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Full text of "Archivio storico italiano"

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ARCHIVIO 

STORICO ITALIANO 

FONDATO DA G. P. VIEUSSEUX 



K CilMIM'ATO 



A CL'KA DELLA IL DLPLI AZIONE DI STOUIA PATIUa 



PtR I.B I'HOVINCIE 



DELLA TOSCANA, DELL'UMBRIA E DELLE MARCHE 



OUliNTA SERIE. 



Tomo III. — Anno 1889 






L\ FIRENZE 

PRESSO G. P. VIEUSSEUX 
Coi tipi di M. Cellini e C. 

ISS!) 



■Dq- 



ATTI DELLA R. DEPUTAZIONE 



DECRETI REALI. 



— Con decreto del 17 maggio 1888 S. M. il Re si è compiaciuto 
di confermare per un quinquennio a Presidente di questa R. Depu- 
tazione il comm. Marco Tabarrini senatore del Regno. 

— Con reali decreti della stessa data sono state approvate Ir 
nomine, fatto ncll' adunanza generale del 18 marzo 1888, del 
comm. Cesare Guasti a Vicepresidente per Firenze, del conte 
cav. Luigi Fumi a Vicepresidente per l'Umbria, del cav. prof. 
Cesare Paoli a Segretario. 

— Con altri decreti di pari data hanno ottenuto la nomina 
regia i sigg. comm. prof G. F. G amurrini, comm. prof. B. Mal- 
fatti, cav. G. E. Saltini, e conte Cesare Sardi, proposti ed 
eletti a soci ordinari nella mentovata adunanza. 



RELAZIONE ZDEKAUER. 



Nella predetta adunanza del 18 marzo fu letta (come giù an- 
nunziammo) una proposta del D."" Ludovico Zdbkauer per la pub- 
blicazione di un Codice diplomatico pistoiese dal secolo Vili al- 
l'anno 1206 ; e venne approvata ed unanimità. Tale proposta si 
conteneva nella seguente Relazione, che il Consiglio Direttivo ha 
stimato utile di pubblicare. 

La storia della città di Pistoia nel medio evo è sino ad ora fondata 
principalmente sulle Istorie pistoiesi e sulle relazioni di Dino Compagni ; 
essa nasce vei-so 1' anno 1300 e precisamente coli' assedio della città negli 
anni 1305 e 1306. L'assedio però, che forma finora il fatto più celebre nei 
suoi annali, decise la sorte della città, segnando la caduta completa della 
pubblica libertà, in modo che da ora in poi la vita politica del Comune si 
può dire parte integrante della vita fiorentina. Da questo punto prendono 



IV ATTI DELLA R. DEPUTAZIONE 

per noi principio i suoi annali, ma la storia del Comune indipendente e 
libero è ancora da farsi. 

Pochissimi sono i cenni, che danno sul tempo precedente la cronaca di 
Dino, le Istorie pistoiesi e quegli altri autori, i quali come il Villani, To- 
lomeo di Lucca ed il vicentino Ferreto, riferirono sulla storia di Pistoia 
antica. Soltanto nel sec. XV Giannozzo Manetti abbozzò una Cronaca pistoiese 
completa, nella quale volle dare una storia intiera della città : ma egli si ap- 
poggiò per r epoca antica principalmente su Giovanni Villani, e non ci diede 
quasi nulla di nuovo. 

Vero si è che la vita letteraria dei sec. XVI, XVII e XVIII produ.s- 
se alcune opere - in parte edite, come quelle del Fioravanti e del Salvi, 
in parte inedite, come quelle del Borelli, del Alfaruoli e del Foi'tegaierri - 
che l'ondandosi sullo studio di alcune fonti diplomatiche volevano dare una 
vera e completa storia del comune : ma sia che questi autori lavorassero 
con preconcetti, sia che lo stato in cui si trovava allora T arte diplomatica, 
non permettesse loro di trarre tutto il profitto dai documenti : il fatto si è, 
che nessuno di questi autori produsse un' opera soddisfacente e che abbia 
esaurito il soggetto in modo da potere servire d'appoggio per ulteriori studi 
su Firenze, sulla Toscana, e siiUa storia italiana in generale. 

Infatti un tale compito non può essere raggiunto senza un fondamento 
sicuro, come per ora nelle cronache e nelle altre fónti edite non esiste. 
Delle carte pistoiesi - tranne quelle contenute nella opera tumultuaria dello 
Zaccaria, negli « Annali » del Savioli, in Rena e Camici, nel Muratori, e 
quelle antichissime di S. Bartolommeo, di cui si occuparono il Brunetti ed 
i moderni - poche sono pubblicate e conosciute. 

Eppure la storia di Pistoia nei sec. XI, XII e XIII ha un* interesse spe- 
ciale ed è di sommo momento. Giacché le sue relazioni con Lucca e Pisa 
in questi tre secoli, poi con Bologna, finalmente nel sec. XIII con Firenze, 
palesano una serie di fatti, dei quali altrove non esiste notizia : ed i suoi do- 
cumenti, conservati per una fortuna strana nel modo più jierfetto, gareggiano 
quanto airantichità con quelli di Lucca, sorpassano in numero quelli di Pi- 
sa, e completano per una serie di fatti quelli di Firenze. 

Alla conservazione dei documenti di Pistoia ha giovato la sorte infelice 
della città e l'avere perduto - per cosi dire - vita propria assai presto que- 
sto comune. Esso non potè inspirare nessuno dei grandi annalisti del trecen- 
to ; le sue carte solamente, levate dal vortice degli avvenimenti politici, si 
sono conservate. Essendo quindi lo stato della tradizione storica quello che 
si disse, la principale ed unica base per le indagini sul comune antico di 
Pistoia sta nelle sue carte diplomatiche. 

La compilazione di un Codice Diplomatico Pistoiese offre varie difficoltii, 
cagionate in parte da cause esteriori, in parte dalla natura del soggetto. Però 
nessuna di queste difficoltà è abbastanza grande, per ritenere temeraria una 
impresa, nella quale altre città - e di minore importanza - ci precedettero; 
tanto pili in questo momento, che l'interesse per la scienza storica, la sete 
delle fonti genuine ed un risorgimento manifesto dell' arte diplomatica inco- 
i-aggiano e facilitano le indagini. 

Le difficoltà esterne stanno anzi tutto nella dispersione dei diplomi. L'Ar- 
chivio di Stato in Firenze sulla fine del secolo passato venne in possesso del 
maggior numero delle carte pistoiesi : ma una parte non indifferente di esse 



ATTI DKl.I.A i;. I»i:i'l TAZIDNK V 

rimase a Pistoia, e quella ora conservata a Firenze è distinta sotto singole pro- 
venienze, che spesso al)bracciano diverse orii-'ini e die vogliono essere ana- 
lizzate : il che diventa possibile solamente per mezzo e coli' aiuto di quelle 
carte, che si trovano ancora a Pistoia. Sarebbe quindi d' uopo di formare 
fondi uniti dalla massa fiorentina e da quella pistoiese. 

L'Opera di San Jacopo conserva ancora una serie di documenti diploma- 
tici di somma importanza per la storia interna e specialmente per la costitu- 
zione del comune ; il Capitolo della Cattedrale di S. Zeno ha un cartulario 
del sec. XII, di cui è conosciuto poco jiiù che il nome « Libro della cro- 
ce »; la Società de' preti possiede un libro copiale del 1328, ora conservato 
a Pistoia al Subeconomato dei benefizi vacanti e che registra documenti sino 
dai primi del Dugento. mentre le carte della Societji stessa a Firenze stanno 
indistinte nella provenienza « Patrimonio ecclesiastico »; l'Ospedale del Ceppo, 
diversi altri Enti morali e molti Archivi di famiglie storiche conservano di- 
])lomi, fra cui se ne trovano degli antichissimi, di grande valore. Oltre a ciò, nel 
Comune stanno le pergamene di due provenienze, cioè quelle della Badia di 
Fonte a Taona, e quelle del monastero di S. Michele di Forcole : ambedue 
conservate in casse aperte , e di cui non esiste nemmeno un inventario (1). 

Quindi la prima condizione sarebbe quella di raccogliere il materiale, 
disperso in diversi archivi, di unirlo, e di ordinarlo. 

Ora nel modo di ordinare auesto materiale, stanno le difficoltà intrinse- 
che, e precisamente : 

1." nel metodo da seguirsi per la compilazione del codice stesso; e 

2.° nella scelta d'un termine, fino al quale sia da condursi la opera intiera. 

Queste due questioni sono collegate intimamente e non possono scio- 
gliersi se non insieme. 

Già di sopra si disse, ohe la tradizione storica per Pistoia comincia ad 
affluire coli' assedio del 13U.5. Quindi la lìroposta piìx projìria sarebbe quella 
di condurre il Codice Diploma' ico fino a questo punto. C'è però da osservare, 
che i fatti raggruppati dagli storici antichi intorno all'anno 1300, in buona 
parte sono di data alquanto anteriore: ed alcuni di essi si appartengono sino 
all'ottavo decennio del sec. XIII. Oltre a ciò, in questi ultimi due decenni 
cominciano ad affluire anche le fonti fiorentine: ed i diplomi pistoiesi arri- 
vano a tale un numero, che ogni anno rappresenta per il Codice Diplomatico 
un considerevole aumento di volume. Quindi crederei, che si debba alquanto 
retrocedere da questa data. La riforma dello Statuto del Potest;i di Pistoia, 
che fecero i P^iorentini nel 1296, rappresenta, secondo mi pare, il momento 
pili decisivo nella storia interna ed esterna della città. Il trattato del 1229 
non equivale ad una definitiva sottomissione a Firenze, e nemmeno ad una 
definitiva preponderanza della parte guelfa in Pistoia. Anche l'anno 1267 ed 
il giuramento di fedeltà dato a Carlo d'Angiò non arrivano all'importanza dei 
fatti dall' a. 1296. Di li invece si annoda facilmente ed in modo continuo 



(I) Relazione del R. Delegato straordinario cav. Germano Pichi, consi- 
gliere nella prefettura di Firenze, al Consiglio comunale di Pistoia, nella se- 
duta inaugurale del di 8 agosto 1887 (Pistoia, Niccolai): p. 2 e 14. 



VI ATTI DELLA R. DEPrTAZIONE 

alle cronaclie ; e gli Statuti del 129(5 presentano, come credo avere provato 
nella noia Dissertazione premessa alla stampa dei medesimi, la caduta defi- 
nitiva della indipendenza pistoiese. Quest'è tanto vero, che riesce tutt' altro 
che facile, distinguere nel contesto dello Statuto pistoiese del 1296 le parti 
schiettamente fiorentine da quelle puramente pistoiesi. 

Il numero dei diplomi pistoiesi infino al 1296. dopo riunite le carte dei sin- 
goli fondi, come sopra si disse, somma a circa diecimila. Quindi una stiimpa 
de' testi intieri diventa quasi materialmente impossibile; e si raccomanda anche 
poco, almeno dai primi del Dugento, mentre le formule notarili suppliscono 
alla nostra cognizione per quello che riguarda la forma esterna del contratto. 
Per i documenti anteriori al Mille una stampa dei testi intieri sarel)- 
be desiderabile: ma dovrebbe farsi separatamente, e può restare divisa dalle 
proposte che sto per fare. Il dare poi soltanto una scelta dei documenti 
dopo il Mille (come si fece in alcune delle ultime pubblicazioni di que- 
sito genere) non risponderebbe allo scopo vastissimo, a cui deve servire 
im Codice Diplomatico, cioè alla ricerca dello svolgimento, che presero le 
particolari istituzioni della vita pul)blica e privata, ed in ispecie alla ricerca 
sulla storia del diritto, per la quale un leggero cambiamento di formola, 
una clausola aggiunta, una trasposizione nelle j)arti, un segno notarile, una 
notizia dorsale può diventare d'imjìurtanza decisiva. 

L'unico metodo capace a soddisfare queste esigenze, e che anzi offre 
alcuni vantaggi di fronte alla stampa dei documenti intieri, è quello del 
regesto. 

Un regesto, che corrisponda al presente stato della scienza storica e 
specialmente della diplomatica, equivale nella grande - maggioranza de' casi 
alla stampa del testo intiero. Esso in poche righe permette allo studioso di 
abbracciare un documento, il cui testo occuperebbe forse un foglio, si da 
scoraggiare coi suoi particolari anche il più diligente e paziente. Il regesto 
poi dà anche piii del testo, perchè rappresenta il lavoro sintetico e critico 
su di esso. Anzitutto fissa la data precisa, sciogliendo le formole antiche per 
essa usate e osservando quello che forse di anormale vi si trova; dà i nomi 
dei contraenti, oppure, se il documento è dispositivo, il nome del disponente; 
il contenuto; !'« Actum » o « Datum »; le sottoscrizioni, ove occorre, in 
extenso; nota quello che il documento ha di singolare, dando testualmente 
quello che non ammette traduzione italiana. Infine dà notizia dello stato di 
tradizione del documetito, quanti esemplari ne abbiamo, se siano copie o 
originali, se e dove sia stampato, e su quale testo. Un tale regesto, secondo 
mi pare, sujìplisce per i documenti dopo il Mille alla stampa dei testi intieri, 
e prepara la stampa di quelli avanti il Mille. E invero, moltissimi fatti di 
questa etti, specialmente quanto riguarda la topografia, la geografia, la 
costituzione, la vita privata, acquistano lu^e insperata da documenti anche 
di data posteriore. 

Però, essendo le condizioni nel nostro caso alquanto differenti dal con- 
sueto, farei alcune proposte speciali sul modo da seguirsi nel compilare il Co- 
dice Diplomatico Pistoiese; sempre partendo dal concetto del regesto sopra ac- 
cennato. 

Anzi tutto crederei, non doversi sparpagliare le carte delle singole 
provenienze, per metterle poi tutte insieme nell' ordine cronologico ; anzi 
])roporrei di mantenere unite le carte di uno e medesimo fondo. Egli è diffi- 



ATTI DKI.I.A i;. IiKri-TA/lnNK VII 

Cile, che la iirovenieiiza di per sé stessa non dia alquanta luce al documen- 
to: e non sono rari i casi (basterà rammentjire i diplomi merovingi) in cu 
la provenienza diventa il commento più eloquente del diploma. 

L'ordine cronologico invece interrompo, secondo mi pare, lo svolgimento 
organico delle singole istituzioni, come sarebbero nel nostro caso p. e. la 
Opera di San Jacopo, il Vescovado, il Caiiitolo della Cattedrale. Quest'ordine, 
sacrificando tutto ad una idea abbastanza arbitraria, ciot> a quella degli an- 
nali, impedisce d'intendere completamente quello, di cui veramente c'im- 
porta: cioè lo svolgimento organico delle singole istituzioni. 

Il metodo di regesto va assai bene d' accordo col sistema dei fondi uniti. 
Questi fondi nel nostro caso sono relativamente fKJchi ed ognuno di essi 
abbraccia un numero considerevole di carte. B^ssi poi sono tali, da meritare 
ognuno per sé uno speciale studio, perchè formano un insieme indipendente, 
che pure si riannoda in modo organico colle altre istituzioni e coi loro 
documenti. Egli è per noi un guadagno di spazio assai riguardevole il non 
dovere aggiungere ad ogni carta la sua provenienza; ed un guadagno di 
tempo per lo studioso il non dovere cercare in cento diversi posti le carte 
riferentisi ad una e medesima istituzione. 

Soltanto per le provenienze piccolissime farei una eccezione e le riuni- 
rei in fine in una e medesima collocazione. Nei singoli fondi poi manterrei 
l'ordine cronologico, e la unità dell' opera intiera resterebbe salvata, conser- 
vando il numero progressivo per tutte le carte dell'opera intiera: e aggiun- 
gendo in ultimo un repertorio cronologico generale. 

Il volume di tutta V opera in tal modo potrebbe calcolarsi dai tre ai 
quattro tomi di 50-60 fogli l'uno, comprendendosi in ogni volume 2000-2500 
diplomi. Ogni volume dovrebbe inoltre avere una introduzione, che compen- 
dierebbe i più salienti risultati dei documenti ivi contenuti, dando in tal 
modo la ossatura per la storia delle singole istituzioni ; ed infine copiosi in- 
dici. In tal modo i singoli volumi avrebbero un valore indipendente, e la 
opera resterebbe assicurata e facile a continuarsi, caso mai colui, che la 
cominciò - come la brevitii della vita consiglia a considerare - non la po- 
tesse terminare. 

Soltanto condotto a fine il regesto crederei opportuna la stampa dei testi 
intieri, anteriori al Milie. Egli è più che probabilft, che nel corso del lavoro 
per il regesto risultino fatti utili ed anzi indispensabili per i testi anteriori 
al Mille : per i quali esso, come già si disse, servirà di preparazione. 

Infine mi permetterei di aggiungere, che il fondo del Capitolo della Cat- 
tedrale di S. Zeno da me nel modo sopra citato fu studiato cosi nell'Archi- 
vio Capitolare in Pistoia (ove si trovano più di 200 carte dei sec. X, XI e 
XII) come nell'Archivio di^ Slato in Firenze; e che il regesto di queste 
carte, caso mai la R. Deputazione per la Storia Patria volesse gradire la mia 
proposta, sarebbe pronto per la stampa. Il detto fondo e quello delle carte 
del Vescovado (col quale il Capitolo ebbe a lottare fieramente nei sec. XI e 
XII), sommando a circa 2000 carte, formerebbero il primo volume del Codice 
Diplomatico Pistoiese. 

Ludovico Zdek.\uer. 



vili ATTI DELLA R. DEPUTAZIONE 



PER IL QUARTO CONGRESSO STORICO ITALIANO. 

Il Presidente della R. Deputazione ha inviato il 15 giugno alle 
Deputazioni e Società italiane di storia patria la seguente circolare : 

La R. Deputazione di storia patria sedente in Firenze, dojìo avere accet- 
tato Tonorevole incarico datole dal Congresso di Torino di appareccliiare il 
Quarto Congresso storico italiano, essendosi raccolta in adunanza ge- 
nerale il IS marzo del corrente anno, dovette considerare che, per insuffi- 
cienza di preparazione, non era possibile di convocjire il Congresso dentro 
il tei'mine prima stabilito, cioè nell' autunno 1888 ; e, partale considerazione, 
deliberò con unanimiu'i di voti di rimandarlo all'autunno del 1889; nella 
quale epoca avrà pure luogo in Firenze il Congresso universitario 

Questa Presidenza si fa un dovere di rendere di ciò avvisata codesta 
onorevole Società; e, in pari tempo (desiderando di procedere d'accordo colle 
varie Deputazioni e Societ;'i storiche anche nel periodo di preparazione del 
Congresso), si rivolge alla S. V. lllma, perché, sentito il parere del sodalizio, 
a cui Ella meritamente presiede, voglia comunicare a quest' ufficio tutte le 
proposte eh' Ella crederà opportune cosi per l'ordinamento del Congresso 
come per la discussione dei *emi. E qui, senza jìrescrivere alcun limite a 
tali proposte, la Presidenza prega le varie Società di tenere presente, nel 
formularle, il concetto primo dei Congressi storici, che fu quello di coordi- 
nare il lavoro delle varie Società ; essendo desiderabile che l'opera dei Con- 
Lressi, unita a quella dell'Istituto storico italiano, giovi a stringere sempre 
più i vincoli e a lare piti frequenti le comunicazioni delie singole Societ<'i. 
affinchè i lavori di ciascuna, reciprocamente giovandosi, siano contributo 
efficace al grande edificio della storia nazionale itidiana. 

In attesa di sue comunicazioni, mi pregio di confermarle i miei ossequii. 



Il Presidenti-: 
MARCO TABARRINI. 

11 Segretario 
Ci:sARE Paoli. 



SOCI ORDINARI. 



1. Berti cav. Pietro, Priiiìo Arrliivisla di sialo (1S7S). — 

Firenze. 

2. BONGI cav. Salvadore, Direttore del R. Ai-cliivio di stalo in 

Lucca (Noiiiiiiat(ì dalla R. Accademia Lucchese, ISC):')). 
— Lucca. 

3. Del Lungo cav. prof. Isidoro, Accademico residente della 

Crusca (1878). — Firenze. 

1. P'ai?rktti comni. Ariodaxte, Professore di archeologia nella 
R. rniversità di Torino, Direttore del R. Museo d'Anti- 
chità (18(33). — Torino. 

5. Faloci-Pulignani sac. Michele (1885). — Foligno. 

0. Fumi conte cav. Luigi, Prefetto onorario dell' Archivio sto- 
rico comunale di Orvieto (1875). — Orvieto. 

7. Ttamurrixi comm. dio. Francesco, R. Commissario pei Musei 

e Scavi della Toscana e dell" Umbria (1888). — Arezzo. 

8. Gherardi cav. Alessandro. Archivista di stato (1884). — 

Firenze. 
*.'. (Giannini cav. pnif. Crescentino (18(51). — liolof/na. 

10. Malfatti conun. Iìartolommeo, Professore di geografìa 

nel R. Istituto di studi superiori (1888). — Firenze. 

11. Milanesi comm. (taetano, Primo Archivista di stato, Arci- 

consolo della R. Accademia della Crusca (18(J3). — 
Firenze. 

12. Paoli cav. Cesare. Professore di paleografia e diplomatica 

nel R. Istituto di studi superiori (1878). — Firenze. 

13. Raffaelli march, cav. Filipi'o, I')il)liotecario della Comunale 

di F(M'mo (1875). — Fermo. 
14 Ricci march, cav. Matteo, Accademico residente della 
Crusca, Presidente del Circolo Filologico ili Firenze 
(188 1). — Firenze. 

15. RiDOLFi cav. [)rof. Enrico, Viceilirettore nelle RR. Gallerie e 

dei Musei (1878). — Firenze. 

16. Rossi cav. prof, .\damo (18()3). — Pernr/id. 



X SOCI ORDINARI 

17. Saltini cav. Guglielmo Enrico, Archivista di Stato, Con- 

servatore (Iella Società Colombaria (1888). — Firenze. 

18. Sansi barone cav. Achille (1878). — Spoleto. 

10. Sardi conte Cesare. (Nominato dalla R. Accademia Luc- 
chese, 1888). — Lucca. 

20. Sforza cav. Giovanni, Direttore dell'Archivio di stato di 

Massa (1875). — Massa-Carrara. 

21. Tabarrini comm. Marco, Yicepresidente del Senato del Re- 

gno, Presidente di sezione del Consiglio di Stato, Accade- 
mico residente della Crusca, Presidente del Consiglio 
degli Archivi e dell" Istituto sidrico italiano (1863). 

— Firenze. 

22. Trevisani march, comm. Cesare, Preside del R. Liceo An- 

nibal Caro (1803). — Fermo. 

23. ViLLARi comm. Pasquale, Senatore del Regno, Professore 

di storia nel R. Istituto di studi superiori. Presidente 
della Facoltà di lettere del detto Istituto, Membro del 
Consiglio superiore della pubblica istruzione, del Con- 
siglio degli Archivi e dell'Istituto storico italiano (1863). 

— Firenze. 

24. (Vaca). 



SOCI CORRISPONDENTI. 

1. Amari comm. prof. Michele, sen. del Regno (1870). — Pisa. 

2. Anziani cav. ab. Niccola (1888). — Firenze. 

3. Aquarone cav. prof. IJartolommeo (1863). — Siena. 

4. Bartoli comm. prof. Adolfo (1863). — Firenze. 
.5. Bazzoni cav. Augusto (1870). — Vienna. 

6. Belgrano cav. pr<if. Luigi Tommaso (1863). — Genova. 

7. Bertolini comm. prof. Francesco (1870). — Bologna. 

8. Biagi cav. I)."" Guido (1888). — Firenze. 

9. Bianconi cav. avv. Giuseppe (1863). — Perugia. 

10. Bonghi comm. prof Ruggero, d(^i)utato al Parlamento (1885). 

— Roma. 

11. Capasso comm. Bartolommeo (1883). — Napoli. 

12. Carutti di Cantogno barone Domenico, sen. del Regno (1885). 

— Torino. 



SOri rORRISI'ONDKXTI XI 

13. Cassai-olli pi-of. (ladano (ISO^). — C/Uà di Qislcllo. 

14. Castaj^-iia avv. Xiccola (1S70). — Stail'A'ìn/eìu di'i/d AhruzzL 
l."j. Ceccoiii in-ol". (JiosuA (hSC)!). — Osimo. 

1<). Cherubini oav. (ialìriclc (1870). — Airi. 

17. Chiappi'lli avv. Lni<;i (ISSS). — PMoia. 

1<S. Chilovi cav. Desiderio (188S). — Firenze. 

\\). Ciavariiii prof, ("ansio (1870). — Ancona. 

•20. Cilici Annibale (188:3). — lol/crra. 

'21. Corazzini avv. (liuseiìpe Odoai'do (1888). — Fi)'eìtze. 

22. Coi-sini principe Tommaso, Menai, del Regno (1885). — Firenze. 

23. Corvislei'i cav. Co.stantino (1878). — Roma. 
2i. Cozza conte Giovanni (1803). — Orvieto. 

27). CroUalanza (Di) comm. Ciovambattista (18<)3). — Pisa. 

20. D'Ancona comm. prof. Alessandro (1803). — Pisa. 

27. De Dlasiis cav. prof. (TÌiiseppe (1883). — Sa poi i. 

28. Del Badia lodoco (188.")). — Firenze. 

20. De Leva comm. prof (TÌus('[)p(> (1883). — Pn<ìora. 

30. Del Vecchio prof. Alberto (188 1). — Firenze. 

31. De Povoda cav. Enrico (18C)3). — Fano. 

32. De Rossi comm. (iiovamlKitista (1883). — Roma. 
.33. Desimoni comm. avv. Corii(4io (18()3). — Genova. 
34. Dominici conte Girolamo (18()3). — Todi. 

3.5. Donati D.'" Fortunato (1878). — Siena. 

30. Eroli march. Giovanni (1803). — Xaj-ni. 

37. Fallotti prof Pio Carlo (1878). — Palermo. 

'Sì^. Favaro comm. prof. Antonio (1885). — Padova. 

30. Filang-eri principe Gaetano (1885). — Xapoli. 

40. Franchetti comm. avv. Augusto (1878). — Flì'enze. 

41. Fricken (voii) Alessio (1885). — Firenze. 

42. Fulvi avv. Giulio (187.5). — Fermo. 

13. Gennarelli comm. prof. Achille (1803). — Firenze. 

44. Gianandrea prof. Antonio (1888). — Jesi. 

45. Girotti Girolamo (18C);i). — Amelia. 

40. Gotti comm. Aurelio (1803). — Firenze. 

47. Gravina }iadre prof. Luigi (1878). — Palermo. 

48. Gregorovius Ferdinando (1883). — Monaco di Baviera. 
10. Grigi prof. Francesco (1803). — Riell. 

•50. Guglielmotti padre Alberto (1878). — Poma. 

51. Levi D.'' Guido (1888). — Roma. 

52. Lisini Alessandro (1878). — Slena. 

53. Lupi prof Clemente (1878) — Pisa. 



XII SOCI CORRISPONDENTI 

54. Luzi abate Emidio (1870. — Ascoli. 

.5.5. Manassei conte Paolano (,18(3;i). — Terni. 

5(3. Mancini cav. Girolamo (1885). — Cortona. 

ol. Manno barone comm. Antonio (1883). — Torino. 

58. Mariotti comm. Filippo, dep. al Parlamento (1880). — Roma. 

59. Mascaretti Gicn-an Bernardino (1803). — Parma. 

00. Mazzatinti prof. Giuseppe (1884). — Gubbio. 

01. Mazzi D.-- Cm^zio (1888). — Roma. 

()2. Mecchi prof. Filippo Eiifxenio (1870). — Ferino. 
()3. Mestica prof Giovanni (1803). — Roma. 

04. ^Minuti prof. Vincenzio (1870). — Pistoia. 

05. Monzani comm. Cirillo, dep. al Parlamento (1803). — Roma. 
(■)0. Morcaldi don Michele (1878). — Cara dei Tirreni. 

0)7. ^Nloroni dott. Giuseppe (1878). — Fermo. 

08. Muoni cav. Damiano (1870). Milano. 

00. Narducci cav. Enrico (1870). — Roma. 

70. Palmieri-Nuti cav. Giuseppe (1888). — Siena. 

71. Pasolini conte Pietro Desiderio, sen. del Regno (1875). — 

Ravenna. 

72. Peruzzi comm. Ubaldino, dep. al Parlamento (1883). — 

Firenze. 

73. Piccolomini cav. prof Enea (1888). — Roma. 

74. Podestà barone cav. Bartolommeo (1888). — Firenze. 

75. Poggi comm. Enrico, sen. del Regno (1883). — Firenze. 
70. Ranalli prof. cav. Ferdinando (1803). — Firenze. 

77. Ravizza cav. Giuseppe (1803). — Orvieto. 

78. Ronchini comm. Amadio (1878). — Parma. 

79. Rossi cav. prof Girolamo (1870). — Yentimiglia. 

80. Rossi-Scotti conte Giovambattista (1803). — Peritgia. 

81. Santoni can. cav. Milziade (1883). — Camerino. 

82. Speranza avv. Giuseppe (1884). — Grottamare. 

83. Tanfani-Centolanti cav. Leopoldo (1878). — Pisa. 
84 Tempie-Leader comm. Giovanni (1885) — Firenze. 

85. Tommasini comm. Oreste (1883). — Roma. 

86. Tosti abate comm. Luigi (1878). — Roma. 

87. Virgili avv. prof. Antonio (1885). — Firenze. 

88. Zdekauer D."" prof. Ludovico (1888). — Siena. 

89. Zonghi monsig. vescovo Aurelio (1888). — Sanseveri- 

no {Marche). 



TAVOLE NECR(3L0GICHE. 



Correnti Cesare, socio corrispondente dal 1885. Morto il i ot- 
tobre 1888. 

Curi Vincenzio, socio corrispondente dal 1803. Morfn nel l'rli- 
braio 1889. 

Guasti Cesare, socio ordinario dal 1803, vicepresidente dal 1875. 
Morto il \-> febbraio 1889. 



CONSIGLIO DIRETTIVO DELLA R. DEPUTAZIONE. 

Presidente. — Marco Tabarrini. 
Vicepresklente per Fii-enze. — (Vaca). 

» per Lucca. — Salvadore Bon<ii. 

» per l'Umbria. — Luipi Fumi. 

» per le Marche. — ^Matteo Ricci. 

Economo. — Isidoro Del Lungo, 
Segretario. — Cesare Paoli. 

DIREZKÌNK r)KLL\4A'C///T70 STORICO ITALIANO. 

Direttore. — Cesare Paoli. 

Consu1t(rri. — Gaetano Milanesi, Marco Tabarrini. 



PUBBLICAZIONI 

VENUTE IN DONO ALLA R. DEPUTAZIONE 



(Indichiamo in parentesi il nome di chi dona, quando non sia l'autore o l'editore) 



Accademia (R.) di Belle Arti in Bologna. Commemorazione della 
Costituente delle Ramaglie del 18Ó9, fatta il giorno 28 otto- 
bre 1888. - Bologna, Tip. Succ. Monti, 1889. - In 16.», pp. 2:?. 

Alvino Francesco. I Calendari. - Firenze, Coppini e Bocconi, 1888. 

- Fase' 49-50. 

Blandini Giacomo. La Tirannide italiana nel Einascimento. - Ca- 
tania, Galati, 1889. - In 16.", pp. 131. 

Cantù Cesare. Storia Universale. - Torino, Unione tip. ed., 1888. 

- Dispense 140-143. 

Ceretti Felice. Eleonora di Paolo del conte Gio. Fx'ancesco II 
Pico, Contessa di Koddi. (Dagli Atti e Memorie delle Depu- 
tazioni di storia 2}atria per le Provincie Modenesi e Par- 
mensi). - Modena, Vincenzi, 1888, in 8.", pp. 46. 

— Pietro Bruschi della Fossa Mirandolese detto l'Astrologo Natn- 
rale. - Mirandola, Cagarelli, 1888. - In 16.°, pp. 13. 

Chiesi Lino. La Guerra in Piemonte tra farlo T e Francesco I 
dal 1536 al Trattato di Monzone 10 novembre 1537. Con uxori 
Documenti. - Reggio-Emilia, Calderini, 1889. - In 16.", pp. 4-2. 

Frati Ludovico. Notizie biografiche di Gio. Battista Refrigerio. 

(Dal Giornale Storico della Letlerat. Ital. XII, 1888, fase. 36.) 

Gabotto Ferdinando. Una relazione sconosciuta di Angelo Poli- 
ziano colla Corte di Milano. - Torino, La Letteratura, 1889. - 
In 16.°, pp. 27. 

Gamurrini Gian-Francesco. - Discorso inaugurale dei lavori 
dell' Accademia La Nuova Fenice, letto il xxv novembre 
MDCCCLXXXVIII in Orvieto. - Orvieto, Marsili, 1889. - 
In 16. °, pp. 16. (Dono del cav. Luigi Fumi). 



l'L'l!l!Ll('AZI(».\l \i:XrTF, IX DoNo ALLA il. DKl'CTAZK )NK X\' 

GiESEBRKCHT (v.) ^^'lr.np:LM. Gotliiclitnìssrcdc ;iiif Lcopold von 
Raiiko, ^elialtou in tler iiircntliclieu Sitziing dcr k. I). Akadc- 
mie tler Wissenscliaftcn zìi Miinchen zur Feicr ihres eiiihuii- 
dert uiiil achtundzwanzi^steu Stiftuiigstiige ani 28 Miirz 1887. - 

Muncheii, in Veriag der k. b. Akademie, 1887. - la 4.*, pp. 32. 

Indici e Cataloghi. (Ministero della Pubbl. Istruz.). IV. / codici 
palatini. Voi. I, fase. 8. 

— V. Manoscrilti italiani delle Biblioteche di Francia, Voi. IH. 

— Vili. / Codici Ashbvrnhaìniani della R. Bibl. Mediceo-Lau- 

renziana di Firenze. Voi. I, fase. 2. 

— IX. Indice del Mare Magnwn di Francesco Mariccelli. 

Libei* Diuruus Roinanoruui Poutiflcum ex unico codice vaticano 
denuo edidit Th. E. ab Sickel. - Vindobonae, apud C. Geroldi 
tìlium bibliopolam, MDCCCLXXXIX. - In 16.", pp. 220. 

iSIoNACi Alfredo. Per la Storia dell' A. nella scrittura laHna. - 

Roma, Forzani, 1889. - In 6.\ pp. 9. 

Napoli (Vincenzo di). La Colonna espiatoria di Corradino di iSve- 
Tia nella R. Chiesa di S. Croce del Purgatorio al Mercato in 
Napoli. XVI. Ottobre MDCGCLXXXVIII. - Napoli, Tip. del- 
rAccademia Reale delle Scienze, 1888. - In 8.°, pp. 30. 

Paoli Cesare. La storia della scrittura nella storia della civilth 
considerata specialmente nelle forme grafiche latine del Me- 
dio Evo. Discorso per l'inaugurazione dell'anno accademico 
1888-89 nel R. Istituto di Studi Superiori. - Firenze, Succ. 
Le Monnier, 1888. - In 8.", pp. 19. 

Pevkrelli Emanuele. Il Consiglio dì Stato nella Monarchia di 
Savoia dal Conte Tommaso I di Floriana fino ad Emanuele Fi- 
liberto. - Roma, Tip. delle Mantollate, 1888. -In 16.^ pp. 112. 

Poggi Vittorio, Allùsola. Appunti archeologici., storici ed arti- 
stici. Parte Prima. - Savona, Bertolotto e C, 1888, - In 8.°, 
pp. 112. 

Regulae Cancellariae Apostolicae. Die Pdpstliche Kanzleiregeln 
von Johannes XII bis Nicolaus V, gesamnielt und herausge- 
geben von D."" E. von Ottenthal. - Innsbruck, Wagner, 1888. 
In 8.» pp, Lii-315. 

Savini Francesco. Sugli Statuti Teramani del 1440. Studio. - 
Firenze, Barbèra, 1889. - In 10.', pp. 238, 

— Statuti del Comune di Teramo del 1440. Testo originale ora 

per la prima volta pubblicato con note e facsimile. - Firenze, 
Barbèra, 1889. - In 10.*, pp. 265. 



XA'I PUHHLICAZIONI M-INMJTE IX UONo ALLA K. DEPUTAZIONE 

Statuti della Terra del Comune della Mirandola e della Corte di 
(^uarautola riformati nel MDCCCLXXXVI, Toltati dal latino 
nell'italiana faTella. (Dono della Conimissione municipale di 
Storia Patria e di Arti Belle della Mirandola). - Mirandola, 
Cagarelli, 1888. - In 8/, pp. xxv-247. 

Supino Cammillo. La scienza economica in Italia dalla seconda 
metà del sec. XVI alla prima del XVII. (Dalle Memorie della 

Reale, Accademia delle Scienze di Torino). - Torino, r.oesclier, 
1888. In 4.°, pp. 135. 

Tarducci Francesco. Del luogo dorè fu sconfitto e morto Asdru- 
baie fratello di Annibale. (Estr. dalla Rivista Militare Italia- 
na, 1888). - In 8." pp. 22. 

Thiers Adolfo. Storia del Consolato e dell'Impero di Napoleone I. 

- Torino, Unione tip. ed., 1888. - Disp. 27-29. 



LE Af^TICHE CRONACHE DI ORVIETO 



Lo antiche cronache hitine (VGi'vieto, che per la prima 
volta si danno alla luce, sono tratte da un codice urbinate \)'ds- 
salo alla Vaticana (segnato di n. 17:>8, in 8.°); e furono scritte su 
[)ergamena da mani diverse, ma certo fra il tre (^ il (juattro- 
cento. Alle cronache fanno seguito vari appunti di stoi'ia italia- 
na di scrittura assai più tarda : e vi sono poi uniti in carattere 
piccolo del quattrocento la F/ffes Xiracna, ed il Calcidonense 
Coitcilliiijì. 

Le cronache recano in sommo questo titolo : « Brere com- 
pciì(ì.iiiiìi Historiarì'iii lUiltae loìiannìs Felini : » il quale sem- 
brerebbe che ne fosse l'autore. .Ma perchè le [n-ime venticinque 
carte non contengono clu^ cose orvietane, o l(^ nove seguenti 
(luelle (Fltalia in modo abbreviato e confuso, [)armi che a ({ueste 
soltanto possa il Felini aver diritto. Se poi si considera, che il 
titolo si avvicina alla scrittura i)iù recente e di altro inchiostro : 
che dai documenti orvietani non si rileva il nome della famiglia 
Felini, la quale n' è affatto ignota ; e che lo stesso esame delle 
cronache ci conduce a giudicare, che non un solo ne fosse il 
compilatore; si deve concludere, che a quella intitolazione, co- 
me indicante il cronista, non si può prestare alcuna fede. 

II eh. Luigi Fumi nel suo diligente ed erudito lavoro « // 
Codice diplomatico della città di Orrieto » lamenta la i)erdita 
di varie cronache scritte nel trecento, e che si leggevano a 
tempo dello storico Monaldeschi (1570). Nota egli gli Annales, 
la Clirunica Potesiatuni, la CJironica Frhis reteris, il Diario di 
Antonino Aldobrandino, la Cronaca di Francesco di Bindo da 
Soana, e le Memorie del Conte Ettore di Titignano : tanto elio 

Arch. Stoii. It., D.'i Serie. — III. 1 



2 LE ANTICHE CRONACHE DI OR^'IETO 

altro non l'iiiianga di quel tempo, che le cronaclio pubblicata 
dal Muratori e dal Gualterio, Va la prima dall' anno 1312 al 
13G8, e l'altra scritta da Francesco di Montemarte dal 1333 al 
1400: ambedue preziose, come che di au lori sincroni, special- 
mente del Montemarte, che ebbe molta ed autorevole parte nelle 
tristi faccende della sua patria. 

Senza parlare della cronaca sotto il nome di Lodovico 
di Bonconte Monaldeschi, che svolgesi dal 1327 al 1342 (ri- 
conosciuta omai come falsa, o una slacciata contraffazione), 
accenno a quella latina, che il canonico Tommaso di Silve- 
stro copiò verso il 1480 da mi lilrrecto aniiqmssìnio. Sono 
ricordi, che cominciano dal 1101 terminando al 1313, e sem- 
brano tratti da annali o da^ cronaca più estesa. E siccome an- 
che le cronache, che or vengono fuori, non risalgono più su di 
(|ueir anno, così apparisce esservi stata una fonte comune d i 
storia orvietana, della quale non si avevano anteriori ricordi. 

La vera fonte storica si porgeva allora dalla Chroniva Poie- 
siai'wn, e dagli Annales, dai quali libri venne composta e re- 
datta la Chi'onica Urbis veieris, e la così detta Martiniana. Ciò 
si ricava dalle citazioni del Monaldeschi, e da quanto egli asse- 
risce. La Clironica Potestahan viene detta da lui anche Consu- 
lum et Potesiaium, perchè cominciava colla serie dei consoli : e 
se ne vale per la prima volta all' anno 1225, e per l'ultima nel 
1313 : da che pare che non molto df)po proseguisse. Le poche 
sue citazioni sono bastevoli a farcela riconoscere la stessa, che 
ahbiamo nel codice vaticano, e che ora pubblichiamo. Gli An- 
nales erano stati composti nella prima metà del trecento da un 
Ser Ristoro d'Orvieto; come il INIonaldeschi (1) afferma, che li cita 
nel 1229, e poi varie volte fino al 1330. Ho cercato questo notare > 
nel Codice diplomatico, e non ho rinvenuto altri che Sei" Resiau- 
rics domini Federigi de Aretio, il quale fu notaro del comune 
d'Orvieto dall' anno 1300 al 1305. Non dico, uè oso dirlo, che sia 
stato egli l'autore ; ma non v' ha dubbio, che per comporre gli 



(1) ?»foii;ildeschi ali" anno 1800 (pag. 72) « coiViO negli Annali di Sor Ri- 
storo d' Orvieto si legge » : i quali certo non debbono e^-sere diversi dagli 
altri annali latini. 



LI-: A.N'TK'IIH (MioNACHI-: DI tHiVIKT») ó 

J>M?('//('.S' abbisop:nava aver aiii|(ia (■a(^()lt;i di consvillarc farclii- 
vio, e Ira mano i privilegi a i capii oli, il elio allora diniciluicnlc 
si permetteva. La Cltronica Urht.s rdcri.s è pure anonima, e 
giungeva regolarmente alia seconda metà del trecento. Si vale- 
va per i tempi anteriori di quanto era .scritto nei due citati libri, 
e forse ancpra dei familiari ricordi. La cita il Monaldeschi come 
cronaca annuale, o libro antico latino di cronache (pag. 98), e se 
ne vale diverse volte dal 1225. Ho ragione di presumere, che al)- 
bia veduto il nostro codice, dal quale ha tratto gli api)unti storici 
posteriori al 1353, aggiunti alla cronaca, e la indicazione dei 
palazzi distrutti in Orvieto dopo la morte di Ermanno Monal- 
deschi. Nulla potrei dire della Marliniana, ricordata da lui una 
sola volta air anno 1315 ; se da quel nome non ci venga il so- 
spetto, che la Clironica Urhiò- veteris sia stata scritta da un 
Marti no, ignoto però nei documenti orvietani. 

Dair esame della storia del Monaldeschi, e da questa breve 
recensione si deduce e risulta, che noi possediamo la Clironica 
Coiifiulurii et Potcstatura, e quella Url)is; veteris, eccetto che 
di questa abbiamo perduto tutta la parte anteriore al 1332. La 
prima si mostra essere piuttosto una riunione di varie scritture, 
nel modo come le furono composte, che una loro compilazione. 
La i)r(n'a n" è, clie non solo si leggono ripetuti alcuni nomi dei 
[lotestà, ma che si torna indietro, e si traspone la serie cronolo- 
gica. Per noi è fortuna maggiore di avere così gli elementi, che 
costituivano la Cronaca, e che appariscono sincroni, invece di 
una dedotta in modo regolare da loro : la quale se sia poi stata 
formata e composta ne dubito assai, tanto più consi<lerando che 
non si sarebbe fatto posteriormente un raccozzo dei ricordi ori- 
ginali, se ({uella fosse vei'amente esistita. 

Si comincia infatti dal 1194 e si arriva al 122 1 con i soli 
nomi dei due consoli di Orvieto per sei anni, poi dei potestà. 
Viene la Cronaca antichissima assai confusa, da cui ha desunto i 
primi suoi appunti l'autore del libretto copiato dal canonico 
Tommaso di Silvestro, e che comprende il periodo dal 1101 al 
1233. Si ripiglia poi la serie annuale dei potestà dal 1215 descri- 
vendo talvolta gli avvenimenti, che soltanto importano al co- 
mune di Orvieto : e si cessa col riepilogo, diremo politico, del 
nuovo statuto (o meglio riforma di statuto) emesso nel 127(3, di 
cui non si aveva notizia. Dove pure si scorge, che quella scrit- 
tura spetta non solo ad un autore sincrono, ma a chi eblje parte 



4 LE ANTICHE CRONACHE DI ORVIETO 

negli stessi siaiuii (1). Succede un cronista, clie prendendo l'ini- 
zio della sua narrazione dal 123 i fa sempre precedere l'anno e 
il giorno dell" elezione del potestà col suo nome, e narra in 
specie i fatti d'arme molto estesamente, e così prosegue fino al- 
l'anno 1322. Yi si nota una trasposizione dal 1251 al 1263, la 
quale può dipendere più dal copista che dallo ' scrittore : e non 
bene si combinano rispetto alla dizione nelle due compilazioni i 
nomi dei potestà, e così i fatti narrati: poiché, ad esempio, nella 
prima cronaca breve la presa del castello di Bisenzio è messa 
all' anno 1274, mentre nell' estesa al 1273. Mi pare manifesto, 
(-he ci siamo incontrati in uno storico contemporaneo, cittadino 
di Orvieto, e di parte guella : il quale, laddove non fosse stato 
coir esercito del suo comune e negli accampamenti, si fece cer- 
tamente ragguagliare da coloro , che vi militarono : tanto 
particolarmente ne descrive i movimenti ed 1 funesti scontri, e 
segna i nomi dei morti e dei prigioni. Se dell'opera sua s'istituis- 
se un raffronto con i libri municipali, si vedrebbe, che egli 
poco se ne valse, ma attinse alle tainiliari e proprie notizie : al- 
trimenti avrebbe scritto correttamente i nomi dei potestà, e non 
come li udiva dalla bocca del popolo. 

1)01)0 alcune carte riapparisce nel codice un' altra cronaca, 
spettante ad autore diverso, e. che difetta di tutto quanto pre- 
cede l'anno 1333. Non vediamo qui segnati gii anni con i nomi 
dei potestà, dei quali l'autore i)oco si cura, ([uantunque api)ari- 
sca diligente ed imparziale nel narrare gli avvenimenti della 
sua patria. Procede la sua cronaca secondo la serie degli anni 
fino al 1353, e non va più oltre, leggendosi poi pochi ricordi di 
alcuni anni fino al 1400, che con quella" non hanno l'ordiiie ed il 
legame. Si rileva poi evidentemente essere quella stessa della ci- 
tata del Monaldeschi, che dagli Anunh^K deriva, e da quanto l'au- 
tore ha veduto. 

Dopo una nota delle pesti , che afiiissero Oi-vieto dalla 
famosa del 1348 al 1400, si legge nel codice l'elenco delle case 
pili illustri, che furono distrutte dopo la morte del conte Er- 
manno ^lonaldeschi avvenuta nel 1337, il quale era stato signo- 



(1) Sono notevoli queste parole all' anno 127(3 : « R,obertum et Rayne- 
rium tamquam rebelles condamnamus ». 



LE ANTICHE CKONACIIE DI ORVIETO 

l'i' (!"< >i'\k'i(), e lo aveva retto ciim s>i/iima pace. .Mi»lin [hoIki- 
bihnente questo elenco è stato latto da uno che era vissuto al 
tempo di Ermanno, ed ha veduto le successive distruzioni. K 
doloroso il pensare, quanlo infinito danno abbia la città patito e 
(juanto l'arte, per la bellezza e grandezza ilegli edilìzi, lino 
d'allora incolto lamentata e ammirata (1). 

Ho posto in fine la intitolazione dei capitoli ((piani uiKpuj si 
U'u'g'ano nel codice subito dopo alla Clironica coìisulma et pole- 
■slatuni), ì (juali erano trascritti in un vecchio regesto, chiamato 
libro Statuiorum comunis Urbis referis antiquo. Pare che ora 
sia perduto, non citandolo il eh. Fumi nel Codice diplomatico, (\ 
non additando alcuni atti, che quivi si ricordano. Il libro era 
composto a speciali quaderni, ciascuno dei quali conteneva gli 
atti spettanti o ai conti Aldobrandeschi o ad un comune, con 
i"ui si era stipulato il capitolo o ristrumento, dei quali il più 
antico è del IKkS, ed il più recente del 1334. 

Dopo che la Deputazione di storia patria ha reso di pub- 
iilica ragione il Codice diplomatico della città di Orvieto, ven- 
gono molto opportune queste nuove cronache, che collegano 
(juei documenti, e quasi loro rendono la vita. Non solo ritoi'na 
a noi nel suo nobile e integro, sebben triste aspetto, la storia di 
< )i'vieto, che tu uno dei più potenti centri e baluardi della parte 
Liutdla, e sempre alleata fedele a Firenze : ma se ne avvantaggia 
quella delle città vicine, Siena, Perugia e Todi, ed alquanto 
(piella di Roma. Neil' apprenderla più estesamente e verace- 
mente v"ò più da piangere che da consolarsi : ma valga, se pure 
i'' vero, che giovi al popolo la sua storia, anche questo per noi. 

G. F. (tAMURRINI. 



(1) « Fecerunt climi proliosissim;i iiedifìcia civitatis : qiie, quain\ is esseiit 
combusta, tamen erant palatia maxima vastitudiiie , que impossibile essei 
rehediticari modernis temporibus. » 



LE ANTICHE CKONACHE DI ORVIETO 



CHRONICA URBEVETANA 



(Dal Codice Valicjnio Urbinate, n." 1738). 



* Mclxxxxiv. Fuernnt consulcs civitatis TJrl)isveteris Conte de 
Pusterula et Sgrugnus Pharolphi. 

Mclxxxxv, kalendis iamiariis : cousules, lacobus Mancini et 
Zznaldiis Nerii. 

Mclxxxxvi, kal. ian. consul et potestas Bernardinus Guilielmi. 

Mclxxxxvii, kal. ian. consuies, Nicola'is Deodati et Raine- 
ri iis de Maciareto. 

Mclxxxxviii, kal. ian. cons. Androadutius Bezzi et Reynal- 
naldus Aldroandutii. 

Mclxxxxviiii, kal. ian. cons;. Ranutins Bernardini et domi- 
nus Monaldiis. 

Mcc. Potestas, Serafinus de FicuUis. 

Mcci. kal. ian. potestas Petrus de Parenzo de Roma. 

Mccii. k. ia. pot. Ranutius Philippi de Urbe veteri. 

ÌNIcciii. k. ia. pot. dns Parenza de Roma. 

Mcciiii. k. ia. pot. Raynaldus de Bifulcis de Urbe veteri. 

Mccv. k. ia. pot. dominus Guinisius de Senis. 

MccAi. k. ia. pot. Guido Ranuti de Urbe veteri. 

Mccvii. k. ia. pot. Tebaldus de Prefecto. 

MccAaii. k. ia. pot. Rainerlns, et centra eum fuit electus do- 
minus Toncelle. 

^Iccviiii. k. ia. pot. dns Parenza de Roma. 

Mccx. k. ia. pot. Johannes Nericone de Urbv. 

Mccxi. k. ia. pot. Petrus IMonaldi de Urbv. 

Mccxii. k. ili. pot. Odo de Grecis de Url)v. 

Mccxiii. k. ia. pot. Massutius Bretoldi de Urbv. 

Mccxiiii. k. ia. pot. Pepo Prudentii de Urlw. 



i.i-; ANTU1II-; (:K(»na('iik ih okvjkto i 

Mccxv. k. ia. pot. Fortiguerra Affucalasche do ri'lj\-. 

Mc^cxvr. k. ia. pot. loliannes ludicis de Roma. 

}»IccxYii.. k. ia. pot. idem Ioli. ludicis de Roma. 

^rccxviii. k. ia. pot. Masupius de Urbv. 

Mi'oxviiii. k. ia. pot. con(sules) Parenza, et Andrea (1) de Urbv. 

Mccxx. k. ia. pot. Fascia de Urbv. 

Mecxxi. k. ia. pot. lohannes Gofredus de Florentia. 

Mgcxxii. k. ia. pot. Tomassinus de Kacianimicis de Bonoiiia. 

Mccxxiii. k. ia. idem Tomassinus. 

Mgcxxiiii. k. ia. pot. Odo Guidonis Petri Lombardi. 

Molxi. ÌNIense madii. Fuit facta pax per episcopum Lanfraa- 
cum cum aquapendentanis. 

Mclxviiii. Comes Rainerius tradidit totum comitatum suum 
saiK'te Flore Ildribandescum comuni Urbv. et promisit obedien- 
tiam dicto connini, obedire sibi iu omnibus nisi centra papam et 
imperatorem. 

Mclxxx. Fuit fames magna, et valuit raseriun grani sol. xliiii. 

Mclxxxv. Fuit facta pax inter comune Urbv. et regem Hen- 
ricum, qui obsederat civitatem vii annis, et steterat exercitus 
cius in Ripeseno. 

Mclxxxx. Domìnus Petrus Parese (sic) potestas Urbv. occi- 
sus fuit ab hereticis. 

ìMclxxxvi. Castrum Plebis recomendavit se comuni Urbv. 

Meo. Mense decerabris. Dominus Gualfedrus episcopus clusi- 
nus donavit et recomendavit civitatem clusinam cum omnibus iu- 
ribus suis comuni Urbv. 

Mccii. Facta est societas inter url)v. et senenses de mense 
octubris. 

Mcciiii. Comes Ildribandinus de sancta Flore promisit servare 
omnia, que promiserat comes Bartbolomeus comuni Urb. solvere 
annuatim dicto comuni cxxx lil)r. dcnariorum senensium in feste 
resurructionis Domini. 

Mccxxxiii. Fratres predicatores venerunt ad Urbv. et infra 
annum ecclesia et conventus prò malori parte fuif per comune 
heditìcata. 

AIccxii. Comes Ildribandinus de sancta Flore renovavit cipta- 
dinantiam, et iuravit stare obedientie comuni Urbv. et conflrma- 
rìi onmia promissa per patrem suum, et solvere annuatim ci li- 
bras den. senensium. 



(1) Cod. Aniidea. 



8 LE ANTICHE CRONACHE DI (ÌRA'IETO 

Mocxiiii. Comites et comune Sartiani iuraverunt obedire omni- 
bus mandatis comunis Urbv. 

Mccxv. k. ia. pot. Forteguerra Affucalasche de Urbv. et eodem 
anno de mense iunii Rainerius Guidonis medici vcndidit castrum 
Bisentii comuni Urbv. 

Mccxvi. Iv. ia. pot. Johannes ludicis de Roma. Eodem anno 
Comes Ildribandinus de sancta Flore renovavit omnia promissa et 
pacta per se et suos predecessores de Guinicesca (1) comimi Urbv. : 
et comune Suane dedit et submisit se comuni Urbv. P^odem anno 
Innocentius papa venit ad Urbv. et predicavit ibi crucem in subsi- 
dium terre sancte, et consecravit ecclesiam sancti lohannis in platea. 

Mccx. Facta est pax Inter Urbv. et Tudertinos de mense de- 
cembris. 

Mc;cxvii. k. ia. pot. praedictus Johannes ludicis. 

Mccxviii. k. ia. pot. Marsopius de Urbv. 

Mccxviiii. k. ia. pot. c(onsules) l'aren'/a et Andreas de Roma. 

Mccxx. k. ia. pot. Fascia de Urbv. Eodem anno Honorins papa 
tertius venit ad Urbv. et mi<it cruciatam ultra mare : et qui re- 
gebant Urbv. donaverunt sibi Procenum. I<]odem anno Guicto de 
Bisentio recepit a comune Urbv. castrum Bisentium, et Viterbien- 
ses fuerunt sconfitti ab urbevetanis apud Bisentium. 

Mccxxi. k. ia. pot. lofredus de Florentia. Eodem anno fuit 
renovata societas Inter urbv. et senenses. Eodem anno exercitus 
urbv. ivit centra Campilium et obtinuit eum. Eodem anno fuit in 
Urbv. mortalitas magna : in Urbv. anno precedenti etiam. Eodem 
tempore fuit facta franchitia centra comites Bovacianorum, qui ha- 
bebant magnum dominium in Urbv : et multa statuta facta sunt 
centra eos, que sculta fuerunt in duol)us lapidibus, quorum unus 
positus est in ecclesia sancti Andree, et alius in ecclesia sancte 
Marie episcopatus ex parte anteriori. 

Mocxxii. k. ia. pot. Tomasinus de Caccianimìcis. 

Mccxxiii, k. ia. pot. etiam dictus Tomasinus. 

Mccxxiiii. k. ia. pot. Odo Petri Guidonis lombardi. 

Mccxxv. k. ia. pot. Andreoptius Martini lombardi. 

Mccxxvi. k. ia. pot. Johannes ludicis de Roma. 

Mccxxvii. k. ia. pot. Johannes Petri Grossi de Urbv. 

Mccxxviii. k. ia. pot. Andreas Parenze de Roma. 

Mccxxii. Castrum Lugnani recomendavit et submisit se comuni 
Urbv. propter discordiam comitum Mentis Martis. (2) 



(1) Cod. Unicesca. 

(ì) Quel propter discordiam è aggiunto. 



LE ANTICHI-: ('i!(»XA<'in-; DI (ii;vii:t() '•• 

Mccxxv. Comune Urbv. l'ecit excreituni super l'olniazzo, et, 
veneruiit in auxiliuni Urbv. ce militos Senarum, et militcs romani 
ce, et devastavei'unt omnia usque ad muros. 

Mecxxvim. k. ia. pot. Migliorellus Katalani de Florentia. Quo 
tempore incepta est iraerra inter Urbv, et Sencnses. Eodem tem- 
pore comune Montis Politiani cum omnibus iuribus suis recomen- 
tlavit se comuni Urbv. et Urbv. miserunt ad custodiam dicti castri 
ec milites : et exercitus Senensium vcnerunt ad devastandum se- 
getes Montis Politiani : et exercitus Urbv. qui erat Clanciani et 
Clusii occurrerunt eis, et debellaverunt eos. Et eodem anno mor- 
tuus dominus Migliorellus potestas, et dominus Adimare frater 
eius venit loco eius : et cum exercitu urbv. devastaverunt Montem 
Afìolonicum et Corsignanum, et alia castra senensium. Et postquam 
exercitus urbv. rediit, exercitus senensium venit Sartianum, et 
quidam proditores de Sartiane aperuerunt eis porta^■, et sencn- 
ses ceperunt urbevetanos, qui erant in castro, Inter quos fuit Pe- 
trus Moualdi, qui captivus obiit Senis. Eodem anno destructuin 
est Sartianum ab Urbv. propter predictam proditioneni. Et eodem 
anno rex lohannes cum regina uxore sua habitaverunt in Urbv. 
in palatio sancti Severi insta ecclesiam sancti ^Martini : et eodem 
anno fac'a est societas inter urbv. et llorentinos. 

Alecxxx. k. ia. pot. lohannes Index Romae. Quo tempore fue- 
runt debellati senenses ad portam CamoUie a florentinis et Urbv. 

Mccxvi. Comes Ildribandinus tradidit comuni Urbv. omnes 
terras, quas pater suus et antecessores sui tradiderunt infra hos 
confines : sicut mictit tìumen, quod oritur ad roccam Albigne , et 
transit ad pedes Soturne et Magliani, et descendit in mari, et 
stratam francigenam usque Toscanellam cum districtu Corneti 
excepto Montaltu : et promisit super hoc dare annuatim sol. xl 
prò II libr. foculari. 

Mccxxxi. k. ia. pot. Radincrius Rustici de Florentia. 

Mccxxxii» k. ia. pot. Raynaldus Migliorelli de Florentia. 

Mccxxxiii. k. ia. pot. Abate Radnlphi de Florentia. 

Mccxxxiiii, k. ia, pot. Andreas Parenze de Roma. 

Mccxxxv. k. ia. pot. Katalanus Salvi de Florentia. 

Mcexxxvi. k. ia. pot. Rugitinus Salvi de Florentia. 

-Mccxxxvii. k. ia. pot. Albertus Struffe de Florentia : cuius 
tempoi'e fuerunt scontìcti tudertini ab urbv. ad castrum Lugnani. 

Mccxxxvin. k. ia. pot. Petrus Guidonis Georgii de Roma : 
quo tempore urbv. fuei'unt debellati ad portam sancte Illuminate 
a perusinis et tudertinis:. 

Mccxxxviiii. k. ia. pot. Petrus Anibaldl de Roma : quo tem- 
pore obscuratus est sol. 

Mccxxxx. k. ia. pot. Ciptadinus rrb(!vetaui. 



10 LK ANTICHE CROiS^ACHE DI OKVIETO 

AIccxli. k. ia. pot. Bonconte Monaldi de Urbv. 

Mccxlii. k. ia. pot. Sinibaldus Ramici de Beeliariis. 

Mccxliii. k. ia. pot. Rubertus Angelerii. 

Mccxliiii. k. ia. pot. lacobus de Ponte de Roma. 

]\Iccxlv. k. ia. pot. Petrus de sancto Alberto de Roma. 

Mccxlvi. k. ia. pot. Tomasinns Caccianimici de Bononia. 

Mccxlvii. k. ia. pot. Andreas Parenze de Roma. 

Mccxlviii. k. ia. pot. lacobus Petri Optaviani de Roma. 

Mccxiviiii. k. ia. pot. Pandolfus Tebaldi de Roma. 

Mccxl (l. Mccl). k. ia. pot. Roflnus Badelle de Melano. 

Mccli. k. ia. pot. Petrus Parenze de Roma. Tempore cuius Gu- 
lielmus Comes filius primi Ildribandini et lldribandinus et Um- 
l)ertus filius eius et lldribandinus domini Bonefatii nepos domini 
Gulielmi ratiflcaverunt omnia predicta, quo donaverant anteces- 
sores eorum comuni firbv., et comune Urbv. donavit eis casserum 
Pitigliani ; et promiserunt stare ad omnia mandata comunis Urbv. 
Et deinde comune divisit eis hereditatem inter quatnor fratres et 
fllios fratrum comites Suane et de sancta Flore : scilicet, Ildriban- 
dinum, Bonifatium, Guilielmum et Ildribandinum iuniores : et iu- 
raverunt singuli stare omnibus mandatis comuni Trbv : et facta 
est pax inter eos in ecclesia sancii Andree. Eodem anno mortuus 
est Federicus imperator. 

AIcclii. k. ia. pot. Orlandus Rustichelli de Lucca: quo tempore 
fueruut debellati urbv. a tudertinis. 

Medili, k. ia. j)ot. Neapoleo Mattei Rosi : quo tempore urbv. 
fecerunt exercitum centra Tudertun). 

Mccliiii. k. ia. pot. Philippus da Baffati lombardns : quo tem- 
pore Urbv. fecerunt exercitum contra Tudertum in centrata sancte 
Marie in Pantano. 

Mcclv. k. ia. pot. Gulielmus de Nagona lombardus : cuius tem- 
pore Urbv. destruxerunt Montem Gadanum Tudertinorum. 

Mcclvi. k. ia. pot. Tebaldus Petri Optaviani de Roma. 

Mcclvii. k. ia. pot. Catalanus de Pogio. Cuius tempore Domi- 
nicus Toncelli fuit expulsus de platea et vulneratus ab Arto Petri- 
rani : et de mense iu'.ii pisani fnorunt debellati a Lucanis et Flo- 
rentinis et Urbv. 

Mcclviii. k. ia. pot. Guido de Corrigia lombardus. 

Mcclviiii. k. ia. pot. Guido Zaza. 

Mcclx. k. ia. pot. Philippus de Asinellis de Bononia. Quo tem- 
pore fuerunt debellati Fiorentini et quidam Urbv. ad INIontem aper- 
tum a Senensibus. 

Mcclxi. k. ia. pot. Bonaventura cardinalis de Ruma : qui fecit 
fieri pacem inter liomines odiosos de Urbv. 

Mcclxii. k. ia. pot. lacobinus Rossus de Bononia: et fuit ca- 



i.E A.N'Tifiii-: ('r;i>.\A<in-: di ni;vii;To 11 

pitaiieus Bornai'diiius Guilielmi. Eodom anno doniinus Urbanus 
papa "venit ad Url)v. 

Mcclxiii. k. ia. pot. Bonifatias de Canosa ; et capitaneus do- 
niinus Monaldus. 

Mcclxiiii. k. ia. pot. Berardinus Petri Rosi: capitaneius doniinus 
loliannes de Greca. Quo tenipore fuit occisus dominus Biscardus Pe- 
trisancti de Lupicino capitaneus patrimonii a Gnicto de Bisentio. 
INIcclxv. k. ia. pot. lacobinus de Coppi. 

Mcclxvi. k. ia. pot. dominus Asnardus : cuius tompore fue- 
runt capti ui-bv. a sencnsibus Grosseti ; et iiiter captivos fueruut 
ducti Senas multi. Eodem anno rex Manfredus fuit debellatus et 
occisus a rege" Karolo circa Beneventum. 

Mcclxvii. k. ia. pot. Philippus de Asinellis de Bononia : cuius 
tempore urbv. ceperunt castrum sancti Laurentii Vallis lacus. 

]\Icclxviu. k. ia. pot. Berardinus Longius : cuius tempore Cor- 
radinus fuit debellatus a rege Karulo, et captus ed ductus Neapo- 
lim, et ibi fuit decoUatus. 

Mcclxviiii. k. ia. pot. lohannes Sensi Malabrancha. 
Mcclxx. k. ia. pot. Henricus de Terzane. 
IMcclxxi. k. ia. pot. lacobinus Rosi. 

Mcclxxii. k. ia. pot. lacobinus Conphalonarius : quo tempore 
fecerunt banditi Philippenses et destructa casa torre eorum de 
platea propter homicidium factum per eos ad domum filiorum do- 
mini Panduiplii ; occiderant etiam Pandofltium domini Berardini, 
Bartluim domini Pandulphi, et Bonefatium Petri, et Ternum alber- 
gatorem. Eo anno venit papa Gregorius ad Urbv. 

Mcclxxiii. k. ia. pot. lohannes de Columna de Roma. 
Mcclxxiui. k. ia. pot. lohannes de Columna : cuius tempore 
urbv. obsederunt Bisentium, et ceperunt Tancrcdum de Bisentio, 
et duxerunt ipsum captum ad Urbv. 

Mcclxxv. k. ia. pot. loliannes do Sal)ellis do Roma : cuius 
tempore Tancredns de Bisentio fugit de carcere. 

Mcclxxvi. k. ia. pot. Pandulphus de Sabellis de Roma : qui 
fecit ampliari palatium comunis, et fecit fontem platee maioris. 
Fuerunt etiam in Urbv. facta nova Statuta et reformationes Sta- 
tutorum per viros sapientes, quibus fuit commissum per consilium 
ixenerale, Inter que continentur infrascripta. s. Quod potestas co- 
gat omnes de castro Scitonii ad murandum burgos dicti castri. 
Item comburetur (1) castrum Sancti Viti cum turri. Item quod potu- 
stas teneatur cogere philios (sic) domini Andree Farulphi ad mu- 



(1) Cod. comhuì'eottur. 



12 LE ANTICHE CRONACHE DI 0RV1ET(Ì 

i-andiim castrum Titignani cum turri : et quoti potestas cogat vi- 
cinos undique ad habitandum castrum Collilonghi. Item quod fiaiit 
duo libri, ubi sint scripta privilegia et omnia iura commuais : 
quorum unus servetur apud sanctum Dominicum, alter sit in pa- 
latio comunis; et revidatnr bis in anno. Item contractus facti In- 
ter comune florentinorum et comune Urbv. sicut patet manu ser 
Prudenti i et ser Gulielmi per omnia capitula in omnibus obser- 
ventur. Item contractus, quod vadent fiorentini per nostrum di- 
strictum et comitatum sine prestatione guide et passagli, si a ilo- 
rentinis idem tìat nostris civibus et comitatentibus, lioc idem liaf 
liominibns cuiuscumque civitatis vel terre : et quod Scetonii non 
toUatur pedagium illis de Monte Politiano. Item contractus Inter 
comune. Urbv. et comune Perusii, ut patent manu Ransonis Bon- 
campi et Bonagratie notariorum, similiter observentur. Item co- 
mites de Suana, de sancta Flore, teneantur renovare et conflrmare 
et promictere omnes et singnlos contractus factos inter comune 
Urbv. et antecessores eorum, et alia comunia idem facere tenean- 
tur : et quod castrum Saturno rcficiatur. Item immunitas concessa 
per comune Urbv, filiis domini Ilaynerii Bulgarelli de Parrano firmi- 
ter observentur. Item quod homines de Aqua pendenti meliores, qui 
ibi poterunt inveniri, cogantur venire ad habitandum in Urbv. cum 
eorun familiis. Item homines de Aqua pendenti Clanciani, Sartiani, 
Scetone, veniant ad curiam urbv. responsuri de quantitate x. libra- 
rum et sopra, illi vero comitantes de quacumque quantitate. Item 
quod Tancredus domini Quieti de Bisentio, qui castrum Bisentinm, 
quod tenebatur prò comune Urbv., invasit, et omnes, qui fuerunt cum 
00 sint sbanditi, et quilibet possit eos offendere presentialiter et reali- 
ter sine pena. Item cum Andreas Raynerii Mannentis quondam comes 
Sartiani tanquam proditor centra comune Urbv. maiorem eius rebel- 
lionis calcaneum erexerit, supponendo se temerarie protectioni se- 
nensium, quondam inimicorum nostrorum centra comune predictum. 
Item quod Rubertus Berardini et Raynerius Renaldi quondam co- 
mites Sartiani, tamquam proditores iniquitatisfllii, castrum Sartiani, 
ad cuius custodiam per comune Urbv. stipendiis comunis fuerunt 
deputati, dictum castrum comuni senensium submiserint; ne de tot 
et tantis sceleribus transeant impuniti, ipsum Andream Rubertum 
et Rayneriimi tamquam rebelles condamnamus, quod sint perpetue 
sbanditi, et quod quilibet possit eos capere et occidere sine pena. 

Mccxxxiiii. Civitas clusina rediit ad mandata Urbv. : et urbe- 
vetani centra florentinos feceruut exercitum super Ascianum, et 
destruxerunt dictum castrum et multa alia castra et villas se- 
nensium. 

Mccxxxv. Fuit facta pax inter llorentinos et urbv. ex una parte, 
et pisanos et senenses ex altera per dominum lacobum cardinalem 



LE ANTICHI-; CRONACIIK DI ORVIETO 1:^ 

preiiestiniiin : et eodoni anno castrum IMontis Politiani per l'i'l)v. 
infra spatiiim duorum niensiuni fiiit rodilìcatiun, et duni hedifica- 
retur e. obsides senonses de captivis apud Aretiuni detinebantiir. 

Mccxxvi. Doniinus Rugellus Salvi de Florentia. Quo tempore 
Tebaldus de Reate capelianus domini pape venit Bnlsenum, in cu- 
iiis derisimi luerunt incise caudo equorum suorum, et ipse fuit 
ex^)ulsus, quia volebat invadere vallem lacus prò romana ecclesia. 

Mccxxvii. Dominus Albertus de Tuscia fuit potestas. Tudertini 
fecerunt exercitum super Lugaanum, et tunc erat potestas Lugnani 
dominus lordanus Lodigerii, qui requisivit plures tudertinos, ut 
rocederent, et cum nollent, urbv. aggressi sunt eos viriliter et 
sconfixerunt eos et multos occiderunt, et in magna quantitate fue- 
runt capti, reliqui fugerunt in Pozzanum : et urbv. ceperuut Poz- 
zanum : et eodem anno facta est pax cum tudertinis. 

Mccxxxvmi. Dominus Petrus Gregorii Paura fuit pot. Eodem 
anno perusini, tudertini, et fulginates venerunt contra urbv. : ve- 
nerunt usque ad portam sancte Luminate, et steterunt iuxta tor- 
rentem Carcanonis. 

Mccxxxviii. Dominus Petrus Anibakli de Roma fuit pot. Quo 
tempore sol obscuratus est, unde versus : 

« Aunis terdfiiis bis ceiitum mille noveiiis 
lunius iiitrabat cuius lux tertia stabat, 
Sol obscuratus per totum est tenebratus 
Sub feria sexta suut hec miracula gesta. » 

Tunc vise sunt stelle in celo de die. 

Mccxl. Dominus Ciptadinus Bertrami de . . . (1) et dominus 
Stefonus Aflucalasche, Butrichellus et Andreas Rubei fuerunt con- 
sules Urbv. Quo tempore Fredericus Imperator venit iji Tusciani, 
et occupavit comitatum urbv. et fere totani Tusciam. Item here- 
tici de Urbv. vulneraverunt fratrem Pvogerium ordinis predicato- 
rum inquisitorem liereticoruni : et eodem die redierunt ad mandata 
(lieti fratris cum vinculis in gula. Eodem anno ecclesia sancti 
Francisci de Urbv. fundata est. 

^Iccxli. Dominus Boneoate Monaldi, Provenzanus Lupicini, do- 
minus Rajaierius Guidonls, et dominus Henricus Bartolomei fuerunt 
consules. Quo tempore fuit magnum prelium Inter omnes urbv. 

IMccxlii. Dominus Monaldu> Rainerii, dns. Sinibaldus, et dns. 
Monaldus Lodigerii fuerunt consules, et fuerunt magna bella inter 
nobiles urbv. Eodem anno fuit maximum frigus, itaque peue omncs 
arbores destruxit. 



(1) Nel codice è scritto yionald sopra cancellatura. 



14 LE ANTICHE CRONACHE DI ((iniErd 

Mccxliii. Dns Lambertus de Bononia fuit pot. : et fticte sunt 
paces iiiter homiiies odiosos Urbv. Eodem anno viterbienses rebel- 
laveriint se imperatori et imperator obsedit Viterbiuni, et ad de- 
fensiouem Viterbii ivernnt e. milites et nuilti pedites de Urbv. : et 
Comes Simon, qui erat ibi \ icarius imperatoris fuit obsessus Viter- 
bii, et fecit pacta euni Aiterbiensibus, qui dimisernnt eum, et im- 
perator recessit ab ossidione. 

Mccxxxui. Factus est exercitus contra Clusium, quare rece- 
perat senenses, et devastata sunt omnia usque ad muros. Eodem 
anno fratres predicatores acceperunt conveiitum in Urbv. : et lie- 
diflcata est ecclesia anno precedenti. 

Mccxlvi. Dns Tomasinus Caccianimici de Bononia fuit pot. 
Mccxivii. Fuit pot. dns Andreas Parenze de Roma. 
Mccxlviii. Dns lacobus Petri Optaviani de Roma fuit pot. Quo 
tempore propter malefìciuni connnissum potestas fecit comburi ca- 
strum sancti Casciani. 

Mccxlvnii. Dns Pandulfus Tebaldi de Roma fuit pot. Quo tem- 
pore viterbienses miserunt exercitum centra Balneoregium, et de- 
vasta ver unt segetes eorum. 

Mccl. Fuit pot. dns Ruffinus de Mediolano: et urbv. miserunt 
exercitum contra Balneore;iium, et post multa dapna recepta bal- 
neoregienses fuerunt pacem et societatem cum urbv. 

Mccli. Dns Amerinus de Bononia fvAt i:)ot. loco cuius fuit elec- 
tus dns Petrus Parenze. Quo tempore Raynerius lacobi Philippi 
restituit Aquapendentem Urbv. quam tenuerat prò imperatore Fe- 
derico: et urbevetani destruxerunt muros Aquependentis undique: 
et illi de Aquapendente submiserunt se Urbv, in omnibus, et po- 
sita sunt pacta in platea Aquependentis per potestatem Urbv. 
Eodem anno urbv. miserunt exercitum ad recuperandos alios ter- 
ras vallis lacus, quas occupaverat imperator Federicus : et dns 
Manfredus reddidit Pitiglianum urbv. Et idem dns Ruffinus pote- 
stas, qui prodictiose lucratus fuerat a dno Manfredo duo milia 
librarum fuit condemnatns, et solvit urbv. octingenta libras. Eodem 
anno perusini, asisinates, spoletani et narnienses contracserunt 
societatem inter se, et urbv. lecernnt generalem exercitum contra 
INIoutemflasconem, et destruxerunt omnia usqua ad portas : cum 
eis erant in auxilium viterbienses, tudertini, ortani, et Veteralla. 
Eodem anno urbev. destruxerunt castrum Celle funditus : et aqua- 
peadentani iterum rebellaverunt, et ceperunt reeditìcare muros ; 
et eodem anno urbev. reintraverunt Aquapendentem, et portave- 
runt campanam sancte Victorie ad Url)emv. 

Mcclxi. Dns Rolla:idas Rustichelli de Lucca fuit pot. Quo tem- 
pore fiorentini obsederunt casserum Montarle, et senenses ivernnt, 
ut defenderent illud : et exercitus urbv. ivernnt ad Montem Po- 



LK ANTICHI-: CHONACIIK DI 0RVI1-:T<> 1 •" 

liiiaiiiuii, ei idem eiiuitaveinint por coniitatum seiieiisiiiin, fi com- 
Imssei'unt Huoiicoiiventmn et multas villas et castra sencnsinin : 
et iloreiitini cepei'Liiit Moiitariani, et imiltos captivus ceperunt. In- 
terim urbv. miserunt exercitum in plano Guernarie coiitra tiuler- 
Tinos, (pii liediticabant Montem Gardanuin : et die quarta martii 
exiverunt tudertini centra urbevetanos : et duo cardinales niissi a 
domino papa dixerunt urbev. rpiod rcdirent secuin in canipum su- 
per capud suum. Qui cum rediisent, et starent in tcmptoriis suis 
securi propter promissa cardinalium, tudertini fòcerunt impetum 
uiagnum super eos, et sconfìxerunt eos circa Pompognanum post 
vesperas : et multi occisi sunt et capti in magna quantitate : fra- 
ter Zenzrus lannis Raiuicepti mortuus est in ponte Cutis, et dns 
lordanus Lodigerii mortuus est Tuderti : et captivi post sex nien- 
scs redierunt. Ht tunc ediflcatum est castrum Tetignani. 

Item eodem anno seneiises obsiderunt Montem Alcinum per 
tres menses, et dns }.Ionaldus dui Petri erat potestas ibi: et fioren- 
tini venerunt, ut fnlcirent castrum victualibus, propter caristiam, 
que erat ibi : et exercitus urbv. venerunt de mense novembris in 
die sancti Britii, et sconiixerunt senenses apud .Montem Alcinum, 
et ceperunt multos captivos et omnes machinas et hediiicia bellica 
senensium. 

Item eodem anno dns Brancaleon fuit senator urbevetanus. Eo- 
dem anno lucani fnerunt sconflcti a pisanis et senensibus in centrata 
Phicichi, et post v dies pisani et senenses fuerunt sconflcti a florentinis 
et lucani^ ad pontem Here : et fuerunt capti circa quattuor milia. 

-AIcclii fuit pot. Oilandus Rustichelli de Lucca. 

Merlin k. ia. pot. Neapuleon dni Mactei Rossi. 

Mrcliiii. k. ia. pot. Filippus Beffati lombardus, quo tempore 
fecerunt urov. exercitum contra tudertinos. 

?*Icrlv. k. ia. pot. Gulielmus de Raona lombardus. Quo tempore 
url)T. reversi sunt ad comitatum tudertinum, et diruerunt Montem 
Gadan'.mi, (piem edilicarunt tudertini contra urbv. 

Mcclvi k. ia pot. Katalutius de Pogia : cuius tempore fuit 
expulsus Dominicus Tonocelle de p'atea, et fuit vulneratus ab Arto 
Petri Gavi : et de mense iulii fuerunt sconflcti pisani ad lluviuni 
Sercliii a lucanis et florentinis et urbevetanis. 

Mcclxm. Dns Pbilippus de Casseins lombardus fuit potestas : 
et generalis exercitus banditus est super tudertes ; in quo exercitu 
fuerunt milit^s romani ad stipendia comunis, et comites de .An- 
guiliaria. dns Petrus Parenze, couies Gugliolminus de sancta Plora 
et alii ; et alii barones comitatus, (luingenti milites llorentinoi-iun ; 
et sic iverunt in plano de Larneta, et ibi steterunt v diebus : 
deinde venerunt in contratani CoUazonis, et duni starent ibi, ve- 
nerunt quadringejiti milites de f*erusio in auxilium urbv. et dum 



K) LE AxNfTICHE CRONACHE DI ORVIETO 

irent, ut poneront castra in centrata Mentis Molini venerunt am- 
baxatores romani, et rogaverunt urbv. ut donarent comuni Rome 
guastum illuni : et ad preces romanorum recesserunt, et venerunt 
ad Civitellas episcopi tudertini, et ad Montem Castellum. Eodem 
anno iterum banditus est generalis exercitus super Tudertum de 
mense iulii, et fuerunt cum urbv. milites romani lìorentini et pe- 
rusini cum comitibus de sancta Flora et Suane ( t aliis baronibus 
comitatus ; et primo iverunt centra Sah ianum, et ceperunt et 
destruxerunt dictum castrum, et multos captivos ceperunt ultra 
cxx tudertinos, quos miserunt ad Urbv. Inde iverunt ad Montem 
Crucis, inde ad sanctam Mariani in Monte : inde redierunt, tran- 
sierunt Tiberini, et destruxerunt canonicam de Colle et alias villas 
usque ad pontem Cutis, et usque ad Montem Castellum: et ibi 
stetit exercitus xx uno diebus. Eodem anno Aiit facta pax inter 
liorentinos et lucanos ex una parte, et pisanos et senenses ex alia. 

Eodem anno romani obsederunt Tibur, et obsederunt illud: et 
cum obsederent in auxilium romanorum miserunt urbv. ce pavesa- 
rios ; et fulginates fecerunt mandata perusinorum. Item eodem 
anno fratres lieremite venerunt ad Urbv. ad standum in ecclesia 
sancte Lucie. Item aquapendentani et Pepo vicecomes, qui fuerant 
rebelles, venerunt in exercitum urbv. centra Tudertum. 

Mcclv. k. ia. pot. dns Guglielmus de Modena. Aquapenden- 
tani venerunt in plateam U'rbv. cum corrigiis in gula, et genuflexi 
iuraverunt precepta et mandata comunis UTbv. servare. Eodem 
anno bandito exercitu per Tudertum fuerunt ad stipendia comunis 
vi centum, et ce perusini, et conies Umbertus, qui fuit capitaneus, 
venit cum ce mihtibus, et dns Maethias d3 Anania. Et primo tran- 
sierunt per sanctum Valentinum versus Alvianum et lovem : inde 
ad Ameliam in centrata Canalis et Cigliani : inde ad sanctam Ma- 
riam in Pantano, ubi factus est miles dns Andreas Affucaloscha : 
inde venit ad sanctum Teranzanum. Et cum exercitus transiret circa 
Strunvetus, (1) quidam milites tudertini aggressi sunt ultimos de 
exercitu. Tunc comes Umbertus regirans cum parte exercitus fu- 
gavit eos, cepit ex eos quadraginta duos. Inde venerunt ad Montem 
Molinum, inde in centrata Ozzoli. Eodem anno palatium comunis 
combustum est. Item dns Buonconte Monaldi fuit senator in Roma. 

Mcclvi. Dns Tebaldus Petri Optaviani de Roma fuit pot. Aqua- 
pendentani redierunt ad mandata comunis ; et muri Aquependentis 
iterum fuerunt destructi undique. Et e milites urbv. iverunt in 
servitium lìorentinorum et lucanorum et ad Sercium, et ibi fuerunt 



(1) Forse per Castrum vetus, Castelvecfliio. 



I,K ANTICHI-: ClMNACIIl-: DI oKVIKTo 1' 

scontìcti pisani et senenses a llorentinis et lucanis, et multi fuo- 
runt submersi in Serchio ex niraiiiie parte. 

Eodem anno clns frater Constantinus de ordine predicntopiim 
episcopus urbv. legatus dni pape ivit in Greciam: et ibi post multa 
bene gesta dormivit in Domino. Item codem anno comune Urbv. 
emit Scetonium a comite Guidone. 

Mcclvii. Dns Katalanus de Bonoiiia luit pot. Urbv. Quo tempore 
(las Dominicns Toncelle capitaneus populi in platea fuit percossus, 
oX non fuit scitum a quo. Eodem anno fuit facta pax. cum tuder- 
tinis, et fuit destructus Mons Gadanus. Item urbv. mlserunt ce 
milites in servitium naruiensium centra Interamne. 

Mcclviii. Dns Guido de Coirigia lombardus fuit pot. Fratres 
servite venerunt Urbv. 

Mcclviiii. Guido Zaza fuit pot. 

Mcclx. Dns Philippus de Asinellis fuit pot. Comes lordanus de 
Albovatis venit Senas-cum magna quantitate teutonicorum regis 
Manfredi : et florentini fecerunt exercitum super Senas, et vene- 
runt usque ad fossas civitatis. Et 'cum llorentinis fuerunt lucani 
et eco milites urbv. et comes Ildribandinus de Suana, et Pepo vi- 
cecomes de Campilio. Et tunc sconficti sunt fiorentini apud Montem 
apertum a senensibus et militibus predicti legis Manfredi, et ge- 
bellinis de Florentia. 

Mcclxi. Dns Bonaventura cardinalis de Roma fuit pot. Quo 
tempore senenses fecerunt exercitum super ]\Iontem Policianum, 
et ceperunt terrara : et tunc erat capitaneus dicti castri dns Petrus 
Raynerii Monaldi. Eodem anno Cortoaium cepit reditìcari auxilio 
episcopi aretini et senensium. 

Mcclxii, Dns lacobus Rubens (de) Parma tuit pot. Quo tempore 
dns Urbanus papa quartus venit ad Montem Flasconem, et fecit 
auferri insulam Martanam et Bisentinam, in qua fecit editìcari 
palatium : et eodem anno venit ad Urbv. 

Mcclxiii. Dns P>onefatius de Carnoso fuit pot. Eodem anno 
die X novembris primus lapis positus est in fundamento ecclesie 
sancti Augustini per dnm Ancerinm cardinalem nepotem Urbani 
quarti. 

Mcclxiiii. Dns Benardinus Petri Rubei fuit pot. de Modezo (sic). 
lacobus Nicolaus et Tancredus fìlli dni Guicti de Bisentio die se- 
cunda februarii occiderunt dum Biscardum de Petra sancta capi- 
taneam Patrimonii, ìq euius vindictam eadem hora fuit fuit deca- 
pitatus Nicolaus predictus per potestatem Urbv, Tunc papa petiit, 
quod darent sibi Bisentium et Caput de Monte, et urbevetani no- 
luei-unt sibi dare. Eodem anno senenses astulerunt Campilium 
Urbv. in die ascensionis. Eodem anno die xiiii iulii cardinalis 
cisterciensis predicavit crucem centra saracenos. Eodem anno dns 
Arcu. Stok. Ir., ").^ Serio. — III. 2 



18 LE ANTICHE CRONACHE DI ORVIETO 

papa Urbanus quartus reccssit ile Urbv. et ivit Tudertum : et de 
Tuderto cuna iret Perusium, et in via comedit ficus, et inflrmatus 
est, et portatus est ad Diruta, et inde Perusium, et mortuus est 
mane sequenti. Eodem anno urbv. obsederunt Bisentium cum edi- 
ficiis : qui salvis personis reddiderunt se : capitaneus fuit comes 
Udribandinus. 

Mcclxv. Dns lacobus de Carpi fuit pot. Cuius tempore Carolus 
Comes Provincie venit Romani per mare in vigilia Pentecostem : 
et Guido Novellus fuit capitaneus in Tuscia per regem Manfredum, 
et congregavit exercitum teutonicorum et senensium mcc, Inter 
qnos fuerunt milites multi, pisani, lucani, fiorentini, aretini, et pisto- 
rienses, et de aliis terris Tuscia. Et venit dictus exercitus contra 
castrum Abatie sancti Salvatori? ; et dictum castrum dedit se do- 
mino Guidoni, qui misit inde obsides Senas. Inde exercitus venit 
Radicofanum, et nihilpotuerunt agera: inde venit Sartianum, et post 
tres dies lacobus Raynerii et lohannes Scerpa perdiderunt dictum 
castrum, et dederunt comiti Guidoni. Inde exercitus predictus ivit 
Clancianum, et obsedit illud die terdia decima augusti. Interim 
potestas Urbv. cum tercentis militibus ivit Aquapendantem, et inde 
ad Abatiam sancti Salvatoris, qui primi promiserant reddere se et 
non fecerunt : et die xiiij augusti ivit exercitus urbv. Scateni um 
cum quingentis militibus stipendiariis, et ducentis militibus peru- 
sinorum : et die sequenti in auxilium urbv. venerunt mille milites 
missi a rege Karolo senatore urbis romanorum; et venerunt Sceto- 
nium ubi arat exercitus urbv. Audientes hoc exercitus regis Manfre- 
di, qui obsidebat Clancianum fugerunt nocte, et dimiserunt omnas 
sarcinas in campo. Inde ad quattuor dies totus exercitus, scilicet 
Moccc milites et pedites sine numero cum tubis, et ciarantellis, 
vexillis ralevatis discurrerunt per comitatum senensem usque 
Buonconventum, et duxeruut plurimos captivos et predam maxi- 
mam. Itera eodem die castrum Abatie sancti Salvatoris sponte rediit 
sa ad comune Urbv. quamvis obsides eorum essent Senis. Die se- 
quenti exercitus urbv. equitaverunt ad Montem Policianum, et 
oviaverunt masnate senensium, et masnata nostra sconfixit eos, 
et totum populum Montis Policiani, qui arat cum senensibus. Tane 
urbv. ceperunt vi vexilla senensium, que portata sunt Urbv. et 
posita in ecclesia sancti Andree : tu ne captus fuit Guilielmus de 
Monte Policiano, et multi alii fuerunt ducti captivi ad Urbv. 

Mcclxvi. Dns Isnardus Vuguolini de Provenza miles regis Caroli 
fuit pot. Quo tempere fuit coronatus in die Epiphanie rex Carolus 
Rome in regem Sicilie : et dia xxvi februarii sconphixit regem Man- 
fredum circa Beneventum. Item die v martii exercitus urbv. ivit 
in servitium comitis de Pitigliano et comitiis Ildribandini de sancta 
Flore contra ccl militibus teutonicorum et Pepone vicecomite, et ce- 



1 



LK ANTICIIK ("RON'ACIIK HI oliVIF/H» 1*.> 

perimt Urossetuni, preter casseruni, et steterunt ibidem vi diebus : 
et die XI niartii venerunt senenses Grossetum cum magna militum et 
peditum quantitate : et pugnantibus militibus de l'rbv. cum senensi- 
biis, dicti comites cum teutonicis et pluribus aliis fugerunt occulte 
uescieutibus urbevetanis : quod perpendentes urbv. et ipsi fugerunt. 
Et captus est potestas cum viginti sex militibus de Urbv. et Pepo 
vicecomes fuit captus et occisus per filium Guolini vicecomitis. 

Item eodem anno die secunda augusti Viterbii facta est pax 
inter urbv. et senenses, et dns Isnardus rediens de captivitate se- 
nensium renuptiavit ofllcium, et electus est potestas prò eo dns 
Philippus de Asinellis de Bononia. Eodem anno missi sunt Floren- 
tiam milites urbv. ad pacificandum florentinos inter se, et dns 
Hermannus factus est potestas de Monaldensibus in Florentia. 

Mcrlxvii. Dns Philippus Alberti de Bononia fuit pot. in Flo- 
rentia (sic). Quo tempore die quartadeciraa aprilis, qui fuit dies 
resurrectionis, dns Guido Guerra cum maxima quantitate militum 
regis Karoli intravit Florentiam, et tunc gebelini fugerunt timore 
eius de Florentia. Eodem anno die xxniiv [sic) aprilis venit rex 
Karolus ad papam. Eodem anno dns Guido de Billio capitaneus 
Patrimonii venit Bulsenum, et bulsenienses tamquam proditores 
receperunt eum, et iuraverunt pacta ecclesie romane. Et post ali- 
(luos dies idem fecerunt castra Sancti Laurentii, Grictarum, et 
'iradularum, Latere, et Aquependentis. Eodem anno rex Karulus, 
qui erat Viterbii, misit magnani masnatam militum ad Montem 
Policianum, qui rediderunt se malescalco regis Karuli, et ceperunt 
casserum, quod custodiebatur per senenses, et illud destruxerunt. 
Inde iverunt Senas usque ad sanctam Petronillam, ubi erat exer- 
citus gebellinorum, mille milites, qui iverunt ad Pogibonsi, et mi- 
lites regis iverunt post eos, obsederunt eos in dicto castro et co- 
mune Urbv. misit plurimos nobiles cum e militibus in servitium 
regis Karoli : et die xxviii novembris castrum Pogibonsi redidit se 
regi Karulo. 

Mcclxviii. Dns Benvenutus et dns Umbaldus iudices dui Filippi 
de Asinellis de Bononia fuerunt vicarii Urbv. donec veniret dns 
Girardinus Longus de Venetiis potestas, qui venit die secuuda 
aprilis. Eodem anno rex Karulus ivit contra Pisas, et destruxit 
multa castra et Portum pisanum. Eodem anno rex Karulus voluit 
intrare in Urbv. de quo philippenses et amici eoruin multum 
timebant, et volebant recedere de Urbv., sed populus et nobiles non 
pormiserunt eos recedere, sed clauserunt portas, ne aliquis de 
familia regis intraret civitatem. Die vero altero facto Consilio ge- 
nerali consenserunt philippenses, quod rex intraret, et dns cardi- 
nales venerunt cum eo, et intravit cum magna pace. 

Eodem anno illi de domo de Tosta fuerunt condemnati heretici. 



20 LE ANTICHE CRONACHE DI OK VIETO 

et (lonius et turres eorum fuerunt dirute. Eodem anno Corradinus 
venit Pisas, deindc Romam, nbi fuit receptus cum magno honore : 
et de mense angusti fuit debellatus a rege Karulo, et fugit de 
prelio : et de mense optubris fuit captus et decapitatus. 

Mcclxviiii, Dns Johannes Malabranca de Roma fuit pot. Urbe- 
vetani fecerunt exercitum contra Bulsenum, et vastaverunt demos, 
vineas, et segetes. Eodem anno facte sunt paces inter monaldenses 
et philippenses. Eodem anno kardinalis, qui erat Viterbii cum viter- 
biensibus et tuscaniensibus , et e milites perusinorum, et milites 
Patrimoni!, ducatus marchie, Campanie, et romani venerunt contra 
Urbv. et fecerunt multa dapna super Poranum et Sucanum, et re- 
versi sunt ad Montem Flasconem. Eodem anno de mense septem- 
bris urbv. fecerunt exercitum contra castrum sancti Laurentii, et 
fecerunt guastum vinearum. Eodem anno et mense Sartianum re- 
diit ad mandata comunis Urbv. esercitus urbv. ivit ad devastan- 
dinn castrum Glictarnm. Eodem anno excidit turris Monaldi dni 
Rainerii, et destruxit multas domos vicinas. 

Mcclxx. Dns Enricus de Tarzauo mediolanensis fuit pot. Urln-. 
Tempore cuius exercitus régis Karoli et eom.unis Urbv. iverunt 
contra Senas, et costruxerunt quoddani castrum prope Senas ad 
unum miliare : et senenses fuerunt mandata regis : et gebellini fue- 
runt expulsi, et reintraverunt guelphi. Eodem anno die secunda 
optubris Guido Sensi et dns Bonacursus cum suis in platea comunis 
percusserunt dam Bartonem de Abericis, de qua percussione mor- 
tuus est : et dictus Guido venit turrim et domos comuni Urbv. 

Mcclxxi. Dns lacominus Rubens de Parma fuit pot. Urbv. 

Mcclxxii. Dns lacominus Confalonerii de Placentia fuit pot. Quo 
tempore Donipnizo interfecit filium dni PanduKì prope rivum Mealle. 
Post aliquos dies alius tìlius dni Pandulfì interfecit dnm Raine- 
rium de Filippensibus, et die xii aprilis fuit magnum prelium inter 
guelfos et gebellinos de Urbv. Deinde Guidarellus Alesandri et Pe- 
trus dni Rainerii ivei'unt ad domos dni Pandulfl, et occiderunt Pan- 
dulfum dni Bernardini, Bonefatium Petri, et dum Ternum : et 
l'edierunt per plateam comunis, et iverunt ad sancte Mustiole, et 
ibi comederunt, et exierunt civitatem, et noluerunt obedire pote- 
stati. Postea xxv de philippensibus missi sunt ad confines apud 
Eugubium, et xxv de gueltìs ad Grossetum : et potestas condem- 
navit philippenses in maxima quantitate pecunie; et fecit dirui 
palatia, et casam, turrim philippensium. Quo facto potestas recessiT 
de Urbeveteri. 

Mcclxxiii. Dns Ioannes de Columna fuit pot. Urbv. Eodem 
anno Pancredutius Guicti de Bisentio abstulit Bisentium dno Fafiicio 
de Medicis castellano dicti castri prò comune Urbv. et dictus 
Pancredutius fuit captus ad exercito urbv. et ductus in carcerem. 



I.K ANTICIIK CKoXACllK DI oK'VIKTo 21 

l'^odem anno Gregoriiis pp. x, ot rex Kanilus ot rcf,'lna vencrunt 
ad Ui'hv. 

Mcclxxiiii. Dus Ioannos de Columna fiiit pot. Urbv. Cuiiis 
tempore exercitus urbo. ivit in servitiuni capitani Patrimonii centra 
Tudertum. 

Mc(^lxx\-. Dns lolianiies de SaJjellis fuit pot. Urbv. 

jMccIxxvi. Fuit pot. Urbv. dns Pandulfus de Sabellis. Quo tem- 
pore luit anipliatum palatium comunis, et fuit pictus, et fuit or- 
natus fons in platea : quo etiam tempore dns Innocentius pp. v do 
ordine predicatorum venit ad Urbv. Eodeni anno die xxii madii 
fuit terremotus niaximus; et eeciderunt ripe in pluribus locis. 
maxime in coutrata surripe, et rocca Ripiseni. 

Mcclxxvii. Dns Uanaldus Leonis fuit pot. Urbv. 

Moclxxviii. Dns Bartuldus de Ursinis. Tempore cuius lacobus 
Guicti de Bisentio abstulit dne Marie sue sorori Petrellam, quam 
teneliat prò comune Urbv. et exercitus urbv. ivit, et recuperavit 
eam, et Jacobus predictus fugit de nocte. 

Mcclxxviiii. Dns Petrus Stefani de Roma fuit pot. Th'bv. Tem- 
pore cuius Tollus de Monte Orzolo venit ad mandata comunis Urbo. 

INIcclxxx. Dns Stefanus Petri Stefani fuit pot. Cuius tempore 
luit factus populus in Urbv. Cuius tempore fuit factus populus in 
Urbv. die xii augusti in platea sancti Dominici : et consules artium 
fecerunt capitaneum populi dnm Nerium de Greca. 

Mcclxxxi. Dns Renaldus de Riva de Mantua fuit pot. Urbv. 
Quo tempore Tancredus dni Guicti de Bisentio intravit Bisentium 
cum viterbiensibus, et requisitus per ambaxatores urbv. ut redderet 
castrum, respondit ; quod nec comuni Urbv. nec Deo celi reddere 
intendebat. Dictus Tancredus intraverat Bisentium die octava ia- 
nuarii, et die undecima eiusdem mensis frater eius lacobus, qui erat 
ibi prò comune Urbv. fuit expulsus ab eo, qui statini reintravit, et 
misit prò auxilio ad Urbv. Et exercitus urbv. festinatim iverunt, et 
intraverunt castrum, et obsederunt dictum Tancredum intra cassero : 
et ipse et qui cum eo erant in casseris reddiderunt se prò mortuis, 
et ducti sunt ad Urbv. et populus expectabat eos in platea comunis, 
et ibi super equum occidcrunt dictum Tancredum. Eodem anno 
die xviii martii dns Marti nus electus fuit Viterbii in papam : et 
venit ad Urbv. et ibi coroiiatus et consecratus est die xxii martii. 
Eodem anno dns Berardinus de Marciano fuit capitaneus Urbv. et 
rex Karolus rediit ad Urbv. et stetit ibi per annum. 

Mcclxxxn. Nardus Burgaruci de Marciano fuit pot. Quo tem- 
pore perusini centra perusinos pape iverunt centra Fulgineuni. 
Eodem anno dns Simon dni Raynerii Guidonis fuit capitaneus Urltv. 
Eodem anno facti sunt novi milites de domo Monaidensium xjiii 
numero, et dus Rubens de sancta Flore cinsit eis ensem. 



22 LE ANTICHE CKONACHE DI ORYIETf) 

Mcclxxxiii. Dns lacobus de sancta Marota fuit pot. Urbv. et 
fuit capitaneus Arhermannus dni Ciptadini. 

Mcclxyxiiii. Dus Gofredus de Mediolano fuit pot. Urbv. Eodem 
anno comes Rubens mortuus est in Urbv. et sepultus ad sanctum 
Franciscum. Et papa ivit Perusium, quia magna discordia crat in 
Urbv. quia gebellini elegerant in potestatem comitem de Anguil- 
laria ; et fuerunt armate turres, unde proiciebant tela ad invicem, 
et partes preliabant inter se, et coniburebant domos. Tune dns 
Nerius de Greca, qui erat capitaneus populi fugit : et dns Simon 
de Filippensibus fugerunt de civitate timore guelforum : et fuit tune 
magnum prelium ad domnm Bongovanis dni Bonacursi. Tune factus 
est capitaneus populi dominus Armannus dni Ciptadini, qui statini 
fecit eos redire ad domos suas, et omnes, qui fugerant, redierunt. 
Mcclxxxv. Dns Simon dni Rainerii Guidonis et dns Raynalrlus 
dni Petrigani fuerunt pot. Ui'bv. per mensem ianuarii : deinceps 
per annum fuit pot. dns Ugolinus de Alviano : et dns Monaldus 
de Ardicionibus fuit capitaneus populi. Eodem anno incepta est 
strata petrorii. 

Mcclxxxvi. Dns Ranaldus de Bostolis fuit pot. et dns Bindus 
de Ciercbis de Florentia fuit capitaneus. Quo anno facto sunt paces 
in palatio populi inter omnes odiosos de Urbv. : que parum dura- 
verunt, sed reinceptum est bellum inter gebellinos et guelfos, et 
fiebant robationes et combustiones et destructiones domorum ex 
utraque parte : et gebellini sconfixerunt guelfos iuxta pontoni rivi 
turbidi ; et capitaneus fugit de palatio populi propter timorem 
gebellinorum. Tune pervenerunt ambaxiatores florentinorum et 
perusinorum, et fecerunt concordiam inter partes. 

Mcclxxxvii. Dns Bretuldus de Ursinis fuit pot. et capitaneus. 
Eodem anno fuit captus dns comes Guido de Monte forti ab exer- 
citu regis Petri de Aragonia, et ductus in Siciliani. Eodem anno 
facto sunt paces per potestatem presente dno Francisco episcopo 
Urbv. et fratribus predicatoribus et minoribus et tote clero et po- 
pulo in platea oomunis inter gebellinos et guelfos per sindicos 
partium dnni Ioannem Bacenni sindicum gebellinorum, et dnni 
Leonardum Budrichelli sindicum guelforum, et inter omnes odiosos 
tam nobiles quam populares. Ejdeni anno cepit hediflcari turris 
Provenzanorum et casa turris Pliilippensium : et fuit pictus cam- 
panile sancti Andree. 

Mcclxxxviii. Dns Gentilis de Ursinis fuit pot. Urbv. Eodem anno 
dns Perignalis vicarius imperatoris intravit Clusium : et guelfi fuge- 
runt de Clusio. Et florontini et senenses miserunt exercitum centra 
Aretium destruentes villas et castra : et iverunt prope Aretium ad 
unum miliare. Et senenses recesserunt a florentinis, et iverunt ad 
plebeni al Topu prope Aretium ad qnatuor miliaria : et illi de Aretio 



LE ANTICHE CRONACHE DI ORVIETO 23 

ivenint post senenses, et doboUaverunt eos : et capti suiit cclx de 
scnensibus, inter captcs et occisos fuerunt dc. In qua scontìcta 
occisus fuit Rainerins dni Rainerii Peponis de Farnesia. Eodem 
anno perusini et tudertini fecerunt exercitum centra Fulgineum. 

Mcclxxxviiii. Dns Gentilis de Ursinis fuit pot. et capitaneus 
Urbv. Quo tempore dns Rainerius Ugolini de Vaschie cum e mili- 
tibus de Tuderto ivit centra OrbetcIIum, ubi erat comitissa: et 
cepit eam, et duxit eam apud Vaschie. Et die tertiadecima madii 
Carolus princeps fllius Karoli venit cum regina ad Urbv. et comune 
Urbv. donavit eis donaria. Eodem anno die xi iunii congregati 
sunt exercitus florcntinorum et partis guelfe ex una parte, et exer- 
citus dni Guilgelmini episcopi aretini ex alia parte in contrata 
Bibiene castri episcopi aretini cum aliis gebellinis, commictentes 
bellum conflicti sunt gebellini, et dns episcopus aretinus occisus 
est in bello : et alii nobiles multi, intor quos de Urbv. fuerunt 
occisi, dns Rainerius de Beccariis, Guidarellus de Philippensibus, 
lordanus Bongiovannis, Giulianus dni Petri, Berardus de Mucinel- 
lis, Berardutius Egidi dni Morichelli, Cola de Trivinano, Lencius 
lacobi Quieti, fllius Rainerii Berti, filli dni Guelmi de Borizeschis, 
lacobus Terni Testaldi, Sinius Amidei. 

Eodem anno in k. iulii fuit pot. et capitaneus Urbv. dns Rol- 
landinus de Lucca. Tempore cuius exercitus urbv. ivit contra 
Clusium, eo quod esset ribellis Urbv. et erant cum eis exiti clusi- 
norum, et illi de Monte Pulciano, Cianciano, Sartiane, et Scetonio : 
et post paucos dies facta est pax inter clusinos per urbv. et Gui- 
donem Anguillarie sindicum comunis Urbv. et coram potestate et 
capitaneo Urbv. 

Mcclxxxx. Tudertini duxerunt exercitum per comitatum Urbv. 
multos rapinas et damna et combustiones faciendo. Eodem anno 
comites de Monte Marte receptis xxv millibus fiorenorum auri 
reddiderunt castrum Mentis Martis tudertinis, mediantibus peru- 
sinis. Eodem anno dns Nicoiaus papa intravit Urbv. quo anno dns 
Adinulfus dni Mactie de Anania fuit potestas et capitaneus Urbv. 
Et die XV octubris incepta sunt fundamenta sancte Marie nove de 
Urbv. que fuerunt profunda terribiliter. Die quinta decima novem- 
bris dictus dns Nicoiaus papa quartus cum cardinalibus et aliis 
prelatis sollemniter parati, presenti populo viris et mulieribus de- 
scenderunt ad fundamenta diete ecclesie : et dns papa posuit pri- 
mum lapidem, et dns Latinus cardinalis hostiensis de mandato dni 
pape indulgentiam positam per papam et alios prelatos, qui inter- 
fuerunt. Eodem anno romani fecerunt guastum per comitatum 
Tuderti usque ad muros civitatis. Eodem anno guelfi expulerunt 
gebellinos de Clusio. 

Mcclxxxxi. Dns Nicoiaus papa iv fuit pot. et capitaneus Urbv. 



24 LE ANTICHE CRONACHE DI ORA'IETtI 

prò quo stetit in officio dns Florius de IMediolano. Cuius tempore 
saraceni ceperunt Acri ; ubi occiderunt omnes christianos religiosos 
et seculares viros et mulieres et parvulos. 

Mcclxxxxii. Fuit pot. et capitaneus Urbv. dns Pinus de Cremona 
per unum annum, et die xiii aprilis. Eodem anno fuerunt ce militos 
do Urbv. et e balestrarii iverunt centra Ameliam, et destruxerunt 
l'orcliianum : quia illi de Amelia fecerunt guastum super Lugnanum. 
I^t de mense iunii milites de Urbv, mm et pedites et mille de comitatu 
et iverunt contra Sotorna, et fecerunt guastiun, et coml)usserunt 
et ceperunt castrum. 

Mcclxxxxiii. Fuit pot. et capitaneus dns Pinus predictus per 
sex menses, et in le. iulii fuit electus camerarius, et factus Petrus 
Berti de Gavo. Quo tempore amerini fecerunt exercitum contra 
Lugnanum, et guastaverunt vineas et doinos prope dictum castrum. 
Tunc exercitus urbv. ivit contra Ameliam, et destruxerunt omnia 
circum circa, et illi reddiderunt se cum certis pactis. Deinde illi 
de Lugnano destruxerunt turrim sancti Pauli, et venerunt amerini 
ad Urbv. et petierunt emendam diete turris : et faeta est cum eis 
emenda per comune Urbv. trecentarum lil>rarum. 

Eodem anno fuit banditus exercitus contra Sotornum ; et po- 
suerunt campum ex parte fluminis Albegne, et fuit capta Soturna : 
et xxxvii ducti sunt captivi ad Urbv. et reliqui fugerunt. Deinde 
exercitus urbv. ivit versus fluvium Lente, et versus Mezanum : ibi 
expectaverunt comitem Orsellum, qui veniens iuravit facere man- 
data comunis et populi Urbv. Deinde dns comes venit ad Urbv. et 
renovavit iuramcnta et ciptadinantiam Urbv. in Consilio generali in 
palatio comunis. 

Mcclxxxxiiii. Dns Cellus de Spoleto fuit pot. et dns Orlandinus 
del Veglio de Luca fuit capitaneus. Quo tempore exercitus urbv. 
cum tribus traboccis magnis ivit ad capiendum Bulseuum : et dicti 
exercitus fuit capitaneus dns comes Orsellus : et fuerunt cum Urbv. 
omnes de Balneo regis, et omnes barones de Maritima, et comites 
de Pitigliano et de saucta Flora, et liomines de Abatia sancti Sal- 
vatoris, de Clusio, Sartiane, Cianciano, vicecomites de Campilio, 
comune Lugnani, et domini de Alviano, et omnes qui erant soiecti 
comuni Urbv. Die xxviii fuit facta obsedio Bulseni : et xi iunii 
rediderunt Bulsenum : et die sequenti venerunt bulsenenses cum 
corrigiis in gula, capite discoperto, iunctis manibus, clamantes 
alta voce : misericordia, misericordia : et fuerunt recepti ad mi- 
sericordiam per dominos potestatem, capitaneum, et per sindicum 
comunis. Tunc non processit ulterius exercitus ad destruendum 
muros, quos iam inceperant destruere. Sequenti vero die venerunt 
in campum sindici castrorum sancti Laurentii, Grictarum, Gradu- 
larum, Latere et Valentani : et in dicto campo fecerunt iuramenta 



LK AXTKMir; ('i;oN.\('III'; 1>I n|;\li:Ti) '-^.ì 

couimiis et populi l'i'bv. dictis siudico, lìotestati, et capitaiieo 
exereitus. Et fuerunt missi ollìciales et potestates per comune 
Url)v. ad dieta castra. Et illi de Valentano .solvcruiit totum cen- 
suin consuctum ab antiquo. Deinde ivit exercitus contra Aqua- 
pendentem, et posita sunt ibi contra sex hedilìcia vel macine, 
({ue die noctuquc proieciebant lapides : et una die fuerunt capti In 
lioniines, et missi captivi ad Urbv. Die vero xiii inlii (acta 
est treua cum fratre lacobo Pocapaglia, qui erat in A(iuapendeiiri; 
prò ecclesia romana. 

Mcclxxxxv. Fuit pot. dns Girardus de Galliizis do Bononia, et 
capitaneus dns Ubaldus de Intorniineiiis de l^uca. Quo tempore 
venit ad Urbv. dns Neapuleo cardinalis causa habendi terras va'lis 
lacus, et noiuerunt urbv. dare sibi, qui recessit : et postea de man- 
dato pape Bonefatii , pape octavi, recessit de Urbv. episcopus et 
totus clerus, exceptis his, qui remanserunt ad custodiendum con- 
ventus religiosorum, et presbiteris ad dandum ultimas penitenTias et 
extremam unctionom. Eodcm anno dictus potestas propter quemdam 
exeessuni factum per olììcialem suum iteru.m iuravit obedientiam 
populi Urbv. 

]\Icolxxxxvi. Fuit pot. dns Petrus de Borgonia per sex menses, 
et capitaneus dns Umbaldus de Interminellis predictus. Quo anno 
exercitus urbv. ivit contra Farnesem : in quo exercitu fuerunt om- 
nes de valle lacus , et de Aquapendente propter quamdam roba- 
tionem factam in Alfina, quam domini de Farnese receptaverant : 
et domini de Farnese reddiderunt terram, et fecerunt omnia man- 
data comunis Urbv. Et siraul cum exercitu urbv. iverunt ad Roc- 
cliettas, Morranum, Trivinanum, omnia castra vicecomitum, quo 
omnia castra fecerunt mandata comunis Urbv. et exercitus rediit 
ad Urbv. cum tripudio. Item die xvi martii dns pot. cum vicario am- 
baxatores Urbv. et Tinus Berardini sindieus comunis iverunt Ro- 
mani ad papam Bonefatium, qui fecit eos sol-\i prò scomunicatione, 
(piam incurrerant non obediendo mandatis pape. 

Eodem anno guellì de Tuderto fuerunt expulsi a gel)cllini>;. 
Itom propter adventum dui Goffredi mariti comitisse de Pitigliano 
comune Urbv. induit l domicellos tunicis et mantellis, et xii mi- 
lites tunicis et mantellis foderatis de vaio : et fuerunt facti magni 
ioci per civitatem. et iverunt illi milites et doraicelli oviam dicto 
corniti ; et receperunt eum in Bulseno cum magno boiiore : et co- 
mune misit ei donarla plurima ; et sotiaverunt eum usque Sua- 
nam : et ibi similiter fecerunt astiludia et iocos , et proiecerunt 
banderia, et donaverunt vestes suas dicto corniti. 

Mcclxixxvi. Capitaneus dns Bonefatius papa : prò quo stetit 
in olììcio dns Ioannes Bonis de Urbe in k. iulii, et dns Blando de 
Anania fuit pot. Item die secunda octubris ambaxatores Urbv. re- 



26 LE ANTICHE CRONACHE DI ORVIETO 

(lierunt de Roma, portantes tria prìTilegia papalia de nova con- 
cessione vallis lacus et Aquependentis : et fuerant facta multa asti- 
ludia, ludi, et ioci in civitate, et fuerunt posite due statue mar- 
moree domini pape in duabus portis principalioribus. Eodem anno 
fuit factum statutum, quod granum venderetur in platea populi et 
non in platea comunis. 

Mcclxxxxvii. Fuit pot. dns Barto de Frescubaldis de Florentia 
k. ia. Eodem anno exercitus urbv. iverunt ad comitatum ildriban- 
descum in adiutorium comitlsse. Eodem anno omnes terre vallis 
lacus et 'jastrum Aquapendentis miserunt pallium , et fecerunt 
omnia mandata comunis Urbv. iuxta privilegium domini pape. Eodem 
anno dns Armannus et dns Simon dni Rainerii portaverunt licteras 
papales de Roma, que fuerunt lecte in Consilio generali ; quod po- 
testas et capitaneus Urbv. et capitaneus Patrimonii , et quilibet 
eorum potest capere et punire malcfactores in Aquapendenti et in 
vallo lacus: et quod diete terre debeant obedire offlcialibus comu- 
nis et populi Urbv. 

Item die xii mai iverunt Romani ad dnm papam ci milites 
de Urbv. et comitato eius cum tril)us equis prò quolibet. Eodem 
anno dns papa venit ad Urbv. et in k. iulii fuit capitaneus urbv. dns 
Orlandus de Anania. Eodem anno mccIxxxxvii ecclesia sancte Ma- 
rie episcopatus antiqua fuit destructa, et fuit edificatum pala- 
tium pape. 

Mcclxxxxvnii. Fuit pot. Urbv. papa Bonefatius : prò quo stetit 
in officio dns Barone de Mangiatoribus de Sancto Miniate k. ia. 
Cuius tempore senenses fecerunt exercitum contra comitissam Mar- 
garitam, et ceperunt et combusserunt Sotornum. Eodem anno die 
XI aprilis de mane pluit terra rubra, et vespere fuit terremotus 
magnus. 

Eodem anno exercitus urbv. ivit contra fllios Sologuerre de 
Rocchettis : in quo exercitu fuerunt omnes de valle lacus et Aqua- 
pendente, et omnes barones de comitatu. Et illi de Rochettis fe- 
cerunt omnia mandata comunis, et reddiderunt Rocchettas. 

Eodem anno in k. iulii dns Guolinus Novellus de Rubeis de 
Parma. Quo anno cecidit casa turris grossa Monaldensium de pla- 
tea in magna parte. Eodem anno dns Teodoricus dni Zacharre 
prior sancti And ree, et camerarius dni pape, fuit factus cardinalis, 
de quo fuit factum magnum festum. 

Mcclxxxxviiii. Fuit pot. k. ia. dns Bonefatius papa : prò quo 
stetit dns Anzatus de Anania : et k. iulii fuit pot. dns Corsus de 
Donatis de Florentia, et dns Teodoricus cardinalis fuit capitaneus 
Patrimonii, et dns frater Matteus de Medicis de Urbv. ordinis pre- 
dicatorum fuit factus episcopus clusinus. 

Meco. Fuit pot. Urbv. dns Bonefatius papa: prò que stetit dns 



I,H ANTICIIK <-i;(iXACIIK I»I oia'IKTo '2 1 

Bi'ctiildo Malpiglia de Sancta Miniata (.sic) k. la. Kodcm anno fiiit 
i^eiicrali.s indiilgentia in ecclesia apustolorum Petri et Palili : et k. 
inlii fuit pot. Johannes Vite de Anania. Die xvin iulii scr Guasta 
dni lacomini intravit furtive de nocte Radicofanum, et comes Guido 
de santa Flora ivit ad succursum gebellinorum : et guelfl fe- 
cerunt exercitum contra gebellinos : in quo exercitu fuit Pone de 
Campiglio ctim niultis guellìs de Urbv. de Monaldensibus, comiti- 
bus Mentis Martis. Kt guelfl fuerunt debellati, et fuerunt occisi 
ultra eoe homines partis guelfe : et Inter occisos fuerunt dus Co- 
radus dni Ormanni, et Gipta dni Guolini de Monaldensibus, Vuguo- 
linus dni Raiiierii dni Monaldi, Paffutius de Monte Marta, Donii- 
nicus Orlandi, dns Braconte Carnelevare, et multi alii nobiles et 
populares. Et dictus ser Guasta cum eis, qui erant secum in dieta 
rocclia reddiderunt se prò mortuis dicto corniti. 

Eodem anno in vigilia sancti Andree cecidit turris Ardiccionis 
de platea de nocte, et diruit omnes domos vicinas, et mortuus est 
ibi Berardus dni Berardini de Ardiccionibus, et plures alii. 

Mocci. Fuit. pot. k. ia. dns Gofredus de Montorio de Narnia. 
Quo tempore exercitus urbv. ivit contra coniitem de sancta Flore ; 
ei fuit facta pax et societas Inter comune Urbv. et comune Tu- 
derte ad petitionem dni pape. Et die xxiiii aprilis exercitus ivit 
contra Lugnanum, et ante quam pervenisset die xxv aprilis, et es- 
sent in Parzano, venit magister Galganus Nerorins sindicus Lugnani 
cum corrigia in gula, capite scoperto, et petiit veniam et fecit 
mandata comunis Urbv. Sequenti die venerunt alii sindici Lugnani 
ad Urbv. et in platea populi renovaverunt omnia pacta hactenus 
facta : et vii consules Urbv. cum sindico comunis iverunt perso- 
naliter et acceperunt tenutam castri Lugnani et sancti Pauli ; et 
Ugolinu? Ofìenducci potestas dicti castri iuravit oflicium in mani- 
bus dominorum vii et Pipi dni Tomasini sindici comunis Urbv. 

Eodem anno de mense madii apparuerunt grilli multi et ver- 
mes ad modum cruce, non habentes pedes, coloris aurei, et habe- 
bant faciem ad efflgiem liominis, et coronam in capite. In k. ve- 
ro iulii fuit pot. dns Cantiles de Passincis de certo Gentiles de 
Pastinellis de Reale : cuius tempore comune Tuderti solvit comuni 
Urbv. XX milia librarum prò pretio venditionis Montis Martis de 
mandato domini pape. 

Item XXII die augusti venit ad Urbv. rex Karolus frater regis 
Francie cum uxore et exercitu magno : prò cuius adventu fuit 
factum magnum festum in civitate et astiludia : et comune dedit 
magna ensenia, et hospitatus est in episcopatu. Eodem anno exer- 
citus urbv. fecit guastum contra Radicofanum. 

Mcccii. k. ia.. Pot. Urbv. dns Gentilis de Pastinellis de Reate. 
Eodem anno prima die madii ilns comes Guido de sancta Flora et 



28 LE ANTICHE CRONACHE DI ORVIETO 

(Ina comitissa Margarita redierunt ad mandata comunis Urbv. et 
exercitus urbv. qui erat super Pitiglianum contra eos reversus est. 

K. ia. fuit pot. Urbv. dns Petrus dui lacobi de Firmo ; quo 
tempore Mannus dni Corradi intravit Aquapendentem, expulit ge- 
bellinos inde : et plures fuerunt occisi et robati. Eodem anno mor- 
tuus est Comes Guido de sancta Flora : et dns Teodoricus cardi- 
nalis ivit Radicofanum, et expulit inde gebelinos, et rcmisit ibi 
lìlios dui lacomini. Eodcm anno frater Monaldus dni Hermanni or- 
dinis miuorum episcopus Suane factus est arehiepiscopus Beneventi. 

Mccciii. P. Iv. ia. Dns Binus de Gabriellis de Eugubio. Eodeni 
anno proptor quaudam coadunautiam fìictam ad capiendum Balnoo- 
regium devastata est pars turris Provenzaui Lupicini. Eodem anno 
dns Benedictus nepos dni pape fuit factus comes in comitato il- 
debrandesco : et comitissa Margarita nuxit duo Nello. K. iulii pot. 
dns. Fortebracia de Guinizellis de Pistoria. Eodcm tempore Sciarra 
de Columna cum quibusdam nobilibus de Campania feria vi^ de 
noeta die sexta septembris intraverunt Anauiam, et ceperunt pa- 
latium dni pape, et omnia quo in co eraat : et malescaleus regis 
Francie fuit cum eis. Et papa paravit se pontifìcaliter, timens oc- 
cidi : et tota curia cardinalium et prelatorum fuit data in pre- 
dam. Sed die lune sequenti nona dicti mensis homines de Anania 
cum clamore magno armati omnes iverunt ad palatium, ubi papa 
detinebatur, et libcraverunt eum, et expulerunt illos, qui ceperant 
eum. Deinde post paucos dies papa venit Romam, et obiit ibi die 
x^ octubris. Quo tempore mille equites et ce balestrarli et exer- 
citus peditum de comitatu urbv. unus per domuni iverunt super 
comitatum ildribandcscum , et ceperuat Sotornam, Mancianum, 
Marsiglianum, Orbitellum, Altricostum, Montem acutum, Ansido- 
niam, et Cotiglianum , Orbitellum, Altricostum, Montem acutum, 
Antidoniam, castrum Plani, Suanam, Pitiglianum, et omnia alia 
castra comitatus per casserum Mentis acuti : et comites de sancta 
Flora erant cum urbv., et casserum Mentis acuti captum est die xx-"^ 
octubris. Eodem anno electus fuit in papa dns Nicolaus cardinalis 
hostieiisis ordinis predicatorum, et vocatus dns papa Benedictus xi. 

Mccciv. Fuit pot. k. ia. dns Benedictus papa undecimus : prò 
quo stetit in ollicio dns. Ugolinus de Rubeis de Parma in k. ia. 
Tempore cuius exercitus urbv. iverunt contra dnm Nellum de Pe- 
tra, et posuerunt campum super monte Masseri et super Petra : 
et Magnante frater dni Nelli fecit mandata comunis Urbv. Deinde 
exercitus ivit super monte Maxa. Et dns NcUus iuravit mandata co- 
munis Urbv. et restituit 1. boves, qui sui astulerant, et fuit con- 
demnatus iu mille florenis sindico comunis. Deinde exercitus re- 
diens prope Rocchettas, Fatius submisit Roccliettas et se comuni 
Urbv. K. iulii fuit pot. dns Ugolinus de Tornaquincis missus per 



I,K ANTK'HH CKoNAriiK DI oRVlKTo" 'Jl» 

oomune norentiiinin. ]']o anno luit coinljustus inagister ]\Iai'tiiius 
Xei'ius, qui fv.it iuventus extrassis.se lòlla cartanuii de libro siun- 
iiiarum corminis. Quo tempore Manaus dui Corradi cepit Balneore- 
gium, et expulit inde gebellinos. 

Mccov. k. ia. Pot. dns Barone de Sancto Miniate. Eodem an- 
anno perusiui fecerunt exercituui centra Tudertuni, et fiorentini 
contra Pistorium. k. iulii pot. dns Bisazzonus de Pignano de Mar- 
dia. Eodem anno Fatius de Scettiano incasteliavit se in Monte Vi- 
tozzo, et ibi fuit obsessus ab exercitu urbv. idem fuit captus eum 
xvin sotiis, et ducti ad Urbv. et ipse eum xv fuerunt decapitati, 
at alii quatuor suspensi. Eodem anno die vii septembris 1 milites 
de Urbv. cuui tribus equis prò quolibet iverunt in servitium co- 
munis Spoleti contra Inte:amncnses. Eodem anno curia romana re- 
cessit de Italia, et ivit ultra montes. 

Mcccvi. k. ia. Pot. dns Zeffus de Albertis de Florentia. Quo 
tempore pistorienses dederunt se comuni fiorentino : et perusini 
miserunt exercitum Tudertum contra castrum Colle Pepi. K. iulii 
pot. Karolus de Usino {sic). Eodem anno fuit facta pax inter guelfos 
et gebellinos de Tuderto. 

Mcccvii. k. ia. Pot. dns Angelus dui lacobi de Reate : et k. 
iulii pot. dns. Accorribonus de Tollentino. Fiorentini recesserunt 
ab obsidione Aretii, quia dns Neapuleo cardinalis, qui custodiebat 
Aretium exivit subito hostiliter ad capiendum Florentiam. Ideo 
exercitus Florentinorum dimissa obsidione Aretii rediit ad defen- 
dendam Florentiam. 

Mcccviii. Dns Bartolomeus de Ofl'ania k. ia. fuit pot : et k. 
iulii dns Brodarius de Saxoferrato. 

INIcccviiii. k. ia. pot. dns Guido dui Berardi de Assisio. 'Juo 
tempore dns Petrus de Vico fecit cavalcatam contra comitatum 
ildribandescum, et cepit oves et boves et i)ubalos et alia animalia, 
et transiens per ^lontaltum eum dieta preda pervenit ad terras 
suas. Eodem dictus Petrus de Vico cepit ambaxiatores Urbv. qui 
ibant Romani : scilicet, Tile Raineri!, unum de Philippensibus, dnm 
Ioannem Federici, et dnm Rainerium Ammannati. Quo audito co- 
mune Rome mandavit Prefecto, qui ducerei secum Romam dictos 
ambaxatores ; et comune Urbv. paravit exercitum quatringentorum 
. equitum, balistariorum. et peditum multorum contra Prefectum : 
et capitaneus Patrimonii promisit emendam prò Prefecto. Et pre- 
fectus timens venire ad Urbv. venit prope Bulsenum ; et ibi resti- 
tuit animalia, que inventa fuerunt, et certam quantitatem pecunie 
prò aliis animalibus et rebus distractis ; et reversus est Vieum. 

Mcccviiii k. iu. pot. fuit dns Blandalisus de Affuma (.9/e). Eodem 
anno die penultima augusti fuit pluvia maxima, et percussit pri- 
mam trabem, que posita fuerat prima in ecclesia sancte Marie 



30 LE ANTICHE CRONACHE DI ORMETO 

nove episcopatus, et fecit multa dapmna, et portavit per aera 
qnedam ferramenta carpentariorum ultra palatium pape. 

Mcccx k. ia. pot. dns Fhilippus de Marchia. Quo tempore 
L'freduzzolus Ugolini, et Ufreduzzolus dne Nere de Ahiano de novo 
submiserunt comuni Urbv. Alvianum, Guardeiam, et loveni : scili- 
cet partem ipsorum. Et dns loliannes del Farda index sindicus 
comunis Urbv. ivit et accepit corporaliter tenutam dictornm ca- 
strorum de mense ianuarii. 

Eodem anno xx^ die martii Guictutius de Bisentio et dni de 
Farnese volebant congregato exercitu bellare : qua de causa dns 
potestas cum exercitu urbv. ivit Bisentium et Farnese, et mandavir 
utrique parti, quod venirent ad Urbv. sine mora. Qui venerunt. 
et die XXII martii fuit mandatum eis, quod non recederent do 
Urbr. misi facerent concordiam, quara fecerunt eodem die. 

Eodem anno die xxi aprilis dns Buonconte et dns Ioannes filii 
dni U'golini de Monaldensibus fuerunt facti milites, et dns Ugolinus 
pater eorum cinsit eis ensem. Die xx iunii exercitus urbv. ivir 
contra Sipiccianum : et depredata sunt omnia, et combusserunt 
burgum dicti castri, et duxerimt multos captivos. Die xxvii iunii 
ci milites de Urbv. iverunt in auxilium florentinorum contra Are- 
tium, et capitaneus eorum fuit Petrus de Cegliale. Item perusini fe- 
cerunt exercitum contra Spoletum, et tudertini super comitatum 
Perusii. 

K. iulii pot. dns Gualterius de Sancto Geminiano, Tudertini re- 
ceperunt scontictam a perusinis iuxta pontem Montis molini : et 
perusini destruxerunt dictum pontem : et inter captos et mortuos 
fuerunt circum circa dc, inter quos fuerunt capti de Urbv. Lon- 
garutius Conio de Trevinano, Tollus de Spogliano, Ugolinus Nerii 
de Monte Marano, et plnres alii cives de Urbv. De mense vero 
octubris capitaneus Patrlmonii. cepit xxvii salmas grani, quod erat 
Tortorini de Civitella, qui portabat ad vendendnm ad Urbv. : qui 
Tortorinus conquisitus est corani capitaneo et dominis septem. Qua 
de causa missi sunt ambaxatores ad capitaneum Patrimonii per 
restitutionem, qui respondit se nelle restituere : immo nolebat, 
quod aliqua grascia veniret ad Urbv. Tunc factum est consilium 
generale populi Urbv. quod exercitus eodem die ante vesperas iret 
contra Montem Flasconem: et dns capitaneus populi cum parte exer- 
citus exiverunt de sere terre, et destruxerunt vinnia circum circa. 
et combusserunt castrum dni Gregorii de Monte Flascone, ubi in- 
venerunt frunientum multum et piedam multam, et guastaverunt 
fontem Mentis Flasconis et vallem Inpernatam. Et die xxvi optu- 
bris fuit facta concordia, et restituerunt bestias et salmas grani, 
quas abstulerant diete Torturino, et quod quilibet posset portare 
omnem grasciam ad Urbv. sine impedimento. 



LE ANTICHE CRONACHE DI ORVIETO 'M 

Mc.ccxi. k. ia. pot. dns l'hilippus de Gabriellis de Eugubio. 
Perusini fecerunt exercitum centra Tudertum. K. iulii pot. dns 
Petrus Brancha de Eugubio. Eodem tempore campana maior sancti 
Audree facta est in die sancti Dominici. 

Mcccxii k. ia. pot. dns Sercianus de Racanata. Eodem anno 
dns imperator Henricus. Spoletani tueruiit sconflcti a sgariglis vel 
catalanis. Imperator venit Viterl)iuni, inde Roinam ; et in feste 
apostoiorum Patri et Pauli fuit coronatus in ecclesia lateranensi : 
non potuit coronari in ecclesia sancti Petri, quia Ursini non per- 
ni iserunt et tota pars guelfa de Tuscia et Bononie : in servitium 
vero imperatoris fuerunt omnes gebellini. K. iulii pot. dns llay- 
nerius Sazi de Eugubio. Quo tempore imperator rediens de Roma 
destruxit Marscianum, et fecit multa dapna in comitatu perusino : 
et dna Margarita comitissa venit ad Urbo. et intravit in palatio 
suo in porta sancti Egidii. 

Mcccxiii k. ia. dns Ranerius Rubei de Eugubio. Cuius tempore 
imperator rediens de Roma destruxit Marscianum, et fecit multa 
dapna in comitatu perusino : et dna Margarita venit ad Urbv. et 
hintravit in palatio suo in porta sancti Egidii. 

Mcccxiii. k. ia. pot. dns Rainerius Rubei de Eugubio. Dns impe- 
rator ivit centra Flerentiam. K. iulii pot. Mactheolus dni Bonefatii de 
Corgneto, capitaneus dns Tomassus de Fabriano. Quo anno fuit in 
Urbv. discordia Inter gebellinos et guelfos: gebellini ceperunt pa- 
latium populi, et guelfi palatium comunis. In adiutorium gebellino- 
rum venerunt tudertini, narnienses, amerini, et interemnani, spo- 
letani, Guictutius de Bisentio, Laute de Carnano, Bindus de Vn- 
scbie cum pluribus aliis ultra octingentos miiites cum magna mul- 
titudine peditum : in adiutorium gelforum fuerunt gelfi expulsi de 
Mterbio et de aliis terris vicinis, nobiles de Farnese cum multis 
aliis, qui in numero ccc miiites cum peditibus multis ; Ugolinus 
Ofreduzoli de Alviano. Et die xx"" augusti commissum est prelium, 
et gebellini fuerunt scontìcti et expulsi circa vesperos : multi occisi 
sunt in bello ex ntraque parte. Tunc fuerunt dirute casa turris 
Filippensium, et turris flliorum Giordani de Filippensibus, et turris 
Guidonis dni Simonis, et domus dni Saraceni, turris ser Odonis 
Bernardi, et multa alia fortilitia gebellinorum fuerunt diruta : et 
fuit renovata concordia Inter comune Perusi et comune Urbv. in 
castro Plebis. 

Mcccxnii k. ia. fuit pot. dns Benedictus nepos dni Bonefatii; 
loco cuius electi sunt pot. dns Ugolinus Lupicini et Manuus dni 
Corradi, donec potestas veniret. 

Mcccxv k. mali, pot. dns Landus de Guelfanis de Eugubio. 
Eodem anno xxviiii die augusti in festo decollationis sancti lohan- 
nis fuerunt sconflcti omnes guelfi de Tuscia, et princeps Tarenti 



32 LE A^"ncHE cronache dì orvieto 

et f?ennanus eius et fllius a pisanis. Fuit capitaneus pisanoruni 
T 'gució de Fagiola a monte Catino : ibi occisus fuit dns Petrus Ro- 
berti regi? germanus, et dns Karolus fllius principis, et multi alii. 

Eodem anno k. iulii, pot. dns Filippus de Massa de Marchia. Et 
xxviiii die novembris urbv. iverunt in auxilium guelforum de Monte 
Flascorie, nnus per domum, et omnes milites ; et fuerunt ibi scon- 
llcti a viterbiensibus, cornetanis, et Prefecto, et coniitibus de An- 
guillare et comitibus de sanata Flora, et nobilibus de Vaschie et 
de Bisentio, et gebellinis de Urbv. Die xiiii decembris fecerunt 
consilinm omnes consules artium in i-efectiorum sancii Francisci. 
òi fecerunt populum et capitaneum populi dnm Nerium dni Zacharie. 
Fodeni tempore Cuitius dni Zacharie fuit factus miles a dno Be- 
iiedicto nepote dni Bonefatii, qui imposuit ei ensem suum, et vo- 
catus fuit dns Benedictus, et fuit factum magnum gaudium, et 
astiludia in platea, ubi erant domus eius, que prius vocabatur 
campus porcorum, vocata est campus florum. 

Eodem anno pisani, lucani cum aliis de parte gebellina obse- 
derunt Montem Catinum et sconflxerunt guelfos ; et de mense 
octubris redeuntes aretini de Pisis per Sartianum fuerunt capti et 
ducti ad Urbv. et fuerunt incarcerati in palatio comunis : et am- 
baxatores venerunt de Aretio, Senis, et Perusio, et petierunt eos 
sibi donari. Et non fuit eis concessum, sed fuerunt scambiati cum 
captis guelforum, qui erant Pisis. 

Mcccxvi dns Philippus de Massa. Die xxiiii novembris venit 
nuptius, quod pars et guelfa et gebellina preliabantur ad invicem 
Viterbii : et sequenti die exercitus urbv. iverunt Viterbium in 
succursum guelforum. Die vero penultima novembris venerunt 
Prefectus et gebellini exules Urbv. et comites de sancta Flora, 
Guictutius de Bisentio, et nobiles de Vaschie, et intraverunt Montem 
Flasconem : eturbevetani solo timore, missa pugna habita, fugerunt: 
quare scoiilicti delinquentes equos et arma, et tota camera comunis 
balistarum et pavésorum remansit ibi. Et multi fuerunt capti pro- 
pter presciam, quam habebaut in exeundo portam, et quidem fue- 
runt mortui : scilicet, Checcus Farulph de Monte Marte, Nallus 
Bartigani ; Monaldutius dni Katalani fuit captus. Die xiii decembris 
pueri ceperunt clamare in Urbv. « vivat populus. » Ad quorum 
voces populus similiter cepit clamare : « vivat populus : » et ce- 
perunt clamando discurrere per civitatem. Tuuc Monaldeuses 
ceperunt timore, et fecerunt consilinm in ecclesia sancti Francisci. 
Et factus est populus, et fuit capitaneus populi Nerius dni Zacharie. 
et Porcellus dni Ursi fuit capitaneus guerre. 

Mcccxvii. Dns Filippus de Massa pot. in k. ia. Die tertia ia- 
imarii venerunt quidam nobiles de Urbv. exules, et miserunt ignem 
in quibusdam domibus in burgo Petrorii. Eodem anno die xvni niartii 



LH ANTICHE ('liOXAniK DI ORVlF,T(t 'SA 

ftiit colata campana populi in doniilìns (Iduiinonim soptom, ul)i 
mine est ecclesia sancti Bernanli. 

Iteni rebelles urbv. et Prelectiis, duuiini «le Tiilfa, Guictutius 
de Bisentio, Russa et Vugolinns de Vasclue, Franciscus de Alviano, 
capitaneus Patrimoni, et milites tlieotonici, qui vonerunt de Pisis 
eum aliis gebellinis, et ceperunt Aquapendentem, et castrum Turris, 
et desti'uxerunt eum, et ceperunt magnani predam : deinde vene- 
rnnt Valloclii, Abrianum, Alvinum, Sucannm, omnia destruentes, 
capientes predas et captivos, et ])lni'i;s occiderunt : et Vugolinus 
de Vasebie eum multis descendit ad Ijurgum Petrorii et ad mona- 
sterinm sancti Laurentii. Item die sequenti Porcellus capitaneus 
guerre eum magno exercitu civium et eum sgariglis obsederunt 
Bisentium, inter quos fuerunt Mannus dni Corradi et dns Guasta 
dni lacomini, et Vannes Galapxi, et intraverunt Bisentium de nocte, 
et combusserunt portas casseri : et uxor Guictutii redidit casserum, 
et recessit eum filio suo. Alii duo filli Guictutii de alia uxore, sci- 
licet. Toscar.utius et lacobutius fuerunt ducti captivi ad Urbv. 
Tunc exercitus transivit flumen Marte, discurrendo per comita- 
tum Viterbii usque ad Montem Romanum, et ceperunt multo.s 
captivos et predam multam ultra x milia oviura, boves et alia 
animalia plurima. Interim viterbienses eum exulibus Urbv. equi- 
taverunt per Tiberina, et destruxerunt castrum ^Nlagliani, et turrim 
archipresbiteri, et turrim dni RadollUtii, et domus dni >ferii 
ile Tutri, et duxerunt raagnam predam. Deinde exercitus urbv. 
ivit post eos, et ceperunt Sipiccianum, et combusserunt illud. Se- 
quenti die ceperunt et destruxerunt tria castra viterbiensium, 
scilicet Florentinum, Coromellam el Castelloncliium, et multa alia 
loca destruxerunt, et ceperunt predam maximam: reversi sunt 
Bulsenmn. Item die xx"" iunii exercitus urbv. ivit contra Cellenum, 
et devastantes ibi omnia deinde iverunt prope Yiterbium, et qui- 
dam viterbienses commiserunt pugnam cuni eis, et fuerunt occisi 
septem de viterbiensibus, et unus de Urbv. Die ultima iunii ivit 
exercitus urbv. in plano Vagni, et ibi eum gaudio fecerunt curri 
palium eum tubis et aliis instrumentis. Deinde exercitus ivit contra 
castrum Cornosse, et ceperunt et diruerunt illud, et ceperunt tri- 
ginta captivos. Eodem anno lacobus de Sancta Flora intravit Aba- 
tiam Sancti Salvatoris, ubi erat castellanus Berardus dni Corradi. 
Eodem anno k. iulii fuit potestas rex Hubertus, prò quo stetit in 
officio dns Namoratus de Esculo ; et dns Ra'nerius dni Zacharie fuit 
potestas Senarum. Eodem anno fuit facta pax inter urbv. et viter- 
bienses, quam pacem ordinavit Mannus dni Coiradi (de Monal- 
densibus a^g.). Eodem anno urbv. fecerunt unum galeoiiom in lacu 
Bulseni, et capitaneus Patrimonii eum pluribus sandalis fecit capi 
illuni galeonem : de quo factum fuit magnum murmur in Urbv. et 
Arch. Sroii. Ir., 5.» Serie. — III. 3 



34 LE ANTICHE CRONACHE DI ORVIETO 

totus populus cepit clamare in platea populi : « Moriantur lllii 
Guictutii : » et frangeates carcerem, ubi custodiebantur, extrasse- 
ruiit eos in platea populi, ab insanienti populo crudeliter occisi 
fuerunt (1). Deinde ceper^unt clamare : « Vivat Mannus, vivat 
Mannus, et sit capitaneus populi ». Et portaverunt eum ad pala- 
tium per brachia in aera cum vexillo populi super caput : et fue- 
runt ablate claves portarum Poncello, et date Manno dni Corradi 
die xx^ obtubris de sero. 

Mcccxvii. Fuit pot. Urbv. rex Hubertus, prò quo stetit in officio 
dns Todinus de Aquila k. ia. Capitaneus fuit dns Namoratus de 
Esculo : et k. lulii fuit pot. dns Orlandus de Esculo ; capitaneus 
dns Rainutius de Perusio. 

Mcccxviii. k. ia. pot. rex Hubertus, prò quo stetit dns Petrus 
de Pistorio : capitaneus dns Prenci vallus de Baglionibus de Perusin. 
K. iulii pot. dns Nicolaus de Aquila. Flodem anno dns Rainerins 
dni Zacharie fuit factus comes Romaudiole. 

Mcccxviiii. Capitaneus dns Finus de Bostolis de Aretio. Quo 
anno exercitus urbv. ceperunt Castrum Francum, et cepennit 
Nerium patrem Vui,'olinutii de Monte Marano, et duxerunt captuni 
ad Urbv. 

Mcccxx. Pot. dns lacobus de Tarano in k. ia. k. vero iulii 
pot. rex Hubertus, prò quo stetit dns Bernardus de Cogne, k. 
madii fuit capitaneus Urbv. dns Optavianus de Brancha de Eugu- 
bio : et die tertia augusti mortuus est et sepultus in ecclesia fra- 
trum predicatorum. 

Mcccxxi. K... factus capitaneus Porcellus Masii de Roma, qui 
venerat in adiutorium Urbv. missus a perusinis: et die xviiii 
martii recessit de Urbv. et reliquid vicarium Anielium de Amelia. 
Et populus revocavit ipsum Porcellum, et pars (sic) Monaldensiuni. 
Pot. in k. iulii fuit Comes de Anguillare. 

Mcccxxxii. Fuit expulsus Porcellus de Porcellis de palatio 
populi, et recessit de Urbeveteri. 

Alla carta 19 (tergo) appare un' aitila Cronaca, ma certo 
mancante di alcune carte, difetto forse del codice originale. 

(Mcccxxxiii) Petrus dni Petri de Monaldensibus intravit Clu- 
sium manu armata, et expulìt inde amicos perusinorum : et di- 



(1) Nota contemporanea apposta al Cod. : « Et sic nota bene, et cordi 
alTige , quod posteaquam urbevetani efluderunt sanguinem innocentem filio- 
rum Guictuzzi et aliorum innocentium, semper male cessit eis et civitati, 
quia sanguis eorum cotidie clamat ad celum : « Yindica sanguinem nostrum 
Deus noster ». 



I,K ANTICHE CKOXACHK DI oRVIKTo :C» 

ripiiit bona illoruni, et restiti! it Cliisium comuni Urbv. Kodeiii 
anno Se)' Vannes Cechi Moiialiii de Mazocliis occidit Ugolinuni de 
Greca, qui erat prò parte Manni dni Corradi. 

Mcccxxxiiii. Maniius dui Corradi cuni lìliis dni Boncontis, et 
complices eorum occiderunt dnm Neapoleonutium dni Petri iusta 
donios Nalii Bartliigani, et cum eo fuit occisus Stribulsone tiiius Naili 
Bartliii,'ani. et fiieruiit expulsi Pepo et Nallus germani Neapoleonutii, 
Leoiiellus comes de Titignano, Checus Monaldi de Machiochis, et 
Bonutius dni Petri Monaldi, et complices eorum. Et Manaus dui 
Corradi fuit factus dominus Urbisveteris, qui postquam accepit 
dominium, dimisit Clusium perusinis, ut haberet pacem cum eis : 
et ipse Mannus dominatus est potenter super civitatem, et comi- 
tatum, vai lem lacus, montem Meate, comitatum ildribandescum 
et sancte Flore, super Balneoregium et circumquaque. Ipse editi- 
cavit Cervariam et multa bona reliquid fìliis suis. Ipse etiam fecit 
dirigi et selciar! stratam ab Urbev. usque Clancianum : fecit etiam 
selciari stratam Petrorii, et stratam Paie sancti luliani : fecit etiam 
aptari fontes, et reparari pontes : fecit fieri tres arcus novos pon- 
tis sancte Illuminate: et cum magna pace rexit civitatem Urbv. 

Mcccxxxvii. Dns Hermannus obiit : propter cuius obitum fuit 
magna discordia Inter tilios eius et dni Berardi ex una parte, et 
Petrutium comitem et tilios dni Boncontis et contìnatores dictorum 
ex alia parte ; et miserunt ad capitaneum Patrimonii, ut veniret 
ad sedandum populum, donec ordinaretur civitas. Et de comuni 
concordia fuit ordinatum, quod nobiles principales per aliquot dies 
se cederent de civitate, donec tieret status regiminis ; et Petrutius 
Comes exiret per portam pusterulam et iret Cervariam, et fìlii dni 
Boncontis exirent per portam maiorem, et irent Bulsenum : tilii 
vero dui Hermanni et dni Berardi exirent per portam pertusam, 
et irent Cervariam et Sepium. Qui statini exierunt per dictam 
portam pertusam, et antequam ascenderent per ripas Aitine audie- 
runt voces populi clamantis in platea populi et vociferantes alta 
voce : « Vivant comes Petrutius et Ugolinusdni Boncontis ». Et illi 
qui exierant, fuerunt vocati Beffati, modo vero vocantur Muffati. 
Et post non multum temporis fuit facta obsidio ad Lubrianum et ad 
montem Vitozzium. Eodem anno pars muffata intraverunt Urbv. 
de nocte per piunculos sive buctinos antiquos in contratam Glia- 
rini : et fuit commissum magnum prelium cum eis: et in bello incisa 
manus Monaldo dni Hermanni, et qui intraverunt fuerunt expulsi. 

Mcccxxxviii. Corradus dni Hermanni cepit Planum Castagnarii 
et Abatiam sancti Salvatoris : quo audito Ugolinus dni Boncontis. 
qui iam fecerat aperiri portam vivariam, que murata fuerat tem- 
pore Henrici imperatoris, et habitabat in domibus sancti Nicolai, 
ivit Ugolinus cum exercitu urbv. ad reouperanda dieta castra, et 



36 LE ATS^TICHE CRONACHE DI ORVIETO 

dum cum equo transiret quemdam fossatum, cecidit de equo : et 
fractus est inguine. Eo tempore dns MacteusriIiusPoncelii,postmodum 
vocati dui Neapoleonis, erat capitaneus Urbv. et dederat nepotem 
suam domiuam Violantem in uxorem Beuedicto dni Boncontis : qui 
conduxit quemdam medicum romanum ad curandum dnm Ugoli- 
num : et medicus incidit eum, de qua incisione mortuus est. Tunc 
Monaldus dni Boncontis eius germanus tenuit locum eius : et dum 
habitaret in eisdem domibus sancti Nicolai circa duos menses, iu- 
lirmatus ad mortem, fecit se portare ad demos primas Monalden- 
sium, eo post paucos dies mortuus est: et vere solus de tìliis dui 
Boncontis accepit ecclesiastica sacramenta. 

Eodem anno dns Macteus de Ursinis capitaneus, propter quem- 
dam equuni pretiosum Guidonis d;ii Simonis, quem dns Macteus 
volebat emere ; et Guido respondit ei : « Domine vos habetis equum 
ascensorem, ego sum vester cum equo et omnibus, que habeo: equum 
nullo modo venderem : sed habetis equum me et mea » : qua de causa 
dns Mactheus fecit voci;erari per eivitatein : « moriatur pars ge~ 
bellina : » et fecit robari et comburi domos dni Guidonis : in qua 
combustione Petrutius filius naturalis archipresbiteri Monaldi cum 
ipsis domibus combustus est. Post aliquod tempus cum dictus 
Guido exularet de Urbv. dum transiret de luterani no ad Reate, 
nepos dni Macthei predicti, scilicet Cola Ursinus posuit sibi insidia? 
in via, et cepit cum, et abstulit sibi e luum, et ipsum fecit eccidi. 
Mcccxl. Facta fuit pax inter partes Urbv. et redierunt fllii dni 
Hermanni et dni Berardi, et Corradus dni Hermauni reputabatur 
maior. Quo tempore Clancianum, castrum Plani Castagnani, et 
Abatia sancti Salvatoris recesserunt ab obedientia comunis Url)v. 
et recomendaverunt se comuni Senarum. Eodem tempore Corradus 
dni Hermanni dicitur exemisse castrum sancti Cassiani ad hobe- 
dientiam comunis Urbv. 

McGc(xli) Quidam nobiles do Rocliiscianis occiderunt Cecliarellum 
Petrutii Raynerii Guglielmi Casterrubelli. Tunc tìlii dni Hermanni 
non ferentes patienter mortem amici, in furore spiritus et impetu 
fecerunt capi Berardum et Bernardum de Rochiscianis : et Berar- 
dum posuerunt in manum potestatis in palatio comunis, et Ber- 
nardum in manum capitanei in palatio populi. Et fuit numptiatum 
duo episcopo Urbv. fratri Kamo ordinis fratrum predicatorum, ut 
liberaret dnm Bernardum, qui erat clericus, de manibus nepotum 
suorum : qui episcopus dicitur noluisse se intromictere. Et Berar- 
dus in platea comunis, et Bernardus in platea populi eodem die 
fuerunt decapitati et sepulti, antequam Cecliarellus, qui fuerat 
occisus ab eis. 

Mcccxli. Dns Macteus dni Neapoleonis de Ursinis capitaneus 
Urbv. una cum Benedicto dni Boncontis expulit tilios dominorum 



LI'] ANTli'lII-: iRiiNACIll-: DI ni;\'ll';'l"n 37 

Iloniiaiiiii et Berartli, et (diruit) domos eoriim, que primo fucrant 
dirute omnes in prima expulsione: scilicet ])alatiiim dni Monaldi, 
quondam archiepiscopus bcneventanus, qund erat mirabile cum 
omnit)ns officinis -, et alia palatia, et donios filiorum Ilermanni, 
(juas Monaldus et Benedictus dni Ilermanni redilicaverant, fecit 
comburi de novo. Et fune bandita obsidio ad Cervariam et Sep- 
pium : et ìlli de Seppio tenebant ibi malandrinos, qui capiebant 
cives et comitatenses, et extrahebant dentes, et incidebant auricu- 
las, et faciebant eos redimere. Et talis obsidio Cervarie et aliarum 
Muffatorum fuit a mense septembris usque ad diem.... qui fuit in 
Cervaria sconfictus exereitus urbevetanus et patrimonii, et multi 
occisi, captivi plurimi fuerunt. 

Mcccxlii. Iterum facta est pax cum MufTatis, et reversi sunt. 
Et quando ser Mannus dni Berardi fecit nuctias de mane, duxit uxo- 
rem eodem die de sero ; Benedictus dni Boncontis, Leonardus Ra- 
nutii dni Simonis, et alii de domo eius cum aliis de parte ipsorum 
cum clamoribus magiiis iverunt ad domos nuptiarum : et qui fe- 
cerant nuptias omnes fugerunt de civitate ; et illi qui venerant, 
dixerunt dne Odoline uxori olim Neapoleutii, et filie dni Berardi, 
desponsate tunc Petrutio corniti, quod erant parati ducere eam, 
quo ipsa vellet. Que respondens dixit, se velie ad Corbariam ad 
virum suum : et sic fecit, et fuit recepta a viro suo gratiose. 

Mcccxliu. Tertio fuit facta pax inter nobiles. Et dns Maeteus 
capitaneus fecit ad se vccari Petrutium comitem, et retinuit eum 
in palatio populi, clausum in capella intra sanctum Bernardum : 
et quesivit ponere manus in eum, sed non valuit : post aliquod 
tempus fuit dimissus. Et dns Maeteus capitaneus fecit preconizari 
per civitatem, quod Benedictus dni Boncontis esset dominus civi- 
tatis, dicendo : « vivat Benedictus, vivat Benedictus ». Et cum Be- 
nedictus ivisset Sartianum, Petrntius comes sive Ciutius dni Neri Cole 
de Monaldensibus, Cechus Monaldi de Mazocchis, Leonardus Ra- 
nutii dni Simonis, et Angelutius Vannis dni Montanarii confalone- 
rius populi fecerunt ligam centra dnm Macteum. Et die... augusti 
domenica die post vesperas dns Mactheus capitaneus misit prò 
comite Ugolino, et congregavit armatos, qui occiderent {cod. occi- 
derant) eum in scalas palatii in via, que ducit ad turrem pape. Et 
comes Ugolinus veniens et obsessus ab eis viriliter defendit se, 
donec veniret sibi adiutorium. Et dns Maeteus cum armatis stabat 
ibi prope liostium dominorum septem. Tunc Leonardus Ranutii 
dni Simonis intravit plateam ex parte inferiori insta donunn Celli 
de Miccinellis cum macellariis de domo Clcmentis, et vociferabant: 
« vivat dominus, vivat dominus ». Et cum ter circuisset pia- 
team, et percussit dnm Macteum, et deiecit de equo, et sui 
occiderunt eunj. Die dominico de sero post vesperas fratres 



38 LE ANTICHE CRONACHE DI ORVIETO 

minores traxerunt corpus eius ad ecclesiam ipsorum, et do 
Horenis, quos invenerunt in vestibus eius fecerunt campanani 
grossam ipsorum. Sequenti mane die lune Angelutius Vannis dni 
Montanarii confalonerius popuii clamavit in platea populi, voiens 
facere populuni, cum stilis ferreis fuit vulneratus, et sine sanguine 
post paucos dies mortuus est. Et post aliquod tempus comes dixit 
se velie reducere Muffatos : et Leonardus dixit se velie reducere 
Benedictum dni Boncontis ; quod factum est, et facte sunt paces, 
et omnes reversi sunt. 

Mcccxxxxv. Benedictus dni Boncontis et Leonardus expulerunt 
MulTatos, et cum eis comitem Petrutium et Guolinum fliium eius : 
et fuit capitaneus Angelutius Boctone de Salimbenis de Senis. Et 
tunc venerunt domini de Monte Marano, de Guitotio, de Parrano, 
et dns de Corionio, et lohannes Angelini lilius capitane! : et dum 
gebellini cssent in procinta vincendi civitatem, capitaneus diffe- 
rebat, et dns de Cortonio, et lohannes Angelini tilius capitanai re- 
oesserunt indignati : et Benedictus cum suis eiecerunt capitaneum 
de palatio, qui fugit ad conventum fratrum prodicatorum. Et 
?\Ionaldutiiis dni ÌNerii de Turri fecit sharras, ne Leonardus posset 
venire ad plateam, et Leonardus fuit obscssus in domibus suis : et 
cum posset fugere per ripas cum aliis, qui fugerunt, suasit sibi 
mater sua, ut redderet se Benedicto, qui erat consobrinus niatris 
sue. Reddidit se Benedicto : et ille recepit eum salvum in propria 
ahitatione : et postea misit eum ad roccam Verule vel vulgariter 
Sberne, et fecit dirui casserum eius fortissimum ante portam san- 
cti lohannis in platea insta ripas civitatis: et post non niultum 
tempus misit eum Romam, et tradidit cum in nianibus nepotis dni 
Mactei, quem idem Leonardus occiderat in vindictam Guidonis dni 
Simonis parentis sui ; et fuit crudelissime multis tormentis dila- 
niatus et occisus ab eis. 

Eodem anno Nerius Petrutii dni Simonis in quadam occasione 
et scontro fuit captus a stipendiariis Benedicti dni Boncontis, et 
f'.iit ductus ad roccliam Verule, et post aliquod tempus fecit eum 
precipitari de ripa roche predicte : et de cetero successores dni 
Simonis, qui erant Mercorini, facti sunt Muffati. 

Moccxxxxvii. Dns comes L'golinus de Corbario, Monaldus dni 
Hermanni, Petrus dni Bernardi, Ugolinus Petrutii dni Simonis cum 
aliis de parte muffata cum exercitu magno intraverunt civitatem 
de nocte, in loco qui dicitur Olivella per scalas, ubi tunc erat 
vinea sancte Crucis, et circa auroram per ortos olim flliorum 
lohannis Egidii, qui nunc sunt nonasterii sancti Petri, intraverunt 
per retum sancti Egidii per stratam sanli Angeli discurrendo per 
civitatem. Tunc Benedictus dni Boncontis fugit ad sanctum Augusti- 
num, et fuit affunatus per ripam, et procedens calciatus transivit flu- 



I.K ANTICHI'. cltoNACIll': l»I oiniKTO :^,<.i 

moli l'aloe. Timc fuerunt combuste domiis dui Boncontis, et domu? 
fiUoruui Pepi, et Nnlli dui Patri. Eodem die Petrutius comes cum 
magna comitiva vouit ad Urbv. et Corradus dui Hermanni habitavit 
in domibus Vannutii Migliorutii Bonostis, plenis omnibus bonis. 

Mcccxlviii. Fuit generalis mortalitas maxima : et creditur, quod 
modietas hominum obicrit, et principales nobiles et populares obie- 
l'unt. Cessante vero peste Moualdus dui Hermanni reduxit Bcne- 
dictum dui Boncoutis, qui propter excessus commissos fugerat, et 
fuerat comdemnats in mille florenos et ultra per comune Urbv. quo 
tempore civitas florebat in magna pace. 

^Icccxlvmi, Fuit apposita pena per cousilium generale centra 
nobiles, quod nuUus faceret centra ordinationes consilii ; et iniun- 
ctum est, quod Benedictus dui Boncontis contravenatur. Et timens 
recessit, et fuit condepnatus in mille florenos per comune : et Mo- 
naldus dui Hermanni reduxit eum in civitatem, et introierunt ma- 
nus ad manum in siguum benevolentie. 

Mccrl. Die... factum est consilium in domibus dominorum septem, 
iu quo interfuerunt omnes nobiles maiores. Et dum exirent de Con- 
silio Benedictus dni Boncontis invitavit Monaldum dni Hermanni, 
et Monaldum dui Berardi ad bibendum vinum, qui dìeitur cima di 
f/igliu in domibus Tornasse Cechi Monaldi, ubi crant intus arma- 
ti : qui occiderunt predictos Monaldos, et fllium naturalem dni 
Hermanni, qui dicebatr Tortus, et Angelinum Malli Batazi. Tunc 
Comes Ugolinus fugit ad conventum sancti Dominici ; et inde fuit 
aflfunatus per ripas : tunc comites et Muffati fugerunt, et Benedi- 
ctus dni Boncontis accepit dominium. 

Eodem anno Muffati intraverunt de die per portam maìorem, 
et venerunt usque ad plateam Urbv. et Benedictus cum suis oc- 
currens expulit eos : et Lembus Guidetuctii muffatus fuit vulnera- 
tus ad mortera : et Monaldus Putii liberavi! eum, et duxit ad do- 
mum suam, et fecit eum curari. 

Mocclix. de mense februarii die vi intraverunt Muffati cum ma- 
gnis exercitibus nobilium de comitatu et districtu Urbv. per por- 
tam Pusterulam, et venerunt usque ad fontem sancti Stefani in 
reto ....ati maioris, qui vadit ad sanctum Blasium. Fuit occisus 
Benedictus dni Boncontis ab exercitu Catalutii de Bisentio, et Pe- 
trutii de Farnese : et occiso Benedicto Muffati fuerunt expulsi, et 
permanserunt captivi Catalutius de Bisentio, et Benedictus dni 
Hermanni : quos duxit ad domum suam Petrutius Pepi, ut libera- 
ret eos a furentibus, et liberati sunt. 

Eodem anno datum est dominium civitatis dno lohanni de Vi- 
scontibiis archiepiscopo mediolanensi, qui misit vicarium suum 
Tanutium de Carda de Ubaldinis : qui cum non posset civitatem 
tenere centra cives de consensu Benedicti dni Hermanni reliquid 



40 LE ANTICHE CRONACHE DI ORVIETO 

oivitatein lohanni de Vico F^refecto, (ini bene rexit aiinis duobus. 
Sed anno tertio incepit gravare civos niagni.s exactionibus : fecit 
etiam destrui niuros Ficliini et Caniposervclis, et fecit ne nobiies, 
qui omnes recesserunt ab eo, ibi receptarentur : fecit etinm dirui 
in Urbv. pulcerrimas domos olim Neapoleonutii et demos Tornas- 
si Cechi Moualdi. Tunc omnes nobiles recesserunt ab eo, et inca- 
stellaverunt monasterium sancti liaurentii inter viiieas contra enm. 

Eodcm anno venit dns Egidius cardinalis sancti Clementis Ic- 
gatus a papa Clemente vi-, fuit receptus in Cervaria, et cum au- 
xilio comitis Ugolini et Monaldensium de Cervaria, Catalutii do 
Hisentio, et nobilium de Farnese, et quorundani aliorum liabuit 
Urbv. Et quidam viterbienses dederunt sibi Viterbinm ; et eodem 
anno liabuit quasi totum Patrimonium, et ducatum, et Marchiam 
prò magna parte. 

Mcccliii. Dns Karolus rex Boemie electus imperator : fuit co- 
ronatus Rome per duos cardinales. Idem habuit douiinium, liabuit 
Pisas, Senas, Vnlterras, Sanctum Miniatem : liabuit etiam Montem 
Politianum, Clancianum, Sartianum, et Clusium : et venit ad Urbv. 
volens Urbiv. restistuere dictas terras. Et domini septem noluerunt 
cum recipere, sed miserunt ei ensennia in burgo sancti INIacthei. 
Eodem anno cecidit fulgur super campanile sancti Petri de Roma, 
liquefecit omnes campanas, que postea de novo facte sunt. Et seeuta 
est mors Clementis pape VI, et electus fuit Innocentius papa VI, 
qui revocavit dnm Egidium episcopum sabinensem a legatione 
Ytalie, et loco eius misit cardinalem cluniacensem. Sed postea ad 
l)tìtitioneni ytalicorum iterum dns Rgidius foctus est legatus. Et 
cum iret Neapolim prò factis regni reliquit vicarium generalem 
comitem Ugolinum de Cerbario, et commisit sibi curam arcis Aco- 
ne, Romandiole, Marcine, ducatus, et Provincie, et urbis Rome, 
et Campanie. 

Mccclxmi. Mortuo Innocentio electus fuit in papam Guilielmus 
abas marsiliensis dictus Urbanus V. Qui cum pararet se venire 
Romam, dns Egidius ivit Cornetum, et preparavit omnia necessa- 
ria ad receptationem curie ; similiter Vitorbii et Rome. Cum ma- 
gno apparatu, cum nobilibus et amljaxatoribus civitatum 

et nobilium Italie ivit Cornetum ad recipiendum papam. Et de Cer- 
nete venerunt Viterbium et inde Romam. Et dum csset Rome in 
sede propria et dominns mundi, et venissent ad euiu ambaxiatores 
quasi totius mundi, armeiiorum, grecorum, et aliorum scismati- 
corum, et disponeront venire ad gremiuni ecclesie : venerunt etiam 
ambaxatores turcorum et saracenorum, ut liaberent pacem cum eo : 
dominus papa Urbanus non ferens se ipsum, excessit limites ra- 
tionis, et alienatus mente reduxit curiam Avenioni : et ibi statini 
mortuus est. 



IJ-: ANTICHI-: rKoNAcilK DI oKVIKTi» 11 

Mcrclxxii. Electus fiiit in papam tliis Petrus cai-diiialis lìcl- 
fortis iiopos Clemciitis pape VI, et vocatus Gregorins luidccinius. 
Qui misit legatum Ytalie abatem Mon. niaioris, et fecit arceiu 
iiiaximaui Perusii, ubi ipse legatus rcsidebat. Et Ugo germanus pape 
fuit Comes Turene, fuit doininus Clusii et totius dyocesoo.s elusine. 
Et legatus predictus lacieljat niagnas exactiones pecuniarum. Cuin 
coniunitates non possent dictas exactiones ferre, et fiorentini fe- 
cissent ligam libertatis centra ofilciales ecclesie, ceperunt .lingule 
terre intrare ligam florentinorum. et recedere ab obedientia ecclesie, 
onines terre preter Urbv. licet multi nobiles urbcvetani et bulsi- 
nenses et omnes terre vallis lacus preter Aquapendentem, que 
semper adesit comuni Urbv. intraverunt in dictam ligam. 

Mccclxxv. Dns papa Gregorius rediit in Italiani prò recupe- 
randis terris ecclesie, et quasdam recuperavit. Hic liabuit inimi- 
citias cum florentinis : idem concessit ecclesie malori Urbv. in 
feste corporis Christi omnes et singulas indulgentias, que sunt in 
ecclesia apostolorum Petri et Pauli in urbe romana : concessit 
otiam privilegia universitatis studii generalis tam in theologia quam 
in aliis scentiis civitati Urbv. Qui mortuus est Rome anno Domini 
Mccclxxviiii. 

Item anno eodem die aprilis electus fuit in papam dns 

Bartholomeus epìscopus barensis, et vocatus est Urbanus VI. Idem 
fuit valde rigidus, et statini post ordinationem suani cepit habere 
liteni cum cardinalibus. Hic recedens de Roma cum curia ivit 
Tibur : et ibi cardinales prò maiori parte recesserunr ab eo, et 
i veruni Fundas, ul)i elegerunt aliuni papam, quam vocaverunt 
Clementem VII. Et inceptum est scisma, et antip:ipa recessit do 
Ytalia et ivit Avinionem : et papa Urbanus fecit xxviiii cardinales. 
l'^t papa ad petitionem comitis nolani misit ad Urbv. Raynalduin 
de Vicuaro de Ursinis, et fecit eum rectorcm Patrimonii et Urbv. 
et cum Ranaldus adesisset Muffatis, papa misit ad Urbv. dnni 
cardinalem de Fiesco -, qui cum bene se haberet cum onniibus, 
Muffati fecerunt ipsuni revocari. Deinde inter annum tres olllciales 
missi sunt, quorum nuUus sciebat regere. Et Muffati incastella verunt 
tres turres, et introduxerunt per ripas insta ecclesiam sancti lo- 
hannis in platea quosdam de societate sancti Georgii, et conimissum 
est prelium in platea comunis de mane usque vesperas : et circa 
vesperas fecerunt treuas. Et Mufl'ati de noctc intromiserunt Rricto- 
aes, et illos de comitatu. Et sequenti noctc Auloctius stix>endiarius 
ecclesie, qui fuit positus ad custodiam mercantane, depredatus est 
omnes apotecas niuffatorum et plures mercorinorum. Die vero se - 
(jneiiti fuit conimissum prelium in platea comunis et aliis locis usque 
ad lioram nonaia : et circa lioram nonam Mercorini fuerunt debel- 
lati, et fugerunt quidam ad arcem sancti Martini, ef plurimi exierunt 



42 LE ANTICHE CROXACHE DI ORVIETO 

civitatetn : et si qui remanseraut in civitate, in domibns propriis 
fiieruiit captivi : quia omnes domus cum omnibus, que erant in eis, 
Mercurinorum fuurunt date in predam. Nani Mutfati non solum do- 
mos Mercurinorum, sed etiam illorum, qui numquam fuerunt uec 
Muffati nec Mercurini, qui non erant de coniura ipsorum, dederunt 
in predam. Et quarterium Posterule ab arcu sancti Leonardi, et 
inter totum dederunt in predam, exceptis quibusdam INIuffatis signa- 
tis ex nomine, et quantum in eis fuit. Sorores et Alias et neptes 
proprias uxores Mercurinorum exposucrunt straneis, et Mercurini 
in domibus propriis tenebantnr captivi, cum domus eorum essent 
spoliate omnibus bonis, opportebat quod ipsi captivi redimerent se 
aliunde. Et Brictones et iiii de sotietate sancti Georgii, qui cepe- 
rant domos Mercurinorum, percutiebant mnros et terram cum 
nialleis : et si murus vel terra resonabat, fodiebant ibi ; et re- 
pcrerunt deposita, que noviter abscondita fuerant, et plurima 
que ignorabantur adveuis domorum, que ad antiquis temporibus 
aljscondita fuerunt, fuerunt reperta ab eis. Item in die pugne 
Aguloctius, qui erat ad stipendium ecclesie prò custodia civitatis 
non intromisit se in bello, nisi ad depredandas r.potecas, et cum 
arx (traderetur) per eum duo Raynaldo, qui in adventu suo fuit 
(tictus miles in fonte de Turri a dno Bernardo do Sala : ipse Agu- 
lotius portavit Perusium xl salmas pannorum et aliarum rerum 
pretiosarum, quas predatus fuerat de mercantia : ipse dns Ray- 
naldus conduxerat sotietatem sancti Georgii ad stipendium regine 
lohanne de Neapoli. Et cum civitas Urbv. taliter esset conducta 
a Muffatis, ipse supervenit cum dieta sotietate, et concessit ipsi 
sotietati totani recollectionem frumenti et omnium frugum., que 
erant semita in plano et pertinentiis Urbv. que omnia recoUege- 
runt, et vendiderunt prò ut eis placuit. 

Post omnia predicta Simon de Castro Pecci faciebat guerram 
acerrimam centra Muffato?, et non permittebat aliquem exire 
civitatem. Sed certis vicibus anni Muffati vocabant Brictones, qui 
erant Bulseni, ut facerent eis scortam in montagna ve! Vaselli prò 
frumento poi-'ando civitatem; et portaliant suppellectilem, que 
remanserat, scilicet anulos, coronas, scagialia, pernas, boctones 
argenteos, queque alia argentea, linteamim, cultras, pannos lineos, 
et vestes lines laneas, et culcitras, et quiequid residuum fuerat, 
Brictonibus : portaverunt Perusium, Tudertum, et ad castrum Pie- 
bis pro'cibis emendis, et dabant culcitras valoris xx florenos prò 
una salma grani : idem faciebant de alii^ rebus. Et illi, qui de 
nocte faciebant custodias, omnes domos inbabitatas destruebant : 
et fuerunt plures domus destructe vel in totum vel in magnani 
partem, quam ille que remanseraut intacte : et ista pestis duravit 
per plures annos. Sed post (juam dns Raynaldus obiit in Aquila, 



LE ANTKMIK rR|-)NA<IIK I»I (iRVlino 13 

et cives recuperaverunt arceni sancti Martini, et destruxeruiit eaiii, 
cepit fiori aiiqiia concordia inter partes, et plures cives, qui re- 
cesserant, redierunt : mimis male res se habuit. 

Mrcci-xxxx. (1) Fuit vocatus Rif,'ordns de Micheloctis de Perusia 
a partibus Urbv. ut intruesset coinpositor pacis flende inter eos : et 
dum venisset vox insonuit : « vivat Bigordus », et ab utraque parte 
ì'iiit conmnitcr electus dominus; qui cnm gratia omni rexit civi- 
tateni. Quo mortuo de comuni concordia partes dederunt dominium 
civitatis dno lannello germano dui pape lìonifatii noni. 

Mccclxxxx. Dns lannellus vocatus a partibus intravit Urbv. 
et fuit factus dominus : et promisit usque ad x annos nulluni gra- 
vanien imponere civibus nec eius comitatui : que pacta non fuerunt 
observata per eum. 

Mccclxxxxix. Cepit pestis in Urbv. et usque ad mensem iulii 
anni sequentis non cessavit. 

Mcccc. Petris, que ceperat anno precedenti cessavit de mense 
iulii : et creditur obissc eiira medietatem hominuin, et totus flos 
iuventutis, pueritie, et infantie, (piasi vel maxima pars eorum obiit. 

Prima pestis generalis fuit (anno) Mcccxlviir, quo fuit maxima, 
quam precessit catarrus. 

Secunda pestis Mccclxiii 

Tertia pestis Mccclxxiiii 

Quarta pestis Mccclxxxiii 

Quinta pestis incepta Mccclxxxxix et fuit terminata millesimo 
quatricentesirao de mense iulii. 

(2) Sexta pestis Mccccx, et duravit annis duobus. 

Item de destrutionibus et combustionibns hedifìciorum tam 
iiitus quam extra civitatem post mortem dni Hermann!. In primis. 

Fuerunt dirute domus flliorum dni Hermanni , et flliorum 
dni Berardi per tilios dni Boncontis. Item dns Macteus de Ursinis 
capitaneus cum filiis dni Boncontis fecit comburi demos Guido- 
nis dni Simonis in centrata sancti loliannis prope fontem Cave. 
Item Benedictus dni Boncontis post mortem dni Macthei predicti 
existens Sartiani et Scetonii fecit dirai et comburi plures domos 
Scetonii, et fecit comburi multas villas vallis Clanis ex utraque 
parte Clanis usque ad hospitale de le Iota et Carnaiola. Deinde 
veniens Bulsenum combussit burgum Petrorii et plures domos in 
Altìna Sucani et Ballochi, et per viam sancti Marci per vallem 



CI) Per questa notizia e per la se;_'iiente, che qui hanno date erronee, 
clr. Fimi, Cod. dipi. Ori., docuni. DCCXVI e DCCXVII a-li anni 139.5 e 139.^. 
{ì) Di carattere aggiunto. 



44 LE ANTICHE CRONACHE DI ORVIETO 

Bardaiii usque ad pontem Palee. Item Corradus dni Herman- 
ni iecit dirui castrum lois, quod erat piilclierrimnm casserum 
et fortissimuni, quod fiierat Neapoleonutii dni Peti-i. Item Be- 
iiedictus dni Boncontis cum fecuUensibiis combusserunt Montem 
Gabionem et abatiam Mentis orvetani. Item Con-adus dni Hermanni 
fecit dirui muros Fecnllarum, et illi de Parrano combusserunt 
Fecullas. Item Corradus dni Hermanni fecit comburi castrum Pro- 
ceni. Item Bencdictus dni Boncontis ordinavit cum capitaneo Pa- 
trimonii, quod destruerentur casserà Bulseni et Glictarum, que 
erant comunis Urbv. Item in niultis revolutionibus status civitatis, 
quam partes sepius se expellebant, plurime domus utriusquc partis 
fuerunt combuste. Item a JMuffatis fuerunt combuste domus dni 
Boncontis et flliorum dni Petii Novelli. Item domus, ubi habitabat 
r^enedictus dni Boncontis, que fuerant Monaldutii dni Catalani. 
Item a Mercorinis fuerunt combuste domus lìliorum dni Hermanni 
de novo reheditìcate. Item pars domoruni Petrutii Nerii Guillelmi, 
ubi habitaba:it tilii dni Berardi. Item fìliorum dni Raynerii et dni 
Petri Monaldi. Ul'ih domus flliorum Ianni Eg'idii dni Morichelli 
spatiose et late et pulchre cum multis habitationibus. Item plurime 
domus civium popularium. Itom Berardus Corradi cepit proditiose 
casserum Proceni : et invitavit comites de Proceno ad convivium, 
et occidit eos et casserum diruit, et de làpidibus Plioceni editi- 
cavit Castigiionem. Item tem])oribus dni Egidii prò ediflcanda 
arce sancti Martini fueruiit diruta pretios ssima liedificia civita- 
tis : que quamvis essent combusta, tamen erant palatia maxima 
vastitudii;e, que impossibile esset reliedilicari modernis tempo- 
ribus. Item temporibus Mufiatorum, videlicet Rainaldi Ursini, fue- 
runt destructa castra, scilicet, Cornu Bardani, et Castellare fllio- 
rum Monaldutii Putii. Fuerunt item destructa multa alia castra, 
ville, turres, ibrtilitia ubique per comitatum in Allina, Tiberina, 
valle lacus, in montagni superiore et inferiore, in valle Clanis, in 
monte Pise et eius pertiaentiis, circa Montem Meato, et circa 
Maritimam, quasi prò nutiori i^arte omnia sunt destructa, que vix 
possent numerari : et illa que erant communis Urbv. devenerunt 
ad alios possessores. Et sic lìnitus. 

Ista que secuntur sunt abstracta de libro Statutorum comunis 
Urbis veteris antiquo. (Ij 

Mclxviii. Raynerius comes de sancta Flora lìlius comitis 
Bartlìolomei tradidit comuni Urbv. totum comitatum sancte Flore 



(1) Non pochi di questi docunipiiti sono registrati nel Codice diploina- 
tico d' Orcù'lo edito da L. Fijii ; al quale rimaiidiaiiid i lettori [ler uli up- 
jioi-tuni riscontri del contenuto e delle date. 



i.H ant:''1iì-; ckonaciii-: di oiaiino 45 

ad ])ncom et guori'am, exeepto papa et iinpcratoio, et dare cxei- 
citiim et alberisai'ias et litiras x. 

Meciii. Udibi'andinus comes de sancta Flora promisit omnia 
predicta, et non auferre pedagium, et restituere dapna, et solvere 
annuatim in pasca rosurrectioiiis cxxx libras senenses. 

Mcrxii. lidribandimis lìlius dicri IMribandini conlìrmavit omnia 
promissa per patrem siuim, et promisit dare annuatim ci libras 
senenses. 

Mccxvi. Idem Comes Ildribandinus restituit onmes terras co- 
mnnis Urbv. qiias pater snus tradiderat infra lios contìncs : sicut 
mictit llumen, quod oritiir ad Roccliam Alinone, et transit ad pe- 
des Sotorne et Maxigliani, et descendit in mare, et stradam fran- 
cigenam usque Tuscanellam et districtum Corneti, et promisit dare 
annuatim prò quolibet foculari duos solidos. 

Mcclxxxv. Dns Guido de Monte (Marte agg.) comes et dna 
comitissa Margherita uxor eius et comitis Ildribandini, qui aliter 
vocabatur comes rubeus, ratitìcaverunt omnia predicta promissa 
per antecessores eorum tani de Vincisca quani de Monte Miate, et 
de toto comitatu ildribaudesco usque ad fines predictos, et facere 
giierram cum omni persona exceptis papa et imperatore. 

Eodem anno Ildribandinus, Henricus, Undjertus, Fatius, Guil- 
lelmus, et Guido comites de sancta Flora ratitìcaverunt omnia 
predicta, et superaddiderunt super censuni consuetum xx libras 
senenses dare annuatim, et stare mandatis comunis Urbv. 

?kh:clxxxxiii. Comes Ursus promisit et iuravit servare man- 
data comunis Urbv. 

Mccxvi. Comune Suane commisit se comuni Urbv. 
Mccli. Comune Suturne, et comune Plani Castagnarii submise- 
runt se comuni Urbv. quo ad omnia. 

^Ircxxii. Consules Guitozzi, castaidi Castiglionis, Farnesis, et 
Sale submiserunt se comuni Urbv., quo adomnia. 

^Iccxxiii. Stefanutius Macarceti sindicus comunis Urbv. in- 
gressus accepittenutam infrascriptarum torrarum, scilicet, Scerpe- 
ne, Scorbeti, Scarceti ? Morrani, Castri arsi, Glugliani, Petrelle, Sale, 
Farnesis, Ischie, et Mezzani. 

Mcccxxxii. Dns H comes de sancta Flora prò tcrtia 

parte, et comites Guido et Stefanus prò alia tertia parte, et co- 
mites lacobus et Ildril)andinus prò alia tertia parte renovaverunt 
et conrtrniaverunt omnia, que fecerant predecessores sui. 

Mcccxiii. Dns Benedictus et Guido comes palatinus de novo 
submisit comitatum ildribandeche, qui fuerat comitisse Margarite 
comuni Urbv. 

Mcccxxxv. Comes Guido de fìliis Ursi recognovit omnes ter- 
ras a flumine Albigne et citra fuisse et esse comunis Urbv. et 



4(5 LE ANTICHK (UoNACHE DI ORVIETO 

promisit annuatim solvere in vigilia assumptionis sancte Malie 
prò censii Sugane e libras, et pallium, et prò singulis castris ce- 
reum xx libras cere, et restituit comuni Urbv. Orbetellum, Man- 
cianura, Montem acutum, Planum Castagiianum, et Suturna cuni 
balneo : et reiiuntiavit omnibus iuribus suis, si qua haberet in ei^, 
et promisit se habere terras comitatus in feudum a comuni Urbv. 
et non receptaret sbanditos et facere guerram cum omnibus pre- 
ter ecelesiam romanam : et dixit se liabere in dominum comune 
Urbv. et nullum alium. 

Item eodem anno cassari Orbeteili, Manciani, Mentis acuii. 
Plani Castagnani fuerunt roditi comuni Urbo. et homines de Closeto 
et Marsigliano iuraverunt servare pacem comunis Urbv. 

Mccxiii. Castrum Abatie sancti Salvatoris per laudum factum 
Inter partes tenetur facere mandata comunis Urbv. et guerram 
centra omnem personam preter papam et imperatoi-em, et sol- 
vere annuatim in vigilia assuntionis beate Marie tres marcas ar- 
genti, et xxv libras cere. 

Mcciii. Dns Rollandus abas santi Salvatoris submisit libere quo 
ad omnia comuni Urbv. castra Abatie, Montis Latronis, Mentis 
Penzuti, et alias terras suas, et facere guerram centra omnes 
exceptis papa et imperatore. 

Mccxxvii. Septuaginta massari! Abatie, et inassarii dictorum 
castrorum iuraverunt servare omnia predicta. 

Mcccxxxiiii. Sindicus Abatie renovavit predicta pacta, et pro- 
misit mietere palium annuatim ad assumptionem beate Marie. 

Mcclxxix. (1) Rainerius Ugolini submisit castrum Guitozzi. 

Mcccxxxii. Domini dicti castri renovavei-unt pacta predicta 
addentes multa de novo. 

Mcciv. Guidonus Comes de {Monte Marte) (2) submisit Lugna- 
num quoad omnia exceptis papa et imperatore. 

Mccxxii. Sindicus et consiliarii castri Lugnani vendiderunt 
Lugnanum et eius tenutam et omnia, que habebant comuni Urbv. 
tria milia marcas argenti. 

Mccci. Comune Lugnani renovavit omnia predicta pacta. 

Mccxx. Quieto dni Guicti de Bisensio recognovit castrum Bisen- 
sii fuisse et esse comunis Urbv. et promisit prò aliis de domo sua, 
et que dominus Guido cardinalis et fratres suis consentientes, et Tan- 
credus et Ricardus presente dno Guictone comuniter consenserunt. 

Mccxv. Guido et Ranerius fllii Guictonis vendiderunt Toncelle 
et casserum Bisensi comuni Urbv. m libras senenses. 



(1) Deve essere 128i. 

(2) Pare aii{iiuiUo nel Cod. 



LK ANTICIIK CUnNACIlK IH ( ii;\li:Tn 4< 

Mcclxxx. Sindicus comunis Urbv. coinniisit guardiani Bisonsii 
et Capud de Monte lacobo et Tancredo dni Guicti et Galapxo Ni- 
colai et Sinioni dni Nerii prò dicteo ooniuni Urbv. 

Mccxv. Gentiiis vicecomcs de Campilio subniisit omnes teri'as 
suas comuni Urbv. et facere guerrani contra onines excepto papi 
et imperatore, et solvere ceiisum prò Rocchetta Guinisii, et guar- 
dare eam prò comune U'rbv. 

Mccxxxiii (1). Dns Pepo vicocomes de Campilio promisit stare 
mandatis comuni Urbv. et facere guerram contra omnes spetiali- 
tor contra .senenses, et iuvare Montem Politianum ci Montem Al- 
cinum contra senenses in servitium comunis Urbv. 

Mccciiii. Renovatio submissionis castri Rocchettarum. 

Mcccxxxi. Castruni sancti Cassiani recognovit se esse comu- 
nis Urbv. 

Mcccxviii. Domini Rocchettarum renovaverunt pacta antiqua, 
et de novo promiserunt cereum in feste adsumptionis. 

]M(cxii. Vicecomes {et) legati Valentani submiserunt Valenta- 
num quo ad omnia comuni Urbv. 

Mccxxviui. Sindici comunis castri Mentis Politiani submise- 
runt ipsum castrum ad pacem guerram hostem et parlamentum 
contra omnes exceptis papa et imperatore, et solvere annuatim 
unam marcham argenti. 

Mcclviiii. Phatius INIacthei sindicus insule lacus, et lacobus Xi- 
colaus et Tancredus de Bisensio submiserunt insulam comuni Urbv. 
quo ad omnia : et recognoverunt dictam insulam esse et fuisse 
comunis Urbv. 

Mclxxi. Consules et totus populus Castri Plebis submiserunt 
dictum castrum comuni Urbv. ad pacem et guerram exceptis papa 
et imperatore, et solvere annuatim maiori ecclesie cereum xx li- 
brarum, et solvere datium, quod solveretur in civitate. 

Omnes massarii castellorum vallis lacus iuraverunt servare 
omnia mandata comunis Urbv. 

Mccivii. Domini de Castro Pieri submiserunt dictum castrum 
(luo ad omnia comuni Urbv. 

Mcclxxviiii. Sindicus comunis Ui'bv. emit podium castri Moiane 
a sindico abatie Spineti. 

Mcclxxxxvin. Xerius et Bindus Ugolini submiserunt castrum 
Mentis Marane et omnes terras ipsorum citra Tiberim versus Ur- 
bemv. usque ad flumen Albigne quo ad omnia, et in exercitu ge- 
nerali semper venire personaliter, et prò qualibet terra mietere! 
palium et cereum in fe-to adsumptionis. 



(1) Correggasi ; 1234. 



48 LE ANTICHE CRONACHE DI ORVIETO 

Mcccxxxi. Ugolinus et Faglinus prò se et Bindo eorum fratre, 
et Nerius Bindi prò se et Cello eiiis fratre omnia predieta ratifica - 
veruut et renovaverunt. 

Mcccxviii. Nerius de Monte Merano submisit Castrum Franeuni 
comuni Urbv. quo ad omnia, et portaret pallium in festo adsum- 
ptionis. 

Mcccxxxii. Domini de Monte Marano renovaverunt omnia pacta 
predicta. 

Item eodem anno domini castri Lugliani submiserunt Luglianum 
quo ad omnia, et recognoverunt (I) se fuisse comunis Urbv. 

INIcccxxxii. Sindicus Plani Castagnarii recognovit se esse et fuis- 
se comunis Urbv. et proniisit mietere annuatim in carnisprivio 
pallium X florenorum, et in assumptione cereum 1 libras, et omnia 
servitia consueta. 

Mccli. Sindicus castri Proceni submisit se quo ad omnia co- 
muni Urbv. 

Mcclxxxxii. Comune Urbv. emit castrum Ripalvelle, et abas 
sancti Severi consensit. 

McccMU. Ufreduciolus Ugolini et Ufredutius dni Ufredutii de Al- 
viano submiserunt dictum castrimi et castrum Guardeie comuni Urbv. 

Mcccxiii. Comes Benedictus Gathanus submisit castrum lovis 
comuni Urbv. 

Mccxxiiii. Ugolinus et alter Ugolinus Odorisius Veriterius et 
Amator domini de castro lovis submiserunt castrum lo^is quo ad 
onmia comuni Urbv. 

Mcox. Domini de Alviano submiserunt castrum lovis comuni 
Urbv. 

Mccxxxvii. Comites de Sartiano omnes nominati et omnes mas- 
sarii Sartiani et Clanciani «ubmiserunt Sartianum et Clancianum et 
omnes et singulas terras eorum a Salarico intus a riumine Clanium 
versnm Urbv. quo ad omnia, et promiserunt solvere annuatim tres 
marclias argenti. 

Mcclxv. Sindicus et maxarii Sartiani confessi sunt se esse vas- 
sallos et fideles comunis Urbv. 

Mcclxviii. Fuit facta partitio Inter Sartianum etClusiuni ^iuxta) 
conflnem ipsorum per odlciales comunis Urbv. 

Mc;c. Dns Gualfredus episcopus clusinus et Gualfredus et Rai- 
nerius castri Mentis Luculi submiserunt civitatem clusinam et ca- 
strum Mentis Luculi comuni Urbv. contra omnes exceptis papa et 
imperatore : et promiserunt annuatim in festo adsumptionis ce- 
reum XX librarum, et solvere datia comuni Urbv. 



(1) Cuci, recogiiofit. 



I,K ANTKMIK (UoNArill-; DI oiaiHTn 40 

Mi'( XXX. Diis Ilcrmannns opiscopiis oliisiiuis ratilicavit et rciio- 
vavit omnia predicta, et eodeiii aiiini liomiiies de Clu.sio per sindi- 
ciini suhiiiisei'iint se itcniin per amliaxalorcs, of iiii'aveniiit servare 
oiiiiiia predieta por maniini Federici iiutarii. 

Mccviiii. l)i!S epi.scopiis elusinus et siiidiciis Clusii produxerunf. 
ad cuiiiune Urbv. priviiegium Optonis iniperatoris, qualitor ipse 
concessit civitatcm clusinam episcopo clusino, et duo alia privileffia 
Heiirici et Friderici imperatoris. 

Mccxx(x). Onines cliisini consilinni et consiliarii luraverunt 
turbare et defendere Url)V. contra qiioscunique, et servare omnia 
mandata comunis Urbv. et illa fuerunt preconizata in civitate clusina. 

Mcccxxix. Dns Rainerius de Monte Politiano episcopus clusinus 
ratilicavit et renovavit omnia predicta facta per suos predecessores, 
et tenuit civitatem clusinam prò comune Urbv. 
Vr Mcolvi. Guido dni Berardi comes de Scetonio vendidit medie- 
tatem castri Scetonii et omnium iurium suorum prò indiviso co- 
muni Urbv. 

Mcclx. Ildribandinus dni Berardini comes de Scetonio vendidit 
aliam medietarem casti-i Scetonii et iurium omnium eiiis. 

Mccxiiii. Ildribandinus comes de Scetonio et dns Berardus eius 
tilius iuraverunt servare omnia mandata comunis Urbv. 

.Mrcliii. Fait facta deciaratio per multa instrumenta et pei- 
multa compromissa et tìnes latas, qui contines terrarum Urbisv. ex- 
renduiit se usque ad medium Clanis : et quid illi de castro Piebi>; 
solve' ant libram et datia de possessionibus, quas habebant citra 
Clanem comuni Urbv. et que de ipsis possessionibus ventilabantur 
et tractabantur in curia Urbv. 

Mcccxvim. Tancredns Cathalani de .\nxidonia submlsit de novo 
et recognovit fuisse Anxidoniam comunis Urbv. in feste assumptio- 
nis promisit mietere cereum x librarum. 

Mccxxxviiii. Dns Rainerius de Montorio submisit Castrum vec- 
cliium de valle Urcie quo ad omnia comuni Urbv. 

Medi. Rainerius et Bonefatius dni Rainerii de Montorio submi- 
serunt omnes terras ipsorum comuni Urbv. 

Mcccmi. Fatius de Caciacontibus submisit de novo, et recognovit 
fuisse Rocchettas comunis Urbv. quo ad omnia, ci promisit portare 
palium annuatim in testo adsumptionis valoris x tìorenorum. 

Item eodem anno Galapsius et ColaOalapsi submiserunt castrum 
Galognani quo ad omnia comuni Urbv. et mietere cereum comuni 
Urbv. in feste adsumptionls. 



Aacii. Stor. Ir., 5.-'' .Serie. 



ANEDDOTI E VARIETÀ 



GIOVAXXI COTTA 
Uiiiaiiii^ta Veronese «lei secolo XV. 



I. 

Due Aneddoti letterari di Giovanni Cotta, da me scoperti 
non è molto in unfi Biblioteca d'olir' Alpe, troppo mi è caro di pre- 
sentare al pubblico (*). Pochissimi erano i Carmi latini conosciuti, 
frutto di quel preclarissimo ingegno, che dal 1528 in poi vennero 
prodotti in diverse speciali raccolte di Poesie latine, edite in Italia 
ed all'estero. Due soli brevi Epigrammi potè aggiugnerne l'abate 
Jacopo Morelli nella ristampa che ne fece in Bassano nel 1802. 
Ammirabile il fatto che, malgrado così scarso numero di versi, egli 
si guadagnasse tanto larga fama di poeta latino. Troppo adunciue 
mi torna gradito poter far conoscere al pubblico altri due docu- 
menti letterari, l'uno inversi, l'altro in prosa, rimasti sconosciuti 
fin qui. 

Innanzi peraltro di renderne conto, e accennare come e dove io 
li abbia scoperti, mi si conceda premettere alcune notizie sull'autore, 
affine di rinfrescare la memoria di sì illustre concittadino (1). 

II. 

Nacque Giovanni in Vangadizza, paesello presso a Legnago 
nel 1482 circa. Fatta ragione all' età, che viene più o meno asse- 
gnata al Cotta da diversi, e all'epoca certa della sua morte, stimo 
doversi portar la sua nascita almeno a quest'anno. Ebbe a primo 
maestro Enrico Merlo, o ÌMerula, di Legnago: prosegui gli studi 
in Verona, e coltivò poi sempre con ispecial amore le amene let- 



(*) Nella mia Raccolta Nuova di Aneddoti formerà il Fase. XL. 

(1) Cfr. il mio libro Della Letteratura Veronese al cadere del secolo AT, 
e delle sue opere a stanipa (Bologna, 1870) pagg. 261-267 : e la breve Bio- 
grafia da me scrittane nel grosso volume in fogl. La Protomoteca Veronese, 
edita coi relativi ritratti dal sig. Giulio Sartori (Verona, 1881-87). Spero di 
qui aggiugnere piti larghe ed esatte relazioni sulla vita e le opere di lui. 



<M(t\'AN.NI ("OTTA •)! 

tere non solo, ma si ancora le severo lUsclplino della matematica. 
Giovane ancora lo troviamo a Lodi presso una zia materna, dove 
aperse scuola. Si trasferì poscia a Napoli presso il Pontano, strin- 
gendo relazione con parecchi de'piii illustri di quella città- A Roma 
debbe essersi trattenuto alcun tempo, inteso alla stampa del Tolo- 
meo, di cui parlerò in seguito. 

Bartolomeo d' .Viviano lo chiamava quale segretario lidissimo a 
prender parte attiva in quell'Accademia letteraria, ch'egli avea sta- 
bilita in una sua villa: in Novale, castello presso a Trevigi, secondr» 
che atìerma il Quadrio (1); o più veramente in Daviano del Friuli, co- 
me sostiene il conte Federico Altan (2). Ma la guerra turbò presto quei 
pacifici e cari studi. L'Alviano si dedicava alla milizia, assumeva 
il capitanato delle armi veneziane ; ed il nostro giovane Cotta lo 
accompagnava col più costante artiore, tanto che nella infelice 
battaglia di Ghiara d'Adda (14 maggio 1509), cor.si gravi pericoli, 
scampò la vita, ma rotto 1' esercito veneto, sendo caduto prigione 
l'Ai Viano, egli si proferse dividere la prigionia col suo mecenate 
padrone ed amico. Il beli' atto magnanimo è ricordato da Paolo 
Giovio ne' suoi Elogia (3), con queste parole: « insigni pietate, se 
tolius calamitatis etcarceris cotnilem ohtulit ». Il superbo vittorioso 
francese rifiutò la generosa e cordiale offerta : onde il Cotta, che 
in (pieir infausta occasione avea perduta gran parte de" suoi libri 
e manoscritti, recavasi con ispecial mandato deh'Alviano a' Viterbo 
presso al pontefice Giulio II. Poco vi si trattenne: e, sorpreso da 
febbre pestilente, vi perdeva presto la vita nel 1510, di soli anni 28. 
L' epoca della morte rilevo con certezza da Bernardo Silvano 
ne' Prolegomeni alla stampa veneta del Tolomeo del 1511. Riusci- 
rono vane le mie ricerche in quella città (ultime quelle a mezzo 
del dotto cav. Francesco Cristofori), per conoscere dove fosse se- 
polto, e se di qualche epigrafe fos.se onorata la sua tomba. 

III. 

In cosi bx^eve periodo di vita lasciava però il Cotta assai lu- 
minosi documenti del suo sapere. Li verrò enumerando. 

Trovo dal Maffei indicata una stampa (4) dei tre famosi poeti 
Catullo, Tibullo, e Properzio [Venetiis 1500, per Jean de Tridino, 



(1) Storia e ragione iVogni Poesia; I, 84. 

(2) Dell' antica Storia del Friuli. 

(3) Elogia doctorum viror., Basileae (15(J1), p. 128. 

(4) Verona Illustr., Parte II. 



52 ANEDDOTI E "\'ARIETA 

in fo.); ili cui leggonsi premesse Annotazioni del Cotta in Pro- 
peì^zio ; le quali, dice il Maffei, non trovansi poi stampate. Citai 
questa edizione al n. 380 del sopraddetto mio libro Della Letteratura 
Veronese, da me non mai veduta, siljbene fondandomi sull'esatta 
notizia dataci dall' Hain, il quale non fa alcun cenno però di sif- 
iMta mancanza. Circa il 1505, coi tipi del Giunta in Firenze, ci dava 
i Carmi Latini del Crinito, come si rileva dall'Epistola a Pietro 
Bembo, che sta premessa: neppur questa edizione vidi mai, e la rife- 
risco secondo il Bandini (1). Alcune sue Orationcs ricorda Paolo 
Giovio, che al nostro Cotta fa bello encomio (op. cit.) e d'acutissimo 
ingegno lo dice fornito ; e narra come erasi perduta una dotta 
Corografia in versi, ed anche erudite Annotazioni su Plinio. 

Splendida è poi la stampa della Geoyraphia Ptholomei uscita 
in Roma, 1507-1508, in fo. gr. con xxxiii tavv., incise dal Buckinek 
e dal Ruysch : la mappa del Nuovo Mondo di quest'ultimo, a testi- 
monianza di Alfredo Reumont, è la prima incisa che si conosca (z). 
A questa poderosa edizione contribuirono gli studi del nostro Cotta, 
insieme con Marco Beneventano: ambedue, aflerma l'editore Elvan- 
gelista Tosino, « in mathematicis artibns consultissimi. » Lo stesso 
Marco, dotto monaco celestino, nella Epistola a Giovanni Badoor 
patrizio veneto, cosi dice aperto : « et quia opus ipsum erat per- 
quam difficile, socium viae et laboris comitem assumjìsi Joannem 
Cottam Veronensem, utriusque linguoe doctissinimn viruni, et 
Mathematices coìisultissimum , cvjus adniiniculo fìdtus otnnetn 
operani exacte visus sum miài prcestitisse. » La nostra Raccolta 
patria nella Bibl. Conmnale possiede la preziosa stampa, nei due 
esemplari, con le varianti indicate dai bibliograti. 

Nella ristampa del Tolomeo {Yenetiis 1511, per Jacohum Pen- 
tium de Leuco, in fo., che manca a noi) sono anche meglio chiariti 
i meriti del Cotta, rispetto alla prima edizione romana. Ne' Pro- 
legomeni Bernardinus Silvanus Eboliensis così lasciava scritto : 
« Quod vero in iis, qui ab ipso (cioè da Marco Beneventano) casti- 
gati sunt libris, Mathematicce ilice demonstrationes, qwe in primo 
et septimo sunt, emendata', admodwn leguntur, id non illi, sed 
Joanni Cotta' referri debet acceptum, qui ea loca emendava ; 
ncque enim, aut ingenio, aut erudttione, cuiquani nostra celate 
Cotta noster cedebat ». 



(1) De Fiorentina Juntarum Typogvaphia ; Pars I, p. 258. 

(2) Bibliografia dei lavori pnbhl. in Germania sulla storia d'Italia. 

Herlino 1863, \). 131. 



<.|'>\AN.NI COTTA 0.i 



IV. 



La fama pei'ò largo difTusa del Cotta, come giovane di preclaro 
ingegno e di ottimo gusto letterario , gli venne dai suoi Carmi 
Iati ni, e dalla corrispondenza ch'ei tenne coi più celel)ri uomini 
dell'età sua, col Sannazzaro massime, col Fracastoro, col Flaminio, 
con Gian Matteo Toscano, con Niccolò d'Arco ; i quali corrisposero 
ai suoi Carmi con altri di grande suo elogio. Pochissimi, come già 
dissi, sono questi Carmi latini che ci rimasero conservati : ben 
maggiore è a credersi il numero dei perduti, e pur questi anche 
soli gli guadagnarono immenso favore. Flaminio gli assaporava 
« più dolci degli stessi Catulliani » : e piacemi qui riferire le sue 
pai'ole : 

Si fas cuique sui sensus exj)romere cordis, 
Hoc equidem dicam pace, Catulle, tua. 
Est tua Musa quidem dulcissima : Musa videtur 
Ipsa tamen Cottfc dulcior esse mihi. 

Convien dire che questi suoi Carmi latini circolassero mano- 
scritti, dacché T autore era già in grido di poeta venustissimo ; 
eppure nessuno de' suoi versi usciva in pubblico per le stampe, 
sendo ancor vivo. 

Alcuno si vide la prima volta (afferma il INIorelli) (1) con altri 
del Sannazzaro in un libretto dell'Aldo (Venetiis 1527). Il libro 
rarissimo non vidi, ma la ristampa pure Aldina del 1528, che ho 
sott' occhio, ci manifesta come vi fossero qui aggiunti per la prima 
volta i Carmi del Cotta. E così, sempre in appendice al Sannazzaro, 
si riprodussero più volte : 

Venetiis 1528, per Jo. Ant. et fratres de Sabio, in 12/, di 
cui un esemplare in membrane sta nella Bibl. Nazion. di Parigi, 

Venetiis 1529 mense dee. s. n. typ. in 8.* : rarissima, da al- 
cuni riputata Aldina, ma rifiutata come tale dal Moretti, e dal 
Renouard. 

Venetiis 1530, ec Offic. Francisci Sindoni, in 12.". 

Venetiis 1530, 7:>er Jo. Ant. et fratres de Sabio, in 12.°. 

Venetiis 1533, in Aedibus haeredum Aldi et Andreae Soceri, 
in 8."; più ricca delle precedenti. 

Venetiis 1533, per Melchiorem Sessam, in 24.° 



(1) Nella ediz. dei Carmi del Cotta, della quale parlerò in seguito. 



54 ANEDDOTI E VARIETÀ 

Trovansi anche in Ilaccolte diverse, come in quella del Gagneo, 
Epigramniata doctissimorum nostra aetate Italorum. Lutetiae 
s. a (15^7), per Nicolaum Divitem, in 8." — Ne sono pure nelle 
stampe dei Carmina qriinqice Illustrium Poetarwn. Venetiis 1518, 
ex Offic. Erasmiana Vincentii Yalgrisii, in 12." — Florentiae 15 IO, 
npud Laurentium Torrentinwn. , in 8." — Ibid. 1552, apud 
emìidem, in 8." — Venetiis 1558, Preso. Hieronìimns Lilius et 
Sodi eccud. in 8." — Due carmi prima comparsi in pubblico sic- 
come di Andrea Navagero nella stampa veneta del 1530, si riven- 
dicarono al Cotta in aggiunta ai Carmina lìasilii Zanchi et Laur. 
Gambarae. Dasileae 1555, Oporinus, in 8.° — Ne sono nella Far- 
rago Poematum ex optimis quibusque Poetis excerpta, studio Leo- 
degarii a Quercu. Parisiis 1560, apnd Hieron. de Marnef, in Uì." 
— Neir Ibertus Italorimi Poetarum Oegidii Periandri. Frano f. 
1568, in 12.° — Nei Carmina IW'str. Poetarum Italor. a Jo. 
Math. Toscano coUecta. Parisiis 1576, in IG." : nella quale Rac- 
colta se ne trovano due, dianzi ignoti : — Nelle Deliciae co Poeta- 
rmn Italorwn per Ranutium. Ghertim. Frane f. 1608 , in 8/ — 
Anche in seguito ai Carmi di Girol. Fracastoro {Patavii 1718, 
excud. Jo. Cominus, in 8.'), dove per la prima vdlta sono recate di- 
verse onorevoli testimonianze de Jo. Cotta eitisque scriptis. — Il solo 
Carme ad Naugerium, nella stampa delle opere di questo dotto 
Veneziano a pag. 225. Patavii 1718, Cominus, in 4.» — Nei 
Carmina Illustr. Poetar. Italor. Florentiae 1719, in 8.* — Nei 
Carmina selecta etc Veronae 1732, Typis P. A. Perni, in 8." 
voi. I, p. 36-40 : e fu la prima volta che i torchi veronesi si oc- 
cupassero del Cotta. — Un'altra tipografìa patria ne riproduceva 
alcuni nei Selecta Cartnina ad uso del Vescovile Seminario. Ve- 
ì'onae 1740, apud Augnst. Caratfonium, in 8.' — Nel tesoro fatto 
da A. Pope Poetae Italici. Londini 17-40, voi. 2 in 8." — In Ap- 
pendice ai Carmina et Epistolae Lazari Bonamici. Venetiis 1786, 
apud Ant. Graziosi in 8.' — Due Carmi dirò qui per ultimo ine- 
diti ancora ci dava l'ab. Jacopo Moretti nel to. I, p. 474 e seg., 
della sua D. Marci Bibliotheca Ms. Bassani 1802. in 8.'. 

Due sole Poesie in volgare si divulgarono, attribuite al Cotta. 
Una è versione del suo Carme latino ad Lycorim, « Ne tua, ne 
niea etc. », nel libro di Claudio Tolomei, Versi e regole della 
nuova Poesia Toscana (Roma, 1539), scritta ad imitazione del 
verso elegiaco latino. L" altra è una Ballata, che leggesi nel to. I, 
p. 104, della Raccolta di Lodovico Domenichi, Rime diverse [Ve- 
nezia 1549, appresso Gabriel Giolito de Ferrari, in 12.°) Ambedue 
non si raffermarono lavori del Cotta. 



GIOVANNI COTTA 55 

V. 

Era boa tempo che si pensasse ad una collezione intera, ed 
in proprio volume, dello sue così encomiate Poesie latine. Uscirono 
furilmeiite in elegante libretto a cura dell'erudito colognese Vin- 
cenzo Beuini [Colonicc Venetor. 1760, e.ecud. Jo. Ant. Perottm, in 
8.") Vi sta innanzi il ritratto e.v cmticpto Tab. Comitii Liyniacensia , 
inciso dal Vaiasi. Dopo breve Prefazione dell' editore leggonsi due 
distici latini in onore del Beuini e del Cotta e di un altro dotto colo- 
gnese Giambatista Sabbioni. Segue una Parte presa dal Consiglio di 
Legaago del 15 ottobre 1760, che accenna all'anteriore disposizione 
dei 17 giugno 1371, onde furono posti sotto alla Loggia del Comune 
alcuni ritratti degli « eccellenti uomini et poeti » di quella terra: i 
quali, sendosi dal tempo sbiaditi in pericolo di perdersi affatto, sì 
stanziava « di far nuovi ritratti di dette ligure sopra tela. » Vengono 
però qui ricordati tre soli: Rigo Merlo (o Enrico Morula), Fran- 
cesco Brusoni, e Giovanni Cotta. Troppo scarso questo 
numero (osserva in nota e ben a ragione il Benini), riconoscendo 
dimenticati Antonio da Legnago, illustre consigliere della corte 
degli Scaligeri ; Benedetto nato in Porto, professore a Bologna ed 
a Padova ; Benedetto Brugnoli professore di filosofia in Venezia, 
amico del Giustiniani e del Sabellico ; Stefano Castellani, uno dei 
Deputati per la riforma dell'antico jus civile Liniacensium (che 
usciva in Venezia nel 1555, ap>'d Nlcolaum Tridentinum, in 4.'). 
Il Benini poi dimenticava il celebre medico e storico Alessandro Be- 
nedetti. Seguono, raccolte dall'editore, Selecta doctorum virorum de 
Jo. Gotta ejU'Sque scriptis testimonia: piacemi qui ad onore del no- 
stro poeta recarne la serie, e sono : di Lilio Gregorio Giraldì, di 
Gio. Pietro Valeriane, di Paolo Giovio, di Gian Giorgio Trissino, 
di Bernardino Partenio, di Quinto ^Mario Corrado, di Onofrio Pan- 
vinio, dì G. C. Scaligero, di Gio. Matteo Toscano, di Pietro Op- 
meero, di Luceio Veronese, di Gio. Antonio Volpi, e di Scipione 
Maffei. Dopo questi Prolegomeni vengono i Carmi Latini del Cotta 
in ninnerò di soli tredici. A mo' di Appendice il Benini v' aggiun- 
se altri Carmi in onore di lui : cioè del Sannazzai'o, del Fraca- 
storo, del Flaminio, del Toscano, di Nicolò d'Arco: poi la già ci- 
tata versione italiana del IX Carme, falsamente attribuita dal 
Maffei al medesimo Cotta, e rifiutata dal Benini : la versione ita- 
liana deirultimo Epigramma del Cotta in lode di Verona, fatta dal 
p. Ippolito Bevilacqa d. Orat., suggella il libro, vero tesoretto 
isterico letterario in onore dell' illustre nostro concittadino ; con 
una Nota sulla lama acquistatasi anclie in Francia. 

Quando il mio avolo, Bartolomeo Giuliari, al cadere del pas- 
sato secolo, istituita appena una domestica tipografia per la stampa 



50 ANEDDOTI E VARIETÀ 

j?randiosa della IttioUtologia Veronese , proponevasi la edizione in 
bel carattere bodoniano depili celebri nostri poeti ; dopo la Merope 
del Maffei, e la Riseide dello Spolverini, riproduceva nel 17.)8 
anche i Latina Carmina Jo. Cottw in bel 4." Nulla però in essa 
di nuovo e d'importante, salvo la bellezza dei tipi, senza alcun 
cenno proemiale-, tutto come nella stampa del Benini. 

Non tardava molto a comparire una terza edizione, assai van- 
taggiata sopra le altre due, a studio del celebre ab. Jacopo Morelli, 
bibliotecario della Marciana (Bassani 1802, tijpìs Remondinianis 
VA 4.° p.) Avanti il frontespizio sta il secondo Epigramma di Gian 
Matteo Toscano edito dal Benini. Dopo una Prefazione lectori benevolo, 
in cui sono accenni sommarli sulla vita, gli scritti e le edizioni 
del Cotta, si ripete la serie delle testimonianze in suo onore, 
quelle cioè già raccolte dal Benini, alcune più in esteso-, con altre 
aggiunte di Giovita Rapido nella Prefaz. sua agli Statuti di Le- 
g:iago, del canonico Adamo Fumano nella Vita del Fracastoro, di 
.Iacopo Gaddi, di Gian Vincenzio Gravina, del Tiraboschi. Seguono 
i Carmi del Cotta già pubblicati, omesso il XII ad Laurentium 
per le ragioni che sporrò qui appresso : aggiunti bensì altri due 
a l Marinuni Sanututn, celebre storico veneziano, che fu per la 
Veneta Repubblica Questore a Verona ed a Legnago nel 1502: i quali 
due carmi avea già prima editi il Morelli stesso da un Cod. di 
privata proprietà nella sua Biblioth. Ms. Graeca et Latina {Bas- 
sani 1802, to. I, p. 474). Sommano adunque in tutto i Carmi 
Latini del Cotta al numero di quattordici. 

Il dotto critico non mancava di produrre alcuni Epigrammi 
falsamente attribuiti al Cotta: in Hyellae ocellos il primo, l'altro 
Puellae insendae desiderium, il terzo ad Laiirentiimi prò liberiate 
patriae tyrannic.idam (quello stesso che accennai poc'anzi), me- 
ravigliato che dal Volpi e dal Benini fosse avuto in conto di legit- 
timo, mentre la poesia si riferisce ad avvenimento istorico ben po- 
steriore all' età del Cotta, cioè al 1537. Interessante la recensione 
critica del Morelli, onde ci fa conoscere due fratelli del nostro Cotta, 
Gian Stefano, e Catelliano, i quali fiorivano in Lombardia nella metà 
del sec. XVI con bella fama di poeti latini -, e cita l' Argelati, 
Biblioth. Scriptor. Mediolan. to. II, p. 487, e to. IV, p. 1981 (1). 



(1) Stimo opportuno recar qui notizia di due altri fratelli Cotta, Lucioi 
e Innocente, che appartenevano a illustre lamiglia milanese. Ne parla il eh. 
prof. P. Gni.NzoNi nelF Arch. Star. Lombardo, An. XI, 1884, p. 305 e seg. 
Sono di età posteriore, e con nessuno indizio che potessero appartenere alla 
lamiglia di Lecnago. 



GIOVANNI (OTTA O/ 

Quel Carme lo sospetta dell' uno o dell'altro dei suddetti iVateili : e 
m'ò grato di ricordarli amlìedue nella serie dei nostri eruditi ve- 
ronesi, sperando scoprir nuovi appunti storico-letterari in loro 
onore. Da ultimo il Morelli reca la Ballata « A che vo' riveder 
r amata donna », pur questa falsamente attribuita al Cotta dal Do- 
menichi, come già esposi. Compiesi la bella edizione con una serie 
di Carmi di illustri Poeti in onore del Cotta: a quelli già editi dal 
Benini potè aggiugnere {"Egloga « Maclisens » di Gio. Anisio, indi 
Epigrammi di Fausto Sabeo, di Piero Valeriani, di Girolamo Borgia, 
di Basilio Zanchi, di Giorgio Jodoco Bergano nel suo Poemetto Be- 
nacKs, un altro di Giulio Cesare Scaligero, di Hartmaim Scliopper, 
di Egidio Periandro, di Gio. Latom. 

VI. 

Daccihè sono qui venuto per la seconda volta ad allegare Carmi 
in onore del Cotta, mi si permetta di aggiugner pur quelli che il 
Federici (1) pubblicava nel 1809: sono ben sette di Cosmo Anisio. 
Quel dotto bibliografo accennava in nota che il bellissimo Epigramma 
del Cotta in lode di Verona, « Verona qui te viderit » etc. fu at- 
tribuito a Cornelio Castalio, e ne reca la versione in un Sonetto 
pur elegantissimo fatta da Bernardo Cappello, esistente a pag. 96 
delle sue Rime. 

E fra gli encomiatori del Cotta voglionsi anche allegare anclie 
Jacopo Gaddi nel voi. I, p. 146 De scriptoribus non ecclesiastieis; 
Giovita Rapicio, al lib. N Demem. Orator.; Federico Ottone Men- 
chenio, De vita Fracastorii , p. \'.M\\ G. M. Toscani, wal Fé pio 
(V Italia edito dal Fabriclo. 

Dei più recenti che si occuparono poi del Cotta, sebbene bre- 
vemente però con sincera ammirazione, ricorderò Stefano Grosso 
nella Lettera ad Eugenio Camerini premessa alle Poesie del 
Berni (2), e Niccolò Tommaseo che nel Dizionario estetico {^.^ ediz. 
Milano 1860, I, 98) ne diede un ritratto letterai-io così vero e vivo, 
che mi par bello riferire (.3). 



(1) Annali della Tipografia Volpi Co.niaianu. Padova 1800, p. 75 e sefr. 

(2) Bibliot. classica economica. Milano 1873. 

(3) « Cotta Gio. veronese morto nel 1.511 d'anni 28: combatté insieme 
coir Alviano, fu ambasciatore di lui a Viterbo presso Giulio II: matematico 
valente curò la stampa di Tolomeo. Ma nel verseggiare latino sovrasta al 
Fracastoro, al Flaminio, e a tanti altri troppo già celebrati. Il Cotta ha stile 
suo, ha candore ed affetto. I versi a Verona son teneri : e la natura, l'amicizia, 
la bellezza egli canta appassionato e semplice e vero, meglio che i canzonieri 



58 ANEDDOTJ E VARIETÀ 



VII. 



Una breve parola sui ritratti antichi del Cotta. Dopo quello 
che vedesi premesso alla stampa dei suoi Carmina {Coloniae Ve- 
netor, 1 760) ne trovai solo un altro s\k posseduto dal sig/ Enrico 
Storari, ed ora presso il cav. avv. Giuseppe Francesco Bianchi, giu- 
dice conciliatore di Verona. È sulla tela ad olio, alto cent. 48, lar- 
go 40 : da persone intelligenti stimato assai, e attribuito al celebre 
pennello del Brnsasorzi : in alto è segnato : « Joan. Cotta \ Poeta 
Veron. \ 1310. » 

Anche piacemi ricordare gli onori più di recente tributati al 
nostro Cotta. Il suo ritratto in medaglione, scolpito dallo scultore 
Grazioso Spazzi, è nella Protomoteca Veronese in Piazza de' Si- 
gnori: un esemplare in gesso, nella Biblioteca Comunale. A Legnago 
nel 1867, per deliberazione del Consiglio del 14 maggio, la Piazza 
che denominata era Pradella, ebbe il titolo di Piazza Cotta. Pure 
in Legnago nel 1869 un altro medaglione veniva posto nello StaVji- 
limento scolastico, con assegnato il suo nome, e fattane solenne 
inaugurazione il 10 agosto 1871 : nella quale circostanza belle pa- 
role di elogio al celebre Poeta furono recitate dal Sindaco avv. Giu- 
seppe ZapoUa, e dal Direttore scolastico Carlo Tegon, pubblicate 
in opuscolo speciale. 

Vili. 

Nelle ricerche assidue e diligenti da me fatte nei Codici che 
si trovano per le diverse Biblioteche italiane e straniere, affine di 
scoprire quanto vi fosse, di relativo al Cotta, rinvenni ben poco. 
Nella Vaticana i tre segnati coi n." 2836, 2874 e 5383. Nella Mar- 
ciana uno solo, eh' era di Apostolo Zeno, Ital. Classe IX n." con. 
E, infine, due nell'lmp. Bibl. di Vienna, Misceli., ai n." 9737, e 9977, 
dove si contengono i due A«erff?of< promessi. De' quali or vengo a 
dire alcuna cosa. 



del .suo tempo. Fra le altre \in" Elegia amorosa, de' cui distici molti finiscono 
in ani'ìba, è cosa che viene dall'anima proprio. E grida contro i Galli fedi- 
fragi : Et cpusquis ve.vat barbarns Italiani. Ed è bello vedere in cuor te- 
nero sensi forti: dolce rammentare che la vera delicatezza non è mai senza 
forza. Il Cotta ha del peruginesco nel fare. E danno èhe nella rotta di Ghia- 
rada Ida si sieno perduti i suoi fogli ». 



(ilO^'ANNl COTTA M) 

Mi pareva strano assai che, inalgi'ado lo molte i-clazioni let- 
terarie, avutesi dal Cotta con illustri uomini dell'età, nessuna sua 
Lettera sia mai comparsa al publìlico, nò tampoco esistente ne' mss. 
Eccone una linalmente venirci innaìizi dai Codd. Palatini della Imp. 
Bibl. di Vienna. Spogliando con diligenza il Catalogo Tahulae Co- 
dicum Mss.praeter Graecos et Orientales {Vindobonae Ì86I-1875), 
trovai nel to. VI, al n.° 9737^ indicata una Epistola del Cotta ad 
Azio Sincero Sannazzaro, con la àviisi Neapoli, die v Januarii mdiiii. 
Del)"Do alla cortesia del mio carissimo cugino, barone Bartolommeo 
Carneri, deputato al Parlamento di Vienna, la esatta copia a me 
trasmessa di questa Epistola, come del successivo Aneddoto. In 
questa ricoi-rono particolari interessanti sulla vita del Cotta. Co- 
mincia a dolersi amaramente per la morte del Pontano, di cui 
intesse magnifici elogi, e narra come nei familiari colloqui avuti 
con esso, la parola correa frequente a encomiar sopratutto il San- 
nazzaro. Ricorda quand'era a Lodi, dove il eultissimo Filippino 
Bononi gli fece per primo conoscere i suoi Carmi, i quali venne 
poscia ad assaporare e apprezzare dappoi che passò a Napoli, quivi 
condottosi per solo desiderio di conoscere e consultare « a me' di 
oracolo » il Pontano : sempre fin che visse, in bella armonia di studi 
con Marc' Antonio Sannazzaro, fratello di Azio Sincero, con Flami- 
nio Puderico, ed Antonio Gevara, che se lo volle tener seco dopo 
anche l' amarissima perdita del Pontano. 

Il secondo Aneddoto che metto in luce è un Carme lat. De Mi- 
nois Regis impietate, indirizzato allo stesso Sannazzaro. 

GiAMB. Carlo Giuliari 
Can.«o e Bibliot. della Capitolare di Verona. 



Cod. Palat. Vindob. 9737% fol." 6.r 



Jo. Cotta Actio Syncero Sai. M. 

Merito faeis, Acti humanissime, rpiod divini senis Fontani 
oijìtum amarissime luries : vidi eniin cpms super hoc ad fratrem 
plenas veri doloris litleras dedisti : eaeque dolorem met'.m licei 
mmqvam non recentemjìlurimum exacerhaverunl: veruni uti di.ri 
merito facis tam causa pulii ira rpuim privata : nani et eura pa- 



0() ANEDDOTI E VARIETÀ 

rentem latinae amisere musae, quo ìnajorem unquam, vel certe 
post Ciceronem YirgUiumque non habuerunt: et acleo te arnàbai 
tnagnus ille senex, tantique te faciebat, ut nunquam de temporis 
nostri ingenijs scnnonem faceret, quin te supra omnes commen- 
daret. Et certe per te ipse mihi adniirabilis apparmsti semper. 
Tum cum antea in Laude oppido tui meique amantissimus Phi- 
lippinus Bononivs cultissimos Arcadiae tiiae saltiis mihi patefecit : 
tum cutn p)Ostea Neapoli bonorum omnium tui praesertim studio- 
sissimus Franciscus Pudericus, fraterque tuus M. Antonius mihi 
ostenderunt elegantissimos alios lusus tuos, quae enim sunt gra- 
viora {quamquam omnia tua sunt gravissima) tecxhm diceris aspor- 
tasse. Ego tamen te admiror magis, quia etiam Pontanus te 
unice admirabatur ; eaque causa est, ut quum ex consuetudine 
tua spero studijs nieis quandoque consultum iri, aeternum Pantani 
silentium minus moleste feram : quamquam id molestius ferre 
debet nemo, teste siquidem vel Parthenope tua: et me amavit ille 
cum primis, et ego pontaniani tantum oraculi considendi gratia 
hanc in urbem profectiis eram. Yerum qua te prosequar obser- 
vantia testabilur aliquando clariss. Ant. Gevara. qui me secum 
esse voluit, fecitque, dum mea studia henignissime fovet, ut mortuo 
etiamPontano mihi Xeapoli esse luheret: testabitur Pudericus tuus, 
qniapud Gevaram suum dies totosagit, mecumque semper praeter 
alias temporum injurias absentiam tuam acerbissime dolet. Sed 
ego jam a trisiibus superscdebo, ne 'male videar ominari congre- 
dienti mine pì'imum amicitiae nostrae. Rogaboque ut des operam, 
ut quam celerr ime potè s tuis te op)tatum et speratura reddas. Ipse 
vero hac expectatione interea me consolabor. Yale. 
Neapoli. Die Y° lanuarij. MDIIII. 

fol.° 6.V. Clarissimo Actio Syncero. 



II. 



Cod. Pai. Vindob. 9077. Ibi." 186. 



f. 186. r. Ad Actium Syncerum Sauna zarium. De Minois 
regis inipietate. 

Cum gravis impìerio Minos agitabat Athenas, 
Legifer et pnpìdis Jura superba dabat ; 



(ilo VANNI COTTA <>1 

Ncscio qua bili x>crcnssns ah \rhe VocLaa 

E.rpulit : et pv.lsos egit in exiliwtn. 
lìifestos adi'O reddens .sibi crimine Vate}, 

Ut Musae hunc coeli sedibus eijcerent. 
Ab love prognatum misere in Tartara Regem : 

Tantum UH nocuit Vatntn inimica manns. 
Nomen, crede niihi, sanctumque pinmque Poeta est. 

Huic qnicicaqìie nocet, se perijsse putet. 
Testis Pasiphae Veneris nova monstra pudendae ; 

Aspernata virivìn foemina amica bovis. 
Altera natariwi testis, data praeda Lyaeo : 

Heic misera in solis ebria littoribus. 
Altera pririgni rennentis perdita Amore : 

Contempta accumnlans crimina criminibus. 
Laedere credideras sanctos Rex dure Poetas : 

Poenitet, at sero, te ìiocinsse tibi. 
DedecKS hoc generi manet aeternumque manebit. 

I nunc, et Vates stnlte perire pitta. 
Est vati immortale, et non violàbile pectus : 

Hoc itidem sonni t veridico ore deus. 
f. 18G.V. Namque ferv.nt dixisse Patris mandata ferenteni, 

Mortis in hoc puero non habet umbra locum. 
Sic maneat, donec se animae in sua membra receptent. 

Rebus et exitium deferat ignis edax. 
Atque homiaemque deumque in majestate sedentem, 

Extremo videat terra cruenta die. 
Scilicet ostendit juvenem, quo clarior alter 

Nec prior ingenio nec probitate fuit. 
Eunc Heliconiades sacì'is docuere sub antris : 

Et charites Paphiae dulci aluere sinu. 
Murmure timi comites sanctum implevere Senatum 

Mirati merito morte carere hominem. 
' Musarum pretium est aeternuni vivere, nec mors 

In sacros Vates arma movale pìotest. 
Gaude igitur, Syncere, tui saecli optime Vatum ; 
Immortalis enim lux geniusque tibi est. 



02 ANEDDOTI E VARIETÀ 

FRANCESCO DA MELETO 
1111 pi'ofeta fior-eiitiiio attempi del 3Iacliia vello. 

Non saranno molti, che leggendo il titolo di questo nostro sci'itto, 
sentiranno ricordarsi un personaggio conosciuto. A noi almeno, 
informati della esistenza del lìorentino Francesco da Meleto, per 
il fatto materiale d' avere in mano un suo libro , non riusci per 
qualche tempo di trovar notizie né dell' uomo né dell' opere sue in 
que' libri di storia letteraria e di bibliogratìa, dove era cosa ragio- 
nevole il cercarle. Né ciò, del resto, deve far maraviglia, poiché 
il numero dei nostri scrittori è così grande, clie non può esservi 
libro di erudizione italiana dove sia cenno di tatti, anche dei più 
infimi ed oscuri; e perché manca tuttora un catalogo speciale degli 
scrittori di Firenze , essendo quelli che portano siffatto titolo, di 
una veramente mirabile insufficienza. 

Ma se delle azioni e degli scritti di Francesco da Meleto tac- 
ciono le storie e i cataloghi, i grossi registri del Catasto fiorentino 
porgono intorno alla sua generazione notizie da contentare qual- 
siasi curioso. Niccolò di Piero da Meleto, del quartiere S. Croce 
e del gonfalone Bue, benché domiciliato a Bologna, chiamato dagli 
ufficiali del 1457 a fare la denunzia dei beni che possedeva e delle 
bocche che- doveva nutrire, dichiarava che da Caterina di Rossia, 
una di quelle povere schiave orientali destinate a servire i padroni 
di giorno e di notte, aveva avuto due figliuoli, Francesco e Mar- 
gherita ; il primo dell'età allora di otto anni, l'altra di un anno. 
Per onestare in qualche modo il fatto suo, Niccol') soggiungeva di 
avere da poco tempo conceduta la libertà a quella madre. Avrebbe 
avuto altre confessioni da fare, ma non se ne sentiva il coraggio, 
onde terminava col dire: « Ò altri figliuoli, ma perché bisognia 
« nominare la madre, questo non vo' fare, che nollo patiscie l'one- 
« sto, e sia come si può ». Dopo aver emancipata la schiava, re- 
stava a legittimare la prole ; risoluzione che quasi sempre piglia- 
vano gli autori di quelle famiglie irregolari, facili al peccato, ma 
sempre, nel fondo dell' anima, cristiani e accessibili al rimorso ed 
al pentimento. Ed anche questo fece il nostro Niccolò, come si ha 
dalla portata che presentava al nuovo catasto del 1470, dove si 
leggono le parole seguenti : « E sopradetti mia due figliuoli Fran- 
« Cesco e Margherita, nati dalla sopradetta Chatterina, furono le- 
« gitimati al tempo di papa Pio, in severità e autoritn, chome 
« aparc per bolle ho apresso di me, che mi chostòro circa fiorini 
« r)0 d'oro, a fortilicazione che possine sucedere nella eredità mia ». 



KKANCKSCO DA .\Ii:i,l"l'(t (i3 

Dieci anni dopo, cioè nel 1180, Niccolò era morto; ed altri suoi 
(ìgliuoli, avuti, pare, da moglie legittima, denunziavano d' esser 
tenuti e obbligati a dare ogni aiuio a Francesco loro fratello, nato 
a Bologna, per suo alimento e vitto e per giusto ragioni, « perclfè 
« non era e non tornava con loro, grano staia 20, barili 13 (vino), 
« carne libre 50 e marroni staia tre (1) », A questo punto cessano 
nel catasto le informazioni su Francesco da Meleto, le quali non 
sono invero da far presagire in lui la vocazione di profeta. 

Ma quest' uomo, nelle cui vene correva mescolato il sangue 
slavo al latino, abbandonata l' Italia in tenera età, certamente per 
ragione d' avviarsi al traffico, era passato in Oriente. Ed egli stesso 
ci fa sapere, che nell'anno 1473, essendo tuttora giovinetto, stava 
a Costantinopoli disputando con ebrei sulla loro conversione, dove 
ebbe a sentire dalla bocca d" un rabbino de' maggiori che questa 
sarebbe avvenuta nel 1484, se prima di tal anno non fosse com- 
parso il Messia (2). È pertanto probabile che nel temjx) della sua 



(1) Queste cose si ricavano dai liln'i caiastali degli anni 1457, 1470 e 
1480. Nel catasto del 14'J8 i figliuuli legittimi non mentovarono più il nostro 
Francesco, ma dissero d'avere i carichi già dichiarati nella portata del 1480. 
Tanto sappiamo dall'amico Gaetano Milanesi, che volle consultare a nostra 
preghiera quei registri nell'Archivio di Stato di Firenze. 

(2) Nel Convivio, quaderno e, pag. prima, cosi scrive il Meleto: « Veramente, 
« Benedetto, io mai in mia vita non helibi in odio li giudei, anzi sempre 
« iili ho amati et havuto della loro miseria compassione; onde questo sia 
« proceduto non so. Ma di questa cosa io non voglio altro testimonio che te; el 
« quale sai che, mentre eravamo in Costantinopoli, la conversatione mia era 
« non manco con quelli che con li nostri christiani et non con li minimi, ma 
« con quelli che da loro erano riputati ben docti nella legge : sempre con 
« quelli delle ccse loro ragionando, et in tanto mi era in ciò favorevole el 
« mio Signore, che quanto più li adimandavo, ancora ch'io fussi giovinetto 
« et a quelli poco o niente rispondere sapessi, tanto \nu. mi parevano deboli 
« le ragioni che della loro obstinazione assegnavano, et in conclusione uno 
« loro ben grande rabi e col quale infra gli altri liavevo più familiarità, in 
« gran segreto mi concluse, che io chiaramente vedrei tutti li giudei con- 
« vertirsi alla fede Christiana, se il messia da loro aspetttito non veniva per 
« tucto l'anno della nostra salute mille quattrocento otiantaquattro. Et tale 
« segreto mi affermò cavare di Daniello, ma di quale sententia lo trahesse 
« non mi volle chiarire. Ma ben mi disse che questa opinione non solo era 
« sua, ma ancora di tutti gli altri maestri della loro legge. Alla quale cosa. 
« io, che poco anzi niuno lume di ciòhavevo, rallegrandomi della loro prestai 
«conversione, rispuosi ; adunque presto verrete al baptesirao come noi, 
« perchè alliora correvjvno gli anni del nostro Signore mille quattrocento 
•i< settantatrè ». 



()4 AXKDDOTI E VARIETÀ 

stazione in detta città, all' aspetto de' barbari che 1' avevano tolta 
al cristianesimo e che minacciavano con tanto furore il resto il^l 
mondo cristiano, la sua mente si volgesse a speculare sopra un 
futuro avvenimento provvidenziale, capace di metter fine al flagello. 
Esso tornò poi, non si sa quando, in Firenze, e qui ebbe forse a 
vedere i tempi del Savonarola, e forse partecipò di quel fervore. 
Dopo la morte del frate non erano venuti meno gii effetti della 
sua predicazione e delle sue profezie; e per più anni, nella città 
straziata dalle divisioni e travagliata dai nemici esterni, r>3sf) viva 
nelle menti popolari l' aspettazione di rimedi celesti ad una condi- 
zione di cose umane confusissima e ci'udelissima. Il diario di Luca 
Landucci, forse meglio di altri libri, tenendo conto giorno per giorno 
dei piccoli fatti che avvenivano in Firenze, ne mostra quanto do- 
vesse riuscire tormentosa la vita di quel popolo negli anni susse- 
guenti alla calata di Carlo Vili. Onde è naturale, che, mentre i 
politici paganeggianti avevano gli occhi rivolti ai principi ed ai 
potenti, ed a studiarne le occulte intenzioni e gli avvolgimenti, 
la parte più ingenua del popolo aspettasse tuttora la rinnovazione 
della chiesa vaticinata dal Savonarola, apportatrice di un'era nuova 
di beatitudine a tutti i cristiani e soprattutto di pace e di libertà 
a Firenze. Ma quali fossero i segni precursori del magno evento 
ed il tempo predestinato, era il gran segreto che il mondo ignorava, 
e che pure doveva scoprirsi mediante T interpetrazione delle Scrit- 
ture, dove era adombrato nei libri profetici. Francesco da Meleto, 
datosi a (juello studio, credette d'esser giunto, per ispirazione dello 
Spirito Santo, a squarciare il velo; e soprattutto gli parve d'aver 
trovato, per mezzo di alcuni calcoli aritmetici, dove si mostra in 
qualche modo il mercante liorentino, che l'anno 1517 sarebbe prin- 
cipio della sospirata rinnovazione con la conversione degli ebrei, 
e che di lì a poco sarebbe compiuta, colla line dei maomettismo. 
E di questa sua trovata si atfrettò di dare notizia al mondo per 
mezzo di due libri, a ediflcazione e consolazione dei credenti. 

Sono ambedue senza data di luogo e di tempo ; ma da più ri- 
scontri apparisce che fosse primo a scriversi e pubblicarsi quello 
intitolato Convivio de' Segreti della Scriptura Santa (1). È in foi'ma 



(1) Ha r aspetto di edizione quattrocentista, ed è mancante di fronte- 
spizio. Comincia con questo titolo: Exordio del Convivio de secreti della 
Scriptura sancta, co'm-\]ìilato per inodo di dialogo da Francesco \ Me- 
leto. La prima carta contiene 1' Exordio, ed alla seconda comincia la parte 
l)rima del Convivio. La forma è di piccolo quarto, i caratteri sono rotuiuli, 
non ha numerazione di pagine, ma la segnatura dei (luaderni. che sono sei, 



FRANCESCO DA MKLKTO <>.) 

ili dialoiiu (livLsu in sei i)ai1i, i cui iiittM'lofut,e)ri sono esso Meleto, 
ed altri dno fiorentini, Francesco Baroncini e Benedetto ÌNIanctti ; 
del qiial ultimo è detto per incidenza essere stato a Costantinopoli 
insieme coli' autore. A compiere la conversazione si sarebbe desi- 
derato Bartolomeo Ponzio, come amico e studioso delle stesse dot- 
trine, ma della sua assenza era da incolparne la sorte, che lo trat- 
teneva nel luogo del suo beneficio (ì). Questa menzione del Fonzie, 
come vivente, è prova che il lihi'o si scrisse non più tardi del 1513, 
anno della morte di lui : in un altro luogo pare che si accenni al- 
l'essere nel grado di Gonlaloniere il Soderini ; la qual cosa confer- 
merebbe non esser posteriore all' anno medesimo (2). È probabile 
però che la sua fattura fosse di qualche tempo antecedente, e non 
sarebbe inverosimile che rimontasse al 1508 ; anno in cui, a detta 
del Landucci, furono in Firenze predicatori che gridavano grande 
tribolazione e la novazione della chiesa (3). 11 dialogo è preceduto 
da un esordio, dove il Meleto dice di averlo scritto volgarmente, 
perchè potesse esser letto da gran numero di persone. 

L' accoglienza fatta al Convivio deve essere stata di sorta da 
infervorare l'autore nella sua missione profetica, e da risolverlo 
a portare il frutto delle sue ispirazioni a notizia del papa nuova- 
monte eletto, cioè a Leone X. A tal fine pensò di riassumerle in 
un secondo libro steso in forma dottrinale ed in latino, lingua co- 
mune dei tempi, che dedicò allo stesso pontefice, colla intenzione 
di presentarlo in persona, come poi fece. Lo intitolò Quadrivium 
temjjorum ijrophetatorum, perchè contenente quattro vie o dimo- 
strazioni, suddivise ognuna in più capi, e tutte portanti la stessa 
conclusione del Convivio ; cioè essere imminente il tempo prede- 
stinato. Confermava dover essere principio del grande avveni- 
mento l'anno 1517 colla conversione degli ebrei; e determinava di 
più (ciò che nel libro antecedente non era espresso) che la rin- 
novazione sarebbe compiuta nel 1536 , colla fine della religione 
di Maometto. Siffatta variante fu probabilmente suggerita dagli 



a-f, formanti 48 carte. Non ha indizio né del luojio né ilell' anno della 
sUunpa, né dello stampatore; ma dall'aspetto si concsce esser lavoro d'una 
delle stamperie fiorentine dei primi anni del sec. X\'I. Nel catalogo della 
libreria Selvaggi se ne registra una copia, colla indicazione d' esser libro 
del XY, ed ignoto al Santander ed al Brunet. L'esemplare che abbiamo sot- 
t" occhio era unito ai Capitoli di frate Egidio e ad altri opuscoli fiorentini 
contemporanei. 

(1) Convivio, quaderno lì, pag. 9. 

(i) Id. quaderno B, pag. 0. 

(3) Landucci, Diario, 2 Aprilo ITìOS. 

Ak< II. Stou. Ir., ;").» Serie. — III. 5 



0(3 ANEDDOTI E VARIETÀ 

avvenimenti occorsi nel tempo di mezzo fra la pubblicazione dei due 
volumi. Infatti nel primo si dava quasi per certa (1) la distruzio- 
ne deirislamismo mediante la divisione dei suoi settatori, operata 
dal novello Sophì, la vipera contro il basilisco predetta da Isaia (2); 
presagio concepito nei tempi trionfali dello chach Ismaele (1503- 
1513), e conosciuto vano più tardi, quando la fortuna del persiano 
declinò, e più che mai dopo la grande vittoria riportata sopra di 
lui dal Sultano Selim nel 1514. 11 Quadrivio fu presentato a Leo- 
ne X nel manoscritto, accompagnato, come si disse, dalla dedica- 
toria (Exordiuni) ad esso pontelice ; poi stampato al solito senza 
data né di luogo né di tempo (3), colla giunta d'un breve com- 
mentario {Emvcleatio) sul Salmo diciottesimo, con una seconda 
dedica in forma di lettera al venerabile Antonio Zeno proposto di 
Volterra, dove il Meleto porge alcune singolarissime notizie della 
sua missione romana. Vi è detto in sostanza che l'opuscolo fu com- 
piuto, per divina permissione, nella mezza notte eh' era stata pre- 
detta, e che per puro miracolo divino l' autore, vecchio e pove- 
retto [sene.jc et paì'.percnlus), potè portarlo ai piedi di Leone, e poi 
eseguirne la pubblicazione. Infatti, essendo stato chiamato improv- 
visamente ed inaspettatamente a Roma da frate Pietro Quirino, 
ebbe dal Zeno già ricordato i denari od il cavallo per il viaggio-, 
e, giuntovi, gli dette alloggio per tre mesi messer Pietro Bembo, 
segretario papale, per il cui mezzo potè ottenere udienza dal papa 
e presentargli il libro, che poi co' denari dello Zeno fu messo in 
istarapa. E tutte queste cose furono maggiormente maravigliose, 
inquantochè egli era a que' personaggi affatto sconosciuto, né con 
essi aveva nissuna affinità di parentela, di condizione, di studi e 
di luogo ; essendo il Bembo ed il Querini veneziani, il Zeno fer- 
rarese •, essi ricchi e studiosi ; egli invece, fiorentino, idiota, povero 



(1) Convivio, quaderno e, pag. 10. 

(2) Convivio, quaderno e, pay. 9. 

(3) Ecco la descrizione del rarissimo volume. Il frontespizio è Quadri- 
vium (temporum prophetatorum) ©. Ha t'orma di quarto piccolo : le carte 
sono in tutto 52, non numerate, ma co' quaderni segnati a-g, cioè a-e di 
otto carte, e gli altri due f-g, di sei. Carattere tondo inelegante, nissuna 
data, solo in fine uno stemma con un drago volto a destra del lettore, sor- 
montato dalle iniziali A. A., che potrebbero essere indizio a scoprire il 
nome dello stampatore, che probabilmente fu di Roma. 

La copia da noi veduta era un tempo nella Gaddiana moscolata fra i 
manoscritti, e perciò si trova descritta ed illustrata dal Bandini nel Cata- 
logo dei codici laurenziani e gaddiani, voi. Ili, pag. 12. Ora è nella Nazio- 
nale Fiorentina. 



FKANCESCO DA MKI.KTO <>< 

ciuupaiite col .siulore della fronte. La ragione per cui t'osse chia- 
mato a Roma dal Queriui non la dice, e nemmeno qual fosse l'ac- 
coglienza fattagli dal papa ; ma certamente gli dovette apparire 
benigna o favorevole, senza di che non avrebbe osato puljblicare 
il Quadricir,, né lo Zeno gli avrebbe somministrato a questo effetto 
il denaro. La qual cosa non deve parere strana, perchè nella corte 
di Leone X avevano facile accesso gli scrittori di qualsiasi sorta 
ili libri, e ve ne sono alquanti che oggi fa maraviglia come por- 
tino dedicatorie ai papi e ad altri insigniti delle principali cariche 
nella chiesa. Del resto, il libro del Meleto era tale, giudicandolo 
all'ingrosso e senza sospetto, da parere, com'era difatti nella in- 
tenzione dell' autore, opera mossa da fervido zelo per la religio- 
ne ; e le sue affermazioni, che non toccavano il dogma, potevano 
considerarsi quali opinioni lecite ed innocenti. Presto però dovette 
sperimentare che nissuno è profeta in patria sua, e soprattutto 
quanto sia pericolosa la professione di profeta a breve scadenza. 
Neil' esordio al Convivio, dopo aver dichiarato che si era mosso 
ad annunziare il trionfo, la gloria e la pace di Dio, rivelatogli 
dallo Spirito Santo, non essendo lecito all' uomo di nascondere il 
talento affidatogli dal Signore, aveva predetto a sé stesso che non 
gli sarebbero mancate tribolazioni e contrarietà; ed in questa sola 
parte era stato veramente profeta, l suoi vaticinii, che si erano 
lasciati passare nei libri, parvero pericolosi quando si sparsero 
nel popolo e furono divulgati dai pulpiti di Firenze, e quanto più 
si avvicinava il tempo che ne doveva mostrare gli effetti. Si era 
oramai al principio del 1517, e forse la fama che suol precorrere 
gli avvenimenti, ftìceva presentire colle notizie della Germania, 
che queir anno sarebbe stato princìpio di turbamento al cattoli- 
cismo. In ogni modo le profezie del Meleto dovevano essere ormai 
motivo di scandalo e di agitazione in Firenze, quando nel Concilio 
provinciale adunato appunto in quei giorni, sotto la presidenza 
dell' Arcivescovo Giulio de" Medici, il futuro papa Clemente, alzatosi 
uno de' padri fece la seguente proposta (I). 

« E invalso presso questi triviali frrammaticastri (literatores) l'alìuso di 
non credere possibile di avviare ^li animi dei teneri giovinetti allo studio 



(1) Il discorso del prelato proponente forma il primo capo della rubrici 
di'' Maestri, degli eretici e di coloro che scandalizzano i fedeli cristiani. 
Nella ristampa del Concilio (Statuta Condili fiorentini), fatta dal Ser- 
martelli nel 1.Ó64, la rubrica è compresa nelle pagine 65-71. 



08 ANEDDOTI E VARIETÀ 

della lingua latina, se subito non spiegano loro i lascivi epigrammi di 
Marziale e di Catullo, o di qualsiasi altro poeta che abbia impudicamente 
scritto d'amore, quasi mancassero in detta lingua onesti scrittori, da imbe- 
verne la mente dei teneri fanciulli. Vi son poi altri, che volendo mostrare 
di sapere più di quello che veramente sappiano, tradiscono i deboli intel- 
letti dei loro alunni colla proposizione degli empi filosofi, che apertamen- 
te ripugnano alla cattolica verità ; come quando, interpretando la mente 
d'Aristotile, vogliono concludere che l'anima sia mortide ed il mondo sia 
eterno, o cose siffatte. Che dirò poi degli espositori della Sacra Scrittura ? 
Tutti credono che sia loro lecito d'interpretarla secondo il loro cervello, 
lacerarla, storcei-la, e tirarla a sensi nuovi e contrarli alla comune interpe- 
trazione cattolica, aprendo la via studiosamente a nuove eresie ed a falsi 
dogmi. E per non cercare esempi lontani, abbiamo qui pronte le opere di 
Francesco Mileto che, essendo laico e pressoché idiota (come tutti avete visto), 
ebbe ardimento di sconvolgere i ricchi tesori della Scrittura, conturbando 
i sensi di tutti gli espositori cattolici, e cavandone fuori di suo arbitrio 
nuove od inaudite conclusioni. Però, o reverendi padri, prego voi per le 
viscere di Gesìi Cristo, che a tutta queste cose vogliate provvedere secondo 
r autorità vostra ». 



Queste parole dell' oratore accolte lietamente dagli adunati fu- 
rono causa che il Sinodo decretasse alquanti capitoli, di cui ci con- 
tenteremo di riferire i titoli. 



Proihisc-', il leggersi nelle smole ai fanciulli le opere lascire e il poe- 
ma di Lucrezio. Gap. 2. 

Vieta ai filosofi ed a qualunque altro maestro di asserire qualsiasi 
cosa contraria al dogma cattolico, anche a modo di disputa. Cap. 3. 

Che l'anima è immortale, e per sé stessa^ ed essenzialmente è forma 
del corpo umano, e che per la moltitudine dei corpi ne' quali s'infonde, 
è singolarmente moltiplicabile. Cap. 4. 

Coloro che sono costituiti in sacris non possano vacare per più di 
cinque anni alla filosofia ed alla poesia, ma sieno tenuti ad applicarsi 
alla teologia o allo studio del giure pontificio. Cap. 5. 

La Sacra Scrittura non debba essere interpretata altrimenti di quello 
che abbiano fatto i sacri dottori, e si condannano gli assertori di nuove 
opinioni. Cap. 6. 

I predicatori non sieno ammessi a predicare, se non hanno o.sser- 
vati certi ordini. Cap. 7. 

Contro coloro che affermano che talune cose, che sono state conside- 
rate fin qui per peccati, non sono veramente peccati. Cap. 8. 



Finalmente si fulminavano le dottrine del da Meleto con altri 
due susseguenti capitoli, che meritano di esser riferiti per intero, 
tradotti al solito dal latino. 



fi;aN(i;s(jo da .aikmcto (/.» 

Copia della sentenza sinodale con cui furono condannate le opere 
di Francesco Mileto. Cap. 9. 

« Sebbene la Sinodo fiorentina congregata nello Spirito Santo, con un 
certo pio ardore volentieri accetti ed ascolti ogni vaticinio, che prometta 
accrescimento dell' apostolica chiesa e della fede cristiana che essa certa- 
mente spera e desidera; sperando che Dio onnipotente, se mai fosse molestata 
da uomini cattivi, sia reggendo sia infestando, cosicché per nissuna agita- 
zione di procella o di venti la navicella di Pietro mai dovesse sommer- 
gere. Tuttavia le opere di un certo Fraacesco Mileto, intitolate del Con- 
virio e del Quadrivio e della Esposizione de' Salmi, le quali per la 
pieU'i di quella promessa amplificazione , potrebbero facilmente indurre 
molti neir errore , nelF eresie e negli scismi , siccome velenose , empie 
ed in molte conclusioni nemiche alla cattolica verità, erronee, 'temerarie e 
presuntuose, le ha condannate e messe in sospetto: e non solo quelle, ma 
anche tutte le altre sue opere stampate o no (1), finché non siano state 
approvate dalla Chiesa apostolica. E ha ordinato a tutti gli abitanti della 
provincia fiorentina, che tutte, quante o quali siano, quelle che possiedono 
di dette opere, le consegnino o al Vicario del reverendissimo Arcivescovo 
di Firenze o al presidente del Capitolo della chiesa fiorentina, o al reve- 
rendo Inquisitore dell'eretica pravità, dentro otto giorni, sotto pena di sco- 
munica e di dieci fiorini d"oro, acciocché sian date alle fiamme, siccome sono 
dfgne d'essere arse, e cosi ha sentenziato che si debbano bruciare. 

Contro quelli che predicano la dottrina del Mileto. Cap. 10. 

Parimente, avendo sontito che alcuni predicatori temerari hanno osato 
dai pulpiti predicare questa nuova erronea e presuntuosa dottrina, ha or- 
dinato a tutti i predicatori (sotto pena di scomunica, nella quale incor- 
rerebbero subito, e di privazione perpetua dell'ufficio di predicare) che 
non osino piìi predicare o spiegare tal dottrina, dichiarando fin d'ora sospetti 
d'eresia e come male pensanti in latto di religione cristiana, tutti quelli 
che ardissero predicar la dottrina di que' libri, o altrimenti difenderla 
come vera. 

Ha poi condannato lo stesso Francesco a compore un libello di ritrat- 
tazione dei suoi errori, in cui chieda perdono della sua temerità o presun- 
zione, e poi ad uno ad uno abiuri tutti i suoi errori, e questo dentro i 
duo prossimi mesi. 

Nel testo a stampa del Concilio non fu espresso il nome del 
prelato autore delle proposte, che vennero accolte e ridotte nei 



(1) Se pure non é una specie di amplificazione richiesta dalla qualità 
del documento, qui pare che si accenni ad altre scritture del Meleto oltre 
le mentovate di sopra, le quali sarebbero oggi affatto ignote o distrutte. 



70 ANEDDOTI E VARIETÀ 

dieci capitoli ; solamente si legge cha fu un « vecchio venerando » 
(venerabilis senex). Ora fra gli adunati doveva essere, per ragione 
di grado, Paolo Orlandini proposto generale dei camaldolesi, che 
nel 1519 moriva nel monastero degli Angeli presso Firenze, lascian- 
dovi manoscritto un Eptaticam, opera di vastissima erudizione, la 
cui parte terza, intitolata Expugnatio Miletana, era diretta ap- 
punto a confutare le predizioni del Meleto. Ch' egli fosse uno ze- 
latore della condanna, e forse il promotore, non sarebbe conget- 
tura temeraria (1). 

Esaminando le parole preliminari del nono capitolo, si travede 
lintenzione per parte del Concilio di spiegare e quasi giustirtcare 
li tolleranza per cui si erano lasciati correre per qualche tempo 
gli scritti del Meleto; e forse tal dichiarazione fu creduta oppor- 
tuna per essere stato il Quadrivio dedicato a Leone X e da lui 
non rirtutato. In ogni modo, la sentenza fu così risoluta da togliere 
ogni illusione al povero allucinato. Come egli obbedisse all'ingiun- 
zione di ritrattare i suoi scritti, e di fare abiura solenne degli 
errori che contenevano, si leggerà nelle carte della Curia episco- 
pale di Firenze. Che poi si eseguisse con ogni rigore la consegna 
e la distruzione dei suoi libri, lo mostra la eccessiva rarità dei 
medesimi. Di lui non ci è riuscito di trovare notizia posteriore al 
Concilio, che fu sanzionato dal papa colle bolle del 1 e 17 Marzo 
1517, e pubblicato il 12 Aprile dell' anno appresso. La sua memoria 
si spense dopo la condanna, e più dopo cbe i fatti mostrarono la 
fallacia dei suoi vaticinii. Anche Luca Bettini, che circa venti anni 
dopo di lui trattò di nuovo della rinnovazione della chiesa, rias- 
sumendo le dottrine del Savonarola, si guardò dal mentovare il 
nome del Meleto, che fu dimenticato tino dai compilatori degli 
Indici dei libri proibiti. Ed ignoto rimase Analmente a Francesco 
Enrico Reusch, recentissimo autore della storia della proibizione 
dei libri, al quale non venne fatto di esaminare il Concilio di Fi- 
renze, onde avrebbe potuto ricavare notizie non dispregevoli sulla 
materia da lui illustrata ; tanto è difficile, anche agli uomini eru- 
ditissimi, di veder tutto ! 

S. BoNGi. 



(1) II cod. dell' Eptaticu>n, scritto in pergamena, fu visto nel 1686, 
nella biblioteca del monastero stesso, dal Mabillon (Iter italicum, 108), e ne 
parlano piii a lungo il Mittarelli ed il Costadoni {Ann. Camald. Vili, 12). 
Ne fa cenno auche il Bandini, descrivendo il Quadriviuni del Meleto nel- 
r opera citata in una nota antecedente. Questi sono pressoché i soli libri di 
erudizione, dove si faccia qualche ri'iordo del nostro autore. 



FIMl'PO l'ANANTI 71 

FILIPI»0 PAXAXTI 

e ì;:II sìvvoiiiiiieiili toscani <Iel ITOS. 

Nel 1824 11 Pananti, pregato da Alessandro Torri, scrisse 
un cenno autobiografico, « per essere inserito », a confessione 
del Torri stesso, « in una storia letteraria d'Italia de' nostri 
« tempi, che doveva stamparsi a Parigi; lo che poi non ebbe 
« luogo, essendo passato in America chi si occu[tava di quel 
« lavoro »; il qual cenno vide poi la luce a Firenze nel Gior- 
nale del Comniei-cio l'ottobre del 1837. Non sarà discaro che io 
qui trascriva questo cenno, togliendolo da una copia di mano 
del Torri, che si conserva nella Biblioteca Universitaria di Ge- 
nova, e che io debbo all' amicizia del prof. Achille Neri. 

Filippo Pananti nacque in Ronta, bel paesetto della bellissima valle del 
Mugello in Toscana 1' anno 1772 (1). E d' una civile famiglia e sufficiente- 
mente provveduta. Il suo zio materno cavaliere Angelo Gatti, celebre pe' suoi 
scritti sopra T inoculazione del vajuolo e per aver superati i pregiudizi che 
si opponevano all' introduzione di questo salutare esercizio, ebbe cura della 
sua prima educazione. Studiò nel Collegio di Pistoia sotto la direzione del 
Comparini (2). Fu all' Università di Pisa, e fu particolarmente amato dal 
professore Lampredi e dal Pignotti. Viaggiò molto ; rimase alcun tempo pro- 
fessore alle scuole celebri di Soréze in Linguadoca ; visse molti anni in In- 
ghilterra, ove fu molto occupato e guadagnò. Fece poi un disgraziato viaggio 
marittimo, nel quale fu preso dai corsari d' Algeri e condotto schiavo in 
quella barbara terra. Perde in quel fatale incontro quasi tutta la fortuna che 
si era acquistata. Fu però liberato dalla schiavitii per uno straordinario caso. 
Passò d' Affrica in Spagna, e quindi in Sicilia, ove stette qualche mese, oc- 
cupato della compilazione del giornale di quel Governo. Ritornò alla pace 
generale in Firenze, ov' è rimasto in una onesta mediocritì» e travagliando 



(1) È forse erroi-e di copia : il Pananti nacque invece il 19 marzo del 1766, 
come si legge nell'iscrizione, che per il suo sepolcro (che è a Firenze ne' chio- 
stri di S, Croce) dettò Gio. Batista Niccolini, e come ad una voce ripetono 
tutti i lìiografì di esso, a cominciare da Luigi Ciampolini (Cfr. De Tipaldo, 
Biografìa degli italiani illvMri ; V, 156-157). Lo stesso Pananti in un' altra 
sua autobiografia scritta il 28 gennaio del 1830 (ved. più appresso) dice chiaro 
e netto : « E \n\ mezzo secolo e vari anni di piti che sono nato in Ronta ». 

(2) Intorno a questo episodio della vita del Pananti è da consultarsi un 
articolo di L(uigi) C(hini) intitolato : Filippo Pananti e Giuseppe Giusti 
nel .seminario-collegio vescovile di Pistoia. Prato. Girardi, 1883, [estratto 
dall' ann. I del periodico : Scienza e Lettere\ 



72 ANEDDOTI E VARIETÀ 

tratto tratto intorno a' suoi scritti, che ora sta riunendo in un corpo di tre 
volumi, che a momenti compariranno alla luce. Le sue opere sono: un 
Viaggio nella Barberia ; un romanzo poetico intitolato il Poeta di Teatro; 
una scelta di Epigrammi e Nooellette ; due poemetti didascalici sulla caccia; 
una raccolta di prose e miscellanee morali, e alcune poesie fuggitive. Molte 
[irose, molte osservazioni fatte sulj'lnghiltprra, sull'Olanda ed altri paesi, varie 
composizioni teatrali si perderono nel giorno fatale in cui il Pananti restò 
predato dai Pirati, e non si sono riviste mai pili. La memoria sola non bastava 
a raccoglierle, e l'autore ha dovuto non piii pen.sarvi. Alcune delle opere anzi- 
dette, già i)iii volte ristampate, furono da lui, per cosi dire, rifuse, come potrà 
confrontarsi colla nuova edizione, pressoché compiuta. 

Il Pananti torna a parlare della propria vita e de' propri 
scritti in una lettera, in data de' 28 nennaio 1830, senza dubbio 
indirizzata a monsig-. Carlo Emanuele Muzzarelli, che è stata 
messa adesso alle stampe e illusti-ata con molta erudizione 
dal prof. Rodolfo Renier (1). Il gentile poeta tocca nell'uno e 
nell'altro di questi scritti cosi di volo le sue vicende, che ap- 
pena le sfiora. La vita di lui è pertanto un libro che resta 
da farsi , e che riuscirà senza dubbio importante e curioso ; 
tanto più che si è esso immischiato anche nelle faccende poli- 
tiche; cosa di cui fin ad ora se ne sa l)en poco e male. Lo Zobi, 
jìcr esempio, parlando de' « complotti e delle condanne in To- 
« scana » dell' anno 1708, atTerma che « emigrarono volonta- 
« riamente g-iovani di molto ingegno e di belle speranze », e 
ricorda tra questi Filippo Pananti, « autore di spiritosi epi- 
« grammi », che « andò in Francia e poi in Inghilterra, ove 
« racc(Use fortune, che, in parte, gli furono rapite dai ladroni 
« afìricani nel rimpatriare dopo il 1814 » (2), Afferma il P'ran- 
chetti, che nel '08 « tra le paure continue e i crescenti rigori 
« esercitati dal Seratti Ministro ilell' Intorno, dal Giusti Presi- 
« dente del Buon Governo e dall' Assessore Cremani, era ve- 
« nuta meno l' antica gaiezza e la facilità del vivere ; e parec- 
« chi uomini di vivace ingegno, quali l/rbano Lampredi e Fi- 
« lippo Pananti, uscù'ono in quel tempo dal granducato » (3). 



(1) Una lettera autobiogi-Oyfica di Filippo Pananti. Genova, Tip. Sor- 
do-^Iuti , 1889; in-12.' di pp. 14. (Estratta dalla Strenna dei Rachitici, 
ann. VI, 1889). 

(2) ZoBi, Storia civile della Toscana : tom. IH, ]iag. 247. 

(:^) Fraxchetti, Storia d'Italia dal 1789 al 1796; pag. 321. 



ni.ii'ro PANANTI 7:i 

( »r;i, ('he il raiiaiiti l'osse poi'scL^iiilato dal OoviM'iio .u,i'aiiiln('alt' 
(■' luoi'i all'atto del vero. Khhc a patire 'jravi molestie nel "U'.' 
durante i primi baccanali della reazione, partiti che furono i 
Francesi, come racconta egli slesso in una sua lettera, cIk; ha 
veduto di fresco la 1u(N', e che può riguardarsi come ancora 
ineiìita, perchè ven\ita fuori in occasione di nozze, in un libric- 
cino tirato a pochi esenifìlari e non messo in commercio (1). 
Ne trascrivo il l)ran() in cui il Pananti pai'la a|ipunli) di sé (.^ 
delle sue avventure. 

« Quanti avvenimenti sono iiassati dopo V ultimo [giorno che ci siamo 
visti a Firenze! Ah erano eli bei tempi quelli, e li rammenteremo sempre 
con una ricordanza dolce ed acerba. Delle circostanze dure e difficili hanno 
strascinato molti dei toscani in fatti che gli hanno perduti, e piuttosto che 
della loro condotta essi son la vittima d' una politica fredda, a cui non do- 
vevano attendersi. Io non ho fatto la Rivoluzione, e non vi ho nemmeno ap- 
plaudito nei primi giorni. Non sono nemmeno stato degli uomini nìarcanti, 
e la sola mia operazione importante faceva onore al mio cuoi-e. Si trattava 
di riconciliarci con eli Aretini, e di sottrarre quella città, in insuTrezione, 
alle minacce di Reinhard, e alla vendetta dell'armata, che veniva di Napoli. 
Una condotta falsa e imprudente per parte di alcuni membri del Governo 
fece mancare l'operazione, e io e i miei colleghi che, senz'armi e senza 
scorta, fidati alla sola purità e franchezza delle nostre intenzioni, eramo an- 
dati alla volta degli Aretini, divenimmo loro sospetti e vivam-nte compro- 
messi. Io m'opposi sempre a ogni misura violenta; veruno jmò rimprove- 
rarmi il suo danno ; ma, malgrado tutto questo, prevedendo dopo la partenza 
dei Francesi una reazione o dei tempi, o di furore, o di cecità, espatriai con 
molti altri, e venni in Francia. I miei beni furono confiscati, ma non si fece 
oltraggio alla mia memoria; la mia famiglia non soffri punto, e vidi che 
non si aveva alcun risentimento particolare contro di me. Ho ricusato di 
tornare dopo il ritorno dei Fianccsi, e perchè temeva che i patriotti eser- 
citerebbero -delle vendette, delle quali non voleva partecipare, e perchè non 
credetti mai alla stabilità del governo repulìblicano. Non so se questa mia 
condotta posteriore mi avrà giovato nello spirito del nuovo governo. Questo 
mi giova poco, perchè non penso di vivere più in Toscana, vedendo dalle 
ultime operazioni, che s'agisce duramente contro i patriotti, prevedendo che 
non vi sarebbe per tutti quelli che passano per essere di un certo partito, 
che pericoli e oscurità, e pensando che un uomo, che ha 1' anima delicata e 
fiera, non deve vivere in un paes« ove non può godere di sicurezza e consi- 
derazione. Nondimeno mi converr;'i fare una corsa in Toscana nell'autunno, 
per accomodare i miei interessi, per vendere il mio jìiccolo patrimonio, se 
lo potrò, e per tornare poi qui, o per andare a vivere lontan dagli affari in 
qualche città della Cisalpina o della Liguria. Qui, ove sono professore, avrei 



(1) -Yo^rjf Falviolii. Fircn/i'. tip. FiM-ruccid . If^SS : in-S.' di pp. S n. u 



74 ANEDDOTI E VARIETÀ 

dei mezzi d' esistenza sufficienti, dell' occupazione, che è pur necessaria, e 
in fina potrei dire d' aver trovato un porto nel naufragio ; ma delle possenti 
cause morali e il clima del paese, freddo e incostante, mi fanno essere quasi 
sempre malato, e il mestiero mi annoia, e la lontananza dall' Italia e dalle 
persone alle quali ero legato coi piii dolci nodi, mi riempie di una perpetua 
tristezza. Vedrò (secondo che sarà la mia fortuna ; e poco mi basta) di pren- 
dere un jìartito Io ho ben sofferto da due anni in qua. Quanto dev' egli 

durare questo stato di pena? L' infeliciU't, dice Bernardin S* Pierre, rasso- 
miglia alla montagna nera di Beruber, ai confini del regno ardente di Lahor. 
Finché s' ascende, non si riscontrano che delle sterili rupi e delle grotte 
profonde ; quando si è giunti sopra la cima, si ha il cielo sereno sopra la 
testa, e ai piedi il bel reame di Cachemir. Io credo ben d'esser giunto alla 
cima della montagna di dolore, ma non ho sopra la testa che ddle nuvole 
tempestose, e ai piedi il regno di Toscana o degli Etruschi. Voi vedrete il 
nuovo Principe di Toscana (1). Se ne dice del bene. Possa egli far felice la 
Toscana come lo era sotto 1" influenza di Manfredini e dei di lui amici. 

Questa lettera, scritta da Sorèze, nel Dipartimento del Tarn, 
in Francia, dove il Pananti era professore, ha la data de' 15 
maggio 1802 (2), ed è indirizzata al cav. Luigi Angiolini di Se- 
ravezza (3) ; al quale sono pure indirizzate le quattro seguen- 



(1) L'Infante Don Lodovico di Borbone, che in forza del trattiUo di Lu- 
neville del 9 febbraio 1801 fu eletto Re d' Etruria. 

(2) Intorno alla data di questa lettera è da vedersi quanto scrive il 
Giornale storico della Letteratura italiana ; XI, 288-289. 

(3) Luigi, figlio del cav. Giuseppe Maria Angiolini e di Anna Salvi, vide 
la luce nel 1750 a Seravezza, pittoresca e industriosa borgata della Versilia : 
fece i primi studi nel Collegio Cicognini di Prato, dove rimase dal 1763 al 
1766 ; r anno dopo si recò a Pisa, e vestito 1' abito di cavaliere milite nel- 
r Ordine di S. Stefano, prese a frequentare le lezioni di legge in quell' Uni- 
versità. Recatosi a Padova nel 1779, strinse amicizia col prof. Giuseppe Toaldo, 
meteorologo allora in grido; nel 1781 si recò a Bologna e quindi a Venezia, 
e di là a Milano e in altre città della Lombardia ; tornato a Pisa nel 1783, 
dopo pochi giorni andò a Roma e poi a Napoli, dove mise stanza e rimase 
per tre anni e mezzo, sempre sperando che il re Ferdinando IV gli conferisse 
un impiego; che di fatto gli venne promesso, ma jioi non gli fu mai dato, 
essendosi ingelosito di lui 1" Acton, onnipotente sul!" animo della Regina, la 
famosa Maria-Carolina, alla quale 1' Angiolini era stato inutilmente raccoman- 
dato dal Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, suo fratello. Imbarcatosi sulle 
regie fregate napoletane, comandate dal Filangieri, visitò il Portogallo, poi 
l'Inghilterra, la Scozia, l' Olanda e la Francia. Di questo suo nuovo viaggio, 
durato dal 1787 al 1789, prese a stampare una relazione col titolo : Lettere 
sopra r Inghilterra, Scozia e Olanda, che vide la luce a Firenze nel 1790, 
iji due volumi, co' torchi dell" AUegrini, e di cui si desidera invano il terzo 



FILIPPO PANANTI IO 

ti, clic io debbo alla f^-cntilozza del mio amico al), (iinscppc 

Mattei, che le trascrisse dagli autografi, posseduti dagli eredi 

dell" Angiolini; documenti di un (lualche interesse non solo ]ter 

la biogralia del Pananti, ma anche per la storia della Toscana 

nel 1798. 

Giovanni Sforza. 

I. 

Firenze, 13 aprile 1798. 

Ho luliio il vostro felice arrivo in codesto gran paese e 1" ac- 
co^rlimonto lusinghiero che avete ricevuto dal Direttorio (1). Eccovi 
sul più gran teatro e il più degno di voi, ove potete far brillare 
i vostri sommi talenti e rendere i più grandi servizi al vostro paese. 
L'elevazione non può guastare il vostro cuore: cosi son certo che 
continuerete la vostra amicizia, ed io vi scrivo e vi scriverò con 



«■ ultimo volume, che rum fu mai stampato. Dal ITUO al 1791 alternò il suo 
soggiorno tra Pisa e Firenze ; nel 1792 fece un altro viaggio a Roma e Na- 
poli, e andò anche a Palermo. Il Granduca Ferdinando III, nel 1795, lo no- 
minò suo Ministro plenipotenziario presso la Corte pontificia; jioi il 16 feli- 
lìraio del 1798 suo Ministro plenipotenziario e Inviato straorditiario a Parigi ; 
ufificio che gli venne a cessare l'anno dopo, invasa che fu la Toscana dai 
Francesi e forzato il Granduca a esulare. Si rifugiò allora in Germania. 11 
1801 ebbe l' incarico da Ferdinando III di recarsi a Parigi por ottenergli dal 
Primo Console una signoria migliore di quella ciie non fosse Salis1)urgo, 
conferitagli in compenso della Toscana ; ma la missione, disgraziatamente, 
non sorti l'effetto desiderato, e f Angiolini, dopo esser rimasto più anni a 
Parigi, menandovi vita privata, finì col far ritorno al paese nativo, dove cessò 
di vivere, nella sua villa del Buonriposo, il 1821. 

(1) 11 30 di marzo fu esso ricevuto dal Direttorio, che lo accolse, Ira 
le altre, con queste parole : « Il Direttorio Esecutivo vi vedrà con piacere 
« raccogliere presso di lui i frutti della felice intelligenza che ravvicinano la 
« Toscana alla Francia. Il Granduca non poteva fai-e una scelta che fosse 
« più gradita ai cittadini francesi ; ed io mi compiaccio assicurarvi, in loro 
« nome, che essi non dimenticheranno giammai la condotta che voi avete 
« tenutii nei momenti difficili nei quali 1' Ambasciatore della Rei)ubblica ^Giu- 
« sojìpe Bonaparte] fu esi)osto a gravi pericoli in Roma ». 

1/ Angiolini scriveva al Ministro degli afl'ari esteri a Firenze il 1.' aprile 
del 179S: « Intorno la mia presentazione e le graziose accoglienze incontrate 
« presso i Direttori avant" ieri, altro non farò che compiegarle il Redattore, 
« con assicurarla nel tempo stesso di aver trovato in tutti i segni più ma- 
« nil'esti deir esser questo Governo pienamente contento della condotta del 
* nostro ». 



76 ANP:i)r)()Ti e -n'arietà 

una ugual confidenza. Qui non son nuove di rimarco. In generale 
s' è applaudito alla scelta de' due nuovi Consiglieri Corsini e Fos- 
sonibroni (1), e in specie dell'ultimo. Gilkens si è creduta fatta 
un'ingiustizia e non si dà pace. Il Marchese Manfredini è partito 
per Vienna, chi dice per motivo della cattiva salute dell'Imperato- 
re, chi per altra causa (2). Certo è, che nulla può dare inquietudine 
al Governo, e che il Marchese era prima di partire del più buon 
umore. Sono stati arrestati alcuni forastieri e paesani sospetti d'in- 
telligenze pericolose e d' intrighi (3). Ci sono ancora alcuni Cardi- 
nali. Zelada è estremamente malato. Maury non può partire, perchè 
non può aver passaporto dal Ministro Cisalpino. Borgia e Somaglia 
furono gittati, 1' uno a Piombino, 1' altro alla Cecina, e si riscon- 
trarono a Livorno e s' abbracciarono tenerissimamente come quei 
clie hanno vista insieme la rovina del loro paese e si son salvati 
per diverse vie e si ritrovaron poi sotto un lontano cielo al sicuro. 
Caprara andava quasi ogni mattina dal M. M. (4), ed era t'anquillo 
così così. Le cose di Roma e della Cisalpina marciano a tastoni. 
A Roma è una mancanza grande di numerario e di generi ; i Fran- 
cesi sono i soli a comandare, e si ruba e s' intriga da molti che 
sono in posto (5). Angclucci, che passava per sì buon patriotta, ve- 



(1) Il conte Vittorio Fossomhroni e Don Neri dei Principi Corsini fu- 
rono nominati Consiglieri di Stato con motuproprio del 22 marzo 179S. Il 
Fossombroni venne confermato Ministro degli AHari esteri e il Corsini ebbe 
la direzione della Segreteria di Stato. 

(2) Il Revmont (Federigo Manfredini e la politica toscana dei jìriìni 
anni di Ferdinando 111 ; in Saggi di storia e' letteratura. Firenze, Bar- 
bèra, 1880 ; pag. 130) parla di questo viaggio del marchese a Vienna, ma 
senza indicarne la vera cagione, che viene invece chiaramente accennata da 
quanto scriveva 1' Angiolini il 21 d'aprile al Ministro Fossombroni. Ecco le 
sue parole: « Per quanto io creda (per ciò che mi disse il Ministro Talley- 
« rand) che il Papa a que.st" ora avrà lasciata la Toscana, per trasferirsi al 
« nuovu luogo di sua residenza in Germania, pure la notizia che gli darò 
« della gita a Vienna di S. E. Manfredini per sollecitare e concertare con 
« queilla Corte e col Ministro Francese là residente la partenza del S. Padre, 
« quando non fosse eseguita, non potrà che essere gradita. Mi prometto questo 
« anche dall' essermi dimostrata l'ottima intelligenza che jìassa in questo 
« momento tra la Francia e 1' Austria ». 

(3) Di questi arresti parla lo Zoui a pag. 249 e segg. del tom. Ili della 
sua Storico civile della Toscana. 

(4) Che voglia dire dal Marchese Manfredini ^ 

(5) Parimente con foschi colori il Martineiigo dipinge le tristi condizioni 
della Republilica Romana in un suo lìapporto istorico politico al Direttorio 
Cisalpino. Cfr. Canti, Corrispondenze di diplomatici della lìept'.hhlica e 
del Regno d' Italia : I, 13 e seg. 



l'IlJI'l'ii l'ANAXri I • 

mito ili iliu'iiità. (■ (liviMitato, mi dicono, stomacliovolo por il fasto e 
r orgoglio de" quali s" ò rivesiito : .si la lìaciar la niaiio, tratta tutti 
con alterigia : pare che il posto troppo elevato gli abbia fatto girar 
la testa e minaccia di diventar matto (1). E qui arrivato il general 
Vial comandante di Roma. Cervoni (2), della cui onestà si dice molto 
bone, ha fiotto una corsa a Livorno, (; iioi, se la sua salute glielo 
permette, farà il viaggia di Francia, per portarsi all'armata d' In- 
ghilterra (3). È qua arrivata madama Albrizzi già madama Marin di 
Venezia, amica di Salimbeni. Oggi è tìera aristocratica, quanto prima 
ora democratica. È una spiritosa donna. Io la vedo sovente. È con 
Cervoni, suo grande amico, a Livorno. Salimbeni, di cui parlavo, 
e che voi conoscerete bene, perdio è stato molto a Firenze, passa 
per la sola testa politica dei Consigli della Cisalpina (4). Son venuti i 
primi cinque canti del poema di Gianni, con la prefazione del ro- 
mano Valeriani (5). Molti gli ammirano; molti gli trovano d'uno stile 
duro, contorto, diftlcile, come non conviene alla poesia fatta per il 
diletto. Valeriani è qui per passare a Roma, ove è già Lattanzi (0), e 
dove si dice che sarà chiamato ancora Petracclii (7). Casti era stato 
eletto Tribuno, ma ha ricusato e verrà a Parigi, per stampare le sue 
opere. Panattoni ha rinunziato anch'esso, per motivo di salute. Egli 
è attaccato da una malattia di languore, che fa non poco temere. 



(1) Inlorno ali" Angelucci, uno de' più focosi giacol>inI di R-oma, è da 
vedersi ciò che scrive il Sala nel suo curiosissimo Diario, edito dalla So- 
cietà Romana di Storia patria. 

(2) Il generale Cervoni, nato a Soeria in Corsica nel 17(58, morto alla 
hattagiia di Eckrauhl il 22 aprile 1807. 

(3) E la celalire scrittrice corcirese Isabella Teotoclii, moglie in primi' 
nozze di Carlo Antonio Marin e in seconde di Giuseppe Abrizzi, 1" uno e 
r altro patrizi veneti. 

(4) Fondato che fu a .Milano l' Istituto ^'azionale, in una « Lista di sog- 
« getti di nota celebrità, che non potevano omettersi senza manifesta ingiu- 
« stizia », presentata al Yiceprtìsidente Melzi. lu pure registrato il nome del 
Salimbeni. 

(5) E il poema lionaparte in Italia, di Francesco Gianni, colla prefa- 
zione di Lodovico Valeriani. 11 Foscolo ne fece una rassegna ne' numeri 2S, 
■ìO e 32 (15, 19 e 23 marzo 1798) del Monitore italiano, che si stampava a 
Milano dal ilainardi, la quale venne ripuhblicata a pagg. 130-138 del voi. II 
de" suoi iiaggi di critica storico-letteraria. 

(6) Il letterato Giuseppe Lattanzi, noto per la sua inimicizia col Monti. 
Cfr. Cantù, Monti e V età che fu sua. Milano, Treves, 1879; pagg. 129 e segg. 

(7) A. Petracchi, allora incaricato d'affari della Repubblica Cisalpina 
presso la Corte granducale di Toscana, restò a Firenze fino al giugno del 179^!. 
in cui ebbe a successore Luigi Crespi. 



78 ANEDDOTI E VARIETÀ 

È tornato mio fratello di Napoli. La Bettina (1) ha creduto di 
dover restar là, almeno per ora. Ha essa avuta la pensione e tutto 
quello che il zio (2) si trovava in Napoli. Gigi, mio fratello maggiore, 
ha avuto tutto quel che il zio possedeva in Toscana, con l'onere di 
dar duemila scudi alla Bettina per una volta, mille per una voltf^ 
a certi parenti del zio, dodici scudi il mese alla madre, se non volesse 
star seco, e sei a Raffaello. A me e a Pietro sapete che cosa ha la- 
sciato ? Dugento scudi per uno, per una volta tantum. Alle sorelle 
maritate, nulla. 

Nel Regno di Napoli sono delle serie inquietudini. Si dicono fu- 
cilati alcuni uftlziali sediziosi, fra i quali il ftorentino Dumesnil. 

Tanti cari saluti al bravo Giardini (3). Amatemi, scrivetemi e 
credetemi, ec. 

P. S. Il Ranuzzi, Lettore di Pisa, è stato fatto Auditore della 
Religione di S. Stefano. E come una specie d'utile e onorevol riposo, 
ed ei ne aveva bisogno, atteso il cattivo stato di sua salute. Vi saluta 
il D."" Cecchini. 

Si parla molto in tutta Italia dell" armamento che i Francesi 
adunano in Corsica. Chi indica per punto del loro attacco la Sici- 
lia ; clii parla d' una spedizione degna dei tempi di Bacco, cioè della 
conquista dell'Egitto, passando per l'Egitto e per il Mar Rosso (4). 
Tempo questo è di prodigi, ed i Francesi ne faimo. 



(1) Elisabetta Pananti, sorella del nostro Filippo. 

(2) Il cav. prof. Angelo Gatti, morto a Napoli il 18 gennaio 1T9S, dove 
era stato chiamato dal Ré, per inoculare il vainolo ai suoi figli. Visitò la 
Grecia e T Egitto, l' Inghilterra e la Francia. Fu professore di medicina Del- 
l' Università di Pisa. Propugnò l'inoculazione del vainolo con due memorie 
scritte in lingua francese, che videro la luce a Bruxelles nel 1764 e nel 17<)7, 
una delle quali venne poi tradotta in inglese dal dott. Maty Segretario della 
Società di Londra. 

(3) Elia Giardini, prima professore d'eloquenza, poi di storia delle leggi 
e dei costumi dei popoli nell" Università di Pavia. Nel 1780 stampò una 
Breve introduzione alla toscana poesia, nel 1795 le Lettere scelte de' rai- 
gliori italiani scrittori, e fece parte della commissione che tradusse in lingua 
latina il Codice Napoleone. Mori di settantanove anni nel 1832. Cfr. Me,nori,- 
e documenti per la storia dell' Università di Pavia ; I, 237 e segg. 

(4) Il Pananti coglie nel segno : si trattava proprio della spedizione 
d'Egitto, intorno alla quale è da vedersi il bel libro del conte Bovlay de i,a 
Metrthe : Le Dircctoire et l' e.vpcditioìi d' Egypte. Paris, Hachette, 1885; 
in 16.» 



ni.ll'l'd l'ANANl'l 70 



Firenze, 11 giugno 1708. 

Rispondo a due care vostre lettere, ricevute quasi contempo- 
raneamente. Il celebre Arteaga (1), che voi conoscete bene e elio 
io pure ho conosciuto qua con infinito piacere, vi recherà la mia 
replica. 

Ho trovati il cittadino Herner e il Ministro Reinhard quali me 
li pingeste. Vi ringrazio di avermene procurato la conoscenza, o 
farò per essi tutto quel poco che posso. Tutti se ne lodan qui. 
Trattan, per altro, poco: la sera stan sempre in casa. Kbbero un 
pi'anzo dalla Venturi (2), e non so che sieno stati altrove. Il ^Ministro 
va sovente dal Marchese Manfredini, da cui è distinto ; e in tutte 
le occasioni si è mostrato col Governo polito, facile ed obbligante. 

I terremoti son cessati a Siena, ma molti ne son fuggiti, e il 
danno è stato gravissimo. 

II Papa, che ha un eccellente appetito, una buonissima cera, 
ma le gambe e la testa debolissime, che è tollerato a stento dai 
Francesi in quest' angolo d'Italia, che deve andare in Spagna quando 
sarà fissato il luogo preciso, non è veduto più da veruno. Nei pri- 
mi giorni tutti correvano alla Certosa : due cavalieri, Averardo 
Serristori e Del Turco, vi andaron con gli stivali, gli sproni e la 
frusta, e non furon lasciati passare. Un altro, si dice che gli dicesse : 
« Dica, sig. Pio, come vanno i suoi affari ? » II Governo, volendo 
evitare ogni inconveniente e lasciare anco il Papa tranquillo, ha 
sgridato i frati che facevan tanto rumore, ed ha ordinato che resti 
chiuso il convento. Il Papa stesso aveva chiesto di venire il giorno 
del Corpus Domini a visitare la Granduchessa, ma gli fu negato. 



(1) Lo spagnolo Stelano Arteaga, noto per la sua opera: Le ricoluzioni 
del Teatro musicale italiano. 

(2) Marianna Testard, dama francese, a giudizio de' contemporanei, « al- 
trettanto vezzosa che di spirito ». Maritatasi col cav. Venturi, fiorentino, la 
sua casa divenne il ritrovo de' migliori ingeg'ni d'allora.. Napoleone Bona- 
parte quando fu a Firenze nel 1796 andò a pranzo da lei, e al pranzo era 
anche commensale Y improvvisatore Francesco Gianni, die non mancò di can- 
tare le geste del grande capitano. Napoleone lo stette a sentire, grave e serio, 
poi rivoltosi alla Venturi esclamò: « Questo gobbo ha molto spirito ». 
Cfr. Biografie autografe ed inedite di illustri italiani di questo secolo. 
Torino, Pomba, 1853 ; pag. 242. 



80 ANEDDOTI E VARIETÀ 

Tutte le attenzioni delicate e cordiali, che si potean combinar con 
la prudenza e la politica, ei le ha ricevute dalla Corte, e si dice 
che il Granduca, avendolo visto, teneramente 1' abbracciasse e ama- 
ramente piangesse. Il Marchese INIanfredini, che anni fa era, può 
dirsi, odiato dai Romani, e di cui i consigli sagaci furon sempre 
sprezzati, oggi è riconosciuto dal disgraziato Pontefice e dai pochi 
che gli rimangono, per l' unico loro sostegno. Essendo andato un 
giorno a visitare il Papa, arrivato a piedi alla base del monte della 
Certosa, fu riscontrato dall'Arcivescovo e dal Nunzio in rocchetti) 
e carrozza di gala. « Che voglion loro ? » disse adirato. « Non ho 
« bisogno di chi m'introduca, e con loro non vuo' venire. È questa 
« la maniera di mostrarsi, quando sanno i principii del Governo, la 
« riserva che ci vuole in tal congiuntura, quando non si deve faro 
« nessuna cosa vistosa ? Non ho bisogno delle loro carrozze : dal 
« Papa si va a piedi ». E cosi fece. 

Nulla si sa della flotta di Tolone. Dite bene che questa segre- 
tezza in si grand' affare fa onore al Governo Francese e mostra che 
ancor le Repubbliche capaci son di segretezza e celerità. La voce 
del di la manda nei mari di Turchia al soccorso della Polonia; i più 
veggenti la credon diretta a liberar la flotta di Cadice. 

Il 20 del passato dovea scoppiare una rivoluzione a Lucca, ma 
fu sventata, ed i capi sono in arresto. 

Si parla di guerra tra il Re di Sardegna e Genova. Ambedue gli 
Stati confidano nella grande alleanza e più ancora diffidano di lei. 
Quest' ultimo sentimento è generalmente il dominatore in Italia, spe- 
cialmente tra quei di partito democratico. Ma la politica della Gran 
Nazione è troppo grande per i poveri vermi itali:ìni. 

Non vi sono aitile nuove politiche che questa. La bella Mari ( 1 ) 

s'è disgustata del Ministro inglese Dico nuova politica, perchè 

tutto il Corpo diplomatico, che qui non ha da far altro, è tutto 
impegnato a rappacificarli ; ma quella è ostinata, e s' è consolata 
della mancanza di Windham con monsig. Acciaioli. Tutti questi 
scandali saran levati dai santi amori di monsig. Acciaioli. 

D. Luigi Braschi (2), che si era reso insopportabile a Siena per 
la sua alterigia, deve partir subito, ma ninno vuol ftirgli il passapoit >. 



(1) È l'Alessandra Mari, che tanto poi si rese famosa capitanandogli 
insorti Aretini. Uno de' molti suoi amanti fu il cav. Windham, Ministro in- 
glese alla Corte di Ferdinando III, del quale appunto parla il Pananti. 

(2) Il Duca D. Luigi Braschi-Onesti nepote del pontefice Pio VI. 



Fll.lI'l'O l'ANANTI J^l 

Si avrà in Itreve un nuovo Lettore a i'isa nella persona del Car- 
niijrnani, che scrisse già sulla pena di morte (1). Il Manzi (2) avreb- 
be dovuto passare alla cattedra di <ìius Piiblìlico. ma se jrli antepone 
Del Signore (3). 

Si continua con severità il prò. esso contro il cisalpino e alcuni 
compagni, ea])i d'un tentativo per intorbidar la pace di fjuesto paese. 
Quando sarà compito, se ne spedirà copia ai Direttorii Francese e 
Cisalpino; si pubblicherà qui colle stampe, e si agirà conio crederassi 
opportuno (4). 



(1) Il Titssoni, Ministro del Regno d" luilia presso la Corte Toscana, 
parlando dell' Università di Pisa, cosi scriveva al suo Governo : « II dott. 
« Riccardo Yannucchi, professore di gius criminale... non gode di veruna 
« riputazione. Fu fatto professore da monsig. Fabbroni per escludere il dott. 
« Giovanni Carmignani, che egli temeva jier i suoi principii filosofici, e che 
« bisognò creare professore in seguito per onore del Corpo » Cfr. Canti"', Cor- 
È-ispondenze di diploinatici della Repubblica e del Begno d'Italia; I, G05. 

(2) Fin dal 1791 il dott. Tito Manzi, che poi ebbe alte dignili'i nel reame 
di Napoli al tempo de" Napoleonidi, ambiva una cattedra nell" Universitii di 
Pisa, e da Firenze il 7 di giugno scriveva all' Angiolini: « "N'oi potete con- 
« tare sul favor dichiarato di una gran ])arte dei Lettori per me, di cui ho 
« lettere, consigli a chiedere, e testimonianze non equivoche di atfezione. 
« Solo mi rimane, e il più mi resta, la radamantea inflessibilità di Fab- 

« broni Non temete del poco merito mio. L'esempio di Quartieri conforta 

« la mia mediocrità; non altro minore io di lui. che di fortuna ». L' Anglo- 
lini fi;ce ogni sforzo per piegare il Falibroni. ma inutilmente. 

(3) Del dott. Filippo Del Signore di Bibbiena, che di fatto venne nomi- 
nato professore di gius pubblico, il Tassoni fa questo ritratto: « Manca di 
« vivaciti'i e di franchezza, ma compensa bene la mancanza di queste qualità 
« con un ingegno molto profondo, con una gran uiustezza nello scrivere, e 
« con una miniera inesaustii di cognizioni. Fuggendo la compi nia per stu- 
« diare, egli non vede in generale le cose dal loro lato più bello, ma una 
« certa causticità che vi sparge, accresce interesse a quello che dice. Egli è 
« uno di quei giovani che Leopoldo proteggeva perchè li aveva conosciuti. 
« La maggior parte dei belli articoli del Giornale Pisano, che redigeva.si 
« da monsig. Fal)broni, sono suoi. Egli travaglia continuamente, quantunque 
« nulla abbia dato al pul)blico; e non avendo altro per vivere, che la paga 
« miserabile di professore, egli quasi si leva il [)ane di bocca per comperar 
« dei libri ». 

(4) Venne stampato nello stesso anno col titolo : Soniraario e voto de- 
cisivo nella causa d' attentati alla sovrana autorità contro Orazio Dat- 
tellis di Napioli, Gio. Battista Salucci e Leopoldo Micheli, ambedue to- 
scani, risoluta li 7 novembre 1798 in Firenze dui Giudici ordinati 
del Supremo Tribunale di Giustizia. 

Aui u. Sion. Ir.. 5.» Serie. — III. <> 



82 ANEDDOTI E VARIETÀ 

Inviai la vostra lettera alla Bettina. Salutatemi cai-amente Giar- 
dini. Decoureil (1) a Pisa scrive Telogio di mio zio. Se aveste qualche 
tratto piccante della di lui vita, inviatemelo. 

Scrivetemi, amatemi e credetemi sempre, ec. 



Ili. 

Firenze, 25 agosto 1798. 

Il sig. Giovanni Fabbroni (2), che l'ottima scelta del Principe e il 
voto pubblico hanno mandato a Parigi per un affare di utilità gene- 
rale, vi porterà questa lettera e le mie nuove. Esse son buone, come 
da lui sentirete. Non parlerò delle pubbliche, perchè accaderà a que- 
sta lettera quello che avvenne all' altra che vi ha portato Arteaga : 
tardando essa, e succedendosi i fatti con così grande rapidità, quel 
che potrebbe ora dirsi, non sarà buono di qui a un mese. Vi dir') 
solo che le apprensioni rinascono, che si dicon forti dilferenze tra la 
Francia e Napoli, per motivo dell' accoglienza amichevole fatta alla 
dotta inglese nei porti della Si-cilia, e per gli incitamenti dati ai ri - 
voltosi del Dipartimento del Circeo nella Romana. Il Console fran- 
cese Lachaize ripetendo il palazzo del Nunzio in via Toledo, di cui si 
è impossessata la Corte, ha scritto al Marchese Del Gallo (3) una let- 
tera teologica, politica e molto dura. 11 paese romano è compresso, 
ma non contento, non quieto. Sono state deposte varie Municipalità 
dell'Emilia, per essersi trovati tutti ladri quegli amministratori. 
Caprara è stato dimesso dal posto di Commissario, e si crede deca- 
duto : non si sa, per altro, il perchè. C'è una voce che possa esser 
richiamato questo incaricato Petracchi, che mi pare che non lo me- 
riti. Forse è una semplice voce. L'idea d'un cangiamento nella 
Costituzione e di restrizione nel numero dei magistrati ha mossa 



(1) Gio. Salvatore De Coureil, nato in Francia, ma poi sempre vissuto 
parte a Pisa, dove diresse il Nuovo giornale de' Letterati, e parte a Livorno, 
dove mori il 29 gennaio del 1822, di sessautadue anni. Cfr. Beugrano, Im- 
breviature di Giovanni SoHba. Genova, R. Istituto de" Sordo-muti , 1882 ; 
pag. 149. 

(2) Illustre fisico fiorentino, che era stato mandato a Parigi per concor- 
rere, col fiore dei dotti di Francia e del resto d' Eui'opa, allo stabilimento 
del sistema metrico decimale. 

(3) Il diplomatico napoletano Marzio Mastrilli, Marchese, poi Duca Del 
Gallo, nato nel 1753 e morto nel 1833, le cui Memorie, compilate dal suo 
amico Stefeno Coppola, sono state di recente messe alle stampe dal sig. B. 
Makesca wqW" Archivio storico per le Procince napoletane. 



l'ira (lei più ik'cisi rtìpuhlilii'niii di'lhi Cisalpina, che haii pi'otestatd 
nltauieiite nel Gran Consiglio e nei Circoli costituzionali , non ri- 
sparmiando r alfa Coninìissiono (rHcon; mia, in ispccie Aldini e Bec- 
calossi lo stesso Ministro Ti'ouvò. I loro voti son rivolti verso il 
general Hrnne. Il Direttorio Cisalpino sta per muover guerra ai 
r.uGclicsi. ohe egli accusa d'aver attaccate proditoriamente le Guar- 
die Nazionali di ISIassa. Frattanto Montignoso, che i Massesi per tre 
volte hanno prtiso e ripreso, è stato reso a Ijicca per ordine della 
l'arancia (I). Questa guerra di Montignoso m'ha fatto nascer l'idea di 
(luesto sclierzo poetico, che lia fatto molto ridere il Marchese Man- 
iVedini. che me n' ha dato il soggetto, e che 1" ha fatto sentire al 
Granduca e alla Granduchessa. Oggi, cosa del giorno, egli piacerà; 
domani ei non sarà più buono a niente. 

La guerra di Montignoso 

Sonetto. 

Somigliante airigiiivuma Imlera 

Che soimi V Alpi ruiiiofosa passa. 

L'armata innumerevole di Massa 

Piombò sopra gli eroi della. Pantera. 
Già tutto abbatte, strugge, urta e conquassa, 

E Montignoso, piazza di frontiera, 

Tre volte piega la cervice altera 

Al vincitor, che d'un milion la lassa. 
Al gran cantor della rapita secchia 

Offrir potrebbe un nobile argomento 

La caduta di questa catapecchia. 
E il gran Padre dèlia Poesia 

Potria suir immort^d cetra d" argento 

Nuova cantar Batracomiomachia. 

Giacché siamo in versi, che vaglion più della politica, sentite 
due buffonate ancora. Il Duca Laute, cliiama^to a Roma dal fratello. 



(1) Montignoso, terra della Lunigiana posta quasi presso le porte di Massa 
dipendeva in quel tempo dalla Piepuljblica di Lucca, e Massa invece faceva 
l>arte della Repubblica Cisalpina. Della valorosa difesa che Montignoso op- 
jiose alle invaditrici milizie cisalpine, ne fa testimonianza Carlo Zucchi, il 
quale scrive \\f\ cap. I delle sue Memorie: « A Montignoso il mio batta- 
« gliene ebbe a sostenere un gagliardo scontro ». Cfr. Memorie del general' 
Carlo Zicch*. pubblicate per cura di Nicomede Bianchi. Milano, Guigoiii. 
18G1 ; pag. 3. 



84 ANEDDOTI E VARIETÀ 

comparve negli scorsi giovedì all' Accademia, e in versi scellera- 
tissimi, ma in tuono molto presuntuoso, disse addio a Firenze. Xe 
nacquer lo stesso giorno questi epigrammi. 

Avanti di lasciar questo paese 

Lante ci disse addio. 

Era meglio p. D. 

Che se ne fosse andato ;dla l'rancese. 

Il Duca Lante, ahi destin cieco e rio I 

Deve lasciar Fiorenza ! 

Ma della sua partenza 

Per consolarci, egli ci ha detto addio. 

Pensava anch' io lo stesso di voi sul conto di Casti. Una cosa 
italiana perchè stamparla in Francia ? Poi : perchè stampar tutte le 
opere, e non gli apologhi soli ? Siam noi sicuri che il pubblico, che 
esige che ognuno si circoscriva nella sua sfera, soffrirà che un poeta 
gli insegni la politica ? Sentirete, voi che gustate il bello, con inte- 
resse i suddetti apologhi. Gran cognizione degli uomini, gran finezza 
e la difflcil facilifi ; ma qualche volta son troppo lunghi, e vi si 
vede il veccliio. È però mirabile come in età si provett i, e dopo avere 
assai usato della vita, serbi egli una sì florida fantasia. Salutatemi 
tanto Arteaga. Vi saluta Greppi (1): dicedi venir quest'ottobre a 
Parigi. La di lui salute non è buona, ma megliorata. 

Ho diretta la vostra lettera alla Bettina. Anch' io manco da 
molto tempo delle sue nuove. Dalle sue lettere non par contenta : 
ma è il suo tuono di lagnarsi. Io, che son più povero, che non ho 
avuto nulla da alcuno, son più felice di lei, perchè mi son fatta 
un' anima indipendente, e limitando i miei desiderii, ho diminuito i 
miei bisogni e mi son trovato a])bastanza comodo, ed ho i primi tra 
tutti i beni, la quiete e la libertà. Sarà quel che sarà, ma io non vuò 
seccarmi, né seccare per chiedere. Non so perchè si debba questo 
aspettare. Il Principe è il padrone della cosa pubblica? Deve dare 
i posti ai suoi favoriti e a chi gli bacia le piante, o a chi ha merito 
e può ben servire lo Stato? 11 presuntuoso che chiede vale egli più 
dell'uomo semplice e modesto, che coltiva nel silenzio i suoi talenti 
ed è incapace di bassezza e d'intrigo ? E le persone che possono e ci 
amano, per farci dei benefizi debbono farci passare per la trafila di 
cento umiliazioni ? II primo benefizio è quello che precede la doman- 
da, il secondo quello che lo seguita immediatamente. Quando il mio 



(1) Paolo Greppi milanese. 



FlLll'l'n l'AXA.NTI .S.", 

amico ride, dicea Desmallis, tocca, ad esso a dirmi la cagione della 
sua gioia-, (luand' egli piange, debbo io cercargli di.d suo dolor la ca- 
gione. S'ama più una mano die s'apre facilmente, che quella che 
s'apre largamente. Ma io non mi confondo. K meglio uscir di spe- 
ranza che languire -, il colmo della crudeltà è di prolungare il sup- 
plizio. È meglio che si dica : Catone non ebbe statue; che se ti do- 
mandasse : per chi quelle statue ? Che si dieno 400 scudi V anno al 
Duca Laute ; egli e i suoi pari lo debbono alle loro bassezze, alle loro 
importunità. Un Re dicava ad un saggio : Cerco un Ministro fedele, 
illuminato e saggio, e ritrovar non lo posso. Quei gli rispose : Tu lo 
troverai se tu lo cercherai fra quelli che non ricercan di te. 

Parto dimani per Ronta, di là per affari civili e domestici per la 
già Contea di Pcppoli, e probabilmente per Bologna. Vado realmente 
malvolentieri, perchè se non mi riesce d' indur colle buone a ritor- 
nare in dovere il mio prodigo e vizioso cognato, .sono incaricato d'una 
parte dura, cioè di farlo sottoporre. 

Vogliatemi bene, e credetemi costantemente, ec. 



IV. 



1 marzo 1799. 

Io dico come diceva un arabo al buon califfo Mahdj , che lo 
rimproverava delle sue colpe continue. — Noi sempre commette- 
remo dei falli, e voi sempre ce li perdonerete. — Veramente io son 
colpevole per non avervi scritto da lungo tempo, ma voi me ne fa- 
rete quietanza. La mancanza d'occasioni, un giretto da me fatto e 
una lunga dimora nella solitudine di Ronta, ov' ero come segregato 
dal resto dei mondo, mi possono in qualche modo scusare. Mi pare 
però che vi scrivessi dopo il mio ritorno da Venezia e dopo un' oc- 
chiata data all' armata tedesca da Verona Ano al Tirolo. Nel Mugello 
mi son piuttosto occupato. Ho scritte molte lettere .sopra diversi 
soggetti, alcune di queste miste di prose e di versi, ed ho fatto il 
poemetto del Paretaio, sul gusto di quello della Civetta, ma che è 
.stato più compatito di quello, e che ardirei di mandarvi, se non fosse 
troppo lungo e non fossimo troppo lontani. 

E inutile parlar di nuove e di noi a voi che siete nel centro delle 
grandi operazioni, dove si determinano i destini del mondo, e che 
avete la direzione dei nostri grandi interessi, e sino ad or con suc- 
cesso. Nessun può risponder dell' avvenire. Vi .sono deile grandi 
vicende che non si puonno arrestare , e piuttosto gli avvenimenti 
trascinan gli uomini, di quel che gli uomini conducano gli avveni- 
menti. Ma se r esito corrisponde alle vostre premure, avrete fatto 
moltissimo, e tutta la Toscana vi rende un debito omaggio. 



86 ANEDDOTI E VARIETÀ 

Dopo le vicende di Napoli, non abbiamo avuta che una lettera 
di Bettina. Non par che pensi di ritornare: la pensione è per altro 
perduta. Nella sua lettera si lagna della sua posizione ; i suoi amici 
non hanno più alcun potere. Non so se Codoncri sia rimasto a Na- 
poli: ma in ogni modo è uomo da non contar sul suo zelo. Fran- 
cesco Targioni è andato a Palermo. Don Luigi è rimasto a Napoli, 
ha abbracciata la rivoluzione e conservati i suoi impieghi. Non si 
vive male a Napoli per ora. Si lodan molto di Championnet, che 
ha cacciato Faipoult (1) e la Commissione civile. 

Quel Leoni (2), che dovete aver sentito nominare, e che passò nella 
Cisalpina, è stato fatto Commissario straordinario dei Dipartimenti 
del Mincio e del Basso Po. Il poeta Gianni è messo a sedere. Il Conti 
miniatore, autore di quei tremendi sonetti che egli vi ha fatti sen- 
tire, aveva scritto un libretto sulla Primavera. Si avvis") di man- 
darne due copie, una al Granduca, una al Marchese Manfredini, a cui 
scrisse. N' ebbe, com' era conveniente, una lettera compitissima, 
ma, com'è da credere, piena di riguardi e di misura, e terminava 
con queste espressioni : « Farò noti a S. A. R. il suo libro e i suoi 
sentimenti ». Il giorno dopo fu chiamato al Comitato di Polizia, gli 
si mostrò la copia della lettera ricevuta, si chiese l'originale, e de- 
temitolo, s' intim') al Conti di partire in termine di 48 ore dalla Re- 
pubblica Cisalpina. Che ombra poteva fare la Primavera alla demo- 
crazia ? Forse l'indirizzo: « Le teste bollono ». 

Tanti cari saluti a Giardini, al degnissimo sig. Giovanni Fab- 
broni, ad Arteaga, a Melzi, a Casti. Datemi i vostri comandi, e cre- 
detemi invai'iabilmente pieno d'attaccamento e di stima, ec. 



(1) Iiitoi'iio a questo intrigante, veramente nefasto in ogni paese dove si 
trovò, ofr. Si'ORZA, L'msnn-esione di Genoi^a nel maggio 1797: nel Gior- 
nule Ligustico, ann. X, pagg. 151-154. 

(2) Tra gii uffici che Raimondo Leoni ebbe nAXa Repubblica Cisaliiina 
vi fu quello pure di Commissario di Polizia nel Dipartimento delle Alpi 
Apuane, ossia Massa e Carrara. 



CORRISPONDENZE 

FRANCIA. 
Larori e publjlìcazioiii sulla storia dell' arte italiana. 

I. 

La storia dell'arte italiana ha occupato assai presto im 
ampio luogo nella letteratura e nella erudizione francese. Senza 
risalire fino alle note pregevolissime di P. Mariette sui pittori, 
i disegnatori e gl'incisori italiani; alla grande e classica opera 
di Seroux d'Agincourt; ai saggi sì suggestivi, ma anche si 
soggettivi di S tendila 1: basta ricordare, per mostrare l'impor- 
tanza di questi studi, i lavori del Rio, ingegno larghissimo, ma 
sistematico, e che non aveva nessuna pratica di erudizione; di 
Eugenio Piot, nel Cabinet de l' amateur {lM2-\M'ò, 1861-1863), 
che può riguardarsi, per molti rispetti , come un iniziatore ; 
di Carlo B lane, estetico più che storico dell'arte, che ha avuto 
il merito di attuare a questi studi il gran pubblico colla sua 
Hi si oli -e des Peintres de toutes les Ecoles, opera di volgariz- 
zazione oggi affatto invecchiata; finalmente la Pliìlosoplde de 
r Art en Italie ed il Voyage en Italie del Taine, due libri 
non meno seriamente pensati che scritti in forma attraente. 

Prima bensì di ilelineare il movimento di studi che a questo 
riguardo si è prodotto in Francia negli ultimi anni (tale è 
l'oggetto del presente saggio), è necessario dare un'occhiata 
generale sul modo con cui si studia la storia dell' arte in Fran- 
cia e sul posto che le è concesso nel pubblico insegnamento. 
Xè saprei mettere mc^glio in luce la sua situazione che col 
paragonarla alle condizioni che hanno in Germania gli studi 
corrispondenti. 

Il carattere metodico e didattico delle pubblicazioni tede- 
sche dipende per una parte dal genio della razza, per l'altra 
dai programmi dell'insegnamento. Nessuno infatti ignora che la 



88 CORRISI 'ONDENZE 

storia (ìeirarto occupa un posto oniìnoiite nei corsi iidiciali dell-.j 
Uiiivorsità (Iciriiiipero rrerinanico, ddl' Impero d'Austria, e della 
Svizzera : mentre in Francia questa scienza è esclusa di latto 
tanto dal proo-ramma della Scuola normale superiore (dove 
si formano i |ìrolessori dell'Università) quanto da quello delle 
Facoltà di lettere. Inoltre , nr anche l' arclieolo^-ia classica 
ha una cattedra alla Scuola normah» superiore : e ne resulta 
che ^'li alunni di (questa Scuola, che studiano nei minimi par- 
ticolari la leltcu-atura classica, sono ridotti ad i^norari^ i ca- 
[ìilavori dell'arte greca e romana. Questa anomalia ò tanto [liù 
s:)r[)rendente, in (juanto che all'uscire della Scuola normale 
gli alunni classificati i primi (Mitrano ordinariamente nelle 
Scuole francesi di Atene e di Roma, dove l'archeologia lia 
apiiunto una parte preponderante. 

Non mancano peraltro a Parigi ihn c(n*si sulla storia del- 
l'arte; il primo dei quali è quello del Collegio di Francia, pro- 
fessato dal sig. Eugenio Guillaume, statuario, estetico ed 
eminente scrittore. Alla Scuola delle Belle Arti questo insegna- 
mento è aflidato al Sig. Taine, il cui nome ci (Uspensa da ogni 
elogio. Alla Scuola del Louvre lìnalmente (nuova istituzione, che 
ha per utlici(ì di formare i futuri conservatori dei ?»Iusei) vari 
professori autorevoli, cioè i sigg, Revillout, Ledrain, Ber- 
trand, Heuzey, Pottier, Lafenestre, Courajod, Molinier, 
insegnano gli uni l' arclieologia orientale e l' archeologia prei- 
storica e antica, gli altri la stoi'ia della pittura, della scultura 
e (Ielle arti decorative n(n temi)i moderni. Disgraziatamente 
questi diversi corsi, essendo al di fuori dell' insegnanieiito uni- 
versitario , non lianno sanzione olfìciale e non conferiscono 
gradi: da che cxìiisegue che la gioventù non (^M)bhligata a se- 
guirli. La dannosa conseguenza di questo stato di cose è una 
mancanza di coesione negli studi della storia dell'arte : e' è tra 
noi un gran numero di individualità eminenti; uno stato mag- 
giore ragguardevolissimo, ma non un esercito fortemente ordi- 
nato, come è quello degli storici (h^ll'arte tedesclii, che tutti 
provengono dalle Università. 

Se ai)plichiamo queste premesse all'argomento speciale di 
cui qui ci occupiamo, voglio dire i lavori francesi sulla storia 
dell'arte italiana, noi troviamo, per un nesso logico, che le opere 
d'insieme, le opere di sintesi, analoghe a quelle dello Sclmaase, 
del Burckhardt, d(^l Liibcke, fanno assolutamente difetto in 



ki;an"('IA so 

l'arancia, im'iiirc al coiili'ai-io ahltoiidaiM) le iiioiioiiTalic : dcl- 
r iiiiporlaiiza dcllr (|iiali si liindii liei';» dall'analisi eli»' tcnlri'n 
di l'ai'iic ((Ili ap|in'ss(). 

II. 

S" U' oi)ei'c (riiisicinc, le ijuali ilchhoiid diinosirarc periodo 
pei' periodo 6 genere per genere lo s\nlLiiiiieiito delle arli. non 
goilono in Francia in (]n(\s1o momento inilo il linoi'e al (piale 
avreltbero diritto, le h'iverrhc itcì/li tirclilri , destinati.; a 
dar loro solida base di do(Mimen1i autentici, sono lungi an- 
ciresse (rugnagliare per importan/a (pielle alle (juali sì son 
dedicati fra gritaliani i sigg. Milanesi, Guasti, Cittadella, Cain- 
poi'i, Venturi e tanti altri, e fra gii stranieri il Rumolir e; il 
Gay»'. In P'rancia, dopo essere stati? tanto relicemente inaugu- 
rate una ventina d'anni fa dal compianto Armand IJaschet 
negli Archiyì di Mantova, e dal sig. de Mas Lat rie in ipuili 
di Venezia, queste investigazioni non c{»ntaiio più ai giorni 
nostri che un piccolissimo numero di aderenti. K mio dovere 
citare fra questi M.^'^ Barbier di Moiitault, cui dobbiamo 
la pubblicazione di nuìlti inventari di tesori commentati sapien- 
temente, ed il sig. Emilio Molinier, che ha re.so un segna- 
lato servigio, pubblicando per esteso nella lìibìionièque de VÉvolc 
(ics din I-Ics l'inventario di pai)a Bonifazio Vili. La Scuola fran- 
cese <li Roma si terrà certo onorata di proseguire in questa via. 

Nella pubblicazione di testi die pr»^sentano il carattere non 
di documenti di contabilità, ma di Ti-alld I i Ice air i. conviene, 
al contrario, segnalare una tendenza a lipreiider \igore. Il 
sig. Charles Ravaisson Mollien lia ben meritato di tutti gli 
ammiratori di Leonardo da Vinci, prendendo a pubblicare i ma- 
noscritti di questo grande artista e grande .sapiente, conservali 
dalla Biblioteca dell'Istituto di Francia: tre volumi in (piarlo 
ne sono apparsi fin qui, con facsimili, trasciizione e traduzione. 
Bisogna augurarsi che quest* o[)era, pervenuta press" a [ìoco 
alla metà, sia prontamente terminata. Segnaleiv'» ancora, nello 
stesso ordine di studi, la [tubblicazione fatta dal sig. Lecoy del a 
Marcile, archivista negli Ardiivi nazionali, di un 'l'rdilè de Mi- 
iiidlnre, manoscritto del XI\' si^.colo ronser\a(o a Napoli, e di 
cui il sig. Salazaro aveva già dato umi edizione, bensì difettosa. 
Tnliue la impresa tanto nieriioria del siu'. Claudio i'opelin 



'.'0 CORRISPONDENZE 

(li tradurre pai'ecchi dei Trattati di L. B. Alberti e soprattutto 
r Hypnerotomachia di frate Francesco Colonna [Sogno di PoU- 
fUo) lia diritto a tutta la gratitudine del lettore francese. 

Non bisogna bensì dissimularci che, a questo riguardo, sia- 
mo in ritardo ed in uno stato d'inferiorità rispetto agli Austria- 
ci, i quali nei Quellenscìrriften zur Kunsigc^cliiclite, fondati dal 
compianto d' Eitelberger,. ci hanno dato tante edizioni preziose 
di trattati italiani. 

Prima di cominciare Fanalisi delle pubblicazioni consacrate 
all'uno all'altro ramo della storia dell'arte presa isolatamente, 
debbo rammentare le Monografie regionali si vive, si 
istruttive e per tanti rispetti si nuove del sig. Carlo Yriarte: 
In^^JM, i^/renje e soprattutto Rimini, che è stata una vera 
rivelazione. 

Ho il rammarico di constatare che gli Sindi hiljliogì-nfici, 
compimento necessario di ogni scienza storica, sono assai tra- 
scurati in Francia, come del resto anche in rrormania. Mi sa- 
rebbe difficile citare per il periodi-» contemporaneo (ad eccezio- 
ne di un saggio che ho [)\il»blic;ito qualche anno indietro in- 
torno alle o])ere su Raliliello) un V(Uume atto a dare il catalogo 
dei libri consacrati sia a uu ramo (jualsiasi dell' arte in Italia, 
sia ad uno dei suoi artisti. 

HI. 

Imprendendo oi-a l'esame delle diverse arti, cominceremo da 
quella che è destinata a dirìgere e ad incorniciare, per dir cosi, 
tutte le altre, voglio dire V Arcliiicftu)-a. E, rispetto ad essa, 
siamo colpiti dallo stato di abbandono degli studi che la riguar- 
dano, s) floridi una volta in Francia, ed oggi ancora in Germania. 
Solo il medio evo italiano ha ispirato qualche lavoro consi- 
derevole , che l'isale ]ìerò .già a molti anni indietro : citiamo 
V Architecture lomMrde del sig. di Dartein (1862-1882) inge- 
gnere eminente non meno che archeologo molto esperto, les 
Monumenìs de Pise au ìnoyen dge (1800), la Toscane au moyen 
dge; architecture cir ile et militaire [ISQS) e le Latranau moyen 
dge (1877), tutti e tre del sig. Giorgio Rohanlt de Fleury. 
anche esso architetto ed archeologo al tempo stesso. Qualche 
monografìa, come la Catlìèdrale d'Orvieto dèi sig. Benoit e le 
Fa/'/cftn diLetarouilly terminato dal sig. Simil non hanno 
interesse clie per le tavole. 



FKAXiMA 01 

Tale r (l;i ([iialcl»."' It'iiipo la pciiiii'ia "lei lavori sulla sto- 
riadcirarchiti'tlui'a italiana (^lic il Kiuasciinciito, per csciiipin. 
in (pit'sli dieci ultimi anni ha datn appena la niali-ria ili l'nrsc 
ciniiuaiita pagine (1). 

IV. 

Al ciintrai'in le ricerche sulla Scn/I h ra e i l'ami accessoi-ì 
tendono da qualche anno a ricuperare la loi-o vitalità. Abbia- 
mo da rcLiistrare in questo ordine di studi una serie di mo- 
iioura(i(\ alle quali non resteranno che poche cose da a;jr- 
!iiuny;ere: il Benvenuio CeUini del sig. Plon (1883), il Leone 
Leoni (1887), dello stesso autore, il Gianbolof/na del sig. Abele 
Desjardins (1883), il Maffeo rirHale<\Q\ Sig. Yriarte (1880), 
e i della liohhla dei sigg. Cavallucci e Molinier, monu- 
mento importante della fratellanza della scienza italiana e di 
(juella francese, e di cui una metà può (\sser rivendicata dal 
nostro paese. Vengono quindi le numerosa notizie disseminate 
in parecchie pubblicazioni periodiche da (piell" operoso e sa- 
pii^ite conservatore al Museo del Louvre, che è Luigi Cou- 
rajod, il quale in questi ultimi anni, insieme col sig. Bode, 
ha fatto più d' ogni altro per rinnovare la storia della scul- 
tura italiana del XV- secolo. Il sig. Courajod, dopo averci dato 
successivamente una serie di memorie interessantissime su 
Mino da Fiesole, sul bassorilievo equestre di Roberto Malate- 
sta, su Filarete, su Bertoldo, su Simone Bianco, su Leonardo 
da Vinci statuario, sulle maschere funerarie e sulla policro- 
mia nella scultura del XV secolo, come pure so})ra un gran 
numero di altri importanti argomenti, ha messo innanzi in 
({uesti ultimi tempi una tesi, che può sembrare paradossale, 
e che un giorno o 1' ;dtro avrò il dispiacere di combattere, al- 
meno neir accezione troppo generale che le ha data 1" autore: 
dico r anteriorità della rinascenza francese rispetto alla rina- 
scenza italiana. 



(l) Sono costretto ad eccettuare dalla mia rassegna, pei- causa della nazio- 
nalità deirautore, i lavori tanto preziosi del barone Enrico di GeymiiUer, 
(luantunque parecchi di essi, per esempio les Projcts priiuitiffi pouf la 
hasili'iue de Saint Pie)'re (h- Bome (Parigi 1875-16S0), sieno stati scritti in 
Francia eil in trancpsi^. 



1)2 CoRIMSpoXDKXZK 

' Rispetto a due delle suddivisioni piii importanti della scul- 
tura, le Medar/lie e le laminette fuse {plaqitettes), siamo 
in diritto di atrermare che il lavoro principale di discussione 
critica e di catalogazione, se mi è permesso di adoprare questo 
neologismo, si è già fatto per le cure di dotti parigini, aiutati 
d' altronde lealmente dai dotti italiani, Ira i quali bisogna ci- 
tare in prima linea il commendatore Milanesi, quindi i sigg. 
Venturi, Umberto Rossi, Bertolotti, marchese d' Adda, Luigi 
Frati, Promis, Campani. Nel 1870, il venerato sig. Alfredo 
Armand, che la morteci ha involato all'età di ottant' anni, 
pubblicava in un volume di 107 pagine: Les Mèclailleurs ita- 
ìiens des quinziciae et seizicme sièclc-s, essai d'un classemeni 
rìironoìogique de ces aiiistcs et d' un cataìogue de teurs nen- 
rres. Quattro anni dofto questo dotto uomo poteva, in ima 
nuova edizione rifusa intieramente, rijìrendere e sviluppare il 
suo lavoro in modo da riempirne tre grossi volumi di più di 
300 pagine ciascuno (dal 1883 al 1887) e dare il catalogo com- 
pleto di tutte le medaglie italiane del Rinascimento. Malgrado 
la sterilità inerente ad un lavoro di questa sorta , il sig. Ar- 
mami r Ila arricchito di una gi'ando quantità di note, che lo 
storico delle arti raccoglierà come giudizi del gusto più squi- 
sito. Aggiungerò che questo catalogo monumentale offre tanto 
interesse per l'iconografia di tutti i personaggi ragguardevoli 
del Rinascimento, quanto per la storia stessa degli incisori di 
medaglie. Il sig. Armand non ha avuto altra ambizione che di 
compilare un catalogo : un altro numismatico francese il sig. 
Aloiss Heiss ha preso a fare delle monografie biografiche e 
critiche sui principali modellatori di medaglie (veri scultori, 
che non bisogna confondere cogli incisori delle medaghe stesse). 
La sua opera che ha per titolo: Les Mèdattlefos- de fa Eenaissan- 
ce. forma iìn qui sette fascicoli in foglio (1881-1887) largamente 
illustrati, ma disgraziatamente di un [irezzo poco accessibile. 
La ricchezza di certe collezioni [(articolari, specialmente 
di quella del sig. Prustavo Dreyfus. ha favorito tali studi 
sui medaglisti italiani : rpiesta sola ha reso possibile d' altra 
parte la composizione di un' opera assolutamente nuova, e si 
può aggiungere, assolutamente definitiva, dovuta al sig. Emi- 
lio Molinier, cons(H'vatore al Museo del Louvre: les Bronzes 
de la Renaissance : Ics Pìfiipiettes (due volumi illustrati: Pa- 
ris, Rouam, 1886). In questa monografia, il Molinier ha inven- 



lai'iato o (It'scn'iltd (juasi 7(H) di (juci hassdrilicx i mici (tscopici 
ili bronzo, tutti d'origine italiana, ricercali ou-.ui si a\idainente 
dagli amatori. Kgli ha inoltre mostrato in una inlroduzionc 
molto dotta (|ual parte le « pk(qt(('(/e-\ » hanno rapiìrcsuntato 
nella dillusione degli elementi antichi: esse inlatti sono state 
copiate in un numero inlinito di sculture decorative, non so- 
lamente in Italia, ma anche in Francia. Il lavoro del sig. Mo- 
unier è di quelli chi> onorano al i)iii alto grado la nuova no- 
stra scuola di erudizione artistica, e l'anno concepire h^ piii 
liete speranze del suo avvenire. 

Non lascerò il capitolo della Scultura in hi'onzo senza 
trascrìvere qui il titolo di un" altra opera, anch'essa assoluta- 
mente nuova e tale che non è posseduta da nessun paese : 
Ij' iJlctionnaire cles fondeufs:, ci-seleurs, inudcleur.s ea hrun.ze 
i'I doreurs dcjmis le raoyen àgi' jusqa' à l'epoque adiwlle 
del sig. di Champeaux, bibliotecario dell'Unione C'entrale 
(l(41e arti decorative (188(5). Questo dizionario contiene a cen- 
tinaia le più utili notizie sulle sculture in bronzo, i Tonditori 
di campane, gli orefici dell' Italia, sia ricavate da monografie 
locali come quelle dei sigg. Milanesi, Santo Varni, Alizeri, 
Bertolotti ec, sia da ragguagli nuovi. Disgraziatamente di 
quest' opera è comparso sinora il solo primo volume da A e C. 



V. 



Per la storia della Pittura italiana, disciplina così stupen- 
damente rappresentata nell'Italia stessa dal sommo Cavalcasene 
e da tanti altri critici dotti o ingegnosi, ira i quali l)aster;i 
citare i sigg. Venturi, Frizzoni, Morelli, la Francia ha poche 
opere da mettere a conlivnito : segnalerò fra queste il primo 
volume di un manuale molto succoso e molto (degante scritto 
dal sig. Giorgio Lafenestre, nuovo conservatore della pittura 
e dei disegni al Museo del Louvre, per la liiìiHotltèqne (le l'en- 
seìgnemeni rle-s (iris diretta dal sig. .Tules Comte (tomo primo: 
dalle origini sino alla line del XV secolo) ; jtoi il Tizian(j del 
medesimo autore, pul)blicazioiie di gran lusso; Fra Bartfjloin- 
meo e Marioiio. Albertirtelli del sig. Gustavo Gru ver: /v/oA> 
Veroncfte del sig. Charles Yriarte (tutti e due i)ul)l)licati 
nella collezione degli Artistvs cétèhrcs). 



04 C(»RHISP( )NI)KNZK 

Ma se oiitriauio nei particolari d(Ule Riviste speciali, quali 
sono la Gazettc des Beau^ Aris, V Art, la Gazette archèolo- 
gique, dobbiamo riconoscere clie anche in questa parte si sono 
fatti dei tentativi, che per quanto disseminati danno testimo- 
nianza di un vivo sentimento critic(\ Così nei cataloghi del 
Louvre i sigg. Reiset e De Tauzi a lianno potuto ricostituire, 
coir aiuto di una preziosa raccolta di disegni ivi conservata 
e conosciuta sotto il nome di raccolta Yallardi, 1' opera di un 
pittore di grandissimo merito Vittorio Pisanello, Non è senza 
un certo sentimento d'orgoglio ch'io metto a credito dei miei 
compatriotti queste scoi)erte, che sono state poi completate dai 
sigg. Heiss e Ephrussi. Anche l' opera del Mantegna, grazie alle 
ricerche del sig. Paolo Mantz, si è arricchita di un quadro 
capitale, il San Sebastiano, che si conserva a Aigue-Perse, pic- 
cola città de r Auvergne. Una menzione onorevolissima deve 
inoltre ossei* latta di una grande pubblicazione di lusso intra- 
presa dal sig. Visconte Del ab orde: Les 'peintres ftorentm.'< 
du ciuinzicnie siede. lYente dessins par le Vicomte Delahurde 
et W. Haussoullie)' d'apì-ès les peintures et les sculptures ori- 
ginales tirèes des collections de M. Thiers. (Parigi, Plon 1887-88). 
L' autore ha illustrato le singole tavole con notizie copiosissime, 
e vi ha aggiunto inoltre un dotto studio sull' arte fiorentina 
del secolo XV. 

Debbo tuttavia constatarlo: l'erudizione tVancese ha aiic.- 
ra da tentare un(ì sforzo per riguadagnare il terreno perduto. 



VI. 



La storia della Incisione italiana ha avuto in ogni tem[)0 
in Francia numerosi cultori, e sotto questo punto di vista la 
scienza francese non ha nulla da temere in confronto con la 
scienza tedesca ne con quella italiana. 

Il Visconte Enrico Delaborde, segretario perpetuo del- 
l' Accademia delle Belle Arti, vi lia ormai da molto tempo il 
primo posto così per la finezza del gusto come per le solide 
cognizioni tecniche. Nel 1875, quando egli dirigeva ancora il 
Gabinetto delle Stampe presso la Biblioteca nazionale, nelU^ 
cui funzioni gli è succeduto il sig. Giorgio Duplessis, egli 
pubblicò su quella celebre collezione una Notice historique 



i-i; ANCIA i».") 

SU'i'fC 'f "ti v(il((li)(/ii(' ili's ICsIdmiH's ('.ij)o\r('s ddus Irs snllcs 
ile CI' '/('jui/-f('ijt4'n/, iwìhi iindir If iiilnnua/idiii e iJili apiìrczza- 
iiKMiti .sulla incisione italiana ()ccu[)ann un luo.uo i-agguardevo- 
lissimo. Quindi egli ha dato due oi»eiv di una iiupcudanza ecce- 
zionale: r una come quadro generale dello sviluppo dtdl' inci- 
sione italiana all'epoca del primo rinascimento, l'altra come 
nu)nogra(ìa ricca d'inCormazioni e trattata con critica sicura. 
S'intitola la prima: La (hrivure en Ilaìie arnnt Marc An- 
iDìne (1 402-1505), volunu^ di 287 pagine, illustrato riccamente, 
puijblicato dalla LihnH'ia Rouam (1883); e l'altra, che l'orma 
il complemento della i)rima : Marc Antoine RaimomU. Elude 
liixloì'iqiw et Cì'liiqu:^ s air le d'un calalogue ì-aisvnné des oeurres- 
fin maitre: volume di 319 pagine pubblicato nel 1888 dalla 
stessa libreria. 

Il sig. Gustavo (Iruyer (genero del predetto sig. I)ela- 
l)(n'de). conosciuto per la traduzione del Savonarola del Yillari 
e del Durerò del Thausing , come pure pei suoi studi sugli 
ad'roschi di Benozzo Gozzoli a San Gemignano e sulla st')ria 
delle arti a Ferrara (nei (|uali studi egli ha nel sig. Veni uri un 
emulo di alto valore), ha consacrato una monografìa , che si 
può qualilicare come definitiva , alle incisioni in legno delle 
Prediche del Sa-s'onarola {IcH Jlluslralicms des Ecriis de Jerome 
Sai'onarole puhllé-s ea Halle au XY^ et au XVF slècles et 
les Paroles de Savonurole sur l'ari. Paris, Didot, 1879). 

Al sig. Giorgio Duplessis , dobbianu) la pubblicazione 
dei lavori d' incisione del Mantegna con notizie storiche inte- 
ressanti, ed inoltre diverse monografie pubblicate nei Mèmol- 
re.s- de la Societè des Antiquaires de France, e fra le altre, le 
Maitre des sn.jets tirès de Boccace (1878). 

Il sig. Carlo Ephrussi, che si occupa egualment(^ della 
storia delf arte tedesca e- di quella deir arte italiana, ha pul)bli- 
cato nel 1876, delle Notes Ijìooì-aphiques sw Iacopo de Bar- 
l)arl, dit le Maitre au caducèe, pittore e incisore veneziano 
della fine del secolo XV. Finalmente un neofito e non dei 
meno ardenti |)er questi studi tanto interessanti d'iconografia 
e d'iconologia, il Duca di Rivoli, ha pubblicato, una dietro 
r altra, due memorie eruditissime : l'una intitolata: A propos 
d'un Ili- re à fujures réuiiicn de la fin da XV siede, essai 
hiì)liographiqu£ (188(5): l'altra: Élndes xar Ics- Triomplies de 
Pctrarque (1887). 



0( ) ('<ÌRRISP( )NI)ENZE 

J>oljbianio anche far menzione del Manuel de r Ama/eia ■ 
d' estampes, pu))blicato dal fu Sig'. Diituii , ricchissinio col- 
lettore di Rouen. Nel volume destinato alla Introdactìon gene- 
rale (1884), questo amatore ha dato una serie di notizie dei 
nielli italiani : ed ha tentato, ma a parer mio senza successo, 
di dimostrare oh^W Coronamento della Vergine, famoso niello 
di Finiguerra, non è di quel maestro. 

Aggiungerò, per dar termine alle i)ubblicazioni suirincisiont». 
che la fondazione della Société clialcograpìdqae internaUonale, 
avente sede a Londra , a Parigi ed a Berlino , e diretta da' 
Sigg. Sidney Colvin, Giorgio Duplessis e Lippmann, e 
destinata a dare a quesii belli studi, che hanno sviluppato in 
ogni tempo e in un sì alto grado il sentimento del metodo e 
della precisione, il carattere internazionale, senza il quale oggi 
non vi è più scienza possibile. 



VII. 



In ogni tempo lo studio delle A rti decorai ire od arti in- 
dustriali dell'Italia è stato una delle occupazi(mi favorite della 
scienza francese. I numerosi e stupendi saggi di queste indu- 
strie conservate nei Musei o nelle collezioni |)articolari di Pa- 
rigi, al Louvre, ali" Hotel di Cluny, nella famiglia di Rothschild. 
presso il sig. Spitzer, ec, non potevano che sviluppare quesie 
tendenze. La Bar te, per il primo, con nuiggior buona vo- 
lontà che sicurezza critica, cercò nell'opera, Aris indi(^triels an 
rnoyen àge et à l'epoque de la Renaissance (seconda edizione, 
Parigi, 1872-75) di riassumere le nozioni fino allora disseminate. 
INIa, di fronte al rapido accrescimento degli oggetti stessi come 
(lei documenti, si è dovuto ben presto rinunziare ad un lavoro 
d" insieme di questo genere, che sarebbe oggi al disopra delle 
forze di un sol uomo. (Labarte dice per esempio, che l'industi-ia 
della «taprisserie de haute lisse » non era conosciuta in Italia 
nel XV secolo : mentre si conoscono oggi circa venti manilht- 
ture laboratori che datano da queir epoca). Per tal modo 
si è compresa la necessità di raccogliere e digrossare i mate- 
riali, prima di pensare a costruire la casa. 

Gli studi ceramogralìci fioriscono in Francia da mezzo 
secolo; <», i dotti francesi hanno per essi una certa predile- 



l'RAMMA *.»/ 

zioin" non mono doiili italiani : iiiciitrc i «lodi tedeschi .soiii- 
Iji'uiio sprezzare (luesCordinc di ricei-clie. In questa categoria 
di studi seo-naiiaiiio : il Rccwìl (le faiences italiennes (bi, XV, 
XJ'I, et XVII' iticele dei sigg. Darcel et Del auge (1807), 
Ics; Parccìniiics: des Alalie is aie X l'I .siede del Barone Davil- 
ì'nn- {ìi^S2)ja Cèi'amiqtie italiemie dei sig. F. de?*l(''ly (1884), 
e soi)rattutto i volumi del sig. Molinier: les MrtjDliqiie-'^ ita- 
lieìines en Italie (188:3) e la Cèrainique italiemw au XV sie- 
de (1888), compilati con ottima critica. 

Mi l'ermo : se volessi passare in rivista i lavori più o meno 
considerevoli consacrati alla storia del mosaico, dello smalto, 
del ricamo, della trina, della scultura in avorio, della vetre- 
ria ec, le molte pagine di questa Rivista non basterebbero. 



Vili. 



Prima di terminare questo rapido saggio, mi resta da men- 
zionare una categoria di pubblicazioni che tocca davvicino la 
storia delTarte, dico, la storia degli Agnato ri e dei Collellori. 
Dall'epoca, già discretamente lontana (18."):^)), in cui il sig. 
Du-Mesnil pubblicò la sua Ilistoire des phrs célèbre^ amateur^ 
iUilicns, diverse monografìe interessanti son venute alla luce. 
Il sig. Edmondo Bonaffé ha consacrato un libretto pieno 
di dottrina, e, come edizione, elegantissimo, a Sabba da Ca- 
stiglione (Paris Quantin , 1884); e il sig. di Nolhac, tanto 
conosciuto pei suoi lavori sul Petrai'ca, ha espósto nella Ga- 
zette des Beaux Aris e nella fìihliolhèqife de Fulvio Orsini 
la storia delle collezioni d' arte di questo insigne amatore. 

l)opoaver procurato di rap[)resentai'e nelle linee generali la 
fisoiiomia dell'erudizione Irancese in quanto è consacrata alla 
storia dell' arte italiana, esporrò in mia prossima notizia ai 
lettori (\^\V Ardìirio Storico Italiano i resultati speciali cui 
son giunti i miei compatriotti nel corso degli ultimi (Uie anni, 
1887 e 1888. In questa analisi (nella (juale la mia ambizione 
sarebbe di non rimanere troppo al disotto ai modelli lasciati 
in questo stesso Ardiivio dal mio compianto amico Al Credo 
AncH. Stor. It., o."» Serie. — III. 7 



98 CORRISPONDENZE 

di Re u ino ut (1) ) mi sforzerò di mettere in luce un certo nu- 
mero di scoperte perdute in raccolte poco note e che potreb- 
bero perciò di sfuggii'e ai miei dotti confratelli d'Italia. 

Parigi, dicembre 1888. 

Eugenio Mììntz. 



Nota. — Il nostro egregio corrispondente, per un sentimento squi- 
sito di delicatezza, ha taciuto dell'opera sua: ma è debito nostro di ri - 
cordare come il sig. Miintz stia in prima linea tra coloro che in que- 
st'ultimi tempi hanno più efficacemente cooperato all' incremento 
degli studi francesi sulla storia artistica italiana. Con assidue ri- 
cerche negli ai-chivi, con ottimo metodo critico, con gusto finissimo, 
il M. ha pubblicato importanti lavori, i cui resultati hanno in parte 
accresciuto, in parte rettificato la conoscenza dell'arte medievale. 
Ora, affinchè la precedente Relazione (che i lettori italiani legge- 
ranno , ne Siam certi, con vivo interesse) non rimanga incom- 
pleta, crediamo utile di- segnalare alcune delle principali pubbli • 
cazioui del Miintz. 

Roma e la corte pontifìcia all'età del Rinascimento sono state 
studiate dal M. con particolare affetto. Abbiamo di lui nella Di- 
hliothcque des Ecoles franoaises cVAtlv'nes et de Rome (1878-«*) 
tre volumi su Les Arts à la cour des Papes pendant le XV^ et le 
XVB siede ; e dal 1884 un'appendice alla detta opera si è comin- 
ciata a pubblicare nei Mélanges publiés par VEcole frano.aise de 
Rome. Del 1886 sono Les Antiqv.ites de la ville de Rome auv XIV^, 
XVe et XV le siècles (Paris, Leroux), e La Bibliothrque du Vati- 
can au XVIe siede (Paris, Leroux). Nel 1887 poi, in collabora- 
zione con P. Fabre, ha pubblicato La Bibliolhèqiie du Vatican au 
XV^ siede, che forma il voi. XLVIII della cit. Biblioth. des Eco- 
les frauQaises. 

Altre pubblicazioni del M. riguardano la storia del Rinascimen- 
to artistico in genere : Les précurseurs de la Renaissance (Paris, 
Rouam, 1882) ; con un' appendice pubblicata nel 1888, e intitolata : 
Les Collections des Médicis au XY^ siede ; e La Renaissance en 
Italie et en France a tépoque de Charles Vili (Paris, Didot, 1885). 



(1) Notizie bibliogra/ìcìte dei lavori pubblicati in Germania trattanti 
di belle arti in Italia ; 1848 e se"-. 



FlIANiUA DI» 

Alti'e, due j-oiiiHji artisti italiani, Donatello e Rallacllo : Lcf artislcs 
ceU'bres. Donatello. (Paris, Rouam, 18S5). Lea hisùoriens et Ics criti- 
ques de Raphat'l {ParÌ!i, Rouam, l8S:ì). RaphaH, sa vie son oeuvre 
et son lemps (Paris, Hachette. 2^ imIìz. 1886: 2^ ediz. in^l., 1888). 

Riferiseonsi poi alle arti decorative le Notes sur les mosaiques 
c-hretienncs de l'Italie, delle quali si sono pubblicati otto fascicoli 
(Paris, Leronx) dal 1874 al 1881: e V Histoire generale de la ta- 
Itisserie en, Italie ec. (Paris, Dalloz, 1878-84). 

Per conchiudere, annunziamo che pochi giorni or sono la Libreria 
Hacìiette ha posto in vendita un nuovo splendido volume del M., del 
quale cureremo che sia fatta una speciale recensione : Histoire de 
l'Art pendant la Renaissance. Italie. Les Primitifs (in 4.° pp. 744). 
In questo volume, diviso in sei libri con un'introduzione, e corre- 
dato di stupende incisioni, si delineano i caratteri e la storia gene- 
rale del Rinascimento italiano, in specie riguardo all'arte : e si de- 
scrive poi la storia delle singole arti belle, cioè dell'arcliitettura, da 
Rrunellesco e Bramante; della scultura, da Donatello al Verrocchio ; 
della pittura da Masaccio al .Mantegna; e, infine, dell'incisione e 
delle arti decorative. 



C. P. 



RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 



C. P. TiELE. Babylonisch-Assyrische Geschichte. 2. Teli. Von 
der Thronbesteigunfj Sinacheribs bis sur Ero berung Babels 
durch Cyrus. - Gotha, F. A. Perthes, 1888. In 8." 

Questa seconda parte di un eccellente Manuale storico suU'As- 
siria e la Babilonia (1) non contiene solamente il racconto delle vi- 
cende politiche in Mesopotamia da Sennacherib a Ciro, ma una 
breve trattazione altresì delle antichità assiro-caldee. L'A. bene 
informato e coscienzioso, seguendo il metodo pel quale già si è rac- 
comandata all'attenzione del pubblico la prima parte del suo libro, 
ha approfittato dei migliori lavori assiriologici pubblicati ultima- 
mente, specie in Germania, con discernimento e buona critica. La 
cronaca babilonese a cui altrove accenn wamo (2) fu consultata dal 
Tiele nei punti principali, come pure gli studii del \\'inckler sulla 
medesima; le Hibbert Leclures del Sayce, opera di importanza, 
checché possa pensare l'A. sulle teorie deirassiriolojo inglese in- 
torno alla religione di Babilonia, non potevano essere che ricordate 
fuggevolmente dall'A., la cui Storia si compiva poco dopo la pubbli- 
cazione del volume del Sayce. A pai'te i casi di omissioni forzate, 
le conoscenze bibliegrafiche dell'A. sono molte e di scelto mate- 
riale, le citazioni esatte e a proposito, talché su questo punto non 
abbiamo da rimproverare all'A. che colpe leggerissime, come per 
es. a pag. 525, a proposito del Dio Rammàn, la mancanza di rinvio 
a due importanti articoli del Delitzsch e dello Schrader (v. Zeit- 
schrift fih- Keilschriftforschung, II, pp. IGI e 365), una frase w«^7fvf 
Babili che, dietro le indicazioni dell'A. p. 512, abbiamo invano cer- 
cato nell'editto di Nabuccodonosor I, il nome di un noto assiriologo 
R. Hoerning scambiato (p. 310 A.) con un ignoto Eoernìnig (cfr. p. 
615), ecc. Qualche negligenza però delle leggi grammaticali assire 
spiacerà ai lettori assiriologi, che sanno come l'A. non appartenga 



(1) Ved. la recensione della prima i)arte in questo Aì'cliivio, 1887, vo- 
lume XX, p. 507. 

(2) Ved. Archivio Hturico, 1. e, p. 508. 



I!ASSI-:(;XA l{|l!l,|it(ii;AKl('A K>1 

a quoyli storici elio lavorano di seconda o terza mano sui docu- 
menti. Mentre qua e là ci imbattiamo in buone osservazioni filolo- 
giche, come quella sulla lettura del nome Zarpanilu (p. 532), sulla 
natura probabilmente non ideografica del gruppo nirpaddu, (p. 296) 
sulle espressioni assire per nominare il Dio xxt' i^oyiiv (pp. 522 e 
529) (1), altrove qualche falsa lettura attenua il merito dell'opera 
dal lato linguistico : per es. p. 347 marab, espressione equivalente 
a rabish, è certamente lezione errata ; p. 344 nipisa rittiha deve 
correggersi nipir shangntika, p. 393 ishapri (leggi ishabri) non ha 
niente che fare con shapar ; p. 526 kashitti va mutato in qaritti 
(lem. di qarclu). Non parliamo di ciò che è incoi'to por tutti come 
l'etimologia del nome ilu tanto ricercata e. tanto discussa (p. 538), 
del significato di malih (come attributo delle divinità), voce 
tradotta « re » dal T., o della traduzione dei nomi dei santuari! 
babilonesi, sempre o quasi sempre disputabile (2). Qui le conget- 
ture dell' A. meritano la stessa considerazione che quelle d'altri 
assiriologi, perchè la scienza assiriologica in taluni rispetti non è 
uscita ancora dall'infanzia. Ma la trascrizione non di rado difet- 
tosa, sh in luogo di s, z in luogo di ts, la poca uniformità nell'uso 
delle brevi e delle lunghe, qualche forma verbale mal tradotta (3), 
la proposta sostituzione di lamutbali a lasubigallai per noi im- 
possibile graficamente e non giustificata neppure dal punto di vista 
geografico, sono tutte inavvertenze non gravi per un libro di ma- 
teria storica, ma che 1' A., siamo sicuri, vorrà evitare in una se- 
conda edizione. 

In altro articolo riconoscemmo la competenza dell' A. come 
istoriografo e critico. Oggi non possiamo che ripetere immutato 
tale giudizio dopo la lettura di questa seconda parte, dove i do- 
cumenti che meritano propriamente il nome di storici sono scelti 
e adoperati con accorgimento : v. p. es. a pag. 4S8 intorno alle 
fonti stoi'iche su Sargon I. Mentre qui il T. a buon diritto scar- 
ta come storicamente inservibili le leggende sulla fanciullezza 
di quel monarca, altrove (p. 401) non dubita più dei documenti di 
Nabonid dai quali è fornita la più antica data della Cronologia 
babilonese (3750 a. C). E veramente, col liberarsi dal suo scettici- 
smo intorno alla antichità delle monarchie mesopotamiehe, l'A. ha 



(1) Cfr. una nostra osservazione nella Zeitschriftfi'.r Keilschriftfovschv/ng, 
li, 409. 

(2) Yed. p. es. pap. 402: E-ki-na « Haus der Erde » oder « Haus der 
l'nterwelt ». Noi tradurremmo più tosto « casa del riposo ». 

(3) P. es. pag. 550 lamur nel nome Pàn-Ashùr-là,nur ìvaìX. colf impe- 
rativo « schaue », mentre è precativo : « possa io guardare ». 



102 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

mostrato buon senso storico, perchè nulla finora sta ad inlìrniare 
la credibilità di una così esplicita testimonianza. Nelle pagine che 
trattano di questo remoto periodo abbiamo cercato con curiosità 
il pai'ere del T. sulla questione dell" accadismo, e dobbi:;m con- 
fessare che, quantunque nei punti essenziali del problema ci tro- 
viamo ai suoi antipodi (perchè a noi, checché se ne dica, l'esi- 
stenza di una razza smnero-nccadlca in Mcsopotamia non pare 
provata tino ad oggi) (l), l'argomento è trattato con tutte le ne- 
cessarie riserve, così sulla denominazione dei pretesi dialetti, come 
sulla origine della scrittura cuneiforme e della cultura in generale, 
e dell'epoca in cui alla civiltà antesemitica sarebbe succeduta la 
semitica nel bacino dell' Eufrate e del Tigri. 

Il periodo storico abbracciato da questo volume comprende i 
regni sui quali possediamo maggior copia di informazioni, cioè 
quelli di Sennacherib, di Asarhaddon, di Asurbanipal e di Nal)uc- 
codonosor. I documenti originali, trattanti talora in più esemplari 
redazioni diverse uno stesso avvenimento, sono descritti e discussi 
dall' A., che dalle diverse versioni degli scrittori assiri cerca di 
fare scaturire un solo racconto, il più probabilmente vero. Occorre 
proprio che le iscrizioni- siano così imbrogliate e discordi da non 
paterne cavare costrutto, perchè l'A. si contenti di riferirsi ad 
esse senza esame critico. Del resto per ciò che riguarda questa 
parte, la più specialmente storica del libro, ci conviene rilevare 
separatamente alcuni punti. Pag. 138: trattando della difficilissima 
iscrizione di Nabuccodonosor I conosciuta sotto il nome di Editto, 
l'A. con molta ragione combatte coloro che vogliono riferirlo al 
^'abucco più fomoso, distruttore di Gerusalemme. Oltre agli argo- 
menti addotti dnl T. si noti che l'Editto per il fraseggiare più che 
ai recenti monumenti babilonesi somiglia alle iscrizioni arcaiche. 
(Cf. HoMMEL, Geschichte ec. p. 488, e seg.) Pag. 404: la leggen- 
daria morte di Sardanapalo sarebbe forse, secondo l'A. (preceduto 
in questa opinione da altri) la morte di Shamashshumukin, come 
le iscrizioni ce la raccontano. A noi le circostanze dei due racconti 
sembi'ano invece diversissime fra loro, e neppure la identificazione 
di Sardanapalo con Asurbanipal pare a rigore dimostrata. Pag. 309: 
intorno all' assassinio di Sennacherib l'A. accetta la versione biblica, 
che dice siano stati due gli uccisori del re. Discute poco le fonti gre- 
che discordi colla Bibbia. Sebbene allo stato presente delle nostre 



(I) I lettori specialisti nei austri studi siiin-anno già che il prof. De- 
i.nzscii, UDO dei più illustri rappresentanti dell' assiriologia tedesca è i)as- 
s;it.o ultimamente nel campo degli auti-accadisti sotto le bandiere deirHAi.i:\ y. 



KASSKGXA UIHI,I()(iUAFICA 1<>:'> 

cognizioni ci niaiicliiiio i mezzi per scoprire la voi ita in mezzo a tante 
contradizioni degli storici, A-edasi l' ingegnosa si^iegazione di questo 
enigma storico data dal Winckler, Zeitschrift fnr Assyriologie, II, 
392 eseg. Pag. li:ì: il luogo che l'A. assegna ad Ashnri tilildni nelln 
serie cronologica ò possibilmente quello che gli spetta, e anche a 
noi sembra soprattutto di gran peso ì'iscriz. I. R. 8, n." 3. Quanto 
all'esistenza di un secondo Asarhaddon, è anch'essa tuttavia sog- 
getto di discussione, e la guerra dei Cimmerii contro questo preteso 
monarca è raccontata troppo vagamente nei testi per potersene 
trarre conclusioni. L'Hommel promette peraltro di dimostrare che 
Ashuritililùni è identico ad Asarhaddon li {Abriss der Geschichte 
des Orhnts, p. 86): anche l' Amiaud {Bahylonian and Orientai 
Rccoì'd, II, 197) ha parlato di questo sovrano d'Assiria, e Io crede 
lìglio di Ashuritililàni. Il T. non poteva conoscere queste due note 
perchè troppo recenti; d'altra parte esse non escono dal campo 
congetturale, e per ora nulla tolgono al valore delle ipotesi del- 
r A. Pagg. 429-130: quantunque la narrazione data dall' A. del- 
l'assedio di Gerusalemme possa dirsi conforme ai dati biblici, me- 
ritava qualche discussione il passo di Geremia XXXIX, 1, relativo 
agli Egizii e all'abbandono forse momentaneo dell'assedio. 

Si chiude l'opera con una serie di capitoli, che trattano spe- 
cialmente le antichità assiro-caldee. Raccoglitore diligente delle 
notizie che su questo argomento ci forniscono le opere del Rawiinson 
e del Perrot, attenendosi, per quel che concerne la storia lette- 
raria, alle più recenti traduzioni degli assiriologi, l'A. ha raggrup- 
pato i punti essenziali sulla materia. E se talora li espone senza 
discutere o senza concludere, chi conosce quanto scarse ricerche 
abbiano avuto luogo finora nel campo dell' archeologia assira non 
ne stupirà. Pag. 50 7: a proposito della ribellione di Sedecia non 
ha osservato l'A. che la crudeltà usata da Nabucco contro il re 
giudeo fu effetto della sua ostinata ribellione. I sovrani di Ninive 
e Babilonia non furono generosi se non cogli umili. Ved. già una 
giusta riflessione presso l'A. pag. 511. Pag. 495: quantunque la 
traduzione dei nomi dei funzionari assiri sia cosa malagevole, non 
intendiamo perchè si debba considerare shntshak (o shu.parshah) 
come un titolo generale di alti funzionari e non come un titolo par- 
ticolare. Pag. 559 : la osservazione intorno alla lettura dei segni 
bi, ri ec. quantunque non provata ci sembra giusta e d' accordo 
con quanto hanno supposto altrove il Renan, il Nòldeke ed altri. 
Pag. 511 e segg. giudichiamo eccellenti in generale le osservazioni 
intorno alla letteratura assira. Qui era il caso di combattere (come 
forse ne aveva intenzione 1' A., pag. 575, ma non ha troppo osato) 
r affermaziojie spesso ripetuta che gli Assiri sieno quasi sempre di- 
scepoli dei babilonesi nelle loro produzioni letterarie. 



104 RAS:^EGXA BIBLIOGRAFICA 

Due parole, per terminare, sui capitoli trattanti della religione, 
ricchi abbastanza di notizie e d'osservazioni acute. Fra queste pe- 
raltro ci appariscono una stonatura la critica (pp. 556-557) sulla 
non esistenza del tempio di Belo a tempo di Erodoto, e gli argo- 
menti piuttosto deboli con cui si pretende di dimostrare che, se 
Serse avesse saccheggiato in parte il tempio, ne avrebbe compita 
la totale distruzione. Se Erodoto avesse descritto perfettamente 
l'edilìzio, ciò non proverebbe a rigore la sua visita ai monumenti 
di Babilonia. Nessuno sa se il padre della storia si sarebbe curato 
(li parlare esattamente di tutti quei santuarii a cui accenna l'A., 
e che del resto neppur oggi conosciamo con precisione quali fossero 
e in che relazion3 colla massa principale del tempio. Del resto, a 
parte simili deljolezze di critica, il metodo seguito per l'esposizioiìe 
della religione babilonese è tra i più connnendevoli : col descrivere 
separatamente le cerimonie del culto, ^li attributi degli Dei e dei 
sacerdoti, i tempii, le leggende religiose, il T. ha seguito quell'unica 
via che si apre finora agli studiosi di un tale argomento. U me- 
desimo lavoro analitico, che fu compito dagli eruditi per ricomporre 
le figure delle divinità greco-romane sulle indicazioni dei poeti, 
dei filosofi, degli storici, debbono intraprendere gli assiriologi per 
ricostruire il Panteon Assiro Caldeo. Ora il T. ha dimostrato in 
poche pagine come felicemente possa riuscire un simile tentativo 
Senza dubbio qualche brano di sintesi comincia fin da oggi a ve- 
dersi possibile nella storia della religione assiro-caldea ; appaiono 
]ier es. evidenti (malgrado lo scetticismo del Meyer) le relazioni 
fra i salmi penitenziali Ebraici e Babilonesi (pp. 553-554) ammes- 
se giustamente dall' A.; appaiono evidenti le relazioni fra certe 
idee religiose dei popoli iranici e dei babilonesi semiti. Ma prima 
che una storia generalo e sintetica delle religioni semitiche possa 
tentarsi, se mai si tenterà, il cammino a cui sopra accennavamo 
dovrà esser percorso completamente, col solo intento di stabilire 
i fatti e separarli dalle ipotesi. Quale finezza di accorgimenlo 
occorra a tal uopo non è qui il luogo di mostrare a lungo. Un solo 
esempio addurrò per conchiudere. A pag. 518, parlando delle corti- 
giane sacre di Babilonia ricordate da Erodoto, e dei loro sacrifizii, 
l'A. cita Giuseppe Halévy, che sostenne l'origine persiana e per- 
ciò recente di tal culto. Ma il T. oppone con buon senso che l'uni- 
nico appoggio dell' Halévy sta in un antico testo assiro dove si 
leggon le lodi della donna virtuosa. Se non erriamo, ci par di leg- 
gere fra le linee che l' A. tiene questo rai^ionamento per assai 
insignificante. Noi aggiungeremo per conto nostro : guai alla critica 
storica che procedesse coi criteri adoperati in questo caso dal- 
l'Halévy! Dunque da un'età che elogia la castità, la purezza, do- 
vremo attenderci tutto santo, tutto illibato ? e le Cornclie e le 



RASSKdXA 1!II;i,I()<!|;aki('A io.") 

Mes>;aluio non si ti'ovatono <i froiilo in oj,nii toiiipo? e il carati to 
religioso eli quei sacrilizi ad Afrodite lo dimentica il critico fran- 
cese così facilmente ? Per fortuna assai di rado certe l)izzarri<; 
della critica tentano di nuocere ai^Vi studii assiriologici ciie il Tiele 
rappresenta in Olanda cosi degnamente. 

Bruto TKr.oM. 



Rolli; i( 111 K. I)t'ittsc/h' P(li/cr)'eiseu niich ik'ui IlcU.i'jfii Ijui'lr. - 
Gotha, Perthes, 1889. In 8.", di pp. 352. 

Questo dotto autore, contiiniaudo a travagliarsi con mirabile 
operosità sulla storia delle Crociate (1), ha or ora dato fuori un 
nuovo libro sui Viaggi dei Pellegrini todeschi alla Terra Santa, 
dove ne ha ftitto il catalogo lino a trecento e più dall'anno 300 al 
1699, e vi ha premesso una esposizione storica, la quale in non 
molte pagine we raccoglie il sugo, accenna alle circostanze ge- 
nerali, ai motivi del pellegrinaggio, i modi di eseguirlo, le spese 
e gli avvenimenti speciali più notevoli occorsi ai viaggiatori. 

Per. dire il vero è questa la seconda edizione di un volume 
già pubblicato nel 1880 sotto il medesimo titolo, e di cui fu già 
discorso in questo medesimo periodico (ser. IV, to. VII, pp. 251- 
259). Ma laddove in quello si contenevano parecchie descrizioni 
originali scritte in antico tedesco, perciò poco intelligibili ai letto- 
ri-, nel presente libro, omesse queste, fu quasi triplicato il nume- 
ro dei viaggiatori, vi si aggiunsero molti nuovi e interessanti parti- 
colari tanto nella esposizione storica quanto nel catalogo, e vi sono 
indicate le nuove e migliori edizioni ed illustrazioni dei singoli 
viaggi. Il Rohricht inoltre ha premesso alla serie dei Viaggi le 
canzoni più antiche che cantavano i pellegrini (Pilgerlieder) : sono 
due, una in latino « Jernsaleni mirabilis » ; l'altra in tedesco « In 



(1) Fra i numerosi scritti dettati dal D."' llolirict sul medesimo soggetto 
mi contenterò d'accennare i seguenti: Contributi (Beitràge) alla storia 
delle Crociate, fra i quali la Crociata di Federico II. BerlinO; Weidmatm, 
187-1 ; la Conquista d'Accon nel 1291 fattix dai Musulmapi, nelle Forschun- 
(jen sur deutschen Geschichte, 1879, XX ; la Crociata dei fanciulli, in Sy- 
bel s' Histor. Zeitschrift, 1876. voi. XXXVI: gli Etudes sur les demiers 
tf'ììips de Jerusalerii. negli Archives de VOrient latin, 1.617-6")2 e II, 365-401', 
(18S1, 188-1); Quinti belli sacri Scriptores miaores, Ginevra, Fick, 1870; 
Ti.stiiiiania minora de quinto bello sacro. Ibid. 1882, tra le iiulihlicazimii 
della Socit'te' de VOrient latin. 



10(3 RASSEGNA HiBLIOGRAFICA 

Gotternamen fahren loir » -, quest' ultima con alcune variazioni dal 
secolo XII al XVI secondo i mss. Vi è pure la melodia, dal secolo 
XII in poi, in notazione musicale moderna, ma secondo l'indicazione 
dei mss., quella cioè per la poesia latina, e due per la canzone te- 
desca, indicando l'autore i fonti donde le attinse. 

Ricchissime ed eruditissime le note apposte in fine della Esposi- 
zione storica, fra le altre amiamo segnalarne due: la nota 111, som- 
ministranteci una lista abbondante de' Patroni veneziani che so- 
levano accogliere nelle loro navi i pellegrini, e la nota 131, che 
fornisce una quantità d'indicazioni sui valori di monete correnti 
nei diversi tempi. Al quale ultimo proposito non lascerò di ram- 
mentare un'altra pubblicazione del D."" Ròhricht fatta in società 
col signor Meisner a Dresda (nel Nuovo Archivio per la storia 
ed antichità della Sassonia. Yol. V, i due primi fascicoli): alludo 
al Libì'o dei censi {Rechnungsbuch) di Hans Hundt, miniera assai 
ricca di dati di spese fatte, di cambii e di valori di monete in 
occasione del viaggio a Gerusalemme dell' Elettore Federico il 
saggio e del Duca Cristoforo di Baviera nel 1193-94. 

Un diligente indice generale chiude il volume dei viaggi dei 

Pellegrini. La bibliografia a supplemento di quella del Tobler, che 

facoa parte della prima edizione, è qui tralasciata come lavoro 

estraneo e da rifarsi in seguito a livello delle ultime cognizioni : 

frattanto l'autore ci fa sperare per l'anno prossimo un altro suo 

scritto indirizzato a rammemorare tutti i libri a stampa e a penna 

di autori tedeschi che riguardino la Palestina. 

C. Desimoni. 



Ippolito Malaguzzi Valeri. Frammenti storici. Voi. I. - Reg- 
gio-Emilia, Artigianelli, 1887. - In 1G'\, di pp. 210. 

Quattro memorie contiene questo volume ; lodevoli per ori- 
ginalità di ricerche e per bontà di metodo critico. 

S' intitola la prima : Un episodio storico fjuastallese. Da certi 
esami testimoniali del 1103-61, relativi al possesso della famiglia 
parmense dei 'VN'iberti in Meletole (atti già in parte studiati dal 
p. Ireneo Affò) il M. V., avendoli ora compiutamante e intima- 
mente riesaminati, deduce la notizia di una guerra di Guastalla 
(guerra Guarstulie), tìnora sconosciuta nella storia. Questa guerra 
sarebbe avvenuta nella discesa di Arrigo V in Italia dopo la morte 
della contessa Matilde, e si collegllerebbe colla reintegrazione della 
badessa Febronia nel monastero di San Sisto, donde era stata cac- 
ciata per opera della Contessa, come tìcra partigiana imperiale. 
Il M. V. discute i dati storici e cronologici che si ricavano dai 



RASSEGNA Iiir.I,l«H;i;.\Fl(\v K'7 

citati esami testiiuoiiiali, por i (|iiali viene a deterniinar.si la data 
(li questa guerra Gnarstalh' nel llKi. 

La seconda nieinoiia è su Accorso da Reggio. Il M. V., pro- 
littando di una notizia sia comunicata da Pietro Santini alla Mi- 
sceli, fior, d'enuliz, e storia, pone il principio delle letture di que- 
sto rinomato dottore in Reggio tra il 1-^04 e il '66: e mostra come 
il valore suo e la celebrità da lui acquistata nell'insegnamento 
fossero cagione che il Comune reggiano, venuto nel '66 a parte 
guelfa, concedesse con disposizione statuaria a lui gliiliolliuo il 
privilegio di essere eccettuato dalle generali vendette contro la 
parte vinta, e gli conservasse l'ullicio e il soldo di lettore nel pub- 
l)lico Studio reggiano. 

Riserbandomi a discorrere per ultimo, e un po' più largamen- 
te, della terza memoria, dò intanto un breve cenno della quarta, 
clie illustra Un nuovo rlocumen'.o su Guilo da Castello, « il sem- 
plice Lombardo », che Dante nomina con tanto onore nel canto 
XVI del Purgatorio. Il documento è un estratto di riformagione 
del Consiglio generale di Bologna del 1284, relativa alla pace « fra 
« la parte dei magnati o grandi espulsa da Reggio e ricoverata a 
« Bologna e la parte dei popolari rimasta padrona della città » : 
della qiiale pace il Comune bolognese era stato nominato arbitro e 
mallevadore. Fra i grandi fuorusciti è nominato « dominus Guido 
de Castello de Robertis » ,- e il INI. V., riannodando la notizia che 
ricavasi da questo documento ad altri suoi studi anteriori, mo- 
stra come Guido, benché fuoruscito, si mantenesse sempre leal- 
mente guelfo ; ma in pari tempo, e fuori e in patria, dove fu ri- 
chiamato nel 1290, sempre fermamente aristocratico. 

Vengo ora alla terza memoria, eh' è il lavoro più copioso e 
più ragguardevole di tutto il volume. Essa s'intitola : Un atto di 
giuramento del Consiglio del comune di Reggio agli Ambasciatori 
del Comune di^ Bologna. Il documento, che qui viene illustrato, 
è un giuramento che fa Guido da Settefonti potestà del Comune 
di Reggio il 16 febbraio 1219 agli ambasciatori del Comune ili Bo- 
logna, di osservare per un quinquennio i patti d'alleanza stabiliti 
tra i due Comuni. Il 'SI. V. dà conto di tutti i precedenti storici 
di quell'atto, che contiene non già un'alleanza nuova, ma la con- 
ferma di un'alleanza già più volte rinnovata, e il cui [u-iucipio 
risale al 1203. È notevole la diligenza con cui 1' Aut. ha raccolto 
ed esposti tutti i documenti relativi a questo patto d'amicizia tra 
Reggio e Bologna, e importanti sono i ragguagli storici che se ne 
i-icavano: ma lo studio del M. V. è commendevole anche sotto 
un altro rispetto, cioè come saggio di « diplomatica conninale »: 
« materia (com'egli giustamente osserva) ili tanto momento, e pure 
« sino ad ora tanto poco studiata ». 



108 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

Il INI. V. prende infatti occasione dal documento sopra citato, 
e dagli altri che ha raccolti a illustrazione del medesimo, e che 
tutti si conservano in copie, a indagare le norme e le forraole 
della compilazione degli atti nella Cancelleria reggiana, prendendo 
particolarmente in esame le « rifornì agioni. » La qual cosa egli 
fa secondo il metodo e la nomenclatura proposta da Teod. Sickel 
per lo studio analitico delle carte ; sebbene egli stesso osservi, e 
con ragione, che tali atti comunali non sono carte vere e pro- 
prie ; ma piuttosto brevi, cioè documenti scritti per memoria, che 
in principio non ebbero né un dettato ne una formola costante. 

E qui mi sia lecita un'osservagione. Forse, tra i molteplici atti 
delle cancellerie comunali, la riformagione (che per il contenuto 
e per lo scopo si accosta piuttosto alla categoria delle leges et 
statista che non a quella delle chartae et diplomata), è quella 
che maggiormente si differenzia, anche nella forma, dai documenti 
veramente diplomatici; e perciò forse la meno adatta all'applica- 
zione della magistrale teoria sickeliana sulla partizione analitica 
del diploma. A me pare che nella serie dei documenti della lega 
bolognese-reggiana avrebbero offerto vn materiale più adatto allo 
studio diplomatico le carte di patti e i giuramenti. Vero è che la 
riformagione è un « atto primo e fondamentale tra tutti quelli co- 
« munali »: ma quando l'Aut. aggiunge che « inlluì per diretto e 
« per rillesso sullo sviluppo degli altri, e ne diede e segnò quasi la 
« ragione e la misura » (p. 175), non posso pienamente consentire 
con lui. Nella documentazione medievale la materia storica e la 
forma diplomatica sono due cose ben distinte e da apprezzarsi con 
distinti criteri. Ora, sotto il rispetto storico, l'importanza della ri- 
formagione è principalissima : essa è, per certo, la base di tutti 
gli atti comunali, perchè, dopo gli Statuti e insieme con questi, è 
l'espressione diretta dell'autorità sovrana costituente e legislativa : 
nia, sotto il rispetto diplomatico, la cosa è ben diversa. Possono 
dalla medesima derivare altri documenti ; e di questi può la ri- 
formagione essere fonte, storica e diplomatica a un tempo, ri- 
spetto al fatto documentato e alla composizione intrinseca del te- 
sto: ma non ha né può avere alcuna inlluenza sulle altre forme 
diplomatiche , sia di preaml)olo e di compimento al testo medesi- 
mo, sia del protocollo ; imperocché le forme variano secondo il di- 
verso carattere giuridico dei documenti ; e il fatto documentato e 
il motivo del documento non hanno in esse niente che vedere. 

Ma, senza insistere di più in queste considerazioni dottrinali, 
mi piace di riconoscere che lo studio diplomatico della « riforma- 
gione », considerata in sé, è fatto dal M. V. con molta diligenza e 
con molto acume; e i modelli ch'egli ne produce degli anni 1240, 
1250, 1281, 1315, ci danno un'idea chiara e precisa- del progres- 



UASSKCNA HIKI.IiKil.'AFICA !'••' 

sivo svilu])p() c perCoziuiinnieiito eh" ebbero in Kejrgio d'I-linilia, tra 
il secolo XIIl e il XIV, le forme politiche delle adunanze e delle 
deliberazioni consiliari, e le forme canceilcre.sclie dei relativi pro- 
cessi verbali. Cesahk Paoli. 



Un'antica cronaca lìiemontese inedita, pubblicata ed illustrata 
da Giuseppe Calligaris. Torino, Loescher, 1889: pp. 144. 

La cronaca di Frnttiiaria, nella sua brevità fonte importan- 
tissima per la storia dei sec. XI-XIV, era già stata usufruita da 
parecchi scriUori di coso piemontesi, ma non sempre senza ine- 
sattezze ed errori. Ultimamente Giacomo Gorrini, nel suo prc;4'evole 
lavoro su « Il comune Astigiano e la sua storiografia » (paj?. 78) 
segnava entro il sec. XI i limiti estremi della narrazione di tale 
cronaca, la quale invece, come nota U Calligaris, va dal 1003 
al 1.328 circa; e la giudicava in genere di molto interesse pei* le 
genealogie, le quali ora appaiono invece di disuguale importanza, 
esatte o confuse, nelle diverse parti della cronaca stessa. Qiìesta 
dunque non si può sottoporre ad un unico giudizio; e lo studio 
del C. è appunto diretto a raggiungere questo tìne: distinguere le 
varie parti onde risulta la cronaca, secondo la loro natura ed 
età, per mettere lo studioso nella condizione di apprezzarne sin- 
golarmente il diverso valore, la varia credibilità. 

Dopo un brevissimo preambolo, che divide in quattro periodi 
la storia dell'abbazia di Fruttuaria, già scritta pochi anni or sono 
da Giovanni Bestonso (1), TAut. presenta un elenco dei codici che 
contengono la cronaca, dividendoli in due famiglie. La prima ne com- 
prende cinque non tutti completi, né tutti ora esistenti. Il terzo, ad 
es., è perduto; e il C. cerca di ricostruirlo con un lavoro accurato, 
valendosi dì un codice della seconda famiglia, del sec. XVjI, che 
porta segnate le varianti di quello che non ci è pervenuto. La 
seconda famiglia ha due codici, rispettivamente dei sec. XVI e 
XVII. Le differenze caratteristiche fra le due famiglie, e la distin- 
zione che pare si possa stabilire tra i codici stessi della prima, privi 
di quell'unità sistematica che li avvicinerebbe strettamente 1' uno 
all' altro, sono ricavate da un minuzioso esame interiore della 
cronaca. 

Il codice pubblicato in fine allo Studio sta in mezzo a queste 
due famiglie: poiché esso, mentre per certi caratteri si avvicina 



(1) V abbazia di Fruttua)-ia, Mona(jyafìa. Ivrea, Curbis, 1881. 



Ilo liASSEGXA HIHLIOGRAFICA 

alla seconda, riempie pure molte lacune che questa famiglia pro- 
senta, sicché viene per tale riguardo ad accostarsi alla prima. N- 
perciò si deve credere che esso sia una ricostruzione critica di 
qualche erudito, che con un codice della prima famiglia abbia riem- 
pito le lacune di uno della seconda: esso è una copia, che risale ad 
un codice anteriore, e quale potè giungere a noi dopo di essere 
passata per le mani di molti amanuensi. Esso ci dà tuttavia in 
complesso la migliore lezione. 

Fatta così la genealogia dei codici, il C. prende in esame i princi- 
pali scrittori che utilizzarono o conobbero la cronaca di Fruttuariì. 
Citata come fonte storica sicura nel sec. XVI, la cronaca contenuta 
in pochi manoscritti sfugge poi alle ricerche degli studiosi, tante - 
che alla fine dei secolo passato non è più conosciuta. Filiberto 
Fingono (1), vissuto nel sec. XVI, conobbe certamente la cronaca 
nostra, ma è difficile dire quali codici utilizzasse. Guglielmo 
Bai desano (2) Tutilizzò largamente e, pare al C, in un testo ch'^ 
nel suo complesso rispondeva a quello ora pubblicato. Francesco 
Agostino della Chiesa (3) usufruì la cronaca, che conobbe 
e direttamente e nella trasformazione che essa aveva patito d;il 
Baldesano. Ferdinando Ughelli (4), specialmente nella serio 
dei vescovi d'Asti, mostra di conoscere la cronaca di Fruttuaria, 
ma non la discute: copia quel tanto che forse ebbe da Filipp > 
Malabayla. E con questi la conobbero o seguirono più o meno 
esattamente il Guichenon (5) e Paolo Brizio (6). Quest'ultimo 
però cita non il « Chronicou Fructuariense » male « Notae Fm- 
ctioarienses, dette poi dall' A. « Chronica magna S.'' Benigni. 
Fructuariensis ». Il C. quindi si domanda che cosa sia mai 
questa cronaca, la quale appare da prima nel sec. XVII utilizzata 
largamente dagli eruditi, e scompare alle ricerche essa pure al 
principio del secolo nostro. Ed a lui pare lecita la congettura che 
questa grande cronaca non fosse altro che una specie di cartario, 
una raccolta cioè di tutti gli atti più importanti relativi all' abba- 
zia, fatta da un tale Anteo Stuardo. non conobbero neppure la 
cronaca di Fruttuaria, o ne diedero poche ed inesatte notizie, il 



(1) Augustae Taurino) uni, 1577. 

(2) Histovia Ecclesiastica, ms, 

(3) Corona di Savoia, e Descrizione del Piemonte, ms. 

(4) Italia Sacra. 

(ò) Jlist. gennai, de la royale maison de Savoie, 1(300. 

(6) Seraphica sitbalpince D. Thomae pi-or. momimenta, 1(J4.">. 



K.VSSK(;NA U11!I,Im(;1;a1-ICA 1 I 1 

Xapiono (1), il Dui'aiiili (2), il Pruvaiia {'■)}, il Cilirario (1), 
il Casali s (5), il Berto lotti (6), il G or ri ni (7). 

Ma, come già T A. ha osservato, la cronaca non ì- un tutto 
omogeneo, del quale si possa dare un solo e gcnei-ale giudizio, e 
che possa essere tutto nel suo insieme sottoposto ad un unico 
esame. Essa presenta due parti ben distinte-, una narrativa, l'altra 
catalogale, che richiodono di essere separatamente studiate da chi 
si accinge a determinarne la cronologia. Undici sono i brani nar- 
rativi principali che il C. distingue, disposti nell'ordine dato dalla 
cronaca stessa : ancor essi non tutti sono appartenenti alla stessa 
redazione, e opera dello stesso individuo, ma sono distinti fra 
loro per caratteri interni e cronologici: infatti alcuni precedono gli 
altri in ordine di tempo; e, per riguardo al valore intrinseco, alcuni 
sono leggendari, storici gli altri. 

Dimodoché la parte narrativa della cronaca sarebbe stata di- 
stesa in periodi diversi, e da altrettanti cronisti: cioè da: 

1.°) un antico cronista, autore dei brani con valore storico, 
che conobbe e utilizzò fonti antichissime. 

2.") un secondo cronista, scrittore dei brani leggendari e 
posteriore al primo. 

.3.") un terzo cronista, più moderno dei due primi, che at- 
tinse a fonti ora storiche ed ora leggendarie. 

Anche la parte catalogale è suddivisa dal C. in due nuove 
sezioni delle quali l'una antica e storica, l'altra falsa o leggendaria 
e moderna. Nel suo insieme questa parte è la più preziosa del 
documento, perchè attinta per lo più da antico elenco di abati, 
compilato forse nel monastero stesso. Nelle sue suddivisioni però 
ha valore diverso, perchè l'esattezza del catalogo cessa coli' anno 
1213; quando cioè il cronista cessa di attingere al catalogo esi- 
stente forse nel suo monastero, e che egli può avere in certi punti 
addirittura trascritto. In seguito il catalogo diventa deficiente sotto 
ogni rispetto; e^so non è più lo scopo del cronista, il quale si serve 
dei nomi degli abati solamente per dare un ordine , un indirizzo 



ì 



(1) Vite ed elogi d'illustri italiani, 1784. 

(2) Bella marca d'Ivrea, 1804. 

(3) Studi critici sopra l'Italia ai tempi di re Arduino, 1844. 

(4) Storia del Santuario della Consolata. 1845. 

(5) Dizionario geografico storico degli stati di S. iV, il He di Sai 
degna, 1841. 

(•3) Passeggiate nel Canavese, 1807. 

(7) Il comune astigiano e la sua storiografia, 1884. 



112 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

al SUO lavoro storico, e forse anclie per continuare la tela che 
aveva dinnanzi: ma, o per mancanza di fonti, o per ignoranza 
neir utilizzarle, il cronista compone un catalogo tale di abati, che 
non si accorda punto coi documenti. E questo cronista pare al C. 
possa essere lo stesso che scrive i tratti della cronaca con tradi- 
zione leggendaria. Ma tale distinzione fra le due parti del catalogo 
va intesa nelle linee generali; che anche i brani più antichi della 
cronaca furono rimaneggiati non solo dal più moderno cronista, 
ma anche dall'autore dei brani leggendari. La paternità, ad es. 
degli abati, anche più antichi, è indicata in modo inesatto, e pro- 
babilmente dal più moderno riraaneggiatore della cronaca. 

I brani narrativi minori, inseriti nella prima parte del catalo- 
go, cioè nel catalogo storico, troverebbero il loro autore nel cronista 
cui furono attribuiti quelli narrativi antichi, derivati da libri di re- 
gole. I brani narrativi minori della seconda parte del catalogo, cioè 
della parte leggendaria, diversi interamente da quelli prima esa- 
minati, danno notizie che non solo talora non si possono più con- 
frontare con documenti sicuri, ma ne sono sovente interamente con- 
traddette. Non si può quindi aver dubbio sul loro autore. Essi sono 
in quella parte del catalogo che è dovuta al cronista autore dei 
Insani leggendari, frammezzo an/i ad alcuni di questi : è evidente 
che si debbono attribuire allo stesso autore, che o li attinse dalla 
tradizione, ovvero, se ancora aveva davanti a sé fonti sicure, le 
alterò in modo da rendere impossibile il ravvisarle. 

Così il C. si è preparato a determinare la cronologia delle vario 
parti della cronaca. 

II catalogo storico degli abati di Fruttarla essa circa fan. 1213: 
questo doveva pure essere il termine ultimo del nucleo primitivo. 
Or quando fu scritto tale nucleo? Un documento dellan. 1316 contiene 
la facoltà data dall'abate e monaci di S. Benigno al Vescovo di Asti 
di fare in un dato luogo un monastero di monache : la cronaca ri- 
corda tale concessione, ma la trasforma. Il cronista doveva dunque 
essere lontano dai fatti narrati, lontano perciò dal secondo de- 
cennio del sec. XIV. Il nucleo primitivo può appartenere ai primi 
anni del sec. XV. Pei rimaneggiamenti posteriori il C. segna come 
limite a quo i primi decenni del sec. XV, e come limite ad qucm 
la line del sec. XV o il principio del XVI. 

A questo lungo e minuzioso esame della cronaca segue un 
elenco di ventidue abati del monastero di Fruttuaria dellan. 1031 
al 1328; desunto in gran parte da documenti dell'Archivio di Stato, 
della Biblioteca di S. M. e dell' Archivio dell' Economato generale 
della città di Torino. 

In fine a tutto sta il breve « Chronicon ahatice fructvarien- 
sis » (pp. lU-143), edito coi criteri, che il C. ha largamente dichia- 



KASSKiiNA IìI1:I.1i)(ì|;aKICA llw 

rati. In genere il codice seguito è quello che l'A. ha nel suo .studio 
tenuto fiioi'i della prima e della seconda famiglia. Ma nei luoghi 
guasti egli ha cercato di correggerlo e ristabilire la più probabile 
lezione, quale risulta dal complesso dei codici , introducendo per 
altro queste varianti in modo che si possano riconoscere, e chiun- 
que il voglia possa quindi aver sott' occhio il nudo testo del codice 
principale. A piò di pagina stanno le copiose varianti degli altri 
endici, divisi secondo le due famiglie : apparato amplissimo, che 
il C. dichiara di presentare per giustitìcare i risultati ottenuti da 
l'ii nel suo studio, la preferenza data da lui ad uno dei codici 
noti, nonché la graduazione stabilita fra i vari codici che conten- 
gono la cronaca. 

La (piale è edita ed esaminata dal giovane autore per tal 
guisa, che lo studioso può oramai senza difficoltà apprezzare nelle 
sue singole parti questo notevole documento : poiché la discussione, 
come è già detto, mira appunto a questo : distinguere la parte 
antica dalla moderna: in entrambe, la parte storica dalla loggen- 
daria: in tutte il diverso carattere di narrazione o di catalogo. 

Lo scopo che l'A. si era prefisso è raggiunto duniiue dopo non 
lieve fatica. La quale talora appare troppo evident^ì in mezzo al- 
l' analisi minuta, e rende più grave la lettura di un lavoro, che 
richiede già per la sua stessa natura una viva e costante attenzione 
nel lettore. E questo peso l" A. qualche volta accresce egli stesso 
inconsciamente coi voler dimostrar troppo, e coli' introdurre nel 
testo alcune piccole questioni che avrebbero trovato posto più con- 
veniente nelle note. 

Ma a lavori di questa natura, ed in modo speciale ai più pre- 
gevoli, dobbiamo avvicinarci con intenzione di averne non diletto, 
ma ammaestramento. E l'opera del Calligaris è stata cosi feconda 
(li notevoli risultati, che è tolto ogni valore al biasimo di chi ac- 
cusasse r A. di non averli conseguiti per la via più piana. 

Giovanni FiLirri. 



Storia di Pontevico, del sac. .\ngelo Berexzi. Cremona, 1888. 

Le stazioni lungo i tiumi sono le più antiche e le più notevoli 
pei commerci ; perchè quando la terra era impervia per selve e 
paludi, i fiumi erano le vie uniche. Onde pel Po, pel Mincio, per 
l'Adda, per l'Oglio nei tempi preistorici risalivano Liburni. Veneti, 
indi Umbri ed Etruschi, rimontando per l'Oglio a Canneto, ad Ostiano. 
a Ponte Vico, stazioni commerciali che, prima dei Romani, portavano 
altri nomi. E dove il Mella entra nell'Oglio fra Canneto e Pontevico. 
Arch. Stop,. It., D.' Serie. — III. ^ 



114 RASSEGNA KIBUOGUAFIOA 

penetravano anche perquella, come appare dalle reliquie preistoriche 
rinvenutevi presso Seniga. Ai Romani succedettero nella frequenza su 
quei lìumi i Veneziani, che tennero sino alla line del secolo scorso sta- 
zione notevole a Pontevico, recandovi sale e spezierie, ed espor- 
tandovi ferri, legnami, vino, e biade. Laonde era desiderato che di 
tanto castello fosse designato amorosamente la storia, ed a ciò 
provvide con studio diligente il sac. Bereazi, che, trattandosi del 
proprio caro nido, allargò quella storia anche agli accessori, e vi 
accolse pure tradizioni non salde, come i fatti dei romanzi dd 
Biemmi ed il vanto che Pontevico fosse il Bedriaco famoso per 
la battaglia dell'anno 69: mentre testé con forte dottrina A. 
Mazzi dimostrò Bedriaco essere stato a Calvatone sulla via Po- 
stumia rimpetto alla foce del Clisi nell'Oglio (1). 

Pontevico borgata di settemila abitanti, sta sull'alta riva sini- 
stra deirOglio, che passa con magnirtco ponte, rinnovato nel 1881. 
La sua chiesa è plebana, ma non la troviamo fra le 55 Pievi 
primitive della Diocesi bresciana anteriori al mille (2). Acquistò 
rilevanza alla costituzione delle repubbliche, perchè castello feu- 
dale usato dai bresciani a fronteggiare i Cremonesi. Laonde Ai 
alternativamente guelfo e ghibellino , a seconda che prevaleva 
Cremona inclinata all' impero , Brescia preferente il governo a 
popolo. Onde Pontevico pati molti danni bellici, ed ebbe molte 
ricostruzioni. 

Il Berenzi trovò prima menzione autentica di Pontevico in 
atto del 1127, col quale il conte Zilio Martinengo infeuda quella 
terra ai Consoli e al Vescovo di Brescia. Nel 1170 poi i Consoli 
bresciani investirono Aldighiero Bosadro della Cuzna di Pontevico, 
che allora aveva due castelli, appartenenti al Borgo superiore ed 
inferiore. 

Da questo atto del 1170, copiato dal Liber Poteris Brixlae, 
appare che allora Pontevico era Borgo, e quindi godeva immunità 
cittadine, ma aveva un castello {castrum) vecchio ed un Ospitale, 
stazione dei pellegrini. Pontevico chiamavasi anche Curia, perchè 
il Vescovo di Brescia vi avea diritti e possessi: onde nel 1184 
investì d'un bosco l'Arciprete di Pontevico. 

Nel 1218 Pontevico cadde in potere dei ghibellini fuorusciti 
bresciani uniti ai Cremonesi. Ma i gueltì bresciani in breve pote- 
rono ricuperarlo. E lo tennero per poco, perchè nel 1236 ridisceso 



(1) A Mazzi, Appunti topografici sulle due guerre Bedriacensi. Berga- 
mo, 1887. 

(2) Vedi i nostri Studi di Storia Bresciana. Brescia, 188(5. 



11ASSK(JNA mi{|.l()(iKAFR'A UT) 

Federico 11 coi ghibellini italiani occupò parecchi castelli bresciani, 
e fra loro Pontevico che allidò ai Ci-enionesi, e di qui passò col- 
i'elefantc portante il Carroccio col (pjale mosse all'assedio di Brescia 
del 1-238. 

Seguendo un documento del 125") del Liher Poleris, il Berenzi 
riconferma che Pontevico constava di due gruppi, di cui l' uno 
giaceva nella parte bassa colla chiesa plebana di S. Andrea, l'altro 
elevato con quella di S. Tommaso. Da quel documento rilevasi che 
nel tenere di Pontevico estivavano mandriani sino al maggio, che 
Brescia vi possedeva 848 iugeri di terreni, e vi esigeva tributi da 
.sette mulini, da pescagioni suU'Oglio e sopra un piccol lago, e sul- 
l'uccellagione. 

Nel 1340 i Battuti (flagellatori) costrussero la Ca de De (chiesa) 
a Trento, e quelli di Val Rendena ebbero indulgenza nel 1362. 
Pure nel 1340 sulle rive dell'Oglio presso Pontevico comparvero i 
llagellatori d'ambo i sessi affratellati bresciani e cremonesi. 

Pontevico avrebbe dovuto trovar pace sotto le ali di Venezia, 
della quale accettò la protezione Brescia nel 1420, ma le guerre 
continuarono,' segnatamente ai contini. Onde Pontevico fu diroc- 
cato da F. Sforza nel 1459 e ne furono espulsi gli abitanti. Ma 
Venezia, che amava e stimava per antica consuetudine mercantile 
Pontevico, l'anno dopo lo ristorò e lo favori di molti privilegi. 

Noi non seguiremo il Berenzi nei più moderni particolari 
della sua storia : ma ci congratuliamo con lui che lascia al proprio 
nido un tesoretto di notizie familiari. 

G. Rosa. 



Memorie stoìHche della città e dell'antico Ducato della Miran- 
dola pubblicate per cura della Cotnmissione municip)ale di 
Storia 2iatria e di Arti belle della Mirandola. Volume VI. — 
Statuti della Terra del Comune della Mirandola e della Corte 
di Quarantola riformati nel MCCCLXXXVI, voltati dal la- 
tino nell'italicma favella. Mirandola, Cagarelli, 1888. In 8." 
di pp. XXV 1-250. 

La Commissione municipale di Storia patria e di Arti belle della 
Mirandola, non contenta di aver pubblicato ne' Monumenti di 
Storia patria per le Provincie modenesi (l) gli Statnta Terrae Co- 
munisque Miraadulae et Curiae QuaranLnlarum, reformata anno 



CI) Serie deuii Slatuti. tomo II. 



IIG RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

MCCCLXXXVl (1), ha voluto anche s'ampare un vecchio volga- 
rizzamento degli Statuti stessi, e n'ha formato il sesto volume delle 
sue Memorie StoìHche. 

Quali differenze offrono questi due testi paragonati assieme ? 
In quanto al primo libro, il testo latino corre di pari passo con la 
versione italiana, e niente vi manca. 

Non è così del secondo libro, dove nella traduzione indarno si 
cerca la rubrica : « Quod nemo perraìttat exire equas noctis tem- 
pore sine campanellis stopatis », e quella che segue, che è intito- 
lata : « De eodem » ; rubriche aggiunte tutte e due posteriormente, 
la prima con una grida del 12 luglio 1457, l'altra con una pro- 
clama di Galeotto de" Pico, senza data, ma non certo anteriore al 
1466, perchè in esso si ricorda Matteo Scarabelli da Pavia, il quale, 
dopo aver letto medicina a Torino, fu appunto nel 14G6 chiamato 
a esercitare la professione sua alla Mirandola. E nel testo latino 
manca invece la rubrica : « De la pena de chi tagliarà alcuno ar- 
bore fruttifero ». 

Nel libro terzo le differenze sono maggiori. Due rubriche del 
testo latino non si leggono in quello italiano, e sono : « Quod non 
portentur arma » ; e « Quod nuUus possit aquirere nec alienai'o 
aliquam rem immobilem sine licentia prefatorum Dominorum ». 
Invece nella traduzione si hanno ben nove rubriche che non si tro- 
vano nello Statuto latino (2). 



(1) Cfr. la nostra rassegna in questo Archivio, 1888, II, pp. 232-235. 

(2) Eccone Y elenco : 

De la pena de chi negava le positione. 

De la segurtade che debbono prestare quelli che non habitano nella 
terra o destretto de la Mirandola per le terre che quivi possiedono. 

Che niuno possi uscire de bando pecuniario se prima non satisfa al 
Commune et al suo creditore. 

De li feneratori o usurari. 

Che li arbitri et arbitratovi non habbino havere saliorio de articulo 
cosa alcuna che se havessero reservati. 

Ch'el Podestà facci citare li debitori de le vedove, pupilli et misei-a- 
bile persone senza pagare mercede alli messi. 

Che li debitori de frumento per menante o gioatica possino pagarlo 
in ragione de soldi vintecinque per staro, pagando inanti Santa Maria de 
agosto. 

Che li cavallari et officiali del Commune siano tenuti ogni giorno 
presentarsi al Podestà et accompagnarlo. 

Che li danavi se rescuotino de le mattinate se fano alli vedovi che 
se mavitano, siano de la chiesa et compagnia de Santo liocho. 



RASSEGNA IJlHLIoURAKK'A 117 

Ciiiquo sono le rubriche del quai^to libro, lìarinicntc del testo 
latino, di cui non si ha traccia nel volgarizzamento, cioè « De ru- 
more et assalta vel niisclantia »; « De iiisnlto percussionis », che 
ò una grida del 1474 ; « De filio familias committente malum ali- 
quod in persona alicuius oflìtialis, stipendiarli vel famuli Domino- 
rum » ; « De filio famili;is, nepote et pronepote homicidium com- 
mittentibus, vel alitor deliquentibus »; e « De malefactoribus et 
damnuni dantibns capiendis et presentandis et de emendationibus 
damnorum fiendis », una grida essa pure, che fu pubblicata e ag- 
giunta agli Statuti nel 1471. Ma però il testo italiano ne ha otto 
di più, e tra queste ò sopra tutte singolare quella che tratta 
« De la pena de chi invitarà o dimandarà alcuno a combattere 
a duello » ; pena che consisteva in venticinque scudi, se lo sfi- 
da tore aveva « robba per valore de cinquecento scuti », altri- 
menti doveva stare venticinque giorni « continui » in prigione (1). 

Del libro V non esiste il testo latino, e se ne ha soltanto il 
volgarizzamento. 

Nel testo latino del libro VI si leggono due rubriche che non 
sono nel testo italiano, quella cioè « De extractione panni », e 
quella « De pena Datiarii vel offlcialis facientis bulletam alicui po- 
scenti extrahere bladum aliquod sine licentia Dominorum ». Al 
contrario a ben undici ascendono le rubriche che ha in più il vol- 
garizzamento (2). Come si vede, un testo completa l'altro ; e sa- 



(1) Le altre rubriche son queste : 

De la pena de chi torà alcuna cosa portata o condotta alla Mirandola. 
De la pena de chi ferirà alcuno. 

Ch'el se debbi pigliare li malfattori et dannatori per el Conmizine dove 
sarà fatto el delitto o danno, et de la ernendacione del danno. 

Ch'el Podestà sia, tenuto fare rescuotere tute le condannatione et colte. 

De la pena de chi portarà arme da offesa nel d'i de le feste. 

De la pena de quelli che andarano de notte. 

De la pena de chi falsificarà, fabbricara o splenderà ìnonete false. 

(2) Non dispiacerà che anche di esse dia 1' elenco : 

Che li prefatti Signori (della Mirandola) possino fare grada de la 
traversia a ciascuno signore et nobile che faruno traversare alcuna 
cosa per el loro territorio. 

De la pena de quelli che e.vtraherano frumento, farina o alcune biave 
fuori del destretto della Mirandola senza bolletta. 

De quelli che extraherano del tenHtorio de Rovereto et de Campazo 
frumento in garba. Ugnarne o canno,. 

Modo de la, barrattaria. 

Che l'officiale de la barrattaria possa rescuotere da li giocatori quello 
che sarà giusto, et de. li luochi ne' quali non debbi riscuotere. (segue) 



118 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

rebbe stato ottimo consiglio, invece di stamparli separatamente, 
il darli fuori insieme in nn solo volume, uno di fronte all'altro. 

In che anno venne fatta questa traduzione? L'editore, che è il 
sig. dott. Francesco Molinari, la vuole « forse sincrona, o di un'età 
« non molto posteriore al secolo XV ». Io non credo punto che sia 
sincrona: la ritengo addirittura del secolo XVI. L'unico codice che 
se ne conosca si conserva a Modena presso gli eredi del compianto 
marchese Cesare Campori; e siccome porta scritto nella carta l : 
« Statuti et ordinamenti de li magnifici et potenti Signori de la 
<' Mirandola et del Commune de la Mirandola et corte de Quarantoli, 
« fatti et aprobati per li prefatti Signori currende li anni del nostro 
« Signore Jesu Cristo nel mille quattrocento ottantasei, a di vinti de 
« settembre, indicione nona » ; il Campori, senza por mente che quella 
dita era stata sbagliata, perchè nel 1486 correva l'indizione quarta 
e non già la nona, e che invece doveva leggersi 1386, come infatti 
sta scritto in fronte al testo latino, li giudicò del I486, e lacendo 
le lodi della sua « elegante copia », la disse anche lui « forse 
« sincrona o di età non molto posteriore » (1). Molte aggiunte a 
mano a mano sono state fatte agli Statuti del 1386, come si ri- 
leva, sia dal testo latino, sia da quello italiano, il quale ne ha del 
1452 (pp. 90 e 227), del 1461 (pp. 77 e 90), del 1471 (p. 132), del 
1472 (pp. 49, 60, 70, 94 e 99), del 1473 (p. 144), del 1477 (p. 143), 
del 1481 (p..ll8) e perfino del 1528 ip. 89) e del 1532 (p. 101). 
Queste due ultime aggiunte, tra le altre, non figurano nel testo la- 
tino, che è stato stampato tenendo a guida il codice della Biblio- 
teca Comunale di Ferrara, trascritto dal « proprio originale » l'an- 
no 1522 dal notaio mirandolese Albertino Castellazzi; ma si leggono 
soltanto nel volgarizzamento; ed essendo poi inserite nel corpo dello 
Statuto, tutto induce a credere che il volgarizzamento stesso sia po- 
steriore al 1532; e la lingua in cui è scritto sta lì a confermarlo. 



Che Vofpciale de la harrataria possi prestare a gioco sino alla summa 
qui tarata et fare detenire li suoi debitori. 

Che ninno ardisca de lenire gioco in casa sema licencia de V officiale. 

Fra quanto tempo Vofficiale de la barattar ia sia tenuto denunciare 
quelli che contila far ano. 

De la pena de chi gìocara cum dadi iinpiumbati o altrimenti falsi. 

De la pena de chi giocarà falsi denari de oro. 

De quelli che maritarano alcuna donna ad alcuno de li figliuoli de li 
Manfredi. 

(1) Cami'Oui, Degli Statuti della Mirandola e di S. Martino in Rio; 
negli Atti e Memorie delle EH. Deputazioni di storia patria per le Pro- 
vincie Modenesi e Parmensi ; III, 203. 



KASSKiiXA IUIiI,I()(;i{AKI('A U-' 

L'editore lia « creduto bene conservare in tutto 1 ortografia del 
.' tempo », e di questo va lodato. Quando gli « è parso conveniente » 
ha « cambiata un po' la punteggiatura » e ha « messo le lettere 
« maiuscole ne' nomi propri di persona e di luoghi »; e anche di 
questo va lodato; anzi, se nel punteggiare avesse largheggiato assai 
più, e se avesse anche posto gii accenti ai luoghi loro, T intelli- 
genza del testo ci avrebbe guadagnato un tanto. 

Giovanni Sforza.. 



Johannes Dietenberger {i i75~i337) Sein Leben und Wirken^ von 
Hermann Wedewkr ; mit drei Tafeln. - Freiburg, Herder, 
1888. In 8.0, di pp. 499. 

Per quanto l'argomento di questo libro interessi principalmente 
i tedeschi e la storia della loro letteratura religiosa a tempo della 
Iliforma ; pure non crediamo inutile di segnalarlo all' attenzione 
de' lettori del nostro Archivio, in servizio specialmente di chi stu- 
dia su questi soggetti, ed anche perchè simili pubblicazioni sono 
invero rare fra noi. Come è naturale, lasceremo ai cultori speciali 
di scienze teologiche ogni apprezzamento sul valore scientifico di 
questo libro ; e ci restringeremo a dir qualche cosa della sua 
parte puramente storica. Il sig. Wedewer ebbe in mira soprat- 
tutto di porgere un contributo alla storia delle controversie reli- 
giose nel suo paese e in specie della teologia cattolica anteriore 
al Concilio di Trento. E nello stesso tempo è venuto pure a pagare 
mi debito di giustizia verso di un uomo, che fu tra i più caldi 
difensori del cattolicismo contro le teorie de' novatori, e a cui si 
deve la prima traduzione della Bibbia, dopo quella di Lutero, e il 
primo catechismo cattolico in tedesco, oltre un numero conside- 
revole di opere. minori. Poiché certamente, qualunque sia l'opinione 
che si abbia in materie religiose, leggendo questo lavoro non po- 
tremo fare a meno di domandarci con l'autore, come mai la me- 
moria del Dietenberger sia rimasta così trascurata da destarne 
ammirazione anche in alcuni scrittori protestanti. Ben si capisce 
che ne' giorni in cui ferveva la grande lotta religiosa non si ebbe 
tempo di pensare alla memoria di quei che cadevano. I Domeni- 
cani erano stati tra i primi a farsi contro alle dottrine di Lutero 
ed avevan fornito alla Chiesa non pochi valorosi campioni. A poco 
a poco però le loro file erano andate scemando, né erano riempite 
da nuovi elementi : e quando giunsero per la Chiesa tempi più 
calmi, i nomi di quei primi che avevan sostenuto la lotta, le loro 
gesta, i loro patimenti erano già, almeno ne" particolari, dimen- 



120 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

ticati de' posteri : e perciò, sotto questo rispetto, il libro del W. 
non ha bisogno di giustificazione. 

La maggior parte de" materiali che servirono al signor W. 
sono estratti dalle opere manoscritte di Francesco Jacquin, che fu 
Priore de' Domenicani in Francoforte. Questi sulla fine del secolo 
passato aveva raccolto in cinque grandi volumi in foglio tutti i 
documenti e le memorie, di qualunque genere fossero, che ancora 
restavano nella chiesa e nella biblioteca del suo convento e che 
poscia andaron disperse. Fondandosi su queste e sottoponendole, 
(love appariva necessario, al vaglio della critica, il W. espone nel- 
la prima parte del libro la vita e nell'altra gli scritti del celebre 
domenicano. E in tanti separati capitoli parla della sua origine, 
de' suoi studi, della sua cultura, delle sue prime azioni come prete 
e religioso (1510-1526). Quindi accenna come le nuove dottrine 
i-eligiosc trovassero accesso nella città di Francoforte, e quali ne 
fossero le conseguenze per i cattolici e specialmente per i dome- 
nicani. E in questo punto stima opportuno parlare dell'operosità 
del Dietenberger come scrittore, enumerando alcuni suoi scritti di 
carattere polemico ascetico, che meglio s'intendono quando si ri- 
colleghino colla sua vita in quel tempo (1523-30). Poi mostra il 
medesimo Dietenberger alla Dieta d'Augusta fra i più distinti teologi 
che compilarono la famosa risposta detta poi confutazione -, e final- 
mente fra i professori dell' Università di Mngonza, dove lesse 
sulle sante scritture. Accennando gli ultimi suoi lavori, cioè il 
catechismo e la traduzione della Bibbia, l'autore si diffonde al- 
quanto sulla traduzione che poco avanti ne aveva fatto Martino 
Lutero, e discute certe questioni che vi si riconnettono, per bene 
intendere e apprezzare gl'intendimenti che con simili lavori si 
proposero dipoi i volgarizzatori cattolici e sopra tutti il Dieten- 
berger ; il quale non ebbe in animo invero di voler gareggiare col 
riformatore nella bella dicitura tedesca, nò ambì di fare una 
traduzione nuova e indipendente ; ma solamente volle dare in 
mano al popolo una vera, giusta e fedele versione della parola 
di Dio. 

Nella seconda parte finalmente, siccome abbiamo già detto, 
fa una larga esposizione di tutti gli scritti del Dietenberger per 
far si che il lettore, anche senza leggerli per intero, ne acquistasse 
una chiara idea. E giacche poi questi medesimi scritti, oltre il 
loro valore intrinseco, rispetto alle dottrine cattoliche, hanno 
pregio anche per la storia della lingua tedesca, se ne riportano 
grandi estratti, che si leggono con interesse, e ci mostrano quanta 
scioltezza e quanta forza possedesse già quella lingua sul princi- 
piare del secolo XVI. 

A. GlOlK^KTTl. 



J 



KASSE(iNA I!IIìI,I<i(;|;afi(A 121 

Della « Minutio Sanguinis » e dei Salassi periodici. Memoria del 
prof. Alfonso Corradi. (Nelle Memorie del R. Istituto Lom- 
bardo di Scienze e Lettere, Voi. XVI. Anno 1887.) 

Degli Esperimenti tossicologici in anima nobili nel Cinquecento. 
Memoria del pjrof. Alfonso Corradi. (Nelle Memorie cit. 

- Voi. XVI, Anno 188G.) 

La mirabile operosità del prof. Alfonso Corradi nel campo delle 
ricerche storico-mediche relative all'Italia (che ha prodotto, oltre 
una numerosa serie di minori pubblicazioni, gli Annali delle Epi- 
demie, la Storia della Chirurgia nella prima metà del secolo de- 
cimonono, e la Storia della Ostetricia dalla metà del secolo scorso 
alla metà del secolo presente) si afferma neramente colla com- 
parsa delle due Memorie sopracitate edite negli Atti deiristituto 
Lombardo. 

La prima di queste non riguarda soltanto la storia di un me- 
todo speciale terapeutico, ma studia accuratamente una tra le 
tante tradizionali consuetudini della vita sociale delle età trascorse. 

La pratica periodica del salasso, che si trova ricordata per 
tutto il medio evo, fu ritenuta necessaria al regolare sviluppo ed 
alla conservazione dei corpi umani, ed atta a prevenire lo svol- 
gersi delle malattie. È quindi cosa molto naturale, che una tal 
pratica si ritrovasse così compenetrata nella vita ordinaria, da 
vederla seguita non soltanto dalle classi popolari, ma anche dai 
nobili e dai principi. 

Speciali lasciti furono in quei tempi talora stabiliti, onde fa- 
cilitare la pratica delle minuzioni, ed esenzioni e privilegi parti- 
colari ai salassati si accordarono negli statuti di alcune città 
tedesche. Nelle più anticìie costituzioni monastiche che l'Autore ha 
preso particolarmente iu esame, si prescriveva il salasso in certe 
epoche dell'anno, e si accordavano ai salassati alcune larghezze, 
e nel vitto, e nell'esercizio degli uffici ecclesiastici. Siffatte con- 
cessioni sembra però che coll'andare del tempo avessero condotto 
a qualche abuso, tanto elio fa vista la necessità di limitarne la 
pratica nei monasteri. E sul finire del Medio Evo il salasso fu 
usato nei conventi soltanto dopo la prescrizione del medico, ridu- 
cendosi cosi la flebotomia non più ad una consuetudine, ma ad un 
vero e proprio rimedio. È singolare poi, che una tale innova- 
zione venisse introdotta nella vita monastica qualche secolo prima, 
che presso le altre classi della popolazione. 

Fatta così la storia di questa pratica preservativa, l'Autore si 
domanda come incominciò l'uso dei salassi periodici, per qualj 
ragioni si diffuse, e si mantenne così lungamente, e se ebbe la sua 



122 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

ragione in qualche dottrina medica. Noi non vogliamo seguire 
passo per passo il prof. Corradi nelle sue ricerche, ma ne rias- 
sumeremo i resultati. 

Il salasso di preservazione o di precauzione, ammesso dapprima 
da Ippocrate e da Galeno, ed in seguito cojisigliato nelle compi- 
lazioni niediche di Oribasio, dì Aezio e di Paolo di Egina, ebbe 
quella gran voga nel medio evo, perchè caldamente raccoman- 
dato dalla Scuola araba che appunto fioriva e godeva di grande 
riputazione nei secoli nono, decimo ed undecime. I propugnatori 
di questo espediente terapeutico non si limitarono ad inculcarne 
la pratica, ma la vollero accompagnata da una serie di cautele 
per la maggior parte fondate sulla osservazione astrologica. Così 
non bastava studiare qual fosse la stagione propizia per effettuare 
il salasso, occorreva sapere quali fossero i giorni egizìaci nefasti 
par tale pratica, quali le ore del giorno più opportune, e qual 
fase lunare fosse da preferire. Né poteva trascurarsi la conoscenza 
delle vene da incidersi a seconda delle diverse stagioni, ed a 
seconda della sede delle irritazioni viscerali. Tutto ciò si riferiva, 
come ben può intendersi, al salasso preservativi, perchè il salasso 
curativo poteva essere richiesto in qualunque tempo e in qualunque 
momento da indicazioni urgenti. Col rifiorire della cultura classica 
sulla fine del medio evo la influenza degli Arabi e la fede nelle 
dottrine astrologiche andarono declinando nel campo della medi- 
cina. Nonostante ciò, alcune pratiche terapeutiche rese consuetu- 
dinarie nel popolo, e tra queste anche il salasso periodico, si man- 
tennero con una certa costanza, quantunque vivamente combattute. 
E si può dire, che in alcune parti dell'Italia Meridionale, dove forse 
la influenza dei precetti della scuola di Salerno si mantenne più vi- 
vace, la consuetudine del salasso periodico non è del tutto perduta. 

Lo studio adunque di una tal pratica della medicina, come è 
stato condotto dal prof. Corradi, riesce importante non solo per la 
storia della terapia, ma ancora per la storia del costume. 

Oggi poi, che la flebotomia (abbandonata o quasi dopo gli 
eccessi dei seguaci del Rasorì e del Tommasini) torna a riproporsi, 
non a scopo preservativo come in antico, ma come rimedio in 
alcune malattie, per opera di illustri clinici italiani e stranieri, 
quali il Cantani, il Maragliano, il Ballet, l'Hartsliorne e il Davis, un 
tale studio acquista un valore di opportunità, di cui dobbiamo 
tener conto. 

Nell'altra Memoria del Corradi relativa agli esperimenti tossi- 
cologici in anima nobili nel ('inquecento, l'Autore ha voluto accer- 
tare con una serie dolorosa di testimonianze sincrone, e coli" aiuto 
di documenti di archivio, la esistenza di una ignobile consuetu- 
dine, che si trovava indicata in un passo del Trattato « Be Turno- 



RASSK(ÌNA ÌUIII.KHinAFKW 123 

ribii.'i » del Falloppio, passo, clie il Tii'alioselii e il Do-Roiizi l'itoiinei'o 
interpolato ila,i,'li oditoi'i delle opere del medico modenese. Il Cor- 
radi invece ha provato, come il costume di consegnare uomini 
frià condannati all'estremo supplizio ai medici, onde vi potessero 
osperimentare la forza dei veleni e la efficacia degli antidoti, non 
l'osse un fatto eccezionale nel secolo decimosesto. E nella sua 
Memoria ha citato esempi di tal costumanza avvenuti a Ferrara 
sotto il ducato di Ercole II, a Roma sotto il Pontefice Clemen- 
te VII, a Bologna nel 1540, a Mantova nel 1597, e sotto il regime 
di Cosimo primo in Toscana, ove furon più frequenti. Ma questa 
usmza non era propria soltanto dell' Italia. Il Mattioli ricordava 
un esperimento consimile fatto a Praga nel 1561, ed Ambrogio 
Pareo no aveva citato un altro praticato alla corte di Carlo IX 
in Francia. I giuristi medesimi di quel tempo erano concordi nel 
dichiarare che tali prove, aventi per oggetto il bene e la salute 
degli uomini, erano lecite. 

I/esistenza di un tal costarne, per noi che viviamo in tempi 
così diversi, può sembrar singolare, ma non apparisce tale a chi 
pensi, che due secoli innanzi in Firenze, secondo le disposizioni 
statutarie della città, il medico delle carceri era tenuto in qual- 
che circostanza a fare certe mutilazioni sui condannati, secondo 
le richieste della giustizia punitiva. 

L'amorevole diligenza e la vasta erudizione colla quale sono 
condotte le due pubblicazioni del prof. Corradi, ci fanno vivamen- 
te desiderare, che egli possa presto portare a compimento il la- 
voro promesso « Sulla storia dei medicamenti e dei veleni », di 
eli questa ultima memoria è un pregevole saggio. Così anche l'Ita- 
\\:\ potrà per opera di lui avere una storia speciale dei fiirmaci 
e dei veleni, come l'ha in parte la Germania nei lavori del Kopp, 
del Frederki ng, e del Fliickiger. 

Alberto Chia piselli. 



Measso Antonio. Carestia e febbre inal'ujna in tempi eli peste. 
Consulti e provvedimenti a Udine negli anni 1629-1630. - 
Udine, Tip. Doretti, 1888. - in 16.» pp. .33. 

La fiera pestilenza, che nel 1630 colpì Milano e Venezia, ha 
perpetuato il suo triste ricordo nella storia delle lettere ; ma dava 
pui'e occasione a certi progressi della civiltà umana. Ed invero 
la demenza degli uomini che volle, in quel tempo, atrocemente 
piiniri di un delitto immaginai-io i presunti spacciatori di unzioni 



124 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

venefiche eccitava il giusto sdegno di P. Verri contro la più igno- 
miniosa delle istituzioni giudiziarie, la tortura ; e gli porgeva argo- 
menti inconfutabili per oppugnarla (1). Le scene poi di dolore d'una 
intiera città erano ritratte con arte magistrale in alcune pagine 
dei Promessi Sposi : il cui autore, commosso di un senso profondo 
di orrore per lo vittime sacrificate « al fanatismo del volgo e al- 
l' ignoranza togata », rievocò in altro libro la memoria di quella 
Colonna Infame, atterrata nel 1778, tessendo in modo diffuso e 
particolareggiato la storia di quel processo infame davvero. 

Ed ora la lettura della Memoria dell' avv. Measso, che si oc- 
cupa di questa pestilenza tristamente celebre, ma solo dal mo- 
mento in cui essa penetrò nel Friuli, sembra quasi confortare l'ani- 
mo nostro col narrare tanta previdenza di fronte ai pericoli, 
tanta energia ne' provvedimenti, tanto zelo ne' magistrati, tanto 
sacrificio nella cittadinanza , felicemente premiati colla preserva- 
zione dal morbo. 

Già il Friuli era ammaestrato nella dolorosa esperienza di 
tali flagelli. Alk)ra, tostochè il morbo si sviluppava negli stati 
confinanti , i provveditori ispezionavano i lazzeretti ; i medici 
studiavano la natura del male : e quando ijoi penetrava nella 
città, si ponevano le guardie di vigilanza alle porte, si visitavano 
le case, ec. 

Intanto nel 1G28, quando l' esercito del Vallenstein, a causa 
della guerra per la successione di Mantova, s'era rovesciato dalla 
saccheggiata Germania in Italia, si entrò in gravi timori-, ma invece 
della pestilenza si ebbe la carestia, che fece riversare nella città 
gli abitanti del contado e dei paesi limitrofi. I magistrati avevano 
frattanto, con solerzia e previdenza, radunato ottomila stala di 
frumento, poi _altri mille acquistati a Venezia, e il luogotenente 
G. Morosini s'era reso benemerito coU'accaparrare il frumento nel- 
l'Istria, nella Damalzia e nell'Albania ; di guisa che tanto abbon- 
danti erano i granai del Comune, che si aveva un prezzo inferiore 
alla media delle altre città. E mentre per tutto l'inverno s'era 
tenuto fronte alla crisi, e i medici segnalarono il timore che per 
tanta agglomerazione di persone non s'avesse a generare « qualche 
infezione d'aria », si pensò subito a ricoverare nel lazzeretto di San 
Gottardo i poveri, che ascesero a 2344, e pe' quali si spesero 4190 
ducati. Il dubbio de' medici si convertiva in certezza, ed il morbo 
parve presentare, questa volta, caratteri nuovi: cominciava con 



(l) P. Verri, Storio 'li Milano, caj). 30. 



UASSKCiNA HIHLKHiKAFli'A 1 ■-^•■') 

fiibhri lento, con sete e tralittc al cuore; colpiva i ])ii'i a.triati e i 
Miej^dio nutriti, e si propagava senza contagio. Fu (luiiidi ordinato 
ai tre medici, che il Comune teneva a servizio pubblico, di sten- 
dere un lapporto sulla natura del male e sulle sue cause. Venne 
da essi definito per morbo epidemico di febbri maligne intcn.sr 
o pestilenti ì-imesse, però senza peste. I magistrati non si sentirono, 
con ciò, più tranquilli di prima; ricercarono il parere di altri 
medici in quel tempo famosi, e chiamarono a dirigere la cura l'in- 
signe udinese Pompeo Calmo. Questi medici continuarono nel pa- 
rere già espresso nel rapporto, ma si trovai-ono però discordi nel 
modo di curare, dal ohe poteva inferirsi agevolmente che « non 
<i s'attrovava rimedio » (cron. contemp.). Nell'estate il morbo segnò 
una decrescenza, ma al sopraggiungere deirautunno infierì la peste 
vera, importata dalle truppe tedesche in Lombardia, sviluppandosi 
a Venezia dapprima, e accerchiando poi il Friuli. La città di Udine 
allora usò di ogni cautela, ponendo ai contini i custodi sanitari, 
imponendo una quarantena di 21 giorni ec. Essa potè fortunata- 
mente scampare dal llagello di questa pestilenza, che a Venezia 
e nelle sue adiacenze aveva mietuto più di 582 mila vittime. Si 
fecero processioni e dimostrazioni pubbliche in ringraziamento di 
tanta fortuna, in memoria delia quale però nessuna festa votiva 
rimase, come per altre sono rimaste a ricordare le pesti del 1511 
e del 1556, che pure tanta strage produssero. 

Alla Memoria del M. fanno séguito sei documenti, estratti 
dall' Archivio Udinese. Il primo di essi è un proclama dei 5 gen- 
naio 1029 diretto contro le « fraudi » dei fornai, nel quale si mi- 
naccia la pena di lire 50 ai contraH'attori del pane. Dal secondo, 
che è dei 16 febbraio del medesimo anno, rileviamo come allora 
sorgessero serii timori per 1' addensarsi della moltitudine in città, 
e come la pubblica beneficenza largheggiasse nel sovvenire a que- 
sti mendichi, e si chiedesse che il Sacro Monte venisse, con presta- 
zioni, in aiuto degli sventurati. Nel terzo documento si contengono 
i « Capitoli per il buon governo dei poveri nel lazzaretto di S. Got- 
tardo », cioè l'ordinamento di questa istituzione. 11 quarto ci rife- 
risce il rapporto dei tre medici udinesi sulla natura del morbo, 
sul suo svilupparsi e propagarsi. Nel quinto si contiene una espo- 
sizione minuta e non senza interesse, almeno per la storia della 
medicina, della cura seguita dal medico P. Calmo. Intìne nell' ul- 
timo di questi documenti si riscontrano le prove della energia e 
dello zelo spiegato in quella triste congiuntura. 

Adolfo Bertagni. 



120 RASSEGNA l'.II',LH)GRAFICA 

Carlo Gianni. L' inoculazione del vaiolo umano e della vaccina 
sotto il Governo della Repubblica di Lacca [1756-1804]. Luc- 
ca, Canovetti, 1887. In 8.» di pp. 38 (Nelle nozze Pieran to- 
ni-Carli). 

11 dott. Sebastiano Paoli, che « nelle cose sanitarie ebbe ripu- 
« tazione di valente e influenza meritata », per la prima volta, nrl 
1756, praticò in Lucca 1" inoculazione del vaiolo umano in due 
bamlìini del popolo; e insieme co' dottori Bernardino Pucci e Giulio 
Marchini, l'anno appresso, si fece caldeggiatore presso il Collegio 
Medico dell'utile scoperta ; la quale, come suole accadere di tutte 
le cose nuove, trovò fautori e detrattori. Due patrizi, Francesco 
Bonvisi e Francesco Lucchesini, vollero che il vaiolo fosse inoculato 
ai loro figliuoli ; esempio poi seguito da molti ; tra gli altri, dal 
Duca di Bracciano, che chiamò a Roma il Paoli a operare l'in- 
nesto sui propri bambini. Dall' inoculazione però del vaiolo umai;o 
non si ottennero que' resultati che lo scopritore si riprometteva, 
e finì coU'andare quasi in disuso; anzi in Inghilterra venne addi- 
rittura proibita. Appena peraltro lo Jenner all'innesto del vaiolo 
umano sostituì quello del vaiolo vaccino, con tanto vantaggio del- 
l'umanità, Lucca non fu tra le ultime città della penisola a pro- 
tìttarne. Il dott. Sacco, che se ne rese instancabile propagatore 
nella Lombardia, nel Piemonte e in altre parti dell'Italia superiore, 
il 9 giugno del 1802 stimolava, per lettera, la Repubblica Lucchese 
a volere introdurre la nuova vaccinazione nel suo territorio; e il 
dott. Giuseppe Belluomini, in que' giorni inviato straordinario dei 
Lucchesi presso la Repubblica Italiana, dal canto suo, spronava 
il proprio Governo a far buon viso al vantaggioso consiglio, che 
venne di fatto ;prontamente e con molto zelo abbracciato. 

L'A. correda di numerosi e interessanti documenti la sua 
monografia, che sarebbe stato desiderabile non avesse fine col 1804. 
11 racconto delle vicende della vaccinazione in Lucca andava pi'o- 
seguito anche sotto il Principato de' Baciocchi, che se ne pigliarono 
grandissima cura. Oltre l'Archivio di Stato, gli avrebbe fornito 
copiose notizie la Gazzetta di Lucci ; la quale spesso ne fa parola, 
e ricorda come il Sacco appunto da que' benemeriti Principi fu 
chiamato a Lucca, per meglio addestrare i medici a praticarla. 

Del Paoli gli è poi ignota la Relazione di due inoculazioni 
di vaiuolo fatte in Lucca nei figli del sig. Marchese Francesco 
Lucchesini [Lucca, 1772; in 8.°], un de' quali fu Cesare, il noto 
grecista, che così ne parla nella sua Storia letteraria lucchese. 
« Difende l'uso dell' inoculazione del vaiuolo, che aveva allora al- 
« cuni contradittori, e poi, da buon medico, ragiona del miglior 



KASSKtiNA lìllU.loiiKAI'K'A 127 

« modo (la tenersi in questa operazione e le cautele da osser- 
« varsi : e, la difesa si consideri, o Tinsegnamento, merita quel 
« pìcciol libro d'essere collocato fra i migliori che trattano del 
« vaiolo » (1). E intorno al Paoli avrebbe poi il nostro A. potuto 
e dovuto allargarsi un tantino; e nel far questo gli sarebbero stati 
di utile guida, oltre il Lucchesini, il dott. Giacomo Franceschi, che 
del Paoli scrisse VElogio, e fu stampato a Lucca nel 1808. Anche 
del Marchini, che, insieme col Paoli e col Pucci, ha il merito di 
aver contribuito lìn dal ITóO a propagare in Lucca T innesto del 
vaiolo, non sarebbe certo stato male il dare un qualche cenno : 
tanto più che il Lucchesini parla di lui a sproposito, mentre il Ber- 
tacchi nella sua Storia dell' Accademia Lucchese (2) somministra 
nuove e sicure notizie intorno ad esso. 

Giovanni Sforza. 



PUBBLICAZIONI PERIODICHE 



Arebivio storico dell' Arte. — Anno I, Fase. 6 (Giugno 1888). 
— D. Gnoli. Le demolizioni in Roma. LI Palazzo Altoviti. — 
Questo Palazzo, situato sulla Piazza di Ponte, detta pure degli Al- 
toviti, « uno dei pochi in Roma, che non sia mai uscito dal pos- 
« sesso della famiglia che lo edificò, » è stato ora distrutto per far 
luogo alla nuova via lungo il Tevere. Lo Gnoli ha creduto perciò 
opportuno di farne la descrizione e la storia. Antonio Altoviti 
fiorentino, mercante in Roma, acquistò nel detto luogo una casa 
dai Bonadies nel 1440 ; Binde, suo figliuolo, nel 1514 lo restaurò 
dalle fondamenta, facendone un Palazzo, che accrebbe poi con acqui- 
sti successivi e con demolizioni di case limitrofe. Di Binde, che 
fu non solamente banchiere ricchissimo, ma ebbe parte cospicua 
nelle ultime resistenze repubblicane contro la signoria dei Me- 
dici, e fu « splendido amico dell' arte e degli artisti, » 1' Aut. dà 
una succinta biografia. Descrive poi la loggia o scrittoio del Pa- 



(1) LiccuESiNi, Bella Storia letto-aria lucchese, libri VII; nelle Me- 
inorie e Documenti per servire alla Storia di Lucca ; X, 38L 

(2) Bertacchi, Storia dell'Accademia Lucchese; nelle Memorie e Do- 
cumenti per servire alla Storia di Lucca ; Xlll, part. I, {)p. 40 e seg. 



128 PUBHLICAZIONI PERIODICHE 

lazzo, la cui volta era ornata di pitture del Vasari (die sono 
state distaccate e conservate), le decorazioni della loggetta, e al- 
tre opere d'arte del Palazzo: tra le quali è il celebre busto in 
bronzo di Binde, opera di Benvenuto Cellini. Varie incisioni illu- 
strano questa interessante memoria. C, P. 

= Fase. 9 (Settembre 1888). — L. Fumi. Gli Alabastri nelle 
finestre del Duomo di Orvieto e la Vetrata a storie nella finestra 
grande di tribuna. — Nell'occasione de' lavori di restauro intra- 
presi nel Duomo d'Orvieto per ispogliarlo di tutti gli infarcimenti 
de' secoli XVI, XVII, e XVIII, e rimettere in luce tutte le pri- 
mitive bellezze di quel tempio : fu agitata la questione se fosse 
bene di rimuovere gli alabastri « che chiudono gran parte della 
luce delle finestre maggiori nella navi laterali e tutta la luce 
nelle tre finestre sopra le porte di facciata ». E ciò perchè talu- 
ni non bene si spiegavano la ragione di quelle pietre trasparenti, 
che stimavano messe là per un provvedimento provvisorio ed 
economico o per il cattivo gusto de' secoli posteriori, e che, pure 
a giudizio de' medesimi, recavano danno alla parte estetica del 
monumento. 

Ma la Direzione generale delle Antichità e belle Arti, col con- 
siglio della Commissione permanente, stabili di mantenere gli ala- 
bastri , come nel primo disegno dell' architetto di quel Duomo, 
Paolo Zampi. Questo resultato si deve specialmente alle ricerche 
storiche fatte in proposito dal sig. Fumi. Egli infatti è giunto a 
provare co' documenti che i medesimi alabastri « furono murati 
« in parte nel primo innalzamento della chiesa e in parte dal 
« celebre architetto Lorenzo INIaitani » ; e la sua asserzione vien 
corroborata poi da molte altre circostanze e fatti, che deduce 
dai documenti stessi. Inoltre avendo lo stesso sig. F. raccolto lar- 
ga messe di antiche scritture e memorie, che si riferiscono alle 
vetrate di quel tempio, è riuscito anche a mettere in sodo che il 
grande flnestrone di tribuna, male attribuito a frate Guglielmo 
da Marsilia (detto il Marcilla o Marcillat), fu condotto a cottimo 
dall' assisate Giovanni di Bonino, dapprima sotto la direzione del- 
l'architetto INIaitani, e dopo la morte di questo, tirato a fine Tanno 
1334, essendo capo-maestro Niccola Nuti. E questa scoperta è di 
molta considerazione ; giacché, osserva giustamente il F., se Gio- 
vanni di Bonino lavorò « anche le vetrate sopra alle tavolette di 
« alabastro, e se compi quella centrale, oggi che le sue vetrate 
« sopra gli alabastri sono andate perdute, volendosi rinnovarle con 
« quello stile che tanto piacque all'Architetto Maitani, noi abbiamo 
« per tale restauro una norma sicura nel flnestrone di tribuna,' 
<•< rimasto tutto di maestro Giovanni, salvo qua e là qualche lavoro 
« di mano posteriore facilmente riconoscibile ». 



rUliUI, [('AZIONI l'KlìIoDlCIIK lV?*.> 

li K. i);iss;i (Hìiiuli a cUscori'oro dei re>;t;ìiiri .anfiolii e iiioilcriii: 
o si (rattione con nmlta friustezza sopra vari punti di critica ar- 
tistica ; e, sul tìnire della sua memoria, ritorna alla questiono de- 
f,'li alabastri, spiegando lo scopo per cui vi furon posti fin da prin- 
cipio ; cioè per moderare la luce, e perchè gli animi meglio si 
disponessero « a (|uoi devoto raccoglimento che suole essere il 
« pregio })riiici]);ile doli" ogive ». A. G. 

Archivio della Società romana di storia patria, voi. XI, fase. 2. 
i^l888). — A. Luzio. R. Rkniek. Iiela~ioue inedita .sulla morte 
del Duca di Gandia. - È scritta da Giancarlo Scalena, che fu am- 
Ijasciatore di Mantova in Roma dal 1495 al '97, il giorno dopo il 
delitto, cioè il 16 giugno 1497, e ne racconta il fatto press' a poco 
ne' termini delle altre fonti già note. Non vi si accenna punto a 
sospetti di colpevolezza di Cesare Borgia-, i quali, come è noto, ven- 
nero fuori più tardi, convalidati con buoni argomenti. Tuttavia, poi- 
ché una prova assoluta non c'è; e poiché « i Borgia ebbero sempre 
« giudici poco sereni », i due editori credono bene « che il processo 
« indiziario vada rifatto » : e a tal processo può essere utile an- 
ello questa « relazione sincrona, sino a qui rimasta inedita », alla 
quale accennò di passaggio il Gregoriovus, e che essi riferiscono 
testualmente, traendola dall' originale che si conserva nell'Archivio 
Gonzaga di Mantova. 

— Come appendice a questa Relazione il prof. R. Reniek pub- 
blica e illustra nel Giornale stor. della letter. ital. (1888, fase. 1-2) 
due sonetti di compianto per la morte del Duca di Gandia, diret- 
ti uno al Papa e l' altro al Valentino, dorè non è alcun ac- 
cenno alla colpabilità di quest' ultimo. I due sonetti fanno parte 
della Raccolta di rime, che mise assieme Marin Sanudo, via 
via. che giungevano a sua cognizione, e che oggi costituiscono il 
Cod. Marciano n. IX, 363. C. P. 

Arcliivio storico siciliauo, anno XII, fase. 2-3 (1887) — G. 
'.'osENTiNO. / notavi in Sicilia. - Questa memoria si divide in 
undici paragrafi. I. Antichità del notariato in Sicilia. Notari laici 
ed ecclesiastici. II. Costituzioni di Federigo secondo. Storia succes- 
siva sino al secolo decimottavo. III. Notari ducali, regii, imperiali. 

IV. Modo di compilazione dei documenti. Protocolli e registri notarili. 

V. Originali e copie. Notizie sui caratteri estrinseci e sulle autenti- 
cazioni. VI-X. Formule dei contratti, date, sigilli, sottoscrizioni, e 
altre notizie di diritto e di procedura riguardanti la materia con- 
trattuale. XI. Importanza delle carte notarili. Si pubblicano in 
appendice quattro documenti degli anni 1076, 1337, 1344, 1460. — 
K un lavoro assai diligente, condotto sullo studio diretto dei docu- 
menti, e scritto con chiarezza. C. P. 

Aucii. Stou. It., .^.^ Serio. — III. i» 



130 PUBBLICAZIONI PERIODICHE 

Mittheiluugen des Instìtuts fiìr oesterr. Geschlclitsforschnng. 

Voi. IX, Fase. 1 (1888). — H. Bresslau. Papiro e xjergamena nella 
Cancelleria pontificÀa fino a metà del sec. XI. - I documenti pon- 
tiflcii originali in papiro che tuttora si conservano sono diciassette, 
da Adriano I a Benedetto Vili, oltre a vari altri frammenti di 
poca importanza : cioè: 4 in Spagna : 8 in Francia, oltre 3 fram- 
menti, e I perduto nel 1871 e ora conservato in lacsimile: 2 in 
Germania : 3 in Italia. Di alcuni di questi T Aut. dà una partico- 
lare descrizione. Prima che cessasse la serie dei documenti in pa- 
piro, cominciò quella dei membranacei : e il più antico di tutti è 
uno di Giovanni XIII, dell'anno 967, che si conserva neirArchivio 
capitolare di Bologna. Sebbene peraltro non possa dubitarsi della 
sua sincerità, è questo un caso allatto eccezionale, non confer- 
mato con certezza da esempi di papi successivi tino a tutto Sil- 
vestro II. Sotto Giovanni XVIII ricompariscono due supposti ori- 
ginali in pergamena, cioè uno per Paderborn (neir Archivio di 
Stato di Mùnster) e uno per Pisa (nell'Archivio capitolare di essa 
città), che il Br. sottopone con molta competenza e precisione, a 
un' accurato esame : e ne conchiude che il primo è un" imitazione 
d'originale, il secondo è d'originalità dubbia. Solo con Benedet- 
to VIII la pergamena prende piede largamente nella cancelleria pon- 
titìcia ; e il più antico documento di questa serie è il privilegio di 
esso Benedetto VIII per San-Sepolcro (Jalle-Loewenfeld, 4000), del- 
l' a. 1013, che si conserva nell'Archivio di Stato di Firenze, e che 
il Br. accuratamente descrive. C. P. 

Propugnatore (II). Nuova Serie, Voi. I, fase. 2-3 (Marzo-Giugno 
1888). — Tommaso Casini, Nuovi documenti su Gino da Pistoia. - 
Dopo la bella monografia del Chiappelli, La vita e le opere giu- 
ridiche di Cino da Pistoia (1881) nuovi documenti furono pubbli- 
cati intorno alle vicende e all' attività del grande commentatore 
dal Santini {Arch. Stor. Ital., a. 1884), dal Papaleoni {Rivista cri- 
tica della letteratwa italiana, a. 1885) e dal De Blasiis {Arch. 
Stor. per le Provincie napoletane, a. 1886). A questi, altri ne ag- 
giunge ora il prof. Casini, traendoli dal minutario di Ser Biagio di 
Giovanni , cancelliere della città di Pistoia verso la metà del se- 
colo XIV, da lui scoperto a Volterra. Il primo e il più importante 
è una specie di lettera di raccomandazione, inviata dagli Anziani 
e Gonfaloniere di Pistoia a Rinaldo da Staffoli, podestà di Firenze 
nel primo semestre dell'anno 1332, nelle quali lo avvertono che si 
sarebbe recato a Firenze per trattare a viva voce intorno a eerto • 
affare del Comune « excellentissimus vir dominus Cinus, dignis- 
simus doctor legum, de Sighibuldis, laudahilis civis noster. » Se- 
guono poi altri quattro documenti, dai quali appare manifesto come 



l'UHHMCAZKiNl l'EPJoltK'IlK 1:U 

pei' tutto r anno 1332 Gino avesse una lar^a parte nella questione 
die si agitava Ira il Comune di Pistoia e Simone della Tosa, il 
resultato principale che si ricava da questi nuovi documenti è di 
rettilicare la notizia difiusa dai biograti di Gino, circa ai suo sog- 
giorno a Perugia, come lettore nello Studio, appunto nell'anno 133?. 

A. D. 

Eassegua naziouale, 1.* gennaio 1888. — Dino Compagni e la 
Critica. G. Rondoni. — La questione di Dino Compagni appartie- 
ne ormai alla storia, e il R. con questo suo articolo, dettato con 
vera eleganza, si propone di riassumere la storia della detta con- 
troversia , che nel campo delle lettere suscitò, ai di nostri, una 
delle più aspre contese. Il R, dà in poche pagine un chiaro tran- 
sunto dell'opera magistrale di Isidoro Del Lungo « Bino Compagni 
e la sua Cronica » ; e ci mette innanzi le vicende di quei tempi 
turbinosi, nei quali Dino visse operò e compose la Cronaca e le opere 
poetiche. 11 R. chiude il suo articolo esprimendo un voto, che è 
ormai nell" animo di tutti, che cioè il prof. Del Lungo, cosi pro- 
fondo conoscitore dei tempi di Dante, voglia dare all'Italia una 
biografia del grande poeta fiorentino. A. B. 

= 16 febbraio 1888. - F. Bandim-Piccolomini. Berlino e la 
sva Carle nell'anno 1696. - Sotto questo titolo il B. P. pubblica 
una curiosa descrizione di Berlino e della sua corte, quali erano sul 
cadere del secolo XVII, estratta dalle memorie che lasciò il cav. 
Alessandro Bichi, le quali si conservano nel domestico Archivio dei 
signori Bichi-Ruspoli in Siena. A quella descrizione il B. P. fa pre- 
cedere una notizia biografica del Bichi (1695-1725) e della sua fa- 
miglia, giovandosi delle carte del detto Archivio. 

La relazione del Bichi contiene notizie di arti, di commerci, 
di religioni; vi sono fedelmente ritratti gli usi e i costumi di 
quella Corte, nella quale s'educarono principi valorosi e savi, 
divenuti arbitri, ai nostri tempi, dei destini d'Europa. Ma sul ca- 
dere del seicento il Brandeburgo era un Elettorato con 40,000 
soldati; e Berlino, residenza della Corte, che ha oggi oltre seicen- 
tomila abitanti , ne aveva allora appena centomila ; popolazione 
che andava crescèndo, perchè « meglio trattata che da altri prin- 
« cipi. » In religione prevalevano i luterani e i calvinisti, non si 
sopportavano gli ariani; e i cattolici, senza pubblico culto, erano 
circa un migliaio, mal visti dall'Elettore calvinista, mentre l'Elet- 
ti'ice seguiva le dottrine dei luterani. Le quali sette battezzavano 
i fanciulli, ma prima di dodici o sedici anni non potevano ascriversi 
ad alcuna religione, che poi non era permesso di cambiare, « cor - 
« rendo tra loro la massima, che chi non è buono in una religione, 
« non è buono in altra ». 



132 PUBBLICAZIONI PERIODICHE 

Parlando delle case, il Bichi osserva clic « nei tetti non si ve- 
<.< dono docce o tegole, ma in cambio certe i)ianelle tonde ed a trian- 
« golo con un bottoncino in testa, il quale serve per tenerle attac- 
« cate ai correnti, sopra dei quali non è mattonato come usiamo 
« noi, e solo quelle servono per tegola, docci e pianelle; così i tetti 
« sono molto leggeri » ; su per giù (osserviamo), quel sistema di 
tettoie che si vede oggi adottato nelle nostre fabbriche, dove gli 
embrici si collegano gli uni con gli altri e sono fermati ai correnti 
col filo di ferro. E gli diedero nell'occhio « certi cappelli di paglia 
« con larga falda e rivoltata abbasso », che nell'estate portavano 
le campagnole. E qui pure vogliamo notare che per un pezzo 
questa delle trecce di paglia si chiam") fra noi arte nuova, per- 
chè si diceva cominciata in questo secolo. Ma il Mariotti ricordò 
tempo fa un cappello di paglia che. usato da S. Caterina dei 
Ricci, si conserva in Firenze come reli(iuia ; il che vuol dire che i 
fiorentini intrecciavano la paglia almeno nel secolo XVI ; ora per 
testimonianza del Bichi, si ha che nel marchesato di Brandeburgo si 
conosceva l'arte dei cappelli di pagl'a nel XVII, certamente portata 
dai mercanti italiani. De' quali ne trovò molti a Berlino, i più mila- 
nesi, insieme con alcuni pittori, fra i quali Giov. Batt. Bangi romano 
« che fa ritratti in piccolo » ; Domenico Cadorati, comasco, « buon 
« pittore a fresco » ; Ferdinando Chiaravalle, « musico castrato e 
« favorito dell'Elettrice », ch'era nato a Todi ed ebbe per madre una 
Signorini di Siena; la signora Torelli « cantante bolognese maritata, 
« assai brutta, ma di buona voce »; e finalmente il signor Ruggieri, 
mantovano, « suonatore di florba. » Ricorda pure il « famoso armiere 
« piemontese, il signor Hernaut, il quale oltre il lavorare sopra le 
« canne da pistole e da archibusi, come anco sui fucili e fare guarni- 
« menti per i medesimi con i bassi rilievi di figure, storie ed altro, 
« tira il ferro e l'acciaio a tutta perfezione. Fa ancora bottoni d' ac- 
« ciaio e faccette per giustacori, cosi netti e puliti che paiono dia- 
« manti, ec. ». 

E che tanto l'Elettore quanto l'Elettrice avessero in pregio e 
favorissero le belle arti, n'è prova l'avere adornate le loro stanze con 
ricchi mobili, con quadri di celebri pittori italiani, con finissime 
porcellane « sopra buffetti della China » : né ci mancavano i cam- 
mei e le medaglie antiche e rare. « Dama gentilissima » era l'Elet- 
trice, che « faceva molti onori ai forestieri ; e in particolare agli 
« italiani ». E poiché il Bichi fu più volte commensale di quei prin- 
cipi, potè descrivere i pranzi e le cene in città e nelle splendide ville, 
le caccio agli aironi con gli astori, le brevi traversate nei suntuosi 
jacque, specie di bastimenti grandi quanto una tartana, e nelle ga- 
leotte. Anzi a proposito dei pranzi, ricorda il costume di dare il Wil- 
cum, cioè il ben venuto, al forestiere che per la prima volta sedeva a 



l'U;{HLl(,'A/l(»NI PKItlitbK'lIK 133 

iiioiisa coIÌ'Elettore. Era il Wilcfcm « un bicchiere grande d' argento 
« dorato, della capacità di un boccale d'Italia », e bisognava sfor- 
zarsi di votarlo, poiché questo « ò il maggior onore che si possa 
« fare ai tedeschi >■*. Y. 

Revue des Qiiestions liistoriques, 1.° aprile 1888. — Ab. E. 
Vacandard. — L' histoiì^e de Saint Bernard. Critique des Sour- 
ces. - Sebbene alcuni scrittori sì cattolici come protestanti ab- 
biano tentato di delineare la storia del santo Abate di Chiara- 
valle, pure osserva il sig. V. che questa grande figura storica 
aspetta ancora il suo vero biografo. E con ciò intende dire che, 
se bisognava togliere da un lato tutta la parte leggendaria che il 
medio evo aveva accumulato sulla vita di S. Bernardo, non si 
potrebbe dall'altro rappresentarla col colorito dell'istoria moderna. 
A questo compito si è accinto ora appunto il sig. Giorgio Hùffer, 
privato docente nella R. Accademia di Munster, e ha già pubbli- 
cato uno studio preliminare sotto il titolo : « Ber heiUge Bernard 
von Clairvaux. Ester Band. Yorstudien. (Munster, 1886). » 

Da quest'opera, che il V. si fa ad esaminare e che egli chiamiv 
« une oeuvre de premier ordre. dont tous les historiens de Saint 
« Bernard seront dorénavant tributaires » egli trae pure gli elementi 
principali per la presente memoria. E detto prima quale deve es- 
sere il line che si propone la critica moderna circa gli scritti di 
S. Bernardo, circa i racconti biografici dei suoi contemporanei ; e 
quali siano i mezzi per meglio raggiunger questo fine; comincia 
col prendere in esame la corrispondenza del Santo, rispetto alla 
quale il sig. Huffer non è stato molto fortunato : giacché, mal- 
grado le molte e diligenti ricerche da lui fatte nelle principali 
biblioteche d' Europa, non é riuscito a mettere insieme se non una 
ventina di nuove lettere e documenti, per la maggior parte di 
nessuno interesse storico-letterario. Ma una grandissima impor- 
tanza ]ia il libro dell' Huffer per i resultati dei suoi studi intorno 
alle biografie di S. Bernardo e alle altre opere più o meno leg- 
gendarie del secolo XII: e di queste il V. fa nuovo e minuto og- 
getto di studio. Egli esamina in primo luogo la Vita prima, ri- 
cercandone quali ne fossero gli autori, in che tempo fu composta, 
quali le sue fonti e le sue recensioni ; il Liber Se.vtv.s della Vita 
prima ossia il Liber miraculorum ; e poi la Secunda vita: le qua- 
li due biografie, tra le quattro pubblicate dal Migne, sono sol de- 
gne del nome di Vitae Bernardi. Passa poi alle opere clie contengo- 
no la vita di S. Bernardo con de' tratti leggendari: che sono la 
Vita Bernardi à\ Giovanni Eremita, il Liber miraculorum di Her- 
bert, e V Erordium magrmm Cistereense, e il Chronicon Clara- 
vaUense. A proposito della \'ita scritta da Giovanni Eremita e del 



134 PUBBLICAZIONI PERIODICHE 

Chronicon Claravallense , il V. riferisce che copia di quei due testi 
si trova in un Codice Ashburnhamiano delia Biblioteca Laurenzia- 
na; e su questo codice si propone di far più tardi studi speciali. 
— G. DiGARD. Un nouveau récib de Vattentat d' Anagni. - Il si- 
gnor Paolo Fournier, professore di diritto a Grenoble, incaricato di 
far r inventario de' manoscritti della biblioteca di quella città, ha 
scoperto in un foglio di guardia di uno di que' codici un breve do- 
cumento scritto in latino sull'attentato di Anagni contro papa Bo- 
nifazio Vili. Il detto documento viene qui pubblicato nel testo ori- 
ginale e in traduzione francese. Sebbene questa relazione non sia 
unica nel suo genere, (giacché è nota per le stampe l'altra consi- 
mile e assai piì^i ricca di particolari, conservataci in un manoscrit- 
to della Badia di S. Albano), pure non è priva di un certo inte- 
resse per la storia. Il narratore, a quanto sembra, fu presente alla 
scena che descrive; e se non lo dice apertamente, lo fa travedere 
dalla conoscenza che mostra delle condizioni politiche del pae- 
se e delle persone che circondavano papa Bonifazio. Così, ad es., 
ci spiega anche una volta di più come fosse possibile al Nogaret 
di raccogliere complici e fautori alla sua impresa, che fu provoca- 
ta dal nepotismo del Papa e dalla sua politica rivolta a' danni spe- 
cialmente delle antiche famiglie che possedevano nella Campagna. 
— G. Baguenault de PuchessI'". La Correspondance de Ca- 
therine de Médicis. - Già nel 1883 la Reviie aveva annunziato ed 
esaminato i due primi volumi delle Lettere di Caterina de' Medici, 
di cui il conte Ettore De La Ferrière ha pubblicato adesso il 
tomo III, che dal 1567 arriva all'anno !570. Il recensente per quanto 
apprezzi le pubblicazioni integrali di documenti, come testimonianza 
duratura di fede e di credibilità storica, pure osserva, e non ingiusta- 
mente, che « Oli ne doit pas se dissimuler que les grands recueils de 
« pièces inedites ne sont guère etudiés avec qnelque soiii. que par 
« ceux qui les publient. » Soggiunge però che a questo ha saputo 
ovviare il sig. De La F., perchè a ciascun volume delle lettere di 
Caterina ha fatto precedere una larga e brillante esposizione de' fatti 
principali che da quelle si ricavano. Cosi, ad es., nel volume di cui 
qui parliamo si prendono le mosse dalla primavera del 1567, nar- 
rando i fatti principali avvenuti tra i due grandi partiti religiosi, 
che allora agitavano profondamente la Francia ; 1' eroica condotta 
del Colonnello Pflfifer e de' suoi Svizzeri; la giornata di Saint-De- 
nis; i negoziati di Caterina per il matrimonio del giovine re e per 
la pacificazione del suo Stato tino alla battaglia di .Jarnac e di 
Moncontour, in cui peri il Principe di Condè; e Analmente la pace 
di Saint-Germain-en Laye (1570), che dette luogo a tante diverse 
interpretazioni. Sopra questa abbiamo dieci lettere di Caterina, 
scritte il giorno dopo la conclusione della pace a diversi sovrani: 



l'CIiHI.KW/mxi PKI!I()|)!('I!K V4T) 

e in tutte essa tiouc \xu linguaggio risoluto e tale da ribattere 
ogni obiezione e rimprovero. Non è certo se queste belle dichiara- 
zioni della Regina madre abbiano interamente convinto i suoi il- 
lustri corrispondenti, eccetto forse l'imperatore Massimiliano. Ma 
sugli avvenimenti che seguirono dopo il 1570, e sul triste dramma 
della strage di S. Rartolorameo porteranno luce le lettere che se- 
guiranno nel prossimo volume. A. G. 

Zcìtschrift der SaTigny-Stiftuii^ fiir Kechtsgeschichte. — IX 

Bd, 2 Hcft. Romanistische Abtheilung, 1 Heft (1888). — W. M. 
d' Ablaing. Pe7' la « Biblioteca dei Glossatoì-i. » — La mono- 
grafia contiene un prezioso contributo alla storia dei glossatori 
e della loro letteratura giuridica. L' A. si trattiene in particolar 
modo su Giovanni Bassiano (sec. XII), del quale ricorda e descri- 
ve alcune opere importanti, fin qui ignorate, e ne pone in chiaro 
il grande valore scientifico. Singolarmente interessanti sono le no- 
tizie, che dal nuovo materiale si ricavano, intorno alle relazioni 
fra Giovanni Bassiano e il discepolo Azone, perchè molte dottrine 
attribuite a quest' ultimo risultano invece attinte, talvolta letteral- 
mente, agli scritti del Maestro, che si rivela giureconsulto origi- 
nale di prim' ordine; talché mentre per lui la fama sarebbe stata 
inferiore al merito, quella di Azone non apparirebbe del tutto giu- 
stificata. 

— G. Pescatore. Sopra due brevi scritture di glossatori fino- 
ra inosservate. - Anche questo lavoretto è un contributo, alla lette- 
ratura dei glossatori. L'A. illustra due brevi scritture contenute in 
un volume miscellaneo della Bibl. Nazionale di Parigi (n.° 4603) cioè: 
una Summa incerti auctoris de successionibus (che dev'essere di 
uno dei più antichi glossatori) e la Piacentini Summula Placuit. 
Il prof. Pescatore annunzia di prossima pubblicazione una sua edi- 
zione critica della Summa de actionum varietatibus del Piacentino. 

A. D. 



NOTIZIE 



Depiit azioni e Socictìi di storia patria. 

— a. Deputazione Veneta di Storia Patria (Veneziu). — Ha 
pul)l)licato il voi. X della sua Miscellanea. Contiene : I. Meste 
nella miliz.ia imperiale. Studio di G. Pietrogrande, con insci'i- 
zioni. - II. Padova città romana dalle lapidi e dagli scari. La 
memoria è di due parti, e corredata di una pianta di Padova città 
romana: si riferiscono alcune inscrizioni. 

— Commissione municipale di storia patria e di arti belle 
della Mirandola. — Ha pubblicato il VI voi. delle Memorie sto- 
riche della città e dell' antico ducato della Mirandola. (Vedine la 
recensione in questo fase, a pp. 11.5 e seg.). 

— Società di storia patria negli Abruzzi (Aquila). — Ha 
incominciato la pubblicazione di un Bollettino semestrale, il cni 
primo numero è uscito il 15 gennaio. L' indice degli articoli e do- 
cumenti contenuti in questo primo fascicolo si- legge nel Bollettino 
delle pubblicazioni italiane, lS8l), pag. 30, num. 922. Ved. anche 
un articolo di G. Brag.vgnolo nella Rassegna Nazionale di Fi- 
renze, fase, del l."' febbraio 1889. 

Libri e opuscoli. 

— ìi^agV Indici e Cataloghi, che si pubblicano a cura del Mini- 
stero della Pubblica Istruzione, è venuto in Ince i' Indice del « Marc 
magnum » di Francesco Marucelli. Il Mare magnum è, come ognun 
sa, una colossale opera bibliogralica, distinta per classi e per sog- 
getti, che si riferiscono a quasi tutto lo scìbile umano ; iniziata e 
in molta parte compilata dal benemerito fondatore della Marucel- 
liana, continuata dal nipote di lui mons. Alessandro, e riordinata 
da A. M. Bandini primo prefetto della Marucelliana stessa. La pre- 
fata opera, trascritta in centundici volumi, si conserva inedita nella 



N'oTI/IK 1;^>7 

(letta Biblioteca, ed ò stata diineaticata i>i'r iiiolti anni. (»ra il I).' 
rJt'iDo Bi.voi, attuale l)il)rK)te{'ai'io, ha creduto opiìortiino di pnbl)li- 
cariìe 1" Indice, mentre la stampa completa dell' immensa raccolta 
rimarrà lorse sempre un yio desiderio. E che il pul)blico ne abbia 
almeno 1" Indice , è già un segnalato acquisto : giacché da questo 
avrà modo di risalire alla l'onte bibliografica originale per quei 
soggetti, a cui si volgano i suoi studi, e che siano registrati nei 
ponderosi volumi del Alare rnagnum. La pubblicazione del B. me- 
rita ogni lode per la precisione e diligenza con cui è condotta; e 
non minor lode è dovuta all'elegante e dotta introduzione premes- 
savi dall' editore. 



— Lkop. t^ELisLE ha pubblicato recentemente il Catalocjue des 
Manuscrits des Fonds Libici et Barrois, recentemente ricuperati 
dalla Francia. È un voi. in 8." di pp. xcvi-330 (Paris, Champion), 
con facsimili paleogralìci, che ha in principio una dotta prelazione, 
e in line un indice alfabetico. 

— I Benedettini di Solesmes intraprendono un'opera paleogra- 
fica musicale, che verrà edita dalla casa Alphoase Picard di Pa- 
rigi. L" opera (della quale abbiamo ricevuto il Programma ed un 
Saggio) s' intitola : Pcde'ographie musicale. liecii.eil de facsimiles 
phototìjpiques des principaux mss. de chant grégorien., anibro- 
sien, mozarabe , gallican. Uscirà in quattro fascicoli all'anno 
(al)bonamento annuo, lire 25), e offrirà in tavole fototipiche 
la riproduzione dei più importanti mss. di paìeograrta musicale la- 
tina, con un testo illustrativo e con la notizia anche di altri mss. 
musicali la cui riproduzione non si crederà opportuna. Ogni fasci- 
colo conterr'i 16 tavv. Il primo manoscritto da pubblicarsi è un 
messale dell'Abbazia di Saint-Gali, del sec. X, con notazione neu- 
matica senza linee. Nel citato Progi'amma si dà per saggio il bel 
facsimile d'una pagina d' un frammento di Graduale attribuito al 
sec. XII, che si conserva nella Biblioteca di Solesmes. La notazione 
è in neumi ad altezza proporzionale con lettere-chiavi a principio 
di linea. Abbiamo osservato che essa è in tutto conforme nel me- 
todo a quella d' un Antifonario , press' a poco della medesim a 
età, delia Collez. Ashb. Laur. (n. ant. 62; del nuovo Catal., 18); 
e ci è parso opportuno di accennare qui a un tale riscontro, come 
esempio dell' imiortanza grande che potrà avere la nuova Rac- 
colta per questi studi comparati \i , che sono assolutamente ncr- 
cessari per portare un po' di luce e di precisione nella storia, 
lìnora troppo scarsa ed incerta, della notazione musicale del 
medio evo. 



138 NOTIZIE 

— Dell' Handbuch cler UrhunrXenlehre di Harry Bhesslau 
(Leipzig, Veit), già annunziato in Ardi. Slor., 1888, II, 455, è uscita 
ora la seconda parte del primo volume. Contiene i capitoli x-xix, 
nei quali si tratta della lingua dei documenti, del materiale pre- 
paratorio {Vorlagen) alla compilazione dei medesimi, dell'azione e 
documentazione e di tutto ciò che vi riferisce, delle date, delle ma- 
terie scrittone, della scrittura dei documenti e dei sigilli. 

— Gli Analecta boUandlana, editi dalla Società dei BoUandi- 
sti di Bruxelles, possono considerarsi come un supplemento p r- 
petuo agli Ada Sandoruni. Nella prefazione al primo voi. n è detto 
la ragione e lo scopo. Si compone questa collezione, che esce in 
fascicoli periodici, di documenti agiogrartci di vario genere, rac- 
colti via via a compimento e rettitìcazione dei già editi Atti dei 
Santi. E sono : martirologi e altri scritti biografici ; lezioni varie 
di documenti già editi ; documenti nuovi « omnigena » : occasio- 
nalmente, dissertazioni e dispute sugli Atti dei Santi ; e infine ca- 
taloghi e descrizioni di codici agiografici. I testi latini sono da'i 
« quales sunt » secondo la lezione dei codd., correttane bensì l'in- 
terpunzione e gli errori evidenti dello scrittore: ai greci è aggiunta 
la versione letterale latina : e in latino pure sono dettati i « mo- 
nita aut notitiae », notevoli per sobrietà e precisione. Ogni volu- 
me è corredato degli indici dei Santi e dei Codici usufruiti. 

Sono completi i tomi I-VII (anni 1882-1888). Finora sono stati 
pubblicati i cataloghi dei codd. agiografici delle Biblioteche di 
Namur, Gand, Leoden, Haag. Il catalogo copiosissimo, con molti 
Excerpta, dei codd. della Biblioteca regia di Bruxelles è pubbli- 
cato con paginazione a parte : e ora n" è in corso di stampa il 
secondo volume. 

— Si è pubblicato il Liber Diurnus Romanorum Pontificum 
ex unico cocl. Yaticano, a cura di Teodoro Sickel. (Vienna, Ge- 
rold, 1889. In 8.', di pp. xcii-220). Vi sta innanzi una copiosa e 
dotta prefazione dell'editore, la quale (insieme coi l'rolefjomcna 
editi negli Atti dell'Accademia di Vienna) illustra compiutamente 
il Liber diurnus, la sua composizione intrinseca, la storia paleo- 
grafica dei suoi codici, la storia delle edizioni, e il metodo del- 
l' edizione presente. In fine è un indice diligentissimo di parole e 
di materie. 

I Prolegomena I al L. d. furono già annunziati in questo Ar- 
ch., 1888, li, p. 466. 1 Prolegomena II sono ora stampati nei citati 
Atti dell' Accademia di Vienna, e usciranno tra giorni. L' illustre 
Autore, che trovasi ora in Roma, attende ivi alla compilazione dei 
Prolegomena III, 



XDTIZIK 1:^,0 

— Il prò". Giulio Ficker, che da vari anni attende a ricer- 
che e studi intorno al Matrimonio nel medio-evo e, in connessione 
con questo, intorno all' antico dii'itto ereditario presso i popoli ger- 
manici, ' comincerà quanto prima la stampa della sua opera. Una 
nuova opera del Ficker ò sempre uu nuovo e grande acquisto 
per la scienza : rispetto a questa poi possiamo dire che avrà un 
particolare interesse anche per T Italia, dando nuovi schiarimenti 
sulle origini dei Longobardi e le relazioni loro colle altre razze 
germaniche, desunti in modo positivo dallo studio intimo del loro 
gius di famiglia e di successione. 

— Sulla storia e la letteratura dei Valdesi nel medio-evo sono 
uscite ili questi ultimi tempi numerose pubblicazioni ; le quali 
hanno dato occasione a due copiose e ragguardevoli rassegne del 
D.'' Jakoslaw Goi-l nelle Mittheilimgen des fnstiluts fur ósterr. 
Gf. IX, fase. 2, e de! f).'" Herma.tsin Haupt nella Historische Zeit- 
schrift. LXI, fase. 1. Ilicordiamo anche l'articolo del nostro collega 
F. Tocco, in questo Archivio, 1888, II, pp. 75 e seg. 

— I fascicoli 6-9 delle Consulte della Repubblica fiorentina, 
pubbl. da A. Gherardi (Firenze, Sansoni, giugno -ottobre 1888) 
contengono documenti dall'aprile al dicembre 1285 (fine del Codi- 
ce I) e del gennaio-febbraio 1290 (principio del Cod. II). Fra i molti 
e importanti documenti che vi si contengono, relativi a guerre 
esterne e ad amministrazione interiore, segnaliamo particolarmente 
le consulte che si riferiscono alla vivace controversia eh' ebbe a 
sostenere il Comune contro le pretensioni d" immunità e d' inob- 
bedienza del clero fiorentino. Di quest' episodio caratteristico 
nella vita consiliare fiorentina i cronisti non parlano affatto : ne 
diedero bensì estratti e notizie il Perrens nel to. II dell' Histoire 
de Florence, e il Del Lungo nel cap. III del suo Bino Compagni. 
Ora la pubblicazione testuale di tali consulte ci rappresenta di- 
nanzi agli occhi, vivo e intero, il quadro di quella lotta, e ci ri- 
ferisce, in transunti pieni d' evidenza e di efficacia, i sentimenti 
e le parole di quelli che ne furono attori. Sono pagine che si leg- 
gono con grandissimo interesse, e potrebbero porgere argomento 
a uno speciale studio. 

— Il prof. Giovanni Filippi ha pubblicato : L' Arte dei Mer- 
canti di Calimara in Firenze e il suo piti antico Statuto. (To- 
rino, Bocca, 1880. In 4.°, pp. 196). Finora degli Statuti dell' Arte, 
che si conservano nell' Archivio di Stato in Firenze, 1' Emiliani-Giu- 
dici aveva publilicato il IV, volgare, approvato nel 1334, a dato il 
rubricarlo del V. pure volgare, del 1339: del III (1317) e del V, si 



140 NOTIZIE 

esibirono facsiniili nella CoUez. fior. edd. Vitklli e Paoli. Lo 
Statuto antichissimo era finora poco e mal noto : e il F., illustran- 
dolo e pubblicandolo, ha recato un buon contributo alla storia 
della costituzione delle arti fiorentine-, sebbene debba deplorarsi in 
alcuni luoghi la poca esattezza della trascrizione. Neil' illustra- 
zione, che precede il testo (pp. 1-63), il F., desc itto il cod. e data 
breve notizia dei successivi, si studia di determinare la cronologia 
di esso Statuto : e fa risalire le più antiche dato della materia in 
esso contenuta con certezza al 1236, con probabilità al 1228, os- 
servando inoltre che si hanno memorie dell' esistenza dell' Arte 
fino dal 1183, ond' è suppoiiil)ile che rimontassero sino a quell'epoca 
'•altre redazioni statutarie ora perdute. Afferma poi essere questo 
Statuto compilato nel 1301-, non nel 1302, come tutti hanno detto, e 
anche noi nella cit. Collez. Fior. La data 1302 appartiene infatti alle 
prime aggiunte {nova capitula) : notisi bensì (e lo nota anche il F.) 
che queste sono scritte dalla stessa mano, nello stesso tempo, e for- 
mano un sol corpo coli" intero testo dello Statuto. Ora, posto ciò, 
posto anche che l'approvazione dello Statuto fatta nel dicembre 
1302, viene dopo ai detti nova capitula , ci sia lecito di confer- 
mare che, se anche la materia anteriore ai medesimi è copiata 
in questo codice da altro del 1301, questo cod. bensì, individual- 
mente e materialmente considerato, non può essere scritto e for- 
mato prima del 1302. Il F. fa poi una « Sintesi » delle disposizioni 
statutarie e degli ordinamenti dell'Arte di Calimara con molta lu- 
cidità e precisione. Segue quindi il testo dello Statuto (pp. 67-170): 
e gli fanno appendice diciannove documenti illustrativi dal 1192 al 
1592, non che l'elenco dei consoli e quello delle famiglie fiorentine 
appartenute all'Arte (pp. 173-193). 

— Ci viene comunicato essere prossima la pubblicazione, a cura 
dell'anconitano sig. E. D'Anchise, di una numerosa e importante 
raccolta di documenti sul cardinale Benedetto Accolti, detto il Car- 
dinale di Ravenna, e sul processo ch'egli ebbe a subire sotto Pao- 
lo III per le molte ribalderie commesse nel governo d'Ancona, 
mentre vi era legato per Clemente VII nel 1532. 

— Nell'adunanza pubblica annuale dell'Accademia delle Inscri- 
zioni e Belle lettere, L. Delislk ha letto un interessante memoria 
intorno a Claudio Fabri de Peiresc, celebre antiquario e collettore 
francese del secolo XVII, dando in pari tempo comunicazione di al- 
cuni curiosi brani di lettere del Peiresc medesimo. L' opuscolo è 
venuto in luce negli Atti dell'Istituto di Francia, col titolo : Un 
grand amateur frangal-^ d)i XV IL'' siede, Fabri de Peiresc (Pari- 
gi, Firmin-Didot, 1888. In 4.", pp. 16) : poi, arricchito di note, e se- 



NcHT/lH 



1 11 



g lito dal Testamento inedito del Peiresc, a cura del sig. Pii. Ta.- 
MizEY DE Lakroque, ò stato riprodotto nel primo numero degli 
Annales du Midi, che annunciamo piìi sotto. (Tiratura a parte : 
Toulouse, Privat ed., iS8'.). In 8.", pp. 34). 

L" intera corrispondenza del Peiresc sarà pubblicata a cura del 
prenominato T. de L. •, e già n' ò uscito un volume, e in tutto do- 
vranno essere undici, l'ultimo dei quali comprenderà gl'indici. 

NuoTB EÌTÌste. 

— Il D."" Antonio Thomas, professore nella facoltà di lettere di 
Tolosa (Francia), ha fondato una Rivista col titolo: Annales du 
Midi, huUettin trimestriel d' archeologie, d'histoire et de philo- 
lorjie, della quale è già uscito in gennaio il primo numero (Tou- 
louse, ed. Privat : abbonamento annuo, fr. 12). 

Questi Annali sono destinati a illustrare la Francia meridio- 
nale, cioè « la vaste n'-gion, qui s' étend des Alpes a l' Océan et des 
« Pyrénées au Plateau centrai, ré.-'ion, où a fleuri au moyen-àge la 
« littérature provengale, où se parlent encore au.iourd'hni des patois 
« de langue d' oc. » 

Oltre copiose rassegne e informazioni, il periodico conterrà 
anche lavori originali, dei quali viene così delineato il programma : 

« Mais nous ne vouloiis pas étre seulement pour le Midi un builelin 
d" information, une sorte d" entrepót : nous aspirons a devenir un centre actit 
de production scientilìque, et nous comptons, pour obtenir ce resultai, sur 
bis collaboraleurs. qui nous ont promis leur concours. Chaque numero con- 
tiendra plusieurs articles de fond et des mélanges. Ces articles auront na- 
turellement le méme cadre que \\ bibliographie. Toutes les manifestations 
de la vie meridionale, depuis les temps historiques jusqu'à la fin dusiècle 
dernier, auront un droit égal à y trouver place, et nous espérons donner 
quelque variété à nostre R.evue cn faisant appel successivement cu simulta- 
nément à toutes les sciences auxiliaires, que le dix-neuviéme siéclea su met- 
tre au service de 1" histoire : archéolo!j;ie, philologie, linguistique, épigra- 
pliie, etc. 

« Nous nous ferons une lei de ne rien publier qui n" ajoute quflque chose, 
soit un fait, soit une idée, à la somme des connaissances acquises. C est 
dire que nous voulons faire une oeuvre de science sériesuse et non de vul- 
garisation facile, et que notre recueil aspire à prendra place, non sur les 
guéridons des salons mondains, mais sur la table de travail des hommes 
d' étude. » 

— Dalla Libreria Accademica di.J. C. B. .Mohr (Paolo Siebeck) in 
Freiburg i. B. riceviamo il Programma di una Deutsche Zeitscìirifb 
t'i'v GeschichtsicissenscJiaft, che farà seguito con più largo pro- 
gramma alle Forschimgen zur deutschen Geschichte, delle quali 



142 NOTIZIE 

cessò la pubblicazione alla morte del Waitz. La nuova Rivista si 
occuperà di storia politica generale dell'evo medio e moderno, con 
« un puro scopo scientifica (si dice nel Programma), libera da ogni 
« legame con qualunque partito politico o religioso, e senz' aderenza 
« a una determinata scuola o a uno speciale indirizzo scientifico » 
La Rivista conterrà memorie originali, poche recensioni, ma mol- 
tissime notizie sulle pubblicazioni nuove, e su tutto ciò che può 
interessare gli studiosi della storia: conterrà inoltre una biblio- 
grafia sistematica sulla storia tedesca e relazioni complessive sulla 
letteratura storica straniera. 

La Rivista uscirà per trimestri, in fascicoli di circa 15 fogli, 
al prezzo annuo di 18 marchi. La direzione n'è affidata al D.*" L. 
Qui')DE in Kònigsberg. 



— La Libreria antiquaria Leo S. Olschki di Verona annunzia 
che darà mano alla pubblicazione di una nuova Rivista intitolata : 
L'Alighieri, Rassegna di cose dantesche, che sarà diretta dal 
prof. Francesco Pasqualigo. Il primo numero uscirà in aprile. 



Necrologio. 



— Il 10 agosto 1888 è morto in Neuenheim presso Heidelberg 
lo storico Giorgio Weber, in età di ottanta anni. La sua opera 
pi'incipale è V Allgemeine Weltegeschichte filr die gebildeten Sfdn- 
dc, in quattordici volumi. Si hanno pure di lui altri lavori pre- 
paratorii di storia universale e studi speciali sulla Riforma. 

— Il IG dicembre 1888 è morto a Saint-Maurice in Svizzera, 
in età di 52 anni, il conte Paolo Riant, benemerito fondatore e 
segretario della Société de VOrient latin. Il Polyhblion, fase, del 
febbraio 1889, dà una compiuta bibliografia delle sue numerose e 
dotte pubblicazioni, non poche delle quali recano un prezioso con- 
tributo agli studi del medio evo italiano. 

— Nei primi del gennaio 1889 moriva a Palermo il marchese 
Vincenzo Fardo Ha di Torrearsa cavaliere dell'Annunziata e 
senatore del Regno, che ebbe grande e nobile parte negli avveni- 
menti politici del rirorgimento italiano. Lascia un volume intitolato : 
Ricordi su, la rivoluzione siciliana 1818 e 1810. (Palermo, tip. 
dello Statuto, 188G. In 8.", di pp. 817.) 



xoTixiK 14:{ 



Notixle varie. 

— Nel 11. Istituto di Studi Superiori in Firenze, nel corso del 1888, 
sono state presentate e discusse le seguenti tesi di materia storica : 

2V.VJ di laurea. Battignani Raimondo. Sulla vita e le opere di moiis. 
Lodovico Sergandi detto Quinto Sellano. — Campodonico M augello. Sul 
regno longol)ardo. — Rei'oss.:no Edoardo. SuU' importanza delle testimo- 
nianze di Sidonio Apollinare per la storia dei .suoi tempi. — Zipi-el Gii - 
SKPPE. Niccolò Niccoli. 

Tesi di licenza. Bolog.nim Giorgio. Le origini della Repubblica di Ve- 
nezia. — Colella Giovanni. Le rivolte e le lotte di Bari contro i Bizan- 
tini fino alla caduta della città sotto i Normanni nel 1071. — Maioli Al- 
HKRTO. Il Senato di Roma dal IV .secolo dell" K \'. alla rivoluzione romana 
del 1143. 

— All'Accademia di Francia hanno ottenuto il premio Gobei-t 
i sigg. Alb. Sorel per il libro. L'Europe et la Récolation franoaisc, 
e F. Delaborde per la Expcclition de L harles V/I/ in Ilalie. - 
L'Accademia delle Inscrizioni e Belle Lettere ha conferito il premio 
Brunet ali'ab. Ul. C\\e\^ì\ev, "^av W Réperioire des soucers hislo- 
riques du mogen-dgc. 



CESARE OlUi^STr. 



Se la morte di Cesare Guasti fu deplorata in Italia da 
tutti i cultori delle buone lettere, per i compilatori dell' ^r- 
cliìTìo storico italiano si può dire che sia stato un lutto di 
famiglia. Egli fu tra i primi fondatori di questa Rivista sto- 
rica, e le si mantenne fedele in ogni fortuna, cooperando cogli 
scritti e coi consigli a tenerla in onore. Perciò, più che uno 
stretto dovere, è per noi un bisogno del cuore lo scrivere di 
lui una parola di sincero compianto in questo fascicolo, che 
viene in luce poco dopo la sua morte, aspettando che altri 
ne dica più largamente ed in modo più degno. 

La vita di Cesare Guasti che trascorse placida e quieta 
nella modestia dei desideri e delle speran/.e, e nella costante 
ripugnanza di mettersi in mostra e di far parlare di sé, non 
d'altro curante che del preciso adempimento dei doveri di 
padre di famiglia, di pubblico ufficiale e di scrittore, è presto 
narrata. Più lungo discorso vorrebbero i suoi scritti, notabili 
per numero e per importanza, ma la strettezza del temi)0 ap- 
pena ci consentirà di rammentarne i principali. 

Egli nacque in Prato il 4 di settembre del 1822 di famiglia 
civile. Fece gli studi delle lettere nelle scuole del Collegio Cico- 
gnini della sua città, allora diretto con meritata. fama dal cano- 
nico Silvestri. Chi fosse il Silvestri, e quali benemerenze egli 
abbia avuto verso la cultura toscana della prima metà del se- 
colo, lo disse più tardi il Guasti stesso in un libro, che è insieme 
una bella pagina dì storia letteraria, ed una nobile attestazione 



CKSAHK (il 'ASTI 11.") 

(li gi'atil Udine (lei di.scepolo [ìixvlilctto. Le priiiit; [nibbiicazioiii 
del Guasti liirono dirette ad illustrare la storia letteraria e civile 
della sua città, e fino d'allora si mostr(") ricercatore accurato di 
nioniorie anticlie, siudioso della lingua, (^ più inclinato a i)en- 
sare e a scrivere d' accordo cogli antichi che coi moderni. 

Nel 1850 nominato Commesso Archivista dell' Opera seco- 
lare di S. Maria del Fiore, prese stanza a Firenze, allogandosi 
nelle case dell'Opera dietro al Duonu), dove aveva dinanzi agli 
occhi la Cuitola del Brunellesco, che egli ha poi illustrata con 
sapienza di erudito e con amore di artista. 

In rpiel tempo a Francesco Bonaini era affidato dal Governo 
granducale l'incarico di unire ed ordinare gli Archivi dello 
Stato, ed egli cliiauKJ nel 1852 tra i primi ad aiutarlo nella fati- 
cosa impresa Cesare Guasti, che ebbe titolo di iirimo aiuto per le 
Ritbrmagioni e per il Diplomatico , con incaj'ico di assistere il 
Soprintendente nelle sue varie ingerenze. È merito grande del 
Bonaini di aver istituito con buone discipline l'Archivio cen- 
trale di Fh'enze e gli altri di Lucca, di Pisa e di Siena, ma più 
ancora di aver chiamato intorno a se uomini dotti nella storia 
e nella paleografìa, fondando una scuola che dura ancora e che 
ha dato sempre ottimi frutti. 

Il Guasti nell'Archivio di Stato si trov(j nel suo elemento, e 
non interru[)pe più quella vita assidua di lavoro, che, cominciata 
di buon mattino in casa, proseguiva per tutta la giornata nell'ulli- 
zio, per continuare fino alle tarde ore della notte nel suo scrittoio. 

Così egli potè non solo compire l'ordinamento degli Archivi 
che il Bonaini lasci(') interrotto, rpiando sopraffatto dalla fitica 
e dalle opposizioni, parve alfievolii-si in lui il lume dell'intelletto; 
ma potè continuare nei suoi lavori letterari, tenere con cmon^ 
il posto di Segretario dell' Accademia della Crusca, e prestare 
aiuto efficace ed indefesso alla compilazione del Vocabolario. 

Nel 1874, mancato il Bonaini, fu nominato con plauso di 
tutti Soprintendente agli Archivi Toscani e Direttore di quello 
di Firenze, ufficio che di fatto aveva esercitato anche assai 



14(5 CESARE GUASTI 

tempo innanzi, dacché al Bonaini, travagliato di corpo e di spi- 
rito, ne era reso impossibile V esercizio. In questa alta direzione 
di un servizio pubblico cosi complesso, egli seppe mirabilmente 
unire l'amministratore all'uomo di lettere, l'archivista che 
ordina e custodisce al paleografo che illustra e divulga, e coi 
suoi dipendenti il superiore all'amico e compagno di studio. 
Qualità rare sempre in un archivista, oggi rarissime. 

La storia, e la letteratura storica furono il soggetto con- 
tinuo dei suoi studi ; ai quali, per assegnare un campo limi- 
tato che stesse fuori dalle vane generalità da lui aborrite , 
avevano dato argomento prima le cose pratesi, poi le fioren- 
tine, da ultimo le toscane. In questi limiti peraltro il suo sapere 
era grande e la sua erudizione originale e sicurissima. 

Nella storia^ meglio dei grandi avvenimenti , amava illu- 
strare le idee, i sentimenti di un' epoca, la vita privata messa 
a riscontro della vita pubblica. Con questi intendimenti egli 
pubblicò le Lettere dell' Alessandra MacingM Strozzi e quelle 
di Santa Caterina de' Ricci ; apponendo a queste ultime una de- 
dica alla moglie morta, che il Tommaseo diceva nessun let- 
terato italiano avrebbe avuto l'animo di fare. Nella sua mente 
era qualche cosa, non solo di profondamente religioso, ma dì 
ascetico, che lo portava a preferire argomenti coi quali il suo 
spirito si trovasse direi quasi in comunione. Da ciò la sua bella 
versione del libro diOiV Imitazione di Cnsto : \ i^woì studi sopra 
Torquato Tasso, il poeta più cristiano del secolo XVI, di cui 
ristampò corrette ed annotate le lettere ; il suo culto per 
Fra Girolamo Savonarola, e le sue predilezioni per gli artisti 
del quattrocento , dei quali studiò con amore ed illustrò le 
opere. 

La vita moderna colle sue passioni e il suo paganesimo 
non aveva attrattive per lui, e cercava nel passato ideali più 
conformi al suo sentire ed ai suoi convincimenti. Era peraltro 
tollerante con tutti, accettava il bene da qualunque parte ve- 
nisse, e aborrì da ogni partigianeria. Perciò quelli, che fanno 



CKSARK (ilASTI M* 

anche della religione un partito, non gli furono benevoli, e 
non lo tennero dei loro. Nò egli se ne afllisso. 

Come scrittore di prosa italiana, a nostro giudizio, pochi 
in Italia potevano pareggiarlo. Il suo stile limpido e sereno 
come il suo pensiero, scorreva con elegante semplicità, ugual- 
mente lontano dal volgare e dall'artificioso. La continua let- 
tura di scrittori e di carte di tempi, nei quali la lingua ita- 
liana non si era contorta per rifare i costrutti di lingue stra- 
niere, aveva dato al suo stile un certo colore antico, non 
scompagnato mai dalla sciolta andatura del parlare toscano. 
Egli sapeva dir tutto quello che voleva nella forma più sem- 
plice e più elegante. Le sue Relazioni annuali degli studi del- 
l'Accademia della Crusca e gli Elogi degli Accademici defunti, 
ci sembrano esemplari di perfezione in quel genere di scrit- 
ture, nelle quali d'ordinario la retorica suol tenere il campo. 

Gli scritti del Guasti sono specchio fedele dell'uomo, colle 
sue idee religiose, coi suoi giudizi sui tempi passati e pre- 
senti, con le sue predilezioni storiche. E perchè questi suoi 
sentimenti poco si accordavano con le dottrine e colle pas- 
sioni che ora prevalgono tra noi, non si senti sul suo sepol- 
cro quel frastuono di lodi sperticate e di epicedi , coi quali 
oggi si tenta d'inalzare uomini mediocrissimi e peggio. Alle 
esequie del Guasti parlò degnamente Augusto Conti, ed ogni 
uomo onesto, che non ha sciupato la vita, né sotterrato il ta- 
lento che Dio gli diede, vorrebbe aver meritato quelle parole (1). 

Marco Tabarrini. 



(1) Tra i pochissimi scritti cho ricordarono Cesare Guasti , ci sembra 
notabile un bell'articolo della signora Caterina Pigorim Bkki, inserito nel 
Giornale 1' Ordine di Ancona. Gli amici del Guasti ne ringraziano l'egreiiii 
scrittrice. 



148 CESARE GUASTI 

In commemorazione di Cesare Griiasti. - Parole 
dette dal Prof. Cesare Paoli, ai propri alunni nel 
R. Istituto di Studi Superiori , la mattina del dì 
15 febbraio 1889. 

Prima di iiiconunciare la nostra conferenza, sento il do- 
vere di fare una commemorazione dolorosa. Come già sapete, 
la mattina del 12, a ore 8, moriva, in età dì 06 anni, Cesare 
Guasti, soprintendente degli Arcliivi toscani, a cui mi legavano 
una lunga consuetudine, un affetto riverente, e vincoli di spe- 
ciale gratitudine. Quando io a diciassette anni (ne sono ormai 
passati sopra a trenta !) entravo alunno negli Archìvi di Stato 
toscani, vi trovai Cesare Guasti, che il Bonaini, immortale in- 
stitutore di quegli Archivi, aveva chiamato suo cooperatore 
tra ì primi. E gli fu davvero cooi)eratore efficace, e poi succes- 
sore degnissimo. Ora, di coloro che io considero come miei 
primi maestri negli studi storici e archivistici: dico, Francesco 
Bonaini sopra ricordato ; Carlo Milanesi, che mi fu precettore di 
paleografia e diplomatica ; e Cesare Guasti ; nessuno è più ! Sia 
benedetta sempre la loro memoria ! Il Guasti ha sopravvissuto 
più anni agli altri due , e più altri avrebbe potuto viverne ; 
e ora all' animo mio (già pieno di mestizia i)er un altro irre- 
parabile dolore) è cosa troppo trista dover dire : Non è più ! 
Ma, se di lui piango finita la vita terrena, la memoria della 
benevolenza sua rpiasi paterna m' è viva nel cuore ; uè so di- 
menticare com'egli mi avesse carissimo mentre ero ufficiale 
degli Archivi ; e come, anche quando mi dipartii da quell'ammi- 
nistrazione (alla quale mi stringe pur sempre un caldo affetto), 
mi considerasse tuttavia come collega. Ricor<lo con -gratitudine 
profonda che debbo a lui la ])rima i)roposta, onde nel 1874 
venni insegnante di paleogralia in (piosto K. Istituto ; ricordo 
con compiacimento clu' egli ila seguito sempre con amore i 



CKSAKH (il'ASTI ll'.l 

proci'iliiiK'iifi (Iella mia Scuola; e ai iiiii-i ;ilnniii r a nic ha 
latto sempre grandi lacilitazioiii [)('!■ i^-ll studi e le esercitazioni 
nell'Archivio di Stato. 

Ma non è per semiìlice slb^o di gi'atitudine, clie io vi 
parlo di lui. Ve ne parlo [ìerchè vi si imprima nella mente e 
nel cuoi-e la memoria di (j[uest" uomo esemplai^!, il cui lavoro 
assiduo e le ragguardevoli pubblicazioni hanno recato tanto 
(Xipioso, tanto nobile ed etlicace contributo agli studi storici e 
letterari italiani. A voi, giovani, clic vi avviale con amore alla 
stessa carriera di studi, credo di poterlo pi-oiìorre a maestro. 
Non è qui il luogo di menzionare, una a una, le numerose pub- 
blicazioni del Guasti. La nostra Cattedrale, della cui Opera egli 
lu un tempo archivista, ebbe da lui illustrata la Storia della 
cupola, e piti recentemente quella della chiesa e del campanile; 
come archivista di Stato, pubblicò 1" Inventario e Regesto dei 
Capitoli del Comune di Firenze, la Desci'izione dei Manoscritti 
Torrigiani, l'Indice delle Carte strozziane e più altre cose ; per 
la Deputazione di storia patria, di cui era vicepresidente, i tre 
stupendi volumi delle Commissioni di Rinaldo degli Albizi ; 
l)er la Crusca, della quale tu segretario zelantissimo, i Rap- 
p(ìrti annuali. E poi, quante altre pubblicazioni, dottamente 
illustrate, di documenti storici e artistici e letterari! Le Lettere 
del Tasso, le Rime di Michelangiolo, gli Scritti del Panciatichi, 
l'Epistolario della Macinghi Strozzi, quello di ser Lapo Mazzei, 
la Miscellanea pratese e tanti altri documenti e memorie a 
illustrazione storica della terra che gli diede i natali. E quanti 
lavori originali , pieni di dottrina, di critica assennata, di 
un'ammirabile venustà di lingua e di stile! Perche il Guasti, 
delle cose storiche e letterarie e artistiche, aveva non solo la 
scienza, ma il sentimento ; e questo suo eletto sentimento di 
umanista cristiano, il suo vivo amore, anche nei più aridi e se- 
veri studi, dell'idealità morale , dell' eccellenza della l'orma , 
uniti a un'intima conoscenza della nostra lingua e della nostra 
letteratura, hanno felicemente influito a fan' del Guasti uno 



150 CESARE GUASTI 

dei migliori scrittori di bello stile, che si possano annoverare 
ai giorni nostri. 

Cesare Guasti, studiatore indefesso, devoto cultore della 
scienza, lavorò e pubblicò senza riposo, per una tal quale forza 
irresistibile che lo moveva, per un amore intenso di sapere, 
per desiderio di contribuire alla propagazione dei buoni studi 
e delle buone lettere ; non già (e possiamo asserirlo con animo 
sicuro) per vana soddisfazione di amor proprio. Ricordo che 
nella Prefazione al Regesto dei Capitoli, allegando una ter- 
zina di Dante, il Guasti paragonava se , come archivista ed 
erudito, a colui 

che va di notte, 
Che porta il lume dietro e sé nou giova, 
Ma dopo se fa le persone dotte. 

Sì: le pubblicazioni del Guasti hanno tanta ricchezza e tanta 
solidità da far dotte le persone che vi ricorreranno per istudio ; 
ma io confido che verrà da quelle non solo lume di scienza, 
ma lume di gloria duratura oltre la morte al buono e dotto 
autore ; il cui nome, come è impresso nell' animo mio memoro 
e riverente, cosi vorrei , o giovani , che rimanesse sempre in 
venerazione negli animi vostri. 



Due nostri collaboratori stanno apparecchiando una compi iit;i 
bibliografia delle pubblicazioni di Cesare Guasti, che pubbliche- 
remo in uno dei prossimi fascicoli. 



PUBBLICAZIONI PERIODICHE 

PERVENUTK ALLA R. DEPUTAZIONE 



Al)]iaiidlun^eii der lilstorisclien ('lasse der KJin. Bayerisclicn Aka- 
deiiiie der "Wisseiiscliafteii. (Miuichen.) - Voi. XVIII, Fase. 1-2. 

Aiialecta Bollaiidìaiia. (Bruxelles.) - Tomus VII, Fase. 2-4. 

Archeografo Triestino edito per cura della Società del Gabinetto 
di Minerva. (Trieste.) - Voi. XIV, Fase. 2. 

Ardi ir fiir Literatur und Kirclien-Geseliichte des Mittelalters. 
(Freiburg in Breisgau;. - Voi. IV, fase. 1-2. 

Archivio Storico dell'Arte. (Roma.) - Anno I, Fase. 10-12. 

Arcliivio della E. Società Roiiiaii;i di St)ria Patria. (Roma). - 
Voi. XI, Fase. 2-4. 

Archivio Storico per le Provincie Napoletane. (Napoli.) - Anno XIII. 
Fase. 3-4. 

Archivio Storico Siciliaco. (Palermo.) - An. XIII, Fase. 1-3. 

Arcliivio Storico Lomhardo. (.Milano.) - Tomo XV, fase. 2-4. 

Archìvio Trentino. (Trento.) - Voi. VII, Fase. 1. 

Archivio Veneto. (Venezia.) - Nuova Serie, Fase. 70-72. 

Archivio Storico per le Marche e per l'Umbria. - Fase. 13-14. 

Atti della R. Accademia dei Lincei. (Roma). - Rendiconti. Volu- 
me IV. (1.° Semestre) Fase. 13. (2.' Semestre) Fase. 1-12. 
Volume V. (I.' Semestre) Paso. 1-3. - Scavi. (1888), gennaio-set- 
tembre. 

Atti della Società di Archeologia e helle arti per la provincia di 
Torino. - Volumi I-IV ; V, Fase. 1-2. 

Atti della Società Ligure di Storia Patria. (Genova.) - Apjìendiee 
al Voi. XIV ; XIX. Fase. 2 ; XX. 

Atti e Memorie delle RR. Deputazioni dì Storia Patria per le 
Provincie Modenesi e Parmensi. (Modena.) - Serie IH. Voi. 1\', 
Parte I. 

Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia Patria per le Pro- 
vincie di Romagna (Bolo^ina.) - Terza Serie, Voi. VI, Fase. 1-3. 

Ribliografia Italiana. (Firenze-Milano). - (1888), N.' 23-24. (1880). 
N." 1. 

Bn)lioth('(£iie de l'École ces C'iiartes. (Paris). - 1888, fase. 1-5. 



152 PUHHLIOA/IOXI PERIODICHE PP:RVEXUTE ECC. 

Bulletìii de la Société d'hìstoire Tandoise. (Torre-Pellice). - N." 4. 

Bullettiuo deiristitiito Storico Italiano. (Roma.) - N.^ 5-6. 

Buonarroti (II). (Roma.) - Serie III, Voi. Ili, quaderni 4-6. 

Commeutari dell'Ateneo di Brescia per Fanno 18S8. 

Cultura (La). (Roma.) - Voi. IX. N.^ 21-24. Voi. X. N.^ 1-4. 

Enclisi! (The) Hlstorical Kevitw. Fase. 11-13. 

Giornale della Libreria. (Milano.) - (1888). N.^ 52-53. (1889). N.^ 1-9. 

Giornale della Società dì Letture e conversazioni seientiflelie. 
(Genova.) - Anno XI, fase. IO. 

Giornale Ligustico di Archeologia, Storia e Letteratura. (Genova.) 
- Anno XV, Fase. 7-12. 

Giornale Storico della Letteratura italiana. (Torino.) - Voi. XI, 
Fase. 33-36. 

Historisclies Jalirlnich. (Miinehen.) - Voi. X, fase. 1. 

Historische Zeìtschrift. (Miinehen und Leipzig.) - 1889, fase. 1. 

Jolins Hopkins University Studies in llistorical .and Politicai 
Science. (Baltimora.) - Serie VII, Fase. 1-3. 

Miscellanea Fiorentina. (Firenze, 1886.) - N." 10. 

Mittheihuigen des Instituts fiir oesterr. Geschiclitsforscliung. (Iniis- 
bruck.) Voi. IX, fase. 3-4; X, 1. 

Monumenti storici pubblicati dalla R. Deputazione Veneta di Sto- 
ria Patria. (Venezia.) - Serie iV. Miscellanea. Voi. X. 

Polybiblion. (Paris) - Parfee Littéraire. (1888), fase. 1-6. - (1889). 
Fase. 1-2. 

— Partie techniqve (1888). Livraison 1-5. - (1889). Livraison 1-2. 

Rassegna (La) >'azionalc. (Firenze.) - Fase. 171-176. 

Rivista Storica Italiana. (Torino.) - An. V, Fase. 2-4. 

Revne des Quesliou historiques. (Paris.) - Fase. 87-88. 

Revue liistorique. (Paris.) - Tomo 37, Fase. 2. Tomo 38, Fase. 1-2. 
Tomo 39, fase. 1-2. 

Rivista Contemporanea. (Firenze.) - Fase. 9 e ultimo. 

Rivista critica della Letteratura Italiana. (Firenze.)- An. V, N.' 3-4. 

Rivista Italiana di Numismatica. (JNIilano.) - .\n. I, Fase. 3-4. 

Smitlisonian Report. - Parte II. (^^'ashington, 1886). 

Studi e Documenti di Storia e Diritto. (Roma.) - Anno IX. Fa- 
seicoli 2-4. 

Vita Nuova. Periodico settimanale di letteratura, d' arte e di filo- 
sofia. (Firenze.) - Anno I. X.^ 1, 3-6. 



DELLA SIG\ORL\ DI FEANCESCO SFORZA NELLA ì\m 

StCOiNDO LE MEMOI\IE E 1 DOCUMENTI DELI/ ARCHIVIO FABRIANESE 

(Continuazione e fine. Veci. an. 1888, LII, pog. 289). 



Appena un mese appresso era d'uopo mandare un nuovo 
oratore per l'affare dei fanti spediti a Norcia. Anche ai fanti 
fabrianesi ii Commissario del Conte negava il congedo come 
ai sanseverinati. (Cfr. la mia Memoria sopra citata ad annum 
et mensem). 

1438. 17 agosto. Consilio ecc. e. s. 

Pro facto faniulorum transmissoruni prò custodia illorum castro- 
rum de Nursia mandato ili. domini Comitis, attento quod per mensem 
fuerunt conducti et petiti, et a modo sit in line mensis, et Comis- 
sarius prefati Domini, qui ibidem est, aliquo modo, ut rescripserat, 
licentiam concedere non intendit Anito dicto mense, sed sue inten- 
tionis est, quod remaneant ad custodiam predictam. 

Si delibera di mandare un ambasciatore al Conte a pregarlo; 

Ut dignetur liane Comunitatem ulterius de dictis famulis non 
gravare, sed eisdom licentiam concedere redeundi, actenta pau- 
pertate et impotentia dicti Comunis. 

[Ibid. e. 95.] 

L'ambasciatore eletto due giorni appresso fu Matteo da 
Ficano, stato già altra volta deputato a tale ufficio. 

Nei documenti, che seguono, si ha il ricordo d'una visita, 
che Francesco Sforza deve aver fatta sicuramente a Fabriano 
al principio del mese di settembre, quando egli si recò a 
Sassoferrato. 

1438. 24 agosto. 

In un* adunanza dei Priori, Regolatori, consiglieri di cre- 
denza e altri spettabili cittadini si delibera oiva voce: 

Arch. Stor. It., h.^ Serie. — III. 10 



154 BELLA SIGNORIA. DI FRANCESCO SFORZA. 

Quod in adventu ili. domini nostri Comitis ad liane suam Ter- 
ram fabrianensem provideatur de coliatione eidem danda in eius 
transita, ac etiam fiat eidem insenium honorabile, prò ut videbitur 
dominis Prioribus, Regulatoribus et quatuor civibus eligendis, vi- 
delicet unum per quarterium. Et quicquid ecc. 

1438. 27 agosto. Consilio ecc. 

Vi è deliberato unanimamente, giusta il parere dell'egregio 
dottore di medicina, maestro Mariano di Bonaventura, e di altri 
consiglieri : 

Quod expense facto tam prò coliatione danda quam prò enseuio 
facto ili. principi et domino nostro comiti Francisco conflrmentur, 
et prò conflrmatis habeantur auctoritate presentis Consilii. Et quo- 
niam, ut dicitur, ili. Dominus noster est de proximo renturus ad 
liane suam Comunitatem, quod similiter provideatur prò expensis 
eidem flendis in eius adventu, eo modo et forma prò ut et sicut 
videbitur et placebit, prò honore dicti Comunis, prefatis dominis 
Prioribus, Regulatoribus et aliis ecc. 

Nel medesimo Consiglio si approva cioa voce di mandare 
al Conte quattro oratori 

Super facto captivorum de Saxoferrato ac etiam super facto 
domnarum, recomictendo Dominationi sue illos captivos et domnas 
et puellas illius loci , ut videbitur prudentie oratorum ; ac etiam 
exponatur factum illorum rebellium de Sancto Donato, qui sunt 
captivi per gentes armigeras Dominationis sue, quod de eis tiat 
quod juris ordo postulat. 

Similmente approvasi , che nella venuta del Conte si 
espongano a lui i fatti del Comune, oidelicet ea que sunt in 
memoriali iam dato sue ExM« per Vincentium Honofrij orato- 
rem, e se altro resti da esporre, si esponga; ed anche che ad 
istanza ili. Domini nostri si dia a un tale maestro penaceli/o- 

rum una stanza per esercitare l'arte sua. 

[Ibidem e. 98]. 

1438. 27 agosto. Sono eletti oratori da mandarsi al Conte 
gl'infrascritti : 

Magister Stefanus sacre Theologie professor 
Dominus Benignus de Serra 
Per US Malateste 

Il quarto manca. 



NKI-LA MARCA 155 

1438. 30 agosto. Consilio ecc. 

Si delibera vioa voce: 

Quod prò honore et provisione flenda in adventu ili. domini 
nostri Comitis accipiatur et extraliatur illa quantitas pecunie, que 
prò expensa predicta sufTiciat: videlicet de denariis impositis et esa- 
ctis prò insenio tiendo prefato Domino nostro in adventu sue inclite 
Domine. Et demuni illa quantitas extrahenda remictatur de aliis 
introitibus Comunis, si opus fuerit, vel accipiatur sub usuris, quo- 
modocumque hal)ilius fieri poterit. 

1438. 8 settembre. Consilio ecc. 

Il Luogotenente espone, esser volontà der Conte facere et 
constituere quoddam fortellitiuin sioe arceni, e abbisognando a 
tal uopo molte cose, egli esser disposto a far tutto suis propriis 
pecuniis, eccetto le spese in fondendo et apportando calcem et 
renam et lapidea. 

Si delibera a viva voce, quod omnino et penitus exequatur 
Doluntas Domini prò ut ipsius intentionis est, e che a dare a 
ciò esecuzione sieno eletti quattro cittadini, uno per quartiere. 

Nel medesimo Consiglio vien risoluto di assegnare al Luo 
gotenente una ricognizione prò bene gesto officio e di pregare 
il Principe, che si degni in avvenire di provvedere, che i Luo- 
gotenenti stieno paghi al solo salario della potesteria, actenla 
impossibilitate dicti Comunis. 

[Ibid. carte 99 v. 100 v. e 101]. 

La visita del Conte doveva essere avvenuta, e doveva egh 
già trovarsi di questo tempo a Sassoferrato ; donde pochi giorni 
appresso inviava ai Fabrianesi le infrascritte lettere. 

1438. 14 settembre. 

Frauciscusfortia Vicecomes ecc. Harum tenore omnibus et sin- 
gulis personis de castro nostro Sancti Donati, cuiusque conditionis, 
gradus ecc. ubicumque existant, possendi redire ad dictum castrum, 
iliifiue stare, residere et liabitare cu ni eoruni familiis, rebus et 
bonis quibuscumque, ac domos eorum restaurare, rehedificare, ac 
eorum negotia agere, possessiones et bona sua colere et laborare, 
et omnia penitus agere libere, prò ut ante rebellionem dicti castri 



156 DELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 

a iiobis, agere poterant, licentiam et fticultatem omnimocìam coii- 
cedimus et impartimur. Mandantes omnibus et singulis offltialibus 
et subditis nostris, ad quos pertinet, ut contra dictos liomines et 
' eorum quemlibet nullam penitus de cetero inferant realem aut 
personalem molestiam ; sed ipsos libere stare et habitare in dicto 
castro permictaut et eorum negotia agere ; atque eos tractent et 
reputent uti reliquos nostros caros subditos et servidores, nec con- 
trarium fatiant per quantum gratiam nostrani caripendunt. Dat. in 
Saxoferrato, die quarto decimo septeml)ris 1438. 

Vincentius. 
[Registr. Litterarum e. 37]. 

Il castello di S. Donato, dipendente dal Comune di Fa- 
briano, e ritenuto, al tempo della soggezione di questa città 
allo Sforza, dai superstiti Chiavelli e dalla loro parte, era dun- 
que tornato all'obbedienza. Anzi sembra che ciò avvenisse 
prima dello scorso luglio, come prova un atto consigliare 
del 13 di dello mese, in cui si delibera, in ossequio a un re- 
scritto del Conte, di rimettere nel castello medesimo due autori 
(non nominati) della ribellione, non ostante sia noto, che essi 
perseverino in eorum neqiussi>riuin propositum. 

1438. 15 settembre. 

Franciscu:^ Sfortia ecc. Nobili viro ser Pocutio Dominici civi 
nostro tìrmano salutem et diligentiam in commissis. De Ade, pru- 
dentia, sufficientia, virtute, legalitate, devotioue erga nos ac inte- 
gritate tuis, de quibus testimonium accepimus, plenarie contìdentés, 
te in canceilarium Terre nostre Fabriani prò semestri, et inde 
in antea ad beneplacitum nostrum, incipieudo die xv novembris 
Mccccxxxviii et ut sequitur flniendo, cum salario, provisione, et*, 
tenore presentium facimus, eligimus et deputamus. Mandantes 
Prioiibus, Comuni et hominibus diete Terre Fabriani, quatenus te, 
dicto tempore adveniente, ad oflìcium ipsum benigne suscipiant et 
admittant, nec contrarium faciant, prò ut gratiam nostrani caram 
habent. Illis et quibus spectat iujungentes, quatenus de salario et 
provisione predictis respondeant ac debitis temporibus satisfaciant. 
In quorum omnium fidem presentes fieri fecimus, nostroque iussimus 
sigillo roborari et registrari more solito. Dat. in Saxoferrata, die 
XV septembris 1438. 

La detta lettera fu presentata ai Priori dal cancelliere me- 
desimo nel giorno delia presa di possesso del proprio ufficio, 

ossia il 15 novembre. 

[Ritbrm. 1438-1439 e. 5.] 



NEM.A M.VUC.V 157 

1438. 25 settembre. 

Franciscusfortia Vicecomes ecc. Volentes cum Comunitate Terre 
nostre Saxoferrati, habita suarum calaniitatum ratione, Immane 
ci indulgenter agore, illonmirino onestati et extreme subvenire 
inopie, harum tenore Comuni ac singularibus personis et hominibus 
prefate nostre Terre possendi deinceps de omnibus et singulis 
civitatibus, terris, castris et locis prefate provinole nostre extra- 
liero omnem quantitatem grani et cuiusque alterius generis victua- 
lia prò eorum usu et conducere ad dictam nostram Terram Saxo- 
ferrati, libere et sine aliqua solutione traete, passagli vel alterius 
cuiusque gabelle adCameram nostram spectantem, semel etpluries, 
(luotiens opus eis et eorum singulis erit, licentiam et liberam 
lacultatem concedimus et impartimur bine ad nostri beneplacitum 
valituram. Mandantes spectabili Contutio thesaurerio nostro Marcliic 
ot omnibus aliis officialibus nostris, ad quos pertinet, ut has nostras 
iitteras observent, et ab aliis fatiant inviolabiliter observari. Dat. 
in Terra nostra Saxoferrati die xxv septembris 1438. 

Vincentius. 
[Registrum Litterarum e. 36 v.] 

Il volume delle Riformanze 1437-38 e il Registrum "^jitte- 
laruin di quest' anno ci offrono dipoi gì' infrascritti documenti. 

1438. SO settembre. 

Consilio ducentorum populi, Comunis et liominum Terre Fa- 
briani etc. de mandato magnilìci domini Benedicti de Gambacurtis 
de Pisis honorabilis Potestatis et Locumtenentis etc. In eodem 
Consilio victum, obtentum et deliberatum extitit viva voce : 

Quod actento quod ili. dominus noster Franciscusfortia rescri- 
pserat prò balistrariis tam de dieta Terra quam de comitatu buie 
Coinunitati, quod transmictantur in campum, ac etiam rescripserat 
quod dentur et persolvantur Ser Antonello suprastanti arcis, que 
modo edificatur, ducatos tres, qui admictantur in taleis, ac etiam 
(|uod persolvantur viginti ducatos castellano arcis Saxiferrati 
mense (luolibet, qui etiam seomputabuntur in taleis, quod omnino 
et penitus exequautur mandata prefati Domini iuxta nostram et 
Comunis possibilitatem, et quod mictatur balistrariorum quantitas 
ili.i, (|ne est possibilis, et prout videbitur dominis Prioribus et 
lù.'giilatoribus ; et sint idonei et experti, et mictatur unus cum eis, 
qui sit liabilis ad conducendum. Et similiter Hat voluntas Domini 
de denariis petiris per Dcminationem suam. Et quod cum dictis 



158 DELLA. SIGNORA DI FRANCESCO SFORZA 

balistrariis mictatur quidam orator, qui excusationem fatiat Co- 

munitatis tam de dictis balistrariis quam de dictis denariis, et 

quod supplicet Dominationi sue, quod dignetur hane Comunitatem 

non gravare de solutione dictorum denariorum, actento quod pre fato 

sor Antonello sunt soluti circa centum ducati de tricentis, de qui- 

bus Dominatio sua rescripserat. 

[Ibidem e. 107.] 

Di pari passo colla costruzione della rocca andava, a quel 

che sembra, una restaurazione delle mura, avendo io trovato in 

una vacchetta una nota di robe date da diversi e di prestazioni 

d'opere per le mura della Terra di Fabriano, quando furono re- 

facti li merli dentorno. 

[Miscellanea Voi. 1 N. 19.] 

1438. 8 ottobre. Consilio ecc. 

Vi si delibera : 

Quod balistarii, transmissi in campum mandato domini Comitis 
prò quindecim diebus, et soluti, et non steterunt nisi quatuor die- 
bus, videlicet in eundo et redeundo, ad hoc ut in posterum prefati 
balistarii sint magis propitii ad eundum, quod solum restituant 
medietatem denariorum quos perceperant, excepto ilio de Cerreto, 
qui habuit duos ducatos, quod restituat bononenos quinque. 

[Ibid. e. 109 V.] 

I detti balestrieri erano stati richiesti forse per l'assedio 
di Tolentino, e l'essere stati congedati cosi presto potrebbe 
dimostrare, che di questo giorno fosse la città già venuta in 
potere del Conte, Anche il Simonetta afferma, che i Tolentinati 
atterriti dalle macchine ed istrumenli bellici mossi contro loro 
" in pochi giorni si dettero alla fede sua „. Lib. IV cap. X. 

Dieci giorni appresso lo Sforza era a Fabriano. Ne fa fede 
una lettera indirizzata al Comune di Montecassiano, colla quale 
ingiungevasi di procacciare biade e viveri per le genti a cavallo 
di Squarcia da Monopoli (Compagnoni. Reggia picena Parte I p. 334). 

1438. 28 ottobre. 

Franciscus Sfortia Vicecomes ecc. Universis et singulis ecc. 
Expedit illos re ipsa omni ratione corripere, qui propter inobe- 
dientie crimen principum et dominorum indignationem incurrunt. 
Propterea a nobis generale edictum emanat omnibus et singulis 
Comunitatibus et singularibus personis civitatum, terrarum castro- 
rum ecc. sub nostro dominio, iurisdictione et regimine positis et 



NRM,.V MARCA. 15<.j 

eorum ofllcialibus et rectoribus, quod nulla sifc persona, quecumque 
sit et quavis dignitate perfulgeat, una vel pinres, que audeant 
vel presumaiit conducere vel conduci Tacere ad civitatem Came- 
rini, eiiisque comitatum, fortiam et districtnm aliquod genus vi- 
ftualium, grassie, rerum utensilium et offendibiliuui vel defendi- 
lìilium, quovis nomine nuncupentur, que in presentibus litteris prò 
expressis et declaratis habeantur, per se se aut interpositam per- 
sonam sub pena indigaationis nostre, furcarum et perditionis tam 
rei'um, que conducerentur, ([uani aliarum omnium, que per condu- 
centem et mictentem possiderentur. Ex nunc decernentes talia 
perpetrantes aut consentientes in crimen lese magestatis incidisse, 
Comunitatibusque vero, que talia auderent, conflcere liane penam, 
iniungimus, quod omni sint dignitate private et omnibus gratiis, 
])rivilegiis, honoribus et prerogativis , quibus ipsas aut ipsarum 
qiiamlibet quoquo modo decoravimus. Si qui autem essent censii, 
aut quovis modo notitiam de predictis haberent, et infra triduum 
a die scientie nobis aut nostris vices gerentibus non fecerint notum, 
penam furcaram et conflscationem bonorum se incidisse cogno- 
scant. Et generaliter hoc generali edicto monemus omnes et sin- 
g'jlas Comunitates, officiales et singulares personas, ut predicta 
presumentibus se re et verbo opponant, carceribus mancipent, et 
r.'sistant omni cura, sub penis superine denotatis. Et ut promptior 
uimsquisque sit, ut debitum predicta consequantur effectum, accu- 
satoribus tertiam partem rerum, que Camere nostre applicai^entur 
ex nunc indulgemus, et erit secretum accusantium nomen. Obvian- 
tibus vero et resistentibus in ipso itinere aut in preparatione ad 
iter medietatem rerum et animalium, que conducerentur, et tertiam 
partem bonorum, que Camere nostre conflscarentur, ex ntmc con- 
cedimus. Et quod frustra esset leges promulgare penales, nisi 
cxccutioni modus daretur, ex nunc ipsas penas et quamlibet earum 
ratas decernimus nos continuo habituros. A quibus et qualibet 
earum appellare non liceat, vel quoquo modo obviare, ut executio 
retardetur. Quarum executores fere decernimus Judices nostre ge- 
neralis Curie Marchie et ipsius Provincie marescallum. Quibus in 
predictis et quolibet predictorum tradidimus totales vices nostras. 
In quorum testimonium ecc. Dat. in Terra nostra Sancti Severini, 
die xxviii octobris 1438. 

Solvatis numptio ecc. Vincentius subscripsit 

Cingulum Fabrianum 

Monticulum (1) Castrum S. Marie (2) 

Gualdum 

[Registrum Litterarum e. 37 v]. 



(1) MoiUeccliiu, ogfii Treia. (2) Villaggio presso Castelraimondo. 



160 DELLA. SIGNORIA. DI FRANCESCO SFORZA 

È il bando citato dal Compagnoni {Reggia picena, ad annura) 
e che io non potei trovare a Sanseverino. Difatli esso era di- 
retto^ come sembra, alle sole cinque città e terre sopra indicate. 

1438. 2 novembre. 

Bando fatto fare dai Magnifici Priori per Giovanni e Nic- 
cola tubaiori del Comune. 

Ilio è comandamento del ili. Principe et exc. signor nostro 
conte Pranciscosforza, che neuna persona, de qualuniqua stato 
overo conditione siste, presuma ne ardisca condurre né fare con- 
durre alla ciptà de Camerino et soy conta, forza e districto alcuna 
generatione de victualgle, grassia ne cose da usare, da offendere 
ne da defendere, sotto la pena della sua gratia, sotto la pena della 
forca et deperdimento tanto delle cose, che conducesse, quanto 
dell'altre cose che avesse e possedesse. Et se alcuno il savesse, 
overo per qualunque modo a soi notizia fosse, infra tre dì da poi 
che a lui fosse noto, ala sua Ex.''^ ovvero a li sui lochotenenti 
non lo manifestasse, incorra nella pena della forche et in confisca- 
tione de tutti soi beni ; et qualunqua ne serra accusatore averrà 
la terza parte de quello, che a la Camera de la sua Ex.*'* per- 
verrà, et serra tenuto credenza, et qualunqua lu trovasse per la 
via, menasseli overo tornasseli, averrà la mìtà de le cose et de li 
animali, li quali se conducesse et la terza parte delli beni che a 
la Camera de la sua Excellentia sa confiscasse. 

[Riform. 1437-38 e. 114]. 
Effetto e complemento del soprallegato. 

1438. 2 novembre. 

Franciscusfortia Vicecomes ecc. 

Illis digna officia comittere non dubitamus, quorum tldes co- 
gnita sit ab experto. Hinc est quod, cognita fide et singulari in 
nobis devotione nobilis viri Villani de Mancinis de Gualdo familiaris 
nostri dilecti, eumdem per presentes commissarium collateralem 
et generalem provisorem super quoscumque castellanos rocharuni 
et fortillitiorum nostrorum quorumcumque eligimus et deputamus 
ad videndum, revidendum et providendum dictas arces et fortillitia, 
quotienscumque voluerit, et in ipsis providendum, sì quid expe- 
dierit : videlicet pagas et famulos remittere, cassare, penas pecu- 
niarias imponere tam castellanis per nos impositis et imponendis, 
quam etiam per comunitates civitatum, terrarum et locorum no- 
strorum quorumcumque impositis et imponendis : si qui eorum 



yr:r,r,.\ marca 101 

repcrieiitiu' non habere iiitcgrmn et (li^pntatiim iiunii'i'iiin p;vfjai'iiiii 
et ftiiiuilonini siioruni, daiitos et concodoiitcs tlicto Villano (toliatcrali 
nostro autoritatein, arbitrium et baliuni posscMidi dictas rochas et 
fortillitia videro et revidere ac de pagis, famulis et muiiitionibus 
providere, cassare et reinittere, uec non penas pecuniarias dictis 
castellanis imponere, si in aliquo deficerint, et hoc semel et pluries, 
proiit eideni inelins videbitur expedirc ])ro utilitate et securitate 
dictorum Ibrtillitiorum et roccharmn nostrarum ac status nostros 
saluto et securitate. Quo circha precipiendo mandamus quibuscum- 
que castellanis dictarum rocharum et Ibrtillitiorum quorumcumque 
nostrorum, quatenus eidem Villano collaterali nostro super pre- 
dictis pareant et obediant, tamquam persone nostro proprie, noe 
contrarium faciant sub indignitionis nostro pena, mandantes simi- 
liter quibuscumque thesaurariis, camerariis et aliis officialibus, 
quatenus super inde dicto Villano obediant et intendant tan(|uam 
iiobis, et retineant pagamenta, et denarios pagliarum deflcientium 
ipsis castoUanis, sicut onlinalìit ipse Villanus ; cui volnmus assi- 
gnent dictas retentionos denariorum sino alicpia exceptione ; vali- 
turis presentibirs ad nostri Ijuneplacitum. In (luorum (idem etc. 
Dat. in civitate nostra Esii, die secunda novembris 1438. 

Amadeus. 
[Registruni Littorar. e. 39]. 

A Jesi lo Sforza doveva essersi recato in questo giorno, 
poiché il 1 novembre era di certo ancora a Sanseverino (V. la 
mia Memoria citata. Archivio stor. ioinbardo. Anno xii. Fase. 
I, II, e III). 

1438. 5 novembre. 

Consilio ecc. colla presenza egregii legmn doctoris et domini 
Johannis de Mollacanis de Tolentino coUateralis et assex'oris 
presentis domini Potestatis. 

Vi si delibera d' imporre ima salma di legno prò quolihct fo- 
ridari tam, de Terra quara dr comitali' per fare due calcinai per 
la costruzione del cassero. 

Item, secondo una lettera del Conte trasmessa a Ser Antonello 
di Montemonaco soprastante del Cassero, clic alcune case di cittadini 
fabrianesi, che si hanno da guastare all'uopo siano pagate dal Co- 
nnine, e, se questo al presente non si trova in grado, ne faccia la 
promessa in forma valida, cosicché fiant penitus mandata Do- 
mini. E a tale uopo s'impieghino i denari delle taglie, scrivendo 
al Conte, elio i medesimi in talris debendis sue E..rJi<^ comjìxfa- 
bnntii.r. 



162 DELLA SIGNORLl DI FRA.NCESCO SFORZA 

1438. 9 novembre. Consilio ecc. 

Si fa grazia a un Giacomo Mattioli, che supplicava per la 
condanna di suo figlio, ob reverentiam Mag.ci domini Johannis 
Sforile, qui prò predictis huic Comunitati rescripserat. 

[Riforra. 1437-38 ce, 114 v. 115 u.] 

1438. 10 novembre. 

Franciscusfortia Vicecomes ecc. Universis et singulis civitati- 
biis, castris, villis etc. salutem et nostrorum obedientiam mandato- 
rum. Pridie nostri parte emanavit edictum, quod vobis per patentes 
nostras licteras innotuit, quibua in effectu prohibebatur, quod nullus 
auderet ad civitatem Camerini eiusque comitatum, districtum et 
fortiam defferre aut defiferri facere aliquod genus bladii, grassie 
aut rerum utensilium sub penis in eodeni descriptis. Ad quod nos 
referimus in omnibus et per omnia. Cui edicto, ut plenius suum 
consequatur effectum, addimus tenore presentium, quod ncque tran- 
se;int quomodolibet , etsi se ad alienas partes conferrent, per 
ipsam civitatem Camereni eiusque comitatum, fortiam et districtum 
ncque per loca finitima, quibus de facili possent divertere, et pre- 
sentis edicti vires et effectum enervare, sub peuis in edicto insertis 
et legiptime captivitatis deferentium, Dat. in civitate nostra Exii, x 
novembris 1438. 

Alexander. 

Cingulum Fabrianum Castrum S. Marie Monticulum Gualdum. 

Registr. Litterar. e. 38. 

11 Compagnoni (Reggia Picena. Parte I, p. 334) cita, ma 
non riferisce, anche qnest' atto, che conferma e rincalza il 
bando di S. Severino. 

Ed ecco ora gli ultimi documenti, cije ci olTrc di quest'anno 
pel proposito nostro l'Archivio fabrianese. 

1438. 14 novembre. 

Spectabiles amici et fldeles nostri carissimi. Retorna Bartolo 
vostro admassiatore informato de le resposte nostre facte ad le 
parte exposte per parte vostra. Sicché non esterniamo per questa 
altramente, se non che ad lui porrete credere, corno ad la nostra 
propria persona. Dat. in civitate nostra Exii, die 14 novembris 1438. 

Franciscus Sfortia vicecomes ecc. 



NELLA. MARCA 163 

La lettera diretta ai Priori di Fabriano fu f)resenlata ad 
essi due giorni dopo dal medesimo l'artolo [Lodorici], il ijuale 
ilichìarò. 

Quod illustris doniimis Comes de supra petitis ex parte Coiim- 
iiitatis commisit sibi Bartliolo, vigore diete lictere, ut responderet 
et narraret intentionem suam. 

11 che fece come appresso : 

1438. 16 novembre. 

1. Esponere alla sua Excellentia, se digne comandare et scri- 
vere ad miser Antonio de Villitro, venga ad Fabriano ad examinare 
certi testimoni sopra el facto del confine et ad videre uno termine 
antiquo novamente retrovato, et ciò octinere con la Signoria sua 
con quanta .sollecitudine se pò. 

Exposuit ■ Bartholns admasiator predicti's , qnod Dominus 
scripsil licteras ad prefalmn domimim Anthoninm, ut veniat ad 
hanc Terram causa supra scrijìta, et qnod dominus AnthonìKs 
omnino veniet. 

Item exponere, conio la Comunità ad requisir ione de ser Antlio- 
ncUo et per vigore de una lictera do la sua Ex.'''' mandata ad lo 
diete ser Anthonello à facta la promessa ad quelli, ad li quali sono 
sfasciate le case , de tucta la quantità che mancava la extima de 
le diete case. Se digne pertanto la Signoria sua de scrivere una 
lictera ad la Comunità et una ad lo thesaurero, che quanti denari 
se paga ad li predicti se ponga ad la rasione del taglie. 

Super hoc dixit, quod Dominus et Ihesaurarius faeient licte- 
ras quando fiet solutlo. 

It. che la sua Ex."-', constante che el podestà de Fabriano 
luibbia el grande salario (die hage, se digne per una sua patente 
comandare ad lo podestà et ad tucti li aultri oflìtiali de Fabriano 
presenti et futuri, che non voglia et non possa (pretendere) alcuna 
mercede né salario per vigore de alcuna commissione a loro facta 
dalla sua Ex/''' o da soy lochotenenti, quomodo le diete comis- 
sione fosse facto, ad usantia dei Fabrianisi intra loro tanto. Dixit, 
quod Dominus vult, quod statuta et reformationes super hoc 
loquentes observentur. 

It. replicare la desohedientia de Matheo da Ficano, acciò che 
la sua Ex.*'^ sia advisata, quando lui ce annasse et non dire in 
forma, che para non essere andato per questo fatto proprio. Quod 
Dominus super hoc respondidit, velie ut Priores obbedianiur et 
rcoereantur ab omnibus hominibus huius Terre, et inobedienta 
vult quod puniaulur. 



164 DELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 

It. indomandare niiser Agnolo, se la sua Ex.''=*- à conceduta la 
calcina per li merli, et in caso de non, suplicare ad la sua Ex.*'^, 
se digne concedere tanta calcina che baste ad fare merli X delle 
mura. Respondit dominiis Agnelus, quod Bominus contentatur, et 
comynisit ser Antonello de Monte lu monache, ut davi faceret. 

It. narrare ad la sua Ex.''^ el fticto de miser Francisco Scala- 
monte, comò deligeria questa Comunità che la sua Signoria cepro- 
vega. Ad que dixit, quod Bominus in bona forma scribet prefalo 
domino Francisco Scalamonti, qui debeat venire aut mittere ad 
saldii^m et rationeni reponendum, cum hac Comunitate. 

[Rifornì. 1438-39 ce. 6 e 7j. 

1438. 20 novembre. 

Consilio ecc. 

2.^^ Prop. - Cum pridie missi fuerunt admassiiitores ad Ex.*''""" 
Comitis et ad Thesaurarium prò videndo rationem Comunis de taleis 
et de sale et etiam denariorum, quos Comunitas solverat, de qui- 
bus non liabeijat quietationem, et calculando et terminando ratio- 
iieiu (le predictis cum Camera prefati Domini, usque in presentem 
(iieiji et de omnibus habore quitum generalem, videlicet de solu- 
tionibus et rationibus pretentis a die quo hec Comunitas fnlt t^ub 
dominio illustris Comitis. Qui admassiatores nunc reversi sunt, 
scilicet Ser P'aczinus et Petrus et cum eis Andreas Coppe : Qui 
exposuerunt, non potuisse saldare rationem de predictis cum Ca- 
mera, et satis discuxerunt, et narra verunt iura Comunis cum 
Ex.''^ Comitis et cum Thesaurario. Qui thesaurarius ex verbo do- 
mini Agneli secretarli admittit trecentos ducatos solutos tempore 
Orlandi thesuirarii et ex verbo Ex.*'" Comitis admittit omues 
pecunie quantitates soiutas ex verl)o et litteris magnifici domini 
-loliaimisfbrtia et magnifici domini Alexandri , exceptis deiiariis 
solutis bobum, qui conduxerunt l)ummardas ad Nui-siam et ducatos 
decera solutos Fino et ducatos decem solutos Androe de leccoii.; 
de quibus non est cautela, et ducatum unum solutum cancellai'io 
domini Joliannis non 'admittit Tliesaurarius, et etiam, non vult 
admictere ad excuputum (sic) talcarum nisi quatuor coUectas 
prò anno de castris Geiiche, Sancii Donati et Pricicliie, et de sale 
loquuntur capitala, quorum prima pars salis dicit, quod hec Terra 
habeat sai, uti habent alie civìtates provincie, secunda pars dicit, 
quod de sale vendendo forensibus Comunitas participet lucri me- 
dietatem. Et est ditlicile quod ipse velit hoc admittere quomodo 
capitula omnia loquuntur ad benoplacitum Domini. Unde sup. hoc 
placeat mature providere et consulere, ita ({uod Comunitas non 



NMI.r.V .MARCA • Ki.") 

stct aniitlius in isti<! coiiCusioiiibns, sed sit cl;u'a. concors cimi 
Camera do omiiil)u>j i)rcdictis. 

Si delibera a consulto di un Cristofano Peiri Pliilippi, il 
quale è detto oir elegans et probus, 

Q. domini Pi'ioi'es prò hoc sere revoceut consirmiu, in (jiio 

adiungant et eligant quamplui-es cives probos et ingciiiosos, qui 

super Iute materia una cum nobis consiliaris lial)earit consulero, 

providere, stantiare et reformare. 

Jbidem e. 8]. 

Eadem die hora vesperarum. 

Consiglio ecc. colla presenza dell'erTregio uomo signor Gio- 
vanni de MoUecanis da Tolentino viceluogotenente. 

Sulla proposta, come sopra, un Ser Bartolo di Clemente 
oir eloquens cosi arringa : 

Quod super facto salis loquuntur capitula, et sic honestissimo 
modo tractetur cum Ex ''-' Comitis, ut dieta capitula obscrveiitur. 
Super facto ratarum castri Sancti Donati, Precichie et castri Gen- 
che, solerti cura tìat cum prefato Domino, ut rate tangentes dictis 
castris excomputentur de summa talearum solutarum et solveada- 
rum Camere prefate. Et hoc dulcissimis verbis octinere videatur, 
quoniam omnia capitula sunt ad beneplacitum Ex."* sue ; et sup. 
hoc habeatur bona advertentia, quod, si in istis rationibus modo 
tlendis non admittuntur diete rate, semper Communitas habebit 
illud dapnum. In flne dixit et consuluit, quod Conuinitas cum 
Ex."* Comitis nullam habeat ditferentiam de taleis, sale et ratis 
castroruni predictorum 5 sed id quod vult et piacebit ili. domino 
Franciscosfortie fiat et obbediatur, et non replicetur per Comuni- 
tatem. Sed potius acceptetur, et de hoc semel Comunitas exigat, 
et faciat rationes predictas, et saldet de preteritis temporibus, et 
habeat quietationem generalem a Thesaurario Camere prefate, ita 
et taliter, quod Comunitas vivat clara cura Ex."'^ Comitis, ad 
quem quam citius poterit mictantur et remittantiir admassiato- 
res viri informati de dictis rationibus , qui admassiatores ha- 
beant plenissimam commissionem , potestatem ecc. dictas ratio- 
nes et caiculos faciendi, termiuandi ecc. quid quid vellet et pia- 
cebit prefato ili. Domino capitulandi et acceptandi ecc. Et id 
quod per prefatos admassiatores mictendos erit factum, sit ratum 
et tirmum ecc. 

Altri consiglieri esprimono il medesimo parere, che ò ap- 
provato a viva voce. 



16(5 DKLLA SIGNORIA DI FRANCKSCO SFORZA 

Il giorno appresso sono eletti gli ambasciatori iafrascrilti: 
Dominus Benignus doctor 
Ser Faczinus ser Pauli 
i quali partono il 22 novembre col mandato 

faciendi omne id quod vellet, et placebit illustri domino nostro 
Francischo Sfortia 

e anche, 

ut procurent habendi licteras aut ab Ex.''^ Comitis eius mann 
subscriptas, aut a Thesaurario, quod donarli, quos Comunitas pro- 
misit illis , qui bus fracte et diructe sunt domus , solvantur de 
summa talearum. 

[Ibid. ce. 10 y. Ile 12]. 

Questo negozio delle taglie e dei pagamenti è la cura, anzi 
sarei per dire l'angustia continua delle nostre città in siffatti 

tempi ! 

1438. 30 novembre. 

1 priori e i Regolatori eleggono quattro cittadini a sindacare 
il potestà Gambacorti, i suoi officiali e la sua famiglia. 

1438. 1 decembre. 

È presentata la lettera di eiezione del nuovo potestà, il nobile 
Francesco Antonio de Turri fiorentino, fatta da Francesco Sforza. 

La lettera della consueta forma è in data di Pisa, 3 maggio 
1438 e sottoscritta * Vincentius „. E notabile nell' indirizzo la 
frase carissimo compatri nostro. 

Sotto la slessa data il detto Potestà presta giuramento alla 
presenza del Gambacorti e dei Priori, protestandosi di esercitare 
il suo officio : 

Ad laudem et reverentiani Omnipotentis ecc. nec non ad hono- 
rem Sancte Matris Ecclesie et ad honorem, exaltationem, statuni 
et triumphum ili. principis et ex.^^ Domini nostri ecc. et ad hono- 
rem et magnifìcentiam mag.'^' domini Alexandri Sfortia vicemar- 
chionis et aliorum magnitìcorum dominorum de Cotignola ecc. ecc. 

11 28 dicembre poi egli presenta la sua famiglia composta 
comvì di solito. Tra gli otto famigliari noto due tedeschi e un 
Matheus Mey de Ricasolis. 

[Ibid. carte 17-18-19 e 30j. 



ni: LI, A MARCA 107 

1438. i dicenibre. Consilio ecc. e. s. 

Prop. 1. Quoniam Ex.''^ Comitis sciihit, unain litteram ad hanc 
Coniunitateni, in qua qniilem lictera cxoi"f,atiu' nimis, ut velimns 
concedere castellaniam Alvacine Acto de Cirrito ad l)oneplacitinii 
nostrum, et plus narrat in dieta lictera, quod alias seripsit tem- 
pore aliorum Priorum, et nihil factum fuerit, quod miratur. 

» 3. Cum doniinus Antlionius de Vellitro comissarius super 
questione conlìniuni et nunc in presentiarum huc advenit prò exa- 
niinando testes et informando se de iuribus nostris, et ipse dominus 
Anthonius stat liic dieta de causa, ideo esset providcndum prò 
ali([ua provisione facienda, ita ut ab hac Terra et a nobis gratus 
et b "nivolus recoderet tam de salario quam etiam de expensis. 
Igitiir sup. hoc ecc. 

» 6. Sup. lictera domini Johannisfortia, qui scribit, ad com- 
placentiam suam, fiat quietatio per Comune Gratioso Masci, et de 
lioc nimis hortatur. 

Sovra esse si delibera: circa la prima ut obediantur liltere 
ili. Domini, e si conceda ad Atto di Cerreto la castellania d'Al- 
bacina: circa la seconda di accordare il detto salario e le dette 
spese : circa la terza, che essendo stata la cosa rimessa dal Conte 
al luogotenente Gambacorti, Coma.'ziYas' non potest se miscere in 
aliquo. 

[Ibid. carte 19 v. 20, 21j. 

1438. 1-2 die. Consilio ecc. e. s. 

Prop. 1. Quoniam fama est, et ab omnibus dicitur, ut ili. do- 
minus noeter Franciscusfortia ad liane Terram de proximo et cito 
veniet, igitur si in hoc suo adventu erit per Comune aliquid pro- 
videndum aut faciendum tam de aliquo dono, sive de aliis neces- 
sitatibus Comunis dicendis et narrandis sue Dominationi placeat 
consulere et arrengare. 

» 2. Qualiter Petrus Brunorius misit ad dominos Priores ser 
Anthonellum de Montelomonacho, qui ex parte ipsius Petri Bru- 
nori narravit, qualiter ipse intendit ordinare foditionem fovey 
arcis, quod foveum potest et cum aqua et sine aqua fodiri et ca- 
vari. Igitur petit per Consilium eligi duos homines per quarterium, 
qui sint experti ; et erunt cum profato Petro Brunorio ad disce - 
ctandum, providendum, ordinandum et declarandum sive delibe- 
randum foditionem dicti fovey ; videlicet aut cum aqua aut sine 
aqua fodiatur. Placeat ecc. 



1C)8 i)KiJ.A si(iN(Jui\ i>i fr.\>'(;ks(;o sforza 

Intorno ad esse si delibera : circa la prima di rimettere la 
provvisione sul da fare per la venuta del Conte ai Priori, agli 
Uditori e ad altri ch'essi vogliano eleggere, i quali provvedano, 
come meglio credano ; ma abbiano innanzi agli occhi la povertà 
del Comune ; 

Quoniam si non possumus donare prefato Domino id quod me- 
reretur et conveniens esset, excusati sumus, et alias facimus inse- 
nium, et ideo largiamur secundum possibilitatem. 

Circa la seconda di eleggere i deputati richiesti qui sint 
una cum Petro Brunorio. Et quid quid erit per ipsos circa fo- 
ditionem dieti fooei ordinatam, sit ratum ecc. 

[Ibidem ce. 23-24]. 

1438. 22 dicembre. 

Consilio credentie nìagniiìeorum doniiaorum Prioruni Regula- 
torum et consiliarioruni xxiiu credentie Terre Fabriani, presente 
il luogotenente Gambacorti. 

Prop. 4. Quoniam Dominus destinat ad liane Comunitatem 
licteram, in qua vult, ut solvamus ducatos triginta castellano 
Saxoferrati, quos excomputabit de summa talearum. Igitur pla- 
ceat ecc. 

Sovra essa si delibera a viva voce : 

Ut capiatur terminus cum predicto castellano, donec reperian- 

tur dieti triginta ducatus, et nunc ad presens solvatur aliquam 

partem (sic). 

[Ibid. ce. 27J. 

L' anno si chiudeva con una dichiarazione ben triste. La 
povertà del Comune era al colmo, non avendo di che pagare in 
una volta nemmeno trenta ducati ! 

E il 1439 incominciava con nuovi eccitamenti a sborsar 
denari ! 

1439. H gennaio. 

Consilio ducentorum populi, Comunis et hominum Terre Fa- 
briani ecc. de mandato magnifici viri domini Benedicti de Gani- 
macurtis ecc. congregato ecc. ecc. 

Prop. 4. Quoniam Ex.*^'^ Comitis scripsit ad dominum Locumte- 
nentem et Potestatem de factis domini Franeisci Scalamontis, quod 
omnino vult ut sibi persolvatur de toto suo salario, et provisio eidem 
data tam de exatione tam de locumtenentatu sit tìrma. Igitur ecc. 



NELLA M.VKCA KlU 

Si ilolihera : 

Quod fiat sino cavillatioDe volmitas Domini, et qnod sibi plafct 

et sci'ibit. 

[Ihid. e. 38]. 

Il delto Francesco Scalamonti da più lenipo trattava col 
Cunjune circa sifJatto negozio, come risulta da parecchi ani 
consigliari precedenti ; ina l'origino della quistione non appa- 
risce ben chiara. Questo è certo che allora fu definita; e lo 
prova il precetto fatto il M gennaio dai Signori l^riori a Mat- 
teo da Ficano di restituire a un procuratore dello Scala inorili 
C'^ite robe di sua pertinenza, per oigore di una lictera dei 
Hx.'ta del Conte. 

[Registrum Litterarum e. 41]. 

1139. 10 gennaio. 

Il Conte per mezzo del segretario Angelo Simonetta chiede al 
Comune cento ducati da scomputarsi nelle taglie. Si obbliga a tal 
uopo r introito della cassetta in guisa, qnod nulla alia causa pos- 
sit introitus diete cassecte tangi et erpendi ; e di essa si con- 
segna la chiave a un Giovanni di Niccolò depositario. 

[Ibid. e. 45 v.] 

Lo Sforza doveva di questo giorno essere a Fabriano. 
Sen/a dubbio vi era dal 19 al "21 ; e chiedeva denari. 

1439. 19 gennaio. 

Franciscusfortia Vicecomes. 

Priores Fabriani, visis presentibus, de pecunia talearum anni 
preteriti ducatos centum consignent Ser Augustine de Narnia can- 
cellano nostro. Que pecunia dicto Comuni excomputanda erit per 
Tliesaurarium nostrum. Dat. Fabriani die xvinj ianuarii 1439. 

Angelus Ss. 
1439. 21 gennaio. 

Franciscusfortia Vicecomes. 

Priores Fabriani, dabitis Ser Angustino cancellarlo nostro de 
pecunia talearum nostrarum ducatos quadraginta, visis presenti - 
bus. Dat. Fabriani die xx.j ianuarij 1439. 

Angelus Ss. 
[Ibid. e. 42]. 
AucH. Stok. It., 5.a Serie. — III. Il 



170 DELL.^ SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 

All'uno e alT altro di detti bollettini tien dietro una dichia- 
razione de! cancelliet-e del Comune, che i Priori ordinarono 
tosto il pagamento delle somme richieste. 

Pochi giorni innanzi (il 18 gennaio) il tesoriere Contuccio 
deputava 1' egregio uomo Giacomo Canzoaerio da Policastro , 
notaio della Camera ad esigere alcune somme spettanti alla 
Camera stessa per taglie, censi, affitti ecc. dovute, da città, 
castella, vescovi, abati, clero e università israelitiche, ingiun- 
gendo ai Priori e officiali della provincia di prestargli aiuto e 

favore. 

[Ibid. e. 431. 

E il 3 febbraio il Conte scriveva da Jesi a Fabriano, a 
Sanseverino, a Serrasanquirico e ad altre città e terre della 
Marca abbisognargli procedere de gran quantità de denari. 

V, la lettera edita dal Valeri tra i Documenti sforzeschi 
di Serrasanquirico (I), alla quale è conforme la copia esistente 
nell'Archivio fabrianese, salvo alcune lievi varianti. 

Troviamo di poi pel nostro tema nelle Riformanze, nel 
Registrum litterarum e nella collezione delle Carte diploma- 
tiche i seguenti atti e docuaienti. 

1439. 6 febbraio. Cousilio ecc. 

Prop. 2. Quoniam exitii , qui de voluntate Domnii roversi 
sunt ad hanc Terram noluut solvere fumum de preterito. Igitur 
placeat ecc. 

> 3. Quoniam unus pannus drappi videlicet cortina quedam a 
lecto, que fuerat olim dominorum de Clavellis, qui pannus est iii 
pignore apud ebreum prò ducatis deeemseptem, et nuac Deodatus 
factor Ex."® Comitis petit ex commissione prefati Comitis velie 
redimere dictum pannum prò camera ili. Comitis, et quod plus 
valet petit sibi largiri. Ideo placeat ecc. 

Sovra esse si delibera: circa la prima; 

Quod exitii non cogantur ad solutionem fumi prò preterito nec 
prò istis tribus mensibus usque ad kalendas martii ; ut possint 
reassumere eoruin bona et demos, quibus rehabitis, non poterunt 
denegare solutionem dicti fumi. 

circa la seconda, vìva voce: 



(1) Arch. stor. lombardo. Anno XI, Fase. I e II. 



N'KLI,A MARCA 171 

Quoti concedatur et lìat excasa cum factore de ogestate Co- 
lmali?;, quoniam Comune libenter largiri vellet potius quani dictus 
Dcoìlatu.s redimeret de pecunia Comitis. 

[lliform. 1438-39, ce. r)4-'5r)l. 

1439. 8 febbraio. 

Consilio ecc. colla presenza del Luogotenente. 

Il Conte chiede due sestarie, ossia di gennaio e lel)bi'aio e marzo 
e aprile, quas ornai no vult. 

Si delibera di supplicarlo a far la grazia al Comune di una 
sestaria, e per l'altra d' imporre una prestanza obbligando introi- 
tnni reculture gitani et vini usque ad restitutionem inteyram mu- 
tuantibns dictani .seMlariam. 

» 1-J febbraio. 

! Priori e sedici deputati per V affare delle sestarie eleggono 
un ambasciatore da mandare al Conte per lo sgravio del pagamento 
della sestaria suddetta, il quale io preghi eziandio istantemente, l'I 
non dedignetur contra hanc Comimitatem. 

L'ambasciatore eletto è un Bartolus Ludoolci il quale, 
nota il Cancelliere, cum lietera credentie ex coniissione predicta 
cepit iter ad £'<r.^<«»»' Coìiiitis apud cicitatein Exii existenie/n. 

[Ibid. carte 57 e 58]. 

1439. 34 febbraio. 

Congregato Consilio credentie ecc. Propositum et dictum fuit. 

(Jualiter magnitìcus et potens Leo Stbrtia venerat ad hanc 
Terram, et per Comune nichil donatum et presentatum fuit, igitur 
esse decens prefato domino donum facere ex parte Comunitatis. 

E venne deliberato di rimettere il negozio ai Priori e Regola- 
tori con potestà e balia 23}'Ovidendi et expendendi Ulani pecunie 
rpiantitatem, qtce eis placebil prò dicto dono. 

[Ibid. ce. 63 e Glj. 

Di questa venuta a Fabriano vii Leone vSforza non si sa altro. 

1430. 29 febbraio. 

Elio è comandamento dell'illustre nostro signore conte Fran- 
cesco, che nisiuna persona, de che conditione, voglia essere et sia 
con victuaglie né senza ad Camerino et suo contado e tenimento. 
Et qualunque ce fosse trovato serra presione reschosso et robbato, 



172 DELLA SICtXOUIA DI FRANCESCO SFdUZA 

advisando ciasscuno, che tucte le strade et buschi se guardano per 
le gente del prefato illustre Signore, certificando omne persona, 
che tucti li salvocondocti facti insino ad lo presente dì sono ructi, 
et non se observerà se non quilli, che dalla data della presente 
fosse concessi per lo prefato ili. Signore et per lo magnifico si- 
gnore messer Alixandro, non che s'entenda essere rocta la guerra. 

I! detto bando fu fatto dal tubatone del Comune d'ordine 
del podestà De' Torri, sono tube premisso et multa voce. 

1439. 9 marzo. Consilio ecc. 

Quoniam fama est Dominum veniendum (esse) ad liane Terram, 
igitur per Priores notitìcatur vobis, si videtur providere circa ali- 
quod enseniuni riendum sue Dominatioai per hanc Comunitatem, 
quoniam dicitur, alie Terre Marchie habunde et magnifice fecerunt 
dona prefato Domino. Ideo si veniret ad hanc Terram, et non pro- 
videretur faciendi aliquod donum honoratum, esset huic Comuni- 
tati magnum dedecus. Igitur ecc. 

Si delibera di fare il detto ensenio e lasciarne la cura ai 
Priori e Regolatori. 

Nel medesimo Consiglio i Priori riferiscono circa la cat- 
tura fatta da un Pietro da Como di alcuni mulioni con muli e 
salme d'olio, che venivano a Fabriano, e circa l'insolenza dei 
soldati, che custodiscono le strade verso Camerino, i quali de- 
predant multos ad liane Terram oenientes. Similmente che il Conte 
aveva ordinato la liberazione dei suddetti mulioni, perchè Pietro 
da Como non aveva facoltà di catturarli in territorio sue Domi- 
nationis e che intendeva che l'insolenza dei soldati fosse punita: 
aggiungendo che si poterit reperire istos depredatores , qui can- 
tra amicos off endunt suspendifaciet. Onde vien risoluto di rin- 
graziare il Conte, e si da autorità al Potestà e ai Priori di ben 

provvedere circa questa faccenda. 

[Ibid. ce. 67 r. 68]. 

1439. 16 marzo. 

Alesander Sfortia de Attendolis Comes Cotignole Marchie anco- 
nitane Vicemarchio ecc. Cum precipue nostras partes ad populo- 
rum et subditorum nostrorum quietem prò evitandis schandalis, 
que sepissime ex dififerentiis conflnium exoriri solent, extendendas 
esse arbitremur, vigentibusque dififerentiis conflnium Inter comu- 
nitates Fabriani et Serre Sanctiquiriei hactenus per prelatum ili. 



NKr.r..\ M\RC\ 173 

Dominum conimissis, quas non sine novo videndi et bene vicinandi 
more decicendas esse cognovhnus. Intenti potissime utiiitati, paci- 
que dictariim Terrarum ex matura deliberatione et de consensu 
prefati ili. Domini per has patentes nostras preceptorias omnibus 
Potcstatibas, Prioribus, Comunitatil)us et homiuibus dictarum Ter- 
rarum Fabriani et Serro Sanctiquirici presentibus et fnturis preci- 
pimus et espresse mandamus, quatenus nuUus de dictis Terris et 
eius districtus cuiuscumque, dignitatis aut conditionis existat, quo- 
que modo audeat vel presumat tacite vel occulte in litibus vel 
ditYerontiis conlinium vertentibus inter dictas Comunitatis aliquid 
innovare neque facere ultra quod factum fuerit tempore domino- 
rum de Chiaveilis de Fabriano. Sed diete differentie confinium sint 
in eo statu et terminis, in quibus erant tempore dictorum domi- 
norum, possidendo, fenando, laborando, lenando, carbonando et 
pascli ulando cum bestiis, prout dicto tempore faciebant. Cum in- 
tentionis prefati ili. Domini et nosti^e omnino sit nichil innovandum 
esse. Ac etiam volumus et declaramus, quod omnes et singuli pro- 
cessus occaxione dictorum confinium ex utraque parte facti, sint 
cassi et nulli prò dictarum Terrarum vicinitate conservanda; Mau- 
dantes Potestafcibus et cancellariis dictarum Terrarum, quatenus 
quoscumque processus pendentes et condemnationes^hactenus factas 
cassent et aboleant sub pena et ad penam prò qualibet parte con- 
trafacienti in predictis vel aliquo predictorum mille ducatorum 
anri applieandorum prò medie tate Camere prefati ili. Domini et 
prò alia medietate parti observanti predicta , auferendorum et 
applieandorum de facto. Mandantes dictis Potestatibus et Comuni- 
tatibus, quatenus predicta omnia et singula publice in locis consue- 
tis solemniter preconizari, et presens mandatum in libris Comuni- 
tatum registrari faciant, et integrum et illesum presenti numptio 
restituant. In quorum fidem ecc. Exij, die xvj martij 1439. 

(L. S.) Francischus. 

[Carte diplomatiche N.° 549 e Registrum Litterarum e. 46]. 

1439. 27 marzo. Consilio ecc. 

Qualiter illustris Dominus noster dignatus est convitare hanc 
Coinunitatem per licteras suas ad solemnitatem, sive nuptias flen- 
das in civitate firmana de Isocta sua Alia tradenda nupti magnifico 
duci Atrio. Igitur placeat ecc. 

Un Antonius Tome consulta sulla detta proposta nel se- 
guente modo : 

Quod considerata benignitate Domini prò Comuuitate, iuxta 
posse et libenti animo fiat debitus honor in dictis uuptiis : videlicet 



17t DELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 

qaod larg'iatnr ani in argento aut in velluto u^que ad quantitatem 
eentuniquinquaginta dncatorum et mictantur duo cives bene ordinati 
et ydonei, et prò habendo dictos centum quinqua;i'i!ita ducatos im- 
ponatur quedam expensa per fumum; videlicet quod lìant quinquc 
gradus quorum minor solvat duos bouonenos, et sic de gradu ad 
graduili. Et eligatur unus depositarius. Quo expensa imponatur per 
iios conci liarios; videlicet quod quilil)et conciliarli ordinent et im- 
ponant expensam in suo quarterio, et faciant libruin sive quinter- 
nuni de omnibus debentibus solvere in suo gradu dictam expensam. 
l'.t Priores et Regulatores habeant arbitrium ordinandi et expen- 
dendi dictos cl ducatos in omni eo modo ecc. 

Il partito è vinto con v. 26 contro 5. 

Se ne tratta di nuovo nel Consiglio di credenza del 29 

marzo, confermandosi la risoluzione già presa e ordinando che 

il maggiore dei cinque gradi per la imposta sit argenianorum 

(sic) quinque. 

[Ibidem carte 72 e 74[. 

E anche questa volta il Comune di Fabriano si dimostrava 
magnifico. 

1430. 8 aprile. Consilio ecc. 

Si tratta di una lettera del Tesoriere Contuccio diretta al 
Comune, nella quale si richiede il saldo dei conti delle taglie de 
toto tempore preterito. Et hoc faciat (il Comune), vi si aggiunge, 
(lum ili. dominus marchio F. S. est in partibus istis, essendovi 
alcune differenze, che non si possono dichiarare se non da lui. 

E si delibera di fare al postutto il detto calcolo delle taglie e 
mandare all' uopo ambasciatori al Conte e al Tesoriere con pieni 
poteri. 

Gli ambasciatori sono eletti il medesimo giorno ed ecco i 
loro nomi e il memoriale, che dovevano presentare : 

Gaspar Nicolay aromatarii 
Pocutius cancellarius Comunis. 

1439. 8 aprile. 

Memoriale cunsigiiatum prudentibus viris Gasparri Nicolay et 
mihi Pocutio cancellarlo aml)asciatoribus electis supei" agendis infra 
scriptis eis remissis et commissis cum ili. et ex.^° domino coniite 
Francisco Sfortia marehioiie et cum Contntio prò prefati marcii ione 
thesaurario iMarehie. 



NKr,I,A M\RC\ 175 

PyiìHO. Recoinictero totani liane Comunitatem ili. Domino et 
Thesaurario. 

Secunclo. Supplicare prefato ili. Domino, ut dignetur de summa 
mille trecentorum ducatorum adniictere et scomputare ratas tan- 
.irentes castra per Dominatioiiem snam concessa, assignando multa 
debita, que dieta Comunitas hahet propter novitates, guerras et 
disordinationes occurreiites in eadem, et flnaliter predicta conclu- 
dere et terminare, ut et sicut melius poterit, et Dominationi pre- 
late placehit ; et dicti oratores habeant super predictis plenum et 
jilenissimum mandatum, arl)itrium, potestatem, licentiam, autorita- 
tem et commissionem facieudi, terminandi, calculandi et aflfectandi 
tam de preterito quam etiam de futuro. 

Tertio. Habita responsione, a Domino adcedere ad Thesaura- 
l'ium, et cuni eo calculare rationem talearum et recipere quetatio- 
iiem de tote tempore preterito usque ad presentem diem, Comuni- 
tatem adsolvere, et omnes alias personas de dieta Terra obbligatas 
prò dictis taleis preterì tis liberare. 

Quarto. Humiliter supplicare Domino, ut dignetur habere re- 
commissam hanc Comunitatem per aliquem annum, ut possit solvere 
debita que habet. 

Quinto. Declarare taleas solvendas et denariorum quantitatem, 
quomodo et qualiter et in quibus temporibus solvi debeat. 

Sexto. Honestissime tangere eapitulum salis. 

Septimo. Sit vobis oratoribus iniiinctum et plenaria concessa 
licentia et comissio, ut de predictis taleis et quolibet predictorum 
possitis cum prefatis Domino et Thesaurario de preterito calculum 
rationis talearum ponere et Armare et de futuro declarare, calcu- 
lare, compoiiere, capitnlare et affectare ut melius poteriti^ prò 
Comunis utilitate, et finaliter ut et sicut prefato Domino placebit 
et volet. 

[Rifornì, e. s. e. 75 v. 76 e 77]. 

1439. i6 aprile. 

I priori eleggono gli ambasciatori, qui vadant cum insenio de- 
putato per concilium, ut fiat prò Comune, in nunptiis magni/Ice 
domine Isocte filie et nate ili. Domini nostri nupti tradende ma- 
gnifico dom,ino duci Atrie. 

Gli ambasciatori eletti sono: 

Maister Marianus doctor medicine 
Petrus Malateste. 



ITfi DELL.V SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 

» 22 aprile. Consilio ecc. 

I suddetti ambasciatori riferiscono : 

Qualiter ipsi presentaverunt dictnm donum videlicet unam 
pezzam cremosini ex parte huius Comunitatis in dictis nuptiis, 
qiiod bene fuit acceptatum et prò parte Domini rengratatuni liuic 
Comuni ; et exposuerunt et retulerunt, qualiter diete nuptie sol- 
lemniter, honoriflce et magnitìce facte et ordinate fuerunt, et ipsi 
scmper ad cenam et decenam steterunt in dictis nuptiis. Et in 
line magnificus dominus Alesander imposuit eis, ex sui parte huic 
Comunitati magnas agere gratias de dono et comparitione civium, 
cogiioscendo amorem et tìdelitatem huius Comunis, quos habet 
versus Ex.*'*"" Comitis. 

[Ibid. ce. 77 V. 78_. 

Il matrimonio suddetto avvenne adunque tra il 1(3 e il 2J 
di questo mese. 

14.39. 3 maggio. Cons. di credenza. 

Fra altre proposte si tratta di una supplica di un Abramo 
ebreo, il quale aveva ottenuto un rescritto del Conte, che gli fos- 
sero pagati centoventi ducati dovuti a lui dal Comune. E si deli- 
bera di provvedere che sia soddisfatto, e, se non potest de toio, 
fiat de parte. 

Nel nr.edesimo consiglio il cancelliere presenta una lettera 
del sig, Giovanni Sforza, que luterà continet, egli annota, ut 
Gvatiosus inerciarìus debens solvere Comuni ducaios XV, oellet 
quod non molestaretur ad soloendum. E si risolve di scrivere 
prefato Domino de egestate huius Comunis. - Il resto s'intende. 

[Rifornì, e. s. ce. 78 v. 79]. 

La serie delle Riformanze rimane qui bruscamente inter- 
rotta per la mancanza di uno o due volumi ; e l'interruzione si 
potrae nientemeno che insiiio all'anno 1444. Per siifatta iattura 
deplorevolissima i documenti, che abbiamo ormai nell'archivio 
fabrianese da servire al nostro tema, sono ben scarsi, e per 
lunghi intervalli ci vengono meno del tutto. 

Cosi di quest'anno non ci re>lano che i due seguenli. 

1439. 12 maggio. 

Egregio compatri et amico nostro carissimo Francisco de Turri 
potestati Terre nostre Fabriani. 



NKtJ.A MAIU'.V 177 

Ss. domini Pape Sancteque Romane F]cclesie Coufalonerius ecc. 

egregio compater et amico carissime. Guido de Baptista da 
iJonui da Fabriano ha havuto da nuy generale remissione de ogne 
cxcesso, colpa et delieto et condapnasione che avesse in quella 
nostra Terra. Et pare non glie sia stati cassi li processi, i quali 
vogliamo omnino se cassino, et non sia molestato per simile occa- 
sione. Et così fate mittore ad executioue, omne exceptione re- 
mota. Ex felicibus castris IH. domine Lige contra P'orumpopilii xii 

mai.) 1439. 

Franciscusfortia Vicecomes ecc. 

1439. Il luglio. 

Contutius do Matteis de Cannarlo Thesaurarius generalis in 
provintia Marchio .\nclione prò illustriss. Principe ecc. ac dicti 
illustriss. Principis Locumtenens in provintia prelibata. 

Ingiunge a tutti Potestà, officiali e Priori delle città e terre 
della Marca di non ricevere i condannati, dei quali dà nota, nò 
permetter loro stare et inoravi nelle proprie città, terre e contadi 
né dar loro aiuto, consiglio o favore, comeclere vel bibere; ma pren - 
derli e consegnarli alla Curia. E avverte che ciò non facendo in- 
correranno in ^a^ie pene in costitutionibus annotatis. 

La lettera è data da Macerata xnu julii, Indictione prima. 
Segue la nota dei condannati. 

[Registr. Litter. ce. 42 v. 47]. 

E v'ha poi un intervallo di nove mesi. li. di il medesimo 
codice ci offre i sette documenti infrascritti. 

1440. 12 aprile. 

Alexander Slbrtia i ^,. 

Comes Cottignole \ Vi^emarchio 

Cum nobis illustris dominus et frater noster Franciscusfortia. 
vigore cuiusdam capituli Inter prefatum Dominum et Comunitatem 
Fabriani celebrati, remiserit provvisionem nove castellarne Alva- 
cine. Ex qua commissione salubriter providere intendentes volu- 
mus et mandamiis per Priores et Comunitatem Fabriani ad dìctam 
castellaniam sollepniter deputari Urbanum ser Bentevenge prò 
semestri incipiendo in Kalendis madii luturi, et postea ad nostrum 
beneplacitum -, per prcsentes ex certa scientia revocantes bene- 
placitum presentis castellani (et) mandantes predicta inviolabiliter 
exequi. Fabriani. xii aprilis 1440. 

Andreas. 



178 DELLA SIGXOULV DI FRANCESCO SFORZA 

Il bollettino fu presentato dallo stesso Urbano di Benten- 
venga il 2G aprile, e i Priori gli rilasciarono la lettera di 
elezione, che si legge appresso. 

[Registr. Litterar. e. 51 ?;.] 

Alessandro era già a Fabriano, il 7 aprile, come appa- 
risce da una sua lettera da me pubblicata fra i documenti 
sforzeschi settempedani (I). 

1440. 27 magrjio. 

Bando del Tesoriere Contuccio circa la compra e vendita del 
sale, in data di Fermo, come sopra. 

È il medesitno edito da me nella collezione suddetta ad 
(innuin. 

1440. .j luglio. 

(A tergo). Eximiis et egregiis doctoribus tarnq. fratribus caris- 
simis domino Antonio de Cannario et domino Angelo de Perusio SS."'^ 
domini nostri pp. Sancteque Romane Ecclesie Confalonerius ac IH. 
Lige capitaneus generalis. (Intus) Franciscusfortia Vicecomes ecc. 
Eximii et egregii doctores tamquam fratres carissimi. Perchè è 
nostra intentione, che tuctj li nostri officiali, de qnahniqua loco se 
sia et in qnalunqua officio, debbia essere scindicato (sic), ad ciò 
che iustamente possamo quilli, che virtuosamente et cum iastitia 
et sapientia hamio loro officio exequito, remiretarli, honorarij et 
premiarli, comò meretano li valenti hominj : et chi avesse facto 
mino che lo debito et con perverso animo et opere havesse iniu- 
stamente ministrato suo officio sia da nuj debitamente punito et 
gastigato : perciò abbiendo nui messer Antonio da Velletre auditore 
nostro inela Marcha casso et dal suo officio deposto, et dissiderando 
che lui sia scindicato con quella sollopnità, modo et forma, che 
quello rechiede; si che ad tiicta la provincia sia nota la sua sin- 
dicatione, coniidandone nella vostra justitia, integrità et prudentia 
vi pregamo vogliate el dicto mess. Antonio sindicare con diligen- 
tissima sollicitudine et avertentia et con tanto diligente examina- 
tione, che tucte sue opere tanto bone quanto cattive siano descusse 
et re vedute. Et in ciò non aveste respecto, perchè fosse stato con 
Alisandro iiostro fratello, ma al nostro honore et intententione. La 
quale havimo disposta a volere d' ogni nostro offltiale diligente 



(1) Arch. slor. loaibardo Anno XII. Fiisc. I. II e III. 



NRI.r.A MVUCA 



170 



siudirafco, et niaxiinc li niaiurj ofTiciali et de iiiaior iniportantia. 
La quale cosa per la nostra linnissiiua constantia et jastitia et 
anco per nostro aHiore senio certi farite. Et se per piacere o pietà 
altro respetto ve retardassevo, Noi perderemmo tiicta la devo- 
tione et bona oppinione che avemo de voi. Et retarderemone com- 
niccterve più delle nostre fticcende. Si che ve pregamo vogliate ad 
([Mesto fare quanto la jiistitia comanda, acciò che pos.samo lodarne 
de voi. Ex felicissimis casfi'is illnsfrissiine Lige apud Terram no- 
stram Caravatij, v julij MIO. 

La lettera suddetta è allogata alla circolare diretta dai 
mentovati commissari alle città e terre della Marca, in data 5 
agosto 1440, allo scopo di significare ad esse la loro' commis- 
sione e invitarle a esporre riuaUnque querela credessero contro 
il nominato Antonio, e anche a deporre, ove fosse a loro scienza, 
se egli durante il suo officio avesse commesso aliquam haracta- 
riam, oenalitatem iustilie aut iniquam et illicitam extorsionem 
seu lacruni ecc. - La lettera è scritta da Fermo, e le città e 
terre, cui è diretta sono le infrascritte : 

Ancona Fabriano Castelficardo 

Iesi Sanseverino Monte S. Maria in Cassiano 

Macerata 



Osimo 

Cingoli 

Matelica 

Tolentino 

Staffolo 

Civitanova 

Camerino 

Recanati 



Roccacontrada Appignano 



Montecchio Belforte 

Montemelone Montelupone 
Montesanto Monovalle 

Corinaldo Offagna 

Serradeconti Montefilottrano 

Serrasanquirico Montefano 
Piro 

Mondavio 

Sottoscritto lacobus de Urbino not. Curie de mandato ecc. 

'^Registr. Litterar. e. .54'. 

Per qual cagione Ai;tonio da Velieiri fosse casso e deposto 
ci è ignoto; ma dev'essere stata ben grave, se a sindacarlo erano 
invitate tutte le città e terre dello Stato del Conte. 



1440. -37 luglio. 

Alesander Sfortia de li Attendoli ecc. Conciosiacosachè Nicolò 
Piccinino, per la grande rotta hebbe, cercha.socta novi colori per 
interposite persone Aire comparare cavalli in qualunqua parto li 



180 DELLA SIONORLV DI FRANCESCO SFORZA 

po' trovare per reapicgarse e mitterse in punto corno meglio può; 
per obviare ad le sue astuzie et malizie, che li rescha lo penserò, 
deliberamo previdero per tutte le Terre e lochi del prefato ili. 
Signore, corno è sua intententione. Pertanto per la presente ordi- 
narne, volemo et comandarao ad tucti Podestà, Vicarii, officijli, 
antiani, Priuri et Comunità de tutte le città, terre et lochi de la 
provintia, a li quali la presente serra presentata, che incontanente 
debbano ordinare et ftxre bandire publice, che non sia alcuna per- 
sona de quale condizione sia, che debba né possa vendere alcuno 
cavallo ronzino, maxime che se cavasse dalla Terra senza nostra 
coscientia et saputa o delo spectabile Contuccio socto pena de re- 
bellione et de cento ducati per qualunqua contrafacesse, da appli- 
carse a la Camera de la sua Ex.*'*. Et in questo se faccia tale 
piovisione, che questa nostra intentione sia omnino observata. Et 
ad fede de ciò avimo facta fare questa patente da presentarse ad 
tucte le Terre de la provintia. Ex felici campo nostro centra et 
prope Sanctum Homerum, xxvii julii 1440. 

Solvatis numptio ecc. 

Andreas. 

[Registr. Litterar. e. .53 v.] 

La rolla, a cui qui si accenna, avuta dal Piccinino, dev'es- 
sere quella d'Anghiari del 29 giugno 1440. Sette giorni prima 
dalla data di questa lettera Alessandro era a Fabriano, come 
risulta da altra sua edita dal Compagnoni. (Reggia picena. 
Parte 1, pp. 337-".38). 

1440. i agosto. 

Altro bando del Tesoriere Contuccio circa la vendita e compra 
del sale, dato da Fermo. 

È il medesimo, come sopra. 

1440. 11 agosto. 

Alesandro Sforza de li Actendoli ecc. 

Lettera identica a quella che si legge nella mia Memoria 
^^ulla signoria di Francesco Sforza nella Marca secondo i do- 
cumenti delt'A-'chivio settepedano (1) fino alle parole: 

" dello Stato del prefato 111. Signore et del bene loro „. 

Indi continua, come segue : 



(1) Arch. stor. luiub. Aimo XII. Fase. I, li e III. 



m:i-l\ m.vuca Isi 

Et pertanto per favore, liaiuto et subsidio dell i dieta impresa 
haveiido Noi bisogno de fimti, considerato la stagione, che occurre 
de reponere li biadj , considerando ancora li casi fortuiti , che 
possano occurrere, et li desiagi che se pateno in campo, havemo 
deliberato per lo presente non volere gravare le Comunità de 
mandare fancti provintiali ; ma havemo proveduto per soplimento 
de ciò tolglere alli nostri servitii una cerLo numero de fancti fori- 
sterj, dalli quali speramo non manco essere bene serviti che da li 
fancti provintiali -, immo piuttosto raelglo et con più salvamento 
delti homini nostri predicti ; alli ([uali non manche portamo dile- 
ctione che alla nostra persona. Et perchè ad potere sostentare li 
dieti fanti ce bisognano denari, non havendo el modo per lo pre- 
sente a possere supplire altramente, ce semo mossi con sicurtà et 
amore (di) gravare ciasscuna Comunità (e) Terra della provintia 
de certa quantità de denari secondo de sotto porrite vedere. Siche 
pregamo, recercamo et strectamente comandamo ad ciascuna delle 
terre soctoscripte per quanto anno cara la gratia della E]x.''^ del 
Conte et nostra, et per quanto amano lo stato de la prefata Kx."^ 
et socto la pena che ve sarà imposta per lu portadore de questa, 
subito senza replicatione et exceptione alcuna, omne dilatione de 
tempo rimossa, deviate avere pagato, recevuta la presente, li de- 
nari de socto tassati, delli qualj avemo facto far de socto spettale 
mentione, come porrite vedere ad chiarec(,'a de ciasscheduno. Et li 
dicti denari volemo si pagheno a Contuccio Tesauriero de la Marca 
ad Fermo, o dove luj se trovasse essere, overo luj avesse ordinato. 
Et mandamo per la dieta castone el nobele homo Pietro de Ser 
Johanne da Spello, el quale è ad pino informato de nostra inten- 
tione; al quale, de quanto vedirà, debbiate dare pina fé' et credere 
quanto alla nostra propria persona. In quorum fìdem ecc. Ex feli- 
cibus castris nostris prope et centra Forcellam, xi augusti 1440. 



Monte de saneta Maria 






Roccacontrata 


due. 


90 


in Giorgio per 25 fanti 


due. 


27 


Serra de Sanchirco 


» 


38 


Macerata 




» 


<)0 


Fabriano 


» 


120 


Monte de S. Maria 


in 






Domo 


» 





Cassiano 




» 


24 


Precicchie 


» 





Montefano 




» 


24 


Lapiro 


» 


28 


Castellotìcardo 




» 


30 


Cingolo 


» 


90 


Osimo 




» 


yij 


Montefelatrano 


» 


30 


Orfagna (sic) 




» 


12 


Curinaldo 


» 


28 



Exij » 120 Stafolo » 12 

I.a Serra del Conte » 18 

Andreas cane. ss. 
[Ibidem e. 55,. 



182 DELLA SIGNORL^ DI FRANCESCO SEOU/A 

1440. 31 agosto. 

Alesaiider Sforila ecc. Uuiversis et siiiyulis ad qiios preseates 
adveneriut salatem. - Perchè nui inteiidinio, spacciato che averimo 
da queste parte de AprucQo de descacciare losia et de reducere 
queste e altre Terre a la devotione de lo prefato ili. nostro Se- 
gnore, de retoraare con questi victuriosi exerciti ad svernare iaela 
Marcha, et perchè più habilemente noi et le diete gente possiamo 
governare et subs^entare li nostri cavalli, et li provintiali vengano 
ad havere mahcho rocrescimento sia possil)ile, per tanto volimo et 
per tenore de le presente nostre patente lectere strectamente co- 
mandimo a tucte et singule comunità, terre, castelli et lucili et 
oflìtiali de esse, a le quale le presente saranno presentate, che 
debbiano reponere tucte le paglie et fieni che fussono nelli loro ter- 
reni et falciare tucte le stoppie et regor vernarle, per modo che se 
mantengano, socto pena de ducati venticinque d'oro per ciaschuna 
comunità, terra, castello et loclio et singulare persona, che in nelle 
predicte cose centra facesse, da applicai'se de facto alla Camera 
de lo ili. Signore predicto. Et in simile pena se intenda incorrere 
qualunqua oilitiale, che in ciò fusse negligente, et che non exequisse 
le predicte cose et item de perdere lu ollicio suo. Volendo che delle 
predicte cosa ne sia sollicitatore et reviditore lo spectabile Podestà 
de Exii, a lu quale per tenore de le presente ne facciamo pina 
comissione, et staremone ad sua relatione. In quorum tìdem ecc. Ex 
victricibus castris nostris centra Cellinum, die ultima augusti 1440. 

Solvatis numptio ecc. Andreas ss. 

Exi - Montefillatrano - Cinguli - Appignano - Mondavio - Serra 
de conte - Serra de Sanchirico - Fabriano - Rocha centrata. 

[Ibid. e. 56]. 

11 potestà di Jesi incaricalo di e.ssere soUlcLtaiore e re-ce- 
ditore delle predicte cose era il nobile uomo Giovanni de Ulexiis. 

E non abbiamo altro di quest'anno e del susseguente insiuo 
a tutto luglio. Dopo cotal nuovo intervallo di ben undici mesi 
appena i quattro documenti sotto riferiti ho pututo raccogliere 
dal Registro citato. 

1441. 1 agosto. 

Contuctius de Mactheis de Cannarlo prò ili. et ex.""' Principe ecc. 
locumtenens et thesaurarius. Universitatibus et Comunitatibus ecc. 
Per vigore de questa facimo noto ad ciaschuna università, comu- 
nità et persone infrascripte, conio nuy Jiaverao recevute lettere et 



NKLI-A MARCA 183 

strecti comandamenti dal (sic) prefata Ex.''" del Conte, che cnm 
bona diligentia et cura sta/im facciamo comandamento ad tiu-to 
Universit'i, Città, Terre, lucili et persone infrascripte de la pro- 
vintia prelibata, che con sollicitndine et liona advertentia faccia 
reponere et reponano tucte paglie, fieni et omne generatione de 
strami, in maiore quantità è possibile, et dove manchassero paglie 
o fieni, se facciano et reponano stoppie et aultri strami per omne 
modo se possano bavere; et che in tale comandi assignano gravis- 
sime pene ad qualunqua contrafacesse. Il perchè per exequire 
quanto vole et comanda la sua Ex.''^'' per tenore del presente ve 
comandamo et dic'mo, facciate cum omne soUicitudine et diligentia. 
meglio se può, fare reponere et conservare tucti paglie, foni, stop- 
pie et omne aultra generatione de strami se po' trovare et in ma- 
giore quantità è possibile, in le città, terre, luchi et territori supra 
et infrascripti, ad li quali le presente serranno dirigate et presen- 
tate, per quanto havete cara la gratia de la prelibata Ex.tia et ad 
quella pena vorrà iinponere essa Ex.«^>a ad qualunqua Comunità o 
persona contrafacesse ; advisandove che chi in ciò contrafarrà non 
glie se bavera alecuna remissióne, nò glie se admitcrà alecuna scusa 
n^casione sia pur quale esser vele. lu quorum lidem ecc. Dat Firmi 
die primo augusti 1441. . 

Solvatis numptio ecc. Nicolaus ss. 

Racanetum Stafifulum 

Auximum Currinaltum 

Maceretum Rocha centrata 

Fabrianum Serra comitum 

Cingulum Barbara 

Tolentinum Castrum ficliardum 

Mons sanctum Mons flliorum optrani 

Civitanova Mons S. ]\Iarie in cassiano 

Montechuluni Mons fanus 

Mons Melone Appignanum 

Mons luponus Mons causarij 

Murrum vallium Offania 

Serra Sancti Quirici Belloforte 

Pirum 

[Registr. Litterar. e. .'G r\] 
Ancora la guerra ardeva negli Abr.izzi : 

1441. 31 agosto. 

Alexander Sfortia comes Cotignole ecc. Universis et singulis 
civitatibus, terris, locis ecc. Quoniam imminentibus periculis, eo- 
ruiii maxime, que statum illustris domini comitis Francisci Sfortie 



184 DELLA SltìNOKlA DI FRANCESCO SFORZA 

Vicecomitis, marcliionis etc. attingimt, necessarium sit nobis di- 
spendiis atque muiieribus provinciales Alarcbic onerare, non pi'o 
voluntate, quod absit, sed vigente necessitate prò conservatione 
status prefati ili. domini Conùtis, eiusderaque, quantum vires sup- 
petunt, incremento et prò tuenda pace et quiete dictorum provin- 
cialium. Cordi enim nobis semper viget, populos nostre gubernationi 
subiectos in pace atque quiete versari. Eo nanique animo instanter 
bella gerimus et pacem assequanmr, ne laboribus, vigiliis, sumptui, 
contiuuisque curis, quibus angimur, parcimus, ut populi ipsique pro- 
vintiales optima pace fruantur ; idque adversanti nobis inimicoruui 
insolenti molestia, non alias assequi posse confldimus, nisi nostra 
felicia castra centra et prope civitatem Sancii Angeli strenuorum 
virorum peditum copia muniantur, nonnidlorum etenini ttde digno- 
rum virorum relatu certe percepimus, Aragonum regem centra 
statum prelibati illustris domini Comitis plurima semper molituni 
in dies proximos cuni poientia et multitudine preparare exercitum 
comitis Antonii Caldori cum nommliis uliis capitaneis et armorum 
gentibus, ut castra felicia nostra invadere procuret in dapnum et 
jacturam status prefati ili. domini Comitis et nostrum, totiusque 
provintie prelibate ; cui continuo occurrere festinamus. Idcirco ci- 
vitates, terras, loca, universitates et populos infrascriptos requi- 
rimus pariter et liortamur, ipsis et ipsorum cuilibet ponentes 
expresse in mandatis, quatenus infra terminum decem dieruni a 
die presentationis presentium debeunt ad nostrani piesentiam in 
nostris prefatis felicibus castris misisse sine temporis dilatione et 
mora aut replicatione aliqua pedites infrascriptos, armis edoctos 
et bene armatos lanceis, balistis, targonibus, aliisque convenienti- 
bus armis, secundum modum, qualitatem et ordinem infrascriptum, 
in quantum gratiam ili. domini Comitis caram habent. Quorum om- 
nium executionem comisimus provido ac diligenti viro ser Vico 
Venanctii presentium latori de Racaneto, cui uti nostre persone 
proprie in bis, que vobis ajet aut exponet indubitatam lìdem da- 
bitis. Et Potestatibus, offitialibus et rectoribus quibuscumque, ut 
eidem ser Vico predicto faveant, credant, pareant et obediant sub 
pena indignationis nostre et nostri arbitrii. In (luorum tìdem etc. 
Ex felicibus castris nostri centra et prope civitatem Sancti Angeli, 
die ultimo augusti 1441. 

1441. 7 novembre. 

Gabriel de Narnia Marchie anconitane marescallus. 

Significa ai Priori e liomini della Terra di Fabriano, che es- 
sendo « continuamente occupato et arffannato inele commissione et 
exercitii dell' ili. Excellentia del Conte et etiam del magnifico et 



m::.i,.v marca 185 

cxcelso signor Alessandro lia doputiito in suo luogo il ikiIììI iioii.c» 
Deoilato Cotogno de la Corra (Serra?) ad esercitare l" itilicio di-l 
malescalcato nella Terra suddetta. E ingiunge ai Fabrianesi « riie 
in tucte le cose li debbiano dare subsidio, aiuto e favore » quanto 
alla sua propria persona. 

lUl. 16 dicembre. 

Alesandro Sforza de li Actendoli conte de Cotignola ecc. Con- 
eiosiacosacliè lo prefato ili. Signore con la sua inclita e dilectissima 
consorte madopna Biancha Maria in l)revissirno con grandissimi 
triumplii et allegrec(,'a se troveranno in la provintia, dove tra le 
altre cose potissime volo prendere delecti et piaceri de cacciare et 
uccellare. 

Et sopra de ciò averne spetiale comissione et comandamento 
(le fare provedere generalemente per tucto, et perhò per la pre- 
sente ordenamo, volerne et comandamo ad tucti et singuli lochi- 
tenenti, podestà, capitanei, odìciali, priori, comunità et università 
de tucte ciptade, terre et castella de la provintia de la Marcha de 
Anchona, del Apruzzo, del ducato et del Patrimonio, che subbito 
presentata questa nostra patente debbiano fare sollepnemente, pu- 
blici et espressi bannimenti et comandamenti, che non sia persona 
alecuna de qualuuqua conditione o preheminentia, che ardisca né 
presuma publice vel occulte de di o de nocte in alcuno loco cac- 
ciare né pigliare alcuna generatione de selvagine, né ucellare et 
pigliare starne e fasiani et consimili uccelli. Et tucte le selve et 
lochi acti ad caccie custodire et guardare de non praticarse socto 
la pena de la amputazione della mano et pena pecunaria per nuy 
da dichiararse et ipso facto da exigerse et socta la indignatione et 
desgratia del prefato Signore et nostro. Comandando ad tucti li 
predieti, che in ciò habbiano tale diligentia ad farlo observare socta 
la consimile pena da incorrere loro ipso facto senza alcuna remis- 
sione né gratia. Et in fede de ciò havemo facta fare questa patente 
da presentarse in tucte le terre, castelli e luoghi, et che se possa 
registrare, perchè non se venga in simili errori. In Monte rubiano 
a di 16 decembre 1441. 

Solvatis numptio ecc. 
Andreas ss. 

Presentata, cosi nota il Cancellfere del Comune, a di 29 

dicembre. 

^H)id. carte 57 e 58^. 

Francesco sror7a si era finalmente unito in matrimonio 
colla sua Bianca, e ciò era successo il 24 ottobre a Cremona. 
Arch. Stok, It., ó.-i Serie. — III. 12 



186 DELLA SIGNOHL^ DI FRANCESCO SFORZA 

Ma la venuta degli eccelsi sposi nella Marca non ebbe effetto 
che circa il mezzo dell'anno seguente. 

La penuria frattanto di documenti all'uopo nostro continua 
nell'Archivio fabrianese pel 1442 e 1443, anni di tanta impor- 
tanza rispetto alla storia del dominio sforzesco in queste pro- 
vince. Del 1442 non se ne hanno infatti che sette, e dall'aprile 
al dicembre ; cinque del 1443 dalla metà di luglio alla metà di 
novembre. 

Eccoli per ordine cronologico. 

1442. 9 aprile. 

Alesander Sfortia de Attendolis comes ecc. 

Cam ciò sia cosa che la Ex.*'* del nostro illustre Signore et 
fratello conte Francischo Sforza sia mossa da Sangueneto et vegna 
verso la provintia con tucte le gente ; pertanto considerato Io 
manchamento del vino, è in questa cictà per la Ex.^'* sua et tutta 
la Comunità, volemo et comandemo a tucti nostri ortìtiali et Priurj 
deli infrascripti ciptà, terre et luchi, che veduta la presente, po- 
sposita omne indutia et delatione, sucto pena del arbitrio et grati ;i 
nostra debbiate mandare ec qui a Fermo le infrascripte some de 
vino, che sia bono, perchè altrimente non essendo bono quello se 
perderla, et non se admittaria ad computo, et bisognarla portare 
del altro che fosse bono. Et in ciò non fate replicatione o conditione 
alcuna, perchè è oportuno. Il quale vino se assigne, qui ad lo strenuo 
Folignato famiglio de la prefata Ex.t'a Et de esso vino allo paga- 
mento providerà il spectabile Contuccio tesaurero in forma opor- 
tuna, corno per sua lettera riderete. Ad vuy oflìciali comandemo 
iterato expresse socto pena de la privatione delli offitii, che, visis 
presentihus, exequate et facciate exequire il presente nostro man- 
dato in omnibus et per omnia, comò se contene. In quorum fìdem 
ecc. Ex Monte rubbiano viu aprilis 1442. 

Johannes Andreas. 

Civitanova some trenta de vino 
Monte sancto » trentacinque » 
Rocha contrada » cinquanta » 

Fabriano » » » 

Sanseverino » » » 

Mandamus etiam ut solvatis numptio ecc. 

Bartolinus. 



NlìI.l.A MARCA 18"/ 

1442. 4 maggio. 

Lettera identica in tutto alla precedente, salvo questa piccola 
aggiunta in fino dopo le parole de privation.3 de li odicij vostri « et 
de cinquanta ducati » ma data da Fermo e. s. Dopo la data è scritto 
ancora : 

« Et lioc ultimo et perentorio nostro precepto ». 

[Registr. Litterar. e. 58]. 
1442. i luglio. 

Spectabilibus dilectis no.stris Potestati et Prioribus Terre nostre 
Fabriani. - Confai, et ili. Lige capitaneus generalis. 

Spectabiles carissimi nostri. Mandarne là per nostro locumte^ 
nente de quella Terra nostra de Fabriano lo spectabile homo Jo- 
hanne Filippo de Guerreri da Fermo nostro dilectissimo. Et per 
tanto volimo, che subito recevuta questa, lo debbiate acceptare et 
provedcrglie de una stantia condecente per luy ; et alluy credere 
et obedire quanto alla nostra propria persona. Ex campo prope 
Sanctum Severinum iiu iulij 1442. 

Franciscusfortia Vicecomes ecc. 

Presentata dal medesimo Luogotenente il 5 luglio insieme 
colla lettera di elezione. Questa è similmente in data e. s. e tran- 
ne il nome del Luogotenente è foggiata sullo stile delle altre di 
simil genere, e sottoscritta " Cichus „. 

» il luglio. 

Franciscusfortia Vicecomes ecc. Elegge potestà di Fabriano 
per un semestre a cominciare dal primo ottobre lo spettabile uomo 
Stefano Salvi Phylippi de Bencivennis de Florentia con ogni arbi- 
trio e potestà, remoto ab inde egregio legum doctore domino Ni- 
colao de Montegranario jìotestate presenti et quocumque alio per 
nos vel alios deputato. E ingiunge ai Priori e al Comune che lo 
ricevano benignamente, et in cnnciis dicto officio spcciantibus pa~ 
reant et obediant, se hanno cara la sua grazia. Ex Fabriano die 

XI iulij MCCCCXllI. 

[Ibid. ce. 5'J e 61]. 

Nella data, di questa lettera si contiene l'unico ricordo, che 
no conservino oggi le carte fabrianesi della visita fatta alla 
l'erra nell'anno presente da Francesco Sforza. Ma lo Scovo- 



188 DELLA SIGXORLV DI FRANCKSCO SFORZA 

lini (1), che scrisse la sua storia di Fabriano nella prima metà 
del sec. XVI, narra ch'egli menò con sé la moglie Bianca, che 
vi si trattenne molti giorni (2), e che vi fu ricevuta con grandi 
dimostrazioni di allegrezza e di pompa ; fra le quali un corteg- 
gio di trecento fanti in più livree distinti e di cento delle più 
nobili e ricche donne di singoiar biUezza, coperte di preziose e 
ben fregiate cesti. E descrive particolarmente due archi trionfali 
erotti in quella congiuntura, l'uno alla porta, cosi delta pisana, 
l'altro nella piazza principale con emblemi e motti analoghi 
alle virtù dell'eccelso capitano e Signore. Da altri ricordi poi 
apprendiamo, che in onore degli illustri ospiti furono fatte 
bellissime accademie e nobili recitamenii tanto in prosa quanto 
in poesia (3) ; tra cui una commedia di Giovanna Fiore gentil- 
donna ed esimia poetessa fabrianese, che in presenza dell'au- 
gusta Bianca recitò altresì questo madrigale: 

Apollo, che del tuo fecondo lume, (4) 

Mentre lo giri attorno, 

Reggi e sostenti il Mondo, 

E dai virtude alle create cose 

Di l'ar meravigliose 

Cose, io ti prego. Padre, 

Per quel seme divino, onde mi lesti 

Queste membra leggiadre. 

Volgi i tuoi rai benignamente a questi 

Lumi del secol nostro ardenti e chiari, 

Francesco e Bianca, alla cui fama è poco 

Quanto darà fortuna in ogni loco. 



(1) Delle Istorie di Fabriano di Fra Giovanni Domenico Scevolini da 
Bertinoro dell'ordine dei Predicatori, in Colicci. Antichità picene. T. XVII. 

(2) Meno di un mese per altro, imperocché il 4 luglio, come si vede 
nella lett. precedente, egli era a Sanseverino, e il 3 agosto trovavasi già a 
Monte S. Martino nel Ducato camerinese. V. Documenti sforzeschi di Ser- 
rasanquirico. 

(3) Gin e Guerrieri. Memorie storiche di Fabriano. Mss. nella Biblio- 
teca comunale. Marcoaldi. Guida e Statistica della città e comune di Fa- 
briano. Ivi. Crocetti 1874, p. 55. 

(4) Edito per Nozze Serafini-Trinci LS3S. - In una nota appostavi Gio- 
vanna Fiore è detta figliuola di Arcangelo e damigella di Livia Chiavelli ; 
e sono ricordati i titoli delle due commedie da lei composte, cioò le Fatiche 
amorose e la Fede, una delle quali fu rapiiresentata come soiu'a. 



NIXLA MARCA 18'J 

1442. 7 arjosto. 

Franciscusfortia Vicecoines, Cotignole et Ariani comcs, mairhio, 
Creinone dominus, Confalonerius, ili. Lige capitaneus generalis, nec 
non regni Sicilie magnus conestabilis ac utriusqne Apruxii guber- 
nator - Elegge Toma da Rieti luogotenente e commissario di tutte 
le città, terre e luoghi della ?klarca a flamine Piastre ultima con 
amplissima facoltà e arbitrio provldencli, decernendi et mandandi 
in tutto ciò clie concerna la conservazione e la tutela delle città e 
terre medesime. E ingiunge ai connnissarii, potestà, officiali e Co- 
muni di obbedirlo e assisterlo, come si trattasse della propria 
persona. Dat. iii castris nostris folicibus apud Montem S. Martini, 
die septimo augusti 1442. 

Vincentius. 
^Registr. Litterar. e. 60]. 

1442. 8 settembre. 

Franciscusfortia Vicecomes, marchio, Cremone dominus ac ili. 
Lige capitaneus generalis. Ad tucte singule terre, castella et Co- 
muni infrascripte et potestà, priuri et homini de ipsi per alecuni 
boni respecti comandamo, che alecuni de ipsi non delibiano in ale- 
cuni luchi infrascripti usare, praticare ne passare per la cictà de 
Camerino, Terra de Tolentino, Sarnano, Monte lu monache e Monte 
Fortino, né loro comunità, districto e territorio, né etiandio com- 
parare vendere alloro homini cosa alcuna socto pena de rebellione 
et de essere impichato per la gola ad ciaschuno che coiitrafarrà 
ad questa nostra intentione et volontà, et lo accusatore vadagnarà 
venticinque ducati, el nome del quale farremo serra tenuto occulto, 
et comandamo ad vuy Podestà de dicti nostri luchi infrascripti, 
che non permectano per alecuno modo secretamente o vero palese- 
mente alecune de le predicte terre cioè Camerino, Tulentino, Sar- 
nano, olente lu monacho e Monte Fortino né de loro contado o 
districto, usare, praticare, vendere o comprare o altramente con- 
trahere in alecuni lochi nostri infrascripti, li nomi delle quale terre 
e lochi nostri sono questi soctoscripti. Dat. in nostro felici exercitu 
prope Sanctum Chrodium die viii septembr. 1442, obmisso sigillo. 

Cichus. 

Macerata - Monte de l'olmo - Montecchio - Cingoli - Sancto 
Severino - Belloforte - Visso - Mathelica - Fabriano - Gualdo de 
Nocera. 

■Registr. Litterar. e. 60 u.' 



190 DELLA SIGNORIA l'I FRAKCESCO SFORZA. 

11 documento ha attinenza colla guerra mossa in questo 
loinpo al Conte nella Marca dal Piccinino, e le città e terre qui 
nota'o son quelle, che costui aveva prese e fatte proprie. 

1442. 15 dicembre. 

Franciscusfortia Vicecomes ecc. 

Dà facoltà a Stefano de Beaci venni, potestà di Fabriano, di prov- 
vedere a tutto ciò che in detta Terra e suo distretto concerne la 
salute, il buono stato, la tranquillità e la pace. E a tal uopo gli 
commette totalmente le proprie a'ccì, ingiungendo a tutti e singoli 
officiali e uomini di Fabriano e genti armigere a piedi e a cavallo, 
ut ei pareant, óbediant et efficaciter intendant. Exii, 15 decem- 

bris 1442. 

[Registr. Litterar. e. 61]. 

E qui cediamo la parola al Simonetta, il quale dopo aver 
narrato che, avendo il Piccinino presa Gualdo ed essendosi 
appressato ad Assisi, il Conte abbandonò il cammino contro al 
Re (Alfonso) e rivocò l'esercito, scrive: * Ma perchè già era 
il verno, non gli parve di venire nel Ducato, dove ogni cosa 
gli era nemica. Ma pose buona gente alla guardia di Fabriano, 
il quale situato nelle radici d' Apennino non era lontano dal 
nimico. Et mandovvi Gismondo Malatesta, Troiolo et Pier Bru- 
noro, acciò che da quella parte i nemici non passassino per 
danniggiar le sue terre. Ma Troiolo, che era alquanto rimosso 
dagli altri, fu di notte da Ruberto Bodiese assaltato, et giunto 
si alla sprovveduta, che perde la maggior parte de* suoi, et egli 
con difficoltà si ritrasse. Il che udito Gismondo et Brunoro su- 
Ijito soccorsero, et i nemici carichi di preda assaltano, et vinceno 
et quasi tutti pigliano, et i loro riscattano ,,. 

I primi documenti del 1443 ricordano l'assedio di Tolentino. 

144.3. Il luglio. 

Franciscusfortia Vicecomes ecc. - Per cose et altri bisogni 
potessero accadere volerne et expresse comandimo alli Priori, 
Comuni, Regimanti et Homini delle infrascritte nostre Terre et ca- 
stella, che immediate, visis presentibus , senza perdere uno actimo 
de tempo, con ogne celerità, prestezza et festinantia debiano dare 
et mectere orane diligentia et solUcitudine de dì e de nocte in 
reponere li grany et altri biadi per modo che, se in uno dy fosse 
possibile, non manche se faccia. Et in ciò date tale provredimento. 



NKLLA. >.1\RCA 101 

elio oiunino prestissimo li grani se repongaiio, corno liavemo dicto : 
so 1)0110 dovessero per più prestezza cliaregiare li biady, prima 
li bactiate dentro dalla Terra. Et quisto non manche per quanto 
caro havite et amate lo nostro stato. Et similiter, conio per altre 
v' è stato comandato per Contucio nostro Thesaurero, non manche, 
sotto quella pena per lui v'è stata enposita, de actendere con sol- 
lieitudine, deligontia et prestezza (a) reponere delli stramy en quan- 
tità el più che sia possibile. Et a questo non volimo se reste, né 
di né nocte, sì che se hesequischa, comò havimo dicto. Et perchè 
questa cura et solicitudine en li oflìtialy non obstante la utilità sia 
delli homini. commandimo a tucty Potestà et rettori, ofFitiali delle 
diete nostre Terre iiilrascripte, lochy, che con omne celerità mietono 
sollicitudine et delligientia in questo per modo tale, che omnino 
dieta nostra intentione se eseguischa, et non manche sub la dieta 
pena. Et omne difecto et manchamento circha ciò se commecterà, 
lo imputeremo in Comuni, centra li quali procederima in tal forma 
che semper et in etcrnum se ricordaranno de loro errory, si che, 
per fare cosa a noy et allo stato nostro accecta, non manche sol- 
licitare per modo, che omnino dicty grani et stramy presto et 
prestissimo se recolgano, repongaiio al modo dicto. Et subscriverite 
questa al modo usato. In quorum lidem ecc. E felicibus castris 
no-;tris contra Toleutinuin die 14 julii 1443. 

Jacobus. 
L'elenco delle città e terre, cui è diretta, manca. 

1443. 22 luglio. 

Franciscusfortia Vicecomes ecc. Elegge della Terra di Fabriano 
commissario e luogotenente lo spectabile uomo Russo de Diano con 
ogni autorità e balia e cura mero et miccio imperio et yladii po- 
lestate. E ingiunge al Potestà, ai Priori e al Comune di mantenerlo 
e difenderlo e che a lui in cunctis clictum o/ficiv.m, concernentibus 
pareant, credant flrw,iter et obbediant. Dat. ut supra, die xxu 
julij MCCCCXlHJ. 

Presentata dal medesimo Russo nel medesimo giorno, che 
era un sabbato. 

[Registr. Litterar. ce. 62 v. e 63]. 

E questo seguente ne avverte, che Fabriano non era più 
dello Sforza. 



192 DELLA SlGNO:iIA DI FRANCESCO SFOUZA 

1443. 5 settembre. 

Inventario facto del cose et nioiietione trovate in nel cassaro 
de Fabriano pigliato per la Comunità et assignatole per Xpofano 
Marezzo castellano per lo conte Francieseho de sua spontanea vo- 
lontà sub anno domini Mill."» cocc." xlii.j. Ind. vi et die v septembris. 

Fi-a le munizioni sono notate : 

Una bombardella. It. doie bombarde. It. tre lancie. 

Quactro majestre. It. cinque balestre cum tre mulinelli. 

It. quattro circhi de l'erro da fare prete de bombarde. It. una 
ancisa. 

It. una tasscha de polvere de bombarda, che è quasi libr. 20. 

It. centotrenta verectuni inastati. 

Quatordece balestre. It. octo elmicti. It. quactro baviere. 

It. doie celate. It. cinque corazze schoverte ferrate. 

I^Ibid. e. 5.J 

La Terra s' era data alla Chiesa, tosto che Pier Brunoro 
messovi a guardia dal Conte eon ottocento fanli et ducenlo 
cacagli l'aveva abbandonata, voltandosi alla parie d'Alfonso 
d' Aragona con tutte le genti che lui condnceoa (Simonetta). 11 
che doveva e^sere avvenuto pochi giorni innanzi e al tempo 
che quasi tutte le altre città e terre della Marca avevano fatto 
il medesimo, precipitata la fortuna dello Sforza per l' impeto 
delle armi aragonesi e braccesche. E sebbene l'anno appresso, 
e massime dopo la strepitosa vittoria di Montolmo fosse riu- 
scito a Francesco di ricuperare la massima parte del suo do- 
minio, Fabriano non venne altrimenti più in suo potere. 

La lacuna sopra lamentala nella serie delle Riformanze e 
l'interruzione in quella dei Registri ci tolgono qui di conoscere 
i primi procedimenti della ristorata signoria pontifìcia ; rispetto 
alla quale è molto se possiamo produrre le due seguenti bolle : 

1443. iS 7ioveì)ibre. 

Eugenius Episcopus ecc. ad futuraui rei memoriam. Consuetam 
apostolicae sedis clementiam erga illos, qui a gremio S. Matris 
Ecclesiae recesserunt, et ad eam cum humilitatis spiritu rever- 
tuntur, libenter piis affectibus exercemus, ut hi qui sic redeunt, 
tanto erga ipsam fldeliores existant, quanto illius benignatem gu- 
staverint pleniorem. Sane prò parte dilectorum flliorum Comuni- 
tatis Terre nostri Fabriani, Camcrinensis ilioecesis nobis nuper 



NKLI.A >rAUC.\. 193 

exhibita petitio conUnebat, quod olim ciim dieta Terra, illiusque 
districlLis vi et meta nec non armorum potcntia per diversos hostes, 
rebelles et inimicos nostros ac S. R. E. et praesertim per Franci- 
scum Sibrfiam de Atteiulolis occupati, sul) illorum infaustae ser- 
vitutis iugo detincreutur, populus et singulares persone utriusque 
sexus, nec non incolae et habitatores tani ecclesiastici quam sae- 
culares dictorum Terrae et districtus ab obedientia et devotione 
nostra ac prefatae Ecclosiae deviantes, ipsis hostibus, rebellibus et 
inimicis publice ac notorio adheserunt, diversis criminibus exces- 
sibus et delictis gravibus ac enormibus, inde secutis, commissisque 
et perpetratis, penas nec non sententias, tam a iure quam ab homine 
in talia perpetrantes inflictas et promulgatas, dapnabiliter incur- 
rendo. Cum autem, sicut eadem petitio subiungebat, nuper duni 
carissinuis in Christo lilius noster Alfonsus Aragonuni rex et illu- 
stris et dilectus lilius nobilis vir Nicolaus Picininus de Aragojiia, 
viceconies, nostrarum et diete Ecclesie gentium armigerarum ca- 
pitaneus generalis cum pluribus gentium armigerarum copiis pro- 
vi ntiam nostrani Marchio anconitano prò iliius, que tunc per dictum 
Franciscum Sfortiam indebite occupata detinebatur, recuperatione 
intrassent, captata temporis oportunitate, non absque maxime 
personarum et rerum suarura periculo, ad nostrum et diete Ec- 
clesie gremium, tidelitatem et obedientiam humiliter redierint, di- 
ctique populus, persone, incole et habitatores Terre et districtus 
iiuiusmodi, qui in obedientia nec non devotione nostris ac prefate 
Ecclesie, successorumque nostrorum Romanorum Pontitìcum, cano- 
nico intrantium, lirmiter ac in perpetuum persistere et perseve- 
rare desiderent atque velint et constanter afflrment, nec non de 
premissis ab intimis doleant, prò eorum parte nobis fuit humiliter 
supplicatum, ut cum eis super premissis misericorditer et benigne 
agore, ipsisque infrascripta gratias, concessiones et indulta conce- 
dere de bonignitate apostolica dignarenuir. Nos igitur, qui cunctos 
ad nostras et prelate Ecclesie fldelitatem, gratiam et obedientiam 
redire volentes paterna semper piotate complectimur, volentes 
eosdem populum, personas, incolas et habitatores civitatis et di- 
strictus predictorum spetialibus favoribus et gratiis prosequi, ac 
sperantes quod ex hoc ipsi in nostra et diete Ecclesie obedientia 
ac fìdelitate et devotione huiusmodi persistcnt virilius et fortius in 
futurum, huiusmodi suplicationibus inclinati, auctoritate apostolica 
et ex certa scientia, tenore presen tinnì dilectum lìlium Priorem 
Sancii Venancii ac populum, personas ecclesiasticas et seeulares, 
incolas et habitatores civitatis et districtus huiusmodi ab omnibus 
et singulis excomunicationuui, suspensioniun et interdicti aliisqur; 
sententiis, censuris et penis, in ipsos et ooruni/ <iuemlibet tam a 
iure quam al) liDuiino propter premissa vel eorum aliquod quomo- 



194 HELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 

(lolibet latis et proniulgatis, nec non huiusmodi excessibus, crimini- 
bus et clelictis et aliis qiiihuscumque malefactis, etiam si heresis, 
lese maiestatis et appostasie crimina fuerint, per ipsos et eorum 
quemlibet contra nos et dictam Ecclesiam fideles et subditos no- 
stros tam clericos quam laicos, cuiuscumqiie status, gradus, ordinis 
vel conditionis fuerint, et alios quoscumque usque in diem reditus 
oorum ad nostrani et predicte Ecclesie fldelitatem huiusmodi dicto, 
facto, vel adsensu quomodolibet perpetratis, etiam si super illis 
sit vel non sit cognitum, absolvimus et penitus liberamus ; ac ipsis 
et eorum cuilibet omnia excessus, crimina, deliota et malefacta 
predicta, in quantum tamen concernunt ac concernere qnomodolibot 
possunt publicum interesse seu Cameram apostolicam, remittimus, 
omnes processus, sententias, condemnationes, banna, penas et mul- 
tas ex inde secutas dictis scientia et auctoritates cassantes, ac de 
codicibus et registris ubicnmque scripta sint, cassari et aboleri man- 
dantes. Ipsosque populum et personas, incolas et habitatores Terre 
et distrìctus huiusmodi, nec non ipsorum heredes et successores, 
qui alias de iure ad successionem honorum personarum, incolarum 
et liabitatorum Terre ecc. decedentium ex testamento vel alias ab 
intestato vocandi fuissent ad successionem huiusmodi et quecumque 
honores, dignitates, famam, officia, gratias, privilegia, immunitates, 
exemptiones, bona, iura, iurisdictiones, actus legitimos nec non 
alias in integrum et statum pristinum, in quo ante huiusmodi 
commissa crimina, excessus et delieta erant, et adversus quaslibet 
prescriptiones totaliter restituimus, rcponimus et etiam reintegra- 
mus, omnemque inhabilitatis et infamie maculam sive notam per 
eosdem premissorum occasione contracta abolemus, interdicta quo- 
que, quibus Terra et districtus prefati, illorumque castra et loca 
propter premissa supposita fuerint, relaxamus, nec non oinnès et 
singulos contractus et testamenta per ipsos facta et inita, proces- 
sus quoque factos et sententias latas in Curia seculari diete Terre 
inter eosdem incolas et habitatores, dummodo alias legitime facta 
et lata sint, approbamus et confirmamus. Et insuper dietum Prio- 
rem ac illos ex clericis predictis sive personis eeclesiasticis, secu- 
laribus et regularibus. Terre et districtus eorumdem, in sacerdotio 
vel aliis sacris ordinibus constitutis, qui predictis sententiis, cen- 
suris et penis ligati vel interdicti seu alias excomunicati ab homine 
vel a iure, scienter divina non tamen in contemptum clavium ce- 
lebrarunt, ab huiusmodi excessibus quos propterea perpetrarunt 
etiam absolvimus, et cum eis ac ipsorum quolibet super irregula- 
ritatibus, quas propterea aut alias premissorum occasione quomo- 
dolibet contraxerunl, ac etiam cum illis ex eisdem clericis et 
personis eeclesiasticis, qui interim minores vel sacros ordines re- 
ceperuiit, quod in eisdem snsceptis ordinibus ministrare et etiam 



NKLT.A MVRrV 195 

ad alios ordiiics ascendere, nec non omnia ot sintrula benoticia 
ecclesiastica, secularia et regnlaria, ctiamsi canonicatus et prebende 
ant dignitate.s personatus, administrationes vel ofTìcia, cnm cura 
vel sine cura, in metropolitani^ catliedralilms vel collegiatis eccle- 
siis principales aut prioratns conventuales, cuiuscumq. annui va- 
loris existant, etiam si ad ea qui consueverunt per electionem 
assumi, eisque cura immineat animarum, que alias canonice obti- 
nent, ret.inere. Et dictus Prior ecclesie S. Venantii ac ille ex 
personis ecclesiasticis predictis, qne monasteria alias canonice pre- 
sunt, ipsorum monasteriorum regimìnihus et administrationibus in 
spiritualibus et temporalibus preesse libere et licite valeant di- 
spensamns. omnes quoque fructus, redditus et proventus per eos ex 
inde indebite perceptos, ac taleas, census et affictus ac alios pro- 
ventus, quocumquo nomine censeantur, et ex quavis causa debeantur, 
quotcumque, qualescumqne sint in quibus Coraunitas, populus, per- 
sone, incole et habitatores Terre et districtus prefati in die reditus 
Imiusmodi nobis et eidem Camere oblijrati exìstebant, in quantum 
etiam nos et dictam Camerani concernunt, ipsis Comunitati, populo, 
clero, personis, incolis et habitatoribus etc. perpetuo liberaliter 
remittimus et donamus. Preterea non im merito considerantes po- 
puli, personarum ecc. ad nostras et prefate R. Ecclesie fidelitatem 
et obedientiam cum tanto illorum personarum et rerum, ut pro- 
fertur, perieulo, animosum et lidelem reditum, propter quem in 
perpetuum benevolentiam et favorem nostros et diete Sedis sibi 
non indiane vendicarunt, scientia et auctoritate prefatis omnia et 
singula Terre, Districtui et Comunitati predictis, et dummodo in 
nostrum et R. E. ac Comunitatis buiusmodi vel cuiusvis alterius 
preiudieium non redundet, singularibus personis Terre et districtus 
eorumdem tam per nos quam dictam Sedem eiusque Legatos et 
offlciales ecclesiasticos quoslibet quocumque nomine censeantur in 
spetie seu genere quomodolibet concessa privilegia, exemptiones, 
immunitates, gratias et indnlta ac statuta, conventiones et pacta 
super secundis causis appellationum per eosdem Comunitatem et 
populum habita et obtenta quecumque, quotcumque et qualiacumque 
existant, quorum omnium tenores de verbo ad verbum presentibus 
liaberi volumus prò insertis, ac Prioratus et quecumque alia digni- 
tates, ofticia, preminentias et honores Terre et districtus predicto- 
rum ac singnlarum personarum earumdem, quos per Potestatem et 
alios ofllciales Terre et districtus predictorum prò tempore existen- 
tes secunduni antiquam et approbatam ipsórum Civitatis et di- 
strictus consuctudinem, manuteneri et conservari volumus atque 
mandamus, dispensationem quoque et distributionem proventuum, 
pedagiorum , statutorum, capirulorum et gabellarum per ipsos 
populum et C(jniunitateni ad corum libitum iuxta consuetudinem 



196 DELLA SIGNORIA TU FRANCESCO SFORZA 

aiitedictam fieri solitas approbamus et contirmamus, nec non pre- 
sentis scripti patrocinio communimus, ipsisque populo et Comunitati, 
qua in popolari statu sub nostris tamen et successorum nostrorum 
romanor. Pontifìcum canonice intrantinm, ac diete R. E fidelitate, 
obedientia et subiectione, prò ut ante per eos factam adhesioneni 
predictam, se regebant, regere et gubernare ; nec non Potestateni 
et alios officiales seculares earumdem Terre et districtus, Can- 
cellario dumtaxat excepto, quem per Cameraiium nostrum prò 
tempore existentem deputari volnmns, quos tamen per nos ve! 
successores nostros hniusmodi aut nostrum seu i_)sorum successo- 
rum Camerarium aut ipsius Sedis in prefata Marchia anconitana 
Legatum de latore prò tempore existentem confirmari volumus, 
quotiens opus fuerit eligere. Granum quoque, farinam, legumina et 
omne genus bladorum ad quelibet Civitates, Terras et loca R. Ec- 
clesie predicte portare, transmictere ac inibi vendere libere et 
licite possint, et de dictis CiAitatibus, Terris ac locis ad buiusmodi 
Terram nostrani Fabriani ac districtus traducere, eadem auctori- 
tate, tenore presentium licentiam eoncedimus et etiam facultatem. 
Et insuper considerantes damna ac dispendia, que populus et Co- 
munitas Terre et districtus predictorum, causantibus guerris passi 
sunt, ac volentes eos aliqua ex parte dictorum dispendiorum suble- 
vare, taxam talearum, ceusuum et subsidiorum, que singulis annis 
Camere apostolice solvere tenentur ad Mille et trecentos ducatos 
auri de Camera reduciinus, et moderamus quem admodum tempore, 
quo prefatus Franciscusfortia dictam Terram occupatam detinuit 
usque ad diem reductionis eorum solverunt, mandantes omnibus 
offlcialibus nostris, ad quos spectat, presentibus et futuris, quate- 
nus huiusmodi reductìonem et raoderationem nostrani inviolabiliter 
observent. Adijcimus insuper et volumus, quod, si quod absit, pre- 
fatos populum et Comunitalem, ullo unquam tempore a fide, devo- 
tione, obedientiaque nostris deviare contiugerit, huiusmodi nostra 
gratia sive concessio nuUius sit roboris vel momenti. Nulli ergo 
oninino ecc. Dat. Rome apud Sanctum Petruni, Anno Incarnationis 
dominice mccocxliii, Idibus novembris, Pontiflcatus nostri Anno 

tertiodecimo (1). 

B. Roverella. 

rcollez. delle Carte diploni. N." 553;. 



(1) CfV. la simile indirizzala ai Jesini iii data 20 novembre 1443 e da 
me edita nella mia prima Memoria sulla signoria sforzesca nella Marca, in- 
serita neir Archivio stor. lombardo, Anno \\l\. Fase. I e II : marzo e giu- 
gi.o 1881. Corrispondendo quella nella massima parte a questa, avrei potuto 
passarmene con un semplice regesto. Ma il non essermi la trascrizione del- 
l' esemplare iesino riuscita scevra di errori e di lacune per la difficoltà 



M;t.r,A MAucA 19" 



1443. 13 novembre. 



Eiigenìus Eplscopus ecc. Diloctis filii.s Universitati et hominihus 
Terre Fabriani iiobis et Rom. Ecclesie immediate subiecte, Came- 
rinensis dioecesis, salutcm ecc. 

Bolla simile in tutto a quella dell'istessa data, diretta al po- 
polo iesino (1) insino alle parole cogi minime possitis, do[io le 
quali r esemplare fabrianese cosi continua : 

Non obstantibus coiistitutionibus et ordinationibus apostolicis 
ac Provincie nostre diarchie anconitane, nec non Camere predicte 
statutis et consuetudinibns iuramcnto, conlìrmatione apostolica vel 
quacumque firmitate alia roboratis, ceterisque contrariis qnibn- 
scumque. Nulli ergo omniiio ecc. Dat. Rome apud Sanctuni Petrum. 
Anno ecc. ut sup. 

B. Roverella. 
[Ibid. N. 5Ó3]. 

(^luanto al Comune di Fabriano una delle sue prime cure fu 
quella di rimpatriare gli sbanditi. La serie delle Riformanze, 
che ricomincia il 22 febbraio 1444, innanzi tutto ne fa testi- 
monio di questo : 

1444. lo marzo. 

Vengono eletti quattro commissari a rimettere 

illos conflnatos, qui scandalosi non essent, prò pace et 
unione dicti Comunis. 

1444. 26 marzo. 

I confinati rimessi in patria d' ordine del Potestà, dei Priori 
e dei Commissarii sono per primi gl'infrascritti 

Baldinus Fi^ancisciui 
Romanus Matliey de la cura 
Bictus Baciarellì 
Batista Ant. Jolianis dare 
lacobus Baciarelli 
Presentutius Bindi 



estrema di leggerlo e di decifrarlo, perchè assai deteriorato, e le varianti v 
aggiunte non poche, che sono in quest'esemplare fabrianese, mi hanno con- 
sigliato a ripubblicarla per intero. 

(1) Editai, come è scritto nella nota precedente. 



198 DELLA SIGNORLV DI FRANCKSCO SFORZA 

1444. 27 luglio- 

Altri confinati rimessi come sopra : 

Nicolaus Landi Ioachinus Pauli tonsiani 

lacobiis Micliiliae Francischinus Nicolutii 

Antonius Citeronis Venantius Gualterii 

Andreas Tinti lacobus Baciarelli 

Benedictus Carlutii Nicolaus Petrillini 

Frater Bartolus Cicchus M. sensi 

Antonius Lori Bictus Baciarelli 

Ma alla parte sforzesca rimanevano tuttavia fautori ; e si 
tramava di rimettere e dare in mano del Conte la Terra de Fa- 
briano et tucto suo domìnio. Ne fanno testimonio i due importan- 
tissimi documenti qui appresso riferiti. 

1444. 1 7 gennaio. 

Nos Fabianus de Archa de Narnea prò domino nostro Papa 
sanctaque Rom.* Ecclesia Terre Fabriani comissarius ac Locumte- 
nens: Advertentes hostilem audatiam presentis castellani clamantis 
viva Sforza, ut relatu accepimus a pluribus rtde dignis homiuibus 
et personis, adversus pacitìciiui siatuni ejusdem domini nostri et 
eius rtdeliximos servitores; Unde multi varii et detestabiles excessus 
uscpie ad ev^ersionem eiusdem domini exclusive in dieta Terra Fa- 
briani nuper facile converti posse in hostiliorem, et quod sepe 
transit casus aliquando inveint ; Cupientesque maxime ex debito 
nostri offltii tam jnaxiniis discriniinibus et lactionibus que facile in 
dies magis iustigatione perversa contingere possent ex hiis prò 
statu pacitìco eiusdem domini nostri Pp." Sancteque Rom.® Ecclesie 
totiusque provintie et prò quiete liuius Terre Fabriani universitati 
eiusdem et eius houiinibus singulis, lldelibus status Domini nostri, 
tenore presentium strictius precipieudo nuxndamus, quatenus, quani 
citius sit .... vahatis et vallare debeatis undique dictum fortilitiuni, 
prout vobis et vestrum cuiiibet videbitur fere conmodius prò statu 
ejusdem domini nostri ac et si opportuerit sit vobis de nostro expresso 
mandato libera et impunita lacultas ruendi et eiceudi prorsus in 
lerram Rivelliuum dicti Ibrtilitii positum extra muros diete Terre 
Fabriani usque ad ipnam et radicalem eversioneni totius fortilitii 
supradicti, si et quatenus oporteat prò statu eiusdem Domini nostri 
et sancte Romane Ecclesie et non aliter ad compescendam inel- 
Irenem audatiam prefati castellani. Scientes quodsi in predictis, ut 
convenit, fueritis diligentes, Sanctissimus Dominus noster referet ad 
vestras fldeles laudes et eompiacentiam singularem. Has autem 



iNKLL.V MA UC A lOi) 

patente? licteras mandato nostro (ieri tccinius et nostri consueti 
sigilli impressione mnniri. Uatum Fabriani in domibus nostre solite 
residentie, die XVII jannari 1444. 
(L. S.) 

Fabianus de Narnca manu pp. subscripsit (I) 
Miscellanea Voi, I, N." 20. 

1444. 31 dicembre. 

Io Fabiano de Archa de Narnia vice gubernatore del reverendo 
in Cristo padre Francisco de Monaldesclii vescovo aprutino gover- 
natore della Terra de Fabriano per N. S. el papa et per la Sancta 
Romana Ecclesia, per tenore delle presentì lettere impono et co- 
mando per vigore della nostra autorità ad voi Pippo de Pietro de 
Simone de ZafFuii de Termi (?) al presente castellano della roccha 
do Fabriano per lo dicto N. S. et Sancta Ecclesia, che visis pre- 
seti tiùas debbiate dare et consegnare in mane del potestà de Fa- 
briano lacomo de Nicola de Fabriano, el quale è al presente in 
vostre mani ; che el dicto podestà el possa et debbia examinare et 
sapere da lui el tractato facto et ordinato col conte Francisco Sforza 
per mettere et dare in mani d' esso Conte la Terra de Fabriano et 
tucto suo dominio contro lu statu de N. S. et de S. Ecclesia, come 
per digne et sufficienti prove manifestamente si pò comprendere 
et vedere ; le quali prove sonno state examinate per esso messer 
lu Podestà diligentemente sopra questa facceima. Et hanno sponte 
confessato et dicto, come sopra se contiene, et è manifesto ad me 
Fabiano supradicto, et appare per pubblica et autentica scriptura. 
Et questo comando ad vui castellano predecto, deviate exequire 
risis presentibus, come è dicto, per quanto havete cara la gratta 
et lu statu de N, S. et de S. Ecclesia et ad pena dellarlìitrio de la 
sua Santità, quando contrafacesseste, che noi credo. Et che debbiate 
considerare el periculo che porta ad lu statu de N. S., se questo 
non facessete. Et ad fé et cautela de tucto questo ho facta questa 
scripta de mia propria mano et sigillata del mio sigillo. Et se de 
alcuna cosa dubitassete per questa cagione me obligo ad vui vice 
et nomine qicibxs supra che mai de ciò haverite impaccio, né mo- 



(1) L' Ekoli nel voi. I della sua preziosa Miscellanea storica narnese, 
parlando di questo personaggio, dice d' ignorarne il casato, ma credere per 
qualche argomento che abbia appartenuto alla famiglia Arca. Ora il docu- 
mento presente e quello che riferiamo appresso tolgono ogni dubbio, e con- 
iermano l'induzione dell'illustre scrittore, aggiungendo ai particolari da lui 
raccolti circa la vifa del medesimo anche questo di essere egli stato com- 
missario i)apale a Fabriano. 



203 l'Er>T..V SlCxNORIA. DI KR.VXCESCO SKOUZ.V 

lestia alcuna. Ma piuttosto ne sarete summamente commendato da 
N. S., perchè concerne lu statu de la sua Santità, pace et perpetuo 
riposo di questa Terra. Dat. Fabriani in palatio mee residentie, die 
ultimo decembris MCCCCXLIIII pontitìcatus SS. d:)mini nostri domini 
Eugenii divina providentia pape IV, anno XIII. 
Sigillo coir arca. 

[Miscellanea, Voi. I, N." 21]. 

In pari tennpo i Fabrianesi erano in agitazione per timore 
che si avverassero certe pratiche, delle quali si parla in questi 
atti consigliari : 

1444. 1 ottobre. Consilio ecc. 

Provideatur, quod audita pratica pacis, que, ut fertnr, est in 
fieri inter Sanctitatem SS. Domini nostri et Sancte Matris Ecclesie 
et comitem Francischum Sfortiam, ut detur opera et studium, quod 
Terra ista et eius comitatus et districtus remaneat libere Sanctitati 
Domini nostri et Sancte Romane Ecclesie. 

Si delibera di mandare un oratore al Luogotenente per sup- 
plicarlo d'adoperare lutti i suoi buoni uffici a tale uopo. 

1444. 4 dicembre. Cons. generale. 

1 Priori espongono, essere stato sentenziato dal ciii'egio dei 
CarJuiuii, 

Qnod terra ista et arcs sive roccha ipsius Terre de] onantur 
in manibus Florentinorum. Et elapso anno teneantur ipsi domini 
Fiorentini eam restituere in manibus Ecclesie. 

Vien risoluto di contrai iare con ogni possa siffatto | ropo>i'o 
e d'inviare oratori al Papa [:er supplicarlo a desisterne. 

[Riform. 1444-45 carte 43 v. 44 e 55]. 

Le pratiche suddette sembra durassero ancora nel maggio 
dell'anno susseguente, altri documenti non abbiamo nell' inter- 
vallo pel proposito nostro. 

1445. 6 maggio. 

Adunanza dei Priori et quindecim boaorum .civium diete Terre. 
Vi è presa la determinazione di mandare oratori al Papa, perchè 
non voglia consentire, 



NKLL.V M.ViiCA 201 

(^iioil liic vivat aliquis gubci'iiator, qui sit amicus oomitis Fran- 
cisci. Qtiod esset totalis dissolatio istius Terre. 

Anzi ili questo tempo si temeva addirittura un' aggressione 
da parte del Conte: lo riferiscono i Priori in un'adunanza, come 
sopra, fatta il li di detto mese ; nella quale fu ri>oluto di signi- 
ficar la coàa al Legato, perchè inviasse soldati in rinforzo. Un 
presidio la Terra l'aveva di già, comandato (come apparisce da 
f)iù menzioni per entro questo Voi. delle Riformanze) dallo strenuo 
conestabile della Chiesa Michele di Piemonte. 

Ma il timore fu passeggero, e per tutto (luell'anno non cor- 
sero, come sembra, altri trattati, né si manifestarono nuovi peri- 
coli. Lo argomentiamo dal silenzio delle Riformanze. 

La fedeltà poi dei Fabrianesi verso la Chiesa ebbe condegno 
premio nella piena adesione, che il Legato della Marca fece alle 
infrascritte domande contenute in un memoriale da essi invia- 
togli il 31 ottobre di questo medesimo anno. 

]. Esenzione dal pagamento di censi, taglie ed aflìttiper cinque anni. 
•2. Che i pagamenti fatti ai castellano andassero in isconto delle 

taglie dovute alla Camera apostolica. 
3. Che r entrata del molino del mercato potesse essere erogata 

nella riparazione delle mura della Terra, 
t. Cessione del terreno e casaline, ove sorgeva il cassero vecchio. 

5. Che per risparmio di spesa il Comune potesse tenere il solo Po- 

testà senza il Luogotenente. 

6. Restituzione del castello di Precicchie sottratto al Comune dallo 

Sforza. 

7. Che i castelli di Domo ed Apiro fossero sotto la protezione e il 

governo di Fabriano. 

8. Facoltà di trarre dalla provincia e dal ducato ogni vettovaglia 

senza pagamento dei bollettini. 

9. Reintegrazione del diritto di patronato dello spedale di S. Laz- 

zaro d" Albacina. 

10. Ricuperazione della rocca dei tagliani (^j turata alla comunità 

da quelli di Santa Natoglia. 

11. Concessioni della torre di Ci vitella presso Val di Castro ritolta 

allo Sforza dallo strenuo Michele (Michele di Piemonte coman- 
dante del presidio della Terra). 

[Repertorio Vecchi, Leti / X. " 4j. 

Dopo questo documento altri due ce ne offrono le Riformanze, 
entrambi dell'aprile 1443, i quali hanno in qualche modo rela- 
zione col nostro soggetto. 

Akcu. Stou. Ir., rj.-i. Serie. — III. 13 



202 DELLA SIGNORIA DI FRAN'CESCO SFORZA ECC. 

1446. i aprile. Consilio ecc. 

Si espone, essere alcuni soldati nemici entrati nel territorio fa- 
brianese per loca montana versus Fossatum et Gualdum. e vien 
deliberato di mandare dei fanti alla difesa dei passi, accordandosi 
air uopo coi due Comuni suddetti. 

1446. 18 aprile. Consilio ecc. 

Cum inimici Sancte Matris Ecclesie et diete Comunitatis Fa- 
l)rìani venerint in Terris circumstantibus et in maxima quantitate 
equitum et peditum, ut valeamus reddere salvi ab eorum incursi- 
bus. Quid ecc. 

Si delibera di provvedere alla difesa, eleggendo soprastanti, 
mandando genti ai passi, facendo far sentinelle, e di tutto rimet- 
tendo la cura al Legato e ai Priori. 

[Rifornì. 144.5-46, ce 39-40]. 

Era l'esercito del Conto (ma il Simonetta riferi-^ce il fatto al 
giugno), che dalle nostre contrade passava nell'Umbria. 

E questa è l'ultima eco, che i co liei e le carie dell'archivin 
fabrianese ci tratnandino di quella serie avventurosa di casi, la 
mezzo ai quali precipitava il dominio sforzesco nella Marca. Esso 
era durato a Fabriano poco più che otto anni, dal giugno 1435 
all'agosto 1443, e v'avea finito senza rimpianto anzi con aperta 
soddisfazione, essendoché lo giudicassero, com' ebbero a dire, 
totalis dissolatio istius Terre. 

Antonio Gianandrea. 



ANEDDOTI E VARIETÀ 



l>i iiii C'<Mliee l»ol(»£;-iko.>st' «Ielle vite «li 
VEHPASIAINO DA KISTIC C I. 

Il Cardinale Angelo Mai, dopo aver pubblicato nel primo vo- 
lume dello Spicileginm Romanum ceiitotrè vite dì uomini illustri 
del secolo XV scritte da Vespasiano da Bisticci, aggiunse nel To- 
mo Vili dello stesso Spicilegiuin (p. xxi) la notizia di altre dodici 
vite dello stesso autore non comprese nel codice vaticano che avea 
servito per la sua edizione, né, per la massima parte, in veruno 
dei manoscritti tìorentini fin qui conosciuti. 1/ indicazione dei ti- 
toli di queste vite il Mai aveala trovata in un codice vaticano, 
ma egli ignorava qual sorte avesse incontrata il testo che le con- 
teneva. Ecco le sue parole : 

Ecce autem in quodain vat. codice aliarum insuper eodem auctore 
vitarum titulos offendi, quamquam ubinain eae lateant incompertum mihi 
sii; codex tantummodo dicitur fuisse viri ecclesiastici cujusdam Magli, qui 
• erte codex ab eo differì, uiide viia Fhilelphi olim prodiit, qui fuit sacerdoiis 
LancelloUi : nisi torte idem esemplar ab uno ad alterum, ut fit, dominuni 
laigravit. Notitia igitur, quam invidere lectoribus nolo, ita se Label in codice: 

Bi Vespasiano fiorentino, vite d' alcuni uomini illustri, che si con- 
servano in codice dell' illustrissimo e reverendissimo Maggi, cioè : 

I. Vita di frate Girolamo da Matelica, p. 312. 

II. Di Ferrando di Catelano, p. 313. 

Ili. Di Maestro Evangelista de' Pisci d(4i' ordine di S. Agostino, p. 316. 
IV. Di Maestro Girolamo da Napoli dell' ordine di S. Agostino, p. 316. 

V. Di Marcello Strozzi, p. 316. 
VI. Di Domenico di Leonardo Boninsegna, p. 317. 
VII. Di Bartolommeo di Benedetto Fortini, p. 319. 
Vili. Di Maestro Nicolò Spinegli francescano, p. .321. 
IX. Di fra Giuliano Lapaccini fiorentino domenicano. 

X. Di fra S. Fiorentino domenicano, p. 322. 
XI. Di Lommo fiorentino, p. 323. (1) 
XII. Di Alessandra de' Bardi figliuola d'Alessandro, p. 327. 



(1) Un curioso abbaglio prese il Card. Mai credendo che in celesta vita 
si accennasse allo spedale di Lemmo ricordato nella vita di Palla Strozzi 



:i04 ANEDDOTI E VARIETÀ 

11 codice che sfuggi alle diligentissime l'icerche del celebre An- 
gelo Mai, fu trovato tra i manoscritti della Biblioteca Universitaria 
di Bologna dal prof. Antonio Bertoloni, che ne trasse le nove vite 
inedite pubblicate da Pietro Fanfani in appendice al Commentario 
della vita di messer Gianna-: zo Manetti (1). Ma al Bertoloni ed 
al Fanfani sfuggì la notizia datane dal Mai, dalla quale avrebbero 
potuto ricavare l'indicazione del primo possessore del codice, che 
ora è segnato col n.° 1452 •, ed è senza dubljio il medesimo indicato 
dal Mai ; poiché non solo le dodici vite si trovano nello stesso or- 
dine, ma le indicazioni delle pagine per ciascuna vita corrispondono 
esattamente col codice bolognese. 

Secondo la notizia trovata dal Mai in un codice vaticano questo 
manoscritto sarebbe appartenuto, prima che a papa Benedetto XIV, 
a un illustrissimo e reverendissimo Maggi, che forse potrebbe ideii- 
tiflcarsi con queir Alessandro Maggi bolognese che, dopo aver in- 
segnato giurisprudenza a Macerata nel iryj6, passò a Roma, ove 
acquistossi la stima di tutti i letterati di quel tempo, non meno 
che della corte romana. Fu fatto Referendario dell'una e dell'altra 
Signatura e contrasse tale amicizia col Card. Bonifacio Bevilacqua 
che lo volle sempre con se, ed essendo stato destinato Legato di 
Perugia e dell'Umbria, lo dichiarò suo Vicelegato. Scrive il Fan- 
tuzzi (dal quale traggo queste notizie) che il Maggi si acquistò pure 
un credito grandissimo per gli studi più ameni, che avea fatti, di 
poesia e di erudizione greca e latina, onde era ascritto a molte 
Accademie sì in Bologna che in Roma, ed era consultato in materia 
d' erudizione dai più vecchi letterati di Roma e assai stimato dallo 
stesso Leone Allacci, che avea per lui una. cordiale amicizia. Cessò 
di vivere in Roma il 28 febbraio dell'anno 1619 e mi sembra assai 
probabile che morendo lasciasse all'Allacci o ad alcun altro de' molti 
suoi amici il prezioso codice da lui posseduto, che poscia fu offerto 



(p. 364 della sua ediz.), mentre il titolo è errato per ignoranza dell' ama- 
nuense, che scrisse: Vita di Frunciescho dellemno fiorentino, invece di: 
Vita di Franciescho del Benino fiorentino ; ed è infatti la stessa vita clie 
trovasi ripetuta a car. 285 v. del nostro codice e pubblicata dal Mai (p. 523) 
e dal Bartoli (p. 402). Deve pure rettificarsi il titolo della vita n. X nel!' ediz. 
del Fanfani, ove leggesi (come sta nel codice) : Vita di frate Sante degli 
Schiaresi, mentre il suo vero nome è frate' Sante Schiatteschi, e di lui si 
hanno notizie nell'opera di Guglielmo Bartoli; Istoria dell'Arcivescovo S. An- 
tonino e de' suoi più illustri discepoli. (Firenze, A. G. Pagani, 1782, p. 13G). 
(1) Collezione di opei e inedite o rare dei primi tre secoli della lingua 
pubblicata per cura della R. Commissione pe' testi di lingua. (\'ol. II). 
Torino, Unione tip. ed., 18d2, in 8." 



VESPASIANO DA HlSTirCI 205 

in dono a papa Honedetto XIV pci'cln"' no arricchisse la sua insigne 
liihlioteca, che ora forma il più cospicno ornamento dell' Università 
iiolognese. 

Qualunque sia il valore di queste mie congetture, dobbiamo 
certamente rallegrarci che questo codice non abbia emigrato dal- 
l' Italia, come purtroppo avvenne di molti altri, e potranno quindi 
gli studiosi trarne assai profitto per una nuova edizione delle vite 
del libraio fiorentino, che sarebbe certo accolta favorevolmente, 
imperocché quella procurata dal prof. Bartoli nel 1859 (1) fu di ne- 
cessità condotta sulla romana, confrontando e correggendo sui co- 
dici fiorentini non più che ventuna delle centododici vite contenute 
nel codice bologìu-se. 

Già fu notata dal Bartoli {2} la « molta differenza che passa, 
« por la forma dolio scrivere, tra le due vite di Alessandra de' Bardi 
« di l'alia Strozzi, pubblicate esattamente come stanno ne' codici 
« del secolo XV e le vite che il Mai ci dà ammodernate da lui, 
« e forse in molti periodi raffa-^zonate. Difetto non lieve della edi- 
<' /.ione romana, al (|uale non potrebbe porsi rimedio, se non da 
« olii avesse modo di conferire tutte queste vite col codice vaticano. » 

Inoltre lo stesso Mai ci fa avvertiti (3) eh' egli st>imò necessario 
qualche volta apporre al suo libro qualche « nota censoria; impe- 
« rocche all' onesto e pio uomo scorsero dalla penna, sebbene di 
<' rado, alcune parole, o inavvertitamente, o a cagione delle ini- 
« micizie e guerre di quei tempi ; delle quali cose oggi è più con- 
« veniente passarci, essendoché assai meglio noi intendiamo alla 
« pace dei cristiani e all'amicizia coi vicini e infine stimiamo dover 
« essere indulgenti verso la fama dei sommi uomini, per riverenza 
« e per civiltà. » 

Con questi intendimenti critici fu condotta la pubblicazione delle 
vite di Vespasiano da Bisticci fatta dal Mai ; il perchè, ripeto, una 
nuova e più accurata edizione con opportune indicazioni cronolo- 
giche in ogni luogo dove ne appare la necessità, non potrebbe per 
fermo sembrare inutile-, tanto più che dal riscontro fatto di alcune 
Vito col codice bolognese riesce manifesto che nel manoscritto va- 
ticano mancano frequentemente lunghi periodi e alle volte interi 
capitoli. 



(1) Vite di voniini illustri del secolo XV scritte da Vespasiano da 
Bisticci stampate la prima volta da Angelo Mai e nuovamente da Adolfo 
l';ii'toli. Firenze, Barbèra. 1859, in 8.o 

(2) P. XI. 

(3) A p. XXII della prelazione tradotta nella ediz. del Bartoli. 



206 AXHDDOTf E VARIETÀ 

Citerò poclii esempi scelti a caso qua e là per meglio dimo- 
strare la verità delle mie parole. Nella vita di Cosimo de' Medici 
il cap. IX termina nelle due edizioni del Mai e del Bartoli con 

queste parole: « ma, provp.nnto dalla morte, non potè. » Nel 

cod. bolognese prima del cap. X è aggiunto quanto segue : 

« Grande fu la sua discrezione infìno allo minime cose. Di tutto 
le cose che aveva a fare vi pensava. Istituì e ordinò questo con- 
vento, come è detto, che nulla non mancassi loro, né al divino 
culto, ne alla nicistà del corpo ; et era in questo tanto diligente 
che non aspettava che i frati gli domandassino nulla, ma ispesso 
mandava per [il] loro priore per intendere se gli mancava nulla 
provvedeva a tutto non altrimenti se fussi uno padre di famiglia. 
IMolti si maravigliavano di tanta liberalità e tanta diligenza quanta 
Cosimo usava a questi religiosi. Diceva a molti ne lo domandavano 
che aveva ricevute tante gra/.ie da Dio ch'egli restava debitore, e 
non gli aveva mai dato un grosso ch'egli non gli avessi renduto in 
quello iscambio un fiorino-, e solo si doleva d'una cosa, ch'egli non 
aveva cominciato a spendere dieci anni prima, e questo solo era 
perchè non vedeva di poter conducere le cose che aveva cominciate ; 
le quali non era perchè lui non le sollecitassi, e con danari, e con 
ogni cosa, ma era tanto Ijrieve il tempo che non gli sopperiva ». 
X. - Nel medesimo tempo che aveva finito Sancto Marco, etc. 
E nella vita di Giannozzo Manetti dopo le ultime parole del 
cap. IV il cod. bolognese continua così : 

« Ora essendo in Firenze uno cittadino assai riputato che aveva 
tre figliuoli maschi, d'età d'anni venticinque per uno o più, inter- 
venne, come piacque a Dio, che gli tolse un figliuolo che più amava. 
Morto questo figliuolo, essendo con messer Giannozzo, mi disse: 
lonnipotente Iddio ha dato questo fragello a costui perchè si rav- 
vegga de' suoi errori. [Se] non lo farà, interverrà che dei due che 
glie n' è rimasti in brieve tempo perderà uno e restaranegli uno 
solo e non sarà il da più quello che gli rimarrà. Non passorono 
pochi anni che intervenne quello .che aveva detto -, che gli morì il 
secondo figliuolo. Essendo con lui, me lo ricordò e disse : vedi 
quanto sono giusti e giudici di Dio? Ma gli uomini non [lo] cono- 
scono, acciecati per i loro peccati ». 

V. - Acquistò messer Giannozzo a sp e alla casa sua gran- 
dissima riputazione, etc. 

Un altro capitolo manca dopo il nono di questa stessa vita, 
e i medesimi difetti si osservano nelle altre parti dell'opera, come 
ad esempio nelle vite di Matteo Malferito, di Lionardo d'Arezzo, 
di Alessandro Sforza, di Alvaro di Luna, di Cipriano Rucellai, di 
Veri Salviati, di Franco Sacchetti, e di Antonio Cincinello, nell'ul- 
tima delle quali mancano più di quattro pagine del nostro codice. 



VESPASIANO DA mSTICCI 207 

Né tali mancanze sono proprie del solo manoscritto vaticano, 
imperocché la vita di Lionardo d'Arezzo, che fu dal Hartoli dili- 
irentemento riscontrata sul cod. Magliabechiano Classe IX, 90, ha 
i niodosin)! difetti delle altre e nel cap. Ili, dopo le parole : ... visse 
poco tempo a Firenze, e moritti, si deve aggiungere quanto segue : 

« A Costanza si riformò la Chiesa di Dio secondo che disse 
niesser Lionardo, s'ella avessi avuto conclusione, ma non la ebbe 
a cagione de'Taliani. La prima constituzione fu che ignuno Car- 
dinale potessi tenere ignuno beneficio in commenda e che non po- 
tessino avere d'entrata più di cinquemila fiorini e non potessino 
essere se non uno certo numero ; e questi cinquemila tìoriui aves- 
sino ad avere i Cardinali dalla Camera apostolica, e la Camera 
gli avessi ad avere d'una tassa che avessiuo ad avere tutti e be- 
netìcj del mondo secondo la sua entrata-, praticossi, e non ebbe 
elfetto ». 

« Avevano, secondo che disse messor Lionardo, fatta un'altra 
constituzione et erano d'accordo tutti gli oltramontani, restava solo 
a fare contenti e Taliani, e questo era ridurre la chiesa al modo 
;)rimitivo. Sendo contenti gli oltramontani, e Taliani per nulla non 
vi si accordavano. Dice messer Lionardo, che, sendo ragionato il 
concilio, etc. » 

Queste poche citazioni mi sembra sieno sufficienti a dare un'idea 
della bontà del nostro codice e delle molte e notevoli lacune del 
manoscritto vaticano, anche non volendo tener conto delle note 
censorie appostevi dal Mai. 

Frattanto credo far cosa grata agli studiosi aggiungendo una 
esatta descrizione del codice e l'indice delle vite che vi si trovano 
Còlla corrispondente indicazione delle pagine dove sono pubblicate 

Il codice della Biblioteca Universitaria di Bologna segnato col 
11." 1452, che faceva parte della biblioteca il papa Benedetto XIV 
col n.» 123, è cartaceo, in folio, di carte 355 erroneamente nume- 
rate fino al n.' 349, che misurano mill. 310 X 225 e contengono 
trentaquattro linee per ciascuna pagina, con postille marginali indi- 
canti le varie parti che compongono ciascuna vita e rubriche in 
inchiostro rosso sbiadito. 

Se se ne eccettuano alcune carte in principio ed in fine rattop- 
pate nei margini, il manoscritto è in ottimo stato di conservazione, 
rilegato in pergamena, e composto di fascicoli quaderni e quinterni 
irregolarmente distribuiti, con richiami nel margine inferiore del- 
lultima carta scritti perpendicolarmente. 

La scrittura è della line del secolo XV, nitidissima e non molto 
angolosa; con alcune correzioni ed aggiunte qua e là, le quali 
lasciano supporre che il codice sia stato riscontrato con altro ma- 



208 ANEDDOTI E VARIETÀ 

nosci'itto : Sul retto della prima carta si legge : Vite degV homlni 
illustri de' suoi temj^i descritte da Vespasiano Fiorentino. Al 
qual titolo seguono le vite nell'ordine che ò qui appresso indicato : 

1. Vita di Eugenio IV Papa, e. 1 r. (B., G ; M., 5)" (1) 

2. Discorso dell' autore, e. !) r. (B.. 3 ; M., 1) 

3. Vita di Nicola V Papa, e. 10 r. (B., 20: M., 24) 

4. Vita di Re Alfonso di Napoli, e. 25 v. (B., 48; M., 24) 

5. Cardinale di Piacenza, e. 39 r. (B., 118; M., 15")) 

6. Messer Antonio Viniziano Cardinale, e. 40 r. (R., 120; M., 158) 

7. Cardinale di S. Croce, e. 41 r. (B., 123 ; M., KU) 

8. Messer Giuliano Cesarini Cardiiiale di Saiicto Agnolo, e. 43 r. (B., 126; 

M., 16G) 

9. Cardinale di Fermo, e. 51 r. (B., 140; xM., 185) 

10. Cardinale Niceno greco, e. 52 v. (B., 145; M., 191) 

11. Cardinale di Ravenna, e. 54 v (B., 149; M., 19()) 

12. Cardinale di S. Sisto Catelano, e. 50 r. (B., 1(58; M., 221) 

13. Cardinale Tedesco, e. 57 r. (B., 109; M., 223) 

14. Cardinale Ispagnolo (Giovanni de .Mella), e. 57 r. (B., 1(),S; M., 222). 

15. Cardinale di Rieti, e. 57 r. (B., 100 ; M., 219) 

10. Cardinale di Portogallo, e. 57 7-. (B., 152; M., 200) 

17. Cardinale di Spoleto, e. 00 r. (B., 167; M., 220) 

18. Cardinale di S. Marcello, e. 00 r (B., 167 ; M., 221) 

19. Cardinale Ispagnuolo (Piero di ìMendoza). e. 00 v. (B.. 1()8; M., 222) 

20. Cardinale di Girona Spagnolo, e. 00 v. (B., 157; M., 207) 

21. S. Bernardino di Massa di maremma, e. 73 r. (B., 185; M.. 244) 

22. Arcivescovo di Firenze, e. 77 r. (B., 192; M., 224) 

23. Vescovo di Ferrara, e. 77 r. (B., 193; M., 255) 

24. A'escovo di Verona, e. 7S r. (B., 195; M., 257) 

25. Vescovo di Padova (Piero Donati), e 79 r. (15.. 195 ; M., 258) 
20. Vescovo di Padova (Iacopo Zeno), e. 80 r. (B., 197 ; iM., 200) 

27. Vescovo di Brescia (Piero Dal Monte), e. 80 r. (B., 198; M., 201) 

28. Vescovo di Brescia (Domenico de Dominicis), e. 81 r. (B., 200; M.. 2 53) 

29. Patriarca di Gerusalemme, e. 81 r. (B., 200; ]S1., 204) 

30. Messer Gregorio Protonotario, e. 82 r. (B., 236; M., 311) 

31. Vescovo di Rangia e. 83 r. (B., 201; M., 265) 

32. Vescovo di Fiesole, e. 84 v. (B., 203; M., 207) 

33. Vescovo di Corone, e. 85 r. (B., 204; M., 269) 

34. Vescovo di Capaccio lucchese, e. 85 r. (B., 205; M., 27i)) 

35. Vescovo d'Imola bolognese, e. %^ r. (B., 20 '5 ; M., 271) 

35. Vescovo di Volterra fiorentino (Roberto Cavalcanti), e. 8'5 r. (B., 2(^7 : 
M., 272). 

37. Vescovo di Volterra (Antonio degli Agli), e. 86 v. (B., 207; M., 27') 

38. A'ascovo di Massa fiorentino, e. 87 r. (B., 209; M.. 274) 



(1) Le lettere B., M., ed F.. indicano le edizioni del Bartoli, del Mai 

del Fanfani. 



VESPASIANO DA l'.ISTKVI 200 

:]'.). Vescovo Siponlino, e. 88 r. (H . :^:0: M. 21'^) 

40. Vescovo ci' Kly, e. 80 v. (P., 213: M. 2.si)) 

41. Protoiiotiirio apostolico invilii"-.", e. !'0 r. (lì.. 238; M.. 314) 

42. \escovo Vicense, e. 1»1 r. {K. 21Ó; M., 283) 

43. Arcivescovo di Strigoiiia ischiavo, e. 93 r. (B., 217; M., 28f)) 

44. Vescovo di Cinque Chiese, e. 95 r. (B., 222; M.. 292) 
4.=). Vescovo Colocensis, e. 98 v. (B., 228 ; M., 300) 

40. Vescovo Milelensi, e. 100 v. (B., 232; M., 30(1) 

47. Messer Alfonso di Portogiillo Vescovo, e. 102 r. (B , 235; M., 309) 

45. Comentario de la vita del signore Federico duca d' Urbino, e. 103 v. 

(B., 73; M.. 94; 
19. Yiiiì di messer Giovanni Duca di Sestri Inghile.^e, e. 125 r. (B., 402; 

M., 524) 
.50. Vita di messer Alixandro Islbrza signore di Pesaro fratello del Duca 

Francischo Ducha di Milano, e. 126 /•. (B., 113; M., 148) 
.")1. Vita di messer Costanzo Isforza signore di Pe.saro, e. 128 v. (B., 116; 

M., 1.53) 
52. \ni\ di Alvaro di Luna, e. 129 r. (B., 405; M., 528) 
5). 'N'ita di Messer Xugno di casa reale di Gusmano casa re;de in Ispagna, 

e. 130 r. (B., 517 ; M., 672) 
51. Messer Matteo Malferito, e. 132 v. (B., 400; M., 53-1) 

55. Frate Ambruogio dell' ordine di Camaldoli di yìorliclio di Ilomagna, 

e. 134 r. (B., 240; M., 316) 

56. Vita di messer Leonardo d' Arezzo, e. 137 t\ (B., 427 ; M., 556) 

57. Vita di messer Gianozzo Manelti fiorentino, e. 143 v. (B., 444; M., 578) 
.5S. Vita di messer Poggio fiorentino, e. 164 r. (B., 420; M., .547) 

59. Vita di messer Giorgio Trabu.sonda di nazione greco, e. 167 r. (B., 485; 

M., 63.3) 

60. ^'ita di messer Zembino pistoiese, e. 168 r. (B., .503; M., 655) 

61. Vita di Maiteo Palmieri fiorentino, e. 169 v. (B., 499; M., 650) 
(')2. Vita di messer Maffeo Vegio da Lodi, e. 170 v. (B., 501 ; M., 65.3) 

63. Vita di A'ittorino da Feltre, e. 171 v. (B., 491; M., 640) 

64. Vita di L.iiìo di Castiglionchi fiorentino, e. 173 r. (B., 519; M., 663) 

65. Vita di Guerrino di nazione Veronese, e. 173 v. (B.. 495; M., 645) 
6(). Vitii di messer Carlo d'Arezzo, e. 174 «. (B., 439; M., 572) 

67. Vita di messer Benedefo d'Arezzo, e. 175 r. (B.. 442; M.. .575) 
6S. Vita di Piero di Neri Accia juoli, e. 176 r. (B., 322; M., 420) 
(y-\ Vita di Donato di Neri Acciajuoli, e. 182 r. (B., 332; M., 4.34; 

70. Vita di Enoche d'Ascoli, e. 192 r. (B., 511; .M., 665) 

71. Vita di messer Francesco Filelfo, e. 192 r. (B.. 488; M., 636) 

72. Vita di Malraso Ciciliano, e 193 v. (B., 511; M., 665) 

73. Vita di messer Giovanni Tortello Aretino, e. 193 v. (B., 505; M., 658) 

74. Vita di mes.ser Lauro Quirino Viniciano, e. 194 v. (B., 510; M., 664) 

75. Vita di messer Lucio da Spoleto, e. 195 r. (B., 512; M., 6C)G) 

76. Vita di maestro Bagolo del maestro Do-nenico fiorentino, e. 195 v. (B., 

507; M., 660) 

77. ^'ita di messer Biondo da I-'orli. e. 19 i e. (B., 497; JL, 648) 

78. Vita di messer Vala.«co di Portogallo, e. 197 /•. (B., 520; M., <)77) 

79. Vita di messer Michele Ferriero chatelano, e. 199 v. (B., 398; M., 519; 



210 ANEDDOTI K VARIETÀ 

80. Vita di messer Giovanni du Miles, e. 200 v. (B., 51(1; M,, 671) 

81. Vita di messer Cencio Romano, e. 200 v. (B., 517; M., 672). 
f<2. Vita di messer Antonio Caferegli, e. 201 r. (B., 516 ; M., 672) 

83. Vita di messer Antonio Cincinello napolitano, e. 201 r. (B., 407; M., 530) 

84. Vita del conte Camerlingo di casa reale ispagnuolo,c.210)-. (P., 397; M., 517) 

85. Vita di messer Lorenzo Ridolfi fiorentino, e. 211 r. (B., 379; M., 494) 

86. Vita di messer Palla di Noterò degli Strozzi, e. 213 r. (B., 271 ; M., 3.58) 

87. Vita di Cosimo de' Medici, e. 222 r. (B., 246; M., 324) 

88. Vita di Franco Sacchetti, e. 236 r. (B., 482; M., 628) 

89. Vita di Matteo di Simone degli Strozzi, e. 238 r. (B., 289; M., 377) 

90. Vita di Nicolao Niccoli fiorentino, e. 238 v. (B., 473; M., 616) 

91. Vita di ser Filippo di ser Ugolino, e. 243 v. (B., 382; M., 498) 

'.12. Vita d'Agnolo di Filippo Pandolfini fiorentino, e. 249 v. (B., 291; M., 379) 

93. Vita di messer Agnolo Acciaiuoli fiorentino, e. 258 v. (B., 351; M., 459) 

94. Vita di Piero d'Andrea de' Pazzi, e. 265 v. (B., 372; M,, 485) 
ii5. Vita di Bernardo Giugni, e. 269 v. (B., 391; M., 510) 

96. Vita di Pandolfo di Giannozzo Pandolfini, e. 272 v. (B., 308 ; M., 401) 

97. Vit;i di Agnolo di Giannozzo Manetti, e. 279 v. (B., 365 ; M., 476) 

98. Vita di Lionardo di Piero del Bennino, e. 283 r. (B., 512; M., 667) 

99. Vita di Cipriano Rucellai, e. 284 r. (B., 514; M., 669) 

1 00. Vita di Nicolò di Francesco della Luna fiorentino, e. 284 v. (B., 514 ; M., 669) 

101. Vita di Veri di Giovanni Salviati, e. 284 v. (B., 514; M., 670) 

102. Vita di Francesco di Lafaccino fiorentino, e. 285 r. (B,, 515; M., 670) 
! )3. Vita di Francesco del Benino fiorentino, e. 285 v. (B., 402; M,, 523) 

Indice delle rubriche, e. 286 r. a 301 i\ 
101. Lamento d'Italia per la presa d'Otranto fatta dai Turchi nel 1480, 
e. 302 r. a 310 v. (Ardi. stor. ital, T. IV, p. 452) 
La e. 311 è bianca. 

105. Vita di frate Girolamo da Matelica, e. 312 r. (F., 123) 

106. Vita di messer Ferrando Catelano, e. 313 r. (F., 126) 

107. Vita di maestro A'angelista da Pisa, e. 316 r. (F., 131) 

108. Vita di maestro Girolamo da Napoli, e. 316 v. (F., 132) 

109. Vita di messer Marcello degli Strozzi, e. 316 v. (F., 133) 

110. Vita di Domenico di Lionardo Boninsegna, e. 317 r. (F., 135) 

111. Vita di Bartolomeo di Benedetto Fortini, e. 319 r. (B., 559) 

112. Vita di maestro Nicolò Spinegli, e. 321 r. (F., 138) 

113. Vita di frate Giuliano Lapaccini fiorentino, e. 321 r. (F., 139) 

114. Vita di frate Santi fiorentino degli Schiaresi, e. 322 r. (F., 141) 

115. Vita di Cipriano Rucellai cittadino fiorentino, e. 323 r. (M., 669; B., 514) 

116. Vita di Franciescho de Lemno fiorentino, e. 323 v. (B., 402; M., 523) 
Le carte 324 e 325 sono bianche. 

117. Proemio alla vita di Alessandra de' Bardi, e. 326 r. (B., 525) 

118. Vita di Alessandra de' Bardi, e. 327 r. (B., .534) 

119. Secondo proemio alla vita di Alessandra de' Bardi, e. 340 r. (B., 527) 

120. Proemio alle vite di Agnolo e di Filippo Pandolfini, e. 344 r. 

121. Lettera di Vespasiano da Bisticci a Filippo Pandolfini, e. 347 r. (F., 14.3) 

122. Proemio alle vite di Palla, di Marcello e di Benedetto Strozzi, e. 349 r. 

(F., 119) 

Ludovico Frati. 



TicoNE rijamf: '-^11 



TICOXE ISIC Alili: 
e la C o I* t e «li T o !< e a ii a. 



iMi è pili volte accaduto di fantasticare intorno ai motivi i ((iiali 
possono avere spinto Galileo, pur così facile ad entrare in corri- 
spondenza epistolare col primo venuto, a lasciar cadere gli indiretti 
e non infrequenti inviti (1), che ad uno scambio di comunicazioni 
scientitiche erangli stati rivolti da colui die, sul finire del deci- 
mosesto secolo, era unanimemente salutato come il principe degli 
astronomi del suo tempo, voglio dire da Ticone Brahe. 

E ancor più diflìcile mi riusciva lo spiegare come mai il celebre 
astronomo danese, il quale, non ostante le molte disavventure sof- 
ferte, conservava intatta tutta la sua alterezza, avesse potuto finire 
per piegarsi egli stesso a rompere il ghiaccio, scrivendo per il primo 
a Galileo, e in un tempo nel quale può dirsi che la fama di questo 
rimanesse circoscritta entro la cerchia de' suoi scolari, che nulla 
ancora aveva egli dato alla luce. Imperocché completamente non 
ci appagava la ragione che il Brahe ne rende nella sua prima 
(e sola fino a noi pervenuta) lettera a Galileo, data dalla Villa Ce- 
sarea Benatica, residenza assegnatagli dall'Imperatore Rodolfo li, 
sotto il di -1 maggio 1600. In essa infatti leggiamo : « Quia vero a 



(1) Galileo Galilei e lo Studio di Padova |ht Antonio Favaro. Vo- 
lume 1. Firenze, Successori Le Monnier, 1883, pag. 138. — Di alcuni nuoci 
materiali per lo studio del carteggio di Ticone Bruite e delle sue relazioni 
con Galileo, ecc. Venezia, tip. Antonelli, 1889. — Del resto non è esatto ciò 
che il LiuRi ripetutamente afferma di Galileo a tale proposito, cioè, che « sa 
première leron.... lui valut l'amitiè de Tvchc-Brahé. » (Journal des Savants, 
année 1^40. Paris, .mi» i cxl, pag. -òlHJ. — Ili.stoire des scicnces inathéinatiqv.<'s 
en Italie, ecc. IV.mc volume. Paris, 1841, pag. 182, nota 2); Galileo tenne 
la sua prima lezione nello Studio di Padova addi 7 dicembre 1592, e la let- 
tera colla quale, come bentosto vedremo, il Brahe iniziò il oarteg.i;ij (ou lui 
è del 4 magcio 1(300. 



212 ANEDDOTI E VARIETÀ 

« nobili adoleseeuto Francisco Tengnaglio (1) meo domestico, ex Italia 
« huc redeunte, percepì Excellentiam Tuam primum nostrum tomam 
« Epistolarum Astronomicanim perlustrasse, atque in eo nonnulla 
« reperiisse de quibus mècum conferre cuperet, ego certe idipsum 
« nullatenus detrecto; sed si quid fuerit quod Excellentia Tua in di- 
« squisitionem inibivocarevelit, erit idmihi gratissimumjnvenietqne 
« me ad respoudendum prò meo modulo quam paratissimum » (2). 
Assai più che il motivo quivi esposto, ci parve che potesse porci 
sulla via di discoprire il vero un altro squarcio di questa medesima 
lettera, nel quale il Brahe scrive : « Cum bisce diebus Pragae fuis- 
« sem, atque ibi Serenissimi Principis Magni DucisHetruriae Oratorem 
« apud Sacram Caesaream Majestatem, illustrissimum et generosis- 
« simum dominum Cosmum Concinum e Comitibus Pennae, conve- 
<' nissem, inter alia Illustrissimae Dominationis ejus humanissima 
« mecum colloquia (uti sane est vir eximia comitate, parique doctrina, 
« praeter generis illustrissimum splendorem,admirandus,necunquam 
« satis laudatus); incidit etiam Excellentiae Tuae honorifìca mentio, 
« ob singularem, qua, in matbematicis praesertim, plurimos alios 
« antecellis, eruditionem. Cumiiue a tanto viro tuas dotes etiam de- 
< praedicari audirem, stimulavit id prius de Excellentia Tua animo 
<■ meo conceptam sententiara, ut non potuerim non has ad Tpsam 
<- scribere, atque sic amicitiae nostrae et ulterioris inter nos per li- 
« teras correspondentiae fundamenta ponere » (3). 

Cosiffatte espressioni, per Galileo tanto lusinghiere, fecero sor- 
gere in noi il sospetto che un qualche motivo non peranno noto 
avesse potuto indurre il Brabe a cattivarsi l'animo del matematico 



(1) Di questo personaggio, del quale ricorrerà più volte menzione nella 
liresente Nota, scrive il Brahe in una lettera a G. A. Magini data da Dresda 
sotto il di 28 novembre 1598 : « Est ille adoler.cens genere nubilis, natione 
Germanus, qui mihi usque in tertium annura fuit domesticus, meaeque e 
Dania migrationis comes, estque artibus liberalibus egregie imbutus et Ma- 
tbematicis etiam interea dum mecum fuit operam non contemnendam navavit, 
observationibus simul assuefactus et numerorum tractationi, alias per se ap- 
prime ingeniosus tat disciplinis quibusvis capesseiìdis idoneus, moribus in- 
super integris et virtute praeditus, ideoque ob tam praeclaras animi dotes 
mihi semper carissimus fuit, et filij loco lialiitus » (Jo. Antonti Macini, er. 
Tabulae Primi Mobilis, qvas Directionv.tn indgo dicunt, ecc. Yenetiis, apnd 
Damianum Zenarium, mdciiii, car. 85). — Francesco Tengnagel sposò più 
tardi una delle figlie di Ticone Brahe per nome Elisabetta. 

(2) Le Opere di Galileo Galilei. Prima edizione comjileca, ecc. Tomo Vili. 
Firenze. 1851, pag. 25. 

(3) Op. cit., VIIL U. 



TICONK UHAUI-: 2l'.i 

toscano, e seguendo la traccia della relazione col Concini giungemmo 
a scoprire una serie di documenti, la conoscenza dei quali speriamo 
non sia per tornare discara agli studiosi. 

Por procedere con ordine giova anzitutto premettere che già 
sul Unire dell'anno 151)8, cogliendo T occasione in cui il testò men- 
zionato Francesco Teiignagel so ne veniva in Italia, munito d'una 
commendatizia per ilGranduca, rilasciatagli da Enrico Ranzovio(l), 
il Brahe gliene rimetteva una seconda, accompagnando due suoi 
volumi, dei quali faceva omnggio allo stesso Principe. Apparisce 
da questa lettera, che è dat;i da Dresda sotto il dì 8 novembre 1598, 
la intenzione del Brahe di entrare in «lualche relazione col Gran- 
duca, e l'incarico che aveva avuto il Tengnagel di ragguagliarlo 
intorno alle vicende dell'esule astronomo: « Plura de me, scrive 
« egli, meisque studiis, atque ad Caesaream Maiestatem e Dania pa- 
« tria mea migratioue ab eodem haruni exhibitore (si cognoscero 
« non degravetur) clementissime percipiet » (2). 

Della risposta del Granduca, tuttora inedita, si conserva la mi- 
nuta nell'Archivio di Stato di Firenze (3) ; essa è del seguente tenore : 

Al s. Ticho Lrahe vfc. 

\'iv 111.''' Gralissimae fuerunt niilii literae Dotninatlonis Tiiae, tiim 
quod praecipuum erga me prae se ferant aniorem atque Lienevoleiuiam. luni 
etiam quod per eas occasionera ohlatam video mutiiae voluntatis meae aliquo 
erga eius D.°i officij genere declaraiidae. Nani licet ipsa mihi de facie, ut 
eius quoque testantur literae, ignota l'uerit, ea tanien quae de ipsius nomine 
ac virtute circunferuntur D.™ T.™ non minus mihi claram quam notam 
reddere potuerunt. Sed quando ipsa l'ama ad id non sufficeret, liane tamen ex 
ijs duobus voluminibuis quae ad me misit, et in quibus vera hominis species 



(1) Questa commendatizia data dal Castello di Bredcnbcrg sotto il di 30 
settembre 1598 si trova insieme con una lettera dello stesso Tengnagel al 
Granduca del marzo 1599 nella Hlza medicea 446G dell' Archivio di Stato di 
Firenze. Il Ranzovio o Kanzau, mancato ai vivi poco tempo dopo scritta la 
lettera al Granduca in favore del Tengnagel, era celebre per le sue ingenti 
ricchezze, per le quali era divenuto creditore di sovrani e di stali per in- 
genti somme. 11 Brahe,. che in parecchi luoghi ilelle sue lettere lo dice suo 
« affinis », fu ospite di lui per qualche tempo nello splendido castello di 
Ranzau ; fu amico delle scienze e degli scienziati, e si occtqjò egli stesilo 
moltissimo di cose astrologiche. 

(2) Biblioteca Nazionale di Firenze. Mss. Galileiani. Div. V (Cimento). 
\ ol. 27, e. 3-4, — Lettere inedite di uomini illustri. Tomo Secondo. In Fi- 
renze, JiDccLxxv, nella stamperia di Francesco Moiicke, pag. 264. 

(3) Mediceo. Minute. Filza G5. N." 107. — A car. 94-95 veggonsi schemi 
di indirizzi e di sottoscrizioni di lettere del Granduca al Brahe. 



214 ANEDDOTI E VARIETÀ 

iiinotescit, abunde conisequi potuissem. Cuius qukiem muneris prò eo ac 
debeo D.' T.ae gratias ago. Illud enim propter subiectiim rei, et novi operis 
rationem chai'issimum mibi fuit, ac si quid olii dabitur aliquando, utar etiam 
ad illud opus viseiidum. alicuius in ea re versato legentis opera. Et si illud 
commode fieri poterit, ut reliqua D." T. opera qualiacunque hactenus in 
lucem prodierunt aut in j osterum prodibunt ad nie transmittantur, prò certo 
liabeat in loco me non exigui muneris habiturum. Quod vero ad illum ado- 
lescentem attinet quem mibi maxime commendavit, dabo operam quemnd- 
modum etiam hactenus factum est, ut et ipse intelligat quanti ponderi* apud 
me t'uerit D.'^ T.^» conimendatio et i|isa quoque cognoscat posse se ac de- 
bere non in hac solummodo re. sed in quacunque alia quae videri possit 
ad eius D.i' existimationem et commodum pertinere omnia a me semper of- 
ficia polliceri. Quod reliquum est Deum opt. max. praecor ut D.™ T.™ diu- 
tius servet incolumem, quo de praeclarissimis artibus ac literarum studijs 
benemereri longius possit. 
Datum 

Quantunque nella minuta manchi la data, tuttavia dal luogo 
che essa ha nella Alza dalla quale V abbiamo trascritta, e dal posto 
che occupa nel carteggio del quale ci stiamo occupando, si può con 
sicurezza argomentare che fu scritta intorno alla metà dell'anno 1599. 
Ciò rimane d'altra parte confermato dalla replica del Brahe, data 
dalla Villa Cesarea Benatica sotto il di 24 gennaio 1600 e nella 
quale, dopo aver umilmente ringraziato il Granduca cosi della gen- 
tile risposta come della buona accoglienza fatta tanto agli omaggi 
suoi quanto al Tengnagel suo raccomandato, scrive di voler appro- 
littare di tanta benevolenza per invocarne 1' appoggio in una grande 
impresa scientilica. Ecco pertanto in quali precisi termini egli ne 
scrive al Granduca : 

Cuperem quam maxime non saltem in Italia, ubi minor est quam hic 
sphaerae mundanae inclinatio, sed et in Aegypto apud Alexandriam, siquidem 
ibi adhuc rectior est, nonnulla in astrorum observationibus, quae hic non 
ita patent, perficere. Quamobrera filium meura natura majorera ex me ipso 
denominaium (1), adolescentem 18 annorum, quem inde ab ipsa pueritia ad 



(1) Si chiamava infatti Ticone al pari del padre. Dalla pregevolissimi 
opera di F. R. Frhs (Ti/ge Brahe. Kjobenhavn, \61ì) togliamo < he Ti(0 e 
Brahe juniore nacque addi 28 agosto 1581, fu allievo della scuola di Soró 
in Danimarca nel 1591 e studente all' Università di Wittemberga nel 1598. 
— 11 V. BiELA scrive {Astvonomische Nachrichten herausgegeben von H. C. 
ScHTMAcnER. Dritter Band, Altona, 1825, col. 256) d'aver vedulo un album 
di questo Ticone juniore contenente ['; re>chie notizie dei figli e dei figli dei 



Tlc'iiNl-; l'.KAliK '^l~> 

liaec exercilia assuefeci, adjuncto illi \<vo cornile quodam ex ineis sludiosis, 
qui usque in tertium annum in rebus astronomicis factitandis fideliter et 
sedulo mihi inservivit, liarumque non vulgarem peritiam sibi interea coni- 
paravit, favente Divino Num ine, instante vere, vel quamprimum fieri poterit, 
ad S.m;"»' Tuam Cel.»^"» in Hetruriam mittere, tradito illi uno vel altero 
instrumento ex meis, quod portatile sit (si modo id commode effici queat; 
una cum instructione, quomodo [ìlura, prout opus fuerit, isthic paranda 
sint, et quaenam iis coelitus denotando. Daboqiie simul operani, ut is aliquos 
librorum meorumaS.T. Cel.°e clementissime desideratorum secum adferat. 
Deinde studiosus ille, relieto in S.'""» Tuae Gel."'» aulico servitio (modo 
S. T. Cel.°' sic placuerit) filio meo, in Aegyptum navigabit, atque ea quae 
isthic ulterius o!)servari poterunt, juxta meam praescriptionem pariter desi- 
gnabit. Qua in re Inclyta Venetiarum Respublica, quando aliquam eo navem 
ablegat, competentem proniolionem (uti etiam spem aliqualem praedicto Ten- 
gnaglio, hac de re, dum ibi esset meo nomine solicitanti fecit) potissimum 
vero Tuae Serenissimae Celsitudinis autlioritate et intercessione allectj, non 
est (uti spero) denegatura. Si itaque S.»'» Ce].<^'J Tua iilium meum una cum 
adjuncto ipsi comite, per annuum tempus aut circiter in Aula sua apud se 
retiuere, sibique commendatum habere, prò singulari suo et clementissimo 
erga me favore, non aversetur, quibus possum precibus demisse oro, ut de 
sua clementissinia hac in parte voluntate me per literas certiorem reddere 
non degravetur, aut etiam id generosissimo et magnificentissirao suo apud 
S.!»™ Caes.-''"i Ma.**"»' Legato, qui Pragae est, significare » (1). 

E cosi, come il Brahe ne aveva espresso con queste ultime pa- 
role il desiderio, fu fatto; e Cosimo Concini, ambasciatore del Gran- 
duca presso la Corte Cesarea, ricevette dal suo governo l' incarico 
di trattare con esso lui, senza tuttavia impegnarsi in alcun modo, 
la qual cosa argomentiamo da un luogo d' un dispaccio del Concini 
al Cav. Belisario Vinta, segretario di stato del Granduca, sotto il 
di 1.° maggio 1600, nel quale leggiamo: « È venuto il S. Tycho Brahe, 
« domani si lascierà vedere da me, et di quolio che tratterò seco, et 
« per il da mandarsi in Alessandria et per il tiglio, ne darò avviso, 
« ricordevole della destrezza che mi comandò V. S. in tutti i capi » (2). 



figli dell" astronomo danese. Ticone seniore istesso s'era inscrìtto in questo 
album del figlio colle seguenti parole : 

«DiscepuervirtutemexmeduruMiquelaborem fortiter et sortissus tinnisse vices. 
« Tycho Brahe filio Tychoni primogenito scripsi Anno 1599 feb. 28 Witebergae. » 

(1) Biblioteca Nazionale di Firenze. Mss. Galileiani. Div. V (Cimento), 
^'ol. 27, e. 5-6. — Lettere inedite di uomini illustri. (Firenze, 1775), II, 26(5-267. 

(2) Archivio di Stato di P'irenze. Mediceo. Filza lvi [4356]. — Nessuna 
traccia abbiamo tuttavia rinvenuta delle istruzioni mandate a tale proposito 
dal Vinta al Concini. 



21() ANEDDOTI E VARIETÀ 

Deirincai'ico ricevuto aveva intanto il Concini data partecipazione 
air interessato, trasmettendogli una nuova lettera del Granduca non 
pervenuta fino a noi, e ne riceveva in risposta la seguente, tuttora 
inedita, la quale togliamo da quella parte del carteggio del Brahe 
che si conserva nella Biblioteca dell'Università di Basilea: (1) 

lU.me et honoi'and.™e Due. 

Serenissimi Principis, Magni Ducis Hetruriae, clementissimas litcn.s 
al) 111.'"^^ Doim.ne Yestra mihi favc.rabiliter missas, una cnm propriis suis, 
accepi, et raauna inde aflectus suin voluptate, ciim quod Ser.™* ejus Celsitudn 
raeis clementissirae respondere^ ijsdemque benignissimo animo annuere non 
dedignata sit, tum etiam quod 111.'"'' Dom.» Yestra mihi tam lìenevole scri|>- 
serit, et Ser.™' Principis sui voluntatem, ubi Pragae adfuero, pl^nius mihi 
espouere baud degravetur. Adveniam itaque, auxiliante Deo, quamprimum 
nonnulla ad aedificia, quae prò Instrumentis mais Astronomicis hic debito 
modo disponendis, nunc parantur, pertinentia, adornavero; et observationes 
quasdam, quilms per instantes aliquos dies, (neque enim alias intra annum 
ejuscemodi revertuntur) invigilandum, Caelitus deduxero. Spero autem haec, 
et quaecunque praeterea me remorari poterint, intra 14 ad sunimum dies, 
expediri posse, ut Ili.™** Do.' Y.^^"", ab bisce curis liberatus, promptius adesse 
queara, et quae nomine Ser.™' Principis sui mihi referenda habet, obso- 
quentissimo animo percipere. Interim ut hanc morulam, prò consueta Sua 
humanitate, candide accijìiat, meque sibi commendatum liabeat, officiosis- 
sime peto. 

Deus Opt. Max. Illustr.™ D. V. diu liorLMitem et incolumem consenet. 
Dabantur ex Arce Caesarea Benalica. die 14 Ai)rilis Anni 1600. 

lllustriss.ae Dom.°' Y.ae 
Reverenter addictissimus 
T. B. 
Illustriss.n' • et Generosiss.™" Yiro 

Dno Cosmo Concinio e Comitibus Pennae 
Sereniss.mi Magni Ducis Hetruriae apud Sa.am Caes.a™ Ma.tem Oratori 
Magnificentis:^.""' Dno Observandissimo. 

Dallo squarcio di dispaccio del Concini al suo governo, il quale 
abbiamo di sopra riportato, apprendiamo che egli attendeva il Brahe 
per il 2 Maggio, ed intorno all' argomento della avuta conferenza 
ed alle obiezioni da lui sollevate, armeggiando con quella destrezza 
che eragli stato raccomandato di adoperare, ci informa di rillesso 



(1) Cod. G. I. 3'), car. l(i;5-104. La lettera è accurati.ssimaiuente scritta 
di pugno d'un amanuense: la sottoscrizione però è autografe a jxirtire dalla 
pa«'ola « lUustriss.ac » — Della conoscenza di questo documento vado debitore 
alla squisita gentilezza del eh.™-» prof. M. Rom. della UniversiU'i di Basilea. 



TIOoNK HRAIIE '211 

una .mova lettera imliiizzata;^Mi did liralio, essa pure completamente 
inedita, e che trascriviamo dalla copia (1) che il Concini stesso ne 
mandò al suo governo, o, per dir più esatto, al Vinta, segretario 
di Stato : 

111.™» et Generosiss."" Due. 

Siquidem ab Ill.">a Dominatione Vestra, ciim nuper apud iiisam Pragae 
essem, intellexeriiu iiegoiium de niittendo ad Ser.""™ Magnuiu Diicem Ile- 
iruriae etc. filio meo, in lioc tautuiiiinodo consistere an is catliolicam Ronia- 
iiain Relijrioiieiii ainplectetiii', iiec ne; neque enini Ser."'ani eius Gelsi tud."*'" 
lilienter 'quempiam in sua Aula hal)eiv, qui a dieta Religione alienus sit. 
Ad lioc equideni, quod respondeam niliil aliud non habeo, quam me de eo 
pollicori posse: Si Ser.»'"' Magnus Dux eum in suam Aulam recipere di- 
gnatus fuerit, quod se ita gessurus sit, ut neminem ofl'endat, aut scandali- 
zet, sive quoad religionem sive alijs in iplius ; quemadm.odum Nobilem lu- 
veneni Franciscum Tengnagliuni. qui idiquot annis in mea familia fuit. se 
ila dum Ser."'"« Celsit.»' eius inserviret, exhibuisse cunfido ut nemo isthic 
liabeat, in quo iure de eo conqueri {ìossit. Quod et pariter praestitit duni in 
Ill.°>« et R.™' Cardinalis a Dietrichsieui Aula, aliquantisper moratus est. 
Si vero Ser.mae ipsius Celsit."» haec de religione quaestio aliquid nihilo- 
minus scrupuli moverit, po.sset fdius nieiis una cum altero, queni illi 
adiuncturus suni siudioso, in ipsius Ser.n'^e Celsit."'» Academia, quae Se ni.s 
est, inter reliquos Germanos aliquanti.spor degere, ut sludiosum illum noti- 
nunquam in observationibus Astronoiniois, iuxta meum praescriptum isthic 
peragendis adiuvet; oportet enini ad minimum duos esse, interdum etiam 
tres, qui eo instrumento utantur, quod ego illis traditurus sum. 

Confectis autem isthic observationibus praecipuis, navigabit studiosus 
ille in Aeg-jptum, et facile ibi alios inveniet, qui instructi in phiribus obti- 
nendis ibi praesto sint; quod propositum ipsit:s Ser.»»»' Cel.nem quemadmo- 
dum clementissime promisit, benignissime promotiiram mihi persuadeo. 






(1) Archivio di Stato di Firenze. Mediceo. Filza intitolata : Lettere di 
Mons.""* Cosimo del Clar.™» Sig." Concino de" Conti della Penna Amb-'e Re- 
sidente in Corte Cesarla dell' Anno KJOO a tutto Xlire KiOl, che se ne tornò 
et successe in luogo il Clarisimo Sig.^^ Giovanni Ugitccioni. > — LVI (e sopra 
un cartellino incollato leggesi il n.' 4.3."'>6). 

Intorno ai due documenti surriferiti e ad altri concernenti lo stesso ar- 
(. omento, nello spoglio della Legazione Imperiale e dei carteggi tenuti con 
((uella Corte, si leggono le indicazioni seguenti relative alla suddetta Filza LVI: 

« Tycho Brahe Astronomo progetta al Gran Duca di mandare presso di 
Lui il suo figlio per fare in Toscana delle osservazioni astronomiche. » 

« 11 Gran Duca ricusa il tiglio di Tycho Brahe perchè non è Cattolico, 
ed egli si duole con l'Ambasciatore C"oiicino di tal difficoltà, dicendo d'averlo 
tenuto alla Corte del Card. Dielrichstein, e che a Siena vi sono molti Te- 
deschi non Cattolici. » 

Arch. Stor. It., 5.a Serie. — III. 14 



218 ANEDDOTI E VARIETÀ 

Interim filius manebit isthic in Italia, donec linguam calluerit, quod 
intra annui temporis spacium fieri posse existimo, ut lune reversus Sac. 
Caes.a« Maiestati Duo meo clementiss.™' in ipsius Maiestatis Aula aliquandiu 
humillime serviat. 

Haec ad IH.^m Dominai.*" referenda liabui, et qua possum reverentia 
lU.am Dominationem Vestram rogatam habeo, ut a Ser.™» suo Principe reso- 
lutionera certam, quid hac in re sperare possim, vel secus, tempestive milii 
impetrare non degravetur; ego vicissim omnia mea officiosa ipsius Ser.i"»e 
Celsit.n« et A^estrae quoque Ill.™ae Dominationi submisse defero. 

Valeat 111.'»» Vestra Dorainatio diu et feliciter. 

Dabautur ex Arce Caesarea Benatica, 4 Maij Anni 160U. 

Ill.mae Dominationi Yestrae addictissimus 
Tycbo Brahe manu propria subscripsi. 

111."»» et Generosiss.^o Dno Duo Cosmo Concino è Comitibus Pennae etc. 

Ser.™* Magni Ducis Hetruriae apud Sacram Caes.'*»"" M.t*"» Oratori di- 
gniss.mo Dno Observandiss.™". 

Due adunque sembrano essere stati i precipui argomenti della 
conferenza tenuta dal Brahe col Concini, cioè il collocamento del 
figlio presso la Corte del Granduca di Toscana, o, nel caso più di- 
sperato, nella Sapienza di Siena, e le osservazioni astronomiche 
da farsi prima in Toscana e poi in Egitto, e per le quali parrebbe 
anzi che il Brahe avesse avuto dal Granduca un qualche afiìda- 
mento di aiuto. 

Ora noi stimiamo di non andar molto lungi dal vero, suppo- 
nendo che a proposito di quest'ultimo argomento il discorso sia 
naturalmente caduto sopra gli astronomi italiani e quindi su Ga- 
lileo, che il Brahe già conosceva per le relazioni avutene da Gio- 
vanni Vincenzio Piaelli (1), dal Tengnagel (2), dal Keplei'o, col 



(1) Abbiamo dal Gassendi che questi aveva tentato di far carteggiare 
insieme i due astronomi. Cfr. Petri Gassendi Diniensis Ecclesiae Praepositi 
et in Academia Parisiensi Matheseos regii professoris Miscellanea, ecc. To- 
mus Quintus. Lugduni, sumptibus Laurentii Anisson, ji. dc. i.vui, jiag. 384. 

— Di Galileo è ripetutamente menzione nella lettera di Ticone Bkaui-; a 
Giovanni Vincenzio Pinelli del 3 gennaio 16U0 (Aus Tycho Braìie 's Brief- 
tvechsel von Fr. Burckhardt. Basel, H. Georg 's Yerlag, 1887, pag. 12-13). 

— Veggasi a questo proposito la nostra nota intitolata: Di alcuni nvuvi 
materiali per lo studio del carteggio di Ticone Brahe e delle sue relazioni 
con Galileo. Venezia, tip. Antonelli, 1889. 

(2) Il Tengnagel nel suo passaggio per Padova vi aveva fatta la per- 
sonale conoscenza di Galileo. Nella sua corrispondenza con Giovanni An- 
tonio Magini egli si appalesa tuttavia tutt' altro che favorevole all'astronomo 
toscano. Cfr. Carteggio inedito di Ticone Brahe, Giovanili Keplero e di 



TK'oNK BRAME :.^1*.> 

(inalo efa già «ialileo in i-oi'rispomleiiza e da altri ancora. Ed il 
Concini, che ormai da lungo tempo conosceva ed altamente stimava 
il nostro filosofo, ed anzi aveva servito di intermediario alla di 
lui corrispondenza col P. Cristoforo Clavio (1), essendo, secondo 
ogni probabilità, uscito in grandissimi elogi del suo concittadino 
ed amico in questa sua conferenza col Hrahe, questi avrà pensato 
che r appoggio del matematico toscano avrebbe potuto tornargli 
utile per il conseguimento dei suoi intenti, e perciò mentre fino al- 
lora erasi mostrato recalcitrante ad inaugurare egli stesso la di- 
retta corrispondenza epistolare con Galileo, vi si decise, e gli scrisse 
per il primo, usando delle espressioni altamente cortesi, le quali 
al principio della presente nostra scrittura abbiamo riprodotte. 

la questa nostra ipotesi, che avanziamo per dare spiegazione 
ad un fatto, il quale dalla conoscenza dell'indole altera del Brahe 
era reso inesplicabile, ci conferma la circostanza dell' essere scritte 
nello stesso giorno tanto la lettera al matematico toscano quanto 
l'altra all'ambasciatore del Granduca alla Corte Cesarea. 

Galileo avrà senza alcun dubbio riscontrata la lettera ; ma per 
diligenti ricerche che noi abbiamo fatte in tutti i luoghi, nei quali 
trovasi ora disseminato il carteggio del Brahe, non ci riusc'i po- 
ranco di trovarne la benché minima traccia. Ad ogni modo cre- 
diamo di poter affermare che se io scopo dell'astronomo danese 
nel rivolgersi a Galileo fu quale noi supponiamo, egli non raggiunse 
affatto il suo intento, perciocché da nessun documento risulta che 
questo sia stato minimamente interpellato dal governo della sua 
patria intorno ad osservazioni astronomiche da farsi in Toscana e 
ad altre da eseguirsi in Egitto, e per le quali tutte ci sembra che 
il governo del Granduca non avesse la minima disposizione a con- 
tribuire in qualsiasi misura o modo. 

Quanto al Concini noi abbiamo in certi estratti -relativi ad au- 
tografi preziosi dell'Archivio di Stato di Firenze trovata menzione 
d'una sua lettera da Praga sotto il dì 8 maggio 1600, < dalla quale 
« si rileva che Tycho Brahe voleva mandare il suo figlio a fare 
« delle osservazioni astronomiche in Toscana e che il Granduca 
« non gliel concesse » ; la lettera sotto tal data abbiamo anco rinve- 
nuta ; ma non trovammo in essa menzione alcuna di questo argo- 



altii celebt'i astronomi e muteraatici dei secoli XVI e XVII con Giovanni 
Antonio Magini, tratto dall' Arcliir io yiahezzi de' Medici in Bologna 
IJiilihlicalo ed illustrato da Antonio Favako. Bologna, Nirola Zanichelli. 1S8(3, 
pag. 25S-2r/J. 

(1) Le Oliere di Galileo Galilei, ec. (Firenze, 1847), VI, 2. 



220 ANEDDOTI E VARIETÀ 

mento. Ad ogni modo, se anco nei nostri documenti si presenta una 
qualche lacuna, crediamo di non andare errati affermando che nes- 
suna delle proposte del Brahe incontrò favore presso la Corte di 
Toscana. 

Ciò non ostante non rimasero troncate le relazioni dell" astro- 
nomo danese col Granduca, che anzi un inatteso incidente doveva 
porgere ad esse nuovo argomento. 

Al principio dell'anno 1601, cogliendo la occasione in cui Ro- 
berto Scherley, ambasciatore del sovrano di Persia Cha-Abbas, 
spedito a varii Principi d' Europa allo scopo di promuovere una 
lega contro il Turco, s' era recato a Praga, e di là doveva con- 
dursi a Roma, ottenne il Brahe che gli fosse compagno il proprio 
tìglio primogenito, e precisamente quel Ticone eh' egli aveva in 
animo di mandare alla Corte di Toscana. In tale circostanza lo 
munì egli di molte commendatizie, una delle quali per il Magini (1) 
ed un' altra per il Granduca ; e che còsa sia accaduto a Ticone 
Brahe iuniore udiamo narrare dal padre stesso di lui che ne scrive 
con ogni particolare al Granduca di Toscana sotto il dì 30 aprile 1001 : 

Ad Serenissimam Celsitudinem Yestram ante anni quadrantem per 
filium meum natu maiorem, legationem Persicam in Italiam comitantem, 
submisse dedi literas, quas Sereniss.»* Cels.°" Y.*^* recte esse reddilas ex 
epistola eiusdem filii nuperrime ad me data lulienter cognovi. Scribit is 
inibì nonnulla, quae animum nieuui non parum perculerunt. Legatum nimi- 
rum Persicum illum priniarium natione Anglum, in cuius familia filius meus 
tunc fuit, cuni Senas pervenisset, ipsum ad se seorsim vocasse, atque hacc 
insinuasse : Serenissimam Celsitud.""" Y.^^^ illi videlioet legato Anglo, cuni 
ex literis ad ipsam a me scriptis intellexisset, filium meum in ipsius co- 
mitatu esse, dissuasisse, ut illum Romam secum adduceret, praesertim ilio 
tempore, id enrm non absque gravi periculo vitae filii, et ipsiusmet legati 
impedimento fieri posse, siquidem meum nomen in illis oris iam antea satis 
innotuisset : et potissimum ea de causa periculum subesse, quod in li;i- 
lia rumor increbuisset Sacrae Caesareae Mti me authorem et suasorem 
fuisse, ne Mouacbos Capucinianos hic Pragae diutus pateretur, sed eos di- 
mitteret. Voluit itaque legatus ille Angius, ut filius meus Senis remaneret, 
nec Romam una accederet, quod et factum est. Si itaque baec, ut ille retulii, 
ex Serenissim.e Celsitud."" Y.^» Consilio et admonitione facta sunt, non du- 
bito quin clementissimo ei'ga me et filium meum animo, et bona ac since);i 
iutentione profecta sint. Sin autem legatus iste ex suo cerebro talia dr- 
prompsit, et sub praetextu nominis Y.»» S.^e Gel."'» (uti suspicor) protu- 
lit, facile conijcio, eum id fecisse, ut sic honeste a filio meo liberaretur, ne 
illi ulterius oneri esset, siquidem, uti hic Pragae satis cognovimus, via- 



(1) Jo. Antonii Macini, ec. Tàbulae Primi Mohilis, ec. car. 8T. 



TIGONE BRAIIE 221 

tico prò tam moiriiilica legatione et tanto itinere emetiendo non satis instructus 
erat: sed sit quicquid velit, gaudeo fdium raeum Senis in Sereniss."» Y:->-^ 
Celsitudinis ditiono et urbe cumniorari. 

E poicliè, per caso, o in seguito ad una preparata combina- 
zione, era pur pervenuto il Brahe a far arrivare il suo primoge- 
nito a Siena conformemente all' antico suo disegno, così egli prosegue 
a scrivere al Granduca : 

Ideoque a S.'"' Celsitud."» \.^, qua possum submissione et reverentia, 
peto, velit sibi tìiium hunc meum commendatum habere non dedignari : et 
si res ipsius ila tulerint, ut tam diu in V.^'* Soreniss."» Celsitudinis terri- 
torio subsistere jìnssit, donec lingiiam Iialicam mediocritér addidicerit, id 
equidem mihi apprime acceptum Ibret. 

E rincarando poi la dose soggiunge : 

Quo peracto ut Sereniss."'-^ Celsitud." V.^^ cum Sereniss.o et Potentissimo 
Rege Galliarum inclyto suo Affini per literas commendare dignetur, quo in 
ipsius Aula per unum vel alterum annum, donec et illam linguam calluerit, 
prò servitore recipidtur , demisse et officiosissime eam rogatam vellem : 
quicquid liac vel alia ratione S<?reniss, Cel.^" V.''^ in filium raeum contulerit 
clementissimi Ijeneficii, id tauquam in me ipsum collatum perpetua animi 
sulimissione et gratitudine, quantum vires meae patientur. agnoscam (1). 

Chiude poi il Brahe la sua lettera, discolpandosi dell'accusa 
mossagli contro, e protestando di non aver esercitata la minima 
influenza nella cacciata dei cappuccini da Praga. 

Le pii'i diligenti indagini istituite tanto nelle carte dello Studio 
quanto ancora in quelle del Collegio della Sapienza di Siena (2), 
conservate in queir Archivio di Stato, non condussero a trovare trac- 
cia alcuna del nome del tìglio di Ticone Brahe, laonde giova cre- 
dere che, se pure egli si fermò per qualche tempo in Siena, vi ri- 
mase come semplice particolare, senza anzi nemmeno dare il suo 
nome ai registri di quella Nazione Germanica, come pure usavano 
di fare in quel tempo i tedeschi, che, senza frequentare come sco- 



(1) Biblioteca Nazionale di Firenze. Mss. Galileiani. Div. V (Cimento). 
Yoì. 27, e. 7-8. — Lettere inedite di uomini illustri, II, 269-270. 

(2) Non mancano esempi di tedeschi i quali intorno a questo medesimo 
tempo facevano chiedere al Granduca un posto in questo Collegio. Neil' Ar- 
chivio di Stato di Firenze, e precisamente nelle filza Medicea LVI (4356) 
abbiamo trovato che con lettera 20 settembre 1000 Buonaventura Ham, già 
A'escovo eletto di Vratislavia, prega di nuovo il Concini « a voler supplicare 
S. A. per un luogo nella Sajiienza di Siena per Enrico Beruitio suo nipote » ; 
alla lettera è anco allegata T istanza originale. 



222 ANEDDOTI E VARIETÀ 

lari i nostri Studi, pure soggiornavano per qualche tempo nelle 
città sedi di Università. 

Per completare in qualche modo la esposizione di queste poco 
fortunate relazioni di Ticone Brahe con la Corte di Toscana resta 
ancora che noi diciamo brevemente in che cosa dovessero consi- 
stere le osservazioni astronomiche eh' egli desiderava fossero fatte 
in Toscana ed in Egitto. 

In seguito ad una lunga e profonda discussione concernente la 
obliquità dell'eclittica, in una lettera a Giovanni Antonio Magini, 
data da Uraniburgo sotto il di l." dicembre 1590 (1), esprime Ti- 
cone Brahe la speranza che, a conferma delle sue deduzioni, pos- 
sano essere istituite ad Alessandria d' Egitto alcune osservazioni 
per riscontrarvi se almeno dai tempi di Tolomeo si fosse verificata 
una qualche variazione di latitudine. Ed in questa sua speranza 
egli maggiormente si fondava dopoché in una lettera scritta da 
Padova sotto il di 28 dicembre 1592 veniva ad un di lui amico par- 
tecipato: « lUustrissimos Venetos deliberasse, ut aliquis Matheseos 
« peritus stipendio 300 coronatorum in Aegyptum ablegaretur, qui 
« prò Tychone isthic observaret » (2). Alla (luale notizia Ticone fa 
seguire : « Potissimum vero id quod Illustrissimi Venetiarum Ma- 
« gnatcs ante paucos annos heroico et liberali proposito constitue- 
« runt, ut executioni, si hactenus ob aliquas intervenientes remo- 
« ras (uti nonnunquam tìt) intermissum est, etiamnum mandetur 
« quibus possum precibus animoque devoto exoptarem: quo nimirum 
« aliquis mitteretur iuvenis harum rerum intelligens et gnarus in 
« Urbem Aegypti, olim Alexandriam, nunc Alkairam dictam.... ». 
E la voce di questa deliberazione, la quale sarebbe stata presa dal 
Senato Veneto, fu raccolta dal Gassendi, che nella biografia del 
Brahe così ne scrive : « Ipso anni (1592) fine scriptae Patavio 
« a Legente illeic Medico Doctore ad studiosum Danum fuerunt 
« litterae, ex quibus constat, quanti iam Tycho illa in regione 
* fuerit nominis ; et Magino quidem praesertim famam illius late 
« spargente. Donec ille certe superiore aestate commoratus Venetiis 
« fuit, delibo rarunt Veneti in Rogatorum Consilio , ut quispiam 
« Matheseos peritus coronatorum trecentorum stipendio in Aegyptum 
« destinaretur, qui illeic Astronomicas observationes perageret, ipsi 
« Tvchoni Astronomiam restituenti inservituras » (3). 



(!) Carteggio inedito di Ticone Brahe, ec. pubbl. da A. Favaro. 
pp. 404-406. 

(2) Tychonis Brahe Astronomiae instauratae Mechanica. Norimbergae, 
apud Levinum Hiilsium, Anno mdcii. 

(3) Pktri Gassknd), Miscellanea, V, 384. 



TIGONE BRAHE 223 

Ma particolari ancora maggiori ci vengono a tale proposito 
somministrati dall'antico biografo danese del Brahe, dal quale ap- 
prendiamo che questo entrò in diretta corrispondenza col Veneto 
Senato : eccone dei resto le parole testuali nella traduzione tede- 
sca (1), la quale soltanto abbiamo potuto procurarci : « Denen Ve- 
« netiancren schrieb er damals zu, und rieth ihnen, ihren heroischen 
« Vorsatz, eiiien bequemen Sternkundigen in Alexandria (2) zu 
« bestellen, ausfiihren soUten » e proseguendo riferisce le formali 
parole della lettera del Brahe: « Teli will auch, so weit es in mei- 
« nem Vermogen steht, entweder durcli ordiniren der Instrumenten 
« und Mittel, oder durch cine Vorschrift, was sie zu thun haben, 
« dazu belmlllich seyn. Moine Hiilfe hierin soli keineswegs fehlen, 
« ja ich will stets mit Ehrerbietigkeit, lìoreitwillig seyn, ob ich 
« gleich weis, dasz man tùchtige Astronomos in Italien findet ». 
A quasi tre secoli di distanza la generosa deliberazione del Veneto 
Senato veniva ricordata dal Toaldo, il quale, avendo preso a mo- 
strare contro il Bailly (3), non essere vero che il regime repubbli- 
cano torni sfavorevole al progresso delle scienze, adducendo ad 
esempio il favore ad esse costantemente accordato dalla Repub- 
blica Veneta, cita appunto il fatto del quale ci stiamo intrattenendo, 
e scrive : « Avendo inteso il Senato i prodigiosi sforzi, che col fa- 
« vere del Re di Danimarca Federico Secondo, faceva Ticone per 
« ristorare l'Astronomia; nel 1592, fece spontaneamente un Decreto 
« non meno all' onorante che all' onorato glorioso, di spedire, con 
« provvisione di 300 coronati, persona abile in Egitto, per fare ivi 
« osservazioni astronomiche, esplorare la posizione della Specola 
« di Alessandria, ecc. del quale atto splendido de' Veneziani parla 
« con elogio il Gassendo nella Vita di Ticone, e con trasporto Ti- 
« cene istesso nella Prefazione della sua Astronomia Meccanica » (4). 



CI) Lebensbeschreibung cles herùliniten und gelehrten dànischen Stern- 
sehers Tycho v. Brahes. Aus der dànischen Sprache in die Deutsche iiber- 
setzt von Philander vox der Weistritz. Erster Theil. Kopenhagen und 
Leipzig, bey Friederich Christian Pelt, 1756, pag. 150-151. — Il nome del 
traduttore è lo pseudonimo di Christian Gottlob Mengel. 

(2) Nella fonte citjita si legge a questo proposito : « Dieses war eben der 
« Ort, wo Ptolomaeus seine Beobachtungen angastellet, und vermuthlich die 
« Hòhe des Poli accurat genommen bat, ura zu erfahren ob sich dieselbe, 
« nach Verlauf von 1500 Jahren etwas veràndert hàtte, als wie einige Mathe- 
« matici, und besonders Dorainicus Maria, der des Copernici Lehi'meister war, 
« meynen wollen. » 

(3) Alla fine dH libro III della Histoire de V Astronomie Moderne. 

(4) Saggi di Studi Veneti, ecc. di D. Giuseppe Toaldo. In Venezici, per 
Gaspare Storti, 1782, pag. 25. 



224 ANEDDOTI E VARIETÀ 

Ma ne della lettera di Ticone, né della deliberazione del Se- 
nato Veneto, abbiamo trovato traccia alcuna negli Archivii, per 
quanto diligenti ed accurate indagini noi abbiamo istituite, esten- 
dendole a parecchi anni precedenti e susseguenti il 1592, nel quale 
la deliberazione sarebbe stata presa : ed il trovare che anche il 
Toaldo dovette tenersi alla citazione delle sole fonti stampate, 
che forniscono tale notizia, ci fa maggiormente dubitare della au- 
tenticità di essa. 

Da quanto siamo venuti esponendo risulta ad ogni modo che 
tanti anni più tardi Ticone Brahe era ancora in traccia di chi gli 
venisse in aiuto per fare queste benedette osservazioni in Egitto, 
e di questo accadde come del resto, imperocché possa dirsi che 
alla sua morte, seguita addi 24 ottobre 1601, egli lasciò imperfette 
tutte le sue opere (1). 

Antonio Favaro. 



ARCHIVIO DI STATO 1>I FIRENZE. 

Nuovi itc*«iiii!i4ti fli per^^aiiieiie. 

Nel decorso anno 1888 rArchivio Diplomatico, che forma la prima 
sezione del R. Archivio di Stato di Firenze, per vari acquisti e 
doni, si è accresciuto di 224 antichi documenti in pergamena, alcuni 
de' quali di non lieve importanza. Parleremo prima delle pergamene 
donate, non tanto per pagare così pubblicamente un debito di gra- 
titudine verso i generosi donatori, (luanto anche per invogliare i 
possessori di simili carte ad imitarne l' esempio. 

Per gentile intromissione del sig. G. C. Carraresi, le signore 
Marianna e Bianca Barbetti di Firenze donarono al nostre 
Archivio 29 documenti membranacei, che incominciano dall'anno 1227 
(novembre 6), ed arrivano lino al 1397 (maggio 11). Sono atti di 
privato interesse, come donazioni, permute, locazioni, livelli, 



(1) Adriano Romano ne dava partecipazione a Giovanni Antonio Ma- 
gini con lettera del 10 Aprile 1602 nei termini seguenti : «. Ticho Brahe 
obijt, ac opera sua omnia reliquit imperfecta : sub fìnem vitae, hoc est tribus 
aut quatuor annis ante mortem, ita studia Mathematica tractabat, tanquam 
si ea nunquam gestassent. Poculis delectatus raagis quam libris. » Cfr. Car- 
teggio inedito di Ticone Brahe ec. jiublil. da A. Favaro, p. 249. 



ARCHIVKÌ DI STATO DI FIRKXZK '2'2o 

procure ec, risguardaiiti per lo più la Canonica di S. Lorenzo di 
Montevarchi; ma, come tutti grinsti-umenti conj?eneri di (luoìem- 
pi, possono, se non altro, fornire preziose notizie alle storie genea- 
logiche e alla topografia locale. In una donazione poi fatta da 
Accoltuccio del fu Accolto da Montevarchi a don Lucchese, pritjre 
della medesima Canonica, nel 29 di febbraio 1296, si trova menzio- 
nato il Mercatale Vcccìlìo di detta terra ; la ([ual cosa ci oflrc un 
nuovo argomento dell'antichità della medesima. 

D Ha sig.""'' Emilia Tidi si accpiistarono 156 pergamene, 
nelle quali si ricordano i nomi di antiche casate fiorentine, come 
i Gherardini, Tosinghi, Da Sommaia, Palmieri, Portinai'i ce. Fra i 
documenti più interessanti di cpiesta provenienza segnaleremo : 

1.') t'n bando pronunziato il 23 aprile 1250 da Riccardo 
da Pavia giudico </. prò imperio constituto ad recide ncbim jiira 
ialer cives et cowiitatinos civitatis Florentie », contro ser Amideo 
Recabcne rettore, nell'aimo antecedente, del popolo della Pieve di 
S. Vito della curia dell'Incisa e ser Uguccione di Ceffo e ser Gui- 
iloiie Rosso di Ruggero, rettori dello stesso castello. Dal (piale bando 
non potevano liberarsi, se prima non pagavano la somma di soldi 100 
per ciascuno alla curia imperiale, e se non si accordavano con un 
certo Bonaparte sopra alcuni frutti che gli eran dovuti , e che 
erano stati staggiti dai medesimi rettori. 

2.°) Un estratto di una condanna pronunziata dal Potestà di 
Firenze (Normanno di Tommaso Della Rocca di Chiaromonte) con- 
tro alcune persone che avevano teso aguato e fatto violenza a dan- 
no di ser Francesco di Dolce da Sommaia, notare che dimorava 
nel popolo di S. Lucia d'Ognissanti di Firenze. Questo documento 
è importante anche perchè, come è noto , sono andati perduti gli 
atti del Potestà anteriori all'anno 1343. 

3.°). Un attestato fatto da messer Aldobrandino A riosti, ca- 
pitano generale della città di Modena, per dichiarare come Sal- 
vestro del fu Alamanno de' Medici, confinato in quella città dalla 
Repubblica di Fii^enze , si fosse giornalmente presentato alla casa 
dove abitava lo stesso capitano dal di l " dicembre 1382 fino al dì 
6 di gennaio 1883. 

4.*). Una lettera di Ladislao re d'Ungheria e di Napoli a papa 
Gregorio XII del 21 settembre 1407. Questa ietterà, sebbene non ])pr'ti 
indicazione di anno, pure dal riscontro dell' indizione e dagli ac- 
cenni che vi si fanno al noto Congresso di Savona, si può attribuire 
air anno da noi indicato. 

5.). Molti instrnmenti che si riferiscono alla famiglia Barro- 
lini e a quel Gherardo di Bartolommeo che fu gran tesoriere di 
Lorenzo de" Medici, dura di Urbino, e che ne descrisse le ultime 



226 ANEDDOTI E VARIETÀ 

azioni in una Cronichetta stampata poi nel to. XXIII delle Delizie 
degli Eruditi. 

Una serie di 29 documenti, fra cui sei cartacei, fu venduta dal 
sig." Alessandro Innocenti di Pistoia. Queste carte, che dalla 
fine del sec. XIV arrivano al sec. XVIII, appartengono per lo più 
a famiglie pistoiesi, come Centi, Odaldi, Melocchi ; ma vi si tro- 
vano rammentate anche ftimiglie di altri luoghi, come Bonanni di 
Pisa, Pucci di Firenze, Campeggi di Bologna. In favore anzi del 
noto Card. Lorenzo di questa ultima famiglia e di altre persone 
della medesima si hanno due diplomi di Massimiliano imperatore 
e re di Germania del 18 agosto 1512, e una bolla di papa Leone X 
del 22 giugno 1520. 

Sono specialmente da osservarsi fra i suddetti documenti car- 
tacei due disegni del sec. XVI , che rappresentano (sebbene in 
forma diversa) il monumento, che, secondo un'iscrizione apposta 
ai disegni medesimi, si dice eretto nella Chiesa di S. Maria della 
Minerva alla memoria di Cherubino Bonanni familiare di papa 
Paolo III. 

Singoli documenti furono infine dati in vendita dai sigg. For- 
migli, Menicucci, Baccini. Talli e Gennarelli. Da questo 
pervenne in Archivio la bolla originale del famoso vescovo Anto- 
nio d'Orso, con cui dava fiicoltà a Bonaccorso Pitti, cittadino fio- 
rentino, di potere edificare un monastero di donne sotto il titolo 
di S. Anna in un possesso che egli aveva nel popolo e borgo di 
Verzaia (14 settembre 1318). Questa carta era già nota e pubblicata, 
sebbene con alcuni errori, nell'introduzione alla Cronaca di esso 
Bonaccorso (Firenze, Manni, 1720.) È benissimo conservata, ed ha 
tuttora pendente il sigillo in cera del sunnominato Vescovo. 

A. GlORGKTTI. 



CORRISPONDENZE 



INGHILTERRA. 

Recenti lavori storici inglesi relativi all' It.ilia. 
[Medio Evo e Rinascimento]. 

La messe degli studi inglesi relativi alla storia d'Italia dagli 
inizi del medio evo fino alla età del Rinascimento è stata piutto- 
sto scarsa di frutti in (fuesti ultimi anni, ancorché taluni di questi 
IVutti sieno i»er sé di gran pregio. E se la mente degli studiosi 
d" Inuhilterra non s' è rivolta di frequente alla storia italiana 
intendendo a lavori originali e sintetici, può dirsi che non si sia 
rivolta affiitto ad essa per tentare studi critici sulle fonti e sui te- 
sti che vi si riferiscono direttamente o che sì riferiscono alla storia 
universale della Chiesa. Le ragioni son varie e non tutte facili a 
scoprire e ad intendere perchè in questa come in ogni altra cosa 
inglese una ragione rampolla da un complesso di molte e risale 
finché si perde pei^ sentieri ignoti. Tuttavia una delle ragioni più 
evidenti mi sembra essere che la storia inglese non è cosi stret- 
tamente intrecciata e mescolata del continuo colla nostra, come 
sono la storia di Germania e quella di Francia. Ciò naturalmente 
rende più scarso al lìaragone il numero degli specialisti che si 
dedicano a studiare qualche punto della storia italiana; e infatti 
la maggior parte e le migliori tra le opere di cui sto per fare pa- 
rola più che alla storia nazionale propriamente si riferiscono 
alla ecclesiastica che è a dir cosi italiana di rimbalzo e in quanto 
r azione del Papato si è svolta in Italia e si collega con essa. 
Inoltre la tendenza degli studi storici si dirige generalmopte 
piuttosto al lato speculativo e sociale che alle minute ricerche 
di critica. In Germania ed in Francia sono frequentissime le mo- 
nografie sopra taluni punti speciali della nostra storia politica 
letteraria giuridica o artistica, molteplici gli studi e sui nostri 
testi storici in particolare o sopra testi che hanno carattere 
universale, come ad esempio la edirione delle lettere di San Gre- 



2?8 , CORRISPONDENZE 

gorio, purtroppo ora interrotta per la morte di Paolo Ewald, 
e quella del Liher PoniifìcaUs die sta curando il Duchesne. In 
Inghilterra invece da molti anni non è comparsa l'edizione d"un 
solo testo importante direttamente relativo alla storia italiana 
a quella generale della Chiesa nel medio evo, mentre per coji- 
trario se non molte sono pure comparse talune opere sintetiche 
di gran pregio, per le quali la moderna letteratura storica in- 
glese può andare altera e si mostra non immemore delle antiche 
e gloriose sue tradizioni. L'amore verso uno studio analitico 
della scienza storica considerata puramente in sé come scienza, 
esiste senza dubbio in Inghilterra e viene crescendo e da pochi 
anni è in aumento sensibilissimo, ma non è ancora diffuso tanto 
da provar come un bisogno di sfogo oltre la cerchia delle indagini 
che si ristringono all' Inghilterra stessa. Aggiungasi che al lavo- 
rìo vasto e continuo d'analisi richiesto dallo. studio critico, come 
modernamente si concepisce della scienza storica, non bastano 
gli sforzi isolati di alcuni individui ancorché dottissimi. E neces- 
saria una organizzazione tale degli studi che li disciplini ad un 
fine e guidi gli studiosi, specialmente i giovani, con un metodo 
rigorosamente scientifico nelle loro ricerche. Ora questa orga- 
jiizzazione in Inghilterra è manchevole e non corrisponde al bi- 
sogno d' un paese dove la cultura è così estesa e profonda ed è 
così prodigiosa in ogni ramo l'attività letteraria. L'insegna- 
mento della storia è impartito nelle Università da uomini di gran 
valore, che mettono amore e sapienza nel loro apostolato scien- 
tifico, e a dimostrarlo basterebbe citare i nomi del Freeman in 
Oxford e del Creighton in Cambridge. Ma le discipline stoiiche 
si assomigliano oramai in questo alle scienze naturali, che non 
basta il solo maestro ad insegnarle, ed è necessario per esse una 
specie di laboratorio scientifico nel cui ambiente s' aggiri tutta 
r opera della scuola. Il sistema universitario inglese è cosi pro- 
fondamente diverso dai sistemi del continente che ogni confronto 
colle università continentali riuscirebbe inadeguato, né forse sa- 
rebbe possibile od utile trapiantare in Inghilterra istituzioni che 
fanno buona prova altrove. Però a me sembra che, o nelle uni- 
versità stesse o altrove, e per opera o degli istituti o di società 
private, si potrebbe crear qualche cosa che adattandosi ali" in- 
dole del paese facesse in qualche modo l' opera che i seminari 
fanno in Germania, o la mirabile Scuola delle Carte in Francia, 
o presso noi le scuole di magistero. Ciò gioverebbe soprattutto 



iX(iiiii.Ti;i;i!A ■■r'J".' 

ad allargare e svilupijai'c lo siiidio iin'i()(li<'() di (hkMI»' scicii/»' 
siissiiliarie che sono struniento indispensabile allo sludio della 
storia, come ad esempio la paleogralia e diplomatica, e la bi- 
bliografìa storica. L" Inghilterra ha paleografi eccellenti e le 
1 ielle pubblicazioni della Palaeugraphical Society lo attestano 
luminosamente, ma questi paleografi si sono educati da sé al- 
l'ardua discipUna; e se questa educazione spontanea giova da un 
lato e [)uò in certi casi acuh'e l'ingegno di chi ha la forza di 
darsela, riman però sempre come opera isolata, non ha le tra- 
dizioni e i vantaggi della esperienza complessiva accumulata 
nella- scuola e spesso si smarrisce a mezza via sciupando tempo 
e forza per mancanza di metodo e d" indirizzo scientifico. Pau 
singolare a dire, ma in tutta Inghilterra non c'è una sola scuola 
di paleografìa e diplomatica. Un anno fa tentò un corso di con- 
ferenze in Oxford il Thompson, ma fu un tentativo isolato e piut- 
tostoché altro fu sintomo che la mancanza di questo insegna- 
mento ò sentita e qualche cosa vuol larsi. Ora in questo vigo- 
roso paese, quando si vede che un difetto è avvertito, può du'si 
che il rimedio è già a mezza via e s'avvicina più o men lento 
secondo gli ostacoli ma senza arrestarsi mai. È di assai buono 
augurio che appunto il Thompson, a cui debbono tanto gli studi 
paleografici inglesi, sia ora a capo del Museo Britannico il 
luogo forse più adatto che si possa pensare come sede ad una 
scuola di paleografia. Del pari gioverebbe coordinare agli sto- 
rici gli studi bibliografici, che per molti altri rispetti fioriscono 
assai bene in Inghilterra, e non mancano segni d' una tendenza 
anche in questa direzione. Tra questi m'è parso particolarmente 
notevole una proposta che il signor Tedder bibfiotecario del- 
l' Athenaeum Club presentò alcun tempo fa al Congresso dei 
Bibliotecari in Plymouth e testé riprodusse in un suo articolo 
nel nuovo giornale Jlie Libraivj (1). Il Te Ider propone la com- 
pilazione di una accurata bibliografia relativa alla storia d' In- 
ghilterra, concepita in modo assai comprensivo e condotta con 
grande minuzia ed esattezza. È una proposta che messa in effetto 



(1) Proposals for a Bihliography ofXational History hy Henry R. Ted- 
der, London, 1880; e cfr. nel n. 1 del nuovo giornale bililioiiralir.) The Li- 
brary (Gennaio 1889) l'articolo pure tiel Tedder intitolato The bibliogi-ajihy 
and classifica lion of French Ilistory. 



230 CORRISPONDENZR 

sarebbe d'aiuto grande a chi, affaticandosi intorno a qualclie 
punto di storia inglese, si sente talvolta smagato per non saper 
dove attingere le notizie che gli abbisognano. Né la proposta 
sarebbe d" utilità ai soli studiosi della storia inglese, ma pel con- 
catenamento di questa con quelle d' altri paesi se ne gioverebbe 
la scienza storica in generale. Anche in Italia s'è parlato molto 
di lavori consimili, ma non s"è ancora giunti a grandi risultati 
pratici. Quanto alla proposta del bibliografo inglese io V ho vo- 
luta soltanto accennare come uno dei mezzi che aiuterebbero lo 
svolgersi in Inghilterra di una nuova scuola storica più anali- 
tica nei suoi metodi di quelle che vi fioriscono adesso. 

Né è da temere che un accresciuto lavoro di critica storica 
distruggerebbe nei dotti d' Inghilterra la capacità di considerar 
dall'alto la storia e di raccoglierla in grandi lavori sintetici. 
Sarebbe troppo gran danno, e lo sa l'Italia dove oggi tra una 
colluvie di disquisizioni erudite e di dottissime monografìe grosse 
e piccine, raro apparisce un libro di storia vera sopra un vasto 
argomento, talché il popolo che ha fatto la più grande storia del 
mondo oggi si dibatte tra gli eruditi e non ha quasi più storica 
alcuno. L' Inghilterra è sicura da questo pericolo e perchè entra 
più tardi e più cauta a questi minuti studi d' analisi e perchè la 
diffusa cultura che domanda libri attraenti, e l'indole pratica 
e la gran vita politica spingeranno sempre gl'Inglesi a studiare 
e scriver di storia sinteticamente. E la storia nostra si gioverà 
certo dell' una tendenza inglese e dell' altra e soprattutto del- 
l' intrecciarsi delle due, di che abbiamo già un Itellissimo esempio 
nei lavori dell' Hodgkin coi (juali m' è caro dovere aprire 
questa rassegna. 

Questi lavori sono già ben noti in Italia. (Quando Tom m aso 
Hodgkin pubblicò i due primi volumi della sua vasta opera 
suìV Italia e i suoi invasori (1), parve eh' egU oscillasse tra il 



(1) Thomas Hodgkin, Itaìy and her Invaders. Voi. I-IV. (A. D. 376-553), 
Oxford, Clarenclon Press, 1880-1S85. I due primi volumi già pubblicati da 
un pezzo escono dai limiti di tempo assegnati a questa corrispondenza, e 
trattano delle invasioni d' Alarico e dei Vandali e della occupazione d' Itolia 
compiuta da Odoacre. Ha gran pregio in questi volumi la parte consacrata 
agli Unni. 1 due ultimi volumi di cui si ])arla qui sopra comparvero nel 
1885, ed ebbi già occasione di parlarne a lungo nella Rùista Storica Ita- 
liana, Voi. HI, làsc. IV. 



in(ìiiii.ti:ki{A '^:U 

desiderio di scrivere un libro poi)oi;irc e la <iraii copia rle^li 
studi raccolti che gli mutavan tra mano rin<lole del lavoro e 
lo innalzavano al valore d'opei'a originale. Ma (juesto oscillare 
scomparve a(!i\tto nel terzo e quarto volume, che abbracciano 
il periodo gotico delle invasioni barbariche in Italia. L' autore 
reso via via più sicuro di sé si è messo alla storia del grandioso 
dramma che si svolse dalle prime venture di Teodorico Uno al- 
l' estrema ruina del regno dei Goti. Egli ha condotto il racconto 
di quelle vicende fortunose con arte grande di narratore con 
erudizione copiosa e sobriamente usata e quella proporzionata 
comprensione degli avvenimenti e degli uomini che nasce solo 
da uno studio amoroso e profondo delle fonti contemporanee, a 
cui neir Hodgkin s'accoppia una assai buona conoscenza degli 
scrittori moderni che l'han preceduto. A questi scrittori tutti 
egli sta forse innanzi per l'acuto intuito col quale s'addentra 
nei sentimenti dei personaggi che descrive e per lo studio delle 
frequenti questioni religiose agitate in quella età, mentre invece 
rimane addietro al Dahn nell' esame delle questioni giuridich(\ 
E da augurare che questo vasto lavoro giunga il men tardi pos- 
sibile al suo compimento colla storia della età longobarda, ma 
intanto l'operoso storico, come spigolando tra gli studi già fatti, 
ha dato in luce due altri volumi degni di menzione. L' un d' essi 
è un riassunto delle Lettere VaìHe di Cassìodoro, in cui ripro- 
duce condensata e tradotta in inglese tutta la raccolta (1). Di 
questo libro posso solo ripetere quel che ho detto altra volta nella 
Riclsta Storica italimia, e cioè che l'autore porge agli studiosi 
una riproduzione fedele e completa di quanto hanno d'essenziale 
le Variae liberandole per quanto è possibile dalle fronde inutili 
che abbondano in quel verboso libro. Le note frequenti ed oi> 
portune, e la felice interpretazione di molti passi scabrosi del 
testo, fanno fede del lungo studio posto dall' Hodgkin intorno a 
questo scrittore. Alla sua traduzione V Hodgkin ha anche pre- 
messo uno studio sulla vita e gli scritti di Cassiodoro, che è 
senza dubbio dei migliori che sieno venuti in luce su questo 
argomento, e per taluni rispetti superiore ad ogni altro. 



(1) The Lettera of Cassiodorus heing a condensed translation of the 
Variae Epistolae of Magniis Aurelius Cassiodorus Senator. London , 
Frowde, 1886. 



232 CÓRRISI-"! )XI )K.\'/K 

Una serie di conferenze tenute a i)urliam hanno originato 
r ultimo libro dell' Hoilgkin teste uscito in luce col titolo La 
Dinastia di Teodosio od otiania anni di lotte coi Barbari (1). 
È un riassunto dei due primi volumi della maggiore opera, e 
in esso r autore, pure restringendosi nei particolari, s" è giovato 
delle critiche fatte al suo lavoro, e degli studi che sono com- 
parsi dopo la sua pubblicazione. Può dirsi che questo libro è 
come il [)rodromo ad una nuova edizione (\iAV ItaUj and Iter In- 
vaders, a cui credo cìie attenda 1" autore con animo di rifondere 
i due primi volumi e uniformarli maggiormente all'indole dei 
due volumi posteriori. 

Ticino d'argomento ai libri deirHodgkin, ma di assai diverso 
valore, è il volume dell'Allies su La Santa Sede e il vagare 
delle nazioni da S. Leoìiela S. Gregorio I (2). Malgrado il titolo 
che ha troppo del vago e la tendenza apologetica èlibro di qualche 
merito. In esso fautore narra con forma chiara e spigliata le vi- 
cende della Chiesa e le sue relazioni coi popoli barbarici e con 
Bisanzio, dhnostrando i benefici ch'essa portò alla travagliata 
società dei secoli quinto e sesto e sforzandosi di dimostrare la 
perenne esistenza di un primato universale della sede romana 
so[)ra d'ogni altro. Benché abbia separato titolo e stia come da 
sé, questo volume è il sesto d'un" opera intitolata La Forma- 
zione della Cristianità (Tìte forrnation of riiristendomj. Non è 
frutto di ricerche originali e scientifiche, anzi f Allies non co- 
nosce neppure tutte le lettere pontificie contemporanee e le fonti 
favorevoli alle tendenze sue, a cui pure egli luiicamente si ap- 
poggia, ma i)uò esser letto con un certo piacere e profitto da chi 
ama considerare da ogni lato un' età tanto fi^conda di conse- 
guenze e interrogar sovr' essa i vari giudizi anche appassionati 
che isi)ira. 



(1) The Dijnaxtij of Theodoslus or eightij j/carx' struggle irith the 
Barbuì-ians by Thomas Hodgkin. Oxford, Clarondon Pi-ess, 1889. 

(2) The Holy Sce and the wandering of tìte nations from St Leo I 
to St. Gregory I by Thomas W. Allies, London. Barn and Oates, 1888. Forse 
non è fuor di luogo menzionar qui di passaggio . una vita di S. Girolamo 
scritta di fresco dalla signora Martin. È dettata con grande affetto ma T au- 
trice non attinge a fonti originali e si brisa i)rincipalmente sul lavoro di 
Amedeo Thierry di cui però la signora Martin non raggiunge a gran pezza 
il colorilo storico e il finissimo stile. Life of St. Jerome by Mrs. Charles 
Martin. London, Kegan Paul, 1888. 



INdllll.riiKItA '2'ó'-'> 

Di oarattcì'c più iioiici'alc o iiiciio (lii-cliaiiii'nlc l'clalixo al- 
ritalia, ma d'a^isai niaii'i^ioi' ])i"t'>^i(), un voiiiiiic di saj^i^i del Lane 
Poole illustra la storia dei [x'iisiero luediocvalc in n'iazionc 
alla teologia alla politica ecclesiastica (1). K un libro («lic ah- 
))i'accia in bi-evc lutto lo svilupi») disila civiltii nicdiocvalc da 
Claudio di l'orino e Agobardo di Lione a (ìiovanni Scoto, da San- 
t'Anselmo ad Abelardo, e via via da Giovanni di Salisbury lino 
alle teorie di Viclellb. Dettati con molta e sobria dottrina e 
gran giustezza di pensiero, questi saggi rivelano studi maturi 
»' ben tatti e sana ei'udizione. 

Come han comunt^ l'origino e il linguaggio, cosi Americani 
ed Inglesi hanno s[)esso comuni ora lili editori, talclir in certi 
casi riesce dilliciU' imiox inaiv a jii'ima \ ista se un libi-o è nato di 
(pui o di là dall'Atlantico. In ogni modo s[(ero mi sarà concesso 
qui, mentre parlo di libri inglesi, di menzionarne taluno composto 
in America, e primo tra questi in ordine di tem[)o è una Storia 
di Carlo Maf/no (2). Il soggetto dei i)iii attraenti è tale da ispi- 
rare pagine storiche del più alto interesse, ma disgraziatamente 
al Moni ber t, che è autore di questa stoi-ia, fa dilinto il senso del- 
l'arte, e il suo libro messo insieme con cura laboriosa riesce anclie 
assai laborioso a leggere. La conoscenza delle fonti non può dirsi 
che manchi all'autore e nejipure la conoscenza dei |)rincipali 
studi critici tedeschi e di taluni francesi intorno ad esse, ma il 
libro suo, se vuol dirigersi unicamente agli eruditi, contiene trop- 
l)e cose ch'essi conoscono a menadito, e i»er un libro popolare esso 
manca di proporzione e di vita, e non reca chiara alla niente dei 
lettori ne l' idea dei tem[)i in cui visse Carlomagno né degli 
uomini princii>ali clie lo circondarono. 



(1) Illustrati Jan of the hìstory of medie e al tliovylit in the departinents 
of theology and ecdesiastical polii ics, hij Ukoinald Lanf. Poolk, London, 
Williams and Xorgate, 1884. 

(2) A history uf Charles the Great (Charlemagne) by J. 1. Momhkht DD. 
London, Kegan PaiU, 1888. Un altro libro americano che riguarda la nostra 
Moria medioevale è il volume di sa^^ii sulla leggenda virgiliana j)ul)t)licato 
ilal Tunisoii. In esso l'autore si giova molto elell" opt" ra del Comjiarrftti, ma 
se ne scosta principalnii'nie in ciò eli" egli crede clie il Comi)aretti abliia 
esagerata l' importanza delle leggende napoletane intorno a Virgilio. Però non 
mi pare che egli dimostri efiicacemente l'opinione sua. Master Virgil, a 
series of studies by J. S. TfNi.sox, Cincinnati, Clarke, 1888. 

Arcii. Stou. It., 5.a Serie. — III. 15 



234 CORRISPONDENZE 

Né molto attraenti alla lettura sono i due volumi del Rule 
su La vita e i tempi di Sant'Anselmo d'Aosta (1). L'opera è com- 
pilata con molta e onesta diligenza, senonchè T affetto venera- 
bondo verso Sant' Anselmo, e perfino la profonda sua pietà reli- 
giosa, par che scemino forza all' autore anziché accrescerla. Non 
s' è mai certi leggendo il suo libro, se si legge una storia o una 
agiografìa, e la continua tendenza dello scrittore ad esaltare il 
santo par quasi riuscire all' effetto contrario e rimpicciolire una 
figura storica, che certo splende tra le più pure e più nobili in 
una età pur tanto ricca d'uomini insigni. 

Grandiosa invece per l'argomento e per la vasta dottrina è 
la storia della Inquisizione nel medioevo pubblicata dal Lea (2). 
Di questo ampio lavoro non è possibile dare un ragguaglio ade- 
guato in una rapida rassegna, e altri ne parlerà partitamen te e con 
maggior competenza in un altro fascicolo di questo Archivio. L'au- 
tore, americano anch' egli come il Mombert, ma di ben altro vigo- 
re scientifico, é già noto per altri lavori sulla storia della Chiesa 
e sullo svolgimento delle sue istituzioni, nelle quali ama indagar 
con cura particolare il lato giuridico. Secondo lui la storia della 
Inquisizione si divide naturalmente in due parti, che hanno cia- 
scuna unità d' insieme e stanno da sé, separate tra loro dalla Ri- 
Ibrma. La pubblicazione presente abbraccia la prima parte e per 
la seconda l' autore annunzia d' aver già radunato i materiali 
con animo di condur 1' opera sua fino al termine. Nella mente 
dell'autore la Inquisizione non si organizzò arbitrariamente per 
ambizione o tànatismo ecclesiastico, ma fu una naturale evolu- 



(1) The Life and Times of St. Ansel.n, hy Martin Rule, London. Kegan 
Piiul, 1883. Menziono questo libro sebbene pubblicato già da un pezzo per 
r interesse grande che una vitii di Sani" Anselmo desta, o almeno dovrebbe 
destare, negli Italiani. Del resto la letteratura moderna inglese possedeva 
già lino studio sopra Sant'Anselmo che è un modello d'eleganza e di sajìere. 
e lo deve alla penna d'uno dei piìi perfetti scrittori d'Inghilterra, il reve- 
rendo R. W. Church decano di S. Paolo a Londra. Nella raccolta completa 
delle opere di questo scrittore pubblicata ultimamente dall'editore Macmillan 
vi sono parecchi saggi eccellenti relativi ad argomenti di storia italiana. Il 
saggio del Church su Dante è noto, ma altri, quelli ad esempio su Cassiodoro 
e su Gregorio il Grande, meriterebbero d' esser pia conosciuti in Italia di 
quel che sono. 

(2) A history of the Inquisidon ofthe Middle Ages by Henry Charles 
Lea, New-York, Harper, 1888, 3 voli. 8.' 



INGIIII.TKUUA 2'Ao 

zionc di loi'zc. che .s';i«iitav;in(» nel sccitlo trcdiecsiino: talchi"' non 
(' i)()ssibilo l'iandurnc la storia scii/.a una lar^a e minuta con.si- 
derazioiK' delle condizioni intellettuali del medio evo. Da ciò 
l'ampiezza di questo lavoro jiicno di dottrina e di sain*re, e det- 
tato con molta (>nest;i di sentimenti e senza passione, ancorché 
l'animo dell'autore sia ben deciso el avverso alla terribile isti- 
tuzione. Ma poiché è necessità imlujiiare l'esame minuto di 
questa storia, basti qui dire che essa mi jtare una tra le |»iii 
poderose o[)ere storiche che in questi ultimi anni abbiano \e- 
duto la luce in Kuroiìa e in America. 

Non è d'aruomento italiano ma interessa l'Italia per molti 
risi)etti un buon libro della signora K a te Norjiate, nel quale è 
narrata la Storia d' Infjhilterra sotto i Re Angioini {\). È lavoro 
solido, concepito da uno s[)irito serio, che ha posto molto amore 
all'argomento i)re.scelto e lo tratta con buon metodo e studio 
accurato. Anche chi si occupa esclusivanriente di storia italiana 
può trar molto protitto da taluni capitoli di questo libro, massi- 
mamente da quelli che trattano della grande contesa tra En- 
rico II e Tommaso Becket, delle relazioni tra lo stesso Enrico 
e la corte di Roma, e in genere delle relazioni di tutti i Planta- 
geneti coli" Italia e coli' Impero. Intorno a queste relazioni l' au- 
trice ha usato con molta i)ei*izia le fonti inglesi contemporanee, 
ma forse avrebbe i)otuto adoperarne' iiiii largamente alcune altre 
d'origine italiana o tedesca. Il cafutolo che chiude rop<?ra e s'in- 
titola yew England, contiene uno studio i)regevolissimo sulle 
condizioni e lo svolgersi della civilt!i higlese tra il cadere del 
do licesimo e lo spuntare del secolo decimoterzo, e notizie let- 
terarie utilissime. 

E anch'esso relativo all' Ingl tilt ^rra ma mm senza qualche 
interesse per l'Italia è uno scritto del Tur ne r sui Vagabondi e 
memlichi inglesi {'2), lavoro assai curioso e ricco di dettagli cer- 
cati minuziosamente nelle leggi e nei ricordi storici del lungo 
Ijeriodo pel quale esso si stende, cioè dal qu;irto secolo lino ai 
tempi moderni. Se ne può trar luce del pari per la storia politica 
e {)er quella dei costumi e sarebbe utile che taluno s' invogliasse 



(1) England under tìie Angecin King.-< hy Katk Nokoate, London, 
.MacmiUan. 1887, 2 voli. 8.* 

(2) A hiòtoì'!/ of vagìunts and cagrancy and beggarx and beyging 
by (.'. J. RiicroN Tirxer, London, Chapraan and Hall, 1887. 



236 CORRISPONDENZE 

a tentare un libro simile pei- l'Italia, dove abbonderebbe per esso 
materia di studio e tale da suggerire singolari riflessioni storiche 
e forse ravvicinamenti inaspettati di latii. Alcuni capitoli del 
libro del Turner sono consacrati alla mendicità e al vagabon- 
daggio sul continente, e uno d'essi riguarda l'Italia, ma non ha 
molto valore. 

I Maliers of Vcnice della signora 1 i p h a n t hanno il pregio 
di contener pagine gradevoli a leggere, ma non possono conside- 
i-arsi come l'rutto di ricerche originali e profonde (1). Più modesta 
nìa anche più sicura guida sono gli Studi Veneziani del B r o w n (2). 
Sono saggi scritti con semplicità e buon gusto, e, ancorché sci'itti 
senza pretese ad una erudizione recondita, rivelano nell'autore 
serietà di studi, conoscenza della storia veneta e capacità di 
penetrarne il signilicato senza dar n(d fantastico. Può seguire 
questi saggi con proiitio chi desidi'ra chiare idee generali sui 
soggetti eh' essi trattano. I saggi su Rialto, sui Carraresi e sulle 
relazioni tra Oliviero Cromwe.ll e la Repubblica di Venezia mi 
sembrano tra i migliori del libro. 

La Sto7'ia della caduta di Costantinopoli del Pears è an- 
ch'essa d'interesse veneziano e non ha scarso valore (3). L'autore 
tende a mostrare che la caduta di Costantinopoli al tempo d(41a 
quarta ci'ociata fu causa [)i'eci[)ua al futuro irromj)er degli Otto- 
mani nell'Oriente Europeo, e non fu conseguenza di subitaneo 
impulso da parte dei Veneziani ma bensì d' un piano lungamente 
meditato. Checché sia della tesi che si pr(^[)one di dimostrare, 
certo il Pears ha posto diligenza grande, soda dottrina e studio 
accurato e largo delle f mti nel libro suo, che è per giunta det- 
tato con grande attrattiva di forme. 

Agli studi veneti rannodasi in certo modo l' eccellente libi'o 
del Jackson su La Dalmazia il Quarncro e l'Istria (4), che ò 



(1) The Uakcì-s of Vcnice, hy Mrs. M. 0. W. Oi.tpiiant. l.oiuloii, Mac- 
millan, 1888. 

(2) Venetian Studies hij Houatio F. Bkowx, London. Kegan Paul. 1887. 

(3) The fall of Cùmtantinople, heiag the story of the fourth Crnsttdc. 
hy Edwin Pears, London, Lonuinan.s, 1885. 

(4) Dalmatici the Qv amerò and Istria icith Cettifinc in Montencyro 
and the island of Grado, by T. G. Jackson, Oxlbrd, Clarenilon Press. 1887. 
3 voli. 8.» 



INCIIII.TF.RRA 237 

una Liradevole tlescriziono di (juella interessante repione conside- 
rata specialmente sotto T aspetto storico e artistico. Le notizie 
siorlclu' raccolte dall'autore, le copiose inscrizioni che rilerisce, e 
lili accurati disegni di detta«i-li architettonici accrescono il valore 
a ((uesfoi>era massime in quanto essa si rannoda alla storia 
(Iella architettura. 

In un liln-o intitolato Eupìiorion una brillante scrittrice, che 
si vela sotto il pseudonimo di Verno n Lee, pubblicò alcuni anni 
or sMio certi suoi scritti intorno a ciò ch'essa chiama YAnlico e il 
medioerale nel Rinascimento (1). Senonchè questi scritti.non sono 
veri (' propri lavori storici, ma riassumono le impressioni che 
l'autrice deriva dall' ambitMite storico che la circonda. Come 
dice essa stessa, parlando con verità e buon giudizio dell'opera 
sua, questi saggi sono modi di sentire e forme d'arte, astrazioni 
sioi'iche che esistono solo nella sua mente o nella mente di chi 
pensa con lei. In altri termini sono fimtasie ingegnose, che si 
scriv(ìno perchè in Inuhilterra e-' è un gran bisogno di leggere.' 

RiceiThe amorose e originali mette invece negli studi suoi la 
siiinora Darmesteter, che s'è rivelata da poco richiamando a 
un tempo soj)ra di sé l'attenzione del pubblico come poetessa e 
(N)me cultrice di storia. Frutto di questi studi è un volume di 
saiiLii riuniti insieme col titolo un [io" troppo vago di Fine del 
medioevo (2), e dei quali parecchi hanno particolare interesse 
per l'Italia massime quelli relativi a Valentina Visconti, alle 
pretese trancesi sul ducato di villano, e qualche altro. Par che 
sia in animo della scrittrice consacrarsi a studiare l'azione della 
Francia in Italia nel secolo decimosesto, ed è da augurarsi ch'ella 
perseveri neir intento suo. Delle tendenze sue poetiche e psico- 
logiche ella non sa siìo^liarsi mentre scrive di storia, ma queste 
però non la trascinano mai fino a cader nel fantastico e spesso 
le aggiungono intuito a legger nell'anima dei personaggi ch'ella 
descrive con la soave eleganza d' uno stile che diveiTà sempre 
pili elegante sfrondandosi man mano che la scrittrice si farà più 
maiura. La sii^iiora Darmesteter è inoltre ricercatrice diliaente 



(1) Ev.nhorion being studies of the antique and the mediaeval in the 
I' iiai^sance, bij Yernon Lee, London, Fislier Unwin, 1884. 

(2) The end of the Middle Ayes by A. ^L\ry Robinson {M.riie Daume- 
-tkter), London, Fischer Unwin, 1889. 



2;j8 corrispondilN/^e 

e in alcune parti del suo volume reca contributo originale di in- 
dagini fatte negli Archivi di Francia e d' Inghilterra. 

Questo libro è dedicato dalfautrice come a maestro ed ispira- 
tore al Sy monds, il quale appunto in questi anni ha compiuta 
l'opera sua sul Rinascimento pubblicandone i due ultimi volumi 
ch'egli intitola dalla Reazione cattolica {\). Questi due volumi 
sono già così noti e diftusi in Italia che non è qui il caso di sol- 
lermarsi a parlarne. A me pare che abbiano i pregi dei volumi 
anteriori massime dove l'autore tratta di storia letteraria, e forse 
ne hanno in minor dose i difetti. L' autore vi si mostra alquanto 
più sobrio nel dettato, ancorché sia sempre un po' troppo colo- 
rito, e spesso mi sembra i)iii sobrio anche quando giudicai perso- 
naggi della sua storia, ma non è altrettanto sicuro nei giudizi 
generali sul corso degli eventi e sulle tendenze che li generarono. 
La reazione cattolica della quale egli tratta risale nelle sue ori- 
gini più indietro a.ssai del Rinascimento, e il Symonds non par 
che lo senta. In ogni modo è caro potersi congratular coli' autore 
d'aver condotto a termine un'opera che l'onora altamente e 
che illustra tanta parte di storia italiana. 

E del pari non è il caso di intrattenersi diffusamente intorno al- 
l'importantissimo lavoro del Creighton suììa Storia de/ Papato 
ai tempi della Riforma (2), perchè esso è già stato minutamente 
descritto ai lettori dell' Archivio Storico, dove anche in uno degli 
ultimi fascicoli ne parlò a lungo un collaboratore accuratissimo. 
Una profonda conoscenza del soggetto che ha preso a trattare 
e delle sue fonti, molto rigore di metodo che viene all' autore 
in parte da una naturale facoltà critica e in parte dalla fami- 
liarità grande eh' egli ha con tutti gli scritti moderni intorno 
al secolo decinuiquinto e al decimosesto , una forma sdegnosa 
d'ornamenti e forse talora anche trop^to asciutta, ma sempre 
chiara, uno schietto sentimento di giustizia, ecco, se non erro, 
i i)regi principali del Creighton. Per lui anzitutto è ufficio dello 
storico cercare i fatti e metterli tutti insieme, e coordinati nar- 
rarli senz' altro come gli appariscono sforzandosi di ricostituire 
intorno ad essi l'ambiente entro il quale si svolsero, ed evitando 



(1) Renaissance in Itali/ — The Catholic Reaction by John Addington 
Symond8, London, Smith Elder, 1886. 

(2) Ristori/ of the Paiiacy during the Refoviuation, hij the Ree. Man- 
uELL Ckkkìhton, London. Longmans. 1882-1887. 



IXfilMLTRRRA 2;{0 

(li collocarli entro un aml»ien1e civato «lai pensiero dello .scrit- 
tore che sceglie i fatti e li aggruppa secondo tendenze che, lui 
conscio od inconscio, lo guidano. Negli scritti del Creighton 
spii'a un non so che d' austero che piace, anche se non sempre 
alletta, ])erchè svela l'amor del vero nudo e semplice e lo sforzo 
di raggiungerlo senza riguardo e quasi sprezzante della imma- 
ginazione proi)ria e di quella di chi legge, e forse anche per 
ciò il Creighton è il più rigorosamente metodico dei recenti 
storici inglesi. Solo i lavori deU'Hodgkin e del Lea possono ac- 
costarsi a questo del Creighton senza impallidire, e certo a questi 
tre scrittori rimangono di gran lunga indietro tutti gli altri 
mentovati nella rassegna presente. 

Di grande aiuto alla diffusione della cultura storica gene- 
rale in Inghilterra è 1" api)arire incessante di nuove e molteplici 
serie di volumi intese a trattare qualche ramo particolare di 
storia. Gareggiano nel pubblicar tali serie i principali editori, 
e ciò mostra con (pianto favore le accoglie il pubblico. Cosi la 
benemerita Società per promuovere la cultura cristiana {So- 
ciety for promoiing ChrisUan Knovledgé) ha mandato fuori 
parecchie serie una delle quali intitolata « Albori della lette- 
ratura Euroi)ea » {Dairn of European literature), che contiene 
studi eccellenti sulla letteratura anglosassone, sulla slava e la 
celtica, ed altre serie sugli antichi cronisti d'Europa, sulla storia 
ecclesiastica di ciascuna diocesi inglese, sui Padri della Chiesa 
e somiglianti. Altre serie pubblicano gli editori Macmillan. Fisher 
Unwin e Longmans. e per lo più i volumi sono affidati a scrit- 
tori che hanno speciale competenza per l' incarico che assu- 
mono. Tra le più recenti di queste serie una particolarmente 
se ne viene ora pubblicando che contiene molti volumi d' in- 
teresse italiano. È la serie delle Epochs of Church History 
pubblicata dal Longmans (1). Merita in essa attenzione il vo- 



(1) Epochs of Chzirch History edited by professor Mandell Creighton, 
London, Longmans Green and Co. Parlando di queste molteplici serie forse 
non sarà superilo notare quella dei dodici principali statisti inglesi nella 
qualf' i volumi su Guglielmo Rufo del Freeman, su Enrico II della signora 
Green, e sul cardinale Wolsey del Treigliton toccano, almeno indirettamente, 
la storia d'Italia. Twelve English Statesmen, London, Macmillan. Nella serif" 
The Story of the Nations pubblicata dall' editore Fisher Unwin, a non par- 
lare di un volume sull'antica Roma, il volume del Bradley sui Goti riguarda 
la storia medioevale d" Italia. 



240 CORRlSPONnEXZE 

lume ma.uistrale del Plummer, che conrlensa in breve con mi- 
rabile evidenza e soda dottrina la storia del primo spandersi 
della Chiesa nei primi tre secoli (1). Del pari han molto pregio il 
volume del Tozer sulla Chiesa e l'Impero d'Oriente (2) e quello 
dell' Hunt sulla Chiesa Inglese nel medio evo (3). Al volume del 
Carr sulla Chiesa e l'Impero Romano sono stati rimproverati 
alcuni errori (4), e quello dello Stephen s intitolato Ildebrando 
e i suoi tempi (5) è compilato con diligenza, ma il vasto dramma 
che si racchiude in quel titolo richiedeva nell' autore maggior 
larghezza di mente a concepirlo e maggior sentimento d'arte 
a scriverlo. 

Questi mi sembrano gli scritti principali comparsi da al- 
cuni anni in Inghilterra che direttamente o indirettamente ri- 
guardano la storia medioevale italiana. Quanto a edizioni di testi 
antichi, come ho già detto, non me ne sovviene alcuna che si 
riferisca a fonti esclusivamente italiane. Ma le fonti storiche 
inglesi hanno spesso valore altissimo per la storia nostra, e anche 
in questi ultimi anni le erudite pubblicazioni che emanano dal 
Record Office hanno recato ad essa conti-ibuti utili assai. Giova 
menzionarne talune, e anzitutto è da rallegrarsi che la eccel- 
lente edizione di Matteo Paris, intorno alla quale il Luard hn 
speso per taiiti anni le sue cure laboriose, sia stata finalmente 
condotta a termine col settimo volume che contiene il glossario 
ed indici minuti e particolareggiati, nei quali può dirsi che 
si condensa tutto quel grandioso monumento di storia me- 
dioevale (6). 



(1) Tlie Church of the earhj Futhrrs b>/ Alfred Pum.mer (Epochs of 
riiurch History), London, Longnians, 18S8. 

(2) The Church and the Eastern Erupire by H. F. Tozer (Epoclis ol' 
Thurch History), London, Longmans, 1888. 

(3) The English Church in the Middle Ages by William Hunt (Epochs 
ol' Church History), London, Longmans, 1888. 

(4) The Church and the Roman Empire by Arthur Carr (Epochs of 
Church History) London, Longmans, 1887. 

(5) Hildebrand and his tinies by W. R. "\V. Stei-uens (Epochs of Church 
History) London, Longmans, 1888. 

(6) Matthaei Parisiensis monachi S. Albani, Chronica Majora, edited 
hy Henry Richard Luard DD. Voi. YIL (Index. Glossary.). London 1883. 
i'Xcll;i rai'ccdta dei Clironirles and Mrmurials). 



INC.niI.TKRRA ?ll 

Delle opei'e di (iuplielin,) ,lj Maliiieshni-y roiiliima 1' edi/ioiie 
il i>iii insin-nc storico del medio evo inglese, lo Stubhs, ^i'ià ve- 
scovo di Cìioster o testé Irasfei-iio alla sede di Oxford, che pub- 
l)lica ora le Gesta Regimi Arì/jloriim p la JIMoria Novella (1). 
Beno osserva lo Stiibl)s clic 1<» o})eredi Gnoliciino di Ma]iiiesl)ui-\- 
occupano un luop'o definito e notevole» nello sviluppo defili stu<li 
storici in Inpliilii rra e m'il" Knropa occidt^ntale. Gu.ifliolmo si 
mette innanzi da sé delilìeratamente come il successore di Beda, 
o Q-li s'accosta abtìastanza vicino da far vedere che, sebbene la 
/notoria dì Beda sovrasti d'assai e abbia tanto mafrfriore inte- 
resse, pure tra i due sci-ittori vi sono molti punti di contatto. 
Peraltro la iin[)ortanza ili questo volunu^ del Malmesburiense 
è principalmenTe inp,-lese, e quindi non vale per la storia nostra 
(|uanto la sua preziosa Il/stona Pontffìcum pia pubblicata an- 
ch'essa da più anni nella collezione dei Cìironicles and Me- 
moria Is. 

Quello stesso signor Rule, autore della storia di Sant' An- 
selmo di cui si è parlato ])iù sopra, ha curato l'edizione delle 
open» di Eadmero il fedele compagno e biografo del santo ar- 
civescovo di Canterbury (2). L'edizione nel suo complesso è con- 
dotta con cura, e lo studio sui manoscritti di Cambridge, che 
servono di base ai testi pubblicati, dimostrano F amore grandi» 
che r autore ha jìosto nell'opera sua. Talune osservazioni, che 
il Rule viene facendo nella sua prefazione intorno al valore del 
biografo come fonte storica della vita d'Anselmo sono giuste 
e ing(»gn(ìse molto, e panni che egli stesso il Rule avrebbe do- 
vuto avei'le più presenti al pensiero, quando anch'egli dopo tanti 
secoli si metteva colle stesse ispirazioni a rifar 1' opera del mo- 
naco cantuariense. 

La importante raccolta dei materiali per la storia di Tom- 
maso Becket, iniziata e condotta innanzi per sei A'ohimi dal 
Robertson, ora dopo la morte di quello storico illustre viene 
continuata dallo Sliejipard. uomo assai dotto e delle cose can- 



(1; AViii.Ki.Mi Malmesbikiensis monachi, De Gestis regum Angloru„i 
libri quitvjue: Historiae Novellae libri tres, edited by William Stubbs DD. 
l>ishop of Chester. London. 1887. (Nei Chronicles and Memorials). 

(2) Eadmeri. Ilistoria Nororura in Anglia, et opuscula duo de vita 
■-■aneti Anselmi et quibusdani, r>iiraculis eius edited bv Martin Rile M. A, 
I.ond.HL 1884. (Nei Chronicles and Memoriale). 



242 CORRISPONDENZE 

tuariensi conoscitore profondo. Il settimo volume pubblicato da 
lui (1) contiene il seguito della corrispondenza del Becket e 
molte lettere di personaggi contemporanei dirette o relative a 
lui. Questa i)ubblicazione oltre al riunire insieme un vasto gruppo 
di lettere sopra un solo argomento pubblicate finora sparsa- 
mente in varie raccolte (tra le lettere pontificie, per esempio, 
o tra quelle di Giovanni di Salisbury, o simili) ha anche il van- 
taggio di ofi'rire spesso nuove e buone lezioni delle lettere stesse. 
Lo Sheppard ha pure pubblicato recentemente d\w volumi di 
regesti di lettere della cattedrale di ("anterbury che non sono 
senza un certo valore per l'Italia e \)or la storia della Chiesa 
ancorché assai inferiore a (|uello dell'altra pubblicazione (2). 

La raccolta degli storici della Chiesa di York, della cui edi- 
zione curata dal Rai ne si è pubblicato il secondo volume (3), 
ha importanza per la storia della Chiesa in generale. Ma ne ha 
])oi molta in particolare quella parte del nuovo volume che 
si riferisce alla lunga contesa di jìrecedenza tra Canterbury e 
York, agitata con ardore e varietà di vicende dal secolo set- 
timo fino al (juattordicesimo, e nella quale si trovò tanto spesso 
coinvolta la Curia Romana. La narrazione stampata ora per la 
prima volta di Ugo Sotevasino dipinge al vivo il contrasto du- 
rante l'arcivescovato di Thurstan (>$( A. I). 1140), ed è assai 
interessante la lettera che Radolfo arcivescovo cantuariense 
scrive a papa Calisto II in difesa dei diritti della sede sua. 

L' edizione della cronaca metrica di Roberto di Gloucester 
curata dall' Aldis Wright è un modello di erudizione e di cri- 
tica degno veramente della fama che il AVright gode tra i filo- 
logi studiosi dell'antico linguaggio inglese (4). Più da vicino tocca 
r Italia la raccolta delle cronache che illustrano i regni di Ste- 



(1) Materials for the liistory of Tliomas Becket archbishop of Canter- 
bury, edited liy James Craigie Robertson and J. Brigstocke Sheppard. 
Voi. VII. London, 1885. (Nei Chronicles and Memorials). 

(2) Literae Cantuarienses. The Letter Hook ofthe Moìiastery of ChrlM 
Church, edited by J. Brtgstockk Sheppard. London, 1887-1888. (Nei Chro- 
nicles and Memorials). 

(3) The Historians of the Church of York and its Archbishops, edited 
hy .James Raine. Voi. II, London, 1887. (Nei Chronicles and Memorials). 

(A) The metrical chronicle o/" Robert of Glol'cester edited by William 
Aldis Wiìxìjit. 18S7. London, 1887, 2 voli. (Nei Chronicles and Memorials). 



INiillH.TKKHA ^'l-' 

laiio. Enrico II o Riccardo I. odile dall"IIo\v [et t (1), od r ricca 
di notizie iirojiovoli \)ev la sioria dtdla Chiosa inassinìo nel se- 
condo volume che conliene V ultima |)arto della Ilisloria Re- 
rum, Anglicarum di Guglielmo di NewhurLili, e una iuu)va edi- 
zione del Braco yovmatinicus che con argomenti assai conclu- 
sivi r Ilowlett attribuisco a Stefano di Rouen monaco di lice 
llerluin. Di ({tu'sta nuova edizione del Braco Norr)iannicus si 
sentiva davvero il lìisouno, |)erchè quella pubblicala dal P. Cozza 
lasciava molto a desiderare e aveva toccalo aspre censure da 
uno dei iniji'liori conoscitori «Ielle fonti meilioe\ali inglesi, il com- 
jtianto Dr. Pauli. 

Dai Flores Historiarurii di Kug.uero da Mendover (2), il 
nuovo editore ha stimato opportuno di risecare tutto ciò che 
non aveva autorità di fonte originale e cominciar la pubblica- 
zione dall' accessi(me d'Enrico TI (ino al 1235, clie è il termine 
a cui giungono i Flores. La poca utilità della parte anteriore 
di questa cronaca tanlo jìreziosa nel resto può giustificare il 
metodo, che è però sem})re piuttosto pericoloso a seguire. Per 
ciò che riguarda il testo, l'editore Hewlett ha potuto consultare 
due codici dei Flores, i due soli che si conoscano, mentre il Goxe 
che ne curò la dotta e laboriosa edizione del 18 12 non aveva po- 
tuto avere a mano clie un codice solo e il men buono. 

Tutti i testi precedenti fan parte della collezione dei Chro- 
niclcs aìid Memorials pubblicati dal R ec ord ffi ce, a cui è affi- 
dato in Inghilterra 1" incarico di dirigere le pubblicazioni storiche 
nazionali, che presso ]ioi con norme diverse s'affida ora all'Isti- 
tuto Storico. Tra i pili recenti volumi dell'altra collezione dei 
Calendars of Sfate Papers, pubblicata anch'essa dal Record Of- 
fice, servono allastoria d'Italia i due ultimi curati dal Gairdner 
relativi al regno d'Enrico VII! (3). Questi volumi contengono 
i sommari d'ogni tlocumento di stato e corrispondenze pertinenti 



(1) Chronicles of the Reigns of Stephen, Henry II, and Richard I 
edited l'v Richard Howlktt. London 1884-188(5, 3 voli. (Nei Chronicles and 
Meiìiorials). 

(2) Flores H istoriarli. ni ah anno domini MCLIV a/nnorpte Henrici 
Anglornni Regis secundi primo, edited by Henry G. Hewlett. London, 
188G-1887, 2 voli. (Noi Chronicles and Memorials). 

(3) Calendars of letters and papers. foreign and domestic. of the Reign 
of Henry Vili, edited by J. S. Brewer aiid J. Gairdner. 1862-1888. Dopo 
la morte del compianto Brewer la [)iibbb'cazione è ora curaui dal solo Gairdner. 



244 C0RRispnNnE>'ZE 

a quel regno, talché si trova in essi tutto il materiale autentico 
originale esistente in Inghilterra e che si rilerisce alla storia 
inglese, inclusi i dispacci degli Ambasciatori e i ricordi del Par- 
lamento. Come s'intende di leggieri, il jiregio loro è grande per 
la storia generale d'Eurojìa e per q\u41a i)ropriamente d'Italia, 
ancorché per quest' ultima non ])os.sano raggiungere F impor- 
tanza dei volumi di documenti che trasse dagli archivi veneti e 
pubblicò Rawdon Brown. Sono compilati con gran diligenza 
e, secondo la buona usanza inglese, sono torniti (Findici copiosis- 
simi. In questi ultimi volumi che giungono lino al 1536, il 
Gairdner ha mostrato ancora una volta la perizia sua e F espe- 
rienza grande ch'egli ha dei documenti inglesi di quel periodo. 

Di taluni arlic(ìli storici comparsi qua e là in parecchie ri- 
viste letterarie non mi j)ar che sia il caso di parlare, ma bene 
giova ricordare la fondazione recente della Englisli Historical 
Reineir, ottimo periodico da cui gli stuilì storici inglesi trar- 
ranno certo incremento, e che servirà a renderli sempre piii 
noti e popolari sul continente (1). 

Londra. Fchlìraiu 1889. 

Ugo Balzani. 



(1) Ancorché nuii si tratti di lavoro proiìriarnente storico mi par ben ■ 
d'accennare qui in nota ad una pubblicazione della Società Dantesca di Cam- 
bridge nel ^lassachussets. K una concordanza della Divina Commedia com- 
pilata con cura attenti.'^sima dal signor Edoardo Alien Fay. Nulla, ch'io sappi;:, 
salvo qualche tentativo, s' è mai fatto di simile prima in alcun luogo. Il Fay 
pel suo lavoro ha preso per base il testo del Witte, servendosi anche trdora 
della edizione fiorentina del 1837 ma sempre avvertendo il lettore a pie di 
pagina del suo deviare dalla lezione wittiana. Tutte le parole del poema sono 
incluse nella ccncordanza e stampate in corsivo nel verso che le contiene 
salvo taluni minori e più comuni pronomi, e le forme piìi frequenti dei verbi 
avere ed essere per le quali non si cita il verso intero ogni volta. I vocaboli 
meno comuni sono contrassegnati da asterisco e con un altro segno tipogra- 
fico le parole usate solo da Dante e a dir cosi coniate da lui. Concordance 
of the Divina Commedia hij Edward Allen Fay Ph. D. published for the 
Dante Society, Cambridge, Massachussets, 1888. — Un lavoro di altissima 
importanza sul testo della Divina Commedia è stato pubblicato testò in In- 
ghilterra dal Dr. Moore della Università di Oxford che si è indefessamente 
occupato per molti anni intorno alla critica del testo dantesco. Contrihvtioìis 
to the textual criticism of the Divina Comniedia, including the complete 
collation throughov.t the Inferno of ali the Mss. at Oxford and Cambridge, 
h;/ the Ber. Edward Moore DD. Cambridge, University Press, 1889. Per questo 
suo lavoro il Dr. Moore ha personalmente esaminato circa 250 tra i più pre- 
gevoli codici del poema dantesco nelle varie biblioteche d'Europa. 



RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 



^. Tamassia. Longobardi, Franchi e Chiesa liornana fino a' tempi 
di Liutprando. - Bologna, Zanichelli, 1888. In 8." 

Tra i più intralciati od oscuri periodi della nostra storia si 
considera, per unanime consenso, quello che corre dalla invasione 
longobarda airavvenimento al trono di re Liutprando. Il Tamassia, 
che innanzi alle più ardue questioni storiche e giuridiche non 
indietreggia, e nelle difficoltà dei soggetti acuisce il forte intelletto, 
volle atTrontare anche questo, ed ha fatto, lo diciamo subito, opera 
degna di lui, e altamente onorevole per gli studi italiani. - 11 
libro, che abbiamo sott'occhio consta di due pai'ti distinte, di una 
memoria storica divisa in quattro capitoli, e di quattro disser- 
tazioni storico-giuridiche, nelle quali TA, studia l'azione del di- 
ritto romano e canonico sulla legislazione longobar-da. Fatto pa- 
drone della ricca letteratura sull'argomento, il Tamassia fu col- 
pito dalle molte incertezze che si riscontrano .nei pregevolissimi 
studi del Flegler, del Pabst, del Leo, del Bluhme, ec; dagli 
errori non pochi in cui caddero lo stesso Trova e 1' Hegel ec. ; e 
convinto che una più aperta luce non si sarebbe fatta se non 
tenendo conto simultaneamente dei molteplici fenomeni politici 
morali e giuridici, egli si è ac-into all'improba fatica di interpretarli 
e coordinarli, ritornando alle fonti già note, mettendo a profitto 
la grande- collezione delle lettere pontificie del Jaffò, e le recenti 
indagini sulla storia della Chiesa del Loning e dell' Hefele (I). Il 
Tamassia muove da uno studio accurato di tutte le testimonianze 
che pongono in luce come la nazione franca sotto la dinastia dei 
^lerovingi conquistasse un posto privilegiato tra le nazioni ger- 
maniche dopo la conversione di Clodoveo all' ortodossia cattolica. 
Clodoveo non è solo il campione della retta fede, ma il restaura- 
tore dell' antico diritto sia di fronte alla Chiesa, di cui con i suoi 
successori apparisce il naturale difensore, sia di fronte all'Im- 
pero, la cui causa va lentamente confondendosi con quella della 
Chiesa stessa. Non bisogna dimenticare che il re franco si lasciò 



(1) LoMNG, Gcòdiiclite des deutschen Kirdienrecht, 1878. - IIkkele, Coti' 
e Uifìigescìi ialite. 



246 RA.SSK(iN'A HIBLIOUKAFICA 

abbagliare dai ricordi dell'antica grandezza romana, ed ebbe titolo 
di 2->^'oco)isole, e che 1 sudditi suoi furono gli alleati di Giustiniano 
nella guerra contro gli Ostrogoti ariani (1). Se non che la domi- 
nazione di questo popolo era giuridicamente legittimata dal pa- 
triziato romano assunto da Teodori-^o e dai suoi successori ; quando 
i Longobardi vennero tra noi, l'ofTesa al diritto antico fu più aperta 
e insanabile. Non solo l'Italia era abbandonata alla efferatezza di 
nuovi e feroci barbari, ma l'unità della Chiesa veniva più seria- 
mente minacciata dalla istituzione di altre e più numerose chiese 
ariane, di cui consideravasi capo il re conquistatore. 

Le trattative fra gli imperatori greci, il papa, ed i Franchi 
rivolte a liberare l'Italia dai Longobardi non sono che la ripeti- 
zione su più vasta scala delle più antiche passate tra gli stessi 
potentati per annientare il dominio dei Goti. Ma quella stessa 
armonia che caratterizza la politica imperiale, ecclesiastica, franca, 
si ridette per esatti ricorsi nella storia del popolo longobardo. 
Di fronte alla più o meno forte alleanza de' suoi mortali nemici, 
lo stato longobardo ora resiste, ora vacilla. L' influenza franca 
e ortodossa alla corte di Pavia, che ha dei precedenti lontani nei 
rapporti dinastiei tra i re d' Austrasia e i più antichi re longo- 
bardi, si manifesta subito; può dirsi infatti iniziata con Clode- 
svinda, la liglia di CI )tario I, e prima moglie di Autari, e prose- 
guita più etiìcacemente da Teodolinda e da Rodelinda, le rispettive 
spose di Agilulfo e di Bertarido. K appunto iiella resistenza che 
i Longobardi opposero a queste influenze, e che ebbe uno scopo 
politico ben determinato, che noi dobbiamo rintracciare la causa 
prima dell' all'orzarsi di queir alleanza della Chiesa romana con la 
monarchia franca, la quale nel momento in cui venne meno l'energia 
politica dei Casari bisuntini facilitò il trapasso dei diritti imperiali 
dall'Oriente all'Occidente. Il T. non perde mai di vista il suo sog- 
getto ; e poiché sa che un av\enimento di si alta importanza deve 
avere avuto un periodo di lunga e lenta preparazione, ne cerca i 
fattori più remoti. 

La distruzione del regno goto ristabilisce l'assoluta e diretta 
sovranità degli Imperatori bisantini sull'Italia e su Roma; ma il 



(1) Il T. mette in evidenza per pi-imo il l'atto della concessione della di- 
gtliti» proconsolare a Clodoveo per jìarte dell'imperatore Anast- sic, e lo pone 
in i^iusta relazione con la convi-rsit^ne tli lui. Ciò era sfuggito al \\'aitz, 
Deutsche Verfassungsgeschicìitf, (1882), I, p. 47; ed il Syuel, Eìitstelmng 
des deutschen Kunigtuma, 1881, rammenta soltanto il titolo di proconsole 
che Clodoveo ha nel prologo della legge salica. 



KASSKGN'A lillil.liXiltAFK'A -17 

governo dei Greci ò peggiore del l)arbarico, che il pontelice li;i 
concorso a distruggere ; rautorità sua ne è vincolata ; la iussio 
jìrincijyis è condizione osservata costantemente per la elezione 
pontifìcia ; in un dato mon^ento il vescovo di Roma si trova co- 
stretto ad accettare la coiuhuuia dogli scritti di Teodoro, Teodoreto 
ed Iba, voluta dai Quinto Concilio Costantinopolitano in aperta contra- 
dizione con le decisioni del Concilio di Calcedonìa; qual maraviglia 
che la Chiesa, quasi presaga di ({uanto sarebbe avvenuto più tar- 
di, volgesse lo sguardo supplichevole ai Merovingi ortodossi, ed ai 
Franchia E da quale altro popolo potevasi sperare lin d'allora un 
valido" aiuto contro i Longobardi, che con le conquiste loro minac- 
ciavano la unità della fede ? I Franchi avevano acquistato ricchi 
possedimenti in Italia anche prima delle note spedizioni di Childe- 
perto : e tali conquiste potevano scr.ibrare una rivendicazione dei 
diritti imperiali. Il titolo di Cristianissimo, che spettò per primo 
a Childeperto, era premio non solo alle opere sue, ma anche a 
quelle dei suoi predecessori, che, negli ultimi anni della domina- 
zione degli Ostrogoti, li avevano arditamente combattuti come ne- 
mici di Dio e di Cesare (1). Le imprese di Childeperto forse eb- 
bero per scopo di difendere quelli antichi possessi, che non si 
deve credere fossero troppo ristretti : il T. infatti prova chiara- 
mente, interpretando a dovere una lettera dell' abate Floriano 
di S. Romano al Vescovo Nicezio, che i Franchi all' età di Au- 
tari dovettero possedere anche l' isola Comacina. Ma più che le 
imprese condotte dai Franchi in Italia dalia Valle d' Aosta e di 
Susa, e fors'anehe dal Trentino (che per difetto di testimonianze e 
per serie contraddizioni cronologiche non si prestano ad un ordinato 
racconto) giova all'assunto del T. lo studio particolareggiato dei tat- 
ti, che meglio rivelano le iiiUuenze della ortodossia dei Franchi alla 
corte longobarda. Contrapponendo le testimonianze di Fredegario 
alle brevissime e incerte di Paolo Diacono, apparisce infatti evi- 
dente che le morti violente dei parenti di Teodolinda e di Autari 
manifestano l'avversione del partito nazionale ariano alle tendenze 
franco-cattoliche di Teodolinda; questo partito mantiene il disopra 
con Agilulfo, che per legittimare la sua usurpazione si fa riconoscere 
re dal thinx longobardo in Milano, e sposa la vedova di Autai'i, 
non già per semplice galantoi-ia, o perchè, come vuole Poolo, ella 
piacesse assai ai Longobardi, ma perchè nelle vene di lei scorreva 



(1) « Divinitas te servet per multos annos, parens Ciiristianissime atque 
amantissime ». Cosi in una lett. di Maurizio a Childeperto. Cf. Trova, Cod, 
dipi. long. I, II. 4'J. Vedi anche la lett. n. 45- 



248 RASSEGNA HIBLIOGRAFIOA 

il sangue di Guaco, re longobardo della casa dei Litiiigi, (1) e il iiiaii- 
tenerla al trono, sia pure con la violenza, era un pegno di pace, e 
soddisfaceva alla minoranza cattolica della nazione. « La Teodo- 
« linda vera, scrive il Tamassia, non è quella che il fervore dei 
« cattolici ha celebrato con Taureola di santa, bella, pia, potente 
« presso il re, ed il ])opoIo : tutto viene da lei : AgduKo ha il trono, 
« il popolo longobardo la retta lede. - In realtn, Teodolinda non era 
« forse troppo accetta al rude popolo longobardo: i suoi rapporti 
« con la Baviera, la Francia e Roma non erano argomenti di bene- 
« volenza per la fiera indole longobarda, che si dimostrò cosi im- 
« placabilmente nemica della posterità di Teodolinda ». E infatti la 
storia successiva è ancora determinata dalTalternarsi dei due par- 
titi, l'ariano e il cattolico-franco. L'opera della conversione al 
cattolicismo apparisce appena ijjiziata ali'et;!, di Agilulfo. Adaloaldo, 
che la tradizione vuole impazzito, preparò indubbiamente la pro- 
pria rovina per essersi avvicinato troppo all'Impero e alla Chiesa 
Romana. L'elezione di Ariovaldo, che Onorio I vitupera come tiranno 
in una lettera, di cui era sfuggito il vero signiiicato, {2) è do- 
vuta ad una reazione del partito ancora fòrte e potente tra quelle 
famiglie di nobili longobardi, che Adaloaldo aveva perseguitate. 
Il suo matrimonio con Gundeberga , la hglia di Teodolinda , è 
la ripetizione di un fatto antecedente, e segna un secondo ten- 
tativo di conciliazione fra Ariani e Cattolici che andò in parte 
fallito per i dissensi domestici della Corte. Ma (luando la cattolica 
Gundeberga e-jc genere Francorum è accusata d'adulterio, chi ne 
assume le difese i Son pur sempre i Franchi, e dai Franchi sorge 
il campione per il famoso duello. Più tardi la usurpazione di 
Grimoaldo ariano , e il fortunato ritorno del profugo Bertarido 
altro non manifestano che una nuova fase nella fotta dei due prin- 
cipi dominanti le vicende della nazione longobai-da. Con Liutpraudo 
cessa per cos'i dire il disequilibrio politico-religioso nella storia 
di quel popolo , ma un fatto nuovo è avvenuto. Fin' allora i 
Longobardi, per la difesa delle loro istituzimii, e dei loro culto 
si sono schermiti tra i Franchi e la Chiesa romana alleata al- 
l' Impero. Sostituitasi lentamente la Chiesa all' Impero, il pericolo 
per la sicurezza del Regno longobardo si fa maggiore. I ponte- 



(1) Cf. F. ScHL-pFER, Beile istìt. poi. longobardiche. Firenze, Le Mon- 
tiiol', 1863, p;ig. 215. 

(2) Cf. Trova, I, 591; Ironis Carnotensis. Opera omnia, 1647, p. 351); 
« Honorius papa Ilisatio patricio et Exarcho Italiae ». Ved. anche Mans', Con- 
cil. X, p. 577. Jatfé-Ewald, Reg. pontif. n. 2012. 



UASSKONA lìllil.liKiUAKICA 241» 

liei, per la ilifesa dei loro interessi, niinacciati dalla politica 
longobarda, si voljj;t)no, in onia^^gio a una tradizione clie avea 
fatto dei Franchi il nuovo popolo eletto, alla monarchia loro, 
restaurata sul diritto divino, « simile all' Impero per ciò che ri- 
« guarda la purità della lede ». Quali ne fossero le conseguenze, è 
a tutti noto : ma certo non a tutti appariva ancora evidente come 
i precedenti rapporti con la Chiesa i Longobardi ed i Paranchi 
le abltiano preparate. Non bastava infatti per determinarli jiiii 
chiaramente ralfrontare le molteplici fonti storiche longobarde, 
franche e bisantine -, ma necessitava per altra via di porre gli av- 
\enimenti esterni ed interni della storia longobarda in relazione 
con le condizioni politico-giuridiche della Chiesa e dello stato Lon- 
gobardo. A questo provvedono nel dotto Ifvoro del T. quattri» 
dissertazioni nelle quali più particolarmente egli discorre dell' aria- 
nesimo longobardo; della conversione dei Longobardi e dello scisma 
dei tre capitoli : della legislazione cattolica longobarda : dei rap- 
porti tra Stato e Chiesa in quel regno (1). 

La Chiesa ariana longobarda ci è presentata dal T. come un 
ordinato e forte organismo cui presiede la regalità; ne i re Lon- 
gobardi, dopo la conversione del loro popolo alla fede ortodossa, 
disperarono di mantenere le antiche prerogative della suprema 
podestà religiosa. Ma certo il fondato sospetto che a Roma si co- 
spirasse contro lo stato longobardo tenne sempre in una condi- 
zione anormale l'ordinamento interno del Regno nelle sue atti- 
nenze col diritto pubblico ecclesiastico. L'editto di Rotari, che fra 
tutti i codici barbarici meno risente riiilliienza religiosa, è inspirato 
a sentimenti di tolleranza, eh 3 quasi precorrono i tempi. Il re 
evita qualunque parola che accenni nlln ditTerenza di culto; e se 
le disposizioni legislative del più antico codice longobardo non 
possono davvero dirsi esenti dalla duplice azione del diritto ro- 
mano e canonico [2), non è men vero che, nelle cause di giurisdi- 
zione ecclesiastica che sorsero a quell'età, Rotari dimostrò equa- 
nimità di giudizio, lasciando che il nascente diritto della Chiesa 
avesse pieno vigore. Con Agilulfo, invece, che il solo Paolo vuol 
far passare per cattolico, mentre molte altre testitnonianze lo af- 



fi) La materia delle due prime disseriuzioiii è pur sempre storica; e 
noi vorremmo che in una seconda edizione il T. la fondesse con i capitoli 
precetlenti. Se non c'ingatniiamo. reronomia di tutto il lavoro se ne avvan- 
taggereblie. 

(2; 11 T. attende da qualche tempo ad un lavoro particolare sull' editto 
di Rotari, e promette di ritornare sulFargoraento. 

Arch. Stop,. It., 5.-'' Serie. — III. 16 



250 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

fermerebbero costante nell' arianesimo fino alla morte , la inge- 
renza regia nelle questioni religiose divenne maggiore ; ma una 
causa politica n è il solo movente. La riprovazione dei tre capi- 
toli, che contrasta con la decisione del Concilio di Calcedonia, ha 
provocato in Italia uno scisma, a cui danno favore ad un tempo 
la debolezza morale degli imperatori, e le titubanze dei pontefici, 
che non sanno come accordare il IV col V Concilio Costantinopoli- 
tano. Più tardi sale al pontificato Gregorio Magno ; e la dignità 
pontitlcia, per l'autorità personale di chi ne è investito, assume tale 
etticace incremento da esser considerata non inferiore a quella del- 
l' esarca di Ravenna, che in Italia rappresenta la maestà cesarea. 
La ricomposizione dell'unità della fede diviene l'obiettivo prin- 
cipale del pensiero e dell'azione del grande pontefice ; ma quest'alto 
ideale urta necessariamente contro la politica longobarda. Ed ecco 
Agilulfo ariano protettore dei vescovi, che ancor si mostrano de- 
voti al Concilio di Calcedonia, difensore degli scismatici di Aquileia 
e di Milano, pronto a sfruttare la ingenuità di san Colombano (1), 
per farsi un'arme dell'opposizione che si è venuta formando nel 
l'egno contro la Chiesa romana. Per lino la regina Teodolinda, a 
cui Gregorio Magno innava, com'è noto, i suoi dialoghi, è bensì 
cattolica, ma inclina allo scisma; le lettere di quel pontelìce in- 
terpretate a dovere lo provano all'evidenza. Tali i resultati delie 
nuove ricerche, ne da essi risulta da vero rimpicciolita la mae- 
stosa figura del più grande pontefice che abbia avuto la Chiesa. 
Gregorio Magno vuol messa da parte la questione dei tre capitoli, 
e mentre con paterna dolcezza s'adopra a ricondurre la pace nelle 
coscienze, trova parole di fuoco contro l'Imperatore Maurizio, che 
trascura la difesa della fede e il governo d'Italia. Qual meraviglia 
che la fine miseranda di lui e della sua famiglia non lo commuova, e 
che egli inneggi a quel Foca, che, calpestando il cadavere di Maurizio, 
giunge all' Impero con la promessa di rendere la pace al mondo ? 
2iè pare che, per quanto era in lui, mancasse agli impegni assunti ; 
lo scisma dei tre capitoli cessa, essendo pontefice Onorio I, nelle 
Provincie imperiali, e diviene meno aspro tra i Longobardi. Ed ecco 
forse inteso, se pure non e' inganniamo, il vero significato che al 
Gregorovius sfuggiva di quella colonna onoraria che all' imperatore 
Foca innalzarono i Romani nel 608. Il rozzo monumento erigevasi 



(1) L' interpretazione della lettera di S. Colomhano a Bonifacio III, o 
l'orse IV (Cf. Migne, Patrologia, I, 80, pag. 275) è tra le intuizioni più inge- 
gnose che contenga il libro del Tamassia. 



iJASSKiiNA lillU.IndKAFICA . 251 

iioii tanto oli" imperatore, (luaiito al dilViisort' della fodo ortotlo.ssa, 
in commemorazione di un dissidio lelifiioso, che per opera di Foca 
erasi avviato a una sicura composizione. La inscrizione, che può 
iej,'gersi ancora nella base della colonna, conferma la nostra con- 
ffettura. Smara.ifdo patrizio ed esarca la innalza al piissimo e cle- 
mentissimo principe, « prò innumerabilibus pietalis eius benefi- 
riis, et prò quiete procurala Italiae ac conseì-vala libertate. » ec. 
Non con altri emblemi n<^ con pai-ole dissimili i cattolici celebre- 
ranno nei liberi comuni le vittorie dei vescovi e della loro parte 
contro le sètte dei Catari e dei Paterini. 

l'iù strettamente giuridiche sono la dissertazione III e IV del 
lil»ro da noi preso ad esame. In esse il T. segue la lenta evolu- 
zione del diritto longobardo, più specialmente cercando nelle varie 
torme del testamento, nel diritto matiimoniale. nell'istituto della 
« manumissio » le inlluenze del diritto canonico. Quest'analisi, 
che si estende anche alle leggi promulgate dai successori di 
Liutprando, persuade 1" A. che la regalità longobarda, pur ce- 
dendo in materia legislativa alle necessità morali dei tempi , 
aljbia sempre tenuti alti i diritti dello Stato di fronte alle sover- 
chie esigenze della Chiesa romana. Ma più particolarmente allo 
studio dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa il T. consacra le 
ultime pagine del lavoro, dove con la consueta severità critica 
pone in evidenza come i diritti dello Stato tra i Longobardi ap- 
pariscano tutelati nelle disposizioni, che si riferiscono alla profes- 
sione di legge, e ai guidrigildi di persone ecclesiastiche. La ma- 
teria, come ognuno sa, è assai controversa, ma per coglier lo spi- 
l'ito di questa parte della legislazione longobarda nei successivi 
studi di sua evoluzione, è necessario, secondo il T., distinguere 
li condizione della Chiesa, quale ente giuridico, da quella par- 
ticolare dei suoi appartenenti. Dove poi T azione dello Stato po- 
teva aver maggiore importanza e più gravi conseguenze, noi la 
vediamo esercitata con efficacia costante. Nell'eiezione vescovile, 
per esempio, il re longobardo si sostituisce all' imperatore nel di- 
ritto consuetudinario di direzione e di sorveglianza-, tanto che, 
quando all'episcopato giunsero non pochi di nazionalità longobarda, 
strettamente legati alle sorti della nazione dalla quale uscivano, 
r episcopato stesso per lungo tempo %i\\%g\ all' azione diretta del 
vescovo romano, divenuto il naturale nemico del regno barbarico. 
Ma certo la potenza assimilatrice della Chiesa romana divenne in 
processo di tempo la causa dissolvente più forte di quello Stato. 
Quando le conquiste dei Longobardi si estesero nella media Italia, 
l'episcopato longobardo di (juel'e provinole suburbicarie, che erano 
per r antico ordinamento della Chiesa più direttamente sotto- 
poste al metropolita di Roma, fu astretto ad un particolare giù- 



252 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

rameiito (1), che per mantenere la pace in Italia, e tutelare i nuovi 
diritti ecclesiastici, impediva le aspirazioni di conquista dei re 
longobardi. Cosi l'accordo inevitabile dellelemento latino numerica- 
mente forte nello stato barbarico con la società ecclesiastica ro- 
manizzata e disciplinata politicamente con più o menostretti vin- 
coli dal Papa, fecero sicura la vittoria a quest' ultimo, quando, 
per il definitivo distacco della gerarchia ecclesiastica occidentale 
dalla suprema sovranità dell'Impero, poterono confondersi, con un 
equivoco diplomatico che giovò agli interessi temporali del papato, 
la causa di S. Pietro e della Repubblica Romana. 

Queste, se pure le abbiamo interpretate esattamente, ci sem- 
brano le conclusioni a cui per un processo di paziente e ingegnosa 
analisi, è giunto il Tamassia -, ed ognun vede quanto da una cri- 
tica, che sottopone parallelamente ad esame il fatto storico e il giu- 
ridico, abbia ricevuto lume la storia della Chiesa nelle sue lotte 
col Germanesimo. 

Padova. L. A. Ferrai. 



Del Codice eletto de Malabaila. - Memoria di Quintino Sella 
pubblicata dal cav. Pietro Vayra - Roma, tip. della R. Acca- 
demia dei Lincei, 1887. 

Si è già altre volte parlato neWWrchivio dell'importante pub- 
blicazione del Codex Astensis, di cui uscirono tino dal 1880 due 
volumi in 4.% di pagine fra tutti e due 11U5, in altro volume un" 
appendice di p. 263 ; e con quest'ultima gl'indici dei documenti, dei 
luoghi e delle persone. 

Dopo d'allora si stava aspettando il primo volume che doveva 
servire di prefazione agli altri, e riassumere i risultamenti storici, 
ai quali si era giunto collo studio dello stesso Codice. E si sapeva 
che il Sella vi lavorava attorno colla tenacità che gli era propria, 
quando l'annunzio della sua morte, avvenuta il 14 marzo 1884, venne 
quasi a troncarne la speranza. Intanto il codice originale era dai 
ligli di Quintino Sella consegnato al Municipio J" Asti , il quale 
faceva in memoria del fatto coniare una bella medaglia d' oro. 
E l'Accademia dei Lincei, sentendo che l'opera del Sella era con- 
dotta a buon punto. Ano dal precedente 31 marzo ne aveva com- 
messo il compimento al cav. Pietro Vayra, Segretario del R. Ar- 



(1) Ci". Zell, Delectv.s inscrìpt. romanarum, Heidelberg, mdccci., p. 141. 



RASSEGNA HIHI-KHiUAFICA 258 

cliivio di Stato di Torino, il quale per il primo aveva rivolalo al 
Sella l'esistenza del Codice, e gli era stato operoso collaboratore 
nella pubblicazione dei precedenti voluini. 

E questo si eseguiva nel 1887 coU'accennata Memoria in un 
volume in 4." di pp. cccxiv, oltre un' Avvertenza, l'estratto del 
resoconto della Tornata della R. Accademia dei Lincei del V.) 
marzo 1870, in cui ora stato presentato il Codice ed ordinatane la 
stampa, e in fine la Relazione (pp. 9-16) del Vayra, il quale, 
lamentando la perdita del Sella, dà notizia del punto a cui era 
pervenuto, alla morte di lui, il lavoro. 

Questo ora si divido in due parti ; ed, oltre gli allegati, com- 
prendo 40 paragrafi, dei quali i primi 21, parte del 22 cogli alle- 
gati della prima parte erano già stampati ; quattro altri erano 
già stati dal Sella comunicati all'Accademia nella seduta del 28 
aprile 1878 ; altri erano da compiere ; altri già stabiliti di comune 
accordo, ma ancora intieramente da (ìire, cioè i sette seguenti 
che sono opera del Vayra: Relazioni di Asti coi d'Angiò, coi 
Marchesi di Monferrato, con Alessandria, con Chieri, interesse del 
danaro, libro del debito pubblico, modo d' ingrandimento del Co- 
mune d'Asti. VA egli por l'amicizia che lo stringeva al Sella non 
si lasci") spaventare dalla quantità e dal disordine dei materiali 
che gli furono comunicati. Erano bozze di stampa varie volte cor- 
retto e rifatte, cartolari e foglietti Asolanti pieni di calcoli, di 
cancellature e di richiami. S'accinse dunque il Vayra all' impresa, 
proponendosi di lasciar sussistere la parte fatta dal Sella, cor- 
reggendone solo le sviste materiali : e nel resto »i sforzò di rico- 
stituire il lavoro quale sarebbe uscito dalla mente e dalla penna 
del Sella. Ed egli solo poteva farlo, come quegli che aveva som- 
ministrati in parte quei materiali, ed a lungo e sovente ne aveva 
con lui trattato in parole e per iscritto. Ed è notevole la modestia 
con cui egli conchiude pregando il lettore di ritenere per opera 
del Sella quanto vi ha di buono in questa memoria sul Codice 
d'Asti e di attribuire a me quanto vi si trovasse d'imperfetto. 

Il paragrafo 1." tratta deìV Tniportan za d'Asti nel medioevo, 
dove con rapido cenno si dimostra, che fra i comuni liberi del 
medioevo, i quali nella parte superiore d'Italia volta a ponente, 
salirono a maggior grandezza e brillarono di luce più viva. 
Asti tenne certamente il primo posto. 

11 S 2." riguarda il Liì>ro vecchio e il Codice Alfieri. Asti in- 
fatti aveva raccolti i suoi documenti in un Liber vetus ; onde nel 
1292 il podestà Guglielmo de' Lambertini di Bologna faceva trarre 
ed autenticare una copia, chiamata poi Codice gotico. Libico verde, 
od anche Codice Ogerio Alfieri ; ed uno di questi doveva trovarsi 
ancora nel lOfw nella R. Biblioteca di Torino. 



254 RASSEGNA RIRLIOGRAFrA 

Per altro nel 1750 (§ 3.°) si scoperse un frammento di questo 
Codice presso la famiglia Zola in Asti, il quale, dopo esser passato 
per varie mani, ora si trova nella Biblioteca della R. Università 
di Torino. In esso si ha parte di una carta topografica dell'Asti- 
giano, esistejite intiera nel Codice Malabaila, ed una miniatura 
(riprodotta dal Sella) , dove il Podestà, il Capitano del Popolo, 
Ogerio Altieri e sette testimoni si volgono al notaio, il quale, al 
pari delle altre dieci sovra accennate persone, porta il nome scritto 
sul capo ; e quest'ultimo vi appone la sua autenticazione. Il fram- 
mento è minutamente descritto ; il che era necessario, perchè ap- 
pena si parlò della scoperta del Codice Malabaila, e si seppe che 
vi mancava un fascicolo, il comm. G. B. Adriani sospettò subito 
che fosse quello esistente in Torino, ed il Gorrini nella sua Storio- 
grafia astigiana sostenne che il Codice riportato da Vienna fosse 
quello di Ogerio Altieri, mentre per contro il frammento torinese 
non manca nel Codice Malabaila, e questo non è il Codice di 
Ogerio Altieri. Anzi il frammento torinese faceva appunto parte 
di quest'ultimo, come da molte prove si ricava, singolarmente da 
«luesta. Il Combetti aveva nel 1848 pubblicato nel III Voi. Scriptorurx 
dei Mon. Hist. patriac, insieme colla cronica di Ogerio Altieri, un 
indice, o Lacinia della tine del secolo XIV, ove, parlandosi di un 
atto del 1 198 , si dice : ut latius continetur in libro praedicio 
Alferii in folio 304. E il frammento torinese appunto al f. 301 
contiene l'atto citato. 

Nel § 4." si cerca chi fosse questa Ogerio Altieri, intorno ad 
esso scrissero il Napione ed il Ginguené. Dal codice ricaviamo 
che egli co' suoi fratelli nel 1277 vendette ad Asti la parte che 
avevano di signoria in Mombercelli per L. 2000 astesi, colle 
quali allora si contrattava in Piemonte ed in Francia, lire che 
avevano allora il valore intrinseco di circa 9 delle nostre ; e qui 
il Sella prende occasione di darci la storia della lira astese, la 
quale andò sempre calando di valore. Nel 1287 Ogerio ebbe balìa 
di fare un* inchiesta in Priocca, nell'anno seguente fece vari 
acquisti a nome d'Asti, nel 1292 era sacrista, cioè segretario del 
Comune; nel 1294 (ultimo anno in cui ne abbiamo notizia) il Po- 
destà gli affidava, da custodirsi in domo sua, alcuni privilegi 
imperiali che erano stati ad Asti restituiti dalla regina Margherita 
di Francia; onde si deduce che probabilmente la trascrizione del 
Codice ordinata dal Podestà fosso pervenuta al punto, ove nel 
frammento torinese essi appaiono a fol. ccclxxi, mentre questi 
nel Codice Malabaila, fatto dopo, si trovano a loro luogo, cioè in 
principio del volume. A p. xli si ha »ome primo allegato una 
tavola genealogica degli Altieri dal 1152 sino al vivente marchese 
Carlo Altieri di Sostegno, la cui linea si divise nel secolo XVI 



RASSEGNA RIBLIOGRAFICA 255 

(la quella di Cortcmiglia , la quale si spense col gran tragico 
nel 1803. 

Mentre universali erano le lagnanze per la perdita del Codice 
Alfieri (S 5.°), dalle citazioni dei dotti tedeschi, che ne trassero e 
pubblicarono i diplomi imperiali, si venne a sapere che a Vienna 
esisteva un Code.v Aslensis (S 6."). Onde recandovisi nel 1870 il 
Sella come ministro plenipotenziario, e cercando del famoso volume, 
(§ 7.') se lo vide regalato dalTimp. Francesco Giuseppe I, il quale, 
credendo che il Sella fosse deputato d'Asti, volle che per mezzo 
di lui esso ritornasse alla città natia. 

Segue C^ 8.") la descrizione del codice, che è di 40 fascicoli in 
pei'gamena, di fogli 3^0 in carattere gotico, scritto da due mani 
differenti, con documenti 991, di cui il più antico è del 1065, il 
più recente del 1353 - Oltre le iniziali miniate, esso contiene sei 
belle miniature, e 100 imagini di castelli in principio dei capitoli 
in cui è diviso. I fogli sono numerati in rosso -, ma vi si scorgono 
altri numeri in piccole lettere nere, ed altri grandi in rosso ma 
sbarrati per cancellarli 

Nel § 9.* si conchiude che il nuovo codice non è nessuno dei 
prima conosciuti, e può chiamarsi de Malàbaila, perchè porta 
questo titolo nella 4. a parte. Onde (i^ 10) si va in buona parte ri- 
costituendo il Libro vecchio sulle tracce dei numeri d'ordine dai 
documenti di esso che si leggono nel frammento torinese, nei 
Monumenta Aqv.ensia del Moriondo, e in margine allo stesso 
('odice Malabaila. La Lacinia, pubblicata dal Combetti, corrisponde, 
sebbene non sempre, al frammento torinese (S 11.°). Il Codice Ma- 
labaila è diviso in cinque parti, delle quali la prima altro non è che 
la Cronica di Ogerio .\lfieri, la seconda contiene privilegi isolati : 
mentre nelle altre tre parti i documenti sono raggruppati sotto 
i titoli di ciascun paese. Dei titoli dei documenti si fece un indice, 
e si contrappose a quello della Lacinia. 

Nel § 12.* si notano le somiglianze fra i Codici Malabaila e Al- 
fieri, nel 13.* le differenze ; e si conchiude (§ 14.°), che eoa il Codice 
Alfieri come la Lacinia erano incompleti: di che fra altre ragioni 
si lia questa, che Monsignor della Chiesa, citando gli atti ere Alferio 
tace di 13 Podestà astesi, i quali appaiono nel Codice Malabaila. 
Quanto all'origine di questo non è da pensarsi al Municipio (§ lo.'), 
né al Vescovo d'Asti Monsignor Hald racco Malabaila, che in quei 
tempi fece compilare il Libro verde della Chiesa astese, il quale 
ora si trova nel R. Archivio di Stato in Torino, ma sì piuttosto a 
Giovanni Visconti arcivescovo di Milano, e signore d'Asti nel 1353. 
al quale appartiene l'ultimo documento del Codice, come del resto 
si può dedurre da alcune parole raschiate, ma ancor leggibili nel- 
Tultima pagina del volume. Il Sella ta delle indagini per iscoprire 



256 RASf<EGNA BIHLlOGKAri'rA 

come ad esso si desse il nume do. MalabaUa, e poi riferisce una 
lettera dell'Arneth, il quale gli scrisse che il Codice era stato por- 
tato da Mantova a Vienna nel 1845; onde il Sella argomenta che 
esso passasse da prima a Casale, quando nel 1359 i Marchesi di 
Monferrato s' insignorirono d' Asti, e di 11 a Mantova allorché, 
collo spegnersi della famiglia dei Paleologi, il Monferrato fu da 
Carlo V conceduto ai Gonzaga di Mantova. 

Nel § 16.» (primo della 2.» parte) sostiene il Sella, che il libro di 
Ogerio Alfieri non è né una cronica illustrata da documenti come 
parve al Napione , né una serie di note storiche come piacque 
al Combetti; e nota che nel Codice Malabaila mancano ancora nella 
cronica due capitoli ingiuriosi ad Asti, i quali si leggono nei mss. 
posteriori. Pieno di calcoli algebrici é il § 17.* in cui si tratta della 
data dei documenti, e notati alcuni errori in essa occorsi, si rin- 
traccia la loro origine e si cerca di ristabilire la data vera. Quanto 
alla novità dei documenti (§ 18.') si nota, che, non ostante le ultime 
pubblicazioni fatte dai Tedeschi, nove decimi del Codice erano an- 
cora inediti. 

Rispetto alla costituzione del Comune già si sapeva che vi ap- 
parivano i Consoli sino dal 1(I98 ; ma il documento 635 li indica 
già fino dal 1095. Nominato poi il primo Podestà nel 1190, non si 
hanno più che tracce sporadiche dei Consoli dopo il 1224, per es. 
nel 1305, quando Filippo d'Acaia, eletto Capitano del popolo in 
Asti, aspirando alla signoria, mal vi sofferiva la nomina d'un Po- 
destà (§ 19.°). In fine del volume T allegato 5.° contiene T indice 
dei Consoli, il 6.' quello dei Podestà. 

Nel § 20.' si avverte che molti cognomi astigiani s'incontrano 
in Sicilia, singolarmente nei Comuni d'origine lombarda-, il che è 
naturale, perché Asti alcuni secoli dopo il mille continuava a con- 
tar.si come parte della Lombardia. 

Ma la famiglia più potente e più numerosa con cui Asti si 
trovò in contatto fu l'Aleramica (§ 21.°), così numerosa che ai no- 
stri tempi sorse viva questione sulla sua unità ; poiché il San-Quin- 
tino sostenne che i Marchesi di Savona, non ostante i nomi sovente 
comuni, non avessero nulla a fare eolla discendenza aleraniica. Gli 
si opposero molti, fra cui il barone Manuel di S. Giovanni ed il 
Desimoni, ma trovarono resistenza nel fatto che un Ottone ed 
un Enrico di Savona erano conosciuti il primo col soprannome di 
Boverio, il secondo con quello di Gko'Cìo, mentre ciò non s'incon- 
tra negli omonimi delle altre famiglie. Or bene il Cod. Malabaila 
contiene vari documenti, in cui il titolo di Boverius è pnv dato ad 
Ottone di Loreto, ed Enrico é chiamato Strabo, sinonimo di Wercius. 
E a dimostrare meglio l'unità di tut+e (lueste famiglie, per opera 
del Viarengo si unirono come allegato 7.* in sei quadri le genea- 



RASSKCNA ItlUIKKJRAFirA ~'>' 

lo^'ie (.li quello famiglie -, onde si chiariscono anche altri punti 
controversi nella storia del Piemonte. E gli Aleramici passa- 
l'ono anche in Sicilia (S 2?.°), dove si trovarono stretti in paren- 
tela coi principi normanni, e por più ancora con Federico II, che 
fu amante e poi sposo di Bianca della Casa di Loreto, madre di 
re Manfredi; onde nacquero le relazioni fra la casa di Svevia e 
quella di Loreto, le quali furono pur ora assai bene illustrate dal 
Merkel. 

Più importanti ancora furono le relazioni fra Asti e la Casa 
di Savoia (S 23.°) ; poiché il (.'odice somministra un documento in- 
torno ad Umberto II (1008), un altro intorno ad Umberto III, e poi 
molti intorno a Tommaso I, fra gli altri quello del 13 settembre 1224 
(num. 656), pjv cui egli code ad Asti molti paesi dell'alto Piemonte, 
promette di farsene con suo figlio Amedeo cittadino, comprarvi una 
casa e dare consilium et anrcilium duccndi Padum in civitatem 
Astensem. La numerosa famiglia di Tommaso I venne ad urtare 
contro Asti salita allora alla massima potenza e non ancora divisa 
in fazioni, e Tommaso II, coll'altro Tommaso suo nipote marchese 
di Saluzzo, fu a lungo tenuto prigione in Asti, e per riscattarsi 
dovette cedere quasi tutto quanto possedeva in Piemonte e pro- 
mettere di non occupare nessuna terra di qua dal Po senza il 
permesso degli Astigiani, contro i (juali si commisero perciò oltre- 
nionti molte rappresaglie, singolarmente ad istanza di Margherita 
regina di Francia, nipote di Tommaso: periodo di storia già conosciu- 
ta, cui tuttaAia il nuovo Codice, studiato dal Sella, reca novella luce. 

Sebbene nel Codice manchi il quinternetto de Comitibìcs de 
Blandì'ate, tuttavia se ne possono ricavare molte notizie intorno 
a quella potente famiglia, come si vede al § 24.' 

Saluzzo ebbe nel Muletti uno storico diligentissimo ; ma gli 
sono sfuggiti molti fatti, perchè egli non conosceva i documenti 
del Cod. Malabaila, dei quali 58 riguardano quella città, e 41 sono 
inediti. Il marchese Manfredo I fu vinto dagli Astigiani; Manfre- 
do II e sua moglie Alasia pongono la loro città in mano al Podestà 
d'Asti, che ne eleva il vessillo sulla torre, Manfredo III è obbligato 
a cedere ad Asti per debiti arretrati Lequio e la città di Car- 
magnola. Ed è curioso il fatto che gli .\stigiani, accampati presso 
Cuneo il .30 luglio 1:^7.5, convocarono colà il loro consiglio, cui in- 
tervennero il Podestà, il Capitano, quattro savi e 136 credendari. 
Vera imagine di repubblica ambulante e militaute (?? 25.' p. cxLi). 
E se ne ha altro esempio precedente : in campis Saviliani (p. cxl). 

Più importanti ancora furono le relazioni d' Asti coi d" Angiò 
(§ 26.'), cui si riferiscono 87 documenti del Cod. Malabaila. Dai 
•luali si rivela un fatto glorioso, che cioè ventiduc anni prima che 
a Palermo si gridasse mora, mora contro la mala sùpioria che 



258 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

sempre accora (Farad., Vili, 73), Asti si era già, in Piemonte, messa 
alla testa del movimento per cacciarne gli Angioini, e con danaro, 
con alleanze e con battaglie con varia sorte combattute era già 
quasi riuscita nell'intento. Strinse perciò varie alleanze, special- 
mente colla città di Chieri e coi Marchesi di Monferrato, i quali 
ultimi poi divennero a loro volta pericolosi alla libertà astigiana. 
Le relazioni di Asti con Alessandria (§ 27.») cominciano colla 
fondazione di questa città, cui concorrono, col consenso del Vescovo 
astese, 40 uomini diQuargnento. Nell'anno seguente (24 novembre 1169) 
i due Comuni si alleavano, tinche il Barbarossa, prima di volgersi 
ad Alessandria, assediò e prese Asti obbligandola a staccarsi dalla 
lega lombarda ; ed Asti fu anche compresa nella pace di Costanza, 
dove Alessandria compare col nuovo nome di Cesarea. Asti poscia 
si collega con Vercelli per resistere al Marchese di Monferrato : 
anzi nel 1223 Asti, Alessandria ed Alba pattuiscono una comune 
cittadinanza per tutti i loro abitatori. Il Codice somministra nuo- 
vi materiali intorno alle relazioni fra i due Comuni ai tempi di 
Federico II, e del marchese Guglielmo di Monferrato, il quale, 
chiuso in una gabbia dagli Alessandrini, vi muore il 6 febbraio 1292. 

Per cui ed Alessandria e la sua guerra 
Fa pianger Monferrato e Canavese. 

{Purg., VII, 135). 

La repubblica del Piemonte più potente dopo Asti fu Chieri 
(§ 28."), che ebbe uno storico nel Cibrario ; e tuttavia il Codice vi 
porta nuova luce con 34 documenti, che si riferiscono ai due Comuni. 
Essi miravano a tenersi libere le vie per il commercio, e perei > 
lottarono contro i Conti di Biandrate e con la città di Testona, rasa 
poi da loro al suolo. Divennero di nuovo nemici quando i Cheriesi 
si associarono coi Sabaudi contro Asti, e sconfitti dovettero anche 
essi sottostare a dure condizioni, finché di nuovo la comune difesa 
contro gli .angioini rannodò le due repubbliche piemontesi, le quali 
cos'i riuscirono a salvare la loro libertà. 

Dalle relazioni politiche scendendo il Sella allo stato interno di 
Asti presentò su questo, come dicemmo, quattro capitoli all'Accademia 
dei Lincei, fra cui il § 29.* Sulla condizione degli uomini. Gli 
acquisti d'Asti non si estendevano solo alle terre ed alle rendite, 
ma talvolta anche alle persone, le quali vi potevano divenire 
nomini di più padroni, ed erano tenute a molte prestazioni, né 
potevano mutar domicilio senza perdere i mobili, sebbene vi pre- 
valesse per altro il contratto di mezzadria. Conferendosi ad alcuno 
la cittadinanza d'Asti, si richiedeva per lo più che vi avesse casa 
e vi tenesse domicilio. Le donne vi erano ben trattate (§ SO.')-, 
poiché frequenti vi ricorrono gli atti in cui madri e sorelle appon- 



RASSKdNA BliìI.inORAFKW 250 

irono «tpprovazione o l'imuizia. Né si trattava solo di ragioni dotali, 
ma di eredità p iterna anche per ragioni feudali, in cui talvolta 
le sorelle avevano parte eguale coi fratelli. Cosi le investiture si 
facevano in filios et filias, ed anclie le donne giuravano la citta- 
dinanza d'Asti ; anzi una suora Faustina era fatta proouratrice 
d'un monastero. Ma accanto a queste disposizioni liberali verso il 
gentil sesso non si può passare in silenzio un atto del 1221 in cui 
Manfredo e Bartolomeo Mataracio vendono la IG.-'^ parte di Priocca; 
ed un altro di due mesi dopo in cui Agnese ed Alasia loro mogli 
rinunziano ad ogni diritto sulla vendita fatta dai loro mariti non 
solo sponte et non coacte (come si legge altre volte), sed neqae 
vERBEUATK. Questa dichiarazione mi richiama alla mente un de- 
creto taciuto dal Sella, il quale si legge negli Statuti d'Asti (Coli. 
XVI, cap. 103 nella stampa, 102 nell' originale codice catenato) : 
« Si contigerit uxor premorì rnarilo sine liheris, qtiod maritus ex 
consuetudine dotern lucretur, que predicta ialis consuetudo prò 
capitulo speciali deinceps in predicta civitate et districtu debeat 
observari, quod capitulnm ad preseìitia et preterita et futura se 
extendat. » E si estese così al futuro, che dui*ò in Asti fino al Co- 
dice Albertino, il quale determinò poi i lucri dotali; in modo che, 
in Asti, il predetto capitolo nel principio del secolo presente si ap- 
plicava ancora quando le parti contraenti si riferivano agli Statuti. 

Segue nel § 31.° una minuta ricerca intorno alla misura della 
giornata, del moggio e dello staio nei vari paesi dell'Astigiano, 
per quanto si può dedurre dai documenti del Codice. 

Non essendovi primogeniture, né grandi privilegi per i maschi, 
la proprietà era assai sminuzzata (§ 32.°), né più si trovavano 
pascoli comuni : onde si deduce che la coltura era assai perfezio- 
nata, e ben tutelati i frutti. 

Dal Codice appare (§ 33.') che il valore del moggio era dalle 
000 alle 700 delle nostre lire ; mentre il Cibrario, parlando delle 
Terre aratorie e dei prati di Moncalieri, ne trovava nel 1350 a un 
ilipresso il valore presente, da 1000 a 1500 lire. Nello stesso pa- 
ragrafo si fanno acute indagini intorno allo stipendio delle milizie, 
agli ostaggi ed ai prezzi del frumento e del vino. 

Argomento importante è quello degl'interesse del danaro, che, 
secondo il Codice, in Asti era circa del 15 per '/•, mentre in altre 
regioni .saliva sino al 43. Nel paragrafo 35." si torna a notare l'im- 
portanza del commercio degli Astigiani, nel 36." la cura che essi 
ponevano nel tenersi aperte le strade, libere da pedaggi, assicu- 
rate dai malandrini par 1 loro torselli o balle di merci, di cui 
facevano gran traffico tra le Fiandre e Genova. Seguono ;.§ 37.") 
numerosi ed importanti cenni intorno alle banche, o, coni' essi le 
chiamavano, casane degli Astigiani, le quali si estendevano a varie 



2(30 EASSEGNA BIBLKX5RAFICA 

regioni, singolarmente nelle Fiandre, nella Svizzera ed in Francia, 
dov'essi si confondevano nella denominazione generale di Lom- 
bardi, onde le vie dei lombardi a Parigi e a Londra ; in modo che 
Benvenuto da Imola nel Commento alla Divina Commedia attribuisce 
l'imprigionamento del Marchese di Monferrato in Alessandria al- 
l'oro degli Astigiani, qui simt pecuniosi ores omnibus italicis.ceteris 
paribus. Ed a facilitare le ricerche, le famiglie astigiane vi sono di- 
sposte in ordine alfabetico, coU'indicazione delle loro casane e dei 
contratti conosciuti per documenti. 

L'affluenza del danaro e le publiclie imprese rendevano necessario 
un libro del debito pubblico (J? 38."), e quci^to in Asti esisteva già nel 
1291 ; sicché in progresso di tempo vi erano vere cartelle che si ven- 
devano , si ereditavano , e crescevano o diminuivano di valore 
secondo le circostanze. 

E il denaro fu anche uno dei modi più comuni d'ingrandimento 
d'Asti (§ 39.°), poiché il Comune ed i suoi cittadini acquistavano con 
questo mezzo poco alla volta dai feudatari la signoria dei paesi, od 
anche parti aliquote di essi. Al quale modo d'ingrandirsi si aggiunsero 
le volontarie dedizioni, le aggregazioni alla cittadinanza e le con- 
quiste per forza d'armi. Vero è che le terre date od acquistate si in- 
feudavano sovente agli antichi signori ; ma questi divenivano dipen- 
denti da Asti, e dovevano all'uopo aprirle le porte, e militare 
per essa. 

Così Asti poco alla volta s'acquistava un vasto dominio, a dii' 
vero, non senza lacune, che noi comportava l'indole di quei tempi, 
ma vasto e potente, tanto che il Sella facendone il conto (§ 40.") 
lo estende a 313 terre, che presentemente compongono 232 comuni 
con abitanti 446,611. 

Il che vien meglio dimostrato da una carta topografica di Pietro 
Viarengo, nella quale ciascun paese è notato col suo numero cui 
corrisponde una breve spiegazione: lavoro minuto, che non dirò 
perfetto, come perfette non sono le precedenti sue tavole genealo- 
giche, ma ad ogni modo lavoro utile, e che solo il Viarengo potevi 
fare, come quegli che, nato e vissuto molti anni a Costigliele d'Asti, 
aveva studiato e conosceva a palmo a palmo i paesi dipendenti 
dall'antico castello di Loreto, sede dei Marchesi Lancia, il quale 
sorgeva a pochi passi dal suo paese natio, la cui parrocchia è perciò 
ancora chiamata di Santa Maria di Loreto. E anche quest' uomo 
laborioso moriva compianto in Torino d'anni 46 il 24 aprile 1882 
senza poter dare l'tiltima mano alle fine Memorie su Costigliole d'Asti. 

Cosi il Vayra compieva e pubblicava i risultamenti cui giunse 
l'alta mente del Sella col modesto concorso del Viarengo, e fece 
opera bella e buona , che riuscirà gradita agli studiosi. 11 Sella 
fp. ocxiii) scriveva: « Del resto nostro precipuo proposito fu di 



RASSEGNA HIIU.IoeiK AKlt'A "Jf»! 

indurre altri a fare indagini sopra i documenti astigiani » : ma in 
realtà egli nel suo lavoro ha risolto alcuni gravi problemi, ed ha 
pubblicati e discussi vari dati prima ignoti, od imperfettamente 
conosciuti; sicché a questo libro dovrà far capo chi voglia studiare 
a fondo la storia del Piemonte di quei tempi. 

Asti. C. Vassallo. 



Codice diplomatico Su.lmonese raccolto da Nunzio Federigo Fa- 
UAGLLV. - Lanciano, Carabba, 1888. In 4.°, di pp. lvii-466. 

Ai 313 documenti che compongono questa raccolta, dei quali il 
più antico è del luglio 1042 e il più recente del 10 luglio 1502, 
il Faraglia premette una diligente ed erudita Prefazione, della 
quale compendiamo le cose principali. 

Dopo avere nei due primi paragrafi dato notizia della forma- 
zione del presente libro, e ricordato un Fabio Grandevo che nel 
sec. XVI, per commissione, a quanto sembra, del Comune, riordinò 
e trascrisse molti documenti sulmonesi ; e dopo aver dato notizia di 
un bel volume che si conserva nell'Archivio di Sulmona, contenente 
il catasto della città fatto nel 137G (al quale egli attribuisce l'an- 
tecedenza su tutti gli altri catasti fatti nelle provincie meridionali) : 
entra il F., col paragrafo terzo, più strettamente nella parte illu- 
strativa del suo lavoro. 

« L' esame dei documenti Sulmonesi anteriori all' anno 1 130 
« ripone in campo la questione intorno a Valva. Fu essa città, terra 
« o castello ^ fu regione ì » egli si domanda. E cominciando dal ne- 
gare recisamente che « quando fu distrutta Corflnio, venne fuori 
« il nome di Valva », perchè « Corflnio ha ritenuto il suo nome Ano 
« al sec. XII », passa con argomenti molto solidi a confortare la sua 
opinione che il nome di Valva non indicò mai un castello, ma una 
regione, e che alla formula actum in Balba, -che si ritrova negli 
antichi documenti, deve darsi il medesimo significato che alla for- 
mula actum in Marsi, la quale indica certamente la regione mar- 
sica, adoperata nell'atto di S. Valentino dell'anno 894 pp. xiv-xxi). 

Nel venir poi a considerare in modo più particolare i documenti 
da lui pubblicati, ne fa un esame interno molto accurato. Osserva 
giustamente che, dal trovarsi in alcuni atti di donazione invocata 
la thin.v e il launegild, la pagina edicti e la lex, si deve arguire 
essere state a lungo in vigore le costituzioni longobardica e ca- 
rolingia, e che nella donazione di un normanno, il quale dichiara 
vivere secundum legcm longobardorum, « abbiamo una prova 
« evidente che i normanni non solo rispettarono le consuetudini 



'202 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

« clini dei paesi conquistati, ma qualche volta si assoggettarono ad 
« esse » (pag. xxiii). Nota poi clie dalie carte anteriori alla costitu- 
zione normanna risulta, clie l'estensione dei campi si misurava per 
« modiola, » delle quali per altro non sa dare un ragguaglio ; e che 
da queste carte appariscono i nomi di molte terre e castella, e 
notizie di alcuni conti valvensi (pp. xxiv-xxv). 

l documenti inoltre gli danno argomento a discorrere di varie 
controversie e turbolenze sulmonesi. Così, dà un breve cenno delle 
controversie fra i canonici di Sulmona e quelli di S. Pelino, che 
cagionarono un interdetto scagliato da papa Celestino 111 e l'intro- 
missione di papa Gregorio IX (pp. xxv-xxvii). Largamente poi 
discorre delle turbolenze partigiane, che agitarono lungamente Sul- 
mona dopo la battaglia di Benevento, più specialmente per le fiere 
repressioni di re Carlo II (il quale, come apparisce dal documento 
CXIl della raccolta, nel 13U9 ordinò fin anco che fosse multato di 
un augustale chiunque pronunziasse i nomi di guelfo e di ghibel- 
lino) ; turbolenze cresciute sempre più al tempo di re Roberto, 
perchè Sulmona conservava tuttora affezione alla spenta dinastia 
sveva, ed era dalla nuova dinastia condotta a una gran decadenza. 
E, sempre colla scorta dei documenti, tratteggia la questione fra i 
cittadini di Sulmona e quelli di Pescocostanzo per il possesso delle 
Campora, « una regione posta sui monti, ricca di selve e di prati » 
(pp. xxviii-xxxiv). 

Parlando della difesa che Sulmona, nelfinverno del 1.317, oppose 
all' esercito invasore degli Ungheresi, nota come questa le fruttò 
alcuni benefìci da parte della regina Giovanna e di Lodovico di 
Taranto, mentre le procurava due bolle del papa Innocenzo VI, 
trascritte sotto i numeri CLXVlll e CLXX della raccolta, il quale 
confortava la città a difendersi e serbarsi fedele ai sovrani. Segnala 
poi come il « più importante degli altri nostri documenti di questi 
« tempi » un diploma dato da Giovanna 1 il 2 aprile 1363. Da questo 
si ricava che « s' era tenuto a Napoli un generale parlamento, nel 
« quale furono esposti tutti i grandi danni sofierti dai baroni e dai 
« vassalli nelle guerre passate ; era stato perciò condonato il paga- 
« mento d" una parte d'adoe, di collette e d'altre imposte ; poi s'era 
« morto il re Lodovico ; e la regina non solo aveva confermato 
« l'editto da lui fatto, ma aggiunto un generale perdono, dal quale 
« erano esclusi i partigiani del ribelle Ludovico di Durazzo e Anni- 
« co di Bongardo capitano della grande compagnia (1) (p. xxxvii) ». 
Dal 1364 al 1380 v' è nel Codice del F. una lacuna; ma, in ogni 



(1) È il dociim. CLXXIII della raccolta. 



RASSEGNA HIHI.HWiHAl'ICA 2ii[i 

modo, i documenti raccolti gli danno ragione d" osservare : « Degni 
« dinota sono molti nostri documenti de' tempi della prima dinastia 
« angioina, i quali riguardano le consuetudini dei giudizii civili, o 
« Turdinamento e i fatti amministrativi della città : alcuni atti di no- 
li tai hanno un pregio grande, poiché ci rivelano come si eseguivano 
« alcune ordinanze regie, come si facevano le elezioni degli uflìciali, 
« la cui nomina spettava all'università, come si procedeva all'in- 
« quisizizione con ro i giustizieri, lìnito Tanno della loro ammini- 
« strazione. » (p, xxxvii). 

Il periodico durazzesco è illustrato da molti di questi docu- 
menti sulmonesi, fra cui è una bolla di papa Urbano VI, del 1380, 
che proscioglie i sudditi dal giuramento di fedeltà verso Giovan- 
na I d"Angiò, e li invita a mandare ambasciatori per l'incoronazione 
di Carlo di Durazzo, ed un' altra bolla di papa Bonifacio IX, che 
esorta i cittailini ad esser fedeli al le Ladislao. Durante questo 
periodo comincia ad esercitare una grande influeiiza, con molto 
danno della città, la famiglia De Merolinis, la quale fu causa 
principale delle discordie scoppiate subito dopo la morte di La- 
dislao : nondimeno, fu più specialmente per opera di detta fami- 
glia se Sulmona potè ottenere da Ladislao molti privilegi, e l'uni- 
versità il permesso di usare il sigillo con le sigle S. M. P. E. 
(Sulmo mihi patria est). Appartengono a questo periodo alcune 
lettere della regina Giovanna li, e un diploma di lei, scritto nel 
1431, col quale, in considerazione della miseria in cui era caduta 
la città, condona « in perpetuo lOU ducati di collette ». È poi no- 
tevole una convenzione del 1419 tra Jacopo Caldera e Jacopo Can- 
telmi, la quale, essendo scritta in italiano, « offre uno dei più antichi 
« documenti della lingua volgare usata nelle proviiicie napolitane » 
(pagg. xxxix-xLii). 

Dopo la morte di Giovanna li, Sulmona si tenne fedele agli 
Aragonesi, rimanendo solo per breve tempo sotto la signoria 
angioina di Renato ; tanto che, morto Alfonso d' Aragona e suc- 
cedutogli Ferrante I, dovè subire le scorrerie di Jacopo Picci- 
nino assoldato da Giovanni d' Angiò pretendente alla corona na- 
poletana. Ma sotto la dominazione di Ferrante « la libertà e 
« le costituzioni municipali subirono una profonda alterazio- 
« ne » (pagg. xlii-xlix), e la citt'i stessa fu, insieme a molte 
altre teri*e, infeudata, perchè venne assegnata alla moglie del 
re, Giovanna d'Aragona, con atto del 5 ottobre 1476. Per mante- 
nersela fedele, gli Aragonesi le usarono assai riguardi, e lo di- 
mostrano alcuni dei documenti raccolti : ma da nessuno di questi 
documenti vengono illustrali i nuovi tumulti che, sempre per ope- 
ra della famiglia De Merolinis, scoppiarono nel febbraio 1486. In- 
vece veniamo da questi a conoscere che Sulmona, al pari delle al- 
tre città, non oppose resistenza a Carlo Vili, il quale, in ricambio, 



204 RASSEfiN'A 15IHLI0GRAFICA 

coir'ermò le anticlie franchigie, ed ebbe da liiiigi XII e dal duca di 
Nemours laute promesse, che poi non poterono avere esecuzione 
pel trionfo della parte spagnuola. « Così (conclude il Faraglia) la 
« città non ebbe mai pace dai tempi di Federico II d'Hohenstaufen 
« tino alla caduta del regno aragonese » (pagg. xlix-i,iv). 

A queste notizie, che ho compendiate dalla Prefazione del F., 
aggiungo altre poche osservazioni desunte dalla lettura del docu- 
mento del Codice diplomatico. 

Oltre le bolle pontificie già ricordate, noto che ve ne sono altre 
di Anastasio IV, Adriano IV, Clemente III, Onorio III, Innocenzo IV, 
Clemente IV, Niccolò IV, Celestino V, Bonifacio VIII, Giovanni XXII, 
Innocenzo VII, Martino V, Aggiungo che la permanenza di isti- 
tuzioni longobardiche si comprova anche col documento XLII, del 
1 196, nel quale Gaitelgrima, concedendo certi diritti a un Sansone 
di Cuculio, dice di far ciò cum consensu et licentia viri mei do- 
mini Trasmundi de Fornii in cuius muniuìn modo sum. Osservo 
anche che mi sembra degno di nota che i re Alfonso e Ferrante 
usino la lingua italiana ogniqualvolta annunziano ai Sulmonesi 
qualche loro prospero successo, mentre adoprano il latino negli 
atti, diciamo così, più officiali. 

Non posso poi trattenermi dall' indicare in modo speciale i 
documenti LVI, CXLIX, CCl, CCLXXXVII e CCXCVII, i quali, 
piuttosto che la vita politica, servono ad illustrare la vita ci- 
vile. Nel primo di detti documenti , il monastero di s. Maria 
di Casanova consegna ai canonici di san Panfilo una bibbia in 
cinque volumi, scritta in lettere beneventane , e ne ottiene in 
ricambio dai canonici la condonazione delle decime degli anni 
passati e di quelle di molti anni seguenti (13 luglio 1261). 
Nel secondo, la regina Giovanna scrive al vescovo di Valva 
perchè provveda contro i preti coniugati e gli altri chierici, i quali 
dicevano vita più da persone secolari che ecclesiastiche, e si av- 
valevano della franchigia delle contribuzioni fì'^cali, con danno del- 
la città (15 novembre 1345). Nel terzo, re Ladislao concede ad al- 
cuni ebrei di risiedere e commerciare in tutto l'Abruzzo, tenere scuole 
e cimiteri, non esser costretti a portare segni di riconoscimento 
ec, comandando pure che nel pagamento delle gabelle siano trat- 
tati come cristiani, possano vestire a loro piacere, non siano sot- 
toposti all'arresto personale (27 luglio 1400). Nel quarto, l'universi- 
tà di Sulmona domanda, fra altre cose, al re, che le chiese non ac- 
cordino più di tre giornid'asiloai malfattori (ITgenn. 1478 . Nel quinto 
infine, la regina ordina che si facciano pratiche per introdurre 
nella città l'arte della lana (24 maggio 1489). 

Chiudono il volume un indice sommario dei documenti, due in- 
dici di nomi dì persone e di luoghi, e un Glossario. 

Reggio di Calabria. G. R. Saxesi. 



RA.SSKGNA HIHLKXJKAFirA 205 

Kl'(ìemo Mrs.vTTi. Storia della Promissione lineale. - P;iil(»v:i, 
tip. del Seminario, 1888. - In 8.", di pp. 218. 

La storia della poteste ducale nella Repubblica di Venezia dalla 
fine del secolo decimosecondo alla fine del decimottavo, delle limi- 
tazioni portate ogni giorno con opera assidua nei poteri del Doge, 
dell' accrescersi della pompa e del fasto esteriore, è contenuta in 
gran parte x\q\\q promissioni ducali. Da FJnrico Dandolo (1192) a 
Lodovico Manin (1789), tutti i Dogi, salendo alla carica suprema 
della Repubblica, come oggi nelle monarchie rette costituzional- 
mente giurano lo statuto i sovrani quando salgono al trono, giu- 
ravano solennemente di non venir mai meno a tutte quelle leggi 
e disposizioni, che, venute man mano raccogliendosi e coordinan- 
dosi, determinavano e limitavano le attribuzioni del Doge e l'eser- 
cizio di esse ; leggi e disposizioni che, raccolte in un corpo che 
aveva appunto il nome di 'promissione, stabilivano minutamente 
tanto il modo di funzionamento del potere supremo, quanto il modo 
della vita quotidiana, le foggio del vestire ec, assoggettando a 
una regola rigorosa tutta la vita del Doge fino nelle sue più 
intime particolarità, e togliendo quasi a lui, mentre Io innalzavano 
a nna dignità invidiata da tatti i grandi della terra, la libertà 
concessa al più povero suddito della Repubblica. 

Da principio la promissione non contiene che semplici garan- 
zie tendenti ad impedire che il Doge, sostituendo il suo potere a 
quello dei Consigli minore e maggiore, mirasse a farsi signore 
assoluto : essa prende la sua forma definitiva soltanto all' elezior.e 
di .Jacopo Tiepolo (1229), che promette solennemente essere impar- 
ziale con tutti e render giustizia senza frode, trattare e operare 
pel bene della patria, non ingerirsi nella elezione del patriarca e 
dei vescovi, non spedire ambasciatori senza il consenso del con- 
siglio minore, non ricevere doni da nessuno (eccetto fiori, erbe ed 
aromi), non eleggersi collega o successore. Ad ogni nuova elezione 
la promissione è sottoposta a revisioiie di cinque correttori : cos'i 
nelle elezioni successive di Marino Morosini, di Rinier Zen, di Lo- 
renzo Tiepolo, di Jacopo Contarini, nel corso del secolo XIII, si ag- 
giunge, fra altro, che il Doge non debba mai dare opei'a a conseguire 
potere maggiore, non possa una volta eletto rifiutare la carica, 
non possa prescindere dalla decisione dei due Consigli in caso di 
dubbiezza nell'interpretazioue della promissione, non possa con- 
vocare r arengo senza il loro consenso, rassegni il potere quando 
lo vogliano i consiglieri del Doge sotto pena della confisca dei beni. 
È poi fatta proibizione al Doge di esercitare la mercatura e di 
sposare donne forestiere senza consenso del Consiglio, ai suoi figli 
Aiicu. Stop,. It., .j.^ Serie. — III. 17 



266 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

(li avere alcuna signoria o capitanato, a tutti i membri delli fa- 
miglia di far doni ai cittadini. « Insomma escogitavasi col più lino 
« accorgimento tutto che potesse impedire al doge di procacciarsi 
« illecite aderenze di dentro e di fuori prò imperio suo, cosi da 
« ridurlo alla vera condizione di un sovrano costituzionale , ma 
« senza la perpetuazione dinastica del potere supremo ». « Si cu- 
« ravano nel tempo stesso di farlo apparire come il padre benefico 
« del suo popolo, sempre pronto a tutelarne i diritti. » 

Nella elezione di Marino Falier (1354) s'impone al Doge di non 
parlare coi veneti ambasciatori o con altri ufficiali dello stato 
reduci dalle loro missioni, se non in presenza di quattro consi- 
glieri ducali e di due capi della Quarantia criyninal. Alla elezione 
seguente di Marco Corner (1365) è fatta potestà agli Avogadori 
del comun (conseguenza diretta dei tentativi criminosi di Marino 
Falier) di ordinare ai Dogi di cessare da qualunque abuso, e in 
caso di inobbedienza di tradurli in giudizio. E ad ogni nuova 
eiezione la promissione si arricchisce di nuove disposizioni, che 
vanno dalle norme inviolabili sulla forma e sul peso del corno 
ducale all' obbligo fatto al Doge di cambiar discorso ogni qua! 
volta un ambasciatore parli con lui di cose di stato, di non par- 
tecipare la propria elezione senza consenso dei consiglieri, di non 
allontanarsi dalla città senza permesso, di non aprire dispacci da 
solo ec. E la severità di queste leggi va più in là della tomba, 
colla istituzione dei tre inquisitori del Doge defunto (1485). E così 
la promissione continua ad essere negli ultimi secoli della Repub- 
blica, se non mutata, accresciuta però sempre di nuove disposi- 
zioni, fino a formare all'elezione dellultimo Doge (1789) un grosso 
volume a stampa di 300 pagine. 

Questa è in breve la storia del'a promissione ducale, e ognuno 
vede quanta sia l'importanza del soggetto che il Musatti ha trat- 
tato in questo lavoro, lavoro, come dice egli stesso, « affatto 
« originale nella sua specialità » ; e certamente il soggetto non 
poteva essere trattato più diligentemente e con più amore d' 
quel che egli ha fatto. Invero, meglio che Storia della iiromis- 
sione ducale, questa avrebbe potuto intitolarsi Storia della potestà 
ducale: certo non è un male che il libro dia più che il titolo non 
prometta, ma troppo spesso si avverte quanto poco il titolo cor- 
risponda al contenuto. Quasi un quarto dell'opera, per prima cosa, 
parla della podestà ducale nell' epoca delle origini, e in questo 
periodo lino al 1192 non è parola di promissione ducale. Nei ca- 
pitoli che seguono, poi, all'esposizione del contenuto della pi'o- 
missione si avvicenda la narrazione dei fatti della storia della 
Repubblica, e si unisce l'esposizione di tutti i decreti dei Con igli 
che valgono, all'infuori della promissione, a determinare comunque 



UASSRON'A lillU.loOlJAl'li'A 4?07 

lo ntrrilm/.idiii ilrl Doge; e poi (l(!scri/iuiii di lìattn^Mio, docpi-iziu- 
iii di incoronazioni, descrizioni di funerali, die se ^iiovaiin unin- 
ralniente a togliere al racconto la monotonia, troppo spesso (Mniio 
pensare esser tutto ciò fuori di posto in un libro che porta il titolo di 
Storia della promissione ducale. E nelle note specialmente que- 
sto difetto si accentua, fermandosi troppo sovente l'autore a trat- 
tare di cose che nulla hanno a che fare col soggetto, a discorrere 
per esempio in largo e in lungo del luogo della sepoltura di Enrico 
Dandolo, del signitìcato della parola idus, dell'etimologia della paro- 
la bucintoro, arrivando tino al punto di dedicare una nota a Orazio 
Coclite, come se i lettori avessero bisogno di sapere chi egli fosse. 

Però a tutte queste osservazioni si potrà rispondere che meliux 
est abundare quam deficere : e del resto esse non menomano il 
valore della diligente ricerca del signor Musatti. E d' uopo però 
aggiungere che, intercalando, quasi a commento e si)iegazione di 
tutti i mutamenti e di tutte le restrizioni che vanno accumulan- 
dosi nella promissione, il racconto dei fatti della storia di Venezia, 
l'autore doveva far vedere meglio che non abbia fatto la connes- 
sione intima e naturale tra quelle leggi e disposizioni da una parte 
e quei fatti storici dall'altra; connessione, che in questo l.voro 
appare più che altro artificiale, mentre che essa è veramente in- 
tima, non essendo quelle modificazioni, introdotte successivamente 
nella promissione, un capriccio dei correttori al cui esame essa 
era afliJata, ogni volta che si eleggeva un nuovo doge, ma cori'i- 
spondendo esse veramente ad avvenimenti storici o ad una evo- 
luzione nello svolgimento del sistema politico della Repubblica. 

Nel primo capitolo poi dell'opera la parte narrativa sovrab- 
bonda più che altrove, e i]on si può nemmeno dire che essa sia 
sempre attinta a quelle fonti che sole si riconoscono ormai come 
valevoli a ricostruire l'antica storia di Venezia, nò che sia sem- 
pre tenuto conto degli ultimi lavoi'i che tentano illustrare quel- 
r oscuro periodo di storia. Crede poi egli veramente l'autore di 
aver dimostrato con nuovi dati (secondo che egli si proponeva) come 
i primi dogi tentassero di rendere ereditaria la dignità ducale ? 
A noi pai-e che questo fatto non avesse ormai bisogno di nuove 
dimostrazioni ; e che in quel che ne dice il Musatti non ci sia 
proprio nulla che non sia stato già detto da altri. 

Firenze. Carlo Errerà. 

Istoria di Patrocolo e d' Insidoria, poemetto in ottava rima non mai 
pubblicalo. Torino, Società Bibliofila, 1888. - In 8.» di pp. lxvi-4-}. 

Que.sto elegante volumetto, che è il 3." di quelli pubblicati 
dalla Società Ribliolìla Torinese, noi lo dobbiamo alle cure del prof. 



208 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

Francesco Novali, che ivi pubblica per la prima volta il cantare 
di Patrocolo e d' Insidoria di sul codice palatino 2ly, che solo ce 
lo ha conservato. Va innanzi al testo un'ampia ed erudita prefa- 
zióne, nella quale l' egregio critico, premesse alcune considerazioni 
d' ordine generale sul vario modo in cui furono trattate nel medio 
evo le leggende dell' antichità classica, ricerca e determina il va- 
lore e r importanza del poemetto. Ed anzitutto egli dimostra come 
esso non sia in fondo se non un tardo rampollo del gran tronco 
delle leggende troiane, inquantochè da queste l'autore tolse i nomi 
dei personaggi (sebbene di una Isidoria, sorella di Elena, i testi re- 
lativi alla leggenda di Troia così francesi come latini e italiani non 
facciano parola), e tolse anche i fatti che costituiscono il fondo 
della sua narrazione. Qui però per la prima volta noi troviamo il 
personaggio di Patrocolo dare argomento ad una composizione iso- 
lata, e da ciò Aiene al poemetto un'aria come di novità e di ori- 
ginalità. Ma la novità e 1" originalità si riducono a ben poca cosa, 
quando si osserva che l'ignoto rimatore nel narrare gli amori 
di Patrocolo ed Insidoria ebbe presente il racconto che il Boccaccio 
fa nel Filostrato degli amori di Troilo e di Griselda, e di tale imi- 
tazione rimangono qua e là traccio notevoli pur nella forma. 

Tutto ciò il Novali chiarisce ampiamente ne'pHmi paragrali 
della sua prefazione, e trova modo di aggiungere qua e là schia- 
rimenti e notizie, che, se non sono stretlamente necessarie alla il- 
lustrazione del cantare, hanno interesse per gli studiosi e dimo- 
strano sempre la dottrina larga e sicura del critico. 

Il quale, dopo un breve esame interno del poemetto passa a 
ricercarne l'autore; e, detto che se ne ignora il nome ma che 
egli certamente fu toscano, pone la questione se lo si abbia a col- 
locare fra « la turba numerosa e innominata dei cantatori di piaz- 
za » (pag. l). Ora, considerando la cultura che per più rispetti 
l'autore dimostra, (1) il N. conclude col ritenere ch'ei fosse « qual- 
« c^sa più che un cantimbanco » (pag. lii), seb'oene l'opera sua fosse 
indubbiamente destinala al pubblico delle piazze. Qui, per verità, n 
me par lecito di dissentire : poiché, se si pensa essere stati can- 
timbanchi Andrea da Barberino e Y Altissimo, si dovrà bene rite- 



(1) Non era l'orse fuori di luogo il notare alcune reminiscenze dantesclio 
che si incontrano nel cantare, quale ad es. il v. ». sola ne già e sema alcioi 
■sospetto (st. 7) » die è fatto sul « soli eravamo e sema alcun sospetto » del ">' 
dell' Inferno. Cosi i vv. < A nnoi t"aschondi j3 sole] e scuopri la tua fronte 
A yiente che f aspettan di lontano » (st. 75) ricordano quelli del Petrarca: 
« Nella stagion che il ciel rajiido inclina Verso occidente, e che '1 di nostro 
vola A gent; die di là farse l'aspetta. » 



K ASSEGNA HIlU.lO(4UAFlCA '2W 

nere die i cantastorie toscani del Quattrocento non erano tutti 
.semplici recitatori di opere altrui, ma in più di un caso au- 
tori essi stessi e forniti di non sprej-nevole coltura. Epperò io non 
proverei alcuna ripu<,aianza a credere composto da un cantastorie 
il poemetto su Patrocolo ed Insidoria. 

Ma se incerto è l'autore, più incerta aucora è l'età del poe- 
metto. Il codice elio ce Io lia conservato fu scritto nel 1477 da Ber- 
nardino Panichi, prete pistoiese di costumi assai facili; ma bisogna 
ammettere che l'opera fosse già passata per le mani di altri co- 
pisti prima di giungere a quelle dell' allegro sacerdote, se questi, 
persona colta, intelligente ed accurata, ci diede un testo in più 
luoghi corrotto. Con tutto ciò non oserei dire che si abbia a far ri- 
salire la composizione del cantare « ai primi del secolo XV, se 
« non forse agli ultimi del precedente » (pag. lxiu) ; che non è ne- 
cessario supporre molte copie ne lunga serie di anni per ispiegare 
le deformazioni subite del nostro testo. Vero è che il N. dice di 
essere indotto alla sua opinione anche da certe peculiarità dello 
stile, ma quali sieno esse, il N. non dice; e si sa bene del resto 
quanto siano infide le argomentazioni di siffatta natura, specialmente 
se adoperate per scrittori di carattere così uniforme, come furono 
quelli della nostra antica poesia epico-popolare. 

L'edizione è condotta fedelmente sul codice palatino, senza che 
però r obbligo della riproduzione fedele abbia impedito all' edi- 
tore di introdurre talune piccole mutazioni, le quali, anziché al- 
terare il testo, aintano il lettore moderno a rappresentarselo in 
forma più genuina, e non obbligano l'editore a dichiarazioni con- 
tinue per mettere in guardia chi legge contro alle antiche grafie, 
a cui neppure in antico la pronuncia corrispondeva. E, se qua e 
là si può aver che ridire sul modo in cui qualche verso è rico- 
struito. (\) in generale la lezione che il N. ci offre è soddisfacen- 



(1) Per es. nel v. 4. della st. 4U il Novali aggiunge un or che è inutile. 
Basta non ammettere l'elisione fra il che e il seguente io, e il verso torna : 
« sofferir mai che [or] io facessi otl'ensa. » Un che io in egual posizione ri- 
corre, per citare un es., nel v. 5.' della st. 54. 

Il V. 7. (st. 47) « eh' al fin stremata ti chonducie e mena » io lo muterei in 
« ch'ai fin estremo or li chonducie e mena », con che si fa meno violenza 
al codice che ha /ine stremora (mutato poi in fine stremola da chi non 
capi che cosa si nascondesse in queir o^a). Al v. 6. della st. 76 in luogo 
del ijonfiasi congetturerei e asseccasi, che è una leggera mutazione dello 
easeuasi del codice, corrisponde all' immagine dei vv. precedenti, e rida al 
verso la misura giusta. Col gonfiasi ài verso mancherebbe una sillaba. 

E parecchie altre osservazioni potrei lare, se l'indole del periodico e la 
brevità del mio cenno non me lo impedissero. 



270 RASSEOXA BIRì.IOfìRAFirA 

fissiiiici, poiché, ciò che molti editori di testi antichi non hanno 
voluto saputo fare, sono qui ben conciliate la fedeltà della ripro- 
duzione e la leggibilità del testo. 

Firenze. Giuseppe Vakdelli. 



Ilistoire rie Florence deiniia la domination des Mc'dicis Jusqu' à 
la cliute de la Rc'puhlique {i 134-1531), par V.-l. Perret^s, 
memore de V Institut. Tome premier. - Paris, Quantin, 1888. 
In 8.°, di pp. 604. 

Tra i Francesi che, in (piesta seconda metà del secolo, si oc- 
cuparono di cose italiane, con utile vero degli studi e onore di 
due nazioni, spetta senz'altro il primo luogo al signor Perrens, 
membro dell" Istituto di Francia. Per non ricordare che le sue 
opere maggiori, egli ci diede nel 1853 la Storia di Girolamo Sa- 
ronarola, più volte ristampata fino al 185<), in cui la figura del 
Frate esce per la prima volta dal campo ove Taveano confinata i 
biografi tedeschi ed inglesi, lacendci di lai un precursore della ri- 
forma ; poi tra il 1877 e T '83 ci diede, in sei volumi, la Storia di 
Firenze dalle origini al 1/31; e; ora ce ne dà la continuazione 
iìno al cadere della Repubblica, che saranno altri tre volumi, già 
finiti di scrivere dall' illustre uomo. Daremo qui notizia del primo, 
venuto in luce sulla metà dello scorso anno (1), 

Dal ritorno di Cosimo de' Medici in Firenze nel 1434 arriva 
questo volume alla morte di Lorenzo il Magnifico. Si divide in 
due libri, e nel primo si tratta solo di Cosimo, nel secondo di 
Piero e di Lorenzo. Ambedue poi questi libri sono divisi in sei ca- 
pitoli, con queste intitolazioni. Lil)ro I. La domination de Cosimo 
des Medici. Cap. I." A/fcrmisscnient de Cosimo par la xìolitiqne 
exterieure et la guerre (1435-1441). 2.° Ajfermissement de Cosimo 
par la politique inte'rieure (1435-1444). 3.o Domination de Co- 
simo. Guerres et negociations pour la succession des Visconti 
( 1 ; 12-1 150). 4." Domination de^ Cosimo. Guerres et negociations 
arce Venise et Naples (1450-1454). 5.» Dernières années de Cosi- 
>;ìo (1451-U04). Qt.° Lcs helles-lettres et les beau.v-arts sous Co- 
simo des Medici. - Libro li. Cap. 1." Piero des Aledici (l-Kìi-ìiQO). 
2.° Lorenzo des Medici. La conjuration des Pazzi (1469-1478). 



(1) Erano appena scritte queste p'agine quando v cwmiìarso il secondo 
volump. Parleremo anche di que.sto e del terzo ed ultimo, che non starà 
molto a comparire, in un altro fascicolo. 



RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 271 

3." Lt(tk' de Lorenzo des Medici avec le Saint-Siège (1478-14SU), 
4." Lorenzo des Medici depuis sa reconciliation avec le Saint-Siége 
j'usqio' à V e'iablissement de V rquilibre italien (1480-1491). 5.' La 
dotnination de Lorenzo des Medici à V inierieur de Florence 
Jusqu' à sa mori (1481-1492). 6." Les belles leltres etles beaux-arts 
so US Lorenzo des Medici. 

A prima vista, uno può credere che la trattazione della ma- 
teria cosi divisa debba di necessità avere del sistematico. Trat- 
tare a parte d'un ordine di cose e d'idee, divise sì da quelle d'un 
altro ordine ma non indipendenti, anzi cosi connesse tra loro 
da non potersi intendere le une senz'accompagnamento dell'altre ; 
iMiHiderare, starei per dire, in un uomo solo e in un'epoca due 
(ì ,)iii uomini ed epoche tra loro distinte, pare a prima vista un 
metodo che rompa l'unità della storia e noccia alla verità e alla 
chiarezza. Ma non è cosi nel libro del signor Perrens. La mate- 
ria in parte si presta, in parte è, per le ragioni che sono por 
dire, mirabilmente aiutata da lui ad esser così divisa. Egli ha 
saputo così bene scegliere e ordinare che, per esempio, in uno 
di quei capitoli che percorrono le stesse date, quasi vie paral- 
lele a una medesima meta, come non s' avverton mai oscurità 
né omissioni nell' ordine dei fatti presi a narrare, così nemmeno 
vi s' incontrano (che è più notevole ancora) ripetizioni di fatti 
e d' idee che appartengano a un altr' ordine. Quindi ogni capi- 
tolo è come un quadro intero e perfetto in se medesimo e parte 
insieme d' un maggior quadro, cioè del periodo storico trattato 
in tutto il volume ; come uno strumento che dia un suono diverso 
da tutti gli altri e con gli altri generi l' armonia. Insomma , il 
racconto così fatto, anziché riuscire , come parrebbe , disordinato 
e imperfetto, riesce invece in ogni sua parte chiaro e compiuto ; e 
la storia, senza mai perdere della sua realtà e del suo rigore 
scientiiicj, acquista, sarei per dire, l'intreccio e le attrattive del 
romanzo. 

Ma passando, anche più strettamente dalla disposizione della 
materia alla sua trattazione, dalla forma alla sostanza, i titoli 
stessi dei libri e dei capitoli che ho riferiti mostrano chiaro il con- 
cetto che l'autore si fa di quel periodo della nostra storia. Per 
lui, i Medici soli governano e imperano in Firenze : nel loro pro- 
gressivo avanzarsi tino a divenire, secondo lui, padroni assoluti 
dello stato, non vede altro mai che usurpazione : riduce a'minimi 
termini ogni benemerenza loro civile e politica, ogni elogio d'aver 
protetto l'arti e le lettere. Certo che i lodatori dei Medici a ogni 
patto non mancarono, ma tra questi e i loro detrattori, che pur 
non mancarono, fino a' nostri giorni, avremmo voluto trovare più 
giusto mezzo nel libro del signor Perrens. 



272 RASSEGNA BIBLIOGR.AFICA 

Io non intendo qui rompere una lancia in favor de'Medici. Essi 
furono veramente oppressori della libertà della patria : ma egli è 
da osservare che le condizioni civili e politiche di Firenze a quel 
tempo li aiutarono in ciò mirabilmei.te, quasi ve li sforzarono. 
L'oligarchia, che si era andata ogni dì più restringendo, dalla 
reazione in poi del tumulto dei Ciompi, doveva di necessità far 
capo al predominio d" una sola famiglia o consorteria. Potevano 
avere questo predominio gli Albizzi, e sarebbero stati assai più 
tiranni de'Medici; ma e' furon troppo orgogliosi e violenti, e spia- 
naron la via aloro avversari. Come poteva Cosimo, tornato dall'esilio 
in trionfo, non entrare nell'arritigo lasciato vuoto da' suoi nemici, 
odiati dall'universale ? Come poteva egli, naturalmente uomo del 
suo tempo, dopo aver visto in faccia la morte, non volere anche 
gustare un poco il dolce della vendetta '. E se egli si ritirava, che 
assetto avrebbe avuto lo Stato ? Tornare a una divisione del po- 
tere tra molti era impossibile, e le discordie avrebbero continuato 
più che mai a porre a soqquadro la cittn. Io credo che il popolo, 
stanco di quelle discordie, non vedesse in Cosimo un tiranno, ma 
salutasse un liberatore. La libertà, fino allora abusata, voleva un 
freno : la forza delle circostanze oramai e non l'uomo s'imponeva. 
E d' altra parte, si può egli veramente dire, nel più stretto 
senso della parola, che Cosimo e indi Piero e Lorenzo fossero i 
soli padroni, fino a chiamar la storia di Firenze di quel tempo la 
loro dominazione? Che differenza allora faremo tra quello e il pe- 
riodo de' Medici duchi e granduchi ? Si dica che quello fu il p(i- 
riodo in cui dominò il partito di cui essi eran capi, e preparazione 
alla loro dominazione avvenire, e saremo più nel vero. Quando 
diciamo eh' e' si attorniarono d' uomini a loro devoti , non si 
può né si deve intendere eh' e' li scegliessero a volontà, per averne 
de' servi umilissimi, degli strumenti ciechi del loro dispotismo : che 
anzi, la maggior parte di quegli uomini furono di coloro che li 
avevano aiutati a trionfare e poi li mantennero in istato, non per 
altro fine che per dividere con essi il potere : posto pure, come 
ho detto, ch'e' li riconoscessero per capi. Quando gli storici dicono 
che Cosimo e Lorenzo facevano e disfacevano, bisogna intendere con 
discrezione. Non trionfava sempre il loro volere coll'imporsi, ma 
col secondare, io credo, quello degli uomini che li attorniavano. 
E tanto è ciò vero che, ogniqualvolta essi, col fine che avevano 
(non lo nego) di francarsi d" ogni tutela e influenza, contrariaron 
troppo le ambizioni e le voglie dei loro amici e partigiani, questi 
accennarono a ribellarsi ; e più d'una volta i Medici ebbero a tor- 
nare su" loro passi : venir con loro agli accordi o cercare di divi- 
derli per non cadere. Al tempo di Piero, Luca Pitti, se non era. 
come già Rinaldo degli All)izzi. in uggia ni popolo, per la sua ar- 



RASSE<iNA HIItLKXìKAFKW '^ló 

rogaiiza e il suo fasto, li avrebbe sopratTatti. Le congiure contro 
di loro, non esclusa quella de' Pazzi, ognun sa che non furono 
ordite da molti contro tiranni della patria, ma contro uomini clic 
tutto volean per se da pochi altri nomini che tutto non volean 
perdere. 

Il non vedere altro in que" Medici che gli usurpatori della li- 
bertà, e i dominatori, porta naturalmente l'autore a condannarli, 
ad ascrivere a loro soli ogni men buona legge, ogni rovescio po- 
litico, ogni male insomma che in quel periodo ebbe a soffrir la re- 
put)blica. Ma egli dovrebbe allora ascrivere a loro soli anche ogni 
vantaggio. In Un de' conti non può negarsi che le discordie, che 
Un allora aveano messo sossopra e insanguinato la città, quieta- 
rono in gran parte ; che la repubblica ebbe più credito e potenzn 
che non pel passato presso gli altri popoli e stati d' Italia ; che 
prosperò anclie internamente per i commerci e le industrie ; che 
vi lloriron 1" arti e le lettere, posto pure che i Medici le proteg- 
gessero ai loro occulti lini di dominare : che i carichi e le guerre 
eh' ebbe a sostenere in quel tempo non faron maggiori delle so- 
stenute in addietro ; che la rilassatezza infine e corruzione dei co- 
stumi, grande senza dubbio iu Firenze, era comune a ogni altra 
parte d'Italia. 

Il ritratto che l'autore fa di Cosimo è assolutamente d' un ti- 
ranno della peggiore specie. Dopo i trionfi di Francesco Sforza e 
il Concilio di Firenze, « Cosimo (egli dice a pag. 74) était assez 
« grand pour ne plus craindre ; mais c'est le destia du pouvoir ab- 
<.< solu de craindre toujours. Il ne peut tolérer rien de grand autour 
« de lui. Il doit, avant de s" adoucir, tout réduire en poussière à 
« ses pieds. Ce rnarchand en passe de de venir auguste ne croyait 
« point que la dìucenr lui flit permise, et la sévérité dont il con- 
« linue de taire preuve n" a rien amélioré ». Ma a conferma di 
così assoluto e grave giudizio non reca se non il caso di Bahlac- 
cio d' Anghiari, di cui raturalmente attribuisce tutta la colpa a 
Cosimo ; e poi ripiglia : « Verser le sang, répandre la terreur est 
« un de ses moyens d'action; manipuler le trésor public, la flnance, 
« en est un autre, et plus sur encore » (pag. 82). E qui pure è Co- 
simo, lui solo, che immagina e introduce nuovi sistemi d' imposte 
(pag. 84); e a lui quindi s'imputano tutta l'odiosità delle esazioni, 
tutte le persecuzioni e le pene intlitte ai renitenti a pagare, tutta 
la rovina delle famiglie oppresse da quei carichi esorbitanti. E poic'.iè 
l'autore non nega (pag. 85j i bisogni che avea lo stato d'imporre e di 
riscuotere quelle gravezze, è come se imputasse a lui solo di avere 
anche creato quei bisogni. A questo stesso proposito delle gra- 
vezze, in un altro luogo (pag. 174) dice che « le vittime non si po- 
« trebber contare » ; ma anche qui non reca che un esempio. 



i 



:^/4 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

(|ucllo di Gianiiozzo Manetti, che essendosi opposto a Cosimo nella 
politica, questi risolse di rovinarlo a furia di gravezze. A pag. 108, 
chiama addirittura il suo governo egoista, malizioso ed ipocrito 
fino in fondo, e da non trovarci niente, « si l'on excepte les let- 
« tres et les arts, qui lui mérite 1" estime que les mensonges ou les 
« réticences de ses courtisans lui ont assurée dans la posterité » ; 
a pag. 170 ripete ch'egli « ne faisait rien que pour lui. L'egoi- 
« sme, dans cette nature sèdie, sue par tous les pores ». 

Né è poi da credere che l'autore, mentre non vede in Cosimo che il 
dominatore e il tiranno, vi trovi sempre V uomo veramente abile e 
accolito, com' è pur forza ammettere per ispiegarsi, se non il domi- 
natore, certo il principale fondatore della dominazione della sua 
famiglia. Parlando sempre delle imposte che opprimevano i cit- 
tadini, chiama, oltreché immorali, impolitiche e corte le sue ve- 
dute liuanziarie (pag. 84). Nel ridurre all'impotenza « le classi più 
« elevate » dice che non ebbe genio né invenzione, e andò « sulla 
« rotaia dei vecchi mezzi », cioè delle balìe e de' parlamenti (pag. 89). 
A pag. 92 scrive : « Chez Cosimo, les actcs sont souvent odieux, 
« les scrupules manquent toujours, l'habileté est terre à terre » ec. 
A pag. 109-110, gli riconosce, ma con assai restrizioni, il merito che 
gli danno il Guicciardini e il Machiavelli, d'aver salvato la libertà 
d'Italia alleandosi con lo Sforza. Parlando delle guerre che furono 
in Italia tra il 1401 e il 64, dice che al termine della sua carriera 
tutti i suoi calcoli riusciron falsi. « Cette grande habileté de Cosi- 
« mo, que vanto l'histoire, on la eherche en vain dans les actes de 
« ce temps-là : il n'en tit preuve que pour s'établir, et encore était- 
« il servi par la force des choses » (pag. 207-208). Ricordando il 
titolo di padre della patria datogli da' suoi stessi contemporanei, 
lo chiama « fastueux et peu meritò » (pag. 215); e dopo avere 
annoverati tpag. 220) i pubblici e privati edifizi ffitti da lui costruire, 
chiama questa sua magnificenza « banal mérite de bàtisseur ». 

Or questo criterio, non dirò falso ma esagerato, che l'autore si 
fa non pur di Cosimo, ma e di Piero e Lorenzo, nasce dai racconti 
e giudizi, non meno a parer mio esagerati, su cui si fonda. In 
questo processo de' Medici mi pare che il signor Perrens ascolti 
troppo i testimoni ad accusa, e troppo poco quelli ad elogio e a 
difésa: che troppo poca, quasi ninna parzialità scorga nei primi, 
e troppa nei secondi. Menar tutto buono al Cavalcanti, al Nerli, 
al Bruto, al Rinuccini, e a quanti altri dissero sempre, e in tutto, 
male de' Medici, e chiamare ripetutamente cortigiano l' Ammirato, 
(pag. 89 e 448), anche quando lealmente riconosce le arti di Lo- 
renzo per tirar tutto a sé ; e apologisti per partito preso il Ma- 
chiavelli e il Guicciardini (pag. 210), con tutto il rispetto che pro- 
fesso all'illustre autore, dico che non mi par giusto. 11 Cavalcanti 



R.\SS1-:(ÌNA H!l!I.I(ViI!ArirA 27o 

L-^li alti'i die Ilo l'icoi'dati, per quanto il signor l'orrons s'ingegni 
(li persuadere il lettore del contrario, furono parziali. Se non tutti 
l'u rollo direttamente offesi da" Medici, neanche furon tenuti in quel 
conto che credevano meritare. Non dimentichiamo ch'oran tempi 
di partigianerie e ambizioni sfrenate : quelli che più poterono 
sliramare, con a capo i Medici, la loro ambizione, parlarono di 
loi'o in tntt'altro modo, esagerarono naturalmente nell:^ lodi come 
.::ii altri esageravau nei biasimi. 

Anche i preziosi dispacci degli ambasciatori d' altri stati in 
Fii-enze, di cui l'autore largamente si giova, vanno intesi con di- 
screzione. Dal leggersi per esempio in un'istruzione dello Sforza a uno 
di quegli oratori (pag. 109); « Anderai a Firenze, e ti ritroverai col 

< magnifico Coi5imo; e parendo a Cosimo, ti ritroverai con li Signori, 
« dicendo più e meno ad essi Signori come parerà ad esso Cosimo » -, 
e '< [.e altre cose che diremo di sotto dirai solamente a Cosimo e non 

< ad altri », non si può trarre, panni, questa conseguenza : « S'il per- 

< mettait qu'à la Seigneurie s'adressassent les protestations, les priè- 
- res, les remerciements, on ne s'j' adressait q«e s'il.le trouvait bon » ; 
« uè quest'altra, non meno assoluta : « C'est vers lui désormais, rien 
« n'est plusclair, qu il faut se tournor pour tout ». Era naturale 
elio lo Sforza volesse prima far capo a Cosimo, suo amico perso- 
nale e cittadino tanto autorevole, per ottenere più agevolmente 
ilalla repubblica quello ch'egli voleva. Anche in altre espressioni 
di qiie" dispacci « Cosimo guida tutto », e « sine ipso factum est 
« nichil », e « Cosimo era tutto in Firenze e senza lui Firenze era 
« niente », io non veggo al solito che il primo cittadino, il quale 
con l'autorità sua e de' suoi aderenti pesa su tutto, non già il 
padrone di tutto. Le stesse asserzioni, invero troppo assolute e 
lii'atuite, dell'autore, che Cosimo « fece nominare capitano gene- 
rale Francesco Sforza » (pag. 21), che « si fece eleggere », una 
i-\ un'altra volta, gonfaloniere (70 e 9C), che « si fece dare la 
commissione » di rispondere agli oratori di Venezia (140), e" altre 
consimili, provano, in fondo, il medesimo. Né diversamente provano 
i giudizi e le attestazioni di storici lontani di luogo o di tempo. 
che si accampano a suffragare quelle dei presenti e contemporanei 
cIk' ad altri possan parere parziali. Per esempio a pag. 168, par- 
luido sempre di Cosimo, l'autore scrive: « On veut qu'il n'ait été, 
« à Florence, que le premier des citoj^ens. Auguste, à Rome, eut 
« aussi cette prétention. Les plus sùrs témoignages prouvent que 
•< Cosimo regnai t en maitre. Aucun témoin n' est mieux place pour 
« ótre impartial, que ce grand .Eneas Sylvius, devenu le pape Pie IL 
« Or il écrit que Cosimo pouvait tout, qu' il était l'arbitre do la paix, 
« de la guerre, des lois: que c'est dans sa maison qu'on déliberait sur 
« les all'ai res do la n'publique et sur le choix des oflSciers pulilics » ec. 



270 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

E a paj,'. 369-70, parlandosi di Lorenzo, si legge : « Le sagace 
« Guicciardini voit bien et laisse voir ce qu'a d' odieux la domina- 
« tion des Medici. L'ardent Michele Bruto la liétrit avec la passion 
« d'un ennemi, et il a été de mode, pour ce inotif, de lui refuser 
« toute autorité. Mais contestera-t-on aussi celle du génois Antonio 
« Galli ? Secrétaire de lofflce de San Giorgio à Gùiies, il écrivait 
« vingt ou vingt-cinq ans apròs la période qui nous occupe. Il ne 
« voyait les choses ni de trop près ni de trop loin, d" assez loin 
« toutefois pour n' apercevoir que les grandes lignes, plus favora- 
« bles à Lorenzo que les misères et les méchancetés \lu détail, 
<■< exempt dans tous les cas de ces haines et jalousies locales qui 
« peuvent troubler le jugement. Or voici ses paróles : - La ville 
« de Florence était tenue par le tout-puissant Lorenzo sous des 
« apparences de liberté. Il était considéré conìrae à peine inférieur 
« aux princes d'Italie, et pourtant à peine différent de ses conci- 
« toyens par sa manière de vivre. Il avait des clients innombrables, 
« des possessions territoriales immenses, des troupeaux en gi^and 
« nombre. Tout, en lui, excédait la mesure de ce qui constitue un 
« simple particulier. Il ne souffrait pas qu' une personne qui lui 
« déplaisait demeuriit dans la ville - ». Ora io non negherò che il 
linguaggio di questi due storici possa essere imparziale, ma ninno 
vorrà aflfermare eh' e" non sia esagerato e non sappia un tantino 
anche di rettorica. 

In più luoghi del suo lil)ro cita 1" autore i lavori di Francesco 
Pellegrini e Agenore Gelli su Cosimo e Lorenzo, e pur riconoscen- 
done il merito, mostra di non crederli imparziali : del Gelli anzi, 
in un luogo, (pag. 527) scrive : « Le parti pris y parait ». Forse, nel 
senso opposto, il lettore potrebbe dire altrettanto del signor Perrens. 
Ma io non credo al partito preso né dell'uno né dell'altro: credo 
che ambedue vedessero le cose in buona fede, ma uno dal miglior 
lato e più s'attenesse agii apologisti, l'altro dal peggiore e troppo 
si fidasse ai detrattori. 

Del rimanente, se questo libro non prova la dominazione di 
Cosimo, di Piero e di Lorenzo, nel senso, a parer mio troppo as- 
soluto, del signar Perrens, prova bene però com'è' riuscissero, in 
quei sessanf anni, a gettarne cosi stabili fondamenti da non poter 
nemmeno essere scalzati dalla imbecillità dell' ultimo Piero. Sotto 
questo punto di vista il libro ha veramente una singolare impor- 
tanza. I fatti e i particolari nuovi de' fatti abbondano : tanta è la 
copia delle fonti cui ha saputo attinger l'autore. Mirabile vera- 
mente in uno straniero che, non pure in questo ma in tutti i pre- 
cedenti volumi della sua opera, non gli sfugga alcuno degli sto- 
rici contemporanei non solo, ma quasi niun altro libro italiano 
cui gli giovi d' attingere : ninna memoria o documento venuto a 



KASSK(;NA lilHI.KiGRAFICA '^ i i 

luco liei lauti nostri oiornali storici e letterari ; e neppure alcuni 
di quelli opuscoli pubblicati, come suol dirsi, per occasiono e non 
rollali, introvabili spesso anche da noi italiani. 

Sarà dunque gruta all' illustre autore la Francia, cui egli ha 
fatto conoscere così intimamente un glorioso popolo italiano e con 
esso, in gran parto, l'Italia : gli sarà grata l'Italia per averle dato 
la storia d'una delle sue città più famose ; storia degna d' accom- 
pagnarsi con quella di Gino Capponi per bontà di metodo e altezza 
di concetti, d'andarle innanzi per copia maggiore di notizie, rac- 
colte in un più largo campo di ricerche e di studi. 

Firenze. A. GnF.UARDi. 



Carlo Calissk. ! prefeltl eli Vlcn. Roma, a cura della R. Società 
Romana di storia patria, 1888. 

La storia della città di Roma nel medio evo ò stata scritta dal 
Papencordt, dal Gregorovius e dal Reumont in modo che per un 
pezzo non si sentirà più il bisogno di un nuovo lavoro generale. 
Rimane bens'i ancora a fare quella della provincia romana, e ad 
essa recano via via utili contributi le particolari monografie elio 
man mano si pubblicano, fra le quali vuol essere in modo speciale 
ricordata quella del giovane D."" Carlo Calisse intorno ai Prefetti 
di Vico. 

Scrive giustamente il C. : « Ogni storia che voglia leggersi della 
« provincia romana, dal secolo X al XV, o si riferisca alle vi- 
« cende generali del paese, o quelle riguardi che sono particolari 
« ai comuni, ha sempre, quando direttamente, quando in modo 
« indiretto, alcuna relazione coi Di Vico. » È certo però che il 
momento in cui essi hanno un' importanza veramente capitale è il 
secolo XIV : tanto è vero che il C. consacra a questo periodo i due 
terzi del suo volume, cioè 130 pagine di testo su 210 e 147 docu- 
menti su 25i (1). Con che non voglio dire che non fosso utile rac- 
cogliere le notizie anche de'tempi anteriori e posteriori ; era anzi 
opportuna introduzione e acconcio complemento ; e il C. ha saputo 
t\udo, se non proprio del tutto, almeno in gran parte, con molta 
diligenza e dottrina. Quanto a ciò che a lui è sfuggito, lo raccoglie 



(1) Di questo periodo della storia dei Di Vico mi sono occupato alcuni 
;iuni 111 in uno studio intitolato Giovanni e Francesco da Vico prefrUti di 
noma (in Nuova Rivista., Anno IIL t. VI, pp. 340-343; 351-353; 305-300 e 
370-377) dal C. non conosciuto. 



278 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

ora un altro benemerito della storia della provincia romana, il 
signor Francesco Cristofori, in un lavoro dedicato al C. e di cui 
sono usciti finora sette fogli di stampa (I). 

Che cosa fosse la praefectura urbana durante la repubblica 
e come si trasformasse con Augusto è abbastanza noto. Durante 
l'Impero, fino a Teodosio, \\ pracfeclu^ i<rò/ fu il vero governatore 
di Roma con grande autorità ; ma sotto gli ultimi imperatori que- 
sta cominciò a scemare, flnch"-, dopo un certo ritìorire sotto Teo- 
dorico, anche il titolo cessò, e al praefectixs sottentrò il Dur. 
Ristabilito l'Impero d'Occidente e riafferrata in Roma l'autorità dagli 
Ottoni, fu pure rinnovata la preiefeclura urbana, che ridiventò im- 
portante fin verso il 1 100. Allora vien meno il potere degl" impe- 
ratori tedeschi in Roma e insieme quello del loro rappresentante : 
e 1' uflicio di pre letto rimane soltanto un mezzo di turbar la citt;\ 
nelle mani d'uomini audaci e intraprendenti. l-> appunto versi 
quest'epoca che se ne impadronisce, rendendola ereditaria, la fa- 
miglia dei signori di Vico. 

Riguardo all'origine di questa famiglia, il C. (pag, 2-3) la fa 
venire di Germania e la ritiene nel secolo XII già da lungo tempo 
stabilita in Tuscia, dove « antiche testimonianze dicono che il Ca- 
« stello di Vico era patrimoniale » di essa (2). Gli scrittori meno re- 
centi la identificano senza dubbio alcuno con « una casa potente, esi- 
« stente in R.)ma già fin dal X secolo, congiunta ai Tuscolo, ai Pa- 
« pareschi e ad altre famiglie nobili della città e specialmente del 
« Trastevere, la quale di fatto godeva, se non di diritto, quasi 
« ereditariamente la prefettura urbana, era ricca di castelli in 
« Tuscia e aveva molti dei suoi portanti il nome di Pietro e di Gio- 
« vanni ». Il C. (p. 6) ritiene la cosa come probabile, ma non certa, 
e a questo proposito mi pare che non sarebbe stato inopportuno se 
avesse notato che un Giovanni de'prefetti di Vico, che egli dice (se- 
guendo la Cronaca di OrricLu di Manente Cipriano) console in 
quella città nel 975, non ò prol)abilmente altri che quel Giovanni, 
che il Bussi (Storia di Viterbo, pag. 86) pone come prefetto nello 
stesso anno, affermando inoltre (non sappiamo beasi con quanta 
certezza) eh" era della famiglia di Vico. 

Secondo il Bussi ora citato, nel 1180 Riccardo di Vico si sa- 
rebbe impadronito per forza della pracfi'ctura e dipoi la sua fa- 



(1) 3/er/ior/e dei s'ffnori di Vico, prefetti di lio.na e tiranni di Vi- 
terbo, nella sua Miscellanea Storica Romu.iu. 

(2) Nicola dklla Tcccia , Croniche viterbesi, anno 13i;:>, i). 3-J, ed. 
Ciampi (Cf. Calisse, p. 7, n. 1.) 



KASSK(iNA l;il',I.|M(iHAFICA 270 

lìiiiilia ravieljljo ritenuta sempre, quasi senz/alcuna interruzione. 
Anche di ciò tace affatto il C, che fa cominciare la serie certa dei 
preietti di A'ico da Giacomo I vivente nel 1148 e ancora prefetto 
nel 1152 (p. 8). Costui profitta delle contese di Eugenio HI col co- 
mune romano al tempi di Arnaldo da Brescia per occupare Civi- 
tavecchia e Viterbo : e, se poi riperde gli acquisti fatti e cade egli 
stesso prigione, la casa sua si rialza tosto con Pietro I, successore 
immediato di Giacomo, che prima fa lega con Adriano I contro i 
Romani, quindi, non appena nasce la rottura tra il Papa e Fe- 
derico Harbarossa, si schiera col secondo, e nello scisma appoggia 
risolutamente l'antipapa lino alla sua morte (pag. 8-12), la cui 
(lata ignorata dal C. pare debba fissarsi al 11G7 o 11G8, 

Giovanni 1, successore di Pietro, ne contjnua la politica -, ma 
se al padre le cose erano andate prosperamente, per lui vollero a 
male. Un tentativo d'impadronirsi di Tuscolo gli fallisce: Viterbo 
ed altre terrò si prem -.niscono contro la sua ambizione stringendo 
accordi fra loro, e finalmente, dopo la pace di Venezia tra il Bar- 
barossa ed Alessandro I!I, tentata inutilmente un'alleanza col co- 
mune di Roma contro il papa, è costretto a fargli omaggio e a ri- 
cevere daini la conferma della dignità di prefetto (p. 13-18). 

Anche Pietro II tenta da prima di lottare contro la Chiesa, pro- 
fittando della risorta lotta fra Urbano III ed Enrico VI, ma, pre- 
valendo, per la morte inaspettata di P^nrico e l'elezione d'Innocen- 
zo III a pontefice, la parte di quest'ultimo, Pietro deve cedere, pur 
ottenendo da lui, che voleva tórre l'elezione del pre'etto ai Romani, 
di essere investito di questa carica, ereditariamente, addì 22 feb- 
braio 1198. Ma, scrive giustamente il C. (p. 15-20'. « le premure 
« di Pietro II in favore del pontefice non erano sincere:.! Di Vico 
« aspiravano, per tradizione di famiglia, alla preminenza e, se fosse 
« stato possibile, alla dominazione su tutto il patrimonio di Tuscia. 
« Non era conciliabile con questo loro intento l'amicizia della 
« Chiesa, anzi ne era conseguenza l'inimicizia ». Epperò ecco Pie- 
tro il parteggiar di nuovo per Ottone IV, quand'egli si guasta con 
Innocenzo, ed aiutarlo nelle sue imprese e seguirlo forse fino a Lodi 
nel suo ritorno in Germania (1). Così più tardi, nel 1221 e nel 1223, 
lo vediamo presso un altro imperatore, il giovine Federico II, e 
certo sarebbe stato de' suoi principali fautori, se non fosse morto 
poco dopo lasciando la carica al tìglio Giovanni II. 

La vita di questo prefetto non è molto avventurosa: tutti gli 
atti che di lui conosciamo sono pacifici : e appena partecipa, ma 



(1) La cosa non è ben certa. « Noi iliiilnmi v'ha il datuiu, non Vactuni » 
cl'r. Calisse, p. •21. 



280 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

come arbitro, ad un litigio fra alcuni suoi parenti del ramo di Brac- 
ciano e San Pupa. Ma la non poteva durar così lungamente: nel 
1243 infatti Pietro III assedia A'iterho coll'imperatore : perlochè poi 
i Romani e i Viterbesi, allora allea i con papa Innocenzo IV. pren- 
dono e saccheggiano Vico, l'avito castello dei Prefetti. Tuttavia la 
sua potenza, nonché scemare, cresce : il pontefice e l'imperatore se 
ne disputano Tamicizia, gareggiando in promesse. Destreggiandosi 
fra le parti, Pietro III passa ora dalla parte del papa, e se da Fe- 
derico II questa volta si vede tolto di nuovo Vico con altre terre, 
ne è da Innocenzo largamente ristorato colla concessione, sembra, 
anche di Civitavecchia. 

Sononchè Pietro III, non avendo ligliuoli, s'impegnava a lasciare, 
morendo, tutti gli acquisti fatti alla Chiesa. A ciò non consentiva 
poi il nipote suo e successore Pietro IV ; donde una nuova lotta 
combattuta vivamente nella provincia romana tra il prefetto, coi 
ghibellini e re Manfredi da una parte, e Pandolfo conte dell' An- 
guillara, coi guelfi dall'altra. 11 27 marzo 1264 (I) Urbano IV ban- 
disce la crociata contro il Di Vico : questi assedia Sutri, mentre i 
nemici gli stringono la capitale, ma l'una città è liberata dal so- 
pravvenire di soccorsi angioini e l'altra terra per l'avvicinarsi di 
aiuti di Manfredi e pel ritrarsi de'Romani, che non volevano cre- 
scer troppo la potenza del pontelìce colla rovina totale del pre- 
fetto. Allora Pietro s'impadronisce di Toscanella, rompe in bat- 
taglia a Vetralla il rivale conte dell'Anguillara e por sorpresa en- 
tra in "Roma: se non avesse precipitato troppo il colpo, s'impa- 
droniva della città. Tuttavia continuano i suoi progressi coU'aiuto 
de'Tedeschi di Manfredi tinche, sbarcato Carlo d'Angiò, è costretto 
ad accordarsi con lui. 'Ma, sebbene re Carlo lo proteggesse contro 
le aspirazioni del pontefice, di nuovo gli si pone contro appena in 
Roma torna a prevalere la parte ghibellina coU'elezione di Enrico 
(li Castiglia a senatore. Così combatte a'tìanchi di Corradino a Ta- 
gliacozzo, e feritovi mortalmente, muore per quella causa, appena 
portato a Vico, nel dicembre del 1268 (pp. 34 e segg.) 

Tutto ciò racconta assai bene il C. (quantunque gli si possa 
nuiovere il rimprovero di valersi assai liù del Gregorovius di quel- 
lo ch'egli non dica) : i fa! ti importanti !<ono messi acconciamente 
in rilievo, poche sono le cose dimenticate, nò queste, veramente no- 
tevoli. Più scadente è la parte che comincia coi tìgli di Pietro IV, 
sebbene corrisponda appunto al principio della età dal C. stesso 
riconosciuta come la più importante della storia dei Di Vico. 



(1) E non 1254 come ha, per eri'oro, credo, di stampa il Calìssl:, p. 33. 






RASSKGNA HIUI.KxiRAl'K'A 2SÌ 

Dopo aver accennato alla tregua fra Pietro V e la Chiesa, durante 
la quale la famiglia riprese lena e vigore colla compra di meti'i 
di Nepi e il riacquisto di altri luoghi, egli viene a parlare delle 
prime imprese del prefetto Manfredo lino alla discesa in Italia di 
Enrico VII, dove trascura il suo voltafiiccia, o meglio abbandono, 
subito dopo il combattimento del 26 maggio 1312 nelle vie di Roma, 
il che pure è accennato dal Gregorovius (t. VI. p. 05). Dipoi, detto 
della fallita sorpresa di Orvieto, dello scampo di Manfredo dovuto 
a due cardinali, Napoleone Orsini e Nicola da Prat^, pur di parte 
avversaria, del suo destreggiarsi, al solito, fra la Chiesa e i glii- 
bellini e della nomina a difensore di Viterbo, nonché della scomu- 
nica lanciata dal rettore del Patrimonio Guglielmo Costa e tosto 
revocata dal pontefice, ne fissa la morte a poco prima del 1337. 
Anche qui non mi pare ch'egli proceda in modo inappuntabile: 
il documento infatti eh' egli cita (p. 258) prova che in queir anno 
era già morto, non già che morisse soltanto poco prima. Quindi, 
poiché dopo il 1328 (ultimo anno in cui consti certamente che Man- 
fredo era ancor vivo) appare sempre alla testa della famiglia il 
figlio suo illegittimo Faziolo, mi pare debba anticiparsi alquanto 
la data della morte di Manfredo. 

Intorno a questo Faziolo la narrazione del C è alquanto con- 
fusa. Alcuni fatti della storia di Viterbo da lui taciuti avrebbero 
potuto spiegare meglio gli avvenimenti posteriori di quella città 
in cui ebbero parte i Di Vico : il suo silenzio getta invece tutta 
quella storia nell'oscurità. Vivente ancora Manfredo, in Viterbo 
avevano tentato di rientrare i guelfi, e n'erano stati respinti da 
Salvestro Gatti, il quale acquistò così una grande autorità, quasi 
di signore. Da ciò soltanto appare chiara la politica di Faziolo di 
Vico ; il quale, a riacquistare la prevalenza perduta per la potenza 
ottenuta dal Gatti, passò da parte imperiale a pontificia, finche 
riuscì a far ammazzare il rivale, senza tuttavia ottenere ancora la 
signoria della terra che si diede alla Chiesa. 

Ragionevole parmi 1" osservazione del C. che Faziolo non fosse 
prefetto : essendo egli figlio naturale di Manfredo, successe a 
quest'ultimo in quel titolo - ma nel titolo soltanto - Giovanni III 
di nascita legittima. Ma egli avrebbe dovuto ricercare quali siano 
le ragioni per cui vediamo che il potere in realtà è tutto nello 
mani di Faziolo stesso, il quale conserva sempre una certa auto- 
rità in Viterbo, pur essendone signora la Chiesa (l): così non vi 



(1) A quesiM proposito, meglio elio il (locuinemo del T mar/o 1334, che 
prova solo aver conservati interessi, non dominazione, in Viterbo, doveva il C. 
citiire la sLoria del Bussi, }>. 1U2, che cita poi unicamente per la morte di lui. 
Akch. Stok. Ir., o^ Serie. — III. 18 



282 RASSEGNA BIBLIOGRAi'ICA 

sarebbero dubbi sul carattere del moto del 1338, quando Faziolo fu 
ucciso, pare, per opera di Giovanni III, da quel Martinuzzo (o Mat- 
teuccio) della Viva, nella cui casa era stato morto Salvestro Gatti. 

Giovanni III fu, senza dubbio, il maggiore dei prefetti di Vico, 
ed il C. ne narra con amore le vicende, pur troppo, però, piut- 
tosto da cronista che da storico , cioè anche qui trascurando 
molte cose e parecchie altre esponendo senza critica sufficiente. Il 
primo atto di Giovanni III fu 1' occupazione di Vetralla, al quale 
fece tosto seguire una spedizione fortunata di suo fratello Sciarra 
contro Orvieto, dove fu ristabilita la signoria di Corrado Monal- 
deschi, cacciando altri di quella famiglia a lui nemici. Ora la 
Cronaca di Oì~vieto pubblicata dal Muratori (R. I. S., t. XV, 
p. 652, ristampata a parte) colloca questo fatto nel maggio 1316 ; 
il C. (p. 72) sembra trasporlo fino al principio dell'anno seguente. 
È ben vero che qualche dubbio fu sollevato intorno ail'autentici- 
sta di quella Cronaca ; ma anzitutto pare irragionevole ; poi, in 
ogni caso, il C. avrebbe dovuto rilevare la questione e trattener- 
visi, tanto più trattandosi di un documento capitale per la storia 
dei prefetti di Vico, e ch'egli cita poi, ma solo per fatti posteriori 
al 1351, senz' alcun .sospetto. Del rimanente del suo errore rispetto 
a quella data il C. si sarebbe dovuto accorgere osservando che 
(come dice egli stesso) la pace fu conchiusa dal Di Vico 1' 8 gen- 
naio 1347. 

È noto come appunto a quest'epoca abbia luogo il tribunato 
di Cola di Rienzi. Il tribuno cita il prefetto a cedere la rocca di 
Rispampani e a sottomettersi a Roma : egli non risponde neppure : 
e scoppia la guerra. Raccolti aiuti da ogni parte. Cola attacca Gio- 
vanni e lo costringe finalmente a piegarsi, restituendo il castello 
e tenendo tutti gli altri possessi sotto l'alta signoria del comune 
romano; poi, insospettito di una sua riscossa, lo sorprende e ri- 
tiene prigione fin quasi alla propria caduta ; ma rialzatasi per 
questa la fortuna di Giovanni, fa nuovi acquisti e giunge a inti- 
tolarsi, signore ornai di quasi tutto il patrimonio, « prefetto di 
Roma per grazia di Dio. » Ricomincia così la guerra fra la Chiesa 
e il Di Vico, al quale volge propizia-, e qui devesi dar lode al C. per 
l'aggiunta di molti particolari ignoti (l), riguardo alla campagna 
del 1352 fino alla tregua trimestrale conchiusa tra il prefetto e 
papa Clemente VI, cui era riuscita inutile la scomunica lanciata 
contro Giovanni il 9 luglio di quell' anno. Meno accurato è il C. 
nella narrazione della susseguente campagna del 1353, quando. 



(1) Altri ne aggiunge poi a sua volta il Cristofori. 



KASSKciNA lUHI.KKikAl'lCA 2S:) 

appena morto Clemente VI, il Di Vico, ridomandate le rocche 
consegnate alla conehiusione della tregua, riaperse le ostilità. La 
Cronaca di Oì-vieto (pp. 675-077) racconta minutamente come 
venisse mandata contro il prefetto (che già aveva occupato, come 
narra il C, p. 101 e scgg., Toscanella e Corneto) la compagnia 
di fra Modale, la quale pose assedio ad Orvieto stessa, insieme 
con altre truppe pontidcie comandate da Giordano Orsini; come 
questi venisse sconfitto a Monte Africa dalle truppe viciane ; 
come infine fra Moriale riuscisse a prendere Allerona, ma poi, 
guadagnato da Giovanni, passasse a suoi stipendi. Ora di tutto 
ciò il C. non fa parola : accenna appena appena alla diserzione 
del Moriale, poi tocca delle mosse del Di Vico su Todi e Peru- 
gia, de' suoi disegni su Roma stessa, ma anche questo scarsa- 
mente. Però, in compenso, egli è ricchissimo di fatti per tutto il 
rimanente della vita di Giovanni III ; e se anche qui trascura 
alcune espressioni di cronisti contemporanei ed alcune circo- 
stanze anche molto caratteristiche (1), dal suo racconto si scor- 
ge assai bene delineato il declinare della fortuna del potente 
prefetto. Noi vediamo scendere in Italia il famoso cardinale 
Albornoz e, dopo alcune sue trattative col Di Vico , intimar- 
glisi dal pontefice Innocenzo VI di comparire fra tre mesi ad 
Avignone per iscolparsi; quindi ricominciare un'altra volta la 
guerra e ogni dì nuove città e castella aprir le porte all'ardi- 
mentoso legato. Invano Giovanni difende Corneto, Vetralla, Viterbo ; 
in pericolo di esser fatto prigione, è costretto a cedere nel giugno 
del 1354, restituendo tutti gli acquisti fatti, compreso Viterbo ed 
Orvieto, dando in ostaggio il figlio Battista e ritenendo appena Ci- 
vitavecchia con pochi altri luoghi. E tentando poi una riscossa alla 
venuta di Carlo IV a Roma, perde ancora Corneto ed altre terre, 
finché da ultimo per sostenersi è ridotto ad appoggiarsi all'Albor- 
noz medesimo, e termina così oscuramente la vita, che non si sa 
neppur bene in qual anno sia morto. 



(1) Parlando delle pratiche per un accordo tra il prefetto e 1" Alljornoz 
a Montefiascone, il C. trascuraAÌI passo di Matteo Villani, Cronica, III, 'J; 
dov'è detto: « Le cose andarono tanto innanzi che per tutto sorse fama che 
la pace era fatta. » Rispetto al principio della lotta del legato contro il Di 
^ ico non rileva la frase ersi notevole àeW'Historia romana, III, 5 in Mi- 
KATOKi, Antifji'italcò- Ital., p. 4U3 : « Non gli bannio sopra crociata, ])erchè 
non gli pareo da tanto ». Nella conclusione dell'acce rdo, non accenna alfumi- 
liazione inflitta dall'Albornoz al prefetto non rialzandolo da'piedi se non do- 
po qualche minuto ec. 



284 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

A Giovanni III succede Francesco, suo figlio, che dicesi avesse 
ricevuto quel nome per iscongiurare una triste profezia fatta 
al padre. Egli continua la stessa politica ambiziosa seguita da 
tutti i suoi antenati, e da principio la fortuna gli arride. Se 
egli non osa accettare l'ofifertagli signoria di Viterbo (fatto questo 
sfuggito al C, che (p. 112) accenna solo a tumulti avvenuti in 
quella città e forse da lui provocati), favorisce per altro la ribel- 
lione di Perugia contro papa Urbano V tornato allora in Italia e 
riacquista alcuni dei luoghi perduti, fra cui Vico, a proposito del 
quale non hanno ragione di essere i dubbi del C. Dipoi commossa 
tutta Italia pel subito ritorno del pontefice in Francia, e formatasi 
lega tra Firenze e Bernabò Visconti per chiamare a ribellione tutto 
lo Stato della Chiesa, si decide ad operare più arditamente ancora, 
e finalmente, sconfitto un piccolo esercito mandatogli incontro 
dall'Albornoz, s'insignorisce di Viterbo, di cui a torto il C. aveva 
scritto poco prima (p. 1-20: cfr. p. 143-146) ch'era, al tempo di 
Giovanni III, « sfuggita per sempre al dominio » dei Di Vico. E i suoi 
felici successi aumentano, nonostante l'opposizione del comune di 
Roma, ed egli vince il 22 giugno 1370 il conte di Altavilla, che con 
milizie napoletane traeva in soccorso dei pontefici e dei Romani a 
nome della regina Giovanna I, sconfigge di nuovo 400 cavalieri 
mandatigli contro da papa Gregorio XI venuto allora in Italia, fa 
scorrerie sui territori nemici, e, battuti ancora nuovi aiuti venuti 
di Napoli (di che tace il C. e parla la Cronaca Senese, in Mura- 
tori, R. I. S., t. XV, p. 250), ottiene una pace onorevole con- 
servando pressoché tutto il riacquistato, facendo cassare tutti i 
processi e tutte le censure contro la sua famiglia, e salendo ad una 
potenza a un dipresso eguale a quella che aveva avuto un giorno 
suo padre. 

Dalla morte di Gregorio XI però ricomincia la decadenza della 
famiglia di Vico, e il C. la narra con gran copia di particolari e 
(li documenti. Il prefetto Francesco fu tra i nemici di Urbano VI, 
e da principio prevaleva acquistando alcune castella : presto tiit- 
tavia Alberico da Barbiano, vincitore nella memoranda battaglia 
di Marino, assediava Viterbo difesa da mercenari brettoni assoldati 
dal Di Vico con contribuzioni poste sugli ecclesiastici ; e dopo lunga 
vicenda di guerra, interrotta da due anni di tregua (1380-1382), 
vinti i Senesi e preso Montefiascone, Toscanella e Montalto, insu- 
perbito faceva battere moneta nel 1387. Senonchè appunto allora 
s'avanzava contro di lui il cardinale Orsini ; nel maggio Viterbo 
si sollevava, e nel tumulto il prefetto cadeva ucciso (pp. 147-174). 

La Chiesa ed il comune di Roma si affrettarono a trarre i 
maggiori frutti dalla morte di Francesco, la successione del quale 
passò, in mal istato, a suo nipote Giovanni IV. Viterbo datosi da 






RASSEGNA HIMLIiHil! AFK'A 285 

prima al pontefice, torna poi nel 1391 in potere del Di Vico, che 
vi si sostiene contro il papa ed i Romani lincilo nel maggio 1393 
la ottiene col titolo di governatore, contraendo, per consolidare 
la pace, un vincolo famigliare col fratello del pontefice. Ma, astretto 
poi a rilasciar del tutto la città nel 1396, comincia una nuova 
guerra e si tiene in armi fino alla morte di Ladislao, re di Napoli, 
con cui si era legato ; però da ultimo deve assoggettarsi a Marti- 
no V, rinunziando a tutte le velleità d'ingrandimenti (pp. 174-194). 
11 che sarebbe stato meglio anche per suo figlio Giacomo II, ul- 
timo de' prefetti, mentre invece, dichiaratosi nemico del papa 
nel maggio 1431, potè reggersi finché durò la lotta fra i Colonna 
0(1 Eugenio IV, poi, solo, si trasse addosso tutto lo sforzo della 
Cliiesa. Assediato in Civitavecchia dall'esercito pontificio e da una 
fiotta veneziana, perde quella città e la maggior parte de' suoi 
possessi né per l'aiuto datogli da Siena, migliora le sue condi- 
zioni, che si vede tolto tutto lo stato da Niccolò Fortebraccio. 
Rientrando poco dopo in Vetralla, vien tradito e consegnato al 
papa, e il 28 settembre 143.5 la sua testa cade per mano del boia 
(p;). 194-208). 

Con lui veniva estinta affatto 1' antica potenza dei prefetti di 
Vico, che gli ultimi tentativi de' suoi figli per rialzarla fallivano 
interamente. Così finiva questa famiglia non molto diversamente 
da tante altre degli stati pontifici, nuovo esempio, se fosse d'uopo, 
della triste storia eh' ebbero quei paesi sotto il papato. 

Torino. Ferdinando Gabotto. 



Pierre de Nolhac. - Érasme en Italie, elude sur un épisode de 
la Renaissance, accompagnée de douze lettres inédites d' Éra- 
sme. - Paris, Librairie C. Klincksiek, 1888. In 8." di pp. vm-140. 

Il soggiorno di Erasmo di Rotterdam in Italia lasciò nel suo 
animo dei ricordi indicibili e il desiderio vivissimo di ritornarvi, 
e, ciò che è più, esercitò sul suo spirito una infiuenza, che, più 
accuratamente studiata di quello che fin qui si sia fatto, ci può 
condurre a spiegare molte cose delle sue opere e molti casi della 
sua vita, che rimasero fin qui quasi incomprensibili. D'altra parte, 
anche restando puramente nel campo dei fatti, il viaggio di Era- 
smo nel nostro paese è pochissimo conosciuto, e appunto per ri- 
mediare a questo l'A. cercò nuovi documenti e raccolse tutti quei 
passi delle opere e delle lettere di Erasmo relativi all'Italia, col- 
l'aiuto dei quali potesse ricostruire di sana pianta la narrazione 
del soggiorno di lui fra noi e .stabilirne con esattezza la cronologia. 



286 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

l'] ne è riuscita una monografia interessantissima, oltre che per la 
vita di Erasmo, anche per la varietà delle notizie sulle persone che 
questi conobbe nel suo viaggio, e sui costumi e le abitudini della 
società di quel tempo nelle diverse città per le quali egli andò 
peregrinando; una monografia poi scritta con quel brio e quella 
scioltezza, che paiono ora proprie solo dei francesi: TA. anzi non ha 
esitato a premettere al libro un suo bel sonetto ad Erasmo, quasi 
per meglio dimostrare come la serietà e 1' aridità delle ricerche 
non debba andare scompagnata dalla cura della forma e deirarte. 
Il libro è quindi di quelli che è più facile rileggere di quello 
che si possano riassumere ; ma io credo che la pallida idea che io 
riuscirò a darne serva almeno a invogliarne alla lettura, utile per 
moltissimi, piacevole per tutti. 

Il viaggio in Italia era allora il compimento necessario di una 
educazione letteraria. Erasmo infatti aveva lintenzione di venirvi, 
ma non potè porre ad effetto questo suo ardente desiderio se non 
nel 1506, quando Battista Boerio, genovese, medico del re Enrico VII, 
gli offerse di accompagnarvi i suoi due figli, che venivano a termi- 
narvi i loro studi. Dopo un breve soggiorno a Parigi, a Orléans, 
a Lione, valicò finalmente nell'agosto le Alpi e scese a Torino, 
dove, smessa la sua prima idea di laurearsi a Bologna, si fece 
ricevere dottore in teologia (4 settembre), e donde riportò grato 
ricordo del carattere e della ospitalità degli abitanti. Proseguendo 
il viaggio, visitò la Certosa di Pavia, allora in costruzione, e venne 
finalmente a Bologna, che era la meta del viaggio pei Boerio. Ma 
la guerra, che allora ferveva tra il Papa e i Bentivoglio, non li 
lasciò lungamente in pace ; dovettero passare gli Appennini e por- 
tarsi ad abitare a Firenze. Il soggiorno in questa città fu forse il 
meno importante per Erasmo. L' animo freddo di lui rimase insen- 
sibile davanti alle maraviglie delle arti, parve che egli non s'accor- 
gesse di tutto quel rigoglio, che rese splendida queir epoca per la 
città gentile: egli non cercò di conoscere alcuno, credette di per- 
dere il suo tempo, e di Firenze non racconta se non che d'un incendio 
accaduto per una esplosione di polveri. Così non può parere strano 
se, appena cacciati i Bentivoglio, egli tornasse senza indugio e senza 
rincrescimento a Bologna, dove potè assistere all'entrata trionfale 
(li Giulio II, che gli diede occasione di fare un confronto tra il 
fasto e i costumi di questo papa guerriero e la povertà e l'umiltà 
degli Apostoli. Erasmo si trattenne allora tredici mesi a Bologna, 
agitato dai continui timori della guerra, dalla discordia col gover- 
natore dei Boerio, e finalmente dal pericolo della peste che faceva 
strage nella città. Narra anzi a questo proposito che per ben due 
volte la plebaglia, credutolo un chirurgo per la sua foggia di ve- 
stire, lo minacciò di morte. Servì però ad alleviargli assai lo nolo 



RASSEGNA HIHLIdGKAFK'A 287 

della sua dimora colà l'amicizia che strinse con vari dotti che 
allora erano in quella città, fra i quali specialmente Codro Urceo, 
Filippo Reroaldo, Scipione Carteromaco e, primo fra tutti, Paolo 
Hombasio, che gli fu poi sempre affezionato e fidissimo. 

• Cominciò intanto la sua corrispondenza con Aldo Manuzio, per la 
stampa delle traduzioni dell'Ecuba e dell'Ifigenia in Aulide di Euri- 
pide, anzi la relazione con lui si fece cosi stretta che Erasmo, ab- 
bandonati finalmente i Boerio (1508), si recò a Venezia presso il grande 
tipografo. Aldo lo accolse con le maggiori dimostrazioni di amici- 
zia, lo trattenne in casa sua, lo presentò ai dotti che frequentavano 
la sua celebre officina. Ma, se Erasmo alla tavola di Aldo poteva 
conversare in greco in un circolo che migliore non avrebbe potuto 
desiderare, il suo stomaco, avvezzo al nutrimento forte e sostan- 
zioso dei paesi settentrionali, non poteva abituarsi alla cucina 
parca e leggiera degli italiani, E pare che Erasmo si vendicasse 
della fame patita in casa di Aldo, mettendone in caricatura la 
tavola nel suo libro dell' Opi'lenùia sordida. Ma con tutto ciò non 
potò dimenticarsi mai degli aiuti e della liberalità dell' amico e 
degli altri eruditi italiani, che, a dilìterenza degli stranieri, met- 
tevano a sua disposizione tutti i loro libri e i loro manoscritti, pei 
quali potè rendere più completa l'edizione dei Proverbi, che egli 
preparava e Aldo stampava. A Venezia Erasmo si trattenne lun- 
gamente, fu accolto neir .\ccademia Aldina e lasciò di se si buon 
ricordo, che Ulrico di Hutten, presentatosi qualche tempo dopo a 
nome di lui, vi ebbe cordialissime accoglienze. Fra le persone con 
cui più strettamente si legò nomineremo G. B. Egnazio e Ambrogio 
Leoni di Nola, ma molti altri più avrebbe conosciuto, se egli avesse 
capito l'italiano: invece non lo apprese mai, e d'altra parte molti 
fra i dotti italiani schivavano di usare altra lingua fuori della 
propria : basti, ad esempio, ricordare Bernardo Rucellai, lo storico 
fiorentino, che mai diceva una parola in latino, per quanto lo 
scrivesse egregiamente. Conobbe poi Erasmo a Venezia alcuni 
greci, fra i quali Demetrio Doucas, Marco Musurus e Giovanni 
I.ascaris, e fra gli altri conobbe pure là Girolamo Aleandro, col 
quale in ben altri rapporti doveva poi trovarsi nelle agitazioni 
della sua vita. 

Da Venezia Erasmo venne a Padova, come maestro di reto- 
rica di Alessandro, figlio naturale di Giacomo IV di Scozia; anche 
qui si trovò bene ; attese allo studio del greco, insegnato da vari 
di coloro che già aveva conosciuto a Venezia, e le cui lezioni 
erano tanto frequentate , che basterà ricordare il settuagenario 
Raffaello Regio, che in un inverno freddissimo non mancò mai 
alle mattiniere lezioni del Musurus. Dell'università di Padova scrisse 
Erasmo che era « locupletissimum ac celeberrimi i.m 02:)timarum 



288 RASSEr,NA HIBLIOGRAKKW 

disciplinarum emporium. » Ma la lega di Cambrai e i pericoli 
della guerra imminente fecero ben presto allontanare Erasmo e il 
suo allievo da quella gradita dimora. Dopo una breve, ma piace- 
vole sosta a Ferrara, essi si portarono a Siena, nella quale città 
A idero le corse dei tori. Erasmo, naturalmente considerandole co- 
me vestigia del paganesimo, non potè che disapprovarle. 

Ma il desiderio di vedere Roma, fatto più vivo per la vicinanza, 
lo pungeva tanto, che Analmente partì per questa città gli ultimi 
giorni di febbraio del 1599. Pare che Erasmo, come in generale 
gli umanisti di quel tempo, troppo legati, troppo pieni l'animo del- 
l' antichità letteraria, non tenesse in gran conto le grandiose ro- 
vine, che, allora più che ora, coprivano il suolo della sacra città. 
A Roma egli visse in una cerchia di letterati, parte dei quali egli 
aveva conosciuto altrove, parte erano anche suoi compatriotti ; 
potè soddisfare la sua continua brama di visitare le biblioteche, 
ma non mancò di interessarsi dei costumi del popolo e perfino 
di Pasquino. Osserva che i romani sono maldicenti, che sparlano 
continuamente e hanno poco rispetto al Papa e ai Cardinali, e 
nota pure che gli italiani delle varie regioni si disprezzano fra di 
loro, e i romani poi hanno l'aria di credersi ancora il primo po- 
polo della terra. I\Ia quello che fece maggiore impressione nell'ani- 
mo di Erasmo furono i costumi della Corte papale, forse perchè 
l'aspettazione era grandissima, e i fatti corrispondevano troppo 
poco all'aspettazione. Del "Vaticano ci descrive i combattimenti dei 
tori, e sopra tutto poi si maravigliò e si disgustò di tutto il paga- 
nesimo mescolato ridicolosamente alle pratiche religiose, e ri- 
scontrò che in Italia e anche molto vicino alla Curia papale le 
idee materialistiche erano diffuse in modo da far temere assai 
per la fede. La sua semplicità settentrionale, che si era già scan- 
dalizzata air entrata di Giulio II in Bologna , non potè a meno 
di sentirsi gravemente scossa nel vedere davvicino il lusso e la 
corruttela dei papi e di quelli che li circondavano ; certamente degli 
ofifetti di questa sua visita a Roma risentono molto le opere 
che scrisse poi , quando fu travolto nel vortice delle questioni 
r^'ligiose. Tuttavia, anche fra quelle persone, trovò Erasmo alcuno 
che lo fece maravigliare per le egregie doti dell'animo e per le virtù. 
Egli dovette poi tornare a Siena presso il suo allievo, ma non 
volendo questi abbandonare l'Italia prima di vedere Roma, egli 
ve lo accompagnò e si spinse con lui tino a Napoli. Partito Ales- 
s;\!idro, Erasmo tornò per la terza volta a Roma. Ma intanto in 
Inghilterra era succeduto ad Enrico VII il tìglio Enrico Vili, giovane 
intelligente, amante degli studi e dei dotti, i quali s'aspettavano 
grandi cose da lui. Erasmo ricevette dal re una lettera auto- 
grafa che lo invitava a tornare in Inghilterra , gli amici di là 



RASSEGNA HinLInORAFICA 280 

con tante promesse e con tante esortazioni io sollecitavano, clie egli 
non seppe resistere più a lungo e, benché a malincuore abban- 
donasse Roma, parti. Prima di andarsene visitò il cardinale Gri- 
iiiani, e la descrizione di quella visita è caratteristica; partendo, 
s"allontan» da lui senza rivederlo, pel timore di non potersene 
staccare , e gli scrisse poi che egli sentiva crescere dentro di 
sé r amore di Roma, che se egli non se ne fosse a viva forza 
allontanato, non avrebbe più saputo dipartirsene. 

« Érafime, finirò anch'io con le belle parole dell'A., dit enfin 
ndieu à cette Italie, où il n'a eu qnn des Joies par l'intelligence 
et par le coevj\ à cepays qiù Va mieux tratte' que sapropre patrie, 
et qii.'il 7ie pourra Jamais oublier. Ilpart avec Vespoir de revenir 
bientòt. Cet espoir, il le gardera tonte sa vie, et, presque à chaque 
hiver, fera des projets de retonr à Rome. Mais le lendemain 
ne lui appartieni pas : sa mauvaise sante ne tarara pas à 
Iva interdire les longs voyages, et, d'ailleurs, c'est una vie toute 
iionvelle qui va commencer pour Ini. La Réforme approche ; il 
va étre appelé, déjà vieux, infirme et affamé de repos, dans 
la terrible mélée die siede; il publiera des livres que liront et 
discuteront des milliers d'hommes; l'Europe attendra anxien- 
sement ses ìuoindres paroles. Érasme entre dans sa gioire, 
mais il a fini d' ('Ire h^^ureux. » 

Alla monografia seguono quindici lettere di Erasmo , dodici 
delle quali inedite, dirette quattro a Aldo Manuzio, quattro al 
genero di lui, Francesco d"Asola, una a un prelato romano, due al 
Sadoleto e quattro a Pietro Bembo. Segue una lettera pure inedita 
di Egnazio al Bembo, e poi un indice dei nomi, molto utile per il 
grande numero delle persone di cui si parla nel libro. 

Cuorgnè (Torino). G. Papaleoni. 



CiiAKLKs DE Brossf.s. LeltrBs faniilières écrites d' Italie en 1739 
et 1710. Quxtrième cdition authentique d' aprrs les manu- 
scrits, annota'e, et precedee d' une Etude hiographique par 
R. CoLOMB. Paris, Perrin, 1885. Due voi. in 12. "> di pp. 
Liv-412 e 142. 

Il de Brosses, all' età di trent" anni, tra il 173'J e il 1740, fece 
un viaggio in Italia. Vfsitò Genova e Milano, Verona e Vicenza, 
Padova e Bologna, Firenze e Livorno, Roma e Napoli, Modena e 
Torino. Conobbe i cardinali Passionei e Lambertini (il futuro 
pontefice Benedetto XIV), Giacomo HI Stuar-t (il Cavalier di S. 
Giorgio) e il suo tìglio Carlo Odoardo, Clemente XII, il re di Na- 
poli Carlo III, il duca di Modena Francesco III d' fiste e il re di 



290 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

Sardegna Carlo Emanuele III-, non che il fiore de' gentiluomini, 
degli artisti e de' letterati, fra i quali il Muratori. S' entusiasmò 
alla vista d' Ercolano, di fresco scoperto, e che ebbe in lui il suo 
primo illustratore. 

Durante la dimora in Italia mise a parte di tutto quello che 
vedeva gli amici di Bigione (città nella quale era nato il 16 feb- 
braio del 1709) ; e queste sue lettere, in cui si mostra finissimo os- 
servatore, e che sono scritte col brio che, al dire del Voltaire, è 
una qualità caratteristica appunto degli abitanti di Bigione, sen- 
tendo, al suo ritorno, che avevano ottenuto « un grand succès » 
volle che gli fossero restituite, e le andò ricopiando. Ognuno, 
peraltro, degli amici, non sapendo rassegnarsi al sacrifizio di re- 
starne privo, desiderò di possedere una copia dell' intiera corri- 
spondenza ; cosi che, quando il de Brosses venne a mòrte il 7 
maggio del 1777, di queste copie n' esistevano cinque o sei esem- 
plari. Mentre Renato de Brosses, figlio dell' autore, si trovava in 
esilio, uno di questi esemplari capitò nelle mani del Sérieyes, che 
neir anno VII (1799) lo fece stampare a Parigi, in tre volami, pe' 
torchi del Ponthieu, col titolo : Lettres historiques et critiques sur 
V Italie de Charles de Brosses, premier prcsident au Parlament 
de Dijon et memore de V Acad(''m,ie royale des inscriptions et 
helles-lettres de Paris; avec des notes relatives à la situation 
acticelle de V Italie, et la liste raisonnèe des tableaux et autres 
mormments qui ont et? apporte à Paris de Milan, de Rome, de 
Venise, etc. Curioso è quello che l'editore scriveva nella prefa- 
zione : « C est un moment, » son sue parole, « où le plus beau 
« pays de l' Europe, 1" Italie, change de face, qu' il importe de 
« mettre au jour tout ce qui peut en retracer 1' antique image, 
« et en perpetuer le souvenir. La France est plus que tonte au- 
« tre nation riche en voyages, comme en conquétes, dans l' Italie. 
« Misson, Lalande, Richard, Grosley, Dupaty et beaucoup d'au- 
« tres nous ont tran?mis d' intéressantes relations sur cette con- 
« trée : mais ils sont bien loin d' avoir épuisé cette matière. À 
« leurs tableaux il manque celui d' un grand maitre, les Lettres 
« dì(, prcsident de Brosses ». 

Alla famiglia fortemente dispiacque questa pubblicazione, trat- 
(andosi di lettere « écrites pour d'intimes amis, avec la liberté de 
« pensées et parfois de plaisanteries que comportaient son ùge et 
« r epoque », e per consegaenza non destinate a vedere la luce ; 
e ne levò, ma invano, fiere e reiterate lagnanze ; tanto più che 
r esemplare di cui s' era valso il Sérieyes era in più luoghi man- 
cante, scorretto e difettoso. 

Nel 1830 prese a farne una nuova edizione il Culomb, col pieno 
consenso degli eredi, diligentemente collazionata sui manoscritti 



RASSEGNA HIRIJOGRAFK'A 201 

originali, e reintegrata nella sua vera lezione coi riempire nume- 
rose lacune. Di ì'i a undici anni, nel 1847, il Colomb ne fece una 
ristampa, corredata d' un Essai sur la vie et les écrits du prc'- 
sìdent de Brossc.s : saggio però che è ben lungi dall' avere il merito 
della bella biografia che ne scrisse il Foisset, compilata, a con- 
fessione dello stesso Colomb, che la sfruttò largamente, « sur des 
« pièces originales niises à sa disposition par la famille de Bros- 
« ses ». Un altro editore ebbero poi queste Letlrcs in Ippolito Babou, 
che le corredò d'un « étude littrraire et des notes », spacciando 
la sua come « seule édition sans suppressions » 

La presente è una riproduzione fedele dell' ultima del Colomb -, 
il quale ha ben ragione nel dire che quest'opera offre « encore 
« le tableau le plus exact, le plus brillant, le plus spirituel et 
« souvent le plus comique de l' Italie physique et morale vers le 
« milieu du dix-huitième siòclo ». 

Massa-Carrara. Giovanni Sforza. 



Marc-Monnier, Un avenlnrier italien du siede dernier - Le 
comLe Joseph Goraìii - cV apre's ses Memoires inedits. Paris, 
Coiman Lévy, éditeur, 1884. In- 16." di pp. VI-3.50. 

De' molti libri che il conte Giuseppe Gerani ha messo alle stampe 
uno soltanto olire interesse anche adesso, le M'hnoires seorets et 
critiqices des cours, des gouvernements et des moeurs des pria- 
cipauv Etats de l'Italie, che videro la luce a Parigi, in tre vo- 
lumi, nel 179.3. Lo Stendhal vi ha tolto delle pregevoli notizie per 
le sue Protìienades dans Rome, ed il Keumont delle curiose par- 
ticolarità intorno all' ultimo degli Stuart, il disgraziato marito della 
Contessa d'Albany. Du' lavori che il Goiaiii lasciò manoscritti, lo 
sole Mi'ìnoires pour servir a V ìiistorie de ma vie, che abbracciano 
quattro volumi in quarto, si leggono « avec un certain protìt et 
« un certain charme ». In esse, parlando appunto delle Me'moires 
secrets, confessa : « .Mes l'diteurs m" ont lait trois grandes infldéli- 
« tés: 1.° ils ont mis nion nom, quoique la condition expressc 
« ft que l'ouvrage paraitrait anonyine ; 2.^ ils y ont mis une 
« épigraphe infernale (1), tandis qu' il y en avait une en vers ita- 



(1) Eccola: 

« De.s tyrans trop longtetnps nous fùmes los victimes, 
Trop longtetnps on a mis un voile sur leurs crimes: 
Je viiis le déchirer. » 



202 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

« liens; 3." ils ont cliangé le titre, qui était assez simple, contre 
« un titre révoltant. Je pourrais ajouter une quatrièrae infìdélité 
« à la charge des mes éditeurs : e' est eelle d'avoir mis certaines 
« anecdotcs piquantes contre la reine de Naples au positif, tandis 
« que mon manuscrit les donnait pour des oui-dire, et à cet égard 
« ils ont aussi rendu mes récits moins adroitement énoncés ». 

Marc-Monnier ebbe il manoscritto delle Memoires pour ser- 
vir à V histoire de ma vie da David Moriaud ; e subito in tre ar- 
ticoli, il primo de" quali fu pubblicato nella Revue des Deux Mondes. 
e gli altri due nella Bibliothèque i(,niver selle, prese a dipingere la 
ciratteristica e singolare figura del Gerani. Di li a poco anche i 
nostri eruditi eccoli intenti a frugare negli Archivi e a scrivere 
loro pure intorno a questo avventuriere. Nel 1878 Francesco Cu- 
sani (1) ne trattò neWWrchivio storico lombardo ; l'anno dopo Ales- 
sandro AdemoUo (2) nella Rivista europea. Di questi due lavori 
s' è valso largamente Marc-Monnier ; e più assai deli' autobiografia 
inedita, della quale ha fatto un sunto vero e proprio. In questo 
sta propriamente la colpa capitale del libro. Il Gerani, sfaccia- 
to, intrigante, millantore, menzognero, molte e molte volte par- 
lando di se ha giocato di fantasia, e il suo biografo quasi sempre 
ha bevuto grosso, senza quasi mai togliersi la fatica di vagliar le 
notizie, di rischiararle colla luce della critica, di mettere in sodo 
la verità. Ha dipinto pertanto il Gorani cogli stessi pennelli, cogli 
stessi colori, colla stessa tavolozza di lui, e n' è venuto fuori un 
Gorani, che certo non è quello che fu veramente. 

Nato a Milano il 15 febbraio del 1740, fugge dal Collegio de' 
Barnabiti e si fa soldato. Sotto le bandiere dell' Austria guerreggia 
contro Federico il grande e finisce coli' esser fatto prigioniero. Tor- 
nato in Italia, passa in Corsica, e la memoria ancor fresca del 
barone di Neuhof (quel re da commedia di Teodoro) gli fa saltare 
anche a lui il prurito di farsi re dei Corsi; almeno se ne vanta. 

Si reca nella Spagna-, poi visita Tripoli, Tunisi, Algeri e il 
Marocco : eccolo da ultimo, nel Portogallo, dove conosce Giusep- 
pe di Carvalho, allora conte d' Oeiras, quindi tristamente famoso 
col titolo di Marchese di Pombal. Senza mai trovar terren fermo, 
lìscia Lisbona e corre a Vienna: si fa presentare a Maria Teresa, 



(1) CusAM, Il Conte Giuseppe Gorani, cenni biografici ; neW Archivio 
storico lombardo, fascicolo del 30 dicembre 1878. 

(2) Dello scritto dell' Ademoi.lo se ne ha anche una tiratura a parte, col 
titolo: Il conte Gorani ed i suoi recenti biografi. Firenze, Tipografia d«lln 
Gazzetta d' Italia, 1879 ; 8.» 



RASSEGNA HIULIodKAKICA 203 

e si lusiuj,M per ([iialclie tempo che lo maiuli a Goauva suo mini- 
stro residente-, stringe relazione col Metastasio, che lo conforta a 
scrivere versi, e col principe di Kaunitz, che si burla dì lui. Fi- 
nalmente trova un mecenate nel principe Vencoslao di Licliteu- 
stein, e viene incaricato di varie missioni diplomatiche segrete in 
Baviera, nel Wiirtenherg, alla Corte Palatina e in Olanda. La 
sua smania di viaggiare lo porta a Londra, poi in Francia. Luigi 
XV lo riceve freddamente-, con benevolenza invece quel ribaldo 
del Duca d' Orléans. Torna a Vienna, ed è cacciato via. Dimora 
quattro mesi a Venezia : di là si reca a Milano, quindi a Lucer- 
nate, nella villa paterna. Decide di farsi scrittore. La società del 
CaffT'^ composta del Verri, del Beccaria, del Frisi e del Visconti, 
gli è larga di consigli e gli presta libri. Si mette a comporre 11 
vero dispotismo, opera in due volumi, di cui il Beccaria corregge 
il manoscritto. Il '69 lascia la Lombardia, e mette stanza a Gine- 
vra, dove stampa il suo libro, che esce fuori nel'TO, e sebbene ano- 
nimo, « flt une réputation à l'auteur ». Tre anni dopo vien po- 
sto all'Indice de' libri proibiti da papa Ganganelli, ma viceversa è 
tradotto in francese e in tedesco, lodato dal Diderot, dall' Helvé- 
tius, dal Condillac, dal Mably, dal Marmontel e dal Voltaire ; al 
quale non tarda il Gorani a fare una visita a Ferney. Il malizioso 
Patriarca, avendo saputo come una sorella di lui si era, appunto 
in queir anno, maritata col conte Alessio Comneno, forse per bur- 
larsi del nostro avventuriere, lo consiglia a tentare l' impresa di 
rivendicare al cognato il trono di Costantinopoli e gli promette 
di guadagnare a favor suo 1" animo di Caterina II -, disegno che 
per un momento fu accarezzato dalla testa bollente del Gorani, 
Era sul punto di accettare 1" uHìcio di bibliotecario e di ciambellano 
del langravio di Hassia-Cassel, quando gli morì il padre; sven- 
tura che lo costrinse a tornare a Milano. In quattro volumi stampò 
i suoi Saggi sulla pubblica educazione ; scrisse intorno alle Imposte 
secondo l'ordine della natura, un Saggio sul diritto di redimere 
le regalie, 1' Elogio di Francesco Redi, e 1' Elogio di Sallustio 
Bandini. Nel marzo dell '82 fu a Venezia, che festeggiava il ri- 
torno di papa Braschi da Vienna, dove era andato, per dirla con 
Pasquino, a celebrare una messa senza .(/torm per lui e senza crer^o 
per r imperatore. Venutogli in uggia il governo di Giuseppe II, a 
suo giudizio; « prince atrabilaire, fantasque, qui a poussé la sot- 
« tise jusqti' à prétendre à l' omniscience, tandisqu' il n'avaitquc 
« des connaissances superflcielles », partì alla volta di Roma e di 
Napoli, dove rimase dall '86 ali '88; nel maggio del qual anno 
s'imbarcò a Livorno, e fece vela per la Francia. Giunse a Parigi 
il 15 d'agosto, e non tardò a stringere relazione con mezzo mondo; 
non mancando di tenere ricordo nell'autobiografla delle conoscenze 



294 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

fatte. Son gli uomini più ia voga che avesse allora la Francia ; 
son quelli che nella rivoluzione dovevano diventare così trista- 
mente famosi. Mentre però amoreggia co' giacobini e ne frequenta 
il club, e l'altro de la Bouche de fer, presieduto dall' ab. Fau- 
chet, va a pranzo dal Nunzio e gli dà de' consigli per difendere i 
diritti del papa sopra Avignone; e col Miralieau, il Condorcet e 
l'ab. Barthélemy non sdegna i suoi omaggi a madamigella Eline, 
la celebre cortigiana. Finisce collo stringersi al Mirabeau, « trop 
« passionné, trop corrompu, trop vicieux », a suo giudizio, « pour 
« mériter le titre de grand homme », ma « un grand genie, le plus 
« grand de la revolution ». « Il voulait faire finir la revolution », 
prosegue, « et la rendre profltable à sa patrie et à tonte l'Europe, 
« afìn de piacer son noni dans les fastes de Thistoire. Il A^oulait 
« donner à la France une costitution meilleure encore que celle de 
« la Grande-Bretagne, puisque dans son pian il en avait corrige 
« les fautes... Telle était son idée, et cette idée me plut si fort, 
« que j' acceptai avec empressement les comraissions qu' il me 
« donna pour la faire réussir ». Ciò seguiva 1' 11 di marzo del '91. 
In che consistevano queste connnissioni ? Il Gerani l'indica vaga- 
mente: « répandre des pamphlets, des mémoires et d' autres écrits 
* destinés à preparer les esprits, à diriger l'opinion dans les 
« départemens, y recueillir des auxiliaires qui pussent agir de 
« concert avec Mirabeau, comme il agissait d'accord avec le roi 
« et avec les ministres ». L' agente segreto non dice di più : « ne 
« voulant pas », scrive Marc- Mounier, « trahir les secrets de 
« Louis XVI et de Mirabeau, bien qu' ils fussent morts ». Fa sol- 
tanto conoscere che doveva andare in Italia, e che intendeva d'an- 
darci a sue spese, ma che la Lista civile gli dette quattrocento 
luigi in oro, oltre « des assignations » su' banchieri di Torino, di 
Milano, di Roma e di Napoli. Ecco che la improvvisa morto del 
Mirabeau (7 aprile) lo sorprende al principio del suo viaggio: resta 
per due mesi a Torino, poi torna in Francia. 

Fino allora non aveva fatto altro che amoreggiare colla rivo- 
luzione ; a quel punto decide di gettarcisi in mezzo. Non sa, sulle 
prime, sotto quale delle bandiere de' vari partiti schierarsi. Il re 
gli sembra « décidément trop laible et trop irrésolu » ; il Bailly, 
che r amava riamato, « trop ballotte entro les factions » ; il Duca 
d'Orleans « plus crapuleux que libertin, téméraire sans bravoure, 
« facili) jusqu' à la faiblesse, avaro sans calcul, prodigue sans né- 
« cessité, actif seulement pour lo plaisir, intrigant sans taient, dé- 
« testable conspirateur ». Il Gerani sdegna dunque le offerte in da- 
naro di costui per tirarselo a so ; come rifiuta quelle del Robespier- 
re « qui lui fit des avances » ; e finisce col darsi anima e corpo alla 
Gironda. De'girondini ama sopra tutti il Vergniaud, il solo, a suo ero- 



RASSKGNA HIHI.KxiRAFK'A 205 

(lere, clic avesse « des intentions vraiment pures ». Uiprcudc la penna 
e firma i suoi scritti; e sulla line del "91 diviene (è lui che lo dice) 
« un des oiivriers le plus hardis et io plus féconds de la revolution ». 
Durante 1' agonia della monarchia tre volte gli ò olferto (almeno l'af- 
ferma) il portafoglio di ministro degli alTari esteri, e lo rifiuta. Vie- 
ne incaricato di viaggiare per la Francia a fine di rialzare lo spirito 
pubblico e d'entusiasmare le popolazioni a favore dell" assemblea ie- 
gislativfi. Se ne sbriga in sei settimane, e nel raccontarlo non può 
nascondere il suo disgusto. Ha trovato che nessuia nazione al 
mondo è più facile a essere ingannata della nazione francese. 
«( Il la dupa donc ; hahemus confltenien». renm » ; soggiunge 
Marc-Monnier ! 

Nel '92, sotto il pseudonimo d* Emmanuel Texeira, incoraggiato 
dagli amici Brissot, Clavière, l'étiou e Vergniaud, scrive le sue 
Lettres aux Puìssances, 1' opera di lui che ha ottenuto maggiori 
applausi e maggiori imprecazioni. 10 un grido di guerra ai re, una 
entusiastica apologia della Francia repubblicana e rivoluzionaria. 
L* Assemblea nazionale lo dichiara cittadino francese, ed ha una 
missione diplomatica in Inghilterra, in Olanda, in Germania. Tor- 
nato che fu in Francia, ecco i giorni tremendi del terrò l'O. Marat 
« qui aurait bu le sang de sa mère dans le orane de son pére », 
Robespierre, « et tant d' autres demagogues pervers et imbeciles » 
spadroneggiano potenti e temuti. Vorrebbe abbandonar Parigi, ma 
non sa dove andare : Berna, a cui av'eva richiesto ospitalità, glie- 
la riliuta ; Ginevra non si degna nemmeno di rispondere alla sua 
domanda. Finisce col farsi dare dal Governo una missione diplo- 
matica, per rifugiarsi, senza perìcolo, in un paese neutro. In che 
cosa consistesse questa missione è un mistero. Va nella Svizzera, 
e come inviato della vicina Repubblica, vien ricevuto. La Francia 
avida d' ingrandirsi, voleva stendere le sue ali fin là, e intrigava 
perchè dalla Svizzera stessa partisse la proposta dell' annessione 
di Ginevra, oggetto, per allora, della sua cupidigia. Strano a pen- 
sarsi! A questa annessione il Gerani si mostra recisamente av- 
verso-, gli sembra (com'era di fatto) un'ingiustizia che le si 
avesse a rapire 1' indipendenza, il più prezioso de' beni ; e si 
leva animoso a difesa dell'industriosa città colla voce e colla 
penna. Niuno gli crede, tutti diffidano di lui, clii perchè aveva 
servito la rivoluzione, chi perchè V aveva abbandonata. È ritenuto 
ad un tempo massacratore e apostata, agente di Robespierre e 
stipendiato da' realisti. Il Soulavio. residente di Francia a Ginevra, 
lo dipinge alla Convenzione come un emissario dell'Inghilterra e 
dell'Austria, come un intrigante pagato dall'aristocrazia ginevri- 
na. Robespierre lo mette fuori della legge e ordina il suo arre- 
sto nella stessa Ginevra. Le braccia di quel'mostro eran lunghe! 



296 RASSEGNA BIBLIOGEATICA 

A stento si salva fuggendo, e sulle sue peste si affaticano indarno 
gli scamiciati di Francia per menarlo alla guigliottina e i si- 
cari prezzolati della regina di Napoli, Maria Carolina, che atro- 
cemente ingiuriata da lui nelle Mc'moires secrets. ad ogni costo 
lo voleva nelle mani. Ad un tratto gli sono riaperte le porte di 
Francia : chi gliele riapre è la testa di Robespierre che rotola giù 
dal patibolo. A questo punto la vita del Gerani perde ogni inte- 
resse e ogni importanza. Il 26 gennaio del 1796 lascia per sempre 
Parigi e mette stanza a Ginevra, dove mori il 13 dicembre del 1819. 

Marc- Mounier prende anche a studiare il Corani come pensa- 
tore e scrittore. Curioso e vero è questo suo giudizio: « l'italien de 
« Gerani parait traduit du frangais et son frangais de l' italien : ce 
« n' est d'aucune langue ». Tutto era in lui in armonia: lo scrittore 
valeva l'uomo ! 

Giovanni Sforza. 



PUBBLICAZIONI PERIODICHE 



Archivio Storico per le provincie napoletane. Fase. 3.'^ del 1888. 
— Ct. De Blasiis. Processo e supplizio di Algeria Nolano. Il De Blasiis 
tenta ricostruire la vita, assai poco conosciuta, di Ponqionio Algerie di 
Nola, sulla scorta di alcuni documenti. Fis^^ata la nascita circa Fan- 
no 1531, crede che più che in casa dello zio, che lo accolse orfano a 14 
anni, l'animo del giovinetto nolano inclinasse alla fede luterana in Pa- 
dova, ove si recò a studiare. Colà infatti aveva cercato asilo Niccolò 
Spinelli, che si era intrigato nello scisma contro Urbano VI ; colà il 
figlio dì lui, Belforte, aveva fondato il " colleylum domini Nicolai „ , ove 
dovevano seguirsi le vestigia del padre suo ; colà accorrevano insegnanti 
e studenti d'ogni luogo 5 colà prevalevano in quel tempo le dottrine lu- 
terane, succedute alle averroistiche ; colà infine trovavano tolleranza ì 
concetti arditi e di novazione. E quantunque il cardinal Carafa, poco 
dopo Papa Paolo IV, avesse gridato contro un tal ricettacolo di eretici, 
e la Repubblica Veneta fosse divenuta più guardinga e non fosser man- 
cati gli esempi di alcuni processi inquisitoriali, pure vi persisteva quella 
corrente di luteranismo, che Pomponio, al suo giungervi, trovò e seguì. 
Tutto ad un tratto lo troviamo nel 1555, forse per denunzia, dinanzi al 
tribunale degli inquisitori, ove sostenne, con fermezza di carattere, le 
sue dottrine. Imprigionato, scrìveva agii amici lettere piene di mistica 
esaltazione e di mestizia. Invano sperò il podestà di potere, col tempo e 
colla prigionia, indurre a recedere dalle sue " prave opinioni „ il gio- 
vine melanconico. La «-ni sventura fu forse determinata dalVassu/tzlone, 



1>II{|{|,1CA/.1(>NI l'iaMDhicilK -••' 

ili 4iifi fiinnii Mvvi'iiuta, del cariliiial Carata al si'ì;-jì,1h ]iniititicii). \'('C- 
rliio, ma violento, e nemico acerrimo (le'luteraiii e degli eretici in j^e- 
nere, il novello papa Paolo IV, riuscitegli vane le vie diplomatiche, 
potè, per i maneggi politici, co'quali tentava stabilire; ima lega eontro 
gli austro -spagnoli, indurre la Repubblica Veneta alla consegna del- 
l' eretico. Messo Pomponio nelle mani dell'Inquisizione, fu da (piesta 
ripreso e rinnovato il suo processo -, egli, dinanzi agli implacabili giudici, 
si mantenne, come a Padova, inflessibile ; fu condannato ; e il giorno 
del 18 agosto 1556 condotto in piazza Xavona, e posto in " una caldaia 
" bollente di olio, pece e termentina „. In tal guisa finì, con costanza di 
nnirtire, il giovine Nolano, la cui vita ricorda quella d' un altro suo 
concittadino, il Bruno. Ambedue ebber comune la patria, ambedue 
vissero a Padova, ambedue; dalla Veneta Repubblica furono consegnati 
alla Curia pontilicia, ambedue imprigionati, processati, torturati, e, in- 
fine, Ijruciati vivi, iiereliè ereihiti iiii<lacl Jiovafori. 

A. B. 

Giornale ligustico. An. XV, Fase, xi-xii (18Sb). — G. Sfouz.a. 
// fiagg/o di Pio VI a Iìoiiki nel 1782. Documenti inediti. 8ono brani 
di dispacci di Domenico Paoli, agente della Repubblica di Lucca presso 
la Corte pontifìcia. Conferiiiaiio che il papa fu accolto da Giuseppe li 
con massima cortesia ; che reiitiisiasiiio popolare salì al più alto grado ; 
ma che rimperatore non cedette sopra alcun imiito alle pretensioni della 
Santa Sede. 

1 dispacci ora pubblicati dallo Sforza possono utilmente confrontarsi 
colle lettere che su questo viaggio scrisse Giuseppe H medesimo al fra- 
tello Pietro Leopoldo di Toscana, e che furono edite dall'Arneth. Da 
esse traspai'isce a ogni passo la " neccatura „ (parole testuale dell'impe- 
ratore), che gli cagionavano la visita del papa e " l'enthousiasme vrai- 
meut ridicule „ del popolo ; non che la soddisfazione provata, quando 
potè, com'egli si esprime " empacter le pape ., e dargli il saluto d'addio. 
Quanto agli accordi tra le due potestà non furono proprio possibili. 
" S. S. aujourd'hui eufin... est accouchée d'une lettre ; et je vais ac- 
■ eoucher d'une reponse. Tout ce que je puis vous dire, c'est «iue ces 
" deux enfants ne se marierout jamais ensemble „. E altrove : - Xous 
" ne sommes pas tout-à fait d accord sur les mèmes principes, par les- 
- cpiels nous voulons aller tous les deux au bien de la religioii „ . 

Da una risposta di Pietro Leopoldo, come dai dispacci ora pubbli- 
cati del Paoli, si ricava bensì che il papa, tornato a Roma, aveva fatto 
spargere voce di avere ottcunito dei successi. Ma la verità sta in ciò che 
dice per conclusione lo Sforza : " Non nò ricavò proprio nulla. Ebl)e dun- 
" que ragione PasquiiKj di dire che l'io VI andò a Vienna a cantare 
" lina messa senza gloria per lui e senza credo per l'imperatore „. 

C. P. 

Akch. 8toi;. Ir., 5.-' Serie. — III. H' 



298 PUBBLICAZIONI PERIODICHE 

■Rassegna Nazionale. IG giugno, 1.° e 16 luglio, 1.° agosto 1888. 
— L. GrROTTAXELLi. Una Regina di Polonia in Roma. Maria Casi- 
mirra Lodovica, figliuola di Enrico De La Grange, marchese d' Ar- 
quieu (una delle nobili giovinette francesi chiamate in Polonia da 
Maria Luisa Gonzaga di Nevers, moglie del re Ladislao, onde avere 
a Varsavia quasi un riflesso della elegante reggia di Francia) spo- 
satasi a Giovanni Zamoyski, celebre generale ijollacco, dopo la morte 
di questo , passò a seconde nozze con Giovanni Sobieski ; il quale, 
morto r inetto re Michele Koributh Wienowieski , non compianto 
nemmeno dalla moglie arcidiichessa Eleonora, gli succedette nel regno 
di Polonia minacciato dai Turchi e impoverito da guerre devastatrici. 
Eletto, nonostante gl'intrighi e le opposizioni de' suoi nemici, per 
r efficace attività, 1' accortezza e le grazie della moglie, che aveva 
tutte le doti di una regina ; il partito dell arciduchessa insisteva 
j)resso di lui perchè repudiasse Maria per sposare la vedova regina ; 
ma, offeso dalia sconsigliata proposta, rispose che " non credeva di 
" aver bisogno di sposare un'arciduchessa per esser degno del ti'ono, e 
" di avere tanta autorità da inalzare Ilaria che gli era necessaria più della 
" corona ; e che infine, non avendo col proprio paese alcun contratto, al 
" prezzo di una bassezza si riprendessero pure lo scettro, tanto più che 
" sapeva era stato eletto per combattere anziché per regnare. „ E già il 
Turco minacciava non lontano da Varsavia, le battaglie si succedevano ; 
tuttavia, durante una breve tregua, i coniugi Bobieski furono incoronati. 
Lo sgomento intanto aumentava ogni giorno : Vienna era assediata, 
l'imperatore Leopoldo chiedeva aiuti a'principi dell'impero ; soldati e 
oro si nìandavano dalla repubblica di Venezia, dal re di Spagna e dalla 
dinastia di Savoia ; Innocenzio XI spediva anch'egli denaro, concedeva 
indulgenze ; i cardinali, i principi romani vendevano gli argenti e le 
gioie ; si raccoglievano offerte : dappertutto si facevano processioni, pel- 
legrinaggi, preghiere per la buona riuscita d'una guerra benedetta dal 
l)apa. TI solo re di Francia, desideroso di umiliare l'Austria, geloso della 
gloria acquistata del novello re di Polonia, tenne una fraudolenta poli- 
tica ; laonde scrisse di lui, nelle sue Memorie, il principe Eugenio di 
Carignano : " Lu.igi XIV, prima di esser devoto, soccorreva i Cristiani 
'' contro gli infedeli, divenuto il grand' uomo da bene, sguinzagliava 
" questi contro l'imperatore,,. 

Come ancor troppo francese, la regina distoglieva il Sobieski dal 
prendere il comando dell'esercito, ma egli non si lasciò vincere dalla " sua 
diletta Maria „ (così la chiamava) 5 e passate in rassegna a Cracovia le 
truppe, alla testa di settantamila uomini si mostrò a un tratto sulle alture 
del castello di Calemberg, donde dominava Vienna assediata, e dopo 
aver gridato, " ricordatevi, miei valorosi compagni, che combattete per 
" la patria : Gesù Cristo combatte per voi „, il dì dell'Assunta del 1683 



l'I HHI.K'A/loNI I'Ki;in|)|( III-; '^W 

at^aot•ù ljatt:i_uli:i, <• in- u.sci vittorioso con hi t;-Inii;i di m\ci- lilici-alo Vicniifi 
e la t-ristianità. 

Il signor Grottaiielli si ditiondc poi a narrare i viM-aincnti' con ])oco 
ordine) gli avveuinienti di Polonia innanzi e durante il regno di (Jio- 
vanni Sobieski, dando molte notizie di (lueirillu.strc famiglia ; ma, per 
quanto pare, non ha detto nulla cIh; non si sapesse già per la stampa di 
varie storie, conducendo il racconto fino alla morte di quell'eroe, a cui 
fu dato in successore Federigo Augusto di Sassonia, appellatosi Augu- 
sto II ; ciò che fu causa principalissima di divisioni e della rovina della 
Polonia. 

La vedma regina Maria, invano lusingata di vedere ([uaudochessia 
regnare vino de'suoi figliuoli. d\u' de'quali si conten(le\ano la corona, 
abbandonò la Polonia per recarsi a Poma, dove si trovavano pure gli 
Stuardi pretendenti al trono d'ingliilierra, e dove giunse segretamente 
il 1." d'aprile del Kii»!). Tralasciaiulo di ricordare le minuzie d'un 
cerimoniale ordinato da Innocenzio XII per ricevere onorevolmente 
quella regina, i pettegolezzi degli ambasciatori e delle dame romane, 
i donativi ricambiati col papa, le visite in treni sfarzosissimi, ac- 
ceniu'remo che il conte Antonnniria Fede, ambasciatore toscano in 
Poma, credeva di poter asserire, che l'entrata della veilova di Gio- 
vanni III, era di trentatrè mila scudi all'anno, avendo fatto as- 
segni a' figliuoli al padre suo. creato cardinale D'Arquien; che di 
Polonia aveva recato centocimiuanta mihi scudi in contanti ; de'cjuali 
ne spese veuticinqueniila nel viaggio ; che possedeva trecento mila 
scudi di gioie, ben povera cosa in confronto delle già sterminate ric- 
chezze dei Sobieski. Ma essa era orgogliosamente fastosa e spendeva e, 
spandeva da regina, senza riguardo alle mutate sue condizioni, tanto 
che più volte dovette ricorrere agli aiuti del papa ; imperocché nello 
scialacquai'e, nel giocare, nelle tracotanze, nel ridersi degli ordini del 
Governatore, del Vicario e dello st(!sso Pontefice, si facevano distinguere 
i suoi figliuoli Costantino e Alessandro, datisi a connnettere ogni sorta 
di eccessi con la scapestrata gioventù nnnana ; laonde l'cstaron celebri i 
loro amori con la bellissima avventuriera francese detta la ToUa, ferina 
del deluso primo amico don (xactano Sforza Cesariui : ma gli scandali e 
i danni rimasero coperti e im))uniri per l'autorità della regina madre. 

Pari alla figliuola e a'nii)oti. era il gaudente cardinal d'Arquie.i, 
di cui il signor Grottanelli dà molte notizie tolte in gran parte (come 
quelle del soggiorno in Roma ilella famiglia .Sobieski) del Carteiifi'i) 
Mediceo nell'Archivio di Stato in Firenze ; alle quali ne aggiunge altre 
curiosissime intorno al vivere licenzioso delhi romana società a quei 
tempi, parlando di feste, di commeilie, di balli, di musiche a cui l'ari- 
stocrazia apriva le sale, nonostante i divieti e le lagnanze del papa Cle- 
mente XI, che, facendo un tacita eccezione per la casa della regina di 
Pitlonia, la visitava ogni tanto con sfarzoso ceremoniale. La quale regina. 



300 PUBBLICAZIONI PERIODICHE 

decisa di recarsi in Francia, aperse trattative per comperare un possesso 
della casa Veudóme presso Avignone ; però nominato il suo figliuolo Gia- 
como governatore della Stiria, abbandonò quel pensiero, lusingandosi 
d'andare a convivere con lui a Graz, ciò che non le fu conceduto dal- 
l'imperator d'Austria. Ci fu un momento che sperò potesse Io stesso 
Giacomo regnare in Polonia, quando Carlo XII ebbe cacciato Augu- 
sto II : fallite anche quelle speranze, fondò in Roma un convento di 
Benedettine, in cui abitava delle intere settimane per devozione e peni- 
tenza, e nel maggio del 1707, a ristorarsi di una malattia di letto sof- 
ferta nell'inverno, si recò a Napoli anche per assistere alle feste di S. 
Gennaro. Ritornata in Roma dopo due settimane, morì il cardinale suo 
padre in età di oltre centocinque auui. 

Costretta dalla necessità di smettere il fasto regale nel quale era 
sempre vissuta a Roma, decise di partii-seue ; e, fatta una visita di 
congedo al papa che gliela restituì, il IG di giugno del 1714 se ne andò 
col figliuolo Alessandro. Ma questi, giunto a Civitavecchia, dovette 
tornare indietro per causa di una rissa avvenuta fra la sbirraglia del Go- 
vernatore e le guardie della regina rimaste ancora a Roma, e qui morì 
d'idrope senza rivedere la madre, che ritiratasi, pare, a Blois, passò di 
questa vita circa quattordici mesi dopo, cioè il 20 gennaio del 171G. E 
nel 1734 morì pure il suo maggior figliuolo Giacomo Sobieski, ultimo di 
quella dinastia, a cui sopravvisse poco più di un anno la figliuola Maria 
Clementina, sposata al Cavalier di San Giorgio Giacomo Stuardo pre- 
tendente d' InghilteiTa. ^- 



NOTIZIE 



Istituto storico Itnliano. 

11 2."* voi. delle Fonti per la storia italiana, che si pubblicano 
(lairistituto, contiene : Eistoria lohannis de Cermenate ec, a cura 
di Luigi Alberto Ferrai. L'editore dà conto nella prefazione 
(pp. i-XLv) dei codd. usufruiti e del metodo della nuova edizione ; 
e aggiunge (pp. xlvi-xlviii) la prefazione del Muratori all'ediz. dei 
RR. II. SS. Segue il testo della Cronaca (pp. 3-149): poi gl'indici 
(pp. l.ìl-ieS). Il voi. è corredato d'un facsimile eliotipico. 

Deputazioni e Società di storia patria. 

— Società ligure di storia patria (Genova). - Ha pubblicato 
i seguenti volumi e fascicoli di Atti : 

Appendice al voi. XIV. - Gli Statuti della Liguria pel socio 
Girolamo Rossi. Contiene un'appendice di Cenni bibliografici ; e 
la pubblicazione testuale degli Statata Castellar ii {12.02) \ dei Ca- 
pitula Dominorum Mentoni (1290-1330) dei Capitula Cuxii, Men- 
datice et Montisgrossi (1297-1368). 

Voi. XIX, fase. 2. - C. Dbsimoni. Le prime monete d'argento 
della zecca di Genova ed il loro valore (1139-1143). - Le carte nauti- 
che italiane del medio evo, a proposito di un libro del prof . Fischer. 
- Giunte e Correzioni ai Regesti delle lettere pontificie riguar- 
danti la Liguria. (Vi si dà notizia di documenti pontifici da Mar- 
tino I a Celestino III : e si pubblicano testualmente tre bolle di 
Alessandro III e una di Lucio III e una di Gregorio Vili). - C. M. 
Briquet. Les papiers des Archives des Gènes et leurs /lligranes. 
(La memoria è corredata di molti facsimili di marche di fabbrica 
dal sec. XIV al XVI). - L. T. Belgrano. Frammento di poe- 
metto sincrono sulla conquista di Almeria nel H4T. - Un as- 
sassinio jìolitico nel UDO (Ranuccio da Leca). 

Voi. XX. - R. A. Vigna. Monumenti storici del Convento di 
S. Maria di Castello in Genova. I. Sillabo dei figli del Convento. 
(È preceduto da un discorso preliminare e corredato d' un indice 
di nomi). 



302 NOTIZIE 

— E. Deputazione veìieta eli Storia Patria. - Il 28 ottobre 1888 
tenne adunanza generale in Portogruaro. Vi fu deliberato (oltre 
a varie cose personali e amministrative) di incominciare la stampa 
della Vitae flncum ù\ Marin Sainito, secondo il cod. Marciano in 
gran parte autografo -, di accogliere nelle pubblicazioni della So- 
cietà i Prolegomeni del socio Monticelo alla Cronaca di Giovanni 
Diacono, che sarà pubblicata dall' Istituto storico italiano ; e un 
Diplomatario Spilimberghese, proposto dal socio Joppi. Parlarono, 
in seduta pubblica, il presidente comm. Fekerigo Stefani, il se- 
gretario Guglielmo Berchet, e il socio Dario Bertolini. La rela- 
zione e gli atti di quest' aduman :a sono pubblicati nell" Archivio 
veneto, XXXVI, ii, pp. 493-513. 

— Sociétr fl'ìiistoire vaif^loise (Torre-Pel li ce). - 11 nuni. 5 del 
JhUletin, pubblicato nel marzo 1889, contiene il rendiconto dell'as- 
semblea generale tenuta il 3 settembre 1888, e i seguenti articoli ; 
Journal de l'c'xpedition des Vaudois trouve a V Eguille le 13 de 
9.i>rc 16H0 par mons.r le Cimte de Blignac ; e Les lacunes du 
ms. de Zurich du Noiweau Testament Vaudois, combh'es à l'aide 
du ms. de DuMin. 

— RR. Deputazioni di storia patria per le Provincie Mode- 
nesi e Parmensi. - 11 voi. V, parte I (Serie III) degli Atti e Me- 
morie delle dette Deputazioni contiene l'Albo dei Soci, il sunto delle 
tornate delle Sezioni di Modena , Reggio Emilia e Parma negli 
anni 188.5-1888 ; e le seguenti Memorie : Raimondo Melilupi di 
SoRAzzA. Vita di Francesco Serafini castellano di Piacenza (1634- 
1(369). - G. Salvigli. Le immunità e le giustizie delle chiese in 
Italia (Parte prima). -A. Balletti. Statuti dei Mercanti di Pia- 
cenza e di Milano (Sec. XIV). - G. Sforza. Gli scultori della fa- 
miglia Lazzoni di Carrara (Sec. XVII). - G. Campori. Il conte Mi- 
chele Woronzoìc in Modena (1764). - A. Crespellani. Scavi del 
Modenese (1884-85). - F. Ceretti. Notizie intorno a Francesco 
di Francesco Pico della Mirandola, con documenti (Sec. XV). - 
(i. Palmieri. Lettere di L. A. Mu,ratori al p. Filippo Camerini 
(1730-1743. Da un cod. del Museo Britannico, Add. mss. 26081). 

— Società Siciliana per la storia patria {PKÌevmo). -VArch. 
Stor. Sicil., an. XIII, fase. ?, contiene i rendiconti delle sedute della 
Società dal 14 ottobre al 9 dicembre 1888. - Letture. Carini. Di un 
testo siciliano del secolo XIV. - Cozza-Luzzi. Sui codici greci del 
Salvatore di Messina. - Guarneri. Sulla tradizione della garenzia 
della Granhrettagna per la costit'uzione del 1812. - Salinas. Un 
frammento del processo originale del vescovo Arduino di Cefali'. 



NOTIZIE 303 

- Lo stesso. Di una raccolta di suggelli diplomatici siciliani, e 
in specie del Tabularlo di Cefali'. - Di Giovanm. ^vA Paruta in 
Palermo e nella signoria del castello di Sale. 

Arcliiyl e Biblioteche. 

— Siamo lieti di auuuiiziare elie il comm. Gaetano Milanesi 
ò stato nominato Soprintendente degli Archivi toscani. All'egregio 
nomo, che {'Archivio storico si onora di avere tra i più antichi coo- 
peratori, mandiamo le nostre sincere congratulazioni. 

— Nella ROmische Quartalschrift fur Christl. Alterthumskun- 
d<; voi. I, fase. 1-3 (an. 1887) è un ampia notizia, dettata dal 
I)/ Antonio PiEPER, sull'Archivio di Propaganda di Roma. 
Crediamo utile riassumerla. 

L'Archivio, dal 1649, è situato nel Palazzo di Propaganda in 
Piazza di Spagna ; e si compone di sopra a 5000 volumi. Salve al- 
cune sottrazioni avvenute al tempo francese, quando il detto Ar- 
chivio insieme col Vaticano fu trasferito a Parigi, è abbastanza 
completo. 

Le partizioni dell'Archivio di Propaganda sono queste : l. Acta 
Sacrae Congregationis, che è la serie principale a cui tutte le 
altre si rannodano, e comincia dal 1622, anno in cui la Congrega- 
zione fu instituita. 2. Scritture originali riferite in Sacra Con- 
gregazione generale (Lettere e rapporti delle Missioni. Sino al- 
l'anno 1668 sono disposte per paesi, e in seguito per affari). 3. Let- 
tere della S. Congregazione (Contengono in copia le comunicazioni 
dei Decreti della Congregazione alle Missioni. Dal 1669 sono divise, 
per ciascun anno in due categorie ; cioè. Lettere della Congrega- 
zione, e Lettere di Mons. Segretario). 4. Udienze di Nostro Signore 
(Cominciano dal 1666). 5. Scritture non riferite (Sono disposte per 
luoghi , e cominciano dal 1627). 6. Congregazioni particolari. (Dal 
1622). 7. Collegi e Visite (Sino al 1648 formano 30 volumi ; da quel- 
Tanno in poi si riducono a pochi, giacché molte delle scritture, che 
apparterrebbero a questa serie, sono invece inserite nella 2.* e 5.^). 

— Il D."" NiccoLA Barone, sottoarchivista di Stato in Napoli, 
ha puljblicato una Breve Memoria intorno ai professori di diplo- 
matica e di paleografia nell'Università degli studii e nel Grande 
Archivio di Napoli. (Valle di Pompei, Longo, 1888. In 8.°, di pp. 18). 
L'insegnamento della diplomatica cominciò in Napoli, presso l'Uni- 
versità nel 1777 e vi durò fino al 1860 ; nel Grande Archivio l'in- 
segnamento della paleografia fu instituito nel 1811, e nel '61 ag- 
giuntovi quello della diplomatica rimosso dalla Università. Per la 



.S04 NOTIZIE 

riforma generale degli Archivi di Stato, del 1875, è ora nell'Ar- 
chivio di Napoli, come presso altri principali archivi, una scuola 
di paleografia, diplomatica e dottrina archivistica. Il primo a in- 
segnare diplomatica presso l'Università di Napoli fu il benedettino 
Emanuele Caputo, l'ultimo Michele Bassi, che dopo il 1860 conti- 
nuò le sue lezioni in Archivio. La serie dei professori archivisti si 
apre con mons. Angelo Maria Scotti (1786-1845) -, e tanto esso quan- 
to i suoi successori cooperarono alle notevoli pubblicazioni del 
Syllabus Memhranarum e dei Monumenta Regii NeapoUtani Ar- 
chivi. Dopo la riforma del 1875 ebbe la nomina a insegnante in 
Archivio il prof. Michele Russi morto di colèra nel 1881. Questi 
nel 1883 pubblicò un lil)ro col titolo : Paleografia e diplomatica 
dei documenti delle Provincie Napoletane, che è « l'unico manuale 
« di paleografia e diplomatica napoletana, fino ad oggi pubblicato ». 

— Il prof. Amedeo Crivellucci ha pubblicato una descrizione 
de / Codici della libreria raccolta da s. Giacomo della Marca 
vel Convento di S. Maria delle Grazie presso Monteprandone , 
che ora si conservano nell'Archivio di quel Municipio. (Livorno, 
Giusti, 1889. In 8.°, di pp. 110). È un lavoro fatto con molta cura, 
e, per ogni rispetto, assai commendevole ; un ottimo contributo 
alla storia della vita di Giacomo della Marca « teologo, predica- 
« tore, erudito, raccoglitore di codici », e alla storia delle librerie 
monastiche del secolo XV. Contiene una succinta storia della li- 
breria, corredata di documenti inediti, e la descrizione, materiale 
ed intrinseca, di 67 mss. dei 187 raccolti da s. Giacomo, e dei 
quali egli stesso compilò la tavola che il Crivellucci pubblica. I 
codd., raccolti da un frate teologo e per uso d'un convento, sono 
in massima parte teologici e scolastici ; ma ve ne sono pure sto- 
rici e letterari. Segnaliamo il n. 8, palimpsesto, che ha per testo 
inferiore alcune leggi del Codice di Giustiniano: con una glossa, 
forse del sec. XI (che il C. fa oggetto d'uno studio speciale); il 
n. 19, dov'è un documento del 1447, sconosciuto , sul Concilio di 
('ostanza; il n. 29, contenente le Istorie di Paolo Orosio , scritto 
nel 1411 ; il n. 30. sec. XIV fine, contenente, oltre a molte leg- 
gende di Santi un Ordo peregrinationum in Iherusalem, : il n. 46^'*, 
dov'è una descrizione dei popoli d'Oriente (De septem nationibus, 
quarurn aliqvae sunt commorantes in sepxdcro domini), autografa 
di s. Giacomo, pubblicata testualmente dal C, parendogli, non 
senza ragione, importante « per gii studi etnografici ed ecclesia- 
« stici ». Oltre a questo cod. 46'''', altri sono autografi di s. Giacomo, 
e parecchi altri hanno note di sua mano ; e interessanti poi sono 
le due tavole di tutti i mss. della libreria, compilate e scritte dal 
Santo stesso, e che il C. pubblica dai codd. 46'''« e 60. 



N'OTIZII^ 305 

— T'na parte dei Codici Hamiltoniani, ac(iuistati alcuni 
anni Al dal Governo prussiano, sono stati ora riceduti dal (joverno 
stesso, e ne sarà fatta la vendita per incanto il 23 maggio, in 
Lojidra, nella sala d'auzioni dei siij:g. Sotheliy, Wilkinson o Hodge. 
I codd. da vendersi sono 91, dal \II al XN'II secolo; e dal Catalogo 
che n è staio pubblicato {Catalogne o/" Mss. on veUurn chicfly from 
the famous Hamilton CoUection ce. Londra, Davy and Sons, 1889. 
In 8.*, di pp. vii-89, con facsimili) togliamo la notizia di alcuni 
articoli principali. 

Lotto L (Ilaniilton, 251). P^vangeliario latino purpureo in lettere onciali 
d'oro. Secondo le i-agionevoli congetture del prof". Wattiìnuach (Neues Ar- 
c!ih\ Vili, 343 e segg.) ì' questo verisirailmente il celelire libro dei quattro 
Vangeli fatto scrivere da Wilfrido arcivescovo di York tra il 070 e il 680, e 
che il biografo di lui chiamò inauditum miraculum. Certo è che questo 
Cod. Hamiltoniano insieme alla Bibbia Amiatina (di cui è ora provata la 
provenienza inglese) è uno dei jiiii insigni monumenti della calligrafia sacra 
anglosassone del secolo VII; e per la ricchezsa della materia è di un pregio 
inestimabile. Su questo cod. il prof. W. Wattenhacu ha letta una nuova e 
imjiortante memoria all' .\ccademia di Berlino il 7 marzo 1S81', della quale 
riparleremo. 

9 (80). Testamento Vecchio in italiano , scritto da Giovanni di Barto- 
lommeo Niccoli nel 1396, con belle miniature italiane. 

12 (94). Boccaccio, Des cas dfs nohles hoinnies et femines infortunez : 
tradotto in francese da Laurens de Premierfait, e da lui medesimo scritto 
nel 1409, con numerose e bellissime miniature d'artista borgognone. 

15 (29). .\ntifonale con note musicali del secolo XV, miniature italiane. 

10 (42S). ^[ariani de Vulterra inonacki Carthusiensts Carmina. 
Sec. XV, italiano. 

29 (208). Dante. I primi sei canti del Paradiso, Irad. frane, di Franrois 
Pergaigne. Sec. XM princ. 

38. 0/pcii'.iH beate Marie Virgittis, scritto e miniato da Alberto Durerò 
per la famiglia Badoero di Venezia nel 1504. ■ 

41. Psalterium latine, cvny notis musicis. Sec. XV, scritto e miniato 
in Firenze per casa Medici. 

45 (548). Psalterium ec. 1461, miniature veneziane. 

50(184). Columella, de re rustico,. 1408, con ornati attribuiti a Girolamo 
dei Libri. 

51 (621). Terenzio. Sec. XV, miniature italiane. 

52 (180). Ciceronis Tusculanac. Sec. XV, miniature veneziane. 
.54 (498) Petrarca, Rime. Sec. XV, miniature veneziane. 

Libri (j opuscoli. 

— Alle Istorie Pisane di Raffaello Rondoni, che formano 
il tomo VI. parte I, dell" Archivio storico italiano (Prima Serie), 
il prof. Francesco Bon.vixi, che ne fu editore e illustratore, volle 
aggiungere, come parte lì, un' altra notevole raccolta di Grona^hc 



300 NOTIZIE 

pisane, non che i Diplomi pisani e Regesto delle carte pisane che 
■si trovano a stampa, e le Famiglie pisane di Raffaello Ron- 
doni supplite e annotate. Ma, mentre T edizione delle Cronache fu 
condotta a termine e si trova in tutte le collezioni dell' Archivio 
storico (to. VI, parte II; disp. 1 (1845), pp. i-xxiv, 1-300; disp. 2 
(1848), pp. 397-812); T opera dei Diplomi e delle Famiglie, per le 
crudeli malattie e poi per la morte del Ronaini, rimase interrot- 
ta ; e può considerarsi come inedita (cfr. S. Bongi, in Arch. stor. 
ìtal., 1875, XXI, p. 153); giacché, salvo pochissime copie venute 
in mano di qualche intimo amico, la maggior parte del Ibndo ri- 
mase sepolta in magazzino. 

Ora il sig. Vieusseux ha creduto bene di trarla fuori dal di- 
menticato deposito e metterla in commercio, in due fascicoli di- 
stinti ; e noi crediamo che questo suo proposito sarà bene accolto 
non solo dai possessori dell' Archivio storico, che potranno così 
completare le loro collezioni, ma da chiunque abbia in pregio i 
dotti e magistrali studi di Francesco Bonaini sulla storia pisana. 

I due fascicoli, sebl)ene incompleti, offrono infatti per la storia 
diplomatica e gentilizia di quella città un prezioso materiale : e ci 
par bene di darne qui una breve notizia. 

I. Diplomi pisani e Regesto delle Carte pisane che si trovano 
a stampa (Arch. stor. ital.. Voi. VI, Parte II, Sez. I, pp. 1-120). 
Sono settantaquattro documenti dal DOG al 1102, trentadue dei quali 
pubblicati per estratto, e gli altri quarantadue testualmente ; e sono 
diplomi imperiali e regii, privilegi e lettere pontificie, documenti 
della contessa Matilde, carte vescovili, comunali, pagensi ec. Al- 
cuni documenti sono illustrati cmi note storiche e diplomatiche. 

II. Delle Famiglie pisane i\\ Raffaello Rondoni supplite e 
annotate da Francesco Bonaim (Arch. stor. ital.,\o\. VI, Par II, 
Sez. Ili, p;). 813-980). Le famiglie sono disposte per ordine alfabe- 
tico e vanno dalla lettera A (Abate, Dell') alla lettera F (Fer- 
rante, Di). Il lavoro primitivo del Rondoni è arriccliito di molti 
articoli aggiunti dal Bonaini (che vengono distinti con asterisco) 
e di copiose annotazioni. 

— Il sig. A. LisiM, archivista in Siena, ha pubblicato, per 
nozze, sette Lettere volgari del secolo XIII a Geri e a G uccio 
Montanini, tratte dall'Archivio senese. (Siena, tip. Sordomuti, 1889. 
In 16.0, (ji pp^ 45) i^Q due prime di queste lettere sono scritte dalla 
II. Oringa Cristiana Menabuoi, fondatrice del Monastero in Santa- 
croce del Valdarno, della quale scrisse la vita Giovanni Lami. 

— Don Gregorio Palmieri, custode dell" Archivio vaticano, 
ha pubblicato: Introiti ed esiti di papa Niccolò III (1279-80), an- 



NdTIZIR 307 

tìrhissimo clooumento di lingua italiana. (Roma, tip. Vaticana, 1880. 
Ili 4.", di pp. xxxvii-133). Se non può dirsi a rigore « anticliissirno » 
tra i documenti volgari, neppure di conti (che più anticlii sono, 
ad esempio, quelli di Andrea T(ìlornei senese in una lettera del 126-i, 
odd. Paoli e Piccoloniini; di INIattasala, altro senese, degli anni 
1-2:^3-11, in Arch. stor. ital., App. V ; e i frammenti di un Libro di 
mercanti fiorentini, del 1211, ed. P. Santini nel Giorn. stor. della 
lette)'. Hai. del 1887), è bensì questo documento vaticano impor- 
tante, non che per la lingua, anche per la storia dell' amministra- 
zione pontificia. Come i tesorieri dei re di Francia, T anonimo col- 
lettore pontifìcio ha funzioni piuttosto di banchiere che di ufficiale 
dello Stato : e conteggia in avere e in dare dal papa le riscossioni 
e le spese da lui collettore respettivamente fatte per conto del tesoro 
pontificio. Il P. ha illustrato questo documento con una introduzione 
stoi'ica, con copiose note storiche e topografiche, e con accurati indici 
di luoglii e di nomi : e l' ha corredato d' un facsimile eliotipico. 
L'edizione è di una rara eleganza. 

— Due Note comunicate dal prof. Ernesto Monaci all' Acca- 
demia dei Lincei nelle sedute del 16 dicembre 1888 e del 20 gen- 
naio 1889 {Rendiconti, IV, 2. 12 ; V, 1,2) recano un utile contributo 
alla storia dell'ara dictandi in Italia. La prima è su La Gemma 
pnrpr( rea e alivi scritti volgari di Guido Fava, maestro di gram- 
matica in Bologna ne la prima metà del secolo XIII; alla quale 
s'aggiungono alcuni saggi, fin qui sconosciuti, di Parlamenta o 
« Dicerie » dello stesso autore, parimente in volgare, l,' altra dà il 
testo dalla Rota veneris, ossia Dettami d' amore, di quel bizzarro 
ingegno che fu Boncompagno da Firenze, anch' egli maestro 
dettatore in Bologna ai primi dello stesso secolo. 

— Una Cronica inedita di Fra Francesco di Andrea da 
Viterbo è pubblicata naìi' Archivio storico per le Marcile e jjer 
l'Umbria (voi. IV, pp. 261-338) dal conte F. Cristofoki. L'origi- 
nale, onde r editore 1' ha trascritta, è in un cod. della Biblioteca 
Angelica di Roma : la Cronaca è in volgare, del sec. XV. Qualche 
l)rano n'era già stato pubblicato in Bohmer-Huber, Fonies rerum 
ger manicar um., to. IV ; e ne diede anche una breve notizia il 
Ciampi a p. xxxv della Prefazione a quel voi. dì Cronache e Sta- 
tuti di Viterbo, che egli apparecchiò per la nostra Deputazione 
{Documenti di stor. ital., voi. V. Firenze, 1872). 

— Nello stesso Archivio (voi. IV, pp. 82-112) il sig. 0. B.vc- 
I INI ila pubblicato un Trattato di M. I (/natio Danti dell'ordi- 
ne dei predicatori, matematico eccellentissimo, sopra le forte'-ze 



308 NOTIZIE 

e loro situazioni. Quest'opera è tratta dal Cod. Riccard. 2834, 
od era fin qui rimasta sconosciuta ai biografi. 

— L'editore F. Franchi di Todi intraprenderà prossimamente 
la pubblicazione delle Memorie dei Vescovi di Todi, opera postu- 
ma del compianto nostro collega L. Leòki.i. 

— Gli Atti della R. Accademia della Crusca (Adicnanza pub- 
blica del 2 di dicembre 1888) contengono: C. Guasti, Segretario. 
Rapporto dell'anno accadem,ico 188 7-88 (statistica delle parole 
del Vocabolario : instituzione dell'Accademia dantesca : programma 
del concorso al premio Rezzi di lire 5000, da conferirsi nel 1890, 
a un'opera letteraria italiana : stampa del Vocabolario sino alla 
voce Fulvo) e Commemorazioni degli Accadem,ici corrispondenti 
Antonio Ranieri e Giacomo Zanella. — I. Del Lunoo, ac- 
cademico residente. Il volgar fiorentino nel Poema di Dante. 

— La libreria universitaria Wagner in Innsbruck ha pubbli- 
cato : Grundriss zu Yorlesungen ùber lateinische Palaeographie 
nnd Urhundenlehre von Cesare Paoli, ord. prof, zu Florenz. - 
I. Lateinische Palaeographie, Zweite erweitert und umgearbeitete 
Aullage. - Aus der italienischen ubersetzt von D."" Karl Lohmeyer 
prof, zu Kònigsberg i. Pr. - In 8.", di pp. x-94. 

— Il prof. Franz Wickhoff ha pubblicato nelle Mittheilungen 
des Instituts fur ósterr. Gf. (voi. X, fase. 2), e poi in tiratura a 
parte (Innsbruck, Wagner, 1889. In 8.», di pp. 43), un' interessante 
memoria Ueber die Zeit des Guido von Siena, nella quale, con 
buone ragioni paleografiche, artistiche e storiche, si restituisce alla 
celebre Tavola di Guido in San Domenico di Siena la data dei 1221, 
e sì commentano con molto acume le tradizioni Vasariane circa 
r opera di Cimabue e la storia dell" arte toscana anteriormente a 
Giotto. Ne riparleremo. 

— A Parigi, per cura dell'editore Ernesto Thorin, fino dallo 
scorso anno è incominciata la stampa del Manuel des anliquit's 
romaines par Th. Mommsen et .1. Marquardt, traiuit sous la di- 
rection deM. Gustave Humuert. L'opera si comporrà di quattordici 
volumi, come appresso: Le Droit p-uMic romain par Th. Mommsen, 
traduit par Paul-Frédéric Girard; voli. I-VII (Part. I. La Ma- 
gistrature ; Part. II. Les di/ferentes Magistratures ; Part. III. Le 
Peuple et le Senat). - L' Administration romainc, par i. Mar- 
ijUARiT, trad. par MM. Weiss, P. Louis-Lucas, A. Vion:, Bris- 
SAUD, voli. VIII-XlI (Part. I. Organisation de l'Empire Romain ; 



NnTI/.lH :{(l*.' 

l'art. II. L' organisation fìnancii^rc et V organhalion militaire ; 
Part. III. Le culle). - La vieprivre des Romainspar^. Marguardt, 
trad. par MM. Paul Louis-Lucas et A. Weiss, voli. XIII-XIV. - 
E uscito fuori di recente il volume primo e quello decimo. 

— Altre traduzioni dì opere tedesche, pubblicate da editori 
parigini. La Libreria FalnKJ ha pubblicato il tomo IV dell' His lo ir e 
de l'Eglise del card. Hergexrothkk, tradotta dall' ab. Belet, che 
va dalla line del pontificato di Gregorio VII sino a Leone X -, e la 
Lil)reria Plon et Nourrit, la Sloria dei papi del prof. L. Pastou 
di Innsbruck, tradotta in francese dal sig. Furcy Rainard. 

— L'Amministrazione degli Archivi Nazionali di Francia lia de- 
liberato di riprodurre col metodo della fotoincisione tutti i diplomi 
originali dell'età merovingica che si conservano nei detti Archivi. 

— Nel Pohjbiblion, fase, di novembre 1888, M. Sepet rende 
conto di varie pubblicazioni francesi intorno a Giovanna D" Arco, 
venute in luce dal 1885 al 1388. 

— Delle Oeuvres litteraires de Nap. Bonaparte (delle quali an- 
nunziammo già i primi due voli. : Arch., 1888, II, p. 285) sono ora 
usciti, a compimento, i voli. Ili e IV, (Paris, Savino). Contengono 
le conversazioni più celebri ; i Proclami -, vari lavori di Legislazione 
e di Politica, le Memorie militari, tra le quali sono due Studi sulle 
Guerre di Cesare e sulle Guerre di Turenna ; la Storia delle cam- 
pagne di Siria e d'Egitto ; e vari saggi di critica letteraria e ar- 
tistica e di morale e filosofia. 

Annunzi necrolo^ici. 

— L' 8 febbraio morì in età di 77 anni il card, Pitra, fran- 
cese, bibliotecario della S. Sede. Restano di lui le seguenti pub- 
blicazioni : Spicilegium Solesmense, che contiene gran numero 
di preziosi documenti inediti (voli, quattro, 1852-58) : Jìcris eccle- 
siastici graecorum historia et riionìirncnta (18G4) ; Analecta raris- 
sima, due voli., dei quali il .«(econdo si è pubblicato nei 1888 ; e 
varie pubblicazioni agiografiche. 

— Il 2 aprile mori in Roma il comm. Cirillo Monzani, de- 
putato al Parlamento, che fu degli antichi collaboratori dell' .1?'- 
chivio Storico, e dal 1863 socio corrispondente della nostra De- 
putazione. Nella prima serie dell Archivio, voi. IV, illustrò con due 
notevoli Discorsi preliminari e con dotte annotazioni la Vita di An- 



;U0 NOTIZIE 

tonto Giacomiiù e l'Apoloc/ia dei CappucfA, scritte da Iacopo Pitti: 
e la \ita di Francesco Ferrucci, scritta da Filippo Sassetti, e le 
Lettere di esso Ferruccio. Nella seconda Serie, tomo V, pubblicò un 
Discorso su Leonardo Bruni. Nella Collezione Le Monnier (184G: 
2.^ ediz. 1855) pubblicò le Opere di Gamraillo Porzio, con un Di- 
scorso preliminare. 

— 11 IO aprile moriva in Volterra, in età di 65 anni, Anni- 
bale Cinci, socio corrispondente della nostra Deputazione e Con- 
servatore deirArcliivio, Biblioteca e Museo Guarnacciano. Fu uomo 
di animo mite e di costumi semplici, cordialissimo cogli studiosi, 
e buon conoscitore dei monumenti e della storia della sua cittn. 
Delle pubblicazioni di lui ha più volte parlato 1" Arcliivio storico. 
Ricordiamo qui, gli Statuti volterrani, in lingua volgare degli 
anni 1403-66, la Miscellanea Dall' Archivio di Volterra, Memorie 
e Documenti, e la Storia Volterrana del Provveditore Raffaeli > 
Maffei. 

— Nei primi d'aprile è morto in Venezia il comm. Bartolom- 
meo Cecclietti, Soprintendente degli Archivi veneti, di cui sono 
note le numerose pubblicazioni sulla storia e la paleografia veneziana. 

>'otizie vario. 

— 11 1.° maggio 1888 è stata fondata in Roma, .sotto il patro- 
nato del Ministro germanico presso la S. Sede, e sotto la direzio- 
ne scientifica della R. Accademia di Berlino, una Stazione prus- 
siana storica, all'oggetto di fare studi intorno alla storia tedesca 
neirArchivio vaticano e negli altri archivi e biblioteche d'Italia. 
Ved. Ristor. Jahrbnch, X, 1, pp. 236-238. 

— 11 Ministero della P. I. ci comunica i programmi di concorsa) 
per studi di perfezionamento all'estero per un anno, a cominciare 
dal I." novembre 1889, con l'assegno di lire 3000, per giovani lau- 
reati nelle Università o Istituti superiori del Regno. Quattro di tali 
assegni sono istituiti dal Ministero stesso o uno dalla Cassa di ri- 
sparmio di Milano. Per le condizioni, vedasi la (ìazzetta ufllciale 
del Regno, 25 marzo 1889. 



PUBBLICAZIONI 

VENUTE IN DONO ALLA R. DEPUTAZIONE 



(Indichiamo in parentesi il nome di chi dona, quando non sia l'autore o Teilitorf) 

Alvino Francesco. 1 f'alcndari. - Firenze, Coppini e Bocconi. 1880. 

- Fase' 33-3 1; 51-5-2. 

H.\Tii'i-OL P. Vier Bibliotlickcii vou altea basilianisclien Kloslcni in 
Uiiteritalicn. (Estratto dalla Rómische Quartalschrift, lil, 1889). 

Bkrenzi Angelo. Storia dì Pontevico. - Cremona, Tip. dell' Ist. 
Manini, 1888. - In 16.", pp. xvi-5G0. 

C.\NTÙ Ces.\re. Storia Universale. - Disp. 144-148. - Torino, Unione 
tip. editrice, 1889. - In 8.* 

Grands (Les) Traitì-s de la Guerre de Cent Ans publiés par E. 
Cosneau. - {CoUeclion de tcctes pour servir à l' elude et à 
r enseignement de l'histoire). - Paris, Picard, 1889. -In 8.°, 
pp. 189. 

Cermen.vte (Johannis de). Historia de sìtu anibrosiaiiae urbis et 
cultorìbus ipsiiis et circustantiuni locorum ab iiiitio et per 
tempora successive et g:estìs imp. Koiirici TIF, a cura di Luigi 
Alberto Ferrai. - (Puljl)licazioni dell" Istituto storico italiano. 
Fonti per la storia d'Italia, N." 2). - Roma, tip. Forzani, 1889. 

- In 8.°, pp. XLVii-168. 

Compagni Dino. La cronaca delle cose occorrenti ne' tempi suoi e 
la Canzone morale Pel Pregio. Edizione Scolastica per cura 
di Isidoro Del Lungo. - Firenze, Succ. Le Mounier, 1889. 

- In 10. ^ pp. 224. 

Costa Kmilic. La restituzione di Parma ad Ottavio Farnese nel 
1550. Note e Documenti. (Contibutn alla storia generale del 
sec. XVI). - Estratto dalla Rassegna Emiliana. Voi. I, fase. 10. 

Ferrieri Pio. Dalla Via del Monte di Pietà allo Spielberg, (hn- 
ferenza tenuta al Circolo filologico di Milano il giorno 10 feb- 
braio 1880. - Milano, Fratelli Duniolard, 1889. - In 8.», pp. 63. 

Gerbert (Lettres de) (083-997), p^^^^^/r'es avec une introduction et 
des notes ìxir Julien Havet. - (Colleelion de textes poter 
servir à V elude et à V enseignement de V histoire). - Paris, 
Picard, 1889. - In 8.°, p. 255. 



312 PUBBLICAZIONI ^'EN'L'TE I\ I)OX< ) ALLA K. DEPUTAZIONE 

(Tiierni (La) rusiica Ufl Trentino (1525). Documenti e Note. {Monu- 
tnenti editi dalla R. Deputazione veneta di storia patria. 
Miscellanea. Voi. VI). - Venezia, Naratovich, 1880. - In 4.*, 
pp. 406. 

Istoria tli Patrocolo e d'insidoiir,, poemetto popolare in ottava 
rima non mai pubblicato - [edito da F. Novati] (Rarità bi- 
bliografiche e scritti inediti. Ili), - Torino, Soc-ietà bibliofila, 
1888. - In 8.», pp. LXvi-44. 

Luns-CaisAFi Domenico. Cronaca di Orotteria dalla sua fondazione 
sino all'anno IStìO. - Gerace- Marina, M. Caserta e C. 1887. - 
In IC).", pp. 207. (Doiio doli" avv. Vincenzo Melissari). 

MoRr>OLiN Bernardo. 11 ( oncilio di Ticcuza. Episodio della storia 
del Concilio di Trento (Ì53 7-3H). - Venezia, Antonelli, 1889. 

- In 8.«, pp. :A. 

Pjvssavant J. I). Rairaello d'Urbino e il padre suo Gioyauni Santi. 
Traduzione di Gaetano Guasti. Volume II. - Firenze, Succ. Le 
Monnier, 1880. - In 8.°, pp. 357. 

F^ERKERO Domenico. Gli ultimi Reali di Savoia d"l laino primoge- 
nito e il principe Carlo Alberto di Ciuigniino. - Torino, Casa- 
nova, 1880. - In 8.", pp. XX-4G2. 

Rae Giovanni, M. A. 11 socialismo contemporaiieo. Prima tradu- 
zione italiana autorizzata dall'Autore con un cenno sul Socia- 
lismo in Italia di Angelo Bertolim. - Firenze, Succ. Le Mon- 
nier, 1880, in 8.°, pp. 405. 

Regesto (11) di Farfa, di Gregorio di Catino, pubblicato da I. Giorgi 
e U. Balzani. Voi. IV. - Roma, presso la R. Società romana 
di Storia patria, 1888. - In 4.", pp. xvi-375. 

Sauerland H. V. Kardiual Johannes Dominici uud sein Verlialten 
zu den kircliliclien Uuionsbestrebuugcn wahrend dor Jabre 
1406-1415. - (Estratto dalla Brieyer's Zeitschrift fv.r Kirchen- 
geschichle). - Gotha, F. A. Perthe.'?, 1887-88. - In I6.% pp. 110. 

TiiiERS Adolfo. Storia del Con-^oLito e dell'Impero di Napoleone 1. 

- Disp. 30-31 (3.-' dell'atlante), 32-33. - Torini», Unione tip. edi- 
trice, 1880. - In 4," 

Zecc.v V. Topografia e CorograDa marrucina studiate ne' monu- 
menti. - CliietL Giustino Ricci, 1880 !ii S." p;). 121. 



UUm DI SULMONA 

E GLI UOMINI DI LETTERE 

DELLA CORTE DI EOIJEUTO D' X'Siilb 



I. 



'Noli' Arc/nvio della Sociotà storica per le provlncle napo- 
letane pubblicai, or sono alquanti anni, una nota dal titolo: 
I due amici del Petrarca Giovanni Barrili e Marco Barbato 
Sidmonese (1). con l'unico scopo di accertare chi fossero essi, 
noti quasi solamente di nome in grazia del grande poeta, che 
li ricorda nelle epistole sue. Le poche e scarne notizie, riferite 
trascuratamente dagli scrittori nostri , non danno alcuna luce, 
spesso anzi sono erronee, onde Giovanni Barrili, uomo egregio 
e patrizio napolitano del sedile Capuano , divenne un poeta di 
Capua. Io stesso, tratto in inganno dalle fallacie altrui, diedi al 
Sulmonese il nome di Marco, che egli non ebbe (2) ; posi, non 
bene, la gita, che il Petrarca fece a Pozzuoli in compagnia 
del Barrili e del Sulmonese, al tempo di re Roberto quando 
il poeta venne la prima volta a Napoli; per un computo fatto 
secondo le asserzioni del Petrarca errai nello stabilire l'anno 
della morte di Barbato. Non temo di confessare i miei errori, 
perchè c(m nuove ricerche ho procurato io stesso di emendarli. 



(\) Anno IX, pa;r. 35. 

(ì) A Barbato fu dato aiich" il nomi' di Francesco, come e percliè non 
so dire. Fu reputato a torto anclic cavaliere e di nobile famifrlia. Ved. i Cenni 
>io(jrafìci di Marco Francesco lìarhato cavaliere sulmonese nel secolo XIV, 
del barone Camillo Trasmondo (Roma 1838, Album, distrib. 38, anno V). 
Dal testamento di Barbato risulta, che egli possedeva in Pratola alcune terre 
laudali per concessione dell' abate del monastero di S. Spirito al Morrone : 
esse in conseguenza, se bene fossero dette dal sulmonese feudo nobile, co- 
stituivano in fatto un subfeudum. 

Aucii. SroK. Ir., ó.' Sene. — III. 20 



314 BAlìHATO DI SULMONA E GLI UOMINI DI LETTERE 

D' altra parte m' importava di tornare su questo argomento 
per illustrare meglio il nostro Sulmonese, guardandolo nella 
dotta compagnia degli uomini , che facevano corona al re 
Roberto d'Angiò, e dei quali, per quanto siasi cercato e scritto 
fino ad ora, sappiamo tanto poco che chi si metterà a studiarli 
accuratamente potrà fare non solo opera utile, ma degna di 
lode. Tutti confessano, che Roberto, abbia avuta una grande 
influenza sull'umanismo, nessuno ha mostrato in che stia pro- 
prio il merito di lui. Il Voigt, nell'opera dal titolo II Risorgi- 
mento deW antichità classica, ovvero il 'primo secolo dell' umani- 
smo, tratta leggermente l'argomento, per quanto riguarda la 
corte napolitana, afferma anzi che la corte di Roberto fu la 
prima a favorire le muse , ed il re mostrò d' interessarsi per- 
sonalmente per la poesia e per le scienze (1). È inesatto, che 
Roberto abbia coltivato la poesia, perchè, come vedremo, pre- 
diligeva la fisica, la teologia, la morale ; né Barbato era can- 
celliere del re (2), come egli allerma : nò Paolo da Perugia fu 
solo un raccoglitore infaticabile, od anche un ben misero com- 
pilatore (3). Questi giudizi erronei , queste notizie non esatte 
d'un dotto uomo, dimostrano , che la coltura della corte di re 
Roberto e l' influenza, che ebbe sull'umanismo, restano ancora 
quasi ignote. Io del resto non ho le pretensioni di trattare 
questo argomento , mi propongo solamente di dare un poco 
di luce alla figura di Barbato, lasciando, almeno per ora, libero 
ad altri un bello e largo campo. 

Il nostro Sulmonese dunque, come risulta dai documenti, 
chiamavasi Barbato di Iacopo del notar Bernardo (4). La prima 



(1) Versione di D. Vai.bi'sa. Firenze, Sansoni. 1888, voi. 1. liti. \\\ 
Gap. I, p. 449. 

(2) Ivi, 452. 

(3) Ivi, 452. 

(4) Nel secolo XIY il nome Barbato era as.sai conaine in Sulmona. Nfl- 
r atto di fondazione della chiesa dell'Annunziata (10 marzo 1320, Arch. della 
Cattedrale di Sulmona, làsc. 37, n. 8), trovo fra i testimoni un « Barbattis 
Philippi sulmoatini ». Nel 1340 un Barl)ato di Sulmona fece un reliquiario 
per la cattedrale di Venafro (Scnui.z, Denkiuaelcr etc. voi. 3, p. 13C): nel Ca- 
tasto del 1376, esistente noli' Arcliivio municipale di Sulmona, a fol. i.vm 
trovasi un « Barbatus Cole Thomasij » ed a fol. cxv un « Barbatus Cole 
Gentilis Manuelis ». Il de Lellis nei suoi mss., conservati nelT .Vrchivio di 
Stato, dà non bene a Barbato di Iacopo il nome di Francesco. 



DKLLA CORTE DI KoIiKRTO d'AXGIÓ 315 

notizia che abbiamo di lui, è deiranno l:i27. Quando Carlo 
duca di Calabria, llgliuol di Roberto, si recò a Firenze , con- 
dusse seco un grande seguito di baroni del regno , i quali 
con la magnificenza e con le loro larghezze fecero meravigliare 
i parchi ed operosi fiorentini, e molti notai ed altre persone 
atte a trattare le cose pubbliche , a fare i computi della te- 
soreria , ad amministrare la famiglia ducale. Fra essi incon 
triamo Barbato, Giovanni liarrili (1) e, come vedremo appros 
so , quel Nicola d'Alife, che poi fu anch'egli amico del Petrarca 
e itervenne ai più alti uffici del regno. Barbato era notaio 
della tesoreria ducale ed aveva il modesto stipendio di ventun 
tareno per mese, quasi diciotto lire italiane, senza tener conto 
del valore tanto mutato della moneta (2). Ed il dì 27 ottobre 
1;H27 il duca ordinò, che gli fosse pagato lo stesso gaggio, del 
quale godeva come notaio della Tesoreria , sebbene deputato 
ad altri urtici. Quali erano questi urtici ? Dallo scarno diploma 
dato dal duca in Firenze « en nostre chambre » non è pos- 
sibile argomentare quali fossero (3). 

La grande amicizia, che fu poi tra Barbato ed il Petrarca, 
e la consuetudine che egli ebbe con altri toscani, potrebbero 
far credere, che il soggiorno di Firenze abbia influito ad av- 
viarle. Non possiamo affermarlo: Francesco Petrarca poi a 
(juei tempi era lontano ; anzi nell'anno « milletrecentoventisette 
appunto, su l'ora prima, il di sette d'aprile » entrò nel labe- 
rinto d'amore. Ne ci è noto se il duca di Calabria, quando 
tornò nel regno, abbia ricondotto seco Barbato, o l'abbia la- 



(1) Tra i |»agameiUi tatti dalla Tesoreria ducale in Firenze nel mese di 
settembre 1328, trovo questi : 

« Item suliscriptis aliis militibus ; domino lolianni Barrili, domino Li- 
uiiriij Guindacio, domino Corrado Guindacio de Neapoli cuilihet prò se une. 
liij.'"' et prò scutiferis ejus une. iii.i-"' ad comunem ralionem in argento une. 
.\lij que reducte ad florenos auri ut supra sunt tloreni e. lxxx ». — Conto di 
Rainaldo Russo di Catania. .-Vrcli. di Slato in Napoli. Reg. Ang. 1318 B. n. 21'), 
Ibi. 15 t.» 

(2) E a notare die il tareno era di 20 grana (cent. 85), e nel 1328 nel 
regno per grana 19 si comperava un tomolo di grano, cioè litri 55, 55 (Reg. 
Ang. 1323 E. fol. 12 t.") 

Il prezzo medio del grano a quei tempi era di trenta grana il tomolo, 
cioè un tareno e mezzo. 

(■3) Faragli.a, Codice Dqdoiiiatico SitLnonese, doc. CXXM. 



310 HAK1!AT(» DI SILMoNA K GLI UOMINI I>1 LETTERK 

4 

sciato in Firenze con Giovanni rti Giovinazzo e Giovanni di 
Civita (li Chieti « grandi savi in ragione et in pratica », come 
dice il Villani (1): certa cosa ò, che dipoi per molto tempo 
non si parti dalla regia corte di Napoli. Neil' anno 1335 il re 
Roberto, che aveva sperimentato la fedeltà e la capacità di 
lui , lo deputò alla tesoreria per registrare le cedole d' introito 
dei conti della regina e gli assegnò il gaggio mensuale di 
un' oncia e quindici tareni (2). 

Nel 1338 lo stesso re gli diede una singolare prova di bene- 
volenza. Secondo le consuetudini del regno le università, cioè i 
comuni, solevano eleggere un giudice annuale per assistere 1 
notai negli atti pubblici, e reiezione era conlermata dal re. Or 
Roberto senza tener conto di questa forma di diritto comune, 
perchè gli erano note l'esperienza, la fede, la legalità di Bar- 
bato, lo dichiarò giudice a vita nelle provincie di Terra di La- 
voro , di Molise e dei due Abruzzi , di là e di qua del liuine 
Pescara (3). 

Noi vedremo che proiìtto ti'aesse il Sulmoiiese dalla lunga 
dimora presso la corte del re Robei-to. 

(Questa era frequentata da uomini dottissimi chierici e laici ; e 
tra gli stessi lìaroni, che primeggiavano fra gli altri per potenza 
e nobiltà di sangue, ed avevano alti ullicì neiramministrazione 
del regno, molti si dilettavano degli studi dotti. Le tradizioni 
napolitane e l'esempio del re li traevano per (piella via. Del 
resto Roberto non aveva sortito da natura un grande ingegno 
e Iacopo Sanseverino soleva raccontare al Boccaccio d'aver 
udito narrare da suo padre , che il re nella fanciullezza era 
stato tanto da poco e tardo d' intelletto , che a pena e con 
grande dillìcoltà aveva imparato gli elementi della gramma- 
tica. 1 maestri poi disperavano , che potesse avanzare in piii 
alti studi, e gli venivano aguzzando l'ingegno c(m le favole di 
Esopo (4), Poiché i versi sopra le virtù morali a torto furono 



(1) Giov, Villani, Cron., X, 4. 

(2) L' oiiciu si conipoiieva di treiiUi t;ireiii. VeJ. Cod. dipi Si(l„i., due. 

cxxxiv. 

(3) Il diploma di re Ruberto è ripoitiito nella coiil'ei-mazione di esso data 
da Giovanna I il di 6 novembre 1343. Ved. / dtt.-; a nici del Pctraicu, in 
Arcìt. Star, nap., anno IX, ed il Cod. dipi. SuLn., doc. CXL\'. 

(4) BoccAi CIÒ. De Genealogia deor., Lib. XIV^ cap. X. 



DKLLA CORTI-: DI KdHKRTm I)*AN0I<> :U7 

atti'ilniili ;i Rnbi'i'tn , ci restano i scniioni , e (iiirsii ci rivelano 
chiaraiiiouto l' iiilolc , T ingcu:iio , o-U studi, di lui: iVtMldo o 
misurato, oi" sottilizza e si perde in aride e iuiit;li(? discetta- 
zioni morali, or airauloi'ità dei lil):'i hihlici agyiunye quella 
di Ai-islotele , alla sentenza dei SS. Padci l'altra di Seneca. Se 
celebra un santo o una solennità r(di,ij;iosa , se ammonisce i 
l)ar(»ni , ai quali concede tendi , se raiiiona ai sindaci delle 
città, (die |)restano <i'iuramento di ledeltii a (Jiovanna, ancor 
l'anciuUa, se recita le lodi della medicina innanzi ai dottori di 
Salerno, se conciona innanzi un capitolo di Irati minori, o in- 
nanzi il maestro generale dei frati predicatori , si dilunga e 
perde sempre nelle tesi generali di teologia e di morale. Chi ha 
durato r eroica fatica di leggere qualcuno di (juei sermoni 
sconfortato ripete : 

.^ -Ma Voi i(H-ceitì alla relij^ioiie 

« Tal, che fia nato a ciiigen; la spada 
« K tate re di tal, che è da sermone >-. 

Roberto non aveva in pregio Virgilio. (^Mial meraviglia? 
Seguiva r andamento della scuola ; e se non avessimo altri 
esem[)i, basterebbe quello dei sermoni di Bartolomeo da Capua, 
uomo certamente superioix' a lui per ingegno e per dottrina (1): 
lo stesso Barbato non si di[)arte da questi esemplari nella 
lunga esposizione dell'epistola del Petrarca diretta al grande 
siniscalco Nicola degli Acciaioli , della quale pubblicherò una 
parte tra i documenti, per darne un saggio. Del resto dall' in- 
gegno tardo di Roberto, sviluppato a forza di esercizi e con 
una meravigliosa pazienza , non era possibile di ottenere altro ; 
egli tuttavolta acquistò tante cognizioni , che ai tempi di lui 
non erano ordinarie , ed era [)oi cosy molto singolare che fosse 
dotto il re di Napoli , mentre quello di Francia recintava suoi 
nemici i precettori del figliuolo (2). Da ciò Roberto consegui 
tanta fama, il nome di savio, e, non a t()rt(j, parve un mira- 
colo neir età sua. Il Petrarca ci racconta , che Roberto nella 
l)uona e nella mala fortuna, fu seni[)re intento agli studi, e 



(1) Il signor -Milli. V li.i l'alto un' e.-sp «si/.ione del (od. della Udii, nizion.le 
!i Napoli, che li contiene. neìV Archivio Storico Xap., anno 1880, p. 394. 
('2) Fu. Petkahi n\K. Re>-uì)i infynora»rJafuhi, lih. I (Recentiores). 



318 BARBATO DI SULMONA E GLI UOMINI DI LETTERE 

non lo distrassero né avvenimenti avversi , ne prosperi ; trat- 
tando le cose della guerra o della pace, di giorno e di notte, 
camminando e sedendo , sempre aveva seco un libro , soleva 
parlare di alti soggetti , accoglieva benignamente gli uomini 
d'ingegno, li udiva volentieri , applaudiva , e favoriva coloro , 
che gli recitavano le opere loro. Cosi visse fino all'estremo della 
vita sempre desideroso d' imparare e di conversare coi dotti. 
Questa passione per gli studi e 1' abitudine di ridurre ogni fatto 
a tesi morali, gli furono forse di nocumento al buon governo dello 
stato , al quale si richiedono più buon senso pratico che sot- 
tigliezze astruse ; né a torto può sembrare un pedante. 

Il nostro Barbato fu uno degli uomini, coi quali il re soleva 
conversare dottamente, e vedremo tra poco, che egli stesso avviò 
l'amicizia tra il Petrarca ed il Sulmonese. E veramente a tutti 
coloro , che avevano alto ingegno, erano disposti allo studio ed 
avevano la fortuna d'esercitare qualche ufficio, e di trovarsi in 
relazione con la regia corte, il re olFriva grande agio di studiare, 
perchè se nello spendere in altre cose soleva essere assai parco 
(tantoché nt'gli ultimi anni della vita fu reputato avaro) (1), 
spendeva largamente nell' ac(j[uistare e far ricercare e trascri- 
vere libri. 

A questo modo in/luì gloriosamente sul rinascimento. È noto, 
che a Giovanni da Napoli, frate minore, commise di comprare le 
opere poetiche e canoniche di Francesco da Barberino; pagò a Pie- 
tro da Mantova tareni sette per le cronache di Roberto Guiscar- 
do ed un opuscolo « de vadibus mundi »; comperò a caro prezzo 
r apparato di Cino sopra il Codice, le Pratiche Salernitane e 
moltissimi altri libri, tra i quali ricorderò il « Corpus iuris » 
che pagò a Russo degli Aldobrandini della Società dei Buonac- 
corsi oncie sessanta, le quali possono ragguagliarsi a 3500 lire 
dei tempi nostri (2). E se non poteva comperare i libri, dei quali 
voleva arricchire la biblioteca, si sturliava di averli in prestit;» 
e li faceva trascrivere (3). 



(1) « Dolce signore (Roberto) e amorevole fu.... se non che, come comiu- 
ciò a invecchiare, l'avarizia il guastava in piii guise ». G. Villani. XII. 0. 

(2) MiNiERi Riccio. Studii sopra 84 Feg. Ang. 58, 178. 

(3) Riferirò questo documento : 

Robertus etc. religioso viro fratri Petro Bara valle de Gayeta. guardiano 
loci Sancti Laurencii de Nenpoli ordinis fratrum minorum, dilecto cappellano 



DKFJ.A (^)KTK DI KoHERT;) I)"aN(ì1Ó 310 

A questo scopo l)t>llt' spesso egli v^i serviva delle opere pos- 
seiliite (lai frati , i quali , apreCereiiza dei laici , secondo i teiujil , 
solevano possedere C(^dici, che si i-il'erivano agli studii lavoi'iti 
liei re. A (juesto modo ti'a i liliri che comperò e qu(dli, ch(.' fece 
tradurre dal greco e dall'ai'alio o lece trascrivere, mise insieme 
un tesoro di hilìlioteca. 

Kd aveva nella corte una schiera di traduttori, di scrivani 
e di conservatori di libri. Presso ogni scrivano era poi un uomo 
di lettere, il quale faceva i confronti didle trascrizioni col testo, 
le mende e forse talora anche le postille (! le chiose. A costoro 
si aggiungevano alluminatori, legatori ed argtMitieri, i quali or- 
navano riccamente i volumi di borchie e di fermagli. 

I tradutioi'i poi erano specialmente addetti a recare in la- 
tino opere greche ed arabe ; e questo lavoro era reso facile dal- 
l' uso delle due lingue, elle durava ancora in alcune terre del 
l'eame (li Xapoli. Il re Roberto seguiva cosi 1" esempio dei suoi 
[U'edecessori : in fatti noi abbiamo la versione greca didle costitu- 
zioni di Federigo II, e sappiamo che Manfredi aveva latto tradur- 
re in latino l'etica di Aristotile da Bartolommeo da Messina (1). 
I-;d era un grande progresso, perchè molte opere greche erano 
conosciute per le versioni fatte sulle traduzioni arabe (2). Anche 



■ otisiliario et familiari suo guardiano etc. Noveris nos recepisse accomodati! 
.1 Iratribus conventus tui libros infrascriptos, scilicet quartum iVatris Ric- 
fM-di de Media Ville, distinctiones Mauricii, Pugionem Christiatiorum coii- 
tra ludeos, Capistrum Iiideorum et Bibliam in tribus voluminibus glosatam, 
copertam de samito rubeo olim bone memorie fratris Petri ('piscojìi Pvnpol- 
lani ; qiios libros noliis provinciale capitulum celebratum NeapoH, intra 
octavas beati Antonij ordinis tui anno domini M. CCCXVIl usque ad nostrum 
lieneplacitum accomodavit interveniente ad hoc consensu tuo qui tunc vica- 
riatus i)rovincie Terre laboris gerebas oflicium. Unde ad futuram memoriam 
Ht fratrum tui conventus cautelani presentes licteras nostras patentes fieri 
fecimus .sigilli maiestatis nostre appensione munitas. Data Neapoli anno do- 
mini MCCCXVII' die xx decembris prime Indictionis Regnorura nostrorum 
unno Villi (Reg. 1317. B. n. 212, f. 327). 

(1) Pt'i traduttori del tenijìo normanno e svevo, ved. 0. IIautuig, D/'i- 
''chersetzuìKjsìiteratìir L'nteritaìieiìs in dcr Hor,,ianni.srh-stavf>schen Epo- 
rhe. Lipsia, 18^(3. 

(2) Citerò le opere di .\ristotele. di Dioscoride, di Galeno. TiiiAno.'^i iii, 
IV, Sin. 



320 HARHATO DI SULMONA E GLI UOMINI DI LUTTUHi: 

i primi re Angioini avevano incoragg-iato cositlatti lavori. Verso 
il 1280 il chierico Giovanni de Paians iraduceva libri arabi : un 
ebreo Farag, Farache o Farasio recava in latino l'enciclopedia 
medica del persiano Mohammed Abou Bekr Ibn Zacaria nota col 
nome El Hawi, che Carlo I d'Angiò, dopo la crociata del 1270, 
aveva ottenuto dal sovrano di Tunisi (1). Ad un altro ebreo 
Kalonymos è attribuita la versione della Dealriicciu dcslmcionis 
di Averroe (2). Di Paolo Neofido, traduttore dei libri arabi dei 
tempi di Carlo II e di Roberto, ci restano molte memorie nei 
registri angioini (3). Più celebro di costoro fu poi Niccob'» da 
Reggio, il quale volgeva dal greco in latino opere di fisica e di 
filosofia per uso del re; e la versione, che egli lece dei libri di 
Aristotile, fu reputata di gran lunga superiore alle precedenti (4). 
Vari erano i custodi dei libri e tra essi ricorderò Pietro di 
Budetto, che fu anche maestro della cappella ed elemosiiuero di 
Roberto e di Giovanna I (.")) : più di lui è noto Paolo da Perugia. 



fi) V. MiMF.iu Riccio. Della dominazione angioina nel reame di Si- 
cilia, 19, 3iS. — P. DruRiKT. Un portrait de Charles I d'Anjou, roi de 
Sicile. {Gazzetta Archeologica, 1886). 

(2) Yiertcljahrschrift fin' Kultur und Literatur der Renaissance. 
l'd. II. Hel"t. 1, 188G. — .SriiiN.sciiNEiUKU. Roberto d'Angiò e la letteratura 
giudaica. 

(3) Riportiamo quesiu (locuiiieiito tratto àAV Anudi.ca del 13(i7. 

« Relitriosis viris tratriluis Nicolao de Adria et Guidoni de Cipro de 
ordine predicatorum, tam prò expensi.s eoriim et niagi.stri Pauli Xeofidi tuuc 
liabeutis traslatare certo.s libros de arabico iti latiniim, quam prò emendi!' 
cartLs et aliis rebus necessariis prò libri.s eisdem, in carolenis arirenti iincias 
duas ». (Reg. 1309. B. n. 184, f. 465, t"). 

(4) Perduto il Reg. Ang. 1310 H., ci resta il riassunto fatto dal Dk Liìllis 
(li qnosto documento : « Magistro Nicolao de Regio, transferenti libros me- 
dicinalis scientie in latinum ac alios libros pliilosophie prò domino genitore 
nostro (Roberto), solvantur gagia ». Minieki Riccio. Studii storici fatti so- 
pra 84 Reg. Ang, p. 56. Ci'. Sl'm.monte. Ilistoriu, lib. III. Il Baluelu op. cit. 
250, artèrma, che la ver.sione dei libri di Galeno fatta da Maestro Niccolò 
fu mandata in dono al pontefice ed esiste tuttavia nella Parigina. - Cf. De 
Renzi. Storia documentata della Scuola inedica di Salerno, 520. 

(5) Leggesi in un diploma di Giovanna I del 29 dicembre 1343. « Petrum 
•Budecti, magistrum cappelle elemosinarium et librorum custodem eiusdem 

domini avi nostri, quoad vixit in officiis ipsis qui post avitum regium obitum 
de beneplacito nostro exercuit et exercere duximus, harum serie specialiter 
conservandiini.... ». (Reg. Ang. 1.343; 1344, C. n. 33S, fol. 43 f.'). 



DELLA COrxTK DI KoHIvRTO D'aXGIÓ 321 

chierico e notaio della cancelleria, uomo dottissimo e accura- 
tissimo ricercatore di libri e di memorie antiche. Lo troviamo 
nella corte angioina fino dall'anno 1332, quando il re Roberto 
ordinava a Riccardo de Stella, a Rainaldo de Rocceyo, maestri 
razionali della Maiiiia Curia, e ad Angelo de Melfìa, te-soriere, di 
pagargli lo stipendio (I) ; e possiamo essere certi che in quel 
tempo compose la voluminosa raccolta di cose erudite col titolo 
« Collectanea ». Il Boccaccio, essendo giovine, trasse molte no- 
tizie da essa, come (\gli stesso confessa , più con avidità , che con 
discernimento; quando poi si mise a scrivere il libro della Ge- 
nealogia degli Dei, pensò che quella raccolta poteva essergli uti- 
le, ma seppe che era andata perduta per colpa di Biela, « diso- 
nesta » moglie del Perugino (2). Il Boccaccio è di avviso che 
Paolo in quel lavoro sia stato ajutato da Barlaam, il celebre frate 
calabrese, reputato tanto dotto, che da molti secoli non s'era vi- 
sto uomo più insigne di lui; attermava però che non era molto 
versato nella lingua latina, mentre al contrario i greci asseri- 
vano che era poco pratico della greca. I)el resto come era vario 
il giudizio intorno alla conoscenza, che il calabrese aveva delle 
lingue classiche, diversa era l'opinione intornoalle credenze di lui, 
e chi lo reputava cattolico e chi scismatico. E noto che Barlaam 
s'era recato a Costantinopoli verso l'anno 1327 , e, favorito dal- 
l'imperatore Andronico, era stato fatto abate di S. Spirito ; ma, 
animo irrequieto e battagliero, non aveva saputo tenersi lontano 
dalle quistioni teologiche, che agitavamo gli orientali. Non è mio 



(1) « Fidelitati vestre precipimus, quateniis, Paulo de Perusio, clerico 

et familiari nostro, cancellerie nostre notario, uncias auri septem, tarenos 
tres et grana quindecim ponderis generalis contingentes eum prò gagiis suis 
mensis iulii proxime preteriti, presentis augusti huius quintedecinie et 
septembris iustantis prime indictioni.s, ad rationem de unciis duabus. tareuis 
undecim et granis quinque per mensem de quacumque fiscali pecunia exi- 
stente ac futura per manus vestras in Camera nostra solvere et exhibere 
curetis et recipiatis ab eo exinde apodixam. Mandato alio nostro olim vobis 
directo de solvendis eidem Paulo huiusmodi gagiis de pecunia proventuura 
utriusque sigilli nostri deinde in aiitea in suo robore duraturo. Datuin in 
Casasana, prope Castrum maris de Stabia, anno Domini M. CCCXXXIL die 
XXVIIU augusti, XV Ind. (Reg. Ang. Ratio Thes., n. 287, f. 31tì t.") 

(2) C{. VoioT, np. ( if. I, 452. BoccAC'io, De Geneal. Deoruni, cap. XV, XVf, 



322 HAniiATO DI SULMONA E GLI T'OMIXI DI LETTERE 

compito (li entrare ad;leiitro nei fatti del frate calabrese (1); 
m'importa di notare che nel 1339 dall'imperatore fu mandato 
al pontefice per ottenere aiuti contro i Turchi, e che poco si 
trattenne in Avignone, donde parti nel mese di agosto latore di 
lettere papali al re Roberto (2). Da Napoli l'irrequieto frate tornò 
a Costantinopoli dove s'impacciò, come è noto, coi monaci del 
monte Athos per la strana controversia intorno alla luce tabo- 
rica ; l'opinion*^ di lui fu condannata in un sinodo, ed egli indi- 
spettito si ricondusse ad Avignone. Allora lo conobbe il Petrarca, 
che forse ebbe da lui le ])rime nozioni della lingua greca, ma non 
potette andare molto innanzi nello studio, perchè il maestro tra 
poco si parti e venne a Napoli (3). Probabilmente in questo 
tempo Paolo da Perugia trasse profitto delle cognizioni, che Bar- 
laam aveva della lingua greca, e col suo aiuto tolsi' dai testi 
greci molte notizii^ necessarie agli studi suoi (4). 

^la le dotte conversazioni e gli ammaestramenti del frate 
basiliano si limitarono al solo Ptn'ugino ? 

Il Petrarca nella famosa e^ìistola intitolata ad Omero facendo 
il novero di coloro, che in Italia sapevano di greco , ne assegna 
tre a Firenze, due a Verona, uno a Sulmona, uno a Mantova (5). 
Coloro, che studiano i fatti della storia k'tteraria discutono in- 
torno ad alcuni di lin-o: non v'ha dubbio, che il sulmonese sìa 
Barbato, ed io non so se e.izli abl)ia potuto avere da altri che da 
Barlaam le nozioni della linjjua greca. 

Il Petrarca i>one altresì ti-a gli uomini dotti di questo idioma 
ai tempi suoi un peruLiino, il quale tratto dal desiderio di procac- 
ciarsi denaro con la penna, non curante di se e del Parnaso, er- 
rava lontano dalla patria di là delle Aljii. V'ha chi sostiene, che 
abbia voluto alludere a Paolo, ma a torto; il Petrarca scrisse 



(1) V. TiRAHOScni, V. 372. Raldelli. Illustr. L-' C. XXIX. 250. Fracas;- 
sKTTi. Lettere di Fr. Petrarca delle cose faìniliari, lih. XXIV e le varie 
ìib. ztnico. Nota alla lettera 11.^ del lib. XVIIL Toppi. Biblioteca etc. L. Ni- 
(ODEMO. Addizioni copio'^e alla biblioteca del Ds Niccolo Toppi, p. 39 etc. 

(2) Raynai.di, ad. an. 

(3) PETRAiirA. Dialogo li « dy conte.,iptu mundi ». Ed. Basileae, Hen- 
l'iopetri, p. 310. 

(4) Boccaccio. De Geneal. Beoruni, lib. XV, e. VI. 

(5) Fracassktti, lib. XXIV, let. Xil. Nel uu: Sapi;. IlL &2iì. iiiaiu-a il 
sulmonese, ed invece è po.<to un bolognese. 



DKi.i.A rorxTK DI Koiii'RTo d'axció 323 

l'epistola iiul 13()() e Paolo oi'a ,uià morto da molti anni. Vero è 
che questi i)rima (lolla morte di Roberto s'era jiartito dalla 
corto e forse dal reyiio : ma, a;a'^ravato da numerosa lamij^dia, 
stretto da necessità, povero e quasi mendico, aveva da prima 
sapplicato il re stesso e poi la re^jiiia Giovanna I a concedei'iili 
di esercitare m'Ha provincia di Terra di Lavoro per un suo vi- 
cai'io l'udicio di notajo. che aveva ottenuto molto tempo innanzi. 
La re,uina (ìiovanna, in considerazione dei buoni servi^ii resi da 
lui alla reuia C(M"te, consenti alla richiesta con un diploma dato 
il di IC) magLiio 1:m:'. (1), ed a (juesto modo confermò anche la 
concessione, che già il re R(tl)('rt() aveva liitta. 



(1) Questo diploma merita di essere riferito intero. 
« lohaniia etc. Paulo de Perusio, notario et familiari nostro, gratiam et 
lionam voluntatem. Oblatam per te noviter Excellentie nostre peticionem qnan- 
dam cum decretiicioneij).sius proprie manus dare memorie illustris lerusalem 
et Sicilie regi.s, reverendi domini avi nostri, recepiraus, continentie subsequen- 
tis: — Dignetur pia Maiestas solum intuita Dei et in meritum anime sue mi- 
sericurditer compatj minimo servo vestro Paulo de Perusio, cui ex necessitate 
rei l'amiliaris undique angustie suiit, dura experat mendicans et egens in 
aliena patria ad onera matrimonij et familie supportanda cogitur et ex parte 
alia in sustentacionem.... privatus aliorum quocumque subsidio innominiose 
defìciens in consulacioue alicujus fiducie post Deum et spem regiam non 
respirat : previa igitur benigna consideratione huiusmodi, placeat Maiestati 
Vestre providere sibi per sulistitutum de officio notariatus actoruin provincie 
Terre laboris ad viliim quandiu bene se gesserit cum gagiis consuetis et 
concedere quod super pecuiiiam proventuum que fient per iustitiarios diete 
Provincie, qui prò tempore fuerint, de aliis gagiis stabilitis sibi ratione of- 
licii, cancellarli debita, ei prò preterito et futuro tempore .«-atisfacio impen- 
(latur, implorans propter ejus longa servicia quod obtineat dictura officium, 
quaradiu illud laudabiliter exerceliit, et quod de proventibus dicti officii sati- 
sfìat sibi de gagiis futuri temporis prò officio in cancellarla usque ad sumtiaam 
unciarum auri decem et odo. — Presupjionentes igitur immu pocius a certo 
tenentes gratias per (Uindem reverendum dominum avum nostrum beneme- 
ritis concessas, verum actentis grata consideracione serviciis emanesse (sic), 
quodque desiderantes in hiis sicut nec non possemus in cunctis ejus sequi 
vestigia, quibus ex filialis reverencie debito couamur couformiter inherere, 
provisionem gratiose tibi factam de prefato notariatus actorum officio ia iamdicta 
provincia Terre laboris, quamdiu bene te gesseris, per substitutum ydoneum 
sicut predicitur exercendo, nec non et satisfactionem tibi imitendendam usque 
ad summara decem et octo unciarum annuatira super proventuum pecunia 
memoratii: gratas habente.-^ et jiariter accept;;ntes illas et de consensu et as- 
Sf>nsu ili. domine Sancie dictorum reunorum reirine reverende domine matris 



32 1 BAKHATO DI SULMONA E (ÌLI T'OMIXI DI LETTERE 

Nella supplica <li Paolo, la quale è per fortuna rilerlta te 
stualmente nel diploma della regina, si sente l'angustia, che tor- 
mentava l'anima di lui; la povertà presente gli pareva ignominio- 
sa; e, abbandonato da tutti, sperava solamente d'essere soccorso 
dalla regia corte, che aveva servito utilmente per lungo tempo. 
Noi non sappiamo come e dove abbia menato la vita, né da una 
testimonianza di Luca da Penne possiamo argomentare con cer- 
tezza, che egli siasi ricondotto a Napoli nei primi anni del regno 
di Giovanna I. 

Luca da Penne racconta, che essendosi una volta trattenuto 
nella città di Napoli per poco tempo, un giorno incontrò l'aolo 
da Perugia, che egli dice uomo ingegnoso e di grande potenza. 
Gli chiese notizie della \"ita, mossegli alcuni dubbi, ed in fine lo 
interrogò intorno ai tre libri del Codice ; e Paolo gli rispose, che 
di buona voglia studiava intorno ad essi, perchè la glossa era in 
molti luoghi erronea. Luca si parti da Napoli e seppe dipoi che 
il Perugino era morto a tempo della peste, ma le parole di lui 
erano state un acuto sprone, onde si mi.se allo studio di un'opera, 
che lo re.se famoso (1). 

Cosi .sappiamo, che Paolo mori nella i)e.ste del 1348 ; e forse 
in quel tempo Biela, moglie di lui, per i bisogni, da cui erastretta. 
disperse miseramente le oitere, che erano costate al marito tanto 
studio (2). Non potendo noi ila cpieste (arci ragione della dol- 



Ht iirinciiwlis guberuatricis uu.slre, aliorumque uuliernatorum Hostronuii juxtn 
lìi-escripte peticioiiis et ipsius avite rej^ie ad illam subsecute decretatiunis 
seriem duxiraus coiitirraandas .... 

Datura Neapoli etc. per Adenulfum Cumanum etc. anno domini millesimo 
trecentesimo quatragesimo tercio, die sexto decimo maij etc. (Reg. Ang. loh. I 
1345. 1346, n. 350, fol. IL t."). 

(1) Luca da Tenne. Suiumi utriusquc juris apices etc. Proemio. 

(2) Il Camera negli Annali delle due Sicilie, v. II, p. -13, all'erma, che 
Paolo da Perugia mori nel 1389 e fu sepolto presso la toml)a della regina 
Sancia nella chiesa di S. Croce. Egli fu tratto in errore da due versi d'una 
iscrizione già riferita dall' Engenio nella Napoli Sacra a p. 557. 

Lux obiit legura canonum decus inclita tellus 
Quam perugina dedit, Parthenope sepelit. 
Di perugini illustri, che nel secolo XIV ottennero ullici nella corte an- 
gioini, ve n'ebbe varii e quel legista morto nel 1389 e sepolto in S. Croce 
non è certo Paolo. Nel Reg. Amr. Karolu* III, 1382, 1383, n. 559, fol. 28, t.", 



1)i:li,a coutk di itdiunn'n d'antìió :ì'-;?5 

Irina t' (It'l valor ili lui. non iiossiaino ;jiu(licai'l(i iiiaiicn un \o\- 
uaro raccoglitore da (gualche [xnoi'a collezi(Mio. cìw* va sotto il 
suo nome. Né possiamo, per quanto risulta da poche ma certo 
notizie che abbiamo, negargli il merito d'aver avuto gran ])artp 
in quella operosità intellettuale, che si svolgeva intorno al re 
Roberto, e che dà a Napoli un posto glorioso nella storia del risor- 
gimento. Un fatto degnissimo di nota è questo, che i dotti napo- 
litani nel primo avviamento alla rinascenza rivolsero i loro stu- 
dii al campo morale ; un secolo dopo, mutata via, spaziarono a 
preferenza nel mondo poetico. Del resto nella prima metà del 
secolo XIV Napoli aveva molte condizioni, che la favorivano : 
era la prima città d'Italia, dopo che i pafìi. trasferendo la sede 
in Avignone, avevano abbandonata Roma in un disordine funesto, 
ed intorno a Roberto d" Angiò, il capo dei guelfi italiani, si 
raccoglieva il tiore degli uomini insigni nelle lettere e nelle 
arti. D'altra parte i commerci tra le nostre città del mezzodì 
poste sul mare e Costantinopoli non s' erano mai interrotti del 
tutto ; i monaci basiliani , che erano in relazioni continue coi 
confratelli d' Oriente, possedevano preziose biblioteche in Cala- 
bria e nella terra di Otranto ; ed in molte terre nostre i notari 
usavano ancora di scrivere in lingua greca i loro istrumenti (1); 
e nella stessa Napoli al principio del secolo XIY sacerdoti greci 
e latini utliciavano ancora nella chiesa di S. Gennaro « ad diaco- 
niam » (2). 

Tuttavolta la dotta compagnia del re Roberto non iM'a 
ristretta solamente a Barlaam, a Paolo Perugino, a Barbato, 
alla schiera dei traduttori delle opere greche ed arabe ; perchè, 
come al lavoro delle versioni ed allo studio dei codici s* adope- 
ravano ebrei e cristiani, laici e chierici, molti giureconsulti, 
uomini insigni, che avevano alti ufiicì nel l'egno e baroni po- 



trovu un diplijuia indirizzato >< ('(niti (.Idiiiiui Sacri di- Perusio, lejruni doctori 
dilecto consiliariu et fideli nostro ». Ej;li *• delegato giudice di un piato di 
casa Acconzaioco, ed il documento porta la data: « Neapoli per virum noKi- 
lera Gentileni de Merolinis de Sulmona otc. Anno domini M' CCCLXXXIJ." 
die XI novembris, \l Indictionis ». 

Non oso però aliermare, clie sia stato proprio di questo Conte da IV- 
rugia il sepolcro di S. Croce. Ora questa chiesa non esiste manco piii. 

(1) V. Sì/llabus fjruec. menibranarum etc. Neajìoli MDCCCLX\'. 

(2) D'E.NGEXio, Napnìi Sacra, 339. 



:?>20 li.vniUTo DI h^CLMOXA E GLI UOMIN'I DI LETTERE 

tenti coltivarono con affetto le lettere, e possiamo ricordare con 
onore Guglielmo Maramaldo, Luca da Penne, Pietro di Monte- 
forte e Nicola di Alife. A costoro la fortuna aggiunse Giovanni 
Boccaccio e Francesco Petrarca. 

Il Boccaccio, a quanto pare, dimorava in Napoli fin dal 1333 
ed esercitava la mercatura (1). Non abVjiamo molte notizie della 
consuetudine che egli ebbe da prima con gli uomini dotti della 
corte di Roberto ; sappiamo però, come già vedemmo, che co- 
nobbe Paolo da Perugia e conobbe dii)oi anche il re; e fu 
anche amico di Barbato, al quale sulla (ine della vita diede una 
bella prova di affetto ; credo tuttavolta, che quest' amicizia sia 
incominciata verso il 1344 o poco appresso (2). Comunque stia 
la cosa, il Boccaccio alquanti anni dopo scriveva a Zanobi da 
Strada « raccc^mandami a chi ti piace, ma specialmente a Bar- 
bato nostro » (3). Avremo occasione di notare come il Certal- 
dese abbia avuto relazione di buona anìicizia con altri uomini 
di lettere nai)olitani. 



II. 



Il fatto, che levò maggior grido alla corte di Roberto fu 
la venuta del Petrarca. Il grande poeta non venne già improv- 
viso, che era aspettato da lungo tempo. Trovavasi apjiresso al 
re qiu?l mastro Dionigi da Borgo S. Sepolcro, agostiniano, il 
quale, come racconta Giovanni Villani, era già stato « maestro 



(1) Baldei.li, 371. 

(2) Barbato fu uno dei primi nostri uomini di lettere coi quali il Pe- 
trarca si legò in amicizia, e non credo che avrelilie mancato di fargli cono- 
scere il Boccaccio, se egli stesso V avesse conosciuto. Ecco alcune date per 
meglio dichiarare i fatti : 

1341, marzo, il Petrarca venne in Napoli la i)rima volta per le prove della 
laurea. 1342, il Boccaccio si parti da Napoli, Baldkli.i, 374. Cf. Corazzim, Let- 
tere edite ed inedite di Mess. Giovanili Boccaccio. Introdu.'.ione. IIortis. Stu- 
dii sulle opere latine del Boccaccio. 1343, 20 gennajo, mori il re Roberto. 
1343, ottobre, il Petrarca si condusse a Napoli con incarico del papa. Fra- 
cassetti, lib. V. 1344, Ritorno del Boccaccio a Napoli. Baldelli, Ice. cit. 
11 Petrarca s" incontrò col Boccaccio nel 1350. Corazzini, loc. cit. Fracas- 
.SETTl, lib. XXI, p. XV. 

(3) Corazzim, i p. cit. 40. 



I>KM,A C(»1;TH I>1 KdI'.KUTO D AXCIO •>-' 

in Parij^i in divinitado ot in philosoidiia » (1), e poi' fi-jiinia ora 
roputato grande astrologo [lei' aver lìi'cdetta la morte di Casti-uc- 
clo Castracani : insigni meriti per essere bene accolto ed onorato 
dal re. L'aveva già conosciuto il Petrarca lin dal l'SM allorclu'*. 
angustiato dall'amore di madonna Laura, s'era rivolto a lui 
[KU" consigli (2) ; e quando poi frate Dionigi fu fatto vescovo di 
Monopoli e si condusse alla corte di Roberto, il poeta si con- 
gratulò di (iuella ventura in un'epistola, nella quale, dopo aver 
lodato il re, {n'ometteva che sarebbe venuto tra poco a Napoli, 
perchè non voleva la laurea da altri che da Roberto (;-5), 
desiderava tuttavolta di essere invitato ilal re ; il quale d'alti-a 
[ìarte gli aveva scritto una lettera molto amorevole. E noto 
del resto che il Petrarca preferi poi di togliere la laurea in 
Campidoglio. Indugiò tuttavia a venire, ed alla line del mese 
di febbraio 1:^41 sali su d'una nave a Marsiglia per recarsi a 
Napoli. 

Questo non è il luogo di ripetere il racconto delle acco- 
glienze liete, che ebbe dal re e dalla corte, le prove che lec(\ 
Tontusiasmo che destarono i versi deW Africa ; importa solo di 
ricordare che i dotti cortigiani, coi quali da prima strinse 
amicizia, furono Paolo perugino e Barbato. Il grande poeta, molti 
anni dopo, già innanzi negli anni, da Venezia scrisse al Sul- 
nionese un'epistola molto amorevole lamentandosi, che tra le, 
altre miserie della vita molto lo contristava il pensiero della 
lontananza dell'amico; mentre, invecchiando, non avevano più 
speranza di rivedersi prima di morire. Il Petrarca poi non du- 
bitava di essere ancor caro a Barbato, C(jme al tempo della 
giovinezza, quando Roberto procurò la loro amicizia (4). 

Or il Petrarca con la lottui-a del suo poema àeìV Africa, 
coi ragionamenti intorno alla poesia, destò un vivo entusiasni) 



(1) Lib. X, Ciip. LXXXV. 

(2) De Sadi;, I, 233. TiraiìOsciii, v. 1o8. 

(3) Fra( ASSETTI, lib. IV, p. 2. « Nil dulcius auclierant » 4 gennaio 1330. 

UonEi.i.T, It. Sac, I, 968. 

(4) Ep. « Ah ! quoties, Barbate... ». E forse T ultima lettera, che il poeta 
scrisse a Bai'bato. Il Fr.vcassetti le assegnò la data del 1363, Tanno stesso 
nel eguale il Sulmonese mori. 



;VJ8 HARHATO DI SULMONA E GLI UOMINI DI LETTERE 

nella corte, egli rivelò un nuovo mondo agli uomini dotti, che 
circondavano il re, studiosi specialmente delle discipline favo- 
rite da lui. Lo stesso poeta afferma che il re in esse era peri- 
tissimo, ma della poesia lino alla vecchiezza aveva fatto poco 
conto (1), e reputava Virgilio Marone un favoleggiatore sen- 
z'altro pregio tranne « lo bello stile »; ma quando udì il ragio- 
namento dell' arte poetica si dolse di non aver concesso agli 
studi poetici più lungo tempo. Se l'avesse fatto non credo che 
ora avremmo un grande poeta di più; egli però avrebbe cer- 
tamente fatto ricercare i codici dei poeti classici, dei quali 
molti furono rinvenuti più tardi e molti andarono perduti, con 
la stessa cura con la (fuale ricercava libri di morale e di fisica. 
11 Petrarca allora, come risulta dall'esposizione dell" epi- 
stola « .Tarn tandem » fatta da Barbato, restò a Napoli quattro 
giorni, poi si parti per l'incoronazione, serbando affettuosa ri- 
cordanza di coloro, che aveva conosciuto e specialmente di 
Giovanni Barrili e del nostro Sulmonese, al quale scrisse un'epi- 
stola poco tempo dopo per dargli ragguagli d'un peiicolo corso 
e dei fatti dell'incoronazione. Al poeta però, sebbene pochi 
giorni fosse rimasto a Napoli, e con l'animo tutto pieno di 
gi'andi memorie ed agitato dal pensiero del prossimo trionfo, 
non erano isfuggite le agitazioni della corte per la grave età 
del re, i timori per l'incertezza delle cose future ed i pericoli, 
ai quali il regno andava incontro. Quando seppe che il 20 gen- 
naio 1343 Roberto era morto, scrisse a Barbato prevedendo 
nuove catastrofi; e fu profeta (2). Clemente VI gli offri allora 
l'occasione di tornare a Napoli per fare ricliiami contro le ulti- 
me disposizioni di Roberto, il quale aveva istituito un consiglio 
per amministrare il regno lino a che Giovanna I."" fosse minore, 



(1) « cum ijiiaeJain de arte |)(iet,ica. ac de iii'opositu et dirì'erentiis 

poetai'uni, deqiie ipsius laureae proprietatilnis dixisseni, aures ejus, aninianique 
taugentia, multis audientibus haec mihi tribuere digiiatus, ut assereret non 
parvam temporis sui partem poeticis studiis impensurum se fuisse, si quae 
ex me audierat ab ineunte aetate cognovisset ». Petrarca. Rerum memor., 
lib. I, Robertus rea; Siciliae (Recentiores). Il Boccaccio in un notevole tratto 
della Geneal. Deorum, lib. V, cap. XXII, conferma la notizia del Petrarca. 

(2) Ved. T due a.nici del Petrarca. 



DELLA CORTE DI ROREKTO d'ANGIÓ 329 

(ira il rollio oi-;i linido (ItHla chiesa, eil il ballato asijcttava al 
papa (1). 

Il poeta giunse il giorno 12 ottobre 1343; gli amici lo 
rividero con grande festa, ma i cortigiani non gli fecero buon 
viso. Alla corte dominava il partito ungherese, padroneggiava 
frate Roberto « vile animak' dai tre piedi », nò parve al Pe- 
trarca di trovarsi in un luogo di cristiani; un solo uomo onesto 
vi era, Filippo vescovo di Cavaillon (2); nel resto nessuna 
pietà, nessuna carità, nessuna fede. Trascorse il mese di no- 
vembre ed il consiglio regio temporeggiava a dare le risposte ; 
il poeta si era di ciò sdegnato, e perchè la noja dell'aspettare 
lo rendeva mal dis[)Osto agli studii, deliberò di fare un viaggio 
al monte Gargano e di visitare le città poste suU' Adriatico 
lino a Brindisi (3). Sancia, la regina vedova di Re Roberto, lo 
distolse, e la compagnia degli amici rese allora meno penoso 
l'ozio del poeta: condotto un dì ad una giostra a S. Giovanni 
a Carbonara, se ne parti maledicendo i giuochi d" armeggia- 
mento, poiché vide cader morto un giovine bellissimo ; e con 
Barbato ed il Barrili andò a visitare Baja e Pozzuoli. La com- 
l)agnia di Barbato era di grande conforto a quel tempo al 
Petrarca : lo confessa egli stesso, anzi dalle lettere rileviamo 
agevolmente quali ragionamenti avessero insieme. Il compianto 
della morte del re Roberto, le lodi della saviezza di lui, i 
barbari clie avevano invaso la reggia, la giovinezza di Gio- 
vanna e di Andrea, le mistiche tendenze della regina vecchia, 
r indole torbida e ambiziosa dei principi angioini, i pericoli del 
regno erano argomento dei loro discorsi. C'era jìerò un campo 
nel quale spaziavano più serenamente : il grande poeta chie- 
deva notizie di libri, ricercava codici antichi, e Barbato gli 
donò allora un piccolo volume di Cicerone (4) ; d" altra parte 



(1) Ej). < l't (idem frangerein.... « Fracassetti, lih. V. ep. 111. Noto fug- 
gevolmente, che il Petrai-ca oltre T incarico del papa, n'aveva uno del car- 
dinale Colonna suo amico a favore di alcuni di casa Pijiino sottoposti a pro- 
cesso ed incarcerati. 

(2) Filippo, frate predicatore, già vescovo di Lavello, poi arcivescovo di 
Trani (1343-134S). Ughelli, Jtal. Sac, T. Vili, 741, 908. 

(3) Ep. « Ahsol.vi gravibus occupationum laqueis... » De rebus fa'inil. 

(4) « Post haec vero, cura ultimo Neapoli venissem, Barbatus raeus 
sulmonensis, amicus optimus, et tibi forsan saltem nomine cognitus, voti mei 

Arch. Stor. Ir., 5.* Serie. — III. 21 



330 BAUIUTO DI SULMONA E GLI UOMINI DI LPJTTERE 

la poesia offriva argomento di piacevoli discorsi. Il Sulmonese 
era compreso di grande ammirazione alla lettura, che il Pe- 
trarca faceva del suo poema, e gli erano piaciuti sopraraodo 
alquanti versi, che desiderò di avere, perchè era studiosissimo, 
e, come grande ammiratore del poeta, raccoglieva le cose di lui 
diligentissimamente. Non osò tuttavolta di chiederli egli, e 
pregò altri clie li richiedesse al poeta, come un dono prezioso. 
Questi, contro suo costume, si dinegò di darli, perchè repu- 
tava quel desiderio intempestivo, non avendo ancora condotto 
il suo poema a tanta perfezione da poterlo pubblicare ; ma Bar- 
bato non si dava per vinto ed insisteva per mezzo di altri 
intercessori. Il poeta da prima continuò a negare il favore, poi 
cedette alle preghiere degli amici e lo fece contento : diedegli 
dunque il lamento di Magone sulla morte, cioè i 34 versi coi 
quali finisce il VI libro deìV Africa. Si fece promettere però, 
che non li avrebbe mostrati ad altra persona. Ma Barbato non 
tenne il patio; e perchè voleva che tutto il monìo ammi- 
rasse il grande poeta, come lo ammirava egli, divulgò quei 
versi. Essi con una incredibile celerità si d illusero non solo in 
Italia, ma di là delle Alpi, ed il Petrarca racconta, che da quel 
dì ogni volta, che entrava in una biblioteca, si vedeva innanzi 
quei versi con le giunte degli errori fatti dai trascrittori (1). 

Barbato non avrebbe potuto mai sospettare quali fastidì 
avrebbe arrecato al poeta vivente, di quali calunnie alquanti 
secoli dopo sarebbe stato cagione con la sua indiscrezione amo- 
revole. Il poeta soffrì allora censure acerbe, che gli furon mosse 
specialmente dai fiorentini, n'ebbe dolore e dispetto, e se ne 
querelò in una sdegnosa epistola diretta al Boccaccio (2). 



conscius, parvum Ciceronis librum mihi donavit, cuius in fine i)rincipiuni 
solum erat libri Acaderaicoinuu : quod ei;o perlegens confcrensque cum illis, 
qui inscribuntur de Laude Pliilosophiae, luce clarius, deprehendi illos esse 
duos, tot enim sunt » Se)ìtli. ep. « Dabis veniam ». Ed. Basileae. Cf. Fracas- 
SETTi, lib. XVI. L'epistola è diretta a Luca da Penne. Le parole « aniicus opti- 
mus, et tibi forsan saltem nomine cognitus » danno argomento di credere che. 
quando il Petrarca venne a Napoli, Luca non aveva relazione col Sulmonese. 
11 famoso giureconsulto conosceva tuttavia le opere di Barbato e, come vedre- 
mo, le ricorda con lode nel Commentario ai libri dol codice. 

(1) Senili, lib. II. A Giovanili Boccaccio. « Aut tacere oportuit ». 

(2) Anche il Boccaccio neir ep. a Pietro di Monteforte allude a questo 
fatto. CouAZZiNi, o. e. p. 335. 



DKIXA COUTK DI KoUKUTo l)'A.\<iln A'M 

Nel 1781 il siu'. Lofevro do Villehrune, essendo iuleiito a lare 
un'edizione dei libri «de Hello punico» di Silio Italico, trovò 
nella biljlioteca del re un l'rammento, che reputò del suo poeta, 
e lo inseri nel libro X\'^ ; erano invece i 'M versi dell' Africa 
già per le insistenze degli amici concessi dal Petrarca a Bar- 
bato, Il francese, nel dare la notizia della scoperta, non dubitò 
di asserire che il Petrarca, inverecondamente e senza mutare 
sillaba, aveva inserito nel suo poema i versi di Silio; con molta 
Iranchezza aggiunse poi, che i versi del Petrarca differivano 
tanto da ({uelli del poeta latino 

Quantum lenl;i solent Inter viburna cupressi. (1) 

Questo fatto dimostra come V impressione, che i dotti na- 
l)oletani ebbero del poema dell" Africa lin da quando il re 
Roberto aveva chiesto al poeta d' intitolarlo a lui, non era 
diminuita 1' ammirazione, anzi fu vìva e durevole quanto il 
desiderio, che ebbero lungamente, di veder pubblicato il volume; 
onde poi Barbato già vecchio lo richiedeva al Petrarca, e Pietro 
di Monteforte con un poco di dispetto si lamentava che tanto 
tempo si frapponeva alla pubblicazione di esso. 

Gli uomini dotti dunque levarono al cielo il poema dotto, 
ma io credo che il Petrarca anche coi carmi volgari abbia 
influito a ridestare lo studio delle cose poetiche in Napoli. Fra 
Liii uomini di lettere, che in questo tempo conobbero il grande 
[)oeta, fu un giovane napolitano di nobile famiglia, la quale due 
secoli dopo ebbe in Italia una celebrità infausta. P'ra Guglielmo 
^laramaldo, figliuol di Landolfo (2). 



( 

(1) Questo fatto diede ad altri occasione di maligni sospetti. Fu detto, 
che il Petrarca possed(iva i libri de « Bello Punico », se n'era servito, e poi 
li aveva distrutti. - V. Fracassetti, nota alla lettera XXII del libro unico 
V'ariarum. Ct". Occioni. Cajo Silio Italico e il suo poema. 

(2) Landolfo mori s\illa fine del 1348 come risulta da un diploma del 
qu.le riferisco un brano, perché toglie alcune incertezze. E del 25 gennaio 1349. 
« Sane Guillelmus Maramaurus de Neapoli, miles Melis nostor, Maiestati 
nostre supplicavit humiliter, ut cum condam Landulfi Maramauri de Neapoli. 
niilitis diebus non longe preteritis vita functi, se dicat primogenitura filium 
lieredem et successoreui legitinium natura et etale niaiorera, Francorura jure 
viventem, respondei-j siln de annua provisione unciarum auri vigiliti ponderis 
generalis, stabilita olim predicto condam patri suo et heredibus : decem vide- 
licet ex eis super iuribus, redditilms atque proventiijus dohane salis Princi- 
patus et Terre lal)0ris et reliquis decera super iuribus reddilibus atque 
proventibus cabelle bajulationis civitatis Neapolis por dare memorie reve- 



332 BAlìHATO DI SULMONA E ULl UOMINI DI LETTP:RE 

Il nome di lui, come quello dì altri napolitani illustri, i 
quali fiorirono ai tempi del re Roberto e della regina Giovan- 
na I.*, è noto si)ecialmente per 1' amicizia, clie ebbe col Pe- 
trarca; egli però fra uomini eruditi, giuristi, filosofi, teologi 
fu cultore della poesia volgare. Se i sonetti pubblicati col nome 
di lui non saranno contradetti, resteranno testimonianza certa 
dell' influenza, clie il Petrarca esercitò in Napoli con le sue 
liriche volgari, ed il Maramaldo dovrà reputarsi uno dei più 
antichi petrarchisti (1). L' eco della canzone di Pietro della 
Vigna s' era disperso da molto tempo e nei versi di Guglielmo 
si sente un' intonazione nuova. Egli canta : 

« Io benedico il duro ferro e 1' arco 
Col qual mi l'u passato in prima il core, 
E sempre benedico e lodo amore 
Che m' ha del suo piacer si forte carco- 

Ed il Petrarca aveva già cantato : 

« Benedetto sia il giorno, e "1 mese e Tanno » 

nel quale era stato preso d" amore. Il concetto dei due sonetti 
è identico e si vede anche nella forma, e nelle ripetizioni sul 
principio delle quartine e dei terzetti una imitazione evidente (2). 



rendum dominum avum nostrum certo modo subsequenter per nostras licteras 
confirmata, ut investiture locura iussu nostro obtineat secundum iustitiam 
mandaremus ».... Segue la concessione della regina Giovanna. Reg. Ang. Lu- 
dovicus et lohanna 1348. A n. 356, f. 12, a t* Landolfo Maramaldo trovasi 
fra i 49 militi dell'ospizio del duca di Calabria in Firenze sulla fine del 1327. 
Reg. 1318, B n. 216, fol. 15 a t.« 

(1) Varii sonetti di Guglielmo Maramaldo furono pubblicati dal prof 
De Blasiis nello Studio cit. intorno a Fabrizio Maramaldo (Ardi. Star. nap. 
aimo 1876; p. 779). Più recentemente il Tokuaca negli Studi i di storia let- 
teraria afferma che uno di quei sonetti sulla Fortuna, fu già attribuito a 
Pietro della Pieva; pag. 229 e seg. 

(2) Giova riportare le prime due terzine d" ambedue i Sonetti : 

« Benedette le voci tante, eh' io 

Chiamando il nome di mia donna ho sparse 
E i sospiri e le lagrime e '1 desio ». 

(Petrarca, Son. XXXIX, in vita di M. L.) 
« Benedico le lagrime e i sospiri 
Li affanni e le tàtiche sostenute 
E li crudeli ed aspri miei martiri ». 

(Maramaldo, loc. cit.) 
Veggansi nel De Blasiis gli altri sonetti, specialmente quello, che in- 
comincia : 

« Li bianchi e li vermigli e gialli fiori ». 



DELLA (^)1{T[': DI linHLin'o d'aX'ìI') :VM\ 

D«?l rosjo s;ilv() lo relazioni, olio egli el)l)0 col Pctrafca <m1 i so- 
netti, nulla ci è noto (lolla vita v dolio opero di lui (1). 

A nio paro d' avere anello un altro argomento por dimo- 
strare come col Petrarca si fossoi'o ridestati gli studi poetici 
in Napoli. Quando vonne il tempo della partenza di lui, gli 
amici, e specialmente il Harrili e Barbato, procurarono di per- 
suaderlo a rimanere, ma ogni preghiera fu vana, porcile aveva 
altri disegni; e poiché avevano sentito, che egli faceva grandi 
elogi di Rinaldo ila Villafranca, i)oeta veronese, lo sui)plicarono 
di persuadorlo a condursi in Napoli in vece sua, e gli j)romet- 
tevano molti onori, poco lavoro e larghe ricompense. Ma i 
desideri loro non furono soddisfatti (2). 

Ed il grande poeta si parti disgustato della corte; aveva 
jìrevista una catastrofe e n'aveva ragionato con Barbato com- 



(1) 11 CuioccARELLi, De Episc. Neap., p. 23U, assicura di' e^'li possedeva 
un « Chronicon de Regno Neapolitano » di Guglielmo Maramaldo e ne rife- 
risce un I)rano, nel quale si parla della venuta di s. Brigida in Napoli nel 
1373. a tempo di una pestilenza. In questa cronaca dunque sono narrati i 
l'atti^ di Giovanna 1, ed io credo contro altre opinioni, che autore di essa sia 
il nostro Guglielmo. Questi a torto talora è stato confuso col suo omonimo, 
il quale nel 1303 era erario del giustiziere degli scolari dello studio di Na- 
poli e presunto autor della cronaca, che racconta i fatti di tempi tanto po- 
steriori. Or, in quella parte del diploma riportata piìi sopra leggasi che il 
nostro Guglielmo successe a Landulfo. suo padre, nel 1349 e non v' ha ra- 
gione per sostenere, che non abbia potuto scrivere egli le cronache di Gio- 
vanna I, nel cui tempo fiori. Che avesse Y usanza di scrivere i fatti di Na- 
poli, si rileva da un'epistola, che gl'indirizzo il Petrarco. 

« Fecisti », scrive il poeta, « amice, iit soles omnia, quod me rerum nupi-r 
apud Neapolim gestarum tuis literis participem voluisti, non enim tu illius 
animo meo iucundissimae historiae seriem descripsisti, aut pinxisti, quod 
ij)sura rite fecerem, aut praeclari scriptoris, aut egregii sit pictoris, sed 
quod celestis fuit ingenii, me presentem rebus in mediis posuisti ». Senili, 
lib. XIII, p. 397. Ed. Basileae. Cf. Fkacassetti, o. c. 

(2) Petuarciiae. P"^. 230«f. lib. II. a Rinaldo da Villafranca « Nuper.... » 
Il poeta dice degli amici napolitani : 

« Sunt quorum jìromissa (idem mercantur opimani 
Magna valent, majora volunt, et nominr? tecuni 
Conveniunt studioque >>, 
Da alcune espressioni di questa epistola il De Sade {Memoire pour la 
rie de Petrarque II, lib. III, 174) deduce che « A la veille de partir, Pé- 
trarque pas.sa un jour entier avec Jean Barrili et Barbato pour leur faire 
ses adieux ». Io credo, che quelle esjiressioni ricordino il giorno i)assato 
insieme a Baia e Pozzuoli. 



334 BARBATO DI SULMONA E GLI UOMINI DI LETTERE 

preso da profondo dolore : nella reggia, nella città, nel regno 
tutto era pieno di sospetti e in ogni parte erano pronti i sup- 
plizii non solo per le parole, ma per un minimo atto. Per la 
città le genti andavano circospette e sbigottite ; si udiva un 
bisbigliare pauroso, tutto annunziava una grande sventura. 
Del resto nessuno meglio del Petrarca osservò e studiò i vizii 
della corte, nessuno più arditamente di lui, cui non era mestieri 
del velame, del quale aveva bisogno il Boccaccio per coprire 
fatti e persone, li invelò e vituperò (1). 

Quando avvenne la tragedia di Aversa, il grande poeta 
ricordò a Barbato che l'aveva presagita, e lo ammoni ad essere 
cauto (2). Certo i sentimenti di Barbato non erano discordi da 
quelli del Petrarca, ed in conseguenza egli aveva animo avverso 
alla corte ed a coloro, che procuravano novità atroci, e agita- 
zioni violente nel regno; ed il Sulmonese fu cauto, anzi preve- 
dendo le tempeste volgeva il pensiero alla sua città, nella quale 
sperava forse di menare una vecchiezza tranquilla. Poco dopo 
la morte del re Roberto, il di 11 marzo 1343, come sappiamo da 
\in istrumento fatto innanzi il giudice Tommaso de Joha, un 
valentuomo anche egli, che tra poco incontreremo di nuovo, 
aveva comperato da Michele Baldoyno, suo concittadino,*due 
case ed un orto contigui alla case sue poste in Sulmona nella 
contrada di Porta manaresca ; e comperò pure vigne e campi 
per cinquanta oncie d'oro (3). Ci è ignoto tuttavolta quando 
egli abbia messo ad effetto il disegno di abbandonare Napoli e 
tornare a Sulmona. II Petrarca nell' egloga intitolata Argo 
pone tre interlocutori, Phytia, cioè Barbato, Ideo, « il nostro 



(1) Ep. a Barbato « Heu quantum violenti ». Fracassetti, lib. VI, ep. V. 
Clemente VI mandò poi a Napoli Almerico di Castrolucio, cardinale dal titolo 
di S. Martino nei monti, come delegato ad esercitare il baliaggio apostolico 
durante Tetà minore di Giovanna I. Balt'zio. Vitae preparum Avenionen- 
sium, I, 245, 246. Neil' Archivio di Stato fra i Registri Angioini se ne con- 
servano due col titolo « Aymericus » cioè 1344, A n. 343, e 1345 B n. 344. 

(2) « Vele, tui cantus, memor mei ». Ep cit. « Heu ! quantum violenti ». 

(3) L' originale di questo istrumento è conservato nell' Archivio della 
SS. Annunziata di Sulmona ed è segnato col u. 71. Fu rogato dal notaio 
Nicola de Suavi di S. Germano. In esso Tommaso de loha è detto « Pro- 
vinciarum Terre laboris et Principatus regia auctoritate iudex ad contractus 
ad vitam «. 



DKLLA OOUTK DI KoUKRTo l)"A.N<iln -V-^'y 

Giove nudriio a Crei a » il Barrili, e Silvio lui .stesso (1) ; essi 
lamentano la morte di Argo, il re Roberto, argomento del (jualc 
i tre amici avevano a lungo ragionato, quando il Petrarca fu 
mandato a Napoli da Clemente VI. 

Nella conhisione il poeta la diiv da Ideo: 

« His (liclis al)eiuit : iKitrij Siilmonis ad arva 
Contendit Phytias, silvas petit alter Hetruscas, 
Solus ego alllicto moerens in littore mansi ». 

A me pare di poter rilevare da queste parole, che, quando si 
parti il Petrarca da Napoli, già Barbato s'era determinato a 
partirsi anch' egli, e credo, che l'egloga fosse scritta tra 
il 1345 ed il 1340. Avvenne infatti, che Lelio di Pietro di Ste- 
fano per sue bisogne dovette recarsi a Napoli, e, poiché era 
grande amico del Petrarca, gli chiese lettere di raccomanda- 
zione per uomini ragguardevoli. Il poeta « dall'inferno dei vivi » 
Avignone, lo raccomandò all' arcivescovo di Trani, eh' era in- 



(1) Il Petrarca (Ep. Pro hoc tam mihi. Fracassetti, Variar. Ep. XLIX) 
assicura, che egli tolse il nome di Silvio, perchè amico delle selve, e nelle 
selve aveva composto V egloga, mentre per amore di Barbato, Phitia, avrebbe 
voluto nominarsi Damone. Se lo stesso poeta non ci avesse detto, che Ideo 
« il Giove nostro nudrito a Creta sull'Ida » era Barrili, nessuno avrebbe 
potuto indovinarlo, come nessuno fino ad ora ha saputo trovare la ragione di 
questa esageratii espressione. L' Imolese commenta: « Per hunc (Daeum) 
intellige lohannera Barrilem qui fuit miles neapolitanus et fuit nutritus in 
curia regali : Ideo auctor vocat Idaeum quia sicut lupiter fuit nutritus in Ida 
Sylva, ita iste in curia regis Roberti ». W Fracassetti questa spiegazione 
sembra strana, e pensa, che il Barrili t'osse addirittura cretese, donde forse 
fanciullo venne in Napoli. Variar. XLIX, nota. Nel mio piccolo lavoro sui 
due amici del Petrarca dimostrai coi documenti, che il Barrili era napolitano 
ascritto al sedile di Capuana, e perciò sembra, che V Imolese abbia ragione. 
Aggiungo ora, che a tempo della seconda invasione ungherese mentre il re 
Ludovico stava al Castelnuovo, fece chiamarsi i governatori di Napoli e pel 
sedile di Capuana si presentò Giovanni Barrili. SuìMaionte, Ilistoria, lib. Ili, 
437. Ed. Bulifon. Come le altre opere del Petrarca anche V egloga « Argo » 
fu nota al Boctaccio. Questi nell' epistola « Ut huic epistolae » diretta al Pe- 
trarca jìer rimproverarlo d'essere presso il Visconti, nemico dei fiorentini, 
(lice che della condotta di lui si sarebbero meravigliato gli amici. Che ne 
avrebbero detto? ».... quid tuus Socrates ? quid Idacus, Phitias, aliique plu- 
rimi, qui.. .. a longe tamqvuun coelestem hominem et unicum inter morUiles 
exemplar honesti spei-tabaiit ».... Cokazzini, o. c. 47. La bntera è del IO lu- 
l;1ìo 1353. 



336 BARBATO DI SULMONA E GLI T'OMIXI DI LETTERE 

formato dei bisogni di Lelio, a Nicola d' Alife , a Barbato , eJ 
alla lettera aggiunse l'egloga. Or se il Petrarca avesse saputo, 
clie Barbato era lontano da Napoli, dagli uffici dello stato, e 
dagli amici, non gli avrebbe raccomandato Lelio. Non sappiamo 
quali siano state le necessità di costui, e quale effetto abbiano 
avuto le raccomandazioni del poeta; certa cosa è che non 
poteva raccomandare l'amico suo ad uomini più ragguardevoli. 
Uno di essi, del quale abbiamo solo più innanzi notato il nome, 
Nicola d' Alife, niusarum alumnus, era uomo di grande inge- 
gno e dottrina ; aveva allora molto credito nella corte, e poi 
prudentemente seppe destreggiare abilmente fra le tempeste, 
che commossero il regno dopo la tragedia di Aversa, mante- 
nersi in credito, e conseguire altissimi ufficii. 

Nicola d' Alife era stato uno di quelli, che, come abbiamo 
detto, furono da Roberto mandati a Firenze con Carlo duca di 
Calabria (1) ; nel 1331 in compagnia di Bandono Bassano andò 
alla corte d' Avignone per faccende della regia corte (2), ed in 
compenso di questi servigi ottenne poi la signoria di Bussi in 
Abruzzo e dei suoi casali con l'obbligo feudale di sovvenire la 
corona con l'ottava parte d'un milite (3). Ed era anclie signore 
di altri feudi: del castello di Monte Millulo, dei casali di Ter- 
loto e di S. Leone in Calabria, del castello del Vestigio in 
Abruzzo (4). Ma la quarta parte di questo castello era stata 



(1) Nel conto di Raimondo Russi di Catania del mese di ottobre della 
XI Ind. (1327; sotto il titolo Notariix leggesi : « Majjistro Nicolao de Alipia 
segretario dicti domini (Carlo, duca di Calabria), prò tar. xxj argenti floren. 
115 ». Appresso leggesi : « Notarlo Barbato de Sulmona.... flor. viiij >\ 
Reg. 1318 B, n.« 216, fol. (30 t." 

(2) Reg. 1331, 1332, n." 287, f. 239 i.\ 245 C, 310 t.' 

(3) 11 diploma era nel Reg. Ang. perduto, 1337, 1338, 1339, fol. 17. Se 
ne ha la notizia dagli antichi repertorio 

(4) Tommaso da Cantalupo comperò poi da Nicola di Alile la dodicesima 
parte del castello di Monte Millulo. Reg. 1337 A, n.' 308, Ibi. 237. Or manca 
il foglio; la notizia è tratta dagli antichi repertorii. Nicola d' Alife e Andrea 
de Conca secretarì familiari e fedeli del re, signori dei castelli di Terloto 
e S. Leone vendettero i loro dritti a Giordano de Santo Felice, perchè male 
potevano amministrare la baronia lontana. Domandarono F assenso regio e 
r ottennero il di 11 aprile 1341. Reg. 1340 A, n." 321, f. 58 t." 59, 60. Ma Gior- 
diano de Santo Felice non pagò al tempo stabilito il prezzo convenuto, onde i ven- 
ditori reclamarono alla regia corte contro di lui: 29 agosto 1341. Reg. cit. f. 169. 



DELLA (^OUTH DI RAHKUTo d'aNcìk") ■'>'^'! 

posseduta (liKViovaimi Musillulo, e, devoluta poi alla l'egia corte, 
concessa a Nicola d'Alile, onde nacque un piato tra l'antico si;^iio- 
re ed il nuovo: i liti<ianti però vennero a patti (1). Per nuo- 
vi servigi resi di poi il 'M) [giugno 1342 il re Roberto gli donò 
altri feudi posti nella jìrovincia di ("apltanata, i quali erano stati 
sequestrati alla turbolenta laniiglia Pipino di Jiai-letta « propter 
eorum culpas atqiie demerita » ('J). 

Aveva egli molti amici nella cort(» pontificia d' Avignone 
ed il Petrarca gì' intitolò due epistole [ìoetiche (3). I^'u familiare 
di Roberto e, quando il re morì, scrisse al cardinale Urgellense, 
che « egli, sebbene indegno, sotto l' ombra del re aveva rac- 
colto i rilievi caduti dalla mensa della dottrina di lui ». E cosi 
aggiunge una bella e nuova testimonianza ad onore di Ro- 
berto (4). 

Ne mi meraviglio, che il nome di Nicola d" Alile dopo la 
lettera del Petrarca, della quale abbiamo ultimamente parlato, 
non si trovi più unito a quello di Barbato: Barbato s'era par- 
tito dalla corte di Napoli scandalizzato, come il Petrarca, Nicola 
restò fedele a Giovanna e Ludovico, e sappiamo, che nel 134G 
egli era milite, maestro razionale della Magna Curia, e locote- 
nente del gran cancelliere Filippo di Caveillons (5). Nicola 
d' Alife del resto era avverso a Ludovico di Taranto , come 
rilevasi dall'epistola con la quale Barbato -gli mandò l'esposi- 
zione dell'epistola del Petrarca « Jam tandem » (G), 

Essendosi perduta gran parte dei registri di Giovanna L^, 
forse non potranno mai esser noti gli ultimi fatti di questo 



CI) Diploma del 12 Aprile 1842. lleg. cit. n." 321, C 3U.5. 

(2) Reg. 1337, A. ii. 308, l\ 2(i3. Il Camera negli Annali delle due Si- 
cilie, pag. 450, pubblica parte del diploma. 

(3) « Immemor band vestri » « Parthenopea niibi quondam » Lib. II. 

(4) Camera, op. cit. « Sub cuius iinilira (Roberti) micas de mensa erudi- 
tioiiis suae cadentes, licet indignus, suscepi ». E noto, che il Camera jìos- 
siede documenti e mss. preziosi intorno a Nicola d' Alife: tra essi hanno 
uno speciale pregio le Cronache del suo tempo, ed è peccato, che l'erudito 
possessore non le pubblichi pei' le stampe. 

(5) Reg. 1343 E f. 113. Il diploma tratta della concessione fatta a Sancia 
da Cabannis « medietatis castri Misonis » ed il Mimeui Riccio ne pubblica 
il riassunto nelle Notizie storiche tratte da 62 Reg. Ang., p. 135. 

(6) Nel 1352 Nicola era razionale della Magna Curia, segretario e con- 
sigliere della regina. .Mimeri Rirrio, op. cit. p. 133. Reg. 1.352 P' n. 3.57, f^l. 1. 



:i38 ROBERTO DI SULMONA E GLI UOMIXI DI LETTERE 

uomo, che ebbe tanta parte agli avvenimenti del regno ; egli 
morì vecchio nel 1367, e fu sepolto nella chiesa dell'Ascen- 
sione (1). 

Or mentre come abbiamo detto Nicola d'Alife seguiva le 
fortunose vicende di Giovanna e di Lmìovico, Barbato era 
tornato alla tranquilla vita privata, ed agli agi modesti della 
casa sua di Sulmona. Quando Ludovico d' Angiò portò le armi 
dair Ungheria nel regno per fare la vendetta d' Andrea suo 
fi-atello, e «k prendere la lupa ed i fulvi leoni » (2), cioè Gio- 
vanna ed i violenti ed ambiziosi principi autori della tragedia 
di A versa. Barbato resistette alle agitazioni, che sconvolsero le 
terre abruzzesi, e all'assedio di Sulmona. Il Petrarca lontano 
fremeva a pensare, che la polvere d' Italia si sollevava al passo 
dei barbari : « e tu fratello , scriveva al Sulmonese , che dici 
tu, vedendo con gli occhi tuoi cose, che io non posso udire 
senza piangere, né immaginare senza fremere? * (3). Ed il 
jìoeta offerse allora all'amico sue raccomandazioni per Cola 
(li Rienzo e pel popolo romano, se potevano giovargli nei peri- 
coli presenti, e gli oflrì pure la casa sua. 

Credo tuttavolta, che Barbato sia uscito da quei pericoli 
sano e senza perdite, pei'chè nel 1348 comperò alquante terre 
nella contrada di S. Anastasia (4). Né ciò reca meraviglia ; egli, 



(1) Cesare d'Engexio publilicò nella Na2yoli Sacra questa iscrizione, che 
,ii tempi suoi leggevasi sul sepolcro: — Inclytus. eloquiis. rector. Nicolaus. 
Alumnus. Alilae miles. et. cancella riiis. idem. Regni. Siciliae. Dux. morum. 
fonsque. profundi. consilij. pietate. gravis. qui. nobile, templum. obtulit. hoc. 
Christo. iacet. qui largus egenis. multa, liberisque. dedit. sed. quoque, corpus, 
in ardo, claudatur. tumulo, florens. sub. sydera. coeli. fama, volat. clarum. 
vivit. per. saecula. nomen. quem. rapuit. Domini, post, annos. mille, trecentos. 
c'im. sesaginta. seiitem. mox. fine, decembris. — 

(2) « Atque lupam captare petit flavosque leones ». Boccaccio, Egloga III. 
Ved. Dk Blasiis, Le cose dei Princ. ang., (Arch. Stor. Naj}., 1887, 364 e seg.) 
Cf. HoRTis, nei commenti all'egloga III. 

(3) Fracassetti, lib. VII, ep. 1. All'epistola è assegnata la data del di 
11 settembre 1347; Sulmona cadde in potere degli Ungheresi il 10 ottobre. 
Forse la data dell' epistola deve essere alquanto posteriore. 

(4) Risulta dai contratti oi-iginali esistenti nell'Archivio della SS. An- 
nunziata di Sulmona. Eccone il riassunto. - 1348, 25 marzo, « Sulmona, in 
orto prope domum magistri Barbati lacobi de Sulmona ». Barbato comperò 
da .\mico del notar Tommaso de Simone una terra aratoria, nella contrada 
di S. ,\nastasiu per ventidue oncie di oro, coiiiputate 60 caroleni giliati per 



DELLA roUTK DI KOHKUTo d'aXiìh'» IWO 

avverso a coloro, che avevano iirocurata la rovina di Andrea, 
aveva l'orse amicizia coi 1)aroni, i quali secondavano 1' impresa 
di Ludovico di Ungheria. Ci dispiace di non avere le lettere, 
che a quei tempi torbidi mandò al Petrarca. 

S'era intanto convenuto tra Barbato ed il y-rande poeta 
d'incontrarsi a Roma nel giubileo del 1350. Il Sulmonese .s'al- 
Irettò di andare all' alma città con la speranza di rivedere 
r amico, ma restò deluso ; non trovò il Petrarca, e se ne dolse 
con lui: ma il poeta gli rispose amorevolmente, che invece 
di dolersi egli doveva rallegrarsi, perchè, se si fossero incon- 
trati, invece di pensare allo spirito e di visitare chiese, mossi 
da poetica curiosità, sarebbero andati attorno per le vie ammi- 
rando le grandi reliquie di Roma. Dava poi la colpa alla [iro- 
pria lentezza, e Barl)ato, dice egli, avrebbe dovuto compren- 
dere, che sarebbe andato, ma tardi. E per questa sua lentezza 
non pubblicava ancora l" Africa, ma assicurava 1' amico, che 
(juando si fosse risoluto a farlo, l'avrebbe mandata a lui, [>rima 
di ogni altro, come aveva promesso (1). 

Del resto, poiché Barbato, 

« patrii Sulnioiii.s ad arva 

Contendit ». 

come dice il poeta, la corrispondenza epistolare non fu più 
facile tra loro. Il Petrarca se ne doleva, e temeva anzi che 
sarebbe finita (2). Una volta il Sulmonese credette di aver tro- 
vato il mezzo di mandargli agevolmente le sue lettere, pare 
Tuttavolta che non sia riuscito nell" intento, perchè il Petrarca 
stesso gli scrisse, di parergli, che un diluvio e un terremoto 
avessero subissato le vie, non essendoci più modo di far rica- 
pitare le lettere. Ed allora avvenne, che un di il [loeta si vide 



oncia. Pergamena n.* 32. - 1348, 20 novembre, in Sulmona, li capitolo della 
chiesa di S. Panfilo in esecuzione del testamento di Ioannuzia, vedova di 
Maso di Cicco d' Alifio, vendette « magistro Barbato de Sulmona reginali 
secretarlo » una terra aratoria, posta nella contrada di S. Anastasia, per tre- 
dici oncia d'oro, computate a ragione di cinque ducati l'oncia. Pergam. N. 31. 

(1) Ep. « Dum ad me pars mei ». Fraca.ssetti, voi. Ili, p. 144. 

(2) Kj). « Invidisse fortunam ». Il Fr.\cassetti. Varie, Ep. XXII. Assegna 
1;'. data del 12 ottobre 133"). L" ,inno mi jìare errato, e l'epistola dovrebbe 
:itt.ribuirsi al seguente. 



'MO KOHEKTO DI SULMONA K GLI L'OMINI DI LETTERE 

innanzi un fraticello, die si trasse di seno un' epistola di Bar- 
bato. A quei tempi era torse questo il mezzo più comune e 
sicuro per mandare lettere ad Avignone, perchè i frati avevano 
spesso occasione di recarsi alla corte pontificia, e molte agevo- 
lezze incontravano per la lunga via negli ospizi dei monasteri 
frequenti in ogni regione: erano peregrinazioni or fatte a i)iedi, 
or a cavallo, talora piene di quelle avventure, che sono raccon- 
tate nelle novelle del temilo. Alla lettera di Barbato, avuta 
dal fraticello, il poeta ris[)()se, che era stato infermo, ed aggiunse 
molte lodi per T amico, del quale levava a cielo l'umiltà, l'amo- 
re, la fermezza di carattere. Da questa epistola rileviamo, elio 
Barbato seguitava ancora a raccogliere con grande diligenza 
le opere del Petrarca da persone lontane e diverse per patria, 
costumi e professioni, 

« Questa consuetudine in te, dice il poeta, è antica, e non 
mi meraviglio, che trascorsi oramai quindici anni, da che, con 
gli auspici di Argo, il re Rol)erto, divenimmo amici, io ti trovi 
(puil eri un tempo, ammiratore delle cose mie. Ma che cerchi, 
che vuoi? Per l'amore, che mi porti, tu giudichi con passione 
le cose mie. Hai raccolto con grande sollecitudine poche mie 
epistole, or io per farti contento, ne ho messe insieme molte 
per te, e ti ho intitolato pure un'eiiistola poetica; se non l'hai 
ricevuta non darne colpa a me, ma ai copisti (1) ». Ed il poeta 
si querela delle insidie e delle frodi di costoro, che si prende- 
vano gioco di lui, non tenevano patti, sequestravano le carte. 
Il Petrarca dunque ditlbndeva largamente le opere sue, e tra 
(jueste le epistole, lavori ponderati e studiati per andare fra le 
mani di tutti. 

Intanto nel regno erano avvenuti grandi latti. Nicola 
Acciaioli aveva condotto sul trono il suo alunno Ludovico di 
Taranto col fargli sposare Giovanna I."", l'aveva conciliato col 
papa, ed in premio era stato creato Grande Siniscalco. Tutti 
vedevano le redini del regno nelle mani di lui; molti, e tra 
costoro il Petrarca, speravano giunto il tempo di dare pace 
alle genti da tanto tempo agitate, e l'antico splendore alla 
corte. Il poeta sognava un novello Roberto, e confidava che 
il Gran Siniscalco avrebbe con la sua autorità ed avvedutezza 



(1) Ej>. cit. « luvidisse Ibrtuuam 



DKIiLA CdKTK 1»! UnUKUTo d'aNGIÓ 'MI 

educiit.i r iiidolo iiilìnganla di Ludovico di Taranto in modo da 
renderlo un [ìiincipe savio e <»:on«M'oso : egli quindi il di 20 
febbraio 1352 scrissegli una niagnilica epistola parenetlca (1). 
Il Gran Siniscalco tardò a rispondere, e della tardanza dava 
la colpa a Nicola d' Alile ed a Barbato, i quali richiesti da lui 
l)iìi volte, « gli avevano negato il soccorso delle loro lìenne » (2). 
S' erano negati per dispetto ? A noi giova rilevare la re- 
lazione eh' era tra Barbato e 1' Acciaioli, il quale si serviva 
del Suhnonese anche lontano. In latti non v' ha dubbio, che 
Barbato dimorasse in Sulmona nel l:i52, perchè in questo anno 
comperò alcune terre in Civita di Penne, dove aveva menato 
in moglie Madonna Rita, dalla quale gli erano nate due figliuo- 
le (3) ; egli esercitava V ullicio di giudice ai contratti e aveva 
il titolo di regio segretario. Certa cosa è, che se non volle 
risi)ondere alla lettera parenetica del Petrarca a nome del 
Gran Siniscalco, si mise a dichiararla con un commento, 
che ci è pervenuto, e del (juale pubblicheremo alcuni tratti 
in line dei documenti. Il Petrarca abbandonandosi alla fan- 
tasia vedeva che già la perfidia, f avarizia, la superbia, l' odio, 
la disperazione avevano dato luogo alla fede, alla larghezza, 
alla carità, all' umiltà, alla speranza, e ne rendeva grazie a 
Dio: gli parevano dileguati 1 nembi, tornata la quiete. Questi 
benefici!, a giudizio del poeta eran dovuti all' Acciaioli, onde 
lo confortava a reggere il regno con giustizia ed accingersi 
a grandi fatti. Tu, gli diceva, hai lottato nobilmente con la 
foi'tuna avversa, or la prosperità stessa ti riconduce a battaglia, 
son mutate le armi, non il nemico. Hai un re vecchio di animo, 
adolescente d' anni, il quale, dopo molte fortune sostenute per 
mare e per terra, fu da te levato al trono; mostragli come è 
pervenuto a tanto. Egli non deve lo scettro al sangue, ma alla 
virtù; il principato ncm Ibi-ma l'uomo, mostra quaf è ; persua- 
dilo, che è da meno nascere re, che diventarlo per merito. La 



(1) Varìarv.ni, Ep. « lam tandem >». 

(2) Ep. « lUe vir clarus ». Fhacassktti, lili. XII, eji. III. 

(3) Veggasi il testamento di Barliato nell'appendice. Da un istruniento 
i-Oii-ato in Penne il di 21 settembre l.T)2 risulta, che il nobil uomo Lutio di 
Cicco da Santo Andrea e la moglie di lui, vendettero a Barbato alcuni l'ondi 
jìosti nella contrada Puliano, confinanti con certe terre di Rita sua motrlie. 
Arch. dell' Annunziata di Sulmona : pergamena segnata col n.* 89. 



:U2 UOliERTO DI SULMONA E GLI LO.MLVI DI LETTERE 

violenza ha poca durata, è meglio essere amato, che temuto ; 
pensi che chi è in alto appare meglio, ed a chi più può si disiTice 
la licenza. Un re differisce dai privati cittadini più pel buono 
costume, che per l'ornamento regio. E molti altri consigli ag- 
giunge il poeta pel giovine re : eviti, diceva egli, ogni eccesso, 
la prodigalità e l'avarizia, serbi buona fama, sia parco d'onori, 
avaro del tempo, largo delle ricchezze : disprezzi l'oro e procuri 
di comandare a chi lo possiede, provvegga che i popoli siano 
più ricchi dell' erario, studi di riparare alle calamità del regno, 
di vivere in concordia coi suoi, di provvedersi di amici da bene 
pei buoni consigli, disprezzi i maledici, si comporti benigna- 
mente coi sudditi. 

Questi insomma sono gli ammaestramenti esposti nella 
lunga epistola parenetica. Il poeta del resto manco si conten- 
tava che il grande siniscalco conformasse l'animo del gio- 
vine principe a questi sentimenti : voleva, che fosse letterato ; 
e s' ingannò in ogni cosa. Egli poi lontano da Napoli ignorava 
forse anche le arti, che 1' Acciaioli aveva usato per condurre al 
trono il suo alunno (1); quelli ammaestramenti furono un nobile 
sogno del poeta. Ludovico di Taranto restò farnetico e codardo 
quanto visse, ed il regno soffri nuovi danni (2). 

Barbato d'altra parte manco disse nella sua esposizione 
dell' epistola tutto ciò, che avrebbe potuto e forse voluto dire : 
appare, come dissi, avverso a Ludovico, e per quanto cerchi di 
velare il pensiero, qua e là accenna alla condotta vile di lui, 
quando il regno fu invaso dagli Ungheresi. Assicura poi, che il 
Petrarca con la magnifica epistola aveva voluto solo additare i 
difetti del re, onde si fosse emendato, e a questo modo egli 
non vedeva in Ludovico nessuna di quelle virtù, che il poeta 
ricliiedeva in un savio principe. Questa dichiarazione rende più 
bieca la triste figura del principe tarentino. E Barbato ricorda 
il tradimento di molti baroni al tempo della barbarica invasione 
degli Ungheresi, sostenuti da cardinali e persone di gran conto 



(1) De Blasiis. Le cose dei principi angioini. (Ardi. stor. nap., An- 
no XII, fase. II, pag. 365 e seg.) 

(2) II Boccaccio. De cas. viror. ili., cap. ultimo, dice Ludovico di Ta- 
ranto esoso a tutti i suoi. Neil' egloga IV gli dà il nome di Doro e lo chiama 
vile e pauroso. Ved. De Blasiis, op. cit. 382. 



i»i:i,i,A t'oUTK DI i;t>HKini> i> aN(ì1(» •)1.> 

alla corto pontilicia : assicura che tra il ree Giovanna v'orano 
grandi dissonsioni, ed in casa vivevano in discordia; che, la 
regina, i baroni del regno e gli altri principi angioini non volo- 
vano, che Ludovico fosse coronato re. Questi ragguagli sono 
forse la parte più importante dell' esposizione. Del resto tutta 
r esposizione doU'oiiistola petrarchesca non ci rivela che l'uomo 
dotto secondo i tempi, e l' erudizione, di cui l' autore fa sfoggio, 
fu lodata dai contemporanei e specialmente da Luca da Penne : 
a noi sembra pesante e pedantesca. Pare cosi a noi dopo tanti 
progressi, nelle condizioni nostre, con l' aiuto di lessici, indici e 
glossari, onde molti possono parere dotti senza studio. Cosi pure 
componeva i suoi sermoni il re Roberto. Barbato però non si 
contenta dell' autorità biblica e di quella di S. Agostino, S. Am- 
brogio e S. Gregorio magno, quando gli fanno mestieri per di- 
chiarare il senso dell' epistola, ma frequentemente aggiunge le 
altre di Terenzio, Virgilio, Cicerone, Sallustio, Livio, Ovidio, Se- 
neca, Valerio Massimo, Floro. 

Lo studio intorno a questi autori ora il primo passo degli 
umanisti, che s'avviavano al rinnovamento. Il nostro Sulmonese 
nella condotta dell'esposizione non s' allontana dagli esemplari 
dei S. Padri; anzi, se non m' inganno, mi pare di trovare in essa 
forme e locuzioni frequenti nei Commentari di S. Ambrogio in- 
torno lo epistole di S. Paolo ; commenta la frase, la sentenza, 
talora la parola. Barbato mandò l'esposizione della epistola pe- 
trarchesca a Pietro di Monteforte « amplissimo P^^eridum hospi- 
ti » suo amico carissimo, il quale era a quel tempo giudice della 
curia della Vicaria, accompagnandola con un'epistola sua (1). 

In questa, egli dice, che non avendone, contro il solito, 
ricevuta alcuna del Petrarca, s' era messo a dichiarare quella 
spedita al grande siniscalco, intorno alla l'iforma del regime 
del regno : ma perchè la verità produce odio in ogni tempo, e 
specialmente in quello, in cui vivevano, gli raccomandava di 
pensar bone a chi doveva darla a leggero; tra questi egli [)onova 
Tommaso de loha (2), « uomo di \ ita intemerata e amico del 
vero ». Importa di formarci un [ìoco a vedere chi siano stati 
questi due egregi amici di Barbato. Pietro Piccolo di Monteforte 



(1) Quosta epistola è sUita puljhlicata dall'HoRTis, op. cit., p. 347, 348. Ap. IV, 

(2) Nel tosto edito dall' Houtis leiijresi per errore Thonimum. 



li 1 t liAKHATO DI SULMONA E GLI I OMINI DI LETTERE 

eiM professore di diritto civile e giudice della Magna curia (1) ; 
aveva udito Bartolommeo da Capua (2), ed era reputato da Luca 
da Penne uomo di profonda intelligenza e dottore di autorità 
preclara (3). Il Boccaccio poi mette meglio in mostra questo 
(lotto uomo , al quale indirizzò un'epistola notevolissima (4). 
Egli r aveva conosciuto in casa del conte Ugo Sanseverino, uomo 
insigne per nobiltà, stato e cultura, che lo teneva in grande 
pregio e lo pregava con insistenza a non partirsi da Napoli, dove 
gli prometteva una ricchezza agiata e tran(|uilla (5). Or avendo 
il Certaldese composto pel re Ugo di Cipro il libro De Genealogia 
Deorum, se bene non l' avesse condotto a tale perfezione da po- 
terlo pubblicare, vinto dalle preghiere, lasciò al conte Sanseve- 
rino un esemplare dell' opera a condizione, che non l'avrebbe 
mostrata ad altri. Contro la volontà dell'autore, Pietro di Mon- 
teforte ebbe l'agio di leggere il libro della Genealogia, e scrisse 
allora al Boccaccio un'epistola, nella quale dopo aver lodata 
r opera, lo confortava a pul)blicarla ; né mancò di lare qualche 



(1) Nel Reg. An-. lohaima I, 1346. G. n. 353, L 255 t'.' leggesi un di- 
ploma del di 26 febbraio del 1357, col quale a « Pietro de Monteforte dicto 
Picculo, iuris livilis professori ac Magne Curie iudici, dilecto consiliari.» 
familiari et fideli » è dato 1* incarico di esaminare 1" appello d' una causa 
tra Nii-fola d'Avellino figlio di Maria Alopo e Gentile Fayella. 

(2) Ga.passo. Sulla storia esterna delle costituzioni del Regno, 87. 

(3) LrcAE DE Penna, In tres Codicis lustinio.ni Irnper. posteriores libros 
loculentissima Convinentaria, Ibi. 151 t.", n. 3. (Ed. Lugduni 15S6) « De ca- 
none frumentario urliis Romae ». Ved. CmoccARELLi, De Illustr. vir. Bibl. 
Naz. Ms. p. 57. Si hanno di Pietro di Monteforte queste opere; 

I. De forma appretii in Regno declarata nusquam antea impressa cum 
aliquibus additionibus domini Alberici etc. Neapoli apud Matlheum Can- 
crum.... 1572. Trovasi anche nella raccolta di Scipione Rovito, fol. 120 t." 

II. Additiones ad singularia Andrea de Capua. Ved. Toro, Comp. delle 
decisioni, tomo I. 

III. Glossa super capitulis P>.egni et ritibus M. Curiae Yicariae. Il Chioc- 
CARELLi, loc. cit. noUt clie la « forma appretii (qiiod Catastum communiter 
appellatur) prò exolvendis publicis muneribus patrimonialibus ab ea aetatn 
ad nostra usque tempora usui est in Regno, vocaturque forma appretii Pe- 
tri Piccolis etc. ». Cf. Capasso, op. cit. Giustiniani, Memorie storiche degli 
scrittori legali. Voi. III, 62. 

(4) CoRAZziNi, op. cit. 349. L'epistola è data da Certaldo il 5 aprile 1373. 
Cf. HoRTis, 0. e. 290. 

(5) Couazzini, op. cit. 190, 300. 



DELLA CORTE DI ROBERTO D'aNGIÓ 345 

appunto alla Genealogia; come, per esempio, quello, che il libro 
non aveva pop fondamento le scritture sacri,'. Questa censura di 
un uomo giudizioso ora a noi pare strana. Come la faceva egli, se 
il Certaldese aveva scritto di proposito intorno alle divinità dei 
gentili? Ma Pietro veniva, se m'è lecito di dire cosi, dalla scuola 
<lel re Roberto, ed i libri sacri erano la fonte principale d' auto- 
rità. Il Boccaccio si difese nella lettera di risposta, ed encomiò 
il dettato fiorito di Pietro di Monteforte « ornato con lodevole 
arte, elegante, pieno di gravi sentenze e di succo », l' aveva 
del resto in conto di uomo eloquentissimo, elegantissimo, illustre 
per fama, cospicuo per costumi, chiaro per virtù. E veramente 
Pietro < V ospite amplissimo delle pieridi » come V aveva chia- 
mato Barbato, aveva in pregio la poesia, e s' addolorava, che 
il Petrarca tardasse tanto a pubblicare l' Africa (1). 

Il Boccaccio poi 'lo pregava ad emendare la Genealogia, 
dove gli pareva, che vi fosse difetto, secondo la consuetudine 
di tutti i letterati del tempo, quando mandavano le loro opere 
ai dotti amici : lo stesso Barbato aveva pregato Pietro di Mon- 
teforte a coi'reggere la sua esposizione dell'epistola parene- 
tica del Petrarca, ed a mostrarla, come già dissi, al solo Tom- 
maso de .Joha. 

Tommaso de Joha, amico antico e sperimentato di Barbato, 
era notaio. Nel 1339 il re Roberto, come già aveva fatto pel 
Sulmonese, trasandando la forma del diritto comune, l'aveva 
nominato giudice a vita ; egli però non aveva potuto esercitare 
queir ufficio, occupato in altri servigii della regia curia, e la re- 
gina Giovanna I gli confermò il privilegio nel 1344 (2). Della 



(1) « .... surama tamen delectatione aniraam meam dulci perfundit gaudio 
ea cpistolae tuae pars in qua scribis te veris atque sanctissimis rationibus 
luniorem pressisse optimi judicis illiu.s, qui nondum visis poetarum carmi- 
nibus, nedum intellectis stomacose daninabat poeticam.... » Boccaccio, ep. cit. 
Ili CùR.\zziM, p. 350. 

(2) Ecco le parole testuali del diplunia del di 8 ottolire 1309: « .... Tho- 
masium de loha, notarium taiiiili;irem et lìdelem nostrum, de cuius fide et 
le^'alitate testimonia fide digna conveniunt, iudicem quo ad contractus de 
convencionibus, pactis, testiimentis, emptionibus, veuditionibus et aliis in 
eius presentia celebrandis per predictum scilicet regnum Sicilie usque ad 
mensem unum a die date presencium in antea computandum et non ultra 
per predictus provincias Terre Laboris et comitatus Molisij ac Principatus 
citra Serras Montorij, ad eius vitam.... » Reg. Ang. lohanna I, 1343-1344 E. 
n. 340, f. 32 t. Nel diploma di Giovanna I è inserito quello di Roberto. 

Arch. Stok. It., 5.* Serie. — III. 22 



346 BARBATO DI SULMONA E GLI UOMI]\n DI LETTERE 

coltura di lui non abbiamo alcuna notizia, ma l'amicizia di Bar- 
bato e di Pietro di Monteforte lo solleva al pari di loro. Egli poi 
era d'una famiglia nobile e ragguardevole (1). 



III. 



Intanto Barbato, lontano da questi amici egregi, si reputava 
fortunato quando uno di loro si sovveniva di lui. Oramai anche 
la corrispondenza epistolare col Petrarca era divenuta assai 
rara, per la lontananza e per la dilìicoltà delle vie. Ed avvenne, 
che un bolognese amico del grande poeta con un compagno 
d' oltre monti venne nel regno ; per mezzo di lui il Petrarca 
mandò a Barbato la prima delle egloghe, intitolata Parthenias, 
scritta tutta di sua mano, ed il carme cot quale dedicavagli un 
libro delle epistole poetiche. I due pellegrini, pervenuti a Sul- 
mona, furono accolti amorevolmente da Barbato, e trovandosi 
sprovvisti di denaro, ne richiesero a lui, che li sovvenne nelle 
necessità loro. Il Petrarca, quando seppe il fatto, n' ebbe dispia- 
cere, ed il di 27 agosto 1358 scrisse all' amico un' epistola per 
ammonirlo a stare in guardia. « La nostra amicizia, dice egli, 
è tanto nota a tutti, che povero a te se ti lascerai sopraffare 
dalle lusinghe : v' ha chi ti vuoterà non solo la borsa, ma lo 
scrigno e la casa ». Del resto a quel tempo il Petrarca faceva 
disegno di venire a Roma e porvi stanza per dare fine alla sua 
vita errante; pensava di condurre nella alma città lo stesso 
Barbato, voleva fare altresì un viaggio alla volta di Sulmona, 
ove l'attiravano l'affetto dell'amico e le memorie di Ovidio (2). 
Furono sogni. 

La fortuna tuttavolta compensò in altro modo Barbato, 
Già vecchio ed infermo, un dì videsi presentare a casa sua ina- 



(1) L' HoRTis non pare certo del cognome « de loha », che nei Registri 
angioini trovasi talvolta mutato in « de loya » e « de loja ». Però di questa fami- 
glia si trovano molte notizie. - Ved. Reg. 1315 B, n. 205, f. 48 a t. 7L Reg. 1316 
B. n. 208, f. 17, 81. Reg. 1333, 34 D n. 294, f. 38. Reg. 1337 A. n. 308, fol. 30, 
31, 84, 134. Reg. 1339, 1340 B n. 319, fol. 206. Reg. 1340 A n. 321, f. 181. 
Reg. 1343, 1344 E n. 340, f. 92. Reg. 1343, 1344 C n. 338, f. 27, 29 t. 

(2) Ep. Nunquam hercle. Fracassetti, voi. IV, p. 271. 



DELLA CORTE DI ROHKRTO 1)' ANGló Mlf 

.spettato inossor Giovanni Boccaccio. Questi veniva da Napoli, 
donde s' era partito pieno di dispetto contro Nicola Acciaioli, e 
dopo essere rimasto due giorni ad Aversa, per la via dei monti 
s'era condotto a Sulmona « dove », egli dice, « da Barbato nostro 
un dì con grandissima letizia della mente mia fui ritenuto et 
meravigliosamente onorato » (1). Fu l'ultima gioia, che la for- 
tuna concesse a Barbato, che non s' era più partito dalla sua 
città : nel 13G0 aveva ampliato le sue case (2), nel giorno 15 apri- 
le 1303 dai suoi procuratori fece pagare in Napoli ad Isabella de 
Sangro, vedova di Giovanni d' Aversa, oncie 18 a lei dovute da 
Raimondaccio Caldora (3). Sono queste le ultime notizie che ab- 
biamo dì lui. Il di 8 settembre 1303, aggravato da infermità, 
sentendosi in fine dì vita, fece testamento: ordinò d'essere se- 
polto nella Cappella « dipinta » della Chiesa dì S. Domenico, 
dov' era il sepolcro della famiglia sua (4) ; lasciò a varie chiese 
alcune tenui offerte ; non dimenticò i servitori ed i nipoti, An- 
tonio e Barbato ; provvide decentemente alla moglie, madonna 
Rita; fece dei beni tre parti: assegnò l'una all'abate Pietro, suo 
fratello, le altre alle due figliuole Caterina ed Angiolella, questa 
allora era fanciulla, l'altra aveva sposato Giuliano da Can- 



(1) CoKAzziNi, ep. a messer Francesco, priore dei ss. Apostoli di Firenze, 
p. 1(59; essa è del 28 giugno 1363. Credo che il Boccaccio sia capitato a 
Sulmona nell' autunno del 1362. Che siasi recato a Napoli in questo anno 
non v' ha dubbio : 1' anno appresso scriveva a messer Nicola dei figli d'Orso : 
« senuisse enim videas quomodo senes et eger laboriosam magisque longam, 
anno praeterito, peregrinationem intraverim et casu Neapoiim delatus sini ». 
CoRAZziNi, 317. Ho voluto recare questo tratto dell'epistola, perchè mi pare 
sia sfuggito a coloro che hanno messo in mezzo qualche dubbio intorno 
r autenticità dell' epistola diretta al Priore dei SS. Apostoli, e per principale 
argomento della loro opinione pongono questo: mancano documenti per di- 
mostrare che nel 1362 il Boccaccio sia stato a Napoli. Cf. L'epistola 1 del 
lib. Ili delle Senili diretta al Boccaccio: « Praesentiam tuam ». 

(2) L' istrumento originale trovasi neirx\rchivio dell'Annunziata di Sul- 
mona segnato col n. 8. 

(2) Ivi, pergam. n. 16. 

(4) La chiesa di S. Domenico di Sulmona andò in rovina pel terremoto 
del 1704. Ricostruita molto infelicemente e rimasta incompleta, non serba 
alcun vestigio di antichità. 



348 BARBATO DI SULMONA E GLI UOMINI DI LETTERE 

sano (1). Barbato morì nell'autunno del 1363 e la dura notizia non 
tardò a giungere al Petrarca, che a richiesta di un sulmonese, 
forse Giovanni Quatrario, amico di Coluccio Salutati, scrisse 
un' epistola nota, nella quale celebrò il valore poetico e le virtù 
dell' estinto (2), In pochi anni si spense poi tutta la famiglia di 
lui. Angiolella morì dopo il padre ; tra poco madonna Rita la 
seguì nella tomba ; possiamo con bastevole sicurezza dire, che 
l'abate Pietro sia morto nella primavera del 1383 (3). 

Queste sono le notizie che ho potuto raccogliere di Barbato 
di Sulmona. Sino a che ci saranno ignote le opere, non potremo 
farci ragione del valore di lui come uomo di lettere; la sua gloria 
forse per molto tempo ancora sarà dovuta alle testimonianze di 
affetto ed alle lodi del Petrarca, del Boccaccio e degli altri egregi 
amici. L' esposizione dell' epistola parenetica del grande poeta 
rivela solo l'uomo erudito secondo i tempi ; essa, se bene man- 
data con tanta riservatezza a Pietro Piccolo di Monleforte, fu 
divulgata e lodata (4). Maggiore importanza avrebbero i carmi 



(1) Veci, il testamento di Barbato. Pongo qui V all>ero genealògico di lui ; 

Notar Berardo 

Iacopo 

I 
r -^ ^ 

Barbato f 1363 Pietro 

sposato a Rita di Penne canonico, abate di S. Maria 

I di Moscutb f 1383 

r-' -^ 

Caterina sposata Angiolella 

a Giuliano di Cansano morta nubile alquanti anni 
I dopo il padre 

Paoluccia 

(2) Ved. I due amici del Petrarca. 

(3) Ved. doc. Vili. 

(4) « .... Scripsit etiam nostris temporibus epistolam super hoc niirifice 
perutilem, et luculentam dominus Petrarca laureatus, quae incipit : lam 
tandem, vir clarissime, prò institutione serenissimi domini nostri regis Lu- 
dovici, quam Barbatus sulmonensis, amicus eius, laudanda commenti expo- 
sitiono lustravit ». Lucae de Penna, o. c. JDe tyronibus, ediz. cit. 331. 
Lo stesso giureconsulto in altro luogo si avvale dell'autorità di Barbato. 
« Unde », dice egli, « Barbatus, sulmonensis, dicit fasces fuisse virgas, quas 
lictores cuiuscumque consulis, qui erant numero XII deferebant ». Ivi, De 
dcciirionibus ; Com. al lib. X, p. 63. 



DKLLA CORTH DI K<>IiKRT() 1)' ANGlÒ 349 

(li Barbato « modesto e dolce poeta »; ma il codice, che li conte- 
neva, e, come si dice, un tempo era conservato nella biblioteca 
dei (i-ati minori di S. Nicola in Sulmona, non si ù rinvi'uuto (ino 
ad ora (1); onde restiamo col desiderio, e ripetiamo i versi 
die il Petrarca scriveva a Rinaldo da Villalranca ('2). 

« Hic autein HarbaUis erat, cui pectus et ora 

Nectare castalio redolent, laurumque mereiitur, 
Sed decus emeritum voto Iraliit ille modesto. 
Musaruni interea mihi quam trratissimus hospes 
Atque meus, quotieiis Capuam Terrasque laboris 
Imperiosa iubet mea me lortuna videre. 
Sulrao patria est, atque is, mihi crede, peliirnis 
Naso secundus adest » (3). 

N. F. Fakaglia. 



APPENDICE 



Testamento di Barbato. 

In nomine domini nostri lesu Christi amen. Anno a navitate eius 
millesimo trecentesimo sexagesimo tercio; regnante serenissima do- 
mina nostra domina lohanna regina, Dei gratia, inclita lerusalem et 
Sicilie, ducatus Apulie et principatus Capue, Provintie et Forcal- 



(1) Non sai)piamo come siansi dispersi i Mss. delPimportante biblioteca dei 
Irati di S. Nicola. Proveniente da essa esiste nella Bibl. nazion. di Napoli 
un Ms. Ili, A, 27 con la lettura d'Andrea d'Isernia. Ved. I due amici del 
Petrarca. Nei Cenni biografici cit. del sig. Trasmondo trovo a p. 6 notizia 
di una lettera di Barbato pubblicata dal Cancellieri nelle Romane Effe- 
meridi, ma non 1" ho rinvenuta. 

(2) Ep. poet. lib. II. 

(3) Non posso porre fine a questo lavoro senza rendere grazie ai due 
miei egregi amici sulmonesi, il barone Domenico Tabassi, ed il prof. Pietro 
Piccirilli, dai quali ho avutu Y indizio dei documenti relativi a Barbato. 



350 BARBATO DI SULMONA E GLI UOMINI DI LETTERE 

querj, ac Pedemontis comitissa-, regnorurn eius anno vicesirao primo, 
feliciter amen ; die octavo decimo mensis septembris, secunde in- 
dictionis, Sulmona. Nos Paulus sir Mathie de Sulmona, diete civitatis 
Sulmone iudex, Berteraymus Bastonus de Neapoli, civis Sulmone, 
puplicus eiusdem civitatis Sulmone notarius, et subscripti testes 
licterati de eadem civitate Sulmone videlicet : magister Jacobus 
magistri Nicolai, phisicus, Ciccus Argucij, dompnus Nicolaus Onu- 
frij, Martinus Johannis Oddorisij, Colella Petrucij Bucij, Antonius 
Nicolai pisani, Petrus Nicolai Capocij, Bonutius Cerra, Paulus 
Marini Pandulti, Antonius Petrutij Johannis de Clenco, Cola Nicolai 
Mathei de Pocu Favella et Colella Berardi magistri Benedicti, ad 
hoc vocati specialiter et rogati, presenti scripto puplico declara- 
mus, notum facimus et testamur quod magister Barbatus Jacobi 
notarij Berardi de Sulmona, regius et reginalis secretarius, licet 
infìrmus corpore, sanus tamen, Dei gratia, mente et sensu arti- 
culate loquens et in bona conscentia perseverans, casum mortis 
considerans, nolens intestatus decedere, sed de rebus et bonis suis 
ordinate disponere, tale suum ultimum nuncupativum testamentum, 
quod sum scripturus, condidit in hunc modum facere procuravit. 
In primis elegit sibi seppulturam corporis sui in ecclesia Sancti 
Dominici de Sulmona, in cappella depitta in qua est seppultura 
omnium de domo sua. In die vero sui obitus prò cera et om- 
nibus alijs suo funeri necessarijs reliquit pecuniam oportunam 
iuxta provisionem executorum infrascriptorum. Item reliquit eccle- 
sie Sancti Bartholomei prò purgatione decimarum ducatos auri 
duos et dompno Nicolao Onufrij, patrino suo, prò helemosina pa- 
ternali, tarenos duos. Item reliquit ecclesie Sancti Pamphilj, San- 
cti Augustinj, Sancti Dominici, Sancte Marie Annunciate, Sancti 
Franciscj, Sancte Marie de Tumba, Sancte Giare et Sancte Caterine 
(le Sulmona, cuilibet dictarum ecclesiarum, prò opere tarenos tres. 
Item reliquit cuilibet ecclesie parrochiali de Sulmona , preter 
superius nominatas, prò missis scilicet celebrandis prò anima dicti 
testatoris, tarenum unum : ita quod ecclesia Sancti Bartholomej 
habeat tarenum unum predictum. Item reliquit lannucie de do- 
mo sua, tempore maritagij suj, uncias quinque in argento et 
peciam unam terre aratorie sitam a li Vicinalj que est iuxta rem 
quondam Petrucij Thomasij Petri et iuxta quandam viam pri- 
vatam et alios fines suos. Item reliquit dompno Valvensi, episcopo, 
prò iure quarte presentis testamenti tarenum unum. Item reli- 
quit prò scriptura nominis suj per omnes ecclesias de Sulmona 
parrochiales pecuniam oportunam. Item reliquit Nicolao Fusco, fa- 
mulo suo, ducatum aurj unum. Item dictus testator asseruit dudum 
prò dotibus, receptis per eum a domna Margarita de civitate Penne, 
quant<i ipsum sibi in nxorem transduxit, prò restitucione ipsarum 



DELLA CORTE DI UOHERTO D'aNGIÓ 351 

ilocium deblLorem esse in uncijs quinquaginta de carolouis et prò 
ilotario seu terciariA constitutis ac datis per eum eideni dorane, 
predicto tempore in uncijs triginta argenti, sicqiie in siinima 
(lebitorein diete suo uxorj asseruit esse in uncijs octuagiuta ar- 
irenti ; prò quibus dictus testator mandavit et voluit obligata et 
obnoxia sibi esse omni tempore, quo in domo ipsius testator is 
domna ipsa permanserit , eciam post mortem ipsius testàtoris , 
doiiec sciiicet honorem maritalem servaverit, bona omnia testàtoris 
l)refati ; cui etiam dorane Margarite inandavit lieri robara vidua- 
lem, prò qua reliquit pecuniam oportunam. Itera legavit et con- 
cessit abbati Peiro, fratri suo, terciam partem prò indiviso domo- 
rura suarura novarum cum orto in quibus ipso testator solitus est 
hal)itarc cum sua familia, tenenda et possidenda comuniter et prò 
indiviso prò habitatione sua, una cura Caterina et Angelella, filia- 
bus suis, doniinabus reliquaruni duarum partium et patronis ; que 
coiices'^io et constitutio duret tantum in vita abbotis Petri prefati; 
quo muricnte, succedat Angella (sic) prefata in dieta torcia parte 
si supervixerit ; sin antera, succedat domna Margarita prefata in 
vita sua tantum : raoriente vero ipsa domina Margarita, in prefata 
torcia parte succedat dieta domina Caterina et ipsius liberi et 
beredes. Item concessit et legavit Caterine, fliie sue maritate, an- 
te partem bona omnia mobilia pretiosa facta de auro, perlis, ar- 
gento, de seta, drappis et vayro factis sibi usque in presentem 
diem. Itera prelegavit eidem Caterine bona omnia feudalia sita in 
castro Pratularum, que tenentur in feudum nobile, a principali 
nionasterio Sancti Spiritus ; de quibus bonis quod possit succedere 
in eis dieta Caterina et fllij seu fllie sue liabere se dicit ab universali 
abbate et toto conventu dicti monasterij Sancti Spiritus patentes 
licteras oportunas. Itera reliquit eidem abbati Petro tertiam par- 
tera bonorura raobilium grossorum existentiura in domo prefati 
testàtoris, preter scrinea parva et ea bona in quibus essent argen- 
tum vel perle conscritte. Itera reliquit Antonio et Barbato, nepo- 
tibus suis, cuilibet sciiicet eorura, ducatos auri quinque. In omni- 
bus autem alijs bonis suis stabilibus et mobilibus, iuribus quoque 
et accionibus, presentibus et futuris, ubicumque et in quibuscum- 
que sistentibus, instituit universales et speciales heredes Cateri- 
iiam et Angelellam, lìlias suas, prò equalibus portionibus. Et si 
dieta Angelella infra pupillarem etatem moreretur, vel post pupil- 
larera etatem et nulli ex eadem legitirai liberi superessent, voluit 
et mandavit dictus testator quod in huiusmodi bonis sic snper- 
stantibus succedat prefatus abbas Petrus, frater suus, et domina 
Margarita predicta, in vita eorum tantum : et ipsos invicem sub- 
stituit, et post ipsorura abbatis Petri, et domine Margarite obi- 
tum bona ipsa vendantur, denturque precia prò anima ipsius te- 



352 BARBATO DI SULMONA E GLI UOMINI DI LETTERE 

statoris in piis locis et operibus, iuxta arbitrium exequtorum infra- 
scriptorum, nec non et Prioris Sancti Dominici de Sulmona, qui 
prò tempore fuerit. Executores autem presentis testamenti et suos 
tidei commissarios fecit, constituit et ordinavit prefatum abbatem 
Petrum et Bucium Pauli de Cansano et quemlibet eorum insolidum. 
Prefate autem Angelle (sic), donec pupilla extiterit, fecit constituit, 
et ordinavit tutores et bonorum ipsius administratores prefatum 
abbatem Petrum et dominam Margaritam, matrem Angelelle pre- 
fate, qui tutores ad nuUani uUo omnique tempore rationem red- 
dendam exinde teneantur -, et in ipsa tutoria alter alteri succedat. 
Et hanc suam ultimam voluntatem seu suum ultimum testamentum 
dictus testator asseruit esse velie, quam seu, quod valere voluit et 
mandavit iure sui ultimi testamenti; quod, si iure testamenti non va- 
leret, valere saltem voluit et mandavit iure codicillorum, seu cuiu- 
slibet alterius ultime voluntatis. Actum Sulmona in domo dicti 
testatoris anno, mense, die, et indictione predictis. Ad cuius rei 
tidem futuramque memoriam et tam dicti testatoris, heredum, 
executorum et legatariorum eius, quam omnium aliorumque quo- 
rum et cuius interest, intererit et interesse poterit testimonium, 
certitudinem et cautelam, ego, qui supra Berteraj'nus Bastonus, 
autoritate regia et reginali puplicus diete civitatis Sulmone nota- 
rius, a dicto testatore rogatus, presens scriptum exinde scripsi 
et ipsum ili presentem puplicam formam reddegi, subscriptioni- 
bus et signis nostrorum predictorum iudicis et subscriptorum te- 
stium roboratum et nostro solito signo munitum. Supra Aero, in 
vicesima prima linea a capite liuius instrumenti numerando, post 
illud verbum : instituit, ommissum est hoc verbum siby ; et snpe- 
rius vero, in vicesima linea similiter a capite^ huius instrumenti, 
numerando, post : accionibus, omissum est hoc verbum suis ; et 
superius in sexta decima linea similiter a capite huis instrumenti 
numerando, ubi legitur, in abraso videlicet : quo moriente, abrasum 
et emendatum est per me notarium supradictum ; ipsaque verba 
omissa suppleta sunt hic similiter per me notarium supradictum. 
Que verborum obmissio et abrasura non acciderunt vitio, sed obli- 
vionis et errore scribendi et prò autentiquo habeatur. (Segno del 
notavo). 

Ego Paulus sir Matliie, qui supra, index me suscripsi. P. 
Ego lacobus magistri Nicolai, phisicus, testis sum, I. 
Ego dompuus Nicolaus Onufrij rogatus testis sum. N. 
Ego Martinus lohannis Oddorisij rogatus testis sum. M. 
Ego Nicolaus Petrutij Butij rogatus testis sum. N. 
Ego Petrus Nicolai Petri dicti Capocij rogatus testis sum. P. 
Ego Bonutius Corra Nicholay de Divitia rogatus testis sum B. 
Ego Paulus Mariny Pandolfy rogatus testis sum. P. 



DELLA CORTE DI ROIJEKTO d'aNGIÒ 353 

Ego Antonius Petriizij lohannis de elenco rogatus testis sum. A. 
Ego Nicolaus Nicolai blatte.) Pochu Favella rogatus testis 

sum. N. 
Ego Nicolaus Berardi niagistri Benedici.) rogatus testis sum. N. 

{Archivio dell' Annunziata di Sulmona, - pergamena segnata 
col N. 32.) 

A queste disposizioni di Barbato fu data completa esecuzione 
con un istrumento rogato da Bartolomeo di Bisento il dì 5 maggio 
1.38.3. Poiché morì Angelolla, Io zio, abate Pietro, e la madre, Mar- 
gherita, avevano goduto 1' usufrutto dei beni di lei, e, morti dipoi 
anche madonna Margherita ed ultimamente l' abate Pietro, Bar- 
tolomeo, vescovo di Sulmona, in esecuzione del testamento, procurò 
la vendita dei beni di Angelella per disporre del prezzo di essi 
« prò anima prenominati tcstatoris » e li comprò Giuliano di Cau- 
sano, genero di Barbato, per quaranta oncie d' oro. Essi consiste- 
vano in alcune terre poste nelle pertinenze di Paeentro e di Sul- 
mona, ed in parte dei giardini e della casa di Barbato. 

Poiché v'ha chi s' interessa di ricercare dove erano le case ed 
i giardini, aggiungo la descrizione, che se ne trova nell'istrumento : 
« Videlicct terciam partem prò indiviso quorundam domorum et 
ortorura eisdem domibus contiguorura libere et ab omni scrvicio 
absolutorum, sitorum in districtu Porte Magnaresche de Sulmona, 
iuxta rem dicti luliaui emptoris, iuxta rem Berardi magistri Bc- 
nedicti, iuxta rem Nicolai lustini, iuxta rem Colai Petrucij, iuxta 
rem Amici iudicis Nicolai, iuxta Carbonarium Civitatis, iuxta viara 
publicara et iuxta viam privatam cte... » 

(Archivio dell' Annunziata di Sulmona, - pergamena segnata 
col n. 37.) 



II. 



Exposltio Eplstolae " Jam tandem „ (1). 

Hec est exposicio unius epistole celeberrimi viri domini Fran- 
cisci Petrarche, poete ystorici laureati prisco more in Capitolio 
Urbis anno domini millesimo trecentesimo quadragesimo primo, 



(1) Ho ricevuto da Parigi una trascrizione scorrettissima di questa espo- 
sizione: ho procurato di emendarla alla meglio. 



354 BARBATO DI SULMONA E GLI UOMINI DI LETTERE 

qui laudato cive et notarlo publlco patre civitatis Florentle genl- 
tus, adeo studiosus a puerlcla sine temporalium b norum cupidi- 
tate fuit, ut naturali egressus patria in diversis famosis urbibus 
curiosam literis operam dederit. Et ut ipse de se in quadam alia 
epistola dicit : nunquam opes aut potenciam optavi, ad quas forte 
pertingere ac saltem suspirare permissum erat, unde michi quid 
nescio, sed me vera loqui tu scis : est vita testis, oratio, testis 
est animus. Huc omnes curas, omnes vigilias meas verti, si quo stu- 
dio datum esset, ut bonus tìerem, aut bonorum benivolentla non 
indignus. Hec (virtus ?) lUi fuit etiam, et est praeter universas 
alias animi sui dotes magne fidelitatis, piene càritatis et perfecte 
humilitatis : magne fidelitatis in eo qnod brevis consuetudinis 
causa quam infra quadriduum solum cum preclare memorie rege 
Roberto habere potuit, sic cum mortuum ut viventem in suis ve- 
neratur operibus et summis preconiis laudum locat, ac inter alia 
dicit, sepultum illum sibi precipere quod reliete sue regine con- 
iugi, cui nunquam cognitus facie fuerat, obediret -, piene càritatis, 
adeo quod de Barbato sulmomensi, quem infra eandem actitudinem 
temporis amicum sibi coniuiixerat, in quadam epistola, tempore quo 
liungarica et barbarica rabies regnum invaserai, sibi trasmissa 
dicat : Quid michi Barbato meo carius, quid dulcius ? Et infra : ma- 
gno super te pavere torqueor semper ; et deinde : anirausquc meus 
non quiescet donec vel te videro, vel per litteras accepero te sal- 
vum ex liiis tempestatibus enatasse. Et rursus alias de Urbe scri- 
bens : saluto Barbatum meum, quem utinam videre potuissem, sed 
conquisitis obstaculis proliibùit fortuna, more suo, quin tamcn eum 
animo videam, nec potuit prohibere nec potorit : perfecte humili- 
tatis : et in epistola de se dicit : malos odi, atque contemptus 
sum, boni me diligunt, non quia vel illis nocuerim, vel hiis pro- 
fuerim, vel malus esse desierim, vel sim bonus, sed cuum quia malos 
odissem, bonos amare disposui. Hec ibi. De hoc ergo praedicabili 
viro, quem sine exemplo spirantem habet terra, gloriari solum 
potest miserrima nostra etas que poetarum, philosophorum et an- 
tiquorum doctorum non solum corpora set multa librorum volumina 
sua incuria perdidit, alio cupiditate tendente. Hiis itaque prò ali- 
quali noticia virtutum et vite tam laudabilis viri ab>cise praemissis 
redenndum est ad epistolani exponendam, quam quidem ipse poeta 
exhortationis apostolico memor, datam sibi divinam gratiam ne- 
quaquam in vunum recipiens, scribit ex persona sua de Avinione, 
ubi romana curia residet, viro magnifico domino Nicolao de Acza- 
rolis de Florentia, magno regni Sicilie senescalo, tanquam unico 
regis Sicilie Ludovici consultori et doctori precipuo, super salu- 
berrimo ipsius regis et regni regimine, quod multis miseriarum 
nebulis et mesticiarum nubibus noverat involutum, ex hoc toto 



DELLA CORTE bl ROUEHTO d'aNGIÓ 355 

zelo sincerissime lidei, quam ad rcgem Robertuni habuit, et in suo.-> 
posteros non amisit, permotus eciam veritatis eloquio dicentis, 
medico male habentibus opus esse. Que autem malornm genera 
regnum habeat, infelices incole gementer proferunt et compassibi- 
litei' naciones gentiuni distinctissimo sciunt. Intencio autem est, 
postquam de regno cessaverat ungarico pestis tumultuosa tenipestas, 
et coronacionis lastigiuni regi Ludovico concedi per Sanctam Roma- 
nam Ecclesiam decretum fuerat, docet dictum Magnum Senescalnm, 
ut et ipse regeni, tanquam dux et magister eius, doceat, qualiter 
collapsum regnum virtutibus reparent, ac in tranquillitate guber- 
nent ; et hoc per documenta miritìca et exempla dignissima que 
in processu tam littcre quam exposicionis seriose patebunt. 

Jam tandem. Non vacat a misterio quod ab adverbio temporis 

jam principium sumpsit, illud jam enlm eorum temporalium 

adverbiorum est quod presens et paulo post futurum tempus si- 
gnificat, eo namque tempore facta fuit epistola quo per dominum 
papam paciflcacio regis Ungarie secuta est et coronacio regi Ludo- 
vico decreta ; neutra adhuc opportunis actibus execucioni mandata, 
et sic presens sapiebat tempus et paulo post futurum : tandem 
autem addidit, quia persecucio diu duravit ungarica. Sequitur vir 
clarissime. ubi sciendum, quod clari seu alarissimi viri non dicun- 
tur quod claritas sit in eis -, clarum enim a celo in quo est claritas 
dicitur, unde proprie dicimus : claram diem, sed dicuntur clari 
viri qui per eorum gesta magnalia in remotis civitatibus olarcre 
idest innotescere (....?). Unde non nunquam scripturam legibilem, 
<|ue lìrmo liquore deducta est, claram dicimus, idest notam. Se- 
quitur perficliam fides, hic notatur, quod persecucione durante 
barbarica multi regnicolo ungarico parti per perfldiam adheserunt, 
qui rediere ad lulem; lldes ipsa vincendo crescit. Avariciam lar- 
gitas, hac nota domini Pape temperancia desiguatur, qui non expu- 
gnatur magnis muneribus aurique ponderibus per Ungarie regem 
oblatis regnum prò regina lohanna conservando delfendit, et regem 
Ludovicum, eius virum, regali dyademate censuit illustrandum. 
Superbiatn vicit humilitas; per superbiam intelligitur rex Ungarie 
qui superbe Regnum invaserat et per humilitatem regina lohanna 
et rex Ludovicus qui regno profugi ad Sanctitatis Apostoiice pedes 
Immilime conlugerunt. lamcarilati odium {cessit). Certi cardinales 
et magni Romane Curie proceres, duduni ungarico parti faventes, 
odore partem alteram ceperant, versus quam luerunt propicii, 
postmodum cantate invitati. Desperatio spei cessit. Multi, qui de 
parte Regis et Regine de Regno exuium desperaverunt, cesserunt 
spei linaliter, quam ipsi Rex et Regina de rehabicione regni firmam 
habebant. Persev eranci e di/ficultas. Non enini faciliter et momen- 
tanee, sed diflìeiili:ìie ac perseveranter recuperaoio regni et coro- 



35G BARBATO DI SULMONA E GLI UOMINI DI LETTERE 

nacio Regis obtenta snnt. lam sub malleo veritatis : recteper ve- 
ritatis malleum iudicium Dei, qui veritas est, debemus accìpere, 
qui non secundum auditum aurium arguit, nee secundum visionem 
iudicat oculorum. Pertinax mendacium et mendax obsUnatin. 
Ista duo reservantur ad accusatores Regis et Regine de nece regis 
Andrea et insistentes pertinaciter, quod regno privarentur, quorum 
pertinaciam malleum veritatis infregit. Votis tuis obstantibus 
fracta est : propter magnam voluntatum unitatem Regis et Magni 
Senescali quorum duorum erat unus animus, et eadem vota. Dicit 
solum modo votis tuis. Sequitur : Immortale bellum est inter invi- 
diam et gloriam inter nequiliam et rirtiUem : quia inter hec duo 
verborum dissonorum perquam contrarietatem maximam constai 
existere, quod immortale sit bellum eorum, non est aliter necesse 
docere. Sequitur: Gralias illi qiù est Dominus virtutum et re.r 
glorie quod eo duce in presenti certamine vieta parte deterrima 
euius spe contrarium, (videmus) oplima pars trium.j)hat. Recte 
dicit eo duce, cum re vera et in prima et in secunda invasione Regni 
facta per Ungarum, intermediis quoque tempestatibus, nulla quasi 
praeter pacienciam sive desperacionem et consternacionem animi 
fuit Regis deflencio, nulla strenuitas, nulla virtus. Quod autem uii- 
garicam partem deterrimam, et regiam optimam dicit, hoc non ad 
guerre potenciam retulit, quia secus essct verum ad regnorum 
qualitates, regionumque mores, quorum ungaricum ferale sevum et 
asperimum est, ideo deterrimum : siculnm vero humanum, amenum, 
et delectabile, propter quod optimum, unde ipse poeta in quadam 
epistola deplorans regnum Sicilie ungarico rabici subiectum, dicit, 
in has terras amenissimas ab asperrimis Danubii ripis preceps ruit 
exercitus. Danubius autem Ungario lluvius est. Sequitur : Ecce nune 
unica tua cura gloriosissimi siculi regis vertex negatos honores 
multo (1) livore suscipiet. Hic advertendum, quod dicit unica tua 
cura et videtur contrarium superiori dicto eo domino, sed sane intel- 
ligentibus non est; unica namque cura Magni Senescali fuit obtinere 
voluntatem et consensum domine Regine ad dominum Papam, quod 
contendebatur et supplicabatur ut concederet Regi coronacionis 
titulo regnum suum, que concessio nisi consensu ipso habito, non 
processit. Nec potuit haberi propter magnam dissensionem que 
inter Regem et Reginam (erat) quoniam domi non recte vivebatur. 
Unde sequitur, negatos honores, scilicet alias petitos, nec concessos, 
et sic erit ablatus, unica cura tua. Et vere per Magni Senescali 
curam coronacio Regis processit, quia nec Regina coniux, nec ger- 



(I) Nel testo dell' ejustola leggesi invito. 



I)1:lla cohtk di uomkuto d'angiò 357 

mani sui, nec barones regni coi'onari eum cordiallter cupiehant. 
Advertendura eciam est, quod hic superlativus gloriosissimus re- 
fertur ad regnum non ad regeni Ludovicum, ut sit tropus, qui 
niethonimia dicitur, scilicet contentimi prò continente, ut in Virgilio 
Enoidos (sic) jam proxinius ardet Ugaleon ; cum, non ipse scd do- 
ni us eius ardet. Est enim regnuin ipsuni Sicilie inter regna mundi 
cetera gioriosissinium, unde de quadam eius particuia, que olim 
Campania noncupata est, et inde de Capua Campanie capud Lucius 
Florus sic meminit. Omnium non modo in Italia sed toto terrarum 
orbo pulclierrima Campanie plaga est nicliil moUius celo ; denique 
bis lloribus veruat nicUil uberius solo, ideo liberis, eererisque cer- 
tamen dicitur, nicliil hospitalius maris: hic illi nobiles portus Caieta, 
Misenus et tepentibus fontibus Baie, Lucrinus et Avernus, quedani 
maris ocia hic amicti vitibus Gaurus, Falernus, Massicus, et pul- 
cherriraus omnium Vesevus, Ethnei ignis imitator; urbes ad mare For- 
mio, Cume, Puteoli, Neapolis, Herculaneyum, Pompei.) et ipsa capud 
urbium, Capua, quondam inter tres maximas Romani Carthaginemque 
numerata. Et sic poeta vulgarem quasi sermonem imitatus est... (1). 



III. 



Notizie di molti libri, scrittori, allaminatori ec. 
«Iella biblioteca del re Roberto. 

A quanto ho detto intorno alla biblioteca del re Roberto ag- 
giungo la notizia di molti libri in essa esistenti. Il Camera nel 
2.° voi. degli Amiali delle Bue Sicilie, p. 404, ci dà questo elenco 
di trovatori provenzali, dei quali si conservavano nella regia bi- 
blioteca angioina le opere elegantemente legate con covertura di 
color cremisi e con finimenti d' argento. 

Giuffredo Rudal signore di Blieux, Federigo I (Barbarossa) im- 
peratore di Germania, Pietro d'Alvernia, Elzias o Eleazaro di Ba- 
riols, Guglielmo d" Agoult, Guglielmo di Saint Didier, Arnaldo Da- 
niello, Guglielmo Ademario , la Contessa d'Embrun, Raimondo 
Jo'.irdan, Guglielmo di Cabestaing, Raimondo di Miravaux, Anselmo 
Faydit, Arnaldo di Merv^eil, Ugo Brunet, Bertrando Carbonel, Ber- 
trando de Born, Pietro Raimondi, Le Preux, Rambaldo de Vachières, 
Ponzio di Brévil, Ugo de Labyòres, Barai de Baux, Raoul de Gassin, 



(1) Bil>l. nazionale di Parigi fonds latins. Ms. n.» 14845, f. 219. 



358 BARBATO DI SULMONA E GLI UOMINI DI LETTERE 

RambalJo d' Oranges, Pietro Vidal, Guido, Elia, e Pietro d' Uzès, 
Giacomo Motta, Raimondo de Bérenger, Gasbert de Puieibot, Pietro 
di S. Rémy, Americo de Belvézer, Perdigon de Gavaudan, Guglielmo 
Durant, Riccardo de Noves, Bonifacio de Castellane, Pietro di Cha- 
teauneuf, Ugo de Pena, Cadenet, Elia Cairels de Sarlat, Pietro 
d' Auvergne, Giraud de Borneil, Guglielmo Fiquière, Luchetto Gatto, 
Guglielmo de Bargemont, Riccardo Arquier, Albertet signore di 
Sisteron, Pietro di Valières, Fabrizio d' Usez, Bertrando d'Alamon, 
Blacas signore d'Aulps, Pietro Cardenal, Americo Pingolan, Puy 
Guillon, Bertrando di Gordon, Restaino Bérenger, Pietro Jllilhon, 
Bertrando d'Evesne, Bernardo Marchis, Ozil de Cadars, Pietro 
Hugon de Dampierre, Giraudon il Rosso, Americo Sarlac, Guglielmo 
d'Amalrics, Pietro Rougier, Goffredo de Lue, Raimondo de Bri- 
gnolle, Bertrando Ancy, il Priore de la Celle, Lucchino Lascaris, 
Anselmo Demoustiens, Guglielmo Conte di Poitou, Bertrando de 
Pezars, Folchetto, Pistolet. 

Il Sig. Camera, che possiede una collezione ricchissima di me- 
morie patrie e di documenti, non cita il fonte, dal quale trasse la 
notizia, ma non reca meraviglia, che i re di Napoli, signori di Pro- 
venza, avessero nella loro biblioteca una raccolta tanto ricca di 
poeti provenzali. Se Roberto prendeva da essi poco diletto, non 
possiamo dire lo stesso dei numerosi principi e delle dame della 
corte angioina. 

Togliamo dai sunti della « Ratio thesaurariorum », pubblicati 
dal Barone nell' Archivio Storico per le Prov. Nap., e dagli Studii 
del MiNiERi Riccio queste notizie di libri, autori, traduttori, allu- 
ni inatori. 

1278. Il di 16 giugno Carlo II d'Angiò ordina di ritirare da 
Mastro Amant, tìsico, i libri arabi, ch'erano presso di lui -, di pa- 
gare il gaggio ai traduttori, Moisò Farache e Matteo di Salerno, e 
di dare i libri da trascrivere a Pietro d'Abbeville e a Roberto chierico, 
secondo 1' avviso dell' arcidiacono di S. Giovanni di Napoli, maestro 
in tìsica. 

1279. Muore Pietro di Abbeville scrittore del re. 

1289. Giovanni di Modena aiuta Roberto de Meldis, chierico, a 
correggere i libri di tìsica. Bello da Firenze ne corregge altri. 

1281. Angelo de Marchia, Giovanni di Ancona, Giovanni da 
Modena, Iacopo di Milano, Sali da Firenze scrivono il libro « El- 
liany ». Il re ordina che presso ogni scrittore sia un uomo di 
lettere per fare la collazione dei libri: di ciò sono incaricati Gio- 
vanni de Pagano, Nicola de Messy ed Enrico Anglico. Minardo 
tedesco alluminava i mss: se gli mancavano colori e fogli d'oro, 
doveva consegnarli a frate Giovanni, monaco di Montecassino, por 
alluminarli. Balduino de Marchia scrisse « unum tacuynum de 



ItKLI.A CORTE 1)1 RoHHRTO d'aNGIÒ .%9 

fehribus » tradotto dall'ebreo Faraclio. Nella tesoreria furono depo- 
sitati questi libri: un Decreto di lettera antica, un Codice, Di- 
gestum vetus, Digestum novum, Infortiatum, Summa Aczonis, Li- 
bellus Roffridi de iure civili, e la Summa de iure canonico dello 
stesso autore. Giovanni de Nigellis, fisico, era incaricato di fare 
scrivere un libro di s. Eligio. 

1282. Giovanni de Nigellis fa trascrivere un libro di cronache. 
Abbiamo poi notizie di questi libri: Glosae de Digesto novo ; Distin- 
ctiones domini Alberici; Buccardica bona domini lohannis et que- 
stiones Pilei; Somma dei titoli delle decretali; Lecture due domini 
Odofridi : una super Codice, alia super Digesto veteri ; de lectura 
Infortiate 

1310. Si ha notizia di Stefano ed Enrico chierici, scrittori del 
re con tre oncie al mese di stipendio e 10 grana al giorno per 
le spese; furono alluminati e legati i volumi de Regimine princi- 
pum, ed i Morali di s. Gregorio. 

1313. Giovanni de Ypra scrittore del re aveva il gaggio di 4 
tareni al mese. 

1414. Transelguardo da S. Germano era familiare e scrittore 
del re. 

1316. S' ha notizia di Alcay Rasi in due tomi, di un Dottrinale 
et « Ignarius unus » di lettera longobarda e del libro « de Sancta fido 
in viilgari gallico scriptum » per uso del Duca di Calabria. 

1324. Mastro Raimondo da S. Germano è nominato scrittore 
e traduttore del re. 

1327. Cambio scrisse le « Hore b. Virginis et memoria passionis 
Christi » \ il libro fu anche alluminato. 

1332. Odetto compose una tavola con le generazioni di Adamo, 
di Noè, dei figliuoli di Giacobbe; Gualtei'io ne compose un'altra 
intorno alle Omelie di s. Gregorio sopra Ezecchiele. L' Abate di 
Montevergine acquistò pel re questi libri : « Summa magistri Gof- 
fridi super titulum Decretalium; Gesta francorum; Nahum propheta; 
Brunus Cardinalis super Apocalypsim ; Libri concordie veteris et 
novi Testamenti; Libri Rosarii editi a Sparano de Baro ; Liber al- 
legorie processus Christi » ; un volume dei Sermoni di re Roberto ; 
un volume per uso della regina, scritto da Giovanni Normanno; 
« Omnes Epist. c-anonice Pauli fratris Augustini, miniate ; Lil)er 
actuum Apostolorum » con la glossa dello stesso Agostino ; « Titi 
Livii de bello Macedonico » scritto da Piisqualino. 

1334. Giacomo da Bologna, Giovanni de Ipra, Nicola d' Inghil- 
terra, Taddeo Lombardo ricevono il compenso della trascrizione 
di varii libri. 

1335. Galieno scritto da Loffredo di S. Germano e miniato da 
Luca di Spoleto; « Liber iuris » recato dal greco in latino; trenta qua- 



'.M)() BARBATO DI SULMONA E GLI UOMINI DI LETTERE EC. 

•lorui di storie; « Questiones Petri Yspani super viaticon et super 
dietas universales et particolares ; Glose Garsie, et Lectura decreti 
Percivallis ; Boccardica et Summa aurea in Decretalibus : Summa 
niagistri Bernardi Parmensis super titulo Decretali um cuna Summa 
matrimonii et officio iudicis-, Liber magistri Tancredi in Decretalibus ; 
Tractatus de testamento et codicillis fratris Martini de Fano ; 
Summa magistri Damasi super titulo Decretaliuni; in versibus, Sum- 
ma Goffridi; Egidius de Brinonia in Decretalibus-, Liber de Trinitate 
Boecii ; S. Augustinus de spiritu et anima-, Difflciliora physice ; Re- 
gula fideì; Liber Stepbani de medicina; Liber Gualterine; Libri de 
omnibus passionibus Galieni et Antidotariis; Liber in scieotia per- 
spectiva; Scileratus in medicina; Liber qui dicitur porcior(?) me- 
dielnarum ; Comentarius super versibus Egidii et cure Ferrarli et 
ceterorum aliorum ; Liber liturgie Orlandi ; Liber qui dicitur Signa 
Riccardi in Medicinis ». 

1336. < Libri Galieni scilicet : de accidenti et morbo ; de mala 
complexione : de simplici medicina ; de elementis et de iuvamento 
membrorum ; de mirabilibus magni Canis » miniato ; « Corpus luris ». 

In questo anno tra gli scrittori figura Gualtieri d' Atessa. 

1337. « Sermones ad opus regium » scritto da Serafino ; « Li- 
ber qui dicitur Mormetractus ». 

1341. « Hystorie, sermones, diversa opera Galieni, Damasceni, 
b. Augustini, Andree de Ysernia et ceterorum aliorum ». 



SKCONDO 



IL SUO RECENTE RIORDINAMENTO O 



Sommario. — 1. Stato precedente dell'Archivio e concetto generale dell'or- 
dine datogli. — II. (Sezione i.) I codici Malatestiani. — III. (Sezione ii, 
La Cancelleria.) Pergamene. — IV. .Statuti - Libri puliblici. — V. Con- 
sigli e Congregazioni. — VI. Uffici minori - Rami diversi dell'azienda 
comunale - Carteggio. — VII. (Sezione in, la Depositeria.) Soprastante 
- Notare delle Gabelle - Referendario. — Vili. Edilizia - Acque e Stra- 
de - Carte di corredo. — IX. (Sezioni iv e v.) Annona e Grascia - Mi- 
lizie. — X. (Sezioni vi-viii.) Enti ecclesiastici - Opere Pie - Porto. — 
XI. (Sezione ix.) Archivio giudiziario. — XII. (Sezione x.) Archivio 
Amiani - Conclusione. 



I. 



Parrebbe quasi iacredibilo, se non fosse oramai provato, che 
non si abbia a por mano al riordinamento di un Archivio, in special 
modo se pubblico, senza doverne lamentare qualche grande lacuna, 
cagionata dall' incuria o dalla malizia degli uomini, più che dalla 
edacità del tempo ; questa anzi derivando bene spesso i suoi efifetti 
dalla prima delle accennate cagioni. Fortunatamente fu sempre 
grande la dovizia delle memorie che i nostri maggiori raccolsero 
con istintiva religiosità in ogni angolo, si può dire, dell'Italia. 
Cosicché, ad onta delle dispersioni, più o meno recenti, rimane 
tuttora un sufficiente materiale, di cui possano avvantaggiarsi 
anche fra noi gli studi storici nel loro presente risveglio. E più 
fortunatamente ancora la cosa procede per quei paesi dove, mercè 



(') Ved. il volume intitolato: Repertorio dell'antico Archivio ConW.nale 
di Fano, compilato da mons. Aurelio Zonghi, prelato domestico di S. S. 
Leone XIII. -Fano, Tipografia Souciniana, 18S8, in 8." di pag. xxv e 5%. 
Arch. Stou. It., 5.a Serie. — III. 23 



362 l' archivio del comune di FANO 

le provvide e ben disposte sollecitudini della competente autorità, 
son tolti all'oblio e ad una totale distruzione quegli avanzi di sup- 
pellettile preziosa ; e dove, per di più, quelle cure si trovino se- 
condate, se non consigliate il più delle volte, da uomini studiosi che 
all'amore vivissimo per le antichità patrie e ad una indefessa 
voglia di fare congiungano certe peculiari attitudini. Che agevole 
gloria diventa in tal caso per le municipali autorità il rendersi 
benemerite dell'universale, curando, quanto almeno ogni altra 
faccenda, il patrimonio storico dei loro amministrati. 

De' quali benefizi così riuniti è chiaro che non scarseggiano le 
marchigiane città di Fano, di Osimo, di Jesi e di Fabriano, dove 
le rappresentanze comunali trovarono in mons. Aurelio Zonghi, 
attuale vescovo degnissimo di Sanseverino e socio corrispondente 
della nostra Deputazione di storia patria, forse un solerte inspi- 
ratore, certo poi un paziente quanto erudito oi^dinatore dei loro 
Archivi. E già ne sono a stampa le Relazioni, come a lui piacque 
chiamare quei riassunti delle materie per sommi capi ; ove è 
tracciato a grandi linee l'ordinamento, ed ove si dà la ragione dei 
criteri che l'informarono. Da una di queste, la più completa 
perchè munita dell' inventario descrittivo, possono desumersi con 
molta facilità e chiarezza quali siano e di quale importanza le 
memorie custodite nell'Archivio comunale di Fano. 

Non disdegnino pertanto i lettori dell' Archivio Storico eh' io 
li metta a parte delle impressioni in me destate dal volimie, che 
tolsi ad esaminare sotto il duplice aspetto del lavoro archivistico, 
e dell' interesse che destano i resti, oggi fatti rivivere, di quelle 
memorie. Delle quali, oltre il disordine da cui le trasse, dovette 
1- A. (fatalità ineluttabile che ho già notata) lamentare le disper- 
sioni, e delìnirle siccome effetto « dei tumulti di popolo (uso sempre 
« a fare il primo impeto nei sacrari delle scritture pubbliche) e 
« degl' incendi che ne seguirono, onde rimase distrutta la parte 
« più antica ed interessante dell' Archivio ». E dopo gì' incendi, 
accennano, i documenti « eziandio a fatti colpevoli pei quali quel 
« venerando deposito fu tranquillamente e ripetutamente saccheg- 
« giato » ; come del idisordine ne vanno accagionati pur anco, 
siccome egli dice, i poco giudiziosi traslochi che si fecero di quelle 
carte. 

Ma oramai, quel che ne resta ne resta; e il meglio era fer- 
marsi a classificarlo razionalmente mercè la divisione o a periodi 
storici in altri Archivi adottata, come in quello di Stato a Firenze, 
e suggerita nel caso nostro dalle Memorie fanesi dell' Amiani ; o 
scegliendo la partizione per uflìci, della quale porgevano modo e 
suggerimenti le disposizioni statutarie. Or perchè mal si presta- 
vano a quel primo concetto le collezioni diverse di libri, i quali 



SECONDO IL SUO RECENTE RIORDINAMENTO ^503 

non cambiarono mai di forma uè tampoco si rinnuovaronq al cam- 
biarsi de' governi, dovette risolversi 1' A. all'ordinamento per uffici 
« che furono sempre gli stessi finché durarono ad aver vigore le 
« leggi statatali, ed anche in quei pochi anni del regno repubbli- 
« cane ». Imperocché non fosse oramai da tornar sopra alla pre- 
liminare divisione dell' Archivio datogli a riordinare, in antico e 
moderno, vale a dire anteriore o posteriore alla data del 12 mag- 
gio 1808; giorno in cui si attivava in quelle provinole un nuovo e 
diverso sistema di cancelleria. Di altre carte di diversa attinenza 
e riguardanti « le milizie, i corpi morali, ecclesiastici e laici, l'opere 
« pie e la casa e la camera dei Malatesta, in specie di Pandolfo 
« signore di Fano e di Brescia, e di Sigismondo Pandolfo figliuolo 
« di lui », bisognava pure tener conto. 

Onde la partizione fu fatta fin da principio per nove titoli, che 
si chiamarono Sezioni e dalle quali prenderanno argomento e 
ordine di precedenza i seguenti paragrafi. Imperocché i concen- 
trameuti di carte, avvenuti durante il manuale riordinamento, quali 
ad es. quello dei libri catastali del XV e XVI secolo, avuti dall'In- 
tendenza di Finanza, e 1' altro dell" Archivio giudiziario, già mala- 
mente destinato, e non senza subirne in gran parte il triste effetto, 
a infracidire in una cantina, se aumentarono a più riprese il ma- 
teriale archivistico, non ne alterarono però la primitiva disposi- 
zione. Un piccolo divario sta in questo, che la denominazione della 
nona Sezione di Cause civili e criminali e di Danno dato fu 
cambiata in quella piìi generica di Archivio giudiziario. La sola 
importante aggiunta, fattavi a ordinamento compiuto, del domestico 
archivio dei conti Amiani, non dissestando allatto l'ordine già posto, 
portò per unica differenza 1' aumento (saggiamente divisato e ne 
vedremo il perchè) di una decima Sezione che fu chiamata Ar- 
chivio Amiani. 

Queste che sono, diremo cosi, le linee fondamentali del quadro 
tratteggiate nella prefazione del libro, si vedono interamente svi- 
luppate in un prospetto in cui essa termina, e in cui viene come 
sott'occhio, quasi materialmente disposto, tutto l' Archivio, con la 
quantità dei volumi onde si forma ciascuna Sezione e con le sue 
particolari distinzioni e suddistinzioni di serie, le quali più abbon- 
dano nella seconda e terza ed altresì nella settima e nona sezione, 
siccome vedremo scrutandole. 

Prima però dì passare dal tutto alle partì mi si lasci emettere 
una mia opinione che relluisce sul tutt' insieme dell'ordinamento e 
della divisione generale. Non è già eh' io non veda giustamente 
applicato, tranne forse con una leggera tinta di modernità in ta- 
lune denominazioni, il sistema della ripartizione per uliìcì e la 
conseguente formazione delle classi. Ma non riesco a comprendere 



'Mi l'archivio del comune di FANO 

non la necessità di creare una sezione apposta per i così detti Codici 
Malatestiani, con precedenza su tutte le altre ; perchè era pure da 
trovar luogo a certi libri tutti speciali alla dinastica famiglia; bensì 
quella di agglomerarvi molti altri volumi, palesemente mancanti 
in altre serie, sol perchè composti a tempo di quella dominazione, 
portanti in qualche guisa il ricordo di quei Signori. Prima di 
tutto, noi vediamo con questo (o eh' io m" inganno) accettato in 
parte il sistema, che si disse di voler rifiutare, dei periodi storici. 
In secondo luogo, l'indole degli atti e le caratteristiche dei volumi, 
sopracchiamati a costituire il materiale di questa serie, non son di 
tale e tanto precisa qualità da giustitìcare, non che ammettere, 
l'assolutismo di siffatta prelevazione. Capisco l' importanza storica 
di che nel preludere a questa sezione, come fa anche per tutte le 
altre, l'A. ragiona, e che è, direi quasi, connaturale e legittima in 
quegli atti. I quali riflettendo al governo dei Malatesta su Fano, 
mettono in evidenza una Signoria durata « per tre generazioni 
« che la ritennero senza interregno per centosette anni » e che è 
tanta parte di storia, nei momenti più solenni, di (piella medesima 
città. Ma il diverso sistema in generale tenuto, e le lacune che 
ne derivano, per alcune altre Sezioni, da certi distacchi, mi fanno 
andar rilento a credere perfetto questo metodo; che invece poteva 
riuscire bene applicato ad una sola porzione di quei volumi. 



II. 



Dei centotredici volami infatti assegnati alla prima sezione 
non son molti quelli che in modo veramente assoluto possano dirsi 
codici Malatestiani, siccome il titolo porta. E per citarne qualcuno, 
havvi il secondo che si può ritenere attenente a quella famiglia 
per ragione almeno di parentela, riguardando le spese commesse 
in occasione delle nozze di messer Gentile Varano da Camerino 
con Elisabetta di Guglielmo Beviacqua da Verona. A buon conto 
però anche in questo codice, e precisameute a e. 11 si fa ricordo 
di spese fatte in quella circostanza « per lo chomuno ». Parimente, 
ma in un altro ordine d' idee, perchè, cioè, non troverebbero sede 
più conveniente tra gli atti del comune di Fano, si potevano te- 
nerne distinti i volumi che appellano alle altre signorie di Brescia, 
di Bergamo e di Sinigaglia, rette per alcun tempo e in più occasioni 
dai Malatesta. In line, ciò che riguai^da l'amministrazione parziale 
di certe fattorie e beni di privata proprietà di quella famiglia, 
poteva richiedere un collocamento a parte ; come la Caminata e 



SEC^ONDO IL SUO RECENTE RloRDlNAMEXTO HOo 

le tenute di Montetorto e di Montemarciano su quel di Pesaro. Ma 
in generale, e i codici contenenti la raccolta dei bandi pubblici e 
quelli dei capitoli delle gabelle, per la vendita del sale e del pane, 
le tratte di grano, le esenzioni dal pagamento delle còlte e i re- 
gistri delle taglie, i libri di ofllzi delle città e luoghi della Marca, 
([ualche registro di lettere ed istanze, i libri delle mostre dei Po- 
testà e castellani delle ròcche, quelle dei salariati o delle gente 
d'armi assoldata, sia pure a nome ed in servigio apparente del 
Principe, ed in line certi registri di entrata ed uscita della Depo- 
siteria, altro non rivelano, a senso mio, che un carattere, diremmo 
oggi, oflìciale, e però fanno parere, per lo meno, non corretta una 
destinazione che li separi dagli Atti del Comune. Ed anzi per taluno 
dei suddetti volumi come per il 20.' ragioni del sale ecc. il 25.° 
il ^U." e seguenti. Entrata e Uscita della Depositeria di Fano si pre- 
sentiva forse dall' A. l'obiezione, e si affrettò a dichiararne l'identità, 
secondo lui, tutta Malatestiana -, come, non potendo contrastare al 
voi. 84.° la sua indole di documento pubblico-, indole che addirit- 
tura afferma riscontrarsi nei voi.' 92 e 93 ; scusò la preconcetta 
collocazione del primo, col dire, che in parte però riguardava l'am- 
ministrazione della corte di Pandolfo ; e ammise gli altri, perchè 
« vi si contenevano istanze dirette ai Signori Malatesta, e decreti 
« e bandi emanati da loro o dai rappresentanti di essi ». 

Del resto, è tanto 1' amore da lui posto nella illustrazione di 
questa importantissima sene, comunque formata, tanto lo studio 
nel farne risaltare l' interesse (ed è un merito di cui non so abba- 
stanza lodarlo) che alla dichiarazione di quei 113 volumi ha im- 
piegato ben 162 pagine del suo libro : aggiungendo in ultimo una 
genealogia dei Malatesta, criticamente svolta sui documenti di mano 
in mano illustrati. Così saggiando, ove gli capitò, qualche notizia 
curiosa o importante, onde invogliare gli eruditi a ricercarvi più 
a fondo, ([uasi documenta qua e là qualche fatto politico o militare 
più meno conosciuto. Tali per esempio, la guerra che ebbe coi 
Colonnesi il pontefice Bonifazio IX, per il sussidio avutone di gente 
d' armi (p. 36) capitanate da Pandolfo I\Ialatesta ; la venuta in 
Brescia di papa Martino V (p. 62) e la taglia imposta per le spese 
occorrenti ad onorarlo (p. 107): l'acquisto di Bergamo (p. 72, 73); 
la ripresa della rócca di Mondavio, quando il vicariato, sottrattosi 
a Francesco Sforza, era ricuperato dal Malatesta (p. 155) ; la for- 
tificazione di Sinigaglia (p. 158, 159) ; la pace conclusa col duca di 
Milano (p. HO); e sparsamente poi le liste o il ricordo singolo di 
capitani, condottieri e genti d'arme assoldate dai Malalesta, tra i 
quali primeggiano Niccolò Piccinino, il conte Liverotto d'Ancona, 
il conte Alidosio da Barbiano, Martino da Faenza, Antonello da 
Forlì, il Sig/" di Carpi, Mariano Savelli, Federico Gonzaga, Alberto 



366 l'archivio del comune di fano 

da Montone, Bernardino della Carda, per non dire di cento altri 
che in più d'un luogo si, trovano rammentati o che si lasciano 
alcuna volta imtravedere. Non dimentica nemmeno di notare al- 
cuni di quei condottieri venuti in soccorso del Malatesta, impegnato 
tra il 1439 e il '50 in varie fazioni d' armi (p. 150), ed altri che 
sostennero nel 1457 l'esercito di Pandolfo (p. 153) « durante la 
« guerra tra lui e la lega contro di lui capitanata dal papa e 
« composta di Alfonso d' Aragona , Federico da Montefeltro e 
« Francesco Piccinino ». E a proposito di taglie o imposizioni 
straordinarie, al momento di chiudere la descrizione di un certo 
volume di paghe, (p. 100) prende occasione di avvertire alle 
taglie attivate negli anni 1411 e '12 onde scongiurare il pericolo 
in cui fu posta, pei fatti d' arme di quegli anni medesimi , la do- 
minazione dei Malatesta su Brescia e su Bergamo -, come anche 
enumera (p. 123) ì titoli o l' oggetto di molte altre gravezze di 
quella specie, che si esigevano in Brescia tra il 1411 e il 17. Il 
ragguaglio della moneta corrente in Fano nel 1402 con la cortonese 
importatavi da Borgo San Sepolcro ; il conto coli' Ufficiale della 
zecca di Brescia (1406-07) non che la qualità delle monete Bre- 
sciane usate allora dal Malatesta, sono soggetto di due speciali 
avvertenze a pag. 41 e 71. 

Di armaiuoli e maestri di bombarde, tra quali un m." Gualtiero 
inghilese, e di fabbricanti di corazze e di armi diverse in Fano gli 
vien fatto di ricordarne alle p. 79, 90, 95 e 141-, come di un m." Leo- 
nardo tedesco, fabbricante d'organi e maestro di liuto, fa pure men- 
zione a p. 79. Spessissimo poi gli accade di mettere in rilievo cose 
e nomi riflettenti la storia dell' arte. E la costruzione del palazzo 
del potestà in Brescia lo riporta a dire (p. 72) di un m." Giorgio 
Zoncacci e di un m." Bartolino d." Testorino, ambedue pittori-, ram- 
mentando poi più d' una volta questo secondo, e in specie quando 
reca a p. 70 una lista di artisti diversi. Un Antonio di Meda e 
molti altri orafi, un miniatore, d. Jacomo da Imola, e la spesa per 
la miniatura di un Plinio fatta da ignoto, un Giovanni da Ferrara, 
ed un Arduino di Modena intagliatori, e più e diversi ricamatori 
si vedono ricordati in varie congiunture. Più che sugli altri poi e 
con giustificata compiacenza si diffonde, come a p. 81, non senza 
rammentarlo anche altrove, sul suo compatriotta Gentile da Fa- 
lcano, di cui altresì pubblica intera (p. 163) una lettera, che 
serve a stabilire in qual epoca rimase finita la cappella che gli 
aveva fatta dipingere in Brescia mess. Pandolfo ; lettera che l'Ar- 
chivio storico dell'Arte riprodusse nel!' accingersi a « segnalare 
« agli studiosi quest'opera (del Repertorio dell' Archivio Fanese) 
« degna della più alta considerazione », pur cavando fuori, a 
comodo dei suoi lettori, e secondo che porta l' indole di quella 



SECONDO IL SUO RECENTE RIORDINAMENTO 367 

speciale pubblicazione, molti più nomi di artisti che non siano i 
qui sopra accennati, ma sempre, ciò non di meno, in minor nu- 
mero di «laelli clie adduce l'A. nel suo Repertorio. 

Dal quale troppo più ci saret)be da spif,^oIare, anche in fatto di 
aneddoti d'ogni specie, inclusive di (luelli che accennano alla libertà, 
molto relativa e fin troppo decantata di quei tempi (sec. XV a 
principio), in cui le multe si estendevano non dirò a colpire l'uso 
arbitrario delle acque dei canali e dei fiumi, trovando ciò la sua 
liase nel diritto pubblico, ma penino un beccaio che teneva me- 
scolate le carni di pecora con quelle di castrato (p. 113), ed un 
altro che si era permesso di servir l' avventore non nel modo da 
lui richiesto ma bensì a proprio capriccio. Chiuderò questa rapida 
scorsa accennando al dubbio in cui rimane l'A. (p. 130) circa ad 
un conte Vanni dei Medici, pagato nel 1434 con una provvisione 
di dieci ducati al mese. Chi era, egli dice, e quale l'ufficio suo in 
corte del Malatesta ? Alla quale interrogazione, senza però pre- 
tendere di risolvere il quesito, che richiederebbe studio non breve 
e sussidio di documenti, contrapporrò io questa. Non potrebbe egli 
trattarsi di Vanni Medici stato potestà di Rimiui nel 1433, tìglio 
(li quell'Andrea del cav. Alamanno, che forse dovette esular da 
Firenze dopo la congiura del 1360 contro lo Stato, della quale fu 
complice Bartolommeo (e secondo alcuni anche lo stesso Andrea) 
e rivelatore Salvestro Medici, suoi fratelli? 



III. 



Gli atti in pergamena, che presi tutti insieme abbracciano gli anni 
1173-1807, e stanno a capo della sezione seconda dell'Archivio 
formandone la prima distinzione, furono dall'A. divisi in tre classi: 
atti, cioè, d' interesse pubblico : pergamene un tempo appartenute 
ni monastero di S. Paterniano : e atti di privato interesse. Quan- 
d' anche si fosse voluta serbare 1' autonomia di quelle poche, onde 
si compone la seconda classe, era forse meglio disporre tutte le 
altre in quell'ordine cronologico che si dice nel preambolo adot- 
tato per ciascuna serie ; mentre la pratica non è esattamente 
seguita, conforme se ne potrebbe addurre più d' un esempio dalla 
ccxxiv.-' pergamena in giù, e senza tener conto delle abbreviative 
e coUettanee descrizioni, che sono in fine della classe terza, perchè 
ivi si tratta di semplici frammenti. 

Avrebbe voluto TA., così almeno egli dichiara preludendo alla 
collezione delle pergamene, « completare il più che fosse possibile, 
« la serie dei documenti fanesi » interpolando in nota, e secondo 



368 l'archivio del comune di fano 

il respettivo ordine cronologico, le carte diplomatiche o i loro 
transunti che riguardano la storia di Fano, e che già pubblicarono, 
desunte dagli archivi ravennati e riminesi, il conte Fantuzzi, il 
canonico Tarlazzi e i due Tonini Carlo e Luigi. Ma poi, dismessone 
affatto il pensiero, si contenta di semplicemente accennare a que- 
ste fonti ; un altra pure segnalandone agli eruditi, « ricca di co- 
« piosissime notizie di storia cittadina, nelle antiche pergamene 
« benissimo conservate nell'arcliivio capitolare della cattedrale », 
ed a cui più volte attinse con frutto TAmiani medesimo. 

Fin qui della classificazione. Quanto al metodo illustrativo di 
queste pergamene basterà notare, io credo, che della massima 
parte di esse fu dato un transunto fedele, adoperandovi le testuali 
parole dei documenti, e trascrivendo poi per intero o quasi, per- 
chè, vi si fece a meno « delle formule e clausule cancelleresche », 
quelle riputate d'importanza maggiore « o che non furono note 
« all'Amiani ». Naturalmente nessuna delle altre collezioni costi- 
tuenti l'Archivio raggiunge l'antichità di questa. È peccato che 
dieci documenti soltanto della prima numerazione e otto appena 
della seconda, che pur muove dal 1 173, antecedano 1' epoca della 
dominazione dei Malatesta su Fano e sul suo territorio. Certo 
che la storia degli avvenimenti anteriori, meno noti e più impor- 
tanti, se ne sarebbe assai avvantaggiata ; se da uno solo di quei 
pochi atti si ricava che non tutto il territorio fanese fu conceduto 
in vicariato ai Malatesta di Rimini nel 1355 (p. 174). Il massimo 
numero delle pergamene che compongono la classe prima emana 
dai pontefici; e precipuo tema ne sono gli annunzi di loro elozione, 
e le concessioni o conferme di privilegi alla città di Fano ; de" quali 
(meno un caso (p. 530) in cui se ne esclude la Zecca) bene spesso 
fa parte quello relativo alla coniazione ed al corso delle monete. 
Altri riguardano la giurisdizione che alcuni papi promettevano si 
sarebbero conservata sulla città, e il patto di non alienarne il pos- 
sesso a chicchessia ; lodando il più delle volte la fedeltà addimo- 
strata loro dai Fanesi, o invitandoli a perseverare in cosiffatte 
disposizioni. Le sottomissioni di alcuni castelli e le controversie 
con i comuni del contado a causa di contini, o tutto ciò che ri- 
guarda esazione o talvolta esenzione di tasse, taglie e collette, od i 
proventi d'ogni specie vòlti a benefizio e sollievo di pubblici lavori, 
quali la costruzione del Porto, la riparazione delle mura etc, o in 
line i privilegi della tratta del grano e vettovaglie, sono i soggetti 
d' indole più generale o che hanno maggior lume da questa serie di 
atti. Tra gli speciali poi sono da noverare alcuni provvedimenti 
per difendere la città dalle invasioni dei Turchi negli anni 1532, 
'37, '43 in quattro diverse pergamene ; le questioni del 1489 a motivo 
del castello di I\!ondavio tra i Fanesi e il Prefetto di Roma, Gio- 



SECONDO IL SUO RECENTE RIORDINAMENTO 30'.» 

vanni Della Rovere, rinnovatesi e composte nel '94; la riparazione 
(lei danni patiti da Francesco Maria figlio di lui, vòlto nel 1517 a 
tentar la ripresa del già suo ducato -, le controversie di confini col 
duca d'Urbino Guidobaldo 1 nel 1488; le violenze dei Fanesi sui 
soldati di Giovanni Sforza da Cotignola, quando (Questi noi 1493 era 
addivenuto lo stretto parente e per allora bene affetto ad Ales- 
sandro VI ; e di rimando, la prigionia che ebbero essi a provare dal 
conte stesso, invitato a moderarne il rigore da Giulio II nel 1504 ; 
il passaggio per la città degli armati in servizio di Ercole Benti- 
voglio generale agli stipendi del Valentino nell'esercito di Romagna 
r anno 1499, e di quelli guidati per il re Cattolico, dopo il fatto 
della Mirandola, da Fabrizio Colonna per recarsi inverso Bologna; 
e r invasione di Fano per parte del conte di Montebello, ed inoltre 
le pretensioni di lui, quella consumata nel 1559, queste affacciate 
nel 1582. Altre pergamene trattano del recupero di Sinigaglia nel 
1472 e della confisca fatta lo stesso anno iu prò della Camera 
Apostolica del palazzo delle Caminate, delizioso soggiorno dei Ma- 
latesta; della conservazione dello Stato e della pacificazione delle 
discordie cittadine nel 1493-1505 e 1506. Alludono altre di vario 
lempo, tra il 1463 e il 1574, agli Ospedali di S. M.^ del Metauro, 
de" SS. Fabiano e Sebastiano e di Acattolo e della Casa di Dio, 
non che ali" Ospizio degli Orfani ed al Monte di Pietà, come pure 
a privilegi di monasteri e chiese od ai loro beni, e ai detentori 
cosi di questi come di robe del pubblico. Sulla prammatica dei 
funerali sonovi disposizioni del 1536 e del '61 ; e più a'tre com- 
prese in quel periodo riguardano la confederazione degli artieri. 
Stavvi insomma un po' di tutto in questa raccolta: ed io ne termino 
r accenno, altrettanto rapido quanto incompleto, col volgermi per 
un istante alla parte aneddotica e dire del privilegio accordato ai 
Priori nel 1728 di portare la toga sotto la clamide da essi indos- 
sata, e di quello goduto dal Comune anche nel 1807 di potere abi- 
litare air esercizio del foro. Fra le prerogative poi del Magistrato 
noto quella contestatagli nel 1644, e per la quale era libero di non 
servire il Vescovo allorché nei sacri riti si deve lavar le mani, e 
r altra del sedile che alla Magistratura dovea destinarsi allorché 
assisteva in Cattedrale, o dovunque, alle funzioni religiose, fatta 
soggetto di disputa nel 1690. 

Della seconda e terza specie di pergamene è presto fatto il 
riassunto. Sono 18 soltanto le provenienti del monastero di San- 
Paterniano, cui sarebbero da aggiungere quattro o cinque altre 
della classe prinui, come forse appartenute o certo referibili al 
luogo pio. Sono atti per lo più di concessioni livellari con qualche 
vendita o permuta, e tutti d'indole privata; come lo sono i tren- 
tasei consimili documenti dell' ultima classe, seguiti da quasi altret- 



370 l'archivio del comune di FANO 

tanti frammenti, coi quali si cliiude il regesto delle pergamene a 
pag. 252 del volume. 



IV. 



La raccolta statutaria di Fano succede immediata alle perga- 
mene. Ma è tale la scarsità sua, che uè un codice di antichi statuti 
ne tampoco vi si ha la notizia, da chi e in qual tempo siasene 
fatta una prima compilazione. Tutto adunque consiste in semplici 
riforme, delle quali si ha la prova documentata mediante il primo 
di questi volumi che è del 1448. Se ne faceva pure un altra iiel 
1438 ed. una nel 1463, appena la città si fu sottratta alla domina- 
zione di Sigismondo. Ma della prima soltanto dà notizia l'Amiani, 
mentre di ambedue queste riforme parlano i libri dei Consigli. 
Vennero inoltre i Capitoli del 1171, a tempo del Cardinal di Teano 
legato pontiticio ; e se ne ha il codice, che è il secondo della serie 
or presa in esame. I quattro che ne succedono rappresentano le 
varianti indotte con le posteriori riforme, quando in deroga quando 
in aggiunta o correzione delle disposizioni, che presenta la più 
ampia raccolta resa pubblica nel 1508, coi tipi del Soncino stam- 
patore fanese. Di queste quattro compilazioni, tutte posteriori al 
codice or ora detto, e che coli' Autore chiameremo Statuto Sonci- 
niano, egli rende ragione descrivendone la consistenza e la forma. 
Poi vengono i capitoli del Danno dato del 1436, con alcune riforme 
del 1540, e separati in altro volume, quelli con la data 1579, che 
s'intitolano della Santa Unione degli Artisti ; confederazione ordi- 
nata a ristabilire la quiete e la pace nella città. Né solo i capi- 
toli ne contiene esso codice, ma vi si registrano pur anco i ver- 
bali delle deliberazioni, che all' interesse che destano per i nomi 
degli artisti, e specialmente pittori, aggiungono l'importanza delle 
decisioni. Ve ne ha una, ad es., presa nel 1550 per impedire a 
Cxuidubaldo li d" impossessarsi del governo della città che il papa 
gli aveva conferito. E vi si parla ancora della guardia che fu 
ordinato doversi fare a tale oggetto nei luoghi principali da una 
specie di milizia cittadina, che era composta in squadre e si chia- 
mava dei Caporioni. Chiudono la presente rubrica i capitoli della 
liera di Fano che, libera e franca al pari di quella di Sinigaglia, 
tenevasi subito dopo di essa, cioè dal di 11 al 25 agosto, ed era 
detta la Aera di S. Bartolommeo. Dopo la prima approvazione 
fatta nell'anno 1438, registra il volume alcune riforme, seguenti 
Un circa alla metà del XVI secolo, poi la conferma che ne fece 
r editto del 1783, e da ultimo una memoria del 1802 sulla osser- 
vanza della franchigia. 



SECONDO IL SUO RECENTE RIORDINAMENTO 'Mi 

In tutti gli arcliivì pubblici rimangono o si han tracce elio vi 
ebbero certi libri ove le ragioni del Comune, nelle sue relazioni 
(li possesso di giure, si all'interno che all'estero , erano oppor- 
tunamente trascritte e conservate. Son troppo noti per addurii in 
esempio i libri Pactorum di Venezia, e Jm-ium di Genova, i Capi- 
inU di Firenze , i Memoralia di Bologna , i Calcfji di Siena e via 
discorrendo. Presso i minori Comuni trovavasi per lo meno un 
qualche lihcr àlbus o viridis, o che so io, solito a racchiudere gli 
atti più importanti e destinato a provare le origini del respetti vo 
diritto pubblico nelle sue varie esplicazioni. Nelle Marche si chia- 
mavano libri Patenlium ; e sembra che a Fano il libro rosso, che 
ne fu il principale e forse l'unico, sia miseramente perito « insieme 
« alla più bella parte di storia, che si sarebbe con esso illustrata ». 
Rimane però nei superstiti registri tanta messe di documenti rica- 
vati dagli originali in pergamena o dalle stesse riformanze degli 
Statuti, che trovano riscontro, al dir dell'A., nei libri de'Consigli 
nello notizie forniteci già dai codici Malatestiani, da rendere arduo 
11 in che noioso ed inutile, a causa delle ripetizioni, il minuto riepilo- 
go che se ne facesse. Tralascio pertanto ogni nuovo accenno rispet- 
to alla moneta, al porto, alle vertenze e definizioni di confini, ai 
Turchi invadenti la costa, alla sacra unione, e infine a quanto fu 
segnalato in altro luogo. Poiché , se bisogno vi fosse di dimostrare 
vieppiù l'importanza di questi volumi, basterebbe spigolarne o i 
fatti nuovi o quelli omessi per brevità nel riandare le presenti 
illustrazioni. Cosi l'elenco dei governatori di Fano si vedrebbe ricco 
di nomi cospicui e brillarvi le primarie famiglie italiane, quali i 
Medici, con Giuliano e Lorenzo fratelli, Lorenzo duca d'Urbino, e 
Giulio e Gio. Angelo cardinali; i Della Rovere, con mons. Francesco 
poi papa e il pronipote suo per adozione LTrbano Vegerio -, i Ca- 
raffa e gli Accolti coi respettivi cardinali, e varie altre casate con 
alquanti vescovi e monsignori, oltre ai Comneno, mediante Costanti- 
no principe d'Acaia e di Macedonia, e ad altri cognomi che troppo 
lungo sarebbe il rammentare. Né solo per quell'ufficio precipuo 
acquista splendore la storia delle famiglie. Anche i gradi coperti 
nella milizia, e i fatti d'arme operati, vi recano il loro contributo- 
col ricordare infra gli altri Giovanni de' Medici condottiero di 
venticinque cavalli a servizio della Lega Santa; sebbene offuschi 
un po' la sua gloria il sacco sei anni innanzi minacciato dai sol- 
dati delle sue Bande ai castelli del Vicariato fanese, per sodi- 
sfarsi delle loro paghe. Parimente vi si fa menzione di Giovanni 
Della Rovere nel 1497 e di Federigo Borromeo nel 1561 ; quegli 
Tenuto come ribelle da papa Alessandro, questi invece come gene- 
rale al servizio di Santa Chiesa. E in fatto di uffici, poniamo per 
esempio i finanziari, i ('astracani ci porgono un loro Castruccio 



372 l'archivio del comune di fano 

depositario della Camera Apostolica in Fano, gli Strozzi, un Filippo 
tesoriere della Marca nel 1532. Parlano quei registri di guerra 
temuta nel 1465 con Giacomo Piccinino e Sigismondo Malatesta 
(una di quelle interminabili guerricciuole del secolo XV) e dei 
capitoli, in quel torno conclusi e da quella forse occasionati, con 
Federico da Montefeltro e con Alessandro Sforza signore di Pesaro. 
Né trascurano di accennare a Paolo II, intromessosi paciere tra 
i principi d'Italia nel 1468, ed a Paolo III, che fa lega nel 1538 
con l'imperatore e il dominio Veneto per rintuzzare la baldanza 
Ottomanna. Rammentati (p. 283) i consoli di Fano che nel 1227 
stipularono una concordia col Vescovo Riccardo (quelli del 1203 
sono indicati a p. 167 da un atto in pergamena), e accennata in un 
luogo (p. 255) l'alleanza conclusa col comune di Jesi nel 1255 e il 
trattato colla repubblica di Venezia del 1240 (p. 212), e in un 
altro, (p. 295) le intestine discordie fra i Boglioni e i Gabbrielli 
del 1561 ; dicono altrove le varie fasi di una vertenza col doge 
Marco Cornare, cui i Fanesi prestarono mallevadoria per un debito 
secolui contratto da Sigismondo Malatesta. 

ili attraggono per un istante i fatti della storia religiosa e i 
monumenti sacri di Fano, per farmi notare i ricordi relativi alla 
fondazione della cappella dedicata a San Pio nella chiesa di San 
Francesco, in memoria della dedizione di Fano al papa Pio II ; alla 
demolizione della vecchia chiesa di san Paterniano nel 1547; alla 
traslazione del corpo di esso santo nel 1636 e alla votiva sta- 
tua di lui in argento donata alla Santa Casa di Loreto nel 1659. 
A riguardo poi delle vicissitudini cui andarono soggette le scrit- 
ture pubbliche, non mi sfuggiva la nota di due bruciamenti, uno di 
processi giudiziari nel 1530, l'altro dell' Archivio del Sant' Uffizio 
nel 1798: e mi par da notare insieme che si dispersero nel 1712 tutte 
le carte riguardanti il tributo imposto ai Fossombronesi ; siccome 
anche osservo che di più inventari antichi delle medesime scrit- 
ture si tien conto a pag. 299. Un fabbricatore di orologi, m." Fran- 
cesco dal Borgo San Sepolcro, « qui quasi divinitus apparuit » 
e sembra appartenere alla fine del XV secolo, si rammenta a p. 
279 del Repertorio. E copie di lettere di San Carlo Borromeo si re- 
gistrano a pag. 294 e 299 (una originale di lui è indicata a pag. 359 
fra il carteggio dei Cardinali) non disgiunte da quelle di altri prelati. 
CoU'annunzio del testamento del fanese Cesare Simonetti a p. 309 
si fa ricordo della fondazione in patria di due cattedre di diritto. 

Ma né io voglio stancar davvantaggio la pazienza dei lettori 
con più altri particolari, nò, all'opposto, potrei specializzare ogni 
cosa che si legge in questi libri, perchè non di tutti l'A. compose un 
regesto, come dei primi otto volumi e dei tre segnati 22-24-, solo 
in parte facendolo al 13, e 14. Per ogni restante egli rimanda al- 



SECONDO II, Sro UKCKNTH RIORDINAMENTO 'M'A 

l'indice copiosissimo, onde taluno di quei registri ò provveduto, o 
trillasela di considerarli partitamente, perchè indici di per se 
stossi e prontuari delle materie contenute o in questa serie di 
libri od in altri dell'Archivio. E di questa specie sono appunto <;\ì 
ultimi quattro volumi dei 28, che formano la collezione. 



V. 



Discorsa in breve la storia e l' origine dei due Consigli, il 
maggiore o generale, e il minore o speciale, (pag. 316 e seg.), passa 
l'A. alla descrizione dei 245 volumi che vanno sotto la denomina- 
zione di Atti Consigliari o rifbrmanze. « Ricchissima, egli dice, è 
« la suppellettile di ogni specie di documenti che si possono trarre 
« da tali atti, perocché nessuna cosa si operava nell'interesse del 
« Comune, se prima non fosse stata sottoposta alla discussione 
« dell'una o dell'altra assemblea ». Quindi ravvisa in essi contenuta 
la storia di circa quattro secoli, per quanto interrotta da non 
poche lacune, e non disconosce l'utilità che possono attendersene 
gli studiosi. Ma intanto si crede dispensato dal prevenirne le inda- 
gini da invogliarveli con dei saggi di notizie pili o meno distesi. 
Perlochè considerato « che l'Amiani ha in parte anticipato il la- 
« voro cui si. accenna, avendo egli attinto a queste fonti, citan- 
« dole ogni volta, quasi tutto il prezioso materiale, onde il suo 
« libro si consulterà sempre con profitto ; che esiste già nell' Ar- 
« chivio un indice delle cose notabili contenute nei volumi che 
« abbracciano un periodo di settant'anni (1446-1518); che mol- 
« tissime cose, Analmente, passate fra gli atti del Consiglio, si 
« trovano ripetute nei codici Malatestiani » stima bastante il dare 
« di questa ricca collezione un semplice inventario che valga 
« a stabilire la identità dei volumi ». Il sistema, che è pure il 
più proprio , di una sommarissima descrizione dell' esteriore e 
delle date, adottato per questi libri, con qualche raro accenno tal- 
volta alla loro importanza storica, non è poi seguitato sui bastar- 
clelli giornaletti di riformanzc dal 1537 al 1636. A ciascheduno di 
quei quaderni di appunti citansi soltanto le date estreme ; e basta 
ciò a farne rilevare le lacune, la maggiore delle quali cade tra 
l'anno 1565 al 600. 

Fa corredo ad ambedue le serie il regesto sommario dei ver- 
bali de" Consigli che già disse « indice delle cose notabili per un 
« periodo di settant'anni » e che non è se non la parte rimasta 
di vA\ pili grosso volume. Due altri che contengono le appuntature 
o nmlte dei non intervenuti al Magistrato, e si chiamano libri 
dello Sjjecchw, servono di appendice agli Atti del Consiglio. 



374 l'archivio del comune di FANO 

A^ii affari pei quali « l'interesse del pubblico e dei privati 
« richiedeva sollecitudine e maturità di consiglio (due cose diffi- 
cili a conciliarsi ed a raggiungersi, specialmente la prima, oggidì) 
« si facevano soprintendere altrettante commissioni, le quali si 
« chiamavano Congregaz-ioai particolari ». Molte di numero, in- 
cominciando da quelle della Sanità e del Porto per lìnire a quella 
iXQXXap-paaso o Catasto, se ne dichiarano le speciali attribuzioni 
congiunte all'elenco riferitone a pag. 333. Fa seguito la descrizione 
de' 14 volumi (fra il 2.° e il 3." de' quali accade un salto di set- 
tant'anni) e delle cinque buste di frammenti e minute in materia 
congenere. 



VI. 



Figurano, come carte di corredo agli atti del Consiglio, le istru- 
z.ioni ai Magistrati, le elezioni dei pubblici Ufficiali e le carte 
risguardanti famiglie fanesi, in quanto concerne l'aggregazione 
alla nobiltà ed alla cittadinanza di Fano, di casate tanto sia pae- 
sane che forestiere. Da questa suddistinzione delle elezioni suddette 
vien dimostrato che forse FA. considerò tutte queste carte unica- 
mente sotto l'aspetto genealogico, e di un interesse secondario. Ma 
intanto, con una sua nota a pag. 336, conferma egli stesso il prin- 
cipio da me svolto sull'in genere della collezione Malatestiana, con 
accennare egli al dubbio, che non pochi di quei codici più al pub- 
blico reggimento appartengano che a quei dinasti come privati ; 
potendosene trarre, infra le altre cose, elementi per ricostituire 
l'elenco dei Potestà fanesi, dopo che si è perduto il principale 
registro dei medesimi. Alle notizie sugli Stipendiati Coyniinali 
distinti in tre classi, con titoli forse non tutti antichi e senza 
menzione alcuna di date, succedono per ultimo gl'inventari i quali 
riguardano le scritture degli Archivi notarile e comunale, non 
tanto per i depositi di esse fiitti nel primo, quanto per le ricer- 
che dei libri che si consegnano ; importante registro, quest' uno 
delle consegne, che va dal 1760 ai 1806, ma che non è detto, a 
quale dei due Archivi si riferisca. 

Sotto il titolo di protocolli dei Cancellieri trovano quindi posto 
i libri per le subastazioui dei dazi comunali, non che i Capitoli, 
patti di quelle contrattazioni, delle quali il cancelliere sembra 
fosse l'attuario. .Per tal ragione comincia dal 1636 la serie pro- 
miscua di tutti gl'istrumenti interessanti il comune, quelle pure 
comprese. Ed è curioso, come tra gli affitti dei proventi fessevi 
pur quello dell'Archivio, leggendosene i capitoli nel voi. 25. Tra 
i non molti appunti storici, che l'A. spigola da questa raccolta di 



SKrONDO IL avo RECKNTE riordinamento 'h.ì 

stipulazioni, uno riguarda le convenzioni con maestro Giovanni Bas- 
so scarpellino di Ravenna, per radornamento della piazza di San 
Paterniano. E per quello che concerne ai rapporti esterni, ossia 
col territorio soggetto a Fano, vi riflettono le due serie seguenti 
intitolate : differenze di confini, con i diversi castelli, e i verbali 
del Consiglio de' castelli medesimi, fra' quali tengono il primo luogo 
que' di IMondavio e di Ripalta; aggiuntovi ciò che attiene ai 
capitoli stipulati nel 1520, nel riassoggettarsi alla S. Sede, e ai 
relativi reparti di tasse, collette e sussidi. Non faccio che accen- 
nare alle successive distinzioni d' Igiene e sanità, di Culto e di 
Posizioni diverse perchè a spiegarne la modesta importanza basta 
il loro stesso titolo e l'indole raccogliticcia del piccolo numero dei 
volumi che li compongono. 

Non così del Carteggio, che immediatamente tien dietro, e che, 
quanto almeno ai minutari, muove dal 1454. Con poca diversità di 
metodo, tra l'antico e l'odierno, queste lettere, che saranno presso 
a poco cinquantamila, furono coordinate o per persone o per qua- 
lità di persone mittenti. Nò vale occuparsi a definire quale sia 
tra i due metodi suddetti che abbia migliori prerogative. Vuoisi 
unicamente avvertire che dopo aver messo in testa alla colle- 
zione le quarantaquattro lettere che scrissero fra il 1249 e il 17.50 
vari cardinali poscia eletti pontefici, dal card. Giov. Angelo de' Me- 
dici (Pio IV) al card. Carlo Rezzonico (Clemente XIII) col metter- 
ne in evidenza, oltreché le date di luogo e di tempo, altrettanti 
speciali transunti, procede l' A. in modo più semplice per tutte 
le altre, che ha divise nei titoli seguenti : Cardinali, Vescovi di 
Fano, Arcivescovi e Vescovi, Governatori, Prelati e Governatori 
di altre città dello Stato Pontificio, Potestà di Fano, Luogotenen- 
ti di Fano, Potestà di altri luoghi. Comunità, Lettere uflflciali al 
Comune in tempo delle repubbliche Francese e Romana. E que- 
sto è tutto ciò che può dirsene, non avendosi di esse lettere se non 
il numero di quante ne scrisse ciascun firmatario e le date estre- 
me degli anni. Diciannove buste, collocate di seguito alle suddette, 
contengono il carteggio degli ambasciatori ed oratori del Comune ; 
3 ne è più che mai generalizzata l'enumerazione, non recando in 
mezzo alcun nome; cosa che non fu trascurata nelle successive distin- 
zioni dei carteggi di agenti, di procuratori del Comune e di lettere 
diverse. Vien dipoi, e (a nostro avviso) avrebbe dovuto precedere, il 
Minutario che comincia molto più innanzi che le lettere, con un 
volume il quale però lascia dietro di sé la lacuna di quasi un 
secolo: e di seguito altri 37, con pochissime interruzioni di data; 
indi l'aggiunta di quattro buste di minute in fogli volanti, raggra- 
nellate, pare, durante il riordinamento. E perché le snppliclie 
« considei^ate in se stesse, non sono altro che lettere dirette ai 



376 l'archivio del comune di pano 

« Magistrati della città... ed aventi una forma loro propria, ven- 
« gono collocate dopo queste. » Restano a compimento di ciò che 
s'intitola Cancelleria, i bandi, gli editti e le notilicazioni « ricchis- 
« sima e abbastanza antica collezione » distribuita per ordine cro- 
nologico dal 1444 al 1808. Del primo dei suoi cinque volumi, sus- 
seguiti da 12 cartelle di carte volanti, si dà una descrizione piut- 
tosto abbondante, la quale mette in vista i bandi di alcune tre- 
gue concluse dai Malatesta con altri Signori e Comuni, ed uno ne 
segnala « sul valore del lìorino largo fiorentino, ragguagliato a 
« quarantasei bolognini di moneta vecchia d'argento, al pari del 



VII. 



Da una breve notizia sulla Depositcria, onde s'intitola la terza 
sezione, e dalla enunciativa dei diversi uffici ne' quali si divide- 
va, possibilmente mantenuti nell'ordinamento dell'Archivio Fanese, 
raccogliesi come una delle principali ingerenze in quel ramo di 
amministrazione era esercitata dal soprastante e notare dei Catasti 
e delle Collette. Citato poi un frammento di catasto, mancante di 
data, ma induttivamenta antico, e perciò collocato tra le perga- 
mene; e delineato sommariamente (p. 383) il sistema dell'allibra- 
mento usato in tutte le Marche per via di denunzie ; rilevando 
insieme il nome singolare di « appasso o arbitrato » che quella 
operazione vi ricevette ; scende l'A. a descrivere il più antico 
volume, che è il liher novi a232^assatus doynorum Fani^ del quar- 
tiere di Porta nova, fatto nel 1348; e dopo di esso, i diversi libri 
di quel tempo serviti per la città e sue dipendenze, e come per 
gli originari così per i forestieri, i Nobili, le Chiese e gii Istituti 
religiosi. In pari modo fu praticato per gli estimi del secolo susse- 
guente : mentre nel secolo XVIII si accenna all'estimo venuto a 
formarsi coi censi, coi Atti e le loro denunzie, per imposizione o 
riscossione di tasse e dazi. E dopo i 145 volumi di questa e i 106 
della serie dei così detti CatasUni, disposti per luoghi e per anni, 
vien quella delle Collette o Còlte, distinte come i catasti in ordine 
di tempo, dal 1343 al 1375 ed in serie originaria progressivamente 
numerata fino a xxxvm, con altre aggiunte per tutto il seco- 
lo XIV. Peroccliè separandone per secoli il materiale inventariato, si 
confusero le specie di queste gravezze sulla città e sul suo contado, 
le quali nel secolo XV tengono più specialmente il titolo di graii 
e mezzi gradi; appellativo forse ironico, non meno di quello che a 
Firenze chiamava inacente un balzello messo in vigore a quei 



SECONDO II, SUO RK("ENTK RIORDINAMKNTO 'MÌ 

tempi. La erogazione del riscosso, che per lo più serviva, di titolo 
all'imposta, risguarda a cose svariatissime, a venire dai salari del 
medico e del maestro di scuola tino alle spese di costruzione e 
riparazione di mura, fortezze e porte. Ne consegue che il tema 
della imponibilità, che talvolta indicevasi sulla proporzione del 
reddito dal Vi lino al 3, e ])in ancora, per cento ; talvolta sul te- 
statico sili capi di bestiauK', come anche sugli estimi, sui fitti, 
sui censi ec, è così innltiforme, tanto sia nel remoto tempo che 
lìn pure nel secolo XVIH, d:i renderne agevolmente persuasi, che 
non sono una scoperta nò un vanto, poco invero lusinghevole, del- 
l' età presente la nomenclatura, l'attuazione e l' indole dei cre- 
scenti balzelli. Ed è forse per ciò, che sommano a 807,