognoso , traffico disonesto , pirateria pralicata nel cuore 
slesso di questa metropoli . . . Da quanto apprendemmo dell' indole 
di Kojsulli , delle sue congiure , delle sue giunlerie fummo costretti 
di peusare che ove qualciie macchina/ione venisse scoperta, visi tro- 
verebbe complice il Magiaro. Or 1' Autorita n' ha tali document! alia 
mano da comprendere la natura del reatoepolernepunire gli autori 
principal! ; . . . i quali hanno appreso a riguardar 1' Inghilterra come 
loro arsenale e luogo di rifugio: e. tempo adunque che \' Inghilterra 
loi'chiegga ragione degl' istrumenti micidtali presso di loro rinveuu- 
li. Noi non entreremo ne' particolari della recente scoperta, sia per- 
chealtro resta a scoprire, sia ancora perche il fatto sara tra breve in 
forma piii auteutica pubblicato. Queste franclie etl assennale paro- 
le del Times misero sossopra i Kossutiani, i quali pensaixmo tosto di 
purgare il loro eroe da ogni siuistra sospicione, prendendone le di- 
fese nel pubblico Parlamento. Perche, fingendo da prima d' ignorare 
?! fatlo o di maravigliarsi dell' impudenza del foglio inglese che la 



344- CROIUCA 

narrava, Sir Walmsley n' inlerpello solennemente il Ministero nella 
Camera de'Comuni. Allora Lord Palmerslon narro 1'accaduto in que- 
sta guisa: aver subodorato il Governo che in certa casa di Rotherhile 
serbavansi armi e muni/ioni da guerra: mandato percio per la rivista, 
esservisi veramente trovate settanta casse ermeticamente chiuse e pie- 
ne oiascuna di forse nn mille razzi , duemila bombe, gran quantita di 
polvere e di armi : or ogni cosa sequestrata : doversene far processo 
non solo per soddisfare alia giustizia e a' desiderii dell' Austria , ma 
eziandio per insegnare al reo non doversi offendere 1' ospitalila in- 
glese. Alle quali parole rispondendo J. Duncombe arreco a discolpa 
di Kossuth non essersi cerca la casa da lui abitata, ma ben si un labo- 
ratorio inserviente da sei anni alia fabbrica di razzi , sen/.a pero aic- 
cennare perche insiem co' razzi si trovassero armi di different! fogge 
e tutte micidiali. Anche il sig. Bright corse una lancia in difesa del- 
I' I ngherese chiedendo, quasi anima semplicetta che sa nulla, se fos- 
se credibile che il sig. Kossuth potesse in qualche modo aver preso 
parlenel deposito d'armi ecc. dovendo esso indipendentemente dalle 
sue opinioni aver a cuore la sua stima. Lord Palmeislon nuova- 
mente rispose : se non voler aggravare ehlcchessia : 1' onorevole in- 
lerpellante conoscere bcnissimo Kossuth; poter dunque dase rispon- 
dere al suo quesito. Finalmente Lord Stuart disse d' aver facolla. dal 
Magiaro di dichiarare alia Camera che il sig. Kossuth era affatto slra- 
niero a quell' affare, ne saper nulla delle armi e delle munizioni sco- 
perte. I Padri della Patria chinarono il capo e si passo all' ordine del 
giorno. Gli amici del gia Diltatore ungherese or sono inviperiti con- 
tro il Times e giurano di volerlo riconvenire in giudizio di fellonia e 
di calunnia. Noi attendendo 1' esito di tanto bisbiglio, cercheremo la 
soluzione d'un problema che ci frulla in capo ed e il seguente: Per- 
che dunque il sig. Kossuth tolse ad abitare in luogo cosi pericoloso o 
avesse veramente le armi in casa secondo il Times o vicinissime a se 
secondo qualche altro giornale? Per ora non ci occorre cheil trwtant 
fabrilia fabri ; ma la risposta non risponde perfettamente alk <pie^ 
stione. Forse le conckisioni del Fisco ne daranno una m%liofej;0 

.; 

SPAGNA, OLANDA. I. Cliiusura delle Cortes c formazione delnuovo Gabinetto. 
2. Moti per la Gerarchia restiluita. 

1. Fin dagli esordii lorbidie burascosipotevasiargomentare che le 
Cortes non durerebbero gran fatto congregate. Ma che avessero a 
chiudersi cosi toslo, dopo corse appena due o tre settimane, nessun 
1'aspettava , e sulle prime piu d'un giornale ne rife ri dubitando la 
novella telegrafica. Eppure il fatlo e certo. Furonb licenziaU tutti co- 









CONTEMPOIUNEA 345 

lore die volarono per .Nai vaez; ed iMinistri stessi, vista 1'opposizione 

del Senato, cedeltero di comun consenso iportafogli. Pare indubilalo 

che la tempe>ta v'enne messa su da' partigiani della Coslituzioue di 

cui non volevano che iota si mutasse , e d' altronde credevau di ve- 

derla e forse la travedeano pericolante. Che il Ministero spagnuolo 

mini sordamente la Costituzione noi nol sapreramo affennare : diciam 

pero che anche ivi la ribellionevestitadelle assisecostituzionali minac- 

cia alia nionarchia. Or che fara il Governo? Le popolazioni, e vero, 

restarono flnora e resteranno lungo tempo monarchiche; si sono inol- 

Ire ordinate nuovc Icve di soldali, fu rifornito di pecunia 1' erario ; 

eppur nondimeno e difficile di prevedere 1'esito di questa lotta. Go- 

loro che la vorrebbero sciolta con un colpo di stato alia francese 

suppongono eguali le condizioni di due paesi diversissimi. La Fran- 

cia v. g. non e Parigi, ma pur n' ha cosi comune la sorte , che quella 

capitalc e, il vero centro della vita nazionale , Madrid per contrario 

non estende cosi efficacemente sino ai confini lo spirito di che s' in- 

forma. Quieta Parigi , e tranquilla la Francia , e viceversa : non cosi 

avverrebbe per avventura nella Spagna. Delrestouno spiritoso gior- 

nalista appello quella prode INazione il paese delle novita inopinate. 

Eceone una prova di piii. Alle dieciore di sera il Ministero si licemia 

e la Regina da 1' uffizio al Gen. Roncali di formarne un nuovo. Que- 

sti in men d' una giornata riesce nell' intento , aduna gli eletti nella 

sala presidenziale per fare il giuramento, quando S. M. gli manda dire 

di non piii occuparsi dell'affidatagli commissione. Ne da invece il ca- 

rico al Gen. Lersundi, il quale rivaleggiando in prontezza col suo an- 

leccssore ebbe tosto formata la seguente lista : Gen. Lersundi Presi- 

dente del Consiglio e Ministro di guerra , sig. Ayllon per gli affari 

stranieri, sig. Govantes temporariamente per la giustizia , sig. Ber- 

mudez di Castro per le finanze, sig. Egana per gli affari interni , 

sig. Antonio Doral per la marina. Avvenne in tal circostanza un qual- 

< he molo nella Catalogna 5 ma fortunatamente senza eflFelto , perche 

vinto e schiacciato fin da' suoi primordii. 

2. Quella stessa notizia che tanto esilarava il cuore a' buoni Cattolici 
d'Olanda anzi dell'0rbe tulto, la ripristinazione cioe dell'ecclesiastica 
Gerarchia in quel paese, desto le ire protestantiche e provoco calde 
discussioni nell'Assemblea degliStati Generali. Essendo la cosa tuttavia 
sospesa, noi ci contenliamo a lievi cenni riserbandoci a trattarne altra 
volta. 11 Ministero sostenne nulla essersi fatto dalla vS. Sede che non 
fosse conforme alia Costituzione^ e questo quasi consentivano anche i 
piu fieri oppositori, i quali si richiamavano piuttosto della forma edel 
non essere precedute comunicazioni ufficiali, cui la stessa S. Sede non 
era in dovere ne avea promesso di fare.Fratlanto il Re alle rimostran/e 



340 CRONACA 

di deputazioni protestantiche rispondea dolergli del vedersi legato 
dalla Costituzione e non esser contento del Ministero ; il quale nou 
avendo ottenuto soddisfacenti spiegazioni di quelle parole, dovette ri- 
tirarsi benche avesse per se la maggiorauza dell'Assemblea. 11 nuovo 
Gabinetto e cos\ composto : van Reenen Borgomastro d' Amsterdam 
agli aftari interni ; van Doom alle finalize; Donker-Curlius alia giusti- 
/ia; van Lechtenveldt cattolico pel culto cattolico e van Hall agli affari 
stranieri. 11 Re stesso formollo. I caltolici hanno per se il dirilto , i 
protestanti la forza e le passioni popolari, o calpestando la Costituzio- 
ne che concede liberta di culto, faranno ogni opera, a quanto pare, 
per riuscire nel loro intento. 

SVIZZERA- i. Nuove vessazioni de' radical!. 2 D' una pia operetta sul 
Papato. 3. Recente novella. 

1 . Ogni possibilita di restaurazione cattolica da gram pensiero a' ra- 
dieali; pereio lavorano di mani e di piedi per renderla impossibile. 
Quindi s'affrettano di vendere a qualunque prezzo i beni de'conventi 
soppressi a Lucerna ed a Friborgo, e perfino glioggetti piu rari del- 
1' arte cristiana, come a dire le eleganli yetriere della badia di Ra- 
tliausen e gh stalli di quella di S. Urbano. Inquesti giorniil Governo 
na soppresso le Sucre della Prowidenza che albergavano nel castello 
di Raldegg , Soletta sta facendo 1' inventario de' beni di tutte le case 
religiose del suo territorio. Undici commissarii lavorano nell'inven- 
tario della povera Badia di N. D. di Pietro. Questo convento possie- 
de qualche brano di terrain Francia. Si tiene per certoche le auto- 
rita francesi aveano incaricato i gendarmi di impedire a que'signori di 
Soletta allorquando si fossero presenlati, dall' uscire de'loro confini. 

I commissarii vistisi respinti, giudicaron per lo meglio di pazientare 
indietreggiando alquanto. Cercano inoltre i felloni ogni mezzo d'in- 
durre i religiosi a tornar nel secolo, e cio che e peggio gittano nel Ti- 
cino e tra'Grigioni que' semi di discordia, che essi sperano dover pro- 
durre un vero scisma nella Chiesa. Un cotal Sacerdote sembra essere 
lo zimbello di cui si servono per accalappiare nella rete gP incauti. 
Sebbene interdetto de' sacri ufficii continua a predicare i suoi sogni 
eterodossi e rivoluzionarii, e per agio di chi non puo recarsi in chie.-a 
fa poscia stampare i suoi capilavori d'impudenza e di testa stravolta, 
Finqu\ la Corrispondenza. 

2. Malgrado gli sforzi che fanno le potesta infernaliper disgiunge- 
re dal centre dell'unita cattolica Peletta porzione dell' elvetico greg- 
ge, e pur uopo confessare che la pieta profondamente radicata nel 
cuore di que' buoni Svizzeri non cede punto alia bufera e dura salda 
nella sua fede. Opportunissima per le circostanze e venuta alia luce 



CONTEJIPOHANEA 347 

nn' operetta tedesca del sig. Conle Teodoro Seherer inlorno alia 
niirssione. e a merili del Papalo. Lo srrilto e breve ma sugoso: alcuni 
\>M:ovi lo colmarono d'encomii, e i'u ben presto volto in lingua 1'ran- 
resc |>er eomodo di chi non si e.onosre dell' aleinanna. Egli e da spe- 
i;;re che, 1 Italia vorra pur farlo suo trasportandolo nella palria favel- 
l.i, e allora ei sara dato di parlarne piu lungo. Per ora dobbiam li- 
mitarci di porgere all' illustre e pio serittore le nostre piu sincere 
congratnlaz.ioni, e far voti perehe 1'esempio. da lui porto non reslidi- 
mentico, e valga a ridestar lo /elo di chi couosce i mali della sociela 
travagliala ed ebbe da Dio talento di poler in qualche modo concor- 
rere alia sua salute. 

3. Qualche momento prima di starapare qu est' ultimo foglio del 
nostro fascicolo ci giugne a notizia il seguente dispaccio lelegrafico 
che noi riporliamo nella sua oscurita, dolenti di non poter atlendere 
a ri[)rodurre ulteriori schiarimenti. 

Berna 22 Apr. UQ dispaccio del Governo di Friburgo di quesU 
niatlina annui u*.ia : Verso un' ora di nolle due o trecento paesani sot- 
to la condotta del Colounello Perrier enlrarono in cilia ed impadro- 
nironsi del Collegio. V ebbero molti feriti eparecchi morti. Perrier e 
gravemente ferito. La guardia civica rimase padrona. Quasi lulli ven- 
oei'o falli prigionieri. Due colonne d'irisorgenli sono rimaste al di fuo- 
ri. 11 Consiglio federale e immediatamenle convocalo in seduta stia- 
ordinaria. 11 sig. liourgevis Commissario federale nel Ticino e qui ar- 
rivato . 

HAVIERA , PKUSSJA t SVKZIA. 1. I na iufmta taumaturya 2. Scoperta d'ua 
piano di rivoluziono 3. Tolleranza luterana. 

1. Chi non ricorda le imposture di due fanciulle d'ancor tenera 
eta, le quali negli auni tesle trascorsi lenlarono di spacciare lor mi- 
racoli e porlenli , 1' una non lungi da Avignone di Francia e 1' allra 
a Berlino? Ambedue noi^cercavanoallro fuorche di mungere le bor- 
se del credulo popolelto ed ambedue furono ben loslo smascherale . 
sebbene la loro ipocrisia fosse abbastan/a fina e scaltrila. Or simile 
scandalo si ripele in una cilia di Baviera che appellasi Neumarkl. Ivi 
una raga/y.a di Iredici anni vende lali cianciafruscole, che giammai le 
piu badiali e grossolane. V'accorrono i credenzoni e lapredicano (or- 
tibile a dirsi!) un secoudo Crislo. I malali si fanno porlare presso di 
!ei e pendono dal suo labbro come di un angelo che scendesse dal pa- 
!:itlis<> a recar loro le norme infallibili per la guarigione. E realmen- 
u lipocrila si da aria di leggere lassu la qualila de 7 morbi e la pana- 
cea che fa al bisogno.Poiche, pregata del rimed io per questa o quel la 



318 CRONACA 

malaltia, la madre della fanciulla divina comandale di recarsi collo 
spirilo in cielo. Questa inchioda gli occhi a lerra , si fa immobile e 
quasi ralta i'uor di se stessa : poi rivenendo ordina beveraugi , fortu- 
natamente innocenii come di camonulla o di violette. Presso di lei 
si profanano ogni domenira i sanli misteri: poiche toltosi I'uffizio di 
sacerdotessa, rinnova. essa medesima la sacra cena distribuendo a' di- 
voti le sue. ciambclle e bevendo aceto per vino. Da pure notizie delle 
anime de' trapassali : cos'i per esempio assevera che un famoso bevi- 
toi e passato non e guari all'allra vita fu nominalo gran coppiere alia 
tavola de' eelesli; un altro per contrario., forse perche nieno credulo 
a' suoi miracoli,[piombato nell' inferno e fatto direttore di quel fuoco 
ineslinguibile. Che la pazzia di due femmine giunga ad abusare per 
tal guisa dell ignoranza sterminata di alcuni goccioloni e certo deplo- 
rabile; ma che le Autorila non arreslino tali scandali enon punisca- 
no severamente somiglianti ciurmerie, sarebbe secondo noi ancor piu 
da deplorare. 

2. Eransi visti alcuni giorni prima degli avvenimenli di Milano va- 
golare nella Prussia e segnatamente a Berlirio que' soliti ceffi di si- 
nistro augurio, che sbucano repentinamente non si sa d'onde all' ap- 
pressar della tempesta. Ne sol mostravansi con ctpiglio indragato, ma 
rompeano a quando a quando in minacce mal compresse e in parole 
di mistero. Venuto 1' anniversario del quarant' otto, per festes:giarlo 
degnamente molti operai si astennero dal lavorare sciupando il gior- 
no e la borsa nelle bizzarrie tra gli slravizii e le canzonacce sedi/.io- 
se. Tal e 1' uso de' ribelli: inebriar se ed altrui onde eccitare tra le 
tazze quelle faville che debbon produrre il concertato incendio. Cosi 
dai felloni adoperossi di atritare la classe operaia in Francia nello 
scorso Febbraio. Ma se lapolizia francese mostro di non darsene pen- 
siero perche sicura di comprimere al primo scoppio ogni tumulto , 
la prussiana per contrario riputo miglior consiglio di soffocareal suo 
primo comparire il germe riottoso , catturando i capi delle festive 
brigalelle e coloro specialmente che si pavoneggiavano di coccarde 
tricolori o di altre insegne da setta. Avuti per tal maniera i liloni 
alia mano, trasse la rete e vi colsedibuoni pesci, tra cui parecchi gia 
padri coscritti dell' antica assemblea. Vuolsi che 1' Inghilterra facesso 
avvertito il Governo della congiura diramantesi per tulto il regno e 
mettente capo a corifei politici di Londra. Se cosi e, abbiane la dovuta 
lode 5 continui a prestare di simili uffizii alia travagliata Europa che 
le sara riconoscente. Furono adunque quasi in un batter d'occhio e a 
colpo sicuro fatti prigioni i caporali della congiura e, rovistale le lo- 
ro case, rinvenute armi, munizioni ed ogni apparecchio di ribellione. 
Oltre alle tracce d'un vero laboratorio d'artiglieria, si trovarono razzi, 



CONTEMPORANEA 

polvcre, palle, fucili, micce e piccole bombarde gia cariche c preste 
all' uopo. Questo proiettile e formidabilc nellc sommosse popolari, 
perche appiccatovi il fuoco puo lanciarsi colla mano proditoriamenle 
sen/.a che uomo se ne addia tra le Liube ondeggiaiili. (Jadde pure in 
mano del Governo il proclama della rivoluzione ritrovalo incasad'uu 
caporione, e, cio che pin fa maraviglia si scopriroiio nello stesso tem- 
po le reissime tenden/e di parecchie socielu cilladine , le quali sotto 
speciosi tiloli di beneficenza, macchinavano il disordiue e teneano in 
pronto armi ed armati contro la patria. II perche furono sciolle im- 
medintamente, confiscati i loro fondi e impedite di far adunanx.o. Ven- 
nero pure adotlali rigorosi provvedimenli contro i foreslieri special- 
niente della Brettagna essendosi trovato chepiii d'uno o per bonat ict i 
o per frode viaggiava con passaporti inglesi o finti o non abbas tan/.a 
regolari. 

3. Nella Svezia due onorati cittadirii furon catturati e tradolti in 
prigione per aver osato di leggere nella capanna di un villano alia 
piVM'nza d'una dozzina di persone icapitoli settimo ed oltavo dell'e- 
pislola a' Romani. Ne valse loro 1'essere d'altronde avuU in islima di 
cakli /.elaLori della chiesa luterana; la letlura di que' due capi era 
stala con decreto reale fin dal I726proibita; tanto basto perche colli 
in flagraute delillo fossero tratti a scontarne la pena sulla pubblica 
carretla de' nialfatlori. Or vengano le male lingue a raccontarci che i 
seguaci di Lutero non sono tolleranti, e che la lor tolleranza non e 
d'anlichissima data ! 

Malgrado pero la solerzia de'piu fanatici apostoli del luteranesimo, 
la febbre irrequieta di mutar religione e disertare le antiche bandiere 
pare abbia invaso quel misero paese. Oramai i magistrati si sentono 
impotenti a sorreggere I'edifizio ruinoso della loro Chiesa, e lo scisma 
imbaldanzito si dilata rapidamente. Gl'infelici pero lasciali in balia di 
se stessi abl>andonano un errore per abbracciarne un altro precipi- 
tando ogni giorno di male in peggio. Le piu assurde o ridicole ntopie 
religiose vi trovano apostoli e seguaci. La setla de' lettori v. g. gua- 
dagna immenso lerreno, eppure i suoi cullori prima di comunicare 
fanno gemili, schiamazzi, smorfie e capriole da digradarne i mtmici 
saltimbanchi, s'accollano, s'urtano, si gittano a terra, insomnia fanno 
un;i specie di lotta. iNella severiU poi della lor morale insegnano es- 
ser lecito non solo di maltrattare ma eziandio di uccidere i non con- 
vertiti. 






CRONACA 

HI. 

AKCHEOLOGIA. 

1. Continuazione dcgli scavi della Via Appia e della Basilica Giulia: r prin- 
eipali moniimenti in questa scoperti $. Teste di cera trovate in un sepol- 
cro di Cuma: e loro illuslrazione 3. Pubblicaaioni dHl' Istituto Arclu-olo- 
gico in Roma 4. Un nuovo Colombario. 

1. Del riaprimento della Via Appia tenemmo gia altra volta di- 
scorso , indicando eziandio qualcuno de' principali moniimenti ivi 
dtesepelti. Qui solo noteremo che quest' opera si gloriosa al Regnante. 
Pontefice e al Ministro de' pubblici lavori viene continuata con molta 
alacrita, sicche dal terzo miglio e omai giunta fin presso al decin-o. 

Ne parimente e ignoto ai nostri lettori lo scoprimento della Basi- 
lica Giulia nel foro Romano: della quale basilica Tarea si trova gia 
sgombra in massima parte , essendosi gia terminate lo scavo di tutto 
il lato orientale, e di mezzi i lati che volgono a mezzogiorno e setten- 
trione. Ad attestare agli avvenire questo diseoprimento fu posta , or 
ha pochi giorni , una iscrixione dettata con qnella semplicita mae- 
stosa che si conviene al luogo il quale ci ricorda il miglior tem- 
po della lingua latina. Fra i moniimenti piu notevoli venutiin luce ne- 
gli ultimi mesi sono primieramente un Albo di Decurioni nominati dai 
Consoli, scolpilo nella base di una statua e pubblicato dal ch. sig. Com- 
inendatoi e Visconti nel Giornale Romano: e in secondo luogo un grvfito 
trovato irell'area stessa, ove si legge: GENIVS POPVLI ROMAN}, 
annunziato dal sig. Comm. Ltrrgi Canina nel soviacitato giornale, qua- 
le sceperta di molta importanza per gli archeologi , siccome qnella 
che allude evidentemente ail' aurea statua del Genio del popolo 10- 
mano collocata ne' rostri, e ce ne determina il si to con precisione?" 
E poiche ci abbattemrao a fer menzione di questo dotto ricercatore 
del vero sito de' moniimenti dell'antica Roma, noteremo che gli 
scavi della Basilica Giulia tovnano a sua gran lode perche confei nia- 
rono nel fatto quello (he nelle sue pregiatissime opere sopra la t>- 
pografia di Roma avea gia prenunziato. Questa osservazione ci viene 
suggeritada qnella colonna di Foca chesta presso alia Basilica Giulia: 
la cui base scoperta a r tempi di Pio VII mando in fumo tante con- 
ghietture degli antiquarii. 

Mente meno onorevole riesce al sig. Cav. G. B. De Rossi un singo- 
larissimo monumento legale , contenuto in un frammento dissotter- 
rato in questa stessa Basilica 1' anno 1849 : frammento che parve 



COISTEMPORANEA 351 

uuntelligibile rdi pressoche dispenita inlerpreta/.i<ne. Chi voglia co- 
host ere i partk-olari di quesla scoperla vegga quel che ne scrive il 
ch. Aulore nel Bullcttino dell'Istilulo di Corrisponden/.a Ardwolo- 
jiica N. 111 di Mar/-o 1853. A iuji baslcra copiare fedelmente 1'iscri- 
y.ione stessa. 

. 

c j a u c JoPilTATE TARR ACI UAss/ v. c. praefecti urbi* 
HOMina ?]! XAKIOKVM QVI SIUI PECYN/r/> in<1e!>il,n 
(ct\ con TRA DISCIPLINAM ROMASfartm kfjum] 
VI.NDICARE C IN S V E V K runt 

VALEKIVS ... i" 'VM NV^INIVS OVODVVLOEVS .... 'S-VM 

LAVRENTlVS 

VRBICVS 

ttffUACVS 

SERPETSTITS 

T 

ADOVISI 1VS 

w 

MEHCVR1VS g^fi^r 

2. Ma di tulte le recenti scoperte iui4iiaibrse die soggetto a tante in- 
vestiga/ioui come quel la cui dobbiamo alle escavazioni intraprese in 
Cuma da S.A.R. il Principe D.Leopoldo Conte di Siracusa; vogliamo 
dire il ritrovamento di quattro scheletri acefali dentro una medesima 
cella sepolcrale. Due di essi nel primo aprirsi dell'ipogeo serbavano 
luttora visibilissime ed intatte ciascuno una testa di cera con occhi di 
vetro sostituita nel luogo della vera e naturale maucante. Sopra que- 
sto lalto , unico forse nella scienza archeologica , molta e la discre- 
pan/.a delle opinioni manifestate dai cultori dell' Archeologia ; come 
puo vedere chi confront! quel che ne hanno scritto con molta dot- 
Iriua il sig. Fiorelli, il Cavedoni, il Minervini, il Guidobaldi , e il De 
Uossi. 11 t>entenziare quale di queste op inioni sia la vera , sarebbe 
iu noi grande temerila, e forse ancora eguale imprudema. Ci sara 
nondimeiio consentito di notare che uomini versatissimi nello studio 
(it'll anlichila s acquetano nella senlenza del Cav. G. B. De Rossi che 
i quattro scheletri fossero di quattro eoudaimati , ai qiuli siensi vo- 
luti dalla pieta dei congiunti integrare i corpi e supplire in cera gli 
ainali capi , aifine di render loro gli onori eslremi secondo il rilo - i 
specialmente della collocazione e dell' elazione del cadavere. 11 fune- 
rale di Giulio Cesare mentovato da Appiano, e quello di Perlinaoe 
descritto da Siiilino , tralti tuori opportunamente dal Cav. De Rossi . 
sembrano dare all' opiniowe di lui quella maggiore vei'osimiglian/ii 
che in tali rU-A-rcUo si puo conseguirr. 



352 CRONACA COMEMPORANEA 

3. Ma se tullavolta ci fosse a cui non andasse a verso questa opi- 
nione , ed egli seguiti pure quella che piu gli e in grade : che non 
solamente non siamo disposti ad entrar in lizza con nissuno per que- 
sto argomento, ma questa come e la prima sara pure I'ultima volla 
che ne parliamo. 

jNon si creda pei'altro che questa dichiarazione nasca in noi da di- 
spregio dell' archeologia e mollo mono di chi la coltiva. Le lodi al- 
trove iaiportite agli egregi editori del Bullettino archeologico napo- 
litano possono chiarire la nostra stima per chi studia d'illustrare le 
antiche memorie; e meglio ancora cio si parra in un prossimo quader- 
no, nel quale daremo conto ai lettori degl'insigni lavori fin quipub- 
blicati dall' Istitulo di Corrispondenza archeologica. II merilo di 
queste pubblicazioni e conosciuto a tutti i piu insigni archeologi di 
tutta Europa $ ma non sara inutile il darne un qualche cenno per in- 
vogliare qualcuno de' giovani italiani allo studio delle antiche me- 
morie della sua patria. 

4. Nella vignaCodini presso laportaS. Sebastiano fu teste rinvenuto 
un nuovo Colombario gia frugato e in gran parte guasto e demolito; 
il quale tuttavia eonserva il pavimento in mosaico con una iscrizione 
parimente in mosaico, la quale non fu per anco pubblicata da veruno 
per quanto e a nostra notizia. Essa ha cosi : 

NEPOS . DEC 
PAV1MEXTUM . IX 

OSSVAR1O . ET 

SVBSCALAR1A . D. S. P. D 

C. CAESARE . L. PAVLLO . COS 

Chi polrebbe indovinare quante belle cose vi troveranno gli antiqua- 
rii? A noi bastera di osservare che ci parve degna di venire conosciuta 
e perche appartiene al primo anno dell'era volgare, e perche sommi- 
nistra una nuova voce alia lingua latina, o almeno un esempio sicu- 
rissimo e del miglior tempo. E certamente non parea bastante quello 
che noto il Furlanetto in quest' altra che nella Collezione dell' Orelli 
e la 4331. In his prediis insula sertoriana bolo (soil, insnlam sertoria- 
namvolo) esse Aur. Cyriacetisfiliaemeae^cenantlaN. VI, tabernasN. 
XI et repossone subiscalire (repositionem subscalarem). Oltrecche 1' e- 
sempio qui sarebbe d' un aggettivo, non sappiamo chi avrebbe osato 
d'adoperare una voce che non e finora appoggiata che a questa iscri- 
zione, dove oltre le sconciature notate dall' Orelli, v' ha pure quella 
desinenza in etis del nome Cyriace -, la qual desinenza , se non c' in- 
ganniamo , la dimostra di un tempo assai basso , o scolpita da un 
quadratario molto ignorante. 



CATTIVA COPIA 



1)1 



PEGGIORE ESEMPLARE 



\ 

. 

II traviamento d'un nobile ingegno dal diritto sentiero, benche 
sia sventura deplorabilissima per se stessa, sarebbe nulladimeno as- 
sai piu comportabile, se non veriisse quasi per legge a trascinarsi 
dietro una turba d'imitatori. Avviene purtroppo degli scrittori 
quello cbe dei grandi saggiamente notava 1' Oratore romano, i loro 
yizii riuscire piu che per la colpa pregiudiziali pel mal esempio : 
vitiosi principes plus exemplo quam peccato nocenl 1 . E fosse pure 
stato in piacer di Dio die di tal verita non avessimo fatto a' di no- 
stri un funesto sperimento in uno scrittore che potea rkiscire pel 
suo ingegno uno de' piu insigni ornamenti del bel paese chiuso dal- 
Falpi e dal mare , e in quello scambio ne fu, vivo e morto, un ter- 
ribilflagello. 

Queste considerazioni ci suggerisce un Elogio di S. Giovanni 
Crisostomo detto nella Chiesa arcipretale milrala di Asola il 27 Gen- 
naio 1853 da un giovane sacerdote di nome Stefano Bissolati, e 
fatto di pubblica ragione in Cremona coi tipi deH'Ottolini. Venu- 

\ De Legib. Ill, 14. 

Seric //, vol. II. 23 



CAfTIVA COPIA 

toci alle mani non sapremmo dire il come o il perche insieme coir 
qualche altra scrittura del medesimo Autore, T avremmo gittato tra 
le carte inutili; chebene il meritaper gli strafalcioni d'ogni maniera 
clie vi abbiam letto, ancora riel fatto della lingua. In prova di die 
basti ricordare i massacri e il sussuUo e il lorche e 1' in suo vivente 
e il parted parte e U nemmanco o neppurc sen/' altra negativa che 
Ji preceda, e ilpfowvisionalmenfo, e i verbi sviluppare e appurare 
e fondare adoperati come assoluti , e d' altre voci e costruzioni le- 
ziose o false una filatessa da non venirne a capo si presto. Uno scrit- 
tore che vada inrfiorando il suo dettato di siffatte eleganze ci sem- 
brava portare in queste 1' antidote al veleno onde sparse il suo Elo- 
gio, e che per conseguente non fosse cosa da fame pur cenno ai no- 
stri letto ri. Ma ci obbligarono a cambiare divisamento le sperticate 
lodi cui dierono a questa sconciatura due giornali di Lombardia ; a 
giudizio dei quali il Bissolati avrebbe diritto alia fama di ristora- 
tore della eloquenza italiana. Povera Italia , se i tuoi sacri oratori 
trattassero la divina parola come questo lodator del Crisostomo ! 
Per mostrare a quai termini conduca gf intelletti codesto malaugu- 
rato vezzo di naturaleggiare la cristiana religione , ed eziandio per 
isgannare qualche giovine incauto in cui quelle lodi abbiano per 
avventura eccitato la brama di calcarne i vestigi , stimiamo pregio 
dell' opera il cbiamare questo Elogio ad esame dimostrando ch 1 esso 
e, siccome abbiamo proposto in principio, una cattiva copia di un 
peggiore esemplare. 

E primieramente un vero scandalo per f Italia e (fuel miscuglk) di 
sacro e di profano il quale incomincia dai testi posti in fronte all' e- 
sordio e fmisce colla perorazione. I testi che Toratore si propone di 
svolgere sono i seguenti, con gli stessi errori e le stranezze rnedesi- 
me che vi si leggono. 

Tutlo sopportiamo per non frappone impedimento al Vanqd di 
Cristo (S. PAOLO). 

1 preti che governano bene , sian riputali meritevoM d doppi& 
onore : massimamente quelli che si affaticano nel parlare ( come 
il Bissolati, gia s'intende) e nelV insegnare. (S. PAOLO). 



DI PEGGiORE ESEMPIARE 355 

Toys ptri filosofias de lotjoys eycholoteron par'echeinoy achoysetai 
tois ergois epahlkeyontos. (GIOVANNI CRIS. ) 

Oitniij bien te kai diken synannosas. (PLATONE). 

La fennel? du martyr cxplitfue ie yenie de I'oraleur (VILLEMAIN) 1. 

A qwesta sfornata di testimonialize i buoni Asolani, che tutti non 
saran poliglolti, ijuali si dovettero rimanere? Ci avvisiamo che pro- 
vassero quel sentimento che deprive da pari suo I'Allighieri in que- 
sti versi : 

Non altrimenti stupido si turba 
Lo montanaro, e rimirando ammuta 
Quando rozzo e salvatico s'inurba. 

Ma I' ektto stnolo di sawrdoti che gli faceva corona 2, perche mai, 
avra detto in cuor suo, i testi della Scrittura non si recano nell'au- 
torevole versfone latina , secondo il costume della Chiesa , ma nella 
italiatia? non certo perche sian meglio intesi dal popolo , che dove 
di ci6 calesse al Bissolati non recherebbe i testi greci e il francese 
dei quali il popolo intende tanto , quanto noi di lingua tamulica. E 
poi come osservera quel precetto, proprio non meno agli oratori che 
ai poeti , 

Denique sit quodvis simplex dumtaxat et unum ? 

\ Recammo qui, come dicenmo , codesto bisticcio poligtotto tal quale lo lia 
incsso fuori 1'A., il quale come voile pronunziare il greco a dispetto degli udi- 
tori che quasi tutti uon dovettero capirlo, cosilo ha voluto stampare a dispetto 
del tipografo clie non aveva i caratteri: e tutto per farci capaci che ei si conosce 
di greco ! Disgraziatameute e riuscito all' effetto di mettercene grandemente in 
forse. Se il tipografo uon potea comporre (ptXcotxpta;, potea almeno sostituire al 
o il p coll'aspirata, e scrivere philosophiax come farebbe anche 1111 ignorantissimo 
di grecita. Se nel xat e nel i^!xr,v ha posto il k pel x, perche poi nell'exs'ivouc e 
nell'ay-cuosTai vi ha sostituito il ch, quasi quelle due voci fossero scritte col /_:' 
Dirc'le che sono inezie codeste, e noi non le diremmo colpe capitali. Ma quando 
altri in un panegirico recitato in una piccola terra ( quale supponiarao Asola ) 
ti viene a seiorinare greco e franzese, non ti pare opera caritativa fargli passar 
quel ruzzo, senza lasciargli inosservato neppure quel francesco genie orbato nel 
primo e del suo accento aeuto ? 

2 Pag. 48. 



356 CATT1VA COPJA 

Ma soprattutto qual no vita profana e mai questa di recare sul 
pulpito insieme con S. Paolo e S. Giovanni Oisostomo due profani 
scrittori, cioe Platone e Yillemain? 

Ma di siffatti stranissimi accoppiamenti di sacro e di proi'ano do- 
vettero sentirne tanti in tutto il corso dell' orazione che converrebbe 
trascriverla qui almen per meta. Cosi tra i memorandi campioni del 
secolo quarto noi vediamo per la squisitissima grazia dello eloquio 
ai due santi Basilio e Gregorio Nazianzeno accoppiato Simmaco 1, 
odiatore fierissimo della legge cristiana , e ne anche per merito 
letterario comparabile a que' due sommi. Tnoltre ragionando del 
Oisostomo ritiratosi nella solitudine a far vita monastica : qui poi 
( dice ) non e in Giovanni la cupa e sconvolta mestizia onde fu 
tempestato il siracusano Timoleone , che dopo ucciso il fratello non 
sostenendo I'ira della madre era deliberato finire la vita si preziosa 
in appresso ai greci ed agli amid, si terribile ai barbari. Mancomale 
che S. Giovanni Crisostomo non era un fratricida , e ne anco un 
settario della tempera di Kossuth o del Mazzini , siccome qualcuno 
avrebbe potuto immaginare se il nostro A. non veniva con quella 
citazione opportunissima a-trarlo d'inganno. Del restola cosa non e 
neppur tanto liscia, perche altrove ci fa sapere che il Crisostomo pur 
cacciato via della terra propria , reggeva con vigore e somigliante a 
capo di battaglia, guidava ancora tutte le mosse de' liberi pensatori 
dell' Impero 2 . Non e questo un linguaggio onorevole pel Crisosto- 
mo ? Ma torniamo alia solitudine. Qui e il tranquillo medicare M 
Socrate e di Platone, la purissima aspirazione di Francesco <f Assist, 
e il raccostamenlo delT anima umana col principio che la informa, la 
indirizza e la regge 3. Bellissimo questo raccostamento de' due filo- 
sofi d' Atene col santo solitario dell' Alvernia ; e piu bello il modo 
di significare 1' unione dell' anima con Dio ; sebbene questa formola 
sia da intendere cum mica salis per non cadere nel panteismo. 

Felicissimo poi soprattutti e quell' altro raccostamento, pel quale 
impariamo che nello sviluppo storico delpensiero stanno ad un mede- 

\ Pag. 13, - 2 Pag. 44. - 3 Pag. 13. 



DI PEGGIORE ESEMPLARE 3o7 

simo punlo Demostene ed il Crisostomo, Pericle e il /rate d' Italia 
arso mo, Cicerone c liossuclo. C. (iracro ed O' Connell, i sofisli di 
Grecia anlica e i sofisli d 1 Italia net tempi rnezzani * . Enumerazione 
veramente degna del suo caposcuola, eziandio per ci6 che conliene 
due contraddizioni o alternative dialettiche che vogliam dirle. 

La prim a sta nel porre accanto a Demostene il santo Arcivescovo 
di Costantinopoli, benche altrove c'insegni che al dettalo dell" ultimo 
mancd, s"i veramente, la politezza di Socrate, I'appropriata grazia di 
Platonc , la FORZA NUDA DI DEMOSTENE, la gravita di Tucidide 2. E 
qui noteremo come per transito che il Crisostomo correra un gran 
pericolo di perdere questo glorioso soprannome, se e vero che gli 
manchino que' tanti pregi , che qui son passati a rassegna, e tanto 
piu se vi aggiungiamo che soverchio egli e nelle adornezze, (a che 
disronfessarlo?) ; la pompa rettorica la vince non raro sul cauto 
argomentare , lontano da quel gasligato di immagini e di ornati 
the a fallo dislingucre Isocrate col nome di Attica Sirene 3: e co- 
me dice altrove viziato ..... per foggia di stile lussureggiante di 
immagini e di ardimenti 4 . 

La seconda contraddizione consiste nelFappaiare al nome di Peri- 
cle quello del Savonarola. La prova ne e facilissima. Pericle nelle 
forme artistiche e maggiore del Crisostomo , ma il Crisostomo e in 
queste medesime forme molto maggior del Savonarola 5 dunque 
a fortiori Pericle e molto maggior del Savonarola. La maggiore 
del sillogismo ci viene somministrata dalFOratore cola dove afferma 
che PEHICLE e Demostene devonsi confessare a lid ( al Crisostomo ) 
maggiori nelle forme artistiche onde si mostrarono usalori sovrani 5 . 
La minore poi di quel sillogismo ci vien data in quel tratto dove 
fassi a provare chei trionfi delleloquenza dal Crisostomo conseguiti 
son da cercare nelle Ragioni dell'arte ond'egli seppe muovere le Idee, 
e come dice piu sotto nello squisito senso dell' arte 6. Or bene, do- 
po avere quivi menato colpi da orbo contro i sacri oratori d' Italia , 

1 Pag. SO, - 2 Pag, 34. - 3 Pag. 35, - 4 Pag. 34. 5 Pag. 46. 
C Pag. 30. 



358 

soggiunge : Se questo (squisito senso dell' arte si fosse cerco pel sot- 
tile dai contemporanei , non sarebbe seguita nessuna di quelle mosse 
popolari che fecero memorevoli Bernardino da Siena , quel da Vero- 
na, frate Rolando da Cremona, Antonio da Padova, il Bussolari, 
Giovanni da Schio, IL FRATE AVVERSO AI PALLESCHI 1 , che e appunto 
. Girolamo Savonarola. La contraddizione per tanto rion puo essere 
piu palpabile. 

Vero e che ai nostri lettori piu che questo contraddirsi del Bis- 
solati gravera il vedere insultati dal pergamo uomini che vanno in 
fama di apostoli dell' Italia ; e associate il nome loro a quello di un 
declamatore fanatico. Cessera nientedimeno la loro meraviglia , 
quando abbiano appreso dal novellino oratore che sogyetto agli ora- 
tori cristiani e la Societa wnana con tutte te sue splendidezze e 
ignominie, con le progressive civiltd e con le barbarie, con le virtu 
domestiche e gli affanni pubblici; I'uomo, in fmc, dalla culla al 
sepolcro col pauroso intreccio di sue passioni 2. Ci6posto, e Ber- 
nardino da Siena e Antonio da Padova e gli altri mentovati piu so- 
pra ( se ne togli il Savonarola ) si gloriavano con Paolo Apostolo di 
predicare Gesu Cristo e questo Crocifisso , poeo o nulla brigandosi 
delle civiltd progressive e di quelle altre cose che al nostro panegi- 
rista siedono in cima di ogni pensiero. Perche vorremo adunque 
meravigliare , se questi , impugnata la sferza , ne desse loro quella 
buona gastigatoia che abbiam veduto teste? 

E questa stessa ragione , se male non awisiamo , fu quella che il 
condusse a scrivere del santo Arcivescovo di Bavenna Pietro Criso- 
logo con una temerita senza esempio. Air arciveseovo Piero di Ra- 
venna (il nome di Santo nessuno 1'aspetti dalla bocca del nostro au- 
tore, che per ftiggirlo giunge perfino alridicolo cbiamando il Santo, 
di cui tesse 1'encomio, ora Giovanni, ora 1'Antiocheno, ora 1'esule di 
Cucuso) all' areivescovo Piero di Ravenna, cheparve si alto oratore tra 
T universale degl' impudenti ed ignorantissimi, non altro manco per 
guadagnare anche da' posteri il nome^di Crisologo , se non una piu 

\ Pag. 30. - 2 Pag. 33. 



DI PBGG10RE ESEMPLARE 359 

upprol'ondala ricerca dd ccmrcllo trix/iano, dacchengored'ingegno a- 
ve&purefpiaccrasi sparnazzarlo, sfavillandodta/rguziesenz'afftlH 1 . 

Davvero che queslo e mi darla a traverso ! In un hell' imbroglio 
si dee trovure il nostro povero prete a reeitare con divozione il Bre- 
viario il giorno 4 Dicembre, costretto a leggere: Pelrus qui ob au- 
ream eius elotfuentiam Chrysologi cognomen adepiMS est .... [ussu 
sancli Looms Papae primi .... scripsit ad Ckakedonense concilium 

adversus haeresim Eulyctietis Dum public? sermones haberel 

ad popiihnn, afao vehemens erat in dicendo, ut prac nimio ardore 

vox ilM inlerdum defectrit Unde Ravenncttes commoti tvt la- 

crymts, damoribus et orationibus locum repkverwnt, ut etc. etc. etc. 
cso che non sappiamo sia incontrato ancora al prete Bussolati pre- 
dicante in Asola. 

Questi trionfi delF eloquenza cristiana si ottengono da un uomo, 
il quale sparnazzi I'ingegno sfavillando d'arguzie senz' affetto ? E a 
scrivere ad un Concilio generate contro d'un' eresia sovvertitrice del 
domma piu capitale del cristianesimo , creclerem noi cbe un gran 
Pontefice, qual fu S. Leone, sceglisse un uomo a cui mancd una 
piu appfofondala ricerca del Concetto wistiano'} E si trova un prete 
si ardito che osi dal pergamo gridare il santo Arcivescovo di Raven- 
na indegno di quel nonie che gli da il suffragio della Chiesa da quat- 
tordici secoli ? E dovremo proprio stimare che egli paresse si olio 
oralore, perche visse if a I'univeVsaledegl'impudenti edignoranlissimi? 

Per la quale ultima affermazione chiunque abbia della ecclesiasti- 
e;i istoria, non diremo gia una cognizione profonda, o approfondata 
come meglio piace al nostro oratore , ma la pii leggera infarinatu- 
ra, non potra fare cbe non appicchi que'due aggiunti a chi con gen- 
tilezza tanto squisita li regalfi a tutti in un fuscio i contemporanei 
del Crisologo. E per fermose mai fu tempo glorioso alia Chiesa per 
grandi scrittori, tale fu appunto qud del Crisologo, vivuto secondo 
1'opinion piu comunedal 4-06 al -450-, nel qual tempo viveano ancora 
quei due gran lumi della Chiesa Girolamo ed Agostino, e fiorirono i 

\ 

\ Pag. 49. 



360 CATT1VA COPIA 

santi Prospero e Ilario d' Aries e Massimo torinese ed Eucherio e 
Vincenzo di Lirino e Leone magno ed altri scrittori in gran nume- 
ro. D 1 alcuni tra essi lo stesso nostro oralore non dissimula altrove 
T insigne dottrina; avvegnache vi aggiunga un' osservazione, in cui 
torna a dimenticarsi perfino del Breviario. 

Data la pace alia Chiesa da Costantino, non e clii non sappiache 
d'ogni parte si levarono a guerreggiarla molti eresiarchi. Ma le pro- 
messe di Quelloche 1'avea fatta sposa a prezzo del Sangue suo, non 
poteano cader vuote d'effetto-, e quindi con ispeciale provvidenza 
ad Ario , a Nestorio, ad Eutiche, a Gioviniano , a Pelagio ed altri 
siffatti mostri contrappose una coorte di altissimi ingegni quali fu- 
rono un Atanasio, un Basilio, un Cirillo , un Agostino , un Girola- 
mo, perche fossero luce non solo de'coetanei, madi tutte le eta sus- 
seguenti. Di tal provvidenza speciale non e forse scrittore di storia 
ecclesiastica il quale non faccia menzione, incitato dairesempio del- 
la Chiesa nell' orazione che mette in bocca a' suoi sacerdotitneli'uf- 
ficio proprio de' Dottori, e piii specialmente del massimo S. Girola- 
mo: Deus quiEcclesiae tuae in exponendis sacris Scripturis beatum 
Hieronymum Confessorem, Doclorem Maximum PRO\IDERE DIGNA- 

TUS ES Altrimenti ne parve al nostro encomiaste; ed ecco le 

sue parole. Ma se non fu straordinaria Provvidenza, che suite cene- 
ri e sul sangue dei mar lit* i di Roma, deUAsia^ deUAflrica, si Icvasse 
una schiera di elelti ingegni, non pure colle generose opere, ma anco- 
ra con la dialettica delle scuole anteriori, rappresentatrice di quanta 
valga idealmenle la scienza del Crociftsso , a pero del mirabile che s't 
numerosi fossero e s\ nudriti di lettere antiche quei maestri dclla civil- 
id nascente 1. 

Noi confessiamo di non intendere perche un numero quantunque 
grande di buoni umanisti sia cosa che a del mirabile, e in vece sia 
.cosa tutto ordinaria una schiera eletta d' ingegni quali dall' Orato- 
re ci son descritti. E questa proprieta di spacciare paradossi con 
grande franchezza ci discopre un nuovo carattere di somiglianza 

1 Pag. 8 e 9. 



DI PEGGIORE ESEMPLARE T,61 

tra il Bissolati e il suo vagheggiato esemplare. Rechiamone uri altro 
esempio. 

Quel Dione da Prusa che sermonando in pubbUco. fu celelrralo 
di Crisostomo dai contemporanei, perche purgato delle maniere com- 
passale* de' falui bagliori, delle smanie declamatarie , del gesticolare 
sforrnato a che aveasi ridotta la eloquenza dai Sofisti Corace e dor- 
gia, poteva riuscire a merito piii vero, a correttezza intera di dizione 
studiando piu che non fece , nella schielta verila dellc passioni e delle 
cose 1. Questa e una matassa di cui ci confessiamo incapaci a tro- 
vare il bandolo ; ed ecco il perche. Dione Crisostomo fioriva , come 
ognun sa, all' eta di Traiano , cioe verso il linire del primo secolo 
dalla venuta del Salvatore; Gorgia nacque cinquecento e piu anni 
innanzi all' era volgare-, Corace poi a detta di Cicerone e il piu an- 
tico cle 1 retori coriosciuti. Come adunque si pu6 ai precetti di Gor- 
gia ( che delF allro non ci curiamo ) ascrivere lo scadimento a cui 
venne T eloquenza un cinque secoli dopo sua morte? Aggiungi che 
tra T eta di Gorgia e il fiorire del sofista da Prusa corsero i tempi 
piu gloriosi per 1' eloquenza , la quale se nelle orazioni d' Tsocrate , 
di Demostene, d'Eschine, di Lisia giunse a quell' altezza che ammi- 
ra il mondo, vuolsene in gran parte recare il merito alia scuola te- 
nuta in Atene dai retore Leontino. II che e tanto vero che gli Ate- 
niesi gf innalzarorio una statua d' oro, onore non concesso ad altri 
ne prima ne poi -, e, quel che piu monta, Platone stesso del nome di 
Gorgia voile insicrnito il suo dialogo dove ragiona dell' eloquenza 
contro i sofisti. Ma della franchezza meravigliosa del Bissolati nello 
scagliar paradossi, hasti fin qui. 

Ne imitatore men fedele del suo maestro parra il Bissolati alia 
tenerezza mostrata verso i cattivi scrittori. Cosi noi vediamo che 
a conferma di sue sentenze gli autori da lui citati piu spesso sono 
il Fleury , il Gibbon, il Sismondi e il Giordani 2. Inoltre di quello 
scellerato di Giuliano apostata, se non dissimula i torti, ci vien tut- 
tavia predicando che egli fu il piu possente ingegno tra i dominatori 
di quel tempo , e il piu colto e insieme il piu fortunalo condottiero di 

1 Pag. 49. 2 Pa 8 . 10, H, 12, 14, 30, 41, 46, 49. 



362 CATTIVA COPIA 

cserciti 1 ; stimabilissimo per le severitfi del costumi e per il dispetlo 
d'ogni dilicatura %. Se di tali encomii fosse degno Giuliano non e 
mestieri dicliiararlo qui a'nostrilettori,soprattutto che essi di quel- 
1'Apostata gia lessero alcuna cosa nel passato quaderno, ed il resto 
leggeranno in questo. Ma donde precede in lui si grande ammira- 
zione per quell' empio? Non altronde per nostro avviso che dal no- 
me di filosofo comperatosi colla sudicia barba che gli pendeva dal 
mento, e col lacero pallio in cui gli piacque di avvolgersi. 

Ed in fatti 1' ammirazione del Bissolati per gli antichi filosofi 
(fossero anche atei) giunge a tal segno, che guai chi li tocchi. Fat- 
tosi a narrare dell' ammirazione del Crisostomo per 1' Apostolo del- 
le genti, scrive che Ogni perfetia cesa vede associata mil' unico Pao- 
lo, superiore a quanti vissero nel mondo santi uomini e potenti inge- 
gni e istrutti, sicche non pur Platone, P Hag or a, Diagora, AnaMago- 
ra, Clazomene (i quail non fu rnai che attenessero ne' fatti gl'insegna- 
menti dati) ; ma Abele, Abramo . . . gli devono cedere 3. Quello onde 
1'A. ci avverta ch' ei cita scrupolosammle il Crisostomo , non e da 
porre in dubbio , segriatamente pel prendere che esso fa la citta di 
Clazomene per un filosofo : e questo un regalo che vuol fare al 
Santo , forse in compenso della censura fatta in una nota alia sen- 
tenza rinchiusa in quella parentesi. Ed ecco infatti come egli scriva. 
r Al grande affetto perdoniamo questa MEN RETTA senlenza : come la 
poca eslimazione ma per Platone che lo trasse a scrivere stranamen- 
te di lui o dokon semnoteros (T. D. p. 451) polla leresas sesigeken (Id. 
p. 38.) Gran merce che ilCrtsostomo trova perdono! Speriamoche lo 
trovera ancora S. Paolo il quale degli antichi filosofi scrisse cose ben 
piu dure nella lettera a' Romani 5 ed anche nella lettera a' Colossesi 
dara ai fedeli il seguente avvertimento : videte ne quis vos decipiat 
perphilosophiam et inanem fallaciamsecundum traditionem hominum, 
seoundum elementa mundi , et non secundum Christum '*. Che del 
resto (continua il Bissolati) non potendosi immaginare possibile una 
assoluta eondanna alia filosofia greca, da un ingegno della tempera di 
Giovanni, quelle e simiglianti parole sono da intendere cost. Sembra 

1 Pag. 23. 2 Pag. 22. 3 Ivi. 4 Coloss. Vll, 8. 



DI PEGGIORE ESEMPLARE 363 

un po' duro a credere che un uomo , a rui fu dato nome di Borca- 
doro , non sapesse spiegare i suoi concetti ed avesse proprio biso- 
gno die il nostro panegirisla v^nga a dargli P imbeccata. Sentiamo 
tuttavia il nostro glossatore. Verrd yiorno (prosegue a scrivere) 
die le speculazi<mi di Platone e di Aristolile benche marui'iyli<>se, se- 
condo i Joro tempi, parranno poco piii di un yiow a petto alia filo- 
sofia moderna; che I'inyeyno crisliano pud poqyiare all'infimto per i 
doymi della teattdria e della palinyencsia . . . e mvenlare la fttoso- 
fia. (Vincenzo Gioberti ). Noi non dubitiamo cbe il Crisostomo ri- 
splendesse ancora per quelle doti die i teologi dicono yratisdate; 
ma cbe in quella sentenza egli fwesse una proiezia credat iudaeus 
ApeUa ; e se non c inganniamo, in quella chiosa i nostri lettori in 
cam bio d' una profezia troveranno la piu solenne corbelleria die 
uscisle mai dalla bocca o dalla penna di un cervello balzano. 

10 tuttavolta stimeremmo di venir meno alia giustizia e alia verita 
se non confessassimo cbe in questo Elogio del Crisostomo si veg- 
gono qua e cola certi tratti, pe'quali si manifesta assai chiaro T in- 
gegno dell' autore e la sua attitudine all' eloquenza. Ma purtroppo 
si avvero in lui il detto del Venosino: Decipit exemplar ritiis imita- 
btie *. Qual sia questo esemplare a' nostri lettori non puo rimanexe 
dubbioso dopo i molti contrassegni cbe ne abbiam dati , quali sono 
il mescolare sacra profanis , la stranezza di accoppiare persone tra 
loro disparatissime, le alternative dialettiche, la temerita nel parlare 
de'Santi, la dimenticanza del Breviario, la tenerezza pei tristi, 1'ain- 
mirazione esagerata dei filosofi e della filosofia, iparadossi spacciati 
come chiarissime verita, le interpretazioni stravolte. A tali contras- 
segui e agevolissimo il riconoscere qual modello si ponesse innanzi 
il nostro oratore; e dove questi ancor non bastassero, vi si potrebbe 
aggiungere il molto parlare di se stesso^ le lodi del laicato a depres-- 
sione degli ecclesiastic! 2 r appiattarsi sotto la dahuatica del Cri- 
sostomo pei' avventare sicuramente i suoi dardi contro il polere le- 
aitiimo della sua palria y , lo scimmiottare il suo maestro rtcil'abuso 
dell'idea coin piccolo o coll'i grande (delizia cui gli ascoltatori non 

\ HOR. Epp. I, 19, 42. 2 Pag. 48. 3 Pag. 19, 26, 27, 29. 



364 CATTIVA COPIA DI PEGGIORE ESEMPLARE 

poteron fruire) $ e quella tinta di naturalismo cui vediamo diffuse 
per tutto T elogio. 

Ma qua! bisogno abbiamo di congetture? L'A. manifesto, piu cbia- 
ramente che non doveva, a quale scuola appartenga in certe povere 
parole lette innanzi a Vincenzo Gioberti festeggiato in Cremona 
nel 1848, e pubblicate in quella stessa citta. Reehiamone un perio- 
do quasi per saggio del rimanente. 

Come cosa sacra, o Gioberli, noi preti (cbe stampiamo panegirici 
senza revision vescovile ) meditammo gli scritti vostri (come quelli 
del Fleury , del Gibbon , del Sismondi , del Giordani , del Bianchi 
Giovini ) e giovani d" anra e di speranze ( ma piu ancora di senno ) 
c' infocammo ai vostri affetti ( di primato d' Italia , di nazionalita , 
d'indipendenza, di grandezza pagana), il bene cd il vero (con lette- 
ra grande o con lettera piccola?) abbiamo amato senza cortbmpi- 
menlo di turpi finzioni (e ne daremo saggio ne 1 panegirici di S. Fa- 
zio, del Crisostomo, di S. Giovanni di Dio, e in cert'altra scrittura 
sopra le scuole infantili) : per voi infine siamo stall degni di com- 
prendere il fatto della fortuna prcsente (mostrando fmissimo accorgi- 
mento il maestro e i discepoli), sentimmo per voi che cosa domandi 
dai sacerdoti di Cristo un popolo affrancato. Eh via! che questa e 
veramente intollerabile ! I sacerdoti di Cristo ad imparare il proprio 
dovere e il desiderio de'popoli, e affrancali e non afframati, cono- 
scono ben altri maestri che il filosofo del cristiano progresso e le 
dannate sue pagine. 

Cosi gli avesse conosciuti o non gli avesse dhnenticati il nostro 
panegirista-, che non avrebbe mai recitato e molto meno divolgato 
colle stampe un elogio del Crisostomo che e veramente una cattiva 
copia di peggiore esemplare. Vero e che tutto il male, giusta il co- 
mune proverbio , non viene per nuocere , e la vigilanza dei sacri 
Pastori, perche il gregge loro commesso non sia pasciuto di ciance o 
di dottrine pericolose, ci e pegno sicuro che al Bissolati non verra 
consentito di recare di nuovo sul pergamo le disorbitanze del suo 
ammirato maestro. 



' 

.ortjt'. 

rh ommdMi; 
{q/B nfom? olcnp im/yi 

GIULIANO APOSTATA 1 

j> OI) 

(PARTE SECONDA ED ULTIMA) 

_^--=SSh<^-ter- 

. 

' 
. 

' 

La Chiesa, societa militante sulla terra finche non giunga a forza 
di faticosevittorie a coronarsi d'immorlale alloro nei cieli, e inces- 
santemente osteggiata e combattuta da esternied intern! avversarii. 
Cio dispone Iddio acciocche essa si purifichi e merit! nell' agone e 
manifesti la virtu di Colui che la soffolge infondendole dallalto lena 
e coraggio. L' idea di questa guerra e sempre la stessa,comeche la 
forma esteriore, la mena, imezzi cangino sovente a secondade tem- 
pi, de'luoghi, delle persone. Pure riducendosi ogni maniera di com- 
battere alia forza o alia frode, alia violenza aperta o alia violenza 
camuflata, tu nei diversi periodi di questa lotta scorgi sempre Tazio- 
ne e il predominio or dell'uno or dell'altro elemento. Nerone e Giu- 
liano son del continuo i due antichissimi e primitivi modelli da cui 
ritraggono tutti i posteri persecutori della sposa di Cristo 5 e quali 
che sieno i costoro attacchi si risolvono nella sostanza ad essere non 
altro che intercalari e ritornelli di cio die fece o quel ferocissimo o 
quell' astutissimo Imperadore. 
* 

1 Vedi queslo volume pag. 241. 



366 GIULIANO 

Ci6 presupposio, ognun s'accorge da semedesimo che se la guer- 
ra mossa contra la Chiesa sullo scorcio del passato secolo fu una i- 
mitazione della crudelta inanifesta di Nerone, quella che noi ve- 
demmo rinnovellata ai giorni nostri e vediain tuttavia perdurare in 
qualche luogo, nori e che una copia fedele della frodolenza di Giu- 
liano. I libertini odierni nell 1 oppugnare la Chiesa non fanno die 
imitare gli accorgimenti e le cupe arti di quest' apostata. Ne strana 
cosa appaia il ravvicinamento e il paragone tra un monarca e una 
setta d'uomini ai monarchi infensissima-, perocche la simiglianza sta 
nell' idea anticristiana e nei mezzi adoperati a tradurla in atto, non 
nella qualita delle persone o nei principii spettanti alle politiche opi- 
nioni. Astrazion fatta da queste difl'erenze materiali attenentisi alia 
diversita del subbietto, 1'identita dello spirito e della forma e si scol- 
pita e lampante, che diresti propriamente 1'anima diGiuliano essere 
sbucata dall'inferno ad avvivare i corpi di questi valorosi che oggi- 
giorno non piu dal trono ma dalle piazze, dai Parlamenti, dai seggi 
niiiiisteriali avventano gli arligli e il rabbioso dente per isbranare . 
se sia lor dato, la Chiesa. Non sara vano ne gravoso ai lettori sof- 
fernwirci alquanto a contemplare si meravigliosa conformita e qiiasi 
medesimezza. 

IT. 

Perfino nei naturale carattere, nei costumi civili, nelle native nt- 
titudini si trova una qualche corrispondenza tra i due termini de 
presente confronto. Anche i libertini odierni non nacquero idolatri, 
non n;u'(juero turchi, non naequero eret4ci; ma nacquero nei seno- 
delfci Chiesa cattolica, furono rigenerati nelle acque battesimali, ri- 
evettero per lopiu una buona educazione, coltivaronolapieta cri- 
stiana nei teneri anai. L'indole che sortirono dalla na()ura ti presenta 
bene spesso nella maggior parte di loro una mescolanza , un indi- 
stinto di buone e cattive propensioni. 

Qui non parliamo di quegli animi arr-ischiatissimi, d'istinto quasi 
direm diabolico, che senza misura ne pudore esercitano il loro odia 
verso la Chiesa. Parliamo bensi di quelH in apparenza, se nonaltro. 



feroci. die si prol'cssano nioderati e che sono la parte direm 
cosi non selvaggia ma inciviltta e colta del niodonio libertinismo. 
Di qitfsli gli e certo che in mezzo alle opere degne di biasimo mol- 
ti tratti piu o HUMIO s inlillano di boula naturale, die ti rivelano un 
inur'.'iio il ({ale se non fosse sta-to per tempo travolto e guasto, a- 
vrebbe potuto riuscir seme i'econdo di stupende azioni. Almanco, 
come in (iiuliano, tu trovi in costoro il piu delle volte un rerto a- 
more al sapere, un'abilita a cattivarsi Laura popolare, uno slaacio 
di cuore ad imprese raairnuniiue. Ma cjuesti semi di virtu essi egual- 
inente pervertirono e voltarono al male. 

II loro sapere, se ben lo eonsideri, e seiiza fo^doe senzavita; ri- 
dwcendosi per lo piu n una scienza dj parole, a frasi tronlie con po- 
d&e idee esagerate e confuse die formano comei luoghicomuni del- 
Je loro eterne declamazioni. Essi sono in universale piu retori cb 
filosofi. E (fwelli stassi che professano fdosofia ti porgono da questo 
lato un nuovo capo di somiglianza col loro originale. Giuliano i'u in 
parte cinico in parte neoplatonico; e soprattutto si dilettodellateur- 
gia de'sofisti alessandrini, ossia dell'arte di porsi per 1' apparato di 
diverse lustrazioni e cirimonie in commercio cogli spiriti e renders! 
visibili ui Milii vale a dire i demonii. La filosofia de' lihertiai HIO- 
<ierni e il razionalismo alemanno, che nelki morale ha moitaafiinita 
colla dottrina cinica di quei tempi, caricatura della stoica, e nella 
metatisica consuona assaissimo col ueoplatonismo di A-lessandria. 
Alolti poi tra loro si piacciono del mesmerismo, ilquale col suo sonno 
magnelico e con la chiaroveggenza che induce pretende ancor esso 
di mettere in comunicazione la persona con esseri invisibili e ehia- 
.mare a eolloquio gli spiriti de'defonti. 

L 1 attitudine ad aggraduirsi le plebi essi L adoprano per isciope- 
rarle, sfcrigliarle, renderle indocili ad ogni principio di autorita e di 
ordine, e farle cieco strumento di tumulti e rivoluzioni politiche. 
Inh'ne gl'istinti generosi di gloria, risealdati da scolaresche remini- 
scenze di una grandezza pagana. li fan sognare in Italia viete utopie 
ili repubblica, di nnita, di nazionalita a modo loro, di rest&nro del- 
1' antica dominazione romana. 



368 GlliLIANO 

Che piu? Quanto alia loro condizione civile anch'essi si trovaro- 
no legati ai loro Principi per debito non solo di sudditanza raa di 
gratitudine , per essere stati da loro scampati qual dal supplizio , 
qual dall' esilio , quale dai carcere , o in altra guisa gratiiicati sia 
nella propria persona sia in (juella di congiunti od affini. Tattavolta 
per riuscire nei loro disegni essi ebber per nulla farsi ribellanti ai 
proprii benefattori, ed appena mutate le condizioni politiche assun- 
sero per se i sorami gradi dello Stato sotto colore di sobbarcarsi a 
quel peso pel bene comune e per obbedire alia divina volonta della 
patria , novello nume surrogate agli antichi. Cosi Giuliano si sob- 
barcava al peso della porpora per obbedire agl' Iddii. Avendo poi 
per T addietro cercato d'addormentare i Principi e cattarsene la be- 
nevolenza a forza d' adulazione e di plausi , come prima si videro 
in potenza li colmarono di villanie e rampogne. Piaggiar quando si 
e debole, bravar quando si e forte, tale era la lezione che loro avea 
ispirata quell' antico prototipo. 



HI. 



Simile e piu nero infingimento usarono colla Chiesa di Dio. Fin- 
che trattavasi di non dar sospetto di se , di affidar la parte sincera- 
mente cattolica , di guadagnarsi le simpatie del clero ; essi sibrza- 
vansi di mostrarsi caldeggiatori della cristiana pieta , bramosi del 
trionfo della Religione, zelanti dell'onor della Chiesa, spasimati del 
Pontefice. Ricordi ognuno le ipocrife comunioni di S. Pietro in 
Yincoli , e le infmte parole parlate e scritte e perlin gridate nelle 
pubbliche dimostrazioni della piazza. Se Giuliano non dubito di 
farsi ascrivere tra chierici in qualita di lettore , costoro ben volen- 
tieri si sarebbero fatti arrolare non pur tra i lettori e gli accoliti , 
ma tra i diaconi e i preti , se la legge del celibato ecclesiastico non 
vi avesse posto qualche impedimento. Ma appena giunti al potere, 
si videro non avere piu uopo di troppo celarsi,alzarono la visiera e 
si scoprirono nemici di Cristo e della sua Chiesa , a cui tosto rup- 
pero guerra da ogni lato. 



APOSTATA 

Pure seguendo in questa guerra le orme impresse dal lor capitano 
pensarono dover procedere per vie coperte, e menar talmente 1'arte 
dei loro muneggi , die non mostrassero mai spiegatamente di com- 
batlerc hi Giiesa , ma i soli abusi che buccinavano esservisi intro- 
dotti. Giuliano assaliva la Chiesa dicendo di voler abbattere I' atei- 
smo, questi dicendo di oppugnare il yesuilismo. Giuliano travagliava 
alia restiLuzione del paganesimo sotto nome di ellenismo, questi in- 
tendevano al medesimo scopo sotto il vocabolo d' incii-ilimento e di 
progresso. 

Secondo die fu notato, Giuliano si astenne dalle sanguinose per- 
secuziqni dei Decii, dei Diocleziani, dei Galerii, dei Massimini; ma 
s' impromise di scalzare le basi del Cristianesimo col sottrargli ogni 
vigore, e la parte odiosa dell'aperta violenza lasciolla esercitare dal- 
le moltitudini furibonde. Ei non perseguito mai veruno per confes- 
sato odio di religione, ma sol sotto pretesto che tramasse contra 
1'impero. Medesimamente i nostri libertim quando volevano disfarsi 
della operosita e dello zelo d'alcun Ordine religiose gli appiccavano 
la taccia di avversare gl'incrementi civil! della patria e di far comu- 
nella collo straniero. Dandosi poi aria e voce di moderati non ve- 
nivano per loro stessi ad atti crudeli , ma aizzavano a tal uopo le 
plebi incapaci d'essere contenute se non colla forza, cui d'altra par- 
te dicevano essere sconvenevole adoperare contro la maesta del po- 
polo sovrano. Cosi ottenevano il loro intento senza apparire intol- 
leranti e crudeli^ e trombando da pertutto che essi unicamente vo- 
levano filantropia , dolcezza , rispetto ai diritti e alle opinioni di 
tutti, lasciavano spietatamente opprimere non che le opinioni, i di- 
ritti piu manifest! ed intangibili dei cittadini ancor piu pacific! . 

Che se poi per essere troppo oltre trascorsa la plebe , le stesse 
apparenze di teatrale giustizia non potevano piu servarsi senza pren- 
dere alcun provvedimento , allora si dava di piglio al vocabolario 
filantropico ed estrattene alcune frasi piu sonore si facea col popolo 
infellonito cio che Giuliano fatto avea cogli Alessandrini. Si mettea 
fuori una scritta in cui lodandosi il popolo della sua sapienza civile, 
della virtu sua uguale alFaltezza dei tempi , e accennatosi in gene- 
Serie //, vol. IL 24 



370 GILLIANO 

rale a qualche- mouientaneo disturbo da considerarsi come semplice 
eccezione, si confortava a far senapre piu bella mostra della sua mo- 
derazioue anche verso i colpevoli, ricordandosi d' esser popolo ita- 
liano e doverne serbare il decoro coll' osservauza alia legalila e col 
non uscir mai fuora di quel dignitoso contegno proprio d' una na- 
zione che a passi di gigante si avanzava verso i suoi alti destini . 
Bene inteso che la dignita nazionale non impediva che si mettesser 
subito le mani sui beni e gii averi dei proscritti, come gia Giuliano 
sopra la biblioteca del Vescovo Giorgio. Ricordi il lettore ci6 che 
praticasi tuttavia in qualche luogo della penisola cogli espulsi reli - 
giosi e cogli espulsi prelati. 

Ma il parallelo piu vivo e parlante e nei mezzi usati a svigorire 
la Chiesa. .Non ignorando che una istituzione bench e divina non puo 
nel corso ordinario dalle cose fiorire tra gli uomini senza umani ain- 
DMnicoli, si sforzarono a tutt' uomo di privare la Chiesa d' ogni ter- 
rene conforto e di cbiuderle tutte le vie per le quali potesse pene- 
trare nel cuore e nella mente de' fedeli. Quindi lo spogliarla delle 
immunita e privilegii relativi al suo esterno decoro^ assottigliarne il 
piu che sapessero gli averi; interdirle ogni ingerenza nei pubblici af- 
lari; irodarne ilculfeod'ogQi esterno splendore; ineepparne la parola 
e Tazione. E poiche la stampa, abusata da essi a pervertire la menle 
e il cuore , suole adoperarsi dalla Chiesa a ribattere e confutare le 
loro corrompitrici dottrine , gridano a gonfie gote che i preti non 
debbono entrare a discorrere di materie politiche , siccome quelle 
che sono aliene dall 1 idea e dall' officio sacerdotale. 

Accoppiando poi, come Giuliano , all' ingiuria la beffe dicono di 
far tutto cio per riforbire la Chiesa , e renderla piu conforme al 
Yangelo. Spogliando il clero gii rieordano che la poverta e voluta da 
Cristo ne' suoi ministri, avendo egli s}>editi gli Apostoli sine sacculo 
et sine pera. Bestemmiaudo contra il dominio temporale dei Papi e 
cercando di spodestarli, appellano airuniiUa evangelica e a quel pas- 
so: regnummeutn mm cst dc hoc mutulo. Yietando Jigli ecclesiastic! 
di difendersi da chi li tartassa, e di rispondere a chi li ealunnia, dico- 
no che il Vangelo prescrive la pazienza e d' amare i nemici : diligUe 



APOSTATA 37f 

tmwtVo.s rcalroK , benefarile his qui oderunt ros. Rimovendo i sacri 
ministri da ogni maneggio dei pul)hlici affari ripetono loro : nemo 
military ]>eo implied seneyotiix Mumlaribus. V. cosi per ogni sopruso, 
per ogni aggravio che voglion far patire alia Chiesa tengono appa- 
recchiato un testo della santa Scrittura. 

Pure tra tanti testi , di cui moslransi esperti , semhra die iton si 
sieno abbattuti a legger mai quello che dice cosi: Risvegliossi final- 
niente il Signore come un potente per 1' innanzi addormentato , e 
percotendo i suoi ncniici di dietro con piaga vergognosa, li lascio 
inonumento d'obbrobrio sempiterno; Et excitatits est tanquam dor- 
miens Dominus , tamquam potent crapulatus a vino , el percussit ini- 
micos suos in posteriora, opprobrium sempiternum dedit iUis. Questo 
testo, dico, non pare che lo abbiano finora letto. Esso peraltro si 
trova registrato nel salmo settantasettesimo, versetto sessagesimo 
(juinto. Ogmmo, che il voglia, potra consultarlo. 



IV. 



A nuila peraltro applicarono Tanimo piu vivamente che a toglie- 
re dalle cure della Chiesa 1'educazione e la istru/ione della gioven- 
tu. Chi ha in maun V educazione ha in mano la societa venture , e 
di ques^a appunto essi volevano assicurarsi. L'animo del giovinetto 
e come molle cera , dispostissimo a ricevere la prima impronta , e 
quella poi ritiene tenacemente ne non dispoglia senza faticosissimo 
travaglio e con incerto successo. Posta in loro balia la tutela di 
questi vergini cuori sarebbe stato lor pensiero d' istillare in essi di 
buon' ora il veleno dell' empieta e conformarseli eccellenti pagani 
sotto divise e apparenze di cattolici. 

A questo perfido disc'gno. noa a sentiment! di umanita o ad amore- 
del pubblico bene e da ascrivere lo zelo che essi mostrano per 1'al- 
levamenlo e la coltura deH'eta tenera. In altra guisa essi non aslie- 
rebbero si fieramente quegl'istituti religiosi cheintendorio a sifiatta 
bisogna, ne porrebbero tanto studio nelFesimere le nuove loroisti- 
tuzioni dal vigile occhio e dalla provvidenza de'Prelati ecclesiastic!. 



372 GIULIANO 

Intendendo poi una essere la mente umana ne poter obbedire a 
leggi non pur tra loro distinte ma discordant! , vorrebbero ad ogni 
t'osto usurparne 1'assoluto governo ; certi che dove pervenissero ad 
informarla dei loro antireligiosi dettati , sarebbe poscia inutile ogni 
opera dell' insegnamento cattolico che vi opponesse nel teinpio do- 
cumenti contrarii. Quindi dopo aver tan to gridato liberta di pen- 
siero e di parola, saliti che sono all' amministrazione della repub- 
blica , prima loro cura si e il monopolio universitario dipendente 
dallo Stato , e T abolizione o almeno il pieno assoggettamento a se 
dei corpi insegnanti dip^ndenti dalla Chiesa. Questo ti spiega in 
gran parte 1' implacabifct odio che sempre ebbero a qualcuna di sil- 
iatte congregazioni. 

Mi ricorda tuttora cio che dicevami nel 48 un de' caporioni del 
libertinisrno. Discorrendo io con essolui e mostrandomi meraviglia- 
to che si perseguitasse con tanto accanimento uno di questi istituti 
a motivo di fole la cui falsita avrebbe dovuta esser conta ad ocrni 

o 

uomo di senno -, voi vi stupite sopra un falso supposto , risposemi , 
le dicerie che si spargono contra quest' ordine servon pel volgo, ma 
gli assennati tra noi non ci credono piu che tanto. - Dunque se non 
credete alle accuse, perche tanto lo accareggiate? - Ditemi, ripiglio, 
rinunzierebbe esso mai alle massime che professa nelF educare e 
nell' ammaestrare la gioventu , dandole un' altra tendenza? - Oh 
questo , soggiunsi subito, non sara possibile in alcun caso. - Eb.be- 
ne, conchiuse quegli,ecco la cagione dell' odio nostro. Codesto isti- 
tuto non fa per noi; ci e anzi pregiudiziale; almeno fmche la liberta 
non abbia gittato profonde radici. Quando cio sara fatto, torni pure; 
piu non lo temeremo. 

Grande e il lustro e il decoro che viene alia Chiesa dalla profes- 
sione delle lettere e delle scienze. Iddio stesso si piace nelle divine 
Scritture di chiamarsi signer delle scienze: Dews scientiarnm Domi- 
nus est 1. Promulga trice del primo vero la Chiesa ha il governo del- 
le menti ; ed arnica qual e della luce essa gode diffonderla per ogni 

1 I Regum II, 3. 



APOSTATA 373 

guisa promovendoe dilatando ed allargando da tulle parti la sfera 
delle umane conoscenze, per farle tutte service a gloria del suo Pa- 
dre celeste, e ad armonizzare coi moltiplici loro concenti im sol in- 
no di laude al comune Principio. La Chiesa fondo da per tutto lt> 
prime e le piii celebri universita ; essa e madre della coltura razio- 
nale di cui mena si giustamente vanto 1' Europa. JNon e a dire di 
quanto ornamento e splendore le sia un tal fatto, e quanta riveren- 
za desti nei popoli il vederla sempre in possesso di quests, sua inci- 
vilitrice prerogativa. Ora i nemici di lei vorrebbero diseredarla di 
questa dote si gloriosa e pregiata ; vorrebbero tradurla presso le 
genti come oscurantista, retrograda. amante delFignoranza e della 
barbaric; per porla, se esser puote, in uggia ai popoli, ed accattare 
per se i fulgidi nomi di chiaroveggenti , progressisti , zelatori della 
civiltae dei lumi,e cosi rivolgere al loro oracolo gliorecchiei cuo- 
ri degli uomini. Essi bramano la preminenza intellettuale per quin- 
di far del mondo quel governo che essi sanno ; e per acquistarlasi 
uopo e spogliarne la Chiesa-, e per ispogliarnela credono opportunis- 
simo rimuoverla da ogni branca del pubblico insegnamento. Potreb- 
bero in quanto a cio imitar meglio Giuliano ? 

' 
V. 

Da ultimo essi ormarono le vestigia dell'apostata imperadore nel- 
I'awalersi per la loro causa dei mezzi che videro adoperati dalla 
Chiesa cattolica per la santificazion de' fedeli. Queste buone scimie 
moderne si persuasero, come Giuliano', di poter giugnere a stabi- 
lire e propagare il loro naturalismo religioso e civile contraffacendo 
e trasportando a loro vantaggio I' apparato esterno del cristianesi- 
mo, quasi che in quello fosse riposta la potenza dell'idea cristiana e 
non neirinteriore virtu dello Spirito Santo che informa e vivifica la 
Chiesa. 

Quindi con sacrilege abuso volsero la terminologia sacra a signi- 
ficare tutto ci6 che attenevasi ai loro disegni , alle loro persone, ai 
loro atti, alle loro macchinazioni. 



374 GIULIANO 

II loro ufficio di sovversione fu appellate sacerdozio; lo seopo re- 
denzione e riscallo dei popoli. I loro mandatarii vennero nominu- 
ti apostoli; lo spedirli missione; le rivolture da operarsi riyenerazio- 
ni. Chi caddenel conflitto fu detto mar tire; chi ando in esilio confes- 
sore; chi nelle prigioni si disse che riceveva il baltesimo del carceie. 
Crearono ancor essi le loro virtu teologali: la fede nett'idea, lasp&- 
ranza dell' avvenire, la carita della patria, ben inteso chequestapa- 
tria sorio essi stessi che ne rappresentano la personih'cazione piu al- 
ta. In virtu morali trasformarono tutti gT istinti, le ciipidigie e le 
voglie piu basse , dando loro un bel nome e colorandole di tinte 
graziose e soavi. L' orgoglio il dissero sentimmto deUa projtria di- 
gnitd ; \ infingimento prudenza richiesta dalle circostanze ; la ribel- 
lione coraggio civile; il far d' ogni erba fascio sanUficazione dei mezzi 
pel fine. 

Istituirono le loro agapi nei pranzi patriotic! e illantropici 5 le 
i'este nelle popolari baldorie 5 gli anniversarii nelle solennita nazio- 
nali ; le concioni nei conventicoli e nelle arringhe plateali. Ebbero 
le loro funebri comraemoraz.ioni con messe di requie pei niorti nelle 
guerre e nei tumulti, non riflettendo che, secondo S. Agostino, fa 
ingiuria al martire chi prega pel martire ; istituirono panegirici e 
apoteosi per gli eroi piu degni , cui decretarono adorazione civile ? 
e aureola da cingersi in cielo per le mani della patria , quantun- 
que alcuni incontrassero difficolta a capire come la patria che di- 
mora in terra possa levare il braccio a incoronare chi gia si ritrova 
nei cieli. 

Aprirono scuole notturne per gli artigiani , asili per F infanzia r 
opificii pubblici per gli operai privi di lavoro , congreghe di mutua 
soccorso. Organizzarono associazioni fraterne or segrete or pubbli- 
che con gerarrhia e govefno e leggi e cassa comune. Stamparooo 
catechisnii polilioi e istruzioni popolari e le difl'usero e le spiegaro- 
no nei crocchi e nelle amichevoli adunanze. Questa parte massima- 
mente dell' associare e istruire, che e la pratica piu potente di cui 
fa uso la Chiesa di Dio, essi vollero appropriarsi, bene intendendone 
la forza. 



M'OSTATA 375 

Ne obbliarono il gran partito che potevano trarre <lal sesso gen- 
tile neila pietosa inapresa di riyenerar V universe : e noi vedemrno 
in gran copia le nuove snore di carila patriotica, le cwi virtu e mi- 
racoli rum debbono qui registrars!. Ognmio, larilo sol che sporga 
1' orecchio a udirne raccontare da quelli die le avviciiaarono. pu6 
saperne d' avanzo. 

Le esortaziond poi , le parenesi , i discorsi eziandio ascetici , in 
che , assunto tuono e sembiante di padri spirituali , uscivano ad 
ora ad ora collo scritto e colla voce, a udirle era un deliquio da li- 
quefarti dolce dolce 1' anima. Insomnia da qualunque lato tu li ri- 
miri , vi scorgi una tanto perl'etta copia di Giuliano , cbe piu non, 
potrebbesi intera. E la simiglianza procede si esatta in tutti i punti 
del paragone, cbe per giusto giudicio di Dio nella catastrofe mede- 
sima i due termini tra loro consuonano mirabilmente. 

(iiuliano incontr6 T ultima rovina per una guerra ingiustamente 
intrapresa , pazzamente condotta , infelicemente terminata. I Per- 
siani gli avevano spediti mossaggi di pace rimettendo a lui il det- 
tarne le condizioni. Ma il ibrseanato Principe per cieco orgoglio di 
sognati trionfi e per matta ambizione d ? ingrandimento d 1 imperio 
sdegn6 ogni oflerta pacifica e contraddisse ogni pratica di raccon- 
ciamento tra le due parti. Mossosi con poderosa oste, pena del cie- 
lo o imperizia che lo accecasse , ei commise falli si gravi nel me- 
nar quella guerra, che nepure un tirone nell'arte militare avrebbeli 
incorsi. Posti in non cale gli ammonimenti de' ineglio esperti suoi 
duci , prestata credenza a infmti traditori del campo nemico , pri- 
vatosi spontaneamente delta flotta che assisteva le milizie di terra , 
cacciatosi coll'esercito in luoghi aspri, deserti e circonvallati da ne- 
mici , si ridusse a stato di non potere piu ne oflerire ne schivar la 
battaglia. Pui'e costretto di venire a giornata lascio sul campo la 
corona e la vita spirando colla bestemmia sul labbro , e peggior6 
colla sciagurata impresa non poco le condizioni e la gloria del ro- 
mano impero. 

Won e uopo che io prosegua il ragguaglio chiamando a riscontro 
Taltro termine del paragone. Esso parla da se, e ognuno ne intende 



376 G1ULIANO 

. 

le esprjssive ed eloquenti note. Piuttosto calando ora le vele e rac- 
cogliendo le sarte conchiuderemo questo nostro discorso con la con- 
solatrice avvertenza onde prima pigliammo le mosse. Niuno & die 
non vede nel naturalismo moderao una palingenesia del paganesi- 
mo che si sforza riapparire sott'altre forme e sembianze. Lo spirito, 
il concetto e il medesimo 1 : 1' orgoglio dell' uomo che non riconosce 
se non se stesso, che rinnega la rivelazione divina per non seguire 
che i traviamenti del proprio pensiero , che sdegna ogni freno di 
autorita derivata da Dio per ergere il proprio capriccio e la sbri- 
gliata volonta dell'individuo umano in arbitro supremo e norma del 
vivere sociale e privato. A questo finalmente si riduce il raziona- 
lismo che figliato dalla riforma protestantica si appaleso nelle sue 
fiere e sozze forme nel filosofismo del passato secolo, ed ora nel no- 
stro ritenta la fallita pruova con opere non piu leonine ma di volpe. 

Se il frodolente consiglio segno altra volta in Giiiliano 1' epoca 
dell' ultimo tentativo e della finale ruina del paganesimo sotto la 
forma idolatrica; vogliamo sperare che ora il ritorno delle medesime 
arti in questo periodo del ristauro pagano sotto la forma del puro 
razionalismo accenni il tempo della seconda sua morte. 

Checche sia per esserne, il certo e che la Chiesa di Dio uscira 
sempre vittoriosa da qualsivoglia tenzone, vuoi che Fassaltino i suoi 
nemici con armi scoperte , vuoi che velandole colla simulazione e 
coll' astuzia. L' incredulo , a cui non bastasse la divina parola, do- 
vrebbe oggimai arrendersi alia costante esperienza di tanti secoli. 
Cadde la potenza pagana, si estinsero successivamente le moltiplici 
eresie , sparirono le dinastie combattitrici del Sacerdozio , il filoso- 
fismo fini convolto nel fango , la maomettana alterezza prostrata 
mendica a stento dalla politica europea 1' ultimo scorcio di vita , il 
protestantesimo si va sciogliendo per la lotta de'suoi stessi elementi, 
e frattanto la Chiesa Cattolica? La Chiesa cattolica in mezzo a tante 
morti e morenti vive ; ne solamente vive , ma si mostra tuttavia 
piena di gioventu e di forza , e signoreggiando immobile 1' avvicen- 
darsi delle rovine di tante istituzioni , di tanti sistemi , di tanti go- 
verni, di tanti popoli, leva Fimperterrita fronte a sostener lo scontro 



APOSTATA 377 

di qualunque nuovo ayversario. Uscita dal seno di Dio primogenita 
d' ogni creatura , messa in rivelazione alle genti dopo i tempi della 
salute, custodita con singolar cura attraverso le onde dell'ignoranza 
e della violenza, serbata incolume dalle perfide macchinazioni d'ogni 
genere che la tentarono, essa percorrera secura gli spazii della suc- 
cessione e della pruova per presentarsi trionfante e ricca di spoglie 
alle eterne nozze del celeste suo Sposo. Dolce conforto agli animi 
sbattuti dalla tempesta dei continui assalti che sofirono nel segui- 
tarne la milizia , sgomento terribile agli ostinati nemici che imper- 
versano nel guerreggiarla. 

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FILOSOFICA 1 



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. VI. 






Armonia del linguaggio filosofico col cattolico. 

\, La filosofia in Italia e cattolica 2. nou solo perche crede il dogma 3. 
ma perche lo ragiona 4. dondc grande esattezza nell' espressione, b. 
le obbiezioni gia prevedule e sciolte , 6. le verita primitive gia svol- 
te e comparate. 7. Esempio di tali vantaggi. 8. Si traggono anche dai 
misteri. 9. Obbiezione: la filosofia sara schiava. 10. Risposta: 1'ob- 
biezione vale contro tutte le scienze. 11. Esempio. 12. II linguag- 
gio filosofico dee conformarsi a tutte le scienze 13. molto piu alia scien- 
/.;t del la divinita. 

1. 11 terzo elemento di unita filosofica, fra' cattolici efficacissimo, 
k, V unita del dogma, la quale in sostanza ha realmente campato i 
cattolici in questi tre secoli dalla confusione babelica a cui 1'etero-* 
dossia condanna inesorabilmente i suoi mancipii. Questa lode festa- 
ta data all' Italia, come altrove e detto, benche sotto forma di vitu- 
pero, dagli empii medesimi, i quali derisero la filosofia italiana per- 



1 Vedi questo volume pagg. 128 e 253 , 



DELL' ARMONIA FILOSOFICA 379 

che tuttora impastoiata nei lacci della teologia 1. Persuasi costoro, 
come altrove e aceennato 2 ? che la filosofia non consiste nel dimo- 
strare con evidenza , ma si nell' andare in cerca di una certezza di 
propria invenzione dopo aver rifiutata oprrii certezza volgare, e natu- 
ralissimo che condannino negl' Italian! la fermezza nel credere da 
cattolici quasi impotenza a fllosofare da libertini , non essendo pos- 
sibile accoppiar fede inconcussa con dubbio universale. E noi di 
buon grado accettiamo dal labbro di codesti fanciulloni 1' elogio no- 
bilissimo sotto forma di dileggio. 

2. Si certamente: 1' unita del dogma, benche non possa dirsi per 
se un dettato di filosofia, giacch6 filosofia non e se non nell' eviden- 
za dimostrativa dedotta dall' evidenza intuitiva dei principii, pure 
pel cattolico un gran principio di unita filosofica, e preghiamo il 
lettore a porvi una seria attenzione, giacche potrebbe taluno non 
penetrare all' intimo tutta hi forza di tal principio d' unita, restrin- 
gendola solo alia fede in que' dogmi che la Rivelazione c' insegna; 
nei quali molte verita si contengono accessibili anche alia naturale 
intelligenza e chf il filosofo dee sforzarsi di dimostrare. E fosse pur 
questo solamente; il van taggiode' cattolici gia sarebbe immenso, pos- 
sedendo essi in tali cortezze infallibili un simbolo di verita inyiofei- 
bili al dubbio e dimostrabili alia ragione. 

3. Questa ricchezza peraltro non pu6 dirsi dominio proprio della 
filosofia, se non quando passa dal campo dell' autorita nel campo 
della ragione: al quale intento, uopo e che la verita rivelata si risol- 
va ne' suoi termini elementari e si riduca ai primi principii evidenti; 
e^in questa operazione principalmente, lo zelo cattolico reca un 
forte appoggio alia unita filosofica sotto due aspetti. 

4. II primo e quella severa esattezza che la fede ricerca in ogDi 
sua formola -, la quale se poco poco trasyiasse dal rigore di per- 
fettissima verita , potrebbe poscia condurre a gravissimi sconci. 



1 St la philosophic etait restee en Italic, oiien serait-elleaujourcfhuif Coc- 
N Cours de I' histoire de la philosophic, torn. I, pag. 462. Paris 4844. 
2 V. Civiltd Cattolica vol. I, II Serie pag. 492 e sefjsj- e vol. II, pag. 271. 



380 DELL' ARMOMA 

Ondeche non solo i teologi inpongono leggi severissime al loro fra- 
sario, ma la Chiesa stessa, come vedemmo altrove, si raccolse piu 
volte nei Concilii a determinare la forza e 1' tiso de'proprii vocaboli. 

5. La seconda ragione per cui questa influenza della religione 
contribuira potentemente alia unita della filosofia, e Tessersigia dal 
lungo studio dei teologi prevedute le maggiori difticolta e risoluti i 
problemi : cotalche ogni novita che introdur si voglia in cerli con- 
cetti, gia accenna a pericoliconosciuti, e il pericolo vien notato sul- 
le carte dei naviganti, i quali molto prima di noi passarono fra que- 
"li scoo-li. 

0. Ognun vede clie nell'analizzare verita cosi delicate, nel chia- 
rire i vocaboli, nell' investigarne i principii, dee naturalmente ac- 
cadere quel medesimo, che ai moderni interpreti dei geroglifici e di 
altri esotici monumenti. Come giunsero costoro a quella nobilissima 
ermeneutica che forma il vanto del nostro secolo ? Imbattutisi a ca- 
so in qualche frase bilingue o in qualche vocabolo scritto con dop- 
pio carattere , riuscirono cosi ad aecertare alcuni pochi element! : 
questi confrontarono con altri ravvisati altrove ; una cifra che in un 
luogo rimaneva incerta, acquistava evidenza in altra collocazione : e 
cosi fmalmente tutto si giungeva a conoscere un intero alfabeto, un 
intero sistema di segni o di vocaboli. Or questo appunto avviene al 
credente nell' analisi di sue dottrine: se e certo di alcune proposizio- 
ni, e certo insieme dei termini che le compongono, non potendo af- 
fermare quelle proposizioni se non conosce il valore di ciascun ter- 
mine. Questo valore certo paragonato con altri egualmente certi , 
potra dargli conseguenze certe ed innumerevoli, nelle quali chiun- 
que accett6, secondo cristiano, quelle proposizioni,, dee necessaria- 
mente concordare con tutti i figli della Chiesa nel concetto, e per lo 
piu ancor nel vocabolo. I quali concetti e vocaboli, essendo que'me- 
desimi che noi adoperiamo ragionando di molte verita puramente 
naturali, dovranno avere anche in queste quel medesimo valore con 
cui vengono adoperati or univocamente, or analogamente nella scien- 
za delle cose soprannaturali, se non vogliamo ridurre, la fede del 
cattolico ad un puro nominalismo che ne formerebbe la distruzione. 



FILOSOFICA 38i 

7. Spicghiamo con UH esempio il nostro concetto. La Chiesa ha 
definito nel Tridentino Tineffabilc mistero delle transustanziazionc, 
obbligando ogni fedele a credere che sotto le apparenze degli azimi 
consecrati, ccssata la sustaaza del pane, e sottentrata lasuslanzadel 
Corpo di Cristo. Che vuol dire qui la voce xusUinza'! Vuol direquel 
medesimo che io intendo allorche ragiono di tutte le altre sostari/A 1 : 
create: e sapendo io in queste piu o men chiaramente che cosa vuol 
dire sostanza, comprendo cio che mi dice la Chiesa spiegandorni 
quel mistero, e posso, mediante la fede, accettare la proposizione 
misteriosa, e pronunziare colla Chiesa: Qui e la sostanza del Corpo 
di Cristo. Non capiro in qual modo, e qui sta il mistero j ma capiro 
che vi v quella sostanza, e a questo assentiro colla fede. Masuppone- 
te che nel mistero la parola sustanza avesse un tutf altro signiCcato 
incomprensibile, che chiameremo X (e dite altrettanto degli altri 
termini della proposizione qui, e, corpo);la formola del mistero si ri- 
durrebbe a quattro X , ed il fedele nel pronunziarla , nulla vi com- 
prenderebbe, e nulla per conseguenza vi affermerebbe: pronunzie- 
rebbe una serie di voci insignificant!, una serie di X, a cui non po- 
trebbe dare ne assenso , ne dissenso. Ogni mistero , ogni simbolo 
della Chiesa potrebbe per lui ridursi a questa formola generate : nX. 
Sembra a voi che il fedele avrebbe che credere? E se dicesse un si, 
questo si sarebbe molto meritorio ? sarebbe un grande ossequio di 
ragione alia ini'allibilila divina il pronunziare quattro voci incom- 
pivnsibili senza cavarne alcun concetto ? senza assenso o dissenso e 
ella possibile la fede ? 

X. Vedete dunque che tutti i dogmi eziandio piu arcani e miste- 
riosi, quando vengono analizzati assicurano al credente dei termini 
e delle proposizioni, i cui elementi appartengono in gran parte al 
linguaggio e al senno popolare; e il popolo ha in tal guisa un vero 
concetto, benche imperfetto ed oscuro, di cio ch' egli crede. II per- 
che quando la Chiesa assicura a quegii elementi Tesatto loro concet- 
to ed una certezza indistruttibile, somministra alia filosofia cattolica 
un elemento di unita, cui se noi Italiani vorremo usut'ruttuare, ne 
trarremo quegl' immensi vantaggi , non solo religiosi ma anche 



382 DELL ? ARMONIA 

social! , die formano il vanto e la fortezza di un popoio; e die certi 
italianissimi spasimati d 1 Italia tentano strappare spietatamente alia 
loro patria. 

9. Ma priina die c'inoltriamo a dimostrare 1'immensa portata di 
queste utilita nell' applicazioiie del principio, fermiamoci un mo- 
mento, lettore cortese, a ribattere di proposito un assalto al quale 
non isfuggira certamente (e 1'abbiam toccato pocanzi) questo arti- 
colo della Civiltd Cattolica. 

I dogmi cattolici, abbiam noi detto, colla certezza e chiarezza 
dei loro element!, somministrano alia filosofia un priucipio saldissi- 
mo di unita. Or questo all'orecchie del secolo, del progresso, della 
libera fUosofia, della sapienza civile, insomma, per dirlo piu chiaro , 
della teofobia, e tal bestemmia da mettere a soqquadro tutte le pas- 
sioni di un cuore teofobo. Oh ! ola! ah ! uh ! ih ! ehra ! ehi ! ahi ! . . . 
Chi piu ne ha piu ne metla di queste interiezioni, che won basteranno 
giammai a lapidarci condegnamente di tanta bestemmia. Chi grida 
molto perche capisce poco, chi si crede filosofo perche non pensa 
come ogni uom di senno, chi spasima per la filosofia italica battez- 
zata nelle acque della Vistola o del Danubio, chi riscalda le ceneri 
di Elea per risuscitarle, e piange su quelle del Bruno per diviniz- 
zark; tutti costoro grideranno contro qaesta civilta gotica, barJ>a- 
rica, teologica, scolastica , sacrestana , impudente , che pretende 
cambiarla filosofia in teologia. Riposiamo un momento, lettor mio 
gentile, tin che passi questo nembo, questa grandine, questo tuono 
o frastuono di 

Voci nlte efioche e siton di man con elle. 

10. Sono finite le grida , le imprecazioni, le 

Parole di dolore gli accenti d'ira? 

Or via lettore, ripigliamo fra noi tranquillamente il diseorso , e ve- 
diamo se questo sia un trasformare la filosofia in teologia. Qual e in 
sostanza la nostra asserzione ? fi che que'vocaboli, i quali univoca- 
mente o analogamente si adoprano e in filosofia^e in teologia, ado- 
prar si debbono in modo che la teologia non ne rimanga t'alsata. 



FILOSOFICA 






Or questo, notatelo bene, non e gia 1111 privilcgio della teologia, ma 
( onmta ( crla proporzione e un principio filologico olio deve ado- 
prarsi in tutte le trattazioni scientifiche : e sarebbe sorgente d' im- 
nicnsa confusions, se la matematica per es. o la fciologia , quando 
hanno occasione di toccare qnalche dottrina intorno ai corpi fisici 
(all' aria atmosferica peres. , all'acqua, al metallo j , intendess-ro 
con questo voci tutt' all.ro da qtiello che s' intenda dai fisici nel loro 
Hnguaggio ordiriario (che prescindiamo qui da eerti tecnicismi piu 
rigorosi). Ne per qiiesto vi fu mai un rerve!lo bisbetico ehe andasso 
schiamazzando eontro i fisici e accusandoli di tirannegffiare la nia- 
tematica o la fisiologia. 

'H . Auzi supponete che tin qualche scienziato, un mateinatico per 
es., applicando a materie che non li sopportano i rigorosi suoi cal- 
coli, pretendesse incatenare i fatti politici o i morali alia teoria del- 
le probabilita : e che un pubWicista o un gkrrista contrapponesse i 
fatti medesimi ai calcoli , e dimostrasse mal concepito il problema, 
nial Ibrmolata I etjuazione: direste voi per questo, che il pubblicista e 
il giurista niegano 6 incatenano la scienza matematica ? Tutt'altro: 
direste anzi cbe la richiamano al proprio suo debito, a calcolare cioe 
le forze di natura quaii esse sono, invece d' inventarle a capriccio. 

Di tali esempii se ne potrebbono recare a migliaia, essendo antico 
vezzo degli scienziati esclusivi Y arrogare alia propria scienza nna 
iegislatura universale con danno di quelle altre cui vuole tiranneg- 
giare. E basterebbe ricordare qui le infinite doglianze della medicina 
eontro coloro che vollero trasformarla ora in meccanica dei solidi, ora 
in idrostatica, ora in fisica, ora in chimica ecc. 1, quasi il corpo ani- 
male non avesse in se quel supremo principio animatore, che tutte 
governa le forze inferiori. Or qual e uom di sennoche accagioni per 
questo la medicina di voler trasformare in se la chimica, la fisica, la 
meccanica, 1' idrostatica ? 

1 Loin de moi cette espece de culte religieux qui , rendant le science de I'hom- 
tne tour-d-tour esclave et victime des autres, erigea dans ce siecle les hypotheses 
mecaniques et chimiques en doctrines saintes. DUMAS Principes de philosophic 
Pref. VIII. Paris an. VIII (1800). 



384 DELL' ARMONIA 

12. A torto dunque saremmo noi accusati di trasformare la filo- 
sofia in teologia o in altra scienza, perche aflermiamo che , doven- 
doci spiegare i termini e i principii supremi di ogni vero, ella non 
sara fedele a tal debito, se dia a qualche verita secondariaunamen- 
tita colle sue teorie, o un'occasione di equivoco colle sue definizio- 
ni. E come tal filosofia sarebbe inesatta e ingannevole se ci6 cb' el- 
la mi dice dell' uomo , della giustizia , della intelligenza , non rin- 
vergasse per es. nell'womo associate , nella yiuslizia criminate, nella 
inlelligenza delle verita algebriche ; cosi falsissima ella sara se ap- 
plicata alle verita religiose, queste venissero falsate o travisate. EC- 
CO per qual ragione abbiam detto, che i termini e i principii filoso- 
fici debbono avverarsi nelle verita religiose come in ogni altro ordi- 
ne di verita, senza aver per questo trasformato la filosofia in un 
Credo o in un Pater nosier, come non 1' abbiamo trasformata ne in 
matematica, ne in fisica, ne in politica, ne in giurisprudenza. 

13. Evvi bensi una gran differenza fra il legame imposto agl' in- 
telletti ed ai linguaggi dalle altre scienze naturali e quello cbe vie- 
ne imposto dalla religione: e il divario consiste in cio cbe le altre 
scienze potrebbero fra di loro dirsi uguali in diritti quanto all' ab- 
bracciare un loro linguaggio -, e per conseguenza debbono fra di 
loro scambievolmente condiscendersi accettando que' termini e que' 
significati che gia sono comunemente ricevuti. La religione all'op- 
posto essendo d'istituzione e rivelazione divina, e in diritto di det- 
tare la legge e determinare il linguaggio, ogni qual volta la muta- 
zione di questo potrebbe offendere in qualche modo la verita reli- 
giosa. 



FILOSOFICA. 385 

'. VII. 
Eslensione del vantaggi dell'umta nel linguaggio. 

I. Osservazione generalc. 2. Grande e 1'estensione nelle definizioni negative 

3. poco rninore nelle affermative 4. rispetto a Dio e all'uom psico- 
loijico, 5. rispetto all'uom morale 6. sollevato all'apice di perfezione. 

T.Anche nelle moltitudini 8 rispetto all'uom sociale 9 ed all'eco- 
noinla politica. 10. Rispetto al mondo fisico H. ed alia storia. 12. 
Ksattezza e certezze della scienza cattolica. 13. Stoltezza ed empieta di 
chi la rifiuta: 14. esempio del Saisset. 15. Fiacchezza di certi inode- 
ratamente cattolici. 

1 . Speriamo che i lettori discreti saranno appagati di questa di- 
chiarazione,e viepiu convinti del quanto import! e giovar possa que- 
sto elemento di filosofica armonia : ma chi sa se piu d 1 uno non dira 
seco stesso essere si ristrette le relazioni dei dogmi rivelati coile ve- 
rita filosofiche, da rendere quasi nulla F influenza di tale elemento? 
Per rispondere a questa difficolta diamo un rapido sguardo alia im- 
mensa portata di questo conforto celeste. 

2. Maperche i lettori tutta possano misurarla coll'occhio, pre- 
mettiamo una generale osservazione intorno alle due forme , colle 
quali la Chiesa compie nel mondo scientifico le parti a lei confidate 
dalla sapienza umanata, ora dichiarando la verita, ora condannando 

* 

Ferrore. Nel primo senso disse giail Sinodo apostolico : Visum est 
Spiritui Sanclo et nobis ; nel secondo i Sinodi successivi : Si quis 
dixerit .... anathema sit. Delle quali due formole se anche la 
prima potesse sembrare a taluno debole nella sua virtu e angusta 
nella sua periferia , non e per6 chi non veda nella seconda quella 
sterminata estensione per cui le proposizioni negative vengono equi- 
parate dai logici alle universal^. Certamente la Chiesa non pu6 crea- 
re dogmi novelli 5 eppero la dichiarazione dei dogmi pdsitivi ande- 
ra sempre circoscritta nell'ambito della divina Parola o scritta o tra- 
dita: gli errori all'opposto potendo spaziare dovunque giunge il de- 
lirio dell- orgoglio umano e divergere per mille linee oblique dalla 
Serie II, vol. II. 25 



38(5 DELL ARMOMA 

unica retta, puo somministrare alia Cliiesa mille occasion! di con- 
dannare all' anatcma, mentre una sola ne dira per esprimere 1' ora- 
colo dello Spirito Santo. E certamente se altro bene ella non fa- 
cesse alia scienza cattolica che il camparla da tante migliaia di sogni 
e di sognatori, il vautaggio eh" ella recberebbe alia unita con que- 
sto solo gia sarebbe immenso. 

3. Ma il vero e cbe la dicbiarazione eziandio positiva dei dogmi 
ha molto maggiore estensione di quel cbe sembra , tosto che questi 

eonfidati sotto la scorta della Chiesa medesima alle forze del razio- 

_ 

cinio incominciano a feeondarlo e ad eccitarne il lavorio espansivo. 
Ridotti allora que' dogmi a formole universali ne acquislano T im- 
mensa estensione^ e applicasi ciascuno a quell' ordine dello scibile a 
cui si attiene per la sua materia, v'infonde solidita colla sua certezza, 
operosita colla sua importanza , grandezza colla sua dignita , come 
meglio si vedra nelle applicazioni. 

4. A comprendere in picciolo quadro 1' immenso campo a cui si 
estende questa quasi tutela onde la religione armonizza la filoso- 
fia, basta mettere a confronto sotto i due aspetti Tobbietto materia- 
le a cui amendue si estendono. Quali sono essenzialmente i limiti 
dello scibile umano? J>to, se e I' universe, riguardati rielloro essere 
e nel loro modo di essere. Or a questi tre oggetti si estendono ezian- 
dio grinsegnamenti della fede e i decreti con cui la Chiesa ne fu vin- 
dice e dichiaratrice. E in quanto al prinio termine e inutile il dimo- 
strarlo, essendo evidente che la religione dee ragionarci di l)i<>. 
Quello che tutti forse non avvertiranno e, che F insegnamento datoci 
intorno a Dio , dovette essere in gran parte un corso di antropolo- 
gia, o almeno di psicologia, non essendo possibile alF uomo parlare 
dello spirito infmito senza ricorrere per analogia all' anima umana, 
solo spirito create cbe da noi naturalmente si conosea , e cbe piossa 
in qualche modoirappresentai'ci il Creatore del quale e 1' innnaginc. 
E poiche i primi schiarimenti dei dogmi cattolici vennero chiesti 
dalla ostilita ereticale armata di quella filosofia alessandrina, la.quale 
compendiava in certa guisa, o confondeva e rimestava filosolie di 
ogni forma, or indiana, or persiana, or egizia. or greca; orromuna; 



FILOSOFICA 



3*7 



le scuole cattoliche si trovarono costrette a ridurrele proprie dottri- 
iie in formole corrispondenti a quelle filosofie, per quanto almeno 
i-rauo penetrate nel linguaggio commie ed aocessibili al volgo fi- 
losofante e non filosofante. L'essere, la sostanza, la natura , la per- 
sona, la relazione, il procedere, il generare, 1'intendere, 1'amare, il 
produrre, il creare, il coriservare , V annichilare e mille altri termi- 
ni <-d opera/ioni applicabili analogamente o sotto diversi rispetti al- 
1'uomo e a Dio, furono element] che entrarono copiosamente, prima 
nelle discussioni agitate clai Padri contro i sottilissimi eresiarchi del 
primi secoli, poscia nei Decreti con cui la Chiesa di mano in mano 
ridusse a formole severe ladottrina tradizionale. Raccogliete se vi 
attalenta (e fu questo appnnto il gran lavoro della Scolastica) tutte 
queste decisioni della Chiesa divenute pei cattolici simholi solenni 
< e basterebbe il solo simbolo detto Atanasiano a soministrarne un 
saggio nobilissimo), e vedrete risultarne quasi un trattato teologico 
intorno alle quistioni principal! di metafisica, il quale si trasformera 
in filosofia, tosto che alia certezzadel credere sostituiretel'evidenza 
del dimostrare, e ai dettati dell'autorita rivelante iprincipii natural- 
mente intuiti. Qual rneraviglia che la scienza metafisica acquistasse 
quindi fra i cattolici un linguaggio si conforme al teologico, da farla 
comparire quasi un' appendice o, per dirlo colle parole del Cousin. 
una serva della teologia 1 ? 

5. Data una giusta idea dell' uomo psicologico, possono dirsi 
piantate le basi dell' uomo morale che rie dipende. II cattolico per6 
trova ben altro nella Religione , che quelle remotissime basi spe- 
colative dell' ordine morale. Siccome la gran funzione della Re- 
ligione cristiana non ista nell' appagare sterilmente la curiosita , 
ma nell' illuminare a credere per condurre ad operare : cosi la 
gran parte degli svolgimenti di sue dottrine appartiene assai piu 
alia morale che alia psicologia. Costituito il grande elemento del- 
la umana liherta assistita dalla Provvidenza divina con una pre- 
che non costringe , con una grazia che non necessita: chia- 



1 C.ousiN; Court df [' histoire de la philosophic: toni I, pag. 50 -S3 eseg. 



388 DELL' ARMONIA 

rita nell' uomo rimmortalita dell' anima , il valor cli sua natura r 
il principio di sua creazione , il fine de' suoi destini , la cau- 
sa di sua corruzione , i mezzi di sua riparazione , dogmi tut- 
ti nei quali la filosofia ravvisa molti principii fondamentali del- 
la morale , la Chiesa toglie in mano 1'antico e nuovo Testamento, 
ove migliaia di precetti s'incontrano , ciascuno de' quali sgorgando 
dall' infinita Giustizia determina infallibilmente un qualche afori- 
smo di onesta ; conosciuto il quale, tocca al filosofo di rinvenirne i 
principii, ragionarne la dimostrazione, ed inferirne le conseguenze. 
Se non clie anche in queste lo prende quasi per mano la Chiesa, e 
di passo in passo guidandolo : Guarda, figlio, par che gli dica , 
qui sta un trabocchetto, la un precipizio, piu oltre uno scoglio ove 
inciamperai . Cotalche al moralista filosofo nulla proprio rimane 
in morale, se non rinvenire principii e dimostrare teoremi : le dot- 
trine son gia poste in sicuro. Cosi, per cagion d'esempio, colla teo- 
ria del tine ultimo, il cattolico e impossibilitato a cadere nella fogna 
utilitaria, colla condannadi certe proposizioni epicuree vieneillumi- 
nato sopra il vero fine degli appetiti animalescbi , colla riprovazio- 
ne dell' usura viene indirizzato nell' uso degli averi. Conosciuta per 
mezzo della teologia 1' indubitata certezza e la formola esatta di 
questi precetti rivelati, quanto e facile al filosofo investigarne i prin- 
cipii e contemplarne 1'evidenza ! 

/> -v< 11? i- , . , . . . . 

b. JNe all etica solamente o alia onesta ngorosa si nstnngono 

que 1 documenti : che il contrapposto dell' antico col nuovo Patto 
somministra al filosofo cristiano una distinta idea di due rettitudini 
morali, una rudimentale ed incoata, 1'altra adulta e perfetta, di cui 
la filosofia pagana appena potea sospettare -, e senza cui peraltro 
moltissimi problemi sociali apparirebbero poco men che insolubili. 
E dondo mai , se non dal Vangelo , gli odierni miscredenti hanno 
attinti quei sublimi concetti morali che vanno spacciando e travi- 
sando con tanta boria e tanto strazio , del potere ridotto a social 
minislero , dei ricchi ministri al povero , del giure superiore alia 
forza , della paternita ed uguaglianza fra gli uomini , (Jella mode- 
stia nelle lodi , della inviolabilita nella coscienza , dell' amore verso 



FILOSOFICA 389 

i simili, della emendazione del malfattori, del coraggio civile, della 
dignita umana e mille allri consimili; nei quali allro merito non ha la 
loro invenzione, se non d'averli resi, col falso che vi mescolarono , 
sofistici all' intelletto e funesti alia societa , della quale sarebbono 
stati luce, perfezione e conforto ? 

Non basta : Taver somministrate basi cosi ferme e precise ai va- 
rii gradi di perfezione morale, puo dirsi un semplice embrione dei 
vantaggi recati a questa scienza ed alia sua unita , se si paragona 
con quell' immenso svolgimento che essa acquista col divenir prati- 
cabile a tutti e per conseguenza volgare. 

7. millanterh degli ecclettici francesi 1'andarci ricantando chela 
filosofia scende e si dilata nel volgo per innalzarlo di mano in mano 
alle sublimita intellettuali : ben cinquanta e piu anni di sperimento 
ci hanno fatto ormai comprendere dove giunga fmalmente codesto 
filosofar delle moltitudini, che e Fateismo del Proudhon , la guerra 
a collello e i grimaldelli dei mazziniani. Sapete voi chi fara vera- 
mente filosofare le moltitudini ? Quello spirito di cui sta scritto che 
riempira di scienza divina la terra e fara profetare giovani e giova- 
nette : Plena est omnis terra scienlia Dei : prophetabunt filii ve- 
slri et filiae vestrae. La morale cattolica ricordando ai fedeli lo 
sguardo penetrante di un Dio scrutator dei cueri , ed obbligandoli 
cosi a combattere colla volonta dell' uom ragionevole gli appetiti 
dell'uomo animalesco, le passioni del sensitive, i delirii della imma- 
ginazione, le sorprese dei desiderii repentini , li obbliga a filosofare 
intorno a se medesimi con una accuratezza e precisione , che fuor 
del cristianesimo i filosofi stessi ignorano ; e forma cosi in ogni cre- 
dente una psicologia e specolativa e pratica, la quale in certe anime 
piu studiose di perfezione giunge a tal grado di sublimita e di evi- 
denza da confondere anche i piu dotti filosofi, la cui scienza sia ri- 
masta nelle regioni della pura speculazione 1. Per lo che saviamente 

1 Vorremmo qui compendiare succintainente alcuui saggi estralti dalle mc- 
ditazioni di persone idiote che fonnarono 1' ammirazione di Gersone e di altri 
savii : ma contentianioci di ricordarc la meravigliosa psicologia di S. Teresa nel 
Castello interiore e in altre opere ascetiche. Delle opere di questa Santa si e 



390 DELL ARMONIA 

diceva il oh. marchese di Valdegamas : Cio che vi ha <li piu am- 
mirabile per me nella vita dei Santi , e particolarmente in quel- 
la dei Padri del deserto, si e una circostan/a die io credo non sia 
stata ancora convenientemente apprezzata. L'uomo abituato a 
conversare con Dio e ad esercitarsi nelle contemplazioni divine 
sorpassa , a circostanze uguali , gli altri o per T intelligenza e la 
forza della sua ragione, o per la sicurezza del suo giudizio, o per 
la penetrazione e la finezza del suo spirito-, ma sopra tutto io non 
ne conosco alcuno che a pari circostanze non la vinca sugli altri 
per quel sentire pratico e saggio , che si chiama : il buon senso. 
a Se il gsnere umano non fosse abituato a vedere le cose a rove- 
scio, egli sceglierebbe per consiglieri fra tutti gli uomini i Teo- 
logi, fra' Teologi i Mistici, e fra i Mistici quelli che hanno menata 
la vita la piu ritirata dal mondo e dagli affari 1 . Cosi il ch. Au- 
tore. E poiche a questa lotta interna e chiamato in qualche grado 
ogni cristiano , pero in ogni cristiano viene suscitato questo germe 
di filosofia. Aggiungete a questa i tanti precetti morali con cui la 
coscienza ne vien governata in tutti gli andamenti della vita da un 
direttore o confessore , che potrebbe dirsi professor di morale $ e 
vedrete quanto si debba spargere nella societa cristiana 1' elemento 
e specolativo e pratico di psicologia e di morale, non gia sotto quel- 
le formole trascendentali che il volgo non comprende , ma sotto 
quelle concrete della Religione , alle quali egli e naturato fin dalla 
sua creazione , e che esprime per conseguenza con somma facilita 
nel linguaggio degli intertenimenti familiari. Questo volgarizza- 
mento della scienza ognun vede quanto influisca nell'armonia degli 
scienziati se le loro trattazioni sieno costanti a farsi , come udim- 
mo insegnarci dal Pallavicino, commento fedele del linguaggio e dei 
concetti volgari. 

pubblicata in Francia recenteraente un' accura'tissima traduzione ristorata sul 
testo originate da quelle tante alterazioni con cui vennero mutilate e guaste 
dallo spirito di partito e di eresia. 

i Saygio sul cattolirismo, liberalism) e socialismo diDoNOSoCORTEZ Marche- 
se di Valdegamas priraa tersione italiana Fuligno 1852. 



FILOS01KA 394 

8. Dal cuore dell' uom ]trivaLo enlrate nella societa ; < lutte 
ie leggi cristiane sopra il matrimonio e la famiglia , ridotte che 
.siaiio a forme iilosoiiclie . reinieranno quasi impossibile un gra- 
ve dissidio dei dotti lit materia di societa domestiea. Tarito piu 
M- M aceelti quello che dice il cliiar. route Delia Molta nella re- 
centissima opera sul Matrunonio dimostrando die Dio fece che 
il matrimonio perfetto e assolulo sia solo qudlo cristiano , e 
sia tale non solo per diritto giuridico, ma per ragioni essenzia- 
li 1 . Quanto alia societa pubblica poi , senza parlare dei torrenti 
di luce che rillustrerarmo pei documenti morali dettati nella Scrit- 
tura al lie die governa, al Magistrato che giudica, al milite che 
armeggia , al suddito che ojibedisce , al padrone che comanda . 
all' operaio che eseguisce, al famiglio che serve, alia massaia che 
amministra ecc. ecc. , basterebbe solo il meditare sopra la mira- 
bile istituziorie e sopra il governo gerarchico della societa cri- 
stiana per acquistare gli element! piu retti e sicuri della natura 
sociale : essendo la Chiesa diflerenziata bensi specificamente , ma 
genericamente accomuuata ad ogn' altra societa. II perche non e 
possibile comprendere filosoiicamente 1' uniUi della Chiesa senza 
ravvisarvi gli elementi deirunita sociale; non la santita della Chie- 
sa senza inlerirne la giustizia e il dritto che rannoda in uno le 
uioltitudini ; non la sua estensione cattolica senza comprendere 
1' uguaglianza di tutti avanti la legge ; non la tradizionale sua 
apostolicita senza riverire nella societa quel congiungimento delle 
generazioni successive, che forma I' immortalita delle nazioni cui 
distrugge il soffio delle rivoluzioni ; non finalmente la mirahile 
semplicita del gerarchico suo governo, senza sentire altainente del- 
le ragioni, che detenninano le varie forme dei governi politici in 
tjuello contemperate con sapienza meravigliosa. 

9. Alia scienza politica si attiene come appendice la scienza eco- 
nomica : e questa pure ( come dichiarammo nella l a Serie trat- 

\ DELLA MOTTA; Jeojuca fall' istitvzione del Matrimunio p$g. 106. Tri- 
110 ISftf. 



392 DELL' ARMONIA 

tando della pubbUca amministrazione mi Governi ammodemati) 
riceve dalla Religione tal luce , che quasi potremmo dire diviene 
una scienza nuova. II sostentamento, fine del lavoro , causa del di- 
ritto di proprieta, radice della ricchezza, viene assodato dal primo 
precetto con cui 1'uomo sbandeggiato dall' Eden venne condannato 
a sudare il suo pane. I precetti della carita e della liberalita ven- 
gono ben presto ad accoppiarsi colle prosperita della terra promes- 
sa in premio agli osservatori della legge mosaica. L' evangelica vi 
aggiunge la sublimita del rinunziamento e della poverta onorata e 
santiticata, quasi volesse provvedere, che all' aumento progressive 
della popolazione sopperisse il volontario impoverirsi dei piu gene- 
rosi. II complesso di queste leggi bene osservate scioglierebbe gran 
parte di quei problemi intricatissimi, che riducono oggidi alia di- 
sperazione , e talora anche ad una barbara spietatezza gli econo- 
misti miscredenti, ed assicura molti assiomi indubitati aU'economi- 
sta cristiano. 

10. Metafisica, psicologia, morale, giurisprudenza civile e poli- 
tica , economia pubblica ; ecco , se non erriamo , la scienza di tut- 
to 1'uomo considerate nell'ampiezza della societa e nelle sue mate- 
riali attinenze. Su tutte queste parti si estende quella scienza, che 
per primo suo obbietto ha le relazioni dell' uomo con Dio , la 
scienza della Religione. Ma e 1' universe materiale, credete voi che 
non vi sia compreso ? Basta leggere le moderne trattazioni geolo- 
giche per sapere quanti punti s' incontrino in quelle scienze con- 
fermati dalla storia mosaica : di che annunziammo un bel saggio 
nella recente opera del P. Pianciani *. Se considerate inoltre quan- 
te attinenze aver possano colle disquisizioni fisiologiche i miracoli 
operati dal Verbo umanato e i misteri della dolorosa sua passio- 
ne, quel pavore e tremore che la precedette, quel sudore di san- 
gue che la inizi6, e i miracoli dell' agonia , e le condizioni del 
suo corpo risorto , e quella ancor piu incomprensibile dello stato 

1 In historian creationis Mosaicam, V. Civilta Cattolica I Serie Vol. VI,' 
pa&. 86, 






FILOSOFICA 393 

I 
sacramentale a cui la capita lo ridusse, e nelle quali peraltro Egli 

serbd e serba sempre , come vero uomo, le proprieta essi>nzi<ili 
della umanita nel corpo e nell' anima ; compreriderete quanta luce 
ridondar possa quindi per la filosofia sulla natura eziandio del- 
1'uomo corporeo e dell' universo materiale. 

1 1 . E poiclie la scienza dell' universo comprendesi in gran parte 
nella storia, osserviamo qui di passata, come la scienza cristiana e la 
sola die possa darci , non solo una narrazione compiuta , ma una 
vera filosofia della storia , la quale filosofia neppur potuta immagi- 
nare dai pagani , manchevoli della tradizione cristiana , e anche 
oggidi , fuori del cattolicismo, piuttosto un delirio di chi farneti- 
ca, che una disperazione di chi studia. Non cosi fra i credenti, 
i quali assistendo nel Genesi alia culla del mondo creato e del ge- 
nere umano, e progredendo col bandolo di quel filo pel labirinto 
delle generazioni successive fino alia nostra, e colle profezie pre- 
vedendo gli ultimi giorni del mondo, vi trovano in serie non in- 
terrotta i materiali intorno a cui filosofare. Conoscendo poi il fine 
del Creatore su tutta la macchina mondiale e sulla natura integra 
dell' uomo, e la porteritosa opera della Redenzione, che ne forma il 
centro verso cui gravita 1' uomo caduto e da cui ripiglia il moto 
ascendente 1'uomo riparato , vi trovano i principii con cui rendef 
ragione scientificamente di complicatissimi svolgimenti storici. Cer- 
tamente che questa scienza e tuttora bambina : ma se ha speranza 
di crescere, Fha solamente da quella Religione che ne ispiro il con- 
cetto, la possibilita ; non essendo possibile filosofare sopra 1' opera 
di un artefice se non se ne conosca il fine e il lavoro. Or chi ci ri- 
vela con piena certezza il fine e il lavoro del Creatore se non la reli- 
gion e verace? 

12. Eccovi, o lettore, rappiccinita in pochi cenni F enciclopedia 
dello scibile umano e posta sotto Findirizzo della Religione: di quella 
Religione si franca nel ragionare Fossequio de'suoi credenti, si ine- 
sorabile nell'esigerne piena adesione, si esatta nellibrarne le formo- 
le, si gelosa nel custodirne il retaggio, e sempre a fronte di mille 
assalitori sofistici che ne cribrano ogni decreto , ne analizzano ogni 



394 DELL' ARM ONI A 

termine. smaniosi di coglierla in fallo per menarne trionfo. Eppure 
in tanta mole di dottrine, in tanta difficolta di detinizioni, nemiei si 
accaniti e eavillosi, tanto piu audaci a maneggiar le arnii filosofiohe, 
quanto piu temerarii a calpestare ogni altra ragione,nnlla rinvenne- 
ro mai, nulla rinvengono tuttavia checol vero iilosofico non com- 
liaci a capello. E ne dobbiamo il mcrito fchi e die nol sappia ?) a 
quella filosoiia si dispregiata nel secolo scorso <c che dal finire del se- 

0010 XI sino al cominciare del XVI tendeva e mirava direttamente a 
dimostrare come da una parte ragionevole sia tutto quello che con- 
liene il cristianesimo, e da un' altra parte tutto quello die e vera- 
mente ragionevole, sia cristiano; ed a questo si aggiungeva di piu 

11 procurare di determinare con distinzione, chiarezza e precisione 
tutte le nozioni die alia cristiana dottrina si attengono: e cio si fa- 
ceva con ragione, perche non si puo acquistare idea chiara di una 
cosa che in se sia indeterminata-, men t re si vede spessissimo che al- 
lora solo si acquista da qualcuno un'idea giusta di una dottrina qua- 
lunque quando egli s'impegna a pensare di essa con chiarezza e di- 
stinzione . Cosi parlavail Cattolico (giornale tedesco) in un artico- 
lo di Agosto 1828 sopra la filosofiadi S. Anselmo. Or ditemi, non e 
egli questo un tesoro immense per la filosofia cattolica, seella desi- 
dera conoscene il vero piultosto che sofisticare per diletto di bizzar- 
ria? Non dovrabb'ella prostrarsi colla fronte sul suolo a ringraziare 
la Sapienza infmita, chementre nella sua Rivelazione sembra iuter- 
tenei*si familiarmente a diporto coi parvoli e cogl' idioti , profonde 
in tal guisa torrent! di scienza ad inondare 1' universe create *? Xon 
dovrebbe afferrare quest' ancora con ambe le mani, alia vista prin- 
cipalmente di tanti naufragi, i cui rottami vengono Iwilzatv qua e la 
sull' oceano del mondo dai venti imperversanti dell' opinione? 

13. Eppure no : da piu di due secoli mold cristiani ed anche cer- 
ti cattolici, non cessano di fare ogni sforzo perche la filosofia seco- 
lareggiata abbandoni quest' ancora e segua gli eterodossi nel loro 

I Cum simpliribus sermoeinatio eius. Prov. Ill, 32. Qnia reyleta est scifit- 
tia Domini, sicut aquae marts operientes. Is. XI, 9. 



naufragio. Diciamolo fuor di metafora: d!i piu di due secoli gli eman- 
cipatori della ragione , se serbano un po' di volonta cattolica, fanno 
priina inia genuflessione allacroce, ma: Lafilosofia, soggiungono 
tosto, non bada all'Autorita, non liacbe fare colla teologia: cberclie 
questa si diea, noi dobbiamo trovare il vero fuori delle sue sacrestie: 
e se ella e libera a non accordarsi colla nostra ragione, la nostra ra- 
gione e ugualmente libera a non tener conto de'suoi decreti. Cos! 
parlano i piu avventati : ne T essere iinora si mal riuscite le pruove 
della filosofia irreligiosa scoraggisce punto nulla i suoi promotori. E 
del loro coraggio imperterrito ci dava recentemente uri nuovo sag- 
gio il noto ecclettico francese signor Emilio Saisset : il quale nella 
Revue des deux mondes (15 marzo 1853), dopo aver oonfessato 1'e- 
normita degli errori e dei delitti del filosofismo volteriano trasfor- 
mato in terrorismo: Vorrei, soggiunge, allontanare le rimembran- 
ze di un' empieta licenziosa e scurrile, che oscureranno colla loro 
ombra la gran causa della filosofia e dell'89 fmo al giorno in cui, sce- 
verata da ogni lega di violenza e di empieta , apparira agli occhi piu 
ciecbi nel suo splendore immacolato e diverra per sempre la stella 
brillante e pura della civilta moderna 1 . Vedete qual fede robusta 
hanno costoro nei destini futuri di quella filosofia sicura di se mede- 
sima e del suo printipio, che e il principle della societa novella 2; di 
quella filosofia die essi veggono incorporata pei* sempre alle nostre 
islituzioni e cosiumi sollo nome di libertd di coscienza 3. 

14. Vero e cbe la sicurezza di se medesima non e tale die impedi- 
sca a quella filosofia di dire spropositi, giacche, per non dime, il sig. 

1 Souvenirs penibles que je vortdrais ecarter, mats qui o6sr ciront de lettr 
ombre la grande caute, de la philosophic et de 89, jusqu' CM jour oit pleinement 
degagee de tout alliage de violences et d'impiete, elle apparaftra ait& yeux les 
plus aveugles dans sa splendeur sans tdche, et deviendra pour jamais I' etoih 
brillante et pure de la civilisation moderne (pag. 4120). 

i Silre d'elle-meme et de son principe qui est celui de la societe nouvellf, In 
philosophic regarde ave.c calme et sans jalousie I' influence bienfaisantt des sen- 
timents et des vertus qu'inspire le christianisme (pag. H29). 

3 La philosophic, sous le nom de liberte de conscience, s'esl incorporee pour 
jamais a nos institutions et a nos moeurs (pag. 1118). 



396 DELL' ARMONIA 

Saisset non le suggerisce aftro rimedio se non il tacere * . Frattanto 
per altro egli esi tranquillo sopra 1'avvenire della filosofia, che esorta 
i miscredenti suoi confratelli a riguardare con calma e senza gelosia 
T influenza benefica del sentiment! e delle virtu cristiane , persua- 
dendosi che la filosofia di Kant, di Fichte, di Schelling , di Hegel , 
di Royer-Collard, di Cousin, di Main e deBiran non pu6 essere con- 
traria alia fede , essendo spiritualista (quasi bastasse credere uno 
spirito per non dire mai piu spropositi) e won avendo la societa due 
anime ma una sola avida ugualmenle e di scienza e di fede 2. Qual 
confusione d' idee e di sentimenti ! Mostrar riverenza alia religione 
cristiana e sperar 1' avvenire dalla filosofia : credere die la filosofia 
erra tratto tratto e dirla essenzialmente concordealla fede infallibile, 
anche senza soggettare a lei T intelletto : veder la societa avida di 
scienza e di fede , e non comprendere che appunto per questo la 
scienza non dee mai contraddire alia fede e per non contraddirle 
dee conformarsi a' suoi dettati: ricordare il terrorismo a cui il filo- 
sofismo condusse, e dirlo sicuro di un avvenire immacolato ! 

15. Ma lasciamo queste enormita degT increduli dichiarati , e 
consideriamo Y imprudenza di altri sofisti meno indiscreti e rneno 
audaci nei rinnegare apertamente ogni senso cristiano. Questi con- 
tinuando pur tuttavia a professare la fede nella lor vita domestica e 
civile, credono pero necessario di apostatare quando giungono sulle 
soglie delliceo filosofico: dove-mettendo in un fascio tutte le dot- 
trine rivelate , e gittandosele dietro le spalle con quella certezza 

1 Une ecole de philosophic n' est pas une eglise et je ne connais pour un 
homme usant librement de sa raison,qu'un seul moyen d'etre infaillible: c'est 
de se taire (pat>. 1126). L'Autore non avrebbe torto, posto quel librement : il 
torto sta nel porvelo , essendo o tracotante o ridicolo in un cieco il ncusare 
1'assistenza del veggcntc. 

2 La philosophic francaise est dans son origine , dans sa methode, dans son 
caractere general une philosophic spiritualiste, et par consequent il n'y a rien de 
plus super ftciel et de plus factice que cet antagonisme imagine entre les besoins 
religieux et les besoins philosophiques de notre societe, laquellen'apas apparem- 
ment deux owes contraires, mats une seule, egalcment avide de science et de foi 
(pag. 1126). 



FILOSOFICA 

i . i, , , 

immobile die tanta sicurezza darebbe alia loro filosofia: II filosofo, 
dicono, non bada ad atitorita o umana o divina : e cosi dicerido si 
lanciano nel mare del dubbio pronti a naufragarvi anziche accettare 
il soccorso della fede. Ma Dio buono ! e per qual causa , dice un 
egregio scrittore anonimo, a qual fine, con qual pro andare tentoni 
nel primo apparire del crepuscolo , o nell' ombra della notte , anzi- 
clie camminare liberamente nel pieno giorno ? 1 . 

II perche gia V abbiamo spiegato altra volta , mostrandolo in un 
equivoco per cui si confonde il mezzo di certezza col principio di 
evidenza: si vuol rigettare ogni certezza rivelata, perche 1'evidenza 
dee nascere dalla ragione. Ma di grazia lasciamo a ciascuno le sue 
parti: e se 1'evidenza non possiamo ottenerla se non per mezzo del 
raziocinio, stromento propriissimo del filosofo, non facciamo gettito 
per questo di quella certezza tanto superiore alia filosofia , epper6 
tanto opportuna a tornare la filosofia medesima ad essere, come il 
genere umano prima del diluvio, terra labii unias. Se questa unita 
di lingua e tesoro inestimabile per la Chiesa , non e men prezioso 
sussidio per la scienza e per la societa. E perche dunque ricusarlo 
in filosofia , mentre con tanto sforzo le altre scienze si adoprano a 
formarsi un linguaggio comune , mentre si gran vantaggio stimasi 
per ogni nazione il parlare in unita di spirito la medesima lingua , 
mentre Y alterazione del linguaggio filosofico pu6 mettere in peri- 
eolb il linguaggio cattolico? 

1 Dovere e diritto. Saggio di filosofia morale pag. 14, vol. I. Pisa 1845. Rac- 
comandiamo ai nostri lettori quest! due dotti c profondi volumi, il cui Autore 
voile troppo modestamente taccrne il proprio nome. Se fosse piii recente la 
pubhlicazione, avremmo voluto riferirue una qualche contezza fra le nostre Ri- 
viste. Ma poiche 1' antichila della data nol ci consente, siam lieti almeno di in- 
dicarne il titolo ad uso di quelli fra i nostri lettori che non rifuggono dalla au- 
sterita delle ineditazioni scientifiche. 



IiliLL ARMONIA 

. VIII. 
Conclusione. 

1. Kpilogo 2. Vera gloria proposla all' Italia. 

1 . Concludiamo. Una Keligione che tutto irrora di sua luce !(/ 
scibile umano, che ogni termine con cui si esprime riduce alia esat- 
tezza di defmizioui dogmatiehe , die alia certezza del dogma ag- 
giunge in teologia Tevidenza della scienza, die da a questa scienza 
uria quasi partecipazione dell' eterna immutabilita di Dio , e che da 
questo fulcro immobile , togliendo perfino la possibilita del regres- 
so, lancia il pensiero cattolico alia conquista di un mondo indefmi- 
to: mm tal Religione ha una forza immensa per armonizzare il lin- 
guaggio di tutte le scienze, ma di quella sopra tutte che, occupan- 
dosi wel chiarire e dimostrare i primi e piu universali concetti, tro- 
vasi per questo appunto quasi immedesimata rispetto alle materie 
di cui tratfca con molte parti della teologia caltolica. Ogni cattolico 
duiKjue dee far di tutto percM la filosofia naturale mantenga un lin- 
gnaggio armonico colla soprannaturale. Ma poiche noi parliamo ades- 
so principaliueiite ai catloliei italiani, non ci fia disdetto il ricordar 
loro qual gloria polrebb' essere per Y Italia in questo ristoramento 
della filosofia, se fosse ricondotta per essi a quelle dottrine e a quel 
linguaggio cattolico, a cui s'iniziarono e si educarono i padri nostri. 

2. Non e questa certamente la persuasione del Mamiani e di 
quella sua Accademiaitalica, ove si fa di tutto per protestanteggiare 
la filosofia italiana * . Per costoro Tesser noi rimasti cattolici e il gran 
vitupero d' Italia: laonde accettando a mani giunte e ginocchia pie- 
gate il ranno versato loro sul capo dalla empieta trascendentale , 
s'iogegnano di sbattezzare la nostra filosofia per averla finaliucnte 
rigenerata, e non inferiore in empieta a tutti i delirii dei sognatori 
stranieri. Per costoro e chiaro che , modellare la lingua filosofica 
sulla lingua cattolica , sarebbe un tornare alia schiavitu la filosofia 
in quel momento appunto che sta per ispezzare i suoi vincoli e can- 
tare 1'inno di liberta. Ma voi, amator vero d' Italia, pokete voi non. 

\ V. Civilta Cattolica I Serie, vol. XI, pag. 73 esegg. 



FILOSOFIC.V 

ravvisare quanto sarebbe in tale impresa 1'onore della patria vostra, 
e quanto facile a conseguirsi? L' Italia, abbiam detto , e tuttora 
cattolica. e rattolica per conseguenza in gran parte la sua filosofia, 
conservatrice gelosa di que' germi tradizionali che la rannodano agli 
avi. Se destandosi dal sonno e mettendo la sua gloria dov' ella e ve- 
ramente, invece di farneticare al luccicbio delle utopie politichecbe 
la sommergono in un mare di pianto e di sangue, ella traesse dalle 
scintille di vero che custodisce vivi splendori ad illuminazione delle 
altre genti, non sarebb' ella assai piu cert a di quest! allori pacific!, 
in un momento in cui i piu savii degli oltramontani , fatti accorti 
dal magistero delle traversie, volgono a Roma gli occhi ele speran- 
ze , irnplorandone un riorth'namento morale non isperabile se nou 
dalla verita cattolica? Certamente se 1' Inghilterra , la Francia , la 
Germania prosieguono, come non pu6 dubitarsi, la via che battono 
ritornando in grembo alia Chiesa, all' avvenante del loro approssi- 
marsi a questo santuario del vero, vedranno come esso sfolgori quei 
mostri di panteismo, di nullismo, di autolatria, di nume sviluppan- 
tesi dal pensiero , d' incarnazione della ragione, di Dio-umanita , e 
tffnt' altre enormezze , ove la stravagan/a del delirio gareggia eoHa 
seellernggino della teofobia. In quell' atto del rinsaviiv. in queH'inor- 
ridirsi e de' mostri adorati e di se che li adorarono , quanto avrau 
coro d' imbattersi per lo vie del loro pellegrinaggio verso Roma . 
nei monumenti di filosofia cristiana che F Italia conserva, ed ascol- 
Uifiie vivi tuttora e parlanti gli oracoli di quella sapienza cattolica. 
che addottrino agli studii civili le orde germaniclie! 

II cattolicismo della filosolia e dunque per gl' Italiani un inter 
-di gloria come interesse di scienza: questa vi guadagna unita, cer- 
te'/za e verita di concetti e di liuguaggio ; quella prende nuovi in- 
crement! secondarnlo le vedute della Provvidenza che ci congiunse 
streltamenle coll' oracolodel Vaticano a cui si rivolgono, stanch! dei 
lunghi errori , tutti ormai i popoli della terra. Sarebb' egli un buon 
calcolo d' interesse rinunziare ad una missione si augusta e duratura 
per nccellare agli eflimeri applausidiun ecclettismo semimorto, che 
col rantolo alia gola dice iinmortale se stesso e distribuisce a chi 
vuol bestemmiare con lui le patent! di uguale immortalitu? 



i 

L' ORFANELLA 

' 

i. 

La piana di Monteleone. 

V ha nelle Calabrie due piccoli golfi segnatamente notevoli per 
la vicinanza e positura tutta singolare e propria loro. L'un d'essi , 
quello di Squillace, accoglie nel suo seno le acque del mare lonio , 
e sporta il dorso del suo arco di rincontro all'altro, che chiamasi da 
S. Eufemia volto alia banda opposta sul mar Tirreno. La terra 
frappostavi e cosi poco distesa e larga per rispetto al resto dell' Ita- 
lia, che dai geografi venne degnamente notata col nome di strozza- 
tura della penisola. E pure si breve spazio e partito per lo mezzo 
dal ramo degli Apennini meridionali che muove dal nodo di Ace- 
renza, e segando le tre Calabrie gittasi in mare al Capo dell' armi , 
estrema purita dell' Italia. Non appena lasciano questo ristrignimen- 
to di terra gli Apennini, che tre dei lor gioghi piii crestuti il Teio r 
il Caulone e 1' Aspromonte si arcuano e la cavita guarda aPonente. 
Cosi giu da piedi contornano essi con una curva dolcemente spie- 
gata la valle sottostante, die ha nome la Piana per lo sup essere ap- 
punto la pianura piu vasta di tale regione. Con cid la Piana non avreb- 
be che un fianco solo accastellato di scoscesi e boscosissimi balzi. 



L' ORFANELLA 401 

-V larla riuscire com'ella appare a chi la guarda dalle somme creste 
di que' cinghioni , una conca dismisurata , od un bacino ellittico 
incliinato colla sua rimboccatura verso del mare , apronsi a ricin- 
gerla dalle due estremita di quelle rocce , come da un torso gigan- 
tesco di pietra, due braccia di colline e di poggi. II sasso di Teio 
sorgente a tramontana spicca a man dritta dal suo gran corpo 1'uno 
di questi due rami, una filiera cioe di monticelli die serranola val- 
le da quel canto, adimandosi e smontando Funo piu deiraltro infmo 
die spianino soavemente nella marina. Questo e il lato ronchioso di 
ponente, il quale, cbi ne segue le rivolteei contorcimenti, s'atter- 
ga a Monteleone , la citta piu cospicua di tutta quella contrada , 
gira 1' antica Bivona alle spalle , e quivi ripiegando ad ostro scende 
giu a Poro, e dechinasi nella piaggia vicino di Nicotera a pocbi sta- 
dii. DaU'altra estremita meridionale della vallata le fa confine e quasi 
diga un'altra giogaia di colli, che sono versati e gittati fuora del suo 
fianco australe dall' Aspromonte, il macigno piu meritevole tra que- 
gli Apennini del nome alpestro. Questo secondo ramo attorneg- 
gia e chiude la valle di rimpetto al primo e le forma a mezzogiorno 
una barriera di montagnette, la quale sminuiscesi a poco a poco, e 
va a discaricarsi alia riviera di Palmi. Solo infra questa citta e Ni- 
cotera spalancandosi il vallone sfoga sul mare di Gioia,che ne batte 
la proda colle sue rive. Apresi adunque da questo lato quanto e lo 
spazio di circa ad otto miglia , e da questo sbocco in fuori la val- 
le e abbarrata di monti : se non clie di contra al mare v' ha baize 
altissime con burroni e diroccamenti e coste ripide : ai due fianchi 
lievansi piu soavi e agevoli le colline. Tutto quel vallone inline di- 
stendesi molto piu da Borea ad Ostro clie da Levante a Ponente : e 
nella maggiore ampiezza passa di poco le trenta miglia. 

Sul dosso dei monti , a cavaliere di alcune colline , e nella valle 
stessa veggonsi sparse d' intorno qualche citta ed alcune borgate e 
ville ; e poiche gli abitatori di quelle terre sono uomini ingegnosi , 
forti, arditi ed aitanti, il piano e il poggio e governato a bonissima 
legge di coltivazione. Le schiene delle colline son messe a vigne od 
a bronconi, a pomieri ed-a giardini secondo che il terreno li tolleri; 
Serie II, vol. II. 26 



402 L' ORFANELLV 

e dove no,l'ulivo v'attecchisce, e va innan/i gagliardamente. Si-.^li 
altissimi ciglioni pinete ed abetaie sfidano i venti, e ne franeono 
jn\' iinpeti del primi sbuffi. A valle corrono spessi acquai attraverso 
ai campi, che prendono la piovana dalle chiassaiuole del rolli e per 
vene e fossette le spartiscono variamente fra le solca delta bampagna. 
Dove sono acquitrini e ristagnamenti, spazio non grande in si larga 
pianura , vengono innanzi pascione per armenti e per gregei 
coi lor rezzi d'ontani e di saliconi : ai lor confmi la terra e uini- 
diccia e grassa e quivi fanno gli erbaggi : ma nella piu densa e so- 
latia pruovano fecondamente i grani ed i legumi: e qua e cola pro- 
ducono uve e frutta d'ogni sorta. Ciascun piccolo spartimento di 
terreno, ciascun orto, ciascuna villa, quando ei sono piu dappresso 
alle lor terre abitate, ha il tugurio, o casipola, o cappannuccia, ove 
la famiglia del villano dimora, e ove serba il ricolto del campicello. 
Solo al fondo della valle , e pii'i verso la marina a cagione del suo- 
lo un po' pantanoso e mal sano la pastura pei greggi e intera- 
mente rasa, e non vi vedi per lungo spazio levarsi di terra pu- 
re una cuccia , o una bicocca. I pastori, i rnandriani , i pecorai 
al primo cader del sole richiamano al branco gli sparpagliati loro 
animali; e s'avviano a qualche casale men lontano a passarvi la not- 
te eglino e le lor torme. Qualche volta il luogo del pascolo e lon- 
tano da ogni abituro ; ed allora son costretti di serenare a cielo 
#perto. A guardarsi adunque d' ogni rea influenza di vapori e di 
aria chiudono il toro gregge entro un serraglio di reti aftidandclo 
alia guardia dei cani ; ed essi accendono un gran fuoco di rami 
secchi, di schegge e sterpi e radici d' alberi ; e fattovi irrtorno in- 
tornoalcuni strami di paglia e di fieno, vi si accovacciano coccoloni, 
o vi si sdraiano sopra a prender sonno coi dorsi rivolti alia fiamma. 

II. 

Uno scontro sinistro. 

Mentre una sera del Settembre del 1839 giacevasi a questo modo 
una brigata di pastori giii nella valle, il cielo rabbuiossi tanto improv- 



L ORFAISELLA 

"viso, cbebeatoa cbi pote ricarsi a salvauicnto solloalcoperto. Oscuri 
nugoloni parlirono dalle cime del nionli intorno, e spinti da un sof- 
lio impetuoso s' addensarono, si travolsero gli uni sugli altri, s'ag- 
gropparono , s' accavallarono a monti , e ogni luccicare di stella , 
ogni raggio di lima fu nascosto da quel procellosp padiglione diste- 
so per tutta la Piana. Solo veniva irradiata di volta in volta la buia 
valle dal ratto guizzo del fulmine e dal lampeggiare momentaneo e 
diffuse del baleno. Di sotto nel terrene la bufera commoveva furio- 
saniente Y aria levaudo tra' suoi vortici , colla forza del roteare 
celerissimo , polvere , fogliuzze e steli e bruscoli di pianticelle 
leggieri, e piunie diiucelli svelte e cadute fra i solcbi. Cosi de- 
stavansi quei cento turbinii di trombe accartocciate , i quali di- 
vellono le piante piu tenere, sfrondano e disfiorano gli arbusti e i 
troncbi, e invadon uomini ed animali opprimendone il fiatoespes- 
so rovesciandoli stramazzoni a terra. Que' poveri mandriani adun- 
([ue furono spauriti piu clie altri di questo minaccioso turbine , e 
i jinusero in uno stante privi della lor iiamma e incerti della fine di 
si rea tempesta. Le pecorelle annasavano spesso Taria quasi ne odo- 
rassero il vicino rovescio: correvano a frotta a dar di petto alle ma- 
glie delle reti per i'uggire di (juel cbiuso, e smoveano or questo palo, 
ora queH'altro a cui erauo raccouiandate le mobili sbajrre. Cbe cuore 
fu quello dei luisereUi in cotale stretta ! Vedeano se e le lor torme 
in si gran riscbio, e contro ai minacci del cielo non Vera riparoda 
porgere, fuorcbe il pregare Dio die ne li campasse. Di buon animo 
adunque ricorsero, siccome sogliono tutti i Calabresi di quelle vici- 
nanze , alia invocazione della Beata Vergine Assunta e di S. Fran- 
cesco di Paola , mettendo sotto il loro patrocjnio le lor persone ed 
i loro armenti. Nondimeno tal pieta , desta in quel momento dal 
timore e dall' animo abbattuto , non vietava cbe al sopravve- 
nire di qualcbe nuovo caso non frarnmettessero parole d' ira o 
d' imprecazione al divoto suono delle pregbiere. Bruno, il piu vec- 
cbio dei quattro cbe essi erano , e capo della brigata biforicbiando 
lur la parte sua di tratto in tratto , li rampognava della loro iin- 
pa/ien/.a. 



404 L' ORFAMELIA 

Bravi giovanotti : temete il buio ed il vento , ora che append 
avete schiuso il trentesimo anno ! Vorrei vedervi all' eta mia che 
fareste ! Che vi mettete voi a governare e guardar gregge, voi, che 
avete bisogno d'esser custoditi, e covati voi stessi ! Zitto la, To- 
gnino : se queste parolacce le sentisse il parroco .... Ma che dia- 
volo fanno queste maladette di pecoracce .... si vogliono sbrancar 
tutte: levati su, Donate: to' questo ciottolone, e conficca meglio nel 
terrene quel piuolo cola alia tua mancina .... 

Zitto tutti, ripigli6 un'altra voce; mi pare d'udire di lontano 
romore di gente e di cavalli, e un abbaio sordo sordo di cane. 

Eh ser Bruno ! seguite di far la monachella voi, un' altra vo- 
ce soggiunse: saran gli angeli custodi,o le anime del purgatorio che 
vengono a torci di guai. 

A questo avviso tutti tacquero-, furon tosto sui lor pie.Gittaronsi 
con moto spontaneo ad armacollo i lor zaini, e diedero dipiglio alle 
nerborute mazze , quasi mettendosi in concio o di partire o di az- 
zuffarsi. Stettero ad origliare un bel tratto ritenendosi pure il fiato; 
e lo scalpitio ora invigorivasi, ora alien tavasi a seconda del vento, 
sicche dal giudizio degli orecchi non poteron trarre parti to di sorta. 
Degli occhi fu niente, perche 1'aria era divenuta si fosca che non si 
scorgea cosa del mondo. Uno diceva, cosi sotto voce, quella dover 
essere una masnada di banditi , intanata (come correvane la fama) 
in qualche foresta vicina , ed ora discesa al piano a predar greggi 
od altri viveri : un altro per lo contrario pensava fossero quelli i ca- 
valli dei soldati regii, che correvano la campagna ad assicurarla d'o- 
gni ladroneccio improvviso di questi scellerati. Eravi anche chi piu 
incredulo a simili rumori tenea che fosse alcun castaldo, o corriere, 
o viaggiatore sovrappreso dal temporale e in ora si tarda sulla strada 
prossimana. Tutti pero s'accordarono chel'unico partito a prendere 
fosse lo star guardinghi alle lor poste dinanzi al gregge: raccogliersi 
ai fianchi i cani e tenerli fermi pei collari, affine che li potessero 
aizzare o slanciare se fosse mestieri. Si aiuterebbero altresi di lor 
mazze e di lor coltella se 1'uopo mostrasse di richiederlo. Fu que- 
sto il disegno di difesa fatto li su due piedi con molto accorgi- 



LORFANELLA 

mento del vecchio Bruno 5 assai coritento allora di trovar.si inlorno 
que' garzoni cui teste rimbroltava di tiniidi e di codardi. 

II romore intanto si facea piu vicino, quando squarciossi repente 
una grossa nube per lo guizzo d'una folgore, e sparse un po' di ba- 
gliore proprio verso donde esso partiva. Cosi venne scorta ai pastori 
la canna brunita d'un arcbibugio gettato con la bocca in giu ad ar- 
macollo. L' uomo die il portava, vestiva un panciotto verdazzurro 
con bottoncellini dorati cbe vampeggiavano, una carniera larga di 
color bigio, e aveva iu testa un Irindantino arricriato. 

Non e dunque un soldato E neppure un corriere E solo? 

No, gli altri vengon dopo Siam perduti se non fuggiam 
tosto Questo fu il parere dei pastori: ma Bruno ripigliando allora 
pur con voce bassa, ma risoluta Non e piu tempo, disse, di fuga, 
ma di coraggio, o garzoni : prendiam noi la rincorsa : ammettiamo 
i cani : i moschetti saranno scaricbi contra di loro : in quel punto 
voi alzate cotesti vostri hastoni, ed imitatemi. In un attimo furono 
slanciati i cani gia aizzati innanzi , ed ora viepiu inferociti dallo 
stimolo e dalT invito dei pastori. Misero chi fosse capitato il primo 
sotto quelle rabiose zanne! Si fieramente essi solevan gittarsi a di- 
fendere T armento e i pecorai ; si valorosamente aveano le cento 
volte affrontati assalti di lupi fieri, di cingbiali, di cani stranieri , di 
ladri , ed anche, bisogna pur dirlo , tanto poca pieta aveano dimo- 
strata contro dei poveri passeggeri. 

Ma questa volta la creduta masnada non era cbe un uomo solo 
a cavallo. II fiscbiare dei venti, lo stormire delle foglie, il continue 
tonare dell' aria e 1' oscurita del cielo non aveangli fino a quel pun- 
to fatto scorgere alcun pericolo, ne udire strepito veruno. Onde cbe 
ei si atlerieva forte agli arcioni per timore che il suo cavallo, aom- 
brando a qualche nuova folata di vento, non lo sbalzasse di sella ; 
ma in tutto il resto giovanc spensierato e sicuro. Buon per lui che 
avesse seco alia staffa un fercce mastino di quei del muso quasi schiac- 
ciato e tondeggiante colle labbra ciondoloni e il naso rincagnato: 
di gran corpo e pelo corto e setoloso : di quella razza piu giallogno- 
la che fulva, la quale si scontra non di rado nei luoghi montani 



400 L ORFAKELLA 

della Calabria : e sono una paura a vederli. Contro il mastino ruppe 
la prima furia del piu di quei cagnacci pecorai, i quali gli si avven- 
tarono chi alia gola, e chi alle orecchie; indarno dibattendosi lui ed 
aflannandosi e scotendosi , e colle sanne indragate mordendo e 
colle ungbie stracciando la sua parte. Se non pote salvare , perche 
1'aver maggior corpo e vigore non gli valse contro alle forze acco- 
munatedei suoi assalitori: salv6 nondimeno il padrone togliendogli dai 
lati i piu di quei musi rabbiosi, die gramo a lui se avesse dovuto sag- 
giarli un istante! Ma tutto questo non fu die 1'assalto repentinoed 
improvviso di un momento. LTuomo a cavallo avea piegate le gam- 
be sui quarti della sella, e col calcio del suo moschetto atterrato il 
primo cane lanciatoglisi al garretto. Riavutosi da quei primo sba- 
lordimento alzo la martellina dello scoppio, I'imbocco sulla testa del 
cavallo; e gridando quanto n'aveva in gola verso il gruppo che omai 
discerneva, intimo loro ricbiamassero i cani, o trarrebbe un cattivo 
colpo. In questa fermo un istante il cavallo cbe gia cominciava, col- 
Tanriitrire e collo scalpitare e collo scuotersi, a dar segno di furore. 
I sospettosi pastori o non intesero, o non curarono il eostui avviso. 
o credettero cbe si schermirehbono meglio degli altri atterrando il 
primo che parea loro venisse innanzi ad assaltarli. Cosi in luogo di 
rispondere, brandendo in aria i loro bastoni, presero tutti i passi e 
di un balzo gli furono alia vita. Quello non era pel cavaliere tempo 
da ragionare ne da perdere se volea uscir vivo da quelle mani. 
Percio con disperato parti to mise mano pel suo arcbibugio , e scat- 
tandone il grilletto contro del primo mandriano, che era li li per 
iscoccargli sul capo la rovina di quei suo bataochio, si Tatterro sul 
guolo boccone. Strinse allora ai fianchi del cavallo gli sproni, lo vol- 
se rapidissimamente sulla sinistra e allentatagli la brigiia via pel 
campo a fuggire con (juanta lena avesse in corpo ilpepato corsiere. 
Cio nondimeno non valse a camparlo aflatto d'ogni clanno: sia per- 
che un buon pezzo ebbe alle gambe un paio di quei cagnacci infe- 
rociti a strambellargliele, finche col calcio dello scoppio e colle sfer- 
zate dello scudiscio e piu colla furia del galoppare non se li ebbe sco- 
stati di dosso : sia ancora perche nel cangiar di via per lesto che 



L ORFANELLA 

fosse non pote sottrarsi ad un rovescio di vincastro che il colse fie- 
ramerite sulla polpa della coscia. Ei dunque mal concio e pesto, e 
straziato della persona raccomandava la sua salvezza alia velocita 
del cavallo, confidando di reggervisi ancora si per 1'antico uso e si 
per la 1'orza dell'estremo pericolo. L' animo suo era trambasciato al 
vivo d'uno scontro si strano ed impreveduto-, del quale non sapeva 
renders! ragione alcuna: in che genti s'era egli abbattuto ? chi cola 
I'attendeva in quell' ora al varco? quanti fossero? se potessero tut- 
tavia sopraggiugnerli alle spalle? qual difesa gli restasse ancora ? 
quale scampo ? Cosi farneticando col suo pensiero dava senza ba- 
darvi piu che tanto dei pungoli al cavallo , chiamava col fischio ma 
inutilmente il suo fido mastino, e tentava una fondicciuola di cuoio 
onde era ricinto i fianchi sotto al corpetto per assicurarsi quante 
cartucce gli restassero ancora per sua difesa. Con queste smanie 
ansiose quasi fosse inseguito ancora da segugi e da masnade, non 
s'accorgeva dell' infuriare piu gagliardo della procella : ne senti- 
va gli stimoli del dolore per gli sbranamenti fattigli dalle acute 
sarnie di quei veltri. Cosi sovente un forte pensiero che ci occupa 
la mente quasi ci trae fuori del corpo e ci allontana dagli oggetti 
presenti e sensibili che ne circondano. 

III. 

11 torrente gonfio. 

II ronzino rallento pur una volta la sua corsa, e lo smarrito ca- 
valiero fu scosso da quel rapimento. S'accorse tosto che il cavallo 
alenava ed era gia rifmito per la stanchezza: poiche oltra il darsi a 
correre con si gran furia, lezampe affondavano entro al sollo e ghia- 
roso terreno: e per soprassello la pioggia e il vento si rovinosamente 
sopravveimero che non gli lasciavan dare passo senza una gran fa- 
tica. Allora consider6 il nuovo pericolo che gli soprastava forse peg- 
giore del gia vinto; e se non che egli era persona di gran cuore, sa- 
rebbesi certo sgomentato da si fortunosi accidenti. Rinfranc6 adun- 
que, e ne avea bisogno, gli spiriti, arresto il corso del cavallo, e ne 



408 L' ORF.VNELLA 

volse la groppa al vento per fargli trarre pianamente il fiato, e pren- 
dere cosi novella lena e coraggio: e intanto egli attese a che luogo fos- 
se, e dove avesse ad avviarsi per riposare se e la bestia , e curarsi 
delle ferite , che gia cominciavano a dargli le piu dolenti trafit- 
ture die mai. Ma s' ei voile andare oltra , bisogno che andasse alia 
ventura; cosi fitto e pesto buiaccio gli velava alia vista ogni oggetto 
al di la di qualche passo innanzi. Ma prima di ripigliare il cam- 
raino carico novamente il suo scoppietto, ed armatolo sel mise 
a traverso sufla sella tra le cosce e gli arcioni. Indi chetamente si 
pose in via spiando chi sa gli si parasse innanzi una capannetta, una 
casipola , una borgata vicina ove passare almeno al coverto quella 
meta di notte si burrascosa che ancor rimaneva. Ecco che il bale- 
nare frequente ripiglia con maggior impeto , ed egli appunta gli oc- 
chi or su questo lato or sulValtro adognibagliore dilampo che spar- 
gesse luce sulla contrada. Dal tentative fattone piu volte s' accorse 
in fine ch'erasi disviato di gran lunga dal luogo, ove quella not- 
te recavasi , e che valicata nella foga del correre buona parte del 
piano, camminando quasi sempre per lo letto d'un torrente il piu 
spesso dell'anno arido ed asciutto, appressavasi alia piccola terra di 
L . . , posta a cavaliero del vicino colle. Quel luogo per sua buo- 
na ventura gli era noto per lo frequente condurvisi che egli faceva 
per suo bisogno; ma gli sovvenne allora altresi che doveva uscire da 
quel male incontrato sentiero senon volea pericolar se di vantaggio. 
Quelnembod'acqua, col quale pareva die allora allora il cielo tutto si 
volesse piovere su quelle terre, avrebbe potuto raccorre lo scolo delle 
fosse entro al torrente, ed eccoti ch'egli ne sarebbe rovesciato, e tra- 
volto, e trasportato senza riparo. Questo era 1'uno de' due pericoli: e 
poi 1'altro fu che seguitando a tener quella via dilungherebbesi sem- 
pre piu dal cercato ricovero. Givasene adunque rasentando lasponda 
destra dell'alveo affine di trovar via da uscirne: ma qua una siepa- 
glia, ora un muro a secco, la un buscione spinoso, poi una sbarrata 
di pali, e piu su una frana di monte, ebbe a correre un bel tempo 
senza che s'abbattessea un po'di proda spianata o manco erta e sca- 
gliosa ove il cavallo, inerpicandosi in qualche guisa potesse poggia- 
re in alto. 



L' ORFANELIA 409 

In tan to giu pel fondo dell'alveo cominciavano a scorrere gli scoli 
della piovana gonfmtasi ne' borri dei colli circostanti : e 1'arena e il 
poltiglio e la ghiaia delbacino sgretolavasi per la dissoluzione delle 
acque sotto la zampa dello stanco cavallo. Che pieta era trovarsi al- 
lassato, ferito, di notte fond a, sotto un cielo che distemperavasi in 
pioggia, entro un torrente che ad ogni ora cresceva, e non esservi 
uomo vivo al quale dimandare alcunsoccorso: e neppur tanto di luce 
quanto discernesse almeno ed il pericolo e qualche uscita! Che digri- 
gnar di denti non faceva il misero tra ilribrezzodel freddo e 1'impeto 
della disperazione! che strigner minaccioso di pugna e stendere e 
dimenar di braccio all'aria! che botte di sproni non toccava al trop- 
po affaticato suo cavallo, quasi il volesse incolpare di averlo condot- 
to al cattivo passo! Ma il tolse finalmente da quella disperata irriso- 
luzione un cupo e lontano fracassio di acque gorgoglianti e di ciotti 
e brecce cozzate insieme e carreggiate dal torrente, che pel soprag- 
giungere delle acque aggrumolate di alcuni canali stranamente gon- 
fio avanzavasi con grande celerita a dilagar tutto 1'alveo fino a stra- 
boccar dalle sponde. II troppo grave e troppo vicino rischio non fe 
bilicargli un solo istante 1' eletta. Seguane che potra: egli balza in pie 
sulla sella ratto come un baleno: e afferra colla sinistra il ramod'un 
ontano che gli pendea poco lungi ai fianchi, colla destra mano bran- 
disce per la bocca il suo archibugio, e fattosene cosi martello da 
abbattere, da d'unpicchio disperato entro d'un cespuglio quivipres- 
so, per aprirsene un po' di varco, e poi nell' atto dello spenzolarsi 
sul ramo da d'un calcio col piede al cavallo come chi vuol balzare. 
In minor tempo che noi non 1'abbiamo descritto fu tutto ci6 esegui- 
to: e quando ei si vide al sicuro si Iasci6 cadere dal ramo, alia spon- 
da d'un'orto sovrammesso al torrente, non altro dicendo fra se, fuor- 
che solo: povero Crinodoro tu hai salvato me ed io ti perdo! Fu que- 
sto 1' ultimo addio che egli diede al suo cavallo, il quale su quel die 
il padrone guadagnava 1'alto della ripa annitrendo e sbuffando fu 
travolto trai gorghi dell'impetuosa corrente. 



410 L' OUFANELLA 

IV. 

L' asilo. 

Uscito di quest' altro pericolo, e ridotto a dover servirsi delle pro- 
prie gambe, senti tosto che non avrebbe retto alungo alia fatica del 
camminare. Una d'esse gia faceva bozza e gonfiava; e Taltra piu 
sforaccbiata dai morsi ma meno ingrossata gli dava viepiu acuto 
dolore. Oltra alle gambe eravi 1' appiccatura del femore intormen- 
tita dalla botta di quel vincastro crosciatovi sopra. II misero dello 
scampato traevasi a stento la persona, e buon per lui che eragli ri - 
masto lo scoppio, non tanto arme da difendersi, come bastone da reg- 
gersi e trascinarsi. Inoltrava adunque cautaniente lungo il sentie- 
ruolo in che prima s'abbatte; e di tempo in tempo soffermavasi se 
gli venia fatto di trovare un albero di pedale piu largo che ne so- 
stenesse appoggiata sicuramente la persona. Non aveva dati che 
pochi passi ; ed ecco dal fesso di mal chiusa finestra biancicare 
una striscia sottile si ma pur visibile di luce. Giubil6 a questa 
scoverta quant 1 uomo che si vegga tolto improvvisamente da mor- 
te certa : gli si rinvigori la persona : gli strazii delle gambe e 
della coscia sparirono un istante, ed egli presa a sua guida quel- 
la poca di luce avanzo cheto cheto verso di lei il suo cammino. 
Presto vide quella essere una casuccia contadinesca e dallo strepitio- 
che udiva farsi di su donde venia la luce sospetto ci6 che era di fat- 
to, essere alcuno di casa gia levato a quell' ora per attendere a qual- 
che faccenda domestica. Preso animo percio si fe dolcemente alia 
porticiuola, dopo d'aver nascoso il piii guardingo che seppe il suo 
scoppietto dentro al tronco vuotod'unaficaia che' gli si par6 dinanzi, 
e rolla palma della mano picchio due volte di seguitocon busso fer- 
mo si ma soave. 

La prima risposta che giunse agli orecchi di lui fu un accordo 
molto stridulo di due voci dormesche che tra spaurite etra confuse 
non sapea discernere quale piu. La piu chioccia delle due e insie- 
me la piu stridula alia fine si raddolci; ed egli s'accorse che il lume 



L' ORFANELLA J. \ \ 

-irlla iinestra dagli anditi superior! era venuto alpian terrerio, per- 
<!)(' dal fesso delle imposte traforavasi senza riserbo la luce. Ritor- 
iio allora a battere con maggior fiducia , ed al rumor della mano 
aggiunse la dimanda. 

rnolto lungi di qua la terra di L..., che Iddio vi salvi, buo- 
na donna?... 

Gesu Maria! ! scendete, mamma: vedete voi che cerchi a tale 
ora quest' uomo Cost risposela voce piii fresca: e s'udi poscia che 
cominciava asbarrare di dentro piu fortementela porta puntandole 
contro una stanga , e facendo pruove colle mani se ella brandisse , 
o potesse cedere a qualche urto. 

Non temete , ripiglio allora 1' uomo di fuori , io rion vengo a 
farvi male : son tutto dirotto e ferito, e stance e molle d'acqua : se 
non volete che io vi muoia qui stanotte sulla porta indicatemi per 
carita modo di trovare un ricovero, un po' di riposo . . . 

Impossibile, impossible, ripigli6 la voce stridula della mam- 
ma sovraggiunta nell'atto di seguitare con nuovi ritegni ad abbar- 
rare Tingresso: noi stiamo qui sole, e 1'uomo e giu nella Piana; ed 
a quest' ora non possiamo dar ricovero a persona che sia. E poi gi- 
ra certa gente .... 

Lo so pur troppo, ed io ne sono una vittima: ma appunto per 
questo io cerco un rifugio almeno di poche ore quanto mi fasci le 
ferite , e rasciughi i panni. Se almeno trovassi persona che me ne 
mostrasse uno Io pagherei di buon peso 

Queste parole dette si accortamente per far cavar di corpo la 
paura ad una vecchia villana, furorio la scarica piu efficace per es- 
pugnar quella rocca. Udi un breve sussurro di voci sommesse, che 
imagin6 fosse un consiglio tra le due contadine ; e poco dopo la 
donna piu giovane levando su la voce gli fe sentire queste parole. 

Se voi siete ferito veramente, o compare, la e una crudelta a 
lasciarvi cosi : e i Calabresi non niegano asilo mai a nessun perse- 
guitato o ferito. Ecco, ecco : ma dovete scusare anche un tantinc. 

In questa cominci6 la donna pi6 attempata chiamare con un 
po' di stizza Su su poltrona: ti ci sei abbarbata in questo stramazzo. 



412 I/ ORFANELLA 

Parlo a te : Lievati , die clevi correre per un servigetto - Ecco la , 
stordita, il tuo gamurrino,cl)e la sera lo vai sempre ariporre si lon- 
tano. Yien qua die te lo allaccio io teste ai fianchi: ma sta su ritta : 
mi caschi aricora di sonno. Fa presto . Indi abbassando un po' la 
voce, ma non si clie non se ne udisse di fuori il suono da chi stava 
li appoggiato agli stipiti della porta per schivare il piu che sapesse 
certi filacci di pioggia che scendeano giu dalla grondaia, e cogli orec- 
chi tesi e coiranimo impaziente dell'indugio: va su, mormor6 che- 
tamente, dico a te, Caterina, va di su alia finestra col lume e guarda 
quest' uomo: cm' e, com' e? 

In conformita del discorso viclesi il lume montar novamente : si 
aprirono gli sportelli del finestrino, e sporse una testa in fuori e la 
lucerna riparata dal vento colle mani che le facevan cappello, e ri- 
verbero di sopra in giu. 

Se vi contentate , quella donna ripiglio, resterete qui : non e 
giorno ancora: il luogo difeso e coverto piu vicino e pure a qualche 
miglio: salvo la pagliaia d'un colono qui vicino che a stento cape lui 
e il suo porcello. 

Come vi piace, rispose il sere che aspettava, contento del buon 
effetto prodotto da quella promessa , e sperarido che la rivista fat- 
tagli addosso cosi stranamente gli dovesse essere stata favorevole. 

Allora vengo subito ad aprirvi intanto la mia figlietta an- 
dra a chiamar Micuzzo, se vi occorra qualche servigio, . . . 

Cosi dicendo la lucerna fida compagna di quelle donne sospettose 
torno a scendere giu, fu vista appressare alia porta: la stanga fu tol- 
ta: un rumore cupo e schiacciato annunzio che il grosso saliscendo 
di legno era gia levato , e 1' ospite si trovo in mezzo a tre donne 
che rappresentavano le tre generazioni umane le quali si incontra- 
no su questa terra: una vecchia, una donna, una fanciulla. 









I/ ORFANELLA 413 

V ' 

Le prime accoylienze. 

Fino a quel pun to la voce di fuori, e la vista di lontano e mezzo 
all' oscuro avean dato a quelle donne un po'di sicurta sopra 1'ospite 
che ricevevano in casa. Questa sicurezza diveime pieta tenerissima 
appena che il raccolsero entro 1' abituro, e la lucerna benche lan- 
guidetta ne illumino la figura. 

Dae ciocche bionde di capelli uscivano di sotto ad un berretto di 
pel biancbiccio di tasso con quelle chiazze bige orlate di nero , 
die erario una fierezza : ed ei portavalo allacciato col soggolo al 
men to : gli occhi erano neri, pungenti, vivaci, e i sopraccigli con- 
giunti e folti rivelavano viepiu 1' arcatura delle ciglia risentita e 
sporgente, le gote accese per la fatica della lotta lunga e varia so- 
stenuta: la persona svelta, asciutta, muscolosa, sebbene piccoletta 
ed affievolita e cascante tra il dolore e la stanchezza, e tutta 1'aria 
mostrava un uomo piu vicino ai trenta che ai venti suoi anni. 

Chi non si sarebbe commosso in vedendolo tutto ammollato d'ac- 
qua e giu da basso alle calze stracciato, sforacchiato, strambellato ve- 
sti e carne, con un certo che di mistura di sangue. di mota, di acqua? 
Laonde commosse a tal vista tan to piu quelle donne s' affrettarono 
a porgergli soccorso , quanto piu lente erano state ad introdurlo 
nella loro casuccia. 

Gesu Maria ! sclamo la Caterina, che cosi chiamavasi la don- 
na d' eta mezzana fra le tre che erano : Voi siete tutto lacero ! Se- 
dete, sedete tosto! Mamma, io vado tosto aspiumare e racconciare 
di su il letto per farvi riposare questo povero compare $ intanto voi 
ravviate qui sotto la cappa un po' di foco a riscaldarlo ed a fargli 
lume. 

II titolo di compare, che la seconda volta venia dato dalla Cateri- 
na alhuovo arrivato e incognito ospite, e in molti siti delle Calabrie 
una specie di salvaguardia della onesta; essendo in quei paesi 1'affi- 



414 L ORFANELLA 

nita spirituale guardata come cosa sacra, e da non potersi impu- 
nemente offendere con azioni men che onestissime senza attirar- 
si addosso i fulmini del Cielo, e 1'indegnazione dei cristiani. La Ca- 
terina adunque coprivasi di quello scudo in uno scontro, nel qua- 
le, sebbene non fosse grandemente a sospettare per lo stato dell'uo- 
mo sopraggiunto alcun che di sinistro nelle intenzioni, v' era non- 
dimeno un certo che d' insolito e d' incerto. L' ospite, al quale era 
quella formola ben nota, ad affidar le sue albergatrici viemaggior- 
mente : 

Mi duole, coma re, rispose, d'esser venuto a disturhare il vo- 
stro riposo, e a darvi tante noie : ma io ho corsi si grandi pericoli 
questa notte e cosi improvisi, che 1'estremo bisogno m' ha tolta ogni 
ritrosia di ricorrere all' altrui carita. Porgetemi un po' d'acqua : 
ho le fauci inaridite : appena ho forza di trarre il respiro. 

La bimba che s'era levata teste dal lettuccio messo a canto alia 
porta d'ingresso, ed il quale ne occupava colle sue tavole una buo- 
na meta la notte ; stava li pronta a correre da Micuzzo appena che 
la madre glie ne avesse dato un cenno. Udito il desiderio dell' ospi- 
te, corse senz' altro a prendere da una piccola loro scanceria un or- 
^ioletto, e risciacquatolo con molta nettezza attinse alia mezzina di 
casa Facqua e lo porse al forestiere con una grazia di paradiso. Egli 
la si tracanno d'un fiato, e la fanciullina restossene tra intenerita e 
vergognosa a un cantuccio a guardarlo con una pieta di volto , che 
avrebbe cavato il pianto. Essa fu la prima ad accorgersi d 1 un bi- 
sogno, forse il phi urgente di tutti , che dovea avere quell' uomo. 
Fattasi alle orecchie della vecchia sua avola : bisogna, dissele, ca- 
vargli le scarpe: i piedi saran gonfii come le gambe : e sentira mol- 
to dolore. fi vero, e vero : rispose AgneSe , che tal nome avea$ 
la veccbia dalla voce stridula , e dall' animo ghiotto ed avaro , la 
quale avea gia accatastati alcuni pochi sarmenti di viti , e fattone 
monte e sottomessavi una manata di foglie aride accese alia lucer- 
na , avea levata un po' di vampa : fi vero : ma il fara or ora. Tu 
corri dal vicino : sveglialo sbattendo forte alia porticella della sua 
capanna , e digli che venga subito , ma siibito veh: perche v' & 



1. ORFANELU 

bisogno di !ui .... Oibo stordita : non vedi che piove? IVeiuJi 
[anno di la:ia per ripararti la testa dall' acqua : Va . liglia, e fa di 
tornar presto. Corse ratta la fanciulia ad eseguire il cenno della 
avola, alia quale il nuovo arrivato indarno persuadeva che non do- 
vesse aflaccendarsi soverchio: sarebhegli bastato quel fuoco per ri- 
scaldarsi e rasciugarsi: un po' di panni lini per fasciarsi le gambe : 
e a di chiaro un cavallo e una guida per tornarsene a casa. Cosi di- 
( endo fa pruova di levarsi e mettersi dappresso al fuoco, e non puo: 
le gambe e la coscia, seduto ch' ei fu quel pochetto, s' irrigidirono: 
ed egli s'accorse allora rhe il danno avuto era gravissimo , e forse 
sarebbe stato anclie pericoloso. 

Mentre cio avveniva alia camera terrena, Caterina nell' altra su- 
periore dovea lottare con un bimbo , il quale profondamente dor- 
meudo occupava un cantuccio del letto destinato al forestiere. Di 
svegliarlo e farlo levare non fu nulla che riuscisse : bisogn6 pren- 
derlo di peso e porlo a un canto della camera a seguitare il suo 
sonno sopra un sacco di grano mezzo voto che v' era a terra. Fu 
poi rassettato, come Iddio voile, il letto : e perche la poverta della 
famigliuola non consentiva loro altra provvista che d'un sol lenzuo- 
lo per cambio , 1'accorta Caterina ne rimbocco una meta sull' al- 
tra, e forni solo a mezzo il letto , che era lungo e di quelli a due : 
e cosi prepare tutto di burato il giafiglio al disgraziato loro fore- 
stiere. Data una volta intorno pose un po' d'assetto ai disordini piu 
apparent! della stanza . e quando crede che tutto fosse in pronto 
raggiunse e Tospite e la madre giu da basso. 

Eransi cosi unite le donne novamente, ed invitavano 1' infermo a 
wolersi lasciar condurre di sopra, quando questi ritlette che Taiuto 
vicino di Micuzzo gli avrebbe potutx) giovar meglio e piu libcra- 
raente che tutta la buona volontd delle due donne. Pregolle adun- 
que che loro piacesse di soprassedere anoora un poco jntaiHo che 
arrivasse il vicino mandate a chiamare, e le richiese se avesser del 
viuo delle bende per lavare e fasciare le ferite , e ehi oss , di 
qualo ahilita , come slimato il cerusk^o dei vioino borgo ; e so- 
praltulto se uomo da poterscne lidare. A i|iiesl" iilLiino drsidcrio 



L ORFANELLA 

nessuno pote sodisfare, perche la vecchia , diceva ella stessa, sapea 
curar tanti mali , die nella sua famiglia non avea messo piede giam- 
mai un medico : anzi aggiungeva : (c i miei vicini si contentavano 
piuttosto dei rniei consigli pagati discretamente,di quello che giovar- 
si degli aiuti e delle ordinazioni gratuite d'un medico della comuni- 
ta. Quando sarete messo a letto e riposato alquanto esaminero le 
vostre ferite, e qualche cosa si fara . 

In questa sopravvenne Micuzzo tra balordo, sonnacchioso, inquie- 
to non parea qual piu, e dietrogli la fanciulla tutta vispa e contenta 
del buon esito della sua spedizione. Ed in verita ne avea ragione. 

Narrano gli storici che quande il Gardinale Alessandrino ritorno 
dalla famosa ambasciata , nella quale riusci a persuadere a varii 
Principi di Europa, che si dovessero legare insieme a discacciare il 
Turco , la sua cera entrando in Roma palesava troppo piu aperta- 
mente che egli medesimo non avrebbe forse voluto, la contentezza 
dell' animo suo, mentre che il popolo romano , chiericia , nobilta e 
plebe gli faceva di grandi feste e gratulamenti. Ora nel caso nostro la 
legazione della bimba non era stata meno difficile ne T esito manco 
favorevole, sebbene Toggetto in qualche cosa diverse. E pure salva 
la compiacenza e 1'allegria che mostrava essa medesima nel volto e 
nei movimenti , chi fu di quel capannello che le volgesse almeno 
una sola occhiatina di approvazione ? E intanto due almeno di 
quella mano sapevano bene che vittoria avesse riportata la piccola 
ambasciatrice. Micuzzo di fatto era un villanaccio tutto suo , zoti- 
cone e burbero di cuore, grossolano d'aspetto, con un viso ingro- 
gnato , delle membra fatticcio , scompassato , bitorzolato : si lu- 
rido e sciattone e impillaccherato delle vesti che ne putiva at 
un miglio, e le si vedeano indosso a smozzicone ed a brandelli 
commesse e ricucite di grosso filo , e qualche volta di giunco. 
Ora che un tal uomo si scomodasse di rompere il suo sonno 
pria che ne fosse satollo, e di uscire dalla sua pagliaia un tratto 
mentre pur pioveva e non a zinzinni ne a gocce , e ci6 facesse per 
fare servigio a' suoi vicini senza aspettarne guiderdone $ era ben 
piu difficile impresa che non fu quella d'indurre una vigorosa repub- 



L' ORP.VNELLA 417 

blica , o un possentissimo Principe ad opporsi ai loro inimici , ed 
agl' insidiatori della loro fede, delle loro ricchezze, e della loro glo- 
ria. Aggiungasi che Foratore spedito a quei tempi avea nobilta di 
mente, forza di persuasione e destrezza di maneggi tale che a fron- 
te dei suoi augusti uditori egli parea maestro, e giudice , e padre : 
e qui era una fanciulletta alle prese con un rustico contadinaccio : 
una colombella che dovea prendere un orsacchione. E pur cosi van- 
no i giudizii del mondo ! Si portano le viste quasi sempre agli og- 
getti delle cose, e di rado alle origini interne e segrete dei moven- 
ti. Ma torniamo a bomha , cioe alia strana coppia che entrava pur 
ora nella casipola. Micuzzo,nome fattoaposta perindicare ilrovescio 
di quello che era chi lo portava , entrato che fu sotlo 1' arco della 
porta , e visto respite che vi sedeva, e lo stato di abhattimento in 
che si trovava : 

- Perdinci disse rivolto alia Caterina , la tua figlietta ha la 
sua dose di furberia per quella eta. M' ha parlato di guai, di aiuto, 
di disgrazie cosi per Taria da farmi credere che qualche cosa fosse 
occorsa a voi : e non m' ha detto nulla, perdinci ! che voi ricetta- 
vate un band! to in casa vostra, perdinci ! 

Un saettar di sguardo vivacissimo in volto a quell' ostico di vil- 
lano da parte del ferito, benche si rotto di forze , gli tronc6 la pa- 
rola sulla bocca e il fece di presente ammutolire. 






Serie II, wl II. 27 



RIVISTA 

BELLA 

STAMP A ITALIAN A 



I. 



Memorie della guerra d' Italia degli anni 1848-1849 di un VETE- 
RANO AUSTRIACO. Prima versione italiana 2 vol. in 8. Mi- 
lano 1852. 

Precipuo uffizio della storia essendo il tramandare alia memo- 
ria degli avvenire i grandi avvenimenti e le loro cagioni , par- 
rebbe a prima vista opportunissimi a dettarla dover riuscire i con- 
temporanei agli avvenimenti narrati. E da cui meglio potrebbe- 
ro sapersi i fatti che da chi li vide cogli occhi e toccolli con ma- 
no ? da cui sapersi o le certe o le piu probabili cagioni se non 
da coloro i quali, stendendo la vista al contylesso del tempo e del 
luogo in che i fatti avvennero, poteron cogliere quelle circostan- 
ze che opportunissime a ri velar le cagioni , se passano inosser- 
vate ai presenti, non potranno porger lume ai futuri ? Tuttavol- 
ta se la cosa riguardisi per un altro verso , si trovera che i con- 
temporanei sono comunemente meno di qualunque altro disposti 
a dettare la storia 5 e ci6 per le passioni che spesso travolgono 



DELLA STAMPA ITAL1ANA 419 

la veduta alterando i giudizii ; per le ire che si levano a intor- 
bidare le tranquille ragioni dell' intelletto ; e per le inique rap- 
presaglie, e per le codarde assentazioni, e fino eziandio per li di- 
screti riguardi di prudenza che se non impediscono il discernere il 
vero , non permettono il dirlo interamente a cui pure bast6 il 
limpido sguardo a vederlo. 11 quale secondo rispetto prevale sul 
primo per siffatta guisa, ehe oggimai e passato in assioma, ve- 
race storia non potersi avere se non forse spenta quasi del tutto 
la generazione i cui avvenimenti essa prende a narrare. Certo la 
prima storia, che meritasse questo nome, della grande rivoluzio- 
ne francese a molti e paruta la novissima del Barante, il quale 
compivala appunto sessant' anni dopo quella tremenda e sangui- 
nosa catastrofe. 

Ne vuol dirsi per questo che gli scritti del contemporanei non 
possano essere utilissimi : quelli sono anzi necessarii in quanto* 

recano i puri fatti, o dan se medesimi a materia da studiarvi 

1 pregiudizii che in una data epoca prevalsero e le passion! piu 
o meno calde che 1'agitarono. Ma altro e sapere i nudi fatti e le 
umane o fantasie o nequizie che gli accompagnarono: altro e det- 
tare la storia. QuestU deve restarsi lungi da ire e da parti ; de- 
ve narrare gli avvenimenti e svolgerne le cagioni ; deve in som- 
ma essere maestra di verita : e ad ottener questo non diremo che 
basti, ma e certo indispensabile allontanarsi dalle cagioni stesse: 
che quanto a noi , abbiamo poca fiducia in quelle protestazioni 
cosi frequenti ad udirsi e cosi rare a trovarsi di animo indipen- 
dente e vuoto di passioni o pregiudizii. Pensate! Tuomo che fos- 
se o agitato da quelle o dominato da questi sarebbe T ultimo ad 
accorgersene -, e cosi quelle protestazioni riescono a non avere ve- 
runo effetto , salvo quello di esser credute solamente da chi le 
fa, quando le fa in buona fede. 

Ci siamo pigliato questo passo innanzi nel discorrere le annun- 
ziate Memorie ; stante che se in altro libro mai, in questo appunto 
vuol tenersi sotto gli occhi quella distinzione di Memorie, Effeme- 
ridi o Appunti, come diconli alcuni, dalla Storia propriamente detta. 



420 RIVISTA 

11 Yeterario Austriaco coif avere intitolato il suo libro Memorie par- 
*e implicitamente dichiarare di non volere assumere 1' uilicio di 
Tstorico. Ma in realta fa questo piu che quello non solo nella pro^- 
lissa Introduzione di oltre a cento pagine $ ma eziandio lungo il 
corso della sua narrazione dovunque ne trovi il destro ; e talora 
sembra cercarlo a studio facendola da perito piu nelle scienze socia- 
li e politiche, che non nelle discipline strategic-he ; e cio per quella 
debolezza osservata eziandio in uomini non vulgari di arrogarsi 
vanto maggiore appunto in quelle parti che si posseggono meno. 
Si narra che il Canova agli stranieri che il visitavano mostrava 
sbadatamente le ricchezze maravigliose del suo scalpello, e trat- 
tenevali poscia con lungo amore a far loro osservare qualche me- 
diocre suo dipinto. E forse cio si origina da questo, che Tuomo 
di quel vanto onde si vede in sicuro possesso e poco sollecito ; 
laddove di quello che gii potrebb' essere contrastato e caldo as- 
sertore e scrupoloso mantenitore : un altro aspetto di quella per- 
petua e multiforme filantia, per la quale questa povera nostra na- 
tura si rivela eziandio nei grandi uomini piccolissima. 

Sifiatta doppia distinzione delle Effemeridi dalla Storia quanto 
allo scritto, e del soldato dal filosofo e dal pubblicista quanto allo 
scrittore, ci basta a recare un giudizio pieno ed abbastanza si- 
curo di queste Memorie. Giudizio che mentre riconosce sotto un 
rispetto 1'utilita del libro, e tributa all 1 autore quella lode di cul 
egli si e mostrato per avventura meno sollecito, e la quale e pro- 
priamente la sua, potra dall' altro mettere in guardia i lettori con- 
tro certe meno benevole insinuazioni , o massime poco giuste ch( 
ne potrebbero rendere alquanto pregiudizievole la lettura. E tan to 
piu ci crediamo obbligati a queste seconde osservazioni, quanto 
che essendo il libro dettato con idee di ordine e con rispetto non 
pur pieno ma caldo alle legittime autorita ed alia santita dei di- 
ritti , potrebbe avvenire di leggeri che 1' amore per queste idee 
medesime rendesse gli animi onesti piu accessibili a quelle insi- 
nuazioni, e piu disposti ad ammettere quei giudizii che noi cre- 
diamo o erronei o certo esagerati. Ma cominciamo dall' uffizio a. 



BELLA STAMP A ITALIAN A 

noi piu caro delle lodi , e di riconoscerne il merito per quella 
parte clie e sustanziale al libro riiente meno die all'Autore. 

Queste Memorie adunque, considerate come semplice esposizio- 
ne de' fatti avvenuti nella Guerra d'ltalia degli anni 1848-1849, 
ci sono parute il meglio che siasene pubblicato finora : e tanto 
se n' e pubblicato in tutti i sensi ed in tutti i metri, segnatamente 
duirli spasimati Italianissimi , i quali dallo scrivere e scarabos- 
cbiare a diluvio cercarono sfogo e conforto alle sconfilte toccate 
sul campo. Avrebbero un bel da fare i nostri posteri se da que- 
sti scritti dovessero compilare la storia ! Se si eccettuino le pa- 
gine dei Generali Bava e Pepe, due apologie delle rispettive lo- 
ro persone, che avrebbero fatto meglio a intitolarle Delia mia vita 
e delle mie opere come ba fatto il Magiaro Goergei , il resto so- 
no per lo piu dedamazioni, aneddoli, storiette, memorie di capo- 
rali o fantaccini, che appena narrano o meglio storpiano i fatti del 
Joro battaglione o della loro compagnia. In tutti poi essi la nar- 
razione e un perpetuo avvicendarsi e seguirsi di vittorie italiche, 
che si conchiudono alia fine con due solenni sconfitte ; talmen- 
te che la causa italica ti rende imagine di que'i malati che mi- 
gliorano a vista d' occhio lungo un paio di settimane, ed alia fine 
della seconda se ne sono iti all' altro mondo. Ma lette che avemmo 
queste Memorie, giudicammo che la verita per questa parte sia gii 
assicurata alia storia, la quale dalle fanatiche scritture sopra lo stes- 
so soggetto imparera a qual grado di parosismo erano eccitate le 
passioni politiche del nostro tempo. 

II Veterano Austriaco alia posatezza del dire ed alia misurata tem- 
peranza dei giudizii strategic! si mostra uomo di tempo e pratico 
quanto altri mai nelle discipline e nella tattica militare. Da in varii 
luoghi a divedere di essere stato quasi sempre al fianco dell'illustre 
Maresciallo Radetzky , ed essere entrato bene spesso nei consigli 
della guerra. Oltre a questa condizione che poteagli fornire piena 
e sicura contezza dei fatti , il suo dire presenta molti caratteri 
di veracitu. Egli confessa non rade volte gli errori della propria 



422 R I VISTA 

parte *; non dissimula ilvalore e la generositacavalleresca deUYser- 
cito piemontese 2 ; il quale dice essere stato in quel tempo tutf al- 
tro che rivoluzioriario, ed avere con molta virtu combattuto per so- 
la obbedienza ed affezione al proprio Principe 3. Anche i Toscani 
hanno lode di aver combattuto valorosamente 4 , e non dissimula 
FA. alcune defezioni scarse si, ma non certo onorevoli deH'esercito 
austriaco. Vero e che gli errori proprii potrebbero confessarsi per 
giustificare qualche toccato rovescio , e potrebbe darsi laude di va- 
lentia al nemicoperfar risaltare quel valore, che dovett' essere tan- 
to maggiore quanto fu piu poderosa la resistenza. Tuttavolta cio 
non ci basterebbe per non togliere quelle confessioni come argo- 
mento di veracita, soprattutto trattandosi di un libro che per que- 
sta parte ne ha tanti altri. Certo ottimo giuoco avrebbe potuto far- 
gli la ostilita trovata nel contado , secondo che gl' italianissimi ne 
parlarono. Ma il Veterano ci dice schietto che il grosso dei contadi- 
ni, anzi del vero popolo in Lombardia non mostro alcuna nimicizia 
all'esercito austriaco : cosa per altra parte confessata dal medesimo 
General Bava 5 ? e che dai fatti medesimi potea raecogliersi. ,Chi 
considera a quale estremo era ridotto il piccolo esercito austriaco 
dopo le giornate di Milano e dopo la insurrezione delle precipue 
citta lombarde e venete , intende troppo che la salute gli sarebbe 
stata impossibile, se il contado eziandio gli si fosse dichiarato av- 
verso. Ma cio non fu ; noi abbiam trovato eziandio in altri scritti 
ugualmente autorevoli, che quel popolo lungi dall' esserribelle fu 
tradito : ed il Veterano ci dice con molta asseveranza : Noi abbiam 
pugnato eon tutte le razze d' Italia, giammai con Lombardi. E qiie- 
stauna chiara prova che i battaglioni defezionati nonpresero servi- 
zio, ma se n'andarono alle case loro. 

Ne a scemar fede ai fatti militari che si narrano nelle Menwrie 
dee 'punto opporsi quel caldo affetto dell' Au tore verso 1'illustre Feld- 
maresciallo Radetzky, e quell' attaccamento passionate che egli pro- 
fessa al suo Sovrano ed all'augusta prole di Ridolfo d'Absbourg. No! 

1 Vol I, pag. 181. 2 Pag. 8i. 3 Pag. 178. 4 Pag. 28. 5 Pag. 210. 



BELLA STAMPA ITALIANA -123 

i nobili affetti che scaldano 1'animo di uno scrittore non debhono in 
nessuna guisa menomarne 1' autorita; e nessun aflelto piu nobile e 
piu legittimo puo albergare nell'animo di un soldato e di un suddi- 
to, clie I'amore al suo duce e la fedelta generosa al proprio Principe. 
DalValtra parte la Casa d' Austria ha tanti titoli all' afletto del suo 
esercito, il nome del Conte Radetzky e circondato di cosi bella glo- 
ria militare, che le calde parole del Veterano per Tuna e per 1'altro, 
lungi dal parerci esagerate o soverchie, ce lo rivelano per uomo di 
alti spiriti e capace di sentire ed apprezzare la grandezza dei meri- 
ti e le nobili ispirazioni di una fedel sudditanza. Cosi nel nostro Ve- 
terano avessimo trovato uguale generosita verso la memoria dello 
sventurato Carlo Alberto! II quale noi non sapremmo giustificare, 
ed encoraiare non potemmo. Diciamo solo che qualunque fallo vi 
ebbe nelle ipermistiche e patriottiche illusion! di quel Principe, es- 
so pote parere espiato dalla immensa catastrofe della Corona lascia- 
ta sul campo e della vita solitaria perduta in terra forestiera, senza 
che vi fosse uopo di rincacciarci tante volte negli orecehi quelle a- 
cerbe parole di traditore, sleale, vile ecc. ecc. , le quali stanno ben 
male sul labbro di un soldato , peggio di un soldato vittorioso , 
e nondimeno s' incontrano troppo spesso nelle Memone 1. Questa 
e per avventura la sola pecca che noi apponiamo al libro che esami- 
niamo considerandolo come scritto strategico, che narra i fatti onde 
1' A. fu testimonio e parte. Ma guardato sotto 1' aspetto filosofico , 
sociale , politico e come storia che intende svelare e discorrere le 
cagioni , la censura non potria essere cosi parca , soprattutto che 
essa cosi si attiene strettamente al nostro uffizio. 

Dalle gravi inesattezze onde 1'A. discorre della religione cattolica, 
noi siam condotti a supporlo di religiosa professione eterodosso. Non 
dirt'ino del po'di ridicolo che sparge sulla canonizzazione dei San- 
ti 2- ma il dirci per ben due volte 3 che le armi austriache sostenne- 
ro spesso la vacillanle Sedia di S. Pietro mostra troppo chiaro lui 

1 Si vegga segnatamente vol. 11, pag. 130. 2 Vol. II, pag. 130. 3 De- 
dica pag. 4. Intr. pag. 33. 



RIVISTA 

non distinguere il Principato civile dei Papi dalla loro spirituale au- 
torila. Ora se quello pote qualche volla in questi ultimi tempi tro- 
Vcire un appoggio neU'esemto imperiale, e erroneo il dire che que- 
sta seconda potesse essere sorretta da somiglianti presidii. La Sedia 
di Pietro ha fondamento e tutela di altro genere e ben piu poderosa, 
che non possono essere gl'imperi del mondo, non che i loro eserciti: 
questi e quelli passano e si dileguano: quella stette diciotto secoli , 
eternastara, ed e anzi la sola che puo promettere consistenza e fer- 
mezza agl'imperii della terra. Anzi se ci fia lecito didirlo (e perche 
non ci sarebbe al presente che il piissimo Imperadore e i degni suoi 
Ministri se ne mostran convinti ?) ove mai la Sedia di Pietro fosse 
crollabile, avrebbe vacillate appunto dagli attacchi che sostenne dal- 
Vlmpero nella fine del passato e negl'inizii di questo secolo. Effetto 
dei quali attacchi non fu il vacillar della Sedia , ma fu il vacillare 
dell'Impero medesimo per quelle tremende convulsion!, cui il Vete- 
rano ha fervida parola per descrivere, ebbe consiglio e valore di at- 
tutare una coi suoi commilitoni, ma per fermo non ha (colpa forse 
della sua eterodossia) occhio per penetrarne le intime e segreteca- 
gioni. 

Singolare e il sentirlo descrivere per parecchi pagine 1 lo stato 
fiorente e prosperevole del Lombardo-Veneto: agiatezza , decoro , 
strade, commerci, sollazzi, arti belle, nobili studii, amministrazione 
bene intesa, giustizia imparziale e via discorrendo: poscia fare gli 
sUipori della ribellione in che ruppe quella ubertosa e felice contra- 
da, senza saperne trovare il bandolo. Le quali maraviglie del Vete- 
rano sono in lui tanto piu giuste, quanto che quella materiale pro- 
sperita del Lombardo Veneto non fu recata in dubbio neppure dai 
patriotti piu fanatici, i quali, il peggio che sapessero, la riputarono 
ad arte sottile di sgagliardire o imbastardire gli animi, si che non 
potessero assorgere ai grandi sentimenti di grandezza e indipendenza 
'liazionale. Ora se il Veterano com'e pratico di strategia cosi fosse 
stato buon filosofo e pubblicista cattolico, avrebbe inteso che la sola 

" 4 Introd. pag. 45-49. 



DELIA STAMPA ITALIAN.! 

prosperita materiale lungi dal contentare e contenere i popoli , li 
corrompe; avrebbe inteso che uno del primi effetti di quella corru- 
zione e lo sconoscere la santita del diritto e la legittimita del potere 
civile, dal quale le passioni piu ardenti e le piu smodate ambizioni 
non possono non trovare o freno o rifiuto: avrebbe inteso die unpo- 
polo cosi disposto per insorgere non ha uopo cbe di una scintilla dai 
ciarlatani politici, la quale nel IS fu laparola neppur capita di nazio- 
nalita e indipendenza, come sarebbe potuto essere una qualunque 
altra. E in fatti il contado lombardo, perche meno esposto alle cor- 
ruzioni cittadine, si mantenne fedele benche tentato dagli stessi pre- 
stigi, e viceversala mancanza di questi prestigi non impedi d'insor- 
gere alia plebe colla borghesia Viennese ed alia nobilla magiara. 

Trovato cosi il bandolo del suo discorso, il Veterano avrebbe os- 
servato che nelle moderne societa rispetto sincero alia santita del di- 
ritto ed alia legittimita del potere non pu6 ispirarsi alle moltitudini 
che dalla religione cattolica. E cosi in un paese dove per oltre a un 
secolo si era fatto ogni opera per menomare od anche annullare qua- 
lunque influenza di quella religione sulle masse, come oggi dicono 
con vocabolo poco filantropico, o piu veramente a rendere quella 
influenza cosa poco meno che esclusivamente burocratica e governa- 
tiva, in uii tal paese, diciamo, il popolo (e intendiamo la parte semi- 
colta e corrotta delle citta) non potea essere che essenzialmente ri- 
voluzionario. Che se questo sta fermo per alcun tempo, vi stara o 
per calcolo d'interesse se ha senno a conoscersi del suo meglio, o per 
compressione della forza armata, finche potra aversi una forza non 
invasata dal medesimo spirito. II perche e oggimai passato in assiomar 
presso quanti sono savi uomini e conoscitori della societa questo 
pronunziato: la liberta della Chiesa essere la piu fidata tutela della 
consistenza deiGoverni, e la piu sicura guarentigia della liberta dei 
popoli. Ora e egli altro che una insigne semplicita o una grossiera 
imperizia quella che si stupisce dei popoli fatti schiavi dei demago- 
jhi, o dei Governi stritolati e manomessi come pula al vento, dopo 
tanti lustri, nei quali i politici sudarono e giucarono di ogni arte per 
incatenare la Chiesa ? Le riforme del secondo Giuseppe non pote- 



426 RIY1STA 

rono non riuscire ai mali del 48; e questi non poteano trovare osta- 
colo poderoso che neiresercito, unica parte dellu Monarchia daquel 
Principe laseiata intatta. Queste severe parole noi diciamo tanlo piu 
francamentc, quanto la Providenza ha donato e quasi per miracolo 
conservato all'Impero, nel giovane Principe die loregge, una men- 
te capace a sentirne i bisogni, ed un cuore ed un braccio potenti a 
volerlo ed a farlo. Ora le piaghe dei popoli e degTlmperi non si 
guariscono dagli eserciti, come pretende il Veterano *; in quanto 
gli eserciti non possono guarire altrimenti che piagando. Solo po- 
tente a guarirle e la Chiesa ; ma essa a farlo efficacemente dee ave- 
re lihera e indipendente azione. Ad altro prezzo e vano sperar sa- 
lute. E cosi la intenduno coloro cui la Provvidenza 

pose in mano il freno 
Delle belle contrade! 

Ne diverse osservazioni voglion farsi sopra Tacerbezza onde VA.va 
bezzicando qui e cola il clero del Lombardo Veneto. Eterodosso, co- 
me abbiam ragione di supporlo, e stato ben piu temperato di molti cat- 
tolici; tutlavia le locuzioni universali (e. g. I minislri della Chiesa 
bandivano la crooe contro di voi 2 Tedeschi) sono esagerate ed ingiu- 
ste e somigliano a quelle altre onde qualifica Tltaliano in genere per 
mancante di sociabilila 3 ed incapace di mantenersi tra i limiti del- 
la moderazione *. Quanto agli Ecclesiastici, noi non cercberemo se 
in quel paese fossero in maggior numero, che in altre contrade ita- 
liane, quei sempre pocbi che disonorarono il loro carattere gettaudo- 
si nei moti politici e nelle brighe d'indipendenza. Ma se pure cio fos- 
se stato, il Veterano non puo ignorare a cui se ne dovrebbe nraro 
la colpa precipua. Chi diresse la educazione del olero, chi ordino i 
Seminarii, cbi prescrisse i libri e forse nomino i diretlori ed i mae- 
stri dovrebbe oggi star pagatore della poco felice riuscita di alcuui. 



1 Voi (soltlati) sanerete U ferite che la guerra lasciava alia benedette cam- 
pagne d' Italia, aUe fertili pianure dell'Ungheria. Dedic. pa;j. 5. 

2 Dedicapag. 4. 3 Vol. I, pag. SI. 4 II). pag. 118. 



BELLA STAMPA ITALIANA 127 

Ora nei tempi andati in quella parte d' Italia non furono i Vescovi , 
non le Congregazioni romanc, non le prescrizioni tridentine che 
compirono quell' uffrzio: non fu in somma la Chiesa che operasse per 
questa parte liberamente. 11 perehe, supposte quelle pastoie ond'Essa 
fu per tanto tempo impedita, noi lungi dal maravigliarci che si tro- 
vassero alcuni pochi pruti degeneri, ci stupiamo anzi che se ne tro- 
vassero cosi poHii-, e rerhiamo airintimo e vivace vigor della Chie- 
sa Vessersi potuto formare e mantenere quel clero cosi universal- 
mente specchiato e zelante onde I'ltalia si onora dal Mincio insino 
alle Lacune. 

Piu severa animavversione noi dobbiamo alle imputazioni che le 
Memorie farino al Venerahile Arcivescovo di Milano, ed alia manie- 
ra irriverente onde esse parlano del Padre comune dei fedeli. E 
quanto al primo il benemerito giornale di Milano L'Amico CattoHco 
ha compiuto pienamente questo uffizio; e bene il poteva, perche al 
corrente di fatti recentissimi i quali quegli egregii scrittori avean 
potuto cogli occhi proprii vedere 1. 

Asserisce il Veterano che 1'assunzione dell' attuale Arcivescovo al 
seggio di S. Carlo si dovette alia protezione d 1 influente personag- 
gio di Vienna 2. II giornale milanese lo nega, ed il debito di provare 
non appartiene che a chi asserisce. Ma supposta pur vera quell' as- 
serzione , che se ne caverebbe egli mai ? E questa forse la prima 
volta , o non e anzi questa la consueta maniera onde i degni eccle- 
siastic! sono innalzati alle sedi episcopali? Un influente perxnnaggio 
ne conosce i meriti , ne forma il pensiero , ne pronunzia il nome e 
ne avvia le pratiche per nominarlo. Che poi 1' Arcivescovo stesso 
siprestasse sulrilo ad una ostile dimostrazione contro il Governo 3, 
noi non sapremmo in qual sensointenderlo. Crediambenissimoche i 
mestatori di quel tempo, nella pompa apprestata pel solenne in- 
gresso del nuovo Arcivescovo, intendessero fare una diinns(ra~ione 
patrioltica ed ilaliana. Ma se il Governo contro ctii faoeasi lascia- 
vala fare , che potea 1' Arcivescovo che n' era T oggetto diciam cosi 

1 Fasc. de!9Luglioi852, pag. 138. 2 Tntrod. pg. 76. 3 Il>. 



428 RIVISTA 

materiale e passive? II preslarvisi era una di quelle necessita del 
tempo , alle quali obbedirono in quei giorni nefasti eziandio coloro 
die aveano in mano non il pastorale ma la spada e le artiglierie. 

Alia pag. 1 10 leMemorie non si contentano di narrare come VAr- 
civescovo si recasse col Consiglio municipale al Palazzo di Governo 
per domandare la sollecita effettuazione delle promesse deH'Impera- 
dore: ma riferiscono essersi detto che sulla carrozzadeirArcivescovo 
sventolava una bandiera tricolore e soggiungono : Che cosa over a 
egli a fare in quel luogo ? die cosa importavano a lui le (J/spost- 
zioni delle Autorita politiche ? ecc. Noi rispondiamo chel'Arcivesco- 
vo vi andava invitato da una lettera del Yicepresidente di Governo 
conteO'Donell, il quale gli significava potere essere colautilela sua 
presenza 1. E non trattandosi ancora di ribellione e di guerra civi- 
le, perche la parola di un pastore della Chiesa non potea essere uti- 
le a pacificare gli animi ed a spegnere le ire cittadine ? Forse cbe 
non istava al suo posto il Card. Patriarca di Venezia quando esor- 
tava alia pace, come il Veterano medesimo ci fa sapere 2 ? Forse 
che non istava al suo posto Mgr Affre che sulle barricate di Parigi 
sail a mietere la palma di un nuovo genere di martirio? La bandie- 
ra poi tricolore posta sulla carrozza deirArcivescovo da uno scono- 
sciutofu una di quelle pantomime che in quei giorni di verligine si 
videro cosispesso, e che ad un uomo grave non potea porgere occa- 
sione di cosi odiosa accusa. 

Ma come qualificare queste parole : L' Arcivescovo vestito del 
sacri paramenti ando per la cittd e benedisse lebarricale: cosial- 
meno ci e slalo riferito allora. Se do non e vero, a lui spefla fjiu- 
slificarsi, enoidibuon grado accoylieremo una sua mentita (sic) 3. 
II Veterano e stato qui mal servito dal traduttore che dovea dire 
smentila. E una mentita pu6 darla chiunque sappia che imputazione 
si grave non pu6farsi, nonche ad unVenerabile Arcivescovo,ma al- 
1' ultimo degli uomini sopra un cosi almenofu detto. Gialo abbiamo 

1 Amico Cattolico del 6 Agosto 1852, pag. 230. 

2 Mem. Vol. I, pag. 160. 3 Ib. pag. 128. 



DELLA STAMPA ITALIANA 429 

notato: il debito di provare incomhe a chi accusa nonachi e accusato; 
e d'altra parte se questo vezzo si universaleggiasse, non ci ha oggi- 
mai calunnia die non si potrebbe scagliare di un galantuomo, salvo 
sempre il diritto a questo di giustificarsi, il che sempre alia inno- 
cenza e diflicile, non rade volte impossible. Ma qui lacosa e agevo- 
le e ci confidiamo che il Veterano accogliera di buon grado la men- 
tila. L 1 Arcivescovo non si mostro MAI per la Citta vestito dei sacri 
paramenti; anzi la sola volta che per quei di comparisse in pubbli- 
co fu nel tramutarsi da una casa, ove avea riparato vicino al palazzo 
di Governo, alia propria abitazione *. Nel traversar le vie egli be- 
nedisse alia gente che gli genufletteva innanzi secondo il costume. 
Fosse mai che trovandosi nelle vie medesimelebarricate, sie suppo- 
sto a queste essere state le benedizioni indiritte? Questo sarebbe 
il medesimo che dire il Redentore aver benedetto i Farisei perche 
forse alcuni Farisei si trovaron presenti quando Egli benedisse i 
fanciulli che gli si strinsero attorno. Noi crediamo fermamente che 
i fatti militari narrati dalle Memorie siano bene altrimenti veraci 
che non questi, i quali nell' intendimento dell' A. doveano avere un 
luogo ed una importanza molto secondaria. 

Non ci resta a toccare che la pagina, a non dir peggio, irreveren- 
te ed arrischiata, intorno al regnante Sommo Pontefice. S'intendera 
leggermente per quai riguardi di rispettosa prudenza a noi non e 
consentito dimorarci a dilungo sopra tale suggetto. Ne noi ce ne 
vorremmo gravare : in quanto la Provvidenza divina , coi grandi 
beni politici e religiosi fatli emergere dai moti turbulenti del qua- 
rantotto, ha giustificato pienamente piu ancora che le opere, le in- 
tenzioni sante e benefiche del supremo Sacerdote che fu, per somma 
ingiuria, riputato aver dato a quelli la prima spinta. Tuttavolta il 
rispondere a due sofismi e ad una falsa asserzione del Veterano ci 
pare indispensabile a questa Rivista , stanteche dal troppo ripeterli 
potrebbono essersi traforati neU'ammo eziandio dei rneglio intenzio- 
nati figliuoli della Chiesa. 

1 Amico Cattolico del 6 Agosto 1852, pag. 232. 



430 RIVISTA 

II Veterano a spiegare quello che egli chiama predpitazione senzcz 
esempio ncyli annali del Conclave, onde fu dato il Successore al ses- 
todecimo Gregorio, non sa darne altra ragione che Tessersi il libe- 
ralismo impadronito del Collegia dei Cardinali 1. Si mandi buono ad. 
un eterodosso 1' attribuire ad una cagione non pure umana ma rea, 
il riuscimento di una elezione assistita e diretta, se alcuria ce ne ha 
mai , dal Divino Spirito ; si usi somighante indulgenza al giudizio 
ingiurioso recato del piu augusto Senato che sia in terra, al quale i 
suoi piu acerbi nemici non possono nei tempi moderni negare una 
segnalata esemplarita di vita, ed una pieta da non trovare cosi uni- 
versal paragone in molti altri secoli; ma come fare se quella ragio- 
ne ripugna alia logica piu elementare ? Certo una cagione cosi in- 
giuriosa a Dio ed agli uomini non potrebbe ammettersi, che in 
mancanza di qualunque altra. Ora un' ottima ce ne suggerisce il 
Veterano stesso 2 , la dove ci fa una dipintura oltremodo fosca dei 
mali termini a che il Governo pontiticio era venuto, colpa, dice egli 
per vieto pregiudizio , la qualita del dominio clericale : colpa, piu 
veramente diciamo noi, Toperarpertinace e nefando delle sette, che 
in queste contrade aveano ogni loro possa incentrata. Standocosi le 
cose e quasi sul punto d'irrompere una insurrezione, qual pensiero 
piu giusto, quale piu provvido di quello di donare quanto prima alia 
Ghiesa ed allo Stato un Capo supremo ? Perche avrebber dovuto 
differirlo quando la Provvidenza mettea loro in cuore un uomo che 
a tutti essi , quasi universalmente dello Stato, dovea essere piena- 
mente conosciuto? Ad una cosi semplice spiegazione chi vorrebbe 
sostituire 1' altra cosi maligna del liberalismo impadronitosi del 
Colleyio dei Cardinali ? 

Ne piu felice e stato il Veterano nello assegnar la cagione all'en- 
tusiasmo che produsse in tutta Italia quella elezione. Egli ci dice 
che gli' antecedenti del nuovo Papa non erano tali da giustiftcare~ 
quelle manifestazioni di uno smodato giubilo popolare; e pure poco 
piu sopra avea detto quell' entusiasmo avere avutoper cagione Yesserst 

\ Memorie vol. I, pag. 66. 2 Inlrod. pag. 26. 



DELLA STAMPA ITALIANA 431 



i 



vonsiderata quella elezione quale una -yrandc vittoria del parlito ri- 
colitzloiiario 1. che noi non veggiamo nulla, o questo discorso 
acclude una manifesta petizione di principio o circojo vizioso, come 
dicevanlo i nostri antichi. E nol vedete? Per dimostrare il supposto 
liberalismo della elezione se ne da per segno 1' entusiasmo levatone, 
il quale altrimenti non avrebbe spiegazione , ed a spiegare Y entu- 
siasmo si reca il supposto liberalismo della elezione , il quale do- 
vett'essere la sola cagione deU'entusiasmo. Questo significa prende- 
re i discorsi dalle piazze e dal volgo, e sia pur dei codini e dei retri- 
vi i quali pur troppo lianno il loro volgo e la loro quisquilia. 

La verita e clie 1' entusiasmo destatosi nel i6 per la elezione del 
nuovo Papa ebbe un lato vero e sincere , o diciamo meglio fu par- 
tecipato da moltissimi buoni con sincerita ed effusione di cuore. 
Ora un somigliante entusiasmo sincere aveva bene le sue cagioni o 
come chiamale il Veterano i suoi antecedently e questi erano le virtu 
notissime dell'Eletto , i sensi per lui espressi nella minore fortuna 
sopra il bisogno di migliorare T amministrazione dello Stato, la mi- 
tezza dei suoi pensieri , Tanimo accline a clemenza, e fino la bonta 
pastorale e paterna onde da Vescovo avea usato con giovani in voce 
di liberali per condurli a vivere costumato ed alle praticbe religiose. 
E trattandosi di un entusiasmo popolare, perche non se ne potrebbe 
trovar ragione nella stessa inopinata celerita della elezione e fino 
nelle sembianze dignitosamente amabili dell 1 Eletto? 

Che se parlisi deiraltra parte dell entusiasmo, di quello cioe piu 
somigliante a frenesia ed a furore, spiegato dai rivoluzionarii e dai 
settarii, I'argomento del Veterano sarebbe ottirno se quell entusia- 
smo fosse statosincero. Allora si , essi avrebbero dato segno diri- 
guardare quella elezione come una propria vittoria. Ma dopo quel- 
lo clie abbiamo visto , e piu ancora dopo quello che abbiamo letto, 
quale uomo potra essere cosi sempliciano o scempio da persuadersi 
^essere stato sincero quell' entusiasmo dei libertini per la elezione di 
4in Papa ? essi che aveari messo per termine fisso dei loro consigli 

i 

i Sfemorie vol. I, pag. 66. 



432 RIVISTA 

il distruggere Chiesa , Papato e Principato ! Certo il PonteQce me- 
desimo ne diffido, quasi dicemmo ne temette e con atYissi a grandi 
caratteri nella capitale , e con circolari per le provincie ammoni , 
esorto, ingiunse si cessasse una volta da quei plausi tumultuosi, si 
mettesse line a quegT inverecondi tripudii. Ma pensate se cio po- 
teva bastare per coloro die di quelle ovazioni si valevano per 
commuovere iipopolo! Erano farse quelle, eran commedie, era- 
no solenni ipocrisie ed imposture clie per allora poLerono forse far 
gabbo anche a qualche uomo assennato, e sicuramente rinfocolaro- 
no quelle manifestazioni, che pureintanti erano sincere. Ma oral sa- 
remmo davvero ridicoli a riputare sincere quell 1 entusiasmo libera- 
lesco ; e pure non vi vuol meno di quella sincerita perche 1' argo- 
mento del Veterano concluda $ che cioe 1' entusiasmo dei liberali 
mostro aver essi tenuta per loro vittoria quelia elezione. 

Se la tennero , sara stata una loro insigne bonomia , e ne staiux) 
oggi essi soli pel danno e per le befle. Essi trovarono un Papa che 
colle sue concession! smenti coi fatti la calunnia che i Papi non con- 
cedon mai; colla sconoscenza trovata giustifico i grandi suoi Pre- 
cessori dalla taccia di non aver concesso ; colle difficolta scontrafee 
nell'altrui malizia giustifico se medesimo del ritirare in gran parte 
il concesso , e condurlo a quei temperati miglioramenti , onde solo 
la condizione dei tempi si mostro bisognosa e capace. Ma soprattut- 
to essi, i libertini, trovarono un Papa che quanto fu piu largo ver- 
so di loro, tanto rese piu mostruoso Tabuso che essi ne fecero -, ed 
il quale arrivato al pun to ove la giustizia cominciava ad essere 
compromessa, benche cinto d'insidiatori e d'armati, seppe bravare 
le ire popolari, e nel suo volontario esilio pote ripetere col grande 
Ildebrando : dilexi iustitiam ed eccomi versare in terra forestiera , 
se forestiera pu6 essere al Vicario di Cristo alcuna terra. L' allocu- 
zione del 29 Aprile restera a perpetuo monumento della incrollabile 
fermezza nella giustizia , onde il romano Pontificate fu sempre 
ammirato e glorioso. Lo stesso Veterano Austriaco spende una pa- 
gina a magnificare quello splendido atto, e noi ci piacciamo a rico- 
noscere la leale imparzialita del soldato che per questo capo noa 



BELLA STAMPA ITALIANA 433 

fall! al debito di giustizia , benche anche in questo la voce ripara- 
zione c'\ pare male scelta e peggio collocata 1 . 

Dopo cio a noi pare che non meritino neppure risposta le favo- 
lette che conta il Yeterano intorno ai t'ratelli del nuovo Pontefice : 
le sapevamo si gettate net volgo e accreditate dalla malignita o dal- 
la ignoranzadi alcuni pochi fanatic!; ma non ci saremmo aspettato 
trovarle in una grave scrittura quale sono le Memorie. I i'ratelli del 
Pontefice ne furono in esilio mai , ne lo erano nel tempo della ele- 
zione, ne nulla ebber mai clie fare col Governo per poiitiche brighe. 
Furono si fuggiaschi, mezzo prigioni, ed uno campo quasi per mi- 
racolo la vita , ma le insidie ed i rischi venner loro dai libertirii , 
dai repubblicani , dai rivoluzionarii insomnia ; il che e certo poco 
opportune argomento a provare il liberalismo di quella illustre fa- 
miglia. Ma il Veterano nelle cose di Roma ebbe notizie scarse , 
menomate e spesso false. Certo chi vi conta che Pellegrino Rossi fu 
trucidato sulle scale del Catnpidoglio 2 y' ispira poca fiducia per le 
cose meno notorie di cui si fa narratore e giudice. 

Queste poche osservazioni ci siamo permesse non tanto per ri- 
spondere alle Memorie, quanto per isgombrare dali'animo di alcuni 
cattolici italiani qualche preoccupazione, che ne potrebbe alterare i 
giudizii e chi sa che non anche pervertire le volonta? Nel resto dalla 
prolissita e dalla gravezza delle censure non si creda che noi ripro- 
viamo generalmente questo scritto. Quelle si riferiscono a punti se- 
condarii, diremmo quasi accidental!; e Taver noi di queste parlato 
piu a lungo si origina dall'esser per noi principal! quei punti, che 
pel Veterano furono secondarii, e poteano anche essere trasandati. 
Ma considerando le Memorie come lavoro strategico e come a dire 
di eflemeride militare, esse sono pregevolissime e noi non le trovia- 
mo inferior! a quelle lodi onde la stampa periodica nell' Imperio 
Austriaco le ha commendate 3. Rettificandone qui e cola qualche 

1 Vol. T, pag. 171, 172; pag. 217, e vol. II, pag. 163. 

2 Vol. II, pag. 164. 

3 Anche sulla Revue des deux blondes abbiam lelto un lungo articolo sopra 
quesle Memorie (15 febr. 1853; torn. I, pag. 667 e segg.) scritto dai sig. Blaze 

Serie II, vol. IL 28 



43i KI VISTA 

locuzione, espungendone un cinque o sei periodi e cassanclone al 
Lutto un tre o quattro pagine, non si guasterebbe Tunita del lavoro, 
e se ne avrebbe un libro da poter esser letto con utilitanon comu- 
ne dagT Italiani non ineno che dagli stranieri. 



II. 



Teorica dell'isliluzione del matrimonio e della guerra mulli forme cui 
soygiace. Per EMILIANO AVOGADRO Conte della Motta giariforma- 
lore delle Regie Scuole Provinciali Torino 1853. 

Siam lieti di veder trattato dalla penna di questo chiaro e poten- 
te ingegno un argomento di tanta rilevanza pergl'interessi non so- 
lo religiosi ma ancora civili e domestici. Qui non e piu un Gesuita, 
un teologo, un chierico, clie parla; e uno scrittore laico, un marita- 
to , un uomo d 1 alti spiriti , in condizione affatto indipendente, 
fuori di ogni apparenza anche piu leggera di parte, che nutrita la 
mente di forti e profondi studii, scende ora neh" aringo, e posata- 
mente discute colla luce della filosofia e della storia questa contro- 
versia si dibattuta. La quale sebben chiarissima per se medesima, 
venia nondimeno sparsa di tenebre dalFaltrui ignoranza o perlidia. 
Sara seuza dubbio gradito ai nostri lettori , sentirne da noi qui ri- 
portate alcune idee e sentenze piu principal! , die ne invoglino a 
leggere in fonte 1' intera opera. 

II presente non e che il primo volume del lavoro immaginato dal- 
FA. , il quale promette discriverne un altro a compimenlo e corona 
della tratlazione. Nondimeno esso forma un* opera da se, abbraccian- 
do ambidue grintendimenti, che 1'A. si e prelisso ; benche egli av- 
verta di volersi trattenere piu nel primo, che nel secondo, propo- 
nendosi di serbar Tinverso tenore nel volume che seguira. Riferiamo 

de Bury. L'articolo si trattiene solo a rilevare i preiji che noi altrcsi ricono- 
sciamo ncllo scritto, e ci fa conoscere il nome dello scrittore, il quale dice es- 
sere il Generate conte Schoeuhals aiutaute di catnpo del Feld Maresciallo Ra- 
iletzky. 



DELLA STAMPA ITALIANA 43.*> 

il suo pensiero colle sue stesse parole: Ecco le due parti o meglio 
i due intendimenti di quest' opera. IJ primo sara di cercare della 
essenza del matrimonio ed esporre quanto sia vero e grandiose, 
anche solo razionalmente parlando, ci6 che la scienza cristiana 
insegno e pose in pratica, e quanto sieno difettose e perniciose le 
sofistiche antiche e moderne, in cui F istituzione nuziale mal si 
spiegasol per alcuni dei suoi elementi compositivi,e questi si dis- 
ordinano a capriccio. II secondo sara di dare a conoscere, per 
quali fini,modi e arti la istituzione delle nozze ebbe a soiTrire, fin 
dai primi giorni del Cristianesimo, una guerra radirale che nel 
nostro secolo si rinnova piu fiera e piu manifesta . . . Per non ac- 
cumulare per6 troppa materia, abbiamo nelF opera che ora esce al- 
la luce preso a eseguire di preferenza il primo intendimento; a 
Dio piacendo compiremoil disegno con altra opera appositamen- 
te destinata al secondo intendimento. Intanto pero il libro pre- 
sente fa un tutto da se, ne vi si scompagnano affatto que' due 
punti di vista proposti 1. 

Con savissimo accorgimento, FA. fin dalle prime mosse prende a 
combattere 1'insipienza de'moderni dottrinarii,in livrea e foggia di 
moderati , facendo vedere Tinettezza delle loro teoriche, con le quali 
altro non fanno che tener bordone alle trame dei socialist!, senza a- 
ver per altro il merito di seguirne la logica. I socialist! avendo giu- 
rato di levar dal mondo ogni diritto divino, son condotti da logica 
necessita ad adoprarsi di assaltar da principio la prima istituzione di 
Dio che sono le nozze. Bramando d'abolire ogni societa e giuridica 
relazione tra gli uomini, a ragione cominciano dal pervertire il tipo 
d'ogni socievolezza, il matrimonio. Essi son consapevoli di ci6 che 
fanno, ed operano conformemente allo scopo propostosi. Nel loro 
metodo ci ha connessione di principii e di termine, di premesse e de- 
duzioni, di mezzi e di fine.Dairodio a Dio e ad ogni istituzione so- 
ciale si stendorio alia dissacrazione del matrimonio; e volendogiun- 
ger da ultimo alia sua riprovazione assoluta, prendon le prime mosse 

i Prefazione pag. XXIII. 



436 R1VISTA 

dalla tolleranza provvisoria di un matrimonio puramente civile , 
puramente utilitario. Non cosi i pretesi moderati -, i quali dan colpi 
da orbi , non intendono o fingono di non intendere quel che fan- 
no. Professando di abborrire lo scopo ultimo del socialismo con- 
corrono nondimeno a piantarne le prime basi. Dall' altro lato 
che cosa fanno, che cosa sanno i nostri stupidi dottrinari? Lavo- 
rano di mani e di piedi ad abbattere 1' istituzione divina del con- 
iugio, a dissacrarlo,ateizzarlo,a ridurlo auna mera associazione, 
aun mero contralto civile, cioe aporloin quello stato incuil'indis- 
solubilita divina illogica, T unione spogliata di ogni carattere mo- 
rale, non rimane altro che uno sfogo brutale, o un calcolo d'inte- 
resse commerciale , 1' intervento della legge a regolarne gli effetti, 
diviene una vera prepotenza contro la natural liberta , un atten- 
<( tato alia felicita individuale-, poiche se nel matrimonio non ci e 
vincolo se non civile, se la civil legge ha piena podesta di rego- 
larlo,illegislatore che non concede liberissimolo scambio di unioni 
e di divorzii e il peggior dei tiranni 1. 

Vien poscia a descrivere in alcuni capi l'avvilimento e la perver- 
sione, a cui ridussero F idea del matrimonio i gentili prima del cri- 
stianesimo , e a cui vorrebbero ricondurla i nuovi pagani fondati 
sul concetto protestantico di sottrarlo dall' autorita della Cbiesa. 
L' autore dimostra come siffatta sottrazione recherebbe seco in un 
con la corruzione delle nozze la rovina de' pubblici costumi; i qua- 
li non potran servarsi incontaminati e puri, se non sotto la guida e 
la tutela della cattolica Chiesa , unico usbergo che possa francheg- 
giarli dalla corruzione. Fu gran consiglio di Dio, mettere 1'autori- 
ta di far leggi definitive sul matrimonio in man del Pontefice Ro- 
mano e d'unagerarchiadi celibi, a cui il matrimonio e interdettoin 
modo cosi assoluto, che, ove 1'umana debolezza di cui ogni uomo 
e circondato sulla terra li trascinasse , non mai potrebbero spe- 
rare di velaria con titolo nemmeno colorato di matrimonio. La 
moralita del mondo cristiano ha la massima fra le immaginabili 

\ Partc \, cap. i. 



DELLA STAMPA 1TALIANA 437 

(( guarentigie nelV essere aflidata la tutela, e il rcgolamento del ma- 
trimonio a un corpo di Chiesa docente , infallibile e santo , a un 
capo supremo celibe , senza possibilita d 1 eccezionc. La moralita 
del genere umano non pu6 essere sicura , se non nelle man! del 
Vecchio del Vaticano, come ben osservo il de Maistre *, 

Uno del piii belli tratti di questo egregio lavoro si e laddove nel 
capo 3, 5 e 6 si dimostra: il matrimonio essere essenzialmente reli- 
gioso , eziandio considerate nei soli termini della pura natura. I 
principal! argomenti 1'A. li prende dal perche per le nozze i con- 
traenti fan reciproco dono di loro stessi, disponendo in tal guisa di 
cio di cui 1'uomo non ha vera proprieta o dominio di sorte alcuna. 
II che senza intervento e autorizzazione divina non potrebbe farsi. 
Di piii il matrimonio destinato alia propagazione degli uomini , e 
una vera prosecuzione e continuazione dell' opera creatrice di Dio, 
il quale interviene, non sol come conservatore, e motor primo del- 
le forze naturali, ma come creatore dell' anima ragionevole ed im- 
mortale del generando, e confonde in certa guisa 1'azion sua con 
1'azione delle cause seconde. Le nozze sono destinate a produrre 
non un essere vivente qualunque, ma un essere razionale , son de-- 
stinate a moltiplicare gli adoratori di Dio sulla terra, i glorificatori 
di Lui nei cieli, gli eredi futuri d 1 una beatitudine eterna alia quale 
debbono disporsi nel tempo con una vita virtuosa e santa. 

Ci diletta oltremodo il veder qui un tanto filosofo confermare coi 
suoi luminosi discorsi quella medesima idea del matrimonio cbe noi 
avevamo gia proposta ed inculcata negli articoli, che tempo fa scri- 
vemmo intorno al medesimo subbietto nella prima serie del nostro 
periodico. 

La essenza del matrimonio, secondo cbe sapientemente ragiona il 
nostro autore, non e semplice. Esso di per se e un ufficio di natura, 
un contratto naturale, un alto religioso. La natura ne prepara, per 
cosi dire, la materia, la religione lo forma, la legge politica o socia- 
le lo regola in quanto agli efletti civili che ne conseguitano. 

1 Cap. 3. 



438 R I VISTA 

Stoltamente i politioi alia pagana si fermano suIF idea di contral- 
to. II matrimonio e contralto di natura radicalmenle diversa da lul- 
ti gli altri. Partecipa alia ragion di contralto , in quanto si forma 
per azion libera di persone morali, che consentono in quella scam- 
bievole congiunzione e sponlaneamente ne assumono i dirilti e i 
doveri. In tutto il resto le nozze si dilVerenziano toto coelo dalle con- 
dizioni e dall'indole dei contratli comunemenle intesi. Ondeabnon 
diritto S. Tommaso considera in esse il contralto come causa , il 
vincolo che dal solo contralto non si produce, lo risguarda come 
appartenenle all'essenza del malrimonio. 

11 malrimonio comparve al mondo come la formola risoluliva dt 
tutli i problemi possibili circa Tunibilila dei due sessi, e circa 1'or- 
ganamenlo fondamenlale della sociela umana. Iddio sapienlissi mo- 
rion voile lasciarlo alia invesligazione, agf indovinamenli, ai discor- 
si della pura ragione; ma con azion posiliva Tislilui, ordinollo nelle 
interne sue leggi , il manifesto ad Adamo ispirandogli nel lempo 
slesso rintelligenza della divina sua opera. Iddio, nonl'uomo, e alia 
testa del matrimonio. Per esser sacro un tal atlo non ha mestieri 
di rili e di cerimonie che lo sanlifichino , esse possono congrua- 
menle accompagnarlo, ma non sono necessarie alia sua consacra- 
zione. Come il giuramenlo e alto religiose per se slesso ancorche 
spoglio di qualunque forma esteriore y cosi il medesimo vuol dirsi 
del malrimonio. 

Cio delle nozze riguardale naluralmente ; nella Chiesa poi esse 
son condotle a un ordine sopranriaturale , e salgono a un grado di 
eccellenza assoluta e perfella. Siccome Cristo operando sulla reli- 
gion naturale laelevo a religion crisliana, e rarricchidi nuovi dog- 
mi rivelati; siccome Iramuto il sacerdozio anfico in sacerdoziod'e- 
lezione divina e d'ordinesacramenlale; cosi il simile adopero rispelto 
al malrimonio, elevando 1' anlico allo consensuale e religiose a sa- 
cramenlo della nuova sua legge, e converlendo 1'amor nalurale che 
pria informava quella unione in carita divina. Sicche le nozze sen- 
zaperdere 1' essenza primitiva ricevula nell'Eden si rabbellirono di 
nuova ed assai piii sublime perfezione. Per Cristo il conlrallo stesso 



DELIA STAMPA ITALIANA 

uuziale e sollevato alTesscrc di Sacramento fra crialiani,dove prima 
era mi atto solamente uiiiano (.> iviigioso per lutti gli uoinini. (Juin- 
di il legame eziandio ne e divenuto piii forte; poiche crebbe e si du- 
plico e nobilito rapplicazione della potenza diviiia a Ibrmarlo. Lu in- 
trinseca perfexione del suo elemento religiose ha toccata la massiinii 
altezzaacui poteva pervenire; essendo fatto opera nori solo di crea- 
zione, rna anche di salvazione. Non e pero meraviglia se il matri- 
inonio cristiano sia reso assolutameiite indissolubile per natura; es- 
sendo proprio di ogni cosa die tocca \ apice di sua perfezione il 
trovarsi in uno stato fisso e inalterabile. 

Discorse tali cose , non e difficile T inferire il diritto che ha la 
Chiesa a regolare le uozze come appartenenza esclusiva di sua giu- 
risdizione. L'autore diraostra come Tordinarle sia diritto della Chie- 
sa in forza di tre suoi distinti poteri ; in vigor cioe del poter sociale 
e morale, col quale opera sulle persone contraenti-, in vigor del po- 
ter divino giurisdizionale delle chiavi per cui opera sul vincolo stes- 
so e sulla congiunzione che ne risulta ; in vigor del potere divino 
sacramentale per cui opera sul sacramento. Quand' anche il matri- 
nionio tra'cristiani non avesse ragione di sacramento, non per que- 
$to la Chiesa perderebbe ogni titolo di potesta sopra di esso. Impe- 
rocche le resterebbe sempre il diritto di regolare siffatta bisogna in 
forza del potere che ha di reggere visibilmente la societa universal 
de'fedeli intorno alle azioni moral! , intorno ai grandi interessi della 
religione e del regno di Dio sulla terra e della direzion delle anime 
alia beatitudine della vita avvenire. Quanto piu, essendo il matrimo- 
nio, per la sua elevazione a sacram^nto della legge evangelica, di- 
venuto porzione si principale del divin culto, e stromento di grazia 
santilicante ? 

L'autore ribatte vittoriosamente \" argomento di coloro che ob- 
biettano alia Chiesa la mancanza di forza coattiva ; essendo la forza 
distinta dal diritto, e dovendosi ragionare in modo inverse: la 
Chiesa ha diritto di regolare il matrimonio ; dunque le compete la 
forza di far eseguir le sue leggi. Questa forza sara prestata dai po- 
poli a lei soggetti. Scioglie i cavilli tessuti sulla storia dei secoli 



440 R1VISTA 

anterior! al cristianesimo e sull'esempio dei primi Imperatori, i quali 
stanziarono leggi relative al coniugio. Anzi da questo stesso capo, 
cava prove a rincalzare Fassunto suo. 

Assegna le ragioni per cui nello stato anormale d.el paganesimo , 
i Principi secolari, unica autorita , la men male costituita in forma 
pubblica, poterono attribuirsi uria precaria ingerenza sul matrimo- 
nio. Massimamente, come pare die intenda Fautore, essendo essi 
in quello stato di cose, allresi supremi capi dell' ordine religio- 
so. Le quali ragioni al tutto scomparvero , allorcbe costituita la 
Chiesa furon le cose condotte al loro stato legittimo e collocate nel- 
le loro convenevoli proporzioni. Evidentemente la potesta civile 
non e piu la suprema ne Tunica al mondo; apparendovi la ecclesia- 
stica si altamente e potentemente costituita da Cristo stesso per 
provvedere agT interessi morali e religiosi del genere umano. 

II matrimonio e regolato e retto con mano santa e infallibile dal- 
la Chiesa, a cui Cristo affid6 la cura, non solo di provvedere all'eter- 
na salute degli uomini aiutandoli a fare una buona morte , ma di 
ordinarli e reggerli e rnanodurli perche menino costantemente una 
vita santa e rendano a Dio sulla terra quella gloria, per procurar la 
quale furon creati. II potere civile dee chiamarsi beato di cio, e star 
contento a siffatta ordinazione, senza arrogarsi un ufficio non com- 
messogli -, essendo esso per cosi dire un potere occasionale che ivi 
opera dove trova difetto di altra autorita competente. 

Che se da mala cupidigia travolto il potere civile si arrogasse 
codesta giurisdizione non sua, ei non potrebbe sperare certa e sta- 
bile obbedienza da 1 sudditi. 

' I Cristiani tenuti tutti in coscienza all e leggi di Cristo e della 
Chiesa non potrebbero mai contraddire all'oritologia cristiana, tener 
(( per vincolo cio cbe non lo e o viceversa ne profittare delle largu- 
re die loro venissero offerendo i civili poteri, e questi se son cri- 
stiani non le potrebbero offrire senza delitto *. 

Immensi sono i pericoli die incontra lo Stato nel voler far da se 
in questa materia ; e la Cbiesa col solo togliere F impedimento da 

1 Cap. i4, pag. 189. 



DELIA STAMP A ITALIANA 441 

lei stabilito della clandeslmila , potrebbe in un attimo sconvolgere 
e privare d' efficacia, almeno per la maggioranza, tutte !e leggi ri- 
guardanti il matrimonio civile. 

L'unica parte che puo competere allo Stato si e di disporre de- 
gli efletti civili. Nondimeno anche in cio per far leprgi assennate 
conviene smetterc i non pochi pregiudizii di plenipotenza politica 
cbe ingombrano le menti de 1 legulei : essendo superlativamente 
sragionevole che in tanto vocio che ora si fa della liberta inalienabile 
d'associazione per ogni sorta di motive anchc vizioso , si venga a 
disputare sopra la liberta naturale di associazione matrimoniale e si 
pretenda elidere gli effetti d'un' unione sostanzialmente legittima 
per solo difetto di forma e di legalita politica. 

Ma arrogarsi piii di questo e un temerariamente usurpare e ti- 
rannicamente esercitare un diritto che non si ha. 11 socialismo 
da questo lato triont'a contra i Governi civili, lor dimostrando con 
evidenza irrecusabile che un matrimonio di puro dritto umano e 
irragionevole, e che ogni legame quinci proveniente e un ingiusto 
attentato alia liberta personale. La permissione del divorzio scende 
qual conscguenza legittima dai principii del matrimonio civile ateo. 
La larghezza negl' impediment} non e mai sufficiente a corrispon- 
dere a un principio che non ne autorizza veruno , specialmente 
dove vien posta per idea madre di tutti gli ordina menti civili la 
liberta individuale. 

Per la qual cosa i nostri moderni legislator! che vogliono dissa- 
crare il matrimonio e regolarlo con istituti civili mostrano un'igno- 
ranza incredibile. fi sapientissimo il consiglio che lor da T autore 
ia questi termini : Ora rivolgendoci ai dottrinari piemontesi lor 
diremo che prima di discorrere di matrimonio, necessita vorreb- 
be che stadiassero cio che e matrimonio, cio che sono gli effetli 
civili, cio che vollero, cio che fecero, ci6 che vollero e non pote- 
ron fare, e ci6 che non vollero e pur fecero le legislazioni che pre- 
tendono essi imitare senza conoscerne altro che la nuda scorza * . 

1 Cap. 17, pag. 241. 



4*42 RIVISTA 

Queste e simiglianti cose, che per non troppo allungarci tra- 
lasciamo, Tautore pertratta con una profondita di scienza e di eru- 
dizione veramente meravigliosa, e con purezza di spirito squisita- 
mente cattolico. Molte opere sono uscite in quest! ultimi tempi 
le quali riguardano il matrimonio ; ma nessuna di esse aggua- 
glia la presente per lucidita d' idee , per ampiezza di vedute , per 
solidita di dottrina , per forza di raziocinio. La teorica del Conte 
della Motta e uno di quei libri destinati alia immortalita, e che 
sara letto e lodato finche ci saranno dotti nel mondo. Fu prowi- 
denza di Dio, ch' essa uscisse dalla penna d' un secolare e d' un 
Piemontese , quando nel Piemonte appunto da secolari si mostra 
tanta cecita e tanta passione in questa materia. Questo libro varra 
almeno a toglier loro ogni scusa d' involontario errore e li costrin- 
gera a confessare, che se errano, errano perche vogliono errare. 

Ma in tal caso la loro e una inqualificabile follia , ostinandosi a 
volere ad occhi veggenti traboccar se e la societa loro affidata nel 
piu fatale ed irreparabile precipizio. 

III. 

Due discorsi sacri del Sacerdote GAETANO ALIMONDA Geneva 18o3. 

Ascoltando talvolta e piu spesso leggendo orazioni panegiriche in 
laude di questo o quell' altro eroe cristiano, siamo venuti in pensie- 
ro che da somiglianti sacri discorsi si potrebbe cogliere un frutto di 
piu pratica utilita, che comunemente non si suole. 11 piu delle vol- 
te Toratore appena si propone altro scopo, che di destare la maravi- 
glia degli uditori per le stupende geste del suo lodato; e questo e 
bello, non e certo inutile intendimento, in quanto volendo noi am- 
mirare Iddio nelle sue opere, in nessuna di queste lo possiamo scor- 
gere piu ammirabile, che nelle opere della grazia ed in quel segreto 
lavorio di perfezione, che per quellaEsso innalza nelle anime dei ser- 
vi suoi. Tuttavolta ove non si miri che al maraviglioso , si scontra- 
no due rischi che non e cosa di ognuno lo schivarli: il primo e lo 
scambiare che spesso si fa Tammirazione del lodato con quella del 



BELLA STAMPA ITALIAN A 443 

jodatore; talmente ehe dopo di avcrc udit-a una bone elaborata <>r;t- 
xio!) panegirica, vi avverra di seritire spesso: oh! che bel paneyiriro! 
ma non so qimnte volte avrete udito: oh! che gran Santo! L' altro 
pericolo e che non si ottenga pienamente uno degli scopi precipui, 
"pei quali gli eroi cristiani sono proposti dalla Chiesaalla venerazione 
dei fedeli. La Chiesa stessa professa in cento luoghi della sua liturgia 
cio tarsi per invogliare i cristiani alia imitazione di quelle virtu. Ora 
egli e manifesto che Tammirazione non si ottiene che dall' arduo; e 
Tosi se voi troppo e solamente insistete sopra di questo, correte ri- 
schip di scorare gli animi invece d' invogliarli , sino a non averne 
nella pratica che una sterile ammirazione. Ripetiamo che questa an- 
che sola ha le sue utilita; ma se oltre ad essa potesse ottenersi qual- 
che altra cosa, non sarebbe egli pregio dell' opera il mirare anche a 
questo? 

Di qui ci nacque il pensiero che se le laudazioni cristiane avessero 
sernpre uno scopo pratico, come 1' ebbero presso gli antichi Padri, 
soprattutto Greci, e come lo fecero, forse anche un po 1 soverchio , 
i grandi oratori francesi , la gloria dei Santi non ne scapiterebbe 
nulla , e la edificazi.one dei fedeli se ne vantaggerebbe grandemen- 
te. Ne diciamo gia ch^ del Panegirico si debba fare un discorso 
morale da capo a fondo : qiuesto sarebbe un quasi snaturare la isti- 
tuzione, e fraudare per giuntc? la espettazione degli uditori, i quali 
venuti achiesa in quel giorno , va>g lion o in g ni m do che loro si 
parli del Santo e se ne discorra la vita e se ne magnifichino le vir- 
tuose opere. Diciamo si veramente che a q uesto si pu6 in acconcis- 
sima guisa accoppiare un qualche intendimerito ^ r tico sia d' inna- 
morare d'una virtu speciale, sia di mostrarne l'agevoiv zza dei mezzi 
di fame acquisto, sia di sgombrare dagli animi qualche pregv'udizio; 
<ia di ribadire vigorosamente alcuna di quelle verita maschie e vitali 
che formano la forza ed il decoro del cristianesimo. 

Ora quelto che in noi era un pensiero, se volete ancora un desi- 
derio, ci siamo rallegrati di vedere e con molto accorgimento reca- 
to in pratica nei due 5am discorsi annunciati di opra; edappunto la 
loro singolarita ci haindotto a parlarne. L'uno- ^ in lode di S. Car- 
lo Borromeo , recitato in Geneva il \ Novembre' 1848, nella chiesa 



444 RIV1STA 

di S. Filippo Neri per la festa die se ne celebra dai RR. Missiona- 
rii urLani: 1'altro e in onore di S. Teresa di Gesu recitato in Savo- 
na il 15 Ottobre 1852 nella Chiesa delle monache Carmelitane scal- 
ze. I quali due suggetti erano maravigliosamente adatti allo scopo 
dell'oratore, ragionante in un paese progressive, nel 48 e nel 52 di 
due tra'piu stupendi eroi cristiani, clie allo scapestrare di un secolo 
riformista contrapponesse la Provvidenza. E 1'Alimonda colse con 
singolare destrezza il carattere di Carlo non meno che di Teresa, 
e propose nella prima e nella seconda orazione due concetti ma- 
schi, solenni, grandiosi cosi, che beato il mondo se a suo gran pro 
ne fosse persuaso a' di nostri . Noi non possiamo esporre a dilungo 
la tela dei due discorsi; ma un cenno intorno a ciascuno giovera a 
fare intendere come per essi veggiamo noi satisfatto un nostro voto, 
che i panegirici cioe siano quanto e possibile indiritti a qualche uti- 
lita speculativa o pratica. 

II secolo sestodecimo fu secolo di liiforma ; e con questa malau- 
gurata parola si fece ogni opera per deformare, scardinare, distrug- 
gere quanto di maraviglioso e di celeste avea la Chiesa pel lunga 
lavorio di oltre a dieci secoli faticosamente edificato ; ed in gran 
parte vi si riusci. Ora sapete voi per qual ragione quella parola riusci 
cosi ruinosamente efficace ? Perche era vera : perche realmente vi. 
era bisogno di Riforma nella disciplina scaduta, nella fede illangui- 
dita , nella carita raffreddata. E due Riforme si attuarono quasi al 
tempo stesso neh" Europa : una legittima , santa, salutare da chi n@ 
avea il diritto, il dovere ed i mezzi; e si com pi nel Concilio di Trento 
con quei frutti di benedizione di cui godiamo fino a' di nostri. 
L'altra fu consummata da ribellanti e vituperosi eresiarchi, cbe tutto 
sconvolsero nell' Europa settentrionale ; e ihtrisala di sangue la la- 
sciarono a rugumare seco medesima i suoi rancori e le sue sventure. 
Questa fu rappresentata da Martin Lutero e dai suoi consorti che ne 
emularono senza vincerne 1'impudente cinismo ed il satanico orgo- 
glio. Di quella fu il piu caldo promotore e diciamo cosi il piu solerte 
attuatore S. Carlo Borrorneo} il quale insegn6 come si debbano 
promuovere nella Chiesa le vere e salutari riforme. Egli lo fece sot- 
to 1' indirizzo della Chiesa , coll' autorita del carattere episcopale , 



BELLA STAMPA ITALIAXA 4io 

con una stupenda santita di vita , con uno spogliarnento perfetto di 
se e delle sue cose, con un vigore di animo die appariva piii rnira- 
biie perche congiunto ad una umiltu di cuore cosi profonda , cosi 
intiniamente sentita , che i profani , usi a sconoscer la croce , per 
poco non la direbbero abbiettezza. Con questi inezzi si pole dire 
non solo di avere lui riformato, ma di avere rigenerato il suo gregge 
giusta quella parola dell' Apostolo , tolta a testo del panegirico : In 
Christo Icsu per Evangelium ego vos genui (i Cor. 4j. Se di questa 
grande verita fossero i noslri popoli persuasi , non ci sarebbe a te- 
mere di vederli sedotti al grido ipocrita di Riforma , che scagliasi 
cosi spesso in volto alia Chiesa di Dio. Mostrino la loro missione, la 
loro autorita, e meglio ancora la santita della loro vita e le maravi- 
glie delle loro opere. Di somiglianti Riformatori la Chiesa, non che 
temerli, fa voti perche la Provvidenza gliene mandi ; e non e forse 
ultima noslra sventura la penuria che il nostro secolo ne patisce. 
Ma lin che a predicar Riforma sono uomini che essi pei primi ne 
han bisogno per non dir peggio , quel grido e un insulto non tanto 
alia Chiesa, quanto ai popoli che tanto spesso ne restaron vittime. 

Quasi sullo stesso andamento 6 condotta la orazione panegirica di 
S. Teresa, la quale e dimostrata siccome un contrapposto vivo e par- 
lante al protestantesimo che in quel secolo si allargava. quella dua- 
lita maravigliosa della verita e dell' errore , della virtu e del vizio, 
del bene in somma e del male; la quale TOratore ha vedutoin quelle 
parole deh" Ecclesiaste : Contra malum bonum est . . . duo et duo 
el unum contra unum (cap. XXXIII) ; che e 1'epigrafe messa dal- 
Tautore in fronte al secondo discorso. Lo spirito di assoluta e sbri- 
gliata indipendenza, lo spirito di sensualita animalesca, lo spiri-- 
to di effrenata cupidigia, che tutti sj assommano nell' orgoglio, 
furono gli strumenti piu poderosi messi in giuoco dal protestantesi- 
mo nascente. Ed a quello contrappose la Provvidenza nella sempli- 
cetta fanciulla di Avila uno spirito di sommissione illimitata a Dio ed 
alia Chiesa, di celeste sublimissima contemplazione, di aitissime ed 
incessant! soflerenze , il quale spirito ultimamente mette capo e 
radice nella umilta del cuore. Cosi si pot& fare di Teresa una di 
quelle sublimi anime che lasciano orme indelebili sulla terra onde 



446 RIVISTA 

passarono-, ed eterne le vi laseio quella eroina decoro del suo sesso 
e delta sua patria. Pereune eredita di ailetli e di virtu ha essa lascia- 
to nella memoria della meravigliosa sua vita, nella famiglia religio- 
sa dell 1 uno e dell 1 altro sesso, con esempio unico, per lei istituita , 
e nei moltiplici suoi scritti, die saranno sempre un pascolo doiris- 
simo alle anime pie e potrebbero essere una rugiada celeste a riu- 
frenare gli animi concitati e bollenti della eta moderna. 

Di questi due discorsi noi di tutta la nostra volonta ci gratulianio 
coll' egregio sacerdote che pronunziolli. Se vi avessimo trovato un 
eloquio che , oltre all' essere forbito come e , fosse alquanto piu 
sciolto , ed una distribuzione di materie meglio divisata ( pivui 
che senza fallo l'A. si acquistera coll' esercizio ) , noi non dubi- 
teremmo di darle a modello di quella maniera di sacre laudazioni , 
-che noi , come dicemmo da principio , desidereremmo vedere in- 
trodotta in Italia. Ad ogni modo anche cosi Tesempio e ottimo ; ed 
il leggerlo ci ha confortato da una non lieve pena : che veramente e 
dolore insopportabile il veder fatta la divina parola strumenlo da 
mettere in onore le esorbitanze del proprio cervello e spesso del pro- 
prio partito. Se questo dolore ci trasse dalla penna severe animav- 
versioni sul panegirico di S. Giovanni Oisostomo; siamo lieti che 
nello stesso quaderno ci si sia porto il destro di parlare bene altri- 
menti di due altri discorsi dello stesso genere, ma condotti con fine 
con forme del tutto diverse. 

IV. 

ritica degU Evangeli di A. BIANCHI GIOVINI Zurigo (o Torino?) 

due volumi in 8. 1853. 



Questo scipito parabolano * dopo aver insultato il Vicario di Cri- 
sto colla sua storia de' Papi , vero tessuto di scempiaggini e di 

1 I nostri lettori sanuo che somiglianli parole non ci sogliono uscir della 

penna ; ma se questa volta la ci siam sentita strappare quasi nostro malgrado 

dalla bocca, ci vorran perdonare se la lasciamo tal quale e uscita. Se non te- 

messimo d' invitarli ad uno scandalo diremmo loro : leggete e giudicate poi se 

si potea usare maggiore riserbo. 



BELLA STAMPA ITALIANA 447 

calunnio. passa ora con qtu-sta sua ultima scritturaccia ad insnltare 
ilirctlamcnlc Tn.s/o A ON fro Siynorc. 

Molti libri perversi siam costretti a Irirgviv per obbligo del no- 
stro ufficio , e ci sembra in diverse genere di essm> come quegH 
antichi Cont'essori , damnati ad bestias. Ma un libro piu infame e 
impudente di questo non ci era finora capitato alle mani. Basti di- 
re. < lie in esso si raccolgono, arraflate di qua e di la , tutte le stra- 
vaganze, le menzogne, i delirii scritti dai principal! empi contro la 
divinita di Cristo , le prerogative della SS. Vergine , la veracita dei 
>anli Evangeli. La penna ricusa di registrare . anclie solo accen- 
nando 1' empie e schifose goflaggini di die tutto il libro e infarcito. 
Ogni pagina in die , aprendolo a caso , ti scontri da capo ad ima 
ribocca di bestemmie. A larne il vero riassunto , e darne la vera 
idea, basterebbe scrivervi sul frontispizio la parola segnata in fron- 
te alia bestia dell 1 Apocalisse : BLASPHEMIA 1. 

Gettandovi gli occbi sopra ti senti comprimere da orrore -, in 
(juanto quelle etirte spirano un certo die di satanico, e quasi esala- 
no mi puz/o infernale come se vergate fussero dalla penna stessa 
d' uno degli spiriti neri. 

lo bo sempre riso leggendo il Canto XXXII deir Inferno di Dante, 
e mi e sembrata una delle piu ardite fantasie poetiche quella di fin- 
ger persone che m anima in Cotito yia si bagnano , ed in corpo 
sembrino vivere ancor di sopra per qualcbe demonio che ne invasi 
e ne governi le membra. 

Ma^a voler dire il vero , da qualcbe tempo in qua ho cominciato 
a sospettare della probabilita almen della cosa. Imperocche in altra 
forma e malagevole a spiegarsi il diabolico furore e 1' odio a Dio ed 
alia Chiesa che si manifesta in alcuni uomini dei giorni nostri. Ci si 
vede manifestamente un'empieta piu che umana, e che ha per fermo 
qualche cosa deirultramondano e del preternaturale. Essi non sem- 
brano bestemmiare per ignoranza o per passione , ma bestemmia- 
no ad occbi veggenti , a sangue freddo , con volto infrunito , con 

1 El super capita eitis numina blasphemiae. Ap. XIII, \. 



448 R I VIST A 

coscienza omai cauterizzata e inaccessibile al rimorso , con tutte le 
qualita insomma d' uno spirito confermato nella malizia. Se non 
sono invasati veramente da qualche demonio, almeno convien dire, 
rhe spontaneamente gli si sono dati in balia per guisa che ne se~ 
condino a rotta ogni impulso. 

E veramente che 1' infelice scrittore di cui parliamo sia preso da 
questa mania di bestemmiare alia disperata , pare clie lo confessi 
egli stesso la dove rimproverando coloro che foggiandosi un Catto- 
licismo com' essi dicono razionale , voglieno essere ne tutto eretici 
ne tutto cattolici, cosi conchiude: Poiche dunque per voler essere 
ragionevoli e forza di essere eretico , val meglio esserlo in tutto , 
<c anzi che per meta, e non perdere il tempo a sognare inutili tem- 
peramenti che non conducono a verun risultato 1 . 

Avete inteso ? II miserabile per vaghezza di essere ragionevole 
(che tolto il gergo significa essere folleggiante dietro i deliri della 
propria stoltezza) sceglie d' essere eretico in tutto e senza tempera- 
menti. II sia pure , e gli faccia buon pro. Ma perche insozzare le 
carte di tante bestemmie e con esse tormentare gli orecchi di un 
popolo cattolico che a lui , fuggiasco ancora dalla Svizzera per is- 
croccherie quivi commesse , troppo generosamente da ospitalita e 
mezzi da vivere? Per desiderio, ci rispondera , di far proseliti , e 
indurre altri ad imitarlo nella eresia totale. Bene sta; e questo ap- 
punto il desiderio eziandio del Diavolo, e degno e che quei i quali 
ne seguono lo spirito s' ingegnino ad ogni costo di contentarlo: vos 
ex patre Diabolo estis, et desideria patris vestri vultis facere 2 ; tutto 
ci6 s' intende ottimamente 3. 

1 Tomo II, Conclusione. 

2 IOANNIS XIII, 44. 

3 fi poi goffamente ridicolo quel . fogliettaccio della Gazzetta del Popolo 
(num. 91 del 20 Aprile) allorche ripete leistanze di Bianchi-Giovini ai Vesco- 
vi e agli scrittori cattolici perche rispondano all'infame libcllo. Se siete il sale 
della terra, su mettetevi all' opera. Ma, caro il mio giornalastro, che volete 
salare in quella sentina di menzogne e di bestemmie e rispetto a certi cuori 
incancremti nella malvagita. Per salare con frutto convien che si trovi una 



DELLA STAMPA ITALIANA 449 

Ma quello che in niuna guisa s' intende , si e la insigne melen- 
saggine (per non dir peggio) di coloro, i quali dovrebbero per uffi- 
cio premunire i popoli loro affidati dall'assalto della empieta . almeno 
cosi smascherata e sfacciatamente proterva. Vi vuol altro che dire 
non essere abbastanza dotti in teologia , per poler definire fin dove 
il riguardo verso la religione debba arreslarsi ! Per non accorgersi di 
queste bestemmie bisogna ignorare le prime nozioni del Catechismo. 
Vi vuol altro che dire che gli agenti di polizia lasciano passare ogni 
sorta di libri per non aver il tempo di leggerli occupati come sono in 
adempire il loro ufficio diretlo. Questo tempo si trova per altro , 
quando trattasi di libri che non vituperano la religione , ma la di- 
fendono ; non propagano T empieta , ma la combattono. Allora gli 
agenti di polizia non ostante le cure del loro ufficio diretto , trp- 
vano tempo per leggere gli scritti provenienti dall' estero , e la 
educazione necessaria non solo per giudicarne , ma eziandio per 
sequestrarli. Allora le persone alto locate, quantunque laiche, si 
sentono tuttavia si dotte in 'teologia che possano determinar su due 
piedi fino a qual punto dee giungere il riguardo alia religione ; e 
provano tanta tenerezza pel bene politico, in lor sentenza, che a 
farlo fiorire non credono piu conducenle la tolleranza ne che il sue 
miglior bene in un paese di libertd debba nascere dalla libera discus- 
sione. No , queste e simiglianti fandonie sono buone solamente 
quando trattasi di lasciar lenta la briglia sul collo della immoralita 
e della miscredenza. Allora solamente fioccano per esse i bene i 
bravo dalla bocca de' nostri sapienti barbassori, a' quali sono aifidati 
piu che la materiale prosperita i costumi dalla nazione. Ahi quante 
r volte menlita est iniquitas sibi ! 



materia capace, altrimenti si ci perde la spesa e la fatica. L'opera puo impren- 
dersi finche le carni son fresche. Ma se esse sieno gia fetide e iinpuridite , che 
volete piu salare? Non altro partito vi resta che gettarle in una cloaca. Ci si 
pensi un pochino, e si vedra clic questa immagine benche mi po" vulgure qui 
a meraviglia. 

Serie //, wl 11. 29 



CRONACA 

CONTEMPORANEA 



Roma 16 Maggio 1853. 



I. 
COSE ITALIANS. 

STATI PONTIFICH. 1. Una beatificazione. 2. Libri proibiti. 3. Morte del 
P. G. Roothaan. 

1 . Nella prima domenica di Maggio e primo del mese vide Roma uno 
di que' pii e magnifici spettacoli di cui el la sola e il teatro : la beati- 
ficazione del V. Paolo dellaCroce, fondatore dei Passionisti, in S. Pie- 
tro. Quel grandiose tempio si altamente adorno in tutti i di, e incre- 
dibile quanto apparve allpra maestoso e venerando. Dall' altare papale 
fino alia cattedra di S. Pietro ogni cosa era nobilmente parata. I muri 
ed i pilastri dell'abside sino ai due primi piloni della gran cupola tutti 
erano messi a vaghi ornamenti : e i due vasti cerchi lateral! giravano 
cx)n gran disciplina ricchi e maesiosi padiglioni di velluto che lascian- 
do cadere a piu riprese pomposi seni, faceano di se mirabil mostra. 
Sotto essi sopra fondo qua e la sparso di fiori, eran dipinte a gran ri- 
salto dall'una parte 1'arma ponlificia, dall'altra quella dell'Ordine del 
Beato. Ai due gran piloni poi solto le logge scorgeansi, in due gran 
quadri , i miracoli approval! dalla Congregazione de' Riti per la bea- 
lificazione. Ma al mezzo erano piu propriamente tratti allo spettacolo 
piu bello gli sguardi di tutli. Un' immensa raggiera di piu colori a 
veli finissimi e vagamente trasparenti d' una incredibile svellezza dif- 
fondeva aH'mtorno una soavissima luce, che parea partire dal centro, 
a cosi dire, luminoso. In esso era il Beato cui giravano intorno stelle 
lucenli, e cui angeli festanti con in mano gli strunienti della Passions 



CRONACA CONTEMPORANEA 45i 

seguivano. Tutto poi lo spazio che era ornato a festa sfavillava di vivis- 
sima luce, che d' ogni parte veuiva dalle tante ftammelle collocate a 
bellissimi compartimenti di cornucopie, di lampadarii, dicandelabri e 
somiglianti con una copia portentosa. AH'interno del tempio rispon- 
dea coll' ornato 1'eslerno che avea sulla gran facciata un dipinto rap- 
presentante un prodigio della vita, il Beato cioe che con unCrocifisso in 
mano arresta i furori d' un bifolco che vuol ucciderlo , e fa cadere 
ginocchioni i buoi che conduce : e sulla porta maggiore un altro che 
figurava il Beato medesimo che dagli angioli era elevato in gloria. 
Alle porte laterali poi, in simmetria col mezzo, eranvi due cartelloni 
con passi della Scrittura a grandi lettere , che erano accomodati alia 
solennita del giorno. 

La maestosa ceremonia si compi nella consueta maniera; ma parr 
molto maggiore del consueto la folia dell'imrnenso popolo , chefavo- 
rito ancora da limpido cielo, accorse a venerare il Beato ed a goder* 
quell' apparato magniflco. 

2. Con un decreto del 26 Aprile sono stati messi all'Indice i se- 
guenti libri : Critica degli Evangeli di A. Bianchi-Giovini. Opus tarn 
reprobatum damnatumque in Regula II. Indicts ut alia id genus nefa- 
ria et contemnenda haereticorum scripta , cuiusmodi nuperrimum cui 
titulus: Esposto del principal! motivi che mi hanno indotto ad uscire 
dalla Chiesa Bomana , di Trivier , traduzione dal francese. Deer. 26 
Aprilis 1853. 

Sur la situation de I' Eg Use Gallicane relativement au droitCoutu- 
mier. Memoire adressee a 1' Episcopal. Deer. eod. 

Istituzione di Dogmatica Teologia, trattato isagogico del sacerdote 
Antonio Criscuoli. Deer. eod. 

Compendio de la defensa de la autoridad de los gobiernos contra las 
pretenciones de la Curia Romana por Francisco de Paula G. Vigil. Li- 
ma 1852. Deer. S. Oft. Feria IV. 2 Martii 1853. 

1 diciones d la defensa de la autoridad de los gobiernos contra las 
pretenciones de la Curia Romana por Francisco de Paula G: Vigil. 
Lima 1852. Deer. eod. 

Auctor Opusculi Adresse au Pape Pie IX sur la necessite d' une 
reforme religieuse, par M. 1'Abbe C. Thions. Prohib. Deer, diei 15 
Aprilis 1848. Aucfar laudabiliter se subiecit. 

3. Compiamo atto di pieta filiale comunicando ai lettori un domesti- 
o nostro lutto, e imitandoli a cong^iungere le loro alle nostre pre- 
^hiere per I'esUnto. La domenica 8 del corrente Maggio rese 1'anima 
al Creatore il P. Giovanni Boothaan Preposito generale della Compa- 
gnia di Gesu. Nato di cattolica especchiata famiglia in Amsterdam il di 
23 Nov. 1785 entro nella Compagnia in Bussia nel 1804, ricco di bella 
istruzione e di speranze, non per se, ma per 1'Ordine religioso cui dava 



452 CRONACA 

il nome. Assunto all'universale governo di questo il 9 Luglio 1829ne 
porlo il peso con rassegnazione da forte, e ne compi i doveri con fedel- 
ta eprudenza, edificando colla esemplarita della vita cui reggeva col- 
1'autorila dell'uffizio. Ebbe anni tranquilli, ed in quelli si occupo spe- 
cialmente ad allargare le missioni straniere ed a promuovere lo studio 
e 1'uso degli esercizii spirituali di S. Ignazio; traverse anni tempeslosi, 
ed uscito d' Italia ne colse il destro di visitare i suoi figli longinqui, e 
franco com' era nei moderni idiomi con quasi tutli pote parlare il pro- 
prio: tomato alia sua sede ebbe come un presentimento del non Ion- 
tano suo fine, ed egli medesimo intimo la Generale Congregazione die 
gli avrebbe dato il successore, abbreviando cosi 1' orbita della famiglia, 
cui sapeva serbata a lotte non consolate che dalla speranza di ui* 
eterno trionfo. All' antico candore neerlandese accoppio accortezza 
di consiglio e conoscenza ragionata del tempi in che visse: 1'aspetto 
severamente dignitoso, che comandava ossequio, tempero con insi- 
gne affabilita di maniere che gli guadagnavano il cuore. II mondo non 
ne conobbe il nome, che per le codarde ed illiberali maldicenze di chi 
scagliandole al capo si avvisava ferirne 1'intero corpo; ma n'ebbe la 
sua memoria largo compenso nello spontaneo afFoltarsi d' ogni ma- 
niera gente a lie modeste esequie celebrategli, per antica consuetudine 
di carita, dal santo e dotto Ordine dei Predicatori. Ora che la Chiesa 
olandese e provata da fiera battaglia , facciamo voti che questo suo 
figlio raccolto nel seno di Dio le impetri libertaepace diuturna. 

NAPOLI. (Nostra Corrispondenza) i. LatomLa di Cristina di Savoia. 2. II 
miracolo di S. Gennaro. 3. Opere pubbliche. 4. Un dipinto . 

1 . Sono alcuni mesi da che in Napoli prima, poscia in molti giornali 
italiani e stranieri cominciossi a parlare di segni prodigiosi , onde la 
Provvidenza mostrerebbe di avere in ispeciale benedizione la memoria 
<Ji Maria Cristina di Savoia gia Regina di Napoli e madre del Princi- 
pe eredilario. In occasione del riconoscersene il cadavere, furonvi 
gravi ragioni di crederlo conservato prodigiosamenle in un ; interezza 
die non suolsi ottenere coi consueti processrchimici; quindi le gra- 
zie che Iddio largiva a molti preganti alia tomba di lei facevano ve- 
nire in isperanza che in un' eta cosi irriverente e sconoscitrice della 
regale autorita, volesse Iddio all' occhio dei popoli decorarla di una 
imova aureola concedendo gli onori degli altari ad una figlia , sposa 
e madre di Re. A noi, cui non era ascosa la fama delle ammirabili 
virtu onde Cristina fu cosi cara e riverita vivente e fu cosi altamen- 
te compianta quando manco cosi immatura all' amore del regale 
Consorte ed alle speranze del Regno, a noi, diciamo, quel pensiero 
era caro e unimmo i nostri ai voli dei lanti che lo sospirano. Ma e 



CONTEMPORANEA 453 

agevole intendere per quail molivi di dilieato riserbo noi giudicammo 
fin qui di astenerci da quahinquc relazione delle grazie che si con- 
tavano piu a voce di popolo, che con documenli da appagare una cri- 
tica anche severa. Ma oggimai le cose sono a tal termine , che noi 
stimeremmo mancare al nostro debito, se non ci affreUassimo di co- 
municarle ai nostri Jettori. 

Abbiamo sott' occhio tre atteslazioni sottoscritte da altrettanti dei 
piu ripulati professori napolitani: il Dott. Emmanuele Raimo, il Dolt. 
Pietro Ramaglia, il Doll. Comm. Manfre. Da essi si raccoglie come il 
sis;. Nicola Amitrano per grave malaltia nervosa sostenuta da discra- 
sia umorale d' indole scoi butica complicala con affezione all' epate , 
condotto a pericolo di vita fino ad avere uopo degli ullimi Sacra- 
menti, fu interamente guarito la sera del 2 Marzo con niente altro che 
raccomandarsi alia defunta Regina e visitarne la tomba. 

Ci e stata altresi trasmessa un' attestazione sottoscritta da quattro 
stimabilissimi professor! medicochirurgi, i sigg. Campagnano, Crispi- 
no, Festeggiano e Bergamo; i quali tutti contano di una grave malat- 
tia sostenuta alia mano sinistra da una religiosa per nome Maria As- 
sunta De Curtis. La malattia stata per cinque mesi ricalcitrante a tulte 
le cure adoperatevi intorno da' quattro nominati professori, fino a 
far temere a qualcuno di essi che si sarebbe dovuto venire all' estre- 
mo dell'amputazione, fu trovata scomparsa affatto dai detti professor! 
il giorno 21 del passato Aprile: e se ne senta il modo dal nostro me- 
desimo corrispondenle. 

II modo della guarigione accennata costa sopra fu il seguente, che io 
udii da parecchi conoscenti della sanata. II morbo crescea minaccioso e 
crudelmente martoriava la inferma. Ella il giorno tredici gemea nelle 
trafitture de' suoi dolori , quando un' arnica le consiglio una novena 
d' alcune preci con che implorare la intercessione della veneranda 
Maria Cristina, e le ne applico sovra la fasciatura della mano una ima- 
ginetta. La dolente prego , ma tranquillamente , senza entusiasmo , 
senza quasi desiderio di ottener sanita , alia quale faceala pressoche 
indifferente una piissima rassegnazione. Finita la preghiera, si volge 
all' arnica e le dice die non sentia piii alcun dolore. Sfasciano la ma- 
no, la rinvengono guarita, e solo immobili alcune articolazioni delle 
dita. Si volgono alia loro proteggitrice con quella fede che non co- 
nosce ceremoniale, e le dicono: avete incominciata la grazia, bisogna 
compirla. Toccano le dita con la sacra imagine. Immediatamente il 
movimento e libero, vigoroso, sano. I medici soprannomati osserva- 
rono, e sentenziarono come leggeste. Sarebbe molto difficile il dubi- 
tar di questo prodigio. 

2. II giorno trenta di Aprile , sabato precedente alia prima dome- 
nica di Maggio, fu recato, con la consueta solennissima processione, 



454 CRONACA 

il Sangue del nostro Protettor S. Gennaro dalla Cattedrale allachiesa 
di santa Chiara. Incomincio la liquefazione lungo la via. Nella chiesa 
dopo nove minuti di preghiera si liquefece in gran parte , lasciando 
un massello informe non isciolto. Nel ritorno si coagulo di bel nuovo. 
Giunto alia Cattedrale, torno a liquefarsi, IT; a con un gloho non pic- 
ciolo e visibilissimo. Riposto nel Tesoro si liquefece interamente. 
Non aggiungiamo i prognostici degli osservatori per non dare altre 
occasion! di bestemmie alia Gazzetta del Popolo ed alia Opinions: 
dal detto fin qui'n-e hanno abbastanza. 

3. Dalla narrazion de' portenti trapassiamo ad alcune opere pub- 
bliche. Con molta sapienza, ed approvazione universale sidecretaro- 
no due strade nuove dentro la citta. L' una dalla riviera di CUiaia 
salira per sotto S. Martino e S. Elmo, e radendo S.* Lucia del Monte, 
e tagliando la via dell' Infrascata camminera insino al tondo sotto a 
Capodimonte. Ad intendere 1' amenila di questa via bastera \\ dire 
ch'ella sara la incantevole veduta di S. Martino prolungata per circa 
due miglia. L' altra e un traforo o, come oggi dicono, un tunnel , il 
quale dalla piazza del palagio reale addentrandosi nella collina di 
Pizzofalcone sbocchera sulla riviera di Chiaia presso la Vittoria. Que- 
sta via sotterranea ornata di marciapiedi, e d'una spina su cui sorge- 
ranno candelabri per la luce gassosa, raddoppiera la comunicazione 
tra i piu che cento mila abitanti al di la del ponte di Chiaia e i tre- 
cento e piu mila vivenli di qua, comunicazione finora incomoda 
perche tulta dentro la sola via di Chiaia corrente lungo la gola che 
divide le due alte colline di Pizzofalcone e di Sant'Elmo. 

Un'altra opera di grande pubblica utilita, e gia compiuta, si e 1'aver 
acconciato il grande palazzo di Tarsia per guisa da ricevere comoda- 
mente la esposizione industriale di tutto il regno che si aprira il gior- 
no primo di Giugno, e della quale vi scrivero a suo tempo. 

4. Finiro con aggiugnere a questo cenno intorno alle arti indu- 
stria li poche parole intorno alle opere delle arti belle. Ho veduto 
gia condotto a perfezione il san Francesco nell' Alvernia , paesaggio 
del cavaliere Gabriele Smargiassi. E una meraviglia. Lo spettatore 
vede il Santo in orazione sotto il ciglione d' una rupe ignuda, ed at- 
torno altre rupi boscose ed una vegetazione severa di muschl e card! 
spine; ma come 1'orizzonte si dHala ecco fughe di colline ombrate 
da selvette sotto un cielo che pez/ato di nuvoli pur scintilla e sorride. 
Sono pregi di questo grande lavoro; 1. Un cotal mescolamento di 
orrido e di ameno qual si conviene alia Toscana e al soavissimo pe- 
nitente d' Assisi 2. Una varieta s\ unita che ti piace 1'insieme , e ti 
rapiscono i particolari. 3. Una esecuzione s\ felice che il vero non & 
piu vero del dipinto. 



CONTEMPORANEA. 

STATI SARDI. (Da nostra corrispondenza) \. Leggi cd episodii parlamentari. 
2. Paure e dicerie; mcnc mazziniane. 3. Lo Statute ; la milizia nazio- 
nalc; il Municipio di Torino. 4. Furto s;u:ril<!;;o; propaganda immorale; 
il couiunismo in pratica. 5. Fenoineni