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Full text of "Storia degli scavi di Roma e notizie intorno le collezioni romane di antichità .."

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RODOLFO LANCIA NI 



STORIA 

DEGLI SCAVI DI ROMA 

E NOTIZIE 

INTORNO LE COLLEZIONI ROMANE 
DI ANTICHITÀ 



Volume Primo 

(a. 1000-15 30) 



ROMA 

ERMANNO LOESCHER & C.» 

(bretschneider e regenberg) 
Librai-Editori di S. M. la Regina d'Italia 

1902 



ROMA 



TIPOGRAFIA DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI 

PROPRIETÀ DEL CAV. V. SALVIUCCI 
1902 



RODOLFO LANgiANI 



STORIA ' ^ 

DEGLI SCAVI DI ROMA 

E NOTIZIE 

INTORNO LE COLLEZIONI ROMANE 
DI ANTICHITÀ 



Volume Primo 

(a. 1000-15 50) 



ROMA 

ERMANNO LOESCHER & C.o 

(breischneider e regenberg) 
l.ibrai-Hditori di S. M. la Regina d'Italia 

1902 



• 



AUTORE SI RISERVA IL DIRITTO DI PROPRIETÀ LETTERARIA 
A TENORE DI LEGGE 



Edizione di 500 esemplari. 



ROMA 



TIPOGRAFIA DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI 
PROPRIETÀ DEL CAV. V. SALVIUCCI 

1902 



PREFAZIONE 



Il primo volume della Storia degli scavi e de' musei di Roma che presento 
agli studiosi di queste materie, comprende il periodo decorso dagli inizii del 
secolo XI al pontificato di Clemente VII (1530). Gli altri quattro volumi, 
coi quali spero condurre detta storia sino al 1870, usciranno a intervalli di 
un anno. 

Scopo di questo lavoro, pel quale ho impiegato venticinque anni di pre- 
parazione bibliografica e archivistica, è quello di presentare un quadro possi- 
bilmente completo delle ricerche e delle scoperte di antichità fatte in Roma 
e sue vicinanze dal mille in poi : come pure di dare notizie inedite o pocn 
conosciute suUa formazione e dispersione delle raccolte romane d'arte e di 
antichità. Con l'aiuto di queste notizie, che sono accompagnate dalle licenze 
d'esportazione rilasciate dalla Camera Apostolica sin dalla seconda metà del 
secolo XVI, si potrà forse ritrovare l' origine e riconoscere le vicende di mol- 
tissime opere d' arte, provenienti da Roma, che oggi adornano i musei del 
resto dell'Italia e dell'Europa. 

Il campo di queste notizie è limitato, topograficamente, a Roma, Ostia, 
Porto, Alsio, Castronovo, Veio, Nomeuto, Tivoli, Palestrina, Labico, Tusculo, 
Albano, Ariccia, Nemi, Lauuvio, Lavinio, Ardea e Anzio. Cronologicamente 
l)oi è limitato all'anno 1870 e alla cessazione del dominio pontifici*». Oltre- 
passare tale data equivarrel)be a ripetere notizie che tutti possono ritrovare 
nel Bullettino della Commissione Archeologica Comunale, nelle Notizie degli 
Scavi, e in tanti altri periodici contemporanei. 



— IV — 

Io non pretendo avere messo insieme un lavoro assolutamente completo. 
L' attività scientifica e i mezzi finanziarli di un privato non possono giungere 
là dove giungono appena le grandi Accademie. Anche oggi, dopo un quarto 
di secolo di ricerche, non mi avviene di aprire un nuovo libro o di penetrare 
in un nuovo archivio senza spigolare qualche notizia della quale non aveva 
pur anco preso appunto. Data questa condizione di cose, mi sono trovato nel- 
r alternativa o di continuare a raccogliere pel resto della vita, con la pro- 
babilità che il frutto di tante fatiche vada a finire come i libri di don Ferrante ; 
di publicare il già messo in disparte, che non è poco. Poiché lo schedario, 
sul quale è fondata questa Storia degli scavi e de' musei, forma già una 
biblioteca di novaatacinque grossi volumi, nove dei quali contengono 18369 
estratti dall'archivio di Stato, otto contengono 6352 estratti dall'archivio 
capitolino, trentatre contengono circa 60000 schede di topografia antica, me- 
dievale e moderna : due si riferiscono alla storia della Rovina di Roma : cinque 
a Musei, Gallerie e Biblioteche : undici a scavi e licenze d' esportazione : due 
agli scavi di Ostia. Gli ultimi ventisei volumi contengono carte topografiche, 
epigrafiche, e archeologiche provenienti dagli archivii Visconti e Vespignani, 
e dalla raccolta di Pietro Pieri. Ho raccolto personalmente questo materiale 
in Italia, Francia, Belgio, Olanda, Germania, Svizzera e Inghilterra: negli 
altri paesi, per mezzo di autorevoli corrispondenti. 

L' ordine adottato nella formazione dei volumi è il cronologico, scopo del 
lavoro essendo la storia degli scavi, e non un trattato di topografia. Ma gli 
studiosi i quali ricercassero notizie relative a uno speciale monumento, o a 
uno speciale museo, possono valersi degli indici copiosissimi, in calce a cia- 
scun volume. Gli indici comprendono sei parti, cioè : Topografia antica — To- 
pografia medievale e moderna — Chiese — Musei, Gallerie e Biblioteche — 
Varia — Nomi proprii. 

Esprimo la mia riconoscenza all'egregio direttore della Tipografia Salviucci, 
Francesco Saverio Perugini, per l'aiuto intelligente e premuroso che ha voluto 
prestarmi nella stampa di questo volume. 



INTRODVZIONE 



GLI SCAVI E LE COLLEZIONI DI ANTICHITÀ IN ROMA 

DAL SECOLO IX AL SECOLO XIV 



I primi scavi di antichità in Roma devono credersi contemporanei alle traslazioni 
dei corpi santi. I sepolcri dei martiri trovandosi esposti alla profanazione, ed i sot- 
terranei cimiterii divenendo sempre più inaccessibili, i pontefici furono costretti a 
trasferire le reliquie dei santi dentro la cerchia delle mura: e perchè avessero degno 
ricetto, furono ricercati sotto le volte crollanti delle terme i labri da bagno intagliati 
in marmi preziosi, per collocarli sotto gli altari delle basiliche a maniera di avelli. 
Le prime ricerche avvennero sulla fine del secolo VII. I corpi di Faustino, Simplicio, 
e Viatrice, trasferiti circa l'anno 682 dal cimiterio di Generosa a s. Vibiana, furono 
collocati da Leone II entro « una conca d'alabastro orientale di figura ovale, scolpitavi 
nella facciata la testa di un gatto pardo ed è in circonferenza p. 25, alta p. 4 » 
(Ficoroni, R. A., p. 191). Stefano V, riedificando la basilica dei ss. Apostoli nell'SlG, 
« in conca porphyretica recondidit » i corpi di Eugenia, Claudia, e di XII martiri 
tratti dalle catacombe di via Latina, ed in altro simile labro le spoglie di s. Savino 
(Martinelli, R. ex ethn. sacr. p. 65). L'anno 1625, restaurandosi dal card. Millini la con- 
fessione dei ss. Quattro, fm'ono scoperte quattro conche ben grandi, due di porfido, 
una di serpentino, una di metallo, nelle quali Leone IV e Pasquale II avevano riposto 
reliquie. Altre più importanti ricerche di solii balneari debbono essere avvenute al 
tempo delle translazioni in massa operate da Pasquale I (817-824). Ottone III 
(983-1002) depose il corpo di Bartolomeo apostolo ed altre illustri spoglie in una 
vasca di porfido, la maggiore delle conosciute, misurando m. 3,34 in lunghezza, 0.90 
in larghezza e profondità. Conserva ancora il foro per la chiave di scarico dell'acqua. 
L'anno 1049 Leone IX collocò altra vasca simile sotto l'altare grande di s. M. in 
via Lata, tornata a scoprire nel 1491 (Montfaucon, Iter Ital. e. XVII, p. 240): e 
Callisto II nel 1123 altra di granito orientale in s. M. in Cosmedin (Crescimbeni. 
Storia, p. 416). Il Marangoni, descritta la conca porfiretica, già nel battistero late- 
ranense, aggiunge: « questa più non si vede a cagione delle desolazioni patite da 
Roma. Bensì nel medesimo battistero fu ed è collocata una bellissima urna di basalto 
che rassembra metallo, una di quelle che adoperavansi da' gentili nelle loro terme « 



VASCHE DA BAGNO, VASCHE DI FONTANE 



(Cose gentil, p. 294). Vedi Albertino ed. 1515, f. 54: « in ecclesia et platea late- 
ranensi sunt noflulla uasa porphiretica « . Prima del rinnovamento dei ss. Giovanni e 
Paolo per opera del card. Fabrizio Paolucci, nel 1725, si conservava in ima cappella 
in fondo alla chiesa altra urna preziosa. Benedetto XIII la trasferì all'altare grande, 
e toltene le reliquie di s. Saturnino, vi depose quelle dei santi titolari. L'urna aveva 
prima contenuto parte delle spoglie dei martiri scillitani (p. Germano, La Casa celim., 
p. 472). Il Ficoroni, il Marangoni, il Corsi, che hanno studiato questo soggetto, nomi- 
nano le seguenti altre vasche. Conca di verde antico nella galleria Rospigliosi ; simile 
di basalte nero morato con quattro teste leonine in s. Croce, chiamata dal Ruccellai 
« concha di paraone molto gentile dove si posa la tavola dell' altare " ; simile di 
porfido in s. M. maggiore; simile nell'altare di s. Elena in Araceli; simile d'africano 
in s. Francesca Romana. « In s. Marcello, nella seconda cappella a destra è una gran 
conca di porfido ovale, con testa di leone nella facciata, ma presentemente resta quasi 
tutta racchiusa, con avere scalpellata la detta testa di leone per appoggiarvi il pa- 
liotto " (Ficor.). Seguono le conche di giallo in s. Stefano rotondo; di bigio in 
s. Pietro in Vinculis ; di porfido nel battistero di s. M. maggiore; di cipollino in 
villa Albani; di granito rosso nel palazzo Barberini; di nero sotto l'aitar maggiore 
di s. Marcello ; di imezio nel palazzo di villa Giulia ; di bigio brecciato in s. Antonino 
dei Portoghesi; di portasanta nel palazzo Altemps; di porfido verde nella casa dei 
Filippini ; e di porfido rosso in s. Eustachio, in s. Marco, in s. Pancrazio, in s. Pietro 
(ss. Processo e Martiniano) etc. Il duca Giovannangelo Altemps nel 1617 collocò il 
corpo di s. Aniceto in un'urna di giallo trovata al terzo miglio dell' Appia, e da lui 
creduta « labrum quod Alexandri Severi imp. sepulcrum fuit «. Si può ricordare da 
ultimo l'urna di porfido trovata nelle terme di Agrippa l'anno 1443, e collocata da 
Clemente XII nella sua cappella Corsini al Laterano. 

Le vasche termali non hanno sempre servito a contenere reliquie illustri : ne ha 
fatto uso anche il volgo profano. « Non è molto » scriveva il Fea nel 1790 « che 
nel recinto (delle terme antoniniane) furono trovate le due bellissime urne di basalto 
verde, una, e l'altra ferrigno, comprate da Pio VI che le ha collocate nel museo 
pio-clementino. Vi furono trovati dentro cadaveri » (Misceli, voi. I, p. LXV, nota d). 

Fra quelle adoperate per uso di fontane primeggiano le due di granito, lunghe 
m. 5,57 scoperte nelle terme stesse. La prima era stata collocata da Paolo II in 
piazza di s. Marco, l'altra da Paolo III davanti il suo palazzo. Restituita l'acqua 
traiana da Paolo V nel 1612, il card. Odoardo Farnese riunì le due conche insieme, 
trasformandole in fonti copiosissime d'acqua. A una di esse si riferisce l'appunto del 
Ruccellai, in Arch. Storia Patria, tomo IV, p. 579, ove dichiara di aver visto nel 
1450 « uno vaso o vero conca in una vigna presso alle terme d'Antonino Pio, lunga 
braccia quindici larga braccia V alta braccia 3 di granito o vero serpentino ". Il 
card. Odoardo sosfcui nella « piazza della Conca di s. Marco » come la chiama Mar- 
cello Alberini nel suo Diario, un altro vaso di granito rosso il quale, da tempi remoti 
era stato trasferito da qualche terma imperiale al sepolcreto di s. Lorenzo fuori le 
mura. Pio IX l'ha fatto collocare nella seconda risvolta del viale del Pincio, dietro 



VASCHE DI FONTANE, SARCOFAGI, FABBRICA DI NUOVE CHIESE 5 

la tribuna di s. M. del Popolo (')• Si possono ricordare anche le marmoree bagnarole 
di piazza Navona, di piazza di s. Marta, della fontana di papa Giulio, di villa Madama, 
di villa Albani, e quelle « in platea s. Salvatoris de Lauro, et Eustachii, maximae 
capacitatis » descritte dall'Albertino f. 54'. 

Una seconda e più importante serie di scavi ebbe luogo nei tempi di mezzo, 
anzi subito dopo le prime invasioni barbariche, per la ricerca di sarcofagi. Si tolsero 
tanto dagli ipogei dei sepolcri classici quanto dai cimiterii cristiani sopra teiTa, 
e, disperse le ossa dei rispettivi occupanti, si portarono in città per essere posti in 
uso dentro, sotto, o vicino le chiese provviste di cimiterio. L'argomento è troppo noto 
per meritare più ampia dichiarazione. Basterà ricordare le scoperte recenti di s. M. An- 
tiqua e di s. Saba, che richiamano alla mente quelle di s. Pietro, di s. Lorenzo, e 
di tante altre chiese di cui parlano i libri di topografia. 

Una terza serie di scavi ebbe luogo per la ricostruzione delle chiese urbane, 
specialmente dopo l'incendio normanno. Le seguenti sono ricordate nel corso dei se- 
coli XI-XIII. 

1069, MICA AVREA R. XIII. Alessandro li consacra la chiesa « ss. Cosmo 
et Damiani in vico aureo intra urbem Ravennantium scilicet Transtiberim » restau- 
rata dall'abbate Odemondo. Chiesa e monastero occupano suolo pieno di rovine di 
case private, con pavimenti di mosaico ed ornamenti marmorei di varia specie. Molte 
scoperte quivi fatte di recente sono rimaste inedite. La chiesa di Alessandro II era 
dove è oggi il refettorio dell'ospizio. Vedi Fedele, in Arch. S. R. St. Patria, tomo XXI, 
a. 1898, p. 483. 

1090. « men(se) mar(tio) d(ie) XXV dedicata e(stì eccl(esi)a sce marie que ap- 
pella(tur) ad pinea(m)... tem(pore) Urbani li pape». L'iscrizione che ancora rimane 
in opera (s. M. in Cappella) parla indirettamente di ricerche fatte nella cripta dei 
pontefici nelle catacombe di Lucina. 

1099-1118. « Il pontificato di Pasquale II fu pieno di miserie... nessun mau- 
soleo serba ricordanza dello sventuratissimo papa... A monumento di lui esiste oggidì 
ancora qualche chiesa che egli restaurò: san Bartolomeo nell'isola, e santo Adriano 
nel foro. Vi si aggiunse santa Maria in Monticelli, ... san Clemente, di cui Pasquale 
era stato cardinale. La sua opera migliore fu la chiesa dei Quattro Coronati sul Celio 
che l'incendio normanno aveva distrutta -' (Gregorovius, Storia, tomo IV, p. 433). 

INSVLA. Il nome di Pasquale è inciso sull'architrave della porta maggiore di 
s. Bartolomeo, insieme a quello di Ottone III il sanguinario. La data è del 4 aprile 
1113 (Forcella, tomo IV, p. 531, n. 1286). La chiesa occupa il sito del santuario di 
Esculapio. Furono impiegate nella sua costruzione venti colonne con basi e capitelli 
di varia maniera. Le quattordici di granito del Foro furono forse trovate sul posto. 
Cf. Bini Francesco, Dissert. de translat. corp. s. Baith. ap. Venezia, 1900. K pro- 
babile che l'iscrizione monumentale CIL, VI. 7 sia stata trovata circa que?ti teiiiiù. 

(') Orano Domenico, in Arch. St. Patr., t"inu XIX, p. 1")4. n. 4. 



NUOVE FABBRICHE 



Il cod. vatic. 9200 e. 160 sg. contiene preziose notizie di questo luogo fra le quali: 
« Circa hoc tempus (1157?) inundatione Tyberis facta non modica Romae in quadam 
insula eiusdem fluminis in ecclesia antiqua inventum est in quodam sarcophago 
corpus B. Bartholomei apostoli totum integrura . . . Repertum etiam in eadem eccl. 
corpus Paulini Nolani episcopi » (dall'appendice al Chronicon Sigeberti di Roberto 
del Monte, che fiori circa l'anno 1212). Seguono nel codice parecchie iscrizioni iste- 
riche della chiesa, e un estratto « ex antiqua membrana servata in archivio " della 
medesima. Importante è la notizia : « in un tiave dell'antica chiesa — Joannes Petri 
Leonis alraae urbis senator restaurar! fecit impensa sua — «.Si tratta del Pier- 
leoni successo nel governo di Roma a Giovanni Capocci. Vedi Gregorovius, tomo IV, 
p. 723. 

CVRIA. I risarcimenti di s. Adriano in tribus Fatis sono ricordati dal Lib. 
pont. Duchesne, tomo II, p. 305 e quelli di s. Maria in Monticelli, del 1100, dalla 
medesima fonte, e descritti dal Ciuccioli, Notizie isteriche, Montefiascone, 1719, p. 27. 
Le dieci colonne scanalate di pavonazzetto che dividevano la nave di s. Maria dalle 
ali, oggi murate in altrettanti pilastri, devono essere state tolte via da una sola fab- 
brica (Venuti, Roma mod., tomo I, parte II, p. 533). 

MACELLVM R. II. Innocenzo II costruisce il portichetto d'ingresso alla chiesa 
di s. Stefano in Celiomonte, delineato nella tav. II dell' Itiner. di Einsiedl. (in Monu- 
menti Lincei, tomo I, puntata 3, a. 1891). 

DOMINICVM CLEMENTIS. La ricostruzione della chiesa di s. Clemente al 
piano delle rovine dell' incendio normanno fu incominciata dal card. Anastasio circa 
il 1125, e condotta a termine dal card. Pietro Pisano il 26 maggio 1128. Gli amboni 
e i plutei furono tolti dalla basilica sotterrata ; le 36 colonne del portico e dell'atrio 
da più edificii celimontani andati in rovina. Formano gruppo 17 fusti di granito 
bigio, e 6 di cipollino. Vedi Bull, com., tomo XXVI, a. 1899, p. 467. 

ECCLESIA SS • QVATTVOR. La ricostruzione dei ss. Quattro, incendiata dai Nor- 
manni, incominciò nel 1109. Tre anni dopo Pasquale II « iussit cavare sub altare, 
quod prius combustum et confractum fuerat, et invenit duas concas, uuara porphire- 
ticam, et aliam ex proconnesso, in quibus erant recondita sacra corpora «. Fra i 
marmi da lui adoperati si contano 16 colonne di granito bigio, e più centinaia di 
lapidi, intere o in pezzi, che servirono per aggiustare il pavimento ('). Gregorio e 
Petrolino pittori dipinsero la conca dell' abside : ed io ricordo questa notizia (dal Bull. 
Crist. 1891, p. 93) perchè il nome di Petrolino si leggeva pure nella tribuna di 
s. Stefano del Cacce, indizio di altro lavoro di Pasquale II in terreno strettamente 
archeologico. 

In s. Salvatore in Primicerio, vicino a piazza Fiammetta, si conserva ancora la 
memoria del fondatore, Pasquale II. Il catalogo delle reliquie deposte sotto l'altare 
è indizio di ricerche fatte nei cimiterii suburbani. 



(') Questo museo lapidario cemeteriale dei ss. Quattro fu il primo in Roma studiato dal De 
Rossi, appena sedicenne. Dopo averne messo in ordine e studiato gli apografi, il De Rossi formò 
subito il piano del Corpus Inscr. Christ. 



NUOVE FABBRICHE 



1099. VIA FLAMINIA . GENTILE DOMITIORVM MONVMENTVM. L'ultima 
opera di questo papa connessa con ricordi archeologici, è la cappellina prossima al 
« gentile Domitiorum monumentum " infestato dal fantasma di Nerone, dalla quale 
ebbe origine la chiesa di s. M. del Popolo. Vedi le note monografie di Jacopo Al- 
berici (ediz. lat. 1599: ital. 1600), di Ambrogio Landucci del 1646, e di Gaspare 
Alveri, (parte II, giornata I) del 1664. 

1122-J123. INSVLA BOLANIANA. Scavi sotto Callisto II per la costruzione 
della chiesa dei ss. Quaranta (s. Pasquale Baylon) che occupa il sito dell' insula Bola- 
niana, CIL. VI, 67. Fu scoperta, forse, in questa occasione l'ara n. 422 indicante il sito 
del Lucus Furinae. Fra Giocondo copiò nel pavimento molte lapidi, alcune delle quali 
provenienti dal sepolcro di un Pomponius Atimetus. Cod. Chatsworth, e. 63'. 

SCI CHRYSOGONI. Giovanni da Crema riedifica contemporaneamente la eh. di 
s. Crisogono, sollevandola dal piano antico al moderno. Vedi Bull. com. 1892, p. 304. 
È probabile che le 22 colonne della nave, e le due rarissime di porfido sotto l'arco 
della tribuna, appartengano alla basilica primitiva. I marmi del pavimento furono in 
parte scavati lungo la via campana. Vedi Giocondo Chatsw. e. 51-53, CIL. 10250 etc. 

SCHOLA GRAECA. L' ultimo restauro di Callisto II è quello della Diaconia 
in Cosmedin. Ne rimane memoria nel sepolcro dell'Alfano, camerario di Callisto, che 
diresse i lavori. 

1130-1143. ANASTASIS. Azone, prete titolare di s. Anastasia, morto sotto In- 
nocenzo II, abbellisce la chiesa con l' opera dei marmorarii altrimenti ignoti, « lo- 
hannes Presbiteri romani, pater et filius « . Vedi Grimaldi, Barb. XXXIV, 50, e. 285'. 

1139. THERMAE ANTONINI ANAE. Innocenzo II, Papareschi, ricostruisce dai 
fomdamenti la chiesa di s. Maria in Trastevere. Tra i materiali di scavo messi in 
opera nella nuova fabbrica primeggiano i capitelli ionico-compositi delle terme di Ca- 
racalla, intorno ai quali vedi Huelsen, Arkitektonische Studien von S. A. Iwanoff, 
Berlin, Keimer, 1898, p. 8; e Bull. com. 1883, p. 35. Le due colonne di granito, 
presso la tribuna, e le quattro colonne di porfido del ciborio vengono forse dallo stesso 
luogo. Negli scavi del 1870 sì trovarono avanzi della chiesa anteriore a Innocenzo. 
Vedi Armellini, Chiese, p. 639. 

MAVSOLEVM HADRIANL " In medio rotundi giri erat sepulchrum porfiriticum... 
quem Innocentius secundus papa levavit hinc inde et voluit sepelliri: quod sepul- 
chrum a dicto Innocenti© positum fuit in paradyso s. Petri sub Salvatore musaico 
et navi apostolorum » Anon. Magliab. ap. Urlichs, Codex, p. 161. Intorno al quale 
monumento vedi Bonanni, Numismata, p. 101 sg. ; Torrigio, Grotte, p. 365; e de Rossi, 
Inscr. chr. tomo II, p. 232, n. 120. 

1153. MAVSOLEVM HELENAE. Anastasio IV scopre il sarcofago porfiretico di 
Flavia Elena, nel mausoleo della villa ad duas Lauros, a Tor Pignattara, e lo trasfe- 
risce al Laterano. Danneggiato nell' incendio di Clemente V, i canonici lo risarcirono 
nel 1509 « iniuria temporum undique diruptum ac protinus disiectum ». Pio VI lo 
collocò nella sala della Croce Greca, sotto il n. 589. 

1160 circa. ISEVM ET SERAPEVM. Cencio e Nicolao figli di Pietro de Papa e 
nepoti di Innocenzo II « ecclesiam (s. Stepbani de Cacco) mcignitìcaveriini de proprio 



8 NUOVE FABBRICHE, OFFICINE DEI MARMORARll 

statuerunt, funditus de parvo eorpore magnani'». Inscr. Christ. tomo li, p. 434, 
n. 101-104. 

1167. MAVSOLEVM AVGVSTI. Avendo i Romani attribuita la perdita della 
battaglia contro 1 Tusculani (30 maggio) a tradimento dei Colonnesi, se ne vendica- 
rono sul mausoleo di Augusto, allora ridotto in fortezza « che distrussero da cima 
a fondo, rimanendo in piedi soltanto quelle parti che presentavano una solidità insu- 
perabile.... cioè il recinto delle celle ". Nibby, R. A. tomo II, p. 528. 

1190 agosto. OSTIA. Riccardo Cuor di Leone sbarca ad Ostia, che è così de- 
scritta dal cronista in Pertz M. G. H. SS. XXVII, p. 114, 115, donde Tomassetti 
in Archiv. Stor. Patr. a. 1897, p. 58: « all'ingresso del Tevere havvi una bellissima 
torre ma abbandonata. Vi sono immense rovine di antiche muraglie... al 26 di agosto 
il re passò per un bosco « quod dicitur Selbedeme, in quo est via marmorea ad 
modum pavimenti jacta (dev' essere la via Severiana) che corre per ventiquattro miglia 
nel bosco, il quale abbonda di cervi, caprioli, e damoli ». Altre notizie circa questi 
luoghi si trovano nella bolla di Celestino III in Bull. vat. t. Ili, p. 75, ove sono 
nominati ^ quatuor casalinos et duas criptas extra portam non longe ab eadem Ho- 
stiensi civitate sita in loco, qui vocatur Calcarla ». 

1191. VIA TIBVRTINA. Celestino III edifica il chiostro di s. Lorenzo fuori le 
mura, con materiali antichi e in terreno pieno zeppo di monumenti cristiani. Vedi 
Cod. vat. 9198, e. 26'. 

1197. THERMAE ALEXANDRIANAE. Celestino III riedifica la chiesa di s. Eu- 
stachio fra le rovine delle terme alessandrine. Era a tre navi con due ordini di co- 
lonne, di diversi marmi, otto per parte. L' iscrizione della conca porfiretica sotto 
l'altare di mezzo, dice: " ego Coelestinus corpora sanctorum et oculis vidi et ma- 
nibus tentavi et recondidi cum titulo antiquo in mausoleo sub altari » . Vedi De Rossi, 
Inscr. Chr. tomo II, p. 449, n. 216. Lo stesso papa costruì la chiesa di s. Salvatore 
delle Coppelle. L'iscrizione ap. de Rossi 1. e. p. 447, n. 207, porta la data del 1195. 

Prima di ricordare altre simili costruzioni di chiese in aree monumentali, av- 
venute nel seguente secolo decimoterzo, è necessario fare cenno degli scavi e delle de- 
vastazioni commesse dalle varie famiglie dei marmorarii romani, che in questo tempo 
fiorirono. Occupandomi soltanto di scavi e non di storia dell' arte, è inutile ripetere 
quanto hanno già scritto il Promis, il Reumont, il De Rossi, il Frothingham, il Richter, 
il Mazzanti, il Rivoira sulla origine e sullo sviluppo di queste scuole di architetti-scul- 
tori-ornatisti. I quali scavarono per doppio scopo : per procurarsi modelli alle loro opere, 
e per fornire di materiale le loro officine. Molte di queste botteghe sono state sco- 
perte nei tempi nostri ; di altre trovate anteriormente abbiamo descrizioni più o meno 
autorevoli. Conviene prima di ogni altra cosa distinguere le officine dei tempi clas- 
sici da quelle posteriori alla rovina della città, e proprie dei marmorarii romani 
dei sec. XII-XIIL 

Le classiche, come è facile intendere, stanno sempre al piano della città antica, 
sepolte sotto quello stesso strato di macerie che ricopre i grandi edifizii dell' impero. 



OFFICINE DEI MARMORARI! 



In secondo luogo non contengono marmi di seconda mano da adattarsi a nuovi usi, 
ma manni grezzi con sigle di cava, e date consolari, pur ora acquistati dalla « ratio 
marmorum ». In terzo luogo vi si trovano busti e statue appena abbozzate di mar- 
tellina (') insieme a quelle già condotte a pulimento e pronte per la vendita. La 
quarta caratteristica è più singolare. In queste botteghe si trovano spesso figure, 
mezze figure, busti, teste di Daci prigioni, scolpite in pavonazzetto : cosi in quella 
scoperta nel luglio 1841 in via de Coronari n. 211, in quella scoperta nel 1859 in via 
del Governo vecchio n. 46-47, in una terza trovata nel 1870, circa, sotto la casa 
Massoli in via dei Coronari, in una quarta trovata sotto Clemente X accanto la casa 
Odam nel vicolo del governo Vecchio, e così via discorrendo. L'ultimo argomento è 
quello del sito. Queste botteghe stanno aggruppate nel lembo settentrionale della pia- 
nui-a cistiberina, fra l'Agone e Ponte, ossia fra la « Statio " dell" Amministrazione dei 
marmi presso s. Apollinare, ed il molo di sbarco alla Torre di Nona, descritto dal 
Marchetti nel Bull, cora., tomo XVIII, a. 1891, p. 45 sg. 

Affatto diverse sono le caratteristiche delle officine del medio evo e dei primi 
anni del rinascimento. 

Nell'ultimo quarto del cinquecento scavandosi nella vigna dei Vittorj presso 
r antica porta Portese, nel sito dei giardini di Cesare, fu trovata un' officina marmo- 
raria ricavata alla meglio da due stanzoni antichi. Era piena t di statue e di teste 
di filosofi e imperatori « che furono divise tra l' antiquario de' Vittorj e quello del 
card. Farnese. " Vi si trovarono ancora alcuni strumenti da scultori, che sembra vi 
fossero portati per rassettare o sterpire da qualche materiale scultore, e poi per repen- 
tino bando papale fossero ricoperte » Vacca, Mem. 96. 

Negli scavi del giardino delle Mendicanti, dell'anno 1776 al 1780, parve agli 
archeologi presenti di riconoscere in un' angolo di quella vaga fabbrica « lo studio di 
uno scultore addetto al servizio imperiale ; le molte teste e busti d' imperatori non ter- 
minati di restaurare, i frammenti di mani con globo, non ancora compiti, fecero for- 
mare tale idea di questo luogo » Venuti R. A., tomo I, p. 60. Dalle notizie che pub- 
blicherò intorno questi scavi famosi nel volume III risulta trattarsi invece dell' officina 
degli scultori che restauravano busti e statue per conto o di Eurialo Silvestri, o del 
cardinale Alessandro De Medici arcivescovo di Firenze, i giardini dei quali si esten- 
devano dalle Mendicanti sino al Colosseo. 

Nel 1823, fondandosi la casa situata nella via dei Quattro Cantoni ai n. 46-48, 
appartenente a Giovanni Batt. Frontoni, fu trovata una altra officina costrutta a ma- 
niera di capannone. Le servivano di recinto alcune pareti antiche di mediocre cortina. 
rivestite di marmo, ma nel mezzo dell' ambiente si vedeva una fila di massi di tra- 
vertino con un foro nel quale era piantata la trave verticale destinata a sostenere le 
incavallature del tetto. In questo ed in un vicino ambiente furono scoperte sei statue 
marmoree spezzate ab antico a colpi di mazza sulle gambe, perchè restassero più 
facilmente atterrate — alcuni frammenti di antica scultura, e varie parti di cattivo 
restauro, preparate per ricomporre le statue, come dita, braccia, mani, piedi — un 



(') Bart.^li, Meni. G8-70 ; Bull. coni. 1891, p. 32 sgg. 



10 OFFICINE DEI MARMORARI! 



martellino di ferro, dei soliti adoperati dagli scultori — un grosso mucchio di arena 
da segatore — una colonnina di marmo bianco incominciata a segare — marmi grezzi, 
due pezzi di colonne di bigio, e capitelli corinzii abbozzati. 

Delle sei statue, acquistate da Ignazio Vescovali, la prima era copia in pentelico 
del Fauno di Prassitele. Aveva il naso e l'estremità del piede sin. preparati per il restauro: 
che anzi fu pur trovato rifatto, ma non posto a luogo, il pezzo del piede mancante : 
e perchè questo era riuscito più basso della misura richiesta, perchè combaciasse, si 
era incominciato a limare il piede antico per adattarlo a questo bel risarcimento. 

La seconda statua, pure di Fauno o Satiro, mostrava nella sin. il pedo di mediocre 
restauro. La terza, copia della precedente, aveva preparata al restauro l' attaccatura 
del braccio destro e di varie dita, e già racconciato il pube come nella prima. La 
quarta è il Marsia di Mirone del museo Lateranense (Helbig, voi. I, p. 486, n. 661): 
le due ultime rappresentano Ninfe che si tengono una conca dinnanzi con ambe le 
mani, ignudo dal mezzo in su, figure che nella prima metà del corrente secolo sole- 
vano dirsi Appiadi, quasi che tutte la sola acqua appia versassero. Si ritrovò pure la 
metà superiore di un Bacco ed altri frammenti di minor conto. Vedi P. E. Visconti 
in Atti Accad. pontif. Arch. tomo II, p. 643. 

Il 10 marzo del 1874 scavandosi sul confine della villa Altieri, a poca distanza 
dal sito nel quale l'anno 1583 furono scoperti i simulacri dei Niobidi (^) e dei Lot- 
tatori, si trovò un piano coperto di arena da segatore sul quale giacevano molti marmi 
grezzi e operati. Il più notevole è quel blocco di porfido vergato di colpi di sega, 
che si vede nel cortile del museo Capitolino. Misura m. q. 2,44 ed è grosso in media 
m. 0,19. 

L'anno 1886, il 24 maggio, discoperta una quarta bottega da marmorario negli 
scavi del palazzo della Banca d' Italia, nell' orto già Mercurelli in via Mazarino. L" offi- 
cina comprendeva almeno due ambienti, già appartenuti ad una " domus " patrizia 
forse di Giulio Frugi (^), forse di Poblicio Nicerote (^). 

Nel primo ambiente stava diitto in piedi, con la schiena appoggiata alla parete 
di fondo, il bel simulabro di Antinoo illustrato dal Visconti nel Bull. com. 1886, 
p. 209 sg., tav. VII. Il plinto posava, non sul pavimento della stanza, ma sopra uno 
strato di rottami, alto m. 1,75 La statua è stata dunque collocata in quella postura, 
quando 1' edificio classico era già sepolto sotto un banco di calcinacci grosso quasi due 
metri. La statua inoltre non è indigena, ma viene forse dall'ottavo miglio della Nomen- 
tana, tenuta delle Vittorie, quarto di Valle Valente (*) : e siccome era stata trovata 
per quelle campagne nel fondo di un fosso, le cui acque sature di carbonato 1' ave- 
vano coperta di incrostazioni calcari, pare che gli scopritori abbiano cercato raschiarla, 
e restituirle il pulimento, come dice il Vacca essere avvenuto degli ermi degli orti 
di Cesare. 



(,') Fabroni, Diss. sulle statue appartenenti alla favola della Niobe. Firenze, 1779, p. 20. 

(2) Bull. com. 1886, p. 184 sgg. 

(^j Ivi, 1887, p. 18, n. 1704. 

(*) Ivi, p. 191. 



OFFICINE DEI MARMORARII 11 



Il secondo ambiente fu trovato pieno di marmi, spoglie di antiche fabbriche già 
cadute in rovina. Vi erano fusti di colonne di giallo, e di africano, blocchi di caristio 
e di travertino, i quali mostravano fino a tre o 'Quattro colpi di sega. L'anno seguente 
furono ritrovati quattro blocchi di pavonazzetto sui quali era scritto, in caratteri attri- 
buiti al secolo settimo od ottavo. Urani trib. et noi ('). 

Il giorno 15 nov. 1890, cavandosi nel nuovo Macello Comunale al Testaccio, fu 
scoperto 1' atrio di una casa romana con peristilio di colonne di tufa rivestite d' into- 
naco monocromo, occupata in epoca assai tarda da uno scalpellino. L' industria del quale 
sembra essere stata quella di raccogliere marmi di vecchie fabbriche abbandonate per 
adattarli a nuova forma a seconda dell' occasione del giorno. 

In uno spazio di pochi metri quadrati si trovarono diciotto fusti di colonne disposti 
parallelamente con un certo ordine, e poi rocchi, basi, capitelli, e scaglioni di varia 
specie (^). E qui occorre ricordare che quando si scavava il cosidetto Emporio Tibe- 
rino per la cloaca della via Gustavo Bianchi si riconobbe che gli antichi ambulacri 
e i voltoni rappresentati nella tav. V, p. 157 della terza dissertazione " de Aquis " 
del Fabretti, avevano servito per molti anni di cantiere ad una colonia di marmo- 
rarii: che questa colonia lavorava quasi esclusivamente quattro specie di marmi, il 
porfido, il serpentino, il giallo, il pavonazzetto, in quantità spaventevole : e final- 
mente che produceva opere assai minute, perchè i massi da lavorare cubano pochi 
decimetri, e le scaglie dei piccoli blocchi già lavorati sono assai minute. 

Un ottavo cantiere pieno di marmi per uso di chiese e di chiostri fu trovato 
nel 1885 quando si tagliava l'orto dei Passionisti alla Scala Santa per lo sbocco del 
viale Emmanuele Filiberto in piazza di s. Giovanni. E delineato nella tav. XXII 
della Forma Urbis. 

Il nono appartiene alla basilica Giulia, ove, nei primi scavi del 1871, si trovò 
il pavimento antico coperto da un sottile strato di terriccio, e su questo un banco 
di scaglie minute di travertino grosso circa m. 1.50. Vedi Bull. List. 1871, p. 243. 

Il decimo fu scoperto l'anno 1878 nello xisto della casa augnstana sul Palatino. 
Anche qui il piano era coperto da uno strato di scaglie di uiarrao statuario e di arena 
da segatore grosso m. 1,25. Su questo strato, sostenuta da due baggioli o cuscini 
di pietra, giaceva la bella statua di Hera del museo Nazionale (Helbig, Guide, tomo IL 
p. 195, n. 974). 

Il più notevole fra questi cantieri di recente scoperta è quello dei marmorari i 
di Raffaele Riario card, di s. Giorgio, il costruttore del palazzo della Cancelleria. Si 
sa che il nipote di Sisto IV mise a contribuzione parecchie petraie, e contribuì alla 
distruzione del tempio del Sole (^) di un ignoto edifizio vicino a s. Eusebio (') del 
Colosseo (?) e sopratutto dell'arco creduto di Gordiano al Castro pretorio. Per ridurre 
ai nuovi usi i marmi di quest'ultimo, si costruì una tettoia in un punto che oggi 



(') Ivi, 18S7, p. 18, II. 1703. 

(-] Ivi, 18'n, p. 23 sgtj. 

0) Sali. Peruzzi. scli. 064. 

(^) Biondo, II, 17; Ganuicci, p. 105; Severaiio, p. G77 



12 OFFICINE DEI MARMORARII 



corrisponde a metà di via Gaeta, lungo e sotto il muro di cinta della villa della So- 
maglia. Qui l'officina fu ritrovata il 21 ottobre 1871, e se ne ha un cenno dal Vespi- 
gnani nel Bull. com. tomo I, p. 103 sgg. tav. II (cf. p. 234, tav. II). I massi del cornicione 
e le sculture figurate dell'arco giacevano, non sul piano antico profondo sei metri, ma 
sopra un piano di scarico, 2 ai 3 metri sotto il marciapiede di via Gaeta : e non erano 
ammassati e confusi insieme come se precipitati dall'alto, ma regolarmente adagiati 
sopra conci di pietra, nel modo stesso col quale i nostri scalpellini sogliono collocare 
i massi da sottoporre alla sega. Gli artefici del card, di s. Giorgio e l'architetto della 
Cancelleria, Antonio da Sangallo il vecchio (0 hanno dunque scelto un sito non molto 
discosto da quello dell'arco per lavorarne i marmi architettonici, i bassorilievi, e le 
iscrizioni, affine di risparmiare il trasporto alla Cancelleria stessa delle parti non op- 
portune alla nuova destinazione. Questa officina è dell'anno 1485 o 1486: ma quale 
sarà la data delle altre? 

P. E. Visconti, descrivendo le scoperte del 1823 ai Quattro Cantoni, crede che la 
bottega appartenesse a restauratori di statue « di tempi più ai nostri che agli antichi 
vicini» e «che sia andata a male nelle luttuose calamità che afflissero Eoma nel se- 
colo XVI » cioè nel sacco del 1527. Che cosa abbian da fare le luttuose calamità di 
quei tempi con le sei statue scoperte agli Otto Cantoni è difficile di indagare : ma è 
giusto ricordare a sostegno dell' opinione del Visconti che, a poca distanza dal sito di 
quella bottega, il card, di s. Angelo, Giuliano Cesarini, aveva inaugurato il 20 maggio 1500, 
il primo museo-giardino statuario aperto al pubblico in Eoma. Vedi il cod. angelic. 1729, 
e. 12 e la « lei hortorum » elegantissima ap. Schrader, e. 217'. Anche lo studio di 
restauro scoperto nel 1776 alle Mendicanti è legato, come dissi poc'anzi, col museo- 
giardino Silvestri-De Medici. Per il caso della basilica Giulia, si può pensare alla 
società per la produzione della calce quivi stabilitasi nel 1426 (vedi). Il cantiere della 
scala santa può avere relazione coi lavori del Vassalletto nel chiostro Lateranense del 
1230 circa, o con quelli di Nicolao di Angelo di Paolo nel portico della stessa basilica 
del 1175 circa. Per l'interpretazione degli altri casi conviene ricorrere, a mio giu- 
dizio, a una notizia rimasta per tanti anni negletta negli scritti del Winckelmann, e 
che il Marucchi ed io abbiamo dì nuovo pubblicata (-). Il Winckelmann descrive una 
statua della raccolta Verospi rappresentante Esculapio, sul plinto della quale era in- 
ciso il nome di uno degli illustri Vassalletti che fiorirono nella seconda metà del se- 
colo XII nella prima del XIII (^). Questa statua di Esculapio è stata certamente 
in piedi nello studio dei Vassalletti, come 1' Antinoo della Banca d' Italia è stato 
in piedi nello studio di qualche altro artefice. Al quale proposito ricordo che fra i 
marmi del chiostro lateranense v' è una serie di squisite figurine d'alto rilievo, che 
credo provenire dal ciborio di s. Matteo in Merulana. La testa della figura di s. Gio- 
vanni Battista è certamente modellata su quella di un'Antinoo. 

(') Lanciarli, Arcliiv. S. R. S. P. tomo VI, p. 227; Gnoli, Archivio Stor. dell'Arte, Anno V (1892), 
fase. Ili, p. 17G s<;g. 

(") Winckelmann, Storia deirarto, ediz. Fea, tomo II, p. 1-14 ; Lanciani, Pagan and Chr. Rome, 
p. 240 sgg. 

(') De Rossi, Bull, crist. 1891, p. 93. 



OFFICINE DEI MARMORARIl 13 



Che poi i due Vassalletti, architetti e scultori ornatisti del detto chiostro ('), col- 
tivassero lo studio dell'arte antica lo dimostrano le sfingi quivi scolpite a sostegno 
dell'archetto d' ingresso dalla parte di ponente. Anche la porta di s. Antonio all' Esqui- 
lino (a. 1269) ha sfingi che sostengono colonnette (*). Si è voluto attribuire l'ispi- 
razione di queste opere ai racconti dei pellegrini di Terrasanta o dei Crociati : ma 
non c'era necessità di ricorrere ai monumenti dell'Egitto, quando Roma stessa offriva 
ai proprii artisti modelli eccellenti nel dromos dell'Iseo Campense, e nel recinto della 
Isis Metellina della III regione, posto a pochi passi di distanza dal Laterano e da 
s. Antonio. 

L' Esculapio Verospi non e la sola opera d'arte antica proveniente dalle botteghe 
dei marmorarii romani del secolo XII e XIII. A d. dell' ingresso attuale di s. Stefano 
Rotondo sta una cattedra balneare marmorea, sulla quale vuole la tradizione che s. Gre- 
gorio recitasse alcuna delle sue omelie. E molto più probabile che sia stata messa 
in quel luogo al tempo d'Innocenzo II (1130-1143) costruttore del vicino portichetto. 
Nel suppedaneo della cattedra è inciso il nome di un M.\Gisler IOH«/?/egS che l'ha 
posseduta, e forse ripulita e acconciata. Ricordando in ultimo luogo le circostanze che 
accompagnarono la scoperta sopiacitata del cantiere all' Emporio tornano subito al pen- 
siero i pavimenti, gli amboni, i ciborii, i mausolei, incrostati di tasselli di porfido e 
di serpentino, opere caratteristiche della scuola romana che si dice ordinariamente 
Cosmatesca, ma che comprende invero quattro grandi famiglie: quella « filiorum Pauli " 
fiorita nella metà del secolo XII: quella detta di Lorenzo, o dei Cosmati che fiorì 
per cinque generazioni, dalla fine del secolo XII alla fine del XIV: quella dei tre 
forse quattro Vassalletti che fiorì dal 1153 alla seconda metà del mille dugento: 
quella di Ranuccio Romano, dei suoi figliuoli (Petrus, Nicolao) nipoti (Giovanni, Guit- 
tone) e pronepote (Giovanni), che fiorì dal 1143 al 1209 (3). 

La sola notizia eh' io possa aggiungere a quanto è stato scritto finora intorno questi 
precursori del Rinascimento, concerne il sito dello studio o bottega dei Cosmati. In 
una carta del 22 settembre 1372, in atti di Paolo Serromani prot. 649 e. 14, A. S. C. 
madonna Oddolina vedova di Corraduccio Mastrone, dichiara al giudice palatino di avere 
ereditato, fra molti stabili « unam domum positam in regione pinee inter hos fines. 
ab uno latere tenet Coluccia marmorarius, et heredes Gosmati marmorarii, 

ab alio latere tenet domina (sic) a duobus lateribus sunt vie publice - . Un altro 

atto contemporaneo del notare Gianpaolo Goiolo, prot. 849 e. 325 A. S. con la data 
data del 14 decembre 1412, parla di una vigna degli eredi stessi in via Ardeatiua. e 
fornisce notizie biografiche sul Coluccia marmorarius. « In presentia mej notarij pauliis 
cole gratianj dictus alias paulus talgialoiito marmorarius de Regione pinee preseutibii< 
diìa angela uxore sua et colutio filio ipsius pauli et diete dtie angele veudidit bar- 
tUolonieo guillelmj de Sycilia. Idest duas petias vince ipsius pauli plus vel initius 
quante sunt cum parte vasce vascalis et tinj esistente in eis et cum candele existt-nti 



{') Bull. com. 1887, p. 99; De Rossi. Bull, crist. 1891, p. 91 segs 
C) Cf. Stevenson, Mostra di Roma. p. 173. 
(^) Bull, crist. 1875. p. 122. 



14 SCAVI DEI MARMORARII, PILI PER l'aCQYA SANTA 

in eis et cum parte cisterne existentis in eis que vinea posita est extra portam apie 
in loco qui dicitur la torre de perolj in proprietate dae andree uxoris condam 
barthellutij de mar r ance (Tor Marrancia!) inter hos fines ab uno latere tenet paulus 
thome verallj ab alio latere tenent heredes quondam gosmati marmorarij 
ante est via publica. Hanc autem venditionem fecit dictus paulus eidem bartholomeo 
emptori predicto prò pretio octo florenorum » . 

Le opere dei marmorarii di Roma e delle province si collegano alla storia degli 
scavi per tre motivi. In primo luogo essi « prescelsero per le fasce ed i meandri del- 
l' opus tessellatum dei pavimenti, degli amboni e d' ogni altra marmorea decorazione, 
le pietre cemeteriali, e ne fecero lo sciupo e la strage che nelle romane basiliche 
tuttora vediamo. La varia sottigliezza di quelle lastre e la loro forma oblunga assai 
si prestavano all' uopo dell' opera predetta. Così alle romane catacombe in tanti modi 
spogliate e devastate toccò anche la sventura d' essere ai marmorarii romani quasi 
miniera di lastre » De Rossi, Bull, crisi 1875, p. 130. In secondo luogo si deve a 
essi il principio e lo svolgimento del commercio di esportazione dei marmi urbani, fa- 
vorito dalla circostanza del rinnovamento dei Comuni di Italia, ognun dei quali volle 
dedicare al santo protettore un tempio « grande, bello, magnifico, le cui armoniose 
proporzioni in altezza, larghezza, e lunghezza si legassero tanto perfettamente ai par- 
ticolari dell' ornato da renderlo decoroso e solenne e degno del culto divino, e della 
fama della città » come in Siena : col campanile che dovesse innalzarsi, come a Spoleto 
« usque ad sidera " . 

I più vecchi raccoglitori di epigrafi danno curiosi particolari sull' uso e sull' abuso 
dei marmi antichi nelle fabbriche delle chiese. Il Mazochio copiò sei iscrizioni in s. Apol- 
linare vecchio, una nelle quali « in urna aquae benedictae » le altre « in pavimento 
prope rostra chori, in pav. inter rostra chori, in pav. a latere dextro chori, in pav. 
prope altare maius " , l'ultima « in eodem ambitu in horto cardinalis Agennensis " . 
Vedi cod. vat. 8492, e. 83'. Altro elegante esempio dell' uso dei marmi scritti e scol- 
piti nelle chiese di Roma si ha a e. 21' e 22 dello stesso codice, postillato dal Lelio, 
a proposito di quella dell' Aracoeli. Questi monumenti servivano « prò ara s^^ Angeli, 
prò altare Annuntiate, prò fulcro altaris divi Georgii, prò fulcro alt. Marie virginis prò 
fulcro alt. santi Pauli » etc. Presso la porta laterale della chiesa verso il Campido- 
glio si vedeva scritto LOCVS SACER IVSSV Q. BATONI TELESPHORI!: ciò che non 
farà maraviglia a chi ricordi la leggenda del cippo collocato accanto l'aitar grande di 
s. Maria maggiore : INGRATAE VENERI SPONDEBAM MVNERA SVPPLEX-EREPTA 
COIVX VIRGINITATE TIBI ! 

Tutti i marmi erano di buona preda, ma due classi (oltre quelle delle lastre in- 
scritte per uso dei pavimenti) furono prese specialmente di mira. La prima è quella 
dei cippi e in era ri i, il cui ricettacolo quadrato o rotondo si prestava a contenere 
l'acqua santa. Il CIL. ne ricorda oltre il centinaio, fra i quali 12871 in ecclesia s. Leo- 
nardi apud forum Judaeorum, 12934 in s. M. Transpontina iuxta fontem s. Petri, 
13534 in Aracoeli, 13540 in s. Clemente, 13871 in s. M. Maggiore, 14147 in. s. Saba, 



PILI PER l'aCQVA santa, CALICI MARMOREI 15 

14440 in ecclesia s. Benedicti in platea Tagliacotii reg. Arenulae (la Trinità de' pel- 
legrini), 14680 alle tre Fontane, 15001 nella sagrestia di s. Filippo fuori porta Pin- 
. ciana, 15030 «in pilla marmorea cipo antiquo ubi est aqua benedicta in s. Andrea 
in Nazareno » presso corte Savella, etc. 

Fra Giocondo ha registrato con cura particolare questi monumenti (Cod. Chat- 
sworth, e. 66 infra ecclesiam s. Nicolai de Columna, e. 66' in ecclesia s. M. Mina, 
e. 69 in s. Luciae de le qatro porto, e. 109 in s. Marco etc.) e anche più di 
lui il Mazochio nel cod. vat. 8492, ove se ne contano parecchi delineati dal postil- 
latore Lelio. Le chiese ove stavano sono s. Apollinare, s. Simeone, s. Biagio della 
Fossa, s. Nicolao in Agone, s. M. in Vallicella, s. Brigida, s. Martinello, s. M. in 
Monticelli, s. M. di Monserrato, s. M. in Julia (disegno), il Battistero Lateranense, 
Sancta Sanctorum, la cappella di s. Benedetto a Ponte Quattro Capi, etc. etc. Credo 
che ora ne rimangano in uso appena tre o quattro. Ne ricordo uno a s. M. in Do- 
minica, uno nell'atrio di s. Teodoro, e un terzo nella facciata della cappella del 
casale di Prima Porta, a destra della porta d' ingresso. È un ossuario a doppia ansa 
che porta scritto a lettere del secondo secolo: 

iRRVNTIVS 

IL • HILARIO. eoe 
X • ANN. XXXX 

La seconda classe di monumenti messa in opera per adornamento delle chiese è 
quella dei vasi, catini e calici di fontane, che si collocavano negli atrii e nei 
quadriportici, e della quale ho già parlato poc' anzi. Vedi Ruccellai in Archivio S. R. 
St. Patria, tomo IV, pag. 569. « Item sulla piazza di rimpetto alla porta di mezo 
(di s. M. maggiore) uno vaso di porfido di uno pezzo, ritratto a modo di tazza in su 
colonnette, che il diametro suo può essere braccia 4 in 5 ». Id. ibid. p. 574 » la 
chiesa di sancto Piero in Vincola dove è di fuori allato alla porta della chiesa uno 
vaso di granito di lunghezza di braccia 10 et largo braccia quattro et alto braccia 
quattro, con una figura allato di porfido senza testa ». 

Nel Campo lateranense, oltre alla ben nota raccolta di bronzi, v' erano sculture 
marmoree, fra cui due leoni collocati su rozzi piedistalli, a d. ed a s. del simulacro 
di M. Aurelio. Vedi il bozzetto di M. Heeniskerk in « Gesammelte Studien zur Kuust- 
geschichte: eiu Festgabe... fur Anton Springer, Leipzig, 1885. 

Un rame notissimo del Lafreri rappresenta la raccolta di marmi antichi davanti 
il portico della Rotonda, come appariva nel 1549. Vi è il « labrum ex porphyrite •> 
ora nella cappella Corsini : i « duo ex ophite leones » ora nel museo Capitolino, e 
un vaso di bella invenzione, forse uno di quelli visti dal Ruccellai 1. e. p. 57o 
(item sulla piazza... una sepoltura di porfido molto gentile con due lioni, dallato una 
bella petrina, et con due vasetti di porfido dallato "j. L'Ugonio Stazioni 31o' nomina 
due soli vasi di porfido: e due soli appariscono nelle vignette del Du Perac tav. 35, 
del Sadeler tav. 33, di Pietro Schenck I, 07 e di Alo Giovaunoli. La seconda conca 
fu trasportata a Fena-a nel 1592. 



16 CALICI MARMOREI, TRASFaRMAZlONE DI STATVE 

S. Giacomo del Colosseo aveva pure il suo bacino, trasferito da Paolo II nella 
piazza di s. Marco. Secondo l'anon. Magliab. (p. 163 Uurlichs) questo sarebbe una cosa 
sola con la nota conca di Parione : « ad concham Parionis fuit templum Pompei...., , 
quae concha traslata fuit et stat nunc in Colliseo coram hospitali sancti Jacobi » 
ina le sue parole non meritan fede. Altre conche sono descritte dall' Aldovrandi, 
p. 291, 312 e dal Vacca, mem. 34. 

La « navicella « di s. M. in Domnica, che taluni credono scultura del tempo di 
Leon X, stava invece in quel luogo sino dai tempi di mezzo, come apparirà dai do- 
cumenti che sono per pubblicare. Vedi a. 1484. 

Due campioni di questa classe hanno durato sino ai tempi presenti: il calice 
marmoreo di s. Cecilia, simile a quello del cortile Mattei proveniente senza dubbio 
da qualche altra chiesa : e la vasca di s. Cosimato {^). Ne rimaneva un terzo di 
grande pregio istorico e topografico, ma la stoltezza dei nostri tempi ci ha pri- 
vato anche di questa bella memoria dei tempi passati. Parlo del celeberrimo « calii 
marmoreus " posto nell' atrio della vetusta basilica dei ss. Apostoli, e quivi descritto 
sin dagli anni 560-573 da Giovanni III (« Via ubi est calix marmoreus, et lapis 
marmoreus magnus in gradibus eicavatus » cioè la scala del tempio del Sole. Vedi 
Urlichs, Codex, p. 200). Girato di 180^ l'asse della basilica, e trasferitone l' ingresso 
da oriente ad occidente, il calice rimase probabilmente nel sito primitivo, dove sor- 
sero più tardi le case dei Papazurri, essendovi memoria di un trasferimento fatto 
nell'anno 1456 il giovedì 29 aprile. (Vedi). È rimasto nel mezzo del secondo chiostro 
del convento sino al 1892, nel quale anno fu destinato a fungere da vaso di fiori nelle 
Terme di Diocleziano. 

Il doti. W. Amelung ha segnalato una terza classe di marmi usati dagli scul- 
tori del rinascimento, quella delle « statue antiche trasformate in figure di santi ». 
Egli cita il s, Sebastiano in s. Agnese dei Pamphili, ricavato da un Giove o da un 
imperatore seduto: la s. Agnese sotto il tabernacolo della basilica nomentana, replica 
(antica) di una delle due figure femminili di Ercolano, ora nel museo di Dresda: la 
s. Elena nella cripta di s. Croce in Gerusalemme, già statua di Giunone: e il s. Giu- 
seppe nel cortile Sacripante, la cui testa è ritratto di Antonino Pio: etc. Credo che 
la lista possa essere aumentata. Vedi Mittheil. tomo XII, 1897, p. 71. 

Per quanto si riferisce a Roma le opere dei marmorarii offrono la seguente cronologia: 

1130 circa. Coro vaticano (?) scolpito da Paolo. 

1140 circa. Ciborio della Hierusalem, scolpito dai tre figliuoli di Paolo, Giovanni, 

Angelo e Sassone, 
1148. Ciborio di s. Lorenzo f. 1. m. scolpito dai medesimi e dal quarto fratello Pietro. 
1150 circa. Ciborio dei ss. Cosma e Damiano, opera dei predetti. 
1154. Ciborio di s. Marco, opera dei predetti. 

(') Collocata nel sito presente l'anno 1731. 



OPERE DEI MARMORARII, ESPORTAZIONE DEI MARMI 17 

1162. Ciborio dei ss. Apostoli, ^colpito da Lorenzo di Tebaldo, capostipite dei Co- 

smati. Altre sue opere in Araceli. 
1170-1180. Portico della bas. lateran. eretto da Nicolao figliuolo di Angelo di Paolo, 

e candelabro della bas. Ostiense scolpito dal medesimo. Sotterranea confessione 

e pozzo delle reliquie (?) in s. Bartolomeo all' isola. 
1200 circa. Porta di s. Pudenziana, opera del Vassalletto seniore. 
1205. Porta di s. Saba, opera di Jacopo Cosmate. 
1227. Coro di s. M. in Monticelli, opera di maestro Andrea e di suo figlio, dello 

stesso nome. Vedi Ugonio, Theatrum, e. 385. 
1230 circa. Chiostro lateranense, opera del Vassalletto II. Precede di pochi anni il 

chiostro di s. Paolo. 
1264. Lavori in s. Urbano a Campo Carleo, di maestro Angelo. 
1277-1281. Cappella di s. Sanctorum, opera di Cosmate I. 

1284. Tabernacolo di s. Cecilia scolpito da Arnolfo. Tabernacolo di s. Bartolomeo 
air Isola, opera di Ognissanti Callarario dei Tedorini. 

1285. Tabernacolo di s. Paolo, scolpito dal medesimo e dal socio Pietro (Cavallini?) 
1290 circa. Ciborio dei ss. Giovanni e Paolo, scolpito da Cosmate IL 

1295 circa. Ciborio di s. Giacomo alla Longara, scolpito da Diodato e Jacopo figliuoli 
del precedente. Pavimento di s. Ambrogio de Maxima, opera di Jacopo. Vedi 
Ugonio, Theatrum, e. 300. 

1297. Tabernacolo di s. M. Maddalena al Laterano, opera di Diodato. Ciborio di 
s. M. in Campitelli, eretto dal medesimo a spese dei Capozucchi. 

1297-1300. Sepolcri del Durante e del card. Consalvo alla Minerva, opera di Giovanni 
Cosmate. Sepolcro di Stefano dei Sordi in s. Balbina, opera del medesimo. Se- 
polcro di Bonifacio VIII, opera di Arnolfo e di Pietro. L'arte cosmatesca cessa 
di brillare nel 1302 col monumento del card. Matteo d'Acquasparta in Ara- 
celi. Vedi Gregorovius V, p. 727. 

Sui lavori eseguiti da costoro nelle città circostanti a Roma, vedi l' importante 
paragrafo del Bull, crisi 1875, p. 124. 

Sul commercio di esportazione dei marmi di scavo vedi il mio articolo ^ Va- 
nished Rome » nel Pali Mail Magazine dell'ottobre 1894, p. 207 segg. Sembra certo 
che r industria dello scavare materiali per i calcinai e per le nuove opere di scal- 
pello sia stata assunta da tanti speculatori che ben presto la produzione sopravanzò 
la richiesta. Nacque perciò la necessità di trovare nuovi sbocchi al commercio, non 
solo con le provinole vicine, ma anche con i paesi al di là delle Alpi e al di là del mare. 

Questo argomento non può essere trattato a fondo, perchè molti elementi di in- 
formazione sono andati perduti o stanno nascosti negli archivii dei Comuni italiani. 
delle fabbricerie locali. Il successo ottenuto da Luigi Fumi esaminando quello del 
duomo d' Orvieto dovrebbe spronare altri a tentare la prova. 

La più antica memoria di trasporti di marmi da Roma a terre lontane ò del 
tempo di Teodorico, e concerne le colonne della Domus Pinciana spedite a Ravenna. 



Ì"8 ESPORTAZIONE DEI MARMI 



Segue quella delti-asporto delle colonne porfiretiche dal tempio del Sole Quiri- 
nale a s. Sofìa di Costantinopoli, attribuito al regno di Giustiniano. La parte del 
duomo di Aii-la-chapelle edificata da Carlo Magno (796-804) e consacrata da Leone ITI, 
è opera di marmorarii romani, sul modello dall' ottagono di s. Vitale a Ravenna. 
Le colonne preziose dell'ordine alto (Hoch-miiuster) rapite dai Francesi nel 1794 
e restituite con la pace del 1815, provengono in parte da Roma, in parte da Tre- 
viri e da Ravenna: che anzi lo studio di copiare i nostri storici monumenti fu 
condotto a tal punto che il duomo di Aii ebbe la sua Lupa di bronzo, simile a quella 
del Campo lateranense, e la sua Pigna, simile a quella della fontana di Simmaco 
nel paradiso di s. Pietro. 

La cattedrale di Pisa cominciata nel 1063, e consacrata nel 1118 da Gelasio II, 
contiene infiniti marmi di Roma e di Ostia, alcuni dei quali anch' oggi portano il 
certificato d'origine, come quello del Genio della Colonia Ostiense CIL. XIV, 9, 
presso r angolo s. o. della nave transversa. Si importarono anche sarcofagi, come quello 
di Marco Annio Proculo (ibid. 292) scoperto nuovamente l'anno 1742 a piedi dell'aitar 
maggiore. L'officina ove « molte spoglie di marmi stati condotti dall' armata de Pi- 
sani » (Vasari) si adattavano alle nuove opere sotto la direzione di Busketo e Ro- 
naldo, fu scoperta fra gli anni 1883 e 1892 nell' orto di Luigi Bottari, contiguo 
alla piazza del Duomo. L'ha descritta il prof. Ghirardini nelle Notizie del 1892, 
p. 149-151. 

Dalle cave inesauste « districtus urbis » si cavarono materiali per la costruzione 
del duomo di Lucca (1060-1070), di Monte Cassino (1066), di s. Matteo in Salerno 
(1084), di s. Andrea in Amalfi (XI secolo), del duomo di Spoleto, del battistero di 
s. Giovanni in Firenze (1100), del monastero di Nostra Signora di Tergu in Sardegna, 
del monastero di s. Fruttuoso a pie del monte di Portofino, della chiesa di s. Fran- 
cesco a Civitavecchia, del duomo d'Orvieto (1321-1360) e perfino dell'abbazia di West- 
minster. Per taluni di questi edificii manca la prova scritta, ma la qualità e la 
condizione dei marmi che li compongono bastano a mostrarne l'origine. Alfano e 
Leone d'Ostia parlano delle « columnae, bases, ac lilla et diversorum colorum mar- 
mora » trasportate col mezzo di barche da Roma alla bocca del Garigliano, e col 
mezzo di bufali dalla bocca del Garigliano a Montecassino. Le colonne ed i marmi 
del duomo di Salerno formarono parte del bottino di guerra di Roberto Guiscardo. 
I porfidi e i serpentini onde sono commessi il sepolcro di Enrico III, parte del pavi- 
mento davanti all'altare grande, e certi altri sepolcri nella cattedrale di Westminster 
furono portati via da Roma dall'abbate Richard of Ware poco dopo il 1258. Si pos- 
sono ricordare in ultimo luogo le parole dell'Epist. hortatoria del Petrarca: n de vestris 
marmorei^ columnis, de liminibus templorum, de imaginibus sepulchror. sub quibus 
patrum vestror. venerabilis cinis erat, desidiosa Neapolis a doma tur». 

Il comm. Fumi cosi parla delle provviste dei materiali da decorazione per il 
duomo d'Orvieto nel suo splendido volume del 1891 (') : « Notevole è la quantità di 

(') Luigi Fumi, Il duomo di Orvieto e i suoi restauri. Roma, Società Laziale 1891, p. 28 segg. 



SCAVI PEL DVOMO DI ORVIETO 19 

marmi venuti da Roma e dalle sue vicinanze. Già dai ricordi datici dal p. Della 
Valle (0 si hanno marmi romani arrivati per la via di Orte, ne' primi anni della 
edificazione della chiesa (giugno 1316). Maestri dell'Opera si trovavano a lavorare 
al Castello della Galera, nelle parti di Roma, e nel maggio 1321 vi ricevevano messi 
con lettere. Maestro Ciolo di maestro Tommaso d'Amelia faceva spesa in Roma per 
cavare marmi da un fossato presso lo stesso luogo, e per la polizza di salvacondotto 
fuori di Roma, e per pagare un notaro che scrisse lettere da parte dei conti dell'An- 
guillara. In altro documento dello stesso mese sono registrate tutte le spese fatte da 

lui a maestri e lavoranti che erano a ricercare e a lavorare marmi La spesa 

notata per portare ferramenti e altro da Orvieto a Roma, a Castel Galera, e altrove, 
fa vedere che s'intrapresero i lavori intorno a quel tempo. Nel giugno potevano già 
essere recati circa venti pezzi di marmo del peso di molte migliaia di libre. Da Roma 
stessa spedironsene sette da Castel sant'Angelo, oltre quelli che se ne acquistarono da 
varie persone. Molti ne forni anche la contrada di s. Paolo (^). Coi nostri sono nomi- 
nati maestro Jacomo di Luca marmorario di Roma, che fu insieme con essi per quattro 
giorni, e andette attorno per il distretto romano: e maestro Stato o Stazio, altro 
marmorario della stessa città. Si fermarono ad Albano facendosi raccomandare per 
lettere dal notaro dei Senatori, e togliendo da questi carta di licenza. Gli accolse 
umanamente il sig. Giovanni de' Savelli. Ad Albano erano a lavorare varii artisti... 
Di là spedirono il 6 novembre 1321 quarantotto pezzi al porto di Grapigliano in otto 
carrate, e da Castel Gandolfo in tre carrate al detto porto per il Tevere. Per questi 
marmi maestro Marino di Federico pagò maestro Jacomo marmorario di Roma suddetto, 
per due giorni che fu coi nostri a condurli, e per regali in pepe in cera e zatferano 
presentati ai nobili uomini Pandolfo e Giovanni de' Savelli, i quali donarono i marmi 
stessi. Maestro Marino di Federico stette in Albano quarantacinque giorni, ed egli 

stesso lavorò i marmi (Nel settembre 1325) Lorenzo di Pietrangiolo sandalario 

romano recò per Tevere dal porto di Foglia in Sabina quarantun pezzi di marmo, del 
peso di 23.450 libre. Ne recò altri tredici Cola Caroso, altro sandalario romano, del 
peso di 15.500. Cola Capozucchi camarlingo della Camera di Roma, rilasciò polizza 

di pedaggio per 54 pezzi, a ragione di dodici denari provisini per ognuno Nel 

1337, dal guado di Titignauo per Castel Vecchio si traevano some di marmo romano, 

e da Sipicciano e da Orte e da s. Valentino Nel 1354, mentre reggeva la loggia 

il capo maestro Andrea di Ugolino, si pose mano ad eseguire la bella finestra tonda 
rota di facciata. Per essa si acquistò a Roma, per trentacinque fiorini d'oro, un 
marmo grande che dal tempio di Giove doveva essere condotto a Tevere, spezzato, ma 
ridotto alla forma più grande che fosse possibile: e conduttori ortani, e attiglianesi 
nel 1356, e nel 1358 e 59, ebbero per quel trasporto da Roma al porto di Attigliano 
varie somme. Dal quale ultimo luogo arrivarono dodici centinaia estratte dal Tevere. 

e poi cinque some il 15 giugno 1359, quando era capomaestro Andrea Orcagua 

AirOrcagna successe nel 1360 Andrea di Cecco Rinaldi da Siena. A suo tempo, di feb- 

(') Della Valle, Storia del duomo d'Orvieto. Roma, 17l.'I, p. 2tì0. 

(') Queste indicazioni dei documenti originali vanno interpretate diversamente. VeJi apiresso. 



20 SCAVI PEL DVOMO DI ORVIETO 

braio 1360, si trasportarono con licenza del Campidoglio, da Roma al Tevere, e quindi, 
dopo pagato il pedaggio in PontemoUe, in Gallese, e in Otricoli dodici mila libre di 
marmi al porto di Attigliano: altre 29000 libre in seguito ". Così il Fumi a p. 29-30. 

Dagli allegati che il eh. autore produce, p. 42 e segg. si hanno particolari topo- 
grafici di qualche importanza. 

1321, 25 maggio. PORTVS AVGVSTI. Si paga una fune «prò trahendis mar- 
moribus de quodam fossato prope Castrum Ghalere districtus (urbis) ". I marmi si 
andavano cercando per la campagna e si lavoravano sul posto a fine di diminuirne 
il peso. Taluni pezzi dovevano essere stragrandi: i « 7 lapides mangni » tolti via il 
27 giugno pesavano, ridotti, sei migliaia ed un terzo. 

1321, luglio. R. IX. Gli scavi nel distretto del campo Marzio fruttarono 10 blocchi 
di circa 12 migliaia. Nello stesso mese maestro Ciolo acquista da privati 7 pezzi di 
marmo e li fa carreggiare « ad portum Castri sancti Angeli de Urbe ». Frattanto 
altri artefici « ibant ad inveniendunm marmerà per districtum urbis ». La formula 
« prope Castrum sancti Angeli » che ricorre in altri documenti, indica non la pro- 
venienza dei massi ma il luogo di imbarco, ossia il molo di Torre di Nona, descritto 
dal Marchetti nel Bull. com. del 1891, p. 45. 

ALBANVM DOMITIANI. Gli scavi e le distruzioni nella « centrata castri Albani » 
durarono almeno 36 giorni ('), tale essendo il conto delle mercedi pagate ai marmorari! 
Pier Terracane, e Nicolao da Fiorenza. 

OSTIA. Quale sia il senso della formula relativa agli scavi fatti in « districtu 
urbis subptus urbem de centrata sancti Pauli » lo spiega la nota p. 46, n. XLIV. 
Vi si accenna al trasporto di marmi dal X miglio sotto s. Paolo per mezzo di bufali. 
È evidente essere stato messo a contribuzione il territorio ostiense : poiché non occorre 
computare quelle X miglia sino a Roma, ma solo « ad portum Grapigliani prope 
sanctum Paulum de Urbe ». 

Il porto scalo di Grapigliano pare che corrisponda a quello ora detto « della 
pozzolana » sotto la collina di Ponte Fratto, l'antico vicus Alexandri, intorno ai quali 
luoghi vedi il Bull. com. 1891, p. 217 sq. Esso servì ancora all'imbarco dei marmi 
provenienti dalla villa albana di Domiziano a Castel Gandolfo (^). Vi era un traghetto 
(passatura ultra flumen Tiberis erga dictum portum Grapigliani). Il documento LXX 
del 30 nov. 1325 contiene la notizia di un terzo porto, oltre quelli di Tor di Nona 
e di Grapigliano già notati. È il porto di Ripetta, chiamato porto dell' Agosta — portus 
Aguste Urbis. Vi era uno spazio per lo sbarco ed imbarco delle mercanzie, ed un 
officio gabellarlo, dove il comune e la sua camera rilasciavano le polizze d'esporta- 
zione ai marmorari! esteri, i quali venivano a Roma a « spiare » la loro preda, prima 
di intavolare le pratiche coi committenti e coi proprietaria Cf. il doc. CLXXIV del 
13 febbraio 1350 « Castrutio quando ivit Romam ad spiorandum prò marmo ». 

1354, 10 settembre. OPERA OCTAVIAE? Il documento relativo a scavo e 
trasporto di marmi da un preteso tempio di Giove « usque ad portum Tiberis » reca 

(■j L. e. p. 45, n. XLII. 
(2) L. e. p. 46, n. XLV. 



SCAVI PEL DVOMO d'oRVIETO 21 



il n. CLXXIX. Quale era il tempio di Giove? Evidentemente il pertico d'Ottavia 
vicino alla sponda del fiume, cui le Mirabilia, ossia le Guide di quei tempi attri- 
buiscono appunto quel nome. Si noti che il marmo colossale, del valore di 35 fiorini 
d'oro, era di proprietà privata, di un certo Alessio Matrice. Forse dalla stessa cava 
vengono i 64 pezzi di marmo imbarcati al porto di Ripetta nell' estate del 1356 
(doc. CLXXXIII). Ne provengono certamente i 45 traini condotti dall' istesso sito di 
Alessio Matrice all' istesso porto, nel gennaio del 1362. I marmi erano stati spezzati 
e lavorati sul posto. I senatori rilasciarono la apodixa di uscita (CCXl). Nel febbraio 
del 1360 si parla di altre 12 migliaia di marmo, per le quali era stata chiesta « in 
capitoleo « ed ottenuta « licentia deferendi extra urbem « (CO). 

1368. ISEVM ET SERAPEVM. Le spogliazioni durarono parecchi anni ancora. 
Nella estate del 1368 un maestro Paolo di Matteo comprò marmo « da Paulo di 
Converrone da Roma, il quale avita in Cammigliano » per fiorini 4 d'oro: da » Paulo 
Salvatelli il quale avita in Treio » per 3 fiorini. Non so se costoro si debbano con- 
derare proprietarii di rovine-petraie del Camilliano e del campo d'Agrippa, ovvero sem- 
plici marmorarii. Marmorario fu per certo quel « Donato d'Alberto da Rezzo il quale 
avita a Roma ... de Santa Maria Rotonna » e scolpisce « LX pezzi di ciercini » 
(CCXXI). 

VEII. Assai importanti sono le notizie relative agli scavi di Malborghetto, con- 
tenute nei documenti CCXXII, CCXXXI, CCXXXII, CCXXXIII etc. Padrone del 
luogo era il « nobilis vir dominus Latinus de Ursinis", il quale donò all'opera del 
duomo « lapides marmoreos positos et existentes in districtu et territorio Castri Insule 
prope Malborghetum » . Raccolti e ridotti alla forma dovuta, erano deposti sulla sponda 
del fiume alle « Capanne Malborghecti ». 

Gli scavi durarono dal gennaio del 1369 all' ottobre del 1370 nella « Tenuta 
Insulae pontis Veleni » di casa Orsini di Bracciano. Si tratta perciò del sito di Velo, 
cosi chiamato sino dal principio del secolo XI. Una parte di esso fu acquistata da 
Andrea Orsino sino dal 1346: un secolo dopo, la potente famiglia aveva occupato tutto 
il territorio vejentano. Cf. Nibby, Anal. Ili, 421 sgg. il quale crede che il « pons 
Veleni o Veneni » debba ricercarsi nel ponte Sodo. In ogni caso la tenuta stessa di 
Malborghetto abbonda di rovine che ho esaminate e delineate diligentemente nel gen- 
naio 1897 : fra le quali il Giano quadrifronte che serviva di maschio al castello medio- 
vaie (Burghus s. Nicolai), e il mausoleo rotondo tra il IX e il X miglio della Fla- 
minia. Si noti che il Giano sta a cavallo del crocevia formato dalla Flaminia e dalla 
traversa che metteva in comunicazione il Tevere con la Cassia-Clodia per mezzo 
di Velo, e che serviva al carreggio dei marmi dal luogo di scavo al luogo d'imbarco. 

1360, 5 maggio. Assai rimarchevoli sono i documenti CCCXI, CCCXIII e CCCXIV 
relativi a savi di statue. Io non ne intendo bene il senso. La formola è questa: 
f si placet effe di et conduci facere duas aut tres statuas maimorcas seu tivertini 
prò faciendis apostolis prò nicchis in facciata existentibus «. Si tratta di scavare marmo 
ossia la materia prima, per modellarlo in istatue, ovvero si tratta di vere e proprie statue 
classiche da adattarsi al tipo cristiano, come quelle riconosciute e descritte dall'Ame- 
lung? Il doc. CCCXIV relativo alla - couductio trium statuarum tivertiui. existeutiimi 



22 CALCARE 

in territorio Civitelle, ponendarum in necculis super oculo ecclesiae » parrebbe confer- 
mare la seconda ipotesi, mentre la ragione addotta per l' effossio statuarum » nei 
docc. CCCXI e CCCXIII « ut magister liapbael sculptor possit laborare ne frustra 
consimiat tempus " pare avvalori la prima. 

Ma è tempo oramai, di passare ad un altro capitolo nella storia degli scavi e 
della rovina di Roma, alla ricerca, cioè, dei marmi e dei travertini per le calcare. 

CALCARE. Di grandi provviste di calce si parla sino dal secolo Vili. Sisinnio, 
che fu papa nel 708, accingendosi a riparare le mura di Roma contro gli assalti dei 
Longobardi, ordinò a tale effetto che si apparecchiassero le calcare. Lo stesso fece Gre- 
gorio li (715-731) restaurando le mura vicine alla porta di s. Lorenzo, e il suo suc- 
cessore Gregorio III, somministrando alla città le spese per gli operai e per la com- 
pera della calce. Questa era certamente cotta sul posto, adoperandovi u pezzi di marmi 
e di travertini presi dalle fabbriche rovinate : e porto opinione che vi siano stati cotti 
infiniti rottami di tante statue, che vi dovevano essere in ogni contorno, e qualcuna 
rotta anche a posta ". Fea ad Winckelmann, Storia, tomo 111, p. 312. Le antiche leggi 
punivano nel capo coloro che vendevano e coloro che compravano marmi di sepolcri 
per la calcara. Costante commutò la pena di capitale in pecuniaria, nella legge seconda 
diretta a Limenio a. 349. Vedi Cod. Theod. L IX, tit. 17 « de sepulchris violatis». 
Ma queste difese avranno tutt' al più servito a tutelare per qualche altro anno ancora 
i sepolcri lungo le vie consolari: gli altri monumenti furono sacrificati senza pietà. 
Lo sappiamo dagli storici della " decline and fall " dell' impero, lo sappiamo da quanto 
si è scoperto sotto i nostri occhi in Roma e nel suo distretto negli ultimi 30 anni. 
La strage non cessò nei tempi di mezzo, anzi divenne più feroce col risorgimento delle 
arti. Una delle più autorevoli testimonianze su questo fatto è quella del Chrysoloras, 
il maestro del Poggio (ap. Gregorovius, tomo VI, p. 817): « le statue giacciono in- 
frante oppure sono ridotte in calce o impiegate in funzione di pietre : per buona ven- 
tura ancora se ne adoperano in officio di predella per montare a cavallo, o di zoccoli 
di muraglie, o di mangiatoie nelle stalle « . 

Il Fea 1. e, p. 317 dice che i calciaiuoli e i fornitori di marmi si attaccavano 
specialmente ai sepolcri « per il comodo che si aveva nelle proprie vigne di rovinarli 
senz'essere scoperti »: ma le calcare clandestine dei tempi di mezzo e del risorgimento 
devono credersi piuttosto strana eccezione alla regola: i materiali si ricercavano, gli 
edificii si demolivano, i marmi si calcinavano alla piena luce del sole, sotto l' occhio 
indifferente delle autorità, anzi col consenso di questa e con partecipazione degli utili. 
Col documento pubblicato a p. 47, anno 1426, la Camera, concedendo ad una compa- 
gnia di calciaiuoli i travertini della basilica Giulia, si riserva la metà del prodotto, che 
poi cede a favore del cardinale di s. Eustachio, Giacomo Isolani. Lo stesso è avvenuto 
pei travertini del Colosseo, del fornice di Lentulo, del circo Massimo e di cento altri 
monumenti consumati in servigio della fabbrica di s. Pietro, dei palazzi di s. Marco, 
Riario, Farnese etc. Si tratta di centinaia di migliaia di rubbia di calce. I privati 
ne consumavano in proporzione. Ecco un esempio del 1509: « MDIX die XIIII de- 
cembris magister lohannes de Biaseto de Monte rotundo promisit dare magistro Fran- 



CALCARE 23 

cisco de Vecchis de Cremona, infra unum mensem cum dimidio rugia ducent(a) de 
calce in bonis lapidibus, condueta ad portum (il porto di Tor di Nona) prope domum 
alias cardinalis Parmensis (') prò precio viginti sex bolonenorum sive baiochorum in 
rugio » A. S. C. Scritt. arch. prot. VII, e. 800. Si vede che Francesco de Vecchi non 
avendo forse i mezzi di procurarsi la calce alla moda, la calce archeologica, s'era con- 
tentato della volgare di Monterotondo a sei baiocchi il rubbio, compreso il traporto 
per via del fiume. 

Si è ricordata, a questo proposito, una costituzione dì Paolo III per far cessare 
lo sconcio. Il de Marchi ne discorre cosi : « Nel principio di papa Paulo terzo quelli 
che facevano calcina in Roma pigliavano tutti li torsi di marmore che potevano bavere 
delle anticaglie, e ne facevano calcina, et per aventura alcuni ignoranti li havria poste 
una statua, perchè trovavano che faceva calcina miracolosa, massime il marmore orien- 
tale: questi pezzi di marmore erano trovati sotterra nel fare le cantine, e nelli cava- 
menti delle vigne, et altri luoghi che si fanno a posta per cavare pietre in Roma e 
fuori, ma ... . Paolo terzo . . . fece fare una provisione grandissima sopra delle anti- 
caglie, massime sopra delle statue, etiamdio delli torsi . . . che non se ne ponesse in 
fornace sotto pena della vita; donde ne avvenne in poco tempo che cominciò a multi- 
plicare le anticaglie in Roma, e cominciarono a montare in pretio ». E più sotto: - Prima 
(di Paolo III) chi voleva portar via anticaglie, le portava quasi senza difficoltà nes- 
suna; li cavatori di pietra da far calcina pigliavano delli trusi di statue e de ogni 
altre antigaglie ... e ne facevano calcina, et io l'ho veduto con li miei occhj: e li 
ripresi e feci cavare fuori certi trusi della fornace a Roma appresso Ripetta (la cal- 
cara dell' Agosta), in su la ripa del Tevere. Hora papa Paulo pose bandi crudelissimi 
che nessuno dovesse disfare pietra antica ne portar fuori di Roma etc. « Cod. 
Magliab. XVII, 3, ap. Miintz, Rev. arch. maggio-giugno 1884. 

Questi " bandi crudelissimi e di scomuniche » non sortirono il loro effetto: la 
distruzione dei capolavori della plastica greco-romana diminuì forse, ma non cessò: 
quanto alla distruzione degli edificii essa continuò sino alla fine del cinquecento più 
violenta che mai. È vero che i conti delle fabbriche farnesiane contengono grosse 
partite di calce venuta da Tivoli e da Monterotondo, ma vi appariscono anche forni- 
tori di Roma. 

La loro industria non ebbe a soffrire dalla - provisione » paolina: tanto più 
che essa era divenuta un cespite di entrata per la Camera. Dal libro mastro di messer 
Antonio Amadio per la tassa del ponte di s. Maria (1548-1549) apparisce che i cal- 
carari erano tassati a calcara, cioè secondo la quantità del materiale archeologico da 
loro distrutto: « adi 21 luglio 1549 da bernardino de laco magiore calcararo al 
buon conto dele sue calcare scudi 3: (26 luglio dal med°) scudi 2, per resto dele 
sue calcare ». Vengono appresso Paolo Pianetta ('•), Vincenzo Romuli, etc. alcuni 
dei quali furon fatti pagare « per mano di Donato executor del baricello -. Tiove- 
remo appresso altri nomi famosi di calcarari nei pontificati di Paolo III. Giulio III. 

(') Il card. Gio. Giacomo Schiafenati detto il card, di Tanna costruttore o abitat'.r-- di una cii.<a. 
donde venne il nome ad un arco (Via dell'arco di l'arma) e ad una strada che a quello cii'Iuc-.va. 
(') Comproprietario della calcara dell'Agnsta. Vedi appresso, p. 20. 



24 CALCARE 

e Clemente Vili. Quanto alla distruzione delle sculture figurate — a dispetto della 
provisioue sopra riferita — basti la testimonianza non dubbia di Pirro Ligorio, il 
quale a p. 17 del codice Bodleiano, dissertando sul modo di comporre uno stucco ec- 
cellente, suggerisce l' uso della polvere di marmo parie, traendola dalle « statoe che 
si guastano di continuo ». 

Flaminio Vacca certifica alla sua volta che le statue si bruciavano nella seconda 
metà del secolo XVI. Dopo descritta la « barca di marmo con figure sopra, ma tutte 
ruinate " scoperta nell'Antoniana, aggiunge « fate conto che avendo un tempo na- 
vigato per acqua, dovette poi navigare per fuogo in qualche calcara » m. 23. Lo 
stesso ripete a proposito dell' idolo trovato da Orazio Muti incontro s. Vitale « man- 
dato forse in qualche calcara per levargli l'umido da dosso » m. 116. 

Molte iscrizioni preziose, intagliate in lastre, in vasi, in piedistalli, in archi- 
travi sono perite allo stesso modo. Per talune abbiamo la certezza assoluta (vedi 
CIL., VI, passim): per il resto un alto grado di probabilità. Fra Giocondo, nella 
lettera riportata dal Gori (Inscr. in Etruria urbibus ext. parte III, p. 39), scrive che 
a suoi tempi s' eran fatti gran mucchi di calcina tutti con iscrizioni antiche, 
e che taluni si gloriavano d' aver murate le fondamenta delle loro case e de' loro 
palazzi a furia di statue antiche. 

Il quartier generale dei calciaiuoli stava nelle « Botteghe oscure » del circo Fla- 
minio : ma non v' era monumento notevole di marmo o di pietra che non avesse la 
sua calcara particolare. 

Dall'esercizio di tale industria sotto i voltoni del Circo aveva preso nome tutta la 
contrada vicina. Se ne può determinare 1' ampiezza prendendo a termini di confine le 
chiese * s. Nicolai in calcara retro Cesarinos » CIL. 2156: delle Stimmate, già dei 
ss. Quaranta de calcararìo : di s. Lorenzo de calcarario, di s. Lucia de Ginnasi già de 
calcarario : di s. Salvatore de Gallia de calcarario : la fonte di calcarario : la " cloacha 
di calcarari » (^) ed il templum Veneris in calcalario (^). Ciascun costruttore occu- 
pava uno più fornici del Circo. Nel prot. 735. del not. Mario Fusco, a e. 136, si 
descrive un muro divisorio tra il giardino della Società dell'Annunziata e le case di 
Latino de' Manetti de' Giovenali « poste alle Pontiche Obscure incontro alla gar- 
gara di bertolli galgarano». Pare che vi fosse una strada particolare della re- 
gione chiamata per antonomasia la calcar a, e diversa da quella delle Botteghe Oscure 
e dalla via de Punari. L'autore del cod. berlin. A, 61, n. (e. 78) dice di avere tra- 
scritta la lapide di una Laodicia ? « Inter marmor. fragmenta prò calce facienda i n 
vico d. calcara". Nel prot. 257 di Gio: Angelo de Amatis A. S. C. si trova 
l'atto di locazione di una « domus terrinea et tectata in loco qui dicitur Calca- 
rarii in r. sancti Angeli". 

Gran parte dei fornici del Circo, con le case, granari, calcare ed orti appartenenti 
alla eredità di Vincenzo Leni furono acquistati il 6 agosto 1548 da Alessandro, figlio 
di Ciriaco e da Ludovico Mattei, con atto rogato dal notare Curzio Saccoccia. 

(') Lanciani, acque, p. 16. 

(=) Jordan, Topogr. voi. II, p. 435; De Rossi, Bull. coni. 1893, p. 191. 



. CALCARE 25 

Le rovine del Circo davano ricetto ad altre industrie, oltre a quella ben nota dei 
funari. I marmorarii tengono il secondo posto. Spesso avviene di trovare nel CIL. 
r indicazione « ad ofifìcinas obscuras, ad officinam cuiusdam marmorarii » ovvero 
« appresso casa di Matthei dove stanno li scalpellini ». Si ha poi memoria di altri 
ambulacri del circo locati per uso di « tiratorio di panni » a somiglianza del famoso 
tiratorio di Monte Caprino. Vedi prot. 1187 not. de Pacificis e. 182 in A. S. Ven- 
gono in ultimo luogo i cimatori e cardatori di panni. E basti quanto al quartier 
generale. 

Le calcare permanenti di secondo ordine (parlando relativamente) erano quelle 
di S.Adriano, alimentata coi marmi dei quattro Fori: quella dell'Agosta, alimentata 
coi marmi del mausoleo di Ausrusto, e quella della Pigna, alimentata coi marmi 
dell' Iseo e delle terme d' Agrippa. 

La calcara dell'Agosta è mentovata più volte nei protocolli dell'Armanni in A. S. C. 
tomo 92, e. 6; tomo 707, e. 281 etc. Il seguente brano si trova nel prot. 287 di 
Roberto de Paolis : « Custodes societatis archihospitalis sancti Jacobi incurabilium 
certificati de venditione alias facta de anno MDLXIII per Paulum Pianetti scarpel- 
linum de medietate calcarle site in regione Campimartis super via transversali per 
longum quantum durat archihospitale a via lata ad viam novam Populi ad ripam 
fluminis tendente, introitum et exitum habente, in favorem Petri Barletti, eaedem 
venditioni consenserunt » . L'atto è del 14 aprile 1565. Il Pianetti è ricordato nel 
ruolo della tassa pel Ponte di s. Maria sino dal 1548. 

La calcara della Pigna stava su la piazzetta di s. Andrea. Ne parlano sino 
dall'a. 1491 i protocolli di Giovanni de Michaelis in Archiv. Stato (1136, e. 178, 
284 etc). Confinava con quella delle terme d' Agrippa che gli atti notarili chiamano 
talvolta di s. Eustachio, talvolta della Sciampella o Ciambella. In quelli del notaro 
Reidetto (A. S. prot. 6159. e. 27) si parla della via « que tendit ad calcariam Io. 
Petri Caffarelli » che oggi si dice via delle Stimmate. Tale calcara fu venduta nel 
1563 al medico Alessandro Petroni abitante in piazza degli Altieri. 

Queste calcare erano stabili, e di considerevole valore locatizio. Si possedevano 
talvolta a carati fra più condomini, e se ne trasmetteva il possesso di erede in erede 
per testamento. Vi erano poi le calcare avventizie, quelle cioè che si aprivano accanto 
a questo o quell'edifizio non ancora spogliato interamente de' suoi marmi, de' suoi 
travertini, delle sue statue, e che cessavano di esistere appena consumata la materia 
prima. Si può ricordare quella delle terme diocleziane. Vacca, m. 104; quella della 
villa di Livia, Ligorio, Nap. 29'; quella del sepolcreto fra l'Appia e la Latina, Cla- 
rini, Iscr. Alb. X; quella della Regia, Panvinio, in CIL. voi. I, p. 415; quella della 
basilica Giulia, Bull. Inst. 1871, p. 244; quella del tempio di Venere e Roma, le 
cui pareti erano formate con rocchi di porfido, Nibby R. A., voi. II, p. 730, e cento 
altre di cui parlano i descrittori di Roma. 

Fuori di città si distinguevano come centro di produzione le sciagurate rovine di 
Ostia, e, in misura alquanto minore, quelle di Porto. Il ricordo più antico è for^e 
quello del 30 marzo 1191 nella bolla di Celestino III a p. 75, tomo III del Bull. 

4 



26 CALCARE 

Vatic. ove si nomina un « locus qui vocatur Cale ari a extra portam non longe ab 
Hostiensi civitate " . L'esercizio di questa industria ha continuato senza inteiTuzione, 
col tacito aperto consenso della Camera, sino al pontificato di Pio VII. Il Fea rac- 
conta i fatti che seguono: ^ Alla soverchia avidità (di Giuseppe Vitelli enfiteuta della 
tenuta di Ostia sino dal 1816)... si deve 1. la devastazione per qualche miglio della 
selciata dell'autica strada d'Ostia conservatissima ; 2. la distruzione di molti grandi 
pezzi di cornicioni intagliati del tempio (detto di Vulcano) edificato da Adriano, se- 
condo la iscrizione che vi trovai nello scavo, detto ora Casa liossa : avanzi lascia- 
tivi per memoria e per lo studio locale degli artisti. Egli li fece in pezzi per farne 
calce in una fornace costruita ivi accanto, ma non arsa; perchè inibita quando si 
seppe». Saline, p. 2, n. 1. Le scaglie dei cornicioni così salvate dal fuoco stanno 
ancora accatastate sul posto. I restanti marmi di questo bell'edifizio erano stati bru- 
ciati sino dal 1427, presenti Poggio Bracciolini e Cosimo de' Medici. Altre grandi 
calcare furono scoperte nel 1796 da Kobert Fagan. Vedi Archiv. S. K. S. P. tomo XX, 
1897, p. 47. 

La moda del costruire, che invase Eoma col risorgimento delle arti e col miti- 
garsi de' costumi, rese presto insufiicienti le calcare archeologiche. Il loro prodotto 
fu messo in disparte per le opere più gentili, p. e. per gli intonachi, gli stucchi, le 
cornici etc. : al murare si provvide con le calci di Tivoli, di Monticelli, di Montero- 
tondo, di Castel Giubileo, di Piano, e di Palidoro. Ciascuno di questi centri ha una 
istoria di qualche interesse, che non posso ora svolgere. 

Bastino uno o due documenti per ciascuna. Per le calcare di Tivoli e di Mon- 
ticelli : « aprilis die xxviiii 1505. Magister Belardinus Petri de Cumis exercens 

calcem ad f o s s o s t i b u r t i no s et Johannes Petri Andrea Cicicole de castro Scurcule... 
similiter calcem faciens in dicto loco, moram trahens in castro Montiscellorum (le 
Caprine?) vendiderunt discreto viro Johanni Baptistae Baronti regaterio r. Pontis 
centum rubia calcis, conductam in urbe ad sanctam Catherinam (delle Cavallerote) 
iuxta basilicam sancti Petri " . 

Le calcare di Monterotondo appariscono nel protocollo VII, e. 800 A. S. C. poco 
anzi citato. 

La lapidicina calcare di Piano è ricordata nel seguente atto del not. Giorgio 
Albini da Castiglione in A. S. C. prot. 57, e. 91 insieme al nome d'uno dei più ge- 
niali artisti del Rinascimento, Meo del Caprino: « Mensis ianuarij die xvii 1476. 
Bartholomeus Andree Manetti alias dictus Baccio de Fesulo, constituit suum procura- 
torem Franciscum Mei de Fesulo ad omnes ipsius Bartholomei causas centra Meum 
Crapanura de Settignano occasione salarli sibi debiti novem mensium ad exercititium 
scindendorum lapidum in lapidicina Fianensi ». 

Alla calcara di Palidoro si riferisce questo passo del prot. del not. Cristoforo 
Ferdinandi (in A. 8. C. Scritt. arch. prot. 113, e. 176') « Die XXVII augusti 1508 Ra- 
phael de Dominico de le Motte {? ?) capomaestro de cavar la pietra per far calcina 
a Palidoro promisit D. Hieronimo Francisci de Senis extrahere et edificare per unam- 
quamque calcaram calcis prò pretio XXII II ducatorum de carlenis. Et similiter dare 
omnia instrumenta ferrea ad extrahendam calcem et etiam carrum ad reportandam 



CALCARE 27 

terram, si aliquando erit necesse. Actum presentibiis Angelo carraro romano et Ludo- 
vico Persona gallico bibliothecario existeute ante portara basilice sancti Petri ». 

Per tornare allo scavo ed alla distruzione dei nostri antichi monumenti ricor- 
derò che fino dalla seconda metà del quattrocento era venuta in fiore una nuova indu- 
stria, quella degli " effossores lapidum " per le calcare. Si tratta di uno o di due 
individui, al più, raccoglitori o scavatori di pietre di poco conto, i quali vendevano 
i loro mucchi di frantumi al minuto. Ma quando si trattava invece di uno scavo 
importante che richiedeva grossa somma e buon nerbo di braccia, allora si costituiva 
una società per carati. Ne ricorderò tre sole. 

La prima fu costituita nell'aprile del 1387 fra Giovanni Branca e Nicolao Valen- 
tini per ridurre in calce i marmi del mausoleo detto il Monte del Grano (Not. 
N. de Vendettini in A. S. C. prot. 785). 

La seconda fu costituita nel luglio 1426 da quattro « cives calcarenses romani 
de regione Pinee » Cola Maccabeo, Paolo Mentebuona, Jacopo Prolanti, Jacopo Toma 
(Tommasi ?). Suo scopo, lo spianto dei pilastri di travertino della basilica Giulia. 
(Archiv. Vat. Divers. tomo IX, e. 245. Vedi ad ann.). 

Della terza, costituita nel 1510, parla il seguente documento. <* Anno MDX die 
XVII decembris. Mensibus elapsis fuit contracta quaedam societas in et super calce 
facienda prò fabrica principis apostolorum inter d. Paulum Mancinum de 
Hostiliis romanum, et Petrum Antonium Benivolum de Aquasparte, et Lucianum 
Michaelis Angeli de Cotoriis de Viterbio». Ma essendo i sodi venuti ben presto « ad 
apertas discordias et inimicitias » il patto fu sciolto (A. S. C. Scritt. arch. prot. 12, 
e. 154'). 

Oltre la spesa dello scavo e dello sminuzzamento dei marmi, i calciaiuoli dove- 
vano sopportare quella anche più grave della legna da ardere. Nel prot. 1730 del 
not. de Taglieutibus (A. S., e. 93) si parla di una vendita di legna allo scalo di Mar- 
morata « nomine pretii quatuor libr. den. prò quolibet mancoso ad usum artis car- 
gariorum urbis s. Di altra vendita nello stesso luogo parla il seguente documento 
dell'archivio storico comunale (Scritt. arch. tomo XXIV, e. 151') in data 1 aprile 1516. 
« D. Antonius Colerubii ci. ro. de r. Parionis vendidit dominis Dominico alias Tho- 
sino de lacu malori, et Bacino eius sotio fornasarii calsine in r. Pinee unam barcatam 
lignorum longorum ad usum diete fornacis, conductam in loco dicto Marmorata. prò 
pretio centum ducatorum de caiienis, nec non .... viginti mancose lignorum ad usum 
eiusdem artis prò pretio carlenorum decem et octo prò quolibet mancosio ». 

Molte sono le calcare sooperte ai miei tempi : anzi io non ho visto o diretto scavo 
importante in Roma e nel suburbio, senza ritrovarne le tracce. Xe ricorderò tre sole. 

La prima è quella della casa tiberiana sul Palatino scoperta dal Rosa nel ISG'j, 
piena fino all' orlo di mirabili sculture, parte ridotte in calcina, parte no. Se ne tras- 
sero un busto velato di Claudio, una testa di Nerone, tre cariatidi o canefore di nero 
antico, la squisita statuetta d' un efebo in basalto verde ferrigno, illustrata dal- 
l' Hauser nelle Mittheilungen del 1895, p. 97-119, tav. I, una testa di Arpocrate, 
ed altri frammenti minori. Vedi Lanciani, Ruius and excavations. p. 156. 11 secoudu 
esempio è questo : 



28 CALCARE 

Nel febbraio del 1883, continuandosi lo scavo del lato meridionale dell' atrio di 
Vesta, fu scoperta una massa cubica di marmo, lunga m. 4,20, larga 2,80, alta 2,10, 
composta esclusivamente di statue e di frammenti di statue di 
Vestali massime. Statue e frammenti erano messi uno accanto l'altro ed uno 
sull'altro con molta cura, in modo che non vi fossero grandi vuoti nella massa: e gli 
spazii liberi, p. e., quelli risultanti dalle curve de' fianchi, erano rinzeppati con iscaglie. 
Le statue quasi integre erano otto. Tra i frammenti si riconobbe con piacevole sorpresa 
la parte inferiore del bellissimo simulacro della Vesta sedente, col suppedaneo, che 
tanti anni di abbandono nell' angolo più umido dell' atrio hanno reso oggi appena rico- 
noscibile. Fummo presenti a questa singolare scoperta, avvenuta alle 6,30 del mattino, il 
principe Federico Guglielmo (poi imperatore di Germania), il dottor Henzen, l' ing. Con- 
tigliozzi ed io: e mi ricordo come il Principe, allora nel pieno vigora della salute, 
aiutasse i nostri operai a sollevare quei massi, e mettere in piedi le statue addosso 
la parete dell' atrio. 

Ma per tornare all' argomento, non e' è dubbio che la massa di scolture figurate era 
stata messa insieme e formata in cubo quasi perfetto da un « effossor lapidum » , il quale 
aveva diligentemente colmato gli spazii tra fianco e fianco dei simulacri perchè la 
misura del cubo tornasse giusta. Quale fortunata contingenza abbia salvato queste 
scolture dalla fornace è diflicile il dire : ma è probabile che infiniti altri marmi del- 
l' atrio sieno periti di fuoco. Due calcare e due depositi di calce e di carbone, ritro- 
vati negli scavi del 1882-83, sono descritti a p. 54 del mio Atrio di Vesta (in No- 
tizie scavi, dicembre 1883). 

La scoperta predetta del cubo di statue e scaglie trova un riscontro in quella 
descritta dal Vacca mem. 12 « appresso (ai ss. Quattro Coronati) vi era una vigna 
piena di frammenti di figure e opere di quadro accatastate; e cavando, il padrone 
vi scoperse molte calcare fatte da antichi moderni ». 

La terza è quella scoperta da Massimiliano Pirani il 27 febbraio 1894 sul mar- 
gine della Flaminia, poco distante dal casale di Grottarossa. Occupava l' ipogeo di un 
bello e grande sepolcro, chiamato il Torraccetto, fasciato di marmi esteriormente, e 
messo a stucchi nell' interno, eccetto che nella parte bassa delle pareti, dove corre 
uno zoccolo scorniciato di marmo, retto da grappe di bronzo a coda di rondine. L' ipogeo 
conteneva tre recessi per sarcofagi, e sette nicchie per istatue o busti. La calcara era 
piena di frantumi di sculture ornamentali e figurate, soltanto in parte ridotte in calce. 
Attorno l'orlo della fossa, dove bruciavano i busti o i corpi rispettivi, stavano undici 
belle teste marmoree, ritratti di famiglia di sorprendente verismo, una delle quali ri- 
cordava i lineamenti del Corbulone Capitolino. 

Noi, presenti a questo ritrovamento, credemmo che gli spogliatori di questo e 
dei vicini sepolcri, debbano avere provato un senso di ribrezzo nell' atto di gettare 
alle fiamme queste belle teste: e cosi le abbiano messe in disparte per farne altro 
uso. Sul piano del sepolcro, che scende a 3 m. sotto quello della campagna, furono 
ritrovati un piatto di maiolica del sec. XV, di quelli che servono ai contadini per 
apprestare legumi o erbaggi, e una monetina d'argento di Pio li. Ricordando come le 
strade del suburbio fossero riparate, in quei tempi, solo quattro volte per secolo in 



CALCARE, SCAVI SEC. XIII 29 



occasione dei giubilei : ia altre parole, che quattro Folte per secolo si facesse strage 
dei sepolcri che orlavano le strade, a me pare che la cava e la calcara scoperta dal 
Pirani si debbano riportare al giubileo del 1475 o a quello del 1500. 

Gli scavi nei tempi di mezzo si fecero dunque, non per raccogliere ma per di- 
struggere, non per amore verso le opere d'arte antiche ma a scopo di lucro: onde 
ben a ragione Enea Silvio scagliava contro di Roma l' epigramma « sed tuus hic 
populus muris de fossa vetustis — calcis in obsequium marmerà dura coquit » . Tanto 
più singolare perciò appariscono le due eccezioni qui appresso notate. 

Il cardinale Giordano Orsini contemporaneo di Alessandro III (1159-1181) « si 
dilettò grandemente delle cose antiche di Roma, delle quali havendo fatto una elet- 
tissima scelta, edificò un luogo pubblico dove egli le mise ad ornamento della sua 
patria... et a summo diletto de' forestieri che venivano in quest' alma città » . Così 
racconta il Sausovino « degli huomini illustri della casa Orsini », Venezia 1565, p. 2': 
ma forse non merita piena fede. Ma il Nicolao costruttore della « casa di Pilato " 
a Ponterotto dichiara espressamente lo scopo di pubblica utilità e di comune diletto 
che r aveva spinto ad infarcire la sua fabbrica con tanti marmi di scavo. « Verum 
quod fecit hanc non tam vana coégit — gloria, quam Rome veterem reuovare de- 
corem! ». 

Gli edifizii del secolo XIII costruiti in siti istorici e monumentali, con pietre e 
marmi raccogliticci, sono i seguenti : 

1203. AEDES TELLVRIS. Riccardo Conti fratello di Innocenzo III fabbrica la 
torre, che ancora oggi porta il nome della famiglia, sulle rovine di un tempio cre- 
duto essere quello della Tellure. Vedi Bunsen, Beschr. III, 2, p. 146, e Bull. Inst. 
1836, p. 55. Nibby R. A. tomo II, p. 721. Parker, Obelisks, tav. VI, lett. F. 

Quasi contemporanea alla torre de' Conti è quella delle Milizie. Il Baluzio la 
crede fabbricata da un Petrus Alexii : altri 1' attribuiscono ai tempi di Gregorio IX 
(1227-1241). Le rovine, fra mezzo alle quali fu piantata, portavano il nome di « mili- 
ciae Tiberiauae (Traianae? Vedi Gregorovius tomo V, p. 754, n. 4). 

1204. BVRGVS SAXONVM. Innocenzo III edifica l'ospedale di s. Spirito in 
Sassia, con l'opera dell'architetto Marchionne d'Arezzo, il quale aveva costruito l'anno 
precedente la Torre de' Conti. Vedi de AVaal, I luoghi pii sul territorio vaticano, 
Roma 1886, p. 32. Alveri, Roma etc. tom. II, p. 253. Gregoiovius, Storia, tomo V, 
p. 717. Piazza, Opere pie, ed. 1698. 

1210. ANASTASIS. Restauri alla chiesa di s, Anastasia ^ Di questi miglio- 
ramenti, secondo attesta 1' Ugonio (Stazioni, p. 61) anco a suo tempo ne rimaneva 
in essa chiesa un marmo lavorato. Era questo una parte inferiore di uno de' pul 
piti marmorei del presbiterio per l'epistola et evangelo.... aveva il marmo la se- 
guente iscrizione nel giro che sporgeva in fuori: «Anno domini 1210 pontificatus do- 
mini Innocentii III papae cet. ». Cappello: Brevi notizie cet. p. lu. 

ECCLESIAE VRBIS. « Nel lungo catalogo de" suoi doni votivi appena trovi 
mancare una sola chiesa di Roma: ed egli sopra ogni altra cosa, pose mano alla 



30 SCAVI SEC. XIII 



restaurazione dì tutte le romaue basiliche (Registro ufficiale nel cod. vat. 7143 e nel 
Mai, Spicil. VI, 300-312) " Gregorovius, Storia, tomo V, p. 712. 

AREA CONCORDIAE ET VICINIA. Innocenzo III, il quale, da cardinale, aveva 
ristaurato i ss. Sergio e Bacco (« pene rui, quasi nulla fui, sed me relevavit Lo- 
tharius » cet. iscr. del portico ap. Martinelli R. ex ethn. Sacra, p. 399), la dotò, 
da pontefice, di beni archeologici, fra i quali « duo casalina iuxta columnam perfectis- 
simara.... hortum inter columnas usque ad abscidam, et usque ad custodiam mamor- 
tinam ». Vedi Jordan, Topogr. parte lì, p. 457 e 669. Il testo della Bolla ap. 
Migne I, 651, contiene molti altri particolari importanti sul foro e sul Comizio nel 
secolo XII. 

CIVITAS LEONIANA. Innocenzo « fecit... palatium Claudi muris, et super portas 
erigi turres ». Cod. vat. 6091. 

VIA TIBVRTINA • BAS • S. LAVRENTII. Sugli importanti lavori di Innocenzo 
nella chiesa di s. Lorenzo fuori le mura, le cui parti egli riunì in un corpo solo, 
aggiungendovi il portico composto di marmi di scavo, vedi De Rossi, Mosaici, fase. V; 
Armellini, Chiese, p. 869 etc. Appartiene alla mia raccolta di stampe e disegni una 
cartella con circa 100 tavole del Vespignani Seniore, apparecchiate in occasione dei 
restauri di Pio IX: importanti specialmente per lo studio delle parti genuine degli 
affreschi fatti eseguire da Innocenzo, all'epoca della coronazione di Pietro di Courtenay. 

FORNIX DOLABELLAE. Innocenzo affida al nizzardo Giovanni de Matha la 
cura dell' ospedale di s. Tommaso in Formis, edificato in mezzo a grandiose rovine, 
e sui muri stessi della piscina da me descritta nei Comm. a Frontino, p. 157. La 
fronte dell'Ospizio era formata dagli archi celimontani (compreso il fornice di Dola- 
bella e Silano) sopra uno dei quali si leggevano le lettere « anto(ni)niana » fatte 
di mattoni a cortello, intomo alle quali vedi op, cit. p. 161. L'ospedale è ancora 
intatto, e serve per uso del giardiniere di villa Mattei. Questi luoghi son descritti 
nella Bolla di Onorio III del 1217 in Bull, vatic. I, 100, con la quale viene con- 
cesso ai trinitarii del Matha ^ mons cum formis et aedificiis positum inter clausu- 
ram Clodei (il Olaudium dei cataloghi) et inter duas vias unam videi, qua a pre- 
dieta eccl. s. Thome itur ad coliseum (il vicus Capitis Africae), et aliam qua itur ad 
ss. Johem et Paulum (ancora esistente) ». Si tratta dunque del terreno triangolare 
rappresentato nel frammento X, 45 della Forma, e che oggi contiene l'orto inferiore 
dei pp. Passionisti. 

1215-1216. PALATIVM-AEDES SEVERIANAE. In questo biennio i monaci 
del monistero ad clivum Scauri affittano la maggior parte degli ambienti tuttora co- 
perti da volta, nell' ala severiana del Palazzo Maggiore. I documenti relativi a tali 
locazioni sono cosi indicati nel sommario del Regesto [scomparso nel 1870, ma di 
cui posso indicare la paginazione, per cortesia del cav. Corvisieri che ne possiede copia. 
Per non tornare su questo argomento, riunisco qui la serie completa degli atti che si 
riferiscono ai possedimenti dei monaci di s. Gregorio nel palazzo maggiore]. 

1145. « Locatio Turris de Arco cum suis pertinentiis posite in capite Circhi Ma- 
limi et Trulli in inde quod vocatur septem solia, iuxta d'" turrim facta a Pietro Ab- 
bate in favorem Cinthij Fraiapanis, die 18 Martii 1145 » e. 252. 



SCAVI SEC. XIII 31 



1215. « Concessio duarnm Cryptarum ad faciendas domos positarum Romae in 
vocabiilo Circi facta a Gregorio Abbate.... in favorem Pauli de Grisayti, die 20 De- 
cembris ann. : 1215 " e. 254. 

1215. « Concessio similis in favorem Nicolai de grisanto, die et anno supra- 
dictis » e. 255. 

1215. « Locatio unius Cripte ad domum construendam in vocabulo Circi facta 
a Gregorio Abbate... in favorem Joannis Thome de Luca, die et anno supradictis » 
e. 255. 

1215 « Locatio similis in favorem Joannis Bobonis, die et anno supradictis » 
e. 256. 

1216. K Locatio quinque CiTptarum ante portam Monasterii sub Palatio Maiori 
facta a Gregorio Abbate in favorem Joannis Sali in bene, Joannis Marci, Joannis 
Cerchi, Nicolai Reatini, et Dionysii, die 17 Januarii anni 1216 " e. 257. 

« Concessio unius Criptae in vocabulo Circuii ad conjìtruendam domum facta a 
Gregorio Abbate.... in favorem Lucae Synibaldi, die et anno supradictis » e. 258. 

" Concessio similis in favorem Jacobi Joannis Petri, die et anno supradictis » 
e. 259. 

« Concessio similis in favorem Leonardi Joannis Petri, die et anno supradictis » 
e. 259. 

« Concessio similis in favorem Guerrerii Sinibaldi, die et anno supradictis » 
e. 260. 

« Concessio similis in favorem Joannini Mercatoris, die et anno supradictis " 
e. 260. 

1218. « Locatio quinque cossariim antiquarum ad faciendam domum facta a Gre- 
gorio Abbate in favorem Joannis Raynerii Praesbyteri et aliorum clericorum Basi- 
licae ss. Joannis et Pauli, die 12 Marii ann: 1218 » e. 252. Credo che questo atto 
si riferisca al Claudium. 

1493. " Locatio sodi, sive terreni ante Ortos Circi loco dicto alla Sacossa sive 
dellis (?) facta a Petro Abbate in favorem Eusebii Gasparis Caputi, die 13 Mail 
anno 1493 » e. 265. 

1494. « Decretum seu declaratio Raphaelis s. Georgii ad vellum aureum S. R. 
E. Diaconi Cardinalis dìii Papae Camerari i in quo statuitur nuUum ius competere 
Camere in locum et Cryptas in vocabulo Circi sed pertinere ad Monasterium s. Gre- 
gorii et Andree, die 3 Martii 1494 ■' e. 264. 

1494. « Locatio trium Cryptarum prope Palatium Maius facta a Petro Oliverij 
Priore s. Gregorii in favorem Francisce Valerli de Signorilis q. Jacobi Pontiani, die 
11 Maij ann. 1494 " e. 267. E ora torniamo agli scavi del sec. XIII. 

1216. Onorio III ingrandisce e fortifica la dimora pontificia presso s. Sabina. I Sa- 
velli avevano posseduto da lungo tempo un palazzo su questo colle, divenuto deserto sin 
dal tempo di Ottone III. Onorio III ne donò una parte ai discepoli di s. Domenico che 
ancora l'abitano. Onorio IV vi abitò costantemente, dopo averlo circondato di mura 
e di torri che ancora stanno in piedi, insieme ad alcune grandi sale sul ciglio del colle 
che domina la Salara. Egli volle richiamare a vita questo ^ monte dello Serpente -^ 



32 SCAVI SEC. XIII 



ossia di Giunone Regina, e invitò molti romani a costruirvi loro case. « Totus mons 
renovatur in aedificiis " dice Ptol. Lucense XXIV, e. 13: ma il tentativo abortì per 
il difetto d'acqua potabile. Queste case del tempo di Onorio IV sono state scavate 
più volte. Ne parla Flaminio Vacca nella raem. 80 ed. Fea « nel pontificato di Gre- 
gorio XIII... negli orti di Santa Sabina furono trovati una grande quantità di molini 
fatti di quella pietra rossa che si trova a Bracciano. Si crede che in quel luogo vi 
fosse qualche fortezza dove si salvavano gli antichi moderni: vi erano an- 
che molti muri di case plebee». Negli scavi di sir George Talbot del 1820-1821, 
di Sabatino del Muto del 1824, del collegio di s. Anselmo, e del Lazzaretto muni- 
cipale (1892), si sono trovate altre traccie del quartiere Savello. Vedi Bull. com. 
tomo XXI, a. 1893, p. 7. Il palazzo-fortezza di Onorio III fu distrutto nel 1313 dai 
capitani imperiali Stefano Colonna, Riccardo Annibaldi, e dal maresciallo di Fiandra, 
per ordine di Enrico VII che vi aveva alloggiato l'anno innanzi. 

1216. TEMPLVM ROMAE ET VENERPS. Onorio ricostruisce la chiesa di s. Maria 
Nuova distrutta dal fuoco. 

1216. « CAPVT MERVLANEE ». Il card. Giovanni Colonna fonda il primo nucleo 
del futuro ospedale lateranense, vicino al bivio formato dalla via Merulana e dalla 
Gelimontana, all'arco di Basile. Il Palica crede che se ne possa riconoscere il sito 
nel braccio oggi chiamato di s. Andrea, dove è la scuola clinica Ostetrico-ginecologica. 
L'ospizio fu donato dal cardinale alla confraternita degli Ostiarii e Raccomandati dal- 
l' immagine del Salvatore ad sancta Sanctorum. I documenti contemporanei ne parlano 
come di « locus, utique ex antiquitate sua memorabilis, sed admodum debilis et mo- 
dicus ad tale opus » . Vedi Palica, Origine dell'ospedale del ssmo Salvatore. Roma, Cec- 
chini, 1892, e le notizie raccolte più sotto, in data del 1338. 

1218. OPERA OCTAVIAE. « Anno dni MCCXVIII pontificatus dni Honorii pape 
anno eius II die V mensis aprilis indict. VI consecrata est ecclesia » di s. Maria 
in Campitelli la Vecchia. Vedi Armellini : Chiese, p. 553, Sugli avanzi delle « Opera 
octaviae » nascosti sotto la chiesa e la sacrestia, vedi Corrado: Memorie di s. M. in 
Portico, Roma, 1871, p. 23, n. b. Il ciborio di maestro Adeodato era sostenuto da 
quattro colonne di scavo. 

1220. Gualtiero, monaco di s. Salvatore, edifica la chiesa di s. Martino in Pa- 
nerella, detta più tardi alli Pelamantelli o Giubbonari. Stava incontro alla presente 
fabbrica del monte di Pietà, e fu demolita sotto Benedetto XIV. 

1223. SVBVRA. Vivente ancora s. Francesco, si costruisce un monastero di s. Chiara 
nel sito ora occupato dalla Madonna de' Monti. 

1227. CLOACAE VRBIS. Il nuovo pontefice Gregorio IX, di casa Conti, fa spur- 
gare le cloache, e riparare il ponte di Santa Maria. Vedi Gregorovius, tomo V, p. 740. 

1227. VIA FLAMINIA • GENTILE DOMITIORVM MONVMENTVM. Si costruisce 
la chiesa di s. Maria del Popolo nel sito della cappellina edificata nel 1099 da Pa- 
squale II. 

1228. CVRIA-SENATVS. Gregorio IX restaura la chiesa di s. Adriano, di che 
v'ha ricordo in una epigrafe del tempo, ap. Forcella tomo II, p. 49, n. 139, nella 
quale si parla pure del rinvenimento dei corpi dei ss. Mario e Marta, delle reliquie 



SCAVI SEC. XIII 33 



di s. Adriano, e di quelle dei tre fanciulli Ebrei « in abside supter columpnam ». 
Altra iscrizione del 1244 descrive l'erezione di un altare marmoreo magnifico a spese 
del card. Gottofredo. 

1230 circa. MONVMENTA MARIANA. Gregorio IX rinnova dai fondamenti la 
chiesa di s. Eusebio. Vedi Ugonio, Stationi, p. 259. 

1231. HORREA R. XIV. Con le elemosine di Rodolfo conte dell' Anguillara, si 
costruisce il primo convento dei frati di s. Francesco, in Roma, nel sito dell' antico 
ospedale di s. Biagio (s. Francesco a Ripa). 

1241. MAVSOLEVM AVGVSTI. I Colonnesi, condotti dal card. Giovanni, forti- 
ficano nuovamente il monte dell' Agosta contro Gregorio IX : ma ne sono discacciati 
dal senatore Matteo Rosso. Nibby R. A. tomo II, p. 528. E qui giovi ricordare come 
i primi epigrafisti abbiano descritto dentro o vicino il palazzo di quella famiglia ai 
ss. Apostoli due marmi del mausoleo, i piedistalli cioè delle urne cinerarie di Caio 
Cesare, e di Tiberio Augusto CIL. 884, 885. 

1242. GROTTAFERRATA. Accampatosi Federico II sui colli albani nell'estate 
del 1242. « il suo sguardo curioso notò presso alla chiesa del chiostro (di Grottaferrata) 
due statue di bronzo che rappresentavano un uomo ed una giovenca, ed erano poste 
ad ornamento del pozzo del monastero: ei fé' portar via per bottino di guerra due 
anticaglie, avanzi di yecchie ville, e ne ornò, come di spoglie romane, Luceria, sua 
colonia di Saraceni. Federico II fondò le prime collezioni di antichità » Gregorovius 
Storia, tomo V, p. 259, nota 2. 

1245. TEMPLVM EVENTVS BONI. Si costruisce o si restaura dai fondamenti la 
chiesa di s. M. in Monteroni, fra le pareti di un antico tempio, che si crede esser quello 
del Buon Evento. Vedi Sarti in Arch. st. patr. tomo IX, p. 476 — Bull. cora. 1891, 
p. 226. Dietro la chiesa v' era il cimiterio, ed a sinistra un ospedale. Nell'atrio, poi, 
era stata posta la grande base marmorea CIL. 120, forse trovata sul posto. 

1256. SEGRETARIVM SENATVS « anno do. mcclvi dns. Ale(xande)r pp. iiii 
propis ma(n)ib. ad honore . dei et beate Martine cosecravit ecc.* ista. In altari vero 
reco(n)dite sunt » molte reliquie provenienti da catacombe o da chiese dirute. Vedi 
Forcella, tomo VII, p. 415, n. 838. Furono conservati nelle pareti della detta chie- 
chiesuola gli altorilievi marmorei trionfali, intorno ai quali vedi Lanciani « L'aula 
del Senato » p. 15. È probabile che il frammento dei fasti, forse proveniente dalla 
Schola palatina dei sodali flaviali tiziali, CIL. 2004, sia stato commesso nel pavimento 
di questa chiesa al tempo di Alessandro IV. 

1256. BASILICA S. MARIAE (maioris). Jacopo di Janni Capocci e Lavinia sua 
moglie, pongono in opera sei colonne di scavo, quattro delle quali di porfido, a sostegno 
dell'altare delle reliquie, nella navata di mezzo. 

VIA TIBVRTINA. Muore il card. Guglielmo Fieschi ed è sepolto nel portico 
di s. Lorenzo fuori le mura in un antico sarcofago di marmo, i cui bassorilievi rap- 
presentano una cerimonia nuziale pagana. 

1256. MAVSOLEVM CONSTANTIAE. Alessandro IV toglie dall'urna di porfido, 
ora vaticana, le reliquie credute delle ss. Costanza, Attica, ed Artemia: e ' volendo che 
sopra di essi (sacri pegni) celebrar si potesse il sacrificio incruento, né far ciò potendosi 



34 SCAVI SEC. XIII 



per la smisurata altezza dell' urna, e per l' elevazione acuta del suo coperchio, altrove 
nello stesso tempio lo collocò, e le reliquie racchiuse in avello minore » Marangoni, 
Cose gentilesche, p. 299. Lo stesso pontefice restaurò la vecchia chiesa dei ss. Pietro 
e Marcellino in Merulana. Vedi la rara incisione del 1751, dal titolo « Historia chal- 
cographica veteris tituli ss. martjrum Marcellini ... et Petri ... a Benedicto XIV 
pont. opt. max. iterum a fundamentis erecti a. D. 1751 quam Joseph Blanchinius 
presbyter congr. Orat. eidera Sacerdoti magno d. d. » . 

1264. 25 agosto. FORVM TRAI ANI. Jacopa di Pietro Bianchi fonda « in domo 
patris sui » il monastero di s. Urbano, con la chiesuola che, ai tempi del Martinelli, 
vedevasi ancora in piedi, profanata e ridotta ad uso di fienile, dietro l'abside della 
chiesa odierna, rifatta 1' anno 1600. Preziose notizie sugli avanzi del foro Traiano, 
visibili in quei tempi nella contrada di s. Urbano, si trovano nella Koma dell'Adinolfi, 
tomo li, p. 53 sg. 

1266. Muore il senatore Luca Savelli padre di Onorio IV ed è sepolto in Araceli 
nella cappella di famiglia, nel mausoleo cui serve di base un antico sarcofago di marmo, 
ornato di rilievi bacchici. 

1275, 16 novembre. ISEVM ET SERAPEVM MINERVIVM. Le monache benedet- 
tine di Campomarzo, con licenza di fra Aldobrandino Cavalcanti vescovo di Orvieto, 
cedono al nuovo ordine dei Domenicani la loro chiesa di s. M. sopra Minerva. Nic- 
colò III nel 1280 pone mano alla fabbrica del nuovo edificio, con l'opera di fra Sisto, 
e di fra Ristori architetti di s. Maria Novella. In questa occasione (forse anche nella 
ricostruzione di Gregorio XI) « è probabile che avvenissero scoperte considerevoli, spe- 
cialmente dalla parte della tribuna, la quale penetra nell' area dell' Iseo. Sembra 
certo che tornasse in luce l' obelisco Macutéo, ora in piazza della Rotonda, parlandone 
il Poggio, ap. Urlichs Cod., p. 241, come di cosa stabilmente ed onorevolmente esposta 
al pubblico assai prima del 1450 » Bull. com. 1883, p. 35 sg. Ne parla anche l'Anon. 
Magliab. ap. Urlichs., p. 159 (a. 1410-1415) con questa curiosa nota: «de loco ubi 
ipsa nunc stat (a s. Macuto) nullum aliud dicitur nisi quod vulgariter dicitur Schola 
Bruti» (Comp. la schola di Virgilio etc). 

1276. Morto Innocenzo IV, Carlo d'Angiò ordina al suo cameriere Ugo di Besan- 
zone, che trovavasi in Roma: «per urbem inquiras si aliqua conca porfidis, vel 
alicuius alterius pulchri lapidis, prout illi qui sunt in s. Johanne Laterani poterit 
inveniri » e dato che non potesse trovarla « fieri facias sepulturam consimilem ille co- 
mitisse attrebatensis, et etiam si poterit pulcheriorem » Vedi Vitale, Storia diplom., 
p. 152. 

1278. VIA TRIVMPHALIS-CIVITAS LEONIANA. Sospesi i lavori di ampliamento 
del palazzo vaticano per la morte di Innocenzo IV, li continuò, dopo il 1278, Nicolao III 
Orsini, con l' opera degli architetti fra Sisto e fra Ristori, chiamati da Firenze. Egli 
fece ampliare il giro delle mura di Leone IV per difesa dei giardini vaticani, ac- 
quistando terreni « extra portam auream in monte Geretulo . . . prope ecclesiam s. M. 
Magdalene ad pedes montis malis » . Il testo dell' iscrizione storica che ricorda tali 
grandiosi lavori, iscrizione trasferita in Campidoglio l'anno 1727, è dato, fra gli altri, 
dal Gregorovius, tomo V, p. 714, n. 1. 



SCAVI SEC. XIII 35 



1283. ECCL. S. CECILIAE. Restauri importanti alla chiesa, intorno ai quali vedi 
Herraanin nell' » Arte » del prof. Venturi, anno IV, 1901, p. 239 3g. e nell'Archiv. 
S, R. S. P. tomo XXIII, 1900, p. 397 sg. Lorenzo Ghiberti, seguito dal Vasari, ne 
assicura che Pietro Cavallini « nobilissimo maestro dipinse tutta di sua mano santa 
Cecilia in Trastevere » togliendo a soggetto il Giudizio universale, per la parete di 
fondo, e storie bibliche per le pareti laterali della nave. Questi affreschi, coperti dagli 
stalli del coro fino dal 1530, quando Clemente VII concesse chiesa e monastero alle 
suore benedettine di Campomarzo, e tornati in luce pochi mesi or sono, mostrano 
« traccio della robusta tradizione dell'arte romana » e rivelano la mano di un artista 
« nato e cresciuto in Roma, nell'antico centro della coltura classica.... Gli apostoli e 
gli angioli di santa Cecilia derivano da modelli statuari tunicati e togati ". Quasi con- 
temporaneo agli affreschi del Cavallini è il ciborio di Arnolfo sostenuto da quattro 
rare colonne di marmo bianco e nero. La chiesa e il chiostro contengono non meno 
di settantanove colonne antiche di scavo. 

L'associazione dei due artisti, Pietro Cavallini e Arnolfo di Cambio, nelle opere 
di santa Cecilia, ricorda l'altro lavoro da essi unitamente eseguito due anni dopo (1285), 
cioè il ciborio di s. Paolo, che porta scritto : " hoc opus fecit Arnolfus e u m suo 
socio Petrot.In questo secondo nome il Moreschi riconosce il Cavallini, non ostante 
che fra i due artisti sarebbe corsa nel 1285 grave diversità d' anni, contandone il 
primo 53, il secondo 26. Fra i marmi posti in opera nel tabernacolo ricordo il titolo 
sepolcrale di Statilio Barbaro, CIL. 1522, il cippo di C. Reiano Muoiano ridotto a ser- 
vire di plinto per una delle colonne di porfido : parte del titolo metrico di un « lohan- 
nes Diaconus et infelicissimus raonachus " , e molti altri frammenti scritti e scolpiti, 
dei quali ragiona il Moreschi a p. 41 della sua « Descrizione » Roma, Aureli, 1840. 

1284. INSVLA. Si impiegano quattro belle colonne di porfido a sostenere il ci- 
borio nella chiesa dei ss. Adalberto e Paolino (s. Bartolomeo). Furono trasferite nel 1829 
alla galleria degli Arazzi al Vaticano. 

1287. Nicolao IV fonda il « palatium apud s. Mariam Maiorem ", ove muore ai 
4 di aprile del 1292. Questo palazzo, ricostruito da Nicolao V nel 1450 (vedi) coi 
disegni di Baccio Pontelli, occupa il sito di due o tre case patrizie della Reg. IV 
che sono state scavate in tre riprese: dal Pericoli nel nov. 1873 e sett. 1876, e dal 
Kohlmann nel die 1889. Vedi la tavola XXIII della Forma Urbis, ove nessun nome 
è attribuito alla bella « domus " che si estende sul lato orientale del gruppo, verso 
s. M. Maggiore. Ma dopo la stampa di quelle tavole, ho ritrovata una lettera del 
eh. architetto Rodolfo Buti che dirigeva i lavori Kohlmann nel 1889, nella quale mi 
descrive il rinvenimento di parecchi mattoni bollati di Teoderico, col motto ROMA 
FELIX, del cinerario di un T. Rustio Evemero, del titolo frammentato di un » procurator 
aquae . , . (sic) » e finalmente di un tubo di piombo con il nome CALPVRNli che il 
Buti crede essere il genitivo di Calpurnius, Ma il tubo, essendo rotto dopo la I, può 
darsi che si tratti di uno stagnaio di cognome Calpurni(anus). 

1288. Fondazione della chiesa dei ss. Margherita ed Emidio in Trastevere. 
1293. PORTICVS POMPEIANAE. Fra Jacopo della Molara, maestro dei cava- 
lieri Templari, dona a suor Santuccia Terrebbotta da Gubbio l'antica chiesa di s. Maria 



36 SCAVI SEC. XIII 



in Julia, e l'annesso ospizio. Il Lonigo dice che a suoi tempi ne durava ancor la me- 
moria : « fu distrutta molti anni or Bono et ivi fabbricata la chiesa di s. Anna (dei 
Falegnami, o de' Funari) ». Ma le origini di essa non sono ben chiare, e gli autori 
che ne parlano sono discordi. Ricorderò, per la storia degli scavi di Roma, un par- 
ticolare poco noto. Il monastero, annesso alla chiesa, occupato successivamente dalle 
Santuccie, dalle Salesiane, e dagli Artigianelli di Tata Giovanni, e distrutto nel 1888 
per l'apertura di ria Arenula, era fondato sulle fabbriche annesse ai portici pompeiani, 
delle quali si vede l'icnografia nel frammento della « Forma « . Canina, Edifizii, tomo II, 
tav. V. Io ne tolsi la pianta, strisciando quasi carpone sul terriccio che riempiva quegli 
innumerevoli ambienti sino al nascimento delle volte, le quali conservavano brani di 
affreschi e di ornati di mosaico. 

1295. « Inventarium de omnibus rebus inventìs in thesauro sedis apostolicae factum 
de mandato... Bonifacii papae octavi sub anno domini miles." ducent." nonag." quinto » 
pubblicato dal Muntz t. II, p. 160 dall'originale della Bibl. nation. fonds latin 
n. 5180: « on y comptait de quarante à cinquante camées, dans un des quels le ré- 
dacteur de l'inventaire reconnut, en plein treizième siècle, une représentation d'Hercule ». 



SCAVI SEC. XIV 37 



SECOLO XIV 



1300 circa. SEPVLCRVM METELLAE. Bonifacio Vili dona a suo nipote Pietro 
Castani il mausoleo di Cecilia Metella, che divenne il maschio della rocca di Capo 
di Bove. Il Caetani, nel costruirla, non si valse di materiali di scavo, o di spoglie 
degli edificii dell'Appia. Il sarcofago che trovavasi nel fondo della cella, rimase 
illeso sino ai tempi di Paolo III. 

1300. BAS. SALVATORIS IN LATERAN. Fra i materiali antichi messi in opera 
nel pavimento del pulpito della Benedizione da Bonifacio Vili donde « excommuni- 
cavit Columnenses velut hostes ecclesiae... » iscrizione di Calpurnia Anthis, liberta 
di Calpurnia, moglie di Cesare ditattore, CIL. 14211, Del medesimo papa scrive 
Cola di Rienzo nella lettera all'arciv. di Praga del 15 agosto 1350 (ap. Papencordt 
Cola di Rienzo, Amburgo 1841, p. LVI) « tabula(m) magna(m) erea(m) — la lei 
regia CIL. 930 — Bonifacius papa Vili in odium imperii occultavit, et de ea quod- 
dam altare construxit a tergo litteris occultatis » . 

1300. TABVLARIVM. Si attribuisce al principio del secolo XIV la riedificazione 
del palazzo comunale in Campidoglio, quando Gentile Orsini e Riccardo Annibaldi 
erano senatori. In una sentenza del sen. Guidone de Sileo del 17 aprile 1303 è chia- 
mato palatium novuin Capitolii. 

1308. BAS • IVNII • BASSI • Fondazione della chiesa di s. Antonio all'Esquilino 
cui era annesso l'antico ospedale di s. Andrea Catabarbara Patricia. 

1338 (1348). DOMVS VICTILIANA. La confraternita dei Raccomandati dell'Im- 
magine del Salvatore ad SS. decide di fabbricare un più vasto ospedale nel campo late- 
ranense, acquistandone l'area dai canonici della basilica. L'edificio, sorto sul termine 
della via di s. Stefano rotondo, davanti all'arco di Basile (Lanciani, Comm. Frontin., 
p. 154) e al diruto palazzo Novelli, comprendeva un portico formato con materiali 
antichi, una facciata con ruota o occhio nel timpano, una prima ampia sala dove 
esisteva una vecchia cappella di s. Michele arcangelo, e una seconda forse denomi- 
nata di s. Andrea. Il portico è ancora visibile in sulla strada, con tracce di dipinture 
giottesche : la facciata con l'occhio forma la parete principale dell'abitazione delle 
suore ospitaliere: la sala maggiore serve per uso di - Cantinone •> : la minore per uso 
di dispensa. Nel catasto della confraternita, al 2° foglio n. 26. si descrive l'ospedale 
collocato - apud lateranum in antiquis domi bus et palatio quod palatium Regis 
^ vocabatur, iuxta formas antiquas, arcum Basile et domos antiqnas et palatium 



38 SCAVI SEC. XIV 



nobilium de Novellis, ubi Cappella quaedara sub vocabulo s. Angeli et alia parva 
ecclesia sub nomine s. Andree ». Quest'ultima fu riunita all'ospedale nel 1348 dai 
guardiani Francesco Vecchi e Francesco Rosati. Vedi l'iscrizione sul fornice d'ingresso. 
Si può ricordare a questo proposito la mem. 13 del Vacca: « sotto l'ospedale di 
s. Gio. in Laterano vi attraversa un fondamento grossissimo tutto di pezzi di buo- 
nissime figure. Vi trovai certi ginocchi e gomiti di maniera greca " . Sugli scavi 
successivi nell'area dell'ospedale, vedi Bull. Inst. 1870, p. 50, n. XXVII. Nella pri- 
mavera di quest'anno 1901 s'è trovata una fistola aquaria col nome di una delle Do- 
mizie Lucilie, che dagli archi celimontani si dirigeva verso il giardino dell'ospedale. 
Si tratta certamente della « domus Victiliana » . 

1339, 29 settembre. SILVAE ET AMBVLATIONES MAVSOLEI. Nell'anno V del 
pontificato dì Benedetto XII gli esecutori testamentarii del card. Pietro Colonna fon- 
dano l'ospedale di s. Giaiiomo in Augusta. L'Alveri, II, .57, asserisce che di questa 
fabbrica si vedevano tracce a' suoi tempi. « Dalla madonna di Reggio caminando per 
la strada di Ripetta si vedono ancora in essere i vestigi del vecchio ospidale di san 
Giacomo, che nella pestilenza dol 1656 servì di Lazzaretto ». 

1348, 25 ottobre. TEMPLVM SOLIS AVRELIANI. « Erat téplù Romuli in colle 
Quirinali ex cuius spoliis facti sunt. CXXX. gradus marmorei apud ecclesiam sce 
Mariae Ara Celi et Capitoli aiìo . M . cccxlviii die uero . XXV Octob. » Albertino ed. 
1515 f. 49. L'iscrizione del costruttore maestro Lorenzo di Simeone Andreozzo sta 
ancora sul posto. Vedi Gregorovius: Storia, tomo V, p, 79, n. 1. L'origine di questi 
marmi — centoventiquattro gradini — è incerta, né del tempio di Quirino si parla 
prima di Pomponio Leto ('). La congettura più probabile è che provengano dal tempio 
del Sole, cui si ascendeva per amplissime scale, prototipo di quelle dell'Araceli e 
della Trinità de' Monti. 

1348. TERREMOTO DEL PETRARCA. « Cecidit edificiorum veterum neglecta 
civibus, stupenda peregrinis moles. Turris illa, toto orbe unica, que Comitis dicebatur, 
ingentibus ruinis laxata, dissiluit » . Petrarca : Rer. Famil., XI, ep. 7. 

1354. MAVSOLEVM AVGVSTI. È ucciso, e poco stante cremato « allo campo 
dell' Austa » Cola di Rienzo. Circa questo tempo fu scoperto nel mausoleo il cippo 
di marmo lunense, oggi nel cortile de' Conservatori, il quale sostenne il vaso cine- 
rario di Agrippina moglie di Germanico » (Nibby, R. A., tomo II, p. 529, CIL. 886), 
come pure quello di Nerone Cesare, fratello di Caligola, CIL. 886 anch'esso « superne 
eicavatus et ordinatus prò mensuris » come il precedente, che porta ancor oggi incise 
le parole « riigiatella de grano » . A questi due monumenti si dovrà forse aggiungere 
il frammento dell'elogio di Lucio Cesare CIL. 895, che appartiene al mausoleo, benché 
descritto la prima volta fuori di posto al Monte Citorio. L'anon. Magliab., p. 162, Urlichs 
pretende che a suo tempo, circa il 1410, il mausoleo fosse ancora « mirifice opertum 
tabulis marmoreis » . 

Sulle ricerche epigrafiche di Cola di Rienzo, e sulla silloge da lui composta fra gli 
anni 1344 e 1347, erroneamente attribuita sino al 1871 a Nicolao Signorili, vedi 



(») Vedi Fulvio: Antiqq. p. XX. 



SCAVI SEC. XIV 39 



de Rossi, Bull. Inst. 1871, pp. 11-17: CIL., VI, p. XV: ed il biografo ap. Muratori, 
Antiq. Ital., tomo III, p. 399: " tutta la die se speculava negl'intagli de marmi, li 
quali caccio intorno a Roma. Non era altri che esso, che sapesse lejere li antichi 
Pataffi... queste figure de marmo justamente interpretava ». 

La silloge di Cola fornisce alcune notizie non dispregevoli sui monumenti di 
Roma circa la metà del sec. XIV. Stavano in piedi nella contrada del foro boario i due 
fornici di Augusto CIL. 878 e di Lentulo, ivi 1385. Sulla relazione d'origine, di 
forma, di scopo, d'età tra questi e il fornice di Dolabella e Silano vedi Lanciani: 
Comm. Frontin. p. 100. Il fornice di Augusto non si sa cosa fosse, né dove stesse 
precisamente. Taluni lo pongono presso al teatro di Marcello (prope domum Sabellorum, 
via de Sabellis apud carcerem Tullianum — S. Nicolao in carcere — arcus lapidis 
tiburtini semifractus, in muro cuiusdam tabemae) : altri in una pretesa piazza del 
ponte di s. Maria (Emilio), piazza che non ha mai esistito, perchè la testata del 
ponte stesso veniva a toccare quasi la « casa di Pilato » e s. Maria Egiziaca. Il Fe- 
liciano dice, probabilmente di testa sua, che le lettere si leggevano « in arcu pontis » 
e Cola stesso che il fornice era stato " forte factum Octaviano propter constructionem 
pontis ». Si tratterebbe dunque di restauri al ponte, dei quali non si ha altrimenti 
memoria. 

La silloge ricorda pure la scoperta del cippo del Tevere CIL. 1240 a, della statua 
e del frammento dell'elogio di M. Antonius Eiochus agli Arciouini sul Quirinale 
» in lovio caballi » ovvero « in lovio domorum de Archionibus » : dell'ara mitriaca 728 
nella vigna Mancini presso s. Susanna: e dell'iscrizione attribuita al »* templum Ve- 
neris in Calcarario ». Vedi de Rossi, Bull. Com., tomo XXIII a. 1893, p. 191. 

1360. TABVLARIVM. Innocenzo VI dona ai canonici dei ss. Sergio e Bacco 
« quoddam casalenum quod dicitur Cameliana (Cancellaria) ipsius ecclesie positura retro 

dictam ecclesiam, cui ab uno latere est palatium Capitolii ab alio est via publica 

que dicitur Faba Tosta ». Vedi lordan, Topogr., tomo II, p. 458. 

1363 (o 1368, vedi Urlichs: Cod., p. 92 ad lin. 17). ARCVS ARCADII HO- 
NORII cet. « Arcus aureus marmoreus triumphalis qui fuit ad sanctum Celsum et 
Julianum sub campanile dictae ecclesiae, non apparet quia cecidit tempore Urbani 
quinti vetustate diruptus ». Anon. magliab. ap. Urlichs cod., p. 153. 

1370. BAS . SALVATORIS IN LATERAN • Urbano V commette a Giovanni Ste- 
fani architetto di Siena la ricostruzione della basilica consunta dall'incendio del 1360. 
Vi furono impiegati infiniti marmi antichi. Rimane in piedi il tabernacolo sostenuto da 
quattro colonne di granito. Se poi è vero che nell' incendio suddetto le colonne della 
basilica fossero spezzate e calcinate e ridotte in frantumi, conviene credere che le 
30 di granito bigio, attualmente incassate nei pilastri del Borromini (Crescimbeni, 
Stato della Bas. Later. p. 37) sieno state scavate o tolte via da qualche altro edificio 
dall'architetto di Urbano V. 

1375. Giovanni Dondi dell" Orologio, visitando Roma circa quest'anno, raccoglie 
le misure di antichi edificii, della colonna Traiana, del Pantheon, dell'obelisco vati- 
cano, del Colosseo, delle basiliche degli Apostoli, e copia poche iscrizioni di edificii 
pubblici. Vedi de Rossi: Le prime raccolte, p. 4 e CIL., p. XXVII. 



40 SCAVI SEC. XIV 



1382, 15 febbraio. AQVAEDVCTVS. Nicolao Valentini, il distruttore del monte 
del Grano (redi apppresso a. 1387) vende a Paolo marmorario e suoi compagni 
u tres cossas peperignorum sitas in territorio casalis in Formis extra portam sancti 
lohannis Lateranensis prò pretio VII florenorum auri » Not. Nardo de' Vendettini, 
prot. 785, A. S. C. Si tratta di tre piloni o della Claudia o della Marcia. 

1384. S. PIETRO VECCHIO. In un censuario della basilica vaticana del 1384 
citato dall'Armellini, p. 748, è ricordata una « domus cum signo tripedium, ubi 
fiunt marmerà prò capella dfli cardinalis s. Petri in parochia s. Stephani de Un- 
gariis » . 

1385, 15 giugno. TEMPLVM ROMAE ET VENERIS. Patti fra il priore di s. Maria 
Nuova da una parte, lacobello Paluzzi e Buccio Nardi socii muratori dall'altra, per fab- 
bricare certe pareti, grosse palmi due e mezzo nelle fondamenta « in renclaustro mona- 
sterii ubi ligna reconduntur, in quo debet cisterna hedificari ante hortum dicti mo- 
nasteri » . Le fondamenta dovevano essere murate « lapidibus grossis » certamente 
del tempio, poiché, mentre i due socii fabbricatori dovevano metter del loro calce, 
legname, e mano d'opera, i « lapides grossi " erano forniti direttamente dai frati. 
Not. Nardo de' Vendettini, prot. 785. 

1387, 28 aprile. SEPVLCRVM vulgo IL MONTE DEL GRANO. « Hec sunt 

pacta Inter lohannem Branche calcariensi de regione Pince, et Nicolaum Valentini 

de regione Montium videlicet quod dictus lohannes promisit dicto Nicolao cavare 
eitrahere et rumpere omnem quantitatem lapidum tiburtinarum existentium intus et 
extra Montem qui vocatur Mons Grani dicti Nicolai ultra formas urbis et per totum 
tenimentum casalis dicti Nicolai, siti ultra dictas formas dummodo absque lexione 
dicti mentis quod propter dictum fodere dictorum lapidum mons non diruatur quoque 
modo, quibus lapidibus inventis fossis et ruptis eosque lapides coquere deducere et 
revertere in calcem bonara et congruam. Item promisit dictus lohannes eidem Nicolao 
dare et tradere in calcarla fienda... rubia calcis XXII prò quolibet centenario ru- 
biorum calcis ad mensuram Senatus etc. »». A. S. C. Ibidem (trascrizione non mia). 
L'affare deve essere riuscito profittevole poiché nel seguente anno la famiglia Valentini 
ottiene il possesso del sito, del quale era forse soltanto locataria. 

1390, 11 nov. Paolo Mentebona, e lacobello di Biasio del r. della Pigna, in 
nome proprio e di altri comproprietarii « vendiderunt Stephanello Nicolai Valentini 
de r. montium omnia iura que possident in tenimento casalis delle Forme, et in 1 a- 
pidibus marmoribus et tyburtinis existentibus in montone sive modio (podio?) 
quod vocatur Mons grani « . A. S. C. — Ibid. 

1400, 19 aprile. SILLOGE SIGNORILIANA. Vedi quanto fu avvertito sotto la 
data del 1354 a proposito della raccolta epigrafica che va sotto questo nome. Ho 
trovato nei protocolli del Vendettini in Arch. Stor., capit. n. 785 bis, il documento 
che segue, relativo alla famiglia dell'epigrafista: 

« MCCCC Aprilis die xviiii. Nicolaus Antonij Singiorilis notarius de regione 
Montium condidit testaraentum. Heredes instituit leronimum lohannem lacobum et 
honestam filios suos pupillos et Ceccham eius natam adultam. Confessus fuit domum 
terrineam et cameram domorum solite habitationis condam magistri Andree raagistri 



SCAVI SEC. XIV 41 



Nicolai medici cum medietate introitus et porticalis diete domus fuisse et esse domine 
Andree filie condam magistri Andree. Confessus fuit se habere in gabella sancti 
Angeli Fori Piscium florenos XX et soldos XLI. Reliquit ecclesie sancte Pacere (sic) 
florenum unum. Reliquit ecclesie XII apostolorum prò ipsius reparatione tempore 
ipsius reparationis florenos duos cet. », 

Il Signorili, notaio imperiale ed apostolico e scribasenato e forse nipote del 
testatore predetto, compose per ordine di Nicolao V (1417-1431) il libro « de iuribus 
et excellentiis urbis Romae ». Vedi CIL., p. XV. 

1389-1404. TABVLARIVM. Bonifacio IX « latericiam domum ...(usibus senatorum 
et causidicorum deputatam) ruinis sup. aedificavit ». Biondo Flavio, ed. 1527. e. 10' 
§ 73. Poggio chiama queste rovine " fornices duplici ordine novis inserti aedi- 
fìciis ». Il Bunsen, Beschreibung, tomo III, 1, congettura che in questa occasione sien 
periti nelle fornaci i marmi dei templi che fiancheggiavano il clivo capitolino. 

MAVSOLEVM HADRIANI. Nello stesso anno Bonifacio IX edifica il torrione 
quadrato in cima al castello, con architettura di Niccolò d'Arezzo. Così il mausoleo. 
che nei tempi classici era semplicemente terminato da un cono di terra vestito di 
piante, venne a prendere press' a poco l'aspetto attuale. L'anon. Magliab. apud Urlichs, 
p. 152, ha lasciato quest'altra memoria di lavori eseguiti nel Borgo: « Francisca via 
est, ut denominatur, apud portam Viridariam, intus autem palatium sancti Petri strata 
Francisca, vel Ruga Francisca, quam Bonifacius nonus destruxit, quando fecit plateani 
ante palatium suum ». 

1397, 16 sett. LATERANORVM AEDES? Fra i documenti pubblicati dal conte 
Malatesta in appendice al volume degli Statuti delle Gabelle di Roma, uno, del 
16 sett. 1397, si riferisce alla scoperta di un tesoro fatta in Roma da alcuni privati 
cittadini. Maggiori particolari fo-rnisce il cod. vat. 6932 a e. 239. Vi si narra come 
il papa Bonifacio IX, allora regnante, confermasse il 27 dello stesso mese « quandam 
concordiam habitam Inter Malatestam de Malatestis Senatorem Urbis et Pernaiii 
relictam q. Petri Sabbe lulianj de regione Campitelli de Urbe super quodam thesauro 
invento prope ecclesiam Lateranensem». Sono ignoti il numero e la quantità 
degli oggetti trovati. Vedi Bull. com. 1886, p. 355. 



LIBRO PRIMO 



GLI SCAVI E LE COLLEZIONI DI ANTICHITÀ IN ROMA 



NEL SECOLO XV 



BONIFACIO IX — GIOVANNI XXIII 45 



1406. MAGISTRI VIARVM. Metavio domicello romano è deputato difensore delle 
strade, con la conseguente giurisdizione sui monumenti e sulle rovine della città. 
Nicolai, Sulla presidenza delle strade, tomo II, p. 151 sgg. 

1407 circa. Filippo Brunellesco e Donato Bardi misurano gli edifizii e le rovine 
di Roma antica, praticando scavi in varii luoghi. « E tornando alle cave di Filippo 
e di Donato, generalmente erano chiamati « quelli del tesoro » credendo eh' egli spen- 
desseno, e cercassono di quello : e dicevasi : quelli del tesoro cercavano oggi nel tale 
luogo, ed un altra volta in un altro ec. Ed è '1 vero, che qualche volta vi si truova 
delle medaglie d' argento e qualcuna d' oro benché di rado, così delle pietre intagliate, 
e calcidoni, e corninole e camei » . Vita di Filippo di ser Brunellesco, ed. Moreni, 
Firenze 1812, p. 306 (cf. p. 303). Vasari, Vite, III, p. 201. 

1413 8 gennaio. BASILICA IVLIA? Giovanni XXIII concede a Paolo Orsini 
" omnes et singulas quantitates lapidum tiburtinorum, et alios cuiuscumque alterius 
generis sive nominis lapides, subtus et supia faciem parietis existentis in Urbe in 
loco vid. Cannaparia » (Theiner, n. 136). Questa notizia si riferisce più verisimil- 
mente al tempio di Saturno e alla sua sostruzione di travertini verso il vico lugario. 
che non alla basilica Giulia. 

1410-1417. CIRCVS MAXIMVS. L'anon. magliab. contemporaneo di Giovanni XXIII 
accenna a scavi nel Circo massimo. » Alia maxima omnium (agulia) remansit cooperta 
ruinis in circo, et laboratores cum palangis saepius reveniunt eam -. 

HORTI SALLVSTIANI. Il med. p. 159, Urlichs " alia (agulia) prope portam sa- 
lariam stat rupta in terra in quodam canneto ubi a principio fuit posita corani suo pede - . 

CIRCVS MAXENTII. Id. p. 159 « alia in circo capitis bobis jacet fracta corani 
suo pede, et'pes eius elevatus est a terra «. 



46 MARTINO V U181424 



MARTINO V. 

14 nov. 1417 - 20 febbr. 143 1. 

1418. ODEVM? Alessandro Savelli restaura la chiesa di s. Pantaleo de Preta 
Caroli, sull'area creduta dell' Odeo. Adinolfi, Canale, p. 61. 

FORVM TRAIANI. Francesco de' Foschi di Berta edifica nell' area degli edifizii 
di Traiano la chiesuola di s. Bernardo della Compagnia, ove fu sepolto 1' anno 1468. 
Distrutta nel 1736 è oggi rappresentata press' a poco da quella del nome di Maria. 
Annesso alla chiesuola era un giardino che serviva di cimitero ai confrati. Armellini, 
Chiese, p. 165. Dai Foschi di Berta prese nome un arco cavalcavia, divenuto per 
abitudine popolare uno dei caposaldi topografici della contrada. Doveva stare sulla 
presente via di s. Eufemia, stante che la casa dei Foschi stessi occupava il sito del 
palazzo Valentin!. Nella silloge signoriliana la colonna di Traiano è detta esistere 
« ubi hodie est ecclesia s. Nicolai, prope arcum Fuscorum de Berta » . 

1420. CLOACAE VRBIS. « Vidi in roma nella olimpia 440 una statua duno 
ermofrodito di grandeza duna fanciulla danni 13 la quale statua era stata fatta con 
mirabile ingegno ... fu trovata in una chiavica sotto terra circa di braccia otto per 

cielo della detta chiavica eraci piano di detta scultura el detto luogo era sopra a 

SCO. Celso, in detto lato sissifermo uno scultore fece trarre fuori detta statue et con- 
dussela in sca. Cecilia in trastevere ove dito scultore lavorava una sepultura duno 
cardinale " Ghiberti, cod. Magliab. XVII, n. 33; Bull. Inst. 1837, p. 68. Il cardinale 
potrebbe essere l'Adamo da Hertford morto nel 1397, il cui mirabile sepolcro è stato 
fatto in pezzi, ed i pezzi dispersi per tutta la chiesa. 

1424. La Camera paga 4 fiorini al giorno ad Andrea marmorario " prò dehuma- 
tione certi marmoris prò faciendo lapides prò bombardis " A. S. V. Divers. t. IX, e. 245. 
1421. Ciriaco Pizzicolli d'Ancona visita per la prima volta i monumenti di Koma, 
e toglie i disegni di alcuni. Abbiamo intorno a ciò non solo la poetica testimonianza 
di Stefano Porcari, ap. Mehus, Kyriaci itiner., p. 15, ma anche alcuni schizzi originali 
nel volume barberiniano di Giulian da Sangallo. Vedi lahn in Bull. Inst. 1861, 
p. 180, e de Rossi, Piante, p. 95. Vedi pure sotto l'anno 1433. 

1424. VIAE VRBIS. È interessante notare che nella prima metà del quattrocento, 
quando non s' era ancora incominciato ad ammattonare le strade, si camminava ancora 
in più d' un luogo sui selciati antichi (s. Lucia in Selce, ss. Cosma e Damiano, santo 
Stefano in Silice, etc.)- Il seguente documento del 14 nov. 1424 ricorda altra strada 
selciata a pie del monte dell'Araceli. 

« Petrutius antonij Vetralla alias dictus Compare de reg.® pince Cura consensu 
domine Lucretie uxoris Marcelli philippi raenacij et filie dicti Compare Sponte ven- 
didit Jacobo Sanctoli de caputgallis de regione Trivij Quamdam domum seu palatium 



MARTINO V 1425-1426 47 



cum duabus salis positam in Keg."® pinee in parrochia sancii laurenzoli luxta hos 
fines, Cui ab uno latere tenent Nardus quondam angelelli sanctj, ab alio latere tenet 
magister Robertus calsolarius, Retro tenent Orta Ecclesie areceli, ante est via sel- 
ciata publica Prot. 849, e. 432. A. S. Forse si tratta del clivo argentario, l'Ascesa 
Prothi dei tempi di mezzo. 

1425, 30 marzo. MAGISTRI VlARVM. Bolla « et si in cunctarum ^ di Martino V, 
che ristabilisce 1" ufficio dei magistri viarum, direttamente connesso con lo scavo e 
con la conservazione degli editicii antichi. Il documento accenna alla occupazione di 
taluni monumenti per parte di volgari esercenti - macellarli videlicet (teatro di Mar- 
cello, Foro transitorio), piscarii (portici di Ottavia), sutores (?) pelliparii (la Scortec- 
chiaria di Agone) » ai quali si possono aggiungere i funarii, i cimatori, i cardatori, 
i calcararii del circo Flaminio, i candelottari della Cripta di Balbo, i tintori alla fonte 
dell'Olmo, i bicchierai e i marmorarii delle terme d' Agrippa etc. Vedi Bull. com. 1901, 
pp. 7-8, e cod. vat. 9198, e. 238 sgg. « Notizie intorno al tribunale delle strade etc. » : 
Muntz « Les Arts » , tomo I, p. 335 : Marcantonio Bardi, « Facultates curatorum 
viarum etc. » Romae, 1566: Alessandro Brugiotti, >i luris viarum etc. " Romae, 1669: 
Mgr. Nicolai, « Sulla presidenza delle strade ", Roma, 1829. Il catalogo dei maestri 
compilato da quest' ultimo incomincia col 1567, e coi nomi di Antonio Palosio e Mario 
Maffei: e finisce col 1829, e coi nomi di Ferdinando de Cinque e Francesco Cioja. 

Gli eletti di Martino V nel 1425 furono Nicola Porcari e Marcello Capodiferro. 

1425, 1 luglio. BAS. SALVATORIS. Breve di Martino V per la ricostruzione del 
pavimento della basilica lateranense. Egli concede ad Antonio Picardi e Nicolao 
Bellini, e loro operai « ut a quibuscumque ecclesiis, capellis, et locis ecclesiasticis 
campestribus, tam intra quam extra urbem existentibus desolatis et ruinam patientibus, 
marmores et lapides ... et caeteras alias res ad fabricam pavimenti ydoneas, evelli, 
capi, et ad ecclesiam lateranensem deduci facere possitis » (^). 

A questo lavoro si riferisce il seguente notevole documento. 

« Palutius Bianche (?) marmorarius de regione Parionis confessus fuit se habuisse 
a Nicholao Bellino spetiario de regione sancti Heustachii, anteposito super pabimento 
quod nunc fit in magna nave ecclesie Lateranensis, mandato domini nostri pape per 
ipsum Palutium, prò parte mercedis sibi debite et debende iuxta pacta iuita inter 
dictum Palutium ex una et dictum Nicolaum et dominum Antonium Quartaferia be- 
neficiatiim diete ecclesie, collegam dicti Nicolai ex altera circa dictam palmentatm'am, 
ducatos quadringentos et quinquaginta ad rationem xii grossorum prò ducato » Not. Ven- 
dettini, prot. 785 bis. A" S. C. 

1426, giugno - 1427, febbraio. PONS AEMILIVS. Martino V spende circa 3000 
ducati d' oro nel restaurare il ponte di s. Maria. Secondo insegnano i documenti del 
tempo di Gregorio XIII, il restauro deve essere stato eseguito a danno di qualche 
monumento antico di travertino. Miintz, 1. e. t. I, p. 17. 

1426, 1 luglio. BAS. IVLIA. Lettere patenti ad una società di calciaiuoli del 
rione Pigna (la Calcarara del circo Flaminio) con facoltà ^ frangendi et extrahendi iiu- 

(') Reumoiit, Gescliichte, t. Ili, p. r,15; Muratori, K. I. Scr. t. UV. p. b<37. 



48 MARTINO V 1427-1429 



pe(r)rirae ex fiindamentis templi Canapare lapides tiburtinos non apparentes (i pilastri 
della nave e delle navatelle) ac ex dictis lapidibus calcem faciendi » . Si pongono loro 
due condizioni: di non ispiantare del tutto 1' edifizio antico (i pilastri furono invece 
smantellati sino alla terza fila dei travertini sotto il pavimento), e di dare la metà del 
prodotto a Giacomo Isolani card, di s. Eustachio. Vedi A. S. V. Divers. t. IX; e. 245. 
La calcara (o una delle calcare) di questa società fu tornata a scoprire il 10 set- 
tembre 1871. Vedi Bull. Inst. 1871, p. 244. Dopo ricordato il rinvenimento « di alcune 
miserabili costruzioni dei secoli VIII o IX, alle quali il piano della basilica serviva 
di fondamento, ed i suoi pilastri di intelaiatura e di appoggio » il Bull, prosegue: 
« forse avrau dato ricovero agli operai addetti a ridurre in calce le più stupende pro- 
duzioni dell'arte decorativa romana: poiché nel centro dell'ultima navata verso po- 
nente, il giorno 10 settembre, si scoprì uua calcara circolare, La vetrificazione 

dei mattoni che ne formavan le sponde, e la calcinazione del terreno circostante provano 
la violenza del fuoco. 11 pavimento era coperto tutt' attorno da un cumulo prodigioso 
di frammenti di statue, bassorilievi, fregi epistilii, cornici, capitelli, antefisse, spezzati 
con la mazza ». 

1427. lean de la Rochetaille, arcivescovo di Rouen, restaura chiesa e palazzo di san 
Lorenzo in Lucina ('). Circa questo tempo il card. Alfonso Carillo restaura le « palacia » 
dei ss. Quattro « veteri prostrata ruina, obruta verbenis, ederis, dumisque » . Vedi For- 
cella, t. Vili, p. 290, n. 720. Altri cardinali imitarono 1' esempio degli amici d' Au- 
gusto, con la differenza che, mentre Plance, Cornificio, Filippo si servirono di marmi 
di cava, i cardinali di Martino V spogliavano le rovine di Roma. Vedi p. e. Kaibel 1077, 
CIL. VI, 1508 etc. 

1427, luglio. TABVLARIVM. Lavori di sottofondazione e di rinforzo al palazzo 
capitolino. Muntz, « les Arts », voi. I, p. 16. 

1427. OSTIA. Poggio Bracciolini e Cosimo de Medici visitano Ostia e Porto. Il 
viaggio è descritto nella lettera a Nicolao Nicoli, ed. Tonelli, voi. I, pp. 209-210 
(Firenze 1832). « nulla invenimus epigrammata: nam templum illud, quod isti prò 
calce demoliuntur, est sine epigrammate^ » . Il tempio è quello detto di Vulcano, in capo 
al foro di Ostia, i marmi del quale sono stati certamente distrutti dai calciaiuoli. Vedi 
sopra a pag. 26. Nello stesso anno 1427 devono essere avvenuti scavi per la costru- 
zione « turris excelsae et rotundae ad loci custodiam, et quasi speculam ne hostis 
ascenderet improvisus ». È il maschio della rocca, rifatto al tempo di Sisto IV ed 
ingrandito da Baccio Pontelli. Vedi: Rocchi « l'Arte » a. 1898 p. 27. Pio II, Commen- 
tarli, ed. 1614, p. 302: Tommasetti, Archiv. S. R. S. P. voi. XX, a. 1897, p. 84. 
1429. SILLOGE FOGGIANA. Data approssimativa della pubblicazione della sil- 
loge epigrafica Foggiana intorno la quale vedi CIL. voi. VI, p. XXVllI-XL : de Rossi, 
Inscr. Christ., voi. II, p. 398 sgg. e « Prime Iscrizioni », p. 105 sgg. La parte che 
non è copiata dalle sillogi più antiche, contiene appena qualche accenno a scavi con- 
temporanei. La base grande marmorea CIL. VI, 931 e l' altra gemella 934 sono 
indicate, non nel proprio luogo, ma « iuxta Capitolium » ed è questo il più antico 

(>) Martinelli, Roma ex ethn. sacr. ed. 1653, p. 138; Bull. Com. 1891, p. 18. 



MARTINO V 1430 — EUGENIO VI 1431 1433 49 

accenno all'antiquario de' Conservatori. Sono poi nominati il cippo del Tevere 1240 a 
« in muro iuxta Tiberim prope pontem qui est interruptus " : il piedistallo di statua 
di Betitio Perpetuo Arzygio, n. 1 702, indizio di scavi fatti nell' area della casa di 
costui, fra l'alta Semita e il vicus Longus (Bull. com. 1888, p. 391). Tutto il resto 
si compone di iscrizioni di edilìzi publici, che sono ancora in piedi, e di due o tre 
lapidi sepolcrali di origine incerta. 

1430, 25 marzo. ARCVS CELIMONTANI. Lorenzo di Matteolo de Novelli dona 
all'ospedale del ss. Salvatore « casarena et domos dirutas et contiguas muris 
antiquis formarum urbis, in oppositum ecclesie s. Angeli .. Inter que casarena 
est cemeterum .... quibus ab uno latere est ortus et vinca diete societatis ante est 
via publica per quam itur ad ecclesiam s. Joannis in Laterano (la via de' ss. Quattro, 
la sola allora esistente) ab alio est via qua itur ad ecclesiam s. Petri et Marcellini 
(il caput vie Merulanee, soppresso da Gregorio XIII nel 1575 : vedi Forma Urbis, 
tav. XXXVII). Vedi a. 1338, p. 38. 



EVGENIO IV 

3 marzo 1431-24 febbraio 1441. 



1431. 10 ottobre. CVRIA — FORVM IVLIVM. Licenza a Filippo di Giovanni di 
Pisa, marmorario, di scavare, far scavare, e condurre al palazzo apostolico « quaecum- 
que marmerà de muris antiquis existentibus in loco ubi fuit Secca antiqua» 
Arch. stor. ital. 1866, voi. Ili, p. 212. 

1432. FORVM TRAIANVM. Petronilla Capranica, sorella dei cardinali Angelo 
e Domenico, fonda in una sua proprietà al foro Traiano il monastero dello Spi- 
rito Santo, distrutto l' annuo 1812 in occasione degli scavi napoleonici. Armellini, 
Chiese, p. 166. 

1432-1434. OSTIA. Ricerche per materiali da costruzione. Miintz, 1. e, t. I, p. 52. 

1433-1439. LATERANORVM AEDES Nuper nero palatia qbus circumdata 

fuit basilica (Salvatoris) malori ex parte corruerant, brevi niiUum alicubi passura 
habitatoré. Sed tu Eugeni beatissi. pater aulae uestigia primum: delde alias circa 
particulas m^gno instauratas ipendio, perficere pergis. Monasteriumq. addidisti: ciiiiis 
fundaméta cum in uineis altius effoderentur : quanta ibi olium fuerit operimi magni- 
ficentia ostenderunt: quandoquidem octonos deuosq. pedes sub uinea et horto defossa 
tellus aperuit fornices , cameras, pauimenta : et iacentes diuersi coloris cohininas : 
exectasq. marmore tabulas ingeniosiq. operis statuas, et alia, quae nò modo aetate 
nostra: sed multis ante saeculis excitata caeteris in Italiae urbibus siiperant aedilì- 
cia » Biondi, Flavij de Roma Instaur., ed. Taurin. del Sylva, 14 maggio 1527. fo. 14. 
§ LXXXV sgg. I conti di fabbrica, Muntz, I, 48 incominciano col 18 giugno lÀ'-V-'> 
e finiscono col 1 decembre 1439. 



50 EUGENIO VI 1483-1439 



1433, febbraio. CAPITOLI VM. Ricostruzione o restauro del palazzo de' Conser- 
vatori. Muntz, voi. I, p. 50. 

1433. CALCARE. Ciriaco Pizzicolli d'Ancona, facendosi guida all'imp. Sigismondo 
per Roma, si duole con lui della zotichezza dei Romani i quali, delle ruine e delle 
statue della città facevano calce. Cyriaci Itin. ed. Mehus., p. 21. 

1434. HORTI GETAE. Nicolao da Forca Falena, eremita, acquista una vigna 
in quella parte del monte Gianicolo che si diceva Monte Ventoso, e fabbrica la chiesa 
di s. Onofrio con l'annesso ospizio. Armellini, Chiese, p. 658. Questo ospizio fu 
presto fornito di biblioteca preziosissima. Uno dei codici conteneva il testo delle 
Regiones urbis, che da Pomponio Leto fu posto a fondamento della compilazione 
topografica della sua scuola: « Suprascriptae XIIII Regiones inventae fuere Romae in 
bibliotheca s. Onophrii antiquis litteris scriptae cet ». La biblioteca, i codici della quale 
sono ricordati anche da Pietro Sabino nell' ultima parte del volume Marciano, sarà 
andata a male nel Sacco del 1527. 

1436, 29 marzo ECCLESIAE VRBIS « Didicimus . . . homines fuerìnt reperti qui 
ex basilicis almae urbis . . marmora, aliosque lapides diversi coloris non parvi pretii 
et valoris ipsarum basilicarum ornamento et usibus deputatos abstulerint: novissime 
(quidam) de Sede nostra (la cattedra pontificia) secus altare beatissimi Fetri posita, 
porfiriticas alteriusque marmoris tabulas, ipsius sedis posteriorem spondam et subso- 
lium ornantes abstulerunt » Breve di Eugenio IV in « Rullar, vatic. » voi. II, 
p. 89 sgg. Theiner, tomo III, n. 281. 

1437. Memoria dei lavori eseguiti a s. Spirito in Saxia nel cod. Regina 770, 
f. 11: « Eugenius Venetus PPa quartus. Anni Dni mcccc.xxxvii. 

1437. OSTIA ? Muore il celebre collettore Niccolò Nicoli da Firenze. Fra i suoi 
cimelii si ricorda « jaspidum cum Narciso in aqua sese vidente . . . Ostiae, dum fode- 
retur, inventum ». Tale era almeno la provenienza indicata al suo corrispondente e 
fornitore Leonardo Aretino. Vedi la lettera di costui nella prefazione a quelle di Am- 
brogio Traversari, ed. Méhus, p. LUI. 

1438. BAS. SALVATORIS IN LATERAN. Rubamento delle gemme che ornavano 
le custodie delle teste degli apostoli, e supplizio orrendo dei rei « ad Lupam » nel 
campo Lateranense. Vedi Cancellieri, « Mera. Storiche delle teste dei ss. Pietro e 
Paolo » Roma, 1852: il diario dell' Infessura, etc. 

« Infissa nel muro di una casa lungo la via (Merulana) vedesi una maschera: 
e vuoisi che rappresenti la faccia di uno di que' (ladri) giustiziati « Gregorovius, 
tomo VII, p. 95, nota. 

1438. BIBLIOTHECA VRSINIANA. Muore Giordano Orsini, IIP cardinale di tal 
nome, lasciando « alla basilica vaticana la sua libraria, di più sorti di diversi e varij 
libri m. s. col' arme sua dipinta con dei orsi, che li sono appresso, de' quali adesso 
ve ne sono da 400, ma la maggior parte degli altri fu abbrugiata nel Sacco del 1527, 
e parte Sisto V ne trasfe/ì nella Libraria Vaticana». Torrigio Sacre grotte, p. 397. 
Più accurate notizie ap. Marini, «Archiatri», p. 130, e Cancellieri, « de Secreta- 
riis » p. 893 sgg. 

1439, decembre. AMPHITHEATRVM. Si scavano travertini nella « coscia » del 



EUGENIO VI 1440-1444 51 



Colosseo: « uno todesco portò la tiuertin. da CoUiseo a Sancto Johanni « per essere 
impiegati nei risarcimenti della Tribuna. Muntz 1. e. tomo I, p. 48. 

La Memoria 72 di Flaminio Vacca, p. 84, ed. Fea, accenna vagamente ad una 
azione protettrice esercitata da Eugenio IV sul Colosseo, che egli avrebbe rinchiuso 
tra due muri, e posto sotto la tutela dei frati di s. Maria nuova. Un documento del 
« liber breviura Martini V, Eugenii IV, et aliorum » esistente nell'Archivio vaticano, 
armadio XXXIX, tomo VII* e. 341, n. 319, prova che veramente quel pontefice si 
adoperò a difesa dell' anfiteatro. 

« Dilectis filiis etc. Non potuimus non turbari audientes siue ab altero uestrum 
siue ab aliis nostris offitialibus concessum fuisse ut quedam Colisei pars qua Cosa 
uulgariter nuncupatur prò restauratione quorumdam domorum deiciatur. Nam de- 
moliri Urbis monumenta nihil aliud est quam ipsius Urbis et totius orbis excellen- 
tiam diminuere. Itaque uobis harura serie iniungimus et sub indignationis nostre pena 
precipiendo mandamus, ut si quid huiusmodi siue a nobis siue a quibus aliis con- 
cessum extitit penitus reuocetis nec quouis modo permittatis ut et minimus dicti 
Colisei lapis seu aliorum edificiorum antiquorum deiiciatur : super quibus detis talera 
ordinem ut huiusmodi mandatum inuiolabiliter obseruetur, contenti taraen sumus ut 
ille cui forsan talis concessio facta extitit de locis subterraneis a Coliseo distantibus 
lapides euellere possit. Datum Florentie etc. ». 

1440 circa. Il card. Antonio Martinez edifica la chiesa di s. Antonio de' Porto- 
ghesi, aderente all'ospizio per le pellegrine di quella nazione, fondato sino dal 1417. 
Armellini « Chiese » 333. 

1440 circa. TEMPLVM SOLIS. Il card. Prospero Colonna eseguisce lavori im- 
portanti a pie del tempio del Sole Quirinale, fra le rovine che il Biondo e. 1 5' chiama 
« hortorum Maecenatis aedificia ». Vedi Corvisieri, Archiv. S. R. S. P. tomo X. p. 641. 
ove descrivendo il palazzo maggiore dei Colonnesi. posto sull' erta del colle verso la 
Torre Mesa e le Terme degli Arcioni, dice che il « magnanimo cardinale, regnando 
Eugenio IV, volle tornare in qualche onore l'avita casa « e tra le cose degne che 
vi fece fu l'aver discoperta e racconcia un'antica scalea, (del tempio del Sole?) che 
incrostata di marmi a colore ed egregiamente commessi a disegno, ricordava il fasto 
di Roma imperiale ^. Questo racconto non è conforme al vero. 

1443. CALCARE. « Molti edifitii di palazzi trionfali, di ressidentie, di sepulture. 
di tempj et altri ornamenti ci sono (in Roma), et copia infinita, ma tutti rovinati, 
porfidi et marmi assai, e quali marmi tutto giorno per calcina si disfanno » [Alberto 
Averardo de Albertis ap.]. Miintz « les Arts » tomo I, p. 106, n. 2. Anche il Biondo 
Flavio afferma: ^^ multis in locis uineas uidemus ubi superbissima uidemus aedi- 
ficia: quor, quadrati lapides Tiburtini in calcem sunt concocti •' op. cit. e. III. § 8. 

1444 circa ('). PANTHEON. » (Panthei) stupendum foruicem tua. pòtifex Eugeni, 
opera instauratum et chartis plumbeis alicubi deficientibus coopertum laeta iiispicit 
Curia... Sordidissimis diversorum tabernis quaestuum a quibus (columnae) obside- 
bantur occultatas, emundatae nunc in circuitu bases et capita denudatae mirabilis 



(') Eroli, Raccolta epigr. . . • del Panthooii, \>. 2G.5. 



52 EUGENIO VI 1447 — NICOLAO V 1450 

aedificii pulchritudinem ostendiint: acceduntque decori stratae tiburtino lapide subiecta 
tempio area : et quae ad etatis nostrae Campum martium ducit via » Biondo Flavio, 
op. cit., e. 39', e. 64 sgg. Nel corso di questi lavori sarebbero stati ritrovati « la conca 
di porfido e uno dei due leoni di basalte (trasportati da Sisto V alla sua fonte Felice 
alle Terme, e da Gregorio XVI al museo egizio vaticano) e anche un pezzo di ruota 
di carro » Vacca, Mem. 35. 

a AD DVAS DOMOS. Restauri alla chiesa di s. Susanna. Murat. R.I.S. XXIV, 

p. 1129. 

Appartengono al pontificato di Eugenio IV queste altre notizie. 

OSTIA. Avendo re Ladislao distrutto quel pochissimo che rimaneva di Ostia, 
abattute le mura del borgo, e disfatta la chiesa sino quasi all'abside, Eugenio IV 
restaurò ogni cosa, a spese, s'intende, dei monumenti antichi. Si fecero scavi nella 
chiesa stessa sotto l' aitar maggiore : « Sub (ara malori) Eugenio sedente, pleraque 
sanctorum ossa reperta sunt, Inter quae divae Mouachae Aurelii Augustini matris, 
corpus inventum cet » Pio II, Comment. ed. 1614, XI, p. 301. Molte gentili scul- 
ture si veggono ancora commesse nelle parti esteriori della fabbrica e molti marmi 
scritti furono in essa copiati dai primi collettori. 

FORNIX LENTVLI. « Vetustissimos arcus marmoreos ut in calcem decoquerentur 
dolentes uidimus a fundamentis excidi ". Biondo, I, 18. Lanciani, I Comm. di Fron- 
tino, p. 101. 



NICOLAO V. 

6 marzo 1447 - 24 marzo 1455. 

1450. STADI VM. Don Alfonso Paradinas canonico di Siviglia, rifabbrica sui for- 
nici dello Stadio la chiesa di s. Giacomo degli spagnuoli. Armellini, « Chiese » p. 380. 

1450. MVRI VRBIS. Nel registro intitolato « 1450, conto de spese facto p le 
potè al tempo de papa Nichelo V « si nominano come restaurate le seguenti porte : 
" porta sto pauolo porte de apia (accia ?) et latina, sto jani, maiure, sto lorenzo, 
porta della donna, pinciana et salara, dello puopolo, sto pancratio, pótese, pertusa «. 

Si ha memoria di questi restauri da Giannozzo Manetti, e dall' Infessura, come 
pure dagli stemmi e dalle epigrafi ancora esistenti in più tratti delle mura. 

Lo stesso registro ricorda a e. 12 la « selciata fra porta dello puopolo et 
ponte muolle «: a e. 14 il « muro nuovo fra sto Celso et torre della Nona »: a 
e. 18' la « reparatione del potè de malagrotta, della galera, della magliana, et 
dello Ardiglione » . S' intende che queste spese eran fatte in vista del giubileo 
anno santo. 

1450, 17 gennaio - 1451. PALATIVM APVD S • M • MAIO REM. « Palatium 
S. Mariae Maioris inchoatum, opus sumptuosissimum » Albertino, ed. 1515, e. 25. 
Conteneva « claustrum, porticum, cubicula, triclinia, caraeras " Panvinio, de VII 



NICOLAO V 1450-1451 53 



eecles. e. 241. Furono demolite a tale scopo « nonnullas domos canonicales » dando in 
compenso al capitolo le case di rimpetto alla facciata, che anche oggi esso possiede 
Vedi De Angelis, « Basii. S. M. M. descriptio « . p. 70. Il palazzo era stato inco- 
minciato dall' omonimo predecessore Nicolao IV nel 1287. (Vedi). Esso si stendeva dal 
fianco ovest della basilica sino alla presente caserma Ravenna, come è delineato nella 
tavola XXIII della Forma Urbis. Vi era un fornice che permetteva ai pedoni di tra- 
versare il palazzo stesso, risparmiando loro il lungo giro sull' opposto fianco orientale 
della basilica. Questo insigne palazzo ha avuto sempre contrarie sorti. Paolo V co- 
struita la cappella Borghesiana. ne abbattè una parte per l' apertura della via Pao- 
lina, e di quella che fiancheggia la basilica da ponente: il Pericoli ed il Kohlmann 
r hanno finito di spiantare ai giorni nostri. La Commissione archeologica di Roma ne 
conserva disegni e fotografie. La migliore rappresentazione del Patriarchio si trova 
nel panorama di Roma di Martino Heemskerk, del 1536 illustrato dal comm. de Rossi 
nel Bull. Com. a. 1891, p. 330 sg. 

1450, 4 aprile. AEDES ROMAE ET VENERIS. Prima menzione di ^ opere a 
chauare marmi e trauertino a santa Maria Nona » presso il Muntz voi. I, p. 107. 
Gli scavi durano sino al 1454. 

1451, 27 luglio - 1454, 10 settembre. OSTIA. Opere varie « a la chasa del 
sale " (rifatta coi tufi della piscina descritta Not. scav. 1885, p. 580), « per lo 
ponte novo (costrutto sui piloni dell' acquedotto illustrato Bull. Com. a. 1892, p. 293) 
e per lo cauare delo fosso de la rocha «. 

1451, 5 settembre. AMPHITHEATRVM. Si scavano, si spezzano e si mandano 
alle fornaci da calce di Nicolao V i travertini, gli asproni ed i marmi del Colosseo. 
Appaltatore principale M° Giovanni di Foglia lombardo. Muntz, voi I, p. 107. 
Poggio, p. 240 Urlichs. 

1451, 3 ottobre. CVRIA IVLIA — FORVM IVLIVM. Secondo ricordo delle deva- 
stazioni u a santa Triana doue si sono chauati i peperigni, i marmi, i trauertiui •'. 
Ibid. Durarono, almeno, sino al marzo del 1453. 

1451-1454. ARCVS GRATIANI VALENTINIANI ET THEDOSII. Nicolao V 
distrugge gli avanzi dell' arco per dirizzare la via di s. Celso (de Banchi) : s' intende 
quelli che emergevano da tei'ra. La parte nascosta dall'accrescimento del suolo fu 
scavata nel primo quarto del secolo seguente, Cf Fulvio-Ferrucci, p. 115 « Gli archi 

di Teodosio etc non lontani dal ponte del Castello, i fragmenti de' quali, poco fa, 

furono disotterrati vicino alla chiesa di Santo Celso -. Vedi anche Bull. Com. 1893, 
p. 20 segg. 

Le due cappelle costruite all' imbocco del ponte dai maestri di marmo Mariano 
di Tuccio. Paolo Romano, e Pietro de Alpino, delle quali si ha il disegno nel cod. 
barb. del Sangallo e nell'affresco della Trinità de' Monti, citato dal Torrigio. Grotte, 
p. 384, ebbero le fondamenta impastate da Giovanni di Lancillotto da Milano con 
marmi figurati. Cf. Visconti in Bull. Com. 1892, p. 263. Clemente VII nel 1584 
« binis sacellis bellica vi (l'assedio di Castello del 1527) et parte pontis impetu 
fluminis disiectis ad retinend. loci religiouem ornatumque ... statuas substituit - cioè 
il s. Pietro del Lorenzetto, ed il s. Paolo di Paolo Romano. 



54 NICOLAO V 1451 



Nicolao V munì il Castello di nuove opere di difesa e « l' adornò di molte stanze 
et habitationi comode col dissegno di Bernardo Kossellino » Alveri. tomo IT, p. 111. 

1451, 23 decembre - 1452, 17 giugno. ISEVM ET SERAPEVM? Scavo di grandi 
colonne monoliti fatto da maestro Aristotile di Fioravante da Bologna (Ridolfo Fio- 
ravante degli Alberti) fra le rovine di un edificio vicino alla Minerva. Fonti: Conti 
dnlla Tesoreria ap. Muntz, 1. e. p. 108-109: Nicolao Muffel, Beschreibung der Stadt 
Rom, ed. Vogt, Stuttgard, 1876, p. 48, e Michaelis in Mittheil. 1888, (ITI) p. 263 
e forse anche Poggio Bracciolini, de variet. fortun., ap. Urlicbs, Cod. Topogr. p. 237. 
Il Poggio dice: « Aedis Minervae portio conspicitur, ubi nunc est domus praedi- 
catorum, unde et loco Minervae est inditum nomen, juxtaque eam porticus ingens, 
ruderibus oppressa, effossa humo, multis prostratis ad terram columnis prospexi ". 

I conti di camera parlano del trasporto di due sole colonne. 

Si può anche ricordare che durante queste opere di scavo e di trasporto Francesco 
Orsino, prefetto della città, « aedes Mariae siipra Minervam iamdiù medio opere inter- 
ruptas, absolvere curavit ». Iscriz. del 1453 ap. Masetti, Mem. istor. di s. M. s. 
Minerva, p. 14 e Forcella, tomo I, p. 417, n. 1588. Il medesimo magistrato 
edificò sull'estremità rettilinea dello STADIVM, cioè tra l'Agone e la via Papale, il 
palazzo sulla porta del quale era incisa la memoria « Francisci de Ursinis, Urbis 
praefecti, filiorumq ". Vedi Contelori, de Praef. Urbis, ad ann. 1435 p. 25: il 
Sansovino, Historia di casa Orsina, p. 97: e Adinolfi, Via Sacra, p. 20 etc. Fla- 
minio Vacca, mem. 29 ricorda che « dove è oggi la Torre degli Orsini, dicono vi 
fosse trovato Pasquino » ma la scoperta del Torso pare debba attribuirsi al card. 
Oliviero Caraffa. Dopo essere passato per molte mani, e dopo di aver servito per 
residenza ai più illustri prelati e diplomatici in Corte di Roma (Card. Antonio del 
Monte, il duca Carlo di Crequy, etc.) fu venduto dalla duchessa di Carbognano agli 
Odescalchi nel maggio del 1728, in concorrenza col principe di Santobuono Carac- 
ciolo. Il quale, vinta la lite di prelazione, legò il palazzo ai discendenti che lo riten- 
nero sino al 1790. Il duca Braschi Onesti, nuovo acquirente, lo fece demolire nel 1791-92, 
dopo aver fatto staccare dalle pareti e riportare su tela i migliori affreschi del 
cinquecento, con l'opera di Giacomo Suzzi pittore imolese. Perirono in tale occasione 
la « torre la quale . . . con grazia e con disegno fu da Antonio (da san Gallo) ordi- 
nata e finita, e per Francesco dell' Indaco lavorata di terretta a figure e storie » . 
Perirono pure 'i tre grandi stemmi di Leone X, del S. P. Q. R., e del card. Del 
Monte che il Vasari descrive siccome opera poco corretta di Niccolò Soggi. Palazzo, 
Torre, stemmi, ornamenti sono riprodotti nella stupenda incisione di Israel Svlvestre, 
serie V, n. 6 del catalogo del Faucheux., e n. 3479 della mia collezione. Vedi 
Abgebildetes neues Romm, Aernhem, 1662, p. 356. 

1451. PORTVS AVGVSTI. « Marmorum frusta herbis, rubisque, et virgultis ob- 
sita, ac alluuionibus semisepulta passim pene contigua uideri, q. scabra et inpolita a 
mercatoribus per foelicia reipublicae et imperatorum tempora mari auecta quocumque 
in aedificii usus poterant dedolari (?)... litteras unum quodque frustum numerales 
duobus in lateribus est inscriptum, quarum unus, docente Plinio, pondus lapidis : al- 
teris missorum a mercatore frustorum ordinem significari novimus » Biondo, f. 51'. 



NICOLAO V 1452 55 



1452, 31 decembre-1453. TABVLARIVM. Mastro Pietro di Giovanni da Varese 
fabbrica « la tore a Chanpitoglio a lato ala porta doue si uende il sale, in sul chanto 
da lato dietro » Muntz, 1. e, p. 150. 11 med.° riceve ducati 4. « per mettetura d'una 
porta de marmo che stao in capo le scale noue ". 

1452. MVRVS SERVII. 1 registri di Camera portano grosse partite, in opere e 
carra, per lo scavo, spezzatura e trasporto di tufi dall'Aventino. Non è ben chiaro 
se si tratti di latomie aperte nei banchi del monte, durate sino ai giorni nostri, ovvero 
di opere antiche a bugna disfatte secondo 1' uso del tempo. 

L'espressioni « a Antonio che ronpe le pietre a Monte Aventino manoali 

a cauare e rompere pietra " convengono meglio a disfattura di opere antiche, sapen- 
dosi da ognuno che il tufo vergine di cava vien fuori in piccoli poliedri che non occorre 
spezzare. Si tratta probabilmente della disfattura delle muraglie di Servio nei pressi 
di s. Saba, intorno alla quale saranno prodotti altri documenti nel corso di questo 
lavoro. Vedi frattanto Gregorovius, Storia, tomo VII, p. 657. 

1452. VIA TRIVMPHALIS. Neil' anno stesso si pagano oltre a dodici ducati 
« a ronpere treuertino a chapo la vigna di Tomaio Spinelli « banchiere della corte 
pontificia, insieme ad Ambrogio Spannocchi, Piero e Giovanni de Medici, ed Ales- 
sandro Mirabelli (Muntz, 1. e. p. 122). 

Sembra che si tratti, non di cava naturale del sasso, ma di qualche grande mo- 
numento antico, perchè la vigna Spinelli stava a pie' del monte Vaticano sulla via 
Trionfale, dove non e' è roccia, ma solo creta figulina. 

La famiglia Spinelli era oriunda da Narni, dato che a essa appartenga quello 
Spinellus de Spinellis de Narnea, che fu giudice palatino e collaterale del senatore 
Gaspare de Grassis nell'anno 1474. Fiorì in Roma almeno sino a tutto il secolo deci- 
mosesto, come prova 1' apoca d' affitto della casa detta la Torre de' Millini a favore 
del magnifico Nicolao Spinelli, minutata dal notaro Quintilii nel 1571 (prot. 3930, 
e. 102, A. S.). Il sito e il nome della vigna divennero un caposaldo per tutta la con- 
trada dei Prati. Nel 1529 trovo ricordo di una « vinea extra portam sancti Petri (di 
s. Pellegrino, sostituita dalla Angelica al tempo di Pio IIII) in loco q. d. li Spinelli » : 
nel 1537 della vendita fatta da donna Cecilia Orsina a Malatesta de' Medici di 
altra « vinea extra portam s, Petri in centrata q. d. di Spinelli »: nel 1573 di un 
Bartolomeo del Pozzo, oste agli Spinelli, e cosi di seguito. Il monumento sfasciato 
nel 1452 avrà appartenuto probabilmente al grande sepolcreto di via Trionfale. Vedi 
a. 1453, 4 marzo, e 1460 ottobre, e Adinolfi, tomo I, p. 141. 

1452. MAVSOLEVM • AD APOST ■ PETRVM. Grandi lestauri al « sacrarium 
Sancti Petri quod Antiquitus s. Maria de Febre vocabatur». Fonti ap. Muntz, 1. e. 
p. 121, e Bertolotti, « Artisti Lombardi », tomo I, p. 15. I lavori furono eseguiti da 
maestro Beltramo da Varese e durarono per tutto 1' anno seguente. 

1452. VIA CORNELIA • S ■ PIETRO VECCHIO. ^ (Nicolao V) s'empi-e.<sa de 
récompenser les ouvriers qui avaieut trouvé des tombeaux chrétiens en creusaut les 
fondations de la tribune. Cette découverte lui causa tant de plaisir qu'il tit don de 
dix ducats a ceux aux quels elle était due. Il fit extraire avec soin l'or conserve daii.s 



56 Nicola v 1453 



les sépultures et voulut quii servit à la confeetion d'un calice ". Miintz, 1. e. I, p. 119. 
La scoperta avvenne negli ultimi giorni di giugno. 

Queste tombe appartenevano al sepolcreto della via Cornelia, il pavimento della 
quale deve essere tornato in luce quando maestro Beltramo da Varese spinse lo scavo 
della tribuna a grande profondità. Cf. Maffeo Vegio in Acta Sanctor., giugno VII, 
p. 81. « Siquidem dum fundamenta ... a Nicolao V aperirentur, repertae sunt ibi 
subterranae cellae omatissimae, quae superiecta ingenti ruderum congerie ... penitus 
ignotae erant. Sane primum ipsura oratorium s. Siiti est ». Al 2 ottobre 1454 
maestro Beltramo aveva scavato (almeno) « passa 600 di fondamento «. 

Questi lavori della tribuna cagionarono danni irreparabili agli oratorii monumen- 
tali dai quali la vecchia basilica era circondata. Primo di ogni altro fu distrutto il 
cosidetto templum Probi, che toccava l'abside e che porta il segno k nella tavola 
dell' Alfarano ap. De Rossi, Inscr. christ., tomo II, p. 229. Maffeo Vegio lo chiama 
« nobile, magnum, multisque marmoreis columnis erectum sed neglegentius habitum ». 
In tale occasione si trovò il pilo o sarcofago di Anicio Probo « vicino al corpo di 
s. Pietro, nella cappella che dicevasi volgarmente di Probo nella quale erano alcuni 
versi in mosaico composti da sua moglie Proba Faltonia .... e questo pilo fu conver- 
tito ad uso dell'acqua del Battesimo ad istanza di Maffeo Vegio " . Vedi Torrigio in 
cod. Barb. XLVIII, 112, f. 2. Il Vegio lo dice " imaginibus sacris insculptum 
(inventum et erutum) dum fundamenta altius effoderentur (cf. Battelli « de sarco- 
phago marmoreo Probi Anicii et Probae Faltoniae " Roma 1705): e il comm. de Rossi 
aggiunge : « aurum vestibus intextum in sarcophago conditum illud ipsum videtur esse, 
quo e vaticanis sepulcris effosso et purgato Nicolaus V anno 1453 conflari iussit 
calicem gemmis ornatura «. Inscr. chr. tomo IL p. 349. Importanti oltre ogni dire 
sono i ragguagli che da il Vegio sulla stratificazione del sepolcreto pagano-cristiano 
di via Cornelia : « post hoc vero templum (Probi) erat altum quoddam et vetustum 
Christianorum Coemeterium colli ipsi, quem videmus, coniunctum, cum oratorio 
semiruto superposito (lettera / della pianta dell' Alfarano). Subtus autem, postquam 
dirutum fuit, repertus est insignis locus sepulturae gentili um causa fabricatus, 
continens urnulas cineribus piena s. Sed quod ad Coemeterium pertinet 
reperti sunt in eo plurimi nobiles marmorei tumuli « etc. 

1453, 4 marzo. CIRCVS MAXIMVS. Ricordo di pagamento a « Antonelo e comp. 
che anno chavato travertino a circhio per le chalcare " 1. e, p. 108. È questo uno 
dei rarissimi cenni che si hanno della distruzione del Circo fatta metodicamente dai 
calciaiuoli pontificii. Sotto la stessa data ricordo di 442 opere « a cavar pietre a la 
petraia " che è quella vaticana, in capo agli Spinelli, ricordata l'anno precedente. 

1453, 17 agosto. TEMPLVM SACRAE VRBIS. Conto di travertini cavati a « tem- 
plum pacis " . Si tratta probabilmente dei ss. Cosma e Damiano, più tosto che della 
basilica di Costantino la quale è fabbricata non di macigni ma di mattoni. Vedi 
Bull. com. 1882, tav. III-X. Alo Giovannoli, tomo II, tav. 52. 

1453. Nicolao V dona agli eremiti Schiavoni la chiesa deserta e profanata di 
s. Marina in Ripetta, i quali vi fabbricano un ospizio pei connazionali che fuggivano 
r invasione dei Turchi. La chiesa, dedicata a s. Girolamo, fu ridotta nel presente stato 



NICOLAO V 1453-1454 57 



di Sisto V coi travertini del Settizonio. Vedi Torrigio, Sacre Grotte, p. 249: Ai- 
veri, tomo II, p. 71. Corvisieri, Postenile, p. 18, n. 2, e Armellini, Chiese, p. 32G 
e 330, il quale cade in grave errore aggiungendo alle due chiese vicine, di s. Mar- 
tino in Posterula e di s. Marina, una terza di s. Martina in monte Augusto che 
non ha mai esistito. In un documento del 1516, nel prot. 62 A. S. a e. 11, si 
parla ancora di una « ecclesia s** m a r i n e 1 1 e que erat unita ecclesie et capitulo 
s. Laurenti in Lucina ». Il nome durò anche dopo la donazione agli Illirici. In altro 
documento del 1527 nel prot. 74 ivi e. 299 si ricorda la casa dell'architetto Bar- 
tolomeo Marinari « in r. C. Martis in via marina apud ecclesiam sive hospitale 
s" Hyeronimi illicorum ». 

1453. VICVS TVSCVS. « (Nicholaus) ecclesiam sancti Theodori super funda- 
mentis antiquis primo de mandatu suae Sanctitatis constructam, deinde uno im- 
petu defectu fundamentorum penitus dirutam statim a fundamentis novis reaedificari 
(fecit)» Cod. vat. 3619, f. 7. Secondo Infessura « la vecchia, acconcia che fu, casco dai 
fondamenti et egli la rifece un poco più in la e poco minore che era " . I lavori erano 
a buon punto nell'ottobre, quando furono pagati « ducati 100 per le mani di m." An- 
tonio ingegnere di palazzo a maestro Pietro da Varese per lo lavoro de santo Todaro » 
Bertolotti, Artisti Lombardi, tomo I, p. 15. 

La notizia di uno spostamento della rotonda di s. Teodoro è dimostrata 
erronea dal fatto che i musaici della tribuna sono di molti secoli anteriori a Ni- 
colao V. 

1453. MACELLVM. « Ecclesiam prothomartyris Stephani diu ante collapsam Ni- 
colaus V de integro restauravit, anno MCCCCLIII ». Iscriz. ap. Ugouio, Stationi, 
p. 290'. Vedi Biondo Flavio, 1. I, § 80 — Beschreibung, voi. IIP, p. 497- — Lan- 
ciani, Itin. Eins., p. 71, sgg. In questa occasione l'area della chiesa, che prima 
occupava l'intero edificio, fu ristretta al secondo anello di colonne: e il diametro, 
che al tempo di Teodoro I misurava 103 ra., fu diminuito d'un terzo. Vedi Fulvio 
ed. Ferrucci, p. 52 : « andandosene in verso san Giovanni Laterano si fa incontro da 
man destra il Tempio di santo Stefano rotondo ... il quale essendo rovinato fu restau- 
rato da Nicolao quinto, pochi anni innanzi, et ridotto in quella forma, che hoggi si 
vede, hauendo ristretto la sua larghezza di prima, come si vede per il 
titolo che è posto allo entrare del tempio ». 

1453. DVCTVS VIRGINIS. « Rifece et adornò la fonte di Trevi secondo che si 
dimostrava per le lettere (iscrizione ap. Miintz, p. 156) et armi sue in più luoghi". 
La mostra era rivolta al Corso, l'acqua cadendo in un rozzo bacino da tre emissarii. 
L'iscrizione rimase al posto sino al 1625. Vedi Bibliogratìa in Lanciani, I comm. di 
Frontino, p. 128. Pare che le vene riallacciate da questo pontefice non fossero 
quelle della classica vergine al m. Vili della via Collatina, ma altre assai scadenti, 
del bacino di Acqua Bollicante. Vedi a. 1570, agosto, 

1454, 6 giugno. AEDES ROMAE ET VENER.IS. Si pagano 20 due. a m." Pietro 
da Castiglione « per opere date a cavare marmi a tutte sue spese da santa Maria nova 
per lo palazo » Mandati Cam. 1454, e. 114. 

1454, 10 settembre. FLVMEN TIBERIS, Si fanno o si compiono scavi subacquei 

8 



58 NICOLAO V 1454-1:55 



sotto gli archi del ponte Milvio « dove pasaiio le barche » per liberare l'alveo dai 
macigni quivi caduti. 

1454, ,8 ottobre. CAPITOLIVM. Si conducono a termine gli scavi intrapresi sulla 
spianata del monte Caprino per la ricerca di materiali antichi, e Jacopo da Varese 
appaltatore riceve in saldo 32 ducati. Può darsi che i marmi impiegati circa quel 
tempo da Jacopo da Pietrasanta nei restauri del palazzo del senatore (Miintz, p. 144) 
vengano dalla stessa cava. 

1454. ECCLESIAE VRBIS. Restauri alla chiesa di g. Salvatore « de ossibus « 
ovvero « ad Terrionem maiorem » ricordati dalla iscrizione ap. Torrigio p. 513. 

1455 in principio. SEPIA — VILLA PVBLICA. Il cardinale Pietro Barbo incomincia 
la fabbrica del palazzo di s. Marco, gettando nelle fondamenta medaglie con la data 
del 1455 secondo il Molinet, « Hist. pontif. . . . per numism. » Paris, 1679, p. 13, 
n. 8, e il Caetani « Museum Mazucchell. » Venetiis 1761, voi. I, tav. XX, n. 2 
Intorno questi lavori del Barbo giovi qui publicare le seguenti notizie comunicatemi 
nel 1876 dal p. Luigi Bruzza: dalle quali apparisce che i lavori durarono un de- 
cennio, a meno che il cardinale non abbia messo nelle fondamenta del 1465 me- 
daglie coniate dieci anni prima. La strada perpendicolare alla Flaminia, descritta 
in questi ricordi, segna il termine meridionale della Septa Julia. 

>t Nel rifare le fondamenta del palazzo di Venezia in quella parte che è incontro 
al palazzo Torlonia, fu scoperta un'antica strada lastricata di poligoni silicei, nella di- 
rezione di una linea che si tracciasse dal detto palazzo Torlonia alla chiesa di s. Marco. 
Il muratore che mi diede questa notizia mi disse che propriamente passava sotto il 
muro a sinistra dell'androne a cui mette la porta del palazzo, e che è in faccia al 
palazzo Torlonia. I lavori di sottomurazione riesci rono quivi assai diffìcili e lunghi 
per la grande quantità d'acqua che inondava lo scavo. In quasi tutti i luoghi nei 
quali fu necessario rifare i muri esterni del palazzo, a circa tre o quattro metri dal 
suolo, furono ritrovati dentro il muro medesimo vasi di terra, della forma precisa di 
salvadenai, i quali erano disposti a circa tre metri distanti l' uno dall'altro. In cia- 
scuno di essi erano deposte due, tre e anche cinque medaglie ; queste sono tutte di 
getto, e nessuna coniata. Io n' ebbi dodici provenienti da quattro vasi, ed uno di 
questi lo ebbi intatto. Ecco la descrizione delle medaglie. 

a) PAVLVS • VENETVS ■ PAPA • II. Ritratto del Papa con piviale. 

i^. HAS • AEDES • CONDIDIT • ANNO • CHRISTI MCCCCLXV. Castello, o veduta 
principale del palazzo, con due torri merlate ai due lati. Diametro millim. 32. 

b) PAVLVS • II . VENETVS • PONT • MAX. Ritratto come sopra. 

i^. HAS • AEDES ■ CONDIDIT • ANNO CHRISTI MCCCCLXV. Scudo con Leone 
rampante a sinistra traversato da una sbarra obliqua, e sormontato da triregno. 
Diametro millim. 32. 

e) PAVLVS • BARBVS • VENETVS . CARDINALIS • S • MRCI. Ritratto con 
piviale. 

^. HAS • AEDES • CONDIDIT • ANNO • CHRISTI MCCCCLV. Scudo con leone 
rampante a sinistra, come sopra, sormontato da cappello cardinalizio. Diametro mil- 
lim. 33. 



NICOLAO V 1455 



d). PAVLVS • II • VENETVS • PONT • MAX. Ritratto con piviale molto ornato, 
i^. AVDIENTIA • PVBLICA. Neil' esergo PONT • MAX. 

Pontefice in trono con un cardinale a destra e varie persone innanzi in ginocchio, 
una delle quali bacia il piede. Diametro millim. 38. 

Tre notevoli scritti di topografia furono composti sotto Nicolao V : il dialogo De • 
varietate fortunae di Poggio Bracciolini (1447); la relazione di Giovanni Kuccellai 
intorno il giubileo del 1450, e la Beschreibung der stadt llom di Nicolao Muftel 
(1452). 

Nel primo lavoro, che il De Rossi, Iscriz. christ., tomo II, p. 339 « dice: « coeptum 
ineunte anno 1431 » ed il Michaelis, Mittheil. anno 1888, p. 255, dice finito subito 
dopo l'avvenimento di Nicolao V nel 1447, si trovano queste notizie. 

p. 235 ed. Urlichs. CAPITOLIVM « consediraus in ipsis Tarpeiae arcis ruinis, 
pone ingens portae cuiusdam, ut puto, templi marmoreum limen, plurimasque 
passim confractas columnas » . Il Poggio parla evidentemente della sommità del monte 
Caprino, opposta a quella dell'Araceli (vedi p. 238 lin. 20, e p. 240 lin. 4) dove 
sedette, circa un secolo dopo. Martino Heemskerk quanto volle togliere il suo prezioso 
panorama circolare della città. La soglia marmorea, vista dal Poggio in cima al 
monte, è diversa, dunque dall'altra descritta dal Marliano 11,5 « ad eius radices, 
prope aediculam d. Andree in Vinciis nuncupatam ». 

p. 237. MINERVIVM. Vedi 1451, 23 dicembre. 

p. 238. ISEVM ET SERAPEVM. « Prope porticum Minervae, statua est recubantis, 
cuius caput integra effigie, tantaeque magnitudinis ut signa omnia urbis eicedat, quidam 
ad plantandas arbores, scrobes faciens, detexit. Ad hoc visendum cum plures in dies 
magis concurrerent, strepitum adeuntium fastidiumque pertaesus horti patronus con- 
gesta humo texit». Vedi Bull, com., tomo XI, 1883, p. 37. 

p. 238. TEMPLVM SATVRNI. « Capitolio contigua forum versus superest por- 
ticus aedis Concordiae, quam, cum primum ad urbem accessi (a. 1402) vidi fere inte- 
gram, opere marmoreo admodum specioso; Romani postmodum, ad calcem, aedem 
totam et porticus partem, disjectis columnis, sunt demoliti. In porticu adhuc literae 
sunt: S. P. Q. R. incendio consumptam restituisse". 

p. 240. AMPHITHEATRVM. « Coliseum . . . ob stultitiam Romanorum, malori ex 
parte ad calcem deletum " . 

p. 240. THEATRVM POMPEI. « Pars theatri Pompeij . . . superextat. Id ut cre- 
dam, literae quaedam adducunt, eftbssis nuper marmoribus, quae in eius collapsa por- 
ticu columnis immiita reperta sunt, incisae. Alterae, epigrammate eftVacto, genium 
theatri a quodam Praefecto urbis instanratum ferunt, alterae a Symmacho urbis Prae- 
fecto Honorio Augusto dicatum--. Vedi CIL tomo VI, n. 1198, dove la testimo- 
nianza del Poggio è stata disprezzata, benché preceda quella di Ciriaco d'Ancona. 
Sul Genio del teatro vedi CIL, tomo VI, parte V, n. 55*, dove si ricorda la sola 
testimonianza di Biondo Flavio. 

p. 240. VIA APPIA — SEPVLCRVM METELLAE. ^ Juxta viam Appiam. ad se- 
cundum lapidem integrum vidi sepulchrum Metellae ... ad calcem postea maioii ex 



60 NICOLAO V 1455 



parte exterminatum » (parla della base quadrata che apparisce già spogliata de' suoi 
travertini nella tavola Lafreri 1549). 

p. 241. TEMPLVM SOLIS. La collezione statuaria del Monte Cavallo comprendeva, 
secondo il Poggio, quattro pezzi soltanto « duas (statuas) stantes pone equos, Phidiae 
et Praxitelis opus, duas recubantes » . 

p. 241. VICINI A FORI. « Extat Comitii portio quaedam, murorum insigni struc- 
tura, in quibus duo signa marmorea togata in summo collocata resi- 
dent " (fornice Fabiano ?) 

Poggio Bracciolini fu anche collettore di anticaglie: « habeo cubiculum refertum 
capitibus marmoreis, Inter quae unum est elegans integrum . . . His, et nonnullis si- 
gnis, quae procuro, ornare volo academiam meam Valdarninam, quo in loco quiescere 
animum est» Muratori, RR. IL SS, tomo XX, p. 183. In altre lettere ricordate dal 
Muntz, tomo II, p. 167, n. 3, egli accenna a « statuae noviter repertae » ad un 
« caput marmoreum muliebre cum pectore incorruptum " scoperto, fondandosi una casa 
nella campagna di Cassino etc. Personalmente il Poggio doveva essere attraentissimo 
e di geniale e dignitoso contegno : tale, almeno, ci apparisce nel ritratto dipinto da 
Girolamo da Treviso, che si ammira nella Galleria Colonna, sala IV, n. 109. L'autore 
del « de varietate « , l'amico di casa Colonna, vi è rappresentato con un cammeo di 
scavo nella man destra. 

Dalla « Nikolaus Muffels Beschreibung der stadt Rom », edita da W. Wogt a 
Tubinga nel 1876, e nuovamente dal eh. Michaelis nelle Mittheil. del 1888, p. 254, 
si cavano queste altre notizie, sotto la data del 1452, anno nel quale il patrizio di 
Norimberga visitò Roma nella scorta dell' imp. Federigo III, e fu onorevolmente 
accolto da Nicolao V. 

CAMPVS LATERANENSIS. Collezione dei bronzi: « giù sul suolo un grandissimo 
cavallo di bronzo montato da un villano — una gran testa di bronzo d' un idolo — 
la mano dello stesso idolo tenente un globo imperiale », p. 257, Michaelis. 

THERMAE TITI (?) AD VINCVLA. « San Pietro ad vincula: vi sta un grandis- 
simo labbro fuso di pietra, ed accanto un simulacro » p. 260. 

THERMAE ANTONINIANAE. « Al di sotto di santa Sabina (Balbina?) è stato 
un magnifico pallacium Antonini (nome allora caratteristico e speciale delle terme) 
ove adesso si scavano marmi preziosi» p. 260. 

PANTHEON, n Un frammento della dea (Diana, il sommo diavolo di tutti gli 
idoli) giace dinnanzi alla porta ». Vedi Fabricio « Roma » ed. 1567, p. 95; Fanucci, 
Opere pie, ed. 1601, e. 36; Lanciani, Not. scavi, 1881, p. 267. 

COMITIVM. « il carcere di san Pietro . . . dinnanzi al quale giace un gran simu- 
lacro scolpito (il Marforio, rappres. nella scheda di A. da Sangallo giuniore, Ufizi 896) 
ed ha dinnanzi a se due conche di marmo larghe incirca sette tese » p. 268. Vedi 
Bull. com. tomo XXVIII, a. 1900, p. 19. 

AMPHITHEATRVM. « adesso è molto rovinato e distrutto per farne calce » (dal 
Poggio) p. 270. 

TEMPLVM SOLIS AVRELIANI. « A Monte Cavallo stanno due belli grandi ca- 



NICOLAO V 1455 61 



valli di pietra, e sopra (sic) di essi due giovani giganti: e tutto intorno vi stanno 
quattro colonne di marmo scolpite a guisa di uomini ('). Item accanto giacciono due 
giganti antichi scolpiti di pietra (il Nilo ed il Tevere capitolini). 

Dalla relazione di Giovanni Ruccellai sul Giubileo del 1450, edita da Giuseppe 
Marcotti nell'Arch. Soc. Rom. St. patria, tomo IV, p. 563: 

COLLEZIONE DEI MONACI DI S. PAOLO. « Item vedemo nella sacrestia una 
bibia molto anticha scripta di mano propria di s'" Girolamo, et tengolla quelli mo- 
naci per relliquia » p. 568. 

BASILICA LIBERIANA. ^ appresso all'altare magiore quattro belle colonne di 
porfido delle più belle di Roma . . . item all' entrare della chiesa a mano ritta una 
bella sepultura di porfido. Item fuori sulla piaza dirimpetto alla porta di mezo uno 
vaso di porfido d' uno pezzo, ritratto a modo di tazza, in su colonnette, che il diamitro 
suo può essere braccia 4 in 5 » p. 569. 

BASILICA SALVATORIS. « presso all'altare maggiore quattro colonne di bronzo 
achanalate vote drento, con base et capitello « p. 570. Notizia importante per valutar 
quelle che saranno riferite sotto il pontificato di Clemente Vili. 

PATRIARCHIVM LATER. « appresso al detto Sancto Sanctorum in uno certo 
andito sono due sedie di porfido d' uno pezo, nelle quali quando il papa è creato di 
nuovo vi si pone a sedere » p. 571. Vedi Helbig "^ Guide " voi. I, p. 175, n. 257. Le 
due catedre, una delle quali è al Vaticano nel Gabinetto delle Maschere, n. 439, 
r altra al Louvre, sono intagliate non in porfido, ma in rosso antico. Ve ne era una 
terza di marmo bianco. Stavano nell' andito della cappella di s. Silvestro. Biblio- 
grafia, ap. Helbig, 1. e. 

CAMPVS LATERANENSIS. « In sulla piaza rilevato da terra braccia quattro . . . 
uno huomo a cavallo tutto di bronzo (p. 571). Item in sulla piazza in sur un pezo di 
colonna una testa di giogante di bronzo e uno braccio con una palla di bronzo, item 
una lupa di bronzo pregna con una altra figuretta di bronzo » p. 572. Vedi Ann. 
Inst. 1877, p. 379 sgg. 

HORTl DOMITIAE. n appresso a castello sancto Agnolo uno vaso d' uno pezo di 
granito lungo il vano braccia et largo il vano circa braccia 3 » p. 572. 

AREA PANTHEI. « Sulla piazza dirimpetto alla chiesa una sepoltura di porfido 
molto gentile con due lioni, dallato una bella petrina et con due vasetti di porfido 
dallato, p. 573. Vedi sopra, p. 15. 

MACELLVM R. II. « Sancto Stefano ritondo . . . con una cappella antica dallato 
con musaico et con tavolette et tondi di porfido et serpentino et con fogliami di na- 
chere et grappoli d'uue et tarsie et altre gentileze « p. 573. 

BASILICA S. LAVRENTII. « La chiesa di sancto Lorenzo ... con due becrli ca- 



(') Il Michaelis cita a proposito il passo. Fulvio 69: « Extant hodie hauisceiriMili duo sonum 
marmorea simulacra tectum logiae sustinentifi in antiquis aedibus D. Ccduinneusium sub monte 
nunc Caballo». Fulvio parla dunque non della sommità del monte ma della lo<:iria rappre.^. 
nella stupenda tavola II, 60 di A. Giovannoli. 



62 NICOLAO V 1455 



pitegli in terra sulla piaza ... et con una bella sepoltura allato alla porta della 
chiesa di marmo con ligure intagliate in tutta perfettione " p. 574. 

BASILICA IVNII BASSI. « Una chiesetta nel cortile di sancto Antonio meza sco- 
perta che se n' è facto pollaio, fasciate le mura di belle tavole di marmi et con belle 
tarsie et fogliami di marmi et musaichi et altre gentileze " p. 574. 

BASILICA EVDOXIANA, « di fuori allato alla porta della chiesa uno vaso di 
granito . . . alto braccia quattro con una figura allato di porfido senza testa « p. 574. 

MAVS. CONSTANTIAE. « Iteni una sepoltura di porfido con coperchio storiata 
di figure et fogliami per tutto intorno intorno » p. 575. 

SS. APOSTOLOR. « Una bella aquila sotto il pergamo di marmo " ora 
murata nel vestibolo. Ivi. 

S. PANCRATII « nella quale sono molte belle tavole di porfido et maxime sotto 
il pergamo . . . delle più belle che siano in Roma » andate a male nel!' invasione 
francese del 1794. Ivi. 

CIRCVS MAXENTII « uno navone da stare a vedere festeggiare et evi una aguglia 
rotta in terra " ivi. 

THERMAE DIOCLETIANAE. « grandissima muraglia dove ancora si vede belle 
colonne di marmi et di graniti et architravi et sono in pie molte volti » ivi. 

T. SOLIS. « dove ancora sono in pie due gioganti et due cauagli di marmo, 
figure grandissime et molto buone con due altre figure appresso quasi a giacere gran- 
dissime » p. 577. 

CVRIA. « La zecha anticha di Roma che dimostra essere stata bella muraglia » ivi. 

BASILICA NOVA. « ancora è in pie una colonna di marmo achanalata che gira 
braccia XII » p. 578. 

COMITIVA!. « Una figura grande di marmo quasi a giacere che si chiama Marfuori 
con uno vaso o vero concha appresso " p. 579. 

THERMAE ANTONINIANAE. « Uno vaso o vero conca in una vigna presso 
alle terme... di granito o vero serpentino » ivi. 

THERMAE TRAIANAE. « Un altro vaso in una altra vigna appresso al coliseo 

dove si vede molte anticaglie ... di giro datorno di braccia XL . . . ritratto a modo 

duno piattello et è di granito con piedistallo di sotto « ivi. 

^ COLLEZIONE GALLI? « Una figura di marmo senza testa et senza braccia a 

casa uno cittadino in Parione: buona figura et bene facta quanto abbi Roma " ivi. 

TORRE DELLE MILIZIE. « dove sono sur un canto due buone figure di marmo " ivi. 
(Loggia de' Colonnesi?). 

S, M. IN COSMEDIN. a Una pietra tonda a modo di macchina, con uno viso 
intagliatovi dentro che si chiama la lapida della verità » p. 580. 

« Pour ce qui est de la statuaire antique, dont les moindres debris etaient alors 
recherchés avec passion, Nicholas V ne paraìt pas s'étre beaucoup préoccupé de ce 
genre de découvertes ». Rio, de l'Art Chrétien, ed. 1874, p. 75, con le osserva- 
zioni del Milntz, tomo I, p. 75. 

È merito di questo pontefice l'aver pubblicato un eccellente piano regolatore del 
Borgo, opera di Bernardo Rossellino. Vedi Alveri, tomo II, p. 115. 



CALLISTO 111 1455 63 



CALLISTO in. 

8 aprile 1455 - 8 agosto 1458. 

1455, 4 agosto. CALCARE. Pietro Giovanni da Varese somministra grandi par- 
tite di calce, forse archeologica, per la fabbrica di s. M. Maggiore. Bertolotti, Artisti 
lombardi, tomo I, p. 19. 

1455, settembre. TITVLVS PRISCAE. «In aedificiis parvos sumptus fecit 

Restitiiit solum sanctae Priscae in Aventino templum et moenia Urbis dirupta ac 
fere solo aequata " (Platina). Neil' epigramma che ricorda i risarcimenti ap. Armellini, 
Chiese, p. 557, sono nominati 1' « ara Herculis sacrata ab Evandro » la « aedes Dìanae 
longe celebrata » e la " fons Faunorum " . 

1455, 13 novembre. Un Salvato di Andrea da Arezzo riceve dai maestri delle 
strade Saba Astalli, e Paluzzo Pierleoni 78 ducati d'oro « occasione certi laborerij 
et fabrice per eum promisse facere (selciata a bastardoni) ad rationem duorum du- 
catorum prò quolibet paso in platea sancti Petri . . . cum hoc quod ipse magister 
Saluatus debeat cauare et serrare in loco in quo cauat dictum saxum et 
speczare extra dictam plateam, et ipsi magistri debeant dare sibi lapides neces- 
sarios » Not. Gio. Angelo Amati, A.S.C. 

1455. AD LACVM SERVILIVM. «Sotto Callisto III, nel 1445, fu l'ospedale 
delle Grazie ingrandito, prendendo la forma di palazzo con attigua loggia » . Pericoli, 
Osped. della Consol., p. 49. 

1456, 29 aprile, giovedì. CALIX MARMOREVS. « Fo posto lo calice de marmo 
deuanti a s'** apostolo, et prima stava denanti alla casa de Io. Paolo Muto delli 
Papaciurri, et casa de Tomasso Ioannetta delli Papaciurri in nella strada denanti 
all'arco " (cf. l'attuale via dell'Archetto). Diario di Paolo dello Mastro in Buonarroti, 
1875, p. 114. Vedi anche Corvisieri, in Archiv. S. R. S. P., voi. X, p. 630 in nota. 
Il Muntz interpreta quella notizia come se Callisto III avesse fatto collocare in 
quel luogo « une belle vasque antique ". 

Deve notarsi che il terreno d'allora era alquanto più basso del presente di modo 
che, per entrare nel portico della chiesa dei ss. Apostoli, si dovevano salire parecchi 
gradini. Appiè di questi era il « calix marmoreus » tolto di posto nel 1892 e tra- 
sportato alle terme Diocleziane. 

1456, 22 maggio. Un Pellegrino marmorario fabbrica con marmi antichi 760 
palle di bombarda: Muntz, I, 195, n. 4. Nello stesso anno sei colonne di porfido 
furono messe in opera a sostegno dell'organo di s. Pietro. Mignaiiti, Bas. Vat., I, 76. 

1456, 6 settembre. « Laurentius lacobi Pictoni de r. colupne veudidit Antonio 
Nardi de Romaulis de r. colupne unum casalenum dirutum et discopertum cum per- 
ticali discoperto ante se, cum orto post se, cum puteo in dicto orto existeute, cum 



64 CALLISTO III 1456-1458 — PIO II 1458 

certis lapideis marraoribus... sito in r. colupne ab uno latore tenet lo- 

Jiannes Laurentij Rapilonis ab alio tenet domus dicti Antoni] emptoris, retro tenet 
ortus Antonij Nardi Bucij Nannis » Not. Evangelista Bistucci, prot. 66, A. S. C. 

1456. LAVRENTVM. L'opera del duomo di Orvieto acquista 20 blocchi di marmo 
del valore di 9 ducati « in tenuta di Castel Porchiano » . Fumi, 1. e, CCXCI V, p-80. 

1457, dicembre. PONS MOLVIVS, Varrone d'Angelo di Firenze si serve di marmi 
certamente antichi (sepolcri di via Flaminia?) per il restauro del ponte. Muntz, 
T, 203. 

1457. BVRGVS. Il « procurator hospitalis et nacionis Boemorum » fabrica a 
nuovo l'ospizio nazionale in Borgo. Armellini, p. 361. 

1458 (prima dell'agosto). MAVSOLEVM MADRI ANI. Bartolomeo da Como, e 
compagni ricevono il saldo « ratione fabricae factae in castro sancto angelo de Urbe ». 
Bertolotti, 1. e, tomo I, p. 20. 

1458. MAVSOLEVM AD APOSTOLVM PETRVM. Paolino da Binasco e socii 
fanno scavi nelle due rotonde di s. M. della Febbre, ovvero di s. Andrea, per il sep- 
pellimento di Callisto III morto agli 8 agosto, e di s. Petronilla per il seppellimento 
di « un penitentiero ». Il primo scavo, descritto dal Grimaldi, Barber. XXXIV, 50 
e. 13 e 236, non fruttò scoperte. Nel secondo « si trovò un avello di marmo bel- 
lissimo e dentro una cassa grande et una piccola di cipresso coperta d' argento 
fino d'undici leghe che fu di peso libbre 831. Li corpi ch'erano dentro erano coperti 
di drappo d'oro fino tanto, che pesò l'oro colato 16 libbre... Tutte queste cose belle 
il papa mandolle alla sua zecca ». Cronica di Niccolò della Tuccia, ap. de Rossi, 
Bull, crisi, 1878, p. 142. 

1458, 14 agosto. « Magistro Petro (di Castiglione?) marmorario fl. 30 prò certis 
marmoribus et expensis factis in portando ipsos marmores ». Mand., 1457-1458, f. 119. 



PIO II 

27 agosto 1458 — 16 agosto 1464. 

1458. Il 27 agosto fu eletto papa Enea Silvio Piccolomini (Pio II) al quale 
dobbiamo eccellenti notizie topografiche e descrittive (^). « Longtemps avant de monter 
sur le trono, il accordait une attention serieuse aux restes de la statuaire antique, dont 
Rome lui offrait les plus beaux specimens ». Mtlntz, 1. e, p. 221; cf. Epist. CX"V, 
p. 644, ediz. 1571. 

Nei primi anni di questo pontificato, circa il 1460, fra Giovanni Giocondo da 
Verona incomincia le sue investigazioni archeologiche in Roma. Saranno ampiamente 
descritte sotto la data del 1498. 

(1) Cumment., ed. 1614. Tivoli, p. 137; Palestrina, p. 160; Ostia, p. 307; Albano, p. 306; 
Tuscolo, p. 335. 



PIO li. 14604461 65 



1460, agosto. AMPHITHEATRVM. Si riprendono gli scavi e le devastazioni del 
Colosseo per le opere di Pio II. I conti di camera riportati dal Miintz, tomo I, 
p. 266 sgg., parlano di marmi e di travertini cavati di sotterra, spezzati, rotti sul 
posto, e trasportati con carrette a s. Pietro " per la piazza... per lafabrica delle 
scale di san Pietro... per la piazza doue iscavalca li r™' cardinali « etc. Paragonando 
queste notizie con le precedenti, e analizzando sottilmente le formule, pare certo che 
i papi del quattrocento non abbiano mai demolito espressamente alcuna parte del 
Colosseo, ma che si sieno largamente approfittati dei materiali caduti per ispontanea 
rovina, . per terremoto o per iscalzamento delle radici delle piante arborescenti. 

1460, ottobre. VIA TRIVMPHALIS? 11 registro dei conti di fabbriche che ab- 
braccia il quinquennio 1460-1464, contiene, in principio, le due seguenti partite: « a 
cavar marmi et pozolana ouer breccia a la vigna.... a ropare et ruinare case p. la 
piazza de sampiero «. Si tratta forse della vigna di Belvedere « agli Spinelli » già 
ricordata sotto Nicolao V, a. 1452-1453. 

1460. VIA FLAMINIA. « a Galeotto da No varrà per opere 33. date a cavar marmi 
ala gualcha » cioè nell'ambito della tenuta che porta ancora tal nome, circa il sesto 
miglio della via Flaminia (Valcha e Valchetta). Negli antichi documenti è chiamata 
« Castrum Valchae (la gualchiera mossa dal fiume Cremerà) prope primam portam, 
circa stratam que ab urbe ducit Flaianum (Piano) et in contratam Collini ». Di 
esso facevano parte « casale vocatum Trullus de Buccamatiis » e « casale tres co- 
lumne « denominazioni riferibili ai mausolei rotondi e alle ville di quel tratto della 
via Flaminia. Vedi appresso, a. 1462. 10 luglio. 

1460. MVSEO BARBO. « Inventarium domini car.''^ sancti marci antequam esset 
papa Paulus II », volume di 142 carte numerate, scritto nel 1457 da Giovanni Pierti 
notaio apostolico, e postillato nel 1400 da seconda mano. L'ha pubblicato il Miintz 
a p. 181 sgg. del secondo volume (vedi bibliografia, pp. 181-182, n. 1) dall'originale 
conservato nell'Arch. di Stato. Per questa nostra storia degli scavi di Roma sarebbe 
utile assai rintracciare l'origine dei marmi e dei bronzi raccolti nel palazzo di s. Marco 
dal geniale prelato, con tanta diligenza e tenacità da aver creato « una carestia me- 
ravigliosa » sul mercato antiquario d'allora, specie nel campo delle medaglie. Ma 
l'inventario tace di questo particolare. Si conosce qualche cosa della dispersione del 
museo, ereditato da Sisto IV. Il banco Toruabuoni-Medici ebbe l'incarico di vendere 
le pietre preziose: altre furono cedute a prezzo vilissimo a Lorenzo il magnifico, il 
qnale ne fece alla sua volta mercato. Gli intagli ed i cammei avuti in dono, o acqui- 
stati, rimasero nelle collezioni granducali. 

Gli antichi marmi visti e descritti in questo palazzo dagli archeologi del cin- 
quecento spettano alla raccolta Grimani, della quale si parla sotto la data del 15u5. 

1461. I registri di quest'anno rìcordano scavi al Colosseo, alla Zecca Vecchia. 
al ponte Neroniano, al Trullo, al Campidoglio, al monte di s. Spirito, ed a Tivoli. 
Furon tutti di grande importanza e devono aver dato luogo a scoperte, delle quali 
manca ogni ricordo. 

AMPHITHEATRVM. Si fece ricerca dei sedili marmorei per uso delle scale di 
s. Pietro, ed è perciò che i registri usano costantemente la formula - a cauar marmi 

9 



66 PIO IL .1461 

à coliseo ». Nel giugno si attaccarooo di nuovo i travertini, per uso delle calcare, e 
per la selciatura a bastardoni della piazza di s. Pietro e della via Alessandrina. Con- 
duttore degli scavi « maestro petro mai-moraro » detto Goputo. Durarono sino al 
gennaio 1462. 

CVRIA — FORVM IVLIVM. « a trare marmi ala zecca vecchia ... a eauar teuer- 
tini ala zecca vecchia ». 

PONS NERONIANVS, 3 aprile. « opere per le scale di san Pietro a 10 manuali 
a cauar treuertinj al ponte di santo Spirito » . È probabile si tratti dei muri di sponda 
della parte di s. Giovanni de' Fiorentini. Vedi « Mon. Lincei » tomo I, 1891, 
p. 612 sg., tav. I-II. Altri operai erano occupati contemporaneamente « in cavar fosso 
per le scale et capare petre ». Un Ambrogio da Milano e suo compagno « a cauar 
petre a la piazza » (di s. Pietro ?). 

VIA CAMPANA? Gli scavi più notevoli del 1461 si riferiscono ad un ignoto 
Trullo. Se ne parla a questo modo. « (17 maggio) a m° petro goputo et m.° cencio 
co manuali li quali ano lauorato alo trullo .... (21 maggio) costo di barili XXV de 
vino corso dato per li manuali et scarpellini che scavano a lo trullo a cauar marmi.... 
(31 maggio) a m" petro marmoraro per costo di subbia e mazzola per li scarpellini 
che lavorano alo trullo .... per manuali a cauar marmi alo trullo .... Palombello 
carraro, e Giorgio schiavo carraro, per porto et carreggiatura de marmi conduti da lo 
trullo . . - . (giugno luglio) Spese per leuare el nicchio del trullo., a m° cencio per 
più olmi et elei per lo edifit." de tirar esso nicchio ... (8 giugno) per parte del suo 
magistero che conduce decto nicchio ... (21 giugno) a oddo i borgo panateri p. costo 
de pane dato ali scarpellini che lauorauano altruUo a cauar marmi . . . (28 giugno) 
Alberino carrate xxxj de marmi condusse co suoi bufoli da lo trullo . . . (decembre) 
Silvestro de auere per tiratura de più marmi dalo trullo a fiume ... per carrate vij 
de marmi condocti da esso trullo per terra co suoi bufoli . . . per tiratura de più marmi 
da esso trullo a esso fiume ». 

Questo pel 1461. Nell'anno seguente si ripetano le stesse partite p. e. « a li xxv 
de genaro fino a di ixviiij de dicébre carrate xxv de marmj condocti dal trullo ». 

Il Trullo stava dunque fuori di Roma, come prova la fornitura di pane e di vino 
agli operai, speciale a questi casi: stava in sito ugualmente accessibille per via di 
fiume e per via di terra: e probabilmente sulla sponda destra, se di ciò può trarsi 
indizio dal fatto che il fornitore del pane stava da questa parte; di più era edificio 
di mole considerevole essendo occorsi non meno di quattro anni per ispogliarlo de' suoi 
marmi. Vedi 1464, 18 aprile: « due. 8 b., 39 a m" Petro con vii manuali a cauar marmi 
alo trullo ». L'ultima partita di questo pontificato è del 24 agosto e dice così: « a romano 
caradonna ouero a sue erede soprastante alo Trullo a cauar marmi de l'anno 1461 
dadj p° aprile per tuc'o giugno anno decto . Adi decto . alachian dagustino da roma 
per nolo de tre lecti dati al trullo quando si cauauan marmi per le scale per uso de 
li scarpelini . . . a m° ant.° romano falegname per giornate . v . de lauoro per lo trullo 
con frate bernardo ». Ora precisamente sulla sponda destra del fiume, a valle della 
città, nella zona attraversata dalla via Campana si trova ancora vivente il nome del 
Trullo, sotto la forma scorretta di » piana » e di « Monte del Truglio ». Vedi la 



PIÒ li. I46M462 67 



tav. Maglianella dell' IGM. La scheda fior. 1999 di L. Donati contiene la pianta di 
un edifizio tondo, che » si chiama el Tuorlo (trullo) ed è fuori di Roma in sul Tevere ». 

CAPITOLINVS MONS. (17 maggio) « a m° pietre goputo et m" cencio co 
manuali li quali ano lauoi-ato ala petrara de capitolio». Non si tratta delle 
cave di tufa del monte, ancora in parte accessibili, ma di demolizioni di antichi edi- 
fizii. Troviamo infatti questa seconda partita sotto la data del 30 maggio: « a m" petro 
marmoraro con suo garzone sono per opere xx lauorare a cauar travertini a capi- 
tolio .... (24 giugno) a ambrosio da milano a cauar petre a capitolio , . . (26 luglio) 
a maganello et suoi compagni a caua petre a capitolio . . . (dicembre) Silvestro per 
carecte xxxvj de petrE tirata co suoi bufali ... da capitolio » . 

MONS VENTOSVS — MONTE DI S. SPIRITO. (7 novembre). Il predetto Ambro- 
gio da Milano e compagni cavano pietre e pozzolana nel « monte de Nerone ». Questo 
monte è quello di s. Spirito, come apparisce da altre partite del 6 dicembre. Anche 
nella nota iscrizione carolingica di s. Michele in Borgo, la chiesa si dice fabbricata 
> supra cripta(m) iuxta Neronis palatium » . 

TIBVR. 12 agosto. Incominciano i lavori della Rocca n in sublimiori loco urbis 
ubi veterera fuisse ruinae adhuc eitantes indicabant . . . Non procul ab Arce vestigia 
erant nobilis amphitheatri, quae arx omnia consumpsit » Comment. p. 137, 138. 

Degli scavi seguenti non posso indicare il sito, 

11 maggio. S. PIETRO VECCHIO. « ducati xx a madona vergona astalli p costo 
de una petra de marmo p fare due figure cioè .s. preto et .s. paulo p le scale . . . 
(7 novembre) a m° p** marmoraro per parte de sue opre date a cauar lo marmo per 
la figura de sanpiero . . . (17 novembre) a m° p° marmoraro per cauar la petra per 
sanpaulo ", Questa seconda fu posta sul piedistallo il 27 novembre. I blocchi furono 
carreggiati a destino da maestro Galasso da Bologna. Altro cenno di questo lavoro 
si trova nella seg. partita del decembre 1462 « A mastro paulo scultore ducati 166 
b. X X i i i j p. costo dele due base lauorate de marmi doue sono a posare le due figure 
a pede dele scale » più ducati 450 per le due statue (e pel tabernacolo di s. Andrea 
a ponte Molle). Sembra però che il marmo fornito da Madonna Astalli bastasse per 
una sola statua. Trovo infatti sotto la data del 12 luglio 1463 un pagamento a Sil- 
vestro ser Roberti « per la tiratura del marmo che fu condocto de e a rara per 
la figura de sanp", da esso loco ala piazza ».. Io credo che il grosso blocco cavato 
da madonna Virginia Astalli appartenga allo stesso ignoto edificio (Villa pub- 
blica?) dal quale s. Ignazio da Loyola trasse altri materiali ricchissimi l'anno 1.540 
(Vedi). 

1461. ISEVM ET SERAPEVM. Nel corso dell'anno fu .ricostruita la chiesa di 
s. Salvatore in Camildiano, ove vennero sepolti parecchi della famiglia Battaglieri. 
Stava nel sito di s. Marta. 

Continuando nel seguente anno 1462 la richiesta di materiale per il pulpito 
della Benedizione, si fecero scavi e ricerche di marmi al Colosseo, alle terme Anto- 
niniane, ad Ostia, ai portici di Ottavia, ai ss. Cosma e Damiano, alla Zecca vecchia, 
alla Valca, e a Ponte Molle. 



68 'PIO 'ir. H62i: 

1462, 10 gennaio. AMPHITHEATRVM. « a di x de genaro 1462'.... a m^ petro 
marmoraro co uij manuali a càùaré tèuétini a coliseo «.. • : . 

TERMAE ANTONINIANAE id; id. « à cauar teuétihi ad an tignano ».... ovvero 
« per cauar treuertini et pozzolana et marmi ad antignano, et petra a la piazza (di 
s. Pietro) ». L'anno seguente il posto di m" petro fa preso da m° Pagno: 27 feb- 
braro 1463, « M" pagno scarpéllino a cauar et spezzar marmi p le base ad an- 
tignano ». Nel 1464 successero loro Antonino da Cremona, Augustin da Roma, ed 
Antonio Rocco da Settignano. Tutti « per romper marmi ad antignano ». 

1462, 26 genn. OSTIA — PORTVS. Il registro Edif. pubi, contiene la seguente 
partita in data 26 gennaio: « Silvestro de giuglano due. 18 sono p. portatura de la 
petra et marmo da ripa cioè da la torre de porta portese a s. Stefano (de' Mori) 
dreto la tribuna de sanp° ». Questi materiali non furono raccolti sul posto, ossia 
nella -« marmorata della sponda destra » ma venivano secondo ogni verisimiglianza 
da Ostia. Vedi a. 1463, 26 gennaio. 

1462, febbr. PORTICVS OCTAVIAE. Fino dal 21 giugno 1461 si ricorda un 
pagamento fatto « a frate ant**. da gaeta per spese di certe corde et tragle p lo de- 
segno de lo edifitio p tirar colonne » ed un secondo in data 10 luglio al med. « frate 
ant"*. da gaeta p cóperare legname p decto edifitio ». Ecco dunque scoperto il nome 
dell' ingegnere, dell' emulo di Aristotile di Fiora vante da Bologna, cui era stato affi- 
dato r incarico di calare a basso mercè 1' aiuto di incastellature ( " edifitio di legname 
per tirare colonne grosse ») le colonne che fiancheggiavano i propilei sulla fronte dei 
portici d'Ottavia. Gli scavi incominciarono nel 1462, appaltatore maestro Galasso da 
Bologna: « 3 febbraro. m° Galaxo ....sono per suo laborerio facto i leuare le co- 
Ione de sancto agnilo et farle condurre et simile còporle nela beneditione » . Carreg- 
giatore dei monoliti fu il vetturale Silvestro di Giuliano Ser Roberti, quello stesso che 
aveva portato in Vaticano il blocco per la statua di s. Pietro. Pare che le colonne fos- 
sero VII, poiché nel maggio del 1464 maestro Egidio Tocco rimurava gli squarci fatti 
in alcuna delle casipole presso s. Angelo, donde t amotae fuerant colunpnae VII ». 

Nei registri del 1463 le colonne sono ridotte a cinque: 26 gennaro « Seluestro 
de avere due. vii per tiratura de colonne viiii piccole tirate da Sancto Ianni (Lateran.) 
p. la beneditione: due. xxx sono p. tiratura di colofie v. grandi da sancto agnilo 
a. s. p° p. la beneditione ». Le due che mancano al conto devono essere state sca- 
vate nel febbraio da un certo Torone con due suoi compagni : esse furono carreggiate 
a destino sul principio dell'estate. (12 luglio) " Selvestro de giuglano ... per tiratura 
de colonne (due) da sancto Agio alapiazza .... per tiratura de capitelli et altri marmi 
tirati da s° Agnilo « etc. 

1462, 28 marzo. TEMPLVM SACRAE VRBIS. I predetti Pietro marmorario e 
compagni incominciano a cavar travertini <• a santi Cosme et Damiano » non saprei 
dire se dal templum Sacrae Urbis o dal vicino foro della Pace. A loro succedono un 
Giovanni e un Filippo « per lauorare e cauare et fendere trauertini a sancto Cosmo » 
Servivano dunque per la calcara. 

CVRIA — FORVM IVLIVM. I predetti scavano o tolgon via pietre e travertino 
dalla Zecca Vecchia, cioè dal muraglione divisorio tra la Curia e il f. Giulio, il quale 



PIO <ìr.: 1«2-1463 ■ . • 69 



mura ééltat piatita dell'A. da ^angallo giuaiorè, Ufizi 896 (Lanciani, l'aula del 
SenatOj tav. I), apparisce già in gran parte demolito. 

' 1462, 10 luglio'. VIA FLAMINIA »' a in® ■ Petro et li conp. per opere 58 a cauap 
treuertini a la giialcia (vedi sopra a. 1460) et ponte molle per lo tabernacolo di 
s. Andrea » . Questi scavi durarono più settimane. I marmi e le colonne vennero da 
altri luoghi non ispecificati : almeno io non intendo bene il senso del pagamento fatto 
ni giugno 1463 n a martino da belazione p. portatura di quattro collo(ne) coloro 
base et capitelli p lo tabernacolo di s. Andrea in san piero«. Il tabernacolo di via 
Flaminia fu disegnato e costruito da maestro Paolo scultore. 

La- testa dell'apostolo, ricevuta da Pio II nella domenica delle palme, 12 aprile, 
era stata vegliata nella notte successiva da Nicolao Perotti arcivescovo sipontino, 
letterato intimo del Bessarione, poeta laureato a Bologna da Federico III, la cui effigie 
vedevasi dipinta nella biblioteca vaticana « di cui fu molto benemerito hauendovi 
donati varii libri manoscritti, e fu uno di quelli eccellenti Tgegni mandati à cercar 
libri per l' Italia e fuori » . Torrigio, Grotte, p. 225. 

1462, febbraio-giugno. S • PIETRO VECCHIO 3 febbraio. « M° Galaxo .... per 
molte altre opere al leuare le sepiilture deli pontefici in sanp° et riporle nelli lochi de- 
putati et simile alenare tucti ledifitii et marmi nel coro vecchio in sanp° et farli re- 
porre 1 (la indicazione è indecifrabile) «. Frattanto Pietro Goputo e compagni sca- 
vavano pietre, marmi, e terra nella piazza. I lavori continuano a tutto il mese di luglio. 

Quest'anno 1462 è insigne per la pubblicazione della bolla di Pio II i^ cum 
almam nostrani urbem » intorno la conservazione dei monumenti antichi (28 aprile). 
Dai documenti sin qui riferiti apparisce qual caso egli stesso facesse della sua bolla, 
e quale esempio di rispetto verso le antichità egli porgesse ai suoi sudditi. Il colon- 
nato orientale dei portici d'Ottavia, il Trullo, e tanti altri edifizii furono da lui sacri- 
ficati per la costruzione del pulpito, distrutto alla sua volta da Paolo V ('). 

Gli scavi per il pulpito nell' anno 1463 ebbero per teatro le già tanto malme- 
nate rovine di Ostia, continuando quelli dell'Antoniana, e di s. Angelo in Pescheria. 

1463, 26 gennaio. OSTIA— PORTVS, Il carreggiatore Silvestro riceve - due. xxvi 
per tiratura de li marmi condocti da Hostia a fiume, et simile de porto: (27 feb- 
braro) due. 104 per m° pagno scarpellino e compagni a romper marmi a porto per 
lo pulpito » . Nel marzo gli scavi di Ostia furono attivamente proseguiti dal ^langa- 
nello e i suoi manovali. I pagamenti della Camera - ad incideudum marmerà apud 
Hostiam » . ovvero « apud portum portuensem ^ continuano per molti mesi. Il solito 
Silvestro di Giuliano ser Roberti fu impiegato « ad vehendum marmerà ex Hostia •> 
per via di terra, mentre quelli di Porto presero la via di fiume - usque ad ripam 
urbis " cioè sino alla Torre di porta Portese. (30 maggio) « giohani da ferrara e 
comp. X a cauar marmi a porto et ad hostia n, (12 luglio). « Silvestro de giuglano 
per giornate xliii con x bufali et due schiavi a tirar marmi nelisola de porto a 

(»; Sulla bolla del 28 aprile cf. « Statata urbis n, l.'iSO, append. p. 33. — Tlieiiur, u Cud. diplnin, ••> 
t. Ili, p. 422. - Muntz, t. I, p. 352. — Collezione di Bandi Casanat. I, 12. 



70 PIO II. 1403 ;— ^ PAOLO II. 1464-1465 

fiume dove ai carica co li burchi .... per tiratura di più marmi condocti co lo 
burchio de nardo ferazolo de la porta de porto (portese) a la piazza de s. p" ». 
(27 luglio) « nardo ferazolo per nolo de due barche de marmi tirati da porto ». 
La malaria e il soUione cacciarono i devastatori da quelle plaghe desolate in prin- 
cipio dell'estate: ed è perciò che sino dal 17 luglio ritroviamo il Manganello 
intento a cavare in piazza di s. Pietro. Apparisce dai registri che l'azione antima- 
larica dell'acido citrico era conosciuta sin d'allora, trovandosi, sotto la data del 14 
ottobre, un pagamento « per agrumi comperati per li scarpelini a porto et manuali 
che cavano marmi » . (3 dicembre) id. per 29 barili di vino, e per vino e pane som- 
ministrato da acrone (?) da Siena castellano d'Ostia. « (13 gennaro 1464) a petro mar- 
gano due. 3 p conto de due vitelli bufalini dacti a scarpellini a porto, (maggio) a 
Menico baroncello due. 172 per viaggi 21 fatti con la sua piacta a condurre marmi 
da porto a la ripa per lo pulpito ». E qui giovi riferire il passo dei Commentarii, 
lib. XI, p. 302 relativo ad Ostia « ubicumque effoderis, marmerà invenias, et statuas, 
et columnas ingentis magnitudinis ». 

1463, 10 novembre. TH. DIOCLETIANAE. « Fu di giovedì, morse Pietro Paolo 
Cortese, famosissimo nel mestiere de marmi, e morì che li casco sopra una ruina da 
terra, quando stava nella sua vigna de fronte a Terme, che faceva cavare sotto terra 
travertini, e esso era andato a vederci Diario » . di Paolo dello Mastro in Buonarroti, 
1875, p. 119. 

1463. MAVSOLEVM AD APOST. PETRVM. Distruzione delle insigni pitture 
murali del tempo di Paolo I, che ornavano le absidi della Rotonda ettagona di 
s. Petronilla « restaurata » per ordine di Pio IL Furono rifatte « alla tedesca » otto 
fenestre marmoree, ricoperto il tetto, incollate e intonacate le pareti, e condotte sul 
novello intonaco pitture ricche d'oro e d'azzuro, per mano di maestro Pietro di Gio- 
venale. Vedi A, Rossi, nel Giornale di erud. artistica, Perugia, 1877. p. 148, 225. 

ARX. Sulla fine di questo pontificato, o nel principio del seguente, il cardinale 
Oliviero Caraffa rifabbrica gran parte della chiesa dell'Araceli. 



PAOLO II. 

31 agosto 1464-28 luglio 1471. 

1464, ottobre. BVRGVS. Si scava pel chiavicene maestro « stratae de castro 
sancti Angeli ad basilicam sancti Petri, noviter erigeudae et restaurandae » Mandati 
1464-1473 e. 31. 

1465. ECCLESIAE VRBIS. Andrea Santacroce, avvocato concistoriale, restaura 
la chiesa di s. M. in Publicolis (Forcella, tomo IV, p. 453, n. 1119), conservandole 
il tipo antico, del quale non si conoscono particolari perchè, minacciando nuovamente 
rovina nel 1643, fu spianata a terra da Marcello Santacroce, cardinale di s. Stefano 



PAOLO II. 1466 71 



Rotondo, e ricostruita dalle fondamenta nella sua forma presente. Le sole memorie 
salvate dalla distruzione son quelle raccolte dal Forcella, tomo IV, n. 1109-1118. 

1460, 27 gennaio « e fu di lunedi, fini d'esser tirata una conca de serpentino 
grande nella piazza di san Marco, la quale conca stava dinanzi a san Jacovo del cu- 
liseo. e feccia tirare papa Paolo II ». Diario di P. d. Mastro in « Buonarroti », a. 1875, 
p. 141. Il trasporto di questa « concha magna marmorea » fu eseguito da Evangelista 
da Pesaro, ingegnere. Per la quale operazione furono in parte diroccate « domus tam 
Juliani de Capranica quam Caroli Muti prope sancturn Marcum ». Sulle vicende 
della conca vedi sopra a p. 4. 

1466, giugno. CLAVDIVM? (Nella chiesa e nel palazzo di s. Marco) « andò una 
infinità di travertini che furono cavati, secondo che si dice, di certe vigne vicine 
all'arco di Costantino, che venivano a essere contrafforti de fondamenti di 
quella parte del Colosseo eh' è oggi rovinata, forse per aver allentato (•) quell'edifizio » 
Vasari, Giuliano da Maiano, IV, 5. Siccome il Colosseo non è mai venuto a trovarsi 
« in certe vigne » né ha mai avuto « contrafforti de' fondamenti » è chiaro che si 
tratta delle sostruzioni del Claudium, fatte a grossi macigni di travertino, e poste 
sul confine tra le vigne Cornovaglia e dei ss. Gio. e Paolo, vicine aU'arco di Costan- 
tino. Ciò non esclude che il pontefice abbia depredato anche l'AMPHITHEATRVM. 
» (Paulus II) ad aedificandum palatium s. Marci amphitheatrum . . . versus partem 
dexteram euntibus ad basilicam lateranam ademptis lapidibus detrunca(vit). Quod 
exemplum sequuti Raphael card. Riarius aliud ex lapidibus eiusdem amphitheatri 
palatium ad s. Laurentium in Damaso ... et Alexander Farnesius . . . palatium suum 
ad campum Florae condidit». Ciacconio, tomo II, col. 1078. I conti di fabbrica 
incominciano a registrare peperini di scavo forniti a s. Marco da m°, Bonomo di 
Paolo, sin dal giugno 1466. Il 23 novembre si nomina esplicitamente la cava del 
Colosseo: e cosi nel febbraio e nel marzo dell'anno seguente: « maestri scarpelini et 
manuali ebano lauorato p cauare teuertine al coliseo » sino al 31 dicembre 1467 
quando Francesco da Vigevano riceve il saldo per aver trasportato « peperignas et 
teuertinas de palatio colisey alme urbis ad dieta eccam s. Marci » . I trasporti erano 
fatti con un carrettone appositamente fabbricato. Vedi mand. 30 aprile 1467 « Maestro 
Bartolomeo da posa (Perosa) che hata (habita) ascto Baxilio p uno caro cheafato fare 
mró fran*^" dal borgo p tirare tiuertine marmore et altre cosse ». 

1466, decembre. SEPIA — VILLA PVBLICA. I conti parlano di grandi lavori di 
sterro fatti per ispianare il giardino di s. Marco: anzi, in data 14-17 decembre è 
detto espressamente: « Antonio di puzo di ave p ope 33 a lavorato luy soy cópagni 
a cauare teuertine e rispianare del zardino » . Altra simile partita nel gennaio se- 
guente: « maestri manuali che ailo lauorato a cauare teuertini da dreto ala tribiTa 
dest" Marcho». Altra nel marzo: » maestri scarpelini et manuali ebano lauorato 
p cauare li fodaméti dietro a scto marcho et lauorare pte (pietre) p il portigalo (la 
loggia della Benedizione) dauate a scto marcho ». Il giardino ove si fece ricerca di 

(') Sul significato di questa espressione vedi la mia memoria sul Culosseo in Kenlic-'Uti 
Lincei, 1896, voL V, fase. 5. 



72 PAOLO II. 1467 



travertini è quello del « palazzotto alla ripresa de' Barbei^i, che occupava anche 
l'area della presente piazza di Venezia, ancora gravata di servitù verso Casa d'Austria». 
Fino al principio del secolo la piazza è rimasta chiusa da un giro di colonnette. 
Vedi la vignetta del Piranesi nell'album di Fausto Amidei del 1745 (esemplare del 
British Museum, Maps, 118 e. 19). L'ultima memoria di scavi per il palazzo di 
s. Marco è del dicembre 1467, quando si ricordano opere impiegate « in excoprendo, 
fodiendo, et auriédo (?) teuertinas in salis magnis dictii palatii, et fodiendo terracium 
de sub voltis ».. 

1467, 16 febbraio. GAIANVM. « Maestri manuali che ano lauorato a cauare 
teuertini i le uigne dreto a castello sto angeloda dì 16 febraro a dì 14 
di marzo ». I documenti del secolo XV nominano molte vigne vicino al sito del 
Galano, intorno al quale vedi Bull. Com. tomo XXIV a. 1896 p. 248. Le principali 
sono: vigna di sette pezze del notaro Lorenzo Repezini « extra portam Castelli in 
loco q. d. ari n accio » (a. 1391): id. del Capitolo di san Pietro « extra p. Ca- 
stelli in loco q. d. mons dellaoro » (a. 1394): id. di Caterina vedova di Gio: 
de lo Preyte all'Arenacela (a. 1395): id. del chiavare Lorenzo di Massimo « in 
loco q. d. Prata » (a. 1438): id. venduta da Pellegrino Bianchi a Antonio de Mon- 
terio Va. 1456 « in loco q. d. l'Arenacciò »: id. del Capitolo di san Pietro « extra 
p. Castelli in loco q. d. Falconi (a. 1484): id. di Pietro di Andreozzo Seuil « in 
loco dicto Prata sive Monte secche » (a. 1499): id. di Maria Saluberti « in 
loco dicto Prata Falconi » (a. 1499), senza contare le quattro vigne « extra 
p. Castelli in loco. q. d. Gay ano » delle . quali ho parlato nel Bull, predetto. 

1467, aprile. VIA FLAMINIA. Grande provvista di travertini per acconciare le 
pile del ponte Milvio. Devono essere stati cavati da qualche edilìzio vicino alla sponda 
del fiume, perchè il loro trasporto era fatto per mezzo di una barcaccia da Nuccix) 
di T^arni. Mandati 1464-'73, e. 36. Ora in una nota presentata a Sisto IV nel 1471 dai 
creditori di Paolo II, si trova la partita seguente « Nucciolo da Narni de hauere 
per ottanta carreggiature di pretre da buonrecovero al ponte de sancto Agnolo 
messe in opera etc. » . Gli . scavi erano, stati fatti dunque, presso ài quinto miglio 
della via Clodia Veientana, nel tenimento di Buonricove^o, intorno al quale vedi Nibby, 
* Analisi », tomo I, p. 355. Nibby ignora che in campagna di Roma c'era un secondo 
Casale di Buonricovero, al sesto miglio di via Tusculana, confinante con quelli di Grotta 
Mardonì, Quadrare, Centocelle, Arco travertino, e SèttebassL ' ' '. 

1467, 27 aprile, FORVM ROMANVM. Il fascicolo Mandati 1467-1471, e. 8', 16' 
e 66, ci rivela un fatto di grande importanza per la storia delle vicende del foro, 
cioè che le terre scavate « de voltis giardini » ovvero « de palatio ap*^° s. Marci » 
si mandavano a scaricare nel bel mezzo della conca del foro «ad quemdam locum 
tre colonne nuncupatum». Gli scarichi continuarono fino al novembre del 1468. 

1467, 14 agosto. MAVSOLEVM CONSTANTIAE. « A di 14 d'agosto venne nella 
piazza di san Marco quell'arca di porfido roselo ch'era sepoltura di santa Costanza ». 
Diario di P. d. Mastro in « Buonarroti » a. 1875, p. 144. Il trasporto fu fatto dal noto 
Galasso di Antonio da Bologna. L danni fatti « in quadà capella sancte agnetis ex*"* 
muros urbis unde fuit ablata sepultura porfirea » furono riparati nel seguente febbraro. 



PAOLO II. 1467-1468 73 



Intorno questo trasporto ef. Platina in Paul. II « statuas veterum undique ex tota urbe 
conquisitas in suas . . . aedes . . . conge (ssit), avecto etiara ex sancta Agnete beatae 
Constantiae sepulchro, frustra reclamantibus monacis loci, quis postea, mortuo Paulo, 
sepulcbrum illud porphyreticum a Sixto pontifice repetiere » . Vedi « Oratio urnae 
invectae ad sanctum Marcura ex aede beatae Agnetis ad illum principem Sigismundum 
Malatestam » ex cod. mss. saec. XV. Venetiis, apud Petrum Contarenura, in cod. 
vat. 9022, e. 277 sg. — Mélanges de Rossi, p. 138. 

1467, 25 ottobre. DVCTVS VIRGINIS. Pagamento a M°. Salvato per opere 
« in fodieudo et excavando conductum aque Trivii » Mand. e. 43'. Se la notizia si rife- 
risce al condotto maestrale, e non a qualche ramo secondario, è probabile che i lavori 
abbiano avuto luogo presso o sotto il monte delle Gioie in via Salaria, nella roccia 
del quale sono anche scavate le catacombe di Priscilla, e l' ipogeo dei Glabrioni. 
Vedi Bull, com., tomo XIX, a. 1891, p. 323: e il Marliano, ediz. Tetti 1622, 
p. 237: « il condotto antico ... è in gran parte caduto : quella eh' hoggi si vede, si 
piglia vicino a Ponte Salaro da un Fonte, onero lago, posta sopra un monte 
che volgarmente si dice il monte di Zoe". 

1467, 31 dicembre. BAS. PAVLI APOSTOLI. A Francesco da Vigevano <^ in 
portando plumbum de ecca sancti Pauli ad eccam s. Marci » . L" anno seguente 
furono acquistate altre 6790 libre di piombo " prò coperiendo tectum ecclesiae » . 
Questo importante lavoro di Paolo II, descritto nell' epigramma che Pietro Sabino 
copiò " in laquearibus templi (de fictilibus nunc plumbea tecta refulgent) r^ , è stato 
ampiamente illustrato dallo Stevenson, (Les tuiles de plomb de la basilique de 
Saint Marc) e dal de Rossi, Musaici XXVIII, e Inscr. Christ., voi. II, p. 439, n. 130. 

1467, BAS. EVDOXIANA. Francesco della Rovere, promosso alla porpora « Ro- 
mani veniens et quorundam cardinalium benevolentia adjutus (pauper enim erat) 
aedes s. Petri ad vincula rimosas et ruinae proximas — restituit « . Platina, in vita. 
Vedi Forcella, tomo IV, p. 82, n. 184. 

1468, 5 febbraio. Compensi a manuali impiegati « ad fodiendas teuertinas in 
divertis locis (mand. e. 26) ad fodiendos marmoreos lapides, et eos in diversis locis 
urbis discopriendos et leuandos " e. 29. A Bartolomeo di Albino da Varese » ad 
frangendum et fodiendum lapides aput montem Aventinum (cave di s. Saba?) prò 
dieta fabrica e. 20. 

1468, 25 giugno. CAMPVS LATERAN. « Honorabili viro Cristofero de Gieremiis 
de Mantua S'"' D. N. familiari fior, auri 300 prò parte solutionis eius laborerii et 
aliarum expeusarum prò restauratione equi erei siti in platea sancti lohanuis late- 
ranensis ». Mandati 1464-1473, f. 66. 

1469, 18 ottobre — 1470, 7 febbraio. Grandi provviste di travertini per il portico 
e la loggia della benedizione di s. Marco. Xon ne è indicata la origine: ma in una 
nota presentata a Sisto IV dai creditori della Camera per lavori eseguiti nel tempo 
di Pio li e Paolo II al palazzo di san Marco, e alla chiesa dell'Araceli, come pure 
per il gettito di alcune case, trovo le indicazioni seguenti: (1471, 19 decembre) com- 
penso a Francesco da Bracciano <t ratione cuiusdam muri eius orti iuita ri pam m a- 
cellorum existentis dirruti per fossores marmorum quae inde eft'ossa fuerunt tempu- 

10 



74 PAOLO II. 1469 — SISTO IV. 

ribiis Palili (II) prò edifitiis palatiorum s. Marci et sanctì Petri » M. 1471/77, f. 8'. 
Nello stesso volume a p. 68, Francesco da Bracciano racconta come sien andate le 
cose. « Per la recolenda memoria di papa Paulo si faceva cavare marmi nel(a) regione 
di sancto agnolo in luogo presso ripa de le macoli e, de quali marmi parte ne 
sono stati portati ad san Marcho et parte a san Piero ". Le Macella ricordate in 
questi documenti sono quelle degli Ebrei, nel sito delle odierne stalle di Casa Orsini, 
sulla piazzetta di Monte Savello, a pie' del teatro Marcelliano. 

1469, 22 dicembre — 1470, 26 gennaro. Si restaurano dai conservatori della città, 
a spese della Camera, l'arco di Settimio Severo, i domatori dei cavalli sul Quirinale, 
« nec non unam columnam apud thermas Diocletiani de Urbe " . 

L'ultima partita di data certa che si trovi nei registri del Barbo non ha valore 
topografico: (1471 8 febbraio) « due. 676,59 per 2725 some di petra da murare 
arechati da la petrara, a quatdni sette la soma p la fabricha del palazo de 
santo pretro «. 

CAPITOLIVM. Francesco di Giorgio Martini, nella pianta più o meno fantastica 
del Capitolium, che ho publicata nel Bull. Com., tom. Ili, a. 1875, tav. XVII-XVIII, 
secondo l'originale della biblioteca di Siena, accenna alla esistenza di propilei nella 
fronte ovest della platea del tempio, con la postilla: « póticho del chapitolio Kin- 
cótro a chasa Savelli che in tépo di pavolo (II) la pota et pótico minato et dispo- 
gliato fu ». 

FLVMEN TIBERIS. « Ad purgandam immunditiis urbem plerosque pontes in di- 
versis urbis locis (Paulus II) super Tybris ripas construi fecit, demandata opera 
Hieronymo de Gigantibus » l' isiesso cui era stata affidata la cura « cloacas et aque- 
ductus iam oblimatos piirgandi » Cannesio « Pauli II vita » p. 73 sgg. 

VIA APPI A. Sotto il pontificato di Paolo II si scava nella necropoli fra l'Appia 
la Latina e le mura della città, probabilmente nel sito della presente vigna Codini 
il « monumentum qiiod videtur fuisse familiae liberorum Neronis Drusi » descritto 
CIL, YP, p. 899, n. 4327 sg. Vedi fra Giocondo cod. Chatsworth, e. 84' sg. 

STADI VM. Sotto il medesimo, i Gottifredi rifabbricano e riducono in miglior 
forma le loro case sul perimetro dello stadio, verso l'odierno Pasquino. Sopra una 
delle porte « si conseruò, finché dal principe Camillo Panfilio nel 1652 fu leiiata, 
quella inscrittione che diceua STEPHANVS ROMANVS DE GOTIFREDIS » Alveri, 
tomo II, p. 85. 



SISTO IV. 

9 agosto 1471 - 13 agosto 1484. 

Sisto quarto merita in vero il titolo di « gran fabbricatore " attribuitogli da 
Flaminio Vacca. Raffaele da Volterra dice di lui (Comment., 1. XX) : « Urbem a situ 
as coeno vindicavit: viis primum munitis, porticibus quoque ejectis quae vias occu- 
pabant, vicorumque magistris ac curatoribus institutis. Tempia insuper vetustate obsita 



SISTO IV. 1471 75 



omnia restitait. Xenodocheum sancii Spiritus pulcherrimis aedificiis ampliavit. Templum 
Pacis de novo constituit . . . pontem Aurelium penitus collapsum suo nomine refecit. 
Aedes in Vaticano pontificias refecit ». Il latercolo delle sue costruzioni o restauri 
comprende la biblioteca vaticana, la cappella Sistina, quella della Concezione in 
s. Pietro, le chiese di s. Ambrogio dei Lombardi (1471), de' ss. Apostoli (1475), di 
s. Agnese in via nomentana (1479), di s. Agostino, di s. Balbina, di s. Costanza, 
di s. Cosiraato (1475), del Salvatore al Laterano, di s. Margherita all'anfiteatro 
Castrense, dell'Araceli (1476), di s. M. Maggiore (1474), della Pace (1482), del 
Popolo (1477), della Consolazione (1472), dei ss. Nereo ed Achilleo, di s. Pietro in 
Vincoli, di s. Pietro in Montorio, di S. Aniano, dei ss. Quirico e Giulitta, di s. Sal- 
vatore de pede pontis, di s. Spirito, di s. Stefano delle carrozze, di s. Susanna, di s. Vitale, 
di s. Vito, di s. Stefano dei Mori. A lui dobbiamo ancora la fondazione del museo 
Capitolino, e notevoli restauri al palazzo Senatorio, al Castello, alla fontana al 
Trivio. Le strade aperte, dirizzate, ammattonate, e liberate dagli spòrti de' portici 
e dei meniani furono quelle fra il ponte s. Angelo e il Vaticano, la via Santa o 
papale, quella da Ponte a campo di Fiore (via Florea et Mercatoria), e quella della 
madonna del Popolo che prese il nome di Sistina. Vedi Bull. Com. tomo V, a. 1877, 
p. 191, nota e, e Torrigio, Grotte, 219. A questo geniale e generoso pontefice do- 
vranno attribuirsi le lodi che CIL, VI, 931, 934 attribuiscono a Vespasiano: ^ resti- 
tutori aedium sacrarum quod vias urbis neglegentia superiorum temporum corruptas 

sua impensa restituii » . 

I lavori sistini risguardanti scavi e antichità sono ricordati qui appresso (vedi 
A. von Zahn in Bull. Inst. 1867, p. 191 sg.). 

1471, 11 agosto. OSTIA. È mandato al castellano di Ostia il divieto di espor- 
tare marmi « tam in signis et ymaginibus, quam in coliduis atque quacumque 
alia forma ». Lo stesso decreto è comunicato alla dogana di Roma. Divers. tomo 
XXXVI, p. 5. 

1471, 30 ottobre. MAVSOLEVM CONSTANTIAE. « Magistro Paulo da Cam- 
pagnano carpentario fior. 50 prò eius mercede et expensis per eum faciendis in recoii- 
ducendo sepulcrum s'*® Constantiae a sancto Marco ad sanctam Agnetem, et repo- 
nendum ipsum in suo antiquo loco ». Mandati, 1471-73, p. 39. 

1471, 17 dicembre. BIBLIOTHECA APOST. SEDIS ^ Un href autorise les arclii- 
tectes de la bibliothèque vaticane à faire partout des fouilles (eftbdere) pour se pro- 
curer les pierres nécessaires. Le href ne dit pas où ces carriòres devront étre établies, 
mais il est facile de suppléer à son silence. Les eutrépreneurs anraient été bien naifs 
de faire venir à grands frais les travertins de Tivoli et les marbres de Carraie, lorsque 
Rome méme leur offrait tant de blocs supérieurement taillés qu'il ne s'agissait que 
de retirer des fondations des éditices antiques » Miintz, tom. Ili, p. 15. Divcrs. 
tomo XXXVI, p. (}6. Gli architetti-muratori della biblioteca si chiamavano Juliano 
Angelini, Paolo da Campagnano, Mariano di Paolo Pisanelli, Manfredo Lombardo, e 
Andrea Ficedule. Vedi Archiv. Stor. Ital. 1866, tomo III, p. I, 215. e l'cgi-cgia me- 
moria di J. W. Clark » on the vatican Library of Sixtus IV « publicatu uei - Procfe- 
dings of the Cambridge Antiq. Society •>, n. XLI, 1901, p. 11. sgg., la quale si fomla 



76 SISTO IV. 1471 



principalmente sul lavoro di Paul Fabre « la Vaticane de Siite IV » publicato nelle 
Mélanges, dee. 1895. 

1471-1472. BVRGVS SAXONVM. Sisto IV rifa dai fondamenti l'ospedale di 
s. Spirito « capace di mille letti per esser longo palmi 565 e largo 50 » Alveri, 
tomo II, p. 255. 

1471, 14 decembre. MVSEI CAPITOLINI. Sembra che i primi marmi capitolini 
sieno stati raccolti nella prima metà di questo secolo XV. Ciò sappiamo esser vero per 
la base dei vicomagistri, scoperta sin dal tempo di Ciriaco d'Ancona che mori nel 1459: 
per il « leo marmoris existens in scalis capitolii » sin dal 1363, e per i due cippi sepol- 
crali di Agrippina maggiore e del suo primogenito Nerone Cesare, CIL. 886, 887, 
tolti dall'Austa nel secolo XIII. Per taluni altri marmi, descritti dal Giocondo sulla 
fine del quattrocento, manca ogni testimonianza cronologica. 

« Das Jahr 1471 bildet Epoche in der Geschichte der Antikensammlungen Roms 
durch die Griindung des Capitolinischen Museum », Michaelis, in Jabrbuch, 1890, 
p. 9. La istituzione della insigne raccolta comunale romana è ricordata dalla iscri- 
zione Forcella, tomo I, p. 28, n. 16 « Sixtus IIII pont. max. ob immensam benignitatem 
aeneas insignes statuas priscae excellentiae virtutisque monumentum Romano populo, 
unde extorte fuero, restituendas (') condonandasque censuit . . . afio salutis nostre 
m.cccc.lxxi, xviii kl. ianuar. " . Il museo comprendeva i bronzi già lateranensi, la mano 
col globo detta « palla Sansonis », la Zingara o Camillo, il fanciullo che si cava la 
spina, la « lupa mater Romanorum » , la testa colossale di Domiziano, e l' Ercole Vit- 
tore del foro boario, della cui scoperta si ignora la data precisa. Sulla sua base fu 
incisa la memoria, Albertini, Opusc, p. 86 « Syxto IIII pont. max. regnante aeneum 

Herculis simulacrum aurea mala sinixtra gerentis in ruinis Herculis vict. 

fori Boar. effossum conservatores in monumentum gloriae romanae heic locandum 
curarunt ». 1 conservatori del 3° trimestre 1578 « coactis in unum aeneis monumentis » 
collocarono il simulacro su nuova base. Vedi Forcella, tomo I, n. 70. Sul sito preciso 
del ritrovamento vedi le testimonianze raccolte dal de Rossi, Ann. Inst. 1854, p. 28; 
dal Michaelis «Storia CoUez. Capitol. » p. 16, e dall' Huelsen, nelle Dissert. accad. 
arch., serie II, tomo VI, 1896, p. 242. Vennero al museo, insieme col colosso, le 
iscrizioni CIL. 312-318. Di queste una sola (312) è sempre rimasta sul Campidoglio, 
due (313, 316) dopo varie vicende, vi sono tornate: di una (315) è stata cancellata 
l'iscrizione, una (314) andò perduta nel secolo XV, due (317,318) nel secolo XVII. 
(Michaelis, 1. e. p. 17, n. 471). 

Alcune scolture del tempio di Ercole migrarono, si afferma, sino a Padova; così la 
« Notizia di opere di disegno », scrittura di un anonimo della prima metà del sec. XVI, 
edita dal Morelli, Bassano 1800, registra nella casa di Leonico Tomeo, contemporaneo 
di Sisto IV, un rilievo di « Ercole con la Virtù e Voluptà . . . , opera antica fatta in 
Roma da un tempio d' Ercole ornato tutto a quella foza » . 

(') Il Gregorovius, tomo VII, p. 663, spiega la parola « restituendas » supponendo che Paolo II 
avesse stesa la sua mano rapace anche ai bronzi del Laterano, e che Sisto IV li abbia restituiti al 
popolo. La spiegazione è verosimile, sapendosi che il pontefice aveva cercato impossessarsi perfino 
della preziosa immagine di s. Maria in Portico. 



SISTO IV. 1471 77 



Quando fra Giocondo si mise a comporre la collattanea, i marmi scritti capitolini 
si trovavano distribuiti a questo modo: CIL. VI, 887 ante portam palatii Conser- 
vatorum — più esattamente contro la settima colonna del portico a sin. della 
porta stessa: n. 886, ibidem ex opposito: n. 931, prope manum aeneam : n. 975, 
prope caput aeneum: n. 1275, ibidem retro :.n. 1314, ubi sai reconditur: VP, 1 m. 
ad statuam Bruti : iscrizione falsa del mitréo « sub Capitolio in loco subterraneo » : 
n. 934, prope Capitolium; n. 10060, in prima Capitolii aula in columna quadam. 

Seguono le iscrizioni dell'Ercole invitto n. 312-318. Della base de' vicomagistri 
dice « in lapide posito sub capite aeneo. In latere dextro et sinistro eiusdem lapidis 
sequuntur infrascripta per ordine. Ver. quia propter vetustatem corrosa sunt: adver- 
tendum est quod plura nomina vicor. et magistr. legi non possunt, quae etiam vel 
praetermisi vel ut percipere potui adnotavi. Sed ubi omino praetermisi nomina, 
tale signum feci ^. » Egli ricorda finalmente d' aver veduto « in quadam fenestra 
fragmentum « LEGIONIS • X • BATAORVM, e CIL. 20501 « in sala Capitolii ubi 
redditur ius «. 

Andrea Fulvio così parla delle raccolte capitoline a p. 41 dell' aurea traduzione 
Ferrucci « Sono hoggi in piedi delle imagini antiche in Campidoglio, dinanzi alla casa 
de' Conservadorj una lupa di rame con Romolo e Remo, edificatori di Roma .... È 
ancora in piedi sotto al portico una grande Testa di rame che, secondo eh' é dicono, 
è quella di Commodo . . . con una mano et con un piede, et simigliantemente due 
grandissime statue di marmo, che, secondo si può per coniettura comprendere, l' uno 
rappresenta il Nilo, et 1' altro il Tigi-e . . . Dentro alla soglia, da mano destra, come 
l'huomo entra, si vede un simulacro di rame indorato et ignudo di Hercole ancoro 
senza barba ... la quale statua, al tempo mio, sotto le rovine dell' altare grande 
(ara Maxima) alla piazza del mercato de buoi è stata ritrovata. Sono ancora in piedi 
dentro à quel cortile, il capo et i piedi di un colosso di marmo et alcune altre reliquie 
et fragmenti che prima erano lungo il tempio della pace nella via 
Sacra. Veggonvisi ancora alcun quadro di figurette di marmo, murate in una di 
quelle facciate, che sono di L. Vero Antonino quando egli trionfò de' Parti . . . levate 
poco fa del tempio di santa Martina, che è à canto à Marforio. Nella sala di sopra 
subito si rappresenta à gli occhi la statua di Leone X di marmo ... et più addentro, 
ove i Conservatori danno udienza, vi sono due statue di bronzo, che rappresentano 
dui giovani (la Zingara e il Fanciullo dalla spina) . . . Vedonsi ancora alcune statue 
di marmo non molto grandi ma guaste e rotte, poste dentro à luoghi loro. È ancora 
dipinto nuovamente nel muro i gesti et i trionfi de' sette re di Roma, et nell' altra 
parte del Campidoglio inverso occidente non si vede altro se non rovine et rotture 
de monti ..." Relativamente alle Anitre oggi conservate nella sala dell' Udienza, 
il Fulvio dice a p. 127 « Essendo edificato in qual luogo (le Equina) la chiesa 
(di s. Maria in Aquiro) da Anastasio papa, furono ritrovate ne' fondamenti certe 
anitre di rame, che poco tempo fa si vedevano nel detto tempio » . 

Curiose e importanti notizie intorno le origini del museo si trovano — oltre 
che nel classico lavoro del Michaelis — nell'articolo del Geffroy su Pierres Jacques. 
Mélanges del 1890, (a p. 45 dell'estratto). 



78 SISTO IV. 1472-1474 



Sarebbe inutile entrare in più ampii particolari intorno le collezioni capitoline. 
I copiosissimi materiali inediti che ho raccolto sulle medesime formano un grosso 
volume di oltre duecento fogli. Può darsi che il Comune di Roma si induca un 
giorno a farli stampare. 

1472, 18 luglio. COLLEZIONE GONZAGA. Il card. Francesco Gonzaga domanda 
a suo padre il marchese di Mantova, di procurargli un abboccamento con Andrea Man- 
tegna per mostrargli « camaini e teste di bronzo et altre belle cose antique n raccolte 
certamente in Roma, dove la famiglia possedeva i ben noti « Horti Conciagarum » 
all'arco della Salava. Vedi Gazette des Beaux Arts, tomo XX, p. 344. 

1472. FORVM ROMANVM? Giovanni Alessio ortolano del r. s. Angelo loca ad 
Antonio di Giuliano, cavatore di professione, un'area contigua al suo orto, posta sulla 
tt strata publica qua itur ad ecclesiam sancte marie de Consolatione ". Gli accorda 
tre anni di tempo per compiere lo scavo, verso l' annua corrisposta di tre ducati. 
Not. Angelo de Amatis, prot. 257, e. 35'. A. S. C. 

1473, 3 luglio - 1474, 24 dicembre. Nardo Corbolini e Leonardo Guidocci, orefici, 
restaurano la statua equestre di Marco Aurelio, e la collocano su nuova base mar- 
morea. Prezzo dell'opera 670 fiorini d'oro. Sisto IV nell' iscrizione riferita dall' Alber- 
tini ed. 1515, e. 62, e dal Cancellieri, Possessi, p. 198, dice che la statua era 
« vetustate quassatam, et collabantem cum assessore " , ma non mutila. Il primo man- 
dato camerale sul banco Pazzi « de pecuniis iocalium sancte romane ecclesie » porta 
la data del 3 luglio 1473. Vedi BulL Inst. 1867, p. 190. 11 restauro, ponendo in 
migliore evidenza quel bronzo famoso, colpi la mente degli artisti contemporanei, 
ti Vedendo Andrea (Verrocchio) che delle molte statue antiche, ed altre cose che si 
trovavano in Roma, si faceva grandissima stima; e che fu fatto porre quel cavallo 
di bronzo, dal papa, a san Giovanni Laterano; e che de' fragmenti, non che delle 
cose intere, che ogni dì si trovavano, si faceva conto, deliberò d'attendere alla scul- 
tura: e così, abbandonato in tutto l'orefice, si mise a gettare di bronzo » Vasari 
ed. Milanesi, tomo III, p. 359. Ma già prima del Verrocchio se ne era occupato 
Antonio Averlino detto il Filarete, riproducendolo nel bronzo oggi del museo di Dresda, 
descritto dal de Rossi in Bull. com. tomo XIV, a. 1886, p. 349. 

1473. MONS AVENTINVS. Si apre una cava di tufo « in loco dicto lo monte 
dello Serpente » cioè di s. Sabina: Not. de Capogallis prot. 470, e. 115. A. S. 

1474, 25 gennaro. THERMAE TRAIANAE? PORTIGVS LIVIAE? 11 priore di 
s. Pietro in Vinculis, fra Taddeo da Monte Granello, loca a due marmorarii del r. Pigna 
» duas griptas simul iunctas positas intra menia urbis in loco dicto Corte vecchia, 
quibus ab uno latore tenet una alia gripta in qua est quedam vasca et tinus dicti mona- 
sterii, ante via publica, ab alio est altera gripta dicti raonasterii ". Not. Salvetti, 
prot. 1673, e. 139', 140. A. S. 

1474, 7 aprile. Bolla Sistina contro i devastatori delle chiese, semidirute o no. 
« Ad nostrum pervenit auditum « egli dice « quod nonnulli iniquitatis filii de patriar- 
calibus et aliis ecclesiis et basilicis porphyreticos marmoreos et alios lapides abstu- 
lerunt hactenus, et in dies auferre, eosque ad diversa loca per se vel alios asportare 
praesumunt " . È loro comunicata la scomunica maggiore. 11 documento edito nelle 



SISTO IV. 1474-1477 79 



« Statuta Almae Urbis " ed. 1580, parte II, p. 34, 35, tace dei monumenti classici. 
1474, 20 giugno. « Johannes de Tamarra et Salvatus magistri Andree de Maximi 
districtus urbis vendiderunt Nicolacio de Latiis et Mariano de Lanis ducentos et quin- 
quaginta pasos lapidum grossorura prò selciata, et quinquaginta pasos lapidum par- 
vorum prò selciata prò pretio trium carlenorum ». Not. Lorenzo de Bertonibus, 
prot. 128, e. 51. A. S. C. 

1474. MAVSOLEVM AD APOSTOLVM PETRVM. Si scopre il sarcofago con 
l'epigrafe « Aur. Petronillae filiae dulcissimae » della quale scoperta Sisto IV dà subito 
l'annuncio al re Ludovico quale protettore della k capella regum Francorum " . <* Nuper 
cum capella beatae Petronillae munificentia tuae maiestatis exornaretur, arca mar- 
morea ubi venerabile eius corpus reconditum ei-at, inventa fuit in cuius fronte haec 
verba insculpta cernuntur (Inscript. Christ. tomo II. p. 417, n. 11) Extant praeterea 
ab omnibus ipsius arcae capitibus delphines quatuor " (Martene « Vet. Script, tomo II, 
p. 1470). L'arca che Paolo I aveva qui trasferita nell'anno 757 dal cimitero di 
Domitilla « giacque negletta lungo tempo nella sacrestia, e più tardi nella cappella 
del Crocifisso. Nel 1574, toltene le reliquie della santa, fu fatta a pezzi e usata 
come materiale da costruzione nel pavimento della basilica ». Vedi Alfarano in 
Bull. Crisi 1879, p. 18. 

1475. ECCLESIAE VRBIS. « In ecclia Indorum (s. Stefano di Mori): Sixtus 
pp. iiii. anno iobilei » Cod. Regina 770, e. 21'. Il med. rinnova quasi per intiero 
il tetto della chiesa di s. Susanna ad duas demos, e il tetto e le pareti di s. Aniano. 

s. Maria de Cardellis ; ricostruisce da' fondamenti ss. Cosma e Damiano in Mica 
Aurea, e s. Salvatore de pede pontis. Contemporaneamente il card. Gabriele Rangoni 
restaura la chiesa dei ss. Sergio e Bacco. In tutti questi restauri fu fatto largo uso 
di materiali antichi. Fra Giocondo da Verona copiò nel solo s. Cosimato i titoli 
CIL. VI, 15365, 12996, 22137 etc. 

1475. OFFICINAE MARMOR. R. IX. Il card. Stefano Nardini costruisce il 
palazzo del Governo vecchio, e la Sapienza Nardini, presso s. Tommaso in Parione. 

1 Nardini possedevano inoltre un palazzo in Campo Marzio « che fa cantone salen- 
dosi a Montecitorio » fabbricato dal cavaliere Cristoforo fratello (?) del cardinale Ste- 
fano. Il palazzo con cornice merlata, facciata dipinta, torre, e giardino, passò più 
tardi ai Conti. Vedi not. Mei, prot. 996, e. 362 in A. S. Reumont, Gesebichte. 
tomo III, p. 409, il Censimento di Leone X, ed. Armellini etc. Il sepolcro del car- 
dinale in s. Pietro Vecchio porta il n. 72 nella pianta dell' Alfarano ed. Cancellieri. 

1476. SACELLVM S. MARGARITAE. Sisto IV ricostruisce la chiesolioa di 
s. Margherita sull'angolo che le mura della città formano con l'anfiteatro Castrense. 
Tra i marmi messi in opera si ricorda il bel cinerario di Flavia Felice CIL. 8488. 
La cappella fu detta anche di s. Maria del Buonaiuto. 

1477. VIA FLAMINIA. Il med.° pontefice restaura dalle fondamenta s. Maria 
del Popolo sui disegni del Pontelli, restando incompiuta la sola tribuna. Giulio II 
la terminò nel 1507 con l'opera del Sansovino. l'autore dei depositi dei cardinali 
Ascanio Sforza e Girolamo Basso, che ne adornano le fiancate. Sisto IV aveva posto 
aflfezio!:e alla chiesa sino dal 1472, quando » considerans quam pluros Christi tìdeles 



80 SISTO IV. 1477-1479 



in urbe febribus et alìis egritudinibus preter consuetudinem magis gravari et ex illis 
infra paucos dies decedere » s' era condotto a venerare l' immagine « beate Marie de 
populo iuxta portam flaminiam » come racconta l'iscrizione Forcella, tomo I, p. 319, 
n. 1196. Ma essendo la chiesa « attaccata a detta porta « dice il Vacca m. 113 x, 
che un giorno per qualunque accidente di guerra poteva essere desolata " Sisto vi 
eresse a difesa i due bastioni o torri quadrate, demolite alla lor volta nell'anno 1877. 
Lo studio dei materiali onde queste torri furono murate, fatto dal Visconti nel Bull, 
com. 1877, p. 184 sg., ha dimostrato come la via Flaminia serbasse ancora in piedi 
sulla fine del quattrocento molti sepolcri e mausolei, ricchi di marmi intagliati e di 
iscrizioni. Spettavano alle famiglie Nenia, Valeria, Nummia, Gallonia etc, all'auriga 
Elio Gutta Calpurniano (?), alla Méta finita dà distruggere da Paolo III etc. Il mo- 
numento di L. Nonio Asprenate cos. suff. a. 29 dovea essere di ampiezza considerevole. 
Altre sue spoglie finirono in casa di Marcello Capodiferro, dove fra Giocondo tra- 
scrisse CIL. 1370, 1371. 

Quando avvennero queste cose il convento degli Agostiniani, annesso alla chiesa, 
stava al di fu ori della linea delle mura, nel sito oggi occupato dalla piazza di villa 
Borghese. Paolo IV abbattè la fabbrica « per l' impedimento che apportava al suo 
disegno di resarcire le mura di Roma » Alveri, tomo II, p. 4. Vedi pure le deli- 
ziose vignette di M. Heemskerk, riprodotta nel mio volume « Destruction of ancient 
Rome ", fig. 36, p. 209, e di Israel Sylvestre, serie II, n. 8, e serie IV, n. 8 del 
catalogo Faucheaux. 

1477. FORVM ESQVILINVM. Anche nel risarcimento della chiesa di s. Vito 
in Macello fu fatto uso di marmi scritti del foro esquilino. Vedi Odescalchi — Dia- 
conia dei ss. Vito e Modesto, Roma, Aureli, 1837, p. 29 e Visconti, Bull, com., 
tomo IV, a. 1876, p. 41 sg. 

1477. FORVM AVGVSTVM. Si ritrova V iscrizione delle « mansiones Saliorum i 
CIL. 2158 « in fundamentis atrii magni et antiquissimi iuxta s. Basilium .... anno VII 
Siiti pontificis, quando paene totum interius fuit effossum idem atrium ad extrahenda 
marmerà, inter qua etiam plura erant pulcherrimis litteris ». Fra Giocondo ricorda 
pure come « reperta apud s. Basilium et destructa " una tavola lusoria con le parole 



CRESCO 


PER 


CREPAS 


GAVDEO 


PER 


PLORAS 


INVIDE 




MORERE 



1479. S. PIETRO VECCHIO. Dedicazione della cappella della Concezione o 
coro de' canonici in s. Pietro. Vi furono impiegati, va senza il dirlo, marmi di scavo. 
" In ecclesia S. Petri est capella cum choro et pulcherrimis columnis porphir. spolia 
thermarum Domiani, quae vocatur Syiti capella " Albertino, Opusc. 84. Anche il 
famoso ciborio, i cui avanzi stanno dispersi nelle Grotte, era sostenuto « quatuor 
splendidissimis porphjTetis columnis integris, quarum duae hodie in altari ss. Simonis 



SISTO IV. 1479-1482 - : 81 



et Jiidae, et aliae diiae in altari ss. Processi et Martiniani in novo tempio visiintur » . 
Grimaldi, Barber. XXXIV, 50, f. 159. Il nome di terme di Domiziano era attribuito, 
ai tempi dell' Albertini, a quelle di Traiano verso s. Martino ai Monti. 

1479. STATIO RATIONIS MARMORVM. « Rendendosi angusta la chiesa (di 
s. Agostino) fabbricata da padri che già in notabil numero erano destinati al servitio 
di quella, il cardinale Guglielmo Eustotevilla havendola da fondamenti fatta demolire, 
coir indirizzo di Jacomo da Pielrasanta e Sebastiano Fiorentino fece erger questa che 
di presente si vede ». Landucci, Origine del tempio del Popolo. Roma, 1646, p. 52. 

Il principio dei lavori di sterro è fissato dall' Infessura al 1 novembre : al 4 dello 
stesso mese dal documento citato dal Muntz a p. 156 del III volume. La chiesa fu 
fabbricata sopra una collinetta la quale, come il monte Giordano, il monte de' Fiori 
etc. rappresenta la rovina di un grande edificio: ma non se ne conosce la natura 
il nome antico. La sola notizia che si ha di questi scavi, quella di Maffeo Vegio, 
ap. Cancellieri, cod. vat. 9168, f. 7 non dice gran cosa. Il Vegio crede, dunque, che 
s. Apollinare sia stato scelto a titolare dell' attigua chiesa « ut nomen Apollinis, 
cui antea erat dedicatum facilius deleretur: cuius ingentem quamdam testu- 
dinem subterranea m, multis magnisque demolitorum aedificiorum ruderibus 
obrutam, noviter vidimus, cum fundamenta . . . d. Augustini iacerentur. Erat enim 
ibi templum «. Vedi Bull, cora., tomo XVIII, a. 1891, p. 35. 

1479. BAS. S. AGNETIS VIA NOMENTANA. Il card. Giuliano della Rovere 
restaura il portico di s. Agnese. 

1480, 12 giugno. ARCVS SEVERI « Ex riiinis quibusdam effossis apud arcum 
L. Septimii ad radices Capitolii » viene alla luce il piedistallo CIL. 234, dedicato 
« Genio exercitus ». 

1480. ECCL. S. BONOSAE R. XIV. Si fanno scavi nella chiesa di s. Bonosa, e 
si trova sotto 1' altare il corpo della santa. La chiesa stava allora al piano antico di 
Roma, tra le pareti stesse abitate dalla santa titolare. Vedi Bull. com. 1888, p. 161. 
Fra Giocondo trascrisse circa questo tempo più lapidi « Transtiberim iuxta. s. Bonosa 
in qda pariete » CIL. 662, 22350 etc. 

1480 circa. PONS VALENTINIANI — RIPAE TIBERIS. Sul restauro del ponte 
Sisto vedi i documenti raccolti dal Miintz, dal Corvisieri, e da me nel Bull, com., 
tomo IV, a. 1878, p. 241. Fu ritrovato nello scavo il cippo del Tevere CIL. 1239'' 
trasportato in casa dei Millini. 

1481. BAS. IVNII BASSI. Il card. Costanzo Guglielmi riedifica (a più alto 
livello?) la chiesa di s. Antonio all' Esquilino, confinante con la basilica di Giunio 
Basso. 

1481. R. XIV. Mariaduce Cicala fabbrica circa questi tempi l' ospedale pei ma- 
rinai genovesi nel Trastevere, con l' annesso oratorio di s. Giovanni Battista. Vedi 
Marini <* Archiatri -^ , tomo I, p. 125. 

1482. L' influenza crescente dei modelli antichi sull' educazione del popolo è pro- 
vata dall' annedoto ap. Muratori Script., tomo IIP, p. 1078, quando in occasioue di 
pubblica luminaria « il Rione de Monti fece circa venti fiaccole (candelabri) alla antioa. 
come quelle che stanno scolpite di marmo, che fu una gentileza a vederle - . 

11 



82 SISTO IV. 1483 — ÌNf^OCENZO Vili. 1484 

1483. S. PIETRO VECCHIO. « Perino de CUmo magister fabricae palatii fa scavar 
marmi antichi per (detti) lavori » Bertolotti, Artisti lombardi, tomo I, p. 25. 

1483. OSTIA. Sisto IV visita le rovine di Ostia, e mostra interesse per le 
discussioni istorìche e topografiche sorte fra i suoi famigliari. Visita anche gli avanzi 
del porto olaudio-traiano (Muratori, Script., tomo XXIIl, p. 191). Egli si serviva per 
queste dilettevoli navigazioni di un bucintoro costruito in sul cantiere di Pisa, ed a 
lui offerto in dono dal card. Giuliano della Rovere, il futuro Giulio II. In questo 
medesimo anno il cardinale dà principio alla costruzione del castello di Ostia il quale 
non contiene mattone o pietra o marmo che non sia stato tolto dagli edificii della 
colonia. Architetto della fabbrica Baccio Pontelli, il cui nome è inciso su 1' architrave 
della porta principale interna. Vedi Tommasetti, Arch. S. R. St. Patria, 1897, p. 84. 
È probabile che i monumenti lapidarli CIL. XIV, 99, 246, 47 sieno tornati all' aperto 
sotto questo pontefice. 

Il primo era inciso « in quodam marmore delato Roma ex civitate portuensi » : 
il secondo, ostiense, era finito nel giardino Colonna ai ss. Apostoli : il terzo, pure 
ostiense, fu trascritto dal Giocondo « in tempio prope . . . viam Ripensem ubi venditur 
caseus Sardus » e. 37' e 118' del cod. Chatsworth. 

1484, 15 luglio. Domenico scarpellino e compagni ricevono la cospicua somma 
di 205 fiorini per fattura di palle e di bombarde con marmi e pietre di scavo. 

ECATOSTYLON. Circa questi tempi il card. Francesca Piccolomini fabbrica il 
suo splendido palazzo in piazza di s. Siena (s, Andrea della Valle). Ne era principale 
ornamento il gruppo, oggi senese, delle Grazie, intorno l' origine del quale vedi 
Bull. com. 1886, p. 345, e 1899, p. 104. Fra Giocondo, Chatsworth, e. Ili, ne parla 
quasi con le stesse parole trascritte dal de Rossi, dal cod. Ashburnam, n. 905, venuto 
alla Laurenziana di Firenze nel 1885. Deve notarsi che quando fu fatto il trasporto 
del gruppo dal palazzo Colonna a quello del Piccolomini, il piedistallo restò abban- 
donato nel primo. Fra Giocondo dice che i versi « sunt nudae Charites etc. " erano 
bensì moderni, ma che la base sulla quale erano incisi sembrava a lui vetustissima. 

In questo stesso a. 1484 scavi per ispianare un terrapieno davanti alle case 
della Valle. Bertolotti, Artisti Lombardi, p. 11. 



INNOCENZO Vili. 

29 agosto 1484-25 luglio 1492. 



tt Les souvenirs de l'antiquité paienne avaient le privilège d'inquieter, d'effrayer 
l'esprit timore d'Innocent Vili. Le musée du Capitole ne s' accrut que de deux 
morceaux interessants, le sarcophage trouvé en 1485 sur la voie Appienne (vedi 
ad ann.) et les fragments d'une statue colossale trouvée près de la basilique da Con- 



INNOCENZO Vili, 1484 83 



stantia ... La cour pontificale n'imitait pas le rigorisme du pape. Dès lors, les reli- 
ques de l'antiquité tendaient a détróner les chefs d'oeuvre nouveaui. EUes occupaient 
une place d'hoaneur dans les palais des prelats ou des grands seigneurs, dans les 
maisons des bourgeois, les ateliers des artistes. Et pendant qu'Innoceut Vili négli- 
geait ces trésors, Laurent le magniQque mettait en coupé réglée non seulement les 
ruines de la ville Eternelle, mais encore celles d'Ostie ». Muntz » les Arts " 1898, 
Innocent Vili, p. 19 sgg. 

1484. Poco dopo la morte di Sisto IV, avvenuta il 13 agosto, furono composte 
da un discepolo di Pomponio Leto f 1498, le « excerpta a Pomponio dum inter ambu- 
landum cuidam domino ultramontano reliquias ac ruinas urbis ostenderet ". Queste 
note di topografia romana furono inserite nella raccolta « de Roma prisca et nova 
varii auctores » dell' Albertini, edizione del Mazochi 1510 (1515, e 1522) sotto il 
titolo » Pomponius Laetus de vetustate urbis », Il de Rossi ne ha ritrovato il testo 
genuino nel codice Marciano latino X, n. 195 e l'ha divulgato negli Studii e docu- 
menti di Storia e Diritto, anno III, 1882, p. 49 sgg. Vi si trovano le seguenti notizie: 

f. 25. AMPHITHEATRVM. Accenno a scavi, nel corso dei quali furono scoperte le 
cloache che solcano in vario senso il substrato dell' edifizio, come pure il largo mar- 
ciapiede ^ stratum lapidibus quadratis magnis versus septentrionem et orientem », 
tornato a scoprire nell'anno 1895. Vedi Bull. com. tomo XXIII, a. 1895, p. 118. 

f. 27. SOLARIVM. n Ubi est domus nova facta, quae est capellanorum cuiusdam 
capellae s. Laurentii (edificata dal card. Calandrino circa il 1463), fuit basis orologii 
nominatissimi ^ cioè il piedistallo dell'obelisco di Augusto minutamente descritto dal 
Bandini nel cap. IX, p. 34, tav. II della sua monografia. Poi segue : « ubi est ephm 
(ephebeum?) capellanorum, ibi fuit efossum horologium: quod habebat VII gradus 
circum, et lineas distinctas metallo inaurato. Et solum campi erat ex lapide ampio 
quadrato, et habebat lineas ea^dem : et in angulis quatuor venti ex opere musivo cum 
inscriptione ut BOREAS SPIRAI etc. (')• 

f. 27'. I domatori dei cavalli, i tre Costantini, i due fiumi, la Cibele turrita, 
del cosidetto Vico de' Cornerii sul Quirinale, i quali marmi formavano la più antica 
raccolta statuaria della Roma medioevale. 

f. 28. HORTI SALLVSTANI. Accenno ai mirabili cunicoli che raccoglievano le 
sorgenti del Petronia amnis, e distribuivano l'acqua nella convalle. 

f. 30. La più antica menzione della Navicella a s. M. in Dominica. 

f. 30'. Ricordo di una collina fuori la porla viminale (Nomentana, di s. Agnese) 
formata di cocci, come il Testaccio, o come il Monte Secco nei prati di Castello. 

f. 31. AEDES HERCVLIS INVICTI. <^ Post muros aedificìorum scolae Grecae (il 
gruppo di s. M. in Cosmedin e suoi annessi) statini non longe fuit templum Her- 
culis " cet. 



0) Il (k' Rossi ha fatto notare come tutti di scrittori che pendono dal testn poiiiponiari'» nyc- 
tano in coro l'errore dell' wf facente parte della iscrizione VT BOREAS SPIR.KT. Fa ecceziMii'.- alla 
regola Jacopo Lauro il quale in u Origin. Urb. Kom. i ed. 1512 scrive correttamente t. atlditis liis vcrbi^ 
BORE.\S SPIR.\Tn. 



84 INNOCENZO^ vili.- 1485-1486 



ARA MAXIMA. «Non longe ab hoc . tempio versus Aventinum montem fuit 
alterum templum appellatum ara maxima (si tratta di una erudizione piuttosto che di 
scoperta) ". . 

Al tempo di Pomponio Leto si riferiscono pure le scoperte seguenti : 

VIA FLAMINIA, « tpe pomp. lae. Inter augustam et ecclesiam s. Thomae, in vinea 
fratum s. mariae de populo positam, elfossa fuere multa marmerà cum statuis et 
colufiis dirutis cum lapide marmoreo et semidiruta inscriptione CIL. tomo I, p. 290, 
n. XXXII, e VI, n. iai5 ". Albertini, ed. 1515, f. 57. Pietro Sabino Marc. 74 dice 
che il sito dello scavo trovavasi « via flaminia a dextris exeuntibus ex m-be sub colle 
Hortulorum ». La chiesuola aveva nome s. Tommaso de Vineis, e « non habebat sa- 
cerdotem ». 

TH. DIOCLETJANAE. « tituli victoriarum Maximiani Herculei in fractis marmo- 
ribus in therrais Diocletianis effossis » CIL. VI, 1124. 

1484, 17 novembre. Licenza a Bartolomeo alias Matto « effodendi et in apertum 
extrahendi lapides cuiuscumque generis subterraneos dummodo super eos publica 
aedificia non existant ». A. S. Vat. Divers. 1484/96, e. 24. Bull. Inst. 1867, p. 191. 

1485, 16 aprile. VIA APPI A. Scoperta del corpo integro della cosidetta Tulliola 
sul fianco sinistro dell' Appia nella tenuta di s. Maria Nuova. « Tonte une litterature, 
comme on dit en Allemagne, s'est formée autour de cette découverte » dice il Muntz, 
Innoc. VIII, p. 19. Si può consultare il catalogo di questa letteratura presso Huelsen 
in Mittheil. tomo IV, 1880, fase. 3: Pastor, Geschichte, tomo III, p. 239-240: e 
Lanciani, Pagan and Christian Rome, p. 295. Gli scavi continuarono almeno sino 
al 1847, tornandone in luce i sepolcri di Cecilia Verissima, CIL. 1363, quello di 
Q. Herennius Potens fiancheggiato da due statue, una togata, l'altra coricata, CIL. 
1427: ed altri di minor conto. Furono trasportati alle Tre Fontane. Il Giocondo, 
CIL. 192, accenna ad altri scavi, forse contemporanei, al primo miglio della mede- 
sima strada. 

1485. COLLEZIONE CHIGI. Agostino Chigi il Magnifico prende residenza defi- 
nitiva in Roma. Vedi Cugnoni, A. C. il M. Roma 1881, p. 14. Per le collezioni da 
lui formate vedi a. 1510. 

1485. VIA AVRELIA NOVA. Bartolomeo Lombardozzi apre per conto della Ca- 
mera una nuova strada « extra portam Turrionis » distruggendo probabilmente l'an- 
tica: prot. 511, e. 232 A. S. C. 

1486, 12 dicembre. MAVSOLEVM AVGVSTI. « Innocentio papa VIII dona alla 
Compagnia (della Natione Dalmatica onero Illirica) una grotta sotto il maus. di Au- 
gusto (una delle celle sepolcrali) e similmente diede alla med. facoltà di poter con- 
cedere il terreno di una vigna, di detta compagnia, che era posta vicina al detto 
ospidale à ciascheduno che uolesse lui fabricar case, con obligo di pagare ogni anno 
un grosso per ogni canna, a conditione che in dette case non potessero habitar donne 
disoneste » Alveri, tomo li, 72. 

1486. MAGISTRI VIARVM. Bella costituzione edilizia di Innocenzo Vili. Vedi 
fra gli altri, Alveri, tomo II, p. 72: Registro dei Brevi n. 20, e. 235', 28 giugno 1488: 
Reumont « Geschichte », tomo III, pp. 413-414: Forcella, tomo XIII, p. 86. 



INNOCENZO vili. 1486-1487 85 



Nei 1484 furono maestri di strade Ludovico Margani e Francesco Alberini: 
nel 1485 Girolamo Triosani e Iacopo Paloni: iiel 1486 Lorenzo Caffarelli, e Cle- 
mente di Toscanella: nel 1487 Cola Porcari e Marcello Capodiferro: nel 1489 Bat- 
tista Arcioni e Lello Subbattari: nel 1490 Mario Mellini e Paolo Branca: nel 1491 
Mario Mellini e Lello Subbattari. 

1486. STABVLA FACTIONVM IV — ARCHIBVM DAMASI P.P. Scavi per le * 
fondamenta del palazzo Riario, detto più tardi « la Cancellaria nuova " . I lavori dura- 
rono almeno sino al 1496, sapendosi che fino a quest'anno il card. Raffaele conti- 
nuava ad abitare il palazzo già di Guglielmo d'Estouteville a s. Apollinare. Suoi 
successori in questa residenza furono i cardinali Girolamo Basso e Leonardo Grosso 
della Rovere, più noto sotto il nome di Cardinale Agennense. Il cardinale Raffaele 
deve avere scoperto ne' suoi scavi antiche fabbriche, di maniera reticolata, delle quali 
anche oggi si veggono i vestìgi nei sotterranei del palazzo, vestigi riprodotti dal 
Rohault de Pleury nella Messe (art. St. Laurent) e da me stesso nelle tav. XX-XXI 
della Forma Urbis. Egli fece uso quasi esclusivo di materiali archeologici, tolti dal- 
l'arco di- Gordiano al Castro Pretorio ( « cuius quidem marmora e profunda tellure eruta 
converti vidimus in ornamenta templi ac palatii s. Laurentii in Damaso » Fulvio 
lib. II, f. 21): da un ignoto monumento che sorgeva poco lungi dalla chiesa di 
s. Eusebio (« inter aedem s. Eusebii et proximam aedera s. Viti in Macello quaedam 
apparent ruinae » id. f. XX. Vedi Flavio Biondo, II, 17: Gamucci, p. 105: Seve- 
rano, p. 677), dal tempio del Sole Quirinale (« tutti li marmi che sono i nel palazo 
di sa giorgio sono canati da questo edificio » Sali. Peruzzi, Uffizi n. 664), e forse 
anche dal Colosseo. Vedi Fonseca, « de basii, s. Laur. in Damaso », Fano 1745, e il 
cod. Vat. di Fr. Cancellieri, " Notizie de' due palazzi Cesarini e Riario, della vecchia 
e nuova Cancellaria ecc. ». 

Le colonne del cortile furono tolte dal vecchio Archivio-biblioteca di papa Da- 
maso, che stava dall' opposta parte di via del Pellegrino (antica), dentro uno dei 
grandi peristilii delle " Stabula factionum IIII » . La costruzione del palazzo nuovo 
die' luogo a contestazioni tra il Riario ed il capitolo di s. Lorenzo, terminate con 
lodo di Leon X del 21 agosto 1520. Vi si narra come « alias Raphael episc. ostiens. 
tunc sancti Georgi ad Velum aiireum diaconus cardinalis . . . cupiens palatium anti- 
quum penes ecclesiam (s. Laurenti in Damaso) quod ipse tunc habitabat, demoliri et 
aliud palatium novum insigne et somptuosum inibi construi facere » aveva demolito 
case e botteghe di proprietà del Capitolo. Leone X assegna a questo un' annua ren- 
dita di 240 ducati d'oro, da detrarsi dalle pigioni del nuovo palazzo. Le collezioni 
d'ai'te formate dal card. Ratfaele saranno descritte sotto l'anno 1496. 

1486, HORTI ACILIORVM. L'Iafessura, p. 210, ricorda una - turris cardinalis 
sancti Angeli quam in monte Pincio construxerat ». Si tratta di Giovanni Michiel, 
nipote di Paolo II, vescovo di Porto, e cardinale del titolo di s. Angelo. 

1487. SACRA VIA — BASILICA NOVA. 11 Runseu, « Forum -, p. 4. fissa a 
quest'anno il grande scavo dinnanzi l' ingresso laterale della bas, di Costantino, il quale 
condusse alla scoperta dei frammenti del colosso di Domiziano, e delle colonne di 
porfido che fiancheggiavano l' ingresso predetto, I marmi furono trasportati nel cortile 



86 INNOCENZO Vili. .1487-1489 



de' Conservatori. Vedi Gregorovius, Storia, tomo VII, p. 665 : Michaelis, Storia Coli. 
Capitol. Roma, 1891, pp. 18-19: Fulvio, ed. 1527, fol. XXI: « extat in ipso atrio 
(palatii conservatorum) caput et pedes marmorei colossi et queda alia fragméta que 
erat antea iuxta teplù pacis i via sacra » e Albertini, « Opusc. », f. 86. 

1487. VIA APPIA. Vedi 1485, 16 aprile. . ' ' . 

1488. ECCLESIA E VRBIS. Il card. Pietro Ferrici restaura la chiesa di s. Sisto 
in Piscina. La condizione nella quale trovavasì l' edifìcio è descritta nel seguente 
brano di documento ap. Torrigio, citato dall'Armellini, p. 519: « Tomaso Todesco 
tiene una vigna nostra posta in s. Sisto vegio nella quale è lo campanile e rovine 
di s. Sisto vegio » . La infezione dell' aria condusse all' abbandono definitivo del sito, 
regnante Pio V. 

1488. OSTIA. Nell'anno 1488 un fiorentino, meravigliandosi della moltitudine 
di statue, di sarcofaghi, di musaici, di rovine che vide in Ostia, ne scrisse a Lorenzo 
de' Medici, e gli mandò alcune anticaglie in dono. E in quel medesimo anno scavan- 
dosi presso le mura della città, si trovarono gli avanzi di una nave con chiodi di 
rame. Gaye, « Carteggio " tomo I, 298, citato dal Gregorovius tomo VII, p. 668. Lorenzo 
il Magnifico acquistò fra gli altri oggetti « tre belli faunetti in una basetta di marmo, 
cinti tutti a tre da una grande serpe " (copia del Laocoonte ?). Vedi gli autori citati 
dal Miintz, Les Arts, 1898, Innoc. VIII, p. 20. E se Lorenzo non riuscì a spogliare 
del tutto il mercato antiquario di Roma, ne dobbiamo essere grati alla opposizione 
del card. Giuliano della Rovere il futuro Giulio II. Gaye, 1. e, p. 185. 

1489, 29 marzo. « Licentia effodiendi thesauros eximio artium et medicinae 
doctori mag.™ Catallo de Catallis de Civita Ducali, et domino Cherubino Fosco civi 
et canonico s. Juvenalis de Narnia, et Johanni Mattheo Leonis veneto et ser Evan- 
gelistae de Venturellis de Amelia in locis aut districtibus tam alme Urbis quam 
aliariim civitatum et locorum s. Rom. Ecc]. mediate vel immediate subiectorum ». 
A. S. V. Divers. tomo XLVI, e. 258. 

1489. DOMVS CILONIS. Restauri a s. Balbina per opera di Marco Barbo, 
card, di s. Marco, nepote di Paolo IL Iscrizione sopra una trave del tetto ap. Armel- 
lini, Chiese, p. 591. I restauri erano stati eseguiti da maestro Pasquino di Fran- 
cesco da Pontassieve, il quale, venuto in fin di vita nel settembre, lascia alle eredi 
i suoi crediti verso il detto cardinale cioè « residuum cuiusdam laborerii quod asseruit 
fecisse in ecclesia sancti salvatoris in Barbina » : altro simile « prò xci cannis tecti facti 
in ecclesia sancte martinelle prope sanctum petrum, etc. » Protoc. 1731, e. 103 A. S. 
Intorno questa seconda chiesuola, e sua strana denominazione, non e' è dubbio che 
nel secolo XVI si leggessero affettivamente incise sull'architrave della porta le parole 
K divae Martinellae sacrum » le quali hanno tratto in inganno il Panciroli e 
seguaci: ma si tratta di un caso simile a quello della sancta Triana del Foro. 
Scrive di essa il Torrigio p. 559: « in Borgo su la piazza di san Pietro, nel pa- 
lazzo del Priorato è una chiesuola dedicata à Santa Martinella. et il card. Ascoli 
al tempo di Sisto V, habitandovi, vi faceva far festa il primo di gennaro, giorno 
di essa santa, la cui effìgie si vede dipinta già da Pietro Perugini, e ristorata sotto 
Pio V dal card. Bonello : tuttavia nelli scritti veri dell'Archivio di s. Pietro è chia- 



INNOCENZO vili. 148&^-1491 87 



mata ecclesia s. Martini in Pertica ma il volgo ha introdotto che sia detta 
Martina o Martinella, e cosi nel 1568 fu tolto tal nome «. 

1489. Battista Arcioni e Lello Subattari, curatori delle vie, compiono importanti 
lavori nel « vicus Corvinorum (Macel de Coryi) » Adinolfi, tomo II, p. 11. 

BIBLIOTECA ARACELITANA. Nell'ultimo quarto del secolo vengono in favore 
le donazioni dei libri a questa biblioteca. Vedi il testamento del medico Lancellotto 
di Nicolò de Zarli da Verona (prot. 1728, e. 19), quello dello speziale Giovanni 
Purità del r. Campitelli (prot. 1727, e. 116 in A. S.), cet. 

1490, 23 agosto. S, M. IN PETROCIA seu DELLA FOSSA. Innocenzo Vili 
approva lo statuto della Compagnia di s. Giovanni della Misericordia, e le accorda 
un luogo sotto il Campidoglio presso il Velabro, chiamato s. M. della Fossa, 
dov^'era già una casa diruta della Compagnia dei Ferrari. Questo nome, che ha senza 
dubbio valore archeologico, non era soltanto di chiesa ma di contrada. Vedi prot. 1736, 
e. 19 A. S. : « domus s. cerbinaria in qua^de presenti fit macellum in r.® Campi- 
telli in loco q. dr. la fossa in parochia sci. Io. de Mercato ". In altro documento 
dell' A. S. C. del not. de Amatis, e dell'a. 1473, si parla similmente di una « domus 
in r. Campitelli in loco q. d. la fossa — cui retro res condam Pauli de Astallis 
ante via publica ". 

1490, 4 marzo. Il card. Jean la Balue scrive al re Carlo Vili « vous m'avez 
escript par Monsieur de Faucon que je vous face peindre Rome. Je la vous envoyeray 
le plus brief que faire ce pourra. Je la fays fere en manière que vous la puìssiez 
entendre comme si vous estiez sur le lieu ". Muntz, les Arts, Innoc. Vili, p. 34. 

1490. Innocenzo incomincia la costruzione della fontana di piazza s. Pietro, che 
si vede rappresentata nell' ultimo degli affreschi di Giovanni della Marca nel terzo 
corridore delle Loggie, in sostituzione del pozzo publico che stava quasi di contro 
alle Incarcerate di s. Caterina delle Cavallerote, e nel quale Giovanni Manno gettò lo 
stendardo del popolo romano nel 1327. Era composta di due antiche conche mar- 
moree, una delle quali sta ancora in opera nella fontana a destra dell'obelisco. Sono 
certamente monoliti di scavo ma se ne ignora la provenienza. Nel Diario citato dal 
Torrigio p. 578 è chiamata « fons marmorea cura lapidibus figuratis "t. 

1490. BASILICA SALVATORIS IN LATERANO. Circa questi tempi Inno- 
cenzo Vili « reparavit ecclesiam sancti Johannis ... et ibi praeparavit duas grossas 
columnas (antiche) cum lapidibus marmoreis prò faciendo ibi arcu ». Panvinio, de 
VII Eccl. p. 279, Il lavoro fu compiuto da Alessandro VI. Ivi, p. 115. 

1491, 31 gennaio. R. XI. SCHOLA GRAECA. I monaci dei ss. Bonifazio e Alessio 
locano a Girolamo Pichi certe antiche rovine presso Scola Greca. 

« Anno domini mccccLxxxxi Indict.* nona mensis Januarij die ultima. In pre- 
sentia etc. Congregato ... Capitulo fratrum Venerabilis Monasteri] SS. Bonifatij et 
Alexij de Urbe sponte et de eorum certa scientia locaverunt in emphiteosim Nobili 
viro Hieronymo filio Nob. Viri Ceccholi de picchis de Kegioue parionis Idest qiinddaiii 
petium terre sode supra certum montem ipsius monasterij cum duabtis muraglis 
antiquis ruptis et discopertis et criptis in ea, quod petium terre cum dìcùs 
muraglis situm est prope ecclesiam Sancte marie Scole grece in conspectu nioleudini 



88 INNOCENZO Vili. 1491 — ALESSANDRO VI. 

diete ecclesie et rerum quas tenent Nobiles viri .Jacobiis de ilperinis et heredes 
quondam domini Symonis de perleonibus sub proprietate dicti monasterij SS. Boni- 
fatj et Alexij via publica mediante inter hos fines, Cui petio terre locate ut supra 
a latere superiori tenent res hèredum qd. domini Agapiti de Capralica, a duobus 
lateribus sunt vie publice vai si qui &c, Hanc autem locationem fecerunt prò pretio 
Carlenorum octo papalium omni anno in festo S. Alexij de mense Julij. Actum in 
loco forestarie dicti Monasterij ». Not. de Taglientibus prot. 1728, e. 60. A S. 

1491, 11 aprile. VIA SALARIA VETVS. La camera apostolica fa scavare un 
pozzo « apud portam Pincianam ». Muntz, Innoc. VITI, p. 97. 

1491, 23 agosto. ARCVS NOVVS — SEPIA. « coeptum fuit opus Sanctae Mariae 
in via Lata, videlicet destruere ecclesiam, et aliam novam aedificare cum demolitione 
arcus triumphalis, supra quem in aliqua parte erat aedificata. In cuius ecclesiae 
fabricationem fertur papam obtulisse ducatos 400 — residuum magistri architectores, 
cum hoc quod marmora et tiburtini qui *reperientur sint ipsorum « . Infessura, Diar., 
p. 268. Al medesimo monumento si riferisce l'atto che segue: « Anno mcccclxxxiiii 
Indici xj mensis Junii die 27. Congregati ... Canonici Sancte marie In via lata de 
Urbe ex una parte et Viri Nobiles ditaiuti et antonius germani fratres filij qd. marii 
ditaiuti sponte compromiserunt in eximìos U. J. doctores d. Job. Baptam de S'° Se- 
verino et d. Baglionum de nobilibus de perusio arbitros electos de omni differentia 
que est vel esse possit inter dd. partes vigore certorum parietum adherentiura domui 
dictorum fratrum existentiura in quadam area et solo ubi erat quidam archus 
ruinatus(? anticus?) ex trevertina super quo alias erat tribunal diete ecclesie 
Sancte marie Invia lata et bine sacristie diete ecclesie et due Camerecte videlicet una 
super aliam supra dieta sacristia ad dictos fratres spectantes et subtus erat, ut 
asserunt dicti fratres quedam cripta subterranea ipsorum. Actum in loco capitulari 
d. ecclesie ». Not. Capogalli prot. 470, e. 399. A. S. 

1491. PANTHEON. « L'aitar maggiore stava anticamente contiguo al fondo della 
tribuna, e solo nell'anno 1491 nel pontificato d' Innocenzo Vili fu trasportato dove 
sta al presente e ridotto in isola » . Cod. vat. 9200, e. 255. 



ALESSANDRO VI. 

II agosto 1492 - 18 agosto 1503. 

« Rome devint sous son règne une pepinière d'humanistes... des nombreux étran- 
gers venaient renforcer la pleiade italienne: Laurent Behaim qui réunit une précieuse 
coUection épigraphique.... le règne d'Alexandre VI marqua le passage précis de 
l'esprit ancien à l'esprit nouveau: tandis que les découvertes de Christophe Colomb 
révélaient a l'Europe un continent inconnu...la résurrectìon de l' antiquité ouvrait à 
la pensée des domanies plus vastes encore » Muntz, Alex. VI, p. 142 sg. « Eu 



ALESSANDRO VI. 1492-1494 89 



égard aux travaux d'édilité, le pontificat d'Alexandre VI n'a été ni sans utilité ni 
sans éclat : des quartiers entiers furent remaniés de manière à faciliter la circulation ; 
dans d'autres les rues furent élargies ou rectifiées «. Ivi, p. 186. 

1492. CIRCVS MAXIM VS. Scavandosi nel lato del Circo, che soggiace all'Aven- 
tino, si ritrova l'iscrizione di Severo Alessandro, CIL. VI. 1083, relativa alla rico- 
struzione di un edifìcio pubblico. Ligorio afferma che il marmo finì nelle calcare del 
circo Flaminio. 

1492. HIERVSALEM. Il card. Gundisalvo Mendoza, primate di Spagna, 7 1495, 
restaurando l'arco della Tribuna scopre la targa della Crocifissione, della quale furono 
fatte più tardi incisioni in legno e in rame per uso dei pellegrini. Vedi Fulvio 1. IV. 
e. 14 « marmoreis ornamentis (le incrostazioni simili a quelle della Curia e del 
t. Sacrae Urbis) et pictis laquearibus satis conspicua, quam nuperrime Petrus de 
Mendoza cardinalis in hanc speciem renovavit. In ciiius renovatione invètus est titiilus 
crucis ligneus in tépli abside inscriptus litteris hebraeis graecis et latinis ab Helena ... 
ibi recóditus ». 

1492. AD LACVM SERVILIVM. I documenti relativi alla fabbrica di s. Maria 
delle Grazie si trovano, e nel prot. 1671 A. S. del notaio Giampaolo Setonici, e 
presso il Pericoli « Ospedale della Consolazione " cap. III. p. 49 sg. La fabbrica 
si estese sull'orto grande comperato sino dal 1483 dalla moglie di Valeriano dei 
Frangipani. Su questo terreno e sugli altri adiacenti alle Grazie e alla Consolazione 
fu data licenza di scavare il 14 aprile 1496, il 30 luglio 1500, il 17 febbraio 1511 
e il 9 ottobre 1512. Vedi Bull. Com. 1891, p. 229, e 1899, p. 170, ove sono rife- 
riti i documenti originali di concessione. 

1493, 24 febbraro. L'egregio dottore in legge Agostino di ]\Iartino concede li- 
cenza a Lorenzo Berti, chierico fiorentino, di scavare nel canneto della propria vigna 
detta Schifanoia, a tutte spese dello scavatore. I materiali da costruzione e le pietre 
e scaglie da far calce saranno del medesimo : un terzo degli oggetti d" arte e di va- 
lore sarà del proprietario, Not. Egidio de Fonte, prot. 591 e. 8' in A. S. C. 

1493. FORVM VLPIVM. Il Grutero attribuisce al 1493 la scopei-ta del piedi- 
stallo del poeta Claudiano CIL. 1710, ma a torto, perchè il monumento era già noto 
al Sabino e al Giocondo. 

1493. HORTI PINCIORVM. Carlo VIII di Francia incarica il suo ambasciatore 
in Roma di cercare un sito per fondarvi un convento di Minimi. La scelta cadde 
sulla vigna di Daniele Barbaro veneziano, posta sul Pincio fra i ruderi della grande 
villa degli Acilii-Pincii, descritta Bull. Com. 1891, p. 132, tav. V-Vl. Le fonda- 
menta del nuovo convento furon gettate nel 1493. Le pietre da taglio per l'altare 
maggiore della chiesa vennero da Narbonne. Nei sotterranei della fabbrica si pos- 
sono vedere anche oggi grosse muraglie e pavimenti di musaico. Vedi Forma Urbis, 
tav. I per la pianta: il panorama stupendo del Tempesta, e la vignetta serie IV. 
n. 9 di Israel Sylvestre per l'alzato. 

1494, 27 maggio. CIRCVS MAXIMVS. L'abate di s. Gregorio Pietio Xouioiii 
loca a Gabriele de Rossi una parte considerevole delle sostruzioni del Circo, sotto il 
Palazzo Maggiore. 

12 



90 ALESSANDRO VI. 1494- 



« In nomine domini Amen Anno a nativitate dai nostri Jesii Cristi M° cccclxxxxiiii 
Pontificatus S"^' in Christo patris et domini nostri domini Alexandri divina provi- 
dentia pape sexti Indictione xii mensis mail die xxvii In presentia mei & R*^"^ in 
Cristo pater dominus Petrus de nigronibiis habas monasterii sanctorum Gregorii et 
Andree in Clivo Scauri de urbe sponte et ex certa eius scientia locavit et titulo 
locationis in emphiteosim perpetuam dedit Viro nobili gabrieli de rubeis Komano 
civi de Reg. pinee idest certum terrenum sodum cum certis griptis subtus 
dictum terrenum existentibus incipientibus a rebus et griptis domini marii de Mel- 
linis cum quadara ecclesia existente subtus dictum terrenum versus 
vineam Ubi est quedam tur ricella Magistri guidonis de Viterbio dummodo 
alii seu aliis dictum terrenum et gripte non sint locate seu locate reperiantur quo 
casu voluit dictus dominus habas presentem locationem nullum sortiri debere nec posse 
effectum, quod terrenum et gripte site sunt in urbe in loco qui dicitur Palazo ma- 
iure versus et contra ortos circhi quibus ab uno latere est via que vadit ad 
griptas domini marii de mellinis ab alio est dieta vinea cum turricella retro est 
dictum palatium mai or e cum antiqui tatibus suis et res et gripte dicti 
domini abbatis et res dicti domini marii salva semper prelatione et facultate dicto 
domino habati designandi metam et finem dicti terreni dicto locatario versus 
dictum palatium ante est via publica vel si qui l^ ». not. de Pacificis prot. 1181, 
e. 496. A. S. 

Il documento è notevole per più rispetti. Esso si riferisce a quella lunga fila 
di grottoni tuttora esistenti in via de' Cerchi, e precisamente alla parte compresa 
tra la vigna di Mario Mellini, e quella di maestro Guidone da Viterbo. Se ne può 
riconoscere la località per mezzo di quella certa « ecclesia existens subtus dictum 
terrenum « la quale non può essere s. Lucia del Settizonio, diaconia illustre, che 
fronteggiava s. Gregorio in Clivoscauri, ma s. Maria de Gradellis (gli « scivolenti " 
di Flaminio Vacca m. 6), rimodernata dai Cenci nel seicento, sotto il titolo di 
s. Maria de' Cerchi, e ridotta a mascalcia nel 1886. Si vede rappresentata, coi 
grottoni vicini (magazzini ouer botteghe di mercanti) nella tav. 9 di Stefano du 
Perac. Vedi tav. I, 9 di Alò Giovannoli, la IX di du Cerceau etc. 

Per ciò che spetta al locatario Gabriele de Rossi, esso tornerà in iscena nel 1515 
come appassionato collettore di antichità. 

1494, 15 giugno. MAVSOLEVM AVGVSTI. Alessandro VI concede all' ospedale di 
s. Girolamo della nazione illirica la facoltà di dare in enfiteusi la loro vigna « in 
loco qui dicitur Austa " per promuovere la fabbricazione del malsano quartiere 
dell' Ortaccio. Not. Saba Vannuzzi prot. 1810, e. 68 A. S. 

1494. PALATIVM. Gli eredi di Matteo Marinelli, notare del r. Regola, ven- 
dono al nobile Antonio del q. Stefano de Mantaco una vigna « sita in loco d° Pa- 
latium maius versus s. Theodorura ". Not. de Taglientibus prot. 1726 e. 55 A. S., 
Questi Mantaco, famiglia illustre, imparentata coi Vulgamini, coi Millini, coi Vari de' 
Porcari, avevano casa assai cospicua a pie' di via del Marforio, nel prospetto della 
quale era compreso il sepolcro di Bibulo. Vi rimane per memoria lo stemma di 
famiglia riprodotto dall' Adinoltì a p. 11 del II tomo della « Roma nell'età di 



ALESSANDRO VI. 1^95 91 



mezzo » ('). L'Antonio acquirente della vigna palatina tolse in moglie la nobile 
Camilla Alberini (fidanze nel codice vai 8251) la quale, rimasta vedova circa il 
tempo del Sacco, si mise a scavare antichità con l'opera di un maestro Giuliano 
scalpellino. Costui avendo trovato un filone di travertini, si avvicinò tanto a « lo pa- 
lazzo de' Prigiapani »• presso s. Teodoro, che fini coli' esser chiamato in causa per 
rifacimento di danni. Ho pubblicato 1' atto relativo a questa controversia nelle Mit- 
theil. 1894, p. 30. La stessa gentildonna acquistò nel giugno del 1546 da Marcan- 
tonio de Grassis altra vigna (palatina?) della quale erano direttarii i canonici dei 
ss. Cosma e Damiano. Not. Saccoccia prot. 372 e. 66 A. S. C. Una terza vigna 
fuori porta Latina, confinante coi beni de' Capozucchi, le era stata ceduta dal marito 
nel 1521, in compenso « di gioie e robbe » vendute « e del prezzo servitosene per 
uso proprio ». Not. Alessio Pellegrini, e. 90 A. S. C. 

1495, 19 marzo. MAVSOLEVM HADRIANI — CIVITAS LEONIANA. Ales- 
sandro VI compie grandi lavori di scavo attorno il Castello. « Fior. 766... magistris 
Antiquo et Philippe prò parte eorum salarli et mercedis ratione laborerii facti in f a- 
ciendis fossis circumcirca castriim sancti Angeli » Muntz, Alex. VI, p. 210. Questo 
documento prova quanto erronea sia la data dell'iscrizione, Forcella tomo VI, n. 103 
« Alexander VI.... portas et propugnacula a Vaticano ad Hadriani molera vestu- 
state coufecta tutiora restituit anno salutis mcccclxxxxìì - essendo manifestamente 
impossibile che tanta mole di lavoro sia stata compiuta dall' agosto, data dell' ele- 
zione del Borgia, al dicembre del 1492. E se il muro fosse stato rifatto del 92, 
non sarebbe potuto crollare nel 93, come afferma il Bnrchardt II, p. 38. Del resto 
Alessandro VI ha molto fatto per il Castello, poco o nulla per il Corridore. Il pro- 
posito di servirsi delle vecchie mura leoniane come via di scampo ai pontefici, mi- 
nacciati in Vaticano, è di Giovanni XIII e dell'anno 1411. « die lune 15 mensis 
iunii 1411 d. n. papa Ioannes 23. fecit incipere murare et fieri facere murum et 
anderineù de palatio app. usque ad castrum s. Angeli per multos magistros «. 
Così dice il diario di Antonio di Pietro, citato dal Torrigio a p. 399 delle Sacre 
Grotte, il quale aggiunge del suo queste notizie: i^ Tal corritore dopo essere stato 
219 anni scoperto con notabile detrimento è stato nel 1630 da (Urbano Vili) co- 
perto et fortificato, minacciando mina, et aperte le due strade da ambe le parti come 
erano da principio, e nell' arco di esso incontro la fontana di s. Pietro, e dall' altra 
parte ancora vi è stata posta in marmo tal iscritione adì 8 di marzo 1631 (Forcella, 
tomo VI, p. 150, n. 552).... Fino al 1634 vi è stata un'antica iscrittione nella mu- 
raglia della strada dietro al corritore, nuovamente aperta (memoria di una « pa- 
gina " costrutta dalla « Saltisine militia ». Vedi Marucchi - Silloge di alcune iser. 
dal sec. V al XV », p. 60, n. 25): e già tal lapide vedevasi affissa frale ve:?tigie 
di due torri. Un'altra simile (quella della * militia Capracorum ») era in s. Iaconi^ 
in Septimiano ... monasterio già delli Silvestrini... La detta lapide fu da me levata 
adì 11 gennaro 1633 dal pavimento, dove stava con pericolo d' esser spezzata, e con- 

(') Quando Nicolao Signorili copiò l' epitaffio di Bibulo al teniiio di Martiiin \', hi ca<ii aj - 
parteneva o aveva appartenuto a Luca Cocaluce. Vedi de Rossi, « Le prime racc^Ke •', p. S:'". 



92 ALESSANDRO VI. 1495 



sumata, e fatta affigere in un pilastro a man desti-a. Poi nel 1634 a 27 di luglio 
fu di lì rimossa e fatta murare adì 29 di dicembre sopra il portone di Pio IV in- 
sieme con quella che stava dietro al corritore, e vi si legge tale iscrittione in marmo » 
(manca nel Forcella: « Urbanus viii pont. max. geminas hasce inscriptiones, quae olim 
a s. Leone iv in leonianae urbis munimentis positae fuerant, ex obscurioribus locis 
bue transtulit an. sai. mdcxxxiv »). 

I lavori di fortificazione del Castello e lo scavamento dei fossati durarono per 
tutto il pontificato di Alessandro, e furono compiuti secondo l'Ai veri, tomo II, p. 11, 
soltanto da Giulio II con l' opera di Antonio da Sangallo seniore. Vedi Borgatti, 
Castel s. Angelo, p. 105 sg. 

I] seguente documento del 27 luglio 1497 dimostra l'importanza edilizia e to- 
pografica dei lavori di Alessandro VI. 

« In nomine Domini amen. Anno a nativitate domini Millesimo quatricentesimo no- 
nagesimo septimo mensis Julii die xxvij. Cum sit quod SS™"* dominus noster Alexander 
Papa vj ruinaverit ac demoliverit ruinari ac demoliri fecerit nonnullas domos existentes 
iuxta castrum sancti Angeli in burgo S." Petri, ad finem ut dictum Castrum in 
debellandum et forte (sic) construeret et faceret, Et providus vir sanus de 
Cozonis in burgo S." Petri liabe(a)t unam domum juxta dictum castrum sancti Angeli 
et iuxta dictas ruinas, cum una apotheca, una camera et una cantina existentibus 
in parte inferiori diete domus. Cui domui ab uno latere sunt res abbatis sancti Seba- 
stiani, ab alio latere erat quaedam domus Pauli Joannis Lelii quae nunc demolita 
est, ante est via publica, retro est ripa fluminis, et dictus vir nobilis sanus dubitat 
etiam profatam domum sibi etiam demoliri per predictum sanctissimum dnum no- 
strum ad effectum predictum, et propterea ut quandocunque demoliri contingerit con- 
stare possit de pretio et valore diete domus et propterea elegerit providos viros ma- 
gistrum Tliomam matharatium magistrum Paschalem de caravagio et magistrum petrum 
matheiira Lauri peritissimos architectores ad extimandam prefatam domum ea propter 
prefati magistri architectores ut supra ad extimandum electi domum prefatam, per- 
sonaliter constituti coram me notarlo declaraverunt domum predictam esse valori s 
quatricentorum ducatorum auri in auro Actum Rome in burgo sancti Petri in supra- 
scripta domo estimata, presentibus domino Marcho de planeriis clerico brixiensi ac 
magistro bartholomeo Gallarino matheo Inferreri aurificibus et Joannes Caputo pletore 
bardarum de regione parionis tesiibus etc. » not. Gaspare Ponziani protoc. 1313, e. 610, 
A. S. A queste demolizioni s'aggiunga quella della vetusta chiesa di s. Angelo, e 
dell' ospizio nosocomio annesso alla medesima, del quale parla il Pancirolo. La 
chiesa di s. Angelo fu riedificata vicino al corridore solo nel 1564. Nello scavamento 
dei fossati furono scoperti i due cippi della terminazione del Tevere, CIL. 1236 
b, e, il primo dei quali n uersus oriente » il secondo « uersus septemtrionè » . Vedi 
Giocondo Chatsw., e. 114'. Sembra, che anche il busto colossale di Adriano, oggi nella 
sala rotonda del museo vaticano (Helbig, Guide, tomo I, p. 211, n. 290) sia tor- 
nato in luce nella stessa occasione, insieme con altra simile effigie di Antonino Pio. 

Fulvio, dopo ripetuta la storia delle statue lanciate sui Goti dai difensori del 
Castello, osserva: « quorum fragmenta quedam et capita statuarum erui e profunda 



ALESSANDRO VI. 1495-1496 93 



telliire vidi Alexan. vi. molem ipsarn altissimis undique fossis mimiéto ». L'Aldo- 
vrandi vide in Castello nel 1556 un busto di Pallade, moderno col pennacchio, sulla 
porta della loggia : la testa di Adriano predetta, con altra moderna e un torso, nella 
loggia stessa; e cinque teste coi petti nella loggetta dipinta, che risponde in Ponte. 
Nelle schede fiorentine di Antonio il giovane si trova al n. 1223, il progetto per 
la nicchia dell'Adriano: e nell'Archivio vaticano (Istrom. Camer. 1464-1602 e. 226) 
il contratto di scavo fra il papa e i fratelli Marchon, col quale il primo si riserva 
marmi, travertini, statue e metalli, e abbandona ai cavatori i soli peperini. 

MVR.I LEONIS IV. n Alessandro VI non solo abbellì (il castello) di fabbriche, ma 
lo munì di baloardi, e lo comunicò col palazzo vaticano mediante un lunghissimo cor- 
ritore coperto, il tutto coU'architettura di Antonio da Sangallo il vecchio. Giorgio Vasari 
descrivendo la vita di Antonio il giovane riferisce che " questi in luogo di Bramante 
proseguisse il corritore in tempi di Giulio secondo, che anche non era condotto a 
perfettione ". Alveri tomo II, p. 111. In questa occasione Antonio da Sangallo il 
vecchio, r architetto del Borgia, coi marmi e coi travertini divelti dal mausoleo 
costruì il torrione rotondo alla testata del ponte rappresentato in tutte le vignette 
del Castello anteriori all'anno 1628, nel quale fu demolito da Urbano Vili. 

Il torrione era coronato da un fregio a bucranii vittati, encarpi, e panoplie, quello 
stesso che ornava il basamento quadrato del mausoleo. Era stato adattato alla curva 
del bastione (14 m. di diametro) mediante 1' abassamento dei piani. Vedi « Notizie 
Scavi » 1892, p. 425. 

1495. STABVLA FACTIONVM. IV. La colonia spagnuola di Roma pone le 
fondamenta della chiesa e dell' ospedale di s. M. in Monserrato. Vedi Gregorovius, 
Storia, tomo VII, p. 771. La fabbrica era assai meschina e disadatta, e fu ridotta 
in migliore stato solo nel 1675. Vedi le convenzioni tra il priore della chiesa 
d. Tommaso Borgia e maestro Bernardino Milanese per la costruzione del nuovo 
ospedale; in atti Reydetti prot. 6228 e. 710 A. S. Le donazioni più cospicue a tale 
scopo vennero da cortigiane, fra le quali la bellissima Caterina Barda, che legò al 
pio luogo un annuo censo di 40 scudi. 

1496, 14 aprile. TEMPLVM lANI. Pietro Pericoli pubblicava sino dal 1879 a p. 50 
del suo libro « l'Ospedale di s. M. della Consolazione ", il seguente documento come 
esistente nell' archivio di quel pio Istituto : » domini guardiani (hospitalis s. Mariae de 
Gratiis) et camerarius concesserunt rev. doni. Hadriano de Corneto protonotario apo- 
stolico plenam potestatem fodiendi extrahendi et remouendi lapides marmoreas et tibur- 
tinas statuas quae reperiri possunt in hortis dicti hospitalis prò fabrica eiusdem d. Ha- 
driani in uia Aleiandriua burgi S. Petri, cum pactis etc. ". Lo Gnoli. considerando 
che la via Alessandrina non esisteva nel 1496, e che il materiale d'archivio perii 
Pericoli era stato raccolto da un noto falsario, nega l' autenticità del documento, del 
quale, in ogni caso, non rimane traccia nel tabularlo dell' Ospedale. Vedi - Arcliivio 
dell'Arte » tomo V, 1892, p. 343. Ma se il falsario ha aggiunto del suo particolari poco 
verosimili, il che rimane da provarsi, la sostanza del documento è vera, e corroborata da 
testimonianze ben altrimenti autorevoli. Si ritrovò in questi scavi e si manomise il tem- 
pietto dorico quadrifronte di Giano (?) e parte della basilica Emilia intorno ai quali scavi 



04 ALESSANDRO VI. 1496-1497 



vedi Lanciani « l'Aula e gli uffici del Seiiato » p. 26 sgg. La scoperta destò grande 
interesse nel ceto degli architetti-antiqnarii, i quali affibbiarono all' elegante tem- 
pietto il nome di Foro Boario. Fra Giocondo ne delinea la trabeazione dorica « iu 
borgo apresso el palazzo di Adriano inpezzi » sch. fior. 1632. Nella sch. 1539 si 
un secondo disegno del « Pistillo di forum boari in burgo inel palacio di Adrjano » . 
Sallusto Peruzzi sch. 676, ha lasciato questo ricordo dei disegni presi in questa 
occasione dal padre suo: « quadro (cioè tempietto quadrifronte) guasto del cardial 
Adriao da coréto p farne il suo palazo T borgo nuovo e io o uisti li I quel luogo 
dimoiti uestigij e nrò padre lo misuro come apare i ne diséij suoi ». Sui disegni 
di Antonio da Sangallo il vecchio, vedi Lanciani, op. cit., p. 30, tav. IV, Huelsen, 
ann. List. 1884, p. 323, tav. XI-XII: e Bull. Com. 1899, pp. 162-204, tav. XIII-XV. 

1496. COLLEZIONE RIARIO ALLA CANCELLERIA NVOVA. Il card, di s. An- 
gelo Raffaele Riai'io prende possesso del suo nuovo palazzo presso s. Lorenzo in Da- 
maso, nel quale riunisce un considerevole museo di sculture antiche, fra cui una statua 
di Minerva assai ammirata. Egli acquisiò da Michelangelo il Cupido, scambiandolo 
per antico lavoro. La scheda 993 Uffizi di Antonio da Sangallo giuniore parla de 
« la basa della femina grande ched e in la cancellaria e la basa della fiura piccola 
eh e nella cancellaria » , alle quali era stato affibiato il nome di Ope e Cerere. Le de- 
scrive Ennio Quirino Visconti, nel tomo II del Museo Pio-clem. pp. 171 e 176. Uno 
dei simulacri si trova nella Rotonda vaticana (Helbig, Guide, tomo 1, p. 210, n, 2974): 
r altro, ceduto al gen. Bonaparte col trattato di Tolentino, è rimasto nel Louvre, 
(Frohner, « Sculpture antique du musée du Louvre », p. 357, n. 386). Tutti tre gli autori 
citati. Visconti, Frohner, e Helbig, ricordando che la Cancelleria « occupe une partie 
de l'emplacement de l'ancien portique de Pompeo » , e credono « non sans vraisemblance 
que la Melpomene (del Louvre, e la Hera del Vaticano) pouvaient avoir decoré le 
théatrc de Pompée elevé en 699 sur les confins du Champ de Mars, d'après le mo- 
dale du théatre de Mitylène » . Il palazzo della Cancelleria è fabbricato non sui por- 
tici ne sul teatro pompeiano, dal quale dista circa 200 metri, ma sulle « stabula 
Factionis Prasinae». Vedi sopra, a. 1486. Ma è giusto notare che il rinvenimento 
di una statua colossale di Musa, avvenuto nel gennaio 1889 nell'ospizio di Tata Gio- 
vanni, sul lato ovest dei portici di Pompeo, prova che essi erano veramente decorati 
col gruppo delle nove sorelle, al quale appartiene anche 1' Urania già Farnesiana. La 
statua di Tata Giovanni è ora esibita nella sala V del museo Urbano al Celio. 

Albertino f. 23, Schmarsow, chiama la « domus card. s. Georgii perpulchra cum 
statuis ac picturis columnis et multis marmoribus suffulta ». Nella 
sala grande del primo piano v' era una raccolta di teste e busti creduti appartenere 
a Antonin Pio, Severo, Tito, Domiziano, Gota, Augusto, Pirro e Cupidine. V erano 
pure una testa di donna sabina e una di gladiatore. Vedi Aldovrandi p. 165. Le 
pareti furono ornate assai più tardi con le « imagines virorum illustrium » fra le 
quali quelle di Erasmo di Rotterdam, P. Giovio, Pier Sederini, Gio. Argiropulo, Giro- 
lamo Donati, Carlo di Borgogna, Nicolao Orsini di Pitigliano, Cristiano di Dani- 
marca « Nerone crudelior », Giacomo di Scozia, Teodoro Gaza, Giorgio Castriota, 
Tommaso d'Aquino ecc. Vedi Schrader, p. 216. 



ALESSANDRO VI. 1497 95 



1497, 17 gennaio. CIRCVS MAXIMVS. Patti di scavo tra Faustina Frangipane, 
padrona di un pezzo di terreno al Monte Secco, e Liberatore 'de LoUo suo affit- 
tuario. 

« Indictione XV, mensis Januarii die xvij 1497. Nobilis domina faustina uxor 
nobilis Viri Baptiste de fregiepanibus de Regione pince locavit discreto viro Libe- 
ratori qd. Antonii de lollo de fulgineo habitatori in Urbe in Regione pince Idest 
Tres petias terrarum sodarum ipsius domine faustine sitas infra menia Urbis in loco 
qui diciturMons siccus, inter hos fines Quibus ab uno latere tenent res videlicet 
unum petium terre sode nobilis domine Aurelio uxor domini Albertiai de Thebalde- 
schis sub proprietate Sancte prisco, ab alio latere tenent ortalia Circuii et proprietas 
Cappelle Sancti Andree site in ecclesia Sancte Marie maioris, ab alio latere et ante 
sunt vie publice Et si in dictis terris ut supra dictiis Liberator invenerint Aurum 
argentum plummum vel aliquod geniis metalloriim, tiburtinas, marmora seu peperi- 
gnia, inter ipsam dominam faustinam et dictum locatarium dividantur equaliter prò 
medietate Et si inventione dictorum bonorum intigeret [sic} magna expensa in exca- 
vatione et fossione eorum tunc d. domina faustina teneantur concurrere ad medietatem 
impense. Actum in regione pinee in domo habitationis diete domine Faustine ". Not. 
Matteo de Taglientibus, prot. 1726, e. 1, A. S. 

I confini di questo Monte Secco sono più esattamente determinati nel documento 
che segue. 

« Anno domini 1497, Indie. XV. mensis Februarii 19. Cum sit quod nobilis 
Domina faustina filia qd. pauli de bastardellis et uxor nobilis viri bapte de fregepa- 
nibus habeat certas suas terras sitas infra menia Urbis in loco quod dicitur Mons 
siccus prope ortalia Circuii, quibus ab uno Via publica versus ecclesiam Sancte marie 
scole greco, ab alio videlicet ante est alia via publica per quam itur ad ecclesiam 
sancte prisce, ab alio certum petium terre domine Aurelio uxor domini Albertiui de 
thebaldeschis a pede dictarum terrarum usque ad cursum aque circuii sunt dieta 
ortalia et proprietas cuiusdam Cappelle sub vocabulo Sancti Andree site in ecclesia 
Sancte marie maioris de Urbe et quia in presentiarum d.* faustina reppererit de dictis 
terris certam partem prope dieta ortalia esse occupatam a locatariis et laboratoribus 
dd. ortalium et illam appropriasse cum terris et proprietate diete cappelle S. Andree, 
volens igitur recuperare, et Venerabilis Vir Dominns Bernardinus Johannis Jannutii 
de ponzano cappellanus d. cappelle Sancti Andree, cognoscens predicta esse vera, et 
iolens resignare etc Idcircho d. faustine resignavit. Ivi, e. 3. 

1497, 20 maggio. OSTIA. Maestro Ferino da Caravaggio compie lavori impor- 
tanti alla rocca di Ostia, e riceve un acconto di 10 ducati « prò parte operis maga- 
zeni ad reponendum sai in Salinibus Ostie ^ Mandati 1492-1500, f. 102. 11 magaz- 
zino esiste tuttora sotto il nome di Casou del sale : Pio IX lo trasformò in museo 
Ostiense nel 186G: e il Governo Italiano in abitazione pel custode degli scavi nel 
1880. Ferino da Caravaggio lo costruì con i blocchi di tufa della conserva d' acqua 
publica, le cui tracce tornarono in luce nel 1887. 

1407. Data del ^ viaggio in Italia del cav. Arnoldo di Harff « edito dal Kcu- 
mout a Venezia nel 1876. 



96 ALESSANDRO VI. 1497-1498 



1497. Si spiana e si ammattona la via di s. Martinello alla Regola sotto la 
cura di Camillo Beneinbene e Pietro Mattuzzi « magistri edificiorum et stratarum 
urbis " e commissarii « viis urbis ampliandis et sternendis « . Prot. 996, e. 49, A.S. 

1497. Memoria dell'apertura di una nuova strada attraverso le mura di Borgo, 
tra la porta Castello e quella di s. Pellegrino in prot. 1112, e. 177, A.S. 

1498, 9 gennaio. Scavandosi nella casa di Francesco Paolo Moniscaliato in Campo 
Marzio si scopre l'iscriz. sepolcrale. Cod. Marcian. lat. X 195, f. 214. 

1498. SILLOGE GIOCONDIANA. Circa quest' anno (1497-1499) fu terminata 
la redazione della collettanea epigrafica di fra Giocondo, detta Magliabecchiana perchè 
il codice che la contiene, già dell'arcivescovo cosentino Ludovico Agnelli, poi di 
Antonfrancesco Marmi, è finito in quella biblioteca, dove porta il numero XXVIII, 5. 
Intorno a questa redazione e alle successive, vedi le fonti citate dal Corpus, tomo III, 
p. XXVII, e tomo VI, p. XLIV. Per questa storia degli scavi e delle collezioni 
antiquarie di Roma, io ho fatto lo spoglio della Silloge sopra due esemplari scono- 
sciuti agli epigrafisti, o almeno non ricordati da essi. Il primo, di meravigliosa bel- 
lezza e perfezione, può dirsi la gemma della biblioteca ducale di Chatsworth; il 
secondo, semplice e modesto, sta nella Vaticana. 

Di questo mi sbrigo in due parole. Appartiene al fondo Regina e porta il n. 2064. 
L' autografo è della fine del quattrocento : ma sul foglio di riguardo una mano del 
secolo XVII ha scritto: « accurata veterum inscriptionum in domo D. B. de Valle 
collectio, una cum adnotationibus locorum in quibus incisae reperiuntur, sivè in templis, 
sivè in obeliscis, sivò in Arcubus, sivè in Columnis, sivè in Pontibus, ceterisq. mar- 
moreis lapidibus, qui adhuc in urbe, sivè intra sivè extra existentes praetereuntium 
quotidiè obijciuntur " . Il codice non presenta particolarità degne di nota, e io ne ho 
fatto uso soltanto per verificare l'esistenza, il nome, e il collocamento delle varie 
raccolte private di Roma. 

Il codice Chatsworth misura mill. 242 di altezza, mill. 148 di larghezza, con- 
tiene 259 fogli di pergamena, ed è rilegato con una specie di tarsia di pelle a 
rilievo, cui i bibliofili attribuiscono valore inestimabile. Le iscrizioni sono ripor- 
tate talvolta in carattere epigrafico di forma squisita, a oro, cinabro, cobalto, nero, 
morellone e cilestro, talvolta in carattere corsivo di color nero-morellone. I luoghi di 
riferimento sono notati in margine di colore cinabro. Poche iscrizioni greche, di pari 
eleganza calligrafica. La prima lettera di ciascun titolo più alta delle seguenti. La 
t, corsiva sempre, in forma T. Il testo non sempre corretto. Così a e. 65 « fecit Se- 
verusco sor » in luogo di « Severus còser »: a e. 83', Antonius Pateriom. coh: a e. 85, 
tf sacr aula " in luogo di SACRA VIA : a e. 88' « M. Caecilio sp. f. Succrufo " : a 
e. 110, ANIISIIA per ANTISTIA: a e. 117 « ac aput Africes « : a e. 133 « M. Aemilio 
Pio Camiaoo (Plocamiano) » e così di seguito. Le iscrizioni sono quasi tutte contornate 
da fregi e cornici miniate con arte squisita, né la mano del miniatore tradisce stan- 
chezza verso la fine del libro, o minor felicità nell'invenzione degli ornati e delle 
grottesche. « A folio primo usq. ad folium CXLV ?> sono riportate iscrizioni urbane: 
seguono le italiche sino a e. 246, e le provinciali sino alla fine del codice. Ve ne 



ALESSANDRO VI. 1498 97 



sono di false, poche dichiarate per tali, il resto accettato in buona fede. L'esame 
epigrafico del codice non entra nello spirito del presente lavoro; mi preme soltanto 
determinare l'anno nel quale fu scritto o almeno compiuto. Giovano a tale scopo il 
ricordo degli scavi della Sacra via presso ss. Cosma e Damiano del 1499 : e quello 
della morte del Platina (1481) a e. 90, del card, di Mantova Ludovico Gonzaga 
f 1511 (?), a e. 89', del card. Giambattista Savelli j- 1494, a e. 114. 

La origine del codice potrà forse riconoscersi coli' aiuto dell' iscrizione di Prete- 
stato Salvenzio a e. 126', intorno alla quale vedi de Rossi, Inscr. chr. tomo I, p. 469, 
n. 1031. Questa insigne memoria incisa in lastra di marmo, messa in opera nel 
pavimento di s. Celso (« memini me vidisse hoc epigranma in aede divi Gelsi an- 
tiqua, antiquam solo aequaretur » , Lelio Podagr. in cod. vat. 8492) contiene due parti : 
un' eulogia biografica in nove distici, e la memoria cronologica (testo Chatsworth). 



Praetextatus Salaentius Verecundus Traia 



nus V • C • et S P • vitam posuit • X • K A L • 
ma! • et rf • PC • Palladi et Orestis • VV 
ce • Qui vixit ann . XXXV • M • Il ■ D • XIII • 



I codici genuini di fra Giocondo non hanno questo documento, ma solo quelli 
« qui syllogeu lucundi interpolatam exhibent, id est Canalianus, quem Marinius vidit 
(sch. 5896), et Magliabecchianus XXVIII, 34 ». I nove distici sono stati pubblicati 
parecchie volte, dal Mazochio in poi, ma non la memoria cronologica, rimasta inedita 
sino al tempo di Gaetano Marini che la trovò nella copia Canaliana, e la divulgò 
nella « Difesa delle serie dei prefetti " a p. 69. 

II codice Chatsworth sarà quello già Canale visto dal Marini? Mi condurrebbero 
a crederlo talune particolarità del testo, assolutamente identiche: v. 2, apstulerin- 
tque tuum dura sepulcra decus: v. 6, auiisti mentis nobilitate decus: v. 20, 
PC • PALLADI invece di LAMPADI ecc. Ma questi indizii possono essere fallaci. Cro- 
nologicamente il cod. Chatsworth è uno dei recentissimi della serie. Lo prova, fra 
altri indizii, il fatto che molti personaggi viventi quando furono scritti i codici Ci- 
cogna, veronese etc, sono nominati in questo come defunti. Cosi l'iscr. CIL. 20654 
che fra Giocondo, Cicogn. 6, dice aver copiata « apud s. Laurentium in Damaso in 
domo in qua inhabitat D. Bartholomaeus de Dossis ad(voc.) cons(istor) » è descritta 
in Chatsworth 6' « in domo q(uondam) Bartholomaei de Dossis ». Il De Rossi, riportando 
nel Bull. Com. tomo XIV, a. 1886, p. 345, l'iscrizione quattrocentistica del gruppo 
delle Grazie Piccolomini dal codice Ashburnam — Laurenziano n. 905 contenente ' una 
nuova redazione fino ad ora ignota della Silloge composta da Fra Giocondo negli 
ultimi decennii del secolo XV, riveduta ed accresciuta negli inizii del 
XVI » viene a determinare anche la data della redazione Chatsworth, essendo le due 
postille quasi identiche, e perciò contemporanee, posteriori cioè al trasferimento delle 

13 



98 ALESSANDRO VI. 1498 



Grazie da piazza ss. Apostoli a piazza di Siena. « Romae in baside vetustissima ( ! ) 
Erant olim in domo R'°' Cai''* de Columna ciim subscriptis versibù. Nimc vero sùt 
in R"^' Car^'* Senen, sine infrascriptis carminibus » . Una sola cosa posso asserire ; la 
redazione Chetsworth è posteriore all'anno 1513, avendo io trovato nel pro- 
tocollo 6053 del notaro de Portiis, in A. S, e. 738, una scritta relativa al « pro- 
corium vaccarum rubrarum d. Io. Bartholomei de Doxis advocati concistorialis « sotto 
la data del 15 luglio di quell'anno. 

Comunque vadan le cose, la silloge giocondiana ne porge grande aiuto per lo 
studio delle raccolte archeologiche romane sulla fine del quattrocento, e per la cro- 
nologia degli scavi che avvennero in quei tempi. I più notevoli sono: 

CIRCVS MAXIMVS (1492). Scoperta dell'iscrizione di Severo Alessandro CIL. 
1083. Da questi stessi scavi proviene forse il termine di Crispino Valeriano e col- 
leghi, CIL. 1266, trovato « in monte Aventino versus circi maiimi medium (e. 9, 
e 114') r.. 

VIA APPIA (1487). « In via Appia miliario. VI. ab urbe inventa sunt ista 
epigramata et postea translata ad s. Anastasium ad tres Fontes : et erat basis statuae 
militaris CIL. 1427; ibidem erat basis statuae togatae CIL. 1427. Ibidem reperta 
sunt ista fragmenta » (spuria. Si tratta della TuUiola di cui all' anno 1485). 

La data del 1487 si trova nel cod. veron. a. e. 100'. Gli scavi debbono essersi 
estesi sino al VII miglio. « Romae in via Appia miliario .VII. repertum fuit sepul- 
chrum ubi erant plures tabulae marmoreae in quib. erant sculptae coronae laureae et 
diversarum frondium infra q*s erant scripta ista nòia Tragoedor. Citaredor. et Co- 
micor. ». Kaibel 1111 (e. 100'). 

AEDES ROMAE ET VENERIS. Ricordo importantissimo di scavi fatti « Romae 
in s. Maria Nova, apud templum Pacis, intra monasterium » ove fu trovato un marmo 
(epistilio? base?) sul quale erano incise le lettere VRBIS AETERNAE: poiché non 
riferendosi allora gli avanzi di s. M. Nova al dinao di Adriano, il nome della città 
Eterna non può essere stato falsato (e. 59). 

VIA TRIVMPHALIS • MONS VATICANVS • SEP. MINVCIORVM. Il sepolcro gen- 
tilizio dei Minicii sul monte Mario non è stato scoperto la prima volta nel gennaio 
1881, come si potrebbe argomentare da quanto abbiamo scritto, il Dressel BulL Inst. 
1881, p. 12, ed io Bull. com. 1881, p. 22, a proposito degli scavi eseguiti allora 
dal Genio militare. Parte dell'ipogeo fu certamente esplorata dai Millini nella se- 
conda metà del quattrocento. Vi scoprirono il cippo di C. Annius Fundanus ci. puer 
rilegato dal CIL. 11724, tra i sepolcrali di bassa lega, il quale prova la esistenza 
di parentela fra gli Annii ed i Minicii. Nella casa dei Millini in Agone era pure 
conservata un'altra stela o lapide di Annii CIL. 11755, ed in quella alla Croce di 
Monte Mario simile di un Minicius Felix (*) (e. 59 e 77'). 

CLIVVS SACRAE VIAE-ATRIVM VESTAE (1497-99). Gli scavi fra la Sacra e 
la Nova via, incontro ai ss. Cosma e Damiano sono ricordati più volte : a e. 69 due 
basi di Fabio Tiziano CIL. 1653: a e. 117 monumento dedicato a Antonino Pio 

(') Nel cod. Chatsworth è scritto: L, Numitius Felix: credo debba leggersi Minutius, 



ALESSANDRO VI. 1498 99 



nell'anno 140 dagli abitanti di Mopsuestia, Kaibel n. 1051, che forma il paio con 
quello dei Tarsensi ibid. 1066. Il codice lo dice « repertum apud sanctos Cosmam et 
Damianum anno MCCCCXCIX » ('). Gli scavi erano incominciati sin dall'anno 1497. 
Vedi a e. 133 « Haec octo subiecta epigrammata (di Vestali massime CIL. VI, 
p. 594, n. 2131 sg.) reperta sunt in ruinis templi Vestae quod erat ante templù 
sanctor. Cosmae et Damiani in quodà arundineto... anno sai. MCCCCXCVII». 

B. I. MONVMENTVM FAMILIAE LIBEROR • NER • DRVSl. CIL. VP, p. 899 sg. 
scoperto nella vigna oggi Codini sotto Paolo II. Vedi anno 1469. 

MON. FAMILIAE ABVCCIORVM. CIL. VP, p. 1096 scoperto probabilmente 
nella vigna Mazzanti in via Tuscolana (cf. n. 8117, 8119, 8120). 

R. VII. MITHRAEVM AD « S. GIOVANNINO ». Bull. com. tomo XXII, 
a. 1894, p. 293. I monumenti scritti di s. Giovanni, mitriaci o no, sono riportati a 
e. 112, 112', 113, 113' e 121. Il gruppo comprende le memorie di iniziazioni etc. 
CIL. 751, 752 incise « circa basim » o « in basi » di tre colonne: quella n. 749 
« in s. Joanne prope s. Silvestrum » e undici titoli sepolcrali probabilmente messi 
in opera nel pavimento. 

MONVM. LIBERTO R.CRISPI SALLVSTI. Quando fra Giocondo incominciò la 
sua raccolta, il colombario dei liberti Sallustii CIL. VP, p. 1100 n. 8183-8210, era 
stato scoperto da tempo, e i suoi titoletti divisi fra più collettori. Pomponio Leto 
ne ebbe una parte (e. 15'), G. B. de Piccardini, canonico di s. Pietro altri venti (e. 96) 
uno fini « in s. Maria de monte Jordano » (e. 131) due nella raccolta Griffoneti 
(e. 98), uno in quella di Alfonso da Anagni (e. 101'). 

TIBVR • VILLA / PI SONI NVNCVPATA. Fra Giocondo, primo fra gli epigrafisti, 
ha lasciato ricordo, benché incompleto, della serie di erme iconografiche scritte, che 
dovevano ornare la villa detta dei Pisoni, e che devono essere state scavate sulla 
fine del secolo. Assai più completo è il catalogo che ne prese l'anno 1503 Martino 
Sieder, forse in seguito a nuovi scavi e a nuove scoperte. 

Questi marmi, che ricordavano le sembianze più o meno immaginarie di Ando- 
cide (Kaibel 1134), Aristogitone 1136, Aristotele, 1138, Eraclito 1159, Teofrasto 1165, 
Isocrate 1168, Cameade 1170, Milziade 1186 e Filemone 1221, furono descritti con 
tre formule: a) extra Tibur in tempio s. Marie in via ad villam Hadriani; b) in 
aede s. Marie de Empesone, ossia « in Pisoni "; e) in aede s. Marci; le quali tre 
si riferiscono tutte ad un solo luogo, che il Metello vatic. 6031,93, chiama « in 
Pisoni " e l'anonimo del cod. ottob. 2970 e. 21 i^ in la villa de Pisoni a Tivoli •'. 
Il luogo porta ancora i due nomi di s. Marco e di Pisoni. Vedi Bulgarini p. 115 e 
la sua pianta dell' agro tiburtino che accompagna il volume. Il nome dei Pisoni ap- 
parisce sin dall'anno 945. 

Gli scavi donde tornarono in luce le nove erme predette furono molto superfi- 
ciali, poiché essendovi tornato a scavare nel 1779 il cav. d'Azara ambasciatore di 



(') Il Kaibel dice: « nescio qua fide " il Marini affermi questo monumento essere stato tr - 
vato nel 1490. Il Marini ebbe certamente conoscenza del codice Chatswortli, il solo, a quanto pare. 
che determini la data della scoperta. 



100 ALESSANDRO VI. 1498 



Spagna vi rinvenue la statua di Brittannico, e sedici teste di filosofi e poeti greci, 
passate più tardi a Madrid. 

Le erme del primo scavo furono disperse nel cinquecento tra i musei Cai-pi (1), 
Bellay (1) Massimi (1) Medici, e Papa Giulio (4): due finirono in qualche muracelo 
di fondamento. 

Per quanto concerne le collezioni antiquarie si vede che non v'era casa 
villa di benestante, che non contenesse iscrizioni. Fra Giocondo ne indica cento, 
e i nomi di queste, uniti ai nomi di cento sette chiese formano un eccellente 
indice topografico per la Roma del quattrocento. Sulla fine del qual secolo gentiluo- 
mini di vecchio casato, prelati in possesso di pingui prebende, banchieri e « mer- 
canti in corte di Roma » venuti di Genova, di Pisa, di Firenze mostravano avere 
una sola ambizione : quella di legare il loro nome a una vigna o giardino nei quali 
spiccassero sul verde delle spalliere opere d' arte antiche. I gentiluomini romani non 
sempre ricchi di censo, si facevano, prima di ogni altra cosa appaltatori delle ga- 
belle di Ripa, delle porte, della carne, dello Studio, che fruttavano loro dal cinque 
al dieci per cento dell' incasso lordo. Tra questi appaltatori si ricordano specialmente 
Giacomo Boccabella, Gregorio Serlupi, Sisto Mellini, Lelio Margani, M. A. «Altieri, 
Alessandro e Giuliano Maddaloeni, Andrea Giovenale, Bartolomeo della Valle, Filippo 
Arcioni, Tarquinio e Antonio Santacroce, Pietro de' Fabii, Domenico Boccamazzi, 
Domenico Tebaldeschi, Paolo Muziano, e i Boccacci padre e figlio, ai quali dobbiamo 
la prima risurrezione del colle Quirinale. 

Può darsi che il geniale epigrafista-architetto veronese, peregrinando di casa in 
casa, di giardino in giardino in cerca di materiali per la sua silloge, abbia ispirato 
ai possessori, se non il proprio entusiasmo, almeno un po' di rispetto verso le an- 
tiche memorie. 

COLLEZIONE ALESSI, e. 81', 82. « Romae in domo Pauli de Alexis » otto iscri- 
zioni fra le quali CIL. VI, 728, 11401, 16658, 20839, etc. La collezione fu, poco 
stante, acquistata da Giulio Porcari (almeno 14 lapidi, vedi Mazochio, cod. vat. 8492, 
e. 89'). Le più antiche memorie sulla famiglia Alessi risalgono al 1200 : vedi laco- 
vacci, cod. ott. 2548, p. 361 sg. Erano imparentati con la nobile casa degli Al li 
(Giulia A. moglie di Alessio Alessi 1591), e erano saliti alle cariche pubbliche con 
Luca di Gio. Alessi. In una carta dell' archivio di s. Pietro in Vinculis, citata dal- 
l' Adinolfi, tomo I, p. 103, n. 1, Pietro di Jacopo Alessi apparisce comproprietario 
della valle « Formae de Pilo » fuori della porta della Donna, sino dal 1267. L'autore 
della raccolta Paolo Alessi, aveva tolta in moglie Laura Alberini morta di peste 
nel 1527. 

COLLEZIONE ALBERINI. Sette iscrizioni in domo Francisci Alberini, fra le 
quali CIL. VI, 2547, 533, 15057 etc. finite quasi tutte in Vaticano. Questo Fran- 
cesco contemporaneo di fra Giocondo figura negli stemmi genealogici pubblicati da 
Domenico Orano a p. 498, tav. V, n. 33 del suo splendido volume I sul Sacco di 
Roma. M. A. Altieri, nei « Nuptiali « lo chiama magnifico et honorato gentilhuomo. 
Ma io debbo astenermi dal parlare di questa famiglia perchè nulla avrei da aggiun- 



ALESSANDRO VI. 1498 101 



gere alle cose già dette o che saranno per dirsi dal lodato scrittore. Eglino posse- 
devano vasti terreni archeologici: le due vigne palatine, e la terza fuori di porta 
Latina, ricordate sotto l'a. 1494: una quarta fuori di porta s. Lorenzo, e la tenuta 
di Campo di Merlo, nella quale, sulle sponde del fosso omonimo, campeggiavano le 
rovine della chiesa di s. Pietro, opera di Adeodato papa (vedi Biondo Flavio, lib. I, 
e. 5') Flaminio Vacca num. 34 ricorda il dono fatto da Pio IV al celebre Rutilio 
Alberini, sindaco e notaio dei maestri delle strade nel 1559, di una delle tre conche 
di granito delle terme Alessandrine che stavano abbandonate in istrada alla Dogana 
presso s. Eustachio. Rutilio « la condusse con l'argano fuori di porta Portese ad una 
sua vigna, nella quale vi è una nobile peschiera » vigna che egli aveva acquistata 
il 12 die. 1354 da Gio. e Ludovico Mattei. Il palazzo di famiglia in Banchi è inciso 
nella raccolta Lafreri (ristampa di Claude Duchet, e di Heinrich van Schoel) con 
la leggenda « Alberinorum Romae domus, ob singularem Bramantis architecti ... in 
ea distribuenda ac disponenda diligentiam, ad posteritatem reservata imago » . Sulle 
collezioni antiquarie della famiglia vedi Pighio cod. beri. e. 137, 151, CIL. 1410, 
e specialmente 2120. 

COLLEZIONE ALTIERI, e. 76, 76'. Romae in d. Marci Antonii Alterii, depo- 
sitario dei denari del pò. ro. sino al 1518. Sulla collezione epigrafica raccolta da lui 
da suoi successori immediati vedi CIL. VI, 81, 82, 145, 144 (perdute), 85 (pas- 
sata ai Maffei-Montalto-Albacini-Jenkins-Vaticauo) 151, 291, 237 (al Capitolino) 211 
(a un giudeo), 429 (a Zelada) etc. Vedi Marini, sch. vat. 9123, e Narducci i <* Nup- 
tiali » p. 61 ove sono nominati « intagli, teste, medaglie e vasi antiqui ». 

Quando il Pighio visitò il palazzo circa l'anno 1550 tolse un ricordo della « statua 
ex parie marmore philosophi sedentis facie quadrata fronte et sincipitio calva, naso 
parumper aquilino, barba obtusa et densa... pectore nudus ad pubem usque » (cod. 
berlin. e. 142). 

Ulisse Aldovrandi, nel 1556, descrisse due raccolte statuarie: una « in casa di 
M. Martio e M. Emilio su la piazza degli Altieri » l'altra « in casa di M. Girolamo 
su la piazza degli Altieri presso s. Marco " p. 228-229. 

Le raccolte si avrebbero coi marmi di casa Paluzzi-Albertoni quando 1' ultimo 
rampollo di casa Altieri cioè la nepote di Clemente X, andò in isposa a Paluzzo Ai- 
bertoni che prese il nome degli Altieri. Vedi G. B. Cavalieri, voi. IlI-IV, delle 
Antiqq. Stat. tav. 38 e 57. CIL. VI, 9454, Hondio p. 31, e specialmente Cod. 
Vatic. 3145 e. 271. 

Fu allora edificato il palazzo sulla piazza che portava tale nome (Gesù) con 
architettura di G. A. de Rossi, a spese dei cardinali G. B. Altieri camerlengo, e Pa- 
luzzo Altieri. « Si rendono considerabili negli appartamenti oltre alle due statue di 
Venere, una testa di Pescennio Negro : uno specchio ricchissimo d' oro e gemme : 
Roma Trionfante di verde antico, molti arazzi tessuti in oro... In una camera vi si 
gode la vista di molti stimatissimi quadri... le quattro stagioni di Guido Reni, due 
battaglie del Borgognone, Venere e Marte di Paolo Veronese : un s. Giacomo di Carlo 
Maratta, la strage degli Innocenti del Pussino, una Madonna del Correggio, e la cena 
del Signore del Muziano. Per le scale un Barbaro prigioniero trovato verso il teatro 



102 ALESSANDRO VI. 1498 



di Pompeo (sul sito preciso della scoperta vedi Ficoroni, mem. 100). Neil' apparta- 
mento terreno un vaso cinerario di alabastro orientale, due colonne di portìdo, la 
statua di Venere, e quella di Sileno tutto peloso. Sono ancora degni d'esser consi- 
derati due gran paesi di Claudio Lorenese, una Lucrezia di Guido, una Venere di 
Filippo Lauri, un ritratto di Kaffaele, una madonna del Parmigiano. 

Neil' altro appartamento superiore adornato con arazzi dentro una grande stanza 
vedesi la celebre Biblioteca già posseduta da (Clemente X) ed arricchita di molti 
altri libri, medaglie, carnei e manoscritti rari dal cardinal G. B. Altieri Camerlengo » . 
Rossi, il Mercurio Errante, II, p. 387. 

In Roma gli Altieri possedevano due ville « antiquitatibus refertae », la prima 
« ad portam salariam in Sallustianis » di recente acquisto, la seconda posseduta sino 
dalla fine del quattrocento nell' Esquilino, della quale esiste anche oggi il palazzo e 
il laberinto. Nella prima si ricordano talune iscrizioni provenienti dalla raccolta Maffei 
p. e. VI, 1388, nella seconda le lapidi 2261, 2629, 2655, ecc. oggi, in parte, mu- 
rate nella scala della casa de Rossi in piazza dell' Aracoeli: l'affresco del sepolcro 
de Nasonii rappr. Edipo e la sfinge (Winckelmann, Storia, II, 334) oggi nel museo 
Brittannico. In questa villa fu trovata nella seconda metà del cinquecento « una 
Venere bellissima ch'esce dal bagno ed un Ercole di marmo collocati in opera in 
una fabbrica rettangolare: suppongo potesse essere una fonte. Vi si trovarono anche 
due musaici " Vacca, mem. 109. « La villa Altieri, d' ingresso magnifico, ha un pa- 
lazzo da villeggiarvi ornato di non pochi marmi antichi scolpiti ... e oltre diverse 
colonne per terra, vi è un resto di fabbrica di terme » Ficoroni, R. A. e M. tomo II, 
p. 67. Il Rossini parla di « piccole statue e busti antichi e moderni ». 

Fuori di Roma possedevano il casale di Solforata acquistato nel 1468 da Ban- 
dino di Mentana, metà del quale fu venduta nel settemW 1574 alle oblate di Torre 
de Specchi : e quello d'Ardea, del quale il fondatore della raccolta antiquaria Marco 
Antonio cedette la quarta parte nel 1507 al mercante Domenico lacobacci. Nel se- 
colo XVIII, dopo la fusione con casa Albertoni, furono aggiunti al patrimonio Pro- 
ccio nuovo. Casal delle Grotte, Dragone, Solfaratella, Torricella, Valle Oliva, Ferronea, 
Torre Maggiore e vigne presso s. Lorenzo e presso Fontana Vergine fuori porta s. Se- 
bastiano. 

COLLEZIONE ALFONSO D'ANAGNI, e. 101 sg. Sembra trattarsi non di tito- 
letti raccolti uno ad uno da varii luoghi, ma del prodotto di un determinato scavo, 
e del contenuto di uno o di due colombai. E poiché mi occorre per la prima volta 
di toccare l'argomento della ricostruzione dei singoli scavi urbani, in relazione all'ap- 
parato del volume VI del Corpus, torno a dichiarare nulla essere più lontano del 
mio pensiero quanto una critica di quel colossale lavoro. Il Corpus ha dovuto sotto- 
mettere gli interessi topografici a quelli dell'epigrafia, e ordinare la massa spaventosa 
dei titoli sepolcrali secondo l'alfabeto, non secondo il luogo d'origine. Ciò rende dif- 
ffcile sempre, impossibile in taluni casi il riordinamento topografico del materiale: 
ma nel caso presente lo scopo sarà facilmente raggiunto, mercè una scoperta avve- 
nuta l'anno 1847 in vigna Codini, descritta negli Annali Inst. 1856, p. 14 e CIL. 
VP 4714. Si tratta di un piccolo frammento « fastorum coUegii e familia Augusta 



ALESSANDRO VI. 1498 103 



ad comparandum sepulcrum comune instituti » circa l'anno 4 avanti l'è. v., il quale 
frammento si commette alla parte maggiore di detti Fasti, n. 10395, già posseduta 
da Alfonso d'Anagni. Ma v' è di più. Il CIL, ha collocato tra le sacre, al n. 244, 
un'altro monumento dello stesso colombaio e dello stesso « coUegium servorum et 
libertorum Domus augustae » , scoperto e posseduto dallo stesso personaggio, dal quale 
apprendiamo, che il collegio continuava a fiorire nell'anno 18 p. C. Negli scavi pre- 
detti di vigna Codini e dell'anno 1847 fu ritrovato il titoletto n. 4715 contenente 
il nome di un GAA AMYNTianus, che apparisce pure nei Fasti sopra ricordati. 

Da tutto ciò si può argomentare che nell' ultimo quarto del XV secolo si fecero 
scavi nel sepolcreto fra l'Appia e la Latina, accanto al « Monuraentum familiae 
Marcellae » descritto CIL. VP, p. 208-296 : che le iscrizioni venute alla luce furono 
trasportate alla casa di Alfonso d'Anagni, e dopo la sua morte, a quella dei Toma- 
rozzi vicina al Pantheon, e a quella di Paolo dell' Orologio, vicina a s. Giacomo 
degli Spagnuoli : e finalmente che al gruppo epigrafico raccolto dal CIL. 1. e. si devono 
ricongiungere i nn. 244, 2720, 8781, 10395, 11120, 15954, 1G535, 17219, 17155, 
18505, 21392, 21948, 22666, 22687, 24196, 25525, 25780, 26415, 26419 26584, 
27221, 27490, 27671, 28555, 29044, 29054, 29621 e Kaibel 2045. 

COLLEZIONE ANGELERA. e. 66'. Cinque iscrizioni « in domo d. Ioannis de 
Angelera » tra piazza Colonna, e s. M. in via Lata. Le memorie di questa famiglia 
incominciano col 1288. Vedi lacovacci, cod. ott. 2548, p. 577, e CIL. VI. 2902, 
15847, 19696, 26139. La raccolta passò, in tutto o in parte, ai Soderini del mausoleo 
di Augusto. Vedi a. 1549, 9 aprile. 

COLLEZIONE ARMELLINI, e. 109 sg. CIL. 9975, 14617, etc. Può darsi che 
si tratti di Francesco Armellini, nato nel 1469, fatto cardinale nel 1517, adottato da 
Leone X nella propria famiglia, e morto in Castello durante il Sacco. Clemente VII 
si servì pel proprio riscatto dei duecentomila scudi che l'Armellini-Medici possedeva 
soltanto fuori di Roma. Aveva sontuoso palazzo in Borgo nella via allora detta Car- 
reria Sancta. 

COLLEZIONE BAFFI, c. 73'. Diecisette iscrizioni « in domo d. Gentilis Baflì », 
fra le quali CIL. 629, 13226, 13361, 14966, 15118, 15801, 16376, 20008, 20716, 
23176, 23984 etc. Non si tratta di semplici lapidi sepolcrali, o di titoletti da co- 
lombaio, ma di are marmoree riccamente ornate d' intagli, stimate degne di figurare, 
più tardi, fra i tesori degli Orti Cesiani, Matteiaui e Carpensi. Talune furono ripro- 
dotte e contraffatte: delle quali contraffazioni si vedono anche oggi esemplari in 
Catania (n. 629) e in casa Guicciardini in Firenze (n. 14966). La casa di Gentile 
Baffi, dove erano raccolti questi bei monumenti, è più conosciuta sotto il nome di 
palazzo Tebaldeschi, o palazzo della Torre del Melangolo, nel r. di Campitelli. Credo 
ne parli lo Jacovacci in cod. vat. 2549, p. 13, sotto la data 1451-1490. Un documento 
del 1503 del notaio Bertoni in A. S. C. prot. 127, parla di una « platea que dicitur 
Petri Ludovici in r. Campitelli » e siccome Pier Ludovico era allora il capo di casa 
Tebaldeschi, cosi io stimo essere quella piazza identica con quella del Melangolo. 

COLLEZIONE BELLI, e. 115'. Sedici iscrizioni « in domo Ludovici Belli •' fra 
le quali 8617, 9769, 9770, 12036, 13657 etc. che l'autore della Collettanea ha 



104 ALESSANDRO VI. 1498 



tolto di peso dagli autografi di Pietro Sabino, non copiato dai marmi originali. Alcuni 
di questi migrarono più tardi in casa Delfini. La famiglia de Bello fiori fra gli 
anni 1451 e 1600. Vedi lacovacci, cod. cit. p. 219. 

COLLEZIONE DEL BVFALO (DE CANCELLIERI), e. 135. « In domo Angeli 
Bubali : « hic est statua Herculis et multorum deorum in ciclo » più l' iscrizione di 
un Apronio CIL. 12234. 

1 Bufali ebbero due raccolte, una in r. Colonna nella loro casa d'abitazione, 
una in r. Trevi nel loro giardino confinante con l' acquedotto Vergine (alla Chiavica 
del Bufalo), la prima di pochi pezzi, la seconda di grandissima considerazione. E sic- 
come questa seconda fu formata soltanto nel secolo XVI e ha una istoria a sé, indi- 
pendente affatto dall' altra, così gioverà trattarne a parte. Vedi a. 1572 (e 1575), 

Al tempo di fra Giocondo la miglior parte dei Buffali de' Cancellieri abitavano 
tra la piazza di Sciarra e la piazza Colonna, e formavano due rami : quello di Francesco, 
e quello di Cristoforo. Ma mentre trovo nel mio schedario infinite notizie risguar- 
danti uno Iacopo, un Bernardino, uno Stefano, un Innocenzo, un Marcantonio, un 
Gregorio, un Giuliano, un Giovanni Battista, tutti contemporanei di fra Giocondo, del 
suo Angelus Bubalus trovo ricordo una sola volta in un rogito Beneinbene dell'I 1 
sett. 1477, contenente i patti e le convenzioni tra maestro Filippo della Valle me- 
dico, e Battista figli di Angelo Bufalo cavaliere di Cristo, a proposito del suo ma- 
trimonio con Francesca figlia del Filippo predetto. Il « magnifico cavaliere « era figlio 
di Lorenza, sposo di Madonna Annese. e padre di Battista e di Marcello, tutti se- 
polti nella chiesa di s. Andrea de Columna che era di giuspatronato della famiglia. 
E quando Sisto V fece abbattere questa chiesa, per fare piazza attorno la colonna « ordinò 
che nella chiesa di s. Maria in via fusse dato loro un sito per capella con l'invo- 
catione di detto santo, nella quale si seppeliscano solo quelli della famiglia. La loro 
habitatione « prosegue l'Ameyden « incominciava dalla fine di piazza Sciarra et girava 
molto. Nella casa che era del cardinale Veralli in piazza Colonna, hoggi del cardi- 
nale Spada (poi Piombino), vi erano per le stanze le arme de scacchi con la testa 
del buffalo. Quella dove hoggi habita il cardinale de Lugo era similmente d'un tal 
Girolamo del Bufalo, nel qual palazzo sopra la porta stava una grand' arme di marmo 
con la testa del buffalo essendo stata levata quando detto palazzo dal conte Gasparo 
Spada fu comprato. Hoggi questi del Bufalo hanno l' habitatione nel Corso fra piazza 
di Sciarra e piazza Colonna, in tre sole case che comprendono quasi un' isola intera, 
dividendosi al presente in tre famiglie ". 

Sulla fine del secolo XVI quando il palazzo principale era già passato in pro- 
prietà di K mr. Fabritio Lazzaro dottore celebre » vi restavano le seguenti anticaglie : 
« un pilastro appoggiato al muro (dello scoperto o cortile) con busti 2 di mezzo ri- 
lievo, a man dritta d' homo vecchio raso, et alla manca di donna attempata co spessi 
capelli e ricci ". Cippo di L. Tullio Dietimo, CIL. VI, 1924; « una rara statua nuda 
di Venere » e l'iscrizione CIL. VI, 8658. Vedi Lanciani, Cod. Barb. XXX, 89, pp. 10 
e 52. 

I Cancellieri possedevano la Torricella de Fiascali, Grotta Maroza, Trafusina, 
Valle Melaina, S. Nicola, Cortecchia, Redicicoli, la Cancelliera, Prato della Spina, 



ALESSANDRO VI. 1498 lOì 



Torre Maggiore, Casale Abbrucciato, Campiglia, la Ferriera Pantanella presso Grotta 
Ferrata, e una vigna in Sallustianis. 

COLLEZIONE CAFFARELLI, a e. 19. Otto iscrizioni « in domo Capharelor. apd 
campii Florae " fra cui CIL. 8703, 9707, 12998, 15233, 15258 cet Impossibile di 
entrare nel mare magno dei palazzi e case di questa famiglia. Vedi, frattanto, 
Huelsen, « Familie Caifarelli «in « Bilder aus der Geschichte des Kapitols » p. 25, 
n. 2, e Lanciani, Bull. Com. a. XXIX, 1901, p. 8. Il fondatore della raccolta è il 
Prospero Caifarelli, figlio di Antonio avvocato concistoriale e di Ludovica Colonna, 
vescovo di Ascoli nel 1485, vice legato di Viterbo nel 1492, f nel 1500. Abitava 
presso Campo di Fiore. I suoi parenti e successori non lo seguirono nel campo archeo- 
logico, e la famiglia Cafifarelli si è segnalata sino ai nostri tempi per la sua indiffe- 
renza verso le cose d'arte e d'antichità. Fa eccezione Lorenzo Caffarelli « conserva- 
tore et defensore degli edifizii pubblichi » al tempo di Paolo II, il quale « stracciò 
et ferì quelli che cavavano li trauertini delli fondamenti del Culiseo » (Huelsen, 
ì. e. n. 26). Vedi Aldovrandi, p. 221. 

COLLEZIONE CAPODIFERRO. a e. 90. Cinque iscrizioni « in domo q. Marcelli 
Capo de Ferro » e due altre a e. 132 provenienti dal mausoleo degli Asprenati, CIL. 
VI, 1370, 1371. Si tratta forse del Marcello maestro delle strade e edificii di Roma 
nel 1425 insieme a Nicola Porcari. Del museo Capodiferro raccolto più tardi nel 
palazzo oggi Spada si parlerà all' a. 1559. Sulla relazione di famiglia coi Maddaleni 
vedi più sotto. 

COLLEZIONE CAPRANICA, a e. 117. Poche iscrizioni fra cui CIL. 640, 8983, 
10730. Il n. 640, edicola marmorea dedicata a Silvano, è accompagnato dalla nota : 
li Hic est imago Siluani nudi senis habentis marni dext*. falce putatoria, in capite 
sertù: in sinistra ramù pini cu spolio leenae. ad pedes eius est canis cu auribus 
arrectis. Siluanus gestat ocreas ad medias tibias ». Gli altri due numeri 8983 e 
10730 si riferiscono allo stesso individuo P. Elio Lyco, istitutore nella scuola di 
Capo d'Africa: ma il Corpus gli ha separati, collocando il primo titolo tra quelli degli 
« ufficiales ex familia Augusta » il secondo tra quelli del volgo profano. Credo che 
il fondatore della raccolta, destinata a raggiungere grande celebrità nel secolo seguente, 
sia l'Angelo vescovo di Palestriua, cardinale di titolo di Santa Croce, fratello di Giu- 
liano, zio di Paolo, di Giovanni Batt. e di Girolamo vescovo di Fermo, il quale acquistò 
nel marzo 1475 i beni di casa Savelli in Teverina (Casale Torrita del Vescovo), e in 
territorio Albano (Grotta Scrofana ecc.). Quando Pietro Sabino copiò le iscrizioni 
predette, la casa apparteneva a Paolo. La famiglia possedeva sino dalla prima metà 
del secolo terreni archeologici sul Palatino. Biondo Flavio, dopo descritta la chiesa 
di s. Andrea in Pallara « in qua sepulcrum est Joannis papae eius nomini octavi - 
aggiunge : ^ ceteras Palladii partes alto circumdatas muro, vinca implet sunimi viri 
Dominici Capranicensis ... cardinalis, quem litteris ornatissimum .... cet. •<. I Capranica 
continuarono a possederla almeno sino al 1557, nel quale anno, una carta del not. 
Reydetto prot. 6165, e. 56 A. S., ricorda la « vinca Capranica in monte Palatino iuxta 
stratam que ab arcu Titi ascendit ad dictum montem ». La deferenza di Biondo 
Flavio verso del cardinale si spiega facilmente con ciò che egli era stato ammesso 

U 



106 ALESSANDRO VI. 1498 



a far parte deirAccaderaia Capranicense insieme a Enea Silvio Piccolomini, a Jacopo 
Ammanato etc. Nel palazzo, ancora esistente nella piazza degli Orfani, che allora 
dicevasi « piazza del card, di Fermo » era stata raccolta una biblioteca di 2000 vo- 
lumi, arricchita più tardi di altre opere da Guglielmo de Pereriis, uditore di rota 
sotto Alessandro VI. Sul museo Capranica del secolo XVI e sua dispersione vedi 
ad a. 1574. 

COLLEZIONE CARAFFA, a e. 124. Tre iscrizioni 121, 2679, 9991 « apud 
Rf". D. Episcopum Caiacen t , cioè in casa di Oliviero Caraffa, cardinale e vescovo di 
una quindicina di sedi, fra le quali quella di Caiazzo. Avendo tolto in affitto il 
palazzo di Francesco Orsini in Agone, fece collocare sull'angolo verso la via papae 
il frammento del Pasquino nel 1501. Chi sa se il frammento non provenga dalle fon- 
damenta del convento della Pace, le quali si stavano appunto scavando nel 1501. Il 
cardinale, ricco a milioni, possedeva una vigna fuori porta del Popolo, altra sul Qui- 
rinale, e delle buone anticaglie nella sua residenza di città. Vedi Albertini, p. 87. La 
vigna del Quirinale sembra fosse ornata con le immagini degli « scriptores rei rusticae » 
(Schrader, p. 218). Sotto una figura di Flora, posta nel conclave, leggevasi il gentile epi- 
gramma « firmum corporis robur (il cardinale morì di 81 anno), castasque mensarum 
delitias, et beatam animi securitatem amatoribus meis promitto " (Ivi, p. 215'). Questo 
sito di delizia rimase in potere della famiglia sino al maggio del 1587: poiché non 
avendo il card. Luigi d' Este pagato il prezzo pattuito per 1' acquisto, i coeredi Fabrizio 
Carafa duca d'Andria, Vincenzo priore d' Ungheria, e Francesco, lo venderono a Sisto V 
al prezzo di 20 m. scudi. 

Il testamento del card. Oliviero, rogato dal notaio Luigi de Guirranis de Cam- 
pania (in A. S. C. Script. Archiv. voi. II, e. 40') porta la data del 12 maggio 1509. 
« . . . . relinquo omnes meos libros in omni facultate videlicet theologie, philosophie, 

canonice et civili librarie quam fabricavi in sancta Maria de Pace ordinis Canoni- 
corum regularium item relinquo capello mee Annumptiate et sancti Thome in Mi- 
nerva unam crucem argenti parvam et duo candelabra argenti prò altare .... item 

relinquo diete capello duos pannos de racla magnos (arazzi) cum ystoria adami et 
ève ut serviant in festo Annumptiationis ...... Eredi dell' enormi ricchezze furono 

chiamati i fratelli Carlo ed Ercole, e i nipoti Antonino e Giacomo. 

COLLEZIONE CIAMPOLINI. Vedi la mia Memoria sulla <* Raccolta antiquaria 
di Giovanni Ciampolini « in Bull. Com. voi. XXVII, a. 1899, p. 101 sg., alla quale 
posso aggiungere un solo documento relativo a una vigna « Michaelis et aliorum fra- 
trum de Ciampolini ". La vigna si trovava « infra moenia urbis in loco qui dicitur 
Monte Aventino, in loco qui dicitur sancto Alexo » (terreno archeologico per eccellenza), 
a confine con le vigne di maestro Luigi dello Guazzo pelamantelli, dell' avv. Fran- 
cesco Novelli ecc. Vedi noi de Goriis, prot. 851, e. 82 in A. S. Nel 1537 si ha me- 
moria di un' altra vigna posseduta da Imperia vedova di Francesco Ciampolini fuori 
la p. Latina in luogo detto Valle d'Accia. Vedi not. Straballato, prot, 1709, e. 88 
in A. S., e Robert in MittheiL, tomo XVI, a. 1901, 242. 

COLLEZIONE CECCHINI. Ricordo la bella iscrizione dell'auriga Diocle CIL.VP, 
10048, che l'a. dice aver copiata « Romae in Campo Martio sub porticu domus de 



ALESSANDRO VI. 1498 107 



Cechinis in lapide ab lato ex vinea » dei Cecchini stessi, la quale doveva troyarsi 
lungo la via Trionfale, a piedi o sul dorso del monte Vaticano, come risulta dalle testi- 
monianze recate dal Corpus 1. e. Non saprei dire se questa vigna sia la stessa sulla 
quale Giambattista Cecchini impose un censo di scudi 24 a favore di Laudomia Bassa 
de' Capozucchi nel luglio 1579, perchè l' atto rogato dal not. Curzio Saccoccia, la 
descrive come posta fuori di Porta del Popolo. Le memorie di questa illustre famiglia 
rimontano almeno al trecento. L'Ameyden lesse nell'archivio di SS. SS. un atto dell' 11 
maggio 1363 del not. Antonio Rossi di Colleferro, relativo a una « venditio facta per 
domiuam Costantinam de Cecchino relictam quondam domini Stephani de Comite ". 
I Cecchini risiedevano in Campo Marzio (') in una « casa antica, rinnovata » nel seicento : 
e avevano sepoltura nella « chiesa antica delle monache di Campomarzo, la quale hoggi 
è inchiusa nel monastero per essersi ingrandito e fatta nuova chiesa, di modo che non 
si possono vedere » . Possedevano altre case « in reg. S'' Angeli in via qua itur ad 
forum piscarium » (not. Micinocchi prot. 1146, e. 21, A. S.), in r. Colonna a canto i 
beni dell'archiospedale di s. Giacomo in Augusta, in r. Regola nella piazza di Campo 
di Fiore, in r. Campomarzo presso s. Ivo : e fuori di Roma i casali di Pietramala in via 
Tiburtina, di Boccone in via Collatina, e di S. Vitale de' Cecchini in via Anziatina (?). 

COLLEZIONE COLONNA, e. 36. Casa e giardino apd s'°^ apostolos, del fu vescovo • 
di Siponto. Vi erano collocate CIL. 621, 2490. Il compilatore vi aggiunge la memoria 
del « templum Isidis Exoratae » CIL. VI, 5, n. 60 che è falsa, e Kaibel n. 999 che 
è vera e si riferisce al Mitréo annesso al tempio del Sole di Aureliano. Il fondatore 
della raccolta pare sia stato il cardinale Prospero, -j- 24 maggio 1463, del quale scrivo 
Biondo Flavio a e. 15' : « lucolit ea hortorum Mecoenatis aedificia (la torre Mesa), 
et quantum opes suppetunt instaurat alter nostri seculi mecoenas Prosper Columnensis 
cardiualis, adeoq. purgando et instaurando illis in aedibus perfecit: ut subiectae 
mentis radicibus areae et incipientis ab ea in Summam aedium partem ascensus 
pavimenta marmo reis varii coloris texellis compacta visantui- » . Il card. 
Prospero possedeva, fra le altre cose, un torso di Ercole non dissimile da quello di 
Belvedere, salvo che nella migliore conservazione delle gambe e del petto (Vedi Bull, 
com. voi. XXVII, a. 1899, p, 102 sg.) e probabilmente il gruppo delle Grazie, oggi in 
Siena « repertum in aedibus de Columna » (Vedi Bull. cit. voi. XIV, a. 1886, p. 347). 
L'Albertino f. 62 tace di opere d'arte. Il Fulvio, parlando delle Cariatidi a p. 133' 
dell'ed. Ferrucci, dice « vedesi hoggi due statue di marmo così fatte, che sostengono 
il tetto della loggia dell'antica casa de' Colonnesi sotto il monte Cavallo " . La sola 
anticaglia superstite, al tempo dell' Aldovrandi era il sarcofago di Melissa, messo 
per vasca nel cortile (p. 266). Dei marmi e dei quadri di casa Colonna si parlerà 
a lungo nel tomo III. 

COLLEZIONE GALLI, e. 128. Ventitré iscriz. in domo d. Joannis Galli script. 
Poenitentiariae, fra le quali n. 2649, 9288, 9289, 9637, 9709, 11515, 12388. 13367. 

(') La casa stava sul confino col vicino rione Colonna, nella presente via di Campo Marzio, di 
maniera che il «jfiardino annessole giungeva sino alla colonna del divo Pio, la ijuale, in una carta 
del 1555, che pubblicherò nel secondo volume, è chiamata « magna columna po^^iTa in jardeno directc 
spectante ad diìin Io. Baptistam de Cichinis ». 



108 ALESSANDRO VI. 1498 



14913, 20949 etc. Le notizie sulla famiglia Galli raccolte dal lacovacci in cod. 
ott. 2550, p. 77-91, vanno dal 1460 al 1590. Discendente del Giovanni, che aveva fondata 
la raccolta al tempo di Pietro Sabino, deve essere quel « nobilis vir dfius Jacobus Gallus 
raercator romanus ac scriptor litterarum apostolicarum de r. Parionis filius et heres 
qd. Juliani Galli », del quale ho trovato memoria a. 1490, nel prot. 1809, di Saba 
Vannuzzi, a e. 156. Un Paolo Galli aveva affittato nel 1511 a Piero Astalli e a Stefano 
Velli le erbe delle tenute di Statua e Palidoro (Not. Ceci in Script, arch. tomo XV, 
e. 57' A. C). « Lorenzo Gallo » dice l'Ameyden « che tenne banco aperto in Roma, fu 
tesoriere di papa Giulio II, et imprestò 120 m. scudi per fabricare il palagio della Can- 
cellarla. Racconta l'Infessura sotto li 5 gennaro 1453 che Stefano Porcaro fu preso in 
casa di madonna Galla serrato in una cassa. Parentarono li Galli con li Orsini di Mugnano 
e si vede sopra una loro casa negli Liutari ben antica l'arma interzata colla Orsina... 
hanno la casa nel rion di Parione... fundarono la chiesa parrocchiale di San... (sic) 
presso il Ghetto ». Nel secolo XVI s'erano imparentati coi Cecchini. La casa ai Liutari 
è celebre pei trovamenti descritti dal Vacca mem. 30, e avvenuti sotto il pontificato 
di Gregorio XIII. Vedi ediz. Pea, p. LXIX, Winkelmann Storia, tomo III, p. 95 e 523. 
Con questi fa gruppo la scoperta del cosidetto Pompeo descritto dal medesimo cro- 
nista mem. 57. Ligorio Paris. 1129 e. 329, scrive « a Quirino facevano la corona 
di brocconi di arbore, come è in quella testa di marmo di esso Quirino che si trova 
conservata in casa de Galli gentilhuomini romani » . La casa, o una delle case, ai Liutari 
fu venduta l'anno 1571 da Fabrizio Gallo al mag.'^" Francesco Capoccio da Terni 
(Not. Martini prot. 1222 e. 483 A. S.), e il palazzo stesso in piazza di Pasquino fu 
venduto ai Cecchini nel 1568, e intestato a una Lucrezia Cecchini Galli. Con tanta 
copia di notizie relative al sito della casa, non so comprendere perchè il Corpus VI, 
2649 accusi di errore lo Smezio quando la dice posta « iuxta s. Laurentium in 
Damaso ». Anche l'Aldovrandi la chiama « casa di messer Paulo Gallo presso a 
palagio di san Giorgio » descrivendone la raccolte figurate poste nella « loggetta 
terrena » nel « giardinetto » e nelle camere « presso la sala ». Vi erano due capo- 
lavori di Michelangelo, l'Apollo e il Bacco col satirello. Quanto alle iscrizioni, che 
il Giocondo ha ricopiate dall' autografo del Sabino, pare che vengano da luoghi 
diversi, eccezione fatta per nn. 9288, 9289. Finirono poco stante in casa di Mario 
Volaterrano. Vedi anche Geffroy " Pierre Jacques de Reims », p. 4. 

COLLEZIONE GRIFFONI, e. 97' seg. Trent'una lapidi miscellanee, fra le quali 
due del colombario de' Sallustii. Un « Grifonectus de Grifonibus ro. civis publicus 
dei gra Imp. auctoritate notarius » aveva stanza in Roma sulla fine del 400. Vedi il 
prot. 887 di suo figlio Marco in A. S., a e. 98. Abitavano in Trivio. Vedi Adinolfi 
tomo II, p. 304. 

COLLEZIONE INCORONATI, e. 120. Quattro monumenti « in domo d. Pauli 
Coronati « il quale parmi essere quel « dominus Coronatus Planche de r. Arenule, 
utriusque juris doctor, et sacri palatii apostolici advocatus » che fondò la fortuna della 
famiglia, dando danaro a interesse. Vedi not. Bistucci in A. C. prot. 66, 9 giugno 1483. 
Il loro palazzo in via Giulia è ancora in essere. Un secondo palazzo di famiglia, 
nella via che da s. Lucia conduceva in Corte Savella, fu venduto nel 1569 a G. B. 



ALESSANDRO VI. 1498 109 



Dono, chierico di Camera. La presente piazza Padella è sempre indicata nei docu- 
menti del 500 col nome di « platea de Incoronatis apud flumen »: e la cappella di 
s. Nicola de Furcis in detta piazza prese il nome di s. Nicola degli Incoronati dopo 
che fu fatta parrocchia da Leone X, nel 1512, sotto il giuspatronato dell' avvocato 
concistoriale, collettore di epigrafi al tempo di fra Giocondo. Queste devono essere 
state scoperte in tutto o in parte nel sepolcro della gente Arlena, nella vigna Ottini 
alla porta Latina. Vedi le osservazioni del CIL. VP n. 9675 e 12331. Il Bosio 
descrisse nel cortile della casa di Angelo Incoronati, dirimpetto a s. Marcello, un 
sarcofago trovato in una vigna presso il Torrione di Borgo tuori della porta delle 
Fornaci (p. 93). 

COLLEZIONE DE LALLIS, e. 35. Quindici iscr. collocate « apud portam, o, iuxta 
studium domus d. Laurentii de Lallis » . La casa stava nel rione Trevi, fra s. Marcello 
e i ss. Apostoli, vicina ai Capogalli. Lorenzo aveva scavato o acquistato molte lapidi 
di militi pretoriani CIL. 1441, 2607 etc. Vedi anche 8848. 

COLLEZIONE MADDALENI CAPODIFERRO, a c. 69' e 70. Sulla origine di que- 
sta illustre famiglia, sulla relazione di parentado coi Gocii Capodiferro, sull' Evan- 
gelista Maddaleni collettore di lapidi nella sua casa « in vico qui ducit de area Alte- 
riorum ad Minervae » vedi Tommasini in Atti Acc. Lincei, classe scienze stor., serie IV, 
voi. X, parte I, 24 aprile 1892. Discepolo di Pomponio Leto, si occupò modestamente 
di ricerche epigrafiche, delle quali rimane traccia nel cod. vat. 3351, e. 153', 154. 
Vedi CIL. VI, 6181, 1236, 1445, 9019, 11027; XIV 2523, 2554, e la nota 1 a p. 7 
della Memoria del Tommasini. Fu anche collettore di libri, la maggior parte de' quali 
gli vennero in casa per parte di sua moglie Faustina, nipote di Giorgio da Trebi- 
sonda. Nei suoi Epigrammi si trova ricordo della scoperta del Laocoonte e del- 
l'Arianna. 11 Tommasini ricorda tra i beni acquistati col frutto di prudente e for- 
tunata mercatura, il Castello di Rocca di Botte « lo Casale de lo Judìo » e quello di 
Torre del Sasso. Maggiori ricchezze accumularono con la gabella di porta Maggiore, 
con la gabella dello studio, e con sinecure di Corte, onde li troviamo più tardi pro- 
prietarii di Castel Campanile, Camposalino, Torre Maggiore, Tor Tignosa, Celfardina, 
Solforatella, Vallerano, e di vigne nel suburbio. 

Quando Ulisse Aldovrandi visitò l'antiquario i^ in casa di M. Piero Domenichi 
Maddalena Capodiferro, presso la piazza degli Altieri « il solo pezzo rimarchevole 
era il gruppo (ora Vaticano ?) di Esculapio e Igia, ricavato da un solo blocco di marmo. 

In un documento del not. Volterrano in A. C Scritt. arch. tomo XXI e. 42' è 
ricordato un « arcus de los Madalenos in regione Pignee ». Vedi anche Pighio cod. 
Beri. e. 114, e Armellini Chiese, p. 490. 

COLLEZIONE MAFFEI, a c. 13'-14'. Ventuna iscrizione ^^ in domo seu in hortis 
dò Achillis de MatYeis " . Le più antiche memorie di questo illustre casato Veronese 
risalgono secondo lo lacovacci (cod. ottob. 2551, 70-80) al 1394. Il suo primo rap- 
presentante in Roma fu Benedetto, abbreviatore del parco maggiore, favorito di Sisto IV, 
il quale, con rogito del notare Pietro Mirigli, comperò nel 1491, il dì 4 luglio, da 
Pietro Lupi de Chariis una casa in r. Pigna accanto a s. Nicolao de Calcarario. che 
dovea divenire in breve giro di tempo il famoso palazzo-museo Matfeiano. Vedi la 



no ALESSANDRO VI. U98 



mia memoria sulla contrada della Ciambella in Bull. com. 1901, p. 12 sg. Benedetto 
mori a 66 anni nel 1494, e fu sepolto in s. Maria sopra Minerva nella cappella di 
s. Sebastiano, o del Salvatore, a sinistra dell'altare, dove si vede ancora il suo busto. 
Vedi Forcella, tomo I, p. 426, n. 1633. Suo figlio Achille pose le fondamenta della 
futura raccolta antiquaria, riscattando probabilmente molte iscrizioni dalla vicina cal- 
cara dei Caffarelli. Verso la metà del 500 la raccolta contava i numeri CIL. VI, 33, 
34, 35, 36, 98, 108, 109, 114, 471, 597, 607, 610, 746, 1002, 1043, 1235, 1269, 1327, 
1670, 1861, 1872. Molte furono vendute al tempo di Alessandro VII ad uno scar- 
pellino del rione Trevi (Cod. Chisian. J. VI. 205), poche sfuggirono alla sorte co- 
mune : il n. 622 passò ai Ludovisi, il n. 633 ai Colonna, il n. 35 ai Nardi di Firenze, etc. 
Vedi anche Kaibel 952, 953, 966, 1097. Quando Paolo Knibbio visitò Roma dopo 
il 1564, le iscrizioni minori stavano « in casa del cardinal Mafei (deve essere il Ber- 
nardino f 1553, poiché Marcantonio suo fratello ottenne la porpora solo nel 1570) le 
maggiori « su la strada (detta l'arco de' Leni) intorno la ditta casa Mafei ». Sulle 
vicende dei celeberrimi Fasti Maffeiani, vedi CIL. VI, 2297. Alle epigrafi furono 
poco stante aggiunte opere insigni di scoltura, specialmente per opera di Girolamo che 
fu maestro di strade con Latino Giovenale Manetti al tempo della venuta di Carlo V. 
Costui vendè a Paolo III nel 1539 la cosidetta Cleopatra. Vedi l'atto in Mandati Ca- 
merali A. S. voi. 1539-40 e. 139. 

Il cod. berlin. del Pighio contiene tre disegni del « congius ex aere apud d. Achillem 
Maphaeium D. Pighii amicum » che era stato trovato a Todi (e. 165, 167, 169), e 
uno di bassorilievo circense egregiamente disegnato a e. 100. Il Ligorio, Torin. XV, 
e. 89' ricorda altre anticaglie in « casa di M. Mario Mafaei da Volterra vescovo di 
Cavagliene " il quale Mario (fratello del canonico Achille, amico del Pighio Q), di 
Marcantonio vescovo Teatino, e di Settimia) è dato dal Gregorovius Vili per fratello 
del celeberrimo autore dei Commentarli Urbani, Mario Volaterrano, figlio di quel Ghe- 
rardo che sotto Pio II era stato professore di legge in Roma, nato nel 1451 e morto 
ai 25 gennaio del 1522. Ma fra i due corre un secolo d' intervallo. 

Nel settembre del 1893 vidi in Londra, nella libreria Quaritch, una preziosa 
reliquia della biblioteca del Volterrano, cioè un codice in pergamena, contenente il 
Bruto di Cicerone, con le iniziali miniate, e con lo stemma di famiglia impresso a 
oro sulla copertina. Il codice, tutto di pugno dell'autore de' Commentarli, proveniva 
dalla Biblioteca Woodhull, e fu venduto per 30 sterline. 

Il catalogo dell' Aldovrandi, riprodotto dall' Hondio, porta molti busti, 55 teste 
senza busto, una testa di Laocoonte, il bassorilievo Pighiano del Circo, altro rilievo 
tricliniare, molti oggetti minori, cioè cinerarii, urnette, patere, lucerne, e un gruppo 
di Pan e Erote nel giardinetto. Il cardinale Marc' Antonio, j- 1583, continuò le tradi- 
zioni artistiche di famiglia, come risulta dal seguente documento da me trovato in atti 
Cellesio, prot. 1692, e. 410 in A. S. sotto la data del 10 nov. 1577. 



(•) Del canonico Achille esiste in archivio capit. vatic. un discorso « dell'eccellenza della chiesa 
vaticana » presentato a Paolo IV, e scritto in pergamena. Il Torrigio lo lesse il 19 aprile 1630 
(Grotte, p. 240). 



ALESSANDRO VI. 1498 111 



« Magnificus Dfis franciscus de porcariis Romanus sponte confesssus fuit habuisse 
et recepisse prout In mei & habuit a sacro monte pietatis et prò eo ab 111"'° et 
R'"" Card.'* Maffeo per manus Dfii Marij de Crottis senta 131 cura dimidio, que 
sunt prò precio unius statue bacchi domino vincentio de fabijs (vedi Aldo- 
vrandi, p. 228, 230) ablate, et per ipsum montem subbastate ac deliberate eidem 
111° et R™" Cardinali Maffeo cessionario Dai Diomedis... (sic) senensis R*"' Dfii Nuntij 
magni Ducis florentiae familiaris. de quibus d. Dflus franciscus tara supradictum 
montem pietatis ac DI'", et R.™"™ Card."" Maffeum absentem et dicto dflo Mario 
presente et una mecum Notano & prò IH.* et R."'^ Dominatione sua legitime stipulante 
et recipiente, quam etiam quoscunque alios super dieta statua subbastata et delibe- 
rata Interesse habentes computatis in dictis scutis centumsexaginta uno ed dimidio et 
pecunijs domini rutilij alberini debitis prò expensis in subbastatione et deliberatione 
per ipsum dominum franciscum factis, de quibus & exceptioni & renunciauit quietauit 
& promittens & » (^). Della raccolta Fabii, dalla quale viene questa statua di Bacco, 
si parlerà all' anno 1556. 

I Maffei non ebbero grandi possedimenti in campagna di Roma. Si attribuiscono 
loro soltanto i casali Castel Arcione, Torricella, Redicicoli, Villa e Torre Bufalara, 
i quali furono alienati per debiti patrimoniali prima della fine del 500. In Roma 
stessa Girolamo Maffei aveva ottenuto il possesso della vigna del Settizonio, come 
erede e successore di Cecca Conti. Vedi a. 1821, 8 aprile. 

Gli epigrafisti avranno notato più volte nel CIL. tomo VI, 646, 1002, 1043 etc. 
che lapidi viste dai cinquecentisti in domo Achillis seu Hieronymi Maphaei, sono 
indicate più tardi come esistenti « in aedibus Ludovici Lanthii e familia Maphaeo- 
rum ». Egli è che una delle case Maffei alla Pigna era stata venduta il giorno 13 
gennaio 1568 dai figli e coeredi di Girolamo maestro di strada (cioè da Mario, Mar- 
cantonio, Achille e Settimia) a Ludovico Lante per il prezzo di scudi seimila (vedi 
prot. cap. di Curzio Saccoccia e. 56) e con essa casa, evidentemente, quelle poche 
iscrizioni che portava affìsse alle pareti. 

II nome dei Maffei, dal Volaterrano al marchese Scipione, è legato agli studii 
archeologici per circa quattro secoli. 

Il primo scrisse un trattatello topografico intitolato, Descriptio Urbis. Il car- 
dinal Bernardino 7 1553 dettò una « Historia de inscriptionibus et imaginibus 
antiquorum numismatum » ricordata dal Torrigio « De script, cardinal. •' p. 10. Il 
card. Marcantonio, 7 1586, fu commissario di Pio IV per il risarcimento delle 
antiche chiese di Roma minaccianti rovina ; e finalmente un Paolo Alessandro Maffei 
fu commissario delle antichità nel secolo scorso. 

COLLEZIONE MATTEI a e. 21-23'. Trentatre iscrizioni « in horto Baptistae 



(•) Le relazioni d'affari tra i Maffei e Francesco Porcari continuarono almeno sino al 150''. 
anno della morte del cardinale. Nel prot. capit. di Curzio Saccoccia e. 167 si ricorda un atto dol 
4 febbraio col quale Girolamo e fratelli, figli ed eredi di Mario, impongono un censo annuo di 
scudi 142 e bologn. 79 sopra la tenuta di Castel Arcione in favore di Francesco Porcari, per il 
prezzo di scudi 219U. 



112 ALESSANDRO VI. 1498 



Jacobi Mathei » una delle quali « in pariete stabuli » : s' intende dei Mattei di Tra- 
nstevere, ramo distinto da quello di Calcarara. 

« La famiglia » scrive l' Ameyden « è antica romana trasteverina, come appa- 
risce dalla casa che al di d' hoggi si vede di veneranda antichità con l' arme de scacchi 
senza l' aquila. Doppo (il 1372) si trasferirono in Roma alcuni della famiglia, e fon- 
darono casa nel rione della Regola, molto magnifica a quei tempi (piazza delle Tar- 
tarughe, n. 22, già piazza Mattei). 

Nel giardino, dunque, della casa in Trastevere (hortulus ad pontem Insulae Ti- 
berinae) erano raccolte le iscrizioni CIL, VI, 115, 116, 117, 429, 430, 710, 1603, 
2130 (cf. 2129) e 2269 etc. riferibili per la maggior parte a culti superstiziosi e 
perciò formanti gruppo e famiglia. Battista di Jacopo Mattei, loro raccoglitore, deve 
avere scavato il sito della moderna vigna Bonelli-Mangani, all' ortaccio degli Ebrei, 
(ora stazione di Trastevere) dove era il tempio di Giove Palmireno, e dove stavano 
probabilmente le basi che portano inciso il nome di Giulio Balbillo sac. Solis Ala- 
gabali (Vedi CIL. 2269 e 708). Gli altri monumenti si riferiscono a Giove Sabazio, 
alla dea Siria, a Giove Dolicheno ; uno alla vestale Massima Terenzia Flavola. Questo 
Battista Mattei doveva essere una specie di Vezzio Agorio Pretestato dal quattro- 
cento. Morendo, lasciò pingue patrimonio ai figliuoli Bernardino e Giulio, i quali, 
venuti a differenza fra loro, sollecitarono 1' arbitrato di Giulio Albertoni e Girolamo 
Serlupi. Il lodo, in atti di Bernardo Mocaro, porta la data del 7 dicembre 1502. 

Ulisse Aldovrandi p. 152 descrive « im Mercurio ignudo assiso sopra un trono, 
e tiene una fanciulla ignuda in braccio... trovato in Trastevere in casa di messer 
Alessandro Mattei ». E siccome anche le iscrizioni Kaibel 971, 997 etc. si dicono 
«repertae in liortis Mattheis transiberim » io credo che tutti o parte dei mo- 
numenti descritti, siano veramente frutto di scavi eseguiti vicino al I miglio della 
via Portuense. 

COLLEZIONE MILLINI, e. 59 sg. Comprendeva fra gli altri monumenti, i titoli 
del sepolcro dei Minicii al Monte Mario (vedi sopra), il cippo del Tevere CIL. 1239^ 
« repertum in fundamentis pontis Siiti « , e il plinto di statua de re Seleuco, Kaibel 
1206. Vedi cod. mus. Florent. 7% 16, e cod. Beri. A. 61, e. 76'. 

I Millini entrano nel campo archeologico sino dal secolo XI con quel Pietro (') 
fratello del card. Giovanni Battista, e figlio di Saba conte palatino, il quale edificò 
restaurò la cappella della visione della Croce sul monte Mario nell'anno 1470, 
servendosi di molte lapidi cemeteriali per la costruzione del pavimento. Vedi Armel- 
lini, p. 386. È probabile che la scoperta dell' ipogeo dei Minicii sia avvenuta circa 
l'istesso tempo. Vedi BuU. com. a. 1881, p. 22 e BulL Inst. 1881, p. 12. 

È singolare il fatto che questi Millini, gente di guerra e capitani illustri di 
generazione in generazione (vedi 1' eccellente stemma geneaologico op. Alveri, II, 45), 

(') Nell'appendice alle « monete pontificie » p. 68, il card. Garampi parla del codice mem- 
branaceo degli Statuti di Roma in Archiv. secr. vat., in calce al quale leggesi; « Expliciunt sta- 
tuta urbis et ro. pò. propria nobilis ac egregii viri diii Petri Melini civis civitatis liome 
M.CCOC. XXXVIII die tertio raensis Junii, bora tertiarum, et finitum per me Bernardum de Ven- 
turinis de Papiar ». 



ÀI.ESSA"NDRO TI. 1498 113 



prendessero intéressa alle antichità, e ne ornassero le loro case in Parione, nelle quali 
non abitavano che raramente, tra una campagna e l'altra. Le troviamo perciò affit- 
tate ad un ambasciatore di Spagna nel 1491, al card. Lorenzo Campeggi nel 1517, 
a Isabella Anguillara Farnese nel 1550, al magnifico Niccolò Spinelli banchiere nel 
1571 etc. per prezzo medio di annui ducati d'oro 300. 

Circa la metà del secolo XVI vi erano due raccolte distinte, quella di Giovan 
Battista, e quella di Mario. A Giovan Battista, sposo di Ippolita Maddaleni, spet- 
tava la " domus magna sive pallacium cui ab uno latere est turris mellina et a 
duobus aliis lateribus vie publice » con una raccolta di busti (tria capita egregia). 
La casa di Mario, descritta in un documento del 1568 come « casa del Capitano M. 
sita in r. Parione in via Mellina davanti la chiesa di s. Agnese (allora orientata in 
senso opposto) confinante col palazzo Cibo-Massa-Malaspina, e con le case di Saba 
Palluccelli » conteneva, oltre le iscrizioni già accennate, il bellissimo cippo di Volusia 
Arbuscula delineato dal Pighio Berlin, f. 148 : una « Pallas armata et galeata aliaeque 
muliebres statuae, gladiator nudus, Hercules, Sabinae mulieris caput, Cupido, Alci- 
biadis pueri figura... capita Jovis, Brusi aliorumque decem ignota: Satyrus integer 
singulari factus artificio ». Hondio 32, 33, da Ulisse Aldovrandi pp. 178, 179. 

Questi due palazzi-musei furono quasi interamente distrutti (salva la torre) al 
tempo di Innocenzo X, e fu allora che i Millini migrarono al palazzo Cesi a s. Mar- 
cello, che eglino fecero ampliare e ristorare nobilmente dall'arch. Tommaso De Marchis. 

I Mellini possedevano, oltre la vigna di monte Mario, le tenute di Acquatraversa, 
Capitignano, Olibano, Mentana, l' osteria della Storta, una cappella della Visitazione 
in s. Eustachio, ereditata dagli lacovacci. Sulla cappella di famiglia in s. M. del Po- 
polo e sulle memorie che contiene, vedi Forcella, tomo I, p. 324 e seg. 

Pirro Ligorio, parlando del cosidetto circo Agonale nel suo trattatello delle An- 
tichità di Roma, osserva: « chi fusse il primo edificatore di esso non l'ho potuto 
ancor ritrovare. Credo bene che Vespasiano.... edile.... lo rifacesse. Il che ho ritratto 
da alcune lettere intagliate in certi travertini che furono già cavati dinanzi alla 
porta di s. Agnese (cioè in via dell'Anima) verso la casa de' Millini... ne' quali si 
leggeva il nome de Vespasiano ». 

COLLEZIONE MVSCERONI, a c. 120. Tre lapidi « in domo Nelli Musceroni » 
tra s. Salvatore della Corte e s. Giovanni della Malva, fra cui l'ossario di Manneio 
Soave CIL. VP, 22003, e una figura « Herculis cum clava et pomis granatis in 
sinu » sul plinto della quale era incisa la dedicazione CIL. VI, 274. 

COLLEZIONE NOVELLI, a e. 123. Cinque iscrizioni ^ in domo d. Francisci 
Novelli causidici », la cui famiglia ha lasciato memoria di sé sino dal 1377. Vedi 
lacovacci in cod. ottob. 2551, 204. La sola memoria ch'io conosca di questo avvo- 
cato è che possedeva una vigna vicino a s. Alessio sull'Aventino. Vedi prot. 851 
e. 82 in A. S. Può darsi che discendesse dai Novelli del rione de' Monti, l' impresa 
dei quali è data dall'Adinolfi tomo I, p. 268. 

COLLEZIONE ORSINI DI MONTE GIORDANO, a e. 129'. Ventisette iscr. 
« in domo d. Jo. Baptistae Ursini can^' s. Petri » o pure » in s. M. de Monte Jor- • 
dano ^ indicazione che credo si debba riferire alla stessa casa degli Orsini fabbri- 



114 ALESSANDRO VI. M98 



cata sul monte. La collezione comprendeva un titola tto del colombario dei Sallustii, 
e molti di Vibii e della . famiglia dell'Antonia Drusi. Giambattista Orsino aveva 
realmente due residenze; quella di famiglia in monte Giordano, e la canonica di 
s. Pietro, per la quale, caduto in rovina il vecchio edificio, erano stati adibiti 
« ecclesiam et monasterium monialiura de Cavallerottis s. Catharinae ordinis s. Be- 
nedicti prope forum vaticanum cum domibus contiguis ». 

Quivi mori il canonico epigrafista nel 1498, succedendogli nello stallo Marcello 
Cancellieri. Vedi Torrigio, Grotte, p. 387 e Bull, vatic. tomo II, p. 285. 

Pauli Jordanis domus « dice l' Hondio, p. 28 « varia ostendit cum novi tum 
antiqui operis monumenta » . Nel 1549 il palazzo fu venduto da Camillo Orsini, del 
ramo di Mentana, al card. Ippolito d'Este. Vedi prot. 6150 e. 878 A. S. Nel 1552 
vi abitava l'oratore di Francia Claude de Guiche. Nel 1569 lo trovo indicato così: 
« palazzo di Paolo Giordano Orsini dove abita il card, di Ferrara (Este) ». Passato 
ai Gabrielli nel 700 fu ridotto allo stato presente con architetture di Carlo Rust, e 
le stanze furono ornate « con alcuni antichi marmi e busti primeggiando il Sileno 
e la Diana Efesina. Vi sono anche bei quadri e strumenti di fisica ». Moroni, Diz. 
tomo L, p. 306 il quale ha tolto queste informazioni, mozzandole, della « Città di 
Roma » stampata da Venanzio Monaldini nel 1779, tomo III, p. 20. Il testo ori- 
ginale dice : « negli appartamenti si osservano belle statue di Sileno e di Diana Efe- 
sina : dei busti di Scipione Aifricano e di Traiano : degli scelti quadri : una consi- 
derabile libreria: molti strumenti matematici, etc. » Parecchie fra le iscrizioni quivi 
viste nella fine del quattrocento da P. Sabino e G. Giocondo provenivano dalla 

COLLEZIONE PICCARDINI, e. 94' seg. una delle più ricche della città. 
Questo canonico di s. Pietro, non ricordato dal Cancellieri « de Secretarli » avea 
acquistato parte del colombario dei Sallustii (18 titoletti) e l' intero (?) apparato 
epigrafico di altro colombaio miscellaneo, in tutto 48 lapidi. Parla di questo rac- 
coglitore lo lacovacci in cod. ottob. 2552 e 729. Abitava vicino a s. Maria di Monte 
Giordano. 

COLLEZIONE PICCOLOMINI, e. 111. « Romae in baside vetustissima (delle 
Grazie di Siena) Erant olim in domo R'"^ Car^'^ de Colurana cum subscriptis versib'. 
Nunc vero sùt in R"^' Car^'^ Senen. sine iufrascriptis carminib (Sunt nudae Charites cet). 
Modernum » . Vedi le osservazioni 'del de Rossi intorno l' epigramma in Bull, com., 
tomo XIV, a. 1886, p. 345, alle quali mi sia permesso aggiungere la seguente. 
L'epigramma che incominciava con le parole predette: « Sunt nudae Charites niveo 
de marmòre (vedi CIL. VP, 36) » deve essere rimasto in casa Colonna, o altrove, 
per lunga serie di anni : poiché quando Antonio Lafreri fece incidere in rame circa 
il 1550 la bellissima riproduzione delle Grazie Podocatario (?), la accompagnava con 
l'esametro « sic Romae Carites niveo ex mar more sculptae » evidentemente 
modellato sull'originale Colonna. L'Albertino, p. 23 Schmarsow, dice « domus reve. 
Francisci Piccolominei card. Senensis non longe (ab horologio campi Florae) in qua 
erant statuae Gratiar. positae » altro esempio, dice 1' editore, degli anacronismi nei 
quali cade, sovente l'Albertino poiché nel 1515 un card. Francesco Piccolomini non 
esisteva più. Egli, come papa Pio III, era morto nel 1503 e aveva fatto trasferire 



ALESSANDRO VI. 1498 115 



le Grazie a Siena, al più. tardi nell' estate del 1502, in occasione del suo ultimo sog- 
giorno in patria. 

COLLEZIONE POMPONIANA, a e. 15'-18'. Quarantasei iscrizioni, talune delle 
quali scavate e scoperte quasi nel sito stesso della casa e dell' orticello dell' umanista, 
cioè gli elogi latini e greci del poeta Claudiano e de' Claudi Claudiani in genere. 
Vedi Lanciani, Acque, p. 221, n. 65, 66, e Kaibel, n. 1074. Pomponio possedeva 
parte del colombario dei Sallustii, CIL. VP, p. 1100, uno squisito architrave del 
mausoleo de' Nonii etc. Una lapide era affissa « in pariete cuiusdam domunculae 
Pomponii. . . sub aedo s. Silvestri », Vedi Bull. com. tomo XXXII, n. 1895, p. 101. 
L' istromento d'acquisto della casa « in regione Montis Caballorum, cui ab uno latore 
domus Bartolomei Platina, ab alio res s. Salvatoris Coronatorum " fatto da Pomponio 
il 17 aprile 1479 si trova nel cod. barber. XXVII, 78. E nel protoc. 892 A. S. G. 
del not. Merili, a e. 11, v' è una dichiarazione in data 31 agosto 1483 con la quale 
Pomponio stesso « donat in perpetuum provido viro Carulo fratri ipsius Pomponii 
absenti omnem partem hereditatis et honorum sibi tangentis propter mortem domine 
Alane sororis dicti Pomponii ». Il cod. vatic. 1678 contiene un elegia scritta nel 
1484 nel 1485 dal poeta laureato Elio Lampridio Cervino in lode del rinnovamento 
dei ludi scenici classici per opera di Pomponio. Vedi cod. vat. 9202 e. 66. Si reci- 
tarono le commedie di Plauto da giovinetti a ciò addestrati « in media Academia 
Quirinali jugo ». Morto il fondatore dell'Accademia, i locali del convegno furono 
ceduti a Angelo Colocci: ma il museo epigrafico andò disperso. Perirono i nn. 210, 
531, 1602, 1901, 2181, 2186, 2235 e i titoletti dei Sallustii: i nn. 1315, 1710, 
Kaibel 1074 etc. passarono all' Orsino, ai Farnesi, a Napoli : il n. 733 alla Traspon- 
tina, e così di seguito. La casa stessa venne in possesso del capitano Tranquillo Ceci, 
il quale aveva contemporaneamente acquistato da Giulio Orsino altra casa sul dorso 
del colle « in loco quid, le militie ». Vedi not. Bossi, prot. 260, e. 20 A. S. Anche 
il Platina aveva raccolto iscrizioni (1415, 11130 cet.). 

COLLEZIONE PORCARI. Stetano Porcari, messo a morte nel 1453, era un ap--» 
passionato collettore di antichità. Ambrogio Traversari ebbe da lui in dono, nel 1433 
poco prima, un anello con cammeo in onice creduto rappresentare 1' effigie di Adriano, 
che il Camaldolese offerse alla sua volta ad Eugenio IV. Un bronzo del Museo 
Barbo rappresentante un Cupido (Efebo ?) era stato « trajectatus ab ilio qui fuit 
d. Stephani Porcarii ». Muntz, II, p. 177. Secondo il piano che mi son prefisso seguire 
nel presente lavoro raccoglierò in questo paragrafo le sole notizie relative alle col- 
lezioni epigrafiche ed archeologiche della famiglia. Lo studioso troverà il catalogo 
delle fonti genealogiche ed istoriche nei due scritti, del Tomassini in Arch. Soc. R. St. 
Patria, tomo III, a. 1879, p. 63, e del de Rossi in Studii e Documenti, tomo II, 
a. 1881, p. 98. 

Le collezioni antiquarie di famiglia furono due: quella fondata da Francesco e 
quella di Metello Varo descritte simultaneamente ed indipendentemente dall'Aldo- 
vrandi, a e. 242 e 245 dell'edizione Mauro. Francesco fondatore della prima, era nipote 
del celebre Stefano messo a morte nel 1453. 



IltJ ALESSANDRO VI. 1499. 



Stefano f 1453 (Domenico, Cencio, Pietro) — Giuliano -j- 1466 

I 
Francesco sposo di Antonia Astalli f 1489 o 1490 

I 
(Mario, Vincenzo, Achille) Giulio seniore sposo di Girolaraa Mattei 

I 
Giulio giuniore sposo di Faustina Mattei 

I 
Francesco sposo di Flavia Pamfilia. 

I primi descrittori di Roma ricordano la raccolta sotto il nome del fondatore 
Francesco, i cinquecentisti sotto il nome di Giulio il giovane. 

Fra Giocondo, cod. Chatsworth, e. 24-31, registra centoquattordici iscrizioni 
« in domo q(uondam) Francisci Porcari » fra le quali il piedistallo dell' Atri um Vestae 
CIL. 2129 quello della statua di Vibia Aurelia Sabina n. 1020, l'iscrizione di 
Traiano n. 955 trovata « in angolo Circi Maximi versus templum Herculis Victoria 
in foro Boario: l'ara di Ercole n. 271: diecisette titoletti del colombario « familiae 
liberorum Neronis Drusi » « insta moenia urbis inter portas apiam et Latinam in 
quodam loco quadrangulato » CIL. VP, p. 899, e altri la cui origine è affatto oscura. 

II cod. Berlin, e. 59, ricorda il titolo di una Elpide « in casa di ms frane." 
porcaro ». Nel cod. vat. 7721 di Giovanni Colonna, oltre alla silloge quasi completa 
delle iscrizioni, si hanno bozzetti di frammenti architettonici. Il Mazochio, vat. 8492 
e. 89' dice che la raccolta lapidaria era stata accresciuta nel 1521 (o poco prima) 
da Giulio Porcari con taluni marmi di casa Alessi, e di casa Ciampolini (e. 100): 
ma egli ne trascrive soltanto 89 (e. 135). Il Knibbio, Beri. A, 61, e, f. 64 sg. ne 
porta il numero a 109. Il cod. Pighiano a e. 43 reca una base marmorea compitale 
con rilievi rappresentanti « lares cum Mercurio et Hercule ante aedes Porcariorum » . 
Quanto ai marmi figurati ne abbiamo la nota dall' Aldovrandi, p. 242, la quale ter- 
mina col seguente inciso : « ne la strada dirimpetto a questa casa (di M. Giulio) si 
veggono tre statue vestite in abito grave e matronale sedersi sopra sedie mar- 
moree, ma non hanno testa « . L' Hondio a p. 35 : « apud lulium Porcarium tabulae 
ostenduntur multae, in quis etiam Meleagri venati o. In pariete tabulae V variis 
ornatae figuris: ad dextram pugnantium imago: hinc taurus Europam 
vehens ». 

La collezione fu dispersa dopo la morte di Francesco figliuolo di Giulio, e della 
sua vedova Flavia Pamfili, dalla quale ereditò il card. Girolamo Pamfiii nel 1610. 
Alcune lapidi, p. e. CIL. 699, 1027 andarono a male: 1208, 2129, 2567, 2571 etc. 
passarono ai Doria-Pamfili : 639 ai Ludovisi, 955 ai della Valle, 1020 ai Pitti, 2234 
ai Maffei, 2553 al Galletti e così di seguito. Una piccola parte rimase sul posto, 
nascosta dentro la bocca della cisterna, dove la rintracciò il comm. de Rossi nel 1881 
per notizia avutane « da una buona vecchia quivi abitante ». Il principe Doria, pa- 
drone del luogo, ne fece dono al Comune : e fu stabilito di serbare il piccolo gruppo- 
da solo, aggiungendovi la memoria seguente: « questo avanzo dell' insigne antiquario 



ALESSANDRO VI. 1^98 117 



di Francesco e di Giulio Porcari, il principe Giovanni Doria-Pamfili ha affidato alla 
custodia del Comune di Roma, Luglio 1881 ». La memoria non è stata collocata al 
posto, e ristorico gruppo non è stato serbato da solo. Aggiungo da ultimo che, se- 
condo r uso de' tempi, lapidi e scolture erano esibite nell' atrio o cortile della casa nel 
rione Pigna, le pareti del quale atrio erano coperte di affreschi, rappresentanti « molte 
memorie Catoniane » . Vedi Massimo Camillo : sopra una ined. medaglia di Frane. 
Massimo, Roma 1860, p. 10. 

Metello Varo de' Porcari è riconosciuto come fondatore della seconda raccolta: 
uomo di grande considerazione, creato nel 1530 « conte palatino del sacro palazzo 
Laterano della Camera e Concistoro imperiale dall' imp. Carlo quinto allora nella città 
di Bologna dimorante, qual privilegio e grazia gli fu confermata da Giovan Domenico 
de Cupis card, del titolo di san Lorenzo in Lucina » il 20 maggio 1530 (A. S. C. 
not. Paolo Emilio Calzoli). Comprò nel 1545 la cappella Angelini a s. Gregorio. A lui 
forse si riferisce la mem. del Vacca « Mi ricordo aver sentito dire che il magnifico 
Metello Vari, maestro di strade, fece condurre dalla via prenestina fuori di porta 
s. Lorenzo, quel leone di mezzo rilievo, che risarcito da Giovanni Sciarano scultore 
da Fiesole ora sta nella loggia (di villa Medici) » mem. 75, ed. Fea. Era già morto 
nel 1567, avendo io ritrovato in atti del notaio Stefano Maccarano sotto la data dell' 11 
luglio, il ricordo di una « concordia e transazione fatta da Ersilia e Tarquinia Vari 
Porcari, figlie del quondam Alfeo Porcari, Girolama ed Ortensia Vari de' Porcari e 
Diana Frangipane sopra i beni ed eredità del quondam Metello Vari ad intuito del 
cardinale Colonna ». 

Il catalogo dell'antiquario di questo insigne collettore occupa oltre sei pagine 
nel libro dell' Aldovrandi (245-251). Ne trascrivo due soli paragrafi. « In una corti- 
cella, overo orticello, vedesi un Christo ignudo con la croce al lato destro no fornito 
per rispetto d' una vena che si scoperse nel marmo della faccia, opera di Michiel 
Angelo, et la donò a M. Metello, et l'altro simile à questo, che bora è nella Mi- 
nerva lo fece fare à sue spese M. Metello al detto Michel Angelo. A monte Cu- 
culio, poderetto del sopradetto ... fuori della porta ... maggiore a canto essa ... due 
consoli grandi vestiti integri ... due dee intiere vestite assai belle ". Vedi anche 
Hondio a e. 34. Gli oggetti di valore di minor conto, argenti, coralli etc, come 
pure le proprietà urbane della famiglia sul principio del secolo (a. 1519) sono de- 
scritte in una carta del not. de Coronis prot. 643, e. 273 in A. S. 

L' Aldovrandi parla pure di un epitaffio (CIL. 1852) ritrovato fuori della porta 
s. Giovanni, al quale si era dato un posto d'onore pel nome di un M. Porcius 
Pollio che in esso ricorre. Si sa che i Porcari, i quali nel secolo XI gloriavansi di 
proclamarsi PORCORVM SANGVINE GRETI (epigrafe di Azzone abate di s. Antimo 
a Montalcino, citata dal de Rossi, Studii e Docum. tomo II. p. 99) accampando sul 
loro scudo il porco sopra una rete, assunsero il nome di Porcii, o Portii al tempo di 
Stefano della cotigiura, e sull' epistilio d' una porta di casa, cui sovrastava il busto 
marmoreo o l' imagine dipinta del vecchio Catone, scrissero il noto distico " ille ego 
sum nostrae sobolis Cato Porcius auctor, nobile quod nomen os dedit arma toga -. 
Stefano stesso sottoscrisse gli statuti di Anticoli di Campagna - Steplianus Portius eques 



118 ALESSANDRO VI. 1498 



romanus ". Nell'A. S. C. prot. 591 del not. Baldassare de Kocha, a e. 252, l'Amati 
ha trovato quest'altro notevole documento del 1485. 

« Millesimo quadringentesimo octuagesimo quinto, mense aprilis, die vigesima. 
Constitutus venerabilis vir Dominus Paulus Portius, beate Marie majoris de urbe 
canonicus, et poeta laureatus egregius, licet infirmus corpore tamen sana 
mente suum condidit et ordinavit testamentum. . . . Suum heredem universalem con- 
stituit nobilem virum dominum Gentilem De Porcariis eius carnalem fratrem » . 

I Porcari possedevano sull'Aventino. L'Armellini ha trovato nell' archivio di san 
Pietro in Vincoli una carta del 1477 ove si nomina « vineam positam prope ecclesiam 
sanctae Priscae eundo ad s. Alexium, quam tenet Antonius Porcharius qui habitat 
prope Minervam». Possedevano pui'e il Casale di Acquabollicante fuori porta Mag- 
giore (25 aprile 1511, not. Alessio Pellegrini) metà del Casal Bruciato fuori la porta 
Salaria, accanto la tenuta di Magliano di s. Marcello (17 dicembre 1533, not. Stefano 
Armanni), fornaci fuori porta Torrione, case nel rione s. Angelo vicino i beni di Giu- 
liano Cesarini, una delle quali venduta a Maestro Gherardo di Pietro de Eossi (7 set- 
tembre 1546, not. Curzio Saccoccia), il casale di Capobianco in via Nomentana (12 set- 
tembre 1567, ibid.), e quello di Valle Pisciamosto fuori di Porta s. Paolo (8 maggio 1585, 
not. Innocenzo Garzia). Un vicolo vicinale dei Parioli si chiamava vicolo de Porcari. 

I Porcari ebbero tre cappelle gentilizie (e tre sepolcreti) nelle quali sono andati 
a finire molti marmi. Il sepolcreto principale era nella chiesa di s. Giovanni de Pinea, 
ed il suo più antico monumento è quello di Giuliano f 1182, opera della Scuola mar- 
moraria romana. La seconda cappella è nella Minerva. Era stata assegnata dai Do- 
menicani a Girolamo Porcari vescovo Andrinense e dedicata al santo omonimo. Il 
giorno 10 sett. 1521 Giulia Zacchia vedova di Prospero, in nome proprio e dei figli 
Domenico, Saba (') e Girolamo, assegna alla cappella una dote di scudi 200 (A. S. 
C. Not. Alessio Pellegrini, f. 152). Questo è il ramo Porcari del r. Campitelli, pos- 
sessore di fornaci fuori della porta del Turrione (A. S. C. Not. Micinocchi, e. 92), e 
di case nel rione di s. Eustachio (ivi, Not. Tullio Antonangeli, e. 18). La terza 
cappella era in s. Gregorio al Celio, ed apparteneva al ramo di Metello Varo. Un 
rogito del not. Paolo Emilio Calzoli del 13 agosto 1545 dice che Lucrezia moglie 
di Paolo Angelini del rione Colonna, padrona della cappella di s. Antonio in s. Gre- 
gorio, non avendo altri di sua famiglia, cedeva tutte le sue ragioni e giuspatronato su 
detta cappella a Metello Varo. 

COLLEZIONE SANTACROCE, a c. 91'. Prospero Santacroce aveva già raccolto, 
vivente Fra Giocondo, molte lapidi miscellanee, sacre, compitali, funebri, e il frammento 
de' Fasti CIL. 1- p. 1. Nel 1480 s'era veduto confiscare parte del patrimonio, cioè il ca- 
sale di Selva della Rocca, confinante con Palidoro e Castel Campanile, accusato, com'era, 
di omicidio in persona di Pietro Margani. Queste vicende non lo distolsero dalla sua 
propensione, e alla sua morte la casa (privatos lares iunctos renovatis templis di 
s. Maria in Publicolis. Vedi cod. barb. XXX. 89, p. 507) doveva contenere un buon 
numero di marmi scritti e figurati. Gli antiquarii del secolo seguente parlano di tre 

(1) Celebrato da Marcantonio Altieri nei Kuptiali, ed, Narducci, 1873, p. 6. 



ALESSANDRO VI. 1498 119 



raccolte diverse, di Onofrio cioè, di Girolamo (Giacomo), e di Valerio. Vedi Aldo- 
vrandi p. 236, 241. 

Onofrio- possedeva un altorilievo di magistrato togato, trovato nello scavare le 
fondamenta del palazzo presso piazza Giudea, cui avevano attribuito il nome di 
Valerius Publicola. Girolamo, marito di Ortensia Mattei, aveva in casa, secondo il 
racconto del Knibbio Berlin. A. 61, e. f. 20 « sei iscrizioni al pozzo (CIL. 2650, cf. 
1390, 1776, 2260) — a terra sono doi quadri di marmo nei quali sono iscolpiti cinque 
fasci consolari con questo scritto (moderno) « fasces et secures consulares » . Si vede anche 
qui un centauro di mezzo rilievo, e questo simulacro della Fede col suo medius fidius » . 
Vi era pure l' iscriz. Kircheriana dell'Amor, Honor, Veritas, e un frammento di Ca- 
riatide di mezzo rilievo. Vedi cod. Berlin, e. 8'. 

Valerio possedeva nella vigna Aventinese al Priorato quattro statue, due delle 
quali di magistrati, e nella casa alla Regola un Ercole, la cosidetta amazone Ippolita 
(vedi Cavalieri « antiqq. stat. » tomo IT, tav. 44), Pan con la fistula a sette calami, un 
sarcofago con la caccia calidonia : e nella Galleria o « deambulacrum » teste, busti, 
una vacca di metallo, una tigre di marmo, un Apollo, e un gruppo di Ercole e Aiiteo 
in bronzo che si reggeva in sui piedi senza plinto. 

Nel cod. Pighiano Berlin, a e. 8 e 10, si parla due volte di un codice epigrafico 
del card. Prospero Santacroce, quell' istesso che scoprì una « magnifica sepoltura » a 
porta latina (Vacca m. 99) e che introdusse in Roma il tabacco o erba Santacroce. 
Il Bianchini cod. veron. 347, 4, ha lasciato l'appunto che segue in data 26 gennaio 1706. 
« Venalia extaut prope capitoliu. in heredit®. March."'* Tarq."^" Sete Crucis simulacra 
seu statue due palra. 6. quoru. una musa altera Bacchu. refert. septem protomis magni.' ^ 
Trajani. 1. viroru. 8. fem. 3. ". Vi erano bassorilievi e altri marmi minori, ed una 
statuetta di fanciulla di palm. 4. Prezzo della raccolta 220 scudi. 

Vi erano pure da vendere, ma d'altro padrone, un busto di Euripide a 300 scudi, 
ed un Fiume di basalto, guasto dall' ombelico in giù. 

Pietro Rossini descrive nel Mercurio Errante tomo II, p. 399, il « nobilissimo 
palazzo Santa Croce architettato da Francesco Paparelli, nel di cui cortile sono molti 
bellissimi bassirilievi antichi, fra i quali è di maniera greca quello del trionfo di 
Bacco e di Sileno, come pure il fatto di Trimalcione coi satiri, nel mezzo delle quali 
sculture vi è il sacrificio di Giove Taurilio, ed un altro di non cattiva maniera. Sono 
negli appartamenti molte pitture a fresco di Francesco Grimaldi. Fra i quadri più insigni 
ve ne sono alcuni dell'Albano, la Concezzione di Guido Reni, ed altri del Guercino, del 
Tempesta e del Pussino. La Galleria fu dipinta da G. B. Ruggeri bolognese. Vi è ancora 
una bella statua di Appello, una di Diana, due di una Cacciatrice, ed un'altra di un 
Gladiatore, insieme con un Ritratto in marmo dell' Algardi " . Vedi anche Ficoroni R. A. 
parte II, p. 46. Nel protoc. 263 del net. Bracchini in A. S. a e. 367 si trova un 
documento di qualche interesse per la storia dell'Arte, cioè la descrizione di certi 
fregi dipinti l'anno 1497 da Paolo pittore nella casa di Francesco e Giacomo San- 
tacroce, e periziati da Maestro Evangelista del q.'" Pietro Paolo Cervellieri. 

Nel 1578 il card. Prospero ampliò l'area delpalazzo per fare la porta al giardino 
confinante con la chiesa di s. Salvatore in Campo. Xot. Guidotti, prot. 3652 e. 542. 



120 ALESSANDRO VI- U98 



1 Santacroce hanno posseduto le tenute di Selva della Rocca, Maglianella, Vaccareccia, 
e il castello di s. Gregorio. 

COLLEZIONE DE SINEBARBIS, a e. 6'-7. Vedi lacovacci in cod. ottob. 2553, 719, 
anni 1495-1559. Dovevano essere imparentati coi della Rovere, come risulta dal testa- 
mento di Faustina « filie q. dni Gentil de Sinebarbis de Ruere " in atti Mancini, 
prot. 1012 e. 62, anno 1524. Fondatore della collezione pare sia stato il Francesco 
marito di Angelozza, morto poco prima del 1510 (prot. Bianchini 266 e. 159). La 
sua casa stava nel r. di Ponte « ad Turdenona » come si cava dalla scritta nuziale 
tra Lavinia Sinebarl)is e Alessandro de Totis, in atti Pacifici, prot. 1190 e. 130, 
anno 1532. 

COLLEZIONE TAGLIAZZI (?), a e. 122'. Nove iscr. « in domo episcopi Tor- 
cellen». Vedi Moroni, Dizion. voi. LXXVII, p. 122. 

COLLEZIONE TIGETI (RIGETI?), a e. 15. Cinerario quintuplice di C. Julius 
Metrodorus CIL. 20137, squisitamente miniato, e il cippo 2188. Questo prelato, già 
secretarlo apostolico, e protonotario, aveva ottenuto il vescovato di Taranto, al tempo 
di fra Giocondo. E venuto a morte, in sullo scorcio del secolo, la casa, che stava 
nel r. di Ponte vicina a Tor Sanguigna, passò a Mario Bonaventura, e, più tardi, a 
monsignor Ferratini, arciv. di Amelia, dal quale ha preso nome la nostra via Frattina. 

COLLEZIONE TOMAROZZI, a e. 61 « prope s. Eustachiù ante domù Baptistae 
Tomaroci » . La raccolta fu continuata da Giulio, probabilmente figlio del precedente. 
Vedi CIL. VI. 440, 823, 876, 1308, 2270. Di cotesto Giulio ho trovato un docu- 
mento curioso, benché non archeologico, dal quale risulta che egli teneva in mare 
un gallone armato in corsa. « Die XVII februarii 1516. Magister Ambrosius 
Jouardus genuensis promisit magnifico viro d. Julio de Thomarotijs civi romano facere 
certas artiliarias sive bombardas Idest unum basiliscum et duos canones et certos fal- 
chonetos et smerilglios sic vulgariter nuncupatos cum suis masseritijs tot et quot 
eidem d. Julio erunt necessarios prò suo navilio siue galeone et predictus d. Julius 
promisit solvere ducatos XXIII auri largos prò quolibet miliario librarum labora- 
tarum et etiam dare metallum et stagnum quantum opus erit et dictus Ambrosius pro- 
misit quam primum et quantum cito possibile erit facere dictas artiliarias ". Noi 
Buliconi, prot. 894, scritt. arch. voi. XXIV, e. 145', A. C. 

La fortuna della famiglia incominciò a declinare poco dopo la morte di Giulio. 
I suoi figliuoli Flaminio, Fulvio, Pompilio, Francesco e Girolama venderono nel 1523 
parte delle loro case tra la Rotonda e s. Eustachio a Francesco del Bufalo, e altra 
parte nel 1525 ai Crescenzi. Una terza casa, confinante con quella di Costantino Erulo 
da Narni, vescovo di Spoleto, fu venduta nel 1540 a Giordano de Nobili di Rieti. 
Estinta in seguito la famiglia, ereditarono da essa in parte luoghi pii, in parte i 
Boccapaduli, e le iscrizioni furono disperse (2270 ai Massa, 876 a villa Madama, 
1308 a Firenze, etc). 

In campagna di Roma possedevano il casale di Lamentana acquistato, sin dal 17 di- 
cembre 1427, da Vannozza Cenci. 

Sembra che il nome di famiglia fosse Bardella: poiché trovo in atti Bracchini, 
prot. 263 e. 451 A. S. un patto di divisione del 1498 tra i fratelli Giovanni e Paolo 



ALESSANDRO VI. 1498 121 



Bardella de Tomarozzi, nel quale figura in primo luogo la « domus magna » alla por- 
ticella della Rotonda. Prima (1427) si chiamavano Tomarozzi de Thomais. 

COLLEZIONE DELLA VALLE, intorno alla quale vedi Michaelis « Ein stich 
von Hieronymus Kock (n. 325 della mia raccolta di stampe e disegni) die Samm- 
lungen della Valle » in Archaeol. Jahrbuch 1891, p. 218. Fra Giocondo e. 4-5' 
nomina tre case, di Bernardino, di Bartolomeo, e di Filippo. Nel 1558 le raccolte 
archeologiche si trovavano divise tra i Rustici della Valle, Valerio e Bruto della 
Valle, nella contrada di tale nome. Vedi Aldovrandi p. 212-221. Come pei Caffa- 
relli, così per questa famiglia mi è impossibile discudere a particolari. Conservo nel 
mio schedario novantaquattro documenti inediti relativi ai Valle, settantaquattro 
relativi ai Capranica, tredici relativi ai Rustici, materiale copioso abbastanza per 
formare un volumetto a parte, e per riformare a ritoccare gli stemmi geueaologici 
proposti dall' Adinolfi « La via Sacra " p. 122 sg., dal Ciampi « Nuova Autologia « 
tomo XVII, a. 1872, p. 221, dallo Stevenson in Archiv. S. R. S. P. tomo VI, 1883, 
e dal Michaelis 1. e. 

Le poche notizie che seguono si riferiscono direttamente o indirettamente ai 
fasti archeologici dei della Valle e loro consanguinei. 

La famiglia era rimasta unita nei beni e nelle possessioni sino al 1467. Il 
13 ottobre di quell'anno i tre fratelli carnali, Lello dottore in legge, Filippo « famo- 
sissimo » dottore in medicina, e Giacomo, volendo vivere ciascun da sé, procedettero 
alla divisione del patrimonio col ministero del notaro Giovanmatteo Salvetti, fungendo 
da testimonii Pietro Albertoni del r. di Campitelli, Domenico Porcari del r. di Pigna, 
loro cognati carnali, e Germano dei Vendettini, notaro del r. di Ripa. Il patrimonio 
comprendeva il « casale q. v. Buonricovero extra portam s. Johannis » acquistato 
nel 1398 da Paolo Conti signore di Poli, il « casale q. v. Centumcellis " fuori 
porta Maggiore acquistato nel 1394 da Andrea Angeloni, il « palatium situm in 
r. Sancti Eustachii iuxta domum heredum quondam Pauli Cencii ", altro palazzo 
nel r. di Parione venduto nel 1459 a frate Valentino rettore di s. Stefano Rotondo, 
un orto a fianco del templum Eventus Boni a s. M. di Monterone, acquistato dagli 
Alberini, il casale Renclaustro acquistato nel 1396 dal predetto Andrea Angeloni, 
la quarta parte del casale di Grotta Cellense, tolta in enfiteusi nel 1462 da Paolo 
Leis, e altre possessioni minori del valore complessivo di scudi d'oro quattrocentomila, 
somma invero grandissima per quei tempi. Tanta fortuna, invece di patire diminu- 
zione con l'essere divisa in tre parti, fu invece notevolmente accresciuta da ciascuna 
delle tre discendenze di Lelio, Filippo e Giacomo. Valga d' esempio il seguente 
inventario dei beni del minorenne Bruto, figliuolo di Lelio, e nipote di Fabrizio, 
redatto il 20 ottobre 1535 dal suo tutore Jacopo Muti. L' inventario incomincia con 
la « domus solite habitationis dicti q. domini lelii sita in r. s'' eustachii iuxta domum 
octaviani de valle, ab uno, et domum q. R'"' cardinalis (Andreae ~ 1517) de Valle 

ab alio, et ecclesia s'' (s. Martino de Monte?) et ante est via pu- 

blica " . Al palazzo era annesso un casaleno scoperto e una « casecta per stalla " . 
Seguono « la hostaria de la campana, dietro Campo di Fiore: un fienile grande e uno 
piccolo alla scesa di Marforio : l'orto grande del Pantano di s. Basilio, del quale 

lo 



122 ALESSANDRO VI. 1498 



ho parlato nel Bull, coni., tomo XXVIII, a. 1901, p. 44 sg.; l'orto grande al Circo 
Massimo: la terza parte del piazzatico di Fogliano e del Fucino in pescheria: la 
quarta parte di Castel Malnome: la metà di Torre Carbone: il casale di Buonrico- 
vero : il casale del Quadraro : una vigna al Laterano, e un canneto ai ss. Pietro e 
Marcellino « Et le predette cose disse esser de la heredità de detto mr Lelio (padre) 
et fabritio (nonno). Item asseruit essere in la heredità de la matre (una Cava- 
lieri) ».... parte della casa grande nella piazza grande de Cavalieri: altra minore, 
ivi : una « casepta in la via de la stufa de Cavalieri .... doi stallecte in la via de 
la trinità: uno censo sopra una casa et calcara vicina ad s** nicola de li cava- 
lieri un altro censo sopra al casaletto for de porta san pangratio: .... una 

vigna con casepta et torre for de porta san Sebastiano oncie (manca il numero) 

de casale brusciato for de porta salara .... un terzo del casale iudio: once del 

casale de quinto posto for de ponte molle item uno casale decto la casecta de 
cornazano posto in la transteverina ». Bruto possedeva anche i famosi fienili « ad 
duodecim portas » nel sito dell'Ara Massima e del tempio di Ercole Vittore. 

Altri documenti ricordano come facienti parte del patrimonio comune il casale 
di Carcaricola acquistato nel 1476 da Griffonella Sorrentini, di Monte Olevano (1541), 
di Fiorano (1548), di Torre Nuova (1557), di Fusano (1570) e il Castello di Nemi 
che il cardinale Andrea tolse in affitto di Marcantonio Colonna il 23 maggio 1521. 

La casa di Valerio, la quale conteneva i marmi ricordati dall'Aldovrandi a 
p. 216, e dal Michaelis a p. 222, è descritta in una apoca di locazione a favore 
del cardinale Altemps, minutata dal not. Antonio Guidetti, prot. 3631, e. 242 A. S. 
il 31 agosto 1566 « in regione parionis in apoteca aromatario in angulo prope eccle- 
siam s. Thome ». La chiamano « domus solite ipsius valerli habitationis sita Rome 
in r. s. Eustachij in via Pape cui ab uno est palatium d. Camilli de Rusticis, ab 
alio reliqua pars domus ipsius d. Valeri ante et retro vie publice ». Vi sono nomi- 
nate « tres stantie respicientes versus domum d. Angeli de Capranica, una cum scala 
per quam descenditur in via publica versus d. Angelum » ed altre sale e loggie 
« quas habitare solebat ho: me: d. Quintius de Rustici ». [Nel 1588 il palazzo era 
affittato a Gaspare Visconti arciv. di Milano, il quale lo aveva sublocato, col con- 
senso del direttario a Geronimo Maffei referendario di segnatura]. Il cardinale Altemps 
aveva preso in affitto l'attiguo palazzo Rustici, la vigilia stessa del contratto stipu- 
lato con Valerio. Ecco il tenore dell'apoca. 

« Die 30 Augusti 1566. Il sig."" Camillo de Rustici affitta il suo palazzo dove 
habitava la bo: me: del vescovo de Rustici posto nel rione de S.*° Eustachio da 
una m*" bruto della valle, da laltra m"" Valerio della valle davanti la strata papale 
de retro la strata publica al 11.*"° et R.™° Car.'* Altaemps e per sua sig.""'* 111."'* 
al R.*^" m*" Horatio muto agente e procuratore suo con l' infrascritte conditioni e capi- 
toli etc. Prima che laffitto debbia comenzare al primo di settembre proximo futuro 
2." si affitta detto palazzo per scudi cinquecento l'anno per anni tre. Finito il tempo 
della sudetta locatione sia tenuta sua sig.*"'* 111.""* restituire il palazzo con tutte le 
cose che nel Inventario si contengono non deteriorate. Et oltre subsequentemente 
finiti li primi tre anni il sig.*" Camillo promette mantenere sua sig.*"'* IH.'"* tutto 



ALESSANDRO VI. 1498 123 



quel tempo che S. S 111."** dichiara voler tenere il palazzo, Actum Rome in palatio 
suprascripto ». Not. Guidetti prot. cit. e. 241. 

Questi ricordi delle possessioni urbane e rustiche dei grandi raccoglitori del 
secolo XVI giovano assai, come ho già notato altra volta, a mettere in chiaro la 
origine delle antiche opere di scoltura onde erano adornati i loro palazzi e i loro 
giardini. Rari sono gli esempi di acquisti diretti di antichità nella prima metà del 
secolo, mentre abbondano le memorie di trovamenti fortuiti avvenuti nel piantare 
vigne e arboreti, e nel fondare case. L'Aldovrandi ricorda molti di questi casi. Delle 
statue in casa de Radicibus dice « le ha messer Pietro ritrovate in una sua vigna 
presso porta Maggiore » . Il Meleagro dei Pichini proviene dalla loro vigna suU' Esqui- 
lino: la Venere dei Nari dal loro giardino in via Margutta; le innumerevoli scol- 
ture di casa Ponti da un loro terreno fuori di porta s. Lorenzo: quelle di Niccolò 
Stagni dalla sua vigna alle Sette Sale, e così via discorrendo. 

Una seconda classe di raccoglitori è formata dai Maestri delle Strade, i quali 
s' impadronirono assai di frequente degli oggetti che capitavan loro nelle mani nella 
loro qualità di ufficiali publici. A questa classe appartengono Latino Giovenale Man- 
netti, Tommaso Cavalieri, Marcello Capodiferro, Rutilio Alberini, ed altri fondatori 
di antiquarii privati. 

Un esempio molto elegante dell' utilità che può derivare da queste nostre ricerche 
si ha nella faccenda dell'orto della Valle, al Pantano di san Basilio, i quali orto 
e pantano occupavano parte dell' area dei fori giulio e augusto. Nella tav. 32 del- 
l'edizione originale dell'Architettura di Antonio Labacco, messa in luce da Antonio 
Lafreri l'anno 1552 (della quale ho in collezione un'esemplare avanti-lettera) si 
veggono la pianta, l'alzato, e la sezione di un tempio, il cui fregio a nascimenti e 
volute, ricorda quelle tali famose ^ candeliere " che ora stanno murate nelle pareti 
di una loggia di Villa Medici, sulla quarta torre a partire dal confine coi giardini 
del Pincio. Ma nella seconda edizione dell'Architettura, incisa (alla rovescia) in 
Venezia nel 1560, lo stesso edificio è descritto con le parole seguenti « il seguente 
edificio fu cavato fra il Campidoglio et il colle quirinale, in quel 
luogo dove hoggi si dice il Pantano, molto distrutto et rovinato, d'ordine 
composito, tutto ornato de intagli et fogliami bellissimi ". Si tratta dunque del 
tempio di Venere Genitrice, visto e delineato contemporaneamente da Andrea Pal- 
ladio, il quale ne parla così (Architettm-a, lib. IV, e. 31) «nel luogo che si 
dice Pantano, che è dietro a Marforio, era anticamente il tempio chesiegue: le 
cui fondamenta furono scoperte cavandosi per fabbricare una casa (di Bruto della 
Valle) e vi fu ritrovato anco una quantità grandissima di marmi lavorati eccellen- 
temente ma perchè nei frammenti della gola diritta della sua cornice si vedono 

dei delfini intagliati, et in alcuni luoghi .... dei tridenti, mi dò a credere che fosse 
di Nettuno " . Di questo mirabile monumento furono messi in salvo due soli pezzi 
del fregio, che il Lafreri fece incidere in rame nel 1561 con la leggenda • in aedibus 
Andreae quondam card, a Valle » . E quando la raccolta della Valle fu comperata 
r anno 1584 dal card. Ferdinando de Medici, i fregi seguirono la sorte comune, e fu- 
rono murati nella loggia poc' anzi nominata. Di tale trasferimento si ha la prova 



124 ALESSANDRO VI. 1498 



Della tav. 48 delle « Romanae magnitudinis monumenta » di Domeaico de Rossi 
(Roma 1699), tavola incisa dal Bartoli seniore con la postilla: « templum ordinis 
compositi detectum inter Quirinalem et Capitolium in regione Pantani, ab An- 
tonio Labacco delineatura, cuius Zophoris marmorei praegrandia fragmenta vario fo- 
liorum circuitu aifabre ornata serva ntur in aedibus Mediceis in Pincio». 
Le case stesse della Valle coprivano terreno di speciale fecondità archeologica 
sul confine dello stagno di Agrippa col portico del Buonevento, intorno al quale vedi 
Bull. com. tomo XIX, a. 1891, p. 224, e Vacca mem. 60 « Mi ricordo che al tempo 
di Pio IV sotto il palazzo già del cardinal della Valle furono trovati molti pezzi 
di cornicioni e rocchi di colonne e capitelli corinti... Vi si trovò anche un capitello 
di smisurata grandezza e se ne fece l' arme di Pio IV a porta Pia " . Del resto il 
card. Andrea era appassionato scavatore. 11 suo nome è legato con la storia delle 
terme d'Agrippa alla Ciambella. Vedi Bull. com. tomo XXIX, a. 1901, p. 10. Ri- 
cordo in ultimo luogo gli scavi e le scoperte nella vigna al Laterano, intorno alle 
quali cadrà il discorso sotto il giorno 21 aprile 1515. 

11 AVaelscapple, cod. Beri. A. 61 s, f. 64 sg.: il Pighio, ibid. passim: il Cava- 
lieri, Antiqq. statuar, voi. MI; a. 1585, tav. 84-87; voi. IIl-IV, a. 1593, tav. 3, 4, 
94: Knibbio, cod. beri. A. 61 a, f. 16 sg., l'Hondio p. 13; Baldassarre Peruzzi, 
Uffizi 462, il Fichard, il Boissard, l' Heemskerk, il Vasari, gli inventarli editi dal Fio- 
relli, hanno fornito al Michaelis il materiale per la sua splendida ricostruzione, alla 
quale e' è ben poca cosa da aggiungere. Ho ritrovato uno dei cippi marmorei orna- 
tissimi, forse di quelli del giardino pensile, nella loggia interna del palazzo Mattei, 
fra il primo e il secondo cortile. Nello specchio della epigrafe martellata, è scritto 
a lettere del quattrocento : 

HOC • lACET • IN 

TVMVLO • DE 

VALLE • ANTIQVA 

PROPAGO -^ 

Belle e curiose memorie artistiche sul card. Andrea -}- 1517 sono state pubbli- 
cate dal Drury Fortnum nel voi. L dell' « Archaeologia », a. 1887, in una memoria 
intitolata : « The seal of cardinal Andrea de Valle, with reraarks on some other car- 
dinals' seals of that period ». 

COLLEZIONE ZODONI, e. 121'. Undici iscrizioni « in domo Nardi de Zodonis ", 
persona a me ignota. 

Alle raccolte predette si deve aggiungere la 

COLLEZIONE GIVSTINI, non nominata da fra Giocondo, forse perchè non con- 
teneva iscrizioni. Se ne ha ricordo nei Nuptiali di M. A. Altieri a p. 61, ed. Narducci, 
ove il Mezzocavallo dice : .... « ma chi el vedessi (l'Altieri) con messer Favolo Justini 
da Castello consummarce rascionando la iornata.... si pertinaci se demostrano superar 
l'un l'altro de intagli, teste, medaglie, overo anche de qualche vaso antiquo ». 

Paolo Giustini, abbreviatore del Parco maggiore nel 1497, deve aver trasmesso 
ai suoi discendenti l'amore verso le cose antiche. 11 Tesoroni, nella bella monografia 



ALESSANDRO VI. 1498 125 



« il palazzo Piombino di piazza Colonna » Roma 1894 (in Buonarroti, serie IV, tomoi, 
fase. 5°), dalla quale traggo queste notizie, ricorda il testamento di Lucrezia Giu- 
stini ove si parla di medaglie e di antichità di' bronzo, custodite in casa della testa- 
trice per conto dei suoi nipoti Cosimo e Fabrizio, e di altri cimelii racchiusi insieme 
a molte cose preziose in una « cassa de ferro che sta in lo monasterio de torre de li 
specchi, de quale cassa ha la chiave ms Bruto della Valle ». 

Le raccolte fm-ono di gran lunga accresciute quando mgr. Cosimo Giustini, acqui- 
state sul lato orientale di piazza Colonna le case de' Normanni (1579) e degli Albe- 
rini (1591), fabbricò sulle loro vestigie il proprio palazzo, con i disegni e consigli di 
Iacopo della Porta, Matteo Bartolini da Castello, Bartolomeo Grippetto, Annibale 
Lippi e Carlo Lombardo. Scoperte di antichità debbono essere avvenute nel corso dei 
lavori (Vedi Bull. com. tomo XIX, a. 1892, p. 275), ma non ce ne è memoria sicura. 

Abbondano per contrario quelle relative alle opere di antico scalpello poste dal 
Giustini ad ornamento delle scale, del cortile, degli appartamenti e de' giardini. Se 
ne vegga il catalogo interessante nella citata memoria del Tesoroni a p. 15 dell'estratto. 
Meritano ricordo speciale « una statua in piedi vestita alla consolare de Nerva im- 
peratore " alta m. 1.78: un pezzo di granito rosso del foro traiano: « una statua 
grande assai, nuda, de un imperatore, che al presente sta in pezzi in casa de un medico 
nella strada de pontefici... comprata scudi quaranta... da Fulvio Visdomini agente e 
procuratore dell' ili™*' don Cesare d' Este erede del cardinale d' Este... un piestallo a 
s. Croce in Hierusalem nella cappelletta fori » altro piedistallo di marmo saligno del 
foro traiano, otto statue di marmo della raccolta di Alessandro Pighini-Fusconi e 
fratelli (vedi anno 1562) « cavate alla vigna loro a s. M.* Magior » (vedi Forma urbis 
tav. XXX, e Helbig Guide 1* ed. ingl. voi. I, p. 78, 133) « con tanti e tanti fragmenti... 
uno piedestallo di marmo con littere... alto palmi cinque, il qual sta adesso fuor di 
porta latina rincontro alla vigna di Germanico rastelli lontano dalla porta, mezzo miglio 
in circa, nella strada maestra, et poco sotto terra — Mischi africani Doi compri da 
m*"" Pietro bettoni cavatore presi à Scola greca — una statua de un console senza 
testa et piedi comprata dal ciambellaro rincontro a tor de specchi], et stana in una 
casa nova nella salita di Monte cavallo accanto li cappuccini — un piedestallo grande 

con lettere Turcius apronianus V. C. praefectus urbi lo comprai scudi cinque dal 

scultor accanto la colonna trajana et credo fusse trovato li vicino nelle cantine della 
casa de certi chiamati de casa carbone, et adesso è de Martino cappelletto auditor 
del Car^* montalto, il quale martino ci ha fabbricato assai (') — un piestallo con 
littere VaP. Justine qui apresso alla pace — un grandone Populonii sta nel cortile 
in Colonna {-) •» . 

Del palazzo e del museo Giustini rimane oggi una sola memoria nelle cariatidi 
scolpite da Angelo Laldini e Ruggero Bescapè, che prima ornavano il portone della 
fabbrica in Colonna, e che ora - fanno bella mostra di se all' ingresso del giardino 
circostante al nuovo palazzo Piombino del quartiere Ludovisiano -'. Le cariatidi, rap- 



(') Vedi su Turcio Aproniano CIL. voi. VI, n. 1768 
(2) Ibid., }). 366, II. 1687 sg. 



126 ALESSANDRO VI. 1498 



presentanti il mito di Dafne, alludono alla impresa di casa Giustini, che è un ramo 
di lauro. 

I Giustini possederono tre giardini con palazzi, case e vigne sul « monte Fla- 
minio » fuori p. del Popolo, vicini alla Villa Giulia ; e le tenute di Tor Vergata, Tra- 
fusa, Trafusina e Castel di Leva. 

Fra Giocondo nomina pure le case e le lapidi di Antonio conte della Mirandola, 
e. 59: di Gaspare Biondo, e. 64': di Bartolomeo del Cambio alle Botteghe oscure, 
» e. 72': di Carlo Martelli, e. 90': di Prospero Boccacci, e. 103': del card. (Giuliano) 
Cesarini, e. 104: di Giovanni Mazzatosta, e. 108': di Antonio da Cannobbio, e. 117': 
di Lorenzo Signoretti, e. 117': di Ludovico Vicotacca, e. 118: di Tommaso Zambec- 
cari, e. 118 : di Domenico Normanni dei Tedallini, e. 120' : di Massenzio Gesualdo, e. 132': 
di Sabba Pini, e. 135 : dei Frangipani al Trivio, e. 135 : e dei Cenci alla Dogana, e. 137. 

II nome di questo illustre è legato alla storia degli scavi di Roma per un secondo 
e più cospicuo titolo : pei disegni, cioè, che egli tolse degli antichi edificii e delle loro 
spoglie, man mano che tornavano in luce nelle ricerche per materiali da costruzione. 
È probabile che, morto fra Giocondo il 1** luglio 1515, una parte dei suoi disegni 
rimanesse nelle mani di Raffaello da Urbino. Vedi Geymtiller " Cento disegni » , Fi- 
renze 1882, p. 17. Quelli conservati ora negli Ufizii sono stati catalogati appros- 
simativamente dal Geymuller predetto, il quale attribuisce il libro dei ricordi dal- 
l'antico al triennio 1513-1515. Vedi in data P luglio 1515. 

1499. META DI BORGO. Alessandro VI affida al card. Raffaele Riario la dire- 
zione dei lavori di apertura della via Alessandrina, per congiungere il Vaticano col 
ponte s. Angelo, in vista dell' imminente giubileo. 1 lavori di demolizione furono com- 
piuti in soli nove mesi, cosicché il Burchardt potè registrare nel suo diario, la vigilia 
stessa del natale « completa est ruptura vie nove recto a parte castri s. Angeli ad portam 
palatii apostolici » . Con una bolla dell' anno seguente furono accordati certi privilegi a 
chi fabbricasse sui lati della nuova strada. Della piramide conosciuta sotto il nome 
.di méta di Borgo fu troncata la sola parte che sporgeva sul filo della strada stessa: 
il resto durò in piedi per qualche anno ancora. Vedi 1513. La strada rimase sterrata 
sino all'autunno del 1505. Vedi Torrigio, Sacre Grotte, p. 346. Altri lavori di demo- 
lizione e ampliamento di strade furono eseguiti nel rione di s. Eustachio, alla Dogana, 
a s. Pantaleo ecc. Vedi registro Edifizi publici 1499 in A. S. Per ciò che riguarda 
le mura e le porte della città vedi Forcella, tomo XIII, p. 30, e. 143, e Fulvio, 
Antiquar. ce. 16, 16'. 

1499, 16 gennaio. « A certi fachini che portoro certi preti de porfido ad palazo 
(pontificio?) come apare per mandato delli conservatori ". Registro Cam. Governa- 
tore, 1497/1502, e. 90'. 

1499, 29 marzo. COLLEZIONE GONZAGA. Primo ricordo ufficiale di sotterfugi 
usati per estrarre da Roma oggetti d' arte, a dispetto delle costituzioni vigenti. Il 
d'Arco nel tomo II dell' opera sulle arti e sugli artefici di Mantova, edizione 1857, 
a p. 44, ricorda come la marchesa Isabella di Mantova scrivesse sotto questa data 
al suo agente in Roma indicandogli le precauzioni da togliere nello spedirle « una 
bella tabula de pietra . . . perchè bisogna usar arte in condurla fora de Roma per 



ALESSANDRO VI. 1499 127 



respecto alli Conservatori » . Fondatore della collezione era stato il cardinale Francesco 
Gonzaga, morto nel 1483, al quale la passione verso i bronzi e le gemme antiche 
era stata comunicata dal principe dei raccoglitori, Paolo II. Col testamento in data 
20 ottobre 1483 il cardinale divise il suo museo in due parti. Al fratello marchese 
Federigo lasciò « omnes statuas et imagines ex aere vel broncio » mentre gli esecutori 
testamentarii erano invitati a vendere al miglior offerente, per soddisfare i creditori, 
« camainos tam ligatos in tabulis argenteis et aliter quomodocumque, quam etiam 
non ligatos, nec non vasa cristallina... et alia jocalia mea ac libros omnes praeter 
specialiter ligatos " . Lasciava poi a titolo di legato « ili. principi Alphonso de Ara- 
gonia duci Calabrie . . . quandara corniolam magnam, in qua insculpta est facies Julii 
Caesaris». Gli esecutori si affrettarono a seguire le volontà del defunto: non vendit 
les camées, qui allèrent grossir le musée de Laurent le magnifìque. Quels regrets le 
souvenir de cette dispersion ne dut-il pas causer à la docte et spirituelle marquise 
Isabelle d'Este lorsqu'elle épousa, quelques années plus tard, le frère du cardinal, et 
entreprit de fonder ce « studio » qui fit longtemps la gioire de Mantoue! » Miintz in 
Revue Archeol. Janvier 1882, p. 10 dell'estratto). Gli scavi e le scoperte fatte più 
tardi nel giardino Conzaga alla Marmorata saranno descritti sotto la data del 18 gen- 
naio 1558. 

Il Miintz ha ricordato col cardinale Francesco, un altro porporato morto nello 
stesso anno 1483, Guglielmo d' Estouteville, collettore non per genio ma per occasione. 
« San repousser les chefs d'oeuvre de l'antiquité, il ne s' attaché pas à former des séries 
hors ligne. Les cornioles qui sont décrites dans son inventaire semblent étre arrivées 
dans ses mains par l'effet du hasard, non par suite de ces investigations ardentes, 
si frequentes chez les amateurs de la Renaissance " . L' inventario nomina « unum 
anulum cum corneola sculpta... item duo cadmeas vetustas et pallidas parvi valoris. 
Item unum alium lapidem cadmeum cum una facie adraodum magnum. Item duos 
anulos parvos quorum . . . alius habet lapidem ametisti inscultum capite hominis. Item 
lapides centum et quatuordecim diversarum manierarum incisas et inscultas diversis 
signis et imaginibus » 1. e. p. 10. 

Il medesimo chiarissimo scrittore ricorda in terzo luogo la missione archeologica 
compiuta in Roma sotto papa Alessandro VI dal celebre orafo e medaglista Caradosso 
di Foppa. Inviato da Ludovico il Moro a Firenze per acquistare le opere d' arte dei 
Medici, disperse dopo la espulsione, egli, disgustato dalla enormità del prezzo richiesto, 
volle tentare miglior fortuna in Roma. La descrizione degli oggetti acquistati cioè 
una Leda di monsig. di Monreale, una figura del card, di Parma etc. si trova a p. 11-12 
della citata memoria. Anche il Caradosso s' indugiava a farla a dispetto delle leggi. 
« Poiché io sono qua mi è necesario fare el gaiotfo. Spero caricare una barca e man- 
derò a Gienua e da Gienua a Milano". 



LIBRO SECONDO 



GLI SCAVI E LE COLLEZIONI DI ANTICHITÀ IN ROMA 



NEL SECOLO XVI 



17 



ALESSANDRO VI. 1500 131 



1500, 11 aprile. R • IX • OFFICINAE MARMORAR. «Le 11 avril 1500 l'am- 
bassadeur imperiai Mathieu Lang posa la première pierre de l'église nationale des 
Allemands: le 25 novembre 1511 l'édifice fut consacré, bien qua les travaux de l'eité- 
rieur se poursuivissent jiisqu'au 1519 » Kerschbaumer ap. Miintz, Alex. VI, p. 205. 
Il sito, che cade in piena regione dei marmorarii, era stato donato ai connazionali 
tedesco-fiamminghi sino dal tempo di Eugenio IV da un Giovanni di Pietro, e da Cate- 
rina sua moglie. 

« Mi ricordo al tempo di Giulio III tra la Pace e s. Maria dell'Anima vi fu- 
rono cavati alquanti rocchi di colonne di mischio africano e di porta santa, quali erano 
abbozzati ad usanza di cava, non mai stati in opera, grossi da sette palmi e li comprò 
il card, di Montepulciano : e si vede che la porta della chiesa dell'Anima è tutta di 
porta santa, oltre i due pili dell' acqua santa ... e credo che in quel luogo fondando 
la chiesa trovassero detti marmi, e se ne servissero " Vacca, m. 32. 

Questa « ecclesia sancte Marie de Anima de m"be nationis Theutonicorum " 
divenne ben presto una delle più fiorenti della città, specialmente sotto il cardinalato 
di Guglielmo Enckenvoort, arciv. Dertusense, dalla generosità del quale la chiesa e 
l'ospedale annesso avevano ottenuto un cospicuo patrimonio fondiario. Si ricordano, 
fra gli altri stabili, una « domus in r. Campi Martii versus occidentem et plateam 
Merlam vocatam » ; altra « in r."* Parionis apud puteum Album et ad plateam de 
Plisco appellatam in loco dicto Mons Leonis » ; altra, con forno « in reg. Parionis 
sive Pontis, in couspectu palatii card.*'^ Tranen.sis » ; altre - ad putheum cornichum - 
ai ss. Apostoli, alle Coppelle, al Pellegrino, a Monte Giordano ecc. A differenza del 
patrimonio urbano dell' ospedale Inglese della Trinità che fu annichilato nel sacco, 
quello teutonico non ebbe a soffrire gravi danni, in quelle luttuose vicende. L'ospe- 
dale, che era governato da tre provveditori, eletti dalla congregazione dei Confrati, 
serviva per uso dei pellegrini o dei poveri residenti, tanto tedeschi, quanto olandesi. 
Per i pellegrini o residenti di Transilvania c'era un ospizio succursale in Parioue, 
vicino al palazzo del cardinale Ponzetti. 



132 ALESSANDRO VI. 1500 



1500, 30 luglio. BAS. IVLIA. Il guardiano dell' ospedale delle Grazie Prospero 
di Santacroce concede a Gregorio da Bologna e Domenico da Castelfranco « plenam 
potestatem fodendi eitrahendi et removendi lapides marraoreas et tiburtinas, statuas 
et alias res reperiendas in ortis dicti hospitalis sitis retro dictum hospitale et eccle- 
siam s. Marie de Gratiis cum pactis .... » vedi Bull. Com. 1901, p. 229-235. 

E qui credo opportuno inserire un documento relativo alla basilica Giulia che 
mi è venuto per le mani, quando i ricordi dell'anno 1473, cui il documento appar- 
tiene, erano già stampati, 

« Anno MccccLxxiij Indict. VI. mens. Maij die 17. Nobilis domina Caterina uxor 
qd. viri nobilis Thomasij de Cosciaris de Regione Campitelli, cum consensu viri no- 
bilis Johannis francisci Jacobi gratiani de perleonibus de Regione S" Angeli patris 
omne ius si quod habet super infrascripta possessione sponte vendidit Nobili Viro 
Stephano filio viri nobilis petri de marganis de Regione Campitelli Idest quemdam 
ipsius domine Caterine Ortum muro circumdatum unius petie terre sode positum in 
urbe in loco qui dicitur Canapara, Cui ab uno latere tenet ortus Ecclesie sancti 
Gè or gii, a duobus lateribus videlicet ante et ab uno latere sunt vie publice vel si 
qui sub proprietate diete Ecclesie Sancti Gregorii (sic) ad respondendum. 

Actum in regione sancti angeli in domo dicti Johannis francisci fideiussoris pre- 
dicti ». Not. de Taglientibus prot. 1727, e. 246 A. S. 

Un secondo documento dello stesso anno 1473, riferibile allo stesso sito, nomina 
tra i luoghi di confine « ortum ecclesie s. Marie in petroccia ». 

1500. TRVLLVM AD S • STEPHANI. « Erat templum Ant. Pii non longe a co- 
lumna eius coclide: ut cubitales Irae in marmore effosso anno Mccccc de- 
monstrarunt: in quo loco noster Alexander Nero Florètinus habitat, corrupte di lo 
Trullo ». Albertini, ed. 1515, e. 30. Il Trullo, da cui prese denominazione la 
chiesa parrocchiale di s. Stefano (Armellini, 2* ed. p. 308; Bull. Com. tomo VI, a. 1878, 
p. 11; Forcella, tomo II, p. 481) era un edifizio ottagono o decagono, con nicchioni 
in ciascuna delle facce, divisi da colonne, le quali sostenevano una ricca trabea- 
zione. Prendeva lume da un occhio nella volta, a maniera dei ninfei. Se ne ha una 
unica rappresentanza nella vignetta n. 7, ed. 1619 di Alò Giovannoli, che lo chiama 
« tempio di Siepe » e lo dice compreso nel « Pallazzo de SS" Capranici in verso 
Mezzogiorno ». Vedi « Ruins and Excavations » p. 503, fig. 197. Il « pallazzo » del 
Giovannoli spettava alla Sapienza o collegio Capranica. A e. 110 del prot. 96 di 
Stefano Amanni, a. 1538, si ricorda una « domus collegii Capranicensis nuncupata 
il trullo sita in reg. Col. ante est platea vulg. dieta la piaza de prete ». 

1500. MAVSOLEVM AVGVSTI. Si scavano le fondamenta di s. Rocco in via 
Marina e dell' annesso ospedale. Alveri, t. II, p. 65. L'Armellini ha cavato le se- 
guenti notizie da un ms. dell'Archivio Vaticano, del quale non dà il numero. « Da 
Alessandro VI fu fabbricata da fondamenta la chiesa cioè parte di essa sopra una 
rata d' un pezzo di terra del monte Augusto detto il mausoleo, acquistato dalli figli 
et heredi del signor Gio. Battista Galliberti cittadino romano. L'altra parte che è 
tribuna fu fabbricata sopra un sito acquistato dallo hospBdale di s. Gerolamo degli 
Illirici » . Lo scavo delle fondamenta condusse a scoperte di qualche importanza che 



ALESSANDRO VI. 1500 133 



furono diligentemente messe in pianta e descritte da Baldassarre Peruzzi, sch. 
fior. 393, 394. Nel Bull. com. tomo X, a. 1882, p. 163 (tav. XVI-XVII) ho attri- 
buito tutto il gruppo delle schede Peruzziane agli scavi del 1519: ma è evidente che 
bisogna farne due parti. Quelle che ricordano la scoperta dell' iscrizione CIL. VI, 895, 
della base del mausoleo, e delle fondamenta di uno degli obelischi devono essere vera- 
mente del luglio 1519. Le altre che contengono la triangolazione del sito di s. Rocco 
e la pianta dei muri antichi scoperti « socto ali pilastri di sco rocho uerso schiauonia » 
appartengono al 1500. 

1500. Si può ricordare sotto questa data approssimativa l'album di vedute di 
Roma nella biblioteca doli' Escuriale, dove porta il segno A", II, 7, del quale hanno 
parlato quattro volte il Miintz, due il Ficker, una volta il Fabriczy ('). Quest' ultimo 
crede che l'autore abbia tolto quei disegni fra gli anni 1490 e 1500. « Accanto a 
studi, ossia vedute di intieri monumenti antichi, vi sono numerosi dettagli misurati 
e ricostruzioni architettoniche, rappresentazioni di grotteschi, ornamenti, statue (vi si 
trova il primo disegno dell" Apollo del Belvedere), rilievi e sarcofagi antichi, musaici 
cristiani e vedute prese da diversi punti di Roma, sicché ci presenta quasi un pano- 
rama completo della città. Ed è appunto in queste vedute che consiste il pregio 
principale del nostro codice : esse ci danno una migliore idea che non tutte le altre 
rappresentazioni simili della città di Roma, prima dei grandi cambiamenti edilizi 
sopravvenuti sotto Giulio II e Leone X ». Io conservo una descrizione accuratissima 
di questo libro di schizzi indirizzatomi dall' Escuriale, il 5 maggio 1895, dal eh. sto- 
rico di casa Farnese sig. Ferdinand de Navenne. 

1500. ECCLESIA S. CRVCIS. « Nella valle che è fra la villa Madama e Ponte 
Molle si scoprirono nel 1500 le rovine di un antica chiesa a tre navi in volta, che 
credesi essere stata fabbricata da Costantino Magno nel luogo medesimo dove questo 
imperatore vide in aria la Croce ". Vedi la città di Roma di Monaldini e C'. ed. 
Salomoni, tomo IV, p. 55. La notizia è alquanto sospetta. 

1500. MVSEO CESARINI. Il primo anno del nuovo secolo è memorabile perchè 
ricorda l'istituzione del primo museo-giardino, liberalmente aperto agli studiosi, isti- 
tuzione destinata a guadagnare considerevole sviluppo nel corso del secolo stesso. 11 
fatto era ricordato dalla seguente iscrizione (vedi cod. Augelic. 1729, e. 12'). « Ju- 
lianus sancti Angeli diaconus cardinalis caesarinus dietam hanc statuariam studiis 
suis et gentilium suorum voluptati honestae dicavit suo natali die xxxiiii, xiii Kal. 
iunii, Alexandri vi pont. max. anno viii, salutis me, ab U. C. mmccxxxiii ». Seguiva 
la " lei hortorura » in epigramma elegantissimo di quattro distici, il testo del quale 
si legge in Schrader, f, 217". 

Nella istoria di questa raccolta conviene distinguere due Cesarini ugualmente 
famosi: il fondatore, creato card, diacono dei ss. Sergio e Bacco da Alessandro VI 
nell'agosto 1493, morto nel 1510, sepolto in Aracoeli, il quale abitava il palazzo 

{}) Miintz, Les aiitiquités de la ville do Eoine, Paris 1880, p. 1-57. — Iiciidic«.iiiti Lincei, ."^fric IV, 
tomo IV (1888), p. 71 — Mélanges de Rossi p. 1 19 — e Les Arts, Alexandre VL Paris 1^0>^ jkis.mui — 
Ficker, Mittheil. tomo III, 1888, p. 317 e tomo IV, 1802, p. 119 — Fabriczy, Arcliivio c,t-rico 
dell'Arte, tomo IV, 1893, fase. IL 



134 ALESSANDRO VI. 1500 



in Calcarara, costruito da suo zio il card. Giuliano il Vecchio 7 1444: e il continua- 
tore, Giovan Giorgio, così spesso nominato nei documenti archeologici della metà del 
cinquecento. L'Albertino a p. 28, ed. Schmarsow, così ragiona del primo : « domus 
reve. Juliani de Caesarinis diaconi card, cum speciosa porta exornata, quam Julianus 
eiusdem domus Diac^ Card'^ patruus fundavit in qua sunt statuae Rom., super 
portam vero visuntur insigna Ruerea cum his carminibus, cet » . Quivi moriva Vit- 
toria Colonna alle 17 ore del 25 febbraio 1547. Sotto Urbano VITI la fabbrica fa 
ingrandita considerevolmente mercè l' acquisto dell' attiguo palazzo Olgiate « dove 
liabita mons. Trivulzio », acquisto fatto dal duca Cesarini « per il prezzo di se. m/21 
uolendosene servire per sua abitazione, poiché quello dove dimora non è sufficiente 
per la . . . corte del cardinale (Alessandro) suo fratello » . 

Le collezioni artistiche di questo palazzo sono descritte dall' Aldovrandi a p. 221, 
il quale nomina « il cortiglio » e tre sale riempite di busti e teste, le quali — se non 
fosse questione d' anacronismo — richiamano alla memoria la scoperta così descritta 
dal Vacca: « Dietro le terme Diocleziane, volendo il padrone della vigna fare un 
poco di casetta . . . scoprì due muri che poco avanzavano sopra terra e cominciando a 
cavare tra di essi vide un poco di buca . . , fatta a modo di forno e vi trovò dieci- 
dotto teste di filosofi che vende per diecidotto scudi al sig. Gio. Giorgio Cesarini » 
Mem. 104. Nella terza sala eravi « una gaba grande di bronzo lodata molto da Mi- 
chel Angelo ». Claude Bellièvre di Lione, che visitò Roma nel 1514-15, ricorda una. 
statua di Catone Censore, simile a quella posseduta dai Medici in Firenze. Nel prot. 
capit. del not. G. B. Garbani a e. 8, si narra come Giuliano, figliuolo di Gio, Giorgio, 
ricomprasse il 30 aprile 1571 da Paolo Giordano Orsino il palazzo vendutogli li 
2 maggio 1570 per 3000 scudi. La somma è cosi meschina che non mi sembra essere 
questione del palazzo principale. L' Ameyden narra del card. Giuliano il vecchio : «■ fu 
vescovo d'Argentina in Germania. Fabbricò in Roma una casa d' architettura tedesca, 
con una torre alta, sopra la quale sta scritto con lettere grandi ARGENTINA et è 
hoggi posseduta dalla casa » . 

Al giardino-museo di s. Pietro in Vinculis si riferiscono le seguenti memorie. 
Vacca, n. 105: « Mi ricordo che il sig. Gio. Giorgio Cesarini comprò una gran co- 
lonna di cipollino la quale ancora stava in piedi nel foro di Traiano in casa di Ba- 
stiano Piglialarme: e detta colonna la tirò al suo giardino a s. Pietro in Vincula, 
la voleva drizzare, e a' piedi ligarvi un orso, e sopra farvi un' aquila di bronzo : de- 
notando queste tre cose le armi sue (vedi Muntz, Alex. VI, p. 147, n. X). Ma la 
morte interruppe così bel pensiero » . 

Id. n, 28 : « furono trovati al tempo di Pio IV (in piazza di Sciarra) dei frammenti 
dell' arco di Claudio, e molti pezzi d' istorie col ritratto di Claudio, che furono com- 
prati dal sig. Gio. Giorgio ed oggi si trovano nel suo giardino a s. Pietro in Vincoli ». 

Il CIL. VI passim, ricorda molti documenti epigrafici quivi conservati, fra i quali 
la tariffa sacrificale n. 820, il piedistallo di Lucio Bebio Avito n. 1359, " nel 
cortile de le galine », il piedistallo di Emilia n. 1674 « all'arco sotto il palazzo », 
la memoria del ninfeo di Flavio Filippo n. 1728 b, e altri marmi di ugual pregio, 
i quali tutti sono oggi perduti. Questo « viridarium cum palatio et aliis merabris 



ALESSANDRO VI. 1500 135 



suis positum prope ecclesiam et monasterium s. Petri ad vincula de urbe » del quale 
parla l'Hondio a p. 54, fu venduto da Gio. Giorgio al card. Delfino il giorno 10 feb- 
braio 1568, con rogito del not. Campana, prot. 417, e. 132 A.S. Un altro giardino 
a questo contiguo (se pure non ne era parte) rimase in proprietà dei Cesarini Sforza per 
qualche tempo ancora. Nel 1573 ne era padrona Maddalena Sforza Anguillara. Vedi 
not. Reydetto, prot. 6224, e. 297 A. S. Giovanni Pizzullo sacerdote calabrese, avendo 
acquistato nel 1623 per la somma di 12,500 scudi l'antico giardino-museo, ne fece 
dono ai pp. Minimi, i quali l' hanno ritenuto sino alla sua recente trasformazione in 
Istituto Tecnico. Vedi Nibby, R. A. tomo I, p. 221. 

L'Ameyden racconta: « nel 1493 Alessandro VI fece cardinale Juliano Cesarino 
iuniore (corr. seniore). . . convien dire che egli hauesse dimestichezza grande col papa, 
poiché la madre del duca di Gandia e del Valentino habitava la casa posta à san Pietro 
in Vincola, la quale hoggi è convento de minimi » . Ma chi abbia vaghezza di conoscere 
maggiori particolari intorno questo luogo di delizia può consultare l'Adinoltì, tomo II, 
p. 104 e seg. e gli autori dal medesimo ricordati, specialmente l' Istoria del Ratti. 

I Cesarini, che si credono discendenti e eredi dei Montanari, nobile e antica fa- 
miglia montigiana, possedevano patrimonio amplissimo : Ardea, col suo stagno o lago 
detto la Fossa, ricco di pescagione : il castello di Civita Lavinia col suo territorio, 
dominio e vassallaggio, acquistato dai Colonna il 20 settembre 1480: il castello di 
Ciciliano, dato in solutum da Prospero Colonna a Giuliano Cesarini il 7 maggio 1531 : 
il castello di Belmonte comperato da Alessandro Pelano da Rieti il 15 maggio 1477: 
la metà di Camposalino acquistata da Maddaleni Capodiferro nel 1479 : e poi Gan- 
zano, Camposelva, Mondragubio in via Portuense, S. Agata in via Nomentana, il terri- 
torio di Ficulea che ancor oggi porta il nome di Cesarina, 1' altra Cesarina del Mori- 
cone, la terza Cesarina ne' prati di Testacelo, la metà del castello di Camminatore 
presso Monte Libretti ecc. La fortuna della famiglia incominciò a declinare circa 
il 1560. Trovo, infatti, che nello spazio di pochi anni Giuliano e Gio. Giorgio 
tolsero a prestito con ipoteca sulla tenuta di Camposelva scudi 1000 da Prospero 
Cafifarelli, 1800 da Sigismondo Tebaldi, 2000 da Ludovico Cenci, 3000 da Cencio 
Frangipane, 3000 da Tommaso Armentieri, 5400 dagli eredi del medesimo, 1500 dal 
noviziato dei Gesuiti a s. Andrea del Quirinale, 700 da Mario Delfino, 2100 da Lu- 
dovico Mattei, 1500 da Antonio de Sacchi, e 1600 da Bertoldo Orsino: in tutto 
23,600 scudi. La miglior parte dei marmi fu mandata a casa Farnese. Si sa che 
Giuliano il giovane era stato « condannato per ribello et confiscatili li beni et messoli 
taglia de tre milia scudi vivo, et dui mila morto ^ per il tentato assassinio in per- 
sona di monsignor Gregorio Magalotto vescovo di Lipari, istruttore criminale. Vedi 
prot. 618, e. 51' A. S. Altre notizie si troveranno nella memoria del Getfroy sul- 
l'album di Pierre Jacques de Reims alla p. 18. 

1502, 29 aprile. FOSSAE TIBVRTlNAE. Come eccezione alla regola dei forni 
da calce alimentati con marmi di scavo, si può ricordare il fatto di un Beiuardiuo 
da Como « exercens calcem ad fossas tiburtinas •' , socio di un Pier Nicola da Sgur- 
gola « moram trahens in castro Monticelloruni, similiter calcem facens in dicto 
loco » i quali venderono a G. B. Baronti « centum rubra calcis conducte in urbe ad 



136 ALESSANDRO VI. 1502 



sanctara Caterinam iuxta basilicam sancii petri in laborerio dicti emptoris quod facere 
intendit in via alexandrina ". Not. de Bertonibus prot. 122 e. 288 A. S. C. 

1502. SOLARIVM AVGVSTI. Postilla di Antonio Lelio (Lilius podager) al f. 12 
del cod. vatic. 1108, contenente la silloge epigrafica stampata in Roma da Jacopo 
Mazochi l'anno 1.521 (') « Sub Julio II pont. max. in regione Campi Martii post 
aedem D. Laurentii in Lucina, et prope domum cardinalis Crassi, in domunculae 
cuiusdam tonsoris liorticulo, dum in eo prò conficienda latrina foderetur, detecta est 
basis obelisci, omnium, qui in urbe extent, ut conspicari erat maximi. Obeliscus jacebat, 
nec videri poterat an totus integer esset, quippe cuius ima tantum pars videbatur. 
In basi erat inscriptio, quam ego legi, sed non recte de ea memini (CIL. VI. 702) 
... In hoc obelisco gnomon olim ille erat percelebris de quo Plinius meminit. Quin 
vicini, qui circa illum insulas habent, asseverabant omnes pene se ipsos, dum prò 
conficiendis cellis vinariis alias fodissent, invenisse varia signa caelestia ex aere, 
artificio mirabili, quae in pavimento circa gnomonem hunc erant. lulio principi in 
bellis tunc, ut semper, implicitissimo, ut obeliscum hunc iterum erigi . . . facere, 
suasere quidem permulti, persuasit autem nemo. Ideo tantum antiquitatis miraculum 
a tonsore ilio iterum sepultum est " . 

L'istesse cose sono narrate nel cod. 11499, già di Gio. Battista Bandini, postil- 
lato da Antonio Agostini, e da quest'ultimo offerto in dono a Giovanni Metello. 

L'iscrizione del piedistallo fu copiata anche da Giuliano Sangallo nei pugillari 
Sanesi 8. lY. 5 (obelisco di chanpo marzio). 

Ligorio Bodl. 76 descrive l'obelisco « in casa di Spandocchi » ; forse si tratta di 
un nuovo ritrovamento, al quale sembra anche accennare il Panvinio « Descr. U. R. » , 
libro I, e. XX de ludis Circensibus. Nel cod. vat. 3439 f. 2' sono segnati geroglifici 
« in obelisci sub aedibus Campi Martij iacentis parte ". 

1502. COLLEZIONE PICCOLOMINI. Sembra che debba attribuirsi a quest'anno 
l'esportazione del gruppo delle Grazie dalle « magnificae aedes » del card. Francesco, 
nipote di Pio II, e futuro papa, al museo della cattedrale di Siena. Così opina il 
Muntz, Innoc. Vili, p. 23. 

1503. Muore Alessandro VI. Al suo regno si riferisce il seguente paragrafo di 
lettera (In .lahrb. f. Kunstwiss. IV, p. 70) la quale, benché apocrifamente attribuita a 
Raffaello, dice nondimeno la verità: « né senza molta compassione posso io ricor- 
daimi che poi eh' io sono in Roma, che anchora non sono dodici anni, sono state ruinate 
molte cose belle, come la meta ch'era nella via Alexandrina, e l'archo che era alla 
entrata delle terme Dioclitiane, et el tempio di Cerere nella via Sacra, una parte del 
foro transitorio che pochi di sono fu arsa e distructa, e delli marmi fattone calcina ». 

« Eu égard aux travaux d'édilité, le pontificat d'Alexandre VI n'a été sans utilité, 
ni sans éclat: des quartiers entiers furent remaniés de manière a faciliter la circu- 
lation: dans d'autres les rues furent élargies ou rectifiés «. Miintz Alex. VI, p. 184. 
Vedi Reumont Geschichte, tomo III, I, p. 415. Ferri, «L'architettura in Roma », 
tomo II, p. 33. 

Q) Antonio Lelio mandò a regalare questo libro colle sue Mss. marginali osservazioni a Felice 
Trofimo, vescovo di Chieti. Dopo di lui, pare sia venuto alle mani di Antonio Colozio. 



GIULIO II. 1503 137 



GIVLIO II 

31 ottobre 1503 - 21 febbraio 15 13. 



1503. VILLA HADRIANL » Riferisce il medesimo (Ligorio, ap. Nibbj, Analisi, 
tomo III, p. 656) che nel pontificato di Alessandro VI in questo teatro (il cosidetto 
Odeo, prossimo al casino Bulgarini) furono rinvenute le statue delle Muse e di Mne- 
mosine, che trasportate al giardino vaticano sotto Leone X, in seguito più non si 
trovano. Questa è l'unica memoria che si conosca del primo scavo fatto nella villa " . 
Bulgarini « Notizie intorno a Tivoli » Roma 1848, p. 125. Per mala sorte non le si 
può prestare gran fede. 

1503. Nel 1503 fu onorato del titolo di revisore delle strade fuori della città 
Dantardito Benedetti, con la conseguente autorità di rovinare i sepolcri che le fian- 
cheggiavano per procurarsi i materiali necessari! al loro risarcimento. E siccome questi 
grandi risarcimenti avvenivano nell'anno precedente ai giubilei, così le scoperte di 
epigrafi sepolcrali abbondano specialmente all'avvicinarsi di ogni quarto di secolo. Nel 
seguente anno 1504 Francesco Schiattenzi fu nominato commissario per la costruzione 
delle strade fino al XX miglio da Roma. Moroni, Dizion. tomo XLI, p. 228. 

1504, 10 gennaio. FORVM TRANSITORIVM. Convenzioni tra Mariotto de" Cesi 
oste, e Pietro di Asola scavatore per la distruzione di una parte del recinto del foro 
Transitorio alle Colonnacce. Vedi intorno al sito Meni. Acc. Lincei, classe scienze mor. 
1883, p. 25, e Bull. Com. tomo XXIX. 1901, pag. 30. 

« In presentia mei Notarli ^t Mariottus de Cesis olim barberius et nunc taber- 
narius habitator Urbis in i^"^ Moutium sponte vendidit Petro de Asola effossori 
lapidum habitatori Urbis in i^ (sic) presenti ementi *k idest omnes et singulos lapides 
tam tiburtinos quam marmoreos et cuiuscumque alterius generis existentes sub quadam 
domo et orto diete domus quam domum dictus Mariottus asseruit habere in locationem 
ad tertiam generationem a rectore ecclesie santorum Sercii et Bacchi de Urbe et sub qua 
dictus Mariottus ad presens eftbdere cepit et certos lapides tiburtinos magnos 
extraxit et detexit videlicet prope arcum vulgariter nuncupatum larco de noe in 
conspectum domus sive taberue quam ad presens dictus Mariottus exercet videlicet illos 
lapides tantum et dumtaxat qui sunt sub certo muro antiquo de tegulis sub quo muro 
dictus Mariottus effodere cepit ut supra: hoc est a parte interiori muri anterioris domus 
prefate, usque ad murum domus illorum de Cheriibinis, Et si iuxta dictum nnirnni 
reperirentur aliqui lapides apti ad sculpturam, cuiuscumque generis essent. siut dicti 
Mariotti et non conprehendantur in presenti venditione et alii vero lapides parvi et 
minuti cuiuscumque generis, sint dicti petri emptoris Hanc autem veuditionem fecit 
dictus mariottus eidem petro presenti prò pretio vigintiuovem ducatorum de carlenis 

IS 



138 GIULIO II. 1505 



qiios 29 ducatos pretiiim predictum dictus petrus proraisit eidem mariotto presenti 
solvere mox et quam primura dictus petrus dictos lapides extraxerit et vendiderit Cam 
hoc pacto quod dictus Petrus teneatur dictos lapides sibi ut supra venditos eius 
sumptibus effodere seu effodi facere et finita dieta effossione et extractione lapidum 
dictus petrus promisit replere et reatterrare cavam sive foveam per eum propterea 
fiendam sumptibus ipsius petri, ac etiam promisit dictus Petrus eidem mariotto pre- 
senti incidere seu incidi facere dictura murum antiquum sub quo sunt dicti lapides 
videlicet tantum quantum se protendit domus predicta absque dicto orto, Et casu quo 
culpa dicti petri dieta domus seu pars ipsius rueret aut aliter deterioraretur seu debi- 
litaretur eo casu dictus Petrus promisit eidem mariotto presenti illam eius sumpti- 
bus reparare et quecumque damna eidem resarcire ad omnem simplicem petitionem 
dicti mariotti Et vice versa dictus mariottus promisit eidem petro presenti eundem 
petrum manutenere in dieta cava ipsumque in ea defendere ab omni molestante per- 
sona, alias prenominati Mariottus et Petrus voluerunt ad invicem teneri ad omnia 
damna de quibus damnis stare voluerunt. 

Actum Kome in i^"* montium in dieta taberna dicti mariotti presentibus providis 
viris magistro Jacobo de Caravagio muratore Magistro Jacobo de parma barberio et 
Antonio Albanense ortulano testibus » . Not. G. B. de Coronis prot. 644 e. 85. A. S. 

1504, 3 febbraio. VIAE VRBIS. « Mandatum eximio legum doctori Francisco de 
Schiatensibus comissario (apostolico) prò instaurandis viis alme urbis » in A. S. V. 
Divers. tomo LVII e. 39' sg. 

1504. Il card. Oliviero Caraffa incomincia a fondare il chiostro di s. Maria della 
Pace, sotto la direzione di Bramante. 

Il medesimo cardinale si fa costruire sulla punta del Quirinale, oggi occupata 
dal r. palazzo, un luogo di delizia « cum vinea et hortulo et aliis locis multis, picturis 
et epitaphiis exornatis cum epigramm. multis ». Albertini, p. 25. 

1505. MVSEO GRIMANI. Fr. Albertini neir« opusc. de mirabil. » ed. 1515, parla 
più Yolte della raccolta antiquaria del card. Domenico G-rimani f 1523, cioè a p. 61' 
(caput aeneum turritum in viridario palatii s. Marci): a p. 62' (in palatio Bauli 
Veneti multa signa marmorea posuit Rev. Do. de Grimanis), ed a pp. 83', 86. Il 
Muntz scrive a proposito delle collezioni romane nel primo decennio del sec. XVI: 
« il n'y avait plus guère de prélat, de diplomate, de grand seigneur, de banquier 
qui ne recherchàt avec ardeur tout ce qui rappelait l'antique splendeur romaine: 
statues, basreliefs, gemmes, médailles et jusqu'aux inscriptions. Au premier rang 
brillait le musée reuni au palais de Saint Marc par le cardinal venetien Dominique 
Grimani. Ses coUections, qu'il transporta plus tard dans sa ville natale et qui à sa 
mort, en 1523, devinrent le noyau du musée de saint Marc, comprenaient à la fois 
les specimens de la statuaire et ceux de la glyptique. Nous savons qu'en 1505 il 
montra aux ambassadeurs Venitiens une masse prodigieuse de statues de marble et 
une foule d'autres antiquités trouvés dans sa vigne ". (« Raphael archéologue " in Gaz- 
zette des Beaux arts, octobre 1880). Sul sito della vigna, nella quale erano stati pra- 
ticati scavi così fecondi, vedi Bull. com. tomo XXIII, a. 1896, p. 233. Dopo la morte 
del cardinale i marmi passarono alla Marciana, la biblioteca di ottomila volumi al 



GIULIO II. 1505 189 



convento di s. Antonio di Castello nella stessa città di Venezia, dove poco stante fu 
distrutta dal fuoco. È curioso a notarsi che, come nella vetusta raccolta del card. Pietro 
Barbo primeggiavano i busti di Augusto e di Agrippa (Muntz, les Arts, tomo III, p. 15), 
cosi quella Grimani vantava fra le sculture iconografiche di primo ordine le statue 
eroiche di quei due personaggi. Del card. Domenico si ha un eccellente ritratto nella 
medaglia del Camello (ap. Muntz, Alex, VI, p. 144). Il palazzo non rimase spogliato del 
tutto. Ho trovato un inventario del 1547 • de beni della bo. me. del S.'" Marino cardinale 
Grimani consignati ad M.*" Bernardo Corbinelli deputato ad venderli et venduti a diverse 
persone alla candela ". (Prot. 6141, e. 338, A. S.). Tra i compratori deve essere stato 
papa Paolo III, poiché a e. 367 dello stesso protocollo v'è un rogito col quale il pon- 
tefice « quietat haeredes q. Pandulphi della Casa de omnibus cameis medalijs bo. me. 
Marini card. Grimani » . Egli era morto gravato di debiti verso il magnifico Vincenzo 
Bembo ed altri, dei quali debiti si ha la nota a e. 535. Il catalogo dei bronzi e delle 
medaglie sta a e. 99 del prot. 6154. Nella seconda metà del secolo rimanevano nel 
palazzo i marmi descritti dell' Aldovrandi a p. 260, da cui Hondio p. 20. Quest' ul- 
timo afferma che il « grandissimo e bellissimo vaso antico, dinanzi al palagio su la 
strada, nel quale solevano anticamente nelle stufe bagnarsi (Aldovr.) « era stato tro- 
vato nelle terme di Agrippa. La sala principale conteneva un « bellissimo e famoso 
mappamondo grande, attaccato su alto nel muro ». 

In un documento del 17 agosto 1565, in A. S. prot. 5529, e. 686, le vigne- 
musei sul dorso del Quirinale, a nord dell'Alta Semita, si fanno succedere in questo 
ordine, partendo dai cavalli marmorei. Primieramente la vigna di Napoli, già del card. 
Oliviero Caraffa, poi del card. Este di Ferrara; in secondo luogo la vigna della Ber- 
tina, già del Boccacci poi dei Cesi; e da ultimo « bona li.'"' d. patriarche Aquile- 
giensis Veneti " cioè del card. Grimani, che si stendevano dal sito delle Quattro Fon- 
tane alla piazza Grimana, ora Barberini, toccando anche la vigna del card. Pio di 
Carpi, venduta al card. d'Urbino, Giulio Feltrio della Rovere, nel 1565. 

1506, 3 gennaio. FORVM HOLITORIVM. « Ven. viris DD. Canonicis et capi- 
tulo ecclesiae s. Nicolai in carcere Tulliano licentia effodiendi marmora et lapides 
tiburtinos in quibuslibet locis diete Ecclesie, prò ampliauda via ante dictam Ec- 
clesiam »... I maestri delle strade Jacopo Alberini e Girolamo Fichi non dovranno 
mettere impedimento a tali devastazioni. Arch. secr. vat., Divers., tomo 57, e. 203. 
Documento edito fin dal 1867 nel Bull. Inst., p. 191, e nuovamente nel tomo XVII 1 
degli Studi e doc. di st. e diritto. 

1506, 14 gennaio. DOMVS TITI IMPERATORIS. Ritrovamento del gruppo del 
Laocoonte intorno al quale vedi Cesare Trivulzio in Lett. pittoriche, t. Ili, n. 196, p. 321: 
Albertini, ed. 1515, e. 31': Aldovrandi in m. 10, ed. Fea: Felibien nelle Confe- 
rences de l'Acad. rovaio de peinture, 1667 (Paris, Léonard), in pref: Venuti, Antich. 
di Roma, t. I, p. 206: Bull. Inst. 1867, p. 190: Jahrbuch, voi. V, 1890, pp. 16-53. 
e gli autori citati dall' Helbig, Guide, I, p. 97. Sul sito della « doraus Titi imperatoris » 
cui apparteneva, e fra le rovine della quale fu ritrovato il Laocoonte vedi Bull, 
com. tomo XXllI, a. 1895, p. 174 e sg. La data della scoperta non è certa. Vedi Jahr- 
buch, 1. e. p. 16, nota 37. Raffaele Volterrano dice essere avvenuta « dum (Felix de 



140 GIULIO II. 1506 



Fredis) arciim diu obstructum in vinea sua recluderet » : il Fulvio « in subterranea 
crypta iuxta septem salas ». Giovanni Cavalcanti, in una lettera del 14 febbraio ci- 
tata dal Muntz (Antiq. de Rome, p. 46), aggiunge : « la santità di nostro signore 
l'a voluto et desidera porlo a Belvedere nella muragla che ffa al presento, che ri- 
cerca di tucte r antichagle mirabili et belle per conlocharle in simile giardino ». 

Nei protocolli notarili di Roma si trovano molti atti relativi a Felice de Fredis 
e alla sua famiglia. Il più antico è del 21 settembre 1473, e si riferisce al fidanza- 
mento di Maddalena figliuola « eximii legum doctoris domini Benedicti Felicis de 
Fredis olim de Vallemontone " defunto, e della nobil donna Vannozza vivente, e so- 
rella dello scopritore del Laocoonte. Le si assegnano 300 fiorini di dote, in garanzia 
della quale lo sposo, Giacomo di Galeotto de' Normanni, assegna una casa « cum 
orto post se cum porticali columpnato ante se » posta vicino a s. Lorenzolo ai Monti : 
due case in r. di Trevi presso s. Nicolao de' Forbitori « cum certis aliis domibus 
dirutis iuxta se, cum orto post se cum puteo » ecc. e la terza parte del casale lo 
Torrello al di là del ponte Salario, che Giacomo Normanni possedeva insieme a Fran- 
cesco del Bufalo de' Cancellieri. Vedi Not. Evang. Bistucci, prot. 65, A. S. C. 

Il 4 agosto 1495 « vir nobilis Felix quondam Benedicti de Fredis locavit nobili 
viro Baptiste de Freapanibus reg. Pinee casale dictum sancte Prisce situm in partibus 
Latii prò sex annis prò pretio quinquaginta ducatorum de carlenis quolibet anno ". 
Ivi, prot. 124. Si vede dunque che i de Fredis tenevano alto stato anche prima del 
rinvenimento che fruttò loro, come rata parte di prezzo, la gabella della porta s. Gio- 
vanni. Essi la ritennero sino al 4 luglio 1515, come apparisce dal seguente atto del 
not. Ambrogio Teodosio da Ferentino, prot. XXII, e. 115, A. S. C. meritevole di essere 
riferito per intero: 

« Anno millesimo quingentesimo quintodecimo die quarta mensis julii Nobilis 
vir d. Felix de Fredis seu de Brancha qui asseruit hoc esse quod cum fuerit et sit 
quod alias tempore felicis recordationis d. iulii Pape II Idem lulius seu Camera Apo- 
stolica prò pretio et satisfactione et recompensa cuiusdam antique imaginis sive statue 
Loocoontis marmoree vel alterius lapidis magis pretiosi prò summa sexcentorum duca- 
ctorum auri de Camera consignaverit eidem d. Felici Branche nobili patritio romano 
et Federico eius legitimo filio ad eorum et cuiuslibet eorum vitam unam portam ex 
portis urbis videlicet portam sancti lohannis Lateranensis cum illius salario fructibus 
et emolumentis solitis et consuetis prò summa sexcentorum ducatorum auri de Camera 
prout in litteris et patentibus dicti quondam Pape Iulii et Camere apostolico desuper 
confectis plenius continetur. Et cum sit quod post dictam dationem et recompensa- 
tionem sanctissimus in Christo pater et dominus papa Leo decimus ex rationalibus 
causis motus in Camera apostolica per breve confirmaverit eidem d. Felici et Fede- 
rico ad eorum vitam dictam portam prò recompensa diete imaginis cum pacto quod 
semper et quando a dicto summo pontifico contigerit dictam portam eidem dom. Fe- 
lici seu Federico auferri quod ilio tunc dieta Camera apostolica teneatur predicto 
Felici seu Federico prò vero pretio diete imaginis solvere ducatos mille et quingentos 
auri de Camera. Quapropter dictus Felix eandem portam a tempore dictarum litte- 
rarum Iulii usque in presentiarum habuerit. Hinc est quod preinsertus d. Felix, tam 



GIULIO II. 1506 141 



SUO nomine qnam et nomine Federici eius filii promisit infrascriptis illustri d. Magda- 
lene et E. d. Andree Cibo procuratoribus infrascriptis prò ili. d. Francisco Cibo prin- 
cipali emptori se facturum et curaturum quod dictus Federicus habebit omnia et infra- 
soripta rata grata et firma. Et magnifica d. Magdalena Cibo de Medicis uxor 111. 
d. Francisci Cibo, et r. p. d. Andreas Cibo prothonotarius apostolicus in solidum se 
obligaverunt prefato d. Felici se facturos et curaturos ita et tal iter ex parte alia 
volentes predicti contrahentes modis et nominibus quibus supra devenire ad infra- 
scripta: primo, preinsertus d. Felix vendidit eisdem dominis Magdalene et Andree 
omnia et singiila iura diete porte prò pretio duorum millium ducatorum auri in auro 
de camera, infra biennium proxime futurum. Actum Rome in palatio habitationis pre- 
fate mag. d. Magdalene sito in regione (sic) .... apud Agonem » (trascrizione non mia) 

La somma dei 2000 ducati fu deposta nel banco « Bartolomeo et Doardo Boria 
di Corte ". Costoro dichiarano nella cedola di deposito (a e. 117) che se i Cibo aves- 
sero potuto procurare ai de Fredis « uno delli infrascripti quattro officii con pacifica 
possessione cioè piombo, archivio, brevi, e procuratore di penitenziaria .... se intenda 
questa nostra cedula di ninno valore » . 

È utile ricordare come un documento a e. 130 del prot. 260 A. S. chiami il 
de Fredis padre « sacri archivii scriptor " sino dal 1508. Neil' istesso anno egli acquistò 
da Lucido Conti, domicello romano, il tenimento ed accasamento di Colleferro, 
nella diocesi di Segni (ivi, e. 127), e nel 1512 un canneto in Merulana da Agostino 
Rechi (Prot. 1732, e. 209 A. S.). Il cognome di Branca è veramente usurpato, ma si 
spiega da che lo scopritore del « Laocohontis divinum fere respirans immortalitatem 
simulacrum » aveva sposato una Girolama Branca. Vedi Forcella, I, p. 164, n. 620. 
Nel n. 12 del Diario di Roma del 1841 si racconta una storia curiosa circa una 
pretesa testa del simulacro posseduta dal duca d'Aremberg in Bruxelles. 

1506, 19 marzo. AD BVSTA GALLICA. Francesco Capogalli rettore della chiesa 
di s. Andrea de Portugallo concede a Giovanni da Mantova muratore il permesso di 
scavare nel suolo di detta chiesa. 

« In nomine Domini Amen Anno domini m°ccccc°vi*' pontificatus Sini in xQo 
patris et dìli nostri domini Julij divina providentia pape secundi Indictione viiij* mensis 
martij die xviiij*. In praesentia mei Notarij *Sc Haec sunt certa pacta et conventiones 
habita inita et firmata Inter Venerabilem Virum Dnum franciscum de Capogallis 
Rectorem Ecclesie sci Andreae de portugallo de Regione montium ex una parte Et 
magistrum lohannem de mantua muratorem habitatorem in dieta Regione montium 
parte ex altera de quadam fossione sive cava quam jam incepit fodere dictus magister 
lohannes in dieta Ecclesia et solo dictae Ecclesie cum consensu et voluntate dicti 
dui francisci rectoris predicti causa inveniendi in eis lapides et alias res que in dieta 
ecclesia et solo reperiuntur et velint diete partes in futurum continuare ad fodendum 
in loco predicto Et quia dubitant de ruina murorum dictae ecclesie propter quod 
dieta ecclesia dampnificaretur Idcircho prefate partes convenerunt ad infraseripta pacta 
et pepigerunt, soìempni stipulatione interveniente, videlicet quod dictus magister 
lohannes teneatur iu diete solo et tenimento ubi inceptum est fodere seu fodi facere 
omnibus suis sumptibus et expensis. Et de omnibus lapidibus rebus et bouis quae 



142 GIULIO II. 1506 



in dieta fossione, et cava tam de inventis quam Inveniendis fiant tres partes et inter 
eos dividantur ho,; modo videlicet de dictis tribus partibus dictus dftus franciscus 
rector predictus habeat et retineat prò dieta Ecclesia prò eius reparatione Unam 
partem, et d&us magister lohannes habeat prò se reliquas duas partes, et quod in 
fodendo est ruynatus certus murus diete ecclesie convenerunt adinvicem quod dictus 
murus reficiatur et rebedificetur per dietas partes et in refectione et rehedifieatione 
dicti muri unusquisque eorum dnus franciscus teneatur ad hoc videlicet dictus dìius 
franciscus teneatur ponere Calcem, lapides et puteolanam sumptibus et expensis ipsius 
diìi francisci Et dictus magister lohannes teneatur ponere operas suas et laborerium 
donec dictus murus fuerit perfectus sumptibus et expensis ipsius magistri lohannis. 
Item convenerunt quod casu quo in futurum in dieta fossione et cava ruynaretur plus 
de rauris diete ecclesie quod diete partes teneantur etiam ad rehedincationem et 
refeetionem totius muri ruynandi si ruynaretur et ambo teneantur ad hoc ad dictam 
refectionem dicti muri ruynandi videlicet quod dictus dominus franciscus prò parte 
sua teneatur prò una tertia parte expensarum neeessariarum. Et dictus magister 
lohannes teneatur prò reliquis tertijs partibus dietarum expensarum donec dictus 
murus perficiatur. Item convenerunt quod dictus magister lohannes non possit in 
dicto loco fodere nec fodi facere ultra loca iam incepta fodi sine licentia et Voluntate 
dicti dni francisci Rectoris predieti : Item convenerunt quod si dictus dnus franciscus 
noUet quod dictus magister Johannes foderet plus in dicto solo dietae Ecclesie quod 
dictus magister Johannes non possit in dicto solo fodere plus quam velit dictus dìius 
franciscus Et casu quo dictus dnus franciscus nollet et vetaret dictum magistrum 
lohannem quod ulterius in dicto loco non foderet quod tune etiam dictus dìius fran- 
ciscus in posterum non possit in dicto loco per alium fodi facere nisi per dictum 
magistrum lohannem: et si fodi faceret per alium quod tune lieeat dicto magistro 
Johanni omnem personam in dicto loco fodentem propria eius auctoritate expellere 
et votare ne in dicto loco fodeat. quod sic dictum et conventum extitit inter dietas 
partes solempni et legitima stipulatione interveniente. Et precibus et rogatu dicti 
magistri lohannis et prò eo discretus vir magister Andreas de loctis giuyellarius de 
Regione Arenule sponte fideiussit ete. 

« Actum Rome in r. montium in porticeli domus habitationis dicti domini fran- 
cisci presentibus magistro Bartolomeo de Cuneo carpentario r. campiteli] et magistro 
Dominieo de bergamo fornario de r. montium»». Not. de Taglientibus prot. 1732, 
e. 64, A. S. 

Si conosce 1' esistenza di un vasto e nobile edilìzio nel sito cui accenna il pre- 
detto documento. L'anno 1706 nel mese di settembre, scavandosi per rifondare la 
vecchia eliiesa e trasformarla in quella di s. Maria ad nives, fu trovata la bella 
iscrizione CIL. VI, 913, dedicata ex s. e. a Nerone cesare, figliuolo di Germanico. 
Questa « tabula marmorea litteris permagnis . . . elegantis sculpturae et cinnabari de- 
pictis t giaceva alla profondità di m. 6,69 fra le « parietinae nobilis aedificii »» . Vedi 
Bull. com. tomo XX, a. 1892, p. 36. 

1506, 18 aprile. S. PIETRO VECCHIO. Giulio II, fatta celebrare dal Sederini 
card, di Volterra, una messa all' aitar maggiore di s. Pietro vecchio, depone la prima 



GIULIO II. 1507 143 



pietra della nuova fabbrica. Paride de Grassi racconta come il pontefice, accompa- 
gnato da tre soli accoliti, si recasse sull'orlo del cavo, passando per s. Petronilla, 
mentre gli operai cercavano di vincere l' irrompere delle acque per mezzo di pompe 
e di secchie. Vi fu un momento di panico, minacciando le pareti del cavo di franare : 
ma poi fattosi coraggio, il papa scese nel fondo del baratro, e depose in un orciuolo 
dodici medaglie, sul quale orciuolo fu poi collocata la prima pietra. In questo primo 
scavo, fatto dalla parte del « mosileos » e precisamente nel sito detto Aegj'ptus, de- 
vono essere stati scoperti e distrutti avanzi del circo di Nerone. Vedi Crowe e Ca- 
valcasene (Raphael, voi. I, p. 381), e Bonanni (Numismata, cap. XII), il quale nella 
tav. I, p. 9, riproduce il tipo bellissimo delle medaglie del Carradosso di Poppa 
coniate per la circostanza. Così grande era la fretta di Giulio e di Bramante di con- 
durre a buon fine i lavori che, nel gettare a terra la metà occidentale della vecchia 
basilica costantiniana, travolsero nella rovina anche le colonne della nave. « Hanc 
basilicae ruinam egerrime tulit Michael Angelus Bonarota et ... . Bramantis audaciam 
accusavit qui .... pretiosas columnas a Constantino erectas temere prosterneret, in plures 
partes diffractas . . . Praeter veterem basilicam fuit etiam pars Collis imminentis solo 
acquata » con irreparabile danno del sacro cimiterio della via Cornelia. Su questi ritro- 
vamenti di sepolcri vedi Bonanni, l. e. p. 52, il ms. del Grimaldi sul Sudario alla 
p. 97, e le scoperte avvenute sin dal tempo di Nicolao V (a. 1453, p. 56). 

1507. FORVM TRAIANI. Antonio da Sangallo il giovane incomincia a scavare 
le fondamenta di s. Maria di Loreto, conforme agli studii e disegni serbati nella 
galleria degli Uffizi, nn. 786, 947, 948, 950. La tribuna fu impresa a fondare 
nel novembre 1522, ma la fabbrica continuò sino al 1527. Vedi Uffizi, nn. 174, 1371. 
1746, 1747 di Aristotile da Sangallo, e n. 70 di Bartolomeo Baronino. Se è vero. 
come afferma il Vacca mem. 18, che la base della statua equestre di M.Aurelio sia 
stata ricavata nel 1538 da uno dei « massi portentosi " del foro, è probabile clie il 
blocco sia venuto in luce in questa occasione. Vedi Albertini, ed. 1515, e. 77, Fulvio. 
Antiq. p. 57, e Forcella, I, p. 33, n, 46. 

1507. SEPTA IVLIA. Fazio Santorio da Viterbo, creato cardinale di S. Sabina 
dal suo antico alunno Giulio II, agli 11 decembre 1505, ricostruisce il palazzo ade- 
rente alla chiesa di s. M. in Via lata, e l' ingrandisce mediante 1' acquisto di altre 
casette fabbricate sui voltoni della Septa. Egli aveva abitato sino allora nella casa 
già di Domenico Maldosso alle Pastine (prot. 264, e. 396, A. S.). Essendo il nuovo 
palazzo piaciuto oltremodo a Giulio II, lo chiese ed ottenne a buoni patti dal cardi- 
nale per Francesco Maria duca d' Urbino suo nipote. Se ne può vedere il prospetto 
sul Corso, semplice e disadorno, nella tav. 17 del - Nuovo teatro delle Fabbriche di 
Alessandro VII -' inciso dal Falda nel 1665. Gli servirono per fondamenta le « vestigia 
miranda s dell'antico Ovile. L'Albertiui, ed. 1515, e. 48, ricorda con ammirazione 
r « atrium et porticum et capellas et aulara pulcherrimara depictam. Omitto viri- 
daria in quibus sunt vasa marmorea sculpta cum sacrificiis et raptu sabinarum (Leu- 
cippidi). Omitto aquarum conservationem subterraneam (cisterna sotto i voltoni an- 
tichi) et cameras variis picturis et statuis exoruatas '. L'autore della descrizione di 
Roma in cod. Barber. XXX, 89, da me publicata nel voi. VI dell'Archivio Società 



144 GIULIO II. 1507 



r. storia patria, dice: « il palazzo del duca d'Urbino è su la via lata, nel cui can- 
tone sta Santamaria di tal cognome. Nel risarcimento si vede sopra di molte porte, 
alle stanze 

Julius Feltrius de Ruvere card. Urbinas 

ma ci è la prima sala grande e quatrilata molto alta, dove sono depinture nere in 
bianco assai spatiose e ben lavorate, con 1' armi di quel cardinale, già secondo l' iscrit- 
tione che dice 

Fatius de Sanctoris Viterbien. card, sancte Sabine. 

La sua arme è un arbore di palma con sbarra nel fusto, e si vede in molte parte " . 
TI solo monumento ricordato dall'autore del codice barberin. è la memoria di una 
cagnuola, di nome Tita, postale da Antonio Tibaldeo. 

1507, 15 maggio. STABVLA QVATTVOR FACTIONVM? Si scopre nel Campo 
di Fiori il gruppo dell'Ercole e Telefo, Helbig, Guide, voi. I, p. 65, n. 11. « Sabbato 
passato (15 maggio) un certo romano facendo cavare un suo re volto in campo de fiore 
trovò un Hercule con la pelle del Leone in su la spalla stancha. Da la man dextera 
tiene la clava, sul brazo mancho ha un putino de età forse de quatro anni. Fedra 
(Tommaso lughirami) dice che non è Hercule ma Comodo .... Un giorno fu trouata, 
r altro el nostro Signor se la fece portar a palazo, e dicese che sua Sanctità ha dato 
al trovatore di quella un beneffìcio de cento e trenta ducati l' anno » Luzio in Archivio 
St. Lombardo, voi. XIII, 1886, p. 93, donde Bull, com., voi. XIV, 1886, p. 243. 
Vedi anche Bull, com., voi. XXVI, p. 19 e voi. XXVII, p. 111. La raccolta Lafre- 
riana contiene due stupende riproduzioni del gruppo; la prima, del Salamanca, è incisa 
alla rovescia: la seconda, messa in luce dal Lafreri nel 1550, porta il titolo « Com- 
modi imp. faciem atque habitum Herculis induti, ac Pusionem infantem (cuius errore 
periit) brachio laevo gestantis, statua ... in Belvedere » . 

1507, 16 aprile. S PIETRO VECCHIO. Girolamo Bruno, arcivescovo dì Taranto 
e tesoriere di Giulio II, pone la prima pietra di altri due piloni della nuova fabbrica. 
La cerimonia è descritta nel « Cod. visitationis ecclesiarum « di Demetrio Giiaselli, 
in Archivio di s. Pietro al f. 165. 

1508. Il codice Corsiniano 34. G. 27 contiene la nota di taluni pagamenti per 
opere, le quali si collegano più tosto alla storia dell'Arte che non a quella degli 
scavi di Roma e di Ostia. Eccone alcuni saggi. 

OSTIA. Il giorno 4 dicembre Antonio di Bartolomeo da Firenze maestro di 
legname riceve ducati 70 in acconto delle spese che eseguiva nella rocca d'Ostia, e 
per le quali si porta garante Giuliano da Sangallo (e. 3), Nello stesso giorno « D. Mi- 
chael del Bocca de Imola pictor in urbe . . . confessus est cum effectu recepisse ducatos 
centum de carlenis ad bonum computum picturarum faciendarum in arce Hostie ». 
Altra ricevuta simile in data 13 marzo 1509. Questo ricordo di pagamenti a Michele 
Bocca, tolgono assai peso all' opinione manifestata dal Miintz (les Arts, Innoc. VIII, 
p. 24) nelle seguenti parole: «(le cardinal Julien della Rovere) en 1491 écrivit aux 
députés du dome d' Orvieto pour leur enjoindre de ne pas molester le Pérugin, qui 
travaillait alors pour lui, probablement au chateau dOstie «. 



GIULIO IL 1508 145 



SCHOLA GRAECA. « Die. VI. decembris 1508 nota quod magister jacobinus de 
morco murator in urbe confessus est cum effectu recepisse ducatos centum de car- 
lenis monete veteris ad bonum computum opere sue prò petris et saxis que fit ad 
scolam grecam per manus d. Hierouimi Francisci de Senis computiste, et diiit rece- 
pisse die XVIIII jiilii proxime preteriti de quibus quietat in forma etc. in palatio 
in Camera R. D. Henrici archiepiscopi Tarentini Thesaurarii presentibus magistris 
Maynerio de Pisis architecto, et Johanne Antonio Foglietta muratore in urbe testibus. 

Dieta die VI decembris Idem magister jacobinus similiter confessus est recepisse 
ducatos similes centum etiam ad bonum computum diete seche ad saia per manus 
d. Hieronimi de quibus quietat etc. » e. 3'. 

VIA TRIVMPHALIS. « Die XVII februarij 1509. Constitutus coram me notario 
et testibus magister Vincentius magistri Danesii de Viterbo sponte confessus est cum 
effectu recepisse per manus d. Hieronimi de Senis computiste fabricarimi etc. duca- 
tos centum nonaginta quatuor et carlenos septem de carlenis x prò ducato monete 
veteris et sunt prò integra solutione omnium et singularum expensarum incursarum 
ad explanandum in platea inferiori Belvederis ubi Sanctissimus dominus noster fieri 
fecit festum Taurorum. et tam prò operibus barellis carrotiis et ferramentis et in 
simul prò incursis usque in presentem diem, de quibus quietauit in forma Camere. 
Home in Camera d. B. Ferratini apud Campumsanctum presentibus d. Menicantonio 
jacobi Goelli et Francisco amici de Fulgineo testibus » . Ibid. e. 4. 

BIBLIOTHECA APOSTOLICAE SEDIS. « Die Villi martis 1509. Magister Lau- 
rentius Lottus de Trevisio pictor confessus est cum effectu recepisse per manus do- 
mini Hieronimi Francisci de Senis fabricarum computiste etc. ducatos de carlenis .x. 
prò ducato monete veteris centum qui sunt ad bonum computum laboritii picturarum 
faciendarum in cameris superioribus pape prope librariam superiorem de quibus quie- 
tat in forma etc. In palatio in Camera Reuerendissimi domini Thesaurarii presentibus 
magistro juliano del louio et Bernardo Silvestri de Florentia scarpellino in urbe -. 
Ibid. e. 6'. 

VIA TRIVMPHALIS. Col novembre 1509 incominciano le note di pagamento a varii 
artisti - ad bonum computum pilastrorura de tiburtiiio fiendorum in opere orti secreti - ; 
tre dei quali furono scolpiti da Ambrogio di Benedetto da Fiesole detto Cucula, 
quattro da Benedetto Gozuto romano, tre da Bernardo Silvestri detto Ciocia, quattro 
da Girolamo del Bene detto Fracasso, e due da Raffaele di Tommaso Ciani da Fie- 
sole: in tutto sedici pilastri. 

1508. COLLEZIONE MEDICL II card. Giovanni de Medici, il quale fino al 1505 
avea abitato nel palazzo Ottieri a s. Eustachio, e dal 1505 in poi nel palazzo alle 
terme Neroniane, che più tardi si disse di Madama, deposita e ordina nelle sale di 
quest" ultimo la ricca biblioteca paterna, da lui riscattata dai frati di s. Marco. Le 
sale erano decorate di statue e di pitture. ^ Domus Johannis de Medicis est apud 
Alexandrinas et Xeronianas thermas. in qua sunt nonnullae portae marmoree nuxtae 
cum pulcherriraa bibliotheca. statuis et picturis exornata ^ Albertino. 1. e. p. 27. 

I Medici lianno creato in Roma cinque centri d' interesse artistico e archeoloiirico. 
cioè il palazzo mentovato ora sede del Senato del regno, il quale conserva ancora i 

10 



146 GIULIO li. 1508 



maravigliosi soffitti dell'epoca: il palazzo di Firenze, sede del Ministero di Giusti- 
zia: il giardino-museo a S. Maria Nova; la villa alla Trinità de' Monti, sede del- 
l'Accademia di Francia; e la villa Madama sulla costa del Monte Mario. 

Il prof. Micliaelis nel Jahrbuch tomo Vili, a. 1893, p. 119 sg., e il Muntz 
nel tomo XXXV, parte II, a. 1895 delle « Mémoires de l'Académie des Inscr. et belles- 
lettres » hanno illustrato con tanta copia di erudizione il palazzo Madama, e le colle- 
zioni quivi formate dal futuro pontefice Leone X, che poco o nulla avrei da aggiungere 
alla loro illustrazione. Nella graziosa vignetta di Martino Heemskerk (p. 121, fig. 1, 
Michaelis) si vede il palazzo sorgere tra gli avanzi delle terme Neroniano-Alessan- 
drine, la quale sovraposizione dei due edificii è stata da me lungamente dichiarata 
nella prima Memoria sulle Terme di Agrippa stampata nel voi. VI delle Notizie degli 
scavi per l'anno 1881, fase, di ottobre. Una delle più geniali incisioni del Barbault 
rappresenta questo innesto del palazzo alle Terme dalla parte del secondo cortile 
interno, quello stesso che fu trasformato in uffizio centrale delle poste Pontificie, sotto 
Pio IX, e che oggi contiene l' aula del Senato. Vedi anche la vignetta 9, II di Alo 
Giovannoli rappresentante le « thermae Neronianae in aedibus card, de Monte « . 

Il n. 6825 della mia raccolta di Stampe e Disegni di Roma rappresenta la facciata 
del palazzo verso Agone, delineata da un cinquecentista a chiaroscuro, con qualche 
particolare inedito. I documenti della fine del quattrocento parlano così spesso di 
queste terme e delle case e palazzi innestati alle loro rovine, che si potrebbe rico- 
struirne la topografia con la maggiore esattezza. Così p. e. nell' inventario dei beni 
ereditarli di Callisto Gioacchini da Narni, fatto fare il 2 settembre 1494 dal nobile 
Bonifacio Gioacchini cittadino romano del r. Pigna, si legge questo paragrafo : « item 
medietatem domorum magnarum sitarum in Regione Sancti Eustachii retro ecclesiam 
sancti Eustachii cum edificiis antiquis ad dictas demos spectantibus et perti- 
nentibus iunctam prò indiviso cum alia medietate ipsius domini Bonifatii quibus ab 
uno latere sunt res heredum qùd. dai Johannis de baroncellis ab alio res heredum qd. 
cecchi de crocchiano ab alio res sancte marie nove ab alio res hospitalis salvatoris ab 
alio est res Mactie bardelle et fratrum ab alio latere sunt res heredum qd. dui christo- 
fori de filippinis et alii plures confines ». Not. de Pacificis prot. 1181, e. 518 A. S. 

Queste proprietà furono in gran parte assorbite da quella dei Medici sotto il pon- 
tificato di Leone X. Ho trovato, nel prot. 62 di Stefano Amanni a. e. 25, memoria 
dell'acquisto di parte dei beni del predetto Bonifazio Gioacchini, cioè « certas domun- 
culas et aream sitam Rome in r."' S.'' Eustachi iuxta et in corpore palatii et domo- 
rum et aree magnifici domini Juliani de Medicis " . Ma il documento più interessante 
su questo soggetto si trova nel prot. 94 del predetto notaro, a e. 55 sg. ove si parla 
della eredità di Leon X nell' interesse di « Lucretia filia qd. bo. me. mag.'^' laurentii 
petri cosrae de Medicis de Florentia, germana soror fé. re. dni lohannis de medicis 
qui primo car.lis de Medicis et deinde ad Summum pontificatuin assumptus cet » . Vi 
sono nominati il « Castello chiamato castello sco angelo in lo territorio de Roma 
appresso a Tivoli (C. Madama) », il « palatium in Urbe et reg. sci Eustachii in platea 
vulgariter nuncupata piazza Saponara » etc. Nell'inventario delle « Statue antiche che 
stanno nel pai. della ser. Madama d'Austria » edito dal Fiorelli, Documenti, tomo II, 



GIULIO II. 1508-1509 147 



p. XIV, 377, si parla di cinque pezzi custoditi <* nella casa doue habitaua Msr. Gio. 
Lippi » la quale al Fiorelli stesso sembra essere quel « luogo » che l'Aldovrandi 
(a p. 182) indica presso s. Luigi de' Francesi « dove già furono le tenne d'Alessandro ». 
Il Michaelis la dice « vermuthlich ein Nebengebàude des Palastes » . I documenti che 
seguono, e che ho trovati a e. 182 del tomo 273 degli Script. Arch. in A.S.C, tol- 
gono ogni dubbiezza in proposito. 

« Die 5 augusti 1562. Magnificus dominus Joannes Lippi clericus Volaterranensis 
negociorum gestor lUme domine Margarite ab Austria Parme et Placentie Ducisse qui 
asserit quod alias sub die ianuarij 1560 studiens utilitati et commoditati diete Ducisse 
concessit et impartitus fuit licentiam magistris Lazzaro Muratori et Dominico faber- 
lignario fratribus de Galena de Castro novo Sarzanensis dioecesis inquilinis unius ei 
domibus diete Ducisse incidendi et rumpendi partem unins parietis antiqui diete 
domus quam predicti Lazarus et Dominicus inhabitant supra uiridarium seu giardinum 
palatiis diete Ducisse et in loco diete parietis que inutilis e rat eorum sumptibus 
facere aliquas stantias seu cameras in bona forma habitabilis », 

« Adi 20 di Gennaio 1560. Sia noto et manifesto a chi leggerà la presente come 
questo di et anno detto di sopra io Giouanni Lippi agente della serenissima Madonna 
d'Austria concedo licenza a mastro Domenico falegname et a mastro Lazzaro mura- 
tore fratelli et al presente habitanti in una casa dell'isola della serenissima Madonna 
di poter tagliare un pezzo d' anticaglia congionta con la casa che habitano sopra il 
giardino del palazzo et ridurla in buona forma di stanze ». 

1509, 3 gennaio. PORTICVS PHILIPPI. Le monache di s. Ambrogio della Mas- 
sima danno in enfiteusi a Bartolomeo Carosi una loro casa, confinante con quello di 
Antonio Graziani, a condizione che spenda 50 ducati nello scavare e murare ^ cellam 
vinariam seu cantinam qua domus ipsa eget » . Not. Lazaro de Pinotis (ho smarrito 
il n. del protocollo). 

1509, 8 gennaro. DOMVS TITI IMP.? « In una vigna appresso alle Capocce, 
in thermis Titianis, apud atrium Vespasiani vulgo septem solia » si scopre l'ara dedi- 
cata a Giove da Vespasiano, CIL. VI, 369. Janni Capoccia, detto Mezzopane, nobile 
montigiano, possedeva una vigna tra il Cimbruni Marii e le Sette Sale sin dal 1263, 
della quale fece dono, vivente, alla basilica Liberiana. 

1509, 15 marzo. CIVITAS LEONI ANA, Il banchiere Bernardino Verrazzauo da 
Firenze, e il chierico aquilano Alfonso Pellegrini, come procuratori di Francesco I Se- 
derini card, di Volterra, danno in enfiteusi a G. B, de Herris da Modena *• unam 
petiam terre positam extra portam Sancti Petri prope muros urbis vie scerete ad castrum 
sancti angeli, cui ab uno latere viam publicam introitus ad dictam portam, ab alio 
latere muros urbis diete vie secreta, ab alio latere bona dicti reverendissimi ubi 
est fa età magna fossa prò faci en do murum et viam magnam ad dictum 
castrum, et ab alio latere bona Richardi de Mazzatostis. Not, Gio. Tebaldi in 
prot, 903 A. S. C. 

1509. TERMINI POMERII. « Sub lulio II pont. max. a. 1509, dum cloaca quae 
est prope aedem divae Luciae instauratur, ante os ipsius cloacae etlbssus est lapis 
quadratus ex marmore tiburtino, cet » con la memoria dell'ampliamento del pomerio 



148 GIULIO li. 1509 



fatto da Claudio l'anno 45, C[L. VI. 1231 a. Vedi Bull. com. tomo XXIII, a. 1896, 
p. 294. 

TERMINI RIPARVM TIBERIS. In una cantina presso alla chiavica di s. Lucia, 
tra questa e la chiesa di s. Biagio della Pagnotta, nelle fondamenta del « praetorium « 
luogo de' Tribunali di Giulio II, sulla sponda stessa del fiume, si scopre il cippo 
terminale dell'anno 73, CIL. VI, 1238. Vedi Pea, Fasti, p. 37. 

1509. VIA LATINA. Il prelato francese Adam fabbrica 1' elegante cappella di 
s. Giovanni in Oleo presso la porta latina e il colombaio di Pomponio Hylas. Armel- 
lini, p. 521. 

1509. OSTIA. Maestro Battista da Ferrara costruisce per il prezzo di cento du- 
cati la " domus ad usum Salarle in civitate Hostiensi » ossia il « Cason del Sale ". 
Vedi Registr. di Aless. VI, in A. S., voi. IV, f. ultimo. Per procurarsi il materiale 
occorrente maestro Battista apri uno scavo nel sito dell' antica conserva d' acqua della 
Colonia descritta in Noi Scavi, 1885, p. 530, distruggendone quella sola parte che 
era costruita a massi di tufa. 

1509. AD PORTAM VIMINALEM. « (Turrim Mecennatis laetus ac Poggius) di- 
cunt fuisse ultra thermas Dioclitianas versus orientem non longe ab eo loco: qui 
Butte di Thermi dicitur, in quo loco hoc anno (') multa marmerà cum Tyburtinis 
lapidibus effossa fuere in parte eminentiori, ut inde facile totam urbem quisq. videre 
pót. « Albertini ed. 1515, e. 53. Si tratta manifestamente dell' « altissimus Romae 
locus » del Bufalini, ossia del monte Superagio, poi chiamato « della Giustizia ". 

1510, 15 maggio. HORTI LAMIANI? Adriana Saladini concede a Girolamo de 
Rossi il permesso di cavare nella sua vigna in Merulana. 

« Capitula interdominam Adrianam de Saladinis venetam et dominum Hieronimum 
de Rubeis romanum super lapidicina et petraria prò lapidibus extraendis et tufis subtus 
vineam domine Adriano prefate positam ante ecclesiam sancti Mathei in Merulana. 

In primis quod passus petrarie sit latitudinis et longitudinis iudicio peritorum 
tiendus in vinea sive sodo dicti domini Hieronimi qui passus dari debeat per ipsum 
dominum Hieronimum in loco sui sodi prope murum vince diete domine Adriano vel 
alibi ad omne bene placitum diete domine Adriano et eius heredum sumptibus tamen 
omnibus dicti domini Hieronimi liberus pacificus et expeditus. 

Item quod omnes eipense fiende in dicto passu fodiendo et in extraendis lapi- 
dibus sino tufis et omni genere lapidum fìguratorum et non figuratorum ac etiam 
omni genere metallorum extraendorum de et subtus fovea vince diete domine Adriano 
solvantur in tribus partibus videlicet due tertie partes solvantur a dieta domina 
Adriana et una tertia pars solvatur a dicto domino Hieronimo exceptis tamen lapi- 
dibus et aliis figuris et metallis sive rebus aliis que erunt supra dictos tufos que 
omnia sint ipsius domine Adriano libera. 

Item quod omne lucrum fiendum in dieta fovea sine petraria et passsu et omnia 
alia que extrahentur exceptis supra proxime dictis sint prò duabus tertiis partibus 
ipsius domine Adriano et prò una tertia parte ipsius domini Hieronimi. 

(') L'opusculu de mirab. essendo stato pubblicato il 4 febbraio 1510 è probabile cbe T "hoc 
anno » si riferisca al 1509 quando l'opuscolo era in corso di stampa. 



GIULIO II. 1510 149 



Itera quod uaoquoque mense fiat computum inter dictam dominam Adrianam et 
dominum Hieronimum tam de expositis qiiara de peciiniis receptis et de creditis fiat 
divisio et umisqiiisque agat con tra debitores prò rata » Not. Giacomo de Meis in 
A. S. C. 

Questa vigna doveva essere ricchissima di ruderi e di monumenti essendo stata sca- 
vata nuovamente dal senatore Pietro Borghese nel 1519. Vedi anche 1522, 17 marzo. 

1510, 7 agosto. THERMAE TRAIANI ET VICINIA. Fra Giovanni Battista da 
Verona, priore di s. Pietro in Vinculis, conviene con Giuliano Leni « de darli a fare 
a tucte sue spese li due claustri » col patto di fornirgli le colonne a ciò necessarie, 

come pure i peperini per le cornici, mettendo i Leni la mano d'opera, « et el 

primo claustro di uerso la facca nona sia obbligato hauere fornito per tutto octobrio 
che viene, l'altro per tuto luglio MDXl e per parte li ho facto dare per il banco 
di Gabriele di Sandro ducati trecento septe e mezo di carlini cioè ducati 307 e 
mezo el resto che douesse hauere si del primo lauoriero come secundo la mità li ho 
a dare fornito el lauorero e laltra mità per tuto aprile proximo che uiene de lanno 
1511 et in fede del nero habiamo facto el presente. Le pietre che cauara da li fon- 
damenti de murar et de calce sono soe tute le altre sono nostre e lui ce li ha a 
cauare doue se trouasse pietre grosse che bisognasse arzano a canarie lui li habia a 
cauare e lui a pagare le giornate. Figure, piombo et ogni altro metallo se trouasse 
e nostro e lui ho ha a cauare el terreno lo habia a gitare ne la buga ». Not. Bal- 
dassare Roche prot. 591, e. 362 A. S. C. 

Né meno importante per la storia dell' insigne claustro, e degli scavi in esso 
eseguiti è questo secondo documento, ibid. e. 337. 

» Nel nome de nostro Signore lesu Christo De lanno MDX adi XVII de junio. 
El venerabile patre fra lohanne Baptista de Verona priore de sancto Pietro in vin- 
cula et el nobile misser luliau Leno zentilhomo romano conuenerono insieme ali infra- 
scripti pacti et obligatione sopra la fabrica de la cisterna che se ha da fare in mezo 
el claustro de sancto Pietro in vincula, murata, lastregata, voltata, incollata, tanto 
epsa quanto li quatro soi cisternini de la perfectione et diligentia che indicara dira 
et ordinara maestro Christoforo da Caravazo qual sera soprastante de la fabrica de 
dieta cisterna. (Vedi Bertolotti, « Artisti lombardi •>, p. 54). 

Et ci prenominato padre priore di sancto Pietro in vincula promette et se obliga 
al incontro de consegnare a messer luliano predicto tutte le pietre et puzolaua ca- 
uate dal cauamento de la cisterna. 

Et de presenti da et exborza manualmente a conto del pagamento ducati set- 
tanta sei de carlini. 

Item da al medesimo conto di pagamento cento rubia de calce bagnata per pretio 
de ducati cinquanta de carlini. 

Resta decto messer luliano finita la cisterna creditore di ducati trecento quatro 
de carlini. 

Quali el prefato padre priore promette farli pagare ad epso messer luliano da la 
Santità de Nostro Signore onero farli far poliza da dieta Santità che se li faranno boni 
nel conto delle altre fabriche che epso messer luliano fa a la medesima Santità sua i . 



150 GIULIO II. 1510 



Scoperte di antichità debbono essere avvenute di certo, poiché quando l' architetto 
Virginio Vespignani fabbricava nell' anno 1876 la nuova Confessione tornarono in 
luce notevoli avanzi di costruzioni, delle quali conservo la pianta inedita nella mia 
raccolta. 

Altre scoperte successive sono state descritte dal prof. Kicci nel Bull. com. 
tom. XIX, a. 1891, p. 185 sg. 

Giuliano Leni fu realmente soddisfatto d' ogni suo avere da Giulio II. Nel pre- 
detto cod. corsin. 34. C. 27 a e. 7' si trova una ricevuta di quattrocento ducati 
« ad bonum computum laboritii et restaurationis palatii noviter restaurandi a sanctis- 
simo domino nostro apud ecclesiam sancti Fetri ad Vincula ». 

1510. ROSTRA? « Ex eo (ponte Caligulae a Palatio ad Capitolium) mine sex 
tantum columnae, tres enim ad radices Palatini montis (dei Castori) aliae tres ad 
capitolium (di Vespasiano) visuntur: non longe a quibus hoc hanno (1509?) multa 
marmora effossa fuere cam ingenti basi marmorea in qua erat inscriptio « . CIL. VI. 
1205. Albertino 1. e. f. 5'. 

1510. In questo stesso anno fu fatta società tra Lorenzo Valerani e Mariano 
Vannnzzi per cavare pozzolana a porta s. Agnese « prope maenia urbis » Not. Stefano 
de Amannis, prot. II, e. 108 ". Il Valerani, « nobilis vir « era circa questo tempo 
governatore dello spedale di s. Giacomo de Augusta, insieme a Marco degli Elefanti. 

1510. COLLEZIONE CHlGl. Costruzione del Casino sulla sponda del Tevere, 
tra la porta Settimiana e la chiesa di s. Giacomo. 

Agostino Chigi il Magnifico, nato in Siena circa il 1465, aprì banco in Corte di 
Koma r a. 1485 in società con lo Stefano Ghinucci, e più tardi con gli Spannocchi. 
Il primo uso delle sterminate ricchezze, messe insieme in breve giro di anni, fu 
quello di accaparrare « tabulas praecipue illustrium pictorum. Signa vero ac toreu- 
mata, nummosque, eo magis si ex antiquitatis tenebris eruta essent. His referta erat 
domus omnis et horti, conquisiveratque diligentissime et liberali mercede coemerat »('). 
I documenti del 1510 parlano del « palatium seu aedes quas d. Augustinus aedifi- 
cari facit prope moenia urbis extra portam Septignanam » come ancora lontane dalla 
perfezione. L' area ne fu ampliata 1' 8 giugno dell' anno stesso, mercè 1" acquisto della 
vigna di Mariano Cuccini « cui ab uno latere est hortus ecclesie s. Jacobi de Setti- 
gnano, ab alio bona prefati d. Augustini de Chisiis, retro flumen, ante via pu- 
plica «. Ma quando egli ebbe compiuto il casino nel 1513 « mirabile dictu est quot 
marmora eaque pretiosa congesserat, quot statuis picturisque ornaverat " . Per ciò che 
spetta ai giardini, i Commentarli di Fabio, editi dal Cugnoni, dopo ricordati i poemi 
di Gallo Egidio (de viridario Augustini Chisii) e di Blosio Palladio (suburbanum 
A. C, " stampati del 1511, il primo dal Guilleret, il secondo dal Mazochio), prose- 
guono : « neque vero conticescam quamplurimis refertos fuisse statuis ac preciosis anti- 
quitatis marmoribus, ut familiares epistolae abunde testantur, nec non purae latini- 
tatis inscriptionibus. Lascivum sane satyrum marmoreum puero blandientem laudat 

(') Questa, e le seguenti testimonianze, sono tolte dall'egregio lavoro del prof. Cugnoni " Ago- 
stino Chigi il Magnifico" edito nel voi. II e III deirArchivio della S. R. S, P. 



GIGLIO II. 1510 151 



Petrus arretinus (')•••• Inscriptionum vero aliquas affert Mazzocchius .... nec forsan 
plures tunc temporis aderant, quando editus fuit liber a. 1517. A quo tempore bisce 
antiquitatis argumentis aedes ornare prosequutus fuit, cum praecipue omnia inscripta 
marmerà e ruinis eruta ... ad Rapha eleni deferri imperasset Leo X a. 1516 ». Altre 
notizie si troveranno e nel cod. chigiano R. V, d. p. 108 e 112, e nell'inventario del 
Banco publicato dal Cugnoni a pp. 479-480 del li tomo dell'Archivio S. R. S. P. 

Non e' è dubbio che i sei sarcofagi e le altre anticaglie descritte dall'Aldovrandi 
a p. 160 « nel giardino Farnese che è al di là del Tevere » sieno state incominciate 
a mettere insieme da Agostino: ma ò difficile distinguere l'uno dall'altro i pezzi chi- 
giani dai farnesiani. I tre documenti publicati dal Fiorelli a p. 175 del tomo II, 
e a p. 399 del tomo IV, sono, per mala sorte, troppo recenti. 

Il primo e il secondo furono compilati dal not. Francesco Franceschini il giorno 
2 dicembre 1705, sotto il titolo di « Inventarium exciìie domus Chisie», per man- 
dato dei fratelli principe Augusto ed abate Mario, dei beni liberi e allodiali del loro 
padre Agostino « ad caute vivendum et quamcumque controversiam fortasse orituram 
arcendum et repellendum » e costano di due parti. La prima contiene l' elenco di 
centoquarantatre sculture, in calce al quale elenco una mano più tarda ha anno- 
tato: « suprascriptae statuae venditae fuerunt per D. Augustum Chisium favore illini 
domini Baronis Raymundi Leplat ei instrumento rogato sub die 6 decembris 1728 ". 
« Nel grande archivio di Stato di Dresda — nota il Fiorelli a p, X, n. 7 del 
II tomo — si conserva una corrispondenza intitolata : Lettres du Baron le Plat pen- 
dant son voyage pour Italie concernant l'achat des statues à Rome, dalla quale cor- 
rispondenza si raccoglie che il le Plat, intelligente ufficiale del Genio, architetto della 
casa del Re, e più tardi direttore delle sue collezioni artistiche, ricevette incarico il 
28 agosto 1728 di recarsi a Roma, per acquistare le statue del Chigi ed altre del 
Card. Albani, già valutate dal von Berger, professore di archeologia nelV Università 
di Wittenberg. La raccolta chigiana, pagata 34,000 scudi, compresi i 300 dati al Fico- 
roni per sua mediazione, fu spedita nello stesso anno a Dresda (cfr. Hettuer, Die 
Bildwerke der Konigl. Antikensammlungen zu Dresden. Dresden, 1875, in 8); ove, 
collocata nella Galleria reale, venne tosto illustrata dallo stesso le Plat nel suo 
« Recueil des Marbres antiques, qui se trouvent dans la galerie Royale et Electorale 
de Dresde " 1733, in fol. 

La seconda parte dell'inventario 2 dicembre 1705 si riferisce agli oggetti non 
compresi nella futura vendita, e che si trovavano collocati nella « Giiardarobbetta di 
Roma » nel palazzo della terra d'Ariccia, in quello della terra di Formello, in villa 
Versaglia, e nel giardino alle Quattro Fontane. Non contiene importanti monumenti 
d' archeologia, ma oitVe in compenso una massa cosi prodigiosa di oggetti del rinasci- 
mento e di rarissime suppellettili antiche, da destare un senso d'invidia e di meni- 
viglia tra i moderni collezionisti. Intagli in legno, armi del cinquecento, avorii. meda- 

(') Ligorio BoJleian. p. 131, dopo descritto un cipito del Tevere del tempo di Traiaiio - irò- 
nato in transteuere uicino la casa di Augustin Cliisi-' prosegue: « lioggi in la detta casa si ue'le 
una statua antica d'un satiro Co' piedi caprinei qual dimostra carezzar un giuuinettu clic nel sinistro 
fianco li siede ". 



152 GIULIO II. 1510 



glie del Pisanello o della sua scuola, bocali, piatti, tazze « di terra d' Urbino della 
scuola di Raffaele » gemme, cammei, stoffe, bronzi, metalli, vetii cemeteriali scritti, 
lucerne, vasi italo-greci, tutto ciò che oggi gli amatori si disputano a peso d'oro, riem- 
piva a profusione, non solo i palazzi, ma le più modeste villeggiature della famiglia. 

Se r elettore di Sassonia, in luogo di quelle sculture di pregio assai discutibile 
avesse acquistato gli oggetti descritti in questa seconda parte dell' inventario, avrebbe 
collocati i suoi 34000 scudi a molto migliore interesse. Ma forse è bene che ciò non 
sia stato ; altrimenti i cimelii avrebbero forse sofferta la sorte delle sculture, che non 
è stata molto avventurata. 

Il Winckelmann descrivendo nella Lettre à Mr. le comte de Brùhl (Dresden 
1764, p. 17), la prima scoperta di tre statue fatta a Ercolano nello scavare il pozzo 
della Casina da pesca del Viceré, dice che questi le spedì a Roma, dove furono restau- 
rate, e poi le donò al principe Eugenio il quale le fece collocare nel suo giardino di 
Vienna. Sette anni prima che il Winckelmann partisse per l' Italia, le statue erano 
andate a finire in un padiglione del parco reale di Dresda, insieme alle statue e busti 
che il re Augusto aveva acquistate dai Chigi e dal cardinale Alessandro Albani. Tutti 
questi tesori perirono nella guerra dei sette anni. 

E qui è opportuno ricordare come anche l' Inghilterra abbia avuta la sua parte 
delle spoglie chigiane. Un rame di P. S. Bartoli nel Museo Britannico, rappresentante la 
figura della « SALVS apud E. card. Chigium «, porta notato in margine « nunc in 
museo Caroli Townley ". 

11 Piorelli ha publicato a p. 408 del IV volume un secondo inventario, del 20 feb- 
braio 1770, compilato a istanza del pr. Sigismondo dal not. Alessandro Pagliano. Vi 
sono nominati la « stanza dipinta a boscareccia, contigua alle gallerie de' quadri, « la 
galleria de' quadri » il « gabinetto de' disegni « e le guardarobbe, tutte piene di oggetti 
di piccola mole ma di grandissima curiosità e considerazione. 

L'autore del Mercurio Errante così descrive il palazzo al Corso (a p. 340, tomo II, 
dell' ed. 1776). « Sono in esso molte pitture di professori eccellenti, e particolarmente 
nel primo appartamento, a cui s' ascende per una comodissima scala. E questo distinto 
in più camere adobbate di paramenti, e quadri singolari, e di busti antichi di molto 
prezzo ; sono notabili tra i quadri alcune opere insigni di Tiziano, dell' Albani, del 
Domenichino, del Bassano, de' Caracci, di Guercino da Cento, del Pussino, di Guido 
Reni, e d' altri celebri professori. Molte battaglie ancora dipinte in piccola forma da 
Michel' Angelo Cerquozzi, ed altre più grandi, fatte dal Borgognone Gesuita; molti 
paesi di Salvator Rosa, e di Claudio Lorenese; diverse istoriette di Paolo Veronese, 
di Tietro Perugino, del Tintoretto, di Pietro da Cortona, di Carlo Maratta, e di 
Giacinto Brandi. Gli adornamenti di tavolini, e studioli, con sedie e trabacche rica- 
mate d' oro, sono molti in dette Camere " . 

Maggiori particolari si hanno a p. 10 del tomo II de « la Città di Roma " di 
Venanzio Monaldini e C' Roma, Salomoni, 1779. ^ Belle antichità e stimatissime 
pitture nel di lui interno si osservano: fra queste ultime si distingue una Na- 
tività adorazione de' Pastori, di Carlo Maratta, sul gusto dell'Albano mera- 
vigliosamente dipinta, con altrettanta finezza di disegno, verità di espressione, e 



GIULIO II. 1510 153 



con un più fresco e più grazioso colorito; Orfeo che mansuefa gli animali suonando 
la lira, pittura Fiamminga di un bel colorito, in cui gli animali sono con verità rap- 
presentati; una battaglia di Salvator. Rosa, ben composta e benissimo dettagliata, ma 
il di lei colore è troppo rosso; uno dei paesi più belli dell' istesso pittore, in cui 
vedesi sul davanti Mercurio, che addormenta Argo ; due belle marine di Claudio Lo- 
renese; un gran paese del medesimo con un colloquio; la situazione è bella, vasta, 
ed i piani ben decisi ; due abbozzi di Baccanali del Pussino, con infinito spirito toc- 
cati, e compariscono come bassirilievi antichi: una Maddalena di Guido; una Lucre- 
zia del medesimo, di cui la testa e l' attitudine sono graziosissime ; l' unione del- 
l'Abbondanza col fiume Tigri, quadro allegorico di Rubens, ove le carni sono con la 
maggior verità rappresentate; un ritratto dell'Aretino, dipinto da Tiziano; G. C, in 
atto di esser legato alla colonna, del Guerciuo; un quadro di Rubens con una Baccante 
ed un Satiro, che porta un canestro di frutti, i di cui caratteri sono allegrissimi e 
belli; l'abbozzo del bel quadro di S, Romualdo, esistente a Camaldoli, di Andrea 
Sacchi ; un magnifico paese di Benedetto da Castiglione con vacche ed agnelli benis- 
simo disegnati; due piccoli paesi di Salvator Rosa; un' Assunta del Lanfranco; ed una 
Venere nel Bagno dell'Albano, dalle Ninfe e dalle Grazie accompagnata. 

Fra le antichità si osserva un gruppo di Apollo e di Marsia, un bel busto di 
Caligola, una Cerere, dieci statue di Divinità, quattro Gladiatori in atto di combat- 
tere, altre quattro statue di giovani in diversi esercizi occupati, un bel Sileno gia- 
cente sopra un vaso di vino, due colonne di alabastro e due di giallo antico. 

Vedesi ancora in questo palazzo un busto di Alessandro VII ed altri ìjusti della 
Famiglia, fatti dal Bernino; due belli cuscini di pietra di paragone, che il Bernino 
sembra con lo scalpello avere ammollito; una delle più adorne e ricche cappelle; ed 
una pregievole Libreria, di un gran numero di rari manoscritti arricchita, fra' quali 
evvi una genealogia di G. C. scritta nel secolo quarto. Vedi anche Ficoroni R. M. 
a. 1744, parte II, p. 63. Intorno questa famosa biblioteca « in palatio nobilis et antiquae 
familiae Chisiae in platea columnae antonianae de urbe constituta ^ il 31 agosto 
1660 con lettere patenti di Alessandro VII al nipote card. Flavio, vedi la copiosa 
bibliografia nelle Analecta BoUandiana del 1897, tomo XVI, fase. III (Catalogus 
codicum hagiograph. graecor. bibliothecae Chisianae del p. Ippolito Delahaye, 
p. 297, n. 1). 

Segue il terzo e ultimo inventario del 27 giugno 1793 edito dal Fiorelli, 1. e. 
p. 403, il quale non offre particolarità degne di nota. 

Per quanto concerne il palazzo ai ss. Apostoli, passato più tardi in proprietà 
degli Odescalchi duchi di Bracciano, ricordo queste poche notizie. « Nel pontificato 
d' Innocenzo X fu trovato — nell' orto Cornovaglia, oggi Botanico — una leonessa 
di granito, che era appresso il card. Flavio Chigi, passata con altre statue ad ornare 
il palazzo elettorale di Dresda -f Ficoroni, mem. 103 (e Bartoli m. 9, il quale dice 
la leonessa scolpita in porfido). « Nel farsi li fondamenti della nuova fontana — in 
piazza di s. Pietro, da man sinistra — furono trovate alcune arche sepolcrali antiche . . . 
una delle quali fu portata nel giardino del palazzo del card. Chigi " Bartoli, m. 57. 
il quale ricorda anche le due Provincie del Neptunium, trovate in tempo d'Alessan- 

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154 GIULIO II. 1510 



dro VII e « messe alle scale del card, suo nipote» (m. 78 e 115): i Fauni scoperti 
in villa Barberini a Castel Gandolfo (m. 147) e F « ara di bellissime figui*e etrusche, 
alte da cinque palmi » trovata a Velo (m. 152). 

Oltre alla Farnesina, al palazzo di piazza Colonna, a quello dei ss. Apostoli e agli 
Ufficii in Banchi, i Chigi possedevano un delizioso giardino-museo in via delle Quattro 
Fontane, nel sito oggi appartenente ai Franz, suU' angolo delle vie Nazionale e Ago- 
stino de Pretis. Ne parla più volte il Bianchini nei codd. veron. 355 e 430 : « Suc- 
cede dall' altra parte, dopo il palazzo Albani, il casino delizioso e giardino Chigi, con 
museo di varie rarità naturali ed artificiali, e tiene ancora il giardino giuochi d' acqua 
gentil.*® distribuiti Il 20 lunedì il principe Elettore visitò il giardino del sig. prin- 
cipe Chigi a S. M. Magg.""® accolto dal sig. Principe in persona, e condotto prima a 
vedere il museo nel casino, dopo i giuochi d' acqua nel giardino » . Si conservano 
tuttora neir archivio di casa sedici documenti relativi a questo sito di delizia, fra i 
quali tre inventarii notarili. Concesso in enfiteusi alla famiglia Franz per 100 scudi 
annui fu da questa affrancato l'anno 1871 con lire 10 mila. 

Fra le possessioni suburbane, tutte ricche d' opere d' arte e di anticaglie, si pos- 
sono ricordare la villa tra la Salaria e la Nomentana, una delle poche che conservino 
ancora inalterato il carattere del seicento ; e quella conosciuta sotto il nome di Casa- 
letto di Pio V, la quale, negli inventarii del 1770 e 1793, è chiamata « Villa del 
Casaletto, e vigna unita detta di Massinaghi ". Conteneva ventisette busti e cinque 
statue. 

Il palazzo dell' Ariccia è stato spogliato delle collezioni descritte nell' inventario 
del 1705, rimanendovi solo qualche marmo di poco conto e la farmacia di papa 
Alessandro VII, di squisita maiolica. 

In un rovescio di lettera, diretta a D. Alessandro de Souza Holstein in Ariccia, 
che ho trovato tra le carte del Fea nella Biblioteca Ferraioli, sono notati alcuni 
monumenti (p. e., la base XIV, 2156) « nel palazzo del Principe ", e molti altri 
senz' indicazione di luogo. 

I possedimenti di questa illustre Casa in campagna di Koma furono o sono la 
Serpentara, Casaccia, Olgiate o Polzella, Acquasona, Cacciarella, Castel Fusano, Aric- 
cia, Villariccia, Cancelliera, e Campoleone : luoghi abbondantissimi di antichi avanzi. 

1510. MVSEO DI BELVEDERE. Vedi l'incomparabile studio di Ad. Michaelis 
nel Jahrbuch des K. D. Arch. Instituts (tomo V, 1890, p. 7 sg.), nel quale si descri- 
vono la scoperta e il collocamento in Belvedere dell'Apollo a p. 10, delle Maschere 
a p. 11, del labro o vasca delle terme traiane a p. 12, della Venere Felice a p. 13, 
del così detto Ercole e Anteo a p. 15, del Laocoonte a p. 16, dell' Ercole e Telefo 
a p. 18, dell' Ariadne a p. 18, del Tevere a p. 21, del cosidetto Arno a p. 22, e dei 
due sarcofagi a p. 23. 

L'Apollo viene secondo ogni verosimiglianza non da Anzio ma dal territorio di 
Grottaferrata, del quale il card. Giuliano della Kovere era commendatario. Vedi Helbig, 
Guide, P ed. n. 160, il quale descrive pure il Laocoonte n. 153 la Venere Felice 
n. 142, l'Ercole e Telefo n. 113, l'Ariadne n. 214,; l'Arno n. 317, (Tevere, Froehner, 
« Mus. Louvre », p. 411, n. 449), l'Ercole e Anteo (Aldovrandi, p. 118). 



GIULIO II. 1510 155 



Sotto il pontificato di Leone X la raccolta s'accrebbe del Nilo e de' due Anti- 
noi (') e sotto quello di Clemente VII del torso di Belvedere. Vedi Bull. com. 
voi. XI, 1883, p. 79 e voi. XXVII, 1899, p. 101. 

Per la storia delle successive addizioni o diminuzioni (Pio V), vedi la monografia 
sopra lodata del Michaelis. 

Il Fulvio ed. Ferrucci p. 67 cosi descrive il Belvedere l'anno del Sacco: « (Giu- 
lio II) fecevi ancora una bellissima fontana, con un giardino d' aranci et lo muro 
intorno intorno, nel mezzo del quale è il simulachro del Nilo et del Tevere, cia- 
scuno co i suoi contrasegni, ove sono ancora i fanciulli che edificarono Roma, che 
scherzano con le mammelle della Lupa, et intorno vi sono di marmo la statua d'Apollo 
con r arco et con le saette, et quella del virgiliano Laocoonte ... Evvi ancora la 
statua di Venere che guarda appresso di se il figliuoletto Cupido; et Cleopatra lungo 
il fonte molto simigliante à donna che sia venutasi meno; perciocché il valoroso 
animo di Giulio era acceso et vago di tutte le cose che erano eccellenti... Leone vi 
aggiunse (al palazzo vaticano) un bellissimo portico di tre ordini di colonne... al tempo 
del quale pontefice l' età nostra ha veduto uno elefante, ancora giovine et puledro, 
condotto dall' India, et molti pardi et leoni, et alcuni altri animali, che dentro la città 
di Roma, gran tempo fa non erano stati veduti ». 

Nella mia raccolta Lafreriana, che oramai ha passato i trecento pezzi, il museo 
di Giulio II è illustrato dalle seguenti incisioni. 

L'Apollo Belvedere prima de' restauri entro nicchia « in palatio pont. in loco 
qui vulgo dicitur Belvedere ". Deve essere stato disegnato prima del 1546. La 
cosidetta Venere e Cupido « Romae ab antiquo repertum ^ a. 1552. 11 Laocoonte entro 
una nicchia semicircolare « Romae in palatio pont. in loco qui vulgo dicitur belvedere ^ 
prova, avanti lettera, del Lafreri. a. 1561. Altra di Marco da Ravenna con tutte le 
fratture del gruppo al momento della scoperta. Altra incisa da Sisto Badalocchi 
alla rovescia, e pubblicata da Andrea della Vaccaria nel 1606 (-). Ercole e Telefo, 
« prout in pontificali horto, Belvedere vulgariter uocato. collocatum uidetur simulacrum » 
Prima ediz. di Antonio Salamanca con la figura rivolta a sin. ; seconda ediz. del 
Lafreri del 1550 con la figura rivolta a destra. — Il Tevere, splendida incisione che 
mostra il simulacro già restaurato. — Il Nilo con le fratture del marmo, diligente- 
mente notate. 

Il cod. Berlin, del quale feci lo spoglio nel 1894, contiene i ricordi della cosi 
detta Sallustia « in Belvedere » f. 77 della Fides statua sedente « nel boschetto " 
della luventas « nel Boschetto » della ^ Dea Cybele nel bosco di Belvedere « f. 15, 

(') « Sopra le Terme Titiane vicino a Santo Martino in monto furono srià le Terme di Tra- 
iano ove, poco fa, furono ritrovate due statue del fanciullo Antinoo statevi i)oste innanzi per co- 
mandamento di Adriano tale che ancora lio<:C?idi il detto luoijo si chiama AdrianeMo. Le predette 
statue furono poste da Leone X nel Vaticano cioè in belvedere-' Fulviu- Fer- 
rucci, p. 89. 

{-) I commentatori del Real Museo borbonico voi. III. tav. 35. assicurano che Raffaele •• non 
ebbe a discaro di fare in tre scimie una caricatura del Laocoonte •'. Qiesta rarissima stampa l'orta 
il n. 547 nella mia Collezione. 



156 GIULIO II. 1510 



e di un sarcofago f. 10 con la leggenda « questo e ù pilo di marmo scolpitovi dentro 
la preséte storia ... detto pilo fu messo già jnbeluedere da Pio iiij edi bella ma- 
niera dicono gliantiquari essere la storia di pasife quando fece fabricare la uacca p 
uolersi congiungere col toro ». 

Pierre Jacques de Reiras ha anche esso disegnato scolture di Belvedere (Gef- 
froy in Mélanges, tom. X, 1890, p. 168) tra le quali il Laocoonte, l' Ercole ed Anteo, 
r ara di Aper, il torso, l'Apollo, l'Ariadne, il Mercurio e il rilievo rappresentante la 
separazione di Orfeo e Euridice, oggi al Louvre. 

Il Cavalieri, voi. I-II, ediz. 1595, porta incisi in rame quattro simulacri mu- 
liebri incerti figg. 7, 8, 10, 18, Vesta fig. 9, Giulia moglie di C. Petronio fig. 11, 
Fortuna fig. 13, luventas fig. 14, Pudicitia fig. 15, Flora fig. 16, Polymnia fig. 17. 
Sulla fine del secolo il museo di Belvedere conteneva i seguenti oggetti, collo- 
cati, sia nel giardinetto centrale che era « variis exoticis consitus arboribus » sia 
dentro le nicchie, sia addosso le pareti. 

Nel giardinetto, su basi ornate dello stemma mediceo (Cavalieri I-II tav. 2, 3 ; 
IV, tav. 52) il Nilo e il Tevere. 

Nella prima nicchia dietro al Nilo l'Antinoo, o Adone de' Pichini, o Meleagro, 
del quale si ha pure un mirabile rame del Lafreri col titolo « antiquum ex parie 
marmore in aedibus Hadriani (Fusconi da Norcia) episcopi aquinatis, omnium quae 
multis abbine annis eruta Romae sunt, integerrimum simulacrum a. 1550. Altra 
edizione di Mario Cartari del 1590. 

A destra della nicchia il così detto Arno, inciso da Nicholas Beatrizet nel 1560 
e riprodotto più tardi da Claude Duchet. A sinistra la Cleopatra « dexterae innixa » . 

Nella seconda nicchia a ovest la così detta Venere Ericina che esce dal bagno. 

Nella terza nicchia nelV angolo sud-ovest la cosi detta Sallustia Barbia Orbiana, 
cui stavano vicini il torso di Ercole, uno di Bacco, uno di donna, il Mercurio (Ca- 
valieri, I-II tav. 5) e il sarcofago con la caccia del Meleagro. 

Nella quarta nicchia l' Ercole e Telefo, nella quinta l'Apollo, nella sesta il Lao- 
coonte (Ivi MI, 1, 4 e III-IV, V-). 

Nel gabinetto in capo alle scale, dove oggi è il Torso stavano l'Ariadne gia- 
cente, un labro di prezioso marmo delle terme di Tito, e il piedistallo della Cibele 
e Ati. « Hinc est fons rusticus » prosegue lodoco Hondio « in quo dii et monstra 
marina expressa. Hic et efifìgies principum variorum, in bis Panili III p. m. et Ca- 
roli V imp. Michaelis Angeli manu depictae ». 

La disposizione del giardino e dell' antiquario di Belvedere, prima dei cambia- 
menti del secolo scorso, si può riconoscere nei documenti grafici seguenti. 

In primo luogo nei quattro pubblicati dal Miintz « Innocent VIII » alle p. 67 
(cronica di Schedel, 1494), 79 (cosmografia del Munster 1550), 81 (Falda), e 83 
(frammento della bellissima vignetta Heemskerk). In secondo luogo negli innumerevoli 
album guide illustrate degli anni santi, pessime riproduzioni dei rami del Lafreri 
del Cavalieri, p. e. quella di lacomo Crulli de Marcucci del 1625, quella anonima 
del giubileo 1650, dedicata al card. Fr. Barberini, quella di Francesco Bertelli del 
1600, e così di seguito. Talune fra queste contengono anche riproduzioni stroppiate 
dei simulacri di Belvedere. 



GIULIO li. 1510-1511 157 



I migliori fra tutti i disegni di Belvedere soao conservati nelle King's Library 
al museo Brittannico (LXXXI, 61, e) in tre volumi che comprendono, in più centinaia 
di tavole, la serie completa e perfettissima di tutte le stanze del Vaticano, in pianta 
e in alzato, con l' indicazione del loro uso. Vi sono dunque, il « cortile d' Innocenzo VITI 
detto delle statue » 1' « appartamento » del medesimo (galleria delle statue) con la 
scala del Bramante e la fontana della Galera: un salone rettangolo a ponente del 
cortile dietro il « nicchione di Tor de' Venti " chiamato « stanza del Terzo » e « l'abi- 
tazione del giardiniere » nel sito del presente museo egizio. 

Quando fu rinnovato nel 1895 il pavimento della Galleria, si potè accertare che 
la fabbrica di Innocenzo Vili è piantata sulle fondamenta di quella di Nicolò V, e 
questa sopra uno sperone di tufa naturale che affiora qua e là sotto il cortile. Furono 
ritrovate in questa occasione molte piastrelle maiolicate con l' impresa e i colori dei 
Cibo (bianco, verde e giallo), delle quali non si tenne alcun conto. Si sa del resto 
che il Belvedere era ornato di stemmi, sostenuti da angeli di fattura Kobbiana, uno 
dei quali ancora esistente. Vedi Farabulini » Sopra un monumento della scuola di 
Luca della Robbia " etc, Roma 1886. 

I capolavori del Belvedere solevano essere riprodotti in gesso sino dal tempo di 
Paolo III. Il seguente documento mi è stato comunicato con l' indicazione « Fil- 
zarum 20 e. 230 » ma non ho avuto agio di riconoscerlo sull'originale. 

« Die XVI aprilis 1545. Dominicus Rincontro laycus florentinus et lacobus Ba- 
rotius de Vignola habitatores in urbe in strata transtiberina subtus sanctum Honufrium 
promiserunt R. D. Francisco Primaditio clerico bononiensi abbati sancti Martini de 
Tu... fabricare undecim formas nuncupatas... prò statua Nilli que reponitur in vivi- 
dario S. D. N. Pape in loco Belvederis nuncupato, et aliam prò statua Antinoi ibidem 
posili, et reliquas prò diversis figuris verbo exprimendis per ipsura d. Franciscum. 
Itaque (?) fabricare promiserunt per totum mensem Augusti proxime futurum in domo 
Raphaelis de Montelupo. Dictus D. Franciscus promisit Dominico et lacobo solvere 
centum scuta auri » . 

Chiudo questo paragrafo con la seguente curiosità tolta dall' Alveri II, 142: 
« Giulio II ebbe per architetto (del palazzo vaticano) l'ammirabil Bramante da Urbino, 
il quale, per dinotarvi il nome del medesimo pontefice, haveva stabilito di porre una 
testa di Giulio Cesare, con due archi, un ponte, et una guglia del cerchio massimo 
che doveva dire Julio secundo pont. max. ! « . 

1511, 11 febbraio. BAS . IVLIA. I guardiani dell'ospedale delle Grazie concedono 
a Giovannangelo Pierleoni la licenza di scavare « in horto sive discoperto vel casaleno 
Hospitalis sito retro domum antiquam dicti hospitalis et existentem versus ecclesiam 
Sancti Iladriani infra hos fìnes cui ab uno latere tenet dieta domus antiqua, a duobus 
lateribus sunt vie publice •'. Gli scavi durarono sin oltre la fine dell'anno seguente. 
Vedi Pericoli, Ospedale della Consolazione, p. 50, n. 1. 

1511, 22 settembre. PORTICVS MINVCIA. Il nobile Paolo Pini concede a Ci- 
priano da Genova licenza di scavare e distruggere parte della portious ]\Iinucia in 
piazza Montanara. 

« Indictione XV mensis septembris die xxij. 1511. Haec sunt pacta et couven- 
tiones Inite Inter nobilem virum douìinum paulum de pinis Ronianum civem ex 



1^58 GIULIO IL 1512 



una et Ciprianum alias roselo Januensem ex alia In hunc modum videlicet: quod 
prefatus paulus dedit ad fodiendum dicto Cipriano lapides tiburtinos existentes in 
quadam Taberna posita In platea montanaria ipsius domini pauli quam ad 
presens retinet ad pensionem dictus Ciprianus ad beneplacitum dicti domini pauli, qui 
apparent super terram Et prefatus Ciprianus promisit dictos lapides extraere et effos- 
sionem facere suis sumptibus et expensis necnon dictos lapides in platea predicta 
portare et promisit facta effossione dictam foveam seu muri frangendi dieta oecasione 
reimplere et remurare similiter suis sumptibus, necnon cum hoc pacto, videlicet, quod 
dicti lapides extraantur absque aliqua mina vel debilitatione murorum et quod effo- 
diendo si propter etfossionem muri vel domus minaretur ruinam seu esset perieulum 
ruine quod d. ciprianus teneatur illam manifestare dicto duo paulo et non fodere 
aliter quod ipse teneatur ad omnes ruinas reficiendas & Et quod tertia pars dictorum 
lapidum sit domini pauli et alie due tertie partes dicti Ciprianj, quia sic & prò 
quibus &. et propterea pensio domus non diminuatur. 

« Actum In dieta domo presentibus bartolomeo ferrarlo et bartolomeo de Casti- 
glione et sancto pizicarolo in dieta platea et bartolomeo de rugo (?) ». Not. irual- 
deroni prot. 897 e. 434, A. S. 

Un altro « effossor lapidum » Simone Cinquini è ricordato nell' anno 1512 
come abitante in piazza di s. Marco, nel voi. XIV e. 98' degli scrittori d'archivio 
in A. S. C. 

1512. OFFICINAE MARMOR. « Questa chiesa (s. M. dell'Anima) è della Na- 
tione de Germania alta e bassa^ qual fu ingrandita et adornata assai bene l'anno 1512 
qiial era una chiesa piccola la quale fu fatta l'anno 1400 incirca nel pontificato di 
Bonifacio Nono, qual era stata consagrata l'anno 1433 nel pontificato di Eugenio 
Quarto ». Cod. vai 9200, e. 154. Sull'importanza topografica del luogo, dipendente 
dalla statio marmorum, vedi sopra a. 1500, e Bull. com. voi. XVIII, 1891, p. 27. 



Sotto il pontificato di Giulio II (1 novembre 1503 — 21 febbraio 1513) ebbero 
luogo le seguenti scoperte, delle quali ignoro la data precisa. 

VICVS IVGARIVS (?) Antonio da Sangallo, Barber. e. 66' e 67. « Questa architrave 
e Br. 1 Vs alta e elsuo frego e quelo disegito a rinchontro dapie segniato. Fu trovato 
apie dichanpidoglio sototera edera untenpio tondo antico e belisimo e molte istatue » . 
Il fregio e. 66' è veramente bellissimo. Nella serie di incisioni architettoniche, com- 
posta di 46 pezzi, incominciata a publicare nel 1528, serie che si trova general- 
mente riunita alle grandi collezioni Lafreriane, il n. 3 rappresenta una « basa in 
Roma... sotto Capitolio » e il n. 4 un capitello e una base « in Roma in el tenpio 
de Giove sotto Capitolio ». Ambedue sono marmi di scavo. 

VIA SALARIA VETVS. Marco Sieder in CIL. VI. 9626, ricorda scavi nella 
vigna di Stefano Margano fuori porta Pinciana. 

Ligorio, Torin. XV e. 89'. « Nel tempo che papa Julio secondo edificava il palazzo 
di santo apostolo in Roma, diede nelle rovine del tempio di Venere Placida e Felice » 
(ove dice trovate le iscrizioni ostiensi CIL. tomo VI, 5, nn. 672-674, e tomo XIV, 



GIULIO II. 1512 — LEONE X. 1512-1513 159 

n. 252). Il palazzo, fondato da Martino V, conteneva opere d'arte. Vedi Albertini, 
ed. 1515, f. 85. 

Panvinio, cod. Vat. 9141 e. 226 e sg. (appunti di origine ligoriana) dice essere 
stati ritrovati, al tempo di Giulio II, un capitello e l'epistilio del tempio di Ercole 
trionfale, siccome Pirro avea appreso da schizzi di Baldassarre. Il tempio è collocato 
n. extra portam Trigeminam non longe a liberi ». Negli stessi appunti si parla di 
una « statua Milonis inventa in ruinis templi ppe molem hadriani in vinea Nicolai 
de Pallis «. 



LEONE X. 
II marzo 1513-1 dicembre 1521. 



1512. R. XIV. Si riprende la costruzione della chiesa di s. Maria dell' Orto, con 
architettura di Giulio Romano. Il sito della chiesa e sue vicinanze sono, erano, cosi 
ricche di antichità che vi è stato cavato incessantemente sino al tempo di Pio VI. 
Vedi appresso. 

1513, lo giugno. AD SPEM VETEREM. G. B. Celito romano, Damiano Barto- 
lomei genovese, e Franceschino da Monserrato « socii et cavatores lapidum tiburti- 
norum vendiderunt R. D. Adriano (Castelli da Corneto) titulo sancti ChiTsogoni presb. 
card, trecentum vel circa currus sive carrectatas lapidum tiburtinorum prope portam 

Maio rem existentium conducendorum sumptibus ipsorum ad palatium quod 

habet idem Revmus in urbe in burgo sancti Petri » A. S. C. Scritt. arch., prot. XIV, 
e. 168. 

1513, 9 agosto. COLLEZIONE ASTALLL « Indictione prima mensis augusti die 
Viiij 1513. In presentia mei notarij Constituta personaliter coram sapienti viro 
diìo Antonio de catenaris de autio utriusque Juris doctore nobilis dìia Julia uxor dni 

caroli de astallis dixit quod cum ipsa fuerit deputata tutrix 

eius et dicti quondam Joannis de capoccinis 

secundi sui viri & et deputatus fuerit tutor illarum illuiiius dìius marcus antonius de 
colurana et certam conventionem cum diete carulo suo viro feceriut de restituendo 
bona .Juxta Inventarium dilo Federico procuratori illius certiorata transactiouem acce- 
ptavit et promisit exibito Inventario alias facto de bonis mobilibus alias facto eidem 
duo federico >S: consignare Infrascripta bona existentia in domo ipsarum pupillarum 
posita In Regione columne Juxta res laurentij demianj et ab alijs lateribus vie pu- 
blice In primis unum saccum Item duo tappeta vetera Item tri a capita parva 
marmorea Item duo capita marmorea magna Item d e e e m f i g u r a s 
marmoreas computato uno ucello Inter sauas et fractas Item asseruit unam tìguram 
marmoream esse Hieronimi de picchis 1 Not. Girolamo Bracchiui, prot. 268, e. 58, A. S. 



160 LEONE X. 1513 



La raccolta Astalli, conteaeva specialmente iscrizioni messe in opera, parte nel 
giardino, parte nel vestibolo della casa vicina a s. Maria della strada (via degli Astalli), 
la quale casa, al tempo del Metello (1545-1555), era passata in proprietà di Jacopo 
Benzone. L'Ameyden asserisce che gli Astalli derivino dagli Staglia: « Habbiamo detto 
degli Staglia di sant' Eustachio, e ui è un'altra (casa) di Staglia di Parione, dirimpetto 
alla casa dell'Alessandrini, oue si uede l'arma diuersa dalle due sopradette, e si uede 
la medesima sopra una colonna di san Giovanni Laterano con la seguente memoria: 
« In nomine domini amen. Anno domini MCCCLXI mens. Julii. Questa colonna 
fece fare Tomeo degl' Astalli per l'anima d'Alessio figlio suo ". Questa memoria hoggi 
è ita per terra per la nuova forma degli archi di detta chiesa, ma prima che papa 
Innocenzo la ritirasse io l' haueua presa la copia " . 

La raccolta di Carlo Astalli conteneva iscrizioni sceltissime, quella dell' Armarium 
distegum VI, 1600, il più antico brano degli atti Arvalici 2023, ed i un. (1641, 1925, 
2576, etc. Jacopo Benzone le dette maggior lustro con l' acquisto dei Fasti poi Maf- 
feiani, che si dicono scoperti nel 1547. Abbiamo, è vero, per tale acquisto l'autorità 
del solo Ligorio, ma anche il n. VI, 2576 pare sia passato dai Benzone ai Maffei. 

Quanto alla identità fra gli Astalli e gli Staglia non c'è da fidarsi all'Ameyden: 
perchè le due famiglie sono ricordate contemporaneamente. Una Innocenza della Mo- 
lara moglie di Pietro Staglia del r. Campitelli è ricordata nel 1517 (prot. 1187, e. 21') 
mentre un anno prima, nel 1516, si parla di una Paolina Maddalena di Capo di 
ferro, vedova di G. B. Astalli (prot. 1187, e. 190). Di più gli Staglia avevano il se- 
polcro gentilizio nella cappella di s. M. Maddalena nella chiesa di s. Niccolò in Cal- 
calario (prot. 1728, e. 231), mentre gli Astalli l'avevano nella chiesa di s. M. de 
Astallis di loro giuspatronato (poi s. M. della strada, frequentata da Ignazio da Loyola, 
quando era ospite degli Astalli nel vicino palazzo, ora posseduto dalla Fabbrica di 
s, Pietro). Le case e i giardini si estesero sino alla piazza di s. Mai-co « dove è la 
conca" mediante l'acquisto fatto nel 1505 della proprietà enfiteutica di Ulisse Lan- 
ciarino de' Lanciarini, più noto sotto il nome di Ulisse da Fano (prot. 1732, e. 162, 
168). Possedevano inoltre una vigna nel monte di s. Saba, altra fuori di porta Portese, 
e le tenute di Centocelle, della Fossa d'Ardea, di Marco Simone e santa Onesta, del 
Coazzo, e del Quadrare. 

Per ciò che riguarda i Benzeni continuatori della raccolta Astalli, si tratta di 
famiglia oriunda da Crema. Il primo a porre casa in Roma fu Giovanni Girolamo, 
arruolato in Camporaarzio nel 1505. Comprarono casali in Campagna di Roma, uno 
fra i quali, tra le vie Prenestina e Collatina, porta ancora il nome della famiglia. 

1513, 18 settembre. CAPITOLINVS MONS. Celebrandosi in Campidoglio la 
cooptazione di Lorenzo e Giuliano de' Medici nel patriziato romano, Giulio Alberini 
« proposto alla fabrica del Teatro ... ha prima destrutto certe muraglie et edifizii et 
adequati alcuni cumuli di terra per radrizzare la più celebre via per la quale si 
ascende al Campidoglio » . Il teatro posticcio — le cui scene erano invenzione di B. Pe- 
ruzzi — fu decorato coi famosi bronzi, già lateranensi. « Dentro la porta del teatro 
da man dritta è drizzato uno pilastro sopra il quale sta una lupa di naturale gran- 
dezza con gli due infantuli alle ubere opera antiquissima : el tutto è di metallo. Si- 



LEONE X. 1513 161 



milmente a man sinistra in un altro pilastro è collocata una ponderosa mano di co- 
losso tanto grande che l' uno de suoi diti eguaglia la cossa de uno huomo, la quale 
mano sostene una gran palla etc. ". Cod. Barb. LUI, 31 in Buonarroti, Serie III, 
tomo IV, fase. IV, 1891. 

1513. META DI BORGO. « Nobilis vir dns Palus (sic) de pinis Romanus civis de 
Reg. Columna in burgo s. Petri de Urbe in quodam loco ubi alias erat m o 1 e s vocata 
vulgariter la meta prope ecclesiam sancte marie traspontine in dicto burgo in quadam 
parte diete mete versus dictam ecclesiam ubi erant incepte nonnulle apothece sive 
domus, de qua parte prefatus d. paulus asseruit se fuisse et esse per qd. bo : me : 
Julium papam secundum de facto turbatum etc. » Not. Tommaso Gualderoni, prot. 899, 
e. 53. Altri e più importanti documenti sulla Meta si troveranno sotto la data del 
15 luglio 1518. 

1513. VIA SEPTIMIANA. In quest' anno trovo la prima menzione del riattamento 
dell'antica via romana, destinata a congiungere l'Aurelia Vecchia con l'Aurelia Nuova 
parallelamente alla sponda destra del Tevere, e che portava probabilmente il nome 
di Septimia o Septimiana. La strada non era mai stata abbandonata, come lo prova 
la presenza della porta di s. Spirito nelle mura di Leone IV, senza parlare della 
Septimiana, rifatta da Alessandro VI, e come si può dedurre anche dal ricordo di talune 
chiese assai antiche che ne segnano il percorso, quali s. Giovanni de Porta, s. Gia- 
como, s. Leonardo etc; ma le materie deposte dal Tevere, o cadute dal colle di 
s. Onofrio dovevano averne ricoperto il selciato. 

Nel 1513, pertanto, fra Hilarione da Siena, precettore di s. Spirito, d'accordo 
con i « religiosi sui fratres coadunati ad sonura campanelle » concesse a don Giovanni 
Ippoliti di poter liberamente disporre di un'area fabbricabile di diretto dominio del- 
l' Ospedale, perchè tale area, con annessa casetta, era stata « devastata propter v i a m 
Juliam, que tendit incipiendo a muro (di Leone IV) versus ecclesiam sancti Petri 
et eundo versus portam q. d. porta Septignana, noviter edificatam » . Not. Zutphel 
Wardemburgensis, prot. XX, e. 70, Scrittori di Archivio. A. S. C. 

Il nome stesso della nuova strada significa esserne stato autore Giulio II, il quale 
aveva così munito le due sponde del fiume con due splendidi rettifili di uguale lun- 
ghezza, uno solo dei quali serba oggi il nome del fondatore. La formula « noviter 
edificata " deve intendersi in senso lato : forse abbraccia un periodo di cinque o sei 
anni. Scrive di essa Andrea Fulvio e. 11' » portam iam vetustate collabentem Ale- 
xander vi instauravit . . . ubi Septimii antea legebatur inscriptio... ab 
hac porta postea Julius ii viam direxit ad amussim per ripam tyberis usq. ad portam 
s. Spiritus. ubi a dexteris et sinistris sumptuose suigunt aedes . quam quidem viam 
destioaverat a platea s. Petri usq. ad Xavalia sub Aventino, qui locus vulgo Ripa 
dicitur, disfractis hinc inde aedificiis promovere -. Vedi anche f. 26. 

Un altro documento del 7 ottobre 1516 iu A. S. C. Scrittori d'Archivio, tomo XXXll. 
e. 190'. parla della casa di don Giovanni de Ypolitis come « sita in via lulia extra 
portam sancti Spiritus in Saxia, cui ante est dieta via. retro via publica qua itur 
ad flumen -^ e dai fianchi, i beni del medico Bartolomeo da Baguacavallo. e del pit- 
tore fiammingo maestro Federico. 

•21 



162 LEONE X. 1518-1514 



Non so por quanto spazio di anni abbia durato il nome di Giulia. L' ho ritrovato 
nel 1522 in un' apoca di acquisto di casa per parte di Giulia da Perugia cortigiana, 
e poi r ultima volta nel 1526 in altra simile apoca spettante a Lorenzo Piatamene 
vescovo di Siracusa. 

1513. Data approssimativa del prezioso libro di schizzi dall'antico di Andrea 
Coner, conservato nel Soane Museum a Londra, o quivi ritrovato e descritto recen- 
temente dal sig. Tommaso Ashby, dalla cortesia del quale tengo le seguenti infor- 
mazioni. 

« Nell'estate del 1901 il sig. G. H. Birch curatore del museo Soane, in Lincoln's 
lun Fields, volle cortesemente mostrarmi un volume di disegni d'antichità, manife- 
stamente ignoto agli studiosi, non ostante la molta sua importanza. 11 volume contiene 
155 fogli sui quali sono stati rimontati i disegni originali, con diverso ordine, come 
può dedursi dalla loro numerazione primitiva, la quale non corrisponde alla presente. 
È diviso in due parti. La prima contiene piante e alzati di fabbriche romane, tanto 
classiche quanto del Rinascimento: la seconda profili di colonne, basi, capitelli, e 
cornici: e siccome i disegni sono accompagnati, in gran parte, da titoli topografici, 
così riescono di qualche valore per la storia degli scavi. La minutezza e perfezione 
di questi disegni sorprende, considerato il tempo nel quale furono fatti. Il nome del- 
l'autore è rivelato da una lettera a e. 47, diretta a Bernardo Ruccellai il 1° sett. 1513, 
e firmata Andreas Conerus, nella quale si parla dell'orologio solare del museo della 
Valle, delineato nel seguente foglio. Questa lettera deve ritenersi originale e con- 
temporanea alla formazione dell'album, ovvero copia di età più tarda? Io la credo 
contemporanea, perchè a e. 104 e 126 si fa ricordo della raccolta Ciampolini, dispersa, 
come ognun sa, nel primo quarto del secolo XVI. Publicherò fra poco una illustra- 
zione completa di questo prezioso libro di schizzi ». Vedi a. 1527. 

1514, 3 aprile. R. X. PALATIVM. Jacopo e Enrico scavatori di antichità deferi- 
scono a Paolo Pini una loro vertenza, circa alcuni avanzi delle fabbriche palatine. 

" In presentia mej notarij etc. Jacobus de cascia effossor lapidum ex una et En- 
ricus similiter effossor lapidum compromiserunt in nobilem virum d. paulum de pinis 
romanum civem videlicet de omni differentia etc. quam habeot in et supra quadam socie- 
tate pilastrj existentis prope sanctum gregorium in vinca pauli de pinis et effbssione 
illius. Actum rome in domo dni pauli de pinis». Not. Gualderoni, prot. 899, e. 81', 
in A. S. 

1514, 31 gennaio. PORTICVS MAXIMAE. Incomincia la costruzione della cloaca 
di Ponte, della quale si è fatto già cenno sotto la data del 14 20, a p. 46. Gli 
atti relativi a questo lavoro si trovano nel prot. 61, a e. 13. A. S. 

1514, 12 maggio. PALATIVM . AEDES SEVERIANAE. Lorenzo di Jacopo, notare 
del r. Arenula, si riconosce enfiteula del monastero di s. Gregorio per una « gripta 
ad retinendum fenum posita prope circum maximum in palatio malori, iuxta griptam 
quam retinet Julius de Albertonibus ab uno latore, et ab alio certuni solum ipsius 
palatii maioris». Not. de Amannis, prot. 61, e. 76. A. S. 

1514, settembre. Una lettera di Filippo Strozzi a Giovanni di Poppi, scritta da 
Roma, dà la prima notizia del ritrovamento di certe statue, che il Brunn ha rico- 



LEONE X. 1514 163 



nosciuto essere copie, minori del vero, di quelle donate da Attalo I agli Ateniesi. 
Filippo prega il suo corrispondente di dire al cognato Lorenzo de Medici « che sua 
madre è la più fortunata donna mai fusse, che li danari che da per dio li fruttono 
più perchè se li prestassi a usura: et questo perchè murando a certe monache una 
cantina vi hanno trovate sino a questo di circa a 5 figure sì belle quante ne sien 
altre in Roma. Sono di marmo, di statura manco che naturale, e sono tutti chi morti 
et chi feriti, pure separati. Evi chi tiene che sian la historia delli Horatii et Curiatii » . 
Vedi Gaj'e, Carteggio, li, 139, n. 84. Questo era pure il sentimento di Claude Bel- 
lièvre di Lione, il quale dice aver visto « apud edem divi Eustachii in domo mulieris 
cuinsdam de Ursinorum familia » il combattimento degli Orazii e Curiazii. La donna 
in questione è l'Alfonsina Orsini, vedova di Piero de Medici f 1 503, madre di Lorenzo 
e di Clarice, suocera di Filippo Strozzi, che abitava il palazzo (poi detto) Madama 
« nel luogo dove già furono le Therme di Alessandro, come vi si veggono i vestigi « . 
Vedi quanto ho detto poc'anzi a proposito di questo palazzo e delle collezioni in esso 
formate. Vedi anche Michaelis (Jahrbuch d. Instituts, tomo Vili, a. 1893, p. 119 sg.), 
e Muntz (les Collections d'antiques formées par les Médicis au XVP siècle, Paris, 
1895, p. 9 sg.). Non sono riuscito a ritrovare tracce del sito di questa importante 
scoperta. 

1514, 4 novembre. MORTI PINCIORVM. Si intraprendono lavori di scavo e di 
muratura nella chiesa della Trinità sul Pincio, sita sugli avanzi della villa degli 
Acilii-Petronii-Pincii. Vedi CIL. VI. 1751 e prot. 61, e. 154. A. S. 

1514, 6 dicembre. Mario Millini e Raffaele Casali maestri di strade « prò di- 
rigenda quadam via sita in R."® arenule Inter ven. Ecclesiara sti Andrea in Lazaria 
et domum dui bernardi mocari per directum usque ad flumen tiberis, dirui et demo- 
liri . . . mandaverunt quamdam domum existentem in capite diete vie versus flumen 
sub proprietate monialum ste aure ». Patenti, prot, II, e. 478. In altro atto del 6 luglio 
1530 (ibid. prot. Ili, e. 123 v.) la domus de Mocaris è detta esistere " in R"® Are- 
nule in via recta Curie de Sabellis » . La chiesa di s. Andrea in Lazaria deve essere 
quella di s. Andrea Nazareno, vicina a Corte Savella, distrutta l'anno 1573 per 
darne il sito all'ospedale degli Aragonesi. 

1514. COLLEZIONE ALTOVITI. « Da questo Antonio (di Bindo Altoviti) e 
Dianora (Cibo) nacque Bindo, il quale continuò a stantiare in Roma, et à pena fatto 
maggiore acquistò la piazza detta anche hoggi degl' Altoviti (di Ponte), quale per 
render maggiormente spatiosa gli fu di mestiere fare il gettito di alcune case, che 
erano ad essa d'impedimento... ristaurò la casa comprata dal padre in quella guisa 
che hoggi si trova, e di ciò ne fa testimonianza l'inscrittioue in un marmo posta nel 
cortile della sudetta casa, et è del seguente tenore: i* Bindus Antonii de Altovitis 
nobilis Florentinus domum ab ejus genitore emptam restauravit anno MDXIIII. 
Altre case furono gettate a terra per fare un po' di piazza, perciò detta Altovita " 
Alveri, II, 103. Altri ingrandimenti ebbero luogo nel 1552, nel quale auuo Guido 
Ascanio Sforza, card, camerlengo, vendette a Bindo Xuna casa con forno, presso quella 
di Simone Bonadies « retro Banche in r. Ponte ». (Prot. 6158. e. 199. A. S.). Anche 
questo Bonadies cedette al ricco banchiere i suoi stabili sull'intrrosi^o di via Paolina 



164 LEONE X. 1514-1515 



(Ivi, c. 145). Vi è memoria di una terza casa con giardino e loggia sul Tevere comperata 
da Giovanbattista Perini da Firenze. (Ivi, e. 159). In questo palazzo Altoviti furono 
radunati più tardi tesori d'arte grandissimi, incominciando dal busto di Bindo, modellato 
da Benvenuto Cellini, che il Camerlengato Pontificio aveva fatto incatenare alla parete 
del salone, e che oggi è migrato ad altri climi. Il catalogo dell' Aldo vrandi, a p. 141, 
ricorda dodici teste, poche statue, un sarcofago, torsi e frammenti di bassorilievo, 

« una tavola marmorea moderna, dove si vede Danae ignuda e una tavola di 

porfido con lettere maiuscole intagliate » . L'Hondio ricorda pure " picturae 
recentiores ". 

Gio. Battista figlio di Bindo e di Fiammetta de' Sederini « orno parimente la 
vigna paterna, che è la medesima posseduta hoggi dagl' Altoviti situata incontro 
all'Orso a Eipetta dall'altra parte del Tevere, hauendo la sua entrata fuori di porta 
di castello, quale ornò di bellissime statue uendute poi alli duchi di Savoia, e già 
ritrouate nella villa Adriana che era come anche hoggi è degli Altoviti, qual vigna 
è molto celebre per una gran loggia, ivi dipinta da Giorgio Vasari con molta vaghezza, 
che in questo genere tiene il secondo luogo doppo la famosa de' Chigi alla Lungara " . 
Alveri, II, 105. Il Knibbio, Berlin, A. 61. e f. 40, mostra avere copiato iscrizioni 
e nella « casa in Banchi » e nel « giardino al Campo Vaticano ". 

1515, 21 aprile. ARCVS CAELEMONTANI. Scoperta di un « castellum aquae « 
nella vigna già di Bartolomeo della Valle, poi di Sigismonda moglie di Pietro Paolo 
pescivendolo, sita « prope aqueductus Claudianum merulanum » . Sigismonda vende al 
della Valle " totum plumbum quod inventum fuit et inveniri posset... occasione 
cuiusdam aque ductus plumbi subterranei qui ad presens prò parte discopertus . . . » . 
Il prezzo assolutamente enorme di duecento ducati d'oro dimostra trattarsi di una 
massa egualmente enorme di piombo. E siccome non c'è memoria di una condottura 
di gran modulo in questa contrada, paragonabile a quella della villa di L. Vero a 
Acqua Traversa, descritta dal Bartoli (mem. 141), o alla « immanis fistula » di via 
del Seminario descritta dal Donato (Koma Vet. p. 403), cosi io stimo trattarsi piut- 
tosto di un castellum, simile a quello di vigna Lais (Lanciani, Sylloge, nn. 254-283) 
di villa de' Quintilii (ivi, nn. 194-201), che il comm. De Rossi usava paragonare 
pel numero e grossezza delle fistole all'organo d'una cattedrale. 

La vigna della Valle occupava parte del sito della villa Giustiniani-Lancellotti 
al Laterano. 

Il documento relativo a questa scoperta in atti de Matteis, prot. 1121, e. 19 A. S. 
è stato pubblicato dal prof. Teodoro Schreiber. 

1515, 1° luglio. Muore fra Giovanni Giocondo Ognibene da Verona. Il Geymùller 
attribuisce agli ultimi anni della sua vita i ricordi dell'antico da esso lasciati. « Che 
fra Giocondo abbia incominciato (il libro dei ricordi) all'età di circa 78 anni sì rileva 
dal carattere uniforme degli schizzi, e dalla scrittura maggiormente tirata via, come 
pure dall'avere egli misurato i piedistalli delle stalle Chigiane, edificate da Raffaello, 
e delle quali si vede come unico avanzo nella Longara i piedistalli misurati da fra 
Giocondo. Questo famoso edifizio non era ancora incominciato nel 1506 quando fra 
Giocondo lasciava Roma per non tornarvi che alla fine del 1514 !». La cronologia 



LEONE X. 1515 ' 165 



del Geymuller non è rigorosamente esatta, e mi sarebbe facile provare che alcuni, 
benché rari, appunti sono anteriori al 1506. A scavi del biennio 1513-1515 si rife- 
riscono le schede fiorentine seguenti. 

AEDES DIVI PII nn. 202, 202'. Cornici, fregi, imbasamento « nella cava di 
s. Lorenzo despiciali » . 

CVRIA?. Trabeazione corintia « a Marforio ». 

VICVS PORTAE COLLINAE n. 1689'. Epistilio della edicola compitale CIL. 
VI. 450 scoperta poc'oltre s. Susanna nella vigna di Giovanni di Capri. 

S. PIETRO VECCHIO n. 1692. ^ Chornixe chauata in s. Pietro zoe soto li 
pinastri ». Segue altra <* Chornice trouata soto terra in roma ». 

R. X. PALATIVM n. 1535. « Questa cimasa stana in palacjo maiore et trovossi In 
quella cava della pozolana ». La scheda 1542 contiene altri particolari di basi e di fregi. 

ISEVM ET SERAPEVM R. IX. n. 1882. Cornicione di buon intaglio « isendo 
fori della chiessia di s. Stefano del chacho inquela piazeta ». n. 1538. Altra trabea- 
zione intagliata nel solo dentello « questa chornixe fu trouata di quella chava apresso 
a san Stefano dell chacho i nella via ». Gli scavi erano stati intrapresi per conto 
della fabbrica di s. Pietro. Vedi scheda n. 1541 : « questa chornice fu trovata allarcho 
di chamilgiano, ed io la mixurai a sanpietro, io e giadominicho (Gian Domenico) 
mentre se faceva la chasa in piaza di sanpietro cholitori » . 

BASILICA AEMILIA? T. lANI? n. 1543, anno 1514. Trabeazione « a Marforio 
dorico », n. 1632: simile « in borgo apresso al palazzo di Adriano (Castelli da Cor- 
neto)», n. 1538: « pistilio di forum boari in burgo inel palacio di Adriano ». 

DVCTVS VIRGINIS. Fra Giocondo ha visto scavare il fornice di Claudio a piazza 
di Sciarra. Vedi sch. 125 : « Questo basamèto fu trouatto a piaza de Ssara », Vi è pure 
il profilo di un architrave. Egli deve essersi occupato con ispecial cura della « Forma 
Virginis fracta », perchè un'altra scheda (1541) contiene studij di restauro, come pure 
copia dell'iscrizione del fornice al Nazareno « ine giardino di miser agnoUo Chollocio » . 

TRIOPIVM HERODIS ATTICI. Ricordo di scavi al terzo miglio dell'Appia, in 
territorio di Capo di Bove, dai quali vennero in luce le due colonne, Kaibel 1390, 
che decoravano l'ingresso del Triopio. Rimasero sul posto per molti anni. Il card. 
Alessandro le fece trasportare alla Farnesina. 

OSTIA. Vedi CIL. XIV, nn. 99, 256, 401, 412. 439. 

Il lodato Geymiiller, nella Mélanges de l'Ecole franyaise del 1891, p. 133 sgg. 
attribuisce allo stesso autore : « trois registres ou albums de dessins d'après les mo- 
numents antiques de Rome » appartenenti alla collezione Destailleiir. L'attribuzione 
è per lo meno dubbia, perchè le postille in margine ai disegni sono scritte in lin- 
guaggio schiettamente toscano, e non nel dialetto veneto del quale fra Giocondo ha 
fatto uso fino agli ultimi anni della sua vita. (Vedi le Mélanges predette, p. 160). 
Il eh. Nerino Ferri preferirebbe attribuire quei taccuini a Francesco di Giuliano da 
San Gallo. E siccome io accetto decisamente l'avviso del Ferri, così parlerò di questa 
bella serie di ricordi all'anno 1576, data della morte di Francesco. 

Una parte considerevole dei disegni di fra Giocondo vennero alle mani di Ratfaello. 
(Vedi GermilUer, 1. e, pp. 17, 43). 



166 COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1515 



COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 



1515, 27 agosto. Raffaello di Urbino (in seguito della morte di Tra Giocondo) 
è nominato commissario delle antichità eoa breve apostolico, per impedire soprattutto 
la distruzione dei marmi epigrafici. L'opera del divino artista fu bensì efficace dal 
punto di vista teorico: nell'atto pratico riuscì a poco o nulla. A lui dobbiamo il vasto 
e grandioso progetto di una illustrazione dei monumenti romani, dal punto di vista 
epigrafico e topografico, con metodo strettamente scientifico. Egli si prese a collabo- 
ratori Jacopo Mazochio per la parte epigrafica, cui fu accordato sin dal 30 novembre 
1517 un breve per la pubblicazione entro i sette anni delle « epigrammata antiquae 
urbis f (date in luce nell'aprile 1521); Fabio Calvo per la compilazione della pianta 
archeologica della città (romulea, serviana, augustea divisa in XIV regioni, data in 
luce nel febbraio-aprile 1527); e Andrea Fulvio per le « Antiquitates » edite nel 1527, 
e per la sua descrizione di Roma, data in luce nel 1545. Vedi il mio scritto: La 
pianta di Roma antica e i disegni archeologici di Raffaello, in Rend. Acc. Lincei, 
seduta 25 nov. 1895. Quanto alla pratica ed efficace tutela dei monumenti scritti 
scolpiti della città e del suburbio, essa fallì interamente, e le devastazioni conti- 
nuarono sotto il commissariato di Raffaello, a dispetto del breve di nomina e delle 
buone intenzioni del commissario. Il solo ricordo che ci resta della sua attività in 
questo campo si conserva nell'archivio di Stato di Roma nel protocollo 1187 del not. 
Pacifici, a e. 112'. Vi si narra: « quod vir nobilis Gabriel de Rubeis « abitante nel 
rione Pigna (^) « in suo testamento ordinaverit quod in casum in quem figuras mar- 
moreas et alias antiquitates ipsius testatoris aliquis superior vellet ab heredibus per 
vim et violentiam disrapere » fossero chiamati ad intervenire i Conservatori della città 
« quod possint et debeant illas capere et asportare, et in palatio dnorum Conserva- 
torum locare et conservare » . La persona di cui Gabriel de Rossi temeva la violenza 
era precisamente Raffaello commissario delle antichità. Segue di fatto il notaio a 
narrare come « dfis Raphael de Urbino asserens habere commissionem a Sanctissimo 
dìio flro dictas antiquitates capere et asportare centra voluntatem et ordinem praefati 
testatoris i> costrinse il magistrato ad intervenire e ricorrere al Pontefice, perchè la 
volontà del defunto e i diritti del popolo fossero rispettati. Il Pontefice dette torto 
a Raffaello {'-). 

Si tratta dunque di un colpo di testa riuscito a male. Una espressione forse 
inesatta o poeticamente libera di Caio Silvio Germanico, citato dallo Gnoli nell'Ar- 

(*) Gabriele de Rossi aveva preso in affitto dai monaci di s. Gregorio parte dei fornici seve- 
riani al settizonio. Vedi sopra, e appresso p. 176. 

0) Vedi Passavant, Raphael, I, 204. Rend. Line. 25 nov. 1895. 



COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1515 167 

chivio storico dell'Arte, tomo II, p. 250, ne faxebbe credere aver Raffaello eseguito 
fatto eseguire scavi per toglier le iconografie dei nostri monumenti. Mancano di 
ciò le prove, anzi io non credo che simili investigazioni, a scopo puramente scien- 
tifico, abbiano mai avuto luogo in Roma prima dellultimo quarto del secolo scorso. 
Raffaello e Giovanni da Udine hanno certamente visitato e studiato le grottesche 
della Casa Aurea e delle cripte sepolcrali, essi hanno tolto schizzi e profili dei 
marmi di scavo, quando se ne presentava loro spontanea l'occasione: ma soltanto 
perchè nei marmi architettonici trovavano modelli per gli scorniciamenti delle loro 
fabbriche, nei marmi figurati il motivo di composizioni pittoriche, e nelle grottesche 
un nuovo tipo di elegante decorazione. Vedi l'eccellente memoria del eh. collega 
Loewy: « Di alcune composizioni di Raffaello ispirate a monumenti antichi " (in 
Arch. stor. dell'Arte, serie II, fase. IV, 1896, p. 241 sgg.) e gli scrittori che egli 
cita nelle note (1 a 4 della p. 241). Fra questi il Gruyer « Raphael et l'antiquité », 
il Thode « Die antiken in den stichen Marcantons », ed il Pulszky « Beitràge zu 
Raphaels studium der Antike » perche nei loro scritti sono mentovati molti monu- 
menti esistenti o scavati vivente Raffaello. Il Loewy dimostra, p. e., aver Raf- 
faello visto e schizzato il sarcofago di villa Medici, Matz-Duhn, II, n. 3341, ed altro, 
di pari soggetto, che si conserva in villa Pamphili, ibid. n. 3342 : dimostra pure 
aver Lorenzetto, l'esecutore della sepoltura Chigi a s. M. del Popolo, conosciuto e 
copiato il bassorilievo borghesiano delle fanciulle danzanti, ora uel Louvre. 

1515, 22 ottobre. Jacopo Mazochi pubblica la seconda edizione dell' ^^ opusculù 
d'. mirabilibus nove et veteris Urbis Rome » di Francesco Albertino, più copiosa e 
corretta della prima publicata il 4 febbraio 1510 (Vedi ed. dello Schmarsow, ^ de 
mirab. novae urbis » Heilbronn, 1886, p. X segg.)- In questo ultimo trattatello si hanno 
le seguenti notizie di scavi, di scoperte, e di raccolte di antichità ('). 

POMERIVM. Cippo del pomerio di Claudio, CIL. 1231 a, scoperto l'anno 1509 
« non longe a Cancellarla (veteri) » p. 7. Altro cippo della terminazione di Adriano 
fu trovato, quasi nel luogo medesimo, l'anno 1868. Vedi Bull. Inst. 1869, p. 234. 

CIRCVS MAXIMVS. Iscrizione relativa all' " adiectio locorum •' nel circo Massimo 
fatta da Traiano, CIL. 955, scoperta « apud circù » (1450 circa), p. 9'. 

RIPAE TIBERIS. Cippo della terminazione del Tevere, CIL. 1238 « iuxta ripam 
(di s. Biagio) nuper (1509) effossus », p. 11'. 

CLIVVS CAPITOLINVS. .^ Ex eo (ponte Calliculae) mìe sei tantum coluiìae: 
tres . . ad radices palatini montis (dei Castori) aliae tres ad capitolii visuntur 
(di Vespasiano), no loge a qbus hoc ano (1510) multa marmora effossa fuere cu 
ingèti base marmorea » CIL. 1205, f. 12'. 

DECEM TABERNAE. « In quo monte (Quirinali) est ecclesia sauctae Agathae 
in Subura ubi et decem tabernae fuerunt : ut in tiburtinis lapidibus no vite r effossis 
apparet », f. 15. 



(') L'esemplare della biblioteca Alessandrina, del quale ho fatto uso, è {lusnllato di mano 
del celebre Cassinese Don Constantino Gaetano. Egli l'acquistò in Nai'oli u caruli-nis t ■; nel- 
l'anno 1597. 



168 COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1515 

ARCVS CAELEMONTANI. « In domo Ioannis Ciampolini non loge a campo 
florido legi infrascriptas litteras in lapide marmoreo multis in locis fracto qui re- 
pertus fuit apud ecclesiam sanctae crucis » CIL. 1259, f. 19. 

THERMAE DIOCLETIANAE. Scavi nelle o presso le terme diocleziane; iscri- 
zione CIL. 1124: « secuti principes posuere ibi statuas et seniorura et novorum 
imperatorum quorum capita integra et fragmenta reliqua corpof. erui ex subter- 
ranea testudine: velut ibi post ruinas Thermarum conservata vidimus, et partim 
in Capitolium delata : partim Florentiam missa » , f. 20'. La notizia circa la divisione 
di queste scolture tra Roma e Firenze è confermata dal « Liber de Urbe Roma » 
di B. Ruccellai: « vidimus et ipsi Florentiae marmorea capita principum Romae 
nuper erecta e sub terranea testudine (in thermis Diocletianis) ac Florentiam missa 
principibus viris nostrae civitatis " . 

DOMVS TITI. Ara, CIL. 369, scoperta presso le Sette Sale ed altro marmo 
scolpito, f. 22. 

R. XIII. Scavi nella vigna di Raffaele Volterrano sull'Aventino, f. 22. 

VALLIS QVIRINI. Scavi « in ascensu Yiminalis non longe a tempio sancti Vi- 
talis, in quo loco fuerùt reperta simulachra duo Bacchi marmorea cum fonte et 
fistulis plumbeis ", f. 22'. Vedi CIL. XV^ n. 7247. Vedi apppresso, all'anno 1527. 

CLOACAE VRBIS. « Cloacae amplissimae a Tarquinio factae ... ut adhuc in 
uelabro et iudeorum platea ac etiam in uinea Bartholomei de doxiis apud coUos- 
seum ", f. 23. 

Quest'inciso è notevole per più rispetti. La cloaca del Velabro è la Massima: 
la seconda di piazza Giudea è quella del circo Flaminio scoperta dall' ing. Narducci 
nel 1880. (Vedi Bull. Inst. 1881, p. 209). Ma quale sarà la terza scoperta sul prin- 
cipio del 500 nella vigna di Bartolomeo de Dossi apud collosseum ? I documenti del 
tempo, mentre abbondano di notizie su Mariano de Dossi alias della Palma, medico 
famoso, scriba senatus, appaltatore del piazzatico del pesce, sposo di Giulia Boccacci 
morta di peste 1' anno del Sacco, padre di Emilia sposa di Gabriele Valentini, e di 
Francesca sposa di Annibale della Molara, domiciliato nel r. Ponte, possessore di un 
terreno sul Quirinale detto la Vignola, venduto nel 1526 ai Ferrerie etc, tacciono di 
Bartolomeo de Dossi, che doveva essergli congiunto di parentela. Si sa soltanto che 
il Bartolomeo era avvocato concistoriale, e mercante di campagna, possessore di un 
proccio di vacche rosse, e che la sua casa « perpulchra cum Viridario et fonte mar- 
moribus exornato " stava al Trivio presso l' acquedotto (f. 96). È possibile che la 
» cloaca apud collosseum » sia quella scoperta nuovamente l'anno 1878 sotto il viale 
di s. Gregorio. 

RIPAE TIBERIS. Scavi nella vigna di Lorenzo Palucelli « non longe a ponte 
Aurelio (Sisto)", Cippo del Tevere, CIL. 1239^, f. 23'. La vigna Paluccelli per 
eccellenza era quella del Celio, acquistata più tardi da Ciriaco Mattei, e nella quale 
si pratticarono scavi notevolissimi al tempo di Paolo III. 

META SVDANS. Cenno della meta sudante (fragmentum lateritiae turris rotundae 
iam incrustatae marmoribus non longe ab amphitheatro), f. 25'. 



COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1515 169 

HOROLOGIVM. Scavi nel sito dell' Horologium di Augusto a s. Lorenzo in 
Lucina: " in loco ubi mine est domus nona capellae apostolof. Philippi et Jacobi 
in ecclesia s. Laur. in lucina fuit Basis nominatissiraa Vrbis: non longe a qua est 
obeliscus semisepultus : ubi effossura fuit Horologium cum lineis et gradibus deau- 
ratis: in angulis nero. iiii. uenti ex opere musivo » f. 29', 30. 

AEDES VESTAE. Scoperta del vero tempio di Vesta « ubi nunc est ecclesia 
sCe Mariae libera nos a poenis inferni ", f. 46. 

TEMPLVM DIVI AVGVSTI. Scavi presso il tempio de' Castori « in uia sacra in 
foro Ro. sub palatio ubi nunc est tabernaculum Vir. ad ponticulum in quo loco 

effossa fuere uestigia cum duabus tabulis marmoreis teste Pompo, leto " , f. 48. 

Vedi Bull. com. tomo XXVIII, a. 1900, p. 309. 

RIPAE TIBERIS. Scavi a. s. Biagio della Pagnotta: « Raph(ael) uol(aterranus) 
scribit lapides cum titulis ibidem effossos uidisse » , f. 48 {^). 

SEPTA. « Templi Isydis . . . uestigia miranda apparent in aedibus ornatissimis 
car. s. Sabinae », f. 48. Egli accenna probabilmente alle rovine delle Septa Julia, 
sulle quali era piantata la « domus s. Mariae in via lata a rev. Patio de Sanctoriis 
viterbiensi card. tit. s. Sabinae sumptuosissirais aedificiis ampliata, cum atrio et 
porticu et capellis et aula pulcherrima depicta. Omitto viridaria, in quibus sunt 
vasa marmorea sculpta, cum sacrificiis et raptu Sabinarum. Omitto aquarum 
conservationem subteri-aneam et cameras variis picturis et statuis exornata « . Il Bar- 
toli, mem. 44, parla di un tempio ignoto « di non molta grandezza ma di muri 
grossissimi di travertino, qual si conosceva essere stato molto ricco di ornamenti, 
ma tutti di stucco " . L'aveva scoperto Gio. Maria Baratta, un po' scarpellino, un po' 
architetto, e soprastante alle fabbriclie di Innocenzo X. 

[Ricordando poc' anzi la morte di Fra Griocondo, ho dimenticato notare alcuni 
scavi da lui visti eseguire all' estremità delle Septa, nel sito della presente piazza 
di Venezia, e dei quali ha lasciato memoria nelle schede fiorentine 1882 e 2050]. 

R. VI. « Erat et capitolium uetus in monte Quiiùnali . . . uestigia non nulla 
fundamentorum adhuc uisuntur, in quo loco etfossum fuit marraor cum his litteris 
fractis », CIL. VP, 69* (f. 52'). 

COLVMNA DIVI PII. Accenno alla colonna antonina della casa della Missione 
allora visibile nel giardino dei Cecchini, f. 56. 

CASTRA PRAETORIA. t Est arcus marmoreus Gordiani apud portani inter 
aggeres (chiusa) . . . cuius marmerà Reuerédissimus Rap. Car. s. geor. detulit ad 
suas aedes còficiédas », f. 59'. Vedi Bull, com., tomo I, 1873, p. 105 e 235. 

ARCVS THEODOSII cet. t Erant praeterea arcus triumphales Theodosii Gratiani 
et Valétini(ani) . . . fundamenta quorù nró tpe partim in nouis fabricis pai-tim uero 
lachrymabile dictù in coquéda calce traslata sunt ^, f. 59'. 

THEATRVM BALBI, « .... e quibus (equis marmoreis) caput cum collo uniiis nidi 
fractum apud ecclesia s. Thomae non longe a platea iudeoru », f. 61. [E possibile che 
questo frammento di cavallo marmoreo appartenga al gruppo dei Dioscuri, ora in capo 

(') Pix-babilmente il cippo CIL. VI, 1208. Vedi anno 1509. 



170 COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1515 

alla cordonata di Campidoglio, che si dice scoperto al tempo di Pio IV nelle fonda- 
menta della sinagoga, in piazza delle Scuole, vicinissima alla chiesa di s. Tommaso 
al monte de' Cenci, e al teatro di Balbo. Vedi Vacca, Schreiber, n. 52. Neil' iscrizione 
dei Conservatori, sui piedistalli del gruppo a destra della cordonata, il teatro di Balbo 
è detto per errore teatro di Pompeo. L'Helbig crede che i due gruppi ornassero 
t» un ingresso monumentale »]. 

VIA SALARIA. « Extra urbem uia Salaria prope porta est sepulchrum quoddam 
in uinea ad similitudinem templi constructum, in quo Caereris et Bacchi picturae cum 
uitibus et uasibus hjdriarù depictae uisunt. quae omnia Petms Paulus de Symeonib. 
ro. mihi ofidit apud uinea non lògo a porta Salaria », f. 63'. Mi par certo che si 
tratti, non del cosidetto tempio di Bacco che sta in via Nomentana, ma di un ipogeo 
sepolcrale della Salaria. 

COLLIS HORTORVM. « (Sepulchri Neronis) uestigia extant in uinea cótigua 
ecclesiae sactae Mariae populi in quo loco bis fui cum Jacobo de ceccariuis Vghubin. 
possessor(e) uineae », f. 65'. 

LA NAVICELLA. Cenno della nave marmorea davanti s. M, in Domnica, certa- 
mente anteriore a Leon X, f. 82. 

FORVM TRAIANI. Scavo e scoperta dell'aquila di altorilievo ora nel portico dei 
ss. Apostoli, f. 84'. 

COLLEZIONE LANCIARINI DA FANO. « In uinea dui Ulixis de Fano (area 
del nuovo giardino presso la Consulta) effossa fuere multa marmora cum statuis e 
quibus unam habet in aedibus suis fractam. Cupidinis uero dormientis, miro artificio 
sculpta, est in palatio Mantuae », e. 87'. (Vedi Bull. com. a. 1889, p. 388). Ulisse 
Lanciarino de Lanciarini da Fano, figliuolo di donna Camilla sepolta in s. Agostino 
il 2 marzo 1518, e sposo di donna Maria de Lapis, venne in alto stato sul prin- 
cipio del secolo, e figura nell'albo dei piorabatori apostolici per l'anno 1505, e dei 
priori dell'Annunziata per l'anno 1513. Aveva tolto in enfiteusi dal capitolo di s. Marco 
una " domus magna in conspectu palatii magni (di Venezia) iuxta dictam ecclesiam 
in platea in qua est magna concha lapidea » insieme a altra « domus terrinea 
in platea s. Marci ubi est cunca lapidea magna per viam rectam per quam itur ad 
ecclesiam s. Marcelli » che egli cedette a Mariano Astalli nel 1505 (prot. 1732, 
0. 25, A. S.). La cessione fu stipolata « in r. Pontis in domo solite habit. dicti 
domini Ulixis » . Morendo poco prima del Sacco, lasciò due figliuoli, Leone e Cesare, 
e una femmina di nome Emmeiina. Il « magnificus d. Leo q. Ulixis de Fano » 
continuava ad abitare nel 1551 nella casa paterna « sita in r. Pontis in strata ursi 
apud s. Luciam della Tenta, cui a tergo est flumen » (prot. 6155, e. 470), ma nel 
1553 si trasferì, al palazzo Cecchini a Pasquino, di faccia al palazzo Orsini (Braschi) 
dal quale aveva scacciato l' inquilino G. B. Doria. Secretarlo apostolico, speculatore 
e affarista, perfino sui cavalierati di s. Pietro, deve essere morto fra gli anni 1555 
(vedi il testamento nel prot. 6169, e. 394 del notare Rey detto in A. S., ove appa- 
risce tra i testimoni s. Filippo Neri) e 1568, quando vien fuori un Ulisse Lanciarini 
suo figliuolo superstite, il quale nel 1571 abitava sempre il palazzo in Parione di 
rimpetto al card. Flavio Orsino. Pare che siasi imparentato coi Galli (prot, 437, e. 722). 



COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1515 171 

L'Aldovrandi, p. 144, descrive certe antichità « in casa di M. Carlo da Fano, 
presso alla chiavica per andare a corte Savella, in casa dell'arcivescovo di Cipro », 
ma non saprei affermare se questo Carlo appartenesse alla famiglia dei Lanciarini. 
Alcune di queste antichità furono incise in rame, e figurano nella serie dei Masche- 
roni che suole accompagnare l'Album Lafreri. 

L'Albertino nomina e succintamente descrive le principali collezioni antiquarie 
m-bane, di alcune delle quali ho già parlato sotto gli anni 1497-1498, 1505 e 1510. 
Non descritte, sin ora, sono le collezioni Branca, Buzi, Frangipani, Manilio, Massimi, 
Orsini a Campo di Fiore, Pallavicini, llossi, Sassi, Savelli, e Thomais. 

COLLEZIONE BRANCA, f. 62. Questa famiglia il cui nome è rimasto legato 
a una piazza della città sino all' apertura della via Arenula nel 1888, contava tre 
rami, i Branca de Clausura del r. Arenula, i Branca dei Tedallini del r. Colonna 
e i Branca dei Firmani, che appariscono soltanto nel secolo XVI. La persona cui si 
riferisce il ricordo dell' Albertini, deve essere quel Francesco Branca, banchiere e 
mercante, procuratore di Ippolita Orsini contessa Estouteville di Samo, abitante « in 
domo cui ante est platea de Branca » morto nel 1504, e sepolto in S. Maria in 
Monticelli nell' ipogeo di famiglia. Suo figliuolo, di nome Francesco, era gabelliere 
maggiore dei Conservatori nel 1519. Il loro palazzo fu acconciato nel 1565 con 
architettura dell' architetto bolognese Giacinto Barrozzi. 

COLLEZIONE BVZI f. 55. Nella casa alla Minerva « vas porphireticum, puteus 
marmoreus ». Vedi più sotto a p. 213. 

COLLEZIONE FRANGIPANE. Aldovrandi distingue due collezioni: la prima 
(p. 262) « in casa di M. Curtio Fraiapane presso a San Marco », la seconda (p. 284) 
« in casa di M. Hieronimo Fraiapane, dietro S. Maria in via, à le radici di monte 
Cauallo » . L' Hondio copia, col consueto anacronismo, la descrizione dell' Aldovrandi 
a p. 38 e 45. Il CIL. nomina, secondo la vicenda dei tempi, Mario Frangipane 
n. 1096, Antonio n. 2534, 2603, Cencio n. 2540 etc. Il Fiorelli, (Documenti Inediti, 
tomo IV, p. V e 1.) pubblica un breve notamento dei pochi marmi che rimanevano in 
casa (di un Mario) Frangipane nel 1654, secondo l'inventario esistente in A. S. C. 
sez. V, prot. 3, fase. 63. 

Il palazzo principale era quello alla Conca di S. Marco (prot. 1538 e. 168, A. S.) 
ingrandito da Antonino con l'acquisto di altra casa, spettante a Diana de Vincentiis, 
il 26 aprile 1538, « Hanno li Frangipani la casa nel rion di Pigna nel più bello 
della piazza di San Marco, appresso la quale modernamente hanno fabricato un palazzo 
cospicuo non anche compiuto (Ameyden) ». Vedi Guattani ap. Fiorelli, Documenti 
inediti, tomo II, p. 342. 

La seconda residenza di famiglia era quella all' Umiltà. Confinava con la casa 
di Vespasiano Suardi e col giardino di Onofrio Taschi (prot. 619 e. 332, anno 1544). 
Questo Taschi o Tasca aveva venduto nel 1536 » a Luigi Ruccellai una casa nel 
r. Trevi presso i beni dei Frangipani, con due orti, uno dei quali risponde sulla 
piazza (della Piletta) dinnanzi al palazzo del card. Colonna » (prot. 421, e. 349, 503). 
Vi è anche ricordo di uno « stabulum Jac. de Frigiapanibus in r. Trivii, cui a parte 
anteriore est via pubblica quae tendit directe ad montem Caballum ■> (prot. 62 e. 085). 



172 COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1515 

Si tratta dunque dell' isola circoscritta dalle vie dell' Umiltà, dell' Archetto, dei 
Lucchesi e dalla piazza della Piletta, oggi occupata dal collegio Americano e dai 
palazzi Filippani e Lazzaroni. 

I documenti dei secoli XV e XVI parlano di altre tre case. La prima di Ortensio 
« in regione Pince e conspectu palatii. dd. de Mutis coherens retro cum bonis eccl. 
s. Stephani del Cacce ». La seconda assai antica in Trastevere (diario di Antonio 
De Petri) : la terza è il famoso « palazo antiche de Freapani in r. Campi- 
telli in loco qui dicitur Palazzo Magiure prope ecclesiam s. Anastasie in conspectu 
fontis s. Georgii » (prot. 621, e. 86) del quale ho già parlato e tornerò a parlare a 
proposito degli scavi attorno ad esso eseguiti negli anni 1516 e 1519. 

I Frangipani possedevano, inoltre, i famosi orti della Consolazione alla Canna- 
para, dei quali ho parlato a ce. 89, e 91 : una vigna all'Antoniana con orto adacqua- 
tivo, affittato a certi ortolani di Parma nel 1502: altra vigna « in loco dicto le 
mole de Sto Savo » donata ad Antonio Fr. nel 1519 da maestro Gio: Battista chi- 
rurgo : le « ortalia Circuii in loco dicto Monte Secco » : terreni fuori la porta Appia 
nel viculo oratorio (Sette Chiese) : fuori la p. Aurelia in vocabolo Montorio : la Torricella 
di Ponte Salario, e i casali o castelli di Acqua traversa, Tor Carbone, Malnome, 
Nemi, Ninfa, Petrònella, Baiano, Frascati etc. In alcuni di questi luoghi furono cer- 
tamente eseguiti scavi. Vedi p. e. CIL. XIV. 2113. 

COLLEZIONE MANILIO, durata sino al tempo delL'Aldovrandichevi descrisse 
« una Fauna maggior due volte e mezzo del naturale », alta cioè più che quattro 
metri; una'Arianna e lin torso d'Ercole. I Manilii abitavano in Monserrato poco 
lontano dalla Cancelleria Vecchia. Il fondatore della raccolta deve essere stato V illu- 
stre dottore in , arte e medicina Cesare Manilio, vivente nel primo quarto del XVI 
secolo (prot. 411, e. 24) o suo fratello Iacopo, il quale nel 1515 possedeva una 
« vinca extra portam populi in centrata que dicitur a muro roselo » (prot. 61, e. 344). 

COLLEZIONE MASSIML La più antica descrizione deirantiquario « in edibus 
Maxi.morum Rome» è quella di Claude Bellievre, del 1512 circa, nella quale sono 
mentovati « Julius Caesar.. . cuius facies nìagis cum admiratione cogitali quam de-; 
scribi potest... Brutus Julio Caesari similimus, naso seposito, quem Brutus aquilinum 
et~ in medio elevatum ad similitudinem Johannis (Prae)cursoris habet. 
Senece statua tota veneranda ». Il predetto Aldovrandi ricorda due raccolte. La 
prima in casa di M. Angelo de Massimi presso Campo di Fiori a p. 168, la se- 
conda in casa di M. Luca de Massimi presso la Valle a p. 169, Vedi Hondio 
p. 22 e 29. Angelo e Liica (e Pietro, terzo fratello) erano figliuoli di Domenico 
morto nel 1538 o 39. L' atto di divisione dei beni paterni si trova nel prot. 393 
di Stefano Amanni, sotto la data del 30 ottobre 1539. Angelo morì circa il 1533 
lasciando una vedova, Attilia Mattei, e due figliuoli (almeno). Massimo futuro arci- 
vescovo di Amalfi, e Valerio. Il pezzo principale, anzi l'unico, della sua raccolta era 
il cosidetto Pirro o Marte Capitolino (Helbig tomo I, p. 295, n. 405 ed. ingl. 1895) 
scoperto nel foro transitorio (Lanciani, l' Aula del senato, ]). 23) e comperato da 
Angelo per due mila scudi. Fu inciso in rame da lacob Bosse, fiammingo, e pubbli- 
cato nella grande raccolta Salamanca-Lafreri 1' anno 1562, Il Cavalieri ne ha dato 
due edizioni, una nel 1585 tav. 96, una nel 1593 tav. 78. 



COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1515 173 

L'altro fratello Luca, sposo di Virginia Colonna, deve esser morto circa il 1560 
lasciando sei figliuoli, Porzia, Lelio, Fabio, Pompeo, Carlo e Ascanio, i quali, fatto 
eseguire dal notaro Curzio Saccoccia l'inventario dei beni ereditarli, ne affidarono la 
divisione amichevole a Tommaso de Cavalieri. Il lodo di quest' uomo illustre porta 
la data del 18 agosto 1567 e si trova nel prot. 770 del Saccoccia stesso. Il museo 
comprendeva una sessantina di teste o busti, e un solo torso. È difficile seguirne le 
vicende sino ai tempi più a noi vicini, perchè si tratta di una genealogia assai com- 
plicata, e di famiglia di singolare fecondità, tanto che ai tempi dell' Ameyden si era 
già divisa in quattro rami principali. 

Ricordo, fra le aggiunte fatte posteriormente al museo, il torso d' Ercole di Apol- 
lonio (Winckelmann, Storia, tomo II, p. 286, Ligorio Nap. tom. X, p. 224) e il capi- 
tello (Piranesi, Vasi, tav. Ili, Winkelmann, tomo III, p. 95 e 523), appartenente alla 
serie descritta dal Vacca mem. 30 « Sotto la casa dei Galli nella via de Leu- 
tari di fianco alla Cancelleria mi ricordo vedervi cavare Vi furono trovati 

certi capitelli scolpiti con targhe, trofei e cimieri, che davano segno vi fosse qualche 
tempio dedicato a Marte ». Negli appunti per la formazione di una guida di Roma, 
che il Bianchini ha lasciato nel cod. veron. 855, si legge: « Nel palazzo del mar- 
chese Massimi si vedono statue insigni e principalmente il Pirro: alcuni busti di 
filosofi: il busto dell' imp. Claudio.... i fasci consolari...., nel gabinetto molte pitture 
antiche estratte dalle ruine, il libro delle pitture antiche ricopiate dalle originali per 
mano di Pietro Santi Bartoli " ora in Inghlilterra (Windsor, Eton e Br. Museum 
Scaff. 79, n. 197,. tav. IX etc). Vi erano anche iscrizioni CIL. VI, 83, 204, 222, 
551, 905, 909, 910, 1407, 1776, 1922, 2174 etc. le quali sono in parte perite, 
in parte passarono nelle raccolte Rondinini, Albani etc. 

I Massimi possedevano in Roma molte case in Parione, una legnara o i^ Cancello -f 
a Marmorata, e la yigna sull' Aventino dove stavano le terme di Sura, e dove sono 
state fatte tante scoperte di antichità. « Nel monte Aventino, nella vigna di mon- 
signor de' Massimi verso Testacelo si trovò una statua di basalte verde quale dice- 
Tàno che sia il figliuolo d'Ercole in età fanciullesca — questa statua la comprarono 
i Romani per mille ducati di Camera » Vacca mem. 90. (Vedi Mittheil. tomo VI, 
a. 1891, p. 46). 

I documenti relativi a tale compera si trovano nel credenz. I, tomo XXXVIII, 
e. 342', dell'A. S. C. nella serie « Decretorum populi romani ". Leggesi nel verbale 
del consiglio secreto del 10 novembre 1571 : « Cum R. D. Archiepiscopus de Maximis 
intendat vendere figuram et statuam Aventini marmoream, aptam si haberetur prò 
fabrica et palatio Capitolino, et ne extra Vrbem deportetur, placuit S. C. statuam 
praedictam emendam foro et enii debere pretio arbitrio dd. Cancellariorum, Deputa- 
torum super Fabrica et Rutilii Arberini beueviso " . 

II CIL. nomina sovente gli « Horti maximorum ad forum Boarium sub rupe Tar- 
peia ". Vedi un. 1407, 1922 ecc. Vi erano state raccolte memorie credute appartenere 
alla famiglia, fra le quali le epigrafi dell'arco Fabiano. Vedi Bull. Inst. 1871. p. 17. 

L'autore del Cod. Barb. XXX, 89 copiò « nella vigna o giardino dell' arcive- 
scovo de Massimi incontro S. Sabina in una pietra antica di marmo Itianoo di 2 busti 



174 COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1515 

piccioli di maschio e femmina »: il titoletto di Flavia Elpide, che il Grutero 1141,7 
vide più tardi « in palatio Maximorum, sub stemmate viri ac foeminae » . La vigna, 
confinante con l' orto di s. Alessio, con il sig. Virgilio Lucarini, con i sigg. Specchi, 
e con il noviziato di s. Andrea, fu venduta il giorno 16 novembre 1635 a Marcello 
Vitelleschi, e per esso, ai Gesuiti della casa Professa, coli' assistenza dei notari Colonna 
e Buratti. I Gesuiti ebbero non minore fortuna in materia di scavi. « Sotto il pon- 
tificato di Clemente XI quasi sul mezzo dell' Aventino nell' orto dei PP. Gesuiti 
scavandosi, fra le rarità più pregevoli, fu trovato il famoso bassorilievo di Endimione 
(Helbig tomo I, p. 342, n. 462, I ed. ingl.) e proseguendosi lo scavo di tempo in 
tempo, vi si trovarono le mura composte di tre differenti maniere come anche i pavi- 
menti d' opera tessellata, ed altri di gran tavole di diversi marmi e questi ultimi 
sotto le rovine di trenta palmi di altezza » . Altre scoperte più recenti sono descritte 
nel Bull. Inst. per l'anno 1870, p. 74. La scheda fiorentina n. 367 di Sebastiano 
Serlio contiene il progetto di un casino da costruirsi in questa vigna per Messer 
Luca di Massimo. 

Non meno conosciuta dell' Aventinese era la vigna Massimi negli Orti di Cesare, 
al primo miglio della via Campano-Portuense, il cui sito è indicato sino al presente 
dalla chiesuola di s. Maria del Riposo, che Massimo de Massimi riedificò dalle fon- 
damenta nel secolo XVI, si come apparisce dai documenti conservati nel cod. vat. 5389. 
La vigna era stata comperata da Ceccolo Tognini per scudi 460, oltre il gravame 
di un canone a favore dei canonici di s. M. in Trastevere. Costoro la sequestrarono 
nel 1583 per mancato pagamento del canone predetto. (Vedi prot. 468 di Innocenzo 
Gargia). Nelle parti del Lazio i Massimi possedettero le terre e i casali di Santo 
Jorio, Valle Alessandro, Torre in pietra, Perna, Torre Maggiore. Porcareccia, Porca- 
reccina, la Torretta, Torre Monda, Cortecchia, Paglian Casale, Cerqueto, Santa Procula, 
Bracco, San Nicolao, Castiglione in Aurelia, Bravi, Pinciarone, Quadrare, Capranica e 
Arsoli. 

Ho escluso da questo brevissimo cenno le notizie concernenti il celeberrimo museo 
messo insieme dal card. Camillo Massimi nel suo palazzo (Albani) alle Quattro Fon- 
tane, del quale museo ho ritrovato un prezioso inventario. Se ne parlerà nel III volume. 

COLLEZIONE ORSINI A CAMPO DI FIORE. » Domus Ursinorum propinqua 
cum horologio campi Florae, quam eximius Franciscus venetus Vicecancell. fundavit, 
postea vero a Reveren. Petro Rhegino Siculo presbytero cardi, intus et extra variis 
exornata est statuis atque picturis » p. 86 b. Dei due prelati qui ricordati il primo 
è Francesco Condulmer, nipote di Eugenio IV, il secondo è Fedro Isvalles messinese, 
arcivescovo di Reggio, promosso da Alessandro VI nel 1500, e morto circa il 1511. 
Il palazzo, poi, è quello posseduto più tardi da Alberto Pio da Carpi, fabbricato sulle 
rovine del teatro pompeiano, e sul nascondiglio stesso dell' Ercole Mastai, 

Morto r Isvalles « illris dnus Johannes Jordanus de Ursinis vendidit Rmo do- 
mino Francisco card. Surentino ac magnifico viro dno Angustino Chisio mercatori se- 
nensi, vice et nomine dicti cardinalis palatium situm in urbe in platea Campi Floris, 
durante vita prefati cardinalis surrentini ". (Not. Amanni, prot. QQ, e. 722 A. S.). 
Prezzo 300 ducati larghi d'oro. 



COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1515 175 

Un documento a e. 138 del prot. del notaro F. Pechinolo in A. S. C. ricorda 
come Virginio Orsino duca di Bracciano, il giorno 10 maggio 1588, imponesse un 
annuo censo di scudi 840 sopra il castello di Campagnano, in favore del cardinale 
Alfonso Gesualdo vescovo tusculano, per il prezzo di scudi 10500, coi quali il duca 
ricompra il palazzo di Campo di Fiore, venduto da Paolo Giordano suo padre al 
cardinale di Pisa, Scipione Rabila, l'anno 1573. Questo censo fu estinto agli 11 set- 
tembre dell'anno seguente. (Vedi not. Prospero Campana, prot. 425, e. 732 A. S.). 

Il solo fra gli illustri Orsini che abbia mostrato speciale interessamento verso 
le antichità è Lelio, contemporaneo di papa Urbano Vili e dell'antiquario Leonardo 
Agostini. Tra gli edificii da lui scavati conviene assegnare il posto d' onore alla domus 
dell' imp. Massimo « nell' orto de ss. Apostoli vicino a s. Clemente ove, tra la quan- 
tità di grandissimi marmi preziosi in ogni genere, vi fu anche trovato in pochi giorni 
un numero di quarantadue statue » Bartoli, Mem, I. Vedi Forma Urbis, tav. XXX. 
Il secondo posto appartiene alle terme Eleniane. « A santa Croce in Gerusalemme fu 
fatto cavare da Lelio Orsini duca di Bracciano nel suo giardino ove sono le terme 
di sant'Elena. Fu trovato in uno stanzone più profondo di tutti, cinque bellissime statue 
oltre una quantità grande d' altri frammenti e marmi « . Id. Mem. 12. Vedi anche 
CIL. VI. 1048, 1136, ecc. e Fea, Fasti, p. 58. Le vicende successive di queste statue 
sono illustrate dal seguente rimarchevole documento, che ho trovato nella biblioteca 
Chigiana sotto la rubrica ms. D. I, 13, e. 61, nel quale don Lelio si mostra sotto 
il suo vero carattere di affarista. 

« A Monsig.*" Piccolomini Nunzio in Francia. A di 1° Dee. 1659. Quanto siano 
rigorosi i Bandi, che proibiscono con pena della perdita dell'istessa robba di cavar statue 
et altre antichità di Roma senza licenza di Nostro Signore suppongo esser già notissimo 
a V. S. a cui ho stimato bene di significare, che richiesta S. S.** alcune settimane sono 
per parte di Don Lelio Orsino di poterne estraere alcune la S.''^ Sua per giusto 
motivo non stimò conveniente di darla. In questa contradicenza di S. B,"® fu referto a 
N. S. che le statue erano già state imbarcate e mandate a Civitaveccliia dove portatosi 
per altri affari il Commissario de' Galeotti gli fu incaricato che trovando in quella 
Darsena o Porto le statue sudette le facesse trattenere, com'è seguito. Si sente bora dalli 
trasgressori del bando che le statue fossero mandate costà per il Sig."" Cardinale Maz- 
zarino, il cui nome non era però nelle balle dove si leggono solo queste parole cioè — a 
Sii Eminenze Parigi — Sentendo V, S. parlare di questo fatto potrà rispondere di non 
haverne informatione ma che sapendo il desiderio di N. S. di dar ogni gusto a S. M.'* 
ed al Sig.'" Cardinale si rende certa che quando giunga a iiotitia di S. S.'-'' che le 
statue servano veramente per il Re o per il Sig.'" Cardinale si darà la licenza per 
il trasporto. E senza impegnarsi più oltre dica di volerne scrivere a me ■'. 

Dovrei anche far parola del « loco del cardinale Orsino incontro s. Giacomo degli 
Incurabili verso Monte « il quale conteneva - tra 1' altre statue alle fonti uua di vil- 
lano da prima barba, nudo che ride coronato d' ellera. Tien sotto il braccio destro 
un otre facendo viste di premerlo perchè n'esca l'acqua, come fa, opera di niariiio 
finissimo, lavorato da mano dotta ". (Cod. Barb. XXX, 89, p. 61. ediz. Lanciaoi). Ma 
è miglior partito non uscire dai confini del palazzo di Campo di Fiore. 1 documenti 



176 COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1515 

inediti relativi agli Orsini, facenti parte del mio Schedario, sommano già a duecen- 
toquarantadue, e formerebbero, se pubblicati, un giusto volume. Di Fulvio Orsina, 
del suo museo e Biblioteca si parlerà nel volume IL ::. ; 

COLLEZIONE ROSSL II Rossi o Rosei, nominato a ce. 34' e 62', deve essere 
quel Gabriele, contro del quale il Commissario delle antichità Raffaele da Urbino 
tentò il colpo di mano descritto alla p. 166. Per dire il vero e' era una qualche 
ragione di tentarlo, vista l' importanza delle scolture raccolte « in Domo Rosela » 
dove le vide e descrisse Claude Bellievre di Lione. Il catalogo comprende: « caput 
Sibille tiburtine — Cesaris caput cum verruca in genua dextra — Pompeii tota 

pars superior — dea terre que infinitas habet papillas huius dee facies manus 

et pedes ex nigerrimo sunt marmore, reliqua alba sunt — thauri imraolatio (lunga 
descrizione del rilievo) — Neptunus deus Maris tridentem dextra gestans qui dextrum 
pedem in terra figit, sinistrum in mari super una navicula habet — Bacchus juyenis 
— uxor Bacchi — Sculptura ubi est voluptas, castitas, et fortitudo (quesf ultima 
rappresentata da Ercole) — nimpharum Diane capita multa — Venus in cathedra 
sedens et ad eius latus sinistrum mirtus — Poliphemi caput immane barbatum cri- 
nitum " Il catalogo ha termine con queste parole: « In domo Rosela est statua 
Minerve cuius facies cum dulcedine et pulchritudine feminea est adeo venda (?) ut 
auimatum numen et oraculum videatur; hac sumpta occasione Roscius, nobilis vir, 
invehebat centra modernos celatores qui beatam virginem facie nimis venerea sculpunt » . 

Un particolare osservato dal Muntz giova a spiegare la singolare propensione di 
Raffaele verso questa raccolta. La Diana efesina inultimammea e il Sacrificio del toro 
erano stati tolti da lui a modello, e riprodotti negli affreschi delle Logge. Pare che 
quando egli, « asserens habere commissionem a sanctissimo dfio nfo dictas antiqui- 
tates capere et asportare centra voluntatem et ordinem testatoris " , costrinse i Con- 
servatori della città a intervenire e ricorrere al pontefice, perchè la volontà del defunto 
e i diritti del popolo fossero rispettati, il pontefice desse torto a Raffaele. Vedi p. 166. 

Gabriele de Rossi, del quale si è già parlato sotto la data del 27 maggio 1494, 
alla p. 89, come affittuario di una parte del Palazzo Maggiore, verso la Moietta, 
lasciava per testamento al capitolo di s. Giovanni in Laterano la sua casa avita. Vedi 
Bicci, Famiglia Boccapaduli, p. 234, n. A. « Reliquit Ecclesie s. Joannis lateran. 
unam ipsius testatoris domum, positam in platea predicte ecclesie iuxta res filli Danese 
de Jenazzano ab uno, et ab aliis lateribus vias publicas per quas itur ad s. Mariam 
Maiorem, cum horto retro se et certo petio terre sode, ubi fuit alias prima 
domus primaque habitatio suorum auctorum de Rubeis, circumdata a 
duabus viis ». Si ha poi memoria di una « turris Gregorii Petri Rubei (in Cod. Casanat. 
D, IV, 22), sin dall'anno 1244: di altra torre appartenente a messer Lorenzo Rosso, 
caduta a terra l'anno 1482 (R. S. Script, tomo IIP, coL 1075) etc. I Rosei o dello 
Roselo Rubei o Rossi, le memorie dei quali si trovano sparse in tutti i rioni della 
città, possedevano una cappella gentilizia in Araceli sotto l' invocazione di s. Barto- 
lomeo. Imparentati coi Cenci, Cecchini, Astalli, Foschi di Berta, della Valle, Alber- 
toni, Cavalieri e Stazi de Thomais, salirono ai più alti onori, tanto nella carriera civile 
col senatore Matteo Rosso, quanto nell' ecclesiastica con Bernardo vescovo di Treviso. 



COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1515 177 

COLLEZIONE SASSL C. 62, nella r. di Parione, nominata anche dal Ma- 
zoehio, p. e. a e. XXXIII, ove si trova un disegno di mano del Lelio rappresentante 
il bel cippo di M. Canuleio Zosimo, CIL. VI (?), già in s. Vibiana. Ma il documento 
più rimarchevole intorno questa raccolta è l' incisione, senza data né nome d'autore, clie 
si trova generalmente inserita nella raccolta Lafreri, e che porta il titolo: SPECTAN- 
TVR H/c-C ANTIQVITATIS MONVMÈTA ROMAE IN AEDIBVS VVLGO DICTIS 
DE ZASSE. Rappresenta un pittoresco cortile chiuso da mura merlate, con nicchie 
grandi e piccole, e recessi e suggesti, dentro o sopra i quali sono collocati in geniale 
confusione simulacri di varia misura, con le fratture di scavo non restaurate. L'Al- 
dovrandi nomina incidentalmente questa raccolta tre volte: a p. CCIX, n. 13, ed. Fea: 

t Nel palazzo Farnese si trova in una stanza un bellissimo simulacro di una 

donna trionfante assisa. È maggiore del naturale ed ha il capo, i piedi e le mani 
con un poco delle braccia di bronzo che ha quasi colore di auricalco: il resto poi 
è di porfido con maraviglioso artificio fatto. Fu ritrovato in Parione in casa 
di messe r Fabio Sasso». Similmente a p. CCX, n, 15: « Viene poi nel mede- 
simo palazzo una statua di M. Aurelio imperatore. Ha la sua veste avvolta sulla 
spalla, e la correggia del suo stocco attaccata al collo e pendente. Fu ritrovata 
in casa di messe r Fabio Sasso», e per la terza volta a p. CCXI, n. 16 : -Vi 
è anche un ermafrodito di paragone (L'Apollo, Winkelmann, II, 15) maggiore del 
naturale e vestito dal mezzo in giù : ha capelli di donna e si tiene il braccio dritto 
sul capo ... e fu trovata in casa di messer Fabio Sasso». L' espressione 
« trovato » indica non una vera e propria scoperta fatta sotto quella casa in Parione. 
ma semplicemente la provenienza. E fa fede di ciò il seguente documento da me tro- 
vato nel prot. 1787 del notario Antonio Scribano a e. 81 A. S. 

i' Die Vigesima sexta Junij [1546J emptio prò. lUiìio et Excell"'° d. duce Octavio 
farnesio. 

In mej c^ personaliter constituti D. Decidius et Fabius fratres de Saxis nobiles 
Romanj regionis Treuij Sponte Vendiderunt et Venditionis titulo dederunt 111'"° et 
Excell"^" domino duci Octauio farnesio absentj et mg*^° D. Io : Anthonio pullio Baroni 
burgij sue excellentie procuratori et agenti una mecum notario presenti statuas eneas 
et marmoreas In eorum domo de Saxis nuncupata regionis parionis existentes videlicet. 

In primis In la Intrata de casa Uno hermafrodito di paragone col suo pesamento 
AUincontro ce un marco aurelio col suo pesamento, A piede alle scale una statua di 
porfido col suo pesamento A mezze scale una Sabina di marmo col suo pesamento 
Un quatro di marmo di mezzo rilievo sta in nel muro dove e un Sileno con altri 
satyri Vna testa di Pompeo col busto di marmo Cinque torsi dj marmo bellj. 

Hanc autem venditionem fecerunt prò pretio et nomine pretij scutorum mille 
auri ex auro. 

Actum Rome in domo predicti Mag*^' d. Io: Anthonij baronis Presentibus ibidem 
lacobo de Donatis et Io : bardeuano Laico et clerico Taurineu et Oloren diocesuin 
respectiue Testibus *Sc ». 

La famiglia Sassi è d'origine antica. Nel prot. 1G47 del not, Scalibastri a e. .')5 
e' è il testamento della nobile Vannozza, vedova di Iacopo Sasso di Parione in data 1481. 



178 COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1515 

Sembra ohe fossero oriundi di Firenze perchè a e. 244 del prot. medesimo, e sotto 
la data del 1483, ho trovata memoria di un Rodolfo e di un Giuliano, germani, 
eredi di Antonio Sassi di Firenze, del r. Parione. 

COLLEZIONE SAVELLL « Duo sepulcra cum statuis sculpta et herculis ae- 
rumnae ibidem visuntur » Albertino. Giovanni Colonna, cod. vat. 7721, ricorda i 
marmi che seguono: (figg. 9, 10) disegno di puteale o pilo con belli fogliami e ra- 
moscelli, "il sema circoferetia di tinozze antico de Savelli in piaza mòta nara ». 
Ivi, ara con pavone « in casa Savella »>; (figg. 9' e 10) « la sfigne di savelli in roma . . . 
lunga la sfigne piedi 81 «; (fig. 11) ara di L. Emilio Epafrodito CIL. VI, n. 110G5 
u al mote Savelli ». Il codice berlinese Pighiano a e. 18, riproduce il bassorilievo di 
Mercurio con caduceo, crumena, e gallo a lato ; a e. 48 « la testa de pilo a Savelli 
dove era drente le forze dercole lavorato de tutti li bande »: a e. 319' l'ara giu- 
nonica coi pavoni e gli encarpi. L'Aldovrandi descrive i marmi Savelli a p. 232, 
ricopiato dall' Hoiidio a p. 28. 

L'album di Pierre Jacques da Eeims (ap. Geifroy Mélanges, tomo X, a. 1890, 
p. 55 dell' estratto) contiene un disegno del citato sarcofago, e così pure Piranesi, 
Vasi, tav. 70. 

L' autore del codice barber. XXX, 89 dice : « [534^] Dentro nel cortile sono 
molti pezzi d' antichità e doi cassoni di marmo. Una delle quali ha . v . (cinque) 
statue di mezzo rilevo dinanzi et altrettante dietro, tutte d' ercole che ne combatte 
con quei suoi mostri. Da capo n' ha tre altre, e da pie medesimamente. Questo 
sepolcro è il migliore et il più sontuoso che si vedano degli antichi di questa sorte : 
et ha un coperchio come tetto, adornato di lenzuoli, che appariscono ricamati. Alli 
cantoni sono . 2 . bambocci con uva in mano. Sopra giacciono . 2 . statue, che pas- 
sano il mezzo rilevo di maschio e femmina, eh' a mandritta è abbracciata dall'homo 
giovanotto di barba riccia ». 

La raccolta si accrebbe di un notevole monumento con la demolizione dell' arco 
di Portogallo fatta da Alessandro VII l'anno 1662. Dei tre bassorilievi dell'arco 
due finirono nel palazzo de' Conservatori: il terzo, venuto nelle mani di Maria Fe- 
lice Peretti, fu trasferito al teatro di Marcello dopo il matrimonio di costei con Ber- 
nardino Savelli. Succeduti gli Orsini ai Savelli nel possesso del palazzo e del teatro 
Marcelliano, si aifrettarono a vendere i marmi famosi all' antiquario Vitali, dal quale 
gli acquistò il principe Alessandro Torlonia. 

COLLEZIONE TOMAI. Non saprei precisare con sicurezza se l' indicazione del- 
l'Albertino s'abbia da attribuire alla famiglia Tomarozzi, ovvero a quella degli Stati, 
Staci, Stazi. Degli Stati de Thomais parla l'Adinolfi tomo I, p. 250, de' Toma- 
rozzi de Thomais ho già parlato sotto l'anno 1498. 

1515. COLLEZIONE CAVALIERI. Neil' « inventarium honorum Bernardini de 
Militibus (Cavalieri) « , che si trova nel protocollo 643 A. S. a e. 73, sono nominati : 
« imprima una cassata intarciata da tenire scriture et dinari in la quale casseta forno 
trovati anelli m edalie cucchiari . . . arazzi à figure etc. ». Dato che si tratti di 
medaglie antiche, sarebbe questa la più antica memoria della raccolta Cavalieri, della 
quale si parlerà a lungo nel secondo volume. 



COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1515-1516 179 

1515, 30 novembre. PALATIVM — AEDES SEVERIANAE. Importanti notizie 
intorno « duas griptas in palatio maiori, quarum una posita est sub dictum palatium 
versus circum maximum in strada publica Sancte Marie della mano versus sanctum 
gregorium cui ab uno latore (tenent gripte ?) eiusdem Abatie et ecclesie ab alio gripta 
Julii de Alberinis sita sub proprietate Abatie Sancti gregorii ante est via publica vel si 
qui alii etc. et alia posita est etiam sub dictum palatium que est repleta et habet 
diratam voltam a parte superiori cui ab undique est planum prefati palatii maioris " . 
Si trovano in un contratto di locazione tra Nicola Brugnoli abate di s. Gregorio, 
e Battista da Milano eufiteuta ap. Amanni prot. 61, e. 391, in A. S. Nello stesso 
giorno e anno l'abate Brugnoli loca a Gasparino da Ronco « quandam griptam aptam 
ad reponendum fenum sitam sub palatio malore versus circum maximum cui a duobus 
lateribus silicet a dextris et sinistris sunt gripte proprietatis Sti Gregorii quas retinet 
d. gabriel de rubeis retro est dictum palatium malore ante est via publica » etc. etc. 
Ivi, e. 39r. Vedi Mittheil. tomo IX, a. 1894, p. 6. 

1515. Claudio Bellievre da Lione visita Roma nel biennio 1514-15 « investi- 
gandis veterum Qiiiritium reliquiis » come ne assicura egli stesso nel cod. paris. latin. 
13, 123 a e. 186-254. Sul contenuto del codice e sulle notizie che porge intorno le 
opere d'arte raccolte dai privati, vedi Henzen, CIL. VI, p. XLV, n. 20; Michaelis, 
in Jahrbuch, tomo Vili, a. 1893, p. 120, e Miintz, « Raphael, sa vie, son oeuvre, 
et son temps », pp. 591-592. 

1516, 21 gennaio. VICVS TVSCVS — CLI WS VICTORIAE. Giovanni Battista e 
Marcello Frangipane concedono a Giovanni dall'Aquila rettore di s. Lorenzo ai Monti 
« cavam seu fossuram lapidum eorum vinee site iuxta sanctum Theodorum cum non- 
nullis pactis et conventionibus » (Not. de Paciflcis, prot. 1187, e. 10'). Vedi Mittheil., 
voi. IX, 1894, p. 29 ove ho recato due documenti concernenti questa possessione sub- 
palatina dei Frangipane. Il primo in data 23 ottobre 1535 nomina - palatium vul- 
gariter nuncupatum lo palazo de frigi apani situm insta seu sub palatio 
maiori versus ecclesiam s.*' Georgii », il secondo in data 18 luglio 1612 dice che il 
terreno misurava tre pezze, estendendosi verso il Cerchio Massimo. Si hanno dunque 
tre punti di riferimento, le chiese di s. Teodoro e di s. Giorgio, e la via de' Cerchi, 
mediante i quali si può collocare palazzo e terreno nel sito delle presenti vigne Nus- 
siner e Butirroni. Ciò è confermato da un quarto atto del 1551 già ricordato a p. 172, 
ove si nomina « quondam locum vulgf dictum el palazo antiche de Freapani situm 
intra moenia urbis in loco qui dr. Palazzo magiure prope ecclesiam s. Anastasio in 
conspectu fontis s. Georgii », (Not. de Comitibus, prot. 621, e. 86 A. S.). Questa con- 
trada di s. Giorgio e del foro Boario, finì col chiamarsi « ad Freiapanos » . 

1516, 27 gennaio. MORTI LAMIANI ? ^^ Sia noto et manifesto a chi logora queste 
presenti come questo di xxvii di jennaro MDXVI si convene infra le parti infr;i- 
scripte videlicet lulio de Gatti beneficiato in sancta ]\Iaria Maiore et Bernardino de 
Asti per se et Messer Luca capitaneo del magnifico Baroncello de Roma dicto lulio 
da licentia a dicto Bernardino de cauare nella vigna soa posta discontro sanoto ]\latlRO 
tanto nel muro quanto dove sera bisogno per tucta sua vigna ad expese de ipsi nies-^er 
Luca et Bernardino et tucto quel se trouera in dieta vigna prete libertini marmo 



180 COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1516 

figure et piumbo metallo et peperigno sia ad meta se troueranno et quando se 

trouassi oro argento lo terzo sia de lo fisco uno terzo de ipsi cauatori et laltro di 
Tulio ». Not. Rocha, prot. 591, e. 431. A. S. C. 

1516, 2 aprile. VIA FLAMINIA — MAVSOLEVM AVGVSTI etc. I lavori intra- 
presi da Leone X per l'apertura della via Leonina (Ripetta-Scrofa) tra s. M. del 
popolo e s. M. de Cellis, e la fabbricazione dei terreni circostanti, devono aver dato 
luogo a ragguardevoli scoperte di cose antiche, perchè non e' è uno tra le molte cen- 
tinaia di contratti di compra-vendita che non contenga il patto di riserva. Ne ri- 
porto uno solo del 12 aprile che può servire, senz'altro, di esempio. « D. Marius de 
Buccabellis ciuis et clericus romanus locauit in perpetuum d. Lucretie Sparrettone 
curiali ro. cu. seq. vnum petium terre seu fundi cannarum sexaginta in quo nunc est 
uinea intra menia Vrbis in Campo martio non longe ab ecclesia beate Marie Vir- 
ginis de Populo cui ab vno latere coheret aliud petium terre quod ven. uir d. Petrus 
da Albinis ciuis et clericus romanus conduxit in perpetuum a prefato d. Mario ab 
aliis lateribus uie pubi ice ad edificandum in eo domum. Cum pacto quod si in eo 
petio terre aliqui lapides marmorei aut tiburtini apti ad artem scalpellanam siue 
statue marmoree aut cuiuscumque generis lapidum siue metalli seu aqueductus 
plumbei aut alterius metalli invenirentur sint communes prò equali portione » . Not. 
Ascanio Marso, prot. 24, e. 161'. A. S. C. 

I principali proprietari di vigne ed orti attraversati dalla via Leonina e dalle 
trasversali (dell'Avvantaggio, della Scaletta, Schiavonia, l' Ortaccio, Tomascelli etc.) 
erano : i frati di s. M. del Popolo, in condominio con l' ospedale di s. Giacomo in 
Augusta (lungo la sponda sinistra del fiume): i frati di s. Agostino (vedi a. 1519), 
e gli eredi d'Agostiuo Chigi, i quali possedevano un giardino in Schiavonia, detto 
anche il giardino d' Ascanio. Le aree fabbricabili furono vendute quasi tutte a mura- 
tori-architetti Comaschi, Varesini e Caravaggesi, che piìi tardi si unirono in congrega- 
zione nella loro cappella di s. Gregorio de' Muratori in via Leccosa. La storia della 
costruzione di via Leonina, che forse un giorno pubblicherò, è la storia del prodigioso 
movimento edilizio di Roma nel primo quarto del secolo XVL 

1516, 5 agosto. R. VII. Maestro Cristoforo da Caravaggio cede a Cipriano da 
Orta i suoi diritti sulla cava nel giardino di Mario Fulvio. 

« In presentia & Cum sit prout asseritur quod providi viri Magister Christoforus 
condam ferrini de caravagio regionis Campi martis ex una et Ciprianus de Orta eius 
cognatus ex alia hactenus foderint lapides tiburtinos in domo et horto domini Marij 
fulvii sita in regione trivij cum nonnuUis pactis Inter eos initis manu publici no- 
tarli Et dictus Ciprianus non intendat ulterius fodere in dieta domo sed ab ea re- 
cedere: Id circo sponte dictam cavam refutavit ac cessit predicto Magistro Christo- 
foro eius cognato presenti & Cui cessit omnia iura que habet tam in dieta cava quam 
in lapidibus hactenus fossis in dicto loco '». Not. Pacifici, prot. 1187, e. 162'. A. S. 

1516. SCHOLA GRAECA. Girolamo Graziano de' Pierleoni, caporione di s. An- 
gelo, apre una cava di pietra presso s. Maria in Cosmedin. Not. de Messis prot. 1121, 
e. 15, A. S. 

1516. Muore Giuliano Giamberti da Sangallo in età di settantun anno. 



COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1516-1517 181 

« In un secondo luogo (dice il Fabriczy, dopo descritti 1 taccuini di Francesco 
di Giorgio Martini) stanno i due celebri libri di schizzi di Giuliano da Sangallo 
(1445-1516) nella Barberiniana e nella Biblioteca comunale di Siena, il primo messo 
insieme fra gli anni 1465 e 1514, perciò durante quasi tutta la carriera artistica 
del suo autore, il secondo estendentesi oltre il 1500, tutti e due formanti nel loro 
contenuto principale raccolte di monumenti dell' architettura antica, nella quale sol- 
tanto eccezionalmente si sono smarrite poche fabbriche moderne. Sul primo è da ve- 
dere E. Miintz, Mémoires de la société des Antiquaii-es de France, t. XLV, p. 188 seg., 
e H. de Geymiiller, 1. cit., p. 247 seg.; come anche Muntz, Les arts à la cour 
des Papes, t. II, p. 16, dove si trova citata la letteratura anteriore ; circa il se- 
condo cfr. A. Jahn, nei Jahrbiicher fiir Kunstwissenschaft, t. V (1872), p. 172 seg., 
e Miintz, nelle Mémoires sopra citate, tomo XLV, p. 195, i quali ambedue danno una 
breve analisi del suo contenuto. Sul volume della Barberiniana manca finora una 
simile analisi ». (Vedi Fabriczy in Archivio Storico dell'Arte, tomo VI, a. 1893, 
fase. 2, e più sotto, alla p. 209). 

Io ho studiato ponderatamente tale volume, il quale, mentre è prezioso per la 
storia della rovina di Roma, contenendo molti disegni di edifizii oggi scomparsi, 
dice poco nulla di scavi del 1465 al 1514. Più importanti, sotto questo rispetto 
sono gli appunti contenuti nelle schede degli Uffizi, delle quali ha stampato l'elenco il 
chmo Nerino Ferri a p. XLII del tomo III dei « Disegni d'architettura ", Roma 1885. • 
Vedi p. e. il n. 2044 (cornicione trovato (?) in chasa di Janni Ciampolini) : il n. 2045 * 
(sepolcro fuori di Roma, verso Marino III miglio) : n. 2047 (ricordo delle basi e 
cornici del tempio de' Castori) : n, 2045 (pianta di un tempio rotondo fuori di Roma 
I miglio): p. 131, 1546, 2162 (studii sulle terme di Diocleziano) eie. 

1517, 29 gennaio. R. V. ESQVILIAE. Mausoleo detto LA CASA TONDA. 
Pietro di Antonio Regis da Alba vende per 75 ducati « provido viro petro pippi* 
civi romano regionis montium presenti *k videlicet quandam dicti domini petri vi- 
neam trium petiarum plus vel minus quanta sit cum vasca vascali tino et statio ac 
certo edificio rotundo in dieta vinca esistente positam infra menia Urbis in 
loco vocato Cimbrj prope arcum Sancti Viti Infra hos fines videlicet Cui ab uno latere 
est vinca dicti petri ab alio est viculus vicinalis ab alio et ante sunt vie publice 
vel si qui & positam sub proprietate ecclesie sancte marie maioris et sancte potentiane 
ad respondendum anno quolibet vendemiarum tempore carlenos 22 antiquos et uiiam 
quartam uvarum liberam ^s^ ". Not. Gualderoni prot. 900 e. 34', A. S. 

1517, 13 luglio. MACELLVM MAGNVM. Il priore di s. Stefano Rotondo fa 
scavare e distruggere parte di antico edificio vicino al Macellum. 

« Sia manifesto a chi legera la presente scripta. Como hogie questo di die XIII 
mensis Julii 1517. El venerabile patre frate gregorio beaedicti priore di s. Stefano 
ritondo in celio monte de urbe da ad maestro berardino de boschino da binaco ad 
fare seu fabricare un certo corritore over deambulatorio dalato al moniiterio verso 
lorto grande, dove sonno molti piedi de melangoli et cepressi. Con qui-sti patti cioè, 
che dicto maestro bernardino se obliga di fare tanto muro de fondumeuto. quanto 
altro muro et volte de dicto corritore, per carlini quattordici canna, mettendoce ogni 



182 COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1517 

cosa necessaria ad far dicto muro ad loro spese come calce, pozolana acqua et degni 
sorte de legnami tanto necessarie ad far ponti quanto ad far centini per diete volte 
archi over finestre et porte et funi. Excepto che dicto patre priore li dano le prete 
in certe muraglie verso la strada maestra et dicti maestri li hando ad fare 
capare et cavare et portare in dieta opera ad loro spesa Et dicti sopradicti maestri 
se obligano comò di sopra che tutta terra che cavarando ad fare dicto fondamento 
labbiano ad fare buttare ad loro spese per lo inchiostro grande, con altri calcinacci 
che uscissino ad fare porte finestre et archi che se haverrando ad fare in dieta opera. 
Et dicto patre priore se obliga ad soe spese darli le colonne diritte che handarando 
in dicto corritore, et tutti ferramenti necessarii in dieta opera come catene di ferro 
et cancani dicto patre priore li promette damili ad soe spese. Item dicti maestri se 
obligano de rompere lo muro dove handarando certi archi, porte et finestre ad 
loro spese ". Net. de Coronis, prot. 643, e. 150 in A. S. 

1517, 17 luglio — R. IX. PORTICVS MINVCIAE? Giovanpietro Carcano ret- 
tore della chiesa di s. Nicolao de' Funari affitta a Girolamo Salamoni certe terre e 
rovine, con riserva per gli oggetti di scavo. 

« Indictione quinta mensis Julij die decimo septimo i5i7 In presentia mei pa- 
cifici de pacificis Notarij Cum fuerit et sit prò ut asseritur per infrascriptas partes 
quod R*^"^ pater dnus Johannes petrus de Carcano magister domus R"" dnj Cardi- 
nalis saucti marci et Rector pro^'^ ecc* sancti Nicolai de funarijs site in Regione 
Campitelli inter alia bona diete ecc® habeat quoddam petium soli situm in Radicibus 
Capitulinis iuxta dictam ecclesiam cum quibusdam arboribus olivariim in eo existen- 
tibus Cui ab uno latere sunt Res ecclesie sancti Andree de funarijs ab alio res pre- 
fate ecclesie sancti nicolai quas possidet dnus Blasius de Cesena supra tenet et est 
campus seu planus Capitoli] ex quo solo dieta ecclesia nullos percipit neque percepit 
fructus a longis temporibus citra nec non et similiter tres Crittas aptas ad repo- 
nendum fenum sitas iuxta dictam ecclesiam et sub vinea seu viridario dnj Blasij 
de Cesena proprietatis prefate ecclesie ex quibus ipse Rector et alij prò tempore exi- 
stentes percipere soliti sunt annuos fructus Undecim ducatorum monete veteris Et 
vir nobilis diìus Hieronimus Salomonius obtulerit se velie dictum solum imperpetuum 
locare una cum tiibus dictis grittis. Ea propter dictus Rector locavit et locationis 
titulo impei*petuum dedit prefato duo Hieronimo solum predictum a porta orti ma- 
gistri ortendi muratoris supra usque et suptus prefatas arbores olivarum in eo exi- 
stentes et dictas tes Grittas cum Juribus et pertinentijs earum prò annua respon- 
sione duodecim ducatorum cum dimidio similium cum pactis quod dictus diìus Hiero- 
nimus teneatur expediri facere litteras aplicas et etiam quod si in dicto orto seu 
solo reperirentur aurum argentum seu statue marmoree sint communes 
inter ipsum dfium Hieronimum et Rectorem et alios prò tempore existentes. 

Actum Rome in Regione pince in palatio R'"' diìj Cardinalis sancti marcj in 
Camera dàj Celsi de Belluno Civis Romani familiaris prefati dìij Cardinalis ". Not. 
Pacifici, prot. 1187, part li, e. 67' A. S. 

1517, 19 novembre. MVSEI CAPITOLINI. I conservatori fanno trasportare dal 
Quirinale al Campidoglio i due simulacri giacenti di fiumi, che oggi fiancheggiano 
la fontana della Roma. 



COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1517 183 

« In presentia mei notarli Simon quondam Antoniì cinquino alias pisano habi- 

tator urbis in r^ pinee prò se ipso ac vice et nomine Johannis mazolo de 

et Simionis alias el guercio de fossorum lapidum eius sociorum 

absentium prò quibus promisit de rato sponte promisit magnificis viris dominis 
Mario de peruschis, francisco de novellis et hieronymo de rufinis modernis conser- 
vatoribus Camere alme m'bis presentibus et bine et usque ad vigiliam nativitatis 
domini nostri Jesu Christi proxime future vehere et conducere sive vehi et conduci 
facere duo simulacra marmorea tiberina existentia in moute caballo integra et 
illesa preterquam ab aliquo pilo sive scissura antiqua alteram scilicet usque in 
Atrium palati i dictorura dorainorum conservatorum et illam collocare in eodem atrio 
et in loco sibi assignando per prefatos dominos conservatores altitudine duorum pal- 
morum super terram, Alteram vero ducere et collocare ante dictum palatium scilicet 
in loco ei assignando per eosdem dominos conservatores, omnibus et singulis sumptibus 
et expensis dicti pisani et sociorum, hanc autem promissionem fecit dictus pisanus 
prò se et quibus supra nominibus eisdem dominis conservatoribus presentibus etc. eo 
quia dicti d. conservatores promiserunt et convenerunt eidem pisano presenti, prò con- 
ductione et coUocatione predictis sibi et dictis eius sociis solvere ducatos octuaginta 
de carlenis hoc modo et forma videlicet ducatos quadraginta similes per totum diem 
crastinum in quo die dicti socii ratificare teneantur huiusmodi instrumentum Item 
ducatos viginti similes tempore collocationis primi simulacri in atrio predicto et re- 
liquo IX*' ducatorum tempore quo ultimum siraulacrum conductum erit prope turrim 
de Comitibus absque aliqua exceptione que quidem omnia et siogula piefatus pisanus 
nominibus quibus supra attendere et observare promisit modo et forma ac tempore 
pedictis sub pena ceutum ducatorum auri palatio prefatorum. d. conservatorum appli- 
candorum me notarlo renunciando quia sic actum prò quibus tam prefati domini quam 
dictus pisanus ad invicem sese in pleniori forma Camere obligarunt submictendo sese 
penis et censuris diete camere. 

Actum in palatio dictorum conservatorum presentibus Sano de Corouis Christoforo 
quondam lacobi Nicolutie, et petro micliaele minichelli de Viturclano tidelibus prefa- 
torum. d. Conservatorum testibus. Not. G. B. de Coronis, prot. 643, e. 169, in A. S. 

1517. FORVM NERVAE. Concessione della chiesa di s. Maria in Macello nel 
r. Campitelli all' Università de' Tessitori di pannilini, con 1' obbligo di restaurarla e 
di chiamarla, dopo compiuti i restauri, s. Maria degli Angeli. Tale Uuiver^ità dei 
Tessitori, parte italiani, parte oltramontani, aveva risieduto sino all'eia, divisa, nella 
chiesa di s. Maria dell'Anima, e in quella di s. Trifone. Not. G. B. de Coronis, 
prot. 643, e. 167. A. S. e Bull. Com., tomo XXIX, a. 1901, fase. I. 

1517 circa. VIA APPI A. Un breve di Leone X in data 30 novembre dà a Iacopo 
Mazzochi il privilegio di pubblicare entro i sette anni le « Epigrammata antiquae 
urbis " le quali videro realmente la luce nell'aprile del 1521. Fra gli scavi o:^st'rvati 
dal Mazzochi v'è quello di un sepolcro « in Vinea M. Ioannis De Macerata al purtam 
Appiam » di cui era titolare Sergius Asinins Phaimus. (CIL. VI 11. 7t?.». ll.T'.'U. 11.791. 
11.792, 8540, 11855, etc). 



184 COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1518 

1518. PALATIVM. Scavi sulla discesa del monte palatino fra s. Bonaventura e 
s. Gregorio. Vi si scuopre l' ara dedicata ai Lari augusti dal coUegium structorum 
CIL. VI, 444. Questa scoperta si collega con quella dell'epigrafe n. 456. 

1518. ECCL. S. M. DE MONTE SERRATO. Si demolisce una vecchia chiesetta 
di s. Nicolao de' Catalani fondata l'anno 1534 da Iacopo Ferrantes da Barcellona, 
e sul sito di essa si scavano le fondamenta dell' attuale chiesa di s. M. in Monserrato 
Il luogo cade forse nelle aree delle Stabula Factionum IV. 

1518. Si compie l'ammattonato stradale a partire dalla Torre del card, di s. An- 
gelo « usque ad arcum Cammigliani seu platea Camigliani » sotto la direzione di Am- 
brogio de gnazano (sic) ingegnere. Not. de Amanni, prot, 62, e. 210, A. S. 

1518, 24 maggio. VIA APPIA. SEPVLCRVM P. SEPT. GETAE (?) VALLIS 
ALMONIS. Paolo Pini affìtta a due ortolani il terreno, oggi Cartoni, a sinistra del- 
l' Appia, prima di giungere a Domine quo vadis (vedi Lugari, in Bull, crist. a. 1901, 
p. 5), coi monumenti in esso contenuti. 

« In presentia mej notarij etc. personaliter constitutus nobilis vir dns paulus de 
pinis romanus civis de regione columne locavit prò tribus annis providis viris Mattheo 
quondam magistri andree de Cremona et Jacobo quondam Joannis de novaria alias roselo 
videlicet certum ortum ipsius dnj pauli positum In valle marmoree Infra suos 
tìnes Cum Juribus Et pertinentijs illius universis ad usum faciendi ortum salvis tamen 
reservatis et pactis infrascriptis videlicet certa turrj magna In dicto orto existenti 
cum statio et certo petio terrarum prope dictam turrim existenti, cui petio ab uno 
latere est rivus aque magnus della marmo rata et ab alio est fossatum per 
quod alias transibant aque que redibant ad dictam turrim ac etiam reservato can- 
neto In eo existente posito versus bona ad mane dnj achillis de lenis ro. Civis ac 
omnibus et singulis terris que tendunt a fonte magna ubi incipiunt videri rose 
piantate una cum dieta fonte usque ad viam publicam vocata(m) la mar morata 
latitudinis a sepibus seu fossatis dictarum terrarum usque ad limites ortj Cum herbis 
pascuis et pratis ac alijs Juribus existentibus ac etiam reservatis omnibus et quibus- 
cumque arboribus et vitibus fructiferis et infructiferis ac etiam piscationibus ranarum 
et piscìum et aucupationibus avium que omnia reservata sint et esse debeant ipsius 
diìj pauli Hanc autem locationem fecit prò annua responsione XX. ducatorum de car- 
lenis ad rationem X. Carlenorum antiquorum prò quolibet ducato. Actum Rome In 
regione Columne In domo dictj pauli de pinis ». Not. Gualderoni, prot. 900, e. 110, A. S. 

Trattandosi di un collettore di antichità e di personaggio il cui nome è legato 
alla storia della Méta di Borgo (vedi a. 1518, 15 luglio) sarà utile ricordare qualche 
notizia concernente la sua famiglia, oltre quelle già date sotto la rubrica 22 settembre 
1512, e 1513. Paolo Pini aveva tolta in moglie Girolama Caprioli, dalla quale ebbe 
quattro figliuoli, Belisario, Paolo, Fabia e Cesarla. Egli deve aver fatto scavi in qualche 
sepolcreto di militi pretoriani, a giudicare dal tenore delle epigrafi copiate in sua 
casa da Mariangelo Accursio Aquilano nel 1517, e riportate dal CIL. n. 2559, 2635 etc. 
Tale casa stava nel rione Colonna, vicino alla piazza della Rotonda. Il terreno « in 
loco dicto la Marmorea in valle Apie « era noto sino dal 1475 per i suoi coppelli 
di api e per la produzione del miele. Vedi not. Capogalli, prot. 470, e. 245. La valle 



COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1518 185 

corrisponde alla presente della Caffarella, sino ai confini di Capo di Bove. In un atto 
di cessione fatto l'anno 1402 da Lorenzo Egidi vescovo di Spoleto a favore di suo 
fratello Simone, si nomina, fra gli altri beni « unum casale quod vocatur Caput 
vaccha positura extra portam Apiam iuxta tenimentum casalis vocati Capo bove, 
iuxta tenimentum casalis Quinque Turrium, iuxta tenimentum casalis de Mar- 
morea ». (Not Vendettini, prot. 765 bis, A. S. C). Pare che nei tempi più remoti 
la valle marmorea appartenesse alla famiglia Rogeri originaria di Sutri (Archiv. S. S. 
armario II, mazzo III, n. 27), e più tardi a Maddalena Armiiotti la quale, il giorno 
3 maggio del 1470, ne fece cessione all'abbate di s. Sebastiano, Giuliano Vari. L'apoca 
minutata dal not. Bistucci nel prot. Capit. 67 F, la descrive come « tenimentum quod 
dicitur la Marmorea cura sedimine domibus, vascha ortis ortalibus terris cultis et 
incultis nemoribus pratis pantanis formis aquis et aquanim decursibus . . . situm extra 
portam Latinam in loco qui dicitur la marmorea Inter hos fines (s. Sebastiano, ss. San- 
ctorum, e Meo de Grattulis) » . Trattandosi di memorie che rimontano sino a Annia 
Regilla « cuius haec praedia fuerunt », domando venia al lettore per la digressione. 

1518, 26 giugno. FORVM AVGVSTVM. Marco Antonio Cosciari aveva preso in 
affitto, sino dal priorato di fra Gio. Antonio della Rovere, il « palatium antiquum ecclesie 
sancti Basilii » dei cavalieri Gerosolimitani « sub annuo canone 32 ducatorum de 
carlenis et cura onere exponendi in reparatione dicti palati! infra certum expressum 
terminum due. 400 " . Succeduto al della Rovere nel priorato di Roma fra Pietro Sal- 
viati, fiorentino e consanguineo di Leone X, e vedendo che, non ostante i 400 ducati 
spesi fedelmente dall' afiìttuario, palazzo chiesa e annessi stavano per cadere, rinnova 
r apoca di locazione in favore del medesimo ai patti che seguono. La locazione com- 
prende n totum et integrum palatium vetus cura omnibus eius membris eidem palatio 
et ecclesie adherentibus usque ad parietes magnos (recinto del foro) iuxta viam 
publicam ab uno latore, ab alio vicum protendentem ad ortum dicti prioratus. Item 
totara et integram partem terminatam a dictis parietibus magnis et a prefata via 
ab alio orto dicti prioratus " la divisione fra i due giardini essendo marcata da una 
siepe e dal pozzo comune. « Item unum aliud membrum quod est intra supradictos 
parietes antiquos . . . iuxta stratam publicam » allora occupato da un carbonaio. « Item 
unum petium casaleni . . . iuxta quandam domum dirutam Francisci et fratrum de 
Cinciis retro supradictos parietes ante est via publica. Item unum aliud , . . casalenum 
cui ab uno latere est dieta domus de Cinciis . , . ante est platea sancti sirici (ss. Qui- 
rico e Giuditta), retro sunt supradicte parietes » . 

In questi orti casaleni e discoperti 1" affittuario Cosciari potrà *. ad eius libitum 
fabricare " purché si tenga a tre canne di distanza dal « palatium vetus •' e dal '^ reii- 
claustrum palatii magni". Prezzo annuo dell'affitto ducati 50. «Item conuenerunt 
quod dictus Marcus Antonius teneatur infra biennium edificare tribunalem capelle diete 
ecclesie sancti Basilii que nunc minatur ruinam. Et promisit dictus Marcus Antonius 
consignare capellano deservienti in ipsa ecclesia sancti Basilii unam camenun quain 
ipse d. Marcus Antonius construxerat in dicto palatio veteri in qua camera est depicta 
ymago Crucifixi. Item quod dictus d. Marcus Antonius habeat usum et transitimi reclau- 
stri magni existeutis infra palacium magnum nouum et palatium vetus. Itcm dictus 



186 COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1518 

d. Marcus Antonius promittit prefato domino priori quod in eventum in quem inue- 
nietur in dictis locis locatis fabricando seu destruendo et cauando aurum argentum 
seu aliud metallum figiiras marmoreas aut teuertinos dare et tradere medietatem dicto 
r. d. priori. Et prefatus d. prior permittit d. dom. Marco Antonio omnes lapides 
parvos et scaglias lapidis etiam illas que fient ex marmoreis et teuertinis que nunc 
sunt sub campanili diete ecclesie sancti Basilii. Item quod dictus d. Marcus 
Antonius teneatur facere stratam seu viam prò orto ipsius d. prioris iuita arcum 
hoc et ecclesiam sancte Marie de Angelis. Item conuenerunt quod prefatus 
d. Marcus Antonius non possit aliquo modo construere aliquid nec edificare in toto 
ilio spatio ubi nunc sunt ille tres columne magne antique cum suis 
basis fundamentis et architrauibus quantum detìnet et protendit quidam 
paries antiquus marmoreus et teuertinus super eisdem columnis estat 
quoddam campanille in quibus locis prefatus d. Marcus Antonius non possit aliquid 
edificare donec et quousque prefatus r. d. Prior non amoueritdictas columnas 
lapides marmoreas et campanille quibus amotis prefatus d. Marcantonius 
possit ad libitum suum edificare quidquid sibi placuerit » . 

1518, 15 luglio. META DI BORGO. Avendo Leone X donato a Belisario Pini, 
minore di età, 1' area della Méta, confiscata al card. Adriano di Corneto, è nominato 
suo procuratore Teodoro Gualderoni, il quale, nell' istesso giorno prende possesso del 
sito con l'atto che segue: 

« In presentia mei personaliter constitutus eximius Utriusque Juris Doctor domi- 
nus Johannes de malvetijs de brissia Judex palatinus et secùndus collateralis Curiae 
Capitoli] almae Urbis existens in anticamera eius solitae residentiae ac sedens in quadam 
fenestra dictae anticamerae quem locum quoad hunc actum prò suo Juridico et tri- 
bunali loco elegit et deputavit, dixit ad eius aures pervenisse S. in Christo patrem 
et dominum Leonem papam X gratiose donasse bellissario filio quondam bo: me: 
d. p[auli] de pinis romani civis omnia et singula Jura olim spectantia et pertinentia 
quovis titulo et occasione ad tunc Rmum in Christo patrem Dnum adrianum olim 
tituli S.*' Grisogoni Cardinalem de nunc ad camera m apostolicam confiscata occasione 
privationis et processus contra eundem adrianum facti et formati super meta et area 
illius prò ut vigore motus proprij eiusdem S.™' Dìii Nfi dicto bellisario emanati et 
in manibus ipsius bellisarij ibidem presentis existentis, et in dicto motu proprio detur 
potestas dicto bellissario propria auctoritate illius possessionem capiendi et propter 
eius minorem etatem non habeat legitimam personam praedicta faciendi, Volens pro- 
videre Indemnitati et utilitati dicti bellissarij pupilli ad effectum possessionem prae- 
dictam capiendi, deputavit in actorem ipsius bellissarij ad dictum actum tantum, vide- 
licet, nobilem virum dnum Theodorum gualderonium Romanum CivemRegionis Columnae 
ibidem praesentem et dixit eidem Theodoro : vade et nomine dicti bellisarij et prò eo 
possessionem diete metae et areae illius iuxta forraam dicti motus proprii apprehende.. . 
Actum romae ut saprà presentibus dno Jacobo de simoncinis et nieholao de straballatis 
notarlo publico Regionis arenulae testibus etc. 

Eodem die. 

In presentia mei Notari etc. personaliter constitutus dominus Theodorus gualde- 
ronius ro: civis Regionis Columnae curator per acta mei notarij infrascripti perspi- 



COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1518 187 

cacis pueri bellissarij fili quond : bo : me : domini p[auli] de pinis romani civis pro- 
curatoris Capitolini ab eximio I. V. doctore dno Johanne de malvetijs de brissia Indice 
palatino et 2** collaterali Curiae Capitoli] deputatus ad infrascriptum actura taliter 
faciendum ante locum vocatiim volgariter la meta et eius arcani positam 
in burgo S." petri et civitate leonina infra hos fines, videlicet Cui ab uno latere sunt 
bona sub proprietate filiorum et heredum dicti domini pauli, ab alio sunt bona olim 
quondam Rmi tuuc adriani et mmc Comitis Ludovici rangoni, retro 
est via publica, ante est via magna alexandrina vel si qui animo et intentione realem 
corporalem actualem et naturalem possessionem illius vice et nomine dicti bellissarij 
capiendi apprehendendi et retinendi iuxta facultatem et potestatem ac etiam auctori- 
tatem eidem bellissario a 8.™° Duo Nfo Leone divina providentia papa X in quodam 
motu proprio suae Sanctitatis contentam dieta m metam et aream Intravit corpo- 
raliter in eaderaque stetit et p ermansit per eam et dictam aream ambulavit et in ea 
Sedit de terra et cementis illarum in eius gremio recepit. Actum in burgo S." petri 
presentibus alexandro quond: Juliani de albinis aromatario et magistro arnaldo de casa- 
nova olorensis dioecesis phisico habitatoribus in burgo S." petri et prope dictam metam 
Testibus ». 

Segue un inventario fatto dalla " honesta Vidua et mulier domina hieronima de 
capreolis relieta quondam bo: me: domini pauli de pinis " madre del sopradetto Beli- 
sario, quale tutrice dei suoi figli minori. 

Tra gli altri stabili si nominano [e. 61]. « Item una casa che sta in borgo; 
la tiene ad locatione in 3. generatione messer macteo d' eugubio. Item uno Incenzo 
perpetuo di una casa che sta in borgo in la via deritta; la tiene mastro Rinaldo. 
Item uno Incenzo sopra una casa che sta dereto alla meta in borgo, quale tiene madonna 
Violante. Item uno Incenzo dereto alla dieta meta in perpetuo quale ce risponde 
messer paulo trotto. Item uno incenzo in perpetuo dereto alla meta quale ce risponde 
bartolomeo scaramella. Item uno incenzo perpetuo quale ce risponde madonna Chiara. 
Item un Incenzo perpetuo dereto alla meta, quale ce risponde madonna Seratìna. Item 
uno incenzo perpetuo dereto alla meta quale ce risponde prete lacomino. Item un 
incenzo perpetuo dereto alla meta qnale ce risponde messer Alexandro Carolj. Item un 
Incenzo perpetuo in la strada ritta quale ce risponde messer dioneo. Item una casa 
locata ad terza generazione in la strada vecchia quale tiene fed.° de casale. Item una 
casa locata ad 3. generazione appresso S.'" Spirito quale tiene madonna elysabetta pia- 
montese, 

Actum Romae in Regione columnae in domo solitae habitatiouis dicti quondam 
pauli, presentibus Johanne baptista filio domini petri mazari et Sebastiano lucarelli 
macellarlo Romano Regionis montium Testibus. (Not. Savo Perelli, prot. 1283. e. 55-61 ). 
Un altro atto del medesimo tabellioae. ma del segueute anno 1519. nomina un'Angelo 
venditore di storie ed altro nell'area della Meta - viz. in quadam apotheca imperfecta 
in dieta area esistente versus castruni s. Angeli prope quemdam puteuni (o. 12s) -. 

Con un quarto atto del 5 fel)braio 1521 donna Girolama Caprioli, vedova di Paolo 
Pini e tutrice dei figliuoli minorenni, concede il terreno e i ruderi dt-lhi Meta a Ber- 
nardino d'Arezzo, con riserva per il rinvenimento di oggetti di scavo. 



188 COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1518 

" In presentia constituta nobilis miilier dfla Jeronyma relieta bo : me : drii palili 
de pinis Ro : Civis tutrix pupillorum Fabiae Cesariae pauli filiorum ac filiarum drli 
palili et domina fabia et sigismunda locauerunt et ad meliorandum dederunt provido 
et discreto viro magro bernardino qd. poli de dombertonibus de arezio calzolario in 
biirgo et in oppositum ecclesiae S. Mariae Transpontine certas terras et solum existen. 
prope et fortasse in parte super area olim vulgariternuncupata la meta 
existente in burgo prefato et Incipiente in facie vie alexandriue a qiiodam angulo vbi 
nunc est certus puteus, infra hos fines, videi, quibus ab uno latere sunt bona d. Joannis 
Cangelose sub proprietate dictor. heredum ab alio est quidam paries seu murus qui desi- 
gnat vsque ad dictam Domum et angulum In facie vnam apothecam vz. usque ad me- 
dietatem dicti muri, que Terre seu solum Terrenum mensurate reperte ascendere ad 
summam cannar. 9. et palmor. 2. retro vero est solum et Terre dictor. heredum, ante 
est d* via alexandrina. D. bernardinus promisit anno quolibet solvere prò responsione du- 
catum vnum et solvere precium quorumcunq. melioramentorum que nunc super dictis 
terris et fortasse super parte diete mete nunc et isto moderniori tempore constructa 
reperiuntur hinc ad Kal. mensis maij prò ilio precio prout per magnificum virum d. gore- 
ziam de heredia areis S. Angeli capitaneum et raagrum perinum prefatum [de eara- 
vagio Architectum] declarabitur. 

Item conuenerunt quod si in effossione cantone et dictaruni terrarum quouis modo 
reperiretur aurum argentum statue necnon lapides marmorei, et piperinei 
facientibus (sic) vnam carrettatam lapidum et ab inde supra, medietas sit ipsorum 
heredum, et alia conductoris. 

Actum Romae in Reg.^ eolumnae in domo solite habitationis dicti qd. dui pauli 
de pinis pntibus dno Bartholomeo de Rotellis Ro : Cive Regionis prefate publico notario 
Et d. alfoQzio orgaz clerico zamorensis dioecesis hispano et Dno Theodoro de gual- 
deronibus Testibus « (Not. Savo Perelli, prot. 1283, e. 28, parte III*, in A. S.). 

Altre notizie circa le case dei Pini in questa parte della città si trovano nella 
" Tassa aggerum seu munitionis Burgi iectitusque platee s. Petri » del 1568 (nel 
prot. 6207 del notare Reydet a e. 820). Essi possedettero la parte maggiore ma non 
tutta l'area della Meta. Fra i eomproprietarii, o almeno tra i confinanti, si ricorda 
un « magister Laurentius de Lucha architector in urbe " cui spettava « domus posita 
in burgo sancti petri in via Alexandrina cui ab uno latere sunt res christofari domini 
Simonis curatoris, ab alio est locus ubi erat meta burgi, ante est via Ale- 
xandrina, retro certum solum sancte marie traspontine " (Not. Amanni, prot. 59, 
e. 472-477 A. S.). 

I documenti ora pubblicati hanno anche un certo valore isterico, e offrono 
qualche novità, 11 processo in contumacia dell'infelice cardinal di Corneto, Adriano 
Castelli, incominciato il 26 aprile del 1518 per istigazione del suo acerrimo nemico 
Silvestro Gigli, terminava il 5 luglio con sentenza la quale privava il cardinale del 
suo stato, dei suoi beni, dei suoi diritti e immunità civili ed ecclesiastiche. Ora il 
palazzo alla Meta di borgo era stato da lui donato a Enrico Vili sino dal 1508, 
perchè servisse di residenza agli ambasciatori d' Inghilterra in corte di Roma ; En- 
rico Vili l'aveva donato alla sua volta al cardinale Lorenzo Campeggi, subito dopo 



COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1518 189 

promulgata la sentenza. Vedi gli « Anglo roman Papers » del Biady, a p. 29. Ora 
come si spiega il passo del documento 15 luglio sopra riferito, che il palazzo « olim 
Emi adriani " era passato in proprietà del conte Ludovico Rangoni ? Lasciando a chi 
si diletta di studii storici di definir questo punto oscuro, a me piace ricordare che 
il nome del geniale costruttore del palazzo non fu dimenticato dal popolo. Viveva 
ancora dieciotto anni, almeno, dopo la sentenza di confisca. In una carta del notaio 
Mario Foschi del 1536 (in prot. 735, e. 80 A. S.) si descrive la casa del celebre 
intagliatore in rame Nicholas Beatrizet lorenese, compagno di lavoro e consanguineo 
di Anton Lafreri, siccome posta « in burgo novo in loco apud palatium adriani 
cui ab uno latere sunt bona her. qd. Arcangeli senensis de Tuttis medici id est 
phisici, ab alio bona de saballe portu(gall)ensis hispane, ante via publica ». 

1518, 16 novembre. LE CAPOCCE. Teodoro Gualderoni concede a Pietro Ferrini 
il permesso di scavare nella sua vigna alle Capocce, ossia alle Sette Sale, fra lo 
rovine o della domus aurea o della domus Titi imperatoris. 

« In pntia constitutus nobilis et sapiens vir d. Theodorus gualderonus Ho: Civis 
Regionis columne procurator capitolinus ex Vna et petrus q. antonij monatti de 
ferrinis de pisis Cauator In Vrbe dictus d. Theodorus sponte dedit ad cauandum in 
eius Vinea et faciendum cauam per dictum petrum cum pactis in qiiadam apoche 
cuius tener talis est: 

A dì xvj de novembre 1518 = Sia noto etc. messer Theodoro da a pietro 
monetto certa caua in la Vigna di esso messer Theodoro posta in lo vicolo delle 
capoccio dentro le mura de Roma, eie in certo loco de essa vigna posto in lo stazo 
de essa. Che tutte et singole Teuertine marmi et peperini e qualunche altra sorte 
de pietre da scalpello che si trouaranno la mita sia de ms. Theodoro, et l'altra del 
prefato pietro. 

Item tutte e singole figure doi terzi de ms. Theodoro et vno terzo de pietro, 
Item oro argento esser debia liberi de ms. Theodoro. Item pietre de marmo et apte 
ad scaglie tutte del prefato pietro. 

Actum Romse iu Regione columnse in domo ipsius dui Theodori presentibus 
Ibidem siipradictis testibus [ms. marco de alzatellis Ro : del Rione de colonna et 
bartolomeo Rotella del dicto Rione et Angelo de Canapino de Tiuoli spitiali alli corbi] -. 
Not. Savo Perelli prot. 1283 e. 99 in A. S. 

Éj possibile che da questi scavi sien venute fuori le teste e i busti marmorei 
delle quali fu ornata la casa Gualderoni a s. Maciito. Vedi 1522, 18 sett. Per ciò 
che spetta al sito delle Capocce, credo che il nome apparisca la prima volta nel- 
l'anonimo Magliab. p. 16: ^^ palatium Caesaris fuit in via... Merolanensi, supra 
quam viam adhuc suut le Cappoccie vulgariter dictae » Fabio Calvo (Simulacr. 
ed. 1527. reg. Ili), attribuisce tale denominazione alle terme di Tito (Traiano), e 
Andrea Fulvio alle i* cisternae quas capaces et septem salas vocant - . Topno-iatì 
antichi e moderni, lo Jordan compreso, hanno cercato di spiegare l'etimoloofia del 
nome, la quale è, invero, semplicissima. 11 luogo si chiamava le Cai>occe perchè 
apparteneva alla nobile famiglia montigiana dei Capocci. Nell'archivio del Capitolo 
liberiano si conserva una copia, fatta l'anno 1263 da Martino di Francesco Paduli 



190 COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1518-1519 

notavo del prefetto di Roma, di uno strumento rogato da Pietro scriniario di santa 
Chiesa, col quale Janni Capoccia detto Mezzopane dona alla basilica di s. Maria 
Maggiore una sua vigna di tre pezze al Cimbro di Mario, che è quanto dire aderente 
alle Sette Sale. Questa vigna rimase in possesso dei Canonici liberiani per lungo 
giro di secoli. Nel prot. 646 A. S. del not. de Coronis a e. 220 si ricorda l'anno 
1526 la « vinea capituli s. Marie Maioris intra menia urbis in loco qui dicitur le 
Capoccie » presso i beni di s. Croce in Gerusalemme. 

1519, 9 gennaio. HORREA R. XIII. Gerolama ved. di Paolo Pini, nominata 
nell'anno precedente come proprietaria degli avanzi della Meta di Borgo, concede in 
affitto un orto in Marmorata, con cripte antiche. 

« In presentia mei notarij etc. personaliter constituta Honesta et nobilis mulier 
dfia Hieronima relieta quondam bone memorie dìii pauli de pinis ro. Civis et Tutrix 
et ciiratrix respective bellissarij et alioriim eius filiorum locarit providis viris alberto 
filio Johannis antonii de Canperinis de villa Sarnej piacentine diocesis et Joannoni 
quondam franceschinj de castro bellegna similiter piacentine diocesis olitoribus In urbe 
videlicet certum ortum cum pratis et gripta turribus arboribus vitibus fructiferis 
et infructiferis positum In urbe et loco vocato la marmorata ipsorum heredum Infra 
eius coutìnia alias locatum cuidam rubeo olitorj : ad tres annos proxime futuros. Hanc 
autem locationem, fecit etc. prò annua responsione XX:*' ducatorum de carlenis". 
(Not. Gualderoni, prot. 900. e. 3' A. S.). 

1519, 19 gennaio. MORTI LAMIANI? « Datio ad cavandum lapides per dominam 
adrianam de sinibaldis d. petro burgesio. 

In nomine domini amen Anno domini Millesimo quingentesimo decimo nono 
pontificatus S.™' in Christo patris et domini nostri Leonis divina providentia pape X* 
anno suo Vj indictione septima mensis lanuarii die vero decimo nono eiusdem mensis 
In presentia mei not. Constituta personaliter Honesta mulier domina Adriana de Sini- 
baldis Ro : Civis 1^^'^ campitelli sponte dedit et assignavit Nobili viro domino Petro 
burgesio olim Senatori Urbis licet absenti et michi not. presenti ad cavandum unam 
ipsius d. Vineam positam infra portam S.*' Johannis lateranensis intér suos fines cum 
pactis quod omnes figure lapides laborati aurum argentum plumbum et aliud genus 
eris quod in dieta vinea inveniretur sit et esse debeat medietas ipsius domine adriane 
et medietas ipsius d. petri et prò medietate dividatur. alii vero lapides tiburtini pepe- 
rigni et alii lapides apti ad murandiim due tertie partes sint et esse debeant dicti 
domini petri et una tertia pars sit et esse debeat ipsius d. adriane Scalie antera 
omnes sint et esse debeant ipsius D. petri et possit prefatus d. Petrus tantam cavam 
in caveis facere secuudum et quantum bona et res reperientur que cave debeant 
fieri omnes sumptibus et expensis ipsius domini Petri et teneatur dieta adriana partem 
sibi tangentem dictorum lapidum et figurarum et aliorum supra expressorum assignare 
et dare. Actuni Rome in i^"* Campitelli in domo ipsius d. Adriane " (Not. de Mettis, 
prot. 1123, e. r. A. S.). Si tratta evidentemente della stessa gentildonna e della stessa 
vigna « posita ante ecclesiam sancti Matthei in Merulana » ricordate sotto la data 
15 maggio 1510, a proposito di scavi fatti in società con Girolamo De Rossi. Questa 
società tornerà in iscena l'anno 1522 ai 17 di marzo. La casa Sinibaldi nel rione 



COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1519 191 

Carapitelli è ricordata sino dal 1469 in uno istromento rogato il 24 gennaio dal not. 
Lorenzo Bertoni, » in porticati domus d. Joanne uioris condam d. Antonii de Sini- 
baldis » (prot. 128, e. 7 A. S. C). Ma non era la sola. Vedi istromento del 22 aprile 
1510, nel voi. Vili, Srittori Archivio, e. 110, A. S. C. col quale « d. Lucidus de 
Sinibaldis vendidit r. p. d. Ferdinando de Castro clerico neapolitano solura seu aream 
vel superficiem pontam in Burgo sancii Petri in nova via (Alessandrina) que fit 
inter domos Synibaldorum". Il canone da corrispondersi dagli enfiteuti al diret- 
tario, don Lucido, comprendeva « carlenos triginta monete et unum par capponum 
vivorum quolibet anno » (Ivi, voi. X, e. 162). 

Merita anche osservazione questo primo apparire della famiglia Borghese nel campo 
archeologico di Roma, nel quale doveva illustrarsi con iscavi e scoperte e raccolte di 
primissimo ordine. Il Pietro, socio di Adriana Sinibaldi, era stato nominato Senatore di 
Roma pel biennio 1515-1516 da Leone X che l'ebbe in particolare considerazione. 

1519, 4 maggio. VIA APPIA. I monaci di s. Sebastiano locano a Giuliano, Luca 
e Francesco Nobili alcune terre vicine al monastero col patto di riserva per gli oggetti 
di scavo. 

« In presentia cum hoc fuerit et sit quod alias prior et quidam assertus procurator 
venerabilis monasteri s. Sebastiani et fabiani extra et prope muros urbis ad catacumbas 
locaverint providis viris Juliano luce et francisco germanis fratribus de nobilibus Ro : 
Civibus Regionis campi martis certas terras positas prope dictum monasterium. Ideo per- 
sonaliter constituti R.'^'^^ pater d. Joannes lunel ad presens abas dicti monasteri] nec non 
monaci congregati in loco capitulari diete abatie ex una et prefati d. lulianus et fran- 
ciscus prò se ipsis et dicto dìio luca ante omnia dictam locationem revocaverunt et 
annuUaverunt et prò evidenti utilitate dicti monasterij de novo locaverunt et locationis 
titulo in perpetuum dederunt prefato duo Juliano et francisco presentibus ac etiam 
dicto duo luce absenti videlicet infrascriptas terras Idest unum petium terrariim 
positum prope dictum monasterium septem petiarum plus vel minus videlicet cui 
ab uno latere sunt bona liospitalis salvatoris ad sancta sanctorum de urbe ab alio 
bona dicti monasterij locata d matthie de lenis ab alio similiter bona dicti mona- 
sterij similiter contigua dicto monasterio ab alio est via publica recta que tendit ad 
dictum monasterium et aliud petium tresdecim petiarum cum dimidia et 38. ordi- 
norum vinearum et 4. staiolorum mensure Romane etiam contiguas dicto monasterio 
et ad manum sinistram eundo ad dictum monasterium Cuj ab uno latere sunt bona 
dicti monasterij posita ante hostiura ecclesie prefate et taberne ab alijs lateribus sunt 
vie publice videlicet via Recta que tendit ad dictum monasterium et via que tendit 
ad castri! m albani ab alio videlicet a capite sunt bona dicti monasterij. Hanc 
autem locationem fecerunt dicti locatarij eisdem conductoril)us quoniam dicti con- 
ductores promiseiunt prò se ac dicto luca dictas terras scassare et ad usum vineiuuni 
illas colere et respondere eidem monasterio l>arilia bona et puri musti 41. Et si con- 
tingat reperiri in dictis terris lapides cuiuscumque qualitatis ac aurum argeiituin aut 
quidque pretiosum quod medietas sit dicti monasterij et alia dictorum fratrum. 

Actum Rome extra Urbem et in dicto monasterio et loco capitulari - (Net. Gual- 
deroni, prot. 900, e. 54 A. S.). 



192 COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1519 

1519, 14 luglio. MAVSOLEVM AVGVSTI ET VICINIA. Continuando alacremente 
i lavori per la via Leonina, i frati del convento di s. Agostino «^ locant d. Angelo 
Colotio presenti quingentas viginti cannas soli seu terreni ipsius conventus vd. in 
faciem versus viam anteriorera qua itur ad ecclesiam a}" marie de populo quatuor- 
decim cannarum et per longum 30 similium cannarum situm in i^"® campimartis 
in loco ubi alias erat vinea prefatorum frum et conventus cui ab uno latore 
versus menia urbis sunt res prefati dfii Angeli Colotii ab alio est via Colotia 
nuncupata retro est via transversalis que si lieri contigerit nuncupabitur E g i d i a etc. 
ante est via magistralis leonina nuncupata» col patto della divisione degli oggetti 
di scavo. (Not. de Amannis, prot. 62, e. 407 A. S.). La frequenza con la quale simili 
patti ricorrono in tutti i rogiti per l'apertura e costruzione della via di Ripetta dal 
1510 al 1522, prova che molte cose si ritrovavano. Anzi io non esito di porre in 
relazione questi lavori stradali con le grandi e memorabili scoperte fatte nel luglio 
di questo stesso anno attorno e dentro il mausoleo di Augusto. Vedi le « fragmenta 
offessa pridie Idus Jul. 1519 ex tegumento exteriori Augustorum Mausolei CIL. VI. 
894 (895) " , relative alle onoranze decretate per Gaio (e Lucio) figliuoli di Augusto, 
come pure Henzen, Bull. Inst. 1871, p. 22, e soprattutto Bull, com., voi X, a. 1882, 
p. 152 sg. Dei due obelischi che fiancheggiavano la porta del mausoleo, delineati da 
Pirro Ligorio in un disegno autografo della mia collezione, dal Lafreri nella tavola 
incisa da Stefano Duperac l'anno 1575, da P. S. Bartoli nella tavola 72 dei « Se- 
polcri », descritti da Ammuiano Marcellino 17, 4 (vedi Nibby R. A., tomo II, p. 522) 
uno solo fu totalmente scavato nel 1519, ed è quello oggi in piazza dell' Esquilino, 
delineato l'anno 1589 da Nicholas van Aelst nella grande tavola dedicata a Sisto V. 
Era rotto in tre pezzi : i due più alti, lunghi assieme piedi 52, giacevano rovesciati a 
terra. Rimaneva in piedi il solo terzo inferiore col suo piedistallo o basamento, deli- 
neato da B. Peruzzi sch. fior. 405 (e 391). 

1519, 4 settembre. VIA TIBVRTINA. Leone X concede « Capitaneo militum et 
prioribus et communitati civitatis Tybur » cinquanta rubbia di sale all'anno in com- 
penso del permesso datogli di distruggere 4600 metri della doppia sostruzione di via 
Tiburtina (la Qiiadrara), a grandi massi di travertino, formanti un volume di 22,000 
metri cubi, e ciò in servigio « fabrice principis apostolorum de urbe ». Vedi docu- 
mento, descrizione, particolari e pianta in Bull, com., tomo XXVII, a. 1899, p. 22 sg. 
ove ho pubblicato un secondo atto del 18 giugno 1518 relativo a questa faccenda 
dei travertini della Quadrara, che furono condotti a Roma da Ippolito Mattei, e con- 
segnati al fabbriciero Giuliano Leni (^). 

1519, 22 novembre. VICVS TVSCVS. Battista e Marcello Frangipani fanno scavi 
nel loro sito tra s. Teodoro e s. Anastasia, detto più tardi la vigna Nussiner. 

« Indictione octava mensis novembris die 22, 1519. In presentia mej Discretus 
vir andreas de Bevagna habitator urbis in Regione Campitelli sponte etc. promisit 



(^) A questo secondo documento ho dato diversa, ma erronea, interpretazione nel Bull, pre- 
detto. Non si tratta di travertini cavati ex novo dalle cave del Barco o delle Caprine, ma di quelli 
stessi che reggevano l'argine della strada antica, ceduti dai Tivolesi al papa Leone. 



COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1519 193 

et convenit nobilibus viris dfio baptiste et marcello de friapanibus germanis fratribiis 
Roraanis Civibus de Regione Campitelli evacuare quandam Cantinam eiistentem sub 
stabulo et lovio domus habitationis eorundeni fratrum prò pretio et mercede novein 
carlenorum monete veteris prò qualibet Canna Cum pactis et Conventionibus Inter 
ipsa3 partes initis quod omues lapides minuti apti ad murandum sint et esse debeant 
prefati andree lapidesque magni tiburtini marmorei peperigni et asprones figure 
marmoree et columne cuiusque generis fuerint pili sint prefatorum fra- 
trum Salvis tamen et reservatis quod ipsi fratres teneantur et debeant supradictos 
lapides et Columnas extrahere eorum sumptibus et expensis ac etiam Cum pacto 
quod si muri reperirentur in dieta Cantina quatuor palmorum infra prefatus andreas 
teneatur et debeat illos frangere eius sumptibus et expensis Et si muri ultra lati- 
tudinem quatuor palmorum reperirentur quod dicti fratres teneantur illos rumpere 
eorum sumptibus et lapides sint ipsorum fratrum. Actum Rome in Regione Campi- 
telli in domo habitationis prefatorum fratrum » (Not. Pacifici, prot. 1187, parte 4*, 
e. 152'). 

4 decembre. STATIO COH • IV • VIGILVM ? Mario di Pietro, romano, affitta 
a Santino da Bergamo una cava di pozzolana a s. Saba. 

« Indictione viij''* mensis Dccembris die Dominica iiij*^ 1519 pontificatus 
S. D. N. d. Leonis pape X anno yij.'"° In presentia mei notarij discretus vir Marius 
quondam diìi Petri Romanus Civis Regionis arenule sponte locavit Sanctino romano 
bergamasco effossori puteolane habitatori Urbis in Regione montium prope marforium 
presenti Idest Unam cavam puteolane sitam in Vinea eiusdem Marij prope sanctum 
Sabbam infra menia Urbis suis finibus terminatara prò tempore quo durabit puteo- 
lana in eadem cava seu gripta Cum bis pactis videi icet quod omnes et singule 
expense circa effossionem puteolane et aliorum lapidum seu figurarum aut cuiuscunque 
generis metalli seu bonorum aliquorum in dieta cava per tempore reperiendoruni 
et effoditorum ac extrahendorum fiant expensis proprijs eiusdem Sauctinj Et tam 
puteolana quam lapides et figure et alia in eadem cava reperienda et extralienda 
comuniter dividantur et sint communes inter eosdem Marium et Sanctinum Jn- 
super promisit Idem Sanctinus sponte solvere et cum eftectu pacare promisi t 
eidem Mario presenti summam xxx.'* Juliorum prò parte eidem Sanctino contin- 
genti et expensis per eumd. marium factis circa os et vim elfodiendi et extraliendi 
dictam putcolanam factam quos solvere promisit secundum quod concors fuit idem 
Marius prò quibus obligarunt renuntiaverunt voluerunt Juraveruut Et rogavernnt. 
Actum Rome in Regione sancti angeli Et in apoteca Cuiricj orseoli in platea Ju- 
deorum presentibus Seraphino bartliolomej de Xoistiuis de tharano notario sabinensi 
et Baldassare quondam magistri Johannis andree de Vricula seu de blanchis aromatario 
romano in eadem apoteca predicti Cuiricj commoranti testil)U3 P]go Pontiauus de 
pontianis notarius rogatus scripsi •' (Xot. Ponziani. prot. 1828, e. 242 in A. S.). 

1519, 4 dicembre. MOSILEOS AD APOSTOLVM PETRVM. Scoperta di - alcune 
arche antique " del mausoleo imperiale vaticano, nella cappella di s. Petronilla, sotto 
la direzione di Giuliano Leni. Vedi Miintz i. Les monum. antiq. de Rome ^ in Revue 
Archéologique, Mai-Juin 1884; Lanciani, Pagan and Christian. Rome, p. 2U2. 

2r, 



194 COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1519-1520 

1519. BIBLIOTECA GASSER. A e. 173 del prot. 404 di Iacopo Apocello si 
trova r inventario della raccolta di libri di Stefano Gasser, chierico della diocesi Se- 
diinense, e vicecancelliere del card. Giulio de Medici. 

1519. FORVM BOARI VM. Giovanni da Stroncone, maresciallo dei Conservatori, 
prende possesso di un orto « in conspectu ecclesie s. Georgii de urbe, devoluti ad 
populum romanum » (Not. de Pacificis, prot. 1187, e. 62' A. S.). La metà di questo 
orto fu poi data in enfiteusi nell'anno seguente (Ivi, prot. 1189, e. 34). 

Questo terreno è rimasto in possesso del pò. ro. sino al presente. Nei secoli XVII 
e XVIII era dato in affitto per uso di giuoco di boccie. Valga per esempio il se- 
guente documento: « Die 8 martis 1712. Dominus Francìscus Maria Constantinus Fiscalis 
camerae Capitoli] locavit Jacobo Traiano filio quondam Johannis romano ludum pilarum 
vulgo boccie ad dictam cameram spectantem positum Romae prope acquam ut dicitur 
de Sancto Geòrgie (e conspectu templi Jani) confinantem cum viridario ut dicitur 
della Cartiera. . . prò annua pensione scutorum Septera » (Not. Cam. Conserv. tomo II, 
e. 31. Vedi anche Lancianì, Aquedotti, p. 9). L'orto al Velabro fu trasformato in 
- Castra Silicariorum " o magazzino dei selci, dopo l'occupazione Napoleonica, e in 
Pescheria dopo il 1870. 

1519. CATABVLVM. Con architettura del Sansovino si riedifica dalle fondamenta 
la chiesa di s. Marcello, orientandola in senso opposto, cosicché la facciata che prima 
guardava la via Lata, fu girata dalla parte di via Flaminia. 

1519. RIPAE TIBERIS. Con bolla del 29 gennaio 1519 Leon X aveva concesso 
alla nazione Fiorentina, e alla loro Compagnia della Pietà, fondata in Roma nella 
moria del 1448, di fabbricare una chiesa parrocchiale vicina al loro « Consolato " 
sotto r invocazione di s. G. Battista. « Autore del disegno della chiesa fu Iacopo 
Tatti detto il Sansovino che, presso la riva del fiume, fece accumulare una enorme 
quantità di sabbia, onde ampliare l'area della chiesa stessa. Il lavoro fu compiuto assai 
tardi, cioè sotto Clemente XII » . Armellini, Chiese, p. 353. Lo scavo delle fonda- 
menta, lungo 185 palmi, largo 85, incominciò nel 1520 (Vedi not. Apocello, prot. 406, 
e. 327 in A. S.). 

1519 circa. THEATRVM MARCELLI. « I massimi (corr. Savelli) patritij romani, 
volendo fabbricare una casa il sito della quale veniva ad essere sopra una parte di 
questo teatro, ed essendo la detta casa ordinata da Baldassarre Sanese raro Archi- 
tetto, e facendo cavare sfondamenti si trovarono molte reliquie di corniciamenti diversi 
e si scoperse buono indicio della pianta ». Serlio, libro III d'arch., Venezia 1584 
e. 69. Vedi Peruzzi, sch. fior. 407, 478, 527, 527', 603, 604. 

1519. SILVAE ET AMBVLATIONES MAVSOLEI. La compagnia di s. Giacomo 
degli Incurabili estende le sue corsie sino alla nuova via Leonina, e fabbrica nel 
maggio 1523 sull'angolo di questa " ecclesiam s. Mariae Portae Paradisi et libera- 
tricis Pestilentiae » Architetto Giorgio Coltre (Not. Stefano Amanni, prot. I, e. 104, 
112, 167). 

1520, 20 gennaio. CAPITOLINVS MONS. La società tra il Senatore di Roma 
e la banda di devastatori, capitanata da Franceschino da Monferrato, fa i conti circa 
il dare e l'avere della cava di Campidoglio. Vedi 1520, 19 settembre. 



COMMISSARIATO DI RAFFAELE. 1520 195 

« In presentia mei notarij etc. Cam sit quod alias inter 111. dominum Senato- 
rem ex una et Simonem cinquini alias pisano, et petmm Antonii muratorem pisanum 
ac francischinura de monferrato partibus ei altera quedam societas contracta fuerit 
ad effodiendos et cavandos certos lapides tiburnas {sic) et mar- 
moreas in platea capitolii et virtute diete societatis sive conventionis pre- 
nominati Simon petrus et francischinus in varis locis platee capitolii 
laboraverunt et deinde calculum de omnibus introitibus et expensis in dictorum 
lapidum effossione fecerint et concordes remanserint Et velint ad presens super premissis 
sese concordare Idcirco prefatus d. Senator ex una, et dicti Simon. Petrus, et fran- 
cischinus partibus ex altera sponte ad invicem refutavarunt omnia iura eis sive eorum 
alteri competentia ad invicem ratione diete societatis et expensarum ac lucri desuper 
tacti usque in hodiernum diem et nullo iure Cum hoc quod certi lapides habiti 
per fratres Saucte marie de araceli ex dictis cavis extracti quos 
dictus dominus Senator eisdem gratis dedit dicti Simon petrus et francischinus non 
possint aliquid potere, sed in compensum illorum dictus dominus senator teneatur 
eius sumptibus dictas foveas sive cavas replere et repleri facere et de omnibus aliis 
fecerunt ad invicem generalem quietationem. 

« Actum in palatio capitolii in studio dicti domini Senatoris presentibus bis 
testibus videlicet Nicolino de Verzelli piscatore et Ioannino thome de Ivirea acqua- 
rolo testibus « (Not. G. B. de Coronis, prot. 646, e. non num. in A. S.). 

1520, 12 febbraio. Il cai'd. Francesco Armellini Medici dà licenza ad una so- 
cietà di ricercatori « auri argenti margaritar. gemmar, lapillor. metallorura omniunq. 
Thesam'or. generis » di scavare « in urbe Montibus speluncis cauernis ac omnibus 
terris et locis S. R. E. subiectis » (A. S. V. Divers. tomo LXXIV, e. 74). 

1520, 10 marzo. « Contra devastatores monumentorum ". 

Nella seduta del consiglio comunale, sotto questa data: » Primus Conservator 
exposuit qualiter de auitorum Romanorura gestis in amplitudine editìcioruni et illorum 
decoro nil aliud hiis presentibus temporibus oculatim videtur nisi condiruta palatia, 
termae, archus, theatra et amphitreata (s/(?) ac balnea aquarumque latrine quo omnia si 
Romanorum facultas tanta esset quod restaurare et conservare possent nulli dubium 
ad ostendendum illorum animi et potentie uires omnibus qui ex documentis ipsorum 
notitiam habent et locorum inspectione certiores redderentur. Que omnia pre uiribus 
inlesa custodiri debent. Qua propositioue audita beneque in huiusmodi senatus con- 
sultu cognita per patres ibidem manentes decretum extitit quod si facultas restaurandi 
Romanis deesta deuastationibus tueantur reique diim inueniuntur grani penapuniantur " . 
(Decret. pò. ro. A. S. C. Credenz. I, tomo XIV, e. 119 e tomo XXVI. e. 73'). 

1520, 6 aprile. Muore il COMMISSARIO DELLE ANTICHITÀ' Raffaele da 
Urbino. 

1520, 15 aprile. PONS AEMILIVS. *. Sorores (del monastero di Torre de Specchi) 
locaverunt ad tempus vite sue fratri Stephano quondam Pauli castellarli de Zumauat 
Zagabrieosis dioecesis domum cum quadam capella posita in Ponte Saucte diarie que 
uuljjariter dicitur sancta Maria del Ponte de santa Maria. Acta fueruut hoc in 



196 LEONE X. 1520 



monasterio qui dicitur la tore de li spechi » (Not. Ludov. Damboys, prot. 276 
in A. C). 

Nella storia di questo ponte, durante i secoli XVI-XVIII, conviene distinguere 
due fasi principali, secondochè esso rimaneva transitabile, ovvero interrotto (disastri 
del 1230, del 27 settembre 1557, del 24 decembre 1598). Nei periodi di tregua tra 
un rovescio e l'altro, il ponte conservava solo, per giustificare il suo nome, una im- 
magine di Maria Vergine, collocata in una edìcola sul parapetto a valle. Ma quando 
le piene del Tevere ne abbattevano periodicamente la metà verso la sponda sinistra, 
e il passaggio restava interrotto, la metà superstite verso il Transtevere era trasfor- 
mata in giardino pensile, che i Conservatori del pò. ro. davano in affitto di triennio 
in triennio. La seguente carta dell'S marzo 1723 (nel tomo XII dei rogiti dei No- 
tari di Camera A. S. C. e. 166) descrive abbastanza bene questa condizione di cose. 

« Accessi ego notarius (Andrea Tanzi) ad pontem sanctae Mariae vulgo Ponte 
Rotto in regione Transtiberim e conspectu ecclesiae ss. Salvatoris in pede pontis 
prout descripsi modo sequenti, videlicet : Aperta la porta del sudetto ponte, et iui 
entrati, si è trouato due terrapieni dalle parti laterali dell'altezza à circa il para- 
petto con erbe sementate, e nella mano dritta si è osseruato che per tutta la lun- 
ghezza di detto ponte ui manca lo schalino grande di pietra o sia muricciolo con 
esserui trouati diuersi pezzi di trauertino quali dinotano essere state le sponde del 
detto muricciolo mancante. Su la mano manca poi ui è tutto il suo muricciolo, ma 
è tutto coperto di terra, con erba sementata e dall'una et dall' altra parte dei 
laterali ui sono colonne di legno in piedi piantate quali seruono per gli castelli per 
stendere li panni con le sue trauerse di legno da capo e da piedi ». 

Nello stesso volume si trovano un' apoca d' affitto a favore di Jacopo Ancellini 
in data 20 marzo 1723, altra a favore di Fabio Mattarelli in data 28 gennaro 1729, 
e una concessione in enfiteusi perpetua a favore di Angelo Giannini fatta con il visto 
di Clemente XII il 9 dicembre 1738. 

Le monache di Torre di Specchi non hanno mai avuto ingerenza sul ponte. La 
notizia ricordata in capo a questo paragrafo si riferisce alla Cappelletta situata nella 
pia Casa d'esercizi, entro il palazzo già dei Ponziani, in via de Vascellari. 

1520, 5 settembre. ODEVM? Marco Bellavita, oste, da a cavare certe cantine 
presso Monte Giordano a Paolo Vescovi da Caravaggio archittetto, con riserva per gli 
oggetti di scavo. 

« In presentia mei notarij etc. personaliter constitutus providus et circumspectus 
vir. D. marcus quondam bonetti de bellavitis mediolanensis diocesis habitator urbis 
in regione pontis qui facit tabernam vinariam ad signum cavallettj concessit magistro 
paulo de Episcopis de Caravagijs architecto in urbe Regionis campi martij ad fabri- 
candum et a fiindamentis erigendum quandam domum quam ipse dnus marcus fabricare 
intendit in urbe et Regione pontis in quo loco nunc est certa domus in qua fit macellus 
et etiam inhabitat quidam magister qui facit fornimenta eris sive ottonis mulorum 
et equorum ciim cantinis quatenus se extendit solum et area diete domus fabricande 
quam domum promisit idem magister paulus eidem duo marco suis sumptibus facere 
intra terminum vij mensium proxime futurorum et centra prefatus dnus marcus prò- 



LEONE X. 1520 19' 



misit eidem magistro paulo prò qualibet canna murorum solvere et pacare carlenos .14. 
antiquos Cam pactis et conventionibus infrascriptis quod omnes ruinae spolia et 
cementa diete domus antique diruende cuiuscuraque qualitatis et quantitatis existant 
sint et esse debeant ipsius magistri pauli Item quod lapides marmorei et Tiburtini 
da scarpello vasa aurea argentea pecunie et medalie a e statue et figure 
marmoree vel cuiusvis generi lapidis reperiende in effossione fundaraentorum diete 
domus sint et esse debeant ipsius d. marci soluta per eum prò effossione et extractione 
illorum et nunc pacavit eidem dfio paulo presenti ducatos .400. de carlenis » (Not. 
Gualderoni, prot. 900, e. 100 A. S.). 

1520, 19 seetembre. FORVM TRANSITORIVM Francesco di Branca primo con- 
servatore riferisce al Consiglio " ^ aliqui fossores lapidum marmoror. et tiburtinor. 
fundaméta arcus noe in foro divi Nervo foderunt et eripuerunt, quorum unus de eius 
commissione carceratus, nomine Franceschinus, dixit id fecisse de mandato R.™' D."' 
Car.'* Triuultii. Qui cardinalis de mandatu S. D. N". captum liberare fecit » . Prende argo- 
mento da questo fatto per eccitare il Consiglio alla difesa delle patrie antichità « que 
Urbe et decorant, et ab externis ad ea venientibus ueneratione summa inspiciuntur " . 
Si delibera mandare una deputazione a Leon X « ut bonus princeps ornaraèta sue 
urbis (a) ^busvis gotis seu vandalis illa duastantibus acerbissima uindicta cóservet " 
(Decret. pò. ro. A. S. C. Credenz. 1, tomo XIV, e. 137 e tomo XXXYI, e. 89). La smentita 
che questo annedoto dà alle asserzioni del Cerasoli (Studi e Documenti di Storia e 
Diritto, tomo XVIII, a. 1897), non potrebbe essere più manifesta. Papa e cardinali 
prendono violentemente la difesa dei distruttori dei monumenti contro il magistrato 
cittadino che voleva punirli. Il Francesi^hino, liberato dalla prigione, faceva parte della 
banda che aveva devastata la piazza del Campidoglio nell' anno precedente, e gli archi 
della Claudia a porta Maggiore nel 1513. Il suo protettore è il card. Scaramuccia 
Trivulzio, favorito di Luigi XII, investito della porpora da Leon X nella famosa 
promozione dei 31 cardinali, avvenuta il 1 luglio 1517, protettore di Francia, arciv. 
di Vienna nel Delfinato, etc. I contemporanei esaltano la benignità delle sue maniere. 

1520, 22 settembre. ARCVS SEPTIMII SEVERI — ROSTRA. Il senatore Pietro 
Squarcialupi compie la loggia del palazzo capitolino con travertini di scavo. - Cum d. 
Petrus de Squarcialupis senator Almae Vrbis desideret inceptura opus idest Lovium 
tiburtino lapide per se inceptum perftcere, Intendatque illos fodere prope Arcum Lncij 
Septimij ad perfectionem huiuscemodi operis Qua propositione audita et in concilio 
discussa a S. C. decretum fuit quod prò ornato et decoro capitoline curie prefatus d. 
Senator discoperire possit seu detegere lapides et sua impensa fodere quibus lapidibus 
detectis per Conseruatores Cancellarium et Priorem Capitum regionum eligantur octo 
uel decem ciues romani qui se ad locum fossure conferant et diligenter uideant ne 
talis detectio et auulsio lapidum cuiuscumque generis existant non preiudicare pos>it 
fundamenta dicti arcus ^ (Decret. pò. ro. A. S. C. Credenz. I, tomo XXXVI, e. 84). 

1520. PORTICVS MAXIMAE. Si co.struisce la chiavica di Panico, dulia corte del 
palazzo Alberini-Cicciaporci sino al ponte Elio. Vedi Narducci, Fognatura, p. 20. 

1520. PORTICVS PHILIPPI. Restauro e ingrandimento del monastero di s. Ambrogio 
alla Massima. L'atto assai importante, relativo a questi lavori, si trova nel prot. 1329 



198 LEONE X. 1520 



di Ponziano de Ponziani a e. 63, A. S- Autonio Nibby cosi scriveva di questo edi- 
ficio nel 1838. « Del portico di Filippo avanzi sopra terra non rimangono. Ma io 
che sono nato sulle sue rovine, e che vi ho abitato per ben quattro lustri, posso ac- 
certare che dentro le cantine di tutte le case comprese fra la piazza delle Tartaru- 
ghe, il monastero di s. Ambrogio, etc. e qua e la dentro i muri delle case appari- 
scono tali indizi, che se un giorno si sgombrasse il suolo e si demolissero i fabbri- 
cati, come si fece al Foro Traiano, si avrebbero risultati importanti per la topografia 
e per le arti " (R. A. tomo II, p. 609). Il piedistallo di una delle muse di Ambra- 
eia, portate in Roma da M. Fulvio Nobiliore in occasione del trionfo etolico del- 
l'anno 565 (CIL. VI, 1307) fu scoperto l'anno 1868, quasi di fronte al portone mag- 
giore del monistero di s. Ambrogio. Vedi de Rossi in Bull. Inst. 1869, p. 9. 

1520. VIA CAMPANO-PORTVENSIS. Si apre in quest'anno una cava di tufa, 

piuttosto si riaprono antiche cave «extra portam portuensem in loco dco Rosaro». 
Patti firmati da maestro Mattioni da Brescia (Not. Roteili, prot. 1481, e. 8 A. S.). 

1 documenti archivistici della prima metà del secolo parlano sovente di queste 
latomie di tufa, più note sotto il nome di Cave di Monte Verde, nelle quali la pietra 
si vendeva a ragione di un giulio, ossia di dieci bolognini la carrettata. Il nome del 
luogo nulla ha che vedere col fundus Rosarius donato da Costantino a Marco Papa 
(vedi Bull, crist. I* serie, tomo V, p. 4, tomo VI, p. 14), perchè ampliasse il ci- 
mitero di Balbina ; ma deriva da una cappellina della Madonna del Rosario. 

1520. STABVLA FACTIONVM IIII. Il card. Alessandro Farnese incomincia la 
fabbrica del suo palazzo. Leonardo Furtembach, mercante teutonico in corte di Roma, 
promette fornirgli calce e travertini (Not. Apocello, prot. 407, e. 106 A. S.). « Intesi 
dire, che quando maestro Antonio di s. Gallo al tempo che Paolo III era cardinale 
ebbe fondato il palazzo Farnese e tirato buona parte del cantone verso s. Girolamo, 
detto cantone fece un gran pelo . . . Restato stupito d' onde procedesse tal disordine 
si risolse fare una grotta, ed entrò sotto detto cantone . . . Finalmente trovò una cloaca 
antica fatta nella creta, di gran larghezza, che si partiva da Campo di Fiore, e andava 
a comunicar col Tevere » Vacca, mem. 33. Questa cantonata del palazzo sorge sugli 
avanzi, assai ben conservati, di una delle quattro scuderie circensi, descritti dal 
De Blant nel tomo VI, a. 1886 delle Mélanges, a p. 326-329. 

1520. « Ad radices Capitolini apud xenodochium dive Marie porticus ... ad aedi- 
culam s. Salvatoris in Staterà, prius s. Saturnini ... e regione rupis Tarpeiae » si 
scopre il cippo CIL. VI, 1265 relativo ad un'area « redempiam a privatis pecunia 
publica ex s. e. » dai praetores aerarli L. Calpurnio e M. Salluvio. 

Al secondo decennio del cinquecento sembra appartenere il codice di disegni 
architettonici dall'antico nella biblioteca Marciana, segnato f. ital. IV, 149, del quale 
hanno parlato il Miintz in Revue archéologique a. 1878, p. 352, n. 3 e il Fabriczy 
in Archivio storico dell'Arte, tomo VI, a. 1893, fase. 2. « Nei primi ventidue fogli 
contiene . . . dettagli delle terme di Tito, dei tempi di Vespasiano, Antonino e Fau- 
stina, e della Minerva Medica, del Settizonio, della basilica di Giunio Basso... e 
di avanzi dei dintorni di Roma, sepolcri sulla via Appia, teatro di Ostia, tempio 
della Sibilla a Tivoli ; vi si trova anche una pianta del teatro di Antibes ... Vi sono 



LEONE X. 1520-1521 199 



anche rilevati alcuni pochi monumenti cristiani, s. Costanza, s. Maria Egiziaca, Spoglia 
Cristi (?)... Secondo alcune leggende sul foglio 20, riferentisi ad avanzi architettonici 
trovati in una vigna di Bindo Altoviti, l'origine del codice si deve mettere nel se- 
condo decennio del cinquecento » . Vedi anche Stevenson in Bull. com. tomo XVI, 
a. 1888, p. 270. 

Allo stesso periodo è attribuito il libro di schizzi, conservato nel castello del 
principe di Waldburg-Wolfegg, egregiamente illustrato dal Robert nelle Mittheilun- 
gen, tomo XVI, a. 1901, p. 200-243. Fu incominciato a disegnare prima dell'anno 
1517, perchè il suo autore dice aver copiata l'ara CIL. VI, 876 nella bottega di 
Andrea Scarpellino sotto il monte Cavallo, la quale ara, nel diecisette, era già 
passata alla collezione Tomarozzi. Questo prezioso album, sul quale una mano re- 
cenziore ha scritto « totum michaelangelus fecitt » è attribuito dal Robert a Giulio 
Romano. Né io avrei difficoltà grave per accettare tale attribuzione, se non ostasse 
il fatto che la lingua parlata o scritta dall'autore non è punto « romanesca » (alo 
condute, santo inero, santo gregari, derite la pina, in nuna gesta ! etc). In ogni 
caso Giulio Romano conterà sempre tra i più diligenti ed entusiasti ricercatori e 
disegnatori di cose antiche, sieno o no suoi i ricordi dello Schloss Wolfegg. Ho già 
pubblicato, nella mia memoria sulla Raccolta Ciampolini (in Bull. com. tomo XXVII, 
a. 1899, p. 109 sg.) l' istromento d'acquisto col quale gli eredi del Ciampolini stesso 
« vendiderunt viro nobili petro de Pippis romano ci vi regionis montium, patri 
et legitimo administratori Julij eius filli ementi vice et nomine die ti Julij 
ac Joannis Francisci quondam Baptistae phisici alias Facto re prò eis absen- 
tium omnes et singulas figuras seu statuas Cornicia et vasa existentia in reclaustro 
domus (de cjampolinjs) prò pretio centum octuaginta ducatorum auri in auro ». Ho 
pure pubblicato il testamento di Giulio, in data 29 aprile 1524, nel quale si parla 
delle sue « antiquitates marmoree et non marmoree tam in domo quam extra exi- 
stentes», nel quale inciso credo che r« extra » debba significare la vigna dei Pippi 
« apud cymbricas statuas " descritta nel protocollo 1285, e. 108, del notaro Savo 
Perelli in A. S. Un altro atto (in prot. 644, e. 29 del notaro de Coronis) si dice sti- 
pulato l'anno 1500 « Rome in reg. Montium in porticu habitationis Petri de Pippis ■> 
gli eredi e discendenti del quale devono averne serbata la proprietà sin verso la metà 
del secolo, quando Raffaele Pippi ^ mant.ianus Romanus civis Reg. Montium -' si 
trasferì, secondo ogni verosimiglianza, alla casa acquistata l'anno 1556 da Vitale Gal- 
gano del r. di Campitelli. Il n. 6542 della mia collezione di stampe rappresenta un 
candelabro s. 1. e s. d. con la postilla « disegno fatto in penna da Giulio Romano, 
che si trova presso a monsignor Benedetto Passionei, nipote del celebre cardinal Do- 
menico segretario dei Brevi, che lo possedeva con molti altri disegni pure in penna 
del medesimo Giulio ». Alcuni dei quali son venuti nelle mie mani. Rappresentauo 
scene di guerra, accompagnate dalla leggenda : *. tutti questi disegni li ho aunti da 
Giulio romano che esso haueua cau(a)to (?) dalli modelli antichi trouati sotto terra - . 

1521, 7 gennaio. CIRCVS NERONIS. Il card, di s. M. in Cosmediii. Francesco 
Orsino, arciprete di s. Pietro, concede a Giovanni Francesco da san Gallo, tij^^linol di 
Lorenzo, architetto della basilica f^ petiam unam terreni cum quibusdam muris 



200 LEONE X. 1521 



veteribiis in ea positis» lunga 120 palmi, larga 34 « sitam prope stratam in 
qua est obeliscus erectus apud sanctum Petrum ex opposito viridarii archipresbi- 
teri prefati " col censo di 5 libre di pepe (Net. de Ferrera, prot, 897 A. C. ad diem). 

1521, 12 gennaio. SEPVLCRVM ANNIAE REGILLAE? I monaci di s. Sebastiano 
locano a Lorenzo Bernardini « certum templum antiquum « in valle della Caffarella, 
che io credo essere il cosidetto tempio del dio Rediculo, perchè il solo altro edilì- 
zio vicino, cui potrebbe attribuirsi questo ricordo, non ha mai perduto il nome di 
s. Urbano. 

« Indictione viiij mensis lanuarij die xij 1521. Cum hoc fuerit et sit quod nob: 
vir Joannes Bapta de Quintilijs romanus civis regionis arenule alias de quibusdam 
terris sibi locatis a Rdò patre tunc abate Venerabilis monasterij SS.'^'" Sebastiani et 
Fabiani extra et prope muros Urbis locaverit ad tertium genus perspicaci viro dìio 
Laurentio bernardino aromatario romano regionis Ripe tunc presenti certam partem 
dictarum terrarum positar : inValle marmoree cui parti ab uno latere sunt bona 
heredum de antonutiis ab alio sunt alie terre restantes dicto domino Joanni baptiste, 
retro est Cursus riuli vocati l'acqua della marmorea, ante sunt terre 
diete abatie vel si qui etc. Cum certo Tempio antiquo ac omnibus in eis exi- 
stentibus sine tamen consensu prefati domini abatis et monachorum, etc. " così i mo- 
naci fanno il contratto col detto Lorenzo Bernardini (Not. Gualderoni, prot. 900, 
e. 9 ter. in A. S.). 

1521, 8 aprile. PALATIVM — AEDES SEVERIANAE. I monaci di s. Gregorio con- 
cedono a Girolamo Maflfei la vigna del Settizonio, già locata a Ceccha Conti. 

«Indictione nona mensis aprilis die octavo 1521. Cum sit prout asseruerunt pater 
abbas et monachi monasterii et conventus sancti Gregorij de Urbe capitulariter con- 
gregati Imperpetuum locaverint magnifice domine Cecche de Comite quamdam griptam 
dicti monasterij sitam juxta palatium maiorem et ante viam publicam cum juribus 
et pertinentijs ipsius gripte et similiter quamdam vineam desertam unius petie sitam 
subtus dictum monasterium e t septem solia viis publicis circumdatam prò 
annuo et perpetuo censu sex scutorum demumque dieta cripta et vinca pervenerint ad vi- 
rum nobilem dominum hieronymum de mapheis heredem et successorem prefate dne Cec- 
che et per eumdem possesse(sic), Que vinea et gripta per novam locationem concesse fiie- 
runt d. domino hieronimo cum nonnullis pactis prout in instrumento scripto manu 
domini felicis de Villa publici notarij dicitur contineri. Et quia iuxta dictam griptam 
ab uno et alio latere sunt duo aliae gripte deserte, quibus ab uno latere est gripta 
dicti monasterij quam in locatione retinet baptista de mediolano et alias retinebat 
franciscus de septe retro est palatium maius, ab alio est via per quam ascenditur 
dictarum griptarum existentium in dicto palatio malori (?) Et diete due gripte existentes 
iuxta predictam griptam in dieta locatione facile comprehense fuerint et per eumdem 
d. hieronymum possesse, licet per dictum notarium in dicto instrumento locationis 
minime expresse fuerint prout exprimi debuerunt. Nichilominus predictus d. hieronymus 
de mapheis ad tollendum omne dubiura dictas criptas ut supra circumcirca dictam 
criptam existentes cum terris seu ortis retro eas existentibus declarari comprehendi 
in d.° locatione petierit. Idcirco Abbas et monasterium locavit dictas duas griptas. 



LEONE X. 1521 201 



Actum rome in dictis griptis supra locatis " (Not. Pacifici, prot. 1189, parte IT, 

e. 46 A. S.). 

Questo documento giova a collocare a posto la vigna subpalatina dei Maffei, della 
quale si parla nelle relazioni del trionfo di Carlo V, specie in quella di Marcello 
Alberini, nuovamente edita da Domenico Orano a p. 465 sg. del « Sacco di Roma » 
«... volendo che Sua Maestate vedesse la meraviglia della antiquitate . . . parve me- 
glio che tagliando rincontro al lavatore (alla Moietta) la vigna de Hieronimo 
Maffeo, rivolgendo a s. Gregorio, si vedesse per quella strada dall'una mano il 
Settisolio, con le antiquitati de palazzo maggiore, e dall'altra li acquedutti et 
altre antique ruine del Monte Celio ». Ho già publicato nelle Mittheilungen (tomo IX, 
a. 1894, p. 7 sg.) un sunto dell'atto in data 4 febbraio 1536 col quale « Girolamo 
Maffei vende per scudi cinquecento a Latino Giovenale de Manettis una vigna di tre 
pezze, per mezzo della quale fu fatta una nuova strada nella venuta dell' imperatore 
in Roma, qual strada è dentro Roma e va all'arco di Costantino in loco detto Set- 
tizonio vicino la chiesa di s. Gregorio ". Rimane ancora un frammento della vigna 
nell'area triangolare alla Moietta, circoscritta dal viale e dal vicolo di s. Gregorio, 
e dalla via de Cerchi. Il Baptista de Mediolano, indicato come confinante con le 
cripte Maffei, è quel cavallaro Giovanbattista di Ambrogio da Milano già ricordato 
sotto la data 30 novembre del 1515. 

1521, aprile. Jacopo Mazochio pubblica le « Epigrammata antiquae urbis », secondo 
il privilegio ottenuto col breve del 80 nov. 1517. Vedi cod. Vat. 8492 e 8493, il 
primo de' quali postillato da Lelio Podagroso. L'edizione è illustrata con rozze xilografie. 
Della prima, che rappresenta la porta Maggiore, dice il Lelio, « pictura archetypum 
vii representat, ut coetere fere omnes p universum opus » ma e' è sempre da ricavarne 
qualche poco di utile. Così p. e. la vignetta a e. II, prova che i fornici claudiani alla 
p. Maggiore erano visibili, forse per iscavi, sino all' antico piano : quella a e. VI', 
prova che il supposto che gli intercolunni del pronao del Pantheon fossero chiusi in 
basso da transenne o lastroni di marmo, — come quelli del battistero lateranense — 
non è bizzaria originale del Ligorio (Torin. voi. XV), ma a lui ispirata da più antichi 
autori: quella a e. XI' mostra il fornice claudiano al Nazareno continuato da arena- 
zioni a destra ed a sinistra: quella a e. XII mostra quale fosse il sito delle iscrizioni 
nella parte bassa del basamento della Mole Adriana, e così di seguito. 

Il libro contiene pochi cenni di scavi (e. XX, scavi di Sisto IV iuxta scholam grae- 
cam : e. XXIII all'arco di Severo efcc), molti relativi a collezioni epigrafiche urbane. 

Dal testo e dalle annotazioni del Lelio si deduce che i primi raccoglitori di lapidi 
le tolsero dai pavimenti delle chiese, come i costruttori o restauratori delle chiese le 
avevano tolte dai cimiteri pagani e cristiani, liberandosi così dalla noia e dalla spesa di 
ottenerle per via di scavi. I raccoglitori, come si sa dagli esempi più tardi dei Rutìni. 
dei Cenci, dei Cesi, etc, preferivano quei titoli ove era inciso il nome, vero o supposto. 
di loro famiglia. Antonio Lelio ci dà uno dei più antichi esempi di questa ricerca di 
manui omonimi, col toglier via dal pavimento dei ss. Giovanni e Paolo il titoletto 
di A. Laelius Aper (e. XXX'). A e. L' e LI dice che la raccolta, formata da Jacopo 
de Cagnonibus nel suo giardino a Spogliacristo, era passata alla casa di Jacopo Bue- 



202 LEONE X. 1521 



ceiar ... in Trastevere. A e. LVI e LVI' dice che l' iscrizione di L. Fenio Achilleo 
CIL. 17664, copiata dal Mazochio nella torre di Giovanni Michiel, card, di s. Mar- 
cello, era sparita con la demolizione della torre stessa : a e. 85, che una delle urne 
raccolte dal cardinale Agennense nel suo giardino di s. Apollinare, era finita in una 
drogheria all' insegna del Sole, a Campo di Fiori (^). 

Delle rimanenti collezioni antiquarie, alcune sono già state descritte o ricordate 
negli anni precedenti : altre appariscono la prima volta, e sono la Colocci, quella di 
Giovanni da Macerata, e la Podocatario. 

Osservo da ultimo che nella compilazione Mazochiana fatta « regionatim » si rico- 
nosce il concetto della pianta-guida di Roma combinata tra Raffaele, Fabio Calvo, ed 
Andi-ea Fulvio. Se ne potrebbe ricavare un elegante itinerario. 

COLLEZIONE COLOCCL Fondatore della raccolta fu Angelo Colocci da Iesi, 
il quale ebbe in Roma due case e due musei, uno in Parione, uno al fornice di 
Claudio al Nazareno. Fu segretario di Leone X e di Clemente VII, tesoriere generale 
di Paolo III, e vescovo di Nocera. Creato cavaliere da Andrea Paleologo, tenuto in 
grande considerazione dai dotti contemporanei, assidui frequentatori delle Aedes Co- 
lotianae, e specialmente dal futuro papa Marcello Cervini, e da Paolo Biondo Flavio, 
la sua impresa divenne quella dell' accademia lesina dei « Disposti » , restituita al 
pristino splendore dal card. Cibo nel 1657. Vedi l'ediz. delle sue Poesie, con notizie 
biografiche, fatta dal Lancellotti nel 1772, e le Notizie istoriche di Iesi e de' suoi 
uomini illustri, stampate dal Magnani nei tomi XXX e XXXI degli Opuscoli del 
Calogerà. Nominato sino dal 1521 coadiutore del vescovato di Nocera, con futura suc- 
cessione, e vescovo effettivo nel 1537, lasciò molte opere a ricordo del suo governo 
(campanile a Nocera, cappella di s. Pietro a Sassoferrato ecc.). Tornato in Roma 
nel 1545, morì tra i suoi tesori d' arte e di erudizione nel 1549. 

I primi acquisti da lui fatti in Roma furono ispirati da speculazione edilizia in 
occasione del tracciamento e dell' apertura della nuova via Leonina, o via magistralis 
s. M.* de Populo, della quale s'è parlato sotto l'anno 1519. Il giorno 13 febbraio 1519 
egli aveva comperato da Matteo Bonfini d'Ancona, segretario del card, di s. Giorgio 
« quandam domum sitam in via publica s. M. de populo, cui a tribus lateribus » 
erano le « bona ipsius d. Angeli, ab alio latere bona magistri Andree Micinelli 
muratoris, ante via publica prò pretio 230 ducatorum auri » (Scritt. Arch. Capit. 
tomo XXI, e. 168'). Nel 1519 si parlava di dare il suo nome ad una via da aprirsi 
attraverso le sue aree fabbricabili. Nel 1520 acquistava nuovi terreni enfiteutici con 
atti Bucca (prot. 1254, e. 110 A. S.). Non so quanto fortunata riescisse questa specu- 
lazione: certa cosa è che nel 1530 si parla ancora di un suo « solum vacuum ad 
edificandum apud s. M. de populo » quando la via Leonina era finita da un pezzo. 
Le casette nel vicino Borghetto de' Pidocchi (vicolo del Borghetto) furono da lui 
vendute nel 1537. 

Le iscrizioni erano raccolte nella sua casa in Parione, la quale serviva non solo 
pei convegni letterarii, ma anche per la trattazione di affari più gravi, p. e. della 

(') Gli aromatarii si servivano delle urne cinerarie per pestare le droghe. 



LEONE X. 1521 203 



controversia tra Leone X, Giuliano e Lorenzo de Medici da una parte, e Bonifazio 
Giovacchiuo dall' altra, circa il diritto di prelazione su certe case aderenti al palazzo 
Madama (19 maggio 1516, in atti Amanni, prot. 61, e. 459 A. S.). Della raccolta 
antiquaria dà un breve ragguaglio il Waelscapple (al f. 64' del cod. Beri. A. 61, s.). 
« Molti anni sono " racconta Ligorio Tor. XV, 53 « nella \ia fiaminia in un sepulchro 
furono trouate molte cose, et tra l' altre una tabula di marmo, dove e scritta la me- 
moria in versi di (Eucharis Liciniae lib.) la quale cosa fu comprata da monsignore 
Angelo Colotio uescovo di Nocera et posta nella sua casa fra il numero di trecento 
intitulationi de monumenti : ma sendo morto esso monsignore, come è solito ogni cosa 
è stato da la casa alienato, et sin qui si trova nella casa di Delfini » il che non è 
esatto. La dispersione fu assai piìi vasta: il n. 46 (CIL, voi. VI) finì al Vaticano, 
2270 ai Tomarozi, 1054 ai Cesi, 1953 ai Carpi, 2305 ai Farnese, 2315 ai Guicciar- 
dini, 2450 a villa Montalto, 2604 ai Mattai, 1358 a villa Carpegna, 112, 511, 1074, 
1311, 1380, 1595, 1640, 2350 perdute, e due ai Delfini 1523, 1550. Può darsi però 
che sien passate tutte o quasi per casa Delfini, prima di andarsene ciascuna pel 
verso loro. 

Il Fea, Fasti XXIX, dice che le iscrizioni erano state radunate dal Colocci « nel 
cortile della casa incontro all'odierno collegio Nazareno " citando Ulisse Aldovrandi (a 
p. 207 dell'ediz. Fea), e 1' Ubaldini (vita Angeli Colotii, p. 87). Ma, mentre la galleria 
lapidaria « in aedibus Colotianis « era già famosa nel 1521, la casa e il giardino di 
Capo le Case furono sistemati definitivamente solo dopo il giorno 19 luglio del 1531 
con l'acquisto del giardino di Antonio del Bufalo de' Cancellieri (prot. 81, e. 139'-141 
in A. S.). Allora soltanto vi potè essere trasportato tutto il gruppo delle iscrizioni e 
delle sculture, delle quali parla a lungo Ulisse Aldovrandi alla p. 284 ediz. Mauro, 
quando l'eredità di Angelo era già venuta nelle mani del nipote Giacomo. 

Caratteristiche per queste nostre ricerche sono le vicende del frammento coloziano 
dei Fasti (CIL. I, seconda ediz. p. 64, n. 7). Il Ligorio, il Panvinio, il Grutero, l' 01- 
stenio. etc, lo videro nel cortile di casa Delfini. « In una lettera inedita di Luca Olstenio 
al card. Antonio Barberini in data li 6 agosto 1646, esistente presso di me (Fea), 
leggo che egli trattava per farla acquistare a queir Emo. Da allora in poi se ne era 
perduta la memoria. Alla Fortuna hujus diei si deve pure la riunione del marmo tro- 
vato l'anno scorso 1818 per coperta di una chiavichetta nella stessa casa (Delfini) 
con tre altre iscrizioni s . 

Il Fulvio così scriveva della raccolta Colocci nel 1527: ^^ nell'orto del nobile et 
dotto Angelo Colotio, unico amatore delle antichità ... vedesi tra le reliquie et cose 
antiche la statua di Socrate la quale abbraccia Alcibiade, et la immagine di Giove 
Ammone, di Proteo, et d'Esculapio: i mesi co i lor segni, et con gli Iddij tutelari 
(CIL. I-, p. 280), la misura del piede romano, molto fedelmente osservata etc. -. 
Marliaui copia questo passo ad verl)um nella ed. 1534, p. 147, con l'aggiunta del 
gruppo equestre (Scyphius et Arion equi, quos in Thessalia, percussa terra tridente, 
Neptunus eduxit). L' Hondio, p. 43, distingue la raccolta di Giacomo da quella di 
Girolamo Colozio: e siccome il giardino al Nazareno era di Giacomo (Aldovrandi, 1. e. 
CIL. VI passim), così la raccolta di Girolamo doveva trovarsi nella casa in Parione. 



204 LEONE X. 1521 



Quest' ultima conteneva una figura di Naiade su di un mostro marino, una Vittoria, 
due grandi rilievi, iscrizioni e marmi diversi. Ligorio (Torin. tomo V) riproduce da 
questa raccolta un elegante càntaro marmoreo. 

La dispersione dei tesori archeologici del giardino, cui serviva di sfondo il bel- 
lissimo fornice claudiano dell' acqua Vergine, deve essere avvenuta circa l' anno 1564, 
nel quale Ippolita e Federigo Colocci venderono le loro case in rione Colonna e Trevi, 
con istromento Reydetti (protoc. 6195, e. 272 A. S.). Dice infatti il Ferrucci, ad Fulv. 
1. e, anno 1588: « la casa del predetto sig. Angelo Colotio si vede bora priva et 
spogliata affatto di tutti quelli adornamenti anticbi: la detta casa posta nel luogo 
detto à capo le Case, presso quella che fu del sig. Paolo del Bufalo " . 

GIOVANNI DA MACERATA. Di costui sappiamo soltanto che era medico di 
professione, e che possedeva un terreno vignato a porta s. Sebastiano. 

PODOCATHARIO o Podocattaro. Due prelati di questo nome fiorirono in Roma al 
tempo del Mazochio. Il primo di nome Ludovico, oriundo da Nicosia di Cipro, medico di 
Innocenzo Vili, rettore dell'Università di Padova, vescovo di Capaccio (1483), segreta- 
rio di Alessandro VI, card, del titolo di s. Agata (1500), arcivescovo di Benevento (1504), 
morto in Roma a settantacinque anni circa il 1508, e sepolto nel nobilissimo mausoleo 
a s. Maria del Popolo (Vedi Forcella, tomo I, p. 332, n. 1260, e Muntz, Alex. VI, 
p. 149, n. XXVIII). Il secondo è Livio, nipote del precedente, protonotario apostolico, 
vescovo di Nicosia. La raccolta formata dal cardinale nella sua casa alla Chiavica di 
s. Lucia comprendeva iscrizioni (CIL. VI, 548, 641 ecc.) e sculture, fra le quali un 
gentile gruppo delle Grazie, con la leggenda di Batinia Priscilla (ivi, n. 548). La xilo- 
grafia del Mazochio le rappresenta come se reggessero urne in sui fianchi, ma Lelio 
Podagroso ha cancellato questi attributi. L' ultimo Podocattaro a me noto, Pietro cle- 
rico nicosiense, vendette il palazzo in Arenula a Costanzo, Ardicino, e Francesco della 
Porta nel 1565 (Vedi prot. 3642, e. 265). 

1521, 17 luglio. STATIO ANNONAE — ECCL • S • M • DE SCHOLA GRAECA. 
Il Capitolo di s. Maria in Cosmedin concede a una società di scarpellini e di « effos- 
sores lapidum » di scavare dentro e sotto la chiesa stessa. 

« In presentia mei notarij etc Constitutis personaliter prò una parte Nobilis Vir 
dominus lucas de Invezatis Canonicus S.^® marie de scola greca de urbe prò se ac 
vice et nomine Totius Capituli et Canonicorum eiusdem ecclesie S.'* marie de scola 
greca absentium, me notarlo ut publica persona presente, prò quibus prefatus dominus 
lucas se et sua obligando promisit de rato etc Et prò alia parte Magister Juljanus 
quondam bartholomej de roscijs fesulane Civjtatis, et Magister Julianus quondam Jeronimj 
Cecchinj Castri Corbinianj sculptores seu scalpellinj et magister antonius quondam ma- 
gistri Johannis de riccbis comensis lapidum effossor, omnes in solidum Sponte devene- 
runt ad huiusmodi pacta et conventiones Videlicet quod prefatj magistri omnes in so- 
lidum ut dictum est promiserunt Effodere subtus concavitates seu voltas et 
fornices prefate ecclesie S.*® marie de scola greca, videlicet in loco eiusdem 
ecclesie versus stratam publicam in conspectu mole eiusdem ecclesie idest prope portam 
raagnam Cortilis eiusdem ecclesie subtus scalam magnam, a sinistra, Et omnia mar- 
mora, Tiburtina, statuas, metalla aurum argentum Et cuiuscuraque alterius generis 



LEONE X. 1521 205 



ibidem invenienda et reperienda Teneantiir et debeant piefati magistri supra extrahere et 
eitrahi Facere siimptibiis et erpeasis ipsorum magistrorum, De quibus omnibus supra- 
dictis et alijs in dicto loco effodiendis et inveniendis integra medietas et libera sit et 
esse debeat dictorum canonicorum Et etiara cura pactis quod prefatj magistri teneantur, 
et debeant tempore effossionis predicte, substentare Trabibus pilastra ecclesie 
prefate ita et taliter quod nuUum damnum et detrimentum patiatur ecclesia predicta 
ob dictam effossuram fiendam et quod post perfectam et completam lapidum et aliorum 
inveniendorum elTossionem et extractionem, similiter Prefatj magistri Teneantur et de- 
beant suis sumptibus et expensis refundare et stabilire pilastra et loca alia 
necessaria effossa, modo taliter quod dieta ecclesia propter dictam effossuram non patiatur 
aliquod Detrimentura et scissuras, et dieta loca effossa replere similiter sumptibus et 
expensis ipsorum magistrorum Et etiam cum pactis quod perfectis hijs snpra dictis vide- 
licet effossione lapidum et illorum extractione, ac factis, refundatjs et stabilitatis fun- 
damentis modo predicto, omnes illj lapides ad usura murandj tantum et ilij alij tantum 
vocati la scaglia, qui supererunt, Sint et esse debeant in Totum ipsorum magistrorum 
ac etiam cum pactis ut supra quod opera per Prefatos magistros ut supra fienda non 
debeat intermittj et suspendj Sed quando primum fuerit incepta Continuar] debeat 
et ad eam contjnuandam possint dicti magistri per Prefatos canonicos cogi et com- 
pellj. Et precibus et rogatu dictorum magistrorum et prò majori cautela ipsorum 
Canonicorum, Constitutus personaliter Magister Jeronjmus de bartholomeis de rubeis 
fesulane Civitatis sculptor Regionis S.*' eustachij Sponte et sciens fideiubsit et fi- 
deiubsionem fecit penes et apud dictos canonicos et Capitulum, me notario ut publica 
persona ac prefato domino luca presentibus et stipulantibus ut supra ac se ut prin- 
cipalis et in solidura obligando, in omnem causarum casum et eventum Tenerj et 
obligatum esse voluit sicut ipsi principales. 

Actum Rome in Regione S." eustachij in Tinello domus d. francisci de mucan- 
tibus ro: civis, Presentibus hijs discretis Viris videlicet d. Christoforo de Tozijs ro: 
Cive regionis arenule et d. Biasio Cozo nepesino habitatore in urbe Testibus etc. " 
(Not. de Berardis, prot. 200, e. 83' in A. S.). 

11 Francesco Mucanzio, abitante nel rione di s. Eustachio, nel cui tinello fu sti- 
pulato questo notevole contratto, deve essere il padre di Fabio " in romana curia 
causarum procurator » nel 1541, e il nonno di Francesco che fu maestro delle ceri- 
monie pontificie dal 1573 al 1590. A Francesco succedettero nel medesimo ufficio 
Giovanni Battista dal 1592 al 1607, e Giovan Paolo dal 1607 al 1615. 

1521, 8 ottobre. VIA SALARIA. Il card, di Como, Scaramuccia Trivulzio, del 
titolo di s. Ciriaco in Thermis, affitta a G. B. Policari « unam lapidicinam predariam 
vulgo nuncupatam castelli lubilei -' che il card, teneva in locazione perpetua dal 
capitolo vaticano. La petraia doveva essere importante, a giudicare dall' annua cor- 
risposta di 60 ducati (A. S. C. Scritt. Arch., tomo XXXVIII. e. 163'). 

Ricordo questa locazione, non perchè si tratti di petraia arclieologica, ma a cagione 
dei danni che il taglio della rupe deve aver prodotto agli avanzi di Fidcne. e special- 
mente alle grotte sepolcrali che fronteggiavano la via Salaria. In quest'anno 1521 deve 
essere morto quell'Alberto da Vercelli « pozolanaro detto il Roseio •», altro devastatore 
di luoghi e monumenti antichi. 



206 LEONE X. 1521 



1521, novembre. ALVEVS ET RIPAE TIBERIS. « Prope Mariae Transpontinae 
apud Angeli Castellum » (l'antica, distrutta da Pio IV nel 1554) si ritrova il cippo 
della terminazione del Tevere CIL. VI. 1236 f. e forse anche 1139. Vedi Fulvio- 
Ferrucci, ed 1588, p. 72'. 

1521, 20 novembre. MVSEI CAPITOLINI. Nella seduta del Consiglio del 20 no- 
vembre « D. Marianus (Altieri) primus conseruator exposuit qualiter preteriti Conser- 
uatores prò fabrica Cortilis Palatij restabant debitores magistro architectori in aliqua 
pecuniarum summa Quod sibi uidere fere prouidendura architectori prefato de eius mer- 
cede. Commissum fuit Capitibus regionum Trivij et Columne et d. Jacobo de Buccabellis 
modum adveniendarum pecuniarum » (Decretor. pò. ro. Credenzone I, tomo XXXVI, 
p. 109 A. S. C). La faccenda tornò in Consiglio il 19 febbraio dell'anno seguente: 

« D. Marianus de Alterijs exposuit qualiter magister Dominicus architector qui 
dilatauit Cortile Palatij uult residuum preti] sui operis iam mensurati et habendarum 
pecuniarum modus non extat nisi uendatur officium Prothonotariatus Curie Capitoli] 
Marsilio de Barisanis Decretum fuit quod dictum officium uendatur cum pactis quod 
dictus Marsilius teneatur solvere Johanni Ardinghello Mercatori Fiorentino ducatos 
tricentos auri qui sunt prò satisfaciendo magistris Comedie alias decrete et non facte 
in commemoratione solemnis diei statuae Marmoreae Sanc.^ D. N. positae in prima 
aula palatij Conseruatorum ac etiam in satisfaciendo magistris architectoribus in eoruni 
crediti residuo prò fabrica supradicta " (ivi). 

Nella seduta del 29 ottobre del 1524 si parla per la terza volta del cortile e 
della cisterna. 

« D. Marius Salamonius exposuit qualiter cortile palatij Conseruatorum eget 
complemento pauimenti et cisterna eget refectione. Et quia appropinquatur annus 
sanctus in quo omnes seu maior pars christianorum ad urbem uenit ne uideatur locus 
ille imperfectus et ita deformis quod cum fuerint depositati ducati quatringenti auri 
in banche prò tegmine Sancte Marie Rotunde restaurando et fuerit inuentus qui illud 
cum centum ducatis similibus restaurabit, de parte residui dictorum quadringentorum 
ducatorum dictum cortile compleatur. Habita prius tamen omni diligentia de pacto 
fiendo ne a populo romano in premissis in aliquo decipiatur » (ivi). 

L'ultimo ricordo di questi lavori è del 26 dicembre 1525. 

« Marcus Antonius de Alterijs primus conseruator exposuit qualiter d. Antonius 
de Sancta Cruce petiit sibi uondi lapides quadrati de peperigno existentes in lovio 
cortilis Palatii. Et quia dicti lapides impediuut dictum locum et de eis nihil tit 
expedit quod prò insto pretio uendantur. 

Decretum est quod magnifici domini habeant aliquem peritum et apetiare faciant 
dictos lapides et prò eo pretio vendant " (ivi, p. 188 ; vedi anche I, XV, p. 148). 

La statua di cui si parlava nella seduta del 19 febbraio 1522, eretta a Leone X 
nella casa dei Conservatori, è veramente la seconda della serie moderna, se si voglia 
tenere conto di quella di Charles d'Anjou, stato più volte senatore di Roma tra gli 
anni 1263 e 1284. Matteo Toscano, senatore al tempo di Sisto IV, ritrovò questo in- 
signe monumento della scoltura rinascente « obrutum saxis fumoque « e lo collocò in 
sito meno indegno nel giugno del 1481. L'iscrizione che ricorda questi fatti, andata 



LEONE X. 1521 207 



a male sulla fine del secolo scorso, tornò in luce l'anno 1875 (Vedi Archivio storico 
della città e provincia di Roma, tomo I, anno 1875, p. 48). Per ciò che spetta alla 
statua di Leone X, le notizie che ho raccolte su questo incidente della vita capitolina 
sono così curiose, e dipingono così bene la condizione degli uomini e delle cose nel 
primo quarto del XVI secolo, che domando al lettore il permesso di parlarne un po' 
più a lungo che non convenga allo spirito di questo mio lavoro. L' incidente servirà, 
se non altro, a romperne la monotonia. 

Il pò. ro. aveva incominciato a manifestare la propria gratitudine a casa Medici 
sino dall'aprile 1515 in occasione della venuta a Roma di Giuliano e della sua sposa, 
alla quale « decretum est dono dari unum bacile et unam urnam auream pretii mille 
ducatorum » (Credenz. I, tomo XXXVI, e. 6'). Probabilmente se ne sarà fatto nulla, 
vista la condizione deplorevole dell'arca municipale. Ciò non toglie che si votasse 
con frasi di sapore classico l' erezione di una statua a Leone X « in memoria bene- 
ficiorù et immunitatù receptarù » . Tanta liberalità di propositi doveva cagionare gravi 
turbamenti all'amministrazione. Nella seduta del 10 luglio 1518 il primo conservatore 
Paolo Planca dichiara, anche a nome dei colleghi Bartolomeo Beneimbene, Paluzzo 
Mattei, e Giuliano de Giovenali che, essendo l'artefice della statua creditore di somma 
rilevante ^ prò lapidibus marmoreis conducendis ad urbem et prò parte operis " era 
necessario trovare nuove somme. Fu dato l' incarico di trovarle a Giuliano de Giove- 
nali e Francesco Branca, i quali non devono essere stati molto felici nella riuscita, 
perchè il 3 agosto dello stesso anno « Magister Dominicus Joannis Diani sculptor bo- 

noniensis protestatus fuit, prò ut infra, corani domin(os ) conservatores per me no- 

tarium infrascriptum, cuius protestationis tener talis est ^ . Dice il documento che lo 
sciagurato artista, fidandosi nelle promesse dei magistrati « acceperit faciendum colos- 
sum seu statuam marmoream s. d. n. Leonis decimi prò certo pretio infra certuni 
tempus et cum magno expendio et interesse portato a Carrara marmore prò dicto 
opere » e incominciato e condotto innanzi il lavoro, aveva « sepissime « ma senza frutto, 
richiesta la rata parte di pagamento, a tenore del contratto stipolato dal notaro 
G. B. Chiesa: che questo stato di cose gli aveva impedito di concorrere ad altri 
lavori, fra i quali « certura opus a riho d. cardinali sancte Marie in porticu Guber- 
natore dive Marie de Laureto prò fabrìca diete ecclesie » : che se non ottenesse soddi- 
sfazione prima della sera dell' 8 (agosto) se ne sarebbe andato via da Roma, abban- 
donando « dictum Colossum quod est in domo D. Pauli Buccamatij in loco dicto 
Spoglia Christo » a tutto rischio e pericolo dei conservatori (Vedi tomo XXXllI, 
e. 118' degli Scritt. Arch. e prot. 899 del noi Antonio d'Acquasparta). 

Qualche cosa fu fatto perchè trovo che nell'agosto del 1520 il Comune stava 
nuovamente nell' angustia di dovere rimborsare - Christophoro Vagnano ^lercatori 
ducatos auri de Camera centum quos idem d. Christophorus schiere promisit magistio 
Dominico sculptori statue marmoree conticiende ad perpetuam rei memoriam S. D. X. 
pape Leonis X prò bene gestis erga romanum populum » (A. S. C. Credeuz. I, 
tomo XXXVI, e. 81). 

Leone X s' ingegnò da sua parte a rendere più dura la situazione con ogni mi- 
gliore intenzione al mondo. Nella seduta del 9 genuaro 1520 - Prosper de Aqua^parta 



208 LEONE X. 1521 



primus conservator exposuit in Concilio qualiter S. D. N. Leo papa X cum per multos 
annos non sit factum festum Testacei et Agonis intendat in presenti Carnisprivio illiid 
solemne fieri » e. 65'. 

E come non bastasse il carnevale, si pensò a altre feste. Nella seduta del 
25 giugno del 1521 « primus Conservator exposuit quod palilie que fieri annuatim 

solebant in et exercitium romanorum Studentium iamdiu pretermisse 

renovari debere: tum etiam quia completa est statua marmorea S. D. N. pape et 

in prima palati] aula collocata, cui aliqua collocationis memoria fieri debet 

ad conseruandam erga S. P. Q. R. sue sanctitatis beueuolentiam. Qua propositione 
audita ex S. C decretum extitit quod pecunie portionium presentibus portionariis istius 
trimestris exponantur iuxta uoluntatem Conservatorum » e. 97. Ma appena che fu 
« inceptum opus Paliliarum et comedie faciende in honorem et laudem s. d. n. pape » 
vennero a mancare i fondi, di maniera che, per salvare le apparenze, i conservatori 
furono costretti a vendere, a prezzo di favore, a Marsilio Barisano l' ufficio del Pro- 
tonotariato della Curia Capitolina, a condizione che egli « comodasset Romano populo 
ante concessionem ducatos trecentos ". La catastrofe finale è registrata negli atti 
del consiglio del 24 settembre con queste parole: « Primus conseruator exposuit 
quod S. D. N. Leo papa X iussit retardari opus Paliliarum. Decretum quod Con- 
seruatores rationem sigillatim de expositis pecuniis publice reddant et quod omnia 
lignamina et cetera alia empta in loco apto conseruari debeant » e. 159. 

Dato lo stato di cronico esaurimento dell' erario comunale, sembra impossibile 
che si sia pensato ad eleggere un « custode della statua » con l' enorme salario di 
160 ducati d' oro. Nella seduta del 4 agosto del 1524 « eximius artium et medicine 
doctor Johannes Baptista de Theodoricis primus conseruator exposuit qualiter in per- 
petuam rei meraoriam fuit per senatum et Populum romanum diuo Leoni pape X oh 
deperditas immunitates et ab ipso eidem Senatui Romanoque populo restitutas ac 
etiam alias concessas erecta in Palatio Conseruatorum in aula magna eiusdem palatii 
statua sue similitudinis collocata eorum impensa fuerit, per fel. ree. Leonis pape pre- 
dicti in custodia dictae statuae deputatus nobilis quondam Franciscus de Branca cum 
salario centum et sexaginta ducatorum auri et post ipsius Francisci obitum mag. d. 
Angelus Medices de Cesis custodiam obtinuerit a S. D. N. Clemente papa VII di- 
stribuenda prout melius ei uisum fuerit. Que custodia per prefatum D. Angelum in 
sex partes diuisa fuit videlicet, in duobus custodibus diete statue cum salario duca- 
torum triginta prò quolibet, in fratribus Araceli qui teneantur in dieta aula die quo- 
libet celebrare duas missas, in monialibus Turri Speculi Et monialibus sancti Cosmati 
que continuo orent omnipotentem Deum prò anima sue sanctitatis cum salario triginta 
ducatorum similium prò quolibet monasterio. Et in una missa canendo dicenda in feste 
sancti Cosmi ac Damiani in eorum ecclesia ducatos decem similes. Que salariorum 
pecunie extrahi debeant de fructibus gabelle studij " (Decretor. pò. ro. Credenz. 1, 
tomo XXXVI, e. 159). 

1521, 30 novembre. TRIOPIVM HERODIS ATTICI? Don Giovanni Lunel abate 
di s. Sebastiano loca a Ludovica de Senis certi terreni sul vicolo che da Domine quo 
vadis conduce alla Caffarella, col patto di riserva per gli oggetti di scavo. 



LEONE X. 1521 209 



« In presentia mei notarij etc. personaliter constitutiis R*^"^ pater diìus Ioannes 
liinel ad presens abas venerabilis monasterij sanctorum Sebastianj et fabiani extra 
et prope muros urbis ad Catacumbas In emphiteosim perpetuam dedit perspicaci 
mulieri due ludovice filie naturai)* viri nobilis dfii petri pauli de senis ro. ci. re- 
gionis Trivij absenti et prefato dfio petro paulo prò ea videlicet petias terrarum 
undecim plus vel minus ipsius abatie positas extra portam appiam et contiguas diete 
abatie et monasterìo Infra hos fines videlicet quibus ab uno latere sunt proprietates 
bona et fossatum magistri francisci fabrj ferrarij et bona bernardini bona gratia ro. 
Ci. e reto alio fossato seu viculo qui respondet dicto fossato dicti magistri fran- 
cisci quod fossatum et viculura prefatus d. abas eidem magistro francisco concedit 
usque ad viculum ducentem versus bona dui virgilij de mantaco posita dieta 
bona tam dicti magistri francisci quam prefati bernardinj et dnj virgilij sub proprietate 
dicti monasterij. ab alio sunt terre et bona ipsius monasterij locata ad herbas francisco de 
lenis ro. ci. ante est via publica recta que tendit ad castrum Albani, ab 
alio videlicet retro est viculus vicinalis inter ipsum conducentem ex una et prefatum 

d. virgilium ex alia qui respondet In viculo qui tendit ad dictum monaste- 
rium et ìmaginem seu cappellam vocatam domine quo vadis. prefatus 
diìus petrus paulus promisit eidem dilo abati dictas terras Infra terminum trium 
annorum proxime futurorum scapsare et scapsari facere et ad optimas vineas et cul- 
turam reducere et dare medietatem omnium monetarum vaso rum et figu- 
ra rum cuiuscumque generis metalli tam aurej quam argentei metalli eris plum])i 
et ferri ac lapidum marmoreorum tiburtinorum et peperinorum In effossione illamm 
fortasse reperiendorum Cum lioc quod prefatus d. abas teneatur solvere medietatem 
expensarum In excavatione et eifossione dictorum loviorum (?) fiendarum Actum 
Rome in Regione pinee In domo dicti dui abatis " (Noi Gualderoni, prot. 900, 

e. 212 in A. S.). 

1521, 1 dicembre. Circa le sette ore della notte muore Leone X, non senza so- 
spetto di veleno, in età di quarantasei anni, e fu sepolto in s. Pietro assai mescbi- 
namente. Il suo magnifico deposito nel coro della Minerva è del tempo di Paolo III. 

A questo geniale pontefice possono riferirsi molte altre memorie di persone, di 
fatti, di propositi risguardanti meno direttamente il soggetto di queste nostre ricercbe. 

Nel volume grande di Giuliano da Sangallo, già del barone di Gevmiiller, ora 
del Museo Brittannico, si trova la pianta chiaroscurata di un palazzo, óvdinato da 
Leone X nel primo anno del suo pontificato. Doveva costruirsi sulla piazza Navona. 
che si dice esser lunga braccia 385 e larga braccia 85, e in parte suU' area del 
palazzo poi Madama. L'ingresso ne è fiancheggiato da due suggesti, sui quali l'archi- 
tetto aveva ideato collocare due Fiumi e due Castori, se tale è il senso delle 
parole Marforio e chaualo che vi si leggono scritte dappresso. Dietro il palazzo, 
oltre piazza Lombarda, è segnato un giardino con fontane e loggiati, e sul tìanco 
sinistro una cappella di s. Salvatore (in Thermis?) « con riceto perudiro la msa ". 
Una postilla autografa, a tergo, dice: « 1513 adi p" di luglio, disegni del palazo 
del papa lione innavona di Roma ". Segue il motto GLO-VI-S, impresa del duca 
Giuliano. 



210 LEONE X. 1521 



In questo stesso volume si trovano studi intorno la fabbrica di una « chasa dal 
lato(r)e Borgia per abitazione' de la famiglia del papa » e intorno l'ordinamento della 
via Alessandrina nuova, la quale, dal mezzo della fontana di Innocenzo Vili sino 
alla porta di mezzo della Traspontina vecchia, misurava 270 j canne di lunghezza, e 
palmi 14 di pendenza verso il Castello. 

Seguono grandi piante del pian terreno, e del piano d'abitazione del casino 
della Magliana con l' appunto autografo « Magliana : questo el bono » . 

Relativamente ai lavori di risarcimento della via Appia nel territorio pontino, 
Leone X fece certamente ricorso alla prestazione obligatoria d' opera dei frontisti, sotto 
minaccia di gravi taglie in caso di negligenza o di rifiuto. Fa fede di ciò il seguente 
documento del 21 decembre 1515, che si trova nel prot. 261, e. QQ del not. Onofrio 
de Bosi in A. S. 

« Constitutus dominus Carolus contugius potestas terre piperni ac procurator 
Universitatis diete terre piperni prout constare fecit quodam publico instrumento penes 
Dominum Dominicum deluvenibus S.™ Domini nostri domini Leonis pape X 
super restauratione vie appiè Comissariumet Ser Prosper de bellis Scyn- 
dicus diete Universitatis sponte Promiserunt prefato domino Comissario et mihi notario 
presentibus & que universitas diete terre piperni iuxta preceptum et monitionem alias 
eis de mandato prefati S.™ D. N. et Comissarii factam usque et per totum mensem 
augusti proxime futurum faciet et factum habebit tantum opus in restaura- 
tione vie appiè predicte quantum usque in presentem diem fecit universitas 
terracine et hoc sub pena et ad penam ducentorum ducatorum auri in auro restau- 
rationi diete vie appiè applicandorum : qua pena soluta vel non presens obligatio 
rata maneat et voluerunt posse exigi totiens quotiens contrafactum fuerit non obstan- 
tibus statutis de penis conventionalibus non exigendis etc. etc. 

« Actum Rome in reg"® sancti Eustachi in domo habitationis prefati Domini 
Dominici ". 

Anche in quest' opera di utilità publica Leone X non perde di vista gli inte- 
ressi di famiglia, alla quale furono concesse le terre pontine, rese accessibili me- 
diante il risarcimento dell' Appia. Dal principio le ebbe Giuliano (^ ma nel 1518 erano 
passate in proprietà di Lorenzo de Medici duca d'Urbino (vedi not. predetto prot. 261, 
e. 10 A. S.). Questa condizione di cose dette luogo a controversie e litigi ricordati nei 
documenti del tempo. Valga per tutti il seguente, che si trova noi prot. capit. 902 del 
notare Pavoni (e. non numerate) : 

« Die XXVIII ianuarii 1533. Cum fuerit et sit quod alias concesse et donate 
fiierint paludes Pontine civitatis Terracine ab Vniversitate eiusdem et motu 
proprio felicis recordationis Leonis pape decimi date concesse et confirmate iuxta for- 
mam dicti motus proprii, sub datum Rome apud sanctum Petrum decimonono kalendas 
Ianuarii anno secundo latius continere dicitur bo. me. juliano de Medicis eiusque 
successoribus a quo domino luliano dominus Dominicus de Juuenibus dictas paludes 
habuit et cum dominus Angelus Antonius Locutia de Terracina quoddam territorium 



(') t marzo 1516. 



LEONE X. 1521 211 



vulgo dictum sancto Martino situm in palndibus Pontinis in territorio Terracine tenuerit 
cumque idem Angelus Antonius mensibus elapsis detentus esset in carceribus cum 
nonnullis aliis hominibus de Terracina causa et occasione prout in actis d. Francisci 
de Aspra notarii crimiualium in Curia dom. alme Vrbis Gubernatoris et prò dieta 
causa idem d. Angelus Antonius condemnatus fuerit iniuste ad triremes 
et prò sua liberatione necesse habuerit prò pecunia inuenienda uendere dictum suum 
territorium d. Dominico de luuenibus camere apostolico notario Et cum dictus d. 
Dominicus uoluerit eidem D. Angelo Antonio gratificari de retrouendendo dictum 
territorium prò eodem pretio quo sibi venditum fuit videlicet centum Scutorum auri 
de sole hodie retrouendidit etc. ». 

Le leggi edilizie di Leon X sono ricordate più volte nei verbali del Consiglio 
comunale. Il primo conservatore Mario Perusco ne dette comunicazione, la prima volta, 
in seduta del 2 settembre 1517, dichiarando la bolla essere stata promulgata « in 
fauoré curialiù edificantiù i urbe ad eifectii c^ urbs roma augeat et nobilitetur edi- 
ficiis et hominibus » . Domanda perciò che ne sien tratte copie in pergamena e distri- 
buite « nobilibus et potentibus curialibus ad effectum illicie)idi illorum animum ad 
stmctionem edificiorum » . Le copie fiu'ono fatte da Antonio de Zoccolis, il quale dovette 
attendere sino al maggio del 1519 il compenso per le sue fatiche e il rimborso delle 
spese incontrate. Ma Leone X aveva 1' animo propenso alla letteratura piuttosto che 
air arte, e se qualche cosa fu fatto sotto il suo pontificato, ne dobbiamo essere grati 
piuttosto all' impulso dato dal suo predecessore che alla sua bolla del 1517. Fra le opere 
che maggiormente interessano questi nostri studii si può ricordare il casino della villa 
Olgiate a p. Pinciana, piantato su fondamenta antiche di reticolato, sulle pareti 
del quale Kaffaele dipinse le istorie di Alessandro e Kossaiie : il bagno del card, di 
Bibbiena in Vaticano, fatto alla maniera antica, con un simulacro di Venere nella nic- 
chia, e con le istorie di Venere e Amore condotte dallo stesso divino artista sulle pareti, 
e riprodotte in maggiore misura da Giulio Romano nella loggia del giardino Mattei sul 
Palatino ('): la cappella Chigi in s. Maria del Popolo, nella quale finirono alcuni 
marmi del tempio de' Castori (Fea, Notizie, p. 6) : la chiesa di s. Maria in Domnica 
sul monte Celio, fabbricata sugli avanzi della Stazione della seconda coorte de' Vigili, 
e risarcita da Leone X con materiali antichi : il palazzo Caffarelli-Vidoni eretto 
sulla linea dell' Ecatostylon nel 1518, secondo il pensiero di Lorenzetto, al quale si 
attribuisce pure il cortile-museo del cardinale Andrea della Valle dall' altra banda 
della i. via pape ». 

Al medesimo periodo appartiene la casa di Giambattista dall'Aquila cameriere 
di Leone X, che i documenti del tempo dicono posta sulla via retta Alessandrina, 
dirimpetto alla via Lucida e al palazzo di Piero Strozzi, a confine con le caso di 
Egidio Varano da Camerino. Il dall'Aquila viveva ancora nel 1543 (not. Anianni, 
prot. ITO, e. 174) ma, dopo la sua morte, il palazzo venne nelle maui di Fal)ianu 
del Monte, e nel 1565, in quelle del banchiere Girolamo Ceuli. 



(') Trasportato su tela nel 1846, e vendute dal marchese Campana a l'ictruburgo. 



212 LEONE X. 1521 



Il Borgo si era abbellito contemporaneamente con le case di Giannantonio Bat- 
tiferri da Urbino, di Giacomo da Brescia, medico di Leone X, e di Raffaele da Urbino, 
intorno alla quale ultima nulla ho da aggiungere alle cose già dette dallo Gnoli. 
Celebratissimi fra tutti furono i palazzi, Alberini-Cicciaporci costruito da Giulio Romano 
sui disegni di Bramante, l'anno 1521, sulla linea estrema delle Porticus Maximae: 
quello Stati-Cenci-Maccarani alla Dogana, e quello dei Lante ai Caprettari, costruiti 
neir area dello Stagnum Agrippae. Questi eleganti monumenti architettonici dell' aureo 
secolo mediceo si trovano intagliati nella raccolta di A. Lafreri coi titoli — Alberi- 
norum domus, ob singularem Bramantis architecti ... in ea disponenda atq. distri- 
buenda diligentia, ad posteritatem reservata imago ('). — Palaci um Pauli Stacij è 
regione divi Eustachij ad veterum normam et formam Romae recens extructum {^). — 
Il rame della casa di Raffaele nel Borgo porta il titolo « Raph. Urbinat. ex lapide 
coctili Romae extructum ». 

Agli ultimi anni del pontificato di Leone X spetta pure la costruzione del palaz- 
zetto di Tommaso le Roy o Regis sul cantone di via de Baullari, cui servono di fon- 
damento gli avanzi quasi intatti di una ricca casa romana (Vedi Bull. com. tomo XXVIII, 
a. 1900, p. 331-338): quella del palazzo Ossoli al n. 18 della via de' Balestrari, 
opera di B. Peruzzi: quella della casa Buzi, vicina alla piazza degli Altieri, sulla 
facciata della quale il medesimo artista aveva dipinto i dodici Cesari, scene della 
vita del divo Giulio, e i ritratti di tutti i cardinali allora viventi {^). Questa casa 
è nominata due volte dall' Albertini : a e, 30 « domus . . . Buti . . . variis pictmis et 
statuis adornata » e a e. 54 b « in aedibus Butii est vas porphireticum cum puteo 
marmoreo variis coloribus mixto ». 

Per quanto concerne i giardini e le ville aperte in terreni archeologici, basti 
citare quelle del Fedra, del Mattei, del Turini da Pescia, e del Perrerio. 

La vigna di Tommaso Inghirami occupava parte del n balneum Imperatoris » a con- 
fine con quella di Pietro Mellini, e fu venduta il 22 gennaro 1533 a Marcello Cre- 
scenzi. L'Albertini vi osservava brani di antiche pitture (vedi Mittheil. tomo IX, 
a. 1894, p. 15). 

La villa Mattei sarebbe stata fondata tra gli avanzi della casa Augustana e del 
portico delle Danaidi nell'anno 1515 (Gregorovius, tomo VIII, p. 459); ma la data 
non è sicura. I Mattei la ingrandirono nel 1561, acquistando una vigna di quattro pezze 
da Alessandro Colonna, e alcuni anni più tardi, quella di Cristoforo Stati. 

Baldassarre è il fondatore della fortuna dei Turini da Pescia in Roma, da lui 
trasmessa al fratello Andrea, medico illustre, al nipote Giulio, al pronipote Pietro. Egli 
aveva tre possidenze principali, il palazzo di abitazione nel r. di s. Eustachio, già in parte 
dei Leni, vicino al « Gymnasium Urbis » e confinante con la casa di Paolo Antonio 



(') Prima ed. di Claudio Ducliet: seconda di Heinrich van Schoel. 

(*) Prima ed. 1549 di A. Lafreri: seconda di Pietro de Nobili: terza di Paolo Oraziani. 

(3) La serie dei dodici Cesari fu molto alla moda nella prima metà del secolo, e fu più volte 
intagliata in rame. Le due serie della mia raccolta, delineate da Giovanni Stradano, furono rispet- 
tivamente incise, la prima da Adriano CoUaert, la seconda da Crispiano de Passe. 



LEONE X. 1521 213 



Cnsolino — la « domus magna in r. Columne prope plateam iti Mauti » acquistata 
da Cosma del Bosco lorenese, e locata nel 1542 al cardinale Theatino — e la « vinea 
perpulchra « sul Gianicolo (y. Lante) alla quale si accedeva dalla paite di porta Tur- 
rione. Fu ingrandita nel 1538 mediante l'acquisto di altri terreni circostanti, di 
maniera che, nel 1561, occupava l'intero spazio di monte tra le ville Odescalchi 
e Riario. Un atto del 1551 (nel prot. 6157 del not. Rey detto a e. 38) ricorda il « ma- 
gnificus dns Julius filius ecc."' ol. magistri Andrea Turini de Turinis de Piscia, nepos 
et heres test.° felicis memorie R. P. dni Baltassaris de Turinis de Piscia, dum vixit 
secretarli ap. ac Dnus et patronus unius vinee et palatii siti in dieta vinea posito 
in terr.° Rome loco dicto in monte Aureo, ac unius fornacis prope dictam vineam, 
qua bona vulgariter dicuntur la vigna di M. Baldassarre de Pescia " : 
ed è appunto sotto questo nome che figura, ed è delineata in tutti i suoi particolari, 
nelle piante o prospettive di Roma del cinquecento, che hanno per base il Gianicolo. 

La « Domus rev. do. Stephani Ferreri pedemontani car. Bononien. apud equos 
marmoreos cum hortulo et pulcherrimis habitationibus " nominata dall' Albertino a 
e. 26, occupava l'angolo estremo occidentale delle terme di Costantino, nel sito della 
Consulta. I Ferrerie avevano probabilmente acquistato tale sito da un loro compa- 
triota, Antonio da Vercelli (vedi Bull. com. tomo XXIII, a. 1895, p. 104). Da Gio- 
vanni Stefano, vescovo di Bologna e cardinal dei ss. Sergio e Bacco, morto nel l.">10, 
ereditò il nipote Bonifacio, vescovo di Porto e cardinale d' Ivrea, il quale ingrandì 
la villa quirinale acquistando un attiguo orto con giardino da Francesca figliuola 
del qd. Mariano de Doxis della Palma (not. Nicla, prot. 1373, e. 136-139 A. S.). 
Morto Bonifacio nel 1543, la villa passò al card. Pier Francesco, e più tardi al 
celebre card. Guido, il quale, pur serbando la sua « domus solite residentie " nel 
rione di Borgo, si dilettava oltre ogni dire di questo salubre recesso quirinale. La 

vignetta 32 di Stefano du Perac mostra « i vestigi delle terme di Costantino 

qualli per essere molto minate non vi si vede adornamenti ma solo grandissime 
muraglie et stantie massimamente nel giardino del car. di Ver cello ■'. Il 
card. Guido aveva comperata nel 1578 dal vescovo di Melfi, Alessandro Ruffini, la 
villa Ruffinella, per farne dono al collegio da lui fondato in Torino. 

I verbali del Consiglio comunale ricordano altri lavori di carattere monumen- 
tale. Nel « concilium vel parlameutum » fatto il 9 novembre 1520, si decise su 
proposta di Francesco Branca, <* quod supplicetur S. D. N. prò reparatione testu- 

dinis sancte Marie Rotunde et illius porte similiter prò restitutione 

monasterii sancte agnetis extraurbem-». Cosi pure nella seduta del 23 marzo 1521 
si convenne che fossero eletti annualmente due cittadini col mandato di curare la 
conservazione delle mura della città, e provvedere a che i danni del tempo non 
divenissero maggiori, per negligenza degli uomini. 

Trovo pure nelle mie schede conti di lavori fatti « in camera biblioteee apo- 
stolico tempore bone memorie domini Philippi Beroaldi eiusdem bibliothece tuni bil)lio- 
thecarii " da maestro Iacopo Giana da Lugano. Vi sono nominati Gianiuatteo Giberti 
vice bibliotecario, e i custodi Lorenzo Parmeni da Sangenesio. e Romolo de" Maiii- 
macinis. 



214 LEONE X. 1521 — ADRIANO VI. 1522 

La morte del geniale pontefice e l' elezione del suo successore sono cosi ricordate 
negli appunti del notare Nicolao Credi (prot. 245 A. S. C). 

« Die prima decembris 1531 sanctissimus domiuus noster Leo 
papa decimus anno nono sui pontificatus bora septima noctis inter dominicam et 
Lune dies ab hac luce migravit. 

Die Lune nona ejusdem mensis Decembris reuerendissimi domini sancte 
romane ecclesie cardinales incipierunt obsequie eiusdem domini Leonis, que quidem 
obsequia per nouem dies continuos durauerunt. 

Die veneris vigesima septima die ti mensis decembris prefati reueren- 
dissimi domini cardinales ad creandum pontificem conclavem intrauerunt. 

Die iovis nona mensis ianuarij sequentis 1522 reuerendissimus dominus 

Marcus Sancte Marie in Via Lata Cardinalis nuncupatus annunciauit reuerendis- 

simum in Christo patrem dominum Adrianum tituli sanctorum Joannis et Pauli 
presbiterum cardinalem Dertusensem nuncupatum esse per eosdem dominos Cardinales 
in eodem conclaui electum et creatum in summum pontificem licet absentem et ipsi 
reuerendissimi cardinales a prefato conclaui exierunt ». 



ADRIANO VI. 

9 gennaio 1522-14 settembre 1523 



Le miserande condizioni di Roma e suo territorio in sede vacante di Leone X 
sono più volte descritte e deplorate nei verbali del Consiglio. Il magistrato aveva 
da lottare contro la peste, contro la brutalità dei soldati Corsi, e contro le irrequie- 
tezze cagionate dalla lotta tra Renzo di Ceri e 1' esercito dei Fiorentini e dei Sanesi. 

Della peste si discusse in seduta del 22 giugno. Su proposta di Bernardino 
Sanguigni primo conservatore « decretum fuit quod adinveniantur confessores medici 
et facchini ac etiam servitores infirmorum similiterque loca congrua ad receptaculum 
infirmorum et suspectorum ». (Credenz. I, tomo XXXVI, p. 122). Il seguente para- 
grafo del verbale 27 luglio mostra quale sorte fosse serbata ai fuggiaschi dall' in- 
fezione. 

« Cum multi nobiles Romani propter epidemie malum in Vrbe uigentem ciui- 
tatem Tiburis petiere cum eorum familia, centra quos Tiburtini ausi fuere capere 
arma et illos insultare alta noce dicendo « Moriantur Romani et forenses ». Quia 
omnia sunt in maximum dedecus Alme Vrbis et ciuium romanorum cum subditi 
audeant centra dominos talia gerere decretum extitit quod puniantur Tiburtini » 
(ivi, p. 125). 

Fu in tali contingenze che si vide un greco, di nome Demetrio, percorrere le vie 
della città traendosi dietro un toro, che egli pretendeva avere ammansito con arti 



ADRIANO VI. 1522 215 



magiche, e che condusse al Colosseo per sacrificarlo secondo il rito antico, affine di 
placare i demonii avversi ! 

I soldati Corsi, dal canto loro « tam inique et dolose vivebant quod quotidie 
per eos committerentiir quam plurima furta, rissa, et homicidia ». Il magistrato 
ordinò che ogni caporione armasse cento e cinquanta ausiliari « ad evitandum rissas 
et scandala que quotidie fiunt in urbe » e procedette pure contro i barcaiuoli Corsi 
di Kipa e di Ripetta i quali avevano fatto violenza a quella Curia per liberare alcuni 
loro compagni carcerati (ivi, p. 116, 117). Ma la tranquillità pubblica non tornava (') 
e nella seduta del 5 maggio il predetto Bernardino Sanguigni dimandava nuove ri- 
gorose misure di repressione dentro e fuori la città contro i delinquenti, qualunque 
fosse il loro stato sociale. Allora si alzò « D. Comes Pitiliani (et) diiit prò se et 
tota domo Ursinorum curaturum quod in eorum castris delinquentes non habebunt 
receptum et favorem. — Item D. Aschanius de Columna prò se et tota sua domo 
Columnensium. — Itera D. Stephanus de Comitibus. — Item Confalonerius et Cancel- 
larius Prior capita regionum, consiliarii, et alii cives » (ivi, p. 120). 

Si fece pure la proposta « utrum sint missuri Oratores ad Principes Impera- 
torem, et Regem Francie ad rogandum eorum majestates quod sinant S. D. N. 
Adrianum sextum ad Urbem venire » ma fu respinta n cura credatur quod (papa) 
iam sit in itinere » (ivi, p. 119). 

E infatti Adriano VI approdava a Ostia il giorno 28 agosto, nel colmo della 
peste e della malaria, e riusciva poco dopo a rimettere alquanto in ordine la cosa 
pubblica. 

Queste brevi considerazioni valgano a spiegare perchè le notizie di scavi e di 
scoperte, da me raccolte per il regno di Adriano VI, sieno poche di numero, e di 
pochissima considerazione. 

1522, 17 marzo. R. XIII AVENTINVS. Società per iscavi tra Girolamo De 
Rossi e Adriana Sinibaldi. 

« D. Hieronimus de Rubeis ciuis romanus regionis Campitelli et d. Hadriana 
de Sinibaldis de regione Arenule societatem inter se contraxerunt de et super la- 
pidicina seu petraria fienda in et sub uinea eiusdem d. Adriane posita in loco dicto 
Monte Aventino cui ab uno latere est uinea dominorura de Santacruce ab alio uero 
ipsius d. Hieronimi ab alio vie publice » (Not. Alfonso Castellano, prot. 901 A. S. C). 

1522, 21 agosto. FORVM TRANSITORIVM. Francesco Cavalieri da Bergamo, 
avendo scalzate le fondamenta della casa Petrucci aderente alla chiesa di s. ]\r. in 
Macello o degli Angeli, s'obbliga al risarcimento dei danni (vedi Ballettino com. 
tomo XXIX, 1891, p. 39). 

« In presentia mei Notarli *fc magister ])ernardinus quondam francisci de Ca- 
valerijs de Bergamo habitator Urbis in R"" raontium sponte promisit magnitìco 
viro d. Antonio de petrutiis ad presens Camere Urbis conservatori presenti per 
totum mensem Novembris proxime futurum eius sumptibus et expensis reparare et 

(') I briganti Paternostro e Avemaria, squartati il 15 luglio, confessarono di avere uccise conto- 
sedici persone. 



216 ADRIANO VI. 1522 



refiindare certuni aagulura cuiusdam domus prefati d. Autouii posite in R"® Cam- 
pitelli iuxta ecclesiam Sancte marie dellagnili sotietatis textoriim de urbe in qua 
Ecclesia dictus magister bernardinus lapidea tiburtinos marmoreos et albanos aptos 
ad sculturam effodit ac omnes ruinas si ve scissuras que in dieta domo nunc appa- 
rent reparare et aptare similiter eius sumptibus prò quibus obligavit et voluìt re- 
nuntiavit et iuravit. 

Actum in domo prefati d. antonii presentibus luliano quondam ser Andree de 
viturclano et hieronimo de coronis testibus « (Not, G. B. de Coronis, prot. 646, e. 82 
in A. S.). 

1522, 17 settembre. In un rogito del not. Stefano de Amannis (prot. 66, e. 138') 
per vendita di suolo fabbricabile in Campomarzio, si pattuisce la riserva per gli 
oggetti di scavo. 

1522, 18 settembre. COLLEZIONE GVALDER.ONI. « In presentia etc. Discretus 
vir Dns Savus de Perellis Ro : civis de R. montium ut procurator et legitima persona 
nobilis viri domini Theodori de Gualderonibus Ro: Ci: locavit discrete mulieri Dne 
Elisabete de Zora hispane presenti quamdam ipsius domini Theodori domum terri- 
neam cum sala cameris tinello et coquina stabulo et discoperto positam in R. Co- 
lumne et contrada S*' Mauti de urbe diete Regionis. 

Insuper prefata Dna Elisabeta constituit et vocavit se fidam et legalem deposi- 
tariam infrascriptorum bonorum. Uno (^) testa de Jane Una altra testa de 
marmerò Un busto de Medusa. 

Actum Rome in R"* Columne et suprascripta Domo » (Not. Bartolomeo de Ro- 
tellis, prot. 1480, e. 138 in A. S.). 

1522, 9 ottobre. Publico il documento che segue, benché appartenente alla 
storia dell' arte più che all' archeologia, nel dubbio che fra le scolture del testatore 
vi fossero originali antichi. 

« Eximius sculptorie artis magister Antonius H e 1 i a de Gomene laicus territori] 
Hortanensis Mediolanensis dioecesis in Urbe commorans, pestifera contagione detentus 
mente tamen et intellectu sanus, volens quemdam Georgium de la Orte de la Cyma 
laicum diete dioecesis etiam marmorarium sculptorem in Urbe habitantem de seruitiis 
et obsequiis sibi ab eodem Geòrgie prestitis in dieta contagione ut gratum hominem 
decet saltem in parte remunerare, nec non venerabilem virum dominum Franciscum 
Calvum laicum Comensem in Urbe commorantem infrascripta donatione in remune- 
rationem quorundam ofiìtiorum ac nere beneuolentìe testimonium. que quidem offitia 
dictus Franciscus sibi antea ut asseruit prestita sponte etc titulo donationis Inter uiuos 
concessit prefato Geòrgie seruitori benemerito ducatos auri de Camera quadringentos. 

Item magister Antonius donauit et concessit prefato domino Geòrgie omnes 
statuas ex ere, marmore, et cera confectas quas ipse donator in Urbe in 
diuersis locis se habere asseruit. 

Item omnes suos circulos sive compassus et omnia alia instrumenta ex qua- 
cumque materia facta ad artis scultorie exercitium in Urbe existentia. 



(1) Dice uno perchè, prima di testa, era scritto capo. 



ADRIANO VI. 1522-1523 217 



Item prefatus magister Antonius ex causa premissa concessit prefato domino 

Francisco Calvo in signum vere beneuolentie unam statuam Apolinis 

ex cera confectam in bancho heredum quondam Augustini Chisij 
existentem. 

Acta fiierunt hec Rome prope et ante domum habitationem eiusdem magistri 
Antonij donatoris in platea siue strata Retrobanchos vulgo nuncupata de regione 
Pontis sub die etc Presentibus.... Ugone de Carpis sculptore lignario.... Ego Anto- 
nius Rogier clericus Cameracensis not. " (A. S. C. prot. 900). 

La peste, cui accenna il primo paragrafo del documento, fu quella terribile del 
ventidue. Nel prot. 1329 di Ponziano de' Ponziani a e. 761 si descrive 1' esposizione 
dell' imagi ne della B. V. sull' aitar maggiore della chiesa di s. M. in portico « ob 
pestem in urbe vigentera «. 

1522, 21 novembre. FORVM TRAIANI. Scavi per la fondazione della « tribuna 
ecclesie s. Marie de loreto in r.^ Montium » (Not. Stefano de Amannis, prot. 66, 
e. 150'). Vedi le osservazioni, ad a. 1507, p. 143 e ad a. 1521, p. 207. 

VIA TRIVMPHALIS — VIA CORNELIA. Nel cod. barber. XLVIII, 112, in prin- 
cipio, si parla della villa di Lutio Rustio Sacerdote « con un vago palazzo ove è bora 
il giardino pontificio, nel quale sono di presente alcuni epitafij e pili de Gentili, non 
altronde qua trasportati ma quivi ne tempi di Leon X, Pio IV e d' altri ritro- 
vati » . Fra questi sepolti lungo la via Trionfale il cod. nomina « Aurelio Marcellino, 
Tito Settimio, Tettieno Felice augustale. Marco Camurio, Ulpio Egnatio, Parilo Cissio, 
Sempronia Talusia, Flavia Salutare, Aurelia figlia di Lutio, Reginia Tituleta, e mol- 
tissimi altri i cui epitafij registrati parte ho appresso di me, parte sono nell'Archivio 
di s. Pietro... avanzando il centinaio, i quali tutti epitafii in marmo et in pili sono 
stati trouati in questa parte del Vaticano». 

1523.... marzo. ARCVS NOVVS AD S. MARIAE IN VIA LATA. Domenico Vecchi 
e Ippolita de Carrariis (?) fanno distruggere gli ultimi avanzi dell'Arcua Xovus dei 
Cataloghi regionari. 

« Indictione X.'"* mensis martij die mercurij 1522 (corr. 1523) tempore 
R.*"' in Christo patris et diìj Hadriani titulj sanctor: lohannis et Pauli Presbiteri 
Cardinalis dertusensis In summum Romanum Pontificem elati anno primo. In presentia 
mei notarij Cum hoc fuerit et sit prout infrascripte partes asseruerunt quod Inter 
domum quam in tertiam generationem quondam georgeus musa aromatarius romanus 
habebat a cappellano Cappelle seu altaris sanctorum Andree et Nicola] site in Ecclesia 
sancte marie in Vialata de Urbe et domum Dominici qd. Cole Vecchi] imbastarij 
Regionis trivij quam detiuet In locatiunem ab ecclesia sancti raarcellj sitam in con- 
spectu diete ecclesie sancte marie In via lata extet quidam paries communis super 
certuni pilastrum antiquum lapidum tiburtinorum fundatus et erectus 
est Et velint et Intendant dìisDominicus et diìaHipolita auia materna ac tutrix et admi- 
nistratrii filiorum predicti qd. georgij musa dictos lapides in diete pilastro 
existentes extrahi fa cere animo cum eis aliquod lucrum faciendi sponte .v conve- 
nerunt cum discroto viro magistro Andrea qd. Johannis de fontana architectore mediola- 
nensi qui dictos lapides extrahere promisit modo et forma ac cum pactis iufrascriptis • vi- 

28 



218 ADRIANO VI. 1523 



delicetQuod prenominati Dominicus et dìia Hipolita tutrix et administratrix predictorum 
sponte concesserunt eidem magistro Andree presenti licentiam dictos lapides, exinde 
usque quo dicti lapides etiam usque ad Centrum terre durabunt, extrahendi ciim pactis et 
conventionibus infrascriptis videi, qiiod ipse raagister Andreas teneatur prout spente 
promisit et convenit eisdera Dominico et d&e Hipolite presentibus dictum parietem 
et mm-um super dictum pilastrum et lapides tiburtinos existentem ac de eo talem 
curara habere quod aliquo modo non ruat aut movimentum aliquod patiatur Et ultra 
dictos lapides extrahere donec lapides grossi reperientur omnibus et singulis eiusdem 
magistri Andree sumptibus et expensis Et quod omnes lapides minuti et apti ad 
murandum qui in dieta cava et extractione lapidum fienda reperientur sint et esse 
debeant eiusdem magistri Nicola] Et omnes lapides grossi tam tiburtinj quam mar- 
morej quam etiam cuiuscunque alterius generis qui reperientur extrahantur sumptibus 
dicti magistri Andree Et dicti lapides sic extracti Inter eosdem Dominicum et dnam 
Hipolitam auiam maternam tutricen et administratricem predictorum communiter di- 
vidantur videi, quod una pars dictor. lapidum sic extractorum sit et esse debeat 
eiusdem magri Andree et alia medietas sit et esse debeat ipsorum Dominici et filiorum 
et heredum quondam georgij et diete due Hipolite eorum avie materne tutricis et admi- 
nistratricis predictorum Et hoc Intelligatur de dictis pilastris etaliis lapidibus 
subtus dictum parietem communem existentibus. Et dieta cava fiat et 
lapides extrahi debeant a latere domus ipsius Dominici quia sic actum. Et si in effodiendo 
reperientur alique figure seu statue marmoree aut alii lapides cumfiguris 
fogliaminibus et alijs similibus quod sint ipsorum heredum et Dominicj et 
eorum expensis extrahantur quos Idem mgr Andreas extrahere promisit satisfacto eidem 
de convenienti mercede diete extractionis. Item quod omnia fragmenta apta ad conficien- 
dum calcem que in dieta cava reperientur sint et extrahantur expensis ipsius magri An- 
dree Item quod si reperientur plumbum aut alterius generis metalla quod sint et extra- 
hantur expensis eorumdem Dominicj et heredum Et hoc de existentibus subtus dictum 
parietem tantum de aliis vero tam lapidibus grossis quam aliis reperiendis extra et non 
tangendo dictum parietem et subtus illum extrahantur expensis ipsius magistri Andree 
et medietas sit ipsius magistri Andree Et altera medietas sit domini domus in qua 
dicti tales lapides reperientur Et casu quo effodiendo reperientur alique figure 
vel pile aut alijs alij lapides figurati seu fogliati et similes qui seu 
que in aliqua suj parte sint subtus dictum parietem extendende etiam per directum 
usque ad Centrum terre quod similiter eorum communibus expensis extrahantur et Inter 
eosdem dnam Hipolitam prefatam et Dominicum communiter dividantur Et dictam ca- 
vam et extractionem dictus magister Andreas Incipere debeat prout promisit hinc et 
per totam futurara hebdomadam prò continuo dictam cavam et extractionem lapidum 
prosequi usque quo perdurabunt lapides extrahendi etiam qui in profundum fuerint. 
Actum Rome In Regione Trivij et in Sala domus proprie habitationis predicti qd. 
georgij et nunc dictorum suorum filiorum presentibus Jacobo qd. Angeli de mar- 
chesis et magistro Geòrgie orobio mediolanensi Romano cive Regionis columne testibus 
ad predicta (Not. Ponziano Ponziani, prot. 1329, e. 710 A. S.). 

All'esito di questi lavori pare che accenni il Fulvio ed. Ferrucci, p. 115 « vicino 
à santa Maria in via Lata (fu l'arco) rovinato da Innocentio ottavo per rifare la detta 



ADRIANO VI. 1523 219 



chiesa à quella vicina: del quale poco fa noi havemo veduto disotter- 
rare alcuni marmi con trofei barbari». 

Questo « Magister Andreas qd. Johannis de fontana architector mediolanensis " 
parmi esser quello stesso M° Andrea de fontanis de Plana del comitato milanese, 
console dell' « Ars arquitectorum alme urbis » nell'anno 1520, la cui figliuola Ber- 
nardina andava in isposa, l'anno seguente, a maestro Antonio Regazzone comasco. 
(Vedi Bertolotti, Artisti Lombardi, I, 289, 290, 316). 

Madonna Ippolita è forse ricordata nel testamento di Ferino Gennari da Cara- 
vaggio come tutrice dei cinque suoi figliuoli (Antonio de Carrariis, e quattro sorelle) 
chiamati eredi dal testatore. 

1523, 7 febbraio. R. II? « Cum sit quod frates monasterii sancti Gregorij loca- 
verint domino Franciso Thomasii civi senensi nonnulla vineas et loca ad fodendum 
puteolanam et lapides ad certum tune expressum et nondum finitum tempus ... et 
non possit nec velit idem Franciscus locationem predictam ulterius continuare, hinc 
est quod dictus Franciscus refutavit locationem et ius fodiendi » (Not. Ludov. Dam- 
boys, Script, archiv., tom. 276 in A. S. C). 

1523, 26 marzo. COLLEZIONI CAPITOLINE. Nel mezzo di tante sciagure, 
il Consiglio è consultato « super libraria fienda p virfi Nobilem Dnum Euangelista 
de Magdalenis Lectorè Palatii » . Si decide « q Dnus euagelista faciat et facere debeat 
Librariam I masionibs seu locis existetibs sup lovio palati] et illius archivio » (De- 
cretor. pò. ro. Credenz. I, tomo XV, e. 109). 

1523. 29 luglio. AMPHITEATRVM. — HORTI VARIANI. — VIA APPI A. Adriano VI 
fiammingo concede licenza a Maria Maddalena Brugmans da Brema, e suoi socii 
« effodiendi in Coliseo, et prope Ecam S. Crucis in Hierusalem ac in quadam via 
publica qua itur a Sancto Sixto ad sanctum Sebastianum .... sine alicuius etiam edi- 
ficiorum publicorum preiudicio vel deterioratione » . Le lettere patenti per ciò rilasciate 
dal card. Arme! lino intimano ai maestri delle strade di non opporre ostacoli ai con- 
cessionarii, per quanto concerne lo scavo sull'Appia — ed ai monaci di s. Croce per 
quello del Sessorio — pena la scomunica e mille ducati di multa. La Camera si riserva 
la metà degli oggetti di scavo da rinvenirsi in suolo publico, il terzo di quelli da rin- 
venirsi in suolo privato (Arch. vat. Divers. tomo LXXIII, e. 103). 

1523, 14 settembre. Muore Adriano VI, e fu deposto in Vaticano, nello spazio 
che separava gli avelli di Pio II e Pio III, la qual cosa die' luogo alla mordace, ma 
ingiusta, satira « hic iacet impius inter pios » . Il mausoleo a lui eretto nella chiesa 
dell'Anima è disegno di Baldassarre, e opera di Michelangelo da Siena, e di Nicola 
Tribolo fiorentino. Una carta del not. Apocello (prot. 419, e. 119 A. S.) ricorda hi 
donazione fatta dal card. Enckenvoort all' Istituto Teutonico della propria casa al 
Pozzo Bianco : « hanc autem donationem idem R"^"* Cardinalis fecit prò dote Cappelle 
bo. me. Adriani PP. VI ». 



220 CLEMENTE VII. 1523 



CLEMENTE VII 

i8 novembre 1523-25 settembre 1534. 



1523, 29 novembre. VIA SALARIA. Licenza di cavare nella propria vigna in 
via Salaria rilasciata a Caterina albanese, dimorante in Roma, con la riserva del sesto 
del prodotto alla Camera (Arch. vat. Divers. tomo LXXIV, e. 43). 

1523, 10 dicembre. FORVM HOLITORIVM. Scavo di una cantina in piazza 
Montanara con patto di riserva per le antichità. 

« Indict® xij Mensis Decembris Die 10, 1523. Discretus vir magister Petrus qd. 
gabrielis pandulfi de summa Comitatus mediolanensis murator habitator urbis in regione 
trivi sponte promisit magistro Giletto rondello britono magistro balistarum habitatori 
urbis in Regione arenule iuxta campum florem presenti etc. evacuare et evacuar! facere 
cantinam domus ipsius mag" giletti sitam in Regione campitelli insta plateam mon- 
tanariam prò pretio octo carlenorum prò qualibet canna Cum pactis infrascriptis vide- 
licet quod si in dieta cantina reperiretur aurum argentum figure eneo et mar- 
moree sint et esse debeant predicti magistri giletti et extrahi debeant predicti mag" 
giletti sumptibus et expensis; marmora autem, tiburtini lapides, peperigni, scaglia et 
aliis lapides prò murando sint et esse debeant communes inter dictas partes, extrahi 
tamen debeant sumptibus ipsius magistri petri. Muri autem necessarii prò refundatione 
diete domus ac incollatura diete cantine extimari debeant iudicio peritorum communiter 
eligendorum « (Not. de Pacificis, prot. 1189, e. 136 A. S.). 

Maestro Gillet di Guillaume Rendei Brettone, della diocesi di Mantes, salì in 
alto stato nel primo quarto del secolo. Possedeva una casa nella via retta di s. M. Mag- 
giore (1516): altra nel rione di g. Eustachio, contigua a quelle di Giorgio Cesarini e 
di maestro Paolo pittore (1517): questa di piazza Montanara (1518): e una vigna 
fuori porta Portese in vocabolo Pozzo Pantaleo (1522). Sua figlia Lucrezia andò in 
isposa nel 1521. 

1523. COLLEZIONE GORITZ, il Giovanni Angelo Corizio, o Coricio, dei lette- 
rati e degli artisti contemporanei, intorno al quale vedi Gnoli : le « Origini di maestro 
Pasquino « in Nuova Antologia, genn. 1890. 

La più antica memoria del giardino-museo Coriciano a s. Lorenzo de Ascesa si 
trova, credo, nel protocollo 1189 del not. Pacifici, a e. 90, ove è registrata la vendita 
fatta da maestro Marcotto da s. Polo, barbiere, a Giovanni Coricio per Giovanni Brant 
« sericorum argentarius s. aurifex » di una casa confinante coi beni di detto Coricio 
e con r orto di s. Lorenzolo. Appariscono tra i fideiussori due illustri contemporanei, 
cioè Giuliano Leni, e Fabio Vigil. Nel 1525 il Brant seniore continuava a rimbor- 
sare r amico per il danaro antistato. Nel quale anno il Coricio stesso finì col donare 
le sue case e il suo diletto giardino a Giovanni giuniore e Enrico Brant « coritiauis 



CLEMENTE VII. 1523-1525 221 



eius nepotibus ». Vedi not. de Pacificis, prot. 1183, e. 64. Egli stava di casa in Parione, 
muro a muro con 1* avvocato concistoriale G. B. Casolani da Siena. 

Le iscrizioni raccolte nel giardino andarono, in parte, a male, p. e. il n. 1025, 
e i frammenti arvalici 2030, 2985 e 2037. L'elogio del foro Augusto, n. 1271, passò 
all'antiquario Cesi: la memoria del ninfeo di Flavio Filippo n. 1729 b a Giuliano 
Cesarini: il n. 2226 ai Zeri di via Chiavari: il n. 2312 ai Gentili e poi al Capitolino. 

1523. COLLEZIONI CAPITOLINE. Gli ambasciatori veneti, mandati a far omaggio 
al nuovo pontefice Clemente VII, ammirano sul Campidoglio « un infinita quantità di 
figiu'e marmoree e di bronzo, le più belle et famose del mondo » particolarmente la 
Lupa, e il Fanciullo dalla Spina. (Vedi Alberi « Relazioni » serie II, tomo III, p. 108). 
Il collocamento dei bronzi, all' epoca di questa visita, si può credere lo stesso descritto 
dal Fulvio a e. 20 e 20' delle « Antiquaria » . 

1524, 1 marzo. Esce in luce, Antonio Biado editore, ma coi vecchi tipi Mazo- 
chiani, il RHOMITYPION di Antonino Ponte da Cosenza. Breve cenno degli antiquarii 
urbani a. e. (non numerate) 35, 36. 

1524, 22 decembre. Un magister Petrus Pisanus effossor lapidum è ricor- 
dato *in A. S. C. (Not. Simone Negrelli, prot. 529). Egli faceva parte della banda di 
Franceschino da Monserrato. Vedi 1520, 20 gennaio. 

1524. HORTI Cy^SARIS. Si incomincia a cavare nuovamente il tufo nelle col- 
line di Monteverde « in loco dicto Rosaro » ricordato sotto l'anno 1521. 

1524. Si ricostruisce dalle fondamenta la chiesa di s. Silvestro al Quirinale, 
detta anche in Biberatica, degli Arcioni, o dei Caballi, in sito già occupato dal sa- 
cello di Semone Sanco, e dalla decuria dei sacerdoti Bidentali (vedi Forcella, tomo IV, 
p. 35 ; Bull. com. tomo IX, a. 1881, p. 5). 

1524 circa. CAPITOLIVM? PORTICVS MINVCIA? Maiiiano (Topogr. 11, 5, 
a. 1544), descrive le « fundamenta (Capitolii) in ea parte (montis) quae ad theatrum 
Marcelli vergit. Ad cuius radices prope aediculam d. Andreae in Vincis nuncupatam 
ante annos XX inventa est porta marmorea, ab eaque gradus ad ipsam 
arcem ferentes ». 

1525, 12 gennaro. Il camerlengo Francesco Armellini Medici concede « dilecto in 
Xpo Jacobo Roman fossori teuertinor. aliorumq. lapidum marmoreor. » licenza di scavare 
per un anno dovunque meglio gli piaccia, purché non leda gli interessi de' privati - nec 
aliqua Ruina (sic) presertim circa loca anticaglie nuncupata causet » e sommini- 
stri il terzo alla Camera (A. S. V. Divers. tomo LXXIV, e. 165'). 

1525, 22 febbraio. THERMAE AGRIPPAE. Grandi scavi e tagli attraverso le 
terme agrippiane « prò dilatanda construenda et dirigenda via retro ecclesiam sancte 
marie rotunde qua itur ex dieta platea rotunde per directum ad plateam vulgariter 
nuncupatam la Sciampella » (Not. Amanni, prot. 73, e. 21 A. S. e Bull. coni. 
tomo XXIX, a. 1901, p. 11 sg.). 

1525, 29 marzo. SECRETA RIVM SENATVS — MVSEI CAPITOLINI. ^ lohanues 
Aloysius primus Conseruator exposuit quod, inscio rectore Ecclesie Sancte Martine. 
fuerunt capte tabule marmoree a dieta Ecclesia et posite in cortili palati] Conser- 
uatorum de quibus nulla fuit facta restauratio prefato rectori. Et quia Consueuit 



222 CLEMENTE VII. 1525-1526 



SP-Q:R- semper gratus esse omnibus, sibi uidetur quod in aliquo recognoscatur rector 
diete ecclesie, 

« Data fuit facultas recognoscendi rectorem Marco Antonio de Alterijs, Hieronymo 
de lustinis, et Petro de Melinis « (Decret, pò. ro. Credenz. I, tomo XXXV, e. 177. 
Vedi Helbig « Guide » 1* ediz. voi. I, p. 406, n. 544). 

1525. THEATRVM POMPEIANVM. « Nos anno MDXXV post aedem D. Mariae 
cognomento in Crypta vidimus effodi marmor cum inscriptione VENERIS VICTRICIS » 
Marliano (Topogr., lib. V, cap. X, p. 101, ed. 1544. CIL. VI, 785). La chiesa è più 
conosciuta sotto il nome di s. Maria di Grottapinta. 

1525. MVRI VRBIS. Si costruisce la chiesuola di s. M. de' Miracoli nel sito 
espresso nella pianta Bufalini. Vedi Alveri II, 41. 

1526, 4 gennaro. HORTI SALLVSTIANI. I fratelli Bini, banchieri, danno in 
affitto a Alamanno Alamanni una loro vigna in Sallustianis, con le anticaglie in 
essa esistenti. 

« Die Jovis 4 Januarii 1526 Ind"® xiiu Pontif. Dni Clementis pape septimi 
Anno tertio. In nomine dni etc. Magnificus vir dnus Petrus Dai Bernardi de Binis 
civis et mercator florentinus Ko: cu: sequens prò domino Johanne eius fratre Pro 
quo ac vice et nomine dni Johannotii de Binis eorum fratris germani licet absentis 
locavit honorabili viro dno Alamanno de Alamannis Givi et Mercatori fiorentino 
presenti Ad vitam Ipsius dni Alamanni ac Durante eius vita tantum et duntaxat et 
non ultra, Idest unam dicti Johannotii de Binis vineam vineatam et arbustatam 
septem petiarum vel circa cum vascha vaschali, tino domo et nonnuUis massaritiis 

prò usu domus et vince Antiqualiis aedificiis omnibus et singulis sitam intra 

raoenia Urbis ac Kegione Tri vii et prope portam Salariam in loco nuncu- 
pato S al US t io cui ab uno herent et sunt res et bona heredum quondam Seba- 
stiani Thuscanella, ab alio lateribus bona heredum quondam Sebastiani Thuscanella, 
ab alio lateribus bona diii Sigismundi del sordo. Ante est via publica vel si qui 
cura responsionibus annuis infrascriptis videlicet ad respondendum Annuatim fratribus 
et conventui Ecclesie Sanctorum apostolorum urbis Barilia sex vini, et duas quartas 
uvarum et Ecclesie Sancti Blasii in monte cytoro alia sei barilia vini. Et 
voluerunt quod quicquid in effodiendo seu scassando dictam vineam, Ipse dìius Ala- 
mannus reperiret sub terras videlicet lapides statuas thesauros, più m bum 
et alia quecunque sit omnino liberum dicti d. Alamanni et de illis ad orane 
eius beneplacitura libere disponere valeat etc. etc. 

« Actura Kome in Dorao dicti dni Petri Regionis Pontis " (Net. Mancini, 
prot. 1012 A. S.). 

Questo palazzo Bini era dei più notevoli in Banchi. Se ne parla nel prot. 1012 
del not. Mancini a e. 346, in un atto dell' anno 1525 col quale Gabriele del 
qd. Ditaiuti Aldobrandis del r. Regola vende ai raagnifici fratelli Bini una casetta 
in r. Ponte presso la via de Banchi e la chiesa di s. Orsola di rimpetto al palazzo 
de' Bini. Nel quale palazzo si trattavano affari d' interesse europeo, contandosi fra i 
clienti e debitori del Banco il re Cristianissimo (Not. Apocello, prot. 421, e. 266 A. S.) 
e altri sovrani. 



CLEMENTE VII. 1526 223 



La vigna degli Orti Sallustiani deve essere restata in possesso dell'Alamanni 
per quasi mezzo secolo. Egli trafficava ancora nel 1553 col cardinale Tiberio Crispo 
(Not. Reydetto, prot. 6161 e 41 A. S.) e s' indusse a fai- testamento soltanto nel 1560. 
(Id. prot. 6183, e. 347). 

1526, 3 marzo, ARCVS TRAIANI? Avendo i maestri delle strade danneggiato 
r arco di Traiano, nella r. dei Monti, la questione è portata davanti al Consiglio del 
pò. ro. nella seduta del 3 marzo. « Fuit data custodia Arcus Trajani imperatoris 
Capiti R"'* mòtiù q sollicitus esse dbeat cura ne ulterius dvastetur p magistros 
stratarii ». Nella seduta del 23 marzo, tornano a discutere « super lapidibù pepe- 
rignis amotis ab Arcu trajani quod còservatores curent omnibus melioribus modis 
et viis quibus fieri possit quod destructores in esse pristino illos reponant " . E nella 
seduta del 26, dopo riconosciuto ancora una volta che l' arco era stato « i parte p 
magistros stratarii diruti! » si decreta, accademicamente purtroppo, « ne alii audeat 
antiqtates urbis devastare ». (Archiv. stor. Capit. credenz. I, tomo I, e. 149-150, 
tomo XXXVI, e. 190-191). Giova però ricordare, a onore di questi instancabili difen- 
sori delle nostre antichità contro gli arbitrii, i capricci, e le ingordigie dello Stato 
che, fino dalla sede vacante di Giulio II, i magistrati avevano presentato ai cardi- 
nali raccolti in conclave alcuni capitoli, tra i quali « quod magistri stratarum 
urbis nullo unquam tempore possint prò ampliandis seu noviter construendis stratis 
in urbe aliquod gettitum imponere sine consensu et interventu Capitis regionis 
illius in qua gettitum imponeretur ». (Ivi, tomo VI, e. 6). Sotto il geniale governo 
di Leone X le controversie di questa natura si componevano amichevolmente da un 
arbitro o commissario. Nel prot. 299 del not. Casolani in A. S. C. a e. 139 si 
ricorda questo caso: « die XXX septembris 1514. R. d. d. iulianus cardinalis 
de Medicis commissarius a s. d. n. Papa specialiter deputatus in quadam causa Ro- 
mana strato capitoline inter nobiles viros Johannem et Marcellum de Frega- 
panibus et nonnullos alios cives interesse habentes, ei una, et magnificos d. Conser- 
vatores Camere urbis, partibus ex altera » pronuncia sentenza di rinvio « in palatio 
apostolico in sala magna que vocatur sala pontificum ». 

Che cosa intendevano denotare i Conservatori col nome di arcus Traiani? 
Non r arco al Pantano di s. Basilio che sta ancora in piedi, e nemmeno il fornice 
d'Arcanoe, o arcus (Mi)nerviae, perchè le vignette di lacques du Cerceau. di 
Iacopo Boscolo, di Michele Beatrizet, di Girolamo Cock, di Giovanni Antonio Desio etc. 
lo mostrano ancora immune nella seconda metà del XVI secolo. Avevo pensato ai for- 
nici dell' istesso foro Transitorio dalla parte di s. Adriano, dei quali si ha una rimar- 
chevole pianta al f. 25 del codice Destailleur, ora nel Museo industriale di Berlino 
(A. 376): ma osta il breve di Paolo V. citato dall'Armellini (Chiese, p. 147), col 
quale si fa dono al priore e ai frati « s. Adriani in foro boario lapidum et bouoruni 
arcus Nervaeprope eorum ecclesiam existentis » ('). 



Cj L' arcus Nervao por eccellenza, quello aderente al tempio «li Pallade, ^tava aire.-treinità 
opposta del foro, a m. 120 di distanza da s. Adriano. 



224 CLEMENTE VII. 1526 



Non rimane che prendere V indicazione per quello che vale, e riferirla all' arco 
di Traiano a Spoglia Cristi, all' àipig TQOTcaiócfoQog di Dione LXVIII, 29, intorno al 
quale si hanno parecchi documenti del cinquecento in cod. vatic. 3439, in Vacca 
mem. 9, in schede fiorent. Peruzzi 2076, e forse anche in cod. Berlin, f. 36. Nel 
cod. vat. al f. 84 è riprodotto uno dei rilievi delle spalle interne dell'arco, con una 
delle candeliere angolari. Rappresenta Decebalo fatto prigione, e sopra e sotto ha 
due fascie di rappresentanze secondarie, come razzie d' armenti etc. Il rilievo del 
cod. Berlin, ricorda una scaramuccia di cavalieri. Flaminio Vacca dice : « intorno la 
colonna Traiana dalla banda dove si dice spoglia Cristi (furono) cavate le vestigie 
di un Arco trionfale con molti pezzi d'istorie, quali sono in casa del sig. Prospero 
Boccapaduli, a quel t(3mpo maestro di strade. Vi erano ancora Traiano a cavallo, che 
passava un fiume, e si trovarono alcuni prigioni simili a quelli che sono sopra 1' arco 
di Costantino, della medesima maniera « . 

Per ciò che spetta alla testimonianza di Salvestro Peruzzi, a me pare che il 
CIL. VI, p. 841 ad n. 966 non 1' abbia giustamente interpretata. 

Peruzzi afferma che i due brani d' iscrizione, stavano incisi, e erano stati letti 
« nellarco di Traiaó T foro «, edifizio ben conosciuto e affatto diverso dal 
tempio che stava all' altro capo del foro. Questo tempio era il più gigantesco di 
Roma (salvo quello del Sole venuto più tardi), e ad esso il CIL. vorrebbe attribuire 
una iscrizione le cui lettere misuravano soli 16 centimetri di altezza! Di più il CIL. 
stesso riconosce « eundem titulum in utraque parte aedificii extitisse " 
ciò che non può convenire a un tempio. In ultimo luogo mi sembra difììcil cosa che 
una iscrizione monumentale di quella natura incominciasse con le sigle « ex s. e. 
divis etc. ». 

L' arco non fu demolito e spogliato per intero dal Boccapaduli : e quando l' av- 
vocato Bonelli pose mano a scavarne nuovamente il sito nell' ottobre del 1862, nel- 
r area della chiesetta di s. Maria in Campo Carleo (Spoglia Cristi), trovò trentatre 
massi architettonici e figurati dell' arco stesso, che gli scultori Benzeni e Palombini 
stimarono essere del valore di scudi 770. Il Governo pontificio ne acquistò la parte 
migliore (Vedi Pellegrini in Bull. Inst. 1863, p. 78, e C. L. Visconti nell'Archivio 
del Min. Belle Arti, 1863, V, 1, 5). Nelle relazioni di costui sono notevoli i brani 
seguenti: « 11 novembre 1862 sono stati scoperti tre grandi massi di pepe- 
rino 16 novembre, la parte superiore di una statua colossale acefala, rappre- 
sentante un barbaro prigioniero. È d' ottima scultura, ed ha l' abito e 1' at- 
teggiamento consueto di tali figure destinate a decorare gli archi di 
trionfo ». 

1526, 9 maggio. VIA TIBERINA. Notizie sulle cave di travertino in territorio 
di Piano. 

« Franciscus de Roman Picconerius Rome commorans promisit magistro Bartho- 
lomeo de Agoreo et Fidrico de Bagiis de Merco, ac Baldassarri qd. magistri Marci 
Viterbiensi scarpellinis, cavare et carrigare super carrozzam unam ex duobus suis 
predariis sitis prope Castrum Piani in loco dicto el prato de la corte car- 
rectatas quingentas lapidum travertinarum grossarum et parvarum aptarum ad men- 



CLEMENTE VII. 1526 225 



suram dictorum scarpellinorum .... prò pretio trium carlenorum monete veteris prò 
qiialibet carrectata " . 

1526, 2 ottobre. TEMPLVM DIVI AVGVSTI — S • MARIA ANTIQVA. Primo 
ricordo di scavi nel sito di s. Maria Antiqua. 

« lodictione XV raensis octobris die secimda 1526 sedente Clemente VII. 

» In presentia mei not. Personal iter constituta honesta miilier D. Lucretia re- 
Iicta quondam Nicolai Collino de K"*. Campi Martii que primo renunciando cum 
iuramento auxilio Velleiani S. C. Certiorata <S: nunc habet et recipit a nobili viro 
D.no lacobo de Mutis Ro: Ci: de R.ne Pinee presente dante et consignante infra- 
scripta bona videlicet unam vestem panni nigri duo frusta panni unum coloris bisci 
alias lionati unam filzam corallorum unum cocleare argenti et duas forchettas etiam 
argenti que asserit esse sua et de illis nihil diminutum de quibus prefata D. Lu- 
cretia dictum D. lacobum quietat liberat et absolvit que bona alias fuerunt penes 
ipsum D. lacobum depositata prò cautela venerabilis Ecclesie S'®. Marie libe- 
ratricis ab inferno prò cava fionda per ipsam D. Lucretiam in horto 
diete ecclesie » (Not. de Rotellis, prot. 1484, e. 98, A. S. Vedi Mittheil. tomo IX, 
a. 1894, p. 31, e Bull. Com. tomo XXVIII, a. 1900, p. 309). 

1526, 9 ottobre. DOMVS TITI IMP. — DOMVS AVREA? Patti per iscavare 
una vigna alle Sette Sale, appartenente a Pietro Valterini, sarto. 

« Ind. XV mensis octobris die nona 1526. 

In presentia mei not. Personaliter constituti providi viri magister Ants : de marco 
de bello magister christophanus Ambrosii della torre de Mediolano magister Ambrosius 
Andree de casella Episcopatus cumensis Muratores de R"®. Pinee ipse et eorum qui- 
libet in solidum promiserunt magistro petro Valterini sartori prope plateam S'® marie 
supra minervam presenti Cavare et cavari fa e ere in quadam ipsius magistri 
Petri vinea posita intra menia Urbis in loco dicto sette sale infra hos fìnes 
cui ab uno bona pelisene Romane ab alio bona monasterii et fratrum Ecclesie Sante 
Crucis ante via et viculus vicinalis vel si qui & videlicet in vinea veteri et antiqua 
ad electiouem prefatorum magistrorum reservato Pastinarium (sic) vinea nova in 
quibus eis non liceat effodi facere cum pactis videlicet quod scaglie et lapides apte 
ad murandura sint ipsorum muratorum item ligna fienda in dieta vinea cavanda sint 
ipsius magistri petri Item quod lapides tvburtine et marmoree de scarpello statue 
metal lum aurum argon tum plumbus et omne aliud genus metalli ac puteolana 
medietas illorum sit dictorum magistrorum altera medietas dicti magistri petri quas 
dicti magistri teneantur effodere eorum sumptibus et expensis absque eo quod interve- 
niat prò eius portione. Item quod finitis cavis dicti muratores teneantur solum expla- 
nare eorum sumptibus et dictas cavas perficere bine et per totum mensem maii 
excepto aliquo casu fortuito. Item predicti muratores teneantur reddere bonum coiii- 
putum de bonis reperiendis in dictis cavis alias quod teneantur ad duplum Item quod 
magister Petrus teneatur eisdem muratoribus vendere lapides tyburtinos et marmora 
prò pretio quo ab aliis reperietur etc. etc. 

" Actum Rome in R°. Pinee et apotheca sutorie prefati magistri Petri ^ (Xot. 
de Rotellis, prot. 1484, e. 98 A. S.). I tre artefici lombardi Antouio Belli, Cri- 

2!» 



226 CLEMENTE VII. 1526 



stoforo della Torre e Andrea Casella non appariscono altrimenti negli indici del 
Bertolotti. 

1526, 17 ottobre. Muore maestro Giovanni Mazzoletti Bergamasco, uno dei 
più accaniti n effossores lapidum » che è quanto dire, distruttori di monumenti. 

1526. Scavi e demolizioni « ad effectum dirigendi et dilatandi viam Tirsi ". Noi 
Amanni, prot. 74, e. 17 A. S. Credo che questa notizia si riferisca al tratto di via 
tra la Curia di Torre di Nona e l' albergo dell'Orso, perchè il tratto susseguente, 
tra l'albergo dell'Orso e la piazza dell'arcivescovo di Nicosia, già portava il nome 
di Tenta ('). Ai tempi di Clemente VII non si era ben sicuri del nome di quel 
primo tratto. In una carta del 1530 (del not. Amanni, prot. 79, e. 60) si descrive 
la casa del cavaliere Fabrizio Celio da Narni siccome posta in via ree ta iuxta 
flumen que tendit ex platea s^' Celsi (piazza di Ponte) ad hospitium 
Tirsi per directum. Un altro atto del 1523 (del not. Mancini, prot. 1013, e. 192) 
parla della vendita fatta da Kinaldo Petrucci, oratore di Siena presso Adriano VI, a 
Altabella Zena, nobile veneta, di una sua casa in rione Ponte e via Sistina, 
presso la Curia di Torre di Nona, casa confinante con quella di Bernardino Orso 
albergatore. Ho trovato anche la denominazione di via pontificum nel 1488, 
e di via recta papalis, ovvero via que d"". via del papa, nel 1516. 

1526. RIPAE TIBERIS. Sulla sponda vicina a Corte Savella, davanti la casa di 
Tommaso da Prato, si scopre il cippo terminale del Tevere CIL. VI, 1237. Era un 
macigno di sei piedi d' altezza, e fu poco stante trasportato « in platea que ducit a 
cloaca s. Lucie ad curiam Sabellam prò foribus aedium quas inhabitat lacobus Pe- 
rusinus chirurgus ad Marie Montis Serrate ». 

1526. ECCLESIAE VRBIS. La nazione Sanese fa scavare le fondamenta della 
chiesa di s. Caterina in via Giulia. La rifece nel 1760 l'architetto Paolo Posi, e 
fu in tale occasione che andarono perduti gli affreschi di Timoteo della Vite, sco- 
laro di Raffaello. 

1526. COLLEZIONE STACCOLL « Testamentum magnifici viri equitis aurati 
dni Hieronymi de Staccolis de Urbino ad presens Urbis Brevium apost. scriptor » (in 
atti Apocello, prot. 413, e. 208 A. S.). Lascia, fra altri oggetti d'arte, quattro arazzi 
con le istorie dì Abramo alla chiesa di s. Francesco di Urbino, con l' obligo di non 
alienarli in qualsiasi modo. 

1526. ALVEVS ET RIPAE TIBERIS. A questo anno appartiene la bolla di Cle- 
mente VII con la quale concede o conferma l' ufficio di prefetto dell' alveo e delle 
sponde del Tevere a Giovan Pietro Caffarelli. Ne ho ritrovata copia nel protocollo 3923 
del notaro Cesare Lotto Quiatilii, sotto la data del 4 settembre 1563, e sotto il 
titolo « Venditio et cessio offìcij prefecture alvei et Riparum tyberjs facta per magn*^""^ 
d. Prosperum Caffarellum filium et donatarium d. Joanni petri in favorem d. Zanobij 
de montiauto d. mattej sub die 4 septembris 1563 «. 



(') Albertino, p. 29 Schm. descrive la casa del card. Giangiacorao Sclafenata, vescovo di Parma, 
t 1497, come posta « apud tinctam Tyberis «. 



CLEMENTE VII. 1526 227 



Il documento, spogliato di tutte le circonlocuzioni caratteristiche del linguaggio 
della Curia, dice cosi: 

« Clemens Episcopus servus servorum Dei Dilecto filio Joannipetro Capharello Givi 
Romano Alvei et Riparum Tiberis Prefecto Salutem et Aplicam beìi. saue prò parte 
tua nobis nuper exhibita petitio continebat, quod dudum felicis recordationis Leo pp X 
predecessor noster motu proprio et ex certa scientia officium assignationis Rippe et 
Ripette alme urbis nostre tunc, per obitum quondam Octaviani de castellanis civis 
Romani illud dum viveret obtinentis vacans, tibi per te quoad viveres vel alium quem 
ad id duceres deputandum cum illius honoribus oneribus salarijs et emolumentis illis 
presertim que per pie memorie pium pp ij etiam predecessorem nostrum in libro 
statutorum diete Rippe reperiebantur designata, et que omnia dictiis leo predecessor 
serranda esse voluit tenendum per quasdam in forma brevis litteras concessit et 
assignavit teque ad huiusmodi officium eiusque liberum exercitium honores onera 
salaria et emolumenta predicta per te iuxta designationem eandem omnino percipienda 
et levanda per eos ad quos id spectabat adraittendum fere et admitti debere decrevit 
non obstante quod assignatio pij predecessoris huiusmodi quo ad certa emolumenta pre- 
dicta per abusum aut alias in observantia non esset, et deinde idem leo predecessor 
ex causis tunc expressis mota et scientia similibus ac de apostolico potestatis pleni- 
tudine unum officium prefecturam Alvei et Riparum Tiberis nuncupandum prò uno Ro- 
mana origine cive qui Ripas Tibeiis a ponte sancte Marie usque ad ostia 
ab arboriim fructicum et fructicetorum ac alijs impedimentis que in Rippis et Alveo 
predictis prò tempore emergerent vel occurrerent suis expensis et singulis si foret 
opus Annis repurgare liberumque et liberas ac navigiorum accessibus et recessi- 
bus expeditas tenere et construere teneretur per aliai; suas etiam in forma brevis 
litteras perpetuo erexit et instituit ipsique prefecture prò illa prò tempore obtinentis 
mercede et expensarum huiusmodi supportatione id totum quod ex singulis Biremibus 
et Trireraibus alijsque navigijs persone que dictam ciirara eatenus gesserant ratione 
-purgationis Ripparum et Alvei huiusmodi quam purgationem Taliatam nuncupabant 
percepire eatenus consueverant videlicet duos Carlenos ad rationem monete veteris 
prò intratura cuiiislibet Biremis seu Triremis aut cuiuslibet alterius navigij pariter 
instituit et assignavit, ita tamen ut ultra dictos Carlenos duos prò quolibet uavigio 
exigi eatenus solitos et in posterum exigendos etiam pretextu gravìoris impense per 
ipsum prefectum in purgatioue predicta subeunde nihil ultra ullo unquam tempore 
exigi posset Et nihilominus dictam prefecturam ab eius primeva erectione huiusmodi 
vacantem cum onere et emolumentis predictis ac facultate omnes et singulos tluminis 
cursus in dicto Alveo dolo vel consulto impedientes ut al) huiusmodi impedimento- 
rum prestatione desisterent corrigendi ipsaque impedimenta tollendi aliaque circa id 
necessaria faciendi tibi per te quoad vixeris tenendum et exercendum concessit cum 
inhibitione et decreto tunc expressis prout in eisdem litteris plenius continetur. Quare 
prò parte tui asserentis te dilecti filij Magistri Johannis Jordani de Buccabellis scrip- 
toris et familiaris nostri affinem existere nobis fuit humiliter supplicatuni ut eiectioiii 
institutioni assignationi et concessionibus huiusmodi prò illarum sulisistentia firniiori 
robur nostre approbationis adijcere ac alias in promissis opportune providere de V>eni- 



228 CLEMENTE VII. 1526 



gnitate aplica dignaremur, Nos igitur huiusmodi supplicationibus inclinati erectionem et 
institiitionera officij prefectiire ac illi emolumentoriim assignationem et tam de ilio 
quam de officio assignationis Eippe, et Ripette concessionem tibi per Leonem prede- 
cessorem factam ac cum omnibus et singiilis in eis contentis clausulis singulas lit- 
reias huiusmodi ei certa scientia nostra auctoritate aplica tenore presentium appro- 
bamus confirmaraus et innoyamus ac piena roboris firmitate subsistere et illas ac 
etiam statuta per tunc episcopum feltrensem tempore pontifìcatus recolende memorie 
pauli pp etiam ij similiter predecessoris nostri circa dictum officium assignationis 
edita quorum omnium et singularum litterarum tam Pij, Pauli quam Leonis prede- 
cassorum predictorum tenores presentibus haberi volumus prò expressis et si per 
abusum aut alias hactenus observata non fuerint firmiter observari debere volumus 
et decernimus Et nichilonimus concessiones de dictis officijs ad tuos filios successores 
et lieredes extendimus et ampliamus, et insuper tam assignationis Rippe et Ripette 
cum omnibus et singulis honoribus oneribus et emolumentis etiam per dictum Pium 
predecessorem in libro prosenetarum huiusmodi designatis ac statutorum Episcopi 
feltrensis huiusmodi obseryatione, quam et prefecture officia predicta cum onere quod 
tu aut tui successores prefati Alveum et Rippas Tiberis a dicto ponte sancte Marie 
usque ad ostia predicta ab arborum arbustorum fructicum et fructicetorum ac alijs 
impedientibus in Rippis et Alveis predictis prò tempore natis et nascituris ac alias 
quomodolibet occurrentibus tuis sumptibus et annis singulis expurgare liberumque et 
liberas ac navigiorum accessibus et recessibus expeditas tenere et conservare ut pre- 
fertur et ultra ut Piloti navigia huiusmodi cum eorum commoditate inibì trahere ac 
exinde ad Rippam securius vehere possint, ac navigia ipsa a naufragio seu perditione 
preserventur omnes pontes a ponte sancte Mariae predicte usque ad ostia huiusmodi 
consistentes tuis sumptibus et expensis et potissime ponte m de Galera nuncupatum 
sufficientibus muris restaurare et in reparatione ipsius pontis de Galera Centum du- 
catos auri exponere ipsosque pontes sic restauratos manutenere cum effectu debeatis 
et teneamini nec non cum emolumento duorum Carlenorum ad rationem monete ve- 
teris prò intratura cuiuslibet biremis seu cuiuslibet triremis aut cuiusvis alterius 
uavigij etiam singulis annos exigendo, ita ut nihil ultra ullo unquam tempore exigi 
possit, et ne huiusmodi emolumento defraudamini navigia predicta absque nostro 
sigillo recedere nequeant tibi prò te tuisque fllijs heredibus et successoribus imper- 
petuum ut prefertur de novo eisdem auctoritate et tenore concedimus et assignamus, 
Mandantes dilecto filio moderno et prò tempore existenti Castellano Arcis nostre 
Ostiensis ut sine nostro sigillo non sinat aliquod navigium exire vel recedere. Preterea 
tibi tuisque filiis heredibus et successoribus prefatis officium prefecture huiusmodi 
prò tempore obtinentibus qui alium superiorem quam nos et prò tempore existentem 
Romanum Pontiftcem non recognoscatis omnes et singulas personas fluminis cursum 
in dicto Alveo dolo vel consulto impedientes, ut ab huiusmodi impedimentorum pre- 
statione desisiant corrigendi ipsaque impedimenta tollendi nec non furta et alia fa- 
cinora inibi committentes capi faciendi et carceribus mancipandi ac condignis penis 
plectendi nec non omnes dissentiones et discordias quas a dicto ponte per cursum 
Tiberis usque ad ostia predicta oriri contigerit quarum cognitio ad ipsos prefectos prò 



CLEMENTE VII. 1526 229 



tempore existentes et non alios pertinet decidendi et terminandi nec non ad paiendura 
rei indicate cogendi et compellendi, ac penas incursa fisco Komano solvi faciendi 
nec non cuicumque eiecutori diete urbis ut mandata nostra adirapleat et eiequatur 
sub pena arbitrio nostro moderanda precipiendi aliaque in premissis et circa ea 
necessaria seu quomodolibet oportuna faciendi, exercendi, et exequendi, plenara et 
liberam prefata auctoritate earumdem presentium tenorem facultatem concedimus di- 
strictius inbibentes dilectis filijs francisco tituli sancte Marie in Transtiberini pre- 
sbitero Car." moderno et nostro Camerario ac diete Camere presidentibus et quibusvis 
alij personis cuiuscumque dignitatis status gradus ordinis vel conditionis existentibus 
ac quacunque auctoritate fungentibus ne te ac filios successores et heredes prefatos super 
dictis officijs et illorum exercitio ac emolumentorum predictorum perceptione aut alias 
illorum occasione directe vel indirecte impedire perturbare seu inquietare quoquomodo 
presumant, ac decernentes ex nunc irritum et inane quicquid secus super liijs a quo- 
quam contigerit atteraptari, Quocirca venerabilibus fratribus nostris Potentinensi et Sul- 
monensi ac Casertano episcopis per aplica scripta mandamus quatenus ipsi vel duo aut 
unus eorum per se vel alium seu alios presentes litteras et in eis contenta quecunque 
ubi et quando opus fuerit ac quotiens prò parte tua ac filiorum successorum et heredum 
predictorum seu alicuius eorum desuper fuerint requisiti solemniter publicantes no- 
bisque in premissis efficacis defensionis presidio assistente faciant auctoritate nostra 
litteras et in eis contenta huiusmodi firraiter observari non permittentes te vel illos 
desuper per Camerarium et presidentes prefatos seu quoscunque alios quomodolibet 
indebite molestari, Contradictores auctoritate nostra appellatione postposita compe- 
scendo, Non obstantibus quibusvis Constitutionibus et ordinationibus aplicis [etc.]. 

Datum Rome apud sanctum Petrum Anno incarnationis dorainice Millesimo quin- 
gentesimo vigesimo sexto, Quinto decimo Kalendas Septembris Pontificatus nostri 
Anno Tertio ". 

I prelati nominati in questo documento sono : il cardinale Francesco Armellini, 
il quale ottenne il camerlengato da Leone X nel 1521, due mesi dopo che 1' aveva 
ottenuto il cardinale Cibo, a condizione di pagare una regalia di 35000 ducati, in 
compenso di quelli già pagati dal Cibo: Nino Nini d'Amelia, amministratore del ve- 
scovato di Potenza nel 1526: e il card. Andrea della Valle, amministratore del ve- 
scovato di Sulmona dal 1519 al 1529. 

15 febbraio. ANDREAE FVLVII ANTIQVITATES VRBIS. Data del privilegio di 6- 
Clemente VII a favore del « dilectus filiiis Andreas Fulvius antiquarius Romanus » 
il quale « librum de huius almae urbis antiquitatibus composuerat... in coque aetatem 
suam fere totam consumpserat. Nunc autem ad communem omnium utilitatem et 
delectationem opus hoc suum imprimi curaverat^. Il privilegio, che è con- 
trofirmato dal Sadoleto, certitìca adunque che il prezioso volume era stato stampato 
prima del Sacco, ed è appunto a cagione di ciò che le copie originali, sfuggite al 
disastro, sono divenute una rarità bibliografica. L'autore si era già reso illustre nel 
mondo antiquario con la pubblicazione delle - antiquitates (antiquaria) Urbis poeticis 
adstrictae numeris (1513) » e delle - Illustrium imagines " edite dal Mazocchi nel 
1517, " receuil numismatique dont les gravures, fort soigneusement executées, de- 



230 CLEMENTE VII. 1526 



vaient étre du plus grand secours aux artistes amenés à s'occiiper de l'iconographie 
grecque ou romaine (Miintz) ". Il volume del 1527 contiene le seguenti notizie intorno 
a scavi e intorno allo stato dei monumenti nel primo quarto del secolo decimosesto ('). 

MVRI VRBIS. « È ancora in piede in riva al Tevere sotto il laniccio vicino alla 
porta Portese una torre da quella parte, ove le barche si fermano. Erane un'altra à 
riscontro di questa à lei somigliante sotto l'Aventino le quali (Leone IV) fece edi- 
tìcare su la bocca di quel luogo, ove le barche si tirano in terra, acciò che i Corsali 
et i Barbari non potessero entrare à depredar Roma » p. 5. 

POMERIVM « della qual cosa fa testimonianza una pietra di Teuerino poco fa 
(1509) canata vicino alla chiavica di santa Lucia » (Cippo di Claudio CIL. 1231 : 
Bull. Cora., tomo XXIV, a. 1896, p. 247) p. 6. 

MVRI VRBIS « la quale porta (chiusa, inter-aggeres) à pochi da questo tempo 
indietro nota, perche non vi si poteua andar sicuraméte h oggi, mercè di Clemente VII 
da ognuno può esser veduta: havendo restituito lo antico Pomerio et nettatolo et 
apertolo dentro et fuor delle mura, tanto quanto le girano » p. 11. 

VIA FLAMINIA « veggonsi ancora le reliquie e segni su la piazza di Sciarra 
(fornice di Claudio) onde ella incominciava et dinanzi à santa Maria in via Lata » 
(Arcus novus) p. 211. 

HORTI MAECENATIS. « Nel detto luogo poco fa si cavò un marmo nel quale 
erano le infrascritte lettere CVRTIA D . L . PRAPIS.... (CIL. VP. 16663. Gli editori 
dubitano della provenienza di questa lapide, la quale può essere stata suggestionata 
dal nome di un C. Maecenas Helius che si legge nella linea quarta. La lapide è 
passata per la nota trafila Colocci-Delfini-Altieri). 

VALLIS QVIRINI. « (Il Lavacro di Agrippina) fu rinnovato et restaurato da 
Adriano imperatore, ove era un pino grandissimo et una fonte abbondantissima d'acqua, 
et onde poco fa fu dissotterrato un marmo, nella salita della prossima valle Qui- 
rinale, ove erano intagliate queste lettere (CIL. XV^ 7247). Fu ancora nella 

valle Quirinale il pozzo di Decia Proba: il quale pozzo fu fatto da essa Proba sotto 
il tempio prossimo di Santa Agata, et vicino a santa Maria in Campo, ove à rin- 
contro sono scolpite alcune lettere, che ciò dimostrano, à canto all'hospedale degli 
albanesi » p. 60, 60'. 

Parlano della iscrizione predetta (del Lavacro di Agrippina) il Sabino, l'Alber- 
tino, il Marliano e lo Spon. Il Sabino dice: « prope muros monasterii s. Laurentii pa- 
nispernae in vinea cura effoderetur, reperta fuerunt simulachra marmorea duo Bacchi, et 
ibi in loco quadrato fons erat : in canalibus plumbeis qui suberant hoc scriptum 
erat — in lauacro Agrippinae (retro) imp. caos. Trai. Hadriani aug. sub cur. Trebelli 
marini, Martialis ser. fecit — Lavacrum Agrippinae restituit Hadrianus, in quo multa 
simulacra reperta, Apollinis praesertim». L'Albertino determina il luogo 



(') Tolsi, anni sono, gli estratti dalle Antiquitates, non sulForiginale del Fulvio, tutto pieno 
di sigle e cesure, ma sulla traduzione di Girolamo Ferrucci, che è preziosa per le abbondanti « ag- 
giuntioni et corretioni n stampate dal Francini nel 1588. Domando venia al lettore se mi valgo del 
lavoro già compiuto. 



CLEMENTE VII. 1526 231 



della scoperta con maggiore diligenza: « Vestigia (Lavacri) apiid ecclesiara sancti 
Laurentii panis pernae visuntur apud thermas Olympiades in ascensu Viminalis non 
longe a tempio Sancti Vi tal is in quo loco fuerunt reperta simulacra duo Bacchi 
marmorea, cum fonte et fistulis plumbeis cum hac inscriptione etc. ». Il Mar- 
liano, lo Spon e altri recenziori hanno copiato o seguito il Fulvio il quale, primo di 
ogni altro, dice l'iscrizione incisa « in marmore » invece che « in fistula plumbea ». « 

Il Dressel (CIL. XV.« 7247) e l'Huelsen (Mittheil. a. 1891, p. 81) credono 
l'iscrizione genuina, contro l'opinione dello lordan e del Mommsen. Ammessane la sin- 
cerità, convien credere che al Lavacro di Agrippina appartengano gli avanzi scavati e 
scoperti dal Parker l'anno 1865 sulla china del Viminale, che fronteggia la chiesa 
di Vitale, nell'orto già Stati, dove oggi formano angolo le vie Genova e Nazionale. 
(Vedi F. U. R. tav. XVI-XVII e Bull. Inst. 1865, p. 199). 

n Si cavò in tempo di Clemente X nell'orto de Signori Stati » dice Pier Sante 
Bartoli, mem. 27 «ove si scoperse gran parte delli bagni di Agrippina, 
nelli quali fu trovata una statua di Venere di altezza da 9 palmi (m. 2,00) quasi 
che intatta, e anche bella quanto la Venere de Medici. Vi furono trovate anche 
stanze dipinte ed altre lavorate di mosaico con altre statue, busti e frammenti ». 

Negli scavi del 1869-1872 si ritrovarono belli figulini, con la data del 123, e 
molti pezzi di fregio fittile con spiragli terminati da teste canine, i quali servivano 
per dare esito e sfogo ai tubi caloriferi. 

HORTI SALLVSTIANI. « Tra il Quirinale e il Viminale (Pincio), è una valle 
stretta et lunga sotto à gli orti Salustiani, che ha forma di cerchio, et da man 
destra son reliquie, et vestigio di spettacoli, ove bora è la vigna del Cardinale laco- 
vaccio, huomo certamente di molta integrità et di grande scienza » p. 63. Il cardinale 
Domenico mori pochi mesi dopo la pubblicazione delle Antiquitates, nella grave età 
di 84 anni e fu sepolto in s. Trifone. 

AEDES Q.VIRINI IN COLLE? «Il principale (tempio del Quirinale) fu quello 
di Quirino i fondamenti del quale, pochi anni indietro io vidi cavare nella vigna del 
cardinale Genutio auditore della Camera, ove sono molte tavolette di marmo et pez- 
zetti di marmo del pavimento » p. 63'. 

AEDES VENERIS ERYCINAE. « Poco fa fu dissotterrato un marmo che bora è 
in casa di messer Agnolo Colotio, ove è scritto ...» (CIL. VI, 122 ; Bull. com. tomo XVI, 
a. 1888, p. 11) p. 64'. 

HORTI ACILIORVM. « Nella sommità del detto colle (Pincio) vicino alle mura 
vi è una mezza macchina, over mole, che ha forma sferica et ritonda, à guisa del 
Panteo, ma è molto minore et più rovinata » p. 65 (Vedi Bull. com. tomo XVIII, 
a. 1891, p. 132 segg. ; e Itiner. Einsiedl. p. 26). 

R. XIV TRANSTIBERIM, « Questa regione in maggior parte è oggi habitata 
intorno alla porta Settimiana et alla ripa del Tevere : l'altra parte di quella è in 
maggior parte ripiena d'ortaggi et d'arbori, né vi si habita perchè ella è molto infe- 
stata da i venti meridionali, che sono pestilenti : et degli antichi ornamenti non gli 
resta hoggi altro se non alcune rovine nel campo giudeo» p. Gi^'. Il campo 
de' Giudei stava fuori delle mura di Aureliano, tra la via Campauo-portuense e il 



232 CLEMENTE VII. 1526 



piede dei colli gianicolensi, nel sito della vigna Mangani-Bonelli, oggi occupata dalla 
stazione di Trastevere. Non vi si conoscono rovine all'infuori di quelle del santuario 
• di Giove Palmireno. 

ALVEVS ET RIPAE TIBERIS. Scoperta del cippo CIL. VI, 1238 « vicino al 
ponte vaticano » e del n. 1239 e. « drizzato avanti à Santa Maria Traspontina " p. 72'. 

MAVSOLEVM HADRIANI « delle quali statue (del mausoleo) noi ne habbiamo 
veduti alcuni fragmenti et capi essere stati cavati di sotterra, quando Alessandro 
sesto gli fece i fossi intorno molto profondi » p. 75'. 

ARCVS CAELIMONTANI. «Nell'arco vicino (a s. Tommaso in Formis) molto 
frescaméte sono state scoperte l'infrascritte lettere (CIL. VI, 1384) ». Le lettere 
erano state nascoste sino allora da una fodera di muro del tempo di Settimio Severo. 

DOMVS TITI IMP, Ritrovamento del Laocoonte « in una grotta vicino alle Ca- 
poce » p. 88'. 

THERMAE TRAIANAE? Sopra le terme Titiane, vicino à santo Martino in monte 
furono già le terme di Traiano ove poco fa furono ritrovate due statue del fanciullo 
Antinoo molto amato d'Adriano, statevi poste per comandamento di esso Adriano, 
tale che ancora hoggidì il detto luogo si chiama Adrianello. Le predette statue furono 
poste da Leone X nel Vaticano » p. 89 Venuti, Antichità di R. (voi. I, p. 200). 

THERMAE DiOCLETIANAE. « I principi che di poi seguitarono (Diocleziano) 
deposero le statue de' vecchi et de' nuovi imperatori, i capi de quali et alcuni frag- 
menti de' loro corpi, dissotterrati d'una muraglia, che era sotterra in volta, conser- 
vatasi in quel luogo dopo le rovine delle terme, furono parte portati in Campidoglio, 
et parte mandati à Fiorenza » p. 90. 

ALVEVS ET RIPAE TIBERIS. Cippo CIL. VI, 1240, « trovato à ponte Sisto (Vati- 
cano), che bora è davanti alla casa di messer Vincenzo Rustici patritio romano » p. 93'. 

FORVM TRAIANI? « ove era un portico., maraviglioso... i fragmenti del quale 
poco fa da noi sono stati veduti dissotterrati sotto il Campidoglio di pietra bianchis- 
sima, di maravigliosa grandezza » p. 108. 

R. X PALATIVM. « Vedevansi poco fa (presso a s. Andrea in Pallara, cioè per 
la presente salita di s. Bonaventura) due porte di marmo fatte all'antica, molto belle 
à vedere, che senza dubbio superano per materia et per artifìcio tutte l'altre porte 
di Roma » p. 109'. 

ARCVS THEODOSII. « Gli archi di Teodosio, di Valentiniano et di Gratiano 
(furono) non lontani dal ponte del Castello; i fragmenti de quali poco fa, furono dis- 
sotterrati vicino alla chiesa di santo Celso « p. 115. 

ARCVS NOVVS. L'arco « vicino a santa Maria in via Lata, rovinato da Inno- 
ceutio ottavo per rifare la detta chiesa à quello vicina : del quale poco fa noi hab- 
biamo veduto disotterrare alcuni marmi con trofei barbari » p. 115. 

NEPTVNIVM. « È lioggi in piede in Campo Martio in su la piazza de preti 
vicino à santo Stefano de Trullio, il portico d'Antonino Pio del quale hoggi non si 
vede ne principio ne fine: et dicono che pochi anni sono, ne furono cavate molte 
colonne, et fattone calcina » p. 132'. 

OBELISCI « uno ne fu posto nel cerchio Massimo di piedi centoventi doi et hoggi 
si vede nel mezzo del detto cerchio à giacere et ricoperto di terra et occupa una 



CLEMENTE VII. 1526 233 



gran parte di esso spacio — (l'obelisco solare) si vede hoggi spezzato in molte parti et 
ricoperto di terra à pie del monte Accettorio che da noi poco fa è stato veduto scoperto 
con la sua base, ove sono intagliate le infrascritte lettere (CIL. VI, n. 702). — Vedesi 
anchora un'altro obelisco spezzato sul colle de gli hortuli negli horti Sallustianì, il 
qual luogo è chiamato Giralo. — Veggonsene duoi piccoli, i quali mi penso essere 
la sommità de' grandi che sono stati rotti, l' uno è in Campidoglio nell' orto d'Araceli, 
l'altro è su la piazza di Santo Macuto — un'altro ne è fuori delle mura tra '1 tempio 
di Santa Croce in Gerusalé et le vigne. — Un altro ne è grande et bellissimo vicino 
alla Via Appia nello Hippodromo tra Santo Bastiano et capo di bove spezzato in molte 
parti, ove ancora sono i segnali delle Mete in mezzo al cerchio, poste per 
lo lungo, ordinatamente » p. 138, 138'. 

SEPVLCRVM C • CESTII (dopo riferite le iscrizioni CIL. VI, n. 1374, 1375) « sono 
alcune altre lettere verso Testacelo, che non si possono leggere per la roccia et per gli 
sterpi che vi sono intorno .... Veggonsi ancora hoggi molte altre Piramidi, overo Mete, 
molto minori, mezze rovinate, fuori della città et massime lungo la strada Fla- 
minia, la Salaria, et l'Appia » p. 143'. 

BIBLIOTHECA VATICANA. « Vedesi hoggi la libreria edificata, onero accre- 
sciuta nel Vaticano da Nicolao Quinto, la quale sta aperta à chi vi vuole entrare. 
Egli, fatto cercare per tutto il mondo da i suoi ministri et amici, ritrovò libri anti- 
chissimi, et molti ne ritrovò de' quali non si haueua per 1' addietro notitia, . . . con- 
ciosia cosa che Poggio Fiorentino in quel tempo ritrovò Quintiliano et Pediano Asco- 
nio, et similmente in quel tempo Enoche Ascolano ritrovò Marco Celio Apitio et 
Póponio Porfirione, il quale commenta Horatio. Fu oltre à ciò portato di Spagna il 
libro di Silio Italico con l' imagine di Annibale, il quale hoggi si ritrova nella pre- 
detta libreria " p. 154. 

COLLEZIONE SANTACROCE. « Avanti al carcere Tulliano giace hoggi una 
statua di marmo nominata Marforio .... Ma una statua molto simigliante, senza capo, 
posta medesimamente in uno scoglio, si vede dinanzi alle case di quei di Santa Croce, 
nobilissima famiglia Romana» p. 156'. 

HORREA-EMPORIVM. « Leggevasi poco tempo fa nella ripa del Tevere sotto il 
monte Aventino una brieue scrittura intagliata in un marmo, cioè - quicquid usua- 
rium invehitur ansariuni non debet " . Furono ancora a pie' dell'Aventino tra la riva 
del Tevere et il monte Testacelo CXL granari del popolo Romano molto larghi et 
lunghi, come mostrano hoggi le loro rovine nella vigna dello illiiìo Signore Giovan 
Giorgio Cesarino, et negli altri luoghi propinqui, ove in questo anno (1526) nella 
vigna di Marcello de' Capozucchi patritio Romano fu cavato un marmo con questa scrit- 
tura " CIL. VI, 236 (ove la testimonianza del Fulvio è ignorata), p. 159'. 

MAVSOLEVM AVGVSTI ET VICINIA. « È il detto edificio di forma sferica mu- 
rato à mattonciui quadrati, in guisa di una rete intorno intorno, onde veggianio ogni 
giorno disotterrare di molti marni i, tra i quali un breve epittaffio (CIL. VI-, 
8483). 

Questa regione che si ristrigne nel cantone del campo Martio, essendo 

come una colonia di nuovi Habitatori. la maggior parte Loml'ardi et Schiavoni. è 

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234 CLEMENTE VII. 1526 



chiamata quando Lombardia et quando Schiavouia. Hassi cominciato à frequentare il 
detto luogo più del solito, per l' imagine di N. Donna quando ha partorito, la quale 
nelle mura Yicine al Tevere è stata trovata in un luogo fumoso et oscuro nell'anno 
del Giubileo 1525 à di venti di Giugno », p. 171. 

Prendo occasione da questo ricordo del mausoleo di Augusto per citare alcuni 
documenti riferibili al medesimo, già pubblicati dal Cerasoli (nel Bull. Com. tomo XXIII, 
a. 1895, p. 304). Il primo contiene una concessione fatta da Martino V ai fratelli 
Gallo e Pasquino Gallo di Castel del Monte il giorno 30 gennaio 1427, ai quali 
« conceditur ad xx annos Mons Auste vulgariter nuncupatiis situs in urbe prope 
flumen Tyberis ac viam publicam qua transitur ad ecclesiam beate Marie de populo, 
cum eius pratis ac plateis ab utraque parte usque ad ecclesiam s. Ja- 
cobi, de eo prò libitu sua rum voluntatum disponendi durante tempore 
predicto » (A. S. V. Investiture, tomo VII, p. 141). 

Il secondo contiene una simile concessione fatta da Nicolao V a favore di quel 
Giuliano Ser Eoberti che fu appaltatore di cave e di trasporti sotto il suo pontificato. 

n Dilecto filio luliano Serroberti civi Eomano Salutem Cum sicut accepimus 

tu prope Montem Augustorum alias de Lauste de urbe quasdam fornaces prò 
calcina decoquenda ac illis contiquas domos ad usum hospitii sive taberne a solo 
erexeris, Nos .... nostra mera liberalitate, solum predictum in quo fornaces et domus 
sive hospitium sita sunt, et que ad Cameram urbis pieno iure pertinere dicuntur, cum 
omnibus et singulis per te inibi constructis et edificatis sibi tuisque heredibus conce- 
dimus et donamus. Itaque de illis disponere et ordinare libere et licite valeas non 
obstantibus legibus Imperialibus nec non statutis et consuetudinibus diete urbis. Da- 
tum Rome apud Sanctum Petrum a mcccclii, ili nov. Februarij cet « (A. S. V. Re- 
gesto 424, e. 124). 

Il terzo documento del mercoledì 15 ottobre 1488 contiene ima concessione fatta 
dal cardinale Raffaele Riario in nome di Innocenzo XIII « dilectis nobis in Christo 
Aurelio lohannis petri et lohannibaptiste de Spiritibus civibus Romanis .... certi 
hortalitii inculti et putredine repleti, prope Tyberim apud haustam via media qua 
itur ad Ecclesiam Beate Marie de populo » per 1' annuo censo di un fiorino d' oro da 
pagarsi all'ospedale di s. Giacomo (A. S. V. Divers., tomo XLIX, e. 173). 

ISIS ATHENODORIA? « (Il tempio) d'Iside Antenodorica era nella regione della 
Piscina Publica in testa della via nuova . . . ove, pochi anni sono, furono dissotterrati 
alcuni marmi spezzati, ove era scritto, cioè intagliato, l'infrascritte parole: « seculo 
felici Isias sacerdos, Isidi Salutaris consecratio ». Nell'altro pezzo era scritto in questo 
modo : « pontiflcis votis annuant dii romanae reipu. arcanaque morbis presidia annuant 
quorum nutu. rom. imp. regna cessere ». Il CIL. VP, n. 18 ignora questa testimo- 
nianza autorevole del Fulvio, limitandosi a citare il Feliciano Veron. e. 150, il cod. 
Semin. di Padova 175, e. 78', e il Marliano Topogr. lib. IV, e. 70, ediz. 1544. E si 
comprende che il CIL. abbia rilegato tra le false l'iscrizione data da costoro così: 
« seculo felici phisias sacerdos fidi salutaris consecralis » . Ma se si prenda in esame 
il testo completo del Fulvio si riconoscerà che la dedicazione ad Iside, benché negli- 
gentemente copiata, appartiene alla classe numerosa di quelle che furono dedicate a 



CLEMENTE VII. 1526 235 



divinità peregrine durante le estreme lotte tra i pagani e i cristiani che si svolsero 
circa e dopo la metà del secolo IV. Il Cod. di Padova conferma il sito del trova- 
mento « Inter aedem s. Xisti et thermas antoniniauas versus Circum maximum et 
palacium maius, ubi olim templum Isidis in via nova ... in quadro marmoreo lucuUeo 
seu serpentino ». Il Feliciano, che si vorrebbe credere l' autore dell' impostura (CIL. VI', 
p. XLII, col. 11) tace del sito del rinvenimento, ma dice che la lapide era stata 
affissa « Rome inter Campum Flore et ludeorum plateam via triumphali ad angulum 
eminentem domus Andree gentis Cruce » . 

MINERVIVM. tf Vedesi ancora la forma di quello ne gli horti dei frati predicatori 
di san Dominico, il quale, abbandonato et guasto già molti anni sono, non ha servito 
ad altro che à sporchezze : et hoggi vi sono edificate le celle di essi frati, aggiunte 
à l'antiche à spese di Clemente VII », p. 174'. 

PANTHEON « tanto erano i gradi per gli quali si saliva al Panteo quanti sono 
quelli per gli quali hoggi si discende : del che vedemmo à questi anni la sperienza, 
essendo stato tratto di sotterra dinanzi à l'anditodel tempio un'arca 
di pietra quadrata tiburtina (probabilmente usata come avello nel cimiterio locale di 
s. Maria ad Martyres). . . Le colonne nel antiporto di esso tempio — che prima vi 
s' era murato intorno et fattone diverse botteguzze di trecconi et rivenditori et altre 
cose vilissime — furono da Eugenio IV fatte nettare et mondare et ridurre nell' antico 
splendore ... et à nostri tempi sono state levate via alcune casipole et portati via i 
calcinacci et altre immonditie eh' erano intorno al detto tempio et così ridotto in 
Isola et da ogni banda scoperto . . . Sono dinanzi à 1' andito doi Lioni di pari gran- 
dezza collocati ciascuno sopra la sua basa tra doi vasi di porfido», p. 177. 

THERMAE AGRIPPAE « tra '1 Panteo et le case che sono edificate da Domi- 
nico Mario Perusco procuratore del Fisco (palazzo dell'Accademia Ecclesiastica) si 
vede ch'egli ha gittato i fondamenti per mezzo la lunghezza (della sala di via Palom- 
bella). Veggonsi ancora in quel luogo i segni de laqueari, che volgarmente si dice 
stucco, si come nel Panteo, et similmente gli capitelli delle colonne che 
poco fa per comandamento di Xicolao quinto sono state portate nel 
Vaticano », p. 177'. 

SOLIA THERMARVM. « Sono ancora alcuni vasi di marmo nel cortile et piazza 
di santo Pietro et cosi dinanzi à santo Salvatore del lauro, dinanzi à santx) 
Eustachio, dinanzi al Panteo, dietro à santo Marco, dinanzi à santo Pietro in Vin- 
cola . . . oltre à ciò vi sono calici di marmo dinanzi à santa Maria Maggiore, dinanzi 
à Santi Apostoli, dinanzi à santa Cecilia in Trastevere, et infinite statue di marmo 
per tutta Roma trasformate in diverse cose », p. 184. Per rispetto alle quali cose 
annota il Ferrucci : « Li vasi che scrive 1' autore essere nel cortile di s. Pietro bora 
nò vi sono più; ma sono stati trasferiti in altri luoghi, solo vi si vede presso il priui) 
portico il sepolcro che dicono essere di Ottone III senza alcuna inscrittione. La còca 
grade di granito eh' era dinazi s. Salvatore del Lauro, il signor card. Ferdinado de 
Medici la fece trasferire al suo giardino nel mote Pincio, ottenuta da signo. Orsini 
padroni del detto vaso .... la conca grande eh' era dinanzi à s. Pietro in Vincola 
(1' ebbe il medesimo) » . 



236 CLEMENTE VII. 1527 



1527, 18 febbraio. FORVM TRANSITORIVM. Scavi sotto il muro di confine 
tra r orto Petrucci e l' orto Palmieri, a s. M. in Macello. 

« In presentia mei notarii & personaliter constitutus magister franciscus quondam 
bartholomei de florentia alias vulgariter appellatus magister galante marmorarius de 
R"® montium sponte promisit Sabbe de petrutiis aromatario curatori ventris quondam 
domini Antonij de petrutiis et domine pauline eius uxoria presentibus et mihi notario 
& quod ratione effossionis sive cave certorum lapidum tiburtinorum 
seu pilastrorum quos ipse eifodit in orto domus Sabbe de palmeriis et 
fiatrum sub certo pariete intermedio inter domum sive ortum dicti Sabbe et fra- 
trum de palmeriis et domum sive ortum hereditatis dicti quondam domini Antonii 
de petrutiis situm in dieta R"® montium iuxta suos fines & dieta doraus et lovium 
domus diete hereditatis nuUum damnum sive detrimentum patietur, alias ipse voluit 
teneri ad omnia damna que propter dictam effossionem et extractionem lapidum dieta 
domus et venter predictus patentur. Et precibus dicti magistri galantis et prò eo 
honorabilis Simon quondam petri de scotis florentinus de dieta R"* montium sponte 
Imic obligationi et promissioni accessit et se in solidum una cum dicto magistro ga- 
lante ad predicta eidem ventri et eius curatori predicto obligavit quem Simonem 
fideiussorem presentem dictus magister galantes indemnem et a predictis relevare 
promisit prò quibus obligaverunt et voluerunt et ren. et iuraverunt et dederunt po- 
testatem mihi notario. 

" Actum rome in R"^® montium in studio domus solite habitationis quondam An- 
tonii de petrutiis presentibus presbitero manno Jacobi Cerbi de Itri ik Simone quondam 
georgii de florentia fossore lapidum testibus " (Not. G. B. De Coronis, prot. 64(3, 
e. 237 A. S.). 

I precedenti relativi a questo scavo, fatto in sul confine tra la proprietà Petrucci 
e la chiesa di s. M. in Macello, sono stati divulgati sotto la data del 1522. 

1527, febbraio. ECCLESIA S. MARCELLI IN VIA LATA. « Fratres ordinis ser- 
vorum conventus s. Marcelli de urbe » tengono consiglio « maxime propter necessa- 
riam fabricam diete ecclesie quam nuperrime, propter illius ruinam secularem t o t u m 
tectum diete ecclesie coUapsum fuit» (not. Amanni, prot. 74, e. 276 A. S.). 

ECCLESIA S. AGATHAE IN CAPITE SVBVRRAE. Un' altra carta dello stesso 
notare (ivi, e. 252) descrive la condizione della chiesa di s. Agata in capite Suburrae 
de Caballo. « Considerantes quod dieta ecclesia indigebat maxima reparatione, tam 
in tectis vetustate consumptis, quam etiam in parietibus et navibus ex eadem vetu- 
state coUapsis, ac etiam in perticali anteriori ipsius ecclesie ruinam minante, adeo 
quod ipsa ecclesia de brevi tunc ruinari et solo equari posset ", si fa fare un pre- 
ventivo dai periti, i quali dichiarano « prò huiusmodi reparatione necessariam esse 
summam mille et centum quinquaginta due. auri de camera «. 

1527, febbraio. BIBLIOTHECA LASCaRIS-RIDOLFL II cardinale Nicolao Ri- 
doltì acquista la biblioteca del negoziante di rarità bibliografiche Giovanni Lascaris, 
e la colloca e ordina (forse) nel palazzo di famiglia in via de' Banchi, di prospetto 
alla via de' Coronari, la quale in un documento contemporaneo è chiamata « via 
clavariorum que tendit ex platea Lombarda ad palatium R™' D. Cardinalis de Ri- 



CLEMENTE VII. 1527 237 



dultìs » (not. Amanni, prot. 74, e. 265). Deve notarsi, però, che i Ridolfi possedevano 
un'altra casa, detta l'Abbozzata, nel Borgo nuovo di s. Pietro, non lontana dal 
palazzo di Roberto Strozzi, che Lorenzo Ridolfi acquistò Tanno 1563, e che dette in 
affitto l'anno 1565 al cardinale Alessandrino D. Michele Ghislieri. 

BASILICA AEMILIA. « Dovremo fissare questa basilica al lato destro del tempio 
di Antonino e Faustina, ove la mette Lucio Fauno, e indubitatamente il Nardini; 
checché si dica il Marliani (lib. II, cap. 9) il quale vorrebbe ritrovarvi il tempio 
di Castore e Polluce: ma conviene col Fauno, che giorni prima del sacco di 
Roma nel 152 7, vi si sono vedute cavare gran colonne con tavole marmoree ed 
altre simili opere antiche «. Fea, Framm. di Fasti, p. XV. 



1527, 6 maggio. SACCO DI ROMA — EXCIDIVM VRBIS. « die 6 maij que 
fuit In die lune Exercitus cesaree maiestatis Imperatoris q fuerunt In numero 24 mi- 
liaria militum vel circa vi urbem invaserunt et burgum sti petri vi intrarunt de 
mane bora xj seu xij in qua invasione Interfectus fuit Dux borbone generalis capi- 
taneus dicti exercitus Et eadem die bora xxij seu xxiij. vi urbem intrarunt et muros 
ascenderunt Inter portam septignanam et portam sti prancatij et totam urbem de- 
predarunt omnesque cives prelatos et curiales ac artifices et alios habitatores urbis 
capti varunt et immensas talijas ab eis extraxerunt que depredatìo per dies otto con- 
tinuos duravit et deinde per mensem cum dimidio vel circa in urbe commorarunt 
spogliando cives et alios prelatos et Cardinales omni frumento vino et alijs comme- 
stibilibus ita quod in dieta urbe unus panis pi-o uno ducato non reperiebatur adeo 
quod fame ducti cohacti fuerunt ab urbe recedere et vicinas terras et castra intrare 
q eor. sustentatioii victus Ante eorum recessum castrum sti angeli ad pacta ceperimt 
et ppam Clementem vij. ibi ceperunt et sub eorum custodia tenuerunt deinde adve- 
niente mense septembris fere in fine mensis totus exercitus predictus iterù urbem re- 
dijt et milites demos civium et aliorum curialium et cardinalium hospitaverunt sum- 
ptibus dnorum doni coraedendo cum eorum famulis et fere totas demos que inabi- 
tabant portis fenestris et omnibus lignaminibus spoliarimt et multa alia nefanda 
fecerunt » (Not. Stefano Amanni, prot. 74, e. 330' A. S.). 

Il sacco di Roma può interessare la storia degli scavi e dei musei sotto due 
soli punti di vista : per i danni arrecati allora a collezioni d' arte e di antichità, a 
biblioteche, e sopratutto ad archivi: e pei nascondimenti di oggetti di valore, che 
poi, di tempo in tempo, sono tornati e tornano alla luce. Quanto alle distruzioni di 
oggetti collezioni d'arte e di antichità io sono interamente d'accordo col Giego- 
rovius nel ritenere l'accusa, che i Tedeschi di deliberato proposito abbiano infranto le 
più belle statue, siccome contradetta dal fatto che tutte le grandi opere allora esi- 
stenti cosi dell' antichità che del rinascimento, si conservarono intatte e pervennero 
insino a noi, testimoni i marmi del Belvedere e i bronzi dei Conservatori, e cento 
altri capolavori di dominio publico o privato. 



238 CLEMENTE VII. 1527 



Perirono invece, o furono rubati o gettati nel fiume, perchè non cadessero nelle 
mani dei rapitori, infiniti oggetti di valore, specie utensili sacri, niellati e smaltati 
in metalli preziosi, come pure il vasellame ereditario delle grandi case patrizie. Uno 
dei pochi oggetti sfuggiti al rubamento della chiesa di s. Pietro fu il crocefisso di 
Leone IV, che il lib. pont. descrive fatto di 52 libre e mezza d' argento, e posto a 
sinistra dell'ingresso « Inter columnas magnas ». La figura misurava m. 1,54 di al- 
tezza : opera preziosissima che i canonici, più barbari dei Lanzichenecchi del Borbone, 
fecero fondere nel 1550. 

Pare anche certo che i saccheggiatori di s. Pietro non abbiano violato il sepolcro 
stesso dell'apostolo, né toccata la famosa croce d'oro deposta da Costantino sull'avello 
di bronzo. Il p. Grisar ha parlato di questo argomento a p. 29, n. 40, del suo trat- 
tato sulle « Tombe Apostoliche di Roma » , riproducendo dal Maj^erhofer (Historiches 
Jahrbuch, a. 1891, p. 751) un brano di lettera di Teodorico Vafer, alias Gescheid, 
con la data del 17 giugno 1528: « prophanarunt omnia tempia, et homines supra 
aram divi Petri interfecerunt : urnam si ve tumbam in qua requiescebant 
ossa s. Petri effregerunt et ipsas reliquias prophanarunt » . Il p. Grisar chiama lo 
sci-ittore della lettera * un tal Teodorico Vafer » , ma esso era personaggio di qualche 
importanza in corte di Roma. Ne ho trovato il primo ricordo in un atto dell' Apo- 
cello, prot. 404, in data 5 luglio 1518, nel quale il nome del Vafer è accoppiato, 
curioso a dirsi, con quello di un Mayerhofer. Nel 1519 egli si firma «^ clericus Spi- 
rensis ». Apparisce di nuovo nel 1520 a proposito di certi affari della diocesi di Worms. 
L'anno precedente al sacco era entrato nello studio notarile dell'Apocello come sosti- 
tuto, e deve aver fatto fortuna, perchè, divenuto scrittore de' Brevi, potè togliere in 
affitto nel 1526 da Domenico Boccamazza la tenuta di s. Anastasia nel territorio 
veientano, e occuparsi anche di miniere di rame scoperte in Maremma, Egli stesso 
dichiara nel prot. 414, e. 102 A. S. di avere scritte parecchie lettere al suo amico 
Conrad « de calamitatibus nostris » . Ma la testimonianza del Vafer, per quanto con- 
cerne la profanazione della tomba apostolica, sembra contradetta non solo dal silenzio 
di tutti i contemporanei, ma anche dalla scoperta della croce d'oro avvenuta al tempo 
di Clemente Vili, della quale si parlerà sulla fine del secondo volume. 

Gli archivii e le biblioteche ebbero a soffrire danni irreparabili: " fuerunt et aliae 
(bibliothecae) apud s. Petrum in Vinculis, ss. Apostolos, ac s. Sabinam, sed in 
direptione urbis partim incendio absumptae, partum direptae », Schrader, p. 113. Fra 
gli archivii andati a male si ricordano quelli di s. Teodoro (sch. Terribilini, Bibl. 
Casanat.), di s. Lorenzo in Damaso (Archiv. vatic. « Stato temp. chiese » , tomo II, 
p. 254), del Confalone (Breve di Gregorio XIII del 26 aprile 1579 negli Statuti 
della Compagnia). In un rogito del notaio Bernardo Conti del 1544 (prot. 619, 
e. 313 A. S.) si ricorda l'atto originale del matrimonio di Giovan Pietro Caft'arelli 
con Ersilia Frangipane perduto forse « in notorio urbis excidio in quo innumrae- 
rabiles scripturae deperditae fuerunt». Così pure, ricercandosi nell'anno 
1534, per conto del card. Enckenvoort un atto di donazione a favore dell'ospedale 
Teutonico dell'Anima fatto nel 1518 « provisores dicti hospitalis dixerunt scripturas 
diete donationis propter casus sequutos direptionis urbis, et inundationis fluvii non re- 



CLEMENTE VII. 1527 239 



periri » (prot. 419, e. 118 A. S.). Ma se furono bruciati o dispersi gli archivii no- 
tarili, i notari stessi non solo ebbero salva la vita, ma fecero eccellenti affari, stipulando 
i patti per le taglie. Uno di essi, Domenico de Metti, intitola una carta del 19 maggio, 
di soli 12 giorni posteriore alla presa della città. « regnante gloriosissimo et invictis- 
simo dfio diio Karolo ». 

Non c'è dubbio che negli ultimi giorni precedenti al sacco i cittadini si af- 
frettassero a nascondere nei sotterranei, nei giardini, nelle chiaviche, o nelle soffitte 
delle loro case gioie, danari e carte di valore : ma non c'è dubbio, al tempo stesso, 
che questi tentativi di salvataggio ebbero sorte non meno infelice di quella toccata al 
buon piovano del Manzoni. Molti cittadini furono costretti a cavar fuori dal nascon- 
diglio i loro averi per riscattare la vita propria e dei congiunti : altri pochi perdettero 
vita e averi: altri preferirono gettare ogni cosa nel Tevere piuttosto che vederla 
cadere nelle mani dei saccheggiatori. Questo stato di cose — che tanto giova a spie- 
gare la rarità estrema di scoperte riferibili al sacco del 27 — è illustrato da un docu- 
mento curioso che si trova nel prot. 1012 del not. Marcantonio Mancini a e. 520, e 
552 A. S. 

V'era in Roma, nella regione di Parione e nella contrada di s. Martinello un banco 
con fondaco di panni, drappi, e merci diverse, appartenente alla ditta Giovanni Pirovano 
e Giovanni Bosio da Milano, i quali socii di mercatura « dum de urbis depopulatione 
successive facta dubitarent, et certas summas pecuniarum penes se repcrirent in urbe 
et fundico huiusmodi, illos, prout diligentes Institores facere debent, in diversis locis 
et partibus seu foraminibus domus et fundici occultave(un)t et muraver(un)t " . Curioso 
a dirsi: lo stratagemma quasi puerile riusci a bene. Segue, infatti, il documento a 
narrare come « sequuta postmodum urbis depopulatione et sacco per exercitum cesa- 
reum facto et omnibus bonis ac rebus fundici per milites ablatis et subtractis n e morto 
di contagio il socio Giovanni Pirovano senza lasciare testamento, Giovanni Bosio volle 
che fosse fatto l'inventario di quanto rimaneva nel fondaco, e che si esplorassero i 
nascondigli del danaro « Reperte fuerunt in diversis foraminibus et can(tenis?) ac 
locis diete domus infrascripte summe pecuniarum . . . omissa prò penuria temporis 
numeratione certarum aliarum paucarum pecuniarum argentearum diversi generis ac 
certorum quatrinorum successive numerandorum » . Furono ricuperati : 
ducatorum aureorum largorum in auro . . . . 1181 

ducatorum Turchorum 21 

scutorum solis 3 

ducatorum mirandnlinorum 96 

ducatorum auri in auro de Camera 393 

ducatorum auri de Juliis X prò ducato in tot Juliis . 600 
ducatorum auri de Juliis X prò ducato in tot grossis. 70 
Egli è evidente che se il Bosio avesse perduta la vita nel sacco, come il Piro- 
vano l'aveva perduta per contagio, il tesoro sarebbe rimasto dimenticato chi sa quanti 
anni o quanti secoli nella casa di s. Martinello. 

Pochissimi, pertanto, sono i ritrovamenti riferibili con certezza al sacco del 27; 
anzi, fatta eccezione da quello dei settantamila scudi nelle cantine del palazzo Verospi 



240 CLEMENTE VII. 1527 



al Corso, del quale parla il diarista Ceeconi all'anno 1705, io non potrei ricordarne 
altri. Il tesoro scoperto il giorno 10 giugno 1879 nel pozzo nero del palazzo Casali 
del Drago, in via della Stelletta n. 23, formato in maggior parte di ducati e zecchini 
anteriori o contemporanei al sacco, conteneva per mala sorte due o tre pezzi di Paolo 111 
posteriori a quell'avvenimento. (Vedi Notizie scavi, tomo IV, a. 1879, p. 179). 

Ho ritrovato, cercando tra i documenti dell'epoca, una bella memoria circa Andrea 
Coner, l'autore o possessore del libro di ricordi dell'antico, oggi conservato nel museo 
Soane in Londra, e del quale ho fatto cenno sotto l'anno 1513, a p. 162. Si tratta 
dell' « inventaiium honorum q. Andree Coneri repertorura in eius hereditate per d. Bla- 
sium Schwegher » (?), inventario fatto durante il sacco, nel quale il Coner aveva pro- 
babilmente perduto la vita. Vi sono descritti molti codici manoscritti, e libri, fra i 
quali uno greco slegato « conculcatus pedibus barbarorum « . 

La sorte di questo scienziato ricorda quella del povero « senex stoicae probitatis » 
messer Marco Fabio Calvo da Kavenna il segretario filologico di Raffaello, e l'autore 
dell' « Antiquae urbis cum regionibus simulachrum » . Nella mia memoria sulla pianta 
di Roma e sui disegni architettonici di Raffaele (in Rendiconti Lincei, seduta 25 no- 
vembre 1895) ho parlato della relazione che passa fra questo lavoro e il sacco del 27, 
premettendo il seguente passo del Gregorovius (tomo Vili, p. 333): « L'Urbinate si 
faceva ausiliatore degli studii del suo amico Fulvio, il quale alla sua volta lui soccor- 
reva coir aiuto della sua scienza, e il grande pittore movendo in compagnia del grande 
erudito a fare ricerche per Roma, raccoglieva le misure di alcuni edificii, e faceva ope- 
rare scavi. Le regole di Vitruvio dominavano a quella età le teorie architettoniche . . . 
e Raffaello lo faceva tradurre per suo uso in italiano, giovandosi dell'opera di Marco 
Fabio Calvi da Raven^na, che aveva già prima volgarizzato gli scritti di Ippocrate. 
Questo buon vecchio del Calvi visse in mezzo al lusso e ai tripudii di Roma, come 
Diogene redivivo, senza provare bisogni di agi: e per la più parte del tempo Raffaello 
se lo tenne ospite in casa sua ». (Vedi Calcagnini, Epist. VII, n. 27). 

Una prova non dubbia della relazione intima fra il Calvo ed il Fulvio, e le loro 
opere topografiche, risulta anche dalla circostanza che « i libri quinque de urbis anti- 
quit. », Romae 1545, furono stampati nell'istessa officina di Marco Valerio Dorico da 
Brescia, che aveva impresso nel 1532 il testo dell'" Urbis simulachrum ». 

L'anno scelto per la pubblicazione della pianta di Fabio Calvo e del testo di 
Andrea Fulvio che ne forma, per così dire, il cemento, fu l'anno del sacco. Il testo 
comparve nel febbraio, o poco dopo : le tavole, ossia il Simulachrum nell'aprile. Il giorno 
6 maggio gli imperiali del Borbone penetravano in città, ed incominciavano le loro 
rapine, i loro massacri. Tra i derubati e i massacrati primeggia l'autore della pianta 
a regioni. « Financo quel vecchio stoico di Marco Fabio Calvi, che un dì era vissuto 
ospite di Raffaello, veniva trascinato dalle bande fuori di Roma, poiché non possedeva 
denaro da pagare la taglia, e miseramente finiva in un ospedale (de liter. infel., 
p. 81) ». 

In tanto soqquadro l'edizione del Simulachrum, così di fresco compiuta, sofferse 
danni irreparabili, e la copia della Vittorio Emanuele è la sola, o una delle poche super- 
stiti. Paragonando questa con quelle del 1532, si vede che le matrici delle tavole, che 



CLEMENTE VII. 1527 241 



eran forse di bosso, furono potute salvare : ma le intitolazioni e le note, stampate a ca- 
ratteri mobili, andarono a male, di maniera che l'edizione rifatta a nuovo nel 1532 
presenta grandi varietà dall'archetipo nella misura e distanza delle linee, nella forma 
di taluni caratteri, e nella composizione dei nessi. 

La distruzione fu cosi completa, e le menti degli uomini si trovarono così sopraf- 
fatte dall'orribile sciagura, che nessuno serbò memoria del lavoro del Calvo: onde 
non a torto l'ambasciatore di Mantova annunziava al suo Duca, come pubblicazione 
nuova e lungamente attesa, la ristampa del 1532. 

L'originale della biblioteca Vittorio Emanuele porta il titolo : « M. Fabius Calvus . 
Antiquae Urbis cum regionibus Simulachrum • Anno a partu Virginis • M • DXXVII 
mense aprili • Ludovicus Vicentinus Romae impressit: quod opus Ptolemaeo Egnatio 
forosemproniensi antea caelandum dederat » (Biblioteca Vitt. Erara., coUez. rom. 
3 G. 21), mentre tutte le altre copie a me note di questo lavoro portano invece la rubrica: 
« Anno a partu virginis MDXXXII mense aprili, Valerius Dorichus Brixiensis Romae 
impressit • quod opus Ptolemaeo Egnatio forosemproniensi antea caelandum dederat " . 

Un terzo illustre artista e cultore delle antichità, Baldassarre di Giovanni di Sal- 
vestro di Salvatore Peruzzi, ebbe a stento salva la vita in queste sciagurate vicende. 

« L'anno 1527 nel crudelissimo sacco di Roma il povero Baldassare fu fatto pri- 
gione dagli Spagnuoli, e non solamente perde ogni suo avere, ma fu anco molto straziato 
e tormentato, perchè avendo egli l'aspetto grave nobile e grazioso, lo credevano qualche 
gran prelato travestito atto a pagare una gi'ossissiraa taglia. Ma finalmente avendo 
trovato ch'egli era un dipintore, gli fece un di loro, stato affezionatissimo di Borbone, 
fare il ritratto di quel scelleratissimo capitano . . . Dopo ciò Baldassarre imbarcò per 
andarsene a Porto Ercole, e di lì a Siena, ma fu per la strada di maniera svaligiato e 
spogliato d'ogni cosa, che se n'andò a Siena in camicia " (Vasari). 

Nella carriera di questo artista, per rispetto a Roma, a suoi monumenti, alle sue 
antichità, conviene distinguere due periodi : il primo dal 1503 al 1522, il secondo dal 
1530 circa, al 1536, anno della sua morte. 

Nel primo periodo egli guadagnò così pronta fama nella bottega del padre del 
Maturino, dove era entrato come garzone, che ebbe poco stante coraraissioni di lavori 
in s. Onofrio, in s. Rocco, e in Ostia, dove ebbe campo di studiare a pieno agio gli 
avanzi di quella colonia (Schede Uffizi, 418, 539, 639, 640, 641, 2110, 2117), di Laurento, 
di Lavinio e di Ardea (2071). Di ritorno in Roma ottenne l'amicizia e la protezione di 
Agostino Chigi, mercè l'aiuto del quale potò consacrarsi liberamente allo studio delle 
antichità. « Ritornato Baldassarre (da Ostia) fece amicizia strettissima con Agostino 
Chigi sanese ... onde potè con l'aiuto di tanto uomo trattenersi e studiare le cose 
antiche di Roma, massimamente d'architettura " (Vasari). 

11 Frizzoni (Arte Italiana del Rinascimento, Milano 1S91), il Francis Bedford 
(Joiirnal of the R. I. B. A. 1902, p. 164) e altri, parlano del gruppo delle Grazio dipinto 
da Baldassarre nella fortezza d'Ostia (?) distaccato dalla parete e trasportato nella casa 
di Chigi. 

Cosa certa è che egli aveva preparato un libro sulle antichità di Roma il quale doveva 
essere ampiamente illustrato dai suoi disegui. Vasari dice che. alla sua morte, i niate- 



242 CLEMENTE Vii. 1527 



riali per tale pubblicazione vennero in possesso di Francesco da Siena, scolaro di Bal- 
dassarre, che deve averli ceduti in tutto o in parte al suo condiscepolo Serlio. Ma le 
parole di costui, nella prefazione al IV libro dell'Architettura, non pare abbiano tale 
significato. « Di tutto quello che voi troverete in questo libro che vi piaccia, non darete 
già laude a me ma sì bene al precettore mio Baldassarre Petruccio da Siena : il quale 
fu non solamente dottissimo in quest'arte ... ma fu ancor cortese et liberale assai ; 
insegnandola a chi se ne è dilettato : et massimamente a me che questo, quanto si sia, 
che io so, tutto rìconosco dalla sua benignità » . Ora il libro quarto del Serlio non 
risguarda antichità, ma sibbene i cinque ordini dell'architettura, onde non è affatto ne- 
cessario credere che il discepolo abbia dovuto ereditare delle schede archeologiche del 
maestro per poterlo comporre. Le schede, come è pur naturale, vennero nelle mani di 
Salvestro, figliuolo di Baldassarre, il quale ne parla più volte nei suoi proprii Ricordi 
dall'antico, e dopo varie vicende, finirono divise tra la Collezione degli Uffizi, e quella 
dello scultore fiorentino Emilio Santarelli. Ora si trovano riunite negli Uffizi, avendo il 
Santarelli donata la sua parte nel 1866. Di altre schede, disperse fra varii collezionisti 
parlano le note alla edizione romana del Vasari. 

Il secondo periodo del soggiorno in Roma di Baldassarre va dall'anno 1530 alla 
sua morte avvenuta il 6 gennaio 1536. Egli costruì molti edificii sopra, dentro, o vicino 
antiche rovine, togliendo la pianta di queste mentre scavava le fondamenta di quelli 
(palazzo Costa sch. 3574, p. Falconieri, 375, 376, 377, la Farnesina dei Chigi, 365 , 
p. Massimi 368, 530, 531, p. Ossoli, 378, 4350, p. a s. Biagio della Pagnotta 376, 
100', p. Strozzi tra Campo di Fiore e piazza Giudea, 530, cortile di Belvedere, 483', 
569, 576, 130, p. di Ulisse da Fano (>), p. dell'arcivescovo di Amalfi, 596, 375. 377, 
dell'arcivescovo d'Aquino, 379, 4348, 4349, del card, di Capua, 572, del conte di 
Pitigliano alla Ciambella, 456, del card. Cesarini, 454 — chiese di s. Adriano e di 
s. Martina, 625. s. Francesco a Ripa, 1643, s. Giacomo in Augusta, 578, s. Giovanni 
de* Fiorentini, 510, la Madonna della Penna, 380, s. Maria Liberatrice, 593, 642, 
coro della Minerva, 527', s. Maria in Vailicella, 504, s. Nicolao in Carcere, 478-631, 
s. Rocco, 391, 393, 394, senza tener conto del numeroso apparato di disegni relativi 
al palazzo e alla basilica vaticana). Nell'occuparsi di palazzi, di case e di chiese egli 
non dimenticava mai di prendere conto d'ogni notevole oggetto o frammento archeolo- 
gico. La scheda 1557 ricorda una trabeazione da lui vista in. s. Anastasia: n. 2068 
l'ossuario di Gaio Cesare in ss. Apostoli : n. 550' un antico grifone in s. Bartolomeo 
all'isola : n. 382, 383, 543 gli ornati del templum sacrae Urbis in ss. Cosma e Da- 
miano: n. 385 i sarcofagi di s. Lorenzo fuori le mura: n. 632 una base del foro Tran- 
sitorio in s. Marco: n. 642 gli avanzi dell' Augustéo in s. Maria Liberatrice: n. 105, 
634 un capitello corintio e un architrave dorico in s. Pietro: n. 411 una cornice inta- 
gliata in ss. Quattro Coronati, e così via discorrendo. Vedi gli Indici e Cataloghi dei 
disegni di architettura degli Uffizi, compilati da Nerino Ferri, p. XXXVI e seg. 



(') u Fece una facciata dirimpetto a mcsser Ulisse da Fano, e similmente quella di messer 
Ulisse, nella quale, le storie che egli vi fece d'Ulisse, gli diedero fama grandissima » (Vasari). 



CLEMENTE VII. 1527 243 



Le vessazioni, le angherie, i rubamenti degli Imperiali durarono sino alla fine 
dell'anno. Il seguente documento, benché non abbia che vedere con la storia degli scavi 
e dei monumenti di Roma, dipinge così graficamente lo stato delle cose in quei tempi 
funesti, che non so resistere alla tentazione di divulgarlo, secondo l'originale del notaro 
Apocello, nel cui protocollo 414, e. 499 è rimasto sino ad oggi nascosto. Si tratta di un 
corriere di gabinetto, e dei casi miserandi a lui capitati nel volersi recare da Firenze 
a Roma. 

— Testis prò Dionisio de Jugurgonibus — 
Con*"* D. Dionysius de Jugurgonibus S. (sic) florentinus ad docendum quod occa- 
sione unius fascis litterarum quem d. Petrus Pomeren Canonicus sacrosancte Capelle 
Regalis Palacij Parisiensis attulit a D. Philippe frescobaldo et D. Jo: de Aqua eius 
socio ei Parisiis directi D. Sebastiano do Monteacuto (in margine: et in quo conti- 
nebatur expeditio Episcopatus Trecca et Silvaneteìi) ipse Dionysius in fine mensis 
Novembris 1527, urbe Roma adhuc occupata per Milites Cesarianos, et papa adhuc 
ab illis detento, suscepit iter versus urbem, et quid in ilio Itinere Impense fecit, et 
quid perdidit Induxit dictum. d. petrum in testem, qui compulsus ad Jurandum de 
veritate dicenda Juravit tactis etc. et examinatus, dixit, quod ipse appulit florentiam 
in fine Novembris 1527 cum uno grandi fasciculo litterarum sibi Parisijs dato a Phi- 
lippe frescobaldo et d. Jo : de acqua suo socio directo d. Sebastiano de monteacuto 
et socijs, in quibus dixerat contineri expeditionem Episcopatus Treceù et Silvaneten, 
quem quidem fasciculum ut appulit, statim dicto Sebastiano reddidit; quibus litteris 
acceptis mane diej S. Andree apostoli dictus Dionysius ex commissione et ordine dicti 
sebastianj se posuit ad Iter versus urbem in societate Ipsius testis et cuiusdam Simonis 
piccottj, et cum una guida sive duce Itineris Postquam venerunt Tudertum, loquuti 
fuerunt D. Marchionj Salutiar. prò habendis certis salvis conductibus per quos tuti 
possent ire Romam a quo quidem Marchione consilium acceperunt, ut se in civitatem 
Castellanam conferrent et Inde hominem aliquem mitterent cum litteris quas habe- 
bant a Christianissimo Rege ad D. Alarconem. Ipsi autem in dieta civitate Castel- 
lana salvum conductum expectarent . et Juxta hoc consilium Iverunt ad Civitatem 
Castellanam. Ubi suo malo fato appulerunt proprie ea bora, qua ispani advenerant 
prò recipienda possessione eiusdem terre quam populus terre noluerat dare, et ex ea 
causa totus erat in armis et ea de causa cum ipsi essent visi, fuerunt capti omnes 
tres et .d. simoni picotti fuerunt dati certi ictus cum baculo, et Ipsi testi fuit sublata 
cappa, et ducti vincti sicut latrones in palacium priorum diete terre Civitatis Castel- 
lane, et ibi fuerunt retenti tote eo die sine cibo et potu . tandem ad vesperam tardam rela- 
xati conduxerunt unum, qui Iret Romam, cognomento . . . etuciarium (?), qui Ingressus 
iter versus urbem cum pluribus ipsorum litteris, posterà die aut altera ab illa redijt 
dicens se fuisse captum et spoliatum a militibus hispanicis, et cum eundem expedi- 
vissent adhuc alia vice cum pecunia, ea quoque vice redijt dicens se spoliatum. Mise- 
runt Igitur tercio promittendo ei duplo plus, si reperiret rationem, et salvus transirct, 
et responsum portaret ad litteras ipsorum . et ipse proniisit facere diligeiitia et Ivit, 
et 4.'° aut quinto Inde die redijt cum respó et fuit ei satisfactum luxta pactum 
factum. Hic primus nuncium attulit quod papa fuisset dimissus et se contulissct ad 



244 CLEMENTE VII. 1527-1528 



iirbem veterem, quo Intellecto Ipsi quoque ad urbem veterem iter destinarunt, et quia 
Iter non erat valde securnm, communicato Consilio in comites Itineris ceperunt secirai 
quattuor vel sex sclopetarios usque ad Ortum . et venit etiam cum eis d. lohannes 
mileti scriptor brevium et due Guide. Orto dimiserunt sclopetarios (a sé retro) 
acceptos (?), et sumpserunt alium ducera Itineris peritum viarum regionis illius . facto 
lara Itinere aliquot railliariorum Inciderunt in sclopetarios equestres numero viginti 
duorum, a quibus capti fuerunt, et ducti usque ad unum transitum fluminis prope 
unum castellum cui nomen est Castilio Tiberina ditionis d. viconj de Carnano . ubi 
tenuerunt eos usque ad vesperam. Circa vesperam duxerunt eos in una turre vetula 
vicina, et ibi depredati fuerunt eos, et abstulerunt sibi testi ad scuta Trecenta, et 
simonj picotti ad scuta quidecim et D. Io : scuta Decem, et dionysio sex vel octo et 
unara camisiam Et circa mediam noctem Imposuerunt eos equis, et reduxerunt ipsos 
retro. Et quia ipsi noluebant, ne eos vellent ducere in aliquem locum devium, et ibi 
Interticerent, picotti nactus aliquautum spacii decidit ex equo et sectis vinculis aufugit 
in montem . et quia qui post illum ierat non poterant eum consequi, forsan metu ne 
ille vicinum castellum concitaret ad Insequendura eos, dimiserunt Ipsum quoque testem 
cum sua societate, qui sic dimissi redierunt ad dictam turrem, in qua manserunt usque 
ad diem. Unde ubi illuxit discesserunt versus urbem veterem . ad quam civitatem appu- 
lerunt die 14 klas lanuarij . declarando quod ubi appulit in urbem veterem revocavit 
expensas eius Itineris ad calculum et repperit ultra pecunias per predones ereptas, 
se consumpsisse ad scuta quinquaginta prò sua parte, subiungendo quod toto hoc tem- 
pore Itineris vix erat dies quo non haberetur parum de pluvia, et quod umquam in 
vita sua duriores dies habuit, cum in diversorijs non solum non possent prò suis pecu- 
nijs habere ad comedendum et ad bibendum, sed ne tantum quidem ignis quod satis 
esset ad siccandos ipsos a pluvia uti necesse fuisset , supra quibus Idem .d. Dionysius 
et prefatus .d, I. mandaverunt dicto dionysio fieri unum vel plura etc. Actum in domo 
prefati d. Auditoris presentibus Ioanne lacobo buna (bucca?) et philippo Quintilio curie 
causarumque Cam.''^ ap.'^'' notr. testibus » . 

1527. ECCLESIAE VRBIS. Clemente Vili restaura e riduce in miglior forma la 
chiesa di s. Gregorio de Muratori e Maestri di legname a Ripetta. Che si tratti di 
restauro e non di prima costruzione (vedi Armellini 330), è provato dalla data delle 
iscrizioni che ancor si leggevano nel pavimento al tempo dell'Alveri (II, 79), tutte 
anteriori al 1527. Queste iscrizioni, che ricordano artisti Lombardi morti in Roma, sono 
rimaste ignote al Bertolotti. 

1528. AEDES SATVRNI. Pirro Ligorio ricorda la seguente scoperta a e. 290 del 
cod. paris. ital. 1129. 

e Cauandosi nel quinto anno del ponteficato di papa Clemente Settimo sotto la 
rupe Tarpeia in capo del vico lugario furono trouate alcune colonne di Tiuertino 
striate et stuccate dell' ordine corinthio non tigliati come sogliono essere le frondi 
dell'acanto, ma erano li suoi capitelli sodi et garbatamente fatti et con esse furono 
trouate due tauole di bronzo scritte (de Thermessibus CIL. I, p. 114 e de xx Quaesto- 
ribus, ivi, p. 108) furono donate dal cardinale Hippolito de Medici al cardinal della 
Valle, e finalmente sono uenute per Herodita in casa de Crapanchi gentilhuomini 



CLEMENTE VII. 1528 245 



romani ma approposito nostro hauemo canate quelle poche parole che sono scritte 

nel fine della decima ottaua tauola delle uenti questorie, perchè dice esser fissa nella 
aede di saturno nel muro della pariete della cauca.... in quel luogo.... contrasignato 
nella pianta ii ad aedem Saturni in pariete intra caucas proxime 
ante hanc legem. Così dunque questa tauola era nella aede di Saturno et questa 
parte che in quell hora si cauò è nella parte di dietro nella chiesa di san Saluatore 
in Astatera sotto la Rupe capitolina. Questa fu la prima cognitione di esso tempio. 
Dopo sotto del ponteficato di papa Paulo quarto, cauandosi dall' altra parte della 
suddetta chiesa incontro dell' Hospedale di santa maria in portico, e auante la chiesa 
di san Salvatore appunto sotto il colle doue soprastaua la Rocca capitolina in uico lugario 
furono trouate altre memorie del portico di esso tempio fatto di ordine exastylo ciò 
è di sei colonne di sasso Tiuertino stuccate et striate et corinthie come erano quelle 
ch'erano nella parte di dentro del tempio tanto che quelle della parte di dentro et 
quelle del portico dauanto erano di una misura di una forma et di una altitudine 
grosse piedi quattro et alte piedi trentaquattro et mezzo eccetto che le colonne ango- 
lari erano di una ottaua di un piede di più che le altre.... et oltre alle dette me- 
morie di colonne rouinate et delle pariete et delle hasi che anchora erano in opera 
hauemo ueduto quest'altra memoria dell'area di esso tempio che era Herario posta 
in opera poco discosta al Pronaon.... che demonstraua essere la faccia del tempio 
incontro alla rupe per l'angolo sinistro, et il destro verso il foro Romano poi che la 
parte anteriore uolgeua uerso Borea. (Segue un breve ragguaglio intorno al cippo 
terminale IL. VI, 1265), il qual termine hauemo ueduto in opera come Sedette et 
per opera di M. Tomasso Spica deputato sopra dell'antichità è stato fabbricato in 
quella parte vicina.... 

Oltre alle memorie de fragmenti che sono trouati di questo tempio delle colonne 
et de muri hauemo uedute alcune rouine delle fenestre che hauea sopra delli nicchi 
eh' erano intra le colonne et hauea i suoi lumi nei fianchi " . (Segue il profilo della 
base capitello, architrave, fregio e coruice «^ li quali intagli erano fenti sopra del 
Tiuertino stuccati »). 

In questo racconto del Ligorio e' è indubbiamente qualche cosa di vero. La les 
Antonia de Thermessibus, incisa in lastra di bronzo nell' anno u. e. 683, è stata di 
fatto " reperta Romae ad Tarpei radices in Saturni ruinis » e fu di fatto posseduta 
da Camillo Capranica nella seconda metà del cinquecento. 

Similmente la lei Cornelia de xx quaestoribus, di dieci anni anteriore alla pre- 
cedente, è cosi descritta nelle schede fiorentine del Borghini: -tabula ahenea clavis 
olim parieti adfixa reperta Romae in ruinis aedis Saturni ad Tarpei mentis radices » . 
Anche il cippo terminale dei praetores aerarli CIL. VI, 1265 si dice trovato nel 152o 
ad radices Capitolini apud xenodochium divae Mariae porticus. ubi olim templuiii 
saturni fuUse creditur, in quo et pubblicum populi Romani aerarium : — ad aedi- 
culam s. Salvatoris in staterà, prius s. Saturnini : — e regione rupis Tarpoiae : — ad 
aed. s. Salvatoris in porticu etc. «. Il Visconti (Bull. Com. 1874, p. 4). lo dice, a 
torto, scoperto nel 1556, scambiando l'anno del suo collocamento in opera, in via di 
s. Omobono n. 106, al tempo di Paolo IV, per quello del rinveuimeuto: ma dubito 



246 CLEMENTE VII. 1528-1530 



Ugualmente della data ammessa dal CIL. Dice infatti Paolo IV che il cippo era stato 
tf erectus an. sai. m. d. Ivi» in quel sito preciso, «ut antiquufn locum indicet ubi 
NVPER effossus fuerat». Il « nuper » del 1566 non potrebbe mai riferirsi a una sco- 
perta già vecchia di quarantasei anni. Circa al sito della scoperta stessa vedi Fulvio 
e. XXI r. « In reliqua vero Capitolii pte versus occasum praeter ruinas et rupium cre- 
pidines nihil ex priscis operibus nùc superest. Mentis aut(em) p(ar)s quae vergit al lybin 
1 faucibus Capitolii supra hospitale nùc s. Mariae i porticu habuit olim aedé Saturni 
et opis 1 vico iugario.... ubi erat aerariù, quo e foro in Capitoliù ascendebat(ur). 
Extat adhuc ibi parvum ac ruinatum Sacellum sub rupe prupta 
titulo nùc S. Salvatoris ì aerarlo ». 

1529, 10 novembre. THEATRVM POMPEIANVM. Maestro Vincenzo da Pisa 
architetto pone lo fondamenta delle case di Silvestro Paluzzi nella piazza detta Satri 
presso il palazzo del cardinale de' Santi Quattro (p. Pio-liighetti al Biscione. Not. Ro- 
teili, prot. 1484 e. non num. A. S.). Forse è stessa, la cui facciata fu decorata nel 1531 

1532 da Baldassare Peruzzi. 

1530, 8 ottobre. ALVEVS ET RIPAE TIBERIS. Strepitosa inondazione del Tevere 
che riempie di melma strade e case, e distrugge molte pescaie e molti molini galleg- 
gianti, dai quali erano orlate le ripe, a partire dal ponte Vaticano sino alla Marmorata. 

1 molini erano distinti ciascuno dal proprio nome, la Griffa, la Vittoria, la Serena 
(Sirena) etc, mentre le pescaie portavano il nome del proprietario, pescaia Salviati alla 
Marmorata, p. di santa Cecilia in ripa romea, staffilare di s. Maria in Ceriola etc. 
Nella seduta del Consiglio Comunale del 19 ottobre, il primo conservatore Antonio 
Cavalieri affermava che l'inondazione « excessit signù positù tempore Martini i facié 
parietis s^* marie sup minerba p pedes octo et ultra, omnia devastando » . Il magi- 
strato aveva mostrata a Clemente VII « urbem plenam ceno fluminis tam intus demos 
q extra i vijs publicis » domandando soccorsi per impedire il sopravvenire della fame 
e della peste. Quanto ai molini, si decide di riattare immediatamente quelli fuor d'uso 
« 1 aqua marane et accie » . 

L'iscrizione del tempo di Martino V (a. 1422) alla Minerva è riportata dal 
Celani in Bull. Com. tomo XXIII. a. 1895, p. 289, n. 5. Il diluvio di Clemente VII 
fu ricordato da moltissime lapidi, oggi per la maggior parte scomparse. Ve ne erano 
due, murate nel palazzo Orsini a Pasquino per cura del cardinale Antonio del Monte, 
la prima nella facciata verso Agone, alta dal suolo m. 3,85, la seconda nell' angolo 
verso Parione più alta del Pasquino stesso. Quella posta in Castello dal prefetto Guido 
Medici all' altezza di m. 3,50 dal suolo, narrava come « Roma sereno tempore facta 
fuisset tota navigabilis » . 

1530. A questa epoca appartengono approssimativamente due libri di schizzi dal- 
l' antico, il primo, di autore incerto, nel museo Wicar di Lille, il secondo di Jacques 
Androuet du Cerceau, formato di più taccuini che si conservano nei Gabinetti delle 
stampe di Monaco, Parigi, Berlino, e nelle biblioteche Destailleur e Dutuit a Parigi. 

Il libro del museo Wicar ò stato descritto dal Gonse nella Gazette des Beaux-arts 
1876. tomo II, p. 406; dal Geyinuller nelle Mémoires de la societé nationale des 
antiquaires de France, tomo XLV, a. 1884, p. 243; dal Fabriczy nell'Archivio Storico 



CLEMENTE VII. 1530 247 



dell'Arte, tomo VI, a. 1893, fase. IT, etc. Ne sono autori Bastiano de Sangallo detto 
Aristotile (1484-1551), e Giovanbattista il Gobbo (n. 1496), i quali lo incominciarono 
circa il 1520 e lo terminarono circa dieci anni dopo. Contiene appunti di monumenti 
antichi di Roma, Viterbo, Benevento e Pola, e saggi di talune opere di Brunellesco, 
di Bramante, e di Michelangelo. 

Ricordo a titolo di curiosità che il Wicar, durante il suo lungo soggiorno in 
Roma, aveva lo studio a s. Apollonia in Trastevere, sulla facciata del quale si legge- 
vano due iscrizioni dettate dal Fea, per ricordare le visite quivi fatte dall' imperatore 
Francesco II, e da papa Pio VII (Vedi cod. vatic. 9202, e. 199'). 

L' opera archeologica dell' architetto francese Jacques Androuet du Cerceau, il quale 
soggiornava in Italia sino al 1533, è stata ampiamente illustrata dal barone di Geymiiller 
nella sua opera magistrale « les Du Cerceau " Paris, 1887, p. 105 sg. L'album a stampa 
più utile ai nostri studii porta il titolo: « Livre des édifices antiques romains contenant 
les ordonnances et desseings des plus signalez et principaux bastiments qui se trou- 
vaient à Rome du temps quelle était en sa plus grande fleur » s. 1. 1584. 

1530. Due importanti lavori stradali, con demolizioni e scavi relativi, furono 
condotti in città, nei mesi precedenti alla inondazione dell' 8 ottobre : quelli di via 
dei Baullari e quelli di via Leonina. La taxa jectiti di quest'ultima si trova a e. 159 
del protocollo 79 di Stefano Amanni. Anche nel prot. 78 a e. 579 si trovano notizie 
di spianamenti e di demolizioni « prò iectitu vie leonine perficiende usque ad plateam 
s" aloisi nationis Gallorum de urbe » . Un terzo atto dello stesso notaro, a e. 124, nomina: 
« domum dirutam a magistris stratarum prope campum flore prò directione vie " (dei 
Baullari). 

1530. AEDES PENATIVM IN VELIA. Data approssimativa degli scavi fatti dal 
cardinale Alessandro Farnese nella discesa del Palatino verso il Foro. Vi fu trovato 
il piedistallo « Laribus publicis sacrum » dedicato da Augusto il 1 gennaio del- 
l' anno 750 (CIL. 456). Quivi pure deve essere stata cavata fuori la « basis magna 
marmorea litteris pessimis « dedicata a Massimiano da Settimio Valenzione (ivi 1125). 

Ho ricordato questi scavi a p. 184, attribuendoli all'anno 1518, ma dubito di 
esser caduto in errore. 



INDICI 



1. TOPOGRAFIA ANTICA. 

2. TOPOGRAFIA MEDIEVALE E MODERNA. 

3. CHIESE. 

4. MVSEI, GALLERIE, BIBLIOTECHE. 

5. VARIA. 

6. NOMI. 



1. TOPOGRAFIA ANTICA. 



Agger Servii 148. 

Albanum Domitiani 154. 

Amphitheatrum Titi 50, 53, 59, 60, 65, 66, 68, 

71, 83, 105, 215, 219. 
Anastasis 7, 29. 
lAquaeductus Claudiae 40. 

» Neroniaaus 30, 49, 164, 168, 232. 

» Virginis 57, 73, 75, 165. 

Ara Maxima 84, 122. 
Archibum Damasi pp. 85. 
Arcus Arcadii cet. 39. 

n Augusti ad pont. Aemil. 39. 

" M. Aurelii 77. 

n Gordiani 11, 169. 

» Gratiani cet. 53, 169, 232. 

n Novus 88, 217, 232. 

n di Portogallo 178. 

" Septimii 74, 81, 197, 201. 

» Traiani 223. 
Arx 70. 

Atrium Vestae 28, 98. 
Aventinus Mons 215. 

Basilica Aemilia 93, 94, 165, 237. 

» Constaiitini 62, 77, 85, 

" Julia 11, 22, 25, 27, 45, 47, 132, 157. 

" Junii Bassi 37, 62, 81. 
Busta Gallica 141. 



Castra praetoria 169. 
Catabulum 194. 
Circus Flaminius 47. 

••' Maxentii 45. 

« Maximus 30, 31, 45, 56, 89, 95, 98, 167. 

" Neronis 199. 
Claudiura 71. 
Cloacae Urbis 46. 
Coemeteriura Generosae o. 
Collis Hortorum 163, 170. 
Columna divi Pii 169. 
Coraitium 60, 02. 
Crypta Balbi 47. 
Curia (Senatus) 6, 32, 49, 53, 62, 60, 6B, 105, 221 . 

Domus Augustana 11. 

« Aurea 167, 225. 

" Betitiorum 49. 

" Calpurniorum (?) 35. 

" Cilonis 86. 

n Lateranorum 41, 49. 

» Maximi 175. 

n Pinciana 17. 

n Severiana 30. 

15 Tiberiana 27. 

» Titi imp. 139, 147, 189, 225, 232. 

« Victiliana 37, 38. 
ad duas Domos 52. 



Cannapara 132. 

Capitolinus mons 160. 

Capitolium 50, 58, 59, 67, 74, 195, 221. 

Capitolium vetus 169. 



Fidenae 205. 
Fons Faunoram 63. 
Fornii Claudii imp. 134. 
» Lcntuli 39, 52. 



252 



TOPOGRAFIA ANTICA 



Forum Augustura 80, 185. 
« Boarium 194. 
» Esquilinum 80. 
» Holitoriura 139, 220. 
^ Juliura 49, 53, 66, 68, 123. 
« Nervae 47, 136, 137, 172, 183, 197, 215, 

223, 236. 
n Romanum 60, 72, 78, 89, 93, 157. 
« Traianum 46, 49, 89, 125, 134, 143, 170, 

217, 223, 224, 232. 

Gaianum 72. 

Hierusalem 89. 
Horrea 33, 190, 233. 
Horti Aciliorum 85, 231. 

n Caesaris 221. 

« Domitiae 61. 

n Getae 50. 

» Lamìani 148, 179, 190, 

r) Maecenatiani 230. 

» Pinciorum 89. 

n Sallustiani 45, 83, 222, 231. 

" Variani 219. 

Insula Bolaniana 7. 



Obeliscì urbis 232, 283. 

Odeum 46, 196. 

Officinae marmorar. 9, 10, 11, 20, 131. 

Opera Octaviae 20, 32, 47, 68. 

Opera Pompeii 94. 

Ostia (v. via Ostiensis). 

Palatium 11, 27, 30, 90, 91, 101, 105, 111, 162, 
165, 172, 176, 179, 184, 200, 232. 
n Septizonium 57, 200, 201. 
Pantheon 15, 51, 60, 61, 88, 201, 206, 213, 235. 
Pomerium 147, 167, 230. 
Pons Aelius 53. 

» Aemilius 24, 47, 195. 

" Aurelius 75. 

« Molvius 58, 64, 72. 

» Neronianus 66. 

Porta Flaminia 80. 
n Pinciana 88. 
» Septimiana 161. 
Porticus Eventus Boni 123. 
« Maximae 162. 
» Minucia 157, 182, 221. 
'. Philippi 147, 197. 
» Pompeianae 36. 

Rostra 150, 167, 197. 



Lacus Servilius 63. 
Lavacrum Agrippinae 230. 
Lucus Furinae 7. 

Macellum magnum 6, 57, 61, 181. 

Mausoleum ad Apost. Petrum 55, 64, 70, 79, 193. 

» Augusti 8, 23, 25, 33, 38, 84, 90, 103' 

» 132, 175, 180, 192, 194, 233. 

» V. Casa Tonda 181. 

» Constantiae 33, 62, 72, 75. 

» Hadriani 7, 41, 54, 64, 91, 92, 93, 232. 

» Hélenae aug. 7. 

» Metellae 37. 

'» V. Monte del Grano 27, 40. 

Meta Burgi 161, 186 seg. 

» Sudans 168. 
Mica aurea 5. 
Mithraeum R. VII. 99. 
Monumenta Mariana 33. 
Monumentum (v. Sepulcrum). 
Murus Servii 55. 
Murus Aureliani 22, 52, 230. 
Murus Leonis IV. 34, 91, 93. 



Sacra Via 85, 98. 
Schola Bruti 34. 

« Graeca 7, 87, 95, 125, 145, 180, 204. 
Secretarium Senatus 33. 
Septa 58, 71, 143, 169. 
Septizonium 57, 200, 201. 
Sepulcrum Abucciorum 99. 

« Bibuli 91. 

« C. Cestii 233. 

» famil. Marcellae 108. 

" Miniciorum 98, 112. 

n Nasoniorum 102. 

n famil. Neronis Drusi 99. 

Sallustiorum 99. 
Solarium 83, 136, 169. 
ad Spem Veterem 159. 
Stabula IV factionum 85, 93, 144, 198. 
Stadium 52, 54, 74, 113. 
Statio Annonae 204. 

» Cohortis IV vigilum 193. 
» Rationis marmor. 81. 

Tabularium 37, 39, 41, 48, 55. 



TOPOGRAFIA ANTICA 



253 



Templum divi Augusti 169, 225. 

» Castorum 72. 

» deae Diae G6. 

n divi Claudii 71. 

« Dianae aventin. 63. 

n Eventus Boni 33. 

» Herculis Victoris 76, 77, 83, 122. 

» lani 93, 94. 

>» lovis 0. M. (v. Capìtoliura). 

» lovis Palrayreni 112. 

« Isidis et Serapidis r. IX. 7, 13, 21, 25, 
34, 54, 59, 67, 165. 

» Martis Ultoris 186. 

» Minervae 34, 54, 59, 235. 

» Neptuni 153, 232. 

» divi Pii 165. 

» Probi 56. 

» Quirini 231. 

» Roraae et Veneris 25, 32, 40, 53, 57, 98. 

» Sacrae Urbis 56, 68. 

» Saturni 45, 59, 244, 245. 

« Solis 16, 18, 39, 51, 60, 61, 107. 

» Telluris 29. 

« Veneris in Calcarario 39. 

n « Erycinae 231. 

» » Genetricis 123. 

» » etRomae25, 32, 40, 53,57,98. 

« Vestae 169. 
Theatrum Balbi 169. 

» Marcelli 47, 194. 

« Poinpeii 59, 222, 246. 

Thermae Agrippae 25, 47, 139, 221, 235. 
» Alexandri 8. 

n Antoninianae 4, 7, 24, 60, 62, 68. 

n Constantini 213. 

" Diocletiani 62, 70, 74, 84, 136, 168, 

181, 232. 
» Domitiani 81. 

n Helenae aug. 175. 

n Neronis 146. 

» Titi 60. 

r> Traiani 62, 78, 149, 155, 232. 

Tiberis (alveus et ripae) 6, 19, 20, 22, 27, 39, 
49, 57, 6Q, 73, 74, 81, 92, 148, 167, 108, 169, 
194, 195, 206, 226, 227 sg. 230, 2.32, 240. 



Triopiara Herodis Attici 165, 200, 208, 
Trullum ad s. Stephani 132. 

VIA APPiA 4, 14, 84, 18.3, 184, 185, 191, 208, 
210, 219, 246. 

1 Albanum 19, 20. 

» Circus Maxentii 62. 

n Mausoleum Metellae 37, 59. 

» Villa Quintiliorum 98. 
VIA ARDEATiNA Praedia Amarantiana 14. 
VIA AVRELIA Palidoro 26. 

VIA CAMPANA 67. 

VIA CAMPANO-PORTVE.NSIS 198. 

VIA COLLATINA 57. 

VIA CORNELIA 56, 217. 

VIA FLAMINIA 7, 65, 84, 202. 

» Domitiorura monumentum 7. 

» Piano 26. 

n Tres Columnae 65. 

n Trullus de Buccamatiis 65. 

» Villa Liviae 25. 

VIA LATINA 109, 119, 

» Grottaferrata 33. 

VIA NOMENTANA 10. 

VIA osTiENSis Ostia 8, 18, 20, 25, 26, 48. 49,50. 
52, 53, 68, 69, 70, 95, 144, 148, 
165, 215, 227, 241. 
» Vicus Alexandri 20. 

VIA poRTVEN'sis Portus Augusti 20, 48, 54, 69. 

" Galeria (Portus) 19. 

VIA SALARIA 73, 158, 170, 220. 

VIA SEPTIMIANA 161. 

VIA SEVERIANA 8. 

VIA TIBVRTINA 4, 8, 192. 

y^ Tibur 67, 99. 

" Villa Hadriani 137, 161. 

VIA TRivMPHALis 34, 55, 65, 98, 107, 112, 145, 

217. 
VIA TvscvLANA Monte del Graii'i 27, 40. 

VIA VEIE.NTANA 72. 

» Veii 21, 154. 

Via Nov^a Antoniniana 235. 
Vicus lugarius 158. 
Vicus Tuscus 57, 179, 192. 
Villa Publica 58, G7, 71. 



254 



TOPOGRAFIA MEDIEVALE E MODERNA 



2. TOPOGRAFIA MEDIEVALE E MODERNA. 



l'Abbozzata 237. 

Arco de' Toschi di Berta 46. 

Arco de' Maddaleni 109. 

Belvedere 154 e seg. 
Borghetto de' Pidocchi 202. 
Borgo vaticano 70, 96, 147, 161. 

iCampo Giudeo 231. 
Cancellarla (Cainellaria) Capitolina 39. 
Capocce 189: vedi Domus Titi. 
Casa Cecchini 169. 

n da Fano (Lanciarini) 170. 

« Galli 108, 173. 

" Mantaco 90. 

n di Pomponio Leto 115. 
Castel S. Angelo 64, 75, 91, 92. 
Castel Giubileo 205. 
La Ciambella 221. 
Conca di s. Marco 71. 
Corte Vecchia 78. 



Farnesina (Chigi) 150, 164. 
La Fossa 87. 



Monte Cuculio 117. 

»> delle Gioie 73. 

» Leone 131. 

» Mario 112. 

» Pincio 89. 

» Secco 83. 

n Secco al Circo 95. 

.) dello Serpente 31, 32. 

» Ventoso 50, 67. 

Orto Comovaglia 153. 
» Frangipane 89, 95. 
» Massimi 173. 
V Nari 123. 
« Stati 231. 
» della Valle 121, 122. 
Ospedale de' Boemi 64. 

» dei Genovesi 81. 

» delle Grazie 63. 

» degli Illirici 57. 

» Lateranense 32, 37. 

n di S. M. in Portico 245. 

» di S. Spirito 29, 75, 76. 

n Teutonico 131. 

» de' Transilvani 131. 



Giardino d'Ascanio (Chigi) 180. 

" del Bufalo 104. 

» Caraffa 138. 

» Carpi 139. 

» Cesarini 133. 

» Chigi alle quattro Fontane 151, 154. 

» Colocci 165, 203. 

rt Gonzaga 78. 

» Ferrerie 213. 

» Mattei 211, 212. 

» Mendicanti 9. 

» Mercurelli 10. 

» Muti a S. Vitale 24. 

» Passionisti 11. 

» Pincio 5. 
► Grottaferrata 154. 

Magliana 210. 
Meta di Borgo 126. 
Monte Aventino 73, 78. 



Palazzo del card. Adriano (Giraud) 93, 94, 186, 188. 

» Alberini-Cicciaporci 101, 212. 

» Altemps 4. 

» Altieri 101. 

'» Altoviti 163. 

n dall'Aquila 211. 

» Arcioni 39. 

» Argentina 134. 

» Banca d'Italia 10. 

» Barberini 4. 

» Bini 222. 

» Branca 171. 

« Buzi 212. 

V Caffarelli-Vidoni 211. 

» Cancelleria 11, 12, 85. 

» Cancelleria Nuova 94. 

n Capranica 106, 132. 

» Cecchini 107. 

» Cesarini 134. 

» Chigi 151, 152. 



TOPOGRAFIA MEDIEVALE E MODERNA 



255 



Palazzo Chigi a' ss. Apostoli 153. 

n de' Conservatori 206 e seg. 

» Farnese 198. 

» di Firenze 146. 

» Frangipane 91, 171, 179, 192. 

» Frontoni 9, 12. 

» del Governo Vecchio 79. 

é n Madama (Medici) 145, 209. 

» Maddaleni 109. 

» Maggiore 172, 176. 

,» di S. Marco (di Venezia) 71, 72, 58, 
74, 138. 

n Mattei 24. 

» Millini 113. 

» Muti Papazzurri 63. 

» Novelli 37. 

n Odam 9. 

» Odescalchi 153. 

» Olgiate 134. 

,» Orsini in Agone 54, 106. 

,n Orsini a Campo di Fiori 174, 175. 

j» Orsini a Monte Giordano 113. 

» Pio-Orsini 174, 175. 

!» Ossoli 212. 

" Pagani-Planca-Incoronati 108. 

» Piombino-Spada-Giustiui 125. 

y) Ponziani 196. 

n Ponzetti 131. 

» Quirinale 106. 

« Eegis 212. 

n Rospigliosi 4. 

«n Santacroce 118, 119. 

» Savelli-Orsini 178, 194. 

r) del Senatore 197. 

n Stati-Maccarani 212. 

n Tebaldeschi 103. 

« d'Urbino 144, 169. 

n della Valle 121. 

r» Vaticano 74, 210, 211. 

» Verospi 240. 

Pantano di s. Basilio 121, 123. 

Piazza de' Cavalieri 122. 

n di s. Eustachio 5. 

» del card, di Fermo 106. 

n de' Fieschi 131. 

» Grimana 139. 

» di s. Marco (Venezia) 4. 

» Montanara 158. 

» di s. Salvatore in Lauro 5 

» di Siena 82. 



Platea Petri Ludovici 103. 
Porta 8. Giovanni 140. 

ìì Maggiore 159. 

» Pia 124. 

n Settimiana 161. 
Pozzo Bianco 131. 

n delle Cornacchie 131. 

» Merlo 131. 
Prati dell'Arenacela 72. 

» di Castello 65, 72, 159, 164. 

n Monte del Lauro 72. 

n Monte Secco 72. 

n prata Falconi 72. 

Ripa de' Macelli 73. 

Sapienza Capranica 132. 

» Nardini 79. 
Satri 246. 
Schifanoia 89. 
Scortecchiaria 47. 
Sette Sale 123 (vedi Capocce). 

Torre de' Conti 29, 38. 
n del Merangolo 103. 
« delle Milizie 29, 62. 

Via Alessandrina 66. 

» Alessandrina (Borgo) 126. 

" Appia — Ariccia 151, 154. 

" Appia — C. Gandolfo 154. 

n Appia — Fontana Vergine 102. 

» Appia — Nemi 122. 

" Appia — Valle d'Accia 106. 

r) de' Banchi 46. 

n Baullari 247. 

» di S. Celso 5.3. 

« Colozia 192. 

n Egidia 192. 

" di S. Eufemia 46. 

» (Ruga) Francisca 41. 

" Frattina 120. 

n Giulia (Lungara) 161. 

n Leonina (Ripetta) isO, 192, 194, 202, 247 

» di Marforio 90. 

n Marina 57. 

n Merulana 40. 

r> Xomentana — Forma de Pil'i 1'"'. 

« dell'Orso 226. 

n Paolina 53. 

n de' Ss. Quattro 49. 



256 



CHIESE 



Via Retrobanchos 217. 

» Tiburtina— Monticelli 135. 

» Vicolo de' Porcari 1 18. 
Valle Marmorea 184, 200. 
Vigna Alberini 101. 
■ n Altieri 102. 

» Altoviti 164, 199. 

" di Baldassarre (Turini) 213. 

» Boccacci 139. 

n Capranica al Palatino 105. 
' » Caraffa 106. 

" della Casa Professa 174. 
^ » Ciampolini 106. 

» Codini 99, 102. 

» Daniele Barbaro 89. 

» Dossi della Palma 168. 

» da Fano (Lanciarini) 170. 

« Fedra 212. 

» Grimani 138, 139. 

« Maffei al Palatino 111, 200, 201. 

» Mancini 39. 

» di Mantaco 91 . 

" Mario Mellini 90. 

» Massimi 173. 

" Mazzanti 99. 



Vigna Novelli 113. 

n Nussiner-Butirroni 179, 192. 

» Olgiate 211. 

» Ottini 109. 

r> Pichini 123, 125. 

• » Pippi (Giulio Romano) 181. 
» Ponti 123. 

» Porcari 118. 

» de Radicibus 123. 

• » Santacroce 119. 
» Spinelli 55, 65. 
» Stagni 123. 

» della Valle 164. 

» Vittori 9. 

» Volaterrano 168. 

Villa Albani 4, 5. 

» Altieri 10, 102. 

» Chigi 154. 

» Giulia 4. 

» Ludo visi 125. 

• » Madama 5, 146. 

• " Medici 146. 

» Ruffinella 213. 

Zecca antica 49. 



3. CHIESE. 



S. Adriano 5, 6, 32, 53, 242. 

S. Agata in Subura 167, 236. 

S. Agnese in Agone 16. 

S. Agnese fuori le mura 16, 75, 81, 213. 

S. Agostino 75, 81. 

S. Ambrogio de' Lombardi 75. 

S. Ambrogio della Massima 147, 197. 

S. Ambrogio de Maxima 17. 

S. Anastasia 7, 242. 

S. Anastasio alle tre Fontane 98. 

S. Andrea de Columna 104. 

S. Andrea do Portugallo 141. 

S. Andrea in Lazaria 163. 

S. Andrea in Pallara 105. 

S. Andrea in Vincis 59. 

S. Andrea v. Flaminia 67, 69. 

S. Angelo de' Corridori 92. 

S. Aniano 75. 

S. Anna de' Falegnami 36. 

S. Antonio all'Esquilino 13, 37, 62. 

S. Antonio de' Portoghesi 51. 

S. Apollinare 14, 81. 



Ss. Apostoli 3, 16, 17, 62, 63, 75, 242. 

S. Balbina 17, 75, 86. 

S. Bartolomeo all'Isola 3, 5, 6, 17, 35, 242. 

S. Basilio 80, 185. 

S. Bernardo della Compagnia 46. 

S. Bonosa 81. 

S. Caterina delle Cavallerote 26, 87, 114. 

S. Caterina de' Sanesi 226. 

S. Cecilia 16, 17, 35, 46. 

Ss. Celso e Giuliano 39, 97. 

S. Clemente 5, 6. 

Ss. Cosma e Damiano in Mica Aurea 5, 16, 56, 

75, 79. 
Ss. Cosma e Damiano in Silice 68, 242. 
S. Costanza 33, 62, 72, 73, 75. 
S. Crisogono 7. 
S. Croce di Monte Mario 133. 
S. Croce in Gerusalemme 4, 16, 89. 

Domine quo vadis 209. 



CHIESE 



257 



S. Eusebio 33. S. M. 
S. Eustachio 8. 

S. M. 

S. Francesco a Ripa 33, 242. S. M. 

S. M. 

S. Giacomo alla Lungara 17. S. M. 

S. Giacomo in Augusta 38, 242. S. M. 

S. Giacomo in Settimiana 91. S. M. 

S. Giorgio in Velabro 132. S. M. 

S. Giovanni de' Fiorentini 194, 242. S. M. 

S. Giovanni de Pinea 118. S. M. 

Ss. Giovanni e Paolo 4, 17. S. M. 

S. Giovanni in Oleo 148. S. M. 

S. Giovannino 99. S. M. 

S. Girolamo 56, 84, 90, 132. S. M. 

S. Gregorio al Celio 90, 117, 118, 219 S. M. 

S. Gregorio de' Muratori 180, 244. S. M. 
S. Lorenzo fuori le mura 8, 16. 30, 33, 61, 242. S. M. 

S. Lorenzo in Damaso 94, 238. S. M. 

, S. Lorenzo in Lucina 48, 136, 169. S. M. 



sopra Minerva 17, 34, 54, 106, 110, 117, 

118, 242. 

de' Miracoli 222. 

di Monserrato 93, 184. 

di Monte Giordano 113, 114. 

in Monteroni 33, 121. 

de' Monti 32. 

in Monticelli 5, 6, 17. 

dell'Orto 159. 

della Pace 75, 106, 138. 

in Petrocia 87, 132. 

ad Pineam 5. 

del Popolo 7, 32, 75, 79, 167, 204, 211. 

de Porta Paradisi 194. 

in Portico 76, 217. 

in Publicolis 70. 

in Trastevere 7. 

in Vallicella 242. 

in Via 104. 

in Via Lata 3, 217. 



S. Marcello 4, 194, 236. 

S. Marco 16, 71, 73, 242. 

S. Margherita 75, 79. 

S. Marina 56, 57 (S. Marinella). 

S. Martina 221. 

S. Martino in Panerella 32. 

S. Martino in Portica 86, 87. 

S. Martino in Posterula 57. 

S. Matteo in Merulana 12. 

S. M. dell'Anima 131, 158, 219. 

S. M. Antiqua 5, 225. 

S. M. in Aquiro 77. 

S. M. in Araceli 14, 17, 34, 38, 70, 75, 176. 

S. M. in Campitelli 17, 32. 

S. M. in Cappella 5. 

S. M. della Consolazione 75. 

S. M. in Cosmedin 3, 7, 62, 204. 

S. M. in Domnica 16, 170, 211. 

S. M. della Febre 55. 

S. M. de Gradellis 90. 

S. M. delle Grazie 89, 93. 

S. M. di Grottapinta 222. 

S. M. in Julia 36. 

S. M. Liberatrice 169. 

S. M. di Loreto 143, 217. 

S. M. in Macello 183. 

S. M. Maggiore 14, 15, 33, 35, 52, 61, 63, 75. 

S. M. della Mano 179. 

S. M. ad Martyres 15. 



Ss. Nereo e Achilleo 75. 
S. Nicolao de' Funari 182. 
S, Nicolao degli Incoronati 109. 
S. Nicolao in Carcere 139, 242. 

S. Onofrio 50. 

S. Pacera 41. 

S. Pancrazio 62. 

S. Pantaleo de Preta Caroli 46. 

S. Paolo 17, 35, 73. 

S. Petronilla 79. 

Ss. Pietro e Marcellino 34. 

S. Pietro in Montorio 75. 

S. Pietro Vecchio 7, 16, 18, 40, 50, 55, 63, 65, 
66, 67, 68, 69, 70, 75, 80, 82, 142, 144, 153, 
165, 193, 238, 242. 
•S. Pietro in Vinculis 15, 60, 62, 73, 75, 140,, 150. 

S. Prisca 63. 
• S. Pudenziana 17. 

Ss. Quaranta 7. 

Ss. Quattro Coronati 4, 5, 6, 48, 242. 

Ss. Quirico e Giulitta 75. 

S. Rocco 132, 242. 

S. Saba 5, 17, 193. 

S. Sabina 31, 32. 

S. Salvatore delle Coppelle S. 

S. Salvatore de pede pontis 75. 



33 



258 



MUSEI, GALLERIE, BIBLIOTECHE 



S. Salvatore in Carnilliano 67. 

S. Salvatore (s. Giovanni) in Laterano 3, 4, 7, 

12, 15, 17, 34, 37, 39, 49, 50, 51, 60, 61, 68, 

73, 75, 78, 87, 160, 
S. Salvatore in Primicerio 6. 
S. Salvatore in Staterà 198, 245, 246. 
S. Salvatore in Torrione 58. 
S. Saturnino 245. 
Ss. Sergio e Bacco 30, 79. 
S. Silvestro de Caballo 220. 
S. Sisto in Piscina 86. 
Spirito Santo 49. 
S. Spirito in Saxia 50, 75. 
S. Stefano del Cacco 7, 165. 
S. Stefano delle Carrozze 75. 
S. Stefano de' Mori 75, 79. 



S. Stefano Rotondo 6, 13, 57, 61, 181. 
S. Stefano del Trullo 132. 
S. Susanna 75, 79. 

S. Teodoro 57, 238. 
S. Tommaso a' Cenci 170. 
S. Tommaso de' Vincis 84. 
S. Tommaso in Formis 30. 
S. Trinità de' Monti 89, 163. 

S. Urbano in Campo Carléo 17, 34. 

S. Vibiana 3. 
S. Vitale 75. 
S. Vito 75, 80. 



4. MVSEI, GALLERIE, BIBLIOTECHE. 



Albacini 101. 

Albani 4, 5. 

Alberini 100. 

Albertonì-Paluzzi 101. 

Alessi 100. 

Alfonso d'Anagni 102. 

Altieri 101. 

Altoviti 163, 199. 

Angelera 103. 

Ss. Apostoli 238. 

Aracelitana (biblioteca) 87. 

Armellini 103. 

Astalli 159 seg. 

Bafia 103. 

Barberini 46. 
•Barbo (Paolo II) 65, 71, 7: 

Beheim 88. 

Bellay 100. 

Belli 103. 

Bonifacio VIIL 36. 
• Bracciolini (Poggio) 60. 

Branca 171. 

Brittannico 102, 152, 157. 

Bufalo de' Cancellieri 104. 

Buzi 171. 



Caffarelli 105. 

Capitolino 38, 48, 50, 73, 75, 76, 78, 83, 86, 101, 
117, 160, 163, 166, 169, 182, 206, 219, 221, 231. 



115, 138. 



Capodiferro 105. 
Capranica 105, 244, 245. 

♦ Caraffa 105. 
Carpegna 203. 
Carpi 100, 203. 
Cavalieri 176. 
Cecchini 106. 
Cesarini 12, 133, 221. 
Cesi 20.3, 221. 
Chatsworth 96. 
Chigi 84, 150 seg. 

•Ciampolini 106, 181. 
Colocci 165, 202 seg. 

♦ Colonna 35, 51, 60, 61, 82, 98, 107, 110,. 114, 
•Conzaga 78, 126. 

Coricio (Goritz) 220. 

Delfini 104, 203. 
Dresda 151, 153. 

Elia 216. 
Este 125. 
' Estouteville 127. 

Farnese 4, 9, 37, 135, 139, 151, 177, 198, 203. 
Frangipane 126, 170. 
Fusconì da Norcia 125. 

Galli 62, 107, 
Gasser 194, 



MUSEI, GALLERIE, BIBLIOTECHE 



259 



Giustini 124. 
Goritz 220. 
Griffoni 108. 
Grimani 65, 188. 
Gualderoni 189, 216. 

Incoronati 108. 

Jenkins 101. 



Piccardini 114. 
. Piccolomini 82, 98, 114, 136. 

Pichini 123, 125. 
. S. Pietro in Vinculis 238. 
» Pippi (Giulio Romano) 199. 

Podocathario 114, 204. 

Ponti 123. 

Pomponiano 115. 

Porcari 100, 115. 



de Lallis 109. 
Lanciarini da Fano 170. 
Lante 111. 
Lascaris-Rodolfi 236. 
Lateranense 10, 60, 61. 
Louvre 61, 94. 
Ludovisi 110. 

Maddaleni Capodiferro 109. 
Maffei 101, 102, 109, 160. 
Manilio 172. 

di s. Marco (vedi Barbo). 
Massimi 100, 172. 
Massimi Camillo 174. 
Mattei di Calcarara 16, 124, 203. 
Mattei di Trastevere 112. 
Mazarino 175. 
» Medici 86, 100, 123, 127, 134, 145, 163, 167. 
Medici Alessandro 9, 146. 
Millini 98, 112. 
Montalto 101, 203. 

Monte Cavallo 60, 61, 62, 74. 83, 183. 
Musceroni 113. 
Muti 24. 

Nari 123. 
Novelli 113. 

di s. Onofrio 50. 
•Orsini 29, 50. 

•Orsini a Campo di Fiore 174. 
• Orsini di Monte Giordano 113. 

Paluzzi-Albertoni 101. 
Pamphili 116, 167. 
dei Monaci di s. Paolo 61. 
Paolo dell'Orologio 103. 



de Radicibus 123. 

• Riario della Cancellaria Nuova 94. 

• Rossi 166, 176. 
,de Rossi G. B. 102. 

S. Sabina 238. 

• Santacroce 118, 233. 
Santorio 143. 

Sassi 177. 
Savelli 178. 
Silvestri Furialo 9. 
Sinebarbis 120. 
Soderini 103. 
Staccoli 226. 
Stagni 123. 

Tagliazzi 120. 

delle Terme Diocleziane 63. 
Tigeti 120. 
Tomai 178. 

Toraarozzi 103, 120, 178, 199, 203. 
Torlonia 178. 
•Traversari 115. 

Urbano al Celio 94. 

della Valle 211, 121, 244. 

Vaticano 4, 61, 92, 94, 101, 133, 137, 139, 140, 

144, 154 e seg, 176, 203, 217. 
Vaticano (Biblioteca) 50, 75, 96, 145, 213. 233. 
Verospi 12. 
Vitali 178. 
Vittori 9. 

Zeri 221. 
Zodoni 124. 



260 



VARIA 



NOMI 



5. VARIA. 

Calcare 22, 24, 40, 47, 50, 51, 63, 89, 110, 122, 101, 105, 110, 117, 123, 137, 138, 139, 163, 

135, 136. 223. 

Commissarli delle antichità: Raffaele d'Urbino Malaria 70. 

166 seg. Mannetti Latino Giovenale 201. Marmorarii 8 seg. 13, 21. 

Spica Tommaso 245. ^, ,. „ „„„ 

bacco di Roma 223 seg. 

Maestri delle strade 45, 47, 63, 84, 85, 87, 96, Tiratorii di panni 25. 



6. NOMI. 



Adriano VI pp. 214 seg. 219. 
Agostini Leonardo 175. 
Alamanni famiglia 222. 
Alberini famiglia 91, 100, 125. 
Alessandro II pp. 5. 
Alessandro IV pp. 33 seg. 
Alessandro VI pp. 88 seg. 
Alessi Paolo 100. 
Alfano card. 7. 
Altemps famiglia 122. 
Altemps Gio. Angelo 4. 
* Altieri famiglia 101. 
Altoviti famiglia 163. 
Anastasio card. 6. 
Anastasio IV pp. 7. 
Andronet du Cerceau Jacques 246. 
Antonio da Gaeta 68. 
Arcioni famiglia 39. 
Armellini Francesco card. 103. 
Astalli famiglia 159. 
Astalli Virginia 67. 
Azone prete 7. 

Barbo Marco card. 86. 
«Barbo Pietro card. 58, 139. 
Bardi Donato 45. 
Basso Girolamo card. 79. 
Bellievre Claude 163, 172, 176, 179, 
Bellini Nicolao 47. 
Benedetto XII pp. 38. 
Benzoni famiglia 160. 
Bini famiglia 222. 
Boccacci famiglia 126, 139. 
Boccamazza famiglia 207. 



Boccapaduli famiglia 120. 
Bonadies famiglia 163. 
Bonifacio VIII pp. 36 seg. 
Bonifacio I*X pp. 41. 
Borghese Pietro 149, 190. 
• Bracciolini Poggio 48, 59, 60. 
Branca famiglia 141, 171. 
Branca Giovanni 40. 
Brunellesco Filippo 45. 
Bufalo de Cancellieri famìglia 104. 

Caetani famiglia 37. 
Caffarelli famiglia 105, 226, 238. 
Callisto II pp. 7. 
Callisto III pp. 63 seg. 
Calvo Fabio 240. 
di Cambio Arnolfo 35. 
Campeggi Lorenzo card. 113. 
Capocci famiglia 147, 189, 190. 
Capocci Giovanni 6. 
Capodiferro famiglia 105, 109. 
Capodiferro Marcello 47. 
Capogalli Iacopo 46. 
Capranica famiglia 105, 121, 122, 132. 
*Caradosso di Poppa 127. 
Caraffa Oliviero card. 70, 106, 138. 
Carillo Alfonso card. 48. 
Castelli Adriano card. 93, 186. 
Cavalieri famiglia 173. 
Cavallini Pietro 35. 
Ceci Tranquillo 115. 
Cecchini famiglia 107, 108. 
Celestino III pp. 8. 
Cenci famiglia 126, 135. 
Cesarìni famiglia 133. 



NOMI 



261 



Cesarinì Giuliano 12. 

Cesarini Giuliano card. 126, 133. 

Chigi famiglia 159 seg. 174. 

• Clemente VII pp. 155, 220 seg. 
Colocci famiglia 202 seg. 

• Colonna famiglia 107. 

• Colonna Prospero card. 51. 

• Colonna Vittoria 134. 
Coner Andrea 162, 240. 

• Gonzaga famiglia 97, 126. 
Cortese Pietro Paolo 70. 
Cosciari famiglia 132. 
Cosma marmorario 13. 

Delfini famiglia 135. 

Dondi Giovanni dell'Orologio 39. 

Dossi della Palma famiglia 97, 98. 

Enckenvoort Guglielmo cad. 131, 219, 238. 

• Este famiglia 125. 

• Este Ippolito card. 114. 

- Estouteville Guglielmo card. 81, 85, 127. 
Eugenio IV pp. 49 seg. 

Fano (Lanciarini da) 160, 170 seg. 

Farnese Alessandro card. 198. 

Farnese famiglia 113. 

Farnese Odoardo card. 4. 

Farnese Ottavio 177. 

Ferrerio famiglia 23. 

Ferrici Pietro card. 86. 

Fieschi Guglielmo card. 33. 

Fioravante degli Alberti Ridolfo 54. 

Flavia Elena augusta 7. 

de Foschi di Berta Francesco 4C. 

Frangipani famiglia 89, 95, 140, 171. 

de Fredis famiglia 140. 

Fulvio Andrea 229 seg. 

Galasso da Bologna 67, 69, 72. 
Galimberti famiglia 132. 
Galli famiglia 108. 
di Geremia Cristoforo 73. 

• Ghiberti Lorenzo 35, 46. 
Giovanni da Crema card. 7. 
Giovanni Vili pp. 105. 
Giovanni XXIII pp. 45. 

•Giulio II pp. 79, 137 seg. 
\Giustini famiglia 124. 
Goritz (Coricio) Giovanni 220. 



Gottifredi famiglia 74. 
Gregorio IX pp. 32, 33. 
Gregorio pittore 6. 
Grimani Domenico card. 138. 
Grimani Marino card. 139. 
Gualderoni Teodoro 186, 189. 
Guglielmi Costanzo card. 81. 

•Harff Arnold von 95. 

lacobacci famiglia 101. 
Iacopo da Pietrasanta 58. 
Iacopo da Varese 58. 
Ignazio Loyola 67. 
Incoronati famiglia 108. 
Innocenzo II pp. 6, 7, 13. 
Innocenzo III pp. 29, 30. 
Innocenzo IV pp. 34. 
Innocenzo Vili pp. 82 seg. 
Isolani Giacomo card. 22, 48. 

• Lanciarini (da Fano) famiglia 160, 170 seg. 
Lante famiglia 111. 

Lazzaro Fabrizio 104. 

Leni famiglia U9, 150, 192. 
♦Leone X pp. 85, 146, 155, 159 seg. 206 seg. 
209 seg. 

Leplat Raimondo 151. 
•Leto Pomponio 83. 

Lippi Giovanni 147. 

Maddaleni famiglia 105, 109. 

Maffei famiglia 109. 
,Malatesta Malatesta senatore 41. 

Manetti Giovenale Latino 201. 

Manganello scavatore 69. 

Mantaco famiglia 90, 209. 
•Margani famiglia 132, 158. 

Margherita d'Austria 147. 

Martino V pp. 46 e seg. 

Massimi Camillo card. 174. 

Massimi famiglia 172. 
'de' Medici Cosimo 48. 
.-•de' Medici famiglia 146, 163, 244. 

de' Medici Ferdinando card. 123. 

• de' siedici Lorenzo il Magnifico 65. 
Mellini famiglia 98, 112. 
Mendoza Pietro card. 89. 
Michiel Giovanni card. 85, 202. 
Mucanzio famiglia 205. 

•Muffel Nicol. 59, 60. 



262 



NOMI 



Nardini Stefano card. 79. 
Neri famiglia 132. 
Nicolao III pp. 34. 
Nicolao IV pp. 53. 
Nicolao V pp. 52 e seg. 
» Nicoli Niccolò 50. 
Normanni famiglia 125, 140. 
Novelli 37. 

Odemondo abate 5. 

Ognibene (fra) Giocondo da Verona 64, 96, 164. 
Olgiate famiglia 134. 
Onorio III pp. 31. 
•Orsini famiglia 114, 115, 175. 

• Orsini Francesco 54, 106. 
Orsini Giordano card. 29. 
Orsini Lelio 175. 
Ottone III pp. 5. 

Pagno scavatore 69. 

Palluccelli Saba 113. 

Palazzi Albertoni famiglia 101. 

Pamphili-Porcari famiglia 116, 117. 

• Paolo II pp. 4, 58, 59, 70 seg. 76. 
Paolo III pp. 4. 

Paolo V pp. 53. 
♦Paolo Scultore 67, 69. 
Paolucci Fabrizio card. 4. 
Pasquale I pp. 3. : 

Pasquale II pp. 3, 5, 6. 
(de) Pereriis Guglielmo 106. 
Perotti Nicolao 69. 

Peruzzi Baldassarre 241 seg. « 

Petrolino pittore 6. 
Picardi Antonio 47. 
Piccolomini Francesco card. 82. 
Pierleoni famiglia 132, 157. 
Pierleoni Giovanni 6. 
Pietro di Giovanni da Varese 55. 
Pietro (Goputo?) da Varese 57, 63, 68, 69. 
Pini famiglia 157, 161, 162, 184, 186 seg. 190. 
Pio II pp. 64 seg. 
Pio III pp. 114. 
Pio VI pp. 4. 

♦ Pippi (Giulio Romano) 181, ih. 
Pirovano, Bosio e C' 239. 
Pisano Pietro card. 6. 
Pizzicolli Ciriaco 46. 
Podocathario famiglia 204. 
Platina Bartolomeo 97, 115. 

• Pontelli Braccio 82. 



Porcari famiglia 111, 115, 118. 
Porcari Nicola 47. 
Porcari Stefano 46, 

Raffaele da Urbino 166 seg. 176, 195, 211. 

Rangoni Gabriele card. 79. 

Rangoni Ludovico 187. 

Riario RaflFaele card. 11, 85, 94, 234. 

Ricci di Montepulciano famiglia 181. 

de la Rochetaille Jean 48. 

Rondel Gillet 220. 

Rossellino Bernardo 54. 

«de Rossi famiglia 148, 166, 176 seg. 215. 

ide Rossi Gabriele 89. 

♦della Rovere famiglia 134, 139, 143, 144. 
^della Rovere Francesco card. 73. 

.della Rovere Giuliano card. 81, 82. 
*Ruccellai Bernardo 162. 
•Ruccellai Gio. 59, 61. 

Raffini famiglia 213. 

Rustici della Valle famiglia 121, 122. 

Saladini famiglia 148. 

Salamoni famiglia 182. 

Sangallo famiglia 199, 234. 

Sangallo Giuliano 180. 
♦Santacroce famiglia 70, 118. 

Santorio Fazio card. 143, 144. 

Sassi famiglia 177 seg. 

Savelli famiglia 97, 178, 194. 

Savelli Luca 34. 

Schiafenati Giacomo card. 23, 226. 

Seni famiglia 208. 

Seni Francesco 145. 

Serroberti Giuliano 68, 69, 234. 

Sforza Ascanio card. 79. 

Signorili Nicolao 40. 

Sinibaldi famiglia 190 seg. 215. 
' Sisto IV pp. 65, 74 seg. 

Spada Veralli famiglia 104. 

Spannocchi Ambrogio 55. 

Spinelli Nicolao 113. 

Spinelli Tommaso 55. 

Spiriti famiglia 234. 

Stati famiglia 212. 

Straglia famiglia 160. 

Strozzi famiglia 162. 

Taschi famiglia 171. 
Terrebotta Santuccia 35. 
Thomais (Tomai) famiglia 121. 



^: 



NOMI 



263 



Tomarozzi famiglia 120. 

Trivulzio Scaramuccia card. 197, 205. 

Turini da Pescia famiglia 212. 

Urbano V pp. 39. 



Vafer Teodorico alias Gescheid. 238. 
Valentini Nicolao 40. 
della Valle Andrea card. 121, 122, 124. 
della Valle famiglia 121. 
Vassalletto marmorario 13. 



Ermanno Loescher & c? - Roma 

(BRETSCHNEIDER & REGENBERG) 

LIBRAI-EDITORI 



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BackhouseEd. eCh. Tylor. Storia della Chiesa 
primitiva fino alla morte di Costantino, Trad. 
dall'inglese. 1890, in 8** gr., di pag. XVII- 
392, con 12 tav. e 6 incis. . , L. 5 — 

Barbagallo C. Le relazioni politiche di Roma 
con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. (Saggio 
sulla politica estera dei Romani) 1901, in 
8^ di pag. IX-196 L. 4 — 

Beloch G. Storia Greca, voi. I: La Grecia 
antichissima. 189 1, in 8* gr., di pag. IV- 
147 . . L. 5,50 

Bossi G. La guerra d'Annibale in Italia da Canne 
al Metauro. 189 1, in 4°, di pag. 215. L. 6 — 

Caetani'Lovatelli E. Antichi monumenti illu- 
strati. .1889, in 8", di pag. 248, con 16 ta- 
vole L. IO — 

Scritti vari. 1898, in 8**, di pag. 207, con 

incisioni L. 5 — 

Attraverso il mondo antico. 1901, in 8", 

di pag. 349, con incisioni . . . L. 6 — 

Di un antico musaico a colori rappre- 
sentante gli aurighi delle quattro fazioni del 
circo. 188 1, in 4°, di pag. io, con 2 tavole. 
(Dagli « Atti Lincei »).... L. 5,50 

Intorno ad un balsamario vitreo con 

figure in rilievo rappresentanti una scena 
relativa al culto Dionisiaco. 1884, in 4", 
di pag. IO, con i tavola. (Dagli « Atti 
Lincei ») L. 2 — 

Ciccotti E. Donne e golitica negli ultimi anni 
della repubblica romana. 1895, in 8** gr., di 
pag. 48. ... _ L. 1,25 

Comparetti D. Iscrizioni greche di Olimpia e 
di Ithaca. 1881, in 4", di pag, 18, con 2 tav. 
(Dagli « Atti Lincei ») . . . . L. 2 — 

De Ruggiero E. Il consolato e i poteri pubblici 
in Roma. 1900, in 8" gr. di p. XI-439. L. 5 — 

— Lo stato e il diritto di cittadinanza roma- 
na. 1877, in 4", di pag. II. (Dagli «Atti 
Lincei ») L. i — 

Desideri M. La Macedonia dopo la battaglia 
di Pidna. Studio stor.-critico. 1901, in 8°, di 
pag. 92. . ., L. 3 — 

Dito O. Notizie di storia antica per servire d'in- 
troduzione alla storia dei Brezzi. 1892, in 8* 
gr., di pag. 91 L. 1,50 

— Velia, Colonia Focese. Contributo per la 
storia della Magna Grecia. (Con epigrafi 
inedite) 1891, in 8" gr., di pag. 99. L. 2,50 

Eroli G. Raccolta generale delle iscrizioni pa- 
gane e cristiane esistite ed esistenti nel Pan- 
theon di Roma, proceduta da breve ma com- 
piuta storia di esso edificio condotta fino a' 
nostri tempi. 1895, in 8" gr. di pag. 111-564, 
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Garrucci R. Le monete dell'Italia antica. Rac- 
colta generale. Parte I : Monete fuse. Parte II : 
Monete coniate. In un volume. 1885, in folio, 
di pag. 188, con 125 tavole . L. 100 — 

Gigli G. Delle mercedi nell'antica Grecia. 1896, 
in 4°, di p. 56. (Dagli a Atti Lincei ») L. 5 — 

Graeven H. Adamo ed Eva sui cofanetti d'avorio 
bizantini. 1899, in 4° gr., di pag. 25, con 
17 incis. (Estr.) L. 4 — 



Kluegmann A. L' efligie di Roma nei tipi mo- 
netari più antichi. 1879, in 8°gr., di pag. 60, 
con I tav. L. 2 — 

Luebker F. Lessico ragionato della antichità 
classica. Dalla VI ediz. tedesca trad. con mol- 
te aggiunte e correz. da C. A. Murerò. 1898, in 
8''gr.,dip.VIII-i544, con molte incis. L. 12 — 

Maes C. Le terme di Agrippa. Prime note ar- 
cheologiche intorpo ai recenti scavi. Il Pan- 
theon ripristinato a Mausoleo dei Re d'Italia. 
1882, in 8", di pag. 40 . . . . L. 2 — 

Marina G. Romania e Germania. Studio sto- 
rico-etnografico sul mondo germanico se- 
condo le relazioni di Tacito e nei suoi veri 
caratteri, rapporti ed azione sul mondo ro- 
mano. Ili ediz. accresciuta. 1896, in 8° gr., 
di pag. XIII-280 L. 6 — 

Marucchi O. Gli obelischi egiziani di Roma 
illustrati con traduzione dei testi geroglifici. 
1898, in 8° gr., di pag. 156, con 4 tavole 
in foglio grande L. 8 — 

— Di alcuni monumenti antichi tuttora super- 
stiti relativi alla storia di Roma. 1900, in 
8° gr., di pag. 128 L. i — 

. — Di un antico battistero recentemente sco- 
perto nel cimitero apostolico di Priscilla e 
della sua importanza storica. 1901, in 8° gr., 
di pag. 50, con 3 tavole (Estr.). L. 2 — 

— La santità del matrimonio confermata dagli 
antichi monumenti cristiani, 1902, in 8°, di 
pag. 20, con I tav L. — 50 

— Descript, du Forum Romain et guide pour le 
visiter. i885,in8°, di p. 209, con 2 tav. L. 3,50 

— et P. Chenillat. Guide du Palatin. 1898, 
in 16°, di pag. VIII-161, con i pianta. L. 2 — 

Melucci P. La iscrizione della Colonna di Foca. 
1900, in 4°, di pag, 88, con 2 tav. L. 4 — 

Messedaglia A. I venti, l'orientazione geo- 
grafica e la navigazione in Omero. 1901, in 
4° di p. 196. (Dagli « Atti Lincei ») L. 12 — 

Mommsen T. Le provincie romane da Cesare 
a Diocleziano. Trad. da E. De Ruggiero. 2 
voi. 1887-90, in 8°gr., di pag. compless. 649, 
con IO carte geograf, di E. Kiepert L. 14 — 

Oberziner G. Le guerre di Augusto contro i 
popoli Alpini. 1900, in 4", di pag. 239, con 
5 carte geograf. e 14 pag. di testo spiegativo 
per le medesime L. 28, legato in tela L. 30 — 

Persichetti N. \'iaggio archeol. sulla Via Sala- 
ria nel circondario di Cittaducale. Con ap- 
pendice sulle antichità dei dintorni e tavola 
topografica. 1895, in 8° gr,, di pag. 212, con 
carta e incisioni L. 5 — 

Quarenghi C. Le mura di Roma. 1880, in 12°, 
di pag. 212, con i pianta . . . L. 2 — 

Renna È. Le acque di Roma: Sorgenti, acque- 
dotti, fontane. Trad. dal francese. 1898, in 4", 
di pag. 67, con 57 incisioni ... L. 4 — 

Spinazzola V. Gli augures. 1895, in 8** gr., 
di pag. 192 L. 7,50 

Side con iscriz. lat. arcaica scoperta nel Foro Ro- 
mano. Relazione di G. F. Gamurrini, G. Cor- 
tese, L. Ceci. 1899, in 4°, di p. 49, con 18 fig. 
(Dalle « Notizie degli scavi ») . L. 4 — 



Ermanno Loescher&c-Roma 

(BRETSCHNEIDER & REGENBERG) 

LIBRAI-EDITORI 



iimni'ii»»»»iuni»i«in»»H<iiiii«tiiiuitri»iiiiMtiii,aitiiiMtiiiiMuiiiiiuii»|iiiim»uiiitt»»iii 



Bullettino dell'Imperiale Istituto Archeologico Germanico. Sezione Romana. 
voi I-XVI: 1886-1901. 

Il Ballettino si pubblica in fascicoli trimestrali di circa 80 pagine e di 3 tavole ognuno. 
Quattro fascicoli formano un volume al prezzo di L. 15 caduno. 

Di prossiìua puhhlicaijone: Indice Generale per i volumi I-X. 

Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma. Voi. I-XXIX : 
1872-1901. 

Il Bullettino si pubblica in fascicoli, il complesso dei quali, al termine dell'anno, con- 
terrà circa 24 fogli di stampa e 16 tavole. — Prezzo annuale L. 20. 

STUDI DI STORIA ANTICA 

PUBBLICATI D\ GIULIO BELOCH 



Fascicolo I. 
1891, di pag. VIII-207. Lire 6. 

contenuto: 

P, Cantalupi. Le legioni romane nella guerra- 
d'Annibale. 

G. Clementi. La guerra Annibalica in Oriente. 

G. Tuzzi. Ricerche cronologiche sulla seconda 
guerra Punica in Sicilia. 



Fascicolo II. 
1 89 3, di pag. VIII-i 5 5 , con 2 piante L. 6 

contenuto: 

G. De Sanctis. Contributi alla storia Ateniese 

dalla guerra Lamiaca alla guerra Cremonidea. 
R. Corsetti (S. L). Sul prezzo dei grani nel- 

r antichità classica. 
C. Salvetti. Ricerche storiche intorno alla lega 

Etolica. 
F. Arci. Il Peloponneso al tempo della guerra 

sociale. 



U. Pedroli. I tributi degli alleati d'Atene. 

Di prossima pubblicazione : Fascicolo HI : Pr. Varese. Il Calendario romano all' età della 
prima guerra Punica. Ricerche cronologiche dal 264 al 228 av. Cr. 

KÀTALOgIdER BIBLIOTHEK 

DES KAIS. DEUTSCHEN ARCHAEOLOGISCHEN INSTITUTS IN ROM 

BEARBEITET VOX PROF. A. MAU 



Voi. I, 1900, di pag. X-431. L. 5. 



CONTENUTO; 



AUgemeines u. Vermischtes, Die Alterthùmer 
nach ihrem Ort. 

GRAF E. HAUGWITZ 



DER PALATIN 

SEINE GESCHICHTE UND SEINE ^Mh 

MFT VORWORT VON PROF. CH. HUELSEN, 

und 6 Tafein Reconstruktionen, 

4 Plànen u, 7 lUustrationen. 

1901, in 8°, pag. XIV-182. L. 7,50. 

Elegant gebunden L. 10.50 



Voi. II, 1902, di pag. XV-616. L. 5. 

contenuto: 
Die Alterthùmer nach ihren Classen und nach 
ihrem Inhalt. Epigraphik. Numismatik. An- 
tiquitaeten. Christliche Alterthuemer. 



Prof. Ch. HUELSEN 



BILDER AUS DER GESCHICHTE DES KAPITOLS. 

MiT 7 Abbildungen. 
1899, in 4°, pag. 31. L. 1.50 

Prof. E. LOEWY 



DIE NATURWIEDERGABE 

IN DER ÀLTEREN GRIECHISCHEN KUNST. 

MiT 30 Abbildungen. 
1900, in 8" gr., pag. 60. L. 4.50 



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